GIORNALE DJ
IIEDICINA MILITARE
Anno XXIV.
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ROMA, 1876 VOGHERA CARLO, TIPOGRA FO DI S. M.
Piazza del Gesù, N• 17.
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MEMORIE . ORIGINALI
L'IDROTERAPIA ALI..O
SFEDALE MILITARE DI BOLOGNA
RISULTATI CLINICI DELL'ANNO 1874.
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In medicina ogni epoca ha i suoi medicamenti, e ·per alcuni di questi avviene talvolta che sentiamo sim· putie non sempre giustificabili. È la volubile moda che condottavi, non già dal capriccio, ma dal genio dal gusto presente s'introduce anche nelle cliniche. Non è lutlo male. Dei medicament i che si trovauo in questa. curiosa fas e, che per analogill cbiamai moda, le indagini si moltiplicano; l'11zioue, l'• ffic·ucia si esperimenta in mi lle ·guise; su di e-ssi l'occhio si aguzza e, come suoi dirsi, scopre se v'è, il pel nell'uovo. Se ne parla nelle accadem i e~ nelle adunanze scientifiche; se ne stampa sui libri e sui giornali; insomm a si prepara loro per tal modo un posto definitivo in fimnacologia. Ma intanto - _ed ecco il rovesci o della medilglia soverchiamente ben igni si è nell'inlerpetrarn e gli effetti med icamentosi. Per un certo tempo si direbbe
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quasi che tulte le malattie debbono giovarser1e; e l'uso se n'esten de a dismisura oltre il vero e l'utile. In terapia la fede di altea volLa nella virtù dei rimed i e l'odierno scetti cismo fao no correre un di vario im menso. Il detto dì P. Syrus, Graviom quaedamsunt 1•emedia pe-riculis è sempre una verità ma non più un rimprovero pet· noi chè, non gli alieni, chimi camente ostili all'organismo, ma i più a.[fini sono oggt 1 me,dicamenti ch e hanno le nostre simpatie, ed uno od alcuni fra questi i favori della mod a. Donde il molt'u~o c dei ricostitu enti, meglio che affini essenziali all'organismo; e de lle em e di latte t<~nto raceornandale dal Niemeyer ch e se ne giovò anche nella malattia di Bright con grande idremia e che Jaccoud nella sua 34n lezi one (•1) dice « prezi.osè fra « tutte e di meravigliosa potenza)); e dell'acqua fresca per uso principalmente esterno. L'aequo. ehbe già allri tempi peopir.i. Per i pagani le fon ti fut·ono dei tà, i bagni un culLo. L'Italia è pi ena di rovin~;~ti acquedotti, avanzi di un'altra civiltà, ora visitati dagl i an ti quari per studiarne i prodigi dell'arte senza forse pensare che là, sn quelle lunghe gigantesche serie di arch i, su quei subl imi ardimnnti della potenza umana scorreva per il popolo tanta salute! I Romani di oggi si dissetano ancora con l'aequa che gli antichi vi porta:·ono: e quanLunque moltissima ne abbiano dispersa, ne I'Ìmane lo1·o cinque volte più degli abitanti di Londra, di Parigi e di. ~larsilia che ne hanno il doppio del bisogno (2) . In quanto ai bagni, i sontuosi avanzi che ne furono dissotterrati in Troja, Tebe, Palmira; quelli che am(l) Leçon.v cle clin1qt~e médloalc .
(2) NoLi Zii~ desunta dall'opera- L e acque po!ab!l( (le! •·egno ci'Italiacompilata per curn del Ministero di agricol tu1·a industria e commercio.
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mmamo ancora di Agrippa, Diocleziano, Caracalla in Roma, ove al dire di Publio Yittore fra pubhlìéi e pri- · vati se ne contavano oltl'e &00, fanno testimonianza dei fasti igienici dell'acqua a' te m pi pagani (·1 ). 1\fa il cristianesimo, al quale pur tanto dobbiamo, abbandonò le fon Li, bi a'~ imò l'uso de' bagni, inaugurando così nei eostumi dei crede n ti l'èra della sudiceri a, non ismentìta ancora dalle popolazioni che furono più da vicino e lungrunente soggette fll potere dei papi. Nel medio evo la religione cristiana ebbe i suoi più grandi trionfi; l'acqua come mezzo igienico il suo più profondo oblio; le epidemie, i contagi il massimo della loro infausta potenza . Sotto H punto di vista terapeutico - ch'è più propriamente il rnio - l'acqua .in mano dei ciarlatani vtmtò miracoli. FJn dal 1553 Ambrogio Parco all'assedio di 1\:Ietz videsi talvolta da' suoi feriti postergato ad uno di questi e,mpirici di basso conio. Ebbe in seguito a:nche fea' medici, momenti di ·un fanatismo incredibile. Flayer, Hecquet, Geoffroy, Rorida, Crescentinù, Cocchi, Pomme e tanti altri ne fecero una vera panacea. Smith vi dice - una mad1·e ha figliolanza · cagionevole? .una nutrice manca di latte? bevan.o molt'acqua. Ne fece un rimedio per il vaiuolo , l'epilessia, la tosse ecc: Hoffmann nel suo trallato -De aqua medicina unive1·sah', 1712 - dopo aver sostenuto che il suo uso soddisfa a tutte le indicazionì, siano desse profilattiche siano curative, soggìunge- rafferma i denti vacilla nti, fa ullegl'i i melanconici. Hancoc~e la proclama la migliore delle meclele contro la peste, e vi
- - - - - -- (l) Cicerone in una. epistola (Pro coel, 1l5) ci fa sapere cl1e il popolo era .ammesso ·a i bq,zneas serias per un'asse: poco più di un .nostro centesimo!
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guarisce i gottosi tuffllndovi loro le mani. I. S. Bahn e Theden, suo discepolo, vi curarono felicemente- dicon'essi - le ernie. t. Todano e Sangez fecero addiriuura delle vitLime. Buon per essi che il codice non previde mai certi misfallil I loro clienti furoM otri, ent1•o cui ogni tre ore sì dovevano ~ver·sare molti bicchieri d'acqua, e se accusavano un qualche dolote enmo sempre pannolini imbevuti nell'acqua gh iacciata. Giunsero a tale che non potendone far più ingoiare ne riversavano sulla persona. Sfregi al b uonsenso che l'arte per il proprio decoro vorrebbe dimenticare·, ma la storia n·li ha reaistratì ~ o ' come in seguito regist1·ò ·i nomi eli Latte, Lizars, Duchaussoy ('he in alcuni casi iniettarono l'acqua nelle · vene.« Gl'imitatqri di ques to esempio irragionevole«dice il Cantani (1) si pen ti,.ono assai di averlo « messo a prova». L'esperiem:a è per noi una g1·an maeslrD, ma troppo spes:;o l'umanità, al cui esclusivo bene è indirizzata, ne fa le spese. In mezzo a tanto pazzeggìare nulla valse l'opera di qualche medico ser·io ed onesto per ricondurre le cose sulla retta via. Ven11e la re<~zione: per alcuni anni e cjn i senza che se ne ingerisse la religione - non si parlò più di acqna in terapia. La sua storia rìeornincia nel ·1785 con Percy a SLrasbu1·go, segue nella prima metà del nostro secolo a Milano per Giannini, a Londra per Currier, a G1·oefenuerg per Priessnitz e giunge a noi colle opere di tanti ch'è difficile numeral'e. Quella dei tempi di Toda no e di Sangez fu più ·che altro idromania, questa è vem idroterapia.
(l) istruzione ài materia medica e te1·apeutica.
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II.
La moda ci ritorna spesso l'uso di una med esim a cosa, ma modifiento . Prima l'acqua si adoperò all'i oterno per bibita o all'esterno per immersione, bagnoli, la vacri ecc.; oggi a do cci e. La sua azione è resa cosi più valevole per una certa for·za di proiezione che
aumentv, l'intensill.t del ii·eddo e f'ustigando la pelle meglio delle verghe di betulla ehe i russi adoperano dopo il bagno, serve mìr·abilmente a predispor·la alla reazwne. Le doccie divengono ogni giorno più comuni. In quasi tutte le famiglie qualcuno ne abbisogna. Non sono più una prescrizione da specialista, tutti i medici le ordinano. Non sono più un privilegio del ricco e dell'ozi oso, giacchè le fortune men che medior.ri e gli •1ornini occtlpatissimi possono sobbarcarsi e alla piccola spesa e alla poca perdita di tempo che richieggono . E le doccie a domicilio - sistema Edyt, Edyt modificato, Pivetta, ~I encini, Charles ecc. - in proporzioni meschine, ma con ottimo indirizzo curativo, fann6 nelle nostre case rivivere i tempi del lant?·on dei greci e del (rigida1·iurn dei romani. L'esperienza ha smentito Fleury. Non è vero che l'idroterapia a domicilio è inutile e qualche volta dannosa: non è vero che per profittare di questo mezzo terape utico sia mestieri innanzi tutto spatriare (1 ). Certo, in questo caso, vi si assommeranno anehe i vantaggi di un'aria migliore, della novità, delle distrazioni calme, di un regime più metodico e di ~ulLi quei beni che la salu te sa trarre da un grande sta-
(l ( Traité thdrapev,ti{lue et Cltnigue à 'hyàroth drapie: S. me édition.
.. 8 1: IOROTERAI'IA bilimento ad hoc; ma le dGccie hanno un'a.zìone positiva, pregevol e anche se da tutto ciò non coadiuvata. Sotto il punto di vista igienico· e profilatLico adunque sarà una m oda cotesta che non avrà rovesci, un bene senza mali, conciossiachè è sempre giovevole l'azione detersiva dell'acqua e tonica del calore che rapidàrnente solll'ne. l\on potrà che accrescere la resistenza organica co:ntr9 le cause morbose. Cosi le si potessero . diffondere ove n'è maggiore il bisogno - nel c.asolare del povero e nei nostri quartieri! Le condizioni d'insalubrità, donde poi le malattie infettive e le epidemiche, in parte scomparirebbero, in parte diverrebbero impotenti perché di fl'onte ad organismi resi più forli. la fìlosofi.a della storia dice che i barbari, i quali devastarono i monumenti della nostra civiltà, ci riedificarono il fisico coi loro innesti: saremmo di molto più sfibrati! ~la ogg! che per il deeoro· di tante belle cose ch'è buono taeere, di questi innesti non ne vogliamo più, l'uso delle doccie fredde su vastissima scala generalizzalo potrebbe supplire convenientemente alla bisogna. Sotto il punto di vista terapeutico poi, fino a che fra noi durerà la moda vi saranno a deplorare le solite esagerazioni. Sempre, in ogni circostanza l'uomo propende ad ingrandire il valore de' s~oi studi prediletti: informino gli specialisti. ~Ia sarà pure la via maestra per uscire dalle incertezze. La clinica per tal modo ricca di fatti finirà per determinare la indicazione e la controindicazione del cc~so individuo, concreto, le ~miche meritevoli di essere ritenute dalla sCienza. ·Per conto mio sotlo l'uno e l'altro punto di vista applaudo questa modà e i suoi inevitabili abusi: ne
spero bene.
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Mi si dirà: sperar bene dr)ll'abuso dì un mezzo! Sì, perchè ho l'intimo convincimento che a cerle verità complesse, d'indole tutt'aft'utto sperimentale, non pos~a altrimenti giungersi che esaurendone gli enori possibili: sono una media che in fìne ·prende l'esperienza fra gli eccessi contrari. l falli della pratiea in questo easo valgono megHo delle felici divinaziqni della teOI'ica. È certo che le cure id roterapiche si eonsigliano tutt'ora . con poca cognizione di causa: spesso più c.ome tentativo che non provato rimedio. Nelle malattie ribelli sono un'ultima scappatoia per il medico dv~ più non sa cqsa prescrivere, un ultimo rifugio per il malato che più non sa in cosa spenJ.I·e. Ciò è disdieevole per la scienza, è poco onorifìco pe r noi: e per usc!rne, · non v'è ehe giovarsi delle molte app1ieazioni che oggi " possiam farne grazie· la generale simpalia che incontrano.
All'idroterapia mancano ancora i concepimenti di una vasta elinica: su molti punti essen ziali vacilla inc-erta fm osset'vazioni opposte. Quindi è che senza. avere la pretesa di portare il solito sassolino al gran.çie edifieio riferisco sehieltamente il bene e il male dei casi da me · osservati nello scorso anno assieme al tenente medico Barufl'aldi che mi eoadiuvò in tutto e per tutto. III.
Tn questo spedale militare la saia idroterapica nell'anno '1874, - 2° della sua istituzione - funzionò per 8 mesi, dall'aprile al novembre inclusivi. Allora fu d'uopo chiuderla e por mano acl alcune riparazioni negli apparecehì idraulici. Del resto dopo qualehe settimana tutto era in or~ dine: se mgenze vi fossero state, mercè l'opera dei
L'IDROTERAPIA 10 caloriferi si sarebbe potuto benissimo anche nei giorni più rigorosi della stagion e invernale riprenderne l'uso, senza. tema di quelle facili . rotture che per la congelazione dell'acqua sogliono avvenire nei tubi e nei rubinetti. Gl'infermi ricevuti furono 84. Soli 79 compir·ooo la cura: 3 per ragioni che non mi rigdaròano, ma che doveva rispetLare, abbandonarono la sala e l'ospedale ·prima che se ne potesse constatare il risultato; degli altri 2 eccone breve breve la storia. L'uno C. F., aiutante ragioniere alla direzione del genio, d'infelicissima costituzion e\ sempre tormentato da qualehe malanno ed ora zoppo per ~ciatica ribelle e dolori vaghi, ricorrenti, inqualificabìli, che dalla regione dorsale e lombare si estendono allo scroto e agli arti inferiori. Si tenta prima associando la sudazione all'idroterapia, poi la semplice idroterapia. l dolori nell'un modo e nell'altro ne traggono nuovo argomento di spasimo. Si sospende la cura e dopo qualehe _mese muore per meningite tubercola.re. L'altro V. A. parimenti del genio, è affetto all'inguine destro da adeni te specifica suppurata con seni multipli·. Dopo 5 doccie generali a pioggia e locali a getto modificate dalla lama- cura che orl).mai ho su molti felicemente eseguita - la seerer.ione marciosa diminuisce e in pad tempo si manifestano qqa e là per l'ambito del corpo dei piçcoli aseessetti. Giudico prudenza sospendere le doccie: in seguito trallalo altrimenti gòarì benissimo. I 79 curati possono gerarchicamente dividersi così: 2 colonnelli, ·2 capitani, 3 tenenti, 4 sergenti, 7 caporali e 61 soldato. Dietro accordi presi nel giugno dal sig. Direttore col comando della .d·ivisiÒne furono ammessi aUe cure idrotera.'piche gli ufficiali esterni pagando la tangente
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di 50 centesimi per ogni docciatura. Tre dei summentovati oppartengono a costoro: e J!ammìnistrazione ch'ebbe il còmpiLo di · esigerne l'ammontare incassò lire 66. Pif!colo provento che per molle ragion i non può dare un'idea di quello che si verificherà negli anni successivi. In fatti ora che scrivo è spirato appena il primo semestre •t 875 e le 66 lire dello scorso anno si sono meglio che duplicate: le 3 o 4, mila lire impiegate alla costruzione di una di queste sale sono messe così indubbiamente ad usura. Col danno di chi? di nessuno: se le finanze dello speciale ci guadagnano, la salute della guar-nigione ne ptofit.ta o gra.tis o ad una Yaluta 3 o 4- volte inferiore a quella corrente negli stabilimenLi civili (1). A norma dell'arma cui apportengono, la cifra dei 79 curati si scompone in 2 R.R. corabinieri, 1 della scuola di Modena, 56 òi fanterio, 1 bersagliere, 10 di artiglieria, 4 del genio, 2 di cavalleria, 1 deposito cavalli st.alloni, 2 guardie una di ]>. S. l'allra doganale. Consumarono in complesso 21-.i 7 giorni di cura: cifra nl.eschina; èhP, dà .una media di 31 gio rno e le malawie ch'ebbi a curare sono quasi tutte d'indole costituzionale o croniche. Di quelle nevralgie erratiche, ad esempio, di cui parla Beni-Barde ('2) suscettive di guarire con una sola doccia scozzese, nemmen' unal (l) Qui in Bologna che, come dissi nello scorso anno, la sala idroterapica non si volle solo corredare dello stretto necessario, che il serbatoio dell'acqua fu d'uopo elevarlo di pianta sopra i tetti della fabbrica per molti metri, che a fia.uco le si edificc) la sua l'e lati va aNna sudatoria, ecco cosa precisameute si spese: • Per lavori in muratura, legnami ecc. . . . . . L. 1200,00 Per oggetti in ottone, fet·ro ed accessori. . . . . . _ . . , 390~,90 Totale . . L. 519~,90 (2) Traité théQrfque et pt·atique d'h.ydrotérapie, comprenant lt8 a-pplica ttons de la mét h ode hydr·otérapiq·ue au t1·aitement dC$ malad!es nerveuses et des maladies chf·ontaues.
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V'è da riflettere però che nel militare moltepli ci sono le ragioni che cospirano a troncare a mezzo una cura: Je tt·aslocazioni, il terminare di una licenza presa appositamente - come appunto fu per un capitano, il congedamento di una c:lasse ecc. Le malattie curale le divido in due grandi gt•uppi: mediche 34, cLirurgiche 4-0. Divisione che mi è comoda per orcl in are alcun poco la esposizione dei fatti, ma che non ha un grande valore nosologico. Spesso di una malattia medica la cura idroterapica non è dirella r.he alle sue con seguenze, non sempre immediate e tutt'affauo di carnllere chit'Ul'gico, come faeilmente avviene oel.la cachessia scorbl)tica e nella scrofolosi quante volte i loro momenti più regressivi siano trascorsi . Quindi mal si apporrebbe chi in fine assommando da un a pat·te e dall'alli'O. i felici risultati ollcn uti Ji ponesse in pl'Oporzionale riscontro per indurne il valore della relativa indicazione terapeu.tica.
IV. Malattie mediche.
Cachessie palustri. -
Ne fut·ono curate 4. Di 2 tralascio la storia, giacchè le condizioni generali del loro fisico e la·feli ce igienica ubicazione del rispettivo puese nativo consigl]arooo il rimpatrio non appena dall'uso dell e do cci e si ottenne un discreto benessere. Il 3° F. C. tenente, da mesi malato di febbri di periodo, i cui accessi miti e s~mpre irregolari si protrassero fino a che gli cagionarono quella degradazione organi ca nosologicamen te della cachessia paltlstre. Le contrasse negl'istol'ici paduli di l\Iantova, ai quali il nostro maggiore Lanza alle forbite ili ustra-
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··zio n i di C. Dotta c del Foderé, alla tradizionale tri-
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stissima famn aggiunse, non è molto, m·gomento di nuovi fa tti (1). Qui in Dologna venne apirettico, ma illerico, emaciato, colle funzioni digestive in disordine, sporgenza del ·ft>ga. Lo c della milza per circa due dita trasverse oltre l'areaLa costale: ambedue questi visceri por notevolmente aumentati di densità per ìpertrofia interstiziale. AffievoliLo il rurHore vessieolare respir·aL.OI'io. l n 57 giorni di cura assidua mcrd~ doccio generali a pioggia e lo~c:<lli a gello lungo la :-;pina dorsale e lombare, foni c hrerissime - di !5 iu lO secondi - nei primi giorni, oltienc una perfe tta gnMigione. Ll 4° . . .. (per una stJ'On a ùimenticanzn sul registro di sala non è ma1·cnto il nome o cognome dell'i ndividuo, né il corpo cui appartiene) ai solr ll fenomeni generali propri di questa. cnchessia offre un l'agguardevole tumore splenico. Le febbri gli si ma.uifestar·ono in Ravenna 4- mesi or sono e persi$t.ono sebbene lievi ed irregolari. In seguito alle doc~;iaturo , usate pr·esso a poco come nel caso antecedente, gli accessi scompaiono senza ultoJ·iori sonuuinisLt·nzioni dello specifico: ritorna l'appetito, il tumore splenico si riduco o al 28" giorno di cur·n lascia lo spedale pc1· il propri o corpo. Non per· questo convengo con Fleury - op. cit. ovc dice « jc persiste el je maintiens la suprématio « dc l'hydrotèrapie sur le su !fate de quinine ». Quando è proprio il CJSO del sol(alo di chinino, quando gli a cc~ssi fe bbl'ili sono pe1· così dire lulta la malauia, sostengo che l'idroterapia da sola molLo difiicilmento ne trionfa. (l} Considet'(Hioni sulle condutoni .santtarte ciel prl'!sidio rll Mantova, l'uUimo s"mestre 1872. (V. Gforna{e at medicina mf!ttare, 1873) . ~Ptcta/laentl! dllmnte
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A. Lave1·an ,in vece nel suo 'l"ra1'té des maladir.s et épidémies des armées or o1·a venuto in luce, nella cura di queste febbri non mentova affat to le doccie fredde . A ,proposito poi della cachessia palustre poggiandosi alle molle esperienze che il pro f. L. Coli n ebbe campo di fare sia presso il corpo di occupazione di Rorn a, sia presso la guarnigione di Algeria dice: l'idroterapia agir bene conu·o gl'ingorghi viscera li dell'addome, ma sorente risvegliare gli accessi della febbre, e ne eoncktde « il faut prescrire l'emploi de l'hyd roléJ·apie , « dans les pays chauds pendant tu ute la durée de la pé« riode endemo -épidém ique ». Fra cotan ta disparità di opinion i credo la più giusta sia ancor qu ella del nostro Giannini: 1805. Se a qualcosa si addice il nome di speciftco·gl i è al solfato di chinina: i bagni, le immersioni fredde, le doccic n e possono essere un ottimo co ad i11van te. Nelle cachessie poi ritengo non esservi migliori compen si terapeutici di quelli che offre l'id rotera pia . E soggiungo: l'idea del Ben i-fl ard e - op. cit. - di sottopon·e i malati di cachessia palustre nei prim i giorni di cura alla stufa secca allo scopo di preparal'e la pelle a 1·ise ntire l'azione ben efica dì una doccia, mi semb1·a un tco ric:izzare ùi sov~t·cb i o: sarà nella spe- · cialità di alcuni casi una buona pratica, ma come regola genera le è una esagerazione. Così pure del consiglio cll'ei dà, a fine dt>purativo, eli far loro ingoiore dell'acqua durante la reazione prog ressivamente aumentandone la dose. Jn simili eveni enze, io , losciando da una parte ogni idea spoglia tiva o dt•purativa, a molti bicc:hieri d'acqua - fosse pure della Marc·in di n orna ~ preferirei come mezzo curntivo due dita di Bor·dca ux. Sco,·buto: è di tult\! le maiHllie qu., Jla che più fedelmente rappresenta il difeuo , i vizi d'alimen tazione,
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Hamrnoud dice « un caso di scorbuto in un campo o in una guarnigione è un rim provero per qualcuno (4} ». Gli eserciti antichi ne fu l'ono risparmiati perché viveva no di rapina, ciò che escludeva dai loro cibi le carni e i vegetali non freschi, ma sopratu tto la monotonia. Tredici furono i casi da me curati: non li desc.rivo giaccbè nella loro sintomatologia convengono con quelli dello scorso anno. Solo una cosa sento bisogno di aggiungere, cd è l'e1•rore diagnostko in cui a bella prima spessissimo cadiamo scambiando i dolori vivi del dorso e delle gambe, iniziali dello scorbuto, per un reumatismo. Questi tredici sono Lutti soldati e Dppartengono meno due - alla classe 1852. l pj ù hanno una lunga permanenza ne.llo spedale e vi entrarono per tutt'altra malattia: d i due però consta a me che giunsero già clnudicanti dal proprio corpo. Tre sono casi gravissimi, avnnzati, e alle prirne dot:ciature ,non possono accedervi c!Je trasportati a braccia. Impiegarono cumuloti vamcnte 487 giorni di cu ra, cioè in media da 37 a 38 ptr cadauno .. I casi più gravi la protrassero fino a 150, 57 e 60 giorni: i più lievi a 2~ e 22. I n genere la doccia fu genera le a pioggia e loca le a getto suddivisa e modifìcata nella suo forza d'impul sione dalla lama. Brevissima nei pr·tmi giorni, negli ultimi fu portata sino a .,q. minuti. Il vitto ricostituente, mai però tal e da eccedere i limiti dei regolamenti, fu l'unico ausiliare che mi avessi nei seg11enti feli ci risultati. Otto lascial'ono l'ospedale per il corpo riprendendo immediatamente servizio; 7 frui rono di una licenza di convalescenza. Le doccie pr;1 ti cate nPII'in tcrno di uno speda le per mala ttie dissolutive è chiaro come (l) Rapport sur le sco,·lìut: riferito da L. LAVERAN: op. ci t .
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non sempre possano giunget·e a dare l'ultimo tocco al quadro della rieuperata salute. V'ò l'inevitabile mefitismo che molle volte paralizzo i più giudiziosi sforzi dell'arte: tulta via questi risult<liÌ sono buoni. 11 tenente co lonn ello direlloJ'e signor P. Costetti che fin dall'anno an·recedeote mi suggerì la indicazione di si !fatta eu ra deve esse me soddisfatto, e lo spedale di Bologna l'w il diritto di gloriul'Si d'essere .il primo u registrarne gli esiti nella clinica idroterapica . Gli autori le cui opere mi fu dato conoscere, di scorbuto non parlano afiàllo: e Beni-Barde elle nel suo volume di oltre mille pDgine lo mentova,si limita ad una semplice divinazione . 'R iflettendo ai prineipali fenomeni ·che presentano gli scorbutici predice« legittimo nella cura l'iiHcrven to dell'idroterapia » . Contr·o le atrofìe, le paralisi, le semi-anchilosi conseeutive Hammond e L. Leveran propongono i bagn i tiepicli, a vapo re, solfo t·osi, ma delle docciature fredde, pur tanto g;ovevoli, nessuna menzione. V.
Nove casi rli scro{olos1:, tulli parimenti in semplici soldati se si eccettùi un viee-brigncliere dei IUL carabinieri: la gP.ra rchia militare Ira i suoi diritti di esenzione patologica. Costitu zioni deboli; pelle ·dclicata, bianca; forme gentili, senza sporgenze ossee, senza rilievi di muscoli; ingorghi ghiandolari molteplici, volu rninosi principalmente al colto - prolificnzione linfatica progr·essiva A. piccole eellule, Virchow: diatesi linfogenica, S ..laccend - in alcuni complica li ùa cicatrici, sLimmate di pregresse suppurnioni. In 3 queste intumescenzc erano esulcc r·ate in var.i punti e lo stato di nutrizione geneJ'ale gravemente ' deperito.
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18 L' rDI\OTERAPIA Sia comunfJue e presc: indendo da ogni ragione quanGtativa, gl i è d'uopo rifleLLere che quando un solda to ritoma inuanzi tempo pct· qnesta co me per· qualsiasi altr·a cachessia al proprio focol11re e non è agia to e noo abito. un solubre villnggio, è impossibile che risorga. Si presenta in famigliu con un di$avaozo di nutrizione che i suoi molto probabilmente non potranno col m& re. E cosl le sofferenze patite soLto le armi divengono il pt·imo anP.llo di u na catena Lulla guai che per la società 11 megl io sarebbe si troncasse colla morte prematuro dell'indJviùuo, prima cioè che ad nltri abbia ll'asmesso lo sta!Ilpo del suo 'degt·adato organismo. Quindi è che questo genere di affezioni reclama a buQ.O di r·itto tuua l'attenzione di no i med ici militari, e le sollecitudini di 'quarlli possono minorarne le conseguenze. Prima volendo curare da senno gli scrofolosi non v'era che muodurli ::d mtu·e : oggi si potrebbe scegl iere fra questo ed u11o stabiliruento idi'Olet•apico posLO in lu ogo salubt·c, apet'to, ove prosperano gli abeti ed i faggi . Beni-Barde - op. cit. - per i fa nciulli prefe risce il ma re, pe r· gli adul u l'idr·oLrr·apia: la quaiP., dic·o io, uon limita la sua effi<·acia alle condizioni gr.nerali, ma l'esterule valcvoli.ssirna sulle locali c più refrat!arie manifest azioni , che a!L rimenti nIla loro volla nssUinendo digoiLit di cause formano un cit·colo fa rale enrro cur in vano si diballe il mesch ino ot·gu nismo di un cachcLtico.
VI. T. S. soldato nel o• fan teria , cii bnona fisica costi tuziÒne, il 16 gi ugno e n r.r·ando i n questo l'pedi!le, raccon ta che Uh dai pri mi dell a11teceuente mese cominciò
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ad avvértire qun lehe vaga penosa sensazione all'addome e specialmente all'ipocood!'io desu·o, che, grada tamen te aumentandosi, divenne continua, gr·avaliva e si acco mpognò a boc0a a rnn ra, inappetenza, stitichezza os linala, m11 lesse re gencr·ale . A questo stalu di cose da lui esposto, v'è da aggiungere il color·amenlo in giallo delle sderotiche e della pelle che ne i giorni successivi si r·ende più manifesto; orine scarse e anr.h'esse colo r·a tc in giallo; polso appena appena fcbbr·ile . l i fegulo offre u na nolevol e entumescenza e spot·ge almeno pct• 6 cenlimctd oltre l'arcata costale. Per 18 giumi è cur·aLo r.oi mezzi ot•dinari in uno dei reparti di tnedicina, ma senza giovamento. 1l 4 luglio comincia la cura idroterapica. Da pri ncipio sempliei ab luzioni, poi doccia generale a pioggia p et· pochi secondi: infine l{UCsla si protrae per oltre un mi nuto e si associfllllla doccia epatica . Il 6 agosto- ~ioè Jopo 'Y8 giorni - riordinate le funzioni digestive c assi milatrici , scomparsa la tinta illerica e il fegaLo presso a poco ri10rnato alle sue nnturali propot·zioni, lascia lo spedal e iu ouirne condizioni di salute. Questo caso di congestione l'palica - più che di vera epatite - rtcott·a in quei l'lnli di 1·ui ·pa rla Fle11ry, e sui quali l'i.droterapia razioonlm t' nle appli<'ala farà.. sempre sven tolare la bnnd1era della vittor·1a. L'autore frnncese le dice congestio ni sub-ncute e le fa dipendere da divct·se càuse, come a dire mala ria, melauconin, dispepsiA, ecc. Abito, diatesi?·eumatica, o meglio, suscettiuità somma a cont?•;;.rr~ le affezioni ·reumatiche spedalmente a ca?'lC() dei bronr!ti P. il caso clinico presentato da A. A.,
uomo sui 58 anni, di pelle bianchissimi\, buonn ma delicata fisica cosutuzioue, e che da molto 1.cmpo è
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I} tDROTEllAPIA
Ja facile vttl!ma di tulte le cor•renti d'aria, di ogni intemperie della stagione, di ogni abbassamento di t~m peratura. A vincere sift'atta antica suscettività morbosa, occasionata dalla costituzione stessa dell'individuo, ci voleva non meno della costa~te e fiduciosa pazienza che quest'ullìciale - chiara illustrazi one del nostro esercito - pose nell e cure idt·oterapiche. Abitual() allo studio dei rapporti di causalità non fu d'uopo sp~n dcre parole per convincedo della necessi ti\ di una cura molto lunga, per intensità cd estensione proporzionale alle circostanze eziologiche ed agli efl'eui che queste avevano già operato sul di lui fisico. Questo è il seeondo anno clre feequenta la ·sala delle doccie, ed è giunto a trauenersi nei cerchi poJve,·izzatori per quasi un minnto passando immediatamente dopo per cjrca. altrettanto spazio di tempo a sostenere il getto della colonna mobile su varie parLi deì corpo, ma in ispecial modo lungo tntta la spina dorsale. Ed ha ottenuto lutto quel completo risnlLalo che per· molti, meno logici e conseguentemente meno costan ti di lui, sarebbe follia sperare. ì\Ian cherebbelot'O una delle condizioni necessat·ìc al compimento di Lulli i nost~i propositi; la p roporzionalità dei mezzi a1 fine. Anche qui molti autori parlano della sudazionc associata alle doccie fredde. A r~1 e nella specialità del caso parve che a fortificare in genere l'organismo e ridouare alla pelle la sua normale funzionalità, a vincere quel facile ritomo degli stessi 1(momeni reumatici e specialmente del catarro br·onchiale, bastasse la seconda pa~te di questa cura: e così fu. Due casi eli 1'CUrnartrite. - A. G. soldato nel 66° fanteria, di debolissima costituzione, lin(atico, nella primavera entrò in questo spedale per bronchite cro_nica; mentre dopo opportune cure ne migliorava e gli .
ALLO SPEDALE 1tULITARE DI DOLOGNA
era permesso lasciare il lello, gli si manifestarono dolori vivi in quasi tutte le articolazioni .accompagnati da febbre e tumefazione delle congiunture soiferenti. Passato il periodo acuto fu allora che apirellico, ma anemico e sommamente denutl'ito, lo ricevetti nel mio reparto. Non è possibj le farg li sostenere le doccie preced ute dalla stufa secca per quanto mi studi a graduargliene la forza. Più volte, anche dalla semplice pioggia, brevissirua, ha forte reazione febbrile ed esacerbazione nei dolori artico lari. Dopo 28 giorni, più che altro di tentativi, parte in licenia di convalescenza un poco migliorato nello stato di nutrizione. L'altro · è A. G. bt·igadiere doganale, dell'apparente età di 45 anni, buona fisica costitm;ione- di cui pe rò non rimangono cne logori avanzi - da 12 anni soffre di reumadsmo articolare-con altacchi f,·equenti, sempre associati a gonfiore delle articolazioni e febbre viva. Da quanto egli dice con verrebbe esclude re ogni legame · gentilizi o. Da 3 mesi è obbligato in letto per dolori fissi alle ar·ticolazioni scap.0lo-omerali, coxo-femorali e luogo tuLto il dorso: qui vi sicuramente vi è una coincidenza di reumatismo muscoÌare. La più piccola pressione su questa regione provoca in lui veri spasimi. Il tronco è abitualm ente curvo in avanti. Pallido, dimagt'alissimo; è il caso di dire: « Chi ne l viso degli uomini legge omo « Ben uvria r:~uiv i conosci uto l'emme ». Dopo 40 giorni di doccia generale a pioggia e locale a getto s~lle località soffercnli, graduando della prima la durata e la forza d'impulsione per modo da non .avere a deplorare nè troppo viva reazione nè effetti contusivi, esce moltissimo migliorato. Egli é sicura1
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.. L'IDROTERAPIA
mente uno di quei casi che colla costanza si sarebbe polulo ottenere un risultato completo. Tutti i movimenti pressochè libel'i, dritta la persona, essendo i dolori al dorso· scomparsi afrauo, buone le· condizioni di generale nutrizion e.
vn. Ecco una pagina nera. È brutto registrare le sconfitte, però l'arte vi gu ad<:~ gna: o apprende ovc per essa « Ercole segnò li suoi }'iguardi » e si risparmia ulteriori disinganni; o rileva un enore d'indicazione, d'opportunità, ecc., e ne trae i tesori dell'esperienza che realizza poi in nuove viuorié. A. A. , uomo sui 60 anni, il 3 agosto entt·ò io questo spedale giungendovi da altra provinci-a del Hegno giusto appunto per fruire delle doccie. Egli è affetto d'atassia locomotrice o tabe spinale. Il suo fisico om·e le reminiscenze di una corpulema che ora esiste solo in parlc: è pallido, Jinfa tico. ·Ha tarda la mente> per cui gli slessi primi eccitamenti volitivi non possono che languidam ente essere trasformati in moto. Ila blcfaroptosi sinistra e incerti tutti i movimenti della persona. L'andare automatico non gli è più possibile. Va. come un fanciullo, prestando auenzione, aiutandosi colla vista che gli fa da guida e in qualche modo com pensa le alterate contrazi oni muscolari; nulladi meno serpeggia sempre e qualche volta barcolla. Salire e scendere le scale gli è una ditficollà seria . . Mi dice avvertire a quando a quando costrizioni dolorose a.l ~entre irradia,ntisi lqngo le me mbra inferiori; che questo stato di cose g1·ave qual è, gli si manifestò· lentamente, senza cause apprezza.bili, in modo da non
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23 saperne dire l'epoca precisa cui rimontano i primi moALLO SPEDALE MILITARE DJ BOLOGNA
menti.
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Due giorni dopo della sua entrata allo spednle - 5 agosto- eomincin la cura con doccia generale a pioggia brevissima e che grado gr·ado si protl'ae sino a4 minuti e si associa alla locale a gelto lungo tutta la spina ed estremità inferiori. Si giunse cosi al 10 o 42 seltcmbre con tale progressivo e notevole miglioramento in tutti i fenomeni morbosi, da fargli vagheggiare il ritorno al proprio corpo ove lo atlcndevn una pr·omozione. Ma in quei giorni avvennero gravi perlurbarnenti barometrici e termometrici o in coincidenza con questi, in brevi ore, non solo perdette quanto apparentemente aveva guadagnato, ma peggiorò. Lo pregai a non disanimarsi c proseguire fiducioso le doccie: si Lr·attenne infatti sino olia fine dell"ottobr·e completando cosl circa 90 giorni di cura paziente quanto infrulluosa. Se le notiz ie che ne assunsi, non è molto, sono giuste, l'A. fu costrcllo nd abbandonare il servizio: la malaLLia segue il suo corso fatale. . Esito cotesto che si contraddice coll'altro da menarrato l'anno scor·so parimenti di atassia locòmotrice. Ma variano - e tulle a danno Ji quest'ultimo - le condiz ioni di età, LP.mperameoto e gravità del male. · Fino a che nei casi individui di questo gruppo di fenomeni che spesso forse impt·opriamente diciamo ata.ssia locomot?·ice, non possiamo giungere a precisarne la patogcnesi, a diagnostic·arne le alterazioni istologiche saremo sempre incerti sulla riuscita delle nostre cure. Purtroppo, dimanueremo sovente per esse all'uso delle doccie più di quello che le doccie non possono dare. Iniziate le neoplasie, le sclerosi del midollo è un rintuzzare inesorabile della vita su cui
t.' IDROTERAPIA l'acqua fredda vi spunterà le sue armi come già ve le spuntarono e la com une terapia e la elettro-terapia. Un caso analogo è quello presentatomi da C. N. pure sui ijO anni, divenuto non ha guarì cieco del tutro per atrofia delle retini. Un ìllustre oculista che aveva formulata la diagnosi di paralis1: pt·ogressi·va gli consigliò le doccie: s'intende, al solo scopo di prevenire guai maggiori. . Frequent9 la sala per oltre 2 mesi, ma interrottamente. Posso clir solo che durante questo tempo il male non guadagnò terreno. E a completare il resoconto delle rnal-attie mediche debbo solo parlare di due nevralgie molto semplici. n. Y. ha 4.() anni, è mag1·o ma ~i buona tempra. Nell'àgosto ricovera in questo spedale per dolore al nervo sciati co destro che fìn da 1 gennaio l'obbliga a zoppicare. Ha dei punti dolorosi disseminati lungo
tutto il tragitto del net·vo, viyacissimo quello della sua uscita dal bacino. Nell'arto non vi sono rilievi a farsi dal lato della nutrizione. La causa è sicmamente reùmatica. It superfluo il dire che in questo fl'attempo sperimentò quanto di meglio l'at·te seppe- suggerirgli; ma senza alcun pt·ofitto. Dopo 27 giomi di cura consistente, oltre qualche pioggia, in doccie locali <l gello mod1fic<Jto dalla lam.a a fine di fargli perdere ogni azione contusi va.- tanto più dannosa sempre per quanto vige il dolore- esce perfellurnen!e guarilo. L'altra è una cefalalgia ostinata, ma non grave che da tempo ~ffligge R. C. eaporale nella :3a COill?agnia di sanità. E debole, Iinfatico. L'ultimo accesso oltrepassò le 2t ore, ed assunse una vivacità di dolore che l'obbligò~ in letto.
J)occia a pioggia per pochi secondi, col capo sco-
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ALLO SPEDALE MILITAR E DI BOLOGNA
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p erto per 4O o 12 giorni. Scompare, e per sempre, ogni sofferenza . Ho deHo col capo scope1·to: soggiungo esser~ questo il modo con cui pressochè tuui i miei inferm·i prendono la pioggia. Nè so intendere con~e il Ria abbia potuto scrivere in proposito; « ch e bisognerebbe pro« scrivere queste doccie sul capo, perchè la violenta « caduta dell' acqua oltre al produr-re sul momen to la « perdita dell a conoscenza, il barc{lllamento e la in« tensa eefala lgia, può accendere delle parziali me« ningiti che possono rimanere croniche)) (1). · In seguito al l'uso delle doccie general i, sia a pioggia, sia nei cerchi o gnbbia, l'insonnie e la cefaJalgìa furono le uniche due evenienze da me osservate. L'insonnie lo direi proprio dei primi giorni di cura e dei soggetti nervosi, irritab ili: non merita a.lcun riguardo: è cArLo che non tarderò. l'infermo a dom1ire meglio che per lo innanzi. Lo. cefa lalgia qualche volta si ripete con insistenza, n•;n tiene sempre diett·o immediatamen te alla doccia , e nemmeno mi sembrò propria, com e vorrebbe Flcury, degli anemici. D'altro.nde è anche questa cosa lieve e di nessuna. importanza: la. vinco ò sospendendo per qualche gioi·no la cura o applicandola in modo più mite. E rilornando per un solo momento a' miei due esiti felici, · dico non cader dubbio che nelle semplici ne· vralgie le doccie sono il migliore e più sicuro rimedio. Il freddo se intenso e clur:aturo giunge ad estinguere la sensibilità, a spegnere la vita - cangrena. glaciale. Mod cr·ato dall'arte dev'essere necessari amen le un polente mezzo per sospendere il dolore: la sensibilità morbosa. é in rapporto colla temperatura. E (l) La, idt·oterap·ta del meatco ·moclerno studiata secondo la fisiologia e la
.clinica.
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L'IDROTERAPIA
queste cure che cominciono sempre sintom<J ti che debbono facilmente finire eti ologichc se riflettiamo che le nevralgie in cui lo spasmo - stando almeno a ciò che vediamo - è ragione a se stesso, sono proprie dei debol i, magr·i, denu triti, che ha~no i nervi troppo scoperti c sempre convulsi, e che le doccie fredde a sifl'ouo stalo di cose vì pongono un pronto c radicale rimedio . VJH. Malattie chirurgiche.
L'impiego dell'acqua fr·esr.a nPllc malattie chirufgiclre è aotit hissimo: di falli è la sua più nalurnle appl icazione t~ rap ica . .La si usò in tempi assai remoti nella cur·a delle piaghe, delle anch ilosi, delle fer·ite. Le Oogosi traumatiche, circoscritte, esteriori; i loro essuda ti plastici o sierosi le oiTrono una dirella indicazion e: nel p1·irno caso perchè il fr·eddo si oppone al pr·incipale dei sin tom i, viga Ju teoria del Tommasin i, viga quella del Virchow; nel secondo per·chò sollo forma di docciatura. fomisce i riassorbimenti attivando la vitJ dei linfatici. Disse bene Porcy «j'aura is aban« donné la chirurgie des a rmées, si l'on m'eùl in« Lel'di tl'usage de J'eau » (~ ) . Nnllarneno questo ca mpo, massime poi in quanto concerne le malalLie nascenti, è il meno esploralo. Le ulLi me opere d'idroterapia o non p3rlano afl'auo delle aflezioni chirurgiche, co me quella più volte citala del Beni·Durde, o n e par·l ano appena, come Lanlc altre. Non mi par giusto. Non credo che la med icina offra (l) Dtcttonn. de.r so(ences méatcale Art. 6eto.
21 i risultati migliori. Piultosto ritengo in cllirurgia p tu difficile l'illuderci, più scabroso il vantare defìu it1ve guarigioni là dove queste non siano realmente o. vvenute. La chintrgia non si presta alle facili villorie, non fomisce alle cliniche quei tanti malati che basta spostarli dalle circostanze in mezzo le quali comin~ ciarono a soffrire, o tutt'al più miglio rare loro solo un pocbino lo stnto di nutrizi one per liberarli da una sequela di fen omeni semi-morbosi, di disturbi funzionali, di nevralgie, el i spasmi ciLe parevano sfida!'e tulte le nostre risorse. Comunque, ecco i miei risultati. ALLO SI'.SOAL"E MfLITARE 01 BOLOGNA
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Tumori ghian(lola1'i, inguinali in seguito acl infe-: .zlone venerea. - ~febbi 20 casi scelti fra i più gravi e refr'allari alle comuni cure. Alcun i si ripetevano su tutti due gl'i nguini ed avevano raggiunto durezza e volnJne con ~:; ide t·evo le . ~1olli di costoro, com'è facile intcnderlo, giacevano da (empo allo spedale ed eran o clcnulrili, anemici: due presenlavano qualche macchia scorb uti ca: un solo, per quantunque curatone, oJl'riva fenomen i di sifliide r.o~ stituzionale. Proseguì nell' uso dei ~Jrcpa rali l'oercuriali. La cura - eccettuato qu~s t'ultirn o a cui si aggiunse la stufa secça - fu per tutti pressochè la stessa. Doccia genemlc a pioggia e lo cale a gello sull'inguine malato modificandone la forza di proiezione e la duraLa secondo la tolleranza c le condizion i anatomo-patologiche della parte. I n due casi clurante questa cur·a si determinò la suppurazionc del tum ore: si sospese quando fu il mo~ meuto d'inciderlo, e dopo qualche giorno fu ripresa. Ai più lievi bastarono 1O a ~ 5 do ccie; ai più gr a vi, complicati da sen i 'fistolosi, fu d'uopo di 50 e 1:>5. In media vi vollero 26 in 27 giorni. Tutti, senza distinzione, guadagnarono immensa-
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wente nelle condizioni generali: nelle locali "8 guarirono, ~ migliorarono. Ad otte-nere però anche. su di essi un completo risultato non era che quistione di tempo: elemento prezioso che quando in clinica nl difetto si ha dal volgo il brutto vezzo d'accollare l'insuccesso al medicam(~n!o, che del male avrebbe pur cancellata ogni traccia se al tempo si fosse dato tempo. I preparati rnercu l'i al i sembrò che dall'uso delle doccie associate alla stufa secca rle traessero una maggiore virtù: i fenomeni ·sifilitici di quell'unicò scomparvero sollecitamente. Le pìagb.e ed i sem m genere mostl'arono risentit·e benefica l'azione detersiva, stimolante, ton ica deli'acqua fr edda. A questo proposito e aeeiocchè qei casi congeneri ·se ne possa in un·a -sol vol ta apprendere i risultati narro immediatamente la storia di altre 3 piaghe pure curate con esito felicissimo. F. C. furiere nella scuola di 3!odena, di discreta• fisica costituzione, ma delicato, dèbole, presenta al"terzo medio della gamba sinistra, lato esterno, una piaga di' forma irregolarmente circolar·e, dell'approssimativo diametro di cent. ~ 1/ 2 • Il fondo è fungoso, i margini sono tumidi, molli, violacei: tutti i tessuti circostanti infi.ltrati, edematosi. La causa fu una forte contusione che mortifieando le par·ti molli interessa va il peri ostio del sottostan te perrone. Ciò accadeva sui primi di maggio; il 9 del successivo giugno, dopo che sì erano inutilmente tentati altl'i mezzi, intraprese la cma delle docciature generali e loc:~li, e il .~3 dello stesso mese, cioè dopo soli 14 giorni lasciava lo spedale con una cicatri ce al _ posto della piaga. T. R. soldato nel 66° fanteria ha un'ulcera d'indole sc01·butica sulla tibia della gamba sinistra. Tutti i tessuti di quest'arto sono infiltrati, la pelle è macchiata.
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Le cure prodigaLegli fin qui a nuHa valsero: la piaga è sempre di bruttissimo aspello; per nulla sanguina . La guarigione si ottiene completa con 20 giorni di docciature generali e locali. Da ultimo N. A. soldato nel ,19° fanteria ofl're alperineo - consegucm:a di -ascesso - una piaga antica, estesa, ribelle, con vistosa perdita di so stanza, distaccamento su vari punti deHa pelle circostante e callosità ragguardevole dei bordi. È di costitu zio ne buona e forte, ma. deperito, giacchè prima per -l'ascesso, poi per la conseguenziale piaga è da due rnesi e mezzo allo speciale. Uomo indocile, · sprezzante d'ogni consiglio: si snrel>be dello che per lui il guarir·c non era un desiderio. Ogni giorn o ne studiava una nuova per trovar modo di sollrllrsi alla· doccia perineale nel semicupio che gli era prescritta. Nulladimeno al 41) 0 giorno di cura usciva gllnrito. Le piaghe impianlille su individui deperiti, fìsLolose, antiche, rcfrallarie ui soliti mezzi, ove siano tessute malconci, un fondo inerte, calloso, trovan o nelle doccie fredde coadiuvate dall'opera chi rurgica, che necessariamente deve asportare quanto non è conse!'Vabile, il loro valcvo lissimo e più efficaee rirnedio.
IX. A. M. e G. C. soldati nel 3° reggi mento di artiglieria riportarono in servizio, l'uno all'ipocondl'io destro, l'altro fra l'i pocon d rio sinistro e la so pmstan te porzione to1·acica nn calcio di cavallo le cui cònseguenze indirette oggi sono: induramento e ingrossamento delle pnrti esterne con tuse do. non permettere più alla palpazione di esercitarvisi. Inoltre, nel primo - caso di più recente dula - vi è dolore profondo •
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L'lDnOTERAPlA 30 che si esacerba colla pressione digitale c nei movim~nti laterali della spina: n~l secondo, un senso pc· noso sordo in corrispondenza della linea diaframmatica che gl'impedisce indossare il ci nturino. li calc:io rimonta a circa 3 mesi or sono, ed è questa la seconda vo lta che pe1· ciò ripara allo spedale. La cura {usemplicemeute locale. L'uno con 21> doccie, l'oltro co n 30 guarirono di questi reliq uati . L'induramento, l'mgi'Ossumento delle esterne parti co ntuse scomparso c delle accusate soJrereme non si parlò più. 1're casi di semianchtlosi per dtslorsione.- F'. G. soldato nel go bersoglieri, rn seguito n distorsione patita mesi or so no al collo del piede sinistro, c per In quale l'arte invano prodigò già i suoi rimedi, ha impediti i mo· ·vimenti di questo ginglimo <Jngolare: l'estremo superiore della t ibia è sensibilmente ingrossato. Dopo 46 docciature locali comiuciò a manifestarsi un poco di miglioramento; usci, ma la cura oon poteva chP. esser·e iniziata. Con::.imile é il caso pr·esentalo da C. B. soldato nel 60• fanteria. Di più atlorno l'arLicolazione tibio-asttagolea semiauc·hilosata - ch'è pur la sinistr·a - vi è dell'edema, c qualche macchia scorbutica qua e là comincia ad appar·ir·e sul l'ambito òel corpo, consegucn.w. della ln oga ùin1or·a nell'o!ìp eòale. t::bbe curn genel'ale e locale per 4-i. giorni: ne profittò in tuili i modi. Guar·igione perfetta. C. .P. soldato nel '1'2° Artiglieria fornisce il caso più p;t·nve. Quesla volta è l'nrtjcolazione radio- enrpea sinistra che dopo una violenta di~trazione è rimasta quasi del tullo i111pedita ne'suoi movimenLL I tessuti cu•cosl<Jnli sono ingrossati pc>r modo che questa rrgione ha perduto affatto i suoi rili evi, le sue linee annLOrniche o un copioso versa me n t o oella' capsula articolare ne com pleta la tr•asrìgu razione .
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Nel reparto di chirurgia furono già esperiti i più comuni mezzi e da qualche &ettimana questo sta to di cose può dirsi stazionario. Le doccie locali ripetute per 50 giorni protmtte sino a 5 e 6 minuti fanno scornpén'ire ogni feuomeno mor· h oso. La parte riacq uista la propria figura e la funzionali tà della mano è l'Ìstabilita; solo nell'afferrare rimane un po' debole. Percy a' sno i tempi scrisse di aver veclulo guaeire delle anchilosi incomplete esponendole sotto la caduta d'acqua di un molino. Bonnet d_ice che le doccie fredde debbono annoverarsi fra i mezzi più eificaci per vincer·e questo genere di difficoltà eli movimenti . Flemy vnnta in proposito molti felici risultati, e ritengo anch'io che per Lonicizzare unn parte affieYolita e dalle soffer·enze e dalla lunga inazione, per ridonarle la propria elo.stiei tà, per fa.:vorire il riassorb imento degli esuda ti plastici o liquidi, infio e per togliere di mezzo tutti qtH•gli ostacoli inlPrni che valgono a limitare l'estensione dei moti di un'articolazione, niun nllro processo curativo uguagl i quel!o delle docciature fredde, protratte e forti; Due ùlrarti. - B. A., maresciallo nei RR. cat'abinieri, è un anno dacchè in seguito a gonoartriti gli si. manifestò in queste articolozioni un doppio e copioso idrarto . Ebbe mo lte cure, rna solo ritl'asse un grande rniglior·amento cJ;dla flls cia ltlra inamidata: però delle sue ga.mbe non può ancora servirsene . . Il ginocchio sinistro attualmente è quasi normale: vuolsi molta allenzione pet' rilevare un legge l'O senso di fluttuazione. l i desu·o invece·èrolondeggiante, lisr·io, sormontato da due eminen,ze pronunciate ai lati della rotula : la fluttuazione èsensib.ilissima. L' individuo è deperito, quindi alla doccia loca le si aggiu nge la generale a pioggia e in 4--1 giomo di curasi ottiene un fel icissimo risultato. ·
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t' IDRO'l'ERAPTA.
D. A., soldato nel '17° fanteria, è affetto da idrarto an tico al ·ginocchio destro consequenziale di caduta.per· cui il corpo tutto intero vi gravitò sopra . 11 ver·samento non è molto, ma in tutta la parte vi è iperestesia: è pochissimo trallabile. Il deperimento generale del paziente, la sua costituzione delicata, nervosa vi contribuiscono. La doccia locale, massime nei primi tempi fu somministrata nella parte anteriore del ginocchio mollo suddivisa dalla lama pcrchè l'iusci.sse refrigerante c non. contusiva: nella posteriore, a.l ga.r·etto, senza tanti riguardi. Qui, se anche un poco contusiva non è dannosa, conciossiachè il momentaneo affiusso che per la viva reazione determina sulla pelle dev'essere ~evulsivo a beneficio dell'idrarto. La cura durò 23 giorni ed ottenne solo qu alche rnigliorament.o. Questi ver·samenli del ginocch)o quanlo {ncili a verificarsi altrettanto difficili a vincersi . Fleury parlando - opera citata - dei mezzi che l'arte adopera per combn tLerli, esclama: « C'est un: c abondance st6rile ».
x. Due casz· di esostosi sì(ilt:tica. -
nl: N., ·soldato nel. deposito ca valli sta!loni d i Fcrr·a1·a le presenta moltepli ci, mal circoscritte, poco dolenti alla pressione i n ambedue le tibie: F. G. soldato nel 63° fanteria, p1·esso a poco nelle stesse condizioni, sulle ossa meLatarsee · del piede destro. Tulli due furono curaLi coi preparati mercuriali: nel secondo oltre le accennate esostosi vi sono dei dolori sospetti alla regione dorsale e a Ile ginocchia. Lo stato
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di denutrizione è ragguardevolissimo in entl'ambi. '
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ALLO SPE]'DkLJi} MIJ~.ITA,RE DI J30LOG;NA
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Quindi la cura è geperale e local e, ma troppo breve percliè- se ne possa ioferire qu'alcosa. M. N. la esper,irrienta per s-oli s· giorni; I?. G. per 28: e credo, come termine medio, vi ''olesset·o almeno 3 mesi. Cohiechessi~ partono in licenza di convalescenza mighorali nell'aspetto cachetico che avevano assunto: i àolori sospetti alla regione dorsale e alle ginocchià sono S'comparsi e l' esostosi, specialmenten il secondo, di alcun poco ridotte. Uiio di Jìeriostite c•ronica alta pat·te posteriore di ambedue i calcagni. ·- O. G. B., sold-ato nel 66° fanteria, dice aver lungamente calzato un paio di scarpe che non si atlaglì<J:vano al suo piede; e présenla ai talloni due intumescenze indolenti, ma dure e voluminose 'da non gli permettere l'uso della calzatura ordinaria. È da qualche tempo allo spedale: J'arte ha esaurito i suoi comuni mozzi. Assoggettato per 25 giorni allo cloccie locali, forti, prolungate va al corpo col tallone sinistro tornato presso a poco alle sue forme naturali, il dè·s tro sempre più vohuninoso, non tale però da ìh1pedirgli il servizio. N. C., soldato nel 63° fanteria, 'flaccido, snerva~o, senz.a orme esteriori di horcli muscolari, offre un edema cr:onù;o alla gamba sinistr11.· ch'egli fa rimontare a molli ilinrii, e che sarebhosi sviluppato in scgiJilo alla chiusura di piaghe le quali- stando a quanto mi riferisceconverrebbe giudicarle scorbutiche. Per 3''1 giorno doccia generale e Jor.ale: ne profitta, ma ùon guarisce. Questa gamba rimane sempre più grossa de1r'altra, e cr~donon siridurràpiù mai, giacchè a parer mio vi è un ostacolo. profondo, inamovibile al circolo -venoso. , S. Ji;, tenen Le, ha 40 anni e prese n t.a alla regione c:ervicZ\le una' intwnescenza circoscritta, ?'e[Jolar-e, semisf.erièa, del diametro di qttasi tre centimetri. All'apice, Giornale ai 'm edicina milila·re.
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L l Dll.OTERAl'lA
delle dita che la esplol'ano dà senso incerto di fluttu azione. La pell e conserva il suo colorito, la temperatura é normale. · È cagione di dolori ,i,•issimi che rendono all'infermo dilficilì, e talvolta impossibili i movimenti della testa :
voleodola gtrare gli è d'uopo con ambo le mani costitui rle due punti di oppoggio ol disolto delle orecchie e coadiuvare con essi r esecuzione dell'allo volitivo: jn questo caso i moti di rotazione e di flessione si esP.guiscono senza alcun dolore. In Jeuo, poggiand ola sul guanciale, non soffre . Quando cammina va tlllto di un pez~o e in ogni circostanza fa u no studio attenti ssimo pel' mantenere immobile 1(). sua testa. La malattia data dai primi di luglio: gli si manifes Lò senza avvertirne la cagione, memre era alle grandi manovre in ~Io nte ccbio. Il prim o sintom o fu il dolore che non !imitavasi allor·a alla regione cervica le, ma diffondevasi put'e, sebbene men<J intenso, lungo le spalle. J..a diagnosi fu ince l'l.a: alcuni dei medi ci addetti a questo spednle ammise ro, altri negarono l'esistenza di un liquido nel tumore: si sospettò d'idrarto, di carie incipiente a d11nno dell'atlante o dell'epistrofeo. Al , o ouob•·e si assoggetta alle doccie locali che si protmggono rnan mùno fino a 5 e o minuti e si ripetono due volte nelle 24 ore. Io 35 giorni otliene la scomparsa del tumore e con esso di tutti gli ostacoli allo l ibertà de i movimenti della testa. Dopo olW mesi bo riveduto questo tenente e mi ha detto avere all'alto scordati quei dolori che pur tanto lo aillissero. 01·a a completare la narrazione delle malattie cur ale coll'id1·oterapia nel ·187.i, non mi rimarrebbe a parla m che dii 5 ottalmie gmnulose. Riflettendo che omai le ve Ilei tà di combatterle, per dirla
35 eon frase da secentisto., armata rnano, sono passate e la polle di pesce, ·gli spianatori, gli scarificatori, gli scardassatori, punzecchiatol'i e che so io, furono disposti in bell'ordine nei musei clelrarle: che i mezzi chimici, non escluso il caustico del Desmaees e l'acetato di pio.m bo tanLo magnificato daL Belgi ff.IHirono alla prova, e os:gi invece molto fidando e nella igiene e nellempo si cerca nulla più che delle g~anulaz ioni favo1·ire il lento lovo riassorb.imento, l'idroLerapia mi par·ve indicata (·1). Pel'ò, essendomi dPterminato a tali esperienze oell'ott{)bre, nemmeno in quest'anno potei condurle a fine: e siccome altre più concludenti ne istituii in quello che decorre , così mi serbo.impregiudicato l'al'gomento per traual'lo nella successiva relazione. ALLO SPEDALE MILlTAI\R DI BOLOGNA
Bologna, agosto 1875.
DoTT. C. FIORI.
'
l
(l_l Nella sua rei(Vtione St~lt'ottàlmia òetl!Ot:f nella dtvUI<»~e at verona, scr1tta nell'ottobre del 1868 o pubb~ icata nel 1870 sulla Sardegna -meafca il medico capo dott. Maoayi·a emetteva a. mo• di C{)oclusione la segueut~ sentenza. « yn proverbiCJ inglese ci insegna che i migliori medici sono il dottor • dset;t, Il dotC. buçmumore e il dott. riposo. lo parodiaudo l'aforisma bt·i" tannico stabili t•ei in $o Ila coscienza, che a. combattere la blefarite gra• n~osa i dtHlori più valenti sono il dott. acquafresca, il doLt. aequapura « e il dott. disr,rezione in tutto •. Nota della. re<ta,zione.
..
CONSIDERAlWNI STATISTICHE SULLA CLASSE DEL :1.854 AL Ao REGGIMENTO BERSAGLIERI
Dopo i progressi della moderna tattica, e specialmente dopo la g uerra frunco-gcrmanica, persone cornpetentissime in arte militare hanno avvertito che oramai, con le armi attuali, una distinzione fra fante•·ia di linea e fanteria leggicra diveniva inutile, anzi nociva al bene generale dell'esercito, indebolendo il grosso della fanteria, senza creare un corpo che avesse uffici ed applicazioni speciaLi in gnern. Lungi da me l'idea di di.scuLet·e una simile quest.ì 011e; essa 'è troppo estranea al ca mp o della mcd ici nn mili tare. Put• nonostante, per qnanto sieno oggi simili le istruzioni tattiche delle armi a pieùi, tuttavia dai bersaglieri si esige maggiore agilità. e resistenza di quella del soldato di fanteria, c quindi una superiore robustezza. E questo è anche implicitamente prescritto dalle di-
sposizioni regolamenLari che assegnano pel bersnglìere
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C0NSIDEI~IQ\1{l S't':<\"qSTICHE SU J,Ll\. CLASSE, E.CG.
'
37 iu1 ~nini·nruin di statura f.li oemitiDBirÌ .6 àl di sopra del mìnmn/tpn del s0tdato di linea. Ma persone molto autorevori ci parlano .di una specie di indebolimento a cui si va ÌI'léohtro ogni giorno; dicono che i bersaglieri non sono più q.uelli dei temi)i antichi,.. che l.a celei'ità de' loro movimenti, la s.piglig.tezza dèl loro portamento, la: l01'0 resistenza alle fatiene, la loro primitiva robustez:Za, vanno scemando. Eppnre ad essi non sono mai venuL~ meno le qure di quelii che vegliano su le sortì dell'esercito, si è migliorato il vitto de' ·soldali, estesa di molto la loro istruzione, t'eS(') più libero e più comodo il vestiario; lo sta.t0m1.1ggiore dell'esepcito ha r:oandato e manda ognora. l:e sue elette rmop.agini a rafforzare l'amoi·e per gli stndi, a tener viva la faee della scienza . Donde dunque l'indebolirnet1to~ · Questa questione di .resistenza organièa tocca molto
da vicin0 noi mediei milita~i, e-d è nqslro debito ri volgervi tutta la nostra attenzione. lo non p0sso far paragon~ co' t'empi andati, ma per gli otto anni che ho vissuto it1 niezzo a questa scelta falange bisogna che confessi che ut~a causa di deteFioramentG peoviene dalla scelta negli assegnamenti delle redut.e . . Crià da due o tt'e a.oni, at giungere di queste si osservava che da quaJche distretto pt·ovenivano uomini troppCJ .difformi da tutto il resto del conti.ngent.e di leva; ma in q.uali misure, in quali prop0rzioni tale inconveniente si verificasse, non si poteva stabilire che col rigore delle cift·e, col soccorso della statistiea, vera pi etra di paragooè che saggia non pochi ma li della so ci.età. !\'l i prop9si quindi di studiare una classe di coscritti durante i1 primo anno del servizio milita re, computando l'at.~no dal lo·ro arrivo al corpo al mese di ottobre, epoc~ Dt?lla quale, tet·minati i campi d'istruzione, il
38 CONS:IDÉRAZIONI STATISTICHE SULLA GLASSE DEJ, 1854 soldato. si può dir forn1ato. E pe!' far ciò ho misurati e pesati tutti gl'iscritti della classe 18~~i a seconda che giungevano al reggimento, anno tale tu.tte le infenni tà e fisiche imperfezioni che ne motivarono le riforme, tenuto conto di tutte le malattie d'importanza alle quali sono andati soggetti, poi nell'ottobre li ho rimisurati e ripesati. In quest'ultima operazione, per lo sparpagliamento di due battaglioni nella provincia di Pah~1·mo, ad onta delle premure degli ufficiali medici con essi
distaccati, non ho potuto comprenderli tulli, ed in quest'ultima parte le mie cifre so n poche. Comunque sia, eccomi al rendiconto di queste osservazioni, e se dalle conseguenze che se ne trarranno emergerà un po' di luce sulla difficile operazione. che si compie ai distretti militari dell'assegnazione delle ' reclute a' vari corpi dell'esercito, ne sapremo grado alla statistica, che ci avrà al contempo additata la via per evi !.(ire il lamen tato:inconveniente dell'i_ndebolirr1ento nelle file dei robusti bersagliel'i.
I. Nel gennuìo 4874 giunsero al 4° reggimento bersaglieri 573 reclute provenienti dai seguenti distretti nella seguente distrihuzione numel'ica: Cosenza . . H 7 Bergamo. 73 95 Foggia • 72 Torino C<1.mpobasso 87 Ferrara . 34 Bologna . 8'1 Lucca H Se ne sono trascurati alcuni pochi che giunsero in ritardo, o che presto abbandonarono il corpo per passaggio in 2a categoriu. Questi 573 messi per rango di altezza offrivano la seguente disp.osizione risultante dalle relative rne_die :
AL 4, 0 !IEt;.GJMEIS'fO BERSAGLlElll
39
Altezza media:
l
metri ,, ,64,63 Ber·gamo . me~ri 11,66, 1.2 Torino. 1 1 64 28 ) 1 ,65,38 Campobasso }) Fer·rara ' ' )) ~ ,63,56 » 1,64,92 Foggia. Lucca . , ,63,46 )) )) Bologna 1 't14, 74 Cosenza . Le medie delle dimensioni toraciche erano come ap· presso:
:Bergamo
l
meLri 0,8S,9 Ferrara. . metri 0,86,~ » 0,87)9 Torino . » 0,86,2 » 0,87,7 Camp.obasso » 0,85,7 » 0,86,4 Cosenza. » 0,83,&
Bologna:. Lucca . Foggia . .Le medie d et peso del corpo seguivano così: Bergamo chil. 65,905 FerTara . chi!. 63,2iH .Bologna. » 6~: ,580 Lucca » 62,857 Tori no . >> 64· ,'193 Foggia . >> 62,605 Campobasso » 63,632 Cosenza. » 60,339 Da queste c ifre si scorge a prima vista che Bergamo primeggia in tutto, Bologna le ti eo dietro in dimensione toracica e peso, Ferrara in allezza; e che Foggia e Cosenza sono al di sotto degli altri distretti nell'altezza e nel peso, che gl'_iscritti di Cosenza sono gl'infimi per altezza, dimensione toracica e peso del corpo. E per ravvicinar meglio queste cifre le disporrò come appresso: hrimetr·o toracico medio de' 7 distretti metri 0,87}3 reclute 456; Peri metro tol'acico medio del distretto di Cosenza metri 0,83,4 reclute 11 n. Il !Q/oo delle reclute inferiot·e ag1.i alt1'i di 4 centimetri di torace! Assoggettando ora tutti questi individui alle stesse fatiche ed allo stesso trattamento risulterà uguale la loro res·istenza organica? Od almeno si conserverà quella
.. 40 CONSIDERAZIONI STATISTICHE SULLA CLASSE DEL ~&54
tale uniformità· ne'cessaria alla c·oesione di un reggimento in azione~ Prima di trar deduzioni sèguiamo questi nuovi s.o1_dati nei primordi della loro vita militm:e. Abbiamo ancor:a un mezzo per far sparire certe differenze, quello della rassegna, e vediarnone i risultati. Degl'inscritti di Bergamo n'è passato ad un distretto ~ _ p er accorciamento di un arto .. Di qu elli di FeiTara :?8 n'è riformato '1 per vizio cardiaco, ·1 per amaurosi dell'occhio destro. Di Lucca se n'è riformato 1 per pulmonite caseosa. La cifra ~ in statistica rapprese'n ta un'.a ncidentalità e rjon un termine ·di proporzione, quindi si trascura. Guard;arno gli alt.r·i distretti: Bologna ha dato 'l rivedib ile per congiuntivite, :a riformati per postumi di pulmonite éon.tratta appena giunti . Di Foggia se n'è riformato 11 per ch·socele ed 11 per pu~monite caseosa; n'è passato al distretto , per piedi piatti, 4 pet· c.ir·socele. Dì Torino se ne l'iformat·ono 3 per m orbi endoculari, 1 ·per cirsoce1e, 11 per ernia, •1 pet bronchite; ne passò al distretto 11 per cattiva conformazione del torace. Di Campobasso •t fu rimandato alla ven tura leva per tumore di mj lza, uno fu riformato per ernia, 1 per calvizie, 1 p.er epalizza:éone puhnonale, ne passò 1 a' distretti per piedi piatti, ·1 per viziosa conformazione
toradca. Le perdite totali di questi 7 distretti ammontano a 22; sul complessivo della forza formano poco più del 4/ 00 e di queste rif0rme 1/ 8 proviene da malattie ehe accennano a deficiente costituzione organica od a suscettibilità morbosa, cioè le malattie di petto, ed i vizi de.l casso toraci co. Cosenza sola su ,1,17 reclute dà una perdita di 15 individui, qua:si il 13/ 00 e se si toglie un unico arnau-
.&:1
AL .&, 0 REGGUIENTO BERSAGLIERI
•
rotico riformato,gli altri fur~no tulli eliminati dal corpo per infermità che dimostravano un difettoso impasto • orgamco. Infatti fu.t·ono rimandati alla ventura leva: 1 per insufficienza del perimetro toracico, 1 per pleurite cronica, •l per tumore di milza, 4 per bronchite; passarono a' distretti 2 per mancanza di statura, 4 per gracilità relativa all'arma cui era addetto, 4· per sproporzione fra l'altezza ed il perimet1·o toraci co; ne furono riformati 4 ·per am.aurosi, 4 per tubercolosi, 4 p et· mancanza. dei segni della virilità! Nel corso dell'anno di queste recltit.e· ne ammalarono gravemente 60; ebbero una lunga degenza all'ospedale e qui n di si accordò una licenza d i convalescenza a 28, morirono :2 d'ileo-tifo, 1 di pulmonite, 1 di congestione pulmonale ful mi.nante . Non saprei come da1·ne conto, se non raggruppando alla meglio queste malattie, per formarne un quad.ro che le esponga in modo sinouico, altrimenti sarei costretto a fame un noioso dettaglio come per le riforme. ~Ietterò dunque nel gruppo delle malattie d'infezione, le febbri miasmatiche, le esantematiche, le tifoidi, e tre casi di at'lrite; in quello delle malattie tonu~iehe le pulmoniti, bronchiti, pletlriti e la congestione putmonale, e farò un terzo gruppo di malattie addominali per un caso di epatite ed uno di gastroenteri!e. Morbi
d'infezione Ferrara . Lucca Bologna Bergamo 'forino Foggia . . . Campobasso . Cosenza . . .
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4-2 ù0.NS1DERAZIONI S'fATISTJCHE SULT.A CLASSE DEL 1854
Da questo qué1dro si rileva che quasi 1/ 3 delle malattie gravi fn suhìto dalle reclute di Cosenza. E riassumendo tt·overemo: che tt·a riformati, ammalati ed inviati in li cenr.a, dentro l'ann o si sono a11ontannti dalle file 97 reclute su 573, sottl'azione abbastanza l'imarchevole, ma che pure non esprime esattamente l'indebolimento che si produce nella coesione di un reggimento. Fra questi e quelli che godono perfetta salme v'è uno str·ascico d'individui che non sono stati p~oposti a rassc•gna perchè non ragginngevuno gli ' estremi della i mperfezione, v'è gente che non ha sofferto malattie gravi, ma ne ha patito molte leggiere, tanto da ricomparire ogni seuimana all'infermeria; cd il distretto che ha fornito questi uomini imperfPLti è natuealmente quello che ne' prece denti ragguagli si è mostrato infl'lriorc a tutti gli altri. Ciò che dunque si era osservato negli anni antecedenti non era un fallo passeggiero ed accidentale, o chi sa se in altri reggimemi non si verifichi qualche cosa di simile l È inutile illwler·si, v'è una legge che regola lo accrescimento e lo sviluppo organico delle popolazioni, quella leggo che l'illustre sta Lista Quételét ha espresso ne' termi ni seguenti: « La sLature humaioe, dans un pays donné a une « valeur qui peut subir cles pelites vari.alions d'une << année à l'aull'e: mais la hauteur normale reste, les « conditions physique resta n t aussi les mèmes .... La « eourbe du Lineime de Newton représente les gran« cleurs de tous Ics horn mes du mòme àge: elle figul'e (< également, cn faisant varier l'une de ses deux con« stantes, les poids de ces mèmes hommes, les forces, (< les vitesses, etc.». Le curve binomiali dell'accrescimento segnano per l'Italia l'altezza· dell' homme moyen a metri '1, 66 secondo
l
AL
4° REGGIMENTO BERSAGLIERI
43
Bodio, e per la provincia di Udine a metri 4, 69 secondo Prampero . Non dee dunque riuscir difficile la scelta di gente ben costituita per 1 O reggimenti di bersaglier·i, purehè si badi ad avere un pel'imetro toracico che superi almeno di 4 cent. la metà dell'allezza. Ciò che' Weinmann stabilisce per un soldato ben conformato, è indispensabile per un bersagliere, giacchè nel nostro reggimento le malallie di petto si verificarono in numero dì H su 139 che non raggiungevano la misura di O, 85, mentre sugli altri 434 espostj alle stesse cagioni, ma con un torace più ampio, se n'ebbero soltanto ~ 6. È necessario dunque che l'assegnazione delle reclute, a' eorpi scelti specialmente, sia molto più accurata. '
II. Una lusinga,· anzi una specie di persuasione che r egna nell' animo di quelli che son deputati alla scelta del soldato è, che la vita militare, il vitto uniforme e sostanzioso, l'esercizio muscolare, il distacco dalle mollezze della vita domestica debbano conferir grandemenle allo sviluppo organico della gioventù, e più d'un minghe?·lino, pUl'chè svelto e sano, si destina con tale lusinga alle arm i scelto, accompagnato dalla profelica parola: si (a1'à. Le variazioni sublle dallo nostre reclute durante l'anno nell'altezza, nella misura del torace, e nel peso del corpo potranno dirci qualche cosa sul valore pratico di questa opinione quasi universole. Nulla di più anormale che lo sviluppo del corpo ne' Singolì individui specialm ente da' 20 anni in su. Riguardo all'altezza lo stesso Quételé t non determina il crescimento che si subisce da 20 a 21 anno, e nel-
•
4(. CONSIDEl\AZIONl STATISTICliE SUJ,LA CLASSE DEL •1854
l'intervallo da 20 a ~5 dà un aumento appena di 6 millimetri. I risullati delle misurazioni di Zeising sono alquanto diverse; egli fa ascendere a 46 millimetri l'aumento in lunghezza dal 20° al 21 o anno. Jt differenza di rnzza? l~ però da osserrat·e che questi risultati otten"nti prendendo le medie delle misurazioni e rimi surazioni, se danno un'idea dell'accresci me n lo no1male i n genere, non valgono a fal' conoscere il gran di,·ario (;he esiste irn individuo ed individuo. Se traggo la media delle mie misurazioni, av1'Ò su 303 misurati l'aumento di 115 cenlimeLI'Ì, cioè 37 decirnillirnetri per ciascuno. Siamo dunque più vicini a' calcoli di Quételét che a. queJli di Zeising. :Ma chi può rilevard da uo simile cal colo che un individuo è rimasto qual era ed un altro è cresciuto di 2 centimetri? Tenterò invece di riprodurre più fedelmente questo sviluppo in altezza espooenùo il seguente quadro :
~rrsurau
Stazlonat'i
-
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Totale
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Torino Foggia Cosenza. Campobasso . Bergamo Bologna . Ferrara . . Lucca. TOTALE
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134
La qurst10ne del pe5o del corpo è ancora più complicata. Le differenze elie si rilevano fh.l u n individuo e l'altro sono immense, e quantunque io abbia eliminaLo dal conf1·onlo mtLi quelli che han subllo ma-
45Jatli e, pure dalle cifre che ho oLLCnLllC difiic il mente si riuscirebbe a stabilire una legge costante. Le ta,·ole di !Ju<-telét danno un aumento di chil. 9,870 dal !20° al 25° t~nno di rt1ì . Se io prendessi le medie di tutto le varinzioni como si soglion prendere quando si fanno le grandi statistiche, aHri una frazione relativamente inferiore alla cifra di QuétPlét, cioè un aumento di 375 gr·ammi per ciuseuno invece di 550 grammi. ~Ia io non espr·itllerei nulla di reale, perchè a fianco degli anmenti sens ibilissimi di alcuni vi sono le sensibilissime dimiCJuzioni di alll·i, e le difl'er·enze sono così grandi che io non le anei credute possibili se non le avessi verificntc co' miei occhi. In tanta discrepanza di risultati non posso che li - · mitat·mi ad esporli tali quali li ho ottenuti, invilando i eollcghi a ripelC't'e questo osservazioni che, praticate 1 su vas Lu. scalo, forse poLrll n no con ll'i buirc a farci cl1iaro il conccuu della ~'·oluzione c·orpol'ca nella vita militare. li peso del rorpo è nn esponl'nte fedele dello sviluppo organico n della i'uco1Là d'assimilazione, c come la bilaucia è dh·cuuta uno strumchto essenziale uJia clinica moderna così può riusc·ire rli aiuto grnndissimo all'igiene delle truppe . Quello che per ora si può desumet·e dal mio registJ•o è, che individui molto pesanti più facilmente scemano di peso che non crescano, mentre quelli che sono IHOlto lcggieri è piì1 far·ile che aumentino. Si direbbe che In vita in ronmniuno l'agguagli in certo modo le masse cor·po1·r~e, cd uniformi i poteri di assimilazione e eli riduzi one. 3In, ripeto, Je mie eift'c sono Lt·oppo scarse in numero per· dedurne leggi generali . Le particolarità dei con{r·ouLi ft·a le due pesnt<' dei ~ingoli individ ui riuscirebbero insopportabilmente noIose, pt'ocurerò di darne un sunto ne' seguenti quadri: AL ,to REGGlìllEI'\TO BEilSAGI.lERI
46 CONSIDERAZIONI STATISTICHE SULLA CLASSE DEL 485}. S t azi on arietà e di m inuzione . Diminuiti di chilog•·ammi
Stazioua•·I
Pesati
1
Bergamo Bologna. Torino Campobasso . Ferrara . Lucca. Foggia . Cosenza .
.
.
6
43
44 47 40 20 7 40 48
.
2
- - 4
13 5 4 »
3
» 7 4
4 10
289
50
5
- ----
6
1 » 3 4
»
13
2
10
9
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2
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1 1
1
1"
1
1 »
6 4 2 1 »" '1
2
18 14 7 4
20 9
- - -
TOTAJ-B.
4
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5 1 l 2 t »
1 2 7 2 t 2
3 6 3
8
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Totale elci diminuiti
3(} 23 15 H 11 5
95
Accr esciment o. Pesati
C•·cscuti di chilog•·ammi ~
l
Bergamo. Bologna . Torino. Campobasso. Ferrara . . Lucca Foggia. Cose"r,za
. . .
4{
'
40
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20
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T OTALE
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- - 7 5 7 •1:3 4 l)
5
4
3
6
4· 3 5
4
5
3 1
7
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4
9
2 2
»
9
4
2 2 5 8
1
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2
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3
6
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21
l)
2t 21
1
2 .
~
1 ~l 1 1 2" 2 2
48
6 8
289
- - - - 50 29 23 2'1 H· 7
40
dci ctesciu t.i
- - --
-
~
Totale .
9
3 16 29
-t44
Media d egli a u men ti.
Bergamo . Bologna Torino . . . Campobasso . Ferrara . Lucca . . Foggia. Cosenza .
. .
. . . . .
1a pes3 la
!l" pesata
65,905 61,580 64,'198 63,632 63,231 62,857 62,605 60,339
66,701 65,216
64:,:385
6:3,n2 63,381 62,287
6:3,080
6i ,570
l
Aumento 796 635 192 100 150
..
~-75
1,23-t
Diminuzione ))
)) ))
» ))
570
• ))
• AL
4° J\EGGllllENTO DEl\SAGLlERt
~· 7
In t utti i distretti vi è stato aumento tranne in quello di Lucca, ma i pesati eran sollanto 7 quìndi non v'è da trarre una deduzione statisLica. Quel li di Cosenza sono sensibilmente cre:>ciuti in peso, ma con tutto ciò sono ancora molto inferiori agli altri. Veniamo oTa all'ultima questione, ed alla più cardinale, quella del perimetro toracico. Non senza ragione i nosH'Ì regolamenti gli assegnano un'importama speciale nella scelta del soldato stabilendone un minimum impretcribile. Gli organi racchiusi nel torace sono cn::;l interessanti per la vita che non bisogna rinunciar·e n qualunque mezzo ci si offra per calcolarne la funzionalità. 11 perimetro toracico presenta anch'esso le sue oscillazioni nel primo anno della vita militare, ma in generale si può di"re che cresca. L'esercizio de lle braccia nel maneggio delle armi, le marcie metodiche, la vociferazione concorrono a dilatarlo. Ecco le variazioni raccolte in 387 su quali l'osservazione è stata fatta: Stazionarietà e diminuzione.
niminuiti
Misurati
Stazional"i
diccutomcl q
..---...---l 3
l-=_
Dcrga mo. Bologoa Fogg ia. Lucca Ft•rra ra Torio o .
'
. .
55 55
. .
Ca mpobas$0. Cose nza .
.
TOTA.LR
. .
53
1.0 24 60 55 75
387
~~
7
11
3
7
:3 1
1
4 9 5
3
10
5
1
'>
))
2
))
))
))
))
2
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18
9 5
3 4
11
3 2 2 1 3
10 6
35 18 13
66
7 1.2
l 55
5 6
Totale
-
- - - -
.. 48 CON SIDEflAZlONl STAT.ISTICITE SUL T.A CLASSE DEL 1854 Accrescimento. Misurati
Berg amo B ologna. F•oggi a L ucca.
·Ferrat·a . . . T orino
campobasso cosenza . . TOTALE.
-I 5 1l
:1!) ,.);)
5:3 H 'LO 1 21: 3
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· Cresciuti eli cen tim etr i ~
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4
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2 3
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7
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Medie degli aumenti. J<l
Bergamo . Bologna Foggia. . . L ucca Ferrara T orino . Campobasso. Coson1.a
Aumento
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L'aumento del perimeLro loracico è incontrastabile e sens ibile, però subisce anch'esso le sue oscillazioni; anche qui vi sono stazionarietà e diminuzioni, e eiò che più monta è che gli aumen ti vistosi avvengono in quelli che a vevano gi:ì una buona costituzi one. Dal mio regi~Lro rilevo il seguente fatto: 30 individui che avevano il perimetro toracico inferiore a.d 84 ce11L l'hanno ora superiore ad 87, vale a ùit'e che hanno avuto un disct·eto s.viluppo; ma a fianco di questi bisogna collocure come imponente antitesi ·14. gl'avemonto a.mma-
AL
4- 0 REGGIMENTO BERSAGLIERI
49
lati e poi 41 che non hanno ancora. 85 cenl. di torace e non si sa se li avranno mai. Un'altra misurazione al congedamento della classe ci dirà in che stato abbiamo preso questi 573 isc)·illi e come li restituiremo al paese. Per ora acquietiamoci alle seguenti conclusioni : ,,. Lo sviluppo in altezza è limi tato da '/2 cent. a 2 nel 4o anno di vita mil itare, ma ha poca importanza, perchè ne' diversi corpi si reclutano giovani di statura determinata e sufficiente; 2• La media dello sviluppo in peso non raggiunge quella stabilita da Quételét, gli estrewi oscillano fra una diminuzione ed un aumento di 6 chilogrammi; 3• Lo sviluppo toracico quantnnque considerevole non au torizzerebbe ad ammettere nel corpo dei bersaglieri reclute che ·non avessero almeno 85 centimeLri ' di perimetro; e nella stessa guisa che è prescritta pel bersagliere 11 no. staLUra minimwn, superiore a. quella delle altre armi a piedi, sarebbe conseguente il detet·minare un 1ninimum maggiore della periferia loractca; 4• Si dovrcb bero stabiiire studi su ~vastcl scala analoghi a queslo rnio bt·eve tentativo, allo scopo di pervenire a logiche conclusi o~i circa alle condizioni eli
1·azza ·relativamente al 1·eclt~tamento. Questo è uno degli obiettivi della statistica medica militare, e porle1·ebbe un prezioso elemento alla futu1·a geografia medica ùel nostro paese. Fin:almente si pott·ebbero da si.fTatti studi indune delle pratiche C(lnclusioni intom o al qtwntitati·vo delle t·ec lute - per le armi scelte o speciali, da esigcrsi con sictwezza eli attenerle -da quei distretti che devono, seconde l'organico militare, somministrarle ai corpi. E quel difetto di poca robustezza nei bersaglieri che a mio giudizio è rifcribile per oru a.tl'assegnamento delle Giorna/4 di m adiotna militare.
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CONSIDlWAZIONl S'fATIS'rTCUE SULLA CLASSE, ECC.
reclute, credo risulterebbe in ulti mo esc·lusivameote dipenden te dalle co lldìzioni fisich e parti colari rìfo rib ili a lle diverse origini di razz:i; e si può esser sìcm·i che quando sa i'Ù più severa Ja ::;celta nell'assegnamento ai COJ'pi, la costi tuzione organica de' bersagli eri sarlt più uniforme; ed essi per la loro vigoria, pet' la resistenza alle fa ti che o per la sveltezza de' movimenli risponderanno ampiamente a ci ò che suona il loro nome
in Italia. P ANFILO 'PANARA
Capitano rnedico.
RIViSTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
IUVISTA MEDICA E TERAPEUTICA
-llivisht lisiologh!a del biennio t S71i-7 ~ del capitano medico LorGr Mo:-.rT-ANART. (Anno 1874·). - Di un mezzo semplice, facile, pronto e sicw'o per di.stinguere nell'uoino la morte vera ctat.l'apparente. (Opuscolo) . - Fra i progressiclelltt fìsiologiadcbbonsi per ordine cronologico annovehwe i risultati delle esperienze del d.oltor Angelo Monleverdi, medieo·0. chirurgo dell'ospedale rnaggiore di Crerrlona, i Cf lì ali hanno origine da un'osservazione fatla fio_ da,l 1867 sopra un choleroso a cui venne praticata urùniezionc i~odermica di nrmnoniaca. Le esperienze da lui eseguite, e ri,.. petute diverse volte e per molti anni allo scopo di distinguere con un segno caratteristico la mode vera dall'apparente, gli diedero a riconoscere, mercè l'iniezione ammoniacale sotLoculanea, l'esist~nza di H na màcehia speciale, lanl;o n cll'agoni;tzante cb e nel cadavere, e con cnca~leci così ben clistin ti in ambo_ i casi, da,non poteesi confondere q~1ella .a corpo vivo con quella d~e si manifes ta aco1'PO mo1·to. La macchia ehe sviluppasi s nlla pelle dell'uomo agonizzante è còstan{emenl~ di color rosso-vinoso più. o meno carico, menke quella dell'uomo cadaveee nonprcscntn mai un color·e distin:to, od al più ·quello stesso della pcilespo!'ca, senza alcuna traceià di rosso-vinoso . La m~cchia eli color rosso-vinoso si produce con pròntezza e con lieve aumento della ter mogenesi nel luogo dell'iniezione, me1~tre l'altra: de1 colore di pelle sporcl!- compar e molto lempo dopo, e non indu,ce alcuna modificazione nella temperutLu•a . Il dott. Montever·di colla sua p regevole Memoria corTcdata da séi tavole oleogr·afìche, Memoria la cruale venne onorata dal Comitatonìedico cremonese con mi Ol'dine del gior no molto
.. 52
RIVI STA
lusinghiero, cerca di spiegare lu differenza di queste macchiecol mezzo della fisiologia, ed a tale uopo appoggiandosi egli alle due condizioni essenziali dell'organismo r-appresentate dD lla vita animale o dalla vila organica, quali vennel'O distinte dal celebro Bicha~, non che alle leggi fisiologiche della cit·oolazione capillaPe e doll' ussorbirnento, e susscgueuternon Le esponendo
con ordine gli esiti dei propri esperimenti fatti sul vivo sul-
/
l'agonilzante e sul cadavere, riepiloga i faUi più salienti circa l'uso dell'ammoniaca quule mr::tzo semplicissimo per ùistinguet'e lu rnorlo appare n le dalla l'cale, e passa i)oscia a diverse dcdu:zioni la cui conclusione principalepuossi sinteli:zzarc sulle seguenti parole, vale a tlire : Che l'iJJiezionc amllloniacalo ipoderrnica (con ammoninca pm·a, cioè limpida, incolora, di forte odore ammoniacale, del peso sl'ecifico di 0,92) nello stato di. morte t·eale somministra sempt·c una macchia unii'oeme senza puntegginture, senza traccia ili rosso-vinoso, tlel colot'e di pelle sporc:l:!; e che, trascorse cirJtfUe ore dopo la morte presunto, costituisce l'unico criterio s icu(·o Llella c01·tezza della mot·to, in•tu::mtoc!Jù ù la macchia proprio e cos lnnte del cadavere. Abbenchè i r·egolamenti sanitari in vigore premuniscano chiunque dal per-•icolo di essere scl>•)lto vivo, com0 per a'' ventura può esscl'e accaduto in epoche d R noi loulùnu, ciò Hulla meno se i risultuli del ùott. MonteYerdi, come vi ha luogo di creclcee, saranno confermati fla ulteriori espet·icuze, i cultori della scienza no !:i tra e l'umani tù i n ti•3ra dovranno <)ssergli t•iconosccnli per aw•r somminisleuLo un mezzo semplire, facile e pronto perdisLinguer·c nell'uomo la mot'le realcdall'apparr.mtc. Jn.sensil1ilità ottenuta coll'iniezione !lCt cLomlio nette vene (l). - Con una set'ie eli espct'ienzc fàlte sopr·n divet·si uniti! l'tli il signor dott. Ot'~, chit•ut·go di Bot·deaux, ha dimo$lrato che: coll'ioie:.::ione eli cloralio enLt·o le vene nllu dnse di 2, :1, '~, 5 lìno a 6 grammi, secondo l'animale, si oLLiene unfl complcLa inscmsibilitc'i, la quale varia du una a ciwtne ore, senza chola rc.->pirazione si ultel'i puuLo. Da •1uesle P.sperienze ne dedusse clte il cloralio inieLLfiLO nelle vene cos tituisce il più possènte anesteticochofinora si conosc..1, supet'iorc anche al cloroformio, inquanlocllè l'insensibilità è più durutnru c completo, c non dutermin~\ alcun renome.no peric.oloso eli asfìssia.
( l) L'année soientifique, pat· LO UJS FlOUlEll, 18i1.
DJ GIORNALI ITA!JlA l'\l ED ESTE RI
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11 rlott. Ori• applicò questo suo metodo in tlll indivicluo affollo da lclano ti'aumntico, inicll.ando pr·r tre giorni, in divei•se vene, l{J dose eli 28 gJ•ammi di cloralio, !) grammi c qualche centigrnmmo ]Wl' giorno, mu jn due volle, alla di8tanza di pochi minuti, ed oltenne in rrucslo modo una guarigione completa. \ II'Actul/mie dcs scicnccs (15 jum 18ìi il dott. Bouillnud hu riferito un caso di PspoJ•lazi.oJlc di canCI'O in cui gli opCl'Ulori Oenefl'e c V an \Yctlcl' di Gand si servirono felicamenteùcl mPiodo rleiJn·ofessore Oré. Dn que~Li fatti se si )JUò condudeJ·e che l'iniezione' del cloralio nelle vene Ria già enlJ'alaa f:u· pa1·tc cl<'l patrimonio della chit•urgia come mezzo di aneRLeRin, tuttavia crediamo che il numero eli rssi sia ancot'l\ troppo ('siguo pe•· pote•· gm·antir•c un'immunità assoluta dalle conseguenze pericolose d<'lleferite d t• i vasi w-n osi. Esper·ien:e Jìsiologiche sulla lra.~(usione srtngiLi(Jna (i). Nel mese di g;ugno dPI J87i. il doll. L. Pon7.n, clireltm·c del frcnocomio eli ,\ lessanclria, eseguì due esperimrnti ili lrn~fusiono del sangae in due agnelli,<' dissanguandone da primn uno fino alla sincope, per- pt•aLicaPgli pose i a la trasfusione co11 sangue a•lerioso •Lcll'altro agnello, constalo che appena l'o111la sanguigna potè giunger~ ul cuor·c della vittima, to::;lo :-~i riebbe se.mm con ~el:> u~n:ta di sot·Lo. lnlUl secondo tempo raceolse, in tlll t•ecipiP n L<' appo:,;ilo, snngu'! a••tc1;io~o pr•· lo spazio di 30 minuti se"oncli, cJ esaminatone il suo peso \'enne riconosciuto in qnnntilà di 78 grammi . Dopo q ueJo>li espe1•i n t CIl li alla pl'C'f-l"nza d i eli verse nolahiliLù mrilirho, applicù la h·ac;fu~ionp sopt•a duclipNnaniaci c sopt~a un ullenato pl'llngr•oso atlitlati alle sw• cure, ctl a quanto sembt•n conrisulLaLi piuttof-llo JusingiJieJ·i. Senza punto cnlt·m·c nel meritn dt>llu tJ•nslusionc snnguignn COme ffiClOdO le!'apeuliCO tli l<\IUllf' fm•me eli Alienazione IDI'II• tale>, accennerò come JH'im•\ o.s:<ai dr l doLI. Ponza esp'l'imcnli ~onsimili venissero 1waticnli da ''u1·i lisiologid it.aliani, e como 11 pt•ofessOJ•e Albini fos,;c il primo in ~apoli n pralictn··~ la trasfusione dit'<\Lta del 8ungue ut·lct·io:,;o p3cot•iuo in unn gio·,ino PUC'l'pera (•slenunla a mot·to in srguilo a p1·ofusa mcli'OI'ragin, c comequp~Lo sistema di CUI\.l YCnis~c esp(wilo anchP in diver:o:i mnnicomi d'ltaliu contt·o partic-ohwi infPI'milù ps.ichiclte; falli
(l) Memoria del dott. G. L. J'Ol!ZA. -
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Ale$Saudrin, 1874.
.. RI VISTA
d'ullronde ublJO.sLanza corJOSciuti G dicl• ia l'a ti dallo !:;[esso dotlot· Ponza, e clw(l'allea par La non g li Lolgono il meri lo doll'iniziaUva della trasfusione nello slabilimenlo ua l uidirt~Lto . Circolazione linfatica della coroide e clelia retina {1) . - Il doLL. Morauo, meecè pazienti investigazioni falle fln dall'nruw 187·4, s copri. n ella coroide dei minuti cu11alelti linl'ulici comunicun ti cogli spazi perisclcr·oLicali, é constatò a l tres\ lu presenza di piccole apct·lure (storni o slomala) rl<'!lla parlo pigUlentata della relina (epitelio coroiLlcale), eguali a r1uelle scoperte e desrri tte dal Hccklingauscu nellemotnbt·mlc s ierose. Co nta g lo btoli di :Vl alassez (2) . - A llo scopo di pr ocedere alla numet•azioue dei globuli ùel sangue i l dotL. :Vlalassez La inventato un nuovo islrumenlo di maggior perfezione <lei globulitnetri di \Virrhor clt, del 1\[entcgazzu e di oltt'i cHpcriÌuentntcn·i , il qualo ~-; i comporw di due pa1·ti , do l melayr:nu· del P ontoin, c he servG a fJl·eparar e uuu Jnjscel a ti lolàtu ed 01nogenea di sauguc e siet'O naturale où ùl'lilìcia!e, c di un capillare artinciale di cristallo, d'invenzione del Malassez, schiacciato e dis posto in rno(lo da essm·o osservato nl mier oscorio, onde couLm·e col mezw di un vetro g1·aduaLo (mic1·om otro) i g lr>lmli com-
presi in unfl lunghezza il cui volurnc t• nntecedenLemente conosciuto. Ollre alle vol'ic esperienze nsiologichc istituito con codesto sLt'tHnonto, Vfmne1·o già fa lle di v erse o [lpl i!~at: ~on i, e ft:n le altt•o u m1 dì cm·! a impor tuB7.fl clul flo LL. \ Vil boucherwi Lc.lt di Mosca, membro COl'l'ispondente d• Ila società lHlalomica di Parigi, per cleteeminat'e l'influenza Mi mercurio li sulluriccllezza ùei globuli Wl!:5Si e bianchi del sangut> (:~),coi qunllrisnltati si possono riassumf~t·e le pl'OJH)!:ii;.:ioni l'ngucnli:
t• che il mr·J'Cul'io produ~.:eimpoveJ ·i mentodcll urnassa globulare del sangue; ~· che couLinuando l'amministrazione del mc[·curio, e sempra nel le s l.e~;!:5e dos i, fipoglohn lin ù rn·ogr e::<siva; 3• che AumPn ta ndo ltì dt>Sc del nH•r·c:mio l'ipo~ l u buliu numenlu in propot·zione mHggiort~ ùellt1 qwmtitù sonnninistr·alu, il che sembL·a comprovar<' che il mcrem•io si accmnula nell'orgurlismo;
(l) Lyntpltatic.~ ot t11e chOI'Oid an.a 1·etina. - Tlte l.anc;ct, 10 .iuly. 1875. (2) Jh-çhli:es dc i>Ttysioi<J(Iie, 1871. (;)) De !'lnflt<inwc des :;Jr<!pa>·atlcm.s mercw·ltlles su•· la •·tc/t(:sse clu sang et~ glo/l~des rot~ges et en glolndes blan ch es. - M·chh:es cle l 'I•?J:siologie, 1&7 t •
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DI CIORN.ILI 1TALIA-r\l ED I!ST.ERI
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i-• finalmenlr~ che cessando Ja somminis~razione ~Ici mel'-
•
J
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cm'iali cessa nllrosl J'ipoglohulia. (.\uno l8i~1). -Sull'alternarsi del campo della visione (l)Il dolt. .Mosso. allo scopo di s tudiare l'azione fisìologÌ<'n eli alcuni t·imedi stl]H'a il cit·colo, mentre osset•vava il movimçnto ùel Slmgue enLI'o i vasi eetinici, unieo puuto nell'oJ·gnuismo umano in cui possa rilcvut'si la circolazione, potè cow-;t.utarc cbe ullorquando si copra un occhio, f' coll'altro, senza punto fls.:ure si guardi uua superficie unirorm ·mente colorala, come il ciclo, una nube 011 una parll3 imbiuncnln qualsiasi, oss~t'Y:~si di quando in qunndo l'oscu1·at·si del Ct\ 111!)0 visivo, e c.: lto cp tesLo oscuramento, di cui già trovasi una rnpidu menzione in Ilering-, è spc•sso di colo1• giallo verdognolo, lalont azzut'ro e !>po!:i:;O ùi un colore inclislinlo, e si manifesta ad inkl'\·alli ùi tempo costanti, cioè da :1 n 12 volte per mtnulo, pet· cui egli ammi:>e che fisiologicamente esista un ullcrnarsi ll.·l rampo dclh1 visione . Sull'a;;ione della bile ed i alcuni .suoi COluponenli nei pcp fon i. (Opuscolo Jac. Molescholl, 18ì.?). - Il pt·or. :\1 olc""'cholt, CCln sugo gastrico m·Lificialc di viLello, con bile ùovina toltu tlulla cisti l'ellea, con acqua cd 1 '/.dì aciuo clOI·ic.lt·ico dell11 d en~ i tù '1,17, lta faUo divcw;;ie<::periment.i so~wu::;o luzionidi a lbumina ~li uova ora colle ed 01''' cru le, e• llta conl'et•tnato nou !:-O l<) i t•i::;ulltlli dd Bernard cit·ca 1•1 pt•ecipilar"i ùella ~oluzione di cot•pi albumiuosi nel sugo f!tl::;trico eoll'agginnzionc di un po' tli bil 'i c <ruellt del Ki.Uuto intorno all'idi::;cioglinwnto di dello pt'ccipilalo morcù l'eccedc>JtZt1 di bile; mn ha ttllt'l'~Ì <'Onstalalo che con se1nplice bile ct·btullizzala, o;;sia con soluzioue aC'JllO!"U di glicolati c laurocolati ::~pt·ovvcduta afiulto di muco, si ottengono i mN.lcsìmi l'Ì!:;tdl.t\li, c ciò poi cito scmbl'll ignorarsi, 0ssc t·c has lanle un eccC!-'l!O l'clati vameutJ picc.:olo di bile per I·idi~rioglicl'e il pl'ecipitalo Ja p1·i ma foru1atof'i. "Nellt1 sua dolla :\lemor-ia il pror. :\In!C'~cholt dopo ln'Cl' pl"Csrnlalo diversi qnadri dimo:slru.Livi I'Plnli,·i illla d,•nsilù dtlltl soluzione dei popLoiJi, alla clcli::;it~' <l nlln !Jilc adopCJ·ntn, ed t\lla J·ou:t.ione del miscuglio ùi nssi, c1l a \"lll' i ttl ll"i pal"licolnl'i t•ifot·ibìli nIle proprie r!:--pt>l'ienzr, ncccuna utl ullt•e l'icet·ellc l'alle con pr~ploni di allt·a ot·igine t!u i cui I'isultali cutnplt"ssi yj ll'él" di \"ct·se condusioni le ([lwli si possono conct·dnre nei scgu(•nli lct'-
mini, vale a di l'c:
----(l) Gtor-nall' della R. Accademia tlf medictna al To?•!no. - Febbraio, 1875.
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RIVISTA
t• che Lanlo la bile mpcosa di diversi animali, che la bilo priYa di muco, e quella crist.allizzaLa(glicQiati e taurocolaLi) producono un p1·ecipitato nelle solu:.~ion i peptoniche, il quale viene s ciolto con eccesso di bile lanlo u temperatur a ordirHu'ia ( 15) clte alla temperatura di :38 ~dO' , con l'avvertenza però che con la bile cristallizzznta so ne richiede una maggiore quanLilù; 2• che la l>ilo munita delle sostanze coloranti è più attiva per iscioglicro il precipitato della hile scolorata; 3° che la bile, sia con muco che senza, è pilì alli,·a a reazione alcalina che è quando è neull'a; quella senza però ha più attività allo s lalo neutro che acido. 4·0 che il precipitato r id isciolto con eccessa. di bile suol essere n enll'o, ma r.be p uò essero oz ianclio alcalino, senza ehe sia esclusa la possibili Là della eeazione acida . La pupilla come estesiometro ( l) - Col mezzo di irritazioni portate sopra diverse pa1·ti di alcuni animali curariaali, il dottore Foà ed il prof. Sciff oltcimero a luce eguale e nou molto intensa un'ampia dilfllazione della pupilla la quale producevasi anche per eccil.uzion.i debolissimo c non dolorose. Qui! le risul.tu lo delle propt'ie esperienze arnrniseJ•o poi che la ùilatutione della pupilltl conisponde sempre afl una vera sensazione cerebrale; e cL.e percio occorre che le vie cile conducono al centro nen-oso sieno integre, imporocchè è pel centro che devono passare le eccitazion i prima di produ1·rc dilatazione pupilla t'C. Ciò elle è sin~olm·e inoiLL'e si ò che il cervello ritenuto cla lutti ' come insensiiJi l.o, J1a man ifesla~o un c<wto grado di sensi bi l iià con una debole irr·Hazione nella s nper fì cie dei qualLro quinti antHrioJ'i o l'frondo maPca la tlilalazion e dellt) p upilla. Codesi,i ri sultuti possono avere n n a notevole imporl.an?.a c linica pel' stabilit'(' il gt•atlo di sensibilità lattica. e <lolot'ifera in 1aluni inJc!'rui di olienazioue mnnlAle, od il dott. Foà aggiugnc che nei ca~i di lipcmania stupida si poli'ebbe avere n ell'escursione pupillarc un indice eslesiOloCtJ·o nbhastanza sicuPo . RarnU!ca:;ioni ccl anastomosi rlelle Jiùre rnu.scolctri in alcuni animali (2) - li clolt. Abba le assisten te al Gabinetto eli fis iologia cleli'UJ iivct' sità di Palertno du alcuni s tudi miCI'O(l) Ricerclle spe>imentali, del dott. l;'o,l. e Sc•~·P. - .Rivista eli t:renfatria c ?net:licl11a legale, 1° e 20 fascico!o. - Reggio-Emilia, !Si5. (2) Rice>·che neLle ,•amtf!caziont ea anastorno<i delle tlln·e museo/art dell'occh1o 11~ alo!,l.nl ma.mml( e;·i c nulla ta.•·taruga m arina. -
(opuscolo) 1875.
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Palermo
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57 ncopici istiLuiLl sopr·a i muscoli dell'occhio in alcuni mammiferi DI GIOilì'\ALI ITALL\l\I E D ESTERI
e néllo t:ar~arugho m aPine, potò s tabilire cl te la .bifol'Cuzione e l'anastomosi delle fibre muscolari non ò fatto esclusivo alle fibre del cuore, ma che pel contrario si estende anche a quelle dei muscoli dell'occltio. . Illavor·o del do l t Al)bate, fJ'U t.to di espcr·ionze coscienziose, non pr·esenta pc1·6 molte no·vi tà, giacchè prima eli lui fu!'ono .trovate fibre muscohwi biforcaLe nella lingua delle rane dal Kolliker e dal Billltrot in qu!'lla dell'uomo e pel'Cltè allresì appena consta tate lo anasLomosi nelle liLre muscolari cat•diache, cotanl.o necessaeie pella complicata funzione del conlro cir·colatOI'io, furono !lirei quasi intuitamenle int1·aveduto in altri muscoli ùa va t i e distinti mict·ografi. EsperienzejisiolO{f i che sull'a<-ione dC'll' rt{IOiìtOI:/Ina {Dott.DuJardin Beaumetz) {t) - L'11pornodina la quale non è che moe-
Jìrla disidratata, che ha cioè perduto l'e1p.liv11.lented'acrlua, ò una polvere bianca facilmente der>omponihile c poco solubile la eu i azione venne espct·iment..'lla dnl ùolL. Dujai'tlin solto la forma di cloridrato d'apomorfìna, polvere grigiastra, pure poco solubile cd alLel'abi l i ssima. Dai risultati oLtentcti anche sopea diveJ•si infermi il dott. Dujat·din lrassele seguenti conclusioni.·- Il cloridrato d'apomor:fina i11lroùotto i podel'rnÌcamenle alla dose tli 5 a 10 milligrummi è un vomitivo t•npido la cui azione non sc~mhca di miuuil·e colfuso, c nemmeno pt·ovoe<RI'C in·itazioni nl tubo digestivo n è variazioni nella te1·mogenrsi. L'Azione lo:;~ica {nausee, vomilo, pallot·e, sincope) s i potrà cYita1·e p .n•cl1<:: s·avvcrta di non fare l'iniezione sotlo<.:ulanea eutJ·o una venn. " Considerando la poco sol ubilitù e la faeile aUernziono della <('morfìna, noncltò lu sua n:tioue emeLica, prop1~ietà d i cui " sono forniti tutti i farmachi, senza presentare il pericolo di q uri avvelenamento, si pott·ebbechiederc, sorà P,.gli conveniente « preferire l'amorfìna agli altri emetici per quanto ad ossi su-. « peri ore?, Noi noi CI'edimno, tuttavia altendeJ•emo l'esito di nuove e<l ullerior·i rieerche. , Per essere pee6 più precisi dobbiamo ril'criJ'e che r apomor~na Jta più dei s0mplici enPLici lù pt'Oprietl\ di proclul't'e dopo Il vomito una sonnolenza p l'o fonda, fatto i l rp1t1le venne constatato non solo dal Dujardin, ma venne allrcsì confe1·maLo dàlle
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(l) A1ma!i u1·tiver$a~t àt medicina CJ cltin;,rgta..
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RIVISTA
espet'ienze isti~uitc nella clinica del prol'ossor·o Wunderlich, che p:.wò, a nosteo avviso, non valgono a tlistl·ugger·o l'infedel ~à od i pm·icol i <li questo nuovo furmaco e le cctUsidet·azio n i fa t le in proposito. · Pletismourafo del dott. Mosso (l) - Il ploLismografo inventulo dal dott. Mosso, è un i strumento il cpwlc ha pet' i scopo di scri\'et·e i movimenti dci vasi sanguigni perifel'ici nell'uomo, e mercò ùi esso s i può delerrninure il Hllore assoluto delle variazioni che pt·escnla la r1uaulilà di sangue éonlenuta nelle cs tr·cmità del r.orpo. Colla sua app!i('azione l'im·entor·o ha potuto dimosL1'11l'C che tutte le ttTitazioni od emozioni dell'animo, per quanto Jeggie1•e, vengono accornpLìgnate nellol'o principio da una conLrazioae dei vasi, e che l'amtuinislrazionc degli alcoolici, del cloJ•oformio, del clot•alio, dell'etCt'e e della morfina, anell o a dose medicinale, produce all'opposto una ùilatuàone <lei vasi.
Sai movimenti iclrau!.ici dell'iride e Sttll'azione dei mez.;i e/te se1·cono a dilatare ed et t·estl'ingeT·e la papitla (2).- Con una et•ucliL<t Memor·ia letta nlln R. Accademia di medicina di Tol'ino il dott. .Mosso, passtìndo in rassegnu la teoria meccanica dei movimenti dell'iride proclamata fino dal Baller e colla qu<' le ammettesi che i movimenti della pupilla dipendono dalla dilatazione e dal rcslringirnento dci vasi e non ùa fibre proprie delriridr, o l'altra del \Veher, lenriadominante c <'he nt!.J·ibuisce i moti dell'il'iùe a d ne mu~coli antagonisti (fihl'C l'<.)ggiate c fib t•c circolnt'i), e d{)pO avec <lichial'alo clte nello stato attuDle della Jisiologia nor1 puos~'<i o.ccettarr~, come leggo esdusiva, nè l'ttna Hè l'ultra Ì[JO!,esi, assai chiaramente egli s i estende nell'enunciare i r isulta li da esso ottenu li nello ricet•che fnLtc su lmecc:arùsmo dei movimenti dell'iride; e peeò pet· climo:<tral'e quanto di ver·o vi avesse nella te;oria Halle1·iuna, accenna come il Bernal'd, tagliando i noni che si t·itie ne clisLJ'ibuiscansi nei muscoli clell'il'ide, non abbia poLuLo impoLliro in modo Assolnto i movimenti di essa. Con una serie di esperienze sulla cit·colazione artifìciule Jtegli or·gani sepnl'ali dal cOl'po il pl'elodato fisiologo, mescolando ul sang·uc di versi medicumeuli, ha conslalflto che alcuni restringono i vasi cd altri li di.Jalano e che cruei medicarne Hli (l) Ph/la.aetJ1a medtcal Timcs. - ~o february, 1875. (2) Gi()t·nalc della R. Accaacmla. tlt m-edtc;tna t!! Torino. - 30 novembre 1875.
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DI GIOllNALI lTALL\Nl ED ESTE!II
che restringono i vasi dilalano ln pupilla, mentre r;el contr·ario
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quei che ranno rilassat'e le pardi vascolari la restringono. Jniettando in seguito dei liquidi c spenta l'eccitabilità dei tessuti egli ha potuto oltenel'e d<• i movimenti dell'iride, e pet• assicnrùt'si meglio eli codesto fallo hn coslt'Uito con piccoli tubi ell\stici (imitando Ja disposizione dei vasi) un'iride ar tificiale, o col mezzo di. .iniezioni potè riconoscCt'e che nell'istante iu cui i va;;i. si distenaono la pupilla si t•esll'inge, e si alltu·ga iuvccc alloPcltò i vasi siansi svuotati. (l) Con alll'e esperienze i~1lle sui con igli od appoggiate r.ln osset•vazioni del Bornard, (!Al Don<lrp:; o dd Salkowschi lw !·ilevalo che col taglio del gean simpatico (per cui si dilatano i vu::;i del corpo) si ollieuc lo st1·ingiuwnto della vupilla, mentee che coll'irr-itazione elcltt·ica del med~siruo ~i allarga, fpnomeni i quali coincidono appunto coll'allm•gaesi e r<'slringet·si dt>i VI\~ i it·idei, che come ·yien dimostenlo dalla microscopia son forni ti in copia di film:; muscolati e d i pure li d'uno spessore supcl'iOt'O o.l calibt'o loro. Il dott. Mosso oHt·eciò dopo essersi appogginto a dive l's i ratLi, tJLLOJi la dilatazione della puj'>illu cd il pallor e del volto ncUo forti emozioni dell'animo, al la .liluln;dono put·e della pupilla ttL~i casi di asfiss ia e rruatlllo si un~stuno i movimenti d.el cuore, enuncia una seeic di successivi cspt>T'imenli !atti sull 'infiammazione dell'iride dci conigli, da cni t•i:-;uiLa che una for·tc doso di atropin<l mentre dilatava la pupilla daYu a divedet'e che i vasi mal'calamcnte impallidivuuo, c perfino C[uelli ove csi!:tcvano sinechie. Come esempio più acconcio poi ad appoggiare questa tcol'iu idraulica dei movi111011li dell'il'idc, ind ica la flogosi dell'it'iùc nelln C[uale appunto osscrvasi unu gr·nnde dilatazione dei vasi ed una notevole miosi. N~~lle. t'icerclte da ùsso fnLle sullA nnlma del sonno e s ull'nzionc degli anestetici, in cui vi 1~<1 Lln mM'CaLo restl'ingimenlo dt>lla pupilla, h.a in appresso rotulo t'iconoscere che i vasi Lnnlo dell'it'iclc qua n lo della perifel'ia del coPpo si l l'o vano allo stt\ lo ditlilatuziono, fenomeuoclae Ye11nr co nlcnr:ato anche mediante l'applica?:ione del plcli:Otnog-t·t1l'o. La cnt!tàna, l'oppio, la nicolinu, il cm·aro e tutti i nal'cotici (l) Questo schema di il'i<lc fvrruato di crooutchouc, venne dal dott. Mosso presenta[o al la Societ:\ tisiolo~icn di l.ipsia, ed ot·a fa parte degli o.ppa recclti dimostrativi ùcll ' lstil,ulo fisiologico lli quulla citta.
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colla loro azione special~ sui vasi) verrebbero in appoggio di queste te01·ie; olti'echèilMosso aggiungerebbe allri t'atti i quali dimostrano in modo dieetto il meccanismo dei vasi ·dell'il'ide, e così l'esperimento del \V.eber che facendo una puntur•a nella cornea in guisa da f'ar sorLire l'umor acr1ueo) la pupìlla si restt·inge per dilatazione improvvisa dei vasi, in seguito a scemata pressione enrloculat·e. Condizione mecc.anica la quale -ve n no confennala dalle esperienze del Buclge, esportando la cornea dopo f\'1'01' tagliati J'oculo-motore, il tl'igem.ino ed· il si m- · pat.ico isoltrtarnente o tutti t\ssieme. Un'esperionza inversa 'viene a dimostrare che elevando la compressione si produce uno svuotamento dei vasi iridei e quindi la midr ias i, il che si p tlò ot.tenere irtiett.ando con una sirlnga del Pnwaz dell'aequa in un ocehio di un animale vivo od estirpato di fresco. Da tuUi coclcsti fatti il do~t. Mosso conclude cb.e l'iride in generale c~ uno specchio l'Bdele dello sta lo dei vasi e che la pupilla si restringe o si dilata mecc:=micamente a norma del rilassamento o del1a conlrazione delle pareti vascolari cl<~i capillari propri dell'iride. Se questa ~eol'ia) la quale in oggi è o. neh c sostenuta dal Grunkagen c da Surminshy, venét confermata da altt'i fa~ti.., potrà sostenersi che l'Haller, senza aver conoscenza della stl'uttul:'a intima dci vasi ,dell'ir ide, ru il primo ad int<wpretare per pm·a intuizione il vero meccanismo dei rnovimenti clell'iride. t::aso di altn lcnlJICJ';thu·a nella febbre a·enmnt.i<~a tratlafa coH'idt·oter:tJlin, di T . CAR.LETOK RAlLTON (The Lancet;
4 dicembre 187fl). - Una donna di servizio, Elena G·., di venti anni) dopo e.sscrsi lw uon lata per d uc giomi eli un certo m~ùes sct•e e eli dolori all'al'ticolazione della mano destra, sl rneL(eva n letto il2Ggiugno 1814· con tutti i s intomi d.i una febbre reu- . malicfL Il polso era a 100, pieno e tcnLo, ambidue i pugni la dole vano ed erano leggeemente gonfi, aveva copiosi suçlori con il soli lo odore ar-re. ll solo tratlamento adottato in'questo staclio ru nna mistura d.i oppio per· lenire il dolore, e clell'ovalta che si pose sopl'a il pos lo dolente. H 26 g iugno eJ'ano accresciuti i dolori nelle al'ticolazioni della mano, e se ne e r ano aggiunti altr-i al g in occLio e al dot·so . La tcmpel't)Luca misurata alle 10 ant. .et·a· di :3s•,s cer1tig. In seguito all'ascolLazione del petto fu ossenato un sofiìo dolce in cot'rispond(mza delle valvole mi Lrali; fu quindi applicata una
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DI GIORNALi ITALIANI ED ESTE!tl
carta sena,pata .(li Higollot sulla regiot~e cardiaca, seguìta cla applicazione di. cataplasmi dì farina di lino. 28 giugno. Il dolore nelle articolazioni, sebbene diminuito nella mano, è cresciuto da11ertut.to; sono UJl po' gonfi tutti.due i ginocchi e il collo del piede. Dal28 giltgno fu ripreso)'uso delle car;te senapate, ripetute tlno a che l'an:nnalata non poteva pi~1 sopportar-le. · 29 giugno. L'ammalata essEmdosi seduta sul letto svenne. Il polso sempre a '100, ma lento e cornp1'imibile. Fu o:rdiilata una infusione l).>esca di digitale, e .contemporaneamente quantità fisse di cibi stimol1:1nti, a brevi inlervall i. 30 giugno. Continua la debolezza; gli altri sin tomi r estano gli s'tessi . 1• luglio. I soliti sintomi. Temperatura alle 7 pom . eli 39•,4 cent. Nella notte comparve un primo grado di vaneggiament0. Si applicarono ripetutamentc~ alla testa panui ft'eddi. 2lug!io. Il vaneggiamento continua. Ghiacci.o snll<'l testa. · 3 htglio. Il v~rneggiamento si mutò in forte delido; la carotide batte con forza. La tcmperallll'a"alle 4, 30 pom. è eU 40• 9, c.; per la prima \rolta si ricorse aà in vo!gimenti umidi. Fu immerso nell'acqua agghiacc;ial11t1nlenzuolo e posciaspremuto; si avvolse in ~sso ramùlçJala eta capo a piedi e ve la si tenne per lo spazio di mezz'ora; in seguito a ciò i l te emometro segnò un abbassamento di temper·atura u4o•, c. e Ja rag·; nza in luogo di e~sere esaustl;l da questo metodo, parve ne rit.raesse vantaggio notevole, tanto cbe si addoementò pr·ofonclarnente; il polso, benchè ancora a 100, era piLl fermo. Alle 1:l della s tessa sera questi buoni effetti éranu scomparsi, conLimmndo per·ò la temperaLuva a 40•. Come la pPi ma volta, anche la seconda fu applicato il1~nzuolo umido còl risultato di una lempet·atura discendente a 38•,8 e una notte ab bastanza tran<'1uilla. 4 lug lio. Alle H ant. la temperatura si BI'a alzata a 40,2 e l'ammalata ricominciò a vaneggial'e. Dopo essere slala un.'çlll.ramezz'ora avvoll.:t nel lenwolo umido la temperatura era discesa a 38•,7; il polso a '100, la respirazione 2B . .:-ÙlB H pomeridiane io fui chiamato di fretta . La r-agazza pareva morente · e quasi fuor·i di sè; il polsò l'apido e debole; la lempel'a.Lm'a a 40•,1. La .Prostrazione generale era tale che non osai 1;.1de abbandonare il letto pee inettcrla a giacere sullettuccio, ove e1'a stato steso un ]enzuo1o tunido; perciò mi limitai a in volgere int~t'rl.o a lei una larga tovaglia, già immeL'Sa nell'o.cqna o gf!;lliaccrata.e poi spremuta, cercando però di dislurharla il menopos-
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UIVIS'tA
sibile. Vemlct•o somministra~i fr•nLtanLo slimolanl.i e brodo di rnnnzo. Dopo 5 minuti si cambi{) la tovaglia con un'u iLr·a hagtlutu di fr·esco, dopo uiLI'i cinr[uC se ne. applicò una lel'za. Pet• siJfullo m odo si oltenn e una dil11 inuzione nella lnlllperatut·a cho discese a 30•,6 co11 polso l•Ìt'l fermo e più lenLo.
n luglio..\.Ile ore :2 ML. -vemto l'innovalt\ r"applicazione delle Lovag·Jie como nel gim·no pl'·'lC<'dente, alla pa.·te anlel'iore del cor•po; l a ll'tnperaLura s i riJnsso u :38°,8. Alle 4 ani.. s i ripetè l'operazione ma sétrzu osservazioni J·ignat•do lilla Lempcraturl:l, inrli si spt·uzzò suli'inlt.'l'O cOt]lO dcll'ammalatà aC•fua ghiacc ia la, ad in tcr• valli 1li un 'ot·n, fino a Ile H an l., e con (fUCSlo mezzo h:\ temper a tu l'a s i m an iorm e a 38",R. n polso('l02) si mostrò mol·to
pit'• l•·anquilln e la G. uppaeYe più calmar presente n se stessa, di 'ruanto lo fosse nei t'ÌIIf[UO giot•ni trascoL·si. Si cessò l'appJiCì.ìzione del gh iaccio o.l lo lesla . Le sp•·uzzature d'acqua furono l'innnvate por un quul'Lo d'Ol'll, solo Rlle 7 pom. ed alle H, 4-f) pom. ,. ora iu cui la b~mpcratm·A era di as•,5. () luglio. Alle ore 9 ant la ragazza, quantun({ue l:'Offrisse ancor mollo Ju alcunr nrlìcolaziòni1 JX.H'Vt~ pcel'ettamen Le calmA, essendo S\'811 i la quel la no tevol ~ depr essione dei pt·irn i gior-JJi. 11 suo polso C l'il a H2, la lempeJ•nlUJ·a a :J8•. Ua que::;tn datu es:;a si aYYiò gt·adutanrenle, ma, con lentezza v<'wso una r,•JAJiva g uarig-ione con \1M1 l'ocidiva sol a c leggei'U clclle affezinniJcJlc rwli1~nlaz ion i. l l per-iodorlclla convalescenza vPnne naluJ•nlmenlc pmlungalo dal \'izio Yah·olare. Oggi la G. gode ahlnl~lanza;:a\ule pC!' adempi~•·c ni doveri del suo stato. JrHJuesLo lJJ•e ve eendicontod i un caso che pm· m o fu ji nter'•}::isunLissìrno, omisi o. hella posta molle pm·Ucolar ilù, pct·chè non r jgunrclaYtì OO dircllamente l'ur·gomenlo su cui in le si r.idliamore l'att•Juzione dei colleghi. f~ 1widcuLo che l'opplicaziono tlcl l'ecddo in ccrli easi, nei q uul i la tempcl'atura cl c l snn gue si eleYa solo n Lal grado ùa melli.'J'0 in pericoJn l'azione del cuol'O nrinaccian•lolo eli ptli'Ali;;i, è' un metodo giustificato come in ogni altra wnlaltiu, onchc nella lebbre t'Cumaticn. ' Su ll'eziolo~ia e t<' rapi a d~l reumnli!11mo, del tloLt. FHAN'CESCO HELLER in Vienna. ( Wiener medizinische
Presse, 21
11ovcmb:·e 187:'\) . - Srùla na tu ra e l'eziologia del r eumatismo, ilr rOI'tl abbastanza oscure, non i::Ì fanno che conlinuc~ ipotes i, le quali non menano a nulla di positivo. Lu chimica r l'anai,omio. palo logica offrono pochissimi aiuti per s coprire la vcta natura del r e uma.
DI CIOHNALl JTALIANI ED ESTimi
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Il rofl'l·eddau1enLo ne è bensì riguat·duto come la cnusu più fpequenle;ma p1~1·chè a!'<SO produca Lale afie:tiOilè, s i riconosce sempr,.. nece'>B~>ria una certa preùisposizione nell'individuo. Da 111olti anni dedicai la mia particolare atten:tiouc a l'{uesla fornu1 di mal aLLi a, od obbi n convlncot•mì che un luugocJis LLtt'bo della digf'slione e dell'assimilazione, c, come conseguem~a ùi questo, una nutrizione deficiente, un 'imperfetta sanguificazione, e qui11di nn't1Horata innervn~ione, pt•oùispongono a coutt·urre il reuma. Osser,·ai infulti che gli individui colli da t•euma sono, l)er la mt~ggior pnrte, deboli, mancanti di nutl'iziouc, e powwi di sangue; ov,·oJ•o tali, che P" l' twel' monato una \ila dissipata, o troppo lulJorlosa, ::fiudeboli!'ono nella costiLuzione, rimauondo loro m1a morbosa inncrvazione. Qup,.L'alterazionc dell'azione nel'\'O::<a puu cssct• prodolla o dall\'.criLarocnLo climlLo dei ucl'vi pet·il'erioi, r.ome,pcr ese111pio, pet' rm•t·cnte d'a1·ia, o pm· j:frundi sforzi musrol<wi; o,·vet•o dalreccilmnento indit·PllO ùegh stessi 111'1'\"Ì, quale riflesso di quello ùei cBntri nei'\'Osi. E quinùi s piegahili~simo c:ho la disposi;,ione alrouJ •1a aumcnli ucgli i11<liviùui deboli, pal'licolaPmenlo per l'eccilmncnto dei centri net·,·osi. Da ciò si può conchiuùet•c (;hc la fucolt.a a contrarre questa malattia sia mAggi.we negli mmi dt>lla pubertù, e cessi coll'età nella quale sromparisce l'cccilamenlo se~suale gener·alot·c. P nostro prindpulc- còmpilo per ('OmballE>re ilroumali"mo consiste: 1• nel ben•' t\pp1·c•zznre e c1uinùi r irnuo\'CI'C i disturbi della digestione; 2•1wl calmm•e reccilurnonto nervoso pee t•h.;tahiliro l'nzionc nm•male dei ncl'Vi, e, s opralu LLo, uel l'imuovcre i dolori cosi mole::<li. I mezzi per raggiungere il primo in lento sono facili e noLi a tutti. Non così pcl second o. llifatti , pero ca lmfl rr~ t'cccitllflll\nto nervoso e pe(• rimuovet•e i dolori vcunet·o consig-liali molli t'imedi, i più disparati fra lot·o, i quali tulti riescono inofllcuci nella pratica. Sono quindi felice rli polct'llO suggPt'it'e uno, che sperimentai come vct·o specifico contl'o i dolo l'i I'I'Umalici, che li fa cessare sempre sicurumeule, o cou !"m·preutlcutc solleciludine. Quc~to è l'amu\oniaca caul"tica. Alcuni anni sono fui colto io stcRso da un lot·to t·eum atismo muRcolaee o.llu spalla dr.sll·a. A vend o poca fiù uda nei solili m ezzi unlircmmalici, e ct·edenùo che, rome nell'at•tl'ite, vi fo,-sP. anche nel reumulismo, e •Juale causa cJi questo, una diatesi di m·ina acido., mi risolsi di prcn-
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clere una goccia di ammoniaca caustica. Fui indolto a ciò, sia per· la r elazione che esiste tra l'urina acida e l'ammoniaca, sia dati a considerazione elle questa volaLizzanclos.i pron~amcmte, . e· venendo assorbita assai più presto che tutti gli alcali, dovesse meglio, e con maggiore efficacia che ogni altro, agire contro la' malattia. E tanto più mi vi decisi, in quanto oh e da lungo tempo soffrivo ' eli turbata dig estione, e eli ffi{}lestissirna costipazione, contt·o cui l'ammoniaca eaustiea è molto indicata. Qui non posso nascondere lo stupore da cui fui preso al' lorchè, dopo aver bevuLo una goccia di ammoniaca, diluila in poca acqua, sentii quasi istantaneamente scomparire del tulto i dolol'i forLissimi che soffrivo già da dieci ore; al punto che .tnentre poco prima non m i el.'a possibile s er virmi in alcun modo del braccio cloJente, potei, dopo pt•eso il r imed io, muoverlo in ogni dirczionH. e con forza, s enza l'isen tire il piLl lieve dolor e. Di .questo rimedio mi servii in seguito in nllr·i casi di r·euma ~ismi muscolari recenti, e sempre con felicissimo 1·is ultuto. Facevo peend.er e agli arnmalali in mi'a presenza ui)a goccia di ammoniaca caustica, e con IOJ'O grande mer<wiglia e con Lentezza ad un tempo, i dolor·i reumatici cessavano immcdia~a menLe. Se il male d m'ava però da parecchi giorni, l'azione del medicamento non era, nella maggior pacie dei casi, eosl subitanea, , cornr)leta del reuma ,. uno o abbisoo·nanclo o ' J)(H' la oo·uaf'i!!iOlle .... due giorni di cura. Più tar•cl1 ebbi occas ione di osser·vare la mirabile azione di crues to rimedio anche in pru·ecchi casi di reumatismo acul.o delle 2rticolazion i in gTaJo leggero> e particola c~enlc in du e, associati a gonfiezza inilnrnmatoria ctelle arlicolazioni dHlla mano, nei quali sei goccie di ammouinca bastarono pct' far svanire la dolowsa gonfiezza in c)rcu 24 ore . Non ò mollo mi eicscì eli sradiea1·e inLierament.e in due giorni anche un reumatismo Cl'O iiÌCO delle ut'licolazioni delle dita , eh e durava da circa un a nno. Col s emplice uso doll'amrnonia·ca caustica uon solo ces sarono la gonD~àa e il dolore di quest.e ar·licolazioni, ma se ne ripr isUmu·ono lutti i movimenti. U na voìta usai talerimedio s u una fanciull<.:1 delicata, debole e nervosa, che soffriva di un reumatismo muscolar e, e dal quale e m giù stata colta in passato assai tli freq nen le: Poco dopo aver presa , in min presenza, una goceia di ammon iaca, ella si addoPmentò, s tando s edula, e meoLt'e si diseorreva intorno u lei.
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Per questo faLto la mia prima idea intorno a!Pazione eli tale~ medicamento s~1J1'organismo umano fu scossa i'or ~emente; giacchè per esso credetti dover ammeLtere, che 1'armnoniaca 'caustica agisca solo come mozzo soporifero; sebbene non possa escludersì che il sonno mrvenga non pel rimedio in se, ma per la cessazione clel dolore sopra individui già stanchi. dalle patite sol1erenze, e dalle notti insonni. Se volessimo considel'are l'origine del reumatismo come una esagerata forma ~cida, e nello stesso tempo tenessimo presente che nella maggipr J)arLe dei casi d i reumatismi muscoltlri reaenLi, una goccia di ammoniaca caustica è sut:tlcilmtH a fni' <:essare tosto i dolori, non po tr'~)mmo ammet.tere eh e rruesla goccia eli ammoniaca h.:tsti per' sciogli<~L·e tuttnl'0cceclenza degli acidi nell'ur-ina, o, secondo Fnlle J', l'eccedenza dell'acido !attico. Non ci resta ùnn•1~1e che a c:onchiwJere, elle la catLSa del reumatismo si dehba ricerc61re nell'azione morbosa dei ner-vi, prodoUa da alterata dige~lione, e ehe l'ammoniaca agisca p·c rciù direl.tamen Le> eume un ncrvi11o sui nervi stessi. Acl ogni modo noi abbiamo nell'ammoniaca euustiea lln ve.rospecifìcocontm ilreLUn a e par·tieolm'rn<'lnto contro il reuma musc.olar·e: essa I:nerita ecrt:mnenk' l'universalo attenzione, in ispeeic per la sua straordinaria pot(mza (razione. Solo quanùo)1reumati.smoal'ticolare ù grave fin dal suo esordire, ed è accompagnato da Co l'le lebbre, si deve l'in unziare all'an.tmoniaca, peechè essa l'es ter'0bbt~ inulliva. Appena pero la febbre è ·yinta, entra di nuovo l'ammoniaca n'el suo d irilto p er toglierei dolori, e ffl vorire il riassorhirmmto degli essuda ti. Cessato, p!3t' mezzo clell'tmunoniaca, il dolore r eurnat.ico, dobbiamo sÒddisfarc alla seconda part(~ del nos Lro còmpito, cioè all'allol1lanamento della disposizione alla reeidivu. Questo si otterrà, eorno già dissi di sopra, ripr.istinauclo lu buona digestione, pl:ocuet)!ldo per essa una rniglio1· nutrit:ioue, ed una più ,r:iccn produzione di s<:mgue; o r·isLubilendo per eonscgu<mza la normale attività nervosa. .Balsamo c o pnh•e m~ll<~ inti~uuwa7Joni. ( A.llgemeine TV-iener medizinische Zeitung, 28 settembre ·187ii). - Il dott. Hall, nel Praciitioner· 1V.lem.or·abilirm, 6° volume '18T>> richiama l'attenzione dei suo.i colleghi sul mm·ito del bnlsarno copaive come mm::zo di guarigione, anci 1R in allre atlezioni, oltre quelle pee le quali esso è da lungo tempo in uso. Giornale ili rnruìicì-na 'mi litare.
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E gli cilinmaLo A consulto p4"r un ct\!':O d'il'ile in un soldnto, oss8r ,·ò c-liP. r occh1o destr o 8rn infiam1nnlo foPlf'n14"lliC, In ramcea anl r 1·icwe r·iempilu di pu ~, cri il vh.o acceso. L 'indi,·icluo ttvova in pnssalo conlraLLa In ~illliLlc, otl el'a stnto wmlo coi soliti mc:ai senzn n lc un esi lo. L'Hall rom;1det·1wn l"occhio comP )'4"1'.\uto: con !'<i~diaYu pPl'Ò l' u f'O del bubumo (2 ~r-am nn in mur11lugine, h·e vollt• nl gion w), oiAI quale ttwva avuto tH·ecech~n te mcnte l'isullali t".lvorevoli nelle i1•ili. . Dopo du4" ~iorni il dolore er•n scornpar!'o e l'ipopion llim ill llilo; doJ•n lO giol'lli l'ummnltù o polova, dn un cu po <~ll ' nlll'O dPIIa stanza, dis ti11 g-ucre rbinr·um011lù g li oggetti; c dopo ~O gioeni 81'11 I!Utu•ilo lH'I'I'Cllamen lP.. P arecchi nnni pt·ima il ti1JLL llnll U\'Cvu adopernln •1w ~lo ri medio in l ntlin, in tutti i eH si <l' inlitt111maziono dell' it•ido A llc·lla sclf'I'Olica, :;(lmpr e enn e!'ilo fnvoeevole, C'l'S~untlo il clolore o l'i nliHnHnazione della ~let·olicu J0110 .{. o :-, do~ i dt> l rimedio. l'\el HIH Otlopr Pn il bulsa1nn r-opniv(l i11 :10 raneiulli ufl'cLLI cln ollnl m ia pu r·nlentu. Jl lraLlarnr nlo ,.;i l i Hl i Li'l V fl 11 p1 ' tlll1'1 \~?g A'ÌUtur e di hill!"amo pu1·o sulln JMlpPhJ•<J inferio1·e '! sulla pnl'lo supcrim·e dd la gmutl'rfl e dcllu tempia. l 11 tulli In ~uru·1gioue ru rapida P c.nmpldn, senza dw l'li ave,.;::;c a Jamenlut·o alctmt\ conse~ucnzu l'ulul•• JIPI' gli occhi. Il dùltot• Uull c·t·t•dt> che si po,.:;nno nn che pl't'vcuir••, pe1· IUP ZZO dd hu l!'t\r1H), gli as ce;;gj di'JlC llltlll1 1118 il t' , Una s igac•r:ull i (:n ·d iluzinnn tl(:i ict\ln, lu qnah~ nri pnr·ti (11'0cNlr·n ti uv• ·,·u ~cdfL•t·li n::;ce!.",.;i ln lLc•i, frr ro tta dn po un 11\tO\'() parlo da lllln gl'a\·,. c• .tolot·osa iulirnunmzionc ullP mnmuwllc>, cn'"iccht'· clov..tte r·nunzial't> nll' nll1tlmn 'nto, c·•111\ inta dw • andu~ rptt•:.;tn ,·olln, ('OJnc nello nlll·e, l'inliammnt.ronc> sm···hlu• pn,.,.,;ala n suppttl'<llinnP. L'Hall nt•.!~nr'• dln tunllo nnh·lliv1, vino Portcr c Prwt 1, >-p• nrwll•\ [lf'l' 11n a ,.;dli lllHna, ' '~1 1 1 111n llinn le mnm r HCll t~ I'OJ\ lmlsnmo c•npni VI', ropr·Bndoln t •ui Clill una fl t\II P II a o IF ln Cf·t·ala. Che il hal ~nm() sin vnlso R pt•t•vett ir~ la 81ppm·nL:ionr •' ;:!li 11o11 osa so~ll·ncdo; i l t'allo :-;lu pctù du~ que::ola voll-<1 e:-sn non chhe luo~o. \ ulriownti• per Iniezione> toollo (• u t anea ·(VIti r.!' t l 8ì .i). - Un m ol.w ln cllicùce eli alilnOHlozimu~, che p o~:->iPd e )Wl' lo
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GJO H~AL I
ITALJ ANI ED ESTEII I
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m eno il m eJ•ilo della novil!'l, fu messo in pJ•alica I'CccnlPUlCntc dal Kr1teg, e puhblicaLo nP!Ia ·wicner merli;;inische \ l"ochenschrij"t. Esso con!'isle nPlle iniE'zioni di alim'lnti nei lt"ssuti s oLLocnlanei pel' mezzo di una siJ•inga ipodeJ'rnica. TI dottor K l'IIOg t•icoi·d n ciò c ho arrormar ouo i s ig nori Mcngel o Pereo, che, rioè, malet'ie nulr-i<'nli pos:>ono es~wt•c assorbile pc!' la via ipodermica, come ver111c dimo:,;lr·alo dal fatto, che con quesLo m ezzo fu inll·odolln nell'oc•onomiR fll~ i male, in <JUar anl'ot•e, una quanlili1 di liquido f!'I'Rc;so (cit•ca R dramtw•), e soluzioni di ztwCàl·o, !allo o giallo d'uovo. Ollr·e di che anche i 1Jeptoni po!"<~ono essere o-1sorbili pPr iniezior1i solloculunce, come dimoslrm·ouo SlricltJ,er e 01.()1'. Il doLL. KJ'uog usò questo meu.o in un c.n;;o (li pa;.;:zio, in cui J'ummalato, oslinando~i a non Yolersi dbm·e, si oppose enei·gicamenlA all"inlr-oduzione dt•lln c'1nt11llu csofa~ea, mediante la q uale 1wr vcnliKdlH rno;.;i si ora J•iuscili a n~tll'il'l o . n Kt·Heg foco og-ni giomo da due a cil1>(U6 iniezioni sot!{)CUlancc di olio, ddla doso com('h'c;siYa, dupprtma ùi ctrca mezz'oncia, poi dì un'onda, i mpiegandu in lali opepnzioni quasi un'ora. L'iui1•zione nou cagiono dolore, e lu g:onfìez7.a che no "'''gul scomparve il giorno succo:;;;ivo. L'iniezione invece di uova sbnllute non ebbe buou esito, avendo prodotto un \'asln l\l;c.esso. L'ammalalo non si null"l pep ,lire i gio1·ni che con questo mezzo, impit>gulo sul pt'ÌII<'ipio utta sola volla ttl !jiOt·no, eù in seguito r ipetuto val'ie vnlle ndln medP..::ttnn giornulu . No11 ò mesticl'i dir•eeho qneslo llìt'Lodo JJon ... tUollo usn lo: nel caso )l!'cdello pare che su t ;:tato a• lo pera tu :;ulo pc!'chì• precedcnlcment.E> s'Pt'H fallo li"O di 'JitCllo • anltco P. ltnt'haPn, tlt>llu canm LI a esorngon, in vece d1·ll'ullt·o ;:-e~mp l i r,e o ~p cel iLivo della
nu tt•i:r.ionc pct• le ,.;,~ na:;nli. Le punlut'e nPI'I'~!'arie per le ini('zioni ,·nl:tiJHO, o pnrer . nostt-o, ad intlur·pp gli ammalali. r.li>' ~:;,• no run:;tt•nno l'ilt·osi, a prender cibo, co~ì, como• qttabin:,;i altro mezzo coel'!"ilivo; ed infatti nel caso narraltl ~u ne cohhe qut~lcl.Je J·i,::ullalo lcrnpoenneo.
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RIVISTA CHIRURGfCA •
Cnso di fc••itn d':ll'ma dn huu•o lnteressa11te il JH'VIo e l'addome. ( l'roiettile di pisiola Det·ringer) . Aulo~sin rd ossenazioni d i H rcr:ARoo BA n'" ELL, ~hit·urgo dell'ospedale di Chaein~-Cros~. (T/te Lancet, 110\'t'mh J·e Hl75 ) . -A. B. d'an ni 21 sparò ronlt'O se stesso una pblollì di Derringf>P, \'f'l'>'o le t l pomel'id ianc del. H· novembt\! ll-\'7;) Il do l t. Hec·cc lo ' i<l P imrne<liatarnentH dopo la lesione o uo diresse il ll·nf'p<!l'trJ Ltll'ospedale di Cllnl'lng-Cross. Mi si mtmdù u chimnare egi.unsi
un po' prima delle 1:?. della sLcssa no Lle. ll f!iovine avcn !>l'ovaio nausea nciin stesso istante ia cui si v feriva e t.r ovavasi iu UJH) stato di lll'oslrazione consiùct·cvolc ma non gra viso;imu. L'n a l'et•ila t·otomlu e nern.• della gr;)nrlczza ci l'eu <l'un pezzo tlu sei pence, da cui s Lilla vu110 due o t t'C gocr ie eli s;:mgue rle11so o nero, risie<lG sulftn cartilagino dcll'ottuva costa sin istl·a, (1uns i quaUeo clila di:;.tnnte dallo stBr·no. Nessuna tenLa saPo:bbo potuta passare pr.t• la sua apeet.uPn, salvo por poche linee immediatamente sotlo ln pelle, Jil'ezione a ll'imhmlro e alriufnOJ'Ì. 11 paziente si lagnava di nulla, J'uorcllè di un dolore all'acJ'Omio sirtis!l'o, dm·c sollhva intcnsamcniP. La pistola Dot·t·iug-ct· è una piccoli~sima nrma simile u un g iocattolo, l <mgn ull'.incirca ci n( [Il EI rli t. o e mezzo, con uu colilwo d i cpw Ltro dee.: i tn i tl\m d i Lo di <lìntH t~L I·o . Essa ~~ a retror,m·icn. La car tuccia cOHs i s ~e in UlJ cappnllozzo <li r ame, nòllo r.ui estremità apoda l'\'a<laLta la palla COil irn, la polvere fuhninunte essendo, non occot•t·e <li l'lo, all'esLJ'<'Juilù eh i usa . Il fulmim\lo è dùtualità polcnli!<::;ima, eù una Cf>l'la ruJ·ic.:a speci1ìcatt1nc Yien posta in ogni cul'lu<"cia. :."l'essun allt·o pl'opulsot·e, ue sono iJLi'ormato, vi è mni aggiunLo. Frattanto Il O n l!'Ovanclo ehe ln rer·Hu s'approronclnssP, l11'11SUÌ bene di fùl' dello ricerche nei vestiti del g iovaue ed ultt·ovc
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69 n@a sua camera,.onde rjntracciru:e il proit;Jtli!e, ma nulla fu RlVIS'l'A DI G!ORNALl ITALlANI ED ESTETU
rinvenuto n~ là, n è fra le part.i indigeste degli alimenti da lui rjaeltati. J5 novembre. Questa mattina la prostra<: ione era profondissima: fu molestato costantemente da~ll;\ sete, prese pezzelll d i ghiaccio e bevve aèqua:vil:e annacquata e fu freqnentenwnte assalito da vomiti. Non mi riuscì il tentali'vo fatto un'altra volta d'Introdurre una tenta e spiegai alla mia scolaresca che il proiettilè secon<lo tu.Ue le prol)ahilità era pttssato a Ltravet·so la ca:rtil~gjne, la quale s'era richiusa sopra di lui come un trabucclleHo. Esso si lagnavn di non potere ome~tere le orine, quantunque l'inserviente assicurasse il contrarlo. Non v'era sangue nè nellema~erie escrete nè in quella ·vonlitale. Circa vel'SO le 8 pòrnerid.iane ebbé improvvisamente cruella sera un più grande accesso c4 vomito e pa1·ve che le materie racclriuclessero un p ochino di sangue . Morì quasi all'istante. Po.st mM·tern (18 novembre) . 1l cor-po era moHo gonflo e la pe!le assai scolorila, q u.antunquevi fosse mino t• decomposizione nelle par~ipiù profontle. La fer ita neppure allom consenti l'introduzione clello spedito (è sottinteso che non si arlop1·ò Tol'z<l per ottener l'inten to). Nel portai' via la parte anterioee <lel torace si vide eh<? rarnrnç<ccai.LH'a e l'annerirnento occupavano all'i11terno una suporficie più es Lesa· clie all'esterno. P et' lungo tempo non si tt"ovò traccia di apertul'a indicanLe il passaggio de1 proiettile, qnantun<lUe il peril~nrdio, i polmoni, ecc. fossOt'O stati esaminati colla massima cm'a. Alln fine tma piccola fes sura venne sco perLa ne1 diaframma sflnza segno eli contusione o di stl'&\Taso aLtorno ud essa. È .inutile clir·c che rruesta couducevanell'addome, e ncll'apl·ire questa cavità si rinvenne nello stomaco nn piccolo buco, ed un allro alla sua parete posteriore: ma entrambe queste tlue aperLLtre erano sLrea.issi1ne e nere ai.margini per lo stra vaso. Rinwsso lo stomaco, fu perduta ogni teaccia del pr-oiettili~, nò nell'adipe dieLeo a <luesL'organo nè altrove si scoprì un'altra apertura. Allora fu s laccalo il renB e nel suo margine supel'ÌOre interno cd appunto al davanLi dell& caps.ula soprarenale venne teovata una piccola fenditura il cui estremo n-Hu'gine em annerito dallo str·avaso. Dietro al rene., dopo ctiligcn ~e ricerca, s'ineontl·ò una pkr.ola i'e ssur·a o screpolatura nella fascia che rL veste il psoas; essa non eramacchiata da sangue lt·avasa~o. lntrodot.lo lo spccillo entro a quell'apertura e spinlolo all'inrliei.ro al,p.ranlo in alto e divise le parti si trovò il pl'Oiettile appl'ofondato dietro al muscolo
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RIVISTA
precisamente al disopra del processo trusverso della seconda verlobt'tl lombare colta sun cskemi t.ù couicu ri volLt\ '[ uasi dir eltanten te in alto. Esaminando H proiettile sulla moccltia annerila sopra la ottava cal'lilagine co:<La In, fu d conosciulo che, esercitando una pressione piuttosto con::;iùerevolc, esso poteva farsi passare a traverso il foro forutalo ùa tre lessut·c converp:enti, le lfUulisuhito dopo il pass;1ggio si r ichiuset'O t\ncoea insierne, come .i lem bi rl·una valvola , senza Jasciarnè un buco n è una t eaceifl percettibile del passaggio. 1\Ii ptU'e clte LfUcslo coso sia intcre::-;;uulesiccomc q nel lo che dimostr·n lu lenibile potenza della piccola pistola, cO;:;t\ che un uomo può facilmente lcnet·c nel suo pugno chiuso o che si mostt·u m e lLO rorrniclab ile di tunll balocchi da bam bini, eppure s11inge il s uo colpo atLl'avet'so un uomo faLLo; e como vidi, può manual'e un proie ttile q uus i A ttt·avCJ'So utl tuta tavola di quer-cia' . della gl'Osseua d'un d iLo, scheggiando illegiJO a gran disl.anza attorno al foro d'egres:;o. , In secondo luogo il puulo ;;ingplare Ì' la piccolis;;ima lesione fa tta dal p1·oicLLile nei tessuti uUraveesnl i. Le ferile in organi cosi vuscolnr·i come il vcnlri(:olo ed il 1·ene avevano l"alone nero dell'arnmuccalura meno lar-go dc l l'odo d'un fazzol eLto comune: ma le p a rti meno riccamtmlo fol'ttile di sangue mostravano appena solLili fc:Ssure pe1' dove e1·a passa !.o il pl'oiettile, e nel geasso, COt11e r1 uello che n tlot'n in il rene, non se tt·ov ò traceia n ri~1Uo. Il sinlOitLO (penpo ndePalll!.! su LuLLi), cloloee. all'acronlio, deve, crecl'io, essere aLteibuiLo alla ferita del t.liafl'amma, lu sLranguria alla ferita del r ene. R~/le.'?sioni. Kon è quo:--lo il primo CASO dimorlcav,·t>nula jn segui lcJ a l"t.:l"i la procloUu dallo spaPo dellfl cosicleltn pi~l ol•'l. <la salu. I g i01·nuJi ùi LuW i po.esi lu:~nno r il'et•if.o divcl'si Cutte:;Li acciJen t.i \'Ct'ilicatisi •lUfl e lù a cagione Llel manegg·io imp l'udent~ di quell'm·ma conf'i!!l!ntlo generaltnente- a tor to- COl ne lln gingillo inoltcnsi,·o. Alcuni anni fa i:> ebhi a curat·c una ferila causa tu du una di •ruello pi~tole alla di;;lan7.a di ollt•c quiuLiici metri. ì\ott è q.uintlida stupirsi che un'm·wadi La! ffl !Ja sia s tata adopernla come nwzzo oli s uicidio, l}Oichò so essa, u confess ione del ~'<ignot· Bfli'WPII. foen. a una consirleJ•evolc dis l.anzu nna la\'Olèl di <JUeJ'cia, a piìt forlerap;ionc, scutLD.La a bt•tttiapelo, kapasserà illoracc o 1"<1ddome d'un individuo, e lanlo piìt fa cilmente, !:e ne! suo Lt·agill.o non illcontt·l.'l'Ò ossa cl111 h' oppongano una notevole re:;i::;tL:nza e no UJ'l·c:;Lino o ne rullen~in o j J corso.
DI GTORNALl l1'A LIANl E.D ESTE III _
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La piccole:aa e la conici là del proieltile l'endone pienamenlo ragione della (ruasi impercellibilil<l tunlo della iei•ita eslema che dcll'inteJ'na . Si capisce che la cute, la carlilagine costale, le pareti del venlricolo etl il rene siano sta.li di,-isi da quel proiettile esile ed acuminalo, come da una punta ben tagliente di pugnale, ove si rifletta che la boc:ca tlella pistola fu applicalu immediatamente alla regione epignslr i ca sinistea c che la cut•Wngiue delia costa a cui eorr·ispondcva il foro d'ing r·csso non poteva avol' pt>esentato ~anta resi;;lCuL:a al pl'Oietlile du dirninuil'ne sensibilmente la vcloeili1, c qucslo è coL'nprovnlo dal poco slravaso sangu.igno cile s'ebbe a notare nei ma1·gini ù i tu t Le le ferilH. TJ·oviamo plausibile la spie;.raziouc del signor Barwcll t'clativameutc all'impeemeahililà dell'npcrLUl·a d'entrala cJ alla sua forma vaholar e, perchè in ratti il proiettile dieetto alquartlo in basso deYe aver incontJala la cat·tilul!lfle dell'ottam costa verso il punto in cui s'incl'Ocia r·nn <fllHiia dclh\ nona peoduccndovi una fenclituf'a inll•datueli<~Pe elLe permise alle J10l'li spos tate dal passa(!:gio Jcl proicllile di ripeenderè la primi tivo. loro posizione non appena eess ò razione di questo. ll dolOI'e alla regione aCt'Oll lÌttl•>, l liH' i u q uello che acCU$Ull0 i malo t.i d'epalite, ben issìmo :-;piegt11Jile colla f'e t· ita del diufntm mfl.: come la s trang ueia <· legillimulu dulia lesione ùel ecu c: ma sa m ul non ci apponiamo tutte insieu1e le acceunnte soluzioni di coolinuilà cagionate dal pn>ietlile non bastano n spiegat•e la. mOt·tc del soggetto avYenuta vcnlun'ot·a clopo la rip01·lala ferila che non a \Tebbe dalo luof!o a lla menoma ernot'l'agiu, malgrado la vascolal'ili\ degli Ot'gaui on·csi, col)Je ossep,•a il signot· Ba l'\Yell. T.'esilo così prontamente lola lo de ve ripetersi, ::econdo noi, da pe!'ilonile acutissima clcslntas i e per· le molteplici Lencbò piccole f'criLei Jl t.eressanti In si cr·osu addo minale, e J)('l vet·sum cn to di mater-ie estl'anee n d ln cnvi tù clolpeeiloneo, di cui non è fallo il Jncnomo cenno, ma che secondo ogni peobabililil non può non esser!"i eJJdlualo. 1 vomiti incessanti ed esnccJ•hunlisi, solto un accesso de'q unii aYvcune la mode, e la moll~1 gonfi<>zza del cadavere dC>pougono in favm-e della suesprcssa opinione, cui, senza pr·cLendere all'infallibilità, solloponimno nl giudizio dei lcttor·i. Y. Sull'(!:o;eh;ione dd t! oUo del Jticde, eli GIACOMO F. \VEST,
ch irurgo anziano clcll'ospcclale dello 1-\egina a Birmingham. -
. RIVIS'l'A
L'escisionc del collo clcl piede quantunque reputata d i gr andissimo valore nell.e fr·at~nre lla arma da fuoco d(~ll' osso componente l'ul'ticolazione tibio-Larsea etl altresì moHo eonvcnevole nei casi gravi di slogatura composta del collo del piech~, non fu s in t11J.i cret1td,a molto favol'evole nelle malaLLie croniche t.Li quell'arLicola7.i one. La risezionD di questa g'iuntura ru probab ilmente praLieata m eno i'r equentemcnLe di quella delle altr·e . Obiezioni varie e per val'i rnotivi vennero fatte ini.Ol'no ad es~n . Fu manLenn!.o e liberamente espresso il pregiudizio (;ontl'ò si t'faLLa operazione .da Laluno che non avendola mai pr·ù.ticata la condanna come inutile ed anche inopp01·tunu nelle cronid1e afiBzìoni del collo del pie<le. Così HolmHs nella lJl'irna edizione del suo Sìst.ema di Chirur·gia ne pada con disprezzo scru:'averla mai faLla; ma nella sua seeoncla e1lizione diee «la mia inclividualespe.ricnza, l1enchè limi la La a due casi che guarirono rapidissimamenLe, fu soddisfuccnti!':sin:w ... Io credo tal metorlo curativo assai acco:ucio e vantag-gioso in cePli c11si. "E iu allro luogo ripete. " Nc-~i casi di escìsione fortunata j] memht·o è ben piì.1 u tile del moneone che si rormerebhe s.i a col metodo di Syme, sia con uu altro quals ivogl ia. » Altri che l1anno avul.o uno o due casi srorLunal.i, sono stati attc~rri ti tanto cla no11 osaPe eli J'itcmtar-e di nuovo la prova, d iment.icanrlo che •1uusi sempre i primi tc3ntativi rl'una opel'Rzione f'Ono irLi d'ostacoli e di disinganni. J)a un al l.ro la Lo qu elli che comeHancock, Langenhcck, Lce e Heyfelder l'hanno messo alla pl'ovo ne ricavaPono ecr.ellenLi r islÀHa!.i, ed i.l loro successo cleve a m io par-er-e per stmpl'e rar-gl·i la riputa?:iont} d'una delle più legittime risezioni arl.icohu·i di cui può tlispo1're la chirut'giu. l n fatti la risezione del collo del piede, come quella di rrualsiAsi altr·a articolazione, non è naLm'alrnen te giuslificahile lìnchè non ::;ian:;;i esauriti tutti i ·mezzi di <::t,ll.'<:\ capacl di l'i medim'e al vizio at'Licolare. Hiposo, irnmohili7.zazionc;, conlr' irritaziouc coi caleeetici, eoi io<lici o col cautBrio a ttuale; o in ultimo, ìa li bera aperLura dell'arlicolazione, e se e possibile la rimozione eli qualehe ft•ammento slacét1lo cJ,?Jl' osso necrosato fa d'uopo cl! (.l siasi avuto ricorso ad ognuno di essi, mentr·e contemporl.'lneamente le condizioni generali d~ ll'infermo fUJ'ono quanto più si potè migl ioraJe eon m·iu f't'PSCa, huon viU.o e qualche tonico, •[uale il ferro, la chininR e l'ol io di feg-a to di merluzzo. Quando dopo l'adozione di t utte le m isurH su;wcel!Jlate conlinuino in alemri eu si la s uppurazione dentro e intor·uo all'arti-
Dl GIORNALI l '!'ALIANI El} E{)TERI
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colazione, la degenerazione moli(} della sinoviale, l'ulccra.:ione della cartilagine c la car io dell'ossa, allora si presenta la questione, la. gamba s'avrà da amputare col metodo di Syme o di P iJ'ogoff o poteà il paziente aver la SOl'Le dapprima offerfugl isi di conservare il suo piede ancorché rp.LesLa r enda neco~sm'ia r[Lwlche operaziòne difficile e noiosa ed una lunga convalescenza~
Io tengo per fermo che adottando la ••isezione soLtopcrioslca di Ollier (di Lion e> la ><loria futura clell'escisione del collo del piede r iuscirà di gran lunga più soddisfacente di quello che fu iu addietro . L'csl)Crienzaha altr esì dimostrato che lerisczioni par ziali era meglio abbandonarle i n Lieramcnto e clw è più pro lì tlevole eli escidere 'LLILfa la gìunt unt e-llo il circos criver1>. l'opon\~ ione all'esporl<:lt~iono delle par~i eli Hssu piu manil'estamen le ammalate. Il por r:nen te alle segu0nli misure durante la cut'a consecutiva farà crescere di molto il numero dei casi tort.unati. - J• Pronta e completa ìmmobiliz.:uzione delmombr·o.2• L'uso d'una stecca anteriore di ferro uncinatfl mediante la quale, com e dopo le.t•isczionì Jel gi ••uccltio, la g<:1mba p116 cssem sospesa ad un'aHnlona eli SaHcr e l~ apet'l.urc lnLPraJi raue al1'arLicolazione possono venil' m odicuto senza gl'an clislu l'bo delle parti. Finalmt>nfc l'impiego di tubi <lf'l dl'cnaggio clw pussino da un lato <.11l'nltl'o del collo df'l piede da cui si possano csll'lll'l'e il pus ed il lritume carioso ed allt·ayerso ai quali la ferila può esso1·c giot'nalmonte la,•ala con qualc-he legp:iet•a ::-oluzìone disinfetlalllc, come acido carholico o fluido d i Condy. L'inventore delle risezioni come. di n •olto cose che Lnl.l:orù si manlengono i n onol'e nella ch i l'Ul'~·i a fu CP.lso, come cc lo insegna questo posso. « Ideo qnod excedit Rhscindendum est •. Ma il primo ad applicare 'JUCì:< l O princ ipio al col lo del piecle fu un chirul'gO pPovinciale iuglcse, Her, di Lee<.l~ . che 11el 1716 risecò l't•slremiLà jnforiore della tibia c delln fibula per una lussazion c composLa, e da crut>lla volta la l'isczionP del collo del piede fu ft•oquenLemon te praticata in consi111ili rit·cos lnnze con s ·, b Lton i r isuJt.at.i ello poco si disp u tò ci1·ca la con venienza eli bcor·•'eevi n ello lussazionl com poslc di r{ucll'al'ticolazione piuttos to che all'amputazione dollù gamba in antico unicamente raccomandata . . Il successo di Jicy condusse all'aùoLlumento di rluell'opel'aziOne nelle affezioni aJ•Licolari croHichc il chirurao ì\Jm·eau che primo nel J 7(!2 ospoPlò l'esl1·emih\ ìnfepior e "'della libia e' del perone a!fello dn diulut'na malaLli<\.
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J.<:gli è torse conveniente di r11mmentm·r, i nomi eli coloro che praticarono quelle OJWrazioni e che esp i'CS::<P.l'O un'opinione favorevole acl essa prima di richiamar J'otlenzionc sul ca!'O che inte.ndo portaJ'e u cog ttizionc dei leUot·i e che l'\pero e Ct'Cdo g ioveJ•it ad indurre pareC<'hi allri chirur;rlti a darle la preferenza in rtnalche ca so conv' nie nte cl t·~ potrebbero f!Y,_•rc in ctu·o . Il s ig. Hancock nelle~ sue le~Lu t·c al Collegio Henlo dei cltieur_ ghi nel 1867 l'ileriYa Hl casi forhmaLi ;;uni pl'OJWi c r amrnen_ tava che H eyf'eldee a ,·eva cl ati 2G esempi di 11 uelropcrazione su cui 5 w oril'Ono, ·i sotl.ostetle ;-il l'ampuLazione consecutiva e gli alll'i sorLit·OllfJ csi ~o Javoec,·olE>; e clte de i 21: c&si di sa11gue 23 ehbm·o pro>:pPro successo cd tJJt solo 111or·L li sig. Stol{(~S nel Dablin. Quw·tertu RrJo iew dell870 enumera 51 casi· di rìsez.io ne d i 'JU•)stH ~i un lura, 38 dei quali se~ui ~i da buon l'isullalo. Senza dubl>io pnrecrhie di queste l'isezioni cr·a110 s tate pl'lllicato per les ioni tn<tnW.ttiche e s i potrebbe obietLa1·e. lor·o t{Uesta cit'r.oslanza; ma rl' altr·a pa rte 11 urne- · rosi Ca!'i rinv<>Jtgonsi nei giol'nali medici di porlti anni fu e nelle opere dei n:centi scrittor i ui c!t ieuJ·gia, in cui la risczionc venne esegui la per alli~~. ioni M l ieoluri m·onichH con m iPnbile risulLamenlo. Così i11 matzo 1H70 il sig. l·:,·icllsE>n Psci se il collo del piede ad una donna di 28 anni po1· malattia scrololosn di quellR giun ~n l'n, (!Spoelnndo al l<'lll pO sLo::;so un<< porzio n~: del calca;rno con buon esi to. l\ el llircmùee del 1!<70 il <loll. W <:llson most1·ò alla Socielà medico-t·!tirul'gica eli Edimburgo un l'ilg'•:Jzzo dal cn i pi<~dl' dAsl.ro agli avavn da nlcuni rrwsi pri mn previ1:1 mente l'i>:ecati l'a:s ~ea galo cd i cap i inferiori della libia e d el porone. li 1·isullalo era sLato notevolwonte buor~o, poichl'l il paz iente e l'n in geado d i r eggel':;i s u rrud piede , uvPva UIILt considerevol e rncolLù t1i tlessioJJc e di cswnsione, ed il metnbi'O non e r a aceot•riato cl te ùi m ezzo di to. Il Lancet del 20 g e nna io JS72 por·ta nn caso el i escisio ne del collo J<'l p ieùe del sig. C~:mton J'i:1lla all'ospedale d i CharingCross uel decemlwe 1S71 sov1·u nn uomo tli 81 auuo cl tE> a,·ea softi'n·Lo ott'am1i eli crun ieH afli~zione ar~icolare. « I fH'Ogl'cssi di quest'uom.o- vi~~ dclto - ru,.ono ullumente soclclisraccJJti e non !'<Ol'ser o mai sintomi costituzionali di sorta. " Kcl Hritish medicai Journal del 7 ::;c~ttemht·u 1.812 il !'<igaor Sidm ~y Jo n e s t·arn n te n ln i l caso di un l!iovinello ù i l fJ a nn i n cui fu esciso il eolio dd piede per cm·ic dell'arlirolazionc il 24 settembre. 11 rnemb!'O t' l'a slat9 so:;;te11ulo collu stecche per
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due mesi e vi si avvertiva aBorti una buona consolidazione ossea e la direzione del piede colla gamoa era lodevole. Cbassaignac pra ~icò la risezione del collo del piede sopra una donna eli 33 anni per una suppurazione cronica nell'articolazione e necrusi del perone, in cui er:avi una mobilità cosi esLi·ema del piede che questo er:a uiiicarrwn'Le tenuto in sito cl.alJa pelle e dai lendini cb e erano inpart.e:scoperti) e nondimeno dopo due mesi la guarigione fu cornpleta. Ollier eli Lione t~iferisce un caso d i risezione pec frattuea comminuti va dell'osso del collo del piede che semb1·a sorpassare tutti gli altri sumrnenLovati , perchè si verificò una Laf l'iproduziohe ossea, che il pazien Le potè cmmninaJ' per dieci miglia e persino danzare. Sédillot ir1 una Memo1·ia letta nel 1867 all'Accademia delle scienze parla pure altamente dell'cspecienza da lui fa tla di questi operazione. Ultimamente> nel gennaio 1874 e l[uindi in maggio ·1874, il sig. Enrico Lee condusse dinanzi alla Società medico-chirurgica di Londra il soggetto della risezio ne del collo ,lel piede e dopo. d'aver esposto le sue proprie spe:rienze che militavano ])Otentemente in ravore di essa) ne segnì una discussione alla quale i signori Mac-Cm·mac) Maunder ecl altr·i presero par·te e Ja plnraì.ità di essi 8bhe a far de'rapporti in senso favOI'evole all'ope,r azione. Narrerò ora brevemente un caso of'fertomisi nella mia pratica e richiamerò l'attenzione sul rnodo di operare ch'io preferisco e sui vontaggi che J'operazione presenta . Alfredo C. di seù ici anni, mozzo di s ~alla, venne amm<~sso nell'ospedale della Hegina il10 novembre 1878, per s ino vite del collo del piede seguiLa dù ostcite della tibia e del perone. Si ricavar ono i seguenLi dati anamnestici. Dieci set.tirnaue innanzi avea eipol'tato una storta clHl collo clHl piede saltando da un rnonticolouna distanza di dieci piedi. Ne consegui mm cousidere.vole gonfìezza, ma non molto dolore, s icchò potè continuare il suo lavoro ver- una quindicina cii giorni; al tet·mine di questo tempo flt obbligato a porsi èl lc~t to. Prima ch'entr-asse all'ospedale un'incisione era stata fatla nel l.umorc e n'em uscita UJ)a gPan quanti la di pus. (Mediante una tenta si riconobbe che i capi inferiori della tibia e del pel'one ecano neerosaLi). Si lame11tò d'un grave ·dqloee durante kl notte . . Al mol'o.ento della sua arnn1issione era vi una go1JI'iezza conSiderevole attorno al collo clol11iede, ed il paziente CJ·a inca pace
.. 76 RIVISTA di 8ppoggiare il pie1le a terra. Lo aperture d'ambo i lati della articolazione scm·i<:arono copioso ' fUO.nlità di pus fel<~nte. Jl più leggi~Jt·o movimento cugionnVL\ L\cuto dolor-e ed il soggetto non potè avr.t· che un po' di t·iposo nella notte. La g iu11Lura fu ilnmol)i liz:wLo, mct·cè una stecc;n rli guLta-perchn, c ru p r escritta al pazjHu~ nna mislurà di mezz'oncia di joùut•o rli fcno tre volle al giOL'IlO. 2} novembre. f.a ;:alule del soggetlo essendo uote,·olmeu le J)uona, ma continuando ahhondt1nlc la secrezione pw·ulenta, fu arruninislJ'Ato il dol'ofot•mio e s i applicò il ·cauterio aLLunle ulla s upei•fir' iP, e quiudi s i fece paSSo\N a Ltnwerso all'nt>Licola:.-:ione un tu ho dl!t dt'CJlaggio. ' 20 dicemhr·e . La salute gene rnlo del soggetto cssentlo buonn o par endo il cu::;o favm·cyoJe pee 1a l'isczione, l'o pc r·a~i01.1e 'enne escp-uit.a <:Onle segue : Fm·ouo falle incisioni laum:tli par... llelealla tibia ed al pet·on e: la nbula fu dhi::;u per la prima colla se;.;a a calent\, poi la libia lo l'tt alla sua volla colla ~egadi DulclJPr e da ultimo rurisecato L'nstr-agnlo colltt s11ga di Hey. 1.11 s u11t:1' tìcic artic:ol :wi eli LuLLe le os"a venne r·o l'in venu Le denuclutu •l i carlilagù1f~ o Sltpel'flcinlmenlo necrnsat<>. L 'opcr·azione fu t'alta col rnflLoclo soLLoper iostcodi Olliel'l'd cssendo::.i aclopPt'aln In J'asriaturn di Esmarch fu immune tl'o;;n i perdita di sangue. >l on l'tu·ono di \'i~i Lendini. t;n tubo ùa th·cnu~gio ru intt·udollo l'ru le o:Ssu della gnmba e del piede ed il tn··mht·o di nuovo irnmohilizzato con fascio c stecche di guLL:1-p0t>elta . Si usò il clul'Ol'ot•mio che tu hrnissimo soppor tato dol soggettL'. 28. Una sPILli 111nnn dopo l'opcr·uzioue, fu nota lo d lO il ptts fluiva lihct•umcuLe e che leront!izion illel soggeLLo ernno otli l liC. Vennero adopf'ruli un n sl.ecC'a anlct•iot·c c l'appm·ecchio arl a ltalenù di Su !LP l'. Fu fallo pas~m·e da una parte all'aiLt·a cl••ll'a r·licolazione un nuo,·o tubo Ja clr·cnn~p-io c gli fu pl'e"critta una oncia di rni:-;tnm d i ch inina t.t·e mlln a l giorno. :22 p:ennnio. Snppueazionediminuitn: mem bro in buonl'\sln to; IHangia e tl.ot'HlO br> ne. Si u"'ano loziolli d'a ciclo earbnl ico nelle medicazioni }let·cllè i l pus è fetid o. 2 l'ebbmiu. Le• f't·an ulRzioni nt:lla Ieri La piu ttosto esnb<wanti. Si ricol'l'e alltì lozione rossa ecl alla contpre::.sione I•W•Iianlc un pezzo di piombo in foglio altomo al collo tlel pielle. 2 marzo. Fet•itn •rttasi cicalriz?.all'\; C'onsolidazionc tt\'nnzala intocno all'u n.io11e dell'ossa, cosiccht' il snggc ~Ln può ag-•wolmente sollcvm·e il. membro. Questo eL\\ ei r·c.a undi:cì seLUnwne do po l'opm·o:.::io11e .
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Venne poscia appl Lcata una tascial:tu'a inamidata efu OSMl'vato il 23 mal'zo che l'unione cl elle ossa eea fortemente ennsolida~a, che i margini clel1e jncisioni era lì o sani ma che da esse .fluiva tuttora w1 po' ili pus. 4 apt'ile. Il soggeLto lasciò l'ospedale meno di quatti'O mesi dopo l'opètàzio11e, colle feriLe che davano ancora qualche stilla ed un accorcìam-onto c1i circa un dito. Egli è Or <:l, clicembr·e 1875, in gl'ado d i guadagnarsi la vita e di far cinque miglia senz'alcun inconveniente. Lo. J;Xlia maniera di far le incisioni in questo caso .fu quasi identica con IJUella clescritta e raccomandata da Hancock, sal~ochè le incisioni laterali non furono portate dinanzi e indietro al lato tibia le tanto da far r·aggiungere la spot'genza del cuneiforme intet·no, e dal lato del pot·ono noll andarono p iù in là di mezzo dito dalla base dHl rnctalar-seo ester-no : siflaLLe libere incisioni sono a mio parere rnram<,mto nocossade e le ulteriori tendono piuLLosto a guitlare la suppurazione consecutivafra le ossa del tarso. Le incisioni lateralisonod i g!'an lunga preferibil i alle cir(:olari che ho veduto impiegar-o all'inl'orrnoriu di' Leeds ec1 aUro:ve, poichè, come colle JH'ccedcn ti, tutti i tGnclini sono conservaLi e nessun vaso d'impor tanza ò tagliato. L'escisionc del collo de! 11iede è lma di cpmlle operazioi1i in eu i i vantaggi recati dtl lla rasoiaLura di l·:sma1:eh sono meglio apprezzati. .Non solo il pazien~e va e:::enLe d'ogn i ernorr-agia, ma in conseg11ema ·tJel n oH essere le pal'li cOlJerle eli snugue, vediamo chiaramonte quello che. raceinmo e non s'esporta ctoll'ossapi1..\ di qnol tanto eli ciascuno rli essi che è assolutame1ite guasto, e so nel segrwe una poe7.ione d'osso l<l carie vi è tuttora evidente, se ne può <~sporLare una ed un 'aìLra f"eUa ancora, finch.è giungiamo al tessuto osseo sano, scnz'avcr la cavi là deU'al't.icolazione nascosta in qualche p1mto alln nostra vjsLa. la giunturn essendo stata aperLa al la to esi.Hr·no e .la r:il)uln scoperta, n.e sLaceai il J>erioslio eol J.'asc11iatoio, e quind i ne lagUai restremità inforion-1 colla sega fl. catena. Pr-el"iwisco In sega a catena, pcrcltè può passarsi facihncnte atLorno all'osso e può (3Ssere rnontenula direttamente contJ'O di esso in gu isa da non offendere i tend ini de'peronei e penso perciò che peesenti mag·giori vantao·()"i delle seu·be di Hcv e di Butcher. Dibt") ..... -. vido quindi il legamen to laterale inLerno rasenLando l'osso da vicino in modo da evitare i tendini flesso l'i e l'nr tcr·ia tibiale posteriore, spingo il capo inferiore clelia tibia attraverso allà apertura fìbulru·~, distacco il perios~io e lùglio la superficie arli•l
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RIVISTA
colare assieme al malleolo inlet·no colla sega di Butchcr e da ullima colla sega di ll ey espo['to lo parte superiore dcll'o.stragalo. Fosse pur quesl'osso mnrnalnlo molto estesamente, può esset'e Jiberamonto reciso colla sgol'llil'l e le parti ca Piose o noero li che possono veuir portate via senza l'osteolrit.o. In ulcuni casi fu espoPlalo inliero feli cerncnlc assieme a qualche por·zione d'allr'os~o dclt.arso, come nel cu:;o del sig. Swain d'un ragazzo qnallordiccuue da cui in ,·m•io volle egli cscise l'at'ticolaziono del collo del piede e le ossu del larso carialo: ma come re~olu, (lllarrdo più di un osso clcllurso·è lat'gnment.e affetto da eario surebhe meglio ampntae in una volta sola col metodo di S ym('. L'operazione d i Pil'ogol'f ben eh è r·aecommttk1ta du alcu ni c-hiPu t·ghi n qn è, come lo provai dianzi, da ndo ~tat'si in tali caf'i, a moUvo del grave l'isc!J io che si r·imetta la cal'ie nella porzione l'imanenle del calcugno. Io tengo pc1· fct'mo che la t·iscziune completa dell'm•licolazione vul meglio della parziale, cd a fJUùslo riguardo <liiTcwisco del sig. Bryt)lll, che dice : " la t'iS<'Zionc nei casi di rnAhll.lia è molto azzat'd osa, eccetto la riseziono pur·zitde dello. f i h ul ~~ , c be generalmnnloe l'i<~sce f'el icemcnle "· Ot•a avendo· io s pct·trncnl.uta la risezionc ptlrziale della fibuk\ più d'una volta c l'é:Ccntemente sòpt·o. un giovinetto di sedici unni, la cui malnllia. scmbt'a,·a limilala n quell'osso, ed avendo iJJ seguito dO\·uto sottoporre il pazi<'nle ad un'amputazione sccottdaria, non po::::so cotFenir•e n<~ll'opinionc del sig. l:kyttnt, c ccedo elle ln modificherà qunndo nhbiu avuto qualrhe esper ienza p(•r·sonule di r isezione completa cl.el collo del p iedH, che peesc nlcmcHle e gli a mmette di. non nvel'e avuta. L'immobili <:zaziouc (Tcl me m beo pt·imu che il paziente nhbandoni la lavola d'operazione io stimo bene che sia mollo essenziale. )li cut'O pochi:::simo che •ruo~t.a condizione si ottenga colla gulta- pet•chn o con una cassa di cuoio o con unn l'ascia.tut·a inamida la u intonacata <l'empiaslt·n di 1:-'arigi con arco ncifl fiues tr·c ad ogni lal.o del collo Llel ph :olo ma l " mmobilizznziouc dev'esse.!'(~ complda n l'appa r'eecltio, ctualr.Lnlrue e%o s iusi, possihilmenLe nwn tenuto in si lo RIHH!HO fJEil' ùuo tn(~S i . Il JIJem bt•o p01· comodit-à del pnzit•nl n sm·ù sospeso media n le una steccu tllllet'iot·c di BarlleeL o di Walson ad un'allnlcnu di ~alte!'.
Siccou1e spr-;,;o nf'i soggetti giovan i si rot·ma t'apidnmcnle u.n osso nuo,;o " eontemporancnmeulo l~t~vvi abiJnndnuza eli malerjale eo.<sudntivo a~lOJ'no a l l!ollo dd piedH, ò conven i.enle
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durante due aUri mesi di soslenere e compeimere i nuovi tessuti mediante un pezzo di foglio di piombo della grossena di un ollavo di dito mantenuto sulla parte con accurata fasciatura. Un alteo carattere di gran valore dell'o perazione, a mio cr·cdore, è la conservazione del poriostio medittnte l'im piego acruralo del 1'Rschialoio onde evi la L'C la scaHittura di questa lll fl rnbeal1a. Lo strumento dev'essel'e tenu to accosto all'osso qnunlo più è possibile in guisa da s tRccaro assieme al pcriostio f\lcuni geanu li ossei . L'id~a di f'igenerare l'osso per questo mezzo tanto generalmE>nte attribui la ad Ollier di Lione, a ppurliene come eu nd ida mente lo confessa GiJ'alclés nella sua opeea ~ ;1/alaflies chir w·gicales des enfqnts ,. al nostJ·o compaPsano Goodsit· che li n dal 184~ scopt·ì il futto che c:onscrvuudo il periostio colle solLogiacenti ed ancora aderenti tenui pUl"Licelle ossee si forma un nuovo os::o (1). Laconset'vazione della lunghezza elci membm e la piil gt·nn consolidazione delle parti, due punti.d'imrne nsa impOI"Lanzt\ per quel che rigu arda la fu LU1'a condizione del paziente, sono l'aggiunti mediaaLc questo melodo eli l'isczione sottopet"ios lea, cd io di Lutto cuore mi faccio ì'eco di quanto in suo favo t·e fu delLo dal prof. Langenbeck nellA sua opera<.< Sui l'i.sultati consecutivi delle rtse;;;ioni articolar i " c ùa un'altra gt·atHle autori là in faLLo eli cura delle malaltie al·licoltll'i, il sig. Sayre di :1\ew-York. I tubi da dr·cna~mio uppli(·ati al momento della t'isezione, in modo che~ la cavitù ui·licolare sia tenula ::gombra d'ogni materia e intieramente l11salA og-ui giomo con qualche ùisinl'ettaulc leggiero) son pir.cn lt~ co,.:e mn non senza i mpnPlauzo., che non bisogn<:\ tras<;ul"àl'O I H~ II.J'a ltnmeulo consHcul-i vo ùel caeo.
(l) Sarà verissimo qua nto afferma il sig. Wèst cltc l'idea di rìgene •·ar l'~s•o conse•·vaudo il periostio appartenga al sig. Gootlsir, 11 quale anellbc
fin dal 1811 scope•·to il fauo della oU<tccennat:t riglln~razionc; ma uon è rn<lu vero che prima. rteti'OIIie•· c di tulla gli altri <·he lo seguirono nella nuova via il nostro l)ra.vo Bernardino L:H·ghi J'l"at icò uel ma<>·"io del 1$1~ la rise1.ione sotlo-periostea. di due costole<\ certo Cesa•·iuo Bia~~o d'anni 12 rico•t•••·ato nell'ospedale di Y~>•·colli, 11 quale guarì pe•·fctlarueme e potè qualche tempo dopo rip•·endet•e ìl suo mcstien• cti leguaiuolo. V. Esttrpaztone o resciss·lone clclle ossa. co>wcn•tttcl- neu·est,·azionc ctalla. loro T>lwte ossea rigener·ata. cla.l per-lo.~tto COILse•··vuto. - Cenni del cav. DJ~RNAl~DlNO L AR.Olll. - 'l"OI'i oo 181.7, )\l'eSSO I!J I1l'\Ct} MUSSatlO.
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RIVISTA
Avendo ot•a I'R LLa una t'Apida crilicn dPila p lm·Riitù de'i p unti conllt<~..:i r·oll'operazione, pePmeltetcmi rouclw lolldn di raccouwnd 11·1n alb vuslt·a ron ... idet·azione. E:;::>a ::;m•ù il 111ezzo di coii'-L'l'\'<U'•· il piede. i~ 'et•o cl tt- il piede sm•ù pi'IIIMitilmcntc culp1Lu rla atwhiln!<i c f'alolnlo alle Ol'"U della gutuhu. ma e!è'go vat·rù 1-;Clllprc di più o sw·lt piil allo :.tlln dcamlmlnzione eli un pi<'Lit' hl'Litkialo cltr~ si alluUot·ehLf1 nlmuncante. 1'nl\'olta avviene un'm~t•hilogi fiht•o;.:ott·a leo,.~n clcllu gamJ)a e quelle ùPI pie• l•• rhe ron~t'nle tale lihertù di ntovi111cnlo che il paziC\111. •, cotuH in uno tlt•i casi di Ollict·, può" ihl' tli••ei miglia e daur.ul'•· l.ulln lt• ~ct·a. Uuu !:'ulda anchilosi ossea :-i \critica di radu t' t·iu:;circhhC' ::;L•cowln r•gni pl'Ohubilitù con un po' t"accorcitunonto, jn confeouto tll!ll'altro ri,;ullnlo, se si ln!-.ciò il pe~ rilJslio. Ln pt·incipale nhic>?.ion<' che pnò .;('~t'l' mos:-:u <'Oltlt·o l'opct'I1Zi(m", f... che il riglnhilimento dopo tli P'-'::>a è pPno:-:o c lento, e pet•e·iil :;:art>bhe più :!pplit·nbile a mululi appm·h!n unli all'alla clw;:-:c della socidù che 11011 a l[Uelli C'hP s'iucontt·nno n~ gli Ol"pednli. Però qllf\Rln u0 11 !-I!.\1''-'UbH n l ]loRLutto uJtn l'oJ•miuflhil.o obiezione: da lru a s<'i JUC'"i di letlo ::-:uJ•nJmo cerlatnunlc nccc:;sari; mu forse tm pazieule d t~ ru ;;:.olkll ·o~lo alri.lllll mlnziouc di unA f!Amba Slat'i• allrdlnltlo l'l'ima che il suo 111 >ncor1c sia in gl'mio di :;uppotl:n•e !tt pt'•·,.;~Jone di 1111 tll"tnbro utliflcJalc. U n nlll•o rtl' go tHen Lo i11 l'n' ore d nIla r· i ...,ezion~ ,., quello elle ù uu'op<>t·nziolle JH)ro piit pcwicolosn ciP.II'mnpuf.twionn, sia del collo del pi~'<IP, sin al terzo inl'er·iorc ,J,.IJn !!UmlJa; <' llmùml'nlo }W •lll~:-olO l'l l'IlO l:t·e·Jilo, l'ftt• 11\"C }a t'Ì:.;(•ZIOIIC f.JJlt-.!:'l'COIDC lulVnJI:l nccatiP pt'e~::<o ::<Og"!f•'lli che 1Jm11to poca Yi!..t•r·iu costiluziont\IC o ricn~l t lulivtì, po~sinmo unrnt·n, come wl Ol:ilt'uma t·isot·,;n, t·irm·t·t.noe ull'ampuLuzione del llll'tllbro. F rntluva delln tibia e parzial ~ l n.,.!iinJionc ciC'II'astragnlo.- Opet·uzione, ;.cunc·igJOne, (),~! tlott. HUL:\!E (T/te l.ancet). - Hnhel'to l. eU a uni :H, tninalore, 1'11 nmmes::;o Il• •Ilo speciale <li l lente<lin, [11'0' cniente d n •1uello di Tuupeka, il:?:! :-:ellemhre
Hm.
flirin!>sctlP. llìHRi or ~ono, lavorHnclo in UJJ Luun<'l, ru colto eia UIIO l'rana cadul.u improvvisamente•, che gli caf.!iouù la fl'atlut•n della libia dc~l!·u ••d una parziale lussaziorw nll'cstomo tlell'n:-;lruf!U lo oot·rbpon• lt·Hlc. L'l-( l'd•ht'fllU 1~;:,, il tlotl. Hulmc ·a~po!'lòla parli• sporgente tlell'asll'agulu, cioi:• cil·en mL•zzo poll ite del cm·po dell'osso.
Dl GlOR~ALI ITALIANI ED ESTERI
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La piaga guarì complelamenlc ed il pu:dente, gua<lagnando gradalumento J'O I'7.a ncll"<:trl irolnzione del piede, la~riò l'ospedale il 4 giugno p. p. camminando abbuslauzu boue. Oggi egli Ja.,.oro. in una SeJheria.
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Ulcon; innglmeoro di plc•cole pna·ti de l corpo f!faccnte ''iolcntemenle. - AlltJenleine Wiener mcdi:;inisclwZeiiang. 18711. - Bom·:-.ougnon regil'lr·a nella Oa:;elte rle.~ Hòpilau:c del li agosto di 'luesl'anno due c.asi 1li t•icongiunfrìmcnto per . primn intenzione di purti dei tess1!!.i moll i nspni'Lntc pc1· lesione Yiolenla. IIJwimo r·igwmla un uomo eli 65 unni, clw, occupato n tagliar legna, ehhl' r:-t8ccat.a dul suo i~li'Utuento la polpn (ielle ùitu metlio ed ntmlat·(·. Le fcwilc erano di 2 cenL. di lunghezza, J 'lt di larghl'zza. Jl Doul'g:oug-non rlifliiC al ferito di cet·cat'C le parli rt>ci,-e e di po!'ll\l'g-liclc. 11 pezzo del dito auulare aveva nncorn uuilo a sè un quarto dcll'lll1,!.:hia; que11o delmcdio, un 1·e:r..zo di lalange gro-,;so como una IPn!iccLia. L'ungLia c il pezzo d'o!:il"O Yenncro tolti dall3um·gnug-non; i pe~l'-i di Ctll'HO lerwti peP quolcl1e minuto in acq11n tepida c p!Ji 1·imessi lù d'onde erano f;lali e!:'porlali, ed ivi lisf;ali medianlt• uppli~:Hztc:me di rollodion. Qnnulunctue la P• ima fnlunge del cl ilo medio rosse lotalmente contu.-u dallo slronwnlo fcr·ilore, tanto il clilo meilio che l'nnulat·c 1-rum·il·ono p<'t' 1wirna i11lcnzione. Solo nel punlo da (·ui fulevulo i l pczzctlo di falang-e si !'or·rnò un'<.:'<r.m·a ella in lli'C ,.e t~mpo Ycnn(' eiiminnla, twr ef:"'PI'P sosltluilu durE'golnt•e prOC•'HSO di t'iparazionc. Ol!gi, due tnesi dnpo l'accaliuto, uiceil Dmu·gougnon, l'i slentn fll'iCOI IOSCCJ'C dove rllt·ono diviso le parli. Il secondo <'n!:iO ri guarda un uomo rohuslo di r1li anni, chf>, lavorando la lPt't·a, si segò ro11 una falce la polpa del dito medio. Yenti minuti dopo il ratto \'CiliiC vi~rl<tlO dnl Bom·;::ou~non, rhe a,ncl 1o ques tu vol ~t:l si f~.:co p<.H·lurc lu c·<.wnr s tt·appul11, In hwù, 0 '"'Cl'la lu:,;ciò ramtudllirc JlCr t(nalche rninulo ' l'asritt l""'rr('> I"·c~ menle e l'applicò :-mila !:'ll[lll'lì<'ie c't'ucnta ciel dito r~:dto, fbsallliO\'Cla cou nclaLiu fasdallll·a. In otlo giorni In eicongiunzionc Ct'a pe1•feli.a. L'm11lltnlulo, un uomo piulloslo non curanlo di sè, lOI'uò al1aYoro malgrado la conlral'in l'nccomanduzione del mcclico. li p-iorno uppecsso H brano attaccalo si scolorì e quiudi, · dopo due o trt> giorni cadJe m cuncl'l'llU.
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RI VISTA
Ferita d'arma da liloeo nci1Hl5!'n l 'Cnfre; uscifn d el proicUIIé f>er l'auo. (Allgemeinc Wiener Medicini;sche 7.f'ilWifJJ 1~7Zl'. - Questo caso mollo dP~no 1li illl"nzioue i J'arcontulo dult!olt. CYl.lPt~ghcr•nel T/ti' Yctc }·(),./:.\/(,t/. R~cut·•l, ln~liol~7~,. - l n opl'raio:r,, accidPnlalrm•nl" frJ•ilo 11t'l bnsso wnll'•', in lillA botln~: , , da 111'111it da rnoeo. La i'C'l'if.t) c1·n lontana dn ll'm•cn r•J ~tnlr closlro cil•cn un pollic<', o non pt'C!:'<'nt.swa nulla di !'ll'flOrtlinnr•io. )l'on si poll'l'ono pet·ll ,;c-opl·ì•·c tu' In palla, ni•l'nperllu•n 1l'u-ciln. Duruulc la ntt•dicmdoJH' 114'-]lt• ;:[o•s;:a fPJ'iln il pnziPnl~ vnntil.ò più volte cìhi mal digPJ'ili, nei •ttHtli non si 11'0\HJ'ono ni•. iiiii'OÌPIIile, JH.'· coognl i f.:Hilguìg11i. Sì appale;:aro11o piil lul'di i ~i 11lOlll i d'unn 1(';.; gt'l·a p "J·il•mile che 'muw ~:uleguu La m• ·ulc eu· n• la. Il chirur·:ro (\\endo CI'C'tiulo lì n •In l I•l'lllCÌpio di t} la pali n a"''"~t JWl'fm·ato il culc1J1, o nllt·o iult• ... lino gra,sn, dìl'tlc incut'll'CJ di ossPrvt~I'O nlteJJlnllll'lllt" le ft>ci, nelle quali »i ;.:ropl'ì infnlli In pnlln il quur·Lo giol'lln dnpo lu f••t·ìlu. D'nllo•·n in ))Oi C'P"'· ~ul'tllto rrwn 111 tUlO i sintomi tii'IIH mulultio, t' l'ammnh1l•l gum·i conaplelameul•..: in b1·eve tmnpo. Gt•ttve feriti\ lacero-conlu!<ia uumt~h·tmtc n e ll'addome, gna1'i•a "lwnf:me:tmen~e (. l t lftCmcitw 11'tener 1111.:lli:: i nifw!w Zeitnn:t. JR7:l).- n fulLUH'I:(Ill'llll'the l'ile ·ontaildoll. Z\\ illinP'C'I' nello Pe.:')ter metl. chh·. Prl'.~~l', pn•:-o dul punto oli YÌ"'It 1IC'II'' le::inw·, of!t·e l'inll•ressc l"(lt'Cit\11•, cl10 \'l'Il ne guarilo :-:Pnza aiuto nwdico, e ~enza che l'indl\idliO'-'ÌU l'imaslo mìnimauwnle ùuunrg~-rin lo dupH la p:uru·igiom'. p z., un opcr;.tiu <li;,~ un n a, r·atl•le nel !-'Cllembr~_• 1~••!'1 tlalgt·n· nnio !:'opra un rastr·dl•1 t'lto lr·ova,·usi appog(!ialn nl ntut·o e• Jt! l'c•,.;lL·emibì tlGnlnln t·ivnllfl nll'insù, (·d i cui donli L:l'l\ llO tiPIIn lungiWZZCltli CÌ l'CU li t•ol liri e dell o !"I'E'S:"Ol'l-' il i lllllllillOl\ l' mczzn. C no il i lllteSlì pPnC'll'ù n<> l corpo t! ello 7.. i 11 d n·czìo1w obll•JilU ver;;o la p~wle M"lt'n 'lell'inlc<~tino 1·etto t·tl u~ci violcnt·•nl•Jnte al lnlo sini,.;LJ'O d t• l t'nrpn Jll'llo spazio ìlllcr·coslole dt•l ln (i-7"' cof'Lu. 1.'rtmmnlol•, l h· fu 'ruin1l i leLlet·almon In in lilzulo. l lnvor·anli .lP! cam1•0 t·..-IJ·n..::::ct·o "em:'uiLI'O ùal cm·po il dC'nJ,:o. dd J·u~trello,rJ,e ne u~t:ì :-(I()J',''> di ~an~ueP tli l'ed. Dallo Jcl'iln "i C'hhc poclai<:::-;ìtno ~angnl'. l.'amwalnlo, che vemtt> udagiuln ~ul letto, nou p•·e;;:enlù nlt·ttnu Jòt•mn dì reazione, fuoJ'<·Itc'> un uotnvole collt~:;::,o che pl'Pflln ~i dileg1ll',, Egli gual'Ì dopo dieci ~l'lli111ane, ~enza che gli '~iPno l'imnl"lc fJ·nrcic clclln )P::;ium•, e H'llZU YlJl'Ull ~O.CCOJ'SO lUCuico, per lOl'IIUI'C' come pl'illlll ai la \'OI'Ì •
cumpcslri .
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DI GIOIINALl lTA LIANl EU 'ESTRlll
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Non v'hu clnh bio in rJuM;lo caso che il Il eJ•i Loneo e nneho qualche po1·,done del luho in!f'..:linale sit•nu stnlj Je...i, ['l'OYa ne SÌl\ che il dt.•IIIC d•'l l'<lStt•elJO fu C!"( l'allo tluJ COI'j)O SJIOI'CO di fCI'i. l i l'atto poi che nes:mn m·gnno o va:>o impo!'tanlc :,in ~La lo in-
vollo nelln lesione, ùimo.stm come un c'Ol'po sL!'nnic•J·o possu
pcnelr>are n~ll'oPwmismo umnno per vie- nuù sospr-tlale, senza tnt· pagaPc nl pn..:ientc, con lu vita, lul·ipoPlata lesione.
l.ln cn~o di >tifìl:d e tlel ~i~ f e ma neno10o curato d.tl dotiO!' FO!nrm e l'ifet·i tu dul doli...\ t.Ff'lEno H . CAnTEH (/.a !WC{ 1.87:-1). -N. N., tl i '~7 unni tli oli1, fèlbhrir:nnlt• di 1naLLoni, l'ltt1111ll1Csso nello spedalt' eli Bit'minglinllt il 22 llH'II!I-do !Ri.!-. E:rli racconti, du~ :<ul finii' · tlcll'olloht•l' l ~7:1 "offt>i, per In ]ll'illlf\ Yolla, alla Hnpin cles ll'n fol'l·~ tutore e !lolut·(•: 'fUc:'slo numen tavo l:'o l.l.o la JH'O!Ssiunc', e 8i l'•'tHleva in ~oppo l'taiJi lo cl nt•tmle fu Jtollc•, pt·oduc<:itdo, JH'l' c·il't"l \ma sdlimnnn, lot•mcntosa insonnia. Più lardi t\Y\Crli cliplopia, P, dall'occltio
dc8lt•o, inlollrt•anzn ~Ila lucf'.
Un l medico, ...mi l'N. si rivobe Jl 0 l' collsiglio, \'t' Ili W la sun mnlnllin diH;.::nosl irn l u pC!· l'L'll1J1ali!:'llli> ul cupo. c• come lulc• fu ('111'8(0 fino aJla Jìnc> rklJ'niiiiO, lfl<l l'Oli JlèSHIIl Hlllt.aggio, csse>nrlosi nnzi :lf!giunln l'Ili<~ sue soJT.:r•t•nze la ptll'ulisi della pnl jlcbra s11p•'I 'IOl'O clOfiLt•u. Lnsciala Ju ciUù pc·l' la Ct1nt]l<lglln, il rlnlm·(~ cli minni, mn l n bleftwopto~i t• t·(• hhP, ppt·dur·oudo la LliJ>lopia. L'l\. ritnaso in lo!(' .,l~lo fin YC'I'SO In melh clr•ll'upt'ile lf\7{,
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quando, ollr.; oi sintomi sO]•I'n rspo;:!li, IIY\'Ct•li nn'nhhonrlnntc lagt•ima:.:oionc, susseguita cln inL"I1~"n dnhH'P nell'nn: h io def'll'0 1 c dn soNlitù, se non <"nmpiP!a, ahhn«lnnza noh•vole. Quesli ultimi falli pCI'Ò non dttt•:u·(HIO çhe ollu " noYe ~im·ni, menkc In diplopia cre~ceva co~laulcmcnte, pr•t•sistcnclo In parulbi della palpehm. 11 :l maggio scgucnL·•, l':\. 1 Lcntanclo tli Jcym·l:'i tln c.;cdc!'c, si sculì come pt·es•> ,Jr. Ycl'ligini e cadde•; ma !lÌ t•it>hhe hcn p t•rslo, hevPru.Jo 1m pn' .rnr•tlln, senzn rhr, per c(IICI~tiornu, !>l SIU manife~tulo nlcun fnllo llUOYO. Il giot·no nt•iWCS-<o inw•r<' nYYcrll, Y(m::o le ore tlPlla Sf't'n, u~-, .senso Lli r,;•.ir•umc nLo (tllrì r egione- i•O:;tcriot·o dr•lla gtuHbn SJIItsl!·a.. Si pose n lP! lo, cll il maLlino Vl'gnenle '1\'Pglialltlosi B'urcorse che il ln·acciu c la g.1mhu ::int«lt·i epann nnpotenli a qualsiasi movimento, che lu hocca rt·o slirula vot•so il lnto destro, e che lu pnt•ola. eN1 in ccpp<llr;t .
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RIVISTA
In tale condizione venne ammesso allo spedale, come s1 disse, il 22 muggio . Egli fu padre di H Dgli, dì cui solo quattro vivono . Degli ultr-i, tr-e nar.qmwo modi, uno sofl'r·ì il vt1iuolo (penfì p-o s ifìlilico ~)e morì tl'e settimane dopo lo nnscilu, uno m01'1 di tt·e anni per fehlwe scarlutina, e gli alll'i due morieono, pt•ima d'aver compiuli i due anni, per causo ignota. L'i\. non disse mai di aver sotlc!'lo sililide. Egli aiTeJ'm6 di aYer goduto !:;Cillpre buona sulutc, l!•anne che in gioventù, in cui fL1 preso du vai uolo. Jgnoeo. le cause della morte dei suoi genilor·i. P er le~ sue occupazioni sì espose El molla umiditù, s tando frc~c1uenLemente coi piedi affatto nudi JICJl'acqua. Allorch<'> fu ammesso nell'ospcJulc, venne il suo sL,,Io notato Jwe\·emen te come segue : 22 muggio -Il pazien le appaee robusto e hen nutrito: la sua palpehr::!. superiore dcslru è completarncnL~ parnlizzata, e copre l'occhio inlerRm<>ntc: la bocca ò lcggel'ntente retraHa ve1·so il luto cteslr·o- Elcvanclosi la palpeben pn1·alizzuta, si osseL'Va unR for te conve r·gcJtzo. dell'occhio, o~sol utmnr-m to iJJ capnc:c d i muoversi_, Ria v<•rso J'intct'no che ull'eslemo: alqunJJLo Jill1iLato ne è pnPe il movjmenlo in alto - L'occhio sinisll'O ù pHrf,,l.lamentc Rttno La lingua è sp01·ta innanzi in linea reUa - l segni ordinm·i della p:walisi del nervo facciRIP- sono uppariscenti sul IRto s illisLJ'o; ma sen zn nessun pervc>t'linwnlo della SCII!:'ibililùL'orb.icotare s in istro agisce per·l'eLlnrnenl.e - Dal lal.o dest1·o vi è torpore nolla faccia . Similo I.Cil'pore s i ossepvn s nlla superficie del pnla lo duro destro, ovc pcl'ò, appliculu qualsiasi cosa, l'umu1alal.o avverte unu sensAzione simile a qu01la pl'ovocala cla ptutlure di spilli - La favPlla è inceppala, senza elle vi esi~La diffico!IJJ. nell'!\. fl ll·ovare lP paml<' per espt·imere ogni suo pensier·o- Egli non soffn~ punt<> eli nh<"erazione rnenlùlo; si lau1Pn La f:olo di lieve indeholimen lo della memoria- Il brucr.io s inisLt·o giaro 11rl'l'ellnrnento inet•Ln; le dita d ella mano conispondenl:t:l sono t'lquan Lo flesse; il pol lice è poslo in di t·càone trasversn C011Lt·o il palmo della r11o.no: • 11011 esiste rigidità arlicolare, ma impossibililù nell'?\. eli eslendc1·c Lulla la mano - LR gambo sinist1·a non ~~ complclatnente puraliz7.fllfl: l'ammalato può non solo slm·c iu piedi, ma anche cammin;.we, con r aiuto d'un bastone, teascinnn<lo s ul pavimento l'c::;Lt"<.!mitt:\ del piede- La sont'ibilitù è pcrl'elLa s ia nello rnombra s upel'i,n·i, che nello infe t·iutl- Non vi ho.
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Dr GIOIH'\ALI lTALIAl'il ED RSTERl
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.dolore in alc~na regione - L'osame fisico dell'addome c del tonaca non rivelò nessun fatto morboso. Furono peescritti 5 grani di jodu•·o di polàssio, da ripetersi tre volle ul giorno, cd una fOL·te e continua contt'oil'ritazione alla tempia destra, mediante l'applicazione di vcscicanti, ùa medicarsi con unguento eli cantaridi. 20 giugno. l/ ammalalo è molto migliorato - Può camminare sem~a bhstone: comincia a ml.tavere il braccio: la favella è meno jnceppata : la palpcbru può elevarsi ab ha stanza da scoprire tul.la la pupilla dell'occhio destro : persi~Lono lo
strabismo ed il torpore: comparisce in leggier grado edema al braccio ed alla gamba sinistri - Venne OJ'dinato di sospendere il braccio al eolio con una sciar pn, c di tene1·e la gamba in posizione orizzontale - Fu sospesa la controirr-ituzione alla tempia - Il joùu1·o di potassio fu portato a 10 g t'ani, per ogni dose. 10 agosto. L' emiplegin è scompm'sa: i movimenti della palpebra deslr>~ sono nfl'u tto J'iprist.inuli : persiste un leggier grado di s trabisnio : J.o s la Lo genrn·alo è eccctlente. L'ammalato venne congedato dnll'osped~\lc. l
Sutura di minugia cnrbolizzaCa, applicata con esito favorevole in una estcto>a è JH"Ofonlla fc•·ila da taglio nl polpaccio dal dott. Tunon (Lancet 187::!). - B. P. lavcll'ante, dell'età di ventil!·ò unni, fu mmnesso nll'ospcclaledell<< <~onlen d i
Dorset, ad ora tarda, ncll~l notte clel ~:! agosto H<70"J, pct· ferita da laglio al polpaccio, di fOJ'ma semi lunare a convessilù superiore, lunga cir ca undici pollici,a\·cnc\o l'apparenza eli un lemho posterio1·c in un'amputazione ordinnr·[a. l n <JUCsta f<wita, prodotta cl a colpo eli falc~l, eeauo kasvorsalme11te c cornplel(lmcnte lagliali i muscoli soleo, gnsleocnemio e flessore lungo tlel d ito grosso del piede. Due soli va:>i rnoslpavansi inlet·e:;:;uti, di cui l'uno fu lcgtlt.o, l'allro compl'P.sso. La PJ'incipale diflkollù che si prc~entavu nella cura di cruesta grave lesione era la r e l,t'azione dei ll1Ltsr.oli, c qu inrl i. l'ullontanamenlo tl'a lor-o elci capi r eeisi pet• parecchi pollici, quando specialmente il ginocchio Ct'n in flessione, impossibili fltl essere tenuti a contatto con i solit.i mezzi di suttu·a della pelle. Per la qual cosa si fu cosli'elli di otLcnci·c questo scopo isolatamente per ciascun muscolo, ra vvicinandonc le c::;lL'eJ.pit.à recise per mezzo di minngo carholizzale. Queste l'uJ'ono pas-
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RIVISTA DI ClORi'\ALI ITALT<Ic:-\r ED ESTERI
sa Le ci1;-ca un poll ice al di so.tlo di delLe cslremilà, nlh•avct·so l'inlCl'O spessot•o dei muscoli) lissaudole poi fol'temonle con una solidn un i ono ell nsporlandoue i cupi liJJeri. La pelle invece venne J'iuniLn con dodici fili d'al'gento. Tutta la fm ·i La fn co per· tu con olio carboliz:ntto) con filacciche o s Loppa; il ginocchio fu tenuto llesso costantemente mcditmte una fascia pass nla atloeno al pi(~cle e(l us~ i c:uf'fl l/1 ad nn cin turino a LLOt' no alla vita; il membro intero venne adngiato sop1·a cuscini poggianùovclo eol lv sun pal'lo csLernu. l risultuli fm•ono assai socldisfacenLi; giucdtè lu ferita rimar-
ginò per primo intenzione. Sul finit•e dello t<w:.m scllimana il malato enh'ò in piena conval escenza e fu capo.co d i passcggim·o. Jl giorno 2:3 sottemb!'e, un mese clopo la suo amrnif'~ione nell'ospedale, ne ru rimandato compleLn men tc gual'ito.
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VARIETA
Comitato italiano pm• l'eSJlosizione di ig iene e salvntng gio a mzru~elles (1). - Sotto il pob·onnlo di S. il. li~. i! l"'•·iucipe U wber!o. - Nel giugno del corrente anuo nn-ù. luogo a Brttxelles una Esposizione di oggetti ris~uaJ·dtmli r igiene ed il salvataggio: due sole parole, ma che adcliluno uu campo alketlan to va.sto quanto ulile. Il salvataggio comprenùe tuLti i m ezzi clte vennero itloa t.i. allo scopo di preve nire o d.i minuire le s venture che i11 motlo violent.o dìstr·uggo uo l'esistenza deJl'uorno, s ia per effeLlo di fenomeni o causo natueali, corno lo ))ut·rascbe, i ful m ini, [ ler·rernoli; sia per cause alle quali pa'etecipa direttamente ed indirett-amente l'uomo medesimo, come lo scoppio tiPI gas nelle miniere o nei serbatoi ai·tifìciali, gli incendi) i disastri :=:ulle strade ferrale, ccc., t'CC. • Più esteso e poco meno che incornmensur a.bile ò il N'Imo dell'igiene. E SSl\ si occupa dell'uomo d o lia sua nascilu IiuÙ u Ila s ua morte; coutemplu l'individuo e le aggecguzionì, dnl piLt modesto villaggio ollu più vasla cillll. r\ell' individuo s tudiA lo sventurato che SOl'tì tlalla n atu1·a un'o1·ganizzazione impet•fclta
o viziata, per venirgli in aiuto, cd anali:e:za gli istituti dei eire IIi, dei sordo-muli, gli Ospizi pei scrofolo!:'i, pei rachitici, c quaulì altr·i sorsero per allcviat'C umauc svc.:nlul'c. Indica all'uomo ~uno i mezzi più opporttin.l per conservare il prezioso do1w clolla salute; ra noli i poeicoli delle abil<1zionE malsane, e insegna il modo di pal'ali7.7.arne gli effelll nocevo] i per coloro che nun hanno la scelta eli polerle cambiare; studia i g1·andi ricoveri dei sotfrenti; dove Yogliono essere collocali (l)_Del Congresso d'igiene e salvataggio ili Bru xelles abbiamo già date par•~colareggiatc notizie iu questo giol'nale. AIHlO )8;ii, JHlg".
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VAII IRT,\
gli ospedali, e come lenuli, ondo otn•ano il massimo sollie1•o <Jgli ammalati !'enz'esser·e di tlor~no ai sani; si occupa del pari degli slabilimenti riset·vati alla voc;(· ilia ia . AHr·o rarnQ <l.'allìssima ìmpod uu;::t\ ò quello de ll' ig i<~rw dei luoghi OVC il b isogno, le industl'iO, uggJonteeano mone pei'SOJ1e, come nelle rn in iet·c e nelle g t•andi f'aiJhl'ithc. In <[tl<•sLo ra<"o essa insegna come vogliono esseJ'8 t'egolati quc' locuH, quali le precauzion i per cvi turo pericoli, perchf> l'at·ia non sia Yiz:iata c perchè l'n\'idilil del lucro nou faeciu oltrépassal'e nel lavoro illimit.e fisioln g iro dallH forze umn•1e; quPsili Lulli vcJ•nmcnte grandi c sucin li, che saranno ctiJnùtuli al grande convegno di Bruxelles. Dopo con::.:)<lel'At.o l'individuo 0 le ng~lomcrazion i che I.Png~ono seco le inclustJ·ie, l'igi<'J10 considePa su più vasta sct1lu i paesi stessi, i ,·illa).!'gi, le bOJ'I!alc, le <"i lui.; studia le condizioni loro in rapporto ull'aria ed all'acqua, quante e quali cause di malaria v i sinno c come si possano comhaltet·e, l'importanza somma di av<w acqne pur e, c dn q ut=tli cause possano invece YC~nir corroLt.e, con1e scopril'lc, eO LilO rimed irwv i. I nostri. tempi videro l'ingegno umano studiare con tJ'oppo felice successo il pnri'czionament.o dri mezzi di dis lrii Zi<me in Lerra ed in m aPe; le bnltaglic d'o~gi ~ono spavcntevoli cm·JJelìciue. Quale con t l'apposto, bcnnHHleslo aucot·a nei suoi l'Ì:-'Hilali, ma pm· ~!l'ande tu' l suo concetto, i• :::oda l'Associa::ione intcrna:ionale d i :;oç<>m·~o ai i'Cl'ili in gurJ'I'fl, e per dimi11uire in gen ~re i mali t !lo questa 'l!'uo sr.<~l); e 1li q ue.lla l i la n lt•opica i:;Lil. uzione s[ occupePà puPe il Coag t·c::;so che avcà luogo u 13J·uxelles, duPnlllO la Espos iz io ne. Gl'ande ru l' impc)l'lanza d ala dagli €\I lei pac;,i a r1u esl.a solenne moslPa; OYUlliJII<" ~i formarono ComiLati, cosiituili dagli uotrJini i più competenti, c sort·elli dai l'ispcttiYi Go,·erni, pCt' prcscntarsj a nru-.;:~lle-; con •1uanto si C't'n fntto P studialo inlo1·no a.i nun i att.incn Li ulln prospel'i tt'l in .l i vi< 1L1ale o pubblica. So l' lLnliu rnanr:asse n la le solenne , filnntJ·opi<'O, ulilis:e:ìmo com•egno s aPehhH p61' essa g r·u ve tlisdol'O. Tl'o r~pc sono le opere c he a nnovet·a il suo pnssalo, perc.he nll ogni Lt·atto non clobbo vo'r~ir citata dalle nll.t•e nazioni.' ln molli romi tlell' i gi ~ne pubblica, ciJ'ebhel'o gt•an<le SYiluppo nei Prccntissirni tempi, h n la coscienza di non a ve l'fAllo sosta e di non essere rimasta atldiett·o; essa può e de\ O quind; concor-t'l'l'C, pct• climostrm·n quanto ha fai. lo e per nppt'('Jidere i perfezionamenti altrove jntl'odotli. · A Lale scopo si è costituito un apposito Corn i lt~lo, che Il& la
YAlllET;Ì.
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sua sede in Milano, siccome il luogo più opportuno per et'fettuare le spedizion i a Br·uxelles. Esso oUenne da S. A. H.. il Pr-incipe dì Piemonte il favore del suo Pat!'onato. Ora il ComitaLo si rivolge a quanti hanno stud:i: speciali, scoperte, invenzioni. che cadano nell'una o i1ell'altr·a classe degli .oggetti che sono ammessi a ll'Esposizione di Bruxelles, e dei quali si darà a richiesta piu particolareggiata noli zia, prega ndoli di volerne fare in vi o, o quatJto meno dame conoscenza al Comitato. Se i meZ?.i risl!'elti non perrnetteJ'atmo eh e l'Italia possa vel).ircollocala fr·.a gli cspositol'i principali, cerchiamo almeno di far ·si che non rimang;mo ignorali i s uo[ mr~ri ti ve1•so l'mmmitù , dacchè non poche rra le istiktzioni che ora hanno preso lm·go sviluppo .nacquero nel suo seno, e l' Ualia rigenera l~t dà purr~ indizi anche a questo proposi lo ili voler prendere un posto ono·Fe.vole fra 1H altee nazioni. Milano, geJmetio t 37G.
Senatore Conte Giovanni Arrivabene, Presùlerde onora~• io Senatore Conte LUlGl TOH.b:.LLl, 1-'T'esidenie Comm. Pro!'. EM ILIO CO H )l'ALIA, Presidente dell'Istituto Lombardo eli Scienze, Lettere ed Arti, Fice-Presidente IYIEMBRI
Principe PALLA vJCI"NJ, senatore - Do t. l. colo nn. Vn'Tomo GruoJCJ, deputato al Pal'lamento - Comm. MALVANO capod,ivisione al M inistero degli esteri- Cav. l\ANOACC10, capodivisione al Ministero <lella mar-ina-Comm. BIAGIO CA RAKTl, deputato al Parlamento - Cav. dott. PmTno CASTJGLTONl, dir,~ttore del!' istitu Lo iùrotel'apico di Ho ma - Dott. 1~. HEY Còmm. l)rof. GJOVkNNI PoLLI, me mbro clell'Islituto 1ombardo-Cav . Gmuo AxERIÒ, ingegnere delle m iniereCav. CELESTB CLEHICETTI, professore alla H. scuola polì, 'tecnicadi Milano - Pro f. clo.tt PAOLO MANTEG:Azz_,,, deputato alParlamento - Comm. P rof. E<'EuELE FEDEL I, presidente della società di soccorso agli asfittici in Pisa -Cav . E;,rJuo .131GNAMI- SORMANI , ingegnere del mun.i cipio di Milano e segretal'io clel C<)llegio degli ingegneri ed at'ohitetti in Milano '
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VAlUE'l'À
Cav. GtuSEPPE CoLOMBO, pPofessor·e r;Jia l~. smwl::t poli tecnica eli Milano - . Cav. dott. A LBJ::rno ElHIEHA, professore a l R. Isti tuto tecnico e presidente onorario del cieco lo mariltimo di Venezia - Cav. do tl. CARLO Z'jCCHI, medico-cupo dell'ospedale maggiOI'C di Milano- Cav. ing. GEROJ:-A:VIo C HIZZOL!Nl, direltot•e del periodico t' ffalù:t agricola ·-Cav. dott. EDOARDO MAHAGLIANO, segretat'io della soeie la d i soccorso agli asfit-
tici in Genova- Comm. dolL. colon n. PAOLO :::viAcutAVELLI, dieettoTe dell'ospeclal<~ milj ture eli Milano ·- Dott.. LEONAR no LOl'\tA, professore alla H. scuolù polilecnica di Mil::mo Comrn. prof'. GAJ·:r.J\::-.ro CANTO:-.rl, direttore della H. scuola SLI pel'icwe eli agricoHux·a di Milano - Ca v. do l t. PLI N IO ScnlVARDI, cLireUore dci bagni di Acqui. SEORETAH!
Dott. GAETANO PIKr,direttoredelpio istituto dei rachitict in lv'filano - Dolt. 'N ICOLA LANZIT.LOJ'TI- DuoNSANTI, proj.
alta R. sctwla, veterinaria (.li M.ilww- Dott. E!;GEN IO Hr::v.
(:onga·csl'o mcdko dell',l&ssoeiazione ilaliann ha Tol'ino nel seu.emlwe 1ll §':~~. - Il Cong resso si apr'ir ù il lunedì '18 setlembn~ 1816 e dm'<Wù fino ai vene rdì 22 i nclusivamenLe. Vi Si'lJ'anno del lHa:.lunanzc generali, nelle rrua!i si tr a l.teranno argomenti eornu11i alle due Associazioni - Iialian.a e Nazionale cl.el medici condotti - e delle acl unanze par-LiC'olat>i pee la cliscossione eli nrgomcmti speeial i a c.jaschccluua. L'Associazione medicù i lalìann for·merù tnnte sezioni qn<:ml;! sono i l'Mili p i ~·, impor·t.tml.i d i scienza, al'fìncllè sia a perLo un campo vasto ai cu!Loei delle di verse specialità, l quali vogliano espOPJ'e lr~ lom idee, e L" più recen Li innovazioni. Così vi saranno t.r·egrandi sezioni : ~" ]j,Jedieina; 2•Chirurgi.a; 3" Igiene e lVIedic.i 1ta p LI bhlic&. La prima avrù le seguenti sottosezioni : a) Fisiologia; b) Malattio .mentali ; c) MalaUie d ei bambini. La s econda s i dividerà nelle sotto-sezion i ehe seguono: d) OsLetJ•icia P- Ginecologia; e) Oculistica ; j) SiJilog:r·afia. T:.a terza fnrrnet>à da sè quelle sotto-sezionj che crede.l'à p it~J opportune. CiasctnH\ sezione f'at>à rp.tello ehe slime1·à più utile. Tu~ti i mecl.ici saranno liberi di lrattut·e quell'argomento che
avrù t'a tlo oggetto dei loro studi speciali. Dovranno annunciare
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il titolo due mesi prima dell'apertuea del Congresso, t~ffinchè possa essere pubblicato nell'elenco dei lemi da tratlat•si. Ogni le ltm·u non polrò olleopassaee ven ti minuli. Dopo· ln lc!llul'(l. del torna si aprirù la discussione. Nessuno polr·à P.m·la l'c ollt'O dicci minuti. Si. cli scl~le a l cospetto di scicnzlali, ai quali 11 0 11. sono necessari lunghi disco rsi. Nella sera a\'l'unno luogo delle con fe1·enze. Ogni meclico poln\ traLtai'e qualunque argomento speciale. La conret•enza è un discorso, non già la lettul'n di un lavOJ'O SCJ'ilt.o. Ogni confcren7.a non olteepClSSel'ù ll'C f[uarli d'ora. Se si vogliono fMc s perimenti, saeù necessario clae,neuvvl::;o quvlcho tempo p1•ima tlell'apertura del Cong•resso. H r·.egol<Hncnto spiegllCrù meglio coteste norme. Si farà un al'<lito Lcntutivo, la J·insci.la del quale dipende daUu buona volo n là degli Italiani. Si J'm'ù cioè una Espn,.j;i •)lJO Nazionale :\ledi ca : t• dei più recouti ~Ll'urnenl i dd t'li l gi<-i c delle ultime innovazioni nei congogui ortopedici; 2" delle opere ed opuscoli medici pubblicati ncll\dtimo h.icnnio o dP.i giornali medici clt~ lt 'an no checort•e; 3° de i medicamenti nuovi e delle nuove pt'Cpo t~azion i fa rmact> nlicho; 1·' delie preptwnzi o n i ' no l'male e patologica; ;)• eli pr-epar azioni an alo m il: lte d'lstologia dl qualunque speci~ e 1ll Jisegni, l'otogL·nlie, sl<)mpi in g•'Sso, in cera, in cartone, ecc. pel' dimo!"lJ'nt'e malattie l'are o "'PCciuli diflormita; G• Disegni c piani di o"'pcl!uli, manicomi, ecc. 7• Nuovi alimenti c generi di nutr·imento pri malati e cotwnlescenli. Si pubblicherà nei giornali medici llll uppo:::ito r egolmnon Lo.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
St~n•ifr, t:liui<•tl- tle lltr, fli{iet•ite cs.•uwvata nella citlfi
di 'D'uuis i n e yli 1ruu i .as,-~-7:.B) del dott. G. FrmRtNt. Fir enze l87i-. - il'uo t•o coult•ibuto 11lla s t oJ•i1r. f?lit~iea tl ell1" tUfUn•ile, btu a lo sui (!l U i o.<;set••mli in Tuuisi
uel :Hf14J, ùcllo stesso autore. Milano ·1815. li doLt. Giovuuni Fet>l'ini è mollo on01·evolrucnte conosciuto nella l.oLteeaLut·a me<lica italiana pc t· le nurne r·ose JHOnogn\fi e e memor·ie cho dal 1800 in poi ò venuto pubblicando su pet> i giornali sci~nlifìci della penisola.- Sonn noli i suoi studi sul colerù, sul tifo, sulla teoria delle fennenLaz ioni mo1·b osc, ecc. ecc.- Con i due opu~coli dci r1 unii inleutlinmo l'Me una l.n·eve rasse~nn, egli viene ~' prendere un l)OSlo di~linlissimo rt•a lu nurnP.Posu c valenLc schiel'tt eli C.!!I'C"l""' Ì che, on·O'i con migliorc fortuna comhallono conlt·o C(LWl iltwo rnalot•e che al principio del secolo C01·\·i~ru·t ~hiamò horrible et inctt1'able, c Xapolcone, in t·isposta.- cruel pow· l'hwnanilé r:t honteav: pow· La sr.iencc. - ì\la il F'CI' l'i n i mettendos i accanto a l :\I asse i, al Giacchi, al Faeal!i, al N es li, ull' Acc<:ttella c a la n ti alll'i che nel111)SI.I'O paese hanno sceilLo sulla difleriLe, o!LPc all'aggiunge r·~ il peso della s un au lol'ilù in conl'e rma delle dottr·inc rnorlcntc, h} con l'orlu con nUO\'i espt~ t·irncnli, specialmente rigmU'tlo alla let'apuutica; cosi che· si può con verilà afTer· maec cito 'JUOSLa nello sue mnni ha pl'eso 1111<1 rorrna Hd. una perfezione non L'uggiu11la da allri . Il curnpo delle sue o~set'va:tioni ed esperienze è slnto la citlù di Tunisi o ve e~el'tila la 1woressione da 2G anni ; c della quale ciltfl p ubblicò nell8GO un saggio l:' ll l clima e sullG pre<'ipue ntalallie. La prima delle due :\femoric riguarda l'cpidelllÌtl dìllet·i.;;a che si manifestò uelmm·zo <lcl1872 (sem:t\ ~he ç-.
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1\IYISTA DHlLlOGRAFICA
si potessè d·ìre donde fosse importaLa);.·crebbe in proporzioni maggiori nel novembre. e raggiunse il punto culminantH nell'aprile del 187a.- Predilesse là, come in tutli .i paesi, i fanciulli, specialmente dai 2 ai 7 anni; ma non risparrniò gli adulti e incusse timore fino alla più tarda età. Ma fnor che nei primi, si h1ostrò mite negli altri, salva rara e.ccezione. Al modo stesso che accade in qualunque invasione di mo1·bo contagioso, i casi mortali furono maggiori sul principio; ma alloi•a e in pr·osieguo le vittime fur ono più numerose ft·a i deboli e i debil itati. - Non dava immunità a chi avesse supert~to un Pl'imo attacco, specialmente se questo fosse s tato Iegg:iero. Si com})ljcò a molle malattie, in i specie a quelle delle v ie gultuPali e respir·atorie; e con più ft·equenza Hlle angine ed al Cl'O'Qp.
Non ci f<H'emo a s eguire il do~f.. Ferrini nello sviluppo delle sue idee ed esperienze cbe ill tLsl.r·a con numerose c minute osservazioni; ma nH diremo per somm i capi le JH'incipali. Trovando la con fo1·me alle s ue pt·opJ'ie osservazioni, egli a c- . cetta la dottrina che difterile sia .un morbo pa1·assitario per -veg-etazione (li microeocchi e sporule di fungo probabilmente del genere orclian~; come avea prima deUo l'Oertcl e l'HueteP in Germania, e da noi il Torumasi, il Tigr·i, ecc., Essa è quindi prin1i!.ivamen te un';:tifezion.e specifica, locah}, che può rimanere tale, ed allora !aj'oi•nw è mite; ma s<~ il veleno difterico per via dej vasi e glt~n dul e lin(aticlle penelra nel sangue, alloJ'a si ila l'infezione g net·ale ed il morJJo si manifesta sello la fonna g.rave o [.J7'avissinw (che il For-cini chiamu iperimsica), secondo elle è più o meno .J'Hpiclo l'avvel<mamento generHle; ln qu11l cosa d,ipende dal grado d'iulensitù della cuusH ag'enle e dalla 111'isura dell'individuale recettività. Quando i malali sono vedu ti nell'esccclire del morbo i fenomeni lpcali sono quasi sempre i primi u comparire; 1ptesti sono costanti in qgni caso, a qualunque fMrna osso appactenga; .e quando non si 1·isconteano sulla mucosafarin!rea, eiò cl1e è rarissimo, si ritroverann(} eon minuto 'csan~~ sulla schneirlet'iana. .- N(;l processo morboso mile e pul'am.ente locale il Fecrin \ non ri.n venne giammai albumina nelle or·inc; ess.a invece futcovatù s empr-e nelle forme gi'Avi) ed è la ra pp1'0sentazione preeipuadell'inrezione generale dif lerica . Però mentre alb1,1mina nell'ur·in a cd inquinamento o·enerale sono due fatti • D m accordo costante, il primo non è .sempt'H in proporziono al gr'aclo del secondo. Ammalàl.i che lliedoro ahhonclanto quanlitù
la
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.. 1\lVISTA
1l1 alhmninn ,!!llùl'ÌI'Ono, nwnll'•~ aìll'i rlH' n e emis1wo men n peril·I.Jnu mpi·lamenlc; onde l; o1·a nella tlirterile ipf'Plo.;~i<'<l vi è J'it'?:nziolH) u1 una JH>l'zionc rli alhumilltl . 1":: du I' Ìl PII "'I'l' rp1nle r-eg 110 fiir·u 1·o cl i <'Hi Lo fau ,.:ln la dimi 11 uzionc g J·nd ual o c• l n scumptll",..il rlel p l'i!c·ipilaio nllllnllino'<n. Il Fe~·1·iui insiste IIIOILO su '[UI.'sln •:t·gno, ,. ron-"iF'ìn ai mc.lwl di non 1":-lancu l'"l di nsplomJ•,• :.tioen nliiH'JJI.P. l'nl'in n olci IO!'O inf'el'mi dillcl·ici, nnr he JlCi' qunlc·[l(' t·~lll!J ' ' tl o~'o <:i w :Pmh1•u r e_ s sa l.n ln mal111l.!n lnc·,de. }" l't'~·· fin • 11 hnlo ch 1· l'<~llnu:. · n; t'•Jtn.[ltìl'Ìsf'<• nt>lli p ì1lo lll'Ùiill'ÌII 1\
llHlflÌft•s(ll C!IC l'lllf•.•ziOlll l;<'fli'I'lllt• Ùt.'ll'Ol'g'<lllÌ':ìiiiO
11o rt (· c•l',;sal.a; w\ qniudi, f-' \ "illli tu il J•:'l'ieolo .
Toc.rn pc 1 s~ia nlln qucsli•HH' s ulla i· l<'lllilù di'l (' J'oup e d d ia thllcril••. c• tlic"' rl1 • f··a •fUP .li clue p1'tlC•'"i>i mcH·IIo::i n nn v·,·· id<·nlil<'l d1 uai•IJ'él, lllD s.-l 1 l',!)'porl•J 1"111-'alc, ps.;••n.lo rlw la ,Jiller·i L• • d<' YC ùJ IJIII\'C'l 'III'Si (ht le eugio11j ,·J.c po:-:"n110 Jae l 1to g o· nel u u 'i ul lmnmazi" ll l' cJ·o upn"a. In de'l segue il parere rl oll'Uerkl. ('l w rut•·h'lllll' os., ·r 1azioni micl·osco[';eh • cd inoeula· zio n i s lnltìll rl tP la dirtel'i tc :;ia p1·n:-r~,.:o s petilleo, il c1·oup
r.nnmn:•. Pc,::'-':t n.!u a1h ctu'<t i l P etTi n i co Hl'c::;,.,, t l'Il C :3C';.:' I I~I I do le ll"zinn i c·linich • ol•·l Teou,..:-:1'<\U com JHciò tlul alli•lal'"' : lh c:m.;tJei.l Z ! O il ~, !'OlllP acl lll l lf'O 11WZZ•I tli S3 )11lo..:. l\Ia IJC' Il )ll\'St\1 i fa lli YOJLHC' t'n Il s men i.ÌI'•' lr SC' I!l•·n t.·· llelln Loo t·ia . p,. ,·c·JiJ egli, d'nc<·ot·,lo 'IIÌ J>ÌÙ j[}n-,i •·j mcoJ j,.' \"ÌYC II [Ì, Jll"1Hf'J'i3.4•• i (' /lU !:; [Ì !"'j <'<11 1)8 inutili, ;mzi danun~1; perclt• ··a:1tcrizz 1l11 lo .::t,·n!o supc•·ll<·ialc delle Jtll ii'O!'\.', i llli '1\lflli i nl llll 'llli n e~ll ~-;lPctli ,.:oll'lpOst.i t·c•stnno i ll es i c·d i llnecc;.;>4i lli li alle :.l L" C lllCd Ì<' ili: in11i loeuli; mc~ n Ll'P ,·.Ile uP!ln "''"lnpnsizinJtl' t!ell'.-•,.:<'111'~' ui'lifil·udi ll'O \'IUI" t •l'Oj•izi co l'n ndizi·m· wl un pi 1 l'li(> '•lo Jnnll iplicar,.,i. - l. P. nat•n•n Jlffi'<l"""i l" l'ia del l!lalr lu fec,, l'ir·nt·eet·<.! tti lltPzzi pnl'n,;sit.ir i li r• anlizi 111nl1d. - QUI':-'l Ì l'tll'O IIO : l'lllllig<~ ZÌ III IÌ di gnH ll f'Ìtl O <;() Jrrli'OSO OJ.Ir' ll ltlc fu ce n. h • l>l' tltim·,• tll'lla :"lfllJZn•lell'iIIICl'cllll del ,,11r.' rli com1nf·J·eio: ogni du è ore p nn,.llaziuni .;tù les,nti niTPlti d1 una sol u.w111e nlcoolwu di ncicl11 n•11i eo (~ l'Htll m i 3 n ~~ in :.>O t l i nlcool) : l'n lc.•JUI p:·o ~ess o
l' CSSfl " lc'S:30 Ull JIOtl.c•t•li SO Jl 'll'ùSf'Ì I ÌC' Ìdi!, C IH' ~ 0110 J'I'IJ\'fl i lll'illaul1 snec..:s::;l U\'Uti in :\:1,uJli d ti dott. :'.Ias!->C'Ì. - T ;tli pl'n nr•llazi•llll el'ano ullcrnat' con ~a t';!ill't smi ùi a.,, JIIU d i eu ln• tnerl icinal111 (J eli soli Ilo el i sodtt (12 gr. Hlt no<l'aC'!IIill. Nei l':mc·iullì piccoli c·ll t> non so nno e uort JIOSf:OIH I l'n h~ gm•gn l'Ì'-'mi Il' " l c- s::: e sol uzitJIII l'l'Uno faltè U:òart• i' >IY<.>Piuult•, mi.:'I'•'· riPI di n'l'"i nehuli.zznl•ll';i o pc1· miezio111, qnan<lu il Jll'Occ,..,o difl.<>r :co < msi diffuso alle fosso 11as ali. - Ln cura inlt'l'nn fu sC'ILJlll'e LoJJ icn ed
Bllli. JOO IIAFI CA
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anlifel'mcnlat.ivu pct• imperli l'l' gli cll\.•Uidclla intossicaziou<.' gen ••rale; IJUindi al decotto ,Ji dtiuu cd ni ,.:ollìti alcHiini, unì unu dieta ri pat·atrice c !'O!':LilllZÌtJ>-0. - .\l :thwccio eol ai vomiti vi fece J'iror;:;o pet· pnelicoh.u·i i111lir·uzio111, una soh1 ,·olta pt·alrcu
lu leacltcotomia. -Le ptwali:--i con!;r•culive fut·ono raro, c in poche sottimauc gum•irono <·oll'uso 1lr•l li-'J'ro e tleli'Psll·allo di noce vomica. - Con tJuesto llk'LoJo cut·uttvo su 12H infermi ebbe • 2J casi letnli. L:n;nco11do. delle .\Iemor·ic r· Jr,\ csnmininmo t•ip-uaPùa l'epir1nmia dil'let•icaùcllRi' ~.la •p w le 1'11 uu "~'!!li ilo di quPlln •lei rluP llll n i p1·eccdcuti. Yi ebbe il D.t' l'••J•J·illi a c•tu·.. t·e 6!-N1,:;i, con "oli ::i mOJ·ti.- l n cruesla n U0\'3 f'OII[J•i l mzinlll' il liti sturi io' Iella d i nl'l'il o eg-li insisl'\ specialmr>ntc 1wl dimo:=;tJ•nt·r•. lllf'l'<'.:.lo• o:::sennzioui sue e di tnNiici dPIIa :"le;;-.n t'IIIH C ot'allt·i )·tlt':oi, che Ìll taio• 111 tla!Lia i fnlli loc.Q]i pt<•ce•lono-.•·Ju! t'l' l'iuli.•i'j0ne ;.:cnr.·r·ale; l'non giù qn<'~lu •tuelli. Egli rlier• !'.ltl' so; col•Jl'O, chr YitiPl'O insm·;:rc'I'O
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Ja febht•c l:;('J1ZU 8\'(\l'e l'ÌtiCIIU[t"lllO <'""~lldali difll'l'Ìt'Ì llf'I!P l'aur·i, aves:sPt'o r-;plornlo h ne tliC'lt·o i pJia,.LI'i, o nellt• t·twilù nn~uli, non uwrhhero srono·;:;ciuto In f'l'0f;l'tli'nza .!el tn·oc~;;sso I•>CH!c. - · lit V('Ce ln fi3lJlJl't' può nH)III'Hl'i', o m an(:a <li l'aUo noi r·n>~i miti; t'IJI'i gTu Yis::;imi la ~ uamup-girJI'r iulensilù <' l'aumrnlulu leJ'Illllf!Pl!P-;i non i• sentpl't' ili pt·npot'l.inne ulln impnl'lnu1.a della mnlallia; tuloJ·~ fJilf'!::>lu rou !"111f1t'l'llhll'a nnr mulc, 11 di pochissimo t~ILet·alR in più o in mrnfl, li11iva co11 lu moete. - l.a fébbrt•, che è il p·.-r:ipuo m·~"nlr.'nlo di cultJr<) elle ct\;uonn l'infezione generale accnllerP prillla di'Il· manit'e"la:duni !ocnlt, mancò nlfullo in nn <'a:-'o t·tl<·,·unli,.,..illw ~o,.~r·t•,·aziolw t•;; lo. lcmprral1n·a, m isnr·ala dun \ol lc a l giror·11n, o,:dllùdai ;~ì il ;~7, 7. - Il cl'itet·io della iufeziorw geut•t·ule i· t la l'icaHINÌ rlulln presenza t\cll'nlbuminu nplle m·ntl'. l mpor·tltnlissimi ,;ono le 11\11)\'C OSSCI'Vr\ZÌOllÌ 0 (.\'li ~LlHl i t~liL\ il (~'C l'I'Ì IIÌ fll su IJll f'S tO fenOllll\110 lnOl'bO!>O. L•:g li J> II Ò d it'e /'tlll l'flgiO• IO • i fatti .m cui !JrtMo; l'impor{an::;a dell'al/mm inrt ,,., l Ìljl/ ido orinrn·i-J rley li in tenni rlij lerici mi semlwa no g ici i n nu "~ero illlf•ullenre e eli wr c.·-tlore incontc.~tabile pc1· .farne uwt lcfi!JP, la 'f"ctle puù prestare it~ questa malattia crilPI'i di 1111/lla imJ•Ortan:;t( ». llmet·ilo lll'incipalc di lui in tniP f(Ui-"tinn" è 'IIIPIIo che già tK:ccrmnmiiJO sopr·a, r·rot'· ravere egli s·'np:•J·to chi.' ilpt•ecìpilato alhuntllto,.:o non i.• in li ma mente legatn ul p r•occ::;so locale d i fLot·ico, il ' llll\lc può dlll'm•c piit o mf·no lun~o lr'mpo; nn\ rh e, invece, l'r.:sistPnzn doll'nlhurnina nelle orine ltn coslr.mle correla:;ione coll'in<tuinamenlo gcn~ralc Jell'or·ganismo; cio elle sinoJ'a non era :,.lalo
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messo in chiaro ùa altri osservatori. - Questi\ parte del suo laYOJ·o sarÀ letta con mollo iniRJ'essc e profìtlo dai giovani clinici; come pur-e lt~ regole (lttle •la lui per esami naro l'orina. Non lUCI IO inteL"essan ti sono le n oYcHe osseJ'vozioni eon le quali appoggia le klceemesso UllleceùelltemetJLe sulla inulili1.à e il danno che arrecuno le rausl.icaz.ioni nella cura delta diflerile. Importantissime ci pal'veeo le osserYazioni 5•, 63 e 7•, la prima s uo, le allre Pirortale da i do ~Lori i\ g ius di .lVlol ta e M assei di Napoli; 11elle rtutdi fLt faLl.o !=<opra uHo i slesso inlel'mo l'esperimento co111parath·o di causticare una lonsilla col lapis infel·nale, c Lt·attur l'alll'a con peunollazioni di alcool fenicato, o con semplici gargaris m i di ncr1ua di calee, o di elol'ato di poLt\S~a . - Fu ve(l uto nei tre casi cl1e la Lonsilla JJOn cautm:it<::Ua guarì pitt sollecitamente dell'allt·a, e nou .rwesent6, come questa, tr·nccie eh gu ugl'elltl. o flogosi postumo.- :"lon sal'{t vano in,;is ler e su quesli 1·is ullati tlnllo. tew~pou Licn a n ~ipat'assi tu l'in, 1•erchi' Vf'diamo ant•om niolli medici l1·ncesi fitl'clti a l nwLolio caustiC<.Jnle, meno iWI' Yeri Yantnggi rhe ne abbiuuo ric:wati, che pc t· conclisccmlc:mzn ad una credenza gic't t•adicata ,J,, l la vecch ia medicina llelle rami gUe. - Sm'à belle J' ipeler c ehe il prof. Vogai, uno dci I'iù di -:tiu~i meùid di Get·matliu in ll!Uo d i malatlit.l tlf'i bambini, il chiuri:::simo \\'esl in JJ,gliillena, iJ Bl'ichetenu in Frunria e ~anli nlLri insignì fra gli sll'ani.eri e nel nostco pnosc h anno ~t·alasr,iulo il metodo delle ruus tica zioni; c.lciiH qunli alcmJo ,u e~si cl'a stato pl'l passato culùo pl'npugniltore. Che pii1? \'i rinuuziù, suUn linc tl<"lla c:;uu cau•iet·a t troCessiona lo, lo s Lrsso Tt·o us~co. u, s u H'autof'i lù dr l quali', [l i (J cùo su qnt•lla di >JUolunque t~llt·o, l a Lerapifl delle caustica7.ioni ncU'ang-inu maliguu lll'csc 'lll~lla granrlbsima mg-a che ,.;'impone a lnllli medict, o poc.:o ronosciLot·i dei pl'O!!ressi rlella scienza, o per alll·e t•ogioni, no n. aLli11~o a questn, l'cd e li. w lot•nt<H'i rlel passato. Oltre i mezzi mttipOJ'nssil<H'i accennati sopra, cspedmentò il Fcrrini il cloralio 11 ~alo pet' JIL•nnellazioni (alla tln!"u di due o lt•è gr ammi i11 ·lf) a :W di gl i(~m ·i1w), l'ipetute ogili Ire ore sulle placclw di t'lel'ichc o Ile fauci, o pce inh>zione nel lo fosse nAsali . Fece anche espericuze compurnliYC ftu. lul rimedio e l'akool lìmicat.o sopra uno ~ tesso infcn11o, rom1; UYevn giC:t fùllo per ist.abili t·c lo. prevaJOJì7.a l'ra il metodo del l •~ eauslicozioni eqnollo parassiLirida. - E dai falli r.sperimculi gli paro •li po!.el'e afre l'l11at'c che (a glirCl'ÌIItl ciOl'aliala Si(l <:upel'ÌOI'C alla soluzione alcoolico d'acido t'Orli co, e ad ogni ant•o mezzo Ltsuto JJnoru.
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BIBLIOGRAFICA
Giacohè la difl1Wil.c confinuu n serpeggia1•e qun o là n el nostro paese, noi diciamo ni medici che prolitlino tlella trista ventura; e a bem!)i:io dell'umaniUt e a gloria clell'arle nosct·a pt·o::eguano nr>lla terapia del morbo crudele la via percorsa conta n Lo successo dal nor:;Lt·o collega di Tnnisi. Patologia e teNEJJifl uaetllt!a speciale, rcdalla dtll dott. signOl' v . ZIEliiSSEN. - Napoli. Editori Nicola Jovane e dott. V. Pasquale.
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L' Ht'ller tratla d<>i morbi 1l'invasiont>, che cosi denomina quello malattie che sono gencrntcda!Japenelrazioncdci parassiti animali nei t('"suli. 1'\on con:>idera che l'echinococco e il cisticerco l'l•a i ce::;lorli, fra i lll'tnt\lOt!i le lrichine. Di alll'Ì purassili (Si f'on.gilus r;lya.ç, filaria medinen-~it'l, ecc.), non si occupa perché ra!'amenlc v'l! dubbio che si ri5contt'ino nell'uomo. Comincia ùunquoùall'echinococco, dcl•tualetle~crive la s toria na.tm'alo illustrandola con opprn·tune figut•e . Dis(·orso qumdi dei processi di proli tìwazione doll'cchinococco, nvveeLe nn n essere anrora accel'lalala via p<'l' la crunt.· esso rnigt'a dnll'inlestino ncll'org-ani~mo, che j)<'J'o la sua ti·crruontis:mna fli'Oscnza nel fegulo induce nel mnmellet•e che questa via !;in di !·cgoltl la v<ma put'Ll\ e icond o LLi biliut'i. Hifiula cnlln maggiot·purLo degli elrninlologi la di&lill;~,ione do! Ki'lchenmt>is let·, elle dello ucll iliococco fn cluc specie secondo ·h•'• gli ,;;colid ~i sviluppano dil'cltame!ltc dalla vescicola maùt·c (ecldnococcus scoliciparint~), ovvero si iutromotLouo una o più gonet·azioui di vescicolo figlie ( echinococcus atLriciparien.'\), mmnetlt>Hdo la i denti là di nn!bedue le forme. ImpoPlanle pel'ltHiiaguosi rigumì.l.o ilft·cmilo idatideo che insegna atl imil~u·o ::;florando cou un dito una co l'da dei bassi di un pianofol'lo c toccnn<lo lep:g<'J·m<>,nLe nellcmpo stosso il tasto rolalivo) ovvoro appoggiando tJ•e tlita sul cinLo u molla di un sofà e picchiuudovi sopl'a col metlio. l Lumori clctLi ace.falocisli simili allo ochinococc~o, in cui pPL'Ò non si scoegono gli scolici e che molli o:;ser,·atnri non ricono!';cono peP echinococchi, oi per la mnggior pat'le li giudic:u tali, o che sicno ochinococchi giovani 11011 pervenuti n prolifct•ar·e, o rimasti per una eslo1·na influenza crual:>iusi ad un g t•ado primitivo di sviluppo. Quindi si volge a conc;ideral'e quella forma particolare di echinococco che è il mulliloculare che ha anologin col cancro gelatinoso con cui venne anche confuso, e Jìno ad ora <Horna!e di med'/otna; mtlitcwc.
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non ri.sconlrato, meno un caso di Dorpat, che nella Germania meridionale e nella Svizzera. Accenna la diffusione generale dell'echinococco seguire quella del cane che è l'ospite favorito della lenia echinococco, segnalando la str aor dinaria l'requenza di questo nell'Irlanda dovo il cane costituisce tanta parte della vita negli abitanti. Trattando della patologia e diagnosi dell'echinococco, pone in rilievo la importanza diagnostica della punlura esplor ativa, non solo per potersi talvolta pel sedimento del liquido dimostrare col microscopio gli scolici, gli uncini e le ·corone, ma anche perchè è carattere delliq uido stesso di essere privo d'albumina. e ricco invece di cloruro eli sodio. Le malaLLie con cui più. facilmente può scambiarsi dice essereilcistovario e la idronefrosi, ma la presenza dell'albumina in queslo liquido il più delle volte rischiarerà la diagnosi. Però avverte che fino ad oggi mancano analisi sufficienti del liquido d'echinococco nei divel'Si organi, la cui sede sia sLala accertata anatomicamente, per cui non si può dire se la costituzione di esso muti secondo gli organi. In ordine alla terapia ricorda il mercuJ'io, lo ioduro di potassio, e la tin~ura di camala (1), con cui Hjaltelin assicura aver guarito d'echinococco 22 })ersone, e la elettro-puntura, ma elichiara che il miglior successo, quando il caso vi si presta, si ha dalle manovre chirurgiche, quali sono la puntura semplice di Murchison e Austie1 la doppia puntura di Simon, l'applicazio:ne dei ca us tici secondo il processo di Hécamier, Yagopuntura secondo Trousseau, dando la preferenza al metodo del Simon con la modificazione del Fiedler od anche col migliora menlo proposto dal Finsen. Parla poi della profilassi la quale deve consisLere nello evitare quanto ~possibile il contatto coi cani ed impedire che i cani acquistili'lO la tenia echinococco, avendo avvertenza chel'echinococco, come nell'uomo, si trova nel bue, nella pecora, nel . por·co, nella capra ed anche nel cavallo e nel cervo.
Dopo l'ecltinococGo in generale ~Patta dell~echinococco nei di· versi organi, quindi dell'echinococco del cervello, det midollo spina!(}, dell'apparato respiratorio, dell'apparato circolatorio, della milza, dei reni, e finalmente del fegato sul quale si ferma in modo particolare, come quello che ne è la più frequente e prediletta sede.
(l) V'e4,i questo giot•nale, anno 1875 pag. 1095 c il kamala contro il tenia •.
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mnLIOG RAl'lCA
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Allo echinococco fa seguiro il Cystice,·cus cellulosae; ne descrive la forma e la stot•ia naturale, facendo particolare menzione di quella forma che è delta Cysticercus racemosu.s seu boti'O!Jdes che cosLituisce masse a grappolo che si diffondono come tante appandici lungo i fascetli della aracnoide, nelle cui ·vescicole raramente si sviluppa la testa, ma di cui non è dubbiosa la identità col cisteoerco. Avverle che la via per la quale gli C'mbrioni si t•endono ai Loso;;uli non ò ancora bene accertata, e penetrano nel connettivo dopo la pet·forazione dello stomaco o degli intestini o entrano nella corl'enLe sanguigna sia direlLamenle o con lo intermedio dei linfaLici e con essa nelle diverse parti del corpo, ma che lu via piit battuta sembra essere quella della vena porta, percbè spessissimo le larve si trovano dapprima nel fegato benchè poi lo abbandonano per portarsi ad altri organi. HelnLivamente alla patologia del cisticerco fa notare che nel maggior numero degli organi gli embrioni penetrati non cagionano alcun disturbo anche allorché si mutano in cisticerchi e t·aggiungono una noLevolo grossezzR, salvo quanc.lo il loro numeJ•o è grandissimo. Solo nel cervello e sue rneningì, nel midollo spinale e neU'occhio recano denno; non è bene stabilito se,lo sviluppo di questi parassiti nei muscoli pr·ovochi fenomeni morbosi. l ntorno alla etiologia riflette che essendo il cisl.icerco lo stato di larva della taenia solium, c questa ftno ad ora non essendosi trovata cho nello intestino tenue dell'uomo, ne viene che la infezione di un individuo può soltanto accadere per la introduzione di uova mature di questo tenio. nello stomaco. Le uova possono provenire o dall'i ndìviduo stesso che porta i cislìcerchì o da allra persona. L'antoi11fezioue può aver luogo per c.lua vie; o le uova mature sia libero sia venute fuori con una articolazione del verme solilal•io sono inl.rodolte in bocca ed inghiolLiLe, ovvero per i movirncnLi del vomito le uova maturo passano dalle al'licolazioni cho le conlengono nello stomaco. Nella seconda maniera le uova e le articolazioni emesse da un individuo possono egualmente giungere alla bocca ed allo stomaco di un altro e subire le stesse fasi o per imbraLtamenlo d'abili od oggetti d'uso o por altre vie. . l ?u~ile la terapia, raccomnnda la profilassi per allontanat•e li c~sltcerco; al C(uale uopo bisogna 1• evitare di prendere la lema, guardandosi dall'uso di ca1•ne di maiale c1'uda o semicruda; 2• sviluppata la Lo l') ia affrettarsi a disca~ciarla, ed i n 7"
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questo co~o evilare ad ogni costo il vomito; 3• tener lontani i porci dalle latdne principalmento ovo lo feci umtme pestano accumulale; 1-• ordinare la visita obblif,t&toria della carne di maiale. Il cisticerco del cervello è trattato in modo· particolare, al cui riguardo è anrel'tilo non potersì stabilire con certezza la sua diagnosi in tma affezione ce1·ebrale, se non t1unnJo nell'occhio mel'Cè l'otla lmoscopio o t\ltrime nli nelltt lingua o nel cell ulal'e sottoculaneo i> possibile dimoslm rhe le loJ•ve, c potersene avere fondali:-simo sospetto per la esclusione di ogni alll'a mulnll1a, o quando OC<'Orl·ono acct>ssi epilellici in adulli per lo avanti sani, in cui n011 pt~ò arnmelleJ'Si una disposizione Ol'edilaria nè altre cagioni, come lesioni violente, sifilide, ai:.. j~zioni caJ•diache od Sl'Leriosc; lu quale epilessia da cisticerco è pure da noltH'<ii che mostra spesso un andamento straor<linariamcnlo 1·apido e Lumulluoso lìno alla mot·Le. Un lungo capitolo ,., dedicato alla tricltinosi. In tre epoche l'autore divido la storia della trichina. spiralis: la prima comprende il lAmpo in cui furono trovutc solvmente lfl r.npsule cii lricld n a calcifieate senza ehe ne rosse conosciuta la nn tut'a, d fil 1822 o 1828 ull835. Lu seconda ~>poca- ,lol 1835 al IMO - comincia colla scoperta folla du P a gel del wr·me contenuto nella capsula. Lo Lt>r;ca ('pOf'll ha principio nel 1866, nel quulo anno le lrichinc che erano slale fino uJloru un !"Cmplice oggetto di curìosiLit o non avevano nl più un inlol'OsBo scienlilìco, entrar ono nel dominio della patologin per opPt'a specioltnente di Zenker·, Vil'chow, Leuckal't, i quali stabilirono la dottrina della trichinosi Mpra i se~menli prin<'ipii: t• L'uomo si infetta di lrichine mangiando In ca1'ne del porco contenente questi pal'asiti; 2• Le L1·ir hinc rnn l-\colari nello s tomt\Co dei sorci escono dalle !ora Ctlpsule(Leucluu·L) e si svilupptlno nell'inL"slino Ilei cani e dei <'OnigU (ViJ•cho'') dh•cnendo ~·ome nell'intpslino delruorno (Zcnkcr) vermi sessuahnenLe maturi o lricbino intestinali; 3• Que!'\Lc dopo seLLo giorni sono già udulle e pat'toriscono prole vivenLe (Leucktu·t); ~· Le giovani trichino migrano direttamente dall'intestino dellOI'O ospite nei suo1 muscoli (T.enker, Virchow). s· Nella loi'O mi~I·azione sonosi trovole nelle glandole mesenLeriche, ne>Ua cav1tl\ addominale e nel pm•icaedio \"il'chow). 6' Passo no nello inleeno delle fib 1·e muscolari (Vit•chow) e ne distruggono la so~ tu u za contraLLilc (Vi1·chow, Ze nker);
BlllLIOGR.\FICA
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7• Nascono dentro i muscoli divenendo trichlne muscolari complete (Zenket·, Virchow, Leukarl); s· Queste fasi producono nell'uomo una grave affezione febrHe o tl'ichiMsi; ù• Nell'uomo (Zenlcet') e negli animali (Virchow) la ~richi nosi può cagionare la morte; 10• I casi di tricbine incapsulaledebbonoconsiùerarsi come guarigione di lt'ichinosi (Zenker). Passate quindi in rivista le pt•incipa1i epidemie di tl'icbinosi avveratesi in Germania, passa a discorre••e della sLOJ•ia naturale delle lrichine, di cui distingue due forme, la inlestinale, e la muscolare, di ciascuna dando la descrizione illust••ata da analoghe figure. Venendo alltt sinlomat.olgia, espone prima i fenomeni muscolari, quelli del sistema nervoso c del circolatorio, indicando i casi leggi eri decorrere senza febbre, ma ordinariamente la febbre aver luogo dopo i primi giorni, che nei casi più g•·uvi ha analogia con quella del tifo addomi nule, nei più lievi ha un tipo quasi inlermHlenle pet' consiùe•·cvoli remissioni multuline. Dell'una e dell'ultra l'ebbre pt'esouta le corrisponclonli cure termomelricho. Hichiarna poscia l'attenzione sulla importanza degli edemi, di cui più f1·er1uenti sono quelli delle palpebre e della faccia che (•ompaeiscono circa il 7• gioeno e quindi dello estremità cl•c vengono più Lardi ma sono più durevoli. Qua n lo alla diagnosi dir.e distinguee~i la lrichinosi dal coler a pei profusi sudori e i sint.omi muscolari dal semplice reumatismo pei fenomeni di caLa•·ro inlrslin~le o per la nucchozza gonerale, od essere mollo da consi(lel'ure la cornparsn vcwso il 7• giornodell'rùPma alla ro.ccia eù flllr palpebre che si distingue dagli edemi dt'lla malalUa del Brighl, e da quelli provenit•nti da dislut·bi circolalotii per malattia di cuore, polmoni, pleure, ccc. por essere l'uri nn libera da allmminu. Stabilito, secondo ZenkCI·, essere il maiale la sorgente d'infezione per l'uomo, si volge alla I[UPSLione so il pot'CO !-ìia in origine ospito delle tricltinie o ulLl'imenLi donde H come le ucquis~i. Credu poco probabile o wollo raro rbe la 'infezione avvenga nel pOl'CO per la introduzione di lt'ichine iula:<linali emesse dai lritlunosi, per<'hè nelle evacuazioni alvinP non si trovano che scars1ssime ll'icbino o pcrchè gli esperimenti futli con tali malc•·ie hanno din1ostralo che le IPichine inlc>slinali e gli embrioni l'cslano sicuromenlo d•sLPulti dallo stomaco. Esamina quindi lu quistione se debbano i topi esse1·e consitluratila
402 RlVISTA causa prima delle trichlne; teoria propugnata da Leuckart, di
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di cui con Zenket' dimostra la in esa Ltezza, facendo vedere com e i topi trovati trichioosi derivano quasi senza eccezione da macelli,porcill od altri simili luoghi nei quali continuamente o di quando in quando trovasi car ne fresca da poco morta od ammazzata, e che i topi solo in mancanza d'ogni altro alimento mangiano carne di altri topi, e questo non è il caso dei luoghi rammentati. Quindi afferma il principio di Gerlach che o ve sonosi trovate tricbine nei topi, ivi han no d ovulo essere porci o cat'nivori trichinosi, e che quindi il porco è il vero ed originario ospite delle trichine, al quale questi parasiti vengono trasmessi di generazione in generazione, e da cui ricevono generalmente le Ll'ichine l'uomo, il topo ed il gallo. Per l'assoluta inefficacia della terapia, straordinaria importanza vuole accordata alla profilassi, la quale ha due mire: -t• difendere l'uomo dalle lrichine; 2• rip~:~rare il porco dalla invasione del parasita. Alla prima indicazione si provvede impedendo lo smercio della ca me tl'ichinosa, a cui si giunge sol lari Lo con lo esame microscopico obbligaLorio della carne di :maiale. E quivi insegna il processo che può essere accessibile a tutt i, avvertendo alle cause d'errore cl1e possono renderlo incerto e ·dirfìcile. Accenna quindi a quesle cuuse, ponendo in prima linea gli otricoli di Miescher che sono corpi rigonfiaLi più o meno lunghi, talvolta lunghissimi che stanno nella carne muscolare entro i fuscetti primitivi che, non riempiono mai compleLament.e, la cui natura, la produzione, lo sviluppo sono ancora un'incogniLa, ma si sa che è innocua la carne che li contiene. Allro oggetto di scambio dice essere quelle speciali concrezioni dei porci che Vachow descrisse col nome di gotta guamina i q oali consistono in Ct'istalli aghifot•mi fi ltamente ammucchiati solubili nell'acjdo cloroidrico lasciando la sostanza muscolare con fibre appat·cnlemente inalterate. Altre concrezioni constano di carbonalo o fosfato di calce con una quantità di oleina e s tearina ovv.ero eli stear·ina e margarina, nlcune delle quali sono trichine morte e calcificale. Dico molto pericolos•) il la rdo salato che proviene dall'America e su eli esso deve pure attentamente portarsi l'esame microscopico. Indica poi le precauzioni individuali, la prima delle quali è di smettere assolutamente l'uso della carne cruda o semicruda, e la coLtura sia prolungata in modocheunalto grado di temperatura raggiunga le parti più riposte, avvertendo como la semplice sala Lura e
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BIDLIOGRAFIA
l'affumicazione, se non siano molLo for li, non difendono dall'infezione. La seconda indicazione è di preservare H maiale dallo acquistare le Lr.ichine, e perciò si devono distruggere tutte quelle materie da cui possono le trichine provenire e tenere maiali lontani dai luoghi ove possono mangiare escrementi o avanzi di og!ll maniera e specialmente bisogna e-vitare di mettere nella mamgialoia il più piccolo avanzo dei macelli o delle cucine, come l'acqua che ha servito alla loro pulizia. Stmlo ,li medieina pratica del doll. G. F . KuNZE medico in
Balle. Traduzione italiana autorizzala dall'autore, eseguita sull'Edizione Tedesca del1875, con nole del cav. dotL. G. CANETTOLI, ecc. ecc., (Presso Cassella, CapoBiancoeCompagni, Napoli). Abbiamo letto i sei primi fascicoli, venuti finora alla luco di questa traduzione; ne mancano anri quattro per· iilre comJ?Ieta l'opera; o tale sarà prossimamj3nte, essendo che gli editori promettono che ne andranno per le :stampe due fascicbli per mese. Riserbandoci di fare a pubblicazione finiLa un esame particolareggiato di questo lavoro, e di rirerit·e per quali opinioni l'Aut.ore parteggi ira quelle che oggi sc.indono gli scrittori medici nella st.oria delle più impoetanli malattie, vogliamo ora con quesle brevi parole accennare soltanto alle ragioni dell'opera ed alla opportunità clelia h'aduzionc di essa nella noska favella. Nonostante gli anatemi lanciati da illustri dotti sui manuali scientifici, essi sono stati fatli e si l'ift.n;tno ogni giorno in tutti i rami del sapere; in questo loro moltiplicarsi meglio che in qualunque aHra ragione sta la prova che lu loro esistenza ò figlia d'un reale bisogno. Non è però facile impresa racchiudere in poclù fogli una scienza qualunque, specialmente la medicina pratica; o se è stato sempre difficile nei tempi andati, ai nostri giorni la cosa è poco meno che impossibile. La fisica, la chimica, l'ist.ologia, la fisiologia, l'anatomia patologica sono oggi venute ad accrescere con importantissime cognizioni il patrimonio della medicina P7atica, ne sono diventate ausiliarie non solo potenti, ma indtspensabili1 s pecialmente nel diagnostico. In tanta ricchezza
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di dottrine chi, volendo racchiuderne in breve volume la parte csenziale a coslituii'e la scienza, poteà star sicuro di non avere lasciato per amore della brevità rich iesLt\ dalla nalura dell'opera qualche necessaeia cogniz i one~ E, viceversa, temendo d i riuscire monco nell'eposizione altri non ingrosserà forse il volume mollo più che alla mole d\1 n muJ'tuale non si con venga? Con la fiducia che ispira la profonda conoscenza della materia il Prof. Kunze imprese a sciogliel'e nel suo Compendium der praktischen Medicin questo dirfìcile- problema. A pochi sa••ebbe slato consentito di li'ALLarlo con pari sicurezza di lui, che avendo scritta una voluminosa oper-a (i) sullo stesso soggetto poteva nel nuovo lavol'O condur·si come il viaggiatoee geografo, che, dopo eli avere in un'ampia carta disegnate le più minule par·ticolarilà della regione che ha pet'cor~a, vogl ia nel. rifa1·e ìl disegno in minori proporzioni conserva1·e quel tanlo che è necessario a riprodurre la speciale fìsonomia .del paese; per modo che i nuovi viaggiatori possano, senza sma••rirvisi, visitar lo. Se abbia pienamente raggiunto lo scopo non vogliamo an~ cora giudicu!'c; diciamo soltanto che di meglio non lt•oviamo che sia stato fatto da altri. Nella le ttera con la quale approva la presente traduzione italiana il Peofessore Kunze dice : « Bramerei che gli studenti di medicina riguat'dasser·o questo u libro come la prima guida nel grande campo della medicina • inlerna, ed i medici pratici lo ritenessero come un prospetto "del nuovo punto di vista in cui si Lf'ova la speciul0J?Ltiologia " e terapia. , Con lutto il c·ispctlo dovuto all'illustr-e autore ci sia pet-messo di dire che clissenliamo da lui inloi·no a ciò che consiglia agli studenti. Se nelle altre discipline scientifiche riesce eviden temente profiLLevole l'andar pet gradi, e studiat'le dirò quasi a strato a strato, separatamente, dal più superficiale al più p rofondo, pet' guisa che ognuno di essi abbia in se la sua spiegazione, non è così della mcdicinn pt'atica, i problemi della quale enkano talmente gli uni neg li a ltri, che ben si può dit'e che di tale scienza non se ne sa niente rruando non si so. lulla. La clinicai !JUesto complesso di l•lltele cognizioni acguislate negli studi medici, non è alla fin fine che l'arte di applicare la medicina pr atica alla cura dell'infel'mo.
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(l) Leht·òuch de?' r>•·aJa;schen Medtctn, ccc. - 1'rattato di mcato!?~a pr·a-· tica, eçç. 'l'l'ad.uzione ciel Prof. ;\nt. Ti-~I'.FA:St.E. Milano, 1873.
BIBLIOGUAFIC,~
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n desiderio dell:autore è forse teoricamente effetl-uabìle, ma -nel!Q. pratica, conoscendo noi la fervida impazienza dei,giovt\ni, -di ~erto .assa·i maggioee nei paesi meridionali che nei nordici, e ·1a smania loro di gi1mgere al piò presto possibile all'anelata meta.a cui tendono tulLi i desideri e. gli' sforzi di quell'età, c(oè all'acquisto della professione~ (che è la porta che schiude loro la vita sociale) noi crediamo pericoloso di presentare agli studenti l'immenso patrirùonio della scienza medica l)l'alica m-utilato e raccolto nel piccolo volume d'un manuale; letto il quale essi si crederanno affatto padroni e conoscitori di quella. B ben V<fro· che più. tardi messi al cimento dei fatti, alletto dell'infermo COmprendeJ•amlO di aver bisogno di cognizioni mo'Ito più estese e profonde che innanzi non sospettavano, e ricorreranno alle op'ere fondamentali della scienza; ma prima .cli.q.uel momento avranno dalo qualche t1•isto ed irrimediabile frutto della poco fondata loro scien lifìca ecluca~ione. Non possiamo dunque consigliare ad essi d'impara l'e la medicina pr•atica nei com pendi; la cercb in o nelle opore.di maggior polso; e quando l'avràrmo studiata sino ai più minuti particolari, &llora ·per aiutar la memoria, (e sia pure nel pr~pararsi agli esami,) potranno fare ricorso con gr a nde ut.ilità ai manuali;. · e tra questi utilissimo quello del Prof. Kunze. C<msicle~·ato sempre .come un poten le aiuto della memori<;~., esso libro maggiormente promt.evole riuscirà agl i altri a cui l'autor~·con quelle parole sopra riporta le lo destinava, cioè ai medici pratici. E p,oichè la grandissima parte di quelli del nostro paese l5 leggeranno in ques.ta traduzione, di essa vogliamo parlare nelle ultime righe. Abbtamo più volte osservato nelle veJ'Sioni di libri dì medicina tedeschi od·inglesi venuti alla luce in una dellcl maggio1·i n0stre ciUà che il tJ>adutt.oJ•e l1a c1·eduto di avere soddisfatto appieno a.'l suo còmpito quando ha fedelmente riportate dall'una all'altra lingua le pi.u·ole teenicbe e quasi saeramenlali della scienza. Delle altre doti che come un qualunque scritto deve avere una traduzione, della p1·oprie'tà del linguaggio, della naturale dispos izione dei vocaboli e dci membri del periodo, talora anche delle esigenze della sintassi Gon ha stimato doversene dar pensiero più che tanto. Con quale chiar·czza finale sel sanno coloro, che come noi .hanno dovuto tornare a leggere ph'.t d'mia fiata lo stesso per·iodo per in tra vederne il senso sotto l'ìp.t~lcat0 avviluppo delle parole.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Alla schiera di questi traduttori non appartiene il dottore Canettoli. La sua ve-rsione del Kunzc, scm:a mancare del rigoroso linguaggio scientifico, è piana, facile, si legge con sodcllsfazione perché dotata del pregio più necessario, la chiarezza. Vi sono poi le annotazioni. Come massima generale riteniamo nelle versioni di opere recentissime non doversi aggiungere note, le quali, sieno addizionali o esplicative o polemiche, ci sem:&rano quasi sempre tali che fal sano il concetto dell'autoec se 1nirano a confermarlo, o sono insufficienti se si prefiggono di combatterlo. Troppo lungo e i"uor di proposibo sarebbe discorrere qui le ragioni eli questa nostra opinione, la qt:mle crediamo che abbia anche maggior valore parlando d'un manuale; specialità didattica di cui il pregio caraltcrislico·, la brevità, va. perduta per l'addizione di annotazioni o commenti. Facciamo però di buon animo un'eccezione per la più gran parte di quelle che abbiamo trovate nei fuscioli pubblicati finora di questa traduzione. Illustrando qualche punto meno· chiaro di fisio-patologia, aggiungendo qua e là qualche regola pratieu di semiotica, qualche nozione di chimica clinica e di terapia, l'egregio traduttore ha faLto opera utile specialmente a quei medici che per la gran ressa degli affari non hanno il tempo di leggere le opeee più estese, o per la lontananza dai grandi centri scientifici, o per aUre ragioni personali non trovano modo di soddisfare il clesiderio loro di tenersi informati dei progressi della sci.cm:a. Siamo convinti che questo libro troverà naLuralmcnte un posto sul modesto tavolo del medico condotto, e che di esso si arricchirà la biblioteca portatile del medico militare, che è costrelto per ragioni note a Lutti di condensare oel poco spazio di essa la maggior quantità di scienza, specialmente pratica. Il Dirett.Ot'e
P. E. MANA YRA CotonneUo medico, membro de! Comitato di sa.n.itù. militat·c.
Il Redattore
Dr FEDERICO 'fosr capitano medico.
NuTINl FED EHlco,
Gerente.
MOVIMENTO MENSILE DEI
MALATI NEGLI SPEDALI MILITARI lllFERMERlE DI PRESIDIO (FUNZIONANTI DA OSPE»ALE) l
( DICEMBRE 1.876 ).
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STUDI SPERIMENTALI SULLA
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Amica ars scd magis amica verit.aS.
Quasi contemporaneamente alla scoperta di Guglielmo Harwey, l'ann o 16:28, i mediG,i si dettero a ricercare la possibilità di trasfondere nuovo saogue nella circolazione. Si pt'aticarono trasfusio ni omogenee da uomo ad uomo, eterogenee da animale ad uomo. Proseguendo oltre si t1·ova che fu auco indirettamente trasfuso sangue defib rinato, o di rettamente sangue con fibrina da animale ad uomo . La maggioranza degli autori ha sempre convenuto e convi ene sulla trasfusione omogenea, basandosi sul falto fisiologico che il sangue assendo l'elemento originario che mantiene la Yita, può perciò risarcirne un organismo depaupemto; altri invece si fanno partigiani delht trasfusione eter ogenea cd è appunto su tale questione che si trovano in cont•·adizio ne le id ee c le vedute dei fisiologi. Infatti mentre taluni sostengono polersi so(Il Lettura !atta. al XII Congresso degli scienziati a Palermo, nel 4 settembre 1875. Giornale al YMdlotna milfttwe.
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STUIH SPERDlENTALI
stituire in un ot•ganismo un sangue tratto da un altro animale di specie di versa, altri al contrar·io pr·ovano coll'esperienze fisio-patologiche .e con statistiche elirriehe l'impossib ilità di questa sos tituzione affermando che il sangue eterogeneo trasfuso, agisce come ve• leno nell'organismo. Avanti di entr·are in argomento dirò qualche parola per dimostrare il modo con cu.i mi 'acéinsi a fare le ricerche che andrò esponendo sulla trasfusione eterogenea. Nella lezione clinica di congedo dai suoi nllievi il Mazzoni (l) di !loma parlando della trasfusione del sangue si cspr·imem cosl: « In ogni tempo si è in« iettalo nell'uomo sangue venoso, arterioso ed anco « quello degli animali. Gli sttHli t~\tli e que!li che si « van facendo non depongono certamente a favore della «trasfusione del sangue d'animali di divel'sa spe-
« cte ecc. . . . » Queste parQle mi richiamarono alla mente gli studi e le opposizion i che da autoreYoli csperimentalori venh·ano falle alla trasfusione eterogenea e da esse uppresi come eravi sempre apei'Lo un r.ampo ad ulteriori investigazioni su questa antica questione. ·nrcntre io era pet' ragioni di studi o in Germania mi occorse di leggere in un giornale {2) di quel paese un articolo di rivista critica. ad alcune tmsfusioni (con sangue d'agnello) praticate in ltali()., ove venivano censurati gli operatori pHr avere omesso alcune ricerche, c l'ana· lisi special e delle orine sulle CJ uaii di già Czerny a. vea richiamatn l'attenzione. In questo stesso tempo eb bi l'opportunitìt di esser presente all'interessante discussione, avvenuta in seno (l} CinQ'gB m esi dL c!jnica cMrurgtca nella il. univet·sttà d! Ron1.a, 1&'73,
pag. \45. (2) Oentralblatt (, GMr., N. 5, !8i4.
St:LLA TnASFUSIONE ETEROG-ENEA DEL SAJ\GUE
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del Ili congresso dei cb.irurghi tedeschi a J3erlino (4 ), sul tema della. trasfusione eterogenea, ove prendendo ia parola autorevoli osser·vatori m'impressionarono i pericoli ai quali erano esposti gli operati per· la sola mescolanza di sangu_e di differente specie. Fu poco dopo quel congresso che là in Germanin inli'apresi le prime mie ricerche sulla trasfusione eterogenea le quali poi continuai in Ilaliu e che avrei forse !usciate jo disparte se non mi fossi avveduto che oggi nella nostra penisola si pr·ocede con troppo entus iasmo nella pratica della tt·asfusione eterogenea, e sembrami che molti medici abbiano foJ·mulato quasi un nnovo aforisma. « Quod(gnis non sanat, tra,nsfusio sanat »da so- . stituii'SÌ al vecchio detto d'lppocrate. « Qnod ferrum non sanat, ig nis sanat ». Nell' esaminare sperim entalmente la qucslione e avanti di trnscl·ivet·e dal mio protoeollo di ricel'ca i risultati più socldisfaceuti, che provano l'impossibilità di 1rasfondere vicende,,o]rnente ::;angue d'animali di specie diversa, è utile passare in rassegna storicamente la letteratura di questo temn lo Italia nel 1628 fu un profe~sore di Pad ova, · GioYanni Colle (2~ che otiH per il primo un cenno sùlla possibili tà. di. Lmsfondere il sangue dei bruti come mezzo tetapeutico, e nel ,1652 il Franceseo Folli da Poppi (3) esperimentaYa per il primo sopra gli ani mali la u·asfusione eterogenea . A questo sperimentatore tennero dietro, ti'IHI.nndo il medesimo ur·gomen lo, fr·::~eassati, e poi Cassi ni (4-) che studiò le trasfusioni dir·ette da agnello ad agnello . •
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(l) 11e•·ttne1· J(li-n. 1Voohe·nsol!?'!(t, N. 30-31, !S7J. {2) Methodus pa->·andi tuta et nov~ -meàtcc~menta. Venezia, lG?S. (3) Stadera •nedica, -neUa. quale oltre la. •aedlcl~ in(ttS01'ÌU si ùilanc1a la trasrustone del swnorte. Firenze, !6GS. (t) 1'1NASSl. Re!adone sulla. tt·as(usione. Roma, !8(lS.
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STUDI SPERUIENTALl
In Udin e il G1·iffoni (1 ) ed in Roma Ippoli to l\lagnani (anno 11667-6A) (2) operarono trasfusioni eterogenee con sangue d'agnello nei cani e quest'ultimo in specie constatò che gli animali, dopo sub\la la trasfusione, perivano, in seguito a più o meno lunga malattia, per emorragia delle vie orina·rie ed ernm·?'agie 1·ntestinali, e solo perd uravano a .vivere quelli che venivano in iettati con sangue d'animali della propria specie. Oltre questo fatto sperimen tale i l ~lt~gnani ci ha laseialo scritto ehe in seguito alla trasfusioue di sangue d'agnello nell'uomo ha 1·invenuto stravasi sanguin.olenti nelle c:a vi là si erose. Nello stesso anno in Roma G. Riva (3) operò tre volte la trasfusione di sangue d'agnello nell'uomo, l'esito delle quali fu dubbi o; P. l\1anfredi (4) spe rimentò sangue di montone nei cani e d'agn ellù nell'uomo con buon risultato. Un altro Italiano da Messina, L. Lipari (5), fece in pari tempo ricerche sulla trasfusione eterogenea trasfonden do \'iccndevolmente sangue d'animali di specie ùiversa. Nell'anno 1668 in Roma Bartolomeo Santinelti (6) si schierò contro la trasfusione del sangue basandosi specialmente sopra le infelici esperi enze e la pra tica d'Ippolito Mllgnani, ripetendo le parole di Seneca: «Homo, 1·es sac1·a jam perlusurn et jocurn occidittw! » (l ) Giornale dei lette·t·ati, ll:68.
(2) SCJ:IERL. Dte 7'rans(usion des Blutes. (ltelazione sulle esperienze fatte in Inghilterra, l~rancia ed Italia intorn o a ll ro. f1lmosa trasfusione do l saugtte, Roma, 1688). Copenag iHm . tom. H, p11.g. 11 c seguen ti. (a) ELS~ER. E:PI~ern.<wta. not. curios. J, l(iGJ, pag. 286. (l) ne •tot--a et tnaudtta. clltruryica operatione safWuinem ti'Q.nsr-unaente de indit;iauo t n tndtvtauum. (Rom n, 16GS). (.5) Desquisttio de co•·de homints pllyslo l . anatum. !.391. - 0/Jse••v. 24
de t·r ansrus. san.7. ex alt. amtm. tn allel'tCAn . (Il) Con(t~sio t•·a?t.t(ustonis sive contutat1o ope•·ationis transtunàendis sanyuinem àe 1ncttvtduo in indiviclu1~m. Roma, 1668.
SULLA TRASFUSIONE ETEROGE~EA DEL SANGUE
~ 13
ed ottenne che la Corte pontificia nel ~ 672 pro;bisse la pratic~ della trasfusione. Sul fìnit·e del secolo passa to due altri celebri Italiani , il Rosa e Io Scarpa ('1), si accinsero n fà re esperi menti su vasta · scala operando ltl trasfusione eterogenea vicendevolmente l.!'a pecora, vitello, asino, cane, toro, ed altri ani.mali domestici più comuni. Le loro esperienze nella generalità non corrisposet·o al desidernto successo stante il nume ro non scar·so delle accidental ità che si ver·ificavano durante e dopo l'opern7-ione e che in parte venivano dagli operato ri attribui te all'aumento della massa sanguigna. L'eco delle prime ricerche italiane non tardò a risuonare in I nghil ter·ra, o ve nel 1666 Iting {2) incominciò le sue ricerche sulla lrasfusione del sangue con animali· di specie diversa. In prim:'l questi trasfuse c·a ni con sangue di pecora e non potè vantare in genere buoni risultati e nel :1667 vide pel'ire per wwr1•agia dal naso e dalla bou;a, ·~4 ore dopo l'operazione una volpe cbe era stata sottoposta a u·nsfusione con sangue d'agnello. Alla sezione mostrò cam·tà del]Jetto e del vent1·e 1·ipiene di coagtLli di sangue ~t1·avasato, - vasi dilatati, - intestùta. flogosate . Nella stessa Inghilterra eontempo1·aneamente al King occupavasi di simili slndi l'anatomico Lower (3) che poi unita men te al primo il 23 novembre 166·7 (4) operò la prima trasfusione_ eterogenea sull'uomo. Gli studi e la pratica della trasfusione nel decorso degli anni 1666 -67 erano riscontrati da un comitato (l} Lettere j'!siologtc11e. Napoli, 1788. (2} An accownt o{ an easier and sater tcay or t;·cmsrusing Blood. Pllylos.
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trcmsact. l 667, N. 25. (3) The successe.s or lhe experWaent ot tt·o.nsrtc.sing Lhe Blooct or o-ne a.ntmal into a·notllen. Pilylos. transact. Vol. r, novembre 166G. (4\ An aecount o{ the e:cpe;·i•ne-nt ot tt·a;~srustons practicet u110n a llfan tn London lly R. Lower anà E. Ktng. P11ylos. t;·ansa,ot. N. so. dicero br e 1667.
.. STUDI SPEimfENTAU
speciale composto da King, Coxe, Hook ed altri ('1), eletti dalla società reale coll'incarico di riferire l'esito degli esperimenti sulla trasfusione eterogenea. Quanto sì andava praticando in Italia ed in Inghilterra non poteva restare inosservato iù Fran<.:ia ove nei '1667 il Denis (2) iniziava le sue celebri ricerche sulla trasfusione eterogenea . Questi nelle sue esperienze tra.sfuse nei cani sangue di vitello, t~asfusioni che a yicerl(la ripetè :;;u rnolti altri unin1ali domestici. t'operatore ebbe a rimarcare che i cani operati di trasfusione col sangue d'agnello emettevano sangue per le oriue poco tempo dopo l'operazione, accidente attribuito ad un aumento forse troppo repentino della massa del sangue . . . . (?)Ad onta dell'esito più o meno fortunato ·delle narrate esperienze jl ·15 giugno 1667 il Denis unitamente ad Emmeriz (3) praticarono una tr·asfusione eterogenea diretta (sangue arterioso ct'agnello) in un paziènte affetto d'anemia cronica il q un le, ed opinione degli operatori, dovea esse!' sanato dal nuovo sangue lrasfuso. In seguito a qnalc:he primo caso fortunato il Denis venne chiamato ad operare la trasfusione nella Corte di Svezia. Ma poco tempo dopo il citato operatore cominciò ad avere dei serì rovesci consecutivi alla trasfnsione con sangue di vitello e con quello di agnello. Infatti molti dei suoi operati perivano per gravi lesioni reoali , prostrazione, ematuria, e come l'operatore si esprime in un caso speciale « un paziente ope« rato di trasfusione con sangue di vitello, poeo tempo « dopo l'operazione emise un·a g-rande quantità di urina « di color rosso scuro, sanguinolenta contenente una « sostanza nerastra simile alla foligine » (4j. (l) BIRCH. l{istory O( the Royo.t '()htlos. Soo!ety. Vol. 11., pag. 117-25. (2j JOU>'nat de Sa~;ans. Marzo 1667. (3) Phycosoph. t1•a.nsact. N. 27. 22 giugno 1867. (4) P. SCHEEL. Dle 'l'ransrusion des Bll~tes. Copenhagen, gennaio lSG~,.
toro. l, pag. 123.
SUUA T!IASFUSIONE E'rEI\OGEi:'iEA DEl, SANGUE
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La prima opposizione scientifica allu u·asfusione eterogenea fu.fatta al Danis dal Gaspar de Gurye, dc 3Iontpoly (•l) il quale sosteneva che questa operazione portava alla tomba i pazienti ora per epis'tassi, ora per ernatnria ed'altt·e emo1·ragie interne, rammentando in pari tempo i casi disgraziati dello Sveddse barone Bond di Antonio Mauroy, i quali perir·ono pel' lesioni renali, epistassi, ematuria ecc; non che l'ultimo caso nel quale per una controve-rsia giu1·idica a causa di sospetto vene.ficio il tribunale Parigino di Chatelet ('17 npr·ile •16fì8} proibiva la tl'asfusione del sangne e solo la riserTa va in quei casi voluti dalla Facoltà di )Jontepellier. Fm i sunnotati esperimenti non dcre andare dimenticata la trasfusione (con insuccesso) eseguita l'anno n92 con sungue di vitello in un caso d'idrofobiadai dottoi'Ì Hanvood e Russo! (2). Più tardi la trasfusione incontrò fra gli altri oppositori il Portai (3), le ricerche del quale non Cl'edo debbono scmpolosamente esser tenute in grande valore perchè fanno conch!udere a questo operatore, che l'uso della trasfusione rientra nella pratica medica come una operazione di ctll'iosità l Un altro celebre anatomico e fisiologo frçmcese di quel tempo che ripetè le esperienze sulla L1·a~fusi one eterogenea fu il Bicbat (4·), che dopo aver esegui Ln. ripeluta,rnente l'operazione sn vnri unimali notò esiti letali in seguito dei qunli si schierò fra i par-Liginni dell'impossibilità della sostilUzione del sangue dell'animale di una specie a quello di altra. Anco la Germania non regLò secondu. n questo nuovo
---(l) t.etlere a M . Bourdelot n~1· la tl·a:rutusio1~ au sa·n,g. Pat·is, lGNl. (~) Jllstcn•lal lltaga.ztn (pat·agrafo 11\7 m<•ggio). (8) Oours de physologie etcpértmentale, !SOO.
(·t) IUclufrches expe,·i·rrt.e-ntales sw· la vk et la mo,·t. Troisième édi tion,
Pat·i~, 180~.
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STUDI SPERBfENTALl
movimento scientifico, ed infatti il Kaufmann (·1), Elsholz (2) Gottfried e rurmann, (3) ed in Olanda RegnieT De Graaf (4) ed Horn e (5) praticarono non solo esperienze ma ·a neo trasfusioni eterogenee nell'uomo, e dopo queste, tutti i sunnominati operatol'i poco si ebbero a lodare delta loro esperienza. , In un tempo a noi più vicino, Scheel (6) non ha lasciala inosservata la questione della trasfusione eterogenea e nelle sue differenti ricerche eseguite con anìmali di specie varia, ha potuto constatare esiti non fortuna ti. Alle ricet·che dello Scheel s ulla trasfusione eterogenea indiretta tennero dietro nell'anno 11818 quelle del Blundell (7). Questi per il primo introdusse nella prati ca della ti·asfusi o ne, il sifone, per mezzo del quale iniettando sangue umano nei cani potè essere spettatore di esiti letali, mentre notò esiti fortunati quando con lo ste.s so metodo mise ad ell'etto In trasì'usione omogenea indiretta con sangue da uomo ad uomo. Il Blundell ebbe per contemporanei esperimentatori il (:;.oodrige de la Barde ed il Leacoc:k i qt)ali si occuparono dell' istesse ricerche ed ebbero eguali risultati; ma in queste conclusioni non convennero i loro seguaci Danbledej' , Cline, Uwtns, Waller, Davis etc. Nella storia di questa operazione non possiamo trascurare il Bliedung (8) che nel 1839 fu spettatore di tristi conseguenze sopravvenute nei suoi ope1·ati dì trasfusioni con sangue d'élgnello. (l) CMrut•g l ,o,•beeT·l<ranz. Ifatbe•·st ad, ! 6:S I. Hi6S. {3) Iti·l '. CU?'iosa, pag. 712, e '\i'Und-Artzncy. l •'r anck(urt, 1691, pag. 284-85. (4) De novo int~sionis methodo et usu. sip:il.onts. Lugd. Bato/v . IGG8. (5) Miclwotechnae .~e~h ?netho,lica ad Chit·. I ntt•ocl. lll.~gd. Batav., 1608. (G) SCH&EL (loc. Cit.), pag. 2,2 5-29. {i) Researc)ws physìologìcal and patho!ogical an t?'M?.S(~ts ions o( b!ooà. Londou , I8z.J. · (2) ELSBOL.l}, suoi scritti. Colon. BPanderTJ.
(S) P(afT'.~ Jlfittl~eilt~ng. 1830, f. l 1-12.
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SULLA TRASFUSIONE ETEROGENEA DEL SANGUE
417
Fn soltanto n el182 1 che le ri cerche sulla trasfusione eterogenea presero un indirizzo eminen temente scienti fico per opera de·! Prevost e Dumas ('1). l cilati aut.ol'i hanno dimostrato che la trasfusione ha un'azione vivificante quando viene praticata omogenea, cioè con sangue d'identica natura sopra animali della medesima specie, resi preventi vamenle al) emici, il contrario hanno osservato se la l.l'Asfusiooe era ete,·ogenea, cioe se fatta con sangue di animali di diffe1·ente 9a tura: essi dicono che l:l cr~usn. del ca tti vo esi to di. queste ultime trasfusioni, si deve alle frequenti ed abbondanti sec1·e:zioni emormgiche che finiscono col far perire gli anùnali su cui si eseguiscono gli esperim en ti. Una celebrità chirurgica, il Dieffeobach (2}, ripetè lA ricerche del Prevost e del Dumas e si trovò d'accordo con essi nello escludere dalla pratica la trasfusione eterogenea a ca'lsa delle (1·equenti emorr·agie. Verifìcò anco ch.e i mamm iferi non tollerano nemmeno piccole dosi di sa!lgue di u.;celli e muoiono pochi secondi dopo la trasfusione con sintomi riferì-bili ad un avvelenamento narcotico. Il Bischoff t:i) si occupò anche egli della trasfusione di sangue dei mammiferi negli uccelli ed in seguito a varie prove credette opportuno di smettere la sosti tuzio ne del sangue fl'a animali di specie diversa a cagione dei Vlfri accidenti provocati dalla non atlitudine eli questo sangue straniero a funzionare, accidenti che si verificano durante e dÒpo l'opera?,ione, ed in specinl modo gli essudati .emo1·ragìci che ha verificati an co quando ha trasfuso in ran e del sangue di mammiferi. Il} Biblwtèque w ntverselle de Genève, tom. 17. (~l Operattue chh'Ut'Q!c. D! transtuSion aesJJlutes. I., pa«. 110-118. Berlin, 1828. " (a) JJettrage z1w Leh1·c v on àem Blute un<L der Tran.,(usion aesselbe . .Mìiller•s ArcM". l835, pag. 317-72.
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STUDI
SPE RIMENT:\L[
Circa la l'ime poi nggiunge, che queste toll erano meglio il sangue di pesce. Il !Hagendie (·l) ha esperimentato che il sangue d'uccelli, 'd'anfibi e di rettili trasfuso nei mam miferi poco dopo l'operazione, non si lascia più distinguere, cosa che avviene del par·i se inieltnsi nei mammiferi il sangue dei volatili. Recen temente anch e ;Jnllien (2) provò come riuscisse vicendevolmente letale la tmsfnsione fra <Jnirnali a sangue caldo co11 animali a sangue freddo, c come t.>guahnente restino vittima della trasfusione quei volatili che vengono operati con sangue dci mammiferi . Nel HHi5 il Brown-Sequnrd (3} ha verificoto che il sangue delle tor·tore e di allri volalili iniellato nelle rene dci cani e con igli non era più rinlracciabile dopo un'ora éld un'ora e mezzo dalla trasfusione, perch è si a ltera disfacendosi . ~1o l eschotl e Marfels (4) eolie loro esperienze non si sono punto scostati dalle comu ni vedute degli altri sur.nmenz.ionati sperimentatori. Jl Gia comini (5) passando in rivi sta la pratica e le esperienze sulla trasfusione del snngue sostiene che evidentem ente il sangue di animali di specie diversa produce gruvissirni sconcerti e In morte; e che solo il sangue della stessa specie può fa re ricuperare ad un animale anemico il suo benessere. Il nostro Giannuzzi (6) nelle sue moltepli ei esperienze ~
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(l) Leçons stw les phenomènes physique de la vte. 1&19, N. 4, pag. 366-· 70·87. (2) f.,OJ t>·anstusion du s(}!Yiu. Paris, 1875. (3) Journat de la pllysiologie de l 'ltomme et àes antmaua:. Paris, 18-'SS,
tom. I, pag. li:'l·5. (4) Untersuoll.t~ng ztw NatU>'lelwc des MensCILen ~mc!1'hfere. B. T. 1856, pag. s~-60. (5) 1'rattato fiù>soflco spe-r·imentate de'soccorsi terMJeUtlct. TOm. v.
pag. aas.
(O) Sulla Lrasfttsione del sangue tt·a es3eri <live t·si.
fase. maggio c giugno. Sjcna 1 lf:\73.
Rtvtsta sce1~ttttca,
1 19 sulla trasfu·s ione eterogeneD (sangue di mammiferi nei volatili e viceversa) ebbe in mira di chiarire alcuni punti lasciati non ben definiti da Magendie e llt·ownStquard sulla distruzione dei globuli rossi del sangue nel torrente circolatorio; ed ha veduto, che nella trasfò1'mazione che subiscono i globuli elittici, qùesti diver1gono più tr·asparenti, perdono la materia colorante, ed anotondandosi diminuiscono tanto di volume da ridursi al solo nucleo (trasformazione granulosa) appena eseguita l'opeTazione. Questa Lrasftn'rnazione non vien fatta dalla naLura a scopo assimilativo, perchè vengono emessi per la via della secrezione i componenti delìe cellule rosse. Infatti co.ntem poranearnente alla distruzione dei corpusèoli si ha una grande emissione di materiali sanguigni (spe:cialmeote emoglobina) diseio!Li nelle urine, nello stoinaco, e nelle intestina, e tutto ciò effettuasi senza l' jnfluenza della milza. 11 citato fisiologo in una sua sec;onda .esposizione (>i } di ulterio.ri esperienze ha formulato fra le altre le seguenti deduzioni. << Il sangue normale dei carnivori introdotto nelle « vene degli uccelli produce la morte di questi, ne-l « mertll·e ~~he è quasi sempre :innocuo quello degli « ·erbivori. . « l corpuscoli sanguigni dei mammiferi introdotti « ne!Je vene degli uccelli spariscono disciogliendosi <~ ordinariamente in modo quas( istantaneo . » Postempsky (2) ripetendo le esperienze _di Biscohoff, .del Polli ed altl'i sulla trasfusione del sangue de{ mammifel'i nei volatili e scambievolmente in altri animali domestici, osservò sempre la morte degli animali ai quali aveva iniettato tanto il sangue defibrinato come SULLA. TIIASFUSIONE ETEROGENEA DEL SANGUE
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{\) GHNl~1JZZ r,
loc. eH., l8i~.
(2) Archtv. meà. chi?•. ed 1gtene, fase. lfJ. Roma, 1879.
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. 120 STUDl SPERIMENTAL[ quello contenente fibrina, tanto il venoso come l'arlenoso . F. Petronio ('1) in un ~uo lavoro sperimentale sulla trasfusione del sangu·e arterioso, fra le varie conclusioni tratte dal risultato dei suoi studi, ammelle essere necessario, che venga prescelto i l sangue umano d'indi,•idui sani e robusti al sangue d'agnello o di altri bruti quanrl o debba praticai·si la trasfusione come mezzo teropeutico . Il Belina-Swiontkowki (2) è contrario alla tr<).sfusione eterogenea tnnlo per le sue esperienze fisio-patologi che, quanto per la sua pratica clinica. Panum (3) nei suoi iolez·essanti lavori si dichiara strenuo nemico della trasfusione eterogenea: egli ha potuto tenere sempre dietro ai gra vi inconvenienti che seguirono le trasfusioni fatte sopra animali di specie diversa. Gli animali pel'ivano quasi comunemente od erano sopraffatti da grav i sintomi tanto se venivan.9 operati con sangue at·terioso, quanto con sangue venoso fosse esso defibrinato o contenesse fibrina ed accordandosi con ropinione già espressa da Prevost, Dumns, BrownSequard sostiene che in seguito all'esito letale della tl'asfusione eterogenea, il sangue d'animale di al tra specie agisce come venefico, e che per ciò è impossibile p o tersi servire del sa nguc belluino come succedaneo nella trasfusione umana. Nelle sue speciali ricerche l'autore ripetendo le precise esperienze di Magnani ha osservato che i conigli operati di trasfusione con sangue di cane e di vitello, poco dopo l'operazione et·aoo sopraffatti da dispnea, da convulsioni, ·emettevano escrementi ed urine scu re e sanguinolenti.
(!) /lfQrgag-ni, dicembre, 187l. (2) Die 1'·ranstusio-n des Blutes. Heidel'berg, 1889. .(3) Vt?'Chow's M•Cllt'V. B. Zì, 1863, JIUg. 240-96 e '1·13·60.
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SULLA TI\ASFUSlONE ETEI\OGENEA DEL SANGUE
12·1
UJ:il fenomeno occorso·poi anço a Ponfick e Zehender fu pure veduto da Panum cioè l'emoglobina sciolta nell'umor acqueo. · Casi pure del tutto speciali lo hanno presentato alcuni cani i quali, iniettati con sangue dì vitello od agneUo, lasciavano vedere una emortagia capillare interminabile dalla fer·ita (da paragonarsi alla emofilia studiata poi da Taburè); cosa giammai occorsa in se-guite 'alla trasfusione omogeneà tanto se praticata con· sangue fibrinato quanto senza fìbrina. Oltre questi accidenti durante la vita il Panum anatomicamente ha riscontrato, iperernie circoscritte emorragie puotiformi - infarti - · liquido ascitico sa'f}gtìinolento nella cavità ventrale - qualche caso d'e.slravaso sanguinolento sotto mucoso vessicale- ed in un altro sp~ciale di trasfusione di sangue d'agnello in un cane - riscontrò il fegato con pnnti ecchimotici
- estravaso ~sanguinolento seiolto nel liquido cei·ebrospinale; infine un caso di essudato intestinale contenente emoglobina. Taburè, ('1) oltre allo aver veduto easi clinici d'in,successo di t_rasfusione Gterogenea, ha praticati degli esf)erimenti inietto n do ai cani (p reventivamente arùp:utati e resi anemiei) sangue di gatto, pecora, vitello, ed ha notato che questi an-imali 'pe-ri vano per emoragia inf,·enahile del .moncone (emofilia). Jakowicky (2) con i· 'suoi esperimenti ha conlribuito a:d aumentare la statistica e le couseguenze degli accitlenti.· che si avverano in seguito alla trasfusione ete-
rogenea. Questi ha osservato che trasfondendo sangue eterogeneo defibrinato o non defibrinato si decompone nel (l) Dis$ertazione tJtau{IV.t'(6le. Pietroburgo, !873. 12) Oent·ra!~lat~ (, C1>i1". N. 16, i874 •
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.. STUOf
SPEHl~IENTALr
corpo dell'animale in espe1·i mento, il quale animale emette colle urine e colle reci emoglobina; se poi la r1uantità di sangue iniettato è copiosa, gli animali periscono, ed alla sezione presentano - reni ipP-rem ici - pulmoni infiiLrati di sangue, so vente eon infarto cstravaso sanguigno nelle intestina -liquid o siero-sanguigno nella cavità peritoneale. Filornophitzky trovò nei ca ni t.l·asfusi con sangue umano (anco a dose minimn ) la sa hvazione. fenomenp riscontrato po1 anco da Landois nei cani da lui operati con sangue um ano o eli agnello. Plosz e Giorgyai (l ) rit>pilogando gli studi e le es peri enze di molti altri autori, si occupuouo della tl'asfusione col sangue dei voluti li nei eonigli ed !Jan no sempre assistito ad esiti letali. - All'autopsia hanno rinvenuto - emboli nei vasi putmonari - cellule rosse sanguigne decolorate e decomposte - i.frnm rncntì de lle quali circolano nel! 'organi:;mo o vengono separati per la via dell'mina che è sernpl'e rosso-.bmna contenente emoglobina. Bnrtkowsky (2) , nella sua tesi dottorale, occupandosi della questione del la trn sfusione eterogen ea ha tra.sfuso nei mamrnifcJ'Ì il sangue dei po lli ed ha potuto notare che l'operazione e1·a seguita da insuccesso embolie capillari pulrnonar-i - urine ed escrementi sanguiuolenli. Pon(ick e Banb~1·g, (3} in seguito alle osservazioni di Sander sul l'ematmia con secutiva alla u·nsfusione di sangue d'agnello, pr·atica rono delle esperienze fm animali di specie divet·sa e r-inYPn.ncro che anche in pic cole dosi non si può trasfoudere so.ngue eterogeneo, (t) ;u·chiv. f. e.1;p. Path. en Pluwmao. JI, JSH. ('l) 1n4t~U1'ai-.Dlssertatum. Greifswald, 187<1.
(3) B e·r!. Ktill. Wochensohrl(t 1871, ::i. 23, r>ag. 33J.
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SULLA TI:\ASFUSlONE ETEROGENEA DEL SANGUE
'123
pet·chè qur.sto si altera e si distt·ugge venendo poi ad essere eliminato per la via delle urine (ematueia). Al Ponfick poi nel suo istituto anatomico-patologico di Rostock, occorse di sezionare una paziente operata con sangue d'agnello dal pro f. Schatz nella ~Iater nità di quella stessa città, ~notò che il sangue preso in più punti del corpo ed esaminato al microscopio presentava un numero eccessivo di piccoli elemen ti co lorali in giallo di figura o rotonda o elittiea più piccoli dei corpuscoli del sangue molto simili ad un detrito grasso in continuo movimento browninno con proprietà chimiche annloghe a quelli dei corpuscoli rossi : fr·ammenti di cellule rosse si trovavano anche racchiusi nei corpuscol i bianchi . Ponfick aggiunge che i risultati ·necroscopici della trasfusa di Schatz sono quelli che in vita corrispon dono ai gravi sintomi che si avve1·ano dopo l'operazione, l'ema turia, disturbi ci rcolatorì per dtsfaci.mento di globuli rossi. Il deperi mento dei. corpuscoli suppone.si dall'autore che avvenga quando il sangue si porta nel polmone a contatto dell'aria respirabile che in tal caso più che fornirgli un nutrimento li disfà. L'istesso Ponfick interessandosi maggiormente della trasfusione, in u n suo ulteriore scritto ('l}, tratta espcrirn cntalmente in tulti i sensi la grave questione che si agita da secoli e dopo un numero rilevante di esperimenti si è schietato conLro la. prutica della trasfusione eterogenea, avendo rilevato sempre o quasi sem~re le medesime anomalie cliniche ed anatomiche duran te e subito dopo l'operazione tanto se iniellasi sangue defibrinalo o no. L'accidentalità. sopr a ogni altro che richiama l'attenzione dei fisio-patologi è la emissione di urine contenenti mollo albume e materi a colorante
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(l) Vtt·oho!V's A>·chiv. B. 62. Ilft 3, 1Si5 1 pag. 273-335.
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.. STUDI
SPEII!MEN'l'ALL
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del sangue in soluzione, da ciò ba peeferito con un termine prù proprio r.hiamar·d questo sintomo emoglobintwia, in camb io di emat'U?'Ùt perchè nelle urine rossooscure o rosso- rubino che emettono gli operati dopo la ll·asfusioue non si trovano traccie microscopiche di co rpuscol i rossi (come quulche volt.n ha trovato nelle deiezioni), ma ordinar·iamente con tengono l'elemenlo colorante del sangue che la chimica e lo spcllro fanno riconoscere essere emoglobina. Un altro fatto di non poca importanza giit veduto da r anum fu potuto stud iare o{talmoscopù;amente da esso Ponfick e Zehender nelle trasfusion i direlle ed indirelle di sangue ùi agnello. l.'urnot· aequco <l'ambo gli. occhi tinto color· rubino, nelle prime ore dopo la trasfusione, colore che dispare ventiquattro ore dopo l'operazione. L'umore acqueo esam inato col microscopio non mosLI'a globuli sanguigni, ma emoglobir..a discioiLa. Le r·r:mllauzc onatoruiche che il citato csperiuwnta tor·e ha potuto rinvenire negli animali assoggcllati ;dia trasfusione etetogenea , fissando in ispecie l'a tleuzione sopra l'npparcccl1to reoale, pcrchè questi in più rilevante rapporto con il fatto tlinico, lo ha sempre trova to leso, come pure ha lr'O\'ato ipet·cmie - ernorrngie - infarti più o meno circosct·iui - tr•asuduzi r.ui sauguigne ndle cavità- nn caso di estl'avaso sanguigno 11ell'endocordo - altr·o cou il fega to presentante alcune cmoraggic rosso- scu r·e e gli acini in incipiente degenerazione gr·assa. H Ponrìck, in 27 trasfusioni omogenee con sangue ùi aniruali clelia medesirna specie nou ho mai potuto vedere nè emamr·iu nè ernoglobin ur·in. l Il Lan dors, 1l ) il qoale ultimamcute è addivenuto il piLl autorevole osservatore sopra questa matoria, nello. l'i cca serie delle sue esperienze ha provato indubita(l ) Dle 7't'Mls(u.slon cles B~t~tet. Lclpzig, 187~ .
Sl!LLA TRASFUSION"E El'.EROGEN.EA DEL SANGUE
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tamente che i corpuscoli rossi d i un ani male pa::ìsati per trasfusione nella circolazione di un allro ani male di specie diver•su, si scio lgono t~ si Lrova l'emoglobina nelle secrezioni. In tal modo egli ha potuto raccogliere io ogni esperienza urine sanguinolenti, come già trovarono Denis e Magnani in seguito alla tra sfusione di sangue d'agnello nell'uomo, e nelle loro ricrrche sperimentali Pnnum, Sowinski, l'onfick, le quali contenevano albumina ed emoglobina. L'i stesso Landois sostiene che il contatto del sangue eterogeneo ed il siero (rome vcclreu1o oltre passnnrlo in rassegna un articolo del citato sper·imentatore) agiscono in modo che i corpuscoli ro!';si si spez~aoo e si riducono in piccolt frammenti ed è in seguito a questa allerazione che i residui delle cellule drsfalle perdono quella emoglobina che rimossa doJla corren te l;il'eo. latoria si rinvi ene nelle mine. L'esperimentalore non ha mancato ancù di studiare la dispnea, che per esso sarebbe in rapporto con la slasi globu losa nei capillari pulmonali per· avanzi di cellule rosse sanguigne decomposte che spesso durante la vita sono cansa dei dolori pnlmonal1, della LOs~e, degli sputi sanguigni c delle flogosi, che post rnortcm forniscono in riscontro delle sta~i delle ecchimosi e delle emorragie. Gli animali sui quali si è opcr·uta la tra::;fusionc eterogenea, alla sezione presentano l'impronta dt!i srnlomi che più spiccati si rnaoif(•stano durante la vit11 e cosl che in Sl'gu ito aJi n decomposizione del s11 ngue si trovano iper·rrnie circoscrille, emoragie lentit·olari, piccoli focolai J'iufarto, trasudornenti siero-sanguinolenti nella cavità toraci(·a e nrll' addorninille. I r·eni specialmente nel perioùo del di:da(·imento dt>i ('Orpuscoli rossi del sangue mostrano un ringonfio meni o rosso-bruno per iperemia ed illlhihiz ione d'ernoglobiua
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Gio!'nate di medlotaa militare.
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STUDI Sf'RIUMENTALl
- la degenerazione grassa degli cpitelii - i tuÌ'oli con tenenti zaffi d'albumina e cristalli d' emòglobina. Il ~l iiller (1), una delle più grandi autorità fisiologiche mondiali, ritiene che il sangue eterogeneo riesca venefico se iniettato ad altro animale e si esprime cosi: « sangu e di .differente specie riesce venefico per il solo «fatto che esso è eterogeneo; ammetto che si possa trus« fondere solo sangue dell'aoimale della stessa specie e « che solo sangue di uomo possa tra sfo nclersi ad uomo l» Geselli us (2) qua n Lunque partigi ano della tmsfusio ne di sangue dì agnello pure r·icono~ce che il sangue dell'uomo è più adallo per essere trasfuso nell'uomo. Neudoder (3) e Leiseriok (4.) per la lòro esperienza clinica e fisio-pat ologica esperimentale non approvano la trasfusione etel'ogenea. ~IoleschoLt rispondendo ad uno dei due quesiti sulla. trasfusione fattagli dal Ponza di Alessandria (5), si esprime cosi. « Se quindi, fo rte di ta.le speranza e <J. considerazioni ella vuol e inlraprendere la trasfusione « del sangue presso i pellagrosi, regola suprema dovrà « essere di IlOO servirsi se non di sangue umano. Es< sendo ché il sangue di animali tr·a sfuso nella vena del« l'uomo pr·ed ispone ad emonagie, ehe vennero osser« vale falali in casi t.li trasfusione da una ad altra specie «di animali ». Livi (6) nel suo lavoro c consid erazioni della trasfusione, di ce, prefer-ire di allingere dall'uomo anzichè dall'animale il sangue da lrasfo nd ersi e per quasi necessi là egli sceglie sn ngue d'agnello siccome quello che h'a globuli pari alFuomo. (!) HancU>ucl~ der Phystologte, tom. I . (\!) Dle 'r>·ans{v.,siond.cs Blutes S .t ·Péters buru unà Leipzig, 1873, pag. 11. (3, Handbuch d<n• K•·ig.•kiru.r gie Allqemeine Tlleil. Leipzig, !867.
('l) Vu!IMnan-n.'s Vo>·le.~una, N. 4t. (5) A >'Chtvto d elle matatt'le 1te1·vosc c mentat·l, fase. I e IL Milano . 1875. (G) Arclltvto delle malattie nervose e m.entali, fase. I e li. Milano, 1875.
SULLA TRASFUSIONE ETEROGENEA DEL SANGUE:
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Kiisler (t), facendo degli apprezzamenti sulla n·asfusìone eterogenea, se debba cioè preferirsi all'omogena e considerando la questione fisiologica sulla scelta del sangue crede che gli operatori debbono preferire il sangue dell'uomo a quello d'agnello e che quest'ultimo era un succedaneo da doversi usare con parsimonia e cautela, opinione già emessa da Mosler (2). llueter {3) ritiene che la trasfusione eterogenea è
causa della secrezione delle sostanze componenti il sangue, le quali vengono sciolte dal siero eterogeneo ed emesse per la via delle mine, e sono facilmente riconoscibili nel sedimento di esse; perciò è necessario ~~he più non venga praticata nella terapia-chirurgica, ma che debba preferirsi la trnsfusione omogenea da uomo ad uomo, la quale non espone gli operati alle tristi conseguenze della eterogenea. Abbandonando un istante i fatti e le osservazioni dei fisiologi e degli csperirnenlalori è opportuno passare in rassegna quello che clinicamente si è osservnto come conseguenza accidentale della trasfusione di sangue d'agnello e di altri bruti. Un ind ividuo operato alla clinica di Berlino perì in seguito a trasfusione di sangue d'agnello; Masingavendo a vula l'opportunità di sezionarlo rio venne l'apoplessia del tessuLo renal e. Esmarch (~}, nel 1860 trasfuse in un suo paziente deperito in seguito alla disarticolazione della coscia, gr. 450 di sangue di vitello, e dopo una serie di fenomeni aggravanti vide perire l'operato un'ora dopo la tl'asfusione pcl' forti convulsioni. (l) Ber!. Klin. Wocllen.tchrtrt, 1874, N. 29, pag. 354. (2) Dle Pat/wlf)gie una Tllerapie der Lr.ukamfe. Berli n , 187:!. (3) Berl. Klltt. WoCIICMOhri(t, N. 31, 187-1, pag. 381. (4) DREESR N. Di..tsertatto-Irntuguralis. De t?'Mt.stusione SOMgutnis. Kiel,
1661, pag. o.
.. 1:28
STUDI
SPELIIJlENTALI
Briigelmann ('1) ha operati di trasfusione parecchi pazienti col sangue d'agnello (quindici casi) ed in seguito alla operazione, esaminando rniC'I'oscopiramente il sangue del trnsfuso, ha osservato c:ome i globuli rossi di questo si siano disfatti, roui in frammenti (prooab ilmente le c:ellule rosse d'agnello) e che i pazienti emettono ordinariamente delle orir~r• sanguinoleati ricche d'albumina. L'esame microscopico del sangue nppena dopo la trasfusione fu ollre al Briigclmann praticata dal Ponlìck (2), il quale costntò anch'egli il fallo che in un individuo dopo la. trasfusione con ·il sangue di agnello, non aven pi1'1 potllto rinven ir·e normali le cellule rosse di quest'animale; ma fr·ammenli sospesi nel plasma del sangue o immessi nei eorp useol i bianchi. )lolte altre accidentalità si poterono riscontrare; convulsioni, crampi tet:mici (Srhruidet) e contrazioni muscola r·i leluriche ( Kussmannl e Czcr·ny ), sussulti dei muscoli, funi ahbassamrnti di tcmperatUI'a (Dollera ) (3). Questi in un caso di tr·asl'usiunc di sangue d'aguello, osservò che In tenrpcrnLn r·n dn 39 disceso a 36 , il paziente perl con sintollli di grave riaoo::;i. Fra gli accidenti suddetti si può ri co rdare la dispnna (Caselli , Ponzu, Dollera erl altri), gr·ovi dolori di capo e dolori crocianti in alll'i punti elci corpo osservnt.i ordin nriam en t.e dn. fl assc. Tutti questi fatti furono già registrati dallil l«"tterulut·a di due secoli c già notati dai pr·i rni tr~t,.fouùitor·i. à.lla ricca serie nei l'iCOI'dàti fenomeni si deve ag· giungere le macchie rosse pc>tccchiali sulla pelle clic in seguito alla trasf'nsioue del saugue di ngocllo osser·Yarono·Hasse ( ~·), San der· (5) e Cl.eeny, l'eritema a plaeche
- - - -(l) Der/. Klln. 1Vooll.ense1Wi{t, N. :J0-31, 1871. (21 B~•·l. 111111. lVQI"Tìentcltrl/1, 1611, X. 2.-l. (3) Mm·yo.gni. Lug lio. NnpoiL, 11;7à. (·11 Dle La·m b1Ut1'tms(u.vton lielm Jiensclum. s.t·Pétet•sburg ullll Lùipzig, 1874. (.;) Btl'l. Klin. '1'\'ochenscltrl(t, 1874, N. !5-l5.
SULLA TRASFUSIONE ETEitOGENEA. DEL SANGUE
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(Kiingelhèiffer}, l'orticaria diffusa (Caselli (·l ) caso 100, e Ponza), tinta itterica delle cute (San der, Czerny), l'insen"Sibilit.à della cornea (Hega r), la dilatazi one della pupilla (Berns), L'emorragia capillat·e infrenabile (emofi lia) della ferila (Heyfelder) {2), l'emorragia dalle ulcerazioni <i'una lesione cutanea (I'Upia) e di una lesione stomacale (carcio.orna di ffeller), l' epistassi (Denis ed altri). H Kiister (3), il quale ullimamente ha praticato dodi.ci volte la trasfusione dirella con sangue d'ngnello servendosi dell'appar·ecchio di Schliep ha osservato sernpre la complicazione di gTavi accid enti. l'aggravamento dei sintomi del paziente, la dispnea sino alla softòcaziono, che egli attribuisec alla sove rchia proporzione del gas acido carbonico contenuto nel sangue degli erbivol'i.- Oltre le accLd entalità rammentate l'aut ore nolò dolori - br·ividi- abbassamento di temperatura - diaforesi pt·ofnsa- emottìsi - ematuria ~bbondanza d'albumina nelle urine. l! Kuster non ha potuto mai trovaro un apprezzabile migliol'amento; gli operati tutti perivano quantunque gli a.ccidenti che sorgevano dul'ante e dopo la tr·asfusione, sussidiato egli da Ile cognizioni fis iologiche , . aYeSse Cercato Sempre di rimuovere. Jl Citato autore finalmetJte ad allomnnare completamente ogni triste conseguenz&>delln trasfusione con li sangue d'agnello ha messo in pratica (come io stesso ho veduto praticare tre volte) la trasfusione. arteria! e diretta da uomo ad uomo (doppia trasfusione umana arteriale dil'et.ta). O. Bassç {4), che in quesL' ultimo tempo con ta il maggior· numero di trasfusioni con sangue d'agnello nell'uomo, ha sempre verificato l'emat.uria .
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(l ) Bollettino <Ielle solen::e meàiche àl Bologna, s. 5". vol. 18. (2) Deutsche zettschrìft, f. CM•·· B. •1, 1874. (9) Là1lgen/Jcol~·s M ·chtv. r. Kltn. Chit•. XVII, 187•1. (•i) Loc. cit.
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STUDT
SPElUMENTALl
Basse crede che questo fatto della emtsswne dei materiali del sangue per la via delle urine si vel'ifichi senza visibile alterazione di reni e aggiunge che l'ematuria dipende dal deperimento di una piccola pane deì vecchi corpuscoli rossi dell'uomo (surrogati da sangue d'agnello), che già erano in via di disfacirnl~nto avanti la. trasfusione e che la perdita non è in proporzione del ~ sangue trasfuso . Esaminando attentamentele storie pubblicate dnHa~s~ si rileva come dalla 24a alla 3,1a ha sempre raccolto urine sanguinolenti e con eccesso d'albumina. L'accidente dell'ematuria non si è mai verificato nelle '16 trasfusioni ehe l'opeeatot·e ha. messo in pratica iniettando sangue di uomo ad uomo, ad eccezione di un sol caso (il 9°) ove qualche globulo rosso di sangue fu trovato nell'urine, ma giammai emoglobina ed albumina come nelle trasfusioni eterogenee con sangue d'agnello. Sander (·1) è uno di quelli che ha pìù potentemente levata la voce par fare rilevare il fatto earalteeistico, sopra ogni alu·o dell'ematmia, che vide sempre avverarsi nei casi di trasfusione che egli ha operato con sangue d'agnello. Gli operati, egli dice, o sono posti in serio pericolo o periscono per lesione renale. Tra i casi speciali Sander ne ha notato uno di trasfusioot~ eseguita con il metodo Hasse, adoprando grammi HSO di sangue d'agnello, in un individuo il quale poco tempo dopo l'operazione ebbe febbre con sintomi gravi, ittero di natura ematogena, urine sanguino lenti cariche di albumina, stato, che perdurando per due giorni fece diminuire l'operato di kil. 'l O del suo peso. · Sander dopo questo e molti altri casi infausti non. ha avuto più il coraggio di trasfondere sangue di agnello. (l) Loc. cit.
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SUJ,LA TUASFUSIONE ETEROGENEA DEI. SANGUE
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Thurn (l) e Klingelhofl'er (2) nella loro pratica della
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trasfusione èon sangue di agnello nell'uomo hanno notati gl'avi accidenti" e la ematuria come già costatarono Denis e Magnani, i primi che ci hanno lasciato delle precise stor-ie sull'esito infausto della trasfusione eterogenea. n Klingélhoifer poi trovò non solo l'emoglobina nell'urina ma an co i cilindri renali. Lasciando da parte molti altri fenomeni clinici è ovvio .far cenno della elevazione di temperatura che non so]o_gli esperimentatori ma anco i chirurgi hanno misurato dopo la trasfusi_one eterogenea: ad esempio Rasse mìsurò un élevazione iermornetrica (4-'a, s•), Sander (42, 0°), Berns (39•, 3•), KiisLer (39, 6•),!Schmidt (40, 9°), llasiog (40, 3°), Thurn (39, o•), Klingelboffer (40, 6°), Dollera (40), Azzi,o Caselli ed altri che sarebbe lungo il ricordare, costatarono fo rti elevazioni ' termornetriche. ' Questa febbre, a mio credere, opi no possa esser legata al fatto della elevazione di temperatura per il semplice aV\'enimenlo della iniezione nelle vene (irrilameoto meccanico) COiile già fu osservato da A]bert e Stricker (3) e anche da me (4) nella febbre embolica. Il mio mo.do di vedere che la febbre possa essere di natura embolica trova.si non :solo in relazione con i reperti necroscopici, ma con l'esperienze di abili osserva tori. Neuny e Francken (o) hanno iniettato nelle vene
l'emoglobina disciolta nel siero ed hanno osservato embolie capillari, infarti. I citati Autori hanno quindi arru;nesso clre la coag'ulazione del sangue avvenga (l) Ber!, Klin. Wochensolwi(t, 187,1, N. 32, p ag. 893- 4, (2) 13erì. Klin. Wochenschri(t, 1874, N. 36, pag. 448, (8) Med. Jah'l'biiéher. R edigirt v on Stricher, Wi.:>n, lS'i L (4) Beitrag zu1· theorte des Fiebers bei ~>nt>olischen prosessen. M ed. Janbìlc1te1·, ecc., e st1-'di sull'emboUa e sulla tebbre embQlica, Arch, mea, chir.
eà i!)'ieJie; fase. l, 1875. (5) .lrohiv. f, exp. Pathologie una pl!a,rmacol. I, 187S.
132 STUDI SPERIMEN"TAU precisamente in opposto alle con dizioni esclusive del fermento ammesse da Schmidt per la combinazione del fibrinogeno, e sostengono anzi che possa dipendere dalla semplice soluzione de ll 'emoglob ina la quale lib era nel siet·o provoca la coagulazioue come hanno osservato il Rank Olleoendo ql t CSLO fallo con la iniezione di alcune sostanze capaci di sciogliere l' em oglobina (acidi biliari). Lo stesso ::.; chmidt ha più tal' di modificata lu sopraceennala idea, opinando anch'egli,
che la coagulazione può aversi con cellule rosse deperite, le quali sciogliendosi nel siero sono capaci di render libero il fibf'iooplasto . Non trascurerò notare ancora l'esperienze di Ourante (4) le quali pt·ovano come il sangue può coagularsi e produrre embolle per alterazioni anatOu)iche att.ive dell'endotelio dei vasi 1 ris ultati di Nouny Schmidt ed altri, furono da ultimo confermati da Jakowieky (2) che oLtenne la coagulazione del sangue nei vasi iniettando l'emoglobina e. i corpusroli russi disciolti, ed Ila rilevato i med e:;!mi sintomi delln trasfusione eterogenea concludendo da ciò, ehe questa operazione a causa del siero eterogeneo che scioglie l'emoglobina c ebe poi coagu la il SQ..ogue deve essere fisiologiea me n te e clinica me o le proscritta . Dopo avet' riferito questi fatti niuna meraviglia nell'amrneltere che la irruzione dei piccoli coaguli. nel torrente circolatorio sia quella che provochi la febbre (febbre cmbolica) come io avea già esperimentato con l'embolie nrtifì<.:iu li falle con corpuscoli d'amido. Alla lunga ma put' rapida rassegna di ciò che ho potuto raccogliet·c sulla trasfusione eterogenea tt·ascri(l) Archivio di 'l'IMd!c!na, Chiru>·gia ect igiene, fase. I, IS75 .
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('.l) CeM••aU>latt (. CIII?'. N . . 16, 11!74.
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SULT.A TRASFUSIONE ETEROGEl'iEA. DEL SANGUE
verò dal mio protocollo di ricerche alcuni fr-a importanti
1
.' ptu
Esperimenti.
Salasso prevent.i vo 90 gt·., trasfusione {400 gr.), per lo jngulare, di sangue venoso cd arterioso defibrinuto ben mescolato tratto d?. un cane e da un coniglio. Primi sintomi - vomito, dispnea; morte. - Sezione - iperemia pulmonare - emorragia bronchiale. 2° Un cane - nutrito per più giorni con vitto sano regolarmente pesato . Analisi dell'ur-ine prim o. dell'opet·azione- costatata la costanza dei materiali, fu praticata per la jugulare la ll'asfusione con 100 gr. ·di sangue venosa defìbrinato di vitello. Avanti l'operazione, temperatura 38,7 - salasso gr. ,100 - dopo l'operazione temperatura 37, 3. - Si continua eguale nutrimento . Nelle prime ore -dopo l'operazione si raccelgouo 400 c. c. d'urina alcalina. - sanguinolcnta riqca d'alln~mina. In seguito le urine tornano normali. L' e~ame microscopico del sedimento sanguioolento et·a sprovvisto di corpuscoli rossi normali - conteneva invece cilindri bruni di sostanza or·ganica - crislalli tl'iplo~fosfati. Spellroscopicamente erano visibili le stt·ie d'ossido d'emoglobina in relazione diretta per la quantità con la densità ed il coloramento delle urine istesse. L'analisi chimico. constatava (con l'ebollizione) un forte coagulo d'albumina (40 gr. eirca). 3" Un cane nutt·ito con mismato vitto di carne- tenuto in osservazione per vari giorn i. Si praticò l'esame pr'I.W!;nLivo delle urine finchè erano di costant€' stabilità, quindi la, trasfusione diretta con sangue arterioso d'agnello (200 gr.) - nessun accidente durante l'operazioneQualche ora un apparente benessere; in seguito vomi to. Le 1Jrine raccolte nelle pr·ime 24 ore - alcaline - color rosso bruno sanguinolento --contenenti albumina (27 r,r 1o Un cane. -
134
STUDI
SPERlMEl\"TALI
circa). Il secondo giorno perdura l'ematuria, e l'emissione d'albumina. Più tardi le urine si fa:nnç> normali. L'albumina emessa in totale somma (60 gr. circa). 4° Un cane.- Salasso preventivo (HSO gr.) lrasfusione.sangue defibrinato misto arlerioso e ve noso di l.l u e - temperatura avanti l'operazione 38 c. oscilla - dopo l'operazione temperatura 36 c. Nelle prime ore successive alla· trasfusione orine alcaline color rosso rubino sanguinolento(emoglobina ed album ina) che perdurano pel' altro tempo durante il quale l'animale dimagrando, muore. Sezione -. ce1·vello normale - ipcremie ed emorragie puntiformi al pulmone, essudaLi sierosanguinolenti nelle cavità sierose - trasudazioni sanguigne nello stomaco e nelle intestina come per la prima volta notò Denis nella trasfusione di sangue d'agnello in un cavallo - reni rigonfi inzuppati di sangue -le capsule surrenali ecchimosate. 5° Un cane. - Salagso 120 grammi -trasfusione sangue difibrinato di maiale 170 grammi, - durante l'operazione forte dispnea - disturbi nervosi-. convulsioni tetaniche - morte. Sezione - iperemia pulmonare - cuore ripieno di sangue. 6° Un coniglio. - Piccolo sal asso -trasfusione dirella 60 grammi - sangue arterioso di porcello d'indiatemperatura a.vanti l'operazione 39 c. oscilla - dopo 38 - orine espulse - alcaline - sanguinolente ·albumina ed emoglabina 2, 5 grammi circa - Ul'ine in seguito normali: 7° Un cane. - Salasso 120 grammi - trasfusione grammi 1 0() sangue umano defìbrinato - temperatura avanti l'operazione 39,6 c. circa - dopo 38, 3 urine leggermente tinte in rosso bruno. s• L'i stesso cane. - Sal asso grammi 100 - trasfus i one ~ 20grammi sangue defibrinato di montone-uri ne sanguinolen le - ricche d' albumjna- ucciso il cane -
SULU TI\ASFUSlONE ETEROGENEA DEL SANGUE
135
si rinviene alla sezione - ecchimosì al pericardio- all''i ntestina- forte iperemia al mesenterio - reni rigonfi --imbibizione forte di sangue disfatto - capsule fac-ilmente distaccabili -resto normale. go Un cane. Salassa gvammi 70 - trasfusione grammi 60 sangue di pollo-dopo l'operazione abbattimento - brh•id'i - pupille dilatate - nelle ore successive si. rianima - urine raccolte dalle 2• alle 24.-" ora dopo l"ifliezionecontengono emoglobina- albumereazione alealina debole. 1 oo Un cane. - Sa lasso grammi 80 -. trasfusione grammi 40- sangue defib1~inato di coniglio e grammi 40 sangue defihrinalo dello stesso cane ben mescolati - subito dopo l'operazione- dispnea- il cuore batte lentamente ed irregolarmente -le pupille dilatale - !ingua e l~bbra cianotiche. Qualche ora dopo la trasfusione, urine alcaline sangl!tinolenti, contenenti albumina - al microscopio nessun globùlo rosso normale - a l! o spettro strie d'emog_lobina -- nei giorni :mccessivi urine normali. H 0 Un cime. - Salasso grammi 60 - trasfusione grammi 60 sangue defibdnato di cavallo - dispneasei ovè dopo si ripete l'operazione con grammi 40 sangu~ defi:brinato di coniglio Forte aumento di dispnea. Nelle prime 24 o~e dopo la trasfusione si raccolsero - urine alcaline sanguiDolenti ~ con albumina~ nessun globulo normale di sangue. Il secondo giorno dopo la trasfusione continuano le urine anormali- il cane va deperendo -al4° g~orno viene ucciso.- Sezione- portata l'attenzione principale sopra l'apparecchio renate - si trovano i J'eni fortemente :r-i~onfi rosso foschi inzuppati e ricchi di sangue - la capsula facile a distaecarsi- alla superficie macchie emol'!'agiche simili alle nefrite emorragica. I tagli al microscopio mostrano zaffi di detritus
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STt:iDl SPERIMENTALI
rosso bruno con emoglobina nei canalicoli del parenchima renale. 12° Un cane. - Salasso 80 grammi - trasfusione 100 grammi sangue dcfì brinato di capri o, per la vena jugulaee - vomito - dispnea - conYulsioni- cuore batte inegolar-mente- escrementi sanguinolenti subito dopo l'operazione-nelle ore su0cessive furono raeco lti 420 gralllmi mine alcaline - contenenti albumina insensibil mente tinte in bruno. ll 'Z0 giorno il cane è abbattuto, non mangia. TI 3° giorno si trovn morto. - Sezion11 - piccole apoplessie lentirolari disseminate al cervello - cuore flac<·ido, ripieno di sangne - fi~galo anormale - m il1.a ricca di sangue , rigonfia, rammollita -reni iper·emiei,goufì ecch imosi m ulliple subm ucose nelle i ntestino. ten ni sangue stravasato nel r r·asso - gr·umi nni li a masse feca li beune nel cicco- meseutel'io eon emonagic puntiformi - vescicu iperem ica con liquido minoso, scarso, brunastro - panc1·eas con ecchimosi. l ri ::;ultaLi di queste mie esper·ienze le quali sono in rapporto con quelle d'altrr distinti osservatori, conducono a suppor~·e rhe il sangue elor·ogeneo dopo la trasfusione sì negl i animali, come nell'uomo rambia quasi islantanoarnentc i rappo1·ti in queste due diverse masse . .Le conseguenze di questo scambio di rapporti sono i fenomen i più o mcn grav i di cu i si è pnrlato di sopra, ma la conseguen1.a più grave fra tullc clcYesi riguardare nP-Ila separazione pe r la via dei reni dei materiali sanguigni, albumina cù emoglobina. La separazione di questi materiali sanguigni, non fu mai secondo il Ponza (~) rinvenuto nPiif'l varie trasfusioni da esso operato con so.ngue cl'ognello nell'uom o. {l) PoNU. Loc. C\C .
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SULL1\ TJ\ASFUSlONE ETEI\OGENEA DEL S.H\GU.I':
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Egli si esprime con queste testuali parole « sebbene « alcuni dci più insignì fisiologi abbi~mo asserito che « la trasfusione favorisce l'emorragie, pure a me non « accadde mai di riscontrare nei tras(usi opera lisi nel « mio mauicomio; che le orine furono ognora spoglia « di emoglobina; per cui non sta vera l'ematuria as<< sel'ita da Ponfick; nè mai mi fu dato di riscontra1·e « le fecr.ie commiste a sangue. » Per quanto rispetto e sti.ma io professi per il Ponza altrettanto resto sorpreso dalla specialità del suo asserto. La causa della emoglobinurin, come giustamente la chiama il Ponfick, che si avvera quasi infallantemente dopo la trasfusione etorogenea, non fu il soggetto delle intime ricerche di Prévost e Dumas. Questi osservatori si accon tentarono di spiegare il fntto coll'amrnettel'e che la elerogencilò del sangue d'agnello, di alLri animali ecc. e1·a la so la ragione del disfacimento reciproco che subi,-ano le cellule rosse tanto dell'animale il quale somministrava il sangue quanto del trasfuso11 i\liulel' ( t) ha ultimamente trattata la questione della dissoluzione ùel sangue in seguito alla trasfusione ed ha ammesso come corollario delle sue esperienze che la emoglobina che si u·ova nelle Ul'ioe sia un proùotlo della decomposizi one delle cellule sanguigne trnsfuse o che i COI'puscoli del sangue del trasfuso vengono ùisciolti dal siero di sangue lrasfuso o che in fine il fallo accada per doppia decomposizione reciproca. ll Landois (2) ammette che la soluzione dell'emoglobina avvenga per· mezzo del sic1·o eterogeneo trasfuso, (l) l"ersucl\t• ìilier dte T ranstuston des Bluus_ Wtener Academ_ Sìt-
~ungsbencltte . ..!ratM))l. naturtr.Ì-'8- Cl- B. ~. Abth 2"', pag_ 006. (~) Cemralblatt r- 11H<llo- Wisse~tscllar- t su, l\. 27 .
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138 STUDI SPERlltENTALf opinione co mprovata dall'esperienze di Craité (~ ) che ha osservato lo sciogliersi dei globuli rossi io seguit o alla iniezione nelle vene del siero lrallo da snnguc di altro animale di specie dive1·sa. Il Ponfir;k riporlasi al modo di veder~ dei primi osservatori r·itenendo come causa della emoglobinul'ia il conLatto semplice del sangue di specie di ver-sa. Jn mezzo a q nesta co rren Le di svariate ed nutorc\'o li opinioni oso portare anche io, guidato dalle mie esperieuze, un giudizio ummet· tendo che la causa dell'ernoglob inuria possa ripete r·si tanto dall'azione cataliuica dei globuli del sangue eterogeneo trasfuso con quello che circola nel soggeuo che ba subìta la ll'asfusione, quanto dall'azione del siero, ed anche dall'azione di altro liquido dissolvente qualunque (acqua) che può inicllar·si nelle vene. Infatti noi vediamo subentrare la emoglobinuria tonto se inietlasi sangue venoso quanto se in i~tlasi l' arH•rioso contenecte o no fibrina , quanto :;e iniettasi siero ovvero se trasfondesi corpuscoli privati di siero o sospesi in acqua distillata. Anco l'albumina che si rinviene nell'urine può essere in parte somministrata dalln decomposizione e disfacimento dci globult sanguigni. Dopo l'esposizione d!i'gli arcidenti che hanno vet·ificato abili fisiologi, distinti ossenratori, dopo quanto hanno constatalo clinici egregi e dopo quanto ho nfcrito nelle mie ricerche credo che si debba convP.nire sulla impossibilità di poter sostituire io un organismo il sangue di un nltro organismo tli specie diversa.. Il sangue di specie diver·sa può tutto al più agire per breve tempo come vivificator·e, e produrre effetti sensibili, ma di poca durala, perchè questo dopo bt·eve tempo venendo per la sua fu O?:ione a subire il rica mbi o dei gas respil'abili si de compone ed il prodotto della (l) Zettsolwi(t tilr ration~tlt: Afcàtc tn. 1860. B. 30, po.g. 90.
SULLA TRASFUSIO~ ETI!:ROGENEA. DEL SANGUE
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139 decomposizione è quello che viene separato parte per le secrezioni, parte per le escrezioni. Beu altrimenti decorrono le cose con la - tr~s(usione omogenea; questa oltre al non provocare i guasti del sangue eterogeneo agisce come vivificante, come eccitante sull'azione del cuore, dei vasi e dei centri nervosi. l~ induscutibile il vantaggio della trasfusione onlogenea nelle anemie acute, come ammettono Bergonzi (·1) Livi e Mazzoni (2) il quale ultimo dice che se «l'anemia « è costituita dalla diminuita quantità clel sangue e « dei suoi elementi solidi senza essere accompagnata « da profonde lesioni degli organi sanguigni, la trasfu« sione deve riuscire utile <;~.vendo soltanto lo scopo di « supplire la defi.eienza transitoria doHa massa del « sangue e dei suoi corpuscoli t•ossi che saranno poi « riprodotti dalle glandole inalterate. )) Io stesso ho potuto vedere qu esto fatto alla clinica di Greifswald ove Hueter· trasfuse con successo uno studente affetto da anemia acuta pe.r tentato suicidio. In questa indicazione (anemie acute per emorrugia), come insegna la clinica e la fisiologia, i globuli rossi tra:sfusi, senza generar figlioli come dice il Mantega.zza (3), possono agire come eccitanti, e per dimostrare come sia vero quanto sono andato esponendo mi basterà solo passare in rassegna gli studi e le esperienze di disti n ti osse r·vatori. 11 Polli (4) nelle ricerche ed esperienze sulla trasfusione del sangue, considerando i risultati delle sue e delle altrui ricerche sui bruti e dando il dovuto pesp a tutti i casi di trasfusione felicemente riusciti nell'uomo ha stabilito a priori, con la scorta di recenti (l) A;·cMV'io delle ??Ulilattie nervose e mentaK Fase. I, II, 1875. (2) Loc. cit. (S} Nuo11e; Antologia, .N. 28, png. 5'16, 1875. {4) Mt?lalt untvet·sal! di meatclna., vol. 1~9, fas. 417, marzo 185'2.
HO
STUDI
SPEIUME~TALI
investigazioni di fisiologia, alcune indicazioni. Sono già vecchie, egli dice, l'esperienze di Magnani che dimostravano la benefica azione dell a trasfusione sugli animali esangui per emorragie tr·aumatiche, ed ora io posso a mia volta aggiungere come corollario eli alcuni miei esperimenti che un animale ridotto agli estremi per emorragia traumatica di un grosso vaso, viene rimesso in breve tempo a vita e ristabilito nelle sue funzioni con la semplice iniezione di sangue nelle vono. Il Polli forue delle sue convinzioni sperimentali e dei risultati clinici delle trasfusion(), la crede indicota nelle anemie acute ~l tt·aumatiche come puerperali le quali ultime of:ft·ono il caso ove ques La operazione si praticò più di frequente e con miglior successo. Già da vari anni. Goltz (·1) avea emessa l'idea che la morte non avviene per istantanea e significante perdita del sangue che più che disturbare la nutrizione causa un disturbo nei rapporti meccp.nici della cit·colazione. I n questi casi può ripararsi ad un infortunio riempiendo i vasi anco con un liquido indifferente come hanno di poi costatato colle loro esperienze J~ulenburg e Lnndois (2). Worm-Mliller (3) ha studiato l'interessante fatto del temporaneo l'i aversi della peessione arteria le i n seguito alla trasfusione. Ciò si avver·a nell'anemia acuta fino al suo stadio normale. Questo fatto in pratica ha luogo quando si applica la compressi.òne elastica in un membro da operarsi in seguito a lesione per la quale ha subìto il paziente gTavi emor-ragie. Uno dei pr·imi ad accennare questo fatto fu il Miillel' di Wtirzcburg (4} che propose d'applicare l'apparecchio di Esmarch{l) Vi••chows. Archiv. 29. (2) Die Tra..nsrusion des Blutes. Be rli n, l SGO.
(3) Sitzwngsberloht de.· Sachs. G. D. w., 1873. (4) A'·chi·v. dt eh!''· Pl'a,tica , N. 1-2, vol. 12. N;1poli, 1875, pag. 1~.
SULLA TRASI•' US!ONE ETEROGENEA DEL SANGUE
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Silvestri nelle emort'agie primitive inseguito a reeisioni di vasi, e nelle secondarie, durante l'all ncciatura di un vaso sanguinante, nel qual caso rovesr.ia ndo tulto il sangue del la periferia verso il cuore ed i) cervello, la vita del pazien1.0 si rianirna come dopo la u·a s{us.ione. Jl vantaggio dell'aulQtr·asfusiooe con il sanguP della periferia ai centri in seguito alle acute anemie agisce r.ome eccitante su lla pressione vasale e perciè> sopra i centri vaso motori. Ciò ru sperimentato da Jefr·erMfl'(t) e da Chau,'ei (2) e da Augi er (3) i quali provarono l'aumento dell'impulso vasalfl in segu ito alla pr·essione elastica degli arti. Augier in specie smJiò questo fallo io un individuo anemic;o nel q uale vide subentrare, in seguito alla fasc iatura elas tica di Esrn arcb. un aumento dell'impulso sanguigno in sull e prime al di là del normale e lo vide quindi con ordine regolarizzarsi al suo punto di normalità. Per semp re aumentare le prove di fatto sulle utilità della trasfusion e reclnmflfa da lla rieord fJ La inòi cozione, e per addimostnn'e l'11tilità che anche pochi grammi di sangue lrasfuso possono .rieccitare l'azione dei vasi del eenLro vasomoto rio, basta rico rd ar·e le Pspcrirn ze di Pozzi (4-) sulla morte più o me11 o r<lpida di Uf! animale per emorrngia , se eìoè quc:'slQ è tenuto o eon il capo alto o con il corpo che intie r·o grav ita sul capo bastanrlo in quest'ultinto caso piccola quantità di sangue che vr;dn lld irrorare il ce rvello per protrarn e la vita. ~I. Schifi' (5)· nelle sue e~perier1ze ist itu ite n<'l labnratorio di Firenze è. convenutO nelle iJee di Gol tz che (l} Kiimstlfche blutl~et·e durch ezastisclle Binden. Cent?·alhlatt f. Chtr. 1874, N. 1!3. (2, Unton medtcal. l? nove.m b r·c l RH. (3) De l'anemie artf/lciell~ aan.t les opet'tHion.s dea membres. - TBÉSE.
Paris. 18"1<1.
(l) Progrès meàtcal, 11!74, N. 40-41. (5, Centra/IJ:att , l S73, N. 3
Gio·rnale eli rMd1oina m.iltttwe.
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lO
. 442
STUDI SP.ERIMEl'iTALI
cioè la causa principale della debolezza apparentl3 del
cuore e della diminuita pressione non risiede nella paralisi dei ne1·vi vascolari ma nella diminuzione della massa circolante rattenuta nei grossi vasi e nei capillari dilatati. Qnesta diminuzione di contingente id.ranlico defraudato al centro circulatorio fa sl che un nnimale con vasi paralitici e dilalati è relativamente anemico mancando nel suo centro caJ·diaco la quantità sufficiente di sangue rauenuto olla periferia. - Questo fisiologo ha inoltre costatalo che un animale con midolla tagliata perde di pt·essione _e di frequenza nel polso fino alla cessazione del 1novimento cardiaco essendo addivenuto relativamente esangue, ed ha poi copstatato che si puo restituire la forza apparente al cuore con il solo aumento di tanta quantità di sangue quanto nello stato normale gli perveniva dalla periferia del corpo. In seguito a queste ricerche Io Schiff ha ridonaLo la vita· al cuore aumentando la quanLità del sangue circolante , mediante la trasfusi one diretta con animnle della medesima specie, fìno o. che la pressione riacquistava il suo valore no•·male dello stato qtw ante, constatando in tal modo che la debolezza del cuor·e altro non è che l'effetto della mancanza relativa di sangue sul sistema vnscolare.
Mazzoni. (·1) an co considemnclo che la pressione rianimata dei vasi possa essere un por~alo vantaggioso della trasfusione scrive « nell'anemia acuta la trasfu« sione non può essere messa in discussione anco « quando i corpuscoli rossi passati da un organismo « ad un altro cessano di vivere; non s~ll·~t di certo .« indi[erente . l'aumento di pressione collaterale dei « vasi .e l'eccitamento del cuol'e che avvengono pet· « la semplice iniezione del siero del sangue ». (l) L0C. cit.
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SULLA TRASFUSfONE ETEROGE~EA DEL SANG-UE
143
Al medesimo scopo fut·ono direlLe le esperienze ed i studi di Irschik ('l) il quale ha veduto che gli animali periscono tardamente se tengono il capo in basso o se durante l'!:}morragia hanno l.e membra gradatamente fasciate con la fasci<). elasLica di Esmarch, fasciatura ' che influisce sulla protrazione dello. vita in t·apporto dell'aumento graduato e continuo del riflusso del sangue della periferia al centro. -Questo regurgito compensa la per•dita del vuoto dell'emorragia e la pressione vasale aumenta come dimostrava l'asta 'scrivente' del Ky -
mog·1·apMn. Dalle riferite esperienze risulta stabilito che anco un poco di sangue eccitando continuumente l'attività della funzione idraulica del cuore impedisce a che si perdano gli individui che soffrono anco una gl'ave emorragia, i quali soccomberebbero non tanto per la man cata quantità del sangue, quanto per il mancato impulso e movimento del sangue stesso. 1\l iiller (2) u!tirnamente ha trovata utile l'applicazione della fasciatura elastica alle estremità inferiori nelle foxti emorragie consecutive al pat·to nei quali casi il retlusso di poco sangue rianima la vita della paziente. Un simile metodo fu pure più volte messo in uso nella sua pratir:a privata dal Mazzo n i, il quale mi ha più volte actdrmostrato come abbia potuto scampare da s·icuta
morte a!cune pazienti anemiche, per forti metrorragie
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puerperali facendo la compressione dell'aorta in seguito della quale appena diminuiva l'estensione del cil'colo sanguigno le pazienti riacquistavano i perduti sensi e gradatamente si rìanirnavano quando la massa cit·colante raggiungeva i cen tri (cuore c cervello). Billl'oth (3) ha provato l'utilità del regurgito ai centri
- ----(l) Ina:ugural·DI8sert. Dorpat, \874. (2) VoU<numn's KHnice Yortr.Cioe, :N, 80, (8) V!··tener med. Vochensohl'i{t, 1874, N. 30, e 1875, N. 2.
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STUDI SPEUJ MENTALr SULl.A T RASFUSIONE, ECC.
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anco di po chi globuli di sangue con la autotrasfusioneapplicando la fascia di Esrnarch in una grave emorragia dopo l'estirpazione di un fibroma intraperitoneale delle pa1'e ti del ventr·e. Dopo avet'e rico rdati i fatti più salien ti che prova no come pochi globuli di sangue omogeneo bastino per riecci tare la vi ta dei vasi, passerò a trarTe un corolla rio che natural e scaturisce Jalla Psposizione che ho faLlo di quanto già si è acumulato sulla tmsfusione eterogenea. • Per porre ter·mine a quanto sono andato dicendo , non farà bisogno che vada altrove a cercare alu·i f~ttti clinici e speri memali per ricordare gli acr.idf'OLi della trasfusione eterogenea; ne è garante la esperienzn ch imica e scientifica di tre secoli da Denis, ~lagn ani, Grif· fan i a noi, le ema turie frequenu o costanti notate da Esmarch, Bèline, Br·iigelrnann, Kuster,.lla:;se, Sander, Thurn, KliengC'llhoffer, ecc. Tenendo adunque conto degli insegnamen ti della storia, dei fulLi sanzionati dall'esperienza. delle osservazioni s.ornrninistrate dal la c:linica e dalla fì.~io-pa t.o logia. a me semb ra di non an dar·e errato ritencnd1> che la trasfusione eter·ogenea (l'innes to ematico), debba assolulamente essere cancellaLa dalla tetapia chirUI'gica come som mamente dannosa. Roma, luglio 1875.
Dott. GwsEPPE CoLASANT.L
,
LA
lliCETTIVIT.À INDIVIDUALE ALL'INNESTO VACCJNICO
TRIBUTO ALLA PROFILASSI DEL VAIUOLO
Il Vl\ççino. dell'oggi pres.e rva come !1reservava a'i tempi di Jenn,et•1 (Ù.RSl)
.. ·n beneficio che l'igiene .•militare offre, più che a se
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-stessa, a generale vantaggio delle popolazioni é raggitmto, comé ognuno sa, ìn massima parte, dalle ri'Vaecinazioni che metodicambnte si praticat).o ogni nnno ai. corpi ed ui distreui milit<rri. }: se l'esercito che accoglie il fiore della gioventù, è· fatto per addeslrarla alle armi, egli è ancora qna palestra d'invigoi·imento ilsieo, ed una scuola pt·atica di polizia medica, pee cui mentee prepara il soldato disciplinato e forte per ogdì eventuaìità, rinvigorisce pure il cittadino, che poi ridona alla .famiglia sano! robusto e garantito contro molte influenze tnorbose, ed in special modo - verso la 'Sempre tremenda epidemia vaiolosa .
U6
LA RICETTJ\'ITÀ INDIVIDUALE
Egli è riandando le statistiche ed i lavori che in questi ultimi tempi si vanno pubblicando in ordine alla vaccinazione che io mi son fatte queste domande: 1. Abbiamo ancora bis0gno di attendere dalle cifre la soluzione del problema della profilassi del vo.iuolo inaugurata da. Jenner e aclotlata da tutto il mondo civile? 2. A quale scopo mjra la nostra statistica militare circa la vaccinazione? 3. Non si potrebbero utilizzare i materiali d'ogni anno con un novello scopo d'indagine~ n concetto che informa la rispo~ta alla prima domanda, è ozioso il dirlo, traccia ognora una linea driua e se mai vuolsi da taluno <!mmettere una curva parabolicll discendente, è dessa il frutto o della affievolita azione premunitiva del vecchio vaccino, o clella conseguente ricettività individuate, che, com~ si dirà appr•esso, offre un addentella Lo ad una nuova profilassi. Alla se con da domanda, la statistica, 1·edatta da l Comitato di Sanità militare, saprà ampiamente ri spondere, ma sembrami che c.I di d'oggi nel caos degli apprezzamenti tra vaccinazione animale ed umanizzata, lru i giuochi di parole di genuino, completo, p1·eservativo, certo, ece., ecc., si ometta quell'indirizz·o serio che deve procedere di pari passo colle quistioni vitali agitate negli ultimi congressi e che si compendia cogli enunciati del conte Orsi. « Il vaccino dell'oggi preserva come preservava ai tempi di .Tenner? - I fanciulli e gli adolescenti vaccinati col vecchio vaccino umanizzato non sono premuniti al dì d'oggi come ai lem pi di Jenner, perché è degenerata la virtualità premunitiva del vaccino. » La statistica medico-militare può offrire aJ riguardo dei dati preziosi sopra individui ventenni per dimostrare, mano mano che ei avviciniamo al tempo prescritto delle rivaccinazioni, se il cow-pox originario
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147
ALL'INNESTO YA.CCINICO
diminuisce re.a:lmente il numero dei vaiolosi e la recettività ad un nuovo innesto. - Per ora siamo in un periodo di eccletismo spaventevole pet· uscire dal quale i medici militari e civili 'è d'uopo si diano la mano e rifacciano di pianta una serie di accurate indagini. Tn vero, mentre il Frua, il Grancini, il Manayra, e il Serres attestano (1) che<< la rivaccinazione riesce più « caratteristica e regolare in coloro che serbavano pro« fonde le traccie delle cicatrici della prima vaccina« zione », il ntarson (2) invece contrappone una statistica della leta1ità nei vaiolosi in ragione diretta del minor numero di cicatrici appariscenti . Di 268 infermi aventi IJ, cicatri ci, 0,40 morirono )) 27l, )) 3 )) •l ,85 » )) 888 )) 1357 )) 2()0
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» o )) Questa strana, ma palese contradizione che ha fatto dire al Bosquet: «come dunque si ardisce asserire che << le apparenze esterne del vaccino danno l'esatta mi« sura delle sue proprietà recondite'? » lascia tale uno stato d'incertez"Za nel problema in cliscoJ·so che è prezzo dell'ope1·a prinojpiar da capo il lavoro paziente di raccogliere i dati per una statistica avveni1·e alla quale spetterà l'onore di pronunziarsi su questo imp.ortante argomento; ed io' mi associo all'egregio collega òott. Fiori, perché il regislro dei vaccinati ai corpi e qu,e!Ji dei vaiolosi presso gli ospedali venga modificato secondo le sue proposte, conservando però i Yocaboli gennino, spurio e nuUo e aggiungendo una colonna pelluogo dì nascita e distretto, dato questo importantissimo per raccogliere i materiali relativi alla disposizione 1'ndi)
(l) Ftotu. Giornale dt ?'Mclicina miltt~U·e, fase. di maggio 1875. (2) Ftoru. Luog. cit.
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...
H.R J,A lliCETTIVlTÀ INOlVIOUALE viduale per provincia e che offre una larga messe di consider·azion,i come quelle espresse dafl' Orsi nell'interessante pubblrcnzione « Dell'importan-;;a di ?·innovare il germe dd te vaccinazioni ù~ Ualta ». Qu~sto p~>r ciò che si riferi5ce agli anamnestici; ma se entriaroo nt>l campo dell'a7.rOne prescrvatrice del nuovo innesto, la statistica non deve avere upi?ùoni, deve regislJ·are, nient'altro che registrare, pe1· cui non so pcrsundermi ad acceuar·e la proposta del Fio1·i di sostituire ai vieri, mu pur e<Jt'Hl.teristici epiteli di genuùw, spw·io e nullo, quel lo di preser:vativo, certo ed incerto, che è apr:-umo il problema da s..:iogliet·c, e che sarebbe lo stesso di mettere, come si suol dire, il carr·o avanti ai buoi . - Soppiamo noi se la pustola genuina dia il sicuro indizio di premunizione dal contagio vaioloso, se quella 1·he manca delle carattet·istiche apparenze lo dia meno, se chi ò refrattario all'innesto vac<.:inico s ia più pt·esto minacciato in ca'-O di epidemia o sia invece il P'Ù gm·antito? Non sono questi i quesiti ùi cui invochiamo la solu7.ione? Come dunque registi'i.lre ·un p1'onostico ancora ipotetico cd emellct·e un certo od incerto senza alcun fondamento? - Accontentiamoci di segnare c1ò che vediamo, le sole parvenze mo1·(ologiche, ciò che si riferisce all'origine o non alla fìne, lasciando ad altri il compito di sciogliere il problema ed a 11oi la compiacen~a di tracciare le basi del novello edificio, somrninistrancloue anço i materiali. Secondo il mio debole avviso, noi abbiamo invece due distinte condizioni di tempo da inteiTOg<He; la ,la é que ll a dcll 'a7.ionc profi lattica della vaccinazione infantile . la q11a le a vent'anni vien sottoposta al cr·ogiuolo della rivaecinazione. e ci risponde: se la pTima mantù:ne ancor viva la s·ua ener,qia prem:unitl'va ed in qual gmdo. La 2• è quella degli innesti fatti al gionw d'oggi nei bambini ec,n questa o con quell'altl'a sorgente e che
449 s.a;rà risoont1·ata fra vent'anni daL medici militari nel temP,odelle rivaccioaziooi dei nati nel1873-74-75, ecc. Vi sarebbe poi una terza circostanza che si ri ferirebbe al periodo co mpreso tra la su bìta rivatcinazione fino alla eventttalit(Ì di un contagio vaioloso; ed è anche que$lO un quesito dell'avvenire che verrà risoluto dalle coscienziose stalistiche degli ospedali. Per noi viventi io questo anno di grazia, non è concesso dì occupo.rci che della prima e della terza circostanza, ed abbiamo già tra le mani, mercè l'opera dei medici militari delle preziose risorse statistiche, che se ver~anno, ceme spero, estese sopra più vasta. scala, potranno o/.l'dr~ un beneficio all'pmaoitù, c.ol meuere in .evidenza quelle tra le varie provincie del Regno ove sarà necessario di rivolgere delle cure speciali, ossiHero emerger·à maggiore il bisogno di riogiovanire la linfa _ vaccinica, prendendola alla sorgente primitiva, in quelle provincie O\'e l'azione profilattìca della vaccinazione infantile abbia mostrato al paragone del nuovo innesto una notevole decadenza. E qui mi viene spontanea la domanda : «dovranno gl'igienisti occuparsi più delle provin cie i eli cui ventenni mostrano maggior facilità all'attecchim ento con una quantità maggiore di esiti genuini o di quelle ove scarseggiano? Io propend erei per la prima perchè mi par che dinoti la mancata efficacia delle va~cinazioni i·nfantili c la 1·itomata 1·icettività, a. risentire l'azione del nuovo jnnesto e quindi del virus vaioloso io caso di epidemia, checchè ·ne dica il ~iarson nella sua statisti ca della mortalità maggiore in chi presenta pochi stigmi delle vaccinazioni i.nfll.ntili. Senza entrare nel ginepraio del confronto tra la vaccinazione unimale e l'umanizzata, questione che spetterà ai posteri di di~trigare, toccherò brevemente un argomento da me espresso in una lettera diretta ul conle ALL'INNESTO VACCINJCO
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LA JUCETTMTÀ lNDlVID UALE
Orsi nel '1874 accompagnandogli il risultato statistico della rivaecinazione di 1000 bersaglieri del 6° reggimento, diviso p·e1· pr·ovincia e d1.Sl1'etto,· argom ento che venne poi dal medesimo illustre scrittore in materia, invo~ato ai Congressi di Forll e di Bologna tra i più validi titoli per appoggiare « l'importanza di rinnovare il germe delle vaccinazioni in I talia» {1). Partendo dal concetto che: un esito di t·ivacànazione più si avvicina al camtte·re genuùw, più indica la dec1·escente efficacia p1•emunitiva del pTimo innesto, io iniziai anche quest'anno le rivaccinazioni nel reggimeolo coll'indirir.r.o di segnare gli esiti raggruppati per ciascuno dei distretli militari da cui provenivano gl'm scritti, oltr·e quelli dèri vaLi dalle divP.rse soreenli vaccinifere. - Pott'ei qui riproch.1r-re gli specchietti riflettenti l'esi Lo delle rivaccinazioni, divise per distr'etlo, del 1873 e 74 pratica te da altri colleghi nel reggimento, ma siecome l'esclusivismo temo·abbia campeggiato nella assegnazione dei vari esiti, dal vedere troppo disparate le risu ltanr.e percentuali, cosi sotto l'aspetto di comunicazione preventiva, lraccier'ò soltanto l'esito di quest'ultima rivaccinazione sui nati nel 1l85t, da me praticata, eon diverse sorgenti vaccinifere e classificando per: Genuine, le pustole con areola e vescicole ombelicate il cui periodo massimo di evoluzione non avveni va prima del 'i 0 giorno. Spw·ie, quelle pustole più o meno ombelicale che al 7• giorno raggiunsero l'essiccazione. · Nullo, .il risultato delle scn•plici punture o scalfìtture, anche circondate da· areola nei primi due giorni, (I) Colgo la circostanza per esternare al conte ORSt la mia gratitudine per l'estrema cortesia dimostrata a mio t·iguardo e per i benevoli apprezzamenti coi quali volle onorare le mie poche idee su l terreno iotl'icat.o
delle vaccini\zioni.
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AI,L'INNESTO VACCINICO
ma che non presentarono nlcuQ punto suppmalivo od: appena accennalo subito si essiccò al 3° o 4· 0 giorno. Classi ficazion e questa che noi dobbiamo trascrivere esattamen te attenendoci ai caratteri sovraccennati per non prègiudiear·e la- sintesi che verrà fo.rmulata, dopo, il per·iodo di V}lt'i anni di scrupolosa osservazione, su questo indirizzo (l ), perché potrebbe darsi che le così dette pustole pt·eservatz"ve del Fiori (genuine), indicassero invece 1,1n grado di minor immunità e ehe presen~ tassero maggiori gar·anzie, di fronte al contagio vaioloso le incerte (spurie) o quelle senz' esito. La rivaccinazione praticata in quest'anno (1875) al reggimento fu divisa in LJUnttro .mute; nella 1° rivac-· e~nai, con linfa così detta animale (pCI'chè troppo limpida) acquistata a Nap61i da Gennaro Del Pozzo, se ttanla coscritti scelti fra i più robusti e sani ed otten ni un meschino risulta to. 14,28 per 0 /Q di esiti genuini ~ 4 , 28 » » spun )) 71,28 » nulli. (!) Per· giungere a questo risultato, visitava dal 3° al 14.0 e 15° g iorno
i vaccinati e poi mano mano SPgna,·a.~riornalm ente il numero delle pustole
o dei bottoni riscontrati , aggiungendovi segni convenzionali perché ad evoluzione completa. mi potessi !are un concetto chiaro per l'assegna zione alle tre categorie di genuino spurio e nullo. - Questo è il modulo del mio registro di note;
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LA RICETTIYlTÀ INDlVlDUA.LE
Colla pustula di tipo più caralleristico genuino. scelto al 9° giorno ti'a questa prima muta, t'i vac~in ai 105 i ndividui, ed ottenni n 68,!)7 per % di esiti genmm 11:3,33 » >> spm·1 18,09 )') » nulli.
La terza mnta, di 252 inscritti, vaccina ti col delritus della giovenca, ricevuto da Ancona dal Comitato presieduto dali'O,·si, diede il 30,60 per 0 [o di genumt 18,65 » spnn 41,66 », nulli.
L'ultima muta, costituita da soli sei individui, offerse il 66,60 per "/o .di genu1m
33,33 Où,OO
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spurt nulli.
Le poche considerazioni che possono emer·gere da questo risultato sotto il rapporlo della sorgente 'vaccimfera, darebbero a ved!:lr'e come nell'adulto la l'ivaccinazione con linfa animal e non raggiunge il numero Ji esili genu ini come nella p!·ima etù, giusta i rapporti dei Comitnti di vaccinazione nnimale, e che
il pnmo t1·apasso invece spiega una doppia efficacia lopale che sa1·à o non sarà. TJremttnitiva come quella dell'innesto dir-ell.o dalla g1ovenca. Indubbiam ente però le inoeuluzioni praticate con linfa umanizznta da un primo trapasso e specialrr~enle col mezzo del bambino, superano di gran lunga C(lÌ l~t·o esi~i genuini, quelle fa tte col lletntus della giovPn ca. Almeno questo risultato f11 da me e da altri colleghi notato in tutte le precedenti var.ci.nazion i.
ALI.' lNNESTO VACC~ICO
~53;
'Per cio che r[guaeda l\ esito- ip rapporto agli ante-' cedenti osservai: Sopra »
39 con butteri il 48, 70 per oÌ. genuini 213 con iicatrici 41, 55 » »· )) . » ~.H sen~a stigmi 51, U.
E quindi sulla cifra totale dj 4.33 vaccinati la media· generatè dì _ 42, 95 per o;. di esiti genuini » spuri 1• a v, 8'' o » I)Uili. » 40, 18 »
•
1!9 assnhto informazioni circa al tempo del soffet·to· vaiuolo ed avrei rilevato_ come tra gli esiti genwm, 6 l'ebbero dal
3
»
4• al H~" anno
dal n• al 18"
».
T1·a gli esiti sputi '2 t'ebbero dal ~
))
60 al 10" anno
dal 15° a.l 19" 1
))
.
Fu.rono ref'rattàri 3 vaio lati dal a• al ·12• e- N. 6 dal u.o ill 20°. Gli altri, per arTivnre alla cifi'a di 39 ?·ivaccz'n.ati éon btttl'eri; non sepper·o precisare 11 tempo del subìto vuiuolo. L'nr~i ea erm:-;1derazione di qnnkhe pP.so S<)l'(~bbe quella ' S!ll)a cifra r·im<~ rch,evole del 4.8, 3·1 pet' •/o di esiti gP.nuini nella c<~t~"gor·ia· dei vaiolati, che dinoterebbe Cl)me la refr'ilttn rietà ad un nuovo innl'sto non sarebbe garaòlita nemmeno dal vaiuolo spontaneo, tanta è la riceuivit4 individuale a risemire l' influertza del vir·us sia yaccinico che vaioloso. E, come coro llario, rni panebbe lecito di esprimer:e ua dubbio; e cioè, non dovressirno noi nelle rivaccinazioni. d~gli anziani rÙenLare l'innesto in quelli che pr~-
.,
LA RICKTTJVlTÀ INOIVIDUAI.E
seutaron esito genuino l'ann o precedente anziccbè in color·o che ebbero esito nullo? Mi sembrerebbe logico di dover pr~rnunire maggiormente quelli che furono designati come vaccinofili, se mi si passa l'espressione, che coloro i q unii si mostrarono refrattari alt'ionesto,benchè apprezzi altamente le ragioni che militano in favore della vaccinazione dPgli esiti nulli, tr·a le quali campeggiano quelle relative, al metodo, alla qualità della linfa ed
•
_alle altre LDnle che possono mandar f<~llita ]a prova, ind ipcndeott>m en te dalla refr8llarietà individuale. I>erò, ove fussero prt-ssochè scongiura te queste circostanze, insisterei sulla necessità di tentare degli sperimenti su questo indirizzo, ordrnaodo che venissero r·ivaccinati quelli di esito genuino nell'anno precedente, al tempo della rivaccinazione dei coscritti: Ma, dove lu statistica medico-militare può rendere un vero servigio alle popolazioni si è nell'indagine della riceUività indtVùlu.ale all'innesto vaccinico per dist?·etto o provincia, e senza rimandare il lettore alle auree pubblicazioni dell'Orsi che rn cchiudono i· più vasti
conrelli sull'argomento, ripr·odurr·ò il trallo che riguarda quell'abbozzo di statistica d11 me inviatogli e dal qrlale SPppe I\icavame il più valido <:)ppoggio alle già ci tate conclusi on i. · « Gli efleui della rìvaccinazione sui venten·n i eli Te-
« ramo vengono a coofennare la maggiore efficacia « premunitiva del più giovane vac:cino; imper·cioccbè « in una rivaceinazione di l 000 ber·saglieei del 6° 1·eg« gimento in Ancona ne l 4873-74., il cnpitano medico « ftionli Roberto, ricercnnclo la susceLLiviLà individua le « per disu·ctLi, notò i 'vaccionLi di Ter·amo e di Ascoli « con esiti regolari 34- e 3 t pe r 0 / 0 come minimo dei « successi; corne massimo il 55 pet· 0 {0 nei_procedenti « da Lucca, c come media il 45 e 4~ per 0 { 0 in quei « di Fir·enze e 'forino.
ALL'INNESTO VACCINlCO
155
« La refrattarietà alla vaccinazione è indubbiamente « un argomento a giudicare nelle masse il grado di re« sisteuza al vaiuolo, ossia la persistenza della premu« nizione nell'organismo; e gli esigui successi di. Te<< ramo e di Ascoli, in una scala di molte p1·ovinct'e, « in individui di identica età e sotto le istesse condizioni « operative, furono quelli che impressionandomi mi « portarono ad interpellare l' onorc,'ole conservatore « del vaccino di Teramo dotL. Gioacchino Montani: « se la si fosse ed in qual te mpo rinnovata la s.el'ie « delle vaccinazioni. )) Non tardò la risposta: « Che nel « 1854 erasi inoculato il vaccino derivato dal cow-poa; « d'Orano; d'onde l' occàsione a ri cercare ed a cono« scere i dati che ho 1·iferiti sulla recente epidemia « di vaiuolo in quella provincia » (1 ). 1.\'Ii piace qui di segnalare come il Fiori abbia anèhe esso intravecluLo il valore dei dati statistici dal diverso grado di ric·ettivitù nelle singole peovincie del Regno quando a pag. 4-37 soggiunge: « Forse dalla somma delle ~icatrici di una data rivaccinazione divisa per provincia, se ne potrebbero dedurre titoli di lode e di .biasimo pei municipi e pei comitati di vaccinazione ~. Concetto che collima, sebbene sotto altro punto di vista, con quello che ho lentaLo di sviluppare come meglio ho potuto, perchè non a tutti è dato di possedere il taHsmano di chi é più nato agli squarci dell'eloquenza che non allaconismo delle cifre, ond'io mi vedo costretto di invocare nel seguente quadro, rappresentante l'esito della n·vacdn.:~zione del 1875, S'Ui nati net 1854, per dist1·etti. • Il) ORSl DelL' importanza dt t'i?Muwat•e fl ge•·me deUe vacch~a~tont in Italia. Ancona, 1875. . n vajuolo e ra 11acctna.:tone. Dologna, 1871. - Lettera al cav. prof.
Brugnoli .
•
LA. ntCET1'IVITÀ INDI YIDUALE
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Esito
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Anche quest'anno i coscritti di Teramo c di Ascoli Piceno presentarono una refra ltnrielù maggiore all'innesto vaccinico; quelli di Firenze, Torino, Udine uw1 più gr·aode altitudine a risentire l'azione della linfa . Ne SCH lurisce per conseguenza la necessità d'investigare la causa di queste oscillazioni negli esi ti, la quale, per il bene dell'nmauitil e pe1· eliminare il dubbio della .çpecula?>ione, vorrei che trovasse il responso n eli~ man cata e[,'icacia prenwnitiia delle vaccinazioni infantili col vecchio vaccino, perchè, sulla autorevole parola dei moili sostenitori della vaccinazione animale, il ritorno alla sorgente primitiva od al s uo primo derivato, segnerebbe la strada che ci rip.orta all'azione premunitiva dei tempi di Jcnner. Riassu mendo il sucsposto, tr·overei necessario che la statistica della vaccinuzionencll'esercito mirasse anzitolto a rac cogliere i dati r.l1e si l'i!eriscono a questi ar·gomcm i: 1" Vedere come si comportano gl'innesti infantili, annunziati dai ventenui con un numero ?JW[Jrp'ore o minore (li cicatrici., rispetto alla rivacci nazione sia con det?·itus animale che con linfa umauizzata;
157 2° A quale distretto appar·tPngono i colpi ti da vaiuolo e se alla categoria dei portanti c·icatrici dt-lle vaccin azioni infantili od a quella dei drchiaratr senza stigmi; anrhe nello scopo di ri cercore se sin più logico di rivaccina re nel serondo anno pi ullo,.,to quelli che riportarono esito genuino; 3° Rivela re quali sono le provincie del Regno che offrono maggiore atlitudine a risentire J'ell't>tlO dP.lla rivaccin11zione con questa o con qmll'altra sorgente, per rimontare all'orrgi ne di'Ila m ~tnca ta efficacia premunitiva, e suggerire il t•innovamenlo del germe delle rivaccinazioni infant ili in q•1ellc proviOf·ie ove prevalgono gli esiti genuini nelle rivac·rroazioni dei ventenni; ~<> Studiare (ìn11lmente quanto vi sin di probabile nel mio asserto che: « Un esito di nvnceinazione p·iù. si avvicina al carattere genuino indica la decrescente efficacia premunitiva del pr·imo inne.sto c la maggior predisposizione a contrarre il vaiuolo ». Mi auguro pertanto che da quest•· poche id ee, fecondaLe dalla oss~> rv nione e dalla pPnna di preclaro ingegno, di cui non difeua il col'po sani tario rnilitllre, possano SCillurire le nuo ve bnsr rit>lla profilnssi del va i uolo, e sia così l'eserC'ilo. che (•ffre al pnese le primizie di un lavoro cotanlo serio e filautropico. ALL'INNESTO YACCJ.NICO
•
Treviso, luglio 4b75. R o BERTO
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MoNTI
Capttano medico.
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G1o rnale a1 medicina mtlltare.
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.. RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA.
,.""~'lena m e nC o
dnli'oso interno del <·loralio idrato (The La~tcet1.875)- Vi hannr>molte ragioni per Lemerechcl'uso del cloralio id.eatosiadivenul9 pernicioso e molLe volLe lalale,non tanl.o per la quantità della dose somministratA, quanto pcll'incostnnza e variabilità della sua azione. Già la Società clin ica
eli Londra ebbe da occuparsi di un caso di avvelenamento pL'OdoLLo dal cloralio, e nel Britishmcd ical joarnal (l) veniva indicato come l'azione Lossica venisse felicemente combattuta mel'cè della somrninls kazione abbondante dell'infuso di caffè t-anto per bocca, che pm' la via dell'intestino rcLLo, ma svontuJ:atamentc così non a verme nel caso rir~r·ilo dal Lancet. T1'atlavasi di una s ig nora a cui in una sol volla, e come ipnotico, le veniva dato il clorulio alla doso diventi goccie;questa quantità bas Lò a gettarla in un tal(l sonuo lelurgicodu non esser() desciLi con alcun mezzo a risvegliarla e rada t'invenire. Il dott. Me. H&Ilowes il qnale venne inr.aeicoto di pl'alico.re l'autopsia del f'.,adavero di questa signor·a, dichiarò nellu s ue conc iusioni, chP- rruanLunque esistessero segni rnaterjuli ed c videnti di malattia di cuore o dei polrnonj, cionullàmono doveva t'i tenersi che la morte non oc·a che la conseguenza dell'avveleuaroento di cloralio.
S olfato di ehioconldina . (The Lancet 1875) - Il Governo inglese in segu ito al favorevole rupporf.o del s ignor Howurd, manitàttore di prepamli chimici in Londr·a, avendo ordinato che s i cercasse ili constatare il g iusto v~lore terupeutìco del (l) Vedi questo giornale, anno 1875, pag. 173.
RIVISTA DI GlORNALl !TALI'Al'\1 ED ESTERI
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;golfalo di chinconidina, il sig. dolL. Yeutos Hunlet· chirur~o maggiore lo esperimentò su cliver~i ammalati, e pel pPriodo di sei m esi negli ospedali della casa dì <'Ol'r'e?:ione o della con Leo. Gaol di Hombay ,l='iapc1· bocca, che colle in iezioni ipodcernichc, e dalle osset-vazioni falle ne ll'as:se le seguenti conclusioni: che ln chinc·onidina nou può esser·~; considero la di eguale potenza anliperrodicu del solfato di chinina e cht> non,, uno specifico contro la febbre nt'Uo stretto senso ùc!La pneola e che può essere cla~sillcalo pc l suo valore Lei"apeutico assieme alla chinodina, al liquore arnorro di chinn, alla chiroLlina, olia berbet>inu, ecc: che può rendot·e un ottimo ufTic-io come buon tonico, dopo che la febbri! venne debellala col chi11ino, c forse essc>re utile pt>r prevenit·o le r·ccidivc, od unch,' come pt·ofilnllico, nei ter·l'ilori infetti duUa malaria, pPr cui non può assolutamente surrogare come febbrifugo il soll'nlo chinico.
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lln a nuo va. formo di en.-dlop:rafo del c.loll. GALABIN. (The Lancef 1875)- Nella or.linai"ia setluladella Royal medica l and chii'UI'flal Societrt il sig dott. naia bill ha prosenlalo una nuova forma rli cardiogr-afo, la quale consi!'lte in una tnodiflca:done importnnle dd sfigmogrnfo di Marey, e ch o per la suo fo!'lna c per la fnc-ile suo adattabilità si può agevolmcnLe applicar·e a quulsia!:ii for·ma ùi toea<'o. Con questo isLr·umcnlo, il!fualo si Dssa. senza incomodo col mezzo di una vito nel punto cor-rispondente all'apici' del cuore, si po...,sono l'ilcvare genlìcamonle Ju sislole c la diastole, la loro forza d'impulsione, e le ir•regola r·ità che possono accompagnarle.
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Pau<> ll'onfc zionnto e oll'ac>qun 1lel mnre, rl i LtSLl':. (The I..ancet 1875)- Un'nocurala analisi dell'acqua mnl'inn fatta da Oony nel 1871-, ha fatto cnnoscere che la sua composizione è molto ·~:~uperiore a quello dello migliOI'i sorgenti salate di Gel'mania e di Fr·ancia. Quesleacquofurono pct· lungo lempousalc in casi tli anemia. Mr. Lisi e pt•opone di rinvigorire gli ammalati col nulrirli con pane fntto con acqun di mal'e L'autore ha esperimentato questo pane sopra se stesso, ed ha trovato che il suo uso rialza la temperatur a del corpo. Il sale rnat'ino otlenuto coi mazzi ord inari non corr'isponde ~rche, como giustamente rimat•ca Mr. Lis le, vi ha unu diffe-
160
ftlVlSTA
renza enor me tra il sale marino del commercio, ed il sale disciolto nell'acqua del mare. Questa in fin de'conti è acqua minerale, ed è ben conosciuto che le acque minerali formflno un nesso omogeneo, i cui elementi posseggono virtù medicamentose, principalmente avuto riguardo alla loro intima composizione, alle ben definite loro combinazioni, ed allo sta lo parti-
colare di divisione, e perchè esse posseggono potentissime proprietà solamente per la lor·o particolare miscela, mentre le perdono intie1~·omente se isolati. Finalmente il Lisle crede che il pone falto coll'acqua del mare sarà di gran valore nei seguenti casi: -1• Come igienico o preservativo della saluta negli individui di delicata costituzione - 2' Nella convalescenza di acute malattie- s•Jn Lutti i disordini apirellici dello stomo.co,e delle funzioni digesti ve 4• In diverse neurosi associa le ad idroemia - 5' Nel ditibete - 6• Come profì.latlico nella diatesi scrofolosa e Lubercolare. ltel metodo di resr•ir:u.ione arliliciale nell' a!"fi llll i:t e nella sineop._., del pr·of. Fn.JPPO PACJNI. (Con nooe casi di
resur·rezidne, e rispo8la ad alcune obbiezioni sperimentali del p rqf. M. Schijf). (Dallo Spe rimentale, fase. 1•, 1876). • !llul ne peut travaìller h6nnétement pour lul-méme. saus tt·avatller utilement po ur tout la mo ude ~. BASTIA T.
Siccome in ogni caso di morte apparente come nell'asfissia~ o nella sincope, qualunque ne s ia stola la causa, ja prima condizione per richiamare in vita, è la prontezza del soccorso per mezzo della respirazione arttjlciale, se pure si eccettua un caso particolare di moi'te apparente, che riservo all'appendice di questa Memoria, non s ia di scaro ai miei cortesi lettori ello io ritornj per la terza volt.ù sul mio meloclo di respirazion.e artificiale (1); alfinchè per mezzo dell'annessa figura possano (l) P. SoNStNo: D! un nuovo metodo di praticare 1a. rupira.:ionc arti}'lciale, consigltcro dal pro(. Pactm. Nel giornale medico L'lmpar~fcl" di Firen~e; U.lli\O 1S i7, pag. 2~5.- l~. P AC I NI: 1t m10 metodo eli rcsptr·czione arti/l<:lale per l.a cura àeU't':t$/ISSia, posto a con(,.vnto M'l'l. (J!ì aU·r i metoai generalmente -usati. Nell'Imparziale: anno 1870, pag. 481. lllemoria tradulla nel Jou'N!al dc la Rooieté des Sctmces màlfcalts et naturcllts de Bruxelles; septem bre 1871, p;tg. 215. - L:ttera dd do1t. G. A~ CONA , e Rt-
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GlOR~ALI ITAT~lANI
ED ESTERI
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farlo conoscere piùfacilmentea qualunque persona: rarissimo essendo il caso, che appunto un medico vi si trovi presente, per praticare questo metoclo sempli:::issimo, che qu_alunqt~e altra per·sona p uò immed,.intamente lentare con maggiore probabilità di felice successo, di quello che un medico arrivato più tardi.
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E siccome la premura di tentarlo dipende ancora dalla fiducia di t'iuseirvi, io non mancherò di riportare alcuni casi, in cui, con questo metodo, si è riusciti a salvare alcune persone, cbe con allri sistemi più sapienli sa L'ebbero andate certamente perdute. Ed aftìnchè quellaiìducianon venga meno, io mi darò cura di ribatter-e ancora alcune obiezioni, che il mio egregio amico e collega, prof. M. Schiff, ha credu,lo potermi oppot'l'e con l'appoggio de' suoi esperimenti, cercando ristabilire l'antico metodo della insu..t}lazione, ormai generalmente e con r·agione abbandonaLo, come vedremo nel seguito. Per farsi una chiara idea del m eLodo che ho sempre raccomandato, e che già da molti a~nl ho fatto conoscere nelle mie lezioni, principierò dall'accennare la circostanza in cui mi fu su ~<seri to. Allorquando i serventi delle stanze anaLotniche prendono un cadavere1 l'uno per le b1·ac:cia pr~so l'ascella e l'altro per te gambe, onde l'0lievarlo dal cataletto e metter-lo s ul banco anatomico, più volLe ho potuto sentiee che il cadavere fa una profonda inspirazione, e qujndi, posato sul banco anatomico,
fa una corrispondente e8pirr;tzione. Posto adunq·ue l'individuo in stàLo di moJ'te appaL'ente sopra un piano alquanto inclinato, discinto il collo, il torace, e il bassoven lre, tagliando anche le vesti per fare più presto, aperta la .bocca, e sbarazza te le fauci dai corpi estranei, o dalla spuma e mucosità che potessero contenere, e fatti scolare i liquidi che potrebbet·o r iempire la faringe, volgendo il paziente SOJ?ra un lato, od anche !'!til ventl'e se occorre, ma riponendo lo quindi s ttl dor so, e guardandosi bene d'allora in poi di compr imere il bus~posta del l?rof. F . P ACINI, sullo stesso at•gomento. Nello Sperl?nentale di apaile 1874, pag. 46~, e 468. -:- I due miei scritti precec!enti si possono trovare ancora nella Rtvi3ta maritUm4 di Roma; fascicolo di settembre 1875, con la tav:ola annessa alla presente Memot·ia: copiata da una roto·orafla del fot<Jgraro Matttcci di F •1·enze e r iprodona nel fascicolo del 2
agosto 1875 della IllUit1;azion,e untversaze ttaliana di Milan o e nel fascicolo del 22 dello stesso mese della flll'{straewn. espanola y amerlca114 di lladrid..
4 62 Rl \'!SI'A soventre, onde evit.are il regurgilo dei liquidi contenuti nello stomaco, i quali, riempiendo nuovamente la faringe, impedirebbero il passaggio dell'aria pce la laringe e la truchea; e intanto, man tcnuLa per quanLo siu possibile la Lesta ndla direzione oedinaria del tronco, ponouclosi dietro di essa, si impugna fortemente lapa1•te supe1·io,.c delle due braccia presso l'ascella, come rapresenla la rìgura della tavola annessa. Allora traendo a sè, e sollevando ucl tempo stesso il moncone delle spalle, è chiaro che questo movimento si trasmette per• me::;zo delle clavicole allo sterno; il quale, a sua vol ta, eleva te coste COI' I'ispòndenti .• In ~al guis<A, è facile veclm:c che si accrescono i t1·e d..iametri df~l Loraco, quantunque il diaframma non vi partecipi, reslondo l'ermo. Infatti, se non vi siano impedimen ti al passaggio dell'aria si sente questa subito entrare rumorosamente pel' la laringe nei polmoni producendosi una i~tspirazione; la quale compita, desistendo allora dalla trazione in:spirawri.a, si lascia che la r eazione della elasticità delle cosw e dei polmoni produca la espiraz ione, come avviene naluralmente. Ripetendo all.erna livamen te ques ti movimenti, col ritmo ordinario della respirazione naturale di qu,indici per minuto, ed anche più frequenti, sembra che l'individuo asfissialo, q uantunque possa essere morto, sia ritornato in vita, sentendolo respirare come un vivo ; così se gli resta qualche leggiera attitudine di vi tu, è impossibile che non risorga. Occorre per alLI'O avverlire, che se l'individuo rosso di leggiera corpo1'alura, è necessar·io che un assistente lo Lenga per le gambe, aftìnchè non ceda alle trazioni inspirrdorie, mentx·e in mancanza di assistenti, s i pos!:;Ono legare a qualche oggetto r·esistente. Se poi fosse un individuo mollo corpulento, allora le manovre descritte potranno essere eseguile più efficacemenLe du due persone; ponendosi ai lali del paziente, per impugnare ciascuna con ambedue le mani la par·te sapcrior·c e media delle òrY:tccict, e cercando di cscgnil'e con lcmporaneament.e i movimenti accennati. Se non che, ].JUÒ avveniPe ancora che non s i possa disporre di un piano s u cui posare l'individuo asfissiato, per le manovre occorrenti. l n la l caso poLrà essere adagiato sul terreno, come sulla spiaggia del mal'e o di un fiume; ed allora pouendosi in ginocchio diclro la sua tes'ta, e questa fra le due ginocchia; o invece sui la ti se le manovre siano fatte da due pCl'Sone, si potrà tenlal'c lo s lesso metodo nel modo che abbiamo veduto.
DI GIORNA J.T i TALIANI ED ESTERI
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Intanto che vengono eseguite Je manovre espi,.ato11ie sopra descritte, se '\'i siano degli assistenti, questi potranno occuparsi di asciugare e cuoprire leggermente il corpo con panni asciutti e calui, evitando di comprimere il bassoventre per la ragione già accennaLa; mentre con i panni medesimi potranno farsi ancora delle f1•izioni sulle rnemb1'a inferiori, onde riatlivare il movi;rncnto del sangue anche nelle parli più lonlane dal centl·o: e inlanlo i10i v<'! dremo, che le manovre 7'e8J?iratorie, oltre ad introdurre l'aria respirabile nei polmoni, hanno ancora per etfelto di riallivare il movimento del sangue nei polmoni e nel cuore. Ed ecco perchè questo metodo può riuscire molto efficace non solo nella asfissia, ma ancora nella sincope: non differendo l'una dall'altra, se non perchè n pila asfissia si sospende prima la respira:zione e poi la circolazione; e vicevet•sa nella sincope; essendo quelle due grandi funzioni strettamente e reciprocamente fra loro dipendenti. Mu do. che l'individuo asfissiato abbia principiato a dare qualche segno di vita, si dovranno continuare ancora per del tempo le munovre descritte; non solo perchè la circolazione del s:'lnguenonpuo risLahilirsi che motto lentamente, come vedremo nel seguito; ma ancora perchè il paziente ha la più gran tendenza a ricadere nello stato di asfissia, finchè dai bro11chi e dalla trachea non sia stata eliminata la splilma sanguinolento che li suole riempire, od assorbita l'acqua che vi può essere penetrata tl), ed il sangue non siasi depurato dell'acido crit•bonioo che- vi si era accumulato; tanto pitl che secondo gli espedmentì di Cl. Berno.rd, il sangue venoso asfissiato è meno atto a combinar<>i con l'ossigeno, che nelJo stato nor·malc (2}. Frattanto è da osservarsi che talvolta l'al'ia non penetra affatto nei polmoni; e non già perchè 11ualche corpo estraneo nella laringe o nella trachea possa impPdire il suo passaggio, giacché in tal cuso dovrebbe prima esser~ estratto, e neppure perchè siano insufficienti le manovre descritte, non essendo molto grande la forza occorrenLe,ma solament.epérchèqualche altro ostacolo imprevisto si oppone al passaggio dell'aria per la h:ll·inge. I n tal caso dopo aver tentato per breve tempo, osti(l) V. la mia Memoria Del (enoment e delle (unztont ltl t·ra$Udamento.
Firenze, 1874·; pa.~. 63. - Spc,·tmentale d-( ottobre a dicembt·e 1874, pag, 56~ . . (2; V. Nowau Dtationna.t,·e de médeclne et ae chiru?•gie :~watiques. Pa-
ris 1865, toro. so pag. 551.
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RIVISTA
nandosi a continuare quelle manovre infruttuose, non si farebbe che perdere un t3mpo pr·ezioso, oHre l'inutile esaurimento delle forze. dello operatore. È dunque essenziale riconoscere fin da pr·incipio, se l'aria penetra o 'non penetra. Ora se penetra, è facile riconos'3et·lo, pt'Oducendosiordinariamente un soffio assai sensibile nel suo passaggio per il punto più ristretio delle vie l'espil'atorie, sebbene tal volta sia difiìcile sentir lo; ma se qu.esto soffio non si sente affatto, è inutile continuare a manoorare, ro:::t bisogna pensare a deostruire. i;.: A questo e.feUo farò pr·irna di tutto osservare che, nelle mie ricerche su dei cadaveri, ho potuto constatare che in cieca due terzi di quelli che ho sperim:mtati, l'aria pH.ssava a sufdeienza, ancht:) senza che tosse stata pee:::eJeniternente aperta la bocca; p~r cui non sem;)re è necessario perdere del tempo ad apl'irla, passando assai facilmente•anch'e per ;e narici: come nel caso di una sinco;Je·prolungata, di una asfissia per dei gas mefitici, o in a!tr•i casi.simili, in cui vi sia ragione di sospeUare la presenza di liquidi o solidi, che impediscano il passaggio dell'aria. Ma è certo ancora che in alcuni cadaveri l'aria non passa affatto, sebbene sia stata aperta la bocca, e fatti scolare i liquidi regurgitat.i dallo stomaco nella i'aringe. Era dunque necessario determinare il punto, ove in tal caso suole esistere l'irnpedimfmto. A primo aspetto sembr-erebbe che q:uesto punto dovesse essere l'int2rvatlo delle coeJe vo:}ali inf.~eior i, ossia la glottide: essendo questa nello stato normale il punto più ristretto delle vie respiratorie, ed anche suscettibile di chiudersi complelamen Le. Ma è da o~servarsi che laglo~Lide ha sempre tendenza a 1'iaprù·si, e a rimanere aperta, in virtù della elasticità delle parti circonvicine; nè può essere r·istretta ecl apche chiusa, se non che per delle forze mascola1•i. Ora siccome la .elasticità è una forza fisica, che resta in tutta la sua pienezza tanto nel cadavere, che nello s tato di morte apparente, mentre le forze muscolari sono allora cessate, per·ciò è chiaro ehe in tal circostanza l'ostaeolo al passaggio dell'aria non può essere nella glottide. Infatti ho po·tuto eonstata1'e, anche nei cad:1veri iÌt cui l'aria non passava affatto, che la glottide era largamente aperta; come ho potuto vedel'la dopo aver di.staccato, d'allo in basso, l'osso joide e la laringe eon molte precauzioni, affinchè la glottide, che oecorreva esaminare, restasse nello stato primitivo.
•165 Certamente p olrebbesi credere che nell'asfissia per sommel'sione, o per dei gas ii'ritanti, producendosi uno spasmo dei muscoli che chiudono la glottide, questa potesse restare alcruanto ristretta. Ma gli esperimenti di .Ylorgagni, su diversi animali, hanno mostrato che anche in quesLi casi la glottide torna sempre a ''iap,.irsi, come è sempre aperta nei cadaveri in generale; nè resta mai abbassata la epiglottide, come aveva creduto DeLharding: mct1tre lo stesso Morgagni aggiunge, che anche Evers avevà sempre trovata la gloUidc a perla, e la epiglottide sollevata, non solo nei suoi numerosi esperimenti s u degli animali, ma ancora in un fanciullo annegato ('lJ. Ma è da ossel'varsi che in queste circostanze, quantunque la epiglottide non resti mai abbassata sulla laringe, pure talvolta può impedire H passaggio dell'ai'ia. Infatti, rruando nello stato di morte apparente tutti i muscoli del corpo, e quindi anche quelli dell'apparecchio io-laringeo, si sono rilassati,eclil corpo dell'individuo riposa orizzontalmente sopra il dorso, è chiaro che tutto l'apparecchio io-laringeo tende a cadere, e quindi a riposare sulla parete posterioredella Ja1'inge; per cui la epiglottide tende ad applicar·si su questa parete. In tal posizione è facile concepire che questa valvula tende ad impedire il passaggio deìl'aria nella laringe ; e tanto più se la faringe contenga ancora qualche residuo eli liquidi regurgita.Li, o ne siano L'egurgitati nuovamente. Ad evitare cruesto ultimo caso, che credo sia il più frequente quando l'aria non passa, conviene che l'individuo in istato di mortè apparente sia posto sopra un piano molto inclinato, afftnchè, avendo così il torace più in alto che il bassoven~re, i liquicli contenuti nello stomaco non abbiano luogo di regut•gilare nella faringe; evitando sempre di comprimere il bassoventre. Ma>invece si raccomanda sempre di comprimerlo, per espellere l'aria viziata; come se non fosse più che sufficiente la elasticità delle coste e dei polmoni; e senza riflettere, che facendo regurgitare i liquidi dallo stomaco nella fat'inge, si fanno poi penetrare nelle vie respiratorie. Se dunque la faringe non contenga alcun residuo di liquidi, allora la epiglotLic!e, di per sè sola, è ben difficile che impedisca il passaggio dell'a.ria;giacchè, oltre ad essere meno cadenlc in quella posizione del corpo molto inclinata, essendo sempre nn DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
(l) MOROAGNJ: De seàlln.u et cau,sf, morborum per anatomen. tndauatts.
Epistola XIX, § 4'1.
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RlV!STA
poco incurvata, non può applicarsi esaLlamenf.A sulla pat'ete posteriorè della faringe ; per cui d'ordinario lascia passare dell'ada, la quale p roduce jJ soflio sopra. ind icato. Clte anzi possiamo aggiunget·e che raccennato impedimento può aver luogo piu facilmente in un caduvere etlèLLivo, che in un individuo in s ta to di morte apparente; pel'Sis tendo i n questo una certa Lonicità c.Jei tessuti, ra•quale impedisce che la epiglottide si applichi esattamente sulla pat•cteposlm·im·e della faringt>. !n fatti, or sono LrB gioeni, f11 condotto allo speclt\le di s. M. N. di l'if'coze ceeto F. Celiai, il quale, ammalatosi impPovvisarnenle, vi moriva pochi momenti dopo. Allora ildolt. Pizzomo e jl clotL. Geazi, a vendo tentata la respit·uzione arLi fìciale c•>l mio metoùo, osservarono che l'ut·ia passava eosl bene1 anche senza avergli tlperla lu bocca, cho gli amici del defunto, elle lo avevano accompagnato ullo spedalc, sentoncloJo respira l'e come nat urulrnenLe, cJ·odeU.et·o 0he' fos!:;C ril.cn•nato in vi tn. Allot·chè la rJ irtìcoltà al vassaggio dcll'ol'ia si può l'i Lencl'c ehe ilipencla flalla BpiglotLiJe appHcaUI alla paret~ poo:;loriorc dolla .faringe occor·ro n aturalmente s~lllevR J'la. I l elle sombra chn si possa l'ucilmente oLtenct·e, Li1·anrlo la lingua fuori della bocca: giacché, come giuslamenle osserva i\Iol'~agoi sopt'a cilalo, la epi{J lottirle searr.e neccs~:~nriamertf.e !a tinuua, pt>P i legatnt!nti elle passano dall'una oJJ'Rltra. A questo effelto lo aveva già consiglialo di 1wendcre la lingua con UJI panno asciutto e I'Uvido, urtinchè non scivoli fra le dita, cert;anclo eli tirarh:l P manLen el'la fuor i l'lol la boc<'a; E) tanto pi.:1 quaud.o s ia moHo ing1·ossaLa per il ~uegot•e ven0$0, che si pl'Oducc nella aslissia. Ma non ùevcsi ct·edot·e che tit·are fuot•i la lingua e sopratutto manlenef'lu fuo l'.i della ho CCt\ sia mollo facile; m eu tre può riusci1•e più racùe int1·o<lw•re J>iù pl'ofolldurnen l c~ che sia possibHe il dito indice nella bocca, e quindi picgandolo ad undno 1 cer caPC eli trHrre inavtmti la IJL\SC della lingua; cul seguendo la epiglottide, quosl.a dov1·à allontanarsi Llal suo co nta ~to con la pal'el.e poslel'iore della faringe. Ma~enzapct•dcre un lempo prezioso nel faro •tuesli divet>si tentativi, onde upr iJ•e u n adito sttfficienteal passaggio dell'aria, conviene prima lenlare un altro modo più semplice e facile, e più speditivo, cbe mi è riuscito 'fuasi sempre uei eada,•eri, ancl1o senza avere aperta la l1occa; e che anzi dovrà riuscire ancbè più facilmen te in un individuo t•cccntemcnte asfissiato, in gl'U%ia della lonicilà e maggio l'e li•esclt<'zza dei suoi lessuli.
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A questo effetto, menll'e qualcuno esercita le manovre respi-
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46'7 ratorie sopra descrilLe, se non si Rent.e il rumorerespiratm·io che dovr·ebbe esset' prodotlo dal passaggio dell'at·ru, occot•t·e allora che un assistente esorcili con le di la una leggtora pressione .m/la pa1'ie media ed irV'eJ•io,•e della cartilagine tit·oitle. Per 'luesf.a pressione serubr·a che la epiglolliùe, la '!Uale è !'iLuaf.a più in allo, facciA nn piccolo mocimenio di leoa in senno inverso, staccandosi da l suo con LulLo con lu parete postcriot•e della iul'inge; giaccltt~ se 'luella pr'e':lsione non sia, nè troppo debole, nò troppo torte, immediatamente f'i ~ente il passagyio rumo1·oso tlcll'at·ia: lu quulo unzi lt~ l voHa cot1tinun u passm·o, anche cessando di fare quella pf'essiorrc. Se non che i" necessario che questa pressione siu ratta pr·ccisamonlc nel puHto soprL\ indicato, ed in modo molto delieut.o od esatto. A q uP.Sto eCfelto o flìncht'l le 'li La non scivolino sul l!\ pt·ominenzu ungolo~u che fu in a\·anllla c.urLilagine tiroide, la pt·essione accennata !leveos::;cre rattn col ,,ulliceed ir~(lice riuniti, come ~e dovessero contenere una pl'esa di tuuacco. A 1lora quest.e ùuc dita riunite formi\ no alla loro e~Ll'Pmilu un piccolo angolo rientrante, che dovrn essero upplica Lo alla mcUt infc1·iore dell'angolo saliente che f'or•ma s td meùo del collo lu cartilagine tiroide. Poste dun•rue ll:lthretlila in 'luest.u posizione, si pl'incipia allora nnn Ieggiera pt·essionc sulla corLilagirlc tiroiùo, r;hc J'ucendvlu ~··e~cere gradatamente, dà luogo fiuulmente al passaggio dell'aria per lu laring•·, se siano continuate nel tempo stesso c senza interr·uzione, le maflotwe rc,çpiralorie. Non sempi·eperalLr•oriesceotlenerc questo intento: ma posso assicura t'e che mi ò !'i uscito, cd anche as~oi facilmente, nella massima parte dei caclavc.ll'i, in cni aveYa agito inutilmente sulla lingua; eù anche senza che il piallO su cui 1·iposuvano fosse molto inclinato. In questo proposito credo anzi eh<> gli A.<~J/i di soccorso dovrebbero essere provvisti eli unpirmo mollo inclinato, e ndnLLo.lo all'uopo, come ho accennalo di sopra: nvenc.lo tlovulo riconoscere che d'ordillùrio, ~ono appunto i liquidi t·egUI·gitali dallo stomaco nella faringe, che nou solo impediscotlO il pussaggio dell'aria per la lal'ingP, ma ancora penetrano e t•iempiono le vie respit·atorie in vece dell'aria. Vediamo frallanlo alcuni casi eli resuT•r•e:rione, ollenuln col mio metodo; quunLunqun 110n avessi pcranche suggcl'ite queste ultimo precauzioni, onde apl'tre c mantcucre apcr·to l'adito ul passaggio dell'at•ia nei polmoni. DI GJORNALf ITALIANI ED,BSTERI
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168 lUVlSTA Il primo di questi casi mi è stato narrato ultimamente, per mezzo ·di una lettera del 17 settembre 1875, dal mio amico prof. F. Ì.Vfagni della Università di Bologna: il quale, nel suo viaggi~ nella America meridionale, nel 1869, ebbe occasione di fare, fra molte altre operazioni ottalmiche, la estrazione di un occhio deformato per idroftalmo con largo stafiloma anteriore, ad una giovane inglese, abitante a Valpar-aiso. Oca il medico ordinario della sua famiglia avendo voluto clorqformizzarla, pel.' evitare i dolori della operazione, sebbene coniro . la opinione del prof. Magni, essa cadde ben presto in stato di morte apparente. Allora il p.rof. Magni eseguì con la massima rapidità la estrazione dell'occhio, senza che scolasse dalla fer·ita neppure una goccia di umgue; essendosi sospesa per l'azione del cJorofot'mio, la circolazione e quindi la t·espirazione. Ma intanto che il medico ·ordinario correva in cerca dr una macchina elettrica, buona soltanto 'a far per•dere del tempo, il pr·of. Magni, essendosi ricordato del mio metodo di respirazione artificiale, si accinse subito a praticar·lo, con l'aiuto del compianto nosteo amico, dott. Cal'lo H.egnoli e del dott. Bixio di Genova esercente nel Chili. A questo proposito io mi varr·ò delle parole stesse che mi scriveva il prQf. Magni, potendo servire di rHgola in altri casi. " È molto faticoso continuare quanto occorre questo metodo; " ma eravamo tre robus ti, e fortemente animati dal desiderio « della riuscita. Sudammo assai; ci davamo il cambio ogni 5, " o 6 minuti ; ma in circa 4·0 minuti si ebbe la soddisfazione, <• che fu grande, di sentire il rumore di una inspirazione e c così con poco ulteriore aiuto, si riattivò regolar'l1lente la « respit'azione,e quindi la circolazione. Allora vidi sanguinare " la .ferita, fatta perla enuclea7.ione dell'occhio, e che in pochi (/. giorni fu guarita. È no~evole che la operata dipoi mi raccontò •1 che essa udiva il nostro parlare,· .che le pareva lontano e " confu~o, ma non poteva esprimere nulla. Il centro neevoso • adunque, non irrigato dal sangue, riceveva languide le irn" pressioni centripete, ma non era possibile la eccitazione re" flessa. Era dunque atto a funzionare appena fosse irrigato « dal sangue. Ma questa irriga?.ionesare.bbe stata impossibile, « se non si ristabiliva la respirazione; la quale si riprodusse ,, col di lei metodo, che non ha bisogno di alcuno strumento, " bastando le forze muscolaJ'.i. A lei dunque è dovuta quelluvi ta: " e se i medici si persuaderanno di ciò che è molto ~emplice
DI GIOR NALI JTALIANl ED ESTERI
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c ed evidente, le vittime dell'asfissia, se soccorse in tempo-,
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• cesseranno n. Per arrivare al secondo caso di resurrezione passarono cinque anni! e inquestotempo, chi sa quante"vmime si avrebbe potuto salvare, se si avesse degnato di ascollare i miei consigli . Infatti il secondo caso non è che del1874, ed è quello di Gillseppa Marazzini di Pisa; là quale, annegt~ la nell'Arno, fu salvata con la respirazione artificiale. 11 giornale La Nazione, che parla di questo caso t'l), non dice però con qual metodo fu salvata, come era desidera bile, por sapere quale, fl'a i diversi metodi conosciuti, possa meritare maggiore fiducia. Ma una lettera del dott. Igino Pardocchi di P isa, in data dell'S luglio 1874, mi informava che ru adoprato il mio metodo; e che essendo l'unico che viene l'accomandalo ed insegnato, nelle conferenze popolari, dai medici di quella benemerita Società di soccorso, potè essere praticato da due giovani, soci soccoritori, ma non medici, immediatamel'lle é sulla spiaggia stessa dell'.{\.rno. Il terzo caso è quello nareato dal doll. Giorgio Marcacci di Pisa; il quale avendo avuto a curare una bambina, caduta in asfissia per un lagiuolo inLrodottosi nella tr·acbea, dopo averlo estratto, potè richiamada in vita col mio metodo di respirazione artificiale (2). n quarto caso è quello del giovinetto 7.effiro .Meniconi di Lari, che annegato nell'Arno presso Pisa, ru salvato con la respira~ion~ arLifìciale, praticata sulla riva stessa dell'Arno, daduesocisoccoN·itor·iaffatLo esll'anei alla medicintl.ll giornale La Provincia di Pisà. che parla di questo caso (3), non dice qual metodo fu adoprato: ma noi abbiamo veduto clte, a Pisa, soltanto il mio è raccomandato ed insegnato nello conferenze popolari di quella benemerita Società di soccorso. 1l quinto caso mi è stato narrato, per mezzo eli una lettera in data di S. Gi ov~mni in Valdarno del? giugno 1875, dal dottore Italiano Pescatori; che ebbe a soccol'rerc una bambina di 13 anni, la quale caduta in un'acqua torbida e melmosa di un molino, e trasportata dalla cotTcnte, non potè esserne estratta che dopo circa 20 minuti. Praticata la respirazione artificiale
(ll La Na,;;ione dei 2S gi ugoo 1874, pag. 2, col. 6. a (2) v. Lo Sper!1ncntate di geooaio 1875, pag. ~0.
(3J v. La Prov~ncla dt Pi.sa cJol ~7 maggio 1875, pag. s, coi. sa.
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Il! VISTA
col rnio metodo, cd altre cu1·c secondarie, dopo circa mezzo. Ol'tl principiò a <lare qua'lch e !'Oegno di vi la. Ma il cuso eRsendo stato mollo complicato, non potè riaver:;J che più tartli, a cagiOne rlell'acqua melmosa che si Cl'll inlrotlotta nella trachea e nello stomaco. Infatti due giorni dopo questa harnhina morivo per un g1·uvissimo calm•ro bronchiulo c inlcsliuulc. ll sesto caso mi è stato liUl'l'ulo i:la1 dott. Francesco H.imediolli, per mezzo d'una JeltCI'a da1 l ,a~ n i ùi Ca!';riana, del 7 luglio 1875. As~islenclo egli una donna giunta al toemiuc della sun gl'aVi(lanzn, nella quale il travaglio del pm·to si Cl'a sospeso per inerzia dell'utero, ru costretto llnalmcnte ad applical'ne il forpicc, per mezzo tlel quale esLl'asse un felo quasi mol'lo. Dopo avere atteso 1uaJche tempo. senza che !':i stabilisso la respirazione n a tura lo, penso di praticare il mio metodo di t·ospiraziono nl'Lincit<le, col quale ottenne che dopo mezz'ora fosse l'egolarmente rislabilit.ala respirazioue untu1·alc. Il settimo caso, avvenuto in Genova il dì 16 agoslo 1815, t:l (JUello ùi un individuo che, presso l'.l~i/o tli :wccorM della Foco, ru estratto ùallc acque in staLod1 completa 11sfissin. PrRticnta subito lo l'<'spiraziono nrlitlciale, dopo mozza O l'A il somlllCI'SO fu richi{unal<> in vilu (l). 1\la, al :solito, non avendosi tlello rrual metodo fu adop1·nlo. era inutile parlarne. rer· sapel'lo ùovei duurrue scriYel'O al ololl. Gio,·anni Garibaldi, ed egli, rispondCJHlomi subito, ehbe anchu lu bontù <li inviarmi u11u lei.LOI'a in dulu rli Genov<1 ~:l seLLcmiJJ•o dBcoeso, del t.lolloPe Domenico Bomha, segrelnrlll di fJUPila hcneme~·ita Societcì. di salcamento; il quale l"Ct'ivcvu d•e !in dul primo momento di t)uella i!'tiluzionc. e fin dullu prima conferenza popolare, è sluto sempre. posto in JWalicu e ùivulgulo il metodo di respirazione nl'tificiulo. L'ott.avo ca:;o l'Ì!!uarda il gio,ine YilloJ•io Cert•i di Pisa ; il quale, annegalo nell'Arno, ru salvato egunlmente col mio metodo da alcuni !:iOCi di qucllu benemerita Società di soccorso(2). f?inalmentc, d<~bbo aggiungere un'altr'o caso, che il mio onor evole amico a coUcga, p1·ol'. P. Manleguzza, mi comtu•icuva con suu lelte1•u del di 31 diccmbi'C LS/;,, Nella c~Late tlecot•:;a trovandosi a R inùni, como d i rettore di quei bagni ùi 11\UI'e, fu chiamalo a soccol'rero una giovine donna, elle csll·alLa dalle ac<1u0, quando In vide, era già da mezz'ora in istalo eli profon(l) V. La Ga:etta. d'Italia del 19 agosto 1875, png. 2, col 6." (1! v. La Provfncta a; Pisa del 26 agosto 1875, llltg. 2, col. •t."'
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Dl GIOR:'\AU lTALL\Nl ED ESTERI
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dissima asfissia. Coperta eia scnapismi, t•iscaldata con panni di lana, stropicciata euvidamente non diede alcun segno di vil·'· Intanto fu tentata la respit·aziono m•tificia.le col metorlo antico, comprimendo il bassoventr-e ocl il torace, ma sen~a resullo lo. Allorail pt•ol'. Mantegazza rico.-so al mio metodo, " o « u11a pi'ofonlla i 11~pi razione, egli dico, l'u il segno della vit« loria; e dopo quella ne vennero ullrc. 1.11 povera giovine ebbe • un vomito copiosissimo d'acrrua, e continuò a migliot•ru·e ; c ma non ru completamente t·ist.abilila C'he all'indomani • · Dopo questi l"c>lici resullali, che sapebPJ'O st.aLi ancor piit numcl'Osi se si aws~o;c o.ccett1;1.Lo fro.ncamen Lo il mio metodo, senzo, tJ·oppo badare se sia. di un ito.liru1o o t!i uno stranicr·o, vediamo se con altri metodi esotici, si potesse ottr nere anche di meglio. Senza passm·c in r ivista i ruolli metodi che sono ~tati pl'Oposli, io mi limilet•ò ai due seguenti, eh<> si contrastano tutl01·a
il primato. 1• Il melodo di Leroy d'Étiollcs, modificato piit tardi da ì\fat·shall Hall: il quale consisle nel comprimere il lorace e il l)aRsoventr·e, git•ando anche il paziente sopra un lulo o sull'uiLI'O per produt·ro la espirazione; o quindi cessando quello compressioni, a t•iponendo il paziente sul dorso, si lo.scit~. che la elasUciliL delle coste e del diaframma produca la in.spira;;ione (1). Questo metodo principiamlo dalla fine della respirazione nalurnlo, c perciò tendendo a diminuire la capacitù del torace al cl• là del limite naturale, invece di accre.~cerla al d i crua, è chiaro cb e non può meri tu l'O lu lìducia, cJ1o gli è acr cordata t.utloJ•a, tnnto più se si considera che la compressiono del bassovonlt·e, facendo regurgilal'e i liquidi dullo stomaco nella faringe, non può essere che uocivu, come ho accennato di sopra.
2° 11 metodo di H. R. Silvest.er: il quale consi!'ile nel fut•e eseguire delle geandi oscillazioni dalle braccia dell"mdividuo asfissiato, pol'londole dni lati del torace, ai la Li d01lu. testa e
·viceversa (2;. Quesl.o melodo generahuenLe usato in lnghilierl'a e in molto alLl'e parti d'Europa, fu oggetto di uno sludio compar•uLivo col (l) LEROT D' i,TOLL•;s; Recherohcs ea:pi>·tmento.tes sur l'AI1)11y:ric. Paris 182!1, pag. 38.- J\IARSUALL HuL: fiéil'Annuo.lre de 'J•héro.peutique par BoUCUAltDAT. Parì s 11;!>$, r.ag. 20.'). (!!) H. R. SlLVIISTBR: TM ditCOt!tryO( tMphf/IIOIDgfcalMt:t1wdO(induclng
resptration in ctu8 or apparent deatll, (rom. ct!·owtng, clo7"0(orm, ecc. Lo n· don 1863'" pag. lO o 25.
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RIVISTA
mio, presso la R. Socteta umanitaria di Londra. Infatti il be· nemerito mio amico dott. Giacomo Ancona che tanto si è adopr ato per costituire in Livorno una simile Società di soccorso, pensò bene di ricercare qual metodo potesse meri La re la preferenza: e a questo effetto scrisse di1'ettamente alla detta Società umanitw·ia, come è narrato in una lettera che il doLtor·e Ancona mi fece l'onore d'indirizzarmi (1). Ora la R. Società urnanitar·ia di Londra rispondeva al dottore Ancona, in data 13 novembre 1872, per mezzo del s uo segretario doLL. Young, nei seguenti termini, tradotti dal dott. Ancona: «La R. Società umanilaria di Londra continua a fare uso " del metodo del dott. Silvester, per produrre la respirazione are tificiale. li metodo del pror. P acini è stato provato per mezzo c di una serie di esperimenti compru·ativi, e la quanti là media c di pollici cubi d'aria inspirata ed espirata, risultò molto inc ferioreaquanto si ottenne çoi metodi di Silvesterecli Bai n (2) •· A proposito di questo ultimo è da avvertirsi che il ·metodo di Bain, non é che una modificazione del mio, che egli credè .migliorare, dopo che glielo ebbi J'a.tto conoscere. Questa modificazione consiste nel porre d ue o tre dita nell'ascella e sul daoanti; « He simply placcs his lingers in the axillae in their " front aspecL. ~> (3), per fare lra<::ioni inspiralorie; invece di impugnare for temente le clue braccia presso l'ascella, come col metodo mio. Ma con due o lre dita, od anche tultala mano nell'ascella ed in quel modo, è mai possibile fare delle trazioni, che abbiano qualche efficacia, e tali da meritare la preferenza dei suffragi della R. Società. umanitaria di Londra~ Ciò farebbe creder e che anche la preferenza acéorùala al metodo di Silvester n on s ia molto fondata. l n ratti, senza badare alle contl'atlùizioni che anche il doLLor Ancona ha fatte rilevare nel resto della lettera del dott. Young, dit'ò solo che anch'io ho fatti i miei esperitnèntì comparativj fra il metodo 'cti Silves ter ed il mio, ripotcndoli anche uHlmamente col medesimo successo. Se non che, invece di prendel'e tante misu1·e della quantità d'aria inspirata ed espir ata, ho creduto (Il V. Letcera del dott. G. ANCONA, e Rtsp<>sta del prof. F. PAOINJ: nello Spet·tmencale di aprile IS74, pag. 4.GJ e 468. (2) Dalla Lettera del dott. Young nella Lettera del dott. ANCONA . 3pe-
r tmcntale cit., pag. 4.G5. (3) W. P. BA t N: On a new and stmplc 1lfethod or induc!ng arti(tcial resptl·ation tn cases or asphy.xia, (rom drowing, strangulation, chto•·ororm.,
J>Oisoneus gases, etc Nel The Lancet. London, lO december• 1868, pag. 800.
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i/3 meglio l'aPe una piccola dièlinzioM; ~perimentando comparativamente i due metodi in cadaveri che erano in istato di rigidità cadave1·ica, ed in allri cadaveri in cui questa rigidità non era peranche principiata o si era disciolta. Ora nei cadaveri in istaio di rigidità cadaverica il metodo di Silvester è incontrasLabilmenle superiore al mio; potendo essere trasmessa molla forza al torace per mezzo della rigidità del muscolo gmn pettomle, come fanno gli asmatici _per mezzo della contrattilità di quel muscolo, rJuando si aggrappano con le mani a qualche oggetto resislente: per cui anche nel cadavere si sente passare la corrente dell'aria assai rumorosamente per la laringe. Invece sperimentando il mio metodo sullo stesso cadavere il passaggio rle1l'ariu è certamente minore; perchè la rigidità del muscolo gran dorsale, che si attacca egualmente al braccio, impedisce che le trazioni inspiratorie, su questo esercitate, si trasmettano per mezzo della claoicola allo sterno ed al resto del torace. 1-la se il cadavere non sia in stato di rigidità cadaverica, si hanno resultati diametralmente opposti, giacc.hè allora i duo mttscoli g ra.n peltorale e r;r•an dorsale; cedono alle trazioni ispiratorie, perciò, mentre il metodo di Silvester resulta impotente per la cedevoiezza del muscolo gran pettoraleJ iovec~ il metorlo mio resulta libero per la cedevolezza del muscolo {f1'Ctn dorsale, onde possono trasrnelLersi al torace le trazioni inspiratorie per mezzo delle clavicole. Ora gli individui in stato di morte apparente, in cui si può tentare con·rnolta speranza la respirazione artificiale, sono appunto que-Ui, nei quali la r•igictiLà cadavericct. non è peranche principiata; e quindi ripeterò con Devergie : • Ces moyens " doivent ètre contmués pendant trois, quatre, ou six heuJ'es, " à moins Loutef'ois que la rigidit&cadaverique ne soit sour·c venue » ('ll. · Il metodo di Silvester è dunque cer·tamente supel'iore al mio; ma solamente quando ogni speranza di salvamento. è perduta. Ma se·il mio metodo è più efficace quando è più OflPOT'iuno, non nego però che è ancora più .faticoso di quello di Silvester: e quindi per• attenuare la fatica della operazions, quando non vi sia qualche pet·sona per farsi surrogure, si possono adoperare alternativamente amheùue. · 01 &lORNALl ITALIANI ED ESTEIII
(l) Y. DtcHonnatre de m t!déeine et de chtrurgie pratique, Art. ASPhtt:Cit
"Bruxelles 1341) tom. 4. pag. 291. Giornale dt medicina militare.
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RIVISTA
Vediamo frattaHto se l'antico metodo del. sqt!fetto) rimodernato dal prof. Schiff con grande apparato di esperimenti, s ia migliore. Se non che è necessario pl'ima avvertire, che il metodo del so.f!ietto, ormai gencealrnente abbandonato come mezzo di soccorso agli asfillici, non è r•imasto allualrnenle che come~ un mezzo sperimentale, di cui si valgono i fisiologi, in mancanza di megl io, per mantenere in vita alcuni animali, come cani, gatti, pecore, conigli, ecc., s ui CJuali vengono sperimen lati certi Yeleni, come, per· esempio, il cloroformio che fa cadore in sincope, il curaro che fa cadere in asfissia, ecc., ocl eseguili allei espct•imenti, per i quali quegU animali perirebbe1'o egualmcnle, prima eli lascim•e appr·ezzeu•e tutte le fasi del loro avvelenamento, o gli effetti speciali di una data lesione spet·imentale. Ed è poeciò che Cl. Bernanl ha scritto appositamente un ar-ticolo sulla 1·espù·azione ctrt~jiciale, LtSala come mezzo sper·imentale; vale a dil'e per mantenere in vii-a ùegli animali con l.r.t insu.fflc~x<.~ione, fìnchè durano gli espel'imenti che possono far cessare la rcspira7>ionc o la cit·colazione (1). Ma oltre clte poco importa che dipoi quegli animali periscano, è chiaro chè è molto meno difficile mantenere in vita un animale vivo, ancoechè avvelenato, di quello che richiamare in vita un uomo motto, o che almeno lta giu cessato 1ti respirare ed in cui il sangue lta già cessato eli circolare. Ora, ben !ungi dal'biasimm•e il pro r. Schifi' di preiorire per· quegli animali, il molodo del.sq(fletto,clico anzi che i: impossibile fare altl'imenh o almeno impossibile adoprare il mio metodo; giacchè quegli animali non avendo clavicole, è chiaro che il mio meLodo non può essel'e loro applicabile; c perciò io non l'ho raccomandato che per l'nomo soltanto. Ma non così iltwol'. Selli lì.~ avendo pl'eteso applieace anche all'uomo il suo metodo cl'insu.{flazione: e a queslo effetLo, lta cer·calo di por·lo a confronto col mio, onde mosll'al'C, a forza eli espcrimen ti, qua n Lo granJemente il suo meri li la prefel'cuza. Se non. che il prof. Schifi', mentre ora appeova ed Ot'a di sapprova il mio metodo, lo presenta però in modo talmente inesatto e confuso che, in fin dci con ti, si credet·cbbc piuttosto meritevole di essere hen lungi rigeLLalo. Infatti il pcof. SchiJ-1~ in una sua eomunicazione alla SocioLà ('1) Cl. Bl!k~ARD: De la •·espi?'11tlon a>·tiJ!Citlle. Ne ila Revlce-sefenli/lque:
j uin 1875, pag. usa.
DI GIORN.\Ll ITALIANI EO Es·rEIU
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medico-fisica di Firenze1 nella seduta del 18 luglio '18ìf>, si esprime-va cos·t (1): « Il rxioto<Io <lél peof. Pacini consiste _n el c procurare la dilatazione del torace coll'inalzare le scapole e « le clavicole » (2). ~ E quando ma E ho i.o parJato di scapoleil Ma forse il professore Schiff ha in leso sperimentare il mio m.eLodo jn quegli animali~ in cui, mancando le clavicole, }1a credulo che fosse lo stesso innalzare le scapole. « r-.!Ja questo metodo (continua il prof. Sclùff), che ha il van" tag(JiO di essere -più confor·me a quello che avviene in na" Lùra, è insujficienle quando occorra introdurre nel polmone " una quantità maggioee di ossigeno, per curare l'avvelena" met\to carbonico del sangue " (3). Ma io credo motto più insufficiente il suo metodo del soffìetto, sebbene con questo si possa gonfiare anche un pallone areostal,ico; gia:cchè se non s i vogliono rompere le vessicole polmonari, la quantità d'aria o d'ossigeno, che vi può essere insuffl.ataJ non può esser~ che molto piccola>· senza contare bon altri danni molto più gravi, che vedremo nel seguito. D'altronde, dopo i nore ca.<1i di resurre!òione che bo sopra r1po1'LaLi, non mi pare che il mio metodo sia La.nto insufficiente, quanto lo cr·eùe il pror. Sclliff: o quando anche lo fosse nel questo basso ~11,0ndo n1aggio1' numet·o dei casi, dirò come bisogna so.pet·si cohlentare anche del buono; in attesa del meglio, che ci hanno promesso il prof. Schifi' ed il suo aiuto, dott. Cors~ (4). " Il metodo (continua ancora il pro r. Schiff)1 cui bisogna ricor-c rer~ ogn,i qual volta si.a necessario introdurre {11'0ntamente a una quanti là d'aria, che sbarazzi il polmone dell'acido car• bonico contenuto, consiste nella insajfla:;ioM> modianLe un • sojjietto attraverso un tubo introdotto o per la gloltide o pet' ,, una apertura fatta adtliriltuea nella trachea. Questo motodo " non mePita i rimproveri cho gli vengono fatti dal pror. Pa« cin..i, il quale non esila a cwamarlo micidiale » (:>).
in
(l) V. i due giowali medici di Firenze, L'Impa;rziate di agosto 1875, p. 447; e Lo Spe-1·tmen•a1e di settembre 18i5, p. 310. Io mi varrò della redazione dell'uno, o dell'altro di questi due giornali, a seconda cbe l'una o l'altt•a mi sembri più chiara ed esplicita.. (2) V. l'lmpar.z·i dle cit. pa.g. 477. (3) v. l'Imparziale cit. pa.g. •177. (4) v. la Gazze~ta d'Italia del 22 e 24 giugno 1805, pag. ~. col. 2" e 6."" (5) "'i(. l'Impa;rziale cit. pag. {77; e lo Sperimental.e cit. pag. 3l0.
Hl Vl S'fA
E, lo sostengo ancora, inevitabilmente mor·tale, in rorza appunto degli esperimenti del prof.. Schi1'f, come nel seg uito si vedrà . .Ma intanto vedete quante difficolità il prof. Schifi' ci vorrebbe mettere sulle braccia, per fare più presto! Anche la tracheotomia / Senza contare la difficoltà an co t· più grave di portare sempr e in tasca un buon soffietlo ed un astuccio chirurgico per la delta operazione; come ognuno porta sempre seco le proprie mani, per praticare assai più pr·ontamente il mio melodo di respirazione artificiale. Continuando ancora il pr·of. Scbiff a sostenere il metodo sojfietto, aggiunge: " Il Pacini ha r•agione di dire che con « queslo metodo si aumenta la pl'essione intra-polmonare du« rante la inspira:Jione; diminuendola invece durante la espi« r·azione » ('l) . .Ma se io avessi detto cosi; avrei avuto il torto; e allora lo avremmo ambedue: essendo facile vedere chè la p1·essione inlra-polmonare nella ispù·a:ione diminuisce, allrimen le l'aria non enirer·ebbe; mentre nella espi7'Ctzione aumenta, allrimcnli l'aria non escirebòe. Se non cbe il prof. Schifi' J•a mille volte ragione di dire che, col suo metodo del soJ!letto, la pressione intra-polmonare <tumenta; ma non già durante la inspit·a:Jione come dice, bensì durante la instt:{fla::ionc come doveva dire, e doveva dire così, non solo pet·chè allora ll:ì insuj]la::ione tiene il luogo della in~:~pi1'azione, m a ancora perchè fra l'una è l'altt•a vi è tanta diff'erepza, quanta fm la malattia c l a .salute. Per vedere in che consiste questa ùiflet·cnza basta considel'are che nella inspira:Jione, tanto naturale che artificìale, l'aria è aspirata dal pvlrnoM e quindi la pressione intl'a-polrnonaro ù diminuita, per l'azione dei mu.scoli inspiratori nella respil'azione naturale e per l'azione delle nostre mani nei mio m etodo di respirazione art(/iciale. Invece 'nella inst~(!lazione l'aria è spinta nel polmone dal sojJietto; e quindi la p1·essione inbra-polmonar·e è accresciuta, come ne conviene anche il prof. Schiff: ma egli vj ha posta la parola r:nspirazione, uvenclo creduto che questa pr-oducesse i 1nedesimi effetli che la insuJ!la::;ione. Quanto poi alla espira;; ione, in ogni caso, la pressione .i nh·apolmonare è sempre accresciuta; c non g iù diminuila, come (l) v . l'lti(:Parzlule cit. pag. 477.
DI GlORNAJ.I JTALIAN [ ED ESTERI
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mi vorrebbe far òire il pro f. Schilf, quan4o ùicc che ho ragione. Ora, siccome il prof. Schiff conviene che la insujJTazione fa crescer•e la pressione, ìntr~.t-polmonare, quando appunto dovrebbe diminuit•e, egli allora, per levarsi queslo bruscolo, si dimanda c si risponde così a modo suo: " Ma cruale inconve« Mente da ci M nessltnO. Am:i abbiamo il vanta{jgio di cacciar c via dal polmone l'aria viziata, la quale agisce come causa " chimica e compromette la vita ,. (1). lo non nego cer'tamente che la ins1J:{!lazione ci darebbe rruesto grandissimo vantaggio; se però si potessero stabilire dentro li polmone due cort·enii cl'a1•ia, l'una buona e l'altra viziata contemporaneamente e contrar·ie. Ma ciò essendo impossibile, è chiaro dunque che l'aria viziata non può esserne cacciata via, se non che per una contro-corrente successiva alla insufl!azione od alla inspirazione; quale è appunto quella della successiva espira~ione. Ora, ques ta espieazione è prodotta dalla elasticità del polmone e delle coste e non già dal sojfietto del prof. Schifi': il quale, ben Iungi dall'avere r:l van,taggio da lui segnalato, hn invece i due gr-avissimi inconvenienti, di ricacciare t'ar-ia viziata nol polmone e di accrescere ancor più la micidiale pressione. E frattanto il prof. Schifi~ col pretesto dei suoi esperimenli, ci vorrebbe far credoee, che nessuno inconvenr:enie possa resultarne! Ma fatta astrazione della causa chimica dell'aria vi::iata e compromettente la vita, crede almeno il prof. Schitr, che ognuno che si imbatta nel caso di soccorrere un uomo asfissiato, possa avere la sua abilità. e i suoi manomett'i, per regolare quella pressione, in modo da evitare la rottura delle vessicole polmc:mari~ Eppure sa bene (ruanto è facile questa rottura, anche nelle mani di persone dell'arte più istruì le e sotto le più moqerate irisufflazioni di bocca a bocca·o per mezzo di una cannula, non che di quelle di un soffietto: come resulta dagli esperimenti di Leroy d'Étiolles, confermati d'altronde pienamente da quelli ili Magendic e Dumeril. Infatti, ecco ciò che dicono questi due celebri fisiologi, nel loro rapporto all'Accademia delle scienze di Parigi s ulle ricerche' sperimentali di Leroy d'Étiolles: « Nous av~ns vu dos c moutonsJ des chevres, des renards, des lapins, mourir su« l)itement apres une insuffiaLion d'a.ir clans !es poumons, lors (l) V. l' Impar~lr. ci t. pag. 47i.
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InVlSTA
~ rneme que cette insnfflation étaitJaiie aoec let bouche. Nous
" avons aussi vérifié que.,.Zes chiens resistent à ceLLe insuftla" ti on; mai~ ces animaux en sont plus ou moins affectés » ('1). Ed ecèo perchè i fisiologi moderni preferiscono i cani pe1• maniene~·li ih'vita, nelle loro r.icerch(~ ulteriori, come .ho acc~n naLo di sopra: ma non perciò, anche i cani n~ softronp grandemente. Ma q11ando anche potessero continuare a vivere ecl anche guarire, non ne viene però la éonseguenza che ne Lira il prof'. Schiff, che la insuftlazione possa applicarsi impunemente anche aWuomo: giacché per esempio, tanto Leroy d'Étiolles, quanto Albert, riportano del cç~sj, in cui un semplice so{fiq in bocca, fatto per scherzo, è hasLa,Lo a produree i più gravi disorcliÌli, con immediata minaccia eli morLe (2). Che se lali esper·imenti non possono essere ripetuti sull'uomo vivente, pure, dicono Magendie e Dumeril n~l rapporto citato: ~ Nçms avons vu. plusietJrs fois 1/insu.fflation, " fai te avec un tubèinteoduit dans la ttachée-arLèl'e pat' une in• cision, déterminer sur !les · caclavJ.'es d'aduHes et de vieillards "'la rt).pLm~e d.u tissu du poumon, eL nn épanchement d'air entre • les plèVJ?CS CQStale et pulmonail'e. 1l ~st clone pl'(!bf.Lble que, SÌ ,( l'insuftlatipn avait eté pratiCfUé pendant la vie SU l' ces rnernes "sùjets elle aurait produit instantanément la mort » (3.) . Certamente non mancano aHri speriment.atori non meno risp.ettabìli, che nulla hanno osservato di tuLti questi ùisotclini, e ch<3 perciò r"-'ccomandano la ùtstffltazione, come un'à11eora di salvezza; ed anche Piportano dei casi di resurrezioi1e con questo mezzo. Ma noi vedremo che vi ha ben ragione di ripelere çon rvr-arc: Ce moyen a quelquefois reussi; du moin la vie •• est-elle reven ue, après qu'on l'a employe; ou) peut-ètre, mal( gt·é son e1,n ploi '' (4). Per renàersi conto di queste divergenze eli t'atti e çli opinioni,· farò osserva,re, clw se nei neo11:ati asfittici il polmone è più resistent~ alla insuftlazione, ciò non avviene se non perchè, non essendo siato mai disteso dagli alLi res~iratori, si trova (l) L-t<:RORY D'ÉTIOLLllS: .Recerches ex-per·ime-ntazes S'lM• i'al>'phyxie; p1·ecèdées du Rapport {alt à !'Aca(lcm'te des sctences pwr 1!1itl. D·wmértl et Jlagendie. Pa:ri!; ·lfl29; pag. 6. · · (2) 'V. Dictionnaire encyclopécl'!que des Sciences meclicales. Paris Art. Asphy:;çte, tom. 6~, pag. 612. (8; MAG8NDIR et DU~Hl:RlL: Rapport cit. pag. 9 a 10.
(4) MARC: Sécours aux noyés et asphanés. Pari$, 1835, pag lù8.
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Dl Gl0R11{HT ITALIANI ED ESTERJ
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più lontano dal Zimi,ie di'disiensìbil'iià, al di là del (rnale.si f'OJYI pono le ves.siéote polmomù'i. Ma dopo la nascjta non è più così; giacché una volta stabi-
litasi la l'espirazione, H pòh:ndne resta pi'ù o meno ·distéso, anche nello staiO cl:i esph•azi€1116, pel''CUÌ 116Sta diminuitO il SUO pe$o specifico, a:ncorchè il suo peso assoluto sia cresciuto; .menLre, jn geaer:~le., occorre eonsiùerare un'alti'à circostanza, non avv:erti~a finora, per la quale la insUfflazioRe può produree la rottura elelle"vessicole polmonari mollo più facilrhente nello stato di mo·rte apparen1e, di quello che nello individuo vivente
o neJ càdatJere, c0m~ andiamo a ·vedere. :Allorquando la contrazione dei muscoli a&dominali contribuisce all'a~o di espit>azione, 0 chiaro che que1la contraz ione produce rnediatament.e una pressione estet'na sulle vcssicole polmonari, clH~ tiende a farle vuotare e che perciò distrugge più q memo gran par·te della pressione interna prodoLba dalla insujJlazione, che tende a tal'le rompere. Ma· nello stato di. morte apparente i muscoli abdominali, coroe tnlti gli altri rnuscoli del c0r·~o, essendo rila$sati, è chiaeo che non pos- • sono più opporsi al1a pressione inte1•na della insujJtazione, che tende a Jacerar2 il polmone; se pur.e nòn sia110 in stato di rigidità. cadav&~·ica, potenc10 questi opporre un:a valida resisLenzç~., come la lo~'O contrctzione. Ed e-cco intaato perché non in tutti i cadanerr~ è facile che avvenga la l'Ottura de]] e vessicole polmonari. Ma in un indjvid.uo vivente, la resistenza ehe possono opporre i muscoli abclGminali all.a rottura· delle vessicole polmonari, non può aver luogo che clurante la espiraz-ione; ma non già durante la in.spirazione, quand6 i ·muscoli abdorninali si r ilassano,. affinchè,possa contribuirvi n diaframfna. Ed ecco ,co.me allora le vessicole polmonari, no.r1 pii\ sostenute dalla pnessione esterna dei· muscoli abdominali possono rompersi colla massin'l.a facilità, ed anche avvenime la morte pèr un sel'nplice sojfio in bocca, se pure sia pt·odotto ttel momento de~la inBpir.azione. , Dietro ciò è facile PHndersi conto ancora, della penos a imptéssione che p r oviamo, camminando contro un vento impetuoso, il quale, .come s1iol dirsi, mozza -il flato,: g.iacchè allora l& p.re::;s:ione del vento non permettendo eli eseguire libet·amente gli atti respiratori, si ten~le piuttosto a chiudere jstinbìvamente la bocca, ed anche la glottide, Il che mostra ehe la penQsa imflressionB che allora proviarn9 nel tentare di reo::pi-
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rare, non è aff&Uo prodotta dalla resistenza che oppone il vento all'atto di espiraz,ione, come generalmente si ci'ede; giacchè se così fosse, chiudendo la bocca ed anche la gloìLtide, si opporrebbe una resistenza ancor maggiore; mentre potendo noi facilmente soffial'e contro il vento più impetuoso, ò chiaro.che 1a resistenza di questo è vinta facilmente dalla contrazione dei muscoli abdominali, che sono appunto espiratori. Da ciò segue, che quella penosa impressione non corrisponde che al tentativo dell'atto di inspirazione; nel quale infatti le vessicole polrnonari non essendo più sostenute dalla tensione abdominale, la pressione del vento tende a romperle • e molto più quella di un soJjletto; oltr•e ad opporre~ due graoissùni impedimenti alla libertà clella ematosi e della circola, zìone, come in appresso sì vedrà. Se non che è facile vedere che anche i muscoli abdominali possono p,eodurre la rottura delle vessicole polmona1•i; ma solamente nella espirazione forzata, come nella tosse violenta, nel suonare troppo forte degli-strumenti a fiato, o in altre simili oç.r.asioni e soltanto in alcuni punti della superfìeie del • polmone. Infatti si sa che 'l'enfisema polmonare pe1• forzata espirazione, e,l'ordinario non si produce che alla sommità del polmone, ove per l'intervallo assai grande che lascia la prima costa con quella del lato opposto e con la seconda del medesimo IaLo, lt\. superficie esteriore del polmone non è abbastanza sostenuta eonteo la pressione interna della espirazione forzata, che tende a rornper·e le vessicole polmonari di quella parte; od anche nel margr:ne anter•iore del polinone, ove i corrispondenti spazì intercartilaginei sono più larghi, che in generale gli spazi intercostali. E meno mal0, se la insl~ffla.tione non tendesse a pwdurt:e che la rottura delle vessicole polmonari, non essendo impossibile evitarla, a eondizione però di insu1fl_a re una quantità d'aria o di ossigeno a.{faLto insuJftciente alla respirazione. Ma il proff. Schiff non ha considerati altri due, e questi,gl'avissimi e mortali inconvenienti, e per di più inevitabi/;i nella insufTlazione, anclw del vento: cioè l'impedimento alla esalazione dell'acido car·bonico, e l'impedimento al movimento del • sangue nel polmone e nel cuore. Esaminiamo dunque questi duH impedimenti inevitabili e mm·tali, principiando dal primo. Se il sangue fosse mussante come il vino eli Champagne, la hirea e la limonata gasosa, t:: manifesto che una pat•te 101lmeno del suo acido carbonico si potrebbe esalat'e anche sotto una ,'
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pressione alquanto maggiore di quella ordinaria della atmosfera. Ma siccome il sangue non è mussante sotto questa pressione perciò è chiaro che l'acido carbonico, che vi è contenuto in soluzione non può separarsene sotLo la ordinaria pressione atmosferica: se non che, tuU'al più, per una lentissima d~ffu sioM esosinotica, che molto meno un asjitt,:co potrebbe avere il tempo di aspettare che fosse complta, per risorgere ; quando anche non fosse impossibile il suo compimento. È dunque evidente che la ordinaria pt·essione atmosjet•ica è maggiore della del)olissima/orza espansiva dell'acido carbonico contenuto nel sangue : dipendendo questa for•.za dalla sua quantità, che è tenuissima; giacchè il sangue, invece di essere acido come la limonata gasosa, ognuno sà che è alcalino. E siccome la forza espansiva dell'acido cat'bonico di per sè non può crescere, perciò è chiaro che ques~o gas non si può separare dal sangue, se non a condizione che la pressione atmo~ferica diminuisca tanto da permettere la sua esalazione. Tl che può facilmente avvenire in una ascensione ar·eostatica; la quale se sia a,nche molto r·apida, allora l'acido carbonico, non avendo il tempo di traversare la parete dei capillari polmonari, ed anzi prendendo il molto maggiore volume dello stato gasoso, o fac~ndo mussare il sangue dentro i vasi sanguigni di tutto l'organismo, può produrre facilmen~ela rottura dei loro capillari, e quindi dar luogo a delleemorragiecapillm·,;, pt•inéipiando dal polmone: come di fatto avvenne ultimamente nella troppo rapida ascensione degli infelici ereonauti Croce, Spinelli e Sivel, compagni coraggiosi di Tissandier (1). Quasi lo s tesso può .avvenire per l'ascensione su delle alLe montagne (mal de montagne) : ma in questo caso, come osserva Jourdanet, _la fatica dell'ascensione facendo crescere lo. quantità dell'acido carbonico del sangue (2), perciò questo gas può svilupparsi nel sistema vascolare auche senza elevarsi alla grande altezza cui può giungere un globo areostatico. Ora, sebbene l'acido carbonico non possa separarsi dal sangue, se non che a condizione che la pressione atmosferica diminuisca, è facile però vedere che, nella respirazione ordinaria, questa :pressione è fo.tta diminuire dentro il Lorace dall'atto di inspirazi.one, come si può farla diminuire dentro una Cl) v. il giornale La. Natu•·e. par. G. TISSANDtBR. Paris,mai 1875,pap:.a:r,. (2) D. Jourdanet: Tn{luence àt la p'·ession de z·air sur la; vie de l'homme.
Pinis, 1875: tom. l o .Pag. 'J:ì7.
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. campana pneumatica: e allora, menlr1>. da un Jato cresce nel polmone la for•za· espansiva dell'acido carbonico del !:iangue, essendo d'aUro lato coadiuvata dalla sua Cf:_{ftnità esosmoiica dijf"usiva per· l'aria inspirata, traversa facilmenle ed a misu,ra la par·ele dei capillari delle ve:>sicolc polmonari (1). Il che è impossibile per gli altt·i capillar·i dell'organismo, cd anche per quelli polmonari, quanrlo in una mpidet ascensione aw~ostatica, si sviluppa r·apiclamenl,e questo gas in Lul.Lo il sistema va scolare. Esalanùosi dunque l'acido carbonico nel polmone dur·anle l'atto di inspirazione, è chiaro che ne vione poi eliminato conl'atto di espirazione. l\<Ia nella insajfta::ione la pressione ulmoslèrica int•·a-polmonare cresce. 1~ dunque rm'i possiJ)ile, che in tal caso l'acido carhonico s i separi dal sangue, come lo spera il pl'of. Schiff, per qùunto la presenza d~?li'ossigeno pòssa favorire la sua diffusione esosmotica? E che può fare allora la grande quantilà di ossigeno inst~{flato, per liberare il sangue daJI'acido cm·bonico, se quell'ossigeno s tesso, quanto maggiore sia la sua quanli~à, con la pressione tanto maggiore che produce, ve lo mantiene tanto più fortemente in sohìzion~ '?
_ Esaminiamo fratlaolo il secondo impedimenLo1 c questo conLro il mooirnenio del satiJue, nelle cir·costanze sopl'a contemplale. Siccome la inspirazione fa diminuire, mentre la espirazione e la inRU:iflaz,:one fanno ct•escere la pressione intl'a-torac"ica, perciò ù chiaro che, dent1·o il tm·ace, la prima J'a crescete, e le seconde fanno diminuire la pressione inka-vascolare, che distende le pat•ti dei vasi sanguigni, e del cuore: dal che segue, che, mentr•e la inspirazione la dilatare il calibro dei vasi sanguigni c.lel torace e la cavi Là del cuol'e, invece hl espirazione e la ~nsujJZazione fapno J·estJ•ingere rtncs te pa rti, principiando dal calilit'O dei capiHwi polmonari. l nfatli, sebbene qut1sLa conseguen::a necessaria, e f'acilmenLe visibile a pl'iori, non abbia bisogno di riprove sperimentali, pure per comodo di quelli che vogliono sempre toccare con mano p l'ima di credere, o che si ti dario più delle mani altr·ui che del proprio criterio, citerò un ingegnoso esperimento di Poi(l) F. P 4 CtNl; De! {t?Wment osmotiei e deUe funzioni di asso?·bttnento. Firenze 1873 pag. 4-1. - De1 (eno·meni e dell~ {t,nztont di trasteda.menlo. Fireuze, ISN, pag. 62. - 11eruorie ~stratte dallo Sperimentale di ottobre· a dicembl'<l !873, pag. 398; e di ottobre a dicembre 1874, pag. 002.
OI G~OJlNALl ITALlAl'{l ED ESTERl
seuille; il qual~, dopo avère iniettato nei vasi sahguigni dì un wo}n10ne u:ri fluido GOp.crescibill!l, e q,u,ìqdi· ~'Y.endo insujflato uno dei lobipoh:m.onari prima ch,e il flui~lo iniettato si solidificasse~, tro"'ù che i c.a pjllari deL lobo inswfft:ato enanoridotti ad un calibro assai .mirtOre di quelli dellol;l.o non in,suf'f!ato: Ora sié~oxne dtmiJJJ,uendo il catib,.o cl~i Nasi sanguigni, cresce la resistenza che incontra .il sanglle che vi pa$sa, e tanto pùì cresce qf!,anto mi?u:me è il loro calibro; cosi che pe1· doppia ragione diminuisce .lct- qua'(l,titèiA di sangue che vi p.otrà :passare, per,ciQ ..PQis~uiUe ne tirò La conseguen;ç;a, cbe il sarrgue .passa pei eapillal;'J polmGmari più jac6t1nente, od in m,aggi.ore quantità, durante la espù·azione, che .durante la inspiT'C~;zione: e COll)e J'iprova speriment.ale " que l'inspimtion, dilata nt le ~< POlll}lOI,l, entr:ave la c1:rculation dans les' capillaires p olmo•< nair.es· » ·ver~fiç.ò sperimentalmente, che a_ nche nella ranocchia viaerde, in cui si può facilmente osservare la ci t'colazione del sangue, questo passa pel' i capiHal'i polmonaripiù facilmente çlùt·aQte la espirq,~ione, che durante la inspirazione. 11 La consegu.e nce pt·atìque à, tirer elle ces faits, dice Poi« seuille, <t'es~que le médecinappéllé à pratiquer la respù·ation c ari!ificielle s,la_u;s un cas d'aspU)7 Xie, devra faire des lnsuf« fiations instantanées,,ear !es insufaatioo.pt•olongées agiraient ~ évidemm(}r~t au. p:r.of:H de l'asphysxie qu'il sè propose de c combattr:e » (1 ). Que'st« con~egu1mza pratica non, essendo molto necessaria n è avendo bisogno eli com:menLi, rni limiterò soltanto a fare os~ servare, che anche J?oiseuiH~, c,ome Sçhifi~ ha creduto che la insujflazt:one pt:ocluca i medesimi eff."lHi che la inspù·azione: ~ siccorn(l abbiamo veduto che questi due atti, che sembrano
tanto'Sj·mig:Jianti., pro.ducono un effeLto dìametealmente opposto · sul cq,lUJro de.i capillaPi polrnonat·i, e degJi altri vasi sanguigni clell'interno del to:race; perciò ne viene una. cpnsegnenza diani!3"~mHrnente opp0sta a quella. di PoiseuiE!e: cioè, che il sangue vl passa più ~facilm~mte, od in ma[Jgior•e ·quantità dunante la in,s{J.ùr.az.iorte che durante la espit•azio'f!-e; come d'altronde è gènecalmente ri<:onoseiuto. Quanto poi al suo esperim~nto sullaranoechia, che a prima vista sembra provare il contrario di ciò che riconosciuto vero l
(l) Po1Sll!tJt LJ:;E: Rechet•e/tes iur la respiration. Nei Comptes renaus de l'Jl;oadeomiè d es Setenoes <le P,;tris: decem,bre 1855. - Gazette ne!làoma-
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àa.i'r.e ~le médee!ne> ec. Paris, 1856, pag. 7.
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nell'uomo, non è che una smentita della sua teoria, ed una riprova della mia, se pure ne avesse avuto bisogno: giacchò le ranocchie non avendo coste, e per conseguenza neppure mrt.~coli inspiratori, perciò la loro pretesa inspira:: ione non è che un atto di degluti::ione d'aria, ossia di insv;[Tla::ione; ed ecco perchè le ranocchic respirano mollo più per la pelle nell'acqua, che per i polmoni nell'aria. Infalti, legato la trachea ad unu ranocchifl, ed essu rcsLCt'ù vivace come prima, purchè abbia umida la pelle; ma se asciulla ed unta con dell'olio, ancorchè 1a trachea sia libera, morrà asfissiala. 11: c hiar·o duuque che nei baLL-aci, i polmoni non seJ'vono quasi affatto alla respit•azione , non es~endo d'altronde che organi di d(fesa: giacchè l'aria insu(fiat.a per deglutizione e quindi chiusa nei polmoni, distendendo le pareti ventrali difende i visceri contMuli dalle pre,<;.•lioni esterne i come le acque dell'amnios difendono il feto nell'utero !l). E ciò che l1o detto ùclla insuj]la::ione, può dirsi allr•ett.anlo della e.'lpira:;ione: essen<loevidente che 11ue~la non può avvenire, se non che n condizione che la elastr:ciitt del polmone e delle co's le, posta in g iuoco dai muscoli inspiralori, e quindi lasciata a s{> stessa, faccia crescer·e la pressione dell'aria inspirata, cacciandola fuori. Ma lu inspù·a::ione, Lauto natut·ale c he w•ti(lciale l'o.cendo diminuire la pressione intra-loracica, ,., chiaro che fa dilatare, ollre la cavità del cuor e, anche i vasi inll'a-loJ•atici dci capillari polrnonati: dal che seEtue che il sangue vi passa più facilmente clte dman~e la espirazione; e quindi in molto mayoiore quantità essendo questa il prodotto di due fattori, cioè del calibro dci ,•asi, e della oetociià del san~ue; che, dentro il t.orace, crescono ambedue nella inspira.; ione, Nlimin uiscono ambedue nella espirazione, o molto pii\ dinuiscono nelllo.lnsuflla:;ione. l!; chiaro dunrtue che la variazione che subisce il pas.<~aggio del sangue per i capillari polmonari in queste tre circostanze. l'o molto più grande che la Vùi'iazione clelsolo calibr o: pee cui può dirsi, che il movimPnto del sangue nei polmoni, a partire dalla velocità che possit>de nella ispirazione, si riduce nella espira::iotte ad una e.strema lcntez::a, e ncll~ inszt,.Qiazione <JUasi si arresta. Per convincersi di ciò, non occorrono molti Psperimonti; ba(11 v. la mia ~f~la. tùf renommi osmollci cit. pag. 100. - Sperl·mmtale cit. pag. B!ll.
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stando considerare che, appena si sospende la respira:Gione, Lulte le vene estra-toraciche diventano lurgide e gonfie, non potendo il sangue passare por i polmoni. E siccome il cuore polmonare continua a p ulsare come il cuore aor·tico, per ciò il primo tende a forz<:~t'e, ed anche a rompere i capillari polmonari. Infatti nell'as)issia per sommersione, se pure allora non avvenga una sincope, SI sa che dal polmone vione emessa una spuma sanguinolenta. ~on cosl nell' (l,Sjlssia per gas mejltici, i quali, se pure non siano irritanti per la laringe, po~endo e!:>sere in::;pirati come l'aria, perciò la loro inspirazione permetto che il Sùngue passi liberamente per i polmoni; per cui in tal caso l'asfissia non è prodolla che dallo aooelenamenlo dell'acido carbonico del sangue non espir•ato, od anche del gas mefìlico ispirato, oltre che dal difetto dell'ossigeno, senza che vi contribuisca alcuno impedimento al passaggio del sangue. · lYla i mammiferi c gli uccelli 'che si cibano di pesci e che 1-'erciò haiUlo bisogno di cet•care il loro alimento imme1·gendosi nell'ac•rua, si ::>a che peensentano, fuori del torace, dei seni oenosi più o meno grunùi, ove si cumula momentanea.,tenle il sangue, invece di tendere a forzare i l polmone, finchù r·esta sospesa la respirazione; como nel feto , noo potendo r espirare, no è deviato in massima parte per il foro di Botallo, e per il canale arterioso. Che anzi, nelle foche, 13urow !Jf\ scopor·to uno sfintei'•) alla vena cava inferior•e in prossimilà del cuore, che dur ante la sospensione della I·espirazione impedisce o diminuisce il passaggio del ~m nguc (l): e moult'e noll'uomo, e in generale negli altt•i mammiferi, i due cuori, aor tico e polmon.are, hanno un g1•osso strato muscolat·e coMune, che li abbraccia e li confonde in un. solo ettore, afnnciJ,·, ambidue puls ino sempre in~ieme e cortcordi; invece nei cetacei er&ioor i, che sono obbligati a trattener:;i pet· quulche tempo nel rondo del mare a pascolar• vi i vegeluli eli cui si nnt•·iscono, oltr·e u presentare anche essi ùei grundi seni oenosi, presentando i due cuori affatto distinti l'uno dalJ'allt•o ; nlliuchè, essendo cosi indipenclMli fra loro, il cuor·e polmonare possa diminuii'C la forzn e la f1•erruenza delle sue pulsuzioni, finchè resta sospesa la l'espirazione, evitando di romper·e i capillari polmonal'i ; i Il In P. BERT. Leçon• sur la Pllystologle com;oa.rée ae la. rupiration Par1s, 1!>70, pag. S-10.
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quali., in tal circostanza, non possono lasciarH pàssare·èlie una tenuissima quantità di sangue, èome nel feto . Se dunquè la sospei1sione della respirazione, e .particolar·mente la espù.·azione riducE\ il polmone quasi impermeabile a1 sangue, affinché questo non sfugga alla ematosi della inspir'azione,molto più difficilmente potrtvpassar·e con lainsuJJla•ione; che facendo diminuire ancor più il calibro dei capillari polroonl'ìri, vi fa crescere in (~ccessiva proporzione la grande resistenza capillare al passaggio del sangue. É dunr1ue mài possibile riattivare la cù·colazione del sangue per mezzo della insuJfla:Jione·?
InfaW il peot'. Schifi', nei suoi esperimenti sulla l'espirazione artificiale per mezzo del so.,{fletto, ha dovuto riconoscere che · " quando è paralizzato il circolo s angl ·0·no, è inutile fare la <r r·espi7'azionear.t~(icìale" ed anche <>;S.:;iunge, che« quando ~ la cù·cola<"~ione resta paralizzata prima della respirazione, " come può avvenire col cloroforn~io, la morte e inevita« bile " (i). Ma noi abbiamo vedtttd elle appunto il primo caso di r·esurrezione, ottenuta col mio metodo, è stato un caso di sincope per clor•qfat·mio; in cui, secondo il pro f. Schiff, la respirazione artificiale sarebbe stata inutile! ma col soJJìetto, ed anche inetabilmente mortale!! Come già io aveva promesso di provarlo, in forza appunto ed anche in grazia degli espel'irnenLi del prof. Schiff. Ma per vedere quanto questi esperimenti abbiano tenuto lontano il pro f. Schitl' dal conoscere l'uWmo meccanismo della resurrezio1ie, che spiegherò in appresso_, farò intanto osservare, che secondo il prof. Schi1f_, la l'CSJ)Ìrrtzione e la circolazione del sangue s~no fra loro quasi inclipenrlenli (2}, e quindi che nulla importa ed è inutile la prima per riattivare la seconda. · Io non nego certamente quella indipendenza nel feto; il quale, non potendo respirare, p1;1ò dirsi che abbia il solo cuor·e aortico, in grazia del foro di Botallo e del canale arterioso: come i pesci hanno il solo cuore branchiale; ma·appunto perciò, anche in questi, la circolazione è subordinata alla 7'eBpirazione. Convengo peeò col prof. Schiff, che la cir·colazione sia qr.u.tsi - (l) Vedi gli Atti della Accademia medico-fisica Fio1·entina. Firenze 1875. pag. 210, e 217. (~) Vedi 1'1'm.pa-r.ziale di agosto l8i5, pag. 478.
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indipetuienie dalla t'espirazione, ma solamente nei rettili; essendo il loro cuore in parte aortico, ed in parte polmonare; pet· cui i più inferiori di essi possono respirare ora noll'accrua c01ne i pesci, ed ora nell'aria come gli animali a sangue caldo; e a r1uesto effetto alcuni hanno ancora b1·anchie e polmoni. Che anzi convengo ancora che la circolazione sia quasi indipendente dalla respirazione, ma soltanto momentaneamente, in alcuni uccelli ed in alcuni mammiferi, che hanno bisogno di immergersi o stare immersi pi\! o meno lungamente nell'acqua, per cercarvi il lot•o alimento, come
abbiamo veduto. . Ma in tutti gli ai.Lri animah a sangue caldo e nell'uomo) siccorue tutto'il sa'llgne, e la medesima quantità deve passat•e nel medesimo tempo per i capillari aortici, e per i capillari polmonari, e quindi non potendo circolrtre senza respirare, nè potendo respira1'e senza circolare, è 'dunque mai possibile che queste due grandi funzioni siano fra loro quasi indipendenti, pel' adattarsi alle ipotesi ed alle teot·ie, ed anche agli esperimenti del prof. Schitl'~ , Eppur.e già fino dai tempi eli Godwin e di Bichat si aveva ri0onosciuto, che il modo più efficace di riattivare ta circolazione del sangue) è quello di riatli vaee la respirazione; non solo perché questa rende l'ossigeno al sangue e lo libera dall'aciùo carboruco, come i citati autori avevano credulo, ma prima di tutto perchè i movimenti respi7·atorì art(fìciali, se siano eseguiti come quelli natw·ali) non solo ripongono it sangue in movimento nei polmoni e nel cuore, facendone 7'iempiere e vuotare le cavità di questo, ma ancora lo eccitano a contrarsi, come in appresso si vedrà. A cruesto effetto farò prima di Lutto ossel'vare, che quattro sono i coefficienti che contribuiscono a dilatare le cavità del cuore facendole t•iempil·e di sangue, come ho accennato in altre due occasioni (l) ; cioè: 1• La reazione della elasticità delle pa1·eti del cuore, appena cessala la sua contrazione. 2• La reazione della ela.<;ticità dei polmoni, persistente ariche nel cada vere, ollro la loro contrattilità. 3" La pressione idrostatica del sangue, per eccesso di pienezza delle vene. 't' La
- - ------ -(l) Vedi Ja mia Memoria De! renomen.t e aeue runz-toni di o·asuctatl'l.ento sopra citata, p. 14. - Sperimentale ci~. pag. 415. - Appencttce alla me<lesi!Q.a nello S'[le~tmentalc di febbraio 1875, pag. ISS.
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>188 R!VIS'l'A ' contrazione delle orecchieite, la quale compie lo pienezza dei ventricoli, ed eccita la loro contrazione. A questi coe..{ficienti dilatatori delle pareti del cuore, dei quali i primi tre per le orecchiette, e tutti e t:{uaLtro per i ventricoli, poLrebbesi aggiungere l'atto di inspirazione; per- il quale, dilatandosi il tr·orace, mentre i polmoni aspirano dell'aria, il cuot·e, aspira del sangue: ed è fa,eile vedere che, men tre la inspirazione accresce la dia1dote del cuore, invece la espirazione ac.cresce la sisiole. Da cìò segue, che la prima contribuendo a riempire le cavità del cuore, e la seconda a fur·le vuotar·e, ambedue contribuiscono, in certi momenli, al movimento del sangue. Senon che è da osservarsi che, durante l'esercizio della vita, l'atto di inspimzione tende ancora ad opporsi alla sistole del cuore, come quello di espira::ione tende acl opporsi alla sua diastole: dal che segue che la inf1uem:a degll atti meccanici della respirazione sulla circolazione del 8angue, essendo ora .(aooreoole, ed ora contrc~ria alla azione del cuo1·c, è chia1·o che in complesso si riduce a nulla; producendo soltanto delle oscillazioni isocrone nel movimenLo circolatorio, che sono dette perciò oscilla;;iont T'espiratorie del sangue. Ma nello sLato di morte apparente, e~:;;sendo cessati i movimenti det cuore, è ch iaro elle questi nou possono più trovarsi in opposizione con i movimenti respiratori: dal che segue che allora gli alli T'espiratori artijiciali sono perfettamente liberi di far muovere il sangue, invece del Cl'-Ore. Infatti, è facile vedel'e, cbe ilpolmone ed il cuore essendo contenuti nel iorc~ce, come due vessiche dentro una campana pneurnatica e comunicanti col eli fuori, perciò i due atti di inspirazione artificiale c di e.spirazione, facendo dilatare e PestL·ingere il torace, e rruìndi anche il polmone ed il cuore, fanno sl che, mentre il polmone aspira ed espira dell'aria, il cuore aspira ed espiT·a del .sangue; passando <pieslo, per la cavità del cuore, dalle prossime oenc alle prossime arteT'ie; senzu che possa tornare indietro, come l'aeiu inspir·ala ed espirata, giacchò la presenza ùellevaloulenon permet.teal sangue chediprogredil·e in avanti. 0L'a per vedere il meccanismo della re$un·ezione per mezzo della 7'espil·azione artificiale, farò pPimu ùi tutto osservare che in qualunque caso di morle app.:wente in cni la cir•cota-· zione del sangue si ò termata, o p1·ima o dopo la r·espirazione la pr-ima non può essere l'ialtivata, scnonchè l'iatLivando la ~eco n da per mezzo della re&pi1'Ct.'!~·one cu·iijlciale.
DI GIOnNALI l'fALIANl ED .ESTJ.mr
Infatti, siccome quando il cuore ba cessato di pulsare, la contrattilità delle arte1·ie fa passat•e il sangue nelle vene, nel m0do che ho dimostraLo in altra occasione (t), per cui restando quasi affallo vuote le arterie, la massima parte del sangue si cumula nel sistema delle vene cave, perciò è chiaro che la riaWvazione del movimenLo del s11ngue non può principiare che dal cuore polmonare, presso il quale si è fermato nelle vene cave. . Ma olLre questa circostanza vi ha l'altra, che il cum·e avendo cessato di pulsar e, p(~r·ciò solLanto i due atti di inspirazione artificiale e di espirazione possono allora rimettere il sangue in movimento; il pr imo aspirandolo dalle vene cave nel cuore polmonare, ed il secondo spingendolo ~tal cu01'e polmonare nei capillari polmonari; ove inLanto il sangue si pone in papporlo con l'aria inspirata aT'lijicialmente. In tal guisa, continuando larespirazlonea7·ti:ficiale,èchiaro che principia a riattivarsi la circolazionepolmonare, passando il sangue, a traverso al cuore tutt01·a inerte, dalle r>ene caoe nella arteria polmonare o quindi nelle vene polmonctl'i, e da qu.oste nell' aorLct: giacchè per quanto piccolo possa essere da prima questo movimento progressioo del sangue, è cerlo però che, come fluido, se pure non si è coagulato, non potendo incontrare alLra resistenza che quella generata dal suo movimento t2), fat•à sempre qualch.e progresso in avanti, non polendo tornare indiett·o peP la presenza delle valvole. Principiando dunque a rial~ivai·si la cù•Golazione potmonm·e ben presto principia a riaLtivarsi ancora la circolazione cardiaca, con del sangue che ha già respirato art~ficiatmente; giacchè il cuore, ller l'origine delle sue arterie dal principio della aortt1, come allora è il primo organo che riceve nuovamente del sangue ossigenato, così, se avesse tardato ancora, sarel1he sta~o l'uUimu.m moriens. Hiattivala adunque la circolazi'onc polmonat•e, e quindi la circolazione cardiaca con del sangue ossigenato ed anche depurato dell'acido carbonico, ben p1•esto si risveglia ancora la contrctitilità del cuore; per la quale, la distensione delle s ue pareti, fatte nuovamente riempire di sangue dagli atti di inspirazione artificiale, lo eccita a contrarsi. Ed ecco come, riatli(l) V. Lo Sperimentale di fel.lbraio 1875, pag. 191. (2) V. la mia Memoria Del renoment e ctel!e twn::tont at tn;s-u.d~mento sopra cit. pag. s - S:Perimentale cit. pag. ·139. Giornale ài mea·tctna milita-re. 13
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Ili \'! STA
,·aLa la polMzn del cuoi'C, Ri 1·iatlivn ancot'a fa cil·cola:oione .r;ene1·ale; pct• la r1uale r·ialtiYf\11dosi Lultc le funzioni dcll'orgilrùsmo, compt·esa quolln dei muscoli respiratori, si ristabilisce finalmente unrm•a la I'C8pira;ùme n.at,~.rale. È cuiat•o udunque cito, attìnclu:• qucsl'ultimn sia assicura/n è n.ccess&l'i<' continuut·o per un cet·Lo lcm po {n res::pirn.:ione arl{{lcir,/e; non potendo tptesta fai' muovere il l"anguc chP molto lentamente nf'l polmone c nel <'not•e: ben 'in leso prro, clw siR CSCfl'uila in modo fla im itnL'e quella n(([llrale. ì\l o la in.su,l)7azione racentlo Cl'(!.~cere la lll'(·~sion e inll·n-loracicn, e la e.'lf'ira;;ionr, d.1e ne succede, mant.encnclola accresciuta in gr•an pat·te, i• cbiat•o c1tc nmbedue conll'ibui:>cono. !>rnzn intet't'lt7.ione, a mnntenr1·c il pnlmone impermeabile al ~anytte, e Ati impedit•c al cuorr di rìcm]lirsi, cdi t•iprincipiarcu runzionnre. J)'outle il A't'tmde gonlìilmrnlo delle vene ginf!ulari n pl'inripiat•n ciAU'u/limtt e.~pira:;io11c, c tanto più qnanlo l'iit ritm·tla la ilv~pù·a.:ianc mollo più tUl<'ot·a S",invc>cc di t(ucsta, vi ~i aggiuu~o la insr~Dia.:ione, la I'JIIillc HH7.i re.-<pinge il ,;unguc clall.m•uce; cnmo d'al tl'ond.c lo ha l'aLLo veder e unr. lt·~ spet·imcnlahnentc Cl. Bennu·1l ( l ). :\la il Pt•or. Schitr. inYecr di coufutat•e ~li '',;pcrimenti di Bornat·d, l!•oya più semplice e~pr·impr•si così: • Il Pror. Pocini c c reue che 1111 LuLe awHPnlo di pres.~ione espit•nlot•ia mtluisca c sulla cil·cnlnzione. i\lu ci<i non avviene in modo apprezc 7.HhihH (2) Lo credo hrnc : ma at>riene, c !end(• ad a1•reslare il sanftlle qua11do si muo,·c, o ad impedire che si rimetta in mocimento, t•espingentlolo anche hulieii'O. lu lu n to il l'r·or. Sch ifi' ,, r il'Ol'ÌSC·:}.faltl: e pt·o>;rn ta .figure di ~ Cltrre lrallc dai suoi e.'lperimenti !'lilla rcspil•azione arlifi« cralc, da cui apparr~ce. che le così dPlteoscilla;;ioni respira" t01'Ì6 non dipe ndono da nessun'Mio rneccani('O della l'espil'a« z iono. Egli vuole provat•e invoce clto d ipcnd m1o da una m.orù« Jica;ione chimica, clw si produce noi ciclo <lei processi roe ~pil'alorì, o che surcode lunto nelln respirazione naturale, « quanto nell'lH'lificialo ,. (3). M i permeUn però il Pt·of.SchitTdi assicurarlo, che la influenza degli atti meccanici clolla respirazione naturale sulle oscillrc(l) \', la Rrt' lt" S~llflque sopr a cit. p:lg. 1191, col. 2". (2) v. L ' l m1)arsfale di agosto 1876, pag. 47i. (~) V. Lo Spc?·t?nental~ di se ttombre 187G, pttg . 3'U.
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n! GTOR~ALl lTALTANl ED ES't'Ef\I
:ioni re~;piratOJ•ie del san({Lce, duNmte l'e~ercizio ilella vi La,od a1Lt'imcnLi,la intluenza degli alti meccanici della t·espil'azione ari(!iciale nel 1·imetier e il san{JitC in movimento, primo. che ::;i 1•isve~l'i nuovamente l'uUività del cuorP, nello l:ilnto di mot•lo apparenlP,- <[UCJln influenza, dico1 non ha mente ttmore di essere s mentita dalltt ondolLt\ moclU(ca•iotìe c;/Limicrt, che il pl'Ofessore Schiff si è i m magi n aLa pet• <'O modo del) a snt'lei'ii,quando anche gli t·iuscisse clar corpo alle ombre a f•)l'7.a di c:-;pE>r·imenli. :\la intanto, altro l· Yolet• proYaro, nltt·o è provare: C!loi atl.enclcrcmo che provi ancol'a Ju sm\ dilata::ione attio(l clei vusi sanguigni e del cuot•e che già da lanLo Lempo volc\'a provare. Finalmente il pl'of.. schitl~ aYentlo credulo di aver pro\'nln •tuolche ç·osa con i s uoi c.spel'imonli sulla t•espit•nzione at•tiliciale, dopo a.YCf'C impulnli al clorojormio i canicidii del suo !lO/flezto, si atTa·cltn a concludere'; ~ che la dit•etta osservazione " s uU'uomo e lo sperimento lisiologio), concorrono n pr·ovm•e, c che la pratica cletl!z ìn.~c~[!lazione è pien amente• g ius lificnla, c e non Ira alcuno tlegli incon>enienli cbe in astratto le si ,·oc levano nttribuil·r " (l). Ebbent', concludendo anch'io quanto ho provato nn qui n modo mio, ripel•~t·ò jn astratto, che la insujflCLGione: non solo tende a rompere le vessicole polmonat·i, pt•incipulmenle nello a~atCJ eli tn(Jrl.c nppurento; non solo impeclìsce la osalnziono rlell'acido ctwbonico; non solo si oppone ai pa::saggio del sangue pe1' i polmoni; non solo contrasta al suo rilot'nO ed alla sua entrata nel torace c nE'l cuore; mu ancora lo respinge.'!! E·perciò1 menll·c Lea·oy d'Eliolles ba dovu.to riconoscet•e, chP con la insr{Olazione c on achève de tuer les asphyxiés « P-l les noyés r1ui set·aicnl revcnus louts seuls il la vie» (2); Cl. Bernnrd lo conferma pienamente, dirltiuranùo che, nél1'uomo, con la in:~uJfia::rionc c o n n'es L m·r·hé t\ d'nutre l'èc sultaL qn'à produire plus rapidement lfl mori ~ (:l). Che so il Prof. Schil'f è s Lato più felice di quesLi !:iporimento.lori, n<'i suoi c~perimenli su dt·i cani, m i pe1·mcUn però di aggiungere che 1 cani non sono uomini; e che la pratrca della insuftlazione potrà pretendere di passare dall' astt·atto dello spot•imonlo fis iologico su dci cani, al concreto della sua (1) v. LO Sperlm.et~lale cit. pag. 341.
(2) LEMY d' E1'lOLI.ES: .Rccuett de tellt•ts tt de m.emob·er. Paris, !SI l , pag. :u-t. (3) Cl. Bernard: .Retme sclentl,t!t711es cit. pag. 1190, col. 1•.
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RIVlSTA
applicazione all'uQmo, quundo il Prof. ScJJiff avrà dimostralo con fatti positivi e con buone ragioni, che il s uo metodo di insuftlazione è cosi pronlo1 CO!;\ :>empliee, così facile, cosi natur·ale, cosi efficace e così innocente come il mio me~odo di respirazione arlifìciale. Finalmente non posso tralasciare rli fa1·e ancot'a osser\at'e al Prof'. Schifi'~ che se in questa, ed in altre occasioni, i stLoi esperimenti gli hann-o dalo dei t'i~ullali in opposizione a ciò che ho dimostmto (.~ motlO mio, prima di Lil'ot·ue ònlle con seynen::e a modo suo, l-orna opportttno r icordare le seguenti me11'\0ntbili parole del grande spel'imentatorc, Alberto Hal!Ct' : " Saepe ea e~St noS{I'ct inj'etìcitetS 1 ai EX PEMMENTA NEGEN'r co:-:FIR:>.tARF. qttae lamen ex ipsi!s rerwn causis :><~:CE:SSAruo PLU ERI!: VtDEANTUHi non quod ideo non vc1'a sint, Red quod experinumiorwn nortdwn satis captu.rn sit.. ... quocl omnino capi non possil ... Int'atLi, senza useit'e dal nostm argomento,~~ senza rneLLel'e roi1ùmamente in dubbio la l>en nola abilità sperimenl.ale del nostt'O Prof. Schiff~ ripetet·ò pet· altro COli Hiffelsheim: '' Pour « dix viviseclions, d'ailleHt·::: le plus sonvenl !'uiles en dehors " de loute comlition logiquc, pour dix aftìPmanL un }lhPno,, mène de la physiologie du cOCtlt', il y on a dix qui nien l .. le m éme fait, depuis Harvey et HalleJ', jusque à nos jours. " On ne sai l pas, .le plus souvP.nl, ce que l'on voiL et ce que " l'on rcgarde; on ft~e des anirnaux:, ooila le plus posi{(! " rltt ret:atltat » (t).
Ora, sebbene oggigiorno la esper·ienza, Lanto decantala, non si l'accia consister e cbo nel Lrter de.<J anim.azw::, cons idcl'ando come Ull oisionario, astratto e distratto, cllitmque non faccia esperimenti s opra esperimenti da mattina a sct·nj pmc lJen !ungi dal negai'e la utilità di quesLi esperimenti, io r iconosco anzi, e pii1 di ogni a!Lri, la lot•o as.<Joluta nece.<:sUà; ma solamente q1tando siano veramente impostt e dettati dalla natura della questione cJ1e si trulla di risolvet·e. Giacchè è appunto la natura di un dato problema , considerato prima c bene per Lulli i laU, ç:lH~ detta ancora o sugget•isco iliiwdo di esc(Juire gli. espcr3menLi occoronti, e di inle1·pretc~me i ''esultati; se pul'e non s i vuole che questi ultimi siano p iù tenebrosi dello stesso problema in queslione, pet· aver sempre ragione: mentre in altri casi è ancora lu natura del problema (l) V. la aa.:ette me'dlcale de Pa.ris; 18:i7, pag. 21-1.
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DI G!O RNAU lTAJ,l.\Nl EO ESTElU
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proposto; che fa riconoscere la impossibilità di eseguire certi altl'i espef'imenti, per la s uddetta nosl.Nt injelicitas ; come, · pel' esempio, quando il Prof. Schiff ha creduto di poter stabilire nel polmone dne corl'cnli d'aria, l'una buona e l' altt·a viziata, di cui la prima dovess~ cacciat' via la seconda. Io non credo dunque di essere andato troppo lungi dal vero quando in alLra occasione ho dichiarato, elle se in cér-te questioni si può giungere a ùiscuopr·ire, o a sto.lJilire una -.;re1·il;à, per mezzo de1le osseroa$ioni e delle manifestazioni spontaneè déUa natura, invece di forzarla a ril;pondere con degli esperinumti, onde evitm•e tutle le possibili contingenze di errol'i, che possono p tu' troppo derivure, e dalle intpiJrj'ezioni o complicanze dei mezzi spef'imentali, e dalle illusioni delle torlu.re sperimentali, e tlalle non sempre avvertibili od avvertite condiziotti insolite, clte possono cssee(~ intruse nei fenomeui naturali dagli stessi arlifir.i $pCrimenLali, come quando Pç>iseuille o Scbiff l1am1o creduto che la insuJfla.sione nrorlucesse i medesimi effetti che 'la r:nspit•azione; aUora gli esperimenti, oltre ad essere inutili, possono resullare anche dannosi, potendo fur dil'iconoscere o abbandonare una oerità. che può essere un lesoro perduto per la scienza, e che, nell~ cruestione che abbl8mo trattata, è un'àncora di setloezza per la umanità; oltre a surrogarle 'un e1·rot•e , con Lut:le le s ue conseguenze, gravide aoch."esse di danni incalcolabili. E f[ttes~o ap11unto è avvenuto al Prof. Schiff per i suoi esperimenli sulla respirazione artificiale. Firenze, 28 ottobre 18i5.
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RIVISTA CHIRURGICA
..t.llncciatua•a (li un'arteria pt•incir1ale onde aJ•a•estare un'acuta infiamma~ione traumat;lca, del dottor MAUND.ER. - Sunto ed osservazioni del capitano medico L. MONTANAru; (dal Lancet). - · SoLto questo titolo riscontrasi nel preaccennato g iornale, una Memoria del doLt. M AU:-<DEH. chirurgo nel London Hospi~al, mustraLa ,da ventisette operazioni eli legatura d' artet·ie eseguite àa diversi a uLori, e nella quale risulta come egli incoraggiato dall'esito ì'avot·<~ vol<~ clelia compressione delle arterie, quale mezzo pcf' m'restare un processo infiammatorio, si decidesse a praticare e suggerire coL medesimò scopo l'allaceiatura di una arteria principale. Passa quindi a descrivere diveese sLorie di gravi fnrite pe-· netranti nell'ar·Licolazione del ginocchio, nelle quali egli ed il dott. Little, dietro s uggerimento del primo, e dopo avere eSl)eriti, inutilmente, olLre alla sutura metallica con filo cl'at'gento, l'apparecchio inamovibile, e l'applicazione continua di vesciche piene di ghiaccio, praticarono la legatura dell'arteria femorale super'ficitlle all'apice del ~eiangolo dello Scaepa > e eon esito favorevole, onde diminuir·e In gravH infiammazione delle parti offese, e la notevole suppurazione che ne era ~usseguita ... Nel medesimo articolo, il quaìe venne letto in una seduta della Società medica di Londra, si avverte inoH1•e che codesto metodo di cura creò considerevoli discussioni fra i chirurghi,. per modo cbe t.aluni si recarono a vedere qualche caso in quisti.o ne. li do LL. Ma1Uncler J'ifeJ'isce eziandio che quanLuncrue questo metodo rosse già stato eseguito dal dott. Camphell di N<~w Oeléans, non era pnn Lo a sua · conoscenza, e eh' egli lo mise in esecuzione fino dal 1866. Anzi a questo riguarclo crede oppor·Luno ricordare un articolo sull'infiamrrwzione del doLLore
H.oberl Druit.t con cui vien soste11 ltta la pater·nilà di lalé
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IU VISTA DI GIORNALI lTALlà:'il ED ESTERI
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meLodo a suo (a;vorc, e dichiara per lo meno ello la sua applicazione, nPI primo caso accennaLo dal Maundel', venne praticata alrìnsaputa dei casi operati in America dal Catnpbell. Hit'erendosi poi ai casi curali in America accenna come per cortesia del dott. Blackrnan di Cincinnati abbia ricevuto un riassunto di ca~i d'infiammazione traumatica trattati colla legatura eli arterie principali, al'goxnento du lui pubblicato nc.l Lancet .ancl Olrserver· di febbl'aio del 1868. F. che il dott. Davi(\ Hogers di New York, ed il dot~. Daniel \Vright tlel Windel' Hospital di F\ichmond, eseguit'ono consimili opet·uzioni collo :;Lesso scopo, in casi di fei'itc gravi del ginocchio e della coscia seguite da emoreagia, ~ con esito foetunato Dopo avet' descritti minutamente i diversi casi di allacciotura e d'ave!' citato il nome dei vt~ri operalcl'i iJ doLL. ì\Iaundee termina la sua f\Iemoria concludendo. Che l'allacciatura dell'arteria femor'alc super·.ficìule ha atTestaLa l'infìamrnazione acuta prodotta da fer ita del ginocehio. Che la legatura d'una principale arlel'ia diminuirebbe sollecitamente la pt'ofusa supput'azione prevenendo la morte per consunzione. Che in seguito all'arr·estata profusa suppurazione sarebbe permesso all'infermo di acquìsta•·e tanta forza ·per atlendere l'opportunità dell'amputazione in seconflo tempo. Che la cancrena c l'emorragia secondaria come conseguenza dell'a!lacciatuPa non sat'ebhe anticipala nell'individuo sano. Che il pericolo di 11Uesti esiti fu sollevato, a nostro avviso, daUe conseguenze della legatura in cas i di ben nola malattia elci vasi, p. e. d'aneurisma. Che un'escara del calcagno pl'Odotta da comp1'essione di un'assicella si distaccò, e la ferita cicatl'izzò sollecitamente, benchè.la femorale superficiale fosso stata allacciala pochi g iol'ni pr-ima. Che i sintomi d'infiammaziuue ossea e le scosse tlolol'ose scompaiono tosto. Che 1a tcusione arteriosa nel resto del COI'po, colla legatura sarebbe vanLaggiosamente aurnrmtata. Osse1·va;ioni. - Senza punto mettere in dubbio gli esili favorevoli dei casi accennati nella memoi'ia del dott. Maundcr c· col rispetto dovuto sempre a codesto distinto operatore, ed agli aUt'i chil'mghi propugnatori della mer1zionatn cut·a, molte sono a noslt'O avviso le obbiezioni che a primo aspetlo e naturalmente sorgono contro tale sistema curati vo.
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RIY I STA
Con questo metodo si don·ebbc affatto escludere quello della compressione moderata ~ulle arterie; nonostante che la sua efficace applicazione sia slala già convalidaLa da tempo dagli esperimenti del Velpeau, ùi i\Ir. Moore, del Vanzetli e di molte alLre auLO!'itit. In falLi abbcnchè l'elemento ideaulico della flogosi non costituisca il solo fulLOJ'e eli Lale processo mo1·boso, cionullameno il mocleJ•are l'Lll•to dell'onda sanguigna, e lfl. sua quantità non potrà non riescit·c ccl'lamente ehe a mitigare l'intensità del processo flogistico, ed a lenire quindi le sotl'('lrem>:e dcll'irli'c;)J'mo col più prohuhile esito della risoln:~.ion e. Qui potrà osservarsi che il rncdcsimo scopo e più duraluJ'O e permanente si ottiene mcr·cè l'allaccialura dell'aJ•teJ'ia principale. Ma, diciamolo Jrancamenle, un membro où una parte ryualuHIJUe del nosll·o corpo polr~1 sempre ed impunemeule sopportare la soppressione immediata di una principale cot•l'ente al'teriosa i' e l'allaccialura quindi di un'arteriu cospicua, dovrà accettarsi come metodo gcnePale di cura anlifiogislica~ Ciò è per l'appunto quanto crediamo di mettere in dubbio. Le eonsidet·azioni che spontanee emePgono dal coneetto eli questa cuPa , s i rifer.iscono alla t•eazione infìamma toria che naluPa!menle deve sussegni t•e alla nuova l'eeHa praticata pel pl'Ocedimento dell' allaccia Lnra, c ciò che più monta <~Ile alterazioni deteemina1.e clall'impt·ovvisa isclternia, conseguenza dcll'a1'resLo della circolazione arteriosa principale. Noi pet• rwopr-ia esperieuza i11 un caso di allaecialura eseguila sulla femor·ale supet•ficiale nel Cllnale aponeurotico clo.>l lel'%0 adt.lutlot·e per ferit-a da punta; c pet' allf'i casi ossel'vati presso diversi operatori, non possiamo mettere iu non ca le le let•J•ibili e let<:Jii conseguenze dPII'allacciatura arterioRa ir:nmediala sopl'a uno dei principali membri dell'oi·ganisn.w H!Ut\110: d'altra par·te abhas lan7.(\ ben note sono le eonsegucn:t:e <lcll'ernbolia nei principali vusi nPLeriosi. E nt?-ssuno di C<Wlo potril equipnr <:n'e codesti l'uni coll'a11FtcciaLura di un'arlct·iu p1·incipale per aneurisma, poichè i n questo caso da lunga mano prepa1-asi gradaLamùllle una circolazione collaterale m edjanle una lenta e graduale dila !.azione dei vasi anastomolici, pa1·ticolarmenle poi se in pl'imo tempo venne applicala la compressione indiretta o dit·ctta del tumot·e anettl'i::lmalico, Jaonde molto più agevolmente otliensi un favorevole J•isullat,o, come infaLI.i ogni gioJ•no la ch irurgia ne regist.J•a nove lli esempi . SeJJ;r,a quindi d ilv.ngaesi davvanLaggi.o con altro eonsideru-
H>1 zioni, in special guisa sull'esilo di codesta cura, in bl'cvi parole DI G-JORNALt 11'ALIA"Nl ED ESTEnl
esprimeremo il nosLro giudizio dicbiaeando. 1• che l'allacciatura di un'arLe!'ia principale come mezzo antiflogis tico non è scevra di gravi pericoli per la facile susseguente cancrena: 2• cbe come rimedio generale di cut'a a ntitlogisLi.ca può essere accettata la compressione arteriosa e non già l'allacciatura: a· che finalmente solo in taluni casi di grave infiammazione traumatica associata ad emorragia, non l'iescendo efficace od applicabile la compeessione o l'emostasia e}aslica di Silvestri-Esmarch, l'allacciatul'a potrà tpovare la sua piu logica applica~.:ione.
Caso di tetano traumatico guar ito felicemente, del .dolt. SP.ENCER S;\'IITlt. (The Lancet 187o).- Nel St. Mary's Hospital
vi ebbe un caso di tetano traumatico, il quale manifest.atosi in un rolegname in seguito a fHriLa del dito grosso del piede s inistro, prodotta da un chiodo, presentò dopo 15 giorni <.Iella detta ferita, tutti i sintomi tetanici incominciando dal semplice riso sardonico, rino al teismn cornplelo, all'episLotono ed ull'opistotono, senza che, eccello un lieve dolo•·e, si manifestassero segni manifesti d'infiammazione nella fe1·ita del piede. Questa malattia la quale ebbe la durata dì trenlotto giorni circa, venne felicemente guariLa me••cè della seguente cura. Bagni caldi e cataplasmi di linseme sulla località ferita. Cloralio icll'alo dieci goccio, con dieci g1'ani di b•·omu•·o potassico ogni-rruattro ore, infuso di tè e latte per bevanda. Il clOJ'alio idrato aumentato a quindici goecio ogni quattro ore nel secOndo giorno, e somministl·azione tli calomelano o polvere di gialappa per combattere la coprostasi. Al terzo giorno fu portato il cloi·alio a -vent.i goccie ogni due ore, e sei oncic di acqLlavite epicratlcamente: al quDT'Lo giorno cinque gr·ani di calomelano ed una goccia di olio eli crolonliglio , più un infuso di senna : al settimo g io~·no olio di casto•·o poehe goccie in nùstnra, al nono giorno o! LO oncie eli acquavite. Fino all'uudecimo giorno Yi ebbol'o delle alte•·nativo di migliol'ia e peggioramouto, ma con tendenza alla mitìgazione dei sintomi, ma al duodecimo gioeno essendosi manifestata nolcvòle esacet•bazione del male con spasmi dolorosissimi e frequenti, vennero in ùue volte .iniettati ipodet•rnicarnente cinque centigrammi di morfina i quali riescirono efficaci; nel giorno (luaLtordicosimo il malato potè nutrit·si con minestrine e venne
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AJ,LO SPEDALE MILll'ARE DI llOLOG.NA
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Consumarono in media 27 giorni di docciature: brevità eccessiva, alla quale contribui la chiusura della sala nel novembre troncando a mezzo fra le altre alcune · di queste cure . I più dopo i primi giorni di doccia generale a pioggia e locale a getto modificata dalla lama sui tumori ghiandolnri, non esclusi i suppurranti, entrarono nei CPrchi polverizzalori a fine di ottenere un più rnpido raffrettdamento, un il più vivace impressione, un'azione tonica, revulsiva, risotutiva più forte. Quattro - ed erano i casi men gravi -guarirono pel'fetlarnente: gli altri 5 ollennero quel pr·oporzionale miglioramento, quella riduzione nel volume dei tumori ch'era ragionevolmente attendibile da una cura _così breve. Le condizioni generali guadogoarono mollo 'in tutti .
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Le ul ceraziooi cicatrizzaronc: vi fu però un qualche risentimellto lo cale, ma passeggi ero, lieve c}le non controindicò mai .il proseguimento delle doccie. Tutto considerato questi risultati sono abbastanza favorevoli. CIIi ha pratica converrà meco che nell'i nterno di ur: ospedale ov'é la permanenza delle cause, oYe la scrofola a lungo andare si manifesta anche nei non predestinati, nessun'altro mezzo varrebbe a tanto. Mi piacerebbe dare il numero di licenze e di riforme cl1e annualmente provocano (ruesti infermi per interessare in fa vor loro eh i sa vìam ente regge le sorLi del nostro esercito. 1\Ia la statistica del generale Torre delle prime non pa r]a e a proposito delle seconde ha nel documento xv1 due colonne: in una assomma gozzi, tumori ghiandolari c golag?·ossct; nell'ailra sc?·ofole ed altre malattie del collo. Se i tumori gl_1iandoJari della prima fos sero assieme le scrofo\e della seconda, fo rse ' l.tn'idea approssimativa di una delle due cifre ch'io cerco la si potrebbe avere, ma CO:$l . . . . . . . . . . . . . . . .
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Gtomale a1 n1eai cina mtl!tat·e.
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Xli VISTA
somministrata la roistut>a di clOI'alio ogni due ore. ln seguito il miglioramento fu lento ma pl'Ogressivo, finché ~i ebbe la tolale guarigione del tetano. Questa è la s uccinta esposizione del COl'SO , e del metodo lerapeulico s~guìto in qu~slo caso for·tunato di tetano tJ·aumulico, quale lo accenna il The Lctncei. · Gastrotouaia per cancro all' esof:lgo e.se;;uita al London lloSI)ifal, dul ùott. vV AREN 'L'A y. - Jl !.etneet del H ottobre SCOI'SO anno , l'egisL•·a un nuovo caso di gasLI'Olorn.ia
eseguito il 30 agosto dal doLL. \Vuren Tay. Dopo parecchi consuUi ecl in seguito ad eccitamento dello stesso infermo, il predello operatore p1'alicò In gastrotomia, essendo, pel ratto eU uuo sl.ringimento clell'csof'ago, impedilo il passaggio nel vent•·icolo di ogni alimento. L'esito però di tale operazione non ftt così l'Ol'luno to come nel ca!'o del dottore Sydney Iones ('l); infatti l'iufermo mol'l dopo pochi giorni. Tl\le risultato cionullal'f!eno devesi piuttosto alla natura dell'inl'ermita, anzich1) all'operazione in se, in qnanto cJ•e le alterazioni dei tessuti interest>ati in detto opet·aziune non erano tali da dclermina•·e la mm•le, e nessuna complicazione o dir~ fusione flogisti et\ agli organi addomi nali uve-v ansi a lamenta t'e. Dif..-.tto la nec•·oscopia diede a riconoscere l'esistenza d'un C(\ncro mitlollat•e al c:ardias r iunito in un nrnmùsso dello spes SOI'e di circa due pollici, e uessuna lesione patologica del pcritoneo e degli altJ•i organi dall'addome. (;asl di oeurotomie facciali, ed uoo raro ed importantissimo, del pror. l N7, AN 1 ùi Par·mu. - Nel giorno 21 aprilo 18/5 il dolt. SaYory nell'ospedale di S. Bal'tolomco in Londra,
11ieLro consul.to tenuto anter·iormenle, in ur1 individuo sofferente da. seLLe ouni eli gra-vissima neuralgia t'acciale ricorrente a periodi irregolari, praticò la neurotomiu del nervo den tale infel'iOt'C destl'o della branca mascellm·o in feriore del kigemino. Mediante la trapanazione <lclla mandibola scopd ed esporLò felicemente una piccola porzione dell'accennato nervo, ed il giorno 16 ma~gio il predetto individuo vonno dimesso dall'ospedale perfettamente guarito (2). - - - - - - - - - - - - -- --- - (l) vedi qu(}s(O giornalo,anno 18i5 pag. 603.
(2) Tlìe .r.ancct, 27 agosto 1875.
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199 $o~Lo la cm'a dè1 8ott. Langdon al RGryal Hospital nella •
DI GIORN.UI 1't:.H..IAN1 ED ESTERI
c-Onfea (li fianbs vi era una donna che da tre anni soffriva pure cl'qna ir~tensa 11eùralgia alla parte. inferiore destra della faccia, ed a cui l'iesci.ti jnfeuLtuosi i mezzi terapeutici posti in o'flel'a, fu nnalmente eseguita la neurotomia del ramo clentale inf'e1'io1~e des~ro e con esito felicissimo. Tanto nell'uri caso che nell'altro venne inciso un lembo triangòlaJ'e delle pat·ti mollJ, e raschiata poscia la mandiMla, fu eseguita la trapanazione, scoperto il nervo nel proprio canale, e qn1vi esciso ('1).
Note. - Questa operazione la quale venn(~ per la prima ·volta ideati;! ed eseguitç~ dal \:Varr.en, (V ida! e Gu~rin) non è nuova in Italia; possiamo clifalti regislrarne una molto intere.ssantH (am~be per deduzioni fisiologiche) eseguita qualche anno l'a dal prof. Inz-ani di Pamu1, della quale è appena fatto un br'evissime> ce))no in .una e!'udita rn<:lmorìa del p1·of. Lussana, (2) • e che }Jer non essere suffici.entemente 1~ota e per la rar·issima sua complicazione 1nerita di certo sia menzionata. Ecco il caso. Un mugnaio che da diversi anni soffr-iva di atroce neuralgia facciale, non ·avendo trovato alcun sollievo daiJe V:al'ie cure eh e gli vennero prodigate, si decise a lasciarsi opePare. Previa anestesia generale, ve.nne pra~1cato nn ta-glio ser:nilunm~e all'angolo destro della rnandibolit, che era il Ialo offeso; furono distaccate a strati le fibre del mas::;etere, e con spatole ed uncini smussati, allontanate le parti molli inter·6s::;ate: çlenudato 1'osso,del periostio fu applicata una corona di trapano, ed esportato un piccolo elisco osseo che venne distaccato con scalpello, e quindi scope1;to il nervo nel principio del canale deJ?Làle, fu csciso per un buon· tratto . Immedia~amente scomparve il dolore, e per un tempo abbastanza' lungo il malato sem.lwò. gual'ito. Se non che, quan<lo mel)ò se l'aspetlavti, si rinnovò la nevralgia più àCùtù, più estesa di p1'ima, e ribelle ad ogni mezzo di cur-a ordinaria. Si e~tese al labbro inferiore, agli ultimi . denti molari, alle gengive , alla lingua, ecl in cori'ispondenza della incisura sigt\10idea deslra della mandibola) e non cessando essa nemnemo colla c6mpressione esercitata lungo l:'andamenLo del
(1) The Lancet, 30 ottobre lS75. (~) Reoher.dìes et.vptf,•imentaAes et obser.vati ons patllologiques S·l H' Ics ner.f$
·au got!t· l'aris.
200 RIVISTA nervo dental~ inferiore, l' operalor~ si decise fin(t!mente a praticare la neurolomia del ramo linguale del tt·igemino. Dilatato quindi il seno fistoloso, mcrcè la spugna pt•eparata, applicò di nuovo il tr·apano ondo togliere la lamina profon.da che si utfondò colla trapanazionc, ma che pet•ò potè essere estratta con uno. pinzetta. Scoper-La la parLe later-ale della base delia lingua, e nel tasteggiare il fondo della ferita, venne trovato il nerYO linguale, che alfet'l'ato dcst.ò nell'infet•mo un dolore spasmo<lico identico a quello della neuralgia, la quale però cessò pet' incanto appena colln forbice fu csciso. La quantità del nePvo esportata fu d.i 7 millfmctri. In conseguem-:ù òi tale operazione la mHtù anteriore tle~tra delta lingua restò insensibile al La Lto ed agli ìt•ritanl.i acidi, ed in tulLa questa regione vi ebbe scomparsa asf>olula del senso del gusto. percui l'infe1·mo non avvertivù sensazione alcuna, in modo che lo zucchero c l' estratto di quussiu gli t·icsci vano indi flercnli alfa tto (l).. Questo caRo patologico bo.stantemcnte istruttivo, e che tanto onortt l'egt•egio ed ardito operatore, costiluì uno degli argomenti pl'iacipali di taluni pl"irtt:.ipì fisiologici o.mmessi dnl prof. Lussaua: e così, come ùa oltre osservazioni e ricerche sperirnenlali, fu condotlo ad ammcltere che il neevo glosso-faringeo presiede al gusto della parte posteriore della lingua, e stabilì che il nervo linguale ha per speciale a?.ione fisiologica il111antenimento della sensibilità generale c gustativo. della sua pRrto an leJ•im·e . .tllaceintur;t della cnrolide primitiva (ICr ncurnlgia faceiale, del doLI. PA TRUUAN ( Lancel ·i· cl icenibre 1870 ). Nella conferenza annuale dei medici di GrAz il dott. Patmban lesse una memoria in cui scm:a accennare ad alcuna teOI'ia, e nemmeno al metodo opet·atot·io seguito, all'appoggio della scclL.:1 e l))'aticata ope1'azionc, narra i t'eli ci l'i~ u!Luli ottenuti colla detto allacciatm·u contro le nouralgie della faeeia. Egli propone tulo cui'a allor·cbè g li altri mezzi teeapeutici messi in opet·a siano riesciti incllieuci, e l' infet·mo insista (l) Siamo debitori degli appunti riflettenti questo caso, allo stesso p1•of. Inzani, ))en conosciuto ne lla scien1.a e nel nostro corpo sanita rio a cui già appartenne. ed approfittiamo di questa c ircos tanza pe1· porgergll .le piu vive grazie, ed un ~aiuto in .segno di ricordo affettuoso.
DI G-IORNAU lTALIANl ED ESTERI •
20·1
per o'LteMt'e una guaPigione radicale a qualunque costo. Racconta che oseguì pe1' l'appunlo, e sempre nelh~ accennale condizioni l'allacciatura della carotide per tredici volle, e giammai ebbe u l'ilevan.l qualcuno dei sintomi riscontrati spesse volle da altl'i operatori come vertigini, ùiplopia, strabismo ecc. L'idea di tale operazione vennegli suggerita dalla circostanza che in diversi casi di neuralgia facciale otlennesi . un notevole miglioramento c.olla semplice co~pressione della carotide. L'operatore aggiunge eziandio che non ~vi ha luogo a temere di alcuna con'seguenza, qualora l'operazione sia bene eseguita. OsservaZione .. - Contro la sll'ingente cd inappellabile logica dei fatti non vi ha nulla certamente ad obbictLare, ciò nondimeno atteso che riteniamo che l'n.llacciatul'a di un vaso così còspicuo com'ò la carotide primitiva, se non molto difficile, non sia però sempre scevra di conseguenze più o meno gravi, perciò esprimiamo l' opinione che sarebbe forse più pruden te procedere dapprima alla neuroLomia, operazione di cui non è tenuta 'Parola dal dott. Patruban; e se vogliamo ài non tanta facilità, ma meno pericolosa assai ed abbastanza efficace, per rivolger;;i alla perfine, nei casi gravissimi ed assolutamente refrattari, e come ultima àncora di salvezza all'allacciatura della carotide.
VARIETÀ
Jlll~hromis, 1•esce cbeni<lifìca, di A. TssEL. (Dalla ·Rivista
mw·ittimct, gennaio '1876) - Mentre nel campo della botanica si competo un luogo clisLinto alle i1uove e sagaci osservazioni di Booker· e Darwin, in quello della zoologia merilano di essere divulgate alcune paelicolaritù tcstò avverLlte nei costumi di certi pesci. ì~ noto che vaeie speciH di pesci c segnatamente il Macropoclio della Cina) sogliono incuha1:e le lo~·o uova cd allevare la loro prolo nella cavità hucCùle. Ora il sig. Lortel (1) segnala un nuoYo caso di (~osì s trano coslumc in un pesciol iùo del lago Tiberiude che lta nome Chrom1:s paterjwniliets. ComunrJue s in dotato di semplici hranehie a lamelle come i suoi congeneei e non possegga Ol'gani peculial'i destinali a contene1'0 le uova, <ruesto pes-ce suol ricettm·e nella pl'Opria cavità 1Jranchialc la sua nume1·osa p!'ogen ie che consla perfìno di 200 individui. Tc~stochè la femmina ha deposto le uova fra i vegetali palu stri O Sulla rana che COpre il fondo de]]ago, i] maschio lB ingoia , aspieando energicamente l'aqua circostante e le fa passare nella cavità brancl1iale. Ivi rimangono e poco aprir·esso compiono il corso dello loro evoluzioni e si schiudono. Per lun go lempo dopo la 101'0 nascitù i pesciol.ini continuan o a vivere nel nel corpo del padre, pe1· lo più aderenti alle lamine b t•anchiali; raggiunto poi un certo gt•ado di sviluppo, si allontanano da q uel loro ricovero per non più rilomarvL Mentre il pesce alleva i
(l ) Compte ?"endt~s. 22 nov embre !375.
VARIETÀ
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piccoli, la pelle delle sue gote s i es tende e si gonfìa ~misura tamente per la qual cosa esso piglia un aspetto insolt~o e mostruoso. Il pesce ~reobaleuo, di A. IssEL, (Dalla Rioisia marittima, gennaio 18/6). - Un altro pesce closlò non è mollo l'aL'lenzione del sig Carbonnier (l) per la s ingolarità dei suoi costumi. B questo il Rainbow~fish, italianarnente pesco at·cohaleno, così chiamato per la varietà. e lo splendore dei suoi colori, il quale vive negli stagni e nei fossi del Bengala presso Calcutta. Al tempo della frega, il maschio di questa specie (il CJ.Uale misura presso a poco quuLI.l'o ccntimcki di lul1ghez:ta)l~I.\CCoglie colla sua bocca alquanto. conse1·va c la porta alla superficie dell'acqua, aspira poi qualche bolla d'aria e la spingo fin sotto la massa di pianticelle che senza questo aiuto sarebbe, ùalla sua gravità, ricondotLa al fondo. F.gli forma così il primo giorno un disco érbacco galleggianLe che raggiunge ciPca 8 centimcLJ'i eli diametl'O. L'indomani, l' ingegnoso arleflcc concenlra una nuova quanLiLà ù'aria nel n1ezzo del disco, il quale a causa della nuova spinta che subisce per opera dell'aria, si r igonfia a foggia di cupola ed emerge nlla parte supel'iot•c. Successivamente, il pesco aggiunga nuovi materiali alla periferia del propl'io edifizio che prende allora ]Q forma di un Cflppello a larghe tese; poi attende a perfezionm•c l'opera sua com]Wimendo col muso lo pareti interne !lella fabbrica, affino eli eliminare ogni asper ità o di rendel'no più fillo il tessuto. Compiuto cosi il nido, si uniscono i due sessi·e si encttua t'emissione e ia fecondazione delle uova. Queste essendo par torite dalla femmina al disotto del nido, si l'accolgono quasi tutte, in virtù del!~ lot•o leggerGzza, allu parte super·iurc del medesimo. La femmjno. si allontana subito dopo, c al solo maschio rimane affidata la. cura della prole. Esso dapprima1 coglie colla bocca le uova acC-identalmente disperse e le ripone nel nido, e neL modo stesso divide ed isola quelle che per avventura fossero rimas to teoppo agglomerate fra loro, non tralasciando, inlanlo, di vegliare alla conservazione dell'edifizio con tanta sollecitudine innalzato.
(l) Coma? te rellà'lhs, o dicembre 1875.
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YARIETÀ
Trascorse 70 ore d'incubazione, m entre le uova si schiudono il pesce s'innalza con forza nel suo nido c fora la volta per farne uscit' l'aria, da che l'isultaìlr epeniirlO sgonfiarsi e l'irynncr·gersi nell'accrua del nido, il quale seco lruo gli embrioni giù sviluppati . N è qui cessa Ja paterna sollecitudine dell'.indus tr·e pesciolino, che alloea vu sfilacciantlo il margine clel nido c ne forma quasi una specie di r ete per imperlire la fu gu de'suoi neonati. E ciò non bastando, si aiTaLica a ricondurre nel centro del nido quelli che malgrado ogni ostacolo, vanno allontanandosene innanzi tempo. Pcr·s iste il Rainbow-.flsh nelle ~me solerti cure, flnchè i pe· sciolini, compiute le loro evoluzioni, non sono in graùo di provvedere alla propria difesa.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA •
Patologia e terapia medica speciale; redatta dal dott. ZIEM$SEN. VePsione italiana. Napoli, presso gli editori N~cola Jovene, e D. V. Pasquale (1).
Gli esantemi acuti sono trattati dal Thomas, che li definisce per quelle malattie d'infezione che s.i distinguono .per la regolare supcessione dei lo t'O sintomi, che si generano per un contagio specifico e si contrassegnano per prodotti morbosi ca'11atteristici dei comuni tegumenti. Comincia dalla varicella, fermandosi a dimostrare che nulla ha di comune col vaiolo, ed è suo carattere speciale quello di colpire j· bambini ·a l eli sotto di dieci anni; combatte la opinione del Kanowitz il qual19 ritiene che la ragione l)er cui.i bambini pi\l .degli adulti ammalano .di varicella derivi dalla poca grossezza della loro epidermide; avverte la vaeicella presentarsi in campàgna in p.arte sporadica, in parte distribuita in piccole epidemie senza alcun nesso col vaiolo, e nella città non manife!'ltarsi' come le epidemie del vaiolo e morbillo ad intervalli abnast&nza regolari di più anni, ma q.uasi ogni anno e perfino due volte: ogni anno.ll contagio CI'ecle sia c-omunicato attraverso gli organi respiratorì; il contenuto delle vescichette, secondo le sue esperiente e quelle di Heirn, vVettel', Czakèrt, Fleischman~, nqn essere inoculabile, cluhbicreputando lè'inoculazioni (l) Condizioni a·abbonamento:
Tlitta l'opera, di cui la vers ione italiana esce contemporaneamente alla pubblica-zione dell'ot·iginale teclesco, si comporrà di 15 volumi i ll so; ogni volume ·consterà dalle ·100 alle 600 pagine cit·ca. J, a pupblicazione si fa1•à a dispense mensilì ognuoa di pagine 48 al prezzo di L. Una. In ogni mese saranno immancabilmente pubbli cate tre dispense. Le richieste di provincia debbono essere accompagnate da vaglia di L. 12, importo anticil'ato delle prime 12 dispense, e lo stesso dovrà praticarsi alla pubblicacazione della 13'\ della 25" e così di seguito. È"uscito il so volttme. Le a&sociazion i si ricevono in Napoli presso gli editori Nicola Jovene, Str.ada 'l':P.I nità Maggiot•e, 39, ed il dott. Vincenzo Pa$quale Libreria oell~, R. Univ.er.si tà, nonchè presso i prjncipali librai d'Halict. G:to' nale di m edicina militare.
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206 RIVISTA positive o per. no!f potersievi~aro la possibilità di un contagio spontaneo o per averla confusa col vaiolo. F. ciò, aggiunge, può forse dipendere dalla poea cruantità della sostanza inocnlat.a,o dal non trovarsi il contagio allo stato attivo nel contenuto chiuso delle vescichette o forse anche perchè con la teri ta d'inoculazione viene su di esso esercita la una influenza nociva. Ciò poi che più specialmente caratterizza la varicella e vale a dis tinguel'la da qualunque altra malaWa eruttiva e specialmente dal -vaiolo è il sno modo eli comportarsi prima della eruzione. Uno stato prodromico indicato da elevazione di lempet·atura p1'ima délla et'uzione 11on esi~ te nellà maggiOPanza dei casi, o in alcuni casi rari può éssere riconosciuta, ma di lieve impot'· tanza perch.è eli Jweve dlll'ata, solo dì poèhe ore; al .c ontrario nel vaiolo aumenta per diversi giorni nello stadio prodromico, ed anche nei casi lievi è di aHezza considerevole. Inoltre nel vaiolo lieve,il solo che qui può essere in quistione, l'ascensione della temperatura sovente termina con la eruzione delFesantema, anzi ~ruesto tal·volta comparisce solo clLll'<:"lnt.ela cleferve· scenza già cominciata, o se continua per una mezz.a gioenata od un giorno, la eruzione s i completa a tempera tut· a già discendente; al contrario nella varicella la febbi'e comincia al principio quasi della eruzione e la eruzione lermina col tìni1'.0 della defervescenza ed anche quando la er-uzione dura parecchi giorni, la temperatura negli stadi }JOsteriori dellh stessa, anzi che volgere al normale cresce alquanto. Dopo la varicella prende in conside1'azione il morh.illo, in prova della cui contagiosità cita fra gli aUri il fallo dello essen; i grandi estensioni di paese ove non sono esistite epidemie eli mOl'billo (Australia} senza dubbio perchè il contagio non vi e ancora arrivato, mentre aHri s ot.to condizioni di clima differentissime o sono rimasti del pari l'isparmiaU, o lo furono per lungo tempo fìnchè no.n vi fn evidentemente imperLaLo il conta.gio. Dopo avere accennato ~he la sede probabile del contagio è nel sangue e specialmente nelle macchiemorbillosecutanee, nel conlenuto delle vescichetle miliari, nelle Jagrirne e nel .secreto della mucosa nasale, avverte come. l'esame diretto del sangue e delle secrezioni abbiallato finortt resultati oltremodo contradittori, esponendo le osservazioni dell'Hall iet', V ogel, Salisburg, Pepper, Coze e FeHz, che sono tu lt'alteo che concordi fra di loro. Quindi ricorda essere stata la inoculazione del morbillo tentata per la prima volta con resultat.o efficace nel 17:58 da Il ome di Ed1mburgo dietro esperin1en todi iVIonzo, rnercè il sangue eli un morbilloso, e quindi l'ipetuta da altri insignì
BI·BLIQG<I\A.FlCÀ
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JUedici, fra cui cita i nostri Bufalini, Locatelli, Rossi e Figueri. Gopla' maggior' parfe dei clini.c:i considera rara una seconda infezione morbillosa, mettendo in dubbio moiti dei casi riferiti dagli autor.i, reputando che spesso il morbillO- siasi scambiato - c01~ rosolia clte.egli considera malattia distinta e separata,o.f6rse arl'che còn la semplice roseola non specifica, e inolll;e crede che a$piegai'e alcuni casi di vere recidive di m.o:rbillo possaammetter.$i la ipotesi di Meìssner, tratlarsi cioè di un.a temJ?Otanea soprwessione (melastasi) e consecutiva riappariiio~1e del processo morboso. Ei quindi pensa che la minor _frequenza del morbillo negli adulti dipenda dall'a v~rlq superato qm),ndo eranò fanqiulli ed avere quindi acquistato la -immunità per nu0ve epidemie; ma quanclo non lo ebbero ancora la disposizione restare la ·medesima. E a prova del suo asserto cita esempi, di vecchi attaccati dal morbillo, e quanto avvenne nell'epidemia delle isole Zer:oe descritta da, I?anum. In queste isole,nelle quali da do po il178'1 n on e~ a~i più vist0 ilmoi'billo, nel1846perinfèzione d'un solo indi\•iduo proveniente da alti'i paesi,.scoppiò una. così vasta epidemia che di 7782 abitanti, solo circa 1500 si sotlrasseeo a !la malattird'uggendo dalle isole e luoghi vicini; gli altri rimasero quasi contemporaneam~nte colpiti senza.riguardo di e tè, per cui si ir0varono in gravìssìma angustia per difetto d'assistenza., Ma i più vecchi i qualidabambiniavev.ano avuto il mor.billo neHa e] id ernia d~ 1781res ~arono incolumi, gli aUri non furono risparmiati, Dopo ciò fa cenno della incolumità r elativ.a che si ossePva 11ei bambini nel pdmo anno e più specialmente nei primi sei mesi di -.zi.La che r iferisce sia a una più debole disposizione, sia per essere meno e_sposti -al contagiQ. Ammelle che i bambini sian stahi partm'iti col morbillo sviluppato e con esantema caralteristiéo, essendqne stata soggetta la madre poco tempo prima,ma questi casi li crede l'al'issimi,non avendo potuto rintracciar.e cl1e sei di tali descrizioni, in cui non fosse alcun dubbio sulla esattezza della diagnosi. La durata del periodo di incubazione secondo i dati rifel'ili da Panum, Gregory, Meryr, Dumas, Kuwher, Spiess, si calcola a 10 giorni. · S~:~lla sintomatologia del morbillo si diftondelnngamente, fel'mandosi in modo pal'ticolare sulraum,ento di temperatura. Là eruzione succedendo·nei casi più lievi a principio, in quelli più intensi solo alla seconda metà del quarto giorno di febbre, nel primo caso la temperatura dc~l n."iattino di tale giornata, d'ordinario è più. alta che nel secondo, poichè è l'eruzione quella che in tale stadio a pre(erenza influisce S)ll decorso
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RIVISTA
della temperl:l.tura. Se)a pril:na notevole elevazione di tempera~ tura incontrasi nelle ore del mattino, in tal caso or·dinariamente il calore cresce ancorQ. di più a sera e nel mattino seguente vedesi una remmenza modica, lieve o anche straoJ'd.inaria; e poi alla·sera di tal giorno, che è il quinto della malattia, contasi la temperatura massima. Che se l'esantema comincia .ad aumentare solo alla sera del quarto giorno, allor•a al maLt.in·o seguente succede d'ordinario una remittenza ·lieve ocl anche nulla e poi ]e cose procedono come nel primo caso, di guisa che alla ser·a .clel 6' giorno s i ha l'elevazione massima. Alle volte al contrario in due giorni consecutivi si mo~Lrano regolari remittenze eli maggior riliev'o, e la temperatura n1,assima viene raggiunta solamente nella seconda esacer))azione. AUre volte però il massimo non ò raggiunto eli sera, ma nl mattino seguente, quindi solo nel s esto giorno, anche quando la eruzione abbia cominciato più presto. Gosl vanno le cose quando nei casi di morbillo a decorso norma~issimo, il massimo della ePuzione e deUa temperatura insieme coincidono. In qualche altro caso di morbillo puee noi.'male, il massimo della temperatura può raggiungersi un po; più per tempo, piuttosto verso l'epoca in cui comincia la eruzione, sebbene non precisamente al suo principio, quindi al massimo dell'esantema può essersi pervenuti solo in mezzo ad una moderata ~emperatura, fatto che sovente accenna allo insogere di una complicanza. - Quanto a noi ci facciamo lecito di dubitare della importanza pratica di queste regole desunte dalla temper·atura. Parla ancora delle forme anor'mali del morbillo che distingue in benigne e maligne> riponendo fra· le forme benigne più importanti di moebillo anormalE'- il 71tOI'bi llo senza ccdat•ro e il · mo1'billo senza esantema. Passa dn poi alle complicanze del morbillo dal lato della cule e dal lato delle mucose, fei'mandosi specialmente sullà bronco-polmonite che è fra tutte le complicanze la più pel'icolosa; cìta anche fra queste la tubercolosi miliare acuta dei polmoni edellememingi e la difter·Ue. Le successioni morbose del morbillo distingue in quelle che s orgono in conseguenza del processo morbilloso e quindi restano come malattie indipendenti, od in quelle che si man':ifestano dopo il morbillo s~nza essere determinate immediatamente da una sua complicanza. Fl'a queste complicanze annovera le dermatiti croniche, le éruzioni pnstulose, la cancrena cutànea, la furuncolosi, gli ascessi, le ottalmie ceoniche, l'ozena, la par·alisi deH'accomodaziollé, le affezioni CI'O,niche dell'udito) e fra queste principalmente l'otòrrea, che noi pure avemmo oc-
BIBLIOGRAFICA
20!}
casione di osservare frequentemente dopo il morbillo in una epidemia di due anni or sono. Sono pure citati comè conseguenze del morJJlllo, senza di!'e del catarr~ Cl'Onic_o _della m~ cosa dell'apparato respir atorio, gli accessi asmatiCI, la perJcardite, i vizi del cuore, le affezioni parolidee, le infiammazioni croniche del pcwiostio e delle arìicolàzioni, la carie, ecc., ecc. Finalmente fa cenno del mot·billo secondario che dice...influire variamente sui primitivi disturbi secondochè appal'tengono o no alle complicanze del morbillo, agendo sfavorevolmente nel primo caso, ed esercitando nel secondo una benefica
influenza. Sulla terapia del morbillo e delle sue complicanze non troviamo cosa meritevole di speciale considerazione. CousicU~•·ations stu• le lraite meul cles flslule ll v é sico-
vnginales uve c la détnonstraliota de que~ques IH~tr• vetutx inst:raunents fJ()U:r l es t»JJét•e·•• . - D1scours pro-
noncé uu Congrès des sciences médicales de Bruxelles par le doct. AilfABILE, Président d'honneur de la troisìème se elion du congt'ès, ex-professem' d'anatomie patologique à l'université royale de Naples.
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Abbiamo ricevuto in dono dall'egregio nostro collega professore Amabile di Napoli una copia del suddetto discorso che venne recentemente stampato negli annali della Società di Medicina di Gand. Mentre annunziamo ai lettori del Gio1•nale di Medicina militare questa intet•essante pubblicazione, ci sia concesso di ringraziare innanzi tratto l'insigne autore dell'atto cortese ch'egli volle compiere a nostro riguardo e della buona memoria ch'egli serba di noi. Pagato questo debito di gratitudine, procureremo aDa meglio di dare un eapido sunto dJ quel discorso che vet'sa sulla cura delle fistole vescico-vaginali, tema, al quale il prof. Amabile ha consacr·ato lunghi e pazienti studi e cho illusfrò con minute ed erudite ricerche e coll'intl'oduzione nella pratica operativa di vari inP.egnosi e ben adatti sLeurnenli di s ua invenzione. Dopo d aver esordito coll'accennare che la cura delle fistole vescico-vagintlli mediante la cruentazione de' margini e la sutura, sebbene abbia dato ai nostr-i giorni magnifici risultati e sia stata pr econizzata altamente, non divenne d'uso volgare · e costituì per così dire una svecialità di pochi oper atori, il Pl'Of. AmAllile deploeando un tar fatto, dice importar assaissimo che la cura delle fistole per quanto è possinile di venti accessibile a tutti i pratici e che essa possa in traprendees i dovunque e massime nella pratica rurale, in cui s'incontrano più di frequente casi di fistola vescico-vaginale; e rammenta comG sifiatto metodo curativo sia stato studiato e vo.lorosamente so-
RIVISTA 210 slenulo da eminenti chirurghi belgi, quali sono i professopi Deroubaix e SouparL eu i signori De n effe, V an Wetter e Bouqué. Prende quind• a<.l esaminare i tt·e metodi mercè i quali si ottiene r oblitera.zione diretta delle fistole vcsciC'o-vaginali cioè: 'l' quello che ha per oggetto l a riparazione immediata pl'imitiva che si raggiunge mt>..diunt.e l'avvivamento cruento e la sutura: 2• il metodo avente per iscopo la t'iparazione imm ed iata secondar·ia elle si oUiene speriulmente coll' avvivo.me~to gt•anuloso e cogli sLt'umcn li unitivi; 3" il metodo tendente au una t•iparazione alfatto secondaria o graduai', a cui si arriva provocand.o l'avvivamento granuloso, massime col mezzo de'causlici ed abbandonando la riunione a lle sole fot'ze della natura, alla r·etl'azione della stt·atilìcaz.one granulosa: e dicbiura che ai suoi occhi nessuno di quei ~re me lodi d~v'es sere escluso a benefizio degli altr·i due; perché tuLti pos~ono essere egualmente profìttevoli nella cura delle fistole vescicovaginali. 1::>adando poi de'singoli metodi nola come quello elle mira alla riparazione secondar·ia o graduale col mezzo dei caustici nacque in Italia sul principio del ,·olgente secùlo, e lo si deve a Monteggia, contrariamen te a quanto ne sCJ·isse Freuncl che l'attribuisce a .Mercatus e a de Marchellis; si diffuse in Feancia etl in Ge1·mauia, ove Pb be a campioni fra molti di mi ·m in or fama Du puyt!'en, Del p P eh, Dietl'enbach e Cheli us; ma andò in disuso, grazie a l progresso di nuovi metodi. L'Italia però lo rrmntenn~ in onore iucoraggiala dai pt·osperi successi del R izzoli cl i Bologna <;h e no n accOPdò il ritto di cittadinanza .alle importaziorÌi atner·icane; e r ecentetnente la s cuola di G«nd lo pt'ese sotto il suo patr•ocinio ed il dotLore Bouqué raccolse un gran numero di fatti che stanno a pro vare l'eccellenza di s iffatto meiodo, ed egli s Lesso U' auto t'e) pubblicò l'anno scorso a Napoli i r·isultati delle sue r 1c erche intorno alle mi 11:liori indicazioni ed ai miglio t'i precetti per l'esecuzione di quello stesso molodo , uppoggiato ad alcuni alLI'i esiti favo1·evoli da lui conseguiti. Sotto foecna di voli il sig. Amabile, stabilisce delle regole che rivelano il suo spirito d'osseevazionG e la sua estesa e feconda esperienza, o che vo1·rebbero esser·e seriamente medilata e messe in pratica da Lutti i chirurghi. Alcune di quelle r-egole parr·anno ozio>~e o s uperflue a molti, paJ'ticolaL·menle la primtl che inculca di curare le fistole che si stanno fO I'mando J per n on aver più tardi a sottopot't'e l'ammalata ad un'opel'aziotle grave difficile e d'esito i11certo. È sicm·o che quel(a regola è tutl'altro che nuova, poiché la . troviamo inlie1·a nel famoso distico d'Ovidio .
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Pl'incipiis obsta; se1·o medi-cln.a pcu·atrw
Quum ma la pet• longas invaluet·e mot·as.
Ma dal momento che, ad onta de ll'anLichiLà e dell'aggiustatezza del s uri·il'erito dettalo s i tralascia di combattere J mali al loro primo appa1·ireJ il richiamar su di esso l'attenzione dei m edici non può dirsi opera inutile. Certe verità non sono mai ripetute abbastanza.
B1BLIOGRAFICA
Passa poscia il nostro autore a tra t6are del secoi1Clo metodo adppèrato p~r la~prima volta in Ft•ancia neL1825da LaUemand e cita gli stri.unenti vari Q i vari caustici a cui d'çlllora m p01 striMrsepet: conseguire l'a-yvi:rl;lmento g}'a~ul<?so . .D~P.o ~'aver fatt? a<?conciam~hte avvert.Jre J "\'anta.g:g_l e .t ~li~elti c~e1 d.Iversi ordwru proposb1 per tenere a contatto J margrn1 ravvrvati delle fi~tolè dai cb.iru.rf?hi este1•i e d~gl'Halìap.i Marz0lo e T al.linucci, s1 fa.a clescnvere quello da lUl unmagmato e dà le ragwm per cui lo foggiò à 1·astello od a pettine è spiega minutamente e con mirahHé ehiarezza il modo di servirsene. . Mancandoci,il temp·o per segu.il'lo in, tutti i particolari in cui eg1i stimo opportuno di entrl;l.re, nell'interesse della tesi che p,reSé a difend~Pre ir:r questa \>ec.onda pat'te del suo discorso7 passeremo ad esaminare con lui il metodo della ripar'azione immediata primitiva. _ Questo metodo ant~chissimo proposto e fol'se applicato in Olanda da V an Roounuysen nel 1663, ado})erato in seguito da Voètter e tla Fatio fu al)handonato a eag i01ie della difficoltà estr~ma d'esecuzione che ·preseqtava. Jobert da Lamballe in Francia restò solo fea i cliir.ur~i del nostro secolo à pr.opugnado, ed t}bbe allie,vo e seguaM il tedesco Simon; ma i veri propagatori del meto·do furono Bozeman e Sims venuti apposta aall'America in Europa per insegnare ai medici del vecchio mondo i loro processi operativi. L'Italia che nella primE~ met·à di qu-esto secolo avea provato, rnercè l'opera di Malagodi e di l~abbt•i come fosse possibile la guai'igion€' della fis tola median~e la sutura,, sperunentò. poi. es~ll;p_urei prqcessi ame:-icani co!)le ne fanno i(;>.dl:lle pubblicaziOm d1 Peruzz1, Ma:zzom, BetLini, Marzo!<.)~ CaretLi, Bezzi, Corracli; ecc. , Esponéndo iE s~o parere l'autore dichiara che l'avvivamento cruento seguito dalla fi utura è il metodo più efficace e che deve ispi).·are la 'inaggioe fiducia, ma crede che ìn millé circoslanze a l~ri metod'i piìÌ semplici e meno pericolosi hanno altre LI anta efficacia, e rileritano per: consegùenza d'essere accolti e studiati, tanto pi~1 che la sutura cntenta non aeriva a generaliz zarsi. Ecl aggiunge che fra tutlt i migl:ioramentì che si possOilO produrre in quell'operaziOne il più importante sarebbe quello che corrtlurl'ebbe con•ùiaggior certezza e facilità alla scoperta della ?stola, che è. C[l\anto dire, jl per-fezionamento dello specuLum.
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Fa quindi conoscere diversespeéiecli speculwn, cominciando da quello di Sims per finire con q nello di Coreadi, e a tutti trova dei çtifetti, i quali gli ror r:iscono la spiegazione del poco suenesso che ottermel;'O. Descrive poi lo speculwn ch'egli appositamente invent.ava e ne dimo!>tra l'utilità pratic_a . Lo stesso fa 1'iguardo a un certo èlncino e al depressore del fondo della va·gina pure di SLtt\ iuven!lione. · Chiude poi il suo dis~orsb esprimendo il desiderio che si cessi dal Cù~1sìderare ilmett:?dO'della ripaeazioneimmediat.a primitiva come 1bnetodd esclusivo: che lo si applichi da bel principio nei cçsi clifficili, ma nelle circostanze ordinarie non vi si ricoera ch.(j..c,ìopQ d'avere invano spep~tnèntato ·glialtri metodi più sem'(l:llc1, ~che nel metlel'lo in pratica sj faccia Uso di speculum
... 212 RIVISTA BlBLIOGRAFICA che possano dare maggiore facili tà, precisione ed esattezza ai vari atti operativi. Siccome non abbiamo la preteso. di aver dato con questo cenno ·un',idea gius ta del merito intrinseco delle considet·azioni dell'esimio pt' Ofessore Amabile, invitiamo gli amanti ùell'arle chirurgica a leggerne per intero il cliscot'so, persuasi a p rior·i che ne rimat'ranno pienamente soddisfalli ed unira nno i loro ai nostri applausi. M. • lflamtna e banal1ino. -
Annotazioni della madre sulla salute de'suoi bambini, del dott. Felice DELL' A cQuA . - Milano, Tipo~rafìa editrice lombarda, 1876.- (Li bro in qua1·to eli cù•ca tuO pagine).
Alla fortuna di questo libro non reputiamo necessario augurare alko se non che esso cada per pochi istanti sotto lo s~uardo di quelle cui f'u dall'autore dedicalo «alle madri italwne ~. L'idea dellibro1 lo dice l'autore, fu toUa dall'opera del Fonssagl'ives, tanto d!ll'usa in Francia c !.e ròle cles mères dans les malaclies des enfants » e lo scopo è quello di far e della madre la redattrico degli Annali dellet salate di ciascuno de'suoi figli . L'egre~ io do Lt. F . DEt. L' Ac QtJA ha dato al suo In voro lJ na fol'ma semplice e molto pratica. Pct•chè approdi al fl ne cu i è des tinato, esso non può conlidare che nelfa diligenza delle madri: ma s iccome ques ta è legaLa intimamente al più alto sentimento matot•no, all'affetto, così è a credersi che il nuovo libro si diffonderà rapidamente ed entrerà in prima linea fr a i mezzi più proficui della educazione fisico-morale delle famiglie .
U D irot.Loro P. E . MANAYR A colonnello medico, membro del Comitato di sanità milita1·e.
U R e d a t.t.ore D' F'EDEfi iCO Tc;>SJ Capita.no medico.
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N u·nm FEDERicò, Get·ente.
MEMORIE
ORJ;GINALI
LA
FEBBRE DA !HASMA A PALERMO R
L'AMMINISTRAZIONE DEL VINO CHINATO ALLE TRUPPE DI QUEL PRESIDIO
PARTE PRIMA
I. Un fatto che non può essere trascorso inosservato ad alcuno. anche profano alle mediche discipline, si è il rapido incremento verifica tosi in questi ultimi anni negli studi diretti a prevenire lo sviluppo delle malattie. L'igiene e la profilassi in breve volger di tempo realizzur:ono pl'ogre~si così segnala.ti da chiamare a sè l'attenzione universale. n vigoroso impulso impartito a sifl'atti studi lascerebbe a tutta prima supporre che le nostre idee sulla natura degli agenti morbigeni fossero ad un tratto addivenute nelle e limpide per quanto per l'addietro erano indeterminate ed oscure. Ed invero, partendo dal principio che ad impedire la manifestazione d'11n effetto, fa d'uopo anzitutto conoscere e quindi sopprimere la causa che lo determina, ne discende che il maggiore sviluppo della igiene Gtor-ttale di meatc~na milftare :
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214 LA FEBBRE O.\ MIASM.\ A PALER~{O o della profilassi dovt·ebbe sempre conservare un le game slreuamente proporzionale col pt·ogressivo allargarsi delle nostre conoscenze sull'etiogenesi delle specie patologiche. Di sgraziatamente però, dai tempi del ~l ot·ga.gni ad oggi, il denso velo che ricuopt·c questa b!'fl[)Ca importantissima della patologia si é di ben poco diradalo; e malgrado gli immensi progressi della fisira, della chimica, della fisiologia e dell'o natomia patologica, il cammino che abbiamo percorso per questa via, irta di triboli, è appena appena perceuibile. Chi sa dit·mi infatti in che consista il virus del vaiuolo, del tifo, del cholera, della sifilide~ Chi sa ùit•mi, senza dar campo franco alle ipotesi, in che modo questi veleni si producono, in qual modo si propagano? ~è sono le sole malattie ù~(ettive che, dal lato etiologico, <Jssurnano per noi le apparenze d'inesplicabile enigma. Un concello esallo delle cagioni morbigene, sufficienti per sè sole ad ingenerare direttctmente una data malnttin, noi non lo possediamo che per un piccolo gruppo di queste. Le cagioni meccaniche, i pa-; rassiti, i Yeleni rappresentano fatti causali diretti di malattia; ma all'i nfuori di q ucsti, fa d'uopo pur troppo confessare che si va assolutarnc!He bt'ancolando nella più filla oscurità. Noi vediamo infatti cotne agenti morbiferi dil·ersissimi per natura ed intensità si facciano talvoiLa produttori di a!l'czioni della medesima indole e forma; mentre per converso, potenze morbose identiche si rendono capaci di determinare le più svariate affezioni. L'o:;senazione clinica ha rimarcato a mo' d'esempio, che la. stessa nevralgia può essere tanto conseguenza di stim oli meccanici che operano dil'ettamente sul tronco nerYoso, quanto d'un'infreddatura, di un avvelenamento operato da un Yelcno metallico o dal miasma palustre; cosi dall'allra parte la mede-
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E L' AM:\11NISTRAZ10NE DEL Vlt'iO CHL~ATO, ECG.
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sima impressione di freddo sulla cute può cagionar e, direi quasi indifferentemente, tanto una polmonite, com e una d iarrèa, un r eumatismo, un tetano! Tutto ciò dimostro. che, in generale, gli stati morbosi non h an no -con le cause che li originano un'attinenza imm ediata, ma si formano, come sapientemen le nota il Bufalini (4), per l'intermedio di una specie di azioni occulte, la cui esalta concatenazione non ci è dato osser vare nè at·gomentare con induzi one alcuna. Dal momento in cui la potenza sconcertatri ce ha prodotlo il suo eU'etto i mmediato, fino a quello in cui si stabilisce nell'organismo un'alterazione materiale; dal momento, ad esempio, in cui l'impressione del fteddo corruga i tessuti, fino a quello in cui si sviluppa una flogosi, intet·corre un periodo d'incubazione, un periodo inte ml ediario fra la salute e la malattia, che non ci troviamo, ne ci troveremo forse mai in grado di penetrare, perché alle nostre investigazioni sfugge completamente la successione delle azioni che si van no svolgendo nell'organismo colpito, come pure ci sfuggono le r eei pro che influenze dei val'l organ i e tessuti fra loro. Dal punto di -vista pratico pet·ò noi possiamo inoltt·arci con su fficiente s icurezza nelle indagin i sulla gen esi dei morbi . Il complesso infatti delle condizioni solto cui moltissime malattie sogliano determinarsi, di rado ci sfugge; ed in Lesi generale può nsserirsi che si eo..nosce ctò che J70ssibilmcnte è suscetlibi le di richiamar malattia, e ciò che deve farsi per evi tarla. In g razia delle nozioni abbastanza esatte che attualmente abbiamo sulla natura degli agenti esteriori, sulla struttura degli organi e sul gioco delle fumi oni , l'azione dei modificatori esterni è apprezzata con sufficiente (1) DUFALlNl . -
Patologia Ctn4~1ca.
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LA FEBBRE DA MIASMA A PALEUMO
precisione, del pari che il genere delle deviazioni patologiche cui essa può dar luogo (1).
H. Pur tuttavia ciò che fece convergere l'attenzione e gli studì dei medici su quanto ha relazione coll'igiene e la pi"ofilassi dei morbi, non furon tanto le maggiori conoscenze fisico-chimiche e fisico-patologiche da essigradualmente acquistate, quanto la loro impotenza di fronte alla malattia dichiar-ata, e l'assoluta insufficienza dei mezzi loro offerli dalla natura e dall'arte per debellarla. Le amare disillusioni che ad ogni piè sospinto attendono il peatico nell'esercizi o spinoso de Ila sua arte, dovevano inevitabilmente indmlo a cambiar di rotaia, e ·renderlo accorto che là ove l'arte è impotente a guarire, riesce sovente a preservare. Se ci fanno difetto i mezzi a tli a ridonar salute agli organismi infermi, concentri a mo la nostra attenzione suiJe cause che preparano e deter:m inano le malallie, studiamo le circostanze che precedono ed accompagnano la loro evoluzione, seguiamo !•uomo in Lulte le contingenze della sua vita, dalla culla alla tomba, e forse troveremo il segreto di renderei davvero benemeriti dell'umanitù. Fu già un tempo in cui il medico viveva ìn un'atmosfera tutta sua parLi colare, parlava e scriveva una lingua a pochissimi intelligibile, e, sempre ravvolto nelle pieghe della sua toga, faceva consistere tutto il segreto della sua forza nel mistero di cui si cil·condava. Egli costituiva una casta privilegiata che aveva il monopolio della vostra salute, come il prete aveva quello di assicurarvi la vostra porzione. di pai'adiso; (l} Un LE e V AONER. - P11·lOIO{lia (lener·ale.
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24 7 l'ignoranza e la superstizione assegnavano ad entrambi una posizione indiscutibiLe ed irresponsabile, avanti alla quale il volgo, senz,a distinzione dj ceto, era uso piegar le ginocchia. Oggi .fortunatamente la fiaccola della civiltà, la maturità dei tempi han fatto giustizia di questo feticismo mezzo selvaggio. Il senso morale delle masse, l'istruzione alla portata di tutti vietano assolutamente che sullo scorcio del secolo decimonono si viva di rendita sulla buona fede altrui, e che la veste nera del prete ed jl latino del medico servano più oltre di velo all'ignoranza ed all'ignavia. Ed il medico ha compreso la missione che la civiltà odierna gli assegna. Egli ha compreso che lo studio sui libri, sul tavolo anatomico ed alletto dell'infermo non è più sufficiente all'esercizio coscienz~oso del suo ministero: a voler penetrare l'artificio di una macchina <:osi complicata qual è l'organismo umano, a rendersi ragione del modo con cui la sua funzionalità viene aherata, è indispensabile sorprendcl'la al lavoro e seguirla nelle sue incessanti evoluzjoni. Egli è perciò che allo studio dell'uomo malato fa precedere l'analisi dell'uomo sano, nei suoi costumi, nelle sue abitudini, nelle sue occupazioni, nel suo modo di sostentarsi, nelle passioni che lo agitano, nell'ambiente che lo circonda, nella lotta continua infine che deve combatter per l'esistenza. Lasciata la quie te e l'isolamento del suo gabinetto, lo si ritrova da pe r tutto ove siavi una sofferenza da lenire, un'esislenza da preservare. Infa ti cabile pioniere del progresso e della çiviltà, veglia al municipio affinchè vengano attuati i miglio1·arnenti nelle condizioni generali di salubrità, che l'igiene odierna addita; al pubblico mercato analizza e sorveglia l'annona ; segue l'operaio nelle officine, accompagna il minatore nelle cave del carbon fossile, dello zolfo; del mercurio; penetra col palombaro in fondo E L,AMMINISTRAZIONE DEL VINO CHINATO, ECC.
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all'oceano; e mentre indaga e sviscera le cause generatrici di malallia, mette a contributo tullc le risorse della sua intelligenza e delle sue cognizioni per pre>'enirne i dannosi effetti, o per lo meno pet· attenuarne la portata e le conseguenze. Dall'olimpo di Esculapio Ja scienza medica, jn quésto secolo di socialismo uniYersale, ha dovuto discendere per umanizzarsi; in questo secolo in cui lulto si rinnova e si livella, anch'essa ha dovuto democratizzarsi. L'umanità si è ella avva.rrtaggiata di questa metamorfosi? Risponda la logica str-ingente delle cifre. È un fatto irretragubile che la media della vita umana: n aumentando progressivamente. Dai calcoli di Odier e Mallet si ril eva che la durata probabile della vita dei neonati a Londra, in ~00 anni, si è aumentata da & a 26 anni: in Berlino da 23 a 28. Nel secolo decimosesto, la durata probabile della vita a 20 anni, era solamente di 22; in questo ser.olo lo è di 40 . l\Ia quel cbe più monta è che la vHa media degli nntichi Romani, che si è potuto tilevare dalla legge Falcidia, era di qualche anno inferiore alla media attuale. Ne disr;ende cbe malgrado la mollezza dei costumi, portato inevilv.bilc dell'odierno. civiltà, rnalgrado l'enorme diffusione di alcune malattie costituzionali, conseguenza dei facilitati contatti, la cimata della vita è maggiore che ai tempi del dominio della forza bruta, in cui scopo precip uo degli o1·dinamenti sociali era il trionfo della forza materiale, ed il valore di un uomo era, direi quasi, in ragione diretta del suo sviluppo muscolare. In mezzo a questo vertiginoso steeple-chase di sfl'enate cupidigie, d' insazi~l.bi[i passioni e di sempre rinascenti bjsogni che agita oggli la razza umana, si vive di più; e si vive di più precisamente perchè, le preziose conquiste, realizzate in questo secolo dalle scienze naturali, avendo allargato le nostre conoscenze sulle cause capaci
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di turbar l'ingranaggio delle funzioni della vila, a pooo a poco coll'evidenza dei fatti, coi consigli della scienza e con la forza della legge ci permisero di riedificare il tempio diroccato d'Igea, c ristabilir nelle masse il culto della benefica Dh'a.
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Una delle rnalauie su cui l'igiene trovasi in grado di ripo•·tnre i più segnalati trionfi, è senza alcun dubbio la febbre da miasma palustre. Le cagioni però dello sviluppo di questo veleno, più che un problema di esclusiva perti nenza medica, stanno a rappresentare 1,m problema eminentemen te sociale. Il Simoool di Parigi riassumeva mollo felicemente l'importanza suprema del quesito con queste poche parole « doYunque esiste il miasma palustl'e, l'uomo ha davanti a sé l'inevitabile dilemma o distntgger le paludi o esser distrutto da esse ». Ma distt·uggere le paludi se è facile a dirsi, è altrettanto arduo ad attuarsi dappoichè nessuno ignora che la quarta parte circa del suolo su cui accampiamo, è infestata da questa lebb !'a. In ogni modo l'igienista in questa bisogna aHebbe un campo d'azione piuttosto limitato; esso potrebbe solamente concorrervi con lo studiare le condizioni del suolo e dol sottosnolo, e col bilanciare i vantaggi ofièrti dai vari metodi di bonificazione, dal drenaggio, dalla colmatura, dalla separazione delle acque dolci dalle salse, dalla trasformazione delle paludi in campi di coltura, oppure io boschi o in piuntagioni di Eu-
calyptus. Considerando però che, nelle strettezze finanzi arie in cui versano attualmente governi e governati, è ben poco nei limiti del verosimile che si possano adottare
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LA FEBBRE DA ftliASnlA A l'ALERMO
queste misure veramente radicali di polizia sanitaria, è nostro dover e, non potendo impedire lo sviluppo dei miasmi nel loro focolaio, occuparci seriamente dei meq;zi efficaci ad attenuar ne, almeno, le deleterie infl uenze sull'umano organismo. Souo questo punto di vista la medicina, facendo suo pro' delle osservazioni e delle esperienze da secoli accumulate, ha già apprestato il materiale necessario a combattere, con qualche probabilità di successo, il ne mico nelle sue posizioni. Le nozioni che possediamo su l modo di pr·opagarsi del veleno palustre, sulle condizioni che ne favoriscono o ne arrestano lo sviluppo, sono tante e di tale entità che, quando anche s'igno1·asse affatto lu natura intima del miasma, potrebbero per sè sole suggeri1·e lè norme oppormne, n9n dirò a r enderlo affatto inoffensivo, ma a !imitarne iBdubitatamente l'azione. Fortunatamente però, nello stato altuale della scienza, si conosce puranco cosa sia ed in che consista questa sfinge, questo vampiro delle paludi che si chiama miasmn.. Gli studi spel'imentali di Pasteur, Salisbury Poni, Selmi e BaJeslra, <,tllo scopo d'isolare la sostanza altÌ\'a delle esalazioni paludose, vengono in buon punto a spargére larghi spr·azzi· di luce su questo pa.L'ticolare t.anto controverso di etiologia. Rimarchevoli sono più specialmente le ricerche istituite dal Balestra sull'at·ia e sulle acque di Ostia e delle Paludi P onLine. Sono tanto importanti e nello stesso tempo così poco nole le conclusioni a cui è pervenuto qpesto distinto medico di Roma, che non posso resistere alla tentazione di accennarle per sommi capi; le riassumo dalla brillante Relazione dello Schivardi sulla seconda sessione del congresso medico internazionale in Firenze. Le acque di queste paludi; esaminate al micr·oscopio, ollre al mostrare una quanti tà straordinaria d' infusori di varie specie, presentano costantemente
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ed in numero p1·oporzionato al g1·ado dt. loro ptttre{azione un microfito granulato che appartiene alla specie delle alghe e che ha una certa somiglianza col cactus pe1·uvianus. Esso nuota alla superficie delle acque, ove prende l'aspetto di goccie d'olio, è iridescente se giovine, ed è sempre mescolato ad una enot·me quantità di piccole spore, sporangi e vescicole di forma assai caratteristica. Questa alga esposta all'aria ed ai raggi del sole, in presenza di corpi vegetali in decomposizione, vegeta assai bene, svolgendo piccole bolle gazose; quando però ha raggiunto il massimo suo S\'iluppo, cade in fondo all'acqua, ed in pochi gio1·ni si altera; le spore all'incontro si conservano per lungo tempo e si mostrano anzi più distinte. Trattata una certa. quantità. di acqua palustre, corrotta dall'alga, con poche goccie di una soluzione neutra di solfato di chini~a ed anche di solfito di soda, essa per·de H suo catlivo odor·e , non presenta più alcuna nuova vegetazione di alghe, le spore e gli sporangi che contiene si fanno sollili e trasparenti, i suoi infusorii si atrofizzano e muoiono in poche ore. La piccola alga non vegeta che dopo vari giorni , se l'acqua d~l padule, benchè piena di spore, è chiara e senza vegetali. Ma se si aggiungono delle foglie schiacciate di piante, la si vede allora nascere ed ingrandire con una rapidità sorprendente. Invece, se si conserva l'acqua delle paludi entro cantine alla lem· peratura di 8° C, ogni produzione di alghe è sospesa o ritardata per alcuni giorni. Condensando l'aria atmosferica delle paludi su palloni di vetro ripieni di ghiaccio, il Balestra trovò che essa contiene una quantità sorprendente di spore c di sporangi, riconoscibili assai bene alle loro forme speciali e caratteristiche: questo fatto sta a dimostrare
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L,\ FEBBRE DA ìiHAS~lA A PALERMO
la considerevole volalilità di queste spore, proprietà che sembra Lutt'afiatto a loro particolare. Nell'aria della città di Roma ha trovato le medesime spore, più numerose però alla fine di agosto e nei giorni successivi a quelli in cui piovve. Facendo reagire il' solfato di chinina o il solfito di soda su questa rugiada artificiale, le spore subivano costantemente un notevole cambiamento nella loro struuura. Le acque impaludate, estese c ,poco elevate sul suolo coperto di piante in vegetazione , sul principiar dell'estate si corrompono. Allora le spore vegetano e la piccola alga s' ingrandisce, e quando è giunta ad una ce1·ta dimensione, si distacca e cade in fondo all'acqua, mentre nello stesso tempo, alla superficie di essa, la nuova alga ingrandisce e poi c{lde del pari sul fonòo, dove s i raccoglie in abbondanza. Col calore della sta-
giono le acque evapomndosi e ritirandosi , lasciano allo scopet·to una melma piena di organismi animali e vegetali, e segnatamente eli questa piccola alga commista a moltissime spore. Queste , non essendo più trattenute in fondo dell'acqua, volatilizzano, vengono a mescersi all'atmosfera ed ingenerano così la m,alan·a. Aumentando il calore, questo limo si distacca completamente, e forma una specie di crosta assai dma, che rinchiude le spore e l'alga; ed all ora l'endemia clelle febbri palustri diminuisce di intensità o si sospende completamente. Ma non appena le nuove pioggie avran ramn;101lito questa lat·ga superficie disseccata, la decomposizione delle sostanze organiche ricomincia; la piccola alga vegeta di nuovo ed innumerevoli spore umide e gonfie si distaccano ed avvelenano l'aria. Nell'inverno l'endemia non si sospende tanto a causa del freddo che rjtarda la decomposizione delle sostanze organiche ed impedisce ogni vegetazione òell' alga,
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IT E 1} AmHNISTih\ZIONE 1YIDIJ' VINO CIHN,A.TO, ECG.
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quarito fJe't le ah~on..danli pioggie ene ~uop~ono· i depositi delle -vecehie alghe e rlellé' s·por,e· ('1).
IV. l~ q;nesta fino ad ora l'nltima pa roJa della sctenza
pe'' r-apporto al miasma palustrè; e sulla scùrta di essa ci sarà: da[o renderei agevolmente ragionè e giod,icare scientifieam.e nte della rettitudine e saviezza di una q,uantità di misur.e igieniche adottate da tempo immemora-bile aontro il miasma dallo em,p~rismo ~ dall' osser·~ vaz-ione giornali.era del popoli. Jritel'rogate -il più zotic9 villano, ab-itante di un paese intestato dalla mùlaria, e vedrete che egli snprà dirvi per filo e per segno qU.ali sono le località che si debbono evi.tare , i: venti · a cui nòn bisogna esporsi ) le ore d~l giorno in cui si corre più pericolo di contrat:re Ja: malattia, le preaauzioni personali che necessita ad0ttare, e via dicendo. In una parola egli 'Vi r.eciterà a:. bràccio sciolto tutta una serie di norme. e di misure igi.e n[che che nessun medi.co, ma solo la tradiziÒQe ,e l'esperienza per-s onale gli avranno sugge-rito. l\'Iolto dì ve-co iroverete nelle sue patole' ma tr·overete anche dell'esagerato e d~ll'erroneo. Per lo che era indispensabile che la scienza intervenisse, onde esercitare un esame rigoroso su i tisultati dell'osservazione grosso· lan.a delle masse e · segnar quindi i giusti confini ove l'osservazione empirica si fonde col pregiudi2io e coll'en:ore. Eeeovi dunque , per s:umma capita , le nor:me che un'esper ienza cento volte secolare prescrisse contro il miasma palustre, e .che 'r induzione scientifica a sua . (l) SCRIVntJJt- R~lazion-e sulla· seconda ses.sione del congresso medico tntern.axiona,l~ à.i Flrcm-te. ,
22~
L.'\, FEBBRE DA MLAS~fA A PALERMO
.
volta sceverò dai falsi apprezzamenti dell'ignoranza e. dalle iperboli del pregiudizio e d ella superstizione. Scegliere per abitazione luoghi elevati ed asciutti, e durante la notte tener chiuse ermeticamente le finestre delle camere. da letto. Portar sempre sulla pelle camiciuole e mutande di flanella , e verso l' imbrun ire indossare degli abiti pesanti. Evitare le oscillazioni troppo vivaci di temperatura, poiché gli sconcerti della traspirazione rendono più atti i vasi linfatici all'assorbimento dei miasmi; a questo proposito giova ricordare che l'Assali ni consigliava di spalmar con dell'olio la superficie del corpo , allo scopo di chiudere le boccucce degli inalanti cutanei. Non esporsi all' azione dei raggi cocenti del sole , come pure all'aria· umida della notte; evitare ogni raffreddamento e specialmente non dormir' giammai all'aria aperta . Costretti a. passar la notte allo scoperto in lo calità infette, usar l' avvertenza di tenere accesi dei grandi fuochi, ed adagiarsi nelle vicinanze di essi. In questo caso è buon precetto anche lo astenersi dall'inghiottir la saliva, giacchè le spore che inquinano l'atmosfera, penetrano con questa nella bocca e rimangono sospese nel liquido salivare . Guardarsi con somma cura dei disordini dietetici , dai violenti esercizi corpora lCd ai bagni all'aria aperta dopo il tram onto. Fare uso di un'alimentazione sostanziosa, di vino e di cafl'é àlln. sera ; rinunziare al latte, al!e fru tta ed all'abitudine della cena. Non adoperare per bevanda dell'acqua paludosa, almeno se non filtrata o meglio ancora bollita. Finalmente {ed è questa la prescrizione la più importante perché riassume quasi tutte le suaccennate) ,
E L' AM~I'IN.lS'I!iiÀZIONE DEL :V:lNO CHIN'A:TO, ECG.
2·.25 adotLa:re sGlrup·o~os-amente il metod"O dl vit~ propri_o degl.i indigeni.
v. La giusta appropriazione dei s"uddescr'i t'i modifi<catori igienici .o·fflze già una qualche garan:zia di succe.sso. - 1\Ia ciò non è. tuftò. - - Da qua.iche tempo si è cercato di attàecare la febbre· palustre in potenza (mi si passi la frase) mediante l'uso interno di alcune so_staDze medicinali, fta cui particolarmente 1a: china el/ i sotfiti di magnesia e soda. L'amministrazione dei solfi.ti , a scopo · profilattico , veone prop9sta già da vari anni dal n0stro operosissimo Po'Ili. r pechi me·dici ita-liani ché li hanno sperimentati asstcurano di averne ritratto aei vantaggi positivi; alcuni anzi {e fra questi un nostro antjco collega, il Rbnza:niì Cl) li preferiscono ai preparati <ii é'hrna non solamente -p-er la loro maggiore efficacia, ma anche per il loro ba.ssissimo prezzo, e perchè, non essendo' tossici , possono essere usati per fungo· tempo senza elìe laScino Teliquati medicinali ·nell'organismo. Forse col tempo le ragioni che accampano i pal,adini dei solfiti potranno. farsi largo e. guadagnar terre no. In fino .ad ora per~ la gran maggioranza di coloro che ìnteu9ono a:l tra(tam,ento profilattico de~e febbri intermittenti , si v,alse dei prep·ara ti chinac(:)i , sul cui valore però sgraziatàmente dobbiamo confessare che gli apprezzamenti so n tutt' allro che unanimi. ùheççhè ne dica il 1\Ionte'Verdi di Cremona, l'esperienza non si è ancora abbastanza pronunciata su questa pl:a:tica, percl;tè ancora poeo ~st~sa e poco ricca. di dati (l) RONZANr. Dè.Ua, {e(>br.e inte~·.mittente àa. m .a la.ria e àei sol(iti eà tposolflti a.lca.lbni e terros! nel st~o t-rattarnr Mo -negli A.nn ali universali di llleà!ei>~·u~ - anno 1870. • · · · ·
~26
LA FEBBRE J)A MIASMA A PALEllMO
statistici cornparnti vi, esatti e concludenti. Io non ignoro che il dott. Smith, direttore generale del corpo medico inglese in Crimea, si è trovato assai soddisfatto dell'uso del chinino, com e profilauico contro le febbri intermit~ tenti, c che i medici della marina inglese ed americana lo sono stati del pari quando ne sperimentarono l" uso nell'Africa e nelle In die occidentali. Non ignoro neppure che in America i piantatot·i di cotone, a preservare dagli effeui della malaria i negri impiegati nelle loro piantagioni, fan no loro prendere giornalm ente una certa dose di bitter, che è una soluzione di solfato di chinino nel vino e nell'acquavi te. Però, pct· quanto è a mia notizia, relazioni particolarizzate sui risultati di codesta cura profilattica, non si è avuta ancora la fo rtuna d i vederne. Si è detto, così sulle generali, che essa era vantaggiosa, ma si è dimenticato di provare quest'asserzione con statistiche comparative, num erose . . c cosctenzwse. In metafìsica, in teologia forse potranno oncora. essere ammessi, come moneta corrente , gli argom enti dedotti dalla convinzione individuale non motivata , nelle scienze sperimentali non· più ; in quesle ultime l'asser·ire non giova, se l'asserto non si appoggia a delle buone prove di fatto . D'al tra parte agli argomenti sopra citati, cui ill\Ionteverdi annette tan ta im portanza (-1), io po trei conlrapporne degli altri che hanno un significato diametralmente opposto, e che egli si guarda bene da l citare. Il dott. Bessier di Pielroburgo, innanzi al Congresso medico internazionale di Firenze, asseri va che nell'armata r ussa la sornminislrazione dei prepal'ati chinici (l) lfO!'IT.EVBRDI. Stuai sop,·a. l'a.zione ae1 '»~fasma. palustre e del so~ rato ài chtn.ina. Monogt·atìa del Monteverdi inserita negli Ann.all un.tve·r.sali eU meatctna, nono 18i4.
•
r E L' AM~IINlSTRAZIONE DEL Yii'iO CHINATO, ECC.
2.21 a scopo profilauico, non avea corrisposto guari allo scopo. Nella spedizione del Niger del184:1, l'uso pt'eventivo dei medesimi preparati n~m valse affatto ad impedire negli stranieri lo sviluppo d i febbl'i perniciose micidialissime: in altre spedizioni in quelle coste, al dire del Bryson, sembrò che ri escisse vantaggioso (1). In Italia, il maggiore medico Lanza ci ha reso noto in una sua memoria, pubblicata nel Giornale di medicina miWare (~),come nel1872la cura preventiva delle febbri miasmati.che coi chinacei abbia fallito completamente nelle truppe del presidio di ~fantova, e che malgrado il consumo di un'enorme quantità di sali chinici ha visto il suo spedale, nella stagione autunnale, r ibboccare di ammalati di febbre palustre ; all'incontro il cav . Tuni.si ed il cav. Elia, che lo precedettero nella direzione di quell' ospedaìe, c che furono i prirni ad
adottare questa misura profilattica nella guarnigione di quella piazza forte, assicurano di averne raccolto dei brillan ti risultati. Rammento finalmente come il cav. Costelli qualche anno indietro mentre trovava si a dirigere l'ospedale militare di Ycnezia, prescrivesse il vino chinalo ad una parte delle ·truppe di presidio nell'Estuario, ove è noto che le t'ebbri da malaria regnano dispoticamente. Egli assicura che le condizioni sanitarie di quelle truppe non se ne avvantaggiarono menomamente, e che· la proporzione delle febbri miasmatiche si mantenne in esse JH'essochè al medesimo livello che nelle altre frazioni, le quali non erano state sottoposte a trattamento profùattico.
' {l) Ba.YsoN. :neport on the clima te ama prlnctp. àtseases or tlle Aft'ican .Statton. (2) Gtornale dt medicina milita-re, anuo 1873.
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,228 LA FEBBRE Di\ MIASMA A PALEl\MO D'onde mai tanta contradizione di risultamenti? Quali le cause di apprezzamenti così diversi e discordanti fra loro ?... :
VI. . i~ noto come le febbri da miasmcJ palustre non infie-
riscano costantemente in tutti gli anni con la mede~ sima intensità. Più volte in paesi malarici si è osservato come queste malattie, dopo aver dominato per vari anni di seguito in modo piuttosto benigno, si rendano repentinamente rimarchevoli per maggior frequenza e gravità: suoi dirsi allora che la febbre intermittente ha preso un andamento epidemico, o, in altri termini, che si é verificato un' endemo-epidemia di febbri. Questo fallo, quando non trovi la sua ragione di essere in peculiari predisposizioni individuali, o nell'influenza di altri agenti morbogenetici che si dispieghi contemporaneamente a quella del miasma, non può ripetere la sua origi ne che dall'aumentata fot·mazione del veleno palustr·e. In vari modi può determinarsi quest'aumento accidentale; o i focolai locali della malaria si sono estesi e moltiplicati per causa delle condizioni meteorologiche dominate precedentemente; o le correnti atmosferiche trasportarono da luoghi più infetti nuova quantità di miasma; o finalmente la maggior produzione di questo venne provocata da estese e sconosciute altera1.ioni avvenute n elle condizioni del suolo e del sottosuolo, indipendentemente da ogni qualsiasi interven to meteorologico locale. Intorno a quest'ultima maniera di formazione, gli studi del Pe llenkofer ci fornirono delle vere rivelazioni. È da essi che abbiamo appreso. che le acque sotterranee sono suscettibili di cambiar di livello, vale a dire di avvicinarsi o eH allontanarsi dalla superficie del ~molo, senza
E L' A~lmN'fSTRAZIONE DEL VINO CHINATO, ECC.
229
il concorso apparente di cause esterne apprezzabili; e che il solo avvic:inarsi dì q\léSle acque alla superficie, può in certi dali casi esser cagione efficiente della comparsa di queste singolari epidemie, in qtian to questo avvicinarsi promuoverebbe la decomposizione delle sostanze organiche deposte sugli strati superficiali del suolo (4 ). Griesinger si mostr~ molto proclive acl accettare questo modo di vedere dell'illustre igienista di Mona.co, anzi pel' suo conto assegnerebbe volentieri alla stessa cagione, cio e al rigonfia rsi di codesle acque sotterranee, l'aumento sorprenden te delle febbri in seguito a forti terremoti, fenomeno che Ischudi ha avuto l'opportunità di constatare più di una volla al Perù, in Calabria ecc. (2). Ora, ritornando alla dimanda che ci siamo indirizzati pocanzi, sarebbe egli illogico ripetere dal manifestarsi o no di queste endemo-epidemie accidentali, la diversità. così sali~nte, anzi la contradizione manifesta dei risul- , lati ottenuti e degli apprezzamenti emessi da osservatori sagaci ed accul'ati, circa l'uso profilattico dei preparati chinacei? Il medico che per avventura avrà somministrato il liquore febbrifugo durante l' imperve rsarP. di un' epidemla, non potrà certamente dichiararsi soddisfatto della sua eifìcacia preventiva, come lo potrà quegli che lo avrà prescritto in tempi normali ed in circostanze ordinarie. Da questa disparità di condizioni deve per necessità conseguire che mentre il primo si afthtterà a pronunciare un verdetto sfavorevole e negativo, il secondo, per poco che siasi accorto di aver riportato un qualche successo, non si stancherà d'inneggiare alla vù·tù profilattica del rimedio. È perciò che ad ottenere la soluzione di un cosi (l) PETTBNKOFER, Beupiel von Traustein , Verbrettwngsbart, ecc. (2) Gl1.lBSINOER, l>falattilt da infezione.
Giornale àt meàtcina mt!ftare.
!C
230 LA FEBBRE DA )ITASMA A PUERMO importante quesito, fa d'uepo che le esperienze e le osservazioni si ripetano per una lunga e non interrotta serie di anni, tenendo sempt·e esatto e scrupoloso calcolo ·di quanto può influire ad indurre modificazioni nelle condizioni tanto individuali che cosmo-telluriche, e ad indurre differenze perciò nei risulLati finali. A ~o i medici mili la t· i dovrebbe riescir meno ardua una siffatta missione. I nostl"Ì studi rivolti ad una classe di persone che per l'età, per le occupazioni, per l'abi lazio ne, per il modo di vestire e per il genere di alimentazion·e, ci si presentano costantemente sotto le identiche condizioni, si tt·overebbero grandemente semplificati, giacchè potrebbero limitar·si all'investigaziOne accurata ed alla giusta appr·ezzazione di quoi momenti etiologici che solo si mostrano s~ggetti ad oscillazioni più o meno sensibili.
VII. A mio modo di vedere i momenti etiologici cui sarebbe
'
da accordare speciale considc razione, sarebbero i seguenti : ·1° Lo stato sanitario della truppa che recasi a prender stanza nelle locolità infestate dal miasma; e qui sarebbe importante l'icercare la fisionomia patologica del paese da cui muove quel dato corpo di truppa, le predisposizioni morbose che può aver lasciate impresse, le nHJ.latli e che sol eva determinare, ecc. 2° Le differenze di clima fra il paese da cui è pa.rtito quel dalo corpo di truppa, e quello che è venuto ad occupare; e, traw.mdosi di c;lim i molto diversi, apprezzare convenientemente lo sforzo che deve subire la fisica costituzione in'dividU:ale per adatlarvisi. 3° Le escursioni dei singoli elementi meteorologici che si sc;oslano in modo notevole dai limiti ordinari,
E L' AM~HNISTRAZLONE DEL V'lNO CliiNATO; ECC.
~31
e più segnatamente di quelli che so?liono cons_ervare una strclla au inenza con la produztone del mtasma. 4,0 L'estensione e la qualità dei lavoi'i di rinsanamento che si v.enissero pra-ticando sul luogo, come pure i dissodamenti e tutte le grandi e profonde escavazioni del suolo che si effettuassero. 5° La comparsn di un qualche morbo epidemico , tanto p·iù se di quelli che tengono una specie di antagonismo cou Ja febbre inlermittente, come, ad esempio, potrebbe essere il g1·ippe . 6° Da ullimo i trasferimenti da u na caserma all'altra, ~d ogni qualunque anormalità concernente l'alimentazione, il servizio ec. È solamente tenendo severo conto di tutti i suaccennati fattori, r.he ci sarà dato formarci un criterio esatto ~.l el valore del trattamento profilaltico instituito; diYersamente i totali delle nostre statistiche non potrann o esser mai fecondi di assennate deduzioni, essendo il risultato di un nucleo di cause tro ppo ind etermin ato e complesso. Fare a fidanza co n la statistica bruta è un esporsi nove volle su dieci a scambiar' la realtà con illusoF.ie parvenze e con mir·aggi intelleuuali che, nella nostra scienza specialmente, debbono necessariamente condurre a conseguenze sempre deplor·f\voli. I cumuli di cifre ·c he troviamo in fondo alle solite tabelle I)umeriche, perchè acquistino un valore reale, hanno da esser sottoposti al vaglio finissimo dell'esame criti co e del l'eli minazione; poiché sappiamo purtroppo che la statistica r·idotta ulle 111eschine proporzion i de lla semplice addizione o riparti zione delle unità, invece di esser ''·alid a au~iliaria alle scienze sorelle, è un'arte fallace c menzognera che svisa i fatti e si presta volenLieri ad ogni sorta di mistificazioni. Decomporre i fen omeni nei loro elem enti, determinare le condizioni sotto cui i medesimi si svolgono, fissare i loro rap-
232 J,A FEBBRE DA ML\S~fA A l>A.LERliO porti di frequenza, di causalità e di successione, stabili re su basi solide quanto di assolulo e di invariabile essi racchiudono, ecco Ja missione dello statista filosofo; prender su in blocco i totali ottenuti da un'accozzaglia multiforme di cifre, ed acceltarne nome oro a ,18 carati il signiLìcato lordo, grezzo e sovente con tradditorio, è, per servirmi di un'espressi one dell'egregio mio amico il dott. Fiori , opera da: abachisti e non da med ici.
PARTE SEC0"0lDA
l.
Che a Palermo, in qual che mese dell'anno, regnin~ en dem iche le febbri palustri, vien negato dalla gran maggiot·a nza dei medici locali. Per essi le febbri aperiodo, le nevralgie interinitlenli che si veggono tan to spcsseggiare in quel1n. ci1U1, segnatamente dnl maggio al setLcmbre, non stanno punto a rappresentare il modo d' esLriusetat·si dell'avvelenamento miasmatico, ma solamente affezioni di natura reumatica pura e semplice. Ed infatLi, essi dicono, come mai si può invoeat·e. la presenza del miasma palnstre qui dove mancano affatto le condizioni che debbono pres iedere alla sua evoluzione? Qui non esistono acque s(agnanti ed impaludate, non ri saie, non ma ceratoi di can apa o di lino; e se nella gola di Mondello avvi uno stagno abbastanza esteso, dalle sue delelel'ie.emarwzioni Palerm o è difesa ad oltranza dal Mon te Pellegrino che lo fl'onteggia. Qui, quand'anche il suolo fosse lutto ricoperto di uno strato di sostanze vegetali morte, la quasi com-
E L' AlUUNISTR.\ZIO~E DEL VlliO CHINATO, ECC.
•
233 pleta siccità, che dura da maggio a settembre, ne impedirebbe la decomposizione, che è condizione sine qua non per lo sviluppo del veleno palustre. Cosicchè a fil di logica si donebbe dedurre che, mancando la. causa non si debba produrre l'etfeuo, mancando la palude non si debba produrre il miasma. Però a me pare che in lal guisa si sian tracciati li. miti u·oppo angusti aUe condizioni che favoriscono la produzione della malaria. E, valga il vero, i più insignì igienisti odierni, non solo hanno potuto segna- · larci endemie di morbi schiettamente miasmatici in Jocalilà immuni affatto ùa labe palustre, ma sono anche giunti a disvelarci la cau.sa da cui t1·aevano la lorù ortgme. Nella questione che ci occupa, una speciale importanza deve csset·e accordata alla condizione geologica del suolo, o per esprimermi con maggior esattezza, alla condizione fisica degli strati che costituis.cono it cosidello sottosuolo di una località. Quando uno strato imrnediatarn eute soHoposto alla tena coltivabile presenta una costituzione porosa, friabile, avida di bere, per cosi dit·e, la massima parte delle acque che irrigano od innondano la superficie del suolo,· invece di trasformarsi in vapore o scorrere luogo i declivj, viene ùa essa assorbita e trattenuta; cd é in tal maniera che ' quantità considerevoli di acque più o meno stagnanti si. raccolg'ono e si c:elano a poca profondità sotto alcune qualità di terre, che ofit·ono presso a poco i caratteri sud descritti . Queste terre, pei calori es ti Yi screpolandosi largamente, oltre al dar luogo ad un'evaporazi.one abbondante delle acque sollenaoee poste allo scoperto, possono eziandio determinare lo sviluppo di principii miasmatici, quando accade chè, !1ella materia vegetabile contenuta nell'humus sovrastante o depositata in queste
•
234
t •.\
FERBRR DA MIAS,lA A PA.LER:UO
fenditure dalle correnti aeree, vengano ad iniziarsi, per il contatto delle acque so ttoposte, pr·ocessi di fermentazion e e sco mposi1..ione; ed ai!OI'a voi avrete la palude senza scorgerla, il veleno palustre senza r•iconoscerne la provenienza. Ora tutti sanno che il suolo di Palermo e della su a pianura è fo r·mato da depositi lasciati da l mare, \'ale a dire da un ammasso il'l'egoJat·e di tufo , d'argilla e di arena mista a conchiglie. All'Acqua Santa e all'J?·e. nella io ho visto una qualità di tulo cosl por·oso e filtrante che, a poted o utilizza re come materiale di costruzione, lo si deve intonacare di uno speciale ce men to affinchò non lasci trapelar l'acqua a traverso dci suoi pori. La pianura del Gallo è cos tituita del pari da questa pietra arenosa, la quale è' siffatlamente vi cina ali n supe rficie che, q'l.l o.nclo si vogliono piantar delle viti, la si deve rompere col badile, onde scava r loro una ni cchia; è questa una pietra cosi dolce, così tenem che le radici di queste piante la penett·ano in ogn i senso con le loro barbe, con cui succhiano l'acqua che vi scorre per entl'o . Ed è q ucsta, su pe1· giù , la costituzione geologica che domìnn pet· tutta l'estensione della conca. L'hurm.ts o terra dei campi costituisce da per Lutto uno strato sottilissimo che al massimo giunge all'altezza di due o tre piedi; nei grandi calori estivi esso si screpola in larghe fencl itu re insieme al tufo soltos la n te, le cui acque mescolandosi alle sostanze organiche contenute negli stJ·a ti supedìciali e a quelle che l'oria tr·aspo rta, dò. occasione all a produzione di quella miriade di spore, sporangi e di alghe, che costituiscono il veleno caratteristico delle paludi. Ìlla non è questo l'unico fomite d'infezione che risconli'asi in questo. località.; ve ne ha ancora un ~tltro di un'ef1ìcacia parim ente induhitata, c qu es to è il fiume Oreto •
E
1: AliMlNIS'rl\AZIONE DEl VINO CHlNA'fO , ECC.
:235
che si scarica nel mare ad un chilometro circa dalla città. Al sopravvcnit· dell'estate, il volume delle acque di questo fiume subisce una riduzione considerev-ole, sia pet· l'evaporazione l)bbondante, sia per la mancanza assoluta e prolungata di piogge, sia finalmente porchè molti dei suoi ailluenti sono deviati, in questa stagione, ad iiTigare le circostanti campagne. Ed allora le poche acque rimaste, divise sopra una superficie troppo vasta ed estesa, si raccolgono e· ristagnano nei punti più avvallati del letto del fiume, ove formano delle vaste pozze, dei veri pantani iridescenti, che restringendosi pt·ogressivamente per virtù della perenne evaporazione, mettono n nudo il loro fondo più o meno melmoso, da cni si sprigiona il principio fehbrigeno, che va ad inquinare l'atmosfera. È dunque non solamente per i caratteri forniti dalla malauia, ma è anche per solidi argomenti di un ordine ancor pitt posili~-o che io bo dovuto pienamente convince1·mi coni e le varie fo1·me morbose a tipo periodico che si veggooo colà spesseggiare durante l'estate e l'autunno, non l'ipclano punto la lor·o origine dalle condizioni meteorologiche, come si vorrebbe pretendere, sibbene conserva,no sLrella attinenza, con le condizioni fisiche del terreno. Non posso pretermcLtere però che queste affezioni in generale si mostrano rniti, benigne ed a ritmo breve come quello che é proprio delle regioni calde c torride, ovc sono eomnoissimi il tipo quotidiano cd il terzanario duplicato. Quei pochi casi di febbre perniciosa, che si sogliano tutti gli anni osservare nell'ospedale militare di Palermo, riguardano quasi sempre individui provenienti da distaccamenti più o meuo lontani.
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236
M
FEnBRE DA ~IIAS~IA A l>A.Ll!lRMO
II. Compen etra:t.o di queste medesime idee il colonnello medico Giacornetti , direttor e dell'ospedale militare di Palermo, all' avvicinarsi dell'estate del 1873, venne nella determinazione di amm inistrare alle truppe stanzia te in quella città i preparati di china a scopo profilattico. Egli con circolare in data del 2 giugno 1813 prescrisse la forroola per la composizione del vino chinato e le norme che dovevano seguirsi nella sua somministrazi one. Codesta formola cons isteva m Solfato di chininç. gmn:;tm i tre; Acido tar·tarico gmmmi sei; Vino bianco Litro uno. Ogni litr-o di questo vino dovea ripartirsi in N. !hO dosi eguali, in man iera che ogni singola dose ris ultava di due centili tri e mezzo di liquore, contenenti milligrammi settantacioqu e di solf'ato chi nico. A cominciare dalla seconda quindicina di 'g iugno , il profilalLico doveva esser messo in distribuzione nei vari corpi di presidio, ed esser propinato di, preferenza agli individui d i costitnzione lassa, gt·acile , o. cute flac cida, scolorita, poco aderente, a tutti i convalescenti di rnalauie febbrili ed i nfine a Lulli coloro che per servizio fosser-o costretti a passar la notte a ll' aperLo. Per i convalescenti e per tu tli co loro che si mostravano di scadente costituzione organica, veniva faua facoltà al medico di detet·rninare la dut·ata della sommioistrazione quotidiana del liquore, che in med ia può éalcolarsi abbia oscillato fra i 30 e i 4:0 giorni ; per gli altri, a cui il vino veniva propinato ad inte rvalli e solamente i n occasione di certi servizi speciali, la distribuzione doveva continuarsi a tutto il 30 del mese di settembre.
237 Non è mio intendimento valutare gli effetti ottenuti da codesta misura prolìlattica per ciascuna frazione dei vari corpi di presidio in Palermo. Studiare partitam cnte le condizioni sanitarie di ogni singola frazione di essi, indagare con accuratezza gli svariati elementi che possono aver pesato ip qualche maniera sulle medesime, importerebbe un la voro di analisi sconfinato e di più trascinerebbe ad investigazioni così sottili e diluite, ad uno sminuzzamento così enorme di dati statistici, che son certo non trovèrebbe compenso equivalente nell'entità delle deduzioni che potrebbero lrarsene. È per queste ragioni che ho creduto dover circoscrivere le mie ricerche ai soli due reggimenti di fanteria ed al reggimento bersaglieri, che costituiscono il nucleo prin cipale di qnella guarnigione; il considerevole contingente di ammalati che dctter,o codesti tre corpi, oll're a mio avviso, un campo d'osservazione abbastanza vasto e ricco d i pratiche deduzioni. I tre reggimt-nti suddcui, nel seconùo semestre del 4873, contavano una forza media complessiva di 33i. ~ individui. Di questi, 878 fecero uso del vino chinato quotidiauameme pe1· più di un mese e senza interruzion e, cOii.sumandone approssim otivam eote un 700 litri; alLri 58} litri vennPro distribuiti giorno per giorno, dal ,15 giugno al 30 settembre, a tutti coloro che, o per il servizio di guardia o per quello di 'pubblica sicurezza, e rano costretti passar la noLle all'aperto. In tutto perciò si consumarono 428& litri del liquore profilattico, corrispondemi a grammi 3852 di solfato chinico e divisi in 5'1360 dosi: il prezzo di ciascheduna dose essendo l'agguagliato a L. 0,038, ne risulla che la spesa totale sostenuta da quei tre corpi, ammontò alla somma di L. 195·1,68. Questa spesa è stata ella compensata da una di minu- • zione rile,'anle nel numero degli ammalati di febbre periodica nella seconda metà del 1873 ? E L' AMMlNISTRAZIONE DEL VINO CHlNATO, ECC.
'
,
238
LA FEllBRE DA U!ASMA A PALERMO
III. \
'
A 'poter raggi ungere la soluzione di questo quesito, stimo necessario presentare anzitutto, nelle due Labelle che seguono, prima il movimento d'ospedale dell' ullimo semestre ,1873 concernente i .tre reggimenti suindicali che fecero uso di vino chinato e quin di il movimento d'ospedale delle medesime truppe nel corrispondente periodo del 1872 , durante il quale non venne attualo lraLtamento profilatLico di sorLa. QUADRO N.
l. -
HniMti nell'ospedale per malr;tttiefffbbrili net 2• semestre 1873. Forza media
Designazione <lei corpi
Febbri intermittenti
AITerioni febbrili in genere
Brigata Forli 143• e .U• di linea) i ' reggimento bersaglieri . . .
l 1738 t603
134 218
394 708
Totale. . .
3341
352
110,2
QUA DRO
N. 2. -
En.trali nell'os_pedale per malattie jèbbriti nel 2• .semestre 1872. .t;nedia
Febbri intermittcnti
AIIeziolti Iebbrili in genere
1767 1662
339 125
1134
•>!.'>9 t)<]·-·
464
170!)
Porz:l
Designaziolte dei corpi
.
Brigata Forli (43' e u • di linea) s• r~ggimento bersaglieri . o
Totale..
•
575
Da questi dne quadri risulta adunque a colpo eli occhio che nel secondo semestre '1873, con una fo1·za • media di 334-4 uomini si ebbero 353 casi di febbre jntermitlenle, mentre nel corrispondente periodo del
239 ~ sn se ne erano avuti 461- sopra una media di 3429; ciò che vale una differenza in più per quest' uhimo periodo di H~ casi. Se si volesse riman ere alla superficie ed accetta!'e senza con trollo il significato di questa differenza numerica non avr·emmo certamente motivo di dolerci della misura igienica da noi sperimentata; imperocchè le febbri a periodo che nel secondo semestre del1 872 conservavano il rapporto del H per 0/ 0 con la forza dei reggimenti, nell'anno susseguente si sono ridotte al 1O per% circa. Quando però dai totali si portasse per poco la nostra attenzione alle cifre parziali fornite dai singo li corpi, ci accorgeremmo ben tosto' dell'erroneità del nostro giudizio e della poca attendibilità della cifra su c~.:i lo basavamo. Diamo infatti un'occhiata al semestre durante il quale venne p1·opinato alle tt·uppe il liquore profilallico, c menlrP. troviamo che i due reggimenti di linea dettero poco più del 7 per 0/~ di fel>br·i periodiche, vediamo ancora che· il 2° bersaglieri t'aggiungeva il 13 '/t per % . Nel corrispondente periodo del 187~ all'incontro, in cu i non venne attuato trattamento profilattico conu·o le fel>bt·i, la brigata Forlì portò, é vero, il suo contingente d·in termittenti fino al19 per % , ma, l'So bersaglieri non ubbe che il 7 '/, per 0 /o appena. Da queste cifre parziali perciò promanano in linea rella due considerazioni, che importa. fat· sub ito rilevare. La prima consiste nel fatto che il 2° reggimento bersaglieri, nonostante la sua brava cura profilo.ttica, pagò un tributo al miasma de l ,13 1/ 1 per 0 /o, men tre ' nell'anno precedente l'so bersaglieri, che non adoperò affalto medic1nc preventive, non delle che il 7 1/! per 0 / 0 : questo l'a tto , anzitutto, non depone cet'tamente in favore dell'efficacia preventiva della china contro le affezioni da miasma, e di più insinua di pe1· sè stesso E L' A?tH!INlSTRAZIONE DEl, VINO CniNATO, ECC.
'
•
240 LA FIDlHlRE DA M{ASMA A PALERMO il dubbio che la sorprendente diminuzione di febbri periodiche vcrificatasi nella brigata Forlì nel 1873 {relativamente all'anno precedenle) non d ebba r ipetere la sua ragione di essere dall'attuazione del temperamento igienico so p t'a citato. La seconda considerazione poi, a cui poc' anzi accennavo, discende dal mettere a riscontro il numero . delle febbri da miasma sofferte nel1 873 dal 2°bersaglieri con quelle avule nello stesso anno dai reggimenti della , brigata Forlì; una di!Ierenza numerica cosi marcata fra codesti corpi lascia supporre che essi non si trovassero perfettamente nelle identiche condizioni. Che il vino chinato abbia, oppur no, esercitato un'influenza apprezzabile contro queste febbri, si dovrà però sempre convenire irì ambedue i casi, che il maggior numero di ammalati veri.fièatosi nel'reggimento bersaglieri debba ripetere la sua causa dalla coesistenza di un'altro fattore morboso, che, di conserva col miasma, ha dovuto dispiegare, j)M'ticolannente su qttesto corpo, i suoi nocevoli effetti. Ho detto, partt'colMmente su questo eo1·po perchè se la sfera d'azione d i questo coefiiciente morboso non fosse stata circoscri tta, esso non avrebbe mancato di esercitare il suo pernicioso influsso anche sulla brigata Forlì. Ora ammessa parità completa di condizioni nel vestiario, nel vitto, nel ser vizio, ecc., questo nuovo fattore morbo-genetico non può t·icercare la sua origine altrove che nell'ubicazione e nelle condizioni igieniche delle case1·me, nelle predisposizioni morbose che il reggimenlo bersaglieri poteva avere accid entalmente contratto in antecedenza, e fina!rneille nel difetto di acclimatazione. · Quale di queste cause possa essere entrata in azione io procurerò di determinare pi ù innanzi, quando cioè
1
E t' A:MliHNJSTIIAZIONE l)Eb V-INO CH1'N1HO~ ECC.
24:·1
1:m:'altro ordine di effetti nh tllarà o·Cèa,sione di, dilun-garmi da '\\an ~aggio ~uU' estimazione dei' dati etiologici sua~cennati; è stll giusto apprezzamento dei medesimi che dovrò p~rticolarmente bas~rmi, onde risolV<erè il quesito che mì sono imposto.
lV . •
Ona d:esider,o richiam·are l'attenzione s:op.r.a. un altro grqpp~ di cifre, a cui ho creduto oppor~uno accoi·clare
ospitalità nei dQe· quadri st~J.tistic i sopra inseriti. (2o.estQ nu ovo grupp@ &ta a rappresentare il numero degli entrati all'ospedale per malattie febbrili in genere (c0rrJprese le iotermifte:nti) nelsecondo semestre degli anni •18'1~ e •t873. _Nel 1873 sopra u.oa forza media di 38<1,·1 presenti ricoverarono all'ospedale, nel corso di sei m~-si, "102 inqivjdui per qffezioni di pr.rtinenza rneàica, n1ernre :nell'anno antecedente, sopra 34:29 uomi·ni, ne erano e11t.rati 1'709. A(lunqu>e N>el primo periodo accennato i tre reggime~lli del presidio avrebbero dato un numero di febbricitanti inferim·e d'i quasi un terzo e quello dell'anno precedente; e.· volen·do stabilire un r-a'fl'l'onto proporziona.le fra i due semestri corrispondenti, si troverebbe che nel '1873,, pe,r ' ogni 100 uomini, ne sarebbero entiJati :!l'l'ospedale 33, n1entre nel ~1872 ne sarebbero entraLi circa 50. ~fa non -solamente nel ·1873 si osservò upa ragguarde-v,ole diminuzione t:~ el 'numero degli ent<rati, ma si rimarcò punnco una maggior mitezza nell'andamento qeUe malattie1 non che una minQt' durata delle medesime. In quel semestre infatti iJ totale delle gior- • nate di permanenza, per i febbricilanli dei tre reggimenti non fu. che di '14652., ciò che vale una m·edia '
.. 242 L;\ FEBBRE DA MIASlllA. A PALERMO per individuo di poco pìù che 13 giorni; ed il numero dei decessi che si ebbero a deplorare per malauie febbrili fu solamente di dieci, slando appena nella proporzione del 3 per 4000. Nel ·18/.3 invece il numero compl essivo de lle giornate consumate dai febb r·icitan ti ammontò alla cifra abbaslanza rile,·ante di 2794-1 con una media di circa •16 giomi; ed il numero dei decessi si porlò a sedici, ossia al 4,5 pe r •1 000. Ora io domando; la profilassi chinica instituita nel 1873, menireparveincilicace conlrole !ebbri damiasma, avrebbe mai per avven tura dispiegato i suoi benefici cffeui contro le malallie febbrili di cause comuni? Onde rispondere aùcguatamenLe a questa interrogazioni, fn d'uopo isolare per quanto è possibile, le cause sì apparenti che reali dei fatti che più gopra ho enunciato, e cidcolat·e in rnaniera approssimati va se, ed in qual misura, essi ne l'imascro i oiluenzati. A tal'efietlo iocomio cierò col riceecare se il ragguardevole numero di mulattie fobbt·ili oV\'eratosi nel 1812 costituisca un fallo eccezionale o stia piuuosto a rappresentare la risultanza normale delle condizioni sanitarie ùi quel pt·esidio. ~Iellendo a t·isconLI'O i totali del nostro quadro N° 2 co i duti numerici ch e potrebbero d.esurner·si dalle statistiche degli anni anteriori, parrebbe che molto agevolmente potrebbe darsi una risposta a ·questo primo quesito. Non reputo però qui opportuno avyalermi di questo mezzo, perché non avendo li'O\'alo le statistiche degli anni anleeiori accompngnale a relazioni cleltagliatc che dimoslPino esattamente il valore assoluto dei vari gruppi di cifl'e e li spoglino di quanto di avventizio e di accidentale possano racchiudere, io sar·ei costretto ac.cellare questi ultimi in blocco come si trovano, senza aver la possibilità di depurarli ùella parte dovuta a cause transi torie e a tullc quelle concomi-
243
E 1.' AMMlNlSTl\AZlONE DEL VINO ClllNATO, ECC.
tanze fot·Luite, capaci di modificarnc il reale significato. Preferisco quindi per il mio còmpito, passare in rassegna la serie delle cause morbo-genetiche, alla cui influenza potesse essere imputabile lo sviluppo nel 1873 di un cl) si ragg,uanle vule uumero di malattie febbrili.
v. E prima di Lulto, potrebbe inrocarsi il dominio di una malattia epidemica a darci ragione .di questo fallo? lo non sarei affatto propenso a crederlo, ed eccone i motivi. - Le malattie che si manifestarono in questo periodo, sia per la loro natura, sin pet· il loro modo di estrinsecarsi e per l'andamenlo che tennero, non dimostt•arono mui la menoma tendenza a rivestir·e un ·carattere epiùern i.co. Inoltre nou solamente le categorie delle nflezioni prevalse in quest'anno furono presso a poco le ste:sse che prevalsero nell'anno successivo, ma in ambedue gli anni esse mantennero presso a poco fra ùi loro le medesime proporzioni. Questo mio
asserto viene ampiamente dimostralo dallo specchietto ehe segue: QUADRO
N. 3. -
lv.faletttie che clominm·on.o nel 2• seme.~b·e del uiennio 187:2-t8ì3.
Malattie
..
G~stricismo
,
l 87ll
1872
18R
D.arrea Erfimere Sinoca . . febbri prriodiche Febbri tifoide . llterizia . .
Hr>
42f> 31R 4ù1
J:l 47
.
lllu.lattie dl verse.
Totole N°.
.l •
•
102 63
307 206 352 t; 1()
Hl!)
50
170!)
1102
U
FEBBRE DA l!IAS)I;\ A PALERMO
L'eguagl ianza negli eft'etLi costituirebbe già una forte presunzion e in favore dell'eguoglianza nelle cause. Pur tutta volta, a maggiore garanzia,stimo necessario presentarvi un quadro dettagliato delle condizioni meteorologiche dominate nei due nnni; grazie alla gentilezza dell'illustre professore Tacchini mi fu dato desumere dal giornale dell'osservatori o di Palermo le relative medie, per decadi, che mi pregio sottomettere alle vostre considerazioni. QuA nRo N. 4. - Meteorolot)ia di Palermo
nel secondo semestre degli anni 1873 e 1874. MESE DJ LUGLIO
TerDirezione Forza mometro Umidità del vento del ve nto
Baromotro
l :87;i ~87;1~87;
- 1873
-~
1872
1872
1873 1872
Ozono
----- 1~ps1~ 1!\73 1 1872
1• Der.ade 755,20 752,27 25,5 242 68,2 G1·,2 10 J2 ! N.E. N.E. 28 4t3 -48') \)- ' 3 GS,O 67 l 8 :11 i0,9 N.E. N.E. 20 ' 3,8 ~· D ~, - iH,66 26,5 :.;),. 3' » 55,69 54,70 26,8 26,3 584 58,3 l! 9,7 N.E. N.E. c/ -,0 3,& ))
'
Temperatura massima.
. . nel 187:3 + :30•, -
-758,40-
,
- 7fi7,54
-751,20-O
»
- 750,32
"
+ -9 '14, -
Altezza barometrica massima
,
,.
,. Pioggia totale .
minima. . .
»
30•,8
+ ')- t•,-9
n
.
nel 1872 + n
.
. . m1n1ma .
n
:1 ,1~0
MESE DI AGO::l'rO
Ter- l]midilà Forza Direzione Barometro mometro òel vento del vento
. ---------l !879
!872
~ ~
~
.. ~
--
Ozono
-
187311872 1873 1 1872 l873llSi
18i3118i.2 1873 ,1 872
1• Decade 754,4-9 753,1:1 28,1 25,9 66,5 ùt,6 10,9 19 <) N'.E, N.E. ., '>5 4,4 !" )) 56,38 M·,OS 26,8 26,1 63,3 65,4· '1 2,6 10,4 N.E. N.E. 2,5 ...o ,.9 - - 90 53,()2 27,8 '>')o 3• )) :)!),:. -, 4 4 -· , 63,9 65,1 11,3 14,1 N.E. o.s.o. '>Q ~,.
'
Temperatu ra massima. . . nel 187:~ + :l5•,3 - nel 1872 + 30•,4 " minima " -'- '>3• '> » + 21• O Altezza barometrica massima » - if>8,'i1" -75(),55 ..
,. Pioggia totale .
.
•
•
minima. . . .
l
-
, .....
)
"
-7i:'> 2,24-
»
»
-
·l,'l4-
»
'
- 749,8'1 J0,76
245
E L'A)!)IJl\ISTRAZlONE DEL VINO CHINATO, ECC.
MESE DI SETTE~IBRE
----l - Barometro
1873
1872
'
TerForza Direzione mometro Umidità d el vento do l "e o t o ..--..-..----.. ---..-...---.. .......--.---..
Ow no ~
~
187311872 1873,1872 11!731 \8'72
1873 1 1872 18731187-
9.0 N.E. ... , 3,6 -'· 50,77 54,64 24,0 25,4 66,2 G5,0 '12,0 9,3 N.E. o s.o. 1,8 3 3 '>9 5~,97 55 ,Wl - 20,4 24,4 66,9 61 o10,6 11,1 o.s.o. o.s.o 1,U 3,'3
i ' Deude 75'f ) 59. 755,87 ~~ 8 24,;) 55,7 65,8 12,7 ·J0,9 NE.
2"
l)
3' ))
'
. nel1.8i3 + 38•, 7 - nel1.872 + 36•, O minima . . . + i50, 4- " + 18°, o Alteua barometrica massima " 760,06 " - 761,81 » minima. » 750.70 , - 7;\.0,81 Pioggia tot::>le . » 8:J, l5 , 8,30
Temperatura massima . . n
)l
~'lESE D1 OTT OB R E
l---Barometro
1873 11872
- -
---
TerDirezione FOl'Za mometro Umidità del ·vento del ven t o
----..--- ----...._--... -----~187311872
-------
ozono
ps1sjt8i2 1S7311872 1873 11872 um\tS'i·
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'
)
Temperatura massima . . neli873 + 26•, 5 - nel 1872 + 21:)•, 7 , + i , + 15•, 6 " minima . . . Altezza barometrica massima , ì :'l!J,SO" - 157,92 Ttr.:3,81744,90 " minima. Piogg-ia totale . , - 12(),68 • - 115,01
w·.
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MESE Oi NOVEMBRE
Barometro ~
- 1873
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Te1•u 'd''·' For7.a Dil•ezione mometro ml 1""- del Ye.nto del ve n Lo .--...._.........---,
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l Dmdo 'i:'i3,63 756,~)2 18,0 17,!) 78,0 63,2 9,8 '11,2 O.S.O O,S.O. 2,7 3,8
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52,3/t 52,90 15,2'14,!) 81,2 67,3 9,7 :1.0,7 o s.o. o.s.o. 3,2 <1-,4 5i-,31 :.>1,59 15,116,3 79,315,0 10,0 7.6 o.s.o. o.s.o. 2,[) 3,2
l' Temperatura massima . . nel 1873 + n minima . . . )) + Altezza barometrica massima » '' minima. " Pioggia totale . . , Oio1 na.le d! mecUotna mtl!ttwe.
20•, 8 - nel 1H72 + 20•, 9 10", o)) + u•, 2 763,42 , - 7(ii;12 742,82 " - 742,4·2 134-,23, 2-;-,82 17
~46
LA FE11BRE 0.! MilS31A A PAbEIUIO :\JESE DI DICEMBRE
__
Barometro ...
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1873
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Oz.ono
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11S7il 187311872 187~~ l872 187311872 1879 11872 1873ll>i'ì2
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Temperatura massima . . . nelll-.7:{ + 14",!)- nel IR'i'i + 23°, 1 » minimn . , + G0 , O " + 10•, l 7G:~,R~ , - irH,!JO , Altc.zza barometrica massima » minima. " - iii}1:> " - 7U,OI ,, - •128,U5 , - R:~,l i Pioggia totale . Stato del cielo nel semest7'e.
ll
Con Con pioggia nelJblu
Giorni so x· o n i
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j: ,;-;; ;;lllts72 1s7sluml~-;2 -u\7: t81; ~Fn:.~ ---J
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Da questo prospetto, chiunque abbia una conoscenza
anche superficiale delle condizioni climn.lologiche di Palennu, potrà scorgere come nei due periodi suindicati, e specialmente nei mesi più caldi, in cui più spesseggiarono le rnala ltie, i vari elcmen ti meteorologici si siano tanto poco scostati dalla not'male che si potrebbe quasi fare a meno di tener con to delle dii:.. ferenze . La temperaturn non offri mai escursioni molto con-
E L' AliM1NISTRAZIONJ5 DEL YINO CillNATO, ECC.
j
2-t'i
siderevoli, relativamente alla sta«ione ed alla latitudine, salvo in qualche rara giornata in cui soflìò con violenza lo scir·occo. La pressione atmosferica. e l'u· midità non offrirono mai squilib1·ii considere\'oli. Da uHimo, se si eccettua qualche giomata nei mesi di settembre e di ouobre in cui Io scirocco si fe.ce sentire vivamente, non vi fu dominio di vemi molto torti o di altre tnrbe meteorologiche, da cui comunemente sogliono prendere origine le cosiddette costitt~zioni
epidemiche. Ponendo a riscontro le indicazioni meteoriche avveratesi nel 1873 con quelle del 181'2, si rilevo. è vero esistere fra loro qualche differenza; questa pe rò, quando sia considerata in rapporto alle condizioni della sanità pubblica, si mostra costantemente in favore di questo ultimo anno. Così' nel terzo trimes~re del 1873 vediamo il termomeLro pol'Larsi aà un'allezza maggiore che non nel corrispondente trimestre del ~ 87~; la media infatti deUa temperatura è superiore in più di nna decacle, di due cd anche tre gradi, ed il suo massimo che in agosto del primo periodo citato raggiunge i 35°, 3 ed in settembre 38°, 7, nel 1872 non supera i 30<>, 4 in agosto ed .i 36 in settembre. Pal'imente la quantità dell'ozono contenuta nell'aria non è la medesima nei due anni, c negli ultimi sei mesi del '187~ si offrì costanlemente in proporzion,i più rilevanLi che nell'anno successivo. 1\Ia se è vèro che l'ozonu ha la proprietà eli distruggere i residui organici che trovansi
sospesi nelratmosfera, e quindi cb e rappresenti in questa la parte del principio purificatore, la sua prevalenza non può che render più omogeneo per gli organismi. viventi, l'elemento indispensabile alla respirazione, quell'elemento che se,·ve di veicolo all'murata nel sangue di tanti principii disaffiui e nocivi. Se pur la mitezza relativa d~lla temperatura e l'e-
248
LA FEBDI\E DA MIASMA A PALER~lO
~
suberante quar1tità di ozono, nel '1872, stanno a rappresen ta re due fattori p1·opizii alla salute ed alla vita, c~i ò non pertanto che un quid eccezionale circolasse nell'aria ed inducesse predisposizioni a malattia, òon potremo mai matematicamente escluderlo, stante l'imperfezione relativa degli istromeoti che adoperiamo nelle fisiche investigazioni. È innegabile che la prevalenza di un dato genere di malattie la si vede coincidere pet• lo più con lo straordinario elevarsi od abbassarsi della temperatura, C{)l dominio di venti molto freddi, molto umidi, ecc. ecc.: ed in questi casi apparisce evjdente il legame intimo che unisce ft·a loro questi due fatti e li mantiene nei rapporti di causa ed effe tto. Non di rado però, la. forma ed il carattere speciale delle malattie do m inanti accennrrno indu bbiamente alla esistenza nell'atmosfera di un qualche principio inaffine, senza che i mille mezzi di co i dispongono i noslt'i os::et•valot•i i siano in grado, non dico di rìvelarcene lu natura, ma solamente di segnalurcene la presenza. Comunque siasi però, quando ad ogni costo si ''Olesse pretendeee che la pi'evalenza straordinaria delle affezioni febb1·ilì n~l ·1872 fosse il portato di una particolare costituzione epidemica dominanLe, fa di mestieri, per esser logici, ammettere puranco che questa abbia regnato egualmente nel 1k73, dappoichè, come ben dimostra la nostra tabella N. 3, in ambedue gli anni le forme dominanti si \'iclero estrinsecarsi con la. identica fisiorwmia patologica., eèl oppt·ossima.tivamcnte mantenendo le stesse pt·oporzioni fra di loro. ·
VI. Una volta conc!otta la questione su questo terreno è agevol cosa ilt'i:wlverla.
..
E L' AM~lNISTRAZIONE DFL VINO CHINATO, ECC.
2&.9 Dàl quadro N. 3 suesposto si rileva che tanto nella seconda met à del 487~, come in quella del 4873, astrazion fatta dalle febbri a periodo, le febbri effimere, le sinocali, le sofferenze dell'apparato digerente e del sistema epatico hanno avuto una prevalenza incontestabile. Questo fatto pet·ò che in tutt'al(ro paese pott·ebbe esssere affatto accidentale e collegato all'esistenza di un genio epidemico gaslrico-bilioso, in questo invece rappresenta un fenomeno costante, legato indissolubilmente alle condizioni climatologiche locali. Noi sappiamo infatti che il clima imprime modifir.azioni cosi profonde al nostro organismo, da determ inare costantemente un' impronta speciale a tutte le malattie, qualunque ne sia l'origine e la natura. Nei paesi molto meridionali, e nella stagione estiva più specialmente, l'elevarsi della temperatura atmosferica, mentre abbassa l'energia delle funzioni digerenti e respiratorie e per conseguenza 'i'arterizzazi·o ne del sangue, eccita il viscere epatico ad una più attiva decarbonizzq:zione del medesimo; quindi congestioni della vena porta, impedito deflusso sanguigno dej vasi della mucosa stomacale, ed altri congeneri disordini che preparano il terreno alle affezioni dell'ep ate e delle vie digerenti . · A Palermo tali disturbi si estrinsecano d'ordinario sotto forma di diàrrèa, o rivestendo le parvenze di ·a na febbre· che chiamerò sinocale per servirmi di una ~spressione che, sebbene oggi reietta, ciò non pertanto ~ permette a noi tutti di abbracciare d'emblée con la mente il quadro sintomatologicq che la caratterizza. Queste febbri però sviluppano in quei paraggi sembianze maggiormente pt·oteiformi che nel continente; nei gradi più leggieri insorgono e scompaiono rapidamente in 24 o 48 ore al pjù; nei gradi un po' più avan.zati prendono l'aspetto gastrico-t•eumatico, e nel loro
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LA FEBBRE 0.\ lfiAS~IA A P.\LERMO
massimo d'intensità si svolgono col corteggio di gravi t'en omoni gastrici c cerebrali, senza assumet·e però il decorso regolar·c e quasi ciclico di una febbre du infez ione. Ora la comparsa anche su vaste proporzioni ùi un genere di rnalauie che, può dirsi costituisca la •·isultanza necessaria delle condizioni climatologiche di un paese, non vo t·rà mai accennare all'esistenza di una peculiat·e costituzione ep idemica, vale a dire eli un quùl ignotum che solto l'influenza di certe cause occasionali pl'edispone ad informare di rnalauic che, nelle circostanze ot·dioarie, non si sarebbet·o sviluppate. ~è c1ò è tutto. o,·e la maggi ot· frequenza di mal a Ltie nel 1872 dovesse attr·ibuirsi a cause di natura epidemica, lJUeste avrebbero inevitabilmente dispiegato la loro influenzo. su tnLLi, ed. avrebbero resi tribntarii allo stesso grado i reggimen ti della brigata Forlì eome 1'8° bersaglieri. Invece mentt•e q uesl'ultimo con una forza media presento di 166:2 uomini fol'niva un contingente di 075 ammalati di febbre, ossifl appena il 35 per 0/o
in tutto il semestre, la brigata Fot·ll, con una medta di 4767 prescmi, dava 1,134- cntr·ati all'ospedale, vnle n dire qualche cosa in più che il 64 pet· %. l\Ia si dirà: i rcgg. della brigata Forll giunti a Paler·rno verso la metà di maggio del 72, han dovuto louare con-· temporaneamente contro l'm·to del nno•o clima e contro le influenze speciali di una coslitu ziJne morbosa dominante, mentr·e 1'8° bersaglieri, colà stanziato da più di un anno, tt·ovavasi già assi mil ato all'ambiente in cui viveva, o perciò non a veva a subire che le conseguenze dell'aU'accialosi genio epidemico. L'obiezione auebbe un certo valore, quando però si potesse partire dal principio che avesse esis tito fra. questi corpi assoluta parità di condizioni. Ua io trovo all'incontro che mentre la brigata Forll, in vista appunto d' igic-
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nici suggerimenti, ,~eniva risparmiata per quanto era possibile, da ogni sot·La di gravose esercitazioni e di pubblici servi,.i, l' 8° bersaglieri trovuvasi incaricato esclusivamente del servizio di pubblica sicurezza nell'interno della eifl.à e nella conca, ed in tal guiso. veniva maggiormente esposto ·ad affrontare le inl1ucnze metereologiche che sogliono determinare e caratterizzare le costituzioni morbose epidemiche. Ed è notorio che durante l'imperversare di un genio epidemico quulsiasi, vengono più facilmente colpiti coloro che menano una vita disagiata e che si espongono pitl di frequente all'influenza patogenica degli agenti cosmici, che non quelli rhe, sebbene non acclimatati, si guardano però con maggior cura dalle vicentle atmosferiche e dagli <;lr<t pazzi fisici.
. Yll. i~ quindi in vir·tù di tutte le sucsposte considerazioni
che, l'invocare l'intervento di una specialQ cosliluzione epidemica a dar ragione dello straordinario dommio di affezioni febbrili nel 1872, sarebbe a mio avviso, in opposizione coi prineipii più elementari dello. logica e della patologia. In pnl'i tempo non poLrei neppure accordaee che il largo Lri buto di mala ttìe pagato dalla btigata Forlì nei primi mosi dell a sua guamigione in Palermo tenesse a condizioni individuali,.poichè questi r·cggimenti erano pt·ovenienti dal presidio di Firenze, ove per ben tre anni avevano goduto ùi uno sla~o sanitario floridissimo. Negli ultimi mesi di loro permanenza colà, essi non dettero mai un contingente mensile di ammalati n~aggiore del ~ per 0 / 0 ; mentre, tostoché si pose il p:e~e sul suolo di Sicilia, la proporzione crebbe rapidtsstmamcnte, ed io luglio si portò perfino al i 5 per 0 / 0 •
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LA FEBBRE DA mASMA A PALERMO
Una differenza così ' rimarahevole emet·ge chiaramonte dai due prospeLti che riporto qui sotto, di cui il primo presenta il numero degli entrati all'ospedale per febbre negli ultimi quatLro m es i della guarnigione di .D'irenze, ed il secondo, il numero degli enLrali per lo stesso genere di malauia nei primi quallt'o mesi di stanza in Palermo. 5. - Febbricitanti entr·ati all'ospe,lale durante l'ultimo quadr·imestre della JUal'nigione df. Fù·enze. QuADRO N.
Gennaio Febbraio Marzo Aprile
Designazione dei reggimenti
Brigata Forlì (43• e 44').
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20
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28
32
67
Febbricitanti entrati all'ospedale duY ante il pt·ilrw quadrinwstre della {J uctrnig ione Gli Palet·mo. QUADRO N . 6. -
Designazione dei reggimeoll
Brigata. Fo.rll (!t3' e 44•) !·
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Giugno Luglio .-\gosto Settembre
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462
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Ciò non pertanto però potrebbe ancora rimanere il dubbio che codesti r eggimenti portassero con sè fin ' da Firenze il germe latente delle uffezionì febbrili, clte poi dovevan più tat·di scoppiare nella nuova guarnig ione. La storia delle passate epidemie ci rende edotll come il diffondersi di un morbo e pidemico non tenga sempre acl un vi1·us pt·efonnato, venuto dal di fuori, ch e infetti rnp idamente chiunque si trovi alla sua portata, bensì ad un complesso di cause che da lunga mano, leotnmente, sordamente son venute minando la resistenza degli organismi; I moderni patologi son quasi unanimi nell'amm etlere l' origine spontanea della più parte dei contagi, massime dei Lifici, e la ripongono nell' accum_ulo m
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E L' AllMINISTRAZIONE DEI, VlNO CH1NATO, ECC.
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locali ristretti di molte persone ammalate, o immerse nell'immondizie, o abbatLute da strapazzi , dal fre~ido, dalle privazioni di ogni genere; è per questa ragione che, come codicillo alle guerr·e lunghe e disastrose, alle grandi carestie, agl' inverni molto freddi e prolungati, noi vediamo succedere costan temente il dominio epidemico di malattie infeziose. Nel nostro caso però un simile argomento etiologico dev'essere assolutamente posto in disparte, non solamen te perché sulla bJ•igata Forlì non ebhe mai campo di agire alcuna delle cause morbigene suaccennate, ma sopralluto perché le malattie infettive che si svolsero nel periodo in questione (escluse bene inteso le febbri miasmatiche) costituirono, di fronte alle altre forme morbose, una minoranza appena appena calcolll bile. gliminatn adunque anrhe questa mani era d' interpretazione, esaminiamo se questo fatto possa essere imput9-bi le alle co.~ttive condizioni igieniche delle caserme occupate dai reggimenti di linea. Prima di tutto le caserme del presidio di Palermo si trovan tutte in condizioni discretamente lodevoli tanto per la loro ubicazione e configurazìooe interna, che per la quantità. d'aria, d'acqua e di luce di cui son provvedute. Inol tre tan to il reggimento bérsaglieri , quanto i reggimenti di linea rimasero sempt·e, in ambedue gli anni, accasermati nella medesima località, e quel medesimo corpo ehe nel primo anno venne decimato dalle malattie, si vide andarne r elativamente immune nel secondo, sebbene avesse con tinualo ad occupare il medesimo quartiere. Quindi l'ub1Cazione 1 l'orient,amonlo e la confio-ueao zione interna delle caserme non varranno mai a darci la chiave della genesi delle vicende sanitarie subite dai reggimenti della br·igataForli nei primi mesi dì loro
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LA FEBDftE DA MIASMA A PALEHMO
permanenza in Pal et·mo, e della specie di antitesi che ebbcsi a manifestat·e nel biennio 1r·a le condizioni sanitarie della linea e quelle dei bersaglieri.
VIU. D.imostrato adunque ch e né da una speciale costituzione epidemica, nè da p1·cdisposizioni moi'!Jose individuali, nè dalle cattivo condizioni igieniche delle caserme può ripeter questo fano la sua ragione di essere, ci rimane ora a vedere se desso non sia per avventura legato n difetto di acclimatazione .. Non v'ILa dubbio clìe il nosLro ot·ganismo, grazie all' ampiezza delle oscillazioni funzionali che gode, ha il potere di adattarsi ai grandi cambiamenti che si verificano nel!e influenze esteriori. Il capitano Parry, nella baia di Wi nter-Harbour poteva espot·si impunemente all'aria libera con mt 1i·eddo di .w gt·adi: Lyon c ltitchie han veduto a l\lmzouk, nel Fezzan, il l(>.l'momeLro all'ornbra elevarsi fino a 1>6° centig. Questo adat~.amento però non si acquista ad un trallo, ma sempt·e dopo un tempo più o meno lungo, ed in vir·tù di modifica~ioni insensibili che lo sLato del sangue ed il dinamismo nervoso vanno man mano subendo. Nel passaggio br·ùsco da un clima caldo ad un clima freddo, e viceversa, difficilrnente si può raggiungere la così della acclimatazione senza che l'organismo vada incontro a scosse, a deviazioni patologiche più o meno sensibili; . è solo in forza di un graduale accostat·si ai climi stessi dn. località più affini, che un individuo può senza nocu menlo apprezzabile della sua salute affrontare un nuovo insieme di circostanze cosm iche e mettersi in inutua relazione con esse. lfo eli già eletto che il 43 e U reggimento di linea si recò eli stanza a Palel'mo, proveniente dalla guarnì'
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255 'l'ione di Fitenze. Certamente io rlon intendo aJl'ern'ltire ~he fm i climi di queste due cillà corrano diil'orenze molto salienti, particolarmente per quanto riguarda la temper•atura atmosferica, che è l' elemento il più efficace deHe stagioni o dei climi. Dirò anzi che le medie meteorologiche mensili ed annuali di queste due regioni ci dimostrano esistere fl'a i due climi molti punti di affinità. Aggiungerò eli più che a Palermo, pilt che a Firenze, la sereni tà del cielo, la vivezza della luce, la leggerezza ed elaslicità dell'aria, le poco sensibili differenze nelle diurne variazioni, il poco rilenmtc sbilancio annuo della tP.mperatlll'a, ne •·endono il clima, per In maggior parte dei mesi dell'anno, ollre ogni .dire g•·adevole e salubr·e per eccellenza. Inoltre la città, essendo contornata da una distesa di montagne, che In cìngoo o a guisa ùi anfiteatro da nord a sud, è riparata' dai fo_r·ti venli di lena e dai rnpidi e viYi ricambi nelle masse atmosferiche, rimanendo accessibile solamente a levante, ove guarda la marina. Tutto ciò non toglie però che lu natur·a deltcr1'eno, i suoi rapporti col mare, la sua orienlazioue, l'intenso . calore dei raggi solari, unitnmente al perenne movimento di aria che ha luogo all'ombra per le corren ti che vengono dal mare. siano tante cause che nella stagione estiva imprimono a codesto clima una fisi onomia particolare e caJ'alteristica, cbe al forastiere in specie non è daLo impunemente sfidare. Allo spiegarsi in falli della stagione più calda , le condizioni di salubri tà, che abbiamo testè decantate, · subiscono una riduzione considerevole. Fin dal mese di maggio comincia a manifestarsi un aumento nel numero delle malattie, in giugno si rende più accentuato, in luglio raggiunge il suo maximum, decresce sensibilmente in agosto e più ancora in settembre, per ricondursi in ottobre alle condizioni normali. b L' AmilNISTRAZIO"NE DEL VI!\0 CJUN'.\TO, ECC.
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2·56 LA FEJ.lDilE IDA ~llASMA A l'ALEIH[Q Durante questo periodo l'esperienza ha mostrato che il dediea.rsi ad esercizi violenti che ·attivino la circolazione ed i movimenti centrifughi dei fluidi, ingenera predisposizione a malattia. In questo gl'indigeni, come in ogni altra parti colarità riguardante le esigenze del loro clima, ci sono maestri e duci. Al sopravveni r dell'estate ginnge per loro l'epoca del dolce farniente e deUe interminabili sieste. Il veder questa gen te, in sulla sera , schierarsi fuori le porte dei suoi pianterren i , con le braccio. penzoloni , l'occhio imbambolato, la bocca schiusa ad un eterno sbadiglio, dava a noi sulle prime occasione di dileggio e q uasi di contumelia. Quando però abbiam o visto che anche a noi continentali, dopo un certo tempo, era riserbata l'istcssa sorte; che nel colmo dei calori esthri, e segnatamcnte allo spirar dello scirocco, la menoma fatica materi ale ci spossaYa, il menomo sfo 1·zo muscolare ci faceva cascar le braccia, abbiam dovuto render giustizia a questa popolazione e riconoscere anche noi che la molle.zza. dei suoi costumi è piuttosto conseguenza di un clima snervante, anzichè di sfLaccolata educazione e di colpevoli inclinazJon L Eppure mentre un'atmosfera arroventata vi circonda e tende a paralizzare in voi tutte le manifes tazioni della vita, se date un'occhiata al termometro, rimarrete grandemente sorpresi nel vedere c:he la temperatura non oltrepassa che eccezionalmente i 30, i 32° centigradi tutt'al più. Negli ultimi di luglio del 1869 io mi trovava a. Firenze quando il termometro, posto·sotto la Loggi a dell'Orgagna, non si peritò di pOl'tarsi all'altezza di +39°,6; ebbene a me non occorse punto in quel tempo di risentire quello sfinimento fisico·e morale, quella specie di collasso generale che ho risentito in questo paese con una temperatura inferiore di sette od otto gt·adi.
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257 I fisici pretendono che di questo fenomeno debba ricercarsi la causa nella costanza dei massimi termometrici e nel predominio accidentale delle calme; ed è probabilissimo che la sia veramente così. Evvi però in questo clima un'altra particolarità meritevole di essere rilevata, sebbene oscura ne sia la causa e la spiegazione. Essa consiste nell'enorme differenza ùi temperatura che si riscontra fra i luoghi ombreggiati e quelli battuti dalla viva luce solare; a me è occorso più di una volla vedere il termometro al sole segnare un grado di calore superiore perfino di due quinti e più a quello che l'istesso istrumento misurava all'ombra nella medesima ora e località. Sotlo la sferza del sole, in certe ore del giorno, voi provate la sensazione di un caldo cosi terebrante, che non è possibile resiste1·vi; è il snngue che arde, è il cervello che brucia, è una sens~zione generale di scottatura che non si arresta alla superficie cutanea, ma invade i viscel'i ed i tessuti più p rofondi; ma se a duP. pn~si di là vi si' ofi'l·e un palmo di terra ombreggiata, ces~ sano , corue d'incanto, tutte le ,·ostt·c sofferenze e subentra una sensazione gratissima di benessere, quale non può provare maggiore il viaggialOJ'e che incontm l'oasi nel de:serto. Io son d'avviso perciò che lo. temperatum che ci viene consegnata dal termometro all'ombra, nou possa dat·ci nn' idea troppo esatta delle condizioni term iche di trnesto clìuu~. Ed a mio avviso mal si apporrebbe colui che, basnndosi sulle medie termometriche annnali, pretendesse delinE>are a p1·iori la flora di questo paese, o asseri1·e che è quella data somma di calore che in lbrit·e i• pepe e fmttificar la palma. Come del pari antìt·cbbc di gran lunga enato quel medico che, partendo dalle risultanze delle osservazioni mete.orolo~tche, volesse formarsi un c•·iterio approssimativo det caratteri fisici pr0pl'i agli abitanti di codesta città. E L'AMMINISTRAZIONE DEL VINO CHINATO, ECC.
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258 LA YEIIBRE OA MIASll\ A PALERMO Ed in vero con un comples~o di dati meteorologici cosiffatto da farv i decisamente annoverare codesto eli ma fra j temperati, voi Yedete unn popolazione che nel tipo in generale, nei costu mi , nella maniera di nutrirsi, nello stato di salute, in fìn e, come in qùell o di malalliaconsen·a un'atLinenza s u·euissima cogli abitanti dci climi caldi.
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Pe1· tutte queste considerazioni in tendo conc1udet·c che i dati meteorologici, che per mez1.o de lla fisica applicata noi possiamo rilevare, uon sono· suffici enti a tralleggiarci la fisonomia caratteristica di codesto clima; c che in esso vi ha qualche cosa d'indimostrabile che srugge alla misura dcgl'istrumenti .fisici, qualche circostanza che si sollme all'osservazione la più minuta ed accurata. Quindi ad appre1.zar convenientemente il grado di sua salubritù, anzichè attenersi n tutto rigot·e alle ri v()lal.ioni dell' osserva torio, convet•t•it meglio far tesoro nei preziosi Insegnamenti, di cui ci è larga dispeosiet·a lo. gran maestra dci popoli, l'esperien za . E l'esperienza ci am monisce che in estate dobhi o.rno guardarci accuratamente dal fare a fidanza col clima di }>nJermo, pPt' quanto temperato esso si mostri.. Un corpo di truppe quin di , che si trasporti in codesta ciL1ù al sopravvenire della calda stagione, non poLI'I't tt meno di risentire vivameule l'influenza modificatrice di un complesso di circostanze cosmiche che esercita un così tirannico dominio sugli stessi indigeni; e ]o risentirà tanto maggiormente per il motivo che, per quanto venga risparmiato, il soldato deve sottosl.lJ'C continuamente ad una nta di disagi e di privazioni, ad un diRpendio di fo rze vive che non si pnò djre co mpensato ad usura da un'adeguato regime riparatore.
E L' AàHil~ISTR.\ZlO:'\E DEL YL'\0 CnJK.\.TO, ECC.
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Inoltre in questa circostanza fa d'uopo tenere nel debito conto l'influenza di alcuni modificatori <1pparteneoti al dominio delle cause morali che, come giustamente osserva il )lorache, hanno il potere d'imprimere alla vita ed alla salute il loro cachet speciale e di modificare il modo di funzionare delle medesime (1). Il soldato, come ogni altro uomo che ricevette una educazione ed un'istt·uzione molto rudimentale, si lascia più dominare dal sentimento che dalla ragione; la sua tonicità. psichi ca è cosi poèO sviluppa ta e sostenuta da rimaner facilmente modificata dalla men0ma. impressione, sia nel senso del piacere che in quello del dolol'e. 11 soldato , u·asporlato in Sicilia, incomincia a soffrire moralmente per quell'inesplicabile sentimen to di malinconia, che più o meno, e presto o tardi ci assale tutti, quando si sa òi do\'er soggiomure a lungo su di una nave o sopra di lln'isola; soffre per trovarsi sotto quel cielo di fuoco nei quale il solo, lJ'amontondo, lascia ancora una reazione incandescente: sofi're per q uelln. vegetazione tt•opicale che lo circonda e che contt·ibuisce in certo qual modo nd esagerargli la distanza che lo separa dalla terra che lo vide nascere; sofi're infine per trovarsi in mezzo ad una popolazione dal carattere serio e riservato, elle non gli ricorda punto la gaiezza na ti va c l'espansività della gente dei suoi paesi. Tuui questi piccoli !attori agiscono sull'attività psichica del.cervellu, determinando insensibilmente delle modificazioni oscure del sentimento di sé stesso, che costituiscono gli elementi di uno stato emozionale a fondo depressivo; ed a noi medici non è permesso ignorare quanto la persistenza di questo stato emozionale possa influir):l sulla fisica costituzione, così nello stato di salute come in quello di malattia.
- - - - - - - - - - - - - -- (l) MoRACIJB. -
l{lfane nltltta!·e.
260 LA FEBBRE D.\ IDASlL\ A P.\LERliO Ciò premesso, io non esito punto a ripetere da tutto il complesso di queste cause, ma principalmente dal clifeLto di acclimatazione, l'aggravamento delle condizioni sanitarie della brigata Forlì nei primi mesi di sua permanenza in Palerm o. E l'invengo la contt·o-prova sperimentale di questa mia convinzione in quanto ebbe ad occorrere, nell'anno successivo, al 2~> reggimento bersaglieri che, in sulla fine di aprile, dalla guarnigione di Milano si recava a Palermo a dare il cambio all' so reggimento. Nel secondo semestre di quest'anno ebbe a verificat·si presso a poco lo stesso fenomeno che si era osservato nel 1872; con la differenza però che i reggimenti di linea, che trovavansi già da quindici o sedici mesi in Palermo e che nell'anno antecedente erano stati decimati dalle febbri, nel 11873 arrivano a godere di un relativo benessere, mentre lo caserme del z• bersogliel'i all'inverso si t1·asmutano in vere pepinie1·e d i ammalati. Dalle due tavole grafiche, che unisco (l). può n colpo d'occhio rilevarsi l'andamento delle malattie febbrili nel biennio, in rapporto con l'acclimatumento. Apparisce da esso come la cm·va che rapp1·esenta i non acclimatati si mnntenga costantem ente ad un 'allezza <:~ssai maggiore di quella che riguarda gli acclimatati e come il distacco si renda evidentissimo nel mese di luglio, in cui essa raggiunge, in ambPdue gli anni, il suo maximum di cleva7.ione. Ma non iq ambedue gli anni questa curva si spinge alla medesima altezza; e mentre nel lugl io ~187:2 l'entratn dei lcbbricitanti all'ospedale, pei noo acclimata ti , si eleva ad un maximum di 260 su 1000 uomint di forza, nel luglio 1873 non è che tli ·1 90. Ora la so•·genle d i una diO'erenza così l'agguardevole non credo possa attribuirsi ad un puro giuoco del (Il Vedi ln fondo al fascicolo le tavole g1·afiche
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caso. ~ello svolgimen to, nella successione, nello av· vicendarsi dei fenomeni naturali non si procede a sbalzi, ma tutto è maravigliosamente coordi nato; ogni elfetto deve riconoscere una causa, e questa deve sempre e rigorosamente esser proporzionata all'entità dell'efi'etto prodotto; a noi non riuscirà forse di scuoprirla, ma Jo ignorada non sarà mai un argomento sufficiente a porne in dubbio l'esistenza. A me par·c di aver potuto, per mezzo di un'eliminazione accurata, dimostrare che al solo difelto di acclimatazione, ed a nessuna altra causa morbosa, debbasi attribuire un influ en za positiva nello sviluppo straordinario di ma lallie, osservato dapprima nella brigata Fori\ e quindi nel ~o bersaglier·i. Ora, esistendo parità ccrmpleta in tulle le altre condizioni concomitanti, io mi stimo auto r·izzato a conclndere che se questo difetto di acclicoatamento ebbe campo di dispiegare i suo i nocevoli efl'etti su di una scala più vasta nel primo ~m·no anzi chè nel secondo, ciò molto probabilmente stà a significare cbe in quest'ultimo periodo una potenza profondamente modificatrice riese\ in parte a neutralizzare il potere morbigeno del le climatiche influenze. Questo agente speciale, che ba concor·so così opportunamente a redimere il ~o bersaglie:ri dalle ire del nuovo clima, a mio modo di vedere non può essere altri che il vino chinalo.
x. Ponendo fra loro a riscontro i corpi di truppa che, dal lato ùell'acclimatarnento, sonosi trovati nell'identiche condizioni, e tenendo calcolo quindi delle differenze r.iscontr•ate, nei ùue anni, nel numero dei febbl'icitanti, ci verrà fallo procurarci alcuni dati che approssimativamente potranno darci la misura di quanto andiamo debitot•i all'azione di questo rimedio. Gf0!'71ale di m~diclna. mmtare.
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262 J.A FEBBllE DA MlAS~R A PALERMO I due reggimenti di linea al 1° luglio 1872, il 2° bersaglieri al •1° luglio ~873 contavano una permanenza in Palermo di circa due mesi; essi per conseguenza dovettero soggiacere in pari grado all'influsso patogenico dei nuovi agenti cosmo-tel!urici. Essendosi entrambi trovati in condizioni perfettamente eguali, è consentaneo alla logica il supporre che eguale ancora avrebbe dovuto essere il tributo dai medesimi pagato alle influenze morbo-genetiche. · ~fa siccome questo parallelismo, nelle condizioni sanitarie dei suddetti corpi, non ebbe punto a verificarsi, non mi pa1-rebbe ipotesi arrischiata il ritenere che, ove il reggimento bersaglieri non avesse fruito del trattamento profila.nico, molto· probabilmente avrebbe fornito un contingente di febbricitanti proporzionale a quello che l'anno prima aveva dato la brigata Forlì; vale a dire che invece dì limitarsi a 708, il numero di codesti ammalati si sarebbe portato al di sopra di 1) 000, ciò che avrebbe importato un aumento di oltre a 300 infermi. · Dalle tru ppe non acclimatate passando ora a quelle acclimatate, esaminiamo se il vino chinato abbia esercitato anche su queste un influenza apprezzabile. 1'8° bersaglieri nel principiare del 2° semestre •1 8n, i reggimenti di linea nel corrisponden h~ periodo del 1873, contavano ciascuno una permanenza in Palermo di circa ventidue mesi. Questi ultimi reggimenti vennero sottoposti al trattamento profil atti co e, sopra una forza media complessinl. di 1738 uomini, inviarono all'ospedale 394 febbricitanti, vale a dire il 23 per Ofo. 1'8" bersaglie1·i all'incontro, che non-aveva fatto cura preservativa, con una media di 1662 uomini, ne fece ricoverare all'ospedale 575, ossia il 35 per 0/o circa. Quindi anche fra le truppe aeclimatate riscontriamo una dill'eren za non disprezzabile, che ridonda parimente
E L'AmUNISTMZlO~E DEI, VJNO CHINATO, ECC.
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a favore di quelle cui venne distrìbuito il vino chinato. Conseguentemente ci è permesso ancora supporr.e che, senza l'attuazione di qnesto provvP-dimento igienico, il numero dei febbricitan ti della brigata Forlì non si sarebbe limitato a 394, ma con grande probabilità sarebbesi elevato a circa 600, che presso a poco verrebbe ad essere il numero proporzionale a quello che nell'anno antecedente aveva dato 1'8° reggimento bersaglieri. Si sarebbe avuto dunque una diminuzione dì oltre a duecento infermi; i quali addizionati ai trecento che il vino chinato avrebbe risparmiato al 2° bersaglieri nel medesimo anno, verrebbero a dare un totale di più che 500 individui che l'amministrazione preventiva dei p1·epa1·ati chinicJ avrebbe preservato da malatlia, con un economia per giunta, di oltre ad 8000 giornate di ospedal ità. Adottando ora per lé febbri a periodo lo stesso metodo d'investigazione di cui ci siamo serviti per Je malallie di pertinenza medica in genere, le differenze che ci è dato riscontrare fra i due anni sono così poco rilevanti che, credo, polersene trarre l'induzione- il vino chinato non aver dispiegato su di esse una particolare efficacin preservativa.- Nei soldati acclimata ti la proporzione delle febbri miasmatiche fu pressoché la medesima, tanto per quelli che si assoggettarono alla p~ofilassi chioica., come per quelli che ne fecero a meno. F1·a i non a ccli rnatati si rimare-a una differenza abbastanza sensibile in favore di coloro cui fu somministrato il vino; ma siccome presso di questi ultimi tutte le malattie febbrili si manifestarono su di una scala mollo più circoscri tla, così è razionale il pensare che questo fatto debba r ipetere ]a sua spiegazione da un miglioramen lo verificatosi nelle generali condizioni
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organiche, anzichè da un'azione eleltiva, specifica del rim edio contro qnei lenti ed occulti perturbamenti dell'organismo, che precedono le manifestazioni dell'avvelenamento palustre. · Ma se non ci fu dato raggiun gere lo scopo che ci eravamo prefisso, se raccogliemmo disinganni ove spet·avamo cogliere palm e e corone, abbiam visto come una gra ta sorpresa ci attendesse là ove meno ci era dato sperarla, cioè nel gmppo delle malattie dipendenti da cause comuni . Ed avremmo ben da rallegral·ci del conseguito risultato, quando lo si potesse assegnare in totalità all'influenza del profilattico; ma volere escludere assolutamen te ogni qualunque contribuzione da parte di circostanze od accidentalità che possono benissimo sollrarsi alle nostre indagini ed ai nostri appt·ezzamenti, sarebbe pretensione più che te·meraria. Sappiamo pur troppo che il complesso delle nostre cognizioni non può pretendere altro valore, se non quello di rappresentare una parte dello scibile umano sotto il punto di vista clel momento; domani l' invenzione di un nuovo strumento, la scoperta di un nuovo fatto possono mcuerci in grado c!i riguardar le cose sotto un aspello diverso, diametralrnente opposto , e most!'are imperfetto ed erToneo eiò che poco prima si riteneva pet· verità dimost.rata. La storia della medicina, di questa Penelope delle seienze fisiche, è un succedersi non interrotto di fuochi fatui, un continuo avvicenda1·si di dottrine più o meno gratuite e contradittor·ie, di cui l'una si aderge sulle rovine dell'altra e s ta ritta finchè una nuova scoperta o la mente di un uomo di genio non l'obbliga a cedere il posto ed a passare nei magazzini di riserva. Considerando adunque quanto sia precario il fondamento delle nostre conoscenze, comprenderete di
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leggie1·i come non sia nelle mie intenzioni triocerarmi dietro l'assoluLismo delle cifr-e che vi ho messe sotl' occhio. E sebbene io creda di essermi circondato deJJe migliori garanzie per una legittima e rigorosa induzione, non percib sono meno disposto a fare le più larghe concessioni all'impreveduto ed all' imprevedibile. Riducete anche della metà il numero degl'individui che debbono la propria incolumità all'uso pre-
ventivo dei preparati chinici, e vedrete che, nonostante qnest'enorrne 'riduzione, il risultato ottenuto non cesserà di essAr confortante sia per l'interesse finanziario del Governo, come per aver risparmiata la salute ed il vigore di un bel numero di giovani vite, le quali, indipendentemente deUa maggiore o minor gravezza delle malauie, ognuno di noi ben sa quanto, per il semplice soggiorno negli ospedali , vengano logorate e fisicamente e ·moralmente.
XI. Giunto al termine del mio lavoro, permeuetemi che riassuma in poc:he proposizioni quanto son venuto fìno ad ora esponendo in torno al climò. d i Palermo, alle ma.latl.i.e cui vanno soggette le truppe di quel presidio, alla loro profilassi coi eh inacei, e che le corredi di qualche consi~erazione in proposito. 1o Palermo , sia per· l'elevatezza e l'eguaglianza della temperatura, sia per la sua esposizione e configurazione Lopografica eh e la mette al sicuro dai venti rigidi e subitanei del nord, deve venir considerata come un'eccellente stazione climatett'ica d'inverno; in estate però il suo clima rendesi alquanto insalubre per l'evoluzione di una certa quantità di miasma palustre, e di soverchio debilitante, a motivo, principalmente, della costanza dei massimi lermometri'ci. •
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LA FEDDRE DA MIASMA A PALERMO
2° Dal maggio al settembre le condizioni sanitarie degli abitanti subiscono un peggiot·amento abbastanza sensibile. 3o Le malattie predominanti nei suddetti mesi, sono le affezioni del fegato, delle vie digerenti e le febbri miasmatiche; queste ultime tengono d'ordinario un andamento benigno e seguono un ritmo piuttosto breve. 4° Il difetto di acclimatazione, nella stagione estiva, predispone straordina.r iamente a malattia, come vi pre~ dispone anche il dedicarsi ad esercizi violenti ed a fatiche materiali che influenzino l'idraulica circolatoria; e sono principalmente queste le cause che rendono cosi proclive il nostro soldato ad infermarealsopravvenir dell'estate. 5o . A rend ere meno pregiud icievole l' influen.za morbigena di queste cause, necessita favorire l' accli~ matamen to delle truppe, e lim itat'e, per quanto è possibile, il servizio che sono chiamate a prestare. 6° Si favorirà l'acclimatamento, eseguendo i cam~ biamenti di guarn igione, pè r la Sicilia, verso la metà dell'autunno , anzichè sullo scorcio della primavera, come d'ordinario si pratica; in tal modo le truppe avranno il vanlnggio di aver di già contralla l' acclimatazione nell'epoca in cui maggiormente infiel'iscono le malattie, che é appunto l'epoca dei calori estivi. Inoltre, come i reggimenti francesi si preparano, nel le guarnigioni del mezzogiorno della Francia, alla prova del clima d'Africa, così ai nostr·i si potrebbe graduare la tt'ansizione al clima di Sicilia, m ediante un prolungato soggiorno in una regione in qualche modo affine, come potrebbe essere Napoli, Livorno, Genova ecc. 'io Occupare le truppe solo nei servizi veramente indispensab ili, e sospendere nell'es tate tuue quelle esercilazi~ni cherichieggano uo·grave dispendio delle forze mu-
E L' AMl\H~lSTRAZIONE DEL VINO CHINATO, ECC .
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scolari, e per le quali necessita esporre i soldati all'azione pt•olungata dei raggi solari o all' umidità della notte. 8° Distribuire quotidianam ente nei mesi più caldi, una dose di vino chinato agl'individui di gracile costituzione, ed ai convalescen ti di lunghe malattie; e ciò nell'intendimento di vantaggiare le condizioni generali ed accrescere la forza di resistenza dell'organismo, e non già allo scopo di neutralizzat·e di rettamente la potenza del miasma palustre. L'amministrazione preventiva dei prepat'ati chinici contro lo sviluppo delle febbri intermittenti, fallisce eli fronte all'esame 1·igoroso dei fatti. La china ha il potere di guarire la febbre da miasma, ma è incapace a difenderci dalla inf~zione miasmatìca; così il mercurio ha il potere di vincere la manifestazione della sifilide, ma non vale a preservarci dalla infezione sitUitica. MOIIONI P lRRO
1'enente med,ico .
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SUL VALORE SOSTITUTIVO llELLA
PUSTULA.
V A.GCINIGA
I. La ?'Ìcettz'vità inclividuale all' innesto vaccino è un articolo che vide la luce nel numero antecedente di questo stesso giornale. Leggen done il titolo e ripensando che anch'io - non è molto - pubblicai alcuni. studi e proposte sulle 1·ivaccinazz·oni dell'ese1·cito (1 ) me ne rallegrai come chi, dopo qua lche tempo, rivede una faecia amica. Lo lessi con ot.tenzione e fu per me una vera so ddisfaz ione trovarvi più e più volte citato quel mio povero lavoro, che raggiungeva cosi il suo scopo. Di fatti, ni ente di meglio potevo attendermi scrivendolo, che intel'essare almeno qualcuno de'miei colleghi a rilevarne i l bene e il male: è appunto quello che fa l'amico autot·e. Gliene sono gra tissim o, ed acceui {l) Debbo. a proposito di quel mio articolo, una rettificazione al colonnello medico sig. Pecco. Dissi allora ch' egli ritiene gli esili spuri non ,;,.eservativ!. Lo dissi perchè cos ì mi sembrò di rileva1·e da quell'uni ca sua RQlazione che mi fu data leggercJ. M'ingannai. Dalle altre emerge chiaramente ch'egli gil1dìca gli spuri ora preservativi ed ora non zn-esei'Vativi.
• SUL VALO!IE SOSTITUTIVO DELLA PUSTOLA YACCINlCA 269
in buona parte se tento, per quanto so e pos:;o, rispondere ad alcuni suoi appunti, con qualche divergenza di op1n10ne. Siamo entrambi nelle sfere sempre serene della scienza ove si combatt~ non solo per vincer e, ma più ancora per ricevere dai riflessi delle armi nemiche qualche nuova scintilla di luce.
II. L'autore mette in riscontro questi due fatti da me citati, cioè: il Frua, il Grancini, ill\'laoayra, il Se1·res che dicono unanimi, ove le cicatrici sono gmndi, profonde, segni non dubbi di subìta {elice vaccina.z ione, negli innesti successivi si hanno i migliort ?'isultati; e il ~laison che 'dim ostra stalisticameute la letalità dei vafolosi esse1·e in 1·agìone ùwe?·sa del numero clelle cicat1·ici vaccimd~e . Ne rileva una « strana, ma palese contraddizione» e scrive:. « ... . è prezzo dell'opera principiar da eapo « illaYoro paziente di raccogliere i dati per una stati« stica avuenù·e, alla quale spetterà l'ono!.'e di pl·onun« ciarsi su questo importante argomento ». - La p1·eservazione vaccinica. Concesso per un momento che contraddizione vi sia, la conseguenza che ne ttae l'autore mi sembra sproponionata. Guai a noi se alle prjm e due esperienze che nori s'incontrano rinegbiamo addirittura tutto il vasto patrimonio di una dottrina ch e, come quella dell(). preservazione -vaccinica, numera i fa lli a milion i, e a centinaia gli uomini illustri che vi dedicarono il fiore della loro intelligenza, Nientedimeno l Dopo 100 anni di esperimenti, dopo tullo quello che se n' è scritto nei libri e detto nelle e aspettare accademie cominciare da capo a raccoO'Iiere . o paztentemente i responsi di una statistt'ca auveni1·e! La
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SUL VALORE SOSTITU'l'lVO
mi par cosa assai grave per la scienza, umiliantissima per noi che la coltiviamo. E tutto questo perchè? Perché . una tabella numerica di l\larson non concorderebbe coi risultati di Frua, Grancini, 1\ianayra e Serres. È un ver- · detto, secondo me, precipitato. Procediamo con calma. I fatti non si contraddicono mai. Quando ciò appaia ai nostri occhi vuoi dire o ch'essi non videro bene o che la mente giudicò male. Le contraddizioni sono semp1·e in noi, mai in natura. Nel nostto caso, se non m'inganno, può trovarsi modo di copciliare queste due esperienze almeno per quel tanto· che l'una non debba escludere di necessità l'altra. Di fiHli dal quadro di l\iarson null'altro emerge che un rapporto proporzionale indiretto fra il numero delle cicatrici vaccini che e la letalità di un susseguito vaiuolo: più cièatrice, minore mortalità. Dalle esperienze di l~rua, l\ianayra ecc., invece abbiamo che dove le cicatrici sono grandi, profonde, negli innesti successivi si hunno pure i migliori risultati. A buoni conti questi due fatti mancano delle condizioni essenziali per essere posti al confl'Onto. Le cicatrici vacciniche - te1·mine fisso, perno su cui gira la quistione - in uno figurano per ìl loro mtmero, nell'altro per la gmndezza e p1·o{ondità: due cose che potrebbero avere uu significato ben diverso nella dottrina patologica della pi'eservazione vaccinica . Ad ogni modo mi pare che siccome la letalità di un morbo è un fatto diverso dal grado di suscettibilità a contra1·lo, chè può esser·si proclivi a malarne, diflìcili a morirne, così, se giuste e veridiche - come non ne dubito -le due osservazioni, io le concilierei benissimo dicendo: la immunità conferitaci dal vaccino s'indebolisce a misura che ci allontaniamo dall'epoca della vaccinazione, ma non si esaurisce mai completamente. Quindi ·la recettibilit.à coll'andare degli anni
DELLA .BUSTQLA VACCll'ìlCA
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ritorna molta, se molla era primitivamente; ma nell'organismo una modificazione in senso benefico, relativa alla letalità del vaiuolo e proporzionale al numero dei bottoni rimane sempre, o, per lo meno, per uno spazio di tempo ben più lungo che non sia quello del ritorno della recettibil ità all'innesto vaccini co. E così per me l'incentivo di guerra, guerra di distruzione a tanta parte della dottrina vaccinica, come
farebbe l'autore, non c'è. III.
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Coerentemente alla proposta di cominciar daccapo il lavoro del raccogliere, l' egregio autore scrive : « ..... . non so persuadermi ad accettare la proposta « del Fiori di sostituire ai vieti, ma pur caratteristici « epiteti di genuino spurio e nullo quello di p1·eser« vativo ce1·to ed incerto, che è a ppuoto il problema « da sci~gliere t e che sarebbe lo stesso di mettere, « come si suol dire, il carro avanti i buoi. - Sappiamo « noi se l:J. pustula genuina dia il preciso indizio di « premuoizione dal contagio vaioloso , se q uclla che « manca delle caratteristiche apparenze lo dia meno, « se chi è refr·attario all'innesto vaccinico sia più presto « minacciato in caso di epidemia o sia in vece il più « gamntito'! Non sono questi i quesiti di cui invochiamo « la solÙzione? Com~ dunque registrare un p1·onostico « ancora ?JJOtetico ed emettere un ce1·to od ùtee1·to senza · « alcun fondamento? Soggi unge: « . . . . . potrebbe darsi che le così dette « pustule preservative del Fiori (genuine) indicassero « in v:ece un grado di minore immunità e che presen« tassero maggiori garanzie, di fronte al contagio vaio« loso, le incerte (spurie) o quelle senz'esito. » Non v' é che dire; l'autore spìnge il dubbio al pirro-
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SUL VALORE SOSTITUTIVO
nismo, fatale alla scienza quanto la fede. Niente per lui vi è di provato; tutl() è controvertibile nella preservazione vaccinica: nè più nè meno come se oggi Jenner iniziasse i suoi scien tifici esperimenti. Il suo dubbio, come quello universale di Kan t, che dubitava del proprio dubbio, mette nell'imbarazzo chi ten ta confutarlo: ha poche prese. Mi ci provet·ò. Quando io pt·ovocu su Caio co l vaccino 8 o ·1O belle puslule umbellicate, caratteri stiche, che mnturano all'ottavo giorno, ho diriLto di dire poggiandomi su vastissima esperienza - che Caio era suscettivo di contrarre il vaiuolo, e che io ne l'ho pt·emunito. Che il vaccino sostituisca il vaiuolo non la mi sembra cosa da doversi mettere ora in discussione, se fin dal 4780 Sa baud Pommier - che cito per lasciare in pace il nome di Jenner - · stabiliva che delle due malattie, vaiuolo e vaccino, con veniva provocare la seconda. L'autore, come si rileva dal suo articolo, ci crede anche lui, altrimenti non avrebbe dettate queste pat·ole di colo1'e chim·o : « un esito di rivaccinazione più si avvicina al « carattere genuino, più indica la decrescente efficacia « p1·emunitiva del primo innesto >>. Se poi mi domauda, come fa co' suoi tanti dubbi : il solito Caio è più premunito di Tizio che non ebbe alcun esito o che n'ebbe spurio imperfetto? Rispondo che non ne so niBnle, e aggiungo che neppure la stati· stica dell'avvenire metterà in grado i nostri tardi nipoti di saperne qualcosa. Tizio potrebbe essere uno di quelli esseri priv_ilegiati che andranno sempre assolutamente immuni dal vaccino e dal vaiuolo; come potrebbe essere uno di quei disgt·aziati a cui il vaecino fu applicato male e il contagio vaioloso al suo primo apparire « toglie la vita o ne rapisce il b ello >> come pt·esso a poco dice il nostro farini.
', 273 In somma per rispondere converrebbe sullo stesso individuo si moltplicassero gli esperimenti fino a scevrare ogni dubbiezza relativa e al modo di vaccinazione e alla materia vaccinit:a. Questo per chi non ebbe esito: per chi n'ebbe spurio o imperfetto vale la stessa argomentazione. La incertezza de' suoi' caratteri può dipendere tanto dalle condizioni della recettibilità individuale come da quelle dell'innesto. N'emerge che l'autore fa un, sol fascio di due cose ben distinte: una cognita, ch'è la p?'eservctzione vaccinica; l'altra incognita, ch'è la 1·ecettibilità individuale all'innesto vaccinico. Da qu i i suoi dubbi che male si addicono alla mia classificazion e, che nulla ha che vedere colla recettibilità ind[viduale. Io classifico gli esiti, e ùico p?'eservatù;o certo quello che mi offre sicuri caratteri per essere dichiarato vaccinico, cioè tale da soslituire -secondo oramai un'assioma della scienza medica - il vaiuolo; ince1·to so la incertezza de'suoi caratteri mi fanno dubitare del suo valore sostiluLivo; nullo se nullo. E come no? Do v'è il mio carro avanti i. bovi? Dove il p1·onostico ipotetico? È forse un'ipotesi la preservazione vaccinica? È forse un precorrere nella scienza patologica diagnosticare la pustula vaccinica? DELI,A PUSTULA VACCINICA
IV. L'autore scrive « ..... dove la statlsl!ca medico-mi« litare può rendere un vero servizio alle popolazioni « si è nell' indàgine della ricettività ~·ndivicluale all'in« nesto vaccinico per d1stretto o provincia. » Svolge queta idea e aggiunge « Mi piace qui di se« gnalare come il Fiori abbia anch'esso intraveduto il « valore dei dati statistici dal diverso grado di ricet-
274 SUL VALORE SOSTITUTIVO DELLA PUSTUL.<\: VAC.CINICA
« ti;vità nelle siagole puovinGie. del Regno quando a « pag. 431 soggiunge: Fo1·se dalla somma delle dca« triei di una data 1'Ù)accinazion~ divisa per pr·ovin<-ia
« se ne pot1·ebbero eledur·re titoli eli lode e di biasimo « per i municipi e per 2. comitati di 1'Ìvaccinazione. Con« cetto che- collima, sebbene soLto altro punto di vista, « con quello e con questo che bo tentato di svilup« pare come meglio ho potuto .... » 'Ma il mio periodo è citato per metà. lUanca quella parte che, r iferendola, avrebbe risparrn~ato all'autore di dire che io ho intraveduto sotto un punto eli vista diverso dal suo. Eccola « ... , oppure ragioni per a m« mettere un diverso grado di recittività nelle diverse « popolazioni del Regno}} . Queste le poehe cose alle quali desideravo rispondere, nulla più che per intenderei. Del resto poi ringrazio il collega sia per avermi onorato della sua critica, sia per il valevole appoggio che ne traggo associandosi, come egli fa, ad alcune delle mie idee. Bologna, 25 marzo 48'76. CESAnE F.wm.
Cctpitano medico .
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RlVlSTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA E TERAPEOTICA
l illo'l"imenti de llo s tomaco. - (Al/g . Wiener medie. Zeitung, H gennaio 1876). -n dott. Leven fece oggeLto delle sue ricerche scienLifìche i movimenLi dello stomaco; e i risultati ottenuti furono esposti nella seduta d,ella Société de biolor;ie a Parigi il 20 novembre 1875. Secondo l'autore si hanno
in quest'organo due diverse parti; una a destra corrispondente al piloro; una a sinistra corrispondente alla grande curvatura. L<weu Lien conlo del differente corso delle fibl'e muscolari di queste due parti pel' spiegare la diversità della loro funzione. Le fibre muscolal'i, le quali corrono in forma ~arpeggiante nello. grande cut;vatura, sepvono a spingere gli alimenti coHtro il piloro. Questa regione è. invece provvis ta di fibre muscolari Leascorrenti in forma circolare, la cul contrazione è molto efficace: tali fibre conLraenclosi tr-itut'ano i cibi, d'onde la denominazione di lrituranle data a tale regione. Acido carbolic o nella cura della febbre intermittente. (Allg . Wiener medie. Zeitung, gennaio 1876). - Il professore Augusto Motlo di Lisbona ha faLto dei tentativi di cura, sopra ammalati di febbre intermittente) con l'acido fenico, i cui risultati egli publ)licò nel fascicolo di ottobre della Corcaio medie. di Lisboa, t875.
Le prove faLte in sette casi di febbri int.ermittenli, nelle quali egli usò, per iniezione ipodermica, 20 o 30 milligrammi di acido carbolico, dettero i seguenti effetti. Gli accessi feb-
.. 276 RIVISTA br·ili cessarono in c.luo casi d'inlermittente quotidiana ed in un caso di febbre quartana, un giorno dopo la iniezione. In due altl'i di febJJre quotidiana, soto due giorni dopo. In vn caso di quotidiana, questa venne tJ'Oncata soUanlo dopo che l'azione dell'acido fu aiutata dal chinino. In un allro caso, in cui l'assalto febbrilo veniva due volle ogni tre giot•ni, le iniezioni <li acido caebolico mutarono il tipo della febbre, che si fece r1uotidiana; essa però non potò ess9re intieramente guarita, se non coll'uso del solfato di chinino. Gelsenliom sempervirens. (Allg . Wiener medie. Zeitung, gennaio 1876). - Sul merito terapeutico eli questo rimedio il dott. V.f. C . .Hull, comunica nel Philacl. med. ctnd surg. Repor·ter, N. 41, t87G- Berlin Atto. medie. Ceniral-Zeitung, N. 1, 187G, ciò che segue : I tenlali\•i fatti sopra persone sane dimostrarono che il gel-
semium semperoirens può portare capogit'i, congestione cerebrale, delirio, dilaLm~ione delle pttpille, ambliopia, diplopia, prostrazione generale e rilassalezza elci muscoli. La congestione, s intomo della paralisi dei nervi vasomotoei, precede le altre manifestazioni di pal'alisi. L'auto1•e m•cde di poler conchiudere che il Gelsemiam agisca sui cenlri ganglionari del cervello, e che inlluisca pure sulle funzioni del gran simpatieo, in r1uanto ha ropporto all'illnervazione dei vasi. TulLi gli altri ruLLi sono conseguenza del disLurbo circolatorio. L'autore annovera fl'a questi Ja pros tt•azione gcnet•ale, la rilass..'llezza dei muscoli e l'indébolirnento dell'azione cardiaca. Il nome di sedcttioo sul sislema arLet•ioso, che appartiene giustamenLe al oet·airam, non lo mct'ilu il gelsemium, poiché questo abbassa indirettamente l'a:.::ione cardiaca, solo dopo che si è muni fest.a~a l'iperernia capillare. Dopo l'uso del gelsemiwn in circa 1000 casi, l'autore ll'ae le seguen ti conclusioni: 1• Il {lelsemium è controindicato nelle infiammazioni, nelle congestioni aU.ive c nelle p1·cdisposizioni alle medesime. ~ Il suo merito lerapculico consisLe principalmente nella sua azione nntipieetica. a• Esso deve essor preso in alta dose, al punto du rendere sensibili gli eflett.i sopraccennali. 4·. Esso può essere somministr Ato in alta dose (5 fino a U goccie dell'estratto li<Iuido), nella febbre intermiltent.e con caeattere tifi co.
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DI GJORNALI iTALlA?\I ED ESTERI
Jl pi~.l.'alo dJ. ammonit~ça (eprba,z-otato d.i ammoniaca} in sostituzione del cbinioo. (AlÌg. ~J:ienet· medie Zeittmg,
gennaio 1876). - Il dott. Slane riporta: nella Indtan rtted. G'azette N .Hi, 1875 e Tol(e Practitione1• 1 clìcemb're1875~ alcuni suoi esperimen1i intorno al picr.ato di ammoniaca, di cui si servi per comb-attere le febbri inteJ.'mittenti, allorchè ebbe i:t mancargli il chinino. I risuHa,ti: òttenuti furono sodclisfaeenti. Quèsto rimeqio è molt9 meno costoso del chinino, e ne occorre una dose molto minore. La ma:ggior dose che il dott. Slane adoperò fu di O,ii6 i:t'1 dodici ore. Il sale produce rumo1'e agli orecchi, leggera $ordità, e. colorisce Porina di giallo scuro, la quale, alla su~ volta, da una tinta giallognoìa alla biancheria. La pelle ·e le mucose diventano talora alquanto ittericbe, ma riaècp~istàno ben pr'esto il colorito normale. Slane amministra . il picrato jn .pillole con estratto di genziana e di noce vomica. U suo Sf\pore è d'un ~maro clisgc'Lstoso. -.
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RIVISTA CHIRURGICA
Osservazioni cliniche s ulla diminuzione del dolore nelle mal~ttle acute dell'orc•~chlo, del dott. LOl'I.ENZO TuRNaur.L, in Filadelfia. (Philadelphia Medical times, 4 marzo 1.786).- In generale nei trattati sulle mala.Ltie dell'orecchio, la questione dell'aUeviamento del dolore, nelle affezioni acute di esso, non fu traLtaLa con tutta la necessaria impot'Lanza. La paura del dolore in molte nature sensiblll è spaventevole, cagionando essa sopra il sistema nervoso cosi tristi impres-
sioni da produrre spasimi, convulsioni e anche la morte. Si narra che Desault, dovendo operare un individuo di litotontia, tracciò col dilo una Unea sulla pelle dal ma1ato. Questi gettò un grido acuto e cadde morto. Un simile risu1Lato si ebbe dallo Chopaet, menLt'e eseguiva una lieve opol'azione. Eù infine un allro caso di morto ebbe a notare nella sua pratica il dottore Stanley, prodotta dalla scossa del dolore, durante un'operazione chirurgica. Al principio del1859 raccomandai l'uso di anestetici, in tutte le dolorose operazioni sull'orecchio, specialmente di bambini, sui quali si può usare con sicurezza il clorof-ormio. Il sistema nervoso nei fanciulli, è, come tutti sappiamo, assai piùimpressionabile che 11 uello degli adulti. Nell'uccidere e rimovero inseUi, larve, ecc., dall'orecchio, si avrà un gran vantaggio dall'uso di una mistura composta di acido tannico sciolto llella glicerina, e di poca quantità di cloroformio e morfina. In nessuna Mfezione dell'orecchio l'uso della morfina torna più proficuo, che nell'o Lite media, acuta e purulenla; o nell'infiammazione della membrana mucosa che tappezza le cellule mastoidee.
Q'"'/9 !Q Difatti g1i ammalafi colti da queste affìazioni :sopportano con grande vantaggio forti. dosi di morfina. . . . . Qualche esempio attwto da un gran numer<=> d1 casnmsc1rà gradito a coloro che s'inJeressano a questo soggetto. CAso 1. Durante l'inverno eccezionalmente freddo del1873, fui chiamato a cona1,1lto col dott. F. E. W. di questa città. L'ammalaLo da viMare era un giovine di anni 25, il quale, dopo aver ballato, e t·rovandosi perciò in completa traspirazione, uscì ùalla sala, o indossando vestiti assai leggìeri, stette fermo qualche tempo presso una finestra apert-a. Il giorno seguente fu assalito da un freddo in~enso alla tesLaealla gola, che a poco a poco si estese alla tromha ewstachiana, all'orecchio medio, e alla su pertìcie posterioredella membrana deli.ìmp ano sinistro. Ne seguì l'inftammaz.ione dì queste parti, cui tennero die~ro alcuni ln~ìvidi, elle, uniti al forte dolore, accennavano alla· formazione di pus nel timpano. Le sufferenze patite dall'arnmalato erano gran<:lissime malgrado l'uso in_Lerno dell'oppio, l'applicazione delle sanguisughe e vescicantidielJ.:O le orecchie e l'uso di foménLì caldi con foglie nat•cotiche. Esaminate le parti trovai il canale udjtivo gonfio e sensibile, o scopersi un -piccolo punLo ulcerato della inembt'ana clei t~mpano; l'apertura parò era troppo piecola per permettere al pus di scorrere liberamente. Essa fu allargaLa, ma il malato non fil che legget'mente sollevato. Col consenso del medico curante feci nel braccio un'inic~i0ne ipeclermica di mezzo grano di solfato di morftnà in soluzione, che ùiminui tosto il dolore e permise al paziente di addormenl.arsi mezz'ora dopo, cosa che non aveva polulo fare da molte ore. U giorno successivo egli e:ca tanlo sollevato che fu possibile applicare al margine qella mem- · brana, col me7.u~0 di un finissimo pennello e coll'aiuto di uno specchio e dello speculum, una soluzione di nitrato d'argento (20 grani in {un'oncia d'acqua) neutralizzata poi da una soluzione di sale comune. Più Lardi si diminlù la dose del nitrato, e più tardi ancora. ~sso venne surrogato dal solfato di zinco in soluzione. Le parLi sane venivano lavate con acqua calda per mezzo della docciadiClarcke.lnollre si faceva uso della doccia .aerea di PoliLzer per rendere il tubo eustachiano libero del muco-pus. La membrana del timpano guaL'Ì presto, ed all'ammalaLo rimase sollanto una leggel'a differep.za eli grado nella percezione dei suoni, ~ra le clue.orecchie, senza.Chemaisi fosse l'innovato il dolol'e. CAso 2• Un distinto avvocato di questa città era solto la cura ltiVISTA DI GlORNALI ITALIANI ED ESTERl
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lllVJSTA
eli un medico, il quale non aveva potuto riuscire a diroinuh•gli i dolori slante un'o lite media simile alla precedente, perché temeva di amministrargli la quantità di morfina nccossariuper pt•odurre il sonno. Il paziente, di temperamento mollo nervoso e di un'estrema attività, avendo un'estesa clientela, desiderava al'dentemente eli recat•si al tribunale pcl disimpegno d elln sua proressione: vi andò malgrudo la proibizione del medico CUl'anLe. Senouchè, mentt'f' stava per esporre la quislione, il giudice gli fece alcune domande, che egli non riuscì a•l udit•e, non ostanle gli fossero sLale ripMulo vario volLe e U(l alla voce. Con suo gl'ande imbarazzo dovette smctlcrc, e riLol'ntìt'e a cùsa, ove venne visilnto dal suo medico che chiese di ~enti!•mi in consullo. lnseguiloa minuto esame Lrovai che l'avvocatosofl'ri,ud'un'infìammazione acuta ùellimpano di ambo i lati, con perlor·s.ziono della membrana del timpano sinistt·o,da rui gemevn pus. Egli pregava si parlasse a voce mollo a Ha, perché incapace di te nel' dietro a una convoL'sazione fatta a voco orclinal'iA. Pt•escrissi subjto forli dosi di morfina con diota loggiera e stimolante. l.a morfina fu ripetuta fino a che i:ìi addot·mentò. Jl giorno seguente il suo nspeLlo era allatto Jivet•so, cd egli si sentiva meglio assai. Fu seguito lo st•~sso metodo di cura come nel caso su JescrlLto, e nel corso di pochi giol'ni l'ammalalo gnal'l clell'atfc:tioneacuta, ottenendo anche più lat•cli la guarigione della perforazione della memln·ana del timpano,mediantc l'uso di tonici e applicazioni locali di leggicri aslt•ingeuLi. Il suo udito man mano migliorò e fu quindi in gruclo di rij)render-o lo sue occupazioni. Durante r.~state d~>ll874 lo incontrai in riva al mare e mi disse che udiva cosl bene come prima della malattia. CASO 3.1'. rr. giovane di anni Hl, di dia Lesi scrofolosa, mentre ora a Now York couLt'assc; un'affezione t'cmnalica, che dapprimt\ trascurò, ma che l'obbligò più tardi di ricon·et·e alrarte medica. Egli non era in gt•ado di udire alcuno voci, e per di più,ogni voiLLt che sisoffìnvu ilnuso,provava una sensazione di crepitazione all'orecchio destro che gli riusciva as<>aimolesta. Il ryuadranle inferiore della membrarr.:t del limpllno era perforH Lo, prosenlando dei ma1•gini t'U vidi ed irregolari. V enne applicala uua soluzione eli nitl'ato d'argento e unn membrana artifìciale al timpano, sotto forma di un piumacciolo di colone attaccalo a un filo. Gli prescrissi di rimanere in camera, di pulire ripeLulamenlo l'ulcera colla doccia di Clarke e di far uso
DI GIORNALI ITALIANI ED ESTEfi!
di tonici associati a dieta leggera. Avulo riguardo alla sua dclieala costituzione, gli proibii d1 esporsi all'aria, giacchèlamalallia poteva anche estendersi alle celllùO mastoidee e perfino al cervello, tanto più che egli avvertiva già una leggiet'a sensazione so~Lo la pressione al pl'ocesso mastoideo desll·o. Egli non tenne conto del consiglio e quel giot•no stesso usci di casa malgrado il Lempo freddo. Qualche noLle dopo fui chiamato in g1·nn l'retLtt, e Io Lrovaipusseggiando su e giùnellacamera con aspetto che svelava i grandi dolori cui era in preda. Raccontò che aveva avuto un briviùo segulto da intensi dolot·i nell'orccdtio closh·o e nella testo. Mi supplicò di aJloviare lo sue pene, qualunque fossero le conseguenze dei rimedi. Egli aveva p1•eso forli dosidi1audano e di cloroformio, ma senza alcun risultato benefico.Feci suhiLo un'inie:t.ione di mezzo grano di solfato di morfina al braccio, cd incisi largamente sul Ill'Ocesso mu::;loioleo fino al perioslio. Ordinai poi l'uso del solfaLo di chinino (5 gt•uni sciolti in alcool) ogni tre ore, fino alla contpt<rso. dei suoi elletti fisiologici. Quella nolle il paziente fu Lalmenle sollevato, eh~ H giO.I'llO dopo si tl't>vò in istato eli venire ùo. mc; COSl\ pet·ò che gli aveva assoluLumente proibito. Gli consigliai di usare la morfina quando senli::;se dolori, in dosi più miti, ed il chinino; per Lal mcJo egli pott'}, dopo brevissimo tempo, t'iprendere i suoi aflari. Di lanLo in lauto ebbe qualche accesso di dolore; ma non mai co::;i forte come lu prima volta. Solto l'aspetto patologico, è bene ricordare che in un'infiammazione purulent.'\ rlell'oreccltio, che durò un anno e fu seguita da morte, si trovarono polipi e carie del labirinto della cavità tilllpuuica, nella rruale mollevn capo un seno fistoloso, per cui la materia puruleula passava nel vestibolo e nei cannli semicil•colari e quindi nel cervello, allraverso la lamina cribriformo o ]nngo j meatiin Lemi. In un.o.ltro caso furono ll'ovaLi ascessi nel cervello (uno dal lato dell'ot·ecchio malato, l'altt•o nel lato opposlo)~di cui il venLl'icolo lalet•ale era stato J'iempi Lo con materia purulonLu. l n un a liro caso ancol'O, nel q uole era all'ello il processo musl<Jideo, si ebbe la perforazione della Yolla della cavità timpa-, nica e quindi flebiti della vena mnstoideae del seno kasverso l con melo.stasineì polmoni. Finahnenle,per dimostrare qualigra,.issime conseguenze possano tener dielt•o alla carie dell'osso temporale, postumo di trascurata. otorrea riferirò il seguente fuUo.
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L'ammalata che ne forma il soggetto, una donna a 40 anni
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IU.VISTA
godeva prima della sua fatale infermi là. buona salute, nè accusava alcun male, fuorché un leggero scolo dall'orecchio che trascurò coroplett~mente, perchènonlerecavagrnndemolestia. In segtùto all'azione fredda dell'aria atmosferica, l'orecchio s'infiammò, il capo fu invaso da violento doloPe, e in duegiorni elia divenne comatosa e morì . Nell'autopsia si Lr·ovru·ono le stesse alLerazioni che si osservano nelle necroscopie di casi fa lall di meningiti cerehro-spinaU, oltre il ramrnollìmenlO e la necrosi della inliera porzione peLrosa dell'osso temporale. 'l'rnttamento dell'ambliopia colla striieoina. ( Allg. Wicner m,edic. Zeitung, gennaio 187G). -
ll dottor Adler scrive: Ch•ca il lrattamenlO dell'ambliopia colle iniezioni di stricnina debbo osservare che io stesso adoperai quest'anno 18 volte quesLo metodo, o nella maggior parte do i casi l'i masi soddisfatto dell'esito. 'I'rovai la conferma delle indicazioni di N a gel sull'applicazione di tale cu!'a. Questo metodo può essere adoperato senza disturbo di sorta, senza mutare l'ot'dinaria maniera di vivet·e e senza che arrechi mai il minimo danno; quindi se ne può raccomandare un uso più frequente nell'ambliopia. Le iniezioni si devono proseguire per lo meno 8 o l O giorni por poter dare un giudizio definiLivo sul loro vero effetto. Non sì può nascondere però che l'esito migliore lo si ha in quei casi, nei quali subentra un miglioramenlO del!.a facoltà visiva dopo le prime 3 o 4 iniezioni. Più volte cloveW uumentare la dose quando vidi poco spiegata l' azione ùel rimedio. È da raccomandarsi d.i stabilire con esattezza e fl'equenza il grado clell'acuità visiva centrale, l'estensione del c:ampo visivo,. il colo1·e di ciò che vede l'ammalato, e tenerne nota. Esiste già nella leltet:'atura medica una piccola raccolta di casi trattati con slrlcnina. li seguente si distingue non solo pet' lo straordinal'io e rapido vantaggio ottenuto, ma anche per la persistenza eli esso; lo credo perciò meritevole di essere qui riferiLo. W. F. J. un negoziante eli 35 anni, di buona costituzione, si lagnava di persistente indebolimento della vista dopo esser guarito di retinilc a tutti due gli occhi. Lo, riconobbi affetto da ambliopia doppia con scolorarnenlO dei nel'Vi ottici (verso il giallognolo), ed assoUigliamenLo delle arterie.
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283 20 Nelle conclizioni normali (lell' esperimento era S = da DI GIORNA.LI ITALi:A.NI ÉD ESTERI
l
70 ambo le parti; difficile la c1istinzione delle lettere di Jg. N. 8; quelle invece N. 5 racilmentedistinguiJ)JlJ; epperò esisteva una lìmit&zione concentril;:a del campo visivo. Dei colori, il verde era meno distinto, ed il violetto veniva scambiato per rosso-bleu. Dopo la prima iniezione(~ di grano) era s =
~o 20 5o; dopo la ~rzapure S = 50 , tna dopo l'ollava in-
iezione fu S =
.
!~ La dose venne aumentata a 214 di grano,
e giunti alla decima inieziòne si ebbe S =~~.Finalmente . . . . f u, e r1mase . s d opo 9:.o mieZIODJ
20 = 20 , e perfl1ilo s = - - . l 90 1 -
o
colori nn nero clistkfiti bene, e senza difficolLà . Oggi, clopo quasi due armi, questa acuitA visiva si mantiene perfettamente come nell' ultima osservazione; il campo visivo è normale, e tuLti i e.olori sono ricon0sciuti bènissirno. Solo il éolore dol ,·olto delle persone, a dieci passi eli distanza, viene diclùarat.o come straordinariamente rosso.
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VARIETÀ
Il cloruro di piombo. come deodorante e disinfettante, di R. H. GooLDEN ( dalla Lancet, 1875): - Desidero di richia-
mare l'attenzio"Qe dei medici pratici, e in ispeci~. dei medici mili~ari, sul valore del cloruro di piombo, siccome l'agente più potente ed economico per eliminare il solfuro d'idrogeno, tanto dall'atmosfera, quanto dalle materie organiche in istato di decomposizione. Questo preparato non è cer~amente nuovo, essendo conosciuto da tut~ii chimici; però la !:;lua applicazione pratica è.stata tenuta in poco conto, stante la popolarità di altri de'odoranti, i quali già favorevolmente raccomandati e perciò generalmente . adottati, rispondono più o meno completamente allo scopo. Di questi posso citare il cloruro di zinco (di Brunett), il cloruro di alluminio, l'ipoclorito di soda, l'ipoclorito di potassa, l' ipoclorilo dj calce, il permanganato di potassa (eli Condy), il permanganato di calce, il perossido di ferro, il perossido eli manganese, il carbone vegetale polverizzato, la 'terra eli. palude la terr·a di alltwione. Non è mestieri ch'io mi accinga a discutere sull'azione chimica eli questi diversi preparati, nè che suggerisca la sostituzione del cloruro di piombo alle tre ultime sunnominate sostanze, quando si voglia convel'lire mate1·ie organiche in concime per colti\'azione di campi o giardini. Giudico bensl preferibile il cloruro di piombo in quei casi, in cui è necessario di pm•ificare un'atmosfera fe~ida, nella quale devono respirare esseri viventi. Fu già .ohbiettato che lo zinco ed il mangan~se furono scoper,ti in piante cresciute in terreni concimati con letaine preventivamente mescolato col cloruro di zinco e col permanganato di pot~ssa, e che quindi ciò ·possa avvenire anche nel caso in
e
YARIE'fÀ
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cui il letame fosse mescolato col clorm·o di piombo. Non so fino a qual punto questo fatto sia vero; ad ogni modo, il solo dubbio ci obbliga ad andare cauti nel proporre l'uso del piombo, a meno che non venga dimostrato ché il piombo non appar tiene alla stessa categoria. • Ed a ques~'uHima conclusione si può giungere osservando; l. Che il solfuro eli piombo non è solubile se non nell'acido nltrico concentralo, nell'acido idroclo1·ico bollente e nell'acqua regia. II. Che il solfuro di piombo inghiottito non viene assoPbito, ma pas::;a innocuo nel tubo gastt·o-enterico, così come il carbone vegetale p olverizzato. III. Che l'affìnilà del piom.bo colJo zolfo è così forte, che il solfuro di piombo non può essere fuso, se non che ad altissima temperatura. A favore del cloruro eli piombo st.anno inoUre la sua solubilità e la piccola quantità che occor1·e per ottenere la disinfezione. Il cloruro di piombo e il solfuro di idrogeno reagiscono con doppia shnultanoa affinità, producendo del solfuro di piombo insolubile e dell'acido idroclorico. Jl piombo si combina cosl prontamente conio zolfo che, sia quando è solo allo stato metallico, sia quando trovasi nelle vern ici sotto forma di carbonato di piombo, diventa subito nero, se è messo in un'aLmosfera dove esiste ciel solfuro di idrogeno. Pee prepararlo per l'uso pratico, nei casi ordi;1ari, si sciolga mezza dramma di nitrato di piombo in un)itro o più di acqua bollente (il nitt•alo t1 i piombo è un sale solubile e di mono buon mercato; se è comperato in modica (1uo.ntità costa uno scellino (L. 1,25) alla libra; se se ne compera in grande quantità costa assai meno). Si sciolgono 2 dramme eli sale comune (clor uro d! sodio) in una secchia d'acqua, e si mischiano quindi insieme le due soluzioni. P er tal modo si avrà una solu:.::ione satura di cloruro eli piombo. Un panno immerso in questa soluzione e quindi sospeso in una carnota, ne purificherà immediatamente l'a tmosfera. Uguale risulla.Lo si otterrà' se la soluzione verrà geLlala in una cloaca, in un cesso, o in qualsiasi condotto di emissione, o sopra un mucchio di let-a me ecc. Con questo stesso mc:.::zo si può eziandio pt·evenire l'annerimento delle lamine di oro e di argento. Uno dei più grandi vantaggi del clOI'UJ'O di piombo sopra gli altri ùisinfcLtant.i sta nel s uo gran buon mercaLo. ll
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VAniETA
costo della quanti!:t\ di nitra~o di piombo richiesto a tnle scopo è di una frazione di centesimo; esso è facilmente Ll'aspor tabile; è solido, secco, non caustico, non scolora, nè altera in alcun modo la cute; può essere ten uto in carta o in una scatolt\ qualsiasi, epperò non occorrono, per co11servarlo, nè vetri, nè aHri recipien li fragili. L'esatta proporzione d i nitralo d i piombo e cloruro di sodio, sarebbe in peso di ·100 a 3'17. Ora, essendo necessario cbe tuLLo il niLrato dipiombo s ia convertiLo in cloruro, fa d'uopo usare il sale in eccesso; ma siccome se vi fosse del clorUt'O di sodio in una soluzione di cloruro.clipiombo, queslo riusciJ•ebbe meno solubile nell'acqua semplice, così ho adottata Ja seguente proporziono: Cloruro di sodio due dramme; niLL'ato di piombo mezza dramma. L'esperienza ha dimostrato che 331 grano di nitrato di piombo, convèr tito in cloruro di piombo, sono sufficienti per neutralizzare 34 grani ili solfuro di idrogeno. Ora 36-38 grani eli solruro di ideogeno equivalendo a 100 pollici cubici, ne viene che la suddeLt.a quanUlà tli nitrato lli piombo convertito in cloruro di piomho è quasi '1 0vo1Le maggio1•ediqnell a che occorre per disin!'ezione nelle cil·coslanze ordinarie. 1n camere di malati, negli ospedali e in numerose assemblee noi abbiamo sempre tl che fal'e col solruro di idrogeno e di ammonio ori gina lo dalla decomposizione cii materie organi che, specialmente eli roalet·io albumhJoseel i minate dal corpo vivente sia colle feci, sia aU.raveeso la pelle, che col respiro; c qill bisogna ricordarsi che clovuniJue molli individui sono riunHi, come ne i balli, nei concerti, nei teatri, nelle scuole ecc., ivi si raccoglie una crunnlilà relativamente notevole eli solfueo di idPogeno emanato dal corpo umano, e che è questo e non l'acido carbonico che altera profonclamen le l'atmosfera di tali luoghi al punlo da sviluppar e, se è in eccesso, u11 vero veleuo tilico. Di esso non occorre che una lievequantiLàperprodurre tristi e fletti, e tanto più lieve, se la si mette in confronto coll'intensità degli acciden ti cui dt\ luogo, cosi come avviene per alcuui fiori, il di cui profttmo perchè troppo forte, sebbene gradevole, finisco col produrre ellètti nocivi all'or ganismo umano; eppure la sostanza che genera questo profumo è troppo scnPsa per esset•e avvertita con crualsiasi mezzo, ecceLLo che col senso olfaltario. Da ciò si può dedurre che la piccola qunntità di cloruro di piombo contenuta nella soluzione più sopra descritta ò particolarmente trovata sufficiente per purificare un'atmo-
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2.87 sfera guasta, e, secondo la mia esperienza, per disinfettare drenaggi, cessi e fogne. Non meno ìmporlante riesce ruso del cloruro di piom])o nelle navi da guerra e nella marina mercantile, per larurifìcazione delle acque del basso fondo e dell'a~mosfera fetida e chiusa Lra i ponti, nelle naVi dì lungo corso. Essendo esso di facile trasporto e occupando breve spazio, può essere riposto con sicur.ezza in carta o in scatole di legno. L'acrrua mariun d'altrO'Xll:le, non riéhiedendo alcuìla aggiunta di sale, permette che si faccia la soluzione senza verun di· r:;turbo, bastando che il nitrato di piombo venga gettato nell' acqua del basso fondo, dove il mo~o della nave completa il processo. I casi seguenti, occot•si nella mia pratica, illustreranno l'uso del cloruro di piombo e la sua vantaggiosa applicazione. CASO 1• lina signora che abitava nel Chestet·square, mi consultò molti anni sono, perchè affetta da scialica; esaminatala ebbi ad osservare un largo tumore nella parte esterne della giuntura dell'anca destra . Il tumore era cedevole e non molto prominente; era cresciuto gradatamente, e col suo progressivo svil\lppo el'a aumentato anche il dolore lungo il nervo sciatico. Credl!lndo si trattasse di un tumore cl1e compt•imeva il neevo, invit~i un chirurgo perché lo asportasse. Fn infatti esLiJ•pato dal sig. Lane senza punta emorragia al momellto dell'operazione. Esso era grosso quanto la testa di un fauciullo. Il dolore cessò immediaLamenl.e, con piena soddisfa2ione dell'ammalato.. Circa una settimana dopo fui ri~hiesto a consulto dal sig. Lane e Lrovai che la cavi.Làlasciata dal tumore at'a rietUJ)ita di sangue in <lecomposizione, soffrendo l'àmmalata LutLU sintomi della septicemia. Ella presentava il pòlso piccolo e rapido, la bocca, la lingua le labbra e il naso r.ivesliti clo nera fuli gi ne, era vaneggiante e mostravasi avversa a qualunque cibo. L'atmosfera della sua camera era guasta e di odore nauseante, non oslante che in var.i angoli vi fossero recipienti conliquiùo eli Condy e di Brunett, e con terra VARIETÀ
. di palude. · Desiùerando di provare l'azione del cloruro di I)iombo, mi procurai una piccola guanlità di nitrato di piombo, e con essa preparai la soluzione giù desct'ilta. On -pannolino preveniivamen ~e imrhet•so in essa fù sospeso nella stanza, e istantanea~enLe scomparve ògni fetore. Nello st.esso tempo, e nelle sucsive medicazioni) si applicarono sulla ferita alcmle filucciche
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YARIE'l'À
imbibite della stessa soluzione. Rividil'aromalaLa alcuni giorni dopo e la trovai seduta sul !elLo, allegra, con lingua netta e polso regolare; stava mangiando con mollo gusto una costoletta e Levova vino di Oporto. Lu stanza non esalava il più lieve odore. Ebbi molte occasioni di usare lo. s uddelLa soluzione con risultati egualmente sodisl'acenli, llli)Ssime nelle camere dci paralitici in fin ili ''ila, la cui utmosfet'a era assai viziata. CAso ~·. Tre anni or sono, dopo un forle l.eropora.lo, la vnsLu fogna al di dietro dell' United Univer~Jiiy Club ' 'enne talmente danneggiata; da l'iroanct'O scopet•La. )l'on si può imaginare un puzzo più forte di quello che da e::;sa si 5parse in tulto il vicinato, e quindi nel Club. l vi fu usato dell'acido cnrbolico, ma con osso non si fece che sostituit•e un puzzo a un u!ll·o. Pensai allora al clorueo di piombo; l'eri comperare uno. libbra di 11il1'0.Lo ùi piombo, di cui fu adoperala solo mezz'oncia, 1'\
procedetti col suddetto me lodo pet' ottenere la soli la soluzione. V'iromet·si vari asciugamani e ne feci sospendere uno in ogni stanza; il rimanente della sol uziono fu poi gettaLo nella fogna. Dopo cio il puzzo svaal immeùiaLamenlo. I vicini, ignat•i di l[ucllo elle si et·a f<llto, manifestm·ono uno. grande sorpresa per la repentina scompat•sa del fetore, e per non essPrsi questo mai più l'innovato, quantunque lnfognn fosse rimasta aperta per di vet•si giorni. CAso a•. La moglie eli uno stallicrc mi consultò per alcune sue sofferenze causatele ovidcnlemenle dall'acido carbolico, di cui l:!i faceva uso pet· disinf'otlare le stalle, nello quali nllu soleYu pa-;sare molLe ore del giol'no. 1\li assicuravo. cbe sebbene le stalle avessero Lutto un corr,·enienLe d.l'euuggio, e ro::lsero ben ventilate, pur lullflvia lo osalazioni del gl'an n umcPo ùi cavalli e l'accumulo Ji lolamP, pt·oduceva un odore tanto nauseabondo da essere stati coslt'elli a set·virsi dell'acido carbolico. Mi disse ino!Lt·e r-lre ùa quando s' incominciò l' uso di questo acido morirono diciassolto cava1li. Io suggerii di non adoprare più l'acido carbolico e eli provat·e invece la soluzione di cloruro di piombo. Dopo ctuindici giorni rividi quella donna, in pol'fetla salute, e seppi che le slalle, fin dalla prima applicazione ùel cloruro di piombo, furono liberate dallo sgt•adevole odore, e che dalle raccolte eli letame, sn cui parlo della soluzione era regolal'menle gettala, non veniva più esalalo puzzo di sorta, con immensa soddisfazione degli slolliori , poi quali il rimuovet•c illeturne era sempre s tal.o oggetto ùi gt•avi difficoltà.
VAI\IETÀ
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CAso 4". Tempo fa visitando una delle più grandi navi reaJi 1 sentii, per caso, dei fortilamenti per le ~u[ride eman~ zioni derivanti dalle acctue del .basso fondo. Graz1e alla cortesia ùcgli uffidali, che era maggiorA della Io1·o fede in rtuaJsìasi rimedio, mi fu permesso di sperimentare se fosse possibile di porvi ripm•o. Mi procurai pel'è.:iò me~.<z' oncia di niLrato di piomb'o, che sciolsi in una secchia di acqua b01lente, cbe gettai quindi nel basso fondo allorche la nave ondulava. leggermente. Si e);> be per etfeLto l'istantanea scomparsa ai qaalunqué odore, un abllondanLe precipitato bianco, chepresto divenne nero, ed infine il ritomo dell'acqua alla primitiva cbiapezza. Per otteuel·e ciò 11011 si spese che '/1 peJmy (5 cen Lesi mi). Hq seeHo questi pochi cas~ come ~ipi per dimosLrtU'e i risultali del cloruro di piombo quale disinfettante, eù ho fiducia che possano essere sufficienti per in(]urre i miei lettori a con· Linuare gli espe~·imenLi- Quar1lo t'\ me la pra~ieu mi dimoslrò che il elornro di piombo è il più sempllce, il più economico, il più efficace di tutli i disinfetLant~ e deodoranti finora conos_ciuli. Sopra alcuni eOeUi dei moderni proiettili da fucile. Per il dott. Hugo SENFTLEIIEN, ex-chirurgo maggiore nel6 1.0 fanteria }Jt'll§Siano (The Lcmcet, 9 ottobt•c 1875). ·- È noto
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che nell'ullima guerra franco-germanìca, ambo le porti si accusarono reciprocameiJte di aver usato palle esplosive pel' armi ~Il piccol-O càlibro, in violazione al tt·alla~o pl·oposto dalla ·Russia e accettato dai. principali Stati di Europa, che proibisce i proiettili ~splosivi del peso inferiore a una libbra. Che anzi il primo ministro d.i Germania fece di bali accuse argomento di noLe diplomatiche; e non solo i giornali f[•ancesi scagliavano queste aécuse contro i soldati prussiani, ma io stesso, disgraziaLamenle, ebl;li a subire lalì rimproveri rla pal'te di ufficiali francesi, quando, in seguito all'uHimo sanguinoso incontro con l'ru•mata dei Vosgi, essendo rimasto solo sul terreno della .battaglia, per altenclere ai ferili d'ambo le parti, fui tenuLo prigioniero di gnena da 'Un colonnello garibaldino. Mi "'ono perciò ingegnato a trovare qualcbe ragione scienLifica, che potesse giustificare queste calunnie cosi indegne; ~anto più che le aveva 1,1dile ripetere anc1~e da ~o~~~ ti feriLi .. ~ un l'atto che la grande forza propulsiva che i fuc11t moderm mducono nelle loro palle, e i1 più frefluente sca-
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V;\.lUETÀ
l'amucciare nei distreLti di montagna, e i conflilti in villaggi e in città, oiTrono numerose occasioni, per il rimbalzare e lo scheggiarsi., dei_proiettili, la qual cosa ci porge una facile e na.Lurale spiegazione, per molti casi di creduta violazione alla legge internazionale. -Gli efJetti di distruzione che producono le palle esplosive nel corpo animale usate alla cacèia della grossa selvaggina, mentre provano la sagge?.Za e l'umanità d'una simile legge, giustificano l'allarme prodotlo tra' soldati tedeschi, allorquando i giornali di Lione annunciarono l'at'r i vo d'un celebre cacciatore di leoni dall'Algeria fra i tiratori di Garibaldi. Ma durante i tre giorni del durissimo combattimento attorno a Digione, nel gennaio :1.871 e nella susseguente sorpresa a Prauthoy io non vidi nulla che potesse confermare i ~ospettì dj questa natura, benchò frequenlemento osservassi delle palle, che dopo avee colpito una muraglia si fendevano e si riducevan.o in ischeggeJ come se esse fossero esplose, a modo di liquido metallo che cada da un'altezza su terreno sassoso. L'attitudine a cambiar forma e a rompersi in irregolari e ft•astagliati fl'ammcnli, quando codesti proiettili ribattono su pietra o su metallo, come sull'acciaio, sul rame e sul ferro, dipende non solo dalla velocilà iniziale e dalla relativa forza dell'urto (anche a forli clislun.ze), ma molto anche dalla composizione della palla. Il piombo puro, come venne adoperato pel fucile austriaco Lorenz nel 1866, pel fucile ad ago tedesco di Dreyse e nelle vecchie carabine Minié o in quelli modificati, secondo il principio di Snider, in fucili da cat•icar-si dalla culalta « a tubacchiera " si fende più facilmente che le palle del Chassep6t o degli altri moderni fucili, le quali sono composte con una lega di stagno. (Il proiettile Henry-Mar-tini, per esempio) contiene 1,12 di piombo). Le uHirne pnlle penetruno più facilmenLe nei tessuti del corpo, e a parità di forza propulsiva, cioè di velociLà iniziale e di peso, rompono più prontamente le ossa.senza alt.er-arsi di forma, come già osservò sagacemente il professore Longmore n ella sua Memoria sui possibili effetti chi1•u7'{Jict in battaglia coll'uso di proiettili di forma conica. Essi assomigliano sotto questo riguardo alla mitraglia, e sono tanto pitt distruttivi clell'antica palla rotonda da moschetto. La qualità distruttiva tanto rinomala del proiettile del fucile Dreyse, il « langblei ,. prussiano, dipende al contrario dalla sua maggiore tendenza a fendersi e ferire poi con le sue
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scheaae acuLe e taglienti. Io ricordo il caso d'un soldato di 00 • fanteria austriaco della Servia, che fu ferito a Koemggraetz da un. « langble6 ,. ~ che venne ricoverato in un ospedale della Sassonia conia tibia f.I:atturata. Tre settimane dopo la battaglia, egU venne sotto la mia cura a Berlino. Passati alcnni giorni cominciò a lamentarsi di dolori violenti ed ebbe ripetute emorragie. Vi erano due aperture nella gamba, alla metà del polpaccio, indicanti l'entrata e l'uscita della palla. Fui chiamato a visitat'lo quattro settimane dopo la ferita e lo trovai quasi senza polso per perdita di sangue. Era stato praticato un taglio in 'una larga cavità riempita di sangue raggruroato, di frammenti di ossq (la tibia era fratturata) e di alcuni pezz~ di piombo taglienti ed acuti. L'ampt\Lazione col metodo circolare, sotto il ginocchio, ch'io feci immediatamente, salvò la vita a quel soldato e gli procurò una pronta guarigione . L'arteria tibiale posteriore era esulcerata, per la lunghezza di quasi un pollice, dal contatto con le punte di metallo, che, solo per la loro acutezza, sarebbero state relativamente nocive. La potenza della palla Chasse]Jòt può agire con grande e.ffetto sopra un osso, senza che ne del'ivi alcuna deformità r1el proieiLile. N e vidi un esempio rimarchevole nella guarnigione a Belfort dursute l'armistizio. Il chirurgo incaricalo dei feriti tedescl-i durante l'assedio, mi chiamò a consulto per un artigliere della landwehr dell'età di 39, anni che in un assalto notturno era stato colpito da un proiettile di Chassep6i, il quale a piccolissima distanza, penetrò nella giuntura della spalla e uscì in corrispondel'lea della inserzione superior~ del muscolo deltoide, senza perctere la sua for·ma.. Erano trascorsi due mesi e il paziente era quasi esausto da attacchi septicemici, essendo chè la giuntura era distesa e trasformata in un ascesso scaricantesi incornpletamente per due o tre aperture fistolose. Feci un·taglio fra le fibre del deltoide leso, evacuando alcune once. di pus fetido; e introducendo il dito trovai la testa articolare dell'omero rotta al collo anatomico e immessa u modo di cnneo fra le due porzioni della diafisi t'essa longitudinalmente: la quale essendo divisa solo parzialmente, agiva come un paio di tanagHe C\ tratteneva il frammento staccato. Lo estt•assi con qualche difficoltà; non v'era altro osso necrosato e il paziente migliorò tanto, che potè preslissimo essere mandato in Germania. La molta elasticità del proiettile provò, che la frattura e l'incunearoento d'una cosi piccola porzione, come la
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testa anatomica, non era dovuto alla fragilità del tessuto osseo, ma allo straordinaria potenza propulsiva della palla. Cosi ho pure osservato un ChassepN penetrare nel ginocchio destro, schiacciarne i concli1i e passare, senza punto cambiare forma, sotto la pelle del lato ester11o. Quando si trovano nelle fer ite dei pl'oiettil.i. molto deformati o frantumati, può sorgere il dubbio, se la deformazione o la fr antumazione siano cagionaLe dalla palla che conserva la sua forza nell'urlo conll'o l'osso, o se veramente la palla sia entrata nel corpo, dopo esser stata r imbalzata da qualche so;;;tçmza resistente e f{Jsse stata quindi deformata o spaccata, prima di colpire il tessuto osseo. La forma clell'apertul'a di entrata sembra meno importante che la fi gura sLessa del proieUilo per decidere tale questione. Oltre di ciò le palle di piombo diventano di rado così frastagliate e così deformi per l'urto sull'osso, come quando rimbalzano da piett·a o da metallo. Due casi molto istruttivi di questa specie ebbi ad osservare dopo la battaglia di Woerth, quando alcuni dei ferili rrancesi furono mandati per ferrovia alla fortezza di Minden, dove io era comandato per· stabilire un ospedale eli riserva. Entt•ambi i soldati avevano rotto l'omero al suo terzo superiore, in maniera analoga : una semplice frattura oeiuont.ale, in cui era annicchialo il peoie ttile. Uno di essi era un corazziere, appartenente ai famosi c sforttmati squadt•oni eli Reichsofen; l'aUro un zuavo piccolo e grasso, che mandò forli grida quando io estrassi la palla, mentre il cavaliere normanno sostenne la s tessa opet·azio·ne con uno stoico e freddo contegno. Le masse del piombo erano molto sirnili l'ea di loro, jnlieramente deformate come un pezzo di metallo fuso gellato nell'acqua e rafi'l:'eddato repentinamente. La palla del cot•azziere era più appiattita e più frastagliala. Se codesti Francesi avessero ricovulo un « langblei » prussiano, pt·oveniente dirottamente dal fucile, le fratture delle loro braccia, a giuclicar·e dalla deformiLà. dei.proietWi, avrebllero dovuto essere comminuti ve; ma la naiUl'a dell'offesa piu'1 leggera e il punto colpito tendevano a far credere ad una corsa kaieLLoria indit•ctla. La palla del cavaliere era evidentemente rimbalzata dalla sua corazza d'acciaio o da quella del suo vicino, mentre stavano caricando: l'altra aveva colpito il zuavo in seguito a r imbalzo da un muro. Casi di ferite di parli molli per· causa eli proiettili deformati, o scheggiati, provenienti per via inùiretta, di riflessione, o di
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rimbalzo, potrel:lbero essere numerosi nella moderna t<!llica d.i auert•a. l • frequenti conflitti nei vigneti francesi favorivano t' specialmente questi fatti, e cagionavano molte f~rite leggm·e . Innanzi a Digione io feci un' inliera collezione di palle eli Chassp6L alleratc nella loro forma in modo cosi strano, da rassomigliarle, in apparenza, ad un fungo con un largo stelo, e con un cappello piatto. Quast' ultimo l.'appresentava la parte com].)J'CS!'IO, il prin:(o la flue ~1el proiettile rimasto inta·tto. AktH).,.i dì ques~i vennero estratti disotto la pelle appena penetrati, e, bcncM la loro potenza di urto e di colpo fosse quasi attutila o scemata d'assai, l'apertura nella pelle appariva sempre como una semplice fes~ura e non come un f'oro irregolare e profondo. li rimbalzare delle palle di piombo dei fucili di Dreyse, e della tabacchiera francese, induceva, in generale, una più forte deformazione essendo talvolla scompat•sa affatto la loro forma primitiva: il loro peso e la loro grossezza essendonelloslcsso lcnt])O maggiori, che nei proieLLili del Chassepòt (le ultime pcsondo solo 380 grani d'i contro H i lt80, e fi30 delle prime), c la largliczzn del loro tragitt.o. e li1 cagionata lacerazione dci tessuLi molli emno in conseguenza maggiori. Nella terza giornata di Digione un ufficiale del2·J• l'eggimento, funteri'a prussiano il rruall" gitìceva. come bersagliere, eh i na Lo dielro il pendio di un argim• ferroviario, venne alla nosll'tt ambulanza con una ferila uella rcgiona mascellare superiore, cnlm cui, introducendo due dita, Lt'OYai una ~aYità piultQslo larf!a, tt·a la laringe e la masrella superiote, riempiuta di sangue rappreso e dal muscolo lacr!'ato, ma da nessun corpo cstPaneo. Il paziente, uno sludenle ,Ji teologia, mi raccontò che egli stava nùrando col suo fucilA. rtuando qualcosa lo c0lpì alla gola. Mentre io ero occupato A.lla ricerca della feritn d'rnl.r·•'ILu, uno dei miei assisLenti aycva r·imossa la camicia dell'individuo, e stava osse1·vando \m I.mnç)]'e sov,ra la scapola. Un proJeLlile Mlnié assai delol'mato1 ch'io estrassi al di sopra delrangolo superiore dE)lla S<"apola; 11011 aveva toccato in nessun punlo J'osso, ma aveva dontto esser stato ammortito, prima d'entrare nel corpo, da qualche clm•a sostanza esterna. f•: un fatto degno d'osser,·uziono che le dicerie sulle palle csplosiYo fr·anceBi divennet·o a:;sui più i'J·equenti nell'ultimo periodo della guerra, quando s'introdussero i fucili« tabacchie1'e., coi l01·o Jll'oiellili di piombo; nontlime:no circolavano aià dal principio, quando si usavano solamente. i Chassepòt, che posseggono però una più forte velocità iniziale. Non vi è dubbio G~ornale di mediotna militare.
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che questi ulLimi possano anche fendersi sopra sosLanze resistenti per la loro ì'or:t.a cl'lll'to (lo pt·ova il potere di pe1' cussione che essi mostrano nel corpo umano, o in altre sostanze meno r èsisLenti), la quale, come è nolo, cresce in ragione j nvet•su del quadrato della distanza, tlu cui. il t\wile ha tirato. La maggiot·e velocità iniziale dei fucili modemi,ùovulaa molLi mjglioramenli nella loeo fabl)t·icazioue, nel materiale dello canne, 11ellu furmu delle palle, e nel la forza e><plosiva deUu polvere, relaLi va mente al miuorpeso delle pr·ime, e alle m aggio l'i cat'ich•l della secon rla, è sempt'e stata in relt,zione corlla crescente forza pel'foraleice dei loro proiettili, come io ebbi a rlimostr al'e pril'na che scoppiasse lu guenu coHtinentalc, in una Memoria intitolata ~ Zur 'Wundaer:::tlichen Tf'affenkun.de » stampata nella « Deulsc!te Klinilc 'l 870 N. t~, 5, 7, . Ne sono conseguenze, du una pal'Le lo grande potenza di sfeaccllaro le ossa, dall'altra un·aumeulatù tendenza a rimbalzare e colpir-e inrlire ttnmc~nte, dopo la d.cformazionc, o di fendersi in molli pezzi. Un correttivo a tali peeicolosi miglioramenLi delle armi si lrova in ciò, che J1iù gl'ande può esser e la dlsta m:a dci combattenti sui campi di l)altap-lia, e che le scnramtAcce si fa nno tlìcll'O ri.parì . Le cm·c cl ei cbiJ•urgJ, i Ml comballere i pi tj disastrosi ell\?-tLi dello at~mi perfer.ionale devono consistere nell'allmtLo esame delle ferite, nella peon ln estrazione clei corpi esl.l'anci, e n el larg-u uso rlei mezzi antisettici. Gli urgm nenti, con cui i chil'tH'ghi fl·anccsi nt>Jla guerra ili Cl'imea, pel' es. M. ScJ'ive, volle ro pt'ovm·c che i R uss i avevano usate tlellc palle cilindro-coniche di rame esplosivo, non sono mai statì confol'mati; ma gli ufficiali medi ci dell'<ll'lnata inglese, como Longmorc e Macleod, viclet·o fref]uentemenle casi di ferile per pe:.::zi di palle conicl1e, clte r~ra n si speZl:::a te contro li terrc11o roccioso. Il prussi uno c Granatgewehr,. Ull fucile pesanle, che scaglio pNietlili del pes o di quallro oncie nll'incieca, non fu mai usa Lo, nè nell'ultima nè nelle guerre precedenti. Pal'e pel' certi r ìguarJi un fucil e superioPc cruciJo GNts dci Francesi,cho è un Chas;;epòt migliorato. P oicM p. r esso, oltre ad un metallo fallo di rame rosso (che è il materiale più du tti le a saltL~' re la culatta, ceeto mollo più eh o ilt~aroe giallo o il rame come nel Boxer·, e negli altri) s'impiega una miftlior qualità di polvere, checOI'l.tiEme mC!'\() zol l'o, e ma11 liene più 1)ulila la Cù.nn a. Dalla diversa costruzione delle cariche della culatta djpende la ruve1·sa velocità iniziale dd JWO ie tlile, non osLante un aumen to del s uo peso, e una <liminuzionc della carica della pol-
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ver•e La palla sembra sia falla ùi piombo compresso invece che <li una lega per 1.\ssicur ame la compaLLezzo.. Dallo Spectateur Mililaire pt•emlo i seguenti dati: Peso della palla . . . . Calibro della palla al fondo. Lung-hezza della palla Carica di polv~~re . . . . , . Velocità iniziale . . . . ·
Fucile Gras
vecclùo Chassep6t
2:~ gr•am.
21~, 50 g J'tUn.
lO; !)n.
_,,, ...,.
11, 8'""'. :.,.), '30'"" . '>-
5,25 gt·am.
5, 50 gram.
")..,. ~ ~CIIQ
45;)•.
410".
Un periodico militare tedesco clà il peso del proiettile del fucile J'fauser a 2::> gr·ammi, eguale a quello del Cncilo Gras: la . carica di polvere del fucile tPtlesco è solo di 5 grammi. Le veloci lA in i:r.iali doli e palle nei fucili regulari delle o.rmnte russe e tedescue sono le seguenti: :\Iauser ·~30,00 al 1" '\Vot·der (Bnvarcse) 432,70 Bordan (H.m.;so) 419,00 Il fucile Gra.s sembra dnnfjUe per questo rapporlo superior·e ad ogni altro. ll numero assoluto e rolalivo delle ferite pct· palle dt fucile rimbalzato dipende non solo dalla gran forza cJj pt·opulsione e di percussione, mn anche dul fuoco più rapido c più fiLto)e ùnl maggior numero di colpi lirati n elle guePre roodet'nE'. '\el rRpporto della commis:;iono dell'armata americana sui furili modet·tù lt•ovai alcuni anni Ol' sono un'osseJ'\'azione : eh o cioù le armi dl'lll'u vvl'nira stu'obbet•o ~late i fucili n ripetizione. L'artiglieria moùet•ua è mollo distrulliva, ma una fanteria bene organiz:~.ata Si.H'lt sempr e il porno delle nrmule. La rerentc guerea ha provato che !IO per •1.. dei fet•ili e n1ol'li lo fu!'nnn per pallo du fucile, l'infunlerin perdelle il ·li per ·,., dei suoi uomini tra morti e fel'iti, le allr·e ormi e.olo il G per •,.,..
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Die Geu{Pr Cout,euliou . ([a Convenzione di GineoNt) . del Dott. C. Luf:DEH. Erlangen, l876.
Studi storico-critici, esposti in forma dogmatica. con p r•oposte di miglioramMti dedotti dallu pratica esperienze~ non che cla .fonti L~ffì.cial i in paf'te ineclr;tc.
Togliamo dalla H.evuc Milifaire de l'éf,.anr;el' l'analisi di quest'opera venu la or·a alla luce i n Gcrm<~nia, 1mportan te no11 solo pel titolo, quanto pcl suo Yalore inteinseco riconosciuto dalla decisione del yiw·ì. inlcrnazionalo che ha ngD"iurlicato al suo autore quel premio che l'imperukice di G<mrìaniu stabi!'l per la miglio!' oJ?era clte aYt>ebhc lr·atlt)lo del mi·~Jiora mento 1lella sorte de1 f'c J·iti in guPrt·u. Haccomand i amo qucsli studì è-con~idemzioni del dottLueder, a quanti detresercito, e del n0s tro paese si occupano eli qu_esto grunde argomento umunitariu. 1l dott. Lur::orm l1a svoHa nella J'r·irna moLà della sua OJ)em la storia della Convenzione di Gmcvra. Con una es posizione eJ•uditn si 6 dato a l'intracr iarne l'oeigine, cd ha cer·calo eli colpir e nel suo germe, e di scguiPc nel succes::;ivo sviluppo la prnua idea che deLle vita alla celebre Convell7.ion e. . I n questa guisa ha poluio slabilit•e che c1uesto principio umani La1·io ben luugi dall'essere pt'O[Wio dell'epoca nosll'a, cominciò invece a sOJ'W~J'(>, verso la fine del sediccsiJno secolo . Nel periodo dal 1581val1H6-1-, Gul'll non ha trovato meno ùi 29J tratluti o convenzioni, l'm belligt-wanti, avcn1 i pe r st:OJ?O la SOl' te dei feriti e maiaLi in gge f'l'a A le un i ùi rodesl1 a Ui avrebbero bene potuto sc!'viro di n orma ai r edaLlol'i della Convenzione di Ginovl'a. l pi(l cclel)l'i sono: la convenzio11e dì Ascltaflenburg, faLLa il '2.7 g-ingno Ji.i-3, dopO' la buUaglia ili De1.lin gen, fra il conte eli Stuit• e il conte di Noaillcs; la convenzione di Drandebom•g (ri p1•oclo l la i n e:;:ten::;o col l.est.o fpancesc nel libro del dott. Lued<•r), stabilita il i settembre 1759 f~a FeJerico il Grande e Luigi X V; la convenzione di Lluy$
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(1759) fr·a la Francia e l'Inghilterra; il programma di contra~to sottomesso da Percy al generale Moreau (1800) pet• essere propos~o ul generai~ Kt·ay, ma. elle Cu a~bal).d~mato; Quest'ultimo proo'rarnroa d t traLLato, f1gura par1montr nell opera cho analizziamo. L'autore si estende lungamente sopra considerazioni storiche, e s i lagna per ~ssere quelle rima~t~ igno.t~, ~enLr~ che "sotto molti rappo1·ù sono meno 7'estrtthoe, p~u hberctlt, mt[Jliori,più giuste e più applicabili inpratita, che quelle della concenzione di Gineora ». Nei primi sessanl' a11ni del nostro secolo, non reco alcun progresso praticamente e nemmeno nel campo speculattvo. Fu so!Lanto dopo la guerra d'llalia <lel1859 che le quistione della neutralìzzazione dei malati e fel'iti e delle ambulanze fu. <li nuovo agitata, c interessò vivamente la pubblica opinione. 'l'u~ti conobbero l'importanza elia ebbe allot"a un moaesto libr-icciuolo di Dununt, Un soavenir (le SoU'erino, il f[uale $i diiTuse rapidamente e fu occasione 01! argomento per cui Palosciano d t Napoli e Arraulù di Parigi peesero vivo interesse -por ·la quis tione. Moynier, altro filantropo ginevt·ino come Dunant, unì uguAlmente il suo nome agli sforzi di truel tempo c·he fu il verò periodo d' incubazione della Com·enzionc ùi. Ginevra. Il peimo r.isu.lla to pratico cui approdarono 4ueste tenden~c umaniLal'ie, flt la costituzione, a Ginevra, sotto la presidenza del generale Dufour, dì un Comitato composto di due pr indpali propugnatot•i .Movniee e Dunant, e di due me1lici ginevt•ini AJ?pia e Mannoil~. Ques tr furono s ubito ii't\ccordo nel riconoscere che il successo possibile 1lella loro generosa impresa avrebbe dovuto, prima d'ogni altra cosa, esser protetto dall'esistenza di una convenzione diplomatica che stipulasse, in favor·e dei feriti o di chi li soccot·re, dello garanzie di neutralità <~ di protezione. Ques~o fu il loro pl'imo obieLlivo; e gli sforzi che gli. uomini del Comitato di Ginevr a S\'Olsero per creal'e in tu'tti i paesi d' EurotHl una cort•eute di opinioni favorevoli a persuadere i govèrni, furono coronati ai successo, e dopo aver guadagnali alla causa dell'umanità ([uasi tulli i sovrani d'Buropa, 11 Comit~to $pedì, il l • seLlembre l863, un invito ad una conferenza. inteenozionale che si stwebbe Lenuta il26 oLtobt•e seguente a Ginevra . Quell'invito conteneva ancora. un programma: di convenzione diviso in dicci articoli, in cu i st costituìvano dei Comitati nazionali decentr alizzati da quello dì Gineyra e i.ncari~.Li di faro ogni sfOL'ZO pet• ottenere l'adesione tle1 lO l'O rtspetttvt governi. Il loro programma allora non a ve va o!tl'o in mira che il p~opagamenlo, per: il tE'mpo de!la guerra, d ambul~nze volontari~ provvedute d1 un segno .mter~azio na~e, tah d~ potet•e all ev.cn,~nza .e sser poste a dtsposnione rle1 comandt genot·alJ mJ1 1tal'L L' 1dea della n;eutl'ctltzzazione non fu esplicitamente foemulata che in un prograrnma supplementario datalo dal15 settemb1•e . La conferenza si riunì al giorno staN!ito in unu sala del-
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l'Ateneo, e fu composta òi 36 deiPgali debitamente ncct•etlilali, ma non p1•ovveduti di po~eri ufficiuri,apparlenentJ alla $\'Jz:tf'ra, Prussia, A\tSLJ:ia, Olanda, Svt>ziu, l11 ghillcrra) Francia, Spagna, llalia e n.ussia. 11 genero lP Dufnur fu nominulo ~~re sidentE', il principe di Heuss \'ÌCC-j)l'esidcnte: le discuSSIOni comincial'Ono sul programma umt.o alla circolare d'invito. nopo LJ'e giol'lli di discussimw, le pt•oposte del ComitRLO ~i nevrino furono adollale e l'idea rlcllo ncult•ali:t.zaziouc l'u emessa sotlo l(lrma di >Oio. Il CoroJialo di Ginevra ~i lt·asformò subito in una specie cii CC'milalo centrale e internAzionale; i Comitali nnzionali ftJJ·ono coslituHi, e lulli si po::;ero all'opera per tu•rivare alla rcul iz7.uzionc dei voti tlcll' Assemblea del 181i:l. Ciò cl te, prima di Lutto, si dovevt\ ottenere, era la costituzione di un Congt•esso tliplomalico composlo di persouuggi urlic:iali inveslili clei nccessaJ•i poteri. A IJUel<t'eJleLLo 11Cl nov<'mbre 1~, il Comilulo inlerJ•azionule dommHlò ai govcl'lli ~c fossero disposti uri aderire al principio ùc•lla neutralizzt~zimtc dei feriti c malati, degli spcdali ed ombulanze, ùel pcl'::,onale $nnitario ufficio le o volo n t~wio e se farl•s;;e 1l'uopo l'atlollm·c pe•· essi un unif'orme o un segno idenli<'o per di::;tintivo. Fu oJI'nll<l influenza dei governi pl'USSÌUI10 O ft•!IJ1CCSI' CUÌ Si tiOYCtle J'UII01'6 della costiluzioliC del Congres:-o, di gui!'a che .i l u g-iug-11u 1861-J H ConS~ i glio l'c<lt•l'alc svizzel'o ili vi Lo urlieinlrnen Lo l utti f"l i !:ila ti d'Europa c d'AmericA a prcTult••· ptwl<> ul Congresso mlPl'nazionalc di Ginc,ra tlell' R agosto 1R!iL Sedici Stati ~i fec('I'O rappr<.Hwulat·e sia per mezzo di dPiegaLi ùebit.onwnlo a':llo!'izzati (ll ad~n, l.lt>lgio1 DAnim:wcn, Spal!lla, FranCJ(l, Ass•a lJur·mstudl, lttliJn, 0Jandu, Portogallo, Pru!'<~ia, s,·ì;ueJ-a e \Yurlentllet·~). sin ùa inviati senzt\ mandato (Sta li Un ili cl' A mt'rica, lngh,ll.<'rt•u, S>ezil• e SA~~onia); l'Austria clirliitu•ò pot<'r basturc n 56 :; ~essa <;olia pmpt·in organizzazione, consitlerando d'ultrmtde ln sua udcsiùll(l nlla Convenzione i ncompol.ibile co'suoi in Le•·cssi m ili lu l'i; In ll ussia accettò il progJ•ammn, ma seJJZtl in vi o di deleguti. l n lullu furono tG delcgnLi, dc' IJuali }Jiù della rut~là avevano giù 1weso
parte alla COllfPI't>DZ8 nntcriOI'C.
La Convenzione fu fÌI'mala dn lulli i plenipotcnziari pt•e::;enti il 22 a «o sto l RU i. Quest~ prima pal'leslorica,Lanlo inle•·cssanteche islrullivn del la voro del Lucder, gi un.1?c fì no tll(uesla dftta. Quindi enll'u in 1.111a nuova fliH', in 'jueua dello sviluppo p t·ogressh·o delle disposizioni Rnnzionale dalla Convcnzwne; e fu pt·imn di tutto il rappclt'lo delle confm·t•m:e e delle cila7.ioni cui tl<•Lle luogo lo scambio delle raWiclu•. La Clmven:.:ionc 11011 fu <lefìnittva che dopo dieci mesi. L'adesiont> della BaYict•a, della Sassonia e dell'Assia Darmt<ladt rinw<>c sotzo riserca lino a che la guerrn del 1866 la rest• flf'SOiutaroentc urgente; L'Austria adel'ì ::;ollunlo dopo la butlagli<t di Kuuigl'iilz; In l.11tssia asretl6 il 18flì; e flna!menlc, ultimo, t'u l'ex Stato pouLifìcio ne 1868. JnLanto il Comitato di Ginevr·a ed i ComitaLi nazionali delle
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polenzo segnatarie della Convenzione non .erano rimasti ir~u~ Lh-i. J.,a guerra uel1866 aveva d'all1·onde otlcrlo alle nuove rsltluzioni l'occasione di .un~ .prov~ .rralica e 'luest.a ~r~>Va avev~ dimostrato nel modo rl pn~ mamle~!-0 la grande utrl.rtà W:UI:liH: lari a ùella Confer enza dj Gmevra. r ratfaìllu certe tiiSpOS!Z IOUl avevano dalo luogo a delle inlePpr·dazioni molto tlubbie_, alt re si erano ricono~èiule inapplicabili in pl'AliNL Fu, in consecruen<:t1, evidente la nec•3ssilfl di rivedere l~ convenzione dellH(H. 'l'ulli i Comitali d'ogni paese proposero rnodificazioni e rilht•me) c i governi slo:-:si r iconobbei'O la necess ità di un J.>Ul"'..:iale rwedinamento. Nellf\ prrmavcro. del J8G7 un ordine ministerialc riunl in Berlino una commissione compos tu delle celebrilò ilella m edkina militare pt'U!::'SiaM, incaricandola di rlelibemre sulle l'ilòrm e dn introdursi nelsel'viziodi snnitàmililare da una pat·te, negli slnluti dl•llu Convcn:done di Giuevr-n dull'u!Lm. L'opera (Das M i/itairl:laniWt.swesen und Mine Re,/'orm) ~c l'iLtu dall'lllustre ed autorevole medico g-enerale Lofller, del quale l'nrmata teù:.!sca derlorcr·itlu ugumculc la perdita, dà il r·enJiconto di que~h\ commrssione. J1 tuodo ('Ol qualo furono redallc le prop('s Le della commissione medlco-mJllLtwe eli Bel'liuo non fu mollo chiaro, e quindi manrò del vulore pratico; e la maf!gior parte def.lt at'ticoli del testo tlel 18<ii·, rimasero osc~11·i o innpplipaJ)ili. E un 1Iocumenlo s ul quul(' dovrcbJ,e tol'llul'e lo ~Ludlo di coloro che s'occupano di quc:::-ta quest:onc. Oisgral'.iutamente, iJUesle pl'opo~le ùi riforme, delle quuli prese l'inizintiva unn sola delle ]J1U'ti co nl!·fHmti, non uvovano nllora alcuua probabilità di l'ÌUSC'itU. :XOJrostaute furono discusse nell'assemblea interna.zionnlc, che si riuui nell'occasione dell'esvo::;iziont• univcrsnle dj Purigi. l delegnti d<'i diversi comitali riuniti solto la direzione del presidente del Comitato parigino, nomiuaeono una sollocommil';sionc di.studio, cht• pr-opos<• a:cune modilicozioni alla l'edazione primilivu dcUa Convenzione. Vei'SO la slcssn epora i r(elegatide]]e aSSOCitlZiOni tPdesc!Jo SÌ t·iunir·ono a\\ Ul'WOUl'gO discusser·oil nuovo pt•ogetlo della Convenziouc redatto dalla ~o lr locommissione di Ptwi~i , prOJ>Onendo ùei novelli emenda m e u Li. In (plesio stato d'claJJoPEwtOne più o m eno approfondila, la ~ruesl!on~ fu sottoposta alla piena assemblèu della conferenza m lqrnoztonule d i Purigi il :W agosto 18G7. Le discussioui si PFu·ouo .sn]Jl'!\ un pro~ctlo d i convc•11zione cli P fu adottato soLto Il ltlolo ù1 wt voto, c eu e tendeva ai ~P!!uenli miglioramenti: Uefin!zione pt·ecisa della situazione àel personale di sanità caùuto m po~ere rlol nemi<·o i Qonsam·uzrone à.ol principto eli neuLraliLà dei comitati volonlart e dei loro delegali in le>mpo di guerra· Estensione della Convenzione alla. marina · Misut·e [\€'1' c.ous lalare l'ido!iltitù dei ferili. ' . :tyra. por assi.ctu·m·c una sanzione legale a queste riforme, cbe mfine non esrstevano che allo stato di un'<t.~pira;ion.e, bisog na,•a, come avvenne nel 1003, dopo la Convenziono ùi Ginevr<\
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p..:t·venire u <lat·o alle novelle conclusioni il valore e l'uulorilà Ji un atto ùiplomaLico. Si fu ancora il Consiglio fcdet·ale che pt•escl'inizialiva, e che s'incaricò di pt·ovccure La riunione eli un Congl'eBso diplomatico. Dopo :.WPt'e esplora Lo l'i n Lcnziouo dei govet•n i, li in vilt'l, il12 agosto lHHH, u l'arsi ruppt·c-::;en Lat·c ••ella 1'iunio11e cbeten n1~ le sue 8 sed ule dal 5 al 20 ollobee. lJ Cougees so ùel 18Ut! lasciù inl.atLa la Convenzione tlt>l 186\-, e invece ili pr-oceùct·c ad unu re\isionc degli at·Licoli, non modi liro p ·t· niente il lesto in' igot-e. La fOl'lllU adottata ru 'lU •Ila tli Ull l"emplicc pt·ogello di m·tic~li atldizionall, consacranti una pm•t.e dei progt·c-;~i recla111 L1 ti dalla Conl'ol'enza intcr·nnzionalc di Parigi, 8[HWialmento l'c.,;tensione Hlln JUar-i.Ha dello di spo!:'iziooj della CortvurJZioll('. l\IA anche int·ugione dj r1uc,;La rot·ma si Lt•ovò chH lo disposizioni I'eputalc o~cw·e e non prali elle t·i musero, e che una pwle dci voli cspt·essi l'estò lUI pio desiderio ~onostantt~, ::;iecome in seguito d'una ~erie ùi ohbic:~:ioni c di t•esh•iziolli solh~vale da (>Ul'èCclli goYerni lo scambio delle ralifiche del pt·o!{ello d'ai'Ltcoli add1zionali non ebbe luogo, così si pol<> spcl'Rt'e clte la propa"Hntla aLth·u ch" si proseguivain Yislnd• una revisioner..oml;j'eb,u\1'ebbelinilo per coudut·rc a più t·adiculi moditlcazioni. Ma la guet'l'i\ Ll:lì0-7·1 venne n Lronc:\l'c ogni quu lo.;iasi letllaLivo. Nel1873 1a Conrercnza che tloYcvtt l'iulli t•si, all'o~cn!'ione dell'esposizione universale fallì, e !-;i poL1·ebbe concoiolet'8J'e la stm·ia della Con,·cnzionc d t Giuevt·a come lìnil3 r[Ut, ~e La Confet·cnza int.et•nozionale riunita nel Hfii- n 13ruxellt!s, in seguito ad invito della nussia allo ::;copo di ll'l\llare del tht'tUO delle genti, non avMso Loccalo l'm•gornenlo tlelle all••ibuzioni tlellu Conve.nzione. E:ssa aveva, pc l' Lt·nllat·o < JUI!ste q ue:;Liooi, la compel~nza la più completa, c le Lt•allò infnlti in motto ùn sotldisf~u·o ai voli c~pt·essi dalle divet·so
assemblee, conret·euze c cornmissioni u1 c ui tp tesla t·upitla btùliogt'afia la) enume1·nli i lavoei. Qucslrt purle delle sue eonelusiom scmhr·a uii'A utorc
assolutamcnlc giustificala ùallu situaziouc, cui si 1\ voluto l'i mcdiat·e, ed egli l'accomanda \'ivamenle che siano pt·cse in consiùeraztonc nel caso in cui si wmsst! lUla volta o l uJLra ad una revisione della diteUosa Coll\·cnzione ùe1186~. La~· pat•le ùd libt·o del O. Lue lct· ha per oggelto l'esame critico, bas alo Hulltl pratica s pcrie Hza tlei p1·iucipi della Convenzione rli Ginovea . l n un primo cupi lolo l'autot•e s't- ))I'Oposlo eli enumcl'are i tlil'feronli appl'ezzumenti po!'l.ali sulla Convenzione, lauto pei giudizi puramente teorici formulali pt·ima della sua lwova nella guerra fhwco-germanica, quanto pet· l'<l!rioni < 'o:sperienza ùopo la guct·t·a. Come t\ du aspctLa1'selo, q'uesle opinioni val'iano da un eslt•omo all'allt•o: le une doman riano la soppl't:'Ssione pura c semplice della Convenzione le altre la pol'lano u Ile stelle. Tutte lo Otlinioni di mezzo hunno ancor esse i loro numet·osi parliginru. Il lettore !Jn quindi soLto gli occhi il l[uadr o genet•a le r.lei l'i-
BlBLLOCtRA FICA
301
sulLo ti liell'ospoeienzu ucrtu islnla durante la guet·ru 1870-71 pc>t' ciò che co~tcerne la Convm~zione di <;Jinevra. Pct• nessuna delle due pal'll che loltat;ono m quella tmt~ant' guerra, J_JOll sembrerebbe ancot·a atTI\'ato il momento dt tl"aLlare con llllpat·zìalità o sPnza passione un sog"'r:tlo così d~licalo. _Vi fu-:J'OilO senzu dubbio da una par·tc e ct<i11 ultra Jegh et•t·orl< degh u)msi e degli eccessi; ma l autm·~, for:<.o c!ln un p9co dt pas: swnl:" non la e,.. come la Convenzwno eh Gmevl'a Jossc r1uu!-'J ignota alle tt•uppe francesi; cl e' gea11di ah usi furono corrùnes"i pei" mezzo dd fa ct·oce t•os~a; la neulralilù elle conl'cl'i;:ce Lluesto ::;cgno non ru seropN rispettata: l'ar·ticolo 5• concernente le unmunità uccol'dale agli u\)ltanli tlel llaese che ruccolseJ'O tw llelor o cnse i feriLi, e la J'cstituzionc t i quèsli, 11011 è accolLa bile in pt•nticu. 110110 questa esposizione l'1wtoee pow• la questione "_se la Conren:;iune tlj Ginecra debba essere mnntem.tta o rcspcnla e, in scguilu nù una lunga discussione che mena appunto a codosta conclusione, ne~ tleduce un all.1·:1, e cio<:! " .~c la Convenzione di (;iMvra, do ben rio essere ma.nlenutct, rlel>va essel'fo nella sua .forma attuale, ovocro in unajin·ma modrjicaia ». Hisolln la questione nel senso della modincaziont>, l'aulorL~ in un nuoYO capitolo st.abili,..ce il principio fondamentale sul quale Jeve essere posta la ConYenzione eli Ginevt•o. La sua d iscussione on ()t·~ica, che non si peeslu l'ucilmentc ntl una brevt~ a.nnlisi, lel'llli llU con quoslu conclusione. • La ~IWJ'l'a e l'uc llllluilà sono due cose che non sat·anno mai dellullo compnltbili: ogni •Jualsiasi disposizione umanitaria che pos"'n « dit•etlamenLe nnocere allo ::;coro delln guel'ra, ritmll'rà senzt\ « ollòLlo:· in ennseguenza il pt'incipio che devo scrvit·e di guidA .. nello stabilil'o una legge tli dirillo inlel'naziouule (come la • Con Yenzionc di Giuena), o nel migliot•arla, con8isle nel se• guire i sentimenti utnanitm•i solo pet• quel tanto che lo pot· " mette lo scopo della guerra; o~ni pt'incipio conlrat•io a Lluesto c non è e non surù mai alluanile "· Put·tendo da queste idee, l'autore pl'occùc ad unu rivista melodica delle disposizioni var·ie comprese o da compt·endot·si nella Convenzione di Ginevra. Non essendo pos~ibile seguit'ù at·gomenti COi'll SCJ'i e minuli senza qutu:;i lradurlil o pee inviuwo i nostt'i lettori a consullat·c il testo, da!'emo i lilolo di ulcuni capitoli importanti. 1• Sor·te dei malati c ferili. a) Socco ,·si ai quali hanno dit·itto. b) Prot~zione che loro si deve. c) l'erijlca;:;ion.e dei morii; idenlilà deij'eriti, inuma::ione conforme ai principi d'iq iene. d) Rinoio de'feriti all:: foro case. 2• Siluaziono del personale di soccot·so. a) n per sottate .sanitario uf!i.ciale; bl Il personale volontario.' :l• Protezione degli stabilimenti speùalieri. 4• Oislmtivi e segnali. f>• Concorso degli abitanti del paese.
... 30.2
RJVISTA
6° Pubblicità a darsi alla Convenzione di Ginevra. 7• Estensione della Convenzione di Ginevr a alla marina.
s• R.cdazionJ~ della legge. \ . Finalmente come conclusione:} ~ra lica dcll'oper·u l'autore formula le seguenti proposi~:i oni. ART. 1•. I soldati feriti e maiali dell'esercito nemico sai·ann o trattati come quelli dell'esercito nazionaltl. Coloro l't'a ess i eho Sfn:•unJJo gum·iti> l'estando iJJUbili al ser·vizio sal'anno autorizzaliareclamare, ancJJepr ima dellcr mine della guerra, ill'itorno alle case lol'o, sollo scoJ·la sicuru. Gli <.ùtrl guarili, ricever anno I'Rpplicazione ,Jellc disposizioni in vi. . . g ore r ispetto ai prigionieri eh guer'l'u. AnT. ~· . La pal't.e elle occupa tutto o pat·te del campo di battaglia ha l'ohbli~o, nella estensione dellu propria zona d'occu:paziono, d'assiCurar··~, dopo il combattimento la soneglianza necessL\ria por· protegge1·e i ferili o i morti, compresi J[uelli del nemico, contro ogui mal tmttamcnlo, e con lro i· predatori; di stabili t•..: l'iden lilù degli uccisi, e ùi peoccdrt·e aù nn a ispezion e mortuat•ia regoiRre, ed alla inumazione nel modo più acconcio conformo ui pro~Tess i dull'igiene. · Appena elle s~r·à possibi le, i belliger·alJli scaJnbieJ•anno le liste degli uccisi, feriti, malati o prigioniC1'l caduti in lor-o potere, con paf'ticolat·i annotazioni s~tl l01·o stato . Ogni s·o ldato, ed ogn i pc~rsona pc r·linen ~c all'c~(wcito, riceverà, nl principio delle oslili t.ù, un Jocumento valevole a stè.hilire la sua idcnLilò. pet•::;onalc, la cui specie, ecl il posto o ve sat'à portato il documento, sarà reso nolo all'esercito della parLe nem ica. ART. H•. TJJLto il personale ::;au i.Lario~ o quello incaJ'icato dei lraspoeli, i cappellani c ~l'infer·mieJ•i vownl.ari ufficialmente riconosciuti e po~Li sotto una direzione ufficiale, vestiti con un determini'! Lo uniforme,sanmno considerati c01nenon coLnbaltonti, e non J'acienU parte del nemieo. Codeste person e sono inviolabili e come tali devono e~sere pt'otette esse, le cose di loro propriclù, i loro domestici, nella esecuzione delle loro funzioni tanto in maecin che in accantona1ne nto, ccc. Per ·{larte loro, questb persone eontraggono l'obbligo d 'c~ser citarc e loro funzioni sul campo di ballAglia c Hegfi spedali, anche ~e occupati ùal nemico; esse non po::;sono é.lomandare d'esser~~ rima ndate al lor•o eserci~o, se non quando la presenza loeo uon è pil'J indispensabile, e quando il comando nemico creda in coscieuza che nessuna considera.z.ioue fJarticolare militat·o vi si opponp-u. Qut)ndo nullu osti, il ritot'no deve essere fatto sotto buona scorta, C;) per la via più bPeve, secondo che lo permettano le esigenze mililnl·i. Durante. la tl imo1•a sul ~erril01·io occupato dal nemico, il personale di sanitù ha dil·iLLo allo stesso Lt'aLlamenlo dei militari del rucdesimo ra ngo dell'esercito di occupazione> e, qua lora non avesse una determinata nssimilazione, ad un trnLLamcnLo sempre eonvenien~e,pt·oporzionato con analogia, e tale da assicurargli una dimora agevole. Il p ersonale di sanilà straniero, tlevc astenersi da ogni a tto
B1BI:.IOGUAFICA
303~
o.ffeMivo, beù jnteso che I10n e;li ~ .P,r'Oil~itp il dirli~lo eli legit~ima difesaj egl! deve sottomettersi agli 01~chnr ed alla auto Mtè. della parte nem1ca. . Ogni infraziorm a queste prescriziopi autori.zza la parte av-versaria a consid~rare cowe so~pesa la SJ.tuazH?ne cl! non combatte'liti ed a infliggere le penalrtà del cocllcé 1111l!tare, o quella del dit,itto di g11err.a:· . . . .. . .. ART . ~~·. Gli stab1hment1 samtar1, mobll1 0 fissi, qua)i 1 ~az-: zaretti .(spedali da c.a mpo), gli sped~li, ~e a l!lbulanze ,,le s tazwru di medmàtur a, non che J trem sam Lar1, e 1 oonvqgh o vetture destinate al trasporto de' feriti non possono essere ne attac- · caLi, nè con p1;estal;ùlito disegno d:e~rjorati, n è càltur.a ti, n~ incaglit'lti nel loro se-rvizio: ctevono mvece, quando s1 tratt1 eli stahiliinenti fissi, ess~re proteHi e conserva~i dalla parte occupant e, la quale de·ve assurner·ne H superi<:Jre comando . Questi potr·e.bbero essere attaccaLi J!.el .solo caso 111 eu~ foss~ro occ.upati da tr u])pe pée uno scopo di offesa, o eh dtfesa o lltihz:zatJ per un qualche altro scopo eli guerra: non sarebbe per·o Lale il caso qua1or~ fossero occupati <la una semplice guardia destinata a mantenere l'ordine e 1a tranquillità. · n ma:terinle degli spedali fissi eccettuata sempre la proprietà particolare .del IJeJ•,.;;onale eli sanità, resta a tlisposizione della paele occupante, o'he può paete cipare all'uso eli quesbo mater1ale1 senztt però che cp~estè facoltà includano il diritto di preda; il materiale degli stahilimeubi mohilizzabili, compreso ~:valli e ve~tm•e, non è a disposizione della parte occupante . AR1' . 5•. Le persone e gli stabilimenti -riconosciuti in'viola:- · bili, nei preeed-enLi aelicoTI, devonopol'tare come segno distintivo di quest-a inviola:bilità un segnaie cleliber>ato dal loro governo, ~h6. sm·à sottoposto allt'l debita revisione del governo ste.S;;>(J, e clte,J?br-terà Jl suo timbro, •o ·quello di nna autorità da lui desi~:!latliL Queste persone o stabilimenti saranno muniti ìnoHre ai u.n a aJ.l tor·izzazione speciale col loro nom8 e di un documento che permetta di stanilir·ne la identitù, l'una e l'altro emananti da una competente autoritù. Il possesso di questi documenLi stp.hili ti nelle precedenti conditioni, dà solo il diri tto all'inviolabilità esp1'essa ne' precedenti articoli . Il distintivo o se!tnale consiste nella croce rossa di Gin(~vra su fonl;lo !Jianç:o pòrtalo c9me un beacciale dalle per-soner e come bandiera dagli stahilimeùU, i qLlali dovranno ancora innalzare il ''essillo 'nazionale~. · 11 por Lo o l'uso iltegale di cJne,sti distintivi è punito coi rigori della. leaae ùi ea uerl>a A~T. (/•. Tç~.nJ..o al momento, dell'occupazione del teerit.orio nem1co quanto anche in seguito, il 'Comando militare· inviter·à {;\'li abitanti a. :rortare. soccorso ai. feriti di ambe le parti e far~ loro capire- 9he. ~l soldato .fer1to; q':lalunque. sia la s ua nazwnahtà, non e pm un nemiCo, che 1l soccorso che <Yl.i si presta ~ungi cl'essf.lre una sorgente ~ dispiaceri e di pericoli npn. p t~ o che procurar .loro vantaggl, atteso che coloro che s~ dts~mgl!ono l'f!.CCO"'bendo o medicando dei feriti godranno d1 talune nn,mumtà al momento della ripartizione degli oneri ~et
304
ll.IHSTA Bl.DT,IOCRAFlr.A
d'alloggiamenlo e d'aiLro, e che i lo(•al i che scn•vono d'asilo ai ioriti saranno t'ispeUat.i per I[Uanto sarà possibile. Tuttavia l'accesso al campo eli battaglia cl uraHle e s ubilo dopo la balluglin1 non saeà dato agli ahilanli del paest>, e in gene1·ale a persone uon nuLol'izzatE>, se non in seguito a spc<'iale r,omanJ.o nlililnr<>. Ogni inth :tzione sttl"à r epressa colla foJ•zn e coll ' applicazione delle leggi, seconùo i c:a:-i. AH-r. 7'. Le d isposizioni che p1·ecerlono saranno, pc·r quanlo
è possibile, pot·ta.le csaLLumen lu a cognizionG clellH lruppe c degli altJ•i int(>eessali llPi soccorsi, dai rjspettivi 2"0\"Ct·ni a l momento del J·ichiumo delle c.lassi. ~ I go,·eL·ui eroaucram.to clelie pene severe coJ tLro i trasgressori. Tali sono le conclusioni cito cltiudonu l'opera del doltore Lued()r. Quando si para~o n a la ebittrP-z:.::a del t.esLo degli articoli pl'oposti aUa t•edazJOnc mollo \aga cui deve supplil'P; j] valol'e e l'utilità p1·a~ica delle misurè proposte <'Ollft clifficollà enorme di esecuziOJle delle tlisposiziOJji ancora in vi-
a-ore, non si può a meno che riconoscere l'importanza grande
d i questa pubblica:.::ione. <:i sembra m eritare no n solo la più gt·ande . atLenz.ione per paNe delle aulot·ità c dello persone r.bjama.le a diriger e H s<wvi.zio di so.niLù uriici:ale c vol on tai·io in guoL·ra,ma ancora per parte di luLLi colo l'o che sono chiama Li p er. un titolo qualunrruc u prender parte alla. guet·ra. A noi seJUbra che i governi, o alrmno i Comitali cen Lrali d i soccorso pel' maiaLi e feriti in guerr'a di l ulti i paesi <'he enlrano n ella Convenzione> do vrobbe1·o far lrùdurr·e nella Ungua loro nazionale questo libm premiato dal giul'Ì pìi'J comp eten Le in muleria 1, ùiffonderlo, fame oggetto d i sLLutio, c
vehiro in ullimo aua couseguenza pratica della t•i unione di una Cnnfet•enzo. inlel'lHl!zionale per slabili re ùi,~lomaticamenle
i pel"lez.ionamen ti più e f'll cuei A.l!u umaniLaria Con venzione di Gtnevr·a . Questa nosb·u ideo, crediamo, sarebbe In più g rande ricom pensa cui potrebbe aspi1'arc l'aulore e dimÒslrerebhe p e' suoi eJfetti l uWitù vera del premio Llalo, e conseguito. 1l Dirc t .tore
P. E. MA~AYRA Colon11e!lo med·i co, memb·ro deL Comitato di sanit<i. mili ta1·e.
Il R e dattore
Or FEDERICO Tosr ca.pitcwo m edico.
NuTn1a F EDERico, Gerente.
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STA TXSTXCA TRXl\iESTRALE
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4o TRIMESTRE 1875.
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306 OSPEDALI MIUTAnt
RIASSUNTO
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Nel presente trimestre i mi!Uari entrati agli ospedali. furono IJ~~. Questa cifra dà una media di f>ì per mdii' .aella !o~ m wtto_tl ll'l· mestre ossia di 8t' per m11le al mese, e d1 l per m1Ue al l:'•~rno: 77 1,7 2:? r,; qlleSI3 Ja minore delle proporzioni che ebbero a •er•flcars1 ne1 v:m trimestl'i dell'anno. . . Su 100 militari entrati negli ospedaH .n furono ricoverati negli 53 1,5 ~l! stabilimenti militari e i'3 in quem civ1h. Por i decessi neali ospedali mihtar1 le cause di morte prevalenti ~>i manifestarono colla seguente frequen1.a. 81 . l ,'i 18 ~reningiti cerebro-spinnli e memngo cncefalìli • 1-l AI'Oplessie cer ebt•all . , . . . . . . . . . 8 94 t.~ 14 Malattie aoule dell'apparato respiratorio. . . . . ao Id. croniche id. hl. . . co Jd del c11ore o grossi \•asi . . . . . 3 69 l,!l !?6 Gastriti <!d enteriti . . . . . . . . . . . . 13 Peritoniti ed idropi . . . . . • . . . . . . . 11 l?e))bri periodiche, perniciose, e cachessia palu.stre .. 9 62 0,8 14 Id . tifoidee e t t fu . . . . . . . . . . . . • • • 68 ;\filiare . . . . . . . . •· . . · · · 2 Morbillo . . . . . . • . . - . l ?2 1,1 2.1 \'ai uolo . . . . . . . . . . . . . . l Ferito accidentali · • . . . . 2 Suict d i . . . . . . . . . 4 61 1,8 19 ldrot'obia . . . . l ' Tetano. . • . . l AILre m alnttie . . . ~~ 92 1,6 16 Totale . . 211
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l>iedero iJ maggior numero d'entrati !lltli ospedali in rnppot·to alla for~a ell'ettiv;~ le Oivision l di N!tPoli 1 Pntorm<J Ba l'i, ;\i~>sslna 1 e Sai<H·no ed il nume~o minore la Oh•isrone di Milano. ~ Così la maggiore mortalità sl I'OJ·illc<) nelle Di visioui di Dari, Napoli, Messina e 0h ie~i e la minOJ'e lrr quelli\ dl Genova. l.e truppe stanziate neiiP pro1•inci~ rnRrit11ooali sono p~rciò ~uello 22 eho. dtl!'àllto lJ 4• trimestrtl 1875 solfr·i••ono lo peggiori condizioni Sllniii\I'IC.
179
1,11
120
2',6
IlO
1,3
- - 81,1
l.e ft!bbri tifoidee pr<'dom inarono negli ospedali d eli a Di visione di Napoli. t:unico caso di morte per morbillo si 1·eritlcò nella Divisione di Roma; morto per raiuolo DI'Ila Divisione di :Messina, nella 20 qunle sil'unico ebbe pure un caso di morto per tetano Nello spedale miUtare di Verona un soldato del 18" cavalleria mori per idrofobia. l i
li
()orre 7.1oue
Nel t'a111'0rto •tatisHCQ per ti SO trfmutt·e occorse a-t attribuft•e morti aylf ospeclall ctvllt della Dfvltloue eli Jlltlano ~nt1·e not~ 1,7 1(),5 !!G rurOilO che 10; e ciÒ pet· e••rore tlello sttUo tra.tme.s.ro.
h:t'. J:"j r/r'mt;,,·(n·t /t, jii'OfHII': ftJ/11 f11'1'/#tJtJ/r~'j/~· Wtlntlt' ;t//o JYJI-'1"/it ;,, 1
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Delle tnnLe operazioni chirurgiche, che sul corpo umano si eseguiscono, ln disarticolazione della maoo è forse quella che più ebbe a soppol'lare aspra guerra per ottenere di essere accetta ta, trovandosi nei due opposti campi pe1· strenui ca mpwni i più insigni chirurghi. Ma i felici risultati che tuttodl si ouengono dalla stessa e che vengono con vali dati dai dati statistici raccoÌti sia dal Ma1gaigne negli osperlali di Parigi, quinquennio 4830·40, che dall' Astlcy Otis nella guena di secessiOJJe d'America e òal Lcgouesl nP.lle guerre di Cri meD e d'Italia, hanno trionfato di ogni opposizione e dopo l'autorevole voce di Dupuytren, di .Boyer, di Lisfraoc, di l~itha, la pratica ormai l'ha ammessa c confermata. Però notasi una certa tendenza nei chirurghi di ricorrere piuttosto all'amputazione al quarto inferiore dell'avambraccio, che alla disarticolazione della mano, quando le lesioni interessano la articolazione del carpo, o cheè aperta l'articolazione radio-carpea, o che le parti molli circondanti la detta giuntura sono in gran part~?; Giornale di medicina militare.
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NUOYO l'ROC ESSO
distrutte. Scrive infotù lo Stromeyer, che egli non ha mai intrapreso alcuna disarticolazione della mano intiera per feri ta d'arme da fu oco ; questa essere eli rado indicata sul campo, perchè la maggior parte delie lesioni, che ioteressano le ossa componenti le sue articolazioni quando ri chiedono una dMnolizione, questa si efl'cllua mediante l'ampulo7.i one dell'avambraccio . ll generale medico prof.. Cot·te.se pur dice che, «in pochi casi occorrerà sul campo di disarticolare la mano amichè di. amputare al qua t'lo inferiore dell'avamb!'accio » ( 1). La chirurgia conservativa , è innegabile che ottiene mera''iglioc:e ed insperale guarigi oni in molte lesioni dell a mano, che per lo passato erano dai pratici inesorabilmente credllte in sanabili, meno clte eolla demolizione; ed è un fatto che fra tture comminULive delle ossa del carpo, siano esse state prodotte da at·rne da fuoco o da. diretla violenza, alle volte possono guarire e::.porlando le schcggie completamente staccate ed i col'pi stl'anieri o fav orendo la loro eliminazione sempre pet·ò coll' unchilosi, ma se la so luzione di continuità delle parli molli è molto vasta o le ossn sono nella maggior parte su·itolate si è sémpre creduta indispensabil e la demolizione della mano . È ben vero che il Lister ha ottenuto in siffatte lesioni deL r·i sultati soddisfat~ent i e maravigliosi con un processo di resezione razionale, ma per tentare que::;ta cura e per avere lìducin di ottenere felici risultati abbisogna ell e la lesione delle pa.l'li molli sia limitata e cho i tend ini prin cipali siano sani, al trim enti si potrlt bensl a\·ere una gua rigi one con conset·vazione della mano, ma questa anzichè di utile riescirà ùi peso all'indiviùuo, peL~chè la rnanosa•·ù atroUca, impos:>ibilitala ad ogni proficuo movimento e consecutivamenle l'<•vam{l) Guida. teorlco-vra!ica. dd medico m4lttare tn campagna., parte l", pag. 39o.
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DI DISARTICOLAZlO~E DELLA MANO
3l 1 braccio pure si atrofizzerà. J :due precelli saggiamente dati dallo Stromeyer e dal Cortese, a mio modo di. vedere, devono essere ac<·.ettali dai chirurghi, specialmente in guerra, il primo quando la lesione è tale dR dar·e speranza di poter conservare il membro ed allora con una apposita medicazione, coll'applicazione di un palmare, di un semicanale c di una fasciallira conLentiva il malalo può senza d isngio es:>cre tr'asportato all'ospedale ; il secondo preceuo poi quando la lesione essendo vicina all'articolazione radio-carpca con distruzione ùella maggior parte del carpo e lacerazione delli parti molli non ci sarebbe più la possibilità della formazione di un lembo coi mel.odi opera tori' finora conosciuti per disarticolaro la mano. E che questa sia una delle priucipali ragioni che ha spinto il prof. Cortese a dare il detto consiglio io la desumo Jalle sue seguen ti parole: « am messa. l'indicazione possono valere del pari il metodo circola re e qucUo a ìembo palrnare ~ m en t re poi giustamente inculca c ripete più volle il saggio c pratico precetto , che si debba amputare più lontano ch_e si possa dal tronco essendo tale preceuo, « appoggialo a tali p1·ove di pratica esperienza, che non potrebbe troYare seria opposizione » (1 ). Ed infaui chi poL·ta la sua attenzione a.i pro cessi operatori di disarticolazione della mano, finora conosciULi, ben tosto si a vvcdrà in quanti pochi cosi essi ponno eseguirsi.
II. La. chirurgia opet·atoria possiede diversi p1·ocessi per la .della disarli?ol.azi~ne, i quali si ponno roggruppare net due rnetodt, ti crrcolnre e quello a lembi non es4 (l) Op. ci t., parte 1", pag. 3'21.
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:\UOYO PROCESSO
sondo altro il metodo cli lli co , che unn modificazione di quest'ultimo. Passando a rassegna i processi ch e a d!'lti metodi si connettono noi tro,·iamo, riguardo al metodo circolare, che i processi dc l !\la lgaign e del Velp cau , del Guéri n hanno l' inconvc11icnte di fat·e un manichcuo tr·oppo souile, essendo fot'tnalo di so la cute, diiiicilmente regolare per Ja molta retrazione della pelle alla regione dorsale e ntùla aliA. palmat'e, e perciò pure di ardua esecuzione, di limitata t~pplicazione, abbisognando clte la pelle coprente il carpo e parte del metacarpo sia sona; sono infine difettosi per la applicazione dei mezzi proteici peréhc )a cicatrice si trova alla estremità del moncone, dove facil mente subisce una pressione irritante e dolorosa. Al metodo a due lemhi appartengono il processo ordinario od nnti co, quello del tisfranc c quello del Gourand. Sia l'uno che l'altro dci due primi processi hann o l' inconveniente di facilmente l<~sci<ll' scoperte le apoJisi stiloidi del radio e cubito, di distruggere i. J.igamenti di rimpcllo alle dette apofisi, inconveniente questo gt·ave assai perchè è precisamente in questi punti c:he ve n'Ilo pii1 ùi bisogno; di formar duo lembi di figura semi lunare, i quali perciò uon ponno combaciare esattamente in tutli i punti. In porlicolarc poi il processo di Lisfranc, in cui i lembi son falli per trafiggimento, la dillìcoltà dell'opet·uzione aume uta sempre pill , e gli incnmenienti si fanno più gravi, pcrchè se si fol'a la pelle in direzione non precisa, la punta dell'ambitngliente può escire o Lr·oppo avanti o troppo indietro dul punto prefisso in modo da fare un lembo o troppo 5lt'Clto, o troppo largo, oppure irregolare nel suo margine cutaneo. A ·q uesto nrrogi cito è facile cosa o l'urtare co ntro l' osso pisiforme o comprenderlo nel lembo; ed infine si lacerano i nervi o s'inci dono i vasi prima che siano allo scoperto, il che produce ndo emorntgia rende
Dl niSARTICOLAZfONE DELLA MANO
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difficile ed oscuro il ri troro della linea in!erarticolare e la consecutiva disarticolazione. Il processo del Gourautl, che al dir·e del Sedillot, è frequentemente adoperato dai medici militari francesi, è forma t o da un lembo dorsale semicircolax·e lungo G· ccnlimctri e da un altr·o palrnare rello lungo 3 centimetri, ha tntti gl' inconvenienti dei giiL ac·cennati processi ed è forse solo preferibile a quello del Lisfranc. Al metodo eliltico appartiene il processo del Soupart, il quale inraghisce per la regolarità. dei tagli, pee il preciso combucriarsi dei margini e per l'clasti co moncone cl 1e ne risulta, ma ha jl difcuo di richiedere la pella sana per l'estem:ionc almeno di qunllro centimetri alla regione palmare, ed ha il capitale difetto di tenere il lembo rialzato contro il proprio peso, il che impedisce la riunione per coalito e clifficulta l'aòcsione per seconda intenzione. Il processo di Oenouvillier a lembo pnlmore somiglia di molto a ~1ueHo del Soupart ed ha per conseguenza gli stc~si difelll, ai fJ unii si nggiungono gl' inconvenienti nel fare il lembo di fucilrnente urlare colla punta del coltello conu·o le prominenze dello ossa. carpiche c di espot·tat·e inconsciamente l'osso pisiforme nella spessezza del lembo; cl i non tagliare mai i tendini degli estensot·i ad egual lunghezza, per cui é d'uopo ritor·narci colla fo1·bice per eguagliarli . .\L metodo ad un lembo apparti(}ne pure il proeesso ad un lembo dot·sale, il quale sebbene ofl"t·a l'opportuuità clJe il lembo si adatti da se stesso per proprio peso su tutta l'estenzione del margine cruento palntare, tuttavia ha l'inconveniente di richiedet·e che lo. pelle del dorso della mano sia sana fino alla metà circa della regione mclacarpea.
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NUOVO PROCESSO
lTT. Se il leLlore ha avuto la compiacenza di seguù·rni in questa rapida rassegna avd.t mcco notati i n'On pochi e non lievi difetti che gli accennati processi contengono ed avrò. meco convenuto che l'applicazione dei detti processi è racchiusa in una breve eerchia, e mi azzardo fino a dire, che esso pure si sar:\ al par dì me convinto che le riportate opiuioni dello Stromeyer e del Cortese trovano una valida ragione nei detti difet.Li; altrimenti sarebbe molto at·duo il mettere le stesse d'accor·do coll'al tra massima molto saggiamente proclamata ed inculcata. dai d•)lli chimrghi e ripetuta da molti altri, cioè eli consen;m'e clet membro quanta nu~ggior par-te gli è consentita clal graclo clelia fin'ita; che è quanto cli'l'e tagliare nella massim.a possibile lontananza dal t1'onco.
Or bene: supposta una gr<we lesione della mano conmortifica7.ione delle parti molli, che si estendesse fi,n sopra la regione degli ossi sc:afoide e sernilunarc con schincciarnenLo di questi , oppure una ferita d'arma da fuoco perfo rante della sLessa regione ·e che per la sua graviti\ non fosse presnmìhile nè sperabilc la conservazione della mano e si dovesse perciò ricorrere alla demolizione della stessa, sarebbe la disarticola ~ zione possibile coi processi sopraindicali e finora solo conoseiuti "t Io senza ar·restarmi rispondo di no, perché io non saprei ove trovare cu te sa na, nell'eseguire uno dei ùeLti processi, per coprit•c il rnoncone. L'amputazione al quarto inferiore dell'ava m braccio sarebbe dunque inesorabilmente necessaria. l\la chi ignora i maggiori pericoli che corre il malato amp utandolo nl disopra di una articolazione come q ucsta? La. maggio e pos-
Dl DISARTICOL,\ZIONE DELLA UANO
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sibilità di infausto esito per quanti centimetri di più ci avviciniamo al tronco nel demolire? Io non mi tratterrò a ripetere e ribattere le obbiezioni degli avversari delle disarticolazioni, essendo ormai .una causa vinta, ma non posso a meno di ripetere col Nélaton, che la disarticolazione deve sempre prefet'ir·si ope t·ando su ll a estrern ità superi ore, quando questa si può eseguire in un punto più distante dal tronço che se si umputus~e, cd nvval~rc\ que?La sua prefer·enza colle seguenti considerazioni: 1° Colla ampn taziooe nella contiguità conservan~ dosi maggior lunghezza del membro sarà men limitato l'uso che di essa potrà farsi . · 2° Siccome la disarticol azione non interessa ehe parti molli, è più rapida la sua esecuzione e quindi meno vivo il dolore, per·chè più breve e non considerevo1e la penlita sanguigna. 3° La pr·esenza di una ~stremità articolare in mezzo ad una fe rita è meno irritante per le pani moll i, che la cit·conferenza angolosa e tngliente delle diafisi di un osso lungo ; non è esposta alla infiammazione del tessuto midolli.H'C e secondo alruni autori, fra cui il Sanson, è più raramente complicala colla diatesi purulenta ('1). Ciò ammesso, quando si trovasse un processo di disarticolazione, ~ il e togli~sse il lembo lù doYe quasi sempre si tt·ova. la pelle sana ne11a muggior parte ùclle lesioni della mano, specialmente per arma da fttOco portatile, io credo che sarebbe un actJLlisto non clispr·ezzauile, perché sarebbe ridotta a pochiss1mi casi l'aro putazione al quarto infe ri ore .de ll'ovambraccio pe r o!l"ese del dello membro. A.vendo fallo argomenlo di studio questo quesito ed essendo riuscito ad ideare un nuovo processo opera1
{l) NhATOX.- Elementi di pa.tologia cll11·urgica.- Vo!l•, pag iua l u.
NUOYO PROCESSO
lo l'io, lo faccio di pubblica ragione onde sia sottoposto ad nccurato esame è passi al crogiolo dello esperimento.
!V. Jl processo che io pt'op ongo è o lembo 1'nterno o ct~bitale, c'ol quale oLtengo un Jernho abbas lnnza ri cco di cami da riempire il cavo lasciato dalla estremità. articolare rudio-rubiw.le e da fornire un gnancialetto alllJastam.a soffice e mo rbido al moneone. I>e r farm i meglio intendere dul lettor·e descriverò il mio modo di opera re distintamente per ogni mano. J11ano destra. Da.t.o ad un assistente a tener fermo l'avarnhraccio colla mano da operarsi riYolLa io totale supinazione, il chirurgo colla mano sinistra abbraccia dalla regione dol'so le la destra mano dà nmpuw.rsi e col poll ice cd indice Ya a l'i conoscel'e le apofisi st.iloidee rlel radio e cubito. _-\ t'llH'tla la mano destr·a di un bisturì panciuLo fu una prima incisione lrasversale, leggermente eonves::;a in alto (Fig . ''"· lettera A) la quale cominci u. 2 o 3 millimett·i p iìr in basso dell'apofisi radiale (ruga o solco che divide la mano dall'av(lmhraccio) c vada a terminare al punto di divi si-one delle eminenze tenare cd ipotenare (Fig. ·l a, lettera 13). Qui vi giunto fa partire Un <l seconda incisione, la quale scende ob liquamen te dall 'alLo al bo.sso, dall'esterno all'interno e pervenuta a 2 centimetri sotto l'estremità superio1·e del quinto dito (linea rncnsale d~i Chir·ornauti) {Fig. ifa, leltera C) gi ra in tomo al lato intern o della mano e sul dorso di questa, poncndola in pronazione, OYe volgendosi in alto ascenda frn il quarto ed il quinto metaca rpeo fino al punto di union0 dell 'osso semilun nre, piramidule ed ui'Jcinuto, puuto od avval la mento fa cilmente r·iconoscibile nelle mani nn n edematose, nè troppo gt·o sse (Fig . 2a, lettera D); di qui. fa parti re
DI DlSARTlCOLAZIO'N.E DEI.LA MAI'\0
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un' nHra incisione trasversale leggermente convessa in alto, la quale va ad unirsi all'ultra incisione trasversa del palmo dello mano(Fig.1",1ettet·aA, Fig.2•, let.Lero.A). Compito il taglio cutaneo disseco il lernho comprend~ndo la sola pelle del lato dorsale del!a mano e tulla la spessezza delle parti molli del lato intcmo e palma.re evitando !:osso pisiforme e giungendo fino all'apofisi stiloidea del cubi to . Fallo questo, mette la mano io semi-pronazionc e tagliato il legamento esterno, entra col coltello a piena: lama nell'articolazione radio-carpea recidendo in fascio i tendini dei Jlessor·i ed estensol'i, e la capsula, rimanendo compiuta la disarticolazione. Piegando il len1bo dall'interno all'e.stemo, cioè vet·so l'apofisi radiale iu mo.do che il punto C della Fig11ra ·'l"· tocchi il punto .\, si ved:-ì.t che i margini cruenti in ogni parte si combaciano esattamente. (Fig. 3•). Jlfano s1:nistra. Posta la mano da operarsi in estrc~ma
prouazinne i ncom in~ia alla regione dor·sale il taglio de!lo. cute a melà dello spazio compl'eso tta la sommità · dell'~pofisi stiloidea del r:adio ed il capo articolare supeL·iorc del primo meta.carpo (Fig. 2", leLLer·a A) descrivendo nna legger curva a convessità superiore e giunge fino ol p1,1nt.o in cui il sem il nnare , il peramidale e l'uncinato si congiungono (Fig. 2\ letlem D). Fa qui discendere ad angolo rello un altro taglio ecruidistante dal quarto e dal quinto rnetacarpeo fino od arriva re a due centi meu· i dall'articolazione metacal'pofalangea del mignolo (Fig. 2"', lettera C) e seguitando la incisione intorno al lato interno della mano, mettendo quest'a in supinazione, giunge sul palmo, ove il tagliente radenrlo il lato esterno dell'eminenza ipotenare 1'a a finite alla solcatul'a cutanea, che divide la palma dellamnno dall'avambraccio (Fig. ·l n, lettera B). Du questo punto fa partire un aiLro taglio ad angolo rcllo, che va neggèrmente concavo in basso) a. c,ongiungersi colla
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NUOYO l' li.OCESSO
pl'ima incisione trasvctsa della regione dorsal e (l!ig. ·l"r Jettem A, Fig. 2•, lettera A). Qui vi. giumo disseca il lembo c poi dal lato radiale en tra a tulla lutna. ncll'ai·ticolazione e comrie la demolizione come !10 descritto per Ja mano desu·a. I punti di ritrovo in questa operazione sono le sommili'' delle due apofisi stiloidec del radio e dcll'ulna ; le trac·cie, che ci sel'\'ono di guida nel taglio, sono il solco cu taneo che divide il palmo della mano dall'avambraccio, solco deLLo dagli scriLLori di chiromanzia Jlasceta o meglio !?est1·icta, l'orlo estcmo dHll'eminenza ipotenarc, la solcatura cutanea che Lrovasi sul palmo della mano a due centimetri dilll'esLremili\ sureriot·c delle dita, solcatura detta linea, mcnsale, lo spazio compreso fra il quarto cù il quir1lO mel<l cm·po, In piega cutanea che si prodnce flettendo con forza lo mano inqictro cioè ven;o In regione clorsale dell'uvauli.H·accio.
Y. Desct·itlo. nel modo che mi n riuseita migliore questa nuova opcl'uzione, esaminiamo :'ie il lembo ha i requisiti che la pratica ri<'hieùe pet• adempiere al suo ufficio. Questo lembo c;omprendc le parli molli lin1itnlc dallnto radiale dell'emiueur.o. ipotenarc al solco inlct·osseo dorsale del quarto c quinto rnetn -carpeo. L'epidcrrnidc che rireste il lembo nell'operaio c nel soldato e Iorte, resistente, spessa fino a -2 linee nella t·egionc palruare e p iit sollile nella dorsale; il derma è forte, resisten te, elastico; il cell ulare sotlo-eutuneo è uni l'orme c cedevole. L'a pooeu vrosi dell'emi nenza ipotenare ò molto sottile ed appeno. possiede le Jli'Oprietit di tal e membrana; al lato dot·salc i• pure sollile ed è composta di due foglietti, il più profondo dci quali cop re le ossa del metacarpo cd i muscoli intcrossei. I muscolì del-
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Dt DISARTICOLAZIONE DELLA MANO
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l'eminenza ipotenare sono, il palmare breve, il quale con corti fibre carnee ttasversali arriva fino al margine ulnare della muno, ove si perde come muscolo cutaneo. Al disotto si trovnno l'adduttore, il flessore e l'abdutore del mignolo, i quali muscoli sono beusi più sottili dei loro omonimi de! polli<·e, ma abbastanza sviluppati uelle mani dell'operaio c del soldato da p t·esentare un guancialctlo sodo e soffice. Questi tessuti poi sono irrorati da dramazioni dell'arteria cubitale ed inoervali dall'ulonre. Di LUtti i processi operalorii sopra accennati nessuno ci dà un lembo vemmentc carnoso; questo mio pt·occsso te ne offre uno, che ha carne suf{icien te da riernpire l'inca ratura llrticola t'e radio-ulnare e da dat·e al ntonconc una forma tondcggian tc cd noa consistenza morbida. La sua lal'ghezza poi è tale e tanta da coprire abboudantemcnte l'estremi tà articolare.
Vl. Vediamo infine se questo processo risponde a quelle regole di massima, che i migliori chirurghi assegnano nelle demolizioni delle membra, sia per amputazione che per disarticolazione. QLlcsLe massime sreciali ed impcrscr.ittibili a seconda del prof. Corlesc sono le seguenti: 1° La. maggior br·cvilc\ c semplicità delleenicismo operativo. 2° Il maggior rispal'm io di pai'Li in guisa che ne t•isulli la più piccola ferita possibile. 3° La conservazione di un abbondante mezzo di copertura del moncone. 4° La reeisione Lrasversalc dei vasi, come quella che meglio si presta alla loro legatura ed alla cessazione del getto sangmgno. •
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NUOVO PI\OCESSO
5° Bisogna per ullimo aver in vista, che quanto
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resta dell'arto amputato possa servire al più esteso e comodo uso dell'individuo ('1 ). Le cose i1nora dette ri.spondooo nbbasLanza a queste massime e poco mi rimane ad aggiungere. Bas ta rammentarsi dei pnnti di ritrovo superiormente aecennati e basta aver eseguiLo una volla sola l'operazione per convincersi della semplicità e facilità del mio processo; ed operando, chiunque s'avvede subito che ì'<Hto operatorio è brevissimo c non superato in lestezza forse ehe da quello del Lisfrane, il quale per·ò ad· esattamen(e eseguire fa d'Lwpo di molta circospezione. Il risparmio delle patti risulta dalta natura stessa clel processo, il quale a eonfronto dei metodi a lembi. e~ elillico, è quello che dà minor superf}cic cruenta. t inutile che ritorni sulla qualità del lembo, che da quanto ho dello al Cap. V. il mio processo offre un lembo, che è più ricco di corni. di tu tl.i gli alLI'i conosciwti, e non solo i vasi ed i nervi sono tnglìnti trasversalmente, ma 1 lendini pme rimangono reeisi regolarmente ed in traverso presentandosi essi al tuglientc in fascio. J•;on trovo essel'e qui il luogo di rispondere alla i;a mussima avendone già parlato in est(~So nel principio di questo scritto, sostenendo l'opinion e ~~sser meglio djsartico!are che amputare al quarto inferiore dell' avaml.>r·acci.o nelle lesioni, in cui è indispensabih~ .ta demolizion della mano. Piaeemi piuttosto riportare un molto assennato consiglio, ch e il Cortese nel suo libro più vo lte eitato ci porge; che cioè « le incisioni a lembo diventano indispensabili nelle demolizioni di contiguità delle ossa ..... lvi le par ti molli cÌL'conferenti sarebbero troppo scurse per coprire il moncone se non si prendesser-o coi pro:.. (l) 0!). <:it., [)arte I\ pag, 3.23.
DI DISARTICOLAZIONE DELLA MANO
33 ·1
lungamenti spettanti alla regione del membro, che viensi a demolire » ('l ). Questo saggio consiglio è specialmente applicabile nella demolizione delle mani, si a per le limitate parli, in cui si trovano carni, sia per In natura delle lesioni, che più specialmente richiedono queste operazioni; ed infatti è nelle ferite d'arme da fuoco nelle mani, che noi troviamo al livello delle parti molli offese alt.rc parti molli illese. Se esaminiamo i diversi maneggi dell'arme, che il soldato adopra. quando è in guerra di faccia al nemico, noi troviamo che la tegione cubitale delle mani è sempre al r.operto dalle offese dei proiettili lanciatile contro dalle armi portatili. Ed infatti nella posiz-ione per es.: dell'arma al piede la mano òeslra impugnato il fncile lo tiene appoggiato nell'i ncavo esistente tra il pollice e l'indice rimanendo la regione eu bi tale della stessa volta all'indi e Leo; nella. posizione di attenti ar.ol;le due le mani, stando $lese lungo le coscie, hanno il lato cubitale volto all'indietro; nel caricare il fucile, nell'attacco alla baionetta, nello sparo le due mani impugnano l'arme presentando in avanti la regione radiale; nel presentare le a1·mi è: solo scoperta- la regione dorsale delle dita; nell'cwma in spalla esclusivamente la regione cubitale della mano destra è allo scoperto, rna ognun sa che in presenza del nemico è raro che il soldo.lo stia eon questo pol'to d'arme, rria il più spesso co.mmina coll'arma a bilancio, nella quale posizione la regione cubitale è al coperto. Il · cannonie re nelle diverse manovre collo sco volo, nel reggere il proiettile, nel porre la carica .... sempre ha al coperto la regione cubitale delle mani, cosi si dica per il soldato di cavalleria nel maneggio della sciabola, della lancia, del moschetto ..... (l) Op. cit., parte P , pag. 333.
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NUOVO PRO GILSSO
VII. Riepilogando il si n qui dello io ripeto che nel caso inevitabile di demolizioni della mano è da preftìrirsi la disarticolazione di questa all'ampu tazione al quarto inferiore dell'a vamhNtccio , aggiungendo una ultima ragione a lulte quelle già emesse da insigni chirurghi, rngi one o megl io massùna cMt"tLrgica già patrocinata da Boyer, Simoo, J3aud ens, Neudorfcr, Fischer , Sedillot, Legoues t, e dal prof. Cortese colle segue nti parole: «Il solo l'a Llo di una 1erita o di ammaccatura c con msioni non farà rifiutare un tratto di parti molli, ehe pouan no an cora riprendere la loJ'O viLalità e rivegetnre, dopo un p rocesso ù i mo r·tifì ca zio ne parziale, quanto basta per conconeee alla plastica del mo ncone » (4) ed ora C]Uesta massima é in modo asso luto proclamata da Bryant « che nella chirurgia per traumi devono essere rimosse soltanto le parti offese in modo irreparabile e non mai sacrHìcoto .alcun tessuto sano .... ed n ques to fine il. cll it'urgo deve utilizznrc integumeoli anche dubbiam enle vitali e lasciar pur anco un moncone a sè a coprirsi di g1·anulazioni, quando così facendo, si possa rispnrmiare il corpo di un osso o salvare una articolazi one, o cvita·re ·una mutilazione al di sopra di una gùmttwa >> (2) . ~li g uardo poi <d \netono di adoperarsi nella disarticolazione della, rnano approvo quanto insegna il FisclJel' che cioè « tultì qu ei metod i, dtc evitando le pat·li molLi ammalate, permettono che si utilizzino le sane poste nl medesimo livello, meritano la preferenza sul tnglio circolal'e (3), per cui io seguo il consiglio di Nélaton, il q uale par~ (l) Op. ci t ., po.rte l~. png. 322. ('l) Giornale di Meclicl1l.a -ntflUt:we 1875, N. 4, pag. 3&1. (31 Lesioni ;Vet• a1·me aa ruooo, pag. 854.
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DI D!SAllT!COI.AZION.E DELLA
~fANO
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lando. dei melodi che si devono preferire a secunda che si amputa nella continuità o nello. contiguità, consiglia il metodo a lembo per le disat·ticolazioni, essendochè intorno alle estremità tu·ticolari Je parli molli sono distribuì te in modo .ineguale, per cui per coprire la ferila è bene utilizzut·e i punti nei quali sono più abbondanti le parti molli (1). Ed è appunto per queste Tagioni, che io ct·cdo razionale il mio proresso e di pl'atica applicazione, ed invito i m ici colleghi militari ad csperi menLnl'lo, memori del precetlo del Fischer che « il medico mil itare dorrà sempre scegliere nel campo quei metodi, che più si adottano alle cond izioni speciali delle ferite » (2). l~RANCH!Nr
ErcENIO
Capitano rnaclico:
(~) Op. cit., png.
H.G.
!Iii Op. ci t., pag. ~.
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LA
CONSIDERATE
NELLA !.ORO AZIONH ANTAGONISTICA J11SlOLOGJCO-TERAPEUTICA
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STUDI SPERIMENTALI
Fì no dal 115'70 Prospero Alpino ed i l te bel avvisarono un parziale antagonismo fra l'azione dell'oppio e dellA solano.cee; poi. Faher ed .Horstius lo ricordano nel ·1677; J~o'uchet riprende lo studio nel 1766, Giacom ini e Leppi nel ~1810 . .NuoYarnen Le Angelo Poml\ nel '181.3 cita casi di guarigioni di aV\'elcnamento per belladonna con forLi dosi di laudano. J\nd erson, Bel!, Cazin, Dun can} Baldomero e molli ~tltri Italiani e. stranieri, le di cui storie sono rcgistJ·a te negl i archivi generali di medicina, e che io non cito per amore di brevità, ebbe.ro a curare con esito fclicissirno tanto avvelenamenti da oppio e su oi preparati co lla belladonna, quanto avvelenl\menti di questa con oppio. Scoperti gli alcaloidi di cruesti due eroici farmaci e naturale corne fossero meglio adoperati nella ema e come da. parecchi espcrimentatori si studiassero sugli animali gli effetti antagonistici, pretesi da molti come tali senza eccezi one, ritenuti dn allri Ol'a fa llaci ora
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LA MORFINA E L'ATROPINA, ECC.
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dubbii. Il Bernard che studia esperimenta.lmente il modo di agire dei diversi alcaloidi dell'oppio e li classifica a seconda della loro azione, il Lussana che minuziosamente esperimenta sull' uomo e sugli animali 1 preparati di belladonna e specialmente si occupa dell'atropina tanto dal lato fisiologico che teJ·a peutico, portano sul campo scientifico e pra tit'!o cognizioni esatte ptH·chè l'accennato antagonismo tr·a morfina ed atropina possa cou fondamento definirsi vero o dubbio, sicur·o o fallace neJJa sua applicazione alla terapeutica dell'avvelenamento oppiaceo o solanaceo. Il Camus, il Boise, l'Onsum contrari a questo preteso antngooismo lo confutano compl etamente. Weit·, Mitcht'll, Keen e ~l orchonse rettificano la credenza sull'antagonismo assoluto e dimostrano l'esistenza di un antagonismo parziale fra la morfina e l'atropi na. Io mezzo a questa scientifica discussione, l'r·a a questi l'i sulLa ti oppo:-Hi e contrari sostenu ti da oppositori ta nto es i m~ in 1scieuza, quanto dtstinti in espe l'i menLi; fmmezzo a numerosissimi fatti clinici che vengono quando in appoggio quando meno del preteso antagonismo terepcutJco, io, umile !'ll2. appassionato cultore degli sludi sperimentali, ho voluto entrare nel campo vasto di questo importame argomento, e snr·ò pago se nel dar conto ùe' miei esperimenti avt·ò in altri destato il desiderio di studiare questa importantissim a parte tossicolot;ica, e-maggiormente con tento se sarò in seguito clai ''Oilegh i edotto sulle lor·o pratiche esperi enzo. Non poten ~o accennare a l'alLi di avvelenamenti sugli uomini successi nella mia pt·atica, vi darò con to degli esperimenti faLLi sugli animali . I conigli ed i cani furono, come al solito, le villime immolate sull'al tare della scienza. I prepa rati adoperati furono di preferenza il clorohlmto di morfina ed il solfato ueutro di at1·opina. GIOrnale dt medicina militare.
.. LA MORFil'iA E L'ATROPINA 326 Il modo di avvelenamento fu alcune volle per la via ipodermica, iniettando i sali venefici in soluzione colla sir·inga di Pravaz, altt'e fiate diretta men te nell e vene. Pri ma di addeno·armi nello studio del tema proposlomi era naturale che i miei esperimenti tendesset·o a ri· cercare s,eparatamente la dose venefica dei due veleni negli animali da me scelti; determin.arne i sin tomi più snli ent.i ed inolu·e far tesoro dei fatti fisiologici che potevano presentarsi durante l'esperi me o tazione, giacchè quando non si sLabiliscO!JO idee preconcelle, quando l'an imo è calmo non ~~ difficile riscontrare q ualche fatto d'ordine flsiologico ·che sarebbe certamente sfuggito quan do si vuole tutto d' l}n tratto arrivare alla meta. Io non cilerò tulle le mie n ume1·ose esperienze; mi limiterò ad accennare le prin cipali, dilungandomi in qu~ ll e che, secondo il mio giudizio , meritarono maggior esattezza d i descrizione. E qui mi si perm etta un pubbli co ringraziamento al mio maestro prof. Giuseppe Puglia, direttore del laboratorio fisiologico dell'Ateneo Modenese, che volle colla sua presenza e co'suoi consigli ogevolarm i molti sperimenti; e sono grato al don. Sal violi ch e mi prestò spesso la sua inte lligen te assistenza. I conigli ed i cani so no sensibilissimi all'azione della modìna anche a piccole dosi. Da molti si volle che i conigli non risentissero azione alcuna dall'atropina, c che perciò le espeL·imentazio ni su di essi fossero nulle ed inutili. Io non posso associarmi a queste conclusioni. Si vedrà che anzi mi fornirono campo a fatti fisiologici ben accertati. Solo vi fu bisogno di dosi allissime di atropina e sempre per la via dell'assorbi men to ipoderrnico. Tentai l'avvelenamento introducendo la sostanza per la via dello stomaco, ma non ne ottenni mai sintomo di SO I'ta. È noto come tanto l'atropina che la morfina vengono prontamente eliminate dall'organismo per la via de i reni, ed io mi associo all'illustre
CONSIDERATE ~ NELLA LORO AZI ONE, ECC.
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Bern ard nel ritenere che introducendo la Sòstanza nello stomaco essa venga man mano eliminata pr·im a che possa agire sui centri nervosi, giacchè il sangue che se ne carica se ne sbarazza nell'attraversare il delicato filtro renate prima di percorrere tutto l'albero circolatorio. ltforfina. - Esperienze. Iniettato so tto la cute del ven tre di un coniglio u na soluzione di cinque centigrammi di cloro idrato di morfina in due gt'ammi d'acqua stillata, ed esaminate prirt~itivamente le funzioni principali si osservarono 32 respirazioni in un minuto primo e 4U. pulsazioni cardiache nello stesso spazio di tempo. La pupilla, poco sensibile alla luce, nè allargata nè ristretta. Dopo 10 minuti si man"ifesta il sonno percbè il coniglio si mostra con testa abbassa ta, immobile completamente. La respirazione si abbassa fino a ,18 per ogn i minuto primo, i battiti cardiaci non cambiano. La temperatura presa nel retto si. conserva inalterata a 31 1/ , gradi r.entigradi tanto prima dell'esperimento che dopo. L'animale si risveglia dopo 4 ore di sonno e dopo selle ore è com pletamente guarito. Rammento fin d'ora cbe nello stato normale il coniglio presenta in media 35 respi!'azioni e 150 battiti cardiaci per ogni minuto pr·imo. Col solito metodo vengono in altro coniglio di piccola tagli a iniettati 45 centigrammi 'eli clo roidrato di morfina, e dopo due minu ti si ba narcotismo incipiente . Le respiraziòn i si rallentano fio o a ~ 8 per minuto e le pulsazioni cardiache salgono a 1180 poi a 200. La tem pera tura aumenta di un mezzo grado centigrado. La pupilla non si modifica, il sonno non si protrae lungamente perchè dopo un'ora l'ani male tenta fuggii'e dal tavolo. Inaltl'O conig li o di media taglia s'iniettano 25 centig~amm i di cloroidrato di morfina. Il primo efi'ello è il disturbo respil·atorio. Si hanno cinque o sei respira-
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LA :UORFINA E L'ATROPINA
zioni rapide e corte, susseguite da una lunga c larga. Si osserva q n alche scossa muscolar·e . Applicand o il lume di una candela. da vanti all'occhio, l'iride si osserva poco ser:~sibile, l'a pertura pupillare è normale. Durante il sonno la pupilla si restringe ma al minimo tocco l'animale se ne ri sente e sembra svegliarsi, la pupilla allora si dilata immediatamente per· tornarsi tosto a restringere appena l'animal e riprende la calma prodotta dal sonno profondo n~l quale trovasi immerso. La tBmperatura è inalterata. Dopo 1 O minuti la. respirazione si rallenta. (:ai. al minuto), i battiti car·diaci salgono a 420. Sotto ij sonno si osserva una vera iperestesia, gincchè al minimo tocco, al minimo ur·to i mpresso al tavolo , su cui giace, l'animale si scuote per ritornare immediatamente al sonno. Dopo un'ora circa comincia a svegliarsi; ed ò completamente ristabilito dopo cinque o.re.
In altro coniglio di media taglia si inieuarono 50 centigrammi di cloro idrato di morfina col solito metodo. Dopo cinque mi~uti circa si ha il sonno con respirazioneaccele r·ata (ci rca cinquanta respirazioni al min uto). La pupilla è molto ristr·etta; al minimo tocco della comea o dei peli sovrastanti alle palpebre si ha chiu sura dell'occhio, assoluta indifierenza. invece al passaggio di corpi luminosi da vanti all'occhio, o di corpi si m ula n ti offesa all'animale. Dopo circa •IO minuti dall'avvelena~ mento le respirazioni da 50 discendono a 30. Il sonno è completo; la testa dell'onimnle è appoggiaLa al tavolo, avvi immob ilità assoluLa del corpo, ma scosse se un urto qua lunque venga impresso al tavolo su cui poggia l'animale. La temperatura è di 38 1/! centigradi. i vasi dell'orecchio non sono inietta ti, le respit·azioni sono discese a HS per minuto. Si scoprono i poeumogastrici al collo e si elettrizza no colla corrente cl ella slitta di Dubois·Reymond al H>o grado delli.\ scala. Tosto
. CO:NSIDIHlATE 'RELL':\: IiORG ' .A~ION,E, ECC.
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la resp1ra.i ione si ae~eler;r ·fì:n.o. .a 35' J3e't' fuimuo. Ad una corrente forte si ha T'arresto del resJi>iro, al togli·e re de)la quale li!. respjt'a,zione .si a:c·celer a ·)3er ri'tornare tosto allo stato -primitivo cioè a 15 per minuto. Almomento de.ll' elenrizt!Jazìone dei nervi pneumogast<rici l'anitilllale gr·ida. Anche in questa espe1~ierù:a, come in tutte le altre, s0'tto il sonn0 modlntco il coniglio presenta. una sensibilità straordinaTia ai r.uirtori ançhe piceolissin1i. Ciò potrebhe spiegM'si ri'flettend0 come..quest''a'JJi Qlale, pe:r n)ltura suà ti.n:iidissi·rrio, sogni pericoli eél attentati a:lla sua esisténza, e non essendo il senso dell'udito estinto ma anzi eccitato, ogni- rumore anche piccolo viene tieev-uto dall'animale come una verificazione del sonn·o che lo oc·c upa. - Il giorno dopo 'l'esperienza, l'animale, sieeome presentava disturbi l;:l:ringei in segui-to alla galvanicz.zaziom~ piu-ttosto forte del pne:umogastrieo, venne sacrifieato. Il pm1mone era co-rJgestitmato specialmente nei_ ìobi. posteriori, vi era la così dett.a alectasia. H ceryello nella sua polpa non· era iperemico, lè mecningi so.Jo erano congestionate. l reni, il f-egato e la: milza erano normali. In. m_olle altre autop$.Ìe di conigli mo·rli o per forza· dell"avvelenamento o sacrifiaati durante il sonno morf1pico si riscontraron{) sempre i polmoni, il fegato e la milza normali; il cuore ~d i g,t·ossi vasi enormemente pieni di sangue·ctragulalo. La polpa oei·ébràle ed il -bulbo rachidiaao assolutamente an~miGi, lè mcningi congestionate. Furono osservati attentamente i tubercoli quadrigemini e non fui'OF!.O mai ~ro,•a ti eongestionati nella loro -poi pa, mentre le meningi che li ricoprivan0 erano sempre iniettatissime. La dose venefica mortale fu nei conigli svariatissim-a a seconda della: razza, e deJla sensibilità ·speciale dei singoli -animali. Alcuni morirono per 20 centigramrriì, alLri scamparono ad una dose altissima, più di -50
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LA li'IORF'IK\ E L'ATROPINA
éenligrammi. IJ sonno però, come sintomo più saliente dell'a-vvelenamento, e la respirazione lentissima si verificarono sempre anche con dosi piccole del sale morfi nico. A-t·ropina Esperienze. Dieci centigrammi di solfato neutro di atropina sciolti in due grammi d'acqua ed iniellati sotto la cute del ventte ad un coniglio di piccola taglia p1·odussero i seguenti fenomeni. Accdleramento della respirazione, diminuzione dei battiti cardiaci, circa 130 al minuto . Pochi secondi dopo allargamento della pupilla; e dilatazione ,quasi completa cinque miQuti dopo . La temperatura, anche ·qui presa nel retto, risultò di qualche--frazione di grado in aumento. In altro coniglio piuttosto grosso si iniettarono 30 centigrammi di solfato neutro d'atropina. Tosto la re-:spirazione si accelera enormemente fino a contarsi 140 respirazioni al minuto . Si osservano scosse muscolari. I battiti del cuore sono in numero di soli 130, la temperatura è di poco in aumento, l'iride è. dilatatissima e si direbbe telanicamenle contraua. I vasi dell'orecchio sono. molto iniettati e paragooabili con esa ttezza allo stato nel quale si mostrano quando si ripete nel coniglio l'esperimento classico del Bernarcl, il taglio cioè del simpatico· al c911o ed il successivo strappamento del ganglio cervicale. Aoche qui abbiamo aumento di temperaturn fortissimo paragonando il-grado di calore ehe si è soliLi osservare nell'orecchio deL coniglio in ìstato normale. Si ebbm·o fino a 37 gradì centigradi. Dopo un quarto d'ora il numero delle re~ sp,irazioni sale fino a '180 per ogni minuto primo. Circa sette ore dopo i sintomi tutti erano quasi scomparsi ed il coniglio apparentementr~ ristabilito. In altro coniglio di gt·ossa taglia si iniettano 90 centigrammi d·i solfato neutro di atropìoa sciolti in 3
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<:;ONS'IDERATE :NELtA LORO :~ZIONE, ECC.
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grammi d'acqua. l sintomi si rnanifesLaronù prontamente e con ma·ggioor.e gravità dei suddescritti. L'in_iezione ai vasi dHil'orecchio è massima. S( scoprono i simpatici al c·ÒlJo e si elettrizzano. Ma.lilifestameò1e si osserv.ano restringersi i va·s i congesLiònatL La temperatura, che prima dell'elettrizzazione à.ei l)impatici è di 37 gradi diminuisce- fino a- 28 pe:r ritornare a.llissima appena che cess.a ta l'"elettrizzazione j v.asi ritoi'nano gross:i e dil:at~tis~imi. Si ripete più e ,pi.ù volte quést~ e:sperienza con risultati sempre identici. In coniglio 'avvelèna:to con 30 eentigrammi di atropina l'iniezione all'orecchio è leggiera dopo cinque minuti, :rnarcat-i·ssima dopo venti. La temperatura all'orecchio è di 3'7° centigradi, mentre in altro coniglio sano è di 28°. Si scopre al collo il simpatico destro,. si ·ga:lvanizza e l.'ìniez-ione diminuisce .nell'orecchio c.orrispond(mte quasi a scomparire totalmentg, mentre :mell'Meechio siHistr.o si mantiene.slraordinar.i.a; la temperatura diminuisce nel primo, resta stazionaria, cioè a. 37°, ne-lF'altro. È rimarcabìle c·ome il ri.nserramento dei vasi e la successiva scomparsa dell'iniezione succede qualche minuto dopo la gaìvanjzzazione; ma noi sappiamo come l'eleLtricirà applicata ai nervi del simpatico sia più lenta a pol'lare i suoi effetti, ma come d'altra parte poi sia più duratura.. Dopo ~1 0 minuti l'inie:.. zione dell'orecc_hio destro ritorna come prima della gal"9'anì~zazione . Da questi esperimenti è quindi fuori di dubbi,o la parabsi dei ne.r.vi vaso-motori, paralisi che viene come fenomeno dell'avvelenamento atropinico. Il t-a.gli0 del simpatic0 al collo rende l'orecchio iniettato per paralisi a'ppunto dei nei'vi v:aso-motot'Ì del-l'oneccchio derì:vanti d.al ganglio simpatico cervicale. Nei nostri esp.er.imenti coJ galvanizzare il s,impatir~o si torna a clare la sua funzionabilità a ql,1esto nervo che l'ha complela.mente perduta sotto l'azione dell'atropina,
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LA MORFINA E L~ ATR0PINA
almeno per ciò che ·riguarda il su0 'impero sui nervi vasomotori .dell'orecchio. H fenomenO della paralisi vaso-motoria nell'orece'hio verificando-si sempre, feci diversi esperimenti ancora per determinare la dose di atropina nec:essoria perchè si avverasse, ed osservai che con 5 cetJtigrammi si aveva soltanto leggiera ddata~icne pupillare e respirazione regolarissima. Dop0 8 minuti (~irca dalla prima iniezione, altri 5 centigrammi di atropitw non producevano che dilatazione più sentita della pl!pilla, qualche leggiero tremito muscolare, ma Nessl.m cambiamento vasale nell'orecchì·o. Potei così a distanza di 5 o 10 minuti inieLtare complessivamente fino a 'i/0 centigrammi d-i atropina distribuiti di H> ·in ,10 senza ottenere il fenomeno vasale all'orecchio, e con limitatissimi sintomi di avvelenamento, sintomi che sogliono av:verarsi evidentissimi quando la dose viene iniettata totta i'o una sol volta. li-dettando . però soli ~O centigrammi in una sol volta in conigli anche di grossa taglia, dopo cinque minuti circa si pre~entano sempre le orecnhie inieHatissime e calde, fenomeno accompagnato sempre da respirazione _accelera tissi ma e d ilatazione pupillare. Ebbi modo però di osservare che in alcuni èonigli il fenomeno era più pronto ad avvercu·si, in altrì meno, tanto con minor dose dei ~O centigrammi, quanto con una d-ose. maggiore, la quale non sorpassò mai i 30 centigrammi senza che la paralisi vaso-motoria si presentasse-. Questa diversità di risentire gii effeui dell"alcaloide la stimo derivare d:11la razza, dall'età, dalla taglia più o meno grossa dell'animale e maggiormente poi dal modo Jiverso dì sentire ehe si nvvera negli animali, con)e nella razza nm.ana. Se nell'a-vvelenamento atropinico trovai costante la paralisi dei vasi dell'orecchio, non meno costante ritrovai pure l' acceleramen lo slraordinal'io del respiro special-
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333 mente a dosi fof'ti di alcaloide. - Volli provare quale e quanta parte avesse su ciò il nervo pneumogastrico; ed infalli avvelenato un coniglio di grossa taglia con un grammo di solfato neutro d'atropina, e pochi minuti dopo oltre agli. altri sintomi avendosi 1 bO respirazioni al min.uto, messi ano scoperto i pneumogastrici al collo e tagliati, la respirazione non diminuì por questo, come suole avverarsi nello esperimento simile pratica~o su coniglio sano, ma rimase ft'equentissima come prima del tt~glio; prova evidente che il veleno agiva sempre sui centri respiralorii eccitandoli. Si ebbero fenomeni laringei e l'animale fu sacrificato. 11 fenomeno pure della dilatazione pupillare costante nell'avvelenamento atropinico fu pure preso in considerazione. È ormai noto ed ammesso che l'atropi na produce l'allargamento pupillfl.re non solo perchè re-~ stano paralizzate le fibre circolari dell'iride inn ervale dal 3° paio, e perc!ò quindi solo restano attive le raggiate innervate del simpatico, mn. ancora perchè l'atropina ecciterebbe le stesse fibr·e raggiate a contrar·si ed aumenterebbe così maggiormente l'allargamento della pupilla. Negli avvelenamenti con forti dosi di atropina (50, 100 eenti.grammi} ho osservato invece dell'allar. gamenlo, la pupilla presso che na turale, e questo fatto sempre coincidere quando la iniezione e la paralisi vaso-motorià all'orecchio er·a al massimo. Questo fallo è spiegabile riflettendo che se massima era la paralisi ai vasi dell'orecchio, il simpatico al collo doveva essere completam~nte inat.tivo e part~lizzato ed in tal caso anche le fibreraggiate dell'idde sono paralizzate. Quindi niuna dilatazione pupillare; poichè se anche in questo caso si trovavano paralizzate le fibre circolari, anche le raggiate difettavano non solo di tonicità, ma non risentivano più lo stimolo che le fa contrarre maggiorCONSIDERATE NELLA LORO AZIONE, ECC.
mente quando piccola relativamente sia la dose di
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,. L~· MOTIFJN.>\' E L ATHOI•INA 334 atropina. Ed è un fatfo che la dilatazio·ne pup[llat·e massima io l'ho riscontrata quando la dose di atropina adoperata fu relativamente piccola, circa 15 centigrammi, colla qual dose il solito fenomeno di paralisi vaso-motoria erasi appena iniziato; ed inoltre la dilatazione pupillare si manifesta più pronta e pit'1 sentita quando l'atropina è usata localmente. In questo caso infinitesimi di milligrammi sono capaci a prodm·la (soluzioni in proporz-ione di 'l a '1.4,~00, 1 a 128,600 secondo Ruite-r e Kuiper), dosi che introdotte nell'organismo sarebbero non che inutili, omeopatiche. Il Lussana ne' suoi studi sulla belladonna e nelle applicazioni di questa alla terapia dell'uomo con tanta pt·ecisione descritte e stampate negli Annali tmiversali di m.ed·icina, accenna come nel colmo dell'azione ~ulanacea pet· forti dosi di atropina la pupilla sia immobile colla -natu1·ale a1npiezza della s·ua piccola citc.on[e1'enza, ma quando siasi data l'atropina g1·adatamente ed in dose c1·escente. Io in vece nej conigli, come ho gi[t detto, avrei riscontrato la pupilla non dilatata quando la. dose era altissima e propinata tulta in una soL Yolta; dilatata invece se l'atropina veniva iniettata complessivamente in forte dose ma gradatamente ad intervalli, giact~hè jn questo caso anche gli altri fenomeni di avvelenamento sono più miti. · Le autopsie di conigli. morti Q per la ·quantità del veleno assunto, o sacrificati durante l'esperimento, diedero semp1·e i risultati seguen ti: sangue prosciol lo rosso-scuro, cavità del cuore piene di sangqe non coagulato. Pieni di sangue i vasi venosi di tutto il corpo meno i seni meningei. Cervello, nella propria polpa assolutamente anemico, fatto questo verilìcato sempre costante; bulbo rachidiano anch'esso pure anemico, meningi e specialmente l'aracnoide congestionate, fegato, milza e reni anemici. 1
CONSIDERATE NELLA LORO AZIONE, ECC.
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La dose del vèlcno anche qui fu svariatissima in rapporto all'azione sua esiziale e ciò a seconda della taglia, della razza e dell'età dell'animale. Fu mortale alcune volte alla dose di 50 centigrammi; m:ti a meno, salvo il caso di animali piccolissimi e gioYani. Alcune volle fu persino cornpatibil1~ co11a vita la dose di un g1·ammo di atropina. Talunc volle l' animale con 'forti dosi di veleno parve rimellersi, ma dopo due o lr~ giorni moriva presentando all'autopsia le alterazioni sopradescritte. Nell'avvelenamento furono costanti l'acceleramento straordinario del respiro, il dil<~tamento pupillare e l'iniezione fortissima ai vasi dell'orecchio, fatto ques~'ultimo che non fece mai difeuo e che sta· biliva con sicurezza il mom ento nel quale il veleno aveva spiegata tutta la sua malefica azione. Stabilite pertanto le difrerenze di azione dell'atropina e. della modìna nello stesso animale e constn.tati i fenomeni respiratorii antagonistici perché nell'avvelenamento morfinico si aveva il rallentamento del respiro ·colle catatle1·ist.iche descriae, e nell'avvelenamento atropinico l'acceleramento il più sa1ienle, tenuto calcolo che nell'un veleno si aveva il sonno e poche modifì.cazioni nell0 stato della pupilla, e nell'altro cos tante l'allargamento pupillare e l'iniezione vasale all'orecchio si avevano così dei dati caralleristici per passare agli espe1·imenti che andrò descrivendo, appunto per determinare come e quanto l'un veleno sia antagonistico dell'altro e se debbano considerarsi indifferentemente controveleni reciproci. Esperienze. - Si in iettano ad un coniglio, di media taglia, 20 centigram mi di idt·oclo ralo di morfina. Dopo cinque minuti si osserva il sonno profondo, la respirazione irregolare ma lenta , la pupilla è larga, l'orecchio. non è i niettato, la temperatura nel retto è 38° centigradi.
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J,A. MORFiNA. :V: L'ATROPINA
Quando la respirazione si è fatta lentissima ed il sonno è profondo, si ini ettano 30 cen tigrammi di solfato neutr·o d'atropina. Dopo dieci minuti l'animale sembra risveglinrsi, la respir·azione si accelera, la pupilla si restringe al pri mo momento ed al treno posteriore si 1ra qualche leggiera scossa convulsiva; l'orecchio si iniella ma la pupilla si mantiene ri streua. Si osserva un alternDr!:>i di veglia c di sonno al minimo w·to che si imprime al tavolo su cui posa l'animale, ma si ha prevnlenza di sonno. Il respiro si mau tieuc regolare e lento sebbene al primo momento si fosse accelerato, la pupilla rimane dopo mezz'ora ancora ristretta, mentre l'iniezione all'orecchio è sempre fortissima. Oopo ci r·ca quattro ore l'animale si ri sveglia e sembra ristabilito. l n al tro coniglio di gl'ossa taglia si iniellnno 50 centigrammi di cloridrato di morfina, si ha narco tismo immediato. Pochi minuti dopo si iniettano 50 centigrammi di solfato neutro d'atropina. Si ossc1·va di poco modificato lo stato dell'animale già sotto l'azione narcotica df111a morfina . Poc!Ji minULi dopo si inieLLano al tri 50 centigrammi di solfato d'ntropina. Tolleranza com pleta anche di questa dose: non modificata la respirazione che si mantien e lentissimo, solo Ja pupilla é dilatala c l'miezrone all'orecch io è mani1csto. L'an imale è sopravvissu to a dosi cosl elevate dei due veleni. Due giorni dopo le pupi lle sono ancora enormemen te dilatate . Le esperienze che sto per citare sono in senso inverso; é l'a u·opina che inietto per la prima. T1·enta centigr·ammi in coniglio eli mezza taglia. Soliti sintomi, iniezione vasale, respiro accelerato, pupilla dilatatissima. Cinque minuti dopo, l'iniezione di 20 centigr·ammi. di nwrfina è bastante per togliere la frequenza del respiro, diminuire l'iniezione vasale ol·
CONSIOEIIA'TE NIEt.LA. LO;RO AZIONE, ECC .
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l'orecch io -e produrre il sonno. Rimane la dilatazione pupìllare che si osserva. estrema dopo tre giorni giacchè l'animale è sopravvissuto; infatti dopo sette ore circa era perfettamente ristabjlito. Cinquanta centigrammi di solfato neutro di atropina in altro coniglio portano Ja respirazione a 13~ al minuto, le orecchie inie tatissim e, la pupilla dilatata, l'agi tazione dell'ani male straQrdìna ria. C ini ezione di 20 ceotigrammi di morfina ~atta poco dopo produce il sonno imm ediatamente, ma la respi~ ra zione si mantiene irregolare ed accelerala . Altri 20 centigrammi di morfina aumentano il sonno , riducono Ja respirazione lentissima ma intercisa, diminuiscono l'iniez.ione vasale all'orecchio, non influiscono sulla pnpilla che si mantien e sem p_re dilatala, aumentano la sensibilità reflessa dell'animale come si osserYa sempre nell'avveleilamentomorfinico, e dopo mezz'o ra l'animale soccombe. L'autopsia non mostt'a di rimarchevole che le orecchiette e le .-;avi.Lù. dcsLre· del cuore piene di sangue coagulato, come abbiamo visto avverarsi se mp re nell'avvelenn.msnlo mm·finico, il cervello anemi co nella sua pol pa e soltanto iniettate la pia madre e l'aracnoid e. In altro coniglio di tagli a medi a si inietta una soluzi one di :20 centigr·ammi di solfato di atropina e di 20 centigrammi di idro clorato di morfina insieme commisti. La pupilla si montiene norm ale, l'animulc dopo tre mi.nuti è in preda ol sonno. Sta perfettamente jmmobi le, ma s~ scuote o.l minimo mto impresso al tavolo come si osserva sempr·c nel solo av\·elenamento morfinico; la cospirazione è lenta. Dopo cinque mfnuti l'injezione vasaie è manifesla. Dieci min nli dopo il sonno era sempre profondo, il respiro regolare, ma misurante ~5 r:espirazioni al minuto ed i baui.ti cardiaci a 120. Dopo un ora e mezzo il sonno persisteva an~
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J,A 1lORFINA F. L ' ATROPINA
cora con abbandono delle membra, occhio aperto oon pupilla piuttosto ristretta, respirazione lenta e regolare co:.1 sempre crescente suscellività dell'animale ai rtlmori ed agli urli. Le orecchie sempre iniettate. Fino a tarda sera dormiva ancoru; al mallino cr·a vispo ed allegro come se nulla avesse sofferto. Insiem e commisti 30 centigr·ammi di atr·ofina e 15 di morfina ed inieltrrti in altro coniglio diedero per risultato; immediatamente un po' di accelet'amenlo d~l respit•o causato for·se dall'il'l'itazione e dal dolore delle punture d'iniezione, poscia sonno e respiro lento. In seguito iniezione vasale ma pupilla inalterata. Agli urti imp!'essi al tavolo l'animale non dà indizio di risentirsene, rnentm nel solo avvelenamento morfinico come abbiamo sempre osservato. avvi suscettivitit aumentata per i rum ori. Dopo un'ora il sonno è ancora profondo, ma la rcspi1·azione comincia ad accelerarsi ed il coniglio è ristabilito dopo cint1ue ore. ~Iolte altre esperienze furono praticate con dosi fortissime di atrvpina e minime di morfina, mo. si osse t'varono sempt•e prevalenti i sintomi per avvelenamento morfinico e sempre- i primi a manifestarsi. Come ho promésso ftn da principio, non ho futto che occennare alle esperienze più salienti. Queste sui conigli non sono molto allendibili per lrarne conseguenze precise, ma nondimeno portano anch'esse il loro contribu to alle <Conclusioni fina li. Gli esperim enti, sui cani, che sto per citare sono cet·tamente di maggiore importanza e perchè l'animale è più sensibile ai veleni in discorso e . perchè la taglia è più grossa, il sistema nervoso più eccitabile e più pronto alle manifestazioni patologiche ad arte praticate e peomosse. Espen'(mza 1". - Ad un rane di grossa taglia vengono iniettati sotto la cute 20 cenligt·ammi di solfato
CONSIDErtAT~ NEI.LA. LORO AZIONE, ECC.
339 neu~ro d'atropina. Immediatamen te si osserva uno stato convulsivo straordinario per cui è diffidle tenere l'animale nell'apparecchio contentivo. La respirazione è frequemissirua, irregolare, con singhiozzo; dopo tre minuti circa la di!~;ttazion e pupillare è completo.. Scorsi ~ 2 minuti, mentre persistono i sintomi suaccennati, si iniettano 20 centigrammi di idroclo rato di morfina i quali non riescono a calma re nessun sintomo; le convulsioni, e la respirazione anelante continuano. Dopo du e minuti si iniettano altri 4O cerlligl'ammi di morfina e si ottiene tosto una calmo. nelle convulsioni, la respirazione però si manti ene irregolare e frequen te, accompagnata da singhiozzo, le mucose delle labbra e della. bocca sono plumbee e ciHnotiche. Undici minuti dopo si iniettano altt·i ·l O cenligt·ammi di morfina. Cessano le convulsioni. la respirazione quantunque sempr·e anelante ha. delle panse, lunghe, l' animale accenna al sonno perchè chiude le palpebre e tiene in abbandono la testa. Dopo circa H> minuti dall'ultima somministrazione morfinica il sonno è completo, i muscoli sono rilassati, l'an imale è qui eto in modo che si può slegarlo, il respiro anelan te cessa, solo persiste la frequenza cardiaca che si accresce sollo un rumore prodotto ad arte o dietro un urto impresso al tavolo su cui è adagiato l'animale. Circa sei Ol'e dopo l'animale comincia a svegliarsi; per due giomi conse cutivi stette sdraiato e non potè rialzarsi percbè paralizzato nel treno posteriore, non prese cibo di sorta ed ebbe scariche alvine frequenti di materie fecali scialle. Nel giorno dopo l'esper imento, l'animale trov~vasi completamente ristabilito quantunque la pupilla si conservasse dilatati ssima. Espe1·ienza 2•. - Dopo 20 giorni il medesimo cane f~ sot~oposto all'esperimento, essendosi completamen te rtslabrllto e scomparsa totalmente la dilatazione pu-
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'IlA "l'Om~INA: E L'ATROPINA
pillare . .Nell'esperienza precedente flii·ono necessari quaranta centigrammi di morfina per aversi il sonno men~re l'anima·le trovavasi sotto l'avvelenamento atropinicu; trovai quindi conveniente incominciare sub.ito con iaiettare 20 centigrammi di idroclorato di morfina. La dose fu un po' forte perché tosto l'animale fu come preso da spavento, gli occhi aveva roteanti nell'otbita, mandava Ja·rnenti e fu preso d.a conati di vomito. Dopo r~inque minuti per·ò il sonno si manifestava apportando calma, risoluzione ed abbandono delle membra, poca sensibilità al punzecchiamento, pupilla ristretta, respira zio ne ad intervalli piuttosto frequente; temperatma nel retto 38 CfmtigJ~adi. Dopo c15 minuti circa si fece l'iniezione di 20 centigrammi di solfato neutro d'atropina. La respirazione anziché accelerarsi si fece sempre più l'enta inoltrandosi i sintomi propri dell'avvelenamento morfinìeo, non si pt·esentarono convulsioni, e solo la pupilla dopo tre minuti era allargata. Dopo sei minuti si fece l'iniezione di allri '1 O centigrammi di atropina. Nessun fenomeno nuovo, sonno completo, non modificata la respirazione. Dieci mjnnli -dopo questa seconda iniezione, la respirazione i nvece di accelerarsi si fece sen1 pr·e più profondu e diminuì di frequenza, ed il sonno si fece sempre più comatoso. Sei ore dopo l'animale dormiva ancora profondamente senza dare segno di scosse musculari. Al mattino fu trovato sveglio, colla pupilla dilatatissima, col treno posteriore paralizzato . .Dopo un giorno era completamente rim esso , mentr·e che irnpiegò maggior tempo a risanarsi dopo Ja prima esperienza nella quale ìnvece di 40 centigrammi di att·op ina, ne furono iniettati venti soltanto, rna poterono spie.gare la loro azione percbè furono introdotti pei primi nell'organistno. In questo caso l'effetto di 40 eentigrammi di atropina fu quasi nullo, solo apportò la dilatazione
CONSlD:ERATE N)!JLI:.A LOR0 A~J·0NE, ECC.
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34·1
pupillare ehe dui'a~a ancora d_opo se·i giorni, segno certo pertarito cb e il veleno atropi.na er·a stato assorbito. Esperienza"Bn. -Prima dell'ìntro,duzìone del v~leno, l'animale respira ~8 volte in un mimlto, ha tremiti per pame, la pupilla è normale, la temperatura nel retto è d:i 38 centigradi, i battiti car.diaci sono 96. Vèngono inièttati sei centigrammi di atropina, tosto si accèlerano i moti c.ardiaci 1125 al minuto, ma ciò potrebbe ripetetsi anç:he dal dolore provato nell'eseguire
la puntura per l'iniezione. Dopo 1re miquti la dilatazione delli:l. pupilla è quasi completa, la respirazione è disordinata, vi ha vaneggiamento percbè .l'animale si la1ue_nta e gira la testa, si osservano smanie eonvu~sive ~:;d emissione di urine. Dopo ~10 minuti. si iniettano altri sei centigrammi di atropina ed. allora le smanie convulsive aumentano e con esse i lRm~nri dell'animale, la respirazione disordinata si pres8nta con inspirazioni corte e con lunghe espirazioni, quest~ si acèompagnano da geido, l'iride è scomparso completamente. Dopo cinque minuti dalla seconda iniezione si introducon<i altri sei centigrammi di atropina i quali portano al massimo grado i fenomeni fin qui descritti . . Pochi minuti dopo di questa 3a dose si iniettano 'l O ceotigrammi di morfina la quale dopo tre minuti apporta Ia cessazione dello stato convulsivo, J'aniq1ale abbaia come se sognasse ed è insensibile al punzecchiamento delie orecchie. Il sonno ·è completo dòpo ·1 O minuti, i . fenomeni atropinici sono tolti meno la dilatazione pupillare che resta completa. La temper·atura nel retto dopo la sumministrazione della morfina discende a 37 centigradi. Durante il sonno pr•)dotto dalla morfina che fe se cessare le convulsioni .fortissime prodotte da ,18 centigrammi di atropina introdotte gradatamente iu tre volte, furono iniettati 30 centigr·amrni di atropina senza eh e l'an imale mostrasse di "risentirsene Gio~'1llflt di meaicina militare.
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LA MORFJNA E L'ATROPINA
in modo spiegato, giacchè il sonno si pt·otrasse per circ:a 36 ore, intercalato però da scosse convulsive . Svegliato, l'animale presentava semi-paralisi al treno posteriore, ebbe sccesso abbondante di malerie diaroiche, no n assu nse cibi fi no al saba to mnttina mcntt·o eJ•a sla to avvelenato nel giovedl. La pupilla si mantenne dilatata per molti giorni. Esperienza 4•. - Messo allo scoperto le vene iugulari in un cane di g1·ossa taglia si inietta in una di esse una soluzione di 10 ceotigt·ammi di solfato neutro d'atropina. im mediatamente si osserva dislurbo respiratorio e lo stato convulsivo è tale da cssel.'e rlifJìcile il contene-re l'an im ale nell' apparecchio. La fisonomia è alleggia ta a spaven to, emette grida e la pupilla è dilatali~si ma. Dopo cinque minuti circa che dura questo stato di avvelenamento si iniettano per la stessa vena ci nque centigrammi eli idrocloralo di morfina in conveniente veicolo. Dopo un minuto si ha sonno profondo e cessazione delle grida e delle convulsioni in cui trovavasi in preda l'animale, la sensibi lità conscicnte in esso è estinta pet·ché non dà segno di nvverlire la cucitura che si pralica per riunire la ferita risultante dalla scopritura della vena. Durante il sonno si avvertono alr.une scosse convu lsive ma legge•·issim e. La pupilla si mantiene dilatata ma in minor grado. Agitando l'at·ia davanti all'occhio semichiuso succede l'ammiccamento delle palpebre, e ciò per moto refiesso giacchè si è ce rti che l'animale non vede, perchè se non si agita l'aria, ma si porta H dito fin quasi sulla cornea l'ammiccamento non si produce. Impresso un urto al tavolo si hanno come sempre nell'avvelenamento morfìnico, scosse convulsive dell'animale. Dopo ci rca un'ora il cane si risveglia in parte, ma il treno posteriore come al sol ito è paralizzato, e la paralisi ebbe a durare per 24 ot·e. Vi fu vomito ri-
CONSIDERATE NEU..\ LORO AZIONE, ECC.
3.S..3
petutamente e per due giorni l'animale non assunse cibo. La pupilla si manten ne per diversi giorni dilatala al massimo e per circa più della mel.à che non ebbe ad osser''arsi mentre agiva la morfina iniettata la quale, siccome in piccola dose, ebbe bensl ad essere .auiva istantaYeamente, ma i suoi effetti ebbero presto a dissiparsi, restando visibili solamente i fenomeni do vuti all'atropina. A queste esperienze nello quali furono successivamente fatti seguire i veleni uno dopo l'altro, aggiungerò alcune esperienze nelle quali i veleni vennero propinati contemporaneamente ed assieme commisti. Esperienza 1•. - Iniezione ipoderm ica di trenta centigrammi di atropina e cinque di morfina mescolati e sciolti in acqua stillata. Immediatamente si ebbe allargamento pupillare, accelleramento del respir·o, convu lsioni, emissione di or·ina, accelleramento di battiti cardiaci. Dopo cinque minuti però si ebbe il sonno a cui tenne dicLro !a cessazione dei fenomeni accennaLi, per venire in iseena soltanto quelli propri all'avvelenamento mor·fìnico. Jl sonno dUI'ò per circa 7 ore; si ebbero allo svegliarsi la solita paralisi del treno posteriore c la dilatazione massima pupillare che si mantenne per· cinque giorni. Esperienza .2... -Venticinque centigr·ammi di atropina e cinque di morfina assieme meseolali e sciolti si iniettarono nella vena t·ugtdat·e. E qui, a differenza della precedente esperienza nella quale per T?rimi a manifestarsi furono i fenome ni dovuti all'atropina, quantunque la dose dei due veleni non difl'erisse che per cinque centigrammi in più di atropina, ma però iniellata sotto la cute si ebbe sonno immediato, respirazione lenta, nessuna scossa muscolare, pupilla leggermente dilatata. Dalla iniezione al sonno qui non passarono nem. meno alcuni secondi, mentre nell'esperienza 4a in cui
.. 3-i.i
LA MORFINA E
1:ATROPINA
fu pure iniettata la morfina nelle vene e nella stessa; dose di cinque cenligt·ammi, il sonno si fece allendere maggiormente. Ma conviene notare che in quell'esperienza erano stati iniellati prima nella stessa vena dieci centigt·amrni di atropina ch e avevano già messo in evidenza i fenomeni dovuli alla stessa. Durante il sonno morilnico che, come nbbiam visto, ebbe a manifestarsi in questa esperienza così iswntaneo, si iniettarono nella stessa vena altri :25 c·entigrammi di atropina, i quali ebbet·o il vantaggio di far svegliare l'animale per un momento. Tollo dal tavolo si constatò la solita paralisi del treno posteriore. Lasciato in quiete, il sonno venne ripreso ma con poea inlensitò. perchè a piccol i ut·ti l'animale si risveglia. Dopo la seconda introduzi one di atr·opina si ossel'vò la pupilla !a guale da clilatuta che era prima, si fece t·isM·etta con i ride perfellamen te i mmobile. Sono perciò lieto di (ar ossetvare che, anche nel cane come ac:cennai pel coniglio, l'att•opina n dosi. fortissime anz.ichè prod urre l'allargamen to, lascia la pupilla normale quando non la r estringe. E qui avevamo un avvelenamento per f'orte dose di atropina agente da sola, giacchè i fenomen i dovuti alla morfinu erano quasi toLatmente scomparsi. Infatti dopo mezz'o1·a si ebb~eo scosse con\'ulsive fortissime e .frequenti, ma la pupilla si mantenne sempre normale o meglio un po' ristretta. Le convulsioni si continuarono per circa dicci ore, il treno posteriore fu completamen te paralizzato ed al mattino la pupilla era enotmemenLe dilatala, e lo potè essere nppunto quando la dose dell'atropina fu di minuita per l'eliminazione falta ne dall'oJ·ganismo per la via do' suoi emuntorìi norrnali i reni. ì\Ii sono limitato a descrivere le esperienze più salienti trnlasciando le altre moltissime che quun tunque meno importanti, portarono però il loro contl·ilmto
CO~SIDE'llATE NELLA LORO AZIONE, ECC.
340.
alle coìiclusiobi finali che emanano , quali corollarii degli esperimenLi intrapresi, e che io brevemente riassumo. E primieré).mente riguar~o àll'"an·tagonismo fisiologico dei due veleni- rnol'fina ed atropina - è da osser-varsi che sebbene tutte e due queste sostanze agiscono sut respiro, nondinieno la loro azione ne è affàtto opposta, o
o
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e CIOe:
a) L'atropina accelera straordinq.riamente la funzione respiratoria; b) La morfina la rallenta al sommo grado colle modaliLà accennate, cioè con larghissime e pt·ofonde inspirazioni susseguite da più lente espirazioni. Inoltre differ'iscono fisi0logi.camente tra loro i due veleni perchè; c) La morfina produce· sonno e corna profondo; d) L'att·opina al contrario convnlsioni at sommO· .. grado, mai. sonno negli animali in esperimento, cam e c-onjgli. e) La morfirm accelera i m oti cardiaci; f) L'atropina li rallenta. A questo proposito noto che tutte i'esperìenze fatte sulle rane hanno luminosamente.. accertato questo fallo perchè vi si osservò sempre un rallentamento straordinario nella sislOle cardiaca , mentre nell'avvelenamento morfinìco si ebbe sempre acceleramento. g) La morfina mentre accellera i niòti cardiaci, la temperatura generale presa nel retto si osserva in diminuzione. M L'at~·opi na invece diminuisce i battili cardiaci'" ~nentte poi la temperatura è stazionaria o leggermente m aumento. · i) Nell'azione. dell'atropina la dilatazione pupìllare è il fenomen o più saliente; come lo è nella morfina il sonno k) Nell'11z.ione invece della morfina si ha anzichè o
34.6
LA MORFIXA. E L'ATROPINA
dilatazione,· stazionuriettl o qualche volta restringi mento pupillare. . Sulla dilatazione pupillare e sulla paralisi dell' accomodazione prodolte dall'atropina, innumerevol i furono i lavori, specialmente di oculisti capi-scuola, tali Grii.efe, llart Ruìter, IIamel', Sperino e molti altri in modo che io credo non vi sia più nulla ad aggiungere, ma in ogni modo ricordo come dagli esperimenti descritti mi risulti: ~ o che la dilatazione pupill are avvi ene negli animali massime quando la dose di atropina introdott:1 nel s:JOgue è .relativamen te mite; 2° che quando la dose di atropina iniettata nel circolo è forte, non si ha dilatazion e pe1·chè sono paralizzate tanto le fi bre circolari, quanto le l'adiilte dell' iride; 3° che localmente iniettata l'atropina nell'occl1io, produce la dilatazione in soluzioni in cui se ne contengono infinitisemi di milligrammi; 4° che a differenza di ciò che avrebbe risco ntrato il Lussana (t) che cioè la pupilla resta ·z:rnmobile quando siasi propinata l'atropina in dose grc~datmnen te crescente, io invece avrei riscontrato sempre dilatazione quando la dose fu complessivamente allissima ma propinata gradatamente, nel qual caso anche gli altri fenomeni di avvelenamento sono più miti, o ciò per la gr· an facili tà co.! la quale il veleno viene esp ulso presto dall'organismo. l) La morfina non produ ce mai paralisi vaso motoria. m) La atropina costantemente pl'oduce paralisi vaso-motoria. luminosamente prova ta osservando i vasi
(l) Annali -unive•·sal! eu Medlct·n a. Volume CXL, giugno 18MI.
CONSIDERATE NELJ,A LORO AZIONE, ECC.
3,1, 7
dell'orecchio del coniglio avvelenato con atropina. Ed in ordine a cìò: 1° in coniglio avvelenato con atropina nel quale i vasi dell'orecchio sono immensamente allargati e congestionati, la scopritura del simpa tico al collo e la successiva galvanizzazione di esso ridona l'attività funzionale ai nuovi vasi motòri dell'orecchio e visibilmente si produce il restringimento vasale; e se, mentre è eguale il congestionamento in ambo gli orecchi, si eletrizza uno solo dei simpatici al collo, l'orecchio solo corrispondente· ritorna allo stato normale, mentre nell'altro non aumenta nè diminuisce il congestionamento vasale accennato; · 2° dietro l a galvanizzazione del simpatico, al restringimen to vasale segue per conseguenza la diminuzione di temperatura eguale per gradi all'innalzamento verificatosi nella paralisi vaso-motoria; 3° pei conigli, in media si ri ch iedono 20 centigrammi di solfato neutro d'atropina onde si effettui la paralisi vaso-motoria e specialmente l'iniezione va fatta in una sol volta; altrimenti si possono iniettare fino a 70 centigrammi, senza aversi il fenomeno, se questa dose vì ene ripartita di 1O in 10 centigrammi ed iniettata di 5 in 5 minuti . n) La morfina producendo costantemente il sonno lascia int<Hli i moti reflessi o quaìche volta li esa lta. o) L'atropina deprime i moti reflessi e produce costantemente la paralisi del treno posteriore dell'animale. p) In ordine ai risultati necroscopici dietro morte dell'animale avvenuta o per forte dose di veleno o perchè sacrificato, si constatarono sempre i polmoni, 11 fegato e la milza normali tan to nell'uno come nell'alt_ro. avvelenamento. Invece nel cuore e nei grossi · vasi SI constatò che questi erano pieni di sangue ma
34.8
LA MORFINA E L' ATRO PINA
coagulato nell'ayvelenamento morfioico, non coogulato , flui do, pi'Osciolto, nera s~ro nell' avvelenamento con atropina. q) Le meningi in ambo i casi furon o sem pre congestionate, mentre la polpa cerebrale tanto nell'uno come nell'altro fu ti·ovala eostanlemente anemi ca. 11 bulbo rachidinno cd i tubercoli quadrigemini attentamente osservati non furono mai rinvenuti jperemici, mentre lo fu l'ono sempre le mentbrane che li ricoprono. s) In ordine alla dose venefi ca questa ebbe a variare moltissimo in rapporto all'età all u razza dell'ani male. La morfina nei conigli fu e.c;iziale quando alla dose di 20 cenligrommì, quando sopportabile alla dose perfino di 50 centigrammi. Costante per<> a verificarsi il sonno ed il rallen tamento del res pim an che a dosi piecolissime. Nei cani la dose vcnefira fu molto minore. t) L'atropina invece. fu lo\lerata ad aiLissima dose; nei conigli perfino ad un gmmmo. Nei cani la dose toller-ata fu '~1olto min ore. l~siziHle mo lte vo lte a 50 centigrammi, mai meno ad eccezione di animali giovani e piccolissimi. Le forti dosi di atropina se furono tollerate nei p"rimi due giorni, l'animale però non sopravvisse al terzo. Nell'o.vvelenamen to non fecero mai difetto anche a piccole dosi 1'acc:elerAmento straordinario del respiro, la dilatazio ne pupillare e la paral usi va so- motoria all'orecchio. u) le esperienze isti Luite sui pneumogastriei durante l'avvelena meuto tanto morfìoico che alropin ic.o mostrarono come le alterazioni respiratori e costanti ed antagoni stiche dell'uno e dell'altro po.1·tivano sempre dai centri respiratorii. Infaui nell'avvelenarn en!o atr:opinieo il tnglio del pneu mogastrico non diminul per nulla l'acce!er·amen to respiratorio, cosa che avviene mvece coslanlemente in an imale sano in seguito al
CONSIDERATE NELLA LORO AZIONE, ECC.
341)
taalio di questo nervo importante. Nell'avvelenamento m~rfioico la galvanizzazione dei poeumogastrici ridonò a questi nervi l'attività che avevano perduta perchè il respiro si accellerò fino a contar·si 45 respir·azioo i per minuto. Il taglio di essi non dimif!UÌ per nulla il numero delle respirazioni che resto.r·ono costanti a 15 per ogni minuto. Succede pertanto in ambo gli avvelenamen ti una paralisi del pneumogastrico, rnenu·e ai ccn u·i respiratori la mol'fina porta una depressione, la atropi na un eccitamento. E ciò succede come in molti altri veleni, tali la nicotina e l'acido carl;lonico i quali eccitano i centri TCSpiratorii apportando un acceleramen to al respir·o e qualche volta anche convulsioni nei muscoli respiratori sebbene si osservi che i o q ucsti casi lo sezione ùei pneumogastrici resta senza influenza di so rta (Rosenthal\. In ordine infine ai risultamenti speri mentoli circa la pre.tesa azione terapeutica récipl'ocameo te antagonistica è da osservarsi: 1° Che sebbene nei conigli in o1·dine terapeutico, le esperienze siano poco nuendibili, perchè furono necessarie dosi fortissime di veleno, nondimeno ancl1e in questi, i fenomeni appartenenti all'avvelenamento mot·fini co fu rouo sempre i primi a manifeslal'si non solo, ma la propinazionc della mol'fina in coniglio u.vvelenato con forti dosi di atl'Opina fece sempl'e ccssal'e i sintomj so.lient.i eli questo c vi sostituì costantemente il sonno, mentre la propinazione di <.ltJ·opina in coniglio già sollo il sonno morC.nico non l'èce mai cessare ques!o, sebbene data io dose straordinaria, e qualche volta valse appena a diminuirne la dmnta . lnolu·e, se duraOLe il sonno morfinico si manifestarono i sintomi dell'avvelenamento atropinico diett'O somministl'aziomc di atropina o iniellala dopo, o commista
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LA 1\IORFINA E L' A'l'ROP!NA
alla morfina, essi non furono mai salienti, ma sempre più miti e di più corta durata. lr~fine bastarono sempre dosi piccole di morfina per combattere o togliere l'avvelenamento atropinico, mentre il sonno morfinico non venne mai tolto anche da altissime dosi di atropina. Le esperienze sui cani sono più attendibili ed in esse s i verificarono luminosamente le risultD.nze suddelle, cioè: .1° La morfina bastò sPmpre in piccolissima dose a togliere i fenomeni dovuti all'atropina e prodtBs<e costantemente il sonno; ~o Durante il sonno morfinico dosi altissime di atropina non alterarono per nulla i fenomeni dovuti alla morfina,_ nè mai fu I'iscontrato che cessasse il sonno; 3° L'atropina quando fu iniettata gradatamente in dose piccola a distanza di 'l O minuti, sebbene la somma della dose fosse altissima, fu più presto estinta nella sua azione da dosi piccole di morfina che non quando l'atropina venne d'un tratto inietlata in dose di non meno di ~O centigrammi; 4° L'iniezione dei due veleni nelle vene fece conoscere come bastasse dose molto minore per aversi avvelenamento più pronto e più grave; ma anche qui la morfìna portò l'azion e s ua istantanea e si sostituì sempre ~oi suoi fenomeni all'atropina; 5• Sempre dopo la scomparsa dei fenomeni dovuti alla morfina vennero in iscena i sintomi dovuti all'atropina con gravezza maggiore quanto più alta fu la dose di atropina iniet.tata nell'intento di togliere i sintomi dovuti alla morfina. Dalle accennale risultanze pare a me si possa con fondamento dedurre che vige l'antagonismo parziale fisiologico nel manifestarsi appunto i fenomeni dovuti ai due veleni in senso opposto e conll'ai'Ìo, ma non doversi pet· nulla acceuare l'idea di un arHagonismo tera peutico reciproco.
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CONSIDERATE NELLA LORO A~IONE, ECC.
3M NeH'avvelenameQto atrop·inico è as:;olutamente cta prescriversi e raccomandarsi l'iniezione di morfina e de' suoi sali sia solto forma ipodermica 0 meglio nelle vene appuntQ @erchè sol,lo bastanti dosi -piccolìssime di martina peT far cessare i sinromi dovuti anche a forti di dosi atropina, ma non accetterei menomamente l'idea di combaltere un avvelenamento rnorfinico con atropina. Infatti dosi fortissime di questa non valgono a togliere menomamente i fenomeni di quella, ed inoltre se anche si fosse fortunati di veder cessare i sintomi mOifinici, insorgerebbero poscia più micidiuli che mai i fenomeni dov-uti all'atropina che si fosse introdotta in forte dose q. scopo terap_e utico e sotto il pretesto di contravveleno. Di più è stata notata una certa intet~ mittenza nei fenomeni di avvelenamento per atropina; p·ossono perciò passare alcuni giomi di apparente guarigione e P-Oscia ritornare in iscena i fenomeni d'avvelenam~nto con maggiore gravezza. Le esperienze .;he ho citate furono tutte praticate sopra animali i quali tollerano dosi enormi di questi veleni, e qui ndi si comprende di leggieri qual differenza debb'a 'riscontrarsi nell'uomo nel quale per idiosincrasie speciali alcune volte si rendono micidiali anche minime dosi di essi; ma non è men vero però che meglio tollerata e meno micidiale è certamente la morfina la quale ragionevolmente· è entrata nel campo terapeutico corne mezzo ipnotico eccellente e :specialmeme poi sotto forma ipodeì·mica. L'a-trop·ina invece è infida e c~rtamen.te nessun pratico si è mai azzardato a farne iniezioni se non con dosi infinitao.1ente piccole e direi quasi omeopatiche. Percui torno a ripetere, nell'avvelenamento atropinico mi permette.rei di allargare la mano iniettàndo morfina, nell'avvelenamento morfinico invece mi guarderei bene dall'iniettare atropjnar molto più che non mancano
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LA MOUFlNA E L'ATI\OP1NA
altri mezzi per combatterlo eon una certa probabilità di riuscita. Credo inoltre di qualche interesse l'esporre il processo del Dragendorif pèr rili'OVa!'e nel sangue, nei visceri, nelle urine i due alcaloidi , processo che io pure ho trovato conispondere con piena esattezza . .Ricerca dell'at·rop,ina nel sangtte. - Si prendano '100 c.entimetri eu bici dì sangue, vi. si aggiungano ·15 o 20 centimetri cubici di liquido acidulato con acido solforico al quinto, si faccia digerire il tutto durante 2:iore alla temperatura ordinaria. Si tdturi il coagulo molle che ·si è formato e si continui la digestione a caldo; il liquido ne sia sp!'emulo, filtraLO e ridotto a consistenza sciropposa, vi si unisca de ll' alcool a milico puro vn quantità tripla o quadrupla; per togliere l'alco.o l amilico si agiti. il liquido acido con del clorofom1io che non discioglie il solfato d'atropina già formato. Dopo questo lruU.amenlo si neutralizzi il liquido acido, sbarazzato d'alcool ami lico, eoll' ammoniaca e si sottorneua il residuo evaporato all'azione dissolvente dell'etere. Il trattamento coll'etere venga ripreso tre o quattro volte perchè la solubi lità dell'alcaloide in questo veicolo è debole. Lo strato etereo venga decantato una o due volle con acqua distillata e si abb~mdoni alr'evaporazionesp~mtanea, quindi si sottoponga l'alcaloide così ottenuto agli agenti di colorazione. La ricerca nell'urina è più racile. Si acidula fortemente per l'acido solfOI'ico l'til'ina, si sottomette due volte all'estrazione per l'alcool a miìico e per l'etere; il li quido acido neutralizzato per l'ammoniaca è ripreso per l'etere e !"operazione continuata come superiorm.ente. Si può così ottenm·e tosto un residuo incolore che si può sottomettere tosto ai reatti vi di colon1zione. La milza, il fegato, i reni ed i muscoli si digeri-
3153 scono 1 prima nell'aqua acidul3ta d'acido solforico fino a che se ne possa ottenere u na massa omogenea peslandoli al mortaio. Se ne spreme il liquido e questo si sottomette al trattamento sudclescri tto. JJe ricerche della mo1·{ina nel sangue, nelle urine, ne1la bile ecc. si fanno col mede sì mo metodo però colte seguen ti avvertepze. L'estrazionè deve farsi a caldo da +50 70" e Ja·morfina non de~e essere messa in li-: .bertùper una baS!? che quando la rr.escolanza col liquido nel quale la si ricerca, sia ben intima coll'alcool amilico. Il trattamento per questo dissolvente deve essel'e ripetuto un certo numero ùi volle onde specialmente l'ut·ea e gli acidi biliosi siano eliminati completamente. Le principali colorazioni della morfina e dell'atropina sono le seguenti: 1l ioduro eli potassa iodttrato e la tùltura eli t'odio colorano la morfina in un color kerme~ , e l'atropina in rosso bruno. L' aciclo sol(O?'l:co conce1~t1·ctto del commercio cioè contenente sempre dei composti nitrosi color·a la morfina in giallastro dopo dieci minuti, colore che dopo 24- ore diventa grigio-giallastro. L'atropina è leggermente colorata in rosso. L'acido solforico concentrato e caldo fl H>O centigradi colorà la morfina in rosso chiaro che volge al violello, poi al verde se la temperatura aumenta. I.' at1·opina volge al bru'no. -1 Ilreattivo di F1·ohde (dissolvendo per ogni ce n ti metro cubo di acido solforico, un milligrammo dì molibdato di sodi o) è esclusivo per la mortina , e la colora in un violetto magnifico che in segui to diviene verde brunastro, poi giallo e ridiviene bleu viÒletto dopo 2-i. ore. L' etàdo azotico colora la morfina in ranciato che passa al giallo chiaro. L'atropina resta incolore se in soluzione, se in cristalli si colora in bruno . CONSIDERATE NELLA I.ORO AZIONE, ECC.
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LA ~IOUFINA E L'ATROPINA
L'acido azotico fatto agire sulla soluzione solfo rica. della morfina cangia il rossaslro dovuto all'acido solforìco io bleu violetto poi in rosso scuro, poi in ranciato, l'atropina non si modifica. Il perclot·uro dz' (cn·o ed il cloru?'O di ferro colorano in bleu le soluzioni neuu·e di cloroidrato e di solfato di morfina. Non agiscono sulla atropina. Le due reazioni più sensibili per la morfina sono l'acido solforico mescolato d'acido azotico ed il reat-. tivo di Frohde, il primo è sensibile al cento-millesimo, il secondo manifesln le 'coloi'azioni in una so lu zione in cui la morfina è contenuta nella dose di O, gra mmi 000,005.
Le reazioni dell'atropina sono poco attendibili perché le divide con altri alcaloi di. La prova più sicura è la prova fisiolo gica e specialmente l' instillazione sulla congiuntiva giacché il potere di dilatare ln pupilla non lo divide che con l'eserina e la giusquiarnina, ma queste ultime in dose non così in fin itesime co me ho avuto campo di accennare nel corso della Memoria. Devo avvertire però che la tintura iodo-iodu1·ata, 4 parte di iod io e 2 di ioduro eli potassio in 50 grammi d'acqua, mi avrebbe dalo un risultato soddisfacente per iscoprire 1'aLI'Opina. Infal.li 5 centigrammi di atropina in 4000 grammi di acq ua tr·a llali colla detta tintura diedero ancora un leggero precipitato color kerm es caratteristico, precipitnto che si rese anco1·a visibile in '7000 grammi di acqua, e cinque ceotigt·ammi d'atropina. Anche l'alca loide morfina dà. il precipitato colla tintura iodo-iodurata, ma è meno sensibile e di più con qualche modificazione. Infa ui mescolati 5 centigrammi di morfina in una certa quantità di urina in vaso separato, ed al.tri 5 centigrammi di atropina in altr·o vaso colla stessa quantità di urina st ebbe immediato pre-
CONSIDER:ATJ!; ~ELlli\! LORO A:ZIONE, ECC.
355 cipitato color kermes con piècolissìma quantita di tintura, 111entre nel vaso con tenente la morfina per (;~,Versi precipitato fu necessarjo una forte quantità; di tintura. Si noti che le urine prive di alcaloide: non danno pre·cipitato di so.rta, e so1o vengono colQtate in giallo dalla tintura. - ·Inoltre nel precipitato ott~nuto colla tintura , nell'atropina; il color kermes volge tosto al color verde scuro inten§issimo. Non così colla morfina. Nelle urine . eon atropina il precipitato va al fondo del vaso e v.i resta, nelle urine invece con morfina il precipitato ,pres tamente si dilegua. Di più aggiungendo nuova tintura nelle urine c.on atro.pina e già primç. trattate collo stesso reagente, il precipitato preesistente si fa più abbondante, mentre nell' a.trop~na il precip,itato non aumenta. Le urine di Q<migli avvelenati con atropina., dopo tre quarti d'ora estl'atte e tratta~è colla tintura iodo- · ,i:odurata:diedero:se_mpre.un bel precipitato c,olor kermes. :intenso, quantunque l'urina stessa, venisse allungata . con molta qu-dntità d'·aGqua. Nelle urine invece di coniglio avvelenato con morfina non si ebbe precipitato al trattamento iodo~iodurato , E' mia ihtenzi.one, di proseguire queste esperienze, specialmente in ordine :fisiologic.o, ma. il desiderio di render palese questo qual:siasi mio contribmo alla scienza, che con amore professo, e per cedere anche a gentili e lusinghieri incoraggiamenti, mi sono deciso a J?UbbHcare questi primi studi,. impegnandomi però fin d'ora a. continuarli, per arri vare a più e.s at.te e minute conclusioni teorico-pratiche. '
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Dott. AUGUSTO CoRONA.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA
ludaies fa ~ ul m e todo delle ini.-doni ipodcrmiehe, flel doLL A LuToN di Ht>ims(LeMoavem.ent m.édical) (apl'ilc 187G).11 metodo tempcuLico delle iniezioni ipodermiche è giun lo ormai tan L'oltt·e, eia(! sar·obbe benP r·accoglierci,.làr·e una sosta, e vedere c studiar·e, quanto finora s'è fatlo" queUo che ci rimane a fur·e. Quest'id eu t•eclamcr.•hbe l'azione collettiva <li tutti i pt'alrci di un poese.llr rngl• il ter·r·n r> in Germania v'è (JuesL'ahiLudinc ùcl lavoro collcLli,o, e quabiasi argomento d'inlct·essc genel'Ule diviene l'occ.w5inne d'uno ::;ludio, al •ruule ognunocoutribuiscc. Si formano dci conùt.ali, c spesso tu• t'tlpporLo, compilalo du una notnbililù rned ica, e;; pone conclusioui che divengono gwdu o noJ•mu peP t'osePcizio prutico. La questiono delle iniezioni ipodermiche non è ~ruggilu a quesltl pt•alicn lodevole: o poco lempo dopo che il metodo di ·wood (lR55) cominciò a gonerulizzar:::i, un romilato della ~o cif'là rneùico-chirurgica di Londr·u f~:cc conogcet•e, per mezzo d'un suo ro lnlot·e (Rcginul 1•:. TompsoJr, i 8Gi), alcuni eisulluLi importnnti e l'pecialmcnlc di certe sostanze neutre e dill'u:::ibili la cui uzionc fu cùchiar aln rmpet•cellihil<' o nullu. Quest'uso delle inchic~l·· dovrebbe cliflondf'r'si dovunque: OJ'U esse uppenn vengono ruttc nelle ,.;ociet.ù mediche, o nelle accnclemifl, l e l[mdi non son o upet·Le u luLLi, B troppo !:!pcsso consiùerano i lavo1·i di cl ti n'•\ fuori pC L' ura:omenli ùA sutlomellPI'e sollanlo al giutlizio loro f'd alla critica, se pure non ;.ono tenuli per una spet'iB di sollecHuzione o di rct·tr.une. Ln sltìl'n pa sta in un let•ecno noulra le, dovo ognuno può diee la sua con tullu libct·là e con vera uguaglianza: lu stRmptt è il convegno dello idee Luone tcot·ico-pratichc che li' ogni parlt! vi arrivano, ma esse sono spar'])aglrat.c, e nessuno \''ha, nù vi può essere
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357 c.he abl)ia mot10 etl autorità eli coordinarle, e tr&rne dogmatiche conclusioni. Pur tuttavia ro d'uopo conlentarci di questo mezzo, che ha pure i suoi grandi meriti, poichè nessuna idea preconceft.a taglia la sll"ada a queste èhe si devono svolgere. Ol·a, senza pL·etendere eli c1·ea.re. un organo spéci(!le pel m ~ todo ipoderroico, noi apriamo nella stampa rnecUca, di nostra iniziativa, una inchiesta; e per dare il buon esempio cominciamo dal pagar·ue il triliuLo. J punLi pl'inc(pali che tratteremo sono i seguen~i: a) Della conso.rva;,;ione ùegli ag!Ji-tt'equarti. b) Dei veicoli delle soluzioni i.poclermiche. c) Del morfi nismo. d) Dell'alimentazione soLtocutanea. e) Di alcune nuov.e applicazioni ipod,ermiche. l. Conservazione deglt CL(fhi. - Nessuna cosa ò piccola, o trasCLtrabile in pratica. MoHo importante quindi è la cura cho dobbiamo aYere delle cannttle dei nosLL'Ì !>trumcnti da inie7.Ì01Je. QuesLi si ossidano con gran. facili Li\, an cb e <JLtando adopriumo dello soluziòni apparentemeo Le neutre. Ciò avviene, opeciahnente in ragione della diversa qualità dei metalli che compongono il cilindretto e la canmda che vi si innesta, nel luogo di unim1e <"he c.ongiuoge fra loJ•o queste due parti: diil'aLli (fui vi spesso si ronlpono. Lo stesso succede pel filo cl'argeHto che si Liène enti'O la cannula a pem'lanenza per hnpedil·ue Yo.struzione, nell'inLei'vallo pit\ o meno lungo fra le operazioni. :'Selle Llue circostanze si forma una specie di coppia voUaicà, che ne accelera in mod0 particolare l'ossidazìone. Pe1' prevenire simili inconvenienti, bisognerebbe che l'agotrel{ll~1rti fos!':ie di un pezzo solo: ma nou sappiamo se, inclustrialmente, ciò possa farsi. }..l filò d'argento, si potrebbe con vantaggio sosl.iluire una setola di cinghiale, cl1e si può sempre tToval'e logliellclola da una spazzola. Questa setola flessibile ecl elas~ica, clte s>introduce agevQlmeuto, dura ils$aÌ più del Hlo metallico, il cruale si piega e si rompe colla massima JaciJiLù. Uel resto la m,igliore Sùrcbbe quella di adoprare solamenle aghi d'oro. Lft loro l unga tlur•ata, e la conservazione perfetta li ronclerebbe in ulH:mo più economici eli quelU d'acciaio: c aguzzandoli spesso, sopt·a una pielra da rasoio, si avrebbero sempre abbastanza appuntati e taglienti per lo scopo cui devane servire. RIVISTA DI G10RNALT 1TALTAN1 ED ESl'El\1
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RIVISTA
IL Scelta di un veicolo.- ln quesli ultimi Lempila l"eeTLa del v eieolo per lo so:>tanzc medicarwmLose (la inlrodm·si p.n' In via ipoderntica, ha occupato nwlto i pl·fllici. Non traLLeremo l'argornen1o in Lutto il suo i11sieme, tua d feruter·omo sopl'<1 un sol punto; f)Uello l'eialivo all'uso dell'acri ua distillala di lan:ro ceruso, come veicolo delle splu~ ioni di clOJ'idl'fl to tl i morfiM. Da . motti anni nbbinrno potuto con:5taLure i ,·an laggi di '(Ucslo liquido cosi ptc>-pat·tllo . TuUi i fat·mflcis ti san110 che fm le acque distillatLl aromatiche rrucJ lt1 di lnuro cerélso meglio si cons ·rva con lut.tu la sua lirnpidità. Koi ct·eJcvamo d'Rverc il nH•riLo dell'applicoziOllrl eU q ucsl'idtln nùll'uso pr·aLico delle iniezioni sullo r,utoneo, fJUundo il signot· De1·lon, ('hP ulh'O non ha fatto f'he rife1'irc le. novità farmaceut iche, sei'•" vista al.tJ·ibniJ·e. Ma non è il cu~o eli rivendicare un prill)ato: pPcfei•ìamo di occupa t'Ci solo dell'aegomen to. N ell'unno J 87:3, _per mezzo di una lett ·t·a ind iriz:.:atu nlnoslro ono1•evole collega, il doll. Co"lanLinr) l 'aill, che fu pubblkt·lta nel Répertoi1·e (j.e )Jh al'macie (pog. :lll5) f'nc\'OHno coru)SCPI·e il resultato de lle nostre espc•ricuze sull'uso dc•ll'ac•tua clistillata di lauro ceraso, co me v ci eolo ùelle sol u1.iouidi <: lol'i.di'Hlo cl i morfina. L'anno dopo, nd 187}, 1wemmo col clotL. Alling. flP]1' riloer mèdical ("'l. 20, 2'1) un n diBcussione l'hl.\ nou f'u p l'osa in considcrç1Zionc da nes:'<uno. In l'lsl=;l menlt'e il doll. Alling ammeLleva, senza contesta zione, le lJI'Opl·ieLil rlell'acf[ltadistillaln di lA.uro ceraso, dieevn esscra f[W3sto li•tuido di enelto molto doloroso nelle iuiezioni ;;oltorutan,.".e. Noi, senz.:t rinnogaJ•ole nostPcide<~.gli coneoJenuno,qwwl.o es~o esponp,·a nclta su::t critica, e proponemmo che l'ae'lua di laul'O rcr-aso f•ls:::e mollo dil uita con ncqua pu1·a d istillala, convinti ehe l'er'ficncia di questo rimedio n,on sar·.·bbe scemata. Kon abbiamo più saputo nulla di quanto p1•oponemmo.
D'altroudP. nel nosLt•o Traiié des injeclions sous-coutaru:e.~ à e{fet loc:al (marzo 1875) nbbimno datele più winulepurticolDr iLà sull'ucrplù disLillalàlli luu!'n cot·uso,come se111plic.J veicolo o come agent<~ pet· propl'ia azione. AhJ>iamo anche l'icot·uHtc pm•ecchio altee Acque~ cl is tilln l.c aromaticl 1o, l'n.ceomandatc da diversi autori: l'acqua d'eucalyplu~ di Gu.blc r•; l'arqu;,1 di menta e di cannella d i DcJionR, di Savi;;no.c:, ccc. , Leneudoci pet·o SHllljlre per conto n osLL·o Rll'ctc~' lua fli luuro cer•aso, che pci pr·imi abbiamo ellicac,..ruenl':J U"'llLa. Como uWQconclusionel\ LoLLn quonto abbi:J.mo d1~Llo, aggiuugeremo che l'acq u« distillata ùi lam•o ceraso dà, cui sali di
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Dl GlOll~ALI l'r.ALIANl ED ESTElU
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morfina, rlelle solnzioni limpirli,-sinv~, e che lungamente possono con;;c·t·•u~i !"enza alcut1ombru rl'aH~>razir)m·. Da ullimo il polt>I'I:' ,!i-,.;o>lvenle J.l rtuc~lo vei~'olo ci è parso supe1'iorc u qudlo dPII'ac•pltt di,.tillllln m·ùinuria. Quanto poi <ùle osservazioni rutt•· nel l•rnpo detrÌIIÌt•ZiOIIC, possiamo U~SIClU'are che è. tolle•·nbtli«!=<ima. <' 11nn ~-oh·:, iu · rue,;lo lMvaJ>SI mai un nocumf'nlo alla sun ~limasionC'. E ciò P. confermato 1mchc rcrenlcm•·ULP. dal cloU. Dtajm•thii-Beuumetz, che ha dali .le r tYOreYoli r uJ•p•wli intm·uo ul :ouo esercizio pralico (\'ocieté doJ tlH1rapeuIÙJW', !) fr•hhriiiO). Ili. Del nro1:/mismo. - uua nuova malallia ì• Cotllpllt·;.ll: ralmso dell"' lui ·ziont !:iOltocu ane•• ùi morlìna, lìni::it'<'. si di<'t.', jl~'l' <'l'fai'•' uno slato Olfll'})o,; 1 c!he non è !"CUZu a.1alof;ill co!l"afcorAismo; c· )l mur.fiJiismo. Lepri more\. zior.: ,-u quf "lO sog:getto furono <'omunicatealla Scu'iPtil di medi<·ina di BP!'Iino YCl'!"O ln fine del LR7;) dal clollot• J.(·yjn,..tem, lll!'dTCO c•npo della r.asu Ili salule oli SchoenellCr~(l ). l }l•'l'acoli •'lll' :mù cìP!t:'rmÌ)Hlt'e l'ah uso della morfina l'i;.;ult.uno nwn11 da ;,\l ·ruz• ni · r;..:::.niche, di •{IWilo dtc tla ce1·lt di!'lurhi ti;.;icJIO!!i•·i c-h'e<>;;a p1·ovocn sul1ilv. e dt~ poi val•• a Hlanl•·nerl'. La ]>l'O"" d •11., prollHl ]Hll'ti• tli <Juesln proposiziOIIP., è in ciò clw lu morlir••. 11·)0 m.-a:• mai, alun~u <lnùtu·e.come lnl'alcool, nllu d(•gt'lll'l'az!nne gi·wmlo gt•ns::;n~a dci l<'ssuli; che, in nna pnt·ola, c·s,.;., non ordisce nl'~-,.una lesione 01 gamca i1-rimet!inl1ile ..\nzi. Ropl'a lalnni mcli\'i.lui, si i.• Yislo come la Jnl)di.na u~i~ra •fUll l<' L li Ye:·o loni•·o •· J·ico:-<Liluente. Yihet·t Dlt Pu' ha ~o--lf'nulo qucslu le:-<i: e il dott. Voisin, h·atl!intlo i suoi infermi al:t•aali l'• o~ L,· in. •zioni .li morunu hu 'i.slo le loro loi'ZC ric·nstituH·;.;i, 11!'111> sles.::r, l"mp) "hl! lo !"l 1l0 wcntale mi~?lioravn. FiJIIol,ueuto.; non puu essm·v1 nnu dlu,;iomo nel SPil><CJ di !Jeues!:'ere dw provanr, i llldl;..u Eo·t,po,:li ull'u,:o dcii;) n•,rfinu, J·~·do. nHIH•lo ''"'"' r>on tanh1 in:;i .... l•·llt.a le loro iniezioui. E clti non rurnmc•ula la J'anao«a esdmuazio1w ùi B1·own~ .. Opium, me hert·u(t:, 11011 xedat.'! " l! ~··gl'c•ln tlci cntth·i ptfelli, sta in <JUei f•'IIOtn(•Jti ù i I'P;;zio:" · c1. · ::;i . os• ono J•i;;cunb'aJ·e in un !'0"'g,..llo in 1sluto algido, in un col •t·o~o, iu una donna esangue in Ee~uit•J wl u11 pa1. o luLorioso, ecc. L'os..: r,·azione impat~~iale ci corulul'nì ad fi\Cre dnlla mor-
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()' 11 diBcorso, che fu f.llto in quelroccasione, fu tradotto nel .Tou 1·nal a; tllt'dte.l>lt, ti· ch•rw.·uv rt d~ t'har,lw.corooie Ji nruxclle~ (A"ennr~io t~;Gj. 'eJ,:~anM :.nc:Jif• TA ~fouvem.e.nt .ilftUical tmarzo 1S76., e Ga:ecte 11eMo-maclaire mar ..o> ;87 l·
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lUVlSTA
fina quei r isultati che la pratica non può rifiutare, e ehe serviranno di circostanze attenuanti per coloro che ne vorrebbero condannare l'uso. ~oi abbiamo detlt) che gl'inconvenienti ai quali espone la morfin~, in seguito alsuo almso,'dipendevano piuttosto da certi disturbi fisiologici, ch'essa rende dm•aluri, che dalla sua pr esenza effettiva nella compage dell'organismo. Questi inconvenienti sono principalmente; la s titichezza, la diminuzione dell'appetito, la depressione geneeale delle forze, una grande predisr)osizione alle gravi infiammazioni ccc. La stitichezza parrebbe la conseguenza più ihquenLe: essa è per se stessa di una tenacia est1•erna; i diversi lassuLivi o pw•gativi tornano vani contJ'O di essa o appena, 'con grande stento, gl'infermi emctLono di tan Lo in tanto delle materie fecali quasi calcari. L'intestino è paralizzato ne' s nol movimenti c nelle s ue secrezioni: lo stomaco pal'Lecipa di questo stcHo e di la.nto in tanto si pt'esenta l'avversione ai cibi, 1 anoJ·es~ia. Allora la dispepsia anestetica è stabilita: l'alilo è fetido1 cet·tumenle per mancanza dell'epitellio, per la scursilà della secrezione salivale, ed anche per un vero riassorbimerito dte si fa nella mucosa intesLim1le. ' Su questi casi la nutrizione si fa languida: l'anemia) ed il marasma si palesano; l'altiludine al lavoro, o [1er-fi no a penstn'e è minima; 1ma continua sonnolenza istupidis<:e il morfinizzalo. SoLto questo stato di semi-parali~i generale le flogosi si pl'Oducono con grandissima facilità; esse sono gru vi, non souo aLte alla ri'soluzione; c tuLLo s imig lin esattamente a ciò cl te sncec1le nell'alcoolisrno: l'intestino e i polmoni sono sopralutt;o alletti in qt~este circostanze: nel primo caso, per lu presenza d1~lle materie che pcrcon·ono il Lubo intestinale senza essere digerite; nel secondo per- lu sLa.si polmona1·i chu accompngnano l'inerzia Lotalo, e per le impr·essioni climateriche. Le funzioni cerebrali uon sfuggono nemmeno esse du gnwì consegue nze. Si notano il torpon~ iutelleLLuale, ed anche l'alienazione mentale, come possibihi: una volLa avvenne un caso tli suicidio. i: inutile di caricare più olll'e con fosche tinlc questo qL1arlro, non essendo ancora la sindl'ome del morflnismo esattamente delineala; cd ò mollo probabil6 ehe si siano posti a suo carico molli eli C{LlCi malanni, contro cui precisamente l'infermo cercava di difendersi colla cura del clol'oidato di morfina. E q ue::;lo 1
bi GTORN.o\U: lTA LlANl EJ) È~TEIU
~S 11
sospetto non è ~ratu.i:to : di fat~i a:bl$ia'n;10 oss(lrv~ta una p~r sona, ch:e, aa ciRca trìe ·anni si façeva essa medes:tm? delle mieziorifcli b:lortìnç~, e che sembra-va p~esa d:a mot~fi!'lismo, per molti sintomi heJJ palesi fra qu~lli elle piìt, sopra abbiamo ilescritti: tutt'a un traLto, poche settimane or sono, st f:, manifestato un ca nero dell'iatest!no. Codest:CD malato, dell'.et'à di 53 anni · non tlovexra forse coriibattere i patimenti: vaghi che preav;tisano t.anto te.mpo prima lo sviluppo cFurra afie:rione cancerosa~ NQn ao><eva forse rallentare l'ilndamMto del suo male col mezzo di codesta pr·atica indispensabile~ Qual via prendere, fra gl'inconvenienti clnèOra ince1'ti.del morfmismo e+ dolorosi patim~n ti. dello sviluppo d'un'affezion~ oanoerosa$ N'è 'òrse da esitare~ Noi possiamo ancora presentare la questione sotto. un altro aspe.ttb, che vien.~ così ad attenuare~ toeti del rnorfinisrno. In realtà, i sintorni di qqesh'affezione non s'appaJesano c;lH~ quando il ~el~I}.O non fa più sentire la sua azione, cioè q;uando si cessa cP.amministrarlo, 0ssù1 quando la tollerania è di,•enuta tale che })el malato fosse come se non si deSS'e. supponiamo adunqo.e l'ulti!lla çiose con.s:t'tmi').ta: non ·si può più f1ndar oltre, pratlcamen~e parlao:do; e si accusa allora la morfina d'inconvenienti cb.e proçed@no precisamente dal non aver essa più alcun potere sull'ùf'ganismo rifiuito~~ Si può tlire chei1rirnedio è nell'eccesso stesso del male. Judarno si Faccomanderà all'infermo, che ne tPae vantaggio, <li diminuire progressivamente le dosi c.tli è gi"unto, pei solo scopo di prevenire i pericoli cb e non sL so'Uo palesati affatto\ 11 non ricevere più, per· esempio, il quantìtativo cilella. ragion17,di vitto.cuisi è abituati, è lo stesso ch'essere posti a dieta; e noJ dividjçm1o l'opinione di Levim~teiJl, che raccon1an.da di sopprlm~?re bruscat;nente, tuWa un fratto, l'uso d6llP. mor:fitra in coloro che cominciano a soffriì·e i malunni'che soPgoro dal suo ahuso ..Quantb al71tareimnm della dose che può essere amministpta., ess.a varia necessariamentÒ·a seconda degl[ indbddui. È noto a tutti, qul'!nto certuni siano sensibili all'azione èlegli opp'iacei, e c<Jme altri vi si abituino facilmente: sono le minime dosi quelle che meno facilmenLe s'indovinano. Noi conosciamo una persGna, quella s.tesst\,che fl'bbiamo già citata, la quale dopo ke anni; non consuma più eli mia dose quotl!liana di un centigramma di cloridrato di morlìna, e che ne risente ancòra gli.eftetti come àt primo giòrno:· frattanto codesta persona non è ancora stata colta dal morflnismo ed il bisogno .d;ell'inieziol).e è tanto imperioso,.quanto lo può fa\• supporre una
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362 RIVISTA abilud ine eli tre anni. Vero ò clw quesLo malato è canceroso e che lo si può credere tale do non poter r esistere alle sue abitudini; ma p er tutti gli altri si arriva ad incr·edibili ccccs~i: uno, due eé! anche tre gl'ammi eli cloridrato tli morfinn pet· giorno} sono f~YLLi già osserva Li; c quesLo suppone almeno dieci iniezioni di un gramma ciasrnnn, con una soluzione al mass imo di concentrazione; si ç:npisce che è muterialmellle ia1poss ib ile eli andar'oltce; e so tlllo t' u anche a q nesLu doso ,i ottienH la tolleranza il rnaluLo} rnalgr·ado tutto, è cosLt•ell.o a sospenderla . Questo, lo dicemmo, è un primo rimedio a l mnlo: vodiumone deS!:Ji alLrL " ' l n primo luogo accettiamo !a cessazione, tutta in un trnlto, dalla pratica delle iniezioni; ma nllot•a bisogna porr·e il rnuluto in condizioni eccezionali; esso dovrà I'inunziare , alle ::;uc ab ituali occupazioni che lo espougono a costanti irrila:~:ioni, e dm esigono per parte sua un'ultivilù rhe egli non trovava in allea guisa che solto l'influenza cldlu m01·fìna: riposo, isolamonLo, quiete assoluta, queste sono le prirne esìgenzc che si devono ollencre. In segui lo si dovl'ò. ricorret'e alle~ risor se f'urmo1COl1tiche: noi. pro poniamo la uocc vomica, i suoi prepal'Uti e ÙPJ'ivati, allo s tesso scopo conLr·n il rnorfinisrno, come contro l'alcoolismo . , Non vi è mezzo migliore per combatt~re <1uesto s Lnlo di semi- parali::;i che car-atlCI·izza due affezioni esattamenl~ comparabili, quanto quello che noi pt•oponiamo; e non ostunte che non sia ancora cntr·ato pienamente 11ella teeapenlica dcll'alcoolisrno al m~no, bisogna ammeUei·e, per parte dei pt'alici, UtlU resistenza mollo inesplicubile, eù una sconoscenzu ossolula dd veri intercs::;i <lei loro malati. H.accomo.ncliamo ancot•u contr·o rrues ta impazienza, contr·o questa agitazione, qucstu mobii i lt\ del coepo e dello spir ito dci rnol'fìni7.7.ati peivati del lot'O con tr·appeso tel'Upcutico Ctbituale, alcuni caìman Li eli Llll ot·dine di verso della morfina, q uuli ll bromuro_di potassio, e lf\ <'l'lnl'OPéL A tutto questo ~i aggiunger·ù Llll regime tonico, dei vini genorosi, la ùimot'a all'm·ia a1wrta, possibilmente sulla I'ivu del mut·e, c non passe1·à mollo tempo che si w<lrunno palesemente svanire i sintomi òi un mnle che per· buona sorte non lascia dielt'o a sè alcuno slnl:<<:ico di lesioni. Tutte queste riflessioui risono stale inspira le dulia lctlul'O atLento lleHa p\lbblicazio nc dci l'atti di morfinismo, e pct·l'osscevazitme eli due casi u noi ben noli, bendtè non a,vessero il caratteee (U gravita d.i alcun i d.i lJ uclli che sono stati descl'il ~i.
DI GIOR)/A.Ll 11'AL1,\NI ED ESTERI
l V. T>ell'alimeniazione .sotto-cnfanea. -
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K on siamo sta ti
ce!'lamcnte gli ultimi &d inietlaN nel tessuto cellulaf'e dei liquidi reputati mollo nutriliYi; e cominciamo dal dichiarare cito non vi ha mezzo migliore per produrt·e un ascesso locale. YcJ'am<>nle non abbiamo csper·iurentato che il latte; ma era mo1to ditlic:ilù <E Leovare un liquido più anodino, a meno che non si rosso preso un peptono }H'OJl L'i arnente detto. Ora avendo l'a~tc in un lJambìno cuchetlico c l'achitico quat.tro ìniezioJìi di . cinque gl'ammi di latto cias<:LlllU ugli avurnl:>.r·acci, ed ai polparc>i, nvemmo, dopo alcuni gioJ'ni, quatteo asce~si llemmonosi, il cui csilo fu per buontt sorte ravorevoie. In seguito a un ::<i mile risullalo, credemmo prudente di continuar·ele nostre spel'iE>nze sopra animali. Iniettammo cinque gTammi di lulle per ciascuno a due porcellini d'India, alla faccia inlet'lH'I delle co-scie; morirono in meno di due gior-ni . All'autopsia non ve-· demmo che un tenue steaLo bianco.sko eappresenlante la parte cu~oosu del latte, il.cui siero era :;t;;1Lo luLLo assorbito. Dolre!'<lt\llLC non v'era segno alcuno d'inf<l:done t~nrulenta . Quesli rwggi non bastarono, e li rendemmo noti alla Società medica di Heims. Cil'ca .in questo stesso t~ mpo s i pubblicarono il~ Franç:jft lo l'i('e L'cl w fatte all'estero sull'i n ìr>zioni sòLto-euta ncc di materie alimentari, quali sostuuzo grasse, giallo d'ovo , ed anr.ho p•'ploni (t). Il dotL. ·voisin .iniettò, in alienati lipemaniuci, nei quuli lu nutrizione era scarsissimu, del sangue di montoue nella proporzione di circa :>O gt•ammi . Quest'osservatore disse d'll\'el'l1e ottenuti buoni risulta li. Ma chi ignora intanto ciò cb e aV\'iene quando il sangue ~ sLI'a va salo e forma de' tumori così lenti ad essere assorbiti? In queslo caso però si cerca di assirnihH·c trueste iniezioni alla t r·asl'u!>ione, arnmetLeudo che l a puHLur'l\ rc;cida cl elle piccole vcJW avide subito d'assorbire il snr).gun inietta to. Non voglinmo certo rnostr-ar.ci difficili c ct'itictH•e esperienze che non ahbìumo !'t' ~te, e che non conorwiumo; ma nostro rnalg1·a·lo, dobbiamo rimanere soLto la sfa''01'1'\'0le impressione delle noslt>e iniezioni eli lalte , c, lo ripetìamo,Cfuando noi vo!!liamo provoc:are un ascesso flemrnonoso, non potremmo lt·o,·m' modo migliore che iniettare questo liquido ulimen !are. ~~ l><• n ci ricordiamo, per analogia, che nelle iniezioni parenchmlu~ose nella cura del gozzo, fra la tintura di iodo, e l'olio
(l) Vedi queslo gi.ornale. Anno 187\l, CMcicolo 1o, pag. GG.
RIVIS'rA
iodaLo, era sempre ques~o prepara Lo oleoso il più irritante, ed il più lento o.d essere assorbito. V. Apptica:oione nuove in vista. - Un autore Ledesco, Eu, lenburg, ciLando nel suo libro sulle inie~ioni ipodermichc ( 18G7) i nos tri saggi d'iniezioni. irt·itanLi, dimostt•a un senso vero di seeLLicismo, 1'elativamenle alle nosLre speranze, allorquando noi diciamo ~.:he le applicazioni del metodo sru.,ebhero indeterminate per numero. E intanto fin o da cp~el tempo noi nou et·a' 'amo elle sull'esm•clire delle nostre ricerche; dopo d'allor·a il campo delle applicazionn si allargò, esipuòvedcrenella nostra opet'a ('1) quu ri t.a s trada abbiamo ratla clopq le pt•.irne e timide iniezioni di rùtl'ato ù'ru.·genLo conlt·o la sciatica. Ì~i nutilei ldirJo che noi proseguiamo.senza ~ema i no~Lt•i studi su questo argomento. Ogni giorno n oi verifichiamo (lei f'utLi intraveduti, (} pet'venìamo a nuove applicazioni. Attualmente possiamo citame due: contro le ernie, e contro l'elethnliasi degli Arahi. Contro u1~ caso d'ernia omhellicale, abbiurrto fatte delle iniezioni sotto-cutanee di sal marino. Si trattava di un bambino ùi 7 mesi piag noJone, e affetto da tosse. L'ombell ico, benchè fa sciato, come si usa, non aveva potuto chiudersi e jmpedit·e la uscita d'una piccola ernia. Ci vonne allot·a l'itlea di supplire all'ins ufficienza dollavoJ'O it·ritativo, in virtù del quf.lle l'Mello ombellicale s i ser1•a dopo lo. nasci tu, per opporsi a ll'uscita dell'intestino. Su quaLtro luoghi diversi, ai quaLLro punLi cardinali della l.' egio11e ombellicale iniette.mmo alcune goccir. di soluzione sàlUI'a di c.lòruro di soclio, reedtla e ben (illrata. Ogni iniezione rudi cil·cu tO goccie. Si formarono altrcllru.1Li lumoreW, quante furon o le iuiezloni ; nessuna minaccia d'uscesso s i poLà intravedere. lllavol'io della risoluzione si csegnì lentamente, in un mese circa; alla tìne del qual tempo l'auello ombollicale s'm·a pet' fettamente ch iuso, con totale scomparsa dell'emia. Intanto il barnbill10 arrivò al tempo della prima dentizione, e potemmo cons~atal'e che la fontanella anteriol'e era ancora lar-gamente memhr'anacea, lanlo era lo s tato d i languore di rtuèl soggello. Non si potrebbe fare, pensammo, qualche coso. d'analogo a ciò cho abbiamo fatto per l'ernia, ed iniettaré alc une goccie di acqua salata pet· àffteLtart}l'ossi ficazione d'una regione dov-e il cervello non è baslautemenlc protetto~ Non a bbfamo posta in praLica l'idea ma non ci parrebbe ch e potesse esset•vi alcun pericolo a rame il tentativo. Non (l) Traite' aes inieoNons sous-couta.nées à etTtJt local. A. LA TON, 1875.
Df GIORNALl iTALIANI ED ESTERI
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abbiamo forse dimostralo n el nostro libro, in un modo generalt:l che le iniezioni d'&CIJUU salata. costituiscono un mezzo toni~o di genet•ale efficacia? E già abbiamo l)er noi l'autorità di "'\ •'•laton, e la testimonia uza di Lubanski. Qnanto ID l'elefantiasi dogli At·abi, siamo app~nu in principio. Un giovane di l 1 anni entl'ò, poco tempo fa n91l' ospedale Hòlel-Dieu di Rcims, ammalalodacircadueannidi elelunliasi, che invade lutto l'urlo inlet·iore sinistro. Conoscendo la nalul'a iperplasl.ica del.tcssulo cellulat•c sotto-cutanea in simile malalliu, non è forse giusto il provocare uno stato iwilalivo diffuso o continuo, che giunto a tmccrtopunLopoLrà tl'asformarsi in un ltworio di rl'gt•èssione? Fino ad or·u noi abbiamo adopratc le inieziom d'alcool.a s.:;•; e nulla ancora abbiamo ottenuto (li rimarchevole; ma!'; tPoppo· poco tempo elle obhiamo jstiluila questa cuPa, e ù'alll'Onde, se l'alcool rullisce, ricorreremo ali acqua salala. Se poi sarà n~.cessario, procur·eremo di pt·ovocare quf\ e là per mezzo d'iniezioni ancora piu it•rilanli (nitrato d'at·gento o doruro di zinco) de'piccoli focolai dl suppurazione, che non mancheranno quc;;ta volta di smagl'ire l'arto, nella stessn guisa cl te, a lungo undare, suol ùelef'minar·~ un lonlicolo all'arto superiore. Pr·r· •ruesta volta, ci teniarn<' a t{ueste generali indic-azioni. Ci ht<Sii il dimoHLJ'Q.t'C oggi cbe il nostro metodo preconizzato è RBmpee pieno di vita, e che il suo avveni l'H è fi•o. le mani dei pratici più distinti o disinteressati. •
IJR forza dlge10tlva de i !"ucebl dello slomaeo n e llll dispep.sln , del 1lotl. LBunE. ( Wierwr· Mccl. Prc:sse novembro1871. L'nllet·ata proporzione delle pat•li costiiurnti il succo g-nslrico, dt•gli acidi cioè e clelia pepsina, dà luo~o, bCCOndo LeuiH•, a dislul'lJi nella dig~?-stione, ed alla dispepsia. L'autore1 gu idato do. ragioni cliniche e fisiologiche, ebbe a èonvincer si che nella maggior parle di'i casi di dispepsia la mancanza di acidi è la ragione })l'incipale dei disturbi digestivi. P!'I' pro,·aJ'e ln giustezza di que~la sua convjll7.ione, egli fece dE'f(li esperimenti ::~ul sqcco gasLrico eli individui san i e di dispopLici, esami118ndolj !';Ìù isolalamenLe, che coroput·ativatnenle. Il modo eli ('sperimentare era il seguente. Egli vuota va eli sera, mediante una pompa, lo stomaco di una pcr•sona sana, e l'indomani, col mezzo di una sonda, v'iniettava dell'acrrua liepida, che esl!'aova poco dopo. Se illiq 1~ido eslraLlo
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r>t'll. di apput·Pnza chi~~t•o, e di t'NIZione nr.ntra, si pntc>va rs;;ce
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Cf't'!i che lo stomaco <'l'a vct·umenle vuoto. Dopo tale opet·azione amministrava nll'esmniunto una zuppa J'ut·w (50 ,.('l'll'llllli d'Ol'ZO ~o llo in :2:J0 ù'acrJHn), ing inug-eHd bglì di illghiotLi t·l n !'euza nw .... ticaee, r :.;li facevn poi hePo 7'J0 gt>mmni ù'nr.qun. Dopo Il) uunuti esh'llt'\'a Jallo stomaco, pN' mezzo di'Ila pompn, tullo il co.11L1.1nuto, c·lin filtrato, sott.opmwvn ad c>.nnw. 11 gl'lido di acidiLia del liquido veniva slo!JiU Lo JlCJ' m ezzo di una solllzione nof·mnle di sodn di •'••. '\t>i tenlali,·i fatti sui succhi gu:-lt•ici di ~ individui , cioè, di u11 sano, t' l"i :; ili;::pPptici, ranuli:-i cl icde i l st•p-ucnLe l'isullato: JH'I' il RllllO occoi·,~c In quunt.ilia di :~O g-t'lllll m i eli sorln onde ollt' ner e l n tWMssm·iu l'lHUtr'l'tli;-.;-.nzione: !'"'' due disprplici ne hi;::op-nò cii·ca la nwt.il, e fi111 1l!lrnte pPllr•t'/.0 di:::;po•ptico, che era un potatore U0e!to Ù l CUlllrl'O gnHlJ•ico cJ•mdc•o, il liqnJdo si mn,;I.J'Ò el i l't ·nzioue neu tl'n. Per sl.nl ti lire la fnt•zo. digPstiYa di cptc,..li d ive t·si succhi , l'~l i ne pl'<'bC' UIIU quuntilù Uf!'UIIlt• da o~mmo dei sog«c•lti spr•J•imentali, \ 1 pose dd tlisc!ti :-<o! llli di hianc•o11' uovo possibilmente t'g nal i d i spessor e, l.n :.;-1i aLi C11l ,!opp io t• o l l<.' Ilo rlnJ Hi usa pr·1· lu pmpaJ•nzinn i mict•os<•opicbo l' ln sottopose alla digcslionr.lll'lifl{'[ale di :r,• cenli!-!t'arli. Da qu 'sto e~p<•t·imento ,.j t• h be che: 11 surc·o 1-!t\Sltic·o tiPll'inrlividuo ::;nno sciobt• 1 tlischi dt'l hinnco d 'uovo COl nplol.nmell l.H i11 G01·e; quel lo di u ll d ispc>pl ico (con lo m l'LI\ del ccmlt•uulo ut: id o rleJ ..;olio) non IIVI'VU cset•r i lnto dopo l j. ot•e nessuna azione sul bituu·cJ d'uovo, il 'luale [lPI'Ù dopo~~ ol'" CNl C0111ph·tanwnlt' tligcrilo da non J'eshn•ne II'IH'eia. Fi11 nlt nente i l !-'HC'eO g'ttHlt·iro, di holllZione Jl('U tl 'tì, clelpo lutorc aff,.ll,, da culm·r·co crouieo, nepplll'<' dopo :l f.!ÌIJ!'ni nvrva -pte~ata alcuna nzionP sul llinueo d'uovo. L'agglllnln ùi sali ncidi ~ollt>citò 111 tutti i !:ilH'chi gasl t·ici Psaminuli , ma in ~-t t·udo ditfc• t ·C t~le , la d igesliono; pPl' m odn c:ltc itt quello del sano i oli!>chi d'uovo YCilll('I'O sciolli in 2Qre dopo l'a!!~iunln di una sola gocci. l tlt i'ale ar tolo;coU'u~::...ùmt.aiuwca di 14 ;sorde questi d ischi ~-;i sciolsct·o <·omplelmnt>nLe in soli :!7 min uti. Con Jo stesso l!H'l.odo ·i di schi di bianc·o d'uovo si sciolset·o uel succo ;wsl t•ico t lP! primo tli~peplkn, mRnon complPtanH•nl••, dopo 7~, minult. I:a,rgiunln di unn f!Orcia di sole ur:ido in ;,n grammi di surco gnst1· irn dell'altro clispeplico t•imase S<"II ZH n.zione. Dopo :w (JI·e ne fut·ono ug:.:-iu 11lo nltt·c '.l, le '[uali f,. 'C't'O effeltnm·e lo !;l'ÌII:,:-Iimcnlo dt•i Jù;dti tlopo H ot·c. Le condusioni clw il Leulw tr·asse cla tuli cspo•t·imenli gono le srgu<.: Hli. - -1• Cl H) in lutli q n osti c asl ~:;oLLoposli tHl e saJlll:, la
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01 c;IOIL~ALI lT.\LT.\:\1 ED ESTERI
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muco~a dello -<lomaC'o dei cli:::peplif'i, in una dala J'eaziouc, sc"rc,..ava una miiiOI'I' ·t ntUUllitù di ~ali acicli, che quella 1lt•gli inrn
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tli,idui !';ani.-:!. Che la forza digcsli\a del succo gastl'itn per qn e~~a r·agionc <'l'n in essi più dcfwl o, ma poteva Jlel'tl cs!;lcre rint'orzula èon l't1g'giun la d' una cut·t·ispondenlé quantilù eli snli acidi. La p1•ima dimo,.ll'azlOil«' dinica sull'importa112a ùell'os·Jinazionc di sali ur·Jòl, ~ollo il punto di '1sla t.erupeutico, si poll• dare in un imhYiduo allètto da clilntazione dello· sl01uaco. Que~li veniva pompato o~ni sera; c·on la pompa gli ~i PslJ·aeYano J'Cgolartnt•nte le pi'ÌillC. Yollo tlci pczzclti di carnC'I non cligel'ili, trH:lug inl.i 6 o 7 or·e pl'ill ttl. In sogniLò, !'~O l1llllini strnnrlogl i scnlpt·o le stesse so~lunzc per eibo, ~ l i f'tat·•,no dall't un ~ioruo, i m'e dopo che uve v n mun~1ato, ~ goccie, di :::aiE· acido in un bicchiere ò'aCI[UU. La sera nel Yuolnq.;li lo :::;lo1naco con In pompa, si tl'ovò Jwlla sostanza esll'ulln una minot'C •tuanlila di pezzelti di cm·nH. Aumentando In dose del ~.;ule acido, Lunlo eh:' ne Tlf'~se x f!Occie due ore dopo il ùcsinat•ù, e dopo alti·•· 2 ore a!Ll·cltanlP, il liquido pompato :;imostrò e ltinro, o IJl.J r t·o intio t·amentu c'111 1 H~z7.ebLi di CaJ'IIO. In seJUilo a l;1li espPt·imenti l'autore t•nc·r·nmancln in tulli i c·osi di ùi"'pP.psia, la cui analici nou l'· abhn~lnnza edtlente, di uclope· ra1·~ Jn pompa ... [owacale (i o 8 ore dopo il de.,inare. Se l'i lrovnnn nel liqtudo cstratlo dallo .:;tomn('O dello parli di C'ibo non Ji~C'rile, spPciulmenlo ~\\'anzi di <·m•tu', è indicato l'm.;o .ti sali aciJi, almeno come tentativo. Lo o;copo ùi qw'slo mezzo teeaprutico è, rla una purtr, rli autlWJltna'e la iim-:11 rligcstivA dei succlti gasCJ•ic i, è dull'nllt'a, di accrP.sC'ere il gPrulo di nriolilàdol corat(•nulo dello stomneo \'('l'SO In finr· clt'lla ùigmHìone. Poichè, H'cou.Jo le più moderm• opimoui sulle cau~P della fiuale ed enc>J•gicu apertura del piloro, che avviene anche pat·ccchie ore dopo preso il cibo, l'aumento arlitici;;•le dPlln •tmmtila degli acidi uPI ronte nuto dello ~o;lomaco ne r.worisce l'r\'ncunzione, c rjuindi pone lino più pt·oslo al malessere prndut.Lo dalla dlspopsiu, clJC avviene dopo .il pHsto. S i rnccontuncln del res lo tl i essr ·t'" pt•udont.i in tuLI.<l IB a ffezioni rlelle par·cli dPilo ~lomaco, ili C'li i vi P distruzione pm·ziale de!lP pareti ~!P ·st', e specialmente nl:'ll'ulcera, c nel cat·cinoma rlel \'Cll(l'ÌCOIO. SuU'o!;:O ipodermieo eli un nuo,·o preparato m"t•c uriale ~l'nltunuiuatv di m crenl'io), del professore R~'IIIERGER.
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RIVISTA
(AllgenMine Wiener Medizim:sche Zeitung, marzo '1876). Il professore Bamberget' in una recen Le sedu t.a del collegio etei medici in Viennu trattò dell'uso ipodermico di un nuovo preparato mer·curia le, cìoè dcll'albuminato di mercurio. Dapprima però espose i vantaggi che derivano in genere dall'uso di cerli rimedi per iniezione sottocutanea; in,Ji passò ad enumerare una serie eli ricer-che ~endenti ad ottenere un prepaNtto mercuriale che, inlro<lotto per la via ipq,dei'mica nell'opganismo, potesse riuscirgli giovevole. E qui, parlando del sub!imato e del calomelano, fece rilevato come tanto l'uno stemperato nell'acqua o nella glicerina, 11uanlo l'allro, riarmo sempre luogo alla foi'mazione di ascessi, ad infìllrazioni dilunga <lurata, ere. nel silo delle punture falle per le iniezioni. Già da anni, eg-li .dice di essersi occupato per la soluzione· cl i siffalto problema, ed 11a lt'ovato sempre dei JH'eparati o insolubili, o fa cìli a scompor·si (latla to di mercurio) o di cliiTicile purificazione. UHimumeute ò riusciLo a for-marne . uno che riunisce in sè tutte lo condizioni richieste; e rJuesto è appunto l'albuminato di mercurio. Esso, insolubile nei succhi gastrici ed intestinali, devo, per essepe adoperalo nelle iniezioni ~oLtocutanea,prirna esser portato allo stato solubile; o ciò si oltiene trattandolo col cloruro di soùio. Se si mette nell'acr1ua dell'albume d'tJovo mescolato con cloruro dj metcurio, v i si forma un abbondante precipitut.o, che, coll'aggiunta di una soluzione di sole di cucina, scomJ.1Ei l'C:ì di nuovo, por dm· luogo ad uu liquido di colore che volge all'opulino o al giallo pallir,lo, e che è di sapore salato. E sso resiste ui reagenti, come al siero albuminoso, ma precipila con l'acido acRtico e col fosforico lribasico. Questa leggera soluzione di albumi.nuto di mercurio hol cloruro di sodio deve esset·e preparata al momento, pe1•chè se lo e da qualche gioPno, oppm·c se è mollo svaporult1, si addensa, e nello stesso Lempo pe1•de la sua chiarezza. Ltt Jìllrazioue ùell'albuminn richiede molla cma. Il Bamberger la passò sia per tela che per diaframma, non che per carta da fillro svedese .a doppia piegaLura. La soluzione di clorul'o ùi soùio da aggiw1gersi a quella <lì alliuminato di mercurio deve essere tanLa che basti per sciogliere complBtamente il sale m ePCUl'ico. Alai fìnc .;i deve est3guire il seguente esperimento. Si versano 3 a 5 centimetTi .cubici della soluzione mercuriale in_un vetro d'orOlogiO" c vi
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si aggiunge goccia a goccia quella del cloruro soùico, finchè
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sì mani testa limpida. r .a soJuzione che il pro~. Bambex·ger pr.enara peJ' le iniezioni. soltoculanee contiene: 1 cent. cubo = 0,01= dialbuminaLo di mercurio, 100 cent. cubi di una soluzione di albume, 60 cent .. cubi d i una SO] LlZÌOJH"} &l i) p8\' "/• d i S:U blimato, 60 ce n t. Cubi di una soluzione al20 pel' •t. di sal di cucina e(l80 cent. cubi di ~equa. Totale 300 cenl. cubi di lJI'eparuto. Gli effetti Lerapeutici che eglioltennedall'uso di esso ,furono straordinari. L' adopet'ò sopra arru:nala~i aJfeL~i da sifiliçle, e specialmente sopra individui a/Tetti cla esantema sifilitico; dopo 20 iniezioni del su_o albumina lo di mercul'io ogni sintomo della malaWa era scomparso. Non si verificò mai salivazione, sebbene 110n abbia mai fatto usare gargarrsmi di sorta.- Tutti gli ammalaLi se ne trovarono soddisl'atLissimi. U professore Ludwig avendo esaminata l'ur·ina ili alcuni infermi cui erano slate fa Lle due iniezioni del prepm·ato- (18 millig. di mercm·io) vi constatò la presenza del mercurio. Esso può impiegarsi anche per· meclicazioni i n teme, poichè · non spwga nessuna azione sulle mucose gastriche, uè cagiona alcun tlisturbo. Ad ogni modo, uncll(~ cruan<lo pel' la presenza degU acièli nello s.tomf,lco e per lu possibìl~ foemazione di su- . hlimato, si avesse a temere dell'amministrazione interna di questo rimedio, un po' di acqua alcalina l>L'Opinela a tempo varrepbo u sciogliere ogni çlubbio in proposito. Il snlid l:llo d i soda moderatore del ealore febbrile,
del dolt. RtESS. (The Lancet, gennaio t87G). - Osservazioni più cbmplete su questo sale, come febbl'ifugo, furono pubblicate da un medico dell'ospedale mell'òpolitano di Berlino. Il dott. Riess l'adoperò in più 1.li ,iiJO casi e ne pat•la vantaggiosamente como d'un l'i medio che riduce 113 lenwerature anormali con gran cet'Lezza, lWOJJinaudo quos L'aciclo uogli adulti alle dooj di cinque grammi, e nei fanciulli da sei a dodici anni alla dose di 2-5 gPttmrni. Trenlatro sperimen~i su ~ette peesone sane l'nosti:'ai·ono riduzioni cosLanti di temperatura eli centigradi 0,9 sopta una media eli circa qualtro a sei ore. Dopo dosi di o grammi ri1Jetute pet· più giomi lq tempRratnrH anoPmale gener~1lmente si maoLenne dl.ll'ante gl'inlier·i iutervullì. Conlrar>iamente agli altri il dott. Riess non ossenò alcunainlluenza sul polso. Neppure in 2GO casi di febbre tifoidea, in cui il dc-
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cremento dBlla lcmpel'atm'a el'a stato ancor p iù notevole che
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negli uomini sani, non fu avvct·tito Alcun e rletLo in1portante sopx·a il polso. Nondimeno seguì di frequente una pt·ofusa traspiPazione nel let·mine d'un'ot'll o due, spesso un ctuat·to o mezz'o1•a dopo IB closi intie t·e, ~o incidenti cl'ot•dinario, ma non sempl'C, eol ca l01~e del ·corpo: i bagn i D:cdlli (t G a 20 ccntig.), ratiC.wzano l'effello d'o ani sina:ob dose nella stessa mis11ra cb e . v ' avrehl.JC'ro fatto le stesse dosi t'ip2tute. L'cfletlo an li pit·ctico del medicam·~nto si manifesta in t•agionc inveJ•sa della lclalità dei casi Cl siccome la mortaliUt fn tl i G3 su 2GO, ossia di 24·,2 per cento, il dott. Rioss sosliene clte i convale:;ccntì ricavurono un pronto e notevole miglioramculo dall'avvenuta diminuzione di temperatura. Rapidi ed impOJ'tanti abbussamenLi eli temperatura furono p ure ottenuti in casi eli pncLU}:lOnia (tal volta da 40 a 35 del eenlig-ra<lo e meno) nel reuma ncu to, nella t·isipola cd in Lt'enladue t:asi tli lisi . ln due casi di lebbre intermill<•nte, una o tlne dosi di salicilato di soda dcbellal'ono pronlantenlc il mnlC': in due allri ve ne YOllCf·O tl'e o quattro dosi, ma in alt1·i r.inrp1e gli accessi nòn potet·ono esse!'c tt•oncati che col ch in ino. Si adoperal·ono le due Jormole: aci,lo saliciìico :l grammi; fosfato di soda 10 gPamuai; UCfJUa elistillata 50 gPamll)i; - opput·e: acido solicilico 5 gran.uni; carhooalo di soda :; g1·ammi; acq11a distillata ::>0 grammi. Gcnet•al rnonlo non furono osseJ•vaLi spiacevol i effe t li concomi~anti; talvolla un leggim· dolrll' c.li cupo, Rllsurt·o d'orerchi e dim i11uzione della vista si manifestano dopo la dose iut.icrn: il YOmilo 1\ eccczionalis><imo c non è mai co~ional:o dall'u::;o inlerrqlto del medienmenlo. La Rol uzione acqnosadel sal e uon dà alcu!la sensu.-:ione eli br·ucioJ'O nella bocca o nella lal'inge. C'ura deHa tenia tlol coJ•:aive, del dott. C.\RO. (T/te Lancet, gcunAio 187G). - ln una cl()Jlc ull.ime adunanze doll a Societò. patologica eli Ncnv- Yot'k il doLl. Cat·o pt'escntò un c;;emplaer di tenia che era s tato espul>'O c la un malato a pparrnlernentP solto l'iniiueoza del balsamo di copah·c JWescrillo pel' un altro male. Il malnlo di rui :-;i tr·atta aYcn per più umli soi'ferto i s.i nLom~ che s uole eagiontll'e la pt·esenzu del v\'wme solilario, ecl avea pPOVuti lutti i r inwdi usuali pC'l' allrvial'li. Fu presct·itlo il balsamo copai,·c ad alLe dosi (rnczz' oncia): ma ne 1'11 p1·esa una ~olltmlo, che produsse l'effetto di ugi1·e po-
teHlcwenle sulle jutcstina e di espollePo il verme.
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DI G!Ol1N.UI lTAUANI ED ESTERI
Da c1uesto fatlo, che sarà v~ri~sim?, non ci p!! l'e che se ne possa logicamente declurre la v1rtu temfuga del hfllsamo di copaivc. E cjò non tanlo pc1·chè dpugni che alle altl'è sue qualità medicamentose esso a.ggiun~a quella d'auLelm intico) quanto p~J'chò nn fatto isolato ù per se s tesso inconcludenLe quantunque non possa esMJ' clislt'ulto da :P:ligliaia di fatti contrari. Ctti ost'rehbe affermare c he nel caso surril"el'ito l'o~pulsione de1la tenia non sia slaLa. una mera coincidenza am:ìchè un effello terawmtico del balsamo propinato? Chi sa quanti urnmalati di tenia fecero uso d ~l balsamo di copaivc ed e])bero disturbi intestinali violenti e pi'Olungati senza cl1e vi L!.'messe cuetro l'ospnlsione del rnolcs tissimo entozoo l Per conto nostro possi ~trno citare tr-e c·.asi d i persone tol'- · mon tate dal veJ·me solilal'io, le crual i per liber·arsi d'uno seulo hlennorragìco viJ'tilcnto recenlemenle contratto, dovetLer·o ricOJ·rere al balsamo di copaive che ''Ciliva loro amministl'ato ~econdo la for·tnoln di Chopart, c uc consumarono per piit giorni larghissimr> dosi che, gioYcvolissime. contro lo !'<Colo uJ·el.l'alc, non munifcstarono la benchè !llenoma azione sulla tenia . Con crueslo por·ò non inte.nùlamo punto di distogliere i noslri rolleghi dallo spreimentare il balsamo tli copaive in rtuei casi di tenia ribelli ::~d og-ni cul'a empirica e r·azionale; perchù in sit"futtc circostanze mclins est ancep.s q(lam nullnm emperiri t'emedium; c pet·chì' laiYolta un farmijco di poca efficacia l'aggiunge 1o scopo meglio ùei più eroici medicamenti. N è si f',J'edn. chf' qu~sto sia un ptnadosso e che con tra t'ir;nnenLe ollo leggi fisi che noi vogli li\mO rar prevolore il 7;neno 1011 più. L'azione dei r imedi n.on dipende in modo assoluto ilulla potenza di ciascuno rli essi, ma è s11 bot'Ù i nuL<.t a mille con<liziooi non sempre apwezzabili a priori, fra le quaU lt>ngono il primo posto J"atliludine individuale c !"opportunità. E ciò ù dimostrato all"eYiùcnza do. l l'alto che una cucchiaiata d'ol io di ricino o di mando dolci pl'oduec validissimi efTetl.ì eccoprotici in certi casi, in cui tor nm·ono vani i più po1enti purgauti drao;U.ci .
.Riflessioni. -
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L a t•·emenHI~Il •u~lln cm·a d ella (t!bbre eJ;terlca, del dott. MoH~ITT, dtirurgo maggioee nell'armata inglese. (The Lancet, marzo 187G). -Il refrgimeuto il cui servizio medico m'è allldato,_ seri ve il tloll. :Moffit all' edito1·e del ioglio suddetto giunse n ell'India ìll8 mai'ZO 1874- e. da quel giorno alla fin~ dell'anno, diciassette persone fur·ono ilssal.ile da febbre en-
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RIVISTA
terica. Di queste, cinque vennero curate col melodo ordinario ed in esse la malattia ebbe nn decorso luugo e grave, insorgendo durante il suo pr'ogred il'e parecchie complicazioni e finalmcnLe sorti esiLo fatale in due, fuori di que!;;ti cinque casi, che sar ebbe la morLalità abituale in quesLi paesi. Gli altri dodjci infer·mi furono trattati colla trementina ed in essi il male ebbe andamento brev(l e benigno con poche complicanze; e tutLi i sintomi, ma specialmente g li enterici, furono così modificati che nel periodo di esso uon si paventò mai un esito infaus to, ed i dodici malati, senza eccezione, guarirono perfettamente. li metodo di cura adoperato fu H seguente. ~on appen a la malattia e m diagnosticata si dava l'olio di trementina ulla dose di mezza clr·armna (grammi 1,50) sbattut9 c:on mucHaggine dì uova quaLlro volte al giomo; e se ne continuava l'amministrazione per tutta la duraLa del morbo: c sì nutriva l'infermo con alimenti liquidi, quali; brodo di manzo, latte, brodo di pollo, uova sbattute; c si propinava anche qualche stimolante, generalmente acquavi t~, <ruanclo i sintomi 110 indicavano l'uso; ma meno nei casi che avvcnner·o in ultimo, che in cruelli verincatisi dapprima. Primo u farmi conoscer~ la cura de1la febbre enterica m ediaut.o la trementina fu il dott. MoffiLL (mio omonimo), di Syduey: dove tal malattia domina permanentemente, e per qua n lo lo posso aec:crtare, egli fu il primo che in delLa malattia ne facesse un uso si::;Lcn:w.tico . Egli. la pr"aLicò per molti anni con gt•on s uecesso, ma l r•ìsullamenti della espericnzù di hù non furono puJJblicati se non so due anni fa, c sol amen le in un foglio locale Ne w Soath W ales Medica.l Ga::etle. Ciecft al modo d"agil'e di siffatta terapia io non vorrei pel'anco , a l'rischiare un'opinione Il doLt. Moffitt le o.llribuisco un 'azione specifìca . Chcccbè ne si t'l, se essa si mos Lrt\ nelle nu.m i degli altr'i così fav.orevole come s'ò dimoslrala n ella mia proUca ed in qtwlln del dottor MoftHl di s~·dney, io ho ogni ragione di sperare che essa prenderà nella cur·a della l'ehbre ente••ìca un posto simile a quello che tiene l'i pecacuaua nella cura d ella dissenteria ed il chinino nella rclJbre da malaria. Allorchò li.< muluttiaussume un caratt ere rcrnitlente, como avviene, quuuùo i maiali CLll·ono sottoposti ud influenze mias rnaLico-palustl'i il clotL. MoJiiLt la combina col chinino, e pensa che agisce più efTicaccrnenle. L'alcaloide dello luborandi. (Idrocloeato di pilocarpina), dei do,lLOl'i IlARDY e DUQUES:-IEL. (The [(tnCet, gennaio 1876).-
373 Sono slaLi fatli sperimenti negli ospedali di Parigi con quest'alcaloicle scoper to dal signoJ' Ernesto H ardy, il cui processo d'estrazione l'u per'f'ezionato d t) l s ignor Duqttesnel. Il principio delfial;Jorandi p 11ò essere dato a dosi di tre ([Uarti di gra,no tìno a due grani. u~ po' più d'un grano fu trovato bastante dal signor doll. PietroDumas che fece di questo alcaloide il soggetto d'una lesi. Esso sembra aver un'azione quasi analoga a quella delle foglie di iaborandi : ma la diaforesi è meno completa della salivazione, Lt1 quale ultima è considerevole unita al vomito. Quesl;'a)caloide fu nsaLo nei casi in cui gene1·almente si prescrive l'iaborandi e cogli stessi efl"elti. L'orina non par molto modificata dall'uso dell'alcaloide, ma la proporzione del suo acido n'è diminuita. DI GIORNALI ITALIANI ED BSTERl
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Se il nervo laringc o abbia azioau~ laterale, o lnc.·ociatn. Sperimento fisiologico del dott. KEENE. (The Lancet, gennaio 1876). - Parecchi medici di Filadelfia ottennero il
permesso di far degli sperimenti sopra il cadavere di un impiccato. M~llz'ora dopo la morte, il ner vo lal•ingeo fu mosso a n udo, poichè il problema consisteva nell'appurare se nella paralisi unilaterale della laringe H nervo afletto fosse qvello dellalo pal'ali li co o l'al i.t o, onde deler•minare se vi rosse incrociamonl.o rl'azione. Al dott. Keene, p1·ofessore d'anatomia e di fisiologia, fu affidato l'incarico di condnere a Lermine l'esperimento. Il cadavere fu posto a sede1•e in una sedia nella posizion<~ d'un inlermo di Ctt.i si debba osaminat·e la golu. Fu applicala una corrente elctlt'ica al nervo, e un assistente teneva uno specchio nella bocca del cadavere in modo d'assicurarsi quale dei d~e lati della laringe verrebbe a contrarsi. Lo sperime11lo fu decisivo e venne accedo.to che l'jrrilazione del nervo ùestro cagionava la contrazione clellalo destro della lat'inge. ,
Gio1-na le d t medicina mtl:tat•c .
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RIVISTA CHIRURGICA
Dcll'uretrotomin interno. e de;:ll s trumcnll usnll per esc;::uh·la. Lc~ione clinica delprof. n. THOMPSON. (Ca::. m,éri. •
de J>aris). Per eseguit•o l'urclrotomia interna vi sono molti slt•umenti e diversi molodi, i quali però possono ridursi a du<~ ~oltanto. 1• L'incisione dello slringimenlo dall'avanti all'indietro, sopra un concluttorc prececlenlcmenle introdotto. 2• L'incisione dello sleing imcnto cletll'indiet,•o atl'avardi. In queslo cal'lo, non è punto nccossaJ•ìo d'introd Ul'J'H prima un conduLlore, poiché l'islrumento ste~go taglieule, dcvCI avere necessariamente olLI'epassato l'ostacolo uret••alt>. Ma prrma tll consitleJ•arc ttU t\sU ùue metodi, fa d'uopo chH io paeu della st•dP del re!'\lringimcnlo; poich(• è da essa che spesse fiate rlipendono Je indica7.ioni cl<!ll'w·elt·oLomia c specialmente del processo elle vale meglio ad ese~ uida. Cosi, ad I'Sempio, uno s lringimcnto che abbiasrdc nelJnculo, o in sua vicinanza, non è quasi mni possibile dilut.urlo, ma può, al conLt•m•io, essere, con g •·aude facil itù, prcch;ione e ~icurezzu, inciso. Un ostacolo dclln parte antel'iOJ'I' dell'm·pll'U fìno a L1·e o r1uaLtro pollici dal mento, partecipa, benché a picciol gt•ado, di quesli1 difficoltà eli dJintazionc, P può l'sse1·e tagliato con una rncilil.à u sicur·ezza qnu:;i analoga a qnollo. ora deLta. - Hegola gcm~ r ale; - si può dire, quanl.<1 pitl uno skingimento si nvvicina pet' sede al mcato uJ•etrale, allrl!lLanlo uumenLa l'indicAzione d'incillerlo, eon sicuJ·ezza d'r~i ~o opel' uti vo. I reslringimenti della porzione bulbosa del Nmale, ch1• sono a quaLLro c ciJHJUe pollici e mel.Zo dal meato, sono piu susceltivi di dilatuzinne che quelli delle tluo classi rwccedonLi: ma quando fa d'uopo incider! i, l'operazione è meno agevole, ed offl·c anche qualche pericolo. Quest.a differenza èdovulu, senza
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RIVISTA Dl GIORNALI lTALJANI IJ:O ES1'EII.l
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dubbio, alla quantità rnaggiot•o di tessuto et•ettile che circonda l'urelra a codesta altezza. Quindi v'è a temersi l'emorragia non solo, ma bensì anche"'tliversi altri ioconvenicMi, cho non di NldO f~1nno seguito all'operazione. Ho qui un gran numet·o d'ureLrolomi, la maggior· parte fra ncesi, poichè l' urelrnt.nmia. fu molto tempo pl'ima usata in Francia, che qua ft•n noi in Inghi ltet•ra. lnnumeJ•eyoli mo,lificazioni e perfezionamenti sono stati ratti, dopo il pt·incipio di questo secolo, 1lai Francesi e Jliù Lardi da chit•urghi tli a lll"i paesi, agli ueetrotomi primitivi. Eccovi quelli di Leroy t l' Eliollos, d' Amussat, eli ncybaed, di Ricoi'Ù di TrélaL, di ~lmsonneuvo, di Séùillot, di Slatlort, ecc. EcwYeno \Hiò recente del dott. Olis, che, come fJUCllo di H.Bybal'll dis tendo là mucosa urelrale nello stesso tempo in cui la incide. Quosli strumenti lutli, sia che essi emanino dal concetto dell'uno, o dell'alLt•o melouo,dc' quali vi ho put•lalo nel pl'incipio di questa lezione, possono essel'e l'iclotli a due soli lipi: - l'uretrot.omo di Ch·iale, e quello di Mais0nneuvc. - Uo scelto quest'ultimo non solo petchè e lipJ degli strumenti che tagliano dall'avnnli all'inclicLt'o, ma ancora.pet·chG è, quf'llo che più cl' ogni a!tt•o è l-'tulo adopet·at.o e si adopt.wa sul continente. Ilo scelt.o r[uesf allt·o di Ci viole, poichè è pat·imenle lo strumento ltpo clell'all1·o metodo, di quello ·Ì ll cui l'inci'Sionc è falla dal di dielr·o aU'avauli. (Qui il pro.(. T/wmpson descrioe minutamente l'urctrolomo di ,\rietisonneuveJ. Io non !'u1·ò a questo sl1'ltmento che una sola ohbiel\ionc, ma essa è cupitalc, poichè si riferiscr alla sua inefficacia nei casi rli reslr(ngimenti recidi vali t\ di antica dnta. È unu vm•ità nota u lutti, o almeno a coloro che con molLa diligenza honuo osscr·vali i re;nùlati ùell'uretrotomia, con qualuuque pt·ocesso s ia essa statu l'atta, che un l'cslringimento che deve essere incigo, lo ÙPV(.)esscr·e sempt•e nella sua loLalitù. Nessuno, qua n lo il Syme rl'Ediml.lut·go,ha ill!~islito su qu\lsto punto, in seguit.o agli amll)acstrarucntl dedoLli da llllU lunga pratica del suo pr·ocesso rl'nrelrotomia c::;Lorna. Egli era 1-.licuro che i casi di r·eC'idi va i quali succedevano in qualcuno de' suoi ope:rali, uvwnivano soltanL(J percile l'incision ~non m·a s tata sulficienle, o P ·rchè erano stalo 1mmuni dal taglio nlrune libro. Ilo spesso vnl'lfìcata, col tempo la g iu~ lezza dol ia sua osser•vazione e sovouti volle l'ho poi risconlruta dopo l'urelrolornia ioLe!'na. Ora, cosa succede collo slrum·cnlo ùi Maisonneuve? La
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sommitù ottusa della lama, fatta aJio scopo di ~raversare la parte sana dell' uretra s enza lederll'l, è a sua volta d i impedimento serio all'incisione delle fibre. più elas tiche ùello stringimenlo. Queste fibre, in forza appunto della loro elasticità, si distendono al momento del passaggio dclla lama e per ]ç~. maggior parte reslano illese. La lam u taglia cer•LamenLe l a parLa l)iù r esis tente,. e la più stretta dell'ostacolo, ma tutto il tessuto che produce lo slringimento non P. 1liv:iso e particolarmente quello che rimane davanti E' di diett•o llel punto centrale più rislretlo. Sono appunto queste fllJce rimnsl.e intaLLe che ben tosto t'iprendono la loro azione di coartazione eriproducono poi l'os t.acolo. V'ha di più, ed è che non si ha modo alcuno di Jiriget·e, nè di limitare l'azione flello sL1•umento. È questo una macch·i netla, che eseguisce meccanicamente una certa 11uantilà dì Jnvoro e nulla lli più. Questo falto solo costiturebbe, per m e, un grave dife tto in og?i qualsiasi strurneuto. Supponiamo, per un i stante, cbo voi poteste' avere nelle · vostre mani e upcrlo ùi nn anzi ai vostJ•i occhi uno slringimenlo uretrale; voi prenderes te cerLamente u n bisturi e dividereste con diligenza tutta inliera la pm·torish'ell.tt e nulla più ùi quella. Ebbene, eon un poeo di cspot•ienza il possibi l1~ preeisamenLe ili giungere allo stcssot•.isultato senza vedercil rc:>Lringimento. Voi pote te portare unu lama fina dove meglio volete e non aJlt•ove, propl'iamenle nella s tessa g uisa cl1e fat•csLe per incideJ•e un sacco et·nial'io. Non n1'è d'uopo rl' uggiungot'e che questa a zione intelligente proclurrù (rualche cosa di meglio del lavoro di una macchina, che aucue una pe!'sona inesper ta poLrebbe laolo bene c01ne voi, rnetLe1·e in movimento. La differenza f1·a i cJue cusi può pat•agonarsi all'armonia che si pt·oduce con un orgonello a manubt·io, in con feoulo di l(llclla che esce, pee le abili e intelUgenti dita d'un ar~isLa, dalla tus liet·a ùi un p iano-forte . L l'l comparazione deWinc·isione prodoLla mm·cè una macchina, e quella che una mano inLel ligenLc può Jae~~, non ò cet•lo una 'lues lione d i lieve importanza, ma 6 invecp, ciò che distingue s opratulto i duo metodi d'ut·eleotomia in tema. Ecco lo s~rmnenlodicui mi servo ogni giomo e clte ho lanle voll.c adoperato nelle sale di IJUe!:llo speùCtle·; è l' urett·otomo di Civia1e, il Lipo di quelli che permettono di rare l'incisione secondo il Yolere e giudizio dell'operatore. Non ò c;he una lama
01 GIORNALI ITAI,IANf ED ESTERI
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sotLite all'estremo dì un lungo manico e si opGr a esattamente nella guisa stessa che noi op er iamo, in ogni C(uolsiasì regione con un bisLu1·l. Voi sapete come si adopera ìl tenotomo senza J:aiulo degli occhi, che non sono punto necessari, e scnz'allr a guida eccello quella del lntto. E bbene ò precisamente così che io v i consiglio di operar l'urotroLomìa. Jo spingerei ancora più in là ilpa-ragoneevìrammenlerei che, siccome nella tenolomìa è cosa assc1 nzinle l'incidere completamente H tendine, ed ogni legame ello si opponga al movimento libel'o dell'al'ticolazione, cosi nell'ul·etrolomia è essenziale cb è la divisione sia completa. È dall'insieme di rJueste condizioni che dipende il successo finale dell'operazione. V ur·clrolomo eli CivìaJe. di cui mi servo} è mollo più sòltile di f! u elli che onlinariumonte si fabbricano u Parigi. L'asLa ha un diametro uguale al numero 3 della fUi era inglese, e l'esLremiltì. u livar•e nono!Lropassa la grossezza del numci'O 6.ln quest'uliva è nasoost u un n sotlilo lama, che il chil'ul'go, mercè un ingegnoso meccanismo, può a sua volontà far sporgere quanto più o meno gli occorre e può farla rapidamenLespaeire. L'estr·cmiLù ul tval'e gll set·vo pel' esplQI'Ul'e l'uretra, al momenlo dell operazione, per stabilire esatlamen Lo fin dove deve giungere l'incisione e quanto lessut.o si debba incidOI'e. l.'ulivadeveossel'einLrodotlaacirca trequat>Li di polliceal di cliell'oùelpunto più r'istl'ello, poi falesporgcrelalarna, e, trnendo a 'voi lo strumento, incidete lutto le parti dell'ostacolo urotrale. Al dtlvanli del reslrìngimenlo, du11a paPLe del meato, la divisione è sempr e completa. Ol'a voglio peevenit•e un'abbiezione, che cet•Lamente è venuta n el vostro pensiero. Voi cet·to chiedele« perchè mai incidere uno stringi men lo pel quale passa la minugia numero 6~ Ce1•tamente è J?eL' gli ostacoli SLI'ellisshni, pet' rtuelli per cui appena passano i più sotlili s tr umenti, cbe un'opet•uzione (~ nccessal'ia, e por quelli l' uretrotomo di Civio.Ie, in ragione deL suo volume, non pu.ò ussolutnmenlo. O!:!Sel'e aùallo ». Queslu critjca sembr u gins lt\ al primo momento, ma non p~ò esser f~tlo. altro ~he da C1Uelli cui manchi una lunga csper tenza prallca, per cu1 non l1anno impat•ate ce1'le pr·opl'ielà importo.n ti del resL!'i ngirnen Lo. Ecco la mia risposta. Pri~a di tullo, la sola sLrelLezza di u no ostacolo, pel' qunnlo mass~rna sia, non è affatto una indicazione assoluta della necossilà di una operazione cruenta. Alcuni ostacoli urelcali dei
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pitì stretti ch'io m'abbia visti, sono stati tr•attati ropidnmcntc e con successo por mezzo dello. semplice dilalazioue grad uata. l n secondo luogo, ciò che r·cnde neccssuria l'incisione d'uno stringim ento· è la retrallibilit.à. Ora, questa culli va propt•ietà di relrarsi rapidame11Le, qualunqu<~ siu il grado della sublLa di!alazione,esistctunto fl'equentemente nei resLringimenli che lasciano pnssare il numero 5, il numero G, ed an che il numero i, quanto in 'tue Ili che sono mollo più stretti. ln ter7.o luogo; s:e è nece-;sal'io incidere un oslacolo rh e non conceda il passnggio c he a l numero '/11 o n l numero l, non u' ha mai dUficoltit alcnna a dilatarlo tempol'a ,.iamen.te flno al numero G, allo scopo d'introùuni lo strumento che vi r·accomantl•). Tutto quello che voi dovete fnee, sta n cllnner e il malnto in camera dai tre ui cinque giorni con una cnn<leletta solli lc a p er·mu ne m: a nell' urct ru. • Ciò non produce quasi mai alcun inconvcuienle e pet· la« dil atazione continua • vi riduce lo stt·ìngi.Jncnlo più ostinato alla richiesto. dimen s ione pe1' l'operazione. Quando a veto (ILLenulo . un cuJjbt'O uguCll<'l al numcruO, voi siete nc.llomigliot•i condiziOHi possibilt per pl'Ulicat•e l' ur~trotomta. Alcuni giol'lli t! i ripo so pt·cparalorio sono più d'ogni aUro vantaggiosi e il ronsecu tivv risultato è che voi potete ul101·a fat•e, come ,·'ho in-..e:.:nato, un n incisione clirolla dalla voslm inLelligen 7.n e adulLula ad ogni caso pa••ticolnr·c. L'opcl'azion•' fatta in questa guisa espone il malato a minol'i pet·icoli e dà r·csultati, tanto prossimi che lontani , ben super iori a r1uelli d'ogni altro nt<~l-odo che io con osca. l
U r e lrite acula; iseurla; paracente.-i velieicale sopra publ<m coll'nNrirntore ; g uarig ione : flott. 'Wt t..t..JMI Ros~o:. (T/te Lancet, 1876). • L 'esposiziono di quos tu cnso impodanlc, fu fallu dal signor Cccii Curwen clill'ut•go inlm·no del RO!J<tl.fr ee ltospital. T. B. dell'etù di vent'anni venne nd dipartimento dc' malati eslerni il 7 gennaio alle 2 pom., annmrziunùosi all'etto da blen or ragia e lagnandosi che d n più di venl il) na llt''Ol'C gli Cl'a st:1lo impossibile d i emellcrc unu sola goccia cl'orina; egli avvct•li p er· l a prima volla lo scolo tu·etrale cit•ca quindici giorni primn di questo, e nell'ultima seltrmana a\'ca no lato che il gello dell'orina andava taccndosl sempre minore. Sinchè finalmenln
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cessò a ffallo. ll paziente allot•a soffriva assai, si sforzavacostant~mente di orinare, ma senza r iust'irvi. L'esame fisico mo~Lrò un'abbondante secrezione di pn!'; dall'ureLra e la vescica m olto distesa e p r ominente; l'area dell'ottusità s'estendeva in allo q uns i sino all'ombellico. La pressione cagionava gran dol ot·c. Il paziente fu ricoverato nell'ospedale, e gli si ordinarono Lt•euln gocciole di linlura d'oppio, e subito dopo un hr•éve inl!wvnllo, un bagno caldo. Uo[>O questo emise poche goccia d'ol'lllO, ma non a zampillo. Essendovi a temere che lu vescica scoppiasse, e reputandosi imprudente l'introduzione di un catelet·e attraverso all'uretra grn vt>menle inli.ammala, l'af:!O il più sollile dell'aspiratore fu conflllo nella vescica immediatamente :>opra il pube, e ne vennero fuori cit'ca trentollo oncie cl'<H'ina leggiermente amm onulcale. )1c seguì unmiglior•umenlo immediato. Venne pl'escr·itlu una lal'gn ùose d'olio di caslot'O e si raccomandò una cunt alcalina e purgativa. Alle H pom. l'infermo dormiva. 11 gior·no l- gennaio alle 10 an t.• il malato si lAmentava d'un gran nH~In e lu vesciC!l era dislasn, ma nun <[uanto inn~n~i . .l?ct·vc nn r nn emellore 1}\,lalcltò poco tl'l,lr·io.a, e si senL) sollevato aiquaulo. Et·avi o:orJioso fiul:'so Jall'urclra e mollo scottante. A l !t~ ~,:10 si fece una nuova a"'pirazione t.!ulla vescica e si cstt-as!'<C'I'O ll'Cnlaqualtrv oncie d'orina. Alle ·i,30 fu ordinato un bagno calcio, durante il quale il paziente potb orinare; alle V gli si npl'! l:']>Onlaneamenle l'alvo c n'ebbe ~ran sollievo. Il ~iornosuccessivo poF· ot•inar<', la sua vescica essendo apptll'cmlernenle vuota. Lo scolo urct.-ale, era tuttora copioso. Il gello clclle orine se.,cruitava uù essere scurso ma f1·izzava meno. lJ (i ed i l 7 il T. B. cominciò a llligliol'aro essendo in aumento lo zampillo e in ~lecrescenza lo scolo eu il lwuciore. Continuò a pt•endc!•e un hagr:to caldo alln malliuu e< Lulla sera e fu tenuto a dieta ~ ,;enerosamente purgato, e pol?l OPinare liberf\meute. Non v'<>t·a più nù scolo ne coc·ic>J'e ed il n un cateLere d'argento del N. '~, seguito tlà un allt'o dol N. 7, t'u introdotto sonza diflicoltù, onde il paziente fu con~i<lct'Alo come convalescente ed in grado di ''enit· licenziato. Rijle~.'lioni. LP. sa,iezza c l'opportunilù del mezzo a cui si t·icot•sc per procurar e lo svuota mento dellA vescica emer.... ono . ... :::> cl Hul'atnente dall'esposizione del faLLo e non hanno bisogno n ~· d'illustrazioni, nG di commeuli. Pur lullaviu crediamo non inutile di I'Ul· nolat·e che l'uso llell'aspit•alot•e in consimili casi n on poll·el.Jbc essere abbastanza l'accomandato. E infatti, mentl'c,
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RIVISTA
mercé quello strumento, noi preveniamo l'uroemnia ed i guasti meccanici il'reparabili che potrebbero vm•ificarsi in seguito alla soverchia distensione della vescica e liberiamo l'infermo dn atroci dolori e da apprensioni ed angoscie più. uLroci ancora, non gli facciamo correr() il meù.omo pericolo, cosa che nOl'l.pott·ebbe dirsi, quando H cu1•ante si attenesse, per raggiungere l'intento, ad un altro processo operativo. l;;~rescindendo
dal cateterismo forzato, probabilmt~nte non
impraticabile in senso assoluto, ma da non tentarsi, trattandos i di coal't.amenlo deLL'uretra da blenorragìa specifica, per non estendere maggiormente il focolaio morboso, trasportando sulle parti ancor sane dell'ut·etra una più o men considerevole quantità eli pus inf'cttante, basta richiamarsi alla memoria i pericoli a cui si espongono i malati che si ~ssoggettano alla puntura deU~ vescica (qualunque sia il melodo operativo a cui si dù la preferenza), per comprendere qual progresso chirurgico rappt'esentì e. qual benefico h·o vato costituisca il trequarti ad ago col relativo apparecchio aspu'atore. Con questo non si hanno a paventare nè infìltramenti, nò ascessi orinosi, nò fistole, nè alcuno di que' tanti inconvenienti a cui si va inconLt·o adopet•ando il trPAJU<H'li ordinario pet• punget•e la vescica sopra il pube, al peri neo od a t.eaver.so ilretLo, anche senza. mettere in dubbio il caso riferito nol tom. xn, pagina 240, del Bulletin de Pèrw;sac di un uomo il quale avrebbe su))lto venti volte la punLUl'a reLto-vest:ìcal.e senza risenlirno danno di sorta.
!~lezzo pe r e"lt:lre il dolore ehe sneeede a ll':•ppliea-,;icme
d el caustico atlunle, del dott. LEvts. ( Philadelphia Medicat Times), marzo1876.-L'uso crescente del caustico attuale come polente risor-sa chirurgica rende necessari i i mezzi onde evi-
tare il dolOI'e che segue per qual che tempo alla sua àppliCil:r.ionc. Pare che tJUesto uso del eausLico sia J:"inato dieLI'O la grandt·· influenza di nomi autorevoli, e 1~H·se anche per la voga che hanno l_)reso alcune idee jnlorno all'azione tet'npeuti.ca del caustico attuale, specialmente per l'azione sua purLicolure sui net>vi perifeeici. L'azione anestetica locale dell'a,cido car-bolico ru già r•iconosciul.a dai cbirurglù, i quali pel'ò non se ne se1~virono in alcun caso importante, e quindi non potè essere efficacemente richiamata su di esso l'uLtenzlone dei pratici.
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DI GTORNAL1 ITAJ.lANI F.D ESTEI\l
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Io ebbi occasione di rilevare il vantaggio che si può oUcnereda questa notevole proprietà dell'acido carl;>olico, avendolo sr~mpre usato tutto le volto che ricorsi al caustico attuale, e ne abbi per· risultato la mancanza comp1els del òolol'e che a·vt>ebbe cagionato il caustico. l n pralica p1·occdo nella !_Seguente maniera: Applico ucido carbolico puro sui punti da cauteriz7.at·e, che copro quindi con qualche compi'cs5a leggera; inùiJ senzu lasciar trascorrere mollo Lempo, prima cioè che l'azione anestetica sìu ùileguat.a, applico il cauterio. Si può usare indistintamente, tanto l'aciùo liquido quanto q uollo cristallizza l;o, es~Gndo chè il primo si distende con un pennello, e l'altroli (LU ii~!Cendosi col calore si distendo sulla parte qu a~i da se stesso. Se si ripresentasse il dolore dopo l'uso esteso o profondo del cauterio, occorr•et·à rinno,at>e J'applkazione delL'acido car bolico; neUa mia pratica però non lo ti'Ovai mai necessat•ìo. Dacchè mi divennMnmig:liare l'i mpol'Lantissimo uso doll'aciclo carbolico, come nnest.elico localfl, adoperai con maggior frequenza del passnto il caustico attuale nelle operazioni chiruL'· g icbe, pnr·ticolar•monle nei dolor·i ncvJ·ulgici e nelle dolorose affezioni t:'L'Onirhe delle giunture, e riuscii sempre a prevenire il dolore in modo soddisl'acente. <:;per::> cht> l'u;;o benefico di quest'agente venga difl'uso, e valga a fare impiegare in p rali ca con maggior frequenza la polente risorsa LN•npeulica de1 causi i co utluale, il quale parve poe lungo Lempo abhaHdOlHHo dalla. ch irm•giu. il pertura cl'nMeessi t>en:tn dolore, del dotl. BERGONZINL - Questo medico adopet'a una soluzione di due pal'li d'acido
carbolico con una parte di glicerina e lascia la Illlslm•a in contatto colla pelle per tre o cinque minuti. Non succedo mai nè rossore, nè gonfiezza, a tneno che la peUe non fosse $lala preccdentomonL('l intìummala o il liquido vi fosse rinrà'Slo applicato Lt•oppo lu11go lompo. Questo agonle anostèlico, secondo l'autore, può essere usaLo nelle operazioni d'autoplastica ed ora '(llesti lo sta spet•imenlando nelle n evralgie in cui la sede de! rlolore è molLo superrìciale. Sull'u•o del freddo nelle mnln!tie d'oechi, del doLL. Eo. DORR. (Relazione r·iassuntiva del do ll. PFLi.iGER ). {Correspon.den;; Blatt. a prile 1876). - Il dott. Diirr dividendo oali
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sLessi principi emessi da Stromeyer e dali'Esmarch sull'azione del freddo nelleme.laLlie d'occhi, ne fece lar·go uso nell'ospedale Henriettc ad Hannover . Pubblicando i suoi esperimenti faLti con la maggiOL'<:l Hsa ltezza possibile durante i anni, egl i sper-a di porgere agli oculisti la prova, che jl freddo, usato in gi us ta m isura, è ben sopporta to nella magg-ior parte delle infiammazioni d'occhi; in molte torna di granclc utilità, ed in altre sollecita la guarigione. Dopo aver esposti i risultati accennali dal Riegel nel Vit·chow's Archiv, tomo :>!l, intorno all'uso moderato del freddo, cita Leslualmenle due opinioni; quella di Hichler contro, e l'altra di Reute in favor'o di quusLo tratLamenlo. HichL<~l' dice: " Il freddo pro(luce anemia, e colla sua azione prolun" gata, per paralis idci nervi vasomotod, .iperemia; esso con trae " i tessuti, e rende solidi gli essudaLi "· neuto invece dichiar·ò nella sua oftalmologia che: ·.. Il freddo è indicato nelraurnento di calore dell'occhio, nell'atonia, nellu rilassatezza di tcssuli, in tulte le infiammazioni, contusioni, congestioni cd emor:. ragie; nell'echimosi delr occllio, uclla iperestesia, e quindi nelle nevralgie, e nella fotofobia ,,. Egl i raccomanda inoltte il freddo in tubtc lll fot'mf: di congiunlivi Li, sclel'otiti, blefariti, periostiti orbitali, clucriocisli~i, cheralili, iriLi, cicliti; coroiditi, retinili. Si seeviva però soltanto eli fomenti di acqua fredda, o d i compresse rafft•eddale sul ghiaccio, o sulla neve. Grate, e quei della sua scuola danno differenti indica:.::ioni, sebbene non rnClllO estese, sull'uso delle fomentazioni d'acqua ft'edda, e stLll'uso del ghiaccio. Essi non l'applicano nelle les ioni esterne cl ell'occhio, nelle scoi,Ltì tu re, nell'inf-ìamma;r,ione della congiuntiva a l suo primo stadio, nella cheratite niLLe noic!.e incipiente, nelle infìammazioni rn·oven ienli da operazioni chirurgiche; finalmente essi non usano la vescica di ghiaccio che 'luasi esclusivamente nella congiuntivite difterica. 11 Durr crede con Esmarch che la eagione principale, per cui gli oculisli si mostrano avversi alla cut'U del rreddo, sia che a molti è ignota l'azione del fi'eddo ascinLLo, confondendo essi l'effetto ·di questo con quello del freddo umido. Il DUrr• si Bervi nel maggi01· numero dei casi della vescica di ghiaccio, e nel minor numero delle fomentazioni fredde; le quali vennero poi sempre adoperate dopo l'uso del ghiaccio, e prima di quello degli astringenti. Poiché quesL'argomento non è di lieve importanza per l'esercizio pratico, riportiamo qui un largo sunto dei ris u!Latì ottenuti dal Durr.
DI GIORNALI ITALIA.NI ED ESTERI
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E<rli trovò che il freddo da sè solo basta a guarire le lievi e re~nti infiammazioni delle palpebre; nelle forme più gravi, esso vale a risolvere le tumefazioni palpebrali . Nelle infiammazioni acute che si presentano con pustulazioni sulla pelle delle palpebre, la vescica di ghiaccio açcorcerà certamente ìl COl'SO della malattia. Le affezioni congiunLivali offrono il campo più opportuno all'uso dell\'eddo. In queste il Dlirr si serve solo delle compres~:>e ghiacciaLe, e le u.sa per tutta la durula dell'infiammazi·one. Secondo lui questa cura riesce égualrnente benefica nell'ipel'cmin congiunlivale, nelle congiuntiviti) catarrale, blennoragica e dil'lerica; e in quasi tutte lo formo della congiuntivite g ranulosa. Tale azione però non è costante nella congiuntivite llitlenoide. Per questi due gruppi d'infiammazioni, (delle palpebre e della congiuntiva), il relt\lore (P(Ji.iger) non crede s i debba raccomandare la cura del n·eddo così genericamente, non dovenrlosi dimenticare cbe corr·e gr-ande differenza fra il katlarnenlo clinico ed il policlinico; e che molle cos-e, le quali si possono usare in una clinica, ò meglio non tentarle allot'quanclo non si può disporre eli }lllenti e diligenti infermieri. O'allt'Ow.le nelle cliniche si offrono rari i casi di. blefarite, di iper•emia congiuntivale, e di congiuntivite catarrale. Senza volor esaminare f.!'oppo minutamente le osservazioni del Di.irt', il l'('latore crede che l'uso del lreddo non sia necessario in quest'ultimo caso. Con mezzi meno rigorosi si arriva alla guarigione; anzi tnolte osservazioni lo hanno indotto a non usar•e mai la cura del freddo nella congiun Livile catarrale; bensì di lavare continuamente gli occhi con acqua tiepida. P er conlt'O nellu blenorragi~a è da usarsi il freddo quanto più è possibile; con esso se ne abbrevierù CCt'lamente jl corso. Si confermano i bei risultati dell'uso da l ghiaccionelleotbalmie. granulose, nelle affe.iioni congiurìtivali ché condncon:o allra... coma, (le qm1li però, fortunatamente, sono assai rare nella Svizzeru); poichè per mezzo della cut'a de l ghiaccio, ilriassorbimento dei corpuscoli sanguigni, e della materia, che con essi concorre ad 01·iginarli, ne impediscono la J<wmazione. Questo solo vantaggio, ancorchè·non ve ne fossero altri, dovrebbe essere s ufficiente per fare a.cceltarein oftalmoiatria l'uso del uhiacdo e I]Uindi gli sforzi del Dtirr per rendcrlo diffuso sareb})el'O c;mpensati largamente. ~1 Durr ùe~idera moltissimo che gli oculisti adoperino la veSCICa di ghiaccio nelle malaHie della cornea, invece delle• com-
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presse, le quali in questi casi recano danno, menh'e chela vescica di ghiaccio opera meravigliosamente. Egli crede pure indicatissimo il freddo nelle cheratiti tlittenoidi, nel pr·imo stadio delle intìammuzionl, mentre poi egli stesso più Lardi passa all'uso delle fon;tenta:~;ioni tiepide, od agli stimolan Li. Nessun altro mezzo pero è capace di vincei'e la fotofobia quanto la vescica d.i ghiaccio. Le ricadute avvengono solo dopo lungo spazio di tempo, e prendono, nella maggior parte dei casi, una forma più lcggiera. Favorevole in ispecie è la cur•u fredda nella cheratite panniforme; lo è meno invece nella chct·atitc profonda. MolLo efficace, in regola generale, si manifcslu poi l'uso del "freddo in alcune forf!~e della cheratite sierosa . I processi acutiin ammalati robusti sono meglio combattuti colla vescica di ghiaccio, e più di tutti la chei•atite con ipopion. Il Diirr assicura di aver ottenuti in simili casi risullati migliori che con l'acqua di cloro, le fomentazioni calde e le fascia~ lure compressive. L'ulcera della cornea con ipopion essendo, come lo ha dimostralo Horner·, nella maggior paPte dei casi un'ulcer-a inOUrata, la cura fredù a è. tutla razionale; essa, insieme agli unliseLtici (pennellalul'e sull'ascesso COH acqua fresca di cloro), può dare dei risuiLali sorprendenti. La cura fredda è controindicata nella cheratite sierosa, solo quando si manifestano forme di grave intorbidamento con grande tendenza allo sfacelo, nelle infiammazioni neuroparaliliche, ed infine nella cheratìte sicrosa cM sussegue ad una .operazione. A quest' ultima controindicazione non si associa incondizionatamente il relatore, poichè egli dice di aver avuta recentemente l'occasione di veder guarir·e in un uomo di 65 anni, dedito al vino, una cherulilc con infiltr·azione sierosa, susseguita a ferila della cornea, mediante l'uso del ghiaccio e dei colliri dì chinino . Anche nella sclerolite il freddo agisce molto vuntaggiosamenlc, in ispecie se si tiene conto che ad essa è associaLa spesso la cheratiti~, e che da molLi è ll•attutu, con grave danno, con l'uso di CiUS<:.inetti di Ci'bc aromatiche. Non così favorevolmente, corne nelle infiammazioni della cornea, agisce il freddo, secondo l'autore, nelle iriti. Il suo effetto è meno sicuro, poichè di frequente la vescica di ghiaccio non è sopportata. Ad ogni moc.lo le forme acule dcll'irile idiopatica, sifllilica e sierosa si avvantaggiano certamente dal freddo. Le iriti reumatiche, r·ccidivanti, co~plicate e sierose si curano bene col cataplasma, e così 'pure l'irido-ci-
DI GfORNALl ITALIAN I ED ESTERI
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cllle, irido-coroidite, ecc. Le indicazioni del Diirr per cur~u·e
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col freddo l'i rite idiopatica e sifililica non incoraggiano abbastanza il relatoro a seguirle; avuto riguardo all'esperienza, che in mo!Ll cas i dimostra, che non fu sopportato neppure il caldo umido del cataplasma, e i'u d'uopo invece ricorrere al caldo asciutto. Il glaucoma e tutte le fot•me glcmcomalose non tollerano il. ll'altamen lo freddo, il quale non vale neppure a scemare il dolore che si manifesta durante questa roalaLti.a. Fra le malattie dell'interno dell'occhio, le quali si giovano del freddo, l'autore cita il distacco della retina, lo emorragie retroreliniche, e la retinile silìlitica, l~ neuro-retiniLi, la iperes tesia r etinica, e finalmente tutte le forme di coroidite, eccello quella sierosa. l n tutte queste malattie il DUrr adopera ancl1e altri rimedi; ritiene però sempre il freddo come un importante ed utilis$imo mezzo terapcut ico. Nella congestione doppi a della pa.pilla, jlrelatore usòil'freddo due volto, di cui una dict.t·o consiglio del prof. Hurner; in una di essa con successo. In simili casi lo stesso Horner ottenne ott~mi risultati dall'applicazione sul ca.po di una grossa vescica di ghiaccio in fm·rna di borsa. Sarebbe CCt'lam0nte utilissimo tentare razione del freddù nelle grandi cliniche contro le infiammazioni del fondo oculare e sludiarne gli effetti. Poiché Dih'r possa sopra le infìa rm:nazioni dell'organo la.,grimale, il relalore aggiunge di avere vislo egli s lesso risolversi parecchie dal'iocistilì sotto l'azione del freddo. Consoguenteme nLe àlle sue ossorvaz'ioni il Diirr scrive: " Il freddo diminuisce la temperatura, rontrae i capillari, i vasi di piccolo calibro ed i tessuti; eccita l'assorbimento del sangue l1·avasato,dì nuovi. essudati, e d.ello infiltrazioni si erose. Nei vecchi essudali il freddo coadiuva, nell'azione assorbente,. gli altri mezzi all'uopo adoperati; esso impedisce le nuove essudazioni, c parti.colarrnenle quella della pupilla. n fJ'eddo calma i dolori, s ia spontanei, s ia provocaLi dalle'vRrie infìarnmazioni, c toglie la fotofobia. Esso è perciò ìndicalo nella lemperatuea alta dell'occhio, nella distensione noninfiammatoria dei tessuti, nell'ipcr·crnia e innammozione di qttasi luLte le parti dell'occhio, nelle emor-ragie, ferile, contusioni, nei dolori che sorgono da infiammazioni, nella fotofobia o nella iperestosit~. Quanto alle controindicazioni, oltre a quelle s oprQ. riferite, e che provengono dalla condizione stessa dell'occh io, il freddo è pure da proscriversi in tutte le malattie oculari, le quali
386 RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI si collegano ad anemia in allo gr·ado e gran debolezza dell'intero organismo, come nel corso della. piemia, alla meningile, alle forme gravi di scarlattina o vaiolo, all'albuminuria, agli ultimi stadi della tubercolosi, ai reumatismi generali cronici, c particolarmente ai reumatismi del capo, e infine a tulLe le altre affezioni debilitanti dell'organismo "· Sebbene i punti .priucipali del lavoro del Dùrr sleno stati tutti qui riprodotLi, ò tu~tavia da raccomandaesi ·a coloro, clte s'interessano di questo argomento, di leggere l'originale, per avere un'idea chlaru della cura del feeddo usal:a dal Dt.it•r, e dei molti casi, di cui dà una storia esa~ta e circonstunziata.
VARIETÀ •
Studi r ecenti sperim('ntnli s ulla generazione dei bntCe.-ì, del prof. TY~DALL (The Lancet, 29 genhaiot876).- Molto
tempo fa venne affermalo da Pasleur e fu poscia accettato e negato a vicenda da diversi sperimento.tori che nelle infusioni pulrescibili, quale sarebbe quella di navoni, non vi si sviluppa vita or ganica, nè a v viene la putrefazione, Bntan to che la soluzione, dopo d'aoet· bollilo sia unicamente esposta ad um\ atmosfera priva di germi libei' i; o per qirla in breve,che nelle nosLre sperienze nou s i svolge mai la vita da rnaLel'ie prive di v ila. - Fra gU a vvel'sarj di questa teoria il pl'imo è slalo il dott. Charlton Bastian, i cui ~perirnenti lo convinsero chela vita orgru..11ca si sviluppa coslantemènte nei licruidi che furono ermeticamente chiusi in boccie mentre bollivano. Il dott. Bastian va anche più l ungi come lo'dimostrerà H seguen le stralcio d'una sua. lettera: - u Ho scaldato le boccie, cbiuse col metodo ordinario, e contenenti il f1 uido sopramentovato (in fuso di navone, cacio), sino alla temperatura di 105 C. per dieci minuti in un bagno di clot•ilo di calce, e dopo sei giorni ho lt•ovo.Li q1lesti iluidi formicolanti di batteri'» (i) . Le ricerche del :prof. Tyndall s u (jUesto importante s oggetto e gli spe1·imenti bene immaginali e bene eseguiti che pochi giomi sono espose ad un uclilorio atl'ollato nel teatro dell'lstil.uto Heale sono una continuoziQno di quelli sulle particelle vaganti nell'atmosfera che alli raPo no cotanto l'attenzione, alcuni anni fa . .Egli ha trovat'o che quelle particelle si possono completamente· levar dall'al'ia, mediante il calore che ne 'dis trugge la materia organica: colla filtr·azione aLLraverso al cotono in lana, o meno completamente attraverso a' polmoni: o (l) .Nature. Aprile 1874.
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VAIUETA
mediante la depOsizione, il quale ultimo processo richiede pa-T'ecchi giorni l?er giungere a cor:npimento._La più delicata prova tlella lìberazione dell'aria da ogni materia solida si rinvenne nel farla passare attraverso a un raggio diluce. Il cammino dei raggi da una lanternìl eleUrica è chiaramente indicato nell'aria comune dall'illuminazione degli atomi che vi sono sospesi: ma se uria boccia d'aria fi ltrata od al!r~~nenti puriflçata viene interposta, una tale illuminazione nonna luogo, e lo spazio entl'o il vaso di vetro appare SCUl'O. Per la stessa ragione una boccia piena di liquido·chiaro trasmette la luce agendo come una lente grezza, quando il liquido di dentro eimane scuro: ma un liquido torbido ritlette la luce a tutti gli angoli possibili ed appar·e in conseguenza brillantemenle luminoso. Il raggìo di luce pHrtanto è una })l'Ova non solo pei solidi vaganti nell'aria ma altresì per quelli cbe nuotano nei liquidi, e siecome la tor bidezza è una conseguenza invaJ•iabile dell'iniziata putrefazione o fermentazione in un liquido, l'uso della prova è ovvio. Fin qui gli sperimenti, sebbene interessanti e seducenti, non apportarono nuove vef'i tà . Che part-icelle vaganti esislono nell'aria, che e:sse sono in pal'l.e organiehe, e che possono essere completamente, più o meno, distrutte, mediante la filtrazione colla bambagia in lana eeano fatti conosciuti, e la correlazione di questi fa tti colle teorie in voga di putrel'azione, fer mentazione:} e malattia zimoticù era manfesta. L'azione dell"'ar·ia in quesLi processi era messa in dubbio da pochi, e l'idea che le particelle solide dell'aria ne fossero gli agenti attivi era accarezzata da molLi. Rimaneva a eollegm·e con evidenza diretta le particelle solide e le alterazioni zimot.iche ed a provare che, quando lo particelle solide erano escluse, l'alterazione z:imotiea non avventva. Per- quel che conçerne la putrefaziono quclì'evidenza diretta lll· somministrata dagli sperimenti che stiamo per descrivHre.
Venne fatta una scatola di legno irhpervia all'urìa che avea un lato di cr·istullo di cui ogni estremità aveva una J-lneska pure . ùi cr.istallo attraverso alk\ quale potesse passare un raggio di luce. Attraverso al fondo passavano parecch i tubi di saggio saldçti nei loro buchi e colle loro é~kemità aperte al di fuori. Nel coperchio -v'era una hussoJina di gomma elastica attraverso a cui passava ur~a lunga pìpetta dalla qnale il liquido potesse venir fatto sgocciolare alla sua voUa in ciascun peovino. H di dentro della scatola fu inumidito con glicerina di modo che tutte le particelle <~he vi si deponevano sopr•a fosservi rilenuLe. Si
VARIETÀ
p.rov:vtae alle alterazioni di volume cOJ11)1ccoli tubi imbottiti di bambagia in lana alloro a-pice, C0sì disposto l'apparecchio fu lasciàto in riposo per tre giorni, finchè p.el pas.s aggio d'un raggio di luce a tra verso alla fi nes tra venisse ,prov~t0 che l'aria rinehiusa non conteneva polvere. Intanto soluzioni organiche eli vario genere, infusioni di ravanelli B di molte speciè di pesce, carné e volatili. furono fatte sgocciolare entro ai tubi. Se la memoria non ci tradisce circa un centot renta di.v erse infusioni furono suceessivamente adoperate. I liquidi nei tubi erano stati sott0posti allo l'a all'ebu.Jlizione per cinqu(~ minuti.el'apparecchio venne collocato in una stanza mantenuta ad una confacente . telll:Peratura. Conslmìl'i sperimenti furono fatt.i in atmosfera puritìcata mediànte la filtrazione ela calcinazione: ma in tutti l risultamenti ot.tenuti furono identici. Eccetto in pochi casi, in cui Ja causa ()ella caLtiva riuscita era certa ed ovvia, non avvenne' intorbidamento, nè sviluppossf alcun'esistenza organica .in un solo campi0ne, neppur dopo un perioclo di più settimane e di. mesi. Ciascuna Ji quelle stesse soluzioni esposta all'aria ordinaria imputridì rapidamente. E difficjle sco.rgere 1,\n pelo nell'evidenza offerta da questi fatl.i. Le condizioni erano in appat'enza di gran lunga meno sthngenti che nol fossero negli sperimenti del clotL. Carlton Bastian t; l'attitu<4ne della soluzione a imputridire era provata in ogni caso. I soli ostacoli alla generazione spontanea dei batte1'i ·furono i cinque minuti di l'wllitur:a e la purificazione dell'aria: eppure 'q uesti ostacoli furono sufficienti in ogni caso . .Sembra t1:1tta:via ehegli a\,vocali dell'eterogenesi non si acconcino per nulla ad· accet~ar~ questi risultati come definitivi e concludenti. L'ultima parola relalivamente a questa materia n:on.fu .peranco detta e siamo.informati ·che il dott. Bl,'lsthm ha i'll pronto qualche ·nuo'\'o sperimento che spera poter.portar fra poco dinanzi la Società Real,e in appoggio del principio per la verità del quale egli ha così strenuamente com:battuto. A1euni interes'Saùtissimi sperimenti sull'a propagazione lateNlle e vertical~ de:Jrinfezione (che cosl metaforicamente la chiama ll pro f. Tyndal'l.) dell'imputridimento euro no artresì ·esibiti al pubblico. De' telai contenenti ciascuno un centinaio di tubi pieni m soluzioni organiche furnno acèataslati gli uni sopra gli alLr~ ~d i progressi della putrefazione in ·ogni tubo "'lennero segnati gio.rnalmente e rammentati sui relativi cartellini. Il risultato generale sembrò essere: questo, che J'azim1e Glortn.a.le eli meàlcln.a rt~.ilita.re.
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VARIETÀ
si svolge più rapidamente in basso, ma ci manca lo spazio per esLendel'Ci su questo ~'amo di soggetto. Che gli a torni s ospesi nell'aLmos fera portino l'BI-ll men Le i germi solidi ed i semi dei batteri, d(•i penicilli ecc., è cosa che non ammette. dubbio. L'esseJ'e essi invisibili aù occhio mtdo: l'essere alcuno di Jor·o invisibile coll'aiuto di un potcnLissimo microscopio non toglie forza all'argomento, e la spiegazione colla quale la lelluea virtualmente lem1inava saJ'à probabilmente acceltula da lutti i nostr·i lcllori. Non osiamo a/T'el'mare di t'iferirne le p1·ecis c IJal'Ole " FigLtriamoci che questi m in uLi ed iiwisihili corpuscoli fosser-o cr·esciuti in guisa che noi poLessimo vederli, c toccarli, eh.e li piantassimo in url tcr·t·iccio, e che in una scltimuHa vi venisse su una raccolta di Cl'Cscione o di trifoglio, un uomo sano di mente dubilercbbc della IOI'O natura? » Pro;:•·nmmn rwe !imiu:lrc del (.'ong resso mcd leo int e rnnzionnl c di fli'i lodeUi:1.
Il congl'csso medico intcrnm:ionale sarà solennemHntc aperlo il luneùl 4 di sl~ltembre 187() a mezzo giorno, nell'universiLà di Pensi! vania. 1 seguenti diSCQI'Si saranno pronunzia li dinanzi al con gl'esso in assemblea generale. . Discorso sulla medicina, di Ago~ Lino Flinl, n. M., pr·of. di medecina pratica nel collegio medico dell'ospedale Dellevne a New-Yorok. Di8corsu sull'igiene e sulla mcdecina profilatiica, di Enrico l. Bowdilch, O. M. presidenle.del consiglio di Stato di sanilà del lVfassachusclts. Discorso sulla cltiru7'{}ia, di Paolo l<'. Eve, D. M., prore.5sore di chirurgia operativa e di clinica chirurgica nell'università di Nas ltwille. ·Discorso sull'ostet1·icia, di Teofilo Parvin, D. M., pt·of. d'ostetricia uel collegio dei medici e di chiPuJ•ghi d' Judiana. Discorso sulla chimica medica e sulla tossicotogia, di Teodoro G. w'oemley, D.M., prof. di chimica nel collegio medico, Colombo, Ohio. Discorso sulla biografia medica, di G. M. Toner, D. M., di Washiogton. D. C. Discorso, del D. Ermanno Lebert, prof. di clinico. medica nell'univel'siLà di Bt·eslavia. ~
VARIETÀ
Diseorso sull'educazione medica e sulle.istituzioni mediche, diNataìlnoS. Davis1 D. M., prof. dimedecina~~lemenLare e prat~ea nel collegio medico Ai Chicago. ' Discorso sulla letteratura pt:çdiça, di Lunsf9rd P . Yandel,, D. M., già prof. di fisiologia dell'università di Louisville. Discot•so sul!:.' igiene mentale,di Gio•'anni P. Gray, D.M., so-v~io:tendenLe e mec]ico delt'asilo de' pazzi dello Stato di NewY.ork, Uti~a, N ew-Y:ork. . · Discòt.•so sulla.giurisprudenza med1:ca, di Stanford E.Chaillé, D. M., prof'. di :fisiologia e di anatomia patologica nell'univerSità della Luigiana. Nelle. sezioni saranno aperte discussioni sopra soggelti scientifici come i seguenti: Sezione l. -
MEDICINA
4. • Quisttone. La febbre tifo-malarjca, è essa un tipo speciale di febbre~ Relatore G. G. \Vodward,D.M., chirurgo aiutante nell'armata degli s_ u. 2~Quistione. La dineriLe ed il cronp p9evdo-membr·anoso sono affezioni identicheo dist i nte~ Relatore G. Lewis-Srnitb, D. M., medico dello ospedale dei bambini di New-Yoi'lc 3' Quistione. Le condizioni della vita moderna favoriscono specialmente lo sviluppo delle malattie nervose? Relatore Roherls BartJ10low., D.M. ,pro f. dì medicina teorica-praLi ca nel col1egjo medico di Ohio. 4• 'Quislione. L'influenza delle alte montagne sul progresso della tisi. Relatore Cal'lo Denison D. M. dì Deuver, Colorado . •
Sezione II. -
BIOLOGIA .
1" Quistione. Micro..scopia del sangue. Relatore, Cristoforo Johnstòn, D. M., prof. di chirurgia nell'università di Maryland.
2' Quisiione. La funzione escretoria del fegato. Relatore Agostino Flint, D. M,, prof. di fisiologia'delcollegio medico dell'ospedale Bellevue, New-Yo.rk. 3" Quistione. Is.tologia patologica del cancro. Relatore G. G. S. Arnold1 D. M.,~ prof. di fisiologia neH'università cleila eittà di New-York. 4" QLvislione. Il rn(}ccanismo delle articolazioni. Relatore Harrison Allen ,D .M., prof. di anatomia comparata nell'universil~ di Pensilvania.
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VAR IETÀ
Sezione ITI.- c u m .tJHOIA. 1a Quislione. La chirurgia antisellica. Relatore. G. T . Hodgen p l'O f. d'anatomia chieuJ•gicu e di clinica chil·nJ•gica nel collegio medico di S. L uigi. 2• Quislione. Trultamenlo medico c cbieurgico dell'anel!r isma. Rclo.Loeo Guglielmo H. V an Bul'Cn, D. M., peof. di chir urgia c lcmen taee ~~prati ca cdi clinica cll ieurgica nel collqrio medico nell'ospedale Bellevne, N ew-Yo1•k . 3' Quislione. Tr·aUamenlo drllu coxalgia. ReluLore Lewi s A. Sayl'C, n . M., peof. eli chil'ul'gia OI'Lopcdica e di clinica chit•urg ica nel collegio medico dell'ospedale Bcllevne, Ncw-Y01'k. 4" Quislione. Lo cause o la dis t1·ibuziono geogeMìca delle maJuLLie calcolose. Bclalore, Claudio H, Mnslin, D. M., di MoLilc, Al~:~hamu.
Sezione IV. -
DEHMATO LOGIA l:! SIFlLOr.c>u lA.
1• Qui:~tione. Vat•iazioni 111'1 tipo e nella prevalenza delle l!JU latlie della pelle in divet·si paes i d'incivilimento eguale. Relator·e Giacomo C. \.V hite, D.M., pro f. di dermatologia nell' uu i vot'sitA di Tlar·vard. 2" Q11isliune. L'cc;,:ema c lu pRoria$i sono mulaltie locali ovver o eosliLuiscono manifPsta;,:ioni di d isordini costi tuz i onali~ Relatot·o Lucio Duncan Bul l{ loy, D . Yl., di Ncw-Yof'k . 3• Questione. li Yit•us Jell'ulcer·i veneree: la s na unicità o dualilù. Helalore Fr·ecmaa I. 13umstead, g-iì1 pr·of. di malattie vcucl'ee al col legio do' mcdic..i e de' c!J it·ut•gh i d i 1\ew-Yol'k. '•" Qaistione. Il trattamcn to ùella sifilide spccial men te riguardo ai rimedi <'Oslituziouuli appPopr•iali ai V1Wi stadi di essa, la duf'atu del loeo uso, e lù l[ueslione del loro i 111pieg-o con linuo od. in :.el'tniltente. n.elator·e C. l.. Kcycs, D . M., pPof. aggiunto di cl1iPuPgiu e JWOf. di dePtnt.ìlolngia nel collegio rn~dico dell'ospedale B(}llovue, ì\'ew-York.
Se.zione V. -
OSTJ::TtUCJA.
1" QuisUone. Le c:uuse ed il Ll'aLI.arncnLo delle omor-rogi c non pu~rpeJ'ali dell'utero. RelaLoi'O Guglio~l m o H . B yfo1·d, D. M .,p1'of
d'ostetrieia e di ll1Utattie dello ùonnc o dei bambiHi nel collL:gio m odico di Chicago . 2' Ouistione. Il meccan ismo del tJ•a ~aglio naLurale ed .f.lrlilìciale sulle p~ l vi strette. Relalot·a Gu!!lie lmo Gooùell, D. A .,p!'Of.
di malattie muliebri ed infuntili nell'università di Pcnsil vania.
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VARIETÀ
3' Quistione. Il kutLameri!o dei tumot'ifibroidi dell'utero. Relatore Washington L Atte.e, D. M., di Filadelfia. 4• Quisiione. La natura, le cause e la profilassi della febbre puerperale. Relatore, Guglielmo T. Lusk, D. M., pro!'. di ostetJ•icia e eli malattie delle donne e dei bambini nel collegio medico dell'ospedale Bellevuo, Ncw- Yol'k. Sezione VJ. -
OTTAL.MOLOGJA
1' Quistione: Valore comparativo clei caustici e degli asu'ingenti nella cu1,a delle malattie congiunlivali e il miglior moùo di applicarle. Relalore Enrico sir Williams, D . .M., prof:d'otLalrnologia nell'univeJ'Silà eli Huevard. 2• Qaistione. Tumoee del nervo oLLico. Relatore, Ermanno Kn(•PP, D. M., di :Xcw-York. 3• Quistione. Malai.Liaaneuris malicadeli'ol'bita, ed esottalmia. r)ulsante, lcli'O diagnos i e CU1'U. H·~latùl'O, B. Williams, D. M., pro f. d'ollalmologia nel collegio medi.co Miarni eli Cincinnali. 4" Quisfione. La miopia progressiva o lo stafiloma postico sono da ripetersi da p1·ed isposiziom~eredi li! l'i a o possono essere dolot·mino.te da vizi di rel't"azioneche agirebber-o soLtol'inlluenza del musr.0lo cii iaee'f Helutore E. G. Loring, O. M., diNew-York. Se.:~ione VII. -
OToLoGrA
1• QrLisiione. I m porl.anza clell.eattamen to delle mal a We auricolari nei lot·o pl'ìmi sLacli, specialmen te quando derivano da esantemi. Helatorc, Albel'to sir. Bruck, D. M.,di New-Yorlc. 2• Quistione. Qual ò il mfglior modo di rnis urazione uni forrne dell'udito? Helatorc Clarence F. Blalce, D. M., istr-uttor-e in olologia nell'universitù di Harval'd. 3• Quistione. l n quali pt'opot'zioni per ogni cento cusi le membl'flnc del Limpano m·Lìficiale fanno prova d'esser pt'f!licarncnte vanl&ggioso~ H.elatol'c H· N. SpenceT, O. M., di S. Luigi. Sezione VIli. -
SC IENZA SANITARIA.
t• Qui.stione. Disposizione cd utilìzza;~, i one delle chiaviche c delle imntondezze. Relatoee Giovanni H. Hauch, D. M., già sovrinloodenle ·sanitario di Chicago III. 2• Quistion.e. Costruzione e v entilazione degli spedali. RclalOI'C Sbefano SrniLh, D. M.,p1·or. di chìl'urg ia ortopedica nell'università della cilt~ <li Ne w- York. . a• Quistione. Il sogg~tto generale della quarant~na ' ma ss1me riguarùo al colera ed alle febbre gialla. RelaLore G. M.,
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VARIETÀ
WoodworLh, D. M., chirurgo generale ispettore del servizio degli ospedali della marina degli S. U. 4• Quistion.e. La con dizione presente sull'evidenza concernente ai " ge1·mi morbosi, Rclatore Tommaso E. SaLterthwaile, D. M , di New-York.
Sezione I X. - i\fALAT'fJE M E NTALI. t• Quistione.. Gli studi micr·oscopici s ul cervello. Relatore Gualtiero H, Kempster, D.M., rhedico e sovrintendente dell'ospedale per i pazzi de l nord Oshkosh, \ Visconsin. 2' Quistion.e. Responsabilità dei pazzi per gli alli criminosi . R elatore l s acco nay, D. M., di Filndelna. a• Quistione. Simulazione di pazzia dal pazzo. H.elatore C. II. Hughes, D. M ., di S. Luig i, Mo. l~· Qzdstione. 1l nliglior provvedimenLo per i pazzi croni ci. Relatore c. H.Nichols, D. M., medico e sovrintendente dell'ospedale governativo pei pazzi, Wushing lon, D. C. l signori che intendano di flu• comunìcuzioni iutorno a soggetti scientifici o di pt·cnder parte arl alcuno dei dibattimenti si compiacciano di n oLiflcarlo a lla commissione pr-ima del t• di agosto, af'finchò sia lor·o ass~gnato un pos to nel pr ogt•ammu. Per facilitare i dibattimenti s aranno pubblicati ii1• eli giugno, o giù di lì, da ciascun relaloJ·c gli schemi delle loro noLe intr-oduttive, se ne potranno avet· delle copie rivolgendosi ai segretari per la coJ' l'ispondDnza. 1Lvolume delle trunsazioni sarà pubblicato quuulo più presto si potrà dopo lu chius ura del Congresso. Il banchello del congt'esso a vl'à luogo il giovedì 7 Mtleml.H'(~ allo (3,30 pomm·icliane. Il rcgisti'O d'iscrizione sarà apet· l.o giornalmente dal giovedì 3·1 agosto alle Me 3 po meridiane del 12 settembre nella sal.a del collegio dei medici, Angolo N. K via 13', e della LocusLa . Jn ogni caso hisognerù presentare le credenziali. La tassad'isct•izione (a cui non vanno soggetti i membr·i s lt'anieri) ("u s tabilita in dieci dollar-i o darà dl'itLo al mcrnbt•o ad una copia degli aLli del Congresso. l signori che pl'ell!lnno pm·te al Congl'esso polt•anno avere la loro corrispondem:a facendola tlì l'igeru a l c ollegio dc i m ed ici di Filadelfia, Angolo N . E. delle vie 1:36 edella Locusla, Fila delflu Pensilva nia. Havvi ogni ragione d i credere che uelle locande vi sa rà da alloggiarsi comodamente a prezzi ùiscreLi per lutti gli slranieri
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VARIETÀ
che visiteranno Filadelfia nel 1876. Si poLranno oLLenere più ampie informazioni rivolgendosi ai segretari per la corrispondenza. TuLte le comunicazioni dovranno essere dirette agli appositi segretari a Filadellìa. Il presente programma è pubblicato coll'autorizzazione del Comitato ordinaLore della commissione medica del centenario .
S. D. GRoss, D. M. Presidente
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Guglielmo B. Atkinson, D. M., Pine SLreet 1400, segretario relalore. Guglielmo Goodell, D. M., via 20• e Hamillon Segretari per la SLrect. cort•ispondenza DanieleG.BrinLon, D.M.,115.S. 7'14, StrecL. d'America. Riccardo G.Dunglison, D.M .,814 R. N.1 6'b ~ Segretari por la StreeL. corrispondenza R. M. Bertolet, D. M., 113 S. Broad S Lreet. estera. Filadelfia, marzo 1&76.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
A itle- ntémoire tlu métll'cin ·m iUiaire.- Recueil de no(es
surl'hggiène des troupes, les subsistances militaires, ecc., par· ÉMJLE HERMANT, médccin de l'égimcnt. - Bruxelles, Jibruirie militairo, C. Muquarùt, ·t 87G.
Nel leggere il titolo di quesl'opct•a, anzi fin ùa quando ci fu annunziata, accadde a noi, eomc a molLi aUri colleghi, che ct·cdemmo di V(3clere finalmente soddi:;;fa~Lo un antico nos tr·o d.csid(~rio; cioè eli avere con essa un libro che fosse il compagno, e dit•emo quasi il confidente del merlic:o militare- Dei nostri compugn i dell'esercilo, cruelli (e 5ou quusi lulli) rhe per gli eventi del servizio si sono, como noi, trovati a dover _pet' mesi e talora per anni inticri vivct• distaccali in villaggi, in fortezze o in accampamenti, sen7.a un collega cui chiedee consiglio, senza potere nè poetar seco i propei libt'i, non consentendolo la sca•·sa misura ùel bagaglio concesso, n è peocuearscnc da allPi, hen mollo volle nelle circostanze ditiicili ed urgenti della professione hanno dovuto rimpia11gere la mancan~u d'un Manuale che, lrasportabile dovu.rHJUC c:on facilità, fosse allora venuto in. soccorso alla difetLanLe memo1·ia. Questo desideraLo Manuale, non dovendo già set·vi1·c ad essi per imparare la scienza (che è da supporsi già studiata in ogni sua parte), ma sollanto n dchiamarne alla.menle qnel le speciali nozioni che possono più facilmente essere mal r icOJ'date, non avrebbe dovuto, a nosLl'o avviso, tra~tare di principii tcot•ici, nè rare la storia delle quislioni, nè diffondersi ad enumcr·are le varie opinioni o i molli metodi dali per raggiun get•e uno stesso scopo. Nel cont<muto di la l volume, essenzialrncntc prutico, aveernmo voluto tJ'OV;,l.rc soltanto le materie in poche pal'olc cltiamale urgentiora arl.is. E quindi sar•cbbestato ncccssar·io che racchiudesse anzitutto una
RIYISTA RlllLlOGRAFICA
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parte chirurgica; e in questa le operazioni di emostatica, quelle per i corpi stranieri da dovet'si estrarre urgentemente, le allr·e per provvedere alla soffocazione, le r·icbieste dalla ritenzione urinaria e dall'ernia strozzata; con poche aggiunte sulle diagnosi differenziali delle più dimcili lesioni traumatiche degli ar·Li e del Lr·onco, c sulla loro metlicaziono. Più breve di questa avrebbe dovuta essere la parte dala alla medicina; e perciò bastante se limilata alle diagnosi di alcuni m01·bi , cti quelli specialmente nei quali occorr·e la prova del1'analisi chimica, o microscopica degli escreati e rtei liquidi tìsiolog-ici o patologici; non essendo l'at·o il dimenticare le proporzioni se non la qualità dei reagenti da adoperarsi. Alla parte medica si sar ebbe bellamente fallo seguire un piccolo sunto di sintomatologia, terapia ed analisi tossicologica. All'igiene milital'e AV!'ebbe dovuto farsi un'allr·a parte e più breve, come quella scienza che essendo, di costante e diuturna applicazione, più diflicilmcnle può essere dimenticata ùal medico che vi ve fra le teuppe. E poicltè, come abbiamo già deLLo, il Manuale desideralo dovrebbe servire a questi nelle circostanze eccezionali ecl uq~enti, quando tr·ovasi nei compi o nelle fortezze, e non già quando essendo di stanzu nelle città può a(l ogni dubbio p1·ocurm•si libri che estesamente Li'aLlino della materia, cosi avremmo volLtto che nel nostro volume si discorr-esse brevissimamente di qnanto riguat·da l'abitazione del soldato n~lle guar•ni giOI .i, le vesti menta, l'aiimen- · tazione ordinaria; e invece magg:iore estensione fosse data all'igiene dei campi, e alle regole per pt·cwenireo combalter·o gli accidenU cagionati dalle esercitazioni e dalle marci e, o dovuti a certi speciali servizi. ·Utilissima appendice all'igiene sarebbe stato un piccolo trattato di chimica Lrornalologicae far·maceuLica, risLretto a ricordare e a f'ur· riconoscm·e le allei'azioni o ftllsìfìcazioni delle ordinal'i.e sostan:co alimentar-ie delle ])<wancle> e dei medicinali più comunemente usati. La profilassi delle rnaloLLie endemiche ed epidemiche, con i n1ezzi per impedirne la diffusione, per disinfettare l'ar•ia, gli allogginment.i e gli oggelli di at'J·eùo militare sar·ebbe stato un alLI'O importante capitolo. L'ultima parte del Manuale avl'ebbe dovuta esser dala alla medicina legale militare, col riportare l'elencO delle malattie che esimono dal servizio militare, e le varie categorie di quelle che danno diritto alla giubilazione; c ricordare brevemente i mezzi di eicon oscere le più frequenti simulàzioni c finit'e colle norme per gli alti da farsi in iscritto nelle diver se eventuali là .
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RIVISTA
Questo ù quanto avrebbe dovulo contenere il desidet•ato Manuale cl•o, ra tto con iscientifìco laconismo, non sarebbe stato, crediamo, di mole supet·iore ai volumi detti tascabili. i\llora avrebbe potuto met•itamenle tencr·e il lilolo di Jt ùle-mémoire du médecin militaire; e que;;Li non avt•cbùe avuto a dolersi del posto che, tolto u qualche oggello ùi put'a uecessità, gli avesse cinto nella cassetta t·egolamentat·o cl1c l'accompagna n ella vita tlel campo. Ma, cosl pat•lando, non iulendiamo di menomuro il merito del D. Hermant se il suo libro rassomiglia tanto poco allo , schema di Manuale che abbiamo celeromenle e imperfellomenle tracciato. D'al LJ'onde ogl i, nel mellnr mano nl lavoro non è stato guidato dall'idea che a noi il desiderio, o> diciumo meglio, il bisogno avea fallo nascere. Nella bt•evc prefazione l'autore dice, che incaricato di fnre dello conferenze (l'igiuno aiJ'ospcdale mililut•e di Bruxelles dovè prendere appunti o nole pe1· proprio uso, raccogliondolo da molti autot·i paesani o l5lranier i; e poscia ctunndo conclonsundo tali appunti in un \'Oiumu lo fece andar pel' lo stampe col titolo riportAto, non ebbe oiL1'a pr·ctensione che di risparmiare ai colleghi le fl'lLirhe toccate a lui, o di mettere a loro disposizione sotto le f01•me d'un :\Iunuole, il più possibilmente conciso, gli ammaestramenti pratici sp:u·si per enko numerose op01·c. ~.oi di buon graclo diamogli allo della onesta intenzione, c dcssa valga a crescoJ'e per qua n Lo può il merito dell'opera stessa. La qnale opera è clivisa in tre parti . La 1', che s i esten<le per oltre i due toJ•zi del volume, s'intitola dall'igiene m ili lat•e. Chi ha letto la classica opel'adel D. Morache che porta lo stesso lilolo,uon i speri di trovm·c in questa nulla elle l'interessi sotto l'aspetto scientifico. Come cose pe1·ò speciali ùell'esercito helga abbi$mo trovato, qua e lù, delle notizie che t!lu·emo pm·cumcn le ai nostJ•i IPLLori. Non sappiamo quanto sia lat'go lo spazio che secondo i regolamenti dt quell'esercito deve slat·e fra due l etti noli<> caserme; deve esscL·o però ben poca cosa, perchè il D. Het•man t fa voli che fosso portato a f10 cenlimell'i. ll nosli·o Regolamento di disciplina nell'allegaLo 10 (1sll•uzione per l'igieno della lruppa) pr·oscri ve che i letti siano distanti 80 con Li metri l'uno clall'allt·o. L'autore ci fa pure conosr.eJ•eche il set·vizio sanilat•io nel Belgio non compot•la l'esistenza delle infermerie I'cggimenlali, che funzionano in Ft·ancia e pt•esso di noi con tanto vanla~gio del soldato, dello disciplina c del budget mililar.e. Il D. Hel'want non
BrDLIÒGRA.FICA
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le approva perchè le crede piccoli ospedalì, mancanti di r1uanto occorx·calle cm·e, ecc. Propone invece una sala di osservazione, dove gli uomini esentati dal servizio farebbero un soggio.rno provvisot·io prima di essere inviati all'ospedale; e neLfralle~npo swebòero clll'uli con pl'esct·izioni clietetichf;l e medicinali. Le nostre infermel'ie ser vono benissimo a questo scopo, nonchè a quello ili curat•e le leggere malattie e la scabbia; la cura della quale presso H corpo è uno dei desideri che il D. HermartL spera ili veder compiuto nel proprio paese. Trattando delle vcstimenLa, dice: !l porto del cinturino sotto la i unica ci semb1·a indispensabile nelle nostre tenute. Questo suo desiderio e già presso noi una reuHà per gli ufficiali di ogni arma e per quel1a parte di truppa che ha già fatta la tt•asfor roazione dell'antica nella nuova tenula; per gli altri è quisLione di tempo, essendo stato adoUato il principio. Notiamo ancora che il !'soldato belga non va fornito, fra gli effetti di corredo militare, dì fazzoletli ùa naso. Un lungo capitolo è consacrato aTia organizzazione delle ambulanze, ai lreni sanitari, ecc., materia questa che ,starebbe assai meglio in un tratta Lo di chirurgia di guerra, anzichè in uno d'igiene. L'esposizione non pertanto è ben fatta, e rivela nell'autore uno studJo speciale di tale argomento. Degno di lode è pure iJ capiLolo sull'epidemie; notiamo però che nell'etiologia dei morbi palustl'i dice cbe le analisi le più minute non hanno potuto fate scoprire negli efTI11vi delle paludi alcun gas particolare, n~ altro elemento tossico, di cui l'azione hastasse a produrre la l'ebbre, e prosegue affe1'mando elle la natura intima dol miasma è 1·estata s inora sconosciuta, cb e la chimica e il microscopio sono impotenti a conoscerla. I lavori del Selmi, del Gasparin, del Balestra, del Baccelli, del Lanzi e Terrigi,, ecc. , non sono ghmti sino a lui. Nella pr-ofilassi del vàiolo riferisce l'opinione del D. Vleminckx: che sino all'eta di 25 anni _la rioaccinazione è generalmente inutile. T nostri colleghi dell'esercito sanno quanto l'espel'ienza contJ•addice a questa sentenza. L'ultimo capHolo de11a 1' parte Lt'alla dei disinfettanti. L a seconda pà l'te dell'A ide-mémoire è i n Litolala: Sussistenze. ln.4 capitoli discorre dell'acqua potabile; delle bevande (alcool v.ini, birra~ aceto, latte~ calt'èJ cicoria); degli alimenti (cereali: farine, pane da munizione, patate, carni); dei condimenli (olii, zucchero) sale) pepe) burro); ne descrive le proprietà, la diffe·
.. 4.00 RlVISTA renza fra la qualità buona e la catLiva.; accenna alle varie sofisLicazioni ed ai mezzi di. scoprirle. Noi lodiamo sinceramen'te questa parte. Con fllcune rnodificazioni che vi dessero un ordine migliore e 1acendo la scelta dei mezzi più praLi ci fra quelli che addiLa, ossia togliendo qualche cosa e qualche altea aggiungendone, qnesli capitoli li avr·emmo volentieri tr•ovati nel Manuale che eercJwamo. Diciamo lo stesso per le prime pagine delle pochB che formano la let•za ed ullirna parte. Il p:rimo dei due capitoli in cui ess a è divisa tratta d<~i caratteri fisicì e chimici dei più nsitati medicinali, dando i precelti e metodi pcr-
èOnoscerne le soflsLicazioni più frequ enti. Queste conoscenze analitiche, che slilggono con tanta facilità dalla memoria di chi non è rrecruentemenlo in dovere di farne uso, riescono di grandissima necessità in molti casi; n è vi si potrebbe_sopperire in altro modo. L'ultimo capitolo, ove sono raccolte brevi nozioni sulla composizione di alcuni liquidi fisiologici e sulìa loro a ltet·azione, ossia sul sangue, ·urina, bile e sperma, ci pare un fu or d'opera, una superfetazione che non J1a nessuna corr·eluzione col rimanente. Conchiudiamo. L ' .t1 ide-merrwire du médeein 1n ilitairc) del D. Herrnant, m erita poco questo nome, e non può servirB agli ufficiali sanitari dell'eseecito n quel .modo che, per dare un esempio, .l'Aìd~-ménwire de medecine, chù•,u·gie et accouchements, del D. Col'lieu, seeve al medico condotto ('l). Esso, non pertanto, contiene buona nozioni d'igienemililaee; e a chi non è fornito di migliori e più esLese opere, riuscirà senza dubbio di non poca utilità. Patologla e '!f'eJ•t~pitv. metlicale speciale, redatLa dal D. H . v. ZJEMSSEN. - Napoli, 18ì6 (2). Infezioni per veleni animali. ZooNOSI.
Dal Bollinger è dibcorso delle infezioni per veleni animali, dei quali ra risaltare la geandc facilità d'essere assorbiti dal (l) Per quanto 1·iguarda. la chirurgi<t militare raccomandiamo ai nostri lettori un prezioso manual~ di un medico militar·e inglese, ll chirurgo J. H. Porter. Questo libr•etto, che fu onorato del pt·emio dato per l'anno 187.1 dall'imper·at·r·ice di Germania, porta il tilolo: The s1wgeon's pochetòook, etc. - London, Charles Griffin a!ld Company, 1875. (2) Vedi le condizioni d'associazione n'e lla 3"' pagiua della copertina.
BIBUOGRAFICA
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corpo umano, mentre è poca la dispos izione degli animali per i contagi umani. Prima tratta della morva, cominciando da quella degli animali, dU~,ui porge alctmi c-enni stqri(~i; quindi viene all~:~ quis l.ione se la mm·vo. si produca esclusivamente per contngi.o o anche per sviluppo indipendente, come credettero avere sperimentalmente provato Renault o Bou ley, e concludo cot dit'c lo sviluppo indipendente non esset•o dimostrato. Quanlo alla via di trasmissione del vu·us morvoso ei nega che sia sempre quella della petlo e della mucosa nasale, facendo osservar·e che spesso avvif,me il ~on tagio pel semplice avvicinamento eli <'avalli sani .e morvosj e per la dirnOl'a in islnlle ovealbergaJ•ono cavalli ma"lali ùi quesL'affezione, e quindi ammette la entrata del virus morvoso coll'aria atmosferica e forse talvolLa ancora cogli alimenti. E così dice spiegarsi quei casi che erunsi a:LLeibuiti a SYiluppo spontaneo, sia che la mor·va fosse trasmessa da animali che non avevano nè scolo nasale n(l morva cutunea ma solo la morva poi monale, sia che animali malati di morva , ma apparentemente in isla.to eli salute venissero dopo coelo tempo a presentare le \3-lterazioni Cùl'aLLerisl.iche del naso, ùella p6Ue e delle ghwdule. . E nota che le ulcerazioni nasali s i producono, qualunque s ia il luogo da cui penetrò il virus, come egli provò sperimcnlalmenteinoculand'olo agli animali in varieparlidelcorpo. Il virus mcrvoso, ei elice, non solo è racchiuso nei prodotli motvosi specifici, ma anche nel sangue e nelle varie escrezioni e secrez;ioni. Il traspot·Lo potere aver luogo col mezzo di va l'i oggetti di uso, per l'accoppiamento, lo :allattamento, la ePec)ità. Inclina con Gel'!ach a negare lo sviluppo autonomo della morva. Dimostr a insussistenti gli esperimenti e le conclusioni di coloro che considerano la morva come una forma di piomiu.
Crede che la ìncomplel.a conoscenza dello sviluppo della morva fosse il fondamento sul quale sorgeva l'editìzio dello sviluppo spontaneo della morva, e specialmente a La! riguardo consideea il lungo rimanere latente della m or·va cronica e il .faLlo che spess0la morva ha sede nei polmoni, nella trachea e nella laringe. Ricorda poi che la morva, olLr-ccllè nel cavallo, occorre frequentemente negli animali dello stesso genere (asino, rnulo) e può essere trasportata sull'uomo e su lutti gli animali domestici, tranne il bue. Venendo alla anatomia patologica, dice esserelealtcraz.ioni
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1\IVISIA.
contrassegnale da una neoformazione specifica la quale si presenta in forma circoscritta e dinoduli, ovvero diffusa cd infiltratn; che questa ncoformazione ha tendenza alla distruzione, alla ulceJ'azione, aU'ascesso, che sua principal sede sono la mucosa dell'apparato respiratorio ed i l cellulare sottocutaneo, e nel cavallo vi pal'lecipano regolurmonte i vasi linfaliri e le glondule linfaliche. Di questi noduli dà una minuta descl'izionc, fa cenno della loro struttura microscopica, che dice risultara da cellule quasi rolonde che il più delle voHo non sì distinguono dai: corpuscoli del pus o si ayvicmano ulle callule pollide o grandi delle granulazioni, specialmente nella morva cronica. E questa dcscl'izione è illuslt·ùta da figure che rappresentano i noduli, le ulccJ'azioni e le cicatrici che no risultano. La morva intiltt•ata, altrimenti detta infìammaziouo ncr·vo!'ltl, dice avct' luogo sollanlo nella morvn suhaculu e cronica e slabilil'si nella mucosa na~le, nelle cavilù accessibili del naso, nei polmoni, nella pelle, nel tess uto soUocutanoo, rarDmenLo JJO!la lAringe e nella trachea; aver somiglianza con la semplice infiammazione e fucilm(:nle porgere occasione alla rormuziono eli indurimenti e di cica Lt•ici. Quindi accenna che mentre nella inoculaziona della morva lo s tadio delle incubazioni ò :) a 5 giOt'oi, r aramente di più, nella trasmissione spontanea al contrario passano sf'llimanc o mesi prima che si alfuccino sintomi appaeenli del male. Ei pensa che ci.ò derivi perchù, sal vu l'aff~zione primi ti v a della pelle e della IT\I~cosa nasale, è guarita e non pertanto avviene Ju infezione generale del sangue o localizzazioni agli ot'gani interni; ovvero la mot·vu si lr·asmiso per virus volulile, ed essa ha già prodotto lo sue allcl'uzioni locali nei polmoni, nel la trachea, n ella laJ•inge, nella parte supcriOJ'P.della cuvilà nasale, mentt'e in apparenza l'an imale non dù segno di essere n1alato. Dopo poi aver e esposti i Rintomi della morvo. acuta o cronica, ricot·da come spesso la diagnosi sia molto difficile c talora impossibile, e come quulcho volta possa andare confusa con le affezioni eatart•ali sompUici della mucosa nasale, delle cavità accessorie del naso (cimur'L'O) e cou le affezioni tlifleriche e mucose della cavilà nusule. Discorso della mor\'a degli animali, passa alla morva dell'uomo che distingue, riguardo allu etiologia, in quella che si manifesto ìn causa di una iul'cziouo riconosciuta cd in quella senza dimostr·ala infezione. Apparlengono al pl'imo gruppo
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quelle infezioni nelle quali il virus penetra nell'organismo a ttra verso terite delle mani o per la mucosa nasale baccale o pel' la congiuntiva oculare. RiLien(~ che il eibarsi di curne di cavallo·possa essere una èausa della morva; probabilmente !a cottura distrugge la virulenza, ma gli alli del tagliare la car ne, del pvepara rla, ecc. sono probabilmente modi acconci a trasmettere il contagio. Al sec<mdo gruppo appar tengono i casi d~termina,Li da sostanza infettiva volatile, e questisono da aromettersi quando l'affez'ione cos Lituzìonale-}Jreceùe i sintomi locali. Tre forme distingue di morva: l'acuta, la subacuta e la cr onica . Sulla sintornatologìa ed anatomia patologica si diffonde ampiamente senza molto dilungarsi dalle cose dette nel traLt are della morva del cavallo . A vv~rte essere sposso difncile Ja diagnosi specialmente in principio di malattia o quando manca Yanamnesi; accenna alle malalLie con le quali potrebbe sbagliarsi, il1•eumat.isrno1 H Lifo~ddominale1 la pjem~a, 1a sifilide, la Lube:rcolosi, nolandonc le dillerenze:. La prognosi dichiara assolulamenlc infausta solo per la mot•va acuta; nota che rli 38 cap.i. dl mòrva acuta, gunrl uno solo, di 7 di subacutu. 2~ ùi 34 di morva cronica '17. Importante la profilassi, pt·essochèvana la terapia; un regime ricostituente e Lonko vale r meglio tU qualunque Lratturnento terapeuLico. Alla mo1•va segue il carbonchio. Comincia dal tl'acciare la storia di quelìo degH animali; accenna essere stata dall'Heusingei' dichiaraLa la pus Lula maligna una neurosi da ma!ariu, ed il Yi.rchow ammettendo la natura miasmalica inclinare a dconoscel'e come causa della pustulu malig na un ferrnenlo specifico. Ricorda essere staLi PollendCt' e Braue}l i prirni nel riscontrare nel sangue de~l1 animali atfetLi da carbonchio una quantità di sottHissimj cot',Pi allungati che pél' la forrttu e l'aspeLLo somigliavano molto ai vibrioni~ c il Davaine averli dichiarali come batled, e che per disLingLterli dai batterì della putl'efazione capaci di movimento li appelli hattel"idi c li riconosca come veicoli del coolagio. t\ ella eLiologja del carbonchio, rileva la importanza della natura del s uolo) cliscu Lo la teol'ia dellù natur·a pall)stre del carbonchio, e conc:ludecssere cosa certa che la terra e le condizioni lopograOche costituiscono un fattore principale nella .PI'Oduziono del ctwbonchio, ed inclina ad aLlt'i})Uire al suolo
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l 'ufficio di veir..olo, in cui il vit•us del C81'bonchio ,, consPrvato e mantenuto i n vita, o riticmo che il ctlrhouc!Jio abbia ,la snfl principale sorgente n el contogio che rat•umente i• Ji1·ctlo, mu orùinariamento h·asmesso tla vPicoli inle1·modi, essendo l}uesto virus ll'tl!>pol'labilissimo. l veicoli più comuni accenn a essct·~ le parti degH animali malati o m orli, l'uomo ~>d aiLI'i animali, in spec·inl modo gli insetti, e lì'fl questi In m oHcho; gli ull'n~ili dalla !;tu ila e i fOJ'u!!:..d Discorrendo llrlla natura del virus carbon chioso trwna nllu cJUMLiono dei hflllet•ì, nei quuli t ipo ne In c·ou!-5a conlogiosn spiPgamlo i falli rhe si adducono di inoc·ulazioni eseguite con sungue pl'ivo di bnLt.crf, pel'd11'> m ollo rliflicile f> la l ot·o osBPl'vozione speciulnwnte quantlo c;ono in SC<ll'~o numero, e pcr~hè IJIIUilrl() non esh.Lono hall,•t·l, esi!"lono i gN'mÌ! di <'::>si iu rormll di ~reru lc, qunl i c~gli spcr-itnc•n Lal menln e 1nict·nscopicumen Ln lm polulo tlimnsiParc. Quanto ul modo di ugir e clei l nlleri, oi riliPne che nei cusi di cal'bonthio upopiC'llll'orne, rho sono numCI'O!'i negli an imali domc~tici, i hnllf'l'Ì che in uume1·o immc•nso trovan!'i nel l:-anguc n::riscono tl'i::<Cll'henlio con grande uv idi là l 'ossigeno eh n soL~t·nggono n i cor-puscoli t'ossi cl el sa nguP, ertuipaJ·mHlo co~ì la rno1·Le pet' Ctwhnnchio u 'ruolla per lo avvl.'lcnmnent.9 ron J'ucido cinuidt·ico. l'\ei cusi di cad>ouchio 11 COl'l'lO lc>ulo e •tuando il sangm· contiene c.:olo g •J'IIll '" b atL:!l'l, ei pen!'a che pt·obabilmenL • ~~ pr odur:u1n 111 modo SPeonc!ario nc·d su n gue stesso Altr'i ve> h~ 1 1 i chi rn i('i ('h e cof\Li tu ir:;cono l n cnuc;a de lla ·rt:'bhre e degli allt•i si11l<~rni. P o;.cin viene ai ::;in torni e chsLmgu<' il cnl'lmnchio in t t'e forme. 1• Ca1·honchiu opoplellifm·tnH. 2• Carbonchio acuto. 3" Car·bonc!Jio subucn lo . .:--1~>1 cm·honcllio upoplellil'o1·nw gli unimali s Ll'll lllt1 zwno c:orne colr•ili d n npoplcssin o llluoiono quusi i sLnnlanl'am<'ntc in mezzo alle cnn\·ulsioni. Rt•lnliYameniP alla progno«i dice nscencll•re lu mort.;llilà n el ca vA llo c nel hllt.J al 70 prr •;,. Pone iu t·i li 3vo In intpoplanza clellu pt•ofila>'si <> spcciulnwnl<• l'accul'aln disinfezione, l'assoluto allontanamen to dci enclnveri cal'l.>onchiosi, clello maLeric fecali e eli luLli gli og-tel i ui qua'i pn~-;ono <-•Ll.aerm•;;i parlo dcll'anirnnl~ ummnlalo, il rll~cacctRrHt'nlo de;.!li inseLli; lorht rucido l'r,nico til come mHzzc) fJI''O iila llieo cile come ngentc tc•l'l\poutico. Quindi passa ul cm·honchio umono, di cui nn?.i Lu lto nl'gu la pt•o:.lu:liOne spontanea eù int!Jca le ùivcr:-~c manie1·~ onde ha
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luògO il traspor to del !}t;~rboncbio sull'uomo; e sono: 1• Lainocult1Zione diretta del :virus, corne succede nelle persone cosLreLte dal loro mestiere a trattar e con animali caJ·!Joochiosi ~ loro avanzi. 2• L'alimentazione con carni di a.nimall cal'bonclliosi, come pure col hHLe o col burro di essi animali; potendo il virus peneh·ar e o per una piccola escoriazione c.pi lclialedclle labbra o della bocca o p ar. la via del tubo d igestivo, o per• la vi6 dei polmoni durante il pasto fallo coi cibi l'ÌC'OJ~daLi. Arom elle che la cottura il più delle volledisll'ugge il virus, rnanon crede che segua costantemente e sicuramente; e poi dice che in molti ~asi è rliffi~ile distinguere se il cibars.i di queste carni o il toccamenlo diretto sia lu causu tleliù inf~~zi onc. :J• Il teasporl~ col m ezzo di animali ùomeslici speci.alrnente inseLLi (moschE~.) stati in contatto con animali cm·boncbiosi. 4• Tial'aments il con tagio da uomo a uomo. 5' Il trasporto per mezzo d ùll'nt'ia inspil'aLa e d~gU nlimcnli. Appa:rtengoi1o a cruesLa ma.nic::ra i casi di infezione interna, e fr-a 4.11estii, quelli ultimamente descritti tli carbonchio intestinale. Pet•la si.nlomatologiacons iclera le forme di i nfezione interna e dellé infezioni. esterne; e Lra ques~e distingue il carbonchio prh11a1'io e l'edemn carbonehioso, o edema malig no del Bout'geois, o carbonchio diffuso eresipelatoso del Vircl1ow che l1a sede ordinat·iamente nelle palp?,bre ma può avvenire allrove e si ricono;:co Jal cl;lrh(mchio ordinat·io o pustula m aligna per la mancanzù della vescicola e della Cl'Osta primitiva . La. infezione inlema dice aver luogo p::l ca n ale rligerenle o pet· lo &.J>par(lto t•espirato.••io. In questi ultimi anni è stato desrJ•itlo il carbonchio intestinale che s i distingue per la peontr~zza della ma1uLtia, il corso rapido con fenomeni Lumulluosi, fra quali specialmente il vomito, la dial'reo, la nausea ed il P l'Onlo collasso. Al Lampo s tesso possono compal'il'e localizzazioni alla pelle e alle mucose "isib.li. Dichiara non dtfficile la rliagaosi nel distrelli carbonchiosi, d itli(~i li ssi m•I quella dei ca1·bonchio i n Lesti nate, l'esnme rn icposc:opico uel sangue impot·Lonle quando presenta i batterì filirot·:ni ca ralLerisLici; ma quesLi poter mancare nei pt·ir:ni stadi della malatliu ed anche più t.ardi; al conll'ario l'aoultsi micr·oscopica del ca•'bonchio cutaneo indispensabile, la l>l'esenza dei h a LLerì n el caJ·l)onchio rigum·darsì c:on1c patognornonica. Bose della lel'l'lpia la distruzi one J•adical è del mof'bo locale nelle alfazic.ni estet•ne. Al maniràslarsi dei fenomeni ge-
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n erali e del carbonchio interno preconizza il chinino e l'acido fenico. Altra malattia di cui tJ•atLa è la rabbia, prendendo principio da quella dei cani. DiscuLe la dottrina dello sviluppo spOJd:anco della rabbia, facendo cenno delle di verse cagioni a eu i ò stu ta a ttribuita e conclude c l te come tutte le malattie infettivo la r abbia non nasce mai spontaneamen te, ma suppone necessariamente il traspot•lo del virus specifico rabbioso: tutte le altre condizioni, come le stagioni, la temperatura, la mancanza di libertà e di sod1lisfacimento allo islinLosessuale, l'etù, il sesso, la l'azza non poter t"igunrdarsi come cause diretto, nò l:Om(\ disponenU. Diee osse t't~ moclePaLa lo disposi7.ione alla rubbiu, non ammalare elle i'!. o '/ 3 degli ~tr"litnali inoculati o mcm,:;i; spesso, per ignota cagione, noa a v venne il contagio, non ostante le piu ravoJ•evoli condizioni; cita gli esempi di cani cbfl t'esistettero a eipetule inoculazioni. Quindi espone le espcl'ienze di He1•hvig sulla alimenlazione con car ne di cani al'l'abbiaLi che riuscirono sempre negative, e r1uclle dclBresc.hetdel pari n eg-nLivc fuLLc inoculando b l'andelli di muscoli, di tendini, ùi tessuti tolti da cnni rabbios i, e <tuelle col sangue esegui te cl.tì Lcssoua, Henau lt ed altri; da cui con clude esser e e~ tr·omame nte ral'l i mo< li di Lrasporto cl ella rabbia che non consistono nel mot·so <l'animali rabbiosi. Quanto ai sintomi dislinguc la rabbia ful'iosa e la rabbia LrtlOcJuilla. )l'Hlla l\ll·iosa considera tr-e studi: ·t• Lo slndio pl'od.romale o mela nconico. 2° Stadio iniLaLivo o maniaco. 3• Stadio paralit.ico. Segno qnasi patognomon ico, una speciale L\lLcJ·ttzione della voce. Qu indi eliscO l'L'O dHlla rabbia urnnnt\ . Ct·ede mollo probtl bile cho i cani p 1·oducano col loro morso la malattia sull'uomo, anche durante la incuhazionc della rabhia. ll Ll'<:tspot·to della rabhia. per accidcnlélle lcrita nello es~guirc l'autossia di cani arrabbiati dico non esse1'e slalo tlimo::;li'Uto con o(\l'tczza che una sola volt<t . Nn n osLanLeeonsigliu cautela iLt<JUCste aulossie . Su 100 uomini tn<)I'SÌ da cani al'l·nbbiaLi ei fa sapet·n cJw n e ammalano c muoiono c.il'Cf-1. H; ma se vi Bi comprendono a n clw i cani sospetti, ne ammalun'lbbero e morir·ebbeJ'O solo l'H pc t· •!u· Dichiara molto inccr·ti i casi di tru::;po1·to della rabbia du uomo a uomo, quantunque non possa rneltet•si in dubbio la possibilità ùi queslo trasporto, come ne fanno fede le irwculazioni riuscite dall'uomo sugli animali.
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Anche nella rabbia umana distingue tre stadi: lo stadio prodromicoo melanconico; lostadioirritativo idrofobico; lo stadio paralitico. . . . _ La pt·ofilass i ra consistere principalmente nelle dtspostztont governative intese a diminuire il numet'O dei cani, affermando che la arande diffusione della rabbia canina in cerli anni è prodotta e~senzialmentcdalcallivo ordinamento deglistab!limenti veterinari da insufficienti regole di polizia municipale o dalla loro manchevole applicazione. Quanto alla profilassi speciale ha fede negli effetti della cauterizzazione, ma preferisce al ferPo rovente i caustici chimici che penetrano facilmente in tulle le ineguaglianze ed angolaritù della ferila; e fra i mif;liori metodi repu_ta quello di Brefeld che consiste nel lavare bene prima la ferita con debole soluzione di r>otassu o meglio con soluzione di acido f'enico, f'. quindi cau~eri:~.:t.:are con la potassa, e per· più settimane m antenere la supptH'a7.ione. Fra le malattie che souo trasmissibili dagli animali all'uorno ricorda anche l'cif'te epizootica degli animali, che è unu malattia ucuLa di infezione la c1ualo attacca pt•ereribilmente il bue, la pecora, li porco c la capPa, raPamente il cavallo e più raramente ancora i volatili ed il cunei ed è caratterizzata da uno stato moùero.lamonLe feblJr·ile, dalla rorm~azione di vesciche ed ulcere sulla mucosa della bocca, (sLomatite aftosa), alla corona eù alla fenditura degli zoccoli accompagnata spesso da esantema pustuloso ulle mammelle. All'uomo è trasmessa il più spesso per l'uso del latte non bollito di vaccltP. inferme o per diretta infezione di un punto piagato specialmente alle mani od alle dita, e questo secondo modo ha specialmente luogo mungendo lé vacche affetlc da questa malattia. Quando è trasmessa per mezzo del latte, la malattia si manifesta con la produzione di v escicole alle labbra ed alla lingua eù anche al palato dUI·o e alla faringe, le quali dopo uno o due giorni si rompono, lasciando delle piccole ulcerazioni piane di colore rosso scut'o. A questi fenomeni siaccompaanala t'ebbre . t:> ' dolore e arrossa:nen Lodellamucosabuccale, tumefazione delle labbra, difficoltà. ad ingbioLLif'e, ecc., e si a,çr(l'iungono seo-ni di . ..... v o catarro gastro-w Leslma le ed un esantema vescicoloso alle dila ?d alle mani; e questa eruzione ò la prima a comparire quando tl trasporto del virus ho. luogo per l'atto del m ungere. Il corso
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niVISTA BJilJ,IOGRAF!CA
mite, laprognosibuona, la profilassi sicura, la terapia semplice e pres!:'OChè negativa. Chiude il libro un breve capilolo sulle punture degli inseLLi (api, vespe e calubroni) e degli aracnidi (~corpion i, ragni) c dei miri apodi (scolopcndra), cd un nlLro sulle morsicaLure dei !:ierpenli (vipera, serpenti indiani).
11 Dire'Ltore
P . E. MANAYRA Colonnello medico, ·membro del Comitato d·i sanità militare.
11 Redat.Lore
O• FRnR't'JCO Tost capitano medic'o.
NU'riNl FEDERICO, Gerente.
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C. A ·
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MEMORIE
ORIGINALI
APPLICAZIONE
DELI/ APPARECCHIO SILVESTRI-ESMARCH A)IPUTAZIO NE DE LLA CO SCIA PERSlNOVITK SIEROSA SUPPURt\TA D~L GINOCCHIO
Scopo precipuo di questo scritto è quello di riferir·e sulla applicazione dell'apparecchio emostatico del Silvestri-Esmarch, effettuata nello ospedale militare di Illessina nel mese di giugno, in occasione dell'amputazione. di coscia, eseguita dal capitano medico sig. Perondi, sulla persona del sergente _Bllena per gono-artroratia gra.ve sinistra. Ciò facendo mi sarà dato constatare 1110ltre che anche in questo ospedale, non appena se ne o.ftèrse il, destro , si_volle porgere Ufl contrihuto qualsiasi allò studio dell'anemia artificiale mercè la fasC'iaOira elastica, proposta dal Silvestri, e perfezio'nata 0r sono più di due anni, dall'illustre professore EsmarcP,. Ed jnvero a noi medici rnjlitad, più che•agli ahri ancora, si addice senza dubbio coltivare con interesse un tale studio, essendo eh~ quella fasciatura, P.raticata allo scopo di ottenere l' emostasia durante · le g1·~mdi operazioni sugli arti è chiamata, per uniatorn:aze di medictna mt(Ha-re.
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.. 4•10 APPLICAZIONE DELL' APPARECCHlO SILVESTlU-ESMARCH
versale consenso dei chi rurghi, a prestarci immensi servjgi sui campi e negli ospedali di guerra. Prima p erò di tenere proposito di quell' applicazione, piacemi esporre la storia del caso che ne fu la cagione, e mi lusingo di non far cosa vana del tutto. L'interesse che questo caso destò nei colleghi che l'ebber o ad osservare, per la sua rarità, per la forma del processo mo1·boso e pel complesso della .sua fisonomia elinica, ·fu anche imporlan te per l'atto operati vo di rilie vo ché richiese, nonchè' per l'esito feli0e da cui venne coronato, e mi persuase della oppo1tunità della sua storia; la quale, dopo tutto, varrà a dar ragione dell'atto demolitivo cui si ricorse, malgrado ogni propen:. sio ne per le tendenze conserva ti ve che dominano oggi di la chirurgia . Dovendo poi re ferire sùlle conseguenze dell'applicazione del nuovo apparecchio di emostasia, l'opportu nità d! questa storia mi apparve e video le, e senz'altro mi accingo a Lracciarla . '
r.
Anamnesi. - 11 sergente Domenico Ellena, nativo di Marmora, provincia di Cuneo, ed appartenenle al ~l o distretto militare (Reggio-Calabria), è un giovane di 2'7 anni, di temperamento venoso-nervoso, di cosLiLuzione delicata e di abito esterno macilente . Di f~.miglia sanissima di coloni, prima di esser- militare, se non potè vantare gntn robustezza, fu sempre buon lavo n:tlore, e bbe il bene di non soffr-ire mala ttia alcuna di rilievo, ed ·estraneo ai vizii della città, non contrasse mai contagiane sifilitica, nè tampoco abusò di alcoolici, o di altra _c osa nemica alla salute. Della classe di leva 184-9, nel gennaio 487 11, fu accolto sotto le amu nel 21 ° "r eggimento fanleria, o ve,
., Ii'l" .~MPtJTAZIONE DELLA COSCIA, ECC.
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4 4 '1 prima da soldato per 7 mesi, indi d;:t càporale per 3 mesi, :fu seml?re di buona salute e zelante Mlle fatiche mìli~ari. Da caporale furiere, nell'aprile del 1873, essendo st'll:to posto a dormire in un locale umido, princip\ò ad avvertire qualche molestia al ginocchio sinistro' che si gonfia v n anche di quando in quando.l\ialgrado ciò, seguit ò a disimpegnare i suoi servizi fino all'ottobre dello stesso anno. In quel mese, mentre era distaccato a.~lonteleone, essendoglisi fatti più molesti i dolori al ginocchio ed il gonfiore più vistoso, fu costretto a ricoverare per 15 giorni nell'ospedale civile di quel paese, dal qua'le, curatovi col riposo dell'ar·to, con le applicazioni di tintura di .jodio e di pomata stibiata sulla gìuntura· aff.erta, ne potè uscire apparatamente guarito; e tanto che , passato sergente nel novembre consecutivo, potè, senza serie molestie, attendere alle proprie occupazioni, e nel febbraio del ·1874 andare fin'b a Cuneo a prendere un drappello d'inscriLti destinati al 2·,1,0 reggimento allora di sede in Reggio·Calabria. !\itornato ai primi di marzo, mentre principiava ad avvertire una qualché maggiore molestia al ginoechio affetto- causa al certo ìl lungo e malagevole vwggio - un giorno 1 al momenro. in cui àccudiva alla istruzione delle reclute, battè contro terra la malaugurata giuntura. Sin da tal momento essa si _fece più dolente, più calda e p i Ll gemfJ.a, e tanto, che il1 5 dello stesso mese fu costret'to a:d entrare nello spedale militare di Messina. Ammesso nel servizio chirurgico dir·ello allora dal maggior·e medico Ard[zzone, e curatovi quindi lunga~e~H~ con_. la fissazi?n~ de~~embro ~ ~e applicazioni JOÒrche, gh unguenti nsolutm, ne fu hcenzrato st1llo scadere dellugli.o assai migliorato, e spedito alle terme d·' Ischia~ In quaranta giorni di èura colà poco migliorarono. nell'Ellena le cqndizìoni deli'<Ùticolazi-o ne1 affetta, la quale pei·ò si. prestava ancora ad una lenta e non · '
.. .i-12 APPLICAZIONE DELL'APPARRCCDIO SILVESTRI-ES.llARCH
troppo molesta deambulazione. Anr.he nei tre mesi di licenza di convalescenza~ ottenuti dur·ante la cura termale, le condizioni della gi.,untUl'a poco si erano mutate in meglio; nonostante, di ritorno al ~Ho distretto, cui era stato trasferte, il sergente Ellena potè ancora, per i primi due mesi del 1875, andare innanzi fra riposo ed occupazioni sedentarie. Pet·ò ai primi di marzo dello scorso anno, essendogli~i nuovamente gonfiato, e. non poco, il ginocchio, e resoglisi molto dolente, ed a vendo avverti to per la prima volta un certo gt·ado di deperimento ·generale, il sergente Ellena si determinò a. rienn·are, il15 marzo, in questo stabilimen to, ove fu accolto nel reparto chirurgico diretto dal dott. Perondi. Diagnosi e cura. - Alla nostra prima visita trovammo quanto appresso: al ginocchio affetto, tumore articolare di discreto volume, regolare, ben limitato, fluttuante, più prominente ai lati della rotula, della quale , nella maggiore possibile estensione dell' articolazione, potevansi avverti re i facili spostamep ti intesi dai cl:tit'Ul'ghi sotto l'espressione di ballo della rotola; cute peri-articolari di colore normale, ma lievemente ·più calda; dolori anicolari abbastanza molesti negli sfot·zi d'estensione e di flessione accentuata del membro, e talora lungo la notte, quasi nulli però nel giorno durante il riposo assoluto. Ponendo una mano sull'articolazione, durante i suoi movim~11;ti, polevasi avvertire talora. una vibrazione profonda, come di superfici poco levigate ed asciutte che si sotTreghino insieme. L'arto intero poi era alquanto atrofizzato,. segnatamente al disotto dell'aL·ticolazione àfietta, eù impossibiliL~to a porsi nèlla completa estensione. In quanto poi allo stato generale del paziente, avvertivasi un cerio grado di deperimento ed aspetto di sofferenze, . apiressia, come sempre per lo innanzi, e nessuno indizio
di generai~ discrasia.
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Per questo stato di cose, e lenendo conto dell'an.(lamento piuttosto benigno dei 111\i,li prec·e ssi, nonchè. tde~ momenti etio logici che poterono determinarli, si fece diagnosi di·gono-idmrto lento da cansa 1·eumatz'ca , pas.sato ultimamente allo stato sub-acuto. Il trauma poi verifi.catosi nel corso di tale idrar-to, e l'inconsulto uso . deWarticolazione malata fatto volla a volta dall'infermo erano per noi i momenti etiologici dai quali doveva rip.eter.si l'·ostinatezza e l'ultima recrudescenza del male. Prima di ricorrere · a mezzi energici locali, od alla cura operativa dell'-idrarto, .ritenendo che lo stato di Sijfu-acuzie di- questo fosse mantenuto, . più che da ogni altro momento nocivo, dalla liMrtà dell'articolazione, ne fu prat~cata l'assoluta immobilizzazione mediante 1~appticazibne di un apparecchio al silicato di potass;a leggermente compressivo in corrispondenza del ginocchi·o; apparecchio che si stendeva da sopra i malleoli, fin Dlti'e la metà della coscia. Come coadiuva:.nte .questa cura locale, in vista dello stato general·e deWinfermo, si prescrisse un regime dietetico ricostit'ùentè. · • Da prima questo sistema curativo sembrò corrisponde~:·e perfettamente. Ma verso i primi di aprile, dopo .15 giorni circa dall'applicazione dell'apparecchio, il malat.o, se11za causa nota, principiò ' ad avvertire nuo:v.e e n0n lievi molestie, ed a · render~i assolutam.ente intollerante della fasciatura si licata ,· che fu d'u0po rimuovere tos.to. Una volta rimasta .libera l'articolazione, in pochi g~érni si fece più t urgi da e . fluttuante, si rese maggiOrmente molesta, fino a togliere completamente i l sonno all'infei'mb, e l'arto, mostrandosi più atrofizzato, ' . . prmciJHÒ àd adattarsi al decubito di flessione caratt'tlrìstico deJle artropatie gravi del ginocchio; infine, delle c.on.trazioni muscolari comparvet'o in iscena, spe~
414. APPLICAZIONE DELL'APPARECCIIIO SILVESTRI-ESMARCH .
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cialmente di notte, che, cagionan,clo scosse istantanee nell'arto affetlo, procaccia vano dolori insopportabili all'infermo. Giunti a tal punto poteva ulteriormente ritenersi di avere a che fare con un semplice gono-id1·arto ostinato, o sivvero doveva cred ersi essere avvenuta nell'artico lazione affeLLn. una qualche itlfausta .successione morbosa'? Quest'ultima evenienza appariva non dubbia, ed il vistoso tumore articolare, il decubito dolentissi'mo e caratteristico dell'arto affetto, l'atrofia e le con tt·attnre di esso, un i ti al cresce nLe deperimento ed a lievi movimenti febbrili ul timamente comparsi, stavano evidentemente ad accennarla. Gli stessi precedenti ci autorizzavano ad am mettere una simil e • successione morbosa, in q uantochè è ben noto in patologia, quanto una lenta e trascurata flogosi articolare, tuttochè benigna, come quella precessa nell'JWena, possa rendersi, in soggetti delicati, causa predisponente delle gravi forme di artriti distruttive . Cons~i del carattere sommamente devastan te tanto dell'artrite fungosa e purulenta, Ltunore bianco suppurato della vecchia scuola, quanto della vera sinovite . suppurata con empiema articolare - le due infauste · successioni ritenu te possibili in tal caso - senza potet· decifrare di quale delle due veramente trallavasi nel caso noslt'O - tbe il giudizio differe nziale ne è sovente m·duo nella pra tica- stimammo giun(o il tempo di una cura operativa del male . Però la riluttanza dell'infermo per questa ne distrasse pel momento,e dopo avere esperimentato ancora per qualche gior.no, ma infrutluo~ameote, le consueti medicazioni locali, facemmo un nuovo tentativQ di immobilizzazione della giuntura, e questa volta c<> n apparecchio ingessato che preferim mo al sìlicato, come ripromellente maggior soliditò.. Y.a scarsa fiducia che
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IN A-~Hl:OTA'ZIONE DELLA COSCIA, ECC.
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ave;v:amo nella riuscita 'dì un simile espediente a tal punto élel malé n0n tardò ad· essere giustificata dal fatto. Dopo 'l O o 12 giorni di tolleranza penosa dell'apparecch~o., dovemmo rimuoverlo prontamente, perchè, alle solferenze locali aumentatesi, si era ~ggiunta una viva reazim1e febbrile a tipo acessionale, che aggravava ancor più lo stato dell'infermo. Questa nuova insorgenza, che a nostro avviso costituivasi pel inon~ento contro indicazione all'operare, e la ostinata ripugnanza dell'Eilena ad annuire al sa.. crifi~io del m~mbro, unica àncora di salvezza a tal pu)4.to, ne condussero quasi inattivi fino ai primi di
gmgnQ. Fu allora tenuta in una consultazione da tutti i medièi addetti a q,uesto ospedale, e fu stabilito: che, se da un l:ato il deperimento dell'infermo, giunto al più alto grado pel' l'ostinata piressia e le lunghe veglie ~gitate, poteva accennare alla ormai perduta opportunità dell'atto qemolitivo, e costituirsene anzi seria 'Controi.lildica.zione, dall'altro, una marcata mitigazione della febht·e ottenuta mercé l'uso generoso del ghiaceio, 1' immi:nènte ronur-a e sfacelo dell'articolazione cui avrebbero tenuto dietro peTdita gra nde ed icorizzazion.e delle marce, esiziali al certo per un soggetto cosi estenuato, la constatata assenza di marcati segni statici ché pot(?ssero accennare a compromissione pol-
IìlODàPe, ed infine l'assenso ultimamente ottenuto dall'infermo pe.r l'atto operativo dovevano incoraggiare a u;n:taiPlo. 4 rimuovere ogpi qualsiasi esitazione, si ag~pùnse ançhe un sintomo stimato sempre gravissimo dai ch.ir urghi; e quale imperiosa indicazione al pronto operare; voglio accennare all'evasione delle marcia dai limiti del cavo- articolare per entro i tessuti circostanti, evasione che, fino a tal punto, per la regolare forma del tumore, non . era stata nemmeno sospettata. Infatti, •
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416 APPLlCAZIO~E DELL'APPARECCHIO SILYESTIU-ÈS~lARCH
durante la noue del 7-all'8 giugno, si formò un tumore abbastanza grande, fluttuante, alla parte esterna ùel terzo inferiore della coscia, evidentemente oltre i limiti del sacco articolare, che non rappresentava che un così dett.o abcés 't:nigmteu1· della, giun tura afl'etta. Apprezzata l'importanza di questo grave fatto, la maLtina del 9 giugno si passò senz'altro alla. amputazion~ della cos•:ia al terzo medio, secondo il metodo circolare, co l manichetto alla Brusinghausen, per evita1·e di operare, per quanto era. possibile, su· tessuti infiltrati di pus. Dal diario clinico consecutivo all'operazione ecco quanto rilevasi: Sera del 9: si ha stillicidio di sangue dal moncone al q nanto insistente, che, dando a temere per lo stato di gmve ·deperimento dell'infermo, è tosto combattuto e vinto mediante posche ghiacciate applicate per ci rca un'ora direttamente sulla feri ta. · ·10 -giugno: stato di relativo benessere. Leggei·issima reazione (1 06 pulsazioni: e mitissimo aumento di calore). Nelle ore mattutine si rinnova lo stillicidio sanguigno p'iù insistente del primo, che cede però agli stessi mezzi prima usati. Scosse ripetute ma non moleste del .moncone. Dieta, brodi e bevande ghiacciate sub-acide: H detto: seguita la stessa lieve reazione, come pure lo stato di benessere confortalo da qualche ora. di sonno placido, e da minor frequenza delle scosse. Cv.mbiv.ndo la medicatura si scorge leggera tumesce'nia det moncone che trasuda umore siero-sanguino lento. ~ Si applica an co l'a la vescica òi ghiaccio c·he formò parte della medicatum sin dal principio. 12 detto: reazione più mite. Scorgendo segni di inizio di suppurazione, si sospende la vescica; l'ammalato, semp1·e contento del StiO stato accusa appetito.
IN AMPUTAZIONE DELLA C·OSOIA., ' ECC.
'{;li si
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accordana le minestre e qualche cucchiaio d.i
vino ~ener.oso. H-·17 detto. In questo periodo di tempo si dissipa de'1 tutto lo stato di reazione, la suppurazionè si stabilisce di buona natura e sgorgante per la parte più .declive della ferita. 1~ssendo iniziata -la cicatrizzazione nella maggior parte della ferita, si rimuovono i punti di sutura, e cadono i lacci de' vasi legati, e ·si stabilisce una semplicissima medicatura fenizzata. Stante lo stato di benessere che seguita, l'amn1alato ha migliure aspetto; dorme, accusa appetito'· tanto che gli si accorda:_una dieta più copiosa e corroborante unita a Vlfl-9 gene1:oso. ~8-30 detto. L'ammalato andò riavendosi . ' molto dallo ·stato di ,grave deperimento: · ha ]mon appetito; è tranquillo, dorme tutta la notte. La cicatt·izzazione è a buon punto, e ta.nto che solo dalla pane più declive della lerita sgorga la suppurazione m?lto diminuita. Luglio. Durante questo mese l'ammalato andò ac.quistande vistosamente neHa nutrizione .e nelle fot·ze, -al punto Cli potere alzarsi ed addestrarsi appoco app.oco a camminare con le stampelle per la -sala. Al n1o-ncone non rimangono che due piccoli seni suppuranti che· vanno lentamente riducendosi con le toccatnre di nitrato d'argento ed iniezione di acqua fenizzllta. Ma pur. trop_po l'estt'ema eonfidenza dell'Ellena in tanto benessere, riacquistato sì prontamente, qoveva esser la <ilausa che questi tornasse ancora in pericolo di vita, e t~rotraessè non poco la sua guarigione. Infatti, al 1o agosto, il sergente, mentre con più franchezza del solito si eserciiava a camminare con le stampelle, sc:ivolò e oadde, battendo col muncone contt;o urra tavola di l'etto. li trauma intempestivo non tardò a l'ÌD'esta,L·e irritazione nel moncone stesso .e tanto che ;
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418 APPLICAZIONE DELL' AP:PARECCHJO SILVESTRI,.ESniARCH
si gonfiò prontamente e •divenne rosso , caldo e dCilente; i picco·li seni si dilatarono p l'i nci piando <:l versar pus di meno buona natura, e 'nuovamente il movimento febbrile e la disappetenza ritornarono sulla scena. Al i O del mese la . supp\lrazione era ma:nifestatamente raccolta in due punti (inLerno ed estemo del moncone) ed il deperimento gene!'ale aveva ripreso già piede. L' ·1·1 ed il ~12 si dette esito alle due raccolte rnareiose che non trovavano la via di sgorgo dai due seni suptm1·anti, il che· condusse nei giomì consecutivi all'apiressia, al lento disgonfiarsi del moncone, e ad un lieve migliorainento nello stato generale. Il 20 però comparve nuovamente la febbre a tipo accessiona.le preceduta da brividi di freddo. Questa nuova insorgenza, dopo l'accaduta esacerbazione e col in,oneone ancora gonfio e soppurante, fe' p·ensare alla possibilità dell'infezione; ma ben presto un rossore eresipelatos~ ricoperse l'estremit<\ de!l'a1·to mutilato, e disperse il triste sospetto. Accompagnala da f~bbre elevata la resipola si diffuse nei giorni consecutivi fino all'.inguine sul davanti, e di dietro sino ad invadere complf;tamente ambedue le natiche e la regione trocanterica del lato sano. Mediciila con le generose spalmature di unguento refrigerante ('l) al ·1° di settembre era già (l) In una pregevole :Memoria del lenente medico Falcone Niccola sun a. resipola, comparso nel· N. 2 de l nostro giol'Uale del 1875, là ove questi asseriva, aver ia -convinzione che« nulla vale finora in detta malattia, sia a fare a\)ortir-e il processo locale, che opporsi alla· sua indo!e ~om mamente diffusi'?a »l" egregio colorineHo-medico l\fanayra direttore d!el giornale faceva una lunga annotazione, con la quale obbiettava <t qu~lla. asserzione , a dir vero un po' troppo recisa, e richiamava in onore le spalmatm·é generose d'i sugna purgata adoprate contro ·la resipola dal Robert qual mezzo d'efficacia pl'O\'ata pet· znitigarne r iutensità ed a·b breviarne il corso. Da quando leggemmo quella nota, il capo-reparto dott. Perondi e<l io ci proponemmo d'esperimentare, nel sel'vizio chirurgico· di questo ospedale, l'efficacia dt un sì semplice mez7.o terapeutico. Nè i casi ci fecero difetto. ed eccone i cinque piìt importanti e più gra~i ch'io mi permetto d'enumerare:
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scomparsa unitamen~e alla febbre, cont1·o la quale si somministrò insistentemente il chinino. D'allç>ra in poi il sergente Ellena andò- lentamente rialzandosi dal deperimento marcato in cui era rica•
1• Soldato Barba Cosimo del <17° reggimento fanteria. della classe 1851, ent1·ato il 2 marzo ed uscito guarito il <1 giugno - gt·aye resipora con
febbre i,t)tertsa, che si diffonde prontamente a tutta la cosc.ia ed a tutta laregione poplitea destra, complicazione di lunga suppurazione consecutiva a tlemmone intorno al ginocchio di quel lato. 2• Soldato Cariddi Vincenzo <Iella classe 1853, detenuto delle carceri militari pt·eventive, entrato il. 2 aprile cd uscito guarito il 7 settembre - Grave resipola tlemmonosa reumatica con febbre altissima, .;he, iniziata alla parte media lal.erale este1·na della gamba destra, si diffonde prontamente a tutto intero l'arto, e fino a tutta la natica corrispondente, dando luogo io seguito a due ascessi, uno alla pàNe inferiore della gamba, l' aUt·o alla merlla della coscia . Detta resipola, una volta scomparsa, recidiva per ben altre due volte, riprendendo sempt·o la stessa estensione e lo stesso aspetto di-gravità della prima volta - lunga convalescenza. 3° Soldato Guggero Giuseppe del 47• reggimento fanteria, della classe 1853, entrato il 28 maggio, uscito guarito il 21 giugno. - Gt·ave resipola facciale con ))h•essia marcata, diffondentesi dalla regione auriculat·e des~ra a tutta la parto laLerale e superiore della faccia c gran parte del cuoio capelluto, quale complicazioM di ottorea reumatica sub-acuta. 4• Soldatu Pirotta Sante del 21° distretto militare, della clas~e 185<1, entrato il 25 luglio ed uscito guarito il 23 <>gosto. - Grave e vastissima resipola al do11so con febbre intensissima, (juale, iniziatasi intorno ad un ascesso lento alla regione toracica latet·ale destra, si diffonde prontamente su tutta la parte posteriore del tronco, dalla regione sacrale alla nuca, nonchò sulla pat·te laterale destt·a del collo, sul cuoio capelluto e sulla frQnte. ' 5° La 1•asta e grave resipola sofferto. al moncoue ed alle natiche dal soggetto della pt•esaate storia. Orbene, in tutti questi casi di resipola grave, oltre all'uso del chinino contro la intensità della piressia,fu adottnto il sistema curativo locale delle spa\Q'H~ture generose di ungueuto refrigerante, i?Uegttencto in$istentemllnte c.ou QuèsteJn malattia ovunque si diffondeva, -ed in ltttti quesU casì potemmo sempre osservare; . t• Che,. in seguito a tale medicazione. la primitiva intensità della reI Jpoln non persistette mai oltre le ·18 ore; 2• Che scongiut·ata la primitiva tensione della resipola, questa pro-" segui sempre at•isentire manifesto "'iovamento dall'insitente uso del mezzo curativo rammentato·, "' 3o Che questo rimedio non sembrò diminuire nella resipola, la tendenza a diffondersi, ma d• che applicato ovunque essa si diffondeYa, spiegava sempre l'azione ~he al N. l, ed il caso 4° in special modo provÒ ciò luminosamente. ?• Che, infine, un tale espediente terapeutico riuscì sempre di grande · solhe,•o alle sotl'erenz~ che la malattia cuusava agli infermi.
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·4.20 APPI.JCA.ZlONE DELL'APPARECCHIO SILYESTRI-ESMARCH
duto, ed il silo moncone volgendo alfine a completa cicatr!,zzazione, permise che egli venisse licenziato dall'ospedale ai primi ~i ottobre. Ecco, a complemento della storia, il resultato della dissezione anatomica della parte demolita. Cavo arti-colare ripieno di gran copia dì pus fluente, dall'aspetto lattiginoso, inodoro e ricco di minutissimi fioccheui fibt·inosi biancastri. Membrana s;inoviale pochissimo inspessita, lieremcnle iniellata e, qua e là, in crostata di pus addensato, ma senza accenno, nonchè di vegetazioni fungos e, di semplici granulazioni. Cartilagini -di incrostazione Llelle superfici a1·ticolari corrose profondamente, quelle rivestenti i condili del femore in corrispondenza specialmente delle parti posteriort di questi, quelle delle due insenatul'e articolari della tibia .al centro, ed in corrispondenza della spina che divide qu'este fr·a loro. Nei tratti ove tutt'ora scorgonsi intatte, le carti làgini sono opaline, di un colore giallo perla, e come rivestita di una sottilissima patina. Ligamenti cruciati e fibro-carLilaginei semilunari logorati, come macerati e ridotti quasi in poltiglia. In corrispondenza delle erosioni delle cartilagini di incrostazione si scorgono le superfici ossee articolari allo ·scoperto ed invase da superficiale processo carioso, ma senza veg_etazioni apprezzabili. Parti molli periarticolari infiltrate ovunque di siero -linfa, ma non troppo inspessile per neoformazione connettivale. Solo in corrispondenza della borsa degli estensori della cbsci a e dell'insaccarnento intercondiloideo la sinoviale articolare è lacerata in modo, che !l cavo proprio dell'articolazione comunica con una cavità anfrattuosa male !imitabile fra i muscoli e le <JILre parti molli della parle inferiore estet·na della coscia, ripiena anch'essa .di pus (ascesso migt·atore). Il reperto anatomico ci toglieva odunquc ogni dub-
IN AMPUTAZIONE DELLA COSCIA, ECC.
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biezza sulla vera forma della grave gono-artropatia sofferta dal nostro infermo; l'empiema articolare riscontrata, e la notata' mancanza di ogni tessuto di nuova formazione fungosa tanto nella sinoviale e nelle parti molli periarticolari, quanto nella sostanza spongiosa dei capi ossei, accennavano a1la sinovite suppurata del ginocchio, e ·non ad una artril.e fungosa purulenta propriamente detta, o tumore bianco suppurato della vecchia scuola, che non fu assolutamente escluso con la diagnosi clinica nel nostro caso .
II. Ed ora che ne ho fatta la storia è tempo ch'io vengn. al vero abbietto di questa l\lemoria. Qnesto caso, come accennai in principio, fu occasione propizia perchè, per la prima volta, potessimo esperimentare nell'ospedale militare di Messina la \'era efficacia dell'apparecchio emostatico del Sii vestri-l~smarch,. che dall'esordir:e del18'i3, non cessò di occupare l'a ttenzione dei chirurghi più celebri di ogni paese, e dai quali concordemente fu salutato qual ritrovato che segna un progresso deciso nella moderna chirurgia operativa. Orbene è eli quella interessante prova che piacemi più sp-ecialmente tenel' proposito adesso, e torre da ciò occasiolie per discutere sui pregi reali del nuovo apparecchio, e sugli inconvenie~ti che gli furono allribuiti. Quello adoperato nel nostro caso fu uno dei comuni apparecchi d' Esmarch della manifattura d.i H. Galante di Parigi . . Stante la vasta suppurazione dell'articolazione del ~~o~~chìo da demolfrsi, e l'evasione già avvenutane dai hmitt della capsula articolare in alto, ed in vista che, ,
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.!4-22 APPLICAZIONE DEL!; APPARECCHIO SILVESTRI- ESMARCH
non essendosi creduto opportuno di provocare nel pa!\Ìente una completa narcosi cloroformica a causa del suo stato di gruve deperimento, ogpì manovra o pres·Sione sull'artico)a.zione avrebbe provocato eccessivi dolori aJI'jnfermo, fu ritenuto conveniente omettere la fasciatura ischemizzante preventiva deJ membro da amputare, e contentarsi cosi di una imperfetta applicazione del detto apparecchio, adoprandone solo il tubo costrittore, che, mi giova notare, nella mia pocchezza; non so ancora comprendere, come un valente chjrurgo .americano, il Sançls di Nuova -Yorck, vorrebhe abbandonato del tutto. D'altronde l'autorità del Billroth e del l\1annheim ne confortava nella adottata omissione, perchè appunto, in casi nei q'!lali è a temersi che la compressEone preliminare lungo l'arto possa respingere dei Jiquidi morbos5 e morbìferi nel torrente della. cirGolazione venosa, quei chirurghi credono prudente di limitarsi alla semplice stretLUI'a col tubo elastico. Applicato adunque questo in triplice giro alla b,a se delia coscia, e eon moderata tensione, si procedeva tosto alla sezione circolare d elle carni. Questa, stante la denutrizione marcata dell'arto, fu accompagnata soltanto da una scarsa perdita di quel sangue venosa che non ne potè essere espulso per la mancata fasciatura elastica. Dopo di ciò, tu'lto iL restante dell'operazione, con vera maraviglia di tutti, fu compiuto come sopra un arto appartenente a cadavere, sìno alla legatura dei grandi vasi praticata sulla guida dei criterii anatomici. Per la ricerca poi dei vasi minori da legare o torce1;e occorse allentare gt!adatamente il tubo, perchè potessero questi mostrarsi, sanguinando. Se la prerogativa di poter facifitare l'infezione in certi dati casi costituiscè veramente il tallone vulnerabile del metodo di emostasia dell'Esmarch, l'emosLasia" ottenuta nel modo che io slesso ebbi luogo di
423 • osservare, anche mediante il solo strettoio elastico, è il risultato veramen te sorp1·endente di quel l'itrovato, e superiore, parmi, alle sofistich eri.e della. critica più sotti le. Essa infonde ve ra fiducia nell'operatore e, quello che è più, risparmia scl'llpolosamente un vero pau·imonio di vitalità nell'oper8to. Ècl invcro, riferendosi al nostro infermo, è da credersi, che in esso, estenuato come era, ·anche poche once di sangue intempestivamente perdute avrebbero influito sinistramente sulla sua vitalità e sulla sua scarsa attitudine a risana1·e. Invece dalla storia precedeme si ricava quanto fosse pronto in luL il processo di riparazione e locale e genera-le, che solo, quando era pel' tocca re la meta, potè esser disturbato per la accidentale caduta falla dall'infermo sul m oncone. Ma venendo a mancare, com e nel nostro caso, il beneficio dell'àpplicazione della fascia tura elastica preiiminare, si potrebbe domandare: in r.he mai l'applicazione di un torniquet, o l'uso della compressione digitale sul vaso principale del mem bro da opel'arsi, potrebbe riuscire infel'iore all'applicazione dello strettoio elastico? A questa domanda, relativamente all'uso del torniquet, credo possa ris pmidersi con le stesse parole dell'Esmarch: « un terzo vantaggio - di cen « questo illustre al 3° Congresso dei chirurgi a Berlino « parlando del suo apparechio - un terzo vantaggio « mi sembra esser quello, che col nostro processo le « grosse arterie od i grossi tronchi venosi non d~b « bano soffrire il violento dolore lo cale, come cQn lo « impiego del tomiquet, ma vengano bensì soltan to « equabilmente in ogni lato co mpressi dalla · cintura « elastica che stringe assieme anche le parti molli ». E poi fa cilmente sì comprende come il cingolo elastico debba vincerla sul vecchio appar ecchio del Petit, anche perchè, con la costrizione uniforme che esercita su IN AMPUTAZIONE DELLA COSCIA, ECC.
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4,24 APPLICAZIONE DELL' APPARÉCCHIO SILVES'l'IU-ESl\IARCH
tulta la circonferenza di un men1bro, esso giunge a compri:mere entro le parti molli, come i grossi, anche i piccoli vasi che da quelli hanno origine al disopta della strettura, e dai quali appunto il sangue può seguitare a fluire, anche a])bondaniemente, durante la compressione parziale esercitata dal to1·nz·quet. Relativamente poi alla corrìpressione digitale, oltre a queste considerazioni, un altro fatto notato dall'Esmarch nella .stessa circostanza può dar ragione d~lla superiorità da accordarsi allo stt·ettoio elastico su quel genere di · compressione manuale, e questo fatto si è« il vantagg{o « che con l'uso della emostasia artifìciale (e qui in« tendasi ottenuta col tubo elastico) possono veni·re « eseguite alcune grandi operazioni senza destri assi« stenti », quali appunto occorrono sempre, quando ci si .decida ad affidare alla azione digitale la corripressione del vaso principale di un arto .da amputare. L'osservare che il sergente Ellena, benchè estenualo oltre modo e di natura sensibilissima, e benchè non in preda.a vera narcosi cloroformica- la quale non ei ostinammo a provocare in lui in vi~ta del suo slato gra- · · vissi mo - diA segni, è vero, di sofferenze durante l'alto operativo, ìna niente affatto propot·zionate al grado di quelle che sogliano essere lo sconfortante corteo di una grande amputazione, mi fece pensare alla comunicazione dell'Esmarch al 3° Congresso dei chirurghi a Berlino,. là ove çonstata, che in alcuni casi, in seguito della locale isr.hemia e della compressione dei nervi, si manifesta un'anestesia locale che rende· meno dolorosa l'operazione, e mi richiamò inoltte alla mente il caso del!Ò Stockes, riportato dallo stesso Esmarch, nel quale quel chirurgo impiegò l'emostasia artificià:le p.er -la estirpazione di un cancro epiteliale del dorso della mano, senza che il paziente sentisse dolorè. Orbene nel nostro amputato si sarebbe forse ripetuto un
lN AMPUTAZIONE DELLA COSCIA, ECC.
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qttt:d s1:mile? - Io ne accenno il sospetto, e con questo i l desiderio che su tale particolarità si moltiplichino d'ora innanzi le osservazioni dei chirurghi; perchè fino ad ora, per quanto io rni ho letto intorno al nuovo metodo di emostasia ar·tificiale, questa nuova risorsa dell'anestesia di cui l'Esmarch aecenna sarebbe ricco il suo metodo, sembra abbia poco fissa to l'allenzione degli operatori. Certamente ehe vi sarebbe di che consolcnsi, se il nuovo apparecchio elastico, oltre a procurare l'emostasia in una guisa finora sconosciuta, fosse capace ancora, coadiuvato dall'azione del freddo, o della polverizzazionc etet·ea locale alla mani era del Richardson, di procm·are l'anestes ia locale, almeno per le opernzioni di minor conto. t'immoralità dell'abuso degli anestetici, adopr·ati soventi a·nche per le opEt•·azioni men gravi; e da presumersi avrebbe un freno in qualche modo, e con questo ver·rebbe a deprimer·si la cifra delle viuime che di tanto in tanto quegli agenti perigliosi non cessano di esigere dalla umanità che non vuol sapere di dolori. E dissi immoralità, perché, in fatto di anestetici, mi sia permesso qui dichic)rario, ereditai gran parte della seveJ'ità di uno stimatissimo maestro mio, il quale, tenent.lone proposito un giorno ai suoi dìscepoli, diceva: (< tutte le ''olte eh e si am« ministra il cloroformio non si può sempre contare « sopra i suoi benefici effetti, cd iuvece si debbono « temere sempre quelli pemiciosi e letal i; ond e è che « la questione di vita e di morte che bisogna fare ogni « qualvolta si faccia uso del rnedesirno, non può Rs« sere, a mio avviso, risolta invocando la piccola pro« porzione dei morti, e ponendola a confronto col nu« mero stragrànde dei clorofonnizzati « « La qu~stion~ d~l ~lo~of~rm.io .è p.er ;ne. qu~stion~ di « coscienza. Apprezzo il detto di ]acone, che il doGto•·nale ai meatcina milttare.
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4,'26 APPLICAZIONE DELL' APPAitECCHIO SlL-vESTRI-ESMARCH
si
« vere del medico non deve restringere soltanto a « guarire le malattie, ma deve altresì abbreviare le « sofferenze ed i dolori ; ma non credo che egli debba « soll evare i suoi malati con l'ammini strazione di ri « medi che han po tenza di uccidere. E non vorrei « mai che il Sue mi facesse ripetere dal suo dottor « Griffon che: nell'ospedale n oi cominciamo sul vi« venle delle esperienze 'e degli studi che poi si fini« scono sul cadavere; esperienze terribili che sono a « ben dire un sacriflzio umauo fatto sull'altare della « scienza » (1). l\la torniam o in riga. Dei tre incon ve nienti a t.Lribuiti all'azione costritll va del tubo elastico dai val'i chirurghi esperimeotatori dell'apparecchio cl' Esmarch, suggellazioni cioè d1~1la parte ~ oarta le dal cingolo, paresi ed anche paralisi più o meno duratura degli a rti su cui quello si applicò, disposizione alla gangrena dei lembi o manicheui nelle amputazioni, neppme l'accenno se ne ebbe a verificare nel nostro caso. L'aver fatto soli 3 giri col tubo elastico attorno arl uoa coscia molto denuLt·ita, e l'aver per conseguenza dato al medesimo una mocle·rat-issima tensione cost·rittiva, fu senza dubbio la vera garanzia contro questi tre inconvenienti, di cui l'Esmarch non esi ta ad incolpare il soverchio zelo impiegat o talora nello stringere il cingolo elastico. Ed è nell'intento appunto di evitare questo eceesso di azione costrittiva , che il chirur·go di J{ie!' racconta, mai affidò l'applicazione del tubo agli assistenti , ma sempre la eompiè da se stesso, e che il Langenbeck di poi propose la sostituzione di una robusta stris cia elastica al tubo, ·come (l) LA~DI.- Vet·!tà nelt~ scienz-a e mora. utd, nel!'at·te. P relezione :li l'insegnamento della clinica- chirut-gica e della medicina operatoria. Bologna 1865.
IN AUPI.iTAZIONE DEI.LA COSCIA, ECC.
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più acconcia a coartare le parti in modo meno violento di questo. Lo stillicidio ulteriore di sangue dalle ferite resultanti dalle operazioni praticate col soccorso dell' apparecchio dell'Esmarch fu già segnalato, specialmente da qualche chirurgo ftancesc, come nn altt·o inconvenieRte di quel rill'Ovato; ma non essendomi capitato di vederlo segnalato troppo dai più valenti esperimen-
tatori del metodo sì tedeschi che italiani, quando lo ebbi a notare nel nostro easo - e qui se ne ricordi la storia consecutiva all'atto operativo - lo valutai come cosa possibilissima in seguito ad un' ampu tazionc, né 'punto dipendente, a dir vero, dall'azione dell' apparecchio elastico. Però, dopo che ho saputo dal maggiore-medico -cav. ~forzon e , dì una amputazione di coscia praticatll, non è molto, n ell'osredale militare di Chieti, con l'utilizzazione dell'apparecchio d'Esma.rch, e dopo la lettura del « Cont1·ibuto all'anemia ct?·tificiale con la deligazione elastica>> pubhlicato dal colonnello medico Machia:velli nel nostro gior-nale di agosto 1875, io ritornai con la mente al nostro easo di amputazione e, a dir vero, non fui più tanto procl ive, come per lo innanzi, a riguardare l'emonagia capillat·c che Yi fece seguito come indipendente affa.lto dall'azione costruttiva del tubo elasti co. Imperocchè anche nei u·e casi riportati dal Machiavelli, noncbè in quello racconta· tomi dal dott. Morzone, alla remozione del cingolo elastico, malgrado che eseguila con tull~ le precauzioni ed a gradi, ne sarebbe conseguito lo stillicidio sangt1igno piuttosto copioso dalla superficie d i sezione delle parti molli, ed immediatamente consecutivo alla operazione, anzichè a qualche distanza dalla medesima . come nel nostro caso; stillicidio che sarebbe s~ato accompagnalo inolLre in quei quattro ·
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.. 4-28 APPI,ICAZl{)NE DELL'APPARECCHIO SILVESTRI-RSMAHCU casi, come anche nel nostro, da vivi movimenti di vasi allacciali per urto soverchio della corrente sanguigna, e preceduto, nei tre del Machiavelli, anche da «turgore eritematoso dell'arto». Questa costante coincidenza dell' emonagia capi i · !are dei monconi con la <lpplicuzione dell'apparecchio d'Esmarch nei cinque casi recentemente osservati nei nostri ospedali militari , parmi adunque ne autoriz7.i a ritenere quell'accidente come possibilmente legato all' azione del nuovo upparecchio , ed a consi derarlo come un inconveniente del di lui uso. Inconveniente pet·ò che, giova losto notare, si mostrò sempre di nessuna sinistra in.Q.uenza e prontamente dissipabile, e che di più è da ritener-si co nH~ faeilmente ovviabile nella pluralitit dei casi con l'adozione di ogni diligenza n ella giusta applicazione del!' appare cc hi o an e mizzante. Ed jnfatti, se per poco ci si fa a rintrt~cciarne le ragioni, panni che non si possa andar troppo !ungi dal vero riponendole in due fatti: 4'> Nel rcflusso esagerato del sangue ai mooconi dopo la re mozione del cingolo elastico;. reflusso che, nei casi ove si etTettui la preventiva fasciatura elas tica jschernizzanle - che costitu iscono la gran piw·alità - verrebbe reso più violento, senza dubbio, dall'aumento della pressione sanguigna p1·odottasi nell' operato per la repulsione di tulto il sangue di un arto nel torrente circolatorio; 2° in un ce rto grado di paralisi vaso-motoria avveuuta al disotto del cingol o eln stico per la potente a1.ion e c ostr·uttiva di questo e della fasciatura elastica sui vasi; quale paralisi farebbe succedere t.l quello..aillusso la stasi sanguigna noi monconi, rendendo ancora meno retrattil i i piccoli vasellini recisi e sonaccarichi di sangue. Ora, così stando le cose, io ritengo che i migliori espedienti per render minore, cd evita1·e del tutto l'i n-
J:N' MfPO'l'i\ZIONE DELLA COSGJA, ECC.
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conveniente delle emorragie capillari consecutive all'.applìcazlone dell'apparecchio dell'Esmarch potrebbero essere: in primo luogo la stretta osservanza della ricordata raccomandazione di questo chirurgo, circa Ja tensibne sempre moderata da imparùrsi al tubo costrittore nell'applicarlo, nonchè l'evitare di ·tender di soverchio la fasciatura elastica preventiva e di rnantenerla in sito per tt·oppo l.empo: e tutto ciò nell'intente appunto eli render meno potentì e durature le presunte cau.se della tempo rari a paralisi vaso-motoria; in secondo luogo poi, l'adozione della modificazione proposta ollimamente per la fasc iawra elastica ischePlizzante dal :Machiavelli, e consistente nel principiare f!Uella negli arti solo al disopra del sito della lesione .o rnalattia per la quale si amputa. Con l'adozione di una simile modifìeazione, oltre ad evitare sempre la possibile intToduzione di prodoui morbo~i nella circolazione venosa, si verrebbe ad evitare certo il soverchio 3,umento della pressione sanguigna negli operati, ·quale, specialmente in soggetti robnstì e non estenuati, potrebbe tener dietro alla espulsione del sangue da tutto un'(l.rto, procurata mercè una totale fasciatura elastica del medesimo.. Ed ora. finisco con ·un'osservazione. È senza dubbio consolante, che l'universale fiducia -dei chirùr.ghi sugli incontestal)ilì vantaggi che il nuovo meto'do di emostasia del Silvest.ri-Esmarch è chiamato ad arrecare alla chirurgia di guerra sia divisa dagli autòr.i dei nostri ordinamenti sanitarii, e fino a provvedere a che già nei nuovi cofani di ambulanza - nei ·quali non si sa se sia più da ammirarsi la opportunità, o la bella disposizrone di tutto-si trovino gli attrezzi per proeuraret all'occorrenza, quel modo di ernostasia. Per.ò, ard,isco asserire, che il semplice tnbo di cao~t c.houc e le due fasce adottate per un simile scopo
.. a-30 APPLICAZ . DELL'APPAREçcmo SILVESTRl-ESMARCK, ECC.
mi sembra siano insufiìcienti u rappresenta t'e adcquutameute in quei nuovi cofanetti il vero trovato del nuovo npparecchio. - La JegatUl'a elastica preventiva nelle grandi operazioni degli arti per procurare l'emostasia, quale pott·ebbe oltenersi con quel semplice tubo e quelle fasce, non è, come tutti sanno, un trovato dell' oggi, nè un a creazione dell' illustre professore di Kiel; che un Italiano, il Grandesso Silvestri (per cui noi Italiani, come anche parecchi stran ieri, chiamiamo col doppio nome àegli inventori), la praticava troppo prima di questo, ed altri esimi chirurghi, come il nostro Vanzctti, il Dittell di Vienn a, e, se vuolsi, a.neora il franc ese Chassaignac, possono discutel'si con l'Esmarch il merito di averla teutala ed esperita già da tempo. L'attuazione della legatura elastica emostatica con quei mezzi rudimentali ottenuta, non rappresenterebbe adunque, al giorno d'oggi, che i prim i e limitati passi di essa. Il veru progresso della m ede si ma è rappeesentato dall'appar·ecchio deli'Esmarch, per mezzo del quale, l'esimio chirurgo ebbe il gran , merito, che nessuno pu& contestargli, di rendere una tal legatura di facile, pronta ed esatta applicozione in un gran numero di operazione, ed adottabile dalla universalità dei chirurghi. Ora domando io, se così è, perchè non avrebbe potuto figural'e nei nuovi cofani di ambulanza un completo appat'Ccchio dell'Esmarch, anzichè un semplice tubo elastico con due fasce comuni? Con l'adozione del pri mo si sarebbe certo accennato a comprendere tutto il progt·esso della legatura elastica a scopo emostatico, mentre che con la adozione del secondo, parmi si inclini troppo a ritornare verso il semplice e primitivo tubo dello Chossaignac. Dott.
ùlAESTRELLI
Tenen te Jledico.
>.
CASO STRAORDINARIO Dl
ANURIA COMPLETA DURATA DIECI GIORNI -
GUARIGIONE
Giulia B. è una bambina di tre anni la quale, ~e condo ne dicono i suoi geni tori. ha sempre goduto dì buona salute: ha occhi c capelli castagni, lo spirito vivace, il contegno disinvolto e, tenulo conto della sua tenera età, può anche dit·::> i che sarà pe1· godere nell'avvenire di una discreta forza costituzi onale. Non l1a guarì ha perduto il fl'atellino maggiore in seguito a scarlattina, e dopo pochi giorni precisamente il ~ 3 dello scorso gennaio, anch'essa è stata colpita da scarlattina, la quale per altro non ebbe che una durata effimera di quaìche giorno. Collo scomparire dell'esantema lo stato della piceola inferma si è progres• Stvnmerite aggravato pet· infiammazione ai due reni. La uefrite inso rse con lebbre, vomito r·icorrente, d.olore alle regioni renali e diminuzione nella secreZIOne dell'orina. Il medico cu runte le fece applicare delle mignaLLe alle parti dolenti, in seguito dei cataplasimi caldi di linosa cospar·si di pomata idrargirata con belladonna: diede anche all'interno il calomelano c~me derivativo enterieo e due pieeole dosi di chintno. Non ostanle gli sforzi del curante LE FUNZIONr
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CASO STRAORDINAlUO
REKALI SI SOPPReSsERO CO~ll't:ETAME!'\TE IL GIORNO 27 GE1\NAJO E 1\0N SI RJA'l'TIYAliONO Cm: IL GIO RNO
6 MATTINA DU
S UCCESSl V. O 1\lESE DI FEilllllAIO.
Io vidi la bambina pe1· la prima vol!<:l alle ore 3 pomeridiane del 3 febbraio . La bambina non orinava nè defecava da 7 giorni: Je più scrupolose indagini faLLe fino allora dall'addolorata madre e dalla famiglia erano se mp re riuscite ioft·uuuose a trovare nel !ello o nei panni che coprivano la piceola inferma una qualche cosa che potesse uprir l'ani mo alla speranza della prossima ricomposizione delle funzioni renali. La madre · mi disse che l'inferma passava le notti smaniose e che più di una volLa credè che la sua Giulia non anebbc visto il nuovo giorno: che nna qualche volta vomitant ciò che le veniva amministrato, sebbene da più giorni non si fosse più manifestato il vomito spontaneo : eh~ tossiva raramente e che la pelle si era mantenuta eo-
stantemen te asciutta.
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Quando io vidi l'inferma essa giaceva sul fianco sinistro piegato ad arco , aveva la faccia color gialloterreo e co me leggermente impo lverata da una sostanza hiànco-giallastra , tenea gli occhi chiusi con la testa poggiata sul lato sinisli'O, gli arti superiorì semiflessi con i polli ci coperti dalle altre dita: essa era evidentemente in istato di sopore. Il respiro però era tranquillo, non ostante che all'ascoltazione si manifestasse più sonoro del normale e dirci quasi rude: avea la lingua pulita, umida e piuttosto pallida, i denti erano anche puliti, la pupilla ulquanto dilatata c poco sensibile alle altemative della luce, la pelle secca, il polso quasi insensibtle, il calore cutaneo qualche poco sotto il normale, .il corpo molio denutrito, l'addome alquanto meteorico, nessuna effusione sierosa al basso Yentrc nè alcun indizio d'anasarca o d'edema: non tumO'te nè dolore alla ?'egione della vesàoa, solo le regioni re-
DI ANURIA COMPLETA
4-33
nali erano dolenti alla pressione, perchè la bambina si svegliava e piangeva solto l'esplorazione, per quindi ricadere nel sopore. La diagnosi fatta dal cu rante di -uremùt da ne{1ite •cruposa per preg1'essa sca1·lattina era giustissima, ma era oltremodo strano però che la vila si fosse finallora mantenuta dopo 7 giorni di assoluta inerzia delle -funzioni renali senza sensibile compenso così dal Iato ·delle cute che da quello dell'apparato digerente. Posciachè, non si può dil'e che le sostanze riduttive si evacuassero per Io mezzo del vomito, dappoichè questo fenomeno non insorse spontaneo che in sull'esordio del· male, per quindi cessare come tale quando la malattia si aggravò per la compl eta inerzia dei reni e consecutiva uremia. H vomito si manifestava una qualche volta solo dopo che alla ba m bina veniva somministrata una qualel1 e;bevanda: esso non sorgea
spontaneo e come vicario deìla fu nzione soppressa.
l
Spiacemi non aver esaminato al microscopio la sostanza pulve rulenta eb e , come dissi più sopra, era sensibile suna faceia della bambinn; forse mi avrei trovato degli urati: anch e l'avessi trovati però, è forse permesso il pensa re elle a qu~sto solo fatto abbia-dovuto la bambina la sua conservazion e in v~ta ''? 11 dottore C. West nelle sue Lezioni sulle malattie dell'infanzia e fanciullezza a pag. 730 riferisce che « la completa sopp1·essione delle orine pe1· oltr·e le 12 ore quast' sempre annuncia il prossimo avvicinarsi della mo·rte ». Ot• bene, ·nel caso nostr·o non trallasi già di ore, sibuene d'un intera settimana dacchè le orine furono completamente -soppresse, e ciò nondim eno non si è verificato il doloroso accidente accennalo nella prognosi del prclodalo autore. · Per· quanto le condizioni della bambina fossero quasi .disperate, credei tuttavia che qualche cosa si potesse
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f.ASO STRAOUDINARlO
ancora tentare: onde d'accordo cor mio collega, prescrissi il siero di latte all'aceta to di potassa per uso interno ed un bagno generale caldo da protrarsi per iJ!)-~0 minuti, dopo di che Tacco mandai si coprisse la piccola inferma c:on dell e coperte calde di lann. Tutlo ciò fu esegnito con quell'uccuratezza quale può attendersi da una madre amorosa che domanda dal cielo e dalla terra la salute della su a bambina! Nel corso di 5 ore l'infer·ma non prese elle pochi sor~i di siero in parte poi vo mitati, ed il h1)gno si effettuò senza inconveniente di sorta. Verso le ore 8 pomeridiane il sopore persiste, i polsi sono febbrili ed assai più sensibili che alla mia prima visita: la madre ci con~'Ìnse che la Giulia non or·inò nel bagno, notò fYerò che essa dormiva assai più tranquilla che nelle ser·e precedenti . Il gìomo 4 rnal.tina notai un leggìero miglioramenlO; l'inferma .ha dormito bene la notte, ba preso qualche poco di sieeo che non ha vomitato, tiene gli ocehi aperti non osw.nte con tinuasse lo stato di prostrazione: la pelle è alquanto umida, il polso più superficiale ed espanso: l'anuria continua. Questa rcrnissione di fenomeni mi fece sospettare cib chegià avea <Jnlecedentarnemo sospettato il mio collega dott. .Taconelli, che cioè la febbre palustt·e eornplicasse la nefrite; epperò, fermo in quest'idea e certo ' dall'altra di non aggravare le condizioni dell'inferma, prescrissi l'amministrazione d'un clistere chinalo ed una pomn.l.a egualmente chinata da spalmarsi sulla pelle. non potendosi, pel ti more del vomito, ntilizzare la via dello stomaco; feci inol tre con tin uare l'uso d~l siet·o alcalino ed i cataplasmi ai lombi già l'accoman· dali dal mio collega' (4). (l) ll prof. A. Ca.ntani, nelle sue note a.l Niemeye r, s i dichiara. a.pertam~ote ostile all'applicazione eodermatica et ella chinina, come pr;~tica che
~gli riL~cne inadeguata a raggiungere lo scopo che si propono il praLÌSD
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DI Aì'iURIA COMPLETA
Alla vista del mezzogio rno le cose non erano gran fatto cambiate: l'anurja persiste, i polsi sono alquanto più depressi del mattino, la piccola tiene ancora gli occhi aperti ma con manifesta proclività al sonno·. Le prescrizioni del mattino sono state eseguite; il cl'istere è stato in parte emesso circa un quarto d'ora dopo: l'inferma ha preso qualche cucchiaiaLa di siero che in parte ha ma ntenuto. Il 4 sera insorgono ì fenomeni medesimi della sera. precedente: l'anuria contin ua: n es su n'altra prescrizione. Il 5 mattina la remissione è meno marcata del giomo innanzi, però l'inferma ha riposato bene la notte: l'anuria continua. Prescrivo le stesse cose del rnauino precedente. A mezzogiotno la bambina non ha ancora ot·inalo: è soonacchiosa: il clisl.ere praticato il mattino è stato , emesso come sopra. Nella visita della sera so dalla ma dre che la bam-nei casi in cui non può util i~zarsi In. via dello stomaco. In tali eircostauze egli dà ht preferer.za alle iniezioni ipode rmiche, e crede anche utile la via del retto purchè il clistere sia dato in piccola dose e vi si mescoli dell'amid<> e del laudano. Senza contestare la riconosciuta efficacia della pratica che raccoìnnuda il pre fato professore, mi sento obbligato dalla forza dei f<1tli a dichiarare che, l'applicazione endormatica della chinina non. merita tutto l ' ostt·acismo che egli le vorrebbe .inJHggere; ed a mio avv1so farà sempre male quel pratico che tro,;a1tdo rllv,ttantc la (QilnigLiOJ alle iniezioni ipoderm iche non vorrà utili1.za.re uoa alla via del re tto anche quel~a della pelle seguendo il metodo che si vorrebbe bandire. Circa due mest fa , G. D. d'ann i (l è stato affetto da vomito sitrattamen te frequente e refrattario ad ogui cura cile per un poco si temll di perderlo. !·O s tudio del decorso del male llC fe' avvertiti dell'indole periodica del medesimo, o~de si diè tosto mauo alla chinina la quale ·venne arnministr;lta per la vta del retto e pet· via endermatica stante il c<Lte(JOrico diniego della madre per le iniezioni ipodermicllc. Quella dat~ per clistere è stata. irn~edlatamente evacuata; purnullameno i nove gran1m i amministrati per ~la endermat'ica nel gil·o di 48 ore si addimosmwono tanto efl'otti vi cbe •l bambino entrò in convalescenza circa. 36 ol'e dopo l' applica~ione del medicamento. Questo è uno dei molteplici casi che io potrei addurre in favore della applicazione endermatica della cbinina contro fenomeni morbo~i. Spiccatamente pel·iodici, quando per un (tualsiasi rnoti'"o noo si possa. utihzzare la via dello stomaco, nè praticare le iniezioni ipodermiche.
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CASO STRAOl\Dù"XARIO
bina nelle ot·e pomeridiane ha o[erto ma1·cati sintomi di freddo; il polso è febbricitante e di ll'erentemen te Jalle sere precedenti, la piccola do rn~ intrailquilla: le curde dei tendini giocano souo le dita durante l'esplorazione del polso: l'anuria continua. All e ore 7 1 /% del mattino del 6 la bambina non ha oncora orinato: ba riposato poco bene nella notte; i polsi sono ri messi e troYO la pelle in condizioni migliori che nel mattino antE>cedente. Rnccomando sì alimenti la piccola con brodi, faecio continuare le fr·izioni chinate aUa pelle, i cataplasmi ai lombi e l'uso del siero afr..alino . Verso le 9 1/! antimeridiane l'inferma esprime il bisogno di orinare ed emette un meno bicchiere di orina color rosso-scuro \endente al ,·erdognolo che :m·ossa la carta tornasole c fonna abbondante deposito nel bicchiere. :È albuminosa: al microscopio presenta numerosissime cellule epitcli1,1li renali, numerosi cilindri albuminosi e gt·au quantità di globuli sanguigni d'aspello zigrinato. Molle delle cellule epiteliali sono di colore rosso-scut·o, tutte po i sono poli nucleatc e quelle biancastre hanno i nuclei mollo turgidi e di colot· giallastro. nn. quel momento le funzioni renali andarono ricomponend osi, le. condizioni fisico-chimiche c microscopiche dell'orina eguHirneote migliorarono col seguirsi dei giorni, le funzioni alvine si riattivorono un giot·no dopo delle ren oli, tanto che la bamhi na potr dirsi entrata nel vero periodo della convalescenza verso la metà del mèse di febbraio . Prima però di giungere a questo periodo, e non astante le fLin z.ioni renali cd alvine si compissero l'egolarmente, la piccola andò nncot·a soggetta a nuovi fenomeni morbos i che per alcun i giorni ne fecero dubitare dell'esito della malauia . nal 6 al 9 si trovò così bene da sorpl'enderne
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DI Al'iURIA COMPLETA
qu~si
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di éo,si subitaneo passaggio; essa mangiava con gusto, dormiva i sonni ttanquilli, si trastullava con i giocattoli seduta sul suo lcttuccio, l'alvo si apriva regolarmente, le orine fluivano abbondanti sebbene sempre alquanto albuminose e solo notammo che la tosse l'icorrea più ft·equente che nei giorni passati. 1\fa.lgrado· questo marcato miglioramento, io raccomandai alla madre di non lusingarsi di sovercbio, l'esortai a persiste'l'e nel prodigare la massima attenzione eù a non credere allo stato presente se non quando esso avesse raggiunto un certo petiodo di durata. Intanto dal 7 al 9 io feci praLicare un altro clistere chinato, -continunre l'uso delle frizioni , sovrn menzionate ed alimentare l'inferma con arrosti e vino onde riparare aJlc deperite condizioni di nutrizion e. A.lla visita della sera del 9 trovo la piceola notevolmente r.q_ngiatn in peggio: essa è malinconica, stizzosa, accènna colle manine che le t'a male il r:apo, il polso è alquanto febbrile, la faccia mi pare pitì paffuta e la tosse inso1·ge co11 l'requenzn insolita. Pt'escrivo alcuni granelli di polvere del Dowce e della limonea. Il 4O mattina so che ln bambina ha passato la notte alqu.anto inquiel.a e che ha tossito più frequenle mente che per l.o i11na.nzi, fenomeni ehe peraltro la madre attribuisce a ralf'redore, perchè trova che alla bimba cola molto mncco dal naso. Io intanto tr·ovo che la Giulia ha perduto la gaiezza dei giorni passati e che non astante sia apiretica presenta la faccia sensibilmente edematosa, più partico l.arrnente alla glabella ove la pelle è sollevata a tumore, come avesse ivi t•iportato una forte coutus ioo e. I polmoni funzionano bene ,né altro ofrrono che rantoli muccosi nei grossi beonchi. Del resto, mangia con appeLtito, orina regolarmente, ha P_ure regolari le funzio ni alvine e lo slato della pelle Sl mantiene in condizioni normali. Ouesto ~nato con ·~
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CASO STRAORDINARIO
alternative di megl io e di peggio è ancora dm·ato fin
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ve1·so il 45 febbraio, dopo la quale epoca la bambina è entrata jn convalenscenza. Dut·anl.e questo lasso di tempo ho fatto ancora praticare un bagno generale caldo, nel giorno ho fatto dare delle limonec, delle presin e di tannato di ch inina e dell o siroppo l:erruginoso raccomandato dal collega dott. Jaconelli: nella notte le polverine del Dower ed infine ho fatto sempre alimentare la piccola con un vitto corroborante. Seguendo questo metodo, i fenomeni d'ipoalbuminosi ehe ne aveano fatto dubita re dell'esito del male sono progressivamente scomparsi, ed oggi (4 maggio) la Giuli a si trova pienamente 1·istabilita in salute. Considtlrazioni.
Riepilogando i singolari lenomeni rnol'bosi presentati dalla bambina soggetto della storia ora narrata si
ha che: ·1° La bambina è stata anurica pel corso di 'IO
giorni, cioè dal ~7 gennaio al 6 febb raio; 2° Che le funzioni alvine si soppressero del pan pel cor~o di H giorni, cioè dal 27 gennaio al 1 febbraio; 3" Che gli organ i addetti all'esalazion e cutanea se non furono anch e ess i colpiti d'inerzia furon o·però Jimita~issim i nei loro atti funzional i; 4-° Che i fenomeni uremici sono staLi relativamente leggieri, avuto riguardo alla durata dell'anuria ed alle presso che inerti condizioni dlcgli apparati cutaneo e digerente. Ora·, ne viene spontauea la domanda; perché il processo UJ'emico non ha raggiun to il grado da estinguc1·e
la vita della bam bina '? che è avvenuto delle sostanze
Dl ANURIA CO)IPLETA
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di riduzione organiéa formatesi nel corso dei 10 giorni d'anuria '? Gli scarsi conati eli vomito da cui è stata aOetta la bambina non si possono ragionevolmen te chiamare in aiuto per renderne ragione del la conservazione della vita : perchè, come ho riferito più ucldieli'O, il vomito non insorse spontaneo che in sull'esordio della nefrit~, e quello sopraggiunto in seguito non era che provocato dall'ingestione delle bevande per eccitabilità aumentata del vago, tanto che per prevenido bastava mantenere lo stomaco in stato di vacuità. D'altronde, perché il vomito potesse avere un certo valore come fenomeno vicario della soppressa funzione rena!e, sarel:Jbe stato mestieri che s'avesse raggiunto una eel'to. frequenza che nè i curanti mai ravvisarono, nè la famiglia dell'inferma ha mai lamentato . Acciò !n simili casi l'apparato digerente si possa co nsiderare come territorio vicario della funr.ione renale soppt·essa, per comune consenso dei pt·aliei, è indispensabile che la sua attività di secrezione sia aumenLP..la cosi da compensare l'inerzia dell'organo malato, non essendo possibile in, caso diverso prevenire l'inquinamento del sangue da parte dell e sostanze riduttive, a meno che le funzioni della pelle non intervengano con profusi sudori ad espellere dal l'organismo le sostan:w inai'fìni alla vita. Io vedo da più mesi una giovane dismenorroica la quale all'epo ca delle sue purghe soffre di accessi istero-epilettici; qùesta 1·aga.zza per diverso tempo è andata soggetta all'ematemesi la quale piìt specialm~nle compariva quando l'utero avrebbe dovuto dare esuo alle purghe mensili. Or bene, la quantità di sangue che quest'inferma emeltea pN· vomito, se non era superiore, non era certamente infériore a quella che sarebbe fluita pet· l'apparato ute1·i no durante il periodo menstruale. Questo compenso di sostanze non si è mai
440 CASO STRAORDINARIO verificato nella bambina di. cui ho tessuto la storia. ne dal lato dell'apparato digerente, nè da quell9 della cute. Non dal lato dell'apparato digerente, perché la bambina è stata stitica 11 giorni, oè il vomito e statocosì frequente nè d'indole tale da autorizzare a considerarlo come ienomeno vicario: non dal lato della cute, perchè qnel poco di mad.ore che quaiche volln: constatai ne.!le or·e mattutine non era certamente proporzionato alle gravi esigenze della circostanza. La sostanza pulverulenta che, come dissi più addietro, era sensibile sulla faccia della piccola, come pol:ea essere formata da crista'lli di urati potea anche non risultare che di scaglie epidermoidee pel procosso scarlatinoso patito; anche ammesso però che risultasse formata di urati, è egli mai. possibile che così tenui dosi di sostanza ridut.tiva abbiano potuto peeservare l'inferma da.lla morte? .Non posso crederlo.
Da che dunque ripetere il singolare fenomeno? A mio parere, la chiave della soluzione del problema è uopo cercarla nelle risultanze cliniche ottenute. Non può infatti revocaesi in dubbio che l'anuria a'llora è cessata quando l'organismo ha sentito l'influenza della chinina, e che il sensibile peggioramento verifìeatosi nella piccola nei giorni posteriori alla se n~ del 9 febbraio si è pure dileguato dietro l'uso continuato del tannato di chinina e dei marziali. Ciò vale ad indicarne che la febbre da palude complicava la nefrite cruposa ed il consecutivo processo ueemieo, locçhè è d'altronde avvaìorato dal fatto ehe l'indicazi.one della chinina è sorta spontanea dal decorso sp iccatamente remittente del processo e dall'essersi in esso ravvisati, sebbene poco distinti, i fenomeni speciali che contraddistinguono le piressie malar.iche. La sera del 8 febbraio la bambiria ha fredde le estremità .ed il polso quasi in-
sensibile -
la notte mostra aumentaLa la termogenesi
DI ANURIA COMPLETA
cutanea con polsi febbrili - il mallino ha polsi superficiali con pelle leggermente umida - questi medesimi fenomeni si ripetono in modo analogo la ser&. e mattino seguenti - l'indicazi one sintomatologica quindi era per la chinina, la quale infatti salva la piccola al secondo gior·no di sua amministrazione. ?!Ia si dirà: l'essere la bambirul. guari'ta coi sali di chinina non risolve il problema del non essersi estinta la vita durante i 1 Ogiorni d'anuria. Lo capisco anrhe io. Noo è men vet·o però che il latto di codesta concomitanza patologica è suscettibil e di aprirne la str·ada ad '1lteriori considerazioni che infine possono guidare a formular·e un'ipotesi che arm onizzi colla sin golalarità del fenomeno mot·boso e ri sponda eziandio alle idee oggidì prevalenti sulle origiui delle febbri da palude. L'i potesi che io sarò per pronunziare pi1~1 innanzi è senza dubbi o molto azznrdtlla: confesso però che io non so trovarne una migli ore, onde non vale il dire quanto mi sarò pet· essere conten to quando altri ne sappia sos tituire un'altra che meglio della mia risponda all':i n terpretazio ne dell'a l!rcttun interessante qu·anto curioso fenom ~mo morboso. È una vecchia idea quella che attribuisce l' origine delle febbri palustri c dei corpi organici che si sviluppano nelle acque stagnanti. Vitruvio e Varrone l'attribuirono a degli insetti, Lancisi ad in fusori, Savi e Hondin a miasmi so r·ti dalla putrefazìone di alcuni vegetali (Chara-Attthoxanthum odotatum), BoussingauiL, Vauquelin, Onpuytren·, Thenard, Moscati e Brocchi trovarouo del pari una sostanza di natura Ol'ganica nel vapore ~cqueo dell'aria sovrastante ai terreni paludosi, Selmi tnfine e Balestra, dìetr·o reiterale esperienze ed osservazioni, trovarono che il miasma palustre è fç>rmalo da un alga, alla quale idea pure si associa il Ni emeyer il quale lo dice risultare di 1'n(ìmi organism-i vegetali.
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CASO STRAORDlNA!UO
Animale o vegetale che sia, pu.re pe1·ò che esso sia dotato della facoltà di riprodursi uel nostro organismo, onde sono inclinato a credere troppo assolu ta l'asserzione contraria del prefato dottore di Tubi nga. U fatto ordinario delle recidive cui vanno soggetti gli individui colpiti dalla febbre malarica, a mio avviso, sì p r·esta assai meglio all'ipotesi della ripr·oduzione che all a contraria, la quale male potrebbe sostene.rsi senza ammettere che ogni ricaduta pr·ovenga da una nuova quantità di causa che dall'es tern o invade l'organismo, cosa questa che è giornalmente · s mentita dalle recidi ve in cui incorrono i nostri soldati afietti da questa malattia, non ostante da due e più mesi si trovino lontani dal fo (!olaio m iasmatico nel paese natio. La recidi va in questi casi io non saprei altrimenti interpetrarla se non supponendo che la chinina non ha completamente distrutto la causa pirogenica e che le superstiti quantità hanno abbisognalo del tem po durato dall'apiressìa onde raggiu ognere l'occorrente grado di sviluppo per provoc.are la speeiale forma nosologica. Come spiegare altrimen tì una ricaduta, mettiamo dopo 1O giorni di apiressla, se si eselude l'in tervento d'una nuova ql'ant ità di causa dall'estemo, o si nega alla rnedesirna la facoltà di riprodu1·si nell'organismo? Tolto nl miasma il potere della riproduzione o bisogna metterlo nel numero dei veleni, ovvet·o supporr·e che le spore che lo informano se ne rimangano inoperose nell'organismo, sottraendosi nel tempo stesso alle azioni dinamicochimiche del magistero della vita durante il tempo dell'apit·essìa. Ma, qnalc è mai il veleno suscettibile di la sciare nell'organismo l'ab itudine ad insorgere intercorrentemen te coi fenomeni stessi che esso detenninava colla sua presenza nei tessuti dopo che è stata neutmliz.zata la sua azione con adegualo antidoto? Perchè questo miasma il quale non trova, giusta Nie-
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U-3 meyer, nel nostro organismo un territorio favorevol e al suo sviluppo sa pur tuttavia dispensarsi dal prender parte a quelle operazioni di vitale ricambio che s'opera nella· com p age dei tessuti "? Perchè la tanto decantata resistenza vitale, che in poche ore sa espellere dall'organismo 1e sostBnze medicamentose, comunque sorretta ed avvalorata dalla china ed altre medele valevoli a mantenerne alla l'energia, il più delle volle non s'impossessa, estingue ed espelle dall'economia il principio deletere? Non è egli vero che 10 giorni di apiressia rappresentano un témpo sufficientemente lungo perchè la sinergla vitale possa operare su questo nemico che ha avuto l'infelice idea di piantare le sue t_ende in un sterile terreno ?l E se questa ?'esistenza vitale il più delle volte non riesce ad espellerlo, n on è forse assai più ragionevole l'ammettere nel miasma un germe che trova nel nostro organo i titoli pel propt'io sviluppo, l'attribuire all'azione antimiasmatica della. china quelle guarigioni senza ricaduta , anzichè alla. sinergìa vitale che ta.n to spesso si addimostra così tristamente impotente? O dovcemo forse dire col Pidoux che allora la resistenza vitale si ad di mosL1'a impotente quando il miasma ~ energico, si rende intimo e costituzionale? ~la le perniciose ordinariamem.e cedono alla china a tempo debito propinata, nel modo stesso che il miasma di consueto non diventa. intimo e costituzionale se non dopo che la malattia ha più volte reddivato, dopo d'avere cioè lasciato un non corto periodo di tempo alla resistenza vitale di esplicare i suoi poteri contro il germe morboso a benefizio dell'organismo. Che cosa è dunque questa resistenza vitale che manca quando abbisogna e dovrebbe operare, che ordinariamente non agisce che coll'aiuto della china, e che nei casi peregrini in cui si dice operi da sola può anche dubitarsi della vera •indole della causa morbosa su cui ha operato? DI ANUlliA conlPLETA
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CASO STRAORDINARIO
Davvero che io non comprendo bene questa l'esistenza così povera d'energia! laddove comprendo benissimo come i tessuti si possano ,ilbituarc alla graduale c progressiva azione d'una causa morbosa tanto da rimunerne infine signoreggiali. .Per q uesle ragioni quindi io ritengo che , meglio che alla resistenza vi tale, la guaeigione delle piressìe rnalariche si debba alla chin a, la 'cui azione principale si risolverebbe in questi casi nel distrurrc o , come più spesso avviene, nel pat·alizzare Lemporoneaf11enle l' attività degli infimi organismi, fattori delle pil'essìe in discorso. E le recidive cui vanno soggetti gli individui colpili da febbre palustre, a mio avviso, parlano altrellanlo in sfavorc della china quanto ne parlano gli ospedali ingombri di cachellici per la causa stessa, comunque sieno essi chiamati dal Pi do ux. obbrob?·i viventi del farmaco provvidenziale. La chi na, come il mercurio nella sifilide, non disteugge i l germe miasmati co se non quando essu è a lempo debito e pel tempo necessario amministrata; le spore miasmaLiche non lasceranno di determinare ln ricaduta quando il metodo terapcutico sia per un motivo qualsiasi difettoso, 'ed esse, egua lmente che la sifilide, precipiteranno infiÌle l'organismo in certe condizie.ni di cach essia nella quale la chi na non avrà che un'insufficiente presa terapeutica, così come avvien e dell a sifilide inveterata nella quale i mercuriali sono insufficienti alla bisogna quando non riescono puranco micidiali. · In tal modo considerata la patogenesi delle febbri da malari a e ritenuto che esse debbano la loro origine ed ordinario lungo decorso alla presenza nei tessuti di infimi organismi, ragion vuote che si l"iconosca nei medesimi il potere della vita insieme a quelle primordiali funzioni per le quali la vita si esplica e si mantiene . Il Niemeyer non nega infa tti al m i asm~ questo potere 1 egli ritiene però che la causa morbosa non
DI ANURL\ COMPLETA
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rpuò riprodursi nel nostro organismo il quale, a suo giudizio, non è un te?·ritO?·io favorevole allo sviluppo del germe morboso, deduzione che egli trae dal fatto che le febbri intermittenti non godono del triste privilegio del contagio. Che il miastha si riproduca o non nell'organismo, che le febbt·i da malaria possano o non in talune circostanze trasrnettersi dal malato al sano le sono questioni assai diflicili a risolversi nello stato attuale della scienza, sebbene non sia mancato chi ha tenuto un'opinione contraria a quella del Niemeycr. Non vuolsi tuttavia negare che l'insorgere della febbre a tempi indeterminati, In persìstenza clBIIa medesima forma morbosa nello stesso individuo per mesi e mesi, l'impotenza scoraggiante che ordinariamente addimosll·a l'organismo nel liberarsi dal germe mor·boso sono titoli abbastanza seri e da non trascurare quando voglia:si esprimere un giudizio assoluto sul riguardo. Ncl·l'estate del 4855 a Castel-Sardo (Sardegna) il cholera è stato preceduto da una vera epidemia di febbl'i in· termhtent,i le quali non hanno risparmiato né età, nè sesso, nè condizione. Eppure il puese è posto su d'un promontorio, ad una discreta cleva.r.ione dal livello del mare che lo cinonda nei tre quarti del suo perimetro, sono montagnosi i suoi confini meridionali ed. è lontano circa un'ora da Porto Frisano ovc sbocca il Rio dello stesso nome che stagna nella stagione estiva, ma ~ cui effluvi mal possono giugnere in paese sia perché Intercettati a $eltenlrione da una piccola catena di monti, sia perchè il paese stesso è tutto posto sul Ialo nord del promontorio epperò difeso dai venti di mezz~dì .che po1.1·ehbcro farsi apportatori dei miasmi del R10. sovra menzionato comunque notevolmente dira, d~ll. Queste favorevofi condizioni orografiche premumr~bbero il paese dalle febbri di malaria tuttavolla i suoi abitanti non contraessero il malanno altrove; in
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CASO STRAORDINARIO Dl ANURIA COMPLE'l'A
ogni modo però le febbri palustri non sono frequen tissime io Castel Sardo, per cui sorge spontanea la domanda, se cioè lo straordinario numero di febbri verific:atosi nella state dell'anno sovru a~.:ceunalo non si possa attribuire a difl'usiooe del germ e recatovi dal di fuori dailavoralori di campagnA. Io so d'un maggiore e d'un capo-sarto i qual i sono stati colpiti dall'infezione pal ustre a grado tale che il primo ne moriva quasi di cachessia e il secondo soecombette per l'acutezza del male un paio di settimane dopo d'averlo contratto. Or bene, ilJl!aggiore ritenea che tanto egli q uanto il capo-sarto aveano contralto il malanno nel magazzino del reggimento nel tempo che assistevano alla verifica e sistemazione d'un numero piuttosto rilevante di oggelli di vestiario cb e a veaoo appartenuto a soldati da poco andati in conged o illimitato e la gran parte dei quali avea patito di febbri palustri. Avea torto o ragione questo signor maggiore•? Mah.. that's the quesliool Comunque sia, a me basta che pratici ed osservato'ri distinti siano concordi nel ritenere la febbre palustre determinata da organismi viventi che invaùooo il nostro organismo perchè possa darmi una spiegazione a.bbaslanza verosimile dell'esito felice della malattia che soflrl la bambi na non ostante i 1O giorni d'anuria, gli H dl coprostasi e lo stato presso che inerte delle funzioni della cuLe. A mio avviso, la bambina non soccombetle al p rocesso uremico pet·chè questo non pervenne ad alto gt'ado, e non vi pervenne perch e trovò nel miasma palusLre unct forza viva che lo sfmt-
tava a suo vantaggio minorandone per tal modo ~·t valore morboso Sttll' economia.
Dott. G. PisANo
Capitano medico.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA
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Quando biso~ua e quAndo non bis ogna salru;sare, elci doLl. MooN. ( British medical Jourtutl, gennaio l87G). Il dott.. Moon è di parere che l'uso cl.i salassarc indislint.amente m ieteva anni sono, un buon 11umero di vile ogni anno. In alcuni casi per ò, colla luce dellu scicnm moderna, il sulasso è ancora un rimedio d'uua g t·Mde uLilìlù pr·ulica. Nell'emorragia cerebrale, se l'impulso del cuOPO ò rorle c gagliar-di ne sono i bl\Lliti, se il pols o ò r egolare c non esistono segni d'edema dAi polmoni, l'informo dev'esset·e salassalo senza rilal'do. Qui un sal asso giutlizioso e tempesli vo può prFwcn i t'e la diffusione ti ellA pnt•nlisi dal cei'vcllo al witlollo ulluugMlu. Al cuntl'urio l'infet·mo non dev'essere sala~salo quando l'impulso ueJ CUOl'C t'o debole, il polso ~ ù•regolarc e il rAntolo della trachea i• giò compal'so. Nella pneumouilc cruposll acuta il salasso ~arù benefico quando la pneumonin Ira assalito una persona robusLa c sana insino allo1·a, la Lempcwnlura oltrepassando i 100 Falll'.,.ed il polso danclo pii1 di 120 pulsozioni al minuto. In quolli però che sono molto indubolili, il sulasso amuentu il pericolo dell'csaurimonlo. So la pncurnorlia c la febbre sOilO moderatc,ladoplozionc sauguig1111 non è inclicnta neppure nei soggeUi sani e vigoPosi. 11 t•isullalo d'uu ardito salassa nellu flussione polmonale ùerivuntc da eccessiva azione cardiaca è sorprendente. ~ou appenn il vohtme del sangue è diminuilo, scema la pressione nelle ill'tcl'ie cd i Malati spesso respirano pit't liberamenLe dut•anlc l'operazione. Lo sputo sanguigno da cui erano molestati sxaniscc e la vi la può essere salvo, mercè l'aiuto del medico. Non si usi mai il !"alasso nello malattie di c.uol'e ùi lunga ùurata, eccello 111 cnsi urgentissimi. Il salasso ò decisamente (!annoso nell'cndocurdite: pure tal volLa esiste una condizione, come l' inceppameu Lo della circolazione polrnonurP
RIVISTA
minacciante l'edema elci polmoni, in cui un pronto soccorso, mediante la diminm;ione del sangue, lo e;:;ige:
~vvelenamento
co l cl:orallo , del .d.otL. \VJ-IIT Z.. (Lanect,
febbraio 1871ì). 11 sig. Whitz riferisce . u.n caso eli guaJ•igione òopo L'inges Lione di ccn Lonovanta grani di doralio. Quattr'ore clopo 1'.tVe1· preso il rimedio l'infel'rno era in uno stal() completo ùisonno. L a respirazione era a 15, sl.erLorosa,il polso l ::W, debole, regolare: le pupill<~ piuLLoslo dilatato, nessun'azione t·iflr}ssa soll() illoccamento della congiuntiva: estremità fl'edde. F uPono app licati semlpismi alle polee delle gamue, si flagellarono la faccia od il collo con un tovagliolo umido s furono fatli odor·a1·e ùe' sali pot.entis!'limi senza ottenm•e il m enomo seguo di sensibilitù. Si (tentò a llora di sv<1gliarlo mediante nn vescicanle composto eli una l'or·le soluzione d'arnmoniat~O. c si atlollCl'Ò altresì il caloi'C applicato all'esl-el'uo, e si t•iuscì nello inLenlo; ed ogni volta che il malato r icadde nel son1 10 l'armnoniMa applicaLo. a nudo g iunse ~0rn pre a ~vogli ado . Si odo però lai·gamenlc l'acr[uavilc, ma nessun 'altro 1·imedio.
C::ontribuzlonc alla t••asfus lone indil•eUa omo~enc a, del doll. H. p. ROWDITCil, l Tlw nosion lltC/.lical afl.(l SUl'{/ÌCtll Jow·nal, gennaio 1876). 11 dott.: Bowditch dopo d'avet• passato in l'assegna gli sper•imenti di molti fisiolo g i dice: ~ Come risulta da tuLLe quesle investigazioni si può·dir·c elle la L1·asfusione del sangue animalo nel cit·colo umano è accomp agnata rla un certo g t·ado Ji pericolo. l n conseguenza è da prefeJ'ÌJ'si il sang·uc umHno og ni qual volla !:'e ne poteù avere. Rigu;wdo alla trasfusione dir•etta od indiretta, potrebbe venir in mente che uno dei pr·ineipali vantaggi aUribuili ol metodo dire LLo della LJ'asfusione da vena a vena s u. quello dell'iniezione di sangue slìhrinato, mediante uno scluzzetto, è elle il sangue cosi tr-asfuso contiene Lutti i suoi costituenli tlsuali. 'B: peralll'o opinione quasi unanime degl'investigatori di questa materia che non si trovò d itlert~nza nell'effetto in bene o in mal(~ fra i l sangue sfJbrinato e quello non isfibrinalo. Jn vista però del lo possibilità cleila forma~one di coaguli nei tubi usati per la ll'asfusione dit•etta e della diffieoHù ùi apprezzare esalLo.mente la
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Dl GIORNALI ITALIANI. ED ESTERI
quan tità di sangue ll'asfusa il metodo indiretto patc preferì bile in Lutto. R(ftession.t:. - Siamo lieti di veclerc, che la scienza del nuovo mondo concorda con quella del veechio, e che i (isiologi americani i quàli sperimenla!'Ono la trasfnsiouè del sangue sono aJTivati alle stesse conclusioni a cui l"ut•ono Lratti p;li sperirnen·tari europei. Ne siamo ~antopiù lie ti c he H dott. Colasan Li n cll'er'udiLas ua monogral:ia « Sulla Lmsfu~iono etePogPn.e a del sangne » pubblicata nel fascicolo di feblm.liO 18/G, del nostro Giornale, ha sostenuto ·a tutt'uomo che la LJ'asfusione eterogenea uo11 è Jlratica ùl;l. !:leguil":':li, e conchlse do versi essa cuucellare ~~s solutamenle dalla tct·apia dlirurgica , come sommarnenlc dannosa. Circa nll'altra cruesLione sollevata dal sig. Row ùitch, eioè sP. la 'trasfusion(~ direUa sia da prcrerirs i all'indil·ùtta, lasciando intallo :il punto ~u~lorn conll'ovm·so- se gli effetti dell'una e dell'altra siano propriamente identici, -noi pt•q•.endiamo per l'opinione del fisiologo di Boston e riconosciarno a l pari di lui cb.e il metodo indiretto 1Hlil vantaggio sull'altro di non esp ol' re ~d aver coaguli nei lubi e di pcrmetlet·e di mislli'Ot'e con lulla esattezza la quantilù <li sangue che s'illio?tla. y
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Ostrutlone intestinale. (;ora mediante gli oppiati e le lnie.zionl; g~an sollievo dall' IU'O de lla batte1•ia gah•anica: ~uari~ione, diR. G. \VHArtTo::-~ 1 (Philad(~lphia medicat tinte.'/ , aprile 1876). ll 18 aprile '1875 visitai lA sig. M. nlle 6 unL. Essa avca sofferto tutta la notte violenti dolori Adùom:iuuli, attorno ui IPargini delle cos~olo e nella spa lla cles l.ra. La s ig noea M. hu circa 60 anni di étà, è assai delicaLa e pev più anni sofii'ì la mala~tia di Bright. Jeri, essa avca pranznto di buon appelilo; si senlì malè poche ore dopo, fl vomiLò IIOlln nollo alimenti non dig~rUi. La. trovai malissimo, ii•requioLa, 11auseata, in grunde a?s1etò.. Lo feci un'iniezione ipodermica di tm qual'to ùi gr·ano di morfina e d'un sesto d'&tropina, e le ordinai una dose di sale da darlesi non appena lo stomaco si sm•ehherirnesso in calma . Vomitò il sale, ma fu sollevata dallo SU() doglie peJ: parecchie ore. Alle 4 pom. il dolore et·a ricomparso: r ipiouezza ù'ad~ome, ~ausea, polso 125: fu ripe tuLa la dose dell'oppiacco e delJ aLropma e tu 1·eplicata la dose d i sale.
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RIVlSTA
19. La trovai malissimo; avea vomitato il sale ordinato la sera precedente, e passato una pessima nott~ in proda a gran dolori: l'addome era limpanico, l'azione dell'intestino nulla, senza uscita di fluLi: adùorue evidentemente sensibile vot·so la estremità df'l rolon; Yi si sentiva un tumore. Diagnosticai ostruzione SPNmrlo ogrù pPobubi li tù da ugglomei'IUUento tli materie fecal i. ProsCI'issi fomenti !'lull'addome, die(li m orfi na ed atropina come prima ed ot>Jinui ehsleri da ripelel'st a pociJe ore di dislanzu. - Sera. [ clisteri non potct•ono essere tenuti a 111otivo della gl'nude goufiezzA dell'addome che anela vn crescendo: poJ:;o 120; molla ierequiolezzu e molta sensibi lilù al menmno movimento: allro oppiulo nell'intento di allevim·e il dolore. 20. L'infet•mu non va p unto meglio: waziA all'oppiaceo stette discretamente durante la nollc, ma sparito che ne ru J'efletto, ricominciò a lagnarsi gl·endissimumente: polso l:!U, bocca arida, nau!:òea, molta deholl'zzn, tuldome ancor più Leso: le diecli a bet·e aC•JUa ghiacciala, ma lu goufìezzn et·a laJc ch'essa potcu soltanto prendet·nr uno o du.e cltccltiaiatc da thè alla volta. Sicrome i clislel'i ll OII potevano esser Lenuli neppure un minuto - infatti essi furono espulsi immedialamente- pPovui la balleria gah•onica nella spcl'unza di ~liruo lare l'azione pt•t·i~lallka delle IJutlellu. Introdussi nel t'ello u11 tubo metallico connesso col polo negativo cd applicai la spugna umida del polo positivo sopt•a il tumore al lato tlcslro. Adoperai quallm•dici coppie, e per dieci minuti, facendo tlellc intenuzioni, quando cambiava la cm•r cll te. In J.n·eve alcuni flati scapparono solto il flusso della corrente c con gran sollievo ùcll'infct'll ta. 11 polso c1·a s~eso u 106: essa si sentiva meglio assai. Dw~ ot•e dopo ricors. di nuovo a lla batlet·ia con sempre mag~iot•e sollievo: uscita crescente di flatulenze. Feci amministrm·c quindi uu clistere d'acqut\ ghiacciala che trascinò fuori alcune feci inclul'ito e mollo rlatulonze. Feci di nuovo un'inie7.ioue ipodermica d'un quarto di t!r·ano ùi rnorfina ed'un CJU!ll'lìnlcsimo d'atropina, pot•chè l'iurer·ma tornava ad essere ireequiela. Alle 9 porn. le fu umminis lt•alo un ultro clistere freddo che non !raspor·ll) mal<:'t·ic fecali: solo l'acr1ua ne era alquanto sporca. Le diedi un uJlr·o oppialo. 21. P assò una nolle migliore, e siccome gli cfTelti dell'oppiato preso In set·a dinanzi erano svunili, essa cominciò a ~offrir· mollissimo, nou poteva soppot'lare il menomo molo del corpo: s i lagnava altissimamente de' s uoi ùolor·i; polso 110. l
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Alle 8 ant. praticai l'iniezione di morfina e d'atropina ed ordinai il cliste1'e ghiacciato da l'ipeteJ'iòÌ più volte nella giornata. 1 clister·i servivano a rinfJ'<'.scada, a domat·e le intestina cd a calmareilsistema nervoso.- Sera. Finora nessun effetto: le ìnie:uioni vcmgo110 fuor·l ulquanto tinte : nel giorno l'infer·mn ha preso a lcune cucchiaialntla th1~ di latte f••eddo. Si ripetè l'oppialo nella notte c si continuarono i cliswr•i. 22. P assò una notte tollerabile: :;i lagna d'una gran debolezza: polso 114. L'cffeUo deJl'uHimo oppi alo el'a f1nito ed essn r1principiava a soll'rire intcnsameute: si ripetè l'oppiato e lu ah·opina, e s'ordinòl'runministrazionetli clisteri lungo 11 giorno c latte ft•e<.ldo pe1· bevanda. Emise 1lue voll.n nella notte alcuue materie fecali con grande alleviamento; meno sensibili là, meno distensione: altro O(lpiato ver:>o notto. 23. L t\ trovai clcbolissi111n, ma colla panciu meno tosa: polso 11 i e fievolissimo: si libèt'ù uella nolLe di poche materie ft~ cali. Alll·o oppiato, e poscitt un clistere. Lieve defecazione nella ser·uta . .Allt•o oppiulo u notte. 2l. Mollo meglio: mino1· cusle'l!'<ione, minor scn~ihìl i tà addominale: polso !l~. ~-\lt1·o opvialo susscg111to da clistere cJ1c determinò una copiosa evacuazione: ":,pialo a notte. 25. Sempre meglio: in ruLLi essa ora 1'; convulesct~u Le: si l'i· duce l'oppiato ad un sel:lo di gnmo di uwl'fìna e l;Ì rlà lalle freddo da bere, di cui l'infeema pecse una gran rruantil.il: e d~t quel tnomenl.o si riebho prontnmenLe, e nel pCI'JOdo d'unA sellimanu era in condizioni abbasLunzu huone, ma ]Wovò aucora unu certa scnsibilitù a1 Ialo destro dell'addome per pu-
l'Occhi gioNii. l buoni effetti della batteria fm·ono evidentissimi in C(\ICslo caso, e i primi indizi d'alle,·iamento !'li ebbero dopo che se ne reco uso. La sua Rzione tonica, comunicante allo intestino il pole1·c di esp1•llcre lo Jlatulonxe rbe ne paralizzavano l'ozione poli'• essPr· JlienamE>nte ossct'vata, e si fu solo dopo l'uso di essa ello i clisteri poterono• essere lratlenuli. L'acquu ~h iac~iula poelò nnell'essa un gt·ou sollievo, giacche:· ''erano gegni di pros!'-in1a flogosi nello i nOssei'Nt::ioni. -
t~?slino ostt:utto.
Abbiamo :rife1·it.o r1uesto caso meno per ftu· conoscere una nuova applicazione lerapeutica clell'elcltricilà che per eicbiamar l'attenzione dci lettori sul metodo di cura adoperalo, jJ quale non fu certo quello che in consimili circostanze noi avremmo messo in pratico. E pr·imo di tulLo ri RijTRS!:Iioni. -
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JUVISTA
sia permesso di nolar·e che ìl sig. vVhadon, il quale diagnoslicò esattamente fìn dalle primo visite la malattia da cui era arietta la signol'a M., ommise di dirci se essa andasse o no soggetta a stitichezza, ammissione di. cui non sì può no11 fargli addebito, in 11uunto che l'abitudine modifica considerevolmente Iu maniera d'essere e ùi sentire degli individui, e le cause moPbose agiscono sull'organismo in ragione inversa della forza di essa, verità nota ai medici della più remota antichità e compendiata nel noto aforisma « Ab aùsuetis non m pass io ». Il rammentare che fa il sig. \.VhaJ•ton la circostanza che la s ua malata la sera peecedente avea desinato <li buon appetito du sè sola non basta a giustificare l'ostruzione clt>l tubo enterico. Secondo ogni probabilitfl preesisteva nel colon où altrove l'agglomeramento eli materie fecali accennato dttl curante, e la copia d'alimenti ingesti ùalla signot'a M. la vigilia del giorno in c ui essa mantlò pel medico, fu la goccia che fece traboccare il vaso, aggiungendo nuove ed ubbolldanti materie escrementizie a cruclle già accumulate nell'intestino, le rtnali determinarono la colical !A nausea, il vomito e tutti quegli alt1·i f~momeni soliti a verificarsi quando pe1' qualsiasi r8gione havvi t'cmora delle l'cci . . Qual'è l'indicazione che prima si affaccia al medico in sif'Jatti casi il Evidentemente quella di pl'Ovot•aee la clerecazionc. Ed a quella si attenne fino ad UJ1 ce1·Lo punto il sig. vVhar-ton, il I'{Uale p1·escrisse del sale cl'Epsom, che dm~ volte di seguito fu rigettato. Ma perchè contcmporanearncnte al sale fu pl'escr·itta l'iniezione ipoderrnica di morJina c ù'atwpina'? ProbaNlmente per combatLere i dolori colici che stPaziavano l'iufel'ma. Però siccome questi dipendevano dalla causa succitata, cioè dalla ostruzione dell'intestino cagionata dalla IJuunlilà d'escrementi che vi si <'rano agglomerati, il miglior ed il piì1 sicur·o me?.zo di far·li ccssal'O eta quello di togliet•e la causa ~rovocando le scariche ulvine. Si obietterà pe1· avventura che l'intolleranza dolio stomaco pl'ecludevu quella via ai purganli: il vomito peraltt•o non essendo incessante s i. potevano tentare purganti pitì a llivi del sale inglese da amministrarsi a piccole dosi, senzCt o con pochissimo veicolo. D'aHronde se i rimedi intr·odolti per la bocca fossero coslantemente tornati fmsteanei, nulla impediva che s'iniettassero nel retto quegli stessi eccopPotici che il ventricolo ees pingeva. Invece non si pensò che all'elemento <.loloJ•e, cioù nll'el'fello, lrascuranclo la
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causa, e non si fece pP-netr·ar nel reLto che dell'acqua ghiac9iata, Ja q~ale in ·uHima analisi lungi dal dìlatare "l'intestino al disobto dell'otturamento, mercè la sottrazione di caloJ•ico che vi operava, ne coartava maggiormente il lume, e rendeva cosl J:espulsìone delle feci sempre più ùiffì.cile. Che si badasse più aJFeffetto che alla causa emergerebbe. dall'uso insistente della m<i>rfina e dell'atropina associate con poco accorgimento, secontlo noi, essendo le ù.ue sostanze antagoniste l'una dell1altra, tanto dal. punto di vista fisiologico, quanto dal terapeatico, com'era stat<? messo fuor di dubbio un quarant'anni fa dal no!;>tro Giac.o mini e come risulta dagli sperimenti cl.el cloLt. Corona pubblicati in questo stesso gioenale (1). ·Per rendere all'autol'e della surriferita comunicnione la dovuta gh1stizia, dobbiamo conveniee ch'egli atll'ibuiscc gll onori della guarigione non giù ai naecotici summentovati od alle bibite ed alle iniezioni gh iacchjate, ma hensl all'applicazione dell'elettricità che, stando all'esposizione del fa tto, sarebbe sta ta.s ussr~gui La dall' usella di una certa quantità di gaz che procunò ·all'amma:lala un notevole sollievo. SiecomH peeò l'alvo non si aprì che incompletamen!r3 dopo un clistere imposto in seguitO' alla seconda ed ultima applicazione dell'elettricità, non ci sembra~rnolto manifestamenl,e dimostrala l'emcaciadi questa, che tuttavia non oseremmo negare in n1odo assoluto . Assai meglio ispirato e <li gcan lunga più concludente troviamo .il metodo cur·ativo a cui ricorse il dolt. Guyon nel caso éPostx:uztone iritestinale narraLo in questo medesimo peri.od.i co (fascicol0 d'agos to 1875), poicltò allo due iniezioni d'acqua di Selt.z n~ll'intestino tmmeeo immediatamente dietro scariche alvine abbondanti, scomparvero tutti i renomeni allarmanti el),e p0.c'!J.nzi fac:evano temere per la vila dell'am.malalo e questi fin dall'indomani er·a considcrat<) eome convalescente. Su questa materia la nostr·a convinzione è tale, che, data un'ostruzione intestinale da accumulamento di feei, in cui o n on ]otessero :venir sopportati, presi pc.r boceu, il calomelano, !'olio eli ricino associato o no ad una fr·azione centesimale d.Ìolio èli cròton Liglio e g-li altri pmgant.i meglio appropria~i al1'uqpo, o la loro arnrr~inistrazio.ne fosse riuscita infruttuosa, non esfteremmo un istante a ricorr·ere all'iniezione dell'acq.ua gazosa, come infatti non esitammo a ricorrervi, or son due seltirnane, per un signore che abituato ad aver (l) Vedi questo giornale, fascicolo di aprile 18ì 61 pag. 33-! .
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RI V1STA
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.quotidianamente la sua evacuazione alvina, in seguito ad un lungo viaggio in ferrovia, a tre o quattro giorni eli corso in legno per visitar e i monumenti di Roma e ad un vitto più lauto del consuelo, gli s'era chiuso silfattamente il ventre, che stette sei giorni senz'aver alcuna scarica, malgrado una bottiglia d'acqua dl Sedlilz, una dose d'olio di.ricino e parecchi clisteri oleosi e salini, di cui aveva fatto uso. Il benefico effetto del clistere d'acqua di Sel lz fu istantaneo, e bastò a produrlo il contenuto di un solo sifone. Comprendiamo benissimo che i mezzi precedentemente adoperati aveano preparata la via, e per· conseguenza il post hoc, el'(/ O proplm' /wc non s'.ha au invocare a rigore di parole, ma non è m ell VCI'O che se l'azione dilatante del gaz, non fosse inter venuta por fncilitare il passaggio delle materie accumulate e indur'ile a tr·averso l'ultima poPzìone del colon e secondare la spintu dei pur ganti, l'evacuazione tanto desidera tasi s arebbe fatta aspettare qualche altro giorno ancora. Con Lutto ciò se vi ha chi crede nell'efficacia della coeeenle elettrica in casi di tal genere, ne faccia pur l'espe1·irnento, ma si ricordi che per· chi sofli'e, c massime por chi soffre d.\>nteralgia da oLLuramon lo dell'intesliuo, delle tre raccomandazioni di Celso cito è quella a cui si .deve accordare la mug(!ior importanza . \' . La dlgiit1lle usata come mezzo J•rovoeatore di mnlattia per teotntivo di esenzione dal servizio militare; coosld.el'azioni !iòulla sua azione, del dotlor CoRRADO Ki:iHNHORN, medico di st.alo maggiOI'e dell'esercito prussiuno (Déutsche mil itail'if..r ::ttiche ZeUscht·ij't, 1 87 5).
Per i progressi della scienza modica in genere e specialmente per la diffusione e perfezionamento sia della fisica, che della chimica, la diagnosi delle malaLLie ha raggiunto una l'licurezza che dapprima non si credeva possibile. Quanto più sicuramente viene diagnosticata una malatUa, tanto più ì'ncilo c certa riesce la pos!;ibililà di distinguerla dalle altre. Così pure si ha maggior gt•ado di sicurezza nel discernere le malattie ver e da quelle simulate c da quelle provocate. La simulazione è. diventata quindi mollo più difficile; e più chiarì sono llivenuti i c.ritef'ii delle d.itleremze rra malatLie somi glia nLesi l'ra di loro; per la stesso. ragione, la provocazione è esposta maggiormente ad essere scoperta. Sembr·a però che, acct·esciute le difficoltà della simulazione, sieno di pari passo accra-
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sciute 1e astur.ie, i segreti e l'iwdacia di chi la tenta. Ed invero mentre che in passato venivano prodotte artificialmente sol o le malattie esteriori, oggi si pt'Oducono con arte perfino quelle interne, adoperando a tale scopo mezzi pericolosi anche pet· la vita. Il caso seguente, nel quale l'uso di uno di questi mezzi ebbe per conseguenza la morte, condusse a scoprire come probabilmente esso fosse già stato adoperato molte altt•c volte por provocare una qualche malattia, che classe luogo all'esenzione dal servizio militare. Fino ad or.a non era mai venuto a mia conoscenza che la digitale fosse stata adoperata al sudclel.lo scopo. Per ques ta ragione e anche per la rari Là del metodo di avveletH•menlo con digitale, ct•ediamo degno d i molla o~servazione il caso che esporremo. Una recluta di 22 anni, G. K., il r1uat'to giorno dopo la sua chiamaLa solto le a t·mi si diede ver ammalaLo: venne pet' alcuni giorni cur'ato al distt·clto, e poi, il18 dicembre, t•icoverato nell'ospedale della guarnigione. l s intomi della malattia da lui accusati corr·ispondevano n rtuelli di un catarro gastro-intestinale: perfetta assenza di appetito, malessere, eruttazioni, vomìli ricorrenti, difficollà di eYacuazione, fol'ti dolori alla regione epigastrica, uolori al capo, capogiro, ecc. Nell'esame obJ)ietlivo, quello ehe colpi maggiormenLH fu l'apparenza esterna dell'ammalaLo, la lingua fol'lemenle impaniata, come pme l'alito della bocca retente. Questi sintomi prova-vano a sufficienza che i dolori accusa ti erano .realmente V81'i} quantunque le. manifestazioni dolot•osc sotto la palpazione della regione dello stomaco, racesset'O dubitare di esagerazione. N on si trovò febbre; la tcmpertm·a, dopo ripetute rnisurazi~ni, era di 36,9, o di 37 c. Il polso lento era di r>ù battute al mmuto. Questo stato non muto esscn%iialmenle cou la dieta ordinatagli e con l'uso d i J'imcdi opporlnni; il polso arrivò perfino, dopo tre giomi (2t dicembr e), n circa 52 baUule. Per facilitare le evacuazioni si dovettero amministrare s empre dei purganti. · Il 23 dicembre il pazienl.c asseriva di avei' a ,-uto vomiti che si rinnovarono il 2G e che, per affermazione di un altro ammalato, sarebbero stati eli materie verdastre e catarros(•. Fu dato all'ammalalo un vaso, nel quale dovevano essere COIF s~rvate le materie vomitate pet' le rei ati ve osset'va zi~.pi. Non <ltm~no q1,1esto vaso non fu mai adoperato a tale scopo) pr·ohabllmente perchè non si rinnovò più il vomito.
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Verso la fine di dicembre venne comunicato dal comando dfll distretto, come gli risultasse, da informazioni ricevute, che quest'ammalato ed un'altl'a recluta, avessero avuto da un intrigante a.ffrancatore, dei mezzi per provocare malallie capaci di liberarli dal servizio militare. Quantunque tali partecipa zioni non di rado deri\·ino da calunnie e da spieito di vendetta, e p iù Larcli r·isultino fa lse, pure in queslo ca>'o il sospetto Cl'ehbe maggiormente perchè la malattia e il suo eorso avevano molto dell'oseuro e del mistcr·ioso. Quale era lu rn, gionc, }Jer- cui quell'uomo giovane c sempre sano per lo inHanzi non miglionwa dal cal/U'I'O g as tro-enlcwico da c.:ui Cl'fl ufffltLo, rnalgr-udo tutti gli oppor-tuni mezzi dietetici e l'ut·maceu tici somminislraligli? La t'ice\·uta eomunicazione non gettava nessuna luce ~ul caso oscurissimo. 1Jn ullet•iorc esame molto accurato, iu seguito alla suddetta c.:ornunic.:azione, fece eli nuovo const.utt~t·e che gli accennati sintomi del cal.at'l'O gasteo-inleslinalc non COll1p licavansi con malaLtia di alLt·o organo. Kel feuLtempo d illtinuivuno le forze dell'individuo e il suo aspetto si faceva scmpt·o più malaticcio e meschino, cosicchè, come si rileva dalla cnPtellu clinica del t• gennaio cotTcrJL13 anno, i ratti da lui presentati et·ano i seguen ti: 11 colO l'e dell a pelle pallido quasi colol' cencr•(J, s imile a per'gamena, con anemia ùelle labbra, ùQlla congiuntiva c delle gingive. La lingua umida coperta eia uno strato gri~iastPo; forte fetore dalla bocca; nessun disturbo nei nel'\·i motol'i, i sensorii quasi libel'i, le pupille egualmente gl"undi e capaci di contrazione. Ternperatum 36,6 c., polso 52. Tale r<•sLò anche in seguito lo stato dell'ammalato; i suoi dolori pel'ò andarono crescendo; il mal di cnpo s i fece più fot·te, i cupv gir·i più fpequenti, aggiungcn(losi tl(i essi s ussul'ro alle orec::chin o perturbazioni nella vista. Pì1'1 tardi si rnanifestal"ono l'ipo Luti singlùozzi. l l !) gennaio apparve una gonfìe;.:za. dolor osa al collo, associa la a difficoltà nella deglutizione. Il gior·no appresso lcvalosi da letlo, e andato alla finestra il K. fu pPeso da deliquio, che cessò, appena fu posto a sede1·c e hagnato ~on acqua fredda. Più lardi volle andare alla latrina; un infermiere lo aiutava a vest.il'si, ma appena levatosi dR! letto r icadde indietro, fu assalito da convulsioni e in pochi minuti mori . ' Quella morte impt·ovvisa c inesplicabile fece aumeutarc i dubl) i g iù sorti; si procedette quindi all'autopsia cadaverico-
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giudiziaria. ·La ragione della morte non fu trovata nella sezione. Tutti i visceri si rinv~\nnero in istato perfettamente fisiologico. Non esistevano vct·sam<mti sanguigni; il sangue era però molto fluido e di colore rosso scuro di ciliegia; la cavità destra del cuore riempita, m enlre la sinistra era al~ fatto vuota. li cervello anemico) essendo pochissimi i punti sanguigni all'atto del Laglio; i seni venosi non contenevano la quantità di sangue 110rmalc. La mucosa dello stomaco e del Lralto superiore dell'intestino era in Alcuni punti echiruosata, in altri congestionala. Hrisultato della sezione resr prob1lbile la su:,-Jposizìone che si trattasse d'avvelenamento; questa probabiiHà vcune accresciuta dal fatto, che in una <'alza del ctcfunlo fu l!'ovata una borsetLa con tJ'Cclici pillole. Ciò che ancoru mancava per mut.are il dubbio in certezza, lo si ebbe neU'c!:;ame g iudizinPio. 11 morto aveva dichiaraLo molto tempo pl'ima ù0l suo ingresso nel servizio militare, che egli avl'ebbe saputo libeearsene. Poco pl'ima della chiAmata solto le ar·mi, aveva confidato u. persone amiche che lo richiedevano della causa del suo cutlivo a!:;petto, che usava qualche mezzo per ammalarsi, o per parere ammalato, affine di essere esonernto dal sel'vizio. Ollr·ecciò l'alLtù recluta, sn cui pesava lo stesso so:spotLo, e che dopo la morte del G. K · fu imprigionaLG, fece un ' A perLa confessione asserendo, avere anche lui prese le stesse pillole come il defunto, e con lo stesso scopo; che per•6 s·c,·u spaventato per lu loro azione energica, e le a"eva smesse. -All'annunzio poi della morte del suo compatriota, avea gettate vin, impaurito, quelle c:he ancora gli erano rimas te. Queslu reclula non era in cura mc~ca, poichè egli fino dal suo ingresso nel ruiliLarH servizio, m causa della r·istrettezza dul tora co er-a sLalo dìcltiaruto in a· bile a ogni s ervizio nell'esercito. La sua confessione e le sue ~estimonianze in qncst'atli.w e dinauzì al giudice, c più Lat·di ~n e~;nrne eso.tlo dtt pal'te miu, cnn<lus!Sero ad una giusta Jdea della malatLia, quale egli se l"eeu procurat-a artificialmente. r sintomi che addusse concordavano intinramentc con ciò di cui si lagnava il defunto: mancnnza di appetito, nausea, vomito, stitichezza, r·umoJ'e agli omcchi, capogiri. Dopo otto giorni c:he aveva faLLo uso del[(~ pilloln, la sua facoltà visiva era stata tanto tur·bala che a 50 passi non avrebbe riconosciuto il suo più intimo amico, pel'chè aveva come una fitta nebbia davauLi agli occh.i. Dopo la enumera· Giornale di medicina mfl1ta.re.
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zione di t'\tli rruesti fa lli non poteva t>.sserci più dubbio che il K. fosse morto pot· avvelenamento. A che cosa questo s i dovevt\ attribuire'? A lale domanda non si puti, naLut·ulmente, rispondct·~ con sicurezza, !'IO non dopo un'anatisi chimica; tnlluvia l'esame esalto <lei :-si ulomi de llt\ malnLLiu, <'·il t'f>.perLo cn<lu veri co condus!'ero a r 1·eticre che si lralLassc mollo probabilment.o di avvelenamento per tligilale. Tale suppol;izion!' vl'!nne appieno conl'c rmat.a dz,.d l'analiHi chimico. Il p1·of. tlnLL. Sonnenschcin di Iler·litw dimosli'Ò con eicrn•c.hc microscopiclw, chimiche e fìsiologirhc . r.hc le pillole ll'ovute nelle calze> de'l K. el·ano p1·indpalment..c r.omposle di fo~lic di digitale put·purea polvm·izzaLo e che 11011 vi ct•n nessun'nl trll muleria vclnnosa r.ome, pirroloxina e colchici na. Cogli ~Lessi mcr.zi giumH~ u SCO[ll'it•e nello ::;Lomtw.o e nogli intestini ht esislenza della digilule. l ~intomi Jpll'azionc> della tli,!!ilal~> pr·opinaLu 1\ ,!!raruli rlosi, A lil'll'avvl"lrnHmenlo rh!" nr con!;CglLC, sonn dagli sct·ilLOt'J desct'iW i11 modi divcwsi; r it"lproviona spee.iahnentCI dal fa~lo, che il più gJ'I\11 num~t·o clei rasi di AV\'fllenamonto pct· cligii.Ale acC'odequando e~Sfl vi t' !lP ordinal.:.t CUli h' metiwina, e pet· en·orr o malinLelligunza la ~~ dà in dose Ll'oppo alla, o pet' un lt·aLto di l<'mpo lt·oppo lun:.:o. In Lul i ensi i !'linLomi dolio malaLLifl 11 drll'azionc cll•lla tligilnlt\ "i sviluppAno eonlomporaneamoni.C o llillicìlmr11 f.(~ si possono d tslingu<'l'f' gli un i d n gli nlLri. A nCO!'U più diiTic:ile l'ieSN' il rliscci·ncwo nell'autopsia cadavcwit~a, eiò che è c·on!:>egucnzn clollo malatliu, da eiò dtc lo i• rlcll'aziono della Il igitalo. Nella tosf-icologiù dnl TI!. u. a. Hu~emann (Oel'lino, Hlfi2, pa:r. 45:~) c' I'O ~islralo che fl'a le srzicmi cada vc•J•ichf' pee avvc•lenament.o ti1 di,!!iLalc, untt sola, <JUCIIu fatta ~iurlizialmf>nLt• i n 1n~hillel'l'l'\ nel l82U, il deg-nn •li con;mlcJ•aziom~. Noi vogliunw espot•r·c i siulomi doll'm:ione dnlln digilule, solamente rwi chtP casi os"c•rvali, in cui ùuo uomini perfctl.HmPnle sani, por l'usof'onlinuo c!ifoglir polvPJ'Ìt.zalc di di::titalc (in pillole), s i procul'/ll'ono l'nvvelcnumcnto, od uno di <'S'>i, Ile l'lino la rnot•Le. Lr. appnt·cnt.e dell'aziono della digitale possono a mio giudizio, esso••o distinto in duo classi; una che J'iguurùa l'nziouc lopica, la st~conda la fisiologica. L'azione topica della digitale P, stimolante. LI~ iperetoit• isol.A.Lo delltl rnucosa. dello s~ornacoe degl'intestini fino alla formo-
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zione di echiroosi, si spiegano solo per l'azione eccitante dcUe foglie polverizzale di digilulc. Ulliroamenlc Rabat.eau (Smidt'.~ Jaltr"Qiicher, Jahrgan(J, 1875, png. 233) a LLf'ibuì alle fogli e di digitale un'azione stimolAnte; pPrò contro queslo giudi?.iO stanno molle altre osservazioni. Buchhicm (R. Bt,chhiem, Lehrbuch der Arzneimittcllehre, Leipzig, 1859, pag. 53i) o Husemar111 e A. (Th. undA. Hu.semann., Handbuch der To~ikologie, BPrlin, 1862, pag-452) dichiarano, che le foglie eli lligit.alo, ~~ se.gnalamcn to la pura digitalina, portate nel Lessuto eellulm·r. soLtocuLurwo pt•oducono forti dolori, infiammazioni ed escormzioni allu pelic, aumentllnO la esistente infinrnmaziono, e cagionano rossore ecl inlìnmmazione alla congiunlivR palpebrnle, allargamento della pupilla, e d istul'bi della visione, ppovocundo con lcn•poranPamcnte fortissimi slro.n•tli. Per quesla azione Lopicn eccilan~o si spiegano i sintomi tlel catarro ~o.st1•ico iuLcslinalo, cioè lingua impania tu, feLore dullu bocca, mancanza di apJmlilo, :;vo~lialezza, malessere, vornilo, difficollò. di evacuare, ÌJI(H'scnsibililà della l'0gionA dello stomaco. Tulli questi ~intomi si LrovUJ·ono nei clue r asi s udùeLli. La seconda recluta affermò, che giù n~l sl"eondo giorno rlell'uso delle pillole (2-4 gim·nalmenltl) egli senti unu Lolale inappetenza e gl'and e mRlessrJ'f', c dte dopo lJ'e giorni avendo prese 20 ·pillole, rbbf' vorntti, C' aumento del males::;cre g~"ne rale; le evacuazirmi non ll<'caclevano chi' n~ni ll'c o r~uallro giorni. L'azione fisiol ogica ùellu digila!Mi spiega sullA funzione Nll'diaca; mentre i bulli li si uUentano. la roczu delle contr azioni cardiache diminuisce. DicLJ'O le ricerche r!i 'I'J'uubo ( f)eu!sclw Klin.fh, Jahrgang 1851, Nr. 8) la digil.'\le C'~crcita un'inftnenzn sui ne1·vi regolatori e mnscolomolol'i del cuore. Pc!' quesl'uzionf' si spiegano, secondo il mio giudizio, gl i ultri s intomi. La pet·Lurbnziono o debolezza nella funzione ucl CUOJ'I' COSÌ br>nefiche nei casi di malattia di tale organo , possono cugionar1' 11en presto nello ci l'costanzo nor•mali, turbAmento nella cirr.olazione del sangue, ll cuore porde lA fot•za nC'CC!'is;u·iu pe1· fer l'ircolarl' il ~angup, nell'intero corpo, <'questa climinu1.ionc di fo1-za la ri!'Pnlit•anno maggiol'rnente lo paPti pilj lontane•. Jndi prr Jcgge di gl·avilà, s~a.nt.c la debolezza delle facoll.ù c:ard iachc, il cervl.'llo, specu:ùmenle neUa posizione Cl'elta de>ll'individuo, non riceve pii1 la sua. necessariu quantità di sangue, e può diventare anemieo.
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Per la povertà di sanguB del cervello si spiegano tutti gli altri
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sintomi osservati: dolori di capo, capogiri, rumore degli orecchi, la vista oscu.ral:a, senso di deliqulo, e veri deliqui, ed infine la morte improvvisa per n euro paralisi da anemia cerebrale. AltPi effetti della digitale, segnatamente narcotici, non si osservarono nò nell'uno, nè nell'altro caso. E se si Lr·ova faUo cenno dagli autor·i di Lale azione, deve~ r·itene1·si che essa sia conseguem:a dì a!Lrccomplicanzc, o di erroneo apprezzarnHnto del sopore che si deve attribui l'e all'anemia cereb1·ah Non si potrebbe negare che i sintomi gastrici osservati forse non dipendano ~uLti dall'azione !opale eccitante della digitale; bensì, possibilmente in parte dalla perturbazione della circolazione sanglligna e dall'anemia cHrebrale. È noto infatti che il capogiro si collega facnmente coll'inclinazione al vomito, e che la difficoltà di andar di corpo proviene spesso da una paralisi parziale del movimento perislaltico degli intestini. Per il singulto, il quale non manca mai negli avvelcnarn(~nti per digitale, come io ne feci l'esperienza, non saprei, per ora, dare un'esatta spiegazione. La paralisi delle pupille m~l nostro caso non fu t•imtu·cata per mancanza di osservazione protratta. Si notò però il giorno delJa mor·te, cioè dopo il deliquio, una eapacità di contrazione per parte delle pupilìe. ·Quale siast.ata la quantilàdeUadigilaleusnta nei casi esposti, non si può stabil ireeon sicur·ezza; la si può però calcolar·e approssimativamente. Poiché una pillola tagliata a metà pesuva grammi 0,2, e prohahilmenteeonteneva gran-nn i O, 12 di pòlvere <li digitale, così il defunto dovette ingoiaruc circa 1f1 grammi, mentre l'altra recluta non ne prese forse che 9 sollanlo. OmHttiamo per brcvilà di esporr•e le rngioni che ci condussero a qucst~ conc~usione; afl'ermiamo però che è abbastanza giusta. Se sì pensa che questa quantità fu usata in uno spazio di 4-f.) setLimane, abbiùlno una pr·ova chiara della cosiddetta azione accumula ti va della digitale. La seconda recluta asserl che dietro le istruzioni avute doveva p1•ender<~ 2-4 pillolegiorwilmenLe, e quindi non un. gramma inlcro di digitale ogni giorno. ll primo vo.mi to lo ebbe dopo 20 pi11ole, eioè dopo aver preso ~-4 grammi di digitale; ma più tardi, quando ne sospese l'uso per qualche dì, e poi le riprese, eJ'ano hastanti8pillole pcrprodurgli il vomito. Questo fatto può servire d i avvet'timento per essere guardinghi nell'amministrare grandi dosi di digitale, segnatamente se si deve protarne l'uso per un tempo piuttosto lungo. Allorquando poi si ha il sospetto che sia stata adoperata la digitale per procu·
DI GIORNALI ITALIANI E D ESTERI
rarsi un aspetto malaticcio, e simulare quindi malattia, si deve, per tQgliere ogni dubbio, ricorrere all'esame microscopico e chinlico delle materie vomitate. Tn q uellc verdastre, da noi all'uopo esaminaLe, si trovò non soiamcnLo della clorofilla, ma ben anche i peli caratLeris lici della digitale constalali tali in seguito a confronto fatto colla polvere delle foglie di digitale della farmacia mililat'e. Sarebbe utile i~lOILt•c che la persona sospetta fosse non solo isolata, ma sorveglia la in modo che le riuscisse impossibile di fa r uso più oltr·c del me7.7.0 doloso. • Con ciò cesserebbero i sintomi di malaltia, e verrebbe sco-
perta la frode.
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RIVISTA CHIRURGICA
RIOessioni sulla medicatura antisettica di Lister,e de·· scrizione del metodo. La medicatura di Listcr, già nota da parecchi amii, è oggi
al'gomento che i chirurghi d'ogni paese discutono, mostr.andosene alcuni entusiastici, altri diffidenti. Il rwof. Billroth lo dichiara « il più importante tema chirm•gico del giorno ". Colla medica tura Liste t· si pretenderebbe spenta per sempre la pioemia, la cnricrena d'ospedale e la setlicernia; la risipola sarebbe, se non vinta, mitigata. Le malattie infettive da ospedale starebbero per subire l'ostracismo dal vocabolario medieo. La reazione consecutiva alle grandi OJ.~eJ•azioni sarebbe lieve; la febbre traumatica c il dolor•e ridotti alla più tollerabile mitezza. La riunione per prima intenzione diverrebbe la regola; - quella per s1;1ppurazione, l'eccezione. La chirurgia · atliva sarebbe, per.sicurezza d'esito, più ardita; i pr'incip1 della TJralica chil'urgica si modificherebbero. Contro questo metodo di medicare le piaghe e le ferite, contro questo nuovo trovato, -che lo si pr~oclama una grande vittoria sui mali déll'urrtànitò. dal suo autore e da parecchi repulaLissimi seguaci, - si vorrebbe opporre una difficoltà per la sua pratica adozione generale, che non sarebbe lieve poichè tocca aHamente l'economia. Grave questiione è quella del denaro di fronte al bene pubblico, .dinanzi ad un progresso che si presenta con parziali statistichH praticamente giuste e for·tunate, e verso il quale il principio umanitario non dovrebbe mai subir·e umiliazione; ma tuttavia la difficoltà è grave,- massima poi, se pensiamo all& necessità dell'estesissima applicazione che il metodo Listeriano dovrebbe prendere, in specialmodo, in tempo di guerra.
RIVISTA DI GlORNALl lTAUANl ED ES1'ERl
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La penna quasi rifugge da c.alcoli d'interesse maLm•iale in confronto ad argomenti uma nitari, ma per quanto sia giusta la teoria, pure la crudele pratica ha le sue esigenze che sono talvolta inesorabili. Però noi confidiamo e crediamo <:he la scienza saprà superarle, rendendo economico il metodo, e ~rovandone compensi in aUri grandi vantaggi non solo morali, ma ben anche materiali. Alle dit1ìcoll,à del coslo ù<'gli strumenti e degli oggetti di med.icazione ed al loro neccssal'io speeco, porterebbe un grave concorso anche l'aumento di personale medico c d'assistenza; ed un'altl'a esigenza, molto calcolabile, - quella del lempo.E questa consid-erazione noi la Jacci~mo pensando più che alla chirurgia dei tempi ordinari, a quelladiguer·ra, in cui i cbit·uJ'ghi passano assiduamenlt; intere giomuLe Jlell'csegllire overm:ioni e medicare feriLe. Come re~istel"ebbcro essi alle Jnnghe molestie che produce il c.:ontatlo delle sostanze irJ'i tan li cJ tU si U\;ano colla medica tura Lister~ <:;ome si potrcl)bH fAr preslo, mentre il metodo è lungo e minuto ? Non vi sarebbe aHro modo di riuscir·e che aumentando ,il personale. Ma pm•sonfliH e tempo, sono ~mcot· es\;i ·-moneta!E bene però notare che, mcutre la g ran maggioranzn d~i chirurghi è concorde nel trovare questi difetti del grave costo) e della, rJ,iJficoltù. d'esecuzione, a Parigi, Lucns-Championnière e Verneuil, trovano invece elle la medica tura LisLer costa meno delle altre, se IJOn in rnodo assoluto, almeno pfn' l'economia che si ottiene dulia più breve durata delle malattie, e il Verneuil assicura che in 8 minuti medicù diligentementH alla Listeriana ilmoncono d'una gamba, appena compiuta l'amputazione. Nonostante, anche dula l'alla spesa e le altre diffìcoHà, non entreremo fra gli oppositori e nemmeno fra gli apatici del vantato metodo di cura: peccheremmo di logica e non ci moslreressimo ossequenti ai progressi della ~cienza e della pt·aLica che da essa emuna. Noi però siarno convinti elle si debba prima di tutto ussicur•are l'eflicaciu somma in modo indiscutibile, del m etodo Li s ter-i~no ; dopo si penserà a render lo semplic~ e meno costoso. La medi.caturu Lis ter non av1•ebbe poi soltanto una limitata azione d'interesse chirurgico, mu sarebbe anche un podero~o
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mezzo che tenderebbe a lla soluzione di una delle piu grandi questioni d'igiene, di quella della salubrità degli ospedali. Questa, è ben vero, dipendPrù sempre da un complesso di cause, ma quando fo~sc duratura la vittoria sulla genesi e diffusibilità dei morbi d'infezione degli speduli, il problema dellrJ snlubrità so.eehbe sciollo, c forsc•lu grave '{uestione economico compensala da minori csigenxo nHlla co::;lruziouc degli slabilimenf.i spedalicri ed in 'TueHu di alcuui dei tanti ~uoi eoslosi accesst)l'f. Lisler auunque, oiLro i gr•andi vonluggi della dirninuiLtt moPtalilà, e della precoce guur·igione, proclama la salubt•itù degli speùali: egli ne combatte le malattie diffusibili, coll'uso dogli anLiseLtici, mentre altri chirurghi ed igienisti tengono por quesLo scopo in prima linea ad un altro gran principio igienico, -alla ventilazione; e non pochi vi sono che, perdula la s peranza in questi mezzi, o non avendoli bene sperim entati, non Lt'ovano più altra via che quellù rndiculc dello sparpagl ia· rneuto de'malati; tal uni anzi sono giunti a tale esaget·azione du pr•oporre perfino l'abolizione òegli spedali! Lo sparpagliamcnLo delle masso degli infeemi ò eeeto In ba!òC della igiene deg li spedoli, e pi 1'1 ui lutto noi Lempo di gucl'ra: ma il moHiplicnt·e e dirAdare lo unità ospiloliPI'e 'non vince le difficoltà; rimal'rcbbe sempr·e il disseminamenlo, non possibile in pr·atic.a, dei singoli infermi. t":: antica la sen tenza c efi.~P7·r ww ..~,urlalP. lanlo miuliore, qurmto minore è il numero cle'lelli che cnntiene •, ma le leggi pratiche ed economiche si opporr•anno scmpr•e a larghcg!riarf\ in queslo p rincipio igienico, specialmente nel pet•iodo dello guorr•e moderne in cui i malaLi-fcr·iLi si contano a centinaia di migliaia. Noi siamo convinti che colle solf' regole odierne di cosLru;t.ione non s i possa pet•vonire a gm·antire o premunit•e In modo s icuro g li s labHimenti spedalieri, a qualunque sistema essi appartengano, dallo sviluppo P ùitl"nsibililà delle malaLLic infettive propr•ie dello spedale. Quincli raccomanderemo sempre di concorrel'e, con tutta la huonu volontà, senza prevenzioni o colla massima diligenza, alle pra tiche applicazioni di <[Uei mezzi che sembrano an•icinarsi allo scioglimento rli un grande problema d'interesse igienico generale. Ora, solLo fausti auspici, si presenta lo s tudio (Wa lico dol metodo antisettico. Sarebbe un ert•orc imper·donabile il non occuparsene seriamente, tanto più che il v• Congresso dei chi-
DI fHORNAU l'TA Lllu'(I ED RSTERL
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rurghi tedesohi,, l.enulosi. in Berlino nello scorso u.prile, tro.ltò speoial.menle de~ metodo antisettico rlol Listar, e lo dichiarò alla quasi unanimità obbligatorio. Sarà una vittoria· assicut·aLa, ovvero una fuLura delusione r I fatti. lo dimostrèranno.' Noi certo non siarno1 nè abbiamo t•agionedi essere facili all'entusiasmo; ma nemmeno dobbiamo essere proclivi all'indifferenlismo; non inviteremo quindi mai a giurare in verba mq;gistri; mà clieiamo invec~ ..... PROVIAMO. Se la medicalura antisettico, con lulle le sue virlu, sarà du.ratura, come l'assicurano i s uoi propu~natori e sperimentatori, dovrà .senza dubbio paesi Lt'a le più grandi scoperte igienico-chirurgiche; e unendo questo trovato - alla chirurgia senza dolore, - ed alla chirut•gia senza scolo di sangue, sarà compiuta la lt•iade più glorioso delle utili inve!lliioni della scienza salutare dell'epoca nostr·a. Stabilita la imprescindibile utilità del metodo, nun rimal't'à più altro, come dicemmo, che di trovat· modo ùi r ender lo semplice ea economico: e per quc~sto !'eco ndo scopo già il Tllierscl! soStituisce con buon esito l'acido salicilico all'acido fenico!!). E fra noi il Minich, u Venezia, f<1cendo tesoro delle ·osservazioni del pt•of. Polli di Milano sull'azione anli7.imotica dei solfiti1 usa il metodo Lister-iano col sollilo di soda, c già ritiene d'avere in gran parte vinta lacliiTicoltù cconomicù senza detrimento dei risultati i~ienico-clinici.
Metodo Liste1'-- Giuseppe LisLer, proressore di clinicu.chirut•gica all'università di EcUmbuPgo, pubblico nel J 8()7 il suo melodo di curare le ferile delle fratture complicate, e di medicare le piaghe per aperture degli ascessi, coprendole con una foglia di stagno battuto, sulla qu'ale stendeva, rwima d'upplicm·Ia, ·una poUig!i& fatta con acido fenico, olio di lino e creta . Più Lardi Pasteur, richiamando in viLa la teoria an ticbissima pattspermica di Anassagor:'a, già alLJ'a volla nel secolo xvn rimessa in luce dal gesuita 1\'ircher, e sostenuta poi da Hauptrnann, Bianchi, Reau(l~ Noi invero non sappiamo trovare o"e esista l'economia, poichè (in I~alta almeno) l'acido salicili~o costa ben molLo piì1 dell'acido fenico: PlUttosto è a ritenersi il salìcilico molto più conveniente dell'acido fenico, perchè non irritarJte, quasi inodoro e molto più solubile. Il Thieracb, è ~ero, lo usa in mir1ima dose, ma il Lister stesso ne ba per questo messa 1n ®òbio l'efdcacia. ·
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mu1· e da alt.ri, fu cagione per la quale il Lisler cambiò indirizzo
nella sua cura antisettica, dirigendola allo scopo <fimpedire la l'ermenlazione e decomposizione dei licruidi secreti dalle soluzioni di continuità uccidendonn i germi propagaloJ'i. lmperocché codesta teoria del Pasteu~· ammelle nell'almosrera l'esistenza di un gran numeJ'O eli germi impet·cettibili, cl1e posti a contatto delle ferile o piaghe sviluppano la pult'eJ'a7.ionc;e tluesti g~rmi sono batteri, o vilirioni, o mi croco echi che dir si vogliano. 11 rneLodo anti;,eLtico deve quinrli prevenire le mala~Li e consecutive alle ferile e piaghe, aven<lo, secondoLislet-,pet'a;done precipua f(UClla di non per•mettere alla fel'ita allro contaLlo che q.uello solo coll'aria fenicata, quindi scevra di quei pl'incipì mot'bOsi nocivi infellantl che si cr•eclono validi .a dare sviluppo e diffusione alle malattie d'ho.spitalismus (pioemia, cancrena d'ospedale, setticernia, ~·~sipola). lv! a lasciamo da pru·te la difficile e forse passionala questione teorc~lica intorno ai hattel'i, ed alle monadi; non è per TJOi questione di teoria, ma solo di fa LLi pr·alici. Quando uomini illustri pel' doLLI'ina e per esercizio, quali il Sax.lorph Lli Copenaghen, l'\ussbaum di Monaco, ThiePsch di Lipsia, Volkmann d'Halle, Langonbeck e Buedeleben ùi Berlino, Hagcnlon di l\lagdeburgo, Lucas-Championnière e verneuil ùi Purigi, o Minich di Venezia, pubblicano mirabilia del melodo Usteriuno (nouoslanle che qualcuno d'essi ubbia fallo Jellc p~trziali modiJlcazioni e qualche t·estrizione), sarebbe una cosa iug iusWicnbile, i l non pt•enderlo in considerazione sedamenle. E Cra coloroche noncPcùono osonoinJifTereuli- egli altt·ì che offrono l'atti e s Latisticl1e, - è ben logico elle si debba seguire i secondi per r·isconLtare pt·aticamente con nuove sperienze quelle da loro fatte; e per giunget•e infine a convinzioni gi us le e pr·oficue. Ecco unu slatislica cornpat·ativu dello spedalc ù'Edimburgo, . nel quale .il celebPe Sy1ne operò per quuLleo mmi consecuLivi n elle stesBe sale o ve om opera iJ LisLer col suo metodo: li Syme nel 18(;5 reco 30 amputazioni; ebbe 24 guarigioni, 6 morti 31 ~ ~ 21t )) 7 » 29 » " 21 » 8 ,. 30 " • 23 ,. 7 )) Totale: 120 tuupuLazion.i; ebbe 92 gual'igioni, 28 mo1·ti
1866 )) 1867 » J868 "
ossia il 23 per cento.
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DI GIO.RNAI.I ITALIANI ED ESTERI
La pioemia f11 causa della morLe-16 volLe, la -setticemia 4volte.
Il Lister nel 1870 fece 21- ampuLa.~ioni; ebbe 20 guarigioni, 4 morti 1871 ~ 32 )> , 24 )> 8 Il 1872 " 28 ,, )) 23 )> 5 » 1873 » 39 " » 31> l> 4 n Totale; 123 amputazionij ebbe 102guaJ'igioni, 21 morti ossia il 17 per cento. Lo schok e l'anemia fw•ono causa ùeUa morte 13 volle, la cachessia 5, la ti si polmonare 2, il tetano 1. - Nessun caso dj pioemia. Intanto la situazione del giorno in questa gr ande questione di chirurgia e d'igiene è giunla a lal punto da interessare vivamente tutti i chirurghi operatori non solo,- ma ben anche l è istituzioni sani taPie ei vlli e mi1ìt.ari.
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Mezzi per usare il metodo di Lister. - Per l'uso del metodo Lisler sonù necessari i seguenti oggetti: i o Uno spra!f, polvcriz:zatore a vapore; il quale può esser·e sostituito anche da un polvel'izt:atore u mano. Alcuni usano du<~ polverizza tori Riclmrd son. La solu~ione doll'acido fenico che s'adopera per lu polveriz7.azione deve es~e1·e alla pl·opol'ziòne del 2 ;1~ per 100. 2° Del J17'oiective sii!t, ossiu Laffetà prepa1'uto con una soluzione d'acido fenico al :; per 100. 3•· P el velo antisettico (conmnemente si chiama anche g~rza o Larlatana) (aniisepiic gauze). Questo finora, è solamente preparato alla perfezione in Edimburgo, o meglio, nella fab• brica di Teodoro Boesclin a Sc:iaffusa (1). . - - - - - - - - - - - -- - - -- (l) La miscela, che ha usata ultimamente il Lisler per preparare il velo, contiene: l parte Acido fenico cristallizzato . 6 parLI. Resina di pino . . 7 ,. Paraffina . . . Oppure quest'aUra formola: Resina . . . 267 parti Paraffina. . . 273 > Acido fenico . 59 > . Pe:r preparare il miscuglio si fonde prima la resina , poi la paraffina\ l,n U]timo si aggiunge l'acido fenico, agitando quanto bast<\ per avere una .mescolanza omc;>g!lnea. Jl velo dev'essere Jlo$cao, e senza colla; lo si ra-
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4• Il catgut, filo animale preparato coll'intestino della pPcora, tenuto immerso per lungo tempo in un miscuglio di olio ed acido fen ico nella p1·oporzione di 1 a f>. 5• Da ultimo il mackintosh, che è una stofta o tessuto impermeabile. La prettica da seguirsi per l'applica$ione clel metodo ,·ì la seguente: Si tagliano e si radono capellì e peli; poi si lava la pa!'te, su cui si deve operar·e, per.grande estensione intorno ad essa, con acc1ua e sapone; dopo con soluzione fenicata (5 pcl' 100}. (DolJendo ad es. ampula1·e la gamba, si dooràfare la lavatura a tutto l'intiero ar·to in.fe,.iore sul quale si deve operare) Colla stessa soluzione (5 per 100) l'operatore e lutti gli assistenti si laveranno diligentemente le mani, si netteranno le uHghie e nessuno potrà toccare la ferila, se prima non sì ù lavate ie mani con soluzione fenicata. Le spugne, lavate e 1'ilavate con acqua, saranno pur esse immerse per 2.-f: ore nella solita soluzione. Gli sLrurnent.i, che sempee si conservano unti con sostanze grasse fenicatA, sar•anno tenuti, durante l'operazione, ·in una vaschctta d'acq11a fenicata (3 per 100). (Così usano specialmente Volkmann e Lucas-Cb.ampionnièt·e; ed è quesl.a una cagione di gravi avarie per gli stJ·umenLi). Il letto ed il malato sono coperti con un lenzuolo di guttaperca vulcanizzata. Dal p1·incipio dell'operazione o medica tura della piaga, fino all'applicazione dell'ullimo el.emento di medicazione, lo spray a vapore, o a mano, polverizza la so1uzione fenicata che avvolge in una specie di nebulosa il mal aLo e gli assistenti, in scalda prima in una stufa, poi, mentre è ben caldo, vi si versa sopra il miscuglio, quindi si mette sotto una pressione idraulica (pressione di. 40,000 chilogr.). Il peso del velo, dopo questa operatione, supera i ' /,.del suo peso primitivo. In mancanza di una macchina p~r la pressione, si può fare col velo un rotolo; si riscalda come s'è detto; per 3 parti di velo si versano 7 parti di m iscela, e quiodi si pone il rotolo ir1 una camera riscaldata a vapore., e in meno di 4 ore il velo s'imbeve totalmer1te del miscuglio, nonostante che questo sia stato prima ripartito in modo io eguale. Dopo ratrreddato, si svolge il rotolo. In una piccola fabbricazione si crede che si potrebbe facilmente sostituire atla camera riscaldata a vapore, un grosso lambicco maotenuto
. caldo a baaoo maria.
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DI GIORNALI ITAtiAI'ìi ED ESTERI
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modo però che !"atmosfera fenicaLa più densa, sia a con !.allo della regione su cui si opera. Terminata l'operazione, si lava la ferita colla soluzione forte (5 per 100), poi si legano i vasi coi fili di catgut. (Questi fili di sostanza animale sono di varia gl'ossezza: servono bene anche per le grosse arler·ie: i capi s i tagliano rasente al nodo, e siccome i fili di catguL vengono asso l'biti, la l'iunionc per pl'irna intenzione non è impedile:\). Si mettono in sito i drenaggi (ben s'intende, anche questi prima preparati colla solita soluzione), c~ si fissano all'esterno con un ilio: quindi si eseguisce ltì s uLut·a nodosa suporticiale, e se occor1•e anche profonda incavigliala, lasciando liberi solamente i punti pei quali passano i ùrenaggi, che devono, appena con lievissimo rnar·ginc, sorpassare il livello della piaga. Si copre poi tutta la parte ope1·ata col tuffetà impermeabile (pr·otective silk) il quale sePvC a pro Leggere la ferita dalla ir·ritazione dell'acido fenico cltfl dovrà sciogliersi dal velo l'enic.ato. Quindi sopra al taffetà s i mc~ttc uno strato, o anche du.e se. O(~carre, di velo fenicato, appena inurn id i lo con lieve sol m~ ione, e subi~o dopo sopra questo il velo asciutto, ripiegato in otto SLl'aLi, in modope1·ò che rcsli mollo lar•go, laalo da oltrepassare abbondantemente i margini Jella re1·ita. Fra il 7" e l'8• strato (il più e.slcrno) se ne mette uno di stotra impermeabile (mackinto~;h), e questo serve ad impedire al pus di uscir·e, e di porlai'Si a contatto dell'al'ia. Dopo avere pe1' bene inviluppalt'l. Lulla la parte operata, si Dssa la medicalura con fascie di vèlo prepar·ato; questa è una delle più diligenti e r·igorose applicazion i. Guai se le fascio non sono• a gr·an distanza dalla piaga, e non impediscono quindi l'uscita (Ìel pus, e l'entPalu dell'aJ·ia! Qualcuno anzj usa, per queslo scopo, di rneLLer·e uno. fettuccia elastica al margine dell'ultimo giro di fa~ciu. Se non succedono inconvcnicnli, dopo 24 ore, e sempre sotto l'atmosfera di soluzione fenicalu, si ra la prima mcdicalura. Si lava la feriLa o con cotone imbovulo di soluzione fenical~, o con iniezioni di questa. Si• tolgono i drenaa,.,.i si lavano ' si accorciano se occor'rc, . 00) 51 e r1fà la medicatura colla solita diligenza. Che se una sola
regala è trascurata, può essc!'nc funesta la conseguenza.
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Le medìcature, fatte s~mpre in modo uguale a questo descritto, si rinnovano "{>Oi p1ù o meno spesso, secondochè è . maggiore o minore lo scolo flella ferita o piaga; ed una delle prescrì7ioni da eseguirsi è quella dell'accorciamento progressivo, mercé escìsione, dei tubi-drenaggio, Jino a che la cicatrizzazione sia quasi compiuta. F. T.
JnOuenr.a del trattantentò antisettico snlla salubrità ~enerale degli spcdali, diiii!Crtazione pr'07~unc,;ata all'apertura dell'ultima sessione dell'Associazione m.edica in(Jlese (sessione chirur:Jica), dal dott. Gtu.SEf>PE LIS'l'EH, prof. dì clin'ica chirurgica nell' UniversHà d'Edimburgo, presidente della sessione ecc. (Gaz. méd. de Paris, aprile ·18ì6). - . Non saprei come meg1io impiegar·c il tempo consacrato ad. un discorso d'apertura, q1,1anto presentando vi alcuni fatti dimostrativi dell'c>,ffetto del tJ'attamento antisettico, propriamnnte detto, sulla salubril.à generale degli speciali . · Sono circa sei anni, che io scrivendo sul grande miglioramento prodotto dall'osservazione~ rigorosa dei princip1 Rntisettici nelle mie sale del Glasgow Ro,q al TnJ/,rmarft, l<:~ quali da malt"ane che erano sono divenute un modello d.i salubrità, rni esprimeva così " Considet·and.o lo slalo di. queste sale, parrebJ)e verosimile che il fortunato cambiamento quivi oL.LenÙtosi, si otterrà dovunque in tutte le sale ehirurgiche, quando i principi antiseWci saranno noti, e accettati da tutti ". Ormai, posso dirlo, questa profezia è divenuta una realtù.
Parlerò prima di tutto di quanto ho saputo eli .alcuni spedali dell'estero, e comincierò da Copenaghen, ftove il prof'essore Snxtorph. ha da molto hlmpo impiegato il tr'attamento antisettico; credo am:i sia stato il primo ad introdurlo sul continente. li grande spedulc nel quale fece le sue applicazioni era in pessime condizioni. Frequentissima vi dominava la pioernia, anche .in seguito alle più piccole OpHrazioni, come l'amputazione d'un dito. Ma nessun caso di pioemia si è più visto subito dopo l'introduzione del mHtodo antisettico; la caner-ena nosocomiale è quasi completumenLe sparita, e la resipola è ignota; salvo nei casi che viene importata dal di fuoti. Il prof. Saxtorph mi scr·ive a questo proposito " Se voi mi chiedete ciò cho io ho notaLo sugli elfelti del trat-
DI G-IORNAr.l l'l'ALfANl ED JI:STERT
<tamento antisettico, posso dirvi che non ha modificato, ma completamente cambiaLi i miei principi di patologia, e la mia pratica chirurgica. La par-ol a lw.spitalismus che, Ot' !:>on pochj anni, ha fuLLo le sua str·aùa da Edimburgo fin.o sul con tinente, non ci mette più sgomento: noi non siamo più dist.olti dal fare operazioni nell'ospedale, ed è rarissimo che si trovi un caso che possa dirsi malcdtia d'lwspitalismw; "· Dopo alcuni particolat'i sulle varietà delle malattie infettive di spedale, Saxtorpl1 descrive lo successioni sempr-e più rimal'chevoli che avvr,mgono talvolta nella cura di alcune lesioni. a Quanto alle fet•itc profonde e accidentuli, lar~<he o superficiali del cuoio cnpP-llut.o, r.ontttsioni con fPo.Ltuea delle ossa della mano o del piede, fl'atture complicate a fori~e -d'articolazioni, esse qnasi semprA gufiriscono scn:~.a alcun inconveniente, rnercè l'uso della medicalut·a antisettica, n del. tu.i;>o da drenaggio. TuLLi questi casi guariscono sempre quasi certamen te, put•c!tè non vi sia complicazione di commozione generale (schok), di cancrena del membro, o di eontusione vi,séerale "· Quindi. tratta del cambiamenl,o prodotto nel l'is uJLato delle operazioni, corno. le amputazioni e le resezioni, o prosegue dicendo. " Credo tl'avcw r·agione nel rilenel'e che i malati muoiano Pal"amente in seguito e per caus a d'un' operazione. Muoiono inv~co più spesso pnr cagione della malattia che esisteva prima dell'operazione •. Finalmente all ude agli ascessi che sono cagionati da malattie delle ossa. " Ciò che è s tato scmp1·e diiTicilissimo' a trattarsi, sono gli ascc.>ssi che fanno seguito alle malattie delle ossa. Inlnnlo sono convinto che si possa impunemente inciderli, soltanto che s i impieghi pe1' lungo tempo iJ nH~todo an tisettico. Con cuee minuziose, r..oll' applicalione dci tubidrenaggio, e de[\a polvcrizzazione anliscUica a Lulle le medicaturo 110i evitiamo l}llegli accidcmti d'avvelenamento settico, che _prima d'oPa seguivano quasi scmpl'C Je incisioni degli ascessi. Io sono convinto rhe se non applicassi il trattamento antisettico, con tutto il. suo rigore, anche facendo uso sola~ mente dell'acido fen ico, non avrei aleuna probahi!.ità di combattere efficacemente gli effetti della suppurazione ". Dirò ora di quello che ho veduto ne' miei ullimi viaggi in Germania, e parlerò solamente degli spedali nei quali il trattamento antisettico è stato introdoUo. Fm questi il primo (~
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stato Monaco. li gt'ande Allgemeines Kranken!taus fu fino a quesL.i u!Limi tempi ogni giomo sempre pi'ù insaluJ)re. La pioemia vi fu sempre là dentro, e l.a cancrena d'ospedale, che 1' invase nel 1872, crebbe terribilmente ogni anno lant<> che l'anno scorso pervenne alla spaventosa c.ifra dell' 80 per 100. Non solo essa fu frequentissima, ma ben anche gravissima, pei ùanni che da per tutto produceva, e p(1r l'alta cifra della mortali là . E i malat.i che pure ne guarivano erano obbligati a dimorare lun~amente nell'ospedale . .Ma dal pr-incipio di quest'anno, avendo il prof. Nussbaum posto in uso il metodo anwsettico, non v'i~ più stato un solo caso di cancrena. ne· ùi pioer~lia. La risipola che v'era pl'ima frequente e grave, era divenul.a rara non solo, ma dopo d'allora i pochi casi che si sviluppavano avevano preso una Jé:wma l1enigna. Le Sàle dei convalescenti, altre volte piene di malati, er·ano • vuote. Non esendovi più ,cancrena, i malati guari,·ano rapidamente (1). Part.ii do:po per Lipsia, dove Thieesch v1 è proressorc eli clinica. Ha solto la sua dit•ezione Lrecl!lnlo letti, con afisi-
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(l} DopocM 110 fùtto questo discorso all'associazione medica, ho ri cevuto dal prof. Nussbaom uu fascicolo intitolato: Die c/th-urglsQ/re Cl.tnil~ zur M;incllen im Jalw, 1875. Ei'll- A.ndenken, {ttr seine ScMUer, pubblicato.da .Feruinando E:ncl~, Stuttgart. Il soggetto dl questo lavoro è la rlvolutione completa fattasi nella salubrità dell'ospedale pel traLtamemo antisettico cd il modo pel quale questo risuJLato s· è ottenuto. Una citazione del primo capitolo, mi credo iu obbligo di fa1·1a. Dopo aver descritto lo stato d'insalubrità in cui versava l'ospedale di "-fonaco, l'auto1·e dico: • •rutto quamo noi avevamo tentato conLro i sopra descrHti orrori, aveva fallito. li trattamento ad aria apet·ta, la medicaturl~ ptw occlusione, i bagni coHLinui, l'h·rigaziono coll'acqua cloruL·ata o colla soluzione d'acido fenico, l'acido salicilico in polvere o in solu:r.ione, l'applicazione dei materiali antisettici di Listar (miscuglio ca rbolico) ecc., tutti questi mezzi furono impotenti a combattere la cancre na d'ospedale, e la pioemia. Ma quando nello spazio d'una sola settimana noi applicammo energicamente ai nostri ammalati il metodo ant.isellico di r.ist.er, e cbe eseguimmo tutte le nostre op;n·azionì secondo lo regole da lui prescrilte, noi provammo sorprese su sorpr ese. '!' ulto andò di bene in meglio: dopo d' allora non si vide pill un solo caso di cancrena d'oFpeda.le. La pioemia e la risipola., in pri ncipio, qualche volta si osservarono, ma perciò solo (come lo dimostrò l'esperienza), perchè non possedavamo la ve1·a prati ca del metodo di Lister Ogni giorno ci impegnavamo di attenerci nlle sue prescrizioni nel modo' il più scrupoloso possibile; ed ogni giorno avevamo migliori risultati. piit pronte le guarigioni, la pioemla e Ja rislpola scomparse •.
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Dl GIOllNALt ITALl,\NI ED ·ESTERI
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stenti molto abili. 11 prof. Thiersclt fu il primo ad introdurre in Get•mania il traLtamento anlisellico, appoggiandosi ai principi leorelici. Le sue sperienze, dal punto eli ''ista llclla salubrità generale dell'ospedale presentano uu insieme di cose soddisiacenLi~sime. Di guisa che potò dire di non aver più veduto, in un anno, un solo caso di piocmia, e notalelo bene, in un servizio di :10() JetLi. E J10lla ste~sa guisll scomput'\'O quasi del Lullo la cancrena d'ospedale. Vi fu tH•I 1871 una parziale invasione ùi cruest.a malallia nelle due sale militari : si t'ileneva prodotta da un Ammasso di vecchi mobili ò'ospedalo acco.Lastati in un locale poslo solto a collc~ste salo: tHu ullimarnonfe tulto scomparve. Il prof. Thiea·sch ha rallo uso, più Lordi, dell'acido sulicilico in \'Cee del iAnico, por la medicalura eslcr·ua : però ha conset•valo l'ucido fenico per la polverizzazione e pei lavort'i. L'acido ~:mlicilico nella guisa ch' egli lo usA semlwa agire i.n modo soddisfacente, ma non si può pretenclere che •JUC!:;ti ri.sullali co~l soddisfacenli siano dovuti a speciale cnt·allcrc di quesl'agc>nle (1).
Oa Lipsin passai ad Holle, dO\'f' Lrovni il prof. Volkmann l
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che usava, come l'uso io, il metodo antisell!co. Egli tenne una c?nl'ol'enza del. metodo nnUsctlico nlla quFllO invitò i professori di Lulte le parti della Ger·mania, ed eRpoRe una bella collezione di ossenazioni. De'-'O dit·(' che fu per me una grande soddisfazione •ruellt'l di vc.:dore cho il peofcssorc Vo1Jmmnn aveva ottenuti quei risultati, f:Pnza che agli, o alcun altro de' suoi assistenti fosscru venuli n fare uua visila ad Ec.limburgo. Persuaso doll'impot·tauza della cosa, egli aveva lavorato rigorosamente in ordine a quanto ave"a letto dc' miei (l) I.a. vera spicl!azione è dnln. ùallo st~sso prof. TbieJ'SCh nel seguen te squarcio di un la-.oro da lui pubblicato recentemente sopra questo argomento.~ l risultati del nostrn ospedalo, egli tllce, si sono mighorati costantemeuta a misura eh<· si perfeziona il me todo, e la nostra 1watìca particolarelln seguito lo stesijO andamento ese!JUCndo le sue minute prescrhaoni. CerLO che i nostri risultati non sono I.Juoui come quelli dello stesso Lister, o quanto quelli di \'olkmann; ed nuche per quanto si riferisce alla riaipola può dirsi lo stesso, difatti nell'anno 1874 divenne molto più rara che nel precedente 1873 •· Lo atesso prof. Tllier!Ch oon crede che il metodo antisettico valga: contr.o la risipola: ma questa idea è diameu·alroente opposta all'esperienza di Saxtorph e di i"ussbaum. già citati, ed all'esperien~ degli altri chirurghi dei quali si diril nelle pagine elle seguono. Gto,'nalc eli •ned'lc1:na mWta..c. 31
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scritti. Mi disse che soltanto a poco per volta aveva saputo quello ch'era nccessal'io per faJ'(~ la prova del mio sistemi).; ma fui lieto di vetlcre che egli aveva fatto tutto esntiamente, come lo facciamo noi qui in Inghilterra, e coi più brillanti risultati. Codesto ospedale era in origine malsano; piccole le sale e stipate, ciascuua d'esse è in direlta comunic~zione con una latl'ina, e lo scolo di queste è sotto alle stesse !Sale. L·"edifìcio è tanto caU.ivo che già è $Lato ·giudicato nece::;::;ario ìl dovet•lo demolìr·c. La pioemia v'hu sempre dominato, mo. dopo l'introduzione d2l h·attamento antisclLico, si è fi.1LLo un cambiamento radicale. Ecco quanl.o dice lo stesso prof. Volkmanu in un suo articolo: " Sperava di poter pubblicare assai prima d'orn lo. comunicazione fatta al ;{• Congr·esso der· cl(ndschen Geselt~>chaftfiiY Chù·w·r;ie sul trattamento an tisettico, ed il metodo di medicnlul·a di Lister. Con mio dispiacere non ho potuto fal'lo. Credo bene ora di menzionare qui ukuni falli cho mostrano a qual gr·ado i pet•icoli di alcune malattie, genen\lrnen~e mortali, sono diminuiLi coll'uso di questo metodo. «Dopo I'inteoduzionc del metotlo antisettico nella mia clin icu, sono ora precisamente due Mni (alla fine di novernbre 1872), non ho perduto alcun mulo.to arfetto da fl'atturu complicata, Lt·ultato col metodo conservatore. In questo numet'o sono compresi alcuni di quei casi ne' quali il trattamento conservatore si adopl'ò, in omaggio Alla ferma volontà de' fraltul'ati che si opposeeo vivamente all'amputazione, c .-ruelli ancof'a in cui la gravità de.Lla lesione, non bfln conosciuta da principio, avt'ebhero in altri tmnpi nnito in un'amputazione secondaria necessaria o per emon·agia, o pel' cuncrena. «Il numero delle fl•atture complicale che guarirono nel11oslro vecchio spedale, sempre affollato d'infermi, e pessimo pe1· condizioni igien ir,bc 1.\linora di t rentuno. Fra queste vi sono pel' lo meno diciannove fratlure eli gamba complicate, in alcuni casi comminuti ve, e bene spesso con gravi lacerazioni delle pat'li molli . Vi furono anche due ft·atLut·e complicale e commin uLive del ginocchio, entrambe guarirono con pseudarll'o,.i. Nessun caso di piocmia ò più apparso da 18 mesi ad oggi, cioh dopo il lug lio 187~, benchè cir·cù. da quel tempo siano state operate 60 amputazioni, (l).
(l) VMi Eclinburgh. Meà!cal Journal, mo.rzo 1875. Sull'os(eotomia anti-
settica di VotKMANN.
4./ 5 Tro:vQ quindi elle anche la cancrena d'ospedale v'è oggi asDl' OIOllNALI ITALIAI'H ED ESTERl
·sol)ltamente igno·ta, e la ri'sipola rarissima, e quando si mani1:esta.a:ssume andamento mite. Il prof. Volkmann mi dice che la sua opiniòne sul metodo antisettico era ben diffe~·ente da queJla del prof. Thiersch su questo argomento, in vista spe.çialmente della diminuzione del numeeo e della gravità delle malattie. f<lra i casi citati dal pro f. Volkmann, ve n'è uno d'escisione della testa del femore, in cui, prima ciElll'operazione esistevano dei focolari purulenti. L' opel'azione era slala falLa ·cipca una settimana prima, e non v'era più alcun focolaio di pus1 ed anche colla pressione eser·citata tutt'all'intorno dell.:t fE>I'ita non si aveva più scolo alcuno, nemmeno s ieroso; pee cui erano stati tolti .tutti i tubi-drenaggio. lo rimasi sluplto per questo risultato, superiore cer~amente a quello che ottengo io stesso, e ne chiesi al Volkmann la ragione e la spiegazione: ed egli mi rispose, che da parecchi anni tratta le parti molli alterate col cucchiaio intr·odolto nella chirurgia tedesca d<~ Brur,1s di Tubinga p(W la raschi a tura (\elle ossa caria te. l n q\!esto modo, da~o che egli abbia da curare un. ascesso sLrumoso, lo spacca;edopo, invece di lasciare che le parti degeneratesi conSlhuill0 per suppuraztone, o per assorbimento, egli col mezzo di codesto cucchi aio le toglie raschiando le, e ne facilita così moltissimo la guarigione. Abituatosi ad usare questo stJ•u.mento Volk:mann l'adopra per togliere la membt·ana interna degli ascessi pur-ulenti, come anche LttLte le granulazioni dello ossa malate. Per conto mio, ho sempre usato, dopo simili operazioni, una soluzione di cloruro di zinco per avvivare le parti molli: bo iniettato nelle sinuosità purulenLe la stessa solu~ione coll'idea 1 di distruggere la suppurazione giù <~s is tent<~, ma non vi sono ~ai riuscito. Questo insuccesso, l'ho ben capHo, dipende dalla dttlìcoltà insupepabile di fay penetrare l'elemento antisettico in
tutt:a:l'estensione del seno purulento . .Yia in questo caso il profess,oreVolkmann, dopo aver raschiate tutte le sinuosità inietta una lozione antisettica, e m'ha deLLo, con mio grand(~ s tupore, eb.'egli era sicuro di Jmoni ris ul.ta~i. Dopo il mio ritorno ho messo in pratica questo mezzo, e spero di potervene mostrare i buoni ef{etli nell'anfiteatro della Royal Inji.r·mar:J. Potrò io essere fortunato di riuscire come il prof. Volkmann't N_on.lo so anco1·a, ma pet'ò ho già qualche caso rius cito benwslmo.
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.. 476 RIYISTA A Berlino il pr6f. Bardeleben, che tiene cen lo letli soLLo la · sua direzione all'ospedale della Cnr·ìlà, ha da lungo tempo introdotto il m etodo anliseLLico. QueJl'ospedale, al solito com e gli altri, era prima malsano. Tanto frequente v'era la pioemia, che quasi ogni amputazione di gamba aveva esito inrauslo. Dopo l'intr·oduzione del metodo antisottico Lutto è camb iaLo; ed il prof. Banleleben m'inrorrnò, alla riunione della nosl!·a associazione di Londra, che subito dopo disparve la pioemia dalle sue sale. Questo slato così soddisfacente perdura va ug uale al momento della rpia visita: c trovai pure che non v'era più alcun caso di cancrena d'ospedale, e che i pochi cusi di ri~ipola erano d'andamento mitìssirno. Devo però clire VIU\ mia con,:vinzione, e cioè che il prof. Bardeleben o lterrebbe dei risultati r eJalivarnenle migliori, se non avesse so~Li tuito, pct· ragioni d'~conorn i a, alla nostra· gae7.a antisettica, della g<wza non preparulo., inzuppata in una solnzione accruosu d'acido fenico; l'acido fenico adoprato in soluzione in un veicolo liquido, invece d'essere conservalo in un mezzo solido, non ha azione sufficièn te e la rnrdicatur-a s'i nzuppa, e cola tutt'tlll'int.orno in gui::>t\ che finisco per essere dannoso. Per cui il prol'. Bardeleben m'ha detto che in certi casi speciali, egli fa uso della nostra garza prepat·ata. Ndl'aHro gl'ande speciale di clinica di Bet'lino, il vetePuno illustre della chirurgia, Langenhcck, non ha aùollato il trattamento antiseltico che solamente quesL'anno. Esso aveva una grande ammirazione per qualcuno de' suoi risultati, m a, secondo quanto intes i da Bardeleben, quest\unmirazione oru sterile. Per una coincidenza singolaPe, e per me delle più piacevoli, trovai Langenheck, quando fui a visilarlo, che stava facendo i suoi·preparaLivi per la sua prima medicaLur·a antisettica, secondo i suoi piit minuti e rigorosi pt·incipii. Si LraLlava d'un tumore della parte supet·iore del perour. Considerando la possibilitù d'una co:nunicaziono della t'cril11 chirurgica coll'articolazione delginoccbio, Lrovò indicato più d'ogni ultr·o il trattamento antisettico. Lo mise in atto colla più perfetta dlligenza, nonostante il serio inconveniente d'una polver·izzazione mal djsposlu : subito i'ntla l'operazione, mi fece l'onore di pregaemi di eseguire la medicatlll'a. A )1agtleburgo trovai un grande spedale in cui erano cir·ca 100 ammalati di chirurgia. Questo spedale, noLo per la sua
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477 condizione poco igienica, era completamente cambialo dopo DI GIORNALI lTAf,lA:-\1 ED ESTERI
l'uso del metodo antisettico . La pioemia era quasi scompal'sa, la cancrena d'ospedale ignota, e la l'isipola, quando v'è, mite e mai pericolosa (1.).
A Bonn ricevetti uguali impressioni. Seppi dal prof. Buscll, che introdusse il metodo antisettico nell'ospedale di detta cill..ù, che le sale, già primu in deploreYolc stato s'erano completamente cambiate; e che in altre sale molto igieniche e ben ventilate, sempre esenti da malattio da ospedalo, il modo di guarigione delle ferite era atfaLLo !.li11'erente da quello di prima. Ed eccovi detto abbastanza sulla' mia esperienza sul continente. Ora vorrei ù.irvi alcune cose tlell'InJìrm.ary, dove io esercito da circa 6 anni. Le sale ùi questo stabilimen to non sono state mai sperimentate tanto, quanto da che vi sono io: altra volta nel vecchio Hi{Jh School, ùue sale erano J'iservale per la risipola, e per r1ualche altl'o caso particolar e, ma al momento della mia nomina, 20 leW fur·ouo tolti al servizio cllirUI'gico per fare una nuova se.zione di chi!'urgia, H, nel tempo s tesso, le due sale prima riservate a ensi particolari, riempi Le di malati. Quest'edificio è stato così più ~evm·arnenie posto alla prova come non lo fu mai. 11 nurne1·o dei letti è tanto scarso che non si riesce a corrispondere alle domande d'ogni giorno. Quando da Glasgow venni acl Edimburgo, vedendo i leLli così stipati ne feci togliel'o qualcuno, ma si pt•oseguì ad ammeLLere lo stesso n_urnero di malati, e siccome ve n'era sempre uHù quantità COQsiderevole che poteva slar·e in piedi pm· tuLta la giornata, erano poi costretti a dormiec sul pavimento, sopra de'materassi, duranlclanotle,dirnodochcil numei'O dei malati ' {l) 11\lott. Hagerdon, chirurgo in capo, era assente al momento della mia visita, ma mi mandò PCI'lOLtera una descrizione minuta del cambiamenti' ' dopo l'uso del metodo amisettico. Fa d'uopo elle io' citi un brantJ prodottosi della sua lettera. c To t ono stalo, pe•· 12 anni, cbirurgo in c~po ùello spcdale, e sempre dovetti lottare con sì ni stra sorte contro la pioemia e la setticemia, J\no a tanto che introdussi il vostro mctodoantisctLico, nel maggio 187~. Dopo questa data, l'bo sempre applicato con eccellenti risultati, i quali, per veriti, 6?DO ~dati sempre crescendo, perchè in principio il metodo non sempre riusciva, e ciascuno dovette pagare il suo tributo al tirocinio pratico. Intanto io sooo pervenuto alla con vinzione che il vostro processo è di si·Curezza incomparabile, e che nei casi d'insuccesso bisogna incolparne il
c)ururgo, e non il metodo "·
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RIYlSTA
restò co mB prima; c, siccome le sale si mantetme1·o perfeLLamcnlc sane, lasciai rimettere i letti un'aJLl'a volla; ma, per di più, ho ancot•a dei materassi sul pavimento. Se per avvPnlura qualcuno enlt'asse di notte tempo nelle mie ~uJe, rimat'!'ebbe maravigliato nel veder·e quunli letli improvvisali vi sono. Spesso vi sono due o lre bambini malati in un sol,letto e, sornroundo tuLto, io posseggo 55 letti, ma, anche O!'a ullimamenLe, aveva 71 malati (l). 'lhtcchè sono crui non è mai :QiiSoalo un sol gim·no che non Yi fossero almeno tanti malati, <ruunli sono i leLli, e lutti posRono vedeve che questi letti sono stipati in modo ben contrario ai ptù elementari pr incipi sullo. salubril-à degli spcdali. V'è anche un'altra ragione, per cui lo mie salo sono state n1esse alla prova ben più severamcnto che prima d'ot'a. Per lo paSSI\lo si us<\VU fare ogni anno una pulizia generale delle sale dello speciale, c molli inconvenienti accadevono per quell'uso. Fnceva d'uopo ll'osporlare i malati in un'allra paPto llelrospedale, e qualcuno soffriva pel' <lllC!ilO traspoJ•lo. Per conseguenza quando Ycniva il tempo dcllu pulizia generale, io studiavtl 11uale dello tlue sa1•ebbe stata In cosa più <lonnosa; Ju pulizia col tt·aspOl'Lo, ovvero lo. non J.mlizia: io ho ct·cduto cltc illl'aSpOPlo fosse una cattiva abitudine, e questa convinzione crescendomi ogni anno, decisi or sono tre anni C'he si sospendesse l'imhiancatul'u c lavalurt\ delle mie sale: l'unno 187:2 fu l'uHiwo in cui si fece, solvopel' una solt\ iufermoriu ùovo un'migina, di earatte1'e scarlatti noso, regna ,·a epidemica nella scorsa estate. Questa sala fu vuotalu u disinfettuta. Ho qualche volta Pimarcuto, che si cJ·cdeva c!u molti cJte io mi trovassi nelle più splendide condizioni igienichp. È invece tutto l'opposto: le mie sale, solto questo punto di vista souo le peggiori t'T'a quelle d i lutti gli speciali di l{UCslo paese. Si ùice ancora cl10 la più se ve l'a neLte:.::zt< ò necessaria nnl tt•altamenlo ~mliscLLico: ed ecco un secondo Cl'l'Ol'C. Se s'inlHntiesse rnai per nettezza, solamente quella antisettica, posso assicururc che i miei malati hunno le fel'ile e le piag"hc più sudicie che mai si possa immaginal'e. lo lascio spesso in posto la medicalur·e aBeLe per una inlcra sctlimnna, nel quul tempo lo sccrczioui purulenlc s'accumulano e subiscouo lo alterazioni chimiche, pt•obabilmcnte dovute all'ossiùazione ed all'aziono della Pesina della garza; o quando le piaghe si scoprono, il sangue alle1'alo con Lutle le sue vm·Jc tinte, pol'ta spesso alla vislu ed all'odorato ben diversa impressione da quella della nettezza. Dnl punto di vista estetico, sono sudicie: nitidissime poi dal puntod'apprezzamento chit•ut•gico.
01 GlOI\NALI lTALlANI ED ESTimi
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Vi è ancora un rutro modo di prova delle mie sale, voglio dire, che ora faccio tali oper·azioni chil·urgiche, che senza i mezzi anLisettici, non le avrei mai eseguite: alcune sono di tal natura, ohe in altri tempi sarebbero s tate seguite specialmente da pioem4a, quali "le l'esezioni dt~l femore per le fr-aLture non consolidate, allo scopo di ravvivare la superficie dci due
monconi. Nonostante in queste cìl'COsLa nze ho avuto un caso di pioemia là dove ho operato io stesso in persona: ma è l'uuico caso elle io conOS<'A. Si traLla d'una inferma alla quale aveva estirpala Ja gianduia mammaria e conlempoPanemnente tutti i gangli i • ascellud: la p ulref'azione si manifnstò nell'ascella in seguito, io credo, del cattivo modo d'amminis trazione d<illa poJverizzazione. lò non ho avuto nemmeno un caso di cancrena d'ospedale durante questi sei anni. Per quanto concerne la risipola la mia spericnza è varia. In t·egola generale e rat'issirna nella ma~gior parte delle sale. Sono s tato per due intiet·i anni senza vedeme un solo caso; ma vi fu un altro tempo nel CJLLale si manifestò con frequenza; e accadde due anni or sono, in coineiuenza con una epidemia ili vaiolo e di risipola in Edimburgo. L'epidemia di risipola fu allora violentissitna; e alcuni malati in città n~. morirono in se~uito alle solepunturefaUn per le vacclnazioHi. Duranle (JLtesto tempo ebbi molti casi di risipola nelle mie sale, perchè vi entrarono dalla ciltiJ. e molti nnche se ne svolsero nello speùale stesso, Frattanto è mani testo che la causa di questi accidenti era più costituzionale elle locale, g iacchè in moHe circ.ost.anze la l'isipola non cominciava daUa piaga o ~la i suoi dinLorni rna in altre localitù e regioni ben lontane; a mollo d'esempio Wcapo, dopo un'operazione su ~li 6r·gani genitali. È molto bene p~rò notare che in nessun caso fru quelli in cui la ma lnLLia SI era manifestala primitivnmenle ncll'ospcùale, non prese mai Ja 1orma maligna, che prendeva qualche volla in. citlù. Apche il tetano parrebbe che rosse divcnulo assai meno frequente dopo il trattamento anliseLlico. Sono ben lonluno d~ dire che la putrefaziono ne sia la sola sua causa; noi sappu~.mo tutto il conLr·ario; fro.llanto quunùo dico che durante se1 ~nni, con una media di UO casi gravi di chirurgia, non bo avutt che soli due casi di questa malallia, vi pOl'lO dHlle ragioni abbastanza valide per credel'e che se maLLiamo via la putrefazione, noi escludiamo una d~lle caLtse più comuni del tetano .
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Una critica fatta al mio tl'atlamenlo, è il tempo passat.o dai malati all'ospedale. Certamente, in alcuni casi è giusta; rna, regola geliet·ale, 90no i casi che non si possono meglio curtwe con alcun aUro mezzo, quali gli ascessi della spina dorsale. Frattan to pa1•ag·onando i casi di Symes e i miei per due periodi di tre anni, ecco il resultato inaspeLtato che n'è avvcnuLo, ed e che avendo riguardo al numet·o dei miei letti, ho avuto un numero d'oper<~hioni ben più grande di quello di Symes: ciu prova : che non ostante che alcuni malati, ma ntenuti in ,·iia pel trattamen to antiselhco, siano l'imasli per lungo tempo allo spedale, questa maggiore ù.imora c) stata compensat8 dalla più t•apida g uarigione di molti anl'i. Speeo, s ig-nol'i , elle i fatl i che ora 110 avu Lo l'OJJOI'C di espot·vi, sara11no considerati come it·t·el'eagabili prove del valore del Lrallamento antisettico che, rigorosamente eseguilo, favorisce la salubrilà delle sale chirurgiche . del metodo anliscllico di l .. isler; nozioni pratiche; anJlpnla~iooi; fenomeni di rnpid~1 t'i(llli'UZi ORIC, ·del dott. J. LuCAS- CttAMPIONNIEHE. (Juw•nal de Mùlecine ci de Chb·w·:;ie p r atiques, art. JO,'lG'l, febbr-aio 1876). Nonostante che le mie ossct·vazioni non siano molle, <:omincio oggi a pubhlicaee. i primi t·isultali oLtenutisi a Pal'ig-i col metodo di Lis lCl'. 1\1a siccome molLi m'hanno sct•itLo domandanclomi infoL"mazioni sopl'U questo nrgomenlo, così non saprei come m eglio rispondere se nnn dieendo l.ol'o quanto in stesso ho l'aLto. Quello anch e che m'invita at.l c!:iporee queste mie notizie, s i ,·. che contro le pt·etese.dei critici di tfueslo rnetodo, io dico clw non è affaLlo necessario aspcmaee u na st.atistica pe'l' giudicare del suo valor-e. La stRtistica confet•merà il giudizio; ma sara legiLtimamente fondala sualLre considerazioni, poiché le piaghe medicate alla Listeriananon somigli ono più per nulla alle all.re. Se in una sala ù'ospl'ldale, a P al'ip;i, che non è nè meglio ne peggio delle altro, io vedo una piago. ll'operazione l'iunirsi pm· prima intenzione, salvo i pnnti del drenaggio; se da questo drenaggio non cola che un umore scaPso, assolutamente differente pei suoi r.araLteri dal pus che noi osserviamo dopo [o} grandi operazioni: se questo pt·oceùimento succede in tempo brevissimo, cou poca o miLe febbre, ho diritto di diee che ho otlenuto un J'isuiLato, che non Cl'a pt·esumibile. Se questo r·i.lipplica~ioni
Dl GIORNALI ITAI.IAl'\[ ED ESTEI\ I
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sultAto si t'ipete, io posso sonza esaget•azione al'fermure l'allo valor·e del metodo, e clit·e che con r1uesto diminuiscono indeterminatamente i tirnot·i delle complica?:ioni. Ho medica Li pçn·eccb i malati col me lodo d i Listet', e la storia del primo mi sembra lo. piu tipicu che possa citarsi. Un uomo di 42 anni era entt•ato nella mia sezione per fa't'Si curare una cicatrice ulcel'atusi della gamba sini::-tt•a. Era stato scottato, due anni prima, nella gamba si n istra d.a zinco in isLato di fusione, e sopr·a Lulta la gamba la cicuLrice era talmente distrutta che non si vedeva altro che una vasta e permanente ulcerazione suppurnnLe e sanguinolenta: quest'uomo inoltre aveva una f!c~sione pennanenl:c~ della gamba sulla coscia che non aveva ceduto a molti tentativi d'esLensione nù a par ecchie tenotomie. Alcune piaghe fìslolose s'erano formate ripelu~e volte nella parte interna della coscia, o il malato domandava con insistenza che gli si togliesse per sempre quel membro inutile <> pericoloso. Voleva an~i che gli s'amputasse la coscia, Lanlo ·-erano _vi vissi mi i dolori che Roffl·iva per ripe tuti flemmoni . Era facile vedi.ere, a colpoù'oechio: cJ 1e codesto membro non poteva esset•gli d'alcuna utilità. Tuttavia non credetti di dover cedere ai suoi desideri dell'ampulaziouo della coscia; mi pareva che si clovesset'O curare o g uarire prima i seni fistolosi della coscia, poi amputare la gamba al ten:o, o al quurLo supet'iore;e cosi meglio si sarebbe poi adattata una protesi al ginocchio stesso. Cur;3.i çpJindi i seni fistolosi della coscia; ccduLi poi i fenomeni fiogisLiei, e chiusisi gli ascessi, amputai la gamba il iO novembre, nella parle supel'iore col metodo cir•colare. Trovai a stento un poco di eu le per fare il manichetto, non essendo possibile formare il beuchè minimo lembo. Feci cinr1ue legatute di vasi con corde-budello, poi l'cci la sutul'a della feriLa pC!' tutta la sua estensione, eccettuale le due estremità. Da ultimo misi un punto di sutur·u profondo con placche eli piombo ai due capi del filo. Un tubo a drenaggio fu subito introdoLto ai lati ,Jel moncone, e mantenuto assicurato con un lìlo per di fuori . Vi fu ,Posta poi sopt·a la,mcdicaturu. L'operazioue ru eseguita conlutlc le r egole indicate da Lisler, e che si r iassnmono in queste. Aveva prima lavato tutta la regione su cui si doveva eseguire l'operazione eon una forle soluzione fenicata ('l gramma d'acido fenico cristali~zato per ~O gr ammi d'acqua).
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RlVJS'fA 482 Gl'istrumenti e le spugne erario state poste nella sLessa soluzione. Gli operatori, e gli assistenti si erano lavate le mani con· una lieve solu'Z-ione (t gramrna per' 40 d'acqua). Questa stessa soluzione era stata adoperata col polverizzaLore durante Lutla l'operazione sulla sede principalmente dell'atto operativo. Le legatnre et panti per1ùdi, erano state falLe col catgut. Un inconvenjente importante da considerarsi era avvenuto nel fine dell'oper-azione. Non aveva impiegato per l'emostasia il sistema d.i Esrnarch, e nonostante, secondo .il mio costume, aveva ratta la compressione con un anello di caoukhouc. Così succede che la piaga dà uno scolo di sangue peP tutta la sua sugerfìoie, cl1e dura lungamente. Seguendo però i. dettami de~ Lister, poco m'occupai. di questo fatto, e feci la sutura. 11-fisi rruindi la medica tura protetti va sulla ferita (tatretà so tLile, impermeabile all'acido fenico); garza antisettica, poi il makintosh, o tela impermeabile. Rinnovai la medicatura il giomo dopo, non trovai cambiamento alcnno; .ft·attanto s'era prodotto uno scolo considerevole nella medicatura, ma scevro d'odore. Inoltre, essendo il moncone rigonllato pel sangue spaeso, tolsi il. punto di sutuea protondo; levai i d!'enaggi per pulirli, e lavato il moncone con forte soLuzione, rimisi l'apparecchio eli meclicatut·a per 48 ore . M'era ben guardato dal togliere il sangue sparso. Il 13 novembre tolsi la rned.icatura. Questa volta v'era poco scolo; appena un poco di liquido bruno nei tubi, che tolsi per lavarli, ed accorciarli. Il monco ne· era meno voluminoso, non aveva cambiaLo di colore. Lavai e medicai. Il '10 novembre, dopo tra giorni, feci di nuovo la medica tura; levai la sutura la riunione era esatta· toiO'o i tubi c li accorcio· ' ' v di. molto. Trovo nella medicatura, e nei tL~bi alcune goccio di liquido purulento, sen~a odore. Rinnovo la solita lavatura colla soluzione forte. Visto però che v'erano alcune goccie di umore puriforme, mi decisi a diluire lo. soluzione fenicata, lo che feci il giorno 20> ed il 24 novembre trovai appena l'apparecchio di medica tura lievemente macchiato. Il gior·no 29 reci la sesta medicatura con debole soluzione. Il24 dicembre tolsi la roeclicatura e tutto era perfettamente cicatx·izzato. N~ssun giorno il malaLo cb bé febbr e di renzione, e ne' pr;irr1i
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9 giorni il tormomch·o oscillò dai 3G,8 ce'ntigr·ù.di ai 38,8: dopo, la temperatura non superò più i gr. 37)1-. Ecco un uomo guarito in 2.4, gior•ni :;enza che rìmanes::;e alcun punto da cicatrizzarsi. E inLanto non bisogna vedet•c in ques to èhe un fatto ordinario, pe1·chc~ le fas i della riiJarazione sono quelle stesse che esattamenLc indica il prof'. Lisler. Le legature del catguL sono rimaste in posLo senza produrre nessuna irritazione. 1l saugue spat·so nel moncone, dietro le suture, che io ben feci constatare dai miei assistenti, e studenti, non s'è per nulla putrefatto, e non ha incagliato il pl'Ocesso di riparazìone, come suol sempre accadere, e come ben lo sanno tutti i par·ligiani della riunion ~ di prima ìnlen:lione con altri mezzi d i medicatura. Avvenne anche un fatto impor tante, e che mi sernlmnenire in appoggio alla medica tura Lister. A vendo visto che la piaga dava un p,oco di pus, supposi che fosse troppo irritata dalla lavatura colla forte soluzione; la diminuii, c lo scolo puriformo scomparve. Non si notarono dolori. Colla debolissima elevazione di temperatnra, il malato ebbe una febbre traumatica lievissima, come è ben previs~o dalla teoria. Lister, col l[ttale ho rono1•e di lrovarmi in conformil.à d'opinioni sopra questo punto, non crede che la febbre traumatica sia seLlicemica . È però facile di spiegare perchfl colla sua medica tura essa venga ridotta al suo minimum. Quanto al processo flsj ologico, dal punt.o ùi vista del mo.lalo, eccone il risulLa to. 1n 24 giomi un uomo in uno stato di salutè deplorevole è s tato ope1·a"lo eli amputazione di gamba al terzo superiore ed è guarilo completamente. I seui fistolosi persistenti della coscia si sono in seguito cicatrizzati spontaneamente. Non ha sofferto nullèl . ~on ha subllo che sei medicature. Aggiungo poi che per me non è un fatto unico: ho falle delle operazioni di m inore importanza; ma il facile modo di riparazione è stato sempee uguale, e questo è il punto capitalo. Anche nelle piccole opernzioni te precauzioni prese por la medicatura devono essere iden tiche a l[uelle per le grandi. I risultati che 110 già otlenuti, lì otterranno anche altri) seguendo esattamenle i precctli di Lister, ma a patLo che siano ben convinti dei rigorosi preceU.i del Lister, e so io sono ri uscito menLre alcuni hanno fallito, egli è perchè ho avuto il grande vantaggio di studiare il metodo antisettico solto la direzione del prof. d' Edimburgo. Ho poi un'altra prova dal
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prof. Verneuil, che m'ha fatto l'onore di domandarmi le necessarie indicazioni per una amputazione di gam])a, e che ha cominciato con un successo for·tunatissimo, il quale gli dà luogo a bene sp.e rare per l'avvenire. :E:cco adunque un importan,Le iliS<:~gnamen.to, t'rutto d'una esperienza che ho acquislata dallo stesso Lister, che mi servirà per vedet'e in avvenire nelle mìe operazioni una kasformazione LanLo grande, e tanto fortunata quanto ormai è st'ata ottenuta clal professore d'Edimburgo e da molti suoi. imitatori. •
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(Qtl.i it clott. Lucas-Championnière T'icorclaalcunerego!edet metodo di rnedieatura, poi prosegt,e). -
Si rinnova la medicat.ura più o meno spesso secondo l'ah])ondanza dello scolo, e sempre sotto l.a polverizzazione. Og11i volta si devono togliere i drenaggi per la varli, ·e raccorciar! i, e per assicurarsi che il drenaggio è buono. La medicatura è minnziosa, ma nè lunga, nè difficile. Non costa più della maggior· parte delle medicature usati~, eccet.to alcune, sopra tutto perché le medicatut'C non sono rin novate. Poi gnaren.do gli operati più presto, finiscono col cosLur meno. Tutti i materiali di medicazione li ha fatti veniee da EdimJ~urgo. Non se ne trovano ancora in l'<'rancia. La sostanza più difrìcile a trovarsi è la gar-za, o velo antisettico, della quale ecco la formola: Prendere la garza, o ~arlalana comune, e !avaria. Acido fenico erisLalizzalo . . 5 par·ti Resina comune . . .5 , Parafina . .7 » La resina e la: paralìna sono mescolate a bagno-maria. Quindi si versa e si mescola l'acido. La garza è stesa e scaldata in una stura. Si vct'sa sulla garza il liquido con una sirit)ga per spander velo in quantità ci l'Ca uguale al peso della garza {Ii. Poi la garza è accaLastat.a nella s tufa sotto un peso abba·stanza grave e riscaldata per due ore subito dopo, e la preparazJone è compiuta. La sLoffa deve essere flessibile, sottile e alquanto pastosa al tatto. Nonostante che quest.a preparazionG non sia, difficilissima, .bisogna farne <liverse prove prima di riuscire, ed egli si è (l) L'ultima formala per la preparazione del velo antisettico, è quella ·data i\ J:)ag. '!B'i di questo fascicolo.
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servito soltanto della garza che ha fatto venire da Edimburgo. Egli non clubità che non passerà molto tempo che se ne farà clell'IÌguale a Parigi, e che molti chirurghi ne faranno subito delle prove.
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La mcellcatura l~i stcr nel reneli e onto delh\ clinic a cbirurgical dell' universltii di DnUe ~ del dott. Vor.KMANN, (Centr•alblatt f. J.ì1ecl. Wissenscl~, N. 10, 1876, e Movimento med: chir. eli Napoli, marzo '1876). Il totale degli ammalali curati nel18i:J nella clinica di H alle, ammontò a 3351; di questi 2799 fuf'ono cura ti nella policlinica e 55.2 in clinica. Di ques ti ultimi ne morirono 5t cioè il 0,23 per 100. Alla esposizione clei casi moehosi precedf.l un s unto «Sul processo eli medicatura ardisetfù;a delle fe1·de> ,, con uno sguardo sui ri sullaLi ollcnut.i nel <'-O l'SO di 15 mesi nelle ferì ie gravi e nelle grandi opel'&zioni, con la medicalura medesima curato. Quindi segue una discussione pel moclo di curare le ferite medicando alla Lister. Usando quesla meclicatura il periodo di detersione si prolunga, non. si vel'iDca nè~ rossore ué tumefazione dei mar·giui della ferita, la formazione delle granulazioni ha luogo molto più taedi dell'ordinario, talora non prima del decimo giorno; le secrezioni delle ferite sono inodore e sono poco m m·ciose, taio m solamcnle s ierose o mucose. Aneo lemJ)i di pelle cancrenati possono dis ~uccaesi senza mandare fetot'e. Poichè il coagulo sanguigno che r iempie la fel'ita rimane pP.r giorni inalterato, alla fìne ù eroso dalle gt·unulazioni c sensibilmente impicciolito, (Ustaccato o ridollo ad una specie di crosta sotto la quale segue Ju chiusura della fer·ita, ovvero si orguniz?.a. Lu tendenza all'unione per pl'imu intenzione è g r·ançliss.ima (l si vet·ifiea non solo la ch iusura dei margini della f'erilù, mn anco quella estesa dc!Ju s uperficie, supposto che queste siano in pcrfello contatto. Per ottenere ciò si deve esercit.aJ'e nei punti coerispondenli una forte pressione, mercò sottoposte $pugne imbevute d'acido carbolico ccc. Questa rwessione nou · hu per sè alcuna consegueni.:ù. nociva, qualorn nei p rimi ternpi s ia assicurato lo scolo del secreto m.ercè un tubo a drenaggio. Questo decorso sp eciale di guarigione vale specialmente su tre cose: sul dolore, sulla febbre c sulla durala della guarigione. ll dolore delle ferite così curate è sensibile appena; a neo la febbre o manca
del tutLo, ovvero si limita ad una breve ed iniziale reazione. •
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La dUl~ata della guarigione è essenzialmen~e accorciata. La tecnica della medicaturo. Lister, dopo numerose pubblicazioni fàtte ai nostri giorni, può supporsi nota. Per quanto alla teqria l'autore ritiene che la questione dei batteri non è ancora risoluta, crede però che in 6lgni caso vi siano cor·pi organizzati sospesi nell'aria, i quali. penetrando nella ferita, pr·oducono la suppul'azìone. l
Studio cUnico dei risulla.l i della medicazione di Listcr .e della sostiluiionc dell'nci((O salicilico all'acido fenico, del dott. THIERSCH, (Ballettino delle Scienze Mediche di Bologna, gennaio '1876). Questa Memoria comincia con un lungo ·riassunto storico delle origini d ella medicazione antisettica e delle vicissi~udini per le quali essa passò in Alemagoa. L'autore abborda la questione della medicazione salicilica e la tratta e:x:-pt·o,fesso, r .a medicazione salicilica, secondo Thiersch, può esser fatta in .due maniere: sotto forma umida e secca con ovatta salicilicaté!. Qualunque sia il mezzo che s'impiega, l'azione anLiseltica dell'acido salicili.co ò inclubilata e non resta a conoscersi cl1e la reazione chimica che essa provoca. P r·ima di descrivere il tnodo di medicaL:ione generale ado ttato, Thiersch riassume in tavole statistiche, accompagnate da numerose osservazioni, '160 casi d'operazioni praticate alla clinica chirur·gica di Lipsia e t,pattale pm·lc coll'acido salicilieo e parte coll'acido fenico; e cio affine di potere stabilire 1m parallelo. Sopl'a questa cifra d'op(~t·azi<)ni egli non ebbe, che un caso d'infezione purulenta con metaslasi e tre altr·i casi complicati da suppurazione a distanza, ma che non si possono ritene('e prodotti da pioemia. Tredici ammala-ti fm·ono presi da risipola; seLle operati, su t60, morirono; e sei altri. non
erano ancora guariti, quando Thiersch pubblicò il suo lavoro. Tali r isultati comparaLi vi condussero l'autore alla conclusione, che la medicazione anLisettica coll'acido salicilico ò sicura quanto la medicazione fcnizzala; di più, b prima otlhrebbe due vantaggi manifesti, essendochèl'acido salicilico sia meno irritante e meno volatile, conservamlo esso la s ua efficacia più a lungo che non l'aeiclo fenico, senza esala1•e odore;. pe1· cui il suo impiego riesce meno molesto per l'ammalalo e per chi. a1i si avvicina. Le soluzioni usate da Thicescll sono in generale a 300 1 e nelle operazioni e nelle medicature l'impìegil, corne segu~: ~
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Cloroformizza l'ammalato; fa pulire con somma diligenza tutte le partì affette con sapone, spirito eli vino ed essenza di LJ•ementina; infine sotto una corrente d'acqua salicilica, friziona tutta la regione che deve operarsi col mezzo d'una l'orte spuz-zola.- L'operatore si disinfetta le mani c procede all'operazione impiegando l'ischcmia col metodo d' Esmarch; tutte le legature sono l'atte con filo di budello fenicato di Listcr e. si tagliano i capi rasente Al nodo; rtuindi si riuniscono i labbri della ferita coL mezzo di seta disinfettata mettendo alternativamente dei punti <li s utura s uperllcia li c profondi. S'inietta poi, a ltl'averso degli ango1i r estati libeJ'i, una soluzione salicilica, ed in ciascuno di essi si mette w1 Lubo da drenaggio, che penetra il più profondamente possibile e lo si fisso. con J.!n punto di cucitura; s i Javn di nuovo la regione con la s oluzione disinfeLlante e poi si melle, su tu lla l'estensione del la ferita, un r iparo di g uttaperca fenestrato lm•go un tre dita, e lo si ricopre di uno str·ato d'ovatta prepar•aLo coll'aci(lo salicilico. Lo spessore dello strato rl'ovalta rlev'csser·e di circa tre dita Lrasverse, e lo si eomprime f'ot•Lementc con una benda . Durante roperazione e la rncdicazione la fc!'lla è tenuta in un"ntmost'era nebulosa d'acrruu salicilica prodotta col polvcri zzatore(1). Si cessa la polverizzazionc q uando è applicaLa l'ova.Lta. -Se U malato s i lagna cho la fasciatura sia troppo serratL), si può tagliare la fasciatura per il lungo e poi soprapporvi alLra meno str·etta. L'elevazione della Lemperalura a 38,5 indica una complicazione e bisogna toglieee l'appareccbio, sopratullo se il malato risente qualche dolore; in caso diverso si aspetta otto o dieci giorni. Diseussione s ul metodo di l..i!iiter a lla Soeietà di ebi•rurg la di P a ri g i . (2G gennaio 1876). La presidenza è tenuta dal dott. Houel.
V ERNE:uti. comunica a nome del dott. Saxtorph di Copenaghen la relazione delrìsultato di minulo ossci·vazioni fotte sopra 13 gravi operazioni da lui eseguite col melotlo LisLer. Le operazioni sono 'd resezionirlella spalla, 4 resezioni dell'anca, 2 r·esezioni del ginocchio, 2 r eseziont del ca1'f!OJ 1 re.~ez'tone del gol
mito.. . Dna sola delle 13 fu seguita da m orte(J·esczionedell'anca). Del r esto molti chiruq:;-hi st.ranierl hanno adoprato col più (l) D Liste r dice invece, che per la polverizzazione il Thiersch usa l'acido fenico. - Yedi a pllg. 173 di questo fascicolo.
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grande risultato questo metoçlo, ch.e seml:.lrl;l. ancora ignoeo fra noi. Il relatore propone d'istituiee delle esperienze che possanorender conto del valore esa~to del metodo, e in caso d'inefficacia, di ricercar ne le cause. Propone inoltre di timelterequcste osservazioni al Comitato di pubblicazione. BOINET ha veduto Demarquay adoprare senza alcun J'isultato il metodo Listeriano, ed a tt.t•ibuiscc il buon esito ottenuto rla altri alla cagione che i mala~i operati lo furono nelle case loro. DEsPnÈs non ·t rova nulla d'importante nella medicatura, ec.cetto il drenaggio, il quale si deve a Chassaignac. VERNE QIL risponde al dott. Boinet che tutte le opel'azioni il Saxtorph le ha esegui te nella clinica chirurgica di Copenaghen. LuGAS-CUAMPtO.NNIÌ::RE sa da buono. fonte ehe il Demarquay non ha applicata la rnedicatura Lister con tutto il rigore del metodo. LE FoRT dice che l'aeido fenico usato dal Lister è un ìn·itante per le piaghe; si tende oggi a sostituì egli l'acido salicilico. Il metodo Lister non impedisce lo sviluppo della risipola. Il principio della medicaturanon ùanalogo alla metlicatura ovattata. Questa hnpedisce l'Bntrata ai miasmi, mentre il primo li uccide. Esso propugna la cantora, peL' la cruale, egli dice, nella sua sezione chic urgi ca ignora r1uasi co'mpletamente l'infezione purulenta. LUCAS-CHMIPIONNII;:RP. dice eh e il Lister non cessa mai dal lodare l'uso del drenaggio, ma che C(Uesto non serve già a rnr colare il pus, il cruale non vi è mai, ma solamente la sierositù, e previene la tensione dei tessu.Li . L'acido fenico irrila solamente le dita del chirurgo, ma non le piaghe, poiehè non si medicano coli 'acido fenico (t) e contra~ta poi in modo assolu[.o che con altri metodi si ottenga un risuHato s imile a quello che si ha dal metodo Listeriano. (lf ln quest.'1. r·isposta il dott. Lucas·Cham pionnière è in contl·adrlizione con quanto egli stesso scrive nel suo art. N. 10,161 (Journal de llféa. et Chir.) da noi ri portato a pag. ,180 di questo fascicolb; poichè in esso prova come app~tnto nel lavare una piaga da arn]lUtazioue con troppo forte soluzione fenizzata si irritava tanto che dovette diluire la soluzione. -Si sa bene che col metodo Lister vi è il talfetà che protegge le piaghe dall'acido fenico c)l'C si svolge dal velo, ma se rnbra anche vero che le piaghe si possano irrit<tre, lavandole, assai piit delle dica del chirnl'go, poichè le piaghe si dctl}rgono con soluzione concentrata d'acido fenico ed il chirurgo si lava le mani con soluzioBe molto diluita. iNota della Redazione)
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a che il meLodo L is tèr sia s Lato maggiormente esperimentato. Frattanto egli è molto irnprcssionato per aver visto con questo metodo guarire in quattro selLimane una resezione del ginocchio, e in otto-giorni un'amputazione di gamba. VERNJ(:UIL domanda il rinvio della discussione fino
La m cdicatura Li!Oie r al " • Con~1·csso cbh·m·~ieo (6 aprile :187G) a lllee·llno. (Deuische M'edicinisclw Wochenschrift, aprile 1876·. Il signor Esmarch si dichiat·ò con tuLLa l'energia per il melodo di Llster ed a ffermò essere truesLo ar·gomento il còmpilo prjncipale del Congresso chirurgico, anche in vantaggio della chirurgia di guerra . Il sig. Busch di Bonn, il quale, al par·i di molli colleghi aveva esposto dapprima dci dubbi, dimostrò ìn modo persuasivo come a poco a poco essi fossero svaniti pcw for·za elci fatti e come egli pure si fosse schierato dalla parte degli aderenti al metodo antisettico. Della massima impot'Lanza però fu lu dicllial't1zione del presidenleLangenbcck, il quole, bencilè abbiA fatto qualche riserva, che concorda con la noslra, <Juella cioè, cho il metodo antiseLtico non sia possibile dovullq ue, lo d ichial'ò obbligator io, .esponendo una lunga sct'ie dì casi. Dopo ciò noi dobbiamo r-itenere le tluestioni sul metodo anLisetLico corneAcrìnite e sciolte. Esso appm·tienc d'ot·a in poi alla LerapeutiCù come un trovato dur aluro e positivo. I chiru1,.gJ1i studieranno indub!Jiar:ne!llc i mezzi plW semplìfic~1o; ma nè la s ua CcJmplicuzione, nè il suo pr-ezzo abbastanza elevato basteranno aù ìmpeùil'ne l'uso benefico. Un'altra cosa ùl constatata nel quinto Conwesso chil'u rgico, ecl è, che ò necessaria lu più perfetta C!:>Ccuziooe delle pPescl'i-. zioni, come ne fece ro la pr'ova i signori Banleleben, Thiersch, ~ollanann, Nusshaum, ecc.) per r aggiunger·c gli s plendidi r 1sultatl oltenut.i da loro . Poichè i macslrl dellu tcorin chir-urg.ica, quali sono Honig c Buseh, uichiat·arono ullumeute che i 1'1Su1tati furono migliori quanto più esaltamento i c!Jirul'ghi si a~Lennero nl vel'o metodo, si dat·à rugione agli aderenti di LJslcr se richiedono la prova delle, cosi dette, statisti<' Ile prcse~la,te, onde persuade1·si, se il tra uamento aùoptwato dai cJurur gJJi fosse veramente l'antisettico. ~ipe~iamo, 9he il 1·ìsultato emanato del ({Uinto Congresso dct chtrut'ghi tedeschi è della massima importanza, e che il Gio-rnale di meàlc!na, mWeare.
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metodo antiseLLiCO· fu dichiarato obuli{Jcdorio quasi unanimità. In uvvenire questo rutto rimart•ù come uno dci pochi segni dell'epoca nos tt·a (Laudmar-k) e indicherà uno dci più importanti prog1•essi della chiruegia. Il valore diagnos tico del triang olo ileo-femorale nei casi di lesione dell'm·ticolnzione dell'nnea, del doU.B HYA!'\T. ( Lancet, gennaio '1876). Il s ig. Tommaso Bryant chiarna l'attenzione sull' impol'tanza d'un triangolo l'ormato come segue) l'infeemo slando coricato: si tit·a una linea dal processo spinoso sup..riore antorioro dell'ileo all'apice ùel g1•an tt-oeantere: la seconda si Lira dallo stesso punto dit•ellamcnle in basso al piano orizzontale del COJ'po gif\ccn Le: e la terza è ti r<~to. ad angoli retti verso la seconda cd interseca la prima al g ran ll'ocnnlere. Quc~s t.'ullima linea è la bnsc del triangolo ed è la linea di paragone nella JratluJ'a o nell'uccoJ·ciamento tlel collo.
A{l ogru pn.tto il sig. Bt·rant asseYCl'S, doro ripetute pl'ove, che in un· soggetto !:inno questi lrian A'oli ileo-femorali sono esnttamente simili, dai due lati del r.orpo, con luli ed angoli eguali; r, nggimtge con fiJucia che in tutti i casi rli lesione tlel1'anca in cui esiste l'accorciameulo del collo Mlif.more, la misun·n tlell'accoeciamcnlo può rilcYarsi gius.tornenLe ed accuratamente pal'agonamlo le busi dei Ll'iango1i dei ùue loti: cl1C nclltì frattura non l'icomposta del collo del femOl·e, dove nel Jato s1lJ1o la bnsedel tl'iangolo ha nell'nclull.o noemnlmenle in medio. la ltmghezza d i tluo d ili c mezzo, nel lato alfeLlo o le!" O misur<t da mezzo dito nd un dito e mezzo di pii:,, ( [Il es la m isura essendo presa, stando il paziente in posizione orizzonlale1 colla pelvi driLln e i ù.ue femori puralll~li. A ,·ver·tendù a queste ciJ•coslanze neRsun caso di fratluJ·a del femore potrà :'lfuggit·c, e nella diagnosi del caso non "i rich!iedeeanuo roae munipoluzioniclci 1:rnmmcnti, lo scrief'.liiolio dello loro supedìeit>, la llessione l'ot•zala deJia coscia, l'ahJuzir)Ue o lu rolazionc: n ulla, Lt·imne lu piìJ semplice ed are.urala mmsuralul'à, ell inollt·o non sarù più po::>sibile l'ert·ore di prendere un'an~a contu:::a p Cl' una fNtlt~ll'n tu . ~o o'\' i met()di per l a c ura dell'esh•()fia della vescica e del tu m o 1•i e reUill , del ,loiL. E. BlLcLO\\'. (T/w Roston me(lical
atrrl suruicat Joumnl, gennaio 1876}. ll doU. Enrico G. Bigelow acscrive u na nuovc< opm'<.l~ione
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per la cura dell'eslt·ofìa della vescica. Essa consiste nell'esportare la membrana mucosa della vescica scoperta in guisa che i lembi stirati della pelle _adiacente possano aderire direllamente aHa s ua superficie piagata. Le rism:se cllil'ul'glcho usuali in tfuesla grave deformità. si limital'ono soltanto a dei tenlathi di cuoprire la ~cmbrano. mucosa. Ma sarebbe slalo meglio oblilorurla colla stessa operazione, anzichè formarè una c·twità che è più dannosa che utile, poichè raccoglie i sali dell'orina. L'operazione usuale abbisogna allt·csi d'una più estesa dissezione. Essa riclliode che il peim0 Jcmho sia arrovesciaLo dall'alto in busso sopt'a la wscicn; lo scopo ùi ciò si è di assicurarsi una fodera di pelle por una nnova cavità. La superficie denudata, dulia quale il pt'into lembo fu preso, è t[uinùi parimenti chiusa mcdiaRtc ullPriot'l incisioni. Coll'op<>razione rec.enternenle proposto. il primo lPmbo e la ùissezione pet' ricoprire la superficie ch'esso Jasriu non sono punto necessari. In ambedue le opGrazirmi i lembi !;On meglio tagliuli quando la pelle i• moll.issimo l'ilassnt.n. l!: quindi meglio iucl.udere nello incis ioni i teg u mon~i pPl'tlt tti dell'inguine od anche tlello scrot6. l capi saranno poscifl pOt'laLi iusieme in uno. dit·ezione in cui i lembi cotlano più rwonlumentc. Nello stesso foglio il dotl. Bigelow l'ilerisce duo casi in cui tumori et·eLlili ùi una rormidabilo natut'a fw'ono racilmenle ol.llit.erali met'cè l'iniezione con uno schizzetto di P!'twaz di alcune goccie di una soluzione (pat-ti egnali in pPso) di azotalo ù'twgeneo nell'acq un. St~ l lcssuLi !'iOIlO r<.w t.emcntu comprossi cii·ca l'orifizio del tubo, dopo la su n intt·od IIZioue si prod ucc un'escara cl<>i tessuti l:;Oliùi ben presto rtYYiluppala tlu un coagulo aderente per intìammazione colla circonvicina slasi sanguigna gen•!l'tùe. ~Ientt·t..' l't>scaL'D. to~i falla è p1ù llislinta o più salda di !]uellA dell'acido o dc>l pcrdoruro, l'espt·Pssionc del sangue tliminuisce IH'O]Jtlbilmenlt:' il pericolo clt>ll'emboJism o . .L'ul~imo l'is uiLoJ.o è l'ascesso sogu·,to clu solida cicatrizzazione. '
.\llnccintorn dell'iliaca esft.ron mcditmtc un cordoncino nntifiettico n ella cura d'on uumca•o insoolito di ancua•ifimi, del dolL OLtVJF.I\0 PE~JBERTo:-~, ( T !te /.ancet, febbt'uio l$76). Il dott. Pembct'Lon ri loeisco il caso ù'un malulo eli ti-7 anni in cui si vedevano suno stesso l.llembl'u Lre con:>idcrevoli Lumori
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aneurismatici, segnalamente uno soLLo illcgamenlo di Poupart, uno a ll'apice del triangolo di Scar•pa, ed il torzo alla regione poplilea, ed al quale legò l'iliaca esterna con un cordoncino animale lenicalo. Tt•c selli mano dopo l'opcra:tiuue la ferita era completamente l'iunita, essendo stata du rante i primi f[ualr tordici giomi trttUaln inlieramenle eogli antisetl1ci e medicata nei gior-ni successi\•i con un linimenLo resinoso per guarit•e alcune escoriazioni. A quell'epoca i tumori aneudsmatici Prano sodi e ri!'tl'elli nelle loro dirnen~ioni. La cuncrena che crasi manifestata terminò con una. linea hen definila a. mel.ù della grunha, la paroo mortifica la essendo Rcccu, asso l n LaHJCalc St111z'ombra di putrefazione, gt•azic ad una mellicalut·a untisellica di coLone in lana impregnata lli acido carlH.Jlico sciolllJ nclrete•·e. li malato slava !Jcne, eli all'infuori d'un po' di dolore alla lineu eli den1arcozione non fu punto molestato dalla morlilir.M:iono del suo piotle. RU(essione. - A dir vero non sappiamo vede t e eh qual vantaggio sia slat.a nel caso :surri ferilo la La n lo tlecantnta medicnlut·u unLisetticn. r Lumori am:JLil'ism~tLici RnreltiJet·o guarili egualmente, a J.lUret· nostro, quand'anche l'iliaca aslerna fossa stata allacciato col t'efc semplice o col cordoncino tli sela (come s'è scmpt•e fallo sino a rruesli ullimi anui) uuzicltè col fumoso budello di gotto (cal.gul) più o meno imbevuto ùi acido fenico. Nò crediamo elfello della s uccJlntarncdicnzionc la formn ussunla in •ruella ciecoslanza dallo crutcrl.ltUl da cui fu colpita La rneth inl'criore dolla gamba; impt.•rciocchf' nB ,·erme inscwwto.
cd aùbi~mo più voli.\.; avuto occasione dj vertllcal'lo, chn la mancanza J.eUa cirl·ola?:ionc snnguignu in unn ùata ptll'l~" vi delermina la cancrena secca c non la lot'ma umidu, Ju quale suole avvenire in vP.ce in scgmto a violcnth;sitnu llogo::;i o;l a certe mulullie infettive. Diflhtli ~lonteggin, Riclierand, Boche e Sonsofl e tuf.li io #{CuCt'e i trnllaLisli dicono che nella cancrena dipendente dR impedimento di circolo o d n in lClt'!'Olla comunicazione del fluido nerveo, si monilcst.ano il freddo, la perdita della scnsiùi lilù u dello moLi liLù della pnrle, u cui succndc rapidamente la formazione tli lhltene e d'escare ncriccie: ma all'opposl.o ili t[uanlo a vvicne nella canct·cna da violenta infiammazione, non ,.t si nola traccia di 1logosi, eJ ha•vi uei LcssuLi morLifìcati un'assai minor quantilil di fluidi. Ctù che f'luggeriva a Roche c Sunson la rilie,-sione che • C'est mo!nu;! le plus • ordl.ooircmeuL duns cc cue <[llO l'ou observe la gangr·ùw~
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Monteggia a vverte che c la gangrena secca <• accade più sovente alle parLi tendinose magre, s uoi far più c lenti progressi, la pat·le in essa è più arida ed estenuata, vi ~ha minor fel.ore ed è più lenla nell'avanzarsi. In generale le ~ ca:-use çancrenose porte n li maggior al'flusso d'umot•iinducono «la cancrena umida, e quelle che sceman J'affiusso fanno na" scere piuttosto la secca , (2). Cost stando le cose si può asserire con molto fondamento di probabilità, se non con certezza, che nel t'alto s u esposto l'acido fenico non moclifico per nulla l'andamento el'aspetlo del male, i quali furono nè più n è meno quali sogliano esset•e in consimili occasioni, e che per dimostrare che il buon esito ottenuto ·et'a da ripetersi dalla medicazione usata, bisognerebbe provar e che contrariamente all'osservazione ed all'espe1'ienza dei piu gran maestri di chirurgia, non ricot·rendo a sill'alta medicazione, l'esito sarebbe stato diver};o.Giova poi non passare solto sileqzio che se nella buona riuscita deJl'opérazione avesse una quàlcbe parte la natura del cot'doncino ado perato per l'allacciatura,_la se La che tal uni vort•ebbero sbandire dalla chirut·gia è una SòsLanza animate al pari dì tutti i cantini od altr·e consi. mili minugie, benchè l'erse non assorbite come queste. l
Y. C ura del lelano m ediante la stiratura de l ne rvo, del dott. 6-IORGIO CALLENDEl-\. (Letncet, aprile 1876). Ili una Memoria Iella dinanzi alta società Abernethiana il sig. Milner· patrocinò la cut'a del Lelano mediante lo stit'amcnto del nervo ed in alcune ossee.vnzioni r.it•eft quP-st'opCl'azione sni tronch~ nervosi io espressi il mio rammarico, narranèo ·Un caso dl tetano,,che il nervo peronco non fosse stato messo a nudo e ~tir~to. Dacchè ciò ru scritto non ebbi più a curarnalctm caso di tetano traumatico, ma se l'opportunità me so ne fosse Pl'e.senta'tà, avrei cerlam<mte effeUualo un'operazione quale l'h.o indicaLa, supposto naturalmente che la speoie del caso ~li permett.esse di stirare il tronco nervoso fra il punto leso e 1 centri nervei. Son lieto d'udire cho r ecenlissimamente il ·s!g: Verneuil ha avuto in cura all'ospedale della Pietà di Partgt un cas?, che1 lo spero, egli vorrà jn breve far di pub-
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• ' pag. (q :aoc&li! ET SAl'!SoN. El&rn~nts de patologte .Yaedico-chtrur~ic:Jlt, t. 11. 6. (2) :t.iONTEOGl A. lstttu.: tcnt chw·urgiche, t. l; pag. 6l.
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blico ragione. Un uomo aveva avnto una. mano gravemente !SCh~acciat~ e in conseguenza eU siffatta lesione cransi manifestati s intomi di tetano. Il sig. Verneuil scopd il nervo mcdiano verso il gomito c l'ulnare presso il carpo etl esercitò su di essi d.elle trazioni. Il malato guru.•ì completumenlt!. Spero che questa nota condttrt'à all ulteriori prove di queslo melodo di CUI'a. L'operazione non è pw1to gr·ave . Il n ùrvo è messo a nudo e stirato, !fll&ndo fu libe!'aLo da' tessnli clte lo atto rniano , mediante trazioni !aLte con una pinza ordinaria all'ingiù dei cen.tri a cui ò legato Kon v'ha da temere accidenti probabili. A legiLLimat·e lu suùtlcLLa opet>azion e dircm.o che si posseggono Ot'a prove abbondanti r1ei casi riferiti da Billrolh, Nussbaum c da me stesso della tollei·anzl\ che hanno i nei·,·i à. sopportal'e una >iolenk'l stiratura spinta rJUanto lo adelllpimento delle loro funzioni lo consentono. 1n vista dei poco soddisfacenti risu1tali della cura del tetano traumatico 'lualo si pratica al dì d'oggi è pie_namcntc giustificata la suacccnnala opet>azione almeno come un'lùli.rna risorsa, sobhene io ne patrocinassi la prova, come nel caso curato dnl sig. Verneuil, non appena i segni (!ella malult.iu siuno distintamente riconosciuti. Riflessioni. - Posto che, come afferma il sig.· Callendce appoggiato alle Pl'OP1'ie ed a lle osser vazioni di Billl'oth e di N ussbuum, i ner·vi s i lascino stirare impunemente, è cei'lo un'importantissima conquista· della chit•urgia praliea quella di aver 'saputo usufr·uttnre la suindicata proprietà ùei nervi, valendoselle come di m ezzo lerapeutioo contro uno dei piit terribili e runcsti acciden Li cl1e te11gono dietro alle lesioui cd l'Ilo stesse operazioni chiru1'gicJae, trual è il tela no Lraumat.ico. :\-la è egli poi sicupo che <Juell'operaziolH~ sia innocua come lo presume l'autore della surriferHa. notn ~ Un fiOJ'C non fa primavera, e un fallo solo, pe1· quanto autentico c comprovato, non è tal hase su cui si possa ragionevolmente fondate un sisLema. A noi sembra che lo scuoprire e lo stirare un tronco nervoso non sia una cosa tanto semplice e indillerente, tanto più che dovendolo isolare dai le.<;sutl che l'ullot•niano si corre anche il rischio ili ferire l'arteria che Faccompagn~1 e ilnt!J'VO stesso. E d'altronde è egl i poi rigoros amente esatto che i ri· sn}tati della curn del tetano traumatico, quale si pratica al dì d'oggi, !Sono cosi poco sodtlisfacenti come vorrebbe rar credere iJ sig. Cullend~r?.
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Se dobbiamo prestar fetle a quauLo da crualh•'anni in qua venne pubblicato s ui giol'nali m edici eli tullì i paes i il r imedio conLro Ll_totano traumatico era gi;'l ben· o trovato pr ima che al s1g . Callender halenas~e l'idea c.li rico!·ret·e ulla slirn.tura de' li'onchi nervosi, poichè i tlotlol'i 0I'è, Mascaw, Papillaud, Grandesso-Silvestl'i e parecchi alLri, ùi cui non rammentiamo il nome, avevano cuJ'ati con prospero succe~so diversi casi di tetano mectiante l'iùraLQ di clot·alio. F orse il sig. callenùer ci opporrà che il cloro.lio, come il cloroformio, è un ugento elle, se sona talvolta, lta P.Ul'e ill"at.nl p rivilegio di uccidere, e che per conseguenza vuoi esser maneggiat{) con somma cautela, quando non si ttiudicus~u più l'l'udente di astcnm•si ussolu lamento dall'nmminisLl'uziono d'un medicamento cosl pet•icoloso. Noi non negheremo che il cloralio non sin un'arn\a a due tagli, ma notrremo anzi lullo che il suo uso ò m eno lcwibilc di quello cl1e luluni suppon gon o : che il tetano è un male contJ·o cui dì solilo si mostt•nnn im-potenti tutti i vecchi Anti~pn::;motlici i piu ncct·edilati; e che se il sig. Callontler coll'appoggio tl'un solo caso fnvor,volc si credo aulorizzaoo a consiglinre almeno com'<.cllima t·isorsa lo stiramenlo del nervo, si polrà con più l'a~ion o amminist.rare ~Uo stèsso lilolo il cloralio, il t[Llttlo ha giu dato, come clianzi fu avvertito, molli favorevoli ri~uHamenli. Ciò non Loglie che se in pt'Ogrc>sso di tempo la medicu:t.ione .t p reconizzala dal sig. Callendcr conrorrnot•ù le lus inghiero spet•nnzc che di sè Ila rutto concepire uoi lo t•eudiamo la giu~tizia che avrà mot•itato: perchè pel" noi cr·iticat·e non s ignifica condannare. PS. Menke noi, un po' scclli<'i, facevamo le nostr e ri10Cl'VH circn il s uosposLo motollo eli cuJ'nr il tntuno, il 1lotL. Tomaso Chambors, non solamenlo lo accctt.avn. di· p1·imo acchito c senza benefizio d'invent.at'io, ma proponc,·n di estenderne l'uso alla cura dì quei cosi di scia tìcn i quali ~i mostt·ano ribelli ai soliti mezzi tcrupeutici. Il motivo rltc lo !<pinge a consigliare la slimlura del net·vo si è C'hc, a suo giu(Li:t.io, il dolore dell'operazione l: nnlJo in confl'oHI O rli quello Lcrrihilissimo che pPovn l'ummalnto durante gl'insulti della suddetta n evralgia . E concludo con diN rhe non è sicut·o che quella medicazione non sia già !,;l.ata sug~crila da a ll!' i : m a se nol f~, lo. nessuna Splmwza eli guarig ione elle ammellc la sciuLica giustificherà pienarocule sitTt~tto tenlaliYO (Y . Thc Laru:ct, 29 aprìlo 18ì6). Con buona pace del sig. Chumbers noi non pos-
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siamo monargli buone le s ue conclusioni; perche l'ischialgia non è 'POi ·C[uel male dispel'aLo che egli dice; e sia co' torpenti, sia co' fanghi minerali, sia colle deplozioni sanguigne locali, sia coi rivulsi vi, comp1•eso il famoso empi as~ro di rcmunculus sceleraius applicato a l calcagno tanto in uso a Cassano d'Adda, noi la vedemmo sempt'O•guarire; e perchè, come più sopt'a avvertimmo, la s tiratura del tronco neJ'VOS? come rimedio antitetanico non è stata lìnot•a adoperata che in un solo caso, e unus nullus, come dicono i legali. Y.
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«:nso di tetano curafo ~c)l elol'alio, di LEO:-IA.RDO CA:.'IlE. (T/te Lancet, 15 aprile 1876). Il caso seguento pt'esenLa alcuni tratti interessan ti e merita d'esser e rammentato. p. B. di vcnrtott'anni, lavoratore di stagno in una fabbl'ica di ferrarecce, il quale raccontava d'essere stato in preda a una gran debolezza per alcuni mesi, dava i seguenti parlicolaJ•i intorno al suo male.CiJ'ca tre settimane prima si ferì il grosso dito del piede destro con un grosso peso cJ1e vi lasciò cade l'e sopra. Questo gli causò allora un g rave dolor e e . j] dito sanguinò u n tantino: rna dopo pochi g iorni il dolore s vanì; e d'allora fino ad oggi non ebbe più sint.om_i che si collegassero con l'(ueUa lesione. Egli non si J'icordava d'esse1'Si punto od altrimenti fatto ma le al grosso dito da quell'epoco. in poi. Era un uomo tnmqulllo o non era mai R"tal:o bevitore. Non avea mai soffer to nè di convulsiçni, nò di sinlide, ma alcuni nnni prima era stato affetto da reumatismo. Il '15 marzo di quest'anno, mentl'e andava a casa a pranzo, sentì un dolore acuto nel ,dito g rosso che fu seguìlo da gagliarda contrazione del piede e del collo del piede: Questa Gl'ebbe così raridamente che anivò a casa con difilcolllì. Egli si pose tosto a giacere c f1·egò Ja gam.bo. con un pezzo di fianolla, ecc. Ma il dolore aumentò, si convertì in accessi convulsivi, e siccome continua,•a a crescere, mi mandò a chiamare la sera dello stesso giorno. Lo trovai sdraiato sorra un sofà con una espressione particolare d'ansietà e un certo modo (;oncitato. Allora si mise a cliscOJ't'ere rapidamente tenendosi il petto pe1· pochi s8condi. Egli si lamentò d'un · dolore che ricot'reva acl intervalli di un minuto e piu accompagnato da atr oci conlorcimenti convulsivi della gamba . .Al tempo slesso la sua respirazione era turba ta e divenla vo. più lenta od anche s'arres tava du-
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rante il parosSismo; alle mie interrogazioni rispose che senLiva irrigidimento o contt'allura attot·no al collo ed alle spalle, ma non vi et·auo sintomi distinti di trismo. Allo scoprir del piede fu preso a un tratto da accesso convulsivo, e l'applicazione della mano fredda lo faceva tt·asalire, quando quello era cessato. Esaminato il grosso dit.o ne tz:ovai gt·andemente scolol'ila la superficie s uperiore, l'unghia era quasi nera ed alla supcl'fìcic infePiore scopt·ii una piccola ferila da strumento pungente quale avl'ebbe potuto fa•·e un'unghiata. L'infermo non si era accorto d'essersi punto in allra epoca la parte polputa del gt•osso di lo. Esso non avea mangiato nè inghiottito cosa alcuna; ma ciò, non porchè non potesse ingollare, ma pet·l'ansietà e il dolore; infatti. esso bevve prontamente e sen?:a difticollù. Prescrissi allor a venti geani di cloralio da prendersi ogni due o tre ore; il riposo per la gamba e qualche fomento di quando in quando, so pareva recasse sollievo. Dopo d'aver pPeso due dosi di cloralio, il malato sPmlwava più quieto e verso l'ultima parte della notte s'addormentò. Ebbe alcuni leggieri convellimenti mentre dormiva. La mattina successiva d.ichiat•ò egli stesso di senlit•si meglio, ma si lagnava tuttol'a di dolo l'e e di contrallut·a. Ot·a la sua respieazione non twa che legget•rrwnte impedita, quando il dolore r iesaccrbavas i non essendovi che uuu. lieve pausa nella respirazione. Fu ordinato che continuasse il cloralio di due in due ore per tutto ilgioPno. Sulla sera dello stesso gioeno quando lo rividi stava decisamente meglio; i moti spasmodici ricorrevano sollanto ahmghi intervalli ed ePanoleggerissimi. Si sentì sonnolento tuLto il giorno e dormì di trallo in tratto; prescrissi venti grani di cloralio per la sera. Dopo d'averli presi dormi una gran parte della notte. Il giorno seguente le convulsioni erano pressochè scompat'se e l'inf~t~mo s i lagnava solo di spossamento. ONJinai una mistura di dieci grani di bromuro di potassio c d'uno. dramma di tintura di genziuna composta da prendcl'Si in tre volte nella giornata. D'allora in poi i sintomi suaccennati non ricomparvet·o, o F. B. riprese il suo lavoro, ricostituito pienamente in salute. Riflessioni. - Abbiamo l'ifcrilo ,questo caso, che ci caùde soWocchio dopo che av~vamo fatti i nostri commenti all'aPticolo del signor Callcnder sulla cma del tet.ano mediante lo stiramento del nervo, per provaee una volta di più quanto sia vero
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che la scienza possiede oggidl nel cloralio un mezzo quanto efficace a combattere il ~eLano traumatico ultre~Lanto innocuo. Se rna1 non ci apponiamo, siflatta verità riesce tanto plù lampante e incontestabile che nel faLlo osservato dal signor Cane non si adoperarono altri mezzi tranne il cloralid, per cui non vi può essere neppur'ombra di dubbio, circa la sua virtù antitetanica, alla quale unicamente è da attribuiesi la conseguiln guarigione. Ora, chiediamo noi, fJUando si può dispor••o d'un rimedio così valido, cosi semplice, non è un'imprudenza, per non dire un'inuLile temel"ità, il ricoL·rere ad un atto operativo gl'uve per se stesso e <.l'esito incertissimo, malgrado una prima pt•ova fortunata, qual è lo stiramenlo del ne•·vo~ Y. . &rjstoln reUo-ureta·olc. (New~ Yor·k 1 Medical ,JouT•nal feb-
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braio 1876). 11 dott. E. I. Berminghnm riferisce un caso di fistola ut•etro-reltale consecutiva d'un'ascesso proslntico c curala pat•alizzanclo lo sfìnlere dell'allo ed introdur.endo a. traveJ'so al seno una tenta intonacata di uHrato d'argellto fu.so: Coi sintomi ordinari, la sola malul.Lia colla quale la fistola r.eltoUC'OLrale possa venire confusa è la fistola relto-vescicale. l p un \.Ì di ffè t'enziuli sono i seguenti. N ol i}' fistola. ratto-uN, Lrale l'orina passa dall'intestino solamente durante l'aLto dell'emjssione: nella J'e Lto-vescicale ciò avviene se mpre. Nella .fistola reLLo-uretralc le feci passano dall'uretra ogni 'lualvolla si compie l'alto della defecazione; nella reUo-vesciCRie invece H passaggio delle feci dall' Ul'elra si verifica soltan Lo quando si emeLte l'ot•ina. Qllesle note congitmLe all'esame .fìsico serviranno a sle.bilirc una diagnosi posm va. Onde poter procetle!'e con intelligenza alla cura di co testa varietà <.li fistola, fa d'uopo di bcue accèrt.arr:;i della caustl flell'asccsso che le diede Ol'igine. Spesso è dovuto o. stringimenl.o d'uretru ed è cagionalo ùa che l'uretra esulcerandosi clietr·o allo slringimcnto lascia inoltrare qualche po'd'orina nelle punti cir•cosl:::~nli, dove s'imptÌLl'idisce o genet·a un ascesso. Succede la stessa cosa negli sleingimenti delretlo, penet!'and9 le matcde 'fecali ed r.gendo in guisa affatto analoga a quella dell'orina put•·el'atta. l n casi di questo genere ognl cura diretta immediatamente contro la fistola tornerebbe vana, perch~ bisogna badare agli s tringimenti. A questi si soccorrerà iu uno dei modi usuali, allora la fistola generalmente si chiuùc
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499 senz'alcun ulteriore ingerimenlo del curante, specialmente se DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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essa non è d'antica dn~a . Nondimeno ~e c ostinata, e rrua nclo non esista ostacolo, quale sat·ebbe lo sLrìugiment'o, si farà stat' l'infermo coricato, gli sitdurà delroppio, onde tener e in quiete le intestina e gli verranno di lrulto in Lr·atto a mminis trati clister i per nc>l tnrle e gior nalmente s i vuoterà la vescica median te il catelot•e, e spesso si otlen·à, mercè si/Tutti compensi, reffeUo dcsìucrato. Quando poi questi mezzi falliscano all'inLen Lo, f[Ueslo si r aggi ungerà o coll'operazione fa tta nel caso surt•iferito, o sostituendo all'azotato d'argen to il filo gal vano-caustico . .locbilos i di nment.lae le nrticoln:donJ omcro-cubltali curata coli:' sezione solto••utanea dell'onacro, del dotL. ADAMS. (The Lancel, ft~bbraio l ~7G). Dal dott. ' Yjlliom A tlums venne presentato alla Mcdjcal Socioly di Londt·a un ruso di nncbilosi di ameuùue le urticolazioni omero-cubiluli proJoLlasi, uello stato di es tensione forzala, in segui lo ;Hl un r eumatismo l'll'licolm·o superulo Lre anni fa. Tale difetto n vendo resistito ai ùiverst mezzi di cura messi in opera, venne Lt·atLnlo nel seguente motlo; l'cslremilù dell'omero slnistr·o, e prccisamcnlc in ''iCilJunza de'suoi condili venne divisa col metodo soltucutaneo c poscia l'avambraccio v enne Oesso ad nngolu l'et ti; c posto i11 un appar ecchio r eltangolare.
Quindici giomi dopn l'operazione vennero incominciati dei movimenti passivi eh•' ripelcvansi ùi qutlmlo in quauJo fino a che si for mò la psemlo-urlro~i. Il dott. Adauls f!'a le cl iYerse unnolazioni fece nncl1e cenno della patologiA ùell'anthilosi t•eutnaliC~I, osset•vaudo che codesta lesione, atlcso J'assell7.fl di gt·uvi allet·nzioru patologiche degli elementi dcll'al'licolazione, i.• tt!Jella clw Lal volla si riesce a >i11cct·e colla flc,:stOnc fol'zal<t, facendo uso nell'occorrcnzn ancJ10 della clol'ot'ol•mizzt\zionc, od inollrc che questo è il primo caso ìn cu i sia stala eseguila lu sezione sottoculanea dc•ll'oml't'O. 1l doil.. l\fac Corn tnc, cd il doll. Bl'yan t fan no divet•se osser vazioni pa t'ticolarrncnlè sul br·eve intervallo lt•ascoJ':'lO d·all'opet•azione eseguitn e la presentazione dolropet·ato, non nascondendo il timore che in segui lo possa t.li nuovo r ipi'Odùrsi
l'anchilosi.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTElU
Tumore idntideo del rene: parneente!ill seguiln da completa guarJ~ione, del dott. TA tT. (Lancei, marzo 1876).
Nel Lancet del 4 marzo cot·renlo anno viene 1·egistrato un caso di tumore idalideo la cui st.orìa può riassumersi nei seguenti particolari. S. G. dell'età di anni 35, da circa 7 mesi soll'riva di un tumot·e voluminoso al Ialo destro del ventre. · Nel maggio del ·J874 il nelLo tumoro, del volume di una noce òi cacao, si presentava in corr'ispondenza tlel 1•ene destro, e si estendeva in ba~::o e verso iJ lato opposto, circoscritto, mohilissimo e ùi fot•ma distin tamente multiloculare osso ern altl'esì alquanto dolente o lasciava rilevare ft•a esso ed il-fegato un punto di risonanza intestinale. Durf! nlo il periodo di un anno il tumore non aveva cambiato di volume, ma al14 mnggio del l M5 era immensamente aumentato, e divenuto più dolente. Al 2J dello stesso mese raggiungeva il volume di una testa di adulto, e s i appalesava assai duro e teso alla pressione. Le urine che fino a fl11Cl tempo eransi conservate normali si presentarono in seguito albuminose. Allo metà di gi u~no, nel menlre svilUJ>pavasi un violento dolore spasmodico irradiantesi verso la vescica, il tumore diminuiva di volume, e le urine che di tratto in tl'atlo ve11ivano eliminate appal'ivano commiste a materiale viscoso e purulenlo. Egli è evidente cheillumorc erasì a perLo nell'uretere, ma che però non avev.a potuto vuotarsi complctnmete. Il dotL. Tait stimò opportuno allot·a praticare la paracentcsi col trequut'ti munito dell'aspiratore, col qual mezzo potè estrar!'e un liQuido della medesima natut'R di quello emesso colle urine contenente una notevole quantità di echinococchi r dolot•i cessarono irnmantinente, il turnorc scomparve completamente, c l'infel'mo lasciò l'ospeùale n el dicembre senza alcuna traccia ùella malattia soffer ta . •
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Sul quesilo dell:\ vege &a.zione dei batteri nella medieazlon~- alita Listca·, del dott. ì.VIu r,LEH, d,ocerdc p rioato ed assistente alla cattedra di chirw·{Jict cliniw in Grei/stoalrl. (Gentralblaltfttr medicinischen W issenschaften, marzo 1t\76). Spinto dalle comunicazioni orali di Hauko sullo prove ùa lui fè,tle sui batteri vegetanti soLto la mcuicaziouc a lla T.isler, io mi son messo a Lcnor d'occhio con iuwresse speciale alla sumenzionata medicazione, puntualmente ioJrorlo lLu nella nostra cli nica dal prof. Thicrs, dal scltombre ultimo scorso a questa JJSl'la. Io pensai t! i assoeiat· sempPe all'analisi miCJ'Oscopica ~ella s.ecrez.ione delle piaghe anche un Jll'Ocedimen to, il quale, a mio crc.lera, pone i'uol'i t.li ogni conleslazionc, se non assolutamente, quasi iJ valore e la sigo.ificazione del rnicv.os~opico l'ep el'to, ciò che del resto mi 11arve di tanl,o rnaggiore impor·tnnza, quanlo anello al più e!:;perto coilosritore degli infttsorU 'in purola potrebbe t"iescir·~ abbast.unza ùitlìcila il porgere col s olo rnicr•oscopio in ogni s ingolo caso, una prova irreft·agabile della loro csblén;r.a nd granuli isolal.i od tmche nel dc~trito di questi od in Ji·amme11ti di c.ellule, eer.. Il peocesso C' he seguii.s (-)rnpr-e, oltre all'tHJtllisi rn icroscopica1 fu il seguente: da ciascuna sf'ct·ozione, levata t.luranle il cambio della medico.z.ione dallo slt'uto di JH'Otozioue o dal tubo-drenaggio, fu presa una goccia e lasci;.• la cuclore in una provetta previamente Tl['eparot.a, solto laossel'\'auzu massima delle necessnrie cautele, con 20 ccnWil!'i di lig uido md1'itore del Bergthann, onde pct· tal maniera allcvat·e per così dire i batt eri, qualora ve ne fossero. In questo moùo io giunsi a t.alu.n_l risuUnli alr[unnto dissimili, i <ru ~tlì qui succintàmcnte IN f'accio a ùescrivcre> r iserband.omi di durne una più parti-. colw:eggiata pubblicazione a più lardi.
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' 'ARIET.I..
1• In molti di quei casi, che soLto la m cd ìcazione alla L is ter attuata dal Thiers ebbero a decort·ere senza fcbbt•e, non si s vilupparono ])atteri di sorta nBlla pt·oveLta d'analisi della seCl'ezione delle piaghe. Il liquido del Bergmann, rimase delle inlet·e settimane chiaro e limp ido, o sebb(me i vasetti da reagenti che lo contenevano, coslaulemente si Ll'ova~sero soLto una lemperatut·a minima eli 1S• R, non fu rono in essi trovati batlcei . • 2• In altri casi egualmente a f"èlice decorso, ebbesi a constatar e dopo 8-10 giorni, una leggieea Lorhidezza nel liquido ::;uulmenzionato, che poi mostt'ossi proùolla du S\'olgimenlo degli int'usorì, sebbene scar sissimo, mentre alli'e pr·ove di confmnlo con pus di allre piaghe (non médicate alla LisLPrTbiees) islituile contemporalleamcnte c con egual rrunnlitè. .di materiale sccrelo nll'islessa et! iden tico guisa, già a12" giorno pr-esentavano una marcata ~ot•bidezza ognot•a crescen te per presenza di batter·i nellir1uido nutrilore. ~~· ln un cerLo numet·o di casi (alcuni .te'quali con .febbre), in cui la ripetuta medica?.ione l'iesciYa evidenLI'menle inl;ufficicnle lra per difetlo cti posizione, tl'a per altre cause inel'enti alle conùizioni stesse dei feriLi (ampulnzione per fleJtliU0!16 diffuso, resetioni per suppurm:ione uctrln o cronica del le at·ticolazioni, opr~1·a.zioni rli scq uesl!-i), moltiplicat·onsi pt·eslissimo i butleJ•i. ln q ttcsLi cusi poteva us i r.onsllltar e già solo col microscopio delle abbondanti masse di qucsli inl'usori, di forme urlicolntc. ' 4' l n lutti i casi, ove furono presi assaggi eli secrezione in ammalaLi con febhre, supposto che quesiti fossu mo~i vaLa t)afl'assorbimento della secrc;::ione.c non altt•imenti, allpariva rcg olurn:ente una tOl'hidezzn più o m eno morcn lu d i in fusori nel liquido. f>' N ella massima parte d i truesti casi lo intorbiclamr.•nt•> da infuso1·ì ne.lla provettn si circoscrissf", dopo la cessm:iotw della febbre, c in tal uni si estinse onche in seguito allht.l0. Da questi Ill'ovvi~m·i ri!'ullamcnli delle mie esperienze, clw vado d~1 resto Lutlorù conlinuundo, ora cJ.c ci .-inmo impudro11ili del Lecnici!jmo di colif'-Sto gP-ncr(' di medicuzione, per vero dire non Lr·oppo facile in tulli i ~uoi dettagli, io mi ritengo uutorizzoto u conrhiuclc!'c, che con un tal m odo di mer..licure in vrrilà L'ie~co po~sibilt~ il mon le nere le piaglre i m m uni C0111plelamenlo da hutleri. Che ciò sia per avverarsi in scgtlitr> per lulli i ca~ i, in cui no1
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VARIETÀ
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abbiamo adottala finora lt\ me<licazione preaccennata, io ne dubilo. Poichèluddove gl'in fusori uvevauo giàprima del nostro inteFverilo ·contaminato i tessuti nel dominio di unR feri ta o ~li 'un flemmone o di un ascesso, anche il tecnicisino il più pel'fezionato di cotal aLto meùic.ativo, non potrà sempr~scongiura rli e meno ancora eliminarli alfatt.o. Codesta meclificazione io tali casi impedisce b en sì l'aftlncllza eli baLtol'i dnl ùi l'ttori, quando è bene eseguit?, ma non l'impol'lazionc loro col materiale seCl·eto diii tessuti giò. prima i n fetW.. Che poi una Lale importazione dai tessuti possa effettuarsi a mezzo della secrezione, ciò t~ pet· me indubitahile. Non vediamo forse anche i grànuli di materie coloranti (cinabro)iniettatenel sangue d i animali o nelle vie linfatiche, eliminarsi egunlmente dalla supel'ficie di fe1•ite, come la secrezione di (1uesle~ D'altra parte è però esagceata nn c he J'imporLanza cl1e tuttoea s'annette da laluni allo svolgimonlo ùe'batlcr i su piaghe in processo di gran ulazione, a nche sotto Ju medicazione alla Lisler, ed aj rappOl'Li di \Hl tal fo.tl~ colle malattie chirmgiche uccidcnta1i. La presenza eli batl.cr·i ,su lesioni eli continuo geanulanli, anche sotto l'anzidetta medicazione, nulla prova pc1• sè sola n è pro' 11è contro-il rapporto causale di essi colle malattie chirurgiche accideiltali. l rapporti con queste uJLimc cominciano sol0 dal momento, in cui essi penetrano ne' Lossnli, mentre, com'è risaputo, le granulazioni sane, comH vedo n si in i specie anche nella medicazione propugnula, ofli•ono per conL1·o nn eccellentè riparo. Del resto, la me.dicazione a lla Listcr, co r.ne appare dal risultato N• 2 de' miei esperimenti, semhra cìrcoscdvere lo svolgimento dc' ha l.teri <mche daln lu opportu nità al lo~o sviluppo, val quanto dire a r ender! i I'elaLivamente innocui. St..cuneyer ed lllle)·feJdcD·, ed il loro giuhileo della la ure a dottor a ie. Sotto l& 1tubri ea '' Modo de premiar ett talento en .tllemania, tro><iamo nel N. :33 della Gaceta .te Sanidad ~'\filiiar eli 1\Iadrid un articolo del sig. H er· n<HH I.t~z Poggio che c1·e<linmo oppor tuno di riferire per in liero, onùe dimosl.!·are rhc se nella nosll'a Ito li a si r ende talora un po' di giustizia postuma ni benemeriti dollu scienza e dell'umuniln, in Gct•mtwia uon si aspetta c!H'l siano do. secoli discesi nelh.1 tomh1~ per aLtestar loro l'ummirazione e la l'iconoscenza del )Jae<'e e trì!Jutar ad essi gli o111aggi e le onorificenze a cui lmnno ùiritto.
.. 50 .~
VAHIETA
Due opposti sentimen ti agitavano il nostro spit'to, scrive il sig. Poggio succitato, leggendo le feste solenni celebrate in H anno v et' in onore dc• l sApiente c l'ispctt.al!ilc doLL. G. s. Stromeyer già Cl)po del !:Crvizio sanitario (Iella nazionu sut't·ammentata clurunte la P'uerra dei Ducati. Al pensuro che l'l mpor'atore fu il primo n man ifcsturgli la :-<Lm stima e,l a prcmiarlo con una (lisLinta decora~ione: al vP.der· clJe la class(1 medica tedesca como delle allt·e nazioni si rece pl't•m ura ili ll'ibutarc un a!Tettuso omaggio di l'ispettoe eli !Simpatia all'uorno elle col suo talento e colle sue vil'tit g iunse a dislinguet'si l'c·n tanli altl'i, pt•ovavaoao t(Uellu SOlldi::;l'aziooe naturale che si sente nello scor~ere che aù un .U1dividuo della classe mcdicn e ciel corpo sanitario militare gli ~i rendono, in vili:\, le splcudiùe e puùbliche manil'eslazioni dì cui fu oggetto il dott. SL1·o· meyet'. Però al tempo sLesso quol ama J'o sen timento nou opprint~'a la nostra anima nel contemplare il fosco quot.lro <lelln clt.asse medica di alt ri paesi! L'invidia prc~iedente alle catlivd pnssioni , l'in Lrigo cl 10 p J'endC' tl'ussullo i piit di?.Lin li posLi : il riarlatanesimo che !'~ sostihtiscc al talento e le passioni poliliclle e le affezioni •Id parentado costituenti l'l!sclu~i:-o m,.I'iLo per le l'icompense e le dJHLin:r.i oni! 1\Ia r itir iamo la noslt·u considerazione ùa sl spregovoln speLlncolo e riftwìnmo suc.c·intamenle ai noslr'i leUori le f,•:;tc co11 cui si celelu·ò il giululeo, ovve1·o il cinquantesimo anno tlol dottorato wl signor SLwmeycr, Affinchi• possano apprczzm·e rruanlo siano Cùll>-1dur·ali in A llnmt~gna i tne(lici eli Lalcntu. T~u sern dt'l G aprilo>, vigilia ùt'll'anuivAr::;a!'io, una numero:,;a A !<c.clta ~ocictà, :;.i dil'~>~sc pl'QCe.."sionahncnte con fiaCCùlc a cusa del dotl. SLr>onlCy(• t·, dov'cube luogo un a ser·enata vocale e skumentale. I l dì segue o Lo il ]Wincipc Alber to di Pl'us~ia, geoct·ale del corpo <l'l'Hetcilo di quel tlislrelto militat·<·, d'ordine tloll'l mperatorc posP sul pello del cl o t L. Slrom<~yer la croce dell'ArrUJia rossu di P t•ussiu. conticgnandogli in pnri lenapo unn carta uutogr-afu nella I(UlUH l'lmpet•atrico AuguRla gli mandava le sue felicitazioni: a\'Cndogli pt•ima inviato un maguifico vaso col J'itraLlo t.lel suo sposo. Dopo d1 ciò eJ,be p r iuripio il riccvimtlulo a cui ruHcorseJ'O oltre i suoi amici c distinti personaggi dd l' !Ianncwo!', d("pu tuzio ni di rnol ~e Univt~l' silà teùcschc, delle corporaziouì militar-i e civilt, nonchè una comrnis-'ione di mc.lici inglesi c:oJUpu,-lu del dott. Liltle, del m ed ieo Jntlf:)!:)ÌOt'O ChH·ke a G. :\lac-Cr.t·mnc, rupra•csen rMtli della medicina inglese, l'ultimo u~i quali lesso Ju segueule fdidtazionc:
VAlliETA
505
" Al dott. Giovanni Luig i Federigo Stromcyer; i suoi compagni d'Inghilterra; "" In questo brillante anniversario dello voslra laurea medica é sommamente gl'alo ai medici ed ru chirurghi inglesi di unit'e le lm~o fclicit.azìoni a quelle dei voslrì compaesani. Abbiamo sempre notato in voi una simpatia per la medicina e per la chirurgia inglese e desideriamo manifestar la nosLI'u ammirazione per una vila speSI;\ come la Yoslru, dedicala costantemente ad arricchire i prindpii ed n mi,gliorar lu pratica della nostra comune professione. La vo~ll'a scoperta d'un metodo sicuro q1 chirurgia sottoculanea formerà epoca nella storia delrarle: il vostro Manuale di chirm·aia, tanto pr·odigo di precetti savi e profondi e le massime dell'urla lerapcutica della guerra manifestano il ricco corredo di cognizioni n.c.1uistate sui campi di battaglia. Al fortunato maesll'o, all'ammirabile autore, ul gr·an chirurgo c all'uomo debbcne ofl'i'iat 1to questa prova del nosLro afiello e della nostra slima "· Il dott. Lillle, dopo d'aver ringt·oziato il sig. Stl'omeyer d'aver permesso che se ne scolpisse il busto,' gli lesse le congratulazioni dci presidenti dei collegi reali ù'1nghillerru, -Sco? io. cd I rlo.nda; che erano seguiti da numerose adesioni di allt·i notabili professori dei detti paesi edi quelli di ~ew-York, Boston e :Massachusells d'America. A sera ebbe luogo un sontuoso lmncbelto a cui inf.orvennci'O 250 pe1!Sone delle piit dic;linte della città, sotto la presidenza del conte von Eulibcrg goveJ'nulore ci vile di Hannovcr: vi assistevano i }Jrimi magistrati civili e militaei del regno ed et·ovi rappresentata la medicina da notahililù quali Volkmann di Halle, Th iersch eli Leipzig, Hf'ine <li Pr·aga; nusch e Bi n:.:: di Boun; Baum, Koning, Schwarz di Gollinga; Czcmy e Funke di Erlangen. Il governatore fece primo un brindisi alla salute dcll'Impernlore che moslra Lonto interesse e tonta protezione accorda alle scienze meùiche, come ne fu n no fede gli onori r.oncessi al do~t. Slromever. Il secondo brindisi fu del dott. BerUtOld, dit·e~Lore di sauitù militc.u·cdell'esercilo di Hunuover, in onore del festeggiatosuo compagno: vennero quindi molLi ultri fra cui si distinse il celebl'C poeta Bodensleùt. Non possiamo ent~are in altri pal'ticolari, ma quelli citati sono sufficienti per far comprendere come i medici distinti di Germania sono r..on~iderati, dall'Imperatore lino alle più umili classi di quella felice nazione. Sospendiamo le mollo t·iflessioni che si accalcano nella nostra menle al conl$iderarc qucst..o omaggio splendido e Giorrtc~ù; c.ll m edtc!ne militare.
33
506
VARIETÀ
gius to tributato al dott. Skomeyer; tanto saranno le s tesse che la lettura di queste lirree suggerirà ai nostri fautori. A questi cenni intorno al giuJ)il•10 del 1loiL. Stromeyer ne a ggiungeremo alcuni altri concer·nenti il ventesimoquinlo anniversario del conseguimento del diploma dottorale che il valente nos tro collega dott. Heyfelder· celebrava a Pielroburgo il12 mat·zo p. p. Questi, come il s uo con.fra tello sullod.a to, non ricevoLLe nè visi ledi principi della casa regnante, nè doni, nè autografi dell'Impèratrice; però la dimostrazione di cui fu l'oggetto in quella ricor·renza è fuor di duùbio molto ooorifiea anch'essa e tale da appagaPe l'amoP proprio il più esigente. BasLi il dire che il signor Il eyfelder ricevette quel giorno 13 telegr ammi e 55 lettere cti congratulazione; 24 fotografie, 75opere, un chirografo stL pergamena, una coppa d'argento cesellata fra'cui arabeschi si leggono l nomidei donatori, che sono clienti ed amici, dué corone d'alloro e due dipl!)rili accademici. Gli pervennero felicitazioni dalla Russia, dall'Allemagna, dalla F1•ancia, dal Belgio, dall'Ilalin, dalla Spagna e dal Portogallo. L a sera vi fu una brillantissima festa in. sua casa: alcuni giorni dopo i s uoi colleghi gli ol'li'il'ono un sontuoso banchetto. In quell'occasione i più poveri fl'a i malali ch'egli curava g-li mandarono fiori ed allri piccoli r egali, cd il signor Heyfelder si trovò così felice ed onorato che chiudcYo. la 1eltera con cui porgeva Lutti i surriferiti ragg uagli a citi scr·ive queste righe colle ~
seguenti riflessioni: c Se la medicina è nn a proi"cssione difficile e spesso ingeala, " essa procuea perallro anche de' bei momenti, e lu scienza è il c più bel legame che unisco gli stranieri e gli sconosciuli come
" altrettanti fratelli! ». Sarebbe una gran bella cosa se i medici e la medicina fossero dovunque tenuLi nel conto io cui lo sono in Germania ed in R ussia; ma disgt•aziatamente non è cosl!
Y. Liquido conservatore «Ie lle carni fresche: metodi di D erze u c Rln.nra·i. (Il Proqresso, maggio 187G). Il s ig. Herzen impiega l'acido borico gt·ezzo, del quale faci-
lita la soluzi.one nell'acqua aggiungendovi del sal borace. L'aggiunta di una piccola quantità di sal comune e di nilro', contribuisce nolaJ)llmenre all'aspetto ed al mauteners i della carne. U. Schi!f ha avuto occasione d'esaminarne ed assaggiarne
507
VARIETÀ
- parecchi campioni: anzi egli ne ha monginto di seguito per un mese intero durante l'estate scot'sa, che fu assai calda. La carne cosl confezionata conserva 11 suo aspello naturale e non presenta alcun indizio di decomposi.:ione anche esaminata al microscopio. Tale perfetta conservazione fu anche riscon trata in una certa quantità di carne che fu spédila sotlo i tropici: dopo un anno essa era ancora mangiabile. Il pro f. Schill' dopo avere profondamente esaminato il pr ocesso dello Herzen, non ha esituto a dichiarare riso Ilo il problemu intoressanlo della conservazione delle car"ni solto il doppio t'apporto chimico ed economico. Si è già costituila uta a socielò, la quale si pt'O}>One d'introdurre nell'ovest dell'Europa delle carni cosi preparate nell'America del Sud cd in Russia. Ora stimiamo opportuno dat·o la composizione del liquido conservatore hleato dal Bizzru.•ri, cbo ò un'utile modillcazione di quello dell'Ilel'Zen: • Acqua . . . . . . . . . 100 parti in poso. Biborato di soda . ·. . () , Acido idroclorico puro 1 '/, » Queste proporzioni basLano, so la carne da con.servùt'si non deve durare più di due mesi: volendo cl}.e essa si manl.enga inalterata, bisognà portare la pl'oporzionc dell'acido idroclorico al 2 per 100. 11 processo indic:o.lo 1lnll'antOt·c pet• uso della soluzione è il seguen.lc': Si prendono 20 parli d.i acqua e, postala in un recipiente di legno, vi si gella dentt·o l'acido ed il bot•ato ridotto in polvere, si agita per un quarto d'ora c si aggiunge il rimanente delPacqua. Dopo ciò si pongono i pezzi di co.rne in cassette di latta assieme al liquido, e quando si vogli ano cuocere, si tengono in maceraziono nell'acqua fresca 21 ore pt·ima di cucinarli. Il liquido proposLo dal Biz.zat•t•i ha su quello dell'~erzen il vanlaggio eU essere più semplice c meno costoso, gtacchè in quest'ultimo la <lUanLilà dell'acido borico è più che doppia.
• •
•
.. .
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
ltloti~ie sulla
atatistica saniltwia llell• Ese•·cito italiano nel trie n•a.io t.S 7t.-1 l!-? 3 . - Compilazione del tenente colonnello medico dott. F. BAROFF!O. Firenze, 1876 .
.Bela~iane rnediC(J sulle co•ulizioni sanitarie clell•E-
ae••cilf) italiano durante t •anntJ t.871J.- Compilazione del colonnello medico J. CERALE, direttore dell't~fftcio statistica presso "il Comitato eli sanità, r.nilita1·e. Roma, 187().
La statistica sanitaria del nostro esercito, pubblicata solo fino al1870, ha progredito ora in modo considerevole. Abbiamo oggi due importanti lavori che. comprendono un quadriennio (1871-72-73-74). Raccoglieremo sommariamente e concisamente quanto v'ho. di più rimarchevole e di utile a sapersi.
Malattie.
•
Il numero degli aqtmalati entrati agli ospedali militari alle infermerie di presidio, agli ospedali civili cd alle infe rmerie di corpo, durante il quadriennio 1871-187.1-, lo riassumiamo nella seguente tabella:
509
RIVISTA Bi BLIOG RAFICA
Ammalati entr·ati agli ospedali cd infermerie dur·ante il quadriermio 1871-74.
-
.
187 1
a) compresi i tr asloca-
t r ti ed i non militari Aml!la a en. ra.t ) b) compresi i nonmili~h ospedali mt-
1873
1874
-
1 t 1'
ta . (•) d d . . . r1 e oth 1 trameriedi presi d·1 o slocatt · · · · · o)dedotti i tras loca-ti ed i non militari . Militari ammalati emraLì agli ospedali civili . . . . . . . Id. Id. en trati alle infermerie di corpo . . . . Id. ~d. passati dalle infe rm er ie ~i corpo agli ospedalt . . . . . . . Id. Id. curati nelle infermerie. 1J t ari ed infer-
1872
l
.
109300
108003
112380 93742( 1)
113109
111888
118085
98.277
105314
10297G
\05239
88217
fl72·12
20437
21355
21d80
80099
93932
lOllG l 110456
l.N01
12869
13807
14480
67698
8!003
8735,
95076
1871
l 87.2
1873
1874
. Totale degli amma lati, dedotti i non miliU.ri ed i traslocati da un'ospedale all'altro o dall'infermeria all'ospedale .
200254 210476 213948 905CS2
C': In questl cifra è compreso anche il movimento etei depositi di convalescenza. (') Per malati non 'lllilitat·i ricoverati negli spedali militari, s'intendono le guardie di pubblica sicu•·eua o !.e gu.ardie doganal.i.
Facendo i ragguagli alla forza media annuale dell'esercito, attivo si hanno l e seguenti proporzioni di individui cntratj negli ospedali· e nelle infermerie su mille della forza. 1871
1872
1873
1874
. F~r.za zn.edia <legli uomini sotto le a1·mi lihiHar1 entrati agli ospedali ed infermerie (dedotti i traslocati) . . .
.
'
Ammalati su mille di forza.
. .
189~91
18382.9
191681
108663
20D2M
2101,7tì
213918
205682:
1058
1145
lllG
1060
. Dalle due tabelle numeriche compilale si vede che durante ll quadriennio il maggio P numet·o assoluto di ammalati si ebbe nen:~mno 1873, e il maggior numero in rapporto alla forza si vertficò nel1872. Mentt·e del numero minore sì assoluto che relativo ebbe l'onore il1871.
510 1\IV~STA Gli ~ndividui traslocati C:ia un'ospedale all'altro, presi dalle cifre 6legli entrati da altri ospe'dali, furbno nel1871 - 3809 1872 - - 5885 1873 - 5705 1874 - 650 Ma alla cifra di quest'ultimo anno bisognerà unire quelle degli entrati ai depositi di convalescenza che si vedono disgiunte dal restante movimento d'ospedale, eehe, salvo rar·eecce~:ioni, ebbero i loro .ammalati non provenienti direttamente dai corpi, ma inviati dagli ospedali: per cui la cif'r>a dei traslocati nel1874, per ess~re confrontabile con quella degli ·anni antecedenti, si dovrà elevare a 4535. Si nota una-differenza costante fra j traslocati ad aUri ospe· dali, ed i provenienti da altri ospedali, ment1;e la cifra dovrebbe essere uguale. Quest'ultima cifra supera sempre la prima! E un tal fatto è spiegato col ritenere che l'eccesso di entrate provenga dai traslochi da ospedali civili, da stabilimenti balneari o da depositi eli convalescenza ad ospedali militari. Quest'eccedenza sarebbe ·stata: nel 1871 di uomini 166 )) 72 )) 783 657 73. )) 74 )) 257 Passiamo ora alle malattie che fùrono curale -negli ospedali militari. Tralasciando per brevità le malattie dì minor interesse, ecco nei seguenti q.uadri la quantita di ammalati curati nei 'diversi anni per quelle malattie, le quali per gravità od importanza, più ci interessa di analizzare. Le malattie degli organi respiratori acute e croniche, e la tubercolosi che è con quelle in strettissimo legame, si presentarono negli ospedali militari colla frequenza segnata dallò seguenti "cifre: Nel 1871 per malattie degli organi re~pieatori 9319 )) 1872 )) l> 8317 )) 1873 )) )) 9340 " 1874 » )) 10268 ,, 1871. per tisi e tubercolosi 508. )) 1872 )) )) 456. )) '1873 )) » 540. )) 1874 )) )) 468. ))
))
Si yede che le malattie degli organi attinenti all'appar-ato
5H
BIBLIOGRAFICA.
respiratorio non hanno tendenza a eli minuire, e specialmente Ja .g:rav~ssima tisi, flagello degli eserciti, si mantiene oscillante dai 450 ai 540 casi all'anno. I curaLi per febbri inlormittenti (comprese la cachessia da roalarja), e per febbri tifoidee (compresivi pochi casi di tifo), furono: Nel '187'1 per febbri intermiLtenti t36ri6 per tifoide 500. /) 1872 ,, )) 16809 )) 468. » 1873 )) )) 18199 )) 764. )) 1874 » )) 1:3370 » 839. Si vede da queste ciire quanto grande sia il numero dP-gli individui che ricoverarono agli ospedali mìlitari per febbri intermittonti, delle quali la massima parte è genGrala da miasma pulustre; e come vada crescendo il numero degli ammalali per tifoide. Le malattie epidemico-contagiose fecero la loro apparizione negk ospedali militari colla seguente feequenza nel quadriennio:
Anni
Vaiuolo voioloide 8
Morbi!: o e
varicella
se~ rlottina
1871 1812
1108 773
l\ll2
1874
200
lS?a
snn
171
2117 1351>
Cholem
Disscntc•·ia
Meoingite
()
. Miliare
asiatico
diarrea
cerebro-spinale
»
1107
~
32 60
171
HldS
2<100
7(1
97 162 258
>
1<12G
107
166
Dalle sopraesposte cifre veniamo a conoscere che le manifestazioni vaiolose nell'eset·cito vanno man mano diminuendo, c?sicchè in qualtro anni quel gruppo che comprende il vaiuol.o Sl oè ridotto ùa oltre mille casi a soli 200 nel '1874. Il morbillo invece sembea che vada aumentando, irregolarmente però, poiché fu l'anno 187a che ne diede la cifr a maggiore di ammalali. Si sa che la scarlattina entea per la mi:nima parte a formar·e le cifre di sopru espresse. Il cholera asiatico fece la sua appa1•izione con piccola epide1nia nel solo anno '1873. Nello s~esso anno gli ammalati ~ntrati agli ospedali per dissenteeia e ùiarrea furono superiori· m numero a quelli degli altri anni. La meningite cerebro-spinale è aumentala da un anno
all'altro sempre più. .
.
----------~--~--~ -.~-----------------------------
512
RlVISTA '
Le affezioni veneree, ed oculari ebbero nel nostro esercito nel quadl'iennio di cui si discorre, le seguenti manifestazioni: ANNO 1871
1872 J873 1874.
Malattie veneree
Malattie oculari
1!)889
6760 7170
18117
15923 14916
tì55'
()097
Le malattie veneree ebbet·o il loro massimo nell'anno 1872. ln quali città d'Italia si ebbe la maggiOt' diffusione di questa triste mercanzia? e quale fu l'arma che! pagò il maggior tributo alla venere impura~ Nel rapporto del1874 si legge che il massimo numet•o dei militari affetti da malalLie veneree fu nella divisione di Napoli, indi in quella di Bari; le minori proporzioni si ebbero nelle divisioni di Roma e di Tot•ino. E vi si legge ancora che l'arma del genio fu qh ella che diede il massimo contingente di venerei in rapporto alla peopl'ia forza; i carabinieri il conUngente minore. La cifra di venerei curati negli ospedali militari eomprende anche quegli individui non militari che per la stessa malatlia vi sono ricoverati; onde le proporzioni alla forza dell'esercito o delle varie armi non si può istituire, se prima le cifre non vengano depurate di quella zavorra. La 1\ela:.::iòne clel1874, che ha istituita cruesta preventiva depurazione, ci darebbe la cifra di 73 venerei su mille della forza nell'anno stesso. La permanenza media individuale dei venerei negli ospedali militari fu: Nel 1871 di giornaLe 26. )) 1872 )) 1873 :. 1874 " "
" ,
24. 23. 2L per le blenorPagie. 27 per le ul ceri.
,
,.
33 per la sifilide cosliLuzionale.
»
" »
Le malattie dell'appat•ato della visione ebbero put•e il loro maggiOL' numero nel 1872, il minore nel 1874. Gli oltalmici granulosi furono curati negli ospedali militari .nelle seguenti quantità:
DlBUOGRAFICA
513
DuranLA il 1871 furono 1177. )) 1872 , 1019. ))
1873
:.
1145. 1466.
)) i 874 )) Queste sono cifre che dimostrano mantenersi l'ottalmia granulosa con una certa costanza, ed esser forse mollo difficile sradìcarla dall'esercito. La Relazione dell'anno 1874 dimostra con molta evidenza che alla cavalleria toccò il primato dì questo triste malanno, Giova per uiLiroo ricordare il numero dei militari e degli inscritti inviati agli speciali in osserva::ione per ragioni di medicina legale militare. - Per quanto questi ultimi dati possano sembrare meno importanti per giovare allo studio delle tondizioni sanitarie dell'esercito, con tanla maggior precisione essi son.o più di tutli gli altri completi. E ciò forse perchè tanto i mililal'i che gl'inscdtli di leva non si inviano in osservazione fuorchè negli ospedali militari. Essi pertanto furono: Nel 1871 militari 1021 inscriUi 5824. " 1872 )) 1901 )) !3639. " 1873 )) 1047 )) 6560. )) 1874 » 823 )) 3442. Il massimo numero dei militari inviati in osservazione fu durante l'anno 1872; il massimo di inscritti fu nel1873. Rispetto alla media rlelle giornate di cura degli ammalati negli ospedali militari (permanenza media individuale dei curati) essa fu di: 17 giorni nel 1871. 17 ·;. )) 1872. 1,6 )) 1.873. 18
"
1874.
La media della dimora dci malati negli ospedali militari fu adunque ncl1874 più lunga di un giorno circa che nei tre anni antecedenti. Il numero di ammalati presenti giornalmente negli ospedali milita1•i tu in media di: 5697 dut•ante l'anno 1871. 5622 » » 1872. 5542 » " 1873. 481:4 )) • 1874.
.. oH
RiVISTA
Mortalità
Questo grande pr·oblema della mortalitù negli eserciti ricevo un nuovo documento prezioso colle recenti pubblicazioni della statistica sanitaria dell'esercito ilalil\no. Sono cosi importanti questi studi sulla mot'lalità degli eserciti, che lnlle le nazioni civili ormai hanno ct•eali appositi c distinti uffici di statistica medica militare, e tutte sono sulla via di dare il maggior sviluppo a tal ramo delle scienze moderne, che è fiaccola di verità, e che già ru e dovrà ogni giorno sempre piu esser la miglior guida alla efficace scienza dell'igiene pralica. Duranl.e il quadri ermi o, la mot•lalilà è dala dalle seguenti cifr•e assoluto
l Individui morti neftli ospedali militari . Militari m01-ti neg 1 os J?tldali ci v lH . . Id. nelle infe rmene di corpo . . . Totali
o
1871
1872
1873
1874
l !l'H
1~75
1301
141 l 405
870
ta
385
14
417 l!
1&57
1674
l !~!li
40
1865
Dai quali Lotali deducendo i non appartenenti all'esercilo
morti negli ospedali militat·i ris ultano: l\Iililari morlì negli ospedali militari, nei civili e nelle infe t·me pie: ?\el 1871 . " 18i2 ~
Hl73 .
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1874
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.
.
1603. 1633. 1777. 181G.
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o
•
Totale 6829; media annuale 1i07. Dal principio alla fine del quadtiennio H numero d~i morti negli ospedali e nelle infermerie andò grndatamentc nurnenlùndo. l morti negli ospedali militari su mille individui ivi curali furono: Nel1871. )) 1872 " 1873 " 1874 o
•
. 10,73. 10,80. o
o
o
o
o
11 ,43. 14,47.
l
•
DlDLtOGRAFICA
n già consfutatd ·aumento delle·cirre assolute di mortalità ri-· guardo alle truppe ricover ate negli ospedali viene nuovamente confermato anche dalle cifre proporzionali. Troppo lungo s arebbe l'esporre qui la mortalità assoluta e quella re1ativa al nmnero dei malati in ciascun ospeclale militare e nei vari anni del quadriennio. Si dirà sol~ente che la maggior mortalità, proporzionalmente al m1mero degli ammalaLi, si ebbe per !'anno 1871 negli ospedali militari di Na poli, Bologna, Chieti, Fil·enze e Cagliari. Per l'anno 1872, negli ospedali di Salerno, Brescia, Perugia, Cosenza e Genova. Per•l'anno 1873 negli ospedali di Treviso, Perugia, Udine, Salerno, F.irerize e Napoli ; e per l'anno 1874 negli bspedali di Ùdine, Perugia, Brescia, Piacenza, Milano, Genova. La mortalità massima però in ogni anno si verificò nella infePmeria dei veterani a Massalubrense'; ma ivl la specialità dei ricoverati e la loro età, spiega In più abbondante mortalità. Si è dett.o della morlalif.l.l. media negli ospedali militari. Ora ecco le cifre proporzionali dei militari morti negli ospedali 0ivi1i. 'f'~i proporzioni sono: ' Nel1S71 di 13,78 morli per mille curati. 1872 " 19,44
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)) 1873 )) 14,62
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1874 » 18,29
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Quindi risulta,, che negli ospe(lali civili la mortalità dei militari in rapport.o ai curali vi fu in ogni anno superiore a quella d~lle r ispettive proporzioni negli ospedali militaei. La spiegazione della maggiore mortalità degli speciali cìvni: è riposta in una ilisposizioue di massima disciplinare ed economica. E cioè, che alla maggior pal'le degli spedali civili s'inviano solo i malati incapaci a sopportare un viaggio di rrualche ora in ferrovia, e in conseguenza gl'infermi gr a vi; mentre che agli ~pedali mililat·i si dirigono, a nelle da lontano, tuLti quelJi che hanno malaLlie compalihili coi lievi disagi di un giorno di marc~ain ferrovia (venerei, oLtalmici lievi, infermi di malatt.ie mediche e chirtu'giche non acute). E un'allro contingente di mortalità degli spedali ch"iJi è certamente dalo dai militari manda ti in licenza di convalescenza in seguito a gravi malia ) ricovelattie, molti dQ' cruo.li non avendo mc:t~zi in fun'li o: " r~no in detti spedali e vi periscono. Del resto i maiaLi militari r1coveraLi negli spetlali civili non sono pochi, dappoicbè rap.:. :Presentano il quinto del totale degli entrali negli spedali in genere.
.. ..016 RIVISTA :t-iegH ospedali militari ed infermerie funzionanti quali ospedali succursali, ecco quale fu la morl.alHà proporzionale al numero dei curali per le più interessanti e gravi malattie, durante il quadrlennio: Poeumopatie Idrotorace Tubercolosi
Nel 1871, morti su mille curati 28
155 174 133
435
411 )) 25 372 » 1874 )) 36 498 P3 Le pneumopalie in genet•ale, non comprese le più mortifere come l'idrotorace e la tubct·colosi, avrebbero dato una moJ•talità mite, ma bisogna considerare che il loro numero è formalo per la massima parte eli catarri bronchiali afebbt'ili, e di bronchiti. La grande mortalità per tubercolosi facilmente si capisce; è poi da s upporsi 'che la massima parte dei tube1•coJos i, i quali sfuggono alla morte negli ospedali militari, ne escano con congedo di rif'OJ'ma od almeno con lunga licenza di convalescenza, per andar poi a morire in seno alla propria famiglia. Le febbri da malaria, e le fehbri tifoidee ebbero la seguente mortalità, durante il quadriennio, relativamente al numero dei curati negli ospednli militari. • )) ,,
1872 1873
28
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febbri da malaria, febbri tifoidee
Nel 1871 morti su mille curnti
6
)) 1872
»
»
1873
,
'J)
1 87!~
»
4 3 4
330 392 :305 412
È rimarche·vole, la grandissima mortalità della febbre ti-
foidea, che agguaglia quasi quella per tubercolosi, e che distrugge all'incirca la terza parte dei malati. Il vaiuolo (non compresa la varicella e la varioloide) ed il morJ)illo, le due malaltie epidemico contagiose, che si diffondono nell'esercito ad ogni primavera, ebbero la seguentemortaliLà, su mille curati: Vaiuolo Morbillo
Nel 1871
145
)) 1872 • 1873 » 1874
127 84 127
47 36 M 32
Si constata colle esposte cifre proporzionali che la micidiali tà ·delle varie piccole epidemie morbillose o vaiuolose annuali è diversa nei diversi a1mi, e che essa fu maggiore per H vaiuolo
517 nel1871, mentre la mortalità proporzionale per morbillo fu •
lllBLlOGRAFlCA
maggiore nell'anno 1873. La miUat·e (endemica in alcune provincie), là dissenteria, e la meningite cerebro-spinnlo manifestarono hoilot'O g'l'aVittl,. producendo la seguente mortalità su mille curati per ciascuna di esse affezioni: :Miliare Dissenteria Meoingite
nel 1871 .
124
l 3 2 4
812
)) 1872 . 189 580 l) 1873 . ..');~ 452 )) 1874 . 114 632 Grave è anche la mortalità per miliare, ma sopra tutte gravissima è quella por meningite cer·ebro-spinale, che da tlua!cho tempo ricorre epidemicamente negli eserciti, e miele un numero straordinario di vittime, in proporzione dei colpiti. Mag.giori cognizioni si potrebbero ra-ccogliere r elative allo stesso argomento dei decessi e trattare .ancol'a della mortalità per mesi e per trimestri; della mortalità nelle vario zone dell'Italia, e divisioni militari, noi diver·s i gradi ed anni di servizio, nelle var~e armi, ecc., ma ciò condUt·rebbe per le lunghe assai più di quello che ad una semplice rivista si addice. Non dobbiamo però tralasciare di accennare che il rapporto statistico r<:Jlativo all'anno '1874, ci dA s ulla mortalità degli studi assai diffusi. In ques ta Relazione vi s i trovano capitoli nei quali si sono ricerca li i rapporti che passano fra le cause di morte e le diverse conlingenze speciali, vale a dire: 1• L'arma cui appar-tenevano i d.cf"unti; 2• Le regioni delle quali erano Ot'iLtndi i morli; 3• Regioni nelle quali avvennero i decessi; 4• l mesi nei quali succedettero le mor•ti. Ond'è che la m er·cè di queste novelle indagini statistiche si può conoscere quale sia stata l'influenza che le armi, le r egioni di presidio, le provincie da cui provenivano per nasci la i militari, ed i vari mesi dell'anno (ossiu le stagioni), esercitarono sulle diverse malattie m ol'lali o sulle altro cause accidentali di mortalità. Ecco le cifre dei morti in Lutto l'esercito, nel quaLriennio, compresi tutti i gradi, ufficiali e truppa, qualunque sia stata la località di morte degli individui: Nel 1871 Totale dei morti 2413 » 1872 » 2479 » 1873 11 2884 • » 1874 )) 2231
518
RlYISTA.
•
Licenze. Compiremo la rivista con alcuni brevi cenni sulle licenze di convalesc.cnza, sulle riforme, sullo curo negli slabilimenli balneari e sulle vaccinazioni nell'esercito. Nel quadriennio in discorso fu accordulo il seguente numero di licenze straordinarie per moli vi eli salute. Nel 1871 licenze concesse 4541 l 872
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t"l667
1873 1874
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516!>
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Riforme. I riformati in conseguenza di malaUie curate negli ospedali mililat•i e dielro proposta dei medici prescriventi furono: Nel 1871 - 3589 1872 - 3073 1873- 2903 1874 - 2225
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• •
Cure balnearie.
Agli stabilimenti balneari, ai bagni marini, ed alle R. fonti in Recoaro furono inviali per cm·a: Kcll871 individui 1112 1872 » 1873 • 187~ l')
»
974
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937
»
1021
Vaccinazioni. Le vaccinazioni praticate nell'esercito durante il 1871 furono 73:)90 1872 » 121359 1873 1874
) •
10~389
850i8 '
l
519
BIBLIOGRAFIC..\
Gli esiLi genuini ottenuti su cento vaccinazioni praticate Ne11871 furono 37 •
1872 » 1873
" • »
33 35 35
• 1874 Si vede dalle esposte cift•e che ad un JJel ·Jiumero si elevano annualmente le vaccinazioni, cosi che la metà all'incirca degli uomini so.tto le armi viene ogni anno vaccinata o rivaccinata. E questo spiega le cifre relativamente basse dei vaiuolosi nell'esercì to.
Il D.il::'et.tore
P. E. MANAYRA Colonnello medico, membro de! Comitato di sanitd militare.
Il R eda t t.orc
D· FEDC:RlCO TOSI Capitano medico:
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NuTINI FEDEruco, Gerente.
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DELLE
OTTALMIE NEGLI ESERCITI •
STUDI STORICO-CRITICI SOLLE OTTALMIE GRANULOSE
I. Le ottalmie negli eserciti possono assumere proporzioni~così notevoli da scemare in date circostanze la po' lenza di questi e causare compassionevoli danni individuali assai numerosi. Ciò non abbisogna di prove, dacchè queste sono a conoscenza di tutti. Questo malattie fotmarono e formano obbietto delle cure dei governi, come quelle che abbisognano di esser~ prevenute, se possibile , essere combattute con energia
esistendo, percbè non si diffondano e non arrechino nocumenti troppo gravi. Interessano la società sotto il doppio punto di vista e della salute e della finanza, in quanto che i danni individuali ricascano a carico delle risorse comuni; da ciò emanano le premure dei governi bene ordinati, e lo interesse che prendono allo studio delle stesse i medici specialmente militari, e lo agitarsi delle quistioni mediche , igieniche, terapeutiche risguard anti le medesime. Se non che, è possibile ' Gtornaze dt mecUctna militare.
S·i
•
..
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DELLE OTTALMlE 522 affermare es?er l'ntile che finora se n'è tratto, pal'i al cumulo dei lavori in proposito compi uti? Io non lo ardi rei . Vi sono questioni che , sembrando risolte, risorgono sempre, segno evidente di soluzioni ma!Dde. Vi regna per giunta qualche confusione se non di idee certamente di termini che le esprimono, per modo c;he talora la viu faLta non denota lo spazio percorso, dncc hè bisogna ricalcarla; è un circolo vizioso. Sarebbe venuto il momento forse che la luce sia possibile farla? Chi è che può rispondere? Cert0 è che la pertinacia dello slltùio ~ è fonte di progl'esso imrnaneabile qoantunque graduato. L'arte Ji ragionare consiste sop ratutto in un<L lin~!la ben falla, e nulla nuoce di più ai progressi di una scienza, che d'inverti1·e senza motivo sufficiente il significato ncceltAto dei nom i, o di creame dei cuttiYi. Questa mossima di Condillac t1·ova pm troppo la sua applicazione in proposit0 delle oua lmie granulose, dacchè sono questo nom e si trovano delle confusioni taluna fiala non solo ozios~ . rna ancol'a dannose. Ho io la convinzione di essere dn. tanto da farle cessare? Mainò. So solamente che « In medicina è una repubblica, in cui ciascun med ico, che n'è cittadino, ha diritto di esporre i suoi sentimenti, ed agli interessi della quale conduce l'ascoltar le voci degli stessi più piccioli 1ìgli » ('l). l~ perciò che senza presunzione come senza sconforto io scr1vo.
H. Pet tr:Hlare con frutto questo a1·gomento, e cavarne 'più tardi conseguen ze qualsiusi, è mestieri di scorrere un brarro di storia medica già nota. Eseguita nel ·1 '198 una spedizione di Ftancesi in Egiuo sotto il co mando (!) Mrcnsu: SARCONI::. Tomo secondo,.pag. 2 e 3. v enezia, lSQ2.
'
NEGLl ESERCITI
523
del primo Bonaparte, avvenne che in breve tempo si sviluppasse fra di essi una epidemia gravissima di ottalrnie. Al ritorr,o dei battaglioni franeesi, prendendo a pat·lare dell'Italia, si osservò avvenire ehe j soldati reduci dall'Egitto nou si liberarono di questo malanno, ma anzi che e'sso si diffondeva ai soldati i quali non erano stati in Egitto, e solamente erano in eontalLO coi reduci. Da Livorno (·1800), pl'imo porto toccato dai Francesi, il male si diffuse sulla riviera orientale della l-iguria e si manifestò a Chiav;ni, a Genova (1801). Dopo fu veduto seguire tutte le tappe degli eserciti e comparire all'isola d'Elba ( 1803), a Padova (1804), a Parma ('1806), a Milano (4807), a Firenze, a Verona, a Yicenza (1808), a Ct·emona, a Lodi , ad An~ona ('18·12). Gli Inglesi emuli dei Francesi in Egitto , sbarcati ad ' Abukir patirono i guai rnedesimi. Dall'Egitto li portarono a Malta cd in Sicilia. Più tardi col mescolal'si degli eserciti sui var·i campi di battaglia d'Europa, nelle gigantesche guerre del primo impero, il male si ieee generale e tutte le truppe d'Europa ne furono infette; fallo non prima di allora veduto. ·
III.
l
Ammaestrati dalla evid•m.za dei falli, ben presto molti medici reputarono che questo male d'occhi fosse dipendeNe. da un con tagio trasmissibile da soldato a soldato. Questa opinione fu sostenuta in Italia dal Tll ongiardini di Genova (1802) . Di pit:t si disse che questo contagio lo avevano recato in Europa i Francesi e gli Inglesi dall'Egitto. Che vi sieno mali d'occhi contagiosi, ~u maggior parte, anche dopo di alloea, ammisero; che ll male di quell'epoca fosse contagioso, concedettero; che però questo contagio sia stato portato in Europa da Francesi ed Inglesi, ed abbia csclqsìva provenienza
•
524
'
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DELLE OTTA.LlUE
dall'Egitto, taluni negarono. Questi ultimi sostenner(} che un contagio consimile si può sviluppare spon taneo e non importato dietro il concorso di speciali circostanze (Bégir::.) ('1). Alu·i sostennero per contrario che questa malattia non è contagiosa (specifica) e che quindi non ·avesse origine egiziana. Valga per tutti la categorica asserzione del dott. Abate al congresso oLLalmologico di Parigi (186:2) dove egli si credeva autorizzato dall'esper·ienza sua e de' suoi colleghi in Egitto, a domandare la cancellazione dal quadro nosologico della pretesa specificità dell'ottalrnia egiziana. Senza entrare nel ginepraio della discussione in mcrito dei contagi e della specificità, basta per noi constatare che importato o no, la maggioranza fu costretta ad ammettere la esistenza di fatto di un contagio capace di produrre delle ottalmie.
IV. l primi medici che sc rissero di rruesta malattia, subito dopo la sua comparsa e diffusione in Europa, sentirono bisogno di apporvi un nome come a malattia novella. Poche malattie ebbero un più copioso e disgraziato assortimento di nomi per esser denotate. Taluni lo cercarono tale da includere la descrizione della forma . sotto la quale loro si presentava. I nomi di ottalmo-blennorrea (Assal ini), eli ottalmia blennorroica epidemico-contogiosa (Rust), di ottalmia puri forme (Vaare), di ottalmia puromucosa contagiosa (Mackenzie), di ottalmia purulenta degli adulli (Van Onsenoo rt), di blennorrhoea oculi orientalis (Jungken), sono tutti nomi
includenti la nozione che gli inventori videro questa malattia oculare con andamen to ordinariamente acuto, (l) .Recueil <le mdmotres
ae médecine et 'le chir ·w rgie milltai1·es. Vol. 51. •
NEGLI ESERCITI
525
ed accompagnata da secrezione copiosa, quantunque variamente apprezzata (muco, muco-pus, pus). Se non
mi illado questa circostanza fu uno degli argomenti
\
di confusione. Stando a queste denominazioni ne avvenne che, fattasi straìil.a la idea òel co ntagio, si credettero contagiose le sole ottalmie acute a forma purulen ta, e si disconobbe la possibilità del contagio in altre ollalmie a corso lento, subdolo, e prive della forma acuta e del fenomeno della copiosa secrezione ocuiare. Al riguardo della disparità delle opinioni in quanto alla origine del contagio delle ottalmie acute è' notevole come siasi però venuti a confermare la contagiosità delle ottaJrnie purul_ente in genere. Jl dott. Kabalh di Pietroburgo nel Congl'esso ottalmologico di Parigi (•1862) cercando conciliare le due opinioni opposte, vale a dire quella che ritiene l'ottalmia egiziana come una affezione catarrale, e l'al tra che la ritiene come una malattia specifica, asseriva che in !Jllima analisi quando si sviluppa una epidemia di congiuntivi ti catarrali in un O(i)rpo , in un si to, questa si diffonde al pari di quelle epidemie che si credono importate, e che le misure da prendersi sono sempre le stesse. Egli asseriva aver osservata questa vicenda spesse 1'0ite nelle provincie dell' impero Russo , e di esserne persuaso tanto più che egli stesso l'aveva due volte jncontrata in casi analoghi. La cognizione quindi che le oltalmie {lurulente §ono coatagiose, q nalunque sia la loro origine, è un fatto incontrastabile. Dico pu rulente, dacchè in ultimo la ottalmia catarrale acuta e la purulenta ~on sono separate che da una linea di demarcazione ~n quanto alla acutezza del pi'ocesso. Nelle affezioni mfiammatorie acute delle mucose dove il catarro va aggravando souentra la purulenza, e dove cessa la purulenza souentra il catarro. Io, per mio conto, ade•
526
DELLE OTTALliiJE
risco a quest'ordine di idee e per aver visto falli analoghi e perchè al ç.ari del dott. Kabath ebbi la non lieta sorte di incontrare due Yolte la ottalmia purulenta, una nel '1860 ~ l'altra nel 1874; la prima volta curando ottalmici a Ravenna presso il 49° fan teria, nel quale la malattia dominava epidemica in forma acuta; ela seconda a Bolog·na curando ottalmici acuti in epoca in cui non si avrebbe potuto dire che vi fosse vera epidemia di questa forma. Eppure questa idea della contagiosità ha tanto stentato a farsi strada dopo i lavori medici del primo quarto del secolo presente. Ci volle p~r giunta l'esempio di ben gravi malanni posteriori.
v. Questo compot>ir·e della malattia in Europa dopo il
ritorno dci Francesi e degli Inglesi, e dopo questo suo ditl'ondersi fra i soldati nelle ·v arie provincie di Europa, fece sl che essa si acquistasse il nome eli oLtalmia bellica (Baltz) ('1), ottalmia contagiosa dei soldati Brera, (2), di ottalmia degli eserciti (Caffe) (il), (Decondè) (4). Queste denominazioni dovute in parte come avvertiva prima, al bisogno di indicare questa malaLtia quale novella patologica insorgenza, includendo l'idea che fosse propria dei soldati, o dovuta a cause domin anti unicamente uella vita militare, sanzionarono una idea erronea, dacchè se si ritiene contagiosa la (l) T-u. F. BALTZ. Dlssertatio t:W ophtal·mfa. catarrhali
bellica. Heidel-
berg, 1810. (21 BRERA. Annotazioni ottntchc sull'ottalmia contagiosa dei sotaati.
Padova, 1837. (3) Ophtalmle des armées, s1,rtout de l'ophtalmie régnante en Belglqtte. Paris, 1835. (4) Hyuf.ène de tophtalmte d ts a'l'mées. Ll ège, 18~4. - Ophtalm.tc aes armrfes en ltalie. Annales à'ocullstlque, !815.
•
NEGLI ESEl\CITl
52'1
natura di questa malattia, basta la contagiosità a dar spiegazione del suo apparire e del suo diffondersi in qualunque altra agglomerazione d'uomini che anche non sieno soldati. Ciò è cosi vero da non poter accampare ·d11hbio alcuno in proposito. Il dotl. Williams di Cincinnati negli Stati Uniti d'America al Congresso · ottalmologico di Londra (t 872) parlando delle granulazioni palpebrali le chiama un vero ilé!gello che colpisce i distretti agt·icoli e mi nera rìi di tutti gli Stati del nord, del sud, del centro; flagello che attacca di preferenza i poveri e sopratut.Lo gli Irlandesi, e che una volta abbia preso pieùe in una famiglia dura in essa pel' anni parecchi. Queste asserzioni categoriche dello stirnabile dott. Williams, provano che questa malattia può dominare e diffondersi anche dove non esistono agglomerazioni di soldati, come negli Stati Uniti d'America, i quali non hanno vero esercito stanziale, e quindi provàno che se non dipendesse da contagio, non dipenderebbe neppure da cir~ostanze proprie ttlla vita militare. Resta fisso quindi che il denominare una ottalmia conlagiosa per ottalmia dei soldati, fu la più sconsigliata cosa che mai, e tale da intorbidare anzichè rischiara re le idee in proposito di essa. I Compressionisti del Belgio ne sanno qualche cosa.
VI. . Diffusasi questa malaLLia e rnoltiplieati gli studi sopra d~ essa avvenne che dopo specialmente le indagini Buzzi, di Adams e gli scritti di Eble, venne posto m chiaro che questa malattia presenta ·per sintoma caratteristico il farsi aspre le congiuntive palpebrali. Durante l'epidemia del Belgio, questa circostanza fu posta talmente fuor di dubbio, che la malallia ebbe da ciò .a prenderne la denominazione e chiamarsi
?I
528
DELLE OTIALMIE
generalmente ottalmia granulosa (Oecondé). Se non che questo che fu ve1·amente un passo in quanto alle conoscenze oculisti che, fu allrettanlo uno degli altt·i argomenti di confusione. Siccome essa è accompagnata sempre da asperitudini e si tiene per-contagiosa, cosl ne a''venne la lemenza in taluni che tutLe le asperità palpebrali potessero essere contagiose, il che é tull'altro che provato. L'argomento delle granulazioni finì coll'essere il pel'no di ogni discussione. Che l'otlalmia purulenta come tale (qualunque sia la sua origine) venga conside1·ata come oualmia contagiosa accennai più sopra; che quindi lo stato acuto della malattia, quando essa vale a dire ha una secrezione abbondevole, sia ritenuto come pericoloso in quanto alla diffusibilità, è opinione accettata dalla gran maggioranza. Che il farsi a.spm la mucosa delle palpebre in seQ:uito alla vera purulenza sia un fatto vero è altra circostanza comprovata dalla esperienza. Se la storia nel conservar memoria dei falli occorsi nelle popolazi oni dei vari paesi, ha la missione di ammaestratri ce sui vegnen ti, é certo .che le memorie sulla epidemia dei mali d'occhi dominala nel Belgio entro la prima metà del secolo presente, stanno a prova che malati di ottalmie g1·anulose a stadio non acuto, sono ''eico li di diffusione di malattia eguale fra i sani. I soldati granulosi inviati a focolari in temporaneo congedo, diffusero fra le belgiche popolazioni della eampagna un contagio che andò a colpirle, fallo questo che posto fuor d'ogni dubbio, fer.e dare al Cunier quel grido d'allarme: L'ophtalmie militaire n'est plus dans l'armée, elle est dans les pnys. Da ciò risulta, il che mi pl·eme porre in chiaro, esservi ottalmie acme contagiose (le purulenle} le quali finiscono con asperitudini o meglio che ne sono accompagnate; ed essel'vi ottalmie granulose lente, le quali pure sono contagiose capaci di essere difT'use.
NEGLI ESEllClTI
529
YTJ. Da questo brano di storia medica risulta che nòn a torto dissi le granulazioni formare io ultima analisi jl perno delle discussioni. Molti e pregie,•oli sono i lavori moderni sopra di esse, ma prima dei moderni cosa ne dissero gli antichi? A dare una risposta qualunque a questa domanda è necessario uno studio paziente e certamente non facile, ma pure possibile. Questo studio retrospettivo, questo chiamare a rassegna le opinioni e le cognizioni antiche, ha pure il suo valore, dacchè è ancor viva, bene lo si rammenti, e non risolta la questione, se o meno il male d'occhi del quale é parola, esistesse prima d ~lla spedizione d'Egitto e fosse noto o meno. Nè questa questione deve sembrare di una importanza solamente archeologico-medica, dacchè è dietl'O di essa che si rannodano le altre sul contagio, sulla sua diffusibilità, sulla sua importanza, sulla sua cura. Tentato questo studio non ho la pretensione di risolvere il quesito, ma sono convinto che qualche lume ne potrà Yenire allo studio che lo riguarda revocando in luce il contributo ~egli antichi. I libri antichi hnnno bisogno di ragionevole indulgenza nell'esser leni, di oculata critica nell'esser valutati. •
VIII .
Le òpere degli Asclepiadi che rimontano a cinque secoli avanti Gesù Cristo hanno chiare notizie che fino da allora le asperitudini palpebrali non erano sconosciute. Nel terzo libro dei morbi epidemici tro\'asi SCt•i lto,:
•
•
530
DELLE OTTALMIE
« Incominciarono quindi le infiammazioni al principio della primavera, e le frenitidi dopo gli avvenuti freddi n. « Le ottalmie umideg1·avi (1 )cro niche nellemiserie (2). te escrescenze delle palpeb1·e esternamente, intentamente, facieoti perdere la vista di molti, si nominano • i grani di fico >> (3). · Questo passo sta a dimostrare come fino da allora fosse noto che talune ottalrnie er·ano accompagnate da asperitudini alla mucosa palpebrale (in-tcpoo-ets Éow~é:·;), come sta a proYare che queste erano talora gravi e sece1;nenti, talora lente e croniche:· e che tanto le une come le altre potevano render ciech i i malati. Di più sta a provare ch e bene delineata era la form a di queste asperitudini le quali venivano rassomigliate a grani di fico (èt aux<X), e che si rima.rcavano frequenti (~pide miche) fra i miserabili, e per di più che avvenivano in primavera dopo un freddo inverno. Queste sono conoscenze consone alla osservazione anche odierna. Di più nel libro Della Visione trovasi qualche passo che riguarda la cura delle asperit'ndini al capitolo 6°. « Quando le palpebre patiscano asprezze (4) ed abbiano (l) Alla lettera grandi, fMXXfet.L (~) Traduco il )JStet. r.ovo>v, nelle miserie tinter miserias), ad onta che il Foesio lo abbia tra.douo non stne doiQI·tl>-us, <\acchè la proposizione r.wrà· può essere tradotta. come tnter oltre elle per una cum1 ed il novo;
meglio cot•t•ispo nde alla sun. signil!eazione· di 1niseria anzi eh~ a quella che pure ba di dolor. Kon credasi quest.a smania o pretensione di grammatico o grecista, rn:.t desiderio di rendere più esatta la lezione. Di fatto questa esattez~a ci rivel a in quel !J.E'l'CI. '>tO'IOlV una circostanza di fatto causale, anziche un semplice siutoma, compreso già nella antecedente parola !J.ocxy.d magnae (graves). e qumdi dolenti. (3} Traduzione letterate.- Oper'Cl complete del gr ande !ppocrate, ecc:. Ed. Foesii. Fraocofur ti, MDXCV. L'ib. Ilf. Sect. VII, pag. 171. (4) r.a parola <V<i>pa, ol~c che scabies significa anche asperitas cutfs (1}; è perciò che traduco ~wptet, per patire di asprezze ao~ichè di scabbie come fanno e Foesio e KiU10, ritenendo, questa l<\ vera lezione e la più chiara. Avrò occasione di tornarvi "sopra, alt:re volte. (il \'di CoM. Scun&'YCLU. I~xiron mtutu(dc y~acco-latino ctlatino·gratco. Lugduni Data,·orum, Hì70 .
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NEGLl ESERGIT1
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prurito, sfrega sulla ·cote un pezzo di fior di rame, dopo' leviga la palpebra » (1) (2). Questo passo ci insegna che usavasi dagli Asclepiadi adoperare un cristallo di solfato di rtime (av~oc; xaÀxoo) lisciato maestrevolmente, per istrisciarlo sulle palp'ebre aspre, cura questa io uso anche oggigiorno. Nello stesso libro Della Visione al capitQlo precedente (il 5°) vi ha pure un altro passo il quale sembra riguardi questa malattia e parli pure della sua cura. Non credo però sia così esplicito quale il precedente: è per induzione che si può ritenere parli proprio di asperitudini a causa del genere della cura stessa, cbe avrò occasione far vedere essere stata preconizzata· da altri più tardi, contro le medesime. Il Liltré non ne eleva alcun dubbio (3). . « (Nelle) palpebre più spesse che di natura, taglia la « carne di sotto (.i) dove (lo) puoi 11 più facilmente, dopo « cauterizza la palpebra (con 'cauterio ) non (a) bianco, « evitando l'origine delle ciglia, o (la) copri con fiore· « (dì rame) bi'Uciato, tenue » (5). L'aggettivo r.al.u-.sp!X - pii~ spesse - applicato alle palpebre è il solo criterio su cui può at·guirsi parli di asperitudini; è per questo cbe non credo spieghi (li Il LlTTltl!: riferi~ce questo passo all'ottalmia catarrale con erosione, e traduce la parola ,Yu)pTa per sontatrectées a•..rrosion, ma sono pet·suMo· non sia nel vero (l). (2) Magni Hlf>poet•atis opera omnia. Edizione greco-latina del dott. E, GOTTLOB KÙ.UN. Lipsia, '1'. II, pag. 1~. (3) LtTTRE. 01>. eit. T. lX, pag. 140. (1) Traduco il -rò xrh(l) - deorsum - per l'avverbio dt sotto, perchè non avendo l'Asclepiade parlato di rovesciat·e la palpebra, non mi semln·asi possa fare alt 1•imenti. Il Littré traducendo: "reséquez de votre mi eu x la cbair de leur parti e tn(érieure, • non mi pare nbbia reso giustamente il concetto. A palpebra in pos to naturale, non è la carne della. parte tn(e-· riore, ma quella della -posteriore (sottostarn~e) che vie n consigliato si tagli. (a) LtTTRF;. Op. cit, T. lX, pag. !SG, 158. fil o,..,.•scomplltCJ ci'IlipMcr«t<, ed. É. LtTTR>~. !•or!•, !8GI. T. IX, P•9· 157.
'532 DEJ.U OTTA.LMIE con bastevole chiarezza l'idea delle stesse. È la cura chirurgica della escisione e del cauterio (potuto sostituire dall'escarotico) la quale vi si riferisce di certo.
IX. Dei Latini o propriamente dei Romani, popolazione eminentemente guerriera e conquistatrice, restano poco copiose memorie originali dell'arte medica. Aurelio Cornel io Celso di Verona, il quale visse nel primo secolo dell'èra volgare, è l'unico il quale ci abbia lasciato un completo monumento medico letterario. Nozioni preziose vi si trovano sopt·a la malattia che ci occupa. Nel libro sesto, capo sesto v'ha un paragrafo intitolato : De alio genere inflammationis oculorum, nel qua le sta scritto. « Ed anche altri (medicamenti) utili vi sono, i quali ·« si fanno per deprimere la asperitudine, della quale << ilirò subito. Questa quasi seguita la infiammazione « degli occhi, talora maggiore, talot·.a più lieve: alle volle 4: dalla asperità nasce la lippitudine (la quale} di poi «• aumenta la asperità medesima; e qu~sta si fa in altri ·« breve, in altri lunga , e tale che quasi più non ha fine» (·1). In qu6lslo passo sì scorge lln progresso nelle cognizioni. Celso distingue asperitudini efl'etto di precedute infiammazioni, ed asperitudini n ale senza queste, ma causa di esse prima, e poi di aumento di asperità. Di più accenna come vi sieno aspeL'itudini di poca entità e di breve durata, ed asp·eritudini che mai finiscono; latinità d'oro al pari dei concetti. Nel libro stesso vi ha un paragrafo che intitola: Ad oculo~ scabros collida. In esso sta seri tto: (l) Traduzione letterale.- ACRELII CoRNELI l CELSI. Medicinaellbri VIII...
Ed. Aldina. Venetiis, h1DXXVIH, pag. 96 retro e 97.
533:
NEG.U ESERCITI
<< Se poi gli occhi sono scabri il che massirnamen te
« è consueto (essere) agl i angoli, giova il rhinion » ('l). Que~ta nozione riguarda certamente la seconda delle specie di asperitudini accennate, e corrisponde anche alle più moderne osservazioni. Parlando della cura Celso fa seguitare al primo dei· due ·passi riportati : . «Io questo genere di malattia taiuni rasch iano · (em« dunt) le palpebre spesse e dure e con una foglia di i. fico, e con un aspro specillo, e talora con uno scal-· « .pello: e rovesciate le stregano quotidianamente con « medicamenti. Le quali cosé non sono da farsi se non « contro asprezze grandi ed antiche, n.è spesso. Impe« rocchè meglio che con ciò vi si perviene con vitto ra« gionevole e medicamenti idonei. Quindi useremo di << esercizio, c di bagno più frequente, e fomenteremo « con molta acqua calda le palpebre. Prenderemo quindi (( cibi acri e dimagranti » (2). In questo passo Celso rivela il suo genio chirurgico eminentemente pratico. Forse temen te di impugnare la dottrina ippocratica della distruzione delle asperitu-· .dini mediante il ferro, il fuoco , i caustici potenziali, cose tutte le quali conosceva mal corrispondere all'uopo, la consiglia anch'esso, ma la circonda di tali precetti restrittivi che sono giustissimi, e finisce accennando· che la sola cura igienica bene diretta può ollenera altrettanto. Dopo il secondo dei passi accennati, parlando della cura. delle asperitudini oculari aggiunge: Nullurn tamen melius est quam Evelpidis quod ~aatÀt;:òv nominavat. In questo collirio (di cui dà la ricetta) esisteva una sostanza detta psorù:um, la quale poi fa conoscere· essere stata una sostanza composta portante quest(} (l) Op. cit. pag. 97 retro.
(2) Op. cit. pag. 07.
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DELLE OTTAcLMlE
nome. ~ Nulla autem per se materia est qum pso?·icum nominetu1·. - Ciò rende avverLiti che questa sostanza doveva il suo nome all'esser utile contro la ljir.JJpiX scabies - parola che bisogna prender-atlo essere stata intesa anche allora parlando di aspcritudini palpebrali .come lo fu più tard i.
x. All'epoca di Claudio Galeno da Pet'gamo,.il quale visse nel secondo secolo dell'èra volgare si trova che quE~sla malattia assunse il nome generico col quale fu conosciuta da poi. Nel suo libro- Definizioni mediche tra le altre vi ha la seguente ; « Il tra coma è una d m·ezza ed una asperitudinc anomala J?ata presso la parte interna delle palpebre (1) ». La parol a tracoma non aggiunge schiarì mento a quanto avea già dello chiaramente Celso, ma fa acquistare alle .asperitudini il nome che ottenne la cittadinanza nella scien za pel' denotarle. In quanto alla cura di esse Galeno poco vi aggiunge. Dall'esam e dei suo i scritti si rileva che la cura medica vantava molti colliri i, e che la chirurgica consisteva pri ncipalmente nel tentar la distruzion e delle asperitudi n i. Nel secondo commentario al sesto libro dei morbi epidemici di Ippocrate a questo pr·oposito scr·ive: «Così le fìcosità nelle palpebrc,cesasperate da pt·ima con qualche cosa , strofiniamo coi rimedi caterettici, facendo ciò in grazia di (far) penetrare la forza di essi nella profondi Là delle eminenze disgregale. ~li vedeste al certo usare in esse e la pelle aspera dei cetacei marini, e l'osso di seppia e la pomice, e queste cose (l) 'l'raduzioue letterale. - Opere complete di Claudio Galeno. Ed. C. .Gottlob. Kubn. Lipsi:lO, IS28. T. XJJ;, pug. d37.
NEGLI ESEHCl'rl
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non avendo, lo stesso,cucchiainò dello specillo, avente str~tta e . non 'larga la estremità (l) ».Da qu.est0 passo vedèsi che il sano consiglio di Celso era stato poco apprezzato, che anzi alla foglia di fico, allo scabro specillo ed allo scalpello, eransi aggiunti altri str,0mentigrattatori, quali la pelle di pesce, l'osso di seppia, la pomice. Se non che sembra anche Galeno f0sse C0UVÌOtO, ladiretlamanuale distruzione delle asperitudini non esser nè utile nè possibile, dacchè fa os. sei·vare:essere necessario aggiungervi, i caterettici acciò estendano la loro azione nel j)rofondo delle stesse disgregate ..Galeno quindi parteggiava per unir cura mista di raschiamento e cauterizzazione. • Nel qu~rtq secolo Oribasio di Sardi l'amico di Giuliane imperatore, lascia supporre che la distruzione manuale avesse il sopravvento, e si fosse tornati alla distruzione diretta mediante la ustione. qnale consigliava l'Asclepiade che scrisse il li beo «Della Visione». ;mfatt0 al quarto libro da O!'ibasio dedicato ad Eunapiq al Capo ::no, egli tfatla di questa malattia e consiglia la cura seguente: << Rovescia la palpebra, (la) leviga con (uno) specillo arroventato, o con le fogli e di fico, poi aspergi di miele o@! aspergi di vino austet'O · mescolato con miele (~). » Questa applicazione eli soslanze così sempLici dopo la U:Hione sembra abbia per iscopo di attutire l'azione
violenta della rnanualìtà anziehè quello di coadiuvarla. Da ques~a alla cura mista consigliata da Galeno troppo ci c.orve: è la distt·uzione nel suo piLt polente aspetto, il f'UOC.O.
E' rimarchevole la intestazione di questo corto ca'pitolo; .essa è l;1 seguente: (l) G>&LENO. Ed .. !Cii.hu. Tomo XVII, p. l, pag. 901. (~) Tradu;~Jìone le tt(!rale. - Oev;·es à'Or'ibase, etc. Ed. (greco,-fraucese j Bussm<\ke~ et Ch. Dt\l'emberg. Pat·ìs, 1363. Tomo V, pag. 'il~.
.. DELLE OITALMIE 536 « Contro palpebre granulose (1 ), iperemiche e piene di grani di miglio. » La esistenza delle asperitudini la si vide bene compt·ovata e chiarita anche da prima; queste par-ole d'Oribasio cominciano a far luce maggiore wlla loro fot·ma. Di fallo finora si trovò che le dicevano asperitudines, trachites, trac:oma, è per induzione dal nome di fichi, di ficosità che si può ritenere le assomigliassero ai gt·anelli interni di questo frutto. Di più era noto che questa fot·ma rendeva talora più grosse e più dure le palpebre. Oribasio dice le palpebre più suJiuse di sangue (ipet·emiche) ed assomiglia le loro escrescenze a grani di miglio (%ÉyXpos). Questa innovazione denota che al suo tempo si osservavano meglio, e si era trovato non sempre aver esse una rassomiglianza medesima. La prima nozione esatta di asperitudini vesic:olal'i.
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XL
È nel sesto secolo dell'èra volgare, in cui visse Aezio
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di Amida che si trova un notevole p rogresso ed una più grande precisione nel descrivere questa malallia. Egli nel libro settimo al Capo 45° tratta - dci Lracomi, delle irsuzie, delle ficosità e delle callosità di Severo. - Questo nome di Severo ci la. noto essere quanto sc1·ive dottrina e cognizioni già esposte da un Latino, il che non può a meno di essere bene accetto agli Italiani, subito che bisoA"na tesse r· lodi ad Aezio su tale proposiLo. È la continuazione delle idee di Celso le quali tornano in onot·e; è scuola italiana seS'lita da un greco. • « I tracomi , dice Aczio d'A mida·, i quali anclic (l) Traduco c-:r'/..t!l. per granulose, di fatto cn:czoç significa api ca a att~
orao: q!tta certos 1tabet ordtnc.or oranorum. Coa:s. ScsR.EVELn. Lexlcon Manuali! graeco-latlnum, etc. Lugduoi Bata.1·orum, 1860, pag. 717.
531 irsuzie (·l ) si chiamano da alcuni, si originano spesso da cattive medicazioni, poichè ciò addiviene pei medici alla lunga instillanti (collirù). fmperocchè come lo sparger grasso sopra le piaghe dello esterno origina (la) causa di alcune carni i nutili anche nel (caso) presente si concepisce esser ciò per avvenire. (l tracomt) si originano anche pet· eventuale flussione diuturna indolente. Impcroccbè se nascessero veementi apporterebbero da prima (ed) ellettuereb ber6 danno all'occhio innanzi di spargere il male profondamente sulle palpebre stesse. ~la si originano talora anche senza precedenti flussioni, come senza mnni fésta causa preseme. E tali (tracomi) sono dissimili da quelli nati da flussione. Imperocchè presso di quelli (nati da flussione) le pulpebrfl rovel:iciate si mostrano più irsute, più aspre e più anomale. Presso di questi (nati senza flussione) sarebbero come quali grani di miglio. Vedresti piccoli veggioli insorti sotto le palpebre. E questa specie è fra le allre la più difficile a sana 1·si. DiO'eriscono d'altronde questi perchè veramente la irsuzie è superficiale, e (sono) meno rossi. La asperitudine ha maggiore In anomalia c la eruzione assieme eon dolore cd nssieme con peso: ambedue (questi .~intomi) poi inumidiscono gli occhi. Quella (asperitudine) dcnn ficosi tà ha eminenze pi ù alte, e come in sezioni, od in altro modo sarebbero simili a qualche fico semiaperto. La tilosi poi è asperitudioc cronica avente anomalie essiccate e fatte callose » (:~) . In verità leggendo questo passo non parrel>be davvero NEGLI ES.I?JlCITI
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(l) n testo dice Òct~!J.'X'ta; t.raduco irsuzie da &ténlç,hirsutus,vellutato. ('2) Traduzione l ettel.'ale. - Aszro AltrDE!';O.Librf m<!atei(testo greco) etc. Ml>XXXII! · Venetiis In aediiJUs llacrecl'um A rat Jlian'!htit et Ana1·eae Asulalnt, lll~g 131, 132.
atornule di 11ledtcina milltClrc.
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OELLF. OTTALMIE 538 di leggere uno scritto .il quale conta mille o duecento anni! Da esso può rilevarsi ehe Aezio distinguo le asperitudioi palpebrali nate da ar4ficiale irritazione della mucosa 'congiunti vale da quelle che provengono da uno spontaneo processo patologi co. Ocula.tissima. distinzione la quale~ eminentemente vera. Poi distingue asperitudini nate da acuta flussione della congiuntira cd asperitudini nate da flussion e cronica della stessa. È degno di nota che egli accenna come nelle acute flussioni, queste sono quelle che apportano danno all'occhio e non le asperitudini pE'l' se stesse, da{;chè il danno succede prirnéJ the si organizzi la asperiludi.ne palpebrale. Ciò evidentemente allude alla fonna purulenta delle congiunti\•iti. {noltre annota ~,;ome \-i sieno asperitudini le quali nascono senzn flussione, senza causa nota, che sono come grani di miglio e poco rosse. Ciò quanto alla genesi delle asperitudini. Finalmente distingue secondo la {orma loro le asperituùini dipendcnli da flussione in tre gr·adazioni - trac!Jites,sicosis, tilosis - asperitudine vollutata, usperitudiui earnose, aspcr·itudini callose, il che è pure un concetto modernamente confermato. Se non cl1e proseguendo nella citazione cresce la meraviglia vedendo accennate verità che sembrano moderne, anzi modernissime conquiste in proposito delhi cura di q~festa malaltia. « Alcuni veramente si sforzano di r:::schiar-e i tracomi, « questi con fe1·ro, quelli con fog lie di fico. È frequen« temente nocevole il conato, percilè questi (me;:;z.:t) au« mentano (il male) e induconoùure cicatrici egenerano « cause di continue llussioni, acquisite sernpre dagli « occhi a ca usa delle originale dure cicau·ici » ('f). Più semplice e più chiara opposizione non poteva (! ) AEZ to AhllìDl!:NO. 'l'raduzionc letterale, loco citato.
NEGLI ESERClTL
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al cet•lo fare Aezìo a tutti i distruggilori de!Je asperitudini, e mille doecenlo anni fa aveva fatto ragione di questa mala pratica, al pari che la fanno al giorno d'oggi gli ocu1istj i più moderni e più illuminati. Parlando poi pi.ù particolarmente della cura opportuna ai tracomi in genere, prosegue: « 1~ necessario quindi curare i tracomi,nessuna ulcera « esistendo sull'occhio, coi colliri accennati (come utilt) {\' presso i ba mb in i, (usati} a palpebt·c rovesciate; se i: (queste) nòn so10o infiammate, ungere e soffregare col « bottone dello :Specillo alla lunga, imperocchè presto « desistendo dnllo sfregamento, (le palpebre) maggior« mente si rendono irsute, e gli occhi infiammansi. « Se poi perdurasse la causa conviene usare i più ef« fica ci ». Da ciò sembt·a che egli affidasse la cura a colliri blandi ma usati alla lunga e colla peculiare cautela di applicarli sulle palpebre mresciate, vale a dire propriamente suHe asperitudini. Sembra consigliasse a non d~sisl,ere troppo presto dalla cura, sotto pena di veder le palpébre v_ellutarsi mnggiormenle e andar l' occhio soggetto ad infiammazioni . Di più ci mostra cb e e ragli noto le asperitudini complicarsi talora ad ulceri (n&p't 'Tòv ocp~at.v.ò•J) corneali. · · •
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Che questa cognizione, la quale ' comparisce pella prìma volla chiaramente annotata, non fosse una cogn.izione personale di Aezio, ma un progt;esso della smen?,a. in quel tempo, è certo, dacchè Alessandro di Tr~Jle, il quale visse nel medesimo sesto secolo, più cbtaramente si esprime in proposito . .Egli nel libro II. al capo VI, dopo aver chiam3to il collirio tracomatico, di cq.i dà la ricetta - del tuuo estenuante ottima-
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mente le escrescenze carnose delle palpebre - aggmi)ge: , « Avverti in che modo userai dei collirii tracomatici. « I mperocchè se avvenisse esservi ulcera (con) asperitu« dine delle palpebre, rn eg\io sar~, arrovesciate piut« tosto queste, detergerle così o (col) cucchiaino dello « specillo, o {con) foglie di fico. Alcuni poi usano anche « l'osso dii seppia od una pelle più aspra, ed allri al « contrario (le) ungono con colliri di pieo·a pomice. Uo« pochè finalmente sieno bene ridotte le palpebre e r ese « più liscie, provvedi (a) citl che resta ed allé ulceri « adoprando o illibiano o l'uranio (colliri) » . . . . • •
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« Cosìusaodo un metodo buono si custodisconosenza « flussioni leulceri e presto si conducono a cicatrice »(·1). na questo passo vedesi che pure ad Alessnndro era noto avvenire talora le complìcazioni ulcerose della cornea nell e asperitudini, ed es;o;ere necessaria anzi in questi casi una modifìcazione nella cura. Alessandro consiglia occuparsi pr ima delle asperitudini e poi delle ulceri corneali. A ciò far·e parteggia per la distruzione meccanica delle stesse, ma avverte esservi altri che tengono come possibile ed utile di fa.rlo media n te colliri. Ad ogni modo pone per assoluta condizione di buon esito agire ·sulle palpebre rovesciate, il che altro non significa che porre la condizione di l'isparmiare alla cornea ulcerosa appli cuzìoni pet· lo men'o inu tili. Avverte che questo eccellente metodo fa schivare gli stati :flussionari delle cornee stesse ed aiuta la pronta eicatrizzazione. Queste cautele comuni ad Aezio •e ad Alessandro sono preceUi sanissimi e tali che rendonò manifesto essere stati questi due, prudenti ed oculati (l) Traduzione letterale.- ALÈXANDRl TRA Lt.IANt, Medici, libt•i d·uoàee cim graeci et latini, etc. Busileae, MDLVI. Libro 11, cap. vr, pag. l<J7, 148.
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oculisti e non semplici empirici. Questi passi Cl msegnano che a quel tempo era già anco dai Greci resa giustizia alla scuola latina: di Celso il quale non caldeggiava la diretta distruzione delle asperitudini.
XIII. Un consimile ordine di idee prudenti vedesi conservato un secolo pill ta-rdi nelle opere di Paolo d'Egina il quale visso nel settimo secolo dell'èra volgare. Quesli''nèllibro terzo ha un capitolo dedicato al tracoma. «Il tracoma è l'asperitudine dello interno delle palpebre. Lo incremento di questi (tracoma), come fossero in sezioni, si chiama sicosi. Fallo cronico e calloso si nomina ti! osi. Allora sono da usarsi i colliri· o quello di croco il quale oltre a ciò giova anche nelle psorottalm:ie senza ulceri, usato a palpeb~e rovesciate. Se poi la durezza ed il callo non cedano, arrovesciando la palpebra la raschiarerno colla pomice, coll'osso di seppia, colla foglia di fico, o collo stromento che si chiama blefaroxistro » (t). Quanto dice Paolo riguardo alla forma delle asperitudini è. forse meno di quanto elice Aezio. Riguardo alla cura égli non si scosta da quanto avea detto Alessandro, H che prova essere stati glì insegnamenti di questo apprezzati e convalidati dalla esperienza. Le
sane cautele dal 'l'ralliano jndicate, di agire sulle palpebre rovesciate rispettando le cornee, specialmente se ulcerale, erano ancora conservate. Il nocevole conato di distruggerle, stigmatizzato giù. da Aezio, senza esser caduto in disuso, al tempo di Paolo veniva consigliato come sola estrema risorsa dei casi cronici c (l) ~:aduzione letterale. -PAOLO EotNBTA, etc. Edizione Aldina igreca) Venetns, MDXXVlii. Libt'O III, pag. 34.
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DELLE OTTALMIE
ribelli. Il blefaroxistro era non altro che lo asperatum. specillum di Celso e precorreva lo scardasso (Borelli), lo spianatore (Fadda): in ultima analisi di nuovo non aveva che il nome. Notevole è finalmente che anche Paolo si serve della voce pso1·otalmia per denotare le ottalmie con asperitudine delle palpebre, voce questa che vedremo più tardi aver avuto fortuna.
XlV. ....
Dal settimo secolo bisogna giungere al non o per rannodare utili cognizioni in proposito. Dopo i Gréci ed i Latini , gli Arabi. Presso di questi si trovano però traccie di progresso. La scuola araba visse delle tradizioni della gret:a e 'per quanto lo consentivano i tempi la perfezionò. Abu-Bekr-Arrasi volgarmente Rhases nel suo .. libro che egli intitola Almansop « eo quo llegis Mansoris lsaac filii precepto ectitus est» allibro nono, eapo decimonono parla. De scabie ~t sebel. Là si trovano le seguenti parole: « Quando si rovescia la palpebra ed internamente comparisce rossa ed aspra, havvi la scabbia» (·1) (~). Inoltre Rhases nel suo Liber Divisionum, al capo :xxn, torna sull'argomento e lo illustra maggiormente. Questo capo è intitolato: De scabie oculo1'um e dice: « Taluna è incipiente, sottile ed i segni suoi sono che la parle interna della palpebra in essa è rossa e coperta di piccole asperitudini ed avviene dopo la (l) Albul!ctrt M·az·i filtt Zacharlac etc. expensis .. ,... Octavtant Soott ......
11er Bonetum Locate!ltl'Y'tl. Bergomensem. Ven. l<l97, pag. ~3. (2) Questo modo di denotare le aspat•itu(lini non è già. uuov<?. Avverti~ vasi già qualmente l'.~clepiade il quale scrisse il libro della Vi.vlone siast servito del ver bo .jlwp!t.Xtr> nel senso medesimo, e come nel collirio di E,.elpide Celso ci abbia insegnato che vi esisteva la sostanza psoricutn, e come Paolo di c esse psoroftalmia la ott.almia con asperitudini. Dopo queste prove spero sarà concessa indennl\à al mio a rdimen to di aver tradotto l'Asclepiade diversamente dagli altri.
54.3
NEGLI ESEL\CITI
ottalmia e le ulceri .... Vi ha anche la scabbia cronica , grossa: ed i segni suoi sono che la interna parte della palpebra, allorchè la si rovescia, è simile ad un fico il quale è spaccato e la palpebra è molto grossa» (1). Questi passi rendono impossibile disconoscere che la voce scabies era àdoperata per denotare le aspe1·itudini ed aveva supr.l~ntato pr·esso gli Arab i la parola Ìrac-on1a. Ma vi ha di più. Proscguend0 la prima citazione trovasi scritto : «E quando sopra il bianco ed il nero dell'occhio :;i vede una simiglianza di panno per vene rosse e di grossa tessitura, vi ha il morbo che si chiama sebel. Questi due morbi (scabies et sebel) sooo gravi, cromc1 ed appena cur·abili ». 'In questo passo vedesi compari re la prima t.raceia di çonnessione tra le espuitudini ed il panno corneale, connessione che non trovasi·prirna. Pal'iando poì della eura nel suo libro Almansor ag_giunge: «11 malato impertanto deve usare dell'apertura della vena dal braccio e dal fronle: nel cibarsi schivare i datteri, i sesami ai miele e la . ubbriachezza. Quando non abbia appena mangiato è utile fn ccia bagni generali 1i·equenti, è similmente profìucvole instillare con frequenza il collirio (sie:f) {Z) rosso .... oltre a ciò è utile in queste malattie il collirio ver·de .. . ~la se queste malattie si fanno CrOYliçhe le gf'annlat1oni bisogneranno del raschiamento, il panno della incisione (3) >>. (l) A.bWJet?·t .Ril4~ae Maometlti etc. Opera, exqt~isttorta,. Basileae in officiaa Ilenrichi Petri, hiDXLIH. - LtlJe>· dtvisionum Gerardo Toletamo Cremonenst Interprete. Cap. XXII, pag. 358. t2) Mamttssa nome-11.c1aturae mettlcae )Jexaglottae etc. cura et s tudlo P.\NCilATil BR.UNONlS etc. Le::utcon JJlèdlcum fl. CASTBLt.L Ven. MDCCXCV. - Collyrf1mJ., wrabtce, alcohol, alCO(OI, .sohlu(, sie{. IS) Il t~sto dice co!lecti<me. - Tt·acluco questa voce per incisione stando al~e oor~·ezioui che Andrea Alpago Bellunese fa alle opere di Avicenna tradotte da Gerardo cremonese, come ved rassi pi it tardi.
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.. 541DEìLLE OTTAUUE Il ra-scbiamento delle palpebre lo stesso Rhases nell'accennato suo Liber divisionurn, al capo un insegna come deve esser fatto. « E la cura di essa- è dopo l'apertura della vena il r~schiamento collo. zucchero '(taberzeth) (1) bianco ovvero collo istromento che si nomina rosa il quale è un flebotomo avente il capo a guisa di un denaro col quale si confrica fin chè venga tolta la asperitudine e scorra da essa del sangue al più possibile, di po~ si lava con acqua àlla, q,uale s ia commìslo un poco: di ~ceto». Da questo passo vedesi accrescere il numero deLle sostanze atte a grattare le aspet·itudini, e comparit·e fra queste il zuccaro bianco, e per di più si ha la descrizione dell'antico strumento raschiatore del qu ale finora non se ne conosceva che il nome . (V. fig.). Da Rhases quindi si rileva c be la teoria di Severo non era dimenticata e che egli conosceva esservi asperitudini sottili efferto di prcgresse ottalmie esterne di lunga durata (ulcerose), ed asperitudini grosse cll'etto di scabbia cronica. Di .più si rileva che egli non ignorava le asperitudinl. complicarsi con ulceri corneali e con cheratiti vasco lari pannose . Finalmente apparisce che egli pure più . vole~ tieri US<WQ cure mediche ed igieniche contro le asperiLudini, riservando quale estrema tl) Taber:zeth tdcst aUJum, et saepius pon.ttur pt·o .:zuccat·~ albo. Araòlco~~ ?t<>ml1!.16m antfq~ expoSitlo.
Opere di Avicenna apua l untas.
Ven. MDXCV. Tomo 20, pag. 436.
B
Figura Ophtal mo:rysLrum blepharoxyston Celsi et Mginet:e sistit ad formam cocblearis fcre exaratum: Jittera A rnanubrium indicat; B pa rtem, convexum cochlearis la.tus, idque e:rasperatum ostendentem, qua plllpebras veteres radere si ve scarifìca.re solebaut, quod a D. MauchaNo a.ccepi. Tav, X:Vl. - D. La1.1rentii Heisteri, etc. InstitutioMs· chirurglcre. Ven. MDCCXL.
545
l'VEI}LI ESERCITI
risorsa dell'arte· la c~a distruttiva manuale allorchè ellano ribelli e croniche. Di più è egli il primo che prop~me la. incisi0ne nel panno. Cumulo questo di cognizioni certamente non ispregievole, e che segna un pna.gd'esso sempre maggiore delle mediche discipline:
x.v. ll persiano Alhasen-Ebenhali-Ebensina, volgarmente Avicenna>, natel 3;d Aussene città· vicina. a. Carmin nel Kanato di Bokara, modernamente celebre, vissuto fra il n~no ed il decimo secolo, 'fhl medici maomettani che scrissero• in arabo, fu il più fortunato. Esso fu reputato il principe ft·a di essi, e mantenne per secoli la sua fama, eserr.itando quas-i una tit·aonica dittatur·a ne1la medica repubblica. Interessanti sono le nozioni ·che trovansi nelle sue· opere, sulla malattia congiuntivale che forma oggetto dello studio presente . .Egli al Capo 23~ del. terzo trattato, terzo Een (4 ), libl'o terzo, tnatta· ..:... de scabie et pruritu - e die.e: « Ne è causa una materia salsa e nitrosa da sangue riscaldato od umido, o da altro irritante umo re che. fa nascere prima il prurito e poi la asperitudine. Essa pure. conseg.uìta spessissimo alle ulceri dell'oc.chio, e. c0mincia il male pr·ìma con poco prurito e poi avviene la asperitudine e lo arrossamento della palpebra; quindi là asperitudìne si fa come grani di fico e produce ulcerazioni, pescia si converte in grani indurati, .in quanto. che- la tigogliosi tà delle escrescenze acc.omp:agna il prui'ito e la secrezione purulenta » {2). Questo passo tradotto da Get·at·do Cremonese in un
- - -·{l) F!!N: es.t moctus zoout-ionts ct~m de una ..e transUur ad alfa. Araò!-copUm n<m~inu1n a-nttqua ex-pos!tio. Avicenna, T. n, pa.g. d81. (2) Avicennae e Le. ex GKRARDI Cremonensfs 1m·s!one et AND'RKAE At.PAOI
Bellu-nensi8 casttgatione. Yenetiis, apud Iuntas, MDXCV. T. J, pag. 555.
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54.6 DELLE Ol'TALlUE barbaro lati no, sembra lasciar arguire come Avicenna sotto il nome di scabies al pari di llhases intenda propriamente indicare le asperitudini; e come in questa malattia ammettesse anch'esso due maniere di sviluppo, vale a dire una primitiva per cause interne umorali, ed una secondaria effetto di pregresse ottalm ie specialmente ulcerose. Di più sembra che ammettesse tre stadii nella malattia vale a dire: 1° Prurito con asperitudini. 2° Asperitudini vegetanti con infiamma-
zione delle palpebre o della cornea, con ulceri deJla
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, stessa. 3° Finalmente asperitudini indurate. Questo terzo stadio Avicenna sembra lo conoscesse a fondo, cfacchè ha degli altri passi dove lo accenna e Io· illustra. DifaLti al capo 7° del medesi mo trattato parla - De grossitttdine palpeb1·a?-um e dice: « La spessezza delle palpebre è malattia che conseguita la aspel'itudine e talora ra fa nascere l'abuso delle applicazioni fredde sopra le palpebre ,» (·l). Ed al capo 21° tratta - De lapùlositate. «Lo indurimento quasi lapideo è gonfiezza cronica, sanguinosa che si tramuta in indurirnento quasi lapideo (2) ». A questo passo gli annotatori del Canone, Giovanni Costeo e Gianpaolo Mongio aggiungono :« J'idetu1· McCL{fectus acl ouzwat'J 1·e{erri »e certarn ~n te sono nel vero.Queste .forme si riferiscono all'intasamento delle palpebre nelle forme croniche di traeoma spècialmente misto. , .Parlaodo poi della cura detta precetti che sono molto Jodevoli. Al capo 24- 0 dello stesso trattato: - De cu1·CL eitts (scabiei) dice: « Quando aUa asper·itudine si associa l'ottalmia, cura prima la ottalmia, poi procedi alla cura delle aspim(l) op. cit. pag. 553. ('l) Op. cit. pag. 55f>.
54 7 tudini . . . • .. Quando vedi esistervi ulcerazioni e secrez~one purulenta, guard ati d all'amministrare medicine i'rrilanti e cose loro somigliantj, se non dopo la rjsoluz~ooe quando vi ha facilità eli tolleranza, imperocchè con queste medicine tu provocheresti dolore e nocumento grave . . . . . . Oi quella specie di asperitudine la quale ha da cmarsi colle medicine, ed è quella la quale non raggiunge il secondo ed il terzo grado delle specie preaccennate, il principio della c ura consiste nell·uso delle evacuazioni e-del sa lasso . . . nell'uso del bagno, nello schivare la polvere, il fumo, le grida, nello schivare l'uso di vestiti che troppo strettamente serrino il collo, nell'astenersi dal furore, dall'ira e dal parlar troppo a lungo, nello schi vare l'uso di guanciali troppo Dppian~ti, nell'evitare di giacersi troppo a lun go sopra la faccia, e di tutte . le cause che fanno ascendere il sangue alle parti superiori o lo attraggono alla {accia. In principio è utile il collirio rosso lieve e dopo di esso quell o verde lieve . . . • Nella seconda e nella terza delle specie preaccenoate è necessario il rascbiamen to o col ferro o colle medicine; raschisi con quelle sostanze che sono come la pomice (sicttt spwma maris) ('l) e propriamente con quella che. porta il nome di chaisur (casuri} (2), o con foglie di fico, ovvero si raschi colla ematite (sadenegi) (3} NEGLI ESERCITI
(l) Spuma, m4rts; fdest punte.X, Arabfcor1~m nomtnum anti(IU<L expo-
81tto. <;>pere d' Aviceooa. Tomo 11, pag. 486. (2) C.t.SURr. -
Chai$Ur est lapis PU/111-eX. At•al>ICo1·Uti1. nomtnum tnter-
pretatio . Opere d 'Avicenna. Tomo H, pag. <llll(3) S.\DRNEQL . Asseaenegi idest 1w,e1natttes. Sedenigtidest haematites. Synoni'YI!a SereyJtonts, p<1g. 'if7 c 90. Seraa>tonts practica. MDXXX. Venetiis, editib o. Scoti. De haematite. - B. S ADENRGI. Haematttes qutà est? ql'andoque inve1Mtur tn mtneris, et quandoque oiUbtiUantur altqut tn aàurencto maqnetem., et quoà' proventt fnde est haematLtes tn ope,·attontl>'Us suis. Melfor (Aisede negi) est ille qui ut veloOltC1· {rO/~t!)ibtUs, acqua/fs aurttiei, cui non aàmiscentur lltYrdes, et tnquo sunt venae. Et quanaoqt~e con{ert solus asperttatt pa!pebrarwm. A vicenna, op. cit. Tmct. secundus. c. 2<10, pag 313, T. I.
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DELLE OTTALilllE
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-col crroco, colla pirite di rame fmarchasita) (1) fa~end·o · c on que·s te. sostanze il eollirio da· strofinat·e »· (2). Da questo passo vedesi che anche Avicenna aveva molta fiducia nei mezzi blandi e faceva larga parte .a:lle regole igieniche delle quali fa una minuta enum.erazione. F u fo rse amore di mel.ioolosità quello che lo indusse a così particolareggiate raccomandazioni'? Non lo credo, e tengo per fermo che quanto egli dice, .apput:lto perchè sono cose piccole, sono cose che valeva il conto eg:li ricordasse allora e che· noi moderni non dobbiamo nè disprezzare nè trascurare. La distruzione meccanica delle asperitudini la raccomanda nei casi cronici e di fatto nena cura- della spessezza delle palpebre avverte che: «Talora si raschia il pi4 delle volte con un tagliente (cum ?'adio) (3) e col collirio rosso leggiero: ma: il raschiamen to collo zucchero talora ecci la ed attira» (4). Oltre di ciò Avicenna parla, anch e esso del panno corneale e lo descrive mirabilmente al Capo 49° de12• trattato del 3° Fen del libro 3° intitolato - ))e sebel.« 11 sebel è un panno che avviene sull'occhio per rigonfiamento delle sue vene che ap_pariscono sulla superficie della congiuntiva e della cornea e si organizza in esso un qualche cosa che sembra come un opa.ca:mento fumoso tra le vene . . . : . . . . . . . . Ed anche il panno (sebel) è tra le malattie le quali
sono ereditarie e si attaccano da uno all'altl'O » (5). (l) :a.tarchastta tdest {ae:v aer!s. Ara.b. Nom. A. e:vp. pag. 433. J11archastta (idest pyrites) qutd estl Est plurium specierwm, aua entm est aurea, et alia. argentea, et alia aerea et alia ferrea. Avicenoa, op. ci t. pag. 856. (2) Op. c i t. pag. 556. (8) Radto voce lntinizzata del Macharad. - M'aoharad est {or{ex acuti ~capitls ad in:ctàendwm.. Araò. Nom. Interpretatto, pag. 110. (4) Op. cit. pag. $3. (5) Op. cit. pag~ 547. - Il test.o dice: Et seòel quiaem. est e:x; ·aegrituàint-bus quae haereclitantur et pernvutantu r de uno ad alium.
• 549 Questo passo per la forma semiotica non er.edo lasci desiderio di chiarezza maggiore. Di pi.ù la contagiosità .di ..questo genere di mal attia è la prima volta che viene asserita esplicitamente in tempi così remoLi. •Se la 1atinità del passo non è d'oro, certo è che non perde merito in proposito di evidenza. Di più parl ando della cura del se bel al Ca{DO 2'1 aggmnge: NEGLI ESERCITI
«Nei casi in cui i l panno è grave non vi ha scuso per non proced el'e éllla incisione e meglio pmanco della incisione sarà far penetrare molti fili sotto le vene, ed adunali trarli in alto acciò si sollevi il pano(} e si possa esportarlo colle fobici per modo che nulla resti di esso, quindi si amministri il regime allo ad im pedire leaderenzcaccennatenel capitolo deungula('l )(2). Che questo sebel poi non sia altr·o che il panno tracomatoso quale lo descrive il n hases lo si comprende dal fiue del capitolo stesso dove dice: «Quando il panno è associato alle asperitudini è rac- ' comandato il collil'io di sumach (3) soltanto . . . . . imperocchè s traccia il panno e rimuove le asperitu-
dini >>.
Che siano di mollo interesse le notizie raccolte da · questo princi pe dei medici maomellani è cosa che ciascuno può giudicare. Nelle sue opere vediamo rac-
colta la maggior parte delle nozioni relative alle ottalmie _graoulose le quali son o confe r·rnate an c!Je dalla moderna esperienza. Non bisogna obbliare che gli a nt
(l) Op. cit. pag. 517. (2) Le pat•ole del testo non est exceptio a.
collectione il Bellunese Andl:ea Alpago correttot•e della. edizione di Aviceoua, le cambia nelle seguenti: non est excvAacto ab inCisione; c le altre deinàe coU!ga.tu1· cwm nuchraàl, le muta dicendo: deinàe tncidatur cum machar·aà 1aeat cwm {Ot"flce. Queste cot·re7.ioni rendono in telligibile e chiaro il testo barbaramente latino del buon Gera rdo Cremonese.
(3) Su'll'j,aclt. - È una pianta medicinale ùel corassan d'azione congenet·e alla acacia. Avicenna, T. I. pag. Sll5, libro 2•, tratt. 2•, cap. 641
DELLE OT'l'ALliHE 550 ti chi non conoscendo l'anatomia patologica non potevano assolutamente far di più. l a osservazione sola delle forme esterne, dell'andamento e quindi delle successioni, del profitto delle va1·ie éure, erano i soli studi loro consen titi, e bisogna ben dire la verità che per essere così antico e per di più maomcttano, Avicenna fu un talento che meritò la sua fama.
XVI. r
Fra il decimo e l'undecimo secolo visse pure e ca mpò dopo Avicenna, ~lesue . I n esso trovas i qn'alche particolarità degna di nota sulla cura delle asperitudini croniche in quanto che riguarda il modo di praticare il raschiamen to delle stesse. Nel libro secondo del suo Gr·a badi o (4) al Capo 6, parla de scabie oculorum e dice: « La cura di questo male basa sopra due considerazioni. Imper-occhè quella (asperitudine) la quale è sottile e recente abbisogna della purgazione del corpo .... Se poi le asperitudin i fossero grosse e croniche allora il rimedio loro dopo la evacuazione e la fleboto mia è il rasohiamen to con foglie di parietaria o con qu-elle di fico o con qualunque degli strom enti adatli a ciò , o colla radice preparata della liquirizia fino a che sgorghi il pi ù possibile di sangue, spariscano la aspe-. rilà e la dut•ezza che è corne un infìltt·amento ed apparisca intenerito il tessuto . Il modo di raschiare collo slromento è cho si faccia il raseh iamento avendo prima cospersa la palpebra di. polvere di pomice o di zuecher·o bianco o di altra cosa consimile, di poi si lava l'occhio con aceto, o con acqua rosata o con vino forte e nuovo » (2). (l) Grabaàin 1dest compendtum secretot·um. •nedicwmentorum. (!/) JOANNIS llllSJfft DAMASCENI, medici clarissìmi opet'a. Venetiis ·~fDCl[. De aeurttuàintllus oculorum. Libor secu ndus, cap. 6, pag. 2l7.
NEGU ESERCiTI
551
l\1esue accres.ce l'qi~mamentQrio distruggitore delle asR~'ritudinì e vi aggiunge le foglie di parietaria, Ja radi;ee preparata di li.quirizia e consiglia aspergere le stesse, prima di raschiarle, con polveri irritanti, forse a,d aume~tare _momentaneamente ' la: iperemia. Dopo lava t;;on sos.tanze che hanno azione astringente e non catMettica, il che si scos.ta d'assai dalla cura mista di Galeno e si accosta a quella prettamente distrug~
gjtr:ice di Oribasio. Di più parlando della cura del panno (de sebel) consiglia la esportazione al pari di Avicenna, ma ne incl~c-a due . processi che così egli descrive: «<mperocchè o lo si incidB dopo averlo sollevato cogli uncini coi quali lo sì prende e sospende; o talora lo si taglia con uno strumento incisorio, dopoché lo si è raccolto e separato dali'occhio con un crine di cavallo o con un filo di seta » ( 4). &enza entrare nel merito di queste operazioni, ciò che è degno di not~ si è che presso gli Arabi queste malattie erano ben conosciute e vi esisteva un continuo teBtativo di migliorarne la cma. · Un sec0lo più tardi t.rovasi che l'Andaluso MerwanEon-Zoar od Aven2.oar, il quale visse nel 12° secolo dell.'èra '\r. oJgare, segue le Lradizioni comuni e tenta i mez.zj terapeutièi riservandosi soltanto negli estremi ca-si. dj ricorrere alle operazioni manuali, di fatto al Cap0 IV, tr·attato VIU del suo Libe?' Theisù· così si esprime: « ... E se non basta questa cura (il regime assettigliante e disseccante) rifugiati alla chirurgia, per togliere la asperitu dine co! .ferro ('2) ». (l) Opera e luogo citato. (~) Aèhomeron Abynzoar, etc. veit. :MDXI!I, pag. 6.
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.. DB'bilE OT1'AHMIE '
XVII.
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La scuola araba dominò più 1tardi per secoli '('1) e fu 1solo nel •16° che cominciò ad esservi fra medici una rea·zione per iscuotere il giogo tirannico della stessa, cessare di .esserne i portavoce od i commentatori, e divenire originali. Nell'argomento dei tracomi però non vi fu progresso di sorta. Si era .tornati allo studio originale dei greci, e si trova ad ogni passo la ripetizione delle cognizionì' }asciateci da questi. ' Giovanni Fer.neli.o , il seguace di Ramo fu il riformatore della medicina (:2) . Studioso delle lingue dotte ' fece rivivere corrette molte denominazioni di origine greca state maltrattate dagli Arabi. Egli su questa malattia non ha che poche parole ma che certamente gli si riferiscono, al Capo V, del libro V. dove dice: pal-
pebra-rum vitia sun t scabies quae pso1·ophtalmia. . . . nuncupatuT .... Scab·ies est ex humoTe ·am·i cilia potissimum occupans. (3). Che le voci scabies (ljiwpa) e p·s orottalinia si riferiscano alle asperitudini credo non possa dubitarsi. Fernelio tornava in onore una voce già usata da greci. Quanto asserisce poi che questo male dipenda da umore acre il quale occupa le ciglia, altro non vuol dire se non che i.n questa malaLtia vi ha una secrezione che appiccica le ciglin, fenomeno questo il più ovvio e spesso il primo di cni si lagnano 1 malati.
Vittore Trincavella professore presso la università di (l) Quasi tutti i medici di questo secolo (il15'') rimaserb quali erano in prima, ·Yeneratori superstiziosi degli idoli arabici , imitatori dei loro p)'edecessori ed empir ici ignoranti. - C. SPRENGE!.. Storia,p~·am·mattca <lel/a. medicina. Vene~ia MDCCGXII, tomo I V, pag. 3G4. (2)' C. SPRENGEL, etC. '1'0010 V, p<tg.•47.
(3) JO. FERNE!:.ll AMUIANI, etc. Operamedicihalia;. - ]Jè P!H'tiVIm m.or/iiS et si·m ptomn,tibus.
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NEGLf ESEJ@'l'I
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P(l deva, cb e pure Dppnrtiene al 46" §eco]o, porge un anro esempio del i'itorno ai greci antichi, se non ehe feggeodolo trovasi nella sua verbosità un progresso nel tentar~ una patologia pitì o .meno ragionevole . Al Ca:I'JO XV' del libro )Il , egli si esprime cosi: ... incle eSt ut si ex ali"quo mcwboso a,qèctu contingat levorem, et aequaW·atern eanon corru.mpi, fiantgue propterea interrta. parte asper.io1·es, dwrn m01;en tu1', quasi a, lima q:ua'élam abraclanl'i~r, et atterrmtu1· oculi 1nembranae, vel tu-nioae: .~icnt inlerdtvm illis accidit illabenle ùt ipsos ptdve·J:e: quae curn alioquin ac·;·i sint se1isu praeditae dolor-esque ob z"d fluxiones et landem irifllammat?~ones cohcitentur: efficiunt insttper a(fecttllm atwm, qui graece appelt'a:tur 'Tp-,7-X.<ci!J.a, latine aspe1·itct,ç palpebrae ('l ). Da ciò parrebbe che il paclo\'ano professore credesse che le · asP.eritudini ~·n tesi generale nascessero suQ.dola;mente,. e poi per la irritazione che producon?, rauasi corpo estraneo, ne naseessero le infiammazion-i. Parlando poi particolar·mente del tmcoma lo descrive come Aezio cui si riporta completamente. Divide il tracoma in densitas palpebrarum, in asperitas vel scab?·ities, ed in sicosis, nggiungendo che: « interclum ver<> «·cum diuturniores fiunt hae asperitates, callo m quasi << co.ntrahunt et tum "<uì,<~o-c:(s, ac si <'allositas dicas, a « graecis norninantur, » il che costiLUisce una quarta ed ullima forma . Non va dimenticato che più tardi, parlando della cura di queste asperitudini, dice; «De aliis vero -ha« rum partium atfectibus .... sicut 't'paX.wp.et sive aspe·« ?'·itas palpebranun . . . . i tem et <J,>wporp:JaÀJJ.tet vel p al« pebraritm scabr·ities, » il ehe non ammette dubbio che esso pure al pari di Fernelio sotto il nonJe di psorot(l) VtCTORl S Tl~lNCAVELI. I!, Veneti etc. OrnnJa ope'l'a Lugdunt ex OffiCinq, Iuntcr,rum MD LXXXVI. T. I , libro JJJ, cap, xv. IJe pa'l'ti·u.rn 'ocul1.• jjircumja.ccnt-ium a.trectlbus, pag. 73.
Gio'l'naze {1.1 woedicina mwcawe.
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~{)4.
D.RLLE Otl.:AL!IfLE
tahnia intend_~sse parlare di una affezione palpebrale il cui sintoma principale era la scabritics, .in altre parole di una forma di blefarite granulosa. Da questo secolo in poi .llf)a tale denomiqazione f'u molto usi lata e sempre in questo senso. . In quanto alln cura iLTrincavella ha uno sproloquio lunghissimo dal quale può de.sumersi che siccome la ottalmia granulosa la credeva dipendere da cause i nterne, così avanti tutto cred'eva necessario combauer
queste. « H.oc i\U tem agendum est vacuatione tum cor« pol'is,
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universi tum vel maxime capitis, revulsio· « neque vèl aversione vel derivatione » e che èlo po, « a.ccedendum esqrpòs -rà 't'om~à si ve ad locatia reme« dia. Pler·uroque vero in hujusmodi affectibus ut.imur «aut colliriis aut inunction ibus. » Poi 1:!-Ccenna che contr9 p alpe!)re granulose sono necessarie sostanze « qua e aspuìtates leviga_nt q nalia sunt détergentia, >> !JlR tosto dopo sogginnge «se d ubi cum ulceribus ocu « lorurn sinìL asperitates palp eb ramm, nulla ratione a.d« mitti medic<unentum llliquod -ex iis quae accqmodn.ta \l: ,sunl asperitatibus ipsis .... quia per haec medica« men ta comea tunica erodetur· magis. » In questi casi avverte come vi siano me dici i quali ' « citr·a me« dicamentorum usum invertentes palpebras .concavo « specilli deradant asperiores partes et hurnidurn quod « emanat molli spongia exceptum exsiccent., atque ita «ad aequalitatem palpebras aclducerR nitnntur. >> Da tutto questo par·rébbe che nei casi ordinarii le cure mediche le ritenesse degne dd posto d'onore, le manuali distruttive le postergas;e e le accennasse usate soltanlo in casi più . ~cceziona!L
XVIII. N.~l .secolo decimo settimo }fof'luna.to P,lempio nella
sul! eelebre Oph.talmographia al libro V. Capo If, rip,et~ le teori<;l d'Aezio. Là egli dice: 'f!racho?na est internae palpebrarum. . superfìciei asp,(5ritas cu1n rubedine ac p1·uritn; non nunquam et Cl) m pustulis $QU tuberculis semina ficus vel rniHi 7'eferentibus (q. Enu.mera poi tre gradi di esso tra.coma dividendoli in .densitas. palpebrarum, in sycosis ed in ~ylq$is. Della trachi~~s e delln sycosis ne fa un gt·ado S!Zllo e certam~nte con ragione. ·La. causa di questa ma·Jauia la addebita agli umori: Hum,m· rno?'ff,am et salsus est .fll'achomatù> cdussa. In (~ iò non si scosta punto da A:vic~nna. La curn che propone è la seguente: Prima totum. corpus et caput ~convenient~1· est evacu,andum: cuc'u1·bitulae ei vesicato1·/a cen;ici ap7)onenda. E poi consiglia upa decozione ammollien.te di altea e fj.en greéo da bagnare gli occhi alcune volte fra il giorno. Non ha una parola sopra la cura distruttiva: dal seC6le ·passato sembra fosse andata in disuso . Fu"sul fine di questo secolo (i l ·17°) che l'Ingle'Se ò~ulista Giova.nni Tommaso di Woolhouse propose. la oftl}lmo;x:ipi ·e la blefaroxisi o la se ari ficazione d,ei vasi della,.congiuntiva Of'.ulai·e e palpebrale inventando uno scauificatore GO mposto di una piccola St!opelta fatta con · dodù;i o qw:ndici ba1·be eli spica .di sega la unite i}'t~P,me col mezzo del 1·e{e o di un filo di seta (2). Egli pepò n-on avenl altro obbiettivo che quello di aprire -i vasi ai qu €\ste parti e pr'ovocare uno sgorgo di sangue (l) YOP!SCl FoRTUNATI PLB!I:lPll etc. Ophta,l-mographia, Lovauii J6;;9
pag. ·197• .• (2) DtztonarJo enciclopedico di chirurgia, tr·adotlo dal francese, io italiano qon note di CESARE RuoGBB.I. Padova, 180G. T. lii, p.ag. Sia. v . art. 0/talmoli;iszro.
DELLE OTTALMIE 556 da lui creduto utile ptesso che in tulle le malattie oculari. Il rumore che suscitò questa innovazione fu grande c prova come la cura manuale fosse tanto in disuso da apparire una· novità. E veramente la qualità di questa cura manualè era novità. La·scarificazione come salasso locale non è a porsi a confronto col raschiamento degli antichi. Essi tendevano a distruggere le asperitudin i grattandole, raschiando! e; Woolhouse intendeva fare una sottrazione locale di sangue. La scarificazione sola non era nelle viste degli antichi; ]Q.studio fatto finoea ne sta a testimonio. Essa in quel tempo fu poco apprezzata ed ebbe celeberrimi contradditori come Heister·, l\Iauchart, Pl<itner. La colpa sua principale di allora fu quella di essere stata proposta come una panaceu, e per ogni malaLLia Qculare. Al seeolo deeirnottavo appartiene il Boissier de Sau-
vages; nelLa sua I\'osotogia methodiect trovansi no-zioni sulle asper:i.tud.ini .che meritano di essere ricordate. Là egli recapitola in ultima analisi Aezio ·dacchè dice: Tmclwma est asperitudo palpeb1·ae t'n parte interna. Dasymma vocatu1' si sit herpetica: tylosis si caltosct; sycosis dem'um si pnstulae c1·assiores fiunt (1). Per esso le asp-eritudini le vediamo un poco travisate;. di fatto il i· itenere il ò'cccrop.a, irsuziè d i Aezio, per una affezione erpetica è cosa contraria al vero, e la apparenza di ficosità t·iferita ad affezione pustolare · intorbida ma non rischiara le idee. Di più subito dopo aggiunge: Differt a psoroptfwltm'a ex eo qaocl pustulae darae mil'iares sctt exiguae, palpebras intus non veTo globum oculi e(fìciant: ciò cl:lrebbe a credere che per lui la psorottalmia offendesse la con,giuntiva bulbare non la palpebrale. Questa
e
---- -·-- - -- - - - - -- - - - - - -- (l) Nosoloqla -rn,ethodiCt:t· etc.
auctore BOlSSIEP. ml. S.\lJVAG.«S. Veu. ed l'ezzana, MDCCl,XXJli. T. II, pag. 34.
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NEGLI ESEilCtTI
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idea non è giusta; la psorottalmia secondo gli anti chi e secondo i medici dei secoli vicini, la abbiamo vista designare una affezione palpebrale e non bulbare. D'altt·onde se la psorottalmia offendeva, secon do lui, la congiuntiva bulbare e non la palpebrale, non si giunge a comprendere come attribuisse al dasimma la \}atura erpetica, dacchè le affezioni et·peliche · offendono la congiuntiva bulbare, e sarebbe stato eonsentaneo attribuire alla psorottalmia, intuita secondo le sue id ee, anziché al da5imma la natura erpetica. Ma ripetiamolo pure, la psoroualmia era propriamente un sinonimo di affezione g~anulosa palpebt·alc, e l'avergli data una interpretazione diversa origina osr:urità. Tn questo passo vi ha eviden te confusione eli idee, con evidente confusion e di denominazioni, c ciò per u.'oppo amore ad una classificazione metodica. Jn questo · caso al Boissier fece difetto la fedellù alla divisa ehc asstmse per la sua Phatologia. mcthodica: Nomina si tollas, perit et co gnitio 1·erum (lsiùor·o.). Egli volle .;;a lva r dall'oblio le denominazioni, ma ingarbugli ò una cognizione che da prima er·a chiara. Il tr·acoma in questo secolo sembra uon fosse bene studiato; forse perchè meno frequen te ? Non si può dirlo. Certo è che non lo si trO\'a bene descritto; ecco quanto ne dice il Boissicr: Cognoscitur ex sensu. gravita.tis in palpeb1·is, accedunt dolores 1Yividi, pru1·itus assidtti; calor et ·rubor ù~ canthis et conjuncliva, ulcerosi videntur· ta-rsi ex quams lippitudo glutinosa (luit cum lachrymis rodentibus; noctu palpebrae agglutinantut·: si ·invele1·ascit 17W1'bus, palpebra potissimum ~nferior invertit u1· et cartilago ta1·sus dieta p1·ominet mstar aTcus t·u.midi; excor,ian tu1· tat·si et morbus vocatur a BoeThaave inflammatio emcot·iantoTia palpebrarum, hinc eannn sequitur exulceratio, nec non puslt/.lae exiguae miliares qua,ndoque instar (u·enu"latum
..
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.. DELLE ç)T'rALllilE
·edllosae interiora· palpebra rum obs·ident. Affectus ht'tJ . . " con.tumaw est et vald-e .incommodus ...... Da questa descrizione a quella d'Aezìo di cui si erano conservate le denominazioni, quale difl'erema l l L'accessorio affoga quasi l'essenziale. ln guanto alla cura d·el tracorna ecco quanto a.c. cenna il Boissier: Curatio mal-i r.ecentis alia est quam , inveterati. In 1·ecenti, inflarnmatz'o sedanda rnaxime remediù; internis, phlebotomia, catharsi, jusculis, diurett'Cis, balne'ÌS neonon topiàs. In inveterato morbo un-. guéntwn sequens palpebrz's est illz:niendum R. Sacchari Satu1·ni drach i· Cerussae albae sorup jv. , Camphorae g~·ana sex. C'/),m pauxillo olei _ rosa1·um tere ,· dez'n adde Unguent-i de tutia vel rosarurn une j. ·inùn{je mane. et vespere palpebras clausas .:............. . · Da ciò si vede che il tracoma si cUI'ava come qualunque altra· infiammazione più o meno lenta degli occhi e per esso non si ricorreva più a nessuna pratica manuale distruttiva e neppure alla scarificazione. Del resto quanto supet'iori si videro i greci nelle cautele per usare gli unguenti tr'acornatici l l ~
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XIX. Passate <l rassegna le cognizioni che si ha:nnd sulle asperitudini e sulle ollalrnie granulose a tutto il secolo decimottavo, non. res.ta che gettare Io sguardo sull'o stato della questione nel secolo nostro . In questo secolo lé cognizioni si rannodano alla epidemia· di otti:dmia cont-agiosa scoppiata f~·a le trupp~ francesi ed inglesi in Egi tto, della quale si tenne parola sul principio eli questo lavoro. Giova ricor·dare ancora una volta che allora la ottalmia contagiosa si è' mostrata •
' s,tlOll'a··forilia purulènta,'" e che la cognu:wne delle
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as,pCJ·itu:dfni si fece strada più tardi collo studio ·e la pvolung~la osservazione di questa malattia. Si vide ahé tlal decim.oseltimo secolo in poi le cognizi0'ni sulle aspet·itudinì era il si ·sbiadite, per eu i non è rneraviglia se lo studip di esse dovette rifarsi. Nei secoli anteceaenti lo studio semiotico .delle ma. la'tti·e era 'l'unico consentito, e pure si vide a quale a'Vanzame·nlo relativo erano giunte le notizie del1e gratrul(lzioni e sulla loro comparsa e sulle loro apparenze e sulla cura delle stessé. ,Nel nostro secolo le. cogni:Gioni serniotiche non bastavano; dopo l'impulso impl•ess€1 ùal rwstro grandt'l !\lorgagni , era l'anatomia pà'l.'o1ogica che si teneva d'occhio, e naturale fu elle si ·sperasse di vedere svolgersi una novella fase di rieercb:e e quindi si credesse avere delle font i novelle · di cognizì:oni positive esr}erimentali. Fu da questi studi
me:d:esùni però che SOl'Sei'O dubbi e questioni e lolle ·e dissid-iì, prima che ').pprodassero a qualche cosa
di concreto. Nel nostro secolo fu . vista sorgere la prima scuola
clin1ca per le rna:hntie ocul<~ri. ,~ Regnando in Austria l'Imperatrice Maria Teresa avvenne che una pi~in nipessa transilvana per affezione arnaurotica perdesse comp!Namente la vista. Abbondava Vienna a quel tempo dì sèdicen~i oculisti e ciarlatani taumaturghi, e forsè pel'ciò ness_un medieo di vaglia s'oecupava· dell'ocuHstica. Fu dunque chiamato da Parigi a visitare la nobile c~jeca · il rinomatissimo W'enzei padre. Si fu in quéHa oceasi<H1e che nell'animo della energica im·p~ra:tri.ce sorse l'idea di erigere un'apposita cattedra d t Gf'tlalmologia nell' università Viennese. A tal fine e<:;sn. stipen'dia;va tre giovani _medici distinti ed affidav·à ai · Wenzella loro istruzione nell'oculistica. Uno di qw;sti
aJfievi era Ba-rth che rientrato in Austria incomincia:vn
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_ 560
DEI;LE OTTALMIE
le sue lezioni nel 1775, e mostrava aglì' studenti le
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più importanti operazioni oculisliche sui eadaveri e sul vivo nel suo ambulatorio o dis-pensario che dir si voglia. Pochi anni dopo 1.~n allievo di Barth, Prohazka, dava un eorso speciale d'oculistica nella università di Praga. Si era fallo un gran passo l Mancava ancora l'istituzione di una pubblica clinica per le malauie degli occhi. Giorgio Giuseppe Beer ahro aUievo di Barth e ~uo privato assistente, divenuto sno successore alleneva dall'imperatore Francesco l una clinica per le malattie oeulari ehe venne aperta nell'ospitale generale di Vienna nel ,18·12·»(1). . È interessante riandare le cognizioni e le idee sull'argomento delle oualrnie granulose professate in q1iesta scuola che fu il semenzaio dei moderni oculisti. Il prof. Beer riteneva la ottalmia purulenta come una sollospecie (Abarl) di idiopatica blefaroltalmia glandulare ~Augenliederdriiseneotziindung)'. La blefarobleunorrea· e la otlalmoblennorrea erano 11er lui una forma sola, tanto nel caso di congiunlivile dei neonati, come in quello di éongiu ntivite blennorragica, che xli congiuntivite egiziaca. Queste idee compariscono chiarissime nelle sue lezioni. «La idiopatica flogosi glandolare delle palpebre si mostra tanto colla nascita quanto dopo,. ovvero si mostra pr·esso individui cres~iuti, ma deboli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . Si trova nei libri scol<~stici di ollalrnologia ed in dissertazioni separate, ed osservazioni sott') le denominazioni di onalrnia de i neonati, occ11ìo purulenlo, ottalrnia purulenta, oltalrnia pUI'ìfoi·me, blenorrea palpebrale. bl.efaroblenorrea, blenorrea oculare, ottalmo-blcnorrea, flogosi gonorroica degli occhi, ottalmia gonor..
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(l) BrfSl>IELLI FRANCBSCO, prof. -
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Pr'OlUSione, Jett.a il 12 g P. onaio \1!~3
nella R. Università di Modena. 'fol'ino, 1863, pag.l2.
561 roica etc.(1) .Annotazione. Un piccolo ma eccellente scriuo di Assaliu i (2) mi ha finalmente. . . in pochi momenti mostrato compJetamente, che la terribile flogosi oculare endemica in Egitlo . . . . . . . la qnale nelle truppe inglesi e ft·ancesi ha suscitata una cosi spaventosa desolazione, non é altro che una flogosi glandolare delle palpebre, veramente per· lo più idiopatica (3). ,. .Parlando poi della descrizione dell'ottalmia purulenta fa vedere come il rendersi aspre le superficie della mucosa palpebrale nel secondo stadio della stessa non fossegli sfuggito. «La turncfazi·one della congiuntiva delle palp ebt;e, a cagione della fibra lassa dei cont:·asegnati individui è straordioar·iamente forte, in principio tenera, alcun poco elastica, liscia e facilmente sanguinan te; finalm~nte diventa essa nel secondo stadio dura, e granule?Jgia come un sareoma, nel · tempo che essa sem pre più procede in un vero lussureggia mento di sostanza » (4). Dai succilati passi rilevasi che il Beer riteneva la ollalrnia pmulenta, qualunque essa fosse, come una flogosi della mucosa congiuntivale dovuta alla flogosi delle glandole mucipare della stessa; e che conosceva che in questo genere di malattie la congiuntiva g rantùeg.giavf\, vale a dire coprivasi di asperitudin ì. Se la prima parte di queste teorie racchi ude degli errori; le seconda parte invece è un fallo da tutti ammesso anche oggi . . Nelle sue lezioni il Beer dopo le flogosi idiopatiche parla delle forme flogistiche miasmatiche e f1·a queste NEGLI ESERC!Tl
...__
-.--·
(l) Traduzione letterale. -
.. --Leh1·e von den Auqenkranhlletten ..... . von
G. Jos&Pa BBsn .... Wien. 1813. Erster Band, § 3?3.
(2) .Ass.,LrNr. Oltservatimu sur w. malaaU:, appe!lée peste. etc .
i31 Op. cit. pag. 92.J. (4) Op. eH. § 324, pag. 312, T. l.
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' 562
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D~tLE' ohl\:t~hE
eolloca' la psoroltalrriia. Toccando delle cause di essà si esprime così: « La infiammazione psorica delle palpebre può mostrarsi' per due varie maniere; dacchè o còmparisce ess·a come una vera azione vicaria dopo una scabbia req·opulsa, od è apportata mediante una immediata infezione rl'iiasmatica p. e. mediante il toccar.oento dei mar·gini ·palpebrali con un dito o con un pannolino lordi di p-sorico miasma » (1 ). L'esame di questo passo riesce del massimo interess~. La retropulsi-one della scabbia, la quale \3 malattia purassitaria, ·è opinione al presente non sostenibile, è quindi non può esset· creduta causa di ottalmia · ve-1·una. Ma v'hp. di più: la scabbia, anche esistenqo, non attacca- le palpebre (2), per cui non puo accettarsi un' ottalmia originata dal fattore della stessa, l'acaro. Il Beer pèrò· vide svilupparsi un'otlalmia per
trasporto -rnediato di materia, da lui creduta psorica, da un occhio al!'allro, vale a dire accennò una contagiane. mediata) eosa la quale non può credersi una illusione. Resta a vedere qual genere di ottalmia doveva quindi essere questn che egli djceva .miasmatica psorica. (t) Op. cìt. § M5, pag. 566, T. l. (~) " Il X.:aurerlce fra gli altri dice che fra tanti ammalati di scabbia ch'egli ebbe a curare oon gli è mai occot·so d'incontt•arue·uno solo affetto da psorottalmia, quantunqite in alcuni tutta la superficie del cori10 fosse stata coperta da scabbia. , La stessa osservazione è stata fatta pure da me stesso in · un numero considerevole di ammalaLi ·e specialmente di balnbini affetti da scabbia con ulceri psoriche su· tutta la superficie del corpo, e ne'qual} non mi fu mai dato di riscontrarvi una sol volta la psorottalmia > Le malattie del~ rocchio e àelle s·t~e dipentlen.:e ..... descritte dal dott. GIAMBATT!STA C•PPEhLETTI. 'rl'Ì{)Ste, !845, VoJ. l, pag. '10.
- Jn' re~azione colla scabbia è degoo di an1iotazione che essa ve1•amente non palesa alcuna influenza sul totale della malattia (l'O. Égiziaca) (1) . . /1} 1'rad uzion~ leltct~llt.-llunxAr.n lo~su:. Die sQgf1t<r'lmtc c-omogi.ose (réer<Ccgy1HiF>c:1ie au9ettentt1indut1('. Stnugm; t!J39, § 46 l' '9· 99.
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56.3
NEGi.J ESERCITi
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« Duranle un fo~te prurito dei rrwrgini palpebrali si solleva sugli stessi ùna tumefazione rossa stra non molto considerevole, sulla - quale dapertu uo si elevano pie• cole pustule che poco a poco scoppiano e si cambiano in ulceri icorose solto un sensibile dolore parte pruriginoso parte bruciante. Sopr·u queste ulceri si formane finalm,e.nre delle eroste scure sotto delle quali però la suppurazione scabbioso. invade sempre più profondamente. Le ulceri di tal maniera nascostamente pr·ogredienLi si allargano sempre più e mentre cresce la tumefazione delle palpebre, sorgono ancora nella vicinanza delle antiche nella stessa maniera nuove pustule ed ulceri, cosicchè finalmente non solo la total e esterna superficie delle palpebr·e diventa piena di tali ulcerl e croste, ma anche innumerevoli piccole ulcerine corrod_emi coprono totalm en te la congiuntiva tumel'aUa delle palpebre, alla quale ordinariamente danno più o meno l'aspetto d'un fico fresco tagliato; sintomatica apparenza questa de1l3. psoroltalmiu la qualei nostri commen tatori di ottalrnologia hanno di bel nuovo tirato fuori dalla uni là della SP.mbianza, e come una propria forma di malaLLia hanno collocato sotto il norne che nulla esprime di asperitudine palpebrale, drachoma, dassyma, siccosis, palpebra fie cosa» ('1 ). Questo passo include una confusione di idee ed una confusione di nomi assai manifestn. Da questa clesedzlone della:· psorottaltrtia l'isulterebbe che venisse indicata Ja blefarite ciliare da prima e poi -Je complicazioni congiu'ntivali della slessa. La blefcwite cilia?'e (dei moderni} ritenuta dal Bcer di indole scabbio$a (eosa che si vide essere erroncn} può produrre un catarro cr·onico della congiuntiva palpcbr·ale, e questo pr·odnrre la asperitudine della stessa mostrantesi sotto l'aspello· (l) Op. cit. § 556, pag: 5C6.
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DEI,LE OTTALMI E 56 i dello slorico fico. La asperiLudine palpebra le (Angenlie-
derrauhigkheit) viene da esso della nome senza significato, e stimata una sintomaticu apparenza della pso rollalmi<L l~ qui dove la confusione delle idee è manifes ta; non ·è so tto quAsto significato che gli antichi descrissero la psorottalmia, dacchè si vide che essi so tto questo nome indicavano il tracoma dei gr·eci, come lungi dal non essere significa tivo, questo nome .indicava in vece un fallo patologico vero ed anche modernamente riconoseiutq . Gli antichi non confondevano -la psorottalmia colla scabbia; fu per una lontunq rassomiglianza di quella con questn. (asperitas cutis) che ne venne la denominazione. Resta però da osservare i n proposito due fatti clinici capitali e chiarissimi: 1° Che il prof. Beer vide un'ollalmill inoculata che apportava sulla mucosa delle palpebre la apparenza del fico fresco tagl iato, vale a dire le nspel'itudini palpebrali. ~· Che questa apparenza la vide comparire, anche senza questa inoculazione; per una complicanza d i blefarite ciliare, vale a dire in seguito a catarro cronico · congiuntivnle. Questi falli all ora male interpretati, al presente -sono invece meglio conosci uti e spiega ti . 11 Beer quindi s.e ha il torto di aver rn;sconosciute le cognizion i degli antichi, maggiore ha il merito di avere ben e osservati ed ann otati q uesti due fatti clinici, come tali, anche essendo caduto in errore nello spiegarli. Resta fisso eht> sotto il nome di psorottalmin correva un equivoco e che in allom er·ano più specie di affezioni oculal'i che venivano aggr upru te sotto quest'unico nome. Questo errore è compatibile dacchè si vide che in quei tempi lo studio delle flSpcritudini era stato tr;~scurato, e questa trascuranza. era fo r·se una conseguenza dei tempi. In ::, tti grova regislrare una circostanza m propos.ito,
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566 -
DEJ'.T,E OTTAJ..-lHR
xx.-
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Oopo che il prof. Beer aveva emesso l'opinione cbe la psor ottalmia e quindi anche evenltlalmente l'ottalmia granulosa (tr·acorna) noochè la purulent:). fossero una mulauia glandulare delle palpebre, era naturale che i medici oculisti più vicini a lui professassero una stessa teoria. Di faLLo _vedesi il dott. G. B. 1\li.iller me. dico di reggimento prussiano, al momento'che dovclle vedcr·e e studiare l'ottalmia egizia ca nei soldati, e riconosce t'e la fo r ma fenomenica delle asperitudini essergli propria, por tare opinione egli pure che questa mnlaLtia alta casse l'elemento glnndoloso delle palpebre. Egli partendo dal principio teoretico e non ·.esperimenta le che la congiunliva: « - considerata come una membrana mucosa - contiene una quantità conside revolissima d i gland ule mur·i pare sparse su Ila sua superficie » (l), riteneva che la Hsperi tudine « è niente altro che un determinato i'pgrossamento ed usureggiamento di queste glandole in seguito della ottalmia contagiosa» (2). Wel'neck pure sostenne una tesi non mollo dissimile. r~gli l'iteneva : << ehe non si dnnno ve re gland ole nella congiuntiva delle palpebre, ma solo follicoli mucosi, i quali simili alle vil losit;\ dello intestino, sono solamen te più delicati e più piccoli » {3). Partendo da questo conce tto ne tirava la conseguenzn: «che gu·esti follicoli mucosi in tnle malattia sono sempre «visibi lmen te ingr·ossati c quindi offt·ono il fenomeno «che a torto. si consiglia di chiamare granulazione». -------
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(l) Traduzione lettc rl\lc. - MÙLLI~R. J.B. Erta hrunossc.txe iibe-r di e con~ tagtiise oder 'agypttsc11e Augeltent~i•ndung . .Mainz, IS21, pag. 5, 6. (2) Op. cit. p ng. 16 (3) Tl'ad uz ione letterale. - 1!Ud1zin.tscne Jahrbuchcr des vstrelch. STA~TI!S. Neue Folge lla. Bd. pag. 533.
NEGLI E~EI\CITI
567
Questa opm10ne basava . tanto nell'un caso ~he nell'altro sopra una idea preconcetta, e non sopra esperimentali ricerche anatomo-pòtologiche. L'austriaco medico di reggimen to dott. Eble basato alle propriP. anatomo-patologiche ricerche po1·tava altra opiniope e diceva: «Io qui intenqo dunque sotto la parola gmnulazione quelpropriocambiarnen tom orboso del eorpo pnp!llare della congiuntiva delle palpebre mediante il quale le sole papille della stessa, in segui to ad una più o rneno specifica infiammazione non solamente ingt·os'sano il loro votumc, e perciò rigonfiano in g r·anuli più piccoli o pitt grandi visibili ad occhio nudo, ma anche si cambiano n~lla loro totnle vitali te'l, ed essenzialmente nella loro relazione di mistione or·ganir-a , ed in questa condizione ora più ora meno oslinatamcnte riro nngono. ed ora pjù o meno aurrrentano )) (l). Per il dott. Eble le aspel'itudi ni o granu.lazioni.quindi ì1on erano un elemento glandul3re ingrossato, ma urla vern · iperplasia delle pnpille della mucosa congiuntivale, elemento a nnto mie o esistente senza discussione nel tessuto di essn. Questa opi nio ne aveva l'appoggio deJJe ricerche sperim entali, ed era in p:nte esalla; è necessario dire in parte, dacch è la sua esclusiviln venne . più tardi dimostrata P.rronea . · Sorte queste due opinioni sulla condizione anatom·o pl).tologica delle asperitudioi palpebra! i, l'una che le diceva un elemento glanduloso, l'altra un elemento papillare, esse furono in ultima analisi la base degli studi e delle opinioni altrui anche più tatdi. Subito che le 1·i~ercbe anatomo-patologiche non cond~cevano ad un accertamento generalmente ri conoSCIUto deiia vera loro natura , il vocabolo secondo Beet· . (l) Traduzione letterale.- Uber tUn Bau u.;à die Kranltllelten der Bintkha.ut des Auges ....... vo n llURS:ARD EllLB. Wicu, 1828, § 74, pag. 132, 133.
l l
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568
DELLE OTTA I.JIIIE
nulla dicent~ ( nichts sageod) di asperitudini palpebrali ( AngenliederrauhigkeiL) fu invece accettato per àncora opportuno, e tornò più tardi in voga il nome greco galenico di tr·acoma. Siccome però le a~peritu dini si studiavano in relazione alle ottalmie contagiose di cui sono fenomeno, e sul contagio non tullì erano d'accordo, così ne avvenne della confpsione. Per laluòi il tracoma era sempre presente ogni volta. che vi era asperitudine palpebrale. Pet· tal altro il trn.comn era una qualità, per tal altro un'altra di asperiwdini. I norrii di granulazione e di Ll'acoma si prestarono all' equiVOCO. I microgf·afi anatomo-patologi dedicando i loro ~tudi a tale questione al presente sono giunti a far lu ce se non completa certo abbastunza chiara. Furono studiati i due elemen ti in contestazione papille cioè e follicoli congiuntivali, e si giunse a constatare che le asperitudini palpeb1·ali non sono sernp1·e della stessa natwm e che ambedue questi elementi possono formarne la base. Ora la questione dei nomi bisogna bene deOnida, acciò non ne sorga confusione nelle idee. A ragione od a to1·to, ma è bene rilevare che i moderni a differenza degli antichi limitarono la significazione della parola tracoma e la fecero sinonimo di granulax{one includenle l'idea di contagio. È quindi del massimo in teresse non confonde1·e ogni asperitudine palpebl'nle sotto il nome di gr<.mula-tione (nome più mod~rno) o di tracoma (nome antichissimo) come facevano i classici anteriori. È necessa rio ripetere per l'u tile di questo studio che le ottalmie diffusibili, contagiose, specialmente nei sol· dati si presentano originariamente in massima souo due forme l'una acuta, puwleot.a; l'altra lenta, con vere gra o ulazioni o tra coma . .Nelle ottalmie purulente si gonfiano le papille dell a
)
NEG-Ll ESERCITl
56.9
m~;teosa congiuntivaJe e passano a·d tlllO stato di vera jperplasia pèr modo da originare dei veri pàpil!omi. _Questo stato 'delle papìlle può originare pure in s·e~ guito ad una cronica infia.wmazione C<Hatrale, nonchè · in seg1;1ito ad irritazioni meecanico-chimièhe alla lunga praticate. La'forma papillare vellutata (dasyma), cellulo vas:colal'e~ vegetante, fibro-plastica, fungosa, pedicula,ta, ecc., .è sempre la medesima forma più o metro infiammata; é sempre un papilloma. In questi casi : l'altération d'un élément préexistant de la conjonctive, avec hyperplasie du tissu cellnlaire qui la forme, est la seule chose à eonstater; il n'y a pas, dan~ ce cas, de neoplnsie, chose importante à noter (>!).Queste coneJ,usioni portano a riconoscere che le papi Ile han n o una importanza massima nel produrre le asperitudini paTpebrali in casi talora disparatissimi. Riguardo allo st~diQ eh e ci occupa, ne risulta ln cognizione che quando til:<nnina la forma purulenta (contagiosa), si hanno papillemi, che possono variare nella loro forma clinica indefinitamente senza cessare d'esser tali. Di più la .:nozfone d'ala da Aezio Amideno che la prolungata azione di agenti meccanìco-chiroici alla l unga adoperati può prod,urre la asperitudine delle pa]pebi·e, la si vede confermata anche dai moderni. Eble dopo aver detto che alla sua esperienza era manifesto: «che la granulazione non sia un esclusivo attributo dell'ottalrnia contagiosa » aggiungeva: «· Un molle rigonfiamento del tenero tessuto dellà congiuntiva, quale il così detto villoso inc:vespamenio., si mostra per altro incontestabilmente anche presso forme semplicemente catartali, si mostra frequentemente e specialmente ·allora che queste alla lunga sussistettero, o spesse volte si· sono ripetute, ov(l) \V;ECKER Traiti! théorique èt pratique àes ma,ladies des veux. Pari.s.
1867, pag. n.
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Gfomlale ài medicina mtlltare.
37
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.. 570 DE.LJ,E OTTALMIE vero vennero medicate con mezzi irritanti per lungo tempo (1) »Questo passo d·e l medico austriaco conferma in modo più -urbano pei colleghi, mp._ altrettanto chiaro, quanto aveva detto il medico greco sull'abuso dei collir•i. Questo argomento però merita uno studio più lungo e circo·stanziato, che sarà trattato in alttra parte che potrà far seguito a questo lavoro. Ad ogni modo queste idee e questi fatti incontestabili, bisogna tenerli presenti pel momento di trarne talune conelusioni.
XXI. Altra base invece anatomo-patoJogica sottentra quando le asperitudini si presentano sotto forma lenta. Dicesi forma lenta , per differenziare queste asperitudini da quelle che viùersi l'effetto di una forma acutissima, quale la pmulenta, non già perchè quGsta forma _lenta non possa acquistare e non acquisti anzi in taluni casi clinicamente una fornìa sub-acuta ed acuta anehe ·fin da principio. A questo punto giova ricordare alcune idee che sono della massima importanza. È a questa forma lenta che i moderni riserbarono il nome di tracoma o di granulazioni vere. Queste asperitudtni nllora non sono semplici papillomi. Per tahmo come pel WeckP-r sono: un néoplasme qui est dù à une repullulation et a une division des ,noyaux' des cellules du tissu cellulaire qui compose la conjonctive (2). Pet: lui il papilloma è una iperplasia di un tessuto prima esistente (papille), H tracoma invece un neoplasma eteroplastico o lo svolgimento di un elemento novello. Per altri invece la granulazione od il tr.acoma, bas ati • (l) op. cit. § 75, pag. 138. (lO passo), l'lO, (2• passo).
(.2) Op. eH. •r. I, pag. lO!.
J'!EGtl ESERCITI
571
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alle osserya.z wm microscopiche le più mi'nute ed. inda-
·ginose non è che un lìnfoma. E la teoria. ·di ~li.illèr e Wévneclé che veniva risollevata. Fu qui che sorse la scissione delle opinioni. Il .linfoma, è esso un prodotto di iperplasia o di ipertrofia di un elemento esistente nella congiu-ntiva, ovvero è esso una vera neoformazione linfomatosa? Si studiò la congiuntiva,di molti anim().;li ·e si trovò ehe essa è provvista di follicoli con..; g'iùntz'vaZi; si studiarono le granul.a zioni e si trovarono esser ]infami e quindi sì disse per z'nduzione, appar~ntemente ~olto ragionevole, che desse non sono· altro che un prete t· n alurale sviluppo d} un elemento poco appariscente ma pur sempre da prima esistente. I fauted di q,uesta teoria erano però divisi ancora da una altra differenzà. Ta:luni dissero, questi linfomi un elemento fìsiologicoj tali altri un elemento patologico. Ii dott. F1.1ancesco Morano pubblicò un lavoro sul linfoma congiuntLvale; in esso nel mentre prova che il tracoma a:)h'ononèche unlinfoma dice: «Secondole miericerche adunque, i Jollicoli nello stretto seriso della parola ma:neano nella congiuntiva dell'uomo, esistono invece i co.rpuscoli di connettivo co' loro processi: e i corpuscoli verso la congiuntiva reflessa, se non si aggruppa-no in cumuli da darei il follicnlo, sono però abbondan'lissim·i in modo da far pensare al tessuto adenoide diffuso» (·1). Questa osservazione spiega quindi l'apparente: ·d isaccordo nel fallo concreto .v ariamente esaminato. ·s econdo il Morano jl tracoma è un follicolo patologico di neoformazione omeoplastica pell'uomq; come in~ee~ il follicolo congiunli vale negli animali è :un fatto "fisiologico. . Resta però il fatto etiologico _da Hsaminarsi. Il ~lorano
ai
(l) 'U1tnazqar ottalmozovta, diretti dal prof. QUAOLlNO. Anno III (1873}
12<41'· 2!!2.
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572
UBLJ..E OTTAUU.E
parlando della etiologia del linfoma d'ice: « Dirò solo che in quanto alle cause produttrici del linfoma congiuntivale, ce ne ha talune generali intrinseche, iositc a certe tendenze e costituzioni organiche: la scrofolosi ne è il più poten te fattore ed altre condizioni denutrienti le quali banno un potente impero nella detel'lnioazione della proliferazione del connettivo, precipuamente delle mucose. Sopt·a niò sono gli autori tutti coucordi ..... . Quanto alle cause estt·ioseche e locuji se ne enume· rano parecchie. Agenti chimici, agenti meccanici, siano atmosferici siano operativi, gli sbilanci di ternperntura spesso ripetuti, l'aria irnpma per cattive esalazioni, o pe1· polvere sospesa e specialmente per cer·te qualità di polvere, come è quella della paglia, sono le ~;ondi zioni causali più comuni, che valgono a produrre sif· fatta affezione, quando ad esse spesso c per lungo tempo ci si espone, o quando specia lmente alle prime manifestazioni del catarro da esse determinato non ci si sottme »{l). << Le cause più immediate però sono il catarro e la blenonca. » (2). In relazione a questa etiologia egli, il Morano, ammeue un linfoma primitivo ed un linfoma idiopatico a seconda che esso è prodotto da cause intrinseche o da cause estt·insecbc. Poi pnr· lando del tratlnmento igienico del linfoma egli dice: « Quando segnatamente avremo a fnre con un li.nloma idiopatico e sempre opportuno di pt·evenire le persone di famiglia o que.lli che l'avvicinano che la malattia molLo facilmente si potrebbe loro co municare .... Crediamo quindi ad un contagio del linfoma congiu.ntivale » (3). Part'ebbe da ciò che per lui il tmcoma primitivo fosse meno pericoloso in riguardo alla trasmihilità di quello idiopatico. (l) MAON l, .ù"l~t cii O{t.almiatria, pag. 50. (ll) Op. cit. !r.C. (S) Op. ci~. 297.
,
.t
573 La questione del contagio è quella che forma il vero nodo della questione in quanto alla igiene, specialmente negli eserciti. È questione che merita d'essere NEGLl ESERCll'l
•
~entilata.
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Parlando della etiologia dél tracoma il Wecker dice: «Un air impur, résultant du rnssemble:nent de beaucoup de personnes daos un meme local, et auquelles yeux restenl exposés pendant longtemps, dispose surtout a cette malndie ..... La contagio n est, sans cootredit, une seconde source, malhereusement trop féconde des granulations chr·oniques. Le granulations sont contagieuses parce qu'elles sonL très- fréquemrnent accompagn ées d'une sécr·étion purulente, et celle sécrétion est d'autant plus fncilement inoculable qu'elle se rapproche da\·antage du pus par ses propriétés pltysiques. Les granulations sèches, .qui ne soot accompagnées quc d'une faible initation de la muqueuse, ne donnent que raremenl lieu à la trasmission par contagion {t )». ~che pel Wecker· quindi vi hunno grunulazioni contagiose, le accompagnate da suppurazione e granulazioni meno pericolose, le secche. Non bisogna dimenticare in tale circostanza che taJuno credette i Iiofomi 'organi pretematuralrnenLe sviluppati nell'uomo, ma fisiologici. La ragione accennata dal Wecker che dove manco. ·secr·ezione vi ba poco pericolo di trasmissibililà, è in fine dei conti la vera e precipua ragione, dacchè mancando la sec1·ezione non vi ha pericolo di trasmissione di materia, e il contagio per sola infezione, per esalazione, diventa assai problematico. Quello che merita di essere rilevato è che il tracomn può essere r.ausato da agenti irritativi alla lunga adoperati sulla congiuntiva, causa che vedemmo capace di produrre anche i pa-
- - - - - - ---------- - - (l) WECKXR, T. l, pag. Jl9.
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pillorni. È cjrcostanza anche questa che merita d'essere tenuta presen te pél ~uomento di trarne taluna conclusione. La distinzione di papillomi e di linfomi quanto è giusta sul terreno della anatomia patologica, altrellanto nella pratica clinica non sempre corrisponde. « Quando la pDrte basica è molteplice, per es., vi. sia conlemporan eam ente proliferazione non solo di leucociti o , noduli linfatici, ma eziand io uno sviluppo equivalente di papille (papill oma), illinfoma deve essere designato per concol nome di linfoma misto o composto verso papilloma misto se il tessu to basico é preponderante in papille, cioè di elemen ti vascolari, sui noduli linfon'laLosi ». (1) Nè ciò arreca molta meraviglia subito che si pensa qualmente le cause locali irritanti possano produrre tanto l'una. come l'altra delle forn1e. Questi casi che si vedono frequ entemente, pelle multiformi successioni cui vanno soggetti, formano una serie di apparenze alle quaJi.semiologicamente possono appartenere Ja sicosi e la tilosi degli antichi, il tracoma dell'Arlt, nomi che !ungi dal non essere significativi, (Beer) significano invece beo issime qual che cosa, c qualche cosa di vero . Riguardo la cura delle asperitudini palpebrali, qualunque sieno la loro natura, basa presso i moderni sul metodo di favorire il distacco o l'assorbimento dei prodotti stessi avendo cura che la struttura intima della congiuntiva venga quanto meno è possibile alterata. Per giungere però a questi risultati quante barbare prove non furono fatte . a danno della povera umanità! A questi principii di ctira dovettero cedere tutti i metodi più o meno distruttivi; l'esperienza ieee ·ragione e delle escisioni e dello scardassame_nto e
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(l) Op. cit. pag. ~87, li!ORANO, sulllntoma c·o?"gluntlvale.
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delle seiu~i.ficazi~mi e delle causticaìioni. « Le sca'rificf}zioni come lo scfÙ·dassamento, sono due mezzi barbari, questo più di quelle, nella cura della congiuntivite tPaeontatosa, papillare o no, poichè 'tramutano la cpng\untiva affetta in un tessuto cicatriziale che pvesto 0 tardi si ritrae>> (1). Questa sentenza non è _che la ripetizione di quanto videsi. detto da Aezio molti, ma molti sec0li fi:.d . So.lla çura i gienica, trattandosi di malattia sicuraniente contagiosa, tutti sono d'opinione esser necessauia la separazione dei malati dai sani e possibilmente l'jsolamento di essi. ~
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XXII. · Giunti al fine di questa rJvista sulle cognizioni che registrò la scienza medica attraverso i secoli sopra
le 0Ltalmie granulose·, si può tentar:e di accennare aLcune c0nclusioni alle a rischiarare le questioni in J'igaaF.do .al punto di partenza, vale a dire del loro dominio negli eserciti. Ponderate le notizie raccolte con ~ungo studio -e con amore particolare, senza prec"''ncette idee da far trionfare, la fDrma da darsi a queste conclusioni risul~a naturale e non abbisogna di essere dimo·s trativa. Le ottalmie granulose non sono moderne nè datano dalla famosa spedizione d'Egitto; sono antiche quanto ~ antìea la storia medica e dominarono in tutte le p~aghe della terra-. Medici d'ogni tempo e d'ogni na~mne ne parlarono con precisione sempre relàtiva ai tempi. Le a..sp>eritudini palpeb!'ali sono la conseguenza di svariate ca.q.se e quindi di svariate malattie congiunJl) Osservazioni e note cliniche sulle malattie oc~l!wi, pel dott. MICIIBLR D&L MONTE. !X:ipoli, lSil, pag. ~9.
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tivali. A produde concorrono cause locali meccanicochimiche age_nti alla lupga·sulla c.ongiuntiva; çause generali _intr.inseche, proprie alla costituzione individuale; affezioni catarrali che assumono· andamento cronico e recidivano spesso; affezioni purulente dipendeoti da cotiltagi di varia natura; il c.ontagìo del vero tracorna. t'idea d~l contagio di talune ottalmiegranulose venne modernamente accertata, ma non era del tutto disconosciuta a tahmo degli antichi. Avicenna lo si vide dire del panno {che è come dice il ~forano un esponente delle granulazioni) esser malaHia che sì attn:cca da uno ad un alt_ro. Nè deve pretermettersi che Avicenna scrivelta al tempo in cui i rnusulmani vivevano continuamente guerreg-giando, per cui di eserciti doveva essere bene informato. Sulla ve ca essenza di ques.to contagio, sia sempre uno o no, ancora è buio perfetto, come su quasi tutti gli altri contagi . È però più d'ogni altra sosteniqile l'idea che desso abbia per veicolo la secrezione purulenta della congiunti va, sia essa l'effetto di un processo acuto ovve1;o di un processo lento. · Non è la natura anatomo-patologica, né la forma delle asprezze che costituisc·ano i fattori nece.ssari per giudicare della contagiosità in ogni caso: è il modo di origine di esse e lo stato di secretività della congiuntiva che devono essere calcolati. Non una nè costante essendo l.a forma delle ottal. mie conta-giose granulose non si può sicuramente sostenere che uno sia il principio contagioso che le produce ed una sola la malattia. La specificità ve·ra di questi contagi è uo punto di contestazione che è lungi dall'esser provato. Ai volenterosi potrebbe for-mare aÌ·gom.ento di qualche studio . La denominazione di ottalmia granulosa, quasi in-
cludesse la descrizione di una ottalmia particolare. e
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per forma e per origine come · la si intendeva generalmente, è una denominazione destituita da ogni fondamen~o di vverilù. Include degli equivoci pericolosi. ammQcchiando sotto un unico nome ottalmie di vario genere e p1·ovenienza. Al presente bisogna limitare il concetto al solo· tra~';omn (linfoma). La denominazione di otralmia militm·e è un errore assolut0, dacché. negli eserci ti possono dominare epidemie di ottalmie contagiose con produzione di asperitudini palpebrali, ma tanlo le epidemie possono avere forme assolutamente diverse, come le asperitudini base anatomo-patologica. diversa. Di più sono militari solo perchè i soldati vivono in contubernio, ma non perché siano soggetti ad .incontrarle n causa 9i particolari condizioni, proprie sol:).mente della vita militare. Sono tanfo militari come il morbillo, come le febbri infeziose, coll\e le affezioni deglj o rgani respiratori, cui sono soggetti i soldati pel' cause quasi assolutamente identiche. I.e asperitud ini palpeùrali sono state riconosciute e da. antichi e da moderni come la conseguenza di .agenti .meccanico-chimicì di indole irrilativa a·pplicati alla lunga sulla congiuntiva; questa circostanza è tale da dar seriamente da pensare al medico-legale militare chiamato a giudicare della loro natu ra specialmente quando sono miste. È questo un argomento ·che può servire_ di tema ad uno studio da far seguito al prcsente. Base di cura igienica delle ottalmie contagiose granulose negli eserciti è la separazione e l'isolamento i malati dai sani, non e nece~sario però il separare Indistintamente tutti gli affetti da aspcrit.udini palpebrali, .c ome queste fossero tutte contagiose. E pure questo argomento di tema ad uno studio da far seguito al pl'esente.
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DELLE OTTALMIE NEGbi ESEJtCITI
La cura distruttiva delle asperitudini palpebrali è antica quanto la cognizione di esse, ma é stata combattuta fin dai tempi pi(t antichi e specialmente dal · medico lati n. o Celso e dal greco Aezio: i moderni confermarono la saggezza di questa avversione, meglio spiegandone le cagioni. La cura medica si presta ancora a discussione relativa, ma in ultima analisi le basi fondamentali della stessa, si trovano poggiate sulle relative cognizioni degli antichi . Desiderabile che i medici moderni, fissato veramente i! valore della parola granulazione, e limitato al ~on cetlo pa tologico del linfoma congi(Jntivale, cessino di trovarsi nell'equivoco d i diagnosticare tutte le asperitudini palpebrali come granulazi.oni. Desiderabile che i così detti mezzi energici, specialmente i distruttivi meccanici, cessino d,i essere preGonizzati e sopmtutto adoperati. Desidel'abile qhe la cura non sia unica, e stereotipata pel' tutte le asperitudini palpebrali, ma sia approp r·iata a ciascuna delle sue fvrme e qualità. Finito il lavoro, la trepidanza nel suo valore di focma non è cessata, ma cer'to è che la onesta convinzione di avei' fatto cosa vera ed utile non è venuta meno, ' e forse è cresciuta. Bologna, maggio 187G.
Non. MAruNI Capitano medico
FnANCESCO
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESlERI •
RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA
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Precauzioni da uiarsi nella cura del reuma acuto eoll'ac_ido sallcilico, eli GiuSEPPE G. RICIJARDSON fPhiladelphia
Medical Times, maggio 1876). Gli elogi senza riserva, che <li questo agente Lerapeutico fecero parecchie autor ità, sembrano J'Cntler necessarie poche parole d'avvertenza, inspirate ed inculcutedai seguenti esempi, contro l'uso eli esso a dosi Lroppo larghe o lt•oppo frertuenti. 11 primo caso di acuto reumat~mo nel quale provai l'acido salicilico fu quello di G. S. eli 4'1 anno, rìcevulo nelrepal'lo degli uomini dell'ospedale presbiteriano, il quale ne prese, il17 aprile '1876, cinque grani ogni tre ore; il18, cinque grD.Oi ogni due ore; il -19, cinque grani ogni due ore; il 20 ed il 21 cinque grani ogni tre ore: allora produsse la nausea e se ne tralasciò l'amministrazione senza che ne fosse risultal.o un effeLlo apparente sulle doglie reumnliche. CAso II.- D. G. d'anni 22, ammesso nel medesimo reparto il20 aprile, affe~Lo da tre giorni da reumalismo a culo alle anche, ai ginocchi ed ai malleoli. Il 2t aprile (la sua temperatura vespet•tina essendo 162 lf5• del termomef1•o Farenheit), egli prese trenta grani di salfcilicato di soda in cartoline di cincrue grani ciascuna. Il 22 ne riprese trenta grani; e la s~ra la sua temperatUl'a cadde a 98 '/2". Il 23 ne prese cinquanta e la sua temperatura continuò a discendere e cadde sino a 97 4/s•, ed il giorno successivo la sua Lempel'atura essendo slata l'idotta a 97 1/2•, e comincinndo il polso od i battiti del cuore ad essere inle'rmittenLi e il dolore c la gonfiezza essendo inlieramente cessati, si arrestò lì; e furono amministrali chinino ht·odi e punch allalte. - Nella settimana SLlccessiva l'infermo· uscì guarito.
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RlYIST.\
CASO LII. - H. H . dì 38 anni fu ricoverata nel mio repat'lo delle donne del suddetto ospizio il 21 aprile 187G, con reuma !'; Ub-acuto del ginocchio sinistro: dappl'ima trovò gran difficolLà nel tener e qualcosa nello stomaco, ma dopo che c{uesto fu possibile, prese in Lre giorni r1uarant.acinr1ue g1•ani d'acido salicilico e ne ricavò alleviamento del do!l.ore c della sensibilità assai notevole; e la riduzione della temperatura da 101" ch'ct·a il27, a 97 il :30, allorchè fu tralasciato oi1de evitare una seria prostrazione. CAso.IV. - Il sig. B. dì 51 anno, UJi mandò a chiamare il 23 aprile 1876, e lo trovai lravaglinto da acuto reumalismo ai malleoli, al ginocchio sinistro, all'anca sinis tra ed al cm•po destt•o. Era slalo assalilo da s iffatto male il l:J apt•ile, ma 110n avea intrapreso alcuna cura, perchò, conY.egli mi narrò, avca più volte sofferto terribili dolol'i reumatici ed avea trovato che la medicina non ·g1i avea fatto alcun bene: ora per6 i paljmcnLi erano cosi acerbi che avea concluso di fare ancora una prova e di v.edere se i medici avessero imparato r1ualcosa di nuovo negli ultimi quindici anni. Il 25 gli amministrai venticinque genmì d'acìdo sulicilico diviso in cinque dosi da prendersi soparatamonte ,ognl lrc ore. Jl 26 ne pr·ese trenta grani che, diss'egli, s enU penett'è'lr'e sino all'estremità délle dita delle mani e dei piedi e pt'OCtJraPgli un gran s ollie·vo. Questo favorevole l'isulta to ru seguHo da un profuso sudore, da una t'apida r iduzione di temperatura e da \ma notevole cllminuzione della IOt'za c della frequenza del polso: e siccome si lagnava d'una grande prostrazione ed al s uo destal's i delirava leggermente, sostituii il 27 laPghe dosi di china, punch al !alle ed. estratto di carne, che rialzarono Ili tanto le sue .fot•ze c he il28 ed il29 si ritorn:ò all'acido salicilico; il 30 egli era liber o d'ogni doglia, aveva polso e tempeealura normali, poteva passeggiare alquanto nella suo stanza ed espresse tuLta la sua riconoscenza pel benefizio ch'era sicuro ù'aver-e oLLen uLo da (}uella nuova medicina. Questi casi, benc!Jè f01·se troppo scarsi pEli' servir di hase a qualche· conclusione posiliva, danno a credere che pel reumatismo acuto degli adulLi l'acido salicilico dev'essere umminìslralo in dosi ui cinque grani ciascuna ogni tre ore, per due giorni; ed allot'n, se l'effetto non ò apparente, cinque grani ogni due ore cd. rulche ogni ora, pet' allt·c 48 ore al più, ftnchè il vomito ricominci da capo. Se peraltro il secondo, il terzo ecl il quarto giorno succede proflllsa traspirazione con
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58 1 riduzione del polso e di calore euLaneo, la temperoLura dovrt\ essere accuratamenle osservato. ad inlen·alli di sei o di oUo ore; e quando scende a 9!J, F. il rimedio dovrà essere tr·ulttsciat.o e si darà invece chinino; c se il ler>mometr o segna un abbassamento al disotto del punto not•male, brodo, acqua- • vile e carbonato ù"ammoniaca senza indugio per riparar le forze. Con sHfatto precauzioni, Lrattondo il caso, pct· cosi dire, col. termometro alla mano, poll·emo probabtlmente evllore un eccesso di g1•ave e pericolosa prostrazione, cho in un ammalalo debole ed in casi seriamenlo cotnplicati poh·ebbe es.. sere susseguita da funesti l'isullati. Pare ovvio che il notevole potere, che queslo anltseUico non velenoso sembra possedere, eli l'renaTo la fe!Jbre l'eumatica, sia pet' recar e, se ~arù provato c·he esista, un graude appoggio a quella teoria dell'or igine flmgosa di certe malattie, cui le mie osservazioni cd i miei sperimenti m'inducono acl accarezzare (vedasi Pow·. oj' medicai sciences del mese di luglio 1868, pag. 209; ed altt·csi Philade?flhia medical Times, febbraio li), 187~, pag. l!l:J). DI GIORNA11 lTALlANl ED ESTER I
Ln saUcioa n e l retmudi!'lmo, del doll. MACLAGru-; {Philadelphia medical Times), apr ite l !JJ 1876. Malgrado il favore in cui è venuto in l nghilterru l'acido • salicilico nella curu delrcumnlìsmo acuto, il sig. dott. D. Maclagan volle pt•ovare contro quesl'aiTeziono la salicina che, scoperta nel1825 daluo~lro Fontana, molti> pl'irna (l'ora era stata adoperala in llalia con sodtlisraccnte t•isultato nelle malattie d'indole reumatica. , Il sunnominato dottore la prescrisse in otto casi ed a rrivò alle seguenti conclus ioni: . l'Abbiamo nella salicint\ un pl'egevole rimedio nella cura del reurnaLismo acnlo; ~· Più a cuto è il caso, pilt nolevole è l'elle W:> bcnefìco che essa produce; 3" Nei casi acuti la s ua t\Zione benefica è genm•almentc sensibile en tr o vcnli(1ualtro, sernpl'c enti·o quaraut'oLto or o dalla sua amministl'azione in dose suJficiente; 4• Dato così. in JH'incipio dell'assalto sembt•a talvolta arreslare H corso della mala ttia così efficacemenle come la chinina guarisce una iebbt·c, e l'ipccacuana una dissenteria. 5• L'alleviamento dci dolori ò sempre uno dei primissimi effetti prodotti.
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RIVIS1'A
6° Nei casi acuti l'alleviamento del dolore e l'abbassarsi della temperatw'a d'ordinario avvengono simultaneamente; 7° Nei casi sub-acuti il dolore è talvolta decisamente alleviato prima che la temperatura cominci a scendere: questo è specialmente il caso quando, come si osserva frequentemente nei malati di temperaJnento ner voso, il dolore è pt·oporzìonalmenLe più grande dell'anot'rnale aumento di temperatura; 8• Nel reumatismo cronico talvolt.a la salicina giova dove gli o.llri rimedi tornuno fl'uslranei; ma per corrveeso torna talvolta f1•ustranea nei casi i!l cui gli altri rimedii giovano. La dose impiegata fu du dieci a trenta grani ogni due, tre o quattro ore, secondo la gl'uvezza del cuso. Il sig. Pcmbcrton è di parere cho la dose media nei casi acuti sia di t[uindici grani ogni tre ot•e. Tetano conlliecutivo all'iniezione iJlOdermicn di chinino. odia febbre dn mnlaria, del dott. RonERT, chirurgò nel 9' reggimento. ( Lancet, maggio 1.876).
CAso 1• - Il soldato Gopal Gowr a entrò nèll'ospedale il 15 ottobre 1875. Esso soffriva di febbre quotidiana e prima della sua venuta aveva avuti tre o.ccessi.· Gli fu falla un'iniezione ipodermica di tr:c grani e mezzo di solfato neutro di chinina, • ma la febbre ritornò lo stesso giorno. La matLina tlellG gli si praLicò una seconda iniezione, e d0p0 quella non comparve altro accesso di febbre; eppet'ò il18 f'tl I icenziato e l'i prese il suo servizio. Circa quanto si riferisce all'iniezione ipodermica di chinina, rammenterò eh.'io stava allora paragonando i ris ultati di cruesto metodo coll'amministrazione del solfi:l.to di cinonidina per bocca. La soluzione da me usata era d'otto grani ad una dramma di acqua iniettata alla temperatura di 100 F. La punta dell'ago della siPinga venne introdoiJa alla superficie este ma del muscolo bicipite, cìpca a me là della distanza che co l'l'e tra il gomito e la spalla. L'ago era stato previamente ìmrne!'so in una soluzione . d'acido carboliço e d'olio (l a 15). Il malato andò di gual'dia alla residenza il 22 del mese suddeLLo e dormì sulla tel'ra parte della notte, e mi parve probabile dai sintomi che offriva alla sua enLrala che fosse andato incont.ro ad un raffreddore a motivo dell'aria l't'esca del mattino succedut.a al gt'an caldo della giornata. Nella sol'a si presentò per farsi ricoverare all'ospedale, lagnandosi eli rigidezza al collo: avea
DI GIORNAT.I ITAT.IANI ED ESTERI
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sétl.tito della t•igjdità dapprima nella mattinata, ma questa era andata peggiorando, e perciò s'era avviat.o all'ospedale. Poco dopo feci la mia visita serale e salito alla capanna di lui lo troyai in preda ad -uno spasmo tela nico ben caratterizzato. Lo trattai primamente coll'idrato di cloralio, a trenta grani per .dose, rjpetulo frequentemente, ma non ne ricavai alcun vantaggio. Il cloroformio fu il solo rimedio che recò un temporaneo sollievo. Provai le iniezioni soLtocutanee ùna volta t:on due, unlaltra con tre grani d'idrato di cloralio le (1uali non produssero il menomo effetto. Quantunque la notte della sua ammessionc nell'ospedale(23) dormisse pavecchie ore, lo spasmo ritornò, divenne più rrequente e più gagliardo lìno alla mattina del 25, in cui mor ì di esaurimento, verso le fl ant. Era un uomo giovine, forte, sano, ben pian tato. Fui molto conturbato da questo caso, poichè avea pt·aticato le iniezioni ipodermichc nella febbre qualche centinaio di volte, avea adoperalo lo stesso mezzo su me steSSO, ed il chirurgo civile dalle CUÌ fortunate CUI'e iO era stato condotto a valermi di quel metodo, l'aveva adoper.ato (il solfato neutro) oltre a 5000 volte, o non gli era mai toccato un caso autentico d.'incancrenimenlo, consecutivo al suo metodo di cura. K on vi era all'esterno un segno, ni! potei scoprire una lesione sotto la pelle cd i muscoli del braccio che accennasse all'il'ritaziòne d'un nel'vo, vale a tlire' non v'(~f'H nulla eli percettibile al J.)iù accm•ato esame adocchio nudo. lo alll'ibuii pertanto il tetano agli effetti d'un rapido sbilancio di temperatura, l'uomo essendo stato incleboliLo dai progressi parossismi febbrili, ed essendo divennlo così più impressionabile e più"sensibile al freddo. CAso 2". - Fui naturalmente mollo SOI'})I'eso quando solo poche ore dopo f ui chiamato a visilare un altro soldato indiano che avea principiato a. presentare consimili sintomi. Il soldatò Babajie Mori fu accolto nell'ospedale il17 ottobre per febbre periodica; dopo d'avét•nc soffePti due o tre accessi. Gli fu praticata un'iniezione soLlocutanea di chinina (~ ud eccezione d'un lievissimo accesso, il1 8 la Ièhbrc.non ricomparve più, e fu riD?andato il 2+. Di buon'ot·a la mnllina clel 25 provò dolore e rigidità nella gua.ncia e nella Lo destro del collo che andò gradatamente crescendo Dnchè riparò di nuovo all'ospedale verso l'una pomeridiana. Si lagnava che il suo bracéio gli doleva al luogo dell'iniezione, dove senza du bbiov'era allora una piccola gonfJ.ezza,nodosa sotto la pelle. Dacché avea lasciuto l'ospe-
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Jll VISTA.
dale non avea mangiato al~ro che un po' di riso e di montone ed era ricorso ad unmedicastt·o non indigeno per averne qualche rimedio. La notte avea dormiLo nella sua capanna. )l!onost.ante l'idrato di .cloralio per bocca ed ipoderrnicamenle larghe dosi di acetato di rnol'fina sotto la cute e ripetute e frequenti cloroformizzazioni gli spasmi ceebbero rapidamente e il soggctl.o morì il giorno dopo verso mezzogiorno. Esaminando Ìl J)raccio si trovò scomparsa la gonfiezza dura e non vi s i scorse alcuria tt'accia eli lesione d'un nervo . QuontuHque io stesso non abbia potuto scopt•ire ferila od oiTesa di sorta, sono costretto di accagiona.re di cotesti casi le iniezioni ipodermiche. Er·a troppo notevole la coincidenl:a per considerare il tetono come dipendente dall'abbassamento rapiclo della temperatura, benchè l'abbia detto che in Goojerat durante i primi freddi i casi <li tetano idiopatico non sono infr·cquenli. Feci io stesso tulte le iniezioni e lo.vai sempre la sir-inga colla massima accut>atezza dopo d'essermene servito ed aveva troppo la esperienza pratica del risulta lo del gran numero df casi forniLomi dal chieurgo civile che rammentai poc'anzi. Non era prova Lo niènte affatto che ciascuno di questi uomini fosse stato avvelenalo con una sostanza che avesse dato )LLogo aduna set'ie di sintomi simili. Fui pertanlocostrelto, siccome tali r·isultali IWOducono il più p1·eginùizievole effetto sugli nomini del reggimento, (ti abbundon<:iP cruel metodo che sinorn è stato per mo il più pt•onto ed il più efficace per combattere quel diffusissimo e funesto veleno che è il miasma pnlustJ'e. Riflessioni. - Questi due casi danno materia a ser-ie mcdila.ziòni. Gli avve1'sari delle iniezioni ipodermiche vi vedranno addirittura la condanna eli quel metodo curativo; mentre i fautori di esso non vi scorgeranno altro che una coincidenul disgraziala, c taccierannodi poca fede e di meticolosità soveechia il dott. RoberL il quale per due esiLi infausti, in cui non è ben dimostrato qual parte abbiano avuta le iniezioni ipodermiclte, ha rinunzia Lo ad una medicazione che gli aveva fruttato centinaia di guarigioni. N oi ammiriamo la sincerità delnostf'O collega inglese il qllule narrò i suoi rovesci colla stessa franchezza con cui avrebbe raccontati i suoi successi, e dichiariamo che, · sebbene non sjarno mai stRti caldissimi partigiani della terapia sottocutanea, pur riconoscendone l'inconlestabile ulililà in certe circostam:e, non vi avremmo rinunziato così abrupto, com'egli fece. Certamente le considerazioni che lo spinsero a prendere sii'-
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• DI GlOftNAJ.l lTHIANl ED ESTERI
fatta determinazione sono una prova della sua prudenza e del suo puritanismo; ma ,dal punto di vista scientifico, se non andiamo erraLi, non giustificano punto la sua condotta. l n qual modo e con qual fondamento il letano manifeslatosi nei due infermi, di cui il signot· Hobert ci espose la storia diJ_lica, si può sostenere sia da attr·ibu!rsi alle iniezioni ipodermlche, mentre ìl cm'ante ci assicura che sì nell'uno come nell'aUro caso non ein venne tl'accìa di lesione ùi nervi ? A noi pare che la causa da lui assegnata al pt'imo caso sia plausibilissima; poiché diverse volle vedemmo insorgere spontaneo il tetano dietro un repentino e considerevole abbassamento ùi temperatura. È vero che le cause reumatizzanti dctet>mineranno tanto più l'acilme.nte il suddetto spasmo, quando in un qualche p~mto clell'organismo esista una ferita, come avve•·te molto saviamenteDupuylt•en. Ma la puntur·a f(llta colla siringa di Pravaz può e dev'essa considerarsi come una t'eri la, e merita di Dgu!'are~ccanlo a quelle prodotte da armi da fuoco où'aHra specie, comprese le grandi operazioni chirut•giche, quali erano quelle che, a teslimon1anza dell'insigne maestro ft•uncese summenlovaLo, furono fatalmente susseguite do. tetano nell'ospetlale ùi Barcellona, dui'antc.la guerra rrnnco-ispana del primo impero? Se non sapessimo quali effetti derivino talvolta da una semplice puntul'a d\1go1 da una scall1tLura super-ficiale ed in apparenza insignificante, risponderemmo di uo; ma pur tt'oppo, oltre agli esem})i citali dagli autori, abbiamo veduto il tetano manifeslnl'si in seguito appunto ad una puntura <l'ago, all'introduzione d'uua sferza di legno s ulla pelle d'1m dito, allo s:trappamento tl' una pipiLa, ud una breve e poco profonda lacerazione della cute della regione car·pea iuterna avvenuta nel frugar entro una cassa. Però in tutti questi casi la 1esione di un qualche filamento nervt>so fu riscontrata, e l'insorgenza del tetano trovò in essa la sua JegiLLimazione. Nei casi inveee del signor J{ohert ogni alterazioneistologica facea clifeLlo, onde par rebbe che il tela no anziché d'origine traumatica sia stato d'origine reumatica come molto logicamente lo stesso signor Robert ebbe ù.apprima a sospettare. Potrebbe anche darsi che tal nevrosi sia stata di origine mista, vale a di,r c che siano concorsi a provocarlo la puntura e la perfrigerazione, la prima come causa predisponenle1 la seconda come causa occasionale. Checchè ne sia, cio cheirnpot•lerebbe sommamente di app'tlrare si è se il dubbio espresso in ultimo dal signor Robertabbia
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G1oJ•nale <l'i meatctna muitare.
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RIVISTA
ragione d'essere esiguo aquelpunto. [mperciocchè se que'due disgraziati morirono dì veleno, come poteva accadere, qualora per errore fosse stata introdotta nel loro or•ganìsmo della brucìna o- della stricnina, in luogo della chinina, le iniezioni ipodermiche, come metodo cu1·alivo, sono affatto fuor di causa: mentre al contl'ario, eliminata la suddetta possibilità, ess!l, esse sole, sarebbero imputabili dell'irreparabile cataskofe successa. Come ognun vede, le ql)islioni si accumulano e si complicano Je une colle allr'e: sicchè rìesC'C assai malagevole di raccapezza roe il bandolo e di darne una soddisfacenl.c soluzione. Esaminando la coso dal Jato pratico s oltanto, ill<~ltore spassionato potrebbe per avventul'a chiedere a se stesso: nella cura delle febbri intermittenti, quando lo speciDco .può farsi pet}eLrare per tuLle le vie ordinarie, che tu LLc sono egual menleaperLe e praticabili, - ò conveniente di t•icorrerc pPeferibilmeuLc alle iniezioni ipoderrriicho,le quali, oiLt•e al flemmone ed all'ascesso della parte ove si eseguì l'iniezione, possono pt•ovoc.ore pel' soprassello anche il telano f Y. Guarigione di leucemia spleuien col fosforo. (Llllgemeine Wierwr JYTedi.::. 7.eitu.n.o, Aprile 'l876).
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vVilson Fox comunica le seguenti ossecvazioni cl1e fece sopra un fornaio di !l7 anni affelto da 3 anni da leucemia splenica. ll Lumore della milza, di supèl'lìcie piana, a vea acrtuislùto tale volume da raggiungere in a.vanlì le cal'Lilagini della 10' e 11" costa, di dleteo la colonua vertebJ•alo; questo tumore era mobile dal di dietro al davanti: il suo lembo anteriore ora leggermente arrotondato con r>icct>la infossatura nel mezzo. La ottusità si estendeva superiormente nella linea ascellot•e fino alla 6' costa; al 1lavanti ad 'l'/2 -2 polllci dall' ombellico; inferiormente raggiungeva il ìigarnento del Popat>zio, circa un pollice dalla cresta iliaca, e posLeriormente era a livello dell'osso iliaco. Il sangue era meno plastico, i corpuscoli rossi normali, i bianchi lli due forme , grandi e piccoli; i gran1li erano il doppio dei normuli, e spesso con due nuclei e molLe granulaziqni. La febbl'e i!!lermiltente; la massima temperatura ascese a 38' C. ( l01, 2• F); al roaUino essa era, o not• male, o più alla della set>a;il polso conta.va da 96 a 132 bottute; una volla sola rimase ad 88. Le respirazioni da 16 a 2~ al •
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DI GIORNAJ.I lTALIANl ED ESTERl
minuto. - Si prescrisse, secondo BroadbenL, l'uso dol fosforo dal 20 gennaio 1875 3 volLe nl giorno, lfso di gr ano ogni volta (0,0012); dal 23 febbraio lfro (0,002). Lo. febbre diminul della sua intensità, il polso divenne più lento, contando 7G-G2 baL· Lule. La tempero.Lura era al malti no subnormale , non però al disotto doi 36, 2- C. (97•, F). In aprile era scompar~o. quasi affatto la febbre, l'o.ppelito migliorò, le evacuazioni si fecero regolari. Al 2 marzo il sangue non present.ava cho 8 corpuscoli bianchi, (pr ima orano da 30-«) però tlella slossa grossezza dei mesi p1·ecedenti. Al Fl maggio la milza era diminuita del suo volume, poichè non raggiungeva più che la nona costola 1 in basso si allontanava dalla cresta iliaca per due buone dHa trasverse, e n ella parte mediana era s'cornata di circa :, pollici. Nello stesso Lempo il Lmno1'C non era più dolente. In giugno il fo1·naio venne rila!:;Ciato in perfetta sal!lle. Rimedio contro l'emotlil'l, e il fre quente vomito delll•lel (Allgemeine Wie~tcr Mcdiz, Zeilung, febbt•aio 1876). Il dott. Guérenu dc :.\1ussy prescrive contro l'emoLLisi la se-
guente rice Lta. . Exlr. di t•atania 4'00, ct•golina 3'00, foglie di digitale put•p. polverizzata 0'50, ~xtr: di giusrtuiamo 0'25, M. f. pill. N" 20; da prendersene 4-G giot·no. Per frenare il vomito prodoLLo dagli assalti molesti dollu tosse, che succede al cibo, H dott G. sug~erisce l a formola seguente: Estratto di belladonna 0'25, estrallo di china 2'00, I\1. f. pill. N• 20 da p1•endorsene una 20 o 30 minuti prima del cibo. Nello stesso tempo egli vuole che si upplichi sull' epigasLro "' un cataplasma composto di empiasLro diachilou c te1'iaca aa parli 2', ili estraLlo di bella donna purLe una.
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RIVISTA CHIRURGICA
Sull'ac ido borncico quille med icazione ot·dlnnria deJièferUe, del dott. LEo:-<ARDO CANE, chirurgo consuleute alla infel'meria generale di P eterborougb. (Lancet, maggio 1876). L'uso dell'Acido boracico nelle diver·se pr·eparazioni che lo contengono ru intt-odotto come parlo del s istema anli::icUico, e disGorser-o a l ungo e bene dei suoi vantaggi il professar· Ltster, il sig. Goùleeedultrl(vedasi TheLancet, maggio 17 e2.t deU873). Ma gli è unicamente qual semplice medicazione delle t'crjte di ogni genere e indipenden temente affatto dal sistema ont iseLLi co nello sLrcLt.o senso della parola ch e io desidero di atlirtu· l'attenzione sovr'esso. . .Malgrado i grandi vantaggi del metodo di medicur ln fe1·ite del signo1' Lisler, è indubitatamcnle riconosciuto dalla gran maggioran%:a dei ch.irnrghi, specialmente da quelli ded iti alla pratica pl'ivata ed il cui tempo è spesso limìtato, che i winuti particolari ed il tempo richiesto per eseguirlo a dovere, pra· ticamente ne vieta l'uso in tutti i casi ordinari. Nella pl'atica degli ospedali dove si ba sempre sotto la mano un'abile e numerosa assistenza, e nella più alla classe della pratica puramente chirut'gica io credo che il modo antisettico di medicar le fer iLe sia di gran lunga il miglior·e . Ma abbiamo bisogn o di qualcosa che mentre ne ha lìno ad un cer·lo punto i prcgj, sia l poi senza quelle rastidios.e pal'Licolat•ità e possa venil' eseguito da chicchessia senza alcun a iuto. Le peeparazioni di acido boracico sono sl~Le ora sperimentaLe piuLloslo estesamente da mc per alcuni mesi; ed in lutti i casi in cui vennero adoperali, i r isultati furono buoni e decisamente migliori che con quaJsjvoglia altt'O metodo ordinal'io di medicazìone. Le fol'me le più convenienti per servirsenc sono le filaccio ed il colone in bioccoli boracizzali,una soluzione
RIVISTA DI GlOl\NALl ITALIANl ED ESTEI\1
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·concentrata di acido e l'unguento horacico. La tìlaccia boracizzata si prepat'a immergendo l~ fila in una soluzione bollente satura d'acido. As ciugando le filaccia, un deposi Lo abbondante di bei cristalli tìoccosi si coHoca ka le fila. Il cotone può esser pr•opal'ato in simil guisa, e quando è asciutto ed accuratamente. s celto r..<>sLiLuisce una medica.zione utilissima. La soluzione concentraLa si ottieM s ciogliendo l'acido in acqua llOllenLe fin o a satm' azione. L'unguento si pt•epara incorporando utia clramma d'acido con un'oncia di unguento semplice o di grasso benzoato. L'acido boracico contrariamente agli agenti i più a ntisettici, è blando e non irritante, e mentre il suo difetto di solubilità lo rende in alcuni casi meno utile tlell'acitlo cul'bolico, lasuu gran suporiorità su queslo e sul cloruro di zinco risiede nella sua natura non irt·itanLe. La iìlaccia bot•acica è meglio usata come m.ec!icazione asciulta, e per le ferite recenti, ove si richiede la semplicità, non ha l'eguale. una laldella di filaccia applicata immediatamenLe sulla ferila c lenuta in sito mediante una fascia è tutto ciò che ci vuole, e l'unione pe1• prima intenzione ne è ilrisullato ordinario. 1 casi seguenti illus Lt'arouo le applicazioni di esso acido al seguente genera di_ ferite. Un signore piuttosto maturo d'el~•, sluva s tappando una bolLi· glia di vin0 e s piega va tinu forzo. conside1~evolc, quando il collo · della bottiglia gli si ruppe in mano cd egli riporlò una feJ•ita lacera dentata attJ'lWersanle obliquamente ]A palma della mano sinistra; cJ1e si este ndeva cla! lato ulnare del c<H'po fino alla fessura inlet•digitale del pollice e dell'indice. Ebbe luogo una considerevole emorragia e molte piccole arterie furono ferite ; ma l'emorragia fu tempol'at'iamente arrestata, fasciando strettamente la l'egione carpea e la mano. Sulla ferita fm'ono fatti blandamente de'bagouoli con acido boracico diluHo, e i margini vennero raffrontati con tl'e sutuN3 di filo rl'urgento. Una lunga faldel:la di filaccia horaci<:zata grossa quanto una compressB: ripiegata circa quattro volLe fu quindi posta sulla ferita e nutntenuta s aldamente con cerotto. Tutta In muno fu poi stt·ettnmcnte fo.soia~a. Il terzo giornolafaldellafurimoss a. V'erastalo un po'di stili· cidio san!l'uigno: v'era una leo·o·era ncronfiezza, della mano, e . n?n si s en tiva il menomo puz7.o. !\el levar via la faldella si Vtde la ferita saldata alla sua estremità, dove il taglio et•a più netto e nella parte più profonda e più ·irt'egolare sì mostrava. ~
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R1V1STA
in buono s tat.o. V'era un po'di suppurazione,_ ma non v'era odore d'impulrcùimenlo. Furono tolli i punti di cucitura e la mano venne medicata como primu. Il sesto giorno la medicaL\ll'a fu ctisfaLLu di nuovo e la ferila fu rinvenuta intieramenle saldata, fuorch~ in un punt.o di circa mezzo dito di lu11ghezzo, ove ia piaga et·a superficiale e copc r~a d'una secrezione mucosa biancas tra ; non vi si notava nè fet.ore nè supput·azione manifesta. La medica tura fu riappl icala ed il nono giorno venne rimossa completamente, la fl!rila essendo inlict·amente riunila, lasciando una salda cicatrice. Questo caso melLe in chioeo la semplicità dol metodo, poichò con esso una grave ferita lunga quuttro diti potè esset' condotta a guurigionedopo Lt·e sole medirnLurc l. B. di vcnt'tlrmi, contadino, fu buttalo a ten•a dalla l'UOla d'una macchina potalrice c riporto una grave ferila al Ialo esterno del ginocchio sinisll'O, parte della ruota essendo passata su quel lato del ginocchio. AU'esame trovai uua ferila contusa, la cui superJkie era quusi spappolalu e misut·ava circa duo dila LN.tsve t•sc in quulc:he direzione, menLt·e nel centro et•a profonda mezzo dito. L'articolazione del ginoccltio era alquanto goufla: la ·gonOc:.-;za Cl'a venuta moHo t•apidamente, mn dn questa infuof'i non siscopt•ì alcunn lesione della giuntura. I calzoni et•ano stati strappat.i al di sopra del ginocchio e la terila et·a sudicia assai. Per- una certa csLensione non dava sangue. Dapprima ltwai la ferita con un po'di soluzione horacira vcrsandovela su dolecmentc ondo espot'tat· tutte lo particelle di sudiciume ccc., quindi applicai unu fai della di lìlnccie !Juracicho ripiega Le due .vol~c~ o colloeai un'assicella dioteo al ginocchio per tcnerlo iu ripo:;o, e fissai saldamente> il tullo con una fascia. Il giot•no ~cguettlc la mel)icaturo. fll lolla. V'ero st.ata molla secrezione c ]A fasciatura n'era lulla C)Uantu intl'isa. La materia sect•eta si componeva di pus e di tritume della parte ferita ed era senza an:un dubbio J>Ult'esconte. Si scol'gcva una consiùerovolo flogosi atlorno alla ferila ed il ginocchio era gonfìo e così dolente che il malulo non potè dorini!•c. La ferita J'u lavato diligentemente colla lozione boracica c la faldella venne upplicaln come dianzi. Lu mcdicatura fu Lolla i! giorno dopo: lu gonfiezza, il dolore ed il I'Ossorc erano meno intensi: la sececzionc ero. lutlora copiosa "rna non più tanto fetida. Fu rifalla Iu primitiva medicazione. 1 tré giorni successi vi la ferita fu medicata.quolidianumen.te c fece costanli progressi,· e dopo, du-
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DI GIORNALI lTALIAril ED ESTBRJ
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rante una quindicina uon fu medicata che ognj lre giorni, ed in queJlo spar.io di tempo granulò c cicatrizzò formando una buona cicaLrice. ~eU'ultimo periollo l'inrru·mo si medicò da se stesso colla semplice applicazion(l delle filaccie horacizzate. Nei casi di risipola llemmonosn in cui l'escat•a invadeva i tessuti, le lozioni boriche sembra nbbiano pr·odollO il più benefico e/Tetto ed abbiano Hl't'estalo 1' ulleriote s viluppò del male. Il caso seguente servu·ù a dimostrarlo. A. M. di cinquantasei anni, douna cheavea sofferto d'ulceri alla gamba alcuni anni prima, s'ammalò inprovvisamenlee fu p:resa da brividi, vomito, febbre sen?a cuusa apparente, all'infuori del freddo p Peso. Viveva in cumpagna: uou regna vano · malattie ov'es$a abitava, e non avo,·a riportato nè fel'ite, uè lesioni di sori a. Si mise lo!::ilO a !eLlo e si lo.menlò d'acerbo dolore al lato e~Lerno del collo del piede sinistro e nel polpaccio. Nel periodo di poche ore la gamba gonfiò pet· un gnm trallO ed era intènsmncmtc dolentu. L'infcrm;l del irA va e la lempE.wo.lura ed il polso di lei salivano rapiuameut.e. In breve la gamba divenne rossa e lucente ed estr cmamente gonfia e tr.sa. Al terzo giorno la gonfiezzA allomo ul piPÙe si l'ammorbidl, ma non ~i era flullua7.ione C'he inùicasse una raccolla circ:oscril\.1\ di materia. Si fortnarono g1•osse holle alla supel'fìcie tlel collo del. piede e del maUeolo. Il giorno successivo un pezzo llmgo cinque dita e largo due e mezzo <leIla pelle éircondanle eli color giallo marmol'izzulo apparve nel lato esterno del piede più pallido ed evidentemente prossimo a gangreuarsi. 1on si pel"cepi in alcun punl.o flul.luazione profonda e non sembrò opportuno di praticare alcuna incisione. r.a pelle al di sopra del pezzo suddetto si ribassò il giorno seguente ed il peocesso gangrenoso parve si estcndess'.! rapidamente. Tutltl la gumbu cr·a molla gonfia Pd inflammata e si vedevano sulla coscia le linee rosse segnanti il corso clei linl'utici. Prirnu di quel momento la cuPa principale consistette in fomentazioni nlla gamba, mentre si nutt•iva la donna nel modo il più giovevole, scmbmndo s vHupP?rsi lo stato rìsipelatoso ed una laega cscat•a essendosi matllfestata al lato interno del piede, appunto !;OllO il malleolo, fu prescritto che a tutta Ju gumba ed ul pied~ fossero fatti a brevi intervalli de'hagnuoli con una soluzione calda d'acido horico, ed il piede rosse tenuto coslanLementn rinvoltato in un pannolino inumid ito colla sLessa s olm:ione. Alimentazione generosa. con chinino e percloruto eli fel't'O , da continuarsi comP avantt. Il giorno rlopo vi flt qualche miglioramento: i linrati,.i
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Rl\'lSTA
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infìumma!:i lung0 !ti coscia eP1mo m eno tosi: il L'Ossot·e del
piede E' della gamba era alrtuanto diminuilo, la gangrena nou s'eraestcsa. :\Jetlicazione come prima. Nel ~orsodèilluegiorni successivi scemò la gonfiezza del piede e della gamba: la lat'ga escar a del lato esterno ùel piede fu circoscritta da unu linea rli tlemo t·cazione e comi nciò a sepaNII'Si. Lu mala ttiu uon si eslese e l'inferma avea !';iCUJ'ilmenle otlenut;c• nn miglim·amen Lo nei siutomi getwr,,u. Le es('m'e stacraronsi nello spazio di una settimana lasciando una lal'ga super ficie di cit•ca un tct·zo d i prol'ondiLò. che suppul'ava ahbo uclante, tnt\ uon tt·umandava alcun odor dJ puLL'idume. La malata dicbiat•ò ù'avct· avuto gran soUicvo dalla lozioue eclisse che duJ•ante.la nott.e :-;e non rinnovava fre!(Uentemenlc la medicazione, la suu g-a1ubo si faceva nssai più dolentE'. D'allora in poi lo grandi piughe :si r•i mo.r g i11arono g t'utlalamenle e senzu interr uzione. Le g ran ulazioni erano L'igogliosc c la secrezione t•elalh•amenle lieve. Lu Lotalità delle sue ~ri~e cicall•izzò bene, e l'amnio lata rincquislò intieJ·amonle l'uso del suo membt•o sebbene con un po'di l'igiditù. I n qnesto caso l' effello dell'antisettico sullo sviluppo dell'infiammazione ri~ipolo~a fu Pvid~>nlissimo, e lutlo il p.rocc· dimento del caso pienamente giustificò i vantaggi ehesi asp~l tavano dall'acido boracico. · Con semplice meclicaLuru pcP le vecchie ulcel'i •lellu galllhu lP lozioni e lo Jiluccie boraciche sono convenienti; cd i processi di adesione camminano faYOL'evolmente solto illoJ'O uso, r iuscen do talvolta, quan<lo le al lre applicazioni m'ano fallite. l . G. - di LJ•enlasei anni avea larghe e profonde ulceri che tennero ùielro al di lei pncl'pel'io, or sono d ue an n i ot•u.no si tuate sul ialo inl!>l'no del malleolo, c !"Ollo il ginocchio. Er!ll~J st.alo orclinalo di tener la gamba in 1·iposo e le si concedeva una alimentazione generosa, I'J•altanlo le piaghe erano medt· cale con lozioni di solfato ili z inco (acrrun t'ossa, pet· alcune se l· tirnanc). SoLto rtuolla cura miglior ò alquunlo, ma non in modo soddisftlcenlis~:;iroo. Le medicazioni tli,·cni nmo fetido casualmente perchl· ll'ascurate, e pe1· alcune selLimaJlO le ulc~ri an· darono meglio o pcg.gio ollernativamenle. In consPgucnza le u lcc('i Ì IUl'Onn ben lnvaLo ogn i mattina r.on lozioni d'acido ])O· racico e quinùi cope1·tec~:>n fllaccie impt•cgnate Mlla mellesima soluzion e . Solto questa cura avvenne un notevole cambiamento: Il! ulceri di vennero pulite, pel'dctlct'O lulla la loro fclidilù e cical!'izztwono complelamonle nello spazio di L!'e selUmane.
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Dl GlOlUiA I.I ITALL\NI ED ESTERI
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Nell'innesto cutaneo l'acido boracico è molto utile. lo ho trovato che il seguente metodo <:'orri~pondc meglio. La supet•ficie su cui s'intende di applicat' gl'innesti è primieramente ben lavuLa mediante l'applicazione pet· alcuni giomi della lozione boracica, finchè la secrezione sia perfettamente scevt•a d'ogni odOt·e d i puh'idume . La pelle du cui s'è stubilill) di prenderPgl'innesti è heulavola -es:;a pure colla meLlr.sima lozione. Piccole porzioni di pelle sono qninùi staccnte ed applicate alla snperficie denudal.a nel modo ordinar io. To proteggeva q uindi gl'innesti con una sll·iscia, eli tessuto di gutta-percha intinl.a nella lozione di ucido bor acico o per· di so~rn si appli c~:wa delle filncce boraciuate, mercù fJUe;;Lo metodo gl'innesti sorLi.rono esito faYor evole e ùiedet·o poco tlisturbo. Il caso seguente 'JlOrrà in luce l'utili là di f)uesto metodo. A. P., di Ll'entasoi anni, serva, mi consultò por una larga piaga vat•icosa tla c ui era aiì'etLu. La piaga ~1·a vecchia e s'el'f~ aperta e chiuso. più volle in adclìdro. QuanJo la vidi la prima vol~a misurava circa due di ta in tutte le eli Pozioni. Essa aveva i margini rialzati e rluri. Il fondo dell'ulcet•a era r osso-cupo e le gt•anulazioni e1'ano rli poco buona natut•n. La pelle nttorno alla piaga era scura e congestionai"'. L'inferma per qualche tempo avea portaLt\ una fasciatura e l' uvt·ehbe riapplicata E'gu,almente. L'ulcera fu duppeimn hen lavnla colla lozione boracica, coperta colle filacce buracizzale, e poscia la gamba fu fasciata per bene dal malleolo fln SOJWa l'ulcera. Si diedero all'inferma un po' di lozione boracica ordinandogli di togliere lt~ • fasciaLUI'a dopo tre giorni, e posciu di applicare due volte al giorno de' pannilini inzuppati della slessa lozione. Dopo quindici giorni essa tilor'nò . La piagn era migliorata in apparenza. l margini et•ansi eislt·elti e fatti meno prominenti. Le g ramtlll2ioni si mostravano più rossr e la sect•ezione diminuita c <'<>mplelamente inodora. Cinque inncsli fut·ono rli nuovo applicati all'ulcel·a, la pelle ne fu presa dal bt'aecio della donna c L~t.~o fu fasci n Lo nel modo s upct·iot·men Le descritto. Quando si l'IVtde (trascorsi dieci g im•ni) la piaga era diminuita in dimensione di u n dito di dinmett·o. Tre <legli innesti aveano vegetato considerevolmente eù uno avea ragaiunlo il mat•aine dell'ul~co n • cet'a. La pia~n aveva bu6n aspetto, quantunque l'inferma rosse stata costeeLLt\ a camminar di molto. Non v'et;a alloJ•u che un leggerissimo dolore. Essu continuò a far uso dello. lozione una volta al giorno e in bt•eve tempo la ferila fu completamente snidata.
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. ,. 594. JtlVISTA Questo caso moslt'a quant0 poco incomodo dava la medicazionè. Dopo ch e gl'innesti furono applicati l'inferma potè andarsene da casa mia. Essa era incapace di star riLLa e potè so lamente far la lozione una volla al giorno. Eppnro con questa piccola aLlenzione, la cura progredi sicuramente e l'inferma sofrcì m~mo di quello che avesse fù.tto pee me.si. Pei foruncoli sul collo ed altrove le filaccia boracizzat.e sono una medicatura cccellenLiss-ima : una faldella larga abbastanza: di copt•iee il foruncolo e coperta con un pezzo di t.ela di gutta-pet'cha spesso arreca un gran sollievo. Pei carbonchi ed altt'i casi in cui si desidera l'applicazione di calaplasmi ho lrovalo il nuovo cataplasma istantaneo preparato collicheon d'Islanda dai signori Higeollot un rimedio sovrano ed efficace. Il cataplasma si prepara ammollandolo pet' breve tempo nella lozione hor·acica e si ricuoprirù poscif\ colla tela. di gutta-percha. · Finalmente in una di quello malattie pa•·assilat'ie come la piLiriasi vescicolare, la tigna circinala, ecc., la lozione boraci ca e l'unguento potranno spesso r eudere utili scrvigi. Riassumendo l1rcvemonte i vantaggi dell'acido bor-acico avremo che: 1• 1~: un anlisettiGo che non it'riLa nè infiamma e pemrett.o così che il pt•ogresso naturale di riunione prosiegua senza g1•ande interruzione; 2• 8 ecces;:.ivarnentesemplicenelle sue applicazioni, e può essere usato indipendentemente <ia tuLte le minu;r.ie richieste do un metodo esclus ivamente antisettico; 3" Può esser e usato solto forma di filaccie, di lozione, di cotone in bioccoli ecc., in combinazione éolla pluralitù degli al Lri metodi di cura. 4• Il costo n.e è minimo e sebbene ciò sia d'importanza secondaria è uno dei tratti car·attet'istici della cura che ne raccomanderà l'uso nell'infermcde degli opifici e nella pl'aLica comunale o dei dispensari. Riflessioni. - Dopochè LisLcr fece conostcre al mondo medico gli splendidi risuHati dollll sua medicatut'a antisettica, tutti si sono occupa li della setlicemia, del modo di prevenirla e dei mozzi di combatterla; ed in ogni tlove l'illustre Sconese· ~ vide sorger e seguaci, rivali, competitori, od avversat'i e det.raltori sistematici. Si capisce che una grande scoperta meni gran rumore ed ecci~i questo c quello a tentar qualcosa per emulare il fortunato inventore; ma non s'arriva tunLo facilmente
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DI G:I8RNALI lTALlANl ED ES:fEIU
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- a. comprendere cwi.ne e perchè coloro che prima non s'erano mai dato pensiero della setticemia e tanto meno della stia profilassi, dopo i successi del professore di Edimburgo non hanno più pace-nè tregua, non parlano e non s'occupano che dì essa, ·la 'leggono o la paventano sempre e dovunque, e cercano giorno. e notte un nuovo compenso curaLivo che valga a tl~an q,uill<ire i malati ed i chirurghi sull'esito delle operazioni e ad allontanare con un mezzo diverso dall'acido fenico il terril:)ile fanta.sma della t'ebbre da infezione purulenta. Qui cadrebbe in acconcio di chiedere come mai quest.a morbosa complicazio-n e c11e ai dì nostr•i incute, e con ragione, tanta pa~tra, lasciasse tlGP:JUir Wanqui!H i nostri predecessol'i, i quali amputavano,.disarticolavano,risecavano, dilatavano e sbrigliavano, a seconda d~l ~so, senza alcuna cautela preventiva e senza la menoma medicazione specifica consecutiva. Le statistiche dello scorcio del pa:s.sat.o secolo e del primo terzo del presente ci dimostrano ~he le amputazioni pr·imari,e guadr·ono quasi tutte per prima intenzione adoperando la rnedicazione in uso allo1~a, la quale,. C.oJJ)e tutti. sanno, con.s isteva, dopo legate le arterie, nel raffrontare i margini clelia piaga e manlenedi a contatto mediante listarelle adesive, e n<~l ricoprire questa prima medicatura con illaceie asciutte o leggermente spalrnale d'unguento, che si lasoiavario in sito fino al4 ed alo• giorno. Si fu con quel metodo che Perns ebbe 86 guarigioni su H2 amputati sul campo di battagya dL.Newborg, che Larrey ebbe 12 guariLi su 14: che su 60 amputàti durante il combattimento navale de! J• gennaio :1794 due soli morirono: che gli l'l amputati ad- Abo~kir risa.narono tu.lti: che a Tolosa ed alla N uova Orleans non se ·ne perdette che 7 SLt 48: che dopo la battaglia di N avarino Del Si-· gnore registrò un sol mo1·to sLt teenlun'o]Jerati, ecc. - Se si coafronta q\lesta statistic~ con quelle c.ilate da Crichren a pagine 4:2 e 43 del '1 o Vol. Della scienza e l'arte della Chirurgia si vedtà chiararrier,tte quanto i padri fosse-ro nelle loro operazioni ohir~giche più fortunati dei figli,- Perchè~ .... 1\i~ponda chi può a quest'interrogazione che noi non ci sentiamo in gr1;1do dtfarto . . Ciò clte sappiamo si è che la medicazione di Lister essendo c0stosa, poco graclevol pt)r chi la fa e per chi la subisce, d'app1ieazio~· difficil sempre ed impossibile in certe condizioni, la :ricet'M di altri sistemi curativi egualrnenle valid.i ma più acces~iOili a tutti e pralicabili in ogni circostanza era più che motrv~ta. Non v'ha dunque da stupir se uno sostituì l'acido
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.. 59G 1\IVISIA salicilico all'acido fenico; se un altt·o ricOJ'Se all'esclusione mediante l'ovatta; s.e un tet·zo preconizzò la soluzione di clorw•o mercurico; se un quarLo vantò l'ucetato di piombo, e se finalmente (per farla bl'eY.e) il sig. Cane pensò di valersi dell'acido boracico. Pl'escind,endo dagli altri metodi Lerapeulici, per non occupol'mi che di qnest:ultimo, faremo notare come l'acido borucico ed i sl:loi sali siano da gran tempo usati. pet• detePgePe le piaghe luride e fetenti, . prima assai che fossero venuli in moda il liquore di Gaharraque, il coallar, l'acido idPoclorico ed il clorato potassico. Nelle piaghe f"t.mgose ed esalanti sanic, nello slomacace, ahbi.umo veduto udoperare e adop!'S.mmo noi stessi più volte con prospero successo una soluzione di E:ollo-boraLo di soda più o meno satura, secondo la specie e la geAvezza clel caso. · Siamo pertant-o persuasi peP Antica esperienza, quanlunryuo non l'abbiamo mai messa in pratica nelle piaghe recmtli sia da opet•azioni chirurgiche, sia ila allee cagioni, che la rnedica~ura proposta dal signor Can.e possa davvero tornar prof:it.Luvole e sostituire vantaggiosamente la medicatul'a fenicata la quale se disLt•ngge più o meno infallibilmente i batterì, i viJn•ioni c ~t1~Li i microzoi e i rnicl'oftiLi possibili, presnnla tanti iuconvenienti, corniucianùo dalla ,spesa soverchia, che sarà un vero benefizio per 1<1 cltiJ•urgia, se le spet·anze (lel signOJ' Cane si r ealizzano, poichò si potranno oLtener·e gli slMsi proficui risultati che si ottengono dall'acido cat·bolico senza recar molestia nè agli inrermì, nè agli operaLori e con una considerevolissima economia di tempo, di personale, di str·umenti e di oggetti ùi medicazione. Siccome però è lungi ùa noi l'intenzione d'imporre le nostJ't' idee e le nostre convinzioni a chiccllcssia, chiuder~mo 11uesLa no~a raccomandand0 pur-amente e sernJ>licemente.ai nostri lettori <.li speriment.are il nuovo metodo, il quale, quand'anche non corrispondesse l)ienamente all'as pettativa, non cagionerà mai elfelliperniciosi o danni di cui eglino abbiano poi a provare rammarico. Di questo possiamo esset·e mallevadori appoggiali alla nosll·a pratica ed a quanto intorno all'azione dell'acido bol'ico hanno scritto Hufelanù, Heiuhm·dt, Hècamier, Homberg, Reuss, CarLheuser, Vogel, LieuLand, Loefier, Laplan, Giacomini ed aUri1 da C\.IÌ rilevasi ch'esso è ipostenizzante vascolare venoso; usato internamento, è refl'igerante; e deler:sivo quando si adoperi esternamente, cioè sotto forma di
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IT~LIA NI
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lozioni di gàrgarismo e di bagnuoli o che è privò affa ~to d i azione irritante e meccanica. Confòrmemente a quanto afferma il signor Cane circa l' utilità dell'acido boPacico nelle niTezioni cutauee e segnatamenln in quelle che oggidi si chiamano par·assiterie, avvertiremo che -Hùfeland se ne set·vì con ,·antaggio nelle macch ie epct'tiche e Reiuhardt lo prescrisse con rnollo giova mento ncl1\irpete fot'foran eo; c noi da più di tren L'auni lo adoperiamo con rnolbo profitto nei cloasmi, nell'efelidi e nell'erpete cir·cinnato. Tanto è Yero che nulla v'ha di nuovo sotto il sole, e
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Multa renascen(ur qwe jam cecidere, cadentque Quce n une suni in honore . Y.
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'Gastrotomia eseguita per eslr'nrre un corpo estraneo (una forchetta) (la Ilo !'lmnaco; gtunigiouc, del dott. LEON LA:BBE, (Ga:;;ette des F!opiiaax, aprilo 1876} .
Molti sono i casi di corpi stranieri nello stomaco, ed hanno dato luogo n molteplici tentativi chirurgici i cui risultati, bcnchè 'pubblicati con pochissime parlicola ritù, sembrano essere stati· assai spesso fausti. Si tratta d'un giovane che osservai nelle seguenti condizio-ni. Il 30 marzo 1874, certo L ..... , dèll'etù di anni 18, volendo inùtare un <?Sercizio ch'aveva visto far~ dù un saltimbanco, ·inghiotLl una forchetta eli metallo at'gen lato tenendone slretc.e ft'a i de.nti le estremità delle branche . Potè ripetere il giuoco impunemente per pal'ecchic Yoltc, ma quel giorno pet' uu movimento brusco ed impr·ovviso provocato da nn ca ltivo scherzo d'un suo compagno, aprì la bocca, e la forchetta pel pToprio peso, e pet· la contrazione muscolare discese giù nella faringe. l suoi amici quo.n to lui, spavenLalisi procurarono d'estl'arre la forchetta colle dita, ma indamo. Fu subito chiamato il mio amico dott LéilCre, il quale cla quel giot•no non ·cessò mai, insieme a me, di presta t'e le propr·ie cure, e li s ul momento con una pinzetta da polipi fu ben fortunato di poter subito prender e le branche della forchetta; ma nell'atto d'estrarla, per aver provoc ato un vivo ùolore, L. .... g~ dette ùna b1'usca spinta, ed il corpo s Lraniero. s'incastrò PlU basso nell'esofago. Subito apparvero, per pochi minuti allarmanti sintomi d'asfissia, che cessarono tosto che la t'or-
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RIV~STA
chetta discese tanto da non comprimere più n è la laringe, n è la t1·achea. Un senso di benessere successe all'angoscia, e fu facile il capire che la forchetta era discesa nello s tomaco. Io vidi il malato subito dopo pochi istanti, non soffriva più, e s i mostrava a bbastanza contento dello stato in cui si Lro' Nei giorni seguenti feci diverse esploJ•azioni per assivava. ·CUrat•mi della presenza della forchetta nello stomaco. Una volta soltanto, mercé un apparecchio esploratore (che raddoppia il suono) inventato cl~ .M. Collio, fabbricante d'istrumenti di chirurgia, mi fu possibile di giungere ad un risultato positivo. Dopo 15 giorn i L. .... fu collo all'improvviso da disturbi gastrici manifesti per intensissimi dolori, e accompagnali da sincopi ripetute. P assate 24 ore, appena questa crise fu <.:alrnata, apparve una tumefazione assai considerevole in corl'ispondenza del punto occupato dalla. gt•ande insaccatura dello stomaco; quindi, il termine d'ogni paslo era segnalato da vive • punture dolorose. · Da queslo momento cominciarono pel malato delle alt<Wnative di pieno benessere, e di moderali dis lurbi, percui dul'ante il mese di 3iugno si decise a partirsene per la Borgogna. Durante la s ua dimora in famiglia,_provò talvolta dei dolori che durarono circa '15 giorni, e l'obbligarono per tutto queslo tempo a starsene coricato sul fianco sinisll'o. L'interva llo di benessere non fu che d'otto giomi. Nel giugno 1875 a ndò a Lione per c hiedere q ualche c-onsullo e vi rimase pei' un mese. TOJ'nato in Dor gogna, s i trovò in u:n•) staLo di salute discreto, lo sue sofferenze erano quasi scomparse, per cui decise di tornaesene a Par·igi nel mese di oltobrc. Ripl'ese le sue occupazioni per circa sei seLtimane, ma dopo queslo tempo tornarono gl'incomodi e i dolori, che presero una grande inLensit-à. Lo stato generale di salute del L ..... ne fu profondarnenLe scosso, e gl'ande fu l'abbaLLimen lo morale. Tornò allora da me, e mi domandò s'io cr edessi che vi fosse modo di agire, anche con una operazione chirurgica, senza correre pericolo di vi tu. Allora il malato poteva, con certe esultissime manovre, far scorre1·e le branche della· fo1•chetta nella linea anatomica che s i segna fra l'ipocondrio e l'epigastrio, di guisa tale che si potevano sentire manifes t.amenle, palpando sulle pareti del-
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·599 l'ad'dorne. Qneste manovre erano in special mosl.o seguite da suèe'ei;iso q1,1ando lo stom1'\CO era disteso dagli alimenti. rt Questi fenomeni si ripetevano sempre, per cui non mirimase alcun dubbio sulla presenza del ç.orpo sLraniet·o netlo stomaco, e nella costanza: df~lia posizione che quello aveva pres;a,. Fer codeste con4izjoni un intervento chirurgico _aveva ~olte probabilità di riuscita. ~0n. volli tentar nulla senza prima sentir·e il parere di qualèhe ,chiTurgo, ed i rniel dotti e venerati maestri prof. Gòsselin e barone Larrey vollero darmi una testimonianza della ~oro alta amicizia associandosi completamente alle c_ure che io doveva·prestare a L..... · Dopo un diligente e minuto esame eseguilo coi detti professo)!i e col dott. Lepère, fu concluso che si sarebbe esti.·atto il corpo straniero. La scelta era fra due metodi: J•l'impjego dei caustici allo ~c~po ,di determinare delle aderenze fra la parete posteriore dell'a:adome e lo stomaco; 2• .la gastrotomia col bisturL • PE}r -~0mune accordo decidemmo eli far uso dei caustici sperando di .determinare delle aderenze dal eli fuori all'il,ldentro, a.nail':lghe a quelle che si sono prodotte molLe volte 4al di dent;r,p al di fuori in càsi di corpi slr<.mìeri nello stomaco. Una volta prodott-e queste aderenze> l'operazione diviene della massima semplicità. Ma pur troppo quello che avevamo temuto, per l'eccessiva r}llobilità dello stomaco, s'è avverato: malgrado rip~tute applicazioni di caustico di Vi enna e di pasta di Cçmg,uoin, non si produsse alcuna aderenza. Le applicazioni dei caustici sono state fatte in due punti differenti. Uiù"t prima volta pr•esi per guida il punto al cui lLveljo si sentivano le parti salienti •d(~lJa forcheLLa; ma in seguito ad esperimenti fatti sul cadavere capii che codes\o punto di l~Hr·o~·o era troppo mobile, e troppo incostante. Mi. decisi a.Iasciar cicatrizzare la piaga prodotta colle prime cauterizzazioni, ed applicai il caustico in un luogo di elezione, cehe lo determinai studiandone il punto con regole precise.· ~g~n~o in qu~Slo modo, io mi p9si, come lo si veclr•à, in condizrom motto favorevoli per sosiituit•e:,. nel caso di non aclerenz.a, l'azione del bisturì a quella dei caustici. . Lo storgaco noil è accessibile all'azione clùt'urgica che per ·una J?at•te delta sua regioneanteriore, in uno spazio tl'iangolare 8 base inferiore· i cui lati sono formati, dallo bo ·sinistro del fega€o, .dal margine delle cosEe .spurie di sinistra, e dalla lìnea DI G-IORNALI ITALIANI ED ESTERI
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600 RIVISTA antltomica che corrisponde alla grande curva \lello s to!Jlacò. S~bilita quest'an:a, che fa
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ù'uopo delermiBarc esattamente, non ù mai fin dove maggiormente discende la gran cttrva . dello stomaco che si deve considerare la base del triangolo, ma invece là dove r·isale; poiché se si facesse l'in~i sione troppo in basso~ si correrebbe rischio d'incidere il colon ~rasYerso, e non più lo stomaco. ln seguito a molli studi fatti sul cadavct'e si ~ potuto constatare che la g rande curvatura dello slomar.o, non l'isRle mai, s ul cadavel'e, alLli sopra di una supposta linea trasversale disegnata t•asentemon te alla base delle cartilagini dAllA 9• costa di ciascun lato. r~ssendo cosi nel cadavere, por più forte ragi011e deve esset'e nel viYo, poiché le più g l'antH espirazioni fisiologiche non potranno mai super:at'e lo staLo di espirazione cadaver-ica. Per r·iconoscere facilmeuLc s ul vivo '!uesLo p un Lo 1li r iscon ll·o importante, si deve ben notare che la cartilagine della 9' costa è siLualn immediatamente al di sotto della pt'ima depressione, che si Lrova risalendo coll'esplorazione digitale dal .basso all'in su sopra il bordo delle costo s put'ie. AUro punto di riscontro; questa depressione è limitata inferiormente dalla cartilagine mobilissima della. 10• costa; la quale è unita alla 9' per mezzo lli un legamento di 6 a 7 millimctt•i d'altezza; sono in reciproca condizione di movimento di si't·egamento, e con molta locilità si puù senlir·e col laLto la pfoctu:::ione d'un -rumore tuUo speciale. Dopo quesl.e cognizioni, si possono riassumere nel modo seguente le regole da scguirsi per praticare la gastrotomia in un modo C[Uasi matcmaUco. Fare, ad un centimetl'o all'interno delle costole spuri<?. rlcl lato sinistro c paralle1amenLe a quesL'ult.in1e ut.~a incisione di 4 cenlimelri, della quale l'esLremità inferiore deve cadet·e sopt'U una linea trasversale passt.mteper1e cartilagini delle due none coste. Se l'incisione non ollrepassa i 4 centimetri, non si ledono le fibre del gran retto dell'~ddome. Operando in questa guisa si va a cadere sulla parete anteriore dello s lomaco alla linea che ùivide la sue parli carN
'diaca e pilorica..
Sicuri di quesle cogni~ioni d'anatomia topog•·afica, abbia111o eseguita l'operazione la domenica 9 cl'aprile alla presenza dei sigg. doll.i Gosselin , Larrey, Lepère, Coyne e Mòne-Maurice medico della casa di salute dei fratelli S. Giovanni di Dio.
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DI GIOHNAI.l ITALIANi ED ES'fERI
t::Jorofortnijizato l'infermo; tagliai a straU nella regione stabiiita, seguendo la direzione indicata, dove prima aveva fatte sei applicazioni successive di caustici. La ferita fu sempre tenuta fissa per mezzo di pinzette da forcipressura. Giunsi cosi su\ peritoneo ptwielale, clte non era per niente aderenLe al foglio viscer-ale, rnentrechè per cérti segni osservati durante l'applicazione del causLico ci a~ va 1alto credere il contrario. Per mezzo {li una piccola pinzetta ad uncini jntt-odotta a travei'SO c.l.elVincisione, feci presa sulla pare le an ter•ioee dello .stomaco, e qwndi la trassi len~mente di fuori. La piega tal qual et·a, fu trapassata da un'ansa di filo, e così potei man- · tenerla saldamente sulle labbrtt delia ferila della parete addominale. - A q11esto momen to, e prima d'incidere, mer·cè aghi molto .ricul'vi penetJ·ai nello stomaco dal di fuori all'indietro, per tornai? poi subito dall'indentro al di fuOI'i alLraverso dalle pareti addorninali a circa un centimetro di distanza dal ma!'gine ae1Ja incisione. Sovrapposi in questa guisa la sierosa viscerale alla parieLale per l'esle11sion~ d'un cenLimetro tuWintorno alla soluzione di continuità della parete, e vi riuscii mcr-cè etto punLi di sutur-a. Dopo prese tutte queste pt'ecauzioni incisi la parete dello stomaco, e peneLl'ai nella sua cavità. Coll'indice sinisLt•o potei sentire i l corpo straniero, e m'assicurai della sua posizione. Constatai così che le branche erano rivoìtale a sinistra nella grande insaccaturn, ed oltrapussavano eli parecchi centimetri l'estremità sinistr·a dell'incisione l'alla. Ma fui anche incontanenLe convinto che l'estrazione non sarebbe sLala facile, perchè il mio dito era strozzalo nelfapertura dello stomaco; quasi come in una morsa. Mi decisi allora di fissare la mueosa al di fu.ori, rovesci.andoltt luLta all'ingiro dell'apertura dello stoma:c.o. Subito dopo le manovre divennero facili; il mio dito rintrodollo neUo stomaco mi servi di guida per poter afferrare la forchetta con una lunga pinzetta da polipo ad estremità c~r,ve. Presi il co1•po estraneo rosentanclo uno de' s uòi margmJ fino al punto d'incastro dello stilo col manico: polei allora liberando le branche da una massa di tessuto fungoso cbe le ìnviluppava, farle scivolare da sirusLra a deslt•a finGiornale àt medicina militare.
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RIVISTA
tnnLoçbè le punte arrivasset•o a livello òella ferila dello stomaco. Detti allora alla foec lteLta un movimento d'altalena, e le sue branche si presentarono all'apertura: presala con un'a!Lra pinzetta, il corpo estraneo fu facilmente e rapidamente esLraLLo.
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Le conseguenze dell'operazione sono state semplicissime, e dopo qualche minaccia tli fenomeni di periLonie, prontamente vinti ~Ile prime 18 ore, per l'applicazione d'una vera cot•azza collodionaLa sull'addome, e coll'uso del ·vino dl Cham· pagne ghiacciaLo, il mala~o s'~ prontamente dslabililo. A! quinto giot•no s'è tt·ova l:o tanto beno da poter tollerare gli alimenti solidi, e subito rlopo è tot•nalo alle abitudini della ' sua alimentazione not·male, sentendosi in ottime comllzioni di salute: caduet•o allora LuUi i fìli, meno due, e la fistola ·gast1·ica si fece Lauto st!'ella, che appena vi passava la punta del dito mignolo. Le nozioni di iìsiologìa patologica che abbiamo su quesLo argomento delle tìslvlc ci sono cagione a sperare la sua t•apida guat•igione. 11 felice r.isulLtlto di quesL'opera:tione mi sembt•a dovuto alla riunione di p arecchie eondizioni . L'attribuisco ul peocesso operatorio seguito, fondalo sorra la <:.onoscanza .esallissimu dr.i i·U.nli di riscontro: alla pr·ecauziono.ovuta di tìssare lo stomaco alle pareti addominali, prima d'incide-rio; alle euro consrcutive, e sopratutto all'uso d.i uno stral:o mollo compatto e g t·os so di collodion che ha rese immobili le pare Li udùominnli e il tubo digor·ente stesso, facendogli sublre cont..3mporaneamenle una fot•Lissima compressione. In vit•tù di ql.liCSla comprP.ssione, il tipo ùella t·espieazione è slalo modifico lo in una muniet•a molto manifesta: du diaframmcdica la respit•azione ha. preso il tipo eli costale SltperiOT·e. Le applicazllonl di quest'operazione sal'ebbero troppo limitale se si riservassero pei soli casi di C'•.Ql·po straniel'q nello slo· maco, ma mi parrebbeeo che se no pob·ebbe lt'Ul't'e un'illazione veramente uLile. ripiglinndo un'ldt·a 1nessa fuori e difeso con molta abilità dal pro f. Sédillot. Quost'em.inenLe chil'urgo avea difatti proposto d'upplicare la gastrotomia in casi di · sLrozzatura invinci])ile dell'esofago e del cardia, ~ di applicare in tali malati quella ch'esso chiamava una bocca slo· .macale, che permettesse di pr·olungar'e la vita inteoducent!O gli alimenti dieetlamenle nello stomaco. Il processo opemtorio che io propongo, sembrando presenlat'e una gran sicurezza sotto il puuLo di visla della clliu-
Dl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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sura della fistola s lomacale, non vi sarehbe altro a fare in questo caso, che concentrare tulli gli s forzi p;er opporsi all'obliLerazione di qllesL'ultima. Rag~rinznme nto
d e l le~amento d ell a ro tellu qnnle ae; oo d' a ccorc inmc nlo del f~rn or c>, di RlCCARDO A. CLEEMANN, (PhiladelpMa Med. Times, moggio 1876.)
In un recente numero di questo giornale alcuni rendiconti del signor Tomaso Bryant erano stati l'if'e1·ili dal T !te Lancet (22 gennaio 1876), concernenti un modo semplice di. valutare J'accol'Ciamenlo del collo del femore mediante le rnisur·o prese utlorno all'articolazione ileof<Moruic. (l) Quell'articolo mi richiamò alla memol'iu a lcune osservazioni faLle or son parecchi armi sulla prova dell'accorciamento dc, l femore fot•nita dul raggt•iozamenLo del legamento della rotella Siccome '{uelt·aggriozamento mi fu giovevole, ora mi piace rammental'lo nella speranza ch'esso possa rendere allt'osi egualmente buoni servizi. La pel'fetta-tenl;ione del tendine dell'es tensore qHadricipite della coscia nella tlirezione dell'asse dell'esLremiLà inferiore è una necessità anatomica per lo. stll:t.JOile salda, por camminare normalment.e, per cort·er~, aziOni lulle che richiedono l'estensione completa della gamba. Onde soddisfare a C(uesla rondizione il muscolo mu1licipit3 s'in~ol'isce mediante una gross1;1 fascia fibrosa non elaslica leso parallelamonle alla lmen del membt'O. Uno dei capi del gJ•and'estensot'e ed uno che agisce direlLamonle nella linea del membro, il retto femOl'ale proviene dall'osso iliaco. Bisogna che questo divon~i fl accido, quando vi ha 8ccorciamenlo della cosciA, se il membro è messo ncll'alteggiamenLo dcll'esLensione, etl il rilassamento sarà ossai più manifesto nel lessulo privo d'elaSliciLà del tendine d'inser7.ione e parlicolnrmenle notevole in ~Jualla pòrzionc fra la rotella ed il tubot·colo della tibia, dovo tl tessuto trova il suo massimo svilnppo nellegame;nto della r otella. ~uando, come può accadcL'C nella vecchiaia, il pannicolo ~d1poso che giace sotlo il legamfnlo diminuisce di grossezza tl raggrinzamenLo può esser~ considerevolissimo, come nel (l) Vedi questo gioro!lle - Bascicolo di maggio 1876, pag. ~00.
60&_. RIV1STA caso di una ve~chi a con frattura del collo del femore in cui io osservai un solco bastantemente profondo da simulare la rottura' del tendine. Dall'altra parte nel caso d'un uomo vigoroso a cui et·a toccato un consimile accidente v'era una semplice piega sopra il Lubercolo: questo era tuttavia basl.antemcnle marca lo per indicarmi alla prima la vera natura della lesione, che non era stata peranco sospettata. Egli è provato cl1e lo stato di cambiamento nella quanliLù del grasso elastico sotloposlo deve esser preso in considerazione nel cercare di sLabiJire i gradi di accorciamanto secondo la pro· fondità deila grinza che forma il legamento. Sulle rcrile d'orma da fuoco de lle orlicola:donl della mano durnnte l'uldmn guerra rrnneo-germonie:•, e i risullntl del loro trouawento, del medico maggiore dott. ScBLOWER, (Der Feldar~i, maggio 18i6). •
Il medico maggiore llolt. Schlowcr comunica al giornale Deutsclìe mil. ar~t. ::eitschT·ift, 21 marzo 1876, i seguenti dati modico-slalisLici , ricavaLi dagli all.i del Minis LCt'O della guerra. Nella guerra del i O-il, t1d eccezione ùi 5 amputazioni del· l'avambraccio, e di uno. disarticolazione della mano, le fJuali sortirono esito felice, tanto se fatte nel primo, che nel secondo tempo, si contarono a): 20 mot•ti su 173 casi di ferite nell'articolazione della mano, nei quali fu sempre seguìlo il metodo curativo aspettativa; b) 4 morti su 7, in cui, durante il metodo aspettati vo, fu falla l'amputazione del braccio; c) :23 morti su i-1, in cui si feco l'amputazione dell'avambraccio; d) un morto sopra un caso, in cui venne eseguita la disarti· colazione del cubito; e) 7 moJ•U su 35 casi, poe i rrmlli ru necessaria la resezione. Dal che risulto. che sopra 2;)i fet·ili d'arma da fuoco dell'articolazione della mano avuti nell'ultima guerra e Lrattuli col metodo t\Spcltativo, si ebbero 5.3 morti, cioè il 21,4 pct• cento. Le conclusioni ricavate da Lali cifre sono: l' 11 metodo consorvntivo-aspeltalivo.., tanto vantato nella cura delle ferite delle at•Licolazioni della mano pt•odotte da arme da fuoco, non è sempre da seguirsi : a) Esso conduce, nelle gravi ferite con schegge delle ossa,ad una maggiore morlalilil, e nei casi più favorevoli all'impossibilità dell'uso delle mani e delle dita; b) Esso deve limitars.i ai soli casi di
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sem.plice perforazione dello ossa e della capsula articolare; c) Deve d'ora innanzi, anche nell'aspettazione, essere più atnvo che passivo; d) Nelle articolazioni della mano, in considerazio,ne dell~ mol~e divisioni muscolari e tendinee, e delle tante me_mbrane sinovia.li 1 questo metodo deve usarsi associalo a quello della medicalura antisclLica di Lister; e) Nei casi leggieri p uò attendersi un risultato funzionale favorevole se si ries~te ad evitare le infìltJ•azioui circostanti . II" Le gra,vi tel•ite dcll'twlicolazione della mano sono 4a sottoporsi al metodo conser·vaLivo-ope!'alivo; a) L'esperienza insegna che la resezione eseguila a tempo debito non esercita sulle parti un t.raumalismo importante; essa scema anzi i pericQli ùi queste ferite; l>) La r csezione dà un ris ultato run· zionale migliore. J.ll•I risultati dell'ultima guerra non possono veramente servjte ad un giudizio definitivo s ul mer ito delle resezioni, poiehè queste vennero eseguite o Lr·oppo lardi, o non sempt•e, e dapertuUo, secondo i m etodi prescrilLì; nè la cura consecutiva fu la più adatlu ed opportuna. Tulta,ria si rileva da essi; 4l PeNllè la resezi~ne soi•La più. facilmoute un esito favorevole bisogna che 1'ope1·azione sia. falt<l al disopra delle infillf'azioni e dei punti infiammati citcostanti alle guaine dei tendini; 1•, deYe perciò essere eseguila in primo lempo,quandoilbordo della ferita fa temere la compat·sa di La li lnfiammozioni od in.fiUrazioni; 2•, lo stadio d'infillramento è l'epoca la più sfavorevole per la resezione; 3•, nelle resezioni di secondo tempo, o ritardate, il risultato sarà pregiudicato df1ll'immohilità dei Len.dini: b) C9me resezioni m etocÙci1e possono valere; t• :Ja resezione del radio e dell'ulna con asportazione di tutte le ossa riunite del carpo (eccettuaLi, forse, l'uncinato ed il pisiforme), 2•, ~'èscisio ne df Lu Ltc le ossa del carpo; 3•, 11:1 resezionc del radio e dell'ulna; 4•, fors'an che la resezione dell'utna soltanto . TI doli. Schlower t.ennina dicendo: Io mi sono persuaso che i risultati del LratLameul.o cul'aLivo delle ferite .d'arma da fuoco delle at'Licolo..:ioni della mano, così, COme io li ho rilevati, non cot·rispondono a quctll cl11~ JJOssibilmente debbono aLtender3i tlu un melodo di cura razionale, e perciò le m te osser•vazioni possono, in proposito, parere azzardate, speeì,almente perchè desunte da una slalistica piùttosto .ristretta, quale è quella dalla mia esperienza praLica. Nondimeno essa è d'accordo coi risullaLi delle resezioni delle articolazioni della mano che venneeo operate in seguito ad
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606 RIVISTA alLre ferite. In ogni modo, ulteriori esperimenti da farsi sulle ferite in questione, nelle guerre avvenire, specialmen le se saranno associati al trattamento antisettico-conservativo, poLr&nno forse modificare le nostre ideo, e porger aiuto e lume ad ulteriori ~studi. l'tlezzo pt>r riconoscere le malqilie dell'occhio scn7a sp.-cchio, del dott. P ANZERI (A llgemeine W iener medi.oinische ZeitunJ, maggio ·18"1G). Sotto quesl.o liLolo il dottor Panzel'i ha compiulo un lavoro, che, senza a vel' di m il'a l'abolizione dell'uso dell'ot~e.lrnoscopio, ' porge il mezzo a quei medici, che non sanno ltsarlo, di rare una diagnosi abbasLanza esaLta di alcune malattie endoculari. Tutti gli ammalaLi di affezione inlt'aoculare si lagnano di una specie di nebbia, che rende loro difficile di vcdcr·o distintamente. Secondo l'autore, se questa nebbia è permanente, se, cioè si mantiene nello stesso grado, in qualunque ora del giorno e per qualunque distanza, deve attribuirsi a lesione organica o materio.le di una delle parl.l de1l'occhioJ di1~ tro l'it•ide. In tale caso questa n-ebbia si presenta in fo1•ma d'un denso fllrno l.t;a l'occhio e l'oggetto osserva~o . Nell'~ malattie funzionali in vece, come nelle anomalie di refra7.ione e di accomodazione,-la nebbia è costantemente intermiltentc; essa cioè varia tanlo in ra}'porlo alle ore del giorno, quanto in quello della distanza tra l'occhio e l'oggetto fissato. Jn questo secondo caso la nebbia è rappresentata come da una tela finissima distesa innanzi all'occlùo dell'ammalaLo, la quale gli rende imp~ssi])i le la piena percezione dei car-atteri speciali dell'ogg-etto. Da ciò nasce nel medico il bisogno di tleterniiOal'e la natul'a e la sede della lesione; ossia lu qualilà e il grado del perturbamento delle funzioni . Nelle malattie funzionali !sOno da dislinguers1 la miopia, l'ipermetropia, l'astigmatismo, e la presbiopia; per quelle di accomodazionl~ invece, la contrazione o la paralisi del muscolo ciliare. Per· l a miopin, la nebbiu s i avverte soHanlo qu;;l.nùo si vuoi vedt3.1l'e da lontano; si giudica della sua forza <.lalla distanza, · ne lla quale l'oggetto puù essere percepito bene. Nell'ipermetropia accade precisamente il contrario. La nebbia compare, allorquando si guarda CJualche oggetto ll·oppo da vicino. Lo stesso vale per l'astigmatismo; esso pet'ò si di stingue dall'ipermetropia, in quanto il contorno e la Jìgura degli oggetti s i presentano irregolari. Nella paralisi ciliaec
DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
la nebbia si
607
ra più fitta per gli oggetti vicini, e si mantiene,
sebbene più rara, per i lontani. Si ~lislingue daU'iperrnetropia per la pupìlia dilatata ed immobile, come pure per la paralisi contemporanea di aHri muscoli dell'occhio. La cliplopià, come l'ipermell'of>ia, dà ol'igine alle stesse manifestazioni. Nello spasmo del muscolo ciliat·e, la nebbiFI ho. lo stesso caenLtere che nella miopia. La dilierenza fra queste due affezioni consiste nello sLato della pupilla, che, nello spasmo ciliare è ristretta ed immobile, menlre nella miopi a, essa si allaega ed è mobilissima. · Sull'l ntrodu ~lone del s istema
metrico taelln oUnhno-
del dott. EMILIO EMMERT, docente di ottalmologia a Berna (Cor•respondeo-Blatt, marzo 187G) ( l). Il sistema metrico fu accettato nell'ollalmologia e inlrodollo nella pratica fin dal16 settembre ·1875, in cui Donders, in occasione della riunione della società ottalmologica in HeidelbePg, ne espose i pf'incipii fondamentali. OLLo anni prima, cioè r1cl 1.867, nel congresso intcrna&ionale oltnlrnologico di Parigi, er·a sLa:ta faUa per la prima volLa la proposta di nsar·e il rneLI"o in luogo del pollice, adope!'ato fin allor•a per misurare g-li occhiali; e per l'esame di essa pl'oposla er& stata nominata una commissione, per•chè ne rifel'isse a voce c in iscr·itlo. Spettava all'aulodtà di Donders il far sì che lo scorso anno si raggiungesse un risultato LanLo inatteso e sollec.ito. Poichè oggidì per tutte lo misure e in lutti i. paesi vennP- introdotto il sistema metrico, e lù dove non lo è ancor·a, lo sarà; non doveva esso· forse esser·e applicato anche ull'oLLalmologia~ Pl'Ì ma ci servivamo del pollice, e precisamente del pollice di Parigi, come unità di misut•a per stabilire la i'or;.:u di una lente, ~ia convessa, o concava, o cilindrica. La fo1·za di una lente si giudicava secondo la sua distanza focale, classificata per mezzo di una frazione, il cui denominatore indicava la sua distanza focale in pollici, c il uumeratore l'unità ùi misura; p :]t' cui la forza di una lenLe, cioè i l suo potere rif'l'angente, era proporzionale alla sua distanza focale; vale a dif'e che quanto più debole era lo lente, lanto più gr·ande era la distanza; quanto quella più forte> tanto questa più breve, pl'ecis amente come nelle frazioni, nelle quali appunto il valore lo~ia,
(l) Su tale argomento fu già pubblicato in questo giornale (anno 181~, B98) un 1)regevolissimo lavoro del ten. colonn. m edico cav. l~J\ROPI!'JO
ll3 ~·
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RlVISTA
della frazione è tanto minore, quanto maggiore ne è il donominatore; e tanto maggiore, quanto minore ne è il denominatore. (Si veda il mio lavoro- Aforismi ottalmologici per T:istru:zione sulla attitudine fisica degli uomini al seroi:ziomililaf•e, 24 j'ebbraio 1875, nel Correspondenz Hlatt, pag. 367 e 368). La scelta delle diverse Lenti ·d'una cassetta d'occhiali era quindi arbiLl'aria, Je diffe1•anze nella fot•zn di duo lenti successive non erano coslanli, gl'intervalli di rift•azione, come noi chiamiamo queste differenze, non erano dello st()sso valore, e nemmeno mulLiplc d'un a stessa grandezza. lnollee si deve osset•vare che nel vecclùo sistema dei poJUci, si dnvova sempre contare pel' frazioni. T utto ciò scornpat•e con l'introduzione del sistoma metrico. T suoi principii fondamenl.ali sono i seguenti: lult.o le lenti hanno per unità <.li misura una lento di 1 metro di ùislanzo. focalo (sia positiva., o negativa) chiamulu lenlc metrica, ovvero diOlli'Ja mell'ica, o anche diottria semplice, ossia unfl lente, lfl quale abbia late potere l'ifr·angoute, che i raggi pa1·alleli vengano l'iuniti ne'l f'oco dopo la 1·il'razione alla dislanza di un mell•o. (Pe1' fabbl'ical'tllo lenti viene jmpiegato esclusivamente il velt·o, il cui indice di cift•azlone s ia ùi 11525 lì no a 1,528, secondo l'opiuiono ùel direLLor·e tecnico di una dello maggiori ftlbbriche d·isli'UmenLi ollici, il sig. Ousch di Ruthenow pr·esso Bt>rlino). Ogni altra lente è un mulliplo di rtuesta lenle metrica, o ne differisce nelJa par te frazi OIIt\ria di 0,25; 0..00; 0, 75 in più, O in meno. Pet· Penderei chial·a la co~a, dobbiamo metterei <.linanzi una tale leolo molrica, la quale avrà un cel'Lo spessor·e; rappresenliamoci poi una ROConda le n te moLr-ica, o.ddossotu a lla p l'i ma; questa nuova lenlo con!.er•rà, per cosi dit·e, due lenti mPtt·icha • o due diollric;e avr;) uno spe"sore doppio della prima, e •1uindi a nche doppio potet'é t•inrnmgcnte: ùun(J.Ue i raggi ptwalleli si r·iunirunno nel fuco, dopo l'il'ralli, invece chu ad 1 meLt'O (= 1,0 Ì\1.) di ilistanzu, solo a '1. metro(= 0,5 M.), c si formerà così una lento di 2 meh•i, o lente di due diottrie. Allo stesso modo noi possiamo immaginat•ci lenti di 3, 4, 5, 6, 7, 8, !.l, 10, 1'1, 12, 1a, 14, 15, 16, l7, 18, 19, 20 diollrie riunito insieme; e mentre che la lente di un metro riunisce i rag~i paralloli a 1. melro di distanza, e quella <.li 2 metri, li t•iunisce a '/, mett·o; la lente di 3, che è formata di 3 diottrie, li riunil'à a'/, di rnelt'Oi
DI GIORNAU ITALIANI ED ESTERI
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quindi a 0,333 metri, ovvero 3,333 decimetri, o 33,33 centimelri, o 333~3-millirn,etri (secondo che si voglia computare questa distanza piuttosto che inmetri, in millimetri o in centimetri, ecc.) la lente metrica di 4, ovvero una lente di l- dioLLrie, a '/,dimetro, e così via discorrendo. Il numero delle diottrie d i cui consta una lente, è nel tempo sLesso il numero nel quale dobbiamo dividere il metro per conoscere la distanza focale della lente data. Noi possiamo cosi rappresenta rei delle lenti, di cui ciascuna difi'ei'isce dalla ·precedente non solo per ·1 diottl•ia, ma anche per nuro.eri .intermedi, i quali alla loro Yoll.a diffe riscono dai loro prececlen~i per 0,25, o per 0,50, o per 0,75. ln tal modo si formano già 3 lenti, le quali sono minori della lente metrica di 0/~5. o 0,50, o 0,75 di 1 diottria, quindi barino uno spessore più piccoJo e un poLere t'ifrangente minore, e non riuniscono i raggi paralleli ad 1 metro eli dis tanza, hensl pel' esempio, a 1,333 metro per una dioUll·ia di O, 75; e a 2,000 metri per una dioLtria eli 6,50; e Lt ·1·,900 peL' una dioLtt•ia di 0,25; e ~i form~, come vedremo in una specìale tabella, una successione di lenti, le quali essendo 0,25) o 0,50, o 0,75 d'una diottria, sono più touti di quelle che contengono 1, 2, ~~ 4, 5, ecc. diottrie. Si rilèva da ciò come siuno cstt•emamente semplici le proporzioni, avendo delle lenti, le quali stanno sempre in costanL~ rapportq fNl di loro, e nella loro forza differiscono sempre per 0,25, 0,50, O, 75 d'unn dioUria, ovvet·o per 1,00, o un multiplo eli 1,0. Di piì1 questo <liolll'ie, come già si disse, non indicano la distanza focale, bensl il poter•e r.ift•angents d'una lente; ci indicano cioè soltanto quanto una lente è _più. t'ort~:~ o più debole della unitaria lente metrica d't1n metro, o se possiamo così esprimer·ci per render la cosa più chiara, di ~&.nto tma lente è più grossa, o più sottile (per lenLi convesse soltanto) della.unitat•ia lente metrica di l metro. La distanza focale si ottiene irnmedialamenLe, come abbiamo veduto di s opra. Nell'indicazione del potere rirt•agont.e d'una le nle per mezzo di diottt>ie, non vi sono più. le reazioni, si hanno im•ece solo nu~eri iutieri, o decimali, o nurnel'i 1ntieri e dec)mali del ~istema ptù semplice; quindi tulli i calcoli riescono mollo più facili. È oQ:iar-o .inoltt·e, che mentre noi por indicare la distanza f?cale d'una lente per mPzzo d'una ft·azione, col metodo anti~, dovevamo anche esprimere con una frazione quel tale dtfeLLo di rifrazione dell'occhio (poiché qualuntjue stato di rifrazione dell'occhio può essere misurato con una lente); oggi ogni difetto di rif1·azione dell'occhio viene misurato con diottrie,
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6·10 RIVISTA e indicato da esse; non si ha quindi)iù bisogno dì parlare o di scrivere, per esempio di una miopia di '/ ,.,d' una iper·meLropia di '/.,, ecc.; bensì diremo: miopia di ::1,5, ipermetropia di 1,75, in cui, 3,5 significa, che quest'occhio ha il suo foco ad una distanza di 3,5, ossia 3 '/, volte minot'e di 1 meLro, quindi a 0,28ù ml'!tri, ossia 28,H cenLi metri di distanza; donde il bisogno di una lente eoncava di. 3,5 dioltrie per corr eggere questa mio pia; cioè per dare ui raggi paralleli una tale ril'r·azione che cadano divergenti nell'occhio così come se provenissero da un foco, a una distanza da dello occhio, 3,5 volte minore di 1 meko, ossia da 0,286 meti'i di distanza. Nell'iperrnelropia di 1,75 dobbiamo corr-eggere il difetto di rili'azione dell'occhio con una lente d i 1,i5 diottrie: quest'occhio adope•·a una lale lente per riunit'G i raggi pai~alleli senza g rande dispendio di accomodazione sulla sua macchia lutea (Si conf'ronLi l. c. p. :368). Fino ad ora il grado di miopia veniva espresso per mezzo della distanza a lla r1uale si leggono certi dati cat·alteri, come per esempio, Snellen ·1 '!. (= 0,5 M.). Questa dislanza però veniva computala in pollici, ed indicava, pure in pollici, il gt•ado di miopia (pet' esempio, se invece di legget•e 'l '/, di Snellen a 18 pollici, si leggeva a 10, la miopi~ era di '/ ,.)Questa dist.anza invece sarà ora mi$urata con la misura metrica, e con le frazioni d i un metro, o espressa in centimetri. So per esempio si legge Snellen 1'/., invece che a 0,5 M . .= '/,metro = 50 cenlimoti; solo a 0,2 1oelri = '/, M. = 20 cent., cio.'> a una frazione d'un metro, e precisamente a '1. di metro, un tale occhio corrisponde appunto ad una lente convessa, la quale ha una distanza focale di 0,2 M., = '/, M. = 20 cenl. Poiché però sappiamo, che uua lente, la quale ha il suo foco ad 1 met1'0 di distanza, viene indicata con ·J diottria, si dovrà, nel caso suddetto, comporre una lente, la quale abbia il s uo foco a '/, di me Lro, e rifranga la luce 5 volte più forte, cio2 consti d i 5 diottrie. Un occhio dunque, il quale ha il suo foco • . a '1. di meko d.i distanza è misurato da una lento di 5 diottrie, e il suo difetto di rifrazione deve essere corretto da una lcnle concava - 5. Noi scriviamo ùunque semplicemente miopi a 5. Il. denominatore della frazione d'un metro espri'me sempre il numero delle diottrie, con cui un diletto di rifrazione è da confrontare, e indica al tempo stesso la lente, con cui deve essere corretto jl difetto. Nell'ipermetropia p rocediamo come per la miopia; 'luella lente convessa, con la quale dopo aver csperimenla.lo tutte
'
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61 f
le lenti dellà'rispettiva serie, si potè' vedere eosì bene, come se· l'occhio non fosse affetto da amett•opia, esprime il grado dell'ipermetropia. Però mentl'e nelle lenti a pollice si doveva cominciare p. e. da+'/,., e scendere rorse fino + '/,., ora si comincia con+ 0,25, si tenta poi +0,5, +O, 75, + 1, + 1,25, + 1,5, + 1,75, + Y., + 2,25, + 2,5, + 2,75) + 3, e si giunge fino a .315, che corrisponde circa a + '/,. pet• una lente a pollici. Se abbiamo da addizionare o da sottrarre, non sono più frazioni che_vengono computtlte in un dalo caso; per esempio non 'fu -'fao = '/,., ben si semplicemente 2,5- 1,25 = 1,25; cioè, da una Jenle, la quale hu la forza di 2,5 diottrie, si deve sottt·arre una lento della forza dì 1,25 diottrie, dunque da una lente, la t(Uale ha uua distanza focale di 0,400 metri si deve sottrarnc un'allPa di 0,800 metri di distanza focale; ne risulta q~tindi una lente di 1,25 diotll'io con una distanza focale di 0,800 metri. Nel vecchio sistema una lenle di 2,5 diotlrie con 0,1-00 metri di distanza focale, è eguale ad una lente di '15 pollici(= 'fn) di distanza focale, e una lcnle di ·1 ,25 diottrie c~ 0,800 metri di di~tan za focale, è eguale ad una lente di 30 poll_ici ( = · '/~.)d i distanza foc<:1le; cosicchè '/ .,- "!~. secondo la vecchia maniera di scrivere dava una lente di '/,.,e secondo la nuo,·a, la stessa ne dà una di 1,25 dioLLrie. Quanto sieno semplici tutti i calcoli con l'introduzione della misura metrica lo dice chiaramente ciò c.he esponemmo. Un'importante domanda, la quale rimane ancora senza risposLa, è quella, su cioè le vecchie lenti a pollici, che fo1·mano tutte le cassette di occhiali, possano servire anche col nuovo sistema metrico, e se le nuove lenti possano ragguagliarsi alle anLiche. Questa domantln importante, e nel tempo stesso di difficile -soluzione, anehc senza tener conto di altre difficoltà, è la causa principale, per cui si aspettò tanto ad introdurre il sistema metrico, e, pur troppo, lo sarà pure, perchè esso non venga aùottato subito e generalmente, bensì a graùi. Poichè sebben e alcune lenti a pollici cot·rispondano allo stesso valore di quelle del sistema metrico, c'è tuttavia nella maggiore parte una differenza in più o in meno. Gli ollici debbono provvedersi eli nuove lenti o ridurre le vecchie nel nuovo sistema;· ciò che si potrà rare soltan to fra parecchi anni. Prima che i f&hbricanli di strumenti ottici abbiano introdoUo tutto ciò che corrisponde al sistema metrico, sarà molto utile ~e gli studiosi ne facciano 1:1n esame particolare, perché a ltlllmontJ potrebb(} accadere facilmente di ricevere poi delle'
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Ili :VISTA
lenti 90n preci$e .e da doversi più .tardi r.ifìuLane. Jn !Re.idelt..~rg abbiamo noi . stessi veduta una nuova cassetta da occhiali di questo genere che proveni-va dall'ottico Roulot.cl.i Parigi e che, saEvo e~rore, venne cla lui rimontata per il prezzo di 120 lire. Donders e Snellen hanno sottoposto quesla cassetta ad un attento esame; e Snellen fece una nuova edizione (la 5') dei suoi caraLteri sperimentali coi computi metrici, in italiano, latino, inglese, francese, tedesco e olandese, ordinata precisamente come le edizioni precedenti; solamente la g.t•andezza dei caratteri venne da lui adoLt~\Ca alle misure metriche in cui si debbono leggere, e perciò non sono purtroppo sempre conservaLe le grandezze relative, cosicché le lenti c le tavole di cai·aUeri, e i saggi di scrittura, come sono introdotti pè.l sistema metrico nell' ultima ed.izione debbono essere to.tulmcnte rinnovati. N"
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delle taoole pt·ecedenti del sistema <t pollici, che, per un occhio emetropo, dooeoa essere lello a 200 piedi, 'è ora D (Distanza)= 60} cioé deve essere letto a una distanza di '60 metr·i=200 piedi, solto un angolo oi$uale di 5 m inutt. Che prima si dovev-ano leggere
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Dl GJORNA-LF JTALIANI ED ESTERI
613
Dunque, mentre che fin'ora si scriveva •••;cc (il numera~ tore indica la distanza alla ({llalo si deve in tale circostanza distinguere il denominatore, il quale a sua volta indica una determinata serie dei car-atteri della. tavola. di Snellen, che un occhio emetropo deve potc11' leggere a una dala distanza in piedi), 100/C, 70/LXX, ' 0/L, ../xr., 20/s.xx, ••txx, ora sì scriverà · •o1 . Jnvece, ,, 0 , u/. . . " 1',., "f ... "f.., •t•• •t•· S e pot· l' acu tezza Visiva è minore di 1, come per esempio ••tec, ora si scri<ve '/, 0 , invece di ••txL si scr-ive ora"/.., invece di '"/xx. ~l,; ecc., ecc. Onde fare la nuova divisione delle lenti in diottrie, con un prospetto semplice e chiar·o, Snellen aggiunse alla nuova- edizione dei suoi. Testo-Tipi o Oltotipi, 1wa tabella (in francese)· nella quale, nella 1• colonna sono registrati parecchi numeei di lenti, secondo le diottrie metriche; nella 2a le distanze focali delle singoli lenti, in metri; nella 3• finalmente le stesse dist~nze focali sono t·o.gguaglia te a po~ici parigini, pr~rchè ilnora noi sappiamo giudicare più facilmente le dis tanze locali espresse in pollici par·igini. Noi ci atteniamo esattamente a questa tavola per ciò cl1e riguarda la forma prospettica. A fianco ad essa ne abbiamo po-slH un'a!Lra, onde poter ragguaglial'e immediatamente fra lor·o i numeri delle lenti di una cassetta in misure di pollici parigini, le loro rispettivedistanze focali, secondo il sistema metrico, c le differenze delle distanze focali fra le nuove lenti metriche e le lenti a pollici più prossime, cioè fra i numeri della 2• colonna di Snellen e queLli della 2• tavola da noi aggiunta. Dunque nellu 1' colonna della nostra tavola si trovano· i numeri di una cassetta secondo le misure a pollici posti sulla stessa linea coi numeri della 3• colonna di Snellcn, nella 2• vi sono le distanze focali di lenti a pollici di una cassetta, ragguagliate con la 2• colonna della tavola di Snellen in misure metriche, nella 3•, come già si disse, le differenze delle dis tanze focali tra le nuove lenti meLriche e le più prossime vecchie lenti a· pollici.
•
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• t metro = 36,49 pollici parigini. l pollice = 0,0271 me1ri.
Numerazioni delle lenti secondo il sistema di diottrie metriche.
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Distanze
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0,352
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.. 616
JUVISTA
Noi abbiamo aggiunto nella tabella qui riportata la differenza delle distanze focali, in metri, centimetri e millimetrj, poichè molti preferiscono di rappresentare le distanze in frazione di metro, altri in centimetri, aUri ancora in :(Dillimetri. Questo non vale solo per le differenze dell·e distanze focali, ma anche in generale per le stesse distanze, come ci vengono presen"tate dalle nuove lenii metriche a dioLLrie. È nostra opinione èhe ci potremo facilmente abituare ad . imparare le rispettive distanze focali che arrivano al mett•o o lo superano; sarà forse più difficile pet· le distanze minori di 1 metro, volendo esprimerle in ft•azioni di met1·o; non così però se esprimeremo in centimetri quelle comprese l'ra 1 m~tro e 1 centim!3tro, in millimetr·i quelle comprese fra 1 centimetro e O millimeh?i, in vece di usare le frazioni riferite all'unità di ordine ,immediatamente superiore. La questione già fatta eli sopra, se vi sia o no un rappor-to fra le lenti a pollici e quelle metriche è, per così dire, prontamente risoluta con la tabella riportata di sopra. Esaminandola attentamente, si potrà verificare che le differenze fra le distanze focali delle lenti metriche e quelle delle più prossima lenti a pollici, sono di piccolissima ·entità. Acl eccezione di 7 lenti(+ '!u. ±'h*'± '/JB, ± 1/u, ±'ho.±'/u, ± 1/,.), le cui diffedille.renze con le lenti metriche giungono fino a15- 47 m.ll- . limetri, varia la differenza delle altre 23 tt•a O- 12 millimetri, e nelle lenti più fo1·ti da '/, j;. 1lno a'j., la differenza è solamente di O- 5millimetri. Queste differenze non possono porta1·e grandi errori nella otlalmologia pratica, ri1Jetle:ndoinolLre ehe le lenti in generale arrivano ben di rado alla precisione matematica. Le seguenti 9lenti ·c oncave o convesse± '!s. = 1,2s, ± •/u= ±l,5 ±'h.=± 1,75, ± '/.12 =±3, ± 1/ 10 = ± 3,5, ± ' l• ·= ± 4,5, ±'h=± 6, ± •;. = ±9, ± 'l• =± 12 dil'leriscono con le loro rispettive diottrie di pochisRimo, cioè tra O e 2H millimeh•i; di esse a m~ i la sola lente± •; •• raggiunge la differenza di'·29 millimetri, tutte le altre stanno fra O- 16 millimetri. Dobbiamo ancora aggiungere che le distanze focali in metri di Snellen sono cifre tonde, e che se si arrotondassero anche le cìf're delle distanze focali delle lenti a pollici nella stessa misura, le differenze tra le lenti a pollici e quelle metriche diverrebbero ancora minori. · lo non esito a dichiarare che non dobbiamo farci un grande scrupolo, sé (almeno i medici privati) fino alla definitiva in troduzione delle misure metriche, cjoè finchè gli ottici non '
617
DI GHJRNALI ITALI ANI ED ESTERI
ci daranno lenti metriche precise, useremo le ~ostre lenti a pollici, come lenti-metriche; la qual cosa ci eserciterà gradatamente alla introduzione avvenire delle lenti metriche, e a impararne l'uso. In tal modo la scienza ottalmologica fece un gran passo, e le fatiche di coloro che concor sero a questo progresso e spesero tempo e lavoro, come Javal, 'Varlomont, Zehender, Nagel Monoyer F ., Buro·w Senior, Giraud-Teuloh e A. saranno coronate da un favorevole s uccesso. •
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Gtornaze di meàictna militare.
40
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VAR IETÀ
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llelazioue della t;o~nmissione Regia Inglese &ulla wi"lsezione. Dopo lo scalpore menato dalla società fiorentina prolcllricc dellebesLie, a cui tennero bordone parecchi periodiCI inglesi.. per gli sperimenti che il pro!'. Schifffaceva sui lwuti nel suo laboratorio fisiologico, c dopo la tlt>lerminaziono in cui questi è venuto, pOI' sottrat·s i alle noie, n Ile vcssazioui ecl ni c.larnori dci cinofili di via S. Seba$liano, di abbandonare 1' A l<' ne toscana, non riuscirà inoppoPLuno il far conosce1·e ai nostri !cltori il parere che circa siffalli spel'imonli emise In :::UflC(~l'll Hat.a_ Commissione. Cediamo lu parola al ct•oniRLn del Lancet febbraio 1876. Abbiamo giù in1lirato alcuno dei puuti più. salienti ùella Relazione delln Commissione l'Pgia sulla vivisezione cd aecenno.Le le ronciLtsi oni a cui i commissari er·auo 1:;iunLi, come pure le l'accomandm:ioni che essi aYevano fatlt' l\ Sun Maestà, quali hnsi p1·aticlw pet· l'azione Iegi!:;lulivA. Cominciamo dalla composizione della Commissiono Jll('clt>simn. Varie gradazioni di caral!Rrc e d'opinione erano ruppi·t--~cn tule, e mcnke alcuno de'suoi membri possedeva u1'n (!l'UIJCle t•iputazione p· 'I' dotlrina scientifica, a!Lt·i erano disti n li come uomini di mc n te chiara e ben t'\ggi 1tstatn, dotali di e~pc•J•icnza dell'ammaestramento ufficifllc per guic.Jarli ncll'inchiBsla. ll rapporto e unanime c rappresenta i risullali d'un llll'i!O aumentare di lavoro, che fu, noi lo crediamo, oncslanwnlcJ intrapr eso e venne di sicuro compiuto straordinuriamt>nte bene. Siamo sollcciLi di padarne così fin da principio, pe1·cltè speriamo che lo conclm<ioni di esso siano ncceLlaLe conH.>. clellniLive. Esso è senza dubbio dclh.t naLur•a d'unu Lransazione, ma in questo caso non è ciò cho v 'ha ili peggio. 1l giudizio
•
1349
VAlllETÀ
si risente insensibilmente dell'intluenza del Lemperamento o del carattm·e dì individui egualmente onesti ed egualmente bene informati. 11 soggetto et•a d'una difficoltà esh'oma; ~ulla via, noi lo crediamo, mercè le misure proposte dui commissari, il progresso delle cognizioni mediche sarà compatibile con tutte le giusle e:::igenze dcll'umanilil. Proseguiamo pertanLo la nostra annl isi del rapporto. l commi ssori, dopo di aver discorso del caratt.cre, ùolla vat•ietà e dell'nmmontare dello testimonianze assunte, si l'erm nrono sull"altemzione vistosa che si nola nella scienza fisiologica degli ullimì tempi o sulla.probubilità dell'incremento del metodo spel'imentule d'indagine, che in oltm tlirezioni fu cosi recondo d i risullali, puro in quc::;la via. Il dolt. Silarpey lo climostru benissimo quando elice che l'applicazione (le11a fisica ai fenomeni della vite,, pqrticolal'menle nel fare 'ma determinazione c JlllìD tilnliva esulln è una dello grandi carallcr·istiche della moderna fl~io· logia. l cornmissul'i nel Lraccim·a l'origine e lo sviluppo della fot'lissima sensibilità che si manifestò spécialmenle in questo paese a propositl"> della sporinH•ntaziono o.niruale spiegano l~ cause di ciò e moslt'ano che [Wl' un ([UUlcho rignut•do importantissimo •Juella st>nsihilità cbhe la sua odgine eia un falso concetto1 e fu ampiumenLe amtu.mtat~ tlnll'o.~sagernzione e clnll'erl'ore in cui i rappor~i i nlot•no a un tale argomento sono soggetti necessariamente, l}U!Hl(lo non sono esaminati criticamente nè poggiflllo sulla pt·ova di le~limoni oculari. La medicina riposa sulla triplico base clell'osset·vaziotw chimica, e della ric(lrca patologica c flsiologicoì e t~n'intct·cssante relazione storica è falla alla pl'Rlica dclln sperimentazione animale che pure essere stula contemp01·ancu col pr·incipio degli stuùi della t'ici enza m.e1li eu. Es::; o. con Linuò dai lol\1pi di Colso .o di Galèno a traverso u quelli <li Hnt•vcy c di Jl ollel' sino al dì d'oggi. Har,·r ~ le deve •ruasi per inliero lu sua irnmornot•nbile scoper-ta ed Ilaller vericlicmuentr <lcscrill o dal ùuLLor Sharpey come uno ùAi pi(t gt·aH fisiologi eli aulore deUa più grantl'operu sulla tlsiologiR rhc ubbia mai forse viHLo la luce, tralla il soggetto con l'lll'a abililà, nol.ando con acume filoso fico che « Un solo spcl'imenlo confutò lulora lt~ JaboJ•iose speculazioni di molLi an ni ll. Nondimeno Hallet' nvoa cul'e. di premunit'Si contro l'accusa eli ct·udellll riconosCI"'mlo pienamente la responsabilità cbe pesava su di lui e indicando che no~ dovevano inlraprendersi sperimenti dolorosi e che una OZlosa curiosità od una smauia di colebl'ilà non uc gius~ifi-
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.. VARlETÀ
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cavaJ'l.O l'attuazione. Il signor Darwin parlò egli stesso su questo sogge~to con moltissima enfasi. Per quanto eminente sia nella scienza il signor Darwin; esso non ba avuto che poca famigliarità cogli sperimenti sopra animali vivi. Infatti i comt;hissari dichiarano che al presenLe un sentimento generaJe d'umanità in quella materia invade tuite le classi, che· la sensibilità degli studenti è perfettamente intatta a ques~o riguardo, ed il segretario della società reale per la prevenzione d'atti di crudeltà contro i bruti ammette che la tendenza generale degli uomini di scienza in questo paese è buona, mentre esprime l'opinione della società. contro alcuni esperimenti che sembrano oltrepassare i legittimi confini d'ella scienza o non essere giustificabili coll'oggeLto scientifico a cui mirap-o. I commissgri mostrano che la pratica di assoggettare animali alla sperimentazione non potrebbe ess(~re int~~ramente proibita, nè sarebbe ragionevole quando fos:>e possibile di prevenirla mediante una legge. Se ne appellano alla lestih10:pianza di sir Tornmaso Watson ed alle ragioni ch'egli addusse a sostegno delle sue opinioni in uno scritlo pubblicato nel Macsuillan's Magazine, quando -esordì la controversia; come pure alle te~timonianze di sir James Pagel e dalle risoluzioni approvate nel convegno dell'associazione br·ltannica in Edimburgo nel -187'1, ed i commissari atlermano che i ragionamenti di sir James Paget, del signor Simon e di altri, per provaJ'e che la sperimenlazione. animale non poLI'ebbe esser .proibitaj sono tali da non esser così facili a confutarsi. La somma totale dei patimenti risparmia li a noi ed agli animali inferiori è al di là d'ogni proporzione, con quella prodottada tali sperimenti salviamo noi stessi "dice il sig. Simon , da tma gran parte d'inutili sperimenta~ioni sull'uomo> mercè alcuni sperimenti sui bruti"· I commissari discussero quindi il soggetto sotto i tre capi: operazioni, .amministrazioni di droghe velenose o pericolose, e produzione artificiale di malattia. Questa parte della Relazione è fatta con molta maestria e al tempo stesso è esposta ili modo concl udente. Relativamente al primo capo possono essere scelte per illustrazione la scoperta della circolazione del sangue, quella dell'azione dei sistemi latteo e linfaLico, e la scoperta di sir Carlo Bell della fun.zione composta dei nervi spinali, appoggiandosi, come fanno, al principio reale della nostra dottrina fisiologica odierna. Ci vorrebbe un vo-
VA,R!;ETÀ
luminoso tratt~to per ·esporre in un consecutivo ragguaglio i benefizi ch.e la medicina e la chirurgia hanno ricavato da queste 2coyerte. Se gli sperimenti d'Harvy, quelli sul sistema latteo fossero da far·si presentemente, gli animali sarenbero .resi insénsi).iili a1 dolore, ed anche nel caso degli s-perimenti del sr.gnor Carlo Beli ciò sarebbe fatto }}at'zialmenhe. Però .se la. presente loro inchiesta (notano molto opportunamente i >Òommissari) fosse stata istituita qualche tempo pr-ima, sarebbero stati costretti, riguardo a questa classe di sperimenti, a tn~tte;re..in bilanc.i a l'in.!'Jizione d'un gran dolorè e la per· dita dì e~gnizi_oni importantissime sul genere umanoj o anche solament e .a cercare quali sperlenze implicassero tali patii'ìnenti. La scoperta degli anestetici gli ha liberati pertanto dA qt,testa necessità ed il Jovo còrnpito presente consiste in :propoJ.'re· misure che conducano effettivamente a prevenire l'abuso eli sìJerimentazione. €~rea l'am,ministrazione di veleni ai bruLi, essi eitano sir Qi(l;G;omo . Paget come un uomo che nutrisce la speranza di · s~u0pnire un aniidoto del veleno dei serpenti, a prova dell'assolut.a necessità d'istituire siflatti sperimenti. Onde mostrare i -vantaggi che possono derivare all'uomo dall'amministrazione tìi f'armà.c i ai bruti, noi segneremo la utilità recentemente pi~<;mbsciuta ·ctel nitrito d'amilene nell'angina dì petto, in seguito agli effetti osMrvati sui bruli, per tacere della scoperta -de~1i anestetici stessi. Pare sia stato generalmente consentilo che; gli sperimenti sui bruLi collegati alla tossicologia ed alla gjurispr.udenza medico-legale sono giustificabili: questa parte del ral?porto pertanto non ci deve tl'attencre. Moltissimi sa})ranno ricordare parecchi notevolissimi esempi degli aiuti impot•tanu che questo metodo d'investigazione reca all'amministr.azione. d~lla giustizia. Fu accennato ehe la produzione di morbi negli animali fu già, e lo sarà sempre di ph\ sorgente di cognizioni profilattic.h;e del pari che terapeuLiche dj rette in massimo grado tanto a prevenire. che ad alleviare e gutl.rire le malattie cle!J.'umana f~~igli,a, di cui non vi pokebb' esser.e n è più semplice n è pm -solenr,te j3sero.pio di quello della vaccinazione per :ereser:<tare dal vaiuolo. E presentemente ?perimenti sistematici si stanno facenclo nel reparto del signor Simon nell'intento eli stabilil'e fatt[, mercè la luce dei quali si possano prendere mìsure efficaci per la profilassi o la cura delle malattie. Studi · -di si~il genet'e sono fatti talvolta più imruediata,mente neJ-
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6'22 VARlETÀ l'interesse dell'nomo, come per esempio nel caso del cholera asiatico, e qualche volla in quello degli animali domestici, come nel caso di epizoozia delle pecore, o di peste bovina, ma forse più sovente nell'inLeresse cl'enLrambi . Un considerevole numero di medici che direttamente si occupano dell'istruzione meramenle fisiologica sono stati esami:nati dinan?:i la Commissione, pet• esempio, il dott. BurdonSanderson, il dott. Ferrier, il pl'Of. Rolleston, il doLt. Michele Foster, il dott. Buthcwford .i quali tulti, nonostante alcune differenze d'opinione, o l'iconobbet·o con vari gl'adi di forza la convenienza dell'ingcr-imel)to legislativo, o pel' lo meno non vi si opposero. Fosse stato minor·cil peso dell'autorità, i ·commissari dichiarano, ciononostante, sar·ebbero considerati: essi medesimi in dovere di raccornFJnd&l'lo per la rngione della cosa. Senza dubbio sir·isconlr6 dell'inumanilà, e lo s t·~sso può essere ancora presso peesone altamente locale come fisio logi: e il dott. Carpenlir allude allo spe Ltacolo di durezza verso l'animale sollrente, di cui ·ru testimonio prima dell' inteoduzione degli anestetici, che sì fo rtemente li ripugnò. Al di là dei casi d'inumani là i commissal'i sono contenti cl1o vi siano altri in cui la t rascuranza e l'indifferent::a pt·evalgono acl un punto sufficiente per invocare l'inge1'imento legislativo. Non sarebbe manifestamente nè bello nè generoso ·il dichiat·ru.·e a queslo riguard9 le altre ragioni piil biasimevoli di noi medesimi; ma siamo for<::ati a credere d te s ul continente furono spesso udoltate e seguite pratiche occasionalmente che non sarebbero state Lollerate in questo paese. E fu sventura, per dire il meno possibile, che la pubblicazione d'un l\lanuale collegalo coll'opera d'un laboratorio fisiologico fosse calcolata, affatto inavvertcnt~m1e nte senza dubbio, per dare origine a falsi concetti e ad eeroHee impressioni. Abbiamo già citale le r•accomandazion i dei commissari e ci uniamo a loro per ct·edere che rncclianle la misura da c·ssi proposta il progresso delle cognizioni mediche sarà compatibile colle giuste esigenze èlell'umani tà. Sappiamo quanto sia difficile il formular leggi sopra un tale sogget to che .POssano praticamente operar bene, ma di questo siam cerli, cioè che la commissione reale ha molto abilmente e coscienziosamente lavoralo al su ofine.
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V..\.RIBTÀ
l.llnftueoza dell'età sulla forma della colonna vertebrale, di A. GEITOWSKY (St. Petersburger medizinische WochenschrifL, mar.zo 18.76). G. con istrumenti espressamente fabbricati, ha misurato in moltissimi uomini, dai l7 ai 59 anni, la lunghezza della co-
lonna vertebr'ale, dal vertice fino al coccige, studiandone le diverse inclinazioni, e la distanza che passa dalla fossa giugulare çlello sterno alla sinfisi del pube. Il paragone di queste distanze, sia fra loro stesse, che in relazione alla lunghezza del corpo nelle diverse ctù , condusse ai seguenti risultati, che ci sembrano molLo interessanti. All'età dai '1 7 ai i9 anni, la disf.anza dal vert.ice al coccige (=a) sta alla lunghez7.a del corpo (=l) come 46,3 sta o. :tOO; cioè si ha la proporzione: a : ·J : : 4(i,3 : 100. . Dai 20 ai 29 anni cresce in media In lunghezza del corpo di 10 centimetri (?) dei quuli, 5,9 si riferiscono al busto.; il resto alle estremità; e allora si ha la. proporzione: a : ·1 : : 46,6 : 100 Dai .30 ai 39 anni l'uomo cresce fino a ·1,2 ce n t. ; questo aumento però si osserva esclusivamente nel busto , la cui lunghezza diventa allora il4·7,7 p. o;o dellu lungbezza del corpo. Dai 40 ai 50 anni sccmtt la lunghena del corpo finanche di 0,9 cent., dci quali i"'" vanno in raccorciamento delle estremità inferiori, mentre il resto si riferisce ad una maggiore incur:vatura della colonna vertebrale, senzn però che d imi·· rtuisca il volume delle cartilugini inter·vorLebrali. In tale stadio si ha la proporzione: a : 1 : : 48,-f. : 100 A questa incurvatm•a ùella colonna vertebrale, per cui gli est~emi si accostano l'un l'altro, si uggiunge una distensione e un graduat() assettamcnlo della regjone lombare, onde la fisiologica concavità di questa regione scompare, scema l'inclinazione del bacino, e contemporaneamente si fa più breve la distanza Lra la sinfisi e la fossa giugulare dello sterno. In seguìto a tale rotazione del JJacino intorno acl un asse trasversale, si sposta il centl'o eli geavita del corpo dietro la linea di unione dell·e caviLà cotiloidec, e per mantenersi nella posizione di equilibrio il bus lo deve stare incurvato. Questo port.amento curvo del busto, pregiudica in altissimo g~ado la circolazione e la respirazione, ed accelera la formaZiOne del marasma se~ile . G. osservò questo graduaLo as-
•. .
624 V:ARJETA. settamento della colonna vertebrale specialmente ne;gli uom'ini che debbono lavorare lungamente in posizione inclinata in avanti o seduti; mentre non si riscontra nei soldati, anche quando sono molto avanzati in età, perchè essi' prestano sempr.e il loro servizio in posizione eretta. Egli trova .in ~eguito la ragione per cui scompare la fisiologica concavità lombare in un'inerzia dei muscoli estensori del dors·o e del muscolo psoas, pr:odotta dalla maggiore incurvatura del tronco. Secondo G. la ginnastica, il portare un busto od altri mezzi che valgono a mantenere la persona in una pqsizione diritta, sçrno molto vantaggiosi contro questa tendenza del tronco ad incurvarsi e ritardano la formazione del marasmo senile.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Patolagia e te••apia medi(!_tl speciale, redatta dal dott. ZIE11'1SSEN. Tifo addominale di Liebermeisler.
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Del tifo addominale discorre il Liembermeister, premettendo una introduzione sui morbi infettivi in generale, il oui principal soggetto si ag~ira sulla questione del contagio; e più particolarmente discute la ipotes i, di cui dice trovarsi le tr&ccie nell'antichitù del contagio vlyenlc, affermando che se questa teoria mancò diesset'e presa in considerazione e venne tosto dimenticala, la precipua ragione dove riporsi nelle in· numerevoli inesallelze e stravaganze con cui i suoi difensori la circondarono. Ora, seguita dicendo, dopochè egli stesso la preconizzò nel 186f>, questa teoria ha guadagnato terreno e prende sempre più nna solida base, (juan tunque vi sieno oppositori e fautori poco assenno.ti che minacciano fa!'la cadel'e in. discredito. Dichiara che quello che è singolare attributo dei virus delle malattie infettiva, di riprodursi e molLiplicarsi indefinitivamente non può accordarsi se non con un processo chimico quale è la fermenlilr.ione o la putrefazione o con lo sviluppo di un contagio vivente. Ma anche la fermentazione si è riconosciuta essere eJTetto della presenza e moltiplicazione cii organismi inferiori; per cui conclude che in uHima analisi la indcOniLa moltiplicazione dei virus morbos~ mm ha altra spicga~ione possibile che quella del contagw vivente. E qui porta l'esempio di molte malattie degli ~nimali e delle piante s tate indubbiamente riconosciute come parasitarie che paragona aJle malattie d'infezione. Aggiunge che altra propt'ietà delle malattie infettive è la loro specificità comparabile · n quella dei vegetali e degli animali, da cui trae la conseguenza che questi morbi non nascono mai
626
•
RIVISTA
spontaneamente, e quindi la necessità del trasporto, della trasmissione. In ordine alla cUvisionc o classazione dei morbi jnfeWvi, al principio sintomatologico ed ana~ornico preferisce l'etiologico che presagisce mano a mano elle le nostre cognizioni , avanzerauno, dovere addivenire il fondamento della classazione d i tutte le malattie. La' prima distinzione che fa dello molaLtie infettive t-l· in acute e croniche, quindi in miasmatiche e contagiose, intendendo per con Lagio un age n Le morboso specifico il CTnale nasce in un organismo affetto du malattia specifica, pOI' miasma un agente morboso specifico il ,quale si sviluppa all'esterno ecl ibdipcnùente du un organismo prima malato. Malattie purarnentG contagiose chiama il morbillo, IR scar-lattina, il vaiolo, la vaccina, il W'o esan tematico, la morva, la pustulu maligna, la rabbia canina, l'ulcera virulenta, la blenorragia, lu sifilide, la piemia, la lt'bbr·e puerporale; puramente miasma!ica la infezione da malaria; miasmatico con· tagioso il colera, il tiro addominale, la disscnLeria o !Wobabilmente o.nclle la febbre gialla e la peste. Distingue in oHre j mor·bi infettivi inlocaU e g(merali o coslituzionali, c011lando fra i locali ollre la blcuorragia vir'ulcnta, l'uk ern molle e la tosse convulsiva, anche la dissenteria cd è inclinato a èollo- _ carvi con \Viemeyer ptu·c il colera e la meningitc-cerebrospinale epidemica. La febbre gialla crede possa rifeJ·ir'si ad una epati t(~ pacenclti mtosa sviluppalasi in seguito di infezione spccifìC<:\. AlLre all'ezioni, dice, non possono farsi rientrare in nessuno di questi due g1:uppi, come è la diflerite, in cui la prima allérazione è locale, ma poi il virus penetea nel sangue e si diffonde per tutto il col'po. Scenllendo quindi a discorrere del tifo addominale, rammenta come per lungo tempo andasse confuso col tifo csuntematico e col ricorrente, e fosse pl'incipalmente, dopo la guerra di Crimea cl1e venne universalmente riconosciuta come malattia dislinla e separata; accenno che lepr ime esatte descrizioni eli questa malattia coi relativi reperti anatomici si debbono agli italiani Borghi, Lancisi, Morgagni, e ritiene che nei primi secoli fosse questa malatti a mollo meno frQ(juente che ai giol'n i nostri . Afferma poi non essere il tiio addominale direllamenle comunicabile da persona a persona, ma neppure nascei'O mai spontaneamente, ma essere necessaeio un germe morhoso
DlDLIOGnAF l C.<\.
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comunicato da · un ammalato dì ~ifo acl'clorninale; Erronea elichiara l'opinione di coloro che credono nascere il vit'us del tifo addominale dalla puteefazione delle sostanze organiche, avvertendo che non pure il tifo aùdominnlo, ma altre malattie specifiche vediamo sorgere dalia clecompo'si:done delle s ostanze organiche, e che quindi deve anunetter si che la pull'ef'azione dalla quale si genera il tifo addominale sia di una maniera tutto particolare e specifica. P oscia viene a discutere le due ipotesi che si contendono oggigiorno il pl'imato sul m.odo di origine del tifo addominale, 'quella cioè, secondo la quale sar.ebbero le sostanze animali in puteefazione, specialmente le materie f'ecali che genererebber-o la fehbt'O tifoidea, e l'altr·o. che sostiene come nece-ssario il germe del virus · lifoso, il quale troverebbe nelle materie in pulrefazionc alimento a crescere e a moltiplicarsi. L'autoee si dichiara pCl' questa seconda teoria che l.t•ova meglio cor·risponden tc ai fatt.i. Alferma che lìnchè si <~ sper·imclltè"'lto co11 sostanze in putrefazione o si sono osservati gli effetti prodotti di put.refa:>:ione accidentahnenlo penetrate nel l'oeganismo non si ò visto mai nascere il vet' o tifo addominale e che per questo non basti la dec()mposi7.ione delle sostànze organiclw e nemmeno la putrefazione delle sostanze escrementjzie lo dimostra la osservazione giornaliel't~ , impercioc-chè ,.i sono moltissime abitazioni nelle q uali penetrano liberamente e si diffondono gli effluvi delle latrino senza che coloro che vi abilano e vi dormono sieno còlti dalla febbre tifoidea. Dunque, dice, perd1è nasca il tifo, oltre le cir·costanze favorevoli allo sviluppo.dcl 'Vilrus tifòso occorre un'allrtl condizione, e quest.a condizione necessaria è la pr esenza del rirus stesso, e quindi stabilisce come regola che_in un luogo prima libero dal tifo addominale questo non può nascere, se non v i è in•po rtato.
Due sono le vie por le rruali si trasmette la infezione, l'aria che si respira c l'acqua che si beve. Di epidemie generaLesi per l'tina e per l'altra maniera porta numerosi esempi, fermandosi più ptwticolaemonte a far·c vedere come per mezzo del pozzi e dei condotti di acqua si peopaga il germe tifoso; il che specialmente ha luogo quando le materie escrementizie che contengono il oirt~s tifoso sono a ccumulate poi letamai dei campi, dai cpiali l'tlcqua dc1·iva. Parla poscia delle condizioni coadiuvanti lo sviluppo del tifo addominale; fa menzione di una disposizione Locale, eli una disposizione indi viduale, di ~t na disposizione temporanea
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come sarebbe lei alternarsi delle stagioni, essendo lo sviluppo e la diffusione ùel virus tifoso favoritt\ dall'alta temperatura della estate e ostacolata dal freddo invernale. Spiega quindi perchè a Monaco questa regola sembra patire eccezione, il massimo delle febbri tifoidi accorrendovi molto più tarcli (cit•ca quattro mesi dopo) che a Berlino; essendoché a Mon11.co la disposizione tempOI'anea dipende dalle oscillazioni di livello dell'acqua del sottosuolo, e spiega il fatto ammettendo che i punti dai quali si svolge il virus tifoso stanno a ~1 onaco più. profondamente nel suolo, ai quali punti il calore propagandosi poco a poco, il massimo della temperatura dell'anno vi accade più tardi che alla superfici·e. .Passando alla sintomatologia tiene per base della diagnosi la temperatura, la quale vuolsi distinguere in quatteo periodi, ciascuno dei quali corrisponde allo incirca acl una settimana. Nella prima settimana la febbre cresco a gradi e continuamente; nella seconda è puramenta continua; nella 3• comincia grado a grado rimettere, raggiungendo nell'atto della esacerbazione la medesima altezza. Nella quarta settimana diviene interroitlente e le esacerbazioni si fanno sempee più lievi. Una figura schematicarappresenla questo procedimento della febbre. Dopo la temperatul'a considera il polso, la cui frequenza e le giornaliere oscillazioni decorr ono parallelo alla temperatura. Pe r ò la frequenza del polso, fìnchè il cuore non è indebolit.o suole essere in genere minore che nelle ulli'B malattie febrili, o sono vi casi in cui non sorpassa o solo di poco la normale, onde l'autore ne conclude che quando in UJl adulto infermo di tiFo addominnl@ il polso oltrepassa senza speèiale ragione le 120 battute e così. rimane per qualche tempo è sr>gno generalmente eli ll'isLissima prognosi, come quello che indica un principio di paralisi cardiaca. Questa descrizione delle qualità del polso nei diversi periodi è illustrata e compl etala da apposite curve grafiche. Dopo ciò segnala il troppo avanzato raffreddamento delle estremità con a lto calore interno come pessimo segno indicante grande infievolimento dell'azione cardiaca e l'appr-essarsi del collasso che può derivare da molte cagioni, ma sempre in relazione con · l'estremo infìevolimenlo del muscolo car diaco. fn seguito discorre del disordine funzionale dei centri del sistema nervoso, da cui derivò la denominazione di tifo. Questo dichiara essere in generale effetto dello aumento della temperatura, oltre aUre ragioni· climosLrandolo il fatto che con un
BIBLIOGRAFICA
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eneF.gica sottrazione dì calorico questi fenomeni tifosi non si &ppalesano o almeno possono essere ridotti a piecol grado. Woi). f.lega però che anche la infezione tifosa per se stessa possa P,rbdurre in maniera diretta un certu disordine del sistema nervoso, e questi sono specialmente quei fenomeni che si manifestano ftn dallo stadio dei prodr·orni, quali sono il malessere generale, la stanchezza corporale e mentale, la sregolate?rza aUavoro ed in paele il dolore di testa, lo stordimento, l'insmmio. A'Vverte poi che non sempre quei disordini che fanno la maggiore impressione sul viso sono realmente i più gravi; c0sì tàlvolta il delirio furibondo è meno gi'ave di un cedo grado· di sopore o di coma. Quindi descrive in modo generale un. corso eli febbre tifoidea, distinguendovi quattro settenari · e ls, convalescenza. Le altèrazionì anatomiche del tifo addominale divide in èlue gr-uppk pone ·nel primo quello dello apparato linfatico del canale intestinale e principalmente delle plache del Peyer e dei follill.ol~ solitari non che le alterazioni delle glandole mesenteriche e della milza e di altri tessuti linfatici. Queste che .sonO" lè alterazioni caratteristiche chiama ' alterazioni locali .pritnnive. Al' secondo gruppo àppartengono le alterazioni chenon sono effetto immediato del vù·us tjfoso, ma conseguenza della malaftia generale. Sono queste le degenerazioni paren- ehìmatose dei diversi organj, eh(~ ritrovano più avanzate nel fegato, nei reni, nel muscolo cardiaco-e nei muscoli volontari, , le qu.f!,li sono conseguenza dell'alla temperatura, e perciò non accadono nel tifo soltanto, ma in tuLle le malattie febbrili, in cui l'a temperatura ha avuto una certa altezza e durata. Dopo j)assa a discorrere del tifo addominale che non presenta tutti i ca1•atteri propri, quale è il tifo lieve e il tifoaborti'\'o, e it tifo $-hOl'Livo lieve, quando alla poca gravità dei sintomi si congiunge la lieve durata. Crede vi sieno casi di tifò, e diCè averli incontrati frequentemente negli spedali di BaSilea, ·s~:rfza che vi sia la febbre, ed averne osservati di tali eon tumefazione di milza e roseola, ed avvisa che molti casi di catarro gastrico, e molti che si dicono febbri ·gastriche e febbri muco·s e si debbono riferire al tifo addominale. La prognosi vuole stabilita specialmente sul modo della febbr.e, sua altézza e durata, essenclochè nei malati di tifo clie mttaiono· senza coniplicaziqni, la cagione prossima della InoFte sta nella febbre e suoi effetti che porta alla debolezza C'a.l'diaèa e alla paralisi del cuore; e perciò lo stato della at-
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.tività cardiaca e per conseguenza la osservazione del polso essere ft•a i più importanti segni prognosLici. Viene quind.i alle complicazioni e malattie consecutive che distingue in quelle che sono in stretto, rapporto con le altera· zioni proprie <lel tifo addominal~, ed in qucll~ che non son o che accidentali. Sulla quisLione se le affezioni polmonari che accadono nel corso della tifoidea, vengano t'av01·He dalla cm•a idroterapica, como generalmente si crede, egli si pronunzia JlegaLivarnente, ed afferma al conLPario cb e .co? metodo iclroter·apico le a.ffezioni degli organi respirata risono p ir dios lo m re e cf,ecoT·t·ono più lier;emente che quando il metodo an~ipù·etico [1-0n si usa. l n appresso discorre delle recidivo per le quali sul cleclinaee
del male succedono nuove .infiltrazioni negli apparati linfat.ici dello intestino e dello glandule mesenteriche e contemporaneamente nuovo aumento di febl>l'e; e più particolarmente si forma a considerare la qu.istionc se crueste Pecidive sieno più frequenti con la cura idroterapica, e com·iene essel'o dalle ·statistiche dimostralo che realmente con questo metodo avvengono più r ecidive e segnaLamoutc più mOl'ti per recidivo. Ma questo risultato non vuole attribuirlo a speciale influenza del metodo cw·aLivo, nè CJ'ede doversi coacluclr.ll'G che 1a cura idroterapica favorisca le reciJive; ma che il fallo si spiega" percbè prima della applicazione eli questo metoclo morivano molti più maiaLi al primo aLLacco, specialmente dei pii1 gravi, che sono quelli sui cruali hanno più particolarmente luogo lo recidive. Trallando della cura del tifo addominale comincia dalla pt'Ofilassi ponendo per 1-\ssioma che mezzo s icuro per impedit•e che nasca la epidemia in una località non ancora tocca clcl Lifo è di lenere lontano il contagio, e cosa assolutamente Jle· ccssaria, è Io avere riguardo alle evacuazioni ulvine. Queslé, dice, debbonoosserecomplelamenLe disinfettate e portale )ung-i dalle lall'ine, dai letumai ccc. Pee disinfettare questo matet'ie fa coprit'e il fondo del vaso, prima di adoperar·lo, con solfato di ferro, cd jmmediatamentc dopo la e\·acuazione ra \'ersare sulle dette mal eri<~ per un Lerzo o per la metù del loro volume dell'acido cloridrico . . Quanlo alla cura propriamente detta, discorec prim~\ della cura spccjlìca sulla quale dice non polersi fare per ora al·c un conto,lamaggiorpartedeimezzi van tati come speciiìci avendo appena un interesse storico. Però basandosi sulle statistiche
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634 gli pare poter concludere che con l'uso dell'ioduro di potassio o del calomelano la durata <Iella malattia sia abbreviata e la sua intensità diminuila. E quanto al calomelano dubita che il suo effetto derivi clalJa sua azione pLLr g-a.ti va, e quindi è portato a pensare che un purgativo dato a Lempo valga ad eliminare una porzione del virus ri.on ancora bene Dssato sullo intestino. Base della cura sintomatica chiama lu cnra antipiretico. tenendo per fermo che la maggior parte dci malati muoiono per azione diretta o indil'ctla della febbl'e c più particolarmente per la iniiuenr.a deletèl'ia dell'alla Lempm·aLm•a dei tessuti. - E qui si dilunga a parlare dell'uso dei bagni freddi che vogliono essere della temperatut'a di 20 c• o anche più bassa e della durata di n a iO minuti, dopo il bagnu inYolgendo il malato in un lenzuolo asciutto senza asciugarlo . Avverte che quando la rnalallia. ù gt,.ave, un solo bagno non ralfredda l'interno ùel corpo se non poco e lransilot•iamenle. Nei casi lievi ed a periodo inoltrulo di malattia il raffreddamento dura per molLo ore, nei casi gravi invece dopo due or.e la temperatura si ra vvic.ina al grado di prima ed occorre ripetere il bagno. ~ola quali condizioni controindicanti l'uso dei bagni freddi le emor-ragie intestinali e più ancora la grave dobolezza del cuore r"]Uale è jndicala clal t·affredclamcnlo delle parti pel'ifericbe conLilìLmndo in Lernan:1enLe l'alla temperatura. Fra i mezzi antipit•etici interni vanta in singol~r modo il chinino, ma vuole chosia amministrato alla maniel"u di Wogt, · ad aUe dosi (da nn grammo c mezzo a tl"'e grammi) e che la intera dose sia cons umala nello spazio di una mezza ora o lutto al più di un'ora, senza di che, dice, invano si cercherebbe il. desiderato etretto di abbassAt·e la temperatura. In alcuni casi gravi cd ostinali, in cui il chinino non giova ad abbassal'e la lempct·a~ura usa anche la digitale e la verall'ina, ma fa osservare, cruanlo alla digitale, essere essa controindicata quando si ha notevole grado di debolezza car-diaca, ed, al contrario delle malaLtie caecliache, essere tanto meno indicata quanto più la frequenza del polso è eccessiva. Dopo ciò si volge brevemente alla cura degli accidenti delle complicazioni e delle malattie consecutive, per poi discorr ere della cura igienica, e r iconosce come la più impot'lante indicazione pet• un ammalato di tifo il riposo fisico o psichico fin dal principio d~lla malattia. L'aria pura e rinnovata, la dieta non assolutamente rigorosa, ma non ricca di sostanze proteiche siena il complemento di questa cura. BIDLIOGllAFICA
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HlYISTA BLBLIOGI\:AFICA
Conaideralions sur le• mouven1euts de l,iris, these,
par A,. DEBOus~, ~l'Och in s•. (Paris f~Hier et Drouin 1875). . (Annales d'èJcultSt(que de Bruxelles, Jan., fev. 1876).
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Questo lavoro può riassumersi nelle seguenti conclusioni: i • Le fibre muscolari che formano il margine circolare .dell'iride, e q.uelle che cos~ituiscono i vasi detti radiati non sono altro che un solo e 1:neclesimo muscolo, un diaframma muscolare. , · Allorquando tutte le fibre circolal'i e radiate dell'iride si contraggono insieme succede un restringimento pupillare, poiché 'i! margine cit'colare di molLo la vince sopra gli altri fasci muscolari. 3• Questa contrazione muscolare è dovuta al ~3• paio dei nervi craniani solamente e non avviene che nelle funzioni di sènso (accomodazione per azione dBlla luce, in ragione della distanza, movimenti simul tanei ecc., ecc) . .q.• La dilatazione pupillare ehe succede nelle funzioni di senso, clopochè il 3• paio ha compiuta la sua azione, è puramente passiva: dipende dalla elasticità dell'iride, e non da un'azione muscolare. 5• Il gran simpatico non ha alcun'azione sui muscoli dell'iride, ed è solamente vasornotore. 6• Quando il gran simpatico agisce come vaso-costrittore produce la dilatazione attiva della pupilla; se i vasi si clilatano, succede l'inverso, produce un restringimen~o pupillare. . 7• Il grande simpatico non è destinaLo ad agire sulle funzioni d'i senso, come appunto l'accomodazione, ed i tè- .. nomeni di miosi e di midriasi che sono sotto la sua dipendenza, sono in tutto e per tutto paragonabili ai fenomeni vascol~ri che .determina .il rossore o la p~Jlidezza del v~l.to. V1 sono m concluswne, due proceatmentt fis1blogw1 per determinare la miosi: sono la dilatazione vascolare e la contrazione muscolare. Anche per la midriasi vi è l'elasticità dell'iride oppure la costrizione vascolare. Il Direttore P. E. MANA'YRA Colonnello medico, memb·ro de! Com·i tato di sanità. miUtare.
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Il Recla tt.ore
D'· FEDERico Tosi Capitano medico.
NuTINI ·FEDERico, Gerente.
• MEMOR IE
O R I G I N A LI"
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RELAZIONE SlJLL'ANDAMENTO DEL SERVIZIO
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PRRSSO LO
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HABILlMENTO- BALNEARW ~IILITARE DI ~A~LIANA
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E SULLE CURE IN ESSO COMPIUTE DURANTE LA. STAGIONE BALNEARIA DELL'ANNO t875(1)
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(PUBDiLICATA o'O!tolXI! DR!. !IINISfKIIO U&LLA GUB I\ltA)
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Lo stabilimento balneario inilit~ll'e di Caseiana, che per il terzo anno accoglie i mi! itari ammessi a sperimentare le virtù' salutar·i delle sue aéque termo-mi- nerali, funzionò in qt)esl'anno dal 1° giugno a tutto il ~ 6 settembre. Antichissim a è la conosc·enza delle acque di questo stabilimento, 1asciand~ ogni responsabilità a coloro, (l) La parte storica dello stabilimento balneario di Casciana, como put·& le notioui relative al paose, al suo lo ed alla composizione cbimica dell'acqua dello stabilimento sudcletto non sooo, e a dir il vero, non potevano essere che una )·i petizione d l quanl!J intorno allo stesso argoménto ecrisse nel 1873 il dott. crud<!li e fu pubi.Jlicato nel l'ascicolo d'ottobre e noYembt·o del medesimo anno del Glo,·na.le dt medicina1niu.tare. Avremmo per conseguenza potuto far a meno di t•iprodu rre i prolegomeni della Relazione del maggio1·e medico :Miglior elle nulla di nuovo insegnano agli ~ntichi associati del uo.stt·o gioroal'l: ma ci siamo indotti a pubblicarla lntegmlmente, anche a rischio d'infastidit•e qualcheduno dei nostri lettori, per la ragioue che a, coloro che non conoscono il pregevole lavoro d~l-prefato dott. Crudeli farà comodo di tro>·a•·e nello scritto del signor Miglior una serie d'indicazioni preziose ed interessanti, senza le quaii ~olte cose della su accennata Relazione par1·e bbero oscur,e e molta altr~ locompt·ensibili ed ines~;>licabili. Gion1a1e ài meàiclna militare.
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RELAZlO~E 'SULL'A.NDAMEN_TO DEL SERVIZIO
éhe pre-tendono, che esse fossero note· e adope rate an co
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dai Romani, ricordttò che una v~cchia uadizione popolare che rimonta al secolo. xij attribuisce il merito della fondazione dei bagni di Casciaua alla celebre contessa Malilde ('1), lìglia di llonifazio della famigl ia filalaspini, duca di Toscana. Alcuni ·scrittori inclinano rrb (l) Giacchè nè il dott. Miglior nè il suo predecessoJ·e nella direzione dello stabilimento balneario militare di Cascian11, ascJ•iven do, gi usta n na antica tradizione, la fondazione di que'l:),agni alla co ntessa Hatild e, hanno fatto parola nella leggenda collegata a siffatta fondazione. e riferita seria mente dal Bellincioni, dal Rustighelli e da altri, compreso il dMtore Ja,m es , il quale però, sia detto a suo onore e glot•ia, ha l'aria di pr·estarv i poca fe.<le, noi ci varreri).o di q11esta circosta n.za. per darne un rapido cen no, pe1·suasi.· di far cosa grata ai nostri lettori. La contessa Matilde, stando 11Ua suenun.ziata leggenda, (lveva un merlo molto agevole ed egregiamente am1.naestrato che colm<H•a di cn.rezze ed a cui era atfezi.Qnatissima, perchè esso, come i l passero d i peiin, can" solam ao-minam tt·Squa pipilabat •· ora a vvenne -clHl t.ato da Catullo: ~ 1lc~ a quell' interessante vola.tile , uon si sa per qual cagione, cadessero in bJ•eve spazio di tempo tutte le penne, ed e.i si rimanesse come il gallo htnt.ato da. Diogene in mezzo a lla ' seuola .di Platone. • • 11 povero anin:iale, um iliato e vergognoso di trowtrsi così sconcia.menta ignudo, s'appigliò ad un partito disperato, abbandonò il cas tello d_e l)a gentile ·sua padrona, e !O.Ildò a nascondere il suo d0lo1·e e la sua miseri<~ in·· fondo ad un padule. Si<1 per eccessivo coJ•doglio, s ia che un segr·<lto istinto a ciò lò stimolasse, l'infelice me1•lo noi1 faceva altro chfl ravvoltolarsi nella mota a .mo' d~' rc>spi. Dopo aie.uni giorni di quell'infang<tltU'a, il corpo der · rneschino spennacchiato si rivesti eli lanugine che si fece · oguor, più fitta e crebbe e si convertì in piume, sicchè dopo tre se~timane di cura, il merlo rivestito a nuovo e guarito d'ogni male fisico e morale, fece ritorno alla sua s igooJ•a, che nel rivederlo più nero- e più pennmo e più allegro ché .m ai, l'accolse coila maggiore esultanza possibile e co!Je più soa vi di mos traoio.o i d'alì:etto, Però siccpme essa. non aveva. mai perduto di vista l'esule e l'aveva fatto spiare durar1te la sua assenza e l'et•a nota la particolat•ità dell'infaogatura, la contessa Mati lde attribu ì la gùarigione del .merlo a lla bene1lca a.zione di quel panta.no - che insioo allora avea goduto fama in paese di essere .tutt'altt•o che salutare - e tost6 vi fece cos trurre uno stabili men to balneario che, g razie alla mirar.olosll cura che gli diede or-igine, si popolò sin da principio di dame e cavalieri bisognosi al par.i del fortunato scuo~ pritore dell'ac:qua di Casciana di rimpannucciarsi e di rimett.ere le penne perdute. . · La cronaca non dice se raggiu ngessero -p ienamente il loro intento. Ma sussiste il fatto che d'allora. in poi la t•iputazione- di q!Jelle acque si diffuse e si maritenne e che moltissimi infeJ•mi vi ritrovarono la. salute. Ci si. venga poi a di.re che i merli non so n buoni. che a. fischiare !
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Y.
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1.>1\ESSO (,O S~,AB~LIM. DALNEARIO M!Ltr. DL CASCIANA, ECC.
:ve~e a credere,· che
i suddetti _bagni abbiano a.vuto
-orig~ne in
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epoca ante ri o~e a que[.Ja della presente -loro fendàzi'One. E che realmente ques ti bagni fossero tenuti in mo.lta considera~ione antecedentemente ai· tempi darla contessa Matilde, si potrebbe conghieuu.rare da un_Di~lom.a dell'anno ·1 0&9 contenuto negl i An nali CamaldoleD:si, ip ~ni è detto che Ugone e Cecilia Conti <lei Ctidolingi dona~ono all'abbadìa di Morrona i bagni eolla l>ropri~ tà- dell.e aeque 1ì1:o al . fiume Caseina. Pa-çe per altro che a;;;sai ristreui dovessero essere i primi lavori fatti presso le terme di Casciana; percioC"'chè ì più estesi, quelli che dettero alle medesime la 'fo r:ma di uno stabilimento balneario, è certo che furop o fatti eseguire dalla .Repubblica Pisana nel 113H p:er o.ndine di Federigo da Montefellro generale e signotle di Pisa. Distrutto ]' ~d ifizio . haloeario nèlla guerra del1,16~ fh i Pisani ed i Fiorentini, fu· dopo vicende djverse rìedificato dalla Repubbli ca Fiorentina, sotto il di cui dominLo cadde Pisa. Il granduca Francesco I dei Medici nel 1582 ordinò e fece eseguire delle ritnarcheV0li .r~staurazioni. Altri la vori vi furono fatti Yerso il 162'4? fili cui le spese fur·ono tassate su tutti qmii .comuni, che godevano il beneficio ·delle acque. Va!'ie tx:a:sformaz.!oni subit'OlW successiv"amente queste terme nel 1767, e al tempo della 'regina d'Etruria, che fece . costrurre i bagnetti, e nel 182;3 e 24, in cui furoao ~~estrutti due bagni comuni, e furono coperti i crateri, finchè nèl 4.863 il Municipio di Lari , che ha la pro• prietà.deibagni, pose mano all'esecuzione di un nuovo pr0gett0 (l'ingrandimento. l\la non appena esso . eb~e terminata, la prima parte dei lavori, si- accorse, .che la Sii!esa. pe11 il compimento della seconda .parte, eccedeva le risorse del comune, per cui accettò la proposta di· un progetto d'affitto dello stabilimento, avanzatogli dall'attuai~ società concessionaria dei bagni, e •
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ffELA:ZIONE SUI. L' ANDA~IENTO DEL SERVIZIO
conchBe con. questa l'affitto per un ·canone annuo di di. L. 9000, e col patto che si uhimassero _i lavori,. che furono in previsione valuluti in L. 76,000. T"alchè a curà e spese di · questa società, composta di alcune distinte petsone dèl paese, si -è visto in breve tempo ·sorgere il nuovo stabilimento, che per l'elegante sua architettura, per la grandiosità delle sale del casino, per Ja ricchezza dei bagnetLi e Vl).SChe, tutto in ]evigatissÌrnO· rr1armo d[ Cqrrara, e per le molle comodità di cui è fornito, può reggere al co.nfronto dei migliori · istituti balneari d'Italia. Appié dei ridenti colli di Pal'lascio è di Vivajo, in mezzo ~Ile amene con valli di Casciana e dell'Era, gi~ce il paese di Bçgno d'Aqui sopra· una collina ri.vestita in alcune parti di rigogliose viti o di fel'tilissimi olivi; in· altre ah'~1t.to ignud~ .· In mezzo a questo paese trovansi i bagni. detti d'Aqui, oggi più comunemente · eonosciuLi col nome di bngni di Casciana, per la !01;0 prossimità con quest'ultimo borgo, anch'esso com~ l'altro, frazione del comune mandamentale di Lari nel circ.ond.ario e provincia di Pisa. Il detto paese è diviso. in clue disti·n~e parti,_· una superiore, inf8riore l'allra. La prima, sebbene faccia parte integrante dello stesso paese, porta il nom e di . Petraja ed è la . sola, che costituì un 1.er:1po l'antico castel lo d'Aqui, la ,cui estesa giurisdiiione sopra. altri paesi, chiamavasi Corte Aquisana. Questo castello, in cui esisteva, fino dulia più remota antichiUJ, uno spedale, sotto il tito lo di S. Bartolomeo, ·che fu soppresso · . nel •1_750, era signoria ·dei contì Codo lingi, che nel cadere dell'undecimo secolo lo rinunciarono in parte ai monaci di 1\'lorrona, dai quali venne in potere degli arcivescovi e quindi della repubblica pisana, , alla qnale fu tolto da quella · di Firenze, ed incorporato nel suo dominio l'anno 1406.
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I'RESSO L() STADILIM. BALNEARIO ~ULIT. DI CASCIANA, ECC.
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L'altra par·te del paese, inferiore, che B. quella in eui ·scaturiscon o le sorgenti- tet·mali e dove ora abita la maggior pat·te de1la popolazione, sembra che abbia avuto origine cln quando le terme cominciarono n pren dere forma di stabilimento balneario. Questo paese dista 40 miglia da Pontedera; 4 miglia da Lari; 2·1 da Pisa; '24 da Livorn o e 4.6 ·miglia da · Firenze. L'accesso a questo paes~ si ha facile da due tronchi di $trada ferra la . .C'uno è il tronco Firenze-I.ivo.rno, l'alu·o li :f,.ivomo-.{1\J.Uglia. Più ·tacili s~oo le comunicazioni da Pon tedera, ·ove è copia di vellure abbastanza buone, mentre che da Fauglia:- non si puÒ peofìtlare che di pochi, sebbene cqmodi veicoli e per ora appena sufficienti a chi vi accorre dalla parte di Liv~rno e dalla Maremm a. Da ambe ·le parti il tempo per giungere llÌ bagni è da un'ot·a a un'ora c mezza. Il terreno dr bagni di Casciana e delle sue adiaèenze appartiene ai dcposilt terziari tanto sub~ppennini~i. quanto mio~en]ci collegato con quelli_ derivanti dallo • sfacelo dei momi circonvicini. Il clima vi è dolce, temperaLo e piacevole, venendo l'aria nell'estate, p~r l'ordinario, rinfr•escata dai venti occidentnl i o m<uit ti rn i, che J]IJaSi periodica mente soglio no soffiare n~lle ore più fervide del giorno, rni.tigando così il calore nel tempo delle.bagnatnré. P~r loc11è la salubritil del clima è presso a poco eguale a quella delle circostanti colline; e se· ''Ìen fatto d'incomrat·e talvolta dei febbri~itanti, eiò ordinariamente . si verifica in persone, elle . nel tempo della mietitura del ft·umento vanno in Maremma, d'onùe bene sr~sso qui ritornano colle febbri eolà acquistale. · La popolazione . è robusta, vi vace, industriosa e di buona indole; e si compone di HOO ab i tanti, fr·a i quali risconttansi molti vccehi.' La e,~nnpç~gnu all'intorno dei bagni è abbastanza •
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RELAZlONE SUI,L'ANDAMENTO DEL SERVIZIO
amena e·ben coltivata ed abbonda dei principali prodotti; ed in specie le viti e ·gli oli vi vi prosperano nssai bene da dare un buon prodotto. Vi abbondano. i fr·utti benchò sen1ti ni nel maturare; scD r·scggiano in ve ee gli erbaggi, che in gran parte vengono reca ti da fuori. Gli alimenti sono sa lubt·i, buono il pane, ottima la carne. L'acqua potabi le lascia molLÒ a desiderare. Vi sono diverse sorgenti, di cui la r.niglior·e, relativamcnle, è quella del fichino ~sseudo la meno ricca di sali a ba:.i di calce e. specialmonte del 'solfato; indi vierie q.uclla del fonti no . La peggiore poi è qu el la della fonte puul>li cn . Dal fondo ghiaioso di un vasto cratere, cirrondi\lO dalla fabb rica dello· stabilirìJento, sor·gono le acque terma}i di Casciana unitamente· ad una notevole Cjuantità di bolle gazose, costitotite da gaz azoto che <JIHlSÌ costantemente attravel'ssndo la massa dell'aeq ua vengono a· rompe r-si sul la sua superficie, dove vecl cs i g<ll- , leggiare una materia di col ore ocraceo o rossiccio,. molto leggiera e come spumosa, qualiflca.ta da nl cnni _ scrittori per malet·ia pseudo-organica. La q ua ntità del- • l'acqua ehe passa per natur·ale efll usso allr·averso lo stabilimento asècnde in media a litri 1800 per minu to nel corso delle 24 ore . L'acqua di Casciana è limpidi ss ima, trasparente e tale si conserva anche lasciata per lungo tempo a sé stessa in vasi chiusi; essa riveste le ghia ie che· ricoprono il fondo del era tere, ed a neo le pareti dei bugnetti d i uno strato di ocra giallastra, l<ì q unle Linge dello st.esso colore e ?ovre eli mggine, q,ualttncp.Je corpo che resti per qualch e tempo a contatto eli queste acque od in esse immerso. Qu.esta colorazione indurrebbe a credere che ' l'acqua contenga una quantità di ferro ben superiore a q uella che efi'ettivamenLe con tiene. Lo che si spiega, come avverte il Targioni -To~zetli « dv. l con« verlirsi il carbonaLo di protossido di ferro io pe-
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rossido, appena l'acqua ri sente l'azione dell'ossigeno « atmosferico, e così separandosi dalla medesima, « forma una colorazione ucracea vistosissima nei luoghi « ove l'acqua .1·imane per un certo tempo ».L'acqua io disèorso é inodora e di un sapore. leggiermente stitieo·; la sua temperatu•·a nel cuatere è di gradi 35,4·0 del tet'mometro centigrado,· e dì qualche gt·ado meno n~i bagnett.i, in causa del raffreddamento, benchè limitato che essa subisce a 'misura che si diluoga dalla sua sorgente pc•· dist•·ibuirsi a~ diversi ricellacoli dello stabilimento; perloehè l'Orosi constatò una massima temperatura di gr. centigr. 35,40 ed una mtnima di gl'. centig. 3:1,90, la quale ultima è data dall'acqua delle cosi dette tinozzine, che piLl degli altri rieetta co.li distnno dal principafe cratere. Per quanto molto studiate le acque termali; eli Caseia'na, p ~tre ' non è che in questi ultimi tempi, che si· è polulo instiluire un'accurata nnalisi quantitativa delle medesime. Di fatto t11Lto quanto ne hanno dello intomo alla chimi.ca loro costituzi one il Zambeccari nel 1712, il Dellincioni nel 17.f.3, I'Hrefi~e nel; 4787, • misura la portata delle cognizioni di quei tempi, ben lontan e dal raggiungere lo scopo di una vera anali$i. In tempi ai nostri più vicini, altre più diligenti an.ali~i di queste acque furono ·fatl0 dal chimico Horentino prof. Gasperi nel 4826, dal Giuli ~el 11835. Dappresso 11 queste suèceòono Jc analisi del prof. Targioni-Tozz.e tti nel 484.9, del ~1nlt.eucr.i nel -1'854-, ed in ullirno quelle più recenti degli illustri· rhirnici Orosi e Tassinari, i quali giunsero finalmente a stabilire la quantità del férro contenuta in queste acque, che fin qui nei saggi analitici era r·imasta indelerf!linata. Secondo le analisi di questi due illustri chimici la composizione dell'acqua delle terme di Casciana sarebbe la seguente. · 11.
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64.0
RELAZIONE SULL' ANDA~IENTO DEL SERVIZlO
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In litrz' ~00 d'acqua per un bagno. •
Azoto Cent. Cub. u~.o1 o • )) Acido carbonico . » 967 '770 Solfa lo di· cal.ce Grarnmi. 523,17 • Ca,l'bonato di .caJ.ce 100,35 » Carbonato di magnesia. » 6 ,96 . çarbonato di ferro » ' 1,02 ~0,48 .Solfato magnesico . >> 21,80 Solfato sedico . » )) 7,80 Cloruro sodico · . . • 5,1~ 0 » Cloruro magnesìco 0.~5 Ammoniaca » ~ciclo silicic? . . • ~ •t ·l ,55 ·ossido alluminico » 2,46 l\1ater~a org;~nica . » 0,63 Residuo complessivo » 878,07 ' Litri 29H, ·12 Acqua purn · . Queste acque sono 'state in epoche dìver·se studiate ·ed .illustrate. da molti autori. incominciando ·dai più antichi; Gentile da· Foligno MI ,1_3·10 lodò le sorgenti Aquisane come quelle c:he f:onlenendo molto ferro e allume conferivano alla salute. Un secolo appresso, illustrolle Ugolino da Montecatini, che scrisse di aver veduto pr:odott~mirabaes etfçctus da queste lim pidissime fonti .. Padurono eziandio del bagno d'Aqui il medico padovano, Savonarola, verso la metà del quindicesimo secolo, ed il med ico faentino ~Iengo Bianchelli nel Ù513 . Nè sfuggirono queste sol'genli alle indagini del celebre anatomico modenese,Gabri ello Falloppio,il qude nel 1556 seri sse un trattato de rnedicatis nqws atque de fossilibus. Rgli' nel fai' menzione di queste sorgenti ·nega alle medesime quali,·nque elemento m'ineralizza:tore, "ed aiTerma elle d'altro non constano éhe d'aequa potabile e pura (aqua pota~ilis pura, duléis et cocta).
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E per dire ulteriormente di coloro, che nella successione dei tempi con ~ode ·cotinuata tennero in pregio queste acque, ri corderò il Mellin i, l'illustre _medico e naturalista Cesalpino, il Rustigalli, il Zambeccar·i, il nellincioni, e non pochi altr·i non meno distinti che via via successivamente a questi ne parlarono fino al secolo presente, in cu i comparvero i la vori pubblicati "dal Gazzeri, d<ll Giuli, dal Tar·gioni-Tozzetli, cd in ultimo le due più recen.ti operette, una delle quali del dott. Pr·osperç> Chiari, ora . dir·ettore saniHHio dello stabilimento. e l'é_\ltra· del dott. Gaetano ~lagtoni, nella quale J3Slesamcnte tratta delle facoltà merJicinali e delle più utili appli~azioni di queste acque nella·cura di molte malattie. le acque delle lel'me di Caseiana si applicnno sotto forma di bagno o di doccia. Nei tempi passati si usa·vano intemamente nelle malatt.ie del fegato, nella renella n.ei calcoli, ma non si tal'dò ad . abbandonarle per tal uso, poichè la grande quantità· di s~lfato di calce, che le medesime contengono, le rende pesanti, indigeste e perfino nocive. Attualmente in questi casi si fa uso in loro veee di una sor·gente di acqua fredda assai ricca di acido earbonic:o e nredesi anche di ferro·, la quale trovasi a poco più di un miglio di distanza dai bagni sulla riva sinistra del ton· co te Rigua'rd io. Per cura del sig. Enri co Tafii proprietario di Casciana, è stata quest'acqua allacciata in un adallo serbatoio, onde ~rla setvirc ngli. usi eui si destinano internamente tante alt.rB varietà d'aeque acidule: ma in mancanza di un'acèurata anulisi uulla può finora dirsi intorno alla sua reo.·!e vinù terapenti ca. In questo stabilimeuto non-vi sono fanghi._ Jl dottor Chiat·i, che tenne per molti 11 nn i in .affitto questi bagni, e che ora è dir·ettore sanitario dello stabi limento, si è in · alcuni casi .servito per fare le fangature, della materia
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• 64.2 . . RELAZIONE SULL'ANDAMENTO .DEL .. .. . SERVIZIO ocracea, come spumosà, che si vede galleggiare.sulla superficie delracqua, spee-ial'mente nel cratere, la quale materia, ~econdo l'analisi chimica del prof. Oro·si, sarebbe composta di solfato di calce; d'ossido ferrico e di carbonato di calce. Raccolta questa sostanza mediante un setaccio, spontaneamente disseccata, poi mescolata coll'argilla, formerebbe giusta il dott. Chiari una massa · pastosa e dotata di suffh:iente tenacità d'aderenza. La· g1.1antità pe1;ò di questa mater-ia è assai scarsa; essa in·volve a proporzione del suo ~pparen~e volume una notevole quantità di gas, talcbè quando vuQlsi l'accogliere ricluces_i a.d una quanLità be'n e esigua. v~ · immersioni si fanno alla temperatura normale deiJ'acq ua, ed occorrendo anche al disotto, u seconda degli scopi terapeutici, che sì vogliono ottenere. Su questoriguardo fa d'uopo sapere che i bagnetti sono distinti in sezioni (4) secondo la temperatura dell'aequa, la quale si rafll'edd<t. in ragione· qél la distanza che percorre dalla.· sorgente) e ciò fino alla 2a se~ione, ove la· perdita del calorico è .minima. Si ha poi la 3" se,zione ove la perdita · è alquanto maggiore, ed i vi non ·solo si pub mitigare la temperatura, ma anche la composizione, poiehè jn questa sezione· vi è la comodi.tà di un getto di acqua comune. Nei bagnetti di 4• sezione si ha. poi l'acqua resa ui più mite tempe!'a~ura per la massima distanza, che percorr-e, ed altresì per l~ miscela' che se ne può fa l'e con acqua condotta artificialmente dal cr·atere in apposita vasca, ove soggiornando si raffeeclda. La durata del bagno varia a seconda dei ca-s~. çome media è stal;lilita quella di mezz'ora, e come massima di un'ora. Vi sono poi cel'li casi, specialmente di malattie della peli~ nei quali si crede confermata dall'esperienza l'utilità di protrarre l~ngatnente le immersioni fino alla tolleranza del paziente. Racconta su questo proposito · il Rusti·g~lli che ogni anno .si vedeva accadere, che
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alcuni amn1o lnli ostinatamente sta vario otto giomi e •
olto notti im mersi riel l'acquo, cJ anco di un tal Burlo· Iom eo .B.resciano, i l quale tutto pieno di piaghe. e di croste, e non t!'ovando altro sollievo chwnella imrilersion.e, non volle più uscir·c nè noue, nè giorno, finchè non fu guarilo, e v! stelle tr<'nla giorni non interrollamenL~. Le · acque di €<1sr-iaua app~t·Len go no aUe solfate-calciche. Esse ha nno 11n'azione stim olante e tonica, che si può in par·tc o.ll.l·ibui!'e al c;H·bonato di ferro in esse co ntenuto, comun cp:ic debba desum ersi la virtuale az ione terapeutica dello a~que terrnnli, non intrinsecamtlnLe pel' l'uno o per· l'altr·o dei lol'o ma teriali in modo esclusivo, ma piuttosto òal complesso di Lulli i lo1·o elementi organjci, od inorg(lnici, fissi o volatili, non meno che dlllla loro tenu alità. La prima sensazione che s1 Ila dall' imn1erge•·si in questi ·bngni, è quella di una specie .di oppressione di respiro, accompagnata da lieve vertig-ine, ma _è fagacissima e ben pr.eslo succede uno stato di benessere, che spiega r.ome taluni nei tempi addietro tacessero nel ba·gnÒ co·sì lunga dimorn . ·.Onde è che in ragiono clelia temperatura, e dell'accennato imrn ccliato fenomeno dell'immersione, çho probab.ilrn eote si deve al gas acido carbonico, cl1e dalle acque emana, non è pl'Udenziale esporre. a questn cut·a i malati ehe ~offrono di asma o per affezione polmonarc, o per vizio cardiaco. ln questi casi • • m cui nè il circolo, .nè la respi•·azionc siano .liberi appieno, giova moderare la temperatura dell'actrua coi mezzi giù acoennati. :Oa tempi o.ssa i L'emoti vennero queste fonti usa te in molte · malauje, ma ad esse, siccome alla maggior parte delle acque termali, è stata attribuita da alcuni medici troppa efficacia per applicarle a tutte le infermità osti nate. Non è perciò u taeersi che .fra i la n ti · scriltori che illustr·i.u·ono le terme di Casciana, ulcuni
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RELAZIONE SULT..'ANDA~IENTO DEL SEIIVIZIO
ve ne furono che disset·o ·t.z:oppo. della loro potenza curativa, rapprese9tandole spesso come il non plus ultra deJJa .medicina, come il rimedio universale. Promettendo così più eli ·quello che ·si può mantenere restano spesso del us(~ le spe~an ze d e i p overi mal a ti, an~ che .a grvve danno della reputazione· delle' acque .medesime. « L'aur·ibuire alle acque lel'mali e minerali, « scriveva giustamente il Bar·zellotti (Delle acque minerali << di Chianciana).- la virtù di risanare tutte le infermità, « siccome in addietro comunemente facevasi dagli scrrt(( ~ori di esse, è un far loro per.det~ il merito reale che s <<hanno anzichè di accrescerne grido e fama. Ogni « medico che presiede all'uso di esse, dovrebbe con ' «franchezza e lealtà descri\'ere quei casi nei quali non «si · sono trovate ef'ficnci >). Decisamente le acque di Casciana riescono efficaci nelle .afrezioni t·eurntHiche, tanto muscolari chè articolari, croniche, genet•al.i o parziali, come pure in ta-. ' lune sequele di esse; nelle nevralgie, o prodotte da · causa reumatica, o da impoverimento nella massa del sangue; in ce1·ti postuini d\ l~sioni tr·aumatiche, e particolarmente negli spandimenti, eigidezze articolari e dolori superstiti a fer·ite, fratture, dìstl)rsioni sofferte. Giovano anebe in tt\lune varietà di· malattie cutanee, segnatamente ncll'eq;~ete e ·nell'eczema. Il locale che,; la Società concessionaria dei bagni ha messo a disposizione. dell'amn:iinistrazione militare per il ricovero .dei nostri soldati occupa tuùo il piano superiore del lato meridionale dello stabilimento. Esso .si compone di una lunga corsia, che dà accesso ·a un seguitò di stan~e, di cui . quelle destinate per alloggi possono cory1plessivamente contenere trenta uomini di truppa e· non piti di '1O ufficiali. Però il numero di .... qu~sti ult.ìmi essendo stato iri quest'anno considerevolmenre aumentato, e portato in una ry.mla l53 ) fino
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a 17, si dovelte prendere la detcrminazio.ne di alloggiare il distaccamento della compagnia di sanità fuox·i dello stabilimento in due camer·è all'uopo locate, ondQ così meller·e a disposizione degli ufficiali le due stanze da esso occu-pate; e· ciò non bastan.do, si è dovuto per necessità mettere pet·fino tre ufficiali in camere che non hanno la capacìtù vohHa per potervi allog· giare senza disagio. • Il nuJ!lero dei ll)ilitari che vennero .in quest'anno· rìt:crverati nello stabilimento balneario di C.asciana fu di ·144·, ripartiti in. 57 uffièiali e 87 uomini di truppn. Però questa cifra è inferiore a quella degli ammessi, che stando agli elenclri d'ammissione approv~ti da( Ministero c!ella guerra ascendono a No 77 ufficiali e ~o 97 uomini di truppa . Yi è quindi stata una differenza in meno nei cu ratÌ. -di -N° 20 clf?i primi c cli_.N" •t odei secondi. Fra gli .Ùfficialì che non interyennero. dieci rinunziarono ufficiaimenlc per vari motivi,. ed uno venne bensì ai bagni, ma non profittò nè dell'alloggio, né del trattamento dello stabilimento militare. Ebbero luogo cinque mute della. durata di venti giorni~ ciascuna.
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Ufficiali
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Uomini di truppa
.Nella tJ n muta SI curarono N° 40 N° 23 )) •18 » 12 . Id. 2" id. id. )) ;J{) Id. ga id. » 13 i d. )) 1 ~ Id. 4• id. id. » 8 » 15 Id. o• id. »H id. Total e W 57 N° 87 Fra i curç.ti N° '106 f'ruir·ono dei bngni per la prima-. volta; N° 21.> per la seconda; N° 8 per ·la lerza e N°_4 per la ql:larla volta. · _I)( essi, 4-5 erano affetli da. malallie reuma tiche, artritiche, o da postumi di esse; 15 da nevralgie, la
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646 RELÀZIONlf SULL'ANDAMENTO DEL SERVIZIO più parte ischiaLiche; 46 da postumi di lesioni fraumatiche, 21 da diverse varietà di morbi cutanei; 4 da ·.reliqnaii di sifilide; 6 da afì'ezioni derivanti da discras.ia scrofolosa, 7 da. morbt cliversi o loro s.eqùele. I risultati della cura fur·ono rèlativaniente più felici nel gruppo d elle affezioni reumati chP., che non negli altri gruppi. È anzi ·nelle rrialauic di tal gruppo che le a:cque di Casciana godono meritamente fama di ri ·medio quasi sicuro, vedendosi talvolta individui cho non possono camminare, lasciar poi lo stabilimento gua'riti. Di 45 C(\Si di dette ·malattie H guarirono, 2.&, migliorarono e 7 rimasero senzfl efl'etto. A questi ultimi appartengono due casi di coxite, dei quali uno in individuo s'crofoloso; uno di osteopuiostosi; uno di idrartro; mio di artrite gottosa, ed un altro di artrite cronica da vizio reumatico. · Quello poi che osservai in questo genere di ·infermità doloriflehe, si p che i dolori vengono qualehe.' poco aggravati, od anche risvegliati, se sopili, dopo l'uso dei bagni. Ad alcuno è convenuto perciò di so· spendere la bagnatura e rinn ovarla poi per riseotirne tutto il benefizi o. Giova poi notare che i migliot·i effetti sonosi ottenuti nelle affezioni reumatiche CI'Oniche, dove il tempo o l'arte hanno tolto ogni residuo di eretismo vascolare locale o gener·ale, come pure in quelle forme reumatiche semplici e legittime che conservano stretta relazione colJe variazioni atmosferiche. Nei 'casi invece in cui la condizione reumarica. er·a associata alla sifilitica, non Si' ebbe altro vantaa;glo che quello, notato dagli autori, di togliere la sifilide reumatica che la mascherava. I n due di questi casi cbe nèl quadro fi gurano nel gruppo delle affezioni sifilitiche,. i dolori si esarcebarono in mod.o tanto grave che.fu dalo •con.sigliq ai pazienti di abbandonare i bagn i e di conti-
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. ' .P~Esso LO ·su.urLIM. BALNEARIO MH.IT. or Ci\SCIANA, ncc.
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nua.re inveçe nella cùt·a spe.cifìcç~, che non er~ stat~ praticata a sufficienza. • Soddisfacenti risultati si ebbero anche nei postumi di fatti !raumatici. In essi maggiori furonq i vantaggi clella e'ara term·ale, quando il · difetto funzionaLe non era ìnveterato', e dipendeva piuttosto da lunga inazione . dei membri, da rigìdezw articolari 6 da leggiere adere]Jze d·i tessuti senza pt:eceduta grave perdita di so·S•laìw:a. !hb.astan*a profìcna riuscì la cura termale nelle affezioni nevraJgiehe; su .'!fS a!Ietti da tali afiezioni, si ~b:berD 2 guariti, 7 miglion,l.li, .6 senza successo. Figurano fra q.uestì ultimi due <~asi. di paresi ed uno dì trem,or.e çroriico generale pt'Odotto da ìntòssicnzione • meta.lti.ca. · Poco. o' nessun giovamento vi trovarono le affezioni CJHanee d'origine par·assìtari'a, quali la sicosi e la pi· tiria~i versicolore; e nulla anche fecero queste term-e in T!tn ~aso ei erpe"te ~oster, ed in altro di erpete ulceroso o rodente. All'incontro tornarono assai utili nelle • 'più benigne forme dell'erpete e· nell',eczema. ' Ben poco effièace e quasi infruttuosa riuscì in com• plesso la cura nei morbi sostenuti da discrasia scro· folo~a,, come pure affatto nulla giovò in du·e postumi di flemmone, in un'orchi te cronica, ed in ·.un caso di atr?fìa muscolare progressi va. · Durante., la stagione balnearia si ebbero due casi di febh:re gastro-saburTale, e tutti e due su individui che •• a:v.eano commesso errori nel regime dietetico. Uno di .qu_esti apparteneva alla prima muta, l'altro alla terza. In ambedue la febbre si manifestò nei primi dieci giorni del trattamento termale. ·c urati ne Ilo stabilimento' stesso, questi infermi ben presto si rimisero in salute, e poterono così ripig}rare te inlen;otte operazioni t,ermali. Trè fra gli _ufficiali dovettero interrompere · d~finiti-
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RELAZfONE SULL'ANDA~IENTÒ ORL SERV>IZIO, ECC.
vamente la cura, quilndo. già ne erano più o meno al termine. Uno di q.uesti affetto da vaghe reumatalgie fu costretto ad abbandonare lo stabil imento in causa della maggiot· frequenza, con cui dopo l'uso dei bagni, lo tormentavano gli accessi di asma, cui gih andava soggetto in conseguenza di ricol'l'enti iperemie bt·onchiali. I due ufficiali erano affetti da dolori osle6copi, e doveLLero inte rTomper-e il trattamento per- l'aggravamento dei lo ro dolori, cui in uno dì essi si Dggiunse la riacutizzazione di un an tico cai<Hro di stomaco. Degli individui di truppa due soli dovettero riparare allo spedale militare di Livorno. Uno fu- il soldnto Pentecoste del 'i o reggimento artiglieria, il qiLale, qunsi al te r~n ine della cura per cronico reumatismo artico lare, menli'e pareva. tendere a miglioramento, venne ad un tratto, senza manifesta cagione, sorp t·eso da f~no meni di endocardite. L'altro e slalo il marinaro De-: , Fan ti Giovanni, e quèsti riparò ~:~ll'ospeçlale ·pet· grave esacerb<;~zione subita dai suoi dolori osteocopi negli ulti'rni giorn·i del trattamento lerma!~. Firenze, 28 ollobre 1875.
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Jl maggiore medico UJGLIOR .
. . L'efficacia dell'acque termo-mjneeali di Casciana è ornai unche nel campo militare stabilita ed esattamente ·upprczzato.. Sarebbe oppottuno si auu·asscro, e lo si potrebbe, auche le -reluL!ve fangaturè.
Il di?·ettm·e di sanitc~ BAUOFFJO.
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C O N T R l B UZ l O N E-
TERAPIA DELLE --PIAGHE ESPERIMENTI CLINICI D'IXNESTO ~PIDERMIGO -~-· --
A. L'innesto epidermico, quale mezzo terapeulico atto a favorire la cicatrizzazione delle piaghe, conta ormai da Reverdin in poi, non pochi esperimenlatori e numerose illustrazioni. lo ritengo tullavia che non sarò per fare cosa discara a voi , stimalissimi colleghi, se oggi trattengo per qualche istante la. vostra attenzione su ques~o argomento cercando di com piere l'incarico rice.vuto di leggere, cioè, nella conferenza del mese in corso, a norma. dci vigente Regolamento. Spiacemi assai, che la rislrellezza del tempo accordatomi, non mi permetta di presentare un lavoro ben fatlo e quale .i o penso avrebbe dovuto essere degno dell'argomento e di queste scientifiche conferenze. Trat· tasi di lre casi d'innesto epidermi co riuseito in piaghe t~rpide, co n poca o nessuna tendenza alla cicatrizzaZIOne. Il primo esperimento, data dal 4870, neJl'ospedul~ milìt!.tl'e di Palerm o, allorchè mi trovava a sosti•
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CONTRIBUZIONE
tuire il capitano medico dotl. Bonalumi, capoMsezione di chi1·urgia. Di quello però non posso compilare la storia pal'ticolareggiata, avendo pe1·duto in viaggio con altre carte le note relative; no n pertanto trovandolo anéh'esso degno d'intel'esse, mi permetterò di l'icordarlo almeno per sommi capi.
I l. L'innesto epidermico in qncl cnso, venne fal.l.o su di una larga piaga suppuran te allo stato di st;JZionarietà al peritleO, seguìt.a a cangl'ena, io un soldato clte da qualche mese et•a I'Ìcoverato in quello spednle militare. l lembi dell'epidermide [u rono tolti per tl'asfìssiooe dalla faccia interna -deli<1 coscia dello stesso soggetto, apposwti colla loro supedìeie di taglio snl · fondo della pi<lga e mantcnutevi dn listerelle di ce rotto per circa cinque giorni; pt~ssati i quali e smedica\ala piaga, si trovarono_ quegli innesti quasi tutti altee- _ chiti. In seguito essi subirono i progressi,-i muttlm coti ehe d'ordirwri ~l si ossenano nella riproduzioue rlell'ep ider·mide ai eontMni delle piaghe od ai dintorni delle isole di cicatriee. Per la qual r:osa si ebbe una fa ci le e l'cgulare ti pa l'azione, ri mancndo per q ualr,lw tempo al posto della piaga una cicatrice molle r·ieoperta d/l una epidetmide soLtile, r·ossogrigia, lucente e facilmente escoriabilc. Un secondo caso analogo a quello è stato r·.urato l'anno scorso nel r·ip,ai'LO chirurgia dal sig. dott. Brezr.i e per geutile consenso di quel ct~p itano rnedi(;o ne aunotai la qui umta storia, approfìttando dei dati a ciò 'lavo riti mi. ~illerano Giacomo, soldato del 6° regg. cavalleria, d'anni 26, nato da sani genitori a Caltagirone, provincia di Catania, entrava. addl 7 dicembr·e 1 R7!~ in
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ALLA TERAPIA DELI.R PTAGUE
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• q~lesto spedale militare per ulcera, venerea.al glande c
bub])>one a sinistra. · Gio:v<lne dotato di buona eostituziooe, temperameQto 'Iirrfatico sanguigno, non rammenta.va alenna affezione · ~d'en rità, ed iJ suo mole venereo non datav!l che da otto giorni. Fu curato con gli ordinari argomenti di quella 'spe-· cial ità medica: apertagli addì 48 il bubbone e medi~ cate di conseguenza non offriva.uleun ehe d'jntetesse. Acidi ;23., senza causa nota , venne preso da febbi'e gagliarcia, preceduta da brividi, sete vi v~, anore:)si.a, çan lingua patinosa · a or·li ro ssastr·Ì~' la piàga- del bup. :hone aperto si fece tomentosa, a margini scòllati e la suppurazione diminuì notevolmente. Ventiquattr'ore d.opo rnanife.stossi ai dintorn i dell a piaga stessa una •risìpola flemmonosa , che in bmve guadagn() le reg:oni iliaca ed inguino-ct·urn le a sinistra, la scrolale e quella del ])ene; la febbre poi assunse 'il tipo Mntinuo remittente. La resipoln, mentre si risolse in · alto, nelle ·patri de.clivi invece si feec cancrenosa, dando luogo _ ad una vast.a csca.ra cbe oltre la cute invadevu l'apo•l)'eurosi superficìale di ben due terzi del pene, di quasi 'tutta la .regi one perì neale nntel'iore e di tqll.i gl' i ntegt:tmentì scrotnli. Caduta l'escara l'imancvano i testicoli allo scoperto in mezzo all'estesa piagn supèrstite. Dopo ~ s~tlimane circa di febbt'e, .d'anoressia, di stato gastr·ico cpn Qrofondo avvilìmento di forze, d'abbandono, d'apatia, con <JJbbondanti suppurazioni, le condizi'oni g·enerali dell' jndividuo ernno molto gravi, ad onta dei '*oni_ci, degli eccitanti e degli analettici usati. Così pure· la piagn, stante le sucldetle condizioni gener·ali. non rno$trava alcuna tendenza alla riparazione, che per solito succede rapida invece .in simili casi di cangrena; la sua marcia sì manteneva ahbondanle, flÙida ·e d':a-speHo quM~i :ianioso ed il fondo non mostrava che :in ~
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CONTRinUZlONE
piccoli punti qualche· rara granulazione. Vennéro impiegate varie e diverse medicazioni , ma tutte con poco o nessun benefizio. Vedendo quindi come la ·guarìgi one nella deLla piaga si facesse aspettm·e con deperimento dell'ind ividuo, venne al prefato dolt. Brezzi la felice idea di sperimentare il trapianto epidermico e addì 20 gennaio incominc:iò ad iolmprenderlo. Espol'lÒ per trasfissione dei piccoli lembi d'epide1·mide dalle braccia di un robusto infermiere , applicò quei lembelli su quelle poche granulazioni che esistevano, assicurandoli con listerelle di cerotto. Addl 28 lc;van do Ja me:.. dicaLura. vennero trovati t1·e innesti epidermici definitivamente allecchiti sulla piaga della parte del pene, altri sei su quella del testicolo destro, e due su quella del sinistro. Vista la buona riuscita del primo esperimento. non indugiò il prelato capo-riparto a ripelerlo in vari punti circonvicini. In seguito tutti quell i che erano già allecchiti si trovavano sempre più dilalati . · in fo rm a di isolette epidermiche che si estend evano in supel'ficie, lasciando dielro a loro nno strato di cuticola che nndava PI'Ogressi vamen te a ric9prire il fondo della piaga. Durante quelle fasi, la suppurazione diminuiva, tùcenclosi omogenea e di buona indole, finché i.n br·eve andò cessando del Lut~o e la superficie della piaga stessa a poco a poco si rieoperse di uoa nuovn. cpi-. dermide cicatrizzandosi completamente. Col cessare la suppuraziooe il Cillerano si rifece ancbe nelle condizioni gene1·ali; l'appeti to, la nulrizione e le forze ritor·narouo; tan to che addì 10 mar·zo (u in gl'ado d'andarsene gunrito in congedo illimiLato. , Il terzo esperimento si ri(erisce ad un cnso occ0rso nel ri parto d~l cav. Tunisi, maggiore medico , ed eccone la storia. Di Marco Domenico di anni 22, nato da sani genitori
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ALLA TEnAPIA DELL& PlAGIII:
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in S. At·cangelo, su quello di Potenza, so ldato nel 71° reggimen to fanteria, soll'erse in sua casa di febbri miasmatiche e da soldato venne colto da morbillo, dal quale si liberò in ~O giorni senza riportare alcuna conM.'guenza; poi con trasse un'ulcera venerea al tremulo prepuzi;Jie, ò!'lla qualfl guarì in 7 giomi senza che gliene rimanesse traccia e fosso disturbato da manifestazioni d'infezione costi tuzionale Stl('Cessive. Nell'agosto 18/4 r:adde ammnlato in Venezia da reumati smo pol iarticolo re acuto febbrile che inc:ominciò dalle piccole ed i nva se anche le gl'an di arlicolazioni delle estremità. Dopo 57 gior·ni di cura venne inviato convalescente nl proprio reggimento in Padova . Il 2 onob re en trò i n questo spcuule con l'cnorneni. di tumore bianco in primo stadio al ginorchio destro e di periosto- ostei le delln tibiu allo stesso fato. Durante la cura fu colLo rla resipela Uemmonosa alla stessa gamba, che rlicdc luogo ad ascessi, a seni fìstolo!'i c ad una larga piagn. Sl)praggiunse poi al Di ~Jarco un processo d'osleo·sirtoviLc al gomito sinistro, che percorse in breve tempo tulle le fasi che carntlerizzauo il tumore bianco misto, fino all'ultimo stadio; con corrosioni capsulari c ca rtilagine, scopertu ra e carie dei caJ,>i ossei , i nfìltrnzion e e degenerazione dci tessuti molli periar·ticolari, per cui addì 25 novembre p. p. venne amputnlo al terzo superiore del braccio stesso. Nessuno inconveniente si ebbe a verificare durante l'atto operativo. La lnnga degenza nell' ospedale, le abbondanti suppmnzioni, accompagnate da febbri vcspP.rtine, sudori profusi, anoressia, ecc. aveano gettato l'individuo in uno stato notevole di marasmo, per il quale era tenuto sospeso il pronostico. Tanto più che alla gamba destra rimaneva ancora. aperta, in seguito ai processi surriferiti, una. vasta pi.aga, lu quale roantenevasi allo l
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CO~TRlllUZJONE
S\ato di stazionarietà, tanto per c:ausa delle condizio:ni gcnerflli, qnanto ancora per due centri di carie rirnasti solto la tubcrosità tibiule. Quella piaga invadeva con limiti it-regolarmenle stellati il lato interno, L'anteriore .c quello ester-no in un peeirnctro di circa 40 centimetri, con due seni fistolosi insintHlntisi sotto a lembi di pelle min_ata da connettivo mortificato. ll fondo della piaga in alcuni punti soltanto prcsentnva CJUalche bottone cnrneo granuleggiantr, mentre oell.a massima estensione era pavimentato da tessuto connettivo mortificato; inolt1·e la suppUI'azion e si manteneva abÙOllllante e prosciolta e tanto il processo cn rioso quunto quello della piaga rimanevano aff<1tto insensi bili <.)d ogn i sorta di trauameoto. ret· qualche tempo venne impi Rt:;nt.o anche l'apparecc!Jio alla Baynton, 111:1 anehe quello :;enza nlcnn risultare. Si pensil qui.ndi di provare illl'<lp ianto epidermico onde limitare ulmeno l' estensione di quella , estesa soluzione di continuo suppurante. Il materiah·l" d'innesto venne tolto dalla faccia palmar·e òi una mnno sana, esportando per cl issczi.onc con 11na lancetta dei lembic:;ciuoli d'epidermide del perim etro di circa un centi.rnelt'o, procurando di <.11Tival'e il più possibile sulla rete del )falpigbi, onde espor·tare delle cellule giovan i e nuclcate di quello stra to. Si trovò pr-eferibilc il me Lodo a dissezione, poichè con eqsc) si può limita re meglio ed a volontà con piceoli tagli lineari la prol"oodilù. ~Il e si desidera, riuscendo così il le111bo presso cbè in totalità del medesimo spessore; me n tre i(lveec con <lucllo a trasfìssione succede che, nelle parti cen trn li il lembo si trovi più grosso c!1c in q nell e periferiche. Tali le m- , betti d'epidermide, v~nnero diste:;i sulla superfìcic delle granulazioni. facendoli poggiare colla loro facei a profonda e lasciand\> libera quella superficiale; ciò allo scopo <:Ire gli 8lt'ati cpidermo idal i più giovani e nucleati si trovassero i n conta Ho cog.l ì. elementi del! e
ALT,A TEI\APIA Dli:LLE PIAGIIR -
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granulazioni stesse preferendo di queste le zone più rilevute. Disposto così un certo numero d'innesti, venne up p1icata una 1asciatura alla Bnynton e lasciato tutto a sè per 5 giorni; passati i quali e. rimossa la detta medicazione, si trovarono due soli innesti attecchiti, mentre gli altt·i era no scomparsi. Nei punti d'innesto l"iuscito, notavasi che gli str-at i d'epidermide erano divenuti opachi ed avevano assunto un colore grigio bluasli'o; e mentre eransi folli tumidi e gr~ossi da una specie d'imbcvimento od infiltr·amcnto torbido , essi trova'vansi degenti sopra un piano più depresso di quello su cui ernno stati messi, anche in confrontò della rilevatezza dei bolloni circostanti. 'Praticati n uoyi tra pian tu menti epidermici su d i altri pun ti della piilga venne rifalla la rnedicazione e nel medesimo modo gl'innesti furono ripetuti varie e d_iverse volte,
ogni cinque o sei .giorni.
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Altrì trapianturnentì vennet·o eseguili sulla piaga del monco·ne del bmccio sinistro, ma senza alcun successo. · l o quelli della pinga alla gamba destra invece si osservarono ad ogni medi ca zione dei progressivi cambiamenti. I lembi tr-apiantati dal bianco-bluostro diven ivano d'un colore bianco-giaJiastro o grigio, e mentre nelle zone centrali uano ispessiti cd opacati, agli orgli invece si facevano quasi trasparenti, sottili e di c·olotc bluastro cupo; p,iù tardi poi si ass6Ltigliavano in totalità per progressivo assol'bimento dell'inlìlu·azionc totb.icla che li ingl'ossa va, a~sumendo In levigntezza c la lucentezza del giovane epidermide e tutto l'aspetto delle isole di cicatrizzazione. Ai dintorn i di quella specie di isole si sco r~evano colla lente delle piccole propngini irregolari, re.tteolate, date probauilrnentc da sviluppo di nuovi vasi che si confondevano fra le granulazioni ciJ·costanti a guisa di radithelte. Di mano ìn mano che progrediva l
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CONTRIBUZIONE
la riproduzione epidermica dai punti d'innesto, la suppurazione diminuiva sempre più, si faceva più densa, omogenea e di buona indole. In questo modo ogni punto dell'innesto costituivasi isola di cicatrizzazione e subiva le sue fasi regolari come se là fosse ri masto illeso un tratto di reticolo malpighian o; le quali isole poi , allargandosi, si mettevano in t'apporto, o fra di loro, oppur·e cogli orli della piaga, di maniera che, in breve tempo, quasi tutta la superficie suppurante si copriva di uno stra tercllo di epidermide molto sottile, levigato e lucente, semidiafono, di un colore •·osso-bluastro per la trasparenza del tessuto connel.li·vo cicatriciale sottostante, anc:ora rosso, molle e congesto. Ottenuta coslla cicatrizzazione di una notevole estensione di quBlia vasta piaga, si è poscia dovuto spacCal'e un seno fistoloso molto profondo al lato interno, poco sotto la tuberosità della tibia e la nuova piaga ~ rimastavi stn seguendo ora un andamento affallo re.-golare. Attualm en te anche la carie della tibia si è molto . limitata e lascia sperare u.na · prossima guarigione; la piaga al moncone del braccio si é cicatrizzata e le condizioni generali del Di nlarco sono molto migliorate; dacchè la febbre è se9m pursa completamente da molti giomi, l'appetito è ritoi'Dato e la nutrizion e si è totalmente rifatta.
III. Per qua.nto l'a ttecchimento dell'innesto epidermico siasi verifi ca to in lutti e tre gli csperimcn ti suesposti,pure è indubi Lato n on essere possibil e di ca! colare esattam e n~e l'influenza che esso possa aver eserci tato nella ci ca · trizzazione di q"uelle pioghe. Ciò tanto più che, er·1mo piaghe successive, od a cancrena, od a resipola flemmonosa, le quali per solito, superata l'acuzie, decor'
·' AT.LA: TE!tl\PIA. DET.LE P.IAGIIE
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rono a più o meno rapida guarigione; furono all.res~ usaJe contemporaneamente varie medicazioni, che pos~OJW non ·essere state e~tranee alla riuscita. No od imeno, andw senza voler negare una favorevole influenza attribuibile alle sopraccennate medìcature divcerse, od alla forza spontanea della natura, non si potrà certamente far dipendere dal concorso di queste !a pullulàziohe delle isole di epìde1·mì(ie importatevi, come •• si è visto, cogli innesti. lnquantoehè la distruzione avvenuta per la suppmazion!3 è stata tale e tanra da escludere la permanenza dHilo str<Ho malpighiano in 1sole circ0S'Cl'itte, q1Jali resterebbero nel! e ?Cotlature pe1' l'ineg..uaglia·nza della sfera d'azione del caustico. Nei casi su.l'riferiti difatti .non si videi·o formarsi le dette isole prima degli innesti epidermici. per quanto le altre medieazioni fossero Siate antecedentemente impiegate. la questi tt·e casi si ebbe camp0 d'osservare alcuni' j
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utili partieolari.
La nuo:va epidermide che si t·iprodussP. sulla cieatdce iu s~gtlito al trapiantatl!ento rimase per gualche tempo sottile, assai delicata e faeilrnente escoriabile; noochè il sottostaote eonnettivo si conservò molto tempo rossastFo, molto spugnoso, irrorato dal circolo saguigno persistenle. Queste condizioni veramente poco f<lvorevoli all'innesto epi'derrnieo , si possono considerare inevitabili; poiché, se la pelle e gli altri tessuti distrutti in una piaga vengono sostituili, per proeesso spont.anao d1 riparazione, da connettivo eieatriciale, ciò non aMade che gradatamente e l'epidermide non vi si rifà fìntaotochè il nuovo tessuto di cicatrice non siasi coarta:to su se stesso e non si asi fallo abbastanza com'.patto, per· mezzo del gmduale strozzamento' dal CÌ!'COI~? sanguigno che lo irrorava. Cosi quel tessuto perdendo dei materiali acquosi, si rrduce molto i:n ::;uperficie, ravvicina fra loro le parti
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CONTIUBIJZIONK
sane, e con ciò lo strato d'epidermide C'Ire si ri pr9duce per processo spontaneo è più limi'tato in supcr·fìci, ba il tempo di farsi resistente e non copr·e che una cicatrice assai più ristretta e già consolidata a confronto di quella successiva agli innesti epidermici. Con questi in·vecc, noi sorprendiamo per così dire il processo d'una piaga in un momento forse prematuro, forzandolo a coprir·c con una cuticola ll·oppo tenera un tessuto di neo-formazione flogisti ca ancora spugnoso ed irrorato da un intrecci o vaseolare lussureggiante, senza aspellar·e tutti quei pr·ogr·essivi mutamenti, che necessariam en te 'Òe\•ono svolgersi, onde avvenga col ricoprimento epidermi co la consolidazione della sostanza intercellula r·e delle gr'anulazion i in sostanza conneui va fibrosa, e e·on ciò possa p r·odursi una solida e resistente cicatrice. In ogni modo non si può disconoscere al trapiantarnen to epidermico 11110. im portanza terapeutica nel senso che, esso possa des~are- a vi ta riparativa gli elementi istologici di aleune pfaghe,rcse .. per qualche causa torbid e c swzionarie, e possa concorrere c'on la prolifet·azione epidermica promossavi ad una più rapida cicatrizzazione; fatto interessante ancorchè questa non ntggìunga r.he tardi la neeessnria solidità. · Del resto, la storia degl'innesti animali noi la cono·sciamo; essa ha LJ·ovato, come nota il niantegazza ; la Sua pagina, anche nella mitologia ed ha registrato in tutti i tempi una quantità di esperimen ti, alcuni an che curiosissimi. Senza ramm entare quei poco attendibili, come quello del prete Krankwinkcl, e di molti alll'i mostrati qai ciàrlatani in sulle piazze, riportatici dnl Bartolino, dal 'Sancassani, dal Baronio, ecc., o tullo che fu scri.tto da Paol o Egìneto, da Celso e da Galeno, ci basterebbe la non piccola raccolta fatta dai moderni esperimentalori, fra i quali il Mantegazza, il Bizozzero,
AL I.A TERAPIA DELLE PIAGHE
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l'Amabile, l'Occhio i, ccc., specialmente che, oggi l'innesto auimale, come ogrri altro argomento di studio, non ha potuto sfuggire atl'esntto metodo d'invcstigazion n portato dal moderno indir·izzo scientifico. Più che a_semplice cmio-;ità ed ollre lo scopo ter·apeutico, l'innesto animnle , non escluso l'epidermico, può servire a confcr·mn di varie leggi che rego lnno gli atti della vita ùci tessuti . T tessuti c gli organ i, scrive il llantcgazza, hanno unn vita autonoma cd assai più indipendente e gagliarda di qunnto si immaginasse prima della scoperta dd sommo v:r·chow. (;li innesti animali <:onfermnno pierwmente la vita iudipenùen le delle <·ellnlc, scoperta, ehr. è la pit1 bella gloria del patologo tedesco, e la cui importanza pr<ltica nella interpretazione logica dell;l vi ta normale e pcrtlll'bala è tale e tnnta che, i tìgli elci nostl'i ngli trovcronno sempre nuove messi su quel lf'l'reno. 1:: questo un or·izzonle così va:;to, così chiaro, così indefini to, che solo la mano ciel genio poteva schiucll•l'lo al volgo degli osservatori. Noi sappiamo come In ,•itn d'ogni singolo elemento sia indi~pensabile alla IIUtrizione ùi un tessnto e come per istutliare gli atti eli C]Uesto cou\'cnga riùursi <li noti elementi istologici. Perciò, siccome non conosciamo alcuna parte di tessuto capace eli crescere e di moltiplicarsi quanù'cssn sia priva di elementi nucleati, dai quali r·ipete ogni mutamr nto, eosi non è presumibile che le cellule superficiali dell'e pi uPrm id c, già inveecbiate e spr·ovviste di nuclei, sit~no alle a cr·es<"ere cd a moltiplicarsi, allorché vengano trapiantate. Da ciò emerge l'indicazione onde fnvorirc l'innesto ep idermico, di comprendere nei lembi il più possibile gl i s~rati giovan ~, quel!! nueleati, procurando di fal'C in modo che quet giovan i elementi abbiano a trovarsi n contatto immediato colla par·te destinata altr·apinnlamento . Per il fatto dell'innesto, le cellule dello strato gio-
660 CONflUBOZIONR vane dell'epidermide, venendo poste in grembo ad una parte d'organismo in esercizio di vita, non possono sottrarsi alle leggi generali, a cui sono soggette quelle d'altri .tessuti. Cosi le dette cellule nella nuova conciizione dell'in.nesto per con::;ervarsi e molliplicarsi debbono esercitare un'azione di contatto e tale da destare !.Jn continuo f'icarnbio di materia,li nutt·itivi. Il "llant~gazza sostiene in argomento potersi ùire r.he, dal momento in cui un tèssuto innestato non imputridisee, vi ha un continuo scambio di mater·ia, e di azione fra i due corpi vivi, perchè l'organo innestato sì nutrisce n spese dell'organismo in cui fu portato e diviene un vero me.mbro di esso. [ tessuti vivi esercitan o dunque un'azione di contatlo sulle s.ostanze organizzate e non nncora morte, per cu i tendono a farle entrare nellé\ r.ir-co lazione della vita. Ciò che si ripete ad rm intero tessuto non può essere negato ad ogni singolo elemento istologico. Conosciarno quanto sia inter·essrmle agli atti dHlla vita fìsiologica. .e patologica clei _tessuti il dominio elle esercitano le cellule nei territori cellula ri ; lllnt0 che in alcuni di CJUCsti ogni cellu la drve provvedere, oltre al proprio contenuto, anche ad una cci·tn rp.wn tità estraneo; la quale prende par'le ai mutamenti èellulari e spesso anche li subisce prima ancora del contenuto istesso. Orn <lbbinmo notato come, dopo l'inrll~sto cp,idermico i bottoni cam ei innestati si abbassassero e si ridu cessen> in volnmt- a confronto degli alll'i cit·costn nti privi d'in.nesto e che, nel tempo stesso i. pezzeu.i d'epiderJilide trapiant<Ùi s'ingrossavano e s'intorbidavaoo da printipio per poscia riassouig!iarsi e divenit·e traspat·en Li, subendo iutte le fasi sopraccennate. Or bene, tulti quei cambiamenti piultosto ch'essere riferiti ad una. casualità qualunqne, pott·ebbero essere l'iguardati qnali manifestazioni grossolane del ricambio .dei materiali stabi-
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ALL•\ TE.RAPIA DELI,E PJAGilE
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litosi fra l'innesto e lo pul'lc inncstatu, quale elfeuo di un'azione di contatto, per· la quale si svolga dci processi analoghi a quelti che regolano la nutrizione di altri tessuti, specialmcute quella dci tt!r.ritori cellulari. Tuttavia converrete, stimatissimi ·colleghi, che non possiamo essere ancor·a tmtor·izzn.Li di venir·e ad una conclusione intorno ad ogni interpretazione dei fenomeni che si osservano negli innesti, poichè come negli altri processi che si svolgono nella vita sia fisiologica che patologica, oltre es:;cre guborùinati all'influenza generale della costituzione dell'organismo ed a quelln della natura degli stimoli, essi non possono svincolarsi
dalla guida suprema di una {or::.a che preliminarmente. si sotl1'ae non solo alle i11dagini, ma ben anche al pensiero. Perciò, come io tesi generale, così pure intorno l'mnesto epidermico, dovremo per ora accon tentarci di constat.are i falLi eù urrestat:ci ad ess i, fino a tanto che la scienz;;~, dopo replicate osservazioni e perscvennti esperimenLi, non ci proclami l'ultima sua parola •
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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· RIVISTA MEDICA E TEHAPEUTICA ---- --
Sulle iniezioni soUoeurauee di e bioinn, nola del chiJ'ut•go mag·giorc GronGto Yc:ALES HuNTEH, dtirur~o tlclla pl'Csidenza a Bombay. (1'he Lancet, giugno 18iù). Le inie1.ioni sottocutanee di cltinina nelle febbri da rnuh.u ·ia
sono sta le frequenlcmenlc pro vale nel paese e fuOJ•i; l'elliracia del medicamento nel debellar la febbJ•e, e gli dlHLi s<1lut.ru•i consegu\Li rnediante una minima q uanLilà ·di rsso, eompat•ativaJo.ente allo ùose r-he se ne dà d'o1•clinario, quando s'amministr-a per bocca, sono importanti quanto basl.à pet• gi11-. slificar pienamente la p::wtc~ d'attenzion e acr,orda l.a at.al soggetto. Quando si richiede un·aziOJte J•apida o qmmdo pPl' l'il'ritabiliLù dello stomaco, id iosincJ•asica o sinLomaticu la cl1i nina non è ben LolleJ•alu, od :wcONI, quando la p l'Opi nazione eli essa per· la via naturale c~ interdetta, si può J·icO J'I';,\J'<~ all'iniezioHO ipudermica del rimedio. Ch~cchè ue siu, il metodo fu la1·gamonte prati cuLo nell'l ndia, e, a -~i udicame dn i vm·i l'appol'li fa vot•ovol i dcp;l i uflic·ial i mccl id iei. ru sRgui Lo dn nolovole successo. Io l'ho spesso udopei'HLO iu c:asi spal'!:li, e l't·equcnlemcmte spt.>rai indarno nella sua azione, c mi tpovai imbarazzai,() dalle sue SC<Jllele, pel' lo più dalla formazione di •tualche uleeJ'O. fastidiosa, nonùimeno pensando clu~ quo:;t'ultime polovano esscr·e dovute nlla mancanza el i eu!'a suffìcionle o ~1d una soluzione troppo acic.Ja per· lo scopo o cui doveva !OeJ'viJ·e, e sapendo c,l:tc in ulcuni easi ostinati l10 l.l'ovato l'ebbri ehc s i fecero beffe della cura ordinaria, abbandonato questo modo di ummiois tJ•at•o il g l'ande specifico conll'o le rebb1·i da rnalat•it1 , mi determinai a far·ne comodamente la prova nella casa
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RIVISTA Dl GIOilNAI.I ITALIANI E D ESTERl
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di CO!Tezione di Bombay 1 u sando una tlose di sei grani della seguente prepara<~ione. Acido ci Lrico trocen Lo grall i, clt i nina ottanLn gt•ani, acqua distillala un'oncia. Da sciogliet•si coll'aiuto del calore (sei graui di questa s~luzione ~ono eguali ad un grano di el lin i no} . Hn dut.o i parLicolm·i clGi easi nellu tavola qui unita . . Penso' possa essen' cvncosso d1e lu Je bbru cos'56 cosl presto come quando il t·imedio vien preso PP;l' boccu, se non più presto, la tavola mostt·anclo che nella IJiuJ•ulità dei casi l'access·o fu tt•oncaio il secondo gioeno, ed ht nessun c aso flOn più tardi del quarte/, nouo;;;tantn il f(lodo irregolare di cura, sia in ordine al tempo ccc ., eonsegur~nz11 questa dell'essere gl'infet•mi pl'igionif't·i in .un <'al'r:ere. Era al di sopra di ogni 'luestione lu grundP eeonomia nclh·.t quantità adoperatu, i casi esl5cnclo stati por·Lati ad una soùdi~facente conclusione, pt:r q uan Lo c:oucHnle va lu l'e bbr B, con un moderatissimo di:;pendio di t·.J dnina, eioi• tt'cl gr·;\ni, o giù di li. Sul doppio LCJ'I'ùiiO di lt·oncar la r~~hbrc e del1'economi<l nel consumo del J'imedio f!lH'I~ln morto eli cu 1·a ;:;nmhret•it sup:.>l'ior·e all'ant.ico mdodo: ma disgl'?\7.int.amente v'h<1 il contrAppeso a cot.esti vHntagg-i HC'II'infìummazione dw si svolge nel punto ove fu inh·odolta la sit·inga. [1; df'.i t·.asi avuLi in .cura Llue soltauto sl'uggirono a que::;Lu t·.onseguc•nzu; tuU.i gli altri ebbtwo pi(1 o m., no a sofft it'ù, alcune delle punLur·c avt3ndo as~unLo la
ror·ma di vesdchnttR infìnmrnn te r le altr·e quella di ulcol'i rilalsane. ed in 'lualcbe c:aso inso1·se tnl dolot'C' rla impedire l'inlet·mo eli sP.J·vie:::i di quel la mflli O. rnrllendo lp, nlr.eri sei o soU-e ·giot·ni u cical.r·i;;:zal'H·. l d.uo cl1e andal'ono immuni t-war1o llOHtini saui, Ji t·obus ta costituzione, locch~ por1.1-wchbe H c-otwiLu..h~ r·c !'he i ~a"i da cur·a1•si c·on quel mel.oclc, vorT'ebhr.r·o r~s;:;nre scelti. V'ha appena nlisogno dfif1 diCA r.ltL' la m.,ggiOt· parLo dei prigionieei sono uomini di abitudini di:>soluti:::~-;irue, cacoernicic"achettici, e parcechi completarnenl.e dominat,i dal cancro della erapula, un gran numeJ·o di essi us;;" ni.lo mangialol'i d'oppio o fumatori di ganjah, o dediti all'aJ)tt:,:o eccrssivo d()i liqu.ot·i 1 1?1 puese, gEmle co:::t.i Luzionulm<>.rlte t.unLo màlf';ana clte lo pit'l P•r.cola alwa;:.ione [m6 Cll"'iomu·e loro 'gru vi molesti<!. o lo credo potet• legillimawen le dedur·rc-. do' rni P.i spcrirncnl.i
su queste serie di casi le conclu:::ioui seguenti: ·t• Pel' quanto sia ben appt·opt·ialu l'inic:tione soLl<)Culanea .a <!a!-3i scelti - ben nulriti e ilmw alloggiati, r, di c.o~t.itnz i on l1
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RIVISTA
naturalmente buona - è inammissibile nella classe malsana che popola le nostre prigioni. 2• Il metodo non è realmente economico dal punto di vista della perdita di lavoro e della diminuila produzione che ne conseguiL.a. a• Non v'ha guadngno di tempo, poichè se Ju febbre è prontamente troncata, occorre poi una settimana· di riposo se lo puntul'a vi'en susseguita da es ulcerazione . ~~· L'operazione, per quanto sia leggiera, non ()per ntLlla senza dolore, quantun({ue s ia eseguita colla mass imo. aLten:tionc. E non è nepput·e senza pe!'icolo. !Io udilo a parlare di un caso fatale di tetano che tenne dietro all'iniezione cutan ea e che pare sia ~lato dete r·minalo du essa. Mi sembra d'ave r· mess o innanzi al:'gomenti bas tevoli a spargere il dubbio s ulla convenienza dell'iniezione ipoder·rnica di chinina nei casi eli condanna ti. Colm•o che si guaùtlgnano Ju vita con 1m lavoro manuale vedranno un inconveniente nella sequela che può Lcnede diett·o, il quale peealtr·o è minore di quello éhe si verifica in p r·Jgionicri rovinati; c- nell'armata, dove il suo valore è stato provato s u larga s cola, fu riconosciuto che gli uomini assoggNtal.i a rruel metodo di cw·a erano s ta ti impedili di p!'ende r- parte alle manovre dai .. - patimenti consecutivi, anche s e l'infiammazione stab ilitasi attorno alla p un tura non avesse determina lo l'esulccra:lione. Quando i risulta ti della mia sp erienza no.n togliessero valore all'at·gornento in fa vore delle iniezioni Jpode!'michc in malati adatti, ::;embreNbbe tuttavia ch'essi stabilissero l'oppoJ•tunilà di un'accurata cernu dci casi. Certamente io non m'arrischierei ·a ricMrer· vi nel la pratica .ci vile pri vut.a, quaatunctne es so possa tomar vantaggioso nei casi dLvjlJiei co lpi ti a dozzine dalla. febbre, che seg uita no a giaceré in certi ~etti di terP& impr·egnati Ji rnalaeia elevati per la campagna nell'India, più specialmente in for·mc gt'avi ed intJ't~llnbili di febbr•i, quando la rapidità dell'azione può salvai' la vito, c l'E;conomia nella spesa diventa uno scopo in rugione del numero dei cur ali. Sicurvmente è cosa barbura l'eseguir·e un'opera zione chirurgica <mcorchè Jievissimu in appurenze, pel' raggiungere un intento med ico, allorchè sifiatlo intento si può raggiungere con alLri mezzi. A mio senso, quando il canale ortodosso è precluso o dall'intolleranza dello stomaco o da altra condLdonc, e quando
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665 Jo stato d'hdebolimento dell'infei'mo rende non improbabile che jl tessuto cutaneo possa risentirsi di questo breve taglio entro al sistema a spese ùi esso, il pat·lito il più savio sarebbe di àmminis tra[•t~ H rimedio pel' l'ano; ma la via indiretta per la boccf.\, quando è praticabile, e incomparabilmente migliore e più sicura, e assai piit pro n La, se alla piccola ferita fosse annessa la mulla dell'ulccr·azione consecutiva. Sulla raccomandazione di un ufficiale dell'ospedale di sìr Yamsetjee, Jeejeebhoy ho di poi provata con gran successo la soluzioue di soll'alo neutro spinla !]uanlo lo richiedeva la repressione deÌia febbre) e cerLo con minor disturbo consecuLivo; però sebbene la p.luralità dei cusi abbia evitala l' ulceraziohey mentre seri v o il caso peggiol'è che io abhia vedu lo è lutLavia in cuPa, e l'ulcerazione Le n ne dieko · all'uso della sott.tzione neutra Ol' son due mesi. Pet•riò, benche essa s ia una preparazioJ'!e migliore dell'altea, che esclude la cristallizza:7.ione del salo e la necessità rli usar acqua calda, per ovviare alla chiusut•a deUa siringa, la quale richiede iMltre d'essere costantemente lavata e spalma tu d'ol io e proh.tamente si logora, non sono o.ncol'a in gt•ado d.i dire che questa me• desima soluzione possa generalmente applicarsi. Rijlessioni. - Non sappiamo quo.le impr·essione faranno sull'animo dei lettoei le conclusioni del dotl. Yeales H unter, ma è certo ch'esse sono logiche ed informate a quello spil'ito aritmeticamente p ositivo e pratico che ù la caratteristica della razza anglo-sassone. Molti meùici di Francia, d'Italia, del Belgio e d'altri paesi, che subito dopo l'iotl'oduzione delle iniezioni ipodertnichB nella terapeutica vollero provar l'e/TIcacia del metodo nella cura délle febbri palustri, ehbet·o n riconoscere iìn da peincipio che l'iniezione di solfato di chinina sotto la cute pl'OVO(:ava, al pari dell'iniezione di cl01·uro mercurioso, un asce~so locale che du!'ava più o meno lungamenle e costituiva una complicazione, la qualo, se non impediva la guarigione del morbo contl'o ·cui la mu·n era diretta, procurava ai malato rnolesLie e disLu!'bi tali <lf.l. fargli dil·e lalvolla che il rimedio era peggiore del male. ' Ora• ,se ci facci amo ad inda.,.a!'e le ragioni per cui l'inie• t:> Z1one ipode1•mica di solfato o di"citrato chinico vien sostituila all'amministrazione pel' bocea degli stessi preparati, trQviamo, come avverte il premenlovato sig. Yeales Hunter, che lepre·cipne sono la mir:10r· quantità di fal'rnaco occorrenti per· ottenere la g uarigione, e la durata incomparabilmente più breve della cura. DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
Gtornaze àt medicina mmtare.
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Ma questa doppia economia la quale giustificherebbe pienamente la preferenza dala al nuovo metodo, quando fosse legillima e r eale, il più sovente non è che ipole~icu ed illulusoria, poichè, sia che all'iniezione ipodermica conseguiti l'ascesso, sia che s'esulcet•ino soltanto le punture, e prescindendo da ogni ulteriore ricomparsa della febbre, tanto in un caso che nell'altro, l'infermo non polt'à dirsi veramente guarilo dte quando l'ascesso avrà finiLo di suppu1•are o le esulccrazioui delle puntuJ'e sm•tmno del tutto rimarginate. lmpercioccltè se per troncare una fehbt•e inLer·miLtenle semplice col metodo ot•dinario occorrono in media 11uallro grammi di solfato di chinina e oLLo giorni di pet•manenzu all'ospedale, mentre col metodo ipodennico vi Yot•ranno appena quarant.a cenligrammt di specifico o rruattro giol'lli d'ospedule, ciò che evidentemente l'a pendere la bilancia dal ialo d i qunst'ullit'l'io, ove mPtt.ansi in Linea di calcolo eù i nuov i rimedi ed il più ùiuLut•no soggiorno nel nosocomio o l'impotenza al laYoro più n lungo prolrrienlesi si romprenderit ùi leg~icd cl•e il risparmio falLo sul chinino e la bl'e:ViLù della pPima c ura sono sot•passoti di g t·an lunga dai danni f' dagl'incon vcnieuli che sogliono essere la conseguenza delle iniezioni solloculaqee. E poi non bisogna pel'dct·e di visLa che il m erodo ipodermico oltre ud un numento di spesa e di ùolore può cagionare la morte dell'inftwmo, como risuna dallu Helazicme del dollot'e HoberL pubblicaLa sul prececlentc numfll'O del nosLt·o giornale, e come lo slesso sig. Yeales Hunlet' fa presentire. Chi per economizzare r1ualche gr•am:na di meùicmnenlo e qualche giorno di cura abbandonel'à il vecchio ma sicuro o sempre innocuo sistema, sa pendo che il nuovo csponP- ì maiali che vi si assoggellano a mol'il' di LeL~no ?.. .... Si facciano put•e tulte le riserve, Lulle le restt·izioni e lutle le considerazioni immaginabili circa ai casi funésLi nat•t•uti dal s ig. Robel'l; si allribuiscano pure ad accidenlaliLà foetuile, a cause estranee all'atto operativo che l'iniezione ipoder-mica richiede, non si distl'uggeranno pet·ciò i falli avvenuti nè ~i parlerà negli animi scos::>t da fl uegli esiLi i nfuusLi la convinzione che l'inll'oLlurt'e il ch inino soLto la cuLo sio una coso. semplice ed innocentissima da cui non possono aspeLtat·si -che pt•oficui o salulaPi efletti. Con questo noi non iuLendiamo di tnodilicare in alcun~ parlo le opinioni da noi emesse precedenlemente circa le funesto conseguenze a cui condussero le iniezioni ipodermlche
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nei casi narrati dal succitalo sig. 'HoberL; ma pm che mai crediamo indispensabile di uvverlire ~li amatori di novità in medicina eli star in sull'avviso e ùi procedere cauti e pr·uùenti quando può p er icollu• la viW. d'un uomo, o di astenersi da un mezzo ru:nbilaglicnlo qual è l'iniezionè soltocu lanea dei sali di chinina, quando pot• inlrodurlì nell'economia abbiamo a nostra disposizione tult.e le vie normali che, mentre ci conducono quanto l'allr•a alla guarigione dell'infermo, non fanno correre a questo il menomo rischio e preservano il curante da rammarichi e <1ft r·imorsi rruanto ucer·bi allreltanto sterili. Siamo lieti di lrovarci d'accordo anello s u questo punto col signor Yeales Hunlcr che, colné già abbiamo de Llo, 110 n ci semb1•a punto un visionario ed emette i suoi giudizi senza idee preventive o basalo unicamente sui dati forniLigli dall'esperienza. Y·
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Statistica di undici casi di febbre curatiOC
= Età
Nomi
Professione
Se avesse o no sotrerlo d.t !ebbri
Genere
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della febbr-e
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più accessi Febbre quotidiana; -- Soldato . . Ebbe nell'anno. alle 3 pom.
1. W . P. . . . .
9;>
2. Novrajer B..
23 Cuoco
.. l Soggetto ~ qualche accesso.
Febbre la notte : scorsa alle 7 p om.
.
l
3. Mabomed A .
3G Marinaro .. Alcuni accessi nel Febbn la scorsa:
4. CrusbDa B.
5. Willìam R. .
golfo Persico.
. notte.
26 Tessitore. .
S:missimo . . . .
F ebbre stamani alle 9.
24 Soldato ..
Sano .
FeLbr!l ieri allo 7 poro.
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o
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G. Ebrabim A..
2t !farraiolo .
Soffrì accessi feb· Feb br~ ieri allo 5 brili nella fredda stagione.
pom.
7..L. J. S.
3G Cuoco ...
Sanissimo
Febbre ieri alle 6 pom.
9. Dalia B. . . .
20 Tessitoré •. Non ha mai avuto Febbre alle 9 ant.
10. Ebrabim A.
20 Servo
.. . Non lta mai avuto Febbre allo 9 nnt.
11. Cristoforo W.
28 Soldato
doppia alle . . Ebbe frequenti ac- Febbre ~2 ~nt. ed allo
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febbre.
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febbre.
cessi di febbre.
& pom.
DI GIORNALI ITALIANI RD ESTEBl
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lou• iniezione ipodermica di chinina. Venuto in cura
Rimandato
CURA ED OSSER.V AZfONl
guarito
----·1-- 9 novembre 1874
12 novembre 9, iniezione di sei grani -
~novembre
23 novembre
1874 1874
1874
20 nov~mbre 23 novembre 1RU 187·i· 20 novembre 26 novembre 1874 1874
23 dicembre 26 dicembre 1874 1874 28 dicembre 1874
3 gennaio
,, 30 dicembre
3 gennaio
1874
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1875
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Il· 10 gennaio
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1875
18 gennaio 1875
12 gennaio 18ì5
19 gennaio 1875
1 75
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20 gennaio 1875
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li 15 ~nnaio 19
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gennaio
10, febbre leggiera, iniezione di sci grani - 11, non v'ha febbre, niun ri medio -12, bene. punture chiuse. 20, Iniezione di sei grani - 21, febbre lcggiora, Cebbricità tutta l a notte, iniezione di sei grani - 22, senu. febbre, iniezione di sei grani, -23, bene, punture ukt'rate. 20, iniezione dì sei graoi -:H, febbre tutta la notte, iniezione di sci grani - 22, senza febbre, ininiooe di sei grani - 23, bene, punture chiuse. 20. iniezione di sei grani- 21, febbre leggiera, iniezione di sei g-rani - 22, senza febbre , iniezione di sei grani - 23, bene, niente - 2~, rimandato, punture chiuse. 2:3, iniezione di sei grani - :H, Cebb1·e leggiera, iniezione di sei grani - 25. api ressia, iniezione di sei grani - 26, bene, punture infiammate, si son formate larghe escare. 28, iniezione di sei grani - 29, lieve fllbbre, iniezione di sei grani - 30, apiressia, ioie· ziooe di sei graoi - l. apiressia. niente 2, bono, punture infiammato, ulceri formate S"rande'l.Za 8 pezzi d'A n na. 301 inie1.iono di sei grani, vo ri accessi di febore alt~ 4 pom. ieri, iniezioni di sei grani - 1, f~:bbN leggiera alle 4 poro., iniezione di sei grani - :2, apiressia, iniezione di sei grani - :1. bene, punture infiammate, alceri formate. 10, iniezione di sei grani - 11, leggicra febbre, iniezione di sei grani - 12, febbri.', iniezione di sci grani - 13, apiresssia, ·iniezione di so i grani 1-}, apiressia, nulla, 18, bene, punture infiammate '12, init·ziona di sei grani - 1<l, apiressia, iniezioni, di sei grani - t i , bene, essendo debole si ritiene all' ospedale sino al 19, punture infiammate. 15, inieziono di sei grani - 16, febbre lcggièro, iniezione rli ~ei grani - l 7, apiressia, iniezioni di sei grani - 18, apiressia, niente - 19, bene, punture inli~mmate . 20, iniezione di sei grani - 21, febbre leggiera alle 2 poro., iniezioni di sci grani 2~. apiressia, iniezione di sei grani.
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Boe e~s i di ruening lte Cf!re hro-s pioa le w nnltc!'f.' lfasi in uomini preced e oleme otc sa n i: un terzo enso d ubbio. (Lancet, giugno 3, 1876).
Questi due casi fur ono osserva ti nell'infermeri a Radclifffr di Oxfoed cla.i dott. Gmy e Tuckwcll e ci facciamo uno scrupoloso dovere di riprodurli fedelmente e per intieeo, sia per l'importanza dell'argomento, che per le deduzioni che se ne possono ~earre in favore d'un'opinione da noi emessa molli anni addietro intoJ•no alle cause pL'obabili•della meningit.e CCJ'ebrospinale epidemica. · Y. l due miliziani n cui si riferiscono i casi segue n Li erano s lati alloggia ti presso i cittadini nella cittù di Oxford per pe,recchie
seUimanc, prima che riparasser o all'ospedale, insieme ad altre reclute. Le case dov'essi el'ano stati alloggiali furono ispezionate e non vi si scoprì 11ò fogne in catlivo stato, nè acqua impura, nè accalcamenlo di pc1·sone. Tulle le reclute aveano ricevuto lo stesso pane, futto che sla contro la t-eoria del doLI. Richar1lson che la maluetia fosse cagionala cl ~ g r·ano velenoso. L a milizia non era stala esposta a.;! alcuna l'a ti ca insolila o provu meno pericolosa e non si seppe che ro~sePo. avvenuti casi negli anni precedenti. Il solo caso di rnulullia verificatosi nella stessa casa dove era alloggialo il milite primo colpito da meningitc cerebro-spinale fu unapneumonite: l'uomo che n'era affetto entl'ò all"ospedale ùue o tre giorni più tardi. La pneumon!Le ebbe un cor·so benigno con una crisi nl sesto giorno. Dacchèavvenne il secondo caso non vi furono malattie in quel la cnsa. I reperti necroscopici in ambedue i casi furono p1·er.isamcnte identici in ordine alla sede dell'essudato purulcnto ed alla condizione degli organi interni, fuorchè nel caso eli W . D. - in cui labasc del cervelloelasuperficiedegli em isfe1·i e rano più fiLlarnenLe coperti d'essudato e lo spanù imenlo nei ven~ "Lricoli era più cbnsidere\·ole eh(~ nel caso di .T. \.Y. Nel caso di quest'ultimO il CO f"dOne rachideo Cl' <l più COpertO ed i reni C t'aDO vemrnente awrnalati. [n nessun o1·gano cPavi traccia di ~uber colosi o di s ilìlidc ed era sta lo particolur·mente accertalo che sì ' nell'uno che nell'altro caso la milza era in ·slato Hormale. CAso 1• (solto la. cm·a dei doll. G ray). - J. '\V. di dician nove anni gecgario nella milizia, il quale pPeceùentcmeJJte godev!l buona salute, ammalò il17 aprile o fu preso da beividi) cefalalgia e febbre alla. 1119 v(:lnne ricov(~ra lo nell'ospedale c s i lligJ1ava d'intenso dolor di testa. Prirna ch'entrasse nell'ospedale non
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DI G-IORNALI I'l'ALlANl EO ESTERI
aveva sofferto di vomito. Gran fotofobia, pupille contralle ed uguali, le~gìera ·-paralisi llei museo! i t'ucciali destri: perfetti, i i movimenti deg li occhi; lingua secca .e bruna; bave e mucosità attorno a.lla bocca; ventt•e chiuso da cinque giorni; cuore e polmoni in conllizionifisiologiche; nessnna eruzione; tr-accie d'albumina nell'or-ina. L'infermo è agitato e non vuol'essere disturbato; cominciò a vomitare nella serata e continuò a far l così a più riprese.per· lutta la notte: po1so a H6; r Gspirazione 2i; temper-atura "101-. Aprile 20. - Molta sonnolem:a ecl istupiclimento: più spiccata la pat•alisi facciale; pupille eguali. È irrequieto e gemebondo; r espir·azione sospirosa . Si proscrivono cinque grani di calomelano, mezza goccia d'olio di ~roton ; si fanno rndere j capelli e si applica ghiaccio sulla testa; rrizione mercuriale ogni qu(!.ttr'ore. Orina senz'accorgcsene. Mattino.; polso ·120; respirazione 40; Lemperabuea 10-i-. Si ripcle il calomelano la sera. Il ventre non s'è mosso. 21. -Non può essere richiamato alla coscienza di se s tesso; il capo è relralto; la parnlisi facciale e manifestissima; la congiuntiva destra ò insen sibil<~ ul tatto; deviazione degli occhi all'insù ed a destra; frec{uente convulsione clonica del braccio destro. La sera completa emiplegia destt·a; si ripelono il calomelano o l'olio dicro lon; l'intestin o èsemprcrestìo all'azione del purgante. TemperaLu!'a mattutina 102, temperatura vcspeP-· tina 102, 2•. 22. - Nella n otte vi furono due scosse couvulsive, 1a prima generale la seconda unilaterale (destra); capo retraLLo; respirazione accelerala; sonno profondo c.lte vet·so r11ezzo g iorno finisce coHa morte. Tcmperalnra del mattino -103, G•. CAso2' (sCftto la cura del dott. Tuckwell}. -W. D. di vent'anni, · tniliziano. precedentemente di buona salute e (li carattere sobrio e posato fu preso .il 20 aprile da brividi, cefalalgia c vomito. Era s tato l'icevulo nell'ospeclule il 26 aprilo in uno slato di sonnolenza e di stupidità che lo t·endevu incapace di star ritto o di sedere a tronco eretto, senza l't1lteui soccorso. Irritabilissimo, non risponde alle domande, n è vuole rnoslt'a t'e la l ingua; s'olfende"pcr qualsiasi ostacolo. Si lamenta ·e si lira ~ddosso i panni dellello. Agitatissimo : sta quieto pochi minuti, p oi si melle tutt'a un tr-atlo ad urlare e si volta c s i rivolta n el letto: gran fotofobia, l'angolo della bocca leggiermente stirato a sinistra, e v'ho pur e fl'equento sliramento del lato sinistro della faccia e delle membra sinistre. Non è manifesta la macchia
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n l VISTA
cerebr•ale, ma vi sono dei rossori eriLemalosi sulla ft•onte, ipereslcsia della superficie del corpo tullu quanLù. Il braccio destro pie.galo e rigido~ il pollice piego lo nella palma dellu mano~ perdita evidente di for·za del lato destro pat•agonato al sinisLI'o. Non v'lta rilassamento speciolo o tensione dei muscoli c..:rvicali. La lingua impaniaLa ma umida, addome duro o r e tratto, ve;;cica tesa, l'orina viene eslralla col culelcl'e, ho unn grt•vitil specifica di 1032, è acida, contiene una piccola quaulit.à di albume. l\J~ltina· temperatura 100; pol,.;o ~H; respi!•uzione 30. Due grani di calomelano ogni due ore. SPl'a: tempo1·aLura 103; polso 84-; respirazione 36. 27. - Medesima ugitazione, sonnolenza capo o collo retratti, c ciò più marcallfmcnle quando ilmulato sta supino nel ]eLLo; minot· forza nel braccio destro; leggiero slrnbismo doppio conve1·gente, slirameuto dallulo sin'istro doiiA faccia c dei membri siHistPi. Ha avuto Lre evacuozloni scio!Le uun pct•ò senz'accor·get·scne; l'orina voune esL1·alta in piccola quantità, conteneva però molla albumina. Temperatu1·a 103; re:>pirazione 32; polso 88. 28. - È più conscio di se s tesso; si lngntt di doiOI'C al capo ed al dorso; riconosco suo pac.ll·e. .Minore scuoLimPnlo delle mcmb1·a sinistre e minor agi !.azione genc.wale. SLr·ahismo pi\i pronunziato specia l m~nt.e nell'occhio sinistr·o; tcsla più r·o- · tratLa; braccio JesLt'ò meno rigido: m ano fl'edda o livitla. Et'uzione erpetica sulla guancia sinistJ'a ed a uche su lullo il corpo. L'opina vien fuori senza l'aiuto del cnlelel'e. llna.scarica sciolta. 11faLlioa: t.cmperatut•a 101. 6·~polso 00~ respit·azionc 2i . Sera: Temp~raLUI'fl 10:3, 5•;pol">O iOO;respil'azionc :B. 2fl. - Ila ripe['(luta la coscienza; agitazione esljema; rell'l'l· zione più fol'le della testa; liegluLizioue difficile, •·nntoli mucosi (l'ambedue i lati del pollo e tosse; nessuna ottusità alla pet•cussione. Mattina: tempel'alura J0,2'; polso l :lO; respirazione :30. SN·a: IRmperalura 100,2"; polso 116. $i fa l"Olto ogni cosa; si oLlennc un po' d'orina contenentA debole qwmtiLà eli albumina; l'intes tino agisce. Si Ll'alascia l'uso del calomelano; le gengive sono legg-ermente il'l'itate. 30. - Continua nella stessa condizione; grave opp1•essiona di respieo; appena agiLalo, ma assai più debole; lin gua asciutta e neJ' a. M aLli n a: LernpePatm·n '100, 6•; t•espirazion(-1 32; polso 100. Sera : temperatura 102: I'CspiPazionc ùO~ polso 138. Nessuna scarica alvina; ot•ina albuminosa. 1• maggio. - Lo 1=1lcsso stato. Mattina: LomperaLut·a 102, 6•;
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respirazione 80-90; polso 160. SeJ'a: temperatura 100, 2•; orina .albuminosa, peso specifico 1028. 2. -Lo stesso stato. Mallina: temperatura 99; respit'azione 60; polso 160. Sera: temperatura 102, 6•; OJ'ina albuminosa. 3. - Congiunlivu dell'occhio destro insensibile; uzìone rifies:>a quando si tocca la sinistra; strabismo pronunziatissimo; pupille l~;~rgamenle dilatale e lìsso; braccio destro flaccido eintieJ'&.mente paralitico; rantoli tr·acheali e bJ'onchiali. MaLtina: temperatura 101, u•; respirazione 60; polso l GO. Ser·a: Lemperatut·a·102, 4•. Due scariche involontarie di.mnlerie diluiw; l'orina · ha un peso speciJìco di 1026; addome gonlio. 4. - Mori oJle 3,Hi ant. Dopo morte lu tempet•utu!'a san -sino a 105. Non vi fu convulsione: la macchia ceJ'Obrale non fu Len distinlu e la parulisi delle gornbo si manilnstò solamente quando soptuvvenne la par·a!isi g1m0ralo. La tempcwutura nell'ascella destra tu, durante gli ultimi pochi giorni, alquanto più uH.a cho nslla sinistra. JYecroscopia iT·enta OT'e dopo lrt morte.'- Il igidit.A cadaverica molto rwonunziata; macch io cupo-purpnPee a tulle le parli penùenti del COl'[lO. - Cervello. Esistevano saldo ade~enze da una parte fra la ùura o lo. pia madre, allo. Sl.lpet'fìcie superiore eli ciascun emis!eto cerobt·ale per lo spazio dC'llla lat·ghezza d'uno scollino circa; adC'J'Ou ~o e so pre ogni In Lo d.i esso al seno longiludinale. La piu mwlre allunwalc ,·ascolarizzata in Lulta la sua est.ensione. Cbit)zze d'un <>~sudato pu t•ulenLo, granelloso, g iallo siluato sop!'tl la circonvoluzione ft•onlale supet•iot·e di ogni cmisfel'o cd alla parlc posteriore del centro frontale più specialmente marcula attorno alle ven<' che convergono verso la scissut·a eli Silvio. QuPslo essudalo in quantità comparaLi vurnen te minore pt·osegui va lungo la scissura di Silvio fino alla base dC'll ~'o•·vcllo, dove diwmtava mollo più abbondante. Qui un denso slrRLO verde di notevole congislenza si estendeva dallo comrncssur'tl ollica inclirLI'O fino ali n metà del ponte ui Varolio, e per un breve $pazio SOJll'a gli em isferi cerebrali. li n altro considot•evoll' slr·ato sco••gevasi sulla superficie mferioro del cervelletto, che raggiun~eva in su il quar·to ventl'icolo ma. non vi peoelt•uva dentro. I.n metà posteriore del ponte c la midolla acl ambedue lo s ue J'accio erano s upedìcialntl'nte assai vuscolariZ?.ale ma inlicramenltl liberc d'ogni essudaLo. La sostanza bianca del cer·vello era mollo vascolar·izzala. Non vi era eccesso ùi fluido, nè pus nei venlricoli laLerali. La
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volta.e il s~pt·um lucidum erano sani. -lVIidollo spinale: spaccando la guaina posteriormente si vide uno spandimento di materia puru1enta ver;dastea che si estendeva dalla regior1 cervicale superioee sin.o.alla coda equina, variando dì densità nelle diverse parti della sua lunghezza. Cosi nella regione cervicale superiore non era tanto densa da occulta e la pia mad1·e profondamentecongesta che spuntava a traverso sotto di essa, mentre nella regione dorsale superiore cresceva rapidarn.entc ad un ottavo di dito in grossezza; e nella regioile dor:sale infedore giungeva niente rnenq che ad un sesto d{dito. Esso era situato sotto l'aracnojde viscerale fr·a questa e la pia madre ed avea con- · sistenza soda e concreta. A quella parte"del midollo donde i nervi del plesso brachiale hanno la loro origine venne r•iconosciuto elle lo s trato di pus era .più d.enso al lato dest;ro <:he al sinistro. Al di sotto di questo punto le radici di tutti i ncr·vl spinali erano in un bagno di pus. La superficie arltedor·e <lel midollo presentava un aspel.to assai diverso da quello della ]pOsteriore. La p.ia madre era i vi altamente vescolat•izzaLa dappertutto; neiia regione eerv.icale essa era torbidiccia; lo e1·a _ancor più nella dorsale, mentre nella regione dorsale più bassa e nella· lombare era coperta da un tenuissimo strato della medesima materia purulenta che scorgevasi così abbondante alla superficie poste~·)or(~. La sostanza stess<'\ del midollo non era.. rammollita. r polmoni ermw ambedue congestionati ed assai eclernatosì. Il cuore et·a sano . La milza pesava quatll''or:J.cie e mezzo,ed er·a sana. Il fegato pesava cinquanta .oncie cd era sano. I ~·<:mi pesavano, il destro cinque oncie, il sinisteo cinque oncie e mezzo. In entr·ambi la capsula aclHriva qua e Ut; la corteccia era sottilissima e le vene raggiute erano molto apparenti. Nel rene dest1·o et•anvi due piccole cisti. L'ileo nel suo terzo medio era profondamente congestionato e conteneva una piccola quantità di sangue alterato, ma non vi era ingeandi· mento dei follicoli solitari o delle placche di Peyer. Le ghiandole mesenteriehe non e!'ano inoTossate· non si rinvenne in "' .r' alcun organo tr·accia di tubercolo. CAso 3• (sotto la cura de.l dott . .Gray).- Giovanni Q. di vent'anni, sarto, dirnor'ante in Oxford fu accolto nell'ospedale il 21 dicembre 1875. Dopo d'aver sofferto di vertigini per pochi giorni, sentendosi d'ctllronde nel suo sol ito stato di buona salute cominciò il18 dicembre ad avere intensa cefalalgia, principalmente frontale, che continuò sino alla sua arumessiqne ' al)'ospedale e gl'impedì di dormire. Quando riparò all'ospe<lale '
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presentava la lingua m olto patinosa; mancanza di scariche alvine dacchè avea avuto princip io la cefalalgia; nessuna e ruzione; niuna r icordanza d'oflesa al capo; nessuno scolo dagli orecchi; orina normale; petto suno; polso 60; temperatura vespertina 102•. 23 dicembre (6• giot•no). - Havvi tutLOJ'a intensa cefalalgia con lingua sporca malgr·adoche ieri fu abboni.lantemcnte pUl'gato c0n calomelano e sciul'uppa; ùi più oggi ha diplopia, molLa intolleranza della luce e rnut:chie cerebrali moHo manifeste; furono rasi i capelli e si applicò uu vescicante al vertice. Si
ordinano cinque grani di iodut·o di potassio con una dramma di soluzione di percloruro di mercurio: da darsi tr-e volLe a l giorno. 25 (otta vo giorno). - .Yiedesimi sintomi coll'aggiunta che è molto sonnolento; non vuole esser e toccato o disturbato in qualsiasi guisa; giace colla sua testa tirata all'indietro ed Ila strabismo interno dell'occhio sini!;~ro. Orinò una sola volta nel giorno. Vien pot·tata ad ot{o gnmi Ju dose dell'iotluro di potassio. 28 (nndecimo g ioeno). - Dall\tltirna noLa .in poi si dolse frequentemente di dolore alla parte posteriore de t collo ect.atta pa1•(e inferiore della spina. Aumentano lo stupidi mento, o lo. retrazione ùel capo. TaHìala strabismo inte~rno dell'occhio s inistro, La!Oala rapido e involonta1·io convergimcnto a destra d'ambedue gli occhi. Braccia molto trcmole; leggera salivazione. 29. - Bocca stirata a ùeslt•a; convulsioni toniche e cloni che alternanti delle braccia c delle gambe durante tutto il g iorno. 30 (decimoterzo giorno).- Morlo. Dacchè fu ricovernlo nell'ospedale la temtier·aLut'a oscillò sempre da ·J02 a 97; il polso salì costantem.entc da 60 a 110. Fu sempr·e tollerato senza il monomo disturbo qualche nul;rimcuto lir]uido, ed una volto. sola vi ftl vomito. Autopsia, ventotto ore dopo la morte. - Testa: nessuna lesione nelle ossa del cranio Otl in r1ualsivoglia pa1·tc della duro. madre. Alla supcdicie superiore del~ cervello i vasi most!'ansi molto ingorgati; le ciJ·convoluzioni scltiacciate dalla compt'essione. L'aracnoide soffice od umida ma opaca qua e là , do v~ faceva da ponte sugli spazii inll'a-circonvoluzionarii. t\on si vedeva alla supet•ficie inrel'iorc alcun indizio di malattia; in nessun 1uogo.spargimento di siero. Appurenza dubbia di minutissimi tubcx·coli ooiliarifor-mì ('?)dissemina Li nella pia macii'C che ricopre il ponte ed il midollo allungalo. Alcuni pezzi di qnesta fnr•ono
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RIVI SIA
dopo esaminali col microscopi.) e.mosLt•arono una gt•an quantità di cellule proliferanti nel solco dci vasi sanguigni; le cellule aggrAgnl.t'\ rJilR H ltl in densi g Puppi. J· venLricoli IMito rl isLesi da fluido limpido; il seplum lucitlum rammolliLo. li resLo della sostanza cerebrale pienamente sano. 11 midollo s pinale non fu esaminalo. PoLlo: nessuna effusione nel perieardio, sano la sostanza o le valvole del cuore. Sulla superficie peJ'iMrdica dell'oreccbietta desLra un quindici o venti macchie fìllamenl~ ammassate, leggiermente elevate quasi picrolissimi punli appiaWli eli cera bianca. Con un po' di forza questi si snt•ebbcro poLuLi raschiare via o ripulire. Un minor gruppo di quelle sl.es~P macchie sul pcricuJ•dio appunto dovoqueslo si rifletlc do1l'aorln ascendente. T duo polrr:oni jntiel'amenLe immuni di LuheJ•coli c d'alll'e malattie; ne!'lsuna antica cicall'ice T ulti gli o1•gani «ddominali, compre!=o illubo intestinult>in Lulla la !>ua lunghezza, fUJ•ono accuratamente esuminali; non vi si scorse Lt•uccia fil tubet•coli o d'altro male. Osseroa:oioni.- Badando alla provu risLJ•eLLissima t) duhbia d i qualche tubeJ•colo iu qunsLo caso rcl all'eBtJ•ema Nll'i ~ù dol mole Lubercoloso noi cervello, senza che coesistano Lubercoli in qualche altro organo o parte rlf'l coq>o, non fu quesLo probabilmente nn caso di mcoingiLe idiopatica del cerYello (proba· bi lmente della spina)~ Le reluzioni no<'l'Oscopiche di questa malattia portano parerchi casi in coi, all'infuori dei sintomi ~imili a I(Llelli a vuti duJ•anle In ''ita da quest'uomo, uon ru trovolo nulla più cL.e una g t·nncle ipcremia dr llu mcrnl>J•ana de: cervello c del midollo. Sul traUnmento OJ)ernth·o d egli e !O!iudaU plearitiei, se~ condo i dnli e g li esperimenti de' g li ultimi 11 ~ anni, del doLt. C. A. EvvALD. ( De~,(sche merli::in.iflchc \Vochefl.sch,.ì,/1, febJJraio 18iG). Nel nuovo giornale, Clwrité-Annalen redatto daMelllhaur;:on si legge un pregevoliRsimo lavoro del doU. Evvald, medico assi s Len~e alla clinicn d i l."rerich, intorno al. LJ•aLlamenLo opel'utivo degli essudali pleuritici. Per la sua impol'tanzo, e per lu vanLaggiosa influcn..:ache esso può avere nella pratica medica, slimiamo ulile darne un esteso resoconto. La cura della plem•ite nella clinica dd FrePich fino tlull'anno 1860 era piuttosto smlomalica, usnndosi la digitale,• il clliuino, il ferro ed i sedativi. Da l 1870 invece, nolle pleuriLi con ver-
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sa mento che minaccia va da vicino la v ila dell'individuo, o datava da circa qua~lro seltimane, venne sempre eseguitala puntura sussiùiata, secondo i casi, du una cura, sia cort'oborante, che diufoLicn, o risolvente. .., Dai rappOt'ti scientifici risulta che, dali• gennaio 1800 fino al t• giugno 18i5, si ehbel'O 2.'i0casi ùi pleurilecon 30 morti. Di questi 250 casi, 20-i con \:ersumento sieroso dcllero 4 morti: 35con versamento purulenLo, operati, JeLtero ltl morti, od 11 egualmente con versamento put·ulento, ma non operati, dettero 7 morti. Nei ca::; i eli versamenti plu'amenle sierosi, si ebbe il segue n le l'isultato che, cioè: in tutte le plem·iti n.on complicale ed operate non oi fu un solo caso di morte. Fra quelle non operate, ull'incontro, si cbbet'O ~ morli; le ctmùi, secondo ilrogislro delle nutopsie, vennero cagionutJ; ùa soffocazione per la compressione esel'ciLatu dal liquido sul polmone. Questi 4 casi vengono t•egistrali dtù 1S60 Al J8i0, ollorcllì~ non sì eseguiva ancoru lu puntura; In qual co~a fa conclliuclet'e favot·cvolmonte al merito eli essa; Lanto pi(t se :;i tien conto del fausto esito avulo in moiUssimi casi ùl ploueiLi negli ultimi C> anni. La puntut·a vcuiva eReguìla allorr{uando il pericolo di vila era manifesto, eù evidente l'inuhilllt della cura inlet•na, perdurando il vet·samento du oltr·c tre octtimarw. Prima cl te fossero Lt·ascorso le tre scllirnauc fut'ono punti~~ soli inJividui, .perchè minacciati nell·esistenza. O i nuovi essudnli non si ebbe che un solo caso sopra 2G, ciot~ il a,8G pet• cento. Questo prova numerieamento cd in rormu generica l'in ulili Lù di aspcLLur•c o pungere dopo la terzo selli ma na dalla t•accolln del s iet'O nella cavità toracica. Non si ebhe poi nC!ssuJJ CO!'\o [rli mccolta puramente sierosaJ che, operutu dopo le qualll'O settimane, evitandosi aOaLto l'introduzione di al'ia, siu di venutu purulcuta. La purulenza degli essudati utlribuibile, o alla puntur a, o nllu naturu di essi, venne evitala da Ewald operando solamente quando 8l'a cessala la febbre e il prog1·essivo r uccogliet•si dell'essuùalo. Tutti i casi che divennel'o purulenti, vennei'O operuLi merilre sussisteva la l'ebbre. Nella scelta del metodo di puntura l'E. dice dovr'l'8i pur tenere in qualche conto la questiono riguaNlunte gli effetti, piit o me!lo dunnosi, dell'ingi'OSSO doll'ul'ia nella cavità pleurale. I': poichè lale ingt·esso d;ru·iu si cv.ila facilrncnte, cosi l'E. crede miglior consiglio fare la puntura impedendone a ppunto l'enLrata . Dei numerosi melodi.proposli a tulo scopo, venne al•
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cune volLe usa lo quello di Rcybard; più frequentemente invece si adoperò il lrequarti di Hahnen con la siringa curva sul davanti. La completa estt·a~ ione del liquido a qualunr1ue costo, come si ottiene con la maggior parte degli apparati venuti nuovamente in uso, è ritenuta dall'E. per peJ•icolosu; per tal modo potendo facilmente Yerificarsi pneumotoraci per rottura del polmone, o.edcma peremm•ragia ex vacuo. Per tutte due queste evenienze par·lo.n'o diversi l'aW. La miglior cosa è ·di lasciare che l'essudato si vuoli da sè per mezzo della.pressione inLerna, e solo in quei vari casi, in cui manchi questa · pressione, e il liquido da estrarsi sia più vischioso e glulino.so, è bene mutare il metotlo di Heber in C(UP.!lo così eletto aspirante, secondo la maniera indicata da E. nella clinica Wo.chen..scliT·IjL, 1875, N. ~·7 (l). Il trequal'li, prima dell' opet•azione, sarà inLinto nrll' aci<lo carbonico allungato. . Si deve inoltre pungere Lanlo profondamente per quanto è possibile, e precisamente al p un Lo dove si fece la puntura esploratrice, lasciando uscire tutto il liquido c·he viene fuori da sè,' ed evitand o 8oUanto che la cannula si<~ otturata da qualche coagulo. Intanto s'ingiungcrà all'ammalalo di non lossiJ•e nè aspirare profondamente. La manifestazione, ùopo l'operazion e di acute cavet·ne polmonat>i, siccome le descrive Térillon sotto il nome eli espettorazioni albuminose, c che noi crediamo piuttosto una Lrasudazione del siero sanguigno nel lume dei bronchi, non fu mai veduta dall'E. ll t>elaloee -però ne T'i corda un caso ('SLramamente inquietante nella clinica di Langenbeck nel 1859, che però finì con esito felice.
(l) Questo metodo consiste nel fissare lateralmente ;1l tubo della sirinqa. un tubo di pelle che tocchi con l' estremità libera il pavimento ; si fa quindi la JlUnlura col solito metodo , e si riempie di essudato la terza parte della sil·inga ten~ndo la punta di quest<\ ad un livello infet·iot·e di quello della feritu praticata; indi si apre la siringa lateralmente. Jn tal modo, o il liquido .scorre di per sè pel tubo di pelle, oppure può essere aspirato, sia co n la bocca, sia con un'altra piccola siringa, dall'estremità libera di detto tubo. Jl relatore non nasconde i suoi dubbi sull' efficacia di questa fona. di aspirazione, fule da essere sufficiente a togliere i fiocchi gelatinosi, spesso della grossezza d'un ago da calza, dalla cannula del trequarti. Che il metodo dì Heber però non soddisfacciaalloscopo,èdimostratodal fatto, che lo stesso E. raccomandA il trequarti di Thornpsou, F1·aentzel, ecc .
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Trattando della pleurite essudali va purulenta, l'E. dà molla importanza alla puntura esploratrice, che dichiara assolutamente innocua, perfino nelle m ala ltie del polmone e del fega Lo· Le raccolte purulente danno, s'inlendé, un maggior n~lmero di morti, che quelle sierose; esse, difatti, danno una media di mortalità del 77,7 per cento per gli ope1•uli di puntura, o del 46 per cento per gli ope1·ati di incisione. In tutto egli ebbe a curare 46 casi di ·versamenti purulenti di cui 3::> furono Ll'aLLati con l'operazione. Qaanto agli oper·ati con l'incisione, essi sono t'approsentati
da una cifra I.Poppo piccola per polel' permettere di venire ad tlna conclusione s fu vOl'evole al taglio. Il risultato pet•ò 0 per feLtamente consono alla p1•atica nn oggi accettata, in virtù della quale, gli empiema sono sempre opel'ati col laglio, e non con la puntura. Ed in vero, elci casi operati con puntura, solo 68 sopra 1000si puù diz'e che abbiano avuto un esito relati vamenle favorevole; mentre che nei curati con l'incisione, la proporzione dei guariLi è di 523. In altri ter·mini> sopra 1000 casi di empiema, usando la puntura, 928 volte non si r-agginnse lo scopo, o si dovette usare poi in secondo tempo il coltello por dare libera usci la alla raccolta purulenta. I casi. di svuotamento degli empiema altra verso i bronchi, darebbero solo una mortalità del30 pez·100. Questo numero, z·elativamente piccolo, dipende> secondo n:. dal fatto, che gli ammalati di empiema sono ordinariamente dotati di forte costituzione; tant'è che possono stm~e in piedi fino alla rottura spontanea della raccolt.a. Da ciò si può r.on più ragione conchiudere che se vengono operati, e spcc.ialmente mediante l'incisione, gw1r-iscono tanto più presto e bene. D'altr·onde se non si opera chi può garantire ~l principio (lella formazione dell'essudato se e quando esso si aprit•à una via spontanea? La necessità dell'operazione nell' empiema è, secondo l'E., indiscutibile. Essa si fonda non solo.sulla differènza della mortalità, ma ben anche sullo skaordinario sollievo che rise.ntono gli ammalati dopo di essa. Se non si può salvare lor:o lt\ vita, per lo meno la si prolunga, la s i rcmùe meno penosa. La morlalj.tà cresce, d'altronde, quanto più si protrae il momento dell'incisione. I casi, in cui la guat'igione sì polè dire assicurata, furono tutti operati con l'incisione nei primi 30 giorni, ad eccezione di un solo. Il numero maggiore degli ammalati, che guarirono, el'ano dai 10 ai 30 anni. Quanto alla Lempcr·aturu essa, eccettuali pochi casi, non recò alcuna influenza sull'esito della cura.
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Nei casi di empiema apireLici, non si manifestò ln febbre dopo l'incisione. Si ebbero alcuni pochi casi, nei quoli, essendoci febbre, questa scomparve immediatamente dopo l'incisione. Se n~ osservat•ono per contro altri in cui essa cominciò dopo la operazione. Questo l'a tto molto sLruno contrasto. con le idee · che si hanno, in generale, sul momento eziologico della febbre i n simili casi. Il metodo di operazione adunque da seguirsi nelle t'accolla put•ulenla è quello della incision~ da farsi nel sesto spazio intercostale tr-a 1t1 lineu mammellarc e l'ascellare anterior·e. LO: cura consecutiva consiste nel deterg~re la eavitù con diOerenti soluziqni medicamentose, come ,quelle di acido carbonico, di tannino, di chinino, o secondo il trovato di quest'u!Lirno tempo, di acido salicilico. Due cusi di morte avvenuti a Bade, uno dei quali 4 OI'C dopo l'operazione e l'altro 6 giorni dopo, e in cui l'autopsia non presentò alcuna alterazione c~1e giustificasse l'impreveduto esito fatale, servirono all'E. per fare ~uove osservazioni e proposte secondo le idee di Quinckc, allo scopo di evitare che l'ammala lo, durante l'operazione, e nella cu1•a conMéutiva faccia alcun movimento brusco o violento. (Il relatore dice, che; secondo J3aPtel, simili casi di morte improvvisa nei vei·samenii plouJ'itici del torace sinisLr·o, possono accadèi'C per rottura c compi·essione della vena cava inferiore, prodotta da forti urti di tosse). Qualche volUI fu necessaria la re sezione delle coste; anzi in un caso, la si dovelte fat'c in tre coste di seguito , cioè alla 4•, 5" e 6", una dopo l'altra. L'E. osserva che tale operazione si eseguisce facihnentc, poichè nei casi di malattia di antica dala, non occorre avc1' molto riguardo per l'arler·iu inter·costale; mentre in' quelli di r ecenti aflezioni si può spingere da una p~u·Le il p ~;> rioslio e l'arteria col·-J"aschialoio, per· poi cs cidCJ'O le coste, sia con le forpici di resezione, sia con la s ega a catena. L'E. non ha mai ossePvalo, in conseguenza di q uesta opePnzione, un a!Jba~sa mento rapiùo del Loruce. Quanto ai risultati di guarigione, egli, parlànùone con molla • c:ompiacenzo., 1·iCer·isce come degli '11 casi che non soccornbetlcro in seguito all'incision~, 7 guarirono perfeLtamente.. I n essi la fistola toPacica s i chiuse completamente, e le funzioni del polmone s'i ripristinarono in moJo, da non far riscoliee al. l'ammalato la più lieve clifficoltà nella respirazione. Tr a questi
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egli çita con i~teresse speciale il caso d'una giovinetta, la quale dopo la cicatrizzazione della.fistola, andò a respirare l'aria di çampagna, da cui ottenne effetti sorprendentj..._ J.l relatore ·prende occasione da questo fatto per far risaltaTe il vantaggio grandissimo che si può e si deve sper·are dal beneficio dell'aria di campagna nella corrvalescenza di simili -malattie. S opra nn caso. di artrite blennoragica. Appunti e considerazioni del dott. S. OwoJNr. '(Dal Giornale italia~o delle m"alattie veneree e detlct pelle, fasci 3°_, giugno 1876). Verso i primi dello scorso marzo il sig. O. P. impiegato ferro:Vjario, giovane sui 24 anni, e di apparente ottima salute, venne da me per una blennorragia, i cui primi sintomi cominciarono a manifestarsi due giorni circa ùall' amplesso impuro, infatti esaminaLo il p~ne, Lrovai tulta l'estcemità del11organo rigonfia, e il pt·epuzio pure rigonfio leggermente per edema del tessuto cellulare, dimodochè non si poteva seuoprìre il glande che con difficoltà . Lo scolo copioso, denso e giallognolo sgocciolava dal rneato arrossato, intanto che esaminavo ìl paziente eret.tò davanti a me. · .Per il rnomento, mi limitai a fare . presenti al malato i :vantaggi delle solite cure igieniche consigliate in simili casi) e a prescrivergli un catartico da prendersi subito, e una bevanda nitrata, combinata con poche goccie di tintura di giusquiamo da consumarsi a poco a poco nellfl. giornata; lo pregai }llOi a ripetere ogni giorno qnesl/ultima prescrizione, e a ritOrnare da me non appena, col mèzzo di quesl,e cure, fosse cessata la :violenza dei primi fenomeni infiammatori. <;,osì fece) e cinque giorni appresso egli ritornò. Il bruciore neWorina:Pe, la gonf'lezza del glande e del prepuzio erano sufficiehtemente diminuite, e altrettanto dicasi dell'abbondanza dello scolo.- Er··a allora mio intendimento di dar tosto mano ai ~1àlsamìci; ma a simile prescrizione si oppose il paziente; ~ssicur.andomi che l'esperienza fatta con questo medicamento ln ~n eguale catarro, contrntto ~re anni prima, non gli era altro costata che gàstralgie e vomiti. Stando cosl le cose, pensai di ricorrere alle iniezioni int1·aur·eLrah di idrato di cloralio. I lusinghieri successi ottenuti dal dotto mio maestro il prof. P . Pellizzari coll'usv di questo medicamento adoperato nello stq.dio più acuto della blennorragia e resi poi di , .G iornale di medicina milita-re.
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di pubblica ragione dal dottore Lecchini, mi inYoglinrono a
sperùnenLarlo. Riretlai d'unf}uc un gramma d'iùr·ato di clo_: ralio su 100 di a.cquu distillala, e ne ordinai duo iniezioni noli e 24 ore. Ma due giorni dopo il sig. O. P. mi manda ù pregar'e, perchè vog lia porlarmi alla sua casa. Mi reco presso tli lui nel dopo pranzo, e lo trovo obbligato a letto. - Mi racconta che, il giorno stesso in cui venne l"uJtima volla a consultarmi, fu obbligato per motivo d'impiego a stare mollo in in piedi e a camminare da una parle e l'altra della st.uzione: che la sel'a recatosi a casa, si lmva'\'il assai ::<Lanco, o quello che è peggio, con 1'ureLrite di hol nuovo acutir.zalu. Nella nolLo ebbe incordalure dolorosissime, a calma l'e le crunli egli ricorse da JWima ai bagnoli locah di acqua frec.lda; por dopo, put· continuando a soffrire levossi di letto e presa la piastra di marmo della comodina misela per terra, e sopra a qneUa adagiossi bocconi. In questa posa e quasi nudo, a.nsnntc e sudato stelle lungo tempo, fincht:• .cessata l'el'P7.ionc. Lutto aLLrappito ùalu:eddo fecel'ilot'no nel letto. Lamallina seguente avvel'tì nel lcvar•si un senso gcncr·nle di malesser e, coM che continuò ancora durante luLlo il giorno, nel rruale ehhc svogliatezza !:' poco appetito. Egli allr•ibul tutte queste cose ·al travaglio della scorsa noLle, c non mancò di atlendct•c alle_ occupazioni del pt·oprio impiego. l\! a ,·crso sera lo us~ulit'Ono un distinto brivido di frcdJo e qualche dolore ,·aganfR pel' la vita; passò insonne buona parlo della noLLe, tcaspil'ò alrpLanto, e s ul fare del giomo destandosi, si accorse con sorpr·c~a che il suo ginocchio sinistr o era gontìo e dolente. - Qui credo ben e il rare osservare, come per questa complicazione~ eli coso il malato non avesse ancora comincialo a fare le inil!zioni, da me consigliate. Il mio esame constatò febbre mccliocre e lingua pntinosa: l'articolazione malata aveva mantenuto negli inlegumenti il proprio colore, ogni pl'cssione però e ogni tentativo \h movimento fatto da me destava dolor·i. Lù ùepressione not'mah~ che trovasi a ciascun lato della rolcllu, era quasi scomporsa, e con ade(ruala manovra potevasi avvertire un lcggeJ•o senso di ftuttazione. La diagnosi in questo caso er•a lucil<'; Lr·altavasi della così detta artrite blenn.orragica. - 1!: cosa importanleil notare, come prima d'ora il roio cliente non uhbbia mai soffer·to di ùo!ori arll'iLici; c come, a suo ricor·do, neanche · alcuno della sua fumi glia, sia unda to mai soggeLlo a simili incomodi.
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Tutto il timore pet• il paziente era che la malallia, prolungandosi, lo obbligasse per tl·oppo tempo a letto; pet• cui cuidemente mi t·accoma"dava, a ,·oterlo Iibel'are al pii.t presto possibile. Prescriss i la sera slessa un car t.ut·lico, che nella notl.e seguì l'effetto voluto, o feci applicare un vcscicalorio volante ad un lato dell'at•ticolazionc. Il gior·no di poi detti mano alla pt•opilamina, la •iuale, secondo consiglia il prolcssore .Namias, cominciando da un gt•ammo e facendola consumru•o in un g iorno, portai con rapido accrescimento fino a 9 grammi nello s tesso Yeicolo (150 grammi di giulebbe gommoso) e da consumal'si nello stesso periodo ùi Lempo. Giunto alla quale dose, essendo tTuasi del tuLlo vinto il dolot•e e la tumefazione ancora dis::;ipula, colla medesima t•apiditu, riporloi il medica mento a lln dose iniziale . Al quinclicesimo giorno di malallia il sig. O. P. poteva dirsi completumenle guarilo del suo reumulismo. Accennerò ancot•a, che pet·quauta attenzione porlussi divcl'so volto sul cuO:'c, nulla vi potei mui riscontrare di anormale, e cosi pw·c nessuna delle altre Articolazioni si mostrò minimarnente pnssicmatu. A complefare la pl'cscnlc stOI'ia aggiungerò che l'uso della propilamina. da una parte (forse per il not.evole aument.o che apportava nelle orine), dall'Altra ìl t· iposo alleno e le iniezioni di cloralio, che feci eseguire anche dm·auto il decorso della monoartrite, valset•o u vincel'e la blennorragia nel pel'ioùo di circa 40 giol'ni .
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Sweùia.ur ò stato flttegli, a cui lutti i sifìlogl'al1 devono il vanto òi avere per il primo parlat.o con idee per quei tempi ab_bastnnza pt•ecise del rapporto, cho talora in prali ca si mostJ'a es~slet·c frà la blenuoragiu e le ru·lt•opatie. Di r1ui quasi LuLU g~ aulor•i che si sono seguiti di poi, non si sono dimenticati eh fare un posto ne.i loro scritti al l'eumatismo blennorragico, detto altrimenti 1'euma gonorroico, artrocele, oonocele. Ho detto che Swcdiaur fu il pt·imo a parlare, ciò con 1dee nette e_precise, e r1 ues~o !10 faLLo a hoUo s~udio, poichè un secolo Ctrca nvanti lui) Guglielmo Mu:sgt•ave in un la\'oro, che porta ~er titolo - De arlhritide symptomatica - fece cenno, però 10 modo conruso, tli questo. malalLio cho t<1lora si avveeunol corso delle malattie veneree. ~la Wi studi cù osservazioni furono fatti a vero dire sempre in moùo incompleto e quindi
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insufficiente, o solo ai nosl.ri giorni per opera di eletti ingegni no hanno veduto la luce delle esattissime monogr•afic. Disgraziatnmente però, come spesso si avvet'l\ nel campo deUa medicina, non Lulli gli autori si trovano pienamente concordi, neiJ'al:\segnarealreumatismo blcnnonagiro un posto speciale nei (Jttadri della nosologia. Infatti noi li vediamo divisi in ùue sclriore opposLe; e mentre l'una con~idel'n la malallia in disrot•so come un ente morboso particohn·c c ùistinlo, l'ultra invece la crede una mera coincidenza o complicanza del reumali~mo colla blenno!'ragia, o accorda ulle cause J'CUmatizzanti con1uni tutta la maggiOl'O iuJluenza. Uomini sommi por ingegno o 11e1' dottrina o.pput•tongono sì all'uno che all'altro pal'lito; chi conta pet•ò un maggior numero dJ pt·oselili, io credo'sia In pt•ima opinione. Sono infatti sost.eniLol'i di questa Foucarl, Rollet, Culleriet•, Velpeau, Zcissl, Bumstonll, H.icot·d, Monteggia, Gulligo, Ricordi, Gnmbct·wi c moltissimi a!Ld; ne souo opposilot·i Thiry, Milller, Pt·ofelu, P. Pellizznri, ecc. l fatti su cui si basano coloro, che vogliono SO!';tcneJ·e, essere il reumatismo blcmJoJ•ragico un'e ntità patologica a sè, sono speciahHonte i sogueuti: 1• Rpr~sso l'at.riUùc s·i :voctc coincidere cou lt\ blcunorragia; 2• si trovano degli indivif!ui, i fJuali J1anno unt\ pt·cdisposizione tulla speciale al reumnlismo: pe1· cui ogni volta contrAggono una blcnnorragia, cadono maiali ancora di reuma.lismo; 3• il t·eumatismo blennon•agico ha fenomeni LuLli suoi puelicoluri, c eh<' lo distinguono eia quello comune: cos\ invaclc ondinariamenl~'> lo grandi arliroluz.ioni, è quasi sempt'C' monoarlicolare, e 1uc·uo migt'anlc dell'artdLide t•eumalicu c come questa non mostra tanto !-<pest=o complicanze dnl lato del cuore, apporla meno dolol'i n chi ne è affetto, il suo P-sito ordinario è la l'isoluzione, infine pt•esenla una cura speciale. Il Fournier dopo uvm'e sostenute quei;te lesi, cosi conclude il suo lavoro; - C'eslla blennoJ·ragie qui fail le rhnmalisme blennort'agiquo- ( 1). Mi pPopongo in questo Jnvor·o, di osaminare quanto vj sia di giusto, in quello che s·i è pl'CLOl>O di dimosLrat'O in p1'0p0silo; e di vedOI'e se, piulloslo che la blennorragiu, non sia più logico assegnare al reumatismo le rausc comuni. E prima di tutto riandiamo un poco la patogene~i c l'eziologia, che gli l\utori banno voluto utLt•ibuire al J'eumalismo
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(l) Annales ae a~rmat, et dc svphllogr. Anno 1869.
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blennorragico. - Nessuna delle molle ipo~esi che essi sono andati fabbricando, affine òi spiegare il nesso, che qualche volt.a. si lrovava esistere fra lo scolo e l' artrite, ha degnamente corrisposto. L'idea che un· tempo ha fallo buona prova, era quella che considerava la materia blcnnonagica quale un virus o veleno specifico, il qna!e, assorbilo o portato in circolo, era capace di ingene•·are l' artropalill. Ma i pr·og1·essi della scienza ne hanno appieno dimostrato l'insussistenza. Infalli tutti i silìlog•·atì, e sono molli, che si sono dali ad iniellare sollo la cute clelia materia blennorragica pura, non ltanno mai a vuLo, <l ua.le conseguenza di simHe ioocu)azione, fenomeni generali; tulL'al pil.t hanno veduto prodursi tlll poco di irritazione sul punto inoculato. Ora non è in questo modo, che si comportano i où·zLS. l\Io. questo non basta, p~rcl1 è, ammettendo l'esistenza di un virus blonnot•ragico, noi possiam(l ell Q rag.i0110 ÙOffiOD<I8l'e: quale è !a via che il medesimo tiene, per pol'lo.rsi ull' udicolw.ione m alaLa, se i vasi linfatici e i gangli che contor·nuno gli organi genitali, c che si porla.no alla parLe passionnto, non danno alcun indizio di assorbime'rÙo seWco, ma si mun~e•igo no no l'mali o quali erano, avanti che cominciagso l'uretrite~ - E poi , essendo rar·issimo il reumatismo hlennorrugico a petto dei numerosi casi di blennorragia, pel'cht) questo pt·otoso assorbimento di virus, avviene tauto di rado~ - Di CJui è asso.i logico lo indurre, che se rureh·ite non hu il potere di modificar·e l'organismo, non si può neppure supporre che possa moùiOcare la manìeradi essere delle articolazioni. Nè fece migliot' mostra di sè quella ipotesi la quale attribuiva alla rnetasta!'!i l'artrite in discorso; poichè la metastasi a dir vero suppot•rebbe, che in ogni caso lo scolo òovesse sparire o almeno diminuire gt•andemente; ciò che invece non risulta secondo il nollet che il I/3 dei casi (1): che anzi al sopravvenil·e dell'tll'tJ•ite o lo scolo non s i modifico. minimamenle, o qualche volta 'aumenta. E ammesso pure, che di ordinario diminuisca o anzi s('ompaiu, e che perciò~- Questi fatti non si ripetono aoco•·n, so nel corso òi una blennot'r~gia sopravYenguno altri stali morbosi, c1uali un'infiammaZI?ne. viscerale, u nn proctitc, una febbre, ecc.; le r1uali comphcaziOni, eset•cilondo una t•cvulsione sulla ìnfiam m azione ureLrale, ne fanno ancora diminwre il caLart·o'!l QuesLi falli (l) ROl.t.In~. Traiti! acs malaàies vt!nérlennes.
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RlYISTA
cadono Lutto giorno solto gli occhi di ogni pratico, eppure non è mai venuto in mento a nessuno di appiccicare a làli sopravvenienze l'epiteto di blennorragiche, e di fame uno stato morboso a parte. Il pror. Zeissl 1 nel suo trattato di malatLie voneree, ha addebitato l' arlrile blcnnorragica all' u::;o dei Lalsamici. Tal sorta lli eziologia si mostrava tl'Oppo vulneeabile, perchè gli altri fanlori dell'omrnissione del l'eurntllismo in pArola si decidessf'ro ad acceLiarla. Infatti lutti l'hanno l'espinla1 perchè troppo !-=posso si vedeva insorge1'0 tale complicanza a chi non avevu mai usato nè copaibe, nt> cubebe. E inoltre, se fosse giusto l'asset•to dello Zf'issl; col solo cessare del medicamento ne dovl'obhe lo sto cessare anche l'c11eLLo, ciò che punto si ver ifico. Che anzi, vi sono slali pozionLi, che conLempot•aneamente all'artrite curandosi anche lo scolo, e pm• questo adoperando i bal~ami, uon ne nonno riscontrato pcrcio vet•un danno nell'andamento dell'artrite medesima. Io non starò qui ot•a a confutare le iùee emesse uè sulla diatesi blennorragicrt 1 nè sul cosi dello stato genitale, nè s ulla .silnpatia 1 pet·chò con trat•io ud ogni sano princ!pio di patologia, e perchè anche i più arrabbiati so:::tenilot·i pf•l reumatismo blennortagico le tengono in non cale. D'alt l'onde, come dicé il Cullerier, in questo modo non si fa a!Lt•o, che ripelct•o un fatto con diverse pot•olc, senza darne la Si'iegazione dovuta (l ). Da quanto dunque si è deU<> tln qui chiaramenLe si l'ileva, come la causo. c la natura del t'euroatistno blcnno!·t·agico sfugf!ono ai mezzi ordmaei d'investigazione. Lo che però non polrehhe parere una gran cosa a ttucl cet·>ello, che !'il:!ettesso, che si son0 ammesse nella scienza medica molle oJLre malattie, sulla cui essenza la mento dei pra~ici non t'> molto di piìt illuminAla, che sull'affezione in parola. Discorsi l{uesti 1 tutti belli e buoni a chi piacciono, ma non ragioni. ~essuna scienza è mai prog1·cdila1 basala sop1-a ipotesi, sopra nomi che empiono la bocca senza nulla signiliCilre, o sopra rugionamenli che vacillano. Si richiedono osscl'vnzioni, o tptcstfl ancora devono essere scvct·ee spAssionu lnmen le scene da idee preconcette: Ol' ora vcd1'emo, che con 'luestc il reumatismo blennot•ragico 110:1 può sussistere.
(1) Ct;LLtRIEf\. Des atrectlowr blennh01·ra.oi1Jt~t1.
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Qualche volla nel decorso eli un' urelrile specifica, un individuo si vede d'un tratlo colto ùn un' nrtt•ite di qualcuna dello grandi articolazioni clcl cor po. Tal faLLo che è innegabile e oramai abbastanza sancito dulia pt·ttLica, sto. però di fronte un altro, la ctù verità è pure concordemente ammessa da tutti gli autori; cioè, che in confronto colla strnol'ùinaria frequenza della blcnnorragiu, il rcumaLìsmo così dello blennorragico è raris!'imo. Infatti se non vi è medico che non abbia osservati casi di blennorragin, ve no sono però molli cho non hanno mai vislo cnsi di arLrocele. Così p1•ima del 1i:23, epoca in cui Guglielmo .:\I usgrave ha scritto l'opera di cui a principio abbiamo fallo cenno, nesstmo ha mat parlato, per cruanlo è a min ccgni:done, eli nl"tJ•iti clte conplicussero la blennorragia. E ~l che qne~to male è vecchio quasi quanlo l'uomo;perchè, come si rilevo dal capitolo 15del Le·\itico, a,nchc Mos!\1 ne l'lVOVf-l piena conQscenza : o chi fiO. quanti scoli s i saranno veri!icati , dall' epoca in cui questi ne dcllova i relahvi precetti igienici , a quella in cui sc1•iveva ~~ usgrave! Eppure prima dj quest'ultimo nessuno avea mai posto mento all'artrite complican le. E chi volesse Li rar e deduzioni t!a rtuesll fati!, dowcbbe ammettere; o che le uretrili di allora non fossero uguali a <tnolle doi nostri grorni, o che i colleghi di quoi tempi non ponesser·o ubbasltwza diligenza nelle loro osservazioni, e che quindi fosse m loro occhi sfuggita una simile evenienza. Certamente nessuno vorr1ì sostenoro queste idoe; che anzi in t'Oppor Lo n quest' ultim a deduzione si pL1Ò ripetere con Michu - in medicina si può ftlr meglio degli antenaLi, ma è difficile acquistare t'alti nuovi alla scienza. Rioordero ancot•u che Fou~~art (l), Drandea (2) e Hollct (3), che colla lot•o estesissima prallca in materia venerea ovranno avuto campo .certamente di osser"are ciascuno molte centinaia di uretriLi, non sono riusciti fra tuLLi c tre, a mettere insieme ulLro cho 81 casi eli ar-teili lJlcnnort'Ugiche. Ora con una statistica così limitata, con un tanto scarso namero di falli, il pretendere di volerne trarre regole generali, o di fabbricare una nuovn malaLlin tutta 1:1ui generis, è tu l cosa che addifuoslra o troppa corrivilll, o tr·oppa deferenza verso una 1dea preconcetta. Altrimont1 davvero ognuno intenderebbe, (l) Foucu.T. Qu~l~.r c<)11$ftlérat. pou1· 4ervtr à. l'hirt. de l'rlrthr. blen. (2) Arch. génb. tù méd. 195<1.
(3) .dnnuafre de !a SypMl. 18tiS.
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688 IUYISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI che se in rea!Là l' uretrite blennorragica avesse il potet·è di destare una Flogosi nelle articolazioni, questo f'atlo si vedrebbe ripetuto non tanto di rado. Oltrechè poi, ammesso il principio che ogni malattia complicante un'aUra, deve essere cons iderata come una cosa nuova, noi dovremmo arricch ire la oosografia di alLri infiniti quadri morbosi. lnft\lLi mi pare che cammini s u questa s trada il prof. Gambet·ini quando dice, - la blcrmorragia vale talvolta a svolge1•e una sciatica, la quale perciò puossi chiamm·e blennOt'l'agica ('l). Il migliore argomento· portato in campo in favo1•e del reumaUsmo Jìlennorragico, è il fatto della predispos izione tutta speciale, che presentano laluni individui alla malattia in discorso: per cui ogni qual volta conLt·aggono una hlennot·ragia, poco dopo cadono ancor·a maiaLi di reumatismo. Ast.ley Cooper nelle sue lezioni riporta un fatto che, secondo lui , vale a rischiat·are l'argomento a meraviglia. Trattasi di un signore americano, il quale ebbe già antecedentemente a soffrire due blennort·agie, a ciascuna delle quali si complicò infiammazione congiunLivale e reumatismo alle ar.l.icol~zioni. IncappaLo per la terza volta nello stesso male, ed essendosi recato a consultarlo, gli espresse il timore dell' cvenie m~a delle solite complicazioni, cosa che realmente an•ennc di lì a non molLo. - Il dott. Galligo dice!, che questi sono t'aLLi· contro cui vengono ad inft•angersi tuLLi gli argomenti, siano pure apparentemente inappellabili, cho!:iono stali recati contro la esistenza dell'artrite blennorragica . Però quasi paur·oso di aver detto troppo , subito appresso 50ggiunge che, le contraddizioni che rognano su questo argomento, chiaeamenl.e dimost1'ano come, non sia ancora abbastanza o co'n la necessaria èura studiato (2). (Continua). (l) GH!IlER.tNI. 'l'r'atta,r:p delle ma/attte vene1•ce. (2) GALLICo. Tr'altato delle malattie vene•·ee .
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l..a fasciatura Esrnarch e i suoi succedanei, del si~. R. I. LEVI~ D. M. chirurgo all'ospedale di Pensilvania. {Philadelphia medical times, giugno 1876). I vantaggi della. fasciatura elastica nel rendere incruente le <>perazi_oni sono oggidì generalmente riconosciuti dai chlrurgh i e possono essere acccttevoli alcuni sugg_e rimenti pr·atici diretti ad influire sulla professione in quanto concet·ne i suoi grandi meriti e che ne raciliLeranno l'uso. Nell'ultima puntata dell'A nterican juurnat of the medica l sciences v'ha una comunicazione del pror. David Little che tende a mettere in dispregio i meriti della fasciatura elastica paragonandola col succedaneo di essa che sarebbe una fascia • arrotolata di mussolo, ch'esso raccomanda come tale. Immediatamente dopo lu prima pubblicazione dell'articolo del professore Esmarch sulla soppressione dell'emorragia mediante l'uso d'una fasciatura clastica 0 pl'imu cl1e se ne potesse otte-· nere la più esatlù applicazione io L'ipelularnente acloprai il mussola ordinario urruoLolato pet' ell"eltum·e la compressione, e sono- in grado, per pratica sperien.:a, di dare la p!'ovu della sua decisa inferiorità in confronto della fasciatura di caoutchouc. n vantaggio speciale della fascialuru elastica è la pressione ug1,1ale e continua p1·odoUa dall'applicuzione di essa, di guisa çhe il sangue gradatamente e in modo continuato è forzalo a starsene al di sopra, e non è t!'aUen uto, come avviene colla fasciatura di mussolo, fra due lince irregolarmente costrittive dei giri circolari. La mussolina arl'uotolata applicala a modo corrisponderà talvolta efficacemente, come io so per esperienza, particolarmente sulle rnembl'a dimagrate o sulle parli sottili dell'esLt'emitù; ma i chit'urghi rimarranno seriamente
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delusi, se credono, mercé tal mezzo di otLcnet'e operazioni incruente nelle regioni superiori di malati vigorosi, specialmente di quelli che sono gl'ossi o molto grassi. Se in un'emergenza la fasciatura di mussolo dovesse venir posta in uso, raccomando che due dì silfatle fasciature siano messe attorno al membro in modo che ogni giro di fascia fatto dal chirurgo sia.immediatamenle seguito da un altra consimile fasciatura per mezzo di un assistente: così potrà ~seguirsi una compre.ssione eguale, continua e gagliarda. Una fasciatura migliore e più efficace di quella di mussolo per le operazioni incruente si potrà fare con buona flanella ordinaria) lunga abbastanza per ben in volgere il membro con piena libertà di ricoprirne i capi. Ho avuto per lungo tempo un'avversione pee la fascia elastica ed il tubo costrittore, quali erano proposti dal professore Esmarch; ed ebbi in tàvore una fasciatura fatta eli pura gomma elastica. Li.t fasciatura colla quale io aveva l'abitudine di ravvolgere il membro è lunga cinc1ue .iarde e lal'ga due dita e mezzo, e In fascia cos trittrice, ossia il tornichetto è d'una mat.eria più grossa e più forte, è lunga due iarde c laega un dito e tee cruarti. La fascia eli gomma elastica pul'B -ha i meriti d'una maggior elasticilù, forza, durata, nettezza, d'un lllinor peezzo e della più perfetta adattabilitù. La fascia co: strittrice è perfettamente efficace quanto un tornichetto, senza il grande svantaggio del tubo stretto del pr'o.ressoreEsmaJ'c!J, di cagionare una pt·essione lineare grave che, come è nolo, ha spesso provocato paralisi più o meno durevoli dipendenti dolla estrema cornJ?ressione de' nervi. T.a mia fascia-toT'llichetto è priva delle complicazioni di catena e d'uncino che possiede quella di Esmarch; la sicu1·ezza finale essendo raggiunta semplicemente legando insieme due pezzi di corda forte, uno dei quali è permanentemente attaccato a traverso ad un foro a ciascun capo. La fasciatura elastica, quale l'ho descritta, la si può procu1·are pt·esso il signo1· Levick f'abhrìcante d'o·ggetti di caoutchouc, N. 721-, Chestnut Strc0t, Filadeliìa. Potrebbe sorgct·e il pensiero che il vantaggio della Casci::ttura Esmarch sta solo nell'impedire la perdita di sangue • nel soggetto, ma ciaschcdun chirurgo che l'ha usato efficacemente in oper az.ioni quali sul'ebbero escisioni di ~iunturo o di ossa necrosate, sa quanto la condizione cornpleturnenlo esangue dei tessuli, che paiono quelli d'un cadavere, agevolano l'accuratezza del processo.
69 •l II sig. Erichsen ha notato che: " egli teme che il coltivare DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
la chirurgia come arte non cammini del pari col progresso della chirurgia come scien:;a » ed il chirurgo che apprezza il valore di ciò che è ben espresso in un aforismo d'un recente discorso di sir Guglielmo Fcrgusson che ,. la gloria della chirurgia è la precisione " riconoscerà certamente che coll'uso della fasciatura elaslica l.'a1·te chirurgica ha fatto un passo .innanzi. Emostasla in chirur;la. (La'ncet, 1875).
Che cosa si deve fare per chiudere Je arterie dopo l'operazione chirurgica'? Su questo argomento vi sono opinioni differenti, e per convincersene basta osservare soltanto la pratica che si segue negli ospedali di Londra. In alcuni di questi è in uso l'ago-pressione; in altri la torsione; e in altri ancora la legatura con seta o corda di minugia. Nessuno certamente si lagnerà della moltiplicità dei mezzi; loc~ al ·chirurgo di decidere quale sia da preferirsi in un dato caso. Con viene però notflre come sja assai profieuo allo scopo l'ischernia con l'appareccillo eli Esmarch. La torsione è nn mezzo pcescélto in alcuni ospedali, ma dietro tale metodo abbiamo osservato abbondanti emorl'agie secondarie, e mancano tuttora statistiche per far decidere sulla sua utilità. Siamo lontani certamente dal tempo in cui si usava olio caldo, e ci possiamo vantare d'aver fatto un passo gigantesco, rispetto all'emostasia; però di tanto in tanto ricadiamo nei metodi dei nostri antecessori. Per esempio, il professore Verneuil di Parigi appoggia fortemcn Le l'uso dellaforci-pressiMe che, come egli nota, f'n adoperata precedentemente da Des~ult nel1790 . Essa consiste principalmente nell'applicazione ~i forcipi con ~on li nua l~l'essione, lQ .quale lltlò dur-are cla v~n hquattro a quarantoUo ore senr.a disturb.o pel malato. L'istrumento rimane a posto, finchè non se ne stacchi spontaneamente. Le sue branche possono essere levigate o acute; con queste ultime però si agisce più rapidamente, e quasi sempre con migli6r esito. Il signor Verneuil è convinto che questo metodo, per tanto tempo trascur ato, non si abbandonerà senza ragione (1). (l) È bene avve rtire che il prof. V.BRNEU J L non parlò di questo metodo che in segui to alla pubblicazione dell'opuscolo del prof. VA NZETTI sull'unQipl·es8tone come mezzo emostatico. Y•
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twuovo metodo per la curn delle e rnie, pubblicato dal ge·nerale medico NuSSBAU:M a Monaco, nell'Aerztlichen Intetligenz-Blatt, '1876, N" 8. (Deutschemilitairarzttiche zeitschrift, giugno 18iG) , • I favorevoli risultati, che il dott. NussaAuM ottenne in parecchie lesioni del peritoneo eseguendo rigorosamente i cons igli di Lis ter; il cor so benigno tenuto da tali processi, e le ecc&llenti qualità inerenli al ccttgut (l), lo hanno incoraggiato a tentare la cura delle ernie col mezzo di una cucitura di catguL In un paio di casi, nei quali il cinto erniario essendo d i nessun vantaggio, si dovette pl'ocedere all'op~;n:azione, il dottor Nussbaum usò il metodò seguente: Dopo ave P . vuotato l'intestino con mezzi purgativi, mis<~ allo ·scoperto l'ernia, essendo stato l'ammalato prevenlivamente narcoti?.zato; isolò il testicolo, cd il cordone spe1•rnatico dall'intestino fnori uscito, ripose questo nella cavità addominale, ed indi cucì il collo del sacco erniario più in alto che fosse possibile con calgut. Un centimetro -solto la cucitura egli tagliò completamcntn il sacco ern ioso vnolalo, spinse la parte cucila più profondamente possibile nella cavità addominale, e. chiuse subito dopo la fet•ita scroLalecon sel~ antiseUica. Come cucitur-a, il relaLore usò per il collo del sacco eeniario, il cosl " deLto, punto addietro, come Io fanno Il) signore per cuciee in·sieme due pezzi di tela, o d'altt·a. stoffa. Dm•unte la cura, non si ebbe a lamento.t·e alcun inconveniente, ed il risultato finale che se no ebl1e fu sot•prendente, essendosi r istretto di molto l'ol'ifizio ed il collo del sacro et·niat'io durante il corso della malattia. Un giudizio sopra lale metoùo pal'e al relalorenncora tt·oppo ihtempestivo; nondimeno credette rendere Ili pubblica ragione il fatto, pét•ché P4>ssibilmenlo venga s perimentato, riset•vaudosi di pu bblicfll'e poi lo altt·e osserva?.ioni che gli occoncranno, perché ~i giudichi del merito che ad esso si dovrà attribuire. Il relatore dice che questo metodo non è pericoloso', purcL.è però l'operazione ~ le medicazioni sieno fatto sotto la pii.t sct•upolose. osservanza dei precetti c delle regole date da Lister. (l) Corda-budello preparata alla Lister,
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Studio di wedieioa legale s ulle ferire d'arma (la fuoco, del dottor P E LTZER; maggiore medico a Berlino (Deutsche militairiirztliche zeitschrifl, giugno 1876). Da questo importante lavoro pubblicato nella Prager Vierteljahrschrijt fiir praktische Heillmnde, 1876, volume 1•, togliamo le seguenti conclusioni riflettenti alcuni punti prin cipali del s uddetto studio, c sono: l. Sulla .diagnqsi delle fer·ite d'at•ma da fuoco. Nei casi dubbì non si possono diagnosticare le ferite d'arma da fuoco dal s olo <~sarne della pari e ollesa, e ciò d1casi specialmente per le semplici bl'Uciature senza perforazione delle parLi, prodotte da esplosione di pohera; per le fer-ile contuse; per le lacerazioni c per alcune forme di colpi tangenziali, in quanto che queste si distinguono soltanto per la lOJ'O etiologia da quelle occasionate da altre eause esteriori. Un unico contl'assegno pulognomonico pe1· le ferite d'arma da fuoco non c'è; il mezzo migliOJ'C invece per non scambiare una ferila d'anna da fuoco con ultra eli differente natura, si è qt~ello d~ tener conto di Lui.Li i s intomi e di tutte, le apparenze insieme. 11. Sulla qualità delle atmi c ~ul loro modo di esplodere. Che una fer-it.a d'arma da fuoco sia stata causata da un proiettile di piombo, non può esset·e affermaLo nei casi dubbi che in parte soltanto; si può esserne sicuti quando vengono trovate nella ferita stessa delle paelicelle di piombo. I caratteri del proie~tile, in generale, si giudicano dalle dimensioni del lr'agiLlo della ferita, c specialmente dalla grandezza !del suo foro d'enteata; e peeciò uu giudizio sulla forma speciale di esso proiettile è ttuasi impossibile. Nelle ferile d'arma da fuoco può accader e che i peoieLlili L1•ovuti vi siano stati messi artifl.cialmente; questo è per ò assai improbabile quando il conaie della ferita è defol'maLo. Pl'Oiet.tlli deformati, o immedesimati con altri corpi stranieri, porgono spesso dali posHivi sulla via che essi hanno pePcoJ·so e su alt.r-e circostanze. Quanto al calibro del proiettile in confeonto alla canna d'Ltn fucile Leovato, è. da ossc1·vare che esso può esser divenuto più piccOlo per liquefazione. L'aualisi chimica non è in caso di dimoslPare quando un fucile sia s tato esploso; che esso invece sia stato scaricato con polvere può essere dimosleato anche dopo ltmgo tempo, facendo cadere dell'acìdo solforico nella canna del fucile. III. Intorno alla posizione r elutiva del feritore e del ferilo.
694 Rn'ISTA t• I mezzi che menano a stabilire la direzione del colpo si · basano essenzialmente sulla esistenza di ferite a canale; quanto più questo canale è lungo e r ettilineo, tanto più saranno positivi i risultati che ci vengono da detti mezzi; la forma irregolare di questi canali rende assai più difficile tale indagine. La direzione poi della- ferita si argomenta dai punti di entrata ed uscita del proiettile. 2• La lunghezza del tiro non può essm•e valu~ala con esattezza, se non per le gt•ancli clistanze. 3• La posizione ùelferito al momento del colpo e rispettivamente la posizione delle singole mem~ra di lui, si può riconoscere in alcuni casi, specialmente nel tiro a polvere e pallini, dalla sede e dalla estensione delle ferite. 4· Pet' giuclicare del contegno recipl'Oco del fer ito e del feritore al momento del fatto, ossia del modo con cui questi lo compi, possono valere la direzione della ferita, la lunghezza del t.it'O e la posizione del ferito. Voler ur·gomontaPe da un~ t'eJ'itu d'arrrta da fuoco della intenzione e della forza fisica del feritore, è cosa impossibile. IV. Quanto alla questione dal s uicidio, i dati dello. fer)ta sono insufficienti ad un giudizio qualsiasi. Possono valere allo scopo tutti gli altri indizi estranei alla ferita. V. È possibile di giudicare se u~1a fe1•ita d'arma da fuoco · sia sLala prodotta dopo morte o durante la vita~ Nessun sintomo vale da sè a farci giudicare che una ferita d'arma da fuoco sia slala fatta dopo la morte; la maggior parte di tali si11tomi sono dubbi, e solo collegandoli fra loro si può v~nire ad una pPobab.ile conclusione. · ' VI. Sulle conseguenze delle fel'i'le d'arma da fuoco . Le ferite d'arma da fuoco sono da r iguarElarsi come assai più pericolose di quelle contuse, da punta e da Laglio. Considerate clinicamente, la gravezut delle ferite d'arma da fuoco dipendo dal grado e dall'estensione dellt1 feriLa stessa, dall'importanza fisiologica del tess uto offeso, e dalle complicanze che ad essa ferita si associano . Considerate poi giudiziariam(mte accade non di rado che unn ferila gr·avc nel senso clinico debba essere giudicata come leggera. Speciale considerazione richiedono le contusioni anche se pl'Oòotte da piccoli proiettili, in quanto che per esse solo può conseguirne una grave lesiorie. •
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695 Esh•azione cl'un bottone dal brooeo sinistro. (TheLancet, Dl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
maggio 1876). In una grave circostanza si ricorse, il 12 del volgente mese, ad un metodo nuovo ed eminentemente fortunato per estrarre un bottone dal bronco sinistro di un ragazzo ricoverato nell'ospedale di LondJ•a. All'ammalato, giovinetto di '13 anni, era accidentalmente scivolato, il 23 aprile p. p., un bottone nella trachea, dov'era rimasto sino all'H di maggio senza produrre sintomi molto scrii, quando cadde di lì nel bronco sinish•o provocando sin torni di collasso nelloho inferiore del polmone corrispondente. 1l sig. Maunder, fatta la lracheotomia dapprima, capovolse e scosse l'infor-mo, ma senza alcun suecosso: allora lo. pose a giacer e supino e spinse a traverso alla fet•ila nel bronco sinisLro ci1•ca seUc diLa ùi filo d'argento bucato ed ebbe la fortuna di esLl'arre il bottone assieme ad una quantità di materia ptu•ulonta. l sintomi allarmanti scomparvero rapidamenLe, e pt•esentemenle l'operato sta bene. Esportazione (li tutta la seaa)ola e tll 11arte della clavieolo, di MAc-CoRMAC. (The Lancet, 1876). Sappiamo che venerdì all'ospedale di S. Tommaso il signor
.Mac-Cormac esportò luLLa la scapola e parte della clavicola ad una donna pet' un tumore mixo-con<.lromatoso che pesava sei libbre. L'opel'azione durò ventiquatlt'O minuti e fq soguìta da scarsissima emorragia. D'allora in poi la malata andò migliorando senza interruzione. L1~ fer ita fu medicata rruotidianamente col metodo anLisettico, e tuLLa la superficie fu coperta con cotone in lana salicizzalo, sotto la sorveglianza personale del sig. Mac-Cormac. Vi fu appena una leggierissirna febbre traumatica. l~a sioo'Vite fungosa JmÒ avere origine e svolgersi a
preferenza l,lell'a•·tlcol:iziooe femoro-rotulea. -Memoria del çlott. cav. GIUSEPPE H.uGGr) insegnante pareggiato di chi-
rul'gia nella R. Università di Bologna, medico-chirurgo pt•imario dell'ospedale del H.. Istitut{) ViLtol'io Emanuele Il. (Dal Bullettino delle Scien::;e mediche di Bologna, fase. di maggio 1876) . . Sotto il punto di vis~a anatomico o per facilità di descriZJOne si suole distinguere nel ginocchio l'articolazione femoro-
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tibiale dalla .femoro-rot.ulea, e secondo il Malgaìgne ed il PéLrequin, si dovrebbe aggiungere a queste due articolazioni una terza, formata dall'incontro dell'estremo superiore del pèrone colla faccetta corrispondente della Libia, perchè in al· cuni casi speciali la borsa sino viale di questa comunica 'cotla borsa sinoviale comune. Ma lasciando da parte quest'ultima distinzione, che accenna ad un faLLo anatomico molto incostante, egli è certo, ripeto, che, anatomicamente parlando, si distingue da tutti nel ginocchio l'articolazione femoro-tibiale dalla f'cmoro-roLulea. Tale distim:ione però non ha avuto fino ad ora una speciale imporLam:u anutomo-patologica, nè un inter·esse pratico rilevante; di guisa che, se talvolta si sarà trovata etna prevalenza di allet·azioni piuttosto in questa che in quella articolazione, non si è, che io sappia, annessa alla medesima quella importanza cile poteva avere al letto dell'ammalalo pce l'interpr etazione di speciali quadei sinlomatologici. Chi avrà avuto campo di vedere moll.i malati del ginocchio, il che è cosa assai facile, tanto pc t· gli esercenti nella .prtùica privata, quanto ' peP coloro a cui sono a fììdaLesale chirur§;icl•e d'ospedale, si sm·tl potuto accor•gel'e d1c, se la malattia dura da molto tempo ed è dì quella naturu che si suole caratLerizzQ.r tl per sinovite fungosa, o come altr·i la dicono tumor· bianco, arlrocace, ecc., si sat•à potuto accot•gere, ripeto, che due principalmente sono le posizioni nelle (1uali l'arto malato viene dagl'infermi l'iposa Lo nel peoprio letto. In alcuni cioè·l~l gl'l mha si tl'ova flessa s ulla coscia ad un g t•aclo maggior·e o mi no l'e, secondo i casi, mentre in aUri la gamba stessa rimane costantemente esl·.esa. Questi casi in confronto ai pJ'imi sono assui rari, ma pure si danno, c sono accompagnati ùa fenomeni subbiettivi ed obbiettivi, sì locali che gener ali, da fa t' credere lrallat•si sempre di identiche alterazioni anatomo-pal<>logichc. · E qui intendo parlare di quegli ammalati che Jlno clai pr-imordi dell'infiammazione sono lasciuti a sè, senza cio6 ness ~m apparecchio che' immobilizzi l'arto o lo costringa a rimanere piuttosto in ({Ltestu che in quella posi?.ione. Secondo l'inrl.ir·izzo moderno à assai maggiore il numero degli ,ammalati del ginocchio èhe, essendo mantenuti fin da principio in un apparecchio inamovibile, hanno l'arto esteso e guariscono con una anchilosi retta. Ma tornando ol nostro asserto diceva.chedue sono adunque
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le categorie d'ammalati con sinovite fungosa del ginocchio1 distinguibili clinicamente: quella costituila da malati acl arto flesso più o meno, e quella rappresentata da malati ad arto esteso. · Per rispetto alla prima serie d'aroma lati, cioè a quelli che hanno l'arto flesso, cercai già con aHt•i due scritti di r13ndermene ragione. N el primo di questi (l), confutando le teorie del Bonnet e del B illl'oth, dimostrai che la flessione della gamba sulla coscia, per la quale si rendono possibili molti altri movimenti (quali sono la rotazione esterna della gamba, lo spostamento de1la medesima all'esterno ed all'indietro, la lussa• zione della rotula verso l'esterno, ecc.), era nella pluralità dei casi la conseguenza di speciali disposizioni anatomiche, per le quali gli ammalati del ginocchio con lesioni più o meno gravi delle superficie articolari erano obbligati a flettere la gamba sulla coscia, collo scopo di scemare le loro sofferenze. Faceva vedere allora che in tutte quelle lesioni che sono capaci di rendere ipcresletichc le superficie articolari del femore o della tibin, gli ammalati, allo scopo di scemare le loro sofferenze, flettono istintivamente il g inocchio, essendo in q~aesta posizione più circoscritto il contatto élelle super!lcie articolari, meno f'01-le la tensione dei legamenti laterali e per conseguenza meuo energica la pr essione di un osso contro l'altro. Nel secondo scritto poi, intitolato: c In.jiammazione ct•onicet delle epijisi del g ii!Occhio e consecutivi mutamenti che si possono r{scontr.at•e ncU' arto malato e nel, tronco ,, (2), nell'intcressarmi clei singoli mutamenti di rapporto che in simili circostanze si possono verificare, faceva conoscere come appunto in simili casi la Jlessionc del ainocchio fosse determinata. dall'allungamento dcll'inlero ad~, che, come dimostrava il Langenbeck (3), succede talora in seguito acl una esagerata proliferazione delle car·tilugini epifìsarie dell'nl'lo stesso. È diceva che la ilessione della gamba sullo coscia si cleterminuva durante la stazione eretta allo scopo di muntenere in equilibrio ll bacino e rendere pos~ibile'la àeambulazione. Ma se queste tC?l:io, poggiate sull'anatomia e la chirurgia (l) Bollettino delle scienze meàtche .di Bologna, serie 5'\ vol. 9°, pag. 5. C2) Rit;fsta clinica di Bologna, novembre 1872. (3) Ueber hranllhc.(tes Lanvenwachsthum, ae,· Rohrenh11oohen wna seine Venuertlw-nv fii.'· dtc OIIIMW(IIsche. Praxis vortrag von B. v. LANOENBBCK.. Giornale eli meatcina mflitare.
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RIVISTA 698 sperimentale, corr0borate da molti fatti clinici ed anatomo-patol0gìci, poterono servire a spiegare la flessione della gamba, là dove si verificava1 non pot.e vanodesse servire per conoscere le ragioni che invitano certi ammalati di sinovile ftmgosa del ginocchio a conservare per tutto il tempo della malaHia l'estensione della gamba. • Da molLo tempo quindi pensavo a questi casi speciali che formano la 2a. categoria di cui vi faceva superiormente parola, e pensavo al modo di rendermene spiegazjone, ma giammai mi si offriva la circostanza favorevole per fare prima uno -studio clinico, poi uno studio anatomo-patologicD che potesse porrni in chiaro lo stato dellé cose. Per buona sorte però in questi ultimi tempi la fortuna mi arrise, ed Ot'a posso presentarvi la descrizione completa di uno di questi casi. Desso è. a mio avviso interessantissimo, 11011 solo perchè serve a chiarire le idee in rapporto alla sintomatologia che è propria di questi casi morbosi, ma anche perché addimosLra la possibi.:.. lità nel ginoc-chio di uno speciale modo d'origine e svolgimento .della sino vite fungosa. . Carolina Capponi in HagL{zzi, nata in Modena l'an1w 1829) ed ora domic.iliata in Bologna, di costituzione· scrofolosa, avendo sofferto alcuni anni or sono di un ascesso freddo .al hraccio sinistro, nel maggio ultimo scorso1 cadde su i gi-.. nocchi1 riportando una contusione del destro che a ~uUa pt'imà fu cl'eduta cosa di poco momento, ma che invece fn causa di gravissimi mali . Difatti dopo pochi giorni il ginocchio cles~ro si tUmefece, e cominciò ad esser sede eli dolori così alroci, che la povera donna si vide ben presto1 non solo obbligata aì letto, ma anche. costretta a conservare coll'arto la più pedbtLa Immobilità. Ed a nulla valsero le cure più intelli genti e coscienziose prodigatele per quasi 7 mesi dal suo medico curante il dott Canonici, il quale non risparmi 6 tu Lti quei mezzi che sono suggeriti daWarte e dalla scienza in simili infermità. Io vidi la mal11ta in sua casa ai primi del novembre passa Lo. Era dessa addoloJ'atissima. Ad onta di ,eiò conserva va l'intero arto completamente esteso, e lo immobilizzava, per quanLo le era r.iossibile, p1~emendo a viva forta col piede contt>o di un cuscino posto in fondo alletto. Durante il giorno quindi se la passava talora discretamente, ma nella notte1 allorchè si abbandonava al sonno, siccome lasciava questo mozzo d'immobilizzàzione delle parti mal a tè~. era colta costantemente da un ·. vivo spasmo che le metteva la febbre, le toglieva l'appetito e
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la eondt1,nnava a perpetua veglia. Dopo averle applicato senza ft•utt0 un appare'Cchio inamovibile gessato, la consigliai a venirè sot~o la mia cura· neU'ospedale del Ricovero, stante<eliè il caso, oHre all'essere assai grave, tanto per le comllzionì locali che geuerali dell'inferma, presenLav·a anche un'interesse . ' scientifico non comune. n 17 novembre 1875, l'ammalata essendo entrata nell'ospedale, ebl:)i a riscontrare gli stessi fenomeni generali surriferitj. Ogni sera cioè il termometro segnava 38 '/2, 38 '/ 5, e questo innalzamento della tempera-tura bisognava farlo dipender~ .dalla localHà, giaccllè tutti i visceri interni si& del " toj;ace che dell'addome furono trovati sani. Il ginocchio destl•o, che era l'ammalato, messo a confronto col sano, E\i nìostrava uniformemente ~umido e di una metà più grosso dell'omonimo; per di più poi. era molLo caldo e dolente al più piccolo tocco. La cute della regione era integra, splendente per la dìstensione .alla quale er·a costretta dal gonfiore delle parti sottostanti, macchiata . per l'applicazione di revul~iv'i e di molti altl'i topid usati dal curante. Col pafparnento si sentiva la capsula articolare ripiena di liquido, che I1,f.W i fenomeni P,resentati clall'infermaJ non po~eva essere che pus. La rotula era spostata in avanti conservando però coi condili del femore i suoi rapporti nòrmali. Il palpa mento della parte anJ;er.iore del gìnoèchio riusciva specialmente doloroso, allorchè col medesimo sì Lenta va di portare la rotula contro la. super.ficie corei.Sponèlente del femore. Qualunque tentativo di flessioùe delia gàmba era 'impossibile, ridestando all'inferma d'Glori atroci. U n movimento solo, ehe non si riscontra ne,l giqoccliio in condizioni fis iologiche, pote'Va eseguirsi colla gamba suUa coscia, era desso uno spostamento èli la'teralit.à, che accennava alla sconnessione dell'articolazione per mancata fun7-:ione dei legamenLi laterali. Dal17 novemh1'e al 19 diceinbre 1&75, m'adoprai in tuLLi i modi possibili per scemare le sofferenze dell'amma~ata erimuGvère qu·ei fenomeni generali che erano rappresentati e . mantenuti principalmente dalla febbre, ma ogni mio sforzo .essendo .riusciLÒ vano, ed essendo per ultimo sopraggiunta anche la diarrea, credei bene non petder tempo e passare .all'am!lutazione dell.a coscia. Questa operazione fu salutare ·per Ia povera donna, che riacquistava in poco tempo la salute, e fu di mÒlto van~aggio per me, giacchè il pezzo morboso {)ltre ad una g uarigione colla . a ·dirnosh•armi l'impossibilità . .,
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conservazione della paete) e quindi oHre al renderrni patent~ la razionalità dell'eseguita am1mtazione, mi mise nella cit·costanza di avere spiegazione della speciale positm•a conservata, clalla malata colla propria gamba, e che non è l:l più comune, allorchè si tratta di una ·malattia inh'articolare ·così grave. Nell'esame deUe parti mollì peri-articolar·i non rinvenni cose d'impor·tanza. La malattia era tutta ciecoscritla alla solq articolazione del ginocchio, ed a vendo supposto che molte lesioni d'importanza si. dovessero Piscon~rare nell'aPticolazione rotulo-fernot•ale, apl'ii la cavità arlicolare, praticando due incisiGni laterali ed abbassando Ull geande lembo anteriore., .formato dall'aponeurosi fascia-lata, dt\l quadricipite, dalla roLula, dal legamento rotuleo, ecc. Ciò è quello che si vede nel preparato conservato nell'alcool che vi presento, e che meglio· poi potrete distinguel'e in questa bellissima figura, grande al naturale, fatta acl acquarello da un distintissimo giovane, il signor Caramiti, mio pro-assistente nell'ospedale del Ricovero. All'apertura della capsula colò buona copia di licp1ido pu-
rulento, ma allontanate per bene le parti e deterso con acq!la· l'inLerno dell'arLicolazione, si potè vedere subHament<~ che l.' affezione intrat'ticolare, come avevo già desunto dall'andamento"· '. stesso della malattia, non era rappresentata da una semplice sinovite suppurativa, ma hensì da una sinovite fungosa, con p1~evalenza del processo alla parte ant.erior~ del ginocchio, e cioè nell'articolazione della rotula col femoee. S~ voi guardate difatti questo pezzo patologico conservaLo nell'alcool, e piLl poi se esamiriate la figura fatta ad acquerello, che vi rappresenLa le parti allo s lato dl loro freschezza, non coartata dall'azione dell'alcool, avrete una dimost.razione esatta di rrnanto vi asseeisco. Voi vedrete cioè che la sinoviale pe.rirol.ulen, segnata nella fig. 1.' colle letLere a a, è tra- . sformata in una massa fungosa> che, esuberante ollre ogni dire, socmonla e ricopre colle sue nuove produzioni in gt·an parte la rotrLla stessa, scemando d~ cieca la metà la sua ttrea articolaee. Ed a comprendere maggioemente eli. quanto fosse esubecante il lessuto di nuova rorma,.zione, vi fat'ò anche ossetware d1e la roLula in ernesto pezzo sembra infossala 1)er entro al tessuto) I!lenLre nello stato 1ìsiologico sporge oHre. la pat'te sinoviale circostanLe per circa mezzo centimetro. · ·Ma oltre a queste alterazioni J.tnalomiche della sino via le,
70•1 -che vedete adunque assai pronunziate ai contorni della rotula, potete scorgere ancora che la cs.rtilagine d'incroslazioJ?e della stessa rotula nella sua parte esterna è ma}lcante, stante un processo d'ulcerazione che l'Ila corrosa, ed ha messo così allo scoperto il tessuto osseo sottostante che è caricato (fìg.i•, Iet,t. ·b) . Questa ulcet·azione della cartilngine rotulea corrispondeva, a ginocchio inlallo, ad un'altr·a ulcet•azione che si v~de assai bene nel pe:r.zò pulologico, sulln. faccia un Lerior·e del condilo esterno del femore, e che è segnata nella fig. -~a colla lettera c. Anche nelle altre paL'Li dell'arlicolaziono voi vedete che la sinoviale è profondamente nialata, e fra le altre coso voi vedete mancare le cartilagini interm~Licol a l'i . Ad onla però di questo scorgeL·ete assai facilmehte che i permutamenti della sinoviale sono assai più manifesti nella parte anteriore dell'articolazione, e per dippìù troverete ancora che le superficie atticolari della libia e del fernoee nol punti di loro reciproco contatto sono integre, il che vuol dit·e che assoluta~ mente il procoss.o infiammatorio articolal'e in questo caso si è iniziato e svolto a pl'eferenza nella parte anteriore dell'at'ticolazione, cioè nell'aelicolazìone r·otulo-femorale, c che solo per la continuità dei lessuLi si è difl'uso alla parl.e posteriore dell'articolazione. · Pet• avere un concetto esatto del come in tal caso si debbono essere com portate le cose, bisogna ammettere che dietro la caduta sul ginocchio falla dalla malata, la quale era, como dissi, di -temperamento scrofoloso, s'iniziasse nella parte antel'iore del ginocchio un processo infiammatorio lento, circoscrillo, il quale, decorrendo senza soverclùçt produzione di liquido, desse luogo all'usura della cartilagine, poi alla carie delle ossa t'otula e condilo esterno del femore nei punti ;di 101'0 reciproco contnl.lo. Coi progresso poi della malattia, es. sendosi formata una cet'la copia di pus dentro l'articolazione, la rotula si sarà allontanata dal rispettivo condilo, ed è :appunto in tale stadio ,che ebbi campo eli vedore l'ammalata. Il liquido che si ver savn o.rlunque uvt•à allontanato le ossa escemato l'attriLo dell'una contro l'altra, ma riusciva pure doloroso -e nocivo, perch.è stirava la sinoviale cho 'era ollre ogni dire malata. La descrizione eli questo pezzo patologico, se non cado in erl"ore, mi pare, o egregi colleghi, che debba guidat•ci ad amDI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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mettere senza dubbio che nell'articolazione del ginocclùo possono originars i e svolgersi gelle infiammazioni di nn~ura fungosa., le q uali restano, s e non completamente circvscritte, almeno assai prevalenti alla parle anteriore dell'articolazione del ginocchio stesso, là dove cioè la roltùa si melle in rapporto colla faccia anteriore dei condili del femore. E tale faUo mi sembra oltre ogni dire nuovo ed importante, giacchè, sebbene abbia avuto campo di esaminare molti ginocchi mala~i, non mi capitò giammai eli vederne dei simili a queslo. La possibilità però eli tale circoscrizione non desterà in voi al-· cuna sorpresa, specialmente nel .riflesso che anche nella stessa articolazione femoro-tibiale il processo può essere taloru prevalente piuttosto in ques to cbe in quell'allro Ialo dell'articolazione, come già ne diedi molti esempi parlando u voi dei punti dolo1·osi nelle malattie croniche ciel ginocchio (1). :-te-
cessita solo che si presenti quell'insieme di circostanze che vale a dare sviluppo piuttosto a questa che a quella fol'!na di malattia. Ma oltre a questo considerazioni mi pare anche. che il caso in discorso sia il più ùloned a dimostrare che se nel ginocchio malato nella sua articolazione s i hani1o· principalmente due quadri sinlornalologici dis tinti, che lo caratterizzano, rappresentati dagli ammalali ud al'LO flesso o da quelli ad fl.rto esteso, a questi due quadri corrispondono sempre_ speciali lesioni anatomo-patologiche, per modo che se sino acl ora i chirul'ghi tutti, correndo J:ell'ince.rto, non sapevano darsi spiegazione di queste variazioni sintomatologiche, cbe si sarebbero elette stranezze, oggigiorno colle cose sotwaespostee con ([Uelle che pubblicai fin dal 1870, potranno a,·ere un giuslo concQLto per l'interpretazione eSlìtta di c.i asmìn casocUnico. Secon(lo il mio modo di vedere achmque si avrebbero nel gin~cchio due forme speciali di sino vile fungosa, distinguibili non solo sotto il punLo di vista anatomo·patologico, ma anche dal lato clinico. :-Iella prima di queste dtte forme il processo in:fiamrnaLorio resterebbe prevnhmtc all'articolazione fem or·otibiole, e nella seconda nll'm•licolazione rotulo-femorale. In que lla, cioè nella forma prevalente all'articolazione femoroLibiale il l[uadro clinico sarebbe principalmente rappr·esenlato
(l} Vedi Bollettino delle scienze 'l"Màlche di Bologna. Sel·ie b~, vol. u c-, , pag. 432
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dallo flessione della gamba sulla coscia, accompagnato o no da tutta la serie di spostamenli che colla flessione stessa possono rnmìifestarsi {rotazione clelia p;ornba verso l'es terno, abduzione della gamba, spostamento della gamba all'esterno ed all'indietro, Jussazione dellu r oLula ecc.); in ques ta invèce, cioè nAIIe infiammazioni prevalenti all'articolazione rolulo-femorale, il quadt'O sintomalologico o clinico, sarebbe priuc.ipalmebte rappr esentato dullu èslensione della gamba, come nel caso di cui sopra ho tessuto la storia. Tanto nell'uno che nell'altro caso gli ammalali pt•efcl'irebbcro quella posizione che gli,resta più comodù e che meglio servit•cbbe a lenire le loro sofferenze. Che la tlessione della gaml)a sulla coscia, pt·el'critn dagli infermi per infiammazione tlell'urLicolnzione femol'O-tibiale, sia il mezzo migliore- a scemat·e lo loro sofferenze, lo dimostra i già al~ra volla; non mi resta quindi ora cho a farvi conoscere, come l'estensi ono della gamba sia assolutamente necessaria per gli ammalati doll'urLicola?.ione rotulo-femorale. Se in un cadavere togliete sul Ialo esterno del ginocchio tulle le parti molli e seg-a(e anche la rotula longiLud.inale in modo da mettere in visla l'al'ticolnzione della rolula col femore, poi mettete lu gamba 01·a i11 estensione cd Ol'a iu fl essione acl un g••udo più o meno f'orlc, potrete assai presto convincervi che l'estensione della gamba sullt\ coscia è indispensabile agli ~mmalali ùi quest{t articolazione. Osservate tlifaLli la Dg. 2", tolta appunto da un preparato di tal genere, e do'e la gomha si trova in estensione, o confrontatela colla fig. 3', Loltn essa pure dallo stesso prepnt'aLo, ma dove la gamba è m~:mt.~nuta nella flessione. Nello prima poi vedrete che tulle le pat'ti molli della regione anteriore del g inocchio sono rilassate, e che Lale rilassamento è specialmente manifesto allo. insnccalura della sinoviale superiore alla r olula (b) che; per la considerevole sua ampiezza c nello stesso t~mpo per la sottigliezza dulkl sue pareti, si vede più volla pteghettala, uonchè al legamento rotulco (c). Il rilassamento di questo legamento per ò st ùeve alla mancanza di lonicil.à nel quadricipite, o colla quale, la rotuln rimontando, deve accrescersi il rilasciament{) della capsula sinovialc. Nella fig. :J• invece troverete tutte le indicate paPLi nel medesimo grado di tensione, comp1·esa onchc la sinoviale che nella flgnra. antecedente sembra va tanto esuberante. Tal fatto
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704 RIVISTA mi sembra il più acconcio per far capir•e il-disagio e più che questo il vero dolore che debbono risentire gli ammalati dell'articolazione femoro-~·otulea colla flessionB del ginocchio. E ciò risuHet'à l:anto più evidente se si rin.etle alla importanza che assume, come vedemmo, l'infiammazione dell'insaccotm·a soprastante alla rotula in questi casi di sino vite fungosa . Ma oltre allo stir;.nnento capsulare soprannotato la tensione delle parti molli anteriori al ginocdtio, e specialmente quella del legamento t•otuleo e del tendine del quadricipilo, che si verifìca colla flessione della gamba, deve di necessità at'l'ecam gl'ave nocumcnto e forti dolori ai malati di: sinoviLe, perché costringono la rotula stessa, che~ può, come nel no:Mo caso, essere malata, a premersi con for7.a contro la superlìcie anteriore del condilo esterno del femore che egualmente può essere assai malata, como vedemmo. Concludendo adunquè la flession~ della gamba sulla coscia arreca nocumenlo ugli ammalaLi deJI'articolazione forooro-rotulea: 1• perché determina la tensione della capsula sinoviulo superiore alla rotula, forzata a segu it•e la rotula stessa nel suo movimento di escursione impressole dalla trazione clet' legomento roLuleo; 2• perchè, detel'mino.ndo la tensione delle pa1·Li molli anteriori al ginocchio in Pagion diretta del grado di fll!ssione della gamba, la rotula viene premuta contro la supel'fl.ciedel femore colla quale si melle in rapporto. Lo stesso deYesi poi di1·e della capsula sott.ostante al quadricipite che Yiene scbiacciatCl contro il femore. Nella estensione della gamba invece la rolnla può allontanarsi dalla supeJ•(icie corrispondente: del femore, allorchr~ del liquido si versa nella capsula sinoviale, e la sinoviule stessa può alla sua volta subire il massimo grado di tensione c 1li capienza. Egli è per questo quindi che l'indicata posizione dell'arto, sa l'ebbe a mio Cl'edere pl'eferita da Lutti i malati a cui la infiammazione al'licolarc resta prevalente all'arLicola~.:ionc femol'o-roLulea. Ed a tale riguardo rni preme farvi conosceJ'e che la prevalenza del processo infiiHmnatorio alla parl.e anteriore del ginocchio, caraUe1•izzata 'dall'insieme dei fenomen i sopra descritti, non credo sìa esclusiva alla sinovite fungosa, ma che anzi sia dessa la prerogativa della maggior· parte delle infiammazioni che restano nel campo della sinoviale. E sebbene non abbia su tale riguardo fatti anatomo-patologici che lo .comprovano, put'LuLLavia, in appoggio a quanto asserisco, ho ·
70r5 l'anatomia fisiologica del ginocchio, la quale mi guida a ritenere che i processi infiammatori della sino viale in genere debbo ne> essere prevalenti alla parte anteriore del ginocchio, dove la sinoviale ha la massima sua estensione; poi ho molti falti clinici che viema~giormenLe mi raffermano in tale credenza. Io nulro il convincimento che nelle infiammazioni del ginocchio, siccome il processo; nella pluralità dei casi esordisci con una sinovile, la malattia debba nei suoi primordi, di necessità, essere prevalente alla paele anteriore del ginoc'Cluo; essendo qui v.i la capsula muggiormcnte ampia. Questa è molto facilmente la ragione per la quale, nei primordi di una qualsiasi infiammazione articolare, la gamba viene tenuta molto volentieri in estensione. Là dove poi la malattia non si fe1·ma alla sinoviale, ma da questa passa ai capi UI'ticolar'i, ulcerando le cartilagini od in qualsiasi altra maniera rendendo sensibili le ossa, il malato fletterà la coscia solo nel caso che sia a ~taccata l'articolazione femoro-tibiale. E nel caso in cui la diffusione del processo si faccia. con eguule intensità con ambo le superficie articolari, attaccando conlempoPaneamenle tanto l'una che J:altra, gli ammalati assumeranno una posizione interrnedba che serva a favorire l'una, senza nuocer•e l'altra at'Licolazione. Credo ancora che le cause LraurnaLiclle atte a produJ·ee primitivamente le due forme d'infiammazione clel ginocchio sopradescritte, che non possono al certo dare alcun fì•utto senza speciali disposizioni individuali, debbono essere assai diverse. A produr t'e clifatti le malattie clell'o.rticolazione fernorotibiale debbono oltremodo contribuire il sullo, la cadul.a sui piedi ecc.,. percllè servono a premere istantaneamente e vi,gorosamente l'un osso, contro l'aUro, mentre n produrre le malattie dell'ar>Licolazione roLulo-fcmorale, debbono aver'e maggiore effetto le percosse sulla faccia anteriore del ginocchio. E siccpme queste sono assai più frequenLi di quelle, così da ciò si ha forse la ragione dello sviluppo cl1e hanno in generale le infiammazioni articolari croniche del ginocchio da una sinovite della paPtc anteriore. Infine rispetto alla positura da darsi all'urto nelle infiammazioni dell'articolazione tèmoro-rotulca> ritengo che essa debba essere rappresentata dalla estensione della gamba, associata ad un c9spicuo so llevamen~o dell'intero urto, in modo che la coscia venga a' flettersi sul bacino. Con La le giacitura dell'ut•lo DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
706 RIVISTA DI GIORi'iALI ITALL-\Nl ED ESTERI si rilascia princjpalmenle il muscolo reLLo anteriore dell~:t coscia e scemano per tal guisa le sofferenze dell'ammalato. Ad ottener ciò S~l'virà un apparecchio a pinno inclinato sul quale deve .fissarsi l'arto ed anche il bacino per impedire qualsiasi mutamento di r apporto, gia~chè l'incertezza di giaciluea determina a quando a quando delle contrazioni -del quadricipite, durante le quali la capsula soLtostànte viene schiacciata contro il femore, l'idestando forti dolori all'amm<ìlato. N.B. Non si uniscono le figure menzionate nella presente Memoria per-
cbè finora il Bt~llettino àelle sattnZ"e mecttch.e da cui l'abbiamo tolta non le ba pubblicate. La Rc®z1one.
VARfETA
Il trasporto dei fea·iti c d egli ammalati solle ferro\•ie: (Die Feldw·zt), 25 gennaio 1876. Il titolo s uddetto forma il soggeLlo di t re pubblicazioni re-
centissime, sulle quali richiamiamo l'attenzione di coloro che si interessano a un argomento cosi importante. La prima è compilata dal p un lo eli vista medico dal dottore OLis (1) ed è ricavata dalle imporLanlissimc pubblicazioni del generale medico di sta Lo maggiore dell'armaLa dell'America del nord, le cpiali contengono i grandi esperimenLi fatti nella guerra eli secessione·. Con esso il dott. Otis dà una chiara e succinta rivista, con incisioni in legno, di tulli i numet'OSÌ servizi l'esi in rruelle provincie dalle ferrovie con l'aggiunta di quanto di più recente venne slampato sullo stesso argomento dalle varie nazioni e speciulmeJ~le dalla tedesca. Questa pubblicazione fu occasionata da un rapporto ufficiale che l'autore dovette redigere s opra uno dei più nuovi sistemi di trasporto, quello cioè dell'ingegnere russo A. Zavodovsky. Di tutt'altra natura sono le allre due pubblicazioni, che trattano lo stesso argomento dal punto eli visla tecnico, fin qui raram~nte svollo. Di una di esse è autol'e il sig. H.udolf' Schrnidt (2) direttore tecnico della fabbrica di vagoni a Ludwigshafen sul R eno. (l) GBORGB A. OTJS, chirurgo assistente nell'armata degli S. N. Un rapporto sopra un piano per trasportare in ferJ·ovia i soldati feriti in tempo di guerra, con descrizione di vari metodi usati a questo scopo in "arie occasioni. Wttshington 1875, Dipartimento della guerra. - Ufficio del chirurgo generale - s, 56 p p.
(2) RUDOLF SCH!It!DT. Del tra~orto de! (et·tti e ammalali sv..!le (en·ovte e ventilazione det ·vagoni del la.:... a?·etto. Fascicolo estratto da: Deutsollen Vterte'f.iarscllri(t 1iir ofl'entliClle Gesundlleitsp(lege. Bo!, VII. Heft. 4, 1815
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Oell'alLra è autore il doLl. Giulio zur )l'ieden (l), ispe~tore dei lavori sulle fenovie al ,ministero di commercio in Pt•ussia. Questi riassume il con tenuto di un'esposizione falla a Berlino in un congresso sull'arto ferroviaria. • Schmidl esamina nel suo ~voro specialmente le pubblicnzioni dolln confet·enza privata sanilaria tenuta a Vienna, e il materiale esposto in quella circostanza, Ne fa 1ma criLica. ragionato. massime per ciò che r·iguaPda il sistema eli venlilazionc dei vagoni per gli ammalati, difficillssima ad ottenorsi in modo perfetto, n secondo il desiderio comune. Su tfueslo pt·oposito egli espone una sun morliflcazione, la qualo senza punto mutare l'ordinaria costruzione dei vagoni (nei quuli la ventilazione avviene per apet•Lure nel soffiLLo)mig lioradi molto il sistema usato finora. Per q uesln J'iforma la vcnlilaziono c ho funziona egualmente bene qual unr1uc sia lo. direzione dei venLi, viene sussidiala dal riscaldamento, mediante una stufa u parlo (di l\Iei(linger) o dall'aspirazione di al'ia ft·edda dal pavimento (coll'aspiratore eli \Volport), La qual coso venne pienmnonLc confermata dagli esperimenti falline. Nieden ll'a~La l'argomento del Lt•aspoeto dei fcl'ili sia stot•icamenle, sia analizzando i SCL'Yigi resi finora. Anch'egli rac~omanda lo modiflcazioni pt•oposte da Schmidt, specialment~ dnl punto eli vista, che {lbbinno a distm·bnt·e il meno possi h ile _ • il mo,•imento lt>t•roviario al pt•incipiure d'una gnert'a impot•tante. Egli Yorrebbe però rinunziut•c ul sis lcmu eli comunicazione dei v ogoni ft•a di loro, usando il meccanismo di Henneckc come nel lt•eno di lazzarello di Amhm·go, che egli vm·t·ehbe con ciò ad indebolire uno dei principnli mozzi nlti n costituire un ben OJ•dinato sel'vizio sanitru:io; pet•ciò ']uesta sua itlea d aO'atto inaccettabile solto l'aspelLo medico. Senza serVirei d'al tl'i o rgomenlibaslerù fur osset•,·ru·r como con la sun proposla p1'1ma che giunga il soccot'SO medico ad un fel'ilo in un treno sanitario, passeeebhe un tempo assai lungo. L'autor e propono inollt'e di afficlare la direzione del treno sanit.al'io ad un ufrìcitìle, o nou a. un medico, Ciò si oppol'rcbbe inlierumente a quello che, dopo tante opposizioni si potè finalm ente ottenere, essendosi dimosLrnLo con evi<Jenza che, sia in {l) Dolt. JULIUS zur Nnm&N'. Tr-II&JJOt·to del soldati feriCI e ammawt'
suue rcrrovtc. studio dal rapporto tecnico delle ferrovie. Estratto dnl: NiJtcal' \Vochmblatt 1875. Berhoo, LS75, 16.
VARIETÀ
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paoeJ che in guerra è necessario che la direzione dei JnzzaretLi militari sìa afDdata a un medico. È egualmente da respingersi l'altra proposta eli ~i eden Lenclente ad abolire nei treni s aniLari le cucine portatili giacché queste avendo con sé tutto il bisognevole, possoi1o agire in modo indipendente, come se fosseJ:0 stabili, c render e dei grandi servigi agli ammalati e feriti nei lunghi viaggi. 'l'rn~orlo
dci mahtti e elci fe•·lti sulla fcri'Ol•ia .
Ecco ciò che si legge sul The Lancet dell'H maggio relativamente al suenunziato metodo di trasporto. Le ferrovie ed i telegr·l\fì hanno portato la rivoluzione 111ell'arte della g uerra. Non solo in molle ed ovvie occasioni fanno fare economia tli tempo c d'energia, ma le ferroYle hanno caricato e scaricato sul cAmpo eU battaglia truppe fresche mcn tre il combà.tt.hnenLo andava innanzi; e presentemente nessuno vm•rà trascurru:·e, rieppure in occ.asione quale sarebbe (jUella dell~ nostre manovr·c aulwmali, molto raeno in guerra offetti:vo1 di far uso delle fol'rovie per isgombrare p;li ospedali da campo e trasportat·c i malati ed i fer·ili ad altri ospedali distanti . Il miglior moclo di trasportare i feriti in tali circostanze uccupò assai lar·gamenLe l'attenzione delle nazioni continentali, dell'America e la nostl'a. Il sig. Zavodovsky di Pietrobur·go inventò un ingegnosissimo) poco dis pendio.so e semplice metodo di adallal'e a tal uopo i carri da carico o quelli da bagaglio. È difficilissimo senza l'aiuto delle sezioni che illustt•o.no lo scritlo del sig. Zavodovsky eli dare una descrizione chiaru. ed intelligibile del suo metodo, ma esso consiste nel sospe nder-o robus te gomene o traverso ai carri presso alla v6lla, a cui forli ma fless.ibili perLicllé di legno sono assicurate nel sen~o della Jarghe:c~za del carro. A queste pel'lichè poste orizzontalmente a Lrnvcrso al cano sono attaccate quattro funi ben salde, due da ogni lato in guisa che pendono giù verticalmen te lasciando ft•a le due coede un intel:'vallo abbo.stanza largo, peechè vi si possa inserire unn barella. Le corde sono annodale e forale in modo da ricevere Pestremit.à delle s tan ghe delle barelle già opportunatamente assicurate nei buchi (!·un 'prossimo paio di corde. Si pone cosi una barella sopra ed una sotto . Nell'intento di prempnirsi conti'O l'jnclinazione delle baPelle, quando gli infe.rmi vi stanno su ed il tr eno è in molo, le ]larolle inferiori sono-
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''71 0
VARIET,\
.fissa~e mediante corde gr·osse un dito e mozzo a tre piccoli
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ganci di_ferro piantati nel pavimento della carrozza. In mezzo del carro o vagone resta così un passaggio longitudinale fi'a ia serie delle barelle d'ambedue i lati. Un veicolo corrispondente alla desci'izione faLla, fu, col consenso dell'inventore, sottoposto all'esame di p eriti che aveano servito nell'ultime guerre in Hussia, in Austria ed in l talia; o tutti furono unanimi nel riconoscere il fallo che, lasciando da parte la maniera semplice e pratica del suo assestamento, esso porgo ai maiali h1 viaggio un modo di trasporLo equabile e comodo. Sappiamo che l'invenzione del sig. Zavodovsky è stata praticament-e provata in questo paese, efu trovata corrispondente ad ogni ragionevole aspettazione. Si temeva che le oscillazioni tanto laterali che longitudinali ed il cedere delle estremità delle pertiche, le quali sono più sottili della parte me.diana, costituissero insormontabili obiezioni; ma tale nou fu trovata la cosa. Ogni carro da merci può in questo modo kasportare Qtto feriLi e lasciar uno spazio in cui si possano muovet'e liberamente gl'inservienti e le altre persone che JlSsisLono i ferili. Il metodo di cui H precedente schizzo non dà che un'idea impet'fettu, è piennmente esposto dall'inven.vento t'e, al quale, como pw•e alla relazion~ - dell'assislen Le· chir·urgo Otis « Intol'no a un progetto di trasporto dei feriLi sulle ferrovie in tempo di guerra con descrizione di vari meLodi impiegati a tal uopo in diverse occasioni " I;lUbblicatt< a vVashington dal dipartimento della guerra, siam debitori della conoscenza dell'ingegnoso e pratico ritrovato del sig. Zavoclovsky. La salute de1l'ormata inglese in paese e fuori. (The
Lancet, maggio 1876). Il totale delle malattie, della mortalità e dell'invalidità nell'armala britanica, in paese e fuot•i, durant.e l'anno '1874, paragonata alla media dei dieci anni prededenti conformemente all'uUima relazione statistica pubblicata, è il seguente: I calcoli sono basali sopra una ragione per- 1000di for?:a media. l ricoverati nel Rcame Uuilo furono, nel 1871-, 8470: 1e morti 8, 79 e gli invalidi rimandati 29,66 per 1000 rispettivamente, in confronto d'una media per dieci anni di r·icover·ati 845,'1: morti 0,17; invalidi 28,47 per 1000. A Malta e Gibilterralemorti r~el 1874 furono 4,27 in confronto di 11,12 per 1000 nei dieci anni
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VAnlETÀ
7H
precedenti. Nel Canadà e nelle Bermude le proporzioni dei ricoverati e dei morti sono minori nel 1874 della media dei <Ueci anni precedenti. All'isola Maurizio la proporzione delle morti, sebbene ancora alta, era al disotto della media, ed a Ceylan le proporzioni degli entrati, del morti e degli invalidi furono considerevolmente pitt basse nel 1874 che durante i dieci anni precedenti: nondimeno il numero delle truppe essendo piccolo in codeste s Lazioni, si verificano facilmente delle nuttuazioni. Nell'India la propor·zionc degli entrati nel 187/r.~u di 13336: quella <;l.ei morli di 14,22 e quella degli invalidi di 40,19 (di cui 9,41 furono rimo.nùati) pee 1000 di forza medio.? in confronto d'una proporzione di 14-61,9 entrati; di 24,22 morti e di 43,56 invalidi (di cui 17,90 rimandati) per 1000, per la media del decennio 1863-72. IUnucauza tli riguardo verso i medici della regia marina. (The Lcmcet, 20 maggio 1876).
Quando il Principe di Galles f'u o Lisbona, al ritorno dal suo giro in Oriente, Sua Altezza Hc<llc vlsiLò la nave ammiraglia il Jldinotatu·o ed in quell'occasione molti ufficiali vennero prese~lnti al Principe. Pe1·ò gli tLfilciali 1nedici di mat'ina vi si notarono per la loro assenza, c si(1àtta circostanza cagionò qualche sorpresa c provocò dei commenti. Siccome abbiamo buone ragioni di credere che il fatto non isfuggì all'attenzione del Principe di Galles e che in seguito Sua Altezza Reale volle che fosse fatto sentire agli ufficiali medici che tale non era mai stato il suo desiderio, il biasimo deve giustamente ricadere sull'ammiraglio e sulle autorità marinaresche. L'ammiragliato può f?manare decreli ed ordini in consiglio per il perfezionamento dellcn~o sm'vizio medico, ma è questa sorta di cose eh~ rende impopolare il servizio fea i medici che posseggono quel rispetto di loro stessi che si trova nei genliluomini di qualsiasi arma. Sulla velcnosifà naturale del .c adavere o mano: del prof~ssore ALIPRANDO .MoRIGGIA. (Annali di Chimica, fascicolo di gmgno 1876).
c Nelle perizie legali di avvelenamento, massime per alcaloidi e glucosidi .velenosi, i processi chimici messi in opera a. tal uopo tolgono dal cadavere umano solo il ricercato veleno
.. ·VAI\lETÀ
o possono ad un tempo, estrarre insieme anche il veleno naturalmente esistente nel cadavere umano? , :B questo l'importante e delicato argomento che il chiarissimo autore si propose di studiare con una serie di esperienze, che comunicò alla Reale Accademia dei Lincei di Roma; e che potè eseguire nel laboratorio chimico dil~etto dal prof. Cannizzaro, il quale si prestò gentilmente a tutte le dispendiose ricerche che accorsero. Delle due Memorie pubblìcate dall'mltore coi Tipi det Salvi'Ucci di Roma ('1875 e 1876) possiamo dar qui il risultato riassuntivo, invifando i lettori a prendere CQgnizione. cleH'intiero lavoro ot•igi-nale, che segna un'epoca assai interessante in tale quislione. 1° I risultati della 1• serie rimangono confermati. Il veleno cadaverico esiste pure nei cadaveri di umnini morti per diversa malattia, disumati dopo 80 giorni dalla morte e slali sotterrali in istagione e luogo caldo assai; anzi la ·putrefazione spinta a questo punto sembra l'abbia generato ù1 maggior copia. 2• La operazione cl1imica opportunamente spinla, fornisce estratti viscerali senza veleno cada veri co. 3• Il veleno cadaverico si può estrarre con di versi motodl: l'etere riesce a toglierne non solo da liquidi acquosi, alc:i:di.n"i, ma put• acidi; l'alcool" amilico ed etilico n'è un buon clìssol- · vcntc, cosic~hè da questo lato non si potrebbe raccomandar l'ultimo, come fa DragendoriT, per l'estrazione dei liquidi p utridi della cu'raT'ina. 4• Il liquido viscerale acquoso, anche clopo diversi trattamenti alcoolici, eterei, ecc. tornando ancora assai mortale, parrebbe possibile, che diversi fossero i veleni cadaverici, benchò nel fondo la sintomatologiu fisio-tossicologicu uppoia pur differente. 5• L'etempw•o, l'alcool amilico, anche ricorrendo alle migliori precauzioni nei trattamenti dci liquidi viscerali alcalini stricniferi, porta seco in siwilc circostanza una certa porzione di stt"icnina . 6• Meglio organizzato il giurì de'periti, nella generolità de'casi, sarà ottima cosa non solo consumare nella peeizia unica tutta la visceratura di cui abilual~ente si usufruiscc la totalità in 2 volte (perizia e controperizia), ma ancora carica!' meglio gli estraLLi visce1·ali del cercato alcaloide, coll'aggiunta ai visceri abitualmente esaminati, della m.assn
cefalica.
VARIETÀ 71a • (Jonclus ione generale. - La conclusione della presente •
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nerie di sperienze rafforza quella della prima, e si può brevemente riassumere dicendo, che: spinti a dovere ed a modo per l'estrazione degli alcaloidi) processi di depurazione degli estr.ç.tli visceroli di euda veri umani assai pulrefatti, non si ha pìù puntò a temere di veleno cadaverico, e che perciò ancora regge appieno il ·valore del Cl'itel'iO flsio-tossicologico in medicina legale •. Perb ia m edleo-legale.intorn.o ad nnll ferita di un ramo del ne rvo r·adiale, del prof. E. GtOVANARDI. Dal fascicolo. 7•
dello Spallanzani, luglio ·1876. Il fondaménto di quella paPtc della medicina forense che ha attine11za coi ferimenti, è senza dubbio l'anatomia topogi·alica, la cui esatta cognizione conduce a s Labilire quali possono essere gli Ol'gani od i viseeri lesi in una delei-Ininatu ra gione, e· si , presta a spiegare quelli sconcerti funzionali, che si manifestano in seguito a ferile; le quali talvolta possono essere giudicate leggere e completamen Le sana!Jili, mentre poi s uscitano fenomeni gravi, impreveduti, e lasciauo una permanente debilitazione di uno o più Ol'gani. MolLissimi fo.tbi io potrei atlclurre a prova della grande .importanza che ha l'anatomia topograflca nella diagnosi e nella prognosi dei ferimenti, ma ct'edo più opportuno esporre la storia di una ferita da me osserva ta, c che ò.s taln soggetLo di diverse perizie medico-legali per le con seguenze. che ne sono derivate. C. i':. muraLQre, giovane e di robus tissima costituzione fisica una sera di aprile 187J essendo alcJuanlo ubbriaco ebbe ad. altercat•e con altro giovane esso pure esilarato dal vino, e dalle parole éoncitale ed ingimiose passa tosi dai contendenti alle vie <li fatto, il Z. riportò una ferita nella faccia posteriore dell'avambraccio sinistro al disoHo dell'apofisi olccranica. La ferita era lunga 32 rnillimetl'i, a veva forma ovale, gli angoli acuti ed i bordi regolari senza conlu!}ione e senza frasLagli, ed era direllu dall'allo al busso e dall'interno all'esterno, ossia dall'ulna vet•so il l'a,dio, e terminava precisamente s ulla faccia posteriore di questo a Ire centimetri e mezzo al disotto della sua lesta; procedendo dagli "ìtl'ali super fi ciali t~ i profondi aveva ~eso la cute, la fascia superficiale, l'aponeurosi d'in viluppo, ed 1 muscoli sottos tanti; non erano lese né arterie; nè vene, coGloM1a!e di mealcfn~ 1'1lil'itcwe.
4.6
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.. 7U.
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VAni ETÀ
• spicue, per cui si e-bbe copioso sLillicidio di san~ue, )na non emorr•agia che richiedesse l'applicazione di qua!clie processo omoslalico. La primé:l vi::;ila e la pl"i ma m~dil.'aluru gli venne p1·aLicatu cl nl bravo giovane aslante doll. Be1•gonzini, e la fer·iW. fu giudir..at.a di dat.a t•ecenlissima, e prodolla da stt·umento tagliente c p ~,· fot•anLt•, come collello, o l'oncli PLta; non fu r iconosciu lu peeicolo~:u, ma in quanto al l'isullnlo finale, il medico t~nno lciOggiamt·nle sospeso il giudizi o, clappoichè il fei'ilo non polova operuru l'estensionede!le dita stt llu mano, eLI imp<wfellunwnte. poteva operat•c tJuella della 111ano suU'av~br·accio, o non si aveva ùati sufficienti onde prono:>licare con ron·lamcnto !'e dopo formatasi la cicatrice snt•Pbhonsi riprisLim1tc le fun7.ioni dei muscoli estensori delle dito c ddla tnano sin.stra. La ft>rila ~i chiuse in pochi ~iomi senza suppur•azionc, e lasciò nna cicatr·ice lineare ad1·a·enle solo :-;l tessuto ><oltocuLaneo. Ma ùnche dopo ltt forn'tazione della cicatrice per·i-iRLova la solllu diffic•)ll.à all'estensionr dello d ila c dellt\ mano, l'd io fui chinmalO dal pl'elot'l' U VÌ~ihH'C il Z. O giudicrwe lfliOit• fO~!\C la c~a gfone di s in"a.Lla lo!'!ionP. fum:ionale, e se si dovcs8o' eonsiderm·o quale una dPhilitaziono permanente di un oa·gnno. Quando io lo visitai, la cjcaLJ-ico <'l'A fot•mata da oltr e duo 1116:-i. Egli teneva abilualmcnle le diln della muno sinisLr•a in stato di semiflec:sione e por·tavo pur0 semiOcssn la mano sull'nvumhl'acciQ. Riesci va medianlf' uno sfol'zo n poa•t.are la mano dalln 0Pssione nell'estensione, ma conlcmporuneamente o involonlal'Ìam~ntc la rot'f.a\·à in ul;duzi1me, C moi J)0~8Vù portar)!\ uel senso dell'adduY.ionc. 1\JciliuulCI uno sror?.o riesch·n pua·o t'di-
slentlOJ'O le dita, ma per poco Lempo, o solo dopo la mo r ~o in estensione fot·zt,ta sull'n vuml>l'aecio. La s ensihilil.à tallilc ùc•lle ùilu della mano e dell'avamha•nccio erasi con::;erv<lltl nornaal,l, como pur anche Ju nul.l'izionn u lu circolazione sanguigna. Conslulala la lesione naulet·ialt>, lu pa· ralisi, o paresi dei muscoli esU>n,.:ot•i delle dita, c di alcuni d ·gli estensol'i dellu mano, volendo l'Jsulire alla rice1·ca dello IOI'O cagione a mc par\e si doYeS!'O c>;cludet•o quale causa dì pal'U· lisi lAtlivisione ùei fagci muscolm·i pt•odo~ta dallo sll·utm•nlo tag:li~>nle e perforante, o c:he !"i dovesse invece Ammell>·r·.: la recisione di un cospicuo t'amo nct·voso apparlencule al Lt•onro del t•arliale, ramo che tragitt.n appu nto iu me:ao al mu'ir olo. corto s upinalol'e sulla fucciu esterna e postori01'0 ùol teJw.:o superiOl'O del radio. •
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1 muscoli che corrisponde vano alla cica~ric_e e che quindi furono compresi nella ferila erano il 1• ed il 2- radialo esterno, l'estcnsoi'E3 comune delle ùita, l'estensore del mignolo e il su.pmutor COl' lO ·l mus<:uli t;llS Lensor lungo e col'lo del pollice, l'abduttore lungo del pollice, il cubitale posteri m'e non fur·ono çom· presi in quella ferilo, eppure erano anrhe essi pm·alizzati. Precisamente in col'l'isponden?:a della fet·iln in mezzo ai duo piani muscnlari che forma no il cot·to supinatore scot·re dall'allo al basso e dall'innanzi all'iudiell'o, dP.SCl'i,·enùo una semispiralc, il ramo poslcriol'C del nervo J'adinle, dal quale nascono j seguen ti rami secondari: 1" Uno destinaLo al muscolo C!';lensor comune tlcllo dila; 2' Uno al museo!<: cubi tale post,~l'ior·e; a· Uno ol muscolo esleusor PI'Opl'io 1H mjgnolo; 4• Uno al muscolo estcusor dell'indice; ;>'1Jno al lungo obdultore,• ed uno al col'LO oslonsor e del pollice; 6• Uno al lungo estensore ùel pollice; 7• Un rumo in tcl'J'osseo poslrwiore, che va a pct·dersi coi !IUOi ulLimi filam enti nell'arlicola.,ione ra(liu-carpca e cru·po· melacmpe 1 Tutti li suaccE>nnali rau1i ltanno la loro origine al di solto del punto dovo fn fatln lfl rcJ•i.la, e quindi al di soUo tlol punto di rccisione del t'a rno po:olcrim•e d l'l nervo rndiale: pet•ciò colla recisione ùel delLo 1·amo n er\'oso si SI1ÌC'~nlno lulle le lesioni ftUl:donali constatalo nell'unlibt·uccio c nolln mano r-Juislt·a del 7.. lnfalli essendo Lngliuli i l'ami dell'eslcnsor comune, dell'estensore del mignolo, dell'eslensoJ•e ùell'iJttliCE>, ùPII'e!:<lensot•è lungo, e ùel cot·lo del poli ke, rimouevano put'nlizzali i muscoli corrispondenti) e non opct•avus i In loro estensione. L'esleus ionedella mano sull'avaml;raccio era incompletu, o non P9leva essere diveJ•samenlc, perch •\ era beusl r imasLo paralizzato il mus~olo cubitale posteriore, ma era I'imasla integra a fun zione ùel t• e del 2" t'od i aie e!5lt'J'llO, i cui r·anù ncl'vosi nascono dal1·adialo ul di sopl'll del punlo 1-eciso. Lo s lalo ùi abùu2io!1ei n c ui pot·Luvnsi cosLanf.emenLe la mano quando si estendeva sull'a\'amùruccio si spiega rol folLo ello i due radiali esterni son o anche abdut tori c uon er uno paruliz:t.aLi, mentre era pat'ali;.:wlo il cuhilale poRieriore che ò anrllo adduttore, e così rimaneva abolilo l'antagonismo fl'a g li abdul.,. lOl'i e gli adduttori. La supinazione della mano e ùell'anlibrnccio compievasi re·
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VARIETÀ
golarme~te, perchè i nervi destinati ai muscoli supina tori,
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e speciàlmente al lungo supinatore, nascono dal radiale al di· sopra del punto reciso. Nascono pure al di sopra del punto reciso i rami cutanei del radiale, i _quali discendono fino su tutta J'erninenza tenare anastomizzandosi con quelli dHl CUtaneo esterno; e ciò spiega la nessuna lesione della sensibilità tattile nella mano e·nell'antihraccio. Gli altri rami cutanei che formano' li collaterali po_steriori delle dita provengono dal ramo anterior·e del nervo radi~IH, che non era stato les o. La circolazione sanguigna nell'arte J>ia radiale, nella cubit:ale e nelle secondarie loro dira!llazioni si compieva fis iologicamente, essendo subordinata all'influenza dei ne!"vi vaso-motori che dei'ivano dal grande simpatico, e specialmente dal gangli o cÙvicale inferiore, e dal primo intercostale, la cui azione è indipendente da quella dei nervi che formano il ples:;o bracciale donde ha origine poi it nervo radiale. Oltre alle lesioni di motilità fu pure constatato che nell'an tibraccio e nella mauo i tessuti erano più flaccidi che nell'ai:l.ro lato, ed il loro volumeeJ'aqualche poco diminuito. Que-s to fallo deve ragionevolmente ritenersi quale conseguenza della inerzia muscolar-e, alla qualo lien sempre. dietPo la . degenerazione granulo-grassosa della fìbro-muscol~re, e l'atrofia. La fer-ita adunque riportata dal Z. nell'anlibraccio sinistro, quan~unque non abbia mai portato pericolo di vita, pure h'ay rodolto una incapacità di lavoro che ha oltrepassati i 30 gior·ni, e si è cicatrizzala lasci;:;n1lo md Z. una permanente deb.ilita· .zione di. un organo. Onde spiegar<~ le di vet•se lesioni fun~.:ionali verifica lesi neJ Z.. in seguito alla riportata ferita, avendo dovuto eseguire una mi· nuta preparazione del nervo eadiale dalla sua origine fino alle terminali clil'SJnazioni, 110' constatata l'esistenza eli un !'arnicello nervoso che staccasi dal radiale e va a perd(3rsi in mezzo ai fasci rnuseolari del bracchiale anteriore. Ordinar iamente il suo punto di origine è in quell'interstizio che separa illm:1C· éhialH anteriore dal supinatore lungo e nel quale t!'ovasi il tronco del r•adìale, all'unione circa dei tre quarti superiori col quarto infcrio):e d<~ll'omero. Al"rivato snl muscolo sudde tto si ' çlivide in qualtr-9 o cinque esili filamenti, alcuni dei quali si . anastomizzano con quelli del nervo muscolo cutaneo. ParH che a questo nervo non siasi dala l'importanza che merita giacchè . non è.indicalo nè dal Longet, nè dal Ct'uveilbier, nè ultimamente dal Sappey ecc., quantunque sia stato già descrillo, da •
717 -valerttin, da Hirll e da altri. Inf!:!Lti il Sappey dopo descritti i nervi dell'arto superiore, indicando la l0ro funzione dice: che i movimenti d.i estensione e di s upinazione sono sottq la dipendenza del nervo radiale, ·e quelli di llessione. e di pronazione sono sotto la dipendenza del nervo mediano, del muscolo cutaneo e del ~ubi tale. Invece anche il nervo radiale contr-ibuisce alla funzione della flessione dell'o.va.mbruccio sul braccio in fol'Za. del ramo n erv9so sopra indiculo. ll nervo radiale ha pure influenza nei m ovinicnti di abduzione e di adduzione della mano, dappoichè mando rami al primo e secondo radiale che sono abduttori olll'e all'essere estensor-i, ed al" cubitale posteriore che è estensot'e ~~ addullore. In diver-so alLre parti del corpo si ve1'ilka che muscoli antagonisti ricevono rami da uno stesso Ll'onco neJ'voso: così i nervi intercos'tali mandano r·urni tanto ai muscoli in.lercoslali internç quanto ~gli eslceni; il ~:;eurale manùa rami -al muscolo psoas,iliaco, al sar·torio ed al relto inter no, che sono flessori, é ne distribuisce altri al retto anteriore, al vas lo interno, ed al vasto esterno che sono estensori. VARIETÀ
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA •
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lln ca_so d i leyn:turtr, tlella femorf~fe supPt·(ì~iafe e fWOfoutla . - n.elazione del profasSOl'C FILIPPO SCALZI. Roma 1Si6, tipografia Romana . .È una sLor·ia molLo interessa uLe sia dal punto di vista della rcr·il~, s~a da. quello del metodo cueativo adottato, tlelle com·
plicanzc insorte e de ll'esito finale che non poleva csset·c più soddisfacente. . Si lratln di un giovine che t•icc veue un colpo di spiedò allo l'egione an tePioeo in le cna dcii n coscia destra elle lese contemporaneamentc·le due artm·ie femorali, cagionu l'uneurismu della femorale superfìciule, diede luogo od ascessi, flemmoni e pericolosa cmort'N,S'ia elle S'i l'r·Hnò coll'allacciaLut' a di cnH'ambe le at'tflt'ie suclde~te sus::;c>g11ita da com1)lcta guat·igionc. Il caso, massime avuto l'iguurdo all'esito, è piuttosto unico çhe raro, ~;.ome giustamente osserva l'autore, emeri ta di c.:!;· J:;EH'O conosciuto. fr'l vWamo pcwLanlo i nos tr·l leUOt'i a pr:-Ot:llrqf's i la ùolla e fot•bita Relazione dell'egtcgio professore, cho noi ci astcuiomo dal riassumere pei' Lema di guaslftrla. 11 nostro collega c deputalo al Paelamento dolt Villorio 'Giudici, <:i ha gentilmente Ca ,·ori io un esemplare della Rt' lo.zione ch'cf('li lesse nl VI Co11gresso generale dell'Associa· .zione Medica lenutosi in Bologna nel 1874·) S utte c::mdi:::ioni jisiologicite necessarie a riconoscere l'attitudine al .~eroizio militare e specialmente come c quando l~ gracilillt possa veramente escludere clal detto servizio. Questa grave' 'e complicala questione è· stata <'onshlcrata dall'onorevole Giutlic1 solto lutti i suoi aspetti e li'aLt.ata con molLa dottrina e piena cognizione di causa~
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RIVISTA BlnLlOGRAFICA
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E gli ha perfeUamenLc chiarito cosa debba intendersi per validilà all'armi. Ha parlato dei nostri Consigli di leva, del loro funzionamento e· delle loro attr-ibm:ioni, rilevandone con fino Cl'itcrio i pregi o i difelli. Ha dimostralo come lu ,·alìùilà all'armi debba essere assoluta e non restl'iLliva, eù a quali scon,.·i s'andrebbe incontro ammettendo il·pl'incipio che ancho i giovani meno robusti possono {J/'estar 14n qualche utile servizio. Ha preso ad esame !'età, la slatura, la pe,•imctl·ia tot·ncica, la spiromctria, ilflf!SO reale e.l1l peso ltpec(!ico dell'inscritlo, la dinamometria, corno elemen ti e mezz i di diagno!;i e rli più esatto apprezzam<'nlo della gl'acililù <', dopo d'avcl' cemmt·ata la disposizione chP- tanto d111anzi ai Consigli tli leva come nelle visi lo presso i distr·elti uùlilat'i non accol'dù- ai medici per iti cile un Yoto consultivo, riepiloga nel seguente modo gli emendamenti ch'egli stimet't•bbc opportuno ,·enisseJ'O falti alle vigenti dispo~izioni in m{lleria di leva allo scopo di escludere dal servizio mililore coloi'O che non sono atti a spp porlat'e le fatich e. 1• Emanare ìst1·uzioni ancora pitt esplicite delle 3Lluali per metLerc avvcrt~nr.o i Consigli di leva ed i periti cil•ca la 116C8SSilù di ammcllet·e Cbe grindiYiÙUÌ evidentemente forniti dello robu!:llezza 11ec:esseriu. 2• Senza dat• voto delJIH:'l'fiLivo al peri l-o d•c a::;siste il Consiglio di leva, st.ubìlire però che il suo moLivaLo ptll'ere, cosi quand<l opina pOI' la itlolleitt), come l[uandu opinn per In non idoneità, sia ùa lui lh·molo, c Ì•imangu sempr.~ J'Cgistrato nel processo verbalP . . Stabilit'e poi che ogni'lualvolto. il Consiglio ùi leva crede d1 emettere un giudizio discl'cpante da qui'IIO del periLo, ne accenni motivi, c 'luando ciò accada, il caso sia di diritto deferito ad un secondo giudizio in altJ'tl seJc. 3• Che negli spedali cd ui cm·pi 1l giudizio d'idoneità fisicu sia devoluto agli ul'ticiuli medlt\i; e gli ufficiali rasscr ~alot·i non medici non abbiano che il cliJ·illo di sospenclet·e 11_~iudizio ìndicandone i motivi, e che in simili casi il giud~o sia deferito a commissioui composte di ufticiaJi medici P1ù elevaLi in gl'ado, i quuli !;:entem:iuo in seconda, o quando occot'l'a, anche in terza istanzu. . ~· Chè lenendo fet'mo il minimum di 80 centimetri dì periferul tot•acica, che allualmente si esige pet· dichh:lrare l'ido-
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nei là, rimanga s tabilito, che questo minimv.m basla sollanlo pe1• gl'inscriLli non supot·unti la stutu1·a di ·1,60: invece per inscJ•itli di più elevata statura si esige un minimum di perimelria toracica uguale alla metà della statura fino all'altezza di I, 70. Dn quest'altezza fino ud 1,80, it rninimum s i potrebbe, o pa1'61' nostro, fi ssare alla me là meno uno od anche due centimetri ; ed al di sopra ùi 1,IlO alla melà meno ùue o tre centimcll'i. 5• IniziaJ•e studi ed esperienze pot• vedere se s io possibilo . inLt•odurre nella pratica nn criterio l!•ntto dal pO!:;(l del corpo, stabili l'e, ciot•, un rappot·lo minimum di esso peso colla stalul'a. A crueste conclusiont 1101 nulla lt'O\'iarno a ridir·<', solo ci fne<' iamo lecito di notare CI H) il ctesillet•io espresso Lloll'egregio collega col sPr.ondo emenclnmento è !>lato soddisrRtto sino dal 1868, come l'isulLa dul ~ :385 dello ~Ioilificazioni all'elenco delle imperfezioni fisiche c delle inf~rmità chP rianno luogo aiiQ dichiarazione d'inabilitÀ al militar 1:\CI'vizio, o come ognuno può convincepsenc consullmido il supplcn1etilo ul Giot·nale Militare del 18U8, ~· 10, o gli Atli tlel Governo, N• 161!), o la Ga.:~etla U.fficiale del Regno dell'8 novembre 1,86R, x• 304: 1\fn se questo fn prevenulo, non lo fut•ono del pori gli alLI't . ' voti del sullo!lulo nostt·o ccml'l'atello, onde rneut!'C facciamo plauso alla sua fl'anca . et.l uulorevole parola, gli uugul'iamo che lu sua voce venga ascoltata come meri La di P.S!'el·lo nell'inlcl'esse ben inteso .dell'esercito e della nazion~.
Abbiamo pure avuto in dono un e<:;cmplare dollt~ U:c!oni del cav. doLL. Giacomo Pitt.ot•no sull'anatomia del per;neo dell'uomo . DA queste Le7.ioni deLlnle con rnollu chiarezza cd erudizione t•ica,·Pt·anno, ne sium certi, mollo protilto non ~olo gli stucl~nti Sas::;nrcsi, ma tulli coloro cltP ~'='Pl'citano luchiru:-gia, per i quali lu conosc~ nzo Malta di q 11CIIa importantissima regione, sede di val'ie e gwwi afl't:lzioni clt(} esigono il co ncor~:;o della medicina operaLol'ia, Lot·na indispensabile. Ci t•;ncrescc di non a\'Ct·o 1l tempo di analizzat·c queste Lezioni del dolL PìLzorno: ma da quanto abbiamo detto capir anno i lettori cl te si L1•aLLa. di un 1avoro d'anatomia topogi•a-
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BIDLlOGRAFIC\
fica Cat~o coscienziosamente o con garbo al quale quudrerebbe a capello il verso Virgiliano:
Indocti disca.nt, el am.en.t memini.sse peri.tt. Speriamo che il nostro r.ollcga, dopo d'averci dolo la misura delle suo forze e della suu valenliu nel descr·ivere le parti onde consta il corpo umano, non si arrestet'à a mezzo. via, e farà per qualche allra regione ciò che ha l'allo così fe· licemente per il pcl'ineo.
Anche quest'anno gli operosi dollari Pini G Schivarùi"hanno me,;so fuori il loro Annuur·io medico (111875), il quale, come i precedenti, si raccomanda per l'abbondanza delle rnatel'ie che contiene e la diligen7.a con cui (• compilalo. Coloro che non Lahno mollO nè uglo di leggeee opere di lunga lena, nò lli scaetabcllar(' la non breve ser•ie di giornali soienlifici che vedono lu luce nei due mondi, possono benissimo m eLtersi in giomo delle novità medico-chir·urgicho in poche ore e con p oeu spesn leggendo l'Ann uado dei suù-
detLi dottoriJ il quale, l"!'a gli al~ri pregi, ha quello di costar solo 3 lire.
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Patologia e terap ia metUca 1J11eciale redalLa dal doll. ZIEMSSENN (ContinuaJione).
Gli argomenti del tiro. ricor·renle ed esantematico della fehbl'e gialla e del coler·a :;ono .katLRli da LelJert. Comincia anch'esso con un proemio i11 cui ò agitata la quoslione e tiologica delle malattie infetliva, svolgendo ilislesamcnle la doltt•ina della infezione e contagio dt1llo sviluppo di pl'incipii organizzati. Rammenta le Hue l'i<:crche sulla malattia dei bachi da set.u istituite negli anni 18::>G e 18i'l8 come il puulo di partenza, da cui ebbe principio la Leorin clei gHrmi viventi dci funghi minimi come elemeuli ctiologici del1e malattie infettivo. Questi minimi funghi clte Nnegeli no111ò schi:~tomiceli perchè molLiplicanti~i per di visione>, Lcbert appella protomiceii com· prendendo solto questo uome il gruppo dei.funghi sia sfet•ici, sia a bastoncelli o spirali. Lu dilticollù maggiora di questa teoria dice essere il mollo di o.zionc dci pr ol.omiccti. Ritiene la costante inLegl'ilà_degli o1•goni r·cspiruLori ec;l il costante
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.. Rl VISTA
ammalare della milza come prova che il punto di parlenza della malallia, sia il germe inspirato o ingerito coi lir1uirli, sta semp1·c negli organi della cligesl ione. l prodeomi, dice, non rappresentare il peeiodo d'ingresso dei germi m orbosi, ma la pl'ima azione. e localizzo7.ione della loro massa quando si è fino ad un cet·to punto s viluppata; la quale localizzazione varia secondo il genere della m altlllia (muccosn bronchiale pelmor•billo, muccosn digestiva nellA scu!'lallinu o vaiolp ecc). Ed è' dopo alt1unnto lernpo che le. speciali it·t•il.azioni mor· bose raggiungono il cenlL'O del loro sviluppo principa le, come è la culo per gli .esan temi, la muccosa res pi1·ator·ia nel grippe e nellu Lossc convuls iva, la muccosa· dig1wenle nel tifo addominale e nel ~:olera. E lullo c1ue!"lo trova accot•dar.:;i periettament13 con la s tor·ia natuPalH degli animali ~~ dello piante e spHcialrnente elci pat•assiti, c venirne pel'!ogica conse· guem:a che in ogni singolo pl'ocesso infelti\'O vi ba un delePminato gerrnc specifico, uu prolomir-el.o pr·opeio ad e'-'\SO soltanto. Nola peeò che anche i migliol'i mir r·oscopi non lasciano vedere <liffet·cnze specifiche nella ror·ma dei prolomiceli, i cui effetti sono cotan to diversi; c che non è prJssibilc dai soli' caratteri o~tici di essi congPLlural'e la loro manict'a d'a~ione. QuirJdi concltiude che in tali questioni non çonosciamo clHl gli effetti vis ib ili c ben poeo possifH no addentrarci nclJ'intirno .. delle cagioni, c ciò ess.!re pure d i r~osl!'alo dalla incel'tezza in cui siamo quondo vogliamo ~ciogliCJ'e la quesl.ionc dell11 porta d'ingresso cleiiH m a lattie inl'o ltive, la quale per·ò r'itienu leovarsi più fl·cr ru cnten~ente negli O l'g-au idi~eJ'Cn li che nei rec:pi· rator-i; e farsi più frcr-ruentemente pc ~ l'acr)un che s i beYe che per l'oPia che :::i respi t•a . Ed t~ ncbe pel' le mnluLlie eire si romu· nicano direttamente o p?t' con tatto s tima pl'obabile, secondo la storia nat1n·alP..e le alLre leggi d i svilu(lpO dei prolomiceti, che il.lom serninio principa le tl'ovisi nell'acqua, e così !'lolamenle spiegur·~i i tlivet·si cent1·i geografici delle singole malattie infeLiivH ed il rl'equente compa t•ieespoeadicarnflnlecli mala ttie che di tempo in tem1;o acèruis ta no diffusione epidemica, ammettendo, come segue pet' certi insetti ed altr i essc1·i viventi dcvastutoi•i, che solo di tan to in tanto tro~ino le condizioni propi&ie all01·o s vilu ppo e molliplica~ione. Quindi si l'a a considera l'C la ma,nieJ•a di a~iPe dei protomir-e ti nelle inf"•zioni la,quule però ò av voll.a da m olt,) oscnrjtà. Crede clic la spiegazione rniglim·a sia questa che i pr olomiceti pcl loro dgoglioso sviluppo Lolgono in gran parLe azolo, caebonio, differenti·
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aridi e sali in corpi animali di piu gr ançle Ol'gçmizza:.:ion9. Ma, soggiunge, i prodotti riduttivi dimostrali dalla analisi chimica dei corpi infetti, si lt'ovano anche in nltre malattie, l'azione dei pro tomiceti non aggiunge·duncrue nulla di caratteristico. Ciò solamente è cer to che l'azione dei .pa t•asiti oltr e generare processi locali, genera altr·esì fol'Le fehl:we e matel'ie piro gene. Ma di che qualità chimica sieno queste materie s'ignora, e solo dagli effetti si può conéhiudcwo che dal processo r iduttivo che segue allo sviluppo dei protorniceti ctevono resullarne sostanze dannose, anzi probabilmente tossiche, le quali conferiscono alla ma.latlia un cm•avlePe esll'emornente maliguo e possono dare esito locale. Altro dannoso effetto ùei protomiceLi, fa notaeo con Klebs e Ocl'lel·, può essePe gu.ello.di p1•odurre disol'(]ini della eil'colazione l'iunendosi in masse più o meno volumil').ose e cap:ionando ll'Otnbosi ed ambolismo eu allh con::;eguenze,lo spossamento'pet· la perdita degli umoPi, lo addensrunento del sangue peP lll pCI'Llila ùell'ac'rua, ecc. Finalmente ritiene verosimile che per· la fcbbce cJ1e ne deriva e per i suo i r•·odotl.i le condizioni vita li dei pl'Otomicc;ti vengana pd. essere danneggiata e cos~ i la loro per·niciosa influenza sùgli ani moli; ma che tutta vio. d i essi rimanga ancor tanto in condi:.:ione vilalc che uscendo Jt~ l coPpo dell'ammalalo si costituiscono in nuovi fomiti cd ultct•iori attacchi morbosi. Discorso dei contRgi in generale, passR alla t!'aLlazionc del tifo ricorrente, tracciondone anzitutto 1u is lot·ia pet· quindi urft·onture la quis lione fl liologica. A tll.l proposito nota csserequesla f.11a le mal<-)llie in!'c~tti vc •tue1la pel' la qùale ln or·igine protomiceLica è Jnoglio s tabilitu, rammentondo ess~rn r:;Lalo Obermier che nel 1873 scuoprì nel sangue degli amr~alali di Lifo ricorrente la costante esistenza di funghi spieali mollo sottili illiformi, l'allo conr!mnato da LeberLsLesso e ~ai suoi assistenti Weigerl e Buchwald, i !fHali tr·ovarono non essCJ'e mai. muncati.quesli pPolomiceti' nè al J'll'imo alta eco n è nella recidiva, ma scomporire r epiclamen ln nella dei'ol'vescenza. Però contessa che tnlti i tentativi !i no ad. o.ra fatti di coltura e d'inoculazion.e sòno unduli a vuota. A queslo paeassita tie ne pc1• fermo dove r si uttribuit'e la diffusione e la genesi della malattia sia che passi direllamenle da intlivi<luo a individuo e per mezzo dell'aria o di differenti oggetti solidi o liquidi; notando potere i germi vivePe lungamente nello acque del· soltosuolo fi nche accidentalmente vengqno u con tatto con l'organis mo .
RIVISTA
umaryo. Finalmente combatto la opinione dei medici irlandesi sostenuta a nche dò~ Griesinger ch e il tifo ricorrente si& una malattia di fame, ritenendo che la fame non abbia allra influenza cbe quella di indebolire eorganismo preclisponondolo alla infe;;-;ione. Passando alla si ntomatologia, traccia pt·ima un rrnadr·o . generale · della malattia, e quindi esamina i sintomi ad uno ad uno e più s pecialmente quelli r elativi al polso, alla Lem'peratura, al cartgiamenLi nelfut•in a , ai dolori e disordini nervosi, ai disordini degli orgt~ni digestivi, ai disordini del sistema circolatorio o respiratorio. In quanlo alla temperatura pone in rilievo eorne in nessun'altt•a ·rnalullia il suo decadere sia così forle e rapido quanto nel lifo ricorrente; come 'otdinariamente s i compia dalla sera alla mattina in sci, otto o dodici ore, rara mente in più lungo tempo, o la tempet•aLura si abbassi di tre, cinltue gr·adi, non di t•ado di ~oi, qualcb e volta anche di sett.e c <1 U(tlc h c decimo di più, r-odendo così a ?6• e 35• ed anche qualche decimo sotlo. La r·ecid i va che sopravvienn iuaspe ltata osserva avet•e non r a r·arnente luogo una terza volla e qualcl1e volta a nche una quarta. Annovera .poi la tumefazi one del fegato e fa str•uordinariam ente r·apida tumefazione della milza fra i sintomi più c.u!minm).li. La pt•og nos i relativamente agli altri tiri meno infausta. In tre epidemie d i Breslavia Lt·ovò la m ortaliLù non oltt>epassare il 2 o 3 per cenlo. Quanto alla cut·a non annette altro valol'e cbe alla profilassi. Dopo tratta della tifoidea biliosa, posando la quisLione se fr·a essa e il ti l'o eicorrcn le ci sia i de n ~i l~L di na lul'a, se cioè sia no differenti forme di una st ~ ssa m alattia o due malattie distinte .ed essenzialmente dive!'se. Egli fino . a prova in conLI·ar•io le ritiene con Gt'i esin ~er malattie di vc rs e, conc ioss ia cl H~ se in .moHe epidemie di lifo r icorTente si osserva t'ono con esso molti casi di tiroidea. biliosa, alll'O epidemie pel'ò s i sono d ~) te in cui questa fèbbt•e biliosa non apparve. Quindi p Ol'ge un cenno stot•ico-gcogrnfico tollo ·ùa Hiesc!J e Gt·iesinger> il i{U.alc · Jnoslt'a questa malaltia m olto diffusa s ulle coste della Gt•ecia .e della TurcÌiia, nell'EgiLlo, nelle Lndie ol'icnlali ed occidenlu li, ed a nche nelle I so)c hl'itanniche, in Fl'iwcia, iu Svizzel'fl aver .dominalo la. fe))bro biliosa a lato del Ufo r icorTenlc. · P·os cia descJ•ive la malallia secondo il <{uadt•o che no dà il Griesinger mos trando i sintomi di essa esser quelli deJJa ' febbre tifoidea e del tito r icorr·ento con l'a•miunla di aravo . iLLerizia. ·
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BIBUOG RAI!'ICA
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Rel!!tivamente alla cura loda i m ezz-i eccitanti, il vino, il benzoe, la canfor a, e nel decorso continuo della febbre il melodo a!!Lipir~tico, c più specialmente le. grandi dosi di chinino e i bagni feeddi. In seguito viene discorrendo del tifo esantematico, di cui lraccia la istorià, e quindi passa alla etiologia. Benchè non si conosca la pl'ima origine del tifo esantemaliw sostiene doversi ·ammeLlere un germe tifoso appartenente al gruppo dei protomiceti, e che questo è di ogni o.llt·o ipotesi la più vorosimile, trattandosi di una malattia così bene tlc~}ineata e così bene cat'altel'izzatu. Jnfat!i, dice, il principio infeblivo non potrebbe essere che un veleno Ol'go.nico o uu germe organizzato. In favore di qt1 esto esservi JX~ t·ò molto buone analogie, menlee nessun fa llo seienli(icumente dirnos lt'alo è stato finora posto in campo in sostegno della esislen7.a di un puro veleno ot·ganico. Pa l'lt~ quiucli della diffus ione geogPaDca del tifo che ha nella ll·landa il suo romiLe principale, ed aHri in alcune Jli'Ovincie della Ge1'muoia, nelle provincie occidentali· russe e nella Polonia. Quindi viene u negal'e la Ol'igine spontanea di esso, e spiega i falli che sono slnli ci Lati in suo appoggio ammett.<mdo che il germe tifoso possà in piccolacrua nlilà restar latente per lungo tempo ed essere tr·aspor·tato mediante oggetti pr·ovcnìenli ùa regioni in cui domina il tifo. l germi della malallia dice uccogliersi e sviluppaesi nell'acqua potabile, e così a' •ere ,·eduto in Breslaviu i quar tieri più dominati dal ~ifo esse1' ctuelli in cui era l'acqua inr(ui11ata materie Ot'ganiche. - A p presso combatte la opinione dei medici irlandesi, appoggiaLa anche dal \Vircltow, secondo cui il tifo esantematico sat'ebhc principal.men te una malnllia di fame,. e sostiene che la fa me non ha che una inrl.uenzù indirelLa favorendo lo ingombt'O e indebolendo l'o1'ganismo. Ed aggiunge che gli anni di calli vo r accolto sono fr eddi ed umidi e la lunga umidi tù' de l suolo è fa voPevole a l pt>os peJ'are degli organismi inferiori, i quali poi vengono diffusi mercé l'acqua e l'aria. · 'In ordine alle disposizioni individuali considera prima In età, resullando dalle sue osservazioni falle in Bl'CSlavia che la età preferita, la 'quale dett<~ il 45,8 •; . dei casi, fu da 20 a 40 anni; da 15 n ,20 si ebbe il 16,'1; da 40 a 50 il 13,4, c la proporzione fu dect·escente ·sia salendo ver·so la vecchiezza· che s~endendo verso la giovane elà: i fanciulli sotto 1 anno non h ha mai vis Li ammulaee, rat'issimi i casi tra 60 e 7(}, PKi rari ancora tea 70 e 80. Quanto al sesso gli uomini sono·
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RlVISTA
più colpi~i cbe le donne. Sopra HO casi esattamente studlatì il 50,8 •;. fu J)er g li uomini e 44;32 pet' le donne. Però "vi era differenza secondo l'età: così il s esso femminino da t a 5 anni fu più colpilo del maschile, da 50 a 70 più quest'ultimo, da 30 a 40 il mole fu predominante nelle femmine, e questo predominio rimase nelle età successive, salvo una piccola modifica7.ione nella età da f)U a GO anni. Onde conclude che nella prima ~etù della vita eio·~ fino a 30 anni ammalano ùi liro esantematico più maschi che femmine, oclla secoada più femmine che m aschi. Tratta poi la s inlomatologia nel modo che ha rutto pel tifo r-icort•enl.r. cominciando dalla genor·ale descri~ ione di w1 co l'so normale di tifo c quindi. <:'Sam inando parti lamente i singoli sintomi e più specialmente la lcmpei•atura che distingue in otto perioùi; le alterazioni del l~ircolo, le alterazioni della cute. Descrive l'esantema nei s uoi lf'alLi più importanti che g uarda non essenzialmente diverso dalle esantema dell'ile o-tiro, ·solo distinguet-osi. pc1· essere più coslanLe, ot·dinul'iamentc pìll eonJluente, più csLèso, aveee molto maggiore tendenza ad _invadcwe le estremilò e la faccia, durata più breve e muggio1·e tendenza a cangia l'Si in pctecchia. In una parola, dice)a esanloma nell'ileo- tifo è èosa accessoria, mentee nellil'o esantematico è sostanziale, ma tuttavia non giunge a rlenuncim·e lutto ·· il quadro mot•boso come s i vede nelle infezioni esaHtcmatiche propt'iamenLe delle. Avverte che qu e~; to esantema potrebbe conl"ondet•si col morbillo se quattro o cinque g iol"ni avunli la sua comparsa non fosse preceduta da altt•a febbre e sintomi chiaramente tifosi; ed inoltPe esso dura pit'1 a lungo, non suole prendere t'o rma eli pnpule, mostra tendenza agli slr{wasi di materia'! e vi si unisce l'Rpiùa tumùfa:donc delln mìlza e catarro bronchiale molto di !fuso, il.quale menLt'e nel mo)"lJillo è dappl'incipio accompagnato du tosse rnolesta, nel lifo inv('ce · in principio reca pocl1i incomodi. Quanto alla p rognosi, dice che guariscono 6/7 dei malati, ma var·ia la moi'tal ilù secondo le epidemie: nelle benigne muore 1/10, .1 (1.2, '1/ 13 dei malati, nelle mAligne 1/ 5 o 1/3, la morlalilà inedia ·15 pe1· cei1to. Concorda poi CÙn gli osscr·vatori inglesi essere n ei bambini c nei giovani T'esito oltNlmodo favorevole, fino a 30anni t·el ~"ltivam en.te buono, quindi di decennio in decennio tmdaf' ·peggiorando di più in più. P oco aversi da spet·are dalla cura lerapeuLica che non può essere che l'aspeLtauLe, mollo dalla profilassi migliorando lé condizioni igieniche elci luoghi e delle abitazioni, evitando o
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BIBLIOGI\AFICA
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gombro, provvedendo alla ventilazione, vigilando sui condotti di acqua; impol'tantissimo sorprcnde1·e i pt'imicasi pe!'isolat•li, disinfeLla!'e i locali e la bianche t•ia, isol are i malati. Alla trattazione del tifo csant~matico segue quella del colera. Questo distingue in colet•a indigeno o eut•opeo ed in colera in<liano; e questa denominazione pt·el'et•isce a quella di colera. spol·adico ed epidemico, perclu'; unche quello può prenùere $Slensione epiùemica; e d'a llt•a pnJ•lc, a vvc[·Le, il colcr·u i n<.l iano ~da noì da lungo lempo uc.climo.Loto, od importato per contagio; ·sovente rimane spor·adico. Anche il nome di colerina, con cui spèsso viene indicato il coleNl iudigeno, non ha nulla di car.alterislico perchè vi ha unn forma del LuLlo simile nel colera indiano che pei soli sintomi non si potrebbe distingue1·e. Del colet·à indiano cspòne la ~lO l'in e la.dill'usione geogt•aftca e poi si ferma sulla etiologia. Dieh itll'a che quantunque la p l'imo origine del coleL'a, il ger·rno specifico, non ::ia ancora esattamente conosciuta, tuttavia un lui gennc deve esset'e ammesso, ·e. che la teoria mi ceti ca (J l't'ù Lulle ipotesi quella che megliCJ SJ accorda con Lutto ciò cile si conosce della eliologinclel cole l'a. Dice che la dif(icolLà magg iùl'C consis te nel tt'ovarsi nel tubo gasL~·o-inlesLinale una quantitù di formazioni cellulari innocue}, ma spera che uno sluùio esallo (lei miceti dell'inleslino not·mal.e ~in per rischiarare anche le proprietu dei mi ceti che sono negli intestini dei colerosi. Hìliene i liquidi e specialmen te quelli stagnanti c contenenti sostum:e o 1·ganiche il Yeicolo principale del germe colerico, è questo stare in perfetto accordo con la leo1·iu micelica; ma nè l'acqua slugnante nè l'acc1ua po~abile bastare a spiegat·e la diffusione del colera, ma poteT'si 1l germe morboso pl'Op<1gal'C ullresì meùiùnle l'aria, gli oggetti solidi a cui aderisce, eec. Esami n a quindi il modo di pt·opagazion:e del colera J·ipot·Lt~nl~O l'l·l tli che si accordano con la ~eol'ia paJ•assilat•ia meglio che con q uulunrrue aiLI'à, sluùia la mOuenza che possono ave1·e lo coHdizioni ùel suolo, lo stato della umidità a~mosl'eJ·ica pee qui ndi vcnir·e alla importante quisLione dell'acqua potubile, citando liUillel'O~ i escmv.i ùi diffusioni del colera per mezzo ùi essa. Agì i aulcri che hanno negato all' aequo potabile ogni inlluc !l7;a sul colet'u, perchè questa influenza non è esclusi va, l'i:=;pOJule che nulla vi ha che agisca esclusivamente a genet•n1·c il colera, perchè una cose. sola è imlispensahile ed è il gt.:t•me coleeico. Dopo essersi dìlungato sulla sintornalologiae l'anatomia patologica del colera, LraLLa llella cura, che, ·r osta da pal'tc La Ct1ra SI)ecifica che !lice pt·iva di fondamento, fa consistere nella
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RIVISTA BIBLlOGRAFICA 728 profilassi igienico-dietetica e nella cura mìilerale sintomatica. Nella profilass i internazionale non Jta fiducia, perchòl'assoluto isolamento è negù odierni rapporti commerciali impossibile e fino a(t ora s i è ratt:o sempre incomplelamente e non ha dato t'esultati soddisfacen ti. Accorda mollo valore alla igiene personale e vuole elle si agisca encegicamente contro i primi casi e le loro conseguenze: Che i viaggiatori ammalali sieno isolati complctamonlc c così i pt·imi casi che avH~ngono negli abitanti. Quindi descrive le r egole igieniche da seguirsi dopo che il coler·a p<metPò in una località, pal'lando largamente dei mezzi di disinfezione e eoncludendo essere l'acido fenico il migliore me&zo di~in i'e tLa nte per l'o t•ia~ peP gli escr·mnenli, per Je latrine; \'è.1CllllU SOifOL'OSa aver bisogno eli essèrc soltopostn a nuovi sperimenti per .provarne la efficacia; per l'acqufl potabile il miglior mezzo per distruggere i germi essere la cbullizione. Contro la diat·t•ca coleeica peeconizza allamenle l'oppio che per non inco t·rere negli effetti della sua azione narcotica vuoi _propinato à piccole·.dosi unito agli ùStringBnti come catecù, Lannino, niLt·ato cl'argento, ral.ania, ovvero con la stl"i_ç;nina o il sottonitrato d i bismuto. Contro il colera ben .dichiarato lt'ova inutili molti rimedii !'accomandali, essenclochè cessa l'assorbimento della mucosa gastro intestinale. Fallita la cura d ella diarrea prodromica non rimane che sollevat'e l'ammalato con ghiaccio ed acqua • carbonica ghiacciala. lnuLiH ha tl'ovalo le iniezioni sollocutanee di chinino: <tuella cl'idt•ocloeato di morfina allH dose di 1. centigr.:umua a 1. '/, s lima efficf\Ce non contt·o l'accesso, rna a mitigare i dolori lormentosi ed i cr am pi. Quando le e·vucuazioni cominciano a diveni!'e più ra1·e c meno copiose potcrsi tentaré di compensaee la gran perdita d'acqua mercù clislel'i fatti con 1~ a 20 gocce di lauùano e 8 a ·10 gocce di pet·cloruro di feu·o o di 2 a 3 centigrammi di nill•ato d'ar gento. Le iniezioni cl'acy_ua u la trasfusione del ~ang tle nelle vCtle stata recentementll proposte sono, dice, assolutamente da sconsi· gliarsi.
ll Direttor-e p. E. M A N A y ~~A
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Colonnello medico, membro del Comitato di sanità militare. 11 Red at-tore o• FEDERico Tosr Capilan·o medico.
NuTINI FEDERICO, Gerente.
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MEMORIE
ORIGINALI
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RELAZIO NE SULL'ANDA~lENTO
DEL SERVIZIO
NELLO
STABILI~IENTO BAIJNEARIO ~IILITAUE DI ACQUI DURA N'tE
LA STAGIONE TERMl\LE DELL'ANNO 1875
(PODD~ICUO o·onot>E OSI. >II~JSTCRO DtLL.\ GUERRA)
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Termote1·apia. - Adopero questo vocàbolo per maggiore esattezza di linguaggio, quantunque mi sembri altrettanto appropriato quello di idroterapia di cui mi valsi nella relazione dell'anno scorso e che mi venne, in modo gentile, appuntato dallo illustre idrologo che mi fu pér due anni compagno, sebbene in campo alquanto diverso, negli smdii e nelle fatiche della cura termo- minerale. E di fatti non è guarì esalto che si adoperi sempre nella scienza questa parola per indicare le applicazioni dell'acqua fl'edda poichè il BeniBarde, nel piLl ben fatto lavoro che, su tale ai'gomento-, abbia veduto la lu ce in questi ultimi tempi, vi comprende così i1 trattamento freddo che il caldo dell'acqua. Gli è b.ensi vero. che il Bazin nella sua seconda lezione su la cura delle malattie croniche in genere e delle affezioni cutanee in ispecie per mezzo delle acque minerali, lo vorrebbe riserbalo per inGiornale at meatctna milttare.
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RRLAZIONE SULL'ANOAMEi'\TO DEL SERVlZIO
di care « l'arte che consiste nell'usare divet·se acque di sorgenLi , riviere e di.. laghi nonchè del mare a scopo terapeutico » (11) altt·ibuendo invece il nome di idrologia a quella parte d~lla medicina che tratta delle acque minerali che egli appuuto qualifica di agenti idrologici. Siccome però non è giù la sola acqua minerale più o meno solforosa che Yicne adoper·ata nelle Terme Acquensi, ma il fango minerotermale al quale appmllo si deve la rnaggior loro celebrità, così spero· mi si voglia possar·e in quest'anno il neologismo senza conlrasto del difficile amico. Anche nel4875la stagione dei bagni, considcl'ala meteoricamente, fu più bella sul finir·e di. quello che dapprincipio. Nel giugno ed in luglio« il bel eielo d'JtaJi a » inneggiato da mille poeti, fece quasi difetto nella vallala della Bof'mida: venti impeluosi, inugunli,. spazzarono l' almosf'et·a dapprima raffreddando la molto pitt di quello richiedesse il bisogno; pescia le nebbie m<].lluti oe e sef'otinc con l'orizzonte rannuvolato fra il giomo,_ rimandarono la state in agosto che fu splendido di magnifici soli e di notli superbe con un cielo di zaffir·o fosforescente come quello di Napoli. Fu il settembre un autunno primaticcio con qualche acquazzone e le rapide allel'Oative di sereno c di pioggia. Abbiamo avuto, dur·ante il p1·imo period o di cma, dal 'l 0 al20 giugno, una temperatura media di 20 gradi con una massima di 28° il 7 ed una minima di Hì 0 il giorno ~17 del mese istesso. l giorni sereni sono stati D, nuvolosi 8 e 3 i piovosi. La pressione barometrica fu quasi sempre ai 749°. La di1·ezione del vento a sud-e~! debole. Nel secondo periodo, dal 22 giugno il l -12 luglio, la ~empel'alura media è stata di 24° eon ur.a rnas(4) EAZIN. - Leçons s-tw le trallement àtts 1ltalacties clwontqtws en oé-· ?~ira l et des a;ffi1Cttons de la peau e•~pw·ticullet·, etc. - Paris, 1870. Pag. ·95 .
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.. NKLLO STADILJM. DA.LNEARJO MILIT. D[ ACQUI, ECC.
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simn di 33° il 7 lugli o ed una minima di 40° il 1~ successivo. Si ebbero Ogiornate serene, 9 nuvolose e 2 di pioggia. Predominò il vento di sud-est che qualche volla si alternava bruscamente col nord-ovest cagionando dei forti cambiamenti atmosfCI·ici. Pressione barometrica ~lazionaria fr·a il ·u.g• ed il 750•. Nel terzo periodo, dal u. luglio al 3 agosto, il più infelice della stagione, ebbesi una temperatu ra media ui 23 gt·adi con una minima di 17° il giorno 16 luglio ~d una massima di 3~· il ·1° agosto successh·o; furono 6 i dl sereni, 8 m isli e 6 i piovosi di cui 2 con forli raffiche di venti. La dil'ezione più costante di questi fu verso il nord-ovest e talo1·a, quando più gagliardi, verso il.nord-est. La pressione barometrica ricadde sui 749°. Il 4° periodo, dal B al 21> dell'ogosto, fu il piu bello della stagiono balneat·io. sotto tutti i rapporti. La media della tempei'O.tura fu di ~7o c frazioni, con una minima di 49° il 24 e con una massima di 35• il21 agoslo. Si notarono ~7 giorni affatto ser·eni, 2 nuvolosi ed 1 solo misto piovoso-sereno. Prevalsero li venti di sud-ovest che si alternarono q ualc.:he volto. con quelli di sud-est. La pressione barometr·ica \'ariò fra il 751° eù il 752•. L'ultimo periodo, dal27 agosto al i 6 settembre, ebbe una temperaLura media di 2 ~ 0 centigrado con una massima di 31° il29 agosto ed una minima di 13° a cii H. settembre dopo nn acquazzone veramente auwnnale. Sono stati -11 i giorni seren i, 1 piovoso cd 8 quelli più o meno coperti da nuvole. La direzione dci venti non cambiò quasi dal sud-ovesL e furono piuttosto forti per la località che non vi è esposta grnn fatto. La pressione poi barometrica fu quasi sempre uniforme sui 750°. ~i è poLuLo riseontr·are in questo anno una qualche maggiore relazione fra gli squilibrii haro-termometrici e le recrudescenze delle malattie nei ricoverati. Cosi 1n corrispondenza all'abbassamento rapido ùi tempe-
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RELAZIONE SULL'ANDAMENTO DEL SERYJZIO
ratura del24. giugno succeduto alle pioggie ed al vento impetuoso del giorno innanzi, si rimarcaron o esacerbazioni parecchie di dolori éll'tritici e qualche sconcerto intestinale, nel mentre che sotto ai forti culori, un po' ritardati, dell'agos to, si osservò poca tolleranza alle operazioni termali, ve1'tigini, deliquii, nausee, cefalalgie ece. perlochè si dovelle, in qualche soggeuoun po' delicato, sospend ere temporaneamente la cura. I militari che vennero ricove1·ati nello Stabilimento durante la s tagio ne balneo.rin passata furono 405, dei quali 1R3 ufficiali, od assimilati di rango, e 222 solt'uffic iali, caporali e soldati con quàlche operaio borghese delle fabb riche di ar mi di Torino e di Brescia (Tab . A}. Degli ufficiali guarivano So, miglioravano più o meno 98, e nessuno dipartivasene se nza risentire o lasciare ' spera1·e un qualche benefì co eflello dal trattamento • termale. De' sott'uffìciali, caporali e soldati guarironQ invece 87, migliorarono comunque ·1 30, e non ebbero _ vantaggio di sorta, o peggioramento forse, 5. Durante ·la cura degl i anzidetti 405 individui, (lue soli hanno dovuto ricoverare nello spcdale milit.are di Alessandria : l'uno, il soldato C.... (No HO del registr·o nosografico), entralo per nevralgia sacro-ischit\t!ca, veniva sorpreso, a trattamento termale quasi ullimato , dalla riacu tizzazione di una vecchia oftalmia esterna, l'altro, sig. 'f .... (W 345), nella sera dell'ultimo giorno .della stagione fu assalito dall' ar·trite rlel gomito destro dopo mitigati considerevo lm ente i dolori alle giunture dei piedi, e cessata quasi, mercè la cma termale, una nevralgia pcricranica, che lo incomodava mollo dap• prima. Tali improvvise riaccension i del morbo, massime nelle CL'oniche malattie articolari, per qnanto ne risulta dalla nostra qualunque esperienza, non com promettono guari il definitivo risultato del trattamen to;
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NELLO STABìLIM. BALNEARIO mLIT •. DI AC()UI, ECC.
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peFlocchè confidiamo di rimanere nel vero.avendone re-
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.g'istrato un q ualcbe miglioramento avvenire. • Le oper;azioni ter.mali .Yn genere, praticate sopt•-tt in-dividui accolti nello Stabil!mento furono, per gli ufft€iali, le seguenti: bagni generali 2420, docciature di vari.o grado è specie ·124~3, fangatUre più o meno estes_e 21-73, ed in complesso 6136; e per la tr·uppa: bagni genevalj 3240, docciature in genere 478~ e tungature 909, formanti un totale di 8H 8 applicazioni termali. Rtì l!l'né.ndo po i le operazioni degli tiflìciali e quelle della truppa si ha la somma complessiva di ·14254, eon un a:tU!lù~nto sen.sibile su quelle dell'anno scorso che furonO 12747, e con una media per il ·1875 di 35 operazie>ni termali per ciascheduno· ,individuo _curato. Im tptest' anno poi , attuatasi l'ammissione al solo Wattamento te!'rno-minerale dei militari in licenza ed aspetta.tivu, l'iforma o giubilazione, mediante una tenue corrisposta, si ebbe un concorso maggiore di quello .che nell'anno scot·so si aveva pre-veduto proponendola, ·poiché i Cur'atì per tale modo furono in nui:nel'O di 7·1, s0p-r·a li quali vennero praticate ]e seguenti opernzioni: bagnatur'e generali 55i5, docciature 289, infangature666, - ed in tutto '151 O, i vi eomprese 7t3 di gl'atuite ~d ex~ militari poveri, che aggiunte alle H-2M dei ricoverati ci· dà la egregia somma di ,15'164 operazioni termali -~rel;l~ Stabilimento pei tre mesi e mezzo circa in cui ste~te aperto, con lo aumento abbastanza cospicuo ai ~044 su quelle praticate nell'.anno decorso ad inf:ermi ricoverati e acl esterni, in allora curati grat.ui.tamente. · Delli '7·1 esterni 27 guarivano, 4-'2 miglioravano 'p iù ~ meno e due· non ebbero alcuna utilità della cura. r guariti furono in propot·zione alquanto minore di quello ch:e fra i ricovera ti, atteso, come in seguito ve<!l~emo, la maggior gravità delle malattie da cui tt·o-
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RELAZIONE SULL'ANDAMENTO. DEL SERVIZIO
vavansi affetti e le minori comodilà del trallament(}
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dovendo trasportarsi in località più o meno lontane per la necessaria reazione ('Cab. B). Degli esterni uno solo, il G.. .. (N. 33 del registro' nosogr. est.), ha dovuto interrompere la cura e non già per intoll eranza alla medesima, ma perchè altrove chiamato da urgP.nze famigliari. Le più gravi inferm ità vennero osservate nel ,}o e 5° periodo della stogion eche per avven tura in questo anno fu rono anche i più propizii, perchè non disturbati da pioggie e da venti nonchè da al(J·i sconcerti atmosferici, che influirono· sinistram ente nella prima metà della stagione termale. Vennero ammessi degli interni alla ripetizi one di cura 2 ufficiali, e 6 individui della truppa, che netrassero infatti van taggio gran dissimo. Ad alcuni signori uf!ìciali che ne abbisognarqno, furono a.ccordate dal comand an te della divisione mi~ • litare di Al essandria alLrettanti brevi permessi di ollo giorni; così pUI'e ad alquanti soldati la di rezione d~ _ sanità concedeva licenza dai •l O ai 60 . dì, affinchè potessero ri mellersi in forze e riprendere, con Iena maggiore, il proprio servizio. Anche nell a stagione pross im a scorsa pochissime furono le occasioni ih cui avemmo ricorso al nostro piccolo deposito fat·maceutico. Leggeri disturbi dello stomaco e degli intestini verso il 6° od il 7° giorno nei periodi meno caldi della stagione ed anche prima, al terzo ed al quarto, sotto la canicola ritardataria dell'agosto, ne i soggetti meno ro~ husti e sublinfatici od anche negli aitanti dello. per~ sona e pt·evalentemente sanguigni, nei quali ultimi si ' aggiungevano con la cefalalgia le vertigini, vennero in breve ora curali con a!l'usion i fredde, con qualche presa di bicarbonato sadico da solo od uni to a pochi centigrammi della polvere di Dower. Delle infrequenti eru~
• NE t. LO STABILIM. BALNEAI\JO MI LI T.· DI ACQUI, ECC.
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zioni psidraeee nei soggetti di pelle fina e delicata non abbiamo tenuto gran conto, chè guarivano spontanee moderando appena alcun poco la cura. Della febbre cosi della termale caso nessuno, non potendosi ravvisare assolutamente in quelle febbriecialtole reumatiche con leggero catarro dello stomaco e dei!P- intestina che sono inevitabili da chiunque si esponga· ad alternative frequenti di caldo e di freddo, o che comunque si tolga alle abitudini ordinarie della vita. Malattie cutanee. - Furono anche in quesL'anno piuttosto numerose, rappresen tand6 da sole quasi la ouava parte delle curate nello Stabilimento: prevalsero, come in passato, le vescicolari e fra queste spettò il primo posto all'eczema. l~ bensl vero che non poche. di queste, e figurano fra le guarite, e1·ano avanzi di antiche eruzioni precedentemeu Le con mezzi opportuni trattate, le quali vennero alle terme per assodarne il ristabilimento. Ad ogni modo, per quella poca esperienza, e lo studio da me fallo in questi due anni, sono costretto a ripetere quello che già dissi altra volta: dalle acque in genere, e da quelle d'Acqui in ispecie, poco vantaggio si riu·ac nelle dermatosi, essendo inconcludente l'efficacia loro per· lo assorbimento ad epidermide intet·a. Solo quando si abbia il comodo e la opportunità di prot1·arTe per l.unghe ore ogni di la loro azione sulla cute. morbosa, come appunto si pratica negli stabilimenti appositi della Ge!'mania e di Svizzera, dove i pazienti vivono, si può dir.e, gran parte della giornata nelle linozze da bagno o nelle piscine, si può ripromettersi guarigioni definiti ve o sensibili rniglioramen ti. Da noi con i pochi ed anco primitivi mezzi di cui possiamo disporre e coi pregiudizi sui quali passo a passo inciampiamo, la lermoterapia non può servit·e che come potenza ausiliaria nella curv. delle affezioni cutanee; non é però da trascurarsi anche questo.
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736 RELAZIONE SULL'ANDAMENTO DE.L SERVIZIO Poche fu rono d'altz·onde le malattie tegumentali che presentassero un qualche interesse clinico: accennerò . brevemente di qualcheduna fnl. quelle. Il sig. V. (N. 176 del registro nosografico), è dì media robustezza, linfatico~sanguigno, dell'età di 35 anni; nella sua famigha non conta altri che abbia sofferto -di analoga malauia; egli asserisce non essere mai st<Jto a1l'etto da sifilide, nè del resto mostt·a alcuno indizio di lue all'anguinaia, alle epitt·oclee ed alla cer- · vice, Nella paete superiore e media del braccio diritto presenta una chiazza rossastt·a che lo cinge a guisa di bracciale costituita dalla cute malsana sulla quale si formano ti·atLo a tratt•) qua e là delle vescichelle, che si convertono in esùlcerazioni crostose giallo-lut·ide. Sui margini a frastaglio dell'anzidetta chiazza va n no designandosi non di rado delle circonvoluzioni di vescicolìne miglia!'iformi globose contenenti un liquido • trasparente, mollo vicirie fi·a di loeo e. che si sfaldano in iscaglie minute. Si tralta quindi di un eczema Cl'O-nico, poichè data -da più mesi cd alterò profondamente la cute circostante, al quale si aggiunge uo'éJitra malaLLia subacuta e ricorrente che è l'erpete ad anelli , per lo chè io credo giustificato il nome .datogli dì eczema-et·pctiforme. Il V. cut·ò il suo male con molti rimedi · così irJLemi che locali, e ne ebbe, pet· quanto appariva, pochissimo vanLaggio; ricorse da ultimo alle nostre acque che contengono in Yet·o non troppi ele· menti alcalini dei quali, a nostJ·o parere, avrebbe avuto maggiormente bisogno: fece bagni prolungati, asseeondando i miei cons igli, ebbe t'icot·so alla docciu 0 al fango vegetale e minerale; a t1·aLtamento ullimato, pt·e~ senta va la cute appena un poco decolorata; molte croste cadendo non lasciat·ooo superstiti soluzioni di continuo e l'erpete cercinato era scomparso. La somma dei van-
taggi ricava(i, ed in pochi dì, non e!'a gual'i disprez-
737 zabile; durerà poi tale miglioramento od appena cessata l'influenza imm ed iata e consecutiva del bagno minero-tecmal e, si riprodurrà l'incomoda malattia che. da tempo così lungo lo u·avaglia? La risposta adess(} sarebbe ar·dua per· tulli c per me. poi specialmente che non ho tr·oppa fede nella cura in tra presa, tr·auandosi di una cronica dermatosi. È giusto però eire io accenn i in questa .mia relazione ad altro caso, comunque meno gr·ave, d_i malattia cutanea che è perfettamente guar·ito con le semplici applicazioni minero-lcrmo.li. Tratto.si di altro erpete cerci-nato misto a lichene nel sig. l?. (N. 27:2), il quale nel-. l'anno scorso· pr·esentava L'accenn ata forma morbosa alla faccia, al collo ed al capelli~io; le papulette del lichene, in minore numero, si confondevano con le vescicole marginali dell'erpete c, se quesle cessavano in breve per compar;ir·c più tardi., di (1uelle rimanevano sempre i reliquati f'urfuracei o lievemente crostosi. Col trattamento termale dell'anno scorso la malattia molto attenuata si rifugiava nel solo cuoio aapell uto; in questo anno r,oi è del tutto guurila . Dei due casi di psoriasi registrati nei quadr·i noso~rafici con i N. 275 e 276 non mette conto di pal'lare c!;).e del primo, avvegnacchè il secondo non presentasse ~he semplici traccie di quella forma detta guttala, delle qtl.ali fn cosa fucile lo nseri vercenc la guarigione. Il ' . , . . prim{) rnvece nel P. (N . 2i5) rappresen to una psonasrs mista erpetiforme eireoscr.illa alla so la regione poplitea. di ambedue gli arti inferiori. 11 soggetlo era robusto-, sanguigno, di mezza età; a ve va sofferto di ulceri dure che egli l'itenne bastantemente curate, ad ogni modo Iion si riscontmvano indizi carattel'islicì di lue. Per quante ricerche si abbiano fatte, non si poterono trovare cause plausibili della suddetta malattia né delle località infrequente che aveva prcscelto, poichè non NELLO STABILIM. DALI.XEAJUO liiLIT. DI ACQUf, ECC.
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RELAZIONE SULL'AllO AMENTO DEL SERVIZIO
era gentilizia, non teneva alla costituzione fisica sana e robusta, nè alle abitudini od alla professione, appartenendo alle milizie a piedi il paziente. Fissammo solo la nostra ~ttenzione sulla cir-costanza che la psoriasis si era man ifestata nella convalescenza di febbri malariche da lui lungamente sofferte. Sia comunque però, con meraviglia nostra, dopo alquanti bagni prolungatissimi, la pelle alle fosse poplitee riacquistava poco a poco l'aspetto fisiologi co, e guariva. Un individuo, certo C. (N. 124), che nella stagione p. p. si era a noi pt'esen tato con illiosi di ambedue le gambe, ci ritornava in quest'auno con psoriasis della piunla dei piedi e screpolature molteplici che gli rendevano doloroso e malagevole lo incesso senza l'aiuto di un bastone. ta malattia primitiva era del tutto scomparsa cd ' il C. ne da\'a il merito alla cura termale antecedente • soggiungendo però che, alla , guarigione di quello, e1:a di passo pari succedu to la comparsa dell'ittiosi. Solto _ l'uso dei bagni e dei fangh i la cute si è modificata profondamente; le incomode ragadi sanarono c, qua ntunque la pelle della pianta de i piedi, sovratutto nei punti dove questi reggono il corpo, non riassumesse peranco l'apparenza fìsiologica, pure ci ha lasciato l'ad ito a sperare una compiuta non lontana guarigione. E pnichè qui parlammo per incidenza dell'ittiosi, ci sia lecito un'altra digressione ad accennarne un caso importantissimo se non per il risultato della cura, che sempre incerto rimane, per la speciali tà non comu ne della forma. 11 giovanetto. C. (N. 17 del registro p ee gli esterni), fìgli o di un distintiss imo ufficiale supel'iore' dell'esercito, presentava da più anni un ittiosi della parte diritta del collo, torace ed addome che erano malematicarnentc divisi per lo mezzo dalla nuca al rafe scrota le; le scaglie di mediocre grandezza bigiastre 1 1
73\t secche e dure non poggiavano sopra superficie infiammata nè cagionavano calore, dolore o prurito quantunque si associassero nd una profonda alterazione dei substrati cutanei. Il genitore affezionatissim o aveva consultato parecch i medici e clerrnologi di bella fama e, fra questi, ne piace ricordare l'illustre ~lichelacci; sottopose il fanciullo a diversi trattamenti con pazienza esemplare e con fino criterio, ma con poco successo. Approfittando del bisogno che egli aveva di cura ter~o minerale per una sua nevralgia in tercostale, condusse il figlio con sé in Acqui e lo affi cl ò a me. Io l'ho studiato questo ragazzo nella sua costituzione robusta, nervosa, scevra di vizi diatesici et·editarii o gentilizi, con la più bella forma d'itliosi che io, nella mia pratica non b!'eve, mai abbia veduta; lo sottoposi a bagni minerali prolungati e a. (angature ripetute· senza ·che per il momento la pelle mi .apparisse gt·an fatto cambiata. Gli è ben vero che un giorno fui piacevolmente sorpreso dalla caduta pressochè simultanea di una quantità gt·ande di scaglie, ma fu lusinga passeggera, avendomi il p·adt'e fatto osservare come ogni mese, nella ricol'l'còza del plenilunio, succedesse impreteribilrnente l'accennata parziale -desquamazion e dell'ittiosi. Partì da Acqui hen poco migliorato ed io ho seguito in appresso e seguo tutlora l'andamento della malattia cutanea in quel giovinetto; consigliai al padre di sottoporlo alla cum interna per la tintura di D)aiz,_ sperimentata in casi analoghi e con succes:3o dal professore Lombroso dell'Ateneo ticincse. Ora prima di passare ad altro gruppo di malattie curate nello stabi.limcnto, mi resta da parlare di una curiosa affezione in cui non rni avvenni finora altra fiala e che amo meglio riferire alle de1·mopa tie, perché appunto è nei varii tessuti tegumentali che a_vrebbe sua sede. Si tralla di un induramento esteso più o menoNELLO STABILTM. BALNEARIO MILIT. DJ ACQUI, ECC.
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RELAZIONE SUf.L'ANDAMEN'TO DEL· SERVJZlO
della cute e del cellulat•e, idiopatico in un caso c sin:. 1omaliço in altri due, sui quali credo opportuno ri ·chiamare l'attenzione benevola dei miei lettori. Il signo!' R..... (N. 26 1) è individuo di mediocre !'obustezza linfatica-sanguigna e poco più che Lreotenne; non ebbe in passato serie malattie, né fu infetto da sifili de. Essendosi esposto lungamente all'azione dell'aLIIIOsfet·a umido-fredda nelle perlustrazion i notturne di rette contro il br·igantnggio nell'autunno ava nzato e nPl vemo deL 1870-7·1 sui terreni accidentati del Cosentino, co minciò .ad aVYertire una sensazione molesta, quasi di. rigidezza e stiracchiamento della pelle delle mani ed antibrac~i o, del collo e del viso, di tutte parti insomma che rimasero esposte alle vicissitudini atmosfet·iche. Dappr·incipio non ne fece gran caso auribuenùo tale disturbo, cl10 crede tte passagge ro, all'azione det !'t;cdùo, perlocchè con tinuò nel pr·opl'io suvizio tenendo solo maggiormente coperte le anzidette parli del co rpo, ·esclusa, già s'in tende, la· fac cia. Siccome però, a lungQ andare, si accorse che lo indummento era non solamente stazionario, ma che si congiungeva ad una certa ·alte!'azione di colorito della pelle, s'indil'izzava a per·sone dell'arte, le quali consigtiavangli frizioni cos rnctiche, lavacri ammollienti di va r·ie spec ie che lasc:iarono, come suole dirsi, il tempo quale era dupp!'ima. La cute della faccia, del collo e degl i antibt·acci nella parte media ed inferiore ~ della mano nei punti in ispecie dove aderisce più lassa.mente ai t'e L!'oposti Les· suti era·, quando venne da noi, di un colorito bigiastro ed a tratti quas i bronzino; non presentava la nativa. sua morbidezza e, pizzicata, non sollevavasi punto o ben poco: messa a confronto coi punti viciniort della · cute sana , sembra\'a più stipata nella propria compa· g!ne quasi che il cuscinetto cellulo-adiposo retroposlo .fosse stato acl a!'te e l-ungamente compresso. La sen-
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74·1 . sibilità tattile vj era ottusa e la motrice impacciata_, alquan~e, ma pa~sivamente, per la enunciata morbosa, condizJ0ne dei tessuti tegurnentali. A quale causa ton-tana viferJre questa curiosa ed infl'equente infermi tà òal memento· che non v'ebbe una dermatite od una cellulite qualunque da cui pigliasse le mosse?."potrebbe· dars·i che si fosse ordito, per cosl dire, alla sordina, un:a. lenta. flogqsi. del tessuto celluloso con flussione e djl8:tA4ÌOne di vasi capill!lri e rottura forse anche di qualcheduno di questi ù1 modo .poco appariscenle, deteymJoando cosl la gradljlal~ ma progressiva diminu~iene qella· elasticità c distensibilità .del tessuto medesimo. A Ghe .cosa mai approdava in tale caso la cura termo-miner.ale? Sarei davvero imbarazzato a spiegarmi il éòn:fe ed il per-chè, ma è positivo che dopo parecchie e p,_rolungate irnmersioni nella acqua termo-minerale, 'NELL@' SJJA:mLI·M. JlA:LNEA:RIQ MILIF. DI ACQ"\ìl, ECC. .
do~e doccia-ture ed applicazioni di muffe
nella notte
e di fango fra il giorno il R..... lasciava in wndizione mcdto migliore lo stabilimento. La pelle specialmente d:el ·eo) l0 alla cervice, dell'antibraccio e delle mani sul dGrso, si era alcunchè rilassata, acquistando di nuovo, almeno in parte, la nativa elasticità e morbidezza po-· tendosj ìn qualche luogo perfino sollevare in pieghe minute: è inuti1e poi iL dire che anche la rnotìlità ed il senso tattile vi appariva in pari. tempo rinvigorito. _ Degli ahri due casi di scle1·ema tegumeotale ]'uno riguarda il carabiniere Z..... (N. 277) che ci venne in cura per poliat·trite reumatica della quale contemporaneamente trovavasi affet.to. Presentava uno esteso ind.urimento alla parte diritta dei legumenti addominali, _ J'eliquato, per quanto asseri va, di una p~ ritonite sof}erta ~alche anno fa. In questo lo sclerema proveniva dainfUtrazione siero -plastica del connettivo subcutaneo,. di lemto oppure incompl eto risolYimento che, mercè la,. •
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RELAZIONE SULL'ANDAME~TO DEL SERVfZIO
cura termale, prese .di bel nuovo l'aire a buon fine. L'altro dei casi presentato dal D.... (N . 311) era anche sintomatico ma di una discrasia scorbutica giù. combattuta e vinta in gran parte mediante adeguali compensi terapeutici: la sclel'osi del cellulare si estendeva • alle gambe da l ginocchio fino al collo del piede; accompagnavasi ad emorragie capillari minuLissirne con sensazione molesta di crampo, torpore e prcl'rigerazione; le prossime giuntut·e diventarono rigide ed im.:.. pacciate ne i loro movimenti. In questo individuo l'applicazione dei fanghi molto giovava e più for:>e la docciatura eli mediocre pressione così ·a pioggia che a getto. Abbiamo però assistiLo nello spedale militare di Bologna a cure magnifiche, mediante l'acqua fredda, di scorbuto a stadi avanzatissimi per non avere ricorso prefel'ibilinen te a questo ultimo mezzo di più facile e generale applicazione. Non crederei necessario di estendermi più oltre nella illustrazione di altre malallie culanee osserva te nell_a stagione quantunque figurino ne' quadri statistici annessi e ciò perchè quegli ectimi, acni, e più le pitiria:-;i, sicosi, ecc. , non presentarono molto interesse perchè da pregressa cura già. dome od iu tali condizioni da potere be.n poco appt·olìllare del tratlo.rnento minero-tet'male. ilialattie dell'appat·ecchio locornot<Yre. - Abbiamo in quest' anno adouato la dislìnzione dei morbi at·ticolari in periw·triti, quelli , cioè, che interessano solo i tessuti circostanti alle giunture ed in artriti propriamente delle, in cui sono afl"ette le cartilagini ossee con le relative capsule arti co lat·i e i legamenti. In , quanto poi al reumatismo at·ticolare semplice, considerandolo come una mialgia, preferiamo comprenderlo fra le affezioni nervose poicltè il fenomeno cat'allcristico che è il dolore è dò. riferirsi alle fibrille appunto nerveo-muscolat'i o cutanee .
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'NELI!.O STJ\BlLUL DHNEARIO MILl'r. DI AGQUI, ECG.
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Più della quarta parte (!J·Oi:S su 405) dei ricoverati e quasi la metà (3'1 . su 71) degli esterni bugnanti, presentarono malattie che, dal più al meno, interessa vano le giunture per cause comuni, avendo compreso fra le osteo-periostiti quelle non molte flogosi articolari che avrebbero potuto passare quali artriti traumatiche. D,a q1Iesto gruppo maggiore di malatrie stralcìeremo alcuni c:asi che a noi sono sembrati più interessantij cos1 per la gravità loro come per li risultati che abbiamo pQtuto ottenere dal trattamento minero-termale. Il ~sig·nor P... (N. 1), distinto ufficiale supetiore del Tegio esercito, di costituzione piuttosto delicata e linf~J.tic0 -nervosa, ebbe a soflhre nello in ve m o prossi mo $corso di una gravissima artro-si no vite del ginocchio · 'Sinistrò. Egli narrava con P'ilrole appassionate fe mille. sòffèr.enze della lunga malattia trovandosi in un paese non troppo sano, umido, freddo e Iontnno assai dalla pt•cpria f~miglia. Per giungere -a noi dovette valicare i monti ed il mare per lunghissima via e ci perYenne allo stremo quasi di sue forze flsi che e morali.. Aveva il gino-cchi o gonfio per discreta raccolta di sinovia con leggera tumefazione dei capi articolari così del femore che della tibia e perone. i quali dolevano alla pigiatu.,ra per quanto fosse moderala: la flessione integrale e la estensione della gamba era impedita; camminava a stento e zoppicando. Egli si solto mise alla cura con -docilità e con pazienza infìnita ed al suo diparti1·~i dallo stabilimento sentiva di aver guadagnato molto così per la m.aggiOL' capacità di movimenti come per il minorato aolore alla pressione e nello incesso. Non era però guarito del tutto ma ebbi il conforto di rice.:vere, dopo tre mesi, una- sua lettera gentile di olt~e-f~J,ro nella quale partecipavami il completo di lui ristabilimento. Osservai 11.0n di rado, m questi due anni di pratica • l'
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RELAZIONE SULL'ANDAMENTO DEL. SERVIZIO
abbastanza estesa, che le idrosinoviti sono suscettibili ' .
di guarigione, mediante la cura termale bene diretta; solo quando si siano pr·ima effìcacemente combattute coi rivulsi vi-epispastici o con la pressione e l'immobilità,: a caso recente e vergine di cura, persistendo un cer·to grado di flogosi della capsula sierosa con abbondante secrezione, la termoterapia l'Ìesce per lo meno inutile se non dannosn. E tale mia opinione sarebbe sostenuta anche dal felice risultarnento della · CU.l'a nel signor R . .. . di C.... (N. 237) che nell'anno passato si cu1·ava, per conto proprio, mediante i bagni e le fangatUI'e termali dì un'artrite del ginocchio sinistro ricavandone mediocre peofitto perchè il versa·men_Lo sinoviale era cospicuo e non ridotto mediante .la compressione ed i vescicatorii: Titomato in questo anno alle terme ebbe invece occasione di èssere lieto della cura, perchè la raccolta sierosa scomparve ed egli ricuperò quasi del Lutto i movimenti della gam~a sulla coscia corrispondente. 11 carabiniere 'i' .... . (N. •133), della legione di 'forino,. robusto, sanguigno, di anni 33, per molti mesi affetto di artrite multipla reumatica localizzant~si specialmente sugli arti inferiori, con versamenti sinovi ali ed infiltrami:mto dei tessuti per.iàrticol:ui, ci venne trasportato a braccia nel 2° periodo della stagione. Dovemmo èontinuare anco1·a per dieci giorni circa a porta rlo dal proprio clorm i!Orio nella camera delle. operazioni termali , poi cominciò ad ingegnarsi a discendere le scule da sò appoggiandosi al mmo che _abbandonò ·.finalmente del tutto poichè, al termine della ripetizione della cura che abbiamo domandato ed ottenemmo per lui, egli ha potuto andarsene anche senza lo aiuto di un bastone. Artrite per cagione di sede e discrasia per vizio di· origine perchè ordita quasi se non sempre in substrati
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NELLO STABILIM. BALNEARIO MILIT. DI ACQUT-, ECC.
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organici altrouanto deficienti di globuli rossi quanto · ricchi di glob11Ji bianchi del sangue, il morbu s coxae fu in questo anno rappresentato da due casi non nuovi però, perchè entra mbe curati nell'anno passato l'uno come estemo e l'altro come interno nello stab ilimento. Premetto che la coxite in tutti e due i casi sebbene in grado, co me vedremo, diiferente, non si presentava ad esiti gravi ed era quind i susceLtibile di cura proficua avvegnaché, determinatasi comunque la usura del cavo cotiloidco e la esulcerazion e cartilaginea del capo articolare del femo re, se poco giova la cllirurgia, il trattamento ter·male l'iesce irmtile a1Iatto . Il sergente i\. .... (N. 4·1), di mediocre robus.tezza fisica e sub lin~ fatica, soffri va da circa un anno di dolori vaghi alla articolazione coxo-femo!·ale destrn. che si complicarono, a ·lungo andare, con una certa deformazione periar~ ticolare e con allungamento appena percettibile dell'arto corrispondente. Ebbe ricorso, come dissimo già, nell'anno p. p. , e per suo conto, alle te1·me acquensi ritt·aendone, a suo di1·e, un qualche. vantaggio. Esami. . nato con la .più scrupolosa esattezza, si riscontravano i seguenti fe nomeni della coxartrite: rigidezr.a della giunLUra che doleva alla pressione del capo articolare sulla cavità del cotile; difficili e ]imitati i movimenti di abduzione, addu1.ione nonchè diflessione della coscia sul 'bacino; prominente, più che non soglia, e quindi poco marcata la linea dell'angu inaia; bassa e mn.le definita la linea. della natica destra che appari,·a schiacciata, .quasi per semialro!ìa del muscolo grande gl uteo; dolori tollet·abili nello ineede1·e .:di'anca ed al ginocchio e claudicazione appena visibile per lievissimo allungamento dell' arto (3 o 4 millimetri circo). Venne sottoposto a regolare trattamento per fan ga tUI'e periartico~ lat·i e per docciature a forte pressione che tollerò magnificamente; al suo diparti rsi da noi ne sembrò che Gtornale ài medici?1a militare.
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RELAZIONE SULL'ANDAMENTO DEl, SERVIZfO
zoppicasse assai meno ed egli ci assicurava di trovarseoe meglio quantunque la esteriore apparenza della giuntura coxo-!'emot·ale per nulla avesse mutato. Jl soldato F. P.... (N. 324) che nella stagione balnearia dell'anno passato si curò nello stabilimento di lenta psoite r.on ingorgo vistoso delle ghiandole inguinali, ritornava in quest'anno molto migliorato dell'adenite multipla e della psoite ma con fenomeni di una coxite abbastanza avonzala. Ai sintomi accennati poco fa per l'A .... si univa la impossibilità di cammi na1'e senza il concorso di un bastone; lo abbas·samento della naturale incavatura del fia nco dalla parte malala a · posizione 6rizzontale dei tronco, nonchò la ÌncapaciLà, quasi assoluta, di flettere e deviat·e iateralmente L'arto inferiore corrispondente. Anche in questo caso, mollo più grave del ,primo, la cura termico-minerale giovò ; se ne anel ava zoppicando sl ma senza aiuto ed abbiamo fondata speranza che il processo dissoluti vo siasi arre!3tato e che egli potr~ chiamarsi ben felice di cavarsela, quando che sia, con un'anchilosi più o meno completa. Altri e non pochi casi di dolori anch e acuti e pel·sistenti dell'anca abbiamo avuto occasione di curare ai quali in altro tempo a vrebbesi potuto dare maggiore importanza sotto la qualifica inùeterm inata di coxalgie, ma che noi, fedeli all'enunciato principio, confinammo fra le periarlriti ritenendoli allrettante nevromi opatie periarticolari che per la maggior parte sanarono col ll'attam ento termale. 01·a pl'ima di abbandonare questo secondo gruppo delle infermità curate nella stagione scorsa, ci è d'uopo trattenerci alcun poco sulle al'triti fungose nelle quali pur troppo non possiamo vantare i benefici effetti del trattamento che, se può giovare nei pri rn ordii della malaltia quando recente lo ingorgo passivo delle car-
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NELLO STABILIM. BALNEARIO lliLlT. Dr ACQUI , ECC.
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tilagini articolari e la infiltrazione dci tessuti albo-fibrosi, è dannoso anzichenò negli stadii più avanzati quando quelle esulcerate e questi spostati e degenerati con focolari tparciosi. Nel èaporale C.... (N. 46) l'affezione articolare aveva di già varcato il primo stadio deJia flogosi aLLiva e si inoltrava a rilento ma progt·essi vamente nel secondo <!ello inspessimen to con ipertrofla della membrana sinoviale, persisten do sempre la lenta osteite delle estremità epifisarie dell'articolazione femoro-tibiale. L'individuo era, come sempre qua si in tali casi, di costituzione poco rob usta. e minata dal linfatismo; aveva somùto di altre malattie che contribuirono eflìcacemente ad a[ralirne la fibra. Fu una distorsione del ginocchio, una percossa od il moltiforme reumatismo, il movente primitivo del morbo? Egli non sapeva e forse noli poteva dirlo. O che non . poteva essere nato con la predisposizione al medesimo? Egli è certo che il tumor·e bianco, la coxite, la quale non ne è che una varietà, il rachitismo ed altre molte form e morbose non si riscontrano guari che sopra individ ui linfatici o scrofolosi. Il suo gin ocèhio sinistro ora tumido per la condrite le n la che lo Lravagliava; era piegaLo ad angolo ottuso e rivolto allo esterno; la estensione non che la ulteriore ptegaturn della gamba era dinìcilc per il grande dolore che ne provocava il pill pi ccolo moto. Non si riscontrava però alcuna raccolta sierosa o purulenta intracapsulare cd il C... . era in forze sufficienti e mai febbricitante, loccbè ci fece coraggio ad intrapt·endere non so lo ma anche ari p etere la cura termale. )la qual prò ricavammo dai nostri poveri sforzi? Il processo lento :flogistico dell a giuntura si mantenne stazionario durante e dopo il tratlamento; non di un solo millimetro guadagnò la eslensione dell'arto; egli se ne andò, come venne, con le gambe degli altri, ma con il
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RELAZIONE SULL'AND.\MENTO DEL SERVIZIO
morale alquanto più rilevato perchè non, come noi, sfiduciato della eiflcacia consecutiva delle terme ne ll' accennata gravissima infer·mìtà . Nel sig. P.... (N. 2M), in cu i l'artrite fungosa del· ginocchio destro a tempo conven ientemente curata, erasi fermata nella anchilosi quasi integrale dell'arti- colazione, la cura terrn o-mincralc dell'anno passato, dopo che aveva frustraneamcnte esperita quella tli Ca:-
sciana poco tempo innanzi, npportava notevole migliorarnento e tale da iodurlo a rjpcterla in questo. Non tanto le insistenti e bene dir·elte operazioni termo-minei·ali q nan lo la ginnaslica pazion te e progressi ra alla quale venne sottoposto, gli ha thtto riacquistare qualche poco dei movimenti di flessione dei quali difettava del tutto. Ma i n ques to caso non è giù l'artrite . fu ngo sa che abbiamo combattuto ma ilretiquato di qucsÙ\ tru.ando volge a buon fine, cioè la immobilità della giunlura sulla quale, si avveri comunque, la tcrmoterapia aVI'it scrr\pre. • ragwne. TJ Z.. .. (N. 399), con artri te fungo:;a tibio-astragaleadel piede sinistro all'esito gii.t di raccolta marciosa intrarticolare in soggetto debole c decisamente li nfati co, non avvantaggiò punto p'e r la cura term ale che s\ dovette anzi pr'a li care con es tre m o rigna1'd o per ov via re ai crepaccio dello ascesso ... Così pure nel G.... (~. 403), affetto da artrile fungosa avnnwlissima del gin occh io diritto, a niente tli buono si approdava col trattilmento che si è dovuto anzi sospendere perchè ·i lcgumenti periarticol ari asso lligli ati minacciavano di rompersi da · un momento all'alrro. 11 vo lume del ginocchio in l1uesto povero operaio borghese del laboratorio di precisionedi Torino era mostruoso per ingrossamento e dege:nerazione delle epifisi ossee e per infiltrazione puralenta dei tessuti molli circostanti; quasichè poi ciò, non · bastasse, presen tava altresl due vasti ascessi hedd1 che
·NELLO STADÌLIM·. DALNEAL\10 MILIT. DI ACQUI, ECC.
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-occupav~no la parte medio. e superiore laterale-esterna
-di ambedue le antibraccia. Io no.tl so .davvero farmi ragione delle speranze che si abbiano potuto concepire sulla cura termale di questo infelice e sop m q un le cri te rio mai si potessero fondare: !rfalattie dellapparato nervoso. - · Figurn.no nei quadri nosografici per un maggi ore numero dell'anno scorso; non presentarono però uguale gravezza od importanza clinica. Alcune più IPggere che si comprendevano prima souo il nome di mialgia cd artralgia nell e afl'ezioni ar~ ticolari, ora in p:utc diventarono periartriti ed in pn.rte neualgie tegumontali a seconda che lo elemento nerveo pel'iferico o le masse muscolo-cutanee apparivano preferibilme nte colpile. Delle ·iperestesie in genere abbiamo avuto due casi piutlosto interessan ti, di cui l'uno sul cat'abiniere G... (N, 374) che·, in segui to o. febbre tifoicleu. sofl'c!'la due anni fa, era torment:Ho da vi ,·issim i dolori accessuali del peri cranio senza p un ti fissi. Nella stagione terma]e 18'H . la cura gli a,·eva giova to più che i molti rimedii interni ~ topici per lo innanzi <'doperati, cosicchò ha fallo il possibile per oltonei'e di ritornar vi. Fu invero ammirabile la costanza di qu est' uomo nel sottoporsi ogni dì allo docciature di pi oggia termale sul capo ch.e to!le1'ava wognificarnenle : anche il fango applicò attraverso i capelli resi scarsi dalla malattia e ad nn calore: piutloslo elevalo. Ne ebbe in premio .Ja guarigione più completa ch e desiderare potesse. l i sig. A... (N . 28R), robusto, sanguigno-nerroso, sui cinquanta, sofl'erse, ven ti mesi ora sono, di nevralgiu. facciale che fu refrattaria pure ad una infinitÌl di rimedii. Quando venn e a noi le sue sofferenze si trovavano in vero i n un periodo di sosta o di calma relativa: egli ciò non pertanto mi confessava di avere !'itratto mol.ta utilità dalle mufre delle nostee acque per mol<e ore in terpolatamente applicato .
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RELAZIONE SULL'ANDAMENTO DEL SEn VIZIO
Io credo davvero che nelle affezioni dolorose dei nerviperiferici, la termo-terapia possa ren dere degli utilt servigii e che si debba estenderne l'uso più di quellofin ora fatto si sia . Sul conto però delle ischiadi è nos tro parere si debbano q ueste sottoporre a trattam ento termale , come dissi m o delle idrotinoviti altresl, dopochè, medionte appropriati mezzi tera pe utici, sianos i rese suscettibili di risentirne gli effetti. Ed una prova di tale necessità appunto sarelJbe la seguente: il sig. M... (N. 34.4·), soggetto robusto, nervoso-sang1,1igno, di a nn i 34, ebbe n soffri l'e, alcuni anni ora sono, di ulcera infelliva prepnziale e, quantu nque egli asserisse di averla a suo tempo convenientemente curata, si sentivano ancora agli inguini ed alla cervice alcune plejadi aGcu satrici. Ventisei mesi fa venne collo, improvvisamente quasi, da nevralgia sacro-isch iatica destra che l'obbligava aguardare il leuo per molto tempo e fu restia n cura multiforme così generale che locale. Egli ricorse da· ultimo alle terme nostre, sfiduciato di tutti e di · tuHÒ, nella stagione balnea ria dell'anno passato : poco vantaggio rica,·ava però da questo primo tenta tivo, forse perché non preparata conven ientemente la parte all a cura anzidella. Nello inverno poi successivo sottopostosi, dietro mio consiglio, a tratta men to regolare antidiscrasico per l'idr·iodato-po tassico ed a.t~utita in parte la iperestesia nervosa mediante l'applicazione ripetuta degli epispaslici, potè ritornare da noi in questo anno in condizion i molto migliori, cosicchè, al suo d ipartirsene ~ non aveva quasi più sentore della lunga e noiosa sua infermità. · ' Dall'eccesso della sensibili tà passando ora al difetto scriverò su certo sig. S.... (N. 34) venuioci da molto· lon tano in con dizioni così disgraziate da farci quasi telt!ere di polerlo rinviare tale quale ne venne. Egh
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NELLO STABILlM. BALNEARIO MILlT. DI ACQUI, Er.C.
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era individuo originariamente robusto ma vecchio ridotlo anzi tempo, che non aveva più di 52 anni, per abitudini snervanti forse di tr·oppo per chiunque abbia passato e di gran lunga «il mezzo del cammin di nostra vita». Egl i .presentava diminuita notevolmente la sensibilità tattile e la termica nella massima parte del cor·po ma specialmente poi ngJi · arti inferiori che si prestavano male a sostenerlo cosicchè aveva bisogno di un c.ompDgno ad aiuto· il quale aveva malauguratnmente trasce lto nel sesso gentile. Quantunque per la sede tale nevrosi appal'isse, a prima vista, periferica, pure lo stato in cui si trovava di aglobulia sanguigna con qualch e ottusitù funzionale del comune sensorio ci fece, non senza ragione, sospetta l'e che lfl lesione sia si manifestata sui centri della sensibilità in quei punti, cioè, dove l'accolgonsi le fibre afferenti periferiche e che quindi, per legge di projezione, l'alterazione venisse appunto alla periferia rife1·ita. Sia comunque, il caso era per me disperato, e non credeva potesse tollerarsi il tt·attamento termale: rimondarlo però io non poteva dopo che egli ebbe intrapreso un viaggio lunghissimo, Hducioso nelle nostrf\ terme che lo avevano, ·anni prima, guarito di una poliartrite reumatica. In tale frangente credetti opportuno appigliarmi ad un temperamento che salvava, come suol dirsi, e la capra ed i cavoli. Con la scusa della stanchezza pee il viaggio, lo f~ci riposare due intere giornate, poi gli prescrissi bagni di acqua minerale appena tiepidi ed uno solo ad ogni ::u or·e; finalmente ho I'Ìlevato le forze ·di lui per un vitto nutl'iente e corroborante. Condotlo per lale maniera il trattamento, che fu quasi negativo, egli se ne andava sodd isfatto e tran qui llo fl'a i suoi monti della Valle d'Aosta domandando anche a quelle ·aure balsamiche la salute e il vigore (1). (l) Moriva dopo qualche mese, come era.sì preveduto.
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RELAZIONE SUL!.' ANDA~lENTO DEL S EI\V!ZlO
Altro caso che presentava qualche analogi a con lo antecedente, si l'isconlrò nel G.. .. (N. 62} il quale ci Yenne con la paresi degli arti inferiori che arremmo anch e potuto ritenere di origine pe1·iferica se la compnr!:la, non però costan te, dell'enuresi e la intel ligenza fallasi tarda non accusassero la lesione dcU'asse cerebro-spinale. l n questo l'inncn·azione cosi motrice che sensitiva era diminu ita ma non per questo ancora i - muscoli delle ga mbe c coseie si mostravano denutriti . Assoggiata la sensibilità termica sul dot·so del piedf' e ln tatlile sui polpacci delle gambe, \'enne r·iscontrata deficiente . Il truttamento termico-miner ai<• cauw men te praticato non nocque di certo se anche non giovava granchè. Terminerò questi brevissimi cenni sulle nevrosi nell'ultima stagion e osservate, co n qualche parola .sop1·a l'u ni co caso di sclerbsi posteriore del la mid olia spinale (atassia locom otricc progresRiva) che mi si presentasse in questo anuo e che dovelli alla gentilezza. del sig. cav. P. Schivardi al cui stabilimento ero. dapprima stato diretto. Jl sig. C... (:X . .i registro esterni), ufficiale Jel regio esercito in licenza sLraordinnria per Jllotivo di salute, è in dividuo di mediocre robustezza, linfotico-nct·voso, della età di 37 an ni. Le sue sofferenze dnlano da olt re i trenta mesi e causa ue sarebbe stato il J'eurn atismo, se stiamo alle asserzi oni di lui. È stato curalo a luogo cosl in rasa propria clte negli speciali di ria ccnzo, dove si tr·orava da ultimo di guarnigioue, con mezzi molteplic·i fra i quali non renuero lJ'asandati iljodUl'O po~as sico, iJ nitrato di argento ed i preparati sli'ÌCilic i intemamen te, le i oje~ioni ipodermichc pure di sLricnina, la elcUricitu, In id ro-sud o-lero.pia-artificiale e perfino h cauterii allo eslemo. Vanlàggio?.. .. (\ìessuno , sempre a suo di1·e. Fatto è che CJuando lo ·vidi per la pr·ima
NELLO STABILDL BALNEAil.IO l\IJLIT. Dr ACQ1JI, ECC.
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volta, egli presenta va la seguente si nd rome fenomenologica accompagnata e condita, direi quasi, da una buona dose di scetticismo sul conto dell'arte salutare e di chi la professa: diminuzione consirlererole della sensibilità tattil e nonchè della termica; indebo lim ento della facoltà visiva senza che si scorgesse ancora negli occhi suoi tendenza alcuna aiiiJ str·abismo da paralisi dei muscoli antagonisti; la deambulazione era per lui laboriosa e hfl'aticante, non vi uvendo più la necessaria armonia f:-a gl i atti successivi dei muséoli flessori ed estensori. Dall'assenza pc1·ò dei dolori folgoranti alle estremità non che delle eontrazion i rctto- ,·escicali che pronunciano la spontanea f'uor·u scita della orina e delle fecci nella sclerosi-postir·a-midolltlre, sjamo stati per un momento indotti nella spcrnnza cl1e non si trattasse che di una nt.assiu loco rn otrice semplicemente funzi onale perlochè ne asst11nCm1no ben volen ti eri il trallnm.eo to. Ma bagni generali a tcrmalità differente graduata dal fresco al <·aldo, docciature a pioggia, a lama ed a gello, forti c leggere, tutto esperimmo quello che l'arsenale idroter-apico ha potuto metterei fr·a mnni e la riuscita non fu mollo confortan te. A noi sembrò che incedesse con passo pill Epiglialo e !>icuro; ci fu anzi un giomo che abbandonò le grucce elle abitualmente portava e ci venne (]all'a lbergo che nl, itava , fine• allo stabilimento, un trecc11to 111etri allo incirca, appoggiandosi su di nn bastone ordinario : ma ohimè l poco appresso ricadde nei malanni di pri ma cd egli scuorato, avvililo se ne andò altrove domandando ad altri paesi, ad altre acque quello che probabilmente nessuno può dargli, trattandosi di una malatLia che quo.si sempre resiste ai mezzi dell' arte salutare ed l.lCcide senza pietà. Lesio1li traumatiche. -Furono anche nell'ultima stagione numerose come nelle passate, costituendo quasi
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RELAZIONE SUl.L'ANDAllENTO DEL SERVIZIO
li due quinti delle infermità curate nello stabilimento
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sui bagnanti interni e di fuori. l casi in teressanti peròfurono relativamente assai pochi: le solite contusioni antiche, storte, fratture fecero · la consueta annuale loro comparsa ed ingross~rono quindi la cifra, che allrimentì sarebbe stata mingherlina perchè vc1·itiera, delle guarigioni più o meno contestabili. Non ripeterò anehe in questo rendiconto il mio qualunque apprezzamento sulla opportunità e conven ienza d'ingomb ra-re un• locale, già troppo ristretto per gli attuali nostl'i bisogni, con nvanzi di vecchie infermità non più susceltibili di miglior·amento o che potrebbero, con altrettanto successo, cur·arsi nelle ordinarie sta zioni; semel 1·ep~tita juvant? I mportantissima fra le lesioni dell'umano organismo e molto fr·equent.e negli uomini d'arme per tante rag}oni che inutile ora credo enumerare, si è la rollum dell e ossa. Jo ebbi occasione nella relazione dell'anno pas-: salo di emettere modestamente il mio parere sulla uti- _ lità di sottopot·re al trattamen to termale i calli J'ecenti, non mi persuad endo guarì che l'ncqua od il fango e la docciatura. più o meno ca lda avesse la facoltà, veramente straot·dinaria, di sciogliere il callo quando non solido ancora e 'compatto. lo convalidai, è vero, il mio giudizio in allora con due sole esperienze delle quali una mia e l'altra del mio predecessore dott. Dobba : è però altresì vero che la secolare esperienza, non so quanto opportunatamente evocata dall' emd ito mio amico cav. Schivar·di, o non esiste od aveva sull'arena piantati li suoi fondamenti, come t•ise rbomì di provar-lo più categoricamente quando abbia ' tempo e modo di scrivere qualche cosa, come è mia .intenzione: « sulle controindicazioni vere e sui pregiudizi in termoterapia ». Ad ogni modo nell'ultima stagione termale tutti i casi di. frattura recente, e fu-
NELLO STABILI M. DALNEARlO MILIT. DI ACQ~I, ECC .
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parecchi, non dirò già per ispirito di corpo, ma
per. una felice coinspirnzione di idee e. di pcnsamenti di cui è mio debito ringraziare i colleghi c!ei reggimenti e degli spedali, vennero trattati colle fangature e le doccie immediate, cioè senza lo intermezzo di alcuna sostanza protettl'ice e senza parsimonia di tempo ecalore. A molti di q\,lesti esperim enti bo voluto astanti, con l'istesso mio gentile oppositore rbe sono certo mi· vorrà anche in questo rendere giustizia, altri bravi colleghi dei quali credo inopportuno, pe1·chè non autorizzato, di declinare il nome per il momento. · Degli otto o nove cosi di frattma ossea recente curati mediante le infangature nello stabilimento, parlerò d'alcuni soltanto poichè mi sono impegnalo di ritornare con altri in seguito sullo stesso argomento ~ Il soldoto B... (~. 394), non t.roppo robusto ·e sublinfalico, di anni 22, riportava per caduta di cavallo, il ·12 maggio 1875, la rottura quasi trasversa dell'omero sinistro al suo terzo inferiore; curato convenientemente in uno spedale militare, dopo soli due · mesi e mezzo dalla lesione e quindici a venti giorni dalla rimossione delle ferule di .sostegno, cioè il 27 maggio successivo, veniva inviato alle terme di Acqui. Quivi giunto, senza porre tempo fra mezzo, era sottoposto dapprima una, eppoi due volte per giorno alle lutatUJ'e termo-ininera li dai 25 minuti progredendofino alli 50 per operazione, con fanghi del calore massimo di 4.2° ai 44° centigradi . - Il callo ancora grosso e non solido troppo, si rese a vista d'occhio ed al tocco più compatto e meno voluminoso, come si constatò anche per· la esatta misura della parte. Il sig. B.... (N. 39 del registro esterni) cadeva con il cavallo e, come si dice, di quarto, esercitandosi nel. volteggio il 20 aprile ~8'75 e si r·ompeva la fib oJa diritta al terzo inferiore torcendosi sconcia-mente il piede-
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756 RELAZIONE SULL' ANDAArENTO DEl. SERV1Zl0 nella vicina artiMlazione tibio-astragalea. Soìo dopo 84 giorni dalla riportata ft·aLLura ricorreva alle terme acquensi dove si sottomise ai fanghi, che tollerava assai bene, senza che l'osso mostrassi:' la più piccola tendenza a disciogliersi nel punto di. riunione dei
frammenti. Il soldato in congedo D. B... . (I\. 48 del regisLI'O estemi) d1c, cadendo dalla ringhiera del primo piano di una casa , riportava il.). maggio 1875 la fraltura ob-
bliqua del peronedeslro in tutla vicinanza della giuntura. tihio-tarsica che fu anche percossa e distorta, veniva da noi curato ed energicam ente, coi soli fanghi e le docciature dal giorno 3 al 29 8gosto p. s., tre soli mesi dopo la successa I'O!Lura. Anche in questo il callo vrovvisorio invece di fondersi, consolidossi pe1· modo che mentre, in :principio di cura, avova d'uopo d.elle . ' grucce pe1· camminare alla rneglio, a trallarpento ultimato si aV\'aleva di un semplice bastone. Ricord erò per ultimo un caso importantissimo, che, se male non. mi appongo, impressionava vivamente anche lo illustre mio contruddillol'e, quello cioè, del soldato F ... (~. 323), con rottura clel4° inferiore del femore sinisLro nel punto dopo la epifisi si confonde nella diafisi ossea. Quesl'uomo robusto, fianguigno, dell'età di ~2 anni, cadendo nelle ese_rciLazioni ginna:;Liche, riportava, il 14 moggio 4 S'io, l'anzidetta lesione che, curata egregiamente nello spedale militare di Alessandria cou lo apparecchio del Pistono, il qual e vorremmo dovunque richiamato dall 'imm eritato o!Jblio in cui si giacque gran tempo, guariva senza accorciamento apprezzabile dell'arto. Dopo soli due mesi e mezzo dall'avvenuta rottura inviavasi il 5 ngosto successivo alle terme militari pr·esenlando un callo piuttosLo voluminoso, avuto riguardo alla giusta apposizione dei frammenti l'uno sull'altro. Dal registro no-
:';E'LLO STABILill. BAL:"'KARIO MlLIT. DI ACQUr, ECC.
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sografico t·islllta come egli abbia fatto ben 21. fangature locali, 6 docciature ed 8 bagni della temperatura le prime c seconde opct·azioni di oltre il 4.0° C. Se fuvvi -mai caso di frattura receute ed a callo provvisorio di necessità, che potesse scrvirmi di esperimento è stato appunto questo: il F.... tollerava magoifìcamente il trattamento tet·m ale, alquanto rude se vogliamo, ell è la lutatura durava tla ultimo quasi un'ora per volta ed era caldiss ima; c quando si clipaxtiva da noi, la coscia nel punto corrispondente alla rollura misurava qualche millirn etro di meno e l'at·to sostenendo tutto il peso ùcl corpo ben complesso di lui senza il soccorso di una gruccia o ùi un bastone, fitccva fede a chiu nque che niuna soluzione di callo, nessuna fusione degli element i calcarci da cui costi tui to, sarebbe avvenuto all ora nè poi. Di altre lesioni trauma tiche non prive di interesse potrei qui io trauenere i miei letto ri se non vi ostasse il confi ne limitato di questa relazione: fo rb un breYe cenno ùi quulchecluna che merita, almeno credo, di essere concisamente tratteggiata. Il sig. R. .... (~ . ~4), robusto, nern•o-sanguign o, di anni 3i, riportava il20 ma rzo ,18i2 1 cadendo assieme col cavallo, una gravissima ferita-f1·attum con fuoruscita dello esterno mallcolo dalla aperta giuntura tibioastragalica del piede sinistl'o. In presenza di tanta iattura si di s~~usse fra i medici curanti e fu nnzi dichiarata neceS!:!Uria, da un celeb r·c chi rurgo soprach iamato come consulente, la amputazione della ga mba, ma il R.... vi si rifiutò ricisa mentc e dovetlo alla felice di lui resistenza aiutata da un fisico robusti ss imo e scevro da malatlic infeuivc, se egli ha potuto, dopo vi cissitudini molte di speranze e di timori , conservare il suo piede. Di fatto dopo avere perduto sotto forma di scheggie
.. 758 n&r.:A7..lONE SULL'ANDAMENTO DEL SERYIZIO" primarie o di sequestri molli pezzi di ossa, dei ,quali uno voluminosissimo rappresentato da una buona metà dello astragalo che egli conserva religiosam ente ed esibisce a chiunque da vedere; dopo avere portato per mesi parecchi dei seni fistolosi sul collo ed al.J'esterno lato del piede, ha potuto riacquistare l'uso parziale, mediante una anchilosi completa, dell'accennata <Jrticolazione. Fu ai bagni ed ai fanghi di Ischi.u nel 1813-74. ed ottenne la chiusura dei seni ed il con· solidamento delle cicatrici; in questo anno fu mandato a noi e ri cavava tanto vantaggio do un primo periodo di cura termale da lui fatto con iscrupolosa . esattezza che non esitammo, malgrado )'angustia dei locali, a proporlo per un secondo. In quuranta giornate di permanenza sottostette a 2& fangalUt'e, a 23 bagni ed a 18 docciature di forte pressione. La psécudartrosi quasi imrnobile dapprima, permise poco a poco qualche piccolo movimento nel senso della esten-· sione e della piegatura in flessione del piede; .in se- · guito anche nell'abduzione qualche cosa si ottènne. È giusto p(~rò l'avvertire che l'azion e delle terme venne anche aiutata da una bene intesa ginnastica alla. quale con fine criterio e pazienza attese l'infermo. Il signor B... (N . ·169) che, sullo scorcio di ottobre 1873, in uno sforzo per sal ire a cavallo si ruppe al ,q.o superiore J'omero sinistro e che venne curato alle terme di Acqui nell'anno passato con discreta utilità, vi ritornava in quesro per novello accidente del medesimo bt·accio. Egli si trovava in Bologna presso un alto impiP.gato giudiziario di lui parente in breve licenza quando un dì, nell'atto di spezzare una bacchetta d.i legno da mette!'e su[ fuoc6, a vverLì una specie di scroscio in vi cinanza del punto dove si era spezzato l'omero un anno prima; contemporaneamente non gli è stato possibile di adoperar e il braccio forse
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NELLO S'l'ABILIM. BALNEARIO MILIT. DI ACQUI, ECC.
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per lo intenso dolore che il più piccolo movimento determinava. Il dott. F... , ed io che lo vedemmo se· paratamente, nonchè il chiarissimo prof. L ... medico della famiglia che lo curava, -fumm o d'avviso non tr·at• tarsi già di una nuova fralturo. epifisaria, ma di lacerazione di fibre muscolari da gran tempo aderenti nei contorni della vecchia frattura. La immobilizzazione per qualche setti ma na ri Lornava al D.... l'uso del braccio. La termo~erapia poi dell'ultima stagione gli accrebbe facoltà dei moyimenti di abd uzione e di ruotazione alta dell'arto, dei quali molto dif~uava dapprima. Di tali rotture di ossa per causa indiretta e muscolare che pure non sono guarì frequenti, abbiamo avuto altro caso fra gli infermi convenuti nello stabilimento. 11 carabiniere 13 .... (N . 263) nello sforzo fatto per levarsi uno stivnle inumidito, a. dl ~settemb re 1874., erasi frattu"rato il femore sinistro al 3° inferiore. l~ da notarsi pet·ò che la costituzione fisica di: tuttì e due gli anzidetti individui non er·a gran fatto robusta; nel primo predominava il linfatismo non potendosi anche esclude t·e del tutto la sifilide; nel secondo invece le febbri paludose lungamente so!I'erte a.vevano indebolito l'organi smo pr·edisponend olo forse all'ostP.oporosi: in questo il callo anche dopo un anno dalla successa. lesione era grosso e nou troppo solido. Sotto la cura termale non diminui\'a punto di volume quantunque il B.... se ne trovasse bene parten dosene. Se avessim o tempo e maniera potremmo qui parlare di altre importanti lesioni che avemmo agio di osservare e studiare, come, ad esempio, di un caso abbastanza raro di f!'attu ra ischio-pubica che non fa nei suoi prim ordii di facile diagnosi nel signor V... . (N. 2~3); di altro di una ferita penetrante nell'articolaziune radio-carpic.a della mano sinistra riportata dal soldato. L.... (N. 3:20) nel rompere un vetro della pri-
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RELA Z~ONE SULL' AND~MENTO DEL SEIIVIZ10
gione in cui stava rinchiusò; oppure di una solcatura
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curiosa del radio con parziale integrità di questo fragile osso per colpo di proietti le nel carabiniere R .. .. (N. 29:2) ; o, finalmente, di una fel'ita -frattura ~rasversa della rotula nel cannoniere L .. .. per calcio di cavallo (N. 383): li quali più o meno giovaronsi del trattamento minew-terrna)e. Non tac:cio peraltro del signor T.. .. (N. 162) che, per un calcio del proprio cavallo a metà <~oscia destrn, riportava una estesa laeerazione del fascia lata che permetteva la formazi one di un'ernia muscolare abbastanza voluminosa con indebolimento note·vole di forze dt!I'arto relativo . Anche nell'anno p~ssatò abbiamo avuto un caso pressochè simile ne.ll'ufticiale dei reali carabinieri signor R. ... (N" {3a png. del reg. nosogf'. dell'an no '1871 ), nel quale però la e l'n i a muscolam susseguiva alla cicntrìcc poco solida di una ferita contuso-lacera dì proiettile riportata in guerra nel '181HL Ciè che abbiamo detto allora di quello siamo costretti a ripeter-e adr~sso di questo: inutile la tcr- .. moterapia nelle lacerazioni di membrane aponevrotiche e di muscol i-fuscie con perdita notevole di sostanza. ·onalora non possa con vantaggio jnterven ire la medicin!l op-eratoria rinnovando la solnzione di continuità e riunendola meglio, dovrassi rimediare al malanno con fascie artificiali_di gomma elustiea od altro. Due importantissimi casi di lesione tn1umdtica che portarono in campo fenomeni gravi e duraturi di nevropatia, ehi uderanno le nostre poche osservazioni sui traumatismi . Il sergente di cavalleria (N. 42) G.... il . 5 febbraio 1875 esercitandosi nella scherma, riportava un colpo di fioretto alla , regione sopracigliare . destra in prossimità al punto di uscita del 11eevo frontale dall'orbita. La pùnta smussata dell'arma ,. spostando Je maglie della maschera, contuse fortemente senza guarì laceril.re i tegumenti, non iscorgendo~i in quel si to
'NELLO STAiiJILlM. BA!LNEARIO iM1Ll1'. ·Dl A:CQUl, ECC.
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tvac.ei'a quasi di cicatrice. Risentiva ciò non pertanto a~u,tp · qo]o~e da cader· ne issofatto in deliquio e, nel rise.ns~ue, accorgevasi che Ja vista .nell'occhio diritto eca molto diminuita e che tutta quasi Ja sezione sinistra del corpo di ventata era péessochè para li li ca. Questo caso di emiplegia, da percossa al sopracciglio, trover.ebbe riscontro in quello registrato dal Petit dì ;Namur dì un ufficiale che, avendo ricevuto un colpo di spada in duello appunto alla parte eslerna della .palpebra superiore, ne moriYa emiplegiaco. tre mesi appr~sso (·l); opp m;e nell'altro raceolto da Paillard e Marx (2) di queH'allievo della scuola polìtecnica che, in uno assalto di scherma, ricevette un colpo di fioretto alla palpebra superiol'e che frattura va la volta arbitraria corrispondente e che, sopravvissuto alla gravissima lesione con integrità della vista, è rimasto però emiplegico ~ell'opposto lato per tutla la vita. Il npstro G... è stato in quella vece più fortunato, ohè ricuperava la facoltà vjsiva in poco tempo ed l.lnche della puraiisi migliorò gradataJnenle sotto la cura elettr.ica instituita nello spedale militare di P .... in cui r.ic0verò, per fortuna sua, subito dopo il disgraziato accidente. Quando arrivò in Aeq ui, nel secondo peni od@ deHa stagione balnearia, presentava. ancora un certo grado di debolezza muscolare con torpore della _P.arte sinistra del c.orpo e specialmente poi dell'arto superiore ed inferiore. Il risultato della termo terapia, se stiamo alle asserzioni di lui, sarebbe stato molto sedQisfacente, perchè cessato lo irllor·pidiniento e mino.rata la debolezza dei muscoli già paralizzati. Il signor C. A... (N. 67 degli esterni), altra volta ufficiale di' artiglieria nel regio esercito e distin.to gin-
et
(l) Traité théorique p1·atique des bless·ures par a1·-nws dç guer1·e. Brtaelles 1835, pag. 343. · (~) Opera anzidetta a pag. 348, vol. IL Giornale di meàtcina mi!Hare.
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,. '!6~
RELAZIONE SULL'ANDAMENTO D~ L SERVIZIO
nasta, riportava appunto nel condurre un salto dal trampolino, una storta gra vissi ma del ginocchio sinistro. Ridotta la. parte in buona posizione e mantenuta immobile per apparec:cbìo gipseo applicato da un egregio chirurgo milanese, egli sperò di guarime sollecitamente quando, alla rimossione del gesso, si accorse di essere colpilo da paralisi della regione anteriore ed esterna della gamba diritta, al c.ollo ed alle dita del piede relativo, massime sulln supetficie dorsale di questo. Consultati molti distinti pratici sulla essenza del morbo e sui· rimedii da opporgli, ne ebbe giudizii e pareri molto disparati e contraddiuorii. Per la ubicazione della paralisi non poteva esservi dubbio che il nervo tibiale anteriore fosse !~so; la controversia fu invece vivacissima sulla entità della lesione. Era stato contuso, stiracchiato, lacero in parte o roLto del tutto quel nervo? Su questo punto . si divisero le opinioni
di quei medici che vennero consu-ltati da lui. La per· si.stenz.a infatti cii un dolore anche forte per qualch.~ tempo dopo la distorsione, deponeva contro la dìYisione totale, avvegnachè in questa al dolore iniziale succ~cfe quasi immediata la calma: così pure la pa-ralisi incompleta nei tessuti percorsi del nervo tibiale anzidetto ci accerta quasi della non aYvenuta rottura. D'altra parte questa paresi che dura da quasi un anno e resiste alla elettroterapia ed a mezzi millanta, non sarebbe foese la risull;~ nza di qualche cosa di pi'ù di una semplice commozione od anche contusione del nervo? Il mio parere sarebbe, e godo in questo di potere eonvenire nel giudizio emesso, in una dolla lettera che mi indirizzava accompngnandorni l'infermo, , dal mio caro collega dott. Givogre, che il nervo tibiale anteriore sia stato, nella fattispecie, stir{l.cchiato per lo spostamento all'esterno avvenuto nei capi ar:..
ticolari, nonchè lacero · in parte e che la persistenza
NELLO STABlLlM. BALNEARIO MILIT. DI ACQUI, ECC.
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<iella paralisi non co.mpleta si debba alla metamorfosi regres'siva delle fibrille nervose che furono di vi se od alla parziale loro sostituzione mercè del tessuto connettivo (1 ). In Acqui sotto la mia direzione ha fatto il C. A... la seconda eura tel'maleJ chè altra avevane fatta nello stabilimento civile alquanti mesi prima: tutto quello che domandare potevasi Dlla lermoterapia venne completamente esaurito. nli è solo dispiaciuto che, arrivatomi sul finire della stagione termale in cui le mie ore erano contale ed occupatissime, non ho potuto forse attendere allo studio dell'io teressantissi mo caso con quella oculatezza e pazienza che meritava e che a v rei in vero dcsidern'lo . E quale van taggio ne trasse~ Mi sarebbe diffici le il dirlo fio d'ora, chè spesse fiate, dove e quando meno si spe ra, la termoterapia dispiega i suoi benefici effetti. Ed a questo proposito ho fiducia non riesca discar·o che io esponga un fallo
tale quale mi venne narr·ato nel secondo periodo della stagione, da un distinto nflìciale superiore che vi fu in cura. Il signor P ... (N . 74), robusto, sanguigno, di mezza età, immune da malattie costituzionali, in seguito ad un subitaneo raO't·eddamento, sofferto durante una marcia di re3istenza nel 1869, veniva colpito da una paralisi periferiea di senso e di moto degli nr·ti superiori. Poco o nulla giovarono i tanti rimedii ndoperati, perilche ebbe ricor·so ' alle terme acquensi che, durante il trntlamento feeero , a parer suo, nè bene nè male, cosicchè anticipava la sua partenza avviandosi alle provincie meridionali in cui allora si trovava di guarnigione. Puossi però appena immaginar·e la meraviglia di ìui quando, a metà via, si accorse che dapprima la innervazione tattile e quindi la mo(l) OoR.TRSE. -
Guida prattca del medl<;o mwcare, ecc. Azione dei prl>-
tettlll sut rtet'VI, pag. 57.
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Rlil..l.ZlONE SULI:AND.\llEN'fO OEI. SERV17.10
trice restaurava nsi grada tamente . .Egli d'allora in poi non giurò più che su questi fuughi salutari ed anche tra gli infer mi di questo anno egli figura per la sua paresi, ridotta però acJ un semplice torpore dei musco li delle mani che dove a quest'ora essere già ces-
sato del tuuo. Appariscono io iscar·so numero quest'anno e ciò tnnto più avendo compreso fra le arlr·iti i tumori bivnchi e la coxite che per me sarebbero spiccate espressioni della scrofola ossea . Fra i pocbi rasi che convennero di pcriostilc ed osteite ad esito di necrosi, carie e seni fistolosi, acGennerb akuni di maggiore interesse. Il signor D. H... (N . 3q.01, di poco robusta fisica costituzione ed a pt·endenza linfatit::a, appena trenlenne, accascivto da sofier·cnze diuturn e e irremed inbili fi sico-mondi, veniva ric:over·nto ne !t o stabi iimento tennule mì'lilar·e il 26 agosto 1875 per essere solloposlo nll'ultirno periodo di cma .. lo mai vidi nella mia pratica di quasi venti anni uo esemplare così completo e carall<>ristico della osleite scrofolosa: larghissimi tra tti del foglio superiore delle ossa temporali, parietali e dell'occipita le si staccarono e vennero estratte io epoche differen ti della lunghi;;si rnn infel'mità che lo affligge <;d ora si osservano estese uJcerazion i che emettono in gran copia ùel pus icot·oso e mefiti co. Entrombo le clavicole, mussirne la sin istra, vennero nella maggior parte distrutte dalla . nccr·osi ed ad~sso s: osservano, a posto loro, cic~trici irregolari, aderenti, infossai e, che tratto tratto anche spontaneamente si esulcerano: così pure le scapok furono intaccate, a YOita loro, dalla mortificazione, nonchè qualche tralto dello stcmo e dì più costole che si trovano anche ora nelle anzidette lu\tuose condizioni. Quasi ciò non bastasse poi, i capi articolari delle· tibie e fibole nonché •dei femori sono ingrossati Jllalattie dialesiclte. -
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NELLO STABILI~{. DALNEAntO M!LlT. 01 ACQUI, ECC.
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per lenta condrite in modo C'la non potersi etrctLuare i movimenti più limitati degli arti: anche le giun ture tibio-tarsiche sono ugualmente malate . Io tali tr-istissime condizioni, a coepo mezzo-incadaverito, faceva merang·lia come Io nppat•ato gastro-colerico funzionasse ancora a bbastanzn bene: l'appPtilo, quantunque un poco bizzarro nei suoi gusli, non faceva difetto e riparava con unn succosa olirnentazione alle grandi perdite che di co ntinuo subiva. la cura termale non poteva essere in questo caso che di put·a compiacenza; il D. B... ric:ordaYa come nel 1810, quando non sofferiva di scrofola manifesta ma solan1ente di at·trite, le tenne di Acqui eran~·li state propizio eri aveva desjderato di farri ritorno. 10 mi limitai a ~o nsel'vare jJ più possibile delle sue forze;"gli feci fare pochi bagni generali, pochissime fangature parziali delle ginocchia e dei piedi ad uno temperatura moderatissima: se non guadagnò in vitalitù, certo non pcrdeue. Sottratte agli unguenti, per li quali nveva il n. B. una specie di pr·eclilez.ione, ma che, a contallo delle marcìe icorose, rancidivano irl'itnndo in luogo di l<'nire le piaghe, ebbi il conforto di vedere queste almeno detergersi e coprirsi qua c là di granulazioni migliori solo perché volli si medicassero eou semplici ma ripetuti lavacri di acqua nrioel'ale, prolcggendole quindi con bambagia o c:on poche cd ascintle filaccia. Ritornava alla sua Torino il ·f 5 selle m brc successivo trasportato a braccia dove non si potè in ferrovia od ~llLl'i veicoli (•l}. Il signor M... (~. Sz), di robusLezza mediocr<' aprevalenza' linfati co-sang~tigna e della età di anni quarantuno ; presentava in,·ec e una p erio~tile estesa della tibia e fibola sinistra con seni fistolosi molLt>plici da (t) Moriva nel vtll''n o successivo.
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166 .RELAZIONE SUI.L'ANDAliiENTO DEL SERVIZIO carie e riecrosi non però profonde delle ossa stesse. Cicutrici aderenti e imbutiformi nei punti dove sì aprivano i seni, accennavano i luoghi dove, in passato, li sequestri più voluminosi erano usciti. Quantunque il ~L. .. accusnsse l'aria umida di notti passate sul terreno poco igienico dei campi d'istruzione; chiare~· appariva non esserne estranea la diatesi poco lodevole del suo organismo. I bugnì prolunguti minero-termali e up certo numero di fanghi e docciature, con il dovuto riguardo ai punti esulcerati delle vecchie cicatrici, hanno considerevolmente rniglìornta la condizione dello ìnfet·mo. Anche più fortunato· fu il B.... (N. •191) che, di costituzione poco robusta e subli.nfatica, ne venne da uno speda!e militare del regno egregiamente ed a lungo cmato di una osteite scrofolosa lenta del f~ more e della tibù1. sinistra. 1\imosso il tubo di espurgo marci oso che altra versava la coscia verso il suo mezzo, obbligammo il paziente a pet·durare il più possibile nella immersione dell'arto malato che medicavamo quindi con 1ìlaccia asciutte leggermente fenicate subito dopo il duplice bagno giornaliero. Incoraggiati dal notevole vantaggio ollenuto da un primo periodo di cura, domandammo ed ottenemmo per lui di ripelel'lo. Per dire la verita tutta intera, non guadagnammo in questo di più rna ad ogni modo, quando lasciava lo stabil~mento, della vasta ulcera osleopntica. tibiale rimaneva ben poco ed i seni fistolosi attraversanti la cosci,sl conducevano pochis&imo pus e di buona apparenza. Il solùato C.... (N. 3'•17) anche mediocremente ro- ' busto e subliniiHico, di anni ·23, presentava alla sua venuta in Acqui un seno fistoloso profondo e tortuoso alla spalla sinistra, residuo di vasto ascesso periartiéOlare apertosi spontaneamente qualche tempo prima; •
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per lo esame con specillo più o meno ripiegato, non ci fu possibile raggiungere un punto qualsiasi di osso cariato, ma per J'apparenr.a e la direzione del canale, siamo autorizzati a ritener·e che in qualche punto co.municava con Ja giuntura scapolo-omerale dal momento che i movimenti lutti del braccio erano grandemente diffìcoJ tati . La cura termale in questo fu utilissima avvegnachè, chiudendosi durante il tratta rneuto istesso termale la ulcera sinuosa, anche i moti dell'arto poco a poco s1 ncuperarono. Il soldato C... (N. 313), ugualmente poco robusto e discrasico, soffcrse di osteite sc1·oro·losa alla ma11o diritta che finiva con diversi seni fistolosi sul dorso della medesima dai quali era far ile discoprire larghi tra llt di ossa denudate . La termoterapia anche qui giovò assai; tutti i seni, meno uno, sì chiusero e le ditu, che dapprima erano semianchilotiche in estensione quasi
permanente, potevano da ultimo ri piegarsi quasi per intero sul palmo . Nelle ulc:eri osteopatiche i bagni prolungati termorpi.qerali sono stati anche in questo anno di una incontestabile utilità; non crederei per altro che dispiegassero altr·euanta efficacia sulla diale.si scrofolosa che sosteneva quelle soluzioni più o meno estese della continuità tegumentale; la mineralizzazione loro è troppo debole e scarsa di principii medicamefllosi e la cedono, senza dubbio, nella eura delle varie mnnifeslazioni della scrofola alle acque ben più sature di Salsomaggiore e di a!Lrove·. Ma sottrarre per un lasso di tempo le piaghe in genere, atonir,he staziona1·ie o ribelli comunque ad altre cure, dall'aria mefitica clcgli spedali e rilornarle alla sem pl ici t.à delle medicazioni per l'acqua in vaste piscine rinnO\'antcsi di continuo e per sfili immuni di qualunque facoltà infettiva, fu e sarà sempre opera saluto re e commendabile. Ed_è appunto per questo
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RELAZ!ONE SUL!.' ANDA~IENTO DE!, SERV IZIO
che rinnovo la raccomandazione di mandare di queste piaghe in buon numero al trallamenlo minero-termale di dove ritornano sempre migliorate di molto se non sanate del tutto. Delle affezioni ghiandolè.lri avemmo in quest'anno. casi ben pochi, ed uno sol o di qualche irnportanr.a nel soldato l\1 .... (N. 381 ) con adenite multipla cervico-la terale destra. Non presentava qu esti carnttere spie·· .r,ato di linfatismo essendo robusto con pt·evalcnza StHlguigna-nervosa . Lo ingorgo ghi an dolare si era, come sempr·e quasi nei giovani soldati , ma nifes tato pochi mesi dopo enlrllto nel servizio militare; ebbe pochi incomodi però nel principio poiché i tumori non assunsero volu:me considerevole e si manten evano l'uno da ll'altro staccati. Nella primavera scor·sa le ghiandole si tumefecero piucchè d'ordinario e il tessuto cellllJàre che le ron tornava suppurò estesamente dando luogo a seni fistl31osi che in varie direzioni pe rcorre~ vano il collo ed anzi dne, quan do vr.nnc allo stabili- .. . mento, si aprivano ancora verso la inserzione degli scalen·i in prqssimith della clavicola destra. Trattato coi bagni e più coi fanghi minerali e vegetali, con qualche docciatura di lieve percussione, abbiamo veduto dim inuite in volume le ghiandol e in pnrte c chiuso definitivamente uno dei seni fistolos i delle base del collo. An che pochissimi fur·ono i sifilitiC'i che a noi eb bero t·icorso; annoveriamo f1·a quest.i due casi di tremolìo degli ai'li specialmente superiori nei sigg. 0 .... e B.... (N . 253 e 3:!5) i quali , avendo enu·a rnbo soff~~rto di ulcera infetl.iva parecchi an ni or sono, Tle presentavano tuLLo dì gli indizii in pleiadi alla cervrce, all'inguine ed alla epìtroclea nen che in macchie di colore sospetto della palma delle mani e della pinnta dei piedi. Potrebbe anche darsi che il tremolo <ielle membra fosse in parte da attribuirsi ad eccesso di
N&J,LO STAilTLIM. BALNEARIO" MILIT. DI ACQUI, ECC.
769
trauamento mercnrialc, avvcgnachè avessero fatto in illo tempore ogni dì le frizioni prolungate di unguento cinerj3o fino a provocare la stoma tite ulcerosa. Ad ogni modo però il trauamento termico-minerale giovò loro moltissimo poichè lo incomodo tremolio in gran parte scomparve sotto i p1·ofnsi sudori della cura cd anche qualche doloruccio di dubbia provenienza che, tratto tratto e specialrneotedi nolte, li visitava ai muscoli degli arti addominali. Altre malattfe fuori gruppo. - Non avendo avu~o· nella stagione che due o tre 'polisarcici, ho potuto fare lo sperimento della riduzione dell'adipe sopra un solo. Il sig. C.... (N. HH), robu sto, sanguigno, di anni 41, venuto in cura d i peri artrite reumatiea coxo-fem orale, presentava inoltre un grado abbastanza considerevole di polisarci_a, pesando·, a st.omaco ,·uoto e vestito leggermente, qualche cosa di più di 96 chilogram mi: esaminato il suo cuore oo i gran di vasi non consta- · tammo alcuna viziat1u·a. Venne quindi sottoposto a cura regolare tel'mo-mineralcfaceodo succ:edereal bagno, . -alla docciatura ed al fango Il riposo a letto per la necessaria reazi one . Sudò. profusamente ed abbiamo avuto la fot·tuna di vederlo mangi:u·e e })ere dal primo all'ultimo dì con appetito costante. Ripesato , a trattamen to finito, nelle istesse condizioni di prima, tt·ovammo ch'e egli aveva perduto cir·ca lJ·e chilogrammi non raggiungendo più che a malapena i 9B; erl anche le coscie e le braccia misuravano qualche millimetro meno di circonferenza. Così pure da questo caso rimane pro vato che la termoterapia « esercita un'azione potente sul circolo ·~apillare, sulla traspirazione cutanea, sopra ie secrezioni tutte è sopra la maggior parte di quelle funzioni r.he sono cosl alterate nella obesità » (1 ). (l) BEN I-BARDE.- Tratté théoriQ-U e etprat1Q1~e d 'hyaroterapiepolfsarcte.
Pag. 373,l'aris 187(.
770
RELAZIONE SULL'AN OA~ENTO DEL SERVIZIO
Il signor V.... \N. 30}, di costituzione dèlicala e !infatico-nervosa, della età di 30 anni, avvertiva fino dalla state 1872 che le sue orin e erano sedimentose e che non di rado, n olio emetterle, sentiva un dolorucc io contusi vo lunghesso il canale dell'uretra; per il momen to non ne tenne cakolo prendendo solo qualche gramma di bicarbonato sodico nell'acqua fra il giorno. Non tardò guari però che alli fenomeni accennati si aggiungeva una molestia sorda alla regione dei reni che esarcerba vasi ad intervalli più o meno lunglli di tempo. Fu al101·a che egli si rivolse al distinto med ieo De Carolis della marina di guerra, il quale lo fece oggetto di .studi i pazienti e di cure ragionate e proficue senza che però mai.. potesse debellare appieno la nefrite lenta catu1·ra le di cui il V ... .. trova vasi sofferente. Essendo questi astemio dulia nascita, ricorse al vino; prese le acque ferruginose di Recoaro, le carbon iche naturali di Seltz, il bicarbonato di soda", l_o iocl tli'Opo.. tassico, ecc: fece bagni solforosi artificiali e sempre con mediocre vantaggio. Finalmente venne da noi il 4° giugno 1875 e assoggenossi alla termolerapia. Fu nosu·a prima cura di esaminare diligentemente la urina che trovamm o ora neutra, ot·a alealina e sempre deficiente della uaturale acìdi1à : era torbìdiccia inohre e piuttoslo ricca di fosfato calcare ed am monio-magnesiaco. La pressione sui reni riusciva molesta unzi che no: accusava altresì sensazione di debolezza agli arti inferiori con qualche doglie vaganti ora su questa ed ora su quella delle giunture degli ~trli istessi: non presentava pet·ò indizii di goua nè alcuno di sua famiglia l'avrebbe soff,~rta . Fer.e coscienzi osamente la cura e ne trasse rilevanti vantaggi: cessa ti quasi affatto i dolori dei reni che tolleravano una pigiatura più che mediocre dai fia nch i; l'orina non era più alcalina ma neutra o subacida con una quantità mollo
• NELLO STABILIM. BALNEARIO MILIT. Dl ACQUI, ECC.
77-f.
minore dì fosfati. He tale. co ndizione tollerabilissima di cose perdura si può ritenere come assai bene avviato verso una guarigione definitiva. Delle afl'ezioni dell'appurato genitale non. comparvero in quest'anno che due casi di o r~hio patie, una delle quali con suppurazion e del vi.scer·e che era, per cos1 dire, crivellalo da seni fistolosi e che avvan taggiava per la cura come tutte piaghe ed ulceri sinuose; l'altra costituila da un tumore, probabilmente sorcomatoso, che è rimasto tal quaie era prima. Il fango e la docci a · sui testicoli son o di malagevole, spesso inutile od anche dannosa applicazi one. Di r·igidezze periarti co lari da flemmo ne difl'uso e profondo in segui to a risi pola; delle cica trici estese, irregolari, aderenti, consecutive, a cancrena più o meno delimitata o ad in cisioni e conlroaperturc artificiali, qualche caso abbiamo anche in quest'anno osservato,. ma la utilità che si ricavò dalla cura term ale non fu rnòlto incoraggiante. Distrutto il connettivo subcutaneo ed infrarnuscolare dalla necrosi o dalle diuturne su p- .. purazioni, le aderenze forma tesi dalla cute con le aponevrosi e con le masse camose retr·oposle non erano più suscettibi li eli quello spos tamento che, ad integrità o quasi del cennato conn·euivo, puossi anc'ora verificare. Erano inoltre qu elle cicatrici troppo àncora recenti perchè fosse finito o si potesse neutralizzare, mediante la termo lerapia, la naturale forza loro di tetraZlOn e e corrugamen to.
1\F.LAZ!Ol'!.l!: Str[,L'AN[)AM:ENTO
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SBRVfZIO
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P rospetto numerico Jlosograjlco delle terme militari di Acqui per la stagione 1875. R ISULTATI D&I.. L B
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viale, nortosa. ~otlosa, fungosa) . Affezlon'1 nervoso ~ Nevralgia i n _g~1~ere ( ipe rest~sla . muscola re, 1SCh1ade, lom baggmP) cerebro SP.Jnall Paralisi (emiplegia, paraplegm, pae periferiche resi, anestPsie). . . . . . . . ì ContuSIOni, fel'lte- contuse di vario gratto e specie . . . . . . . r.u~sazion i , s torte, distrazioni e lnceruione dl'i tessuti molli . . Ferite di var&o grado ed arma e Lesioni traumatiche specie e loro conseguente . . . Ferite-rrattu re . • . . . . . . . J.' ratture . . . . P~rlostlte. osteite, osteoma traumatico . . • . . . . ( Osteo-Jleriostìti (ostco) mi.ulceri, cari e, soni Scrofolosl ( Ostolosi). . . . . . Ade nili , a<1Pnom i , ascessi adenosi . . . Affezioni Tremolo da. slllli de (con costituzionali eccesso cti cu•·a morSifillde . curiale) . . . . . .
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Acne (m igliar~ se baCI! a rosacea) . ~czem n. (semt>llce e mtsto)
Erpete (se mplice o misto, prepuzìnlo cercìnnto). . . . . . . .
Ectima spar so. . . Sicosis del m ento
Affezioni della pelle.
Affezioni
raumalicbe
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.
J>l tiri usls. . . . . . . . . . . .Psot•l as is (se mplice o m ista guttata, nummu lare, scutata) . . . . . Htiosi rtegli Rl'ti . . . • . . . . Sclerosi tcgum entale . . . . . .Po riartl'ite (te(l ttmontal e musco lare
Artrito (Con o son1.a raccol~a sino-
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Ple1ad1 ingUJnttli, indu-
·' Malattlo diverse
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r1memi ghiandolari.
Flemmone e conseguenze .
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Nefrite, Nefroc is tite, ecc. . . . . Ore h i t o paroncbi matoaa. suppu-
rata, ecc. .
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773
NELLO STADlLUL liALNII.ARlO lULIT. DJ ACQUI, ECC.
Tabell~•
B.
Quadro numerico n.osogl·aflco dei balneanti e.~tern.i delle terme militari di Acqt'i nella stagione 1875.
RISULTAT I
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Affezioni della pelle
Affezioni
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~uma(tnentagra) . S1cOsis . • . .. . . . .. Psol•iasis (~clllpliCB o mista, guua.ta nummulare, scutata) . . . . Pitil'iasis . . . . . . . . . . . lttiosi . . . . . . . . . . . .
1 Anrite con o senza versamento.
~ Jllevralgie varie (ipereslesie museo-
Lesioni traumatiche
l l Affezioni coslìtuzionaEI
lari, 1schiadi, lombaggini. ecc.) . Pa1·al_isi (cluipl.egia, paraplc,gia, pat•esJ, anesteSia) . . . . . . .
Contusioni e ferile-contuse di vario ~;rado, arma e specie . . Oisl,razioni, storte e 111ssazioni Feri!c-frauure . . . . . . l'r:ttlure . Ptlriostili, osteiti . osteomi tra nmatici .
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Ostco-mia!gia specifica J (dolori l'eumatoidi) . l l l . . . • Malattie diverse \ Catarro arulgeo. . > . ALassi a Jocomotrice Sifilide .
TOTALI
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M. A. VIOuM
Capitano medico.
COMUNICAZIONE SU DT UNA
DELIGAZIONE ELASTICA ANEMIZZANTE
•
FATTA
CON UNA SOLA FASCIADf TESSUTO MISTO lN COTONE B
FILI DI GOMMA ELASTICA
Qu ando nel giugno ~ 875 ebbi a pubblicai'e un mio c con tribulo all'anemia artificiale colla deligazione. elasLica » atcennai alla proposta del l.angenbek di so- .. stituire una robusta benda elastica al tubo costrittore dello Esmarch; dissi delle ob biezioni fatte ad un tale tubo e notai ~ome non raramente riuscisse minaccioso di superflua, anzi dannosa violenza e consecutivi fenomeni paralitici; dissi come lo Esmar·ch stesso avesse accettata la proposta del Langenbek, e nello spedale Goy's Hospital, servizio del chirurgo Bryant, si fosse eseguita la estirpazione di un sequesu·o di tibia premettendovi la ischemia a mezzo di una rob usta elastica fasci a. Espress i la opinione ch e non fosse necessario lo adoperare una speciale fascia, e che potesse .servire quella stessa onde si compi e la del igazi one della parte su cui l'atto chirurgico demolitore deve effettuarsi, quando si pone in opera lo apparecchio dello Esmarch-Galante, stringendone più vivamente gli ultimi giri, esallamente sovrapposti, e quando la fascia
· COMUNICAZIONE SU DI UNA DRLTG·AZTONE ELASTICA, ECC. 775
~i fosse svolta,
cominciando dallo estremo periferico, ·bastasse attordgliarne il capo termin ale coll'ansa ultima libernta , ossia continua coi giri sovrapposti e funzionanti da co mpressione di sicUl'ezza pet ottenere che fosse impedito ogni ritorno di corrente sanguigna {!al tron-eo aHa. parte da es por·ta rs i. Allora io non avevo flltti sper·im en~ali che stessero ad appoggio della mia proposta. Non lo tacevo, ma af-' fermavo che era mio proposito di farne sperienza alla pri ma occusionc che se ne presentasse. Un fatto, non ha gua1·i compiutosi di amputazione -di omero, cui fu premessa la ischemia artificiale colla modalità accennata, mi dà occasione di renderne conto, e pa rmi stia a conferma di nti!i resultati conseguiti, è valga ad autorizzate: prove ulteriori .. Cenno storico. - BngLJi Angelo, soldato nel 20" reggimento cavalleria {Roma), della classe di leva 1853, ricoverò nello spedale militare di ~Iilnno li 5 febbraio ~876 per sino-vite suppura·nte al gomito sin istro. - Da {;i rea un ' 5 giorni, senza causa nola, ebbe a ·patire doglie spontan ee, esarcerbantisi ad ogni tentativo di. movimento dello avambraccio e braccio sinist1·o. Sede alle sofferenze più gl'avi era l'a rticolazione omerocubitale. Ai dolori tennero ben presto dietro il turgore, il rossore e l'aumenta La termogenesi dell'articolazione. Le appl icazioni topichc mollitivo-narcotiche, H riposo nella infe rmeria del co1·po a nulla giovarono. Le sofferenze e la tumefazione si acutizzarono e nelJa articolazione si rese manifr.stn una liquida ma densa raccolta. La febbre toccò i 39 5 110' Nello spedale si ap plicò .apparecchio immobilizzante fin estrato e gli epitemi ghiacc·iati. Ben presto lo infermo però ebbe ad accusare maggiori i patimenti locali; au mento rapido della tumefazione, febbre violenta, cootinua, con·qualche brivido .di freddo (da 39 5/ 1 ~ a ~O 5/ 10); insonnia assoluta, anore~sia la più completa.
776 COMUNICAZIONE Era urgenle dare un qualche sollievo al povero infermo, e quindi si fecero due incisioni parallele all'asse maggiore della articolazione tumefatta. Fu enorme la quantità del pus, quasi i~;oroso, che sgorgò dallo interno dell'articolo. Il malato n'ebbe immediata calma, la lebbre diminuì, il sonuo tornò, l'appetito ebbe qualche risveglio. Se però i fatti acuti si mostrarono vinti, non fu così di un lento processo alterante i capi articolari. Alla sinòvite suppurante venne dietro progressiva la sinovite fungosa. I guasti dei capi articolari dei ligarrlenti furono seguiti da spontanea lus~azione . Un dolore sordo, quasi cotlliHuo, maJ'tellava il paziente. Le forze deperivano, e la febbre serotina coi sudori notturni erano minacciosi di consuntivo disfacimento. Catal'l'O bronchiale piuttoslo abbondante fece sospetto di qualche subdola polmonale altel'azione. La morte, forse non lontana, par·eva certa. Fu Jecis.o di tentare l'estremo rimedio ed amputare l'arto da cui _ certo avevano avuta origine tutte le miserie e i pericoli del :Bagni. Una mezza cloro-narcosi, diligentemente sorvegliata, permise di .applieare in avvertila la fascia elastica ane. mizzante. Questa, a spira, cominciò a stringet:el'omer'o, subito sopra il patologico guasto; giunta al cavo ascelare compressP apposito cuscinetto riempiente il cavo stesso, e si mutò io cingolo, a giri sovrapposti in una linea obbliqua ùaU'ascella alla eminenza acromiale. Quivi si arrestò il cingolo anemizzante. Dopo circa un 3 o 4· mirnui si svolse lo f~tscia dallo estremo periferico, e quando giunse lo svolgimento ai gi ri sovrapposti si altorsero wbustamente i due estremi liberi della fascia e si affidarono ad intelligente aiuto. La amputazione eseguita di!.! Lenente colonnello me-
SU DI. UNA DELIGAZIONE ELASTICA ANEMIZZANTE, ECC.
777
dico Cipolla fu spedita ed esatta in ogni suo tempo. Il coltello chirurgico incise carni del tutto esangui. La allacciatura della omerale, della circonflessa, si eseguì sui dati anatomici. Tolta la fascia costrittrice rapidamente il moncone si mostrò turgido, arrossato e gemente sangue a stille abbondanti. Qualche piccolo ramo arterioso muscolare si dovè torcere. La cute della spalla e moncone del braccio prese calore eritematoso che non si dissipò se non dopo qualche ora. Alla medicazione non si procedette che circa un'ora dopo la operazione compita. La sezione ossea venne ricope1·ta da mani chetto periosteo prcventivamenle staccato. Il17 maggio fu eseguita la amputazione. Il o luglio il Bagni sortiva dallo spedale, diretto, come congedato, in patria, ed era perfettamente guarito della località ed in ottime generali condizioni. IL reperto necrotomico dell'arto demolito confermò il diagnostico di sioovite fungosa. Luglio ~ 876.
MACHIAVELLI
Colonnello medico.
Giorna-le di medicina 'I!Wita-r•e.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI '
RIVISTA MEDICA E TERAPEOTlCA •
Diagnosi ~ cura. cleH'ossaiiJI•il•, pel prof. GAG'fA NO PntMAVERA. Discor so letto in seno al Comitato medico di Napoli nella sedulad.el1. maggio 1876. (Dal lvfor gagni, fascicolo eli maggio 1876).
Onorevoli colleghi e professori l'ispetiabili . L'argomento dcll'ossal.uria, con s irl era ~o in tutl.a Ju sut:l ùlterezza, richieuer ehbc non una, uò due, ma J'l'lolle se(luli.!, per essere e~plctuto. E per fet'mo, convcl'eehhe innanzi Lutto. tepserne la non bt'cve stot'ia, e co11 essa l'accanita lolla sostcn ut<Ine, per trenta e più anni) dai più celebri medici e chimici· dell'epoca, chi pro e c-hi contra alla suu stessa esislcn~u, considet'ata rome una cnlitù m ot·boFu a sr\; in secondo Iuo!!o dovremmo discute t' ne ampiamente la c tiolog ia non solo, ma Lu l~a intera la pal.ogencsi, entrando cosl nello scabroso campo dei fenomeni nult'ilrvi; pos cia clcscri ve e ne minu tFJmcnlo ln !'ivaria le fo rm e morbose, non che i ta nti e dh'et'Si metodi cumtivi all'uopo proposti, siano di $pc tlunza medica e si:wo di spellanzu chit·u;·gica; e dopo lullociò, Pisultamlo una ~··tl ll dissima pat'entcla tra questa mulatlia e il diabete mciii L<>, del quale essa pu ò fino a un certo punto dirsi lo stadio p•·od t·ornale, ci s'imporrebbe inesot·abilnaente anche una seJ'ia discussione sul diabete s uddetto; insomma , come vedete, il mio discorso non sar·cbbe finilo mai, se io fo ssi questa ::;era vm.~ u to qua con l'idcu di esporvi lutto inter o l'aPgorncnto J cll' ossaluria. Egli fu dun r1ue con accoPgimenlo che ho inlilolato la mia tesi sempliccmcnle Diagnosi e Cura dell'O.~saluria: in questa guisa, pur dicendone qualche cosa inlomo alla e tiologia ed
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RIVISTA DI GlOIINAU ITALIANI ED ESTERI
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àll~ patogenesi, io poLrò questa sera stessa non solo termi-
nare fl mio dis-corso, ma anche eseguirG alla vostra presenza gualche piccolo esper>irnento chimico e microscopico. Entriamo ora in materia. Io dìvidu l'ossaluria primieramente in fisiologica c patologica, poi suddivido quebta in sintomatica ed essenziale, infine sud di vi do ancora quest:ultima in genera!.e ed in ]oQca le o cal.colifera. Stando a questa divisione, è importante innanzi tutto di stabilir bene i limiti dell'ossaluria fisiologica, atiinchè non possa confondersi con la patologica. 'o e bene, la pl'ima ha due proprietà negative così caratteristiche, che è impossibile di confonderla r.on l'altra. Esse· sonu: 1" quella di von dar luogo, èom'è naturale, a nessun sin lo ma funzionale; 2·' l'altr·a di non òar r.o.ai spontaneamente cr·istalli di ossalato di calce nell'urina, salvo i casi in cui si fosse mangiata, poche ore o qualche giorno prima, una certa quantità d.i uno dci seguenti vegetali, oltre a tlUtdche altr·o che ancora clé)hbo esaminare: acet osella, spinaci, er·ha por-cellana, bieta, cm·ote, sedani, Il n occhi, peperoni, cardoni e cardoncelli, fagiolini verdi, pastinache e i_ndivia bianca. 'futli questi cibi, come io stesso ho avuto campo a sperimentare pi tJ volte su me e Stl vaeii miei. amici previamente assicurali non affett.i da ossal uria patologica (i}, tutti questi cibi, io diceva, contenendo delle notevoli quantità di un •ossalato solubile (potassico) c ctuindi facilm entG~ assorbibile (ossalato che poi nel sangue si trasforma in calcico), determinano per proprio conto una ossaluria cristalliru:t.1 anche in chi è sanissimo soLto tutli i t'ispe.Ui. E questù sera io vi farò vedere al microscopio una urina fortemente cal'ica d i cristalli di ossalato di calce, emessa appunto da .nn individuo sanissimo 7 ore dopo d'essersi mangiato un piattino eli spinaci fritti nell'olio (2). Dunque.l'urina normale può benissimo con.· (!)Gli amici che mi hanno più aiutato in queste l'icerch"; e che io qui riUgrazjo cordialmenie, sono stati i giov-tni professori f'ascalucci, Amoroso, 'Biondi Adolfo e speuialmente il coadiutore dell<c Cli;1ica Ca.ntani, sig. Paoluct.i, il quale Ila teste iml>l'eso a studiare anche lui con tt-asport·o l'argomento delt'ossaluda (2) Quei cibi o di•oghe medicinali, come sono i lìcbi d'India, il rabat·baro, il lichene islaudico. la china, ecc., che contengono delle quantità notevolissime e spesso enormi di os$alato calcare, cioè insolubile, e poco o punto di ossala.Lo solubile, non producono mai l'ossaluria SJ?Outanea.mente cristallina., neppure quando se ne conswm.ano grandi qtwm.tità e :Pe.?· molti giorni di seguito. In q ttanto poi a i .pomidoro, devo oggi espriIllére h mia sorp,t•esa del come essi siano stati messì dagli autori nella
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tene1•e una cerLa qnantilù di ossalato di calce (cii'Ca undccigramma per li Lro, come media, secondo SchulL~en); ma rilièslo ossalaLo, quando non si sia mangiato qualcuno de'sopraddetti cibi, essendo mantenuto aJio stato di soluzìo110 da r.e1·Li elementi dell'urina stessa c specialmente dal fosfulo di soda, non potrà rnai depositarsi nelle vie urinaric, soLto ror·ma di calcoli, nè in fondo agli ul'inali1 solto forma di ccistn lli od urr.nella bianco. (1). Mes~a così da bandn l'ossalltria fisiologica, che polr~>hbe chiamarsi anche ossaluria chimica, vedinmo ora come debba procedersi per giungere con ~icurczzu alln diagnosi dell'ossalm•ia patologir..a., che potrebbe chiamaJ•si anche ossalu1'1a microscopica o cristallina. Ora, se questa ò essenziale c di quella specie che abbiam categoria di quei cibi che piit son capaci di produrre l'ossaluri~ pt'r proprio conto; im1>erocchè quest.o veget.'lle nou solo non è ricco dt ossaIalo solubile, ma neppure dj quello insolubile, come rui consta ora per p roprie ricerche. Anzi, avendone fatti apposltnmentc anche molti esperimenti fisiologid, mangiandone delle quantità straordinarie, taoto io quanto due miei amici, abbiamo, dopo G ore, emes;;o delle urine quali ernuo da pre1•edersi, cioè incapaci a d:Lr·e col riposo i not.i erisl.allì di ossalato dj calce. Come spiegare inlanto la b'Cnernle nsserZLono io con- _ trnrio~ Non può esse l'e che una deUe due, cioè, o che questa assenione, fatta per isbnglio da n no, siasi poi ripetuta da tultt gli nitrì senla esame. ovvero che gli esami siano stati solamen te 6siologici e praticati soprn individui già palologicameute ossalurici; e difaui, allora doveva necessariamente aversi una forte ossaluria. cristallina, perchu i pomi doro sono rtccl~tsstmi dt glucosio, oltre al conloJlcre m;tggiori o minori quautità di fecula secondo il periodo della loro mnturazione. (l) 11 processo chimico per pro,•are l'ossaluria tlsiologtca è il seguente, proposto in genero da Neubauer, e da me dete rminato nei suoi partico· lari e roso un po' più sensibilo e sbrigativo. Si p011e in un biccbiore t~ calicc '~'5 cent. cubici di urina normale, ,.i sì aggiungono 4 c. c. di unA soluzione d i cloruro di calcio, fatta con 3 grammi di sale e GO di aci'JUII. distillata e infine una decina di gocce di ammoniaca liquida, rimesco· lando il Lutto: ciò t'aLto, vi sl aggiungo ancora un leggic1·o eccesso di acido acetico glaciale, per ridiscioglicre l'abbondante precipitato di fosfato tricalctco, c poi ~i lasci n in riposo <tlmeno pel' !5 ore. L'oss:tlnto di calce si troverà allora precipitato insieme a un po' di acido uri co e quaìche altt•n sostanza accidentale, pe r cui il liquido deve llltrat'Si e ben ln1·arsi, prima con la sola acqua disttllata e poi con questa ed acido cloroidrico (25 c. c. di acqua e 10 gocce di acido): quest'ultima lavoutda,Jasciando sul filtro l'acido lll'ico, lo ce llule epiteliali, ccc., trasporterù con sè l'ossalato, il qual'! si otterrà i cline cri3talliuat.o concentrando tino n lO c. c. la soluzione cloroidrica, sopra•saturando con l'ammoniaca, lasciando riposare per altre G ore almeno e acidulando nel momento della osservazione, con . u n leggiero eccesso di acido acetico.
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çi.Qtto locale o calcol ile ra c il medico o il ch irur~o curante ha ]a for tuna di avere in mano il calcolcllo venulo fuori !ò'pontaneamcnto dai l'eni, o un fl·ammento di un calcol.o vescicale, estratto con la 1itotrizja, O\'vero anche Lutto intero il .c alcolo vescicaJe s tesso, estra tto con la cistol.omiu, in tal ca.so la diagnosi è facilissima, perchè basta una piccola operazione chimica o chim ico-micJ'oscovica por eon:;tut[U'e in <fuei corpi la presenzu dell'ossalato ùi calce; Opt!rm;ione che molti Ili voi avram10 già pi ù volle eseguilo, e che io ripetol'ò ot· or a alla vostra presenza pe1· fMlu veder e praticament.e a chi por avventura n on l'avesse ancor ve<luta (l). Ma in ogni altro cus o, lo di ugnosi clolr os:.;nl ul'ia patologica n on è sempre cosl facile come potrehhe parere a prima giunta. Ed è qui, o signori, dove io, per lo speciale posln utnci ule che occupo neirnspcdalo clinico e per la speciale mio pt•otcssione, a voi ben noti, Ilo avuto occasion e di rare tun ti o poi la n li esperi.mQnti cd osservazioni tlu perven !t·c a risultutivct·mnente soddisfacen li. Or·a, fig uriam oci in pl'imo luogo di avere inna nzi a n oi un m alato che c·i accusi di sotfriJ•e uno stimolo fi·efJuenle ad 'u rin are, dci dol ori frravuli vi ai lombi, che u quand o a cruund.o si fanno pungeuti col moto più o meno irt·cg-olaee o con le cavalcale; che ci ùica eli ·aver sofl'el'lo di emulu1·ia ricot·rente o ai UI'i na put•ulenta, ovvct·o ~mche di vere coliche nefriliche con tulLi o parto di quei sinLomi carollc!'i~tid che l'accompagnano; che insoJillTiu ei ollhl. Lutti i segn i r azionali di una (l) Fu preso un pezzeUino di calcolo ossalico e rjdollo in poh•ere, e ques ta po lv-cte, do po csam n1a to el1e non conteneva ca rbonato già bello e ' dell<t lamina dì platì no e i occner it(l. su lla fi amma fatto, fu posta sulla puut.a 3 spirito; q uando il r,ah~olo è rea lmente dt ossalato c:~Jcar·e, la cenete elle Così ne risul ~<~ è format;~. da 1~:1rbona r.o d i calce; ond'è che essa fece effer vescenza ecu poche gocce di acido cloroidrico; e quando poi, seccato il tu t.tò con la eYa!)ol'azione e l'ipreso con utJ po' Il i nequa d istillata, ftt trattato con la soluzione di ossalato ammoma.:ale p•·ecipitò abt>ondanteme ute in bia nco. Qttan,1o poi iJ calcolo os~:tl i co non è semplice, ma complicato a carbonati terrosi. allora questo m~'~odo puramente chim ico deve es$e re sostitu ito da uu altro chi m i co-microscopico, che consiste nello sciogliere cou l'acido c1ot'Oiùrico a caldo un ceutigrn.mmacir<:~ della sua PO\Yer e, ne ll'n.ll uogare !:L sol ttl.ioue con una ventina di grammi di acqua distillata e nel saturarh a caldo cou un leggio ro eccesso di a mmoniaca: dopo poche ore di tt·anqumo I'Ìposo , se si ac.tdulerà il liquido con l'acido acetico e s/3 uo es11.miner iì. al mi croscopio il p recipitato, si vedranno i noti cristalli brillanti ed otLacdrici, sùnili a tante crocette su fondo opaco, dell'ossa lato <li calce.
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calcolosi renale: che dobbiamo noi fare pe1' accertarci se quest.a calcolosi esiste r ealmen te, e se è di naLu ea ossalica ~ Figuriamoci or a un altro malato, che ci accusi invece Lutti i segni razionali di una calcolosi vescic:ale, anzi supponiamo qui che il chirurgo abbia fatlo anche la sua esplorazione con• la sonda e constatato la presenza del calcolo: che dobbiamo noi faee p er accertarci di che naLura esso sia~ Ma andiamo avanti. Supponiamo ora qui alla nostra presenza un individuo che si lagni di varje solfer•cnze gasLt'iche e di flatulenze intestinali, accusandoci in puri t..cmpo delle frequenti palpi Luzioni c~rdi o.che, un facile s tnncurs i Jìno allo svenim(mlo, una prog1'essiva e inesplicabile emaciazione, un facil e cader-gli de' ca-pelli, una psoriasi più o meno diff'Ltsa, l'insonnio, l'impotenza virile, intera o parziale, una paur·a di dover presto morire in un modo terribile, e cruind i una ipocondr·ia sempre crescente lino ulla foll ia o a l suiciùio (f01•ma ipocondriaca della ossaluria generale); e lullo ciò, senza che it med,i co pos.3a riscontrc~re a lcuna seria lesione ne[]l.i m·gctni importanti alla oita: ovver o che ci accusi, insieme ad una costiLuzione apparentemente florida e bella, una g l'Ande tendenza a lla pinguedine, ai ful'uncoli o agli antraci, una straordinaria imscibililà, un certo disol'rlinc nelle idee, dHIIc noiose nevralg ie ricorrenti e folgoranti specialmente !:mila J'egione epigastl'ica, tra le spalle, lunghesso la spina doJ'sale, ai lombi, alle eosco, ecc., cla far temel'e al malato, e spesso ali che al medico, una grave malattia spinale (forma nev1·algicu della stessa ossaluria generale): innanzi a queste oltre due ser·ic di fenomc:ni morbosi, che faremo noi per vel'ificar c se essi dipendono realmente ,Jall'ossalut•ia t Ecco la nostra risposta categorica. a lutte queste domande, e oso assicurarvi che tenendo presenti le ìnft·ascritte nol'me non fallir ete mui allo scopo: ·t• Bisogna orilinal'e un apposito pt·anzo all'individuo in esaJM, con la cspressu proibizione de'CilJì vegetali sopra enumerati; dippiù, questo pranzo dev'essere prevalentemente farinaceo e zuccherino, e vi s i deve bere poco o niente acqua, e vino i- giusta q uantità. 2" Si deve ordinacgli di emettere liberamente l'urina, senza raccogliedu, fino u circa quallro ore dopo il detto pranzo, inculcandogli per·ò dì manlenere in vescica c r accoglier poi l'altr a che si segregherà in seguito fino o. d aUre due ore o poco pilL
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3' L'urina allora raccolta deve lasciarsi tranquillamente riposare nell'urinale, o versarsi subito in una boccetta e lasciarsi del pari riposare tranquillamente, almeno per un paio d'ore, o meglio, per una mezza gior·nata, essendo indifferente che slia in riposo unclle un gio1·no inteeo o più giorni, salvo che non venga la pulrefazione. 4• Se per a vventura, u causa di un cat.arro vescicale o per essere passati più giorni, l'urina si è alquanto putrefatta, bisogna acidularla con un leggiet·o eccesso di acido acetico e !asciarla di nuovo riposare per due o più ore, prima di nssog-
geUarla al :fillramonLo ed alla consecutiva osservazione microscopica. 5• Se la pu trefnzionc dell'urina è molLo avanzata da aversi una reazione rorlemcnl.e alcalina, ovvero se l'infermo lrovusi sotlo una cut·a alcalina, è necessat·io l'ipctere lo sperimenlo sopra un nuovo saggio di ul'ina facendo prima sospendere per un paio eli giorni la cm·u de~tli alcalini. 6• L'"esarne dell' u1·ina deve essel'e mici'Oscopico e non chimico, e deve r~scgu irsi nel seguente modo. Si rimescola bén bene l'urina e se w) ve1•;oa dcnleo a un piccolo tìllro un 20-25 c. c., e si lascia scolare complcl{uncn~e: si stacca allora il fillro dall'irnhul.ino eli vetro e si spiega delicatamente per quindi rapidamente ripiegarla a rovescio: premendo allora dolcemente coll'indice c il pollice, si fa raccogliere alla punta del filtro una sola gocciola di liquido, che si deposita sul por·La oggetLi e si soltomctle all'osservazione di un ingl't'.\ndimenlo di 300, o lutlo al più di 400, essendo inutile uno maggiore (i). Ora, se il sospeLlo dcll'ossaluria paLologica si verifica, in un campo visivo si vedrà subito ltna quantità di belli cristalli di ossalato calcare, la quale da una o pìit decine puòarl'ivarea più centinaia. Io non perderò qni ~l tempo a dcserivel'Vi la forma di questi cristalli, in primo luogo perchè parLerei noltole in Atene, ecl in ~:secondo perche":\ Ol'A ve li. l'a rò r.ivedere in natura. Voglio piutLoslo clil·vi le ragioni pel' le quali ho ereduto ùi raccomandare tante cuuLele nclraccoglieee ed esaminare l'urina in parola. {l) Se l'urina da esaminare è fortemente torbida per m·ati, come spesso avviene, è mile, prima ai JlHt·al'la, metterla iu un tubo da saggio e riscalda~la dolcemente per renderla limpida.
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Sulla pt•ima cautela, cioù, la pt•oibizione di quPi tali cibi vegotali che pr01lucono l'ossalurifl pel' propt·io conto, non mi fermo, perchè s'intende do. sù. In ryuunLo a l peanzo pt·e,·a-
lentcmenle tàrinacco o. zuccherino ( L), esso !';erve pc!' rendere ben f:lCnsibili anche le ossuluf'ie poLologich c itlcipienLi, senza che ~i COI'1'8 il pericolo di esagerur•c siflilllamente l'ossaJUI'Jil. fisiologica da rcnclel'la siutilc a quPltap<~lologica, pcrchè in Htolliss imi individui veJ•amcnLo s ani ho vf'clulo che 'luesto pranzo non ha J'l'OÙolto ucsstm cristallo o appcnu •Jualcheduno. Se un prOiìiiO si tl'ullo <lo \·esse ripetersi pet• pii• mesi di sc~uilo, cs:>o fluirebbe certamenlè col fai' venil't~ l'o>;,;aluriu morbosa anrhe alle perso no l'ane. ma 1ìe1· una volla non
ra nirnle.
PN•chè poi l' ut·iHa dO\'O l'acrog liN·si noJl'ora dn noi ;:;tnbilitu, ciot" Hei oec o poco più rl opn il pmnzo ~ Perclu~ più pt•t>:-to o più tm·di non sernrre l'~ssulato di calco vi si t·invcrt'('bbo in quM Lità s ulliciPntP. In quunlo nl la!"cinr l' ut·ìnn r·iposare traruttLillalll<'nlc pE'r rruPI dulo LPmpo, cìll è necesst\1'10 per la. t·cgolaJ·n crisl:nlli:>:ztì4iOuo dfll sule•; io vi farò ver!P. t'A tJI ' ol'a, a f(Uesto pl'oposit(J, unn fot•ma microf'('Opica di o~;::alnto di calce• chl' non 1111 nienlt1 che fai'<' con quella li pieA 1l'otlc~e drica o qualche l'<ìt·a voltu la dorlecaeriJ•rt), e C'he t" quella ap-
punto che ,;j ollwnc quando la s ua Cl'islulli.:&ozioliO ,. ~latA Yia thccndo-;i disturbata, t)vwro l'i è fullu t·upidamcnl•' UJ. Il ([uur·Lo precl'lto elfi noi dato, t•elntmJ alln putt-efazinne dell'urina non tJ•oppo avanzata, lw la "lla l'~l;.:ione :"Ul l'allo ch e allora i cr blAili di os;::alaln di cale" possono t·i•lis•·Jt)glim'si, O t•i manot: l lttr:;COf; t[ cl ai <·l'islal li piLI gmJJdi del fo,. rato Lt·iplo, OV\et'O t·onrondcL·si in <'RI'lo 'luul mo.lu cnn uun .lt:'lle tanln nu·irta di c:t·i~lu lli rlt.ll (lfliLn to sfuln l!'ipl11; ullot·<l l'tlC:Jtlo acel.ico, seiop:l iendn q tH'f' li t d Limi nistulli P p:li alt l'i tlc•Ha ;:ll•"sa nalut·a chiuuca, ,. facou lo l'iprl'<·ipitaJ'•' h>ntaut~lll(' rn,...-nJultJ
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(l) Ecco il pranzo cito io sogliu prescrivere: un buon piatto di maccl1e· roni col burro. uua costntn arru~lila, un'nbòond1mte porzioue di p:u.e. un qual che dolciume, un paio di a rance o ~ 1mili frutta dolci. una tni.M di caffè piuttosto clolco, e 1111 me~t.o litro di vino. ·2) Queste forme irregolari Llell'ossal:~to di cal<'e sono M:. granulari ed ora glohulal'i , in modo c:hc a lcune volle rassom1gliano at granuli deH'~ rato \li sodn. o del Co~falo lias ico di calce che s i tt·ovano uell e m·ln<> tn cert•• date circoscanlc, e• l nllr·· volte sono s•ruili ai globuli dell'uratn :unmani acale o :J.ddirJttura ai globuli sanguigni, ~alvo ad avere un orlo più matoato.
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calcare, rimedia a tulLi gli incom·cniP.nli suddetti (1). Che se la putrefazionc dcll'm·inn ~~ tr·oppo avanzata, o rruesln l~ carica di carbonaLi alcalini Ossi, ,., mcfrlio rinunciare all'analisi di quel <~aggio di urinu, pere! ti-! ue!Jwimo caso resia p1•oprio distrutto l'acido ossulico, e nel sccontlu ,., bcnclifficilc l'l'H' cristallizzare l'ossaluln di calce~ eolla ~cm pl ice aggiun la dell'acido acatico. Signori, prima dj pas~nrc allu cm'a, pcl'meHetemi poche altre parole per cli.,corr·c•rvi della clìnt.!IIOSi clifferenziale ·tra l'ossaluria -.;intomatìM c quella essenziale. Qui nou vale a nien te il criterio leeaprulico, perchè col metodo cUJ•ulivo che andremo' a l:il.abili1·e, h1 lH'ima specie tli ossalur·ia si g-unrisce così bene, conte lù sec()nrlu, almeno pro\'\'isorimucntc. Giova piullosto rercare se noll'iudividllo malato esisle o no, contemporancumenle all'o*'!-<ultu·ia pulolog-i<'n, qualcuua tli queUe serie malullie che sogliuno anchl' atluc:carc profondamente il nostro J•icumbio Hlal••t·Jt'l!e, rallcntH!ltiO il pPocesso !Iella ossidazione organica, ,;itt in un modo passag::riero " sia iu un modo pormunenle C' lnLale. Pee c~ornpio , dttlemi un reumatismo nc11lo ovvcJ'O 1111 l.ifu, rl1c f'in durato 1111 HIMn o più, e che a!Jhia 1'e:::o J'infcl'Hto sposs•llO t' pallido e dil'Pi •ruasi ischelett•ilo, con lu :;lonwC'o ancot'a infìncchilo o nccnlul•rato, e non suJ·ò nie11le piìt fuc· ilt' eh@. vedf'J't' costui, ne l periodo della convule«c~nza, oli\·cnil'e lt>l'lemcnle ossalurico; come poi niente più facile stll'Ì\ vederlo guar·il'e spon laneoment.e, quando in lui sarù :-:co111pursa o~ni ll'l'lrcia del Lil'o o ciPI l'Cumatìsmo~ollcrto. L>ul... mi ancora una Cll'l'nsi epatica, una g-raYe e prolungt\la supput·azione, un esl·~~o (mlt!"emn pulmonnlc, un vecchio cutm·ro gaRleic,, ccc., dw ubhiuno J'C~o mop-1·o c :;pnruto il paziente, con ll.·sbuli llntcit!i o :mcmici, e voi 111i uYele dato la i'l'lc:ilitti. di un'o::;~a iLtl'in putologicn, che fo1•se non si sarebbe mai ~eJwJ•at.u in •(nr>ll'individuo. <~• ·m~a la precc•den1:a di queste wulullic. Llwerlw cw sia, rimpcwtautn CJIÙ i'> ùi Mpero se l'ossulul'iu sinlornallcn meri li o no tli c~::;ser cueala1 c[Uando n on si gum·isce sponlancmncnlc. (l) Qualche aur.oro c c•edc inl'ece che una in<: q>icnte putrefazione dell'urjna possa far precli>ttare in cristalli qucll'o~-talato che normalmente vi sta llciolto dal fosfato acido di soda; ma que~ta opinione semplicemente teoreLica. non !"ho mai potuta coufet·mac·e cou gli e~perimenLi; siechè per me resta fct·mo elle 'luando una urina acida, debitamente r:ttrc·eddata e r iposata, non presenta crisLalli di ossalato d1 calce, essa non li presenterà. più neppure allorchè so.t•ic. putrefatta.
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Signori, quando a vrete u<lilo la innocuità e i ris ultati certi e splendidi del metodo curativo da noi adollato, conll'o qualunque specie di ossal ur-ia, e avrete ri(h~t~ulo elle non semvr'e ci è dato di distinguere con sicut"ezza la siutomuUca dalla esst:mziale, <~onv enete con me cho anche l'ossaJur'ia sintomal.ico. o i.Juono che si curi, :,;e uu11 altro pet· Loguere ili meLzo la possibile complicazione di una calcolosi nmalc o vescica le . Ma è tempo, o signoE"i, di enlrar·e a disconore tlella parte più utile e insieme pit't ot•iginale della nosLI't\ te~i. quale è quella che riguarda la cUt'a . Tutto ciò che precede, voi potreste con un po' di pazienza ritrovarlo, almeno in grttn pat"tc, sparso qua e là nelle opere de'ùiversi aulori; ma Ciò che. ci resta a dire è o.fl'atto nuovo c, quel che piit monta, di una utri.cacia veramente s orpt'c.ndente. Voi sapete benissimo che On da quando i col~bri chinrici fisiologici L iebig e vVoeJùGr banno spcrirn.:lntalrucnte dimostralo la trasformazione dell'acido urico in acido ossu.lico, mercé il tra ttnmeu to a. ea Ido con l'acquu e il pet'Ossido ili piombo, tulli i mediri, quanti erano, compreso 11 Goltling Bir d che è sta l.o il pit:1 gran difensore dcll'ossnlu!'iu ess~nziFlle, hanno ritenuto che la sorgenlc principale dell'acido ossal.icç nei nostr-i orgun isml dovesse r ipo•·Larsi alla s tessa or·igine dell'acido Ut'ico e dcll'urell, cio1\ alla cat'ne e ai principii ul- b umiuoicli in gene!'alA. f•: vero che dagli s tessi ;mlori si wnmelle va che l'acido ossalico fosso in noi potuto generarsi anche dai cihi amidacei e zuccln\rini, percltè anc1H3 l'amido e lo zuccher·o possono da' chimici trasformarr-;i in acido ossulico coi loro ugenLi ossidanti (perossido di piornho, acido nil.l'ico, acido cromico, permanganato di potassa,ecc.); ma resta icJ'rno che essi LuUi <1uanli, per ispicgar si specinlmonte la cmacit\· zione degli ossalurki a vunzati, si rondtu·ono a preferenza s ulla origine proieica dell'acido ossulico. Ed 11llora ebbfli'O un bel clirc e un bel r iportar casi clinici, da tl'euta e piit auni a questa parlc, il Golding Bird, il l3eghic, il Maclagan, lo James Frny, il Lloyd Bid<eLt e tanli altl'i, pe1• 1lifentler·e la entità morbosa dell'ossaluria; impel'occM i lol'o uvvet'S<lt'i, fra i quali mi contenlo di citm·o il Lehmann, lo Scheret', il Bence-Jones, l'Owen R ecs, il Beale c il Gullois, pol.el'ono facilmente conchiudero. trascinando dalla parle lo1'0 Lutli g li altri medici che vennero ùopo, che l'ossalt.u·ict era sempre u.n f atto sintomatico di poco o. nes!lun conto, e che tutto al più poteoa espl'imere u.na moclijicazione della elialesi uricn., e non
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01 CIORNA I..I JTALIA l ED ESIERl
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mai una diatesi sui gene1'is, o una entità mot·bosa a s~. ll G11llois, che ha saputo formulnt• meglio degli altri questa conclusione, si esprime inratli con queste precise parole: "Poichè l'acido urico e l'acido ossnlico sono due corpi vicinissimi lra loro, come hanno dimosl1·nto gli esperimenti fisiologici e chimici; e poichè il p1•imo può ll'asfm·marsi fùcilmenle nel secondo in virtù della formola Acido 11rico
Urca
Acido ossalico
è•• H'N'OG +,H 0+, O =,C' H' N'O'+, C'O* ; cosi noi ci Lt•oviamo nalur·almcnte condolli aù ammettere che la maggior pat•f.e delle cau!'<e, se non luLte. le quali sono capaci dj generare l'acido urico nella economia animale, sono ancora capaci, con qualcl1e mod iOcAzlone, di generarvi l'acido ossalico. Ciò che li diiTer~nw\ l'l-Ì l, che l'acido ossalico è un prodotto di coml>usLione più avanza.o dell'acido urico. L'acido ossalico insomma uon è che un corollaJ•io d~ll'acido ut•ico, e non si deve 'JUilldì nn:unctlere unu diatesi ossalicu distinta daUa diatesi uricu, non essendo Ja prima che una modiflcazione rlella seconlla, con la qnale deve andut'e s tudiata "· Ecco qual era duuquc, OIIOL'evoli soci, il più importunlernomento patogenelico ùell'ossaluriu: ora nd.lc ciò che avvenne tra noi in q·uesti ultirni tempi. · Sono soi a selle anni incit•ca eia che uno ùe'più i\lus ll'i clinici della nostra Università, il prores;;ore Arnaldo Cantani, pensò pel pt'irno che J'o:;-;aluria l'alologica, como una malattia che ha tanta pnrentcla col ùiubote m.;~llito, specialmente per la parte eliologica (1), potesse esser cm•ala nù più nè meno elle come il ù1ubete mcllilo stesso, salvo lcggiere ùifferenze acccssot•ie. E siccome egli slava giil occupamlosi a lacremente della cura a.ssolutamentc carnea tlel dello tl iabete, e ne avea già ot tenuti poete di quei rh,nllali maravigliosi, {l) n momento elioi<Y.!ico principallssimo, se non l'unico, del diallete mellito, è oggi dimost1;11o essot·e l'abuso d!li Ctbi far-inacei e zuccherini (V. Pa.tologla e tera.pia. del r!e<l<mbto mate1·iale ael C• NTANJ), cioè, del pane, dei maccheroni e paste in generale, etei riso. delle patate, del granone, dell'orzo, dell'avena, della segala, dei legumi nos \l'ali e della revalenta arabica, degli arrows-rools In geoerale, dei dolciumi, dei gelat.i e sorbetti in generale, del catTè troppo llolt:o, d~lle frutta dolci o dolcisu~acid.e e sìmiglianti: ebbene, l'abuso dc!Je stesse cose produce l'os.salurul patologica !
niVlSTA 788 a voi Lutti oramni ben uoLi; così non attese altro clte l'occasione per m eUc t•e ad effetto rrucsL'nltra sua iùea originale. E L'occasione non tardo guar·i a >enit·e, primn nella peesona del noLo agente ùi cambio, signor Luigi Schioppa, o poi in quella del distinto avvocato catanzarese, s!g. Antonio :Menniti-Ippolito, i rJuali entrambi t·imm;ct·o cosl contenti della cum carnea lot·o prescl'illa dnl pt·ofessore Caut.u.ni, o dai medesimi e!ìeguita con un rigot•r veramente rscmplarc, che ne sono addivenu ti fl. postoU: cppm·o, rossaluri« in cosLOI'o era
già arrivaLa al ~rado di calcolosi rt>n~:~le, con l'ematuria e colica COJ't'ispondclllJ! Dopo r{Ut>Rli primi esperiull'uti coc;i splonclidamenle riusciLi, se ne i'er.cro lanl.i a ltri (c du l ui slosso, e ùa m o che seri v o, o du'uosll'l amici c conoRcenli), clJe oram ai sono cenlinnia i co::<i clinici di questa fallu, i qnnli hanno dimostl'l\lo anche. una volto che quaudo !a !->Cicnza mpdica si fonda sulla fisiologia spel'lmenlalc, essa puu pl'e,·edere con sicm·ez?:a i risulluLi terapeulici.
Iutanlo, como vu, che menlt'e l'acido ossalironon è ullro che l'acido ut•tco pìu ossi.datu, l'ossulut•iu poi si guarisce cou la cura cat•ncn esclusiva? Signol'i, la V<'I'n fisiologia non si l'o nda mni soliclrunenle ~ul <:rilet•io di analogia. Dnl perclu~ l'uciclo \ll'ico polc,·a.trasformul'si in ossntico dal chimico, m e t•cè gli agenti os:-;idanli, n on dovovu coHeliiuder~ì s uJJiLo chn dunque anche lu ossìdu:.cione <ll':ranicn compic,·u, Jcnlt•o d i uoi la ~le!!'lll tt·u~rot·mu zioue . E difatti, t'fili TWn è punto cero che facie/o arico si lra-
s/'orma ÙL ossa/leo nel nostro Or!Jani.mw, ma 'JUesto Hliinto acido, qnnnùo non sia <li lll'Ovenit>nztl esterno deriva settlfii'C dai prin<:ipii amidacei c :mcc.'!.erini' Ecco il g rand<> tondRmento scit•ntifico su cui pug~ia iJ Cantani il :;uo metod1l rurali.vo ùrll'ossalut·ia, follllnrnonta che è stato fabbt·irnlo con una seJ•in cosJ nt tnwroRn eli om::ervazioni e di oflper itnmt l i clinici, chi' og~ì nou t! piil pr•rmcsso il dubbio. Et! io che.ho preso g t•o.n parl" n quesl<• o~servazioni f'ù espet·tmen li, J'O:>>:O ussicul'l:ll·vi co11 LHL~u conUdcnzu che q tr f\ndo non si l tlltngiu ulh•o cl•c carnr, l'incliYiduo cb,_. la manl-{ia, e rlw e ra o 110 afrettoda os::;nluriu, non clil mai ron le UJ•inc ncpput•e un rt•tstallo di ossalulo eli calce; anzi ::;P- nellr lll'ine di coloi'O, cui ;::'N'Il ortlinnta unu csclu-:tva diclu curueu, voi Lt•over·clc• rlei ct•islulli di (JIIesto ~nlu, sia l<" ~o~ i curi chi' o <[UCf!l'illd i vi d ui h nnuo Lru!'>grcdi la scicntem,.nte Ju pt·c.•scrizionc medica, oppurP che il cuoco ha inframcsso, senzn pensm•ct, qualche po'di erhaggi nel bollilo,
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DI OIOnNALI J'rAtiANI l.W ES'l'ERI
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o di mollica di pane nella carne arroslit.a, o di farina nel pesce, ovvero infine che si è t'utlo uRo di q uniche condimento contenente amido, come sa1·ebbe il pepe o zucchero, come sarebbe il burro, o ossulato polassico, come sarebbe il prezzemolo, ecc. (1). Fatto questo beeve cenno !<lorico clella cura in discorso, e dichiarato che l'idea madre d• essa appartiene al Cantoni, devo ora aggiungere che, r1uanto ai partic•òlaei della medesima, vi ho intromesso anche qunlcl•c cosa del mio, p1·imo perché Ilo avuto anche io l'occasione di eu l'are soLlo la mia responsabilità parecchi ossalul'ici, e se~ondo pf'I'Chè ho inlrflpreso da qualche Lempo un lavoro analitico -;opra i cibi più comunemente da noi usati, mcrcè il f[laale ho già acrtuistalo qualche cognizione che non si Lt'ova noi libri. La descriziono particolareggiata, che io o1·a vi fal'ò di questa cura non è dm1que una copia fedele di cl uclla che pratica il pro f. Cantani, quantunque nell'essenza sia la slossissima; e ciò io doveva dire 11 scan:;o di qualunque equivoco. Ora, io divido la cu!'él dcll'os::mluria patologica in quaLLro periodi, ciascuno della dut•ala ùi un mese, sicchè essa deve durare qualteo mesi. Si capisco che nei casi incipienli o sintomatici, e speciulmentc (JUO.ndo non si sono formali ancora dei calcoli, essa potrebbe farsi <lurat'e lu metà ùi questo tempo, e forse anclJC meno; ma pei casi sel'ii, sia di ossaluriu generale, ipo~ondriaca o nevralgica, c sia sopt·o.tutLo di ossaluria calcolifera, io tengo fermamente alla dm•at.a di quo.Ltro mesi. 1• Periodo o mese. -L'infermo, appena diagnosticalo ossalurico, si porrù immantinenle alla seguenle dieta. Gli si farà consumare giornalmente eia'/, fino ad un chilogeamma c'/, di carne fresca o piutloslo ~agra, non comprese le ossa; questa
(l) Con ciò, iotcndiamocl bene, uoi non vogliamo dire che è assolt,ta-
meme tmposstbne che l'acido ossalico si geoe1·i in noi anche dall'o.cido urico o altro principio atotato: potrebbe infatti accadere di esso come dello :tucchero diabetico, che fino a un certo stailio delln malattia deriva unicamente dai cibi amid:tcei e zuccherini, e poi nuche dalla carne; c avremmo cosi anche uu'ossaluria d.c'carntvorl. Se non che, la dimostrazione positiva di questa specie di ossalnria è estremamente di(llc.ile nello stato attuale della scienza, per la t·agione ohe riducendosi ordinariamente la quantità giornaliera dell'acido ossalico ad uno. fratione digramma, e trovandosi nella stessa carne delle tracce non dubbi e di zncchel'i, si potrà sempre dire che anche l'ossaluria de' purt carnivori derivi dalle materie zuccheJ"ine, anzichè da quelle azotate.
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quantità di. carne (1) sarà divisa in due pasti, con l'intervallo di 7-8 ore. La carne può essere di qualunque animale e quindi anche di pesce, tranne i fruLli di m are. Una piccola porzione della carne o pesce f1·esco può benissimo ess er e l'impiazzata da una cquivulenle quantità di !]Halche salame o salume semplice, come sul'ebbero: il pc·osciutto, La mor-Ladella, la soppressata, le salsicce secche, le alici salate, le sarache, le al'inghe, il salmone e s imiglianti. In r1 uan Lo alla pre parazionedella carne o p esce fresco, essa non può es~ere qualunqne, ma dev'essere la più semplice possibile, non, potendo adoperarsi altro cDndimento elle il sale, l'olio e la sugna o il lardo; il buLirl'01 l'estratto di pomidOI'O, l'aceto, il limone, l'aglio, la ci polla, il pepe.. e lo stesso prezzemolo, non che il nolo muzzello d'erbaggi, che suol mettersi nel bollito, devono evilarsi assolutam ente (2). Solo non avrei difficoltà a concedcr·e qualche goccia di acido acetico glaciale, in luogo dell'aceto, a chi non potesse pr oprio resis let·e all' astinen~a di questo aroma. La came quindi, come anche il pesce, si cuocer à solo in urros lo c in bollilo o feitto nel sem}llice olio o sugna; pe1·chè le polpette, per cseHlpio, dove enll'a della mollica di pane, e il p(lSr.e r1•illo ordinario, d ove entra della rarina, non sareblJero punto bnoni per lo scopo nostro. Si avveda in oltre clte i reguti <.Icgiì animali, specialmente terrestri, come sono jJ Jn1e, 1Ft pe<.:ora, jl maiale, i polli, ecc., devono del pari allonLanl'lrsi dalla mensa degli ossalurici durante queslo· pl'imo mese di cm·a, come devono allontanarsi tutli gli altri cibi, compresi il pane c le frutta . In quanto a bevande, è perrnesso solamen te qualche taz:la di brodo e l'acqua fresca, nella dose di due a quatli'O o più litri al giorno, a seconda delle ciecostan:r.c. Così, per es., se vi è la coincidenza della dilatazione dello stomaco, si beve ri~ rmno ucqua; se questa dilatazione non v'è, e Yi ~~ invece un calcolctto renate, se ne bevel'ù ùippiù. lnolLrc., si consu-
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(l) Questa dose di carno, non cho quell a degli all ri cibi e farmaci elle seguiranno, valgano per le persooe adulte e pel clima nostro napohtano: lascio .al criterio pratico de'medici curanti il propo1·zioull.1'le alle div·erse età o climi. Solo è uecessar·io qu i d i ltv<ertire che con questa dieta lo stomaco si sente raramente soddisfatto n olia sua sensazione tli saziotà, essando esso abituato a l'iemp irsi dippii1; ma sarebbe un errore lo stare, in questo caso, al giudizio dello sromaco. (2) Mi rico rda uni~ volla, in pe1•sooa de l valente artista comico signo~ Raffaele Napoli, che solo questo mazzetto erbaceo (che si compone dt pr ezzemolo, sedan o, cerfoglio, pastinaca e cho so <tltro) fece riLnrd<~rcl la guarigione almeno di uua. settimana.
791 mera OpiCI'aticamente, nelle prime 01'!:1 del mattino e nelle due o tre ore che precedono il secondo pasto, un litro o mezzo di acqua contenente in soluzione uno a lt•e grammi di fosfato neutro di soda ('l), il quale sel've spec.:iu.lmcnle a sciogliere l'arenella ossalica che può trovar·si <.lepo,.itata nei r eni, non che a corl'oder·c m (rualche modo la sup>rficìe dA'piccoli calcoli t'Cnali della stessa nalur·a, da Pende1•ne piiJ facile e meno doloroso la espulsione spontanea. 1\ l l'i n ruol'i di queste bevande, cioè: acqua ft·esco, brodo, e solu~iono di f sfulo di soda, non se ne dove permettere nessun'ultr·a, o quindi astinenza completa dal vino, dalla bir•r·a, dal cA!'Ii\ ecc:. FinalmentA, si ccrcheJ·ù di fa1· menare ull'inf.·rrno una vita lu più possibilmen te alliva, comrnendandogli come ulili le lunghe passeggiate, la ginnastica, la s chet•ma, i bagni fr•eddi e di mare, ovvero an eh o leJ'mo-mineJ•ali non troppo caldi; 11011 che il nuoto, la veglia piuttosto protratta, una cel'la occupo~iouc mentale, la dimor·a in rampagna, e<'c.; insomma Lutto ciòclw può in lui acceler•ar<~ il ricambio mi'lterial:', c rontl'ibuil'e con la vittitazione ca!'nea, a rifot•maee da capo a fonJo il su n Ol'ga nismo. 2' Mei:!C. - In qu ·slo sceondo pcr·iodo di cuca non si può fare alt1·a modif'ic,a che <l uHs ta, t~io1·\ di so~ LiLuit•e una por~ione della carne dia nzi pt•csceilla con unn equivalente quanLHà <li uova o di cer·ti fol'mug~ i , non pct·6 il lall", avveJ'Lt~ndo che ogni cinfJue uova equivalgono pPeS!"O a poco a un quael.o di chilogrammudi carne, et! ogni quar•to ùi J'ormoggio a un terzo della stessa ca t'ne. l nnllPe, si può t~ n che mangiare per fr•ullu qualche noct>, nocella o mandodu, siano fresche o siano secdw; come ancora r·it~SSI'Ig!!ian: per condimento qualch0 pezzetlo di burro o qualclw ~occia di H('elo o di succo di limone. I fol'mnggi J)Oi pPeferibi li, ciM, (juelli dre non contengono niente di :mcr!H:Jr·o o al p;•nn dello Lt'acce insigni fkanli, sono i seguenti, e ne po:-:so flssumcro LuLla la resp onsabilità pnrchè li ho analizzali io s Les>'o (~): puernigiano, provolonc di Dl GIOnNALI JTALIANL :&o ESTElll
(l) Io prefHisco qu~s lo al fo•fato ncid<>, !>•·imo perchè nelle urine pMsa quasi St'nlpl·~ tl\!llos:~sso ad.to. e S~»COn•IO J)"'rchè, se anche rimalle neutro 1 ba s~m1>re la s~essa eftkacoa come s.-iuglit>nl~ l'ossa lato calcare, non solo, ma allora può ess•re uul;; sci.:~gh••·e a~ochc: l'at·euella urica, chd accompagna frequenlement@ !'(>.~saboto sudd~tto. (2) Ilo e<cogotato io ste-~o un nn•lo>do analllico di facile esecuzione, che P?bblt che r·ò in nl•c·a cougiumur·a, col quale st arTzva, in circa 5 minuti d.t tempo, a scopr•tr·e io cjualuuqne fllt'nlUg~io o lal.cicinio fino aL mez-:o 1)er mttlc di zucchero; in m<>do c ha tzu<LII<iO q uésto metodo riesce nega-
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Gravina, provola di Sorrento, romano vecchio, Olanda, svizzero, caciocavallo, colrone, caciofiore aquilano, mozzarella o burrello di Cardito; al eontrario sono da evitarsi, come contenenti notevoli quantità eli lattosio, le ricotte e i bntirri iu generale, le scarnorse di Eboli e di Sorrento, e le così dette casciotte di Pjedirnonte d'Alife: degli altri f'oi'ma ggi non posso ora dir niente per mia propria esperienza, perchè non ho avuto ancora l'opportunità di esaminarli. :3' Mese . - Arrivato l'infermo a questo periodo, se egli ha eseguito bene i due mesi di cura precedenti, cosiccl1è le ulteriori analisi delle sue urine abbiano già da mollo tempo assicurata la scomparsa permanente del più piccolo cl'istalio di ossalato dì calce, può impunern(~nte aggiungere un piattino di verdura a ciascuno dei suoi pasti, ~ioè due piatLini al giorno, dimezzando però, o quasi, la dose giornaliera de'suoi cibi azotati. Questa verdura poi deve esser preparata anche nel modo più semplice, cioè, .o nel brodo o nell'olio, ovvero si mangerà cruda a guis~ di feutta. Dippiù, egli può già rihere un mezzo litro di vino asciutto al giorno, diviso nei due past.i, ma non ancora il eaffè. Per eiò poi che spetta alla scelta delle verdure, avendone io appositamente intrapreso, eome pei formaggi, una lunga serie di ricerche analitiche sotto il r apporto del l9ro contenuto in zucchero, amido c ossalati solubili, posso dirvi che le seguenti sono per me fin oggi le preferihili: la cicoria è i suoi talli, ia indivia verde (non la bianca, perché contiene molto glucosio e molto ossalato potasRico), la borragine, i broccoli di r-apa, i hroccoloni, le foglie de'verzi e de'torselli, il crescione, la ruca, i ravanelli, i carciofi e gll asparagi; al contrario sono da fuggire in primo luogo tutte quelle verdure che abbiam veduto capaci di produrre per se stesse un'ossaluria cristallina, anche perchè parecchie di esse sono anche ri~che di glucosio, come p. es. i finocchi e i sedani; sono da evitar'e inoltre i torsi e i bulbi delle verdure in generale, e poi i cavòli e cavolifiori, le diverse specie di la ttughe e sopraLuLto la 1'0mana, le zucchine e i loro talli, pcr·chè in q,uesti vegetali abbonda il glucosio e non scarseggia l'amido. 4° Mese. - All'entrare finalmente di questo periodo si può ti vo, come è accaduto con la prima serie dei formaggi qui indicati, ''uol dire o che in essi non esiste traccia alcun a di Jattosio, o che ve ne esiste una porzione cosi tenue da non arrivare a ' mezzo g1·amma per chilo• gramma.
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incominciare impunemente a rimangiare e berè di lutto, ma una co.sa per volta e in piccola dose. Così, il primo giorno si riassaggerà una mezza tazza di caffè piuttosto amaro; il secondo una polpetta o una costoletta alla milanese, o un po' di pesce frillo infarinato; il terzo pochi cucchiai di legumi o di pastina al brodo o di riso, e così man mano le diverse frutta e tutti gli altri fat'inacei più o meno in uso, compresi naturalmente il pane e i maccheroni, e perfino le patate e qualche rarissima volLa anche i dolciumi, i gelati e il rosolio. Giunto intanto alla fine di questo quarto mese, il malato p'uò considerarsi libero da ogni cura, salvo a tener presenti le seguenti norme pl'ofilattiche per non ricadere nella malattia: 1• Egli deve ripetere il primo mese della cura soprascritta ogni mezz'anno, per due anni di seguito, e poi ogni anno per gli altri quattro o cinque anni appresso. · 2" Deve abituarsi a un nuovo sistema di vila dietetico, in paragone di quello che mena va prima, e quindi preferire i cibi azotati a quelli farinacei e zuccherini, e faro un uso piuttosto frequente delle buone verdure. 3• Menare una, vito. per <1uanto più gli è possibile attiva, aiutandosi con le passeggiate, coi bugni freddi o cl''altra specie, con la ginnastica, con l'aria campestre, ecc. In questo modo egli ,assicurerà delinHivamente la s ua guarigione, anzi potrà anche far·c, una o due volte al mese, qualche lauto pranzo di ricreazione, senza alcun perieolo; imperocchè quello che più nuoce in questa malattia è i t mangim· male abitualmente.
Ci rimarrebbe a parlare della cura chirurgica, quando esiste gifrun calcolo vescicalo di ossalato calcare; imperocchè non è sperabile che questo possa venir disciolto chimicamente da quel fosfato di soda che abbiamo consiglìolo per l'ossaluria in generale, nè da alt.ro agente chimico qualunque. Ma che potrei ' dir io, non all'atto chirurgo,a voi, fpa cui souo,dei chirurgi valentissimi, eù anche rinomati specialisti per la tecnica di queste opera:doni ~ Mi limi to llUin,li a r icordarvi che essendo i calcoli di ossalalo di.ealce dotali di una durezza grandissima, specialmente quando non vi è fl•amrnislo niente di fosfati e carbonati terl'Osi, è quasi sempre pl'eferihile la cislotomia alla litotrisia; poichò con quest'ullimo metodo si potrebbe correre il rischio di moltiplicare eli troppo il numel'ò delle sedute operatorie, e cosl stancare la pazienza del malato, non solo, ma anche maltrattare dì troppo la mucosa vescicale. Giornale df meàtcina m:Wtare.
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E così do termine a questa mia pr ima comunicazione, sperando d i polerne faee quulche ultl'a nfll corso dell'anno, e sopratuLlo poi" di hon avere slancalo la vostea corlese e per me onoreyolissitna atLenzione.
{'urR delln m eningile eeN~Iu·o-!ii pinnl e .
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Nel numeJ'O precedente abbiamo riferito alcuni casi di meningile cer eb.J'O spinale epidemir.a : r ipPoduci.a mo ora dal Philadelphia medical Times lgiugno %. '1876) alcuni appunti d~l dolt. BEssc:Y intorno alla cura di siffaUa malattia, eh~ sebbene nulla · c'insegnino eli nuovo, puPe meritano d'essere conosciuti siccome quelli che sono fondali sulla pratica e mcLton o in luce, se non la causa prima della malatLia, almeno il faLlo primol'·diale più importanle di essa, a cui sono subordinati ·tull.i i fenomeni e tu l.~e le altera.:ioni patologiche che si verificano durante il suo decorso econlro il fJUaledovrebbeper conseguenza essere principalmente ri voll.a In cm•a. Il dott..Bessey adunttuc r accomanda insislenlcmente l'applicazione locale di rnignalte nei casi di .meningite cer ebrospinale, ed ecco come ragiona. L'iperemia o la congestione degli involUCI'i del eervelto o del mi.dollo spi 1lù le, o nei casi' più violcn ti il sangue travasato, o noi_ casi leggieri J'eJ'flusione, sembt•ano ségnare le lesioni anatomic!Jo peoclot te'. Acrol'd ando cl1c questo s tato d i cose esista, n on vi sarebbe, a suo mollo di vedere, cura più mzionale dell'applicazione di mignaLte e di coppette, del calomelano e dell' uso dei bromuri per pr·evenir·e la congestione ceJ•elwale. Il pm·icolo da paventarsi sembra essere la morte per initazione cerebro spinale delef'rniriante convu ls ioni, apoplessia cer·e.l.11'0spinale da sLravaso di ~angue o depressione generale della funzione vitale od emnciazione che ter·mina colla pat'alisi e colla mo1·Le . lo credo che queslà malattia sia più ipercmica che !=<pecW(3a (sebbene noi la vediamo unic>tHmmtc rivestita di questo ca1·al·· tere), e quinrli considero la dopler.ione .lo"ale poi" mezzo delle sanguelte, come indisp,:onsabilo n ella cura d i essa. Certuni hsnno l'accom<tnduto gli oppi ali: io ne lemel'ei l'uso, siccome queHo che sat•ebbe ·capace di accr escere la congestione o l'ipeeemia. R eputo pt•efer .bile la tintura di giusq uiamo, e p lW conseg uenza l'adopero assieme all'acetato di ammoniaca come feb-
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brifugo e diaforetico. ll bromuro di polussio ad alla dose scemera l'jrriLazione centrale e renderà mino~e il pericçJlo delle convulsioni, mentec si suppone ch'esso produca la conkazione tonica dei vasi sanguigni nelle mcningi e nella mas$a cerebrale. Mi piace l'idrato di cloralio, e l'im piegherei come calmante, ma non come unico r•imedio, poichè non ha il potere di dissipare la congestione. Io penso elle il culomelnno sia utile come nella flogosi èlelle altre J,Tiembrune sieeose. La sordità è senza dubbio ùovula pr-imal'iamente olia congestione, ma, quando si fa per'manente, essa deve dipe~derc da lesioni del tessuto nerveo o da ~ffusione nelle cellule masloidee o da inspessimento del nevr·ilema del nervo acuslico, du congcslionc. Il dc)tt. Cllagnon rammenta la concomitanza di questa resione in un casodel1870, nonchè completo. sordit.à dopo la convalescenza: le sanguelLe l'avrebbero probabilmente alleggerila ed avr·ebbero impedilo ch'essa diventasse permanente. Sarei di·parere che il chinino sia un rimedio contro indicato per la ~~~a proclivi là a produrre e conseguentemente ad aumentare lo. sordità e lo. congestione. Esso per me non farebbe altt•o che aggt•avarc i sintomi generali. • Finalmente la malattia non sembra sempre manifestarsi epidemicumentc e c1·cdo si potrebbe .dividere in semplice e malignfl,, o specifica o non speciJìca, secondochè è, o non, accompagnala da eruzione di petècchie o di sudamina. Riflessioni.- Abbiamo peemesso che gli appunti del signorBessey mettono in luce se non lu causa prima della malattia. almeno H fatto primordiale, più impol'lantc di essa, c quèsto fallo è l'iperemia meningca. che noi al pari del preruta medico riconosciamo per uno dci precipui fattori delle allerazioni funz'ionali ed isLologiche, da cui è cnro ttcrizzala la meningite çercbro-spinale epidemica. A Vt'crnmo desiderio di rifare uno studio completo di quesl'all'czionc, ma la risleettezza del tempo e dello spazio uon ce lo consenLe per ot•a, F1•attanto ci preme .di far notare l'equivoco in .cui è caduto il sig. n essey, parlando della chinina ch'egli trova con tro-indicata nella surripetuta. malallia u per la sua proclività a produrre e èonscguenterhenle ad aurncntare la sor·clilà e la congestion e"· . Che all'amminisll'azionc della chinina tenga dieteo la sordità è un fatto che nessunò poLrebbe negare; ma che siffatta sordità sia l'effeLLo di congestione sanguigna è un'asserzione con traria al ,parere di mol ti.accredi latissimi fisiologi e patologi e, ciò ch'è più geave e concludente, all'osservazione clinica.
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· · Parlando l'egregio prQf. Coletti nell'erudita s ua memoria « Sull'azione dei sali di chinino , del Untinnio d'orecchi, il quale per Liebèrmeisler indicherebbe doversi sospendere l'uso dél succitat.o farmaco, cosi si esprime: " Circa poi ul ronzio dobbiamo dire con tutta asseveranza cl1e il Liehermeislor se n'è grandemente esagerata la grav-ità, mentre è sintomo incostante, non accusa saturazione chinica, e il più soventi scompare continuando e .talvolta anzi aLimentando la dose. E se noi do,·essimo sospendere il chinino, ogni rrualvolla s'appalcsa il tintinnio d'orcèchi, non· giungevemmo nei pit:t dei casi alla seconda o alla lerza dose. u Ma per qual ragione si temevano da taluni o si temono cotanto anche oggid\ codesli sinlomi dello sbalordimonto, della ottusità d'udito e dellinlinnio d'orecchi~ Si lemevano e si temono perchè, a torto, si hanno in concetto di sintomi ipereniici, congestivi, mentre non lo sono invece che di momentanea e mo,derata ipoemia cerebrale,., L'azione iperci neLica che il chinino esercita sui capillari e il rallentamento che di pari passo induce nella circolazione centrale scemano la vascelaf'ilà dei tessuti, provocano quelle ischemie che si appalesano al cervello coi fenomeni in discorso ('l); che si appalesano sulla milza colla rapida e notevole diminuzione del volume del viscere, in istalo fisiologico, e _ del tumore splenico in istato patologico (Piorr y, Pagès, Valleix, Briquet, HabutHau, Binz, Ki.ichemmeisLet', Schroll', ecc.); che si appalesano nel cuore col rallentamento dei moli e collu fiacchezza dell'impulso (2). Poichè è bene il ricordare che il cuore non deve essere riguardato solLanto come centro motore e moderatore della ciecolazione in lutti i tessuti, ma deve essere considerato altresì nella sua propria ed intima circolazione, q.uule si effettua per le coronarie: di modo chè inlluendo sulla circolazione inlra-cardiaca, s'influisce simultaneamen le anche sulla genet•a!e, come [lCr corwerso le innorrnalilà delle azioni vascolari si. rivcrserauno nccessariamenlo sulla circolazione ce]'ltralo. (l) "Le quinisme intense est analogue aut pbénomèncs induits par l es llémorhagies. "A. CUDLEI<, Commentatres tltéra((Jeuttques du code.-c m .eàtoamentart~ts. Pal'is, 1868. (2) Il est pe rmis dc se demaoder si la faiblesse et le r~lentissement ciu pouls.. deu.x. s ymp tvmes iroportaots du quiuisme, ne recou unissent pas pour cause cette anémi e des centres ncrveux, et peu Hltre celle du c<:eur lui meme. Gul!LBR, l. c.
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Nel 1858, in un articolo pubblicalo su questo medesimo Oiornale~ nell'intento di dimostrare che l'antagonismo dell'oppio e del solfa lo di chinino non era una scoperta del signor Gubler, esponemmo su quei due farmachi le idee del nostro Giacomini, da cui indubbiamente appariva che il primo iperemizzava il cervello e l'altro produceva l'effetto contrario. Non ripeteremo qui gli argomenl.i addotti iiJ. quel nostro scritto, ma rammenteremo che il prefalo Giacomini guarì per l'appunto una perniciosa cofotica insistendo nell'uso del solfato chinico è si liberò collo stesso mezzo di una slnoca consecutiva ad insola7.ione ed all'essersi esso LraLtenuLo in una stufa di piante riscaldata a il5• R.; dal che conchiuse « essere vano il timore che alcuni hanno di amministrare la china, quando esiste la cefalalgia, il delirio c la sordila "· Se dunque il solfato di chinina, am:ichè iperemizzarc l'encefalo lo ipoernizza , come risulta da quanto abbiamo accennato, non ù vero che l'amminis trazione di esso sia conlPoindicaLa nella meningite cerebro-spinale epidemica, nella fluale anzi noilo troveremmo doppiamente indicato) cioò come antiflogis tico e com~ antizimotico. Non sappiamo comp1·endere d'a!Lronde da quali dati mova il sig. Bessey e su quali motivi si fondi per dil' che il solfato di chinina aggraverebbe i sintomi generali quando omai non v'è chi ignot•i che sotto l'uso del chinino la temperatura si abbassa e il polso si rallenta notevolrnente, anche se si recidano il pneumogastr-ico ed il gran simpatico, come fu messo Cuordi dubbio dagli sper·imenli di Scblokow, di Simon, di Eulenburg, di Brinz, di H.abuteau e di LewjLzky: ciò che significa in altri termini che il solfato chinico agisco direttamente sui gangli automotori, s ui vasi inLracardiaci e forse sulla stessa fib1•a muscolare del cuore (come acconciurrienLe rirer·isce il succitato prof. Caletti), su cui esercita un'influenza talmen~e sedativa da rend.eda peeferibile alla slessa digitalo; e non può per verun patto considerarsi quale iperslenizzante e lanto meno poi quale iperstenizzantc cefalico. Nè riusciamo rnaggior.rnenle a capire la distinzione della meningite in semplice o maligna ed in specifica e non specifica, secondochè è accompagnata o non da eruzione di petecchie o di sudamina: perchè avendo veduto parecchi militari morire 36, 30 e persino 2i ore appena dÙll'invasione del male, senza che sulla loro cute si fosse manifestata nè quella nè quest'eruzione, ci pare che la suenunziata distinzione non sia il frutto del-
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l'esperienza. Abbiamo soll'occhio la descrizione d'un caso d iagnostica lo tnening lte cerebro-spinale epidemica. Si avvet•Lo, che non vi fut·ono nè prima, nè dopo, nel paese o ve q nello verificavo si, altl'i casi consimili: come si fa u po1•tarc la suddetta diagnos i quando sì lralLa d'un caso as<>olulamcnle isolalof Forse che al di d'oggi basta un fallo morboso solo a costituire un'epidemia'?· Nol crederemmo. Ct·ccliamo piuLLos Lo che si abusi ùella parola epidemico, e che la non appt·opriala appHcaziona di essa falsi il concotlo dellt\ malallia c conduca a diagnosi ed a terapia egualmente el'ronce.
Y. Il nlfrHo d'nmile ne lla febbre intermlttente, di II AMI LTON
Oscooo D. M., lettore di si nLOmatologin genemle nel col'so
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cslk•o del collegio m'eJico Jetferson (Philadelphia nwlical Times, 8 luglio 1876). Tre o quatko settimane fu venne porlalo nell'ospedale Centennale, durante le mie ore di servizio, un caso di febhre interrnittenlo. L'infermo era pressochè a melà del periodo ùel freddo. Dacchè vidi, io pl'irno, gli effetti del niLI'ilo tl'nmil~, feci uso di queslo fnrrnaco in rJualchc caso in cui v'eruno spasmi muscolnri o w1so-mol·wii, locali o generali. Così nelle mio mani osso si ch ial'i utile in parocclti casi c.li angmn di · petto, asma, colica, spasmo del diaframma, ece. Quanùh in seguito slnYa cakolanJo nella mia rneule fJttul rimedio uw·oùbe polulo pìenamPnt.c lrion.l'are della condiziOne d'nlgidilr't m cui trova vasi il mio malato tlell'E~posizione, c vanamente l."lll'ioso di sapere cruanln dilfeJ•onza vi fosso in quel momento ll·a i diamctl'i ·de' suoi capillut·i periferici ed OI' ga nici, Acl ttn Lt•al.to mi balenò l'idea che poichè i suoi capillari periferici e1•nno in uno sta lo d1 conll·uziono (e.omo in lulli i casi di frcdtlo) sal'ebbe logico l'a!'peLLaro che lo spasmo vuso-molotio fosse vinlo dal nilrilo cl'nmile. Amministrai il J'imeùio pel' inala7.ione, 11npiegandonc cit•ca sei gocciC'. ll resto c.lello stadio fJ•eddo fn troncato. Per ò non considerai questo con:{e un bel e<1SO. pe1•chè il periodo del fred1lo stavu per finire quando vidi l'infermo. P ochi g-iorni più ta!'di fu pot'Lalo all'ospfldale un povero tedesco, pt·oprio sul punlo c.ulrniuante dello sladio fJ•eddù: faccia cianotica, digrigna mcnlo dci denli od in preda a scosse generali. Arnminislt•ai i nconlanenle l'amile. Dopo qua t'anta secondi il freddo era scomparso e l'ammalalo si lagnava d'aver
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7 99troppo caldo. Cinque minuti dopo cominciò ad a vere fr•eddo un"alLra volla, Poche inul a:~,ioni del rimedio fecero ancora arr os sai' la superficie del col'po ed il freddo non ritornò più: m a la febbre venne come al solito. In un tet·zo caso il fred~o fu più ostinato o meno efficace il rimedio, p~>rchè sebbene Il freddo momentaneamente e lutto a un .tr•aLto abol'lisse, ritot'nò pat·ecchie volte, ogni ritorno del freddo peralLro essendo più debole .del preceden te p 1·ima c he l'avessi completamente dcùellulo, ciù rhc feci con dosi generose del fai'Jnaco (g1·. XX - XXX1 • Sut•ebbe quest'alla dose di amile (dico .:;J) c!ata in principio che l'avrebbe fallo abol'lil'e a un tl'tlllo e definitivamente? Cbecchi• no sia, piil vedo gli effeLti di questo 1·irnéd io, meno lo lemo aù alte tlCJ!-;i. Finora non ho mai dato un n sì altu dose ùi r·imcdio, qual è uuudramma~ fum·chè in un càso d'angina di pello che ho r ammentato ft•a vari allri nel mio articolo inse1·lo nel numet•o di ottobre 1875 dell'American Journal o.f lhe ."\Ierlù:al Scienccs. In questo cuso l'inferma era una signom ùelicata: ma non fu punlo incomodala dalla lnrga dose e ct•eùo che ne n vrebbe sopportata una maggior e. È immaturo per me le) stabilire il valore proprio del nilr ilo di amile qual rimedio nella febbre da malat•ia. Ho "eduLo appena che in ll'e casi fece abm·lit'0 il freddo, senza aYer aJctm effetto s ugli altri stadi i, fu01·chè quello di abl.ll'eviarli più o meuo. Abbandono la mia cspct·ienza a i C'olleghi, spet·ando che i medici i q unii esercitali O la }WOfessioue in paesi ~ogge l ti alla malaria VOl'l'anno prova1'e questo rimt•dio e rar•ci conosce1:e i..Q seguito se la prova sia riuscita felicemente . Sarà al poslulto tanto di guadagnato se potremo soltanto troncnre il freddo. R ijlessiOtti. -Ecco un a ltro 'l'imcd io cl t o v ione ad ingrn!'lsare hL già tanto numerosa c lìltascb.ie1'a clei febbrifughi. Probabilmente non avrà migliot' for tuna dei suoi pt•cùecessori c non arriverà a balzar di scf!~io h\ china eù i suoi cosl ulili prePélJ'ali. Cionullameno non si può ncgm·c che il nill·ito c.l'aooile sia destinulo a reuùet·c iutpot·lanli sel'vizi nella terapia della febbre palu~Lre, se esso possiede t•colmenle la pt•opt•iclà a ttrlbnitagli dal sig. Humillon Osgoou di ,·incere lo spasmo v aso-molo•·io a cui è clovuto il r uiTt·cddamcnto perifer ico del corpo. ~la ove ciò rosse, pare a noi che ci sia un'allra specialità morbosa, con tro cui il nHrito d'axnile poteobbe tornar ancor a più vantaggioso, e quella sat•ebbo il c.olera in cui lo DI GIORNALI ITALIANI E D ESTERI
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spasmo de'vasi periferici ed il consecutivo ratfreddamento, precludendo la via all'assorbimcnlo, rendono, dUl'&nLo il periodo algido, inefficace ogni medicazione che non sia puramente meccanica. Dol resto s taremo a vedere se ulteriOl' i fatti vorranno a confcwmare le osserva?.ioni del medico ameeicano. t;lrea l'uMo del nitrito d'amllespecinlmente nella COfea, di G. W1NFIELD Z c:IGL.E R D . M. medico interno dt>ll'ospedule vescovile (dal Philadelphia metlical Times, dell'Siuglio 18i6).
Ne' miei esperimenli colnilrilo d'amilo io non ho veduto una sola volLa che cagionasse sinlomi pericolosi. I suoi effetti dil'fet•iscono mollissimo in divers i individui, poichè in nlcune circostanze sono leggerissimi, in altre sono apparentemente gravi. L'ho amministralo pHr inalazione in almeno cinquanta casi difl'ereuti, comprendenLi non meno della me là di questo numei'O di diverse forme di molullia, e l'ho trovato "antaggio:so nell'angina di pello, nella dispnea cho spesso accompagna la lisi immediatamen~e prima della. morte, nelle convulsion i islericho, nell'asma, nella nevt•algia , nella febbre inlermiHente, nella corea. Nell'angina di pelLo non agisce in modo molto vantaggioso, • ma è indubitaLo che abbt•evia gli accessi. Nol.la dispnea dovuta alla causo. summentovtila io lo lrovai ellìcaci~~imo: spesso sentii fiducia di far passare la notte ad un mfermo •1uando pat•eva inevitabile ch'egli avesse u soccombere. 11 mio collega doLL. Roland, il qi:tale pal'imenti, ùioll'o mio suggerimento, speriment-ò in buona f etlo l'arnile, può attestare quanto io dico. Nell'isteJ•io. essoagasce prontamente, quasi islanlaneamente, cagionando un rilassamento generale dol sistemo, che, dopo von Li cinque o trenta gt•ani di spir·ito d'ammoniacaaromalizzato, lascia l'infet•mo in lodevoli condizioni. Non l'ho adoperalo che tre volle nell'cpalcssia. l n due casi i risultati furono buoni e prontamente consegui ti; nel terzo, il quale parevo. avvicinarsi di mollo all'apoplessia, l'eJfetto non fu così soddisfacente. ll caso pet•altPo era tanto singolare pet' la sua n~atura da non polersi propl'iamenle chiamat'O un caso adotto alla prova. L'ho· dato in un gro.n numero di casi di cefalalgia o tipo nervoso e nevralgico, e non credo che abbia mai lascia lo di recar un immediato sollievo.
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Nell'asma è particolarmente utile. Durante lo scorso mese di dicembre l'amministrai in tre casi, due dei quali risalivano a parecchi mesi indietro e l'altro a più anni. Tutli tre soffrirono, prima appunto di enLrar nell'ospedale, di paros!>ismi notturni d'asma, che impedirono loro di dormi t'O e cagionarono un perturbamento genet•ulc. Due di quei malati rimasti all'ospedale circa quattro settimane ne uscirono appat•entemente guarili. Sei mesi più hardi li rividi en~rambi e seppi che il male non era ritornato. L'altro caso è lutlavia in cura aU'ospedalo. Esso è un uomo di circa sessantacinque anni, assai muscoloso ed abbondantemente fornito di tessuto adiposo. T suoi polmoni sono molLo enfisematosi o di frequente, durante la pr·irna parte del suo soggiorno all'ospodulo, avea avuti leggieri insulti emoLtoici attribuibili aUa tosse asmatica. 11 suo polso oscillava da 92 a 100 pulsazioni al minuto, e le sue respit'al!:ioni ascendevano da ventiqualtro n ventotto nella posizione eretta. Uno dei tratti veramente notevoli di questo caso è il Lt•emito muscolare costante che invadu il suo cot•po. Il doLL. llenry, l'attuale medic.o di turno all'ospedule, ed a cui sono grandemente obbligato, mi raccontò ch'egli ha conof>ciuto il sudcleLLo infermo per più d'un anno, e che non ha mai saputo ch'esso abbia goduto una cosi buona salute, comparativamente parlando, come quella di cui godette nello scorso·inverno, e per set'vimti delle stesso pnrole dell'infet•mo) esso " non riposò mai cosl bene la nolte, dacché il suo male :o ·~,·u fatto co~l caLLivo, como dall'epoca in cui preso questo rimedio » . Da principio gli se -ne duvano regolat·mente, all'ora di andar a letto, du dieci a c1uindici goccie, ma più Lardi vi ricorreva solamente una o due volle la !'ellimana, e(l or·a non vi ricorre quasi affatto. Il dottor Henry ricorda pure il caso di un eminente medico di questa mill. ciLtà, il quale soleva avere nell'anno dl vet•si insulti d'asma che inOne, quando tutti- gli altri mezzi sembravano tornat• inutili, guarirono in brevissimo spazio di tempo coll'uso ùel nitrito. I suoi effetti nella nevralgia sono generalmente palliativi soltanto: tal volla tronca gli accessi. L'ho usato in un sol caso di febbre intermiltenle, appunto nel · momento dell'ingruenza del freddo, sopra un uomo di trentanove anni, che era Lravagtialo da mani l'es la febbre a tipo quotidiano. Il freddo che le altre volte durava circa mezz'ora, fu arrestato istantaneamente, e seguito da un milissimo stadio di febbre e di sudore.
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Prima che l'amile rosse s talo dalo in questo caso, l'infermo avea preso per più settimane larghe dosi di chinoidina e.di chinina a vicenda senz'etfelto apprezza bile. Stette in casa per due seLLiroane dopo l'amministrazione dell'amile, ma non ebbe neppur un sol ritorno di febbt'e. In tutti i sei casi di corea in cui io l'adoperai i-risultati furono molto salutari, fuorchè in uno in cui la cura fu inlerrolla. In massima, quando è duto, esso agisce alleviando assai assai le convulsioni e spessissimo procurando all'infermo un sonno tranquillo. Dapprima, quando principiai a curar coll'amile, l'amministrai piuttosto ~a piccole dosi, da 3.goccie a 5: ma gi'aùatamenle lo diedi con maggiot' libet·alità, finchè oggi l'uso quusi indifferentemente quando si pr~sentuno casi appropriali. In uno dei casi di epilessia sopt'accennnti, un uomo di sessanta anni ne i nalò quasi 3 l V in dieci minuti. Il dotl. Benne ts m'informa ch'egli ha in divers e oècasioni dato l'amile libel'issiJrlamentc, e si unisce a me per proclamarlo un rimedio non traditorf}. Nei casi I e Il sotto descl'itti io adoperai l'amile in dose di 3 a 6 goccie tre volle al gior-no: nel caso 1I l, 10 goccie tre volte al giorno. Nei casi l V e V dr: '/,due volte al giorno: e nel caso VI da :J a 6 goccie due volle al giorno. Nei tre primi eli questi·· casi Lenni uno sti'eLto conto delle t'espirazioni, del polso e della temperatura, accer tandomene immediatamente prima, ed immedialamente dopo l'amminish•azione del rimedio, l'intervallo Lrascor·so fra il prirho e il secondo riscontro essendo di circa cinctue minuti, ed il risultato l'u il seguente: · Vi fu un aumento nel numero delle respirazioni da quattro ad otto, e nel numero dei battiti del polso da sedici a veutiquattro per·minuto mentre la lernpel'alura quasi invariabilmente salì dl mezzo grado e talvqlta un po' di })ÌÙ. Un sintoma interessantissimo ch'io eredo abitualmente il primo a manifestarsi è una tosse acuta e secca. 11 prof. H. C. Wood nella "TcrapeuLica, stabilisce che poco dopo che i sintomi congestivi (se m'ò pct•messo di usar quP.s lo vocabolo) sono venuti in scena, succede tiD subitaneo r.aml>iamento nell'aspello dal rosso ul pallido, rna accarezza l'opinione che queslo non sia che un s in torna passivo, che può benissimo dipendere dalla totale ~vaporuzione della prima quantità di farmaco, e sarà surrogato dal rossore primi ti vo, quando se ne
amministri una dose addizionale. Ho osservato questo stesso
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fenoméno frequentemente, in virtù della narrazione circonslanziata del dotl. Wood, mi sforzai di verificar le stesse coso, ma non po..sso dire di ·avere ottenuto un risultato corrispondente; soventi, spingendo l' amile, se non altro, cresceva la gravezza di quèsl.o sintoma, nel qual tempo la respirazione dell'infermo diventava assai laboriosa e diminuiva la forza dellla~ione etei cuor-e. (Quel chi1 siegtle servirà acl indicare la classe di casi in cui 1 l amile fu impiegato. CASO L - · Kate D. di.13 anni, scoluru, entraLa nell'ospedale il 28 dicem.b!'e 1875. Due anni pPimu ebbe il vaiuolo del quale guarl, dopo J'ecidiva, ma Pestò molto indebolita, conservando un impedimento di loquela che ne rendeva l'articolazione delle parole molto indistinta. L'anno successivo cominciò ad essere di cattivo umore e al tempo stesso uve va accessi di riso eccessivo. - In breve, in seguito n questo pel'iodo, mostrò movimenti irregolari della bocca che da principio non cagionat'ono alcun'ansiclà alla madre di lei. Mu prjrna che passasse mollo. tempo i ·sintomi aumentarono eli gravezza, ed allora essa rll so~topos~a a cura. Ora è s tata l.Hme Ono a ~re mesi prima che entr·asse nell'ospedale; epocA. in cui obbe ttn mite a~tacco di bronchite, in segoito·a cui si l'imunifeslarono movirnenbi coreici leggieri in sulle pri~e, mu ben tosto assai spiccati, ed estesi a lutto il sistema muscolat·e, coll'aggiunta della·circo-' stanza ch'essa diventava molto più eatliva di quanto fosse stata per lo pàssato. La mulalLìa principiò nelle dita e nelle m~ni: di ll si pol'lò alle braccia, alle gambe e fi nalmente al collo ed alla faccia. CAso n.- Maria A. di 7 anni, scolara. Undici giorni pl'ima fu sorpresa subitaneamenLe da moli cm·eici, e dopo due giorni l'a malattia avea. ehiaramcn Le invaso tutto il lato destl'O del corpo. Furono provati divers i rimed j casalinglti ma senza profitto: i sintomi ogni giorno si facevan peggiori, sinchè essu fu accolla nell'ospedale, quando già solfri va d'una ben delineata emi-corea. che rendeva il lato dcslt·o del di lei corpo superiol'menle quasi impotente. Essa era divenuta grandissimamente dimagt•ata ed irritabile; al primo çsame non si scopri alcuna lesione cardiaca. CAso III. - Anna M. K. di 14 anni, scolara. Un mese prima della suo. ammessione all'ospedale s lava un giorno dando da mangiare ad un. bambino con una tazza di pappina calda: acci-
dentalmente lascìò cadere la lo~~t.a spandendone il contenuto
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sulle braccia del bambino o scoLtandolo. Per questà disgrazia l'inferma si spaventò. Precedentemente avea sempre goduto d'ottima salute e disposizione di spirito. Ma in seg~to a quell'accidente si f ece più nervosa ed irascibile, fìnchè una aettimana più Lardi fu assalita da convulsioni coreiche della mano e. del braccio destt'O gradatamente estendenlesi alla gamba destm e da questa alla faccia. Quando enL'l'ò nell'ospedale l'inferma era eccitabiljssìma e piena di paura. I.l sistema muscolare era altamente commosso, ciò che cngionava i gesti i più goffi e le più sconcie smorfie: sì dol~?va d'anoressia, di ~en den.za alla costipazione e di cel'alalgia tasLidiosa. Durante il sonno i moli co1•eici aumentavano più o meno. L'azione del cuot•e era irregolar·tssima e violenta ad un temyo, ma non poterono scoprirsi indi2i di lesione val volare. La cura colra.mile fu acconciamente leutata in cin(tue casi. Gl'i n t'ermi furono tenuti in letto almeno i primi quaUr·o o cinque giorni, dando loro una ben regolata dieta con 3 III di vino di Kéres al giorno, insieme coll'amile inalalo, come dinanzi fu descritto. l risu.Jtati furono i seguenti: Nei casi I e II le con vulsioni coreiche vennero arrcslate sul finire della seconda settimana: da quell'epoca non fu più daLo amile. Nel III caso scompat·vero completamente alla fine. del 12° giorno: nel caso IV, al flnire del settimo, l'infermo era per- fettamenle calmo e non si nolnreno d'allora in poi in esso altri sintomi del male. I risultati furono soddisfacenti abbas Lanza da invogliare a far una più larga prova del rimedio in siffatta maJaUia. La lappola s pinosa (xanlhinm l!lplnosum) rimedio poJlolare contro In rabbia, del dottore VALEKTI e Vrvò. (La Jndipendencia Medica di Barcellona, aprile 1876).
Sempre bene ardui sono i problemi biologici, rtuando si tt•utto. di antagonismi Mllà terupeuLica tossicologica; e le dif· ficoltù aumentano ancora in sommo gt•ado quando i veleni, che formano l'oggetto dello studio del clinico pr&lico, spettano alla categoria deì viri. La rabbia, che miete tnhLo vittime sia nelle città che nei villaggi, chiama di preferenza l'atlenzione dell'odierno igienista, il quale se ha l'imperioso dovere di promuove1'e e di ottenere da tuLle la autorità delle misure preventive di pro.~filassi oppure In distruzione degli esser·i, nei quali il male si
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genèra senza contagio, non tralascia nullameno di seguire da vicino i progt•essi della medicina, che riguardano il trattamento dei pazienti attaccati dal viro lissico. Trattandosi della cura di quelli che sono stati morsicati da un animale infolto della rabbia, non farà met·aviglio. che di fronte e allato ai mozzi razionali se n~ impanchino di quelli sorti dalla tradizione superstiziosa, oppltt'e dall'inconsulto e Lemet•arìo empiri<>mo. Chi non ba conoscenza di alcun rimedio anLilissico 1 Chi mai vi sarà, che si trovi ad essere alfa l lo all'atto sprovveduto di nozioni, le quali abbiano allinenza alla cura di un individuo, stato morsicato da un animale morto eli rabbia 9, Quanti casi favorevoli e autentici non recùno ogni nnno le colonne dci giornali, ora !"OLlo l'aspetto di notizia, ot•a sotto la forma di studio medico~ A quest'ultima classe appartiene una nota inserita nel N. 7, 10 aprile dell'anno corrente, del giornata di terapeulica, diretto dal professot•o Gublcr. A questi il dott. Grzimala di Krivoe-Ozero (Podolia), giù suo discepolo, scrive, informandolo circa l'esist(?uza di un an Lido Lo posiLivo della rabbia, da esso impiega_to tt•o vot•so lunga serie di anui senza avere notato un fallo contrafldillorio sia negli cssm·i razionali, che nelle varie bestie, slale mor·sicato in Rus!:'ia ùa lupi e da cani arrabbiati. Qual è dun•ruo codesto agente, ove si tl'ova, in quale modo si adopera, quando torna efficace, o •ruuli, infine, sono le prove della suu benefica azione anlitlotica ~ Queste sono lo domande che di uu picchio prorompono dal labbt·o di ogni medico, commosso nel pt•oi"ondo dello. pt·oprin sensibili Là squisitA <' alta me n te fila n tt•opica, nell'uppl'endeee l'esistenza di tanto Lt·ovalo e immaginan•lo subito le conseguenze che posRono derivare dal suo pO~!-:csso in mani esperte. Potremo noi nella Hostra ftualilà di clinici gridare s in d'ora eureka! e che onltli più non sia letoJo la rabbia! Nou si affanno in vct·o ai tempi cho volgono .i geneJ•osi trasporti di enlu~insmo nelle !:lcienzo nnlurali, e sprcialmenle nella medicina, nnr.ot·chè la salute e ltl vita dell'uomo costituiscano tale coso, la quale so non va sempre rispettata da lutti, è per lo mflno sact·a per tutti quelli, che senza ombl'a di speculazione si compiacciono di !"inaltc novità alb•etlanto lucrative frammAzzo al volgo ù1 'ulti i tempi, quanto sterili pel progresso delle cognizioni utili all'umanità.
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nniSTA L'antidoto antilissico, onde si LraLLa 1 ha avuto per arald o nello. palestra scientifica un doLLore di quelli alla moderna, nemico cioèdellaspecifteilà nella medicina e nella terapeulica , e sostenitore delle azioni fisiologiche (poco conosciute) delle sostanze medicamentose. Pee conseguenza ha procacciato al dott. Grzimula ad un tempo la nomea d'uomo di polso e il titolo di persona v eridica. Di tuLLoci6 lasciamo qunque che e>gli faccia la1·go uso n ella sua leLLera, ùalla quale vogliano i nos Lt' i le ttoei a ttingere delle in{ot·mazioni compendiale, me nLt'(~ n<Ji rimettiamo ad altra occasione il fa Pe quei commenti che ci parr•anno acconci. Cominciamo dal daee una succinla soddisfazione alle naturalissime domande formulale dianzi, siccome legittima esplosione del nostro desider io tecnico. " 1" Questo agente alessifat•maco è vegetale e si chiamo. in bolanica, xanlhium spinosum (in spagnuolo piccola cachut're,•a; escardoL bo1' t, tlor·aviu in dialello catalano; e cachur-rer es in cruello valem;o.no:. Jo:ssa appartiene alla famiglia dello Ambrosiee. « 2• È pianLicella annuo, che ct•esce in molte conkade, nella Podolia, nel mezzodì della Francia, ed è comune in tutta
la Spagna. .
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''::l' Adoperansi le sue foglie l'idotle in polvere a!la ùose di GO centigr ammi, da ripelol'~i ll'e volle per gior-no e da conti- ·· nuat·~i Lre setlimane pe!' gli adulli, e a quella di 3 decigJ'ammi per i fanciulli al di s otlo di J2 anni. " 4• Neut['alizza infallibilmente gli· effetti del viro Jissico, colla sola condizione cho ven~o. amrninislr alo a lempo, ovvcrossiu prima che si siano dichil.u·uti gli accessi di tale lcr-rib.ilc mo.lallia. " 5• Le prove sono le seguen ti: Fanno dodici anni un cane O}iparlenente al sullodaLo n1edico cadde arral)biaLo e morsicò una vacea, un rnaio.IA, un aUro cane, un gatLo e uno. gru addornesLichita. l pr-imi LJ'e vennet·o per tr·e seLliwane soLLoposl.i alla cuPa dello specilico e gu a ri•~ono; i due ultimi, che ful'ono a bbandonati, inorir ono idrofobi in eapo al!·e c a. undici giorni dipoi di esser·e sla~i morsicati. « Al tempo della guerra in Cl'imea una famiglia r..omposla di dodici persone fu mocsicala da un lupo infetto della rabbia. Sei di esse si ricovera r-o no nell'ospedale di Olschanka (dis tretto di Balka, Podolia) o ne uscit·ono illesi a mezzo del trallarnento collo xanthium. Invece le aHre sei curale con i
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cauteri ordinari, col1? applicazione delle cantaridi, della fava :roul<a, della ginestra (genisLa Lincloria) morirono arrabbiati neH0 spazio di '12 a 60,gior·ui. " Ora sono due anni· sei cani dello stesso .p roprietario furono moesicaLi (1) da un allro cane (di poi riocbiuso e visto a mori1'e in capo a due giorni con tulli i sintomi del terribile male). Ri partiti i pazienti in ùue gruppi eguali, furono vittima quelli .n on s1ati assistiti, mentre andarono salvi quelli sottoposti' alla CUJ'a, uno dei quoti non vi rimas<~ cl1e dod i r. i giot•ni. " Nell'an"Qo 1878 a un ligliuolo del conte :Malakowski di 0dessa e dell'età di otto anni fu applicala la cura setto giorni dopo cl1e era stato morsicato da un cane idrofobo. Il fanciullo guarì in capo a tre settimane, nè il suo stato di salute qua~trp mesi dopo presentava alcuna anormali ~à. Il figliuolo del sig. S~;~dowski volinesc, un ragazzo di sclte anni, rnorsicabo pul'e da un cane idr·of'obo nell'agosto dell'anno 187tf, fu cura.lo collo xanlhium e mai ha manifestAto il minimo sintomo di rabbia ". Fra altr'i cento casi il dott. Gt'zimala cita ancora il fatto occors0 alli signori Tarnawski padre e figlio (di Savran, Bulla}, dsi ·quali il pr·imo 0bbe la g uaneia pr•essochè aspoPt.ata, c J.l secondo più di dodiei zannuto alle bPacciu e alle €{ambe per l'opera di un cane. L'avePo queslo conlempot·imeamenle mor.:_ sicat{) Ùn altro cane di casa, lo fece supporre arrabbiato, ma p_ér togliere qualsi0:1si tlubi.Jio s i volle asp r~Llare a che meglio accu-sasse il ter-ribile mqrbo ond'era inlètlo . La quale cosa avvenne tr·e giorni dopo o fu àccompagnatu dalla suu morte. Allora non fu frapposto indugio alla cura, collo xanlium, dei signori Tarnawski, i quali ne. uscirono incolumi. Finalmente i·acconta di un branco di lr'enta bovi, il quale nell'anno 1868" fu tutto morsicato da un lupo at'rabbiato, e di -cu.i 0Ho morir·ono, m enlt'O il resto sanò J\el cor so di quatLt·o settimane e pct• l'effello della cura co.ll'antilissico del clollore Grzimala (cosi è chiamaLo lo xanLhium nella Podolia), intrapresa in segui lo ad islan7.a del sig. Lonùkoschervitsch, commissario dellu polizia legale. Le dosi impiegate furono 3 oncie russe, ovverosia 96 g1•ammi pe1• eiascun bove al gior no. Dinanzi a tali fatti, che cosu occorre fare? (l) Si vede come si ripetano i casi di rabbia in quel paese e nella stessa casa. dello sperimentatore .
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808 1 RIVISTA Due sono le oie praticabili che ci si ·pNsentano- addentro n~l metodo sperimentt'lle. La prima è di ç~ttendere a che àb· biano luogo dei casi clinici, poiché c~ò richiedono la genesi e la tra:smrssione dell'agente infettivo; la seconda quella d'istituire una serie di sperimenti chimico-fisiologici nell'intento. di studiare il modo con cui · lo xanthium si comporla nel contatto degli organismi sani, e giungere a poco per volta sino alla dose in cui esso possa essere velenoso, senza tralasciare d'investigare le somiglianze e le differenze che esistono fra le varie sostanze estraUive, i principii immediati di tal vegetale e la polvere delle sue foglie. Inoltre stabilire il posto che possa competere nella terapeutica a codesto nuovo medicamento in confronto a ~anti aUri, le cui vietù hanno suppergiù tlnito per essere patrimonio del semplicista o retaggio di curioso. Senza proposito di fare della ostentaziòne, annunciamo di avere messo II}.ano a tal uni lavori relativi allo xanthium unitamente ad altri, i quali dimostreranno, nel caso lo pubbli. cassimo in tempo non lontano, l'importanza che meritano le proprietà farmacodinamiche di molti e ben popolari vegetali nostl'ali, condannati ali'obhlio per ragioni che ora non 0orre
tempo di passare . in rassegna. Queste poche linee sono un piccolo contributo, pagato .. spontaneamente alla t.erapeutica razionale e alla biologia sperimentale~ col fine di volgarizzar·e un designato antidoto della più. atroce f'ra le malattie coritagiose. , Come corollari'O, raccomanderemo caldamente a ttttti i medici e a tutti quelli i quali pr estano la loro opera al sollievo delle persone morsicate da. un animale arJ'abbiato, che alla prima occasione in cui facciano uso del rimedio antilissico del medico russo, rigetLino il consiglio da quèsti dato eli non cauterizzare le, ferite, per·~;M l'a;o;ione benefica del ferr.o rovente· non si opporrà punto agli effetti dello xanthium, giusta q_uanto di concerto insegnano le più rondamentali verità della patologia sperimentale contemporanea e il senso pratico di tutti i clinici. Contravveleno · dei funghi del pro f. SCHIFF. (Anna li di
chimica). Dal sunto di una comunicazione orale fatta dal prof. Schifi' alla Società medico-fisica di Firenze n ella seduta 21 maggio
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DT GIOI\NAJ.I lTALIANl Jm ESTERI '
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1876, e riferita dall'Imparziale (3 giug no 1876) è.perme~so concludere, dietro molle sper•ienze sopra uni mali; 1• Che è la muscarina, alea lo ide trov<?lo nell'amanita muscar·ia, il principio tossico dei funghi, la quale dà luogo ad· un'.a bbonda nle suliyazionc dovuta principalmente allo. s ecr ezion9 della glandola s oLI.o-mnsceliare, mentr·c è minore l'aumento nella secrezione della glandola paeolide. 2• Che la m us cal'ioa contemporaneamente esercita sul cuore·un'azioneclepri.mellte: H polso si l'a d'ordinario più gl'ande e raPo. Nel èane le pulsazioni scendono sollccitamcnLe da 140 a 100, a 60, a -1·0 p er poi con più lentezza discend·e,·e ancora ilno a 9 pulsa?:ioni al m inuto pr-imo. 3• Che le sec1·ezioni aù~lomiual i e il movimento degli inLest\ni sembrano accrescersi noll'a vvclen arncnto per la mtt-
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scarina. 4• Che n ell'avvelenamen to all'amanita muscaria, oltre i sintomi descritti si hanno irrequietezza !lell'animale, convulsioq..i, che spesso pr endono ancho i mu1:;coli r·espiralori, tlilatazione o al con~].'ario contrazione della pupilla. - Ancbt? nalL'uotno sqno stuli osset·vuLi .quC~s ti 'feuomcni che rassomigliano a quelli prodotti dell'oppio e dellu morfì na. ~· Che sembra esset·ù graude analogia f1·a l'azione della f'ava ..tle! Calab.m• e quella dci fun ghi velenos i. Es isL•3 .p oi una. ·alterazione della v isin, cioè pu11illa Ol' a d1 latata, ot·a contratta, non che un difetto n elltt facollù dcll'accomo<hizione, sia coll'anu;ninis tr·az.ione interna dei fun g hi é della musca r·iria, s ia colla fava del Cafa bar e l'esePina Ji Schiff. 6• Che i s intomi dc~r. ri tti s ono opposLi a quelli che pr·esenta FavvelenaTl)enlo pe1· atropina, (laturina e per cer te solanacee. 7" Che nelle c:-<pel'ÌI!nze falle sugl i a nimali {conigli, gatli, cani),poLè. l'a uLor·c convincersi c lte nulle solunaceee pl·i ncipulmonte ncllu Dfttnr a st1·amoni,wn s i co 11Liene un dont.ruvveleno dei funghi . Kcll'a.nimalo~ awf'lenaLo, solo dopo pochi miimli dall'é9Jlministrazio ne ([('ll'es t.r•al,to di " "'Hmonio, o dellu da turi!)a, si poLè con!'ta.Lar·L) Ja dirn inuzi" IH\ e 1:1 t:(!Ss azione dei fenomeni di avYelenamenlo. 8° Che dalle pt·ove l'Ltl Le anrlw ~n, l'.\ ~:. sl··~so il p1•o f. Srhi IT Si po~ con,•incct·e che la da tuJ·i" '' l'l o lll <'e 1111 <1 notevole diminuzione nella serl'ezion<' del!'Ot·inH .. IH cP~~azwne di tulli ifenomeni do vuti all a mus corinu: · 9"1Che·amminis tt•ando ai pot·, li , 1 d' lnd lil In Dat w<rr .~ir~ monium, e quind 1 una dose di ' ,_ it ;·enclici, CPJ•tameale
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Gio,na!e eli m edici na m'llitat·e.
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RIVISTA Df GIORì~ALf lTALlAl'll ED ESTEIIl
doppia di quella che sarebb.e sLata sufficiente. ad ucciclerli, norr ebbe alcuno deifenorneni pro1Jrli· dell'a vvclenamen lo per· muscarina. :10· Che in conseguenza di l}ueste sperienze , clte p1·ovano l'antagonismo fra' la muscat•inl.t e la clcttw·ina, s i p uò racco-· mandara nell'avvelenn menLo per· funglt i (ben inteso ~lopo i vomiti vi e gli evacuanti) 1'uw dPII'aLropinu, della dalurinu o clelia Datura stra11wninm (volg. Pomo spinoso, fl·equente s ulle ·montagne e nei boschi ove s i generar;o i runglti) in sostanza o· in estraUo a1coolico, e in dose pt>(,)pondonala a queiia del fungo
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ing~rito.
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llntidolo del J'eleno dei funghi di LAKDER. (Annali di chimica.. ) Il veleno dei fun ghi risierle n ella m.uscadna, r,lie ha la Jlt'O· pt'ictà' di at'restal'O i movimonLi del cuOL'G. -· L'au l.oee ossct·vò che l'all'apina peocluce sullo rane un ellALlo oppo:;to: o almeno dove il cuore sia reFo immobile dalla muscat'ina si raHiva coll'a atropi;m. Un eg·uale elJè tLo si sarebbe o Ltenuto nei maromit'eri. · · · Negli avvelenamenti pee fqnghi, dopo di averhe _procu!'&lu l'evacuazione per lo vie più bt·évi o più facilmente pralicuhili,, si ric€n·rerà al~a iniezione sotlocutanea della nlropina, dclJ'estrauo o della tintura di belladonnt1, misurandoae gli or- . fetti daHa gradualo dilatazione dell'i1'ido. ·
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RIVISTA CHIRURGICA •
Della 11twali!•i rl n(~!!i "' lll i~ s e;.;ui(d a fe rita tl'arma da fuoco (Deutsclw Jlilitairiil•;;l/ichc Zecc.~chriifl. giugno 1876). 1 medici amHr·ienni ;_'vlit.ciJCll, Kcl'!l c MoecltOitse pubblicarono selle casi 'di i'el'i.te d'm•ma da l'uoco uvvcnulo nella guCt'l'a tl.mericantl di set•essjone, l~ quali, appena passnla la pt·iana scossa, furono seguHe do. paralisi rli pllrli del coPpo distanti dalla i•ogione rm:i ln, e co11 lo rru nlò non el'nno in vcr un rapporto. Quesle ptmtlisi es--i le (tnalifiral'ono pet' parali.~i rijle.sse. A L.."lli fàllt, di difiicile spit•g-n.-.ione, il Jollot· Ley41en (Clinica rlelle ma/a.itie rM 'mirll;lto .spinale, Hel'lino 187il, tomo II; pag. 2:)0) aggiuug-e alcuni casi ùi paralisi, cho si manifèslurono qualche lcmpo dopo le ferite, nei •ruali ~.i potè riconoscea•e in Wll'l r~odi un costante l'ila?sumonl.o ùelle parLi anaLomiche lese; ciò clH\ ~u-U spieg-a pel' pui'Ulisi nc!'vosa avvenuta in seguilo a dill'usionc dell'infiammazione al midollo spinale c ~:;uui invQluC'ri. Le pnt'alisi t·illesse di cui fa poPola il Lcydcu sono: ur1 caso, cilnlo dal Bm·low, di paa·aiisi e rammollimento ct•ouico del midollo spi11ah•, cornpnn;o in ~l'guito a fct·ita della mano
(Med. Times; oltolm~ lRr,:l); un alll'o di par·alisi avvenuta per asportazione di un memba•o, riferito daJ Denedikl nella sua tqrapia elettrica; due alLI'i simili casi cituli dal Bumke ed avvenuti in due (òl•iti dnll'uiLirna gucl'ra fr·anco-gcl'manica; c ìnfme due altri cn«i ossen·uLi dallo :;Lesso Lcyùcn nella guort'a suddetta. Di questi due ultimi, uno t'iguarda un parente dcllò s tesso dottore, il ltuale un ann o dopo aveL' l'ipOt'lula una ferita d'at•ma da fuoco all'tn•licolazionc del ginocchio, fu colLo da. mieli te paralitica qua,.;ì irnprov,·i~a; ed il secondo, un lalc, che in seguito a ferita d'ut·ma da fuoco al!~ parte superiore
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lllVlSTA
della coscia sinistra, ptesentò i sìnt.omi d'una ne:-\rrosi, c due anni . e meizo dope, quelli di una emiplegia dell'arto f'crlt.o. Ora:, poichè H maLerialc raccolto .11ella letteratura medica sulle paralisi ri.ficss~~ tnnnnaliche ·è flQ.~. uù oggi pocò ricco, crediamo utile di pubblicare il caso seguente, che è abbastanza 'singolare. · Il luogolen(mte B. l'i portò nella baUagli.a di Seclnn, il i• settembre '1870, .una ferita d'arma da fuoco nella puf'te in!'eriore esLe.rna della. coscia sinistra, inlm·essanh~ le sole pat·b molli. La p<;~lla pePeorpe, @:il'ca 0",05 . al disopra del ginocchio, un tragitto oriz;,;onlalc eli quasi 0"'}195. Alla ferila si . complicò dappr-ima gor!fìore e dolòre dell'articolazione del _ginocchjo; tuttavia migliorò rapidamente e nel.lo spazio dj quattpo settimane era del · tutto guat·ito. Nell'ottobre 1870 il luogotenente B . ritornò nella milizia mobile, e si sottopose a tutte -le Tùtiche jnerenli. al servizio, senza risentire alt.r·o incomodo elle una speoi~ di contJ'azione .intermittente dei muscoli della coscia sinistra. Ai p t•imi del- . l'ànno 1873 egli no.tò ehe tutto l'a,r~to .inl'et·iore sin.isl.ro et'a alquanto denutrito, e nello stesso tempo sentiva .una faci!G stanch<~zza nel compiere il pr·oprjo servizio, tanto che era COStr'ètto a zoppica n~. fpeq.uenternentc, nè poteva piegal'H pCI.lfeltamente il g inocchio sinistro. Più tardi, o immedial.amenLe .. dopo le mareie m ilitari, o duran te il riposo, ~ominciò acl av.vel'tire delle spasmodiche flessioni dell'articolazione. del gin,occhio sinistro, le qnoli dtwavano uìl quae to di minuto o " mezzo minuto, ma si ripetevano a br·(;lvi interval li. Solo nel luglio del 187~~ H Sig. B: venne sotto la m.ia cura. Il suo s tato era n'seguente: cos tituzione forte, aspetto vegeto H l'iorente; nella pa1~Le esterna: della eoscia sinis tr·a, 0'",09 al di sopr a dell'articola;,:ione dCI ginocchio, s i v edevano due cic:a ~rici rot.ondr, dellti gearfdezza di una mone~a da rlue cenLfl5imi, ·di • cui. la più esterna inohile e punto dolol·osa, l'inlet·na adepenle a,.i tessuti sottoposti e circos tanti. La pressio'ne eserr-i l<i L<I s 'u qlLe,sla cicatr·ice destava un senso éti for·micolio l u11 V" L1 rtta· Ja r-egione inleJ•na .della eoscia. I muscoli . . di qucs tu eo:-:cia e quelli nell<1 natica cortispondente nota vansi mmw JJulr'iLi o più sensibili cEi quelli del la coscia <.lest~a; ec~ in ftl ll.i !H •·il·c:onferel)Za della coscia sinistra, aH'nltezza delle cicat; i··.r, H li ..;u. rava Om,04-20 m eno che la d~~sl r·a. La sensibilità tntlil · rr<~ In stessa in ambo le membra; d~boli corrcnli eletlrif·lie l t~d·, che non provocavano nessuna contrazione spa smo~Jj, · a u!la
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DI GIORNALI lTALIANI ]\:D ESTERI -e:b~cia: qestrìl',
ne .destavarw invece di assai forti alla -s ini.stra. In nessun punto e sotto C[Ualsiasi pressione la colonna :vertebrale si mostrava · dolen te. Dieko cemsulto avuLo col a·otli. Langenbeck, stabilii il segu'enLe metodo di cura: U~O'di bagni caldi pennocler·are lo s tato eli .BcciLabìlità prodotto..dalla cjca'trice, ed uso della corr·ente continua per daJ'. v.igore ai .JXJ.I)scoli della coscia rnalaLa. 11 s ig. R adopei•ò poi neli'esLate del 1,873, 74-, 75 perquatti.'o·a sei setLirnane -i bagni eli \Vildhad, e nell'p:utuimo 18n 's i so~topose per lungo tcp1po, !i Mainz, ..alla corrente conLinua.· ll 2 lnglio lR7f> vennero tagliatt} sottocutaneamente, clul do tt. Rasor a Marl)urg, _alcune briglie che ·davano alla cic:aLPic:e· Ja fom1a eli imbub, <'~· che, secondo la descr·izione che me ne fece il sig. B. , furono iruvaLe mollo resistei1,ti, tanto che sì potò con fatica lagliarle r.ol 'tenotomo. ~l S'l del passa Lo gennaio, quando v iùi per l'ult.ima . volla ii · si-g. B., lo stato dell'esll'l'l,mità inferiore sinistt'a era quasi si'mile. a quello del luglio 187il; la dHferenza tra la cir-conf'er:~n:?:a delle due COScE, 0~,05 sopra-l'aetico1azione del ginocchio, ~ra di 9"',045 ' n scapito della s i nisLra~ la gamba corrisponden~El si lasciava piegaee soltanto a.d. un angolo di 60 gradi. Il sig. B. si lagnava perclaè risentiva LuLtora debolezza nell_a
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gamba sinistr-a, é!Je l'obbligava u zoppicare anche dopo una
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:breve passeggiata di me.zz'oi·a, ed iuoltre perchè le co'ntrazioni spasmodiche che si notavano nei muscoli al disopra _ dell'articolazione dèl · ginocchio sinistro, ritornavano spesso ,è '·fa.cilmenLe, solo ch'egli attcnclessq ad. ·esercizi . anche legge'ri. Secondo quello ch' egli stesso mi scr·ivc, t4li · sinLom i :perdurano anche oggi nella. ste~sa int<?,nsità. Ne~ nosko caso si ebbe una ferila d'arma da fuoco, leggera in apparenza, vicino all'articolazione del ginocchio sinistro, e cori1e conseguenza di essa un'importante nHeraziÒno funzìojìale e di nutr·izione dcll'inteea 1nassa muséolat•e dello. coscia €lellq_ stesso' Jato, di cui non clanu1o ,;;uffici<~nte spiegazione nè la sede, nè la qualitù dol\a c ical:l'ice. Non dovremrno -invece amn1etteee comè causa di quesLa forma mor·bosa tina ne"Vtite ahe par-te dal punto ·dalla cicatl'ice, lungo i. rami del p.lesso iombo-sacrale ~ ·Per sitratto mudo mentre non saremo in contr.add~zione ·coi ù1tti palolog'ici, acquisteremo nuovi lumi sul modo di prodursi di questo ge nere di malattia. In ·aggiunta alta stor·ia suiTifcr-ita spero non sia·discaeo ai miei· colleghi il 'seguerit.c r·appo'l'tO clell'n lLima guerra sulle ;paralisi riflesse susseguite a ferit(~ di arma da fuoeo .
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814. Fenomeni nervosi Giorno
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= z;
D'onde
e qualità. della ferita
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v-ennero
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in:imediatameote dopo. la ferita
p i :t tat•di
rilevati
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1 rs _, s - t87o 40 e 5°'dito li dì Il "' IO - 1870, senso di delteri t.l). d'arm a della mano bole ~%:l. nel braccio ed avamda fuoco pe- 'des·tr.<\ in braccio d est.i·i, dnnin uiU nella . rle~rante n el contraUura. lot'O circonfere nza; la mano rle. polmon~ deStt·a dirn<tZl':tla, il mu~co l o adùuttot·e d~ l pollice, 11 po llice, la stro. A pet·tu r e della ferita a regiono palmare del dito midestra, ad un gt~olo ati'Ofict in alto grado; iJ40 c so dito contratti, la correute di conti met rosopra il capezinduztone continua fa r.ontr;~ne zolo,ctrala sa tutti i muRcòli della mano. :~<.1 .e 9" co~ta, ·aleccezione de1 muscoli d('lla re- Dagli nrehi· gione palmare del dito illi~Jnolo, ,,, di Vu•l'e> terno dell' anj!'olo sca· u dello estensore <.ltl 1o e a dito. ì eh ow, T. &2° polare.· pag. 112 e 2 18 - 8 - JS70 . • Il 2 1 - 8 - 187•), -1° e ;;o dito allo seguenti. Frattura com sLat.o di cou Lt'azioue, che ces~a. · pleta de lla conello spaz•o ùi sei se ttiman e. 11 scia a l d iso p1·a pi~ùc acc\u i~ta la f(mna di'p iede de l ginocchio. varo . Ne 111 J:>" St'ttimana dopo la fel' itu, p!'ovando & sed<--Pè, a.vVt l'Li un fo l'te tr•m olio dùll a . gn'mb:\ malata, poi qarnpi cl onici di Lttlli i m uscoli del corpo. Questi ac•:e1<si si ripeterono 6 volte, cioè ad ogni tentativo per alzal'~i da letto. · 3 14 - 8
- 18'70.
FCI'ita. attraverso l' arti · col:• zio ne del )Cinocchio destro.
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Dall'agosto 1871 segni di mielite, Leyden. Cii· alterazione d i sensibilit.ìm ttllte nica d eli e duu le gambe, che si dìtfondono m;~laui~del Uno alle cost~; debolezza in um~ midollospi· flue· le gambe, 1antochè ra•il- naie. T. Jl, malato non pote,•a camminare pag. 232. senza aiuto; i JlJnscoli innervati ~<\l perouco <.!estro interamente paralizz!\ LÌ ; a si nistl'<J. moderata paral is i mott·tce di tutta la . gamh<l. Ks~,::;eJ·llta la sensibilità rilles~a pll.l'tico lamJen le della • gambil d~stt·a •. Le apofiòi spi · nose del •1orso $e nsib•li al la compt·~~S o olle. ll . r.t·attam'e nto. galvantco è sego Ho òitl<•nto .rntgltorameuto.
4 9·- 11 - 1870. Uolori for- Dolot·i fQI'tissimi dapprim a nella l>'.eri<a d'arma tissuoì al estrem1tit inferiore ~iuistl-a, più da fuoco della luogo della tardi anche nell'estremità supe· coscia sini- fenta. t•iore dello stesso Jato; n.. J 1° stra. - 5 - 1873 suben1rò improvvisa un'eJnipiPgta. sinistra, oon· se1·vaudosi iu~-aua l'intelligenza. Qu\!~t'emiplegia migliorò 'tema· mente, ma uc;>u fu vin ta del tutto. l
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Le.yden.
CapitOlO l.
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8'1 J;l po~uritogrnfo nel tet:ano (The ' Medica( Recot·d, . 13 maggio 1876)'. · · . . . . 'Il sig-. Richet:.l.(lice che il pneumogt>afo sarà -d'un grande . DI GrORNALI ITALIANI El) ESTERI
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~ a;i\Jct.o. nel cleterrilinai·e la prognosi . (~ la cura pit\ appropJ'ia ta
del tetano. Egli l'adoper·ò·.recentemente in un .caso eli questa affezione consecutiva alla gangrena de' piedi susseguita a' congelazione. La 'malattia ciuscl mot'lale. in sedici ore,. a cagialle deìrasfissip. Le tr-accie nesp irat01·ie mosLravan6 ad il_\\,!. terYalli un'intet·rnziòne nell'espirazione, n.na spHcie di spasmo espiratqrio dovtt to probapiimente allo spasmo della glotLide' ed in' parte allo· ·spasmo dei muscoli espir-atori acl dominali. •
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}P. un alil'o caso la pausa tetanìca avveniva dur·unh'l l'.inspi= ra~jone. l n ques-to caso j sin tomi durarono tre giorni e l'infermo ffiOl'Ì'in UI1<Ì Specie di statO comatOSO, rna non asfittiCO. I'tracciamenti in qliesb'ultimo caso erano esallamente simili a quel'li ottenu~i 'da una rana• avvelenalà_eolla s tl'Ìcnina, ed eccitata da \]Ila conenle :indotta. Ora -quando lo spasmo è dovuto ai tÙuscoli inspiÌ'ùtori la tracheotornia è~ giovevQJ'e e si può sperare la guarigione, pcrehò l'ematosi 6 sernpre bastante da:p\?rril.èt.tore l'assorbimento degli ag<mli terapeutici, e dà loro temp,..o di togliere J'..il'ritaziope mido'llare. Quai'lclo da nri·alko lp.to lo sp.asmo è · espica~or~o, l'ema tosi a un dato momento • sar:<) inl(}rrolta c. l'asfissia è irnmin,ente; in un tal caso la trachéoto.o;iia è indicata èd i a fatLi quesL'operazione riuscì a sai-. vare la vita in pareeehi casi di Lctano. . ltlorte da amminislrazione _d•etere (The C/1.icago 'medical Jow·nal and Ea:anziner, maggio ·t87Ei): Il ùott. E. L. I~lolrns r ife1;isee 'i-! caso di un uomo di 74. anni, il quale rnor:l solto l'influenza 'dell'eterizzazione a cui era stat,o sattoposfò d\lt'fmle un'op<wazione d'est1:azione di ca taratta. 'Egli avéa eseguito un'ii·idcctomia pi•eliminaro, ur: tre mesi p~·irn'a; ed a·veva in quelJa circostant.a <lmmivis!.Pato l'etere, sènza che si fòs·se m anifestat-o akun sinloma aJlarrnante. Nella, occasione finale, dopo ch'ora stato consumato eirca una mezza libbr·a cl'e,te·re, sopt'a vvcnne una violenta tosse che fu tosto seguita da un es~1'erno llvidoce della faccia e quindi dalla cessa.zione del· respiro. La respit·azione ar~ificiale e· l'elevazione de' piedi de ll'infer mo r·istàbilirono prontamente la respiuazione;' illiv.idoré s comparve e l'operazione fu continuata e compiuta ·n ello -spazio di .cir-ca dieci minuti. Trascors o questo
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8 16 trallo dj ·t e mpo fu avvertilo cbe l'infet·mo era di vuovo depresso; e si J' icorsc agli sles!li mezzi eli poc'a nzi, mu senza alcun profitto, pcrche la mol'le soproggiunse 'in !Jl'evì istanti.
Non si ottenne di pratièare l'autopsia.
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.t PJllicnzlont' del cloralio nelle nmputazioni, n e lle fe •ite, elce, del pror. S~:E. - Bre,·i cenni di CARLO PAVE:>I di :\I ortara. (Annali d t cftù,lica) {l). Nel numero dtùmovi pee puraLt chimir-i dtP hanno at'J'icchi ta la suppelletti le dPlln mat.cr io mcLlicn modern a i Rnll llt ed il cloralio idmto Ot'Cupano uno dni peimi posti, cOtno op;nunu polt'à t·ilcval'e rlullc numerose Memm'if' comparse n•·i JK't·ìodìci scientifici tlt lutte le nozioni, p:•i sorprendenti t•i,;ultatì nellu l~rapìa ìnl••t·na ed e;;Let·nu. Er·co le p!'ecise porole pubblicate neii'IndipeiUlente di Tot•in6 sn quesl'm·gomoulo. " l l llPnemet·ilo cJ <'Sì mio pro f. c .;in rla un anno adopera
s:
i) cloraliO idl'alo )>Cl' le merlit"<lllOni, f' ÙÌChÌUI'Ò che \ 'l''lllli'Ole lo trovi> il migliut·c- de~li Anlise tlìci tìn nel oggi adopcl'uLi. Et l'icorda due EITIIJHI I,nzioni, d uet-r•snzion i di gomi to, sei ("OIIlu:::ioni dellA pat•tc sup.• r·irwn del g inocchio, d nn f't•a lhJJ'e enmplicale della gamba, una ['.·rila pr,nelt'lll\L•..! ni'JI'ui·Lieolaziolll' tiPI !!O-. milo, num'l:ro:~•' f<'l'tl•• conlu..:e ron e,;tE''<i l"lra>asi san~u i :;ni. E queste Iesio u1 lullf' clecorsl't'•l fuvot•e,·ulmenle solto l'azione della lasciatm·a u doralio » l u tnolti casi dì l'i:->ipola e di llcmmonP diffuso ha:<lc't una fascì~lut•a al clm·alio pN' due o h'f' giorui di SPfWito JWl' tlil<'guat•e l e cotuplicazioni h• più gravi. Il modo d i upplirnzioue è mollo S~'mplicc. \..) uasi sctn pr·p husl<t una soluzione di' JO,n che. sì diftonrlt· Sidlu fPP ila, elte ''Ìc'riC poi ras•·iula nel mo.lo m·di nario. I l ··l•>l·alio ult·u Lo rie:< •v ,... ·dali ro, non l• ditfusihil•' n· il't·itanlP. Il suo a,;!'iol'lmnent.o non punto furwslo. sicch·· lltlpunemPnle puo e"sr•l'•' applicalo nrlll' alièziollì d c~ ll a bocca, cld pal11 Lo P delle llllt'ki A nzi i n u1 r r•uso di perfOl'll:tion e dPIJ',•::wfago, co11 surce~s i vu sup pueaziono 11ello
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(l) Ci r!ace rammuntare ai nostri lettori corue il ca11itano medico dott. r.mar R .\NDACCto alll)ia fin l'lui 18i•l rauo Uliu tJcJ clor·aliu come topico e dismfeU.ante 111 1 ~ casi "di pi:tgh<l da vario genere, e ne :rhlua. ouenuto $egnala.tissuut 'ranLa~i. (Y. Gtornai<J eU -n~tdfcfna militai''• fasci<-olo 1 , gennaio IH75, pag. 51 e seg.). Nota della ,.c,la:lone.
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817 spazio mediaslino posteriore fu applicalo ron pieno successo. Finalmente Sée ct•edo richiama!'e J'alleirzione ancora sul mo'dico prezzo dei ml.'lùicinale e-sulla facile npplicaziòne 11). DI GIOI\i\"ALJ lTALl!NI ED ESTEI\l
(l) Noi siamo ben Iloti di vedere l l cloralio idrato applicato alle ferite ed alle amputazi<>ni, che in diversi nostri scritti sul clorarlo idrato abbiamo raceomandato alla Ctiuiea chirurgica. La sua applicazione, e ciò per le sue po$ic.ive doLi antiselliCb6, anriferment.uh·e, antimiaamaticbe, noo che per l'azione deruratrice dell'aria atruosfenca cloraliata sopratutto nelle sale chii'Ul'Q'lCloe militari, duraute la guerra .
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VARIE TA •. ' ;
Una semplice t•rova per accertarsi della presenza del ~:mgue nei liquidi o nel panno. ('Western Lancet, aprile 1876). . • .• . . · f>ei medici c ·pee ·gti insegnanti eli clinica il seguente metodo ·d.i scuoprìrc ia presenza del sangue può essere utile si'>ecial-
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_.mente nell'esame dell'orina: esso accoppia la scrnpUcità alla · certezza assoluta. Si mescolano in un tubo di peov.a due centimetJ~i cubi d·i tin tura .di guaiuco ·con un volume eguale d'olio di trementimr è quindi si aggiungono poche goccie· clell' <~r-il1a ·da esaminarsi. Se , essa contiene sangue, anche in minima quantit~, tutta la mistUJ'a s i fa ad un tratto di coloe turehinq più o meno intenso, lakollh cupo·come l'indaco, menti;e queslà coiorazione non è prcidolla n è dall'orina normale , n è da qudJa .. contenente a lbumina o pus . .se clesidi~I'ate ac~eetaevi se le inaccliie df~ll!l b iancheriti, del legno, ecc., contengano sangue, proced.etc in ques to 'mo(lo. Sc,iogli·eLè . einqW:l gr-arnm.i di gnaiac;o in 100 cenlimeLri. cubi di .alcool ~~ ssoluto e fìHrate la solu:tiolie: quì.ndi mescolale cinque centimetri. cubi di quesl<:i soluzione con J)ari volume di olio· çli Leerncntina r-eUifiMto e n~ettete df?h Lro a t.jues la m istnr-9l il piccolo pr?.zzo di tela, di lc-)gno le cui macehie sospette f'Ln'.ono p.revia mente Lra'LLale con acido acetiCo catrlo cJiluito. La pres enza del sang11e s i manifesterà immantinenli per mezzo della colopazione turchina. '•
Jl.genti elairuid a·aceomnndati pel' la disinfezione. (Annali di chimica). · Secondo Pog giale la fermentazione delle sostanze or·gariiche è' una meLf\Ol.Ol'fosi dei principì immediati che le compongono. Qualunque sia la teoria che si adotta per .spiegare cjuesto fenorne'nq,, non può esistere alcun dubbio suJle .teasformazioni
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VARTETA
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successive c}le si operano nelle materie animali abhandenale al contatto deU'tu'ÌtL Qneste materie si putrefanno, generano dei. prodotti. volatili Jj un odore i n retto, corne l'acido solfi . çlrico, ' il solfidra Lo d'ammoniaca, H ctu·bonato d'ammoniaca, i carpuri. d'idl'ogcnc piLl o meno odor·osì, ed emanazioni di · natura organico, utwora poco conosciu~e, ma che sembrano eSOl'citare sull'0l'ganismo ua 'azione pcl'icolosa. - .L a produzione di questi corpi non cessa che <(uando la conversione · delle. sostanze ot·gtmiche in acqua, aciJ'o carbonico., arnmoniacu e mat~rie 1ninerali è completa. Il primo cm·utterc della fermentazione putrida è un odore infetto, incomoclo, che si cerca di disteuggeP<3 con diversi agenti chimici; mn i gaz <;he fJJ·oducono questo cattivo otlot'c non sono i piu nocivi. È !!eneeahncJJle aJnmesso che l'o malattie infeziose sono gener~Le e !.t·asmesse da esseri viventi, microfìti o rnict•ozoarj, e che anzilullo bisog.nà 'dislt•ug6ere la vitalità di questi organismi . Per distrugge l'e queste sostan?:e furono proposti. il clor·o ò gli ipocloriti, ·i vopot·i nitrosi, l'àcido ~ol foroso, i sali di 'ferro~ di zinc01 eli Hltlllgtlnes e., di .calec, il r C'i'Jnanganato di pOLassa,' l'acido fenico, r ucidu sal icil ico; il cutnune, iJ creosoto,' lo es-
senze,. la canro1·a, ccc.
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I sali metallici, il cloro c l'acido fenico vengono gcnct'O.lmenle impiegali, ma la loi'O azione chimica è lontana dal-· l'essere iden lièa. I sali m~~tall i ci, aome c1uelli di fcn·o, di zinco e di mang-anese, ecl .anche il licpwre di Pau let, tlis tl'uggono, l'idl'ogene solf'ora.lo, l'ammoniaca ed i sali . m n m oniacali, t'ami o sparire in gr:an parte ·il <lullivo ollore; m a essi non esercitunò alcuna azione apprezzabile sugli organ is mi c s ulle maLe1·~e volatili di odore l'elido, pro,·enienti dalla decomposizione dci corpi · organizzati . A tal uopo bisogna t·icorrere al cloc·ut'O di' cui Cf' . Il c_!oro i[ccompone no11 soltanto l'acido solfitlrico, l'acido solforosò, i sali di nm moniaca, i guz i(lt'ogcnaLi, ma an.chc i prodotti vola tili provenienti ùal.l:a decomposizione delle materie ·organiche . . . 11 eforo in presenza dcll'aequa agisce come ossidante c distrugge · così le materie. organiche, i miasmi, i gel'mi, le spore, ecc. Il cloro è un vct·o disinfettante: pet'ciò lo si deve impiegare ogniqualvolta a vvi svilupp.o di gaz fetidi. Si disse che il cloro
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VA!UETA.
può essere dannoso 'in ragione. del s'u o odore disaggradevole e che genera altri prodotti molto odoro~i. Ma questa oss.erva;;:ione non mi pare set'ia; sopratuUo q uando si op~ra all'aria aperta, .con sufficiente quanlità di cloruro di calce: Alc.ime bollH di do1•o possono provocare per· un istante la t0sse ili un'a1;ia confinata, ma non proclucono nessun 'incon- · veni,e nte J).er.icciloso sull'orga nismo. · E però neeessario rli far· osservaee che, se i l cloruro di calce dis infetta prontamente le materie fetide, presto scompare a conlatlo dell'ada libera, e n on impedisce l'ulteriore sviluppo dei parassiti, delle muffe e pe1' .conseguenza deDe · · fermentazioni. L'acido fenico non è un disi'nfelta nLe propt>iamente eletto: non agisce sui corpi oc\oral,lti come il cloro,, non fa Sp?rire come (ruesLo_corpo il cattivo odore, ma arr esta q previel'l.e la fermentazion e, nccidcmdo i g<.mni, le spor·ule ed i fe rmenti. ~ - Possiede delle proprietà ant.isett.iche incontestahili, c dé.:. ves i consiclcrm'e come un mezzo preventivo di p t'imo ·cn'dine. ç:onviene quindi di far uso concot'l'enlernen te, ·ed in ma- · n iern metodica, lli .ilcido fenico e: di clot·uro di çalce. Questo clouà impiegul'Si tutte 'le volle chH si .tt:at~erà di .disinl'e ltnce l'ada ed i l ocali da dove si sviluppano emanazioni. infette, e ·l'acido reùico, disrjoU.o nell'acqua, quando si vorraim r.> distl'ug- · .. gere i get•mi elte provocano lu fcr·rnent.azione pntrida. . l n conclusione, si d_isinl'etta col d oro e si risana coll'addo fenieo. - Bisogna perciò utilizzare sirmilbme~rnen Le <Jncsli due agenti per la disinfezione cd il risanarnento dei mercati centrali. . Ecco ora come DemonL, appallatot'e pì'inci tJale d•.~i porili e strade, apprezza i risultati delle esperienze fatte oi Inl'\rcati . centrali colliquido Honssean, adoperaLo ad '1/ 10 ed 1/12. Déippertutt.o e scnìpre la disinfezione ·oilcnula fu·istantanea] completa e .Persistente. Nelle ·cat'ni ·e nej pesci guas li, nei pezzi di v0laLili, selvatici, ecc., la <;li'siniezione ftLperi'eLta ed assolutam~nLe istantanea; una certa quantità di quel liquido aliUJ)grJ.to con acqua disinfet1o la meta del suo vot'ume di pezzi putrefaLtl. · . All'odor·e assoluto.insnto insop po rt~{bile che proveniva d.a quei resLi fu i mmediatarnen te sostituito uri odore etet·izzabo piacevole. - . Qt>esio odol'e dur6 tre glot~ni circa, poi' durante tre aHri giorni dominò l'odore dell'acido fenico, ma debolmente e assai sopportabile.
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• VARIETA
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Dopo otto giorni, quentunquo le materie infette si r imescolassero tutti i gìorni, i prodotti conserva ti non dq.v~no ancora · nessun odore disaggrarlevole. Riguardo poi al prezzo, il liquido del prodotto Rousseaunon costa più di quello dei nostri prodotti attuali (acido.fenico, cloruro di calce, sollàto di ferro e di zinco). . .· lndipendenternel'lle da questo primo l iquido, Rousseau 'propose una nuova prcpa raziofle a base di a celaLo d i cal~c greggio, c.on:venienLemcnte filtra tv, che perrnette r obbe di dare alla consumazione in seguito alla disinfc:tione, i prodotti .animali o vegetali guasti. Quest:'acetato, cl1e contiene dei prodolli fenicati, possiede tutte le propeietù antisettiche rimo.rcb évoli llell'ncelalo di ~alce, di un impiego dei più. facili e senza alcun peJ•icolo, agisce non solo come disinfettante, ma anclie come p1·evcolivo . La dissoluzione a 4 o JO pei· 100 basta in ogni caso. · L'impOl'tanzn di questi documenti non isfuggirà ai nostri lettori, e dopo di avet• conLJ•ollato de visu e coll'oùot·ato i ri~;ul tati· indicati nel Bapporto ul'lìciale richiamiamo in modo. più speci.ale !::iu di essi l'attenzione dei membri dci Consigli d'igiene e Ji sal uhrilà dei nost.Pi grandi centri popolosi. Non possiamo terminar e quest'articolo senza chiAmar'e l'attenzione dei Jtostr·j lettori sul Formulario o..(ficinale e magi: strale i ntemazionale del nostr·o egregio collega dott. Jeani:1el, la cui seconda edizione ò comput·sa. Travasi in (!Uesto lnvoJ'O un quadro completo dei disinfettanti e delle numeroso fot'mulo che fu ro~ o pubhlicate·relaLi- · vamente al lol'o impiego, pr;ma t iC) Codice fra ncese c nei fò r·mulal'i degli ospedali ci \"ili ·e 111ilitari~ poi Ì1eUe farmacopee sll'aniere e· nelle monogl'afie speciali. - Avremo l'occasione di ritornare s u qqeslò lavoro che interessa l'igiene con due altei capitoii iJ~1porlanLissi mi, l'una sui contravveloni e l'altro sui cosmetici c profumi, e fino da oggi noi abbiamo voluto salutare la pubblicazione tanto utile c)le OO[CYOlè del saggiO e laboriosb ispeLl?r e del servizio di sanì ta.
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!tlodo d i a·icono;o;cerc i vini artifìeiahneo te colora ti, di M ELLLEH. (il. nnali ~li cltimica .)
In un tubo chi uso uù un 'oskemitù, e delio. capacitò d i 20 centimetri cubjci ci r ea, si ,.e1·sano ci rH[ ue o s<•i ce n timell·i cubici dei ".tno de esplorare: aggiungasi in seguito dell'eleec) sino a
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tre quarti dél tubo, e si agiti. Dopo alcuni ist.ant~ di riposo l'etere. rimonta alla supedìcie del vino, eol6rato od in coloro. Se l'eter~ è colorato in giallç> c se alc'une gocci e .di ao1m{)niaca· gli dumw un(). tinta di un rosso violaceo, il vino fu sofis t.icato col mpeggio. . . Se l'etere l'imonh.1 colorato in rosso) che nassa · al violetto dopo l'addizione di ammoniaca, e conservat1do questa colorazione ancl.1e quando l'arnmonia~a aggiunta teovasi. in gt•andc eccesso, il vino contiene dell'acelosclla . Se l'etere coloPalo jn rosso cede il suo color rosso ull'ammoniaca: senza passaggio al violeLLo, il vino contiene dell'enolina . . Se l'etere rosso si scolar a coll'arnrnoniaca, senza che quèst'ultimo Jicrui<.lo s i colol'i esso medesimo, il vino fu addi:donu.to di fucsina. Finalmente,. nel caso in cui l'eler·c rimonta i.ncoloro, si riprende una nuova porzione ().el vino ùa esaminare, vi si nggiungono due volle il suo volume di acr1 ua.e u11 mezzo volnme di ammoniaca. Se allora il vino peende una tinta viole~Lo- .. bruna, ess'o con tiene della cocciniglia.. Sn si· ~ol oPa in ve1·de, si può ar.n me LLere çltc non contiene alcuna delle sostanze. tr ui sopr·a men:<:ional'e .
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1Localizza1i one dell'arsenic c• ne i d i\•ersoi tessuti d egli animali a nele na tl, el i ScoLosuooFF di ' .Mosca. (Annati di
chimiéa.) RisulLa da!J.c s p,erienze di quc:l'Sto dotto investi gatore, .clte l'arsenico, !ungi cli'locali<:za.rsi nei muscoli, si condensa specialmente nel tessulo nervoso, e che non invade·cl'tc consce utivaménte il fegalo cd i muscoJj. Le ricet·che ~ono s~t~ faLle su dei cani, dei conigli, dei pol'· cellini d'Jntlia, delle rtme. Gli animali in c~perirnenLo prend~ vano il loro nutrimento ordinal'iO addizionato di un volume conosçiu to ~ i sOlLIZione t iLo lata di Ql'Seni.aLo di soda·. ScolOSLtlJoff osstèt'Vò clic i cani possono assorbi l'C inlpunomon te delle orwJ'mi quantit.à d'acido o.escnioso, che sono, pcl' uno stesso peso d'animale, inonensivo, a delle dosi di 1;j a ·18 volte più fot·ti che le dosi :oio['tali per l'uomo. · Per togliere l'arsenico ·dai tessuti, l'autore ha t·icOt'SO al nuovo·rneLodo che è slal.o indicato recentemente da Gaulier .. Esso consiste, nel disciogliere la mùterla .organica nell'MiJo
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VARI ET..\
nitdco roisto ad un po' d'iwido solforico, a disseccare alquanto, col riscaldare sino a cl~e i vapori d'acìclo sol(orico comincino a SV.GJO'er.Si ad' a~taiung·et•e allora 1:'::1<>'Ò ccia a b<•·oc'Cia ' l'acido aZO" o ' ...,, ........... ' ti co pux:o. Ciò fatit9, s i risr.alda'sino a cominciamento di carb0nizz,a~ ione e si esaurisce il tutto coll'acqua bollente; !l . li-. qt!id91 tcatlato a ·caldo e P,_ei' lungo ·tempo coll'idrogeno· solfal'alo, lascia precip.ilare il sdlfuro d.'arsenir.o, che .si tr·asforma ·coi me;zzi ordinari iri acido arsenièo, e ebe si versa nell'appar.ecc.bio Marsh . . E sopratutto nella sostanza nervosà che si coneentra il vé"' . . leno. Così, pei cani, la quantità di arsenico. ritirata da 100 · ,grammi di muscoli freschi essendo eguale a :1, quella d!iOOdi· fegato eguaglia '10,8; .q nella di tOO· di cérve1lo, :36,5; quelia di 100 di midolla eguaglia 37,3. · · I risultati colpiscono eli più negli a vvehmumcnti acuti, si o t-: tengono ini~tl.ando sotto la pelle dell'an.il).1a]e delle dosi cono·so'il)te d'arsenia~o di soda . J,.'a,rsenico si locnliua, dunque, particolar·mente nel Lessuto · · riervQso degli·an.irnali avvelenali) e negli avw,\lenamenli acl,\li, olie sono j più· fpequent.i; l'esperto leggista c\ovt·à ricercare . qt~eSto ilietalloi.'d:e sopra tutto nel cervelJ o delle. vittime, il fegato q/lando gli acciflenti sono slati molto t•apidi potèndo qu<Oilche -vol~~hon 'cqnten~rne. · · Second.o Scolo-subofl', ·è pèr· l'azione dei centri ner vosi s ugli ·qr'g'ani pei·if'eri.ci che debbono spiegarsi> negli'indiviciui sottO'na~si agli ar.senicali,.l'atrofìa e la pat•alisi muscolaee> come fl\).l'e le aberrazioni di sensibilità che si osservano sopra tutto sulrestremità dei soggetti s ottomessi all'azione eli quesLo terribile veleno. ·· . · · · • La localìzza:zione dell'arsenico ·nel tessuto nervoso·potiebbe f?piègarsi forse colla sostituzione dì questo metalloide al fosforo nelle lecitiniie cerelirali.
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~l'OJirietà · flel lt1fll'olo come fermento. (Armali di C/ìi1n.fcà, agosto 1876). .· · Agli Stati Uni ti il lievito di pasta non è. adoperato in nessun h.19gp, e ciò non pertanto il pane è. migliore, sotto tLltti i f'apIJ0r~t, . 4el nostro .
, . · . La panificazione si di vide in due fasi distinte: la pr-eparaZlOne del lievito é quella della pasta . . P~r fare il lievito. si prendH un pup:110 di luppolo fresco ed un)itro di ayq~ta, si .fa holl!re e. si getta su di ~ma tela: ~ei ,gvand1 pamfic1 crt!esta soluziOne e mescolata sul.}ltOalla farma . cne si vuole impastare; e~s~ basta· pet• 5 chilogr., ai cru?-li si •
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VARIETi
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aggil~nge .nbbastanza acqua t i ~~ida. per ottener~ una pasta dnllà consrstenza voluta. Nélle lamrgllé, la ~oluzwne di luppolo· è mescolala con sufficiente farina d; maiz o di fecola di patate per· fur·e una pasta densa, e non rimane che di essiC<'ada ad una tempetà.tura dole~, indi 'si espone il pane al fol'rio o su eli una s tu ra. Quando essa è secca, la s i pesta c la si cqnser•va indefinitivamenle in sacchi di carla cho si sospendono alla soffitta di un ap_partamcntò ben asciutto . ' . Alloechè s1 vuoi lar·c il pane, si slempet·a un pugno di lievito nell'acqua, poi vi si aggiungono einque pugni di r~~rina, abbastanza acqua pm· fa l'e una pas La chim·a, e si'l))ono in m iscugUo 'in un vaso profondo eli terra cotta che mellcsi a lla sel'u ~sul fornello. IròmediafA~cnte ·la fcr·men Lazio ne comincia; la v.asta si gonfia e sàie molto. All'indornani maLlina si mescola 11 lievito così prepaeato con. 5 chilogrammi di farina, con salo e · acrtlla sufTicienl.e pe1· o tten ere il genero di pane che s i desitle1·a. Più si metto acqua, c più il pane è gontlo; ma al,lon,\ la pasta è · così liquida che si è cost!'etti di pori a in vasi di latta clte bisogna riempire solo a metà, Laato ta pasta si gonfia durante la cottura. ·· . La panitlcazione col luppolo dirleri sce dallapanificazione col liovHo, in ciò che la fc!'mentm:ìone ùelia l'orma è istantanea, ciò che dispensa dalla lunga pPepat·azione, costosa cd incerta del lievito; è un uso che dovrebbe essere introdotto sopra una larga scah1 anche in )iuropa. . · Ora, come agisce la .soluzione di luppolo sulla fari na? Assolutamente come illievito,· ma cQn :una tale forza che la.sqa è islau tanea. .• azione Vi è dun11ue nei coni di luppolo un fermento ben 'più ener- .. gico di quello che esiste nellieviLo della bi era. Questo fermf!nt~ solubile nell'acqua, e, patti.colarità unica· nella ·storia dC! fermehLi, resiste all'azione dell'acqua bollente. ' Si a m meLLe in generale, che. nella fabbricazione della birta il luppolo a~isca come an li-ferrneùLo, tanLo pel suo tannino elle pel s uo o,lJO essenziale. Ora, ~~~ precisamente il contt·ar·io e J1e · ha luogo: Jlluppolo non conserva la bin·o, se non pcrchè essp trasforma rapidamente tutto lo zucchero. in alcool, che prectpita il fermento peovèniente dall'alterazione del glutine. Lo studio chimico dci coni di luppolo sat•à dunque lel'tilc di scoperte irn.por~anti p<w l'industria, l'economia domestica e lu medicina. · • Il Dirc t.Lore
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P. E. MANAYRA Colonnello medico, membro del Comitato di $a)li!cì militare.
Il Redattore
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Dr FF.Dj::HICO ToSI Capitano medico.
NuTtNt FEDERico, Gerente . •
MEMORIE
ORIGINALI
RELAZIONI~
SANITARIA
SUL
&ERNIZIO NE.LLO STABILUIENTO IDROTERAPICO DI RECOARO P ER L'ANNO 18'75.
D'ordine ministeriale, emanato colla circolare N. 4807 della P,i1•ezione generale dei servizi amministrativi, lo sta;bil.imento idroterapico di Recoaro veniva aperto in quest'an n'o col gjorno 5 giugno e chiuso il 24 agosto, per acc0gliere in tre mute successive, ciascuna di venti~ cinque giorni , 77 uflìciali e 38 individui di truppa stati ammessi pri·ma e durante la stagione alla cura di queste a,cque nJinerali. · l?u-rono assegnati alle tre mute i periodi: dal 5 al 29 giugno, per la 1a; ' dal 3 al 28 luglio, per la 2•; dal 31 luglio al 24 agosto, per la sn. ~h ammalati, ripartiti fra le tre mute, avrebbero dovuto dare un con tingente eli ·17 ufficiali e 16 individui di truppa, per il 4o pf:riodo; _di 34 ufficiali e :iH di truppa per il 2°; di 29 ufficiali e d'un solt'ufficiale, per il 3°; ma per ragioni di malattia, o per rinunzia, o pet· cambiamento di muta dei proposti, risultarono mancanti 53
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RELAZLONE SANll'AIIlA SU L SERVIZIO
alla cura ben 46 ufficiali e ~ soldati , per cui i curati furono effellivamente ridotti alle seguenti proporzioni: per la 1a mnta H ufficiali e 15 iodiYidui di truppa; pet·la 2a muta 24 id. e ~8 id . id. per la 3• muta 23 id. ed un sott'nfficiale. Condiz~oni meteorologiche .
Una speciale tabella qui annessa , espone gl'aficamentc le variazioni termometriche e q uelle dello stato del cielo, regolarmente registrate giorno per giomo dallo scrivente; quanto alle barometrich~, essendosi riconosciuto imperfello L'istl'umento che doveva segnarle, avvenne ch'esse perdessero, dopo raccolte, ogni lcgillima <endibilitò. e n on possono pe1·ciò essere esposte. Ciò tomò molto increscevole in quantoché, avendo speciali condizioni impedito nl regio ispeltore delle fonti di far funzionare in quest'anno 1 suoi isLI'umeoti meteorologici, le nostre ossen •azioni, complete, a,vrebbet:o un'importanza tutta particolare, come le sole che si · siano raccolte. Ad ogni moclo, anche coi due soli, ma meglio im portanti elementi della temperatum e · dello stato del cielo, registrati nelle nostre tabelle, si possono a sufficienza rilevare le cond izioni meteorologiche speciali della stagione e da esse si vi ene a concludere: •l o che nel complesso l'o nnata non fu troppo propizia, perchè umida e piovosa, essendosi segnati rarissimi giol'Oi intieri di sereno e, per oltt•e un qui nLo delle osservazioni, avendosi dovuto òiscendere sulla linea della pioggia, o dei temporali; :2° che fu delle meno calde, essendosi le curve termometriche mantenute, con poche varianti, in una media tra~ 6 e 22 gradi centigradi. E passando allo studio particolare d'ogni muta si rileva nella 1a:
8z7 Prùna muta. - a) che il sole si mostrò netto appena per qualche ora, che s'ebbero a segna1·e per 26 volle la pioggi a, cioè quasi una volla ad ogni tre osservazl om; b) che Ja lempcralUra media fu di centigradi ~7 1/tt con un massimo di 20° 1f 6 nel dl 1° giugno ed un minimo di 15° 1;/u nel dì 20; c) che la sua curva termometrica, con abbastanza regolat·i tà ascendente dal dl 5 ul 4G, discese succes si,·amenle, in soli quattro giorni, di 1>" e si man tenne fino al termine del mese l l'a il 16° c il ·18°; d) che fra le u·e osservazioni giomaliere s'ebbero escursi oni massime di 5", dalla matlina al mezzogiorno, o da l mezzogiorno alla sera nei tlì 6, 8, H e 46 e mini me di 2°, o poco più, per tutto il periodo dal 46 al 30. Dai quali dati si deduce: essere stata la i a muta peggiore di tolle, sempre umido, il più spesso piovosa e, nella sua seconda n1 età, decisamen te pessin1a; perché, oltre ad essere dominala dalla pioggia, subì un ragguardevole abbassn mento di temperatura. Seconda mtda. - Nella 2• muta s'ebber·o alcuni giorni inlieri di perfello sereno e sol tanto la metà della pioggia registrata nella 1•, nH>. il più spesso le pioggie fut·ono accompagnate da perLu1·bamenLi atmosferici, per cui si notarono ben H tem porali. -La temperatur·a media raggiunge il 19•, con un massimo di 2 1°, nel di 8 luglio cd un minimo di 16", nel dì 17. - l frequenti temporali fecero muovere la rispelliva curra termomctrica in modo rima1·chevolc; però meno l'escursione di 3 1/t in discesa dalla sera del 23 alla mauina del2&., e quella di quasi a• io ascesa, al mezzoùl dello stesso giorn o, essa si mantenne abbastanza regolare nelle sue. oscillazioni giornali ere. NELI,O STAUILUIEL'\IO IOitOTEI\APICO DI 1\ECOA.RO, ECC.
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828 REI,AZIONE 3ANlTARIA SUL SEfl.VlZLO La 2a muta fu quindi un po' pi ù asciulta della 1•, un po' più calda di tutte; ma piuuoslo burrascosa e buona solo per metà, cioé nei primi giorni, avendo poi finito, per molti titoli, peggio delle altre . 'l'erza mutct.- Nella 3a muta s'ebbero sollanto7 osservazioni di pioggia , con un temporale e27 sereni, cioè più d'una volla su tre osservazioni. - La tempera tura media fu di 18" '/,con un !Dinimo di 15°, nel6 agos to (giorno di Lempot·ale) ed un massi mo di 22° 213 nel dì 20. - La curva termometrica rispellira stelle, per i primi ouo giorni dell'agosto, al disotto di quelle spellanti alla 1• e2•, in giorni corrispondenti del giugno e del luglio: poi si fece rego larmen te ascendente e si mantenne, con poche momentanee variazioni, tra 20° e 22° fino ai due ultimi giorni, nei quali tornava a discendere. l,a aa muta fu adunque la migliore di tulle e sarebbe stata ottima, se nei primi giorni non s'avesse dovuto risen tire del pessimo fine faLLo dalla 2\ presentando 'temperature inferior·i a quelle rilevate sui primordi del mese di giugno c luglio, per cui, sebbene toccasse poi limiti massimi, non prima raggiunti, ebbe a rimanere, colla sua media generale, benchè di poco, inferiore a quella della 2• mu ta. Non vi é quasi bisogno di rilevare le conseguenze di siflaue condizioni meteorologiche, scaturisr.on o da loro i eorollari e basterà dire: che gl i ammalati, mancando dei due massimi coadiuvanti alla cura, cioè del caldo e del buon tempo, dai quali soltanto si può essere su!'ficientemen te sti molati a bere ed a muoversi, non poterono trarre Lutti i benefizi per loro attendibili e che appunto al poco favorevole andamento della stagione devono
essere attribuiti i risultati meno favorevoli, o decisamente contrari da noi registr·ati in quest'anno.
NELLO STABILmENTO IDROTEI\APICO DI RECOARO, ECC.
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Ammalati e risultati delle loro cure.
Sul nume1·o degli ammalati.- Il numero complessivo degli ammalati giunti allo stabi_limento fu assai limitato ed in confronto degli ultimi tre anni precedenti, vi figura come inferiore di molto: non s'ebbero che 95 ricoverati, mentre sommarono .a U9 quelli dell'anno 1874,- a HÒ nel 1873; - 122 nel 1872. Noi abbiamo tentato di conoscere le ragioni di un nu~ mero così limitato~ stimi~wlo bene di rilevare, oltre al fatto dell'esserci mancati ben 20 degli atlesi, che, raggr•uppando re var·ie provenienze di tutti gli ammessi, mentre si ebbero 82 inviati dall'Italia superiore, la media non ne mandò più di 2.2, e l'inferiore soli 7. Yi sarebbe luogo pertanto a dubitare, che ostacoli crescenti in pro~ po1·zione ~elle distanze, tolgono a molti ,i l benefizio di questa cura, e sia quindi necessar·io raccomandare perchè, tolLi di mezzo quanto meglio possibile quegli ostacolì, .gli ulftciali sanitari nella media e bJss'Italia non avessero per caso a perdere di vista le molte indicaz.ioni, cui questa cura risponde in modo specialissimo, indicaz.ioni che certo debbono offrirsi nei loro _malati con frequenr.a eguale, se non maggiore, di quella I'iscontt·ata qui su fra i nostt·i e che detter·o occasione, al solo Veneto, di poter fornire quasi la metà dei pro posti nella presente annata. Suì ricoverati di quest'anno fecero scarsissima mostra .gl'individui di truppa riducendosi a soli 3i-, mcnLre fu~ rono 86 nel 1874-; - 91 nel 1873;- 71 nel 1872. Una sproporzione tanto ragguardevole non può trovare intera spiegazion e, nemmeno nelle ragioni già esposte con altre relazioni su questo servizio e, per le quali si roosteava presentire, che le cure di Recoaro do''essero trovare un sempre maggiol' numuo di accor1
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REJ~AZIONE SANIT.I.IUA SUL SERVIZIO
renti fra gli ufficiali ed un altro sempre più lirriitalo fra la ti·uppu; la subitanei tà di una troppo cospicua discesa obbliga alla I'ice r·ca di cause speciali, e non si crederebbe andare errati, esprimendo l'opinione che, come le febbri intermittenti ebbero a mostrar·si nel18'74 meno numerose e meno gravi nei nostri ospedali, cosi si dovessero del pari presental'e molto minori le conseguenze e quindi le indicazioni alle proposte per questo genere di cura. - Ed infatti le truppe, costituenLi le guarnigioni di Venezia e di )lantova, mandarono quest'anno solamente 16 individui, intantochò nell'anno precedente avevano dato un contingen te di 40, cioè quasi la metà dei ricovet·ati . Gmdi dei 1·icovemti.- R.ispeLtivameoLe ai gradi i nostri ricoverati dettero: 7 u0icia1i superiol'i; :24 capitani; 28 ufficiali subalterni; . . H> sott'ufficiali; 5 caporali; H· soldati; dalle quali cifr·e si deduce un ragguardevole e manifesto dominio dei gradi ptù elevati sui più bassi, lanlo nella classe degli ufficiali, quanto in quella della ll'Uppa. È questo però un fotto ordinario, che trova perfello risconlt'O nello studio delle eLù, rispeuivam0nte progredien ti ; ma che merita d'essct·e rilevato, nelto scopo di ripetel'e: riscon trarsi le indicazioni per questa cura tanto più frequenti, quanto più gl'individui avanzano cogli anni, e, riguardo <;~i militari, quanto pi1ì a lungo durano e progrediscono nella carriera delle armi. Dic~gnosi delle malattie. - Venendo ora a dir·c delle malattie presentate dai nostri ricovet•ati e degli esiti OLtenutisi dalla cu ra, ci è necessario avvertire, che si è creduLo bene di distinguere nell'elenco nominativo pre-
831 scrillo, in due caselle separate le diagnosi dei proponenti, da quelle stabilite all'atto della cura dal dirigente. sulla. opportunità òi tnl e distinzione nbbiamo giù date le ragion i altra volta, e basterà ricordat·e: che le affezioni morbose, per le quali si ricorre a Recoaro, sono r aramente semplici; che il più spesso vengono rappresentate dal pati mento contemporaneo, o successivo di parecch i visceri e sistemi organici, i quali, con vicenda irt·egolarissima, si dtsputano fra loro la prepondcra.m:a nelle rispetti ve manifestazion i, rendendo così variabilissima la forma mor::JOsa e per conseguenza il co ncetto patologico, sul quale de,·e basarsi la diagnosi di atlualitò, t·isconlrata al momento d'istituire lo. cura ; e che co n c1ò solo si risponde allo scopo di potc t• dedurre nello spoglio dei risultali molto più logiche conseguenze. Le diagnosi del dirigente espri mon o quindi il risultalo dell'esame da esso Jui praticato in ogni singo lo malato, quale si presentava al suo ingt·esso nello stabilimento, avendo sempre di mira ch'esse indicassero il sistema, od il viscere nel q uole si riscontravano manifestazioni m01·bose preponderanti. Cronidtà.. -C'impo rta pure di giustificare la distinzione da noi falla t1·a morbi non in veterati e decisamento cronici, giacchè, senza una spiegazione, potrebbe essere ritenuta oziosn, per quanLi sanno che le nlfezioni morbose suscellibili di giovarsi eolie acque di Recoa ro, devono essere tulte improntale di decisi caratteri di cronicità, sia perchè percorsero, con oscillazion i infini te d'uno stato più o meno comporlabile, lunghissime marce di mesi ed anni; sia perchè mostraronsi ribelli a molteplici altri trallamenti curalivi. Ma vi e sempre luogo a distingu ere, e con decisa utili tà, tan to in ordine al tempo di loro durata, qnaoto, e piLt specialmente in ordine ai guasti per esse determina ti, quelle malattie che durano da anni e si son fa tte stazionarie, da quelle NELLO STABILIMEN'fO IDitOTEJ\APlCO Dl liECOARO, I..:CC.
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nELAZIO~E SANITARiA SUL SERVIZIO
che contano soltanto qualche mese; e queste, che pei loro sintomi debbonsi ritenere dipendenti da disordini, capaci a subordinarsi ancora ai processi riduttivi e reintegrati vi fisiologici, da quell e, nelle quali si devono per lo contrario ammelle1·e alterata dalle evoluzioni patologiche la forma e struttura degli elementi organici. In questo seuso ristretto, la distinzi one tra c:tsi più o meno cronici ha per noi l'utilità pratica di far comprendere più prontamen te le ragioni della diversità nei risullatj ottenuti. Dt'visioni delle malattie. - Dallo specchio sinouic'), che precede l'elenco nominativo, egli é facile fa rsi una idea. esatta delle malattie presentate dai nostt·i ammalati e dei risultati da loro oLLenuti. Catan·i gast1·o intestinali.- Un pr'imo gt·uppo, il più nu1ner·oso di Lutti (57), viene· rappresentato da quelle molteplici manifestazioni morbose del tubo gastt·o- enlerico, a decorso lento, le quali vengono attualmente riunite dai patologici soLLo l'unico titolo di catarro e sono dipendenti da modificazion i funzionali od anatomiche dei vari elementi, costi tuenti la membrana pitr interna del canale alimen tare: dizione semplicP- ed espr·essione sintetica d'infinite forme morbose, aiLra volta separatamente distinte, con nomi esprime o ti soltanto questo, o quel sintoma predomi nante e che devono figurare molto più oppo1'Luaamente, come attribuiti dell'unico processo catarrale , anzichè come essenzialità patologiche. Questo gruppo va necessariamente suddiviso secondo l' estensione del processo morboso in discorso, e per quel che importava al caso nostro , si credeue bene di limitarsi a disti nguere: i cataiTi dello stomaco da quelli degli intestini, quelli che dallo stomaco si erano diffusi alla prima porzione degli intestini e per essa ai canali piliari da queHi che prendevano ad un tempo •
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tanto la mucosa del ventricolo quanto quella di tutto il canale alimentare. - Essendosi quindi separati, in ciascuna delle Lt'e specie, i casi non inveterati c più leggeri (3~) da quelli decisamente cronici (~~). che rile\'avano moòifkazioni di tessuto ed erano accompagnati da gravi disturbi di nutrizione, vuoi per conside· revoli perdite di umori, vuoi per deficiente assimilazione, è facile comprendere le ragioni delle diverse risultanze ver·ificatesi nelln cura. Così, mentre sui 3,i. leggeri si contarono H guariti e 20 migliorati, nei ~U cronici non si potè segnarne alcuno di guarito e 7 dovettero indicarsi come nulli; ma ci alf't•elliamo a soggi ungcre che i 17 migliot·ati in questa categoria, superano, pel loro intrinseco valot·e, i risultaLi meglio fortunati della prima. Non pochi d'essi potre!Jbero ser·vire a luminosa prO\'a dello. specialissima efficacia di queste acque e ci permettiamo di segnalare la miserrima condizione ~di'arrivo del sig. maggiot·e R ...... e del sig. capi1ano B......... , entrambi smun ti, idroemici, incapaci di reggersi in piedi, l'uno in causa di catarro iolestinale dissentet·ico, l' allro pet' vera lienterio., con ollo a dieci scariche giornaliere, contt·o le quali erano stati adoperati da oltre un anno, senza profitto, quanti mezzi terapeutici poteva consigliare il moderno col'l'edo clinico. La cura fu veramente laboriosa ed assai lunga, essendosi doruto chiedere per ent1·ambi di prorogo.rla, nè potè essere limitato. al solo uso delle acque, anzi per oltre una settimana non si permi~e nemmeno di cominciarla, li si tennero a letto, si usò la fascia idroterapica sul ventre, li si soccorsero cuu rimeùi interni, preparando! i · così poco per volta a tollerare la cur·a , che fu usata sempt·e con somma circospezione e valendosi a lungo anche delle aequo Yirgiliane (solfatoferrose); ma s'ebbe lfl soddisfazione, quasi insperabile, {li vederli uscire, avendo ridotte le loro scariche a due
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RELAZIONE SANITARIA SUL SERVIZIO
sole per giorno, con un buon colorito e colle ossa ricoperte di tre o quattro chilogrammi di buona came in più, su quella cotanto maltrattata che indossavano al loro arrivo. - E meritano pure un eenno allri casi cronici, come che complicati da dissen teria, da enot·me distensione dello stomaco , da tumori addominali, da gravi flussi emorroidali. Tngorghi epatici e splen,z'ci. - Un secondo gruppo, nel quale furono riunite le affezioni del fegato e della milza, non si mostrò nè così nume1·oso, nè rela tivamente così im portante , quanto il primo; somma!'onsi in tutto Hl casi ( 13 leggeri, 6 cronici), suddiv isi negì'i ngorghi della milza l7), del fegato (8), d' entmmbi i visceri (4) e che riescirono a guarigione io numero di !:1, a miglioram en to 8, senza effetLo 2. - In generale i risullati di questo gruppo riescirono molto più favor·evoli agli individui di truppa di quell o non si avverasse pel' gli ufficiali; nè torna difficile comprend erne· la cagione per poco che si faccia atten1.ione all'età di- ·· versa dei sogge tti, per la quale variano le origini, la gravità primordial e di tali pro0essi morbosi e rispetLivamente riesce propizia, o deficiente, quell'attivi tà organica di riduzion e, necessa ria ad otten ere risultati migliori e più solleciti. Gl'individui di truppa (H) avevano tutti subìla l'azione di una unica causa, il mia sma palustre, si presentavano assai più male and ati degli uffi ciali, giacchè, insieme a più ragguardevole tu rnefazione dei visceri ipocondriaci, offrivano uno stato più o meno profondo d'id roemia, molLi emno martoriati dal catarro gastrico speciale, che l'illusti;c Baecell i dimosti'Ò, dipendente dallo sviamento, nell'organ o splenico, di quel sangue che, pei vasi brevi dello stomaco, assum erebbesi il particolare incarico di sostenere la secrezione pepsinic~; eppure 6 guaril'ono, e 5 guadagnarono, sia per spiccata diminuzione degli ingorghi,
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SÌa per colorito, o per nutrizione di molto migliorata·. S1<1gli 8 ufficiali ave,•ano agito cagioni diver!)e, per tal uni il miasma palusti'e, in al tri principìi disaffini meno chiari, meno determinabili, nell'azione più Lenti e che trovaron, nell'età maLUra, faYorevole let·reno a radicat·si e minor prontezza ad essere vinte, od affatto restiealle eura. Si segnar0no in questi ufficiali 3 guarigioni, in casi conseguenti alle febbri in term ittenti, che ofl'rivano però molto meno spiccate le manifestazioni morbose suesposte per la truppa; si ebbero 3 miglioramenti per ingorghi Jeggeri, conseguen ti ad altre cause e si registrarono due cas.i nulli, che toccarono l'uno ad ur1> ufficiale ma lato di fegato da più anni e c:he si dubitagià sclerosatò, l'altro per tumore molto voluminoso de! fegato e della . milza, con ischialgia sinistra e febbri intermittenti in corso, che si ripeteeono anche a Recoaro obbligandoci a sospendere l'uso de lla acque, per ricorrere ripeLutamenLc al chinino. In un terzo gruppo vengono riassunti i casi, ehe offrivano più spiccati fenomeni di t~lterata crasi sanguigna, per defìcienza, o modificazione morbosa dei principi i costitutivi del sangue. Anemie. - Il maggior numet·o di questi casi ('7) era conseguen te all'azione di principii disaffini introdotti dall'esterno (miasma p<>lustre, miliare, tifoide); meno.uno non potevansi dire gravj, offrendo , anziehè una decisa cachessia, l'aspetto della ipoglobul ia od icho emìa, conseguenti alle lunghe febbri sofrerte; non lasciavano più rilevare nè il tumore splenico, nè il catano intestinale consocio, a vevuno anzi riguadagnali in gran parte i poteri digestivi e trovaronsi. così ben prepara ti a risentire più presto il benefizio della cura ricostituente, per cui s'ebbero 4. completamente guarili e 3 moltomigliorati. In altri 5 c.asi l'ematosi erasi altel'ata in conseguenza.-
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RELAZIONE _SANITAI,l.IA SUI. SEI\VJZIO
di lente affezioni polmonari, o di organiche del cuore e, Tispettivamente, per conseguenza diretta od indiretta del diminuito campo d'ossidazione del sangue e fors'anca di principii morbosi disaffioi, carreggiati nPlla corrente ci11colatoria da quegli organi malati. Erano tutti casi specialissimi, nei quali, per sentenza generale di quanti conoscono la località, il clima e le acque di Recoaro, si opi na con troin dicata tal cura, per cui si suole allontanarseli, non appena arrivati; ma, come erano pochi di numero, e non gravi, meno uno, che febbr·icitante, ed in preda a lenta consunzione polmonale, venne rimandato in famiglia, gli oltri furono tratteuuti ed assistili con quella premura e vigilanza che meri la vano, preparandoli in qualche modo alla cur·a, coadiuvando poi questa di rimedi interni, moderandola sempre. Il risultato fu abbastanza incoraggiante pèr i 2 cardiaci, che uscirono decisamente migliorati nelle loro condizioni generai i, meno sofferen Li dei fenomeni propri a.ll~ lesioni istrumentali, le quali, pur rimanendo immutate, . devono aver trovato un qualche compenso nella mag~ giore energia guadagnata dai muscoli cardiaci; menll;e che per 2 ammalati al petto non s'ottenne alcun benefizio; essi uscirono pallidi, gracili tali quali entrarono e si deve alla buona ventura ed al regime dietetico scrupoloso, da loro seguito, se le condizioni locali non peggiorarono, 1 però migliorassi. A questo gruppo finalmente ct·edemmo poter aggregare un caso di albuminuria, associandoci (tra i di scordi pareri sulla patogenesi di questo morbo) a quelli autori, che sostengono: appartenere il morbo del nright a quelle malattie generali, nelle quali una quantità anormale di album ina assume la proprietà di separarsi dal sangue e che, nella lesione strumentale, concomitante del rene, riconoscono meglio un effetto, anzi-chè una causa di essa .
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Caso letale.- Fu questo il caso tristissimo ch:ebbe esito letale alla stazione di Tavernelle mentre era diretto dallo stabilimento all'ospitale di Verona e del quale ci sentiamo in obbligo di riassumere l'istoria. Avven iva tale infortunio al povero capitano, presso il distretto militare di Pal ermo, P ... signor Pietro, di soli 42 anni di età e 22 di servizio, 01:iginariamente robusto, venosa-nervoso, istrulto e distinlo ufficiale, eccellente camerata, in altre occasioni assistito dallo scrivente in Verona nel 1870, a Recoaro nel 1873 e éhe, fiducioso dei buoni risultati ottenuti altra volta: da questa cura, veniva, a proprie spese, per ripeterla in quest'anno. Avevano agito su lui dae fra le più gravi potenze disnffin i all'organismo: un 'infezione sifiliti ca nell'anno 1865 e la palustre nel 1868, che per dieci anni, solo interrotti da brevi tregue, piuttosto appal'enti che reali, minat·ono a poco a poco quell'organismo, mar{oriandolo, quasi con tutte le fo rme morbose p a rticolari alle due specie d'infezioni e con quelle ibridissim~, prodotlc dal loro connubio. Isolate, o consociate quelle due potenze morbose passawno in rassegna la maggior parte dei tessuti e degli organi; alle ulceraziooi prim itive sifilitiche, seguirono gl'i ngorghi glandulari, le afte e te placche mucose alla bocca e, pee sei mesi, i più strazianti dolori osteocopi alle tibie, che, mutando poi di sede, apparirono quando alle clavicole, quando alla nuca, quando alle spalle; all'inqHinamento palustre fecero coorte le febbri interm ittenti, gravissime, ribelli alle cure, per oltl'e uu anno, gl'ingorghi del fegato e della milza, una decisa cachessia; più tardi nel 1872 una emiplegia destra, che dmò più mesi, susseguita poi sempre da frequen ti e varie perturbazioni, ora della motilità, ora della sensibilità; finalmente l'albuminuria, stata riconosciuta l'autunno scorso alla clinica medica di Napoli. L'infelice aveva
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RELAZIONE SANITAIUA SUL SERYIZJO
provate tutte le cure, consultati più medici, accogliendo, nell'angosciosa I.Jrama di salute, forse con egual fidu cia i responsi delle più alte nolo.balità de!Ja scienza c l' oracolo delle sibille magnctizzate. Egli giunse a Ueconro H ~2 luglio , collocandosi come pt'ivato in una casa prossima al nostro stabilimento e nel giorno appresso, pregati di visitarlo, lo Lro,·ammo nel più deploL'P.\'olc stato dt cachessia idroemica, rifinito di forze, pallido. mol to smag rito, con edema interpalpebralc, rosso-livido ai zigomi, con catarro bronchiale, dispepsia, f1·equenti vomiturizioni, leggero edema intorno ai malleoli e perchè non si do\'csse ingannarsi della gravissima fase in cui era entr·ata quella pove1·a esistem:a, pt·esentavaci una polizza del gabin etto di chim i ct~ patologica del professar Pri maver·a, che segnava all'albumina riscontrata nell'orina d'un giomo la cifra di ,18 grammi ed indi cava la presenza di cilindri fibrin osi ed epi teli renali, in regt·essione adiposa. Appena lo si vidB, e meglio. ancora, dopo aver constatata con analisi chimica l'albUtnir:ta delle orine, si comprese subito che in quello stato la cura di Recoaro tol'!lava impossibile; 11111 riescì inutile ogni nostro argomento a persuadel'lo perchè se ue allontanasse. Era saldissima la sua fede in questa -cUL·a e la pietà nostra fu, non solo costretta di ass isterlo, ma, siccome parve dopo pochi giomi ri aversi di fot·ze e d'aspetto, dovette anche lasciarsi indmTe a trasmeuere un a sua dom anda alia direzione san iw.ria di Verona, colla quale ottenne di esset·c regolal'm enle accolto nello stabili men to. Contento di trovarsi ira i .camerati passò discretamente i ·p,.imi giorni del3, 4, 5 e 6 agosto, se ne andava a piedi alle fon ti, prendeva qualche alimento; ma appunto in quel torno, gravi sbilanci atmosferici, pioggo quasi continue c I'Dpido abbassamento di temperatura (da ~ 'i" a ~ 3" 1/, centigradi) \'ennero ad aggravare futalmente, ed in modo
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subitaneo, lo stato di quell'infelice. ll dì 7 lo si obblìga a letto, è lento nei movimenti, con respirazione un po' soffiante, Yomi ta più volte, ha due scariche alvine commiste a sangue e sputa quasi di continuo saliva ~anguinoleo ta; il polso è lento, la pelle fredda, le orine scat·seggiano, quanLUnque beva quasi di continuo, e l'esame chimico dà un più abbondevole precipitato albuminoso; rifinta •)goi cibo ed ogni rimedio. Si tenta le sudazioni con frizioni secche, poi colla lampada a spirito di vino, accesa solto le coperte, ma non s'ottiene alcun risultato. Il dì 8, col ripetersi del bagno ad at·ia calda si ottenne una parziale traspirazione al petto, un cer·to sollievo agli organi polmonari; pt·ese qualche alimento e due li tri di latte, con un po' di sale di cucina, nello scopo di fissare l'albumina nel sangue. ll di 9, •l O, 11 continuando nelle stesse cure si ottenne -una maggio r abbondanza di orin e e l'ammalato se la passò discretamcn te, però. temcndosi una catastrofe non lontana, si consigliò di ripararsi il più presto possibile all'ospitale di Verona; consiglio ch'egli rifiutò allora c pet· due giomi successivi, fino alla sera del ·13, quando i fenomeni moebosi s'erano falli più gravi, dopo parecchie c~pistassi, io un momento che audava fac~ndosi dormiglioso, esprimendo così i primi feoome:~i di avvelenaiiJCnto u1·emico. Il dì H, mattina, fissato alla partenza, egli avea però potuto vestirsi, far ordinare i SUOL oggetti nella cassetta, prendere qualche alimento, durante la notte a veva raccolto 300 grammi di orina, per cui si r·i tenue possibile il trasporto all'ospitale di Ve•·ona e ve lo si inviava, debitamente a ssi~ti to dal tenente medico dottore Vallino, ricoverato per cura allo stabilimentu e che aveva accettalo, volonteroso, il delicato incarico di accompagnai·lo, coadiuvato da un soldato di sanità. Giunse a Tavernelle, come assicurava poi il dott. Vallino, in
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RELAZIONE SANITARIA SUL S,ERVlZIO
condizioni abbastanza Lodevoli, più volte conversando· co' suoi compagni di viaggio, quando alle 6 pomeridiane, e non appena fallo discendere dalla vettu1·a, per prendere il convoglio ferroviario, lo incolse una vertigine susseguita da ripetuti accessi epilettiformi, pei quali, inutilmente soccorso dal dott. Yallino, da colleghi borghesi e dal lenente medico dott. Faralia chiamati in aiuto da l paese e dalla direzione di sanità di Verona, moriva in quella st12zione ferroviaria, dopo le 9 pornet·idiane. - Un rapido squilibrio idraulico cerebrale, per versamento nei ventricoli, o per embolismo, affrettava così inopinatamente la fine fa tale da noi pt'eveduta, ma che> pet· buonissime ragioni, siriteneva non tanto immediata, nè cotanto miseranda. Scossi profondamente nell'ani mo da questa sventu ra, la nostra condotta ebbe però l'insperata fortuna d'essere pienamente giustificata dalla benignità del direttore di san ità mili tare, ma noi depl oriamo ancora quel caso e, meno indulgenti per noi stessi ramm enteremo _ sempre di avere ecceduto nel sen timen to) a scapito della ragione e de lla sci enza, che obb ligavamo assolutamente, non appena ri conosciuto, di respingerlo da lteCO!I.I'O. Catarri dette vie orinarie. - Do po questi tre gruppi resta a discorrere di pochi a ltri ammalatì e che vennero riuniti in lre classi: la prima delle quali rappresentata da tre casi di lente e cron iche affezioni catarrali, tutte limitate aJI'uretra ed al collo della vescica, conseguen ti a flogos i vil'ulente di antica data, che non trovarono alcun giovamento dalla cura di R.ecoal'o; anzi, per dire più precisamente, uno d'ess i si dovette passare da Reco/HO all'ospitale di Verona per orchi t~ sinis tra, soprav,·enuta in su l fini re della muta, e gli altri du e dovettero passare, da questa ad altre cure. - La etiologia di tal i affezioni, il clima e la ~vita di Recoaro
NELLO STABILIM.El'I'TO IDROTBRAPICO DI RECOARO, RCC.
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parvero sempre sfavorevoli circostan ze per i risultati in questa specie di am malati. - La seconda e terza classe sono rappresenta te ambedue da un solo caso; l'uno inviato perchè soggcLlo ad accessi di artriude gottosa, i quali non avevano lnsciato alcu n !iegno locale e, non essendo comparsi du r'anlP. la cura, fece ro man care ogni cri te rio a ded 11 ziouì logiche di risultato e quindi, fu cooùannato fra i nulli; ra ltro perchè nffello da macchie c loasmi chc, sparse per tutto il co rpo, supposte dipendenti da disturbi del fegato, che veramente allora ci parve fuot'i ùi causa ed, avendo per lui mt>gl1o giovato alcuni bagni saponati, piuttosto dell'uso interno dell'acque, si dovette necessariamente cullocarlo uel numero degli al tri nulli. Sulla du.rata della cura. - Completato così jJ resoconto degli ammalati noi crediamo utile di far conoserre clte pochi~s imi dei signori ufficial i consuma1'ono i V<'Oli CIIICJue giorni fissati 10 quest'anno alla durata delle mute e che >erso la fine della terza settimana, e ta lora ancor primn, nella pluralità degl1 amma lati, fossero uffieiali, o di Lrupp;~, rnanilestossi quello stato di saturaziOne di cura, per la quale l' e-;perienza ha riconosciuto necessario di doverla sospendere. - Sarà pe1tan to bene di mantener·e il periodo di ven ti giorni, fissato negli anni p,.eceden ti per ogn i muta, essendo questo te m po sufficiente a completare in generale la cura dì L\ecoaro.
GlornC~-Ie di meatctna. mi!UC~-re.
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84-2
RELAZIONE SAl'HTARIA SUL SERVlZlO, ECC .
Quadro sinottico generale
dei curati nello stabilimento idroterapico militare d i Recoaro. (a) Specchio numerico delle malattie. ESITO DBLLE CUBB
negli ufficiali cella truppa
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GENERE DI M ALATTIA
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10 Catarro gastrico . ,. !IO diffuso alle vie c; " biliari . ·.: ·-CD a• " cronico. :;;:;:; " 4o CatM'l'O intosf..inalo . <ttO t.>.l:l :;o cronico . • "'"' 6° Catnl'l'o ga.stroinlesLinale. . . ,. \ 70 cronico • • ~ s• Ingorgo spleoico . :~ o• • • cronico, ·- c 10• Jnl!Orgo epatico . . E o. .. • cronico . . . . c!? ( Il o 19" Ingorgo epalico-splenico . . . . 13° • " cronico. 14° per febbri intermittenti . .... u 15° per miUare . o.!!~» . sEé 16° per febbre tifoidea cf E li• per lente affezioni polmonari . . ~ e.:> lSO per lesioni istrumenta.licardiache o 19° per albumimeria.. 200 Catarro delle vio orinarie . 21• Artritlde gollosal . . ::>;:>• Clonsm i cutanei . . . . .
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ASCESSO DEL FEGATO ERRORE DlllG-ì\OSTICO, TOMCE~TESI
Conforti Fedele, soldato nella ~ • com pagnia del 16° distretto, appat·tenente alla classe 1853, natiro di San Severino, provin cia di Palermo, en trava nel riparto ohit·urgico il ~ 8 febbraio ~ 875 per ascesso cn ldo alla regione trocanlerica si ni stra. Dotato di m edi ocn~ costituzione, con temperameuto linfatico-nen·oso. figlio a genitori san i e tuUora ,-i venti, non ebbe pu il passato a soffrire mn l~ttie di rilievo: rar;conta ch e nel 1873 riportava in ri ssa una fe rita d'anna da fuoco alla regione ipocondr·iaca destra, che lo obbligò a letto per oltt·e 40 gior·ni; cd in tale regione infatti riscon travasi all'esame una cicatri ce <li forma irregolare, larga un centimetro cd aderen te al sollostante str·ato muscolare: i'arma che cagionò la ferita, fu secondo l'asserzione del Confor·ti, un l'evoh-er carico a pallini. Chiamato co lla suA classe solto le armi, non ebbe nei primi tempi a lamentarsi di alcun disturbo; solo cinque mesi dopo incominciò a risentire nel camminare un dolore all'arti colazione coxo-femorale si nistra il quale esacPrbavasi solto le fatich e, permeuendogli però di continuare il suo servizio; ma essendosi in seguito tumefatta e resa dolente la regione trocanterica sini-
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ASCESSO DEL FEGATO
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stra 1 veniva inviato in cura a questo spedale. Lo statogenerale del Conforti nulla presentava che fosse degno di rimarco, le sue funzioni si compivano normalmente, e solo all'esame locale rìscontravasi tumefazione della regione malata, la quale mostravasi dolente al tatto, calda ed arrossata: le applicazioni fredde non valsero a :vincere lo stato di infiammazione, ed in pochi giorni si formò un ascesso , che aperto lasciò il posto ad una piaga di forma circolare, profonda, gemente pus bene elaborato. Malgr·ado la cura locale con soluzione fenicata, le cautCI'izzazioni con nitrato d'argento, le medicazioni con china e canfora, ecc.; me-dicazioni tutle alle quali si ricorse a seconda delle circostanze, la piaga si allargò, si fece di aspeuo disr:rasico, fungosa, con abbondante e sciolta suppurazione; i bordi si staccarono, si fecero irregolari, e si formarono tutt'intorno piccoli seni sinuosi: oltre alla CLUa locale fu allo1·a intrapr·esa una cura interna ricostituente; si apr-irono ~ cauterizzarono i seni, e locnlmente furono praticate medicazioni con soluzione di solfato si soda. La piaga andò man mano rimarginandosi ed acquistando un aspetto miglior-e; il pus diminuì ben tosto di quantità, mostrandosi migliore nella qualità; la superfkie della piaga si copl'l di belle vegetazioni camee; ed ai primi di maggio la cicatrizzazione era completa. Stante la lunga permanenza nello speciale cd il deterioramento :fisico che ne fu la conseguenza, si venne nella determinazione di inviare il Conforti in licenza di convalescenza in pati'Ìn, e frattanto, in attesa del prescritto certificato per i mezzi di sussistenza, si continuò la cura ricostituente coll'olio di fegato di merluzzo ed i preparati marziali e cbinoidei. Fino al 21 maggio lo stato del Conforti andò sempre migliorando e la su;l guarigione poteva dirsi ultimata, ma dietro un repentino abbassamento di tempe1·atura
ERI\Ol\E DIAGNOSTICO, TOUACEN'l'ESI
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verifl.catosi io quel giorno, veniva il Conforti colto da gagliarda febbre con briridi, accompagnata da tosse secca e molesta, dispnea e dolore puntorio alla regione sottomammaria destra: il risultato negativo ottenuto dall'ispezione del polmone ed il quadro presentato dal Conforti, non lasciavano dubbio alcuno sulla natura. della mrd().ttia. Fatto il diagnostico di pleurite destra, venne praticata una mignattazione <~l punto dolente, ed interna mente sì amrn in istr·at·ono bevande diafor·etiche: dalla sottrazione localmente p!'aticata l'infermo J·iscntì non lieve vantaggio; il dolore diminuì, il respiro si rese alquanto più liber·o, la tosse meno frequente, persistendo però sempl'e la l'ebbre, che solo nella sera del gioi'Oo 2:1 dimirmì d'intensitfl dopo una copiosa diafol'esl: lo stato del Conforti andò seosibilmenle migliorando, cd il giorno 25la fcbbl'c era del tutto scomparsa, il doloro cessato, la tosse poco frequente: la persistenza però della dispnea, la quasi immobilità del torace destro, la mancanza del fremito pettorale, e il suono ottuso che riscontravasi alla percussione, e che estendevasi daila base del torace all'altezza della quinta costa, provavano chiaramente la seguita effusione pleurale: nello scopo pertanto di promuovere l'assorbimento del liquido effuso, venne applicalo un largo vescicatorio sul Ialo malato e vennero internamente amministr·a.ti i diur·etici: l'am malalo fu in pari tempo sottoposto ad una dieta nutl'iente e si riprese la quotidiana amministrazione di cento grammi di decotto di china con venti grammi d'elisire. Per circa venti giomi fu contin ua ta questa cura senza no tevole vantaggio del Conforti, il quale però, dai disturbi della respirazi one infuori, non si lamenta va d'altri i ncomodi; la febbr·e non er'a più comparsa, l'ammalato mangiava con appetito, le sue digestioni si compivano regolarmente; le notti le passava tr.·anquille, ed il versamento man-
ASCESSO DEL FEGATO 84.6 tenevasi stazionario. Verso il ,12 giugno e senza causa apprezzabile, veniva il Conforti cò lto da un accesso di febbrE~ preceduto da brividi, e che finì dopo circa sei ore con abbondante sudore; accesso, che ripet utosi nel giorno successivo, venne tt'oncato con tm gramma di sol fa to chinico ammini5tralo all'infermo: da quell'epoca fino ai pt·imi eli luglio tali accessi rinnovaronsi quattro o cinque volLe, e sempre si ricorse, per troncarli, al solfato chinico internamente amministrnto; ma rno5lrandosi in seguito l'ibelli alla sua intema amministrazione, si fece uso delle iniezioni ipodel'miche. In seguito a questi accessi lo stato del Conforti andò man mano aggravandosi, a tale che vel'so la metà di luglio presentava il seguente q uadro: la respirazione era resa più difficile, la tosse più insistente; il ft•emito pettorale era completamente abolito; l'ottusità del torace destro, lateralmente e nella parte anteriot·e, era completa fino all' altezza della 3" costa; e da questo punto alla fossa claveare rise on trn vasi una sonoril~t ~im pani ca; il to race destro era deformato, con rnaggiore convessità nella parte iofer·io1·e e tfltcrale; gli spazi i ntercostali dilatati e prominenti; posteriormente ed in alto la sonorità era più estesa e si l'ilevava nella regione sopra e solto,spinosa una respirazione bronchiale; il cuore trovavasi alquanto spostato a sinistra ed in alto, i tuoni ca1·diaci erano normali; il ventre alquanto teso, i l regalo oltrepassante pochi centimetri l'arcata costale, leggermente dolente alla pressione; la lingua bianchiccia, le deiezioni nlvine regolari, le orine scarsissime e prive d' album inu; il polso piccolo, cedevo le e frequente con '128 pulsazioni; la respirazione a 34; la temperatura 39,6: l'ammalato et'a irrequieto e smaniante; il suo stato allarmante: tale stato di cose non poteva dUt'a re a lungo, e tutto lasc iava presagire, ch,e
ERRORE DIAGNOSTICO, TORACENTESI
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ove il Conforti non fosse prontamen le soccorso, la sua fine si sarebbe approssimata a gran passi; essendo da allra parte riusciti infruttuosi tutti i mezzi tanto locali che generali ai quali si avea ricorso per promuovere l'assorbimento ùel liquido e[uso, si vénne .nella determinazione di ricorrere, alla toracentcsi col metodo dell'incisione, che fu appunto eseguita col consenso dello infermo, il giorno ·J 6 luglio: l'apertma venne praticata lungo la li nea ascellare posteriore nel G0 spazjo intercostale che mostravasi sporgente e fluttuante, ed appena indsa la pleurn, o dirò meglio ciò che credevasi la pleu1·a inspe ssi ta e che era invece il diaframma , ne usciva un pus fetidissimo, icoroso , misto a detrito di tessuti, nella quantità di duemila cento grnmmi . Nonostante l'uscita di questa non jndifferente quantità di pus, e contrariamente a quanto suole osservarsi negli ammalati che si operano colla toracentesi) il Conforti non trusse dall' operazione il minimo sollievo; i disturbi dal lato della respirazione si mantennero costanti , la febbre proseguì colla stessa inteosiliJ., con esacerbazioni e brividi, e la sern stessa dell"operazione il polso hauevn 13.3, il respiro 33, la temperatura segnava 39,2. Localmente fu praticata un'iniezione fenicata che fu ripetuta tre volte nella giornata; venne introdotto nella ferita un grosso catetere di gomma innestato in un lungo tubo ) il cui cst1·cmo libero fu imm erso in un recipie,nte d'acqua, onde im pedire l'ingresso dell'aria nella cavità toracica. Il solfato chini co ed i.t soluto di magnesia a larga dose, sia internamente che per la viaipodei;rnica, valsero a diminuire, verso il terzo gio1·no, lo stato febbrile: locolmentc furono continuate le iniezioni fenicate che si rip etevano tre volle al giomo, e da questa medicazione si ottenne un migli oramento nella qualità del pus, il quale mantenendosi sempre
ASCESSO DEL FEGATO
sciolto, avea però perduto que!l' aspetto i co roso e quell'odor fetidissimo che presentò in principio. Lo stato dell'ammalato intanto continuava sempre gravissimo: il quarto giorno dopo l'operazione l'infermo fu colto da fl'equenti brividi, le congiuntive si fecero gialle, la pelle acquistò un colore inerico, il polso si fece sempre più cedevole, si ratfl'eddavano le estremità, sopravvenne il delirio, e nelle ore vespertine del ~H luglio, cinque giorni dopo lo. praticata oper·azione l'ammalato cessava di vivere. La necroscopia praticata t1·ent' ore dopo la morte diede i seguenti risultati: - Cavità lomcica - tut.lo il lato destro del torace fino all'altezza della 3" costa era occupato dal fegato, che spinto in allo il diafram ma lo ten eva addossato esternamente contro la parete toracica; il polmone sinistro enfisematico ma non alterato nella sua struttur·a; il destro avvizzito, sp into in alto ed in denLro, ed adereoLe al diaframma colla ua base; pleura sinistra sana; la destl'a rossa, vasco la- .. rizzata ed iospessita, specialmente alla base del torace; cuore e pericardio in stato normale. - Cavità addominale. - ll fegoto enormemente ingr·ossato aderiva al diaframma per tutta l'estensi one dell'ala grande; alla sun superficie convessa presentava il cavo di un vasto ascesso eontenen te ancora poco pus sciolto c di pessima qualità; al di solto di questo vasto cavo, nel residuo parenchi ma epa tico che presentava degen(Jf'D.zione adiposn, si riscontravono altri due ascessi del volume di una g1·os~a noce, con tenenti del pus cremoso e di color gialliccio; il diaframma enonnernente disteso ed assottigliato, presentava in alto cd esternaffiPnte, e precisamente nel punto in cui cor·rispondeva all'incis ione della parete toracica, l'aper·turtl ptaticatavi col bisturì attraverso detta parete, e pl'r' la quale fu vuotato l'ascesso: il tubo gastro·en terico e gli allri
84.9 visceri addominali, nulla presentavano che fosse degno di rimarco. - .Cavità craniale. - I visceri contenuti in questa cavità erano in stato normale. Risulta dal sovraesposto, che durante il tempo in cui il Conforti fu ricoverato allo spedale non accusò mai soH:erenza alcuna dal lato del fegato, nè si verificò iH 1ui sintomo alcuno di malatLia di quest'ot·gano ;. non dolore all'ipoconcll'io destro nè alla corrisponriente spalla; non colore itLerico della pelle o della congiuntiva, essendo questo sopravvenuto solo due giorni prima che il Conforti cessasse di vivere; non disturbi nella circolazione della vena porta; non versamento sieroso nel peritoneo: sintomi questi, che sebbene alcuni non siano di un g ran valore diagnostico, c non tutti nè costantemente si incontrino nelle malattie del fegato, avrebbero colla loro presenza portato una qualche luce nel diagnostico della malattia . La mancanza pertanLo di questi sintomi, il modo di svilupparsi dell'ascesso spi ngendosi in alto ed occupando la ca vità toracica ; la circostanza di aver tenuto dietro ad una acuta pleurite, ed il complesso dei sintorni che riscontravasi tutto dal loto del torace, furono causa dell'en·ore diagn os tico e d ell'operazione che in seguito a questo si praticò; errore diagnostico che sa · rebbe passato inosservato, ove il risultato dell'autopsia non fosse venuto a rischiararlo, .giacchè clura~te la vita non si ebbe pure il sospetto di aver aperto un'ascesso del fegato incidendo il diafeamma allraverso Ja parete toracica, sebbene non rosse passata inosservata la circostaoza che di sopra accennai, del nessun ~01lievo provato dall'ammalato dopo l'operazione; il che attribuivasi allo stato di abballimento e di prostrazione in cui trovavasi l'infermo già da due giorni, ed alla pt·essione a lungo sopportata d3l destro polmo,ne: si era oltreaciò rimarcato, che il eatetere meERRORE DIAGNOSTICO, TORAC ENTESI
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ASCESSO DEL FEGATO
tallico inlrodolto nel cavo toracico per l'estrazione del Jiquido efì'uso, se lo si voleva spingere in alto, trovava un ostocolo; ma ignorando che questo ostacolo fosse il diaframma, si riteneva c l1e il catetere venisse a'!·restn Lo da qualche aderenza p leurale o falsa membrana esiste n te. Se noi vogliamo rinl1'acciar le cause che hanno potuto dar origine allo sviluppo di questi ascessi presentati dal Confot·ti, desse ci sfuggono: il Conforti, è vero ripor·tò circa due anni prima, una ferita d'arma da fuoco all'ipocondr·io destro, ma possiam o noi ammettere tale feri ta come causa possibile di epatite snppurativa dopo trascorsi quasi due anni? io per me sono alieno dal ritenerla tale, se pu re non vogliamo ammettere che un qualche pall ino penetrato a quell'epoca nella sostanza del fego to, vi sia rirn asto innocuo per lo spazio di cirC'a due anni, risvegliando più tardi un lento processo soppuratìvo: oppure, che pi ccoli ascessi formatisi all'epoca della ferita, senza _ che il Conforti ne abbia risentito molestia alcuna, nè il suo stato generale ne sia sl<Ho pcrtmbato, (Niemeyet• vol. 2.0 pag. 442) abbia no, per· il risvegliarsi del processo suppurativo nel fegato, preso cosi enormi proporzioni, e ciò pee dift'usione del processo flogistico sviluppatosi alla base del torace. Niuno di voi sper·o, vorrà farmi cari co dell'errore in cui sono incorso, perchè nessuno di voi ignor·a quan ta difficoltà offra la diagnosi degli aseessì epatici , difficoltà ammessa dai migliori c più distinti pratic i, tra i quali piaccrni citare il Niemcyer ed il Roncati, i quali nell'enumerare le cause che possono dar· luogo allo sviluppo di tali ascessi, ammettono entrambi delle cause ignote che possono dore origi ne ad ascessi, che il Roncati chiama di ignota origine e non diagnosticabili.
Nel fascicolo del mese d'ottobre '1874 del Giornal-e
ERRORE DIAGNOSTICO, TORACENTESI
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Il Morgagni vi sono riportate le storie di cinque casi di ascessi epatici, raccolte dal prof. Gaelano Pnolucci nella clinica del prof. Cantanì: di questi cinque ascessi, uuo solo fu diagnosticato; in tre altri si sospettò ma non si di·:)gnosticò l'ascesso; e nel quinto, molto analogo a quello del Conforti, fu diagnosticata pleurite essudativa a destra con idrotorace, mentre all'autopsia si trovò H fegato aderente al diafr·amma, occupan te il torace destro fìno all'altez7.a della 3" costa . e presentante un ascesso della grandezza della tesla di nn fanciullo. EssPndo peetanto ammesso da distinti ed oculati pratici, che molte volte gli ascessi epatici si sviluppano senza canse apprezzabili; che cene volle possono esistere per lungo tempo sem:a febbre concomitante c senza disturbi dì r·ilicvo; c che infine nella maggior parte dei casi manca un complesso di sintomi, che unito alla conoscenza delle cause costituirebbe un prezio so critcr·io per fare una fondata diagoosi; non è pttnto a meravigHare, come dice il Roncati, che pe·t la necroscnp1"a venga tctlo-ra SCOJJM'la l'esistenza di asce.ssi nel fegato, dei quali non ebbirno p'ttre il sospetto se anzi non eravamo già 1·iuscitì ad una diagnosi affatto dù>ersa di tifo, interrnittent-i, taùe polrnonare, ecc. Genova, 29 maggio 1876. PAtliS
Capitano medico
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA Ì\1EDICA E TERAPEUTlCA
Lettura eliniea s ulla selticemia, del sig. MESSENGER BRADLEY, Ji'. R. C. S. chirurgo dell'infermeria reale di l\lanchester. (The Lancet, 27 maggio 1875).
Signor·i.- L'anno scorso in giugno accolsi nell'infermeria reale di Manchestcr un uomo a/Tetto da idt•ocele della tunica vaginale che avea resistito a tutti i mezzi ordinari di cura. Il giol'no dopo la sua ammcssione gli feci la puntura un'allra fiata., quando per la prima volta .scoprii un secondo sacco, un'i~ dr·ocele cistica del cordone dello stesso lato. Punsi questa put·e _ ed iniettai ambo i sacchi con tintut•a di iodio . Quella piccola operazione fu seguita da s uppurazionc e dopo il terzo giorno da gran disturbo: la temperatura s'elevò fino a 103• ed il polso a 130: il contt"gno dell'infermo era ansioso, la lingua secca e palinosa: molta agitazione; sudor·i profusi e br·ividi. Il succo della vaginale fu lasciato largamente aperto e se ne evacuò me:.::za pinta di pns fetente. l sintomi generali per breve tempo diminuieono tl'intensità: ma il giomo successivo sopravvenne la diarrea, la temperatura si elevò di nuovo e l'infermo mori delirante sei gioi'ni dopo che lu paeacentesi er•a stata eseguita. Non vi era appm·enza di tPombosi, d'embolismo o d'ascessi viscerali: in una parola quell'uomo era morto di selticemìa. Pocl1 i mesi dopo questo, l'amministeatore del Collegio scuola medica Owens si punse il pollice mentre stavu dissecando un tigr·e pel museo e due giot•ni più tardi cominciò a provar molestia al sito della puntura : s ul quaJ'lo .giorno chiese di vedermi, sUora trovai una piccola 'luant.i lù ùi fluido non denso che usciva dalla raJice dell'u11ghia del pollice. l vasi linfatici erano sensibilmente affetti; lapellcera fredda, la lingua secca,
• RIVISTA DI GIOilNALI ITALIANI ED ESTERI
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wpolso a 160: ma forse il più rimarchevole dei sintomi era un intenso abbaLlimento d'animo. Aprii largamente il pollice e lo mandai a casa a corical'si. Questo avveniva il 22 d'agoslo. Da quel giorno le sue condizioni generali si fecero peggiot·i fino al26, quando un ascesso mal definito o piuttosto indefinito comparve nel tessuto cellulal'e del braccio. Apertolo, ne uscirono diverse oncie di pus che stendevasi vagamente fea llessutinon essendo contenuto da alcuna membrana limitante. Ogni giorno nuovi ascessi dello slesso cnralLere diffuso sul petto, sull'addome, sulle gambe o sui piedi. Esso era molto irrequieto e passava gradal.amenle da una condizione di avvilimento ad una di delirio mormorante che finì colla mol'l.e 1'11 di settembre, ventiquattro giorni dop) l'avvelenamento. La secrezione dell'orina f'u quasi intieramente soppressa durante le ventiquattr'ore che precedeltBro la morte e la r·espirazione et·a ad un Lempo rapida e difficile e l'auscultazione rivelava in ambedue i polmoni crepitazione umida. Non fu fatta la sezione cadaverica ma quello era chiaramente un caso di piemia. Nel tempo stesso che l'uomo dall'idrocele moriva di setticernia, un giovine con umt fr·aLlura composta della gamba fu p9rta to nel medesimo repa1'lo. Era un r·agazzo sano c v'era nulla nel suo caso da rneLCePe in apprensione; infatti quello era uno di quei casi di cui, con circostanze convenevoli noi possiamo asseverantementc peonosticaro una pronta e completa gua1'igione. Nondimeno dopo d'esser giaciulo a canto al malato se~Licemico il giovine fratturato cadde vittima della stessa malattia e non fu che dopo due mesi di gmn pericolo che pervenne a spingersi, superando Ia malattia, verso una lenta convalescenza. Qqesti tre casi serviranno di tipi: il primo, che sorge de novo, la materia settica essendo elaborata dal malato medesimo conseguenza unicamente possibile in certo condizioni del sistema. Que!.';ta è la classe tli casi che s'incontra nella pratica privata. Il secondo caso illusll'a la pr·oduzione della malattia per dirctt.a inoculazione ùul ùi fuori; rncnLre il terzo apporLa un'illust,•azione del modo in cui la rnalattiu è comunicala nell'ospedale da malato a malato. lo non fuc .~ io dis tin ~,:ionc fra setticemia e piemia, credendo che su havvi una dis tinzione è una distinzione senza differenza. Eulrambc traggono oeigine ùa una materia Ol'ganica (ge1·mi settici) entrala nel sistema generale: nel pl'imo e nel terzo caso entrata probabilmente fu le vene nel secondo-
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:pei linfatici. Nel primo cas0 il veleno ammazzò senza lesipp~ viscerali: nel secondo diede luogo a trombosi nelle, vene che essendo staccate diventarono nuclei di suppurazione sparsi generalmente a traveeso il tessuto cellulare ed i varii viscel'i. Ma chiaramente queste non sono che varietà senza importanza d'una condizione patologica che noi possiarno convenienté.fnente denominare setticemia ('l) . Ora studiando cotesta ques tLone della setticemia impareremo qualche cosa della sna natura e come prevenirla volgendosi ad un'altra varietà della stessa affezione. Io intendo parlaee di quella forma della febbre puerperale che dipende per la s.ua produzione dalla peritonite puerperale. Come nella piemìa ordinaria casi di. feb· bre puerperqle avvengono sporadicamente per eosl direspuntan fuO!'i in un ospedale i'n m aiaLi attomiati da t utte quelle cose che noi considereremmo in antagonisliw col lor.0 svolgimento. Tuttavia in questi casi noi possiamo quasi sempr·e rintracciar la presenza di materia organica putrescente- un pezzo di placenta ecc. appunto.corne lo potremmo in circostanze isolate di piemia: come nella piemia ordinaria, troppo, la peritonite puerperale è evidentemente contagiosa, t r·asmessa con fata le certezza da inferma ad inferma, dalle mani del medico o della levaLI'ice. Ci avanzeremo peralteo, ulteriormente ancor·a verso una con- .. elusione, sia circa il carattere reale del veleno, sia ci1·ca il modo in cui ra mestieri distruggerlo . Gli sperimenti di C!Jauveau e di Burdon-Sanderson dimostrano cbe se un fluitlo settico capace di produrre tossicoemia quando è iniettato nel! è vene d'un animale vivo è colaLo a tra vecso un filtro di pOJ'cellana, il liquore così fìltratopuò venit' in segui Lo iniettato .impunernen te, perchè i residui solidi rimasti s ul flltro ritengono (l) Sono pienamente informato che i sigg. dot.tori · Moxon Goodbart e altri hanno esaminato i l sangue di malati morti di piemia senza trovar,• i · bauerii. M'immaginerei nella plur;\lità dei casi di pie mia senza ferite comuni canti coll'aria - quando per esempio la malattia comincia da una necrosi - vi saranno pochi batterii; ma sotto molti asp~tti questa differisce chiaramente dalla forma infettiva della malattia in cui l'oJ·igioe evidente del male. è materia organica putrescente. Capisco che in tutti i casi di setticemia le condizioni costitllzionali dell'infermo vi rappresentano una· larga parte: anche in una m<.<! atti a come l'impetiggine in cui l'organismo produttore è comparativamente ai m inuti batterii gigantesco, lo stesso ammalato influisce grandemente sullo sviluppo del fungo. Come ·è facile provare che il grano alligna nell'acqua altrettanto facile è provare che in certi t'erreni umani alligna l'im:petiggine e lo stesso avviene ·pu,r del veleno della. seLticemia.
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in piena forza Lu~te le propr·ietè. settiche della materia tlui~a originaria. Questo residuo è dimostrato constare intierarnente di batterii. Se questi ba tterii ru ppresentino l'i ncar·nazione ·vera del veleno od agiscano semplicemente come bestie da soma di esso è quella una questione che occupa lo spidto d'uomini curiosi, ma non dove traltenerci avendo noi stabilito il fatto che i ba.lterii ci vogliono essenzialmente per la produzione della. setticemia. Abbiamo acquistato molte nozioni circa questi organismi .Noi sappiamo fra le altre cose che li concernono, che egli sono più leggieri dell'aria - e. g. nei l'ecenti sperimenti eli Tyndall intornp alle peoprietà non settiche dell'aria otticamente pura fu dimostt•ato che tre giorni bastano per la gravitazione onde deporre tutli i germi nuotùnti nel fondo di quella piccola scatola ch'egli adopera, e che il veleno della setticemia sia altresì d'una natura compu~·ativamente leggiera, è eviden Le nella storia clinica della l'ebbre pucrperale la qua1e c'insegna che il propagnrsi della malatLia può sempre esset'e rintracciata nelle intromissioni di per«one e nonsi propaga maida malato a malato per semplice diffusione a traverso dell'al'ia. È naturalmente possibile che in un ospedale affollato i germi venefici possano venir trasporta li dalla fer·ila d'un infermo setlicemico e deposti sulla piaga d'un malato vicino, dove darà alla sua volLa origine alla rnalatLia: ma tutta la storia della setticemia differisce marcatamentc dallo malattie la cui vasta e rapida propagazione semb1'u clipendeJ'e dalla diffusione di gt\S seLtici. Prendendo adunque il punto da concedersi, che laseLlicemia non dipenda da dmusione gasosa, ecl accoppiando i fatti, che essa non avviene mai senza materia organica putrescente e quosla pulrefazione richiedo la presenza di germi viventi, noi n0n aneliamo tr·oppo in là affermando che la distruzione dei germi renderà impossibile la diffusione della malattia. A quale conclusione pratica ciò ne condUl'rà? Voi conoscete tutti, o Signori, di qual giusto odio è fatto segno il chirurgo che ùopo un caso manifesto di febbre puerperale fa di se stesso il mezzo di trasporto da quella a un'altra vittima: a lui toccano rwn solo afflizioni morali e penali t;~, mu il braccio della leg-ge lo colpisce rigorosamente. Ora conf~sso che pat'e un'inconseguenza l'essere co.sì circospetti in un caso e tanto incauti in un altro. Tutte lo autol'ità ammettono la contagiosità della piemia; quasi tutte convengano nell'ammettere ch'essa è traspo1•tata soltanto dal contaLLo attuale eli persone infette; e vediamo an-
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cora ogni giorno ca~i di piemia rimaner in cameroni affollati di ferito a perte (fer·ite con vasi aperti per assorbire p!'Ontamente ogni cosa ùuona o cattiva), e lutli i casi sotto la cura dello stesso chirurgo e degli stessi inservienti. Certo non è chieder mollo l'insistere per un camerone separato in cui verrebbe Lrasrerlo ogni caso di sotlicemia, il quale cumerone sarebbe sfTidato alle cure d'un personale d'assistenza apposito che non avrebbe comunicazione cogli altri infermi. ~l a non ba!>ta, o Signori, isolare i nostri casi: bisogna disirtfeLLare i nostri slanzoni o questo soggetto st divid~ naturalmente in due: 1• Qual prova abbiamo noi, all'infuori di quella dell'incruinamcnto de' noslt·i infermi, che i nostri cameroni sono infetti 1 Quali sono i miglior! mezzi di purificarlil Sventuratamente la chimica u cui naturalmente ci rivolgiamo non olTre r isposta soddisfacente come allo scoperta ùi impul'ità organiche. Però ci dà una risposta quantun,1ue per via alquanto inwretLa: perchè avendo osservato che la quantità d'acido carbowco nell'aria è costante, essendo quasi esattamente la stessa m un cortile di Londra e sulla sommità del ~lonte Bianco e che qualche ecces:::o nell'acido caebonico è un'indicazione d'impurità organiche nell'aria: in questa via la chimtc..1 ci lascia mcapaci di gmngere a qualche t'isultato praticO. · Adolliamo adunque questo metodo d'invesli::tazione nell'esaminare la condizione del nostro proprio ospedale. Conformemente alla mia richiesta il sig. Tommaso Harrison F. C. S. autorità compelentissima 1l H gennaio dì quest'anno esammò l'aria di certi cameroni nell'ospedale coi seguenti risultati:
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Valutazione della quantità di C o. in 10,000 oolumi d'aria. Quantità media di C O, in 10,000 volumi d'aria di Mtmchester . 4 Camerone del Pre!"idente . . 18 Uumpbry Kichols , 8 Id. Passaggio contiguo . 4 Non alludero ulterioemente allo. condizione dellu sala del P r esirlen teJ se non per dit· questo, chE', qualunque essei' ne possa la causa, una condizione dell'aria quasi vi si appalesa, è un'atmosrera che non conviene punto a gente malata. Des idero più particolarmente di allirat• la vostt·a attenzione sulla condiz:ion~ della :sala Humphry Nichols. A cagione d'una recento epidemia di risipola quel camerone fu rinettato un mese
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prima che l'analisi fosse fatta, e ambedue le finestre ed i ventilatoi furono tenuti setnpt' e aperti d'allora ill poi, e trovammo aneùl'a che la quantità d'acido carbonico è precisamente doppia di quella rinvenuta nell'aria dell'attiguo passaggio. Se mi chiedete come spieghi questo fatto notevole, posso risp0ndere unicamente cltc ciò sia ca gionato dalle orde di batterii che scaricano continuamente acido carbonico nell'aria come tanti piccoli ceistiani. QIJèsta s upposizione ch'io pienamente ammetto pa!'er alquanto fantastica, l'ice ve sostegno da un allt•o sperimento fa,Lto tlal sig. Harrison il quale, il 16 gennaio; esaminò l'aria della fossa del SI,IO cot•lile posteriore. In quest'occasione egli trovò :14,08 d'actdo carbonico in 10,000 volumi d'ar ia. Avendone accertala uno sì gran ([Uantità, sprigionò per trenta secondi una quantità di ozono, ed allora trovò solamen te 10,2 pal'ti d'acido carbonico. Ora siccome l'ozono non ba effeLto s ull'acido carboni co, questo risultato è spiegabile soltanto colla teoria che l'ozono arresta la formazione di nuovo acido carbonico. s·appinrno che l'ozono dis tr ugge la vita dei baUerii: sappiamo put'e che i balterii emellono acido carboni@O Ciuindi pare potersi rettamente infe Pire che la s traordinaria quanti la d'acido cat•bonico è dovuta allt~. pr esenza d'ospiti aerei, di questi minuti OJ'ganism i. Che esistano baLledi nell'aria del nostro ospedale è affatto sicuro. Nel1868 il sig. Luncl esaminò l'aria dell'ospedale e vi trovò })atterii in abbondanza. Il dott. Dt•eschfdd, a n:iia richiesta, espose ultimamente alcuni togli inumiditi con acqua e gliceJ•ina all'aria di alcuni cameronj dell'ospedale e trovò batterii, quantunque m'info1'masse che quesli 1pssero in piccolis:simo numer o. Feci un s upplemento a' suoi sperimenti, ripetendo quelli faLLi dal sig. Lund, e t1·ovai che l'acqua ù(stillo.ta colla quale i fiaschi di cui mi serviva erano riempiti diventava torbida dai baLterii in pochi giol'lli. Ora, Signori, portando presente il fatlo cb e l'ozono distrugge le materie or·~ani che , e rammentando che è la materia organica elle dà ol"igine agli scambi pul!'escenti della selticemia, cerchiamo come possiamo pt'aticamente lt·asportare quest'agente lt'asportabil~ . l o Lrovo che quell'm•ia di Mancltester è assolutamente priva di quel nattu'ale antisettico, ma fortunalamenteaccQde cha nulla sia piLt facile di fabbr·icare ozono; e ciò, troppo, all'alto su gt'ande scala. Con un rocchetto di Rumkopf, <~ome questo> ed uno eli quei generatori di Tisley voi polete riempire d'ozono lo stanzone più grande di quest'ospedale Giorn.a-le d1 medicina m t !. t are.
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in poche ore. Ot·a che meLlo la hattcl•ia in azione in modo da eletlt•izzare l'ossigeno menlt•e passa a traverso a l lubo voi vedete il gas mulalo nel suo slato uscire in gr.an quantità, aMorendo quesla cat·ta prepa•·ata e camb•ando questa soluz1one d'amido e di iodut·o ùi potassio in cupo e bel turchino. Senz'avventurat'ci ad afì'ermare che ogni anliseLlico agisce semplicemente come un agente ossidizzante, anermet•omo più sicuramente che non bavvi antisettico cosl potcntequanlo l'ossigeno nascente o l'ozono: quind1 pat·e a mo che, quando un'epidemia di selticemia ha viziato l'l\riu dei nostri cameroni, noi ricorreremo a quesl'agenleper pul'ificarla. Quegli spepimen li a cui alludeva dianzi possono prendersi come pro\'a che l'aria dell'ospedale è impura; e si noti che se si pnragonàno le no~tJ·e slal1sliche, si l1•ova che esse figu1•ano vantaggiosamente in cont'1·onlo di quelle della ma<~sima pa1·le degli uHI'i ospcduli. l rnigliori casi dn pt•endersi souo probabi lmente amputazioni sic..:ome quelle che ~ono assai numei'OSe da fomire let·mmi di couf1•onto degni di lotlc ed il loro t•isullalo non dipende da una spec1ale abilità delroperalOI'e. Il professar Simpson, le cui· stuList.iclw d'o.speda.le non furono mai impugnale, stabilisce che « tutte le amputazioni di lulli quattro i membt•i, in undici tlei più fp'anùi ospedali genet·ali dal pao!ie, dil:lduro una mortalità di -i.1,6 per cento, o quas1 l !>U 2.'t •. Erichsen trovò che SO casi ronsecuLivi d'ampulazinm• all'ospedale clel Collegio universitario dal 'l' luglio 1870 al J• dicembi·o 187a diedero una morLaliLù di 2G,2 pet· cento. Di 307 amputazioni fatte da lu1 slesso, 79, o~sia 25 per c~nto mori1·ono. :\el nostro stesso spedale dal 1868 al 187;~, :.;O~ amputazioni i cui risullamenti sono l'egistrali fut•ono eseguile, escludendo tuLliJ le amputazioni della mano e ùel lerzo inferiore d<>ll'ovamhraccio, del piede e d~l collo del piede. Di questi" 77 moril'ono dando una mot•lalitil di 28 pet• cento; tutlaYia se v'includiamo anc·hc le ampulazioni prcceùenlemenle escluse riduciamo la mot·talilà da 2:) a 20 pel' cento, che è di 2 per cenlo al di sotto eli quella dell'ospedale del Collegio un iversi ltH'io, e di i per cento al di sop1·a di quella dell'ospedale di S. B~n·Lolomeo, dove la morlalilà dcll'ullirn'anno fu ridolla al 18 per cento. i\ln, o Signori, sebbtJne colla pulizia e coll'accurat"lzza abbiamo ridotto la mortali Là ad una media pet• cen~o che può van taggiosamente sostenere il paraggio con quella dei migliol'i ospetlali della meleopoli, noi non ci contenteeemo d'un tal J'isult.alo quando sappiamo dai falli che in una generazione passata e
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co' rozzi mezzi cii cui disponeva, GuLht•ie, durante la guerra Penin!;;ulare, pcruelle un sol caso su dodici dj tutte le sue r.unputar.ioni, ciò che dà una moJ·Lalità deli'S per cento soltanto. Not non potremo 10 vel'iLà essere giustamente soddisfatti ltnchè non otterremo un successo eguale al suo, specialmente qunnùo conosciamo elle l'unica causa della gran disput•iLù sta Jtella purezza dell'nt·ia. L'anno scorso, nel dibattimento sulla piemia alla socil'là clinica, Spencer Wclls e il doll. Gordon fecero intorno n IJuesla quislione espo~izioni particolareggiate relative, una agli spedali di Malta, l'a!Lt·o alle ambulanze parigine durante la guerra l'l·o.nco-prusBia na: sifft~LI.e lot·o esposizioni provano che lu mot•l.ulilà fu scmpN in propot•zione dil'ella colla quulilit c colla quantità dell'ul'iu. Come ho dello, Signori, non vi ha ozono nell'aria dr·llc noc;Lt'e cittA, ma esso è nbbondantemcnle pt•csenle nei sobbot·ghi, c queste carle cosl pt•ofondamcnle colorale dall'ozono han ricevuto la tinta per c~"'ere state esposte poche ora in qul'llo eli Oxfot•d-road, dovo la Commissione dell'I nfeemeriu sollt;cil.a la coslrltZione del fulut'O ospedale. A quali conclusioJJi, Signot·i, ci cnnrlucono cotesti pensiel'ì t... Risl.abiliutllo bt'e,rementeil cuso per moùo di l'i sposta. Ho inh·apreso eli rnostl'at•o:: che la pioemia, la septicemia e la perilonéle puerpet·ule (tulle vm·ielil d'una sola mulallia genericamente chiulllntu setticemia) sono ussociute collo sviluppo di germi orgcmici "baLlet·ii " i quali agiscono, sia come porLatol'i del vclcrto, Ria in qualità di ,·e!cno: rhela seLlicemia può essere ed c ll'aRpot·lula in un ospeùulo da un malato a.ù un alLL'o per mezzo del chirurgo o d'un ÌIISet·viente: che tutti i casi di selLicemia ello nvvengono in un ospedale devono subito es set·e allontanali eù isolati elfetLivamenle dal centallo cogli altt·i infermi: che siccome l'ozono dislruggè lo vitalità dei batterii, l'ozono dev'csscl'e impiegato a put·tfìcnt·e i nostri càmeroni non appena lo sctlicemia comparve in ulcuuo di ossi: che questo si può l'ul'e sped.itmu~nLc in poc.hc ore p~r 111ozzo d'una piccola haltet•ia o del generatore d'ozono ùi Tisley: che l'aria dell'infermeria cl i l\lanchest.ot• è imput•a, o perciò ùelel•!ria, m o. che ciò nullameno la nostra met.lia di nwJ•talità, prohabilmenL~ in conseguenza clelia gl'an curo. che si ho della pulizia, r eggo favorevolmente il conf1•onto con quella di altri spedali: che perallro quando ricluamiamo alla nostra memoria i fulti di Guthrle, durante Ja guerra Peninsulare dt sessant'anni f&, bisogna che consiùoriumo siifaltu mortalità come r ealmente
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eccessiva, e dobbiamo costantemente insistere sulla necessità che il nostro ospedale sia edificaLo conformemente ai migliori principi i ed in mezzo all'aria la più pura. · l~xperimcntelle beltrage
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lnfeelion. (Contr·ibuto sperimentale allo studio dell'infezione
settica) del dotl. SCJJULLER. (Deutscfle Zeilschr~fl,f. chirurgie. Bd. VI e Ccntralblattfilrcltirw·gical, aprile 1876). L'autore iniettò nei conigli ed in cani sangue putl'ido, o liquidi contenenti bacter·ìe. La prima pa t' te del s uo lavot•o tratta dei sintomi generali dell'infe<::iono settica. In esso sonvi accennate alcune particolarità degne di nota. Negli animali gravidi .or dinariamente dopo l'infezione subentra l'aborto ed in un numero notevole di casi la causa dell'aborto dipendeva da diflerite della faccia uterina della placenta. 1nieltando nel neurilema o nel tessuto cellulare immediatamente vicino delller-vo tibiale, bastava una minima r1uantitù di liquido infe~lo.nLe (t-3 goccie) per pt•oduet•c la mode molto più presto che non coll' i niezione soltocu taneo . La seconda pot·tc tr·alta del modo di comportarsi della temperatura e del sangue negli animali infettati con sostanze settiche. Desct·ive le conosciute alterazioni dei globuli rossi, i ,·ari cambiamenU di f01•ma, che l'autat·e ritiene per sintomi dell'incominciato ùepel'imenlo. Nel mome11 Lo massi mo dell'in rezione l'autore teovò sempro nel sangue gran numero di elemen ti rotondi eù a forma allunga ta, elle pt•esentavano i cat•uttcl'i delle baeter·ie. La terza p arte tratta le cause dell'infezione settica. 11 sangue di un animale sano, lasciato putrerare spontaneamente in un vaso da r eagenti chiuso, produce abbondanti baclerie allungate senza che preceda formazione di bscterie sferiche. ll sangue umano di individui, che da lungo tempo soffrono di suppueazione ed anche di febbre, trattato colle slcssH cautele, produce bacterio s feeiche, che si mantengono tali Jìnchò non sono esposte all'ar ia, appena essa vi penetr-i si sviluppano abbondanti bastoncini. Da ciò l'aul.orenc conchiude, elle i germi delle bacterie sfer iche, dove si s:viluppano, sussistevano già p1·ima nel sangue, e che le bacterie sferiche o quelle a bastoncini sieno forme diverse, di cui una non possa der-ivare dall'allra. L'iniezione eli sangue che contiene baclerie a bastoncini, riesce molLo meno dannosa che colle baclecie sfedclle.
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La questione se le baclerie sieno in g1•ado di penetrare in vivo nel lume dei vasi attraverso le pareti vasali venne studiata con molti esperimenti. L'iniezione di liquido d'infezione in una porzione di vena perfettamente isolata diede rapporto a tale questione risultati negativi. L'ipotesi che le baclerie(nell'ini~zioncsotloculanca)possano penetrare nel circolo sanguigno solo por mezzo dei vasi linfalici venne confermata con espedmenti su l! e r-ane, conigli e cani. Da questi esperimenti l'autore conchiuse: 1" Che nell'jniezione sotlocutanea le bacter·ie non pencLl'ano nel sangue attraverso le pareti vasali, ma per la via d~i vasi linfalki; 2• che nell'infezione settica le alterazioni del sangue sono collegate alla presenza di bacteJ'ie nel sangue circolante e che il principio venefico non è contenuto sciolLo nel liquido d'infezione. I segni di deperimento dei globuli rossi del son gue, secondo l'autoee, si spiegano per la produzione d'un virus chimico, che per mezzo delle baclerie agisce sul sangue, virus che ù forse un prodollo •ioJt~ scambio matceiale delle l.lacterie stesse. ·ss/ (Dagli Annali universali di medicina Rivista di medicina chir. e terap., luglio 1876). Sull'estrazione del vi•·u~ 11olrido c s~tli~(' mico, del doLL. ARNOLDo HtLLÈn, medico assistente in Bel'lino. (Cenlralblatt fii1• chir., oprile c maggio 18/G).
L'autore per le sue e~perienze si ser,•ì della glicerina, le cui proprietà 11nlisettiche sono generalmente conosciute. Infalli la glicerina venne raccomandato. come antisettico da Demarquy, da Billroth, da Bou1oumié ed allri. Tulli questi anlori dimostrarono, che la glicet'i na non solo è un antisettico, ma anche un antiparassitlico. Così Muller ha dimostrato, che il fermento contenuto nella linfa vaccinica coll'aggiunta di glicerina non subisce la decomposi?.ione puteida e s'impedisce lo svil uppo di bacteri e nella l infa. Fina! mente la gli ceri na venne ultimamente usat.a dai fis iologi per estt•arre dai tessuti dell"or·ganismo animale i fermenti non organizzati e conservarli attivi, quali, a cagion d'esempio, il fet•mento pancrealico, l'epatico, la pepsina e così via·. Or bene l'eguale esp erien~a non sarebbe possibile anche per l'esf.razione dei fermenti patologici~ Già Senator dimostrò che per mcl!:zO della glicerina, dagli s puti purulenli si ponno estra!'l'e sostanze, che iniettate sotto la cute o nel sangue di animali, producono una f•~bbre rerni Ltenle con alterazioni
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IIIVISTA 86i>. minimo dello s tato generale. Una tale g licerina contenent~ questa so:ò~anza pirogenetica si conservorebbe per mesi senza corrompersi e senza pe1•clere la sua azione. Appoggiato a questi fatti l'auLal'e fece le sue esperienze: Fece putrefare della carne sminuzzata e del tessut.o connettivo, o dopo otto gìoL·ni, quando il processo di pulrcfazione era già avanzato, vi unì un'eguale quantità di glicerina; schiacciò convenientemente i tcRs ut.i in un mortaio e quindi li lasciò depositare per 24 ore. Il liquido venne qui nd i fillra to, otlcnendosi così un liquido limpido di color rossiccio e eli odore putrido. Coll'esame micl'oscopico non vi si potet•ono riscontrare elementi organizzati. Coll'analisi chimica mos lt·ava reazione acida c mediante la ebollizione dava un lieve intorbidamenlo lalliginoso, che manca va pcr'ò coll'ag giunta d'itlcool e di acidi. La sostunz& che si depositava mediante l'ebollizione, riscaldnta con acidi si scioglieva di nuovo, si color-ùva in bruno Lratlata col iodio, e tl'altala col reagent.e di illillon e colì'ucido soJrorico si tj,n- .. geva in rosso. / ne.rL'autore iniettò un ccntimrtr o cubico di quesL'esLr·alk. ~ trido di glicerina in un coniglio, ed il giorno success ivo duo alLr·i centimPtri cubici in due punti dive rsi del dorso. SoloJo.po sei gioi'ni cominciai'Ono i primi ~intomi. L'animal(3 non man-. giava, uv eva tremi lì, re-'piro utlannoso ed una temperntura alh.t sera di ;,o•;t. Nei giorni succes8ivi l'animale cominciò a dimagrare, le scariche divenner o molli c la- tempcraltu'a osci lluva . tra 39'/~ e 4l•,:l. Dopo oLto giot·ni dall'inoculuzionc l'esame microscopico mostl'ò diminuzione cl i consistenza e di numero dei globuli rossi, aumento ed in parte granula~ionc dei globuli bianchi, alcuni nuclei li beei in Llll plasma debolmcnle co!Ot'alo in giallo e piccoli gruppi di romboedJ"i (emalo-cristallina). All'undecim·o g iot•no dopo l i\ primn inocul~1ziono l'animale venne trova io mol'lo. Alla sezione ve n ner'O Ll'ova Li i reperti che s i ri · scontrano nella sctliccmia. Si rleYe quindi ammettere, che n ell'esll'a tto settico si contiene u11 vil'u~, che è ultivo anche iu minima quantiltl, vieus che più Lardi agisce come fermento e produce nel sang Jeclegli animali s intomi d'avvelenamento specifico. Per ammettut'epCi'Ò la giustcz7.a di questa con~lusione e per mostrare che Iii malallia p!'Odot.ta da questo virus s ia analoga a quella c l1iamaLa da Davaine setticcmiu, era neces · sario prova l'e che il virus pl'OdoLLo ne l cor•po ammalato si riproduceva, cioè se s i poLevu traspol'larc l'identica malattia da un animale infettato sopra un sano. A provare ciò l'aulO!'G unì il
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sapgue pr eso dal CtlOt'e del coniglio morto per la setLicemia con u na doppia qua ntità di glicerina e (p1indi filtrò la miscela dopo che i g-lobuli rossi s'erano in grande parte sciolti. Di questo liquido cosl ottenuto ne iniettò u n centimetro cubico sotto lu cut e d'un giova ne coniglio. Dopo cinque giorni l'animale morì e dalla sezione s'osservarono gli stessi reperti, com e n el pi'imo caso . T Pattò il sangue di ques to secondo coni~lio nello stesso modo, elle pel pl'imo e lo iniettò in un altro animale) il quale dopo 50 ore era morto. Ques t,i esperi menti dimostravano quindi che s ì aveva n che fare con un ferme n! o paLologico, che si trova in soluzione nell'estra tto di gliceri na e che produce una mali:'IWa specifica, la setticemia. Questo fePmenlo si riproduce nel rorpo ammalato e la sua azione cresce pasP.ando in altro animale . Dopo sei settim~ne due sole goccie dell' uHimo estratto, iniettato in un coniglio adulto e robusto, ba!>Larono peP produn·e la mor·le in tl'e gioro.i e mezzo. L';:wtot·e proseguì tal i inoculazioni e trasmissioni fino alla 10• geneeazione e la v irulenza del vjrus si aumentava sempt·o più. Così lj20fJ di goccia di un estratto N. 10, c ioè di san gue, uni to alla 7 licer inu tolLo alla 10"' generazione, bastò pet· produrre in 52 ore la moPleJ d'un coniglio del peso di :1:120 g 1'arumi. Da questi esperimenti si vedo q n indi che un virus semplice, un fermento fot·malosi fuori dell'or·ganismo, si converte in un contag io nell'inte r- no d' un organismo t.un malato. Nelle esper·ienze fa Lte dall'autore si tratta qui nel i di un corpo forma tosi dallo. putl'efazione dci muscoli , solubile ne ll'acqua e nella glicerina, allet•ubilo pel caloPe, che in tt'oùoUo nel sang ue d'animali viventi <:"lgisce come fe l'mento e produce un processo morboso, la setticemia, per la quale s i l'i prolluce solto form a piLt vit·ulenta come contagio. 1l modo con cni s i forma '}nesto fermento nelle sosLonze in ptttr'ef'azione, se alla sua formazione vi pat·tecipino o n o hactet•ie, St~ ques to l'e t'mc~n to vir-ulento è identico coi fermenli, che nella putrefttzione s i r·ent!ono attivi per la scomposizione dei cot·pi olhumi noidi, se se ne sviluppi uno solo, oppul'e se nelle varie sostanze capnc.i di pulrefat·o si sviluppano fr:t·menli diversi, simili pet'ò tr·a IOJ'O quanto alla loro uzione, sono quest!olli, cbe l'n utor·e non scioglio. Dai t•isultati pel'ò ottenuti, J'aulo1·e conchiude, che si devono per lo meno d is tinguere Ll'e l'orme d'inre~io ne settica, cioè: 1• L',coPetnia, l't~ vv12lenamen t o pel' pr oJotli d i pu tr·efazione> che agis-:ono solo in modo chimico, detta anche infù.:ione pu-
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trida od into ssica~ione putrida, la cui gpavezza, duPata e decorso dipendono dalla quantità e dalla composizione delle sostanze virulente. E!:'sa non è inoculabile sui sani; 2• La setlicemia, l'avvelenamento pei prodotti di pult·efazione, che agiscono come fermenti. È una malaUia Lipica d'infezione conLagiosa al massimo geado, che colla continuata inoculazione cresce in malignità e virulenza cd è quasi sempre mortale; 3• La pioemia (infezione purulenta, setlicemia embollica, pocmia metastatica). Questa forma dal lato eziologico non differisce dai due processi d'infezione sopraccennaLi, ma è bene cal'atterizzata dal lato clinico ed anatorno-patologico. (Ann. unio.) . S ui sintomi fi s ici cle !la pl('urit e essu clatl vn , del dotLore
ADOLFo FERBER assistente alla clinica medica di Magde~ tn'go. - (Deutsche mediziltische Wochenscrt;!t, maggio 1876). Il dotl. Fepber espone in questo suo pPegevole lavoro un notevole numel'o di ricerche sperimentali, il cui principale scopo è di stuéliare i fenomeni di sconcerto degli organi del torace, nei singoli s'taci ii della pleurile; come pure eli stabilir•e, per quanto è possibile, le forze attive nella formazion~ deglì essudati, aggiungendovi pure degli esperimenti sulla percus- . sione e palpazione. l risultati otLenuU non che le osservazioni cliniche, degnissime di nota, vi sono esposte con gt'anclissirno. chiarezza. Facendo un sunto abbastanza esteso di questo lavoro, crediamo rendere un seevizio ai nostri colleghi, i quali dalle molle cos.e nuove e dal modo esatto e sicuro con cui vengono affermate talune altre già conosciute, sar·anno lat'gamente compensali di alcune ripeLizioni di sintomi di una malattia, che sebbene molLo comune, pure nella sua diagrwsi dà bene spesso occasione a controversie. Ferber divide il suo lavoro secondo gli stadi i della malattia. 1• STADIO. - Lapleurite nel suo i11izio. - Gli ammalal.i giacciono per la maggior parte sul clot'SO, però con legget'a cul'vatura dell'asse longitudinalo verso lu pnr·tè ammalata. Lo. colonna vertebrale viene spesso piegata scolioticamenle vet•so la paete sana: questa scoliosi peeò è volontaria, così come l a differenza che notasi nelle escursioni respit'atot·ic. Jn ordine di frequenzo, la giacitura sul dorso occupa il primo posto; poi viene quella s ul lato sano; mentre la più rara è la giacitul'a completa sulla parte ammalaLa.
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Ne),lapleurite diaframmatica esist-e una notevolissima dispnea: ìl tipo respi1·atorio in essa à quasi totalmente costale. I forti dolori puntorii laterali possono esser causa di accessi .asmaUci e di asfissie pericolose. Nella pl"Jurite diaframmatica due punti estcwni si mos~rano specialmente dolorosi: 1• l'epigastrio e la regione lungo l'arco costale; 2• l'ullimo spazio intercostale in prossimità della colonna vel'tebrale. Un ammalato affetto da pleurite diaframmatica doppia provava, ogni volta che inglliottiva il cibo, un senso dolorosissimo, come se il bolo rimanesse sospeso in corrispondenza .del cardias. Alcune volte esisLe pure un senso di pressione, ovvero un dolore nev1·algico spontaneo nella regione del colìo, alla parte del ft·enico, che si di/l'onde aUa regione scapulo-clavicolare. (Il relatore ebbe a cut'UJ'e nell'e:;tale del t875 un caso di empiema, nel quale questo dolore si manifestava, sotto forma di pura nevr€\lgia, o immedial.o.mente, o ~tlcune oee dopo il desinare; esso persistette anche dopo la puntura dell'ompiema). Il F. contt·asla l'idea di \Vintl'ich, clte, cioè, basti una piccola raccolta di liqu i(lo nel sacco pleuritico per indebolire di molto il fremiLo vocale. Le sue osservazioni dettero nella maggior parLc dei casi un ri,ultato negativo: in quelle nei quali si ebbe una leggel'a diminuzione di questo fcemito essa
era da riferirsi ad un'abbondante secrezione catarrale nella parte pi'ì.t super·ficiale d.el par-encJtima polmonare. Nelle raccolte pleut·iliche incipienLi e molto liquide, la percussione non produce ottusità; si nota invece di frequente i n tutto il lato ammalato una risonanza tirnpanica dovuta allo sta lo catarrale soJwaccennato del polmone. Il diart•arnma della parte ammalata nell'inizio del pt·imo stadio si .trova più alLo che quello della pat·tc sana. In questo stadio è molto raro se-condo il F., di non trovare il rumore di sft·egamento fino dalle prime esplorazioni dell'ammalato; e su ciò è in contraddizion e con \Vintrich, Z1emssen, e Gultmann. Egli richiama inoltre insistentemente l'attenzione dei colleghi sul faLLo che parchè si produca un rumoPe di sft'egamento basti l'asprezza di una sola delle due paginepleurali, non occorl'cndo, come s i ritenne nn qui, che lo sieno Lulle e due. IL F. tralla del rumore estrapericardiaco o pleuricardiaco, ,secondo Winh'ich, o esternopericardiaco secondo Gerhardt, molto distesamente. Egli dice che lo si sente più di ft'ectuen te alla punta del cuore. I sottili ascollatori lo dividono in due componenti, di cui uno è il respiratorio, l'altro si riferisce al-
RIVlSTA 866 l'azione del cuore. Questo rumore estrapericardiaco si distingue poi dal vero rumore di sft·egamonto pcricaròiaco; in quanto esso scompare nella pausa respi eatoria. Se in tale pausa poi questo rumore declina, cessa in tal caso pr-ima il rurnor·o corrispondente al momento diastolico di quello che corJ•isponde al sistolico. Il F. spiega questo rumot·e di sfPegamento crualc un rumore aspiratoPio che avviene appunto alla stessa maniera della respirazione vescicolare sistolica, ovvero dello scroscio, del mor morio aspit•atorio in prossimità del cuore, pel cui rimpicciolimenLo sistolico vengono respinte le parti mobili vicine. Per distinguer-e il L'umore di sfcegnmcnto dal rumore proprio dél polmone il F. non sa dare aUro consiglio fnot·ch è C{ue llo di far Lossire !'ammalato (peechè con ciò s i ottiene bene spesso un cambiamento nel rumore polmonaee) e di assuefare l'orecchio per mezzo di costanti esperimenLi . 2• STADIO. - E.O'usione liquida senza spostamento degli organi vicini e senza distensione delle pareti toraciche. - Scompariscono nella maggior par·te dei ca~i, essendo diminuito il dolore> i sovraccennati sintomi. ll fl'eltlilo vocale è necessariamente indeboliLo; e nei leggeri indebolimenti sarà ben(~ di far tossire l'ammalalo con forza per allontanare dai bronchi 'i falsi otturamenti catarrali, e di avera inollee preseolo che quando esiste un'eguale int.ensitù di fremito da. ambo i lali s i de,·e ritenere che il lato destro sia ammalato; poichè in esso fisiologicamente si ode il fremito più forte che nel sinisLro. Percussione. - Il P. iniettando nel cadavere d' un adulto 400 ccnt. di aC!lu'~' ottenne una raccolta di due dita d'ultezza. l n ulteriori esperimen Li osset•vò che essendo il diaft·amma spinto in alto; il liquido si raccoglie verso la par·ete toracica in un seno complementare: in questo stadio il lembo Jibei'O del lobo polmonarc infcriot•e, non è ancorn allontanalo dalla pleura costale. Più tardi, il limite superiore del liquido si trova\'a v erso quella parte su cui gitìcque per solito l'anHnaluto; cioè s e sul dot•so il livello piùt nllo clellirruido s i tl'ovcrù nella colonna vet'tebrnle; se il paziente rimase invece coricnto sulla parte ammalata, esso livello si lt>overà nella linea ascellare o scapola re; se poi l'ammal<lto sLclLc o in piedi, o seduto, il liquido sarà allo stesso livello tanto nella regione anler·iore e:hc nella postct•iore LÒracica. Anche nei versamenLi poco importanti il suono dato dalla
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percussione sotto la clavicola della parte an;un alQ.ta è un suono profondo, molto chiat'O e timpanico. La spiegazione di ques~ fatto la si trova n ella diminuzione di tensione del tessuto polIDOt;lare. Questa ri sona nza scompnl'e soltanto quando illiquido esercita una for·te pressione sul polroone, ed allora essa ,viene sostituita da un. suono più allo e più breve . Talora n ei versa-· menti di ancora minore importanza si pu ò udire al livello della raccolta l'egofonia. 3• STADIO. - Abbondante versamento con spostamento der; li organi e distensione delle pareti iot·aciche. - Qui Ferber r-iassume i segni. già noti d' un gl'ande essuL!uto. Nel citare quello tton rnolto fre({uente della spalla corr-is pondente al lato ammalalo, spinta fot·Letnente in alto, egli dopo di aver esposta l'idea di Werner, secondo la IJuale g!i infet•mi sLùnclo in leUo si fìssano con forza su l"(uesla spalla pet· non scivolare in giù, esprime in proposito il suo parere che è anclic quello più comunemente accoltuLo. 1• Avvenuto l ' cssmlato , la spali a corrispondente s i comporta come so fosse car·ica di unA geossn trave; per cui la colonna vertebralo viene spontaneamente incl innLa con convessità v erso questa spalla, mentre la omonima. del lato opposto rimane abbassaL&. Nelle t'accolte pletll'iliche adunque la posizione alt.a Jellu spaliD. corrispondente al lato ammalato deYe ritenet•si come conseguenza necessaria della inclinazione della colonna vertebt·ale (E1·man). 2• Inoltre, poieM il diaframma e locoste inferiori sono posto fuorL d'aziono, il Li p o respiratorio cl i venta costale s uperi01·e, e viene reso più clilficile dal fallo, clte il tor·ace inrc~riore aggravalo dall'essudalo deve esser considerato com'3 un'inuLile appendice. Ora CJueslo fenomeno richiede ra~ione concorde dei muscoli della spalla, e pal'licolar men le del cucullarc. lu seguito il FedlCI' espone il metodo di \Va!son per !n toracomeLria, secondo il quale s i g ir·a inlomo al petto a livello del processo xifoide uH filo., di cui si misura la metà, che applicata successivamente sul lato wnmalnto c sul sano varrà a dimostrare come la cit·confer enzu di ((ues to s ia minol'e di quello ammabto.
Egli si unisce finalmente a coloro, i quali non cons iderano come patognomonico ùcl\'empiema l'eùcma esislente nel lato ammalato. Ricorda un caso di edema sinistt·o dol•sale, che giungeva fino alla cresta iliaca, e che fu diagnosticalo come prodotto da una pt·essione ano!'ruale della vena azigos . Vuotato l'empiema, scomparve l'edema.
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A proposito dei fenomeni dati dalla percussione, William nel suo lavoro sul tono tracheale, dice che merita di esser preso in considerazione il fatto che negli enormi essudaLi e sotto una forte percussione esercitata sulla clavicola e nel primo spazio intercostale, si avrà un suono limpanico, o metallico simile a quello d'un vaso rotto. ll F. attribuisce questo fatto al rapido passaggio dell'aria dagli alveo}i nei bronchi principali, e dai bronchi piLÌ. grandi nella glotidf}. Parlando sulla questione dello spostamento del cuore, il F. si dichiara seguace delle idee di Bra une esposte nel suo atlante 'Lopografico, che, cioè, la punta del cuore, nelle forti pressioni, viene spostata più che la base, e che il cuore oltrepassando la linea mediana rimane più in allo che normalmente. Poichè il punto di attacco del centro Lendineo allo sterno è posto superiormente alla posizione fisiologica della punta del cuore, cosi questo per raggiungere la ripida superficie della convessi là destra diaframmalica, deve egualmente attraveesaee una raccolla liquida. Durante il passaggio della linea mediana può subentrare uno schiacciarnenlo dei grossi vasi, come vide il J.f. pei polmonali, in un idro torace arLWciale. La milza cerca costantemente di prendere una posizione verticale, cosicchè Lrovandos i essa Lra la linea assilarc e. la. scapolare guarda col suo bordo posteriore in alLo, e con l'anteriore in basso. Il fegato, nell'essudalo destro, viene spinto all'ingiù; l'orlo inferiore è diretto in alto, ed anteriormente verf?O la parole .addominale, e coll'abbassarsi del lobo destro prende una posizione obliqua. Da ultimo lo stomaco nel versamento sinistro r esta spesso compresso in moclo tale, che ne avvengono veri schiacciamen ti e stenosi. 4• STADIO. - Nella descl'izione dei sintomi di diminuzione .del versamento, il F . sostiene, e con ragione, come moUo importante, perchè il meno rallace, ilritoeno del r umol'e di sfi·e· gamento là, dove corrispondeva il livello superiore dell'essu.òato. Egli dice inoltre che in casi di riassorbimento mollo rapido, si ode spesso un rumore eli scriccbiolìo nell'inspirazione, e nell'espirazione, il quale pt•oviene indubbiamente da un tra· sudamento sieroso degli alveoli. In tali casi s'accresce la dispnea, che si collega con cianosi, c coll'espettorazione d'uno sputo sieroso e talora pure sanguigno. Questo ci richiama ai casi di edema polmonare che avviene nel vuotamentq per toracentesi di abbondanti essudali.
869< 5' Sn.oro. - Trattand0 del riassorbimento e del consecutivo r aggrinzamento· della par·te l'F. r iporta le osservazioni di Wintrich e di Erman sui momenti causati pei quali l'ammalato piega volont ar·iamente la colonna ''erlebrale con la convessità verso la parte sana, per poi spingere di nuovo il punto più greve verso quella ammalata. DI GIORNALI lTAUANI ED ESTERI
Sulla divisione della temperatura uel corso de lle malattie fe bbrili, del dott. Lorar JACOBSON, a Berlino. Wirchow's
At•chiv. Bel. 65. S. f>20. Sul rnpf)Orto ira la te mperntota periferica e la centrale nella febbre , del dott. W. Scr·TiiLEIN, a Berlino. Wirchow'sArchiv. Bel. 66. S. 109. (Deutsche mer.li:siniche Wochenscrift, 10 giugno 1876). Tutti e due i relatori si propongono di stabilire, misurando la temperatura inlel'na cd esLema dì corpi febbricitanti, alcuni
<lati sicuri per dislinguet'e la varia natttra delle febbri, secondo le ipotesi comunemente accettate. Il mc Lodo di Jacobsonmerita ò.i gran lunga la preferenza; giacchè per mezzo di esso può essel'e mism'ala contemporaneamente con gr-an precisione la temperatut'a esterna del corpo in dive1·si punti per via termoelettrica. Schl'ilein all'inconLt'o misura questa temperatura in un solo punlo, col mez;zo del lermomet.ro mercuriale. Purtr·oppo si trovano schierati dalla parte dei migliori m etodi pocl ti Sf:lCl'imen latorl. Hankcl ave\' a qualche tempo IO.. basandosi sopra tali esperimenti, espresso il pa1·ere, che In ditn~renza tra la temperatura esterna ed inter·na del c01·po decresca durante la febbre, e che anzi ner:;li accessi freddi delle intermittenti r aggiunga il minimo grado. Tale opinione, specialmente riguardo all'ulUmo punto, contt'addice u Luttociò che fu fìnora accettato sulla con tra7.ione clei vasi della pelle. Le misure di J. e Scb. dimost.r ano come erronea questa idea par adossale. 11 maggior numero delle malattie febbrili (tifo addominale, peritonite, reumatismi acuti delle articolazioni, res ipole ed altr e) non dimostra, secondo Schi.ilein, in modo assoluto alcuna relazione tra le due cm•ve, nè nel senso parallelo, nè in quello antagonista. La temperatura estet'na oscilla incessantemente come nello stato sano. La differenza tra il calOl'e ester no eù interno si çl{mostra, ora maggiore, ora minore, come nella apiressia. Su ciò concordano pìen&mcnLe le tabelle di Jacobson. Per le malattie. di questo gt'uppo non si può fare l'ipotesi, nè di u na contrazione, nè di untl paralisi dei vasi della
870 RIVlSTA DI GlOHNAU ITALIANI ED ESTEI\I pelle. Differentemente invece si comportano la pneumonia, la rosolia, la scarlatina. Jn queste la differenza tra la temperatura estema e l'interna dim_inuisce considerevolmente, e le due curve laterali mostrano un par'allelìsmo molto pronunciato. Qui, come era da immaginarsi, la paralisi dei neevi vasomoLOJ'.i della pelle appar·e molto esplicita. Finalmente, per ciò che riguar·da l'intermitLente, coincide col crescere della temperatura interna durante il periodo dei brividi febbrili, un rapido abbassamento del calore esterno; le due curve si dimostrano nel paradigma eli Schi.ilein fortemente antagoniste. La vecchia scuoli;l di Traube, che ammette la contrazione delle arterie della pelle nel periodo del feeddo feùbdle è ancora giusta relativamente alla febbre interm i tten Le. Questa divisione di gruppi deve del resto essere accetta la con cautela, in considerazione del piccolo numero delle osservazioni fatte. iniezione souocutancn di chinino nel colpo di sole (All-
r;emeine Wiener mediziltische z eitunr;, giugno 187G). li doll. A. R. Hall dà, nel TAe Practitioner III, 187v, il risu.llalo degli esperimenti fatti ùa lui, e da varii suoi colleghi, con cui si dimos~ra che l'iniezione sottocutanea di chinino è un .. rimedio sovrano nei colpi eli sole. Nel maggio del1870 un collega richiamò la sua atlenzione sul fallo, che col chinino amministl'ato inlernamente alla dose di 1-2 gl'. aveva avuto un felice s uccesso in un caso di colpo di sole. Poco tempo dopo il dotL. Hall venne chiamato per un soldato, pm•e collo da insolazione, cui prescrisse Io sLesso rimedio, e nella medesima dose. Ma poi che il paziente era quasi in istato comatoso, cianotico, con le pupille dilatale, la respirazione stcrtorosa, il polso pieno e fpequente, e quindi non poteva più inghioWre, il dott. Hall iniettò, in parecchi punti della regione scapola re, una soluzione di chinino composta eli so!làlo di chinino 0,35; di acido solforieo diluito goccie5, acqua distillatagocce50. Dopo un'ora, la temperatura ùella pelle era abba5sata sensibilmente, e dopo 12 ore l'ammalato ritornò nella piena coscenza di sè, tanto che passati pochi giorni era ris tabilito completamente. Il dott. Hall trattò altri cinque casi con lo stesso metodo, eù in tutti ebbe un esito felice. AUri medici militari della armata indiana fecero alLreLtanto, e furono egualmente fortunati.
RIVISTA CHIRURGICA
Jl <;nncro dal lato clinico, del dott. NusSBAUM. - L' A. <lopo 15 anni di studio ed esper·ienze su circa 1000 maiali di cancro, è condotto alle seguenti conclusioni: 1• Il canc.ro c~ una prolife.razione dell'epitelio, che rapidamente si estende e caccia lo. strema conn e tt.iv~; per lievi cause va alla ulcerazione, cagiona guasti locali, per le emorragie e pus depaupera gl'infermi, e tìnalmente per ·riassor.iJirnento produce infezione e morte. 2" Come cagioni si d.ebbono ritenere l'età avanzata, le soffet•enze e gli al'fan ni: in ol tre tu Lti i prodotti che hanno un rapporto '116nz..clefiniio tr-à l'epitelio ed il COifl'H~Lti vo, v.i dispongono: corné i porri) , le verruche lo cicatriciJOo·li adenomi duri • - Una parte •. J in V·ero spesso e. ri petutarnonte il'l'ili~ta, avvegnachè n·on infiat'nmata, si predispone al cnnao. - Però questo è congenito, nDnèconLagioso. - ~i·' Malattia claj)pl'ima affa ltolocalè, fa morbo geneJ;aLe con riassorJ)imento. La infezione è as sai differ..ente <'!alla discrasia cancerigna, perchè la prima può dileguarsi, e non conl!'oinclica l'operazione. 4• La recidiva del cancro è o eQntinua, se son rimasli elementi cancerosi; o regionale se rimase1'0 tessuti vicini w alaLi , disposti al cancro, o t·ec~-
4iva eli. trctpiantazione, se particelle di cancro penetrate. nei vàsi entrarono nel circolo del !3ang11e e vi cammina.no. 5• Il cancr:o è radicalmente guaribile mercè sollecita ed estesa ope-ra~ione. G• Gli infermi, cl1e fueono opera~i, vivono, secondo aecurate ed estese stalisliche, più lungamente di quelli che trascurano l'operazione. 7• Tulli i mezzi che operano sui tessuti, sul sangue e sùi nervi, potrebbero essere presi i1:1 considerazione, ma la sollecita ed estesa operazione sta in cima di tutl(i. I medicamenti spesso giovano dopo l'estirpazione del cancro.Iodio, arsenico e condurango, sono in ogni caso rirnedii interni pregie:volissimi. Le iniezioni pa1·ench imatose meritano la, più
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8'72 RIVISTA g1·ande: considerazione, ed i disinféttanti e narcoiici sono nei periodi avanzati assolutamente indispensabili".- {Arch. dimed .. e speriment.). Che il cancro non s~a n è congenito, nè contagioso. e che sia originariamente morbo locale, che poi per assorbimento infetti e faccia di.scrasia, è nostro antico eonvincimento, e.ne fàn testimonio le nostre pubblicazioni; ma l'ulcerarsi del ca.ncro per lievi cagioni è ~osa molto indeterminata,- Noi abbiamo in'(ece creduto e crediamo che l'ulcerazione, fatta astrazione dalle possibili ed indeterminate sue cagioni, sia invece una fase necessaria del cancro.- È perciò che per gli altri neoplasmi abbiam detto fase accidentale la stessa ulcerazione. Del modo d.i eomporlarsi del catyut inserto fra i tessuti: vivi, di \VLM. JAs FLEMING. (Lettore di jlsiologia nella twtle; infermeria Scuola di Medicina di Glasgow.) (The Lancet, 27 maggio 1876).
La mancanza di una conoscenza definitiva di ciò che avviene del catgut fenicato quando fu introdotto fl'a i tessuti viventi, I'ecentemente dimostl'ata dagli orator·i in un dibattimento in una distinta società scientitìca di Londra, mi suggerì l'idea di proval'mi a chiarire siffatta questione, mediante speri menti appositi. Due concetti sembrano ora teneee il campo iJ?. medicina attorno a questo soggetto. Alcuni opinano che il catgut è assorbito, cioè sciolto, peeso e trasportato via senza lasciar alcuna traccia diett'o a sè, alla stessa maniera d'una sostanza cristallina solubile introdotta enteo ai tessuti. Alti'i sostengono ch'esso è organizza lo, convertito in tessuto e che diventa una pa!'le vivente e aLLiva del corpo. Io credo che i miei sperimenti mostrino star la verità in una modificazione di .questa uitirna opinione. Il modo di sperir.nen tazione adottato attraversò più fasi. Da pprima inserii semplicemente con un ago del eatgzd fenicato sotto la pelle del dot·so d'un cane, metlendone pezzi freschi in nuovi posti ad intervalli definiti. Un mese dopo che il pri•no pezzo era stalo introdotto, il cane fu ammazzato e non si trovò traccia di essi (p;~zzi), fuorchè in due punti, dove ei'ansi formati ascessi intm·no a porzioni cl1e er-ano state innestate .soltanto da pochi giomi. Quesla fu l'unica circostanza, in tu.tti i miei sperimenti, in cui sia susseguita questa complicazione,, ed era dovuta probabi!rn(mte all'uso d'un ago sucido.
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Quella completa sparizione del catgutrese necessario l'adottare un modo di segnarne l'esatta posizione perchè quei mezzi esterni, quali le suture di filo d'argento passate nella pelle, il nitrato d'argento, ecc. furono trovati inefficaci. In grazia di q~1este circostanze adottai il peogelto di attaccare un filo d'argento al catgut attorcigliandolo a spira fortemente aLterno ad esso, per un dito e mezzo di lunghezza. Questo mezzo rispose perfettamente $ino a che venni u tagliar le sezione; allora il fllo s'intromise e quando lo si cavò fuori scompaginò lo stesso pezzo di tessuto da investigarsi. Ora sostituisco al fìlo metallico seta fenicata applicata presso a poco nella stessa guisa. I vantaggi di questa sono ch'essa può essere applicala intimamente al catgut, vien poco alterata nei tessuti, sembra non destar irritazione e può esser tagliata facilmente con un rasoio. A vendo quindi preso un pezzo di grosso catgut accuratamente preparato, lungo sei di ta circa, ed attaccatavi la seta sop1.1a, circa un dito e mezzo alla metù del catgut_, passai la minugia nella cruna d'un ago da aneurismi, lo spinsi bene entro ai tessuti e portai la punta in allo, a tre dita dal posto dèlla puntura. La minugia è afferrala, l'ago è sbarazzato eritirato1 e la parte di catgut che porta la seta essendo aggiustata in modo da occupare il mezzo del tragitto, i capi sono tagliati corti) e tendendo la pelle scivolano sotto di essa, diventando così sottocutaneo l' intiero pezzo. Naluralmenl.e l'ago, la superficie della pelle, ecc. sono previamente resi antisettici. In questa maniera adunque io feci all'incirca venti sperimenti su cani o conigli, ultimamente coll'aggiunta che ammazzai l'animale svenandolo ed iniettandone l'aorta addominale col due per cento di prussialo di ferro solubile di Bruke. Allora ·t~;tgliai fuori i pezzi di catgut con parte del tessuto in cui giacevano, gli indurai collo spirito o li feci agghiacciare, e li sezionai nel modo solito. Il risultato eli questi sperimenti mostra che un rammorbidimento graduale si stabilisce dall'es temo all'interno, ilcatgut si distrugge e s'infiltra di cellule, probabilmente di eucocili. Questa parte del processo dura da cinque giomi sino a venti circa, variando a seconda della qualitù del catgut, de' tessuti fra cui era posto, dell'età e della vitalità dell'animale. Tosto la massa poltacea in cui fu convertito comincia a trasformarsi ed è in breve percorsa·da canali sanguigni e da ultimo potrebbe essere descritta come una fusione del catgut in una specje di GtornaM di medicina -militcw~.
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874 RIVISTA tessuto granuleggianle largamente fo1•nilo di vasi sanguigni, i quali in molte delle mie sezioni erano abbondantissimamente · inietta li. Se dunque ammettiamo queste conclusioni, pokomo facilmente apprezzat•e i vari ris ultati ollentlti dall'uso del catgut in diverse ma n iet•e. Noi vediamo che esso (il catgut) costituisce in realtà una legatura meramente temporaria, perchò nello stadio del rammollimento noi non possiamo considerare che esso eserciti una qualche costrizione. Se poi questa temporaria condizione duri tanto da produrre l'occlusione cmbolìca dei vasi, ciò dipende dallo scampoletto di catgut e dalla vitulitù dell'infermo. In conclusione i miei sperimenti sembrano dimostrare che un corpo animale aseptico, morto, ostt·aneo, può, sotto condizioni appropriate, divenir, mediante un processo di rammollimento, d'assorbimento e di rideposizione mulato in, o sostituito da, un tessuto animale vivente vascolare e comparativamente altamenLe organizzato. Legatura dc i Vl\8 1 mediante Il calgtrt. (Archioes méc!-i-
cales belges, j uin 1876) . Il dott. Naukivell riconosce nel catgui come mezzo di lega-· tura delle arterie i seguenLi vantaggi: 1• Riunione immediata delle parti profonde d'una piaga: assenza di tragitti fìstolosi: diminuzione delle emorragie consecutive o meglio lot•o assenza, mercè dell'impiego di questa legatura, dei punti che sanguinano duran te l'operazione: assenza di pericolo proveniente da una trazione accidentale della legatura. 5• SopraLulLo si evita quasi inlieramente il rischio d'emorragie secondarie, come fu dimostraLe• dai risultati ottenuti. Relativamente alla legatura delle vene non se ne sa g1·an cosa. Secondo il sig. Luca Championnière, dice il B ulletin gén6rat de t hérapeutique" il sig. Lister ebbe occasione di ch iudere colla sutura di catgzd la parete dello vene ferite ed i puntt di sutura non fut•ono eliminati e non s i produsse accidente di sorta ». Il sig. Luca Championnière in un'applicazione del processo del sig. Rigaud per la cura delle varici (i) isolò le vene in due casi e le vene non si sono mortificate. (l) V. Glor'na!c àl meàtclna m ilitare, N. 6, 1875.
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Riflessioni. Non intendiamo logliere nè aggiungere cosa -alcuna alle osservazioni del sig. Naukivell, ma ci faremo lecito di notare relativamente alle sperienze del sig. Luca Championnìère ch'essenon ci paiono gran fatlo concludenti. Cosa di venti ;il catgut r)nchiuso assieme all'arteria in mezzo ai tessuti viventi ce Io ha detto il sig. Fleming. Ma il sig. Championnière non ci fece conoscere cosa sperava che avvenisse di esso, servendosene per isolare all'aperto un tronco di vena varicosa. Probabilmente, dacché lo sosLituiva al pez~o di tenta di caoutchoac, raccomandato da Higaucl, egli sperava elle si sarebbe al pari di questo comportato come un corpo inerte ed avrebbe -contribuilo così all"obliterazione della vena. Siccome però questo non avvenne, ecì egli sembra credere ·che l'insuccesso dipenda dalla natul'a del cot•po isolante, sarebbe stato prezzo dell'opera, se mal non ci apponiamo, il descrivere le modificazioni s ul)ìte dal catgut, amnchè ciascuno potesse fat•si un'idea esatta della parte che realmente gli spettava nella riuscita nega tiva dell'operazione. ;Finchè non sappiamo s e il catgat s'è rammollito o seldat() alle vene cd ai tessuti sottosLanU, ovvero scomparve per riassorbirnenlo, noi staremo sempre in forse circa il faLlo il più importante della comunicazione del sig. Luca Championnière. Memoria letta alla sezione Scienze dell'Associazione degli scienziati letterati ed ar·tisti-; ed al CiT'colo medico-chirurgico di Napoli dal dott. G ruSEPPE MOYNE. - (Gazzetta di Mer.~icina pl~vblica, giugno 1876). Ilei tatuaggio eorneale. -
Signori, Tutti f{Uei cambiamenti organici che si avverano nella cornea in seguito ad ascesso, infiammo intersti::?:iale, ulcerazioni, lesioni traumatiche vanno distinti sotto il nome generico di macchie corneali, le quali non sono altro che delle cicatrici più o meno opache, e di colorilopiùomcno grigio biancastro. Le macchie corneali considerate per la lot·o densità e per gli.s.traLi della cornea che interessano, prendono il nome dì nefelio, nubecola o 'f'l.lwoletta, albugin.e7 teucoma. Il nctelio è poco appariscenle e Passomiglia al soffio dell'alito sul vetro. La nubecola o nuvoletta di colorito grigio chiaro più saluro del nefelto ha sede meno superli.ciale di questo. L'albugine, bianco lattea, ha sua sede nelle più profonde lamine cor-
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neali. Il leucoma, confuso da alcuni autori anLichi con l'al-· bugine, ha una densità maggiore di questa, e non consiste jn altro che in una difforme cicatrice, gonfia, molte volte prominente, callosa. Tutte queste macchie corneali, generalmente parlando, po'ssono estendersi ad una parte od a tutta la superficie della cornea, e quindi si diranno par·ziali o totali. Tutte le macchie corneali producono dispersione de' raggi luminosi, dispersione che darà più o meno ostacolo alla funzione visiva in ragi ono della densità, estensione e luogo dove la macchia ha sede. Non è mia in tenzione occupal'rni in questo lavoro della anatomia patologica delle macchie corneali, nèdire delle svariate alterazioni che con il microscopio si osservano sia nella produzione del tessuto cicatriziale, e sia nello accumolo anormale di nodi nelle cellule, o della distruzione di queste ultime ehe vengono rimpiazzate da tessuto lamellare intercellulare, nè de' sali di rosfato calcare, c ùe' globuli grassosi. Ho voluto per•ò premettere queste poche generalità onde poterei inte ndere s u quanto la morler·na oftalmotogia può fare pee nascondere la deformiLà che le macchie cor-neali apportano all'occhio, e sul vantaggio che può darsi al migliore esercizio deTia vista. l n tutte le epoche gli oculisti han messo tutto il loro studio, a migliorare o guarire le macchie corneali, massime quelle che apportano ser•ia alterazione alla funzione visiva. Spessissimo veniamo t·ichiesti dell'opera nostr·a, specialmente dal bel s esso, onde togliere la deformità corneale, se pure gl'inferm i non desiderano esser tolti dallo is_olamento, ridona nclo loro la vista che un leucoma centrale o totale ha abolita. Dirò col Ravà che incominciando dal grillo domestico oantato da Aroius, e dalla ir~fasione oleosa di ragni consigliala daLinke, e venendo giù sin.o all'olio centenario di noce, all'o.lio di merluzzo, alla soluzione di sublimato corrosivo, a quella di nii7·ato d'argento, allau4ano, al calomelano, all'elett1·iciià ecc., pochi sono i casi ùove l'oculista ha trionfato. Tutto ciò t!ene alla maggiore o minore allerazionc organica avvenuta nella compage istologica corneale. Debbo però fare osservare che il collirio al ioduro di potassio concentrato, e le insutrlazioni di solfato di soda porfirizzaLo, rimedi i messi in uso dal Castorani, riescono uWi a preferenza di altri, per la guarigione di alcune macchie cornectli. Come abbiamo diggià ·osservato le indelebili macchie co1·-
877 neali oltre della deformità sono anche causa, molte volte, di perdita della funzione visiva. Se sono parziali una pupilla artificiale ripristina, in generale, la funzione, però la macchia resta sempre, c nelia maggior parte de' casi s contenta l'ope1'ato, ed irnpicciolisce il risultato della operazione pr·aticata; per la diffusione che attraver so di essa avverasi de' cerchi luminosi. I moderni oculisti riparano in g ran parte alle defot•mità, migliorano la funzione visiva, correggono la succennatl!l diffusione, innestando nel leucoma della materia colorante, che ha per iscopo di annerido quando è centrale alla cornea simulando il foro pupillare, oppure se è periferico, di dargli la medesima tinta dell'iride . Sign.ori, ln tutte le nazioni selvagge delia Oceania, massime della Polinesia, si pr•aLica il tatau ossia screziatura della pelle . Delle più strane ed indelebili figure i selvaggi, con mano artistica, adornano la pelle del loro corpo, facendo rassomigliare esattamente i disegni d'una meta del corpo a quelli dell'aUra. Le figure pr3dominanti sono gli animali veri od ideali. Un bel lavoeo in questo genera lo abbiamo visto ulLirnamenle in Nap oli nel Tatuato di Birma che sembrava ve~tito di una maglia semitraspaoente disegnata e dipinta eli .fantastiche fl!Jure. Questi, seconclo il paziente calcolo del dottore Moritz Kohn, por·tava disegnale e dipinte nientemeno che 388 figure. Il metodo che lutti i selvaggi adopePaoo per il t atuaggio consiste nella punzecchiatura, lo strumento è diver so. Alcuni si servono di un informe peUine di scaglia di tartaruga, ne spalmano le acute punte con carbone stemperato nell'acqua, e quindi dopo di a veri o applicato sul punLo che vogliono tatumle, vi pattono sopra con una bacchetta acciò i denti del pet~ine entrino solto dell'epidePmide dove depositano la materia color.ante. Una gonfiezza. poco dolorosa, un limitato infiammo della dm'ata di pochi giorni, tien dieLro a questa operazione. Altd popoli adoperano per le punzecchiatu re degli spilli. Gior•gio Costan.tinos il tatuato di Birma mosLrava lo si.J·umento servito pel suo tatuaggio consistente in un tubo conico di ottone montato su di un manico di ferro della tertale lunghezza di circa 30 centimetri, c del diametro di circa un centimetro. QuesLo tubo aveva una acutissima punta divisa lateralmente. Diverse sono le mat~rie coloranti adoperate per il tat,uaggio presso i POL)Oli selvaggi. Essi si servono deUa polvere da sparo, delliele, del carbone, di alDI GIORNALI ITHIANI ED ESTERI
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cuni succhi vegetali a misura che vogliono impr imere !'lia sèmplici animali, nori, strisce, stemmi di nobillù, di prodezza guerriere, oppure segni pa.r·lJcolari con cui vogliono distinguere gh affiliati di società segrete. Anche fra noi vediamo i marini, i soldati, punzecchiare la loJ'O pelle con aghi o spilli e poi slropiccia t'vi sopl'a dell'indaco, della polvere da sparo où altra mutct•ia colorunll!, e cosi imprimere sul loro petto o le br·accia Ju immagine del lot·o santo prolell:ot·o, dci fiori e simili. La ch irurgia iu alcuni casi, massimo per l nei mater·ni appiana li c levigati si serve del tatuaggio. Con biacca dJ cerusso e minio messe in proporzioni tali da formare il colore incarnato, st copro 11 neo e quindi si praticano le pun.zecchialut'c. Dopo (1ucslo breve cenno sul latuaggio in genct'ale eccomi ad esporre il valOJ'C che ba nella modema oculislica, chi ne ha avuto l'idea, il modo di adoperarlo, le indicazioni che può soddisfare. La colorazione dello cicatrici corneali non era ignorata dai n osLri anl1chì. Come però ha dimostralo lo .4.naynostaki.~ elistinto oflalmologo dì Atene, instancubilo ricet•calot·o della sa]liEmza anlica, Celso non ne l'n a lcuna menzione. Solo Acllus ne parla in modo da sembrare che ai suoi Lempì questa pratica si continuasse ancora, e che questa specie dt tatuaggio ùatasse nn dal tempo di Galeno. lnfaLLi quesL'ulLuno ne hn lu-· srialo scriLLo. - Tinctur·aeAII.Juginum- " Gallam tritam ac " laevigalam in prompto r·eposilam .c;ercale, u~tL rero e;rpe" lente cum specilli nucleo ca~faclo ailhibeto, cleinde alra" mentum sutorium. acqua ditut um admoveto" - Aliud " Malicorium irttwn adhii.Jeto, indeque atramentum Sftlo• rium aequa dilutum adrnoceio • .- A liud - c Jlisgos atrac menti stdorii, galla rum omplwcinarum s ingulorum aeqz,ales • par·tes, contctsas et eribr·a ta~ reponito. Usus vero a1'idwn a adhibeto. » Però i l metodo rwalicato da Celso ern pericoloso, ed Aetius lo condanna raccomandando dì aslenel'"i dallo apphcare le sostanze lopiche che servono a distruggere le cicaLI'ici col'ncali. In faLL i, corno s i rileva do!le cHu ~ i o ni del Guleno, questi dopo aver· toccato il leu('oma con la punta t'iscaldata di uno spl'cillo, spalmava sull'ulcem pt·odoU.a dallo scollatura una soLLilc polvere composta con uno pi'Cparaziono di rame o noce di gullu. Ora avveniva che il risullullle sale insolubile I'CSlava deposilato sull'ulcera. Da ciò possiamo concludere che i nosLrì antichi non conoscevano il LaLuaggio cor-
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)leale, erano anelati a,ll'icl<?a di colorire le macchie, ma il loro metodo era ben diverso dal nostro. Da AeLius sino a noi nessuno a quanto io sappia si è oecupato di La~uaggio in oculistica. Solo Heislero nel1793 al capo L Vlii delle !?Ue {stituzioni chirurgiche parlando dell'albugine.., leucon1a, nuvoleLLa ecc. dice u conviene aprire con lancetta od ago la macchia corneale, introducendo poscia ne Wocchio offeso con tutta diligenza, ogni r;ior·no un granelto di polver·e p7'eparat'a. con allume bruciato ocl altro: oover·o si unge con tela di lino bruciata, ed in. que#a guisa O{Jni cosa a caso rimasta delle macchie, attesta Yves, a poco a poco svanisce». Come faòìlmente rilevasi questo non era un tatuaggio corneale ma piuttosto un metodo per curare le macchie) e questa opinione viene confermaLa dal Ponti Floriano e dalRavà, autorità com petenti in .fatto di tatuaggio corneale. l primi tentativi del moderno tatuaggio ne' leucomi furono fatti dal Wecket·, come rilevasi dal rendicouto clinico dell'anno 1869 redatlo dal dott. Pomier di V an. ll Wecker riileltendo che le sostauzeslraniere si possono facilmente depositar·e noi tessuto corneale, come avviene per lesioni violenti, oppure· adoperando collirii pl'eparali con nitrato eli argento o di piombo, e rimanervi per un tempo indeterminato senza produrre nocmnento alcuno; pensò utilizzare questo fatto a favore della terapia ocula.Po. Ques ta sua opinione veniva confermata dall'osservare i rninato1·i che in seguiLo ili esplosione portavano de' granelli di polve1·e stanzianti nel tessuto corneale senza produrre notevole olfuscamen to nel tessuto circostante. ll:JQltre il \Veckec avea anche notato che molte volte nei fanciulli che si feriscono la cornea ·con penne d'acciaio, la macchia di inchiostro che si era depositata non aveva mai provocato sintomi irl'ilativi. Allora il vVecl<er cominciò i primi espcrirne,ntL proponendosi di dare ai leucomi deformanti la cornéa. una tinta nera carica, di modo che allorquando poi la cornea venisse ad esser rivestita da un uniforme epitelio, da l'istabilire il suo lucido, la macchia anneriLa, massime se fosse piazzata nel ccnlro comeale, dovesse ingannare l'osservatore sembrando una pupilla ne!'a. l primi tentativi ebbero pieno successo e potè 1·uggiunger•e lo scopo io 6 ad 8 sedute. InCONlg'gialo da questi risultati, volle pl'aticare il tatuaggio nei leuc0mi cen Lrali aderenti dopo di avei' opera't a lu pupma aeLificiale, e vide perfettamente che soppl'imendo la diffusione de' cerchi luminosi, con un offuscamento opaco, questo te-
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neva luogo di una lenLe sLenopeica. Per ottenere il coloramento in nero del lellcoma t•icot•se al tatuaggio praticando il processo seguente: Le palpebre furon tenute aper te con l'elevatore, l'occhio fu mantenuLo fisso dalla pinzelLa, e con due aghi uven li una scannellaluru ripiena d'inchiostro della china stemper aLo assai concentralo, praticò dieci a quindici punture obliquo da olLrepassare lo strato epiteliale del !eucoma. Il Wecker non ha mai visLo comparire sintomi ùi forte irritazione. La colorazione resta per mollo tempo, e può solo, Mme succede nel tatuaggio della pelle, scolot'aJ•si un poco, però cita un caso dove dopo venti mesi la tinlu non a veva cangiato. Oggi l'autore ha moùiflcato il melodo, applica il dilatatore delle palpebre, spalma sul leucoma uno strato d'inchiostro della China stemperato, e quindi con quaLll·o o cinque aghi, aggruppati a fascio fissali su di un manico, pratica le punture. Quest{) metodo molte volte in una o due sedute al massimo, faottenet'e H ris ultato. Il ~Vecker ha abolilo la pinzeLla per fissat'e l'occhio onde non incorrere nello inconveniente (.li veder tatuata anche la congiuntiva. Dopo del Wccker il Reuss nella Wicner medizinischen Presse (n• 47, J871) pubblicò un discorso letto alla Società de' Medici di Vienna intitolato iiber latotoirzmg der Cornea, dove parla del pt•ocesso ideato dal Wecker e dice di o. verlo _ sperimentato ullle. Il Ravù oggi professore di oculislica !:1 Sassari, c>bbc nel 1861-62 quando er·a assistente alla clinica di Pavia, la idea di una specie cll tatuagoio detta cor·nea per ovviare alle brutta dq(ormttà delle cicab·ict. 11 Havà ussisLilo dal dott. Donomi iniettò con la siringa di P ravaz in un recente leucoma totale della cornea delle gocce di una sutura soluzione di acido tannico, e quindi iniettò ne' medesimi punti una ~oluzioue di solfato di fer1·o. La idea del Ravù era Lutt.a fondala suUa chimica, il precipitaLo di tannulo di ferro formato nel tessuto cicatriziale dovea e fece anneri1·o quest'ultimo. Il tentativo però and6 falli to, il dolore fLL vivo, la iniezione songuig-na attiva e lo infiammo sviluppassi con veemenza tale da non cedeJ'e allo energico metodo antiflogistico adopcr·uto. :'-ion si poLò evitare lo sviluppo del flemmone seguìto dalla lis i oculare. Con suo rammarico il Ra ,.à do vetto abbandonare la idea di annerire i leucomi e riprese i suoi studi dopo lo pubblica:.doni del W ecker. Se però non possiamo attribuire ol Havà la scoperta del tatuaggio corneale gli dobbiamo il miglior
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lavoro completo sul soggetto che ne occupa. Nel1872 il Re.và pubblicava una dotta Memorta sul tatuag(Ji.o della cornea occupandosi sia della parte scientifica che pra tica, trattando delle indicazioni e contt·oindicazioni, modi e mezzi di eseguil'lo, degli acciòenti che possono sorgere, e degli effetti che se ne t•ilraggono. Il Ravà è anelato circa la colorazione dei leucomi più innanzi degli altri, avendo proposto ed applicalo pel' i leucomi periferici unu tinto. corrispondente al colore dell'il"ide. Nelle it•idi castane propone la terra d'ombra mista alla tert·a eli Siena variando lo pt•oporzione in ragione della gradazione castana dell'iride. Mescolando assieme il bleu di Cobalto e il bianco d:ar{JMio si avt•ù una linla per gli occhi cerulei , e se a queste sostanze si unisce il verde cegetalesi avr à una tinta per gli occhi grigi o verdaslri. li Ravà fin dal 1872 ha potuto esperimentare il tatuaggio in lì casi de' quali ne descrive 7 più imporlanli, ed in ultimo termina il suo lavoro con delle brevi conclusioni dove non è del lutto in accordo col \Va.ckct• s ulla innocuilà ussolutu della operazione, m assime per i leucomi spognosi o sporgenti. Ben presto il moderno tatuaggio corneale venne adoltalo dagli ocalisti. A compleLame la s loriu aggiungeeò c.he il W arlomont1 dietro le indicazioni del \\'ccker, nel 1872 praticava in due ammalali il tatuaggio corneale dopo una pupilla at·Lificiale, e quantunque le sedute non fossero state lante da annerit•c perfettamente il leucoma, pure gli ammalati furono oltremodo contenti e po tollero, dietro il tatuaggio, appr ezzare il completo successo della iridcctomio.. Il Ponli Floriano di Pnrm a consiglia di iniettare la materia colorante solamente nella pat·to leucomatosa della cicalt·ice, avendo osse~·vato che inoculando ancora la nubecola cii·condanto il leucoma si può (lal' luogo ud una incomoda miod e~ sopsia. Inollt•e il Ponti propone di tentare il iatuaagio corneale ne' casi di coloboma dcll'iriùo, onde covrire la deformità pupillare, idea atLuata dal TayJor, più vorr ebbe praticat•e il tatuaggio ne' casi di midJ'iasi p(·rmanente r ibelli all'uso dell'oscrina. Il Businelli ne' leucomi cenLI·ali laLua in nero la parte corrispondente alla pupilla con l'inchiostro di Cbina, ed in castano con la terra eli siena l'ol'lo COI't'ispondente all'iride. Ne' numerosi casi di tatuaggio opel'ali dal ·woinow questi ha particolarmente studiato lo. durabilit<1 delle diverse tinte. L'inchiostro della China ed il cinabro sono da preferi.J.'si, come più durevoli1 al bleu di l?l'ussia..
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Seguace del metodo di W ecker è il T ichurst dì Guys HospiLal. llleucoma vien spalmato con inchiostro di China stemperato e quindi con unu certa quantità di aghi si pralicano lo punture perpendicolar·i ed oblif(ue da tr·avorsare l'epitelio corn eale. Il dott. Bt•itlin Archet• come rilevasi dallo A/brecht von Graefès 1irchiw fii.l' ophthalmologie, vol. xx ha ratto uno studio particolare sullo diverse sostanze coloranti che vengono maggiot·men Le tollera te dallo. cornea, ed ha Lrovato che tra l'inchiostro di China, il bleu di Prussia, l'oltremare, l'indaco, il bruno di Siena c la gomma gotta bisogna dare la preferenza all'oltrema1'e, al br uno di Siena ed all'inchio.'/tro della C!tina. Il Dl'iLtin non si è limitato solam(lnte alla durabilità della matel'io colorante ma ha esteso ancora i suoi studi allo osservazioni microscopiche di CClrnee tatuate. Di cellule migranti incorporate di pigmento so ne trovano ammassate nello epitelio e nella sostnnza propria corneale. Dopo alcune settimane quei grani pigmentati trasportati lontano vengono assorbiLi del lulto . .l.l:ccovi, o Signor-i, esposta in brevi trfiW la stot'ia del tatuaggio corneale ed eccovi un progresso faLLo faro alla Lerapeulica oculat·e. Io non credo vi sia oggi oculista, che stando. al corrente dello sviluppo dclrar·te nostro, non si avvalga del ritl'ovato .in par ola onde ripat m·c in gran parte ad u lla dei'ot•mità, e migliorare in molti rasi l'esilo tli una pupilla artificiale. P er mio conto fino ad ora ho avuto occasione eli praticare il tatuaggio corneale m ventiùue casi, quattordici don ne otlo uomini. Crodo inu tilo intt'aLlcuor·vi sulla descl'izione di tulli, che non potrebbero dare molto interesse. ~1i limiterò solo n descJ•ivet•ne qualcuno, e dire quell • indicazioni che ho potuto desumere ùalla mia pt•opria pratica. Nel maggio del 1872 ebbi occasiono di pratimwe per la prima volla il tatuaggio corneale. L'anno prima io avevo curato una giovanetta, Car·mela S. di Portici, di anni l~. la quale in seguito di pustola vaiuolosa nel centro corneale di ambo gli occhi, avea due leueomi non molto clut·i perchù tli eecente dala. Con le applicazi01ù di ioduro di potassio in soluzione satura, ottenni l'assor·bimento dell'aureola circonda nte illeucomn e cosl guadagnai un esteso campo periferico libero. Pototti praticare, assistito dal doll. Zaccaro, in a mbo gli occhi in basso la iriùect.omia che fu coronuta da felice successo. Erano diggià passati va1•ii mesi e la inferwa veniva
883 ài tanto in ~anto a medicarsi sperando che un giorno io avessi potuto distruggere le macchie comeali. AvuLo in qt;~.el DI GIORNA-LI ITALI~I ED ESTl!lU
l'epoca contezza del ritrovato del Wecker mi suese l'idea di sperimentare il tatuaggio corneale. Possessore di un pezzo d'inclùostro deUa China rega]atomi da un distinto 1,tfficìale della nostra H. marina, come cosa rara, non so se composto di fumo eli legno di pino o di quello di lucignoli accesi alimentati con olio, come lo fabbricano ad Hoci-tscen-Ju, ma certo di b1;onissima qualità, pcrchè si l::ltempera bene c<m l'acqua, ha colorito lucido come vernice, cù ha un soave odore. Tenendo la inferma seduta e fattale poggiare la testa da ùn aiuto, mantenni con il pollice ed indice della sinistra aperte le palpebre dell'occhio destro. Con la mano deslra armata di un ago di Scarpa, sul quale avevo spalmato del mio incbiosh'o di China stemp~rato piuttosto denso, praticai nel centro del leucorna una quindicina di punture dall'~:JHo in bç,sso oltrepassando l'epitelio corneale. Appena la c.o ngiuntiva s'iniettò, ma dopo un'ora circa ritornò allo stato nor·male. L'inferma si presentò l'indomani dicendomi non aver nulla sofferto. Volli attendere al t.erzo giorno onde praticare no-yellamente le puntuee, medesimo risultato. A misura che il leucoma si anneriva cresceva il contento dell'inferma, sia J,>erchè la deformità andava distruggendosi, c sia perchè la vista migliorava. In due mesi io poletti vedere i due leucomi perfeLtamente anneriti. Gual'dando la operata alla distanza di tre a quattro metri sembrava avere le sue due pupille centrali . Nello aprile del corrente anno la mia operata è venuta ad accompagnarmi una sua amica inferma, poletti osservar·e ch.e il colorito de' leucomj an neriti uon è scemato, e vista a poca distanza procluce lo islesso effetto di quatt1·o anni or sono. In un ragazzino a nome Luigi P. di Napoli, eli anni 11, in seguito di ottalmiù purulenta aveva l'occhio sinistro atrofico., Nel dri~lo un vasto leucoma invadonLe i tt•e ()uarli della cornea. Solo in alto vi era un limitato campo cornealo libero dove praticai la pupilla art[ficiale. Il risuHato fu il ricupero di poca funzione visiva. Alla distanza di un metro circa contava le dita. Taltlai il leucoma con l'inchiosll'o di China ed arrivato, dopo quattro sed ute alla distanza d'una settimana l'una da.ll'altl'a, ad ottenere un colore tigrato, l'infermo poteva condursi solo, cosa che prima fuceva con difficoltà. Non ho potuto seguire questo infermo ed ultimare l'annel'imento
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' del leucoma, non essendosi più present.ulo alla mia consultazione. Ho voluto però narrarlo onde dimostrare una volla ùippiù che il tatuaggio corneale non è solo una operazione cosmetica da ripal'at•e la deformilò, ma fa anche le veci in molti casi di lente slenopeica. Luiso P. di Salerno, di anni 24 ha un limitato leucoma corrispondente al bordo pupillare superiore dell'occlùo destro. La visLa è perfelt.u, essendo la pupilla libera sia nel centro che in basso. Praticai il tatuaggio con l'inchios tro di China, sia perchè l'iride era di colore castano molto scuro e sia perchè il parziale leucoma era mollo vicino al centt·o cm·neale. In questo solo caso ho osset•vato l:!inLomi ùi fot•te reazione. Dopo la prima seduta, avendo praticato solamente cinque o sei punture, la congiuntiva s'iniettò fortemente. L'indomani lt·ovai un poco di edema dulla palpebra supet•iore, la congiuntiva oculare congestionata, occhio sensibile al tallo ed all'azione della luce. l.e inslillazioni del solfato noutt·o di atropina, le compresse d't'l.Cquil rredùa, furono sufficienti a calmare i sintomi irt·itativi. Dopo quin<liri giomi l'inlerma volle novellamente sottomettersi al tatuaggio, percbè nvea diggià l ncominciala nd esser contenta del suo ell'etto sulla macchia corneale. La seconda seduta fu anche seguita da sentita Inie~ione congiunlivute, però fu di bl'evc duraLo, Larito' che dopo sci giorni potetli replicare le punture per l'ultima • ' 'Olla, avendo perfettamente ra!rgiunto lo scopo di aver·e cioè illimit.D.Lo leucomn totalmente annet·Ho. Lu cliffcrcnza di reazione fu cagionata clal perchè dopo la prima seduta l'inferma si espose pet• duo oro circa a forte insolazione. Dopo questo caso io raccomando sempt•c agli infer•mi dove osservo squisitezza tli sentire, e quando veggo immedtutamenle dopo le punture molLa iniezione congiunlivale, di tenersi almeno per un giorno ripal'ati in casa, applicando sulle palpebre dello compresse fr'Pùùe. Non mi t! mai più occorso, llno ad ora, vedet•e sintomi infiummutor·i. Sci volLe ho praticato il tatuaggio per leucomi perU'e,•ici, e sei volte bo adoperato la terra di Siena bruciata avendo avuto degli infermi con il'idi castane. Non vi descrivN'ò i singoli casi non avendomi essi ollertQ nulla di notevole, farò solo osservare che nel tatuaggio periferico bisogna esseN molto oculato per la composizione della tinta, o mollo volle la macchia non devesi colorire tuLla uniforme ma bcnsl un poco tigrala.
Dl GIORNALI ITAUANI ED ESI'BRl
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;Ne' miei 22 casi di tailfagoio cor·neale ha avuto occasione di praticarlo sedici volte pet• leucoroa centrale adoperando sempre l'inchiostro della China. Ho sempre tenuto H metodo suddescritto senza fare uso di pinzetta a :fissàZione. Non ho or.equto seguire il metodo di Wecker modificato, di s};mlmare cioè il leucoma con uno strato d'inchiostro e poi fare le punture con aghi aggruppati. Mi pare che con questo metodo Si possono facilmente oHrepassat'e i limiti del lèucoma e ferire la cornea sana. 1uolLre negli in tersLizìi tra un ago e l'altro I•estando un punto non tocco, deve ripetersi la puntura, pjù è probabile punzecchiare più volte sull'i$tesso sito ed 1:\llo.ra si avrà una tinta di disuguale densità. Forse il metodo ullimo del Wecker polrà <lare buoni risultati in certi leucomi pe[·iferici dove la tinta Ligrata più si somiglia all'iride . .Alcurù leueomi si anneriscono più sollecitamente, menLi'e altri esigono un tempo piu lungo, ciò tiene alla loro consistenza ed estensione. In generale si può calcolare che in media in un leucoma potrà otténeJ>si il completo annerimenLo itt un mese. Ho visto che il leucoma non molto duro si colora più presto del calloso. Nel coloramento del leucoma centrale ho osservato un caso, che in seguito di ferita della cornell prodot~a du un pezzo di legno, ne venne la cicabrice leucomalosa molle aderente. Dopo di aver operato di iridectomia uello intemo ed in basso, con te punture praticate nel leucoma per annerirlo, ottenni anche per risultato la solidità della cicatrice. Inoltre ho anche osservato ch.e nei !eucomi cenl.rali la durabilità della tinla dipende molto dalia qualità dello inchiostro. Infatti quello che nel commercio va sotto il nome cl' inchiosi1'0 leone ed è friabile, si spezza facilmente, non è levigato abbaslanza. e non dà, stemperato, quella Linta lucida, adoperandolo pel tatuaggio dopo un cer.·to tempo si decolm•a. Non mi è mai occorso vedere quei forti sintomi di reazione de' quali parla il Ravà. Solo nella signora Luisa P. come ho fatto rimarcare, la reazione fu intensa per causa esEranea all'operazione, ma non tale da farmi rinunziare al trattamento intrapreso. Signori. - Questa è la storia del moderno tatuaugio corneale, ed eccovi i risultati della mia pratica. Da quanto ho avuto l'onore di esponi possiamo dire: n ~aluaggio è indicato in tutte quelle macchie cot·neali che costituiscono deformità e non sono suscettibili di guarigione con mezzi lerapeutici.
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Non deve mai praticarsi quando i sintomi irrilativi non s iano per·fettamcnte scompa1•si. La sua manualità è di facile esecuzione. .Meno in casi eccezionali, non produce reazione sensibile. Dopo l'upel'U<:ione, nella muggio1· parte de' casi l'informo può attendere alle suo occupazioni. L'operazione non ha solamente uno scopo cosmetico ma anche ottico, coPreg~endo la diffusione de' cerchi luminosi. La mollezza del tessuto cicatriziale favorisce l'imbibizione della maleria colorante, me ntre la durezzu, mass ime se vi sono sali calcarei, rende più difficile e più lungo l'alto ope· rativo. Per i lcucomi cenkuli deves i adoperare l'inchiostro del la China di buona qualitù, menlJ•e per i periferici si farà uso di quella matel'ia colorante che più si somiglia alla tinta dell'iride. La tinl.a, in genel'ale, si può sbiadire ma resta sempr e un tanto da correggere la defoJ•miLà. Napoli, luglio 18iG. Doll. GiuSEPPE MovNE. TernJ•cutlcn delle malatlle veneree e de lle malattie cutanee, dei dotLori DIDAY e DUYON. (Paris J8i6). Il volume di pag. 887, sortito affallo recentemente, dall'editore Masson di Parigi ò diviso in due 1lisLinle parli: uno. tt·aLla della tcrapeutica delle malattie veneree, lo. seconda delle malattie cutanee, e come rilevasi da poche parole dei singoli autori, la prima ò esclusivamente redaLla dal s ifìlografo Lionesc Diday, c l'altra dal Duyon. Dovendo pel'ò noi qui tratlo.t·e solamente di una rivista sifllogrartca, è della prima parte che ci sforzeremo di dare una idea riscrbandoci di parlare della seconda nella ri\'isla dcrmatolo gica . ll dott. Diday si è proposto in questo lavoro uno scopo eminentemente pratico, e perciò sen7.a dimenlica1·e affatto le ()uisLioni, che vive ancora si agitano nel campo sinlograflco, principalmente per quanto riguardo. l'ulcera o le sue conseguenze, accenna in modo più marcato alle cause, oi sintomi, nt decorso, ai postumi di ciascuna lesione, fermandosi principalmente a quanto si riferisce alla cura di esse, che esamina in generale mollo attentamente e con una minuziosità , in alcuni casi quasi spinta.
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Il lavoro è diviso in tre capitoli : 1" Blennorragia ; j20 Ulceroide; s• Sifilide. CAPITOLO 1° -
Blennorragia.
L'evoluzione della blennorrngia è divisa in quaHro perioéli: Periodo del principio della malattia o periodo abor·tibile; periodo di stazione o irreprossihile, in cui non vi è speranza di fare una cura rapida ed il Lenla!'la sarebbe spesso pr-egiudicevole; periodo di maturi Là o repressibile) in cui si può e si deve fare questa cura; periodo di cronicità e di s tazionarietà, in CUli vi sono indicazioni differenti, elle nascono dalla tendenza della malaUia a persistere. La cura del primo periodo si può solamente in lraprendere quando esistano appena i prodromi dell'avuta infezione, cioè prima che sia comparso lo scolo, o tutt'al pitt appena se ne 'hlìbia un pt•imo s1mtore. In questo caso una sola iniezione di nitrato d'argento nella proporzione di 0,2 di sale in 18 gram'ITii eli acqua basta alla guarigione. Ne.J secondo pcl'iodo, che tante volte 6 lunghissimo e può dut•al'e anche mesi, non bisogna far niente contro lo seolo, .ma attendere ed attenuare e far scomparire totalmente i sintorni di acutezza. Nel terzo per iodo o di maturil.à, o repressibile si può anzi si deve confidare grandemente nei balsamici, nelle iniezioni più ulhmgale di nitrato d'argento, e questa cut·a deve, se. è giunto il vero momento, guarire lo scolo in 12 giorni circa. Il <JUarto periodo o di stazionarietà è diviso in tre varietà: 1• BlennOJ'l'agia cronica, il cui carattere è di potere sotLo l'influenza delle cAuse eccitanti ritornare momentaneamente àllo stato s ub.-aculo. In r1uesto stadio si adopera ancora il eopaive, Ja mistura Chopurt1 le iniezioni astringenti, e se quest.o rneloùo non dà prova buona, l'autore lo sospende per ricot·rere all'applicazione di veseicanti lungo l'ur·e~ra, 2• Blennorrea peopriamenle detta, che ha per carallere di potere so~to l'influenza delle eause eccitanti ridivenire monwntaneamenle contagiosa. Se questa duea solamente da pocl1i mesi, si deve curare colle iniezioni astringenti, se invece dura da tempo più lungo od ancùe da anni, allora bis ogna fare la cu.ra sostitutiva con iniezioni di nitrato d'argento o a dosi deboli ma conlinuale, o a dosi forlii ma di rado allo scopo ili ravvivare lo stalo acuto dello scolo, ciò che si
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può pure 0btenere introducendo candelette irritantì nell'uretna. Tenuto però sempre a mente, che la c<1usa del·la persistenza di certi scoli cronici può essere uno stringemento uretrale, bisogna prima pensare a togliere cruesto. 3• Scolo n1ucoso; il di cui carattere è di non potere soLto l'influenza eli qualunque causa eccitante divenire anche momentàneamente contagioso. In questo stato, che veramente non potrebbe essere posto nella classe della blennorragia, come fa l'autore, si potrebbe anche far nulla, però vi sono indicate le iniezioni mezzo-solide al glicevolato d'amido sole o addizionate di· astr·ingenti anche pol-veruleuti; e la cura generale ricostituente ed iaienica. . . Aggiunge l'autore indi un articolo sulle blennorroidi, cioèmalattie che possono simulare la heennorragia e sono l'lll'e· trorrea e l'erpete uretrale. l!Ltretrorrea non è un grado leggiero della blennorragia,. ma uno sLato affatto a sè, avente la .suà causa prqpria nel coito con donna in periodo di mestruazione, una evoluzione prqpria, una duraLa piuttosto lunga e le sue incompatibilità terapeutiche, cioè che il balsamo di copai ve ·ed il cubebe non la modificano punto, e che può coincedere colla blennorr>ag~a. Questa malattia si deve curare colle iniezioni astringenti. · L'erpetismo uretrale è una specie di llussione dell'urelra · dipendente dalla diatesi erpetica, per cui si osserva facile nei soggetti, che ne portano o ne ebbero allre manifestazioni. Vi ha dapprima un incomodo, poi vero dolore all'atto del. mingere o dell'erezione, il canale è teso, caldo, il meato rosso, tumefatto e segregante una sierosità quasi incolora. La malattia non dura generalmenle che otto giorni. Si può confondere coll'esordire di una blennorragia; ma il dolore ne è diverso, e si sente solo nel mingere, vi hann.o altri segni d'erpetismo. Cur-1:1: bagni, bevande diluenti e la con~ tinenza. Parla in seguito delle blenopatie o lesioni est.ra-utetrali consecutive alla hle.norragia, e qui, detto dell'infiammazione7 dell'edema del fim'osf, degli ascessi periuretrali) della Jir.fa~ gioite, dell'adenite, della prostatite e cowperite fermasi più a lungo, corne argomenti di maggior importanza, sulla cistite, sull'epididimite ed o~'chite, sul reumaLisrno blennorr-agico e sulla balano-posLite. La cistite, oppure semplice cistalgia ac~ cid~nte o meglio incidente, come lo chiama l'autore, è mollo frequente nel corso d'una blennorragia ('l su 4), può essere· ~
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causaLa dalle iniezioni, ma il più delle volte appare piuttosto come una fase r egola re dello scolo ut'ett•ale; di sintomi chiarissimi, viene dall'autore curata principalmente con 4 rimedi, cioè i narcotici, i rivulsivì, i balsamici, ed il ghiaccio introdotto per l'ano. . N~lla eura della epicliclimite, che ricorre una volta sepra otto o dieci, vale più di tutlo il t•iposo, un'applicazione di sanguisughe al cordone, e la posizione elevata dello scroto. Però ad onta di ogni cura molle volte l'infiammazione, che era già diminuita, r·itorna con altrettanta intensità di prima, e questo e un fatto considerevole, che ravvicina l'cpiclidimite all'artt•ite blennot•ragica, e che ha la sua origine in una particolare disposizione dell'individuo, per cui il pratico ne avviserà il paziente. Le recidive possono alle volte tenere principalmente nell'eplclidimite à bascule ad uno stato saburrale delle vie gastriche, come lo rlmarcò Rode t ed allora è a questo che bisogna rivolger l'attenzione. La cura colla puntura della vaginale " non oale, secondo l'autOre, che a mostrare ai clienti od allievi che il cu1·ante è espe1•to nel diagnosticare un versamento delta oaginale, ma non è di alcun sollievo al paziente, e non o i sidovrèt ricorrere che eccezionalmente alloraquan<.lo il v-ersamento è abbondantissimo c pure da mesi" (1 ). Contro l'ingorgo dell'epididimo, che rimane come postumo all'~pididimite e che può essere causa dì difetti nelle funzioni del testicolo, bisogna insistere nella cuta solvente, rubefacente, ecc. Unico e vero specifico contro l'orchi Le è il ghiaccio; non vi ha altro mezzo più sicuro c pronto peP guarire radicalm~nte l'infermo e furne cessare dopo qualche ora i vivj dolori. Lo s i può tenere tre o più giorni in sito senza pericolo alcuno. Imbarazzante qualche volla pel pratico è la coesistenza della blennorragia, dalla epididimile e della cistite. In tale caso vi ~ che una sola via da tenet'C, lasciar scomparire l'in·ilazione (l) Con tutto il rispetto dovuto all'ill ustre sifilograio di Lione, noi possiamo accertare di aver veduto adoperare frequentemente questo mezzo di cura dal pro f. Scarenzio, e di averlo molte TOlto adoperato noi stessi pl'incipalmente nei casi molti dolorosi ed acuti, e <l i ave r avuto sempre immediato sollievo, anche se il versamento era pochissimo, perchè basta l'uscita di qualche goccia•sola di esso liquido per togliere lo strozza mento dei vasi atrerenti del t.esticolo, come abbiamo cercato di dimostrare pubblicando alcune storie di qu esto metodo di cura, nel4 Giornale aeue 11~ lattie venel'ee e della pelle, » 1866. Giornale dì medf cina milttare.
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vescicale e dell'epididimo, il e.he si può ottenere eoi ·soMi mezzi, ed allora attenua-rè lo scolo con rimédii abbastaHza blandi per non :ravvivare di :nuovo le complicazioni, di cui è paròla. Le nevralgie e gli altri disordini n~l generale clell'jndiviòuo, dovuti all'alt.enaziòne dell'apparecchio ·gastt'ic6 o respiratorio 0 a quello dell'innervaziorre e che l'autore t'a dipendere in gran parte dal modo di sentire speciale dell'individuo considerato tanto dal lato fisico che dar morale, bisogna cnrarli col sopprimere prima di tutto la causa prima, cioè un grado di intì.ammazione locale al testicolo od al cordone, che può esistere tuttora e dappoi coi tonici, cogli eset•cizii, colla cura morale, ecc. Il reumatismo blennorragico, più propriamente così chia~ mato che artrite blennorraqica, come ha un'esistenza sintomatologica propria l'ha pure patologica, cioè deriva dalla blennorragia, ma in individui già pl'eclisposti a questo solo genere di complicazione senza esserlo per• nulla al reumatismo ordinario; solo nota l'autore, che questa disposizione è rara e non viene messa in giuoco che della hlennorragia, e può avere serie conseguenze in rapporto alla molilità delle articolazioni prese. Nella cura quindi raccomandansi al prilici:pio le emissioni sanguigne locali, indi i vescicatol'i volanti, .la immobilizzazione dell'arlicolaziorue, le unzioni solventi, o le frizioni fatte col nitrato d'argento solido. Nella cura generale vanno, socondo Diday, esclusi i mezzi che si u,sano nel reumatismo comune ad ..eccezione del tartaro stibiato, ìl quale è un prezioso soccorso per far assorbire ·i versamenti articolari. lntanto bisogna trascurare lo sdolo e non cura·r:lo che passata questa complicazione. La balano-postite bl.ennoragica non è ammessa dall'autore. Vi hanno due generi distinti di questa ma]attia: mio da causa accidentale, per abLlSO di coito, eli masturbazione, o per uso con donna leucorroica o mestruante, o per poca pulizia della parte, ed in que-sto Cl'lso un poco cti proprielà, le lozioni con r1ìtrato d'a·r gento, e stuelli di filatliccio bastano alla guarigione. Valtro genere è più grave e durevole ed allora è sintomatico di altra affezione locale o generale. Fra le prime le lesioni veneree principàlmente a superficie saliente, fra le second·e l'e·rìtema sifHitico del glande e del prepuzio, l'erpete recicf.evante, e l'eritema erpetico nei soggetti affetti principalmente da eczema dello scroto od all'ano. La cura di questo genere
'lHH ·si basa, .o sulla distruzione delle af'fEtzioni-lecali veneree; o eu,. ·rando i;Ew-p,etismo generale colle acque solforose, e localmente ,a;pplic~ndo g)i,astrin,genti e.d i detersivi. É1enno rrag i-a nella donna. -D i etro co nsideJ?azionisull' eziolJ-®.g'ia e lac relazione delle yarie parti degli orf;ani genitali fein,ffiinil~, che possono esser>e presidablennorragia, l'auto1·e c~m >o1ude .cl~e: 1• L'ure~rite nP-lla. donna è sempre unp. vera blenn.or-r agia da contagio; 2• Esiste un vulvite, come. unabalanopo.stite, a,b.e è di contagiosità ancora dubbia; 3• La metri te pure può essere, anzi molto facilmente non è altro che una semplice intramrn.aziotH~ çoncornitante lç~ affezione blennçwragica, la c uva ~i q~;~_este affezioni è la solita, bagni e cura emolliente nel primo pHl'iodo, ed astringenti nel secondo. Blen-non·agie extr·a-r;enitali. -La sola ammessa indubbiamente dall'autore è la congiunli vale; la -quale, descr·itla in tutta la sua grave acute~za, esige per prima eosa il tocco esteso col crane'lle> di nitralo d'argento e nei casi meno gravi le iniezioni di nìilra·to d'argento faLte a dovere e il più sovente che è possibile •di g.;iorno e di notte. L'erpete recidivanle delle parti genitali non è una semplice ·<ler.matosi, ma una dermatosi sepr·avvenuta in seguit9 ad una 1nalattia venerea in un individuo con diatesi erpetica. È a no-tar.sl -però che avviene in quegli individui, che }•anno abbreviata troppo presto la dnrata dell'ulceroide, cui erano in preda, e questo risulta non solo dall'osservazione, ma da proye e ' contr.o-prove. La enra esige un trattamento preventivo, uno .palliativo, uno · specifico ed uno morale. La cura preventiva consiste nel dare •mùndirizzo a quella della blennorragia é clell'ulcero in modo che contribuisca meno al suo sviluppo. La cura ·pallialiva è l'insiem~ dei mezzi })er diminuirne la durata ed impedir-ne il rìtbrno, cioè evitare le cause occasionali che lo pt' Oclucono, ·abb:t.eviarne il decorso, ed infine rendere gli integumenti meno . accessibili alla irritazione. A ciò adopransi lozioni di sol~zione ·di nitràto d'argento, o pomate con quest o sal<~, indi fea un att~cco e l'aUro bagni con glicer·ina e tannino) equalché pur'gatl-\ro. ,Ad onta peeq di tu tli gli astringim.enti ed i mezzi preventivi la insistenza al ritorno dì questo incomodo.è grandissima, talvolta, per anni, per cui la cura morale di assicurazione sulla nessuna gravità di esso giova mollissimo. La cura specifica, che bisogna intanto intraprendere, ~ di,i!\etta contro la diatesi erpetica; a ciò val gonG Jeacque minerali csolforose. DI GIORNALI 1_T:AliJANI EO ESXER,I
S92 CAPrroLo 2• -
Ul,ceroide. ~
Dualista come è l'illustre sìfilografo di Lione sfiora le q uisqoni tra qui}Sta scuola. e quella deg]i unicisti., ripetendoi solili argomenti, e fors'ance con parole troppo severe; per lui quindi, nessuna analogia tra l'ulcer·o non sifllitico, che egli chiamò ulceroide e l'ulcero infettante, senzafondamenlo alcuno gli argomenti degli unicisLi, i fatti da questi aclotU dimostrati erronei dal Rollet coll'ulcero unito, e da lui stesso colla diversità del periodo di incubazione tra l'tùcero semplice e l'infettante~ · per cui.il primo è un fatlo locale, sempre ed essenziafmente locale. L'uleeroide di diagnosi facilissima pei caratteri spicca li èhe assume verso il quinto giorno di sua esislenza, può, essere prima confuso con una semplice erosione, ma il dolore che ac~ co;mpagnò questa al suo compiel'si, la sua durata, e la sua ubicazione ne faranno p Pesto .giustizia. Così pure può essere . con fuso coll'e.rpete ano stato ulceroso, ma anche qui la forma prima, l'essere recide van le, i caratteri dei bordi infiammati, ecc. 2 faranno sicura la diagnosi. Anche quàndo è nascosto, sonvi Cl:ù~atlerl e mezzi tali da scoprirlo ed esaminarlo facilmente. Alcune volte però _il giu-.. dizio deve reslar per poeo sospeso, quando cioè venne previamente cauterizzato o coperto con topici, o che le croste ne ma.scherano l'aspetto. Nella cu1'a dell'ulcero semplice bisogna aver di mira due })Ul1~i principali: che l'ammalaLo soffra il meno possibile, e che la malattia possa essere il meno possibile trasmessa ad. altri-. L'autore non ricorre alla cauterizzazione, se non quando è sicttro che non si tratti di individuo soggetto alla diatesi erpetica, o che altre-volte vi fu preso da fagedenismo, o se l'ulcero è snlfrenolo, o se si tratti di una prostjLuta. Tralascia .iqvece ' di cauterizzare quand.o la piaga è già troppo estesa, quando ve ne sono parecchie non cauleriuabili e poste in posizione ·da poter reinoculare la già cauterizzata, quando un'ulceroide già antica occupa la parete clell'ul'eka o nella parte aHa de.lla va.gina pel rischio di ped'orare le par~ti, quando vi è già incipiente un bubbone, quando la diagnosi è ancor·a dubbia. Dovendo riconere alla cautecìzzazione, merita su tv,ttl gl~ altri mezzi la prefeeenza la pasta dì Canquoin alla quale ver.rà data la forma di pLastl'a, o eli cono, o f{Uella qualunque che-
S93 meglio si adatterà ~;~.Ila superficie da cauterizzare. In generale -<I,uando vi sono parecchi ulceri o non c~mterizzame alcuno o .tutti iri una volta, per schivare la facile reinfezionedelle superDI GiORNALI iT'ALIA!'ìi ED ESTERl
fieli gi.à modificate del caustico . · Nej c~si; fn cu1 non convenga distruggere l'ulèero l'autore ad0r:>era la cura d~ lui deLta ri tardante (motateur) applicando sulla piaga uno stuello di filaticcio imbevuto di una soluzione· di"'ùh•ato d'argento (80 centigrammi su SO grammi): conquesta cufa l'ulcera in 20 a 25 giorni è passato allo stadio di piaga semP.lice e di buonissimo aspetto.
Quest13 cure poi vengono studiate più minutamente, secondo lè moditì.c::azioni che subisce l'ulcera per lo scolo, o perlo stato dell'organismo; cos ì riguardo alle prime considera l'ulcera della cute este1·na, della piega balano-prepuziale, e dell'orlo· J>repuziale, d.ella porzione sotlo-prcpuzinle con fimosi con cui egli non ricot•re mai al taglio, r iescendo sempre a guarire eolle iniezioni. · Nell'ulcero semplicè del frenulo ne descrive la fisionom ia ca.ra~teristica dovuta all'invasi.one clel processo ulceroso anche alle 'fì~re vrofoncle, che compongono il fre;nulo stesso, ne descriv.'e i sintomi special i, fra cui C[uello di invader lo tutto ed indi di fermarsi da sè. Anche la cura di questo ulcero deve es§ere speciale. Bisogna fuggice tutte le oecasioni di disteil.~ipl):e, quali lo e rezioni. Immobilizzare se ò possibile il prepuzto con una specie di cappuccio perforato di caouthcouc, e applicarne la medicazione eon J1laticcio imbevuto di soluzione (') intt·iso di pomata di nitrato d'argento in modo da mantenér'veJo solidamente aderente senza esercitare alcuna costrizione. Tagliave completamente il frenulo, cruanclo si vede che il pro:Cesso di distruzione s ì avanza a poco a poco, cjò che l'autore fa adoperando una forbice forte colle pnnte ammezzate, di cui una ~fa passare nel foro prodoLLo dall'ulcero, e l'altra fa ris caidar~ forLemenLe alla fiarnrna di una candela e ehe avvicinç. e stringe sull'altra . Così divide d'un sol colpo il restante del 11fetto'senza s.pargere una goccia di sangue. Nell'ulcero dell'ano nota la tendenza a moltiplicarsi, perciò ègli lo· medica corLfìlaccie di nitrato d'argento, attendendo cqn purgativi e clisteri che la defecazione si fac:cia senza sforzo. Nota pure che ad onta della ostinazione di queste ulceri, pure _ finis,con_o ·per guarire, t>erchè lo sfinlere al passaggio delle materie si contt'ae, impedendo così il prodursi delle ulceri al , Qi là dl un certO. limite in profondità. Che se àlle :voltP. viene
894. R•U'IS'T'i\ pure diviso Io sfintere, allora vi applica la pasta del Canquoin, . e que(?to è il solo mezzo per ottenef·e una guarigione abbasta-nz::j.. pronta . Passa indi in rivista l'ulcera dell'uretra, il cefalico e quello clel'le donne, per venire a parlare delle modificazioni dell'ulcce.,. roide dovute allo- stato dell'organismo, cioè del. fageclehismò. Esso si divide in due specie, fa gedenismo propriamente detto e gangrena, e dipende sempr·e da cause inerenti all'individuo, che l'autore divide in asteniche e steniche, le prime producenti. più facilmente il fagedenismo, le seconde la gangr-ena. La forma gangrenosa si riscontra spessissimo al dorso della verga, e se 6 ancora nei suoi pl'imi :sinlomi va curota cogli. emollienti e più tardi colle scari·ficazioni. Nei casi in cui la forma gangrenosa comincia all'inter.l!'w del pl~epuzio per- un ul? cero ivi esistente e che la pelle tende a forarsi, l'aatore anche s<ilnza ricorrere al taglio riescì sempre a schivare l~ perforazione del prepuzio e lo arresto del processo di mortificazione colle iniezioni di nitrato d'argento. La forma fagedemica propeiamente eletta può essere accompagnata da sintomi acuti generali; e passare dopo allo stato di cronicità od anche arrestar·si da sè fuori dell'inffuenzà della cura, per la quale furono e sono tultavia proposti e decaB.tati sempre nuovi rimedii. L'autore, lasciando a ciascuno di a{"- prezzare l'applicazione di ciascuno d'essi secondo i vari casi, espone la sua condoLta ordinaria, che consis,te di adoperare la soluzione di·nitra to d'argento appllcat.a con filaccie, o quella di tartrato di ferro, di polvere di canfora, della cretha di latte i't'esco, ecc. Contro il f'agedenismo cronico non vi sono che due rimecW: l'oppio che può essere portato fino a 8 e 9 decigrammi nelle 24 ore, ed il cauterio attuale usato, come elice il Diday, con una
certa fePacità indispensabile, valé a dire senza risparmio di punto alcuno dei Lessuli ammalati a rischio di una recidiva spaventevole. Il f'agedenismo. ser-pigginoso obbedìsce presto al .nitrato d'argento in soluzione, al .laudano ecl all'acetato di piombo. Il bubbon.e è simpatico od ulceroso, . secondo che avviene per semplice simpatia di tessuti, o per trasmissione dall'olcero alla glandola per mozzo dei linf'atici di elementi figurati di pus contagioso, cioè elle non sia ancora nel lavorio di rip.a-:razione. Da questo modo di spiegare l'origine del bubbone si capisce il perehè non tutte le ulceri lo produeono, perchè è piU,
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DJ; GIOUl'fALI lTAp~NI ED ESTERI 895 os0vep,~i consecuticvo a quell'e u)ceri c{l~sapgu,ina,no faéj).men~e, e ·pe1,chè.nella d,onna,è m.e no frequente. · · · · Ilbubbo.Fle u]ceroso è fatalmente progressivo e ctujndi suppura pre;;~ssimo, prQducendo due s.o rta qi mareia, UJl;IJ. tlemm0nosa dipendente dal tessuto periglandolare, e l'altro l.llceraso da.U'in~erno della glandola. Una volta aperto, i sintomi non cedono, ma la uleerazione conLinua progredendo pel tessat0 coqneLtivo sotto-cutan~0 od intra-glandolare, l'qpertur{l di:venta una vera ulcera, si operano dei distacchi, che. ponno dhtentar(:) l'origine deglì ulceri fagedemici cronici. U bubJ)one ulceros0 d'emblée,.dimostrato da un'osservazione ~i B,au..me, di Mollière, di Profeta e dell'autore stesso, è reaie :ql.a mollo raro, è un'eccezione alla regola, cioè, che jJ p Lts penetri i,n natura fino alle glandole senzçJ. avere ulcerati i tegumenti. Più comune invece è il bubbone cl'emblée comune, ili cui alla glandola non vi sono arrivali che elementi di pus CZJ.J>a_Gi di provoc~re ur~'infìannna~ione a prodotto non cont!J.gioso. Dunque tre .varietà di bubboni : il simpatico che non suppura, l'ulceroso che suppura sempre e dà sempre nn prodotte contagioso, il bubbone d'emblée comune che può suppurare ma dà sempre pus semplice. La terapia si poggi~ quindi sulla diversità di queste tt·~ sp~ci,e. Riserva sulla cura e nel pronostico sul principio, essendone comuni I sintomi. Risolutivi e rivulsiYi cutanei colla tjn].m·a di iodio o slrisciandovi colla pietra infernale, od applicand'ovi un vescicanle, ed in genE}ra1e nessun sanguisugio. Se douo cinque o ~ei giorni l'infiammaz[one ad onta di qu_~s ti mezzi progredisce, indicando che Vi ha un proctsso ulceroso~ hj:sngna fare alzare il pazienLe e non fare che la c:n ra pa!Ha:tiva; clel dolore coi sedativi. Una volta si~uri della presenz~ 4,el pus e della posi:t:ione del focolaio bisogna aprire. Una '\\(')lta aper~o, l'autore disapprova la cauterizzazione fatta del focoiaio s ia colla pasta del Canquoin, che con quella di Vi enna; egli Ì•nvece preferisce curarlo colle iniezioni al 30° di rutrat.o !l'argento Jatte tre volte al giorno, medicando élappoi con filo, cotone e bendag-gio in modo da impedire le confricazioni duraute il camminare. Anche nei seni sotto-cutanei, che ponno essere molteplici e tortuosi, giovano le iniezioni fatte in modo da ~ar arrivar il liquido a contatto di ogn.i pa;ete di super.fiçje ·a~malataJ e si raggiunge la guarigione in un. mese. S<.? però i seni sono lunghi e fistolosi e persistono, allora alcune vo).te lìisogn~ r\conere all'escissione ed alle contro apertur.~ ed
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alt~e volte alla cauterizzazione, che l'autore fa con un fetro da
calza infuocato, o colla pasta del Canquoin, posta sopra un bastoncino, che tiene in sito un'or·a. Con questo metodo ottenne migliori risultati, che colle iniezioni caustiche. In generale, se s i può, è meglio schivare le escissioni. Il bubbone non ulcet·oso va trattato come un'adenite semplice. Nel bubbone strumoso agli emollienti bisognerà fur s uccedere l'applicazione del ghiaccio continuato 2-1, ore, poi doccie fredde e compressione continuata almeno otto giorni. L'autore non ha fede nelle frizi oni, nè n,egli empiastri, adopera. invece all'occorJ•enza le punture cau terizzanti faLLe con un ferro da calza riscalda lo alla fiamma di una candela. Nei casi, in cui la glandola s trumosa. va distrulla od esportata, l'autore adopeea un cucchiaio di s uu invenzione, u bor di taglienti, che ins inua tra la pelle e la g landola da levarsi, fer mando l'emorragia consecutiva con uno stuello di filaticcio 1ntrisa di per cloruro di ferro, e ripel.e l'operazione nei giorni successivi se si presentano altre masse. Discorre in seguito l't~ utore della l cucite, del fimosi e del' parafimosi, cd in quest'ultima alteJ•azione fa presente di domandare sempre al paziente, se nello stato normale il sue) glande è scoper lo o coperto, per non confondere un rigoilfiamento accidentale con un ver·o paralìmosi. Del r esto anche nello s l.rozzamento prolungato non vede i pericoli di gangrena, elle si vogliono ammetter e, ma tutt'al più eros ioni pro t'onde, ma all'aLLo linea t• i. l'\ eli' operazione della riduzione egli fa molto tesoro nel c~rcal'e di compùmcrc col pollice un punlo della circonferenza del glande, il qualo se si aerlva ad impegnarlo soLto il contorno del ceechio prepuzial.e dà subito vinta la pat•tita. Si sel've put'e del cons iglio di Bardinct di ingranclit•e con un corpo straniero il cerchio costrittore. A cruesto scopo, preso solidamenle colle quattro dita flesse della mano dest1·a un porta penne a punta ottuso, di legno o di osso, ma in modo che il pollice J'esti libero, lascia debordm•e l'istrumenl.o di 3 o 4 centimetri dal lato dell'i ndica tore. Fol'lllà così uno specie ùi rombo, poiché le dita della mano destra essendo flesso, non è che il bordo radiale del suo indicatore tlesso c he fornisce un punto d'appoggio alle due prime dita della mano sinist1·a, form ando un angolo. Allora at•braccia la verga l'ca queste dita, e prillla d'ogni cosa impegna il porta penne e più profondamente che può l'l'a il glande ed il cerchio prepuziale.
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In questo modo si hanno tre forze da disporre: 1• L'attuazione in avanti del colletto slrangolatore. 2• Il sollevamento di uno dei punti di contorno del colletto. 3• La pressione metodica dei due pollici sul glande; movimenti che si possono effettuare tulli insieme, per cui vi ha gran facilità di riduzione. L'autore riescì sempre a ridurre lo strozzamento senza ricorrere allo sbrigliamento che offi·e rnono vantaggi, e maggiori pericoli che il primo. CAPITOLO 3' -
Sifitìcle.
L'autore divide la sifilide in ovulare quando è trasmessa per mezzo dall'avolo tanto dal pa~re, che dalla madre, in sanguigna quando viene Lrasmessa dal feto alla madre o viceversa per mezzo delle comunicazioni sanguigne, ed in Unfatica quando viene assorbita dai v~si liofalici, sia per contatto, per fL'iZione per inoculuzione ecc. Questa ultima è la forma della sifilide acquisita, mentre le altre due si riferiscono alla Ct'ediLal'ia o congenita. L'ulcere è il primo effetto dell'introduzione pel virus e compare ~15, 2'1 od anche 1ìno a fi'< giorni dopo, costituendo così la pr·ima inCLLbazione. L'autore riferi~co chiaramente e succintamente i car atteri di questa prima lesione, di cui il più. importante è l'induramento clelia base; e la consecutiva adenopatia indut>ata, indolente, non suppurante, che in casi eccèzionali, e che è distinta molto bene dal bubbone dell'ulcero semplice, e che una volta su cinque è accompagnala da ingordo dei linfatici, che vanno dall'ulcero alla glandola; che dura mollo a lungo, e può s ubire altm·azioni diYerse secondo le complicazioni che vengono ad aggiungersi all'ulcel'o, cosi può diventare ulceroide nell'ulcere m isto, ascesso l'!'ecldo, se il soggetlo a scrofoloso, c che può finalmente tras formarsi ' in sttu in placca mucosa, lesione contagiosa anch'essa quanto l'ulcere. La seconda incubazione è quel temptl che passa tr·a la apparizione clell'ulcero e quella degli o.ccidenti secondarii, i quali dopo alcuni prodromi susseguono dopo sei settimane circa sotto l'aspet~o di s ifilidi Cll tauee) di eruzioni crostose del cuoio capelluto, e di placche mucose, cosLiluendo la pt·ima fase di comparsa di qucsLi fenomeni. Nel descrivere le lesioni ulteriori nota rautore, come lulle le manifes tazioni possono variar e nel numero nella duraLa, nell'ordine di apparizione; egli
898· Fl~l'Q e$pO~W dapp,r11$1a l,' Ql\'din.e , s~aendo i\ qu-al~ le lesi0niì. si succed0'n0 ordinariamente, allorqu-ando il ma,)e -xa. grada.
tarnente a.umentando, e quindi parla d_ell'onissi, dell'irite· colle ' sue c0.mplicçzioni, deH'albugif)ite o sarcocele si:filitico, che distingue dalltJ. gomma del testicolo, le,s ione più taeda. Pass~ quindi alle lesioni del sistema muscolare; del sistema osseo ehe può essere attaccato nel suo iriviluppo fibro-vascolare o nella sua compage (periostiti, sinoviti, periostosi e dall'altra parte osteiti, carie, necrosi, esostosi); del sistema nervoso dividendole in quelle clegli organi centrali e del sistema nervoso periferico; delle gomme e lesioni viscerali; degli stl'ingimenti (del retto, della trachea:, ecc.); e clel sistema dei tegumenti che divide in lesioni della pelle ed in )lesioni delle mucose. Le prime comprendono le Jesioni: 1• Erit.e matose suddivise in benigne (roseola), e.gcavi (macchie;. 2• Squamos(}, specie benigna, sifilide (testicolai'e), specie gcave (psor:iasi)·. 3" Vescicolo·pustolosa che comprende due branche; a) ve::;ci~olare specie benigna (varicelta), specie grave (rupia); b) pustolare, specie benigna (acne), specie grave (ectima). 4:• Tubeccelare; benigna (tubeccoli non suppuranti), grave (suppuranti). · Le lesioni delle~ mucose non sono che la ripetizione delle stesse forme di quelle, della cute, e che presen·Lano caraLLer+ differenti appunto pel diverso tessuto su cui compaiono. Cura della sifilide.- Tardi è ve t'O, ma ora, dice l';;l.tltore, è ammesso che la sifilide nel decorso si assomiglia alla polmonite. Dagli studi da lui fatti dal 1855 al '1865 c dal '187i al '1874 , so pl'a 95 ammalati ebbe la proporzione di 59 casi leggieri su 3i ferti, che suddivide; t• :in casi di si,filide abboz·· zata N. 7, che non si manifestarono che una· sola volta, caratterizz.ata dal non avere che la forma er;iternatosa . ' e dal guarire spontaneamente; 2• sijilicle leggiera .(5a casi) in lesioni visibili solo ai tegumenti, della d1;1,rata media di lO mesi e rnezzo, con guarigione in questo lasso di tempo affaLto spontanea, senza rimedio alcuno; a• s~fllidej'orte (29 casi}. l ca~ ratteri esse_nzia1i di qlilesta categoria sono, che le lesioni non intaccano che un solo sislerna organico, i tegumenti, durano 20 mesi circa, e che per guarirle vi abbisogna oltre le cure locali anche gli specifici; 4• sifilide galoppante, i di cui caratteri essenziali sono: la brevità dell'il)cubazione, le a·Rpa<r:izioni di certe specie di lesioni in regioni ed tr per-iodi non 0rdinariì,, la coesistenza di accidenti secondarìi e ter:ziarij. ~d infine l'impotenza relativa anche a forti dosi degli speci-·
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&99 :fic:i; 5• sijWde terziaria, che l'autore chiama più volentieri diatesata o divenuta diatésica, in cui non vi sono ·più i ca~ ratLeri. di virulenza, ed invece ha quelli delle diatesi in genere, e le di cui lesior1i non si trasmettono ereditariamente in natura, e sono fgomme , esostasi, carie, alterazioni viscerali, pal'ali:;;i), affatto differenti ùalle sifilitiche, che se no'n vi fossero gli antecedenti si potrebbe farne due malattie distinte, più eh~ due periodi della stessa malattia. L' autore studia le diffet•enti fasi della malattia nella sua curabilità e nelle questioni, che a ciascuna fase si presentano. 1• Sifilide [n'ima dell'ulcero.- SI) vi ha modo a credere all'infezione recente per segni esistenti alle parti anche prima dell'ulcero e prima che sia venuta l'infezione generale , ciò che del resto sarà cosa rarissima, la cauterizzazione non sarà inutile, m~?ntre l'amministrazione preventiva del mercurio forse non preverrà l'infezione; però su questo punLo l'autore non può ancora dare una ri;;posla definitiva. 2• L'ulcer·o esiste. - Essendo l'ulcero già una manife· stazione della sifijjcle generale, non lo si deve cauterizzare che allorchè si tralli di una donna pubblica, la quale ad onta del divielo potrebbe esp01·si a tl'asmeLlerlo ad alki. Lo cautie;zerebbe però anche nell'uomo, quando presentasse caratteri di dubbio sulla s ua natura, adoperando gli stessi rirnedii che se si trattasse di ulcet'a semplice; così se fosse, ciò che accade di rado, complicato da fagedcnismo adopererebbe gl~ stessi rimcclii già delti pet• questa complicazione, quando esi-sLessc alla: li ngua, alle laLra, alle mammelle: lo Loccherebl:)e colla pietra infernale. Contro l'iodUJ•imento bisogna contare, come adiuvanti la cura gener-ale sui cataplasmi, le pomate, il cerotto del Vigo, lu compressione, ecc., ma la sola cura mercuriale ha potere curativo. Qui l' auto t'e studia alquanto l'azione di questo medicamento principalmente sulla sua proprietà preventiva, e dalle sue statistiche sopra 7·1 ammalati, dei quali 49 non avevano preso mercurio d m'ante l'ulceJ'O, e 25 ne avevano preso, risulta che mercurializzati o no davanti nlla maluLtia consecutiva sono eguali. Però nella quistione Lra mercurialisti e no, egli lo amminis tra in quei casi, in cui si può dall'induramento presagire una grave ìnfez:ione, e come cuea locale, cù anche ·per n.on far vedeee all'ammalato, che non gli si fa niente. La forma cui ricorre in quesli casi sono le pillole di protojoduro, date per un mese a sei settimane. Nei casi ordinarii però ])I GIORNALI ITALlANI ED ESTERI
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RIVJS'rA
-ama meglio ricorre1•e al joduro di potassio ed al citrato di ferro uniti e sciollinell'acqua, giacche è provato dalle ricerche del doLl. Grossi, che durante l'ulcero la proporzione ùei globuli sanguign i diminuisce di un quarto circa , e che il joduro di potassio ris tabilisce la lor o cif1•a in '15 o 20 giorni. Assieme a questa medicazione adopera la cura tonica, assicurando nello stesso tempo il morale dell'ammalato. 3• Vi ltanno accidenti successivi: avvertire l'ammalalo sulla loro contagiosità e cura locale colla soluzione di nitrato d'argento. 4• Ha lttO(JO la prima comparsa dei fenomeni oenet•ali.Qui ci hanno 4 indicnzioni: combattere lo s tato loro anemico, conoscere e giudicat•e della intensità ~ella malaLlio, opporre olle differenti lesioni la cura opportuno, e curare l'infezione in modo di neutl'alizzare il principio ed impedirne lo recidive. Alla prima indicazione corrispondono i tonici, il cloruro, le acque fel•ruginose, cui si aggiunge il joduro di potassio. Per la seconda indicazione bisogna con~arc sul modo di sentire l'influenza della malatlio. propria all'ummalato, e darne pt•ooostico piuttosto g1·ave, se l'inùuramcnto fu for•te c pcr~isLente, se l'incubazione ru al di sotto dci 40 giot•ni, se vi è debilitazione profonda, se l'eruzione non fu di sola roseo la· ma più grave, se le varie sifìlidi cutanee si mescoluno nello stesso tempo, e se la costituzione ed il modo di vivere de l'l'ammalalo è poco igienica o debilitante. Alla terza indicazione ricorrm·e al mercurio, ai louici, ai bagni solforosi. Pet' rispoudero all'enunciaLo della quat·La indicazione l' autore sludia l'azione preventiva del mer curio, ricort•endo alle st.alisliche eù in ispccial modo appoggiandosi su quello che .TuUien provocò non solo in Francia, ma in quasi tult.a Europa dalla <fuale risulterebbe, r.ho gli uccidenti tcrziarii ebbero minor gravilù negli individui non mercul·ializzali, maggior gt•avità nei mercurializznli ab irulio, ed ancor maggiore gravità in quelli met·curializzali durante i fenomeni sccondal'ii. :;• Hanno luogo i j'en.omeni secondarii ultet•io1·i.- Qui il pt·atico deve dalla gl'uvilà di esse lesioni, e dal modo di loro appari1•e vedere se lcnùono al terziarismo eù in questo caso intervenire altivamcnte e coi specifici e miglioran<lo le condizioni geMrali. Mjgliore fot•mola per In cura wcrcuriaJe sono le pillole del Ricol'd dale prima due al giorno por passar dopo ad una dGse più elevala, e ritornare dopo qualche set-
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Limana alla primUiva .. ~on ricqminciare la loro amministra-· zione se non vi è segn'o, che 'i s intomi persisLono t roppo o progrediscano. Contro certe forme speciali (placche mucose, onìssi secca, vegetazioni epiteliali clelia lingua), meglio adop eJ;.al,'e ii J:)icloruro di mercurio so~to forma di pillole di Dupuytren, o di liquore del Van-Swieten, o di sciroppo di Cuisinier. Non ha fede l'auf.ore nei bagni mcecuriali. Fa men-zion·e pure delle fumigazioni, delle unzioni o delle iniezioni ipodel'n1iche, delle quali purla solaqwnle di quelle col suhlixnalo, conchiudenùo che aù onta delle obiezioni che gli si possano fare, il metodo di Lewin costituisce una risorsa es tremamente preziosa , cui si ricorre in cosi diaperati con riescila, elle è affatto inoffensivo, e che al contl'urio degli altr·~ processi di introduzione del mercurio, queslo é rinomato per agire alla maniet'a dei costituenti. Come coadiuvante e complemento havvi la cur a non spe-· cHìca, che comprende nna buona alimentazione e le cure igic· niche. Nella cura locale, cbe l'autore dice sempre utile e qualche volta necessaria, passa in rivista le singole manifes tazioni, che a seconda delle regioni, in cui si manifestano,. 1?0SSOUO eseguire lraltameulo C011 agenli diversi . 6• La sifilide è d i venuta ter;;iat·ia.- Questa fase val meglio prevenirla che guarirla. Anche quando si abbiano i segni pr!;lcursori sì do vr ù a umenLare l'energia e la durata della cur~ mercuPialc~ No affatto: si dove anzi contare sulle forze dell'ammalalo. Si rarnmenli il curante che prima di essere specialista era meùico, si aUacchi quindi ai rimedii J•icosLiLutivi ~çl. alJ?igieqe. Se lo s talo terziario è già palese si adope(•i iL joduro, che è un vero specifico in questo senso, che olLre essere buon palliativo, in molti casi raggiunge la guarigione, sempre quando è dato in casi più appeopriaLi. L'autore amminis tr·a l'iodio ir1 q uattro principali rrJ.odi. 1• Per estinzione nei casi di sifilide terziaria di media intensil.à, recente e non ancora Lrallata coll'iodio. Comincia con un gramma al giorno, e se si ha poco effetto dopo una settimana r addoppia la dos e eù anche la tripli ca. Dopo due mesi ne interrompe l'amministrazione per una settimana e se crede di non aver ancora raggiunta la guarigione ritorna alla doso di prima. 2• Cura pro(Jt·es.sioa, nei casi più gravi f'a bere maLtina e sera un bicclùer d'acqua con un cucchiaio della soluzione seguente.
RlVlSU
Acqua distillata 500 grammi J oduro di pota·ssio 18 » Ogni cinque giorni aumenta ciascuna dose di un cucchiaio fino ad arrivare a 5 cucchiai la mattina e la sera continuando così pe1' un mese. Qualche volta arrivò fino a darne 10 o 1'2 grammi al giorno. Poche sifilidi terziarie vi resistono. 3• Cura permanente, cioè nei-casi resistenti mantenere per un tempo indeterminato, secondo la facilità delle recedive, l'organismo soLto l'influenza del joduro, e ciò dopo la cura a grandi dose, guardando non tanto di prevenire nuove manifestazioni, quanto di prenderle a curare al primo lo~·o apparire, e perciò fare attenzione a tutti i cambiamenti fisici e morali anche leggierissimi dell'individuo. 4• Cw·a probatoria, cioè da farsi àietro l'aspetto delle lesioni ad onta che il pa?:iente accet·ti non aver mai avuti. sintomi sifiliticì, e in casi simili, dove vi sia incertezza di diagnostico. Nei casi di insuccesso della cura jodica dipendente da uno stato particolare del soggetto bisogna rivolgersi alle regole igieni che, ~~ ad altt•e composizioni, quali le tisane del·Pollini, ' il liquore del Donovan, le pillole di Degaut, i bagni a vapòre, le tisane di Feltz di Vigarous, ecc. Ricorda l'autore ché questi insuccessi possono dipendere: 1• ùa un fondo di Jinfatism o; 2' dalla enemia; 3' dalla pletOI'a; lf' dall'astenia nervosa, ove suggerisce le debite cut'e. Termina dando alcune norme sulla lerapeuLica speciale a ciascuna lesione terziat'ia. Sijllide ereditaria. - In questo capitolo l'autore descrive brevemente la sintomatologia e le cause di quest'all"ezione, sulla parte cura~iva distingue una cura preventiva ed una -cura del male giù palese. Nella cura pt·eventiva accenna come possono essere il padre o la madre infetli, e diccl che su questi il mercurio dalo a tempo può prevenire una infezione della prole, prendendo il meclicamenlo non ad oltranza, ma assumendolo poco tempo prima della fecond azione, se si tratta del padPe o nelle prime settimane della concezione, se si tr·atla della madre, riprendendolo in questo caso ad ogni nuova _gravidanza fino a che questa potè partorire consecutivamente due ,bambini sani. Quanto alla cura della malattia già in corso, i metodi migliori sono i bagni col sublimato, e le regole igieniche risguardanti il neonato e la nutrice. Vegetazioni. -
Contro queste neoformazioni oramai rico~
9'03 ~t-osciute J'lon sitìlitfche vale solo la distruzione loro o col filo di seLa, se sono peduncolate, o cauterizzandone la base coll'acìdo acetico o ni~rico, e nei casi in cui sono molto racemose e grosse il bistori; e per distruggere poi lo strato epi,genico impiantaLo con base larga sui tegumenti, la pasta del Canquoin. Quando vi è predisposizione alla riproduzione, l'autore non trovò vantaggio nel bicarbonato di magnesia conSigliato da Lambert e Hagueneau, ma invece in Lt·e ca~i questa disposizione cedette dopo aver messo l'individuo in migliore condizione igienica. Tratta. in seguito l'autore della coesistenza delle diverse malaLLie veneree, che tante volle possono melLere in pensiero il pratico, accennando pure in altro capilolo alla: Profilassi individuale, che comprende le regole per quelli che possono infettare, e (ruelli che possono restare infetti. :Nel pl'imo caso, se si lt'atta di blenorragia, pulire replicatamente prima e dopo l'atto l'urelra, se si tratta di un ulcero cauterjzzato profondamente e largamente colla past.a del Canquoin, se di manift>-slazioni generali ricorrere al medico, il quale toccherà col nit.rato d'a1'gento quelle lesioni che crederà più sospette. Nel secondo caso ungere le parti di un corpo g1·asso, usare l'inviluppo membranoso, finite l'atto più pronlamenle possibile, e dopo lavatur e abbondanli, vere im mersioni del pene, ed iniezioni nell'uretra di vino o acqua ed aceto. Completa il lavoro ùel dott. Diday u n CO(lice morale e sanitai·io inlit.olalo i ~ifìlitici in famiglia, nel quale in fo1'rna di'djalogo tr·a un cliente ed un rnl~d ico son trattate val'ie importanti quisLioni. La pr·irna è deH'attiludine al malt•imonio, nel quale l'autore conchiude, che se un individuo hu fenomeni secondari non può rnut•itarsi qualora dopo 10 mesi questi siano affatto scomparsi, che dopo ti'e anni. La seconda è di un caso urgente di mati'imonio, in cui un uomo infetto deve imporsi dei sacrificii quasi imposs ibili, così non baci anche se cautel'izzate le forme alla bocca od al collo, e caulerizzazione profonda di quelle ai genitali, ma pe1·ò sempre col pericolo di conlagiarela sposa.La terza si svolge sult'argornenlo dei danni della concezione, da cui emerge che bisogna, appena manifestati i primi siJ:ltomi nella ma.dre, curarla a propria insaputa e farle allattare il bambino, e se fosse troppo delicata a ciò lo faccia almeno per due mesi, dopo i quali però è difficile possa ammalarsi e più tardi si potrà, se il tiglio è tuttora sano, affidarlo ad una nuDI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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trice, ma 10ai cercare di ingannare una povera donna mercenaria fin dal principio. - La quarta lratta della quistione, in cui la nutrice è restata infelta e dopo di questa il suo marito per falLo del bambino a lui confidato con tutta sicurezza. Quesli se ne appellano ai tribunali, ma la famiglia, la maùre almeno, ignara dello stato delle cose, vuol reagire ed incolpa a sua volla la nuLt•ice come causa della malaltia del neonato. l n tale caso il medico chiesto deve consigliare al marito di confessare alla moglie, che prima del maLI'imonio era infetto, ma credette di essere guarito, ed inclennizare all'amichevole la nutrice di quanto le spetta. La quinl.a quistione hu per Lilolo la blennOT'T'agù;r, fidanzata. Uno deve assolutumente prender moglie fra tredici giot•ni ed ha una blennorragia in stadio di incomindala infiammazione. In tale caso bisogna fare in modo almeno che pel giorno delle nozze il marito possa adempiere alle fm1zioni coniug_ali e perciò trattare la malattia cogli emollienti i più attivi, ed i revenenti cutanei, e 48 ora pl'imu delle nozze bevere mattina e. sera un cucchiaio della mistura di ChoparL, e fare cinque o sei iniezioni astringenti al giorno, allora e per quella circos ~anza. · sola potrà usare impunemente. Dopo però, subilo dopo dovrà trovax·e un pretesto, un'indisposizione, per poter astenersene· lino a guarigione cornplelu. In altro articolo Jeurtnesse et génésie tratta l'autore di quei timori, che ai giovani inesperti inspirano condizioni pressoché fisiologiche o tali, quali lu pecdita del liquido prostalico, la mucosilà dell'uretra, ecc. La perdita seminale è aUro argornento, dimostr·ando come se dipenda molle volle dallo sLato genet·alo o psichico, allre ·volto vi concorre una blennorragia cronicu cd in questo caso jnvecc dell ~:~ cauterizzazione solida l'aLttorc preferisce un'imezione ripetuta nelle parti profonde dell'ut·elra con una soluzione di nitt•ato d'ar'gento al cinquantesimo. L'impoten;;a ossiu impossibilità ad oUenere l'ejaculazione è l'ultimo capitolo trattato. ln questo al'gomento l'autm•e passa in rivista Lulte le cause fìsich e e mo1·ali, che possono render nullo lo scopo del congiungimento dei sessi, ne designa il loro modo di essm·e e ne offt'e la loea cura, la quale il più spesso non si compone elle di consigli, i quali dali a tempo e luogo possono ridonare la rorza virile a chi credeva di avel'la perdu la. Le prescri~ioni mediche si limitano ai casi, in cui la causo. sta mell'infealimento della cosUluzione, nelle malattie discrasiche
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che generano a loro volla debolezza gener ale, e nel curare certe condizioni patologiche dipendenti da postumi di blennorragie, con1e infiammazioni croniche dell'uretra, dalla s tessa blennorragia cronaca, o dall'esistenza rli sLringimenLi eli q uesto canale. 11 libro del Diday, Terapeutica delle malattie oeneree è dunque un trattato, che non dovrebbe mancare a nessun specialista e che dovrel>bo essere letto da ogni medico pratico, perchè oltre u toccare le varie quistioni sitllografiche, ha il gran merito di adentrarsi nei più minuti particolari della pratica e di far conoscere certe circostanze occorrenti, che se a tutta prima possono sembrare qutlsi fulili, pure moltissime volte sono dalla massima importanza al pronto esi Lo di una cura. Solamente per parte nostra lamentiamo come discorrendo delle iniezioni sotloculanee nella cura de.lla sifilide costituzionale abbia taciute affatto di quelle fatte col calomelano, le quali è oramai ammesso dii lulti coloro che le provarono, mentre danno bril!anLissimi risullt\Li, sfuggono agli inconvenienLi di quelle falle col mclodo di Lewin. E tanto pi ù lamentiamo quesla mancanza pcrch6 nvremo volentieri veduta n~ll'illuslre sìfilografo di Lione quell'impar:.dalità sul metodo del prof. Scarenzio, che non mancò non che nella maggior :parLe degli Italiani anche in molti specialisti francesi e germanici. (An n. un iv. di med. Rivista, ecc).
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Giornale at tneatotna ·mtutare.
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VARIETA
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Sulla mh•nra d el eorpo umano, del dottor A.. Knuc, dì Chemnilz.- (Dezdsche medi::in.ische Wochensch,•ifl, giugno 1876). Per delerminat'l! le misut•e not•mali del corpo umano negli adulti, i medici hanno da lungo tempo, o in YUt·i modi, fatto apposiL':l l"iccrche e proceduto thl e:opol'imen lì c u calcoli cdn un interesse sempt'ò crescente richiesto dalla specialilà Jt'll'argomenlo. Ed c veramente della massima importanza, dal punto di vista fi s iologico, il conoscere l t'l. mis u1·u norn1ale dell'uomo sano; poichè solo per· me1.zo dì essa il m~dico polt·;ì
giudicare in quale pt•oporzione si allonlnni dalla mism·a p1·eso. per tipo not· male, quella dci l:>ingoli c usi Rpeciali, c~ sarà quindi in gl'ado eli poter giudicaJ•e con esattezza sulle cau::;e di c[ue~ta ditlbt·enza, come pur•p sulle possibili conseguen ze che pos::;ono rìsullat•ne per l'indi \'i,luo os~et'\'ULO. È inoltre necessal'io di conoscere questa mi<~ura nor•n1alç per l'agio n i J'igmu·danLi spccìalmen Le il r·eclu Lamento dell'esercito, e l'accellazioue di co!Ol"O che \"Og'liono iscriversi nell•} società d'A~sicut•azìone sulla ''ila. Infatti il mctlico milllar·~ n ella visilu delle Peclu te conoscendo lnle misut•o. normule r' confrontandola con quella tr·ovutu in og•nuna di esse, potJ•à fat'si un esulto giudizio sulla lot•o capacità. Lo Flesso clìc~si pet' i medici di fiducia delle societ.à di assicul'azione sulla vi La, r1uanclo debbono peouunziat•si pel' l'acceLlazione ùel candidati all"ttssìcura.done. A Lolc scopo pt•esenliamo in 'lue::;te paginB alcuni r apporti statistici sulla misurazione del cor·po umano, i quali ci sono pat•::;i de~ni di osset•,·azione; lanLo più che in questi ultimi temvi :;i hworò molto intorno a tale argom ento. Cito pel' esem pio, F nu!lt..LCII (0. m odico maggior e
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-a Dl'esd.a) . Sul mi[Jli01' metodo per otienere la misura det petto (nel 'Vieehovv's Apchiv, 51·, Bel. 3), SrEnKING (Londra).
n medico difulucia delle società rli assicurazione sulla vita,
ed il doLLor Pu:;nso:-r, medico pratico a Dresda. Purtroppo non è ancor· detta sopra ciò l'uiLi ma parola ; ep-però tutti i medici i quaU abbiano raccolto illaLet·iali statistici in proposito, hanno il dovol!'c morale di puhblical'li e soltopOI'Ii al $iudizio del p ubblico in lelligcn le. Questa consideJ•nziooe mi spi11se a fnl' note le mie osservazioni; poichè da H! an ni essendo meilico dt put•ecchie com_p.a gnie di assicut•azionc, o preccdcnlemcmte a vendo se•·vito nella stessa qualil.ti nelle ferJ•ovic dello St.alo, ehbi agio di racco gliet·e w o !ti Cll impol'tanli cl ati. Lé persone dn me visi lal.e arl'ivano al Bumct•o di 8331: ùa quesle sono tla so!Lrart'e cLuelle di gene1·e femminile, le quali danno cieca il lO per cento dei visilali . MalgearJo questa sottra· .zione rimane tutta viu la somma non spregevole di 3000 sog,getti osservati. Nelle vat•ie misurazioni faile, e p ee le quali usai quasi ·sempJ•e esclusivamente ](l misut'a metl'ka, procedei nella seguente mani·~ra . Dappeimn misurru nsalLomenle la lunghezza del corpo; poi la dis tanza ello passa frù le due apofisi acro:miaU al davanti del collo; indi la cil'confer•enza del petto dopo l' espit•azione, e uel momento della massima inspieazione, e
rilevaodone !a rlilfe eenza sLabili la capuciLà polmonal'Cj finalmente misuJ·ai ti•asve!'salmente lu circouferenza del corpo al disopra dell"ombellico. La misura della cit·confel'cnza del pelLe ]a eseguì facendo tenere~ lo braccia penzoloni e pt~ssanclo un naslro fol'temenle teso su1 pelto, in modo che al di dietro esso corrispondeva al livello dell' angolo scnpolaPe, eù a1 davanti, al clisopr11 del capezzolo Jelle mammelle. Ad ogni visilalo feci fare J'ipet.ute inspirazionì ed espirazioni dm•aule la misuear,ionc del torace.
Qui occol'ee not.al'e come divepse società di assicur·azione -abbiano espresso il desiderio che si misurasse anche la circonlè!·enza del collo; peeù le cif!'C r icavate in tali espel'imeuti ·sono ancora troppo pocbe per esser pubb]jcale slalisticam enle . Il metodo tenulo nel culcolarc questi diver si dati raccolti e ·stabilire una misura no rmale t'u il seguente: Addizionai le -var ie misure ricavate per ogoi lOO casi, c.livisi la somma avuta per 100, e così oLtenni la media p er 100. La media delle varie
908
VARI-ET..\
centu·rié; là divisi in 5 gruppi eguali, i quali pul'e veFmerO> sornmatj, e mediante divisione trovai le medie per questi ;y g1~uppi; finalmente anche queste ultime vennero nuovamente addizionate, e il totale, diviso per 5, diede la media per tutti i. -3000 casi. Credo di aver avuto in questo mod.o un risultato abbastanza .sicuro, e corrispondente al vero, senza far nascere il sospetto. che vi sieno e1·rori essenziali nel calcolo. E questo risultatoè appunto quello che pubblico nella tabella seguente: Età Altezza Larghezza delle spalle
Circonferenza del torace dm·ao te.
Differenzlll
la espirazion\i la inspirazione
43,3
32.4 31,0 31,6 30')5
166,3 168,8'3 160,58 104,3 107,3
42,61 44,4 39,7 43,9
Numero meclio 3l,S9
IC6,27
·J.2,78
31,5
9,()
sa,a
92·,74 89,83 80,-16 80, 40 93,31
8,8-.5 9,3·1' 8,6-7 8,93
82,29
90 t75
8,96 .
82,26 80,95 81,8 82,9
Da questa tabella si dovrebbero trarre le seguenti conclusioni; 1) le persone visitate avevano in media l'età di circa 32 anni;
(però con oscillaziene dai 16 ai 57) erano dunque per la maggior parte nella età della piena f'or·za dell'uomo e del completo sviluppo, cosicchè la misura media trovata può valere per- la misura nor-male d'un corpo sano e completarnente sviluppato. 2) L'altezza media è di 166,27 cenlimetr·i. 3) A quest'altezza media deve corrispondere (s'intende sempre in un uomohene sviluppato) una larghezza di spalle- da un acromion all~altr·o di 42,78· centimetl'i, perchè il suo torace si possa dire sulficientemenle ampio. !~) Questo torace però deve avere una circonferenza, che nel riposo conti 86,37 centimetri; nella profonda inspirazione cioè arrivi, in media, a 90,75 centimetri_, e nella piena espirazione lino a 82,29 centimetri. 5) Nascerà da ciò la quasi certezza che un torace, il quale abbia le proporzioni Ol' ora accennale, racchiude in sè polmoni o,ani, se la loro capacità media, o la differenza di respirazione, raggiunga la cifra di 8,96 centimelri. Finalmente, per quanto ha rappocto•· alla circonferenza del corpo, debbo dichiarare che ne ho notato la misura solo di 1800 persone, che, se si divide in tre gruppi di centimetri 78,0; 79; ed 80,f>, si ha la media di 79,11. centimetri.
909 "Sulla trasmissione del suoni attraverso i litiui(U eò-dopleurici..NoLa.del prof. ' ERRrco DE RENzr. VARlSTÀ
~uest'anno la pleurite ha fornito argomento a dL1e
specie di oss.er vazioni: fila· trasmi~sione delle vibrazioni locali attraverso l'essudatò infiammatorio; 2' l'influenza d'iniezioni leg.germente caustiche nella cavità della pleura. Relativamente <al primo fa tto è già noto come i p1·atici da· Laennec in poi hanno sempee ammesso che u n essudato nelle pleu:re diminuisce. o .tog!ie del tutto il fremit0 vocale e la t1·asmissione della voce . •. Su guesta credenza noi troviamo ·u n accordo pressochè completo~ e nei divel'si trattati di serhioltica, eome quelli conosciutissimi di Gerhaedt, Guttn1,an, Paolo Niemayer ecc., troviamo ·chiaramente formulato lo s tesso assioma, che cioè un essudato nella pleura aholisc(~ il fremito vocale. P . Niemayer formula questo assioma nel modo seguente: Nella regione dell'essudato s1· trova la sospensione cl e i rumori respiratorì, del jrernUo i()OrJ'ale ecc. nel mentre pl di là c anche sui limiti dell'essud(1Lo .esiste broncofonl:a for•te con fremito, respiro bronchiale ecc. Anzi s i è spio la tanto oUre l'irnportanza di questa scom})arsa deltft'emito vocale nella pleurite> da ritenerla come il segno · ~peeiale il piu importante per differenziare l'infiammazione -della pleura da qnella dei polmoni, " L'indebolimento>dice GutJtm~n, del fremito peLtorale nelle par·ti inferiori di metà del Lorà<ie ha anche un valor<) diagnostico differenziale 11<~i casi in -e,u;i "])er gli altri sin lo mi ò difficile distinguere una pleurite da ·una p·ohnonite . del lobo infer-iore; l'inde))olimento del fremito pettorale parla sempre in fuvoro di una pleurite esistenfe, mentr·e nella pneumonite giammai climinuisw la sua intensità, •cL1e anzi si trova accresci ula ». Recent:emente però un'opinione hen differente è comparsa nei campo scientifico>in c1uanto che il pl'of. Bo.ccelli di H,oma ha mostrato in una impoetant.B lezione clinica che il fremito vocale è indebolito là soltanto o ve tcovasi un essudato denso e ri'cco di elementi solidi, n el mentre ò ri:nforzato invece dove corrisponde un liquido tenue erl omogeneo. Il prof'. Baccelli tlivide i.liquidi contenuti nella cavità della pleura in tre prin~ipalì categMie, cioè: 1• l.iqnido tenuisstmo, siero propriamente detto colla sua quantità var-iabile di albumina H di sali; 2• li(ftlido spesso, ([uello eioè che è ver·amente ricco di tìbrìna, di alburnina·e di sali, ma contiene per giunta una nolevole quan~ità .di fr;.rme g.lobulari e di cellule puruli:mtì. Or dall'esame degli infel'mi praticato dal prof. BaccellJi ri-
•
VARI ET..\ 910 sulla, che la sillabazione aibnica, nel menlf'e non i• trasmessa quando il liquido è denso, viene all'opposto trasmessa benissimo cruando i l liquido è mollo tenue. A tale riguardo riferit·òi principali corolla t'i formolati dalregt'egio clinico di Roma. 1• L tt vibrazione ùe1 suono procede in ragione inversa clellu densità, della corpuscoluzione, della etet·ogeneità: 2• Lu densità giudicala alla stregua deg1i areomeLt•i non concederebbe potersi credo!'c soltanto n ben lievi differenze di peso, cosl diversa facoltà conduttrice: 3° La facollà condulll'ice si estingue massimamente pet• la eterogeneità morfologtca e pel' la. corpuscoluzione. Dopo ln pubblicazione del prof. 13uccellì sulla t1·asmissionc dei saoni w traverso i liquidi endoplew·ici di g((ferenle natur·a non ho mai mancato di esaminare la lt'asmissione della voce nogl'infet•mi uffelti du plem•ite, e sono lieto dì riconosceJ•e ONt che; ilrisullamcnto delle mie ossen·azioni, se non in Lullo, concorda almeno po1· la massima pm•le con quello inrlicalo dall'cgJ'egio clinico Ili Roma. In pt·imo luogo mi è an-cnulo di notat·o che lu sillabazione aionira c pr·opriamente In parola. (f'en/((/rè af(lnn veniva assfl i IDPfilio tt'Oi:Hllf'Ssa nelln parte supo: riore dell'essudato che non nella parte il r~rior •. Questo filltC\ secondo la teoria del pt•of. Baccelli viene Rpiegnlo asseti agcYOimenlo. la effetti lo parli solide cioè i gl'lnni di fibrina, i cOl·puscoli put•ulcnli, le cellule di altra specie ecc. debbono pel proprio pC"O depositarsi alla pa1•le infel'iorc del liquido, elle perciò rimane negli ~trali superiOL'i più tenue c omogeneo Sicchè in basso tt·ovRsi un liquido denso e ricco di corpuscoli,. o tnunca In tl'asmissiono dello parolu ufonn, in allo poi illitruido è tenue per guisa da cffellua1·,.,t benissimo tale lt•asmissione. };,\ s i pu6 oppot•re c l1e in alto, dove cio~ la paeolaal'ona ò me~lio lt•asmesso, si tl'ovi il polmone adensalo c non più illirtuido pleuritico, ~icchè r1ueslu migliol'aln lrfismissionc l'ienll•et·ebbe nellu legge foemolala nettamente da P. ~iemayct• che cioè al di là ed l'lnche sui li m ili dell'essudalo PSislc broncoronia fot·te. Questa oblJiezione non può aver valot·e pet· chi considem cb(!. la presenza del liquido, dove si trasmPlLe meglio la pat·ola, ò dimostrut..n chiaramente dai CUl'allet•i che presenta. nel mcJesimo punLo la rercussione. l n secondo luogo poi, in ammalati con essu~lolo pm·ulenlo della pleura como ncll'i11fermo n. 2l, non ho nolnlo la tra:;missionc della parolA afona. treolulrè, ocl mentre l'ho lt'ovalu evidentissima in infermi che aYevano un essuda to sict•oso. l t•i-
911 sultamenti delle osservazioni praticate nella clientela privata C0!1cordano mirabilmente, com'era facile a prevedersì, CQU quelli della clinica universitaria. Ed in effetto non ha guarì in un capitano marittimo, che trovasi sotto la cura del dott. Soleri assistente della clinica medica, ho nota~o un fremito marcatissimo e la trasmissione della parola trentalrè solo in quel lato dbve esiste un enorme versamento si eroso nel sacco pleurale . Laomlc consideraLa da questi due punti di vista la teoria del prof. Baccelli è appoggiata all'osservazione clinica e regge alla critica più rigorosa. Altrettanto non si può sostenere pet•ò in J'iguarclo alla trasmissione della pa1·ola accompagnata dalla pronunzia vocale. Perchè in tal caso la voce è assai meglio trasmessa dal lato sano che non da quel lato dove lrovasi lo spandimento sia ernesto tenue o spessissimo. Laonde t'ucendo pronunziare all'ammalaLo wzo, due, tre ad alta voce secondo il sistema comune di esame, succede costantP-mente che al lato affetto il fremito vocalo è tollo o pc1· lo,mcuo g1·nndemente diminuì to. Questo fatto non va certo d'accorLlo colla teoria del prof. Baccelli, la q~,~g~le perciò si rnostt·a imrotente a spiegare tutti i fenomeni che rjguardano la trasrnissioue delle paeolo e della voce. (La salute, N• 13. - 15 luglio 1876). VAnlETÀ
..
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Anno terzo di clinica chirurgica nella R. f/niver•ilci tli Roma, pel prof. CoSTANzo MAZZONI. Roma, 1876.
In questa nuova sua pubblicazione il pro f. Mazzoni offre un chiaro riflesso del lo.voro cornpiulosi nella clinica chirurgica del romano Ateneo nel corso dell'unno accademico 18i't-7f>; ed è opera egregia sotto molti riguardi, ricca d'importanti osservazioni cliniche e dotte considerazioni patologiche, da essere consultata con molto profitto e soddisfazione dai nostri colleghi, i quali vi troveranno larga copia di utili cognizioni scientifiche c ammaestramenti pratici di mollo valore per l'esercizio dell'arte chirurgica. Il resoconto che è indirizzato ad uno dei più insignì chirurghi d'Italia, al prof. Bezzi della uni;·er::;ilà modanese, è fallo precedere da una prolusione la quale porta in fronte il nome di un altro valente clinico italiano, del pro f. C. Burci, di cui non è abbastanza da deplorarsi la pordiLa immatura; prolusione ìn c·.1i l'autore come già tèce per Celso, intende rivendicare i meriti chirurgici di' Galeno, i quali ·~omecchù non raggiungano a gran pezza quelli di Celso, non sono neppure da Lrascurarsi, come da molti e ullirnamenLe anche dal Bilroth fu pr-omulgato. Galeno non ha lasciato oper·e di chirurgia, ma molle osservazioni e precetti chirurgici si ll'ovano sparsi per la immensa mole dei suoi lihJ•i, ed ove questi si vadano spigolando, apparirà come molte delle cose che s i credono osservazioni o scoperte moderne fossero stato già intravedute, tratlaleoùoperaleda Galeno. Cosìl'autoredimoslra come fossea conoscenza di Galeno la maniera con cui si sospende la emorragia nello ferile, la formazione dellrombo e il modo di arrestare il sangue con la compressione l'uncitorsione e la legatura del vaso, e come non gli fosse ignoto l'espedionle di legare il vaso lontano
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niYISTA D1BL10GRAFlCA
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913
<i.a lla ferila, stabilendo così quel metodo che si è sempre chiamato metodo di AneHo. Prova in oltre, riportando le parole "Stesso di Galeno, che a 1rue~Li era nota la diJferenza fra tendini e :1ervi, e che la pr·aLica da tal uno oggi accarezzala di pungere gli intcslini protrusi per ridurli nella ca vi là addominale si trova dallo stesso Galeno accennata. Fa \'e<ler·e quanto saggi fossero i precetti di queo:;Lo gean medico ne· Lrutlamento delle fratture, èonsi gliando di applicare le stecche solo allora che non vi ha piò timore di fiemm•>nc eù inculcan<lo, durante la formazione del callo di alimentar·c l'infermo con sostanze succulento e nutritive; c come esso abbia il merito tli a ,·er·e proposto cd adottato nelle fratture lt~ posizione che forma la figura merlia delle membPa, ossia che n1aggiorrnente s i a llontana dagli esteemi movimenli omnchè i mu::;coli si stanchino mQno, fonda ndo un metodo che erroneamente molli secoli appresso fu atlt·ibuiLo ~a Pott. Dove poi Galeno supera se si•!'>SO è nPi c>ornmenti sulle lussazioni; eLI è sorprendente la descr·izione anatomica delle -ar-ticolazioni faLla con LaHLa esnttczzu dtt far cr·edel'e che non ~olo ahbiìl seziona lo le scimmie, come egli elice, ma o.hbia avuto in mano anche memht·a umane. Princi palmente impof'lanli e ori~inali sono gli studi sulla lussuzione dell'omero, I'iconoscen<lu il fallo degli ::;postamenti conseculiYi, promulgando il gcan pl'incipio che la Lesta di un osso uscita dalla sua sede naturale chrve seguiee pet• rie11trare la ::::lessa via pePcorsu nell'uscire, cù ai metodi conoseiuti eli ridm:ione aggiungendone uno suo proprio che chiama per cir·co,uùtctionem., co11 cui pone le fondamenta di quel JU('!odo che studiato pr·ofondamente, CòSi elice il :.\lazzoni, dall'illustrò Fabbri di Bologna, <'• oggi il n:igliore elle si uliliiu per ridurre le Ju:;:;<J.zioui dell'omcro c rlcl femore. Oimoslra quit1di non solo uellu r.hirut'gia traumatica Galeno uvere lasciato uLili precelli, mu anche in ull1·i rami della medesima e roncludc con qucsLe parole intol'no la chirurgia di Galeno: completa la tem·iu c la cura della emostatica chintraica nuova e oriainalc la dotl•·ina e. la cura .. ' o . . dello lussazioni dcll'omero; sapicnli e giuste lo rd1~·ss.rom sullo conseguenze delle l'eri te delle ''Cn'-l, e delle lu~saziO~t ~el femore non ridoUe; giustissimi e pioni di senno 1 coJtSJgh e la pratica nella cura clcllc fralluro. A rruesla prolusione tiene dietro un discorso sul. mo_do .col quale il chirurgo deve procedere r>er curaee c~n sani cr·1terr l~ diver-se infermità, lovundosi contr'O la massJ:na bandita dai .neo teorici: Qui sujjìcit ad cognoscenctum. sujfictt uLl cw·andum;
914 RLVISTA imperocchè non solo devesi nella scelta del metodo curativo soddisfare alla indicazione generale, ma è d'uopo, così dice, sapere applicare con saggio criterio l'indicato speciale, e a far ciò occorrono ben alLrc ricerche che non quelle le quali servonoàllo studio diagnostico, e la natUI'a va interrogata in rnoU.o· diverso da quello col quale s i interroga per conoscere e upprezzare la entità della lesione morbosa. E quesLo suo enunciaLo conforta con esempi mie~uti nel campo della terapeutica chirurgica, per qui odi s ta bilire i CI'ilcl'i da cui questa deve derivai'si che sono : ·1• La osservazione; 2• Le sezioni cuùaveriche; 3' Gli esperi menti s ul cadaYere; ~~· Le vivisezioni; 5• L'esame micr·oscopico; 6° L'nnulisi cllirnica._ Poscia acl uno ad uno esamina ques ti punti , illusLrancloli con opportuni esempi e saggie cons ideJ't'lzion i terapeuliche. Quindi segue la pat·te che riguarda il resoconto clinico pl'Opriamente deLLo. E prima vengono gli ascessi che in buon numero fra caldi e freddi furono tr-atlati nella clinica, per la massim<~ parte con esito favorevo le, essendo il m~todo preferito le larghe incisioni e la medica tura col solfato di chinina. L'argomento degli ascessi conduce l'a.uton~ a discorrere del drenaggio, ùi cui accenna lo scopo, la maniera, le opportunità dello. . a pplicazione, insis tendo s ul pr·ecctlo ùi non applicare i tubi so non dopo essere slali immersi permancntementeper più giorni in una soluzione di acido carbolico al5 pCt' cento. Hicorda oggi il drenaggio non solo essere applicnto nelle suppurazioni p l'Ofonde, ma essei'eancoru indicato nelle lesioni lraumaLiclle tonto accidentali quanto regolari per promuovere per·manenlementc cù is tantaneamente llOn solo il sangue che seguita a sLillare dalle ferile, ma anche le prime sostanze segregate dalle ferite stesse, da cui procede lo sviluppo dei gerJni infettivi. Dall'uuf.ore il drenaggio fu applicalo una Yolla al fegato per una cis ti parassilaria che riempiva tutto lo8pazio interno della regione condl'iaca destra, un'altra volla, dal pitmo buccale dovette far·Jo uscire dal collo, ecl un'altea volta fu alleaversata da parte a parte la coscio. per Oemmone profondo. Riconla finalm~nLe essere s lato dal Sirns proposlo, dallo Spenccr-·wells, dal P ettslec e da alLri applicato il drenaggio alla ovariotomiu aUraverso la vagina onde ùar libera uscita al sangue stro.vo.sato nel cavo peritoneale, il quale corrompendosi è causa di setticocmia cd è uno dei maggiori pericoli per l'esito eU questa operazione. Meritevole di speciale menzione troviamo un caso di vas tissimo prolasso del retto con minaccia di s tr-angolamenlo, it
9'15 quale fu condotto a guarigione escidendo circolarmente con Io. schiacciatore dello Chaswlignac) la mucosa ed il tessuto sottomucose in prossimità · dell'orifizio anale corrispondente alla regione degli stlnteri ed aggiungendo a questo laglio circo!a1·e altri tre perrendicolari ed equidistanti della lunghezza ciascuno· di H centimetri cir co, con cui otteune lo scopo di rassodare lo sfintere ana1e so,·e1·chiarnente disteso e resteinge1·e lo. capacità intestinalt'l mellian te tessuti cicatrizii formatisi h\ dove furono eseguite le incisioni e così r·impiuzzare le fibre contrattili del reLLo. Un caso ùi ulcera por-forante del piede, il quale fu preceduto da un senso di formicolio al piede stesso, da suùot'e e gonfi or~ all'arto cot'r i sponde nt(~ lo confermano nel concetto altr<:ì volta espresso che questo male proceda da paealil:'i ,-a!jo motr·ice eli un ramo principale o di qualche fHumento nervoso; col <rual concetto collimano gli studi clinici e rniceoscopici del doli . Dur ante, di cui riporta in fin e d'opera una bella tavolo litografica. Le fistole vescico-vaginali che dul pro f. .Mazzoni furono trattate nella clinica c fuor·i formano soggetto di un'importante relazione, da cui appeenclinmo che quattro furono le fistole vescico-vaginali avute in cura, le quali mediante l'avvivamento e varii punti di sutur<l rnetnllica guo.ri1•ono in pochi giorni; una fistola "\;escico-vaginale guarì pur-e sollecitamente per riuniont3 immediata mercè l'a v vi vmnento in forma conieu dèl muso di · tinca e l'applicazione delle pinzello del Yluscux. Quelle però ehe maggiormente occuparono il pensiero e l'opeea del professore furono due fistole vcscico-utcro-vaginali, clenomina7.ione stabili ta dal Jobert per le Jìstole le quali si apeononel cui di sacco vagina le condisll'u7.ione in parte del cullo dell'utero e in parte della vagina. Su queste fistole volge alcune considerazioni. Hicor<.la che si distinguono in due specie che sono: 1• quello nelle quali l'utero ~i trovo. nella sua posizione regolare ed il muso di linea ve1·so la cavità vaginalc; 2• quelle le quali hanno l'utct·o rctroverso in modo che il muso di linea penetra nella cavità vescicale, e non l'imano a ltr·o nella vagina che la parte posteriore del suo labro posteriot·c. OsserYù che per le fistole vescico-utcro-vaginali, nelle quali l'utero si trova nella sua direzione normale non basta di avvivaee la vagina e faee la sutura, .ma bisogna anche cruenlaee il collo dell'utero per poi riunido col mezzo della s utnea metallica al eu l di sacco vaginalc dove si trova la fistola. È questa la pratica con la qualel'autoreha potuto gua eire ques ta specie di fistole, c quando DJ BLIOGRAFJCA
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t1IVISTA
ha tentato di lasciar libero il labbro a11teriore dell'ulero non ha mai potuto ottenere la guarigione delle fistole. Per lo che stabilisce per massima dover s i in queste fisLole riunire illem))o vag inale al labbro anteriore del collo dell'utero . Quanlo all'aUro.. specie di fistole vescico-ulero-vaginali, nelle quali esiste la retroversione dell'utero e per conseguenza il muso di Linea si trova immesso nella cavi là vescicale, osserva che sarebbe desiderabile chiudere la fistola e ristabilire la regolare direzione dell'uter o facendo la stessa operazione piu sopra accennata. Questo tenlò egli in due cas i, ma dopo tre ins uccessi, due dei CJUali nella stessa malata, dovette r inunziarvi lasciando il muso di linea n~lla sua posizione anormale. L am1de è questo fino ad -ora l'unico mezz:o upplicabi le con speranza di riuscita, n on osLante il grave .inconvenienLe eli cui è cagione n elle donne feconde che desiderano divenir madl'i . I ristrìngimenli uretrali cur·ati n ella clinica furon o nove, alla maggior parte dei CJUali fu applica lo il metodo dellu dilatazione istantanea alla Voillemier, che r iuscì sempre, anche in un caso, in cui aveva f<'!llito a causa della natura fibrosa dei risLringimenli, la dila Lazione g raduale. Fra le cicatrici deformanti troviamo un caso di retrazione .dell'alluce sinistro, la quale fu ope1•ata med iante il processo plastico di \Vaterjones, un nlLrO" di retrazione del sèmitendin oso e scmimembt•anoso operato corr la lenotomia, e due di serramento dei mascellari peP tessuti cicatriziali, uno dei quali bilalet•ale con adcr·em:a parz iale della lingua al piano buecale destro e manca nza della me tù deslra del labro snperiOI·c, il quale fu operato con la sezione del rnascP.llare inferiore col metodo inLrabucc<:~le del Hi;.;:zoli c ln d isse7.io rre soltomuccosa della ling ua, ed aggiungendo la plastica del labbr·o s uperio1•e m ediante un nuovo processo di cheiloplastica immaginato dal prof. ~.fazzoni ste:::so con emigrazione parziale del labbro inferior·e. Dieci fratture che formarono soggelto dello insegnamento clinico furono trattate con !"apparecchio !!:essuto e la iponartesia. Una frattura extra-ucromiale tlella clr:tvicola r-urò con la semplice posizione, alla maniet•a di Celso. facendo stare l'infermo per quasi quindici giorni nella posizione supina, e la guarigione avvenne in manierc1 che dopo venticinl[lle g iorni era appena riconoscibile il punto i"ra~turaLo . Seguono alcuoc riflessioni sulle fratture della clavicola, colle quali dimostra quunto poco valgano in queste fratture lulli gli apparecchi
917 immaginati, e come dopo tanti secoli la pratica migliore siac quella di tenere l'infermo immobile nella posizione supina. Per la cura delle fra tture della rotula insegna l'applicazione· eli un nuovo apparecchio gessalo che ussicura aver e ripetulo varie volte in clinica e nella pra tica privala sempre con br illante successo. Per chi sa quanti apparecchi e quanto complic;ati sono sta~i proposti per la cura tli queste fratture e con qual resultato, sarà il ben venulo questo del prof. Mazzoni qù.Qndo la ulteriore esperienza sia per dimostrame la costanteefficacia. Questo apparecchio !'autore descrive nei seguenti t~rmiri.i: Si ra poggiare l'indice e il rnedio della mano destra di un assistente ai lati del ligamento rotulo-Ubiale c così il fragmento. inferiore viene spinto in alto . Con il dilo indice e medio della mano sinistra applicaU ni lati del ligamcmto rotuleo s uperiore s i fa spingere in basso il frammento corrisponùente; in lal moùo i due f1•amrnenti vengono messi a . mutuo contatto. Allm·u si comincia a gettare i giri di fascia gessalo facendo sollevare al loro passaggio le dita uno dopo l'altro successivamente e facendole ripor re subito uno dopo l'altro nel posto rispeLlivo. Cosi proseguendo pel' molti gir·i di fascia gessata avviene che alle quoLLl'o dita corL·ispondono· quattro cavità })t·oclotlc dalla s olidific.uzionc rapitla dell'apparecchio: in que.stc quaUro cavità si cola nuovo gesso per solidificare i corrispondenli solleva men ti interni. Avviene per siffatto modo che i frammenti della rotula sono mantenuti in contatto da quattro punti inoffensivi a guisa di quaUro leste di chiodo. La descrizione di questo apparcccio è illustrata da una tavola. Varii casi di lussazione curali tutli col metodo della circonpuzione gli porgono occas iono di volgere il discorso s u queslo melodo e rivendicare il merilo di Galeno e del Fabbri il quale va s pecialmente segnalalo per l'applicazione e gli studii fatti su queslo metodo.' Il Mazzoni usò la circonduzione tanto nei casi r ecenti quanto nei casi a ntichi, c fra questi vi fu una lussazione che esisteva da duo mesi ridolla pure con la circonduzione, che dovette ripetere due volle; e non solo ne trasse vantaggio nelle lussazioni tL•aumatiche ma ezianclio negli s postamenti fissi consecutivi al morbo coxario. Fra 'le molte malattie di ossa curate in clinica, molti casi < troviamo importanti di carie e necrosi guariti mercè la sequestrolomin. e la r esezione, e fr-a questi uno più importante di tutli d'osteite ra.refacenl~ della clavicola destra, in cui fu BIBLIOGIIAF1CA
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RIVI STA
eseguita la es tirpazione completo. dell'osso malato lasciando illeso lutto il periostio clavicolare. Dopo sei mesi di cura sostenuta con chinacei e l'icostiluenti, il malato rinvigorito nelle sue forze ottenne una vera guat'igione, avendo potuto r iacquistare quasi tu Hi i movimenti della spalla e del braccio cor·rispondente, dopo che la cicatrice si fu indurita e la clavicola r iprodotta in forma eli cordone in hltta la sua lunghezza. Seguono alla descrizione ùei casi clinici s ulle malattie delle ossa alcune osset•vazioni sulla sequestrotomia e sulle r esezioni. Fra le malattie del sistema sanguigno accade di menzionare un caso di trombosi ùi divePse varici della gamba sinis tra guarite con l'apertura degli ascessi formatis i e le pennellazioni di tintma di iodo; un caso di varicocele operato con la escisione delle varici mediante lo schiacciatore dello Chassaignac, e Jìnalmenle un aneurisma arLePioso-vHnoso tra la carolide e la vena giugulare s inistra, in cui fallito il metodo della compressione digitale, fu eseguita l'allacciaLura del tronco cat•oLideo primitivo sopra e solto il tumot•e. Tutto pt•ocedè regolarmente 1ìno al decimo giorno, ma due giorni dopo venne imponente emorragia che fu frenata col cotone emostatico, duo giorni appresso ancora nuova emorragia che fu arrestata coll'allaccialura della li roiùea superiore. :\la l'indi vi cl uo r eso gravemente anemico, non osLanLe cho gli venisse opet'ala la trasfusione dd sangue do vette socco mb >~re . Alla au lossia furono riscontrati ascessi m~t.astnlici multipli ai polmoni. Numerosi furono i casi di Lumot'i estirpati, sarcomi di varia specie ed in var·ie regioni, epiteliomi, fibromi, un condro·mlxosat·coma alla regione pat•oLidca ripeodollosi, un condr·o-lìbf'orna alla medesima regione, un encondroma della mano destra ed allri di minor conto. Mel'ile,·ole di speciale considerazione ci sern))l'a un caso di epitelioma della ampolla r ellale e della ,parete poslel'iot•c della vagina . Questo tumor·e occupava tulto l'oriO cio anale eslet·no e si prolungava pel' oltre cruattro centimetri nell'ampolla rcttale e LeJ'm inava nel seno vaginale corl'ispondenLe dove s i estendeva in alte7.za pel' oUr e tre centime tri. Fu eseguita In es ti!'pazione con due tagli semicircolari che cominciando due centimetri al daYanli della comrnissura poslcrio1'e della vulva veni vuno a r nggiungersj a qualche cenlimett'O innanzi ul coccige, e quindi amputanùo il retto insieme al suddetto sello con lo schiaccialorc dello Chassaignac applicato al disopra dello· sferilet•e inlel'no. Allacciate le due trasversali fu l'istabililo l'ano con quallro punti di s uLul'a me -
J diante il Dio d'a-rgento che ravvicinavano la pelle del perineo
e ì margini del retto tirato in basso: La parete retto-vaginale fu ristabilita con altro punto di sutura incavigliata La 1 inferma guarì completamente . Operazioni d'ernia ne furono in clinica eseguite quallro, Lre delle quali con esi Lo fortunato, una seguita da perilonite e da morte. Di calcoli ves_c.icali occorseJ'O sei casi, tre ll'attatl con la lltrotrizia seguHi dalla guarigione, ed altri tre con la cistoLomia coronaLi dal medesimo resultato. È finalmenle dcscT'iLlo un caso, benchò non occorso in clinica) di cisti ovarica, in cui fu pt•ati~ata la ovarìotomia, eseguita con l'ass istenza del profcssoN~ dal ùott. Durante aiuto della clinica slessu, la quale ebbe per esito la guarigione. Tel'mina il volume una lezione clinica sugl i spostamenU -eonseculivi al morbo coxal'io , cominciando dallo spiegare in fo~·mo. chiara e concisa il fatto dagli allungamenti c scorciamenti appaeenli e r eo li. Pér r1uelll sostiene col Bonne t e il Margul'y che la caust\ che dclermina la posizione primitiva stia nel modo didecombel.'e del malato cioè sulla lo malato o sul lalo sano, avendosi la 11ession ~, abduzione e rotazione interna n el ctecuhilo su,! lato affetto, la flessione, abduzione e rotazione inter na nel de<.;ubilo sul IaLo sano. L'accorciamento reale lo Ja derivare <.;On la mag ~ior parte ùegli autori, dulia emigrazione e svasamenLo del colilo in allo e posteriormente; darlo arresto òi 'sviluppo longitudinalc del mc~mbro per distacco della epifis i; dalla atrofia generale dell' arlo per pl'olungala immobilità e rat-amenLe pOI' Jussazione iliaca. L'allungamento r eale nvvisa non s olo essere conseguenza delle lussazioni nel foro ovale, od anche secondo pensano H ueter e \Volkmann della osteomialìle del coHo del femore, ma potere l'allungamento reale di 'pochi cenlimelt'i essere anche prodotto dalla sublussuzionc ischialica essendo o no l'o l'lo catiloideo eroso comp!otamen te. Ma la parle pili. importante di questa lezione è quella che riguarda il trattamento di tali sposta menti del morbo coxario, pei quali, acceltando il 1wincipio s tabilito dal Palasciano, essere essi da considerare come ordinarie lussazioni, consiglia e con esempi dimostra dovecsi seguire lo s tesso Lt'Ullamenlo: e pel'ciò nella defot'milà costituitu dalla fl essione, abduzione e rotazione esterna uso.rsi lo stesso pr·ocesso che nella Jus . sazione della testa del femore nel fOL'O ovale, a cui somiglia come tipo; nella flessione) abduziOlle e rotazione intema lo
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RlVIS'rA BlDLlOG.RA'FICA
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stesso procedimen Lo che nella lussazione iliaca. Come "a queste l ussazioni, applica agli spostamenti in discors o il metodo della circonduzione; e quindi stabilisce questa regola: che nello allungamenLo tanto apparente che reale, tanlo della misura di d.ue centimetri: che di cinque si debbono esegui re le seguenti manuali là: 1• abduzione esagerata; 2• tlessione esageraLa fino a mettere l'arto a livello inferiore del bacino; 3• rotazione interna; 4• estensione dell'arto; 5° nell'eseguil'e.la rotazione e l'estensione un assistente spinge il gran lrocanlere in una direzione che obblighi la testa del femore a sormontare l'orlo cotiloideo o a rientrare nella sua sede antica. Che nello accorciamenlo tanlo apparento quanto reale, ov~ non si tr&tti di difetto di sviluppo del collo del femore o di distacco della cartilagine epifisaria, la maniera è (ruesta: P esagerare l'adduzione; 2" flettere l'arto in modo che la faccia anteriore della coscia locchi s ul ventre;:~· rotazione·deU'arlo in fuori; 4-" estensione dell'arto; 5• pressione diretta sul gran kocan tere per obbli gare la lesta del femore a Pienli'are nella cavità cotiloidea. Quindi riporta sei osservazioni raccolle nella clinica di tali spos tamenli ridolLi con la CÌ1'Conduzione: tJ:a questi due vere lussazioni iliache posLet·iori e superiori, una delle quali con osleopor osi della Lesta del femore e con produzione !Jbrosa nella cavilù coliloidea, r idotte completemente con la circonduzione; altre tre deformità diagnosticale per sublLtssazioni, due iliache ed una ischiatica, e nello ese~uire la circonduzione potè verificare la mancanza dell'orlo cotiloideo ma gli arti ritornarono alla loro direzione normale. Nel sesto caso il giudizio era incerto fra la lussazione iliaca e la distruzione della Lesta del femore; la circonduzione dimostrò che l'apofisi era distaccata . Il D .irct toro
P. E. MANAYRA ColonneUo medico, membro del Comitat-o di sanità militare.
Il Redattore
Dr FE DERICO TOSI Capitano medico.
NuTINJ F EDERico, Gerente.
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MEMORIE
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OTTALMIE NEGLI ESERCITI STCOI MEDICO-STATISTICI SITLLK OTT ALM!f GRL'ffiLOSK IN RAPPORTO ALLA ISTITCZIOWE DEGLI SPEDAJ.I·OEPOSITl PEGLI O'l'ULMJCI
I. Riuniti nell'esercito nozionale del Regno d'Italia, finalmente costituito nell'anno 1860, i contingenti delle varie e fino allora divise provincie, si vide che i mali d'occhi erano frequentissimi. MolLi erano i soldati vecchi già malati, molte le reclute che ammalavano. Il danno complessivo era grave e luogi dal tendere a limitarsi pareva disposto ad aumentare. Nel 1864 una nota ministeriale (~. 1~f.) in data del 2 ouobre inslitui,·a due nuovi stt·aordinari servizi direui a temperare questo minaccioso Sllllo di cose. Venivano insti tuite presso gli spedali militari del capoluogo degli allora esistenti selle dipartimenti militari delle scuole di clinica ottalmi ca pei medici subalterni. Queste scuo1e dovevano essere regolate a tenor•c di una Jstt•uzione emanala dal Consiglio supel'iore di snnilà militare con circolare (N. 2G) del27 ollobre stesso. Venivano inoltre i nstjLuiti 59
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DELLE OTTALMIE
dei depositi pei militari oLtalmici, e con nota ministeriale (N. 155) del 27 ottobre medesimo se ne stabiliva uno nella città di Faenza. Erano-incaricati della scuola pratica di clinica ottalmica dei medici di reggimento (cct,pitani) mediante disposizione ministerlale del ·17 ottobre anno stesso. Fra questi, lo scrivente veniva destinato allo spedale militare di Bologna, capoluogo dell' allora 4• di partirnen to. La cosiddetta oltalmia bellica o granulosa doveva formare l'oggetto principale di studio pratico in queste scuole. Dallo spedale di Bologna dove\'ano essere mandati al deposito di Faenza quegli ottalmici la cui malattia dopo di ess(~re stata di maggiore o minore emità era ridotta a tenue grado, ma pertinace, stazionaria .e di lung·o corso . . Persuaso io sempre che il tenere per proprio, conto annotato ogni fatto medico il quale casca· sotto la osservazione, sia una sorgente copiosa d'istruzione, come quel mezzo che aiuta, rinforza e rischiara la memoria, tenni, da quando presi il riparto oltalmici, allora destinato a scuola clinica, un mio privato registr0 nominativo di tutti i miei malati. In esso oltre le date indicanti il loro ingresso e la loro usci La dul ri parLo, erano separati gli esiti delle malattie e queste bfevemente indicate. Questo registro lo tenni per un decennio; i materiali di cUi posso disporre quindi, traendoli da esso, non sono pochi nè spegevoli.
IL Li H febbt·aio ·1870 una nola minìsteriale (N. 7) portava la soppr·essione di tutti i depositi pegli ottalmici a datare dal '1° aprile successivo. A quell'epoca cessava quindi di esiste.re anche quello eli Faenza,.i cui
• NEGLl ESERCITI
923
doc:umenti amministrativi e medici venivano ad essere eo ifcentrati presso lo spedale di Bologna, pella sop-' pressione anche eli quello di Forlì. Io aveva la nota nominativa e la data di entrata di tutti .gli uomini che dal mio ripano·erano passati al deposito, e mi pungeva desio di rilevare la sorte loro u]teriore ad oggetto di studio e di J•icerca s.t n t.i~tica. A tale elletto chiesi autorizzazione di eompulsare il registro d'entrata di quel deposito (mod. N. 6 del Regolamento sanitario in campaqna del 23 aprile 1859), nonchè le cartelle cliniche, auttH·ìzzazione che mi venne eoneeduta dai miei superiori, presso i quali e tutti e in ogni tempo come arlora, ebbi occasione di trovar favore ed .incoraggiamento in ogni lavoro e studio di!'etti al bene del servizio. È col cuore commosso che colgo l'occasione di fare testirnonianza del mio grato animo verso di loro, d0lente solo che le mie forze e la mia buona volontà non abbiano potuto produrre vantaggi proporzionati ~Ila aspettazione che potevano ~~ssi concepire, in paragone dei loro appoggi e della loro solerzia verso -di me. Dalle ricerche intraprese ho potuto metter i nsiemé 11 seguente quadro. In esso cronologicamente si trovano a.nnotali per trimestri il numero complessivo degli uomini trasferli dallo speciale al deposito; la loro sorte definitiva; la durata .della loro permanenza conteggiata cumulativumente tra spedale e d~posito, nonchè talune annotazioni esplicative in proposito degli esiti . 1
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DELLE OTTAUIIE
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NEGLI ESERCITI
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(l, - 36 Morti per tubercolosi polmonare ·l dopo 8!. 4 dopo :293 giornate. 1 - - 33 Riformato per ti si corneale dell'occhio destro dopo 300 giornate. - - - t5
Riformato per leucoma cicatricoso all'occhio destro, gior. 22•1. - - - 21 27 - - - 12 - -- -- 15 -
- - -- 13 ~ per tubercolosi peritoneale dopo 301 giornate. ~ per - -- -- 3:324 Mortitubercolosi polmonare dopo ~ ~ 9. Riformato por pleuro-
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polmonite cronica, giornate 432. 21 Riformato per tubercolosi polmonal'<l dopo 328 giornate. 59 Morto per peri toni te tubercolosa dopo 490 giornate. l
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DELLE Ol'TALMIE
III. Considerando questo quadro il qua le comprende 46'7 storie di casi clinici, molti sono gli argomenti d'istruzione che se ne possono trarL'e. Tutti presenta vano asperitudini palpcbrali, quindi il campo allo studio
delle conseguenze e dell'andamento di queste era abbastanza vas~o per tnnne profitto. La statistica bene intesa la quale aggruppa fatti c li .rappresenta con numeri, li studia e li notomizz.a sotto i diversi aspetLi, ì quali possono portare ur,J util e contributo alle cognizioni umane, certamente è nfezzo po tente di ammaestramento. Il momento saliente, quello che predomina su tutti, e che viene posto in chiara luce da questo quadro, è il fatto della lunghissima durata delle malattie oculari con asperitudini paJpebrali. Se ne consultino le cifì:e della seconda parte de) quadro. Questo fatto mer·ita di essere studiato come quello che è f~Hlo capitale di intere:sse wnanitario, discipli-
nare, amminist·ratt:vo.
IV. Gravissimi, è necessità convenirne, sono gli effetti di esso. Si rivolga l'attenzione al faLto in sè di una lunga permanenza in uno sLabilimento di sa lute falla da un giovane, per una malattia locale e se ne studino le • conseguenze. Negli spedali in genere queslo giovane è condannato
NEGLI ESERCITI
927
all'inerzia muscolare, dacchè unico esercizio consentito è il passeggio all'aria libera dei cortili e dei giardini, molto meno libera ce1·tamente di quella della campagna. Aggiungasi che questo passeggio fallo in luoghi per ispazio generalmente angusti, si limita per lo più a mutar passi, ma non a vere passcggial.e, ed anche ciò per non lungo l;empo e quando lo stato dell'atmosfera lo permella. Pel' converso è ten uto n starsi ritirato e respirare l'aria confinata delle infermerie per lunghe ore notlume, <·he in taluna stugione formano la maggioranza del giomo. Che l'al'ia coufinata delle infel'merie, per quantunque le meglio tenute, sia mezzo confac en te alla Yegetazione della pianta uomo, certo che non può più discutet·si. I nostri antichi connazionali, i 1'\.omani, religiosam ento Cl'edcvDno che ogni luogo avesse il suo Genio tntela1·c, e pm troppo il Genius loci esiste nelle infermeri e, colla differenza che non può esser·e annoverato fru i tLHelari. t'ari<~ delle stesse non può non essere che più o meno mefitica, mai pura, e l'azione della stessa, elle si impone e sempre e su tutti , é circostanza malefica: guai ai male disposti perchè sono i predestinati. La flu anza di qualunque sia lo spedale, per ricca la si supponga, non può a meno di limitorsi ad un vit.lo regolam entare più o meno monotono c generale. Pur troppo però la ricchezza noa abbonda, nè può abbondare in consimili stabilimenti; ben cont~"nlo è il filantropo quando ha la soddisfazione in essi di imbaltersi in una ben intesa economia che non degeneri in grettezza. Questa soddisfazione mi gode l'animo aver sempre p1·ovata e provare non solo nello stabilimento militare (Bologna) cui interpolatamente per anni ebbi la sorte di prestar servizio, ma anche negli ~Itri del regno o militari o civili. Conclusione è che la vita d'ospedale, alla lunga durando, non può a meno di riuscire contraria alla conservl.l.ZJOoe
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DEI.LE OTTALMIE
e riparazione di un organismo d el resto sano e bisognoso di aria sana, di moto e di variato ed abbondante nutrimento . Queste sono le principali cause atte a produrre non benefici efl'elti; dico le principali dacchè fra altre non è raro la clausura origini un'abitudine capace di minare le costituzioni ed impoverire il sangue. Ora quesle cause, che sono ine\'ilabili in una lunga permanenza, colla loro diuturnità sono tali da impoverire gli elementi del sangue, orig inare la oligocmia, e dar adito o.lle varie cachessie. Un tale andamento di cose si verifica presso a poco anche nei deposi ti, quantunque i n proporzioni forse minori pella possibile maggiore attività muscolare.
v. lo so b ene che talun profano leggen do queste righe le direbbe forse minuzie, geremiadi, o speculazion i di mediche teorie, ma lo igienista cosi non la pensa, dacchè è dietro queste rninuzie che si nus conde il lurido spettro della fisica disorganizzazione delle umane costituzion i. E valga il vero, si guardi alle colonne del quadro morti, riformati e si vedrà che esse portano un complessivo numero di 13 uomi di,,isi pet· esito e per cause come segue: Morti.
Per scorbuto c tubercolosi polmonare 1 dopo 507 giornate. Per tubercolosi polmonare 3 dopo 82, 119, 293 giornate. Per tubet·colosi pet·itoneale 1 dopo 30,1 giornate.
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NEGLI ESEitClTI
Riformati.
Per fa tti oculari 3 dopo 221, 249, 300 giornate. Per ernia ioguinale 1 dopo 163 giornate. Per polmonite cronica 4 dopo 132 giornate. Per tubercolosi polmonare 1 dopo 328 giornate .. 1
Da questi riassunti vcdesi la t ubercolosi quale la precipu</- cn,usa distruggitrice degli organismi u.lla quu.le si associa lo scorbuto. Aggiungasi che a queste modeste ma gravi cifre, perchè. riferite a casi deGnitivamente luHuosi, è mestieri aggiungere la cifra della colonna licenze. Sono 109 uomini i quali relativamente guariti della malattia oculat·e, ernno in Lule stato di deperimento generale da non poter riprendere il senizio, ma aver bisogno di un temporaneo riposo. A ridurli in tale condizione vi aveva una gl'an parte la ol(goemia e moltissime volle lo sco?'b7tto, sempre 'i.l de teriorarnento della costituzione. Queste eloquent i cifre che riassumono un cost cospicuo numero di fatti congeneri, a me sembra siano tali da rendere persuaso qualunque della graviti\ delle conseguenze umanitari e le qual i risultano dal f,Hto della sola lunga permanenza, e servano di prova che ben malefico è il Genius loci accennato, se così di fre quente sì esLrinseea sotto forma dì oligoemìt~, di sco,·buto, di tubercolosi.
VI. Le spese pel mantenimento dell'esercito, quantunque gravissime, sono produttive fino a che i componenti il medesimo sono alti a con1piere le funzioni proprie alla • •
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930 DELLE OT'l'AL:UIE sfera loro rispettiva. ~Iancando questa condizione gli uomini cessan o di esser utili, devono essere considerati come non valori, anzi come valori passivi. Quanto più lungo è il tempo nel quale perdurano in questo stato, tanto maggio re è il danno amministrativo e finanziario. La diuturnità delle malattie oculari apporta un contingente assai grave a questo danno. Il mio quadt·o porta su 467 uomini: Morti . 6
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Usciti pe r fin e di lerma 6•1 Usciti in licenza di convalescenza 109 vale a dire uomini definitivamente perduti ·13; uomini che dopo malati più non furono utili al servizio durante la loro z·eslan te ferma 61; uomini resi tcrnporariamente, ma assai lungamente passivi •l 09. Qu esti non impugnabili risultati el i ri cerche son o degni eli Lulla allenzione. Tanto più quando si consi dera che Ira i 279 uomini che mi ri:;ohano come entrati ai co r·pi, molti e molti cascano sotto la categori a dei congedati per' fine di t'enna, non avendo a questa colonoa separata addebitati rhe quei soìi dei qual i ne trovai la relativa anno tazi one sulla ca1·tella clinica de l deposito, mentre sono cez·tamcnte di più, visto il coincidere clelia lol'O uscita col! a data del congedo di talune classi. Jnollre dalla ispezione delle permanenze in dividuali sul t·egistro nominativo troro un altro fatto degno di nota . .Kel secon do trimestre del ·18G6 fu eombatluta la guerra nazionn le d'indipend enza contr·o gli Aus teiaci; dei •107 uomi ni entrat i al deposi to a tutto •1865, soli 8i erano usci ti e rientrati al corpo in tempo utile per prendet• pane alla campagna: e dci 53 entrati nel 1866 a tu tto il maggio ne erano usciti &. so li. I non valori di quella solenne ciz·costanza furono 72 su 460; poco
NEGLl ESERCLTl
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meno della metà. E dire che per ottenere questo risultato le permanenze di questi •160 uomini raggiunsero la I'Ìspcttabile cifra di: Giorn ale di permanenza allo speciale 11,596 Giornate di permanenza al deposito 38,8'1O un totale di 50,.\.06 giornate. Noto poi che questa somma non comprende la perm anenza di quell'uomo che fra i ·160 fìgura al 11o u·i mest!'e del 1!866 nel quadro come di esito ignoto. Questi risultati parlano da sè e non abbisognano di commenti.
VII. Pel' poco si sia avvezzati a convivere coi soldati e conoscere la vito militare, facile è persuadersi dei tristi efT'eLti che produce sul morale d[ essi la loro lunga perm anenza negli spedal i e da ciò quanto ne scada la IOI'O diseiplina. È comune ai soldati poco volenterosi essere spessissime volle annotati sulla lista giornaliera del capo1·ale di setti man a per la visita del medico. In genere il soldato che passa molta parte dellçt sua ferma, peregrinando pei riparti d'uno spedale, più che un disg1·azùtto è tm cattivo soggetto. ln pi'oposito delle rnalallie oculari quesla legge generale ha le sue eccezioni. 11 fatto però che quesLe malattie condannano ad una lunga permanenza anche il buon soldato, ha una conseguenza di contraccolpo anche sui cattivi . Lo svilupparsi di un'epidemia di mali di occhi f\l'Csso un reggimento porta seco una quantità di misure all·e a menomnrne i danni, necessarie, ragionevoli; pure è innegabile che quanto queste provvedono al bene generale, lanlo SI prestano ad essere
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DELI,Jè OTTALMIE
largamente sfru ttate dai cattivi soggelli. Base del carattere del cattivo soldato è la tendenza ;di'inerzia, e pur Lroppo al tanto rimproveratoci, ingiustamente geneJ·alizzandolo, dolce far niente. Passare la sua ferma col menomo di fatiche, con vitto suflicienle, senza essere obbligati a sottostare a cure rigorose, è tentazione che bene spesso seduco non solo il cattivo soldato, ma col tempo anche H buono, impigrendolo. Aggiungasi che pur troppo non mnncano gli stoici, pe1·chè speculato1·i, capaci di procurarsi o mantenersi e collivarsi addosso una malattia d'occhi, la quale in caso disperato fa a lot·o balenare una piccola ma pur vitalizia sovvenzione, con1e giubilazione, ed alla meno peggio un congedo anticipato per semplice rimando. Gravi parole sono quesle, ma pure c Yerità che per quantunque brulla troverà le sue prove in allro lavoro.
VliI. Dopo tutto questo che le lunghe perm.anenze per malattie oculari negli s ped ali, nei deposi ti si eno fonte di rilevantissimi danni ed umani tarii ed amministrativi c disciplinari nessuno negherà, tutli affl3rmeranno. Da ciò logi co ne errwr·ge il bisogno di stucliare le cause che valgono a produrre queste lunghe perrnanenze e terHur di conos cere se esse sieno o meno veramente tutte, una impr·escindibile necessità e conseguenza delle sole malattie oculari stesse. Dissi che i miei 467 uomini erano tutti affetti da malallle oculari con asperitudini palpebra! i; eccoci condotti a studiat·o questi generi di ollalmia solto il punto di vista della durata loro, e vedere se le
'NEGM ESE~CITI
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lunghe permanenze si devono al solo gepere di malattia, o se questa causa, che è del resto la precipua, venga influenzata da altre ci rcostanze più o meno aro ovibili.
IX. ,Gli antiehi avevano fatto delle asperiLudini tutta una mescolanza, nè le avevano divise coroe i moderni nella essenza loro patologi ca, pure ci lasciarono alcune notizie sulla durata e sulla rispettiva importanza di esse, desunta dal loro aspetto . Ippocrate disse - ;epovtat - croniche, le otlalrnie accompagnate da aspe'rÌt1.tdini- É1wpuow; éoro~v - (~). Celso parlando della aspritwlo dice: « fitque ea in aliis brevis t·n aliis longa et quae vix ~mqt~am (irtiat·u r » (.2}. Queste espressioni certo è che non possono indicare altro che una durata luoga non solo ma lunghi ssima; sono però espression i generiche e noll'a!Lro. Al tempo
di Aezio le cognizi;mi compnl'iscono meglio dettagliate; egli dice che è cconica, vale a di re che dura alla lunga, quella asperiLudine la quale ind ura e incallisce acq n,istan do il n ome di tilosi, ed asse risce che la asperiludine più difficile a sanarsi (sTò'os O'uat~·<'W't"~pcv) è quella nata senza flussio ne e che ha l'a spetto di piccoli veggioli sotto le palpebre (3 ). Queste idee sono riprodotte in fondo an che do. Paolo il quale accenna. che Je asperitudini diventate croniche e du re acquistano il nome di tilosi (4). Questa denominazione di (1) lPPOCRATE. Libro so, dei m.orbi epidemici.
{2) CELSo. Libro sesto, capo 11•.
{3) Anro. Libro 7°. Semhra elle sot(.o q ltesta descrizione si possano ri-
collOscere le vere granulazioni o linfomi dei moderni. (4) PAOLO. Libro 3'.
934· DELLE OTTALlllE tilosi dei greci indica che ad essi non er·a sfuggito di osservare dei cambiamenti ne>lle asper·itudini che avvengono in quelle di un lungo decorso. Di più Aezio avverte la complicanza di ulceri corneali con asperitudini palpebra! i (·1), cognizione questa ripetuta anche da .AiessanJeo (21. Naturale la induzione eh~ questa complicanza non possa a meno di remler pi1'1 lungo il corso Jella malattia e più d iflicile la guang,one.
x. Le medesime cognizioni più ampliate si trovano postet·iorm ente presso gli Ar·ab i. Rhascs che è il primo il quale anene la possibilità di nesso tra le asperitudini (scabies) ed il panno (sebel) •w~enna che queste d ue ma laLLio « rvaves sltnt et c~·onicce: et vix cumbilc.~ » (3). Ovvio è il pensare cl1e le aspe l'ittHli ni palpebrali quando complica te specialmente ul panno cornen'P., uon possano a meno di riuscire di un andamento lunghissimo e talora i ncur·<~bile, più di quando sono complicate a sole ulceri della cornea. La cognizione dei mutamenti cui vanno soggette le asperitudini che hanno una lunga durata, l'u meglio dettagliaLa da Avicenna. Qu.cslo medico maomeLtano cominciò a far conoscere una clinica separazione della malattia in istadi che bene spesso si verifica, s1adi che sono in relazione con unu gradazione di andamento, in causa della diversa possibile malattia. '1o Stadio. Prurito con asperitudini. (l) AUIO. Loc. ciL. (2) ALIISSA!\DRO. Libro 2", capo 60.
(3) RnASes. LWer nom~s Almwnsoris.
NEGU ESERCl'fl
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2° Stadio. Asperitudini vegetan ti con infiammazion e delle palpebre e della cornea con ulceri della
stessa. 3° Stadio. Asperitudini indm·ate e callose. A questo tet·zo ~tadio di vero croni.cismo vedesi che egl i ri(erivn la grossitudo palpeb1·antm, p robabilmente l'intasamento cronico della congiun tiva specialmente delle forme miste, e la lapùlositas ('l), probabilmente lo stato dì dcgeneràzionc gra ssosa dei moderni la quale corrisponde al la titosi dei gt·ec i. Al decimo secolo come Avicenna appartiene l'Arabo Giovanni Serapione il quale porge nozioni più specificate in qua.mo alla durata delie varie fo rme . Al cupo 5° della practica ia una divisione delle asperitudini la quale, falla astrazione dai nomi s tranamente greci che egli affibbia alle varie gt·adazioni, l1a eiò .nonpe rtanto un qualche valor·e elinico scientifico. Egli dice: « Le specie di asperitudini pal7Jebmh sono quattro: quella c/ze in {j9'eCO dicesi tcmLSSi o 1J1'U?'ilo; la secconda è la t·l·ao!l'ite, di cui è cM·att(m:stica la asperit'udine: la te1·za è la sicosi di cui è ca-l·atte1·istica la ficosità: la quarta è la callosità di cui è cet9'atlenstica lo ùulu1'imento (2) . La, p1·i1na specie eli queste quattro avvfene nella 71m·te intema della 1Jalpeb1·a superio1•e sulla p·1·ima sua membrana e lct conseg~dta un vw(l) A VICENNA . Canone libro 8•. ~'en. 3°. Trattato 3°. ('2) 11 testo dico: < Species scabiei su n t q uatu01•: ex quibus es~: quae no-
-mìnautur greco satatatis, idcs\ p•·urHus: et socunda es.L La1•ac'JtiS ec ei us inj.entio est asperitas: et tertia cunisis et eius intentio est .tlcus: et quarta est sla.rangusis et eius intentio est exsiccatio >. Ques·te denominazioni n ella edizione di Serapione fatta da. Ottavia.uo Scoto a. Venezia nel MDL'XX sono anche più strane il che dipende più che dall'Arabo forse dal tradutlore. Bdi:rioWJ Scotò. J. Sa Laratis forse •raraxis I. Dissuris forso Dasima 11. Taracutis • Trachites Ir. Tuicutis " Tracbites lll. Cunisis • Sicosis nr. Sucufnris ,. Sicosis 1 v. Starangusis ,. Sclerositas. lV. Tutusuis • 'filosis.
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DELLE OT1'ALY11!.
lento rossore. Nella seconda vi ha prurito maggiore che nella prima specie e la conseguitano un violento dolore e un senso di g1·avezza. È tuttavia comune a queste due specie anche ttn aumento di secrezione che avv{ene nell' occ(Lio. La terza specie è più (orte della seconda e più difficile (da curarsi}: e giunge a questo con violente asperitudini, comechè avven,qa nel profondo della palpebra (al fornice congiunti vale?) un foro, una scissura la quale è consimile a q'uella dei fichi: e pm· questa causa questa speàe dicesi (icosit_à, vale a di1·e simile al fico. La quarta specie 7Joi è di più g1·ave d'if(icoltà della seconda e della terza, ha rnaggior·i le asp1·ezze e du1·a più lungo tempo » (-1 ).. Da questo passo vediamo disegnarsi dettagliatamente delle asperitudini variam ente divise oltre che per gravezza anche per durata. Le due ultime specie sì riferiscono alle asperi tu d in i fattesi carnose, ed a quelle cbe subirono la degenerazione grassosa: queste sono da Serapione collocate nella categoria delle più difficili da sanarsi, e delle più durature, e questa è cognizione con sentanea al Yero an che al dì d'oggi. Le altre dué specie le riteneva per converso come più leggiere, dal che è ovvio ìnferire le ri tenesse per meno durature. Me sue puro di vide va le asperi tudini palpebra li (scabies oculo1·U?n) in due categorie vale a dire in «subtilis et non multt. temporis » ed in « g?·ossa et chronica » (2). Nella prima consigliavo. lu pmgnzione del corpo, nella seconda dopo la purgazione e la flebotomia la· « frict x'o scabiei cttm foliis pm·ietan·ae » e congeneri. Da ciò facile inferire che la durata delle due qualità (l) Serapionis medici Arabis celeberrimi etc. Praclica. Ven.MDL. Apud
Ju ntas. Cap. Y, pag. 12 retro. (2) MESVE. Libro 2°, cap. G0 •
NEGLI ESERCITI
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Ja conosceva diversa e sapeva che la sottile (dasima) cedeva a mezzi più blandi e quindi durava meno della grossa (ficosità).
Xl. Da questa rivi sta delle scritture mediche degli antichi, risulta che essi conoscevano a.speritudini palpebrali di poca durata e di poca en tità, mentre ne conoscevano altre di andamenlo assai lungo e cronico. Di qui risulta che a cause di questo andamento lungo assegnavano: 1° I mutamenti e successioni morbose cui vanno soggette le asperità stesse, le quali da semplici irsuzie (O'MuJJ.<X) si possono fare carnose e vegetanti (croxwO't<;) per poi tramutarsi in callose ('roì.c;.mc;). 2° Le complicanze cui si accompagnano alla cornea, ulceri {ÈÀ%~S) e panno (sebel). Un'altra ragione dell'andamento lungo di questemalattie oculari è quella che esse vanno soggette afrequenti recidive in sintomi acuti, nella quale circostanza cresce la asperità. Ques ta vicenda è chiaramente annotala da Celso quando dice: «nonnunquarn etiam ex aspritudzne lippitudo fit, deinde aspn'tuclinem ipsam auget» (1). Aezio parlando del noccvole conato (ém~).<X~is É.1t'(Xetpl]ft<X) di raschiare le asperitudini, avverte come vengano in questa maniera a stabilirsi delle cicatriGi, ly quali sono causa di continue flussioni (cruveX.<i'N p~t·!J.<X't'LSJ.I.cJJ\1). Quantunque la causa accennata da Aezio sia vera, non è l'unica a produrre questo effetto; resta però il faLlo che egli vide, come (l) CRLso. r.oco citato, Gtornaze àt mcalctna. militare.
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DELLE O'l'TALYIE
noi vediamo al dl ù'oggi, gli ottalmici con asperità palpebrali esser soggetti a tali recidive, vale a dire a flussioni oculari continue. Anche questa caratteristica quindi di tal genere di malattie oculari non era sfuggita all'acume di osservatori antichi.
XII. I modern i sopra la durata della malallia sono di accordo cogli antichi, se non che preeisano meglio i termini della dur·ata . Il dott. Ebt~~. dopo enumerate le complicanze alle membrane del bulbo, le quali non possono a meno di per sè stesse che produrre una lunga durala, dice: « Come le addotte complica;;ioni anche altre fra le quali giu,ocano la parte principale le enormi granulazioni, qtutli grani, vescicole ad uso uova di pesce, villosità, cavoli fiori, more ect altri aspetti, fanno in cltt1'ata della malattia spaventevolmente lunga per dei mesi e degli anni» {·l). Più lardi si venne alla distinzione delle nsperitt:dini in papillorni cd in linfomi o norma della base loro o.natomico-patologica, nè per qu esto si mn lò codesta conclusione. I papillomi ed j Lracomi hanno in genere un corso lenlo e lungo; gli ultimi però assai più dei primi. Wecket' a qncslo proposito ci offre un giud izio ehe merita di essere riporlnto, appr·ezzando la di(fcr·enza che passa fr·a paprllomi c tracomi riguardo all'esito eà • (l) Traduzione letterale. -
Dfe .JOfletWnnte contagfò.fe etc. TOn DOR-
KARD Euw. SLuLtgart 1839, pag. !Jll, 9 43.
l'I""EGU ESERCITI
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alla durata dice: « La cw·a che noi prendiamo per ben
fissare ciò che si deve intendere per gran ula;;ione non è senza irnpM·tanza; è la base clel nost1·o p1·onost1:co. I n fatto , se noi incontn"amo una mucosa la quale ci offì·e uno sviluppo considcrc~;ole delle sue papille, ma senza complicanza di vere granulazioni, noi 1)ossiamo emettere un pronostico abbastanza favorevole, benchè sia impossibile di Ticondurre allo stato normale una congùmtt"va così lesa in minor tempo eli due o tre mesi. Il p1·onostt"co sarù tutt'altro se la, congittMiva si trova irta di ve1·e granu/a::;ioni. lfon ci sarà possibile allo1·a di ?'endere alla mucosa il suo stato normale che dopo una cura eccessi'l.lamente lunga, e noi non potremo che rarissimamentc 1·imediare alla produ:;ione di una folla eli cicatrici che sono la conseguenza delle vere granula:zioni » ('l). Qncs to passo fa rilevare come i ve t· i papillomi più semplici i1opicgano a sparire un tcrllpo non minore da due a tre mesi. Il Del Monte nelle sue note cliniche dice: « Quando adunque la ft'f'f]tten;:;a spavenlevole con la quale le affezioni corneali si complicano al tracoma papilla1·c io attribuiva ·in ]Jarte al trattamento molto brusco di quest'ultimo non esn{Je?·ava affatto . . . È vero però che tma guarigione completa si è fatta semp1·e attendere per 8, /0 mesi acl un anno ed anche pii~» . Ed iu uiLro luogo: « Io posso cli1·c di aver guarito solo 8 infermi fra 76 che ho avuto l'oppo1·tunitù di osservarne, c ciò pe1·chè 8 solamr.nte hanno avt4-lO la costàn::;a di assoggettarsi alle mie cure pe1· il co?"So di l4 CL 1.!5 mesi » (2). Trascclsi queste citazioni dacché esse stabi liscono un term ine determinalo alla dumtndi questo genere d1 affezioni, e !è Lrascelsi perchè opinioni di due esperti (l) WSO'f\ER. T. T, png. 98. (2) Pat. Mo~n .llttCtlllLll. ossa1·vattont e n ota clintche, pag. 29 o
no.
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DELLll OTTALIDE
e rispettabilissimi oculisti moderni i quali esercitano la specialità n ella pratica civile, il che significa che questi te rmini sarebbero per noi militari i minori possibili. Dico i minori possibili dacpbè havvi sempre una notevole differenza nella prognosi della mala ttia tra civili e militari, cosa di cui opino che non tutti si fanno una ragione. Questa circostanza fu rimarcata fino dal tempo in cui le ottalmie contagiose con asperitudini si sono sviluppate specialmente fra soldati al prin cipio del secolo. Il dott. Eble in tale questione si esprime categoricamente con queste parole;
« Sotto questo· punto eli vista il civz'lc sta genemlmente meglio ?'Ìgtta?·do alla p'rognosi che non il rnilita1•e, e da ciò in parte de1·ivct il pe1·chè non solamente gli ufficiali e gli impiegati sanitari così di 'rado sono attaccati clctlla malattia, ma il pere/tè essi anche zn generale guariscono molto piìt facilmente in .con{1·onto del .semplice soldato » (1). Le ragioni su cui Eble si f(lndava a consimile giudizio hanno in gran parte la loro base sulla varia condizione igienica delle persone, cosa sulla quale si tornerà pill tardi. · ·,
X TII. Assodata 'la questione che le asperitudini paJpebrali sono di per sé stesse di un corso lungo, tedioso, di molti mesi e lalora di anni, resta da indagare quali sìeno le circostanze le quali possono aggravare questa causa e fi.worire l'aumento delle co~ì lunghe petrna(l) Traduzione letterale. - BURKARD EBLB. Dle sogenannte collta(Jfose oaer 'clgyptische Augenent:undunv etc. &tuttgart 1839, § Cl, png 190.
NEGLI ESERClTI
•
94~
nenze negli stabilimenti saniLari anche dei soldati. Ciò si annette· principalmente alla qu estione della cura. I mezzi utili per ogni malattia, ma specialmente p er questa sono di due specie, igienici e terapeu_tici. Bisogna fermarvisi sopra. (:)uanta parte possano av.ere i mezzi igienici a cura delle asperitudini palpebrali lo sapevano ~gli antichi al pari di quello lo sappiamo n oi. Celso ai mezzi violenti preferiva mezzi che piuttosto di dirsi terapeutici, possono dirsi igienici: « Nam meli?"s eodem, ratione v ictus et idoneis medicamentis pe1·venitm·. E1·go emercitationibus utemu·r et balneo (requentio1·e » (1). Gli .A ~abi pure dettero mollo peso alle regole igieniche . . 1\hases consigliava il malato «in comestione vitare dactilos et sisamos cle melle et vite t ebrietatem. Et qu,ando non est plenus sepe ingredì balneum est ei utìle » (2). Dagli Arabi, maomettan i di religione, l'osservazione che i bagni generali erano utili non poteva a meno di essere apprezzata, dacchè le abluzioni giornaliere le hanno di rito . .Avicenna pure parlò di riguardi jgienici spingendone la enumerazione a particolarità rninuziose, segno certo che ne apprezzava d'assai la utilità pratic(l. Encomiò egli la « assiduatio balnei, et alienatio pulveris et fumi et voci(erationis et cautela v.ehementiae (strictume indumento'l'um cotlum coarctant·ium) et furons et irae et multitudinis loquelae et applanationis pulvina·ris, et p1·olongatiom·s iacendi SHpe1· faciem, et omniu,m quae ascendere (adunt materias ad superio1•a, et trahunt eas ad faciem }} (3) . .Avenzoar partendo dal principio che le asperitudini palpebrali dipend evano da un « humo1·e [!?'Osso duro compacto et in palpeb1·is inviscato » consigliava per prima cosa il (l) CELSO. Libro VI. (2) RtrASES, A!mansor, lib. IX,
(3) AVlOBrffiA. Canone, libro 3°, feO. s•, trat. 3", C. 24.
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DELLE OTTALlllE
reggime dietetico e diceva: «etti cw·a est subtiliare re-
gimen ipsius, et ex cilJis magis lattclati in hoc castt sunt aves praecipue pm~paratae cum almu1·i (,1) et aceto et decoctae cum aqua alea et sale » (2). Queste regole igieniche tra'rn.andateci da questi antichi nostri predecessori hanno un valore certamente più limi tato in con fronto di quelle che valutiamo noi moderni pa r·tendo da altri principii e da cognizion i più esatte sulle cause della malattia, ma pure sanzionano il fatto che la igiene, come del resto in tulte le alt_re, anche in ques ta malattia ha un valore grandissimo.
XIV. Posta in chiaro dai mod erni la. natura contagiosa di talune asperitudini, ne sorse una questi one igienica del massimo interesse, vale a dire quella ùella separazione dei malati dai san i nelle comunità, e l'isolamento dei malati stessi. La pt·ima precauzione, dato e concesso il con tagio, è tale da esser naturaliss ima e non aver bisogno di dimostrni oni; è precauzione presa in favore dei sa ni; è dettata da ll a necessità di tutelarli. La seconda è questione che riguarda i malati stessi. Uniti assieme molti malati di otta lmie, se fra questi
Ye ne sono taluni con ottalmia contagiosa, finiscono tutti con incontrarla . .E valga il vero un malato d'occhi ha questi organi in condizi on i più sfavorevoli. di un sano per esser' tc,cco da un fomite con tsgioso, quindi l'asserzione an te cedente non de\'e f:J.r meraviglia.. Ane h e senza ricorrere alla sola infezione per mezzo dell'aria (l) ALMURI. Apud Arablcos est salSa. Arabicorum 1'1Dmi1lum anliqua expositio. Opere di Avicenna, T . lJ, pag. 42S. (2) Abhomcron AWnzoat·, etc. Cap. lV.
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NEGLI ESEHClTI
(in tlis(nns) ~roppi sono i contatti inevitabili tra .malati cli una sala, non ultimo dei quali è il contatto del med~co.
Non unico il fallo certamente che un medico dì un dispensario, di una sala, di. una clinica con ambulatorio attacchi il contagio a·talun malato di ottalmia non contagiosa. A tale riguardo la scrupolosità di alcuno giunse a! segno da fuy provvedere e conservar.~ a ciascuno dei suoi malati il cristallo di so1fato cupreo con cui li medieava. La separazion~ di questi malati è u:n fauo necessario, tanto che nei nostri spedali mi.litar:i è regolarnen tare ('1 ). Resta da chiedere se uniti assieme molti malati di QHalmia contagiosa, il corso di questa possa subirne delle modifi.cazioni. Se ne parlò, se ne discusse, ma non sempre si un'dò d'accordo. Wecket· a tale proposito diee: « lt est ce·1·tain qu'il 1:aut mieux ré.u nir l es militai1·es affectés de celte ma la die, a.fin cl' éviteqJm· là que le mal ne se p1·opage; maù sans aucwt donte, la r1union de ùea.ucoup cl~ personnes g·ra.ntdées dans u.ne méme salle Tend le traitement bien plus difficile -et donne lieu attX rechutes » {2). Que.sle assennate pa..,. role hanno un fondamento di verità innegabile. Una considerazione in proposito, cumpeggia sopra le altre. La contagiosità delle ottalmie è tanto più facile, pronta, notente, quanto queste sono nello stadio acuto iniziale: e à.ànno una s.ecrezione purulenla vera. Lasciati aleuni acuti fra mablì cronici le recidive di questi in sintomi a;cuti si moltiplicano, e il vantaggio talora. di una cura. protratta da mesi con esito di sperabile vicina guarigione, è distrutto in · 2~-, in 36 ore!! Un momento quindi della questione certo è che l'iesce messo in sodo. De,... (1.) Regolamento cl'Jstruzto1t e e se1·vtzto d'ospec/a.le (1875), C. 18, art. n~,
$ {96. Gli ammalati di ottalmie contagiose e di ottalmie acute devono essere .sepat·ati dagli altri ottalmici. (2) WECKF.R, T. l, p ag. 132.
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9U DELLE OTTALMIE vono essere tolti di mezzo ai malati cronici, gli acuti di otlalmie contagiose, e questi isolati. Una seconda considerazione basa sull'ormai comune convinzione che non è il medi co con operazioni manuali, nè le medicine che di per sò stesse per arcane influenze sieno quelle che possano guarire le asperiLUdini croniche, ma che queste vanno lentamente a sparire per le successive n amutazioni (distacco ed assorbimen to} che ne opera la natura bene dire tta nelle sue operazioni da opportune applicazioni medicamentose . A questo risultato giova immensamente l'igiene alla quale è so ttoposto il malato; condizioni igieniche sono n ecessarie perchè le operazioni vilali s i compiano regolarmente. 11 Morano pal'lando dei linfo mi dice: « l l tmttamento t"gienico deve
essere inculcato e pt·aticato il più rigm·osamente possibile . .Mia p'U'ra di campagna, evita1·e le case 'umide, l'aria alterata da emanazioni insalubri. Un reggime tom'co ?'Ìcostituente, carni, vino 1·osso . . . . . non saranno abbastanza pt·edicati » (1). Se questa. condizione dell'aria p ura, non alterata da emanazioni insalubri possa essere attinta in cameroni dove siano raccolti molLi malati d'oualmi a è questione cui bisogna ùa re una risposta negativa pelle· ragioni in genere discorse sul principi o di questo lavoro. Contro necessitb non val legge però, e raccolte di otlalmici negli spedali specialmente militari ve ne sono sempre state e ve ne saranno sempre, ma se poLranno essere suddivisi in partite sempl'e le più piccole ed isolate, ciò sarà sempre meglio, altri menti dalla loro stessa raccolta e dal loro numero, si avrà un ostacolo nùn solamente alle guarigioni, ma anche ai soli miglioram enti, e le permanenze saranno lunghissime.
(l) ·.annali dt ottazmolouta (QUAOLINO), anno so, pag. 297.
NEGLI ESERCITI
94.-5
xv. ,\
La cura terapeutica delle asperitudini palpebrali è questione delicata e difficile, pure talune cose è necessado siano ventilate. La cura manuale, distruttiva delle stesse, data dalle prime pagine della storia medica, pure ben presto incontrò oppositori. Fra Latini l'avversò Celso; fra Greci Aezio la stigmatizzò coll'eloqu ente epiteto di é"'~~Àa~i<; Ér.~XitP'YJiux o di nocevole conato. La loro giu sta opposizione non valse, ed i mezzi a tale scopo adoperati moltiplicaronsi. È cosa da far s tu pire anzi quanto si siaoo arr ovellaLi i medici a trovarne sempi'C di novell i. Gli Asclepiadi adoperavano mezzi radicali, la escisione e la ustione; il ferro ed il fuoco. Al tempo di Celso era il raschiamento il metodo prescelto (e1·adunt), e di farlo ne incaricavano le foglie del fico od uno specillo r eso aspro, od uno scalpello. I Greci ven uti dopo aumentarono questo armamentario. Galeno cui forse si deve la c ura mista di cauterizzazione e r aschiam ento, adoperava la aspera pelle dei cetacei marini, o l'osso della geppia, o la pomice, o il cucchiaino dello specillo. Oriha.sio tornò allo ,s pecUlo arroventalo (p:t\À~ "'JepfJ.~) od alla foglia del fic o; . abhruci<rva o raschiava: distruzione pur che fosse. Alessandro galenizzava puramente~ Paolo lo imitò ma al cucchiaino dello specillo (xoa~fl) 't'riS p:tiÀ"'lS) sostituiva il terramento d etto ~Àeqlocp~ooo...-pov; forse una modifi-
cazione con miglioram en~i deii'asperatum specillum di Celso . Gli Arabi non vollero essere da meno e moslrarono che il genio inventivo dell'uomo non ha mai tregua.
DELLE OTTALMlE 9i6 Rhases ollre il ferramenlo latino-greco cui dava. nom e
di Rosa, forse dalla forma (sicut denarius) , cpnsigliò di usare il zu cc hero Taberzet. 1'abarzeth è il zucchero bianco; Avenzoar che pure aòopeeava a tale scopo lo zucchet·o lo voleva duro valde; il bianco e il dU?·o valde spiegano che gli Arabi adoperavano un pezzo di zucchero cristallizzato. Serapionè usava pure questi due mezz i, ma rivendicava la potenza raschiutl'ice della pomice (Alchimr). Avicenna nulla aggiunse che non fosse in uso fra suoi eorreligionuri, se pure a scopo di raschiamento (fricatio) non vogliasi tenere la ematite Sactenegi di cui dice «et quandoque co11[ert solus asperitati palpeb1·a1·um ». )Jesue alle 1oglie d i fico aggiun se quelle di parietaria e la radice di liquirizia preparata. Avenzoat· se dal l'uso del raschiarn ento coi soli mezzi non vedeva vantaggi, diceva « ad cirw·giam 1·edi, Ht scilicet cum ferro cxtmhat1.w »; lornava alla escisione degli Asclepiadi. Più tardi corsero dei secoli di remo1·a. Woolhouse inventò la scarifìcazione, anzi la estese a tutte le malattie oculari . Imenlò la sua famosa scopella di barbe di . spica di segale tornan do in onore, corno egli credeYa, la Blefa.roX"isi e la Oftalmoxùz' degli I ppocrali. Giunti ai tempi moderni le escisio ni, il raschiamento, le scarificazioni torna rono di moda e l'armamentario si accrebbe di novelli ferramenti. La ustione col fuoco fu lasciata dormire forse perchè più innocua dello causticazioni potenziali poste in uso. Il nitrato acido di mercurio (Thiry), l'acido solforico (Kalb}, l' acido cromico (Hai1·ion}, il clo rUI'O d'o.ro (Cl ny Valla ce), furono sostituiti ma trovarono pochi imitato l'i. Delle mucose palpebruli si può dire ciò che disse Thompsoo della mucosa ureLrale, che fw·ono cioè il campo degli st1·avi.zi della terapeutica. Al presente la cura basa s~lla applicazione di so-
947 stanze caustiche sulla S\lperficie poJpebrale affetta da asperìtudini, pel' mantenere un certo grado di allività e favorire i mutamenti che sono necessari al distacco ed al riassorbimento oper·atone dalla natura. Su questo rapporto giova intrattenersi, daccltò è questione di vitale interesse per l'esito delle cure. La scelta di questi rimedi ed il loro avvicendamento; il sito da applicarli e le cautele da aversi nella applicazione; il tem po, sono tuili momenti di cura che bisogna siano considerati . NEGU ESER CITI
XVI. Sulla scelta delle sostuoze pri ma di tutto b isogna ricordare gli esperimenti di Proso roff i quuli dimostrano che quelle sostanze che furono ritenute cotnesernplicemente astringenti sono in faLLo ~::austiche quando portate a<l una determinata dose, confrontabile con quella del caustico per eccellenza, il nitrato d'<l.rgenlo. Al presen te si accenn ò esser comune consenso dei moderni oculisti, che queste sostanze devono mantenere uno sLalo di attività tale da favorire il distacco o l'?.sso rbirnento dei prodotti patologici form anti le asper'itudini, ma devono f'ispettare per quanto è più possibìle la sLullura intima della congiuntiva . In ciò sta la condanna dei caustici troppo fo rti non solo, ma la condanna dell'uso ~enza cautele e discernimento di ogni sostanza capace di riuscie tale. I mezzi adoperati quanto meno energici, e quanto più prudentemente adoperati riescono tanto più utili. Poi bisogna. ricordare che la congiuntiva abituata ad uno sempre iden tico stimolo vi si abitua e finisce
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o col non sentirne più efficacia alcuna per legge fisiologica di abitudine, ovvero ne risente danno per l'altra legge propria al fatto della saturazione. Il cambiare so~tanza é quindi una necessità. pel medico, la quale gli viene indicata dal tallo pratico dello stesso; l'abitudine e la attenta osservazione valgono più che qualunque teorico dettato. Di più, non bisogna dimenticare la attitudine individuale del malato, tanto per quanto riguarda il suo stalo generale quanto la particolare idiosincrasia degli organi suoi oculari. Non è :raro imbatter·si in individui che apparentemente possano essere curati con un rimedio indicatissimo, eppure non ne abbiano la tollol'anza, e tollerino per converso benissimo un altro. Guai al curante che trascurasse queste cautele ed usasse un solo rimedio e sempre e per tutti i suoi malati di asperitudini l Le panacee sono una menzogna, la credenza nelle stesse un danno gravissimo .
XVII. L'applicazione di queste sostanze in quanto al sito è questione che fu conosciuta di alto interesse anche dagli antichi. Aezio lo si vide consiglia re i colliri a palpebre rovesciate (b..c"piqx>nt<; -:à f3l~pa ), cautela che Alessandro pure riconoscendo utile inculcava, aggiungendone la ragione « che così usando un metodo
buono si custodiscono le ulce?·i e cele1·niente si conducono a cicatrice :. (1). E valga il vero il riconoscere che bisogna rispettare e proteggere la cornea, specialmente se ulcerosa è ragione sensatissima ed altamente pratica. (l) ALESS.&.NDRO. Libro 6•, capo 2°.
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94 9' Fra gli Arabi si vide 'A[esue dopo aver fatta la raschiatura delle asperitudini consigliare che « deinde lavet NEGLJ ESERCITI
oculos cum aceto aut aqua Tosata, et vino foTti albo et novo »('l ). Questo consiglio quantunque non sia buono per la scelta di taluno dei mezzi, pure fa evidentemente risaltare che a lui era nota la necessità di ottenere la detersione dell'occhio dagli avanzi delle sostanze adoperate al raschie.mento, cosa che certamente è commendevole. Al presente si sa quanta e quale differenza passi tra la eccitabilità minore della congiuntiva nella porzione palpebrale, e la eccitabilità maggiore nella poì·zione oculare; ragione questa che fa u sare l'applicazione delle sostanze caustiche sulla sola superficie palpebrale rispettando la bulbare. La cautela della susseguente lavatura dall'esuberanza della sostanza caustica è pure dim ostrata utilissima in tutti i casi e raccomandabile pella ideò ti ca rogione. Il p re scegliere che fassi del nitrato d'argento origina in gran parte da questo, che oltre la possibilità della detersione, vi ha quella della oeutralizzazione. La poca tolleranza o la rellzioue susseguente alla applicazione del solfato di rame in cristallo, si clC\'e alla pront.a solubilità dello stesso, ed al suo immediato portarsi colle lagrimo su lutta la superfici e del bulbo. Si osservi no le lagrime dopo una applicazione di solfaLo di rame, per quanto blanda e ~fug gevole e le si troveranno del carattet·istico colore turchiniccio. La differenza di eccitabilità dell a porzione bulbare é quel la che spiega la ragione di questo fatto, dacchè il solfato di rame (assai solubile) per avere l'azione caustica di un collir·io di nitrato d'argento a 25 centigrammi in 27 grammi di acqua deve essere portato nella stessa quantità ùi liquido alla dose invece (l) li1ESUE. Libro 2•, enpo Go.
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di grammi •l e 20 centigrammi, vale a dire che l'azione sua caustica è bene al disotto di quella del nitrato di argento, che pme sembra più tollerato se lavato e neutralizzato dopo l'applicazione, perchè più !imitabile al sito della medesima. L'uso quindi dei caustici senza cautele e quindi in modo da eccilat·e delle troppo violente irritazioni sulla congiuntiva bulbare e sulla cornea, fa sì che le recidive in sintomi acuti sono spessissime, le complicanze fre quentissime e gravi e laloi·a irreparabili, e tutto ei'ò con danno de ll' esi to e il prolungamento del corso della malattia.
XVIII. Il tempo pure è qmst10ne di alto interesse pra tico. Non fu trascurato neppure dagli antichi. Yedemmo che Celso dopo a-ver detto esservi. taJnni che usano« quotidie » cure violenti sulle palpebre rovesciate conli'O le asperitudini oggiung(wa : « guae 1Wt}tW nisi in magna vctustaque asperitucline neque sa~pe ('aciencla sunt » (•l) . Quel nequc saepe è certo che gl i venne dettato dalla mala impressione che gli faceva il quotidie antecedente. I moderni dànno ragione a Celso e consiglio.no le applicazioni caustiche contro le asperitudini a distanza di tempo non giù di ore ma di giorni. Jl prof. Griife asseriva che la elim inazione dell' escara in una pnlpebra affe tta da papillorni non complicati a sintomi catarrali può farsi attendere da 24- a 36 ore. Il tempo quindi tra una applicazione e l'altra in questo caso deve essere ben più Jungo della semplice caduta dell'escara; (l) CELso. Libro o•, capo 6°.
NEGLI ESEt\Cin
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e quindi di giorni, se vuolsi mantenere soltanto un conveniente stato d'nttività nel tessuto palpebrule e non provocarvi e mantencr·vi nn dnnnoso stato di flogosi (blefaro- blennonea) che si produt·rebbe e manterrebbe indeterminatamente colle applicazioni troppo ft·equenli. Di più le appli cazioni caustiche, (perchè assai difficile, pu quante cnntele si usino, non avvengo. che o poco o tanto non diffondano lo. lol'o azion e sulla porzione bulbare della congiuntiva, almeno dinamicamente), se troppo frequenti fan no si che o peggiomno le complica nze (comea li, il'idee) ovvero le originano con quanto danno ciascuno lo com prende. La iniezione pe1·icornealc e la tendenza alla miosi sono due sintomi che perdur·ando avvertono chiaramente del peri colo. Sono segni che bisogna siano sempre interrogati e combattuti con le istillazioni di atropina.
{Continua). FRANCESCO NOD. MAIIlN[
Ca]Jitano medt·co
RIV~STA
DI GIORNALI ITALIANI ED. ESTERI
RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA
L'amministrazione dell'alcool nella cura delle ma• laUie, di ·w . RICHARDSON D. M. F . R. S. (The Lctncel, gen-
naio 1876). N on po~rei a.mio parere cominciar più utilmente il lavoro di quest'anno che rammentandovi poche osservazioni s ull'uso dell'alcool nella cura delle malattie. Sull'esordire della mia carriera professionale.- vcnticìncrue o trent'anni fa - le dottrine insegnate nelle scuole inglesi e scozzesi erano ·semplicissime, e, ammettendo le premesse su cui erano basate, sanissime. Esse erano la continuazione dell'onda della teoria di Bro·wn, quantunque il nome della teou'ia e molte cose della sua curiosa storia fossero intieramente dimenticate. Si credeva che il valore clell'alcool consisLesse n el sostenere il corpo animai durante gli stati d'asLenia e di salvareil corpo clall'esaur·imento della sua eccitabilità. L'alcool per· tanto era amministrato con moderata libertà in casi di generale debolezza dispeptica, di emorragia, di febbri, r1uando il polso mancava dì f'orza_, di sincope, di prestazione, di esauri~ menlo da flusso ventrale, come pure cl n ascessi o cla sovm•c!lia secrezione di !alte nella donna, di depressione da gravi condizioni flogistiche, come nel carbonchio e nella risipola, di pro~ strazione, tristezza e s tato nervoso dell'animo, eli tisi polmonale, d'isteria) di delirio tremolante, di paralisi. Era am.minis~rato in tutti ì casi in cui si credeva c.he il soggetlo Le:ndesse probabilmente all'avvilimento od in cruellì ìn cul sì pensava che l'ammalato fosse atlualrnenLc in preda all'indebolimento della morte. L'universali~à del r imedio, come un aiuto a sostanze più pura.men ~e medicamentose, era ammessa in fa tto da qu asi tutti i pratici.
953 Venne un po' più tardi l'uso dell'alcool in medicina, non dirò più sistematico, ma più esteso. Gl'insegnamenti del dott. Todd condussero roo1ti pratici ad aver fiducia (per servirmi dell'espressione consacrata) nell'alcool, ad esclusionein alcune circostanze d'ogni altro trattamento attivo. Per mia parte non fui mai trascinato a seguir In pratica di questa scuola estrema, ma per più di vent'anni tenni per le dottrine che attinsi .all'insegnàmenl.o dei miei primi maestri. Nel pel'iodo degli uUimi sei o selle onni un cambiamento operossi nel mondo medico rela.Li vamenle al valore dell'alcool qual rimedio. Questo camhiamenLo è da ripetersi dalla nuova luce che fu gettata sul soggetto dell'azione fisiologica dell'alcool Non entro ora nella rruestione fisiologica . A me basta il dire che senza una specie di pregiudizio contro l'alcool come rimedio, con invece qualche pl'egiudizio in suo favore, mi parve mio dovere di sludiarne l'a:t.ione medicinale metLenclovi un po' più di spiri Lo critico che non avessi fal.lo dapprima: e ciò che risullu ò lu correzione eli par·ecchi error·i di grave importanza. Co~ i ho impor!~ to urw serie d i veritù e di pratiche nuove nella cul'l:l delle malattie che io soUoponò come meril.evoli di considerazione a coloro che non sono arrivati puranco alla stesso. conclusione. Ad alcuni cambiamenti nellapralica rui condotto unicamente dalla guidatisiolof!ica; acl alcuni dal processo degli sperimenti e delle proyc pratiche di· altri medici clte si arrischiarono o. muovere con fermezza il passo nella via delle ricerche cliniche. Dei nuovi fatti che io 110 già imparali da nuove osserYaz;ioni, i seguenti sono i più impoelanti. RIVISTA~ DI GIORNALI l'ULLA.NI ED ESTERI
Vi son de' casi genet'almenlcdcll.i casi eli debolezza nei quali non v'ha segno obiettivo di rnulttllia orga11ica. I sintomi i più importanti sono quelli d'una pet•sisl.t·nte dispepsia; .flatulenza: azione it•regolare delle inleslinc, emorroidi, grande abballimento morale solto il menomo d blu l'bo d i mente, estrema eccitabilità ncl'vosa. che raggiunge l'eccita mento isterico, una condizione dell'orina variabile nel cat'atlerc, il fluido talvolla di colore p<~gliarino ed abbondante e lultìaLa scarso e carico di lilali: i sonni ·turbati da frcqucuLi moLi e du sussull.i muscolari dei membri inferjori al momento tli anelar a dormire, mancanza d'appetito~ la lingua bianca o cari eu. I n questi esempi, comuni Giornale eu. medicina mllitare.
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RIVISTA
pec l'appunto oggidi, quanto nei primi tempi, l'antica pratica consisteva nel cercare c di regolare ~ il vino od altra alcoolica bevanda. Orala mia espel'ionza m'ba rivelato che questi sintomi sono in pressoché tuLti i casi cagionati dall'alcool e che l'unico e certo trattamento vantaggioso ·è l'as tinenza tol<,le. Fui condotto alla conclusione prati eu qui stabilita dallo studio dell'alcool sul corpo sano. I fenomeni descritti sono i sintomi dell'alcool quando è preso in quella quantiLà che comunemente si presume sia moderata e necessaria, come parve a molti. QuesLi fenomeni e l a loro causa sono stati descritti accuratissimamente e con somma abilitù dal do tL Mar·cel. II.
Che la stimolazione alcoolica era il primo punto della pra ticu nella cura dcll'emo~ragia acuta, era una lezione piì.Ldi tuLle le altre impressa nella mia vila di studente. Per moHi anni tonni per essa quasi fosse un articolo di fede così fOl'tcmcnle, che se in un caso fa lale di emol'Pogia fossi sta lo costretto a far senza dello s timola nte, non mi sarei acconcio.to u ta\ necessità che con gran rammal'ico. Al Leinpo stesso alcuni falli l'i maJ'chcvoli mi si olf!'irono pee caso, che allot·a mi abbagliaJ'Ono e che sarebbero stati d'insegnamento ad uno spirito meno fortemente impressionato da una idea pt·econcetta,da una n uova sperienza. Fui chiamalo di notte per una donna debole e magt·a, che era stata assistita da una levalJ'ice, la quale era stata atfeLta per più ore da emort•agia dipendente dalla non espulsione della placenta aderente. La donna era semi-conscia, casualmente un po' convulsa e fredda, a motivo del sangue pet'duto. Se avessi a vulo sotto la m uno vino di Xerès o di Oporto io le ne a vPei dalo almeno mezza bolLigli a od ogni altt'a fol'ma d'alcool in simile proporzione: ma in cusa non vi era neppure una stilla di liquore alcoolico, e la casa era dista n t.e parecchie miglia, sicchè fui obbligato di far a m<~no Jello stimolante. EstL'assi la placenta, feci colla mano una forte pressione sull'utero e le amministrai largamente il solo sostentomenLo che potesse aversi, cioè latte dil uilo con acqua e addolcito con zucchero. L'emorragia s'arrestò, l'ammalaLa s'addwmenlò c la lasciai in primo. mattina comparativamente salva. Alla visita cbe le feci' più Lardi nella 15iornaLa la trovai in condizione così fa vo1·evole per la guarigione, come io non vidi mai in simili circostanze, ed essa guari diffatlo quanto più pienamente si poteva immaginare
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senza prenclere una sola dose di alcooL A questa guarigione ne tennero diett·o dell'altre parecchie: guarigioni da esaurimento dopo il salasso, senza amministrazione d'alcool; guarigione d'animali inferiori ridotti dall'ern orragia inistato di morte apparente. Essi non mi insegnarono niente, quasi che fossero una lista di curiose eccezioni od una regola .immaginaria e nulla più. Frattanto era impossibile di chiuder gli occhi su un'aUra serie di fatti, cioè che la medicazione alcoolica nelle emorragie, potente quanto si voglia, non era senza i suoi inconvenienti. Essa cagionava gene1·almente una- reazione, più o meno pertul'batrice, e qualche volta, durante la reazione, l'emor·ragia ricompariva. Essa clisLurhava le secrezioni. Essa c8gionava spesso un agitazione nervosa sgradeYole al pa;::iente. Essa diminuiva l'appetito per gli alimenti corroboranti e conduce così aù una Mndizione esausli\'a febbrile« la febbJ'C da fame, che non era soddisfacente. E fiualmente non era per verun patto quel si proficuo rimedio e di invariahilmenf.e p1•ospero successo, quale si poteva desiùerai·e ed attendere. Questi rivo!Lamenti peraltro son proprii di molLi r imedii: in verità nessun rimedio è certo, nessuno è perfetto. E però l'alcool, come lutto il resto, lo si deve accettare con tutte le sue imperfezioni che gli sono inerenti. Gradatamente solto la luce portata dalle ricerche fisiologiche cominciai a capire che l'alcool come I'imedio contro lo emorragie era chiaramente da rigettarsi. Ad a1·restar la perdita di sang11e dai vasi apeeii abbisogna che o si pr·oduca una rapida coagulazione del sangue, o che determini la contra7.ionc dei vasi che sanguinano. Generalmente lo spingere l'a leool al punto di determinare la coagulazione del sangue nella parle che sanguina, spingerlo per così dir·e al punto di determinare la coa-
gulazione del sangue entro al cuore, non sarebbe precisamente un fatto da de~iderarsi neppure pHr urresta1·e un'emoragia. Esso non risponde però al primo inlcuto. Darfl l'alcool in modo da far che agisca sulla tensione vascolare sarebbe, io crGdo, dare un agente che rilassa i vasi, e permette loro più facilmente di portai' albrove il loro sangue. Esso poi non risponùe al secondo intento. L'alcool ha un altro effetto il quale fino ad un certo grado sarebbe utile in caso di perdita di sangue, ma che, portato un po' più in là del punto utile, divien nocivo. Intendo parlare dell'effetto che esercita sul cuo1·e. So~lo razione dell'alcool il Jlattito del cuore ò acce-
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JUYlSTA
leraLo, e così nei tnomen ti in cui l'impulsò, o ciò che oggi chiamano l'impulso, la forza del cuore è abha.ssata, si pl•oduce un aumento di moto che possibilmente sarà di m omentaneo sollievo. Disgraziutamenle è necessario per ottenere l'azione accele~anle di dar una larga dose del liquore eccitante e se la eccessiva azione esercitata non fosse moder ata tliventer ebbe dannosa. Esso impedisce uelle superficie che sanguinano quella stasi che è La n lo necessaria pcrchè si formi 11 n coagulo sodo, e mantiene una eccitabilità del cervello c del sistema nervoso in genere che s .i oppone a lla g uarigion e. La considera;::ione di ques ti falli mi condusse alla quislione della convenienza di amministrar e l'alcool neJla cura delle emorragie. Il dubbio suggerito dai ragionamenti basati sulla osservazione Os iologica era da lungo lempo provato nella pratica . Fui chjamato a visitare una signora che per pm·ecchie ore a'•ea soffet'lo di emorragia dopo l'estrazione di tm dente. Trovai che la cavità alveolare du cui Jluiva il sangue era stata più volLe fortemente tamponata con cotono saturo di solu<::ione eli porcloruro di fel't'O. Con questo mezzo il Sll.ngu·e s'el'a arrestato
per ull certo periodo di Lempo ma si ripJ'OducevacostanLemenle cacciando fuori il lampone. Nel frattempo era stata amministrala con frerrucnza dell'acquavite, noH'intcnto, come sì potè presumere, di sostenere il movimento del cuor<~ ehoilion guidiva rapidamente (lUSIHlo lo stilnoluntc era stato·a hm go tra lu>;ciato. Trovai l'ammalaLa atterrila, prostrata e irrefruieta; il haLLito del cuore di lei l'llpido e debole; libero lo sgorgo sanguigno· dalla cavità . Quando provai tli esaminarne la bocca essa vomitò, rigettando un po' di sang ue che ovea ingoiato assieme a m a Le••ia fiuidu, parte dell'ulLima bevanda elle ave\'\ presa. Dopo questo essa svenne ed allora riuscii a riempir le la cavità con bambagia in lana inLeisa di soluzione sLHica cl1e calcai forteme nte dal fonrl o ùcll'alveolo all' infuori, so napponemlo pezzo a pezzo come Jn il dentista C[uando tappn coll'oro un dent.e carial;o. L'emorragia s'at•resLo nn'alt•·a Yolla . Insistetti sulla proscrizione di ogni slimolanlc. Posi la paziente a giacere, le feci inghiottire lenlamenLe un buon sorso di !aLLe calùo contenente un po' di acrtua di cedro e feci in modo che si riavesssedal suo svenimento, senza una r cu:done forzata. 11 r.isullato fu il migliore che si potesse desiderare. L'emorragia n on ricomparve e quando pochi giorni dopo il Lappo venne fuori, si trovò sollo
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una superficie saldamente cicatrizzata. Le forze dell'ammalata eransi rapidamente rialzate. D'allora in poi ho sostituito nll'alcool il latte freddo in ogni caso eli emorragia che fui clùamat.o a curare. Do un esempio ancor più persuasivo a cagione dell'estremo carattere dei sintomi . Et'a stato chiamalo d'urgenza, di nottetempo, a trovarmi col mio amico sig. l\lilson del bosco di S. Giovanni per vedere un signore che perdl·,·a una vistosa quanti la di sangue dalla volLa della bocca. L'informo sofft'iva d'una malattia specifico. che attaccava il palato o l'osso. muscellari s uperiori. L a parte ossea della volta dello bocca era veJ'amenLe un guscio necroLico. AUraverso ad un'apertura di r1uesl'osso mortificato cominciò r epentinamente n sprizzar sangue arterioso e nel Lempo che impiegammo pel' arriYal'e in casà dell'ammalato, cinque pinte eli sangue (come riconobbi mediante misul'a fattane poi) erano sgorgate in u11u catinella, menLJ•e a!ì~ai di più n'ct·u andalo perdutQ che non polc:- essere misurato. ~oi sone,·ammo dal suo letto l'uomo svenuto e lo colloc.ammo in modo da giungere più p11ontamente nllu bocca: e immediaLumèaLe lo tamponammo con liquor e stitico c bamhagia in lana, tlopo d'avet' !'atto passaro dell'etere s titico mercè un tubo liberamente introdotto n ella cavità sanguinante. I n r1uesta munì e l'a arrestammo completamente la perdita di sangue. Amministrammo del lalte caldo all'ammaluto, ma nessuno stimolante. In quell'occasione avemmo il vantaggio, ciò che è sempl'O un indicibile piacere, d'un consulto dPl sig. Giacomo Pago t. Egli fu d'avviso che non si avesse a loccm•e il nostro tamponamcnlo, e indipendentemente e c.nlllumente sostenne la noslt'a pratica di sbo.ndire l'alcool. Quatko giorni dopo, procedendo alla rimozione del tamponamenlo, l'emorragia si rinno\'ò profusa come prima e non si potè frenare con un altro tampouo.mento. Allora. in eoetremis, tagliai all'ingiro il margine dell'osso mot•lilìcat.o con una sega da dontisLa e cacciai fuori inticramenle la po.t·te necroLìca. Allora fmnrno io gro.~o di vodcro o di assicurarci medianto la torsione di due arterie sn.nguinanli - la palatina antel'iore o rami di essa - e con alLro spt·uzzo di liquore astringente e col tamponamelo arrestammo di nuovo l'emorragia, per bene questa volla, ma non prima d'un'ulteriore perdita di sangue d'almeno cinque o sei pinle. Ci allenemmo una volta di più al metodo di nutrire l'iniet·mo conlalLe e di lasciar complelarnente da parte l'alcool e con un successo inappuntabile.
.. RlYISTA 958 I sintomi di febbre, di reazione di dtspepsia, d'agitazione, d'insonnia scomparvero: la ferita cicall'Ìzzò saldamenLe ed il ritorno della forza portò rapidamenLe il rnalaLo verso una perfetta guarigione.
m. Havvi un'altra classe di casi del genere em.orra!Jie in cui l'alcool, secondo la mia esperienza, è una pratica indiO'et•enle. In Le nel o parlare delle emorengie ricoreenli, Jei casi 'eduli topicamente nel la semplice menorragiu r·icorrente nello donne. La m ala La in quello circosLan;.e grandornenle sLremnto di rorzo si senLe dalle suo propt•ie sensazioni Lrascmata. ad aver buona opinione delralcool. Essa è moralmenle e llsicamenle debole. Esso pr·ende nei periodi dì ùept•essiooc un bicchiere o due di ,·i no od un grau sor;;o di birra forte e pPr uu po' di temno si senle ristorala us~ui, sicchè essa ' 'i ricor·r·e una volf.u t•d un'altra ancot·a come se ryucslo fosse l'unico suo conforto. Yten flnulmcnlc uno sladio in cui la sua credenza (! così fol'LomcnLe radicata che nessun r·ogionamcnLo per quanto giusto o~lt•ingènto può sbarbicarln. I r·isultali del Lt·allamenlo sono per lo meno pericolosi, !"ono taltìata disastros i, s'ingeneru un disgusto dei cibi naturali o buoni, una dept•a,·azione dcll'appctiLo e una dispepsia persist.ente. Le funzioni intestinali diventano irregoluei, v'ha al tempo stesso pìgt•izia delle buclellu c pe1' conseguenza rilassameoLo: e lo slomuco e le intestina sono dislesi f.requenl.emente da Oalulenze. t:nxione del cuore è debole ed irr itabile•. Lo spi· rito è abbatLulo o lo emozioni sono od eccitate sino o.ll'iperestisia isterica, o dPpresse fino allo scoramento. Con questi sinLomi v'ba contiuuu:r.ione di emot•t·agia pflsl"iva per un tempo, a certi periodi allì\U ecl abbondante. ~ o i amminislrimno ferro o ferJ'O e clJinina: acidi minerali, acido gallico od aiLt·i rimedi. slitici. Adoperiamo iniezioni astringcllli cd altri mezzi locali. per arrestare la pet>dita di sangue. TnLLi i nostri rimedi per quanLo possano essere utili sono imperfelli ed ope1•ano poc.o anche quando sono Yantaggiosi negli ultimi loro ell'elli. La mia espeeicnzn di questa categoria eli casi si i.• presentemente che il primo punto della pratica, nella cura di esse consisle nell'abbandonar l'alcool. Appena l'ugilazione cagionata dall'alcool si caltnfl, la depressione ' 'ascolare prima poi la violenta eccitazione si mitigano e la gua1·igione comincia. La
0"'9 ~D pace è assicurata. La corrente sanguigna tluisee in modo regolm•e: il sangue r iacquistu in plasLiciLfJ : i vasi affievoliti rinvigoriscono, gli scambi nuleiljzi si ftlnno più naLurulmente, il sistema net'''oso guadagna m lonicilù e segni di miglior•amenlo princ1piano a manifesuwsi. Allora i nostri rimedi sembra acquistino nuove virtù, ed il ristabilimento ne è la consl'guenza naturale. Esrluclo naturalnwnLe da qHrt=~ti esempi d'emorl'agie croniche tullo quelle in cui il sangue c'• tlerivalo dn una sorgente maligna. Jn questi la regola d'astcnet~i da ogni stimolante er·a par·imente buona, ma non se ne può ricavare lo stesso henc/ìzio che du tal mcloùo di cura si ricava negli altri casi. Gli infermi che patiscono di perdite cr•oniche eli sangue e che banno l'abitudine di bere sostanze nkoolìcbe peL' ovviare al senso di esaul'imento, a C\! i son costunlomcnte soggetti, sono spesso tliflìcilissimi a cm·m·1<i. Essi JWrscverano tenacemente nell'uso ùelt·imedio, sicchè ci vuolmolln fcrmeZ2a per !'OtLrarli alla sua calliva influent.a. Come fatlil gcneraie io lr·o,·o che non vi vogliono nè mezze misure, nò lcmporegginmenti. Se per cuso si per·mf> tLes~e un .bicchiel' di vino, se ne hnPl'Cbbero due, e ciò signil ica che si JH'l'ÙurerelJ)>O 11el vizioso s istema . L 'urg-omeulo addotto c..lai mulali coul!'o la privazione degli alcoolici in sitlalli ca. si e sì ngolare. E::;so é che un CJIIalche pericolo inderìnito ma terPibilo può o df•vc :;orprenclet·li, se ogni corrobOt·anle alcoolico venisse loro in ibito. Vunieo pel'icolo che vi abbia srorlo, e quel lo è reale, <'. per il medico il 11uale corre rischio di perdere la. fiducia del ~no malato se egli vuol manlenet•e risolutament..' il suo principiO. La gente generalmente, anche lu meglio educala, non cono::;ce questa quistione come l medici la conoscono, e perciò JIC'l'Sislono nel difemlere una creJen.:a pr·ofondornPnlc impressa, la ll'Ja!c un appetito acquistato spesso sluzzicn, nssai aculanlente invPI'O, con una ostinazione e, diciamolo pm·P, con unu dt>strezzu d'lwgomcnLi che è veramente imbarazzante. Il miglio:· modo di assicut·arsi la conlidcuza è d'imparar dapprima questo: accertarsi mediante J'oc;ser•yazione che il trattamento sugger•ito è sa,·io; o guadagnttlu con certezza questa nozione, comuuicarla sf'nz'ombrn di dLtl1bio. Naturalmente ò cosa di g t·unùe impot'lllnza pratica l'esser sicuro che è l:iOVio l'allonlunnre dall'infel·mo ciò che per un periodo di tempo e per lunghi periodi setnl)l·a arrecare segnalati benefici, e per mja parte se provassi c1ualche esitazione circa DI
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quest'argomento l'esprimerei ugualmente. Ma sin qui io non ho il più piccolo indizio dinanzi a me di un qualsiasi danno verificatosi per l'intie1'a e subitanea soppressione degli alcoolici nei casi di cui mi sto occupando. Al contrario. Quando l'appetito per lo stimolante si e calmato e il tormento e la paura causati dalla soppressione si sono mitigati, io non ho mai veduto che buoni risultati in seguito a siffalta pr·atica. L'ulteriore mia esperienza è che quanto più abbattuto si sente l'infermo tanto maggiore è - come regola generalo, la ragione di costt•ingerlo all'astinenza totale. - Havvi gran probabilità che la depressione da cui l'alcool solleva diventi più intensa quando svaniscono gli effelLi della breve slj motuzione ch'esso produsse. Ho portato diarJzi come tipi ùi cronica emorragia quei casi(li. emorragia in primo luogo, perchè sono molto comuni. Includo però nella met.lcsima classe quegli altri in cui la perdita di sangue è ricorrente. l casi di perdita di sangue dai vasi emorroidali son trattati con mollo maggiore successo, con più certezza di guarigione quando è prescritta la totale astinenza da ogni bevanda alcoolica. L'eftètto dell'alcool è così decisamente quello eli congestionare il fegato, e la congestione venosa .dci vasi emor-roidm·i n'è così pr'Onta conseguenza, che io lto conosciuto moHe pet'sone soggette al flusso emorroidario le quali ne avevan sofl'er·lo in .ragione dell'abuso d'alcoolici che facevano. Tutti ricavarono vantaggio dall'astinenza. Nella cura dell'emottisi fu mia pratica nel primo sW.dio della mia carriera medica d'inculcare l'astinenza dall'alcool come una parte della tm·upia. Quella pr-atica fu il frutto d'una lezione ch'ebbi di buon ora c non vidi mai risull.arne allro cb e bene. È infatti cosa singolar-e ad osservarsi che nella cura ùi questa fot·ma d'emorragie l'amministrazione dell'alcool è per comune consenso proibita da Lulti i pratici. Nei molti casi di emottisi che io vidi e nei diversi casi pt'alici .di cui sono stato testimonio non mi rammento un'occasione in cui l'alcool sia stato pPescritto o raccomandato solto qualsiasi forma come rimedio. -Io potrei dil'c non mi ricordo un caso jn cui esso sia ;;tuto sistema~icarnon LB permesso. Che questa pratica di sospendePe i stimolanti nell'emottisi prevalga cosi generalmente non è da stupiesene. Ciò deriva dal timore di eccitare una recrudescenza di emorragia stimolando il cuore Ciò è sostenuto dal maniresto giudizio della praLica, dall'osservazione così largamente cohfeemala che nei peggiori stadi della mala.Ltia polmonare la emorragia cessa sotto l'astinenza
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961 ed è causa eli mor.te solo nel più raro dei casi. Nondimeno è da
maravigliarsi che questa malattia -l'emottisi - abbia fatto una così notevole eccezione riguardo alla cura, e che col buon esito della cura di essa senza stimolanti, anche quando i poteri vitali sono nelle più cattive acque, non sia stata riconosciuta la applicabililù e labonLà dello stesso trattamento in tutte le altre emorragie acute e croniche. J:.a s cnr,lat~ioa consecutiva ad un banchetto. - L'anno
scorso i giornali medici inglesi ci fccet'O conoscere come e qualmenle la scarlattina polesse viaggiare colla bolgetta postale, raccontando parecclù fatti di epidemia di scarlattina verificatisi improvvisamente in località perfettamente sane, che non avevano avuLo aHra causa,altt•o punto di partenza che una lettera di qualche parente od amico che partecipava la morte di qualcheduno de'suoi avvenuta in seguito a -scarlatLina che dominava epidemicamente nella citlà o nel borgo ove quel po.r~nte o quell'amico risiedevano. Ora Tlw Lancet del 22 luglio p. p. ci pal'la d'un epidernia di scat•l a ~tinu scoppiata nel giugno dell'anno passaLo .in South Kcnsington. Dall'inchiesta isti tuita. e dal rapporto scritto dal dott. Buchanan risulta che all'epoca suacccnnata un pranzo aveva avuto luog'o in quella casa e che vi sedevano sedici persone, e la scPu v• era stata pure una cena a cui presero parte 150 persone, nonchè alc9ni più giovani membri della famiglia. Fra tre e cinquegiornidalla data di quel convilo dodici persone che erano in quel giorno nella s ummenlovata casa ammalarono di scarlattina cd altre sei cJi mal di gola e d'altri sintomi alìini a cruclli della scarlaLLina - cioè: qua~tl'O d'una famiglia di sette, tt·c eli sette persone di servizio; S!'i su dodici convitati al desinaJ•e, !Juattt'O dei convitati della set~a cd uno clcgl'ins(~rvienti impiegato per la circostanza. L'in· chiesta sembra dimostrare in conclusione ehe l'infezione direLtu può in questo caso essere negativa al pat'i de'focolai c delle condizioni locali. Messo specialmente in causa il fatto del banchetto, vengono naturalmente in campo gli alimenti e le bevande. n rapporto in seguito a speciali pal'licolarità di prova e dopo un'industriosa inchiesta dimostrerebbe che coloro cho furono primamente affetti avevano mangiato d'alculle.vivande in cui entrava, come ingrediente principale, una certa quantità di crema, e quelli che non avevano mangiato eli siiTatte vivande (almeno quelli fra i convitati a pranzo) sfuggirono
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al mot•bo. L'inchiesta perallt•o è mollo incompleta in questo, che omrneLLe di rinLracciat•e la sorgente a tt ualo dell' epidemia. Il sig. Buchanan cooeludendo una relazione di fatti minulissima ed irta di difficoltà, dice: « 1'ullo quanto si può dire si è cbc In diffusione della malattia è pienamente i nasscgnabile, a meno che l'infezione d'una particolare lJ uùn tità di croma non si allegl1i come causa di essa. lo credo clte l'ornmessionc di portru• una prova pil't clctilula Ila dovuto romplicare lu natura delle condi;doni ùa invesligarsi. Spet'<.'t·ei molto dallu pronta investigazione dci casi ruLut•i che possono avere umt t•ussomiglianza generale coi pt·ccedcnti, più particolarm ente se si verificano nette semplici cit'costun.le d'un ùislt•etto r urule. Giù due o tre e"r•mpi cita hanno molli punLi di rassomiglianza con quella esplosione di scttl'I&Ltinu di SouLh Kensington, o svolgonsi oppat·entemen Le da band 1CLLi, SOltO staLi mantlali u T.ondra dacchi'• quell'inchiestt\ ebbe pPincipio. RUles.sioni. - Le vrai peul ctnelquefois n'ètl'e pas vPaisembable .., ha deLlo, c con l'agiono, un poeta ft•tmcese . Pcrc•ò non ci faccio il \·iso ùell'm•mi H sig. Bucllanuu, so acl onLn del suo r appol'lo e tlelle Ruo conclusioni, noi non r i acconcio1llO u cecdere che nn bancbPLlo, considcl'alo dal punlo di visla de'l consumo dt cibi e di bevflnde che vi si fa, pos~a dare origine ad un'epidemia di sral'latlina. Pet•chè cil'l fo~;.e possibtle, btsogner ebbe ammettere che il pl'incipio infc;r,ioso determinante l'e· sanLemu di cul1"i Lt·o.tLa siu contenuto 110llu materie a li men tari, cosa che t•ipugna nou poco alla più volgnre esperi cm~a. pcrchè, ove ciò fosse, le epidemie di scarlallina ~at·ebbet·o. Jncontrast~bihnenle più ft·equenli ch'esse d'ordinat·io, e por buona sorte, non siano. Che il miasma scat·luLli noc;o come quPilo del vaiuolo, del morbillo e dellil'ù siu suscetlivo d'essere t•incltiuso in uno lctte!'a e valga u Lrasmellet·e da put-se a paese lt\ malaLtia, di <'lti esso è il get·me, nmt i' cosa che t•ipugni e non i> un'ideo nuova, come ne fan fedo le misure di polizia saniluria in u!'o in Europa da secoli e consistenti nel sollopot·re a tagli, sufl'umigi e disinrezioni le COI'risponùenze epistolal'i JII'Ovenienli un paesi in cui allignavo. un qualche morbo epitlcmico-conlagioso. TraLLaudosi di appurar~~ come e percltr, dopo quel convito a Soulh Kensinglon, diciolLo delle petosone iulervenutcvi ebbero o la scarlattina o laluni dei prodromi di essa, pare a noi che si doveva cercat·e anzitutto ~e nella casu in cui si dava il convito non v'era allora, o non vi era slalo ()l'ima qualche caso di
DI GIORNALI lTALIANI ED ESTERI ..scarla~Lina; e se quest'indagine tornava negativa,
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faceva mesLieri sindacare se fra i convitati o gl'inservienti .fissi o d'occasione non vi fosse qualcuno che, o soffeisse, od avesse sofferto recentemente di scarlattina, od avesse avuto contatto con persOiia affetta dal medesimo male. Diretta e praLicata in questo senso, l'inchiesta avrebbe, non ne dubitiamo punto, dalo risullati positivi e non si sarebbe fatto ca1·ico a quella malaugurala crema d'un danno del quale, a nostro credere, essa è luWufl'atto innocente. Sarà vero quanto atlf:}rmtt il !:"ig. Bud1a nan, che uiLti casi di epidernie.cli scf\l'laLLina svolLcsl per cagione di bunchetti siansi raccoHi a Londra; ma l'importante ad accertarsi e a dimostrare in siffaLli casi si è, se il banchetto v'entri come causa efficiente, o come causa coadiuvante, o costituisca una mera e s·emplìee coincidu11za. Da r1uunto abbiam dello precedentemente si desume che il banc!Jetto cplt)J' causa efflciente della scarlattina non lu1 il menomo credito presso di noi. Ma se non Io accettiamo come causa officienle, gli accordiamo di buon grado uD posto ft·u le cause adiuYanti. ·nato il ger-me scal'latt.inoso n ella sala c1el convito1 è chiaro cho fJ_uesto germe tf'ovuva un mezzo più favoJ'evole al suo svolgimento ed una maggior facilità a prppagarsi in una sala, dove una m oltitudine di gènle sedeva a clesco, e l'ambiente era riscaldato e dalla folla cho vi band1eLtava e dal fumo delle vivande e dai lumi. Ma, lo ripetiamo, quanto siamo propensi a riconoscere n e!Je accolte d'uomini (massi me in locoli chiusi e ne'banchetti che esigono 1lc'contalti direlli e prolungati fra persona e persona), l.lnO dei pitl potenti ausiliari della propagazione de'mali. infeziosi, Altrettanto poco siamo disposti a scorgere neU e suEtCcerlllule circostanze i fattol'i capac i ù i c1·earo il p l'inci pio scarlalt.inoso, ad onLa che sappiamo ceeLi altri principii infett.ivi elaborarsi prirniliYamente in circostanze analoghe. Abbiamo, f'ra le allt'e possibilità da prendersi in esame, posto a·n che quella che l'epidemia di scarlattina sopravvenuta dopo il banchetto fosso una mera coincidenza, nulla pi.tt. Om quell'ipotesi è non solo possibile, ma probabile, rìnchè non sia dimostralo che n essuno dci con vitali e doi padroni o domestici di caso. aveva a'v uto ):)1'ecedenlcmente la scarlattina o relazioni più o meno intime con peesone affette da scarlatLina. Irriperciocchè, supposlo che alcuno dei bancbeLtanti di South Kensinglon avessero avuto in corpo il germe scarlaltinoso, è
964 filriSTA chiaro che il bancheUo a cui presyro parle non puq che averne forse accelerata !,evoluzione, aggiungendovi gli eccitamenti dei cibi, delle bevande e d'una temperatura più elevaLa della normale. Ma l'eruzione sarebbe avvenuta su per giù nello stesso modo anche senza il banchetto; ed in tal caso il volerne i~col pare questo non sarebbe altro che una inconcludente applicazione del posi hoc, ergo p7'0fJÙJ1' hoc condannato rneriLamente da tulli i LTatlatisLi ùi logica, mantenuto però in onore e adoperato da tutti coloro che non sanno e non possono produrre migliori argomenti a sostegno delle loro opinioni. Noi non vogliamo lodare ìl pttssato a detrimento del presente, ma ci pare che al cll d'oggi la smania di novità, il pl'Urito di fa~ parlare di sè fuor via molti ing(>g'ni e fa prendere sovenli le illusioni per la realtà, la forma per lasoslanza, e tal volla anche, ciò che è più grave, il vero per il falso. , Nell'indagare c specialmente nell' assegnare le cause che determinano le epidemie, il medico deve procedere colla massima ponderalezza, non trascul'are alcuna circostanza, anche minima in apparenza, ed evitare in pari tempo la interpretazione esagerata e le spiegazioni più spaciose che esatte,- le · quali non servono che a ribadire e perpetuar gli errori, a disdoro della scienza c a danno dell'umana famiglia.
Y. Avvelename nto c oll'ac ido prussic o . -(Dal The Lancet del 22 luglio 1876). Il triste caso di suicidio coll'acido pt'ussico nella perpona d'un medico di Uackney v iene ad illust1'are il fatto che tro. l'inges tione di quel terribile veleno cd il suo fatale effetto possono in alcuni casi passar parecchi minuti, durante i quali la volizione può avere qualche forza. Lo sventurato signore, di cui si tratta, dopo di aver preso l'acido, lasciò subitamente la casa, scese s ulla strada e, dopo d'aver percorso circa lrentaCÌil(JUt~ !Jar•de (su per giù un tl'CnLacinque metri), con passo perfelLamente fermo, cadde a terra. Fu pol'tato in casa. Il dott. Tripe venne chiamato e provò d'amministrare un po'd i ammonitìCa, ma l'infet•mo non pot~ inghiotlirlu e mori cinque minuti clopo l'arrivo del dott. Tl'ipe, a quanto presumiamo. Questi a tutta prima era disposto a credere che la morte non fosse stata cagionata da acido prussico, amotivo della distanza percorsa clal suicida e del tempo trascorso
!J65 prima che la morte avvenisse; ma fu convinto del contrario dal forte odore d'acido prussìco che dopo morte esalavano le materie contenute nel venLricolo. Nella tasca del morto v'era una boc<:etla, che aveva contenuto acido prussico, leggermente turata e Lenula giù da un fazzoletto. Questi particolari sono d'un grandè interesse medico-legale e possono avere importantissimi por·ta.Li. Alcuni aHi della volontà, dopo una larga dose d'acido prnssico, souo r·arissimi) se non affatto senza prec!edenti. R{/lessioni. Non è punto nostra intenzione eli mettere in dubbio il faLLo sun·iferito. Al>bellchè noi, come tutti gli alLri d'altronde che si sono occupati di tossicologia e di farmacologia, ci siamo famigliarizzali coll'idea che l'acido prussico, quando è amministralo ad alla dose, ammazzi quasi islantaneamente, non vogliamo negare che in-alcuni casi il suecitato veleno agisca con minor'energia o la morte sia meno istantanea del solito. Mu ci credittmo autorizzati a chiedere quali sono le circbslanze che possono aLLenuare la potenza d'aziono dell'acido prussico c 1·itard.o.rne l'effetto, onde mettere in avvertenza il medico legis la, e porlo in grado, all'occorl'enza, di pronunzia l'e un giudi;do serio che abbia il sostegno del raziocinio e dell'esperienza. Ora, perchè nel easo succilalo crues to scopo fosse raggiunto, bisognava che il dott. Tr-ipe ci a\·esse fatto conoscere pol' filo e per segno le condizioni in cui si lroYava il suicida nel momento in cui ingoiò il veleno, cio•~ se rosse a venlricolo pieno o vuoto, se fosse o no dedito agli alcoolici e se ne avesse fatto uso poco prima clell'ingeslione dell'acido prussìco, ed in ultimo se questo fosse pi'epar·uto Ili fresco o no, più o meno concentrato e conservato in luogo od in fiala non accessibili nlla luce cd in boccia el'meticamcntc chiu sa. Irnr)otciocchè l'acido idi'Ocinnico essendo una sostanza ipo· stenizzante per eccellenza, sì capi l'lÌ di lcggicri che la sua potenza possa v~nirc diminuila dalla presenza nell'ol'ganismo dell'alcool, dell'ammoniaca, dell'oppio o da qualsivoglia alLro agente dollu classe degl'ipePslenizzanLi. È pure facile a comprendersi che l'assorbimento a ventr·icolo pieno sarà meno attivo che a ventricolo vuoto, e che il veleno agirà tanto più energicamente e· prontamente r[uanto più eli rece.nte sarà preparato c qttanlo meno sarà stato e::;posto alle cause che ne possono determinare l'indebolimento c la volatilizzazione. Noi cl ricordiamo d'aver veduto due casi d'avvolenarnOJtLo DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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mediante acido prussico con esito assai eli verso; il primo era d'un farmacista che adoperò o.cido prussico inallePato e morì, staremmo per dire fulminalo, avendo consumato poco più di tm gramma di veleno; l'altt·o e1·a un militate che faceva da .fieb otomo pt'esso un reggimenLo di cavalleria, il quale si servi dell'nciùo prussico esistente pl'esso la farmacia reggimentale prepara~o circa due anni prima e per conseguenza considerevolmente svanito, e sebbene avesse inghiottito Lulto il contenuto della boccelLa, vale a dire trenta grammi a un dipresso di liquido, non soccombette puuto e potè esser salvato, mercè una buona dose d'oppio. Ciò che prova che gli effetti del veleno di cui si tra~ta no.n possono essere giustamente valutati che quando se ne conoscono esaltamente il grado di concentrazione, la data il modo di preparazione e la cura con cui fLt custodito, come fin da principio av vertimmo. ~u ovo modo
d i :.m mini!lb•azio nc de ll'a cido snlie ilieo a.ll, lnlerno, di A. CASSAN (Annali di chimica, ottobre 1876).
L'acido salicilico tende acl occupare nella terapeutica· un posto ognoe più gt•ande; ma la sua poca solubilità nei diversi menslrui farmaceutici impedisce sovente al pratico di prescrivcrlo. Colpilo da quest'inconveniente l'autore, che è chimico-farmacista1 ha cercalo un agente che facilitasse la dis.soluzione dell'acido salicilico, e questo agente lo trovò al citrato di ammoniaca. Ecco due .formale che egli dà nel Bulletf. gen. de Thérap. (18761 pag. 366), come atte a soddisfure parecchie indicazioni. 1• Una soluzione:
Pr. Acido so.ltcilico . . . .
4 g1'arnmi
Citrato di ammoniaca .
t
»
'R.hum o cognac Aéqua distillata
30
))
1 61:
)
Soluzione contenente cla 25 a 30 centigr. d'acido salicilico -peJ' ogni cucchiaiata da tavola. 2' Una pozione:
l?r. Acido sulicilico . . . . Acetato di ammoniaca Siroppo . . . . Acqua distillata . . . .
1 grammo 30 120
.. )t
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TI citrato d'ammoniaca si può ottenere estem poraneamente saturando coll'ammoniaca una soluzione di acido ci trico al terzo. Questo sale non dà alcun sapore disaggradevole alla preparazione, ò uon può, in nessun caso, cosLiluit•e un ostacolo alla medicazione. Sul liquore d ella G raudc -Chortreu se e l' a c qua di m e • llssa d c i Cnrmc liti, solto il pun lo di ' 'is ta d cll'alc ooli!imo: del doll. DECAtS:-<E. (Annali di chimica, ottobre 1876).
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Ecco le conclusioni del lavot•o presentato dall'autore a ll' Accad(m-1-ia <ii Medicina di Par igi uollu sed u ~a 6 giugno '1870. 1. Le pinntc che enll'ano nella composiziono d<3l liquido della Grande Chartreuse c in quello dell'acqlta di melissa de.s Carmes sono presso a poco le stesse ùi quelle che ser,•ono a fare H liquore ùi assenzio. Esse sono schierA le nelle famiglie bolaniclto seguenti: nelle ombrell~fere, l'angelica, il coriandro, l'anice verde; nelle labbiaie l'isoppo, lu melissa, la menta peper ita, il timo, il rosmar·ino, la salvia e la maggiorana; nelle sinaniere, l'arnica, l'assenzio, la J>ulsamile; nello catlacee, il calamo aroma Lico; nel le la1m:nee lu cunnella della Cl1ina; nelle amomee il cardnn10mo; nelle miristicee, il masi c la moscala; nelle miolacee il garofano; 11elle salicacee il pioppo Baumier; nelle leuuminose la fava di Tonka. E IJUeste pian le sono tutte considerale in terapeulica come eccitanti e p1•oclucen li gli slessi cJfclli fisiologici. Esse conlcngono Lulte, o quasi tullc, degli olii essenziali più o meno por·icolosi. - La lor•o pt•oporzionc nolla fabbricazione dei tre liquori varia secondo illittuore ed il gusto che il distillatot·c vuole dargli. 2. A dose eguale, o pr·esso a poco, gli effelli dell'assenzio, del liquore della Grande-Ciwrteuse, dell'acqua di ~He lissa dei Carmelili sono gli stessi sull'economia, sul sistema n ervoso in particolare, e producono nello stesso modo l'alcoolismo. 3. A p1' iOI'i, ed ulteriol'i ossr3r vazioni potr anno dimoslt•arlo, noi abbiamo In convinzione che lulti i liquori fubbr·icati colle stesse pian te o con piante analoghe, contenenti degli olii essenzialmente attivi, e presentanti lo slesso grado alcoolico, possono produr•r•o, quando se ne faccia un certo abuso, i diversi accidenti che costituiscono lo stato conosciuto solto il nome di alcoolismo. (Reoue de Tltérapeutique ~Medico-Chirur gicale, 13 luglio 1870).
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..tm,Jisi dell'orina oorùialè e patologica p er le applicazioni pratiche alla patologia; del doU. YvoN. (Ga.::;zetta delle cliniche, settembre 1876). Allo scopo di dare ai lettori di questo giornale le importanti nozioni che l'autore va pubblicando su questo inlecessanto argomento, raccogliendo i punti più salienti le pubblicazioni del m edesimo. L'urea, detta anche materia estrattiva, nesrina, ossido uremico ammoniacale, cianoto anormale ui ammoniaca, costituisce una delle sostanze piLl interessanti della chimica organica, e
venne accuratamente studiata da l''oul'croy e Van({uelin nel 1779) e sopratutlo nel "1872 da Mare Bogmeno.
L'urea si trovo. nell'orina dei mammiferi, uccelli) reLlili: ma è più abbondante nell'orina dei carnivori. Quando ha luogo qualche affeziono l'onale per cui l'urea non possa venire eliminala per mezzo delle orine, si accumula nel sangue e produce l'uro-ernia. L'urea proviene dalla tr·asformazione dei materiali albuminoidi, e vi~ne essenzialmente espulsa pei reni nell'orina. Ma questo non è il solo li(ru iJo dell'economia in cui si trovi · ùel l'urea: se ne riscontrò diffatli nell'acqua dell'amnios, nell'umore acqueo, nell'umore vilreo, nel sudor e, nella suHvù, ecc. \Vurtz la trovò nel chilo e nella linfa, e se ne trovò pure uelle sostanze espulse per vomito, nei tl'usudamenti pleuritici, n el liquido di idrocele, ecc. L'urea non fu fìuot'a scoperta noi muscoli degli animali superiori, ma SLaed ler e Frerichs la ri lt'0VtH'ono nella carne m u- scolare d'un gean numero di pesci corLilagim~i. L'm'ea inicllala 11el sangue viene l'apiùamente e.spulsa inallemt.a per la ''iu dei reni: se per conlr·o si inietta nel sangue dell'acido urico, delro.Uontoica, della Ct'eatina, queste sostanze si trasformano in urea, la quale in seguito si tro,·a aumentala nell'orina; questo fullotlimostl'a che l'u!'ca ò il prodotto uJLirno e perfetto della combustione de i matct•iuli azotali; c per cow seguenza si pol.rtt apprez:tare l'altivitù della vita organica clélrunle nn deLCt'H1ina to pet·iodo di tempo, tenendo conto della quanti là dell'ul'ea fol'matasi. Di qui si comprende la impol'lanza di calcolm•e esallamenle la sua prodm:io11e. L'urea è mollo solubile nell'acqua o nell'alcool; lo è poco nell'etere, c le sue soluzioni non spiegano alcuna azione sulla carta ùi torno.sole. T.a sua den!:!ilù e t)3G; si liquoi'tt alla
tempetatura di cit·ca ~l20• e si decompone a 150•) svolgendo
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ammoniaca ed in seguito abbrucia lasciando un residuo di carbone. L' urea può facilmente trasformarsi in carbonalo dì ammoniaca mediante l'appropriazione di acqua. Codesta trasformazione può effettuarsi spontaneamente s otto l'azione di un fermento speciale. La fissazione dell'acqua può esser favorita dal calore, o dnll'l!lggiunta di acidi où nlc.ali potenti; ma in quest'ultimo caso ha luogo una rea zione secondaria. Se l'elemento aggiunto è un acido, il cm·bonato d'a mmoniaca li decompone e si forma un sale cord spondeute all'acido, mentre l'acido carbonico si sprigiona; se im·eceè un alcnli,ullora la reazione secondaria si effe ttua in senso inverso ed è l'ammoniaca che si rende libera. Quando si diriga una corrente di clOL'O sull'urea fusa, essa si trasforma in acido cianico, o si fm·ma contemporaneamente dell'acido cloridrico, del cloridrato di ammoniaca e dell'azoto (\Vut·l;~,) . Se per cont~·o si fa agire s u di 1U1a s oluzione (li urea, cloro in soluzione od un ipoclorito, allora quella si decompone in acido co.rbonico ed azoto; se si adopera il 'cloro, e se si usa l'ipoclorito si forma un cloruro corrispondente (Davy). Il bromo c gli ipobromiti agiscono nella stessa guisa, ma con pi"li di energia. L'acido nilroso, o l'acido nikico cat•ico di vapori nitrosi dànno luogo alla mede.c;ima decomposizione, ma in modo più rapido. Mentre gli acidi forli decompongono l'u1'ea, altri acidi meno concentr·o.ti, come l'acido nitrico ed ossalico, si combinano con l'urea. Versando diffat~i dell'uciclo nitrico in una soluzione allungata d'urea, si forma immediatamente un precipitato ceis~allino di nitrato d'urea. Questi cristalli si decompongono a 140• e sprigionano acido caebonico e prodossido di azoto (gas esilarante). Aùoprando acido ossalico si ottiene de ll' ossalato di urea ; eh~ riscalda lo a 150' dà ucido carbonico, ossido di carbonio, acido cianidrico, formico, os salalo di ammoniaca edurea(Bouchardat). L'acido fosforico for·ma direttamente con l'urea un fosfato solubile. L'acido cloriùico fatto agire sull'urea in polvere, e manlenuto ad un dolce calot'C produce cloridrato di urea. L'acido fosforico no~ agisce diretLamen le sull'urea, ma ha luogo \_lna doppia decoinposizionc quando si mettono in pre6.2
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senza dell'ossalatodi urea e del solfato di calce, e poi si riscalili. L'autore però non potè in tal guisa ottenere del solfato di urea, ma un miscuglio di uren e di solfato cl' ammoniaca. Non si riesci finora a combinare l'urea con l'acido ur-lco, ippurico e lattico. L'urea si combina pure con gli ossidi metallici e sopratullo con quelli a base di argento e di mercurio. L'm'ea può combino.rsi ancora con i sali: molto importante è la combinazione con H clor·uro di sodi o; e sono sopratulto facili ud oLlenersi quelle con gli azotati. Fourcroy o Vauquelin ottennero il cloridrato di ammoniaca e di UI'ea trattando l'orina con alcool caldo. Caro.tte1·i dell'urea. - Mediante il microscopio si riesce a giudicare della forma cris tallina dell'urea o del suo azolato. Si può precipitare median te l'acido nitrico, l'ossaHco, l'azotato di roert.urio, ed infine è caratterizzato dalla sua decomposizione in acido carbonico ed azoto, soLto l'azionB degli ipocloriLi alcalini, del cloro, dell'aciùo niLroso. L'urea esiste essa Lutta formata nell'orina? Persoz opina che non preesistG, fondaudosi s ul raLLo che congelando dell'orina, mediante un miscuglio refrigeranLe, resla una pat'te liquida, nella qualeap:giungendo dell'acido nitrico non si olLiene alcun predpitato cl'lstallino, mentre il pt•ecipitato ha luogo se si riscaldi questo liquiùo pe1' un daLo tempo. Ca p ed Henry, nel1S)~9 prctendevo.oo chel'urea esistess e nell'orina allo stato di lattato. Liebig per contro dimostrò che l'urea non si combina con l'acido luLtico. DifaLli se s i <lècompono jf lattaLo di aalce con dell'ossalato di urea, si ottiene deirossalato ùi calce, o l'UJ·ea in presenza Jell'acido lattico si deposita. Lavori più recenti dimostrarono, che l'urea preesisle nell'orina, dalla quale si può estrane diJ•eLLamentu sia mediuule l'alcool, sia mediante l'evapol'azione nel vuoto. Estra::ione e prepara;;:;ione dell' t.Lrea. - Secondo il pt•oçesso di FotU'Ct'OY e Vuuquelin, si può estra.t're l'uro<~ dall'orino in un modo ahlJastanzu semplice, ma il pt·otloLlo ottenuto non è molto puro. Talo processo consiste nell'evaporru'e l'orina fino a consistenza sciropposa) e nel Leattul'la mediante alcool concentrato; ma in siffatte conclizioni la ct·istallizzuzione doll'urca riesce piLtoslo dillì.èile, e vi si tl'ovano altri corpi, che sono pu1'e solubili nell'alcool. Si può vanlaggiosamenlemodillcare questo processo evapo·
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rantlo la. soluzione alcoolica e Lraltando il resto con aCf[Ua, per precipitare poll'uren allo sta lo di nilt'ato, meù iantc l'aggiunta di acido nitrico. Il nitrato 1l'urea si lava poi con acqua, e lo si decompone m ed iante rebollizione con il bicarbonato di potassa, il carbonato di barile o di piombo. Si evapora il miscuglio, si essicn e poi si tt·atlt\ con alcool assoluto, che scioglie solamente l'urea. Malgrado codesta modificazione non restano evitate alcune cause di errore: 1• l'azot~lo di urea non insolubile in modo assoluto, o quindj vi lln pet•tlitu di quella porte elle si scioglie; 2-l'acido nitrico formi\ con i clot·ut•i che esi... lono normalmente, ùell'ncquu rag ia, che dec0mpoue una parte dell'ureo. HeniJ , dopo dj aver tentato invano di estrat·re l'urea mec.lianle dell'acido ossalico o iarltwico, pt•opose col processo seguoule: Lralt.a l'orina con un leggiero ecco~so di sotlo-acetat.o di piombo che sottrae unn grnn pa1·te delle sosLanzo animali non che ~li acidi, coi quali fot·ma dci sali insolubili. Elimina l'eccesso tlel fiÌOrobo con clell'ncido solfùrico, che servo a llecomporre aù un lcmpo gli acetati alcalini o lcr1'osi, che si sono potuli format·o, concentra poi fino a consistenza cl! scit'Oppo chiat·o e l il tra per separare il deposito, separa in seguitol'urea dai sali mediante l'alcoole. È bene trattare l'ullima soluzione d'urea con del carbone mùmale alla scopo di decolol'urla. Il procrsso ùi Mellu è consitleraLo ùall'autot•o, come quello che è alto a dare i mjgliori risultati. Si aggiunge all'orina la melr• del !iuo volume eli acr1ua eli bol'ile, cho pt•ocipilu i solfati ed i fosfati, si tìltn\ c si oYapora al bagno-mat·ia. Si tratta il residuo con alcool assoluto, ed evaporando un' allra volta si ottel't'à l'ut•ea. Molgrnclo la precauzione di evapora t'C l'or·ioa al bagno-mat·ia una parte dell'urea ~i decompone, eppercio sar·ù bene eseguire la evnpol'nziolle nel vuoto. L'autom consiglia di modificar e il processo nel modo seguente: si elimina il piomho con u no cor.t•ente di idt'ogeno solforaLo, e si la,.:cia rleposilare finchl'> il liquido che occupa gli sirali Sl.lP•)riori sia divenL~Lo c:.hiar o, si decunlu e si concentra fino a consislonza di sciroppo; si aggiunge poi ucido nilrico in eccesso nnch(· cessi di formarsi il pt·ecipilùlo; si essicca in seguito il nilralo di uren così formaLo, e lo si decompone, come fu dello più in alto. L'aulor c passa in segui lo a dire della produzione artificiale
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dell'urea, e della produzione diretta della medesima mediante la ossitluzione dei materiali azotati; mu siccome questi due argo.menti avrebbero più opportuno posto in un giornale di chimica anzi che in uno di medicina pratica, li ommetteremo completamen t.e Ricerche dell'u1·ea.- Vedemmo già quali siano i processi indicati nella ricerca dell'urea nelle odne. L'operazione chimica in lali circostanze non offre alcuna difficoltà so si agisce sopra una quantità di orina considerevole; ma se non si abbiano a disposizione che pochi c~ntimeLri cubi di orina, la si evapora a bagno-maria, o meglio a freddo in presenza dell'acido solforico. Si tratta il resto con una piccola quunlilà d'alcoole concentrato, chol;i evapora irtseguito, perlratlareancora ilrèsiduo con una o due goccio di acqua distillala, nella quale si aggiunge una goccia òi acido niLrico, o di una solu;done satura di acido ossalico. Si formano immediatamente dei ct·isLalli, che al microscopio si riconoscono essol'e di urea. Qua ndo l'orina fosse albuminosa vi si versa dell'acido acetico, e si porta all'ebollizione onde separare l'albumina, prima di procedere allt\ ricerca rlell'ureo.. Se si opera sopra d'un'orina zuccherina, la si fa evap~rare a "sl-ccilà, si riprendo il r esto meclia nlo elere alcoolizzato, si evapora di nuovo o si sciogliein acqua nella quale si aggiunge finalmente acido nilt'ico. Dopo l'orina è il sangue, che fl'a lutti i liquidi dell'economia, conLicno una maggiore I[UanliLà di urea. Provost e Dumas ruroao i primi, cho nel 18:33 pl'occdettero alla ricerca dell'urea nel sangue. C. 13ernard, Picar·d ed altri , proposeJ'O allri processi per rinl!'acciare <(Uesta sostanza; ma non offrendo ques ti processi un alto interesse, li omettiamo e facciamo promessa ai nostri lettori di ritoJ'narc su questo argomento ioLoressanLo, qnando il seguito ùella Memor•ia originale sarà comparsa sulla Tribune médicale.
RIVISTA CHIRURGICA
Osservazioni s oll'ischemia artificiale (Deutsche medizi-
n:ische Wochenschrij't, 8 giugno 1876). Esmarck negli A reh. f. J(lin. Chi rurgia Bd, 19 Heft. 1, p.103, diiiliiara che il tubo elastico non è opportuno nella disarticolazjon:e dell'omero, poiché esso, in cruesto caso, agisce soltanto comprimendo l'arteria contro la testa del medesimo; mentre dopo la sua rimozione, le parti molli si risLringono a guisa eli una borsa dn tabacco. n tubo sat•obbe adoperabile soltanto allora che si dovesse amputare, per frattura complicata, il braccio al terzo superiore, e snucleare poi il segmento superiore fratturato dtllla cavità articolare. Per operare con ische.mia sui genitali maschili, si lega il pene e lo scroLo alla loro radic.e con un doppio giro di un sottile tubo di caoutchouc, incrociandone le estremità sul pube. Nella disal'ticola:.::ione eresezione dell'articolazione dell'anca, dopo aver precedentemente vuota Lo le intestina, si comprime l'aorta ventrale. A tale scopo Esmarck si serve d'una piastra di stagno> su cui è salda~a una cannula di metallo, che ha una specie di fessUra piuttosto stretta, attraverso la quale passano i 'tubi che occorrono per lu compressione. R icerche s perimentali sulle rrauure dei condili omernli e femorali (Deutsche medizinische Wochenschrift, 8 giugno 1876). .
Il dott. Maclelung negli Archivi di Lanaenbeck Bd. XIX, He.ft. 2, fa nolo come, in seguito ad appositi esperimenti sulle fratturè dei condili dell'omero e del femore, abbia avuto i seguenti risultati. Per fol'za diretta (colpo, o caduta sui condili, schiacciamento delle dia!isi dell'omero e del femore in prossimità dell'articolazione del gomito o del ginocchio) avvengono delle fratture oomplicate Lrasversali oblique delle diafisi, con pjù o meno
974 RIVISTA scheggie nel senso della lunghezza; mai però fratture delle epifisi penetranti nell'articolazione. Per forza indiretta (caduta o colpo sull'olecrano, o la rotella nelle rispettive articolazioni) avviene abitualmente, più o meno a seconda della lunghezza, la rraLLura dei condil i, e propriamente, la così detta frattura a T, la quule è sempre penetrante nell'articolazione. Gurtl ha espresso il purere che in questa frattut•a a T si fratturino prima obliqtlllmente le epifisi e che poi vengano divisi i rispettivi condili, dall'alto in basso delle dialìsi agenLi come cun~o . :\1adelung crede invece che questo cuneo sia piutLosto rappresentato dall'olecrano e dalla rotella. Questi vengono, dopo la loro immissione nelle epifìsi, spinti in esse e le dividono in due parti in senso obliquo, con divergenza in alto) ovvero ne staccano prima un solo condilo. Che se la caduta avviene essenrlol'articolazione spiegata, rimarrà staccato anche l'ulLro condilo per il peso del corpo. Se la forza ha operato in modo che l'olucrano o la l'Olella possano spiegal'e l'azione per cui furono destinati, e che malgrado la più minuta palpazione non si riuscisse a scoprire che una frattura trasversale al disopradell'arlicolazione, e nessuna divisione in lunghezza delle epifisi, pur nondimeno <{Uest'ultima ver·rù certamenLe riscontrata nel reperto anatomico. Questo fatto dovrebbe essere tenuto in gran con Lo nella diagnosi e nella prognosi di analoghi casi clinici. ~uovo
mezzo per ridurre il paratìnao~;i (A tlgemeine
Wiener medi::inisclw Zeitung, giugno 1876). ·Il dott. A. Edùowes comunica al giornale The Briiisch med. Journal, 3 giugno 1876, il seguenle trattamento contro il parafìmosi, il quale mentre non ò punto doloroso, conduce . sempre allo scopo desideralo. Egli circonda il ghiande dapprima con una str·iscia di tela bagnata, larga dai 3-5 centim.; in guisa da avvolgervelo completamente. Poi prende un piccolo nastro elastico, con cui fascia il ghiande dall' avanti all'indietro, per modo, da coprire intieramenle la Lela applicatavi. So la gonfiezza non diminuisce, egli leva il nasLrino elastico, per riapplicarvelo con maggior tensione. Per mezzo di questa pressione energica ed uniforme, la gonfiezza scompare sollecitamente, e rimovendo poi il piccolo apparecchio, il ghiande viene facilmente ricoperto dal prepuzio.
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t::a~i di aoeiofezionc sifilltica con uoh:; del d,ott.
G. G. GAscoì'Eì'/. (lvfedico-chirurg. Transactions, Vol. 58, 1875). Scopo dell'autore è di provare all'appoggio di 60 osservaziom raccolte in varii scriLii, e di 11 altre proprie, che l'opi-
nione di Ricord sulla impossibilità, almeno nei casi ordinarii, della reinfezione sifilitica fu oramai disdctLa dall'osservazione scienLifica e pratico.. Esposti rruindi dopo un po' di storiu i casi, ne risulta da essi che l'intervallo ft·a un'infezione e l'aiLra può essel'e da 2t mesi fino a 9 anni e più, e che le infezioni posteriori non sono in alcun rapporto colla prima, che il periodo eruLtivo e leggiero ed anche può mancare quando l'induramento è molLo consider•evole, pet' cui ciò sturebbe in contraddizione col fntlo, che l'incluramenLo grave sta in relazione con una sifilide costi luzionole in Letlsa. Nelle persone deboli o malate per altre malattie costituzionali può ac~"'.derc che manchino gli accidenti secondarii. Ciò accadde all'autore in un caso, mentt·e iu un altro si ebbe un'infezior1e e due .re infezioni successi ve nello spazio di quattro anni c mezzo. Dal suo lavorcJ trae le conclusioni seguenti: 1• La possibilità della reinfczione sitìlitica indica che si deve ammettere, che la si('i]ide può essere cur~ta totalmente, e che il mercurio sarebbe il medicamento più efficace. 2• L'indueamenLo non è un fenomeno semplicemente locale; ma un sintoma costilm:ionale, che indica, come lo fanno gli aUri accidenti secondarii, che tutLa l'economia è in preda alla sifilide, di maniera che l'apparizione per la seconda volta di un ulcera induraLo indica, che l'economia è stata completamente guariLa dalla conseguenza del primo attacco. 3• Quando l'infezione ha luogo per l'intermediario di un ulcero primitivo nel suo periodo ùi suppur·u?.ione, non vi ha periodo di incubazione, ed il nuovo ulcero prodotto compare immediatamente dopo il contaLLo sospetto, con una p tlstola che si esulccrf.l o si indura del ;)• all'S• giorno. 1l periodo di incubazione uon esisto, che quando infezione si fa coll'intermediario di una lesione secondaria, o di un ulcera indolente induraLo 11011 suppuro.nLe; cd in questo caso l'ulcero comunicato comincia, dopo un'incubazione di 3 a 6 seLLimane, con una papula dura, che si allar·ga lentamente si disquama alla sua superficie, e poi si esulcera. 4• Attualmente la propagazione della sifllide si fa soprattutto per l'intermediario di accidenti arrivati al secondo pe-
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riodo, i quali per non essere dolorosi non inquietano l'ammalato, e ciò spiega la grande frequenza di un periodo di incubazione, e la rarità de' casi che cominciano con una pustola. 5• La reinfezione può coincidere con l'esistenza di accidenti deLLi lerziarii. Questo indicherebbe, che l'avvelenamento, sifilitico ùa cessato all'epoca dell'apparizione di questi, i quali non sono che testimonii di una inrezione avvenuta e scomparsa, od indizii di una nuova. Si potr'<3bbe pertanto fare eccezione per quelli di questi accidenti, elle si mostrano presto e cedono ad una cura specifica. C::aso di ranula. - Osservazione dei dottori HrcHAHDSON
ed A TLEE (Philadelpltina mrulical, nmes, 22lugUo 1876) . L'infermo era un giovinotto di circa 21 anno, che era travagliato dalla s uddetl.ù affezione da un anno circa. Il tumore protuberava sotto il mento quanLo l'estremità maggiore d'un uovo di oca, e sollevava la lingua in modo che ra,•ticolazione della parola riusciva pochissimo distinta. Fu inLrodoLlo un trcquat'ti espl.oraloro francese, ma venne fuori appena una goccia di tluido. Un trequa.rti da idrocele ne trasse fuori tre oncic; la canula ne fu r·itirala prima che il tumore fosse completamente vuoLo. Il paziente ru quindi lasciato libero di aLLendere in puese ad alcune sue faccene] o où invitato a ritornare ft'a due sctlimanc. N. B. Dal punto eli vista pratico questa comunicazione non ha alcun interesse, poichè non si sa quale sarà l'esito della cura tentata, e non l'uvr~mmo ripr·odotla, se non fosse stata seguìta dall'esame microscopico e chimico ùelliquiùo, fatto dal doLL. Richardson, che qui riferiamo. Il liquido della runula, quale fu estt'oLto dal sig. Ailee, era giallastro e viscido, nuotava in esso un numero sLor•minato di corpi rotondi di color-c bianchiccio che variano da 1.'2~> ad 1/100 di dito di diametro ed a prima vista prescntaYano l'aspetto di minuti calcoli salivali. Scaldati sopra un foglio di platino gonfiavano con qualche crepitazione, cruindi si facevano neri e finalmente venivano distrutti, lasciando una traccia a stento percettibile eli materia inorganica. Durante la combustione, la luce emessa spiegava una br-illantissima linea di soelio, guardata col micro-spetLroscopio. Apparo da ciò che essi siano composti principalmente di materia organica con piccola quanti là di qualche sale sodi co, e forse alcuna traccia di calce.
977 Il lifluido sotto il microscopilo fu veduto pieno di leucocitiJ di cellule grasse epiteliali e ili particolari corpuscoli risi formi, misuranti forse 1.2000 di dito in lungheu:a, la cui nalurn non fu delerminata. Aggiungerò che consu1Lando questa mattina il dott. G. Garretson, venni informato che egli non s'imbatté mai in un caso in cui si vedessero siffatt.e minute concrezioni: ma nel suo esteso c Sistema di chi,r·uro ia orale " Lrovo che cita un caso riferito nei" Pr•inctpii di chir u·r gia di Bell "in cui il iluiùo vischioso contenuto nella ranula rinchiudeva numerosi corpuscoli semiformi che saranno stati analoghi a quelli che vedevansi nel saggio or ora pl'Csentalo. DI GIORNALl ITALIANI ED ESTERI
Patolog ia d el tetaoo. (L'inrlipendente, 5 ottobre 18i6). Il doll. BennisLer, in un suo interessante articolo sulla patologia del tetano, opina che nella massima parte dei casi quella malaLLiu compia il seguente processo: 1• La ferita periferica allacca le fibre nervoso sensiLive e produce una lesione locale irt·iLal.ivu, una nevritB. 2• Questa ir·ritazione, sio pur·umente come tale, sia come vera infiammazione, si propaga lungo il tronco nervoso e la materia grigia della midolla spinale, si diffonde alla midolla allungala, talora anche ai maggiori centri di riflessione, il lalama oLtico, i corpi quadrigemelli e perfino alla sostanza corticale motrice del cervello. a• La suddclLa irritazione si riflette lungo i nervi motori, dapprima soltanto nei rami del trigeminus e del nervo accessorio, poscia per gradi anche negli altei nervi spinali, pl'oducendo così la contrazione tonica di quasi tutti i muscoli del tronco. Questa condizione di cose in molti casi dura dal principio dellu malattia fino alla mOl'te; ma taloea le convu lsioni appaiono solamente in un pcr·iodo avanzato della malattia. La morte può avvenit•e per esaurimento, per asfissia o per paralisi del cuore, e questa ultima è probabilmente dovuta al trovarsi implicala nella malattia la innervazione del cuore, il nucleo del nervo vago; qualche volt.a è dovuta al Letano ùel cuore. lJo cnso di contagio si611tico trasmesso coll' iooeslo wacclno, c o o osservazioni s ui m e zzi di pa·eveoire t nle s eiagurn; del dott. R. W. TAYLOR. (L'Indipendente, 5 oLlobre 1876). L'illustre siillografo americano circonslanzia l'avvenimento in modo da togliere qualsiasi dubbio. Un fanciullo, nato nel
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marzo i8i5 da genitori che furono esen Lì da morbo venereo qualunque, e che trovavasi in piena salute, emancantedi qualunque traccia di sifilide ereditaria ed acquisita., come risulta dalle più minute indagini d01l'autore e di altr.i dis ~in Li suoi colleghi., fu vaccinato il 7 novcrnbre contemporaneamente ad altri 20 iJ1dividui mediante un scaricatore dentato; il vaccino fu somministrato dall'uffizio sanitario Board of Jlealth. Il vaccinaloro operò di segui lo senza nettare l'istrumenlo. Il fanciullo in discorso, Edoardo n., che contava 9 mesi, fu vaccinato immediatamente dopo una giovane donna meretrice, passando l'isLrurnento inoculatore dal braccio di questa o. quello del fanciullo, c prima di lei furono vaccinati sei bamboli, e dopo Edoardo sci individui, e fra f}ues ti un altro fanciu llo. Niuno di tutLi questi, ad eccezione di Edoardo, fu infetto di sifilide. ~ el fanciullo in discorso la vescir,ola vaccinica. ebbe corso normale, regolare la rormazione e la caduta delle croste al 16" giorno. Però la madre notò che rimase una lieve escoriazione, che coprì e difese con pannolino perfettamente netto; ma la lesione sì estese gradatamente. . La s ola madre cm·ò c nutr i il flglio. Ai primi di dicembre crasi formaLo un vol'o ulcero sifllilico al braccio, in luogo della detta escoriazione. Alla metà del genn aio 1876 il fanciullo cominciò a dimagrare ed impallidire, s<>nza riposo nella notlc ed a rifiutare l'alimento. Le glandole ingt•ossate, la rubeola, le papule all'ano ecc. accertavano le marJifestazioni della sililiùe costituzionale, la quale mercè le frizioni rnereuriali e l'uso in~erno del fel'ro colla cl1inina, fu combattuta con manifesto pl'ofHLo. Il Taylor ha poLuLo sapere che quella giovine prostituta che fu vaccinata prima eli Odoardo trovavasi nel secondo stadio della sifilide, papule sifililiche, placche mucose, angina, dolori notturni. Il Taylor ponendo indubitato la qualità sifiliLica. del sangue della donna, ciò ha servito per le circostanze suesposle ad infettare il fanciullo mercè lo scariCtoa Lore dentato, per cui Edoar do fu vittima di una sifilide acquisita. Sono note le preCi'J.uzioni cons igliata por impedire simil Lsconci, fra le quali primeggiano il cambio dello strumento per ogni vaccinato, o la ca.uLela di pulirlo diligentemente dopo ogni innesLo. Il fimosis o ei suoi rapporti col diabe te zucclaerioo, dott. BouGA.RDE (di Clermont). (I.:indìpendente 5 ottobre 1876). · Questa questione di già tratLala, è d 'una grande importanza
clinica, ed il suo studio pel'mt:\Uèdi stabilire alcune regole pre-
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cise eli cura. Il dott. Bougarde l1a osservato in diciotto mesi quattro casi di fimosis nei diabetici. Il primo soggetto, di una buona salute in apparenza, vieiJ.C operato per semplice incisione. Vi soprag~iunge una violenta iniìammazione con minaccia di cancrena. Il chirurgo pensa allo l'O. di esaminAre le orine; esse contenevano 90 grammi di zuccaro per ogni litro. La cura generale del diabete fu instituita, e quando la quantità di zuccaro fu ridotta aù ulcuni grammi, lu piaga del prepuzio prese un buon andamento. un aUro ammalato colpito da fìmosis con lJalano-postite versislente, malgrado tulle le cure locali, fu soLLoposto ad esame: le sue orine contenevano unn grande quantità eli :t.uccaro. In seguito della cur<;ì (Vichy, ccc.) gli accidenti si altenuarono. Qui vi il rapporto tra la pl"oporzione di zuce<1ro contenuta nelle orine, il cui scolo ivritava il glande, c la intensità della balano-postitc appare nettamente dalia esposizione . dei fatti. Nella terza osservazione, un uomo che offriva i sintomi generali del diabete e r-a stato operato dal flmosis da più seLLiroane; il m alaLo rendeva sci litri d'orina al giorno e 60 grammi di zuccaro per litro. Dopo due mesi e m ezzo di cura, la piaga riprese un buon aspelto, e finì per guarire ullor·q1Jando la glucosuria e la poliura furono notevolmente ammendate. In iìne in uu soggetto diabetico e affetto da fimosis, una balano-posti te intensa con eruzione vescicolosarcsislclte ad ogni trattamento locale finchè vi persisteL~e zuccaro nelle orine in notevole quan~ità. Da queste ossei'vazioni ne derivano importanti consider.azioni s ull'eziol ogia della balano-postil.e é del fimosis nei diabetici, sulla inopporluniLàclella cm·u chirurgica prima che un trattamento antidiabetico non ahbia con vantaggio modifica~o la glicosuria. N e risulln eli più che in lutl.i i soggetti che presentano un flmosis con halano-postile si devono esaminare le orine per tirarne da questo esame le indicazioni d'un trattamento razionale. !ti uovo ntetodo di cura aborth•a dell'antrace, per G. GuÉru.K, dal Giornale della R. Accademia eli medicina eli Torino, ottobre 1876.
Giusta l'avviso dell'autore, l'anLrace propriamente detto sarebbe l'effetto localizzato di una condizione morbosa generale, di una affezìone presistente dell'intim-o organismo.
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iUVJSIA.
Tale localizzazione patologica, somigliante fino ad un certo punto a una specie di lallo eruttivo acuto, si manifesta con dei car·attari e con una forma ùi decorso, che rlvelano la natura propria del principio localizzato. La cagione della malignità dell'antrace risiedo principalmente null'alteraziono seLLica dolln maLeda, cho l'orma il nucleo dellumore. Questa materia la cui natura primigenia, particolare o variabile, costituisce il primo clemento di pericolo, trovandosi in contatto dell'aria prova un processo di decomposizione e di fermentazione, mercè del quale acquista proprietà settiche, che la trasformano in un vero veleno, il quale assorbito e penett'alo nel torrente sanguigno, diviene fonte d'infezione per l'economia. Onde, ammesso che il vero antrace trae la sua origine dalla localizzazione di un principio morboso dlaLesir.o, il quale viene a deporsi nelle maglie del derma, ne consegue che il pericolo cui preson ta la malatLianasce pressoché interamente da questo principio, dall'alterazione successiva cui esso subisce in contaLLa dell'aria e dell'assorbimento ùel medesimo. Ciò posto, se tuLli gli accidenti, i quali costituiscono a caratterizzano la malignità uccidentale dell'antrace, sono il risultato dell'assorbimento dei liquidi Retti ci contenuti nel centro del tumore, si presenta chiara l'indicazione: 1° di prevenire e neutralizzare la dec01nposizione sellica del marciume dell'antrace; 2' di opporsi all'assorbimento della malaria decomposta, a nne di impedire Io inLossicamcnlo locale e generale. 11 mezzo di arrestare tosto l'evoluzione del morbo e di locali7.znrlo sta nell'applicare ~opra la wna maggiormente infiamma la, e prccisamet1 te sul punto più culminanLe del tumore, un ampio vescicante, il quale per un forarne praticato al centro del medesimo, permetta l'apposizione di un topico adatto a neutralizzare il germe sellico, nel tempo stesso che se ne impedisce la dif'l'usione. Questo trattamento determina, come effetto immediato, la cessazione òi lutti gli uccidenti morbosi: calma il doloi'e, modifica in bene la consistenza del tumore, risolve la sua resistenza cd il rossore; Io trusforma, a diL' breve, in un tumore affatto benigno ed inerte, la cui enucleazione, quando deve succedere, favorita con i mezzi ordinari, si oiTettua senza la necessità di fare ricorso al taglier.to. Kullameno) è bene not.at·e, che nel caso in cui dopo l'elimina7ione del maremme, rimane una profonda. escavazione, ciò che accade sovenLe, torna vantaggioso detergere il fondo di essa con
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\lna soluzione d'azotato d'argento allo scopo di favorire la chiusur a dei beanti orifici vasali, e cosi prevenire l'assorbimento dei liquidi alterati. La cura abortiva >a praticata nel primo periodo di evoluzione dell'antrace, e bisogna tenere in siLo il vescica torio fino alla completa l.brmazione della vescica. L'autore ebbe a notare plù volte, cbo quanùo una parte llel tumore era sfuggita all'azione del vcscicante, essa restava dura e resistente; anclte essendo contigua ad altre, che meglio affette dal topico, diventavano molli e indolenti. Lo stesso trattamento è applicabil•' con eguale riuscita al forunculo, il quale non sarebbe, giusll\ l'autore, che nn antrace ridotto. Il modo poi cl' azione flsiologicn di questo metodo di cura risulta dal fallo che dall'antrace, similmente che in tutti i casi di inoculazione di umori morbosi allora ti, la tumeiilzione e infiammazione delle parti circostanLi al punto cl'inncslo,succeùo in seguito all'irritazione prodotta da que~ti umori. li vescicante non farebbe che m·restarc la ulteriore penc;1·uzione e l'ussorhirnenl.n rlPlh1 mnlerin ~n••rolln, rlnre esilo al liquido morboso, sgorgare i tessuti intaccnli o pr·ovocarne la delumescenza e la risoluzione. L'autore ùicc infine, di ave1· usata In stessa meclicaziont~ ùbortiva in casi di risipole sviluppatesi HCi contorni di piagho, c in altre cornpliconti l'innesto vaccinico. Se ne valse pure iu una signora alletta da pustola maligna, insorta dietr·o la puntura di una.mosca, e se ne seM'e abilunlmente tuLLe lo volte che una tumefazione lnfiammRloria svolgesi attorno ad un pu 1to suppurato, o ad un principio morboso localizzatosi. Cosl, la ha usata come mezzo abortivo dell'accesso di ·goLla al picùe) applicando il vesclcante sul punto più infiarmnato del dito grosso. In tutti questi casi con ottiu10 successo. ~on ne fece espe~imenlo finora contro i tumori cm·honchiosi c contro le risipole ftemnw11osu coJl::;e(;utive u rurHe anatomiche, ma oll'occorrenza l'autore non usiter el)')e di fru•,•i ricorso fiducioso, persuaso come è, che il ,.e!"cicanleò valevole ad arrestare l'assorb.menlo del vir·us o veleno. Al postuLto, l'autore conchiudc nella suo memoria, che il proposto trattamrmlo abOI'tivo dell'antrace può., se applicato in lempo utile, reudcre inutile affaLLo l'azione del coltello chirurgico.
(Da una Memoria letta dall:Aulore all'Accademia di Medicina di Parigi, nelle sedute 5 e 7 settembre 18/6) (G).
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!IIVlSTA
Jtiedic::ltu~a (Ielle fedte allo
scoperto e antiseUica8 del d0t:t. KRONLEIN. (Archj.__? · fot• klin. Ch'it'u'rr:;ie von Prqf. L.<\NGENBECK, no:vembre 18t5). Lo Speri-mentctle, ottobre 1876.
L'autore ha trattato con molta cura iJ texna della roedicabura delle ferite sia allo scoperto, sia con il 'Ittetodo antisettico preco:nizzato da Lister. Non sto qui a riportare tutto quello che il dott. Kri:lnlei:n dice intorno al modo di applicazione di c1uesta sp.ecie di medicatura, perchè i lettori di questo giornale potranno riportarsi ad una mia Memoria su tale argomento pubblicata nel fascicolo del mese di ottobre del1875. ll dott. Kri:inlein fa rilevare come la medicatura antisettica col metodo eli Lister sia adesso molto messa in uso in Germania. Quello che più di tutto interessa si è un confronto fatto per mezzo di s tatistiche fra i resultati ottenuti adoprando la medicatura antisettica e la medicatura allo scoper·to. Sono tutti malati avuti sotto i suoi occhi nelle cliniche di Zurigo, di Lipsia e di Ha !la. Il dott. Krdnlein ha tenuto conto dell'età, radunando i malati in gruppi eli 10 in 10 anni, del sesso, e delle indicazioni, che hanno condotto all'atto operatorio. Amputazioni della coscia
Metodo antisettico . . . . . . . operatj 18 morti ·JO
Medicatura allo scoper·Lo. . . .
n
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»
10
Amputazioni della gamba.
Metodo antiseltico . . . . . . . operati 13 morti 2. MedicaLura allo scoperto . . . . , 11 " 2 Ampzdazion~
e disar·tico tazioni del piede.
Metodo antisettico . . . . . . . operati 18 morti f> MedicoJura allo scoperlo. • 15 " 3 A.mputazioni del br•accio.
Metodo antisettico . . . . . . . operati 10 mol'ti 3 Meclica~ura allo scoperto.
"
14
»
2
A.mputazioni clell'a~Jambraccio .
Metodo antisetLico . . . . . . . operati 10 morti i Meclicatura allo scoperto. . . . . " 10 " Amputazioni e disar·ticolàzioni della mano.
Metodo antisettico . . . . operati 1 rnorti >> 7 ;, Medicatura allo scoperto. . . .
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Riunendo queste cifre abbiamo questi ris1ùlati: Curàti col metodo antisettico 70, mor·ti 2'1 e c.ioè il 30 •/ •. Trattati con la mcdicatura allo scoperto 85, dei quali morti solo 17, cioè il 20 per 100. E <listioguendo questi resultati ll.n poco più dcttàgliaLamentc avremo la seguente mortalità: di coscia il 55 •;. di gamba trattate il 15,3 » de1 piede col il 27,7 ,, del braccio metodo il 30,0 » dell'avamlwaccio antisettico il 10,0 , Per 1o della mano il 0,0 " amputa- di coscia il 35,7 " zioni ùclla gamba t rattate il 18,1 ,. del piede con la H 20,0 , del braccio medicatura allo il 1.4,2 " dell'avambraccio scoperto il 0,0 » della mano il 0,0 » Il dotL. Kl'i.inlein ò andato ancora più innanzi con i suoi studi comparativi, e prima di lutto prencl.e in considerazione le fr•atLurc complicate nelle quali si è tentato la cura conservaLiv-a. 1di cosc~a trattate col metodo anli. selttco . . . . . . . . . . . . . 1 mortr » di coscia Lraltato allo scoperto. . . 11 2 di gamba trattate col metodo anLisettìco . . . . . . . . . . . . . 13 di gamba Lro.tlate allo scoperto . . . 31 9 Fratture del bruccio trattate col melodo anlisellico . . . . . . . . . . . . . » del braccio trattate allo scoperto . . 1.3 , 2 dell'avambraccio tJ·aUate col metodo an Lisettico . . . . . . . . . . . 3 " dell'avambraccio tratlnt.e o.llo scoperto 10 , 1; per cui avremo col metodo anliseltico una mortalità di 0,0 per ·100, mentre cito con larnedicatura allo scoperto il 30 per 100. Una staLisLicn importante è quella relntiva alle estirpazioni delle mammelle: Col metodo antisettico . . . . . operati 13 morti 5 Con la med icaturo. allo scoperto. " 22 " 3 Il doLt. Kronlein si è domandalo ancora con rruale dei due modi di medicatura si poteva ottenere uu rcsultato più solle~ cito, ed ecco lu risposta:
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Amputaziotti della coscia.
Col metodo. anLisettico in individui dell'età media di anni 25,7 vi è voluta per ottenere la guarigione unà media di giorni 61,2; con la med.icatura allo scoperto, età media 37,0, durata 118,2 Amputazioni di gamba .
.Metodo antiscUico . . . età media 29,3, durata 47,6 .Medicatura allo scoperlo. , 46,0) n 87,5 Amputazioni del braccio .
.Metodo antisettico . . . elà media 28,7, durata '11>,7 Medicatura allo scoperto. » 32,5, , 57,7 Amputazioni dell'avambt·accio. Metodo antisettico . . . età media 31,4, durata 29,8 Medica tura allo scoperLo. » 29,1, " 5G,3 Il dott. Kronloin giunto alla Ono eli questi suoi sLud.i confessa fl'ancamenLe che si sente preso da un senso di dolore, ioquantochè con un numero così grande di casi, sperava di potere venire ad una conclusione, e poLare con una certa sicurezza propelldere peP l'uno o per l'altro metodo di medicaLu.ra. Al contrario la soluzione del problema non è raggiunta, e forse a qualche altro osservatore sarà dato d[ raggiungere la mela. Pur nulludimeno tlai dati riporlnli nelle statistiche del KronIein si può in modo sicuro dil'e che i rcsuUati delle gcandi amputazioni delle estremità sono stati migliori con la medicatura allo scoperlo che con il trattamento aHtiseLtico, c quanLunque il tr·attamcnto conservativo nei primi casi sia stato adoperato sopru più larga scala che negli altri, pure ques ~i migliori resultati sono da ascriversi al trattamento consecutivo. Lo stesso è da dlrsi per- le fratttJre complicate, e per le estirpazioni eli mammella: la piemia, lo seplicemia e la erosipela sopraggiun sero c portarono la morlc SÌèl con l'uno cl1e con l'allro metodo. Se però sino u qui avrebbe dei vantaggi la medica tura allo scoperto, prende il primato il melodo eli Lisler per il minoe Lempo che occor•re ad ottenere la guarigion<~: e quesla non è cosa di piccolo momento, lenuto conto che quanto più sollecitamente il malato sarà ristabililo, meno andrà sottoposto a delle complicanze dannose.
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DI GIORNAU ITALIANI ED ESTERI
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Della cura delle fe rite dello stomaco, di MERCANTON, (StrassbUT·get· fnaug. Diss. Lausanne 1875). Lo Sperimentale, ottobre 1876. Il lavoro si riferisce acl un caso osservato nella clinica chirurgica del prof. Liicke nel 1872. - Un giovane ricevette una
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coltellata nell'àddome immediatamente dopo un pasto abbondante. Gli riuscì di trascinarsi fino alla vicina farmacia e di là fu trasportato nell'ospedale. Esaminato il malato, fu trovato un tumore circa un dito Lrasverso al disopra della cicatrice ombelicale, a sinistra della linea alba; il tumore era del volume di un uovo di gall ina e si mostrava coperto dalla mucosa . Dalla aper·tura imbutiforme di questo tumore gemèvacontinuamen le del sangue e delltt sostanza alimonture. Fu racile il fal'o la diagnosi di ferita dello stomaco con la fuoriuscita delle parti lese, come pure dell'omento. Lo stomaco riempito fu colpito in vicinanza della sua grande incurvalura. Vuotato lo stomaco in parte con lo schizzctto, in parte per mezzo del vomito, fu pulita la parte uscita fuori con una soluzionetliluta di acido fenico, e quindi fu riuoUa tutta la ferita mediante nove punti eli sutur~J. col metodo di LcmberL. La sutura arr-ostò nello stesso tempo l'ern,orragia delle labbra della ferilu. I flli furono portati al di fuori delle pare~i ventrali; e quindi a queste ultime furono fatte 4 suture. Esternamente fu applicato ghiaccio, internamente fLl somministrato morfina. Cosi si ebbe guarigione senza complicanza. Al malato furono dati nei giomi successivi dei elisieri nutritivi, i (]Uali furono preparati r1ellaboratorio chimico del prof. Hoppe-Seyler nel modo segoen Le: 2 chilog. di carne pestata messa in 1000 centimel.t'i cubici di acqua, con ~~ centimetri cubici di acido cloriclrico, il "tutto lasciato per 24 ol'e e quindi filtrato. Di questa soluzione si iniellavano 200 grammi per volta. Per dodici giorni il malato fu nutrito in tal modo, ma dopo gli si fece prendere nutrimento per bocca. Dopo circa 6 settimane l'ammalalo ru licenziato guarì to. Una piccola ernia nel luogo della clcalt'icc è mantenuta meùiante nn cinto erni~rio adattalo. L'autore, dice che le ferite dello stomaco s ono da considerarsi meno pericoloso, allorquando lo stomaco è pieno, poichè in questo stato egli si trova in contatto immediato con le par eti addominali; e durante la lesione il suo contenuto non si versa nella cavi ti\ addominale. 8 mollo interessante in questo caso l'aumento note\'ole dcll'in.dicane nelle urine, che era di 80 milligr. per ogni litro. Questo aumen Lo notevole è probabilGtornaze di medicina militare.
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986 RIVISTA mente in rappor to con la perHonite loct,le ehe porla con sè una diminuzione del movimento poristaltico e quindi anche un assorbimento maggiore di indol. L'autore raccomanda la riunione della ferita dello stomaco colla sutura; le parti fuoriuscite poi si debbono r icondurre nella cavità addominale, senza lasciAre una fistola dello stomaco, come vorrehheJ'O alcuni. N on si deve temere che a vvenga una soluzione delle suture per il succo ga,strico, poichè il muco che ricopre immediatamente la fet'ila la protegge, secondo Schiff, dalla influenza del sncco gastrico. Ma aneh e senza quesla c:ircostanza non vi è da temere pedcolo dal succo gastrico) perchè questo si seccrne solt,\nlo durante la digestione e quundo vi sono sosta11;-;e alimentari: or-a il succo gasir'ico non sarà segt•egalo quando si fa una aliméntazione per il retto. Contro la pt•alica di lasciare una fistola dello stomaco parla anche la circostanza seguente: secondo la maggiore o minore pienezza dello stomaco cluJ•antc la lesione si producono degli sLit•amenti pe1· la retr·nzione del medesimo, quindi verrebbe lo scioglimento delle suture. Anche nelle ferite mollo piccolo è meglio fare una sutur'a c ubbandonare l'organo nella cavità addom inale. SolLanto quando vi ha gangrena o perdita di sostanze si deve lasciare una nstola. La sutma si fa col metodo di Lembed o dì Jober·l. Kei casi in cui lo stomaco leso non è uscito fuori, mu è dentr o la cavilà addo tn.inale, l'autore co ns iglia di aume ntare la ferita venLJ•ale, di cercare lo stomaco, porLarlo in fuoJ•i, cucir-e la ferila, per impedire cosi l'emorragia u!LeJ•iore e la uscita delle sostanze alimentari. Egli si basa sopra le esperienze fa tte sulla vulnerabilità del perilonco nella ovuriotomiu, come ptn·c su molli casi di ferile addoininali, curaLe in questo modo con esito felice. li: interessante che nelle 2 prime settimane nelle quali il malato fu alimentato soltanto per il roLLo, la quaniitò. di ureu fu maggiore di un individuo sano. I cloruri erano molLo diminuili durante questo tempo. Il cateterismo c In dilatazione m eccanica rwlle s•.e nosi della larin~e, (Dalla Gazzetta Medica Italiana, ottobre 1876). Sopra questo argomento il dott. Labus di Milano, distinto
specialista per le rnala ltie della Iar·ingo, pubblicò negli Annali Unioe1·sali di Medicina (1) una interessante Memoria, che qui riassumiamo. (l) Fase. d i agosto 1876.
DI f}lOi\NALl ITALIAN I ED ESTERI
'11 cateteRismo .delle :vie a~ ree s~mbr:a (osse ~n us.o ai tempi ' . rli;:Jppoc'r'ate~ poi fu abbandonato; da Asclepiade e Paolo Egi11~ta :-wi sosLituì la tracheotomia. :N"ei tempi recenti fu cosiglia.lo {!]al Desaùlt1 })0i praticato da esso e da Thttillier (1:815). iri casi' di edema laringeo Schlaepper lo esperì negli a:nima1i p.e c faM degli studi sulla facoll.-à di assorb imento delle vie aeree _ Orarzio Green ('1838) inietta va con questo 1nezzo sost(lnze ~~e dicina:li }1èi' la cura delle malattie poln1onali j fu imitalo da Tross:aau, Benne t, Loiseau, GriesingeJ'; La:llemand e Bauchet che l t) adqpe1'arono in casi di stenosi lariJlgea. Nella cura degli a sfittici lo usarono Paracels o, Hanter, erl aUl'i . Taluni si servirono di un catctore otdiM Pt6 da ,rescica maschile; ma è insuffic:ient e per la r espirazione d'un adulto. Desau!L adoper·ò la so.nda esofagea; cannule a pposite per la laringe furono ideate da IUte, AIJJtn-t, Lecoy d'Eliolles, Chaussier. Quella eli Chaus sier, la·p iù in uso, fu proposta per· combattere l'asfissia dei neonati. Ad una cannula unica Sestier· sostituì uri.a doppia; Depaul adottò una catmula a perta nella sua estremità faringea; vYÌesentheid, invece, cl1iusa da un bottone, che poi si può allonta.n are per aprir·e l'orificio; Truchart diede al)a cannula una fo-rrna triangolare simileullaglotticle . Quella di Weinlechner è 1n ebanite, ha un apposito padiglione all'estremità esterna, a c\li si può adattare un pallone di gomma per insuffiare ai•ia, f altra estremilt1 ter mina aperta con sezione tr as\rersale; pei' faciÙ tarnel'insinuazione fa scorr ere nella cannula una sciringa elastica, che sporge in fuori colla sua i) unta ln<l m mellonata. li catetere di Labus, consiste in una cannula d'argento larga 8.'1nillim., lunga 25 cent, piegata a gomi to: il braccio i.nter"Igre è lungo 1!->centim. ed ò aper to con sezione trasversale; il braccio superiore termina in un pFHJiglione. Vi scorre dentro una s cii'inga elastica, che sporge euneifonnc dall'eslremilà faringea, ed all'estr emità superiore termina in un bottone; qei ragazzi e nei bambini il calibro r·is pettivo è di millim. 5 e 4, il braccio inferiore o verticale è lungo cen t. 7 e 5. Labus sconsiglia d'introdurre il catetere pel naso. 11 metodo più sicuro è sulla guida del laringoscopio; oppure alla cieca, inkoducendo lo · §;trurrumto colla rnano destl'a, uncinanclo coll'indice e medi~> de)la sinistra l'epjp:lottide, aiutando poscia .l'istrumento a pe netrare nella glo l.tide; indi si ar'feri·a lo s trumento colla s inistra, e colla destra s i estrae la contro-cannula. 11 ca teterismo fu consigliato nello spasmo laringeo is terico, in quello per compressione, ecc.; negli asfittici, nei croup, nella difterite; net-
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l'edema acuto della laringe? n~l cronico; nellestenosi si potrebbe praticare nella paralisi del'le corde vocali,, quando vi si com-· plichi una bronchite, anche soLtanto per fa-v orire l'espettora, zione; d~wante la tr;1cheotomia, per evitf)re lo spasmo, o per facilitare l'usçita di un corpo stnmiero già dis~eso in trachea; come tampone nelle emorragie; per rialza.r e le cartilagini in caso di lussazione o frattura. Nei casi di stenosi, Bouchut propose di laseial'e a permanenza un tubo nella laringe, e ciò specialmente n~l crup; ma non è procedimento da imitarsi. Lahus ritiene il cateterismo come un surrog:ato della tracheotomia; ordinariamente non è applicabile nelle forme acute, e può anzi provocare una minaccia di soffoca.zione; nel croup gli essudati staccati possono o.tturare i bronchi e produrre soiTacazione {Hutlenbrenner). f: ind.ieato ove si tratLi di una causa improvvisa senza alterazioni materiali, come spasmo, asfissia. Nei easi di stenosi, la dilatazione si eseguisce per gradi; bisogna prima abituarvi i malati, i quali .POSsono praticare il cateterismo da sè alla cieca, e tollerare per mezz'ora l'isf,rnmento in laringe. In alcuni casi si fa precedere lo sflancarnento dello stringimento collo strumento di Navratil o con quello di Schrotter; polente sussidio in questa cura è l'uso di nn ·apparecchio pnèumatico ad aria compressa. Nei casi di 1ìs~ola tracheale per tracheotomia, fu tentata la dilatazione delle laringe colle candelelte (Liston), colle soncle clastiche (Langenbeck,. Bruns); da aUri autori furono ideate a tal uopo cannule speciali, da introdursi sempre per la via d.ellaflstola. La bus mostra gl'inconvenienti di questo modo, e pr•eferisce la via della bocca. Lo Schrotter di Vienna fu quello che si occupò di questo metodo piùseriamenteclegli altri; quesLi adopera la compressione permanente; trovò inopportuno l'uso di un catetere elastico che poi veniva saldato al,:a cannula; adotto invece dei cilindri di s tagno, di cui il più grosso ha il diameteo di 19 millim., percor·si nel loro asse da un'asticina di o ttonc, la quale sporge alle due estremità e terminaall'inferiOl'e con una grossa capocchia, alla superiore con un oechiello, a cui si assicura un filo robusto;· si monLa uno eli questi cilind1'i su di una cannula metallica, foggiata a guisa di catetere, da una parte aperta, dall'aHI·a provvista d'un manico con due uncinetti. Il filo assicurato all'occhiello e la porzione corrispondente dell'asticina si introducono dalla parte della cannula, il filo esce dall'altra parte e viene annodato a-gli uncinetti. Così s'introduce lo strumento in laringe, e la capocchia dell'asta penetra uella cannula tracheale,
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da dove la si afferr"a con una pinzetta e la si ferma con un congegno a vite; si estrae la cannula, e si salda il filo attorno al padiglione d'un'orecchia. Rallentata la vite, il tubo esce tirando il filo. Il Labus fa precedere alla sua ì\Iemoria la storia d'un caso di stenosi laringea consecutiva a tisi, in cui col cateterismo si evitò la. morte in qualche accesso soffoca ti vo. Seguono le storie .(Ii dl)e ammalate gu arite di sLenosi laringea colla sciringazioné, e nelle quali si potè chiucltlre la flstola tracheale. Schrotter ebbe altri 7 casi di guarigione. L'operazione) eseguita destramente, si compie con facilità e sem:a molestia da parte del paziente; è me lodo di cura affatto innocente, soltanto condanna il paziente alla mutolezza completa per Lutto il tempo della cura, che nei diversi casi variò da due mesi e mezzo a due anni. I vantaggi sarebbero permanenti, e non temporanei; si otten~ono più facilmente quando la tracheotomia non occupi che la sola trachea. · Estirpuzlone totale della laringe coll'osso ioidc, ed una parte della lingua, della faringe e dell'esofago, pel dott. LANGENBECK. (Dall'Indipendente, giugno '1876).
Un carcinoma laringeo aveva raggiunto tale estensione che il Langenbeck, oltre l'intera laringe coll'epiglottide e l'osso ioide, dovette aspor tare anche la parte destra intera della lingua la porzione anteriore e laterale della faringe in vicinanza dei due archi faringo-palalini, ed una piccola parte dell'esofago. Il caso risguardava un paziente dell'età di '07 anniy il quale già da quattro anni soffriva di 1·aucedine. SoLto un accesso disoffocazioM fu ricoverato in clinica, dove venl'l.e immediatamente eseguita lo. tro.cheotomia. Ne seguirono accessi di tosse cd una espettorazione abbondante di materia purulenla nei primi dio.ci giorni. In seguito incominciò il processo di cicatrizzazione della ferita fino alla ftstola tracheale, nella quale giaceva la cannula. La laringe rimaneva però sempre molto dolorosa alla pressione. La glan.dula sotto mascellare destra, come l'epiglottile ed i legamenti ariepiglotlici erano tumefatti a modo che l'esame lal'ingoscopico della cavità su perioredella laJ•inge non che della rima della gloLtide era impraticabile. Fu consigliata l'estirpazione della laringe, ma dapprincipio venne rifiutata, e non fu intrapresa -che un mezzo anno più tardi. Fino·a questo tempo la respira-
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zione aLh·averso la cannula tracbea1e era rimasta perfettamente libera; ma in ullimo l'atto della deglutizion~ era talmente impMito, che poteva compiersi soltanto la alimentazione con s ostanze liquide: il tumor-e non che le glandule linfaliche clelia reglouc soLto mascellar·e d'ambedue i lati erano di molto aumcnlt\Lc. Fu foLta ltl cs Lil·po.zionc ùcl)a lodngc solto la 1111\'èosi, e coll'aiuto della cannula di Lamponatnenlo, la quale venue introdotta, poscia che era slata dilatala l'apertura L-racheale VCl'SO al bo.sso . Un taglio de lla t ute decorrente in dir ezione trasversale, due cenlimeLri al disopra ucll'osso ioide, esLendenLesi da una regione mastoidea all'alLea, ed un laglio lougiLudiuale nel mezzo fino alla fistola Lrachcale 1 permisero di clislaccore la pelle in due lembi la leJ•uli, e di pol·t·e allo scoperto libera mente la laringe. Le glaudulo linfaliclle furono estirpale; i muscoli miloioiùeo, d igast1•ico eu ipoglosso Lagliuti al disopra dell'osso ioide, o le arted o legate. Jn causa clelia t,YJ'andc estensione della malallia fu necessal'ÌO oprire la caYìlà delle fauci. Passato un filo attraverso la liugua, fu tagliata la sua ra(lice dalla ft'll'ita del collo di 2 centimold al disopr·a dell'osso ioide. Taglfnnùo latel•almente accanto alrioide eri alla C8l'Lilagine Liroiclert1 furono lese e legate le arterie t.U•oidee superiori; la parte·Jalt'l·aìe della laringe fu asportala, com!:l puee l'ucco raringeo-palatino, e da aoìbeduc i Iati la cat·oLide esterna fu divisa e legata. Ino!Lre furono ricisi i ner•vi Linguali e gli ipoglossi. Finalmente la laringe rimaneva attaccata soltnuLo alla trachea e fu di visa un p oco al disopra ddpuu l.o nel qunle era infissa la cnmlUla di tampoJlamenlo. Finila l'opet>azione fu al paziente somminisLl'ato vino eccitante meùianLo la sonda c~ofagea, e la cannula di tamponamenLo cambiata con una Ol'dinarla. L'alimentazione veniva eseguila tre volte al giorno sempre colla sonùa esofagea. La completa gllat·igione lurdò mollo tempo a oltenersi; ed infine non rirrwsero che distur-hi Jìclla deglutina7.ione. È da t•ilevars i che n e'l caso di Lang<"nheck la pt'egressf\ Lta:cheolornia pet·mise di mettere in opera la nar·cosi; inollrc coi processo pos to in opera dal L angen!>eck, col qual o furono legati prima ad uno ad uno lu lti i vasi, l'emorragia l'n iim.ilatissima. Studio elinlco ,)cl r is ulta ti clelia m e dicazione ,)i l;l lll~el"
e della soslihnioue de ll'acido sallcilleo all'acido fcuico. (Dall' Indipenclente, giugno 1876). L a medicina s alicilica, se~ondo Thiersch, può essere fatta
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in du~ maniere: soLto formn umida e secca ton ovalta salicili· caLa. Qualunque sia il mezzo che si impiega, l'azione antiseWea clell'acid6 snlicilioo ò inclubitata e non rest~ a cono'" scersi c;be ~e r ela:doni chimiche che essa provoca. Prima di desct·ivere i l modo di medicazione generalmente e.do lLato, 'l'hier-sch riassur:no in tavole sl.e~LisLiche, accompagnale da numer·ose osservazioni, :160 casi d'operazioni pt·aticate.alla clinica cl1 irurgica di Lipsia e trallnle parte coll'acido salicilico e parte coll'aciIlo fenico; e ciò affine di poter stal:lmre t~n parallelo. Sopra c1uesla cifca tl'operazioni egli non ebbe che un caso di infezione purulenla con meLastasi, e Lre aJlri cnsi complicati da suppurazione a Jistanza, ma cl)e non si possono r.iLeuere procloW da pioerni<). Tredici ammalati furono presi da. risipo!u; seLl~ ammalati, su 160, mol'irono, e sei aHri non erano ancora guariti quando Thierscb pubblicò il suo Ja.vor.o. Tali risulta ti eompal'a livi condusse l'O l'autore alla conélusione, cJJe la medicazione anlisetl.ica coll'acido sulicilico è sicura quanto la medicazione r~uiuata; dj più, la prima offt1irebbe due vantaggi manifesti, essendochò l'aciùo salicilico sia meno lt·l'itante e meno volatile, conse1'vundo esso la s1~a efficacia più a lungo cbe non l'acido fenico, senza esalare odore; per cui il suo impiego riesce meno molesto per l'aitlma.lato e per• cl1i gli si a vvieina. Le soluzioni usate da Thiersch sono Ìll generale a 300, e nelle operazioni c nelle modicatw·e l'impiega come seg1,1e: Cloroformizza l'ammalato; fu pulire con somma diligenza tutte le parli affeLle con sapone, spirito di vino ed essenzo. di trementina; inrioe sotto una corrente d'acqua salicilica friziona Lulla le l'egione elle tleve operarsi col mezzo di una forte spazzola. L'operatore si disinfetta le mani e procede all'operazione impiegando l'ischemia col metodo di Esmm·cù; tutte le legature son fatte con filo tli budello renizzalo di Lis ter e si tagliano i capi rasen !.e al nodo; quinui si riuniscono le labbra della iérila col mezzo di seta disinl'cllata mettendo alternativamente dei punli di suLura superficiali e profondi. $'inietta pol, a kaverso clegli angoli res tati liberi, una soluzione salicilica, ect in ciascuno di essi si metLe un tubo da drenaggio, che penetl"a il più profondamente possibile e lo si f).ssa con un p\mlo di cucitura: si lava eU nuovo la l'egione con 1a soluzione disinfettante e poi si mette, su Lutla l'estensione della terjta, un riparo di gutta-perca fenestl'ato largo un tre dHa, e lo si ricopre d'uno s trato di ovaLta preparato
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RIVISTA DI GlORNALI NALIANI ED ESTERl
coll'acido salicilico. Lo spessore dello strato d'ovatta deve essere di cirea tce dita traverse, e lo si comprime fortem~nte con una benda. Durante l'operazione e la medicazione la terita è tenuta in un atmosfera nebulosa d'acqua saliciliea prodotta col polverizzatore. Si cessa la polverizzazione quando è applicata la ovatta. Se ii Inalato si lagna che la fasciatut>a sia troppo serrata, si può tagliare la fasciatura per il lungo e pqi soprapporvi altra meno. stretta ~ L'elevazione della temperatura a 38,5 indica una complicazione, e bisogna togliere l'apparecchio, sopratutto se il malato risente qualche dolore; in caso diverso si aspetta otto o dieci giorni.
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VARIETÀ
Sotto questa rubrica leggiamo nel The Lancet del 23 luglio p. p. quanto segue: Vediamo che il sig. H:ylands, in assenza del sig. Holms, interrogò il ministro della guerra se duran le il caldo intenso le truppe non potessero fare i loro eserci~i la mattina di buon'ora o dopo le cinque pomeridiane. Questa inlerroga:lione era fatta senza dubbio in conseguenza del rapporto contraddetto dipoi nel Times, della m0rte di due soldati del corpo accampato sotto l31ackheaLh presso Guilford, avvenuta per colpo di sole. Il sig. Hardy notificò, nel rispondere, che non era pet•venuto al ministero della guc1•ra alcun rapporto che accennasse a patiment.i delle truppe, ed aggiunse che gli uomini erano, come regola, esercitali la mattina per tempo, durante la caldissima stagione, tranne che nell'occasione della visita del comanùao.Le in capo a stato maggiore, in cui era stato necessario di far loro far la p&rata in ore nelle quali il caldo era indubilaLamente grandissimo. Noi siamo contrari alla bollitu1·a de'nostri soldati, ma non sarebbe sicuramente necessario di esporli, per una parata, a star lì pian taLi per delle oro, ciò può o.ccade1'e, al sole di mezzogiorno. Si potrebbe chiedere come va che i giovani delle nostre universi tà c delle scuole pubbl ic]Je, ed i vari allievi elevens di diverse provincie s'impegnano in quelle dispute mediche, di cui i giornali sono stati pieni ultimamente, e come va che i naviganti e i campagnuoli possono attendere impunemente alloro lavoro in circostanze che pare stanchino intieramente il so ldaio~ Lasciando da parta gli altri fattori, noi crediamo che il vestito più grosso, più stretto, più pesante del soldato, la sua posizione violentata e l'azione sostenuta di certi muscoli, nonchè l'addossamento di parecchie persone le Le nostre truppe e il caldo. -
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VARIETÀ
une a!l'a.llre, ch e necessariamente si richiede nelle parate e nelle esercitazioni militari, lutto tende ad accrescere enormemente il senso di fatica cd il caldo nel caso del soldato. Una eomplien'l:ione pos~>ibil e della questione orientale.
- (Tiìe Lancet, 22luglio 18'76). ll discorso del conte Dcl'by dicesi abbia prodotto un effetto prorondamente calmante nei circoli politici di fuori, ma hav'<i una complicazione possibile della questione orientale d'un caraLtel·e meno rassicurante che probab ilmente non fu mai con-
si<lerata dagli uomini politici. Pare a noi che sarebbe bene che il nostro Governo, d·accordo con quello degli altri paesi, si assicurasse che il Govemo turco prenderà qualche precauzione onde impedire che la peste venga introdotta in Europa dalle truppe asiatiche le qu1:1li tt•ovansi presentemente sul teatro della guel'Pa . Pareccù.ie ùi esse hanno senza dubbio serviLo lungumenle in dis ~reLLi infestati dalla peste. (;on~resso medico di To•·lno.
l n attesa di poLeroe dure la r·clazione particolaseggiala ai
lettori del nosteo giornale, riproduciamo dalla Ga.u etta Medica Italiana d-elle Provincie Ven.cle le seguenti corl'ispondenze. J.
Lunedì 18 corrente alle ore 10, nella grand'aula dell'univel's ità, addobbatta per la solenne circostanza, si tem~a la seduta inaugul'ale del congresso meu ico ilaliano, coll'intervento dell'onorevole ministro della pubblìcu isLr· uzione, del prefetto, <lel sillduco, deì rettore di ([UCsta Llniversitè, dell'avvocato llerten rappresentante la deputazione provinciale e di mollissimi invllati, dei membri dell'associar.ione medica italiana e di quelli dell'associazione italiana dei medici condotti, sotto la presidenza del professore Pacchiolti. Questi inaugurava il congresso con una applaudita o!'azionc, nella quale, ringraziando l'onorevole ministro e Lutti gli ac~ corsi della loro presenza, par·lava dell'avvenire della scienza, del decoro e dei vanLaggi che acl essa, come ai s uoi cultori, sarebbero derivati da quesLa solenne riunione di dotti e in.-
995· signi personaggi. Parlava dél caraLtere nazionale di quesLo congeesso, a cui da ogni pt·ovincio. d'Italia erano accorsi numerosi ed eletti rappresentanti: e rivolgendosi ai meòici savoiardi ricordò gli anni della giovinezza insieme trascorsi e gli studii attinti alle medesime fonti, mandando un saluto agli asseJlLi; ai medici Jrancesi, rappresentati dal distinto dott. PieLl'asanta per inca1·ico avuto ùa1 rriinistro frances e della pubblica istruzione \\'addington, rivolgevn parole di simpatia e ricordava la frutellanzu dei popoli nel campo sereno della scienza . Prendeva poscia la parola l'onorevole ministro della pubblica istruzione, il quale, in forma chiar-issima, disse mollo e molte belle cose : pad ò del lavoro o dimosteò con logica strin gente come da esso solo possa derivare p!'ospera e felice la conélizionc di qualunque classe sociale, applicando poscia le sue idee generali alle due associazioni convenute rappresentanti l'aristocrazia e la democra<:ia, che Lro vansi in ogni ordine sociale, c che unite asswme raggiungono più presto il loro scopo. Altre cose disse, le cruali mal ripetute perdercibbero ~randi ssima parte di quelle doti che strapparono al pubblico numerosjssimo caldissimi applausi. Parlava in seguito il sindaco della città di Torino, il quale a nome dei suoi amminis teati l'ingrar.iò l'onorevo1cm inistro Coppino dell'onoJ'e conces;;o a questa cittò. della sua presenza, e ringraziò ancora lutti i convenuti, assicurandoli della liela accoglienza che Torino cercllGrà di loro ofl't'ire. Alle parole ùel sindaco tennero dietr·o quelle dell'onorovole l'apprcsentantedellu deputazione provinciale, avvocato Berlea, il quale dopo aver dichiaralo di venire per parte di S. E. il conte Federico Sclopis, l'ivolse calde par·ole di encomio e di felicitazione a tutti gli astanti. Allot'a il retlorc dell'universitù si congratulò coi convenuti !>dichiarò che egli godeva in sommo grado di questo congt'esso, perché in questo, più che in ogni altl'Omodo, si alimenta quella fiamma ùi non is lerile emulazione, specialmente negli animi delle giovani generazioni, ove si accentrano le migliori speranze dei futuri destini della paLJ•ia. Parlarono nello stesso senso i pt•esidenti delle due associazioni mediche d'Italia, Ratti e Castiglion i; inollre il dott. Pietrasanta ed il presidente dell'associazione medica di Lione, cd il dott. Petronio a nome del municipio e citf.à ili Napoli Dopo ciò l'onorevole ministro, il sindaco, il prefetto e gli VAB.I-*lÀ
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VAniETÀ 996 .ono1•evoli invitati venivano dal prof. Pacchiotli introdotti nella sala dell'esposizione medica, della quale si dimostrarono soddisfatlissimi, dopo aver esaminato con cm1a gli oggetti esposti. La loro uscita dall'università fu salutata dagli applausi della folla accorrente alloro pas~;.aggio. All'una pom. avea luogo la prima seduta dell'associazione medica italiana e dell'associazione dei medici condotti. Venivano costituiti gli uffici del congresso in questo modo: Presidente deflnitioo: Pacchiotti. - Presidenti onora1·ii : Baccelli, 1\alti, Castiglioni,Brugnoli.- Vice-presidenti: Berti Antonio, Cinìselli, Ratl'aeli, Sangalli. -Segretario: S. Laura.. - Vice-segretarii : Berruti Luigi, Bo etti, P ercival e Paventa. Ufficio di presidenza deli'assocùuione dei medici condotti: Presidente: Berruti. - Vice-presidenii: Casati e Castig!ioni. -- Se_qretarii: Ci attaglia Cesare, Barduzzi Domenico, Leoni Ottavio, Piccinini Ratfaele, Calosi. SEGGI PRESIDENZ.IAL I DELLE SINGOLE SEZIONI.
(Medici,n.a). Presidente: Prof". G. Baccelli. - Vice-pr·esidenti: Pro f. G. Brugnoli e Prof. Ferdinando Coletti. - Vice-presidenti onorarii.· dottori Baretty e Guillaud. - Segretarii: S. Laura, A. Murri (Bologna), E. Maraglia.no (Genova), G. Pierazzini ( Pontedera). (Chirurgia). Presidente: Mazzoni (di Roma). -Presidenti onorarii: Pacchiotti, Bruno. - Vice-presidenti: Peruzzi (di Lugo), Mazzolo (di Padova). - V ice-preside nti onor-arii: dott. Carret e dott. Jarrin (di Chambèry). - Segreiarii: Barduzzi (di Pisa).-- Casovotti (di Lugo). (lgiene e MeclicinaPuiJblica). Presidente: prof. Davide Toscani. - Presidente onorario: dott. ProspeFo De-P ietrasanta.- Vice-presidente: de>tt. Giuseppe Rizzetti. - Segretario: dott. Gaetano Pini. (A natomia e Fisiologia). Presidente: prof. Giac. Sangalli. - Segretario: Fubini.
v~niET.À.
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(Oculistica). Presidente: pro f. Paoli (di Firenze). -Presidente onor·ario: prof. Sperino. - Vice-pres idente: prof. Raymond. ·- Segr·etarii: dott. Felice Sperino, Baiardi, Albert'otti. (Ostetr·icia e Ginecologia). Presidente: Tibone.- Vice-pr•esidente: do lt. Carlo Liebmann (di Tri'este). - Se{}1'etario: dott. Gherini. (Sifilografia). Presidente: dolt. Pclizzari. - Vice-p residente: dott. Gallia. - Segretario: clott. Gozzano. (Oioiatr ia e Lar•ingoscopia). Pr·esidenti: dottori Giampietro e Labus. - Segretar•ii: dottori Novaro e Zaverlhal. (Pediatria). Presidente: prof. A. Gamba. - Segretario: dott. Augusto Butmagurelli. Lungo sarebbe il darvi qui il prospetto dei Lemi che occupano le singole sezioni. Vi dirò che nelle sezioni riuni~e si tr·altarono finora: la commemorazione dei socii defunti o altre numerose questioni di ordine, di ammissione, nomine di commissioni degli ospizii marini in Italia. In seguito a una proposta del prof. P . Coletti fu inviato un telegramma al fondatore degli ospizii, il dott. Barellaj, espl'imenclo il rammarico che la malferma salute gli abbia-impediLo di portare l'autorevole sua voce nella discussione ùi un argomento tutto suo. In seguito fu adotLato un modulo uniforme pe' resoconti di tutti gli ospizi marini d'Halia. L'associa%iMe dr/ medie(condotti trattò l'argomento delle denuncie mediche, facendo voti perchò esse non abbiano ad essere ulteriormente obbligatorie pcl med ico. Discusse poi la proposta della isLJ Lur.ione di un collegio pegli orfani dc' medid ad esempio di quello di Assisi pegli orfani degli insegnanti, e fu adottalo il progcLlo che la istituzione avesse a ser•vire così agli orfani come a' figli de' più bisognosi. Una commissione fu incaricata di slendel'De lo statuto. La esposizione di tullo ciò che può riguardare l'esercizio della professione medica riuscì modesta, ma non però scevra
998 di interesse. Vi si notano stromenti chirurgici e ostetrici, preparati farmaceutici, acque minet"ali, apparecchi chirurgici e ortopedici, collezione di tutti i giornali medici italiani e molle altre pubblicazioni, una collezione di funghi in ce1·a del valente modellatore Egis to Tortori, appadcnònti al gabine tto di ma.· teria medica della nostea univet'sitl'l, pezzi patologici conser vali con metodi divet·si, l'appareccllio crematorio del Gorini, che servì og~i di argomento a interessantissima relazione e discussione nella sezione d'igiene medica pubblica. Giovedì v'ha un pranzo che i socii italiani danno agli stranieri accoesi all'inviLo da varie par•ti di Europa e che Loccuno cit•ca la trentina. l socii italiani flnora inscritti e finora intel;·venuU sommano a cinquecento . Oltre a' due 1wemi eli L. 500 dati dalla provincia eli Torino " per essere assegnati agli autori di due Memorie, l'uno i1t"torno ai mentecatti c l'altra relativa agli esposti, da conferirsi poi nel congrC!';SO successivo ,, è a ricordarsi allro dono di L. 1000 ~a assegna l'si a chi scioglierà nel modo più soddisfacente il presente quesilo: " Dimostrare con fa LLi nostrani e con esempi tr·atti dalle altre nazioni, quali sia il tipo idealo di una università o scuola di medicina, che più si avvicini alla pei'fczione pePclin iché generali e speciali, per molteplici laboratori di fisiologia, di chimica, di fisica, di islologia normale e patologica, per anfiteatri c laboratori di anaLomio, per musei d'anatomia normale e patologica, d'istologia, d'embriologiJ., di materia medica, per sale nelle quali si conservino completi arrnamenLi di cllirul'gia e l'aècolte di congegn i. di ot·topcdia, per ricchezza di tutti comodi e vantaggi che vengono dalla luce, dall'aria, dall'esposizione, ecc. ». II .•
L'Associazione medica i taliann procedette nelle sue sedute all'esaurimento del suo ordine do! giorno, in cui, oltre l'aJ•gomento dégli ospizi marini, tr·altò quello della farmacopea nazionale, della ùigni~à del medico nelle questioni eli giuslizia, e delle riforrne re le~ ti ve all'attuale legislazione; argomenti luttigià teatlati da codesta Gazzetta, e sui quali parlarono competentemente i relaLori Pini, Garnel'i, Raffaele, e i membr·i Levi, Albini, Agostini, Pietrasanta, Blessich, ColetLi, Mosca, Berti, Muzzarelli, e non pochi altri; adottando, come vi dissi
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VARIETÀ
nella pl'E,\Qeòente corrispondenza, un 1W:odulo unifor·me pei resoconti di tutti gli ospizi maPìni d'Italia, e concludendo a riconoscere, nonchè necessaria, UJ'gente la compilazione e pubblicazione di una farmacopea nazionale, c l'opportunità dì deml;lndal'!il ad apposita e competente commissione lo studio approfondito e le propostP- formu late sul tema della dignità del medico ne'rapporti colla giustì:r.ia, trovandosi che la quistionc ardua, gt'avissima e gelosissima, non si poteva mai sc.iogliere nelle sedute di un congres~o. Venuta poi la perkottazionc del tema, quant'altei mai delicato e difficile sui t'apporti che dovr·auno inlenedcre fra ie associaziott i, si convenne eli comune accordo cl1e un tale ar• gomenlo fo sso tt·attal.o da due cornmissioni scelLo in eguale numero di membri fra delegaLi delle due associRzioni, e di -comune acco1·do si deliberò altresì di lasciare a ciascheduna la rispettiva autonomia e intera libertà di azione nell'atLuaro il proprio pJ·ogramma e i prop l'li in ten Li. Approvalo il resoeonto economico finanziario; daLo un ricot·do e una lagrima a'perduLi; scelta Pisa a setlc del futuro congresso 1878; nominata la commissione esecutiva pel successivo congresso, veniva clliuso dal p1·esitlente con vive par ole di ringt·aziament.o a Lutti gli in terveuuli conLer1'anei e forastieri, e a Torino che seppe accogliere in modo cosi decoroso, così degno, cosi ospilule, i numerosi inte1·venuti. Mandò poi ~n saluto e un augut•io a Pisa, sede del congresso futuro. Questi ri ngraziamcnli e questo saluto il congt•esso rende al suo pt•esitiHnte, pcrchè devesi veramente alla s ingolar•o sua operosità e fermezza se H congresso ebbe così felice riuscita. L'Associazione de'medici condotti, dopo di avet•e con pieleso pensiero commemorati i soci defunti, pt·oc,edctte essa pure con mollo ordine e diligcn;,:a n ella perlrallazione degli argomenti recati all'ordine del giorno. Ollre a quelli aècennati nella corrispondenza precedente, ollt'e all'approvazione del resoconto Onanzia t'io, alla relazione s ugli istituti sanitari, il dott. Spangaro riferi sul tema da esso peoposto e dal dottore Casti~J;Iioni al congi'esso di Padova, sul lavoro e sulla tt·atta dei fanciulli ne llt~ maremme, nelle boniDd1e, nelle solfatare e simili Le misere condi7.ioni di quei povet•i fanciulli furono dal rclulore poste in evidenza con saggie ed appt>opriate parole, ed il Casliglioni ricordò un discorso fatto collo
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stesso intento al congresso degli economisti dal prof. Luzzatti. Venne quindi accettalo un ordine del giorno, con cui si esprimeva il volo che i fanciulli non possano, prima dei H· anni, essere occupati nei lavori suddetti. Si passò quindi alla scelta della città p el futuro congresso 1877, che caddè su Milano, e che venne accolla con grande favore da tutta PAdunanza. Il sindaco di Milano, comm. Bellinzughi, accettò la proposla e ringraziò cortesemente l'Associazione. L'adunanza, inoltro, avuta contezza che l'Associazione medica aveva scelto P isa pel biennale ~uo congresso nel1878, mandò un saluto a quella ciLLù, augurandosi di convenire anch'essa al cong1·es::so med E~simo, come ora a Torino. Da questo l'apici o e fuggevole cenno non vogliate ar•gomén- · tare neppure da lontano l'operosità del congresso. Lu forma dala questa volLa ud esso di pa1•tìr·si in sezioni, propugnata virilmente dall'aLluale presidente, il prof. Pacchiotli, benomerilissimo del congresso, la parlizionc, dico, io sezioni, conferì grandemente aù una maggiore operosità ed efficacia. Nel mandarvi i nomi de'membri componenti i seggi presidenziali di ciascheduna sezione, ve ne feci anche implicilamen Le rénurnerazione. D'&Hronde non erH naturalmente possibile di trovat·si contempomneamente a più sezioni, come si richiederebbe per Uila relazione completa. Tutte lavorarono alacrcment.e e fruttuosamente, ma sovra le altre, come il comportava l'indole loro, primeggiarono la sezione di medicina, quella di cl1irnrgia, di ostetricia e ginecologia, quella d'igiene e medicina pubblica. Nel}a prima si uclit•ono interessanti. letture e interessanti discussioni sui gunglii tracheo-bt·onchiali del dolt. Barély; s ul laringoscopio nella diagnosi degli aneurismi dell' aorla toracica, del dolt. Zaverthal; sulla unicità della tisi, del doLtore Thaon; sugli insegnamenti dali ùal microscopio in questi uUimi anni allR pat.ologia, del pro!'. Sangalli; sulla dosimetria, del .dott. Burgraevo; sulla lrasmissione dci suoni aLLraverso i lirruidi endo-plouPici di cliflerente natura, del pro r. Guido Baccelli; sullu t'ebbresubcontinuu tifoidea, del medesimo; sulla flagellazione, ùel dott. M. R. Levi, e su parecchio altre quisLioni, di mano in mano che si presentavano, e che ora, nè. la mia memoria, nè i miei appunti potrebbero darmi con esattezza. A quesLe letture e discussioni presero parte, oltre il presidente Baccelli e i varii aulori dello 1\femorie, il prof. l\·! aragliano, il pl'Of. Mur·ri, i dottori BerLi, d'Ancona, Da Venezia, Gay, Labus, Le-vi, Pietrasan ~& o non pochi altri.
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i[.a .seziolit! di chirurgìà fu operosìssima. Tutti g1i argomenti posti all'ordine del giorno, cioè: trasfusione del' sangue; ci::}toton;Ua m,ediana; compressione digitale~ sola o congiunta alla cempressione meccanica nella cura degli aneurismi; resezioni sotto-periostee; osteoplasLia; necrosi fosfol)ica delle o'Ssa rrnascellari; emorragie del cavo orale da lesioni traum(ltiche e •da operazioni chirurgiche; medicazione delle ff}~ rit~,; 'V:alore del metodo elettro-chimico ed elettro-terxnico nel1a pratiea chìrurgica; insufficienza del radclrizzament<) ·nelle defbrmttà coxalgiche. Tutte queste tesi furono largamente di-
scusse con ricchezza di argomenti ed esposizio!1e di fatti d!lgli illustri chirurghl, cbenumerosi intervennero alle sedute, quaH i professori Mazzoni, Bruno, Marzolo, Albini, Albanese, e i dottori Gritti, Ciniselli, Casorati, Piccinini, Margary, Petronio, Caselli, Sforza, e tanti alt1'i che ora non mi si presentano alla memoria. Oltre l'ordine del giorno, furono presentqte: la relazione s~atistico-sanitaria dello spedaJe dei Pellegrini eU Napoli, dal Petronio; altra sulla innocui Là della anestesia col protossido dì azoto, ecc. Non meno interessanti per la irnpOl'tanza degli argomenti furpno altr.e sezioni, quali q.uelle di ostetricia e di ginecol0gia, e quella eU oculistica. Nella prima si trattò ampiamente sullo stato della ovariotornia in Italia, ed in questo argomento brillò il Peruzzi colla sua estesa esperienza. Fu illustrato largamente anche l'aUro al'gomenLo sulla estirpazione delJiutero a mezzo della gastrotomia, di cui fu relatore il Porro. La sezione di oculistica esaut·ì tutto il suo ordine del giorno, discutendon·e estesamente tutti ì temi, trattenendosi anche in argomenti affini. Nella sezione d'igiene ebbero i primi onori: la cremazione, discutendo il quale argomento si offrì campo al Pini e al Ratti dì chiarire gl'intendimenti governativi, e al Gorini di descri;ver'e. sovra un modellino di legno il suo crematoio, il quale raggiungerebbe il perfetto incenerimento nel periodo di non p~ù che tre.ore e colla spesa di non più dii L. 4. L'orcline del giorno votato dal congresso fu il desiderio che la: c~emazione fosse oggimai ammessa come facoltativa sotto la sorveglianza delle autorità comunali e provinciali. Le scuole pei rachitici, approvate già come complemento P,egli ospizi marini, nella cura della scrofolosi, vennero in questa s~zione dal fondatore di quella di Milano, dott. Pini, ulterìormente illustrate. Giornale di meàicina militare.
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VARffiTÀ
Le leggi che regolano attualmente la prostituzione ol!rirono pure argomento interessantissimo ad una brillante discussione e all'approvazione dell'ordine del giorno proposto dal Pietrasanta e appoggiata dal deputato dott. BertanlJ che assisteva alla seduta, nel quale deplorando il modo con cui è presenLemente regolata la prostituzione, si fa voti che la nuova legislazione, puro conservando una necessaria sorveglianza, sappia inspirarsi a'sani principii della pubblica morale e dell'igiene moderna. Fu anche discusso o successivamente poste le basi di una società italiana di idrologia e di climatologia, che avrebbe sua sede in Roma. Il primo saggio di un congJ'esso medico a sezioni ripartite, fece buona prova: tocca ora a chi deve preparare il secondo a Pisa di mantenere fermamente una lale formaJ e dall'esperienza fatta ti'arre tutti gli insegnamenti, perchè abbia a riuscire altrettanto animaLo e fruttuoso. (;onserv:uione tlelle sostunze alimentari coll'acido snllcilico, di C. BLAs.' (Annali eli chimica, ottobre !B76).
Z:acqua potabile. -Nelle L1•aversaLe di lungo corso, o nei paesi in cui è rara, l'acqua può essere preservata da LuLLe le alLerazioni con trlO,OOO dì acido salicilico o fors'anche semplicemente colla precauzione di porre uno strato di ovatta salicilicata nei tini che la contengono. Ova. - Le ova che furono poste almeno per una mezz'ora in una soluzione al1t:300 si conset·vano molto più a lungo che le altre. Burro. - I l burr·o, anche non sl.'llato, ben mescolato con 1 u 2 per 100 d'acido salic.ili<:o in polvere, o ricoperto di una soluzione acquosa conserverà :3 a ri volLe più a lungo il suo buon sapore. - Si toglie al burt'O il suo rancido, sciacl{uandolo in una soluzione acquosa d'acido salicilico. Latte. - Un litro di latle contenente un grammo di aèido salicilico resta fresco quattr'O volte più a lungo del latte OJ·dinario. Noi abbiamo visto una dose di :30 centigrammi ritardare di 24 ore il momento in cui si allera. Confetture, gelati, conserve.- CnJoglio di carta assorbente imbevuta <li una solu7.ione alcoolica (rhum) di acido salicilico, o uno strato di ovatta salicilico preserva queste confetture dall'ammuffire.
VARIETÀ.
1003
Gc(Mi, - La carne al contatto dell'acjd.o· sali.eilico p1~ende
esterìprmente l'a~;>petto di bollito. - La durata della sua conser:vazio'!:l.e -varìa a seconda della do.sfl del medicl:nnèl'ito ed il processo.impiegato . Kolhe(1), vVagner e Heyclen (2), hanno fatto delle: numerose ricerche s u questo argomento. Eeco in riassunto i processi ed i risultati ottenuti: R'Tfirn:o processo. - Si friziona la carne fresca coll'acido sa·lieilic0 fn polvere. Così preparata essa può resistere alla decomposizione per pareccbieseWmane in estate. Ma essa perde mmlto del sugo, diventa coriacea, e l'operazione è lunga. $ecendo p1'oces8o . - Si immerge la carne in una soluzione aequ0sa salicilica calda e sal.nrala. L'albumina coagulandosi aUa superficie dei !H3zzi impedisce al sugo di escirne; il contatto col presBl'vativo è completo, l'operazione è semplice, ma la eo11servazione nun è eli così lunga durata come col primo processo . .Kolbe consLata che H,cominciarnento della decomposizione ealhmina r·egolarmente del pari colla comparsa di una rea'.zione alcalina, che neulralizza l'azione antisettica dell'acido saliciUco. Egli provò in conseguenza l'a(ldizi<~ne delle· sostanze acido, modlficazione che costituisce il terzo processo: Si disc:i0glie coll'acido saJicilieo del cloruro di potassio e del solfato acido di potnssa nell'acqua bollente prima di immergervi la carne. Da questo rniscùglio si svolge costante. mente e lentamente dell'acido cloridrico. Così preparata la carne si conserva lungamente. La si tratta coll'acqua caldii:' per toglier-le i snoi sali al momento di boUiela o d.i arrostirla, .e.d il ghiotto più incontentabile non trova alcun rin;q)l'overo a farle: Si è conservata così della carne n ell'estate scorso nei granai, in una botte precedentemente lavata in una soluzione s~.liçihca: dopo tre mesi però essa cominciava ad alt~rarsi .ed aveva perduto molto del suo peso. Qu.elle che erano rinchius.e in un tino inlonaca ~o eli paraffina fusa resistettero più ' a lungo. Dell~, ricerche in questa via sonosi istituite a Lipsia sotto l{l. direzione di Kolbe che si propone specialmente di surrog·a:J;'!? il cloruro po.tassico con del ~itro, e di espel'imentare l'addizione dell'acido borico che è esso stesso un antiseLtico. (l) .r. R . t,wact. Chemié 18761 12, 3 (2) Die .saÌicylsau,·e isoo ,f·mwe·n atm,g 1876..
VARIETÀ. 1004 I processi Ai conservazione utilissima nelle famiglie, in . estate sop:ratutto, non sono sgraziatament-<3 ancora applicabili al trasporto delle carni dalla Plata in Europa. Wagner crede che l'acido salic.ilicò sarà sopratutto utile come ingrediente da aggiungere alla salmoia di cui serv.esi nella 12reparaziòne deiprosciutti, sanguinacei e salsicce. Pane. - Il pane può essere pressrvato dall'ammuffire col processo seguente, indicato da Kolbe dietro numerosi esper.i· menti. Per un pane di un chilogrammo, si aggiungono a1la pasta 40 centigrarnmi·d'acido in polvere. Il pnne cotto viene cosperso dalla solt,~zione seguente, una volta prima che sia taffr~ddato e una volta dopo:
Acido salicilico. . . . Solfato acido potassico Cloruro potassico . . . Acqua bollente . . . .
36 grammi 72 28
)) ))
3 liLri
Dei pani preparati cosi sono stati conservati per più di "due mesi, senza subire alc).lna alterazione, in casse eli legno, precedentemente bagnate con una soluzione salicilicata. Vini. - Il vino giovane di uno o due anni può essere preservato da una seconda fermen tazione che lo rende torbido, aggiungendo, per bottiglia, due decigrammi d'acido salicilico,. oppure un decigramma d'acido salici!ico e 2 decigrammi di solfato acido potassico. · Le proporzioni debbono variare seguendo la quantità di lievito che il vino contiene ancora. Lo sviluppo dei fiori e dell'acido acetico ha potuto essere completamente impedito in questi vini durante 6 mesi, anche conservandoli in bottiglie a mezzo riempite, e appena turate. Essi avevano conser'Vato la loro ti'asparenza e il loro aroma primitivo. Speriamo che il nuovo antifermentativo rimpiazzerà vantaggiosamente il zolforamento dei vini e dei tini. Esso è tanto utile ai vini vecchi come ai giovani, e permette di conservarli più a lungo. Bi1'1·e. - Le esperienze fatte sulla birra hanno dato dei risultati analoghi. Gli esperimenti s.ono stati fatti in piccolo al laboratorio, e in grande in parecchie birrerie tedesche. Aggiunto in debole porzione alla birra giovane, l'acido salicilico sembra agire dappr-ima sui bacteri, e altri fermenti se-
condarii nocivi, prim_a di agire sul lievito. - In· debole pro·
4005 p0:r:2ione. esso ccmtribuisce dunque alla Cbnsehazion:e délla :mrra la,sei;mdo:vi continuare la fermentazione a,lc0olicalenta, senza la quale non vi è birra ben fa tta. 'J:'J:•e<()entHsrammi di acido salicilicò in polvere, introdotti in una bottiglia Iii birra, hanno ritardato di 6 .mesi la f'otmazione VARJ.ETA,
dei. fiori.
, · l!F~nta prove, fatte- in grande su 100 litri di birra ciascuna, hanno dimostrato che una addizione di 4 1/ 2 grammi per 100 iitl'i non. impediscono alla birra di alterar•si, ma che 5 o 10 g1.1ap:Irnipr0ducono questo effetto senza impedirle d'essere .spumeggiante e di miglior gusto. Cosi al mese dì dicembre, della birra preparata in agosto e salicilicata fu trovata perfetta, mentre c11e la birra del medesimo tino, ma .che non aveva subìta questa preparazione, no11 era più potabile. La stessa constatazione fu fatta alla stessa epoca per la • birra che aveva un anno di fabbricazione. D~lle proporzioni di 20 sino a 40 grammi d'acido non hanno impedito a delle birre di spumeggiare e di essere perfette. Q~este dosi piu forti aumenterebbero ancora la durata della loro cons13rvazione. Si ottiene dunque dall'acido salicilico, e più sicuramente, lo stesso effetto che dai solfHi che hanno l'inconveniente di comunicare facilmente alla birra un sapore disaggradevole. In una gran quantità d'industrie si ricaveranno, senz.a dub· 'bi0, degli importanti vantaggi dall'acido salicilico, sopra tutto qUando il prezzo di questa preziosa sostanza sarà abbassato, - Sj prevedono i servigi ch'essa può rendere.nelle fabbriche d'ap:ùdo, di aceto, di coUa, di carte tinte, di cartoni, nella Thssifmra, ecc. Nella fabbricazione di cuoi, vVagner pensa che l'acido salici!ico può, sino ad un certo punto, favorire o surrogare l'azione del tannino. L'inchiostro, le soluzioni di colla e di gelatin!l saranno preservati colla pr·esenza dell'acido. - L~ Gei-mania e la Russia hanno mandato all'esposizione di igiene e di .salvataggio di Bruxelles, numerosi campioni di acido S&"licilico, di ovatta, di iute, e di cotone saJic~licato. - I prospetti ci mostrano che l'acido puro costa ancora in media 33 f-ranchi al chilogramma. 'L!ovatta salicilicata a 4 per 100 vale 12 franchi, e a 10 J?er 100 16 franchi al chilogrammo. La iute si paga un po' me~o~ 6 franchi a 4 per 100 e 10 franchi a 10 per 100. (Annales la Société Médico-Chirurgicale de Liège, juillet 1876).
de
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4006
VARIETÀ
Della glicerina c rista lizzata : del dott. PAOLO VAN H AMEL Roos. (Annali di chimica, ottobre 1876). ,
Secondo un'osservazione del ·wobler nel 1867, la glicerina sembra passare allo s tato solido in seguito alla sua esposizione ad un moto continuo, a bassa temperatura. A vendo avuto l'opportunità di fare esperienze sullA glice1•ina cristalizzaLa> desidero di chiamarel'attènzione ai seguenti. punti: Sembra che la glicerina, solo per trovarsi nel più elevato stato di purezza chimica, può venire solidificata. Se questa glicerina cristallizzata, chimicamente pura e perfettamente anidra, viene fusa, e quindi esposta ad una temperatura di :-W0 P. i più minuti cristalli della glicer.ina cristallizzata trasformano tutto il liquido ùi nuovo in un corpo solido. Se la temperatura è di 24• F. la trasformazione è spontanea; cioè senza porre alcun cristallo nella glicer·ina fusa essa diventa solida agitando vigorosamente il liquido. La specifica gravità di questa glicerina è, al suo punto di fusione, dj 60' F . 1,261. Quando questa glicerina viene esposta all'azione clell'acido iduocianico, non s i osser va alcuna alterazione eli colore, nep· pure dopo parecchie s ettimane. Se viene commista a lievi Lo, ed esposta alla temperatura da 70° F . a 80• F . non avviene alcuna fermentazione (neppure dopo due o tre settimane di contatto). Il peof. Redtenbacher descrive questa fermentazione, coll'acido propionico, come uno de' r isultati. Nessun ttcido è s tato osservato per la miscela di glicerina col lievito. Se la glicerina contiene un decimo per cento dj acqua o più, la sua solidifì cazionc ò impossibile. Il cristallo ùl glicerina sembra avere una forma prismatica, ma è molLo difficile eli prendere delle misure Cl'istallogt•afiche, essendo il suo punto di fusione così basso, ed i cristalli moHo piccoli. Io sto esperimenlando per ottenere cristalizzazione più voluminosa, e spero di poter presto riferirne il risultato.
RIVI'STA BIBLIOGRAFICA,
Stol"ia c14i7'1f11•gica della gttet•t-a di ribellione degli Stati Cfniti d,/ltnerÌ(!tl, del clolt. GIORGIO Ons. - A nalisi clel tomo t• cl!: quest'opera. l
l
r:.a storia medica e chirurgica della guerra della ribellione fu scritb:t in vir~ù d'una disposizione del Congresso degli Stati Uniti, sotto la direzione del medico generale Giuseppe Barnes, ed ha per oggetto non solo di somministrare dati alla scienza, ma eziandio di .elevare un monumento dm'aturo dello zelo, dell'abnegazione e delr atliLucli.ne di tuUi i medici militari, tanto volontari che requisiti; si lega alle pubblicazioni analoghe anteriori sulla guerr·a eli Crimea, su quella d' ltalia. e sulla danese del 1864:. Finora non venne pubblicato che il primo tomo, o r1er lo meno questo ò l'unico che per quanto i0 mi sappia sia giunto da CfLWsto lato dell'Oceano: esso fu cempilato da Giorgio A. Otis, ben conosciuto fra noi pe'suoi rinomati lavori chirurglco-militar·i. Le fon li a cui attinse sono: tutti i docurnen~i ufficiali dei medici di truppa e degli spedali dell'esercito unito, nonchè d'una parte del confederato, come diarii, Hste d'iniermi, relazioni mensili e trimestrali, elenchi • d'0perazioni, relazioni dei medici concernenti glèinvalicli, pubblicazioni numerose della stampa medica, la collezione del museo meclico.militare di \Vashington, e quando questo non fu sufficiente la corrispondenza privata coi feriLi o coi chiru-rghi incaric~Li della loro cura. Con quest:i mezzi il dot-· tore Otis tien dietro alle val'ie vicend-e di ciascun feriLo, dal momento della lesione, sino al termine dell'infermità, sia gu!J.rìgione, invalidità o morte, e da dati i.solati mii·allilinente in~
•
--------.. ,,-----~-re--------.-
1008 RIVISTA tracciati ed imbrogliati nei ragguagli, trae fuori un quadro chiaro e distinto. Come nei casi i l)iù importanti si dànno a conoscere i nomi riferitivi dei chirurghi incaricati della cura, rassomiglia quest'opera un tempio nazionale in cui le s torie degl'infermi, ·a mo' di tavole votive immortalano la memoria del ferilo e del suo medico. L'introduzione fa conoscere i medici dell'Unione feriti e morti: in battaglia o dai partigiani e faziosi ne furono uccisi nell'esercizio delle loro funzioni 32: in conseguenza delle ferite riportate in campagna morirono 8: per acciden ~i disgraziati si contarono 9 morti e 73 feriti. La perdita totale delle parti combaltenti viene enumerata nella storia chirurgica nel seguente modo: 1
Mor·ti
Truppe dell' Unione . . . . 59,860 Confederati . . . . . . . 51,425
Feriti
Dispersi
280,040 227,871
184,791 384,281
Questi numeri non possono guarenLirsi come assolutamente positivi, poichè altre fonti danno totali diversi; cosi il numèro dei mOJ•ti dell'Unione ascende, secondo l'aiutante gonerale, a 44,238; e secondo il registro alfabetico del corpo medico a 35,408 ::>OlLanto. Le relazioni mensili dei malati, dali' maggio 1864 fino al 1• giugno 1865, corrispondenti ad uno 0,9 dell'esercito, dànno dalla parte dell'unione: Motti risultanti
FeriLi da fucile 233,585 33,653 (14,28 p. ·;.) Feriti da sciabola od arma tagliente . . . . . . . . 22,749 189 FeriLi da strumento lacerante H ·,748 467 FeriLi da arma pungente . . 5,i 81 199 Il mo.teriale chirur•gico è · ordinato anatomicamente e comincia dalle ferile d'arma da taglio. Del cuoio capelluto 282 casi (tutte ferite da sciabola) son brevemente enumerati: guarirono 263: 11 rimasero invalidi temporariamenLe o per sempre; per dis0;rdine mentale 2, e gli altri per vertigini, debolezza di ·vista, l~isi, ecc. : 3 mòrirono d'infiammazione cerebrale, censeguenza diretta della fer·ita e 3 eli dolori intercorrenti. I medìci americani raffrontarono i margini della ferita, rasi prima i capelli quanto era necessario, con listarelle di cerotto adesivo, benchè alcuni impiegassero senza danno di sorta la sutura fatta su tutto con filo d'argento. Una compressa in-
10Q9' tinta ~~Wacqua f.re\lcla e,man,tenuta mediante un,a; benda completò ~nei•alme.nte la medicazrone. Non si sa quante 'Volte fu prescritto il Piposo a letto e la cura antiflog·istica. La storia em11rneJJ.a 49 ·fratture di cranio da strumento tagliente, di cui morironQ 13: 1 di tetano; 1 di pioemia; 1 di epilessia, molti anni dopo la ferita; e gli altri 1.0 di ffogosi cere,brale o menhigea: 20 ripresero servizio; 2 disertarono; 4 f'l:\rono oongecl<a.ti sotto parola d'onore; 10 restarono invalidi; 1 per demenza; un.o per cecità unilaterale; 3 per attacchi di vertigine; 1 ~er emiplegia; 4 per dolori di capo accidentali od altri patimctnti leggieri. Le osservazioni anteriori di Hennen e Boye1> da éui risultava che lè fratlure del vertice del cranio sono meno pericolose di quelle delle regioni laterali sono state confermate: infatti di BlBLIOG-nniOA
Cagionarono la morto
T fratture feontali
2
))
').;>
))
6
•
-~
Totale 37
. . . 2 ,della regione parietale . d'uno o dei due parietali 6 della regione occipitalc 3 Total<> .11
..
Nei 12 casi residui la regione del cranio non fu specificata. Guarirono 11 dei 49 feriti da cui si estrassero frammenti d'osso per mezzo di pinze, dell'elevatore, della sega di Hey o del trapano, ed uno morì. SG le sciabola te fratturano il c1'anio di modo che un fr~m mento resti unito- alle parti molli, si staccherà o se ne tente_rà la riunione ~ Questo problema dis~usso precedentemente .d,ai chirurghi militari non è risolto nè punto nè poco nella storia americana: Otis reputa miglior partito separar il frammento d'osso staccato, se tale separazione può ve~·ìficarsì senza gran difficoltà. Oltre queste ferite da sciabola, se ne contano 28 penetranti del cuoio capelluto, prodotte da var.ìe armi; 15 feriti ripresero servizio; 12 furono licenziati dopo la loro guarigione ed 1 mori. . ' · Sommarono a 18 le ferite da punta del cuoio capelluto cagionate da baionetta: 12, f'<>riti r~presero servizio; 2 disertaròno; 1 restò invalido per imbecillità -parziale e 2 morirono. Si osservarono 6 frat-ture di cranio da arma pungente: 5 ptodott.e da baionetta ed 1 da spada: 1 guarì rimanendo afo-
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1J 01
o
niV1S'l'A
fetto da torpore alla lingua e balbuzie, nonchè da intensi dolori nervosi, e 5 morirono d'affezioni cerebrali. Basandosi la storia su questa gran morlalilà, consiglia la più speciale cura e scrupolosa aLLenzione nel traLLamento delle ferite del cranio da arma pungente: se insorgono fenomeni cerebrali, si deve pone allo scoperto il sito della f!'atlura, e quando si riveli con cHrtezza la lesione delle memlJr.ane cerebrali, è indicato di togliere i frammenti d'osso staccati, o sollevare le parti del cranio depresse. Diverse lesioni del cranio cagionttto da disgrazie in ferrovia, cadute, colpi d'arma spuntatn, calci, crollamento diedifizi ed altre simili cause ascesel'o a 508 e v'erano fra esse: 334 contusioni e spellatura che guarirono; 72 contusioni senza frallw·a, complicate con disordini cerebrali che resero invalidi 53 individui; 105 fratture del cranio che diedero 19 guariti, 26 invalidi e 57 morti. In tuUo ripresero servizio . . . . . . . . . furo~o con gedati . . . . . . . . .
33498 !
.
71
uscirono senza alcuna spiegazione . . .
5
ffiOl'Jl' OnO
.
.
.
•
.
•
.
.
.
.
.
508
·
La morlalità cagionata dalle fratLut'e del cranio, secondo lo sue differenti regioni fu la seguente: di 22 fratture del feontale produssero la morte 10 o 45,45 per 100 di 33 » dei parietali • 15 o 45,45 , di 7 , dei temporali • 6 o 85,7 » di 2 ,, dell'occipite » 2 o ·100 , Su 26 casi di feattura clol croanio con depr essione trattati coll'estrazione dei frammenti ossei c colla trapanazibne morirono H, guarirono 9, di 3 non si conobbe l'esito. Circa le lesioni del cuoio capelluto cagionate da palle, porge i seguenti dati: 162, ossia 209 per 100 morirono di dette' lesioni . . risultarono invalidi . . . . . 522 guarirono (approssimativamente) . 7,055 La storia chiururgica dell'esercito inglese in Crimea di T. F. Matlheu enumera 688 feriti da palla, come semplici contusioni
D~BLIOGUAEIGA
o lesioni delle parti molli che diedero 8 m01;ti (1 o2 per 100), 73 invalidi, e 587 g uariti che r ipresero servizio. Chenu nella sua r elazione al Consiglio di sanità, sopra i r.isultali del ser vjzio medico-chirurgico durante la campagna d'Oriente, cita 1633 ferite, di capo prodotte da palla, come semplici contusioni, dalle , quali ebhero 157 morti (approssimativamente 10 per 100), 17 invalidi, e 1459 guariti, che ripreser o servizio; nel suo rapporto s ulla guerra italiana lo s tesso autoPe enumera 308lesioni di testa da a r ma da fuoco, come semplici contusioni e ferite contuse dalle quali s'ebbero '19 morti (circa 1/1G), 4 invalidi e 285 guariLi che ripresero set•vizio. Questa differenza molto consider evole nella mot'talità delle feejte da palla delle parti. molli del capo, secondo i eli versi storici, trova parzialmente la sua spiegazione i n questo: che le cift·e di Chenu son molLo incomplete e non comprendono i casi leggieri: gli storici inglesi comprendono lesioni prodotte da palle moete e ferite l)OCO considerevoli, e separano gli esili mortali per dolori intercorrenti: la storia america,na comprende i casi leggior.i ed i gravi cd inoltre gli esiti mortali per infermità sviluppatesi negli ospedali. Come cagioni di mor-te furono incluse: 22 volte l'infiammazione positiva del cervello; 8 " » probabile ,, 8 , la risipola (su 22 casi di quest'affezione); 4 , la meningite consecutiva alla risipola; 4 " la gangrena (su 9 eas i di gangrena estesa); 2 ,. l'emoreagia (quest'accidente occorse 21 volLa); 5 , il tetano; 5 " la pioemia. In 40 casi la morte fu più attribuibile acl infermità che non dipendevano diretLamente dalla ferita (12 volte la febbre Llfoideu; 13 a pneumonia; 3 al vaiolo, ecc,); nei rimanenti 63 casi di morte la causa di questa non è indicatn. Le ferite si riferiscono : . Ritornati Esito Tanto , Mor ti Congedati al campo i~noto p. 100. <!.• " mortahta,
,
Alla regione frontale 573 , 18 parietale 1234, 37 ~ temporale 416 9 occ.ipitale 270 H ))
))
Totali
-
2493
75
H7 237 80
46 480
135 80
4'3 3'2 5'7
1150
788
4'4
- -
199 374,
4'8
239 58G 192 '1 33
--------~----~~----------------------~~~~r-------
101 2
IUVJSTA
... ..."'o ., _c _., o"'
'§ l
~
3c o ... o ., 3 c g '.!:: o - o ·-c ·=~s ;;o
o
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FERITI
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11 167 l
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- --- - - - - - - - 8114 IO 1103 7'139
. . 162 34.20 127 10 IO 298 598 275 1609 (l)
l (2)
(l) ProbabilmontG guaril·ono perchè i loro nomi non figurano sulla lista dci morti. (2) !Huniti dalle listo di accidente di campagna (tìchl t:asu Ally lists) probabilmente cos i Jeggiet·i èhc diedero luogo all'immediata ripresa di seryizio.
Il proiettile fu indicato in 4002 casi Palla da fucile conica . 2612 )) , rotonda. 384 )) S cheggia di granata. 861 » Munizioneda caccia da cavriolo selvatico (Reh]Josten), palla da pistola od. altri proiettili m eno 145 )) comuni . La cura ordinaria delle ferite d'arma da fuoco del cuoio capelluto consistette nel radere il din~orno dello. ferita, estrarre i corpi estranei, frenar l'emorragia ed applica t'una compressa imbevuta d'acqua fresca: molti congiunsero i margini della ferita con listarelle adesive: pochi colla sutura. S'incontrò un proiettile nel fondo d'un canale cieco, donde fu estratto mediante contro-apertura. Contro l'infiamm azione dei margini della ferita si applicar ono cataplasmi emollienti di linseme o altre sostanze: se minacciarono sintomi cerebrali s'empirono vesciche di ghiaccio, mezzo di cui si fece assai generalmente uso nell'ospedale Stl:lmton di Washington, soLLo la direzione di Giovanni Lidell. Il chirurgo W. A. Thom dell'esercito confederaLo trattò una serie di ferite del cuoio capelluto per mezzo dell'irrigazione continua. Contusioni dell'ossa del cranio da arma da fuoco. Fra i casi di ferita del cuoio capelluto ve n'erano alcuni in cui il distacco della lamina esterna, il dolor eli capo! la persistente pioemia ed
104 3affezioni secondarie del cervello indicarono la contusione delle oss:;1 del cranio. Dei casi qualificati come contusione da arma da fuoco delle ossa del cranio in numero di 328. BIBLIOGRAFICA
morirono . . . . . . . . . 33-17 per cento » divennero inabili al servizio. . . 98-30 guarirono . . . . . . . . . . 175-53 » La morte avvenne in 2 casi per emorragia: in 1 per ciascuna delle seguenti infermità: tetano, pioemia, febbre tifoide, dissen-· teria: per compressione del cervello in conseguenza del sangue stravasato o per ascesso cerebrale in 17; per diverse affezioni secondarie del cervello in 32. In 4 casi si estrassero frammenti d'ossa necrosate o sempre· con buon esito: in 12 in cui a motivo dei segni di compressione cerebrale si eseguì la trapanazione, avvenne la morte generai· mente tre dì dopo l' operazione. Nello 12 trapanazioni s'incontrò 4 volte pus tra la dura madre e l'osso; 1 volta sotto la dura madre; i volta nella sostanza cerebrale; 2 volte si osservò stravaso nel cervello; 1 volla l'ar-acnoile; e negli altr·i tre casi non si manifestò la causa della compressione cerebrale. II proieltìle provenne 124 volte da piccole armi da fuoco portatili; 44 da granale, e negli altri casi non fu additata la precedenza. In 222 casi in cui si nota l'assenza della contusione fu ferito: il frontale
54 volle . L 11 empor·a1e ,33 "
il pariet.ale 50
,, ,
J mortahLà · . 1:.>" per cento »
13
,
l'occipitale 33 " 9 » In 37 casi vi fu distacco di sequestri d'ossa necrotiche e mo• r: r1rono ·>La storia comprende 138 casi di fNttlure da arma da fuoco· della lamina esterna del cranio. soldati dell'unione . . . . 111 27 confederati . . . . . . . Dei primi el)bero congedo assoluto 45 ripresero ser vizio 56 guarirono o diserlarono . . . 3 morirono. · . . . . . . . . 7 Degli ultimi o confederati morirono . 3 guarirono e furono congedati . 6 ebbero una licenza Lemporaria . . 18
l\! VISTA
0tis presenta questi casi e segue fedelmente l'opinione dei medici incaricati della cura nelle·fratture della' lamit'ia esterna; poi c-amminando sull'orme di Velpeau. e di Samuel Cooper, opina che il più delle 'Volte la lamina interJ:J.a era egualmente lesa. (Continua). Osservazioi~i clinici• e
sop••a tna caso di fistola urovaginale guarita con un nuovo tnetod(' di zp,ffanaenu, da NrcoLA Huscnn, medico-chirurgo. - Fossom-
brone, '1876. ....
È questa un'eccellente Memoria in cui l'autore fa prova dì moHa dottrina ed erudizione nell'enumerare i metodi escogitat.i e proposti dai chirurghi d'ogni età e d'ogni paese per
la cura delle fistole uretro-vaginali, e di raro acume critico nel valutaene il rispettivo valore pratico. Il dolt. Ruscitti non si è arrestato alla superficie o ad un lato solo del suo argomento, ma lo ha sviscerato quanto più J)rofondamente si po.teva e lo ha considerato da tutte le parti e sotto i molteplici suoi aspetti. Dopo aver bellamente discorso delle cause, delle forme e degli effetti delle fistole uretro-vescicali, della loro anatomia patologica e delle IF'avissime e talora insuperabili difficoltà che nella cura di esse si parano innanzi al chirurgo, descrive H caso cllegll ebbe ad osservare nella persona della signora Anna Ubaldi, ed espone il sistema curativo che, deviando dal senLiero comunemente batluto, credette opportuno di adottare, onde, quanto Jneglio polevasi, riparare i guast-i sofferti dall'apparato guito-urinario della suddetta signora. Avvertasi che si trattava di fìstola vescico-vagi n~e inve.terata, consecutiva a pat'to laboeioso, situata ' a sinistra del fondo dell'uro-cisti, accompagnata da cistite e colpite catarrale cronica, da alterazione di colorito e di consistenza delle grandi labbra che mosLravansi esulcerate in più punti, e da iperemia ed escoriazione del perineo. Questo stato di cose costituendo per l'autore una controindicazione della sntura, l'obbligò a ricorrere ad altro mezzo atto a combattere il morbo principale e compatibile colle complicanze e co'mali accessorii. E questo mezzo lo rinvenne nella cruentazione e cauterizzazione dei margini della fistola, e nello zaffamento della vagina mediante un grosso stuello
DinLlOGRAFICA
di filacce ben morbide spalmato d'unguento, ch'ci pose in
opsr.a dopo d'aver con opportuni compensi comln~ttuta e vinta la flogosi della vescìca e della vagina, in cui perseverando con fiducia e pazienza mirabili, riuscì in capo a cinque mesi ad ottenere la completa ohlilerazione del u:agitto fistoloso, ed a liberar così la signora Ubaldi dalla sua schifosa e dolorosissima malattia. Lo scrilLo di cui ci occupiamo, oltre al merito scien~ificp pratico, ha poi quello d'essere informa to ad un vivissiruo e lodevolissimo amore dì pakia. Siccome è antico mal vezzo degli stranieri eli deprimet'C e eli calunniare l'Italia e gl'Italiani, e vi fu chi starnpò che presso di noi il metodo americano ùi curar le fistole non trovò, o Lrovò solo pochissimi seguaci, perchò gl'Italiani non hanno il coeaggio o non sanno praticat' la sutura, il doLl. I1.uscitti ùopo d·'aver con copiose citazioni dì nomi e di fatti dimostrato quanto siano insussistenti sìiTalte accuse, pt'Orompe in questi accenti che ci piace di riferire testualmente: « Dun(rue veda bene lo sLraniero che in Italia vi sono dei v~lent.issirni operatori eli suLura, i quali, non facendosi iml)Orre ùa nomi iJlusLri, non solo hanno avportato a questo processo radicali e giovevoli moctifìcazioni, ma, togliendo a maestra la slor'ia medica di tutti i popoli seguitano da benemeriti nel casi in cui la sutura è inapplicabile, ad atLuare altri apparecchi, che pet·Cczionati con lo cliniche sperimentazioni, ridonano a tunle disgraziate la gioia di vi vere nel mezzo del consorzio civile. - La qual ~ioia loro viene negata dallo straniero, poicbè le abbaglianti statistiche di oltre Alpi, pervenute in Italia, dimostrano a chiare note che costui operando con la sola e1l esclusiva sutura ha dovuto scegliere i casi più semplici e non preoccuparsi punto nè poco degli .altri più complicati; statistiche che se da una parte ci fanno rallegrare, non dubitando delfonestà della loro direzione, dall'altra parte ci fanno rattristare poichè molte doune sono inappellabilmente dichiarate inoperabili; infine tali stalistiche se con il loro clamore sono valevoli a procacciare un'aure<;>la di popolar-ità a chi le compila, non sono al certo lodevoli dall'umanitl), nè dalla scien;::a. « Dopo ciò rinsavirà lo str·aniero~ - I1.iconoscerà che gl'Italiani primeggiano nella lrattazione di questo argomento. -Imparerà a non più oltraggiare i venerandi pensatori della nostra gran maclre, l'Italia r ,
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~ 01 6
RIVISTA. DJBLIOGRAFICA
Noi che sempre pugnammo pro a1•is et focis, e colla lingua e colla penna protestammo contro i vanitosi menlecattti che tenendo bordone a Lamartine chiamavano l'Italia " la terra dei morti " e spargevano lo sprezzo e l'in:sulto sui nostri più valorosi e benemeriti scrittori, ch'essi depredavano frattanto spudoratamente e spogliavano delle più argute e poregrine osservazioni e dei più fecondi concetti, per adornarsene, come già fece la cornacchia delle penne del pavone; non possiamo a meno di far plauso a queste nobili e patrioLLiche parole del dott. Ruscitti. La scienza è cosmopolita -- e noi di buon grado c'inchiniamo dinanzi a tutti coloro che lavorarono e lavorano a farla progredire, senza punto preoccuparci della loro nazionalità: ma disgt'aziatamente gli altri non trattano con eguale imparzialità i nostri scienziati. - Speriamo però che il giorno del giudizio (come diceva Giusti) abbia a venire anche per noi, e massime se, pur rendendo a tutti la debita giustizia, ci sforzeremo di affermare la nostra vita scientifica, come abbiamo affermata la nostra esistenza politica, ci sosterremo a vic~nda invece di lacerarci, e al buono che ci può venir di fuori nQn posporremo il meglio che talora possediamo in paese.
Y. «Jaa•tllla para Ja lnstruecloo de las comtmìlhas l!lanltnrlo• aprobada
por Rea! orden dc la de agosto de 1866. - ìliadrid, tipografia de Gregorio Estrada, 1876. Parleremo di questa interessante pubblic.a.zione in un prOllsimo numero; frattanto porgiamo i più vivi e sinceri ringraziamenti al sig. Hernandez Poggio che ci usò la cortesia d'inviarcelo. Slnossi delle lezlont di zoologia, fl.slologha ed anatomia compornte , date dal dott. Antonio Carruccio, profess~re straordinario nella scuola militare ed ordinario nella R. UniYersità di Modena. - :\lodena, 1876.
Di questo libro daremo un sunto analitico quan~o prima. L'ottimo nostro amico dott. Carrucc.io speriamo non s'offenda di questo nostro indugio forzato, dal momento massime che • quod differtur non aufortur •· •
H Direttore
P. E. MANAYRA Colonnello medico, membro del Comita-to di sanità militare.
Il Redattore
Dr FEDERICO TOSI Capitano medico. NUTINl FEDEIUCO, Gerente.
MEMORIE
ORIGINALI
DELLE
OTTALMIE NEGLI ESERCITI STUDI MEDICO-STATISTICI SUI.LR OTTALMIE GRANULOSE IN RAPPORTO ALLA IS'I'JTTIZIONE DEGLI SPEDALJ-DEPOSITI PEGLI OTTAL~!ICI
( Conttnuaz. e {!ne. Veat NO l o, pag. 9'l!).
XfX. Resta assodato, da quanto precede, che la ùurata delle ottalmie granulose non solnrnenle è legata alla natura lenta dell e stesse, ma anche ai mezzi coi quali si pretende di guarirle. Quasi mezzo secolo fa (nel ·1828) il ùott. Eble lasciava seri tto: « Ed in questa maniem si comp·renèlenì altresì pe1·chè il (e,nomeno della gr·anulazione tra i rnedici rniHtari è venuto in 1ma così alta impo·rtanza; si perdonerà loro volentieri e/w .f!Ssi t1·attino e rncdicltino colla massima cura una z'nfiam,m.a~ione d'occhi tra i sintomi della quale comparisca codesto, e tengano (o1·se pe1· contagiosa una infiammazione che q~talche volta non lo è, e e/w nel civile si cura come una catar·rale senza alcuna dif~coltù~· ma s~· (leve anche concedere che ne è Giornale ài meàtcina m.tlitare.
05
DELLE OTTALnfiE
q,vvennto peraltro a ccwsa delle faticose e çc1·tamente lodevolissime cure e specialmente dei medici rnditaTi austriaci e prussiani, clw anche d meno pratico possieda una noTrna colla qttale egli sempre sia in condi:zz'one da poter distinguere tma infianunazione contagiosa da qualunque altra» ('1). Con ciò l'onesto Austriaco voleva rivendicare alla casta dei medici militari . la fiducia più completa sulle cognizioni in riguardo alla diagnosi ed alla cura delle ottolmie contagiose. Questo passo volli riportato in quanto che se Eble poteva avere a quel tempo una tale opinione dei medici militari del suo paese, io certamente non posso a meno di averla ai gior·ni che corrono pei colleghi del mio, e forse con più sicurezza e maggior· verità. Ciò io volli dire acciò le considerazioni l'atte sieno tenute come considerazioni in ustralto e generali ehe trovavano il loro posto a questo punto d~l lavoro, e
non potessero neppur alla lontana suonar come parole di critica o di appunti in relazione della statistica del deposito la quale forma la base eli esso. Il mio è uno studio, non un resoconto. Io credeui opera onesta e necessaria il richiamare e ribadire questi priocipii di cura, perché idee del tutto opposte erano in voga ancora qualche anno fa, e non tutti peranco·· ne sono bene compenetra ti . La facilità di diagnosti care granulazioni è ancora molta, e da questo ·giudizio a · quello della necessità di ricorrere a mezzi enèrgiei, facile e breve è il posso. Molti casi si curano ener·gicamente, fra quelli che potrebbero essere invece affidaO alla nessuna cura alliva, e solo a11a aspettante igienica. Io so per pr·ova quanta maggiore difficoltà costi Jo spogliarsi di idee primitivamente a c(l) Traduzione letterale. - Bun.Ko~.R.D EBLE. Uber den Bau una at~ KranRhetten. àer Bìnàehaut etc. Wien 1828, S 82, pag. lò'ì.
NEGLl ESERCITr
1019
~ettate, di quello che apprenderne delle novelle: non
dimenticherò mai nei primi tempi della mia pralica ·la vista di un apparecchio in cui a lato dello scardasso, esisteva una informe lima da calli, la galenica pelle di pesce, bastoncini di vetro per applicat·e degli ucidi, pomate Tariopinte da disgradare i composti Siefdegli Arabi, cose tutte che ogni giorno eruno in grande mo-vimento, e delle quali mi sono disgustato solamente per averle viste ad operare con esiti che mi si mostrarono · sempre manchevoli. Tanto più poi queste considerazioni hanno un valore quando si rifletta che l'abuso delle irritazioni apporta di per sé solo delle asperitudini che sappiamo poter essere tanto papillomi quanto linforni, quanto tracomi misti. Siccome però queste applicazioni e questo abuso può non solo .avvenire da parte di mal destro curante, ma nel militare da purte anche del malato, mi riserbo a tr.auare questa questione da più lati, a parte, m apposito altro lavoro.
xx. Da quanto sj è veduto in antecedenza sQ!le cause che possono influire a produr così lunghe permanenze nelle 'malattie oculari con asperitudini, si può concludere i n man iera di riepilogo: 1o Che queste malattie sono i n generale di per sè di una lunga. e talora di una lunghissima durala, la quale può essere non minore di tt·emesi nei casi più favorevoli e prolungarsi per un o o più unni nei casi più sfortunati. 2° Che la durata loro è influenzata dalle cure che ricevono tanto nèl riguardo igienico, quanto nel rigunrdo
terapèutico.
1020
DELLE OTTALlllE
Su questi due punti val la pena di fermarsi a far qual-
•
che considerazione in riguardo ai depositi pegli ammalati d'ottalm ia in un esercito, che è il tema del lavoro. 11 deposi to è una misura che procede dal canonefondamentale d~lla necessità di separare i malati dai sani a tutela di questi contro la diffusione della malattia. Sotto questo punto di vista la sua utilità è fuori contestazione. Quanto deve es tendersi questa misura ovveroin quali casi, è punto che merita riflessione. Il deposito come tale non ammelle la presenza di ottalmici o.cuti, dacchè questi devono essere curuti pressry gli spedali. I n esso devono essere raccolti gli oualm ici non 1lCUti, i leggieri ed i cronici. Ora le forme purulente si sa che sono contagiose e vengono accompagoo.tc c seguite da asperi tudini .Palpeb!'ali (in massima papillorni), e le forme con tn.giose che esordiscono lente si sa che si manifestano con granulazioni vere (lin{ornt). In una parola i presenti al deposito hanno varie form e ma hanno sempre aspct·itudini palpebrali. Quale difrerenza però non può passare tra le une e le altre! Sono due sold<1ti p. e. di una stessacompagnia i quali en trano contemporaneamente, il primo dopo una congiuntivite purulenta che mise i.n forse la integrità degli occhi suoi, l'altr'o vi viene mandato come leggiero, q nasi suo rnadg1·ado per un tl'acoma idiopatico il quu le non gli al'reca disturbo notevole alcuno. Ebbene, il primo nel giro di qualche mese guarisce, e l'altro !unge do.! gua rire incontra invece delle complicanze c:oroeali e il suo tracoma da idiopatico si fa misto e eomplicato. E' il corso quasi fata le di queste· due qualità di afl'ezi oni, fano che si presta allo sprolo-quiodei profa ni contro medici e medicina, a causa dell~ inversa gravità in ragioue dell'apparenza. I linfomi soon quelli che hanno mentitrice apparenza di casi leggieri e sòno ini'C!;C i più gruvi in quanto alla durata.
NEG-LI ESERCiTI
1 0~ ~
Se non che i casi accennati appartengono ad asperitudinì palpebrali di originé ed indole contagiosa; diff;usibi le, e meritano d'essere segregati. Vi sono papiliomi di piccola entità (irsuzie) i quali sono legati . a eause differenti e questi non hanno ragione di essere segregati e taJJto meno frammisti ai primi. Nel mentre ehe essi non riescono di danno ai sani, per converso ne vicevono obbligati a convivere in una riunione di maiati. Non sono questi quegli ot.talm ici che devono essere eonsider·ati fl'a i leggieri da segregar·si. Tanto meno poi -sono·da còmputarsi fra questi i malati di semplici iperémie congiuntivali come p. e. quelle di natura erpetica le quali sono in alcuni tempi comunissime. Questi casi posti in mezzo ad ottalmici malati di ottalmia contagiosa specialmente l!'acomaiosa, sono quelli ehe danno un contingente alle lunghe permanenze ed .alle disgraziate successioni. · La separazione dei molati d'ottalrnia teoricamente sembra una. cosa faciliss imu, praticamente invece presenta difficoltà non comuni. Presuppone una abitudine ed un tatto pratico il quale non si acquista se non colla esperienza. Molte volte avviene che oltalmici d.i forme semplici, comuni, non contagiose giunti ad <essere convalescenti portano delle irsuzie palpebrali; se posti fl'am mezzo ad allri di forme contagiose, ri~adono più o meno in sintomi acuti e finiscono coll'acquisire una malattia che non avevano. Sar·ebbe er'i'Ore il credere che fossero stali affetti dalla malattia acquisita fin da principio. La buona fede e la oculata pratica di chi ebbe alla lunga dei riparti di ottalmici sotto la propria osservazione, mi stanno garanti della verità di queste proposizioni. Ben è vero che noi medici militari siamo disposti a trattare questo argomento con più rigore forse del bisogno (Eble) 1 ma l:iò dipende dalla gmvezr.a della
10:22
DELLE OTTALUIE
responsabilità che ci in combe jn quanto alla igiene della truppa. Io per mio con to mi applaudo di essere stato e di essere largo assai nella cautela della sepa razione anche senza bisogno, piuttosto di peccare irr. contrario. Nel quadro, sop ra 467 individui, vi sono t~7 gu a1·iti che furono inviati al corpo dopo una cura di meno che 100 giorni; e 115 che non raggiunse ro· i 200. Frn questi certo è che moltissimi non dovevan o aver asperitudini di conseguenza e tali da incuter t~more. L'esito di gutu·igionc in tempo relativ amente breve per soldati ne forma la prova.
XXI. Su questo ordine di idee resta ancora qualch e con-
siderazione. Molle volte anche i papillomi non guariscono senza lasciar traccie della loro pregressa presenza sulla congiuntiva, sempre ne lasciano i linfomi. Co ngiuntive tornate allo stato fisiologico quali prima della malattia è certo che non sono frequenti. Le sempli ci irsuzie da malattie comuni e non da malattie contagiose sono quelle che ne forniscono l'esempio. Ora quando è che può considerarsi innocente la convivenza di uno di questi c.asi coi sani? Io porto o,t:Jinione che quando la mu cosa congiunlivale è relativomente liscia e sbiadita, e non ha secrezione valutabile neppure mucosa, u guisa di filaria che occupi il fondo del fornice inferiore, sia questo il momento nel quale queste forme sìeno innocenti. Mancando la secrezione manca la materia contagiosa e iltimor·e della infezione per semplice esalazione è ben poco giustificato. Questi casi sono quelli che meglio si prestano allu conferma del permcroso effetto prodollo dall'abus<>
NEGLI ESERCITI
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delle irritazioni locali. È questa una ci r·costanza ch·e deve star presen.te, dacchè l'abuso degli it'J•itaD ti ptlò essere proveniente non già dalla sua cura, ma da arte
dolosa del malato. Questo nrgomento però è da trattarsi a parte. Tuttavia la varietà eli npprezzamento jn prÒ.posito è circostanza che ha la sua influenza sul p~oJuogamento delle pe rmanenr.e. ll desiderio di ottener·e una cura completa e vedere a tornnr fisiologica me n te liscie le congiuntive, può esser causa di medicazioni intempestive, e queste alla loro volta costituire l'ostacolo principale per· ottenerla. Si può dire che il desiderio del meglio in questi cnsi uceiùe il buono. Un'allra considernione da farsi è quella sulla quale fermava I';Htenzione il collega dott. Lodi, troppo presto rapito alla sc.ienzil, agli arn ici (1 ). Egli nel N. 23 del nostro giornale 20 agosto 1860 faceva la domanda se
nell'interesse e del soldato e del governo la degenerazt'one inoclulare del tessuto congiuntivale deve o no inotivare la nformah> dacchè questo perver:timento di tessuto è refrattario all'a ne per sempre e «la p1"atic.a (a palese che gli individui che ne sono affetti sono pTedisposti necessariamente, non solo alle congiuntiviti, ma ben anco alle ct({ezioni della co1·nea ». L'art. 37 dell'allora vigente elenco B non gli pareva abbastanza <<
(l} Il dott. Lodi Luigi medico di r~ggimento di ;~a classe venjva destinato a dirigente la scuola clinica ottalmica presso lo spedale del >7' d .i partimento in Palermo nel lSG,i . Dopo la campagna del 1865 tomava a Palermo e soccoml>eva alla malattia durante la epidemia di colera asiati.co, la quale aveva colpito quella città. SoccQmbeva n~JI'esel·cizio del suo ministero presso i l lazzaretto coraggiosamente pagando colla vita l'onore di esser medico, il diritto di combattere a sangne freddo, nel mezzo della pace, le non sanguinose ma ben altramente l e tali giornate della epidemia. Povero Lodi! la tua è la storia di noi tutti: Ea società non ti annovera ft·a i bravi morti combattendo! si limita a credere elle hai compiuto lo stretto tuo dovere! Ciò non pertanto la tua, e la memoria dei colleghi caduti in occasioni consimili, e sempre amorevolmente accarezzata neÌia famiglia O.el nostro corpo, e ben altrarnente rico1•data. Il dott.. Lodi o acque a Monza j(Hidiccmbre 1830; morì il23 ottobre 1366.
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1! 0.24
DEJ,LE OTTALMlE
espliciLo. Esso era così concepito: u: Art. 37. Le ottalmrie e le congiuntiviti c1·oniche, specialmente se accompagnate da ostinato flusso palpebrale ». Questo articolo corrisponde nell'elenco C ora in vigore all'art. 38 e fu modificato nel modo seguente. « Mt. 38. Le co1ì-
giuntiviti manifestamente croniche, se frequentemente 1·icon·enti ed insanabili ». Questa modificazione per quanto nguarda il medico g.iurlizio è soddisfacente; e in b3se di esso qualunque medico potl'ebbe opinar per la riforma. È opinione d'altronde medico-lega le passata in giudicato ben da lungo tempo. Eble accen· nava che gli individui affetti da ottalmo-blennon·ea CI'Onica « dei quali la congiuntiva è così disorganizzata
che essa non può pih aclernp1~ere alla fi1'0pria funzione .... pe1· lv meglio vcrmnno rilasciati dal militare se1'uizio » (1). Se non che presso di noi un uomo aq'cllo in tal guisa da malattia oculare, in quanto che questa non può a meno di essere classificata collo specioso titolo di milit3re o bellica ha di ritto quando sia riformato alla giubilazione vitali1.ia di terza categoria, misma pella quale si incontrano ragionevolissime difGcoltà. E di fatto, quest'uomo gode della sua vista e può tr·ova.rsi in istato della più fiorP.nte salute, con· dizioni qu es te che eontroindicano una mi sura così radicale e così gr·(lvosa alle finanze. Quest'uomo finisce eol passare la sua fer·ma allo spedale od al deposito. È questione che merita di essere ventilata.
xxrr. Delle cure terapeutiche fu parlato prima e quindi non mette conto far <lltre considerazioni. Della cura igienica inveee è mestier·i dir qualche (1) EBLB. Dic soocnannte eto. § !!3, pag. 257,
NEGLI ESERClTl
1 02o
.cosa, in particolare. , Non è necessario toccar.e della igiene dei locali dacehè questo è at·gomento che non :bq attinenza particolare in proposito. È mesLieTi di intrattenersi di altri punti più speciali. Pr-ima di tutto .anche nei depositi è necessaria una sepaMzione dei m~Jati. Ben è vero· che acuti non ve ne devono essere, .e q;uesti devono essere inviati allo spedale, ma anche :fra i leggiel'i ed i cronici vi esistono differenze patofg,gi·che le quali interessano l'igiene.. Non è l'apparenzà che forma la gravità dell'affezione e in se stessa e nelle sue conseguenze diffusibili, ma è la forma patolvgica delle asperìtudini palpebrali. Quelle che provengono da un'ottalmia purulenta ormai giunta a quello stadio nel quale la secrezione non è più _pnrulenta, ma si è fatta mucosa, sono ben meno temibili per conto della possibilità di diffusione contagiosa, che non · .le ottalmo-blennorree croniche con secrezione purulenta decisa; come sono meno temibili, quantunque di app~renza più grave di quella meno grave di un vero linforna idiopatico. Ciò tocca alla speci~cità del contagio la quale non assoluta ed impugnabile, pure non può esse.re dimenticata. ln regola generale gli affetti da pnpillorni sono da tener separati da quellì affetti da linfomi. I tracomì misti devono essere 'collocati fc1:1. questi ultimi e non fra i primi. I contatti fra questi due generi di malati devono essere i minori. A tale scopo basla separarli io .dormi tori disgiunti, dacchè é nel dormitorio dove i contatti si molliplicano; fuori .dì queslo può sempr·e sorvegli arsi che non vi esista il. -contatto mediato di robe , e il cootubernio è molto meno prolungato e di gran lunga meno pericoloso quando all'aria libera. Una seconda cautela la quale non è mai da dimer1· ticare è quella di stabilire un diverso regime di oc.cupazioni pei malati di ambedue le specie fra quelli
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DELLE OTTALMIE
aventi complicazioni corneali e quelli che sono sceHi da complicazioni qualunque. Le ragioni ne sono molteplici ·oltrecbè mediche, igienichè anche disciplinari. Anche fra i primi vi possono es~ere, anzi vi sono dei callivi sogge tti speculatori, ma sono una assoluta inconcludente minoranza fra gli altri la pratica mostra che possono essere molti, più di quanto in generale SI 1mmagma. Le occupazioni dei raccolli in un deposito non possono a meno di dover esser considerate dacché è argomen to che tocca la umanità e la disciplina. Gli affetti da asperitudini senza compi icanze devono essere tenuti in molo all';nia libera quanto più la prudenza oculata possa consigliarlo.
XXIII. Si vide che le permanenze in uno stabilimento di ottalmi ci sono lunghe e non possono a meno di esser tali. Si vide che gli effetti delle stesse hanno una ripercussione tr·istissima sulle condizioni di sanità genei·a le dei ricoverati, e ciò a causa del poco tutelare Genius loci. Si vide che nutrimento, aria libera, moto sono i fattori che prevengono questi danni, e che sono fallori di curn per l'ottalmia stessa, in quanto che meno fanno vita comu ne i malati in sale dove se ne trovino molti, tanto più rapida è la guarigione. È da ciò che è bisogno di tenerli in moto ed all'aria libera il più che la prudenza consigli. Pel nutrimento ·provvedono gli abbastanza larghi nostri regolamenti, e tutto al più questi posso no provvedervi anche in via eccezionale, cosa che incombe al medico promuovere e sempre strenuamente difendue. Sull'ariu. libera e sul moto giova intrattenerst.
NEG LI ESERCITI
'f.027
Nel Belgio quand o fu istituito il deposito di oualmici a Namur venne em anata una circolare in data S33 luglio ~1837 , la quale portava fra gli altri questi articoli: Art. 9. Gl i uo m i~i di questo deposito sa r·anno assoggeuati al servizio interno ed a tutti gli appell i prescritti dai regol am en ti. Art. 'l O. Essi faranno esercizi due volte al giorno,. durante du e ore ogni volta. Art. 1'1. P.actecipa ranno al servi:t.io della ci ttadella ma duran te il giorno solamente e le loro fazioni non potranno avere che un'ora di dumta ; essi do n anno aver·e in oltre .alrneno cinque giorni di riposo da tale Sel'VIZIO .
Tali prescrizion i sanzionavano questa massima del molo all'aria libera nel mentre che ne regolavano le condi?.ion i. Qu este co ndizioni non erano gravose, nel mentre per converso po tevano mantenere nel so ldato un salutevo le abito alla occupazione ed all' azione. La nota 155, 27 ottobre 18Gi- , la quale porta va la istruzione per la attivazione nella città di Faenza di un depos ito per i mili tari ottalm ici aveva anch'essa i seguenti articoli: 2.8 . Il servizio ùi pul izia nelle sale dei ricoverati sarà disimpegnato per turno da questi medesimi senza che occor·r·a di destinarv i altro personale. 29. Si cco me l'eserc izio del corpo è profittevole alla salute, così il comandan te militare local e nello stabilire, di concerto col medico incarica to del servizio san itario , un orario per le diverse operazioni della giorna ta e per le passeggiate, vedrà, se fa ttibi le, di concil ia realcune ore d' istmzione militare onde i ricoverati abbiano a mantenersi in esercizio. Anche questi articoli emn o inspirati al concetto me-· desimo quantunque non portasser·o prescrizioni tassative, e Jasciasset·o margine molto la rgo alla rilassa tezz.a di loro applicazione.
'1 028 DELLE OTTALmE « Nella condizione di contumacia (in der contumazanstall) dove saranno inviati tutti 'Ì malati almeno del secondo e ·terzo stadio, si pongono i medesimi semp-re lontani gli uni dagli altri e in lçtti (schlafstellen) sepctrati ('l). Fuori delle giornalie1·e lavatu·re de,qli occhi
mediante acqua fresca e pnra di fonte e di fiume, non è necessaTia nessuna specir- di medicatura,· al contra?·io la t1·uppa (diP- mannschaft) deve esw·e abitu.ata a ?'iprendere il militare se1·vizio mediante leggiere ese?·citaxt'oni, piccole marcie, in principio senza e poi piit tat·di con armi e bagaglio (2) ». Queste disposizioni .erano in vigore negli Stati dell'Austr·ia. e ci sono rese note dali'Eble. La cautela di tenere in movimento ed all'aria libera il solda to ollalmico è quind i cond iz ione sine qua non di buon esito, e deve scrupolosamente essere effett~ata e non solamente co nsiglia ta. Da essa dipende· la celerità delle guarigioni. È questione ollrechè medica di utilità amministrativa ri conosciuta fra vari popoli, anche di morale e di disciplinn, dacchè quello che apporta maggiot· danno alla disciplina del soldato è l'idea di poter passare la sua ferma con tutti gli agi dell'uomo libero, fuori delle abitudini del quartiere e dei .-campi.
XXIV. ~ egli anni ~1874-
e 75 si ccome i reggimenti special.menLe di fanteria del presidio di Bologna erano notevolmente infetti da ottalmie, all'epoca dei campi fu stabilito, per ordine del comando della divisione, che (l) Gli Austriaci, non .so ora, ma un tempo dormivano nei quartie1:i due per pagliariccio. (2) Traduzione letterale. - Est.E, Die sogenanntc, etc., § ()8, pag. 255.
NEGLI ESE'RCITI
gli ottalmici della infermeria speci:al~ eretta a lore beneficio, fossero accampati e tenuti in relativo esercizio. QuesJa misura apportò vantaggi in contestabili' ai malati. {,;a condizione di accampamento quanto possa essei"' utile anche pei soldati sani dei reggimenti do-ve domiI,Jasse l'ottalmia, é cosa passata in giudicato. Nella faUlO$a epidemia detta di Klagenfurtb negli Stati dell'Au-stria negli anni 182'2 e ~3 (Eble) fu presa la detèrrhinl,\zione di accantonare i battaglioni affetti, e la misura apporto vantaggi molto sensibili. Il bra vo collega dottor Goria nel N. 7 (luglio) del 1875 del nostro giornale acceonuva al fatto che il 43° reggimento presso cui prestava servizio nel '18M (a Bologna) era gr·avemente infetto da ottalmie e che « questa influenza non cessò·
che quando all'ap?'i?·si della campagna del 1866 il règgimel:tlo fu portato ad q.,ccarnparsi ». Inspirata da idee congeneri è la misura dell'allegato N. 'l O al Regolamento di disciplina recante l'istruzione per l'igiene della tn1ppa al § 9 ottalmia, 48 « Gli af-fetti dalla speciale ottalmia contagiosa, se molto grave od acuta saranno inviati agli o,;pedali, se leggiera, incipiente, cronica. saranno assolutamente e permanente-· mente tenuti sepat·ati dagli altri, formando, secondo il loro numero e l'af'ma una compagnia, uno squadrone od un plotone spe«~iale ». Questa misura attuata: ~generalmente e seriamente sostituisce il bisogno di un deposito o di una infemt~l'ia spe<~iale, amministrativamente e disciplinarmente ha vantaggi superiori a quelli che si possono ottenere altrimenti, senza per-dere rnenomameote in quanto riguarda alle possibili cure igieniche e mediche. Nell'aver posto sott'occhio ai colleghi cifre così interessanti quali si riscontrano nel quadro statistico che è quasi la base ? il moyente di questo lavoro, e
4030
DELLE O!TALMIE NEGLI ESERCITI
l'averle accompagnate da quelle considerazioni che potevano illustl'arle, io spet·o di aver otlenuto l'intento di arer portato il contributo della esperienza l'Ilio studio di un argomento assai interessan te, e di non aver -quindi fatto cosa del tutto inutile. Bologna, nel giugno 1870.
FJ\ANCESCO NOB. MAIU'NI
Capitano medico.
RELAZIONE CONSPECClll STATISTICI SI: l
RISULTATI ])ELLE CURE TEUNIALI DI CASAMICCIOLA
(~UOU~IC.ITO O'ORDtNe ~RL Ml~IST~nO DilLI•• GURRBA.)
Le malallie che furono curate nello stabilimento, sia per momen to eziologico, sia per condizione patologica predominante possono esser rilevate n prima vista. Le riunirò in pat·ticolnri gruppi, nei quali oltre il vario contingente dato da dascun corpo si Lro,'ano pure gli esi ti relali\i, rome puossi Ycdere dagli specchietti sinotti ci che ebbi cu ra di classificare per corpo e per malattia. Nel primo gruppo figurano i t·eumo tismi fissi o vaganti, muscolari ed arLicola ri, semplici o con materiale alterazione delle parti colpite. La speciali tà della vita militare é forse la cagione precipua che maggiormente espone chi vi si dedica a sentire la inllnenza del freddo umido, che puossi considerare come il momen to ezio-
1 032
RELAZIONE CON SPECCH( STATISTICI SUI RISULTATI
genico principale dei reumatismi. Difatti qnesta entità morbosa rappresenta quasi In rnetà dei militari che in quest'anno esperimentarono Ie acque d'Ischia. Sopra un totale di ·1:il2 casi si ebbero .i-6 gua1·igioni, 63 miglioramenti e 13 esiti nulli. Nel secondo gruppo sono comprese le malattie del si stema nervoso. I.e ischialgie in nu mero d i~ O furono alcune cuusote da cause reumatizzanti, ultre da é.lff'czioni erpetiche soppresse. Un caso di pnraplegia da lenta spinite per abuso di venere e degli alcoolici non ottenne nlcun vantaggio. Di dlle par·alisi del facciale una guarì completamente, ed otto paralisi di senso c di moto più o meno complete formano un totale di ~ - 21. In tutto si ebbe!'o 3 guarigioni com~lete, U miglioramenti e 4 esiti nulli. I postumi di tr·aumatismi d'ogni specie, occupano il terzo gr·uppo. Le distorsioni, le cicatrici aderenti tanto per ferite d'arme da fuoco, che per malatlie chirurgiche; i calli deformi, le retrazioni tendinec, ecc. diedero un totale di 'iO casi nei quali si no tano 24 guarigioni, 37 miglioramenti e 9 esiti nulli. La di atesi scrofolosa colle proteiformi sue manifestazioni occupa le colonne delrol'dine quarto. In questo gruppo sono compresi gli adenomi, le piaghe, i seni fistolosi con o senza compartecipazione dei tessuti urticolari od ossei. In questa specialità si ebbero '10 guarigioni, 6 miglioramenti, L) esiti nulli. Totale N. SH . Le dermntosi tanto dipenden ti da vizio erpetico che scrofoloso o sjfilitico, sono comprese nel quinto gruppo, e sopra 15 casi si ebbero o guarigioni, 7 rnigl ioramen li e 3 esiti nulli. Finalmente nel sesto gl'Uppo ful'ono poste le malattie che per ragioni diverse non poterono essere distribuite agli ordini precedenti. In quest'ultima categoria su 13 casi si ebbero 3 guariti, 6 migliorati e 4 esiti nulli.
DELLE CURE TERMALI DI CAS.UUCClOI•.,
1033
Complessivamente si ottennero: Guarigioni 1Uiglioramenti Esi ti nulli
•
•
Totale
•
94 . 133 38
. 262
Accennate le principali malaltie che ottennero giovamento dalle acque termali d'Ischia, viene ora spontanea la dorn p.nda: in qual mod o possano desse recar benefizio a specialità morbose così disparale? Dal concetto che mi sono formato per io Lerpretare giustamente tale fatto, è necessario considerare in queste acque due azioni principali. La prima, che direi eccitante, sarebbe dovuta sia alla speciale loro termalizzazionc , sia ad uno stato di elettricismo che acquistano nello estricarsi dai terreni vulcanici, il quale imprime loro delle condizioni organolettiche che comunicano alla loro calorifica zione un'impressione ben diversa da quella che noi otteniamo cogli artificiali nostri mezzi di riscaldamento. La seconda poi, che chiamerei sciogliènte, la deriverei dalla complessiva composizione chimica dei sali rnine t·alizzatori, d'onde eccitato l'organismo intiero nelte malattie principalmente diatesiche e croniche, ne vengono per .azione ch imico-vitale sciolli e riassorbiti quei materiali plastici di non completa Ol'gannizzazione, che formano ostacolo alla libera ci rcolazione linfatica e sanguigna, e quindi alla fisiologica manifestazione funzionale dei vari organi stati colpiLi . In questo senso io credo si debbano interpretare gli effetti salutari che le acque clorurato-sodiche dell'isola d'Ischia arrecano alle molteplici e variate entità morbose. ' Gto..nale ài m.eàlolna militare.
()()
1035
DELLE CURE TERMALl Dl CASAM!CCIOL.\
Quadro sinottico delle malattie e loro esiti. Numero
d'ot·dinc
MALATTIE
1
Reumatismi e loro postumi Malattie nervose . . . . . . Traumati smi. . . . . . . . .Scrofole . . . . . . . ... . . Dermatosi . .... . . . .
2 3 4 5 6
Morbi di-versi , ... . ' .
TOTALE •••
Senza Guariti Miglioeffetto Totale rati
46 3 21-
10
63
14 37 6
13
122
4 9 5 !J
70 21
5
7
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133
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Napoli, 15 giugno >1876. PERACCA
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RELAZIONE SANITARIA DEI
RISULTATI OTTENUTI IN 22 MILITARI CllE
ESPERIMENTARONO I BAGNI COLLE ACQOE MINERALI ESISTENTI
NELL'EX VILLA REALE APORTO D'ISClliA.
(P)UllllLIClTO D'ORDINE DEL MINISTERO D&LLA GUERRA)
Tra le varie proposte fatte dalla Commissione inca~ ricata dello studio delle acque minerali a Porto d'Ischia (come da relativo processo verbale approvato dal co~ mando territoriale di Napoli} è detto che ad accertarsi delle qualità terapeutiche delle sorgenti dell'ex-Villa Reale, oltre l'analisi qualitativa e quanlitativa sarebbe pur stata necessaria la pratica applicazione di dette acque sopl'a un dato numero d'infermi, onde aver cosi delle prove non solo a priori, ma anche a posteriori. A tal fine furono scelti ventidue individui iì·a quelli proposti pea· i bagni di Casamicciola, che divisi in due mute e.d aggregati al distaccamento militare di Porto d'Isehia, sotto Ia· direzione del medico locale, cominciarono le cure balnearie nel giorno 3 agosto ultimo
scorso. Nella scelta si procurò di ottenere una varietà
RELAZIOI'\E SANITARIA DEl RISULTATI OTTENUTI, ECC.
•l 037
nei generi delle malattie, che viene rappresentata dalla tabella seguen te: Postumi di artropatie . N. • • » di reumatismi . ~ )) » di lesioni traumatiche )) ~ di neuralgie. ~ di scrofola . )) Ostruzioni viscerali con istato d'idroemia. )) }} Malattie cutanee . )) Fistole e piaghe da flogosi diverse . Totale .
3
3 5
2 3 2
2 2
N. 22
Per le artropatie formarono oggetto di esperimento: ~ o Il soldato Et'belta del 26° reggimento fanteria. Questi al suo arrivo era claudicante per retrazione dei muscoli flessori del ginocchio d'estro che sporgeva in avanti in seguito a gonartrite sofferta. Nella parte inferiore esterna della rotella esisteva una cicatrice consecutiva ad apertura statagli praticata per antecedente affezione articolat·e, che disse aver softèrto all'età di sei anm. Volendo eseguire la completa estensione dell'arto l'individuo accusava dolore, e sentivasi un distinto scroscio nella articolazione. In seguito alla cura fatta coi bagni, colle doccie a getto e colla forzala estensione, i movimenti divennero liberi, la rigidezza fu vinta, il ginocchio riprese la sua posizione naturale, e l'individuo potè abbandonare il bastone di cui servivasi al suo arrivo. 2° Il soldato del 38° reggimento fanteria, Pollastri Lodovi co, esperimentava pure la stessa cura,,ed otteneva lo stesso felice risultato per postumi di poliartrite con ingrossamento dell'articolazione omero-cubitale sinistra e rigidezza nel muscolo bicipite omerale.
~038
RELAZIONE SANITARIA
3° Il soldato Schena Giuseppe del 25° reggimento fanteria, offriva, come postumo di gonartrite sofl'erta al ginocchio sinistro un voluminoso idrartro con ispessimento della sinoviale, ingrossamento dei capi arLicolari ed atrofia della gamba corrispondente. Il miglioramento fu tardivo a manifestarsi non ostante i bagni, le docciature e le fasciature espulsive, motivo per cui si credette di fargli continuare la cura anche nella seconda muta. Al termine degli esperimenti il liquido era completamente riassorbito, più nutrita la gamba, più liberi i movimenti, quantunque siavi rimasto un ispessimento della sino viale con ingrossamento dei capi articolari. L'esito fu segnalato nella colonna dei migliorati. Per postumi di afl'ezioni reumatiche dei tessuti musc01ari e fibrosi furono assoggettati a cura balnearia i soldati del 25° reggi mento fanteria Lenzi Leopoldo, De Stefano Cipriano, nonché il soldato Tabanelli del 26° distretto. Lagnavansi dessi di dolori vaghi principalmente nelle estremità inferiori con senso di debo_lezza e torpore nei movimenti delle varie articolazioni che loro rendevano difficili le lunghe marcie. Il resultato che se ne ottenne fu ottimo nei due ultimi, i quali non solo si dichiararono liberi dai dolori, ma usserirono di avere ottenuto una scioltezza nei movimenti che prima non avevano. Se nel Lenzi il beneficio non fu segnalato, puossi attribuirlo ad uno stato di an emia da cui er.a affetto al suo arrivo per pleurite essuda.tiva, dal medesimo sofferta due mesi prima dei bagni. Anch'egli però partì notevolmente migliorato. Di cinque individui che furono curati per postumi di lesioni traumatiche, due ri tornarono guariti, tre migliorarono notevolmente . I guariti sono:
DEI RISULTATI OTTENUJI IN 22 llllLlTARI, ECC.
4039
~ 0 Il soldato Buono Carlo del 4o reggiméhto cavalleria, al quale in seguito a distorsione sofferta al piede sinistro rimase, come postumo, nei dintorni dell'articolazione tibio-astragalea una tumefazione dolorosa per ingorgo cronico della sinoviale e delle parti legamentose che l'obbligava di striscia1·e il piede per camminare. I bagni e le doccie fecero ragione tanto della gonfiezza che del dolore. 2° Il caporale del 25° reggimento fanteria, Buonopane Salvatore, per flemmon e alla palma della mano destra, che richiese molte spaccature, presentava una cicatrice aderente con contrattura dei tendini flessori delle ultimo quattro dita. Alla sua partenza l'estensione si faceva completa, i movimenti erano liberi. Migliorarono i soldati Vai Giovanni del corpo invalidi, caporale Zanotli Carlo del 26° fanteria ed Amicchio ' Erasmo del 5° reggimento bersaglieri. Il primo in seguito a ferita d'arma da fuoco che cagionò frattura comminutiva al terzo inferiore della tibia destra susseguita da ascessi con molteplici sequestri ossei ottenne la formazione del callo, ma con cicatrici aderenti, atrofia dell'arto, rigid ezza nei movimenti dell'articolazione della gamba, ed una squisita sensibilità tattile che dal punto della frattura irradiavasi al polpaccio da rendergl i molesta l'applicazione dei semplici panni lini. Dopo venti giorn i di cura balnearia acquistò quanto poteva desiderarsi, cioè la completa cessazione dell'eccessiva sensibilità della parte, maggior libertà nei movimenti, aumento di nutrizione e forza nella gamba. Se non pub dirsi guarilo, è almeno di molto migliorato . Il iìecondo per vasto flemmone al dor·so della mano destra con parziale distruzione dei tessuti, presentava quattro distinti cicatrici per cui stavano cementati i tendini dei muscoli estensori della mano con impos-
1 040
RELAZIONE SANITARI.~
sibilita di formare il pugno. Al termine delle bagnature se non poteva eseguirlo con forza, riusciva però a chiudere la mano . Il terzo oltre ad una rigidezza articolare del pugno destro postumo di fra Uura con semilussazione della parte inferiore del cubito, presentava una cicatrice aderente consecutiva a flemmone io vicinanza dell'articolazione con impossibilità di flettere le ultime dita della mano ed eseguire movimenti di supinazione dell'avambraccio. Anch'egli ottenne notevole vantaggio nella esecuzione dei movimenti, tanto di flessione che di supinazione. Due casi d'ischiadi reumatiche rappresentano il gruppo delle neuralgie, e ne erano affeui i soldati del 25° reggimento fanteria Sanico Giovanni e Gaspa Guglielm o. Il primo ave,•a di già ouènuto vantaggio dai bagn i eli Casamicciola nell'anno precedente, ma il dolore erasi. rinnovato nell'inverno su ccessivo. Il secondo non avendo ottenuto vantaggio dai torpenti locali, dalle coppe scarificate e dai vescicatorii, esperimentava per la prima volla la cura termale. Ambedue partirono ristabiliti: le. guarigione sarà duratura? Nel gruppo delle malattie scrofolose figurano i soldati Opera Angelo del . 26° fanteria, Rubino Pasquale del 27° distretto e Deblasi Pi el1'o del 35° fanteria. Quantunque questa diatesi avesse di già geltate valide radici nei predetti individui con manifestazioni locali profonde, put·e il resultato fu abbastanza soddisfacente. Erano i due primi all'etti da adenomi molteplici cervicali al punto da renderne deforme la fisionomia. Alcuni tumori venuti parzialmente a suppurazione erano traversati da seni ftstolosi tuttora suppuranti , mentre altri offrivano indelebili cicatrici; ambedue e1·ano già stati proposti per riforma, ed in segui to a rassegna esperimentarono come ultima prova la cura termale. Coi bagni, colle doccie a pioggia e colle ini ezioni del-
DEI RISULTATI OTTENUTI IN 22 MILITARI, ECC.
104-·t l'acqua stessa minerale s'ottenne nel soldato Opera la cicatrizzazione dei seni fistolosi, la risoluzione quasi completa degli adenomi, rimanendovi solo le indelebili traccie della sofferta malattia. Cicatrizzarono pure i seni fistolosi nel soldato Rubino, ma la risoluzione dei tumori non fu cosi pronunciata sebbene si trovasse di molto migliorato. Il soldato De Blasi da circa otto mesi trovs.vasi nello spedale militare di Napoli per pedartrocace sin istro. Al suo arrivo in Ischia notavasi una pastosa edemazia tutta intorno all'articolazione tibio astragalea, molteplici seni fistolosi in corrispondenza dei malleoli interno ed esterno generavano una marcia icorosa di color giallognolo simile alla colla, difficili e dolorosi v'erano i movimenti; colla stessa cura scomparve la pastosità, cicatrizzarono diversi seni e l'individuo non solo potè poggiare il piede a terra senza dolore, ma camminare discretamente. ~ o I soldati del 25° fanteria Gaiffi Antonio e Bisio Pietro esperimentarono le acque d'Ischia per ostruzioni viscerali con istato d'idroemia generale consecutiva a febbre tifoidea e mil iare sofl'erta nel finire del 1874-. È a notarsi che nel primo era ri!Tiasto come postumo una leggera atrofia del braccio desti'O ed una specie di debolezza c difficoltà nei movimenti della mano; nel secondo un edema doloroso nella regione poplitea sinistra. Quantunque migliorati nelle loro condizioni generali p o re la completa r·isol uzione dei fatti locali non avvenne. Miglior fortuna ottennero due casi di eczema pusloloso da cuj erano afi'elli: 1° 11 caporalmaggiore del battaglione d'istruzione per nome Visconti Romeo. La dermatosi di questo individuo daterebbe fin dall'epoca dell'allatlamento, trascu rata nei primi anni fu
1042 RELAZIONE SANI'rARIA quindi combattuta con varie c~re ed ottenne momentaneo vantaggio dai bagni solfo rosi. Fallo più .grandicello l'eruzione prese un tipo iotet·mi Llente scomparendo l'inverno p~r ritornare in estate. Al suo arrivo in Ischia J'eruzione era generale, più pt·onunciala però alle estremità inferiori, accusava vivo prurito, le pustole erano secernen'ti e facilmente si uisquamavaoo lasciando ne.lla parte sottoposta un color rosso vivo. 2° Pari per forma e tipo con precedenze sifilitichè era l'eruzione presentata dal carabiniere Nicolini Alfonso della legione di Bari. Con semplici bagni generali s'ottenne la scomparsa de l prul'ito e dell'erpete. Figurano nell'ultimo gruppo: 1 o li caporale Tagliabò Luigi del 38° reggimento fanteria, il quale in seguito ad apertura di flemmone alla regione poplitea sinistra fn colpito da grangrena nosocomialc a forma polposa che in breve produsse una vasta breccia, lasciando come diseccati i muscoli e le parti profonde tanto della cavità del poplite che laterale del ginocchio. Arrestalo il processo gangrenoso il tessuto cicatriziale che s'andava lentamente formando presentavasi sotto forma di cordoni fibrosi tesi a guisa di corde. La gamba per conseguenza porlata instintivamente in se mi-1lession1~ per il dolore impediva la deambulazione: oltre tali lesioni esistevano al suo arrivo due piaghe di cui una nella parte inferiore esterna della coscia, l'altra nel cavo popliteo della larghezza di sei ed altezza di selle centimetri. · Dopo quaranta giorni dì cura balnearia coadiuvata da graduate tra~ioni, diminuì sensibilmente la rigidezza fibrosa, si ottenn e la completa esten sione della gamba al punto che il malato potè camminare liberamente, e delle due piaghe l'esterna cicatrizzò completamente mentre quella del cavo popliteo quantunque ristretto e sotlo felici auspici era solo in via di diminuzione.
DEI 1\lSULTATI O'rTENCTl IN
22 MIUTA.nr, .ECc. 1O.i3
~o Il soldato Ta1·tugliano .Domenico ùel7° reggimento
cavalleria, di costituzione primitivamente buona, per profondo ascesso nella foss a il iaca sinistra che venne apet·Lo in vicinanza dell'inguine a cagione delle abbondanti e diuturne suppurazioni, era rido tto in uno stato marasma tico. Al suo arrivo , un seno fistoloso comunicava colla cavità del basso ventre, da cui ge meva colla pressione una discreta quantità di marcia, erano ingrossate le ghiandole inguinali ed i movi menti della coscia difficili e dolorosi. Dopo alcuni giorni di bagni erl iniezioni dell'acqua stessa minerale, si notò subi to un sensibile miglioramento sia nella località che nelle condizioni generali, e dopo venti giorni la guarigione era cosl completa che l'indivi duo avrebbe potuto ben issimo r iprendere i~ suo servizio.
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GENERE DELLE MALATTIE
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Postumi di a rtropratie . . . Id. di reumatismi · • . Id. di lesioni traumatiche Id. di nevralgia . . . Id. di scrofola . . . . . . Ostruzioni viscerali con idrooemia . Malattie cutaneo . . . . . . . Fisble e piaghe da flogosi diverse .
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Annota;ione. - Si ebbe inoltre a notare che oegll indh·idui sottoposti alle cur e balnearie tutti senza eccezione OLtennero miglìor<~.manto sensibile nella nut.riziooe generale, quantunque abbiano solo avuto la razione ordinaria del soldato.
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1Q,{.4 RELAZIONE SANI'rAIUA DEI RISULTATI OTTENUTI, ECC.
Volendo ora conchiudere dal quadro riassuntivo che venni tracciando, chiaro apparisce che le acque termali esistenti nell'ex-Villa Reale d'Ischia godono di una virtù salutare sopra gran numero di malattie croniche a fondo adinamico, che desse stimolando e modificando l'organismo intero, favoriscono la natura nei suoi processi di risoluzione tanto per la loro termalità, quanto per la loro mineralizzazione. Per mio conto poi sono convinto che tutte le sorgenti termali dell'isola d'Ischia godono press' a poco della istessa virtù terapeutica ed hanno identica mineralizzazione, e che la sola differenza consiste nella maggiore o minore proporzione dei loro sali, secondo i vari strati di terreno che percorrono, il grado di pressione che soffrono nello estricarsi e la maggiore o minore distanza dal vulcano che le termalizzà. Ma per la loro mineralizzazione attendiamo il responso che ci darà il crogiuolo della chimica. Napoli, addì 15 giugno 1876.
PEnACCA
Afaggiore medico.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI ,
RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA
La eura del re umatismo a cuto c olla salicloa, di T. MACLAGAN (T/te Lancet, 28 ottobre 1876).
Primo. che arrivi l'inverno, vorrei chiamar ancora l'attenzione dei medici sull'azione benefica della so.licina nel reumatismo acuto. Nel mio primo scritto su tal materia (The Lancet, 4 e 11 marzo 1876) le seguenti conclusioni erano date come il risultato della mia sperienza del rimedio sino a quell'epoca. - 1• Abbiamo nella salicina un pregevole rimedio nella cura del reumatismo acuto. 2• Quanto più è acuto il caso, tanto più evidente è il benefizio che se ne ricava. 3• Nei casi acuti la sua azione benefica è generalmente manifesta fra ventiquattro, sempre fra quar·antotto ore, dalla sua amministrazione in dose sufficiente. 4• Data così in principio dell'insulto, sembra at'l'estare il corso della malallia colla slessa efficacia con cui la chinina guarisce un accesso di febbre o l'ipecacuana una dissenteria. 5• L'alleviamento del dolore è- sempre uno dei primi effetti prodotti. 6• Nei casi acuti l'alleviamento del dolore e l'abbassarsi deiJa tempel'atura in generale hanno luogo simultaneamente. 7• Nei casi s nbaculi il dolore è talvolLa decisamente alleviatopl'ima che la tern pera tura cominci a decrescere, questo è specialmenle il caso, quando, come si osserva di frequente nulle pe1·sone di temperamento 11ervoso, il dolore è propOl'Zionalmente più grande dell'innalzaesi della temperatura. 8• Nel reumatismo cronico la salicina tal volla fa bene, quando gli altri rimedi falliscono; ma talora essa pure fallisce, dove gli altri fanno bene. Una più lunga esperienza mi ha una volta di più dimostrato l'esattezza di quelle conclusioni. In nessun caso di reumatismo
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R IVIST~
acuto 110 trovato che la snlicina mancasse di produrre u na pronta guarigione della malattia. Nulla ho pertanto da aggiungere, nulla da togliere alla conclusione • che data in dose sufficienle sul principio dell'insulto la salicina sembra arrestare il corso del reumatismo acu to colla s tessa efficacia con cui la chinina guarisce una febbre o l'ipecacuaoo. una dissenteria ». l punti verso i quali, in questa comunicazione vorrei fosse diretta più specialmente l'attuazione, sono: primo la dose cho dev'esser data, secondo l'azione delt·imedio sulle complicazioni cardiache del reumatismo acuto. 1• La dose.- Ciò che io diceva nel mio primo scritto intorno a queslo punto era quanto segue: " La dose di salicina è da dioci a l!·enta gt·ani ogni due, tre o quattr'ore, secondo la gravezza del caso. Quindici grani ogni tre oro è la dose media per un caso acuto. 11: possibilissimo che una dose minore possa bastare, perchò non mi sono pet•onco provato a cercare la dose minima. È certissimo che una dose di gt•an lunga maggiore può essere data senza tema di danno"· Una più lunga sperienzo. mi condusse a concludere, ~h e è bene di dar e lo più larga dose; e che la miglior via per ottenere il pieno e pronto benefizio dal rimedio è di salurarne il il sistema quanto più è possibile (l ). Quanto più prontamente questo è fallo, tanto più prontamente sou troncate le doglie e la fobbre. Ora porta n Lo io do la salicinu agli adulti n ella dose di venti a trenta grani ogni due Ot'C. Nei casi acutissimi do quella CJUantilù ogni ora, finchè il dolore sia alleviato. Coll'alleviamento del dolore ritorna il sonno, e la dose d'ora in ora non può più essere fedelmente amministrala. Ma è buono di da t·e venti g.rani almeno ogui due ore, ùurunte il giorno, sino a che la temperatura sia scesa al grado normale. Dopo, per una settimana ancor·a, la medesima dose verrà dala una volta al giorno. La salicina è un eccellente tonico amaro. Secondo la mia esper•icnza buono quanto la chinina, c meno atto dell'ultima a fru• male. Ho sempre trovato che i casi d'acuto reumatismo trattati con essa passavano rapidissimamente alla convalescenza: tratlandoli all'antica, lu convalescenza procede lentamente e stentatamente. (l) Ved1amo con orgoglio
riprodotLa qui l'idea della s:uura.uone della. capacità morbosa. mediante il rimedio, di cui il sommo nos tro Rasori avea fatto, circa dollici lustrì fa., una legge fondamentale di terapeutica. Vedi RASORJ, Pl1nolpll n u ovi eU tcrapeutica). Y.
DI GlORIHLI lTALlA.NI BO ES1'ER1
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Io sono sopratLuLto ansioso di chiamar l'atLenzione sulla necessità di dar e la salicina a dose lai'ga e frequentemente ripetuta; percbè in alcuni dei casi l'iferit.i su per i giornali, dacchè il mio primo scriLlo fu pubhlicalo, la dose dala era ti'oppo piccola, per recar benèfizio. Dare • da trenta a sessanta gcani al giç~rno" gli è non far giustizia nè al malato nò al rimedio; erifel'ire un caso in cui una tal dose fu data " corrie un di. quelli che indicano l'impotenza della salicina a frenar la malaLLia '' egli è Lrarre una deduzione che non è oppoggiat.a dai fatli e che tende a gettare un discredito immeritaLo sopra un rimedio la cui virtù d'arrestare i progressi del reumatismo acuto è già stato dimostrato in numerosi casi. Un caso di r eumatismo acuto che sale da h·enla a sessanta grru1i in ventiquattr'ore cioè, u.na dose di meno di due grani all'ora - non riceve praticamente a lcuna cura, e non ha il menomo valore come prova, sia in favore, che contro la salicina. Nel caso seguenle si smrgc benissimo l'azione .benefica del rimedio. Carlo W . di ventlr[uattro anni ebbe sei anni fa una febbre r eumatica, fu cosketto a lener il letto per sei scLlirnane. Il cuore fu conseguonLemen teuffelLo.- 8maggio: per tre o c1uattro· giorni aveo. sofferto ciò cll.'egli chiama u un freddo ». Quello di eu) si lagnava IH'incipalmenLe era un dolore nella schiena e nelle membra con una sensazione generale di freddo e di malessere. Ieri il dolore divenne più locali<:zato: le sue precipue secli essendo la spalla sinisLra ed il ginocchio destro. Passò una notte jnsonne. Oggi ha un gran dolore nella spalla sinistra e in ambedue le ginocchia, Lutti questi aeli sono sensibilissimi al tatto; le ginocchia sono leggermente gonfie. Ha uu'espressionc d'ansietà; lu pelle calda, senza sudore; l'or·ina scarsa e altamente colorala, carica d'urali, le iutesLina smossi) dalla medicina; la lingua umida ed impaniata. Ho. un breve rumor di soffio, probabilmente ù'antica dala, nll'apice nel primo tempo. Polso 112; Lemperatura 102. Gli si danno venti gl'uni di salicina ogni due ore. - 9 1natlina; caLLivo. notte; non dormì. Gran dolore in ambo le ginocchia, nel gomito destro e nel corpo i quali tutti sono gonfi e seusib,ili; profusa traspirazione acida. I suoni del cuore como dianzi . Polso 1.20; temperatura 10213. Si prescrivono trenta gnl.ni di salici11a ogni oru. Sera: si sente meglio; mollo meno dolore; può SOJ)portare il maneggio delle articolazioni; peofusa tt·aspirazione acida. P olso 100; temperarura 10L'2. Continua lu salicina ogni ora, quando è
RIVISTA 4048 • desto. -10 passò una notte assai migliore; dormì o. brevi riprese, ma stava coll'ansia addosso e cercava di tenersi sveglio per prendere le polveri, ognuna delle quali, dice egli, gli fa bene. I suoni del cuore non sono mutati, la traspirazione è abbondante, ma meno profusa. Può muovere le membra liberamente e senza dolore. Polso 80; temperatura 98'5. Continua la salicina. -11, sta aiTaLto bene. Pelle naturale; lingua detersa; polso 68; temperatura 97'8. Si ordinano trenta grani di salicina quattro volte al giorno. Si mantenne bene. Giacomo S. di trent'anni, non ebbe mai febbre reumatica.Settembre 20. È stato malaticcio parecchi giorni, lagnandosi di freddo e di mal di gola; oggi si sente peggio; ha un gran dolore nella scl1iena in ambedue le articolazioni dell'anca e nelle membra; la cute traspira, ma non profusamente; la spirazione è acida, la lingua umida .ed impaniata; l'orina scarsa e molto colorata; ha alcun po' di congestione nelle fauci. Polso 104'9; s'ordinano venti grani di salicina ogni due ore. - 21, notie cattiva; gran dolore nelle articolazioni ileo-femorali, traspirazione acida abbondante; suoni del cuore normali; polso ·112; temperatara 102'5. Continna la salicina, ogni due ore venti grani. - 22, passò una buona notte, dormì bene; questa mattina è libero dal dolore; appena una leggiera traspirazione acida. Polso 80; temperatura '102'2. Continua la salicina ogni due ore, quando è desto. Ha un leggero tintinnio d'orecchi. 23, notte buona, dormì bene; continua la traspirazione acida. Polso 72, temperatura 99'2. - 24, si sentf:l proprio bene; polso 68; temperatura 97'1. Si prescrivono venti grani di salicina, quattro volle al giorno . È rimasto bene. 2• Le complicazioni cardiache. - Ciò che dissi su questo soggetto nella mia prima comunicazione era come segue: " Relahvamenle all'azione della salicina nelle complicazioni cardiache della febbre reumatica, io non ho sperienza bastante.... Ma non fa bisogno di fatti particolareggiati per dimostrare che un rimedio il c1uale abbr-evia la duraLa o mitiga la gravezza di un'in;;ullo di febbre reumatica deve necessariamente diminuire in un grado ptoporzionale il rischio del male cardiaco ''· Ma ho da ritra.tlarc la' prima par te di questa proposizione. Posseggo qualche sperienza dell'azione della salicina sulle complicazioni caJ•diache e al presente la partecipo al pubblico. La seconda parte della proposizione non la modificherei menomamcnte. Lì non vi può essere dubhioj quanto più a
DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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lungo un caso di febbre reumatica continua, tanto più grande è ·il l' ischio che il cuore vi sia coinvolto, e che un rimedio cJ1e tronca in breve trucsta malaWa, diminuisce il pericolo al quale il cuore è esposto. Guarisca il malato in una settimana, il suo cuore ha più probabilità di uscirne imnnme, che se il su.o male durasse quind ici giorni. Dal fatto che la salicina guru•iscP. così prontamente la febbre reumatica noi deduciamo pertanto che essa è un agente apprezzabile e valevole a prevenire il. caso che questa malattia si complichi con un'ail'ezione cardiaca. Se essa sia valida nella cura di (j\leste complicazioni dopo che si sono palesate è un'altra questione alla quale rivolgerò per un momento l'attenzione. Il caso seguente servirà di fondamento alle mie osservazioni intor·no .a rrues to soggetto. Margl1erita T. eli 1G anni, bambinaia, non ehbe mai febbre reumatica. Stava benissimo il '1 2 a prile. II 13 si senti di malumoJ•e eù a. veva una genel'ale sensazione ùi freddo con ()ualche doglia nelle memb1·a. Jl H le doglie crebbero, e ·verso sera si sentì assai male. EBsendo smaniosa di continuare il suo lavoro, si al.zò il15 e attese alle sue faccende, com'era solita, senza parlare a chicchessia de' suoi dolori, i ·quali erano allora molto i ntensi in ambe le braccia e in ambedue le gambe. Durante la notte del 15 il dolore fu così gagliardo, che non potè dormire. Il 1G si alzò ma fu coslt>etta di ricoricarsi. La seJ'a di quel giorno r icevetti un biglietto della s ua paùrona che mi prega va di undorla a vedere il più presto possibile, perchè essa & ve va pau1·a che quella fanciuUa morisse. Al mio arrivo in quella casa fui inforrnalo che la fanciulla er-a in letto affallo incapace di muoversi e mandava alte grida di dolo l'e. Ne udii le g l'ida p l'ima d i entt·ur nella eu mera d.i lei. La fanciulla non era ittcrica ma piuttt>sLo di curaUere quieto e Jlemmatico e le sue gt·ida erano eviJentemonte cagionate dal dolore. - 16 apPilo sera. Giace nel lelt.o incapace di muoversi e acl ogni momento emette grida di dolore. Il dorso, le spalle, i gomiti, i carpi, le ginocchia, i colli de' piedi sono le articolazioni di cui si lagna maggiormente. Tutte queste giunture erano leggerrn ente gonfie e così squisitamente scpsibili, cho il minimo contatto lu faceva stl'illare. Non prova dolore a1 potlo. Pelle calda, senza traspira:Gione: lingua umida ed impaniata, orina scarsa molto colorilu e carica di urati rosei. A ve va un rumor dolco di soffio sincrono col primo suono del Gior-1~al~ eli meclicina mtl!tare.
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4050 RIVISTA cuore, e fortissimo all'apice, ma perceUibile su tutto il cuore. Polso 1·12; respirazione 20; temperat.ura 103'8. Pl'oscrizione di quindici grani di salicina ogni ora, Onchò s e ne s iano prese Lre cartoline, e qtùndi una ogni due ore. - 17, vaneggiò a volte le notte, ma ebbe di quando in quando alcuni spizzicl1i di sonno. Il dolore specialmente ai colli de' piedi e alle ginocchia è tuttora grave, ma non così pungente come ieri. Può muovere olf}uanto la gf\mba deskn e non si lagna quando le si l.occono le ar Licola7.ioni : infalLi essa lascia che siano palpate con una cel'tn rorza senza lagnaesi: ieri il menomo contatto la faceva slt>ìllare. Lingua copel'La tli patina: pelle madida; perspirazione acida; orina scarsa e- mollo colora~a. ; intestino chiuso. Il soffio cardiaco è di ct~rallere più (lolcc e precede ed accompagna del pari il primo s uono all.'apice: perceLtibile tuttora su lulLo il cuore, ma non cosi distintamente come ieri. Polso 96, respirazione 2G; temperatura 102'8. Ha preso otto cartoline, cioè 120 geani di salicina. Continuò a preudet•e quindici gl'ani ogni due oee. - 18, passò una buona notte scevra di dolore. Oggi si sente afl't~llo bene . Non ba doloei in alcuna articolazione e può muover·e le membPa, s.enza maggioL· moleslia di quella che ò cngionata da una lieve sensazione di rigide7.zn nelle ginocchia. La lingua si ripulisce, la pelle è naLut•ale: Polso 72, a stento percellibile, onde se ne conlano diftlcilmenle i battili; respirazi_one :20; temperntm•a 9\Hì. IPregolat·o l'azione nel cuore; rumor·e dolcissimo tuttora; ha per·d ul.o il carattere s is tolico, ed è p1·esentementc bt'uvc e purawe11Le p1·esisLolico distinto all'apice, a mala pena percettibile un dito più in là di !JUesto punto. Fino a questo tempo ha preso diciotto cm·Loline eguali a 250 gl'ani di sali cina. Se ne presct·i vono quindici geani ogni tre ore. -19, dorml hene . È in lieramrnte libera d'ogni doglia, e si se nLe bene. DesideJ'a di alza1·sì. Lingua pulitu, pelle n aturale: l'intes tino s'è mosso, l'orina è ubbondanle ed hu il colore d'ambra pallida. Polso 70; debole ~ù irregolare, l'espirazione 20; temperatura 98'2. Ha preso lull'insieule ventiseue cartoline che rapp1·esen lano 465 grtlni cii salicina. Non fa più bisogno di d;:;1'e un t•apporto giornaliero particolar·eggiAto. BasLi il (lit·e che i dolori non sono più ritornati. La fanci ulla s i sente benissimo, ma non ha pet•duto il rumore cardiaco. L'ho Yeduta oncora LJ'e mesi dopo la sua rnalatlia, ed allora aveva un leggiero rumore di soffio che precedeva c si mescolava al primo suono e percettibile all'apice soltunlo. Non ha s intomi soggettivi di m&laWa eli cuore.
' m GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
1051 In questo caso noi avevamo a fare con un'acuta endocar.dite sviluppatasi durante un insulto eli febbre reumatica. Il carattere mobile del rumore indica il s uo r ecente svolgimento, ed io so da un primo csamB che il cuore era . sano prima della pt'esenle malattia . Come già fu avvel'lilo, la questiono dell'azione della salicina nella cut•a delle complicazioni cardiache d'una febbre reumatica è distinta dal suo potere di prevenire s ill'atte complicazion i. Sono 11desso ùue anni dacchè cominciai a far uso della saJicina. OuJ•anle questo tem1Jo ebbi in cura quallordici casi di reumatismo acuto. Di questi, undici fm·ono curati colla sali~ina e ti'C (per iscopo di confr·onto) coll'acido solicilico. In neppur un caso in cui il cuore era intntto, quando cominciò la curù, s viluppossi alcuna complicazione cardiaca. In qual 1~1isura questa imtm!nitù d'tma complicm:ione così comune 6Ha salicina sia dovuto, sarà materia di discussione. Con n essun altro meloUo curativo io non rinvenni mai una tale imm unità dai mali cardiaci; e la mia pl'opria fermissi ma cr edenza s i è, che quell'immunità sia da altl'ibuirsi alla benefica azione della salicina. La sulicina guat·iscc la febbre, e ciò fa<:endo salva il cuol'e dall'a:t:ione del veleno r eumatico nello sLesso modo che salva le artic.ola7.ioni. Kella pt·atica privatu i casi di acuto reumatismo sono generalmen le v0duli a l pr·i rno stadio della malaltia. Se la sali cina fosse doLa d' un ll'a tl.o cd a larghe dosi frequentemente ripetute, io penso che il g t·a n pericolo ùi quel casi, implicanti il cuore, sarebbe scougiurato. Se, con'l'e n on dubito, sarà dalo il caso, l'arnrninisli•azione della snlicina o dell'acido salicilico a lat•ghe dosi c spesso ripetute finirà col diventare l'unico modo di cura del reumatismo acuto, io non osiLo a clirc- .a profetizzare so volete che nella nuova generazione il vizio valvolare del cuore sarà · molto meno comune che nol sia presentemente. Quanta ansietà~ quauli patimenli saranno così risparmiati al genet'e umano, lo suono quelli solto.n lo che conoscono le " duro cond izioni , che la malatlio. ùi cuore impone alle sue vittime clur·ante la vita e la lunga e penosa agonia a ttraverso a ct.li li cond.uce u mot•te. La cm·a generale applicabile all'infìammazionP. I'curnatica del cuore non differisce da quella della consimile flogosi delle al'ticolazioni. Ciò che migliora l'ultimo, migliora la l) t'ima. La
RIVISTA
saJicina guarisce l'ultim'a: la salicinà cle·ve pertanto, ciò pùò arguir.si, guarire. la prima. E così avvet'rebbe, io non ne dubito punto, se l~ condizioni del cuore e delle giunture fossero le stess(~..Ma tale rion è il caso. L'infìammazione reumaLica acuta conduce all'effusione di :fluido; l'acuta infiammazione reumatica del cuore cenduce all'Gffusione di linfa. Il tlui<)o effuso nell'arLicolazione 8 prontamente assorbito, quando la causa che le dà origine è tolta; la linfa effusa alla superficie del cum'e esterna ed i nterna) non è probabilmente rriai assorbita per intiero. La salicina data in suffic.iente quantit<~ ed in un periodo non troppo inoltrato della malattia è· acconcia a prevenire i1 lavorio infiammatorio che dà origine a tale effusione, ma è impotente a dissipare quest'effusione una volLa che s'è fermaLa. Quindi troviamo che, giovevole qual è la ·salicina nella cura del reumatismo acuto, e per prevenire la flogosi ùel cuore, non ha efficacia per allontanaee l'effusion(~ a cui siffat~a flogosi dà luogo. È questo è appunto ciò che dovrebbe esser pr-evenuto. Per la causa diretta. di tutti i sinto~ni ohbiettivi, e più assai di sogge~Livi, della flogos.i cardiaca, non è il veleno reumatico c1te cagiona l'infiammazione, . non è: neppure l'infiammazione essa stessa, ma bensì la linfa effusa che r.isulta da questa. La linfa effusa durante l'infiammazione reumalica non differisce per nulla da quella che trapela durante una .flogosi non reumatica delle membrane del cuore. Nessuno aspetLerà che la salieina rimuova quest'ultima. Sat'ebbe altr-ehtanto irragionevole l'aspeUare che rimova la prima. La salic.ina non è disoslruente, è anti-piretica ed anti-reumatièa, Essa guarisce la f'ebhre reumatica, ma non stimola gli assorbenti. Il fatto che la salicina è impotente ad allontanare il male del cuore è una ragione urgente per sottoporre il sistema alla sua influenza, e cosi fuori dell'influenza del veleno reumatico, prima che .il cuore sia sLato coinvolto. Il sopraggiungere dell'infiammazione cardiaca non è una r-agione per sopprimere la sa1icìna. Al contrario, quest'infiammazione_è così chiaramente dovuta al veleno reumatico, che la cul'a generale la più applicabile ad essa è quella che meglìo sì oppone all'influenza del v eleno al quale la flogosi è dovuta. Così h1 snlicina agisce sul veleno reumatico. La libera amministrazione di questo rimedio è pertt\nto le via la più op}lortuna per prevenire l'affezione del èuore.
DI GIORNALI IT.\LIANI ED ESTERI
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Nel caso di Margherita T.- Vi era effusione di linfa nell'enclo~ardio pt•ima ch'essa venisse osservata. Ci volle qualche tempo (trenLasei a quaranlott'ore) per sottoporla pienamente all'influ~nza della salicina. Prima che guesL'obbietlìvo fosso l'aggiunto, il danno era fatto e la salicina non poteva disfarlo. 11 suo caso ct•a (tanto !ungi come andò), uno dei più gravi insulti di febbre reumatica ch'io abbia mai veduto. Quando la visitai la prima volla, il terzo giorno dopo che cominciò la febbre ed il pt•imo in cui essa fu incapace di regget•si in piedi, il cuore e tutt~ le grandi at'Licolazioni, l'anca eccettuata, erano sede di acuta infiammazione. Essa strillava dal dolore e lo. temperatura era a 103'8• F. appena 5 ·;~ al dissopra della normale. Questo era alle 6 pomeridiane del 16. Alle 'lO antirneridiane del 18, o circa quarant'ore dopo la prima volto. che era staLa visHata, la malata sentissi affatto bene; era perf'eLtame.nte libera d'ogni dogli~ e presentava una temperatura di 96,6. Un abbassamento di più di quattro gradi in quarant'ore. Il non essersi esler;o il male cardiaco in un caso tanto acuto può benissimo aLLribuir-si alla salicina; se la malattia di qhella fanciulla si fosse protl'alla quanto suoi durnrc una febbre reumatica> non vi sarebbe ragionevolmente da dubitare che il danno al cuore sat'ebhe stato molto più serio - forse fatale - primo> a motivo della continuazione dell'avvelenamento reumuUco: secondo, in forza dell'acct•esciula rapidil;à dell'azione cat•diaca che la persislenza della l'ebbre avrebbe provocato, non avrebbe mancato di esercitare un 111a.leflco effetto so pl'a un cuore già infiammato. ' Le conclusioni nelle quali son venuto intorno all'azione della salicina nelle compiica:.:ioni cardiache del' reumatismo sono: 1~ Che dul.a abbaslanza sollecitamenLe ed a dosa sufficiente, la salicina previene quelle complicazioni; 2• Che la sua libera amministrazione è il miglior mezzo, dopo che siansi manifestate, ùi arrestarne i progressi; 3• Che un tal trattamanLo generale non esclude le solite misure locali, applicazione di mignaLlc). cataplasmi, ecc.; . 4• Che l'azione henctìcu della salicina sul cuore cessa <1uando la temperatura scende al grado normale; 5• Che lu salicina è impotente a r imuovere l'effusione che resta} dopo cessato. la febbre, (stimo come il più promeLLenle mezzo di raggiungere rruesto scopo il tocc~;~re le gengive con mercut'ÌO leggiermente, In.O. !)l'OntamenLe)
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È bene, che io posso aggiungere ciò che la mia espel'ienza
sull'acido salicilico mi ha insegnato rigunrdo ad esso, siccome avenLe la stessa azione della salicina, come antipiretico ed antireumatico. Tullo quanto ho detto dell'alcaloide, lo credo applicabile del pari all'acido. Il vantaggio del primo sta in ciò ch'esso è un ecccllenlc tonico amaro, e non cagiona mai sinLomi inquietanti; eccetto m qualche rat•o caso il linnilo delle oeecchic, come avviene dopo l'amministrazione tli due o tre grani di chinino. Lo svantaggio dell'ullimo si è che generalmente cagiona irritazione di gola e frert uentcmenle dcLermina il ...-omito; in un sol caso lt'ovai ch'csl:>O determ inò una incomoda in·ilazione delle intestina. {;ttrn d e l reumatis mo cronico poliartieolare colle Iniezioni soUoculnnec d'aclclo fcaaico, di K uNZE (Bcrlin. Klin. WocheuscMr, 1876). L'autore ha fallo uso <l'una soluzione fenicata, dapprima ad 1 ·;., quindi a a•;•. Le j niezioni ipodcrmiche sono sLale faLLe in prossimi Là delle articolazioni malnte. Le dosi sono slaLe calcolate in guisa da inll·oùurrc fino u 9 centigrammi d'acido fenico nell'organismo. L·azione di questa sostanza si ò falLa rapidamente senlit'C. L'inlluenzu sullo piccole a!'ticolazioni fu poco marca La, menlrcchè essa fu sensibilissima su ftuella della spalla, del piede c dell'anca. L'acido salicilico produsse un sensibile migliornmento, minore però dell'acido fenico. (;ora del vniuolo colla SoJll•resslone d ella luce solare. (Ga::. me.l. ital. provincie oenete, ottobre 1876). Jo Nell'anno 1870 e 1871, 1' A beille mddicale pubblicò un articolo sopra una cura igienica preconizzatu da due medici inglesi, il dott. \Valol'S ed iJ dott. J ohn ùc Gtl!ldesden contro le febbri crulliYe (roseo la, scal'ialtina e miliare) e pat•Licolal'menle contro il vaiuolo. Questo cura consiste nel soppt•imere completamente la luce c.lel giorno nella cnmera dei malati, collocando delle coperte opache sulle finestre e su Ile por le con vetri; il servizio dei maluli sì ru med ian te candele o lampode où olio; si proYVede al rinnovamento dell'ru'iu col socchiudere le por le o le finestre dell'appar tamento.
DI GIORNALI lTALlANI ED ESTER!
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1 due medici inglesi fan n<> rimarcare "che se la luce hianca, cioè la luce del giorno, viene afl'alto esclusa dalla camera dei vaiuolosi, è inconteslablle che la malatlia diviene meno grave· La camera essendo abbastanza oscura per modo che nessun raggio di luce vi penetri, e che si sia q llindi obbliga li usal'e d'una candela, si giunge ad arreslar e il morho al pet'iodo ' 'eseicolat·e, la purnlenza non si manifesta, e la pelle elle sta fra levescicole, non è mai infiammaLa,il-saoguenou si trasforma in pus; non si vedono mai larghe placche dì croste co p t'ire il viso; non'l1avvi dolore intenso, il prurito è ins ignificante, l'odore è diminuilo. Ma, se clttl'(trde i periodi della febbre prhnitiva o dell',er·u~ione) la luce (del giorrto) penetra nella stanza, anche per qualche istante, ne r isultano gmvi inconvenienti; e basta qualche volla per 11eutra.li.u•are i buoni effetti ottenuti fino allo1'C~ >>.
Il" Nella grave epidemia ùi vaiuolo che ebbe luogo in Fran,cia nel1870-7-1, il dott. Pali~ impiegò, nel ca.nlone d'A unouìl (Oise},
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in seUe malati, la cura 1gie•Jica ora espos to . Giù diede ristùlati incoraggianti che sono riferiti, per quanto concerne la part-e igieniea, testualmen Le dall'autore. Osser vazione L • - " L a prima malaLa che abbiamo cutalo con questo metodo, il 27ma ggio 1811, J'u l\ L• E. L. .... , che aveva partorito il giorno prima, colpita da vaiuolo confluente e non vaccinata. Il 31 maggio en lrava in convalescenza, la febbre e l'er~tzione èsscndosi arrestula "· Osse7'vazione 2.• - " Il g iorno 8 giugno, la figl ia di M.' L. .., cilata or ora, di 15 giorni tl'età, trattata coll'oscurità; vaiuolo confluente; si lpovava mollo migliora l<:~ il qninto g iorno, c1uanùo malgeado la proibizione d'esporla alla luce prima del settimo giorno, la madre sua la tro.sporlò fuori della camera per mos Lrarla ad un :vicino. Da quel momento il vaiuolo ricomparve con nuova intensità, e la bambina soccombetLe nella notte''· Osservazione 3... - « U 31 maggio, la vedova del sig. c.l_e Valdampierre, di 57 anni, vai uolo, varietà coerente (cohérente), vaccinata, fu posta noll'oscurilà; essa entra va in convalescenza l'otto g iugno senza Lraccie apparenti di vaiuolo "· Osservazione 4.•- " ll 29 giugno, Ernestina B .. .. , eli 20 anni, d.amig~ lla di banco presso un mucellaio di Mé ru, fu mandata presso i suoi parenti a B<ll'neuil, con un principio di vaiuolo, cosi giudicalo tlal dott. BoL1rdon. A ve va una feb!Jre violentissima cor1 rach ialgia, già alcune f>L\Stole vaiuolose uppariv.a no, allahbro superiore. La fueemmo porr e, al suo arrivo, nell'o ~
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1056 Ili VISTA !'.curiLà la piu completa. Abbiamo potuto conslalare che la febbt•e era scompal'sa dopo 2~ ore. Restò così inferma nove giorni. Usciva dopo nove giorni così l't·escn come se le fosse nulla arrivuto •·· Osset•oazione 5. • - " Il 12 luglio M. Laolil ia G... , d'Anni 18, a Lot·moteau, vaiuolo confluente al quinto giorno, curAla coll'oscul'ità assoluta ... . è en tPala in convalescenza dopo 8 giorni senza che nulla compar·isse sulla faccia "· Os,<Jervazione v•. - < M. L .. ., p;nometra, (• colpito il20 luglio di vaiuolo confluente sconosciuto sul principio. Fino clai procl Pomi fu s.<tlassalo rjpetuLurnen lc,, hu·g amen l.e, ripurga lu 11ecundum artem, senzu oLLt>nere il menomo sollievo; slava cosi male che In sua famiglia gli fece amminis trare g li ultimi sacramenti. Fu posto all'oscuro all'insaputa del suo medico, e guarì dopo q n indici giol'J1i come pce mil'o.colo, senza che il va.iuolo gli comparisse sulla faccia; ma le sue gambe suppurarono lungamente soLto l'inlluenza di sennpismi troppo pt•olungati n. Osscroa..cone 7'. - • Il 12 apl'ile 1Ri3, l\1 X. ... , di un anno, non vaccinata, vaiuolo disct•cto da Ire gio'rni, cur11la coll'oscurità, fn gunl'tla iu otto giot•ni senza ciculrict appurenli, e non avendo preso alcun farmaco "· Appoggiato a'ris ullali oLlcnuli nella loro pt·aLica da'medici inglesi già citali e dal suc(!esso de'selle casi della pratica propria, it dolt. Patin ne trae le conclusioni che rifct•iamo, ruccomandnndolo al sindacato de'pratici del nosll•o paese: 1• Hicordandosi rhe 1 nel vatuolo coerente c nel va.iuolo conlluente, i trr. pePiodi d'invasione, rl'ernzione c di suppurazione durano cia:::cuno quallro giorni, che le croste cadono gcneralmc!llo lr'l\ il scdiccsimo c ve11Lesimo giol'no, c che il rossore consecutivo a tali ct•oste pcrsisl.e sovente fino Alla fine del secondo mese, clovras:::i amrnetlr1•c elle la soppressione della luce solare ba manifeslamcnle favorilo e specialmente affrettata la guarigione in qnaLlt·o maiali (Osse1'v. l ' , 5', G• e 7'). ll ,-aiuolo confluente elle, ~Pcondo le epidemie, è causa di una mortalità tlal 30 all'SO pC l' 100, Jia rtsp:wrnialo qui i tre malati che n't.·rano colpili, cd czianùio qucllu signora non vaccinRta che aYCfl pai'Lorito il giot•no primo.. 2' Nella neonata (Osserv. 2•), la esposizione, l>enchè momentcmea, ulla luce, parve avet•eprovocalo unarccl'udcscenza del va iuolo e la morte della malata. 3• Kelln giovane dell'osscnozione ' • la soppressione della luce solare lta rot•;;e fallo ahorlit·c il voiuolo.
qui
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0[ GIORNAU ITALlANI ED 'ESTERI
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4• I rat~i precedenti non sono abbastanza numerosi pe.r aulorizzarci di giudicare la cura del vaiuolo cd\Foscuri ~, ma devono incoraggiarci m1lladimeno ad esperimentare questo trattamento che si è mostrato senza inconvenienli e, in qualtro casj, ha manifestamente favOJ·ilo la g ua Pigion e ed abbreviato la durala del morbo. D'altt·onùe, lo ripeto, si possono simultaneamente impiegare i farmachi ordinari. 5• Le ossel'vazioni dei due médici inglesi ed i successi precitati della loro cura nel vaiuolo devono ossi autorizzarci ad esperimentare, nelle a llre feblwi el'ulli\te, quesla cura dell'oscuri tà? 6° Questa curSi, che sembra sopprimere nel vaiuolo il periodo di suppm•azione, potrebbe essa difficolk"'rla n ella febbre purulenla degli operati e nelle ù01me puerpere ~ 7• Nello regioni polari ove la nolle dura, secondo le latitudini, d~ una settimana fino a sei mesi eli seguito, le febbri eruttive hanno esse una gravi là minore che nei giorni polari corrispond(;nti della medesima latitudine t Cio è quanto ci potrebbero istruire i medici del nord dell'Europt\ (L'A1·i . .ì!éd., Lyon M ed. e A nn. Un iv·. di Med., agosto 1876). ~
Della paralisi nel lnfB corrisponde nte delln lesione eerehrale (BolleWn.o delle Scien~e mecliche, settembre 1876~. Per mostrare l'esistenza di qucsla paralisi, Brown-Sèq uar.d riporta una serie di esperimenti pratici sugli animali e molti fatti clinici. n miglior mezzo per produrre una paralisi sta nel caulerimare· COU l'erTO rovente una parte della s uperficie d'un emis fero cerebrale. l lobi posteriori medii e anteriori hanno il potere di gener are ql1estu paralisi, gli anteriori meno degli .altri. Le parli più profonde, come la parete dci venLricoli laterali, il corpo slrinto) il talamo ottico, banno pure questo potere. La paralisi prodoLLa, se la cauterizzazione è leggera, si verifica in uno degli ol'li o in tu !.Li e due, nel la lo che corrisponde alla lesione; altre \'Ollc appare nella faccia, nel collo, n ell'acldome. Se la cauterizzazione della superficie del .Cervello è estesa e molto profonda, si ha una paL'alisi nei 4 membri. Ora più intensa neg li addominali, ora nei toracici, ma sempre più grave in quelli del lato opposlo alla lec;ione. Passanùo ai fatti clinici, l' autore ne ho. raccolti più éli 200. Burdaclt in 258 casi eli pal'ulisi, ba potuto stabilil'~ che 15
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'l 058 mv1sn erano nel lato corPispondente alla lesione del MPvello. Nasse ·ne riporta 26 casi,Ba'(Jle eDeehambr·e 10. L' autore non crede al numero dei casi clinici, ma alla specialità di alcu.ni, come al seguente. In un caso in cui una palla eli pistola tra.versò il lato deslt·o del cervello, dalla parte posteriore alla parte superiore della fronte ed alla distanza di 4 centimetri, dalla linea mediana dell'osso occipite, e di 2 da quella fronte, vi fu paralisi nc~l medesimo lato. È impossibile, egli elice, di non ammettere una lesione dei tre lobi cerebrali dest1•l al disopra del venLricolo laterale. La lesione deve essere avve-, nuLa i:n parLi poco vascolari, senza effusione sanguigna nel venLricolo del Jato opposto. Secondo l'autore ùa tante prove non solo vien dimostrata la. insussistenza della veechia teoria dell' incrociamento delle fibre conduttrici del movimento, ma resta altresì stabilito che una metà del cervello è sutlì.ciente pel movimento dei due lati del corpo. S:taccolta comparath•a dei !!iintonli dell'apoplessia c'e rebl·ale e dell'embolia •Ielle arterie del cervello, del dott. ÙTTOMAR GELPKE, (Rivista clin~ca di Bologna, maggio e giugno 1876). Dopo ì lavori di Virchow sull'origine dell'embolia e le con-
seguenze degli ostacoli all'aftlusso del sangue che avvengono per la chiusura delle arterie, comparvero su tale oggetto numerose osservazioni, segnatamente in Germania, che riguardano tanto l'anatomia patologica quanto la clinica. Conosciuto una volta che l'embolia è in rapp(lrto con alterazioni le quali si trovano nel dominio di organi lontani, si presero a consideràre i sintomi dell' anemia, nata per simile guisa, ed insorta di improvviso. Si studio dapprima l'embolismo dellearterie·clegli organi più vitali, e dopo aver preso in considerazione l'occlusione delle polmonari, i clinici s'interessarono de!l'.ernholia dei vasi cerebrali. Come la prima, questa sì notò che procedeva, o per lo più, con sintomi improvvisi (a mo' eli colpo); poi ben presto si :vide che la chiusura delle arterie cerebrali collimava sotto molti riguardi cogli att-acchi apopletici che già si credevano occasionati da spandimenti di sangue nella sostanza del cervello. Lo insorgere spesso inaspettato della perdita di coscienza, con successiva parali.s i unilaterale delle estremità e della faccia;
·l 059 siccome dimostrarono le sezioni, poteva avere a base·ambedue i processi patologici; anzi era impossibile talo1·a riferire un focolaio di rammollimento cerebrale ad embolismo piultostochè a .pregressa emorragia, e lu diagnosi ditrerenziale, durante la vita, presentava difftcollà molto rilevan li. La medicina moderna però si caru.lterizza per stabilire le diagnosi a base anatomica, importantissime nel nostro caso per rispetto alla terapia. Tr·aubel già do. 50 onni avea avvertito, che nell'embolia delle arterie cerebrali si deve dar mano flfl una dieta corrobo.rante, onde ristabilire il più presto possibile il circolo collaterale, che si farà solo quando la generale pressione sanguigna sia pi utlosto aumentata. I mperocchè si favorirebbe diretta men te la lesione, quando nella ignoranza sulla causa dei sintomi, in caso di attacco apopletico nato per embolia, si praticasse il salasso; mentre nel caso di emorragia cerebrale non sarà lecito ricorrere ad un tJ·atlamenlo stimol~\nte ed eccitante. Se per la terApia e pet• la prognosi si richiede una diagnosi differenziale sicura, la distinzione fra l'embolia delle arter·ie cerebrali e l'apoplessia diviene tanto più nccessat'ia. Ciò per altro si llOLrà raggiungere solo quando si mettono alla -più scrupolosa prova i fenomeni morbosi, giacché non si dà alcun sintomo isolato, il quale in sè e per sè sia patognomònico dell'una o dell'o.ltra delle due affezioni. Nòn sembra quindi superfluo, colla scorta delle esporien:.~e fatte su questo rapporto, di presentare un conf1·ontodei sintomi quali sono suscitati dalle emorragie cerebrali e dall'embolismo delle at•terieclel cer vello, considerando: 1• l'etiologia; 2• i fenomeni prodt·omici; 3' i fenomeni dell'attacco; 4' fìnalmente il decorso del morbo . Cominceeemo adunque colla esposizione dei segn1: di distinzione eziologici fra i sintomi dell'apoplessia cer~hrale e quelli dell'embolia arteriosa, e già nell'et.à del rei a ti vo individuo offresi un punto che può divenire un'appoggio éssenziale pe1•la diagnosi. Gli apoplettici, che per una maggiore o minore emotragia nella sostanza cerebrale offrono disordini più o meno gravi dell'apparato nervoso cent1·ale, per massima parte appartengono all'elà avanzata, circostanza che trova la sua ragione in una infermità dell'apparato vascolare, si spesso legata coll'elà avanzalo. Tale e quel processo infiammatorio cronico, che ha sua sede principalmente nell'int.ima dei Yasi,e mediante ln metamoJ•fosi ndiposa ùell'clemenlo contt•attile e la deposizione calcat'e porta disordine nella corrente sanguigna. DI GIORNALI ITAl-IANI ED 'EST.Elll
1 0(30 n! VISTA Per anmenlo di resjslcnza prodotta da lalé alterazione, si sviluppa l'ipertrotìa del ventri colo sinistro, che aumentando la pressione sanguigna, durante la sistole, può dar luogo alla rottura delle pareti dei vasi più rigide e meno elaslic.he. Si hanno così quelle condizioni sotto alle quali si verificano in tutti gli organi le cosiddette emorragie spontanee, vale a dire non traumatiche, cioè: la diminuzione della forza di resistenza delle pareti vasali, ed il rinrorzo della pressione Jaternle della colonna sanguigna. Che se avvengono per tale modo emorragie segnatamen te nel cervello, ciò ha suo fondamento tanto in . questo, che la sostanza cerebr-ale limitrofa non può opporre un rilevante impedimento all'uscita del sangue, quanto ancora nella prefe1'enza con cui l'endarlerite cronica colpisce le arterie dell' encefalo. Quest' ultima disposizione è una conseguenza del continuo e ripetuto stiramento cui ad ogni ondata di polso sono soggette Jearter·ie cflrcbr'aU ramifiCantisi in gran parte ad angolo retto. E poichè il sungue viene porta lo al cerveiJo per canali ampii e corti, e questi scaricano il loro sangue in immediata vicinanza del 0uorc, nel cervello viene ad agit.·c quasi htLla la forza di pr•essione del cuore (Ludwigì, e per ciò a b1•evi intervalli viene cangiata sensibilmente la espansione dei vasi cerebrali, circostanza elle esige una considerevole elastici Là delle pal'eli vasali, e spi(~ga il consumo relativamente rapido della sostanza contrattile. A ciò si aggiunge: che due altre lesioni, le quali favoriscono l'apoplessia, colpiscono nel maggior numero dei casi individui di etù avanzata. Prima è lanefrite interstiziale, in segui Lo della quale una parte non piccola del circolo diviene impermeabile, e così viene prodotta uno. iperemia collaterale ùei vasi del cervello, che dispone all'emorragia. Anche l'enfisema agisce in analoga guisa, Jim.iLando il piccolo circolo, e producendo ripienezza nel dominio vascolan~ periferico. I violenti urli di tosse poi, che si p1•esentano nel corso della frequente eomplicanza della malattia· poch'anzi nominata, cioè la bronchite, di Lempo in tempo cungiuno la pressione negativa nelle vene, specialmente della melù superiore del corpo, in posi Li va, e quindi sono occasione di slravasi di sangue nel cervello come nelle aUre par~i del corpo (congiuntiva, naso, ecc.). Gli altei momenti in fine meno legali all'età avanu.1 La, che vengono adùolli come cause eli apoplessie cerebrali, scompaiono quasi completamento in faccia ai sunnominati, in causa del loro presenL:H'Si di rodo, oppure pelloro influsso insigniti-
10() J cante sulla malattia che abbiamo sotto occhio. Tali sono il ristagno del sangue vcnoso in seguitQ di vizii valvolari, s egnamente quàndo l'ipertrofia compensatoria già esistente viene mos13a fuoei d'azione r:nedi<m te la degenerazione adiposa della muscolatueo.; l'impedimento loctJle del riflusso del sangue dalla cavità cranicnse, causato da ncoplasmi, che fanno pressione sulla giugulare o sulla vena cava supeeiot·e, non che le crouiche lesioni clel cervello in vicinanza di tumori, i rammollim enti, ecc ecc. Tale pt•erlilezione delìe apoplessie pet' l'età avom:ata che si spiega a sufficienza colla patogenesi esposta, trova la sua confeL'ma nella s tutisLica. Le 15G apoplessie constatate colla autopsia, che furono osservato dueantG l'ultimo deccunio negli spedali civili ùi .E>resda e di Lispia, e le 027, che sono nolate nei rnppor·li medioi tolti dallo spcdale generale di Vienna, dall'auno 1859 fino al '1872, si dividono· nel rnodo seguente: DI GIOilNALl ITALTAl'U ED .ESTERI
Lipsia lndividui So LLO i l O anni ft·a i 10 e 90 ",. 20 e 30 ~ > 80 e40 > ,. <lO e 50 >
..
,." »
" "•
~
•"» • 70 e so • oltre gli SO • » >
50 e 60 60 e 70
di el.à scooosciu!a
Vienna
Dresda
o
o o o
j=ll,S•/0 14 = 11 ,1°/o 6= 17,7 '/o 5 = 14,7 °/ 0
17 = 16,7°/0 27 = 26,5° l o
o o o
a= s.s•;. 2 = s,o•;.
o
8= 7,s•;,
=20.6°/o = IO,G 6 = s,o•;.
21 .20
1
0/
0
3 = 2,9°/,
5 = o.s•;. 17 = 2,7°/0 50 = s,o•;0 107= ~7,1°/0 lOZ = 25,So / o 165 = 26,3°/0 107 = 17,1° /o 11y ~·l o tw"J;.<
o
Dovunque cruindi prevale il 6• e 7• decennio, non solo r iguardo ai gradi più alli di età,in cui più rara è la morLiLà, ma anche rispetto ai primi decennii, in cui la media della mortalità è mollo maggiore.
A questi risultati corrispondono le seguenti osservazioni degli autori. Di 92 apoplessie sulle quali disc.ute DuranùFat·del, 70 (quindi 66 2/ 3 ' / .) colpirono persone che avevano oltrepassato il 50' anno; di 69 casi di Rocho ux , 50(= 72, 5 '/.); d i 215 di Burrows, 12() (= 60, 0%); di 750 nota te nel ruppor lo del r egistro geuoeale dall'anno 1813, 5i6 (= 72, 8 '/.)apparteneva no a r1uesta etù avanzata. Anche la rroquenza della coincidenza della ipertt•ofia di cuore e della apoplessia è statt\ dimostrala da alcune osservazioni. Buerows p. e. (osseevazioni sulle malaLlie del circolo sanguigno cerebrale) in132 apoplettici trovò S.:l: volle il cuore ingrandito,
l
•
4 062
RIVISTA
quindi nel rappoelo del 63, 6, ' 1• • Tl'ier in 30 casi ·18 volte (= 66, O"!.), ed Eulenburg in 42 casi 13 volte(= 3t, 0"/.), mentre delle già ricol'dato 34 emorragie cerebrali, che E!bbero esito letale nello spedale civile di Lipsia, 19, quindi circa il 56 '/., sono notate colla ipertr·ofìa di cuore. La degenerazione dei reni per ultimo fu notata segnato me nte da Kirkes (Med . Times, nov.1805), ed anzi egli amrnellequesta lesione come causa ovvia dell'ateromasia delle arterie, della ipertrofìa di cu01•e e dell'P-mort·agi<l nella sostanza cet·ebrale. Di 22 apoplettici, di cui fece la sezione, 14 erano affetti da, cronica malattia eli Oright. Fra 102 o.uLops ie dello !:!pe!,lale ci vile ùi Dresda, che .ad<.limostrarono un'apoplessia, noi Lt•oviarno tuttavia solo in 28 casi indicata l'utl'ofla renate come fenomeno concomitante. Per contrario, l'embc,lismo delle arLet·ie cerebrali non è legato da alcuna epoca della v ila, lo che è facilmente concepibile, considerando la palogenesi degli allacchi apopleltiformi pe1· occlusione dei vasi cerebrali. L'intcrt'uzione della con•ente di sangue arl.et•ioso avviene per- ciò, che un corpo d'una coerenza maggiore del sangue viene pe1' me7.lo della corrente o.l'terios a incunealo noi vusi il cui lume è minore del diamett•o dalla sostanza intr'odolta. Questi corpi stl•anicri hanno ot•igine nello stesso sistema vasale, o sono penclr·uti nel medesirno dall'esterno. I primi sono rappresentati principalmente dt\ stuccati pezzetti di Lt·omhi, da prodotti 1lell'endocarùile c dcll'enùoarterile, menLre gli ultimi constano di ncoformazioni perforan ti le pareLi vasali, o di parassiti, o di adi pe inlrodollo, o ùi aria) o di pigmento. Le cause predis ponenti della erribolia s01 10 C[Uindi: le ferite (embolia di aria, eli adipe o coaguli sanguigni), le·affezioni cardiache (pezzi staccali di valvole, vegetazioni globulose, ecc.) in casi piit rari: la lue, la carcinosi e malallie consimili, congiunte a neoprodm:ionc; finalmente la melanemia. Tali con~izioni sono prop1·ie tan Lo dci giovani quanto dei vecchi; an:ti l'endocardite ulcerosa, che relalivam ent(~ conduce tanto spesso nll'en1bolismo, ed è non r<1ra compagna ciel reumatismo arlicolare, come pure le lesioni delle ossa e dei vasi, s'incontra no in complesso più di f1·equente negli individui giovani. Con ciò concorda anche il conr1·onlo coi seguenti casi di emboli a cerebealc. Le 152m ala ltiedi t.nle specie, raccolle dalla leLteratura e dai protocolli degli speciali civili di Lispiu c Dresda, si dividono ne~! modo che segue; ~
DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
Individui solto l 10 anni d'anni 10 a 20 Il 20a30 » » 30a40 1;0 a 50 a HO " 50 » 60a 70 70 a 80 OltJ·c gli 80 Di età sconosciuta )\
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L'età. g·iovane perciò fa p()nsat•e anzitutto ad un'embolismo nelle arterie del cervello, ed esclude l'apoplessia con ben più di •;. di probabilità; all'incontro la diagnosi di embolia cerebrale, se non è resa impossibile per l'età aùulla dell'individuo colpito, viene tuttavia messa in seconda linea. La prima affel"mazione acquista ancora in peso se si considerano le influenze debi litanti, che, come in LuLte le infermità, cosi anche nelle emort·agie cerebrali, fanno compat•ire gli infermi più vecchi di quello che lo siano, stando all'età. In questo caso io considero principalmente la cachessia da tubercolosi, da lue, da scorhuto, ma di pl'eferenza peeò quella da alcooJismo, che stando alln giornaliere esperienze, più d'ogni alti'a favorisce J'ate!'omasia delle arterie. Eperò,rneglio che aHrove, alla apoplessia cerebrale si attagliano le parole ùi 'l'rousseau: che l'età d'un paziente de!Jesi misurare non, a seconda degli anni, ma bensì dallo stato delle arterie. Abbiamo già più volte ins istito sulr influenza dell'età su questi stati moPbosi, s ui processi patologici che debbonsi risguardare come cause predisponenti dell'apoplessia, e rispettivamanle dall'embolismo cercbPale. Dal fin qui detto risulta che le suddette affezioni debbono tWere valore come ausi liar-i per la diagnosi. P oche di queste hanno ncli'apoplessia molto peso, quantunque possa rendere vcr,osim ilo una cmol·ragia cerebrale la prova d'una a lbuminuria pregressa, la facile dis pnea, in. ispecie i segni della degenerazione aler omalosa delle parti vasali, munifesla per la l'igidczza e tortuositù ùelle arteri13 tempoporali, come pur·e per l'ipertrofìa del ventricolo s iiiis Lro. Qucs~i sintomi qualche volla esistono, ma non possono essere dimos trali dall'esame obbiettivo; alll'e voUe mancano in caso di pronunciata emorragia cerebrale, cd all'autopsia si trovano degenerate per ateromasia sole ed isolatamente le arterie ce-
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1064 Rl VISTA rebrali : gli altri vasi sono nel loro stato normale o solo ben poco alteraLi. Perciò si cadrebbe in er-rore, se in caso di arterie periferiche noq serpenti ne s i credesse di negare l'esis tenza d'una degenerazione adiposa o calcaJ'e nelle pa reti dei vasi dell'encefalo, e di potere addurre tale reperLo n egaLivo contro una diagnosi dj. emoeragia cerebrale. All'incontro bene è per·messa uno. conclusione opposta . P er la diagnosi differenziale sono importanti le malattie occasionai i primitive che sogliano precedere l'embolismo cerebrale. lnpl'ima linea stanno le affezioni del cuore, e segnalamente le conseguenze della endocardite. e le diverse cause affini. Nei vizi valvolari si fOl'mano produzioni di coagoli nel cuor•e, e s i rende possibile il kaspor to di sos lam:e solide nelle arterie perifel'iche: d'alt!'a paetc si sa clte nel maggior n umero dei casi , per l'endocardite, facilmente s i for mano prodotti infiammatori pel' lo più disgpegabili, od almeno eli legget'i staccabili dalla loro organica connessione. Finalmente <.!alle valvolecaediache palologicamcnte alterate non di rado si staccano alcune particelle, e media nte la coerente s anguigna sono spinte in peovincie vascolari lontane. Queste s ono le cagioni più fl'equenli dell'occlusione delle arterie cel'ebrali, e la prcponclcranza delle embolie1 nale per tal modo, sulle altre abnor·mità è così spiccata, che in un individuo, in cui non può dimostrars i veruna complicanza cat·diaca, segnatamentequandoappartenga ad età avanzala, la diagnosi eli embolia cet'ebrale deve sembrare mai sempre arrischiala. · A comprovar.; tali asserti' basta anche un semplice sguardo alla statis tica. Osservttndo la raccolta di osservazioni, che è a base eli questo lavoro, s i LrovMtO t52 s ezioni e 2Lstorie morbose, in cui non si nota vet·un daJo sullo stato del cuore o non fu permessa una autopsia completa. Però rimangono ancora 92casi, quindi piq che 70 o;., in cui Lt'ovaronsi vere alterazioni valvolari, diagnosticate permez:w doll'esameobbicltivo. Contro a questi dali stanno soltanto fl repeeti nccroscop ici, quindi meno del ì•;., in cui viene cspressarnenteindicato che H cuore era comple taml)llte, od almeno r{llasi comple ta me n lc~, normale. Nelle 30 autopsie rimanenti si disLinguono i fenomeni concomitanti cpmc segue: a tc.womas:ia dell'aorta (O casi = 7 '/0 ), trombosi d~lle vene e del cuore (7 casi = 6 '/,), aneor·isma del cuore e ùell'aol'l.a (3 casi = 2, 3 •;'.), ateromasia delle piccole arterie (:3 casi = 2, 3 •f,), carcinoma dell'utero (3 ca.si = 2,3 °/,), dilatazione e degenerazione adiposa del cuore (J caso .solo =
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1, 7 '/.),e finalmente, perforazione del ventricolo per tumore gommoso della carne del cuOl'e, inb'O(luzione d'un cancro esofageo nell'aorta~ e rottura della caro~ide in~erna in seguito di lesione violenta (parimenti 1 caso solo). Da questa raccolta risulta allo stesso tempo che la degene- _ razione ateromatosa, di tanto peso per l'apoplessia, non esclude incondizionatamente l'embolismo; che all'opposto, sebbene in casi rari, possono venire staccate masse organiche dalle tonache arteriose se esulcerate, e portare l'otluramento di pro vince vascolari ldntane. Per ultimo si abbia ancora in vista la piccola proporzione delle cause dell'embolismo cerebrale, che non si manifestano pei segni fisici. La considerazione cleyli accidenti morbosi pr·emonitori in unione ai sintomi dell'insulto da descriversi in seguito, possono dare alla diagnosi un grado di probabilità che si avvicini acl assoluta certBzza. Ciò è possibile però soltanto in una frazione quasi incalcolabile di casi in rapporto colla apoplessia . In ques ta soltanto si presentano prodromi caratteristici, che trovano il loro fondamento nel principio della emorragia. Stando alla patogenesi, ora ammessa da tutti, delle rotture vasali nel cervello, la conseguenza immediata della degenel'uzione ateroma tosa delle arterie cerebrali alquanto grosse sarebbe una trasmissione della pressione sanguigna aumentata nei vasi arteriosi minimi. Questi ultimi, segnatamenle se siano pur sede del processo di degenerazione adiposa e calcare, vengono con ciò dilatati in forma di aneurismi miliat·i. In corrispondenza di tali dilatazioni le membrane intel'ne (intima e muscolare) possono distendet•si fmo alla lacerazione, e si può formare cosl l'aneurisma disseccante. O può rompersi anche l'avventizia, con successiva.emorl'agia (Heubner). Anche questo effetto finale raggiunge il suo acme solo per gradi. Solo nelle regioni sfavorevoli, nei luoghi ove in piccolo spazio sono accumulati centri importanti alla vita, come nel ponte, nel fondo della fossa romboidale, ecc., egli è possibile che per un emorragia sì scarsa, occasionata dalla rotLul'a di isolati e tanto piccoli aneurismi ar·tcriosi, venga d'un trutto suscitata l'espressa formtt di una apoplessia completa. Per ottenere questo efTeLlo le emorragie debbono essere in questi luoghi assai numerose, se la loro intensità fu piccola: o se furono poche, debbono esser·e . prodotte con grande violenza. Per ciascuna di queste due condizioni sono necessat•ii inLervalli più o mèno grandi, in cui i Gtornalll ài medicina militare.
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niVlSTA 1066 disordini delle funzioni cerebrali, d'appri01adi poco conto, possono crescere fino alla completa apoplessia, termini ({Uesta colla morte o colla trombosi dei vasi lacerati. Noi abbiamo pP-r conseguenza due momenti che ci possono servire a rischiat·are i fenomeni prodromici: la pressione dei piccoli e dei .minimi aneurismi sulla massa cerebrale circostante, e le lesioni che hanno per conseguenza gli stravasi, dapprima assai piccoli, di sangue. Da ciò hanno origine i sintomi passegge1·i di prnssiono e di irri Lazio ne dell'apparato nervoso Mnh·ale, i quali sì spesso molto tempo prima dalla catastrofe ci spa ventuno quali impattanti precursori della minacciante apoplessia. Come ben s'intende, questi a seconda della località, come pure della intensità ed estensione delle alterazioni patologiche che vi stanno a fondamento, offrono la massima ,·ariabilità, nella dut•ala, nella fr·equenza del loro ripetersi, nel loro comparire all'improv~viso oppure a poco a poco, n el loro passaggio rapido o le n lo in effetLiva apoplessia, e finalmente nel loro influsso sulle attività del cervello. Dai gradi più leggeri di altel'azione del lt~ runzioni cerebrali, cui si farebbe appena atlenzione, se il passaggio ulteriore in una lesione insànabile non ci rendesse avvertiLi, fino a quegli attacchi che in pochi minuti passano in apoplessia, stanno tulti i graùi intermedi posSibili Per lo più, come facilmente s'intende, sono tanto meno appariscenti, quanto più , lungo tempo compaiono prima dell'insu!Lo spiegato. Per solito sulle prime.si mostrano leggeri e rapidi disordini, ora nelle percezioni del senso, ora nei movimenti muscolari o nel senso generale, o finalmente nella sfera intellelliva. Ai primi. fenomeni appartengono: le scintille negli occhi, la diminuita percezione della luce, la diplopia, ed analoghe lesioni del. senso della vista. Dal lato dell'organo uditivo devesi annoverare il zurola mento nelle orecchie, ora dalla purLe paralizzata ora dall'opposta, ora da ambedue i lati, la durezza di udito o la sordità intermittcnle. Finalmente le abnormità delle impressioni del senso consistono: nel foPmicolio, nelle iperestesie, paraslesie ed anestesie, che per lo più dopo breve durata di nuovo svaniscono. Le anomalie della mobilità si manifestano in forma di stato di debolezza nei muscoli della estremità, specialmente nelle màni e nei piedi, o per contratture toniche e cloniche, IimiLate ad una regione circoscri tta, spesso ancora per paresi consimili. Queste colpiscono con ispeciale preferenza la muscolatura che serve alla pronunzia delle parole, c questo è
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i l motivo per cui spesso sotto ai prodromi viene in .scena balbettare e il tartagliare, o l'impossibilità di pr·onunziare ce!;' te lettere, specialmente consonanti. Contemporaneamente il nervo facciale di prefeeenza viene spesso colpito da paralisi incompleta. Da ciò nasce un r ilasciamento lievemente spiccato dei tratti d',un lato della faccia, l'abbassamento d'un angolo della bocca, <Jd una leggera ptosi unilater·ale. I disor·dini nel senso generale si manifestano per una iet•equietezza senza motivo, che si presenta quando nelle ore del 1-{iorno, quando, e con maggiore frequen::r.a, durante il sonno; q!findi per una prostrazione generale c mancanza di energia, o pet' accessi Leansitot•i c~i vertigine, bene spesso congiunti a dolori di capo, che si il'J'adjano dalla nuca, e continuano per poche ore. Finalmente non sono rari i prodròmi che si riferiscono all'alti vi Là dello spirito; e questi sono segnata mente: l'indebolimento della memor•ia, che l?iguarda specialmente il Lempo da poco trascorso, mentre le <late dell'età giovanile e dell'età virile per lo più rimangono impresse colla solila energia: in seguito oLLusità, indebolimento delle facoltà del comprendere, intelligenza diminuita, confu~ionc improvvisa delle idee c via ùicendo. No n eli rado si osservano deliquii ricorrenti.
Alcuni dei si.nlomi morbosi qui vi indicati vengono mostrati da ogni apopletico, pu1·chè n0n cada tosto in una completa perdita di coscenza: spesso soltanto ù necessario di richiamare la attenzione dc~l pazicnle o dei ci l'Costanti s ugli accidenti di cui abbiamo ragionato, perchè, come si è dello, sono·di così poca rilevanza, che possono veniee trascurati dal medico, e tanto piu dai pr·ol'ani. Però anche in copiosissimi stra vasi di sangue, i quali comprendono tutto un emisfero, o ùilalano del doppio della lOl'O capacHà i ventri coli laterali, e producono una improvvisa rovina, cui in poche ore sussegue la morte, anche in queste apoplessie fulminanti, cui questo complesso morboso aeve il suo nome, stundo all'opinione di Tt•ousseau, sembra che non manchino del tulto i lWOth•omi deSCl'itli>purcllò l'emorragia non si manifesti per uno spasmo epilettico. Ciò si verifica in quei casi in cui dalle persone presenti all'attacco può esser fatto speciale relazione del caso, e si verificherà certamente negli attacchi nottumi, o quando manchi il testimone dell'accaduto per altt·o motivo qualsiasi. Da ciò risulta l'importante dalo diagnostico, che i fenomeni apoplettici, che insorsero senza nessun sintomo proqromico, difficilmente possono aver per cagione una emorrngia nella sostanza cerebrale, e che caeter·is par·ibus di gran lunga parlano più pe1' l'embolia.
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Difatti il processo patologico di rrues Le, purch•'~ non si complichi ad altre alterazioni, non è preceduto da veruna affezione dell'apparato nervoso cenll·al~. La sostanza embolica, che suppiamo essere per lo più un prodotto di recento o di unlica endocardite, incappa in uno dei vasi ceecbrali, con speciale fi'C· quenza nell'arteria della fossa del Silvio, ottura In medesimo, e segnatamente le arterie let•minali che sono sue dit•amazioni in un tratto o completamente, od almeno producP, per mezzo del coagulo che formasi attorno al zalfo, nna·pronta oblitel'ftzione dell'arteria, e con ciò una completa ischemia del cer· vello. Se è possibile un circolo collalol·ale, quc1:1to disol'diue verrà tosto compensato: se non è questo il caso, i sintomi iniziali dell'anemia del cervello persistono, però giammai aumentano, fatta astrazione dalle conseguenze del processo di l't'O· zione nelle parli circosLanLi, od in soguilo scompaiono poi' ritoJ•na1·e collo. stessa o con maggioro iulcnsill\. Tutto il pt·ocesso si compie in pochi minuti, ed è indipendente cla qualsia~i altra condizione del cen·ello o dei suoi annessi. ::--:essunu maraviglia adunque se un cer,·ollo in precedenza sano, od almeno non sostanzialmente all.eralo> ftmzion a normalmouLc fino ull'islo.nte dell'otluramento dell'arteria. Questo fallo de,·e slimolarci a stahilit•e rigorosamente i limiti che esistono ft·a le anotnalie che hunno o!'igine da unu emorrogia cet'ebrale, e quelle; prodotto cluU' embolismo de llo orterie ce1'ebrali, falLa asli'0.7.ione dalle circost.am:e perturbatriei. Tmpcrocchè, sebbene f1'a i sunnominati m01•bosi accidenli relativi all'embolia manchino per ''Ct'tlù alcuni dci fenomini prodromici do p;ll'le del cervello, tutluviu si danno Alcune mltluttie simulanti unA apople!:isia che in modo evidente vengono iniziale du fll'!)dromi quali furono di sopt·a descrilli per le emot•ragie cerebt•ali, e che lutluviu dipendono dal processo di em. bolia di cui ci occupiamo. Almeno f1·a le 152 relazioni più volle ricordate si trovano i dati n ciò relalivi in 30 casi, quindi in circa il20 • •. I pt•oci.J:omi consistevano incapogil'i od in perdita incompleta della coscienza, in pamlisi transitorie e parziali, oro con, or·a senz:1 contempo1·anea afasia, nella sola pcnlito. della loquela, in attacchi epilettici, in disot•ùini della sensibilitù, Jìnalmenle in spiccati aLLacchi opoplelLici, che svanivano dopo breve durnta. Nei casi Ol'tl accennali nulla mancn a rruel complesso sintomatico, che pc1• 1·egola appul'liene alle PSlese emorl'tlgiccerebrali; la perdita della coscienza, la po.rahsi completa di una mctù dr:[ corpo, lo perdita lotulc della loquela induce-
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vano a pensare ad una grave lesione del cervello, che tuttavia si mostrò come poco pericolosa. per la. rapida restitutio acl integrum. Tali emiplegie transitorie sono precisamente quelle che ci indil'izzano alla interpretazione di <ruesli pt•o4romi illu·soriì. E<.l in vero, essendo in questi casi pulesemente compromessa una parte ùel cervello relativamente grande, si deve conchiudere per un disordine nella nutrizione della relativa località, ben presto compensabile. Ciò por altro non è alll'imenti concepibile, se non si ammetta una breve anemia pOL' l'otLuramenlo della via del circolo arte1·ioso, che o può essere tolta presto, od ò resa innocua per affiusso eli sangue da altra via. Il primo fatto ha luogo CJLLando l'embolo viene spinto oltt•e dalla cor.re.uLe a tergo verso la periferia del dominio arterioso, e questo momento si fonda sulla speciale disposizione dei vasi in alcuni distrelli ùel cervello. Secondo le ricerche di Heubne1· sul modo di propogot•si delle arterie cet•cbrali (die luesisclte Erkrankung der Him arierien S.iiO.ff.)ì grandi ganglii della pat•le anteriore del cervello vengono alimentati da rami della arteria della fossa tl~l Silvio c del col'po calloso, i qu~ li partendo dalla bifor cazione for mnta dai duo l'orni pl'incipali, tosto divengono arterie lct·mìnali, vale a dil'O non comunicano assieme, c perciò, comparsa un embolia, non permeltono la formazione di un circolo collaterale. Dalla pat·te poi del luogo cort·isponclenle alla substaniia perforata anlerior le predelle aL'lerie (ùello fossa del Silvio e del corpo calloso) st diVIdono nella rete ùella pia madre formando molteplici anastomosi,. (]alle q uali poscia, più avanti soltan to, partono le arterie terminali per la soslum:u corticale. Se •Juindi un embolo resta incuneato nel luogo indicato della arlei·ia della fossa del Sii \'io o del corpo calloso, in tal caso viene prodotta una completa llllemia ed una impossibilità a funzionm•o nel cot•po striato o nel talamo ottico, e •tuindi, secondo le odierne cognizioni sulla fisiologia dell'enceralo, la emiplegia con abolizione della coscienza. Se poi la corl'cnle sanguigna (o ciò avvcL'l.'à segnatamente so l'uv.ìon c cLu·d iacu è rin forza La·) ~piuge avanti il corpo otturante quando nou si siano ancor pt·odotti coagoli nè siano alterale l;econdal'iamente le parti di cet',·ello, provvedute dai vasi oltut•ati provenienti dalla arteria della fossa del Silvio o del corpo calloso, in 1tllora ([nella bilbrcozione tanto sfavorevole per l'embolismo e con essa anche le arleL'ie terminali, che nulrono i gt•antli ganglii del cervello, ridivengono accessibili alla cit·cola;donc sanguigna ; le parti fino allora a.ne-
RIVISTA 1070 miche cominciano di nuovo a funzionare, e svanisce la paralasi unilate rale, mentre l' embolo rimane completamente senzli dar sintomi, per l'avvenuta circostanza d' un circolo collaterale. U guaii sono le condizioni , qnaudo la sostanza incuneata chiude una delle principali arterie del cervello, e di preferenza l'arteria carotide interna. La conseghem:a più prossima è anche 1n questo caso l'abolizione dell'affiusso del sangue alle parti che presiedono al movimento d'una motà del corpo. In questo caso l'crniplegin viene tolta per ciò, che !:i fo1•ma una circolazione collaterale. In ambedu.e i casi le embolie rimangono in seguito del tutto latenU, oppure si sviluppano fenomeni morbosi analoghi, ora più gmvi ora più leggeci. Per·dut•ando cioè nel maggior numero dei pazienti il fondamento dell'embolia, e per lo staccarsi d'un coagulo o di un prodotto secondario ùi una valvola del cuore inferma, non Lornando questa alla norma, dopo un tempo più o meno lungo possono ripetersi le medesime circostanze le quali si ebberò nell'embolia primaria; si presentano di nuovo i sintomi di una affezione cerebrale. D'altra pal'te egli è ancora possibile che attorno al turacciolo incuneato, però senza sintomi, si formi un trombo, che colla sua punta si. insinui fìno nel l urne dei vasi funzionanti in modo normale. So la corrente sanguigna passando lacera una parte di quella punta, in tal caso si offre l'opportunità ad una secondaria occlusione dei vasi (V. Cttnica delle malattie vas ali embolie/te di Cot-IN p. 364). Da ciò vediamo cbe i fènomeni precedenti !'attacco finale, rassomiglianti alfallo a quelli d'una decisa apoplessia) si possono spiegare di legger·i per mezzo d'un embolismo fino allora innocuo, e che per conseguenza non debbonsi ritenere siccome fenomeni precursori, bensì come maHtltia a sè. La medesima congeltura dovrà guidarci eziantlio pegli ulteriori prodromi apparcnli. Anche per questi ammetteremo che dipendano dt'l. progressootturamento di vasi . Se l'impetlimenlo a1la nutl'izione è limitato ad una pur te poco estesa di cervello, in tal caso la funzione di questa parte può venire assunta da un'altra parte contigua,o da una regione situata nel luogo corrispondente alla melà del ceevello intatta. Stando alle esperienze ciò vale anziluLLci pei cenlt·i che presiedono alla loquela. Nel massimo numero degli individui l'isola sinistra è la sede della loquela: essa lo è in seguito della abiLudine, probabil-
107·1 mente allo stesso modo che la metà d~stra del corpo diviene tanto più agile e robusta pel giornaliero esercizio. Ora se nel lu0g0 indicato si sviluppa una lesione alquanto pt'otonda, in tal caso la loquela rimane impossibile. od incompleta, fino a tanto che la destra isola, nello stesso modo che in addietro la sinistra, venga esercitata alla funzione, cui certamente la predestinava la sua originaria disposizione naturale. Si presentano le medesime condizioni di quegli individui che hanno per-duta la muno destra, e .che dopo alcun tempo di esercizio, acquistano nella mano sinistra la medesima destrezza che possedevano prima in quella perduta. Una uguale sostituzione vale inoltre colla massima probabilità per l'innervazione di certi dominii muscolari. A conferma di ciò sembra, almeno a me, che parlino gli sperimenti di Nothnagel pubblicati nel tomo 57 de!I'At·chioio di ViT•cho w . Se il predetto sperimento distruggeva parli circoscritte di corteccia cerebrale, mediante caustica applicazione di acido cromico, si presentavano distinte paralisi, che dopo diverso tempo (da 6 .fino a 1-~ giorni) a poco a poco completamente svanivano. E questa proprieLa della restiicdio acl integ1'wn graduata non si riferiva soltanto alle paralisi motorie, ma ezianclio ai disordini del senso muscolare, che erano legati alla cauterizza;,:ione di tali luoghi circoscritli . Quindi è permessa la conclusione, chè le alterazioni della sensibilità, abbiano pure origine centrale, possono par·imenti scomparire. Queste esperienze ora ci lasciano intt·aveder(:l la fond ata s upposizione, clte i disordini funzionali del cerv.ello prodotti da embolismo possano venire eliminali anche senza lo stabilirsi d'un circolo collaterale; che per conseguenza anche quei disordini, che non possono venire suscitati per l'olturam'ento del territot•io vascolare sumrnenzionato, siano prodotti tuttavia dalla clliusura di capillari o di piccole arler·ie, e cosi viene confermato il nostro pat•ere sui prodromi sensibili dell' embolia cerebrale , anche per mezzo dei reparti necroscopici. Imperocchè fra 30 casi, in cui i sintomi dell'embolia non si presentarono come sintomi primi d'una lesion\3 cer·ebrale, se ne trovano 16 in cui l'autc•psia mostrò lu ch iusura eli porecchie arterie cerebr ali. Merita che si ricordi ancora quanLo sia difficile di trovare l'occlusione de' vasi stessi per la loro esilità, e come le ·J4 sezioni in cui si ebbe un reperto negativo non possono anche perciò avere un valore assoluto nella spiegazione dei fenomeni cerebrali che precedettero l'embolia. DI GIORNALI lTALIAl'\1 ED ESTERI
1072 RIVISTA Da queste discussioni , cui per l' importanza del soggetto si diede molla estensione , risulla uno dei più sicuri punLi d'appoggio per la diagnosi differenziale delle malattie che abbiamo preso in esame. Una emorragia cerebrale sempre s i p1•esenta con prodromi, che pe1'Ò facilmente sfuggono. Nella occlusione d'una arteria cerebrale non s'incontreranno mai fenomeni prodromici, se pure non sono avvenute embolie ancedenti. Se ora passiarn0 alla considerazione dell'attacco, a quella serie di fenomeni, che ci offrono la immagine la più distinta di una lesione cerebrale, noi poniamo il piede in una questione, la cui grande estensione appena permetLe una descrizione in qualche modo completa. Egli è palese che ogni singolo luogo del ceevello può divenire sede d'una emor1•agia, che ogni singolo vaso non è escluso dalla possibilità d'un otturamen lo, che quindi, a seconda della localiLà che è colpita dalla affezione, ambedue ques ti stati possono avere per sequito sintomi i più sva1·iati. Un esatto dettaglio non si può comprendoee nello spazio ristretto di questa Memoria. Perciò dobbiamo contentarci di scegliere fra gli aLLacchi quelli cho s pecialmente risaltano o per la loro frequenza, o pel loro carattere spiccato, o finalmente pel loro influsso sulla prognosi e sulla terapia. Al contrario dell'ordine finora tenuto in questo lavoro, partiremo anzit•llLO da quegli insulti prodotti du emboli8 cerebrali. Le embolie ce1·ebrali nel massimo numero dei casi colpiscono le arterie cerebrali anteriori, e fra queste, con maggiore frequenza, quella della fossa del Silvio od i suoi rami principali. Ed in vero, se si dividono a seconda della sede della occlusione vascolare le 152 osservazioni che abbiamo presenti, si. ottiene la serie seguen lo: Embolia dell'arteria della fossa del silvio sola · . 91. casi » con altre arterie . . . . . . . 3t , . 122 )) Totale . Embolia dell'arteria carotide interna sola. 1:~ " , con altee arterie . . . . . 21 » 34 » Totale Embolia dell'arle1·ia basilare sola. 6 " 5 )) ~ con alt1·e arte1·ie . . . 1'1 )) Totale 5 » Embolia dell'arteria profonda del cervello 2 » " con altre arterie . . . . . 7 l> Totale .
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Embolia dell'arteria vertebrale sola . " con altre arterie. Totale Embolia dell'arter-ia del corpo calloso sempre assieme ud altre arterie. » della carotide comune
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1 caso 4 casi 5 ))
6 ))
3 ))
Questo s pecchio dimostra che fra 100 embolie, più di 90 ~olpiscono , od isolatamente o assieme ad altri vasi , quelle r egioni vascolari, che, siccome avemmo occasione di rimarcare di sopra, alimentano i centri che presiedono ai movimenti muscolai'i di una metà del corpo. Quindi egli è chiaro che ·un numero spropor:::ionatamente gr·ande di occlusioni vasali nel cervello deve manifestarsi per una emiplegia presentandosi all'improvviso. Solto questo rappor to conc'ordano colle emorragie nella sostanza cerebrale, giacchè anche queste avvengono con prevalenza nei grandi ganglii della par te anteriore del ceJ•vello, circostanza che facilmente si spiega per la dispo-sizione anatomica dall'encefalo . Siccome abbiamo accennato in allra parte eli questo lavoro, Huehner dimostrò che il talamo ottico, il corpo striato ed il corpo lenticolare traggono il loro liquido nutrizìo da vasi che si diramano dal tronco dell'arteria dellu fossa del Silvio e del ~orpo calloso, senza avere in precedenza formato una estesa rete di collaterali_, come avviene per i vasi d'altre località del ~ervello. Da ciò si può concludere, che le oscillazioni della press ione sanguigna in crueste arterie debbono essere assai rilevanti, e ·che i vi debba specialmente esistere la pt•edisposizione alla endom·lerile cronica poco l'a presa in considerazione, h'altando dei segni eliologici differenziali. Vie del sangue più dirette e meno resistenti non si trovano in alcun'altt'a parte del corpo. La predilezione dell'emorragia ceecbrale per date località fu r ilevata fino da Andeal, il quale in 38G casi di apoplessie vide 301 volte essere avvenuto l'emorragia nelle regioni sopradelte. Ma l'emorragia hu un altro punto interessante che si deve prendere in considera<:ione. :Mentre cioècruesLa si produce con insignificante differenza nella metà destra e sinistra del cervello, oppure, se si voglia credere ad una cer ta prevalenza per un lato, si mostra piuttosto a destra, cr edesi all'inconh·o, che l' occlusione vaso.le colpisca con rilevante frequenza la sinistra carotide e la corrispondente arteria della fossa del Sii vio.
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lllVLSTA A,. dare di ciò spiegazione vengono addotti tre argomenti 1
cne si fondano per una pal~te sulla posizione dell'anonima e dei suoi · rami; d.ella carotide e della subclavia sinistra perl'altra; i quali addimostran? .c~1e i coaguli, ecc., entrati nell'aeco dell'aorta, di rado vengono spinti nella anonima, essendo in questa più lenra la corrente del sangue. Di più la carotide si-nistt'a t'orma la continuazione diretta dell'arco aortico, mentre Fan0nima se ne stacca con un angolo acuto. In second.o luogo la subclavia destra rimane compressa dalla vena che vi scorre sopra, quindi la resistenza in essa maggiore, e minore la velocità del sangue nei vasi che stanno di dietro verso il cuore. lo sbocco della carotide sinistra là dove si diFinalmente , . stacca è pressoché situato nella direzione del decorso dell'arcO' aortico. Per quanto quest:e ipotesi possano essere lusinghiere ed arpaia permesso di accettare le opinioni di autorità , come Virchow, Bubl, ed H yrtl, gicchè da questi risultano tali spie-· gazioni, non si possono per altro teascurare cruelle altre ragioni emesse. A ciò almeno tende la raccolta di referti necr0scopicì aggiunta a questo lavoro. Stando a questa in 131 embolie dell' arteria carotide o dei suoi rami , nelle quali era indicata esattamente la sede, il lato sinistro fu colpito 64~ volte (media di 49 %); il lato destro 54 volte (più che 4'1 •;.), ed ambedue i lati 13 volte (circa il ·10 •!.). E questo fatto viene appoggiato dalla espérienza, che p e1• solito la nutrizione della metà destra del corpo è migliore che nell'altro lato, che quindi la pressione sanguigna e il di lei fattore, la velocità, a destra deve essere per lo meno uguale a quella di sinist1·a. Le ragioni addotte da .Buhl e Hyrtl avrebbero pure un' influenza sulle emorragie cerebrali. Imperocchè se la direzione , della carotide sinistPa fosse infatti tanto favorevole per la corrente sanguigna, in allora an ehe la pressione laterale nelle arterie della metà cerebrale sinistra sarebbe per ogni momento più rilevante, qui~ldi, cae'ter·is par•ibtts, i vi dovrebbe accadere una rottura più facilmente che nel lato destro; asserzione che, come abbiamo superiormente veduto, viene contraddetta dai reperti necroscopici. Dietro tutto ciò) la cloltrina tradizionale dell'essere esclusivamente colpile dall'Hmbolismo la caro Li de e l'arteria della fossa del Silvio s inistra,. deve essere oppugnata, ed anzi si deve fare risaltare che il Ialo della paralisi è del tutto senza importanza pet• la natura della affezione cerebrale. •
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Forse piuttosto il grado della paralisi muscolàre ha irrfpol"tanza per la diagnosi, imperocehè nelle emorragie l'emiplegia nel complesso non sembra essere cosi estesa come nella embolia, nella quale spesso le estremi là sono conrpleta menle prive di funzione, in gt•an parte anche il facciale, e talvolta il terzo ramo del trigemino, il glosso-faringeo e l'ipoglosso si kovano paraliz'zali. Molto maggior peso noi diamo ad un allro disordine del pari f1·equente nella attività dell' apparato nervoso centl'ale. Questo consiste nell'inceppamento della loquela. Stando ad un'antictt osservazione, l'organo della lofJuela, con ispeciale frequenza, ha sua sede· nell'isola sinistra. Se questa è lesa, a seconda dell'estensione della lesione insorge afasia completa od incompleta. Paeimenti, la formazione della favella viene per altro anche inlluem:ala dai gruppi ganglial'i che circondano il ventricolo lu Lerale, giacché una malattia di questi si manifesta del pari con pregiudizio della lorruela, e cioè colla completa ocl incomplet.a mutezza. Esiste però una differenza sostanziale fra gli sLati clJe hanno per seguito aiTezioni d'ambedue le regioni pr·cdettc. Un'afasico, la cui malattia consiste in una lesione dell'isola, per lo più ha a sua disposizione soltanto alcune parole, e conscio del suo difetto, se ne serve per le idee le più varie. Mentre egli colla massima facilità e chiarezza esprime i vocaboli <!lt lui tuttora rimas ti , non può tuttavia articolare vo caboli a lui già abituali; anche sforzandosi , sempre egli va ripetendo le stesse paeole, che peoferite, non di rado gli cagionano sdegno e cattivo umore . Solo di tanto intanto gli riesce aggiungere nuovi vocal)oli al suo ristretto reperLOl'io, sempre pet'ò e soltanto allorchè li sente pr·onunziare prima direllamente, o quando venga eccitalo da commozione straordinaria. Per regola l'impossibilità di formare la par ola è sì grande, che Je parole emesse ad ogni impulso eli volontà non possono mai venire usate in unione ad allre , o si pronunziano omettendo sillabe e lettere, come notava Trousseau in un infermo, il quale ad ogni questione I"ispondeva: con sisi, mentre non poteu p1·onunzìare nò concon, nò sisi. E questo stato non dipendo nè da un'alterazione dimostrabile degli organi della lofJuela, nè da una interruzione della trasmissione dal centro nervoso al! n petiferio., imperocchè, almeno noi casi schietti, non è possihile di osservare un'indebolimenl;o nella . motililà della muscolatura, che serve alla
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formazione delle lettere. Purchè non esista r.ontemporaneamente una paralisi unilatel'ale, la lingua viene spor•La come nello stato di salute; viene diretta ai lati, ritirata, in breve, mossa in tutti i sensi colla precisione di prima. Le vocali vengono intonate rettamente, le consonanti formate senza difello. Per altra parte, contro l'intet•ruzione della trasmissione nervosa pal'la la circostanza, che non di rado le parole che l'infermo non può pronunziare senza aioto, vengono tosto pronun:.date se prima si dicono. Da ciò risulta che non è tolta la possibilità di compiere i movimenti necessari alla loquela, ma che è alterala la memoria; che il paziente non ricorda più i singoli impulsi da cui viene eccitata quella attività muscolare. Un afasico di tale specie si ti•ovu nelle . stesse condizioni del bambino, cui vengono insegnate solo poche parole, e che usa il suo « dada .., ecc., per esprimere tuW i pensieri possibili. A questo impedimento della loquela si aggiunge non di l'ado l'impossibilita ùi scrivere. Ad ogni invito. diro~to acl intermi di t-al falla, di meLLcr e in iscr·itlo cose che hanno sotlo mano, i segni sempre si confermano alle stesse parole, e per lo più corrispondono a quelle che l'infermo è capace di pronunziare anche da sè. Se il suo stato gli permette di conoscere il suo nome, in allora q ueslo appar·e anche sulla carta, quando vi sia l'intenzione di indicar·e l'età, il luogo di nascita, o consimili "' facili rapporti. Finalmente alla descritta afasia ed agrafia, come terzo fenomeno peculiare si aggiungedi quando in quando l'amimia, cioè l'incapacità di dare a conoscere gli effelli mediante i tratli del volto. La comparsa simultanea degli stati descritti prova che non si tratta di paralisi del centro, dal quale par·le l'innervazione dei muscoli della laringe e della lingua, o di quelli della mano destra o della faccia, ma che avvi un disordine profondo, che influisce sulle composte combinazioni delle funzic·ni cerebruli. Considerala dal lato materiale, è interrotta quella unione, che esiste fra la sede delle impressioni ricevute per mezzo delle trasmissioni nervee centripete, e quella clelia produzione delle manifesla::::ioni della volontà. · In ciò per·allro si distinguono lo affezioni dell'isola dalle distruzioni dei ganglii del cervello, giacchè in queste, olt.re alla volontà, esiste ancora la memoria dei segni della parola, della scrittura e della mimica; per·ò il djsordine si trovo. più
1077 olb·e perifericamente sulla via del centro della volontà, verso gli organi che eseguiscono gli impulsi del mede~imo. Individui colpili dall'ultima lesione, se posseggono in gener e ancor;1 la fùcoltà di emettere i toni che servono alla loquela, poss_ono produrli sollunlo in modo incerto ed iuinlelligibile, il cile fa sembrare del pari afasici tali infermi, come se non avessero più lo. memoria delle parole. In tali casi l' innervazione di tu~lo il l•·atlo respirulol'iO superiore è alterala: nè la lingua, nè il palato, nè le labbra seguono in modo esa l lo gli ordini loro imposti dalla volontà. Ad ogni tentativo di parlare, si vede l'infermo inlraprenllere tutti i contorcimenti possibili della bocca, finchè o emeLLe la parola forzatamente ed oscuratamente, oppure, dis peea lo per non poteee riuscire ne' suoi sforzi',' colle Iag•·ime , si !:>Lt'inge nelle spalle. I disordini della loqùela. di Lali individui mi sembrano piuttosto par agona bili ai movimenti inceppati dei tabidi. Parimenti in questi l'amimia palese non dipenùeda disordini centrali, ma da parali8i dei muscoli della faccia, come l'impossibilità di scrivere esiste soltanto in caso di 1)aresi della moLò. destra del corpo. In unu parola: g li sta ti patologici dell'isola hanno per conseguenza un'afasia amnesticA, quelli dei ganglii cerebrali un afasia atas::;icu, segno di distinzione impol'Lante per le malattie che ci interessano. Imperocchè, fino dai peimi tempi dello sviluppo della dottrina sulle embolie cerebrali, Russe! l,. in un orticolo del M ed. Times cmd. Gazette, richiamò l'attenzione sul fatto, che in una parte delle apoplessie apparenti, la lesione eerebrale che produce la pal'alisi s i deve estendere non solo s ul tratto rnolo rio, ma ben anche su d'una parte delle circonvoluz ioni vicino. Etl a c1uesto propos ito Hughlings-Jackson fa notar e che la specie ed il grado del disordine della loquela dipendono dalla estensione della sostanza cerebrale colpiLa, e dalla lonf.anam:a della lesione dal corpo striato; così cho in una lesione situata presso n questo è da attendersi soltanto il disordine della pronunzia , in una lontana anche l'errore nella scelta dello parole. Il primo sin toma anzitutto appartiene alle emori•agie cerebrali, come pure a lle affezioni circoscl"ilte del detto centro nervoso; l'altro di preferenza alle embolie delle arter ie cerebrali medie, che alimentano contemporaneamente il tra.llo molorio ed una parle delle circonvoluzioni cet·ebrali. Oltre i disordini funzionali del cervello finora descritti (emiplegia ed afasia) l'occlusione delle urLerie cerebrali, in un nuDI GIOR NALI lTALIANI ED ESTERI
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mero al certo ben piccolo di casi, può avere per conseg1,1.eqza eziandio ,una panalisi nella sl'era sensibile. Queste paralisi consistono ora in una anestesia completa, ora, e più spesso, jn l,lna più o meno ind~bolita percezione dell~ impressioni -che giungono ai nervi qi senso, e per solìto .colpiscono quelle parti che sono la sede della paresi motoria. ll loro grado di fpequenza, secondo la,nostra casuistica, è di circa 20 •t. (32 in 152), mentre l'ab.oli.zione completa della sensibilità sta alla sua -dimim.lZione come 1: 3 (8: 24). N.è per proporzione, nè per estensione od intensità, la lesione di senso, qala per tal modo, si disLingue da quella causata da un'apoplessia, se non si voglia dare uno speciale peso ad una osse1·vazione di Panum, ehe, a nostra conoscenza, fu confermala soltanto da un' altra di Gerhardt (Smicl t's Jaltrbucher Bd. 131, p. 34A). ll primo autore vuole differenziare l'apoplessia dell'embolia, perciocchè in,questa, naturalmente solo in '\ma seella di easi, e segnatamente quando vi sono allo s.tesso tempo attacchi epilettici) va pet•duta.la sensibilità della eongiuntiva, mentre rimane c0nser.vata quella della cornea. ·Il passaggio dai fenomeni locali ai sintomi cerebrali generali viene indicato nell'embolia dalla comparsa di access'i epiletlici relati vt:trnente non I'ari. Nei lf>2 rapporti aggiunti a questo lavoro la li sint()mì si L!'ovano 21 volLe, quindi nel14 •;,dei casi; . frequenza 'c he non si vede nelle emOtTagie cerebrali. La loro esistenza è fondata in un'improvvisa anemia della base del cervello, e per>ciò principalmente s~ presentano quando siano ·otturati numerosi rami del circolo del \Villis (Panum), o quando l'embolia colpisce i m,aggiori vasi del cervello) e SFecialmente la carotide (Erienmeyer). Però non seguono sempre s.bretlamente la legge stabilita da Kussmaul e Tenner, secondo la quale , negli atLaechì epillettici deve essere d~mi nuito l' aflusso del sangue alle parti sìtuate eli d~etro al la· lamo ottico. Imperocchè Lancereaux. .Cra 39 casi di embolia unilaLer;ale dell'arteria della fossa del Silvio tJ'OVò tl'e volte s pasmi tonici e clonici, e nella chiusura di ambedue le arterie notò tale sintomatologia nella metà dei casi, reperLo ciLe all'incirca combina colla nostra eollezione (7 volte epilessia in 80 casi di otturazione della arteria della fossa del SiLvio dì un lato, 3 volte in 5 casi di occlusione di ambedue le arterie). Queslo deviare dalle regole riconosciute sembra l'ichiamarc l' attem:ione s u ciò : che l' accesso epilettico non è sem_pr·e
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~nseguenza dell'embolia cerebrale, ma che ambedue gli stati
qua e là assieme si combinano. Avendo sperimentato che anche nelle emorragie cerebt·ali a quando a quando si osservano convulsioni con perdita di cosciHnza, prodotte da anemia per pressione, noi non ùiamo un gran peso al sintoma ricordato, nò vogliamo proclamarlo utile per la diagnosi diflarenziale. Forse è giustificato il considerare gli accessi epileltiformi, di qual eh& peso per la prognosi e la terapia. stante che essi, nel caso che l'embolia pt·obabilmente sia prodotta da altre circostanze, danno indizio dell'oUut•amenlo d'una arteria alquanto grossa, e per conseguenza lasciano sper·are una pronta riparazione dei fenomeni cerebrali, che può essere ben presto raggiunta per mezzo d'una dieta cor·rohoranta. Ben poco di caratteristico offre un sintomo molto ft•equente, atLinente forse del pari ai l'enomeni generali dell' insulto, e cioò l'abolizione della coscienza. Prol)abitmente, tanto nell'apoplessia quanto nell'embolia, essa si fonda del pari sullo stesso processo patolo gico dell'abnorme diminuzione dell'afflusso del sangue a date parti della coJ•tcccia cer ebrale, causalo da una .diretta diminuzione della t•esisten7.a, o dalla diminuita pressione sanguigna, in conseguenza della piccola resistenza nelle provincie va scolari limitrofe. I disordini secondari propriamente detti della attività cer ebrale mancano quasi completamente nel113 emboli~ delle arterie del cervello. Quasi mai incontriamo in queste , come avviene sì spesso nelle estese emorragie cerebrali, i sintomi di compressione che danno speciale ind izio di quest'ultime, come il rallentamento del polso, il respiro stentoroso, il vomito, il ristringimenLo delle pupille, l o strasbismo, e vi11 dicendo. Questo fallo mostrato dalla giornaliet•a esperienza non si può per nu1la a p1·iori poree in dubbio, imperocchè per la chiusura d'un vaso non avviene vccuna lesione,)a quale presupponga una partecipazione del cervello intatto al processo locale. Altrimenti avviene, siccome è noto> per le emorragie nella sostanza del cervello, in cui il liquido sottoposto alla pressione arteriosa deve esercitara una compressione più o meno forte sulle parti circostanti. Questa, in seguito della poca cedevolezza della sostanza cerebrale, si estende in toio sul cervello, e così, siccome fu già dello , produce i segni della irritazione del vago, dell'oculo-malore, ecc. Per il comparire quasi regolare di consimili fenomeni di compressione nelle apoplessie, anche poco rilevanti, e per la mancanza quasi as-
f 080 RfVISTA soluta dei medesimi nel complesso sintomatico dell'embolia, questo criterio deve esser e raccomandato per la diagnosi, che, come già abbiamo veduto, è tanto povera di indizi caratteristici. Prima di passare alla cura, dobbiamo per ultimo prendere brevemente in considerazione i fenomeni più rari, che vengono suscitati dall'embolismo delle arLerie poco disposte alla emigrazione dei zaffi .· ed t1lle emorragie in distretti fin qui non consideraLi. Oltt•c le ·J 31 embolie della carotide e della arteria della fossa del Silvio, che ad eccezione di cruattro casi (~ . 36, 59 1 84 e 128) tutte per lo più si manirest.arono con paralisi muscolal'e unilaterale, e che in più della metà dei casi insoJ'sero con pel'dita della coscienza, ora momentanea oca a lquanto lunga, senza complicata occlusione vasare, si presentnr-ono anche quelle dell'arteria vertebrale, della ba-· silare e della cerebellare profonda. La cacotide si trovò aftètta solo una volta, ed a s inistra. I disordini consistevano in una paralisi unilaterale che si spiegava per un rammollimento dell'emisfero ctestro, trovato alla nccropsia, e che probabilmente non aveva nulla di comune coll'embolia; si spi(~gava per inceppamento, fòi·se accidentale, ùella loquela, e pel dolore al capo, il quale devesi risguaedare come sintoma del rammollimento dell'emisfero cerebellare sinist1•o che fu scoperto all'autopsia. ·un altro paziente si lagnava delle stesse sofferenze; ed in questo si trovò parimenti un embolismo dell' arteria vertebralc sinistra, assieme ad altro nell'arteria della fossa del Silvio. È caratteristica I' embolia dell'arteria basilare. Questa si presenta quasi sempre con pcrclitadeUa coscenza, o con disordine di mente: cou ciò spesso si ha ''Omito, ma solo di rado un' emiplegia disti n la. La sua pro gnosi è sfavorevole all'estremo, conducendo essa sempre a morte in alcuni giorni od in poche settimane. Finalmente l'embolismo dell'arteria profonda del cel'vello spesso sembra procedere ull'inconli'O senza disordine della coscenza ed assieme ad un'emiplegia delle estremità senza par·ticolaritù alcuna, e con predilezione a suscitare pareri dei muscoli degli occhi. Fra le apoplessie, che non banno la loro sede ordinaria nei ganglii cerebrali, devesi fare menzione anzitutto di quelle del midollo allungato, essendo che esse quasi sempre conducono presto ad un esiLo letale. Lo stesso pronostico .si fa per le
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408,1 emorragie del ponte. Por lo più non sono accompagJlate da feno meni em iplegici; se però esistono, per regola colpiscono il lato corrispondente alla lesione cerebrnle. Più spesso Si hanno paralisi bilaterali limitate bile esLremità superiori o ad ambedue le inferiori. Le emorragie nei t~bercoli guodrigemini si manifestano con accessi epilelliformi e disordini funzionali dei muscoli degli o cci!i., come nel caso dell'embolia dell'arlèria profonda del cervello. Per ultimo le apoplessie nella corteccia cerebeale possono decorl'ere senza par-Lecipazionc nlcuna della muscu la~ura volontaria; s pesso a ll' inconll'O cagionano alterazioni delle psiche, segnala mente conl'usione ùi menl~, delirio , stupidità e via dicendo. ~'!"e l fare il giudizio ùell' alto,cco, assieme ai sintomi cerebrali, cadono in considerazione eziandio alcuni fenomeni, i qu~:~Ji in paPLe s ono legati coll' inso1·gere della lesione cerebrale, in ptwte dipendono da pr>ocessi analoghi in allri organi. Così, per r-igum'Llo a!l'ur·teria carotide in terna, per l'embolismo soltanto eli r-udo ù visibile un clisot·dine nella circolazione delle arterie del capo; nelle emorragie all'incontJ·o Lrovansi in un n urnero non piccolo di rnalu ti i segni d' una tensione più o meno espressa, in tutta l'estensione della carotide; Lensione clte hu per conseguunza la 1·ottura dei pic:coli aneut•ismi cel'eb rali. Le art<:.ric del capo pulsano vivamenle, la faccia è arrossata e òistintarncfite lurgida, gli occhi splendono in seguito del grande s trnvasarnento dci vasi ripieni, il polso radiale è più r·obuslo, in breve tulto dà indizio d'un rinforzato anlusso di sangue nella metà super iore del corpo. Natm·almen le questi segni hanno un valore diagnostico moderato e debbonsi uliliz;zal'e solo in unione ad altri. l mperocchè è manifesto, che in ca ~o di fode atecomasia dei vasi c<webrali, può nascere un'apoplessia, anche senza un urnusso d i sangue manifestanlesi am~sterno, giacchè l'a?.ione eurdiacu rinfor:wta, che u quando a quando è C<lg ione occasionalc del distacco e del traspot·to di pezzclt.i di valvole , di veget.azioni glo))Ulose, ecc., può s uscitat•c i fenomeni m edesimi della congestione a: cnpo. Di molto maggiore rilcvanza, per una al certo delle. due 1~ sioni eereb t·ali cl 1e ci interessano, è li~ preE.cnza di fenomeni morbosi, cbe danno inllizio della migeazione dell'embolia in , altri disteett.i arLeriosi. l) i preferenza pa rlano per l'occlusione d'un vaso cerebrale la mancan7.a d.'un polso radiale o crur·ale, le nevralgie di certi neJ'Vi, che sono s ottoposti alla pressione DI GIORNALf ITALlANl ED ES'I' Ei\1
Giornale '~i m ectiotna muwwe.
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delle collater a li for temente pulsanti, la gangrena autoctona d'una parte ftCcess ibilo, l'addolorabilità ncll'ipocondr ico sinisl J'O e l'ingrandimento dell'oUu;.itù della milza, quale segno d'infarti splenici, \'urina albuminosa o l'ematul'ia, a lternativamente con secrezione normale, nell'embolia de vasi rcnali, i dolori a mo' di coliche) le emonagie intestinali eù il sostare dei movimenti pcristallici in seguito di otluramento dell'arteria mesenter ica superiore, ecc. Se l'ins ulto non conduce a morte in breve tempo, in allora una pal'le dei sinlomi suddescriLti s vaniscono in a lcune O l'e od in alcuni gior ni, mcntre glì altJ'i rimangono quali cosiddcLli disOJ'ùini !'esidu i. Questi ullimi si conforma no in moclo eli ver so, non solo secondo l'intensità dell'affezione cercbt'ale, ma differ iscono anc·.or.a in a mbedue le specie dello lesioni che vi stanno a base. Se Ol'll ci occupiamo delle conseguenze dell'embolia cerebrale, importa consicl eeaJ'e, che qtwgli insulLi eh o srprosentano con feuomeni tempestosi, in cui l'infermo emiplegico cade in uua pro l'onda pcr J ita della coscenza, e nella mancanza di ogni segno di attività riflessa, ben presto s vaniscono, e non sogliono lascial'C alcuna alterazione residuale del sistema n ervoso, o ne lasciuno qualcuna ben legger a. L'accesso apoplettico in questi insulti per solito è prodotto ùall'otturamento d'un vaso pr irtcipale, ed in tal caso ne lla guisu sopro. discussa, pel' lo s tabilirsi cfel circolo collulerale, si r aggiungo una comple ta restitutio ad integr um, ed i fenomeni ceJ•ebrali dopo br•eve dur a ta s compaiono. Se l'olluramento vasai e colpisce una p1•ovincia. arlel'iosa, in cui lo stabilir si del circolo collateeale sia impossibile, ed abbia a vulo luogo per con s~gue m:n una par a lisi pronunciata d'una mel.à del corpo, in tal caso i disordini residuali sono estremamente po!'tinaci, c solo mollo lardi, ecl in gt•ado assai piccolo si dissipano: il bt•accio e la gamba r imuogono incapaci di funzionare per un m ese; anzi non di rado fi no al leeminc della vita, e SOlO nel dominio dd f'ucciale O degli altl'i nCI'Vi Cel'8bl'ali , in qualche modo compromessi, dopo lungo tempo, si nota di n uovo l'i nOuenza della volontà . SP. l'afJèzion e cer ebr'ale non ammolle r iparo, tanto nelle paralisi che nell'embolia, malgt·ado il trattamen~o più accurato e la cura eletLrica a co t' l'OH le costante od indotta, non si produt'r ò. un miglioramento nella funzione dei ner vi colpiti. In tutt'altro modo s i compor la il decorso ultel'iore della in-
1083 terruzione, che viene suscitata dall'emorragia cerebrale, tanto nella conduzione norvea centeifuga, quanto nella centripeta. Se l'infermo non soccombe all'insulto od al periodo di reazione .che descriveremo più tardi,in tal caso, per solito nella venien te .settimana, giù diminuiscono le parastesiee le an es Lesie in esten·sione c violenza. In breve tratto si inizia uu miglioramento del disordine di motilità, ed anzi, secondo l'asc;erzione di Trousseau, nei casi più favorevoli, comincia negli arli inferiori. Ben presto anche il braccio diviene adoperabile, e spesso avviene che scorsi 3-4 mesi dalla emiplegia, riman ga soltanto una pat•alisi incompleta del ftlcciale, c che solo l'abbassamento d'un angolo della bocca, una piccola diflerenza del solco vaso labbiale ricordi l'avvenuta apoplessia . Questo passaggio progeessivo allo stato quasi normale, indica che le paralisi non sono conseguenza di distruzione di tessuto nel cervello, ma piuttosto che la stessa anemia, la quale sta a base della perdita di coscienza, con l!'i buisce essenzial menle all'avvenime n lo dell'apoplessia. Devesi ancora aggiungere secondariamente: che nelle emorragie poco estese c.Jel nucleo lenticolat'C, del talamo ottico c del ·corpo striato, può avvenire una sostitu~ionedelle parli distr·utte per mezzo d'altre po:-zioni ùi cervello, nella guisa sopra indicata, mentre ciò non è verosimile negli aslesi focolai di rammollimenlo, i quali per lo più si formano nelle emiplegie em.boliche. A.d ogni modo è a notat•si, che la scomparsa assai rapida eù affatto impercettibile della p31'alisi unilaterale c del .Jisol'dine sensorio, appoggia i sintomi che parlano per l'embolia; che al contrar·io il miglioeumento progressivo , però sicuro ed es~eso, ha gt'an peso pee l'apoplessia. Anche lo sta lo psichico, nell'ulteriore decorso d'ambedue le ·rpalatlie, mi sembra che offra un segno di distinzione, la cui base anatomica non sono tuttavia in caso di dimosLraee. Quelli che in seguito ad embolia sono emiplegici ed afasici, per solito posseggono quasi il grado completo di intelligenza, che era loro proprio prirnu dell'accidente. Qui vi io mi riferisco segna.tarnenle ad al eu ne storie d'infermi regh;Lrate da Trousseau nella Clinica Medica dell'H6lel-Dieu. Quando p. es. il collega di Trousseau, colpito all'improvviso do. afasia, malgrado l'embolismo, diagnosticabile con sicurezza dagli alLri sintomi, fa ancora riflessioni su qual parte del cervello sia nata la lesione, in tal caso ciò certamente mostra una conservazione marcata dell'attività mentale. Quando inoltrein consimili infermi si può .dimostl'are in atto una capacità del tutto sor•prendente, per la. Dl GIORNALI ITALIANI ED ESTER!
108[1. R!VISTA quale senza dubbio si richiede facoltà eli pensare, quando essf. ci sorprendono coUe loro cognizioni geografiche, in tal caso non si può rifuggire dal pensiero, che debbano esse!'e completamente intatti nella psiche; che sol::> ci si mostrino di tempo in tempo deboli di mente perchò hanno perduta la memoria per le parole scrille e pronunziate. È ciò è~ tanto più sorprendente se si cons idera lo s tato di mente degli apoplettici. Spesso
costoro si mostrano di animo set·eno, e solo Lalvolta danno segni di impazienza, rJuetndo lO t'O fa difetto ogni sforzo di manifeslaL·e colla parola o collo scritto un vocabolo indicato dai circostanti, o che pronunziano con accento da ubl)l'iaco. Fiss~ poi una \'Olta in un circolo d'idee, non rjspondono più rettamente nlle questioni richiedenti oltre combinazioni d.i pensiero , ma elìH~ttono espressioni che cor·rispondono alle· prime o stanno in un cerl.o l'apporto con esse. Solo coll'indrizzarli più volte al nuovo oggetto , pet• lo più riesce poss ibile di volgel'e l'attiviLit men tale nell a nuova dil'ezione. Talvolta però anclte l'embolico moslt•a fenom eniconsimili. Anche r1uesLi jnfermi rispondono, quando p. e:::. s i domanda il nome loro, con quello Llel luogo ùi nnscita o della propria pt•i:Jfessione, caso c!Je por.o tempo }Wima si sia fatta richiesLa su questi rapporti: pet·ò esiste l'essenziale ùill'erenza, che questi ultimi infermi , come giò si disse snpel'iormenlc, sono hen consape,•oli del loro etTore nel la !3cdta delle parole, ed i pl'imi all'inconll'o danno t•i!;posto false senza conoscerle per lali , e con ciò danno prova ùcl disorcliuc della loro iuLclligenzo. Per ullimo abbiamo ancora du considet•are la stadio dì J'Cazione che c1uasi sempre iusorgc nelle cn10rragie ceeebrali; quando lo medesi me non siano segu ile immediatamente od in poche ore dalla morte. Per lo stimolo della sostunta estranea, rappresentata dal sangue stravasulo nella sostanza cerebJ'ule, e per tendenza che ogui OJ'gaoo possiede di riussot•bir•e le pal'li cUs~ruLie, nei contorni del loeolaio emot'ragico si sviluppa in bt·ove tempo, circa 12 o 1G ore dopo la fOJ·mazione del medesimo, un proce:,;so infiammatorio, il qualu, come hen s'intenùc, deve manifestars i con diversa intensi Là ùi sint.o1ni a seconda della sua estemione. Soll.anlo ulle osser,·azioni falle nello spedale civile di Lipsia, .in ci['CU l/:l ùei casi, già nel giorno appresso all'apople~sia la lnmperalLLl'O. del COI'po eomincin pet• lo più ad ascendere atl una cw•,·a disceeLamCJ!le. Ad una esacerbazione vcsperUno, che si eleva giù a :J$->- ·iO•, s uccede uua
DI GIORNAI.l ITAI.!ANI ED ESTERI
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remissionemallnLina di 1-2 fp'adi, cosLiLucndosi por tal modo una febbre remillonte della durata di pochi giorni. Allo stesso tempo insorgono da parte ùell'encefalo sintomi di irritazione più o meno disti n Li. L'infet•mo comincia a dolit·arc, o ricnde in sonnolenza, se giù si era riavuto dalla perdita della propria cosr.iAnza. Nelle eslremilà paeulilichc si contraggono alcun~::~ provincie muscolari, sognulamcntc i flessot•i dell'avambraccio e della gamba, o si osservtUlo moLt convul::;h·i, per lo più nello parli paralizzate o di. tado nella molù sana cl el coi'po. Qull.llclo il paziento ridi vione accessibile alls ùomande, lo si sente lagnal'e di dolori nel lato opposto u quello della lesione cerebt•alc, di vet•ligini , cef<>lca , che spesso manifc~sta anche .durante lu perdita di cosceuzu col porlat·c la mano al capo o pel' l' agitazionP. Finaln'lenlc n ou di t•aùo si pt•esenlano movimenlt automatici cha si possono scoq~ere specialmente nei muscoli della faccia (movimenti di mas licazione, conlot•cimenLi del vollo, ccc.), cd a quando a r1utmdo ancora nelle .eslremit.à . .Con csll'Oma t'aPità simili fenomeni morbos i si tt·ovano nelle embolie. Lo cruali nel maggior numet•oùei casi hanno un corso discretamente regolare, per terminat•e alla fine in larda guarigione reluliva (ciò che si avvera ncllu apoplt>ssie), o totalmente per pneumonite o rnarasmo. Da ciò cba si è esposto appare hensì una grande difficollù nel diagnostico differenziale fra l' emorntgia e l'embolismo cet'ebralc, ma non la impos::;ibilitil di poterlo detet•minat•e, se si aLlenda ai criLel'i diffGPenziuli suesposLi, e che r1ui si r·iassumono.
.Pel' l'apoplessia . l:ateromasin delle urtet•ie. •
Per l'embolismo .
L'clà gionlllil~. U pl'ogresso reurnnLi::;mo <H'licolul'·~.
L'iperlrofìo ùel YCnlricolo si- I vi:d ,·alvolut•i del cuore. • nìsLro.
La cirrosi dei •·eni.
Le alll'e all'azioni che proJucono coaguli.
L'enfisema polmonat·e. L'alcoolismu e lutLe le aUro co uso debilitauli 1 fcnomini proùromici. La mancanza assoluta di prodt•omi.
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RIV ISTA
Per l'em,boli.snw.
Pet· l'apoplessia.
Le estese paralisi muscolari. Le pat>esi incomplete. L'afasia amnestica. L'afasia atassica, l segni di compressione al capo durante l'attacco. l sintomi di altre embolie arteriose. La scomparsa dei disordini re- La scompArsa mollo rapida od sidui dopo non troppo lungo affatto impercettibile dci di· tempo. scrdini residui. La lesione dell'intelligenza. La spiccata conse•·,•azione dell'abituale intelligenza. Lo stadio di reazione. . . . . . . . . . . . . Kessuno di cruesli sintomi è per sè patognomonico; in uuionc però agli altri ognuno ac•1uista il debito peso nella delcrmmazione di una diagnosi pet·felta. •
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t;ura d e l diabe te m c tl l!mt e In s licerlnn di .Jakoles (rirchow':: Jlrch ives, V . LX, ff. 4).
Secondo Schullz i diabetici sono privi d'una paele dci lol'O alimenti respirulorii, o motivo dell'escrezione morbosa dello zuccaro. La glicerina, la r[ualo non può subire la LmsJ'cn·mazione glicogena somministra i materiali necessari all'esalazione dell'acido carbonico c dell'acqua che si forma per meuo della respirazione. Essn permetto ~r tal modo a quest.a funzione di compiersi sen?.a che i tessuti siano alterati. Del resto vi sarebbet'O duo forme cliniche di diabete. ~ella prima un regime appropr iato basto. ad ottener la guar·igione. Nella seconda il regime cci i rnc<licomenti sono insutficienti a produrla. L'autore ha veduto la glicerina proùurrc buoni Ciflblli in due malati appartenenti a rtuesL'ultima categoria. Ecco la formo la ch'egli adoperò: 25 grammi Glicerina . . . . . . . Acido tarlarico polverizzato 5 ,. A C{ tua . . . . . . . . 100 » da prendersi in ventiquatlr'ol'C. Al tempo stesso i malati fanno uso d'un regime quasi esclusivamente animale (uova, ciocco latte, caffè, Lhè:. Con questa medicazione lo. glucosurio. diminuisce ma il peso speciflc'o del · l'orina rimane lo stesso (1050 a 1060), non v'ba diminuzione del peso totale del corpo.
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DI GIORNALI
ITALI ,\~1
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Nel secondo malato la diminuzione dello zuccaro nell'ot•ina fu ancora più sensibile. J akoles allribuisce alla glicerinn il miglioramento prodotto in questi due casi: egli ct·ede elle so lo. densità dell'orina non diminuisce assieme cOllo zucchero, ciò Ili pende dal faLLo che questa sostanza ::;i converte in p1·esenza della glir.erino in un'altra della stessa densità, ma che non da alcun precipitato in presenza dei realli,·i ordinari dello zucchero. S ull'uso d e lla cn rn e c •·tul n, del s ig. LA DORDE ( Journal cle pharmacie et de chimie, novembt·c 187(i). L'uso della curno crudn si è gener•olizzalo in igiene alimen-
tare ed in tcrapeuticu . Noi parliamo della carne in naturn e non già delle numerose, troppo numerose, preparazioni nelle quali essa viene introdotta cd incor•porato, sotto rom1a d1 sugo o d'estratto più o meno concenLt·ati, a liquidi 1onici generalmente alcoolici, in modo ùa costituire una bevanda J'ipat•akice. T u lte le specie eli cat•ni non convengono all'uso di cui s i l t• alta. Sono le corni delle nere, mussime Ju carne di bo ve, che sono particolarmente approprialo a quell'w.o. In mancanza eli bove il montone può esseJ•gli sosl•ltulo; ma se si ha h.\ scelta, egli è al primo che bisogna dar· la pteferenza. Le parti provvedute di grasso devono essere lasciate da banda; ciò s i capisco tanto meglio che la coltura non ha da inLerveni1·e; importa inolLre di ricorllOI'Si ch e il ~ess uto cellulo-g1'assoso ò Ju sede prediletta del cis~icerco. ll pezzo il meglio appeopl'iato è il roonsleak che proviene dal vero nucleo muscolare della coscia (in loscano la noce); lù le fibre si prestano benissimo alla Pospalut·a nel senso longiludinale; poichè In raspaLura de,'esscre pl'ererita a qualsiasi alll'o processo d1 divisione; il Lritnmenlo, in particolaPe, toglie a lla carne la rnaggiol' plll'le del s niÌ sugo, senza reali:.czor•e uno stato di divisione gronde quunlo la r·aspatùra. Questa si prnlica mediante una lama eli coltello di mezzana lunghezza cd affilatissimo. Questo punto è irnpo1·lnnto al massimo grodo per la huona riuscita dell'opcr·uzione: non è troppo l'aver a tal uopo una lama che tagli quasi quanto un 1·asoio. Il peno di carne su cui si opera dove nvei'G una certa grossezza oude olft·ire al coltello una resistenza eul Lampo stesso una supct•flcie sufficiente; la forma la più appl'Ofll'iala a tutti questi re-
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quisili è la forma quadrangolare o romboi de; giacchè la raspatura dovrù effettuaJ'Si su tutte le faccio nel senso longitudinale, vale a diee nel sent~o na~urale della Dbra muscolat•e. Aggiungiamo che l'operazione si farà più facilmente, e meglio se il pezzo di carne ~e nulo per unadellesue eslremitàripos n SOJWa un Jìanco resistente o leggiet·mentc inclinato nel I'imunente della sua estensione. Il mezzo più usuale per far ioghiollire la caene cruda consiste nel ridnrl'e in pillole o in boccoui la carne dapprima ras pala ed in ra vvollolar·e queste pillole sia nella polvet•c, sia nella rastialtu'u di mollic;a di pane. Quando le pmole non possono essere soppot•la te bisogna amminis tt•at•e la carne sot.to il velo della mines ~ra; ed operando u questo modo la s i pu6 dare ad insaputa del malato. Allorchè si pr escrive la carne cruda nel brodo, bisogna che Cf ucsto sia freddo; allora la carne raspat.a o tr-itata s i mantiene ])en divisa; ma per molte persone soLto questa forma è anCOJ'a difficile a pt'endersi. ll s ig . dott. Laborde consiglia in quel ca:;; o di ricorrere al souuenle tnezzo, éorne quello che riunisco tutti i vantaggi desi<let'abili. S'incomincia col pr-eparaee una · minestra di tapioca poco densa e la s i lascia ral"freadare quauto basta pcrchè non possa esercitare S1tlla cm'ne l'influenza d i una cottura anche moderata. Quindi la came essendo fina mente e perfellmnenle rasp:1ta si diluisce in una piccola rJuantitù di brodo freddo, finchè il miscuglio s ia completo; questo miscuglio l w l'aspetto c la consist.en~a d'un bel succo di pomidol'O; e;;so costituisce in l'eallà un vc.r·o succo di ca!'ne: n on resta più che a vel'sarc poco a poco lo. minestra di tapioca. In questo succo, o. vendo cura di rimcstare costantemente il miscuglio mediante un coltello, si otlienc con questo mezzo una minestra perfettAmente omogenea colla quale la carne si tt'o,·a così ])en dissimululn, che la pet·sona che la mangia non se n e accorge, se n on fu peececlcnlemcnto <nrver•tita. Riflessioni. Fin da l!Utmdo Troussrau e Pidoux misol'O alla moda la carue cruda, come mezzoterapeuLico in certe malattie in cui eravi esaurimento delle forzo vitali, J}Oi vi ricorremmo più volte, e il più sovente con vantaggio.' Ci!'ca al modo eli preparare siflalta cm·ne ci comportammo a un dipresso come il sig. Lahorde; ma anziché set·virci della noce, ossia dei muscoli della coscia, ci serYimmo sempr·e del filetto, cioè dei psoas cd iliaco, che facevamo Lritare minuLissi-
mamenLe e condivamo rruindi con pohrcrc di:.mcchero e eli con-
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DI GIOI\NAL'I ITALIANI ED ESTERI
:nella, e riducevamo in pillole o piccoli boli che i malati in gene_rale tiravano giù senza alcuna r!pugnanza. Up carabiniere ridotLo anemico e, staremmo per dire ischeletrito, da gr-ave e diuturna clissentet•ia, si riebbe completamente, mercè quella medicazione. Si noti che g'iunse a man_.giare più dì tre e ttogra!XJ.mi al giot>no dì carne cruda. Un caporale di fanteria al'f\~tto da hubone che s'incanccenì, dando luogo a minaccio.sa e.mol'l'agla d'un rarno tegumenla1e dell'arteria crurale, fu salvo anch'esso mercè la carne cruda e i preparati eli china. UHimamente ci riuscì collo sLesso compenso di rid.onar la salute ad una bambina che da sei m esi solf!'iva di diarrea ab1)Qndantissimi:ì e rìbelle ad ogni genel'c di cura. La carne le fu amministrata coila gelatina eli ribes, e le piacque talmente, ch'essa medesi ma la chiedr~va alla mamma, ed arrivò a consumm'ne un etlogramma nelle ventiauaLtr'ore. Y. ~
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RIVISTA CHIRURGICA
Gastrostomia . ('1)- a•.·ima opera:t.lone ....ati cala C0~1 .eSiC& felice . (Dalla Ga~ette des hòpitaux ~· 1~6, 28 ottobre 1876). Nel1849, il 1U settembre il sig. SéJillot, allora professore alla Facoltà di medicina di Strasburgo, informava l'Accademia
delle scienze eh ·egli avea praticato, il13 dello stesso mese, l'operazione della gastrostomia sopra un infeemo unanimemente condannalo a prossima ed inevilabile morte, in conseguenza d'uno stl'ingimento insLipora))ile dell'esof'ago. Era <ruello il primo tentativo di tal genere. Il risultato non ne fu felice. Quantun,ruo l'operazione fosse staLa eseguiLa in condizioni favorevolissime, e che fosse stata sopportata perfettamente ed ispiras!'e le più legittime speranze, diceva nella sua lettera il sig. Sédillot, in capo a quindici giorni il malato si spense tutt'ad un tratto, senza lamenti, senza dolori, senza alcuna previsione della gravezza del suo stato, e senza che le persone presenLi avessero sospettato un esito così falulc ed impreveduto. Ma emergeva dallo stuùio analitico di quel fatto, per quanto disgraziato ne fosse rìusci Lo l'esito, la dimostrazione di due puuli importanti che gius tificando questo tentativo potevano e dovevano far presentire successi futuri: la pos(l) Crediamo opportuno di aHertire che non è indifferente il chiamare cotesta operazione gastrotomia, come molti fanno, anzichè gastrostomia; come l'ha deriOmim;l.ta il sig. Verneuil. Imperciocchè la prima denominazione conviene ad cgni taglio del veutricolo praticato per estrarne corpi stranieri o per qualsiasi altro motivo, e destinato a richiudersi, e le sue radicali sono ')'CX<rt");p e TOfJ.'~: mentre la seconda è applicabile soltanto all'apertura dello stomaco fatta nell' in tento di provvedere all'alimentazione dell'infe1·mo divenuta impossibile per la bocca, come è appunto il caso dell"operazione eseguita dal sig. Verneuil, e le sue radicali sono rcxcr~p e cT6;;.oc, cioè stomaco-bocca, vo~alJolo che iudica la nuova. funzione che avrà da compiere il ventricolo.
RIYfSTA DI G-IOHNALI ITALIANI ED ESURI
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sibili_tà di produrre artificialmente sopra un punto determinato delle pareti addominali un'ernia dello stomaco, di forare questo viscere e di in tradur vi permanentemente un cannello, senza emorragia, senza spandimenti, senza altre lesioni concomitanti, senza pcritonite. Finalmente il sig. Sédillot ne traeva i seguenti insegnamenti pei chit•urghi che avrebbero a ritenlar la pro,·a: mantener lo stomaco contro la piaga esterna dell'addome in guisa da chiudet•e completamente quest'ultima ecl a provocare immediatamente aderenze fl'a i due fogli viscerale e parieto.le del peri toneo. Egli è allo. distanza di venti seLLe anni che noi abbiamo la soddisfazione di registrare il primo caso del successo preveduto di questa operazione, dopo una ser·ie di tentativi infruttuosi, che per la massima parte, d'altt•onrle, l!•ovano la naLUJ•ale loro spiegazione nello stato grave e più o meno previamenle disperato degli operati . Si ò al sig. Verneuil che spetlo.<tuesto onore, e non potremmo esprimere meglio l'impressione che ci produsse oggi la lcHura attenta della relazione di questo fatto che rammentando le poche parole colle quali caratterizzammo la comunicazione verbale del suddetto operatore nel nostro primo articolo di giovedì scorso. Ma ciò che varrà meglio di tutti i commentari, sarà la riproduzione lesluale, conformemente all'impegno che assumemmo, dell'osset·vazionc che il sig. Verneuil depose sulla tavola dell'Accademia Ecco nuest'interessante osservazione che onora la chirurgia fr·ancesc nelle due persone del sig. Sèdillot, l'iniziatore del metodo, e del sig. Verneuil che ne fece la prima applicazione fortunata. Si tratta di un garzone muratore, :Marcellino R .... , di diciaselle anni. Abitualmente di buona s alute, questo giovine inghiottì sbadatamcn te,i!Hehbt·aio'l87G, una soluzione di potasso. caustica; egli pt·ovò immediatamente un senso di bruciore intenso nella gola; s'accese lu febbre, c poco dopo rigettò dalla bocca br·andellini e membr-ane. Questi sintomi d'esofagite aeulu scompat'vero a grado a grado, nel periodo di quindici giorni; ma allora qu.anùo l'infenno volle rimetteesi a mangiat·e provò difficoltà grandissime per inghiottit•e. Si presentò più volte al consullo degli ospedali, ma non fu ricevuto: continuò a lavorare fino al 31 marzo, epoca in cui l'alimentazione divenendo estremamente difficile, entrò alla Pietà nel ripartodel sig. Dumontpalller. Là si provò più volLe il cateterismo esofageo; ma ad ogni
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tentativo s i trovava un ostacolo ìnsuperal>ile a livello della porzione toracica dell'esofago; e non si polè mai olkcpassare lo stringi mento. L'ammalato indebolendosi l'apiclamento c minacciando di morir di fame, fu fallo passare H 24 nella sala San Luigi, ;..: 30, nel riparto del s ig. Verucuil. A ({nell'epoca l'inl'er•r-rw er a prot'onùamenle dimagr alo, la s ua
faccia ora pallida e stanca, bu pePduto ogni cnePgiu, la sua temper·alUL·a è al di sollo della normale ed è peonlo u subire qualsiasi operazioue. Non può, per così dira, ingoiar• più cosa alcuna, o.rigeUa nLJ'inciL·ca. t u~Lo ciò che pt•enùc. Il cale~erismo dell'esofago permelle eli riconoscel'e l'esistenza d'uno s tt'ingi·mcnlo compaltissi mo a 7 cenlimctl'i circa al tli sopra dell'orifizio superiore dell'esofago. cioè in un punlo lale che rcsofugotomia Cl'll impossibile. Alb cot•Le, il malato sla per mOJ'ii' di ·farne, e da trueslo momento il sig. V(~rneuil p1msa clte non ha al~ra pr·obabiliLà eli sa.lvezzn cltc nella gas~t·osto mia. Ftaltnn to lo si nulr-isce con clisteri alimeulnl'i. Nei giorni successivi il sig. Vemeuil p1•ova di nuovo di Yinccr·e l'ostacolo, mu Lu~Li i suoi Lentativi riescono infruLluo~i, spesso, Anzi, dopo cotesle manovre, lo stl'i ng irncnto sembra aumenLnt•c, e l'ammalato sta allora un g iorno o due senza poter ingoiare una sola goccia di liquido. Cna mallina apparisce nn barlume d i spcr&nza; l'infermo ci rB;cconLa che ha rigettato dalla bocca unu massn cnrnosa nrl'olondaLa, e elle in seguito potè ingltioLlire lwodo cd altri liquiJi nutrienti: ma il cateterismo restò inft•ultuoso come iu acldielt•o, ed in capo ad alcuni gior•ni la deglutizione t'itlivenne completamento impossibile. Bisognava dunq ue intervenil'e . Nondimeno prima di decider•si ud ap rir lo s tomaeo, si volle ancora frwe un ull imo tentativo. li malato Hart'ò un giorno che la deglutizioue che era impossibile lungo il gioL'no, pol,eva far.si un pochino anco!'a alla sel'a. 11 sig. Verncuil hason ùosi su quest'osserva:.::ione, pensÒ èhé vi potesl?le Msei'i~ Ul'lO sp asi11ò SùpragginlllO allo s tringirnonlo cicatt'iziale, come si vede Lal volta in certi sLrin_gimenLi cr·eduli insuper·abili dcll'ut'ell'a, e volle vedere se si potl•ebbe passare, dopu d'aver fallo cessMe lo spasmo. L'eveJJlo confermò la teoria. Il 29 giug no si somminis tJ·aron o all'i 11fer mo 8 g!'arnmi di cloralio in clis teri; al la visi ta questi era in uno s.tato complelo di abbrutimento. Il sig. Verneuil prem.le la bacchetta di balena e di primo tl•atlo o senza ·gran ùifficollà ar1'ÌYU sin nello ~tomaco. Ma in quel momen to
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jl gio,•inc malato ò pl'eso da una estrema angoscio con dolore vivissimo in tuUo il petto: piange e si stt•inge il tor·ace con ambedue le mani, come se soffrisse orribilmente: un'iniezione ipodermica di mol'lìna calma quel dolot·o ed il molulo si riuddormeulu. La hocchetta ùi balena non ha fulto dut•e neppu1·e una stiltu di sangue. A ~utLu primo si potò credo re che qw:: l successo relali vo fosse per .mular•c complclamcnle la sot•le futUPQ uel malalo. I giorni succes:sh·i pot • trangugiare facilrncnlc b•·odo e p •rsino pappa, ciù cile da un pezzo non gli crn accaduto di poter l'are. Ogni due giol'Oi gli ~'in tl'O\luce\'a le\ lenta, e o tal uopo non el'a più ncc·osslwio eli atltlot•meolal'lo; quel cateterismo, d'àllrondc, Cl'll sempre accompagnalo dn vh·a angoscia o da dolore nel pello; ma cio pr~ss:wn t•upidumcnte. Il malato sentiva n poco a poco rilot•nnt•gli le fot·ze. Svcntm·atuntenLequello stato non clurcì u lungo; lo !-;Lringimenlo ddivl:lnno da capo insupcrahile, e d0po il '10 lug-liu, la Lenta non passò più, ueppure adrlormcnlando l'infermo. Hicaù<h rapiclmnente in uno stato di debolezza cstt•cma, ati onta dc'lantlivi nlimentnri che gli si do. vano; In lcmpct•ntnra ct·a. a 32 o :32,:2; eravi set•iissimu minaccia ùi mol'lo poe inanizione, eppeL·Ci<'! il s ig . Ycr·neuit proposo ricisamenle, il 20 luglio, la gastt·oslomia che venno ucceltalo. Questi vi pr·occde il mcr•eole(li, :2() luglio, allodi cci e mezzo di maltiT!ll. Si prendono, d'u!Lronde, tutte le pt·ecauzioHi possibili; tulli gli sll'umenti sono lufl'uti nella soluzione fenicata ad •:,.•; le ::<pugno che si adopr·ut w vi stt\llnoimmerse rìn dalla vigilia; i1 chit•ut·go cogh aiuli si lavano accu1·alnmente lo mani nella medesima soluzione e gli uglti sono spultunli con olio fenicato. Fini\ tme n Le duL·unto. lull.u l'operazione un geLto d i poi vet·o d'aCfJUU fenicatn 1\ clit•ello ~ul campo opet·ntorio. Cloroformiz%nlo l'infermo, si fu un'incisione pnrallela al rialzo cat·tilagineo delle coste ~iui~tl'e, pc l'conseguenza obliqull in basso ed in fu ori, lungu ci l'cn 5 cen limeLt·i.-S'incide la pollo, il tessuto cellulnl'e sottoculanco, il muscolo gt•ondo obUrllLO; ullaccialm·a 1.l'nn'arteria colla minu~ia. Si a1·rim nllora sul pcl'itoneo che vie n sollevato con una pinza àtl at·Ligli, e che si tugUa colle fol'l.>ici . .Appal'e lo stomaco colta sua bianchezza nol'mtlte: lo s i n/l'cna culla pinza ntl at'Ligli, lo l;Ì attira nella plaga, c lo si aLit•avet·su con due luug hi \lghi du ucupuntura perpendicolari alle labbra ùcll'incision(', <.li modo n mantenere la parete stomuc.ale in contatto colle lul.lbra dell'incisione.
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.Quindi si afferPano ~ margini dell'apel'tura pet'iloneale ~on una serie di pinze emostatiche le quali si affidano ad aiuti. Allm'a si passano punti di sutura metallìca col caccia-filo ogni ansa di fìlo ·comprendé il peritoneo e la parete del ventricolo. Si pongono cosl quattordici anse, ciascuna delle quali viene stretta con un tubo eli piombo sopra un bottone da ca·micia. Ciò fatto) si ritirano i ùue grandi aghi da acu.puntura. S'incide allora la parete sLomacale che) dopo ch'è èosl strozzata dalla corona dei punti di sutura, è sede d'uùa intensa congestione ed ha preso un colore rosso-vioJaceo. La grossezza di questa parete è considerevole, e non rassomiglia punto a dò che si vede sul cadavere. Dopo aver fallo un occl1iello su questa parete, vi s'inkoduce una grossa ~enta di gomma elastica rossa che si fissa, infilzandola con un filo d~argento che attraversa contemporaneamente la p<:u'ete stornacale; si lasciano cos ì nello stomaco 7 ad 8 centimBtl'i eli tenta. L'incisione della par·ete gastrìc.a dando luogo ad un considerevolissimo scolo di sangue, questo si arresta collocandovi in permanenza pinze emostatiche. . Poscia si fa su tutto l'addome un'applicazione di collodion e l'infermo è trasportato nel suo 1etto. U n'ora pomeridiana. - Iniezione di 200 grammi di latte: qualche veJ\eità di vomito; scola nulla fra la parete ventricolare e la tenta. Si prova di togliere le pinze emostatiche posto sui vasi dello stomaco ma re morra ~aia ricomparundo ' ve noo·ono rimesse al lor·o posto. Medicazione con velo e fìlaccia intinte nell'acqua fenicata: di tr·atto in tratto polverizzazione d'accrua fenicata sulla piaga. . Cinque ore pomeridiane. - L'ammalato si lagna molto che lo strato di collodion gli vieta di rèspkare; nessun dolore di ~en tre. Iniezione di 100 g1'ammi di latte con un tuorlo d'uovo. Si levano via le pinze emostaliche. N elle ore pomeridiane. - Il sig. Verneuil ritorna a vedere il suo malato. Apiressia assoluta: il malnto si lagna d'un dolore all'altezza de.ll'ipocondl'io sinistt·o. l niezione di cloridrato di morfina in queslo punto. M.ezzanotte. - I.niezione eli 140 gl'ammi di latte; ma l'infermo è preso da violenti sforzi di vomito che cessano, d'altronde, dopo che si lasciano uscire dalla tenta 20 o 30 grammi di latte, questo latte è coagulato. 2i luglio.- Il malato è stanco, non ha potuto dormire <'J. .cagione d'un infermo cot•icato accanto a lui il quale è in preda
1095 ;al delirium tremens, si lagna assai d'essere grandissimamente DI GIO!lNALJ ITHIANI ED ESTERI
incomoda lo nel respirare: dice sempre di sentire un dolore al1'alle~za dell'ipocondrio sinistro. Iniezione di 'l 00 gt•arnmi di brodo susseguita da nausee con senso di sLringimenlo enlrotoracico. Un'ora. -Iniezione di 50 grammi eli brodo e 50 grammi di vino di Bordeaux. Cinque ore. - Leggiera tinta s ub-itterìca . L'infermo accusa ·sempre un dolore trasversale alla base del petto che gl'impedisce la respi1·ozione. Apparizione inonre d'un dolore alla spalla destra; ha una gran paueadi tossire a motivo del dolore che ne risulta. Piaga in ottimo stato, senza gonfiezza, il ventre è sempre moltissimo retratto. Iniezione e brodo coll'uova. Ad ogni iniezione alimentare succede un po' eli sotl'ocamento e qualche nausea . Mezzanotte. - Il dolore alla spallu desL1'a è aumentato d'intensità. Lieve agitazione. Apiressia assoluta, iniczioMdi brodo 1 e d'un uovo. 28 luglio. - Tinta itlerica mat·catissirna delle congiuntive. ·Orina poco abbondante che coll'esposizione all'at•ia prende una colorazione nera cupa, simile a quella dello Stout (birea fOI'Le) . Iniezione alimentare di latte, zuppa,pozione di Todd, fatte tutte le ore, ciascuna di 70 ad 80 grammi . 29 luglio. - 11 dolore alla spalla d(}s tra ed all'ipocondrio diminuisce. 30 luglio. - Havv.i questa mattina tult'atlomo alla pia ~a per un'estensione della larghezza all'incirca della mano un ross ore ben limitato, un po' doloroso al tatto che ha alquanto l'aspetto della porpora emorragica, senza sporgenza dell'orlo. Nessun sintomo generale. Questo rossore è dovuto evidentemente all'azione caustica dell'acido f'enico, tanto più che da Ha placcn rossa veggonsi pat'tii'C s triscie della stessa Linta che vanno verso l'inguine, cioè che sieguono la via tenuta dalla soluzione d'acido fenico durunle la medicazione. 1• agosto. - 1'Iiglioramento chiarissimo. La temperatura ascende a poco a poco vet·so la normale; la faccia è un po' meno dimagrata. Persislenzadella ti11La ittorica delle congiuntive. L'ammalato non soffre più in alcun punto. Ogni ora iniezioni ali menlari. 4 agosto. - Da ke giorni l'infet·moè trasformato. L'itterizia ò scomparsa. La faccia non ù più stanca eù il ventre è assai meno retrulto di quello che fosse prima dell'operazione. - La
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porzione di pare~e stomacale strozzata d ai punti dì sutura è sfacelata in parte; eppcrciò la piaga. è molto più laega clclln tenta,e s'è obbligati di turare i marp-il1i con una lamina di caoutchouc applicata sulla parete addominale ed attr aversala dalla tenta. Da questo giorno il migliorumento conLlnua c verso i1 20 l'infermo s i alza. Il i O settembre il malato sla benissimo; sla alzalo tutto il gior no e vuole aiutare gl'infermiCI'i nel loro servizio. Ha l'ilrovato quasi tutta la forza e tuUa l'energia che aveva prima del suo accidente. La tenta de' pl'im i giorni fu s unogata con una. tenta enorme di caoutchouc rosso che rimane permanentemente nella fistola. Questa fistola è arl'olondat.a ed ol'lata su tutta la sua perifel'in da un piccolo rialzo <.Iella mucosa gastrica rossa c liscia. ll malti LO per m ezzo della s un lenta iniella succhi, tri tumi, mineskc, bevande. ~cH'atto di queste iniezioni non ha altra sensazione che quella del freddo e del caldo e non trova cer te cose-migliori dell'al tre; p ur e gli capi ta spesso, dopo quelle iniezioni ali mentari, di sentirsi venil'e ln •~bbonda nza la saliva 'in bocca. Non pu6, d'altronde, ing hiottire <JUOstn saliva ed è obbligato di sputarlu, o subito, o dopo d'averne raccolta una certa quanli.Lù nella porzione superiot•c del suo esofago. Quella privazione di sali va e q nel modo d'alimentazione non sembr·uno, d'aHronde t'eCu l'il menomo incomodo al giovine mala to, a giudicarne dal suo buono stato di salute e sopralutto dall'esame delle pesate da due mesi in poi: 18 agosto pesava. chilogc. 34. 21 " )) 3-1,4·00. 24 3&,500. )) ))
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8 seUembre pesava " 37.•500. 3!J. H " pesa. . • Il s uccesso operatorio può e!:lscr·e considerato oggicll come completo . Il rislt'ingimen Lo dell'esofago resta insuperabile, e siccome è il risultato d'una cicatrice, non può cbe andat-si sempr e più r estr·ingendo e finire coll'obliterazione comple ta . L'aro·· mala to ha fame e maugia ùi Lutto con piacere: solo mentre s'introduce i suoi alimenti d irettamente nello stomaco, per non pet•ùerne in Lieramente il gusto, ne mette una piccola parte in bocca cJ1e rigetta dopo d'averla assapora ta .
DI GIORNALI lTALll\Nl ED ~STERI
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0ra ,incomincia per questo giovine ·un n uovo periodo) perlodo · d'osservç~rzione e d'esperienza, relativ.amente al modo in cui sopporterà fa nuova foggia d'alimentazione alla quale è costretto di sottomettersi. Esiste questa differenza. fra l'op~ rato del sig. Verneuil ed il celebre Canadese affetto da flstola st'omacale di cui di Beaurnont raccontò la storia, che il Canadese potendo ìnghiotUre prendeva i suoi alimenti per bocca, mentt'e l'operato del sig. Verneuil ha un rìstringimento esofageo insuperablle che arrìvet'à probabilmeri:te alla completa obliterazione del condotto. Quel giovine è dunque destinato a tenersi tutta la vita siffatta infermi~à ed a nutrirsi con iniezioni di liquidi alimentari nello stomaco. (iura delle antiche piaghe varicose; del dott. BOURGUIGNON (GaM. Med. LO'!nb., ottobre 1876). • Le lunghe e svariate applicazioni di cui il dott. H. Bour~
guighon ha sottoposto il tartaro ferrico-potassico hanno fatto dichiar·are da cosi abile pratico che questo sale semiorganico p01-;sa porsi a q\tel rango eminente a cui sono ascesi incontestabilmente il solfato dì chinina, .il clorm'o di potassio, il mercurio, ecc. I vantaggi seg-nalati dall'autorità del Hicor'd. nella cura dei cancri fagedenici hanno'adclitato apriosticamente i successi che l'applicazione di questo medicinale potrebbe conseguire nel trattamento delle piaghe atoniche e sopratutto delle ulced varicose. 11 BU:rguignon nel dipingere queste so'luzioni di continuità, iil cui trova opportuna questa pratica c-prativa, le descrive come quelle che .hano invaso una parte della gamba, i cui bordi son duri, tagliati a picco) con fondo ineguale, livido ed impregnato di sanguepurolento e fetido che rendono impo?sibile l'incesso e costituiscono per il paziente una r·eale e posit.iva infermità. Quanti e quali siano i vantaggi conseguiti da tute le specie di tratt.arnento io mel so e credo se lo sanno eziandio luLti quei cultori della scienza ai quali con certa freq uenza si presentino cruesti poveri sofferenti. La soluzione di taetaro ferrico-potassico, lo dichiaro ancor io, ha a:vuto nella mia pratiça quei trionfi che invano chiesi a quella miriade di mezzi che sono più in nso oggidì. La soluzionè può contenere da due a sei grammi del sale bibasico su 100 grammi di acqua nalmente distillata. (L'autore vi aggiunge 10 goccìe di ammoniaca onde evitare il precipita lo che tende a prodursi) e la dosè dovrà essere proporzionata alla tolleranza· dell'indiGiornale ài meaiclna. militare.
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RIVJSTA 1098 · viduo. Un piumacciolo di filaccia finissimo inzuppato eli quest'acqua medicamentosa si applica sull'uretra due volte al giorno nelle prime medicazioni, poscia la s~ra sollanto: quando cioè si è incoato il pr·ocesso cicatrizìale in direzione centripeta e così fino a che la medicazione va rjdotta a solo cerato o a qualche strisciata col pastello di ~trato d'argento. Le cicatt·izzazioni ottenute da questo modo di tra~tamento, conchiude l'autore, ma di buona natura, al riparo delle ricidive in ragione dell'orgunizzazione solida del Lessulo cutaneo di novella formazione. (Archioio clinico italiano di medici condotti).
Sull' h •a o Kavn-B.ava (Knwa) (PhaT•maceuticalJournal)
agosto J87G. 1l Kava porta diversi nomi: all'isole Vili si chiama Yaquona, a Tàllili Ava-ava, a Bava! Kawa.> alle isolcMarquises Kava o Kava-KaYa. Alla nuova Zelanda si raccoglie una sorte di pepe formalo dal Pipe1• excetsum Forst che rassomiglia molto al Pipe1· melhysticuni MifJ. ma che non gode delle sue proprietà tossiche: si adopera in Jorma di Lhè ed allresl come dentift•icio. Le foglie non raggiungono d'ordinario cb e la metà della supei·!icie di quelle del Piper melhJ;sticum e non hanno che 5 a 7 vene irragianlesi dai peziolo. lJ Kawa è specialmente coltivato a Tahiti, a Vili, a Hawa·i o nelle isole della Società e di Tongan. Se ne distinguono parecchie varietà; le radici raccolte sopra un suolo secco sono · le più attive. H Piper meihysticum Miq. è un arbuslo eli 6 piedi di altezza il cui gambo ar·r·iva alla grossezza d't o d'l'/2 pollici. Le foglie hanno da 4 ad 8 pollici di lunghezza ed una largllezza quasi uguale; esse sono cordiformi e terminano bruscamente con una punta baslanlemenle acuta: il loro peziolo che misut'a 1 ad 1'/ 2 pollice s'allarga ulla sua inserzione sul gambo. Ad occhio nudo le sue foglie paiono liscie ma colla lente vi si scorge un gran numero di piccoli peli sulle venule ed un minor numero di peli corti sul reslo della foglia; dodiei ve!le pr·incipali partono d'ordinario dalla sommità del peziolo. La radice è fibrosa, leggiera o di tessitura spugnosa: fresca essa pesa da 7f'JO a 1500 grammi: talvolt.n il suo peso s'eleva sino a chi!. 7 '/.e al di là; disseccandosi essa perde più della
Dl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
1099
metà· del suo peso. La sua super.f).cie esterna è. di colore grigio fosco; essa è. ricoperta da una solida corteccia che .basta di levar• via per mettere a nudo un <reticolo ili tessuto legnoso di cui alc1,.1ni interstizi sono riempiti da una sostnnza cellulare molle d'un bianco giallastro (d'un giallo a uranziaco) nella varietà marea e di color di garofano nella varietà avint-ute. La sezione trasversale mo-stra un gran numero di lineo flni .(fasci legnosi) che s'irraggiano all'incirca dal centro vet'so la -circo:nferenza e sepaeate le une dalle altee da uno spessore quasi uguale di Lessuto cellulare. La parle centrale della radice è costituila da un tessuto cellulare molle ùa cui partono i .fasci legnosi. L'odore eli quella radice è geaclevole, essa ricorda l'odore del lillà o quello della spirea relulmaria: il suo sapore ò leggermente pungente, provoca la secr ezione della saliva ed è un poco astringente ed amara. D'ordinario si ado~ pera lo. radice e la parte inferiorè del gambo sotto forma d'infuso alla dose d'un dramma (1 gr. 77) di radiée raschiata in un lilt'O d'acqua, nella cura della blennorra~ia. Premesse queste nozioni botaniche, prenderemç> a~ impres ti lo clall'Inclipenclente le seguenti indicazioni circa l'uso l.erape:Utico della suddétLa pianta. « Una circostanza affatto fortuita ha messo il Dupouy al -caso di poter osservare le proprietà anttblennorragiche del lwva. In seguito eli un naufragio, egli per mancanza ùi medicamento dovette lasciare i blennonàgici prividi cura. Gli uomini dell'equipaggio avendo potuto procu.rarsi del kava, lo mescolarono coll'acqua onde provve(lersi di una bevanda più aggradevole. Dopo qualche giorno il medico di bordo vonue colpito dalla modificazione sopraggiunta nei suoi venerei. I dolori del mitto cessavano, diminuiva lo scolo J'apidamente, e in un periodo di tempo, che variava dai 10 ai 12 giorni, erano guariti. Il !<ava venne in seguito adoperato in buon numero di casi, e diede i medesimi risultati. " H liquore dal quale lo pl'eparano gl'indigeni, quale è stalo propioato contro la blennorragia, non è che una macer·azione nell'acqua della r adice secca, peevenLivan1ente contusa. "' Dopo d'aver raspati 4 o 5 grammi ed anche più della radice, si pone a macerare in 1,000 grammi di acqua per lo spazio di 5 minuti, agitando parecchie volte. L'acqua filtrata vi~ne somminislt•ata due volte nella giornata, prima e dopo il .Pasto sino all11 guarigione. "- L'autore riassume cosl il suo lavoro. Il kava non è in-
H OO
RIVISTA
nebriante. Diuretico energico, debella rapidamente gli scoli blennorragici . Amaro e di gusto ché pr esto alletta, può rendere dei grandi servigi alle persone delicate, ed a quelle sopratutto il di cui s tomaco guasto o stanco tollera malamente i nostri metodi attuali di cura >> . Le allacciature ig ie nic he per mutande e c alze, e lo .. ~ azione pallia t l"a e curativa de lle \':lrlci, del dott. Pietr<> DucHINr (La Salute, ottobre 1876). È troppo nota la benefica azione degli agenti compressivi
usati con norma e ,metodo sulle parti periferiche e specialmente sugli arti inferiori, contro le varici, perchè io faccia di più che accennarla. Scopo di queste mie poche righe è di portare a notizia; anche dì chi non coltiva la scienza medica, un mezzo sem-· plicissimo e poco costoso di cura preventiva, pallillliva. ed a nche r adicale delle varici delle gambe, sostiluendo agli ordinari lacci di nash'o· o di tessuto congeneri con cui si. fissanQ·-le mutande e le calze, un sistema di compresso~·i e]as ~jci, quàli pil) sotto verrò descrivendo. Tale sis tema è più specialmente inùicalo, scienfiticamente parlando, contro quelle cause anzi quale agente sostitutore da costumi e consuetudini sociali non affatto igieniche e che per di più si pratican1l fin dall'infanzia, generano poi col tempo le grosse e penose ed anche pericolose varici . Non entrano quindi in questo novero quelle cause lperenti alla conformazione delle tuniche venose, alla resistenza c vitalità di esse, ecc.; come pure gli ingombr·l che alla cit•colazione venosa ne possono derivare da ostruzioni viscet·ali, tumori, ecc., :VIio scopo si è di richiamare l'attenzione su quelle cause determinanti dirette, che per la loro creduta innocuità, essendo dai profani ignor ate, sono pm· sempre un agente morboso attivo per· la s ua es tensione e per la sua diuturna i nfluenza. Tali sono per appunto i lacci con cui si fissano ordinariamente le mutande e le calze sulle estremità inferiori, s ia al te1·zo inferiore della gamba, sia sopra che sotto il ginocchio. Questi lacci s pecialmente se fatti di nastro o di tessuti i neslensibilicostitituiscono un grave e continuo impedimento alla normale circolazione venosa superficiale, sia limitando od anche impedendo la forza propulsiva, la vis a tergo, sia comprimendole vene in sito restringendo ne il lume a scapito della l'e Le ·
DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
~ 10 f
venosa periferica., in cui l'impedito circolo centripeto cagiona la stasi venosa, lo sfiancamenlo delle par eti, l'insufficienza valvolare, e perciò le varici colle relative conseguenze fino alle moleste erosioni del derma ed alle callose e dolenti ulceri. Di più tali lacci producendo anche la compressione delle arteriuzze cuLanee, causano quello stato congestivo circumamhicnte allaccio medesimo, da cui proviene questo molesLo pru.riLo, una volta sl cercato dai seguaci d'Epicuro! Anche i filalamenti nervosi compressi dal·laccio a lungo andare ne risentono, verificandosi tallìaLa una relativa e locale perdila della sensibilità tattile. I lacci dì tessuto elastico invece dei comuni nastri, hanno in certo modo ed in certa qual pat'Le provveduto a taluni inconvenienti mason sempre troppo limil.aLi e troppo stretti, e la loro azione compressiva, per quanto più blanda e meno re:sislente, è pur sempre troppo localizza La, e perenne sui vasi superficiali. Gli apparecchi compressivi di tela a nastro, a cinghie inelastici sono non solo insufficienti, ma dannose per le piegature ~nev.itabili, per le erosioni al derma, e massime po.i perchè nor\. si prestano alle modificazioni di volume che subiscono gli arti inferiori per il fatto del camminare o della lunga sta-Zione in piedi, cruindi o sono troppo J'igidi e stretti e t'anno male, o sono troppo allentati e riescono inutili, quando il pa.ziente, ma paziente davvero, non voglia o possa darsi la pena di ada ttar~eli ad ogni istante. Le calze espulsive sono per verità un eccellente compenso; ma il loro costo è tutt'altro che indifferente, inoltre si lordano e si insudiciano con estrema facilitò. senza essere suscetLibili <li pulizia, anche non calcolando lo. prontezza con cui sì rompono o perdono la loro elasLicità, nell'o.tto di vestirle e svestirle. Nessuno poi ha, cred'io, Dnora pensato a mettersele in prevnnzione di soffrir di varici. Ora a rimediare a simili inconvenienti, pensai che una ra~donal e applicazione del tessuto elastico alla estremità inferiore interna, od esterna, od anleriot'e o posLeriore delle mutande, e per uno spazio lungo quanto quello che separa il dorso del piede dal ginocchio, e più precisamente dal collo anatomico ·del ginocchio, ed anche meno a seconda che debba o sel'vire come curativo o palliaLivo, oppure come semplice mezzo igienico preventivo, avrebbe soddisfatto pienamente alla indica-
.zione.
~ 10~
RJVISTA
Ecco come io intendo applicare il tessuLo, specialmente alle mutande. Il taglio dello stoffa per le mutande, esclusi i risvolli per le orlature, deve mis urare lu larghezza di 2 o 4 ccmlimctr'i circa in m eno iJ pel'imelt•o della gamba, modellandosi sulla forma della gamba medesima e del polpaccio in ispecie. Il taglio comprenderà. due aperture, l'una opposta all'altra, nell'una delle quali vi sarà un sis tema di chiusura a bottoncini per sovrapposizione come n ei panciotti, oppure a zig zag ed a cordoncino come nelle fascelle, o busti delle donne; nell'aJtJ·a vi sarà un vuoto largo '~ a 5 centimetri, lungo da 12 fino ai 20. ed anche più, potendo avere il tessuto clastico di tale ultezzur nel senso verticale coi lati paralleli e l'orlo superiora a semicercl•io, od anche r ettangolare; in ciascun bordo laterale di questa seconda apertura vi sarà una serie di piccoli occhielli distanti l'uno dall'alt•·o non più di 2a 2 '/,centimetri cor•·ispondenti ad una serie ùl bottoncini fissali con orla tura a doppia . cucitura al lessulo elastico il quale è destinalo a l'iempi ere· quella apertura, e deUa quale ne rappresenta la forrnu identica. L'orlo supcriot•e si fissa pure facendo nella s toffa delle Inutande un occhialino orizzontale, in cui penetra un boU.oncino fissato pure sull'elastico. Si avvet•la che su quesl'or•lo superiore la stoffa delle mutande deve essere esuberante sul tessuto elastico, perchè questo estendendosi nella trazione trova in Lale esubet•tmza un compenso olia s ua aument.ala estensione: il bottoncino poi nell'occhiellino orizzontale si presta bene n tutte lo Lrazioui- senza produrre piegalur·e moles te e disarmo~ ni che. Questo sistema cl'applicaziono où occlùeUi e bottoncini è fatto per polet' leva1'e l'elastico ogni volta che lo richieda il bucato od il cambio delle mutande nelle stagioni, potendo addottarlo a qualunque paiu di mutande. Volendo avere un sistema più r icco o più energico, la falda di tessuto elastico può mettersi d'ambo i lati ùell'eslr emil.à inferiore delle mutande, a portat•o l'apertura di chiusura s ul lato anterior e. Per ciò che concerne le calze, possono servire i lacci elastici, purcl1è larghi non meno di tre a cinque centimetri. Ciò inteso, sì comprende facilmente il modo di azione di tale mezzo semplicissimo. Al1acciando la mulanda il cui pcrimeL•·o deve esse1·e un poco più sLrelLo del perimetro della gamba, si esercila uno tl'azione sullessulo elastico, il quale r eagendo.
1 1103 p,er la sua proprietà esercita su tutta la pat-te che rivesLe la zona di mutanda così preparata e modellata, una dolce, uniforme e costante compr essione tenendo aderente i tessuli al derma senza impedire la circolazione sanguigna supediciale, nè violentare 1 fllamenli xrervosi ed l tessuti soltoposti. "lo ne sLo applicando per mio uso un tessuto elastico morlljdissirno costeutto espressamente negli opifizi della rispettabile Ditta FraLelli Sassi di Milano, la quale gentilmente si prestava a soddisfare alle modillcazioni volute nelle misure ricbieste per ottemprare alle indicazioni secondo il mio concetto igienico e terapeulico. Il mezzo è tanto semplice, così poco cosloso, che dovrebbe essere posto in opera da ogni Individuo indistintamente per la sua comorliLà, e da tutti oolOi'O poi che per predisposizione, o P.el' necessità sociali sono costretti a sture lungamente in piedi. Come profllattico lo vorrei adolt.ato in tutti i collegi, mollo più che la ginnastica rorma parte sì impot'Lante dell'educazionefLsica soci~le, abolendo quei lacci di nastl'o inestensi)lile, che streLLi senza norma e senza criterio semp!'c -ad un modo in tutte le Ol'O della giornata, fra lo sbadiglio, il sonno e la noncur~nza infantile, sono il germe di moHà incomodi, a capo dei quoli stanno le varici. Qui parmidi vedere fat• capolino un sorriso 1t'onico dì qualche mamma o babbo, che sarebbe felicissimo di avere illìglio at'J'eUo da enormi varici, puro di toglierlo da quella molesta coscrizione! Carità male intesa, amore sciagurato: preferisco dieci anni di vHa laboriosa militat'e o comunque, purchè mi arrida prcspera e valida salute, al! una infermità per quanto non grave, r;.uqndo non. è grave, ma che mi affligge per tutta la viLa, e può anche compt·ometlcre la mia esisten..:a, dopo avel'la resa troppo sovente uggiosa per le continue molestie. La scienza regis tra futti di morti quasi impt·ovvise pet• scoppio di var:oici. Di infelici poi che per vene varicose nodose, peL' ulceri callose sordide, ostinate e ribelli, sono condannati ad imprecare all~ loro gamb~, ue è Mppa la umana società. A chi dunque la preferenza? La sentenza non è aedua per doverla rimandare ai posteri. Dl GIORNALI l'rALIANl ED ESTERI
RIVISTA BIBLIOGRAFICA Storia eh i••er,rgica tlella. guert•a clelia ribellione degli Stati lfnili ti! .4merica, del dott. GIORGIO o ·rrs. - Ana-
lisi del tomo t• di quest'opet'ct. J- (Continuazione).
Òccorsero 20 fratture della lamina interna, mol'irono 22 giorni dopo la ferita (termine medio) 19, essendosi fatta la trapanazione a 4, guarì 1 al quale 4 '/2 mesi dopo la ferila fu estratto un frammento d'osso necrosato del parietale destro (di 'l '/, cent. di lunghezza e circa l di larghezza) in tutta la sua grossezza: la superficie esterna era intatta; nell'interna si scorgeva manifestamente un pezzetlo d'osso approssimativamente di t ...., profondamente conficcato; in 13 casi vi fu i>ttppurazione sottp la dura madre; in 2 pioemia con focolai metastatici; in 4 infiammazione con rammollimento cerebrale. Concernono 4 casi il frontale, 13 i parietali, 2 l'occipilale, e d'uno non si do terminò la regione. In 1~casi la lesione fu prodotta da palla da fucile che penetrò o colpi obliquamente; in 4 da frantumi di gt'anata, 1 da pnllini da caprioli ed in uno non fu specificato .il proiettile. A questi casi raPi sono conformi gli analoghi comprovali con cartezza della leLleratura anteriore, e le riflessioni di Slromeyer sulla 1rapanazione, sopraccariche di ml.\ssime sue. Sebbene alcuni chirurghi, per ispiegare simili fraLLure si fondino sopra una maggior fragilità della lamina interna,' questo è appena necessario. Non è difficile produt'l'C frattur e in una delle superficie della leca craniale, mediante Jeggieri colpi di martello dati sopra l'altra; per esempio fl'atlure esclusive della lamina esterna per mezzo d'un colpo dato sulla s uperficie interna . Le ossa del cranio si rompono a travMso la linea di maggior estensione; esattamente come un bastone che piegandolo sopra la rotella comincia a rompersi dal Ialo convesso. Teeran, chirurgo eli Londra, fu il primo a dare quesla semplicissima spiegazione fisica della fra ttura della lamina interna del cranio. - È indubitato che una serie di fratture di questa specie sfuggono
H05 alla diagnosi medica. La cura deve essere diretta conformemente ai principii fondamentali di medicazione delle lesioni del cranio. Se i sintomi di compressione cerebrale sono violen ti e continui, specialmente poi se esiste paralisi del lato opposto alla ferita, l'uso del trapano si trova incontestabilmenle giustificalo. l n 11 casi di trapanazione per tali ferite, che Otìs raggranellò nell'antica letteratura, le guarigioni furono 4. Fratture da arma da fuoco d'ambe le lamine craniali. Di quelle chiamate lineari o capillari se ne contarono Hl, di cui 7 morirono e 12 risanarono. Fratture senza depressione ve ne furono . 2911 Morirono 62,7 per 100 . 1826 Guarirono . 1001 Di esito ìndetermina lo . 84 .Fratture con depressione 364 Morirono 31),4 per 100 . 129 Guarirono . 231 Esito sconosciuto . 4 Fratturcdelct;anìo penetranLi(con un'apertura da palla) 486 .Morirono 82,7 per 100 402 Furono licenziati 65 Ripresero servizio . 19 Fratture del cranio perforante(con due aperture da palla) 73 :t~,rorirono 76,7 per 100 . 56 Furono licenziati 17 FraLture èomminutive del cranio se ne registrano 9 che produssero tutte la morte. Fratture per contraccolpo la Relazione ne ha 2; però Otis mette in dubbio che siano state prodotte realmente da contraccolpo. Circa il numero ed il risultato delle operazioni praticate ne!Ie lesioni del crimioJ traccia il seguente quadro. RIVISTA BlDLIOGUAFICA
l
OPERAZIONI
Esll·azione dijroiettili. • Allacciatura a rLel'ie . E liminazione di scheggieossee e sollevamento delle ossa. dePl'C$S6 .
•
•
•
•
.
•
•
.
Trapana.zione. . . . . . . Operazioni d'ernia cerebrale
.• Cnsi · Guarttt
Morti
89
83
175
83
~l
454
273 95
220
29
7
ESitO
Mortalità
ignoto
per 100
3
12
"
176
3
124 22
l
,
471 4
361;36 981,77 5e' 36
75<86
11 06
RI VISTA
Nei colpi di palla penetrante si estrassero corpi 85 volte stranieri . . . . . . . . Guarirono . . . 13 Quando non si eskassero corpi stranieri esistenti di . 101 casi Risultarono morti . . 59 Della surriferita allacciatura d'arteria furono: della carotide primitiva . . . 7 e mot•irono 4 » esterna . . 1 • 1 dell'tu·teria tempot•ale supet•ficiale 22 • 5 La trapanazione del cl'anio per lesione di arma da fuoco dà per 100 cosi: morti 56 per 100 . . 110 In 162 casi s'indica il tempo in eu; fu falla l'operazione: 46 primari, di cui morirono 32 ossia 69>6 per 100 99 intermedi " 59 " 56,G » 100 17 secondari ,. 4 " 23,5 " 100 Quanto al sito della tro.panazione s'ebbe il seguente risultato: P arie tale 85 casi che diedero 40 mot•ti ossia 47,1 per 100 46 27 58,7 JOO Frontale • • ,. .. Occipilale 12 100 6 50 D
Temporale
"
!)
,,
3
)>
03 '/,
,, 100
50 per 100 Totale 152 76 L'ernia cerebrale si presentò come conseguenza di featlura da arma da fuoco 61 volta, e diede 11 gtulrigioni. ll numet·o e il risultato delle lesioni della faccia appariscono dallo slalo seguente: Numero Ripre- Furono Mo- Esito sero lidoi casi servizio cenzia ti rirono ignoto
SPE CIE DI LESIOI'I I
PerHe da sciabola e baionetta
6<1
40
15
2
7
CllUSe diverse . . . . . . . . l esioni della facciadadiverse cause 8~ FeriLO della faccaa o parte mu,_ scolare . . . , , . . • . Feriti! della r egione dell'occhio ~:~ -t! Frattura delle ossa.delln l\.\ccia
6-1. 274
:JT
167
17 83
3 3
7 19
tnli 11110
!IJOO 379 11M
1310
1154
58 61
310
1150 68
4178
3599
no
1580
Fl'attura delle ossa della faccia da
e
:-=
Totale .
.
8~11
0815
l
679
830
JJI BLIOGl\AF!CA
11 01
Negli 8235 casi d'esito ignoto morirono 5,7 per 100; proporzione che probabilmente sarebbe più favorevole, se constassel'esito dei 1580 casi sconosciuti. Nella guerra di Crimea il numero delle fratture delle ossadella taccia ascese nell'esercito britannico a 107: quello delle ferite dolla parte carnosa a 426, ossia in c.omples!'lo 533 o 7,4 per 100 di lulle le fer ile: la mortali Là delle ferite della faccia fu di 2,6 per LOO. S econdo il calcolo di Chenu, nell'esercito francese di Crimea veriflcaronsi 1414 lesiolli della facci a con una mortalità di 13 per 100, e nell'italiano 9:>.') casi di eletta lesione, con una mor~ talità di 11,9 per 100 (J ). N ello lesioni da. arma da fuoco dell'occhio 1100 (2). Furono distt·utti ambo gli occhi . 6:~ volte, morir ono 'l7 F u distrutto l'occhio destro 393 • " 12: " " si nislro . 387 » " 24 , un sol occhio indeterminato 4·3 " " 11 L'esperienza della guerra americana conferma la dotlt•ina a tutti nota, cho se esistono corpi stranieri nel bulbo, si hannO' da es h·arre senza badare a l p~ri co lo, coll'ablazione an eh o del globo dell'occhio, se è necessa1·io. In una panoU.almia consecutiva ad una lesione du arma 1la fuoco ò mestieri non risolversi lardi u pt·ulicare uu ' ulili ~l:lilll<t inie.Gione pot· evacuure il
conlenulo del bulbo.
(l) Non sapremmo propriamente dove il sig. Chenu sia andato a prende re que1 9.i5 eMi di lesione della facc1a verillcatisi durante la guerra di Cri m en. nell'eseroioo italiano. Ci paro i mpossibile che uno scl'itto re accurato com e il Ohenu l' abbia" de~ta così grossa, e crediamo di non andare ert·ati supponendo che il mal'rone l'abbia preso il copista od il tipograro. E d ìc1a mo marrone, perchè il cor po di s podizione sardo ebbe in t utto in Cr iJOea. IG7 fer iti, come ai ri leva dal 'luadro statistico annesso a lla Relazione sulle malattie dominate in Oriente del nostro Com issetti. P er aver a\'Uto un sl gran numero di fer1te della faccia bisognava cbe t l totale del feriti Mcendesse almeno alla cifra complessiva di 15,000. simili orrori sono deplorevolissimi, Riccom e quelli cho fauno dubi ta ra della esattezta delle altre cifre e possono far o~clamaro con innegabile fOndamento: • Et vollà cependant commeot on ra1t l'hìsloire! "·
Y. (2) F ra la cifl•a co mvl~.s~lva dell o ferito dcll'ooohio o la speci llcndone di esae ferite v'ha una dilfereo za io meno di 802, la prima essendo di 1190' e la seconda SSS soltanto. Vi fu dim en ticanza 1 Vi fu er rore di stampa 1...
r:Jt 08 RlVlSTA In 91 caso di perdita d'un occhio l'allro s'indebolì o fu affetto per simpatia. Riposo assolulo, slt•elta diel.a, la più squisita attenzione sono necessari per la conservazione dell'occhio non direttamente ferito. Nelle fratturo della regione oculat•e si riconobbe imprudente di estrarre i frammenti primal'i dGlle ossa quando non fossero Jnlieramente s tacca ti. N Glie ferite da arma da fuoco delle palpebre si oU.ennero buoni risullati dalla sutura inlorcigliata accuratamcnl.e eseguita, i margini della fe.rita disli•utti furono escisi, in alcuni casi isolati. Le opero.zioni plo.sliche per correggel'e le defol'milà della faccia prodotto da arma da fuoco ascendono a .30 a cui corrispondono: A Ile palpebre 6 Al naso 5 Alle g uancia . 8 Alle labbra, al palato ed altre parli della bocca 12 Al mento . . . . . . . . . . . . . 4 ln m olli casi i guasti della faccia furono così estesi o segui li da tali doloei cronici delle ossa, che le operazioni plastiche .furono impossibili. Poche volLe le ferite da arma da fuoco alla faccia cagionarono fislol~ salivali. Le fratture delle ossa della ftlccia prodotte da arma da fuoco sono raggruppate nel modo indicato dal seguente quadro: RE GIO NI
..
:Mandibola inferiore . . Id. superiore . Ambedue le mandibol e i. Mandibola non ispeeiftcata.: Osso malare . . . . . . •
. Id. na~ale . ld. pa13tlnO . • . . . . .
Cosi
Morti
1007
l2J
5G~ 1~7 ~00
4~
lS
à3
Varie ossa ferite alla volta.
4~
.. .. 117
.
331!.\
3-10
o
•
•
•
•
•
Totale
o
218 03 17
14
RiEsiti l ornati contiati al corpo ignoti Li-
?79 947
550 228 46
llS
89 53
7 152
101
157 38 12 51 20 14 3 35
1188
1151
330
86 00
26
sn ~
l
I 2982 casi d'esito ignoto produssero una mortalità di 11,4 per 100: i licenziati diedero il 40,() per 100, fea cui ebbero la pensione 60,5 per 100; finalmente 38,7 per 100 ripresero servizio. In genetale si dimostrò con questo che le frallu r e delle ossa della faccia da armo. da fuoco sono lesioni pct•icolose c di gravi conseguenze. Diedero occasiono 671 volta ad operazioni che
11 09
BIBLIOGRAfiCA
con sistettero lo. maggior parte in risecazioni di ossa. In faLLo d'allacciature di vasi ebbesi a p raticar le seguenti: àLLACCJ,\TURE
Cnsi
.
5!.1
37
11
6
2
2
.
.Il
l
I
Dell'arteria carl\lido pr im•tiva Jd. id. esterna . id. primitiva ed Jd.
3
l
,.
.
l
"
l
Totnle
63
40
16
J.
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"'l
l
l
• " •
esterna.
td. id. faeci3le Della vena ~i uguln.t·e interna : : llél r amo de l'arter ia tiroide a su· J)odore
.
RlEsito Morti tornati cenziatl al corpo ignoto Li-
l
.. l
,. 3
(Continua). Rela:iont> m e tllca •ulle c ondizioni s anilat•ie d e ll,e• • e t•c ito iltrlia n o u e ll' auno :1 87 ~ . Compila::ione del co-
loTI.nello meclico IAcOPO CERALE, direttor e dello t\Olcio statistica presso U comitato di sanità m i(ltar e. Roma, agosto 187G . Questa pubblicazione rela(iva all'anno 1815, che vide In luce prima della fine del 18ì6 dimostra l'allivilà del nostro ufficio ili statistica sanitaria, e l'impot'tanza che il ì\Iinistero della guert'a attl'ihu•sce a questo 1·amo di informazioni. La relazione pCl' l'anno '1875 è modellata su quella del '1874, ed in alcune pueLi ebbe maggiore svolgimen to . No daremo un cenno sommario . A:miALATI. - L a forza dell'esei·cito italiano sotto le armi fu computala o 200 mila uomini circa; cd il numero degli entrati negli slabmmcnU sanitari del regno fu di 20665 1 m!lilari, onde lu media auuuale dei nostri maiALi fu di 10,31 per mille della forza; un po' minore di ciò che era stata nei quaLlro anni antecedenti, come può ,·edersi nellu H.ivista pubblicata in questo stesso Giornale, fascicolo dr maggio 18;6. Il totale dei maiali si distingue in: 91018 cm·ati nelle infcrmet•io (li corpo 9722:! cu1·aLi negli ospedt~ li Jllilitari e civili. 15Hl enkati pt•ima nelle infermerie, indi traslocaLi n egli ospedali. La mèdia giorntlliera degli individui :>oltratli allo filo dell'esercito fu di 7725; ossia 38,5 per mille della fo1'za. l curati nelle mformerie di corpo rapp1·csentarono all'incirca il 10 per mille della forza, ed ebbero in media G giornale eli trattamento individuale. I curati negli o::>pedali (militari e civili) rapvrescnlano all'incirca il 29 per mille della forza, ed cbber·o in media l!), gior nale di curn.
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RIVISTA
I soli amm'l!ati cut•ati n9i riparti di medicina degli ospedali mHilal'i furono 56t85. Troppo lungo sarebbe per una semplice rivista il seguire la Relazione nelle successive utili distinzioni fra le varie ca.tegol'ie di malattie e la forza delle varie armi. Le sole malattie dell'a pparato resJ?iratorio furono 1'84, 7 per mille della forza, .ossia il 'lG per mllle ~iù che l'anno antecedente. La pt•oporzione lnmore eli malattie d.i petto speLLò alle di-visioni di Bari, Chieti e Messina, mentre la maggiore si riscontrò in quelle di Padova, Bologna e Firenze. · Le febbri periodiche diedet•o un contingente di malati eguale al 92,7 per mille della forza ossia il 7 per mille in meno dell'anno precedente. Le proporzioni piit elevaLe eli queste febbri -si ebbct·o nelle divisioni eli Salel'iw e di Roma; le minime in quelle di Chieti e di Perugia. Le malattie dell'apparato digerente diedero un numero di malati eguale al 88,7 per mille della forza; i casi di gastro.enterite furono eli un terzo superiore a r1uelli dell'anno anteceden Le. Le aflezioni ùel sistema nervoso sono l'appresenl1~te solamente da una cif'ea prossima al 7 per mille della fol'za, ma comprendono malaltte gravissime, fra cui "118 casi eli meningite ccrebro-spinalo1 21 di apoplesia cct•cbrale, 91 di alienazione mHntale, 5 d1 tetano e 2 di idrofobia. Fra le malattie esan tematiche febbrili si registrarono nen 1066 casi di morbillo1 ti> di scarlallina, 271 di vmuolo, vaioloide e vat·icella, 1:>5 di mtliare, 1331 di risipola. La febbre tifoide assalì 1024 individui, cifra molto superiore a quella dell'anno antecedente. · Fra le più importanti ma laWe dell'apparato circola Lorio merilano di essere segnalati 47 casi di affezioni cardiache acute, e 171 vizi di cuore o dei grossi vasi . Nei ripar ti tli malattie chirurgiche furono ricoverati 11479 malati, ossia il 57 per mille della forza; fra questi furonvi 1768 lesioni tr·aumatiche, le quali si riscontrarono più frequenti, proporzionalmente alla forza nell'at•ma del genio, e meno in quella di fanlet·ia. Nella Relazione si enumerano partitamenLe tutti i casi più importanti delle più gravi lesioni riportate, nonchè le principali operazioni di aJt.a chirurgia praticate negli spedali militari. Nei riparti dei venerei convennero 13315 militari ammalati .(il 66 p(:lr mille della forza) feo cui 5463 casi di blenot•ragia e sue complicanze, 7008 affetti da ulceri e bubboni, e ben 844 da sifilide costituzionale. Il massimo numero di Lali malanni si ebbe nella di visione di N'a1.oli; il minimo in quelle di Roma .e di Tot·ino. Nei eiparti degli otLalmici ricoverò un numero di infermi eguale al 30 per mille della forza, dei quali quasi una terza parte furono ottalmici granulosi. Le affezioni oculari, specialmente le granulose, fueono più comuni nell'arma di cavalleria, e nella divisione di Bologna. RIFORMA'fl. - - 11 numero dei rifor-mati in rassegna ordi.naria fu di 3231, pat·i al 17 per mille della fot'Za.
1111 Alle atrezioni croniche di petto devesi il maggiol' numero d~lle riforme, (6,6 per mille della forzt:l, 38 per cento r iformati); t àle classe di riformati, così come anche quella per affe?ioni scrofolose, hanno il loro massimo contingente dagli uomini nel 2• anno di servizio. Questa importan tissima cognizione rivelataci dalla statistica muove giustamente!'Autore dP-Ila R elazione a lle seguenti consideraziOni. " Le predispo... sizioni congenite od acquisile nei primi a nni della vita sia c alle manifestazioni scrofolosc sii:\ alle affezioni croniche di ~· petto, cd in ispecial modo alla tubercolosi, a vec~ di tro" vare un corJ•ettìvo negli eser cizi fisici proprii alla vita del re soldato, vi risconlJ•ano per contro un'infinità di cause, che c valgono ad accelerare Io sviluppo di tali malanni, e per " coiÌseguenza nella scelta del soldato è debito tener gran conto " di lutto che nella costituzione generale ed in ispecialmodo « nell'irnpaslo organico s i allontana da quel complesso di con" dizioni fisiche Indispensabili pel' elide1·e o scemar di mollo •< l'influenza, che il nuovo genere di vi la non può a meno di • esercita1·e nell'individuo chiamato sotlo le armi "· MoRTI. - Il fatto più ""rave, che si accenna riguardo alla mortalità si è quello del ragguar·devole a umento rispetto .all'anno anlececlente. I m ol'ti nel 1$74 furono, 2231 ossia H ,52 per mille della forza -. nel18/5 » 2662 ossia 13,28 » , " "· Di questi decessi hunenlali nell'anno in discorso, ·1655 ebbero luogo negli ospedali militari, 504 nei civili, 8 nelle infermerie di corpo, e 49o a domicilio o capsalmente altrove. Fra questi ultimi se ne contano ben 294, che mol'Ìl'ono durante la licenza straordinaria, che era stata loro accordata per postumi dì pregressi malanni. Rispello alle varie ar·mi la mortal ità fu massima nella fanteria e nella artiglieria; all'ìnci r·ca di H,5 per mille; minima nell'arma del genio, (7,2 per mille). Rispetto allè Divis ioni la mortaltta maggiore s i ebbe a lamentare io quelle di Perugia (18,45) Bologna (15,83) Firenze (15,35), ossia nella media llalia; la minore in quelle di Messina (9,:32) e Palel'mO (9,10), ossia neli'Jlaliu me1•idiona1e. P er ciò che r iguarua la causa dei decessi risultò che: Morirono peP mal al~ie acute e ct·oniclte dell'apparato respiraJorio 702 tlldividui ed inoltre pe1· tubercolosi 328, complessivamente 1030, ossia il 38 per cenlo morti; f] uasi i due quinti del totale dci m orti. La causa di mortalità, che s i mostrò più frequente dopo le malattie di petto fu rono le febbri tifoidee ed il Lifo1 che die· dero 4·03 mot'ti, ossia il 15 per cento. Vengono m seguito le affezioni dol1'apparalo cerebro-spinale (casi '180, ossia 6,76 per cento) c quelle dell'apparato digerente ('15J morti, ossia 5,67, per cento) ccc. Tena-ono dietro il morbillo ('102 casi di morte), le infezioni da ma~aria (92), le malattie dell'appar ato circolatorio (65) ecc. I suicidi nell'anno furono 68; i ·sommersi involontariamente 26; i morti per fet•He od allre lesioni tra uma tiche inv.olontarie 52. BIBLIOGRAFICA
RtVISTA BIBLIOGRAl'lCA
L'aumento notevole della mortalità in questo anno a confronto dell'anno antecedente è dovuto specialmente alla grande eccedenza di morli per malattie dell'apparato respiratoriO, non che all'aumento di mortalità per tifoide, mol'billo, resipola, e suicidi. Nuove ed interessantissime sono le ricerche sulla mortalità rispetto agli anni di servizio, dalle quali risulta quanto sia grande la mortalità nel '1° anno, da raggiungere in tale periodo il 20 pe r mille, mentre in tutlo il resto dell'esercito non fu che del 10 per mille; alle reclute inoltre va ascritto il massimo numero dei morti per malattie acute di petto, per febbre tifoide, per affezioni cerebro-spinali, per morbillo, vaiuolo e migliare. Vengono in seguito passati in esame i rapporti che .pussano f1•a le varie fll'mi , le varie re~;?;ioni eli nascita e di morte, ed i val'i mesi dell'tmno, e sono aeclotte in proposito utilissime considerazioni. Chiudesi la Relazione colla importantissima considera7.ione di interesse attuale ed urgente, dimoslrante quante siano le perdite del nostro esercito per sole anezioni dell'apparato res piratorio, compresa la tubercolosi. E sommando Ie perdite per morte a quelle pe1' riforme dimosh'a che in causa delle accennate affezioni if nostro esercito perde l te l' 11,34 per mille della forza durante l'anno 1875. S.
CONCOilSOAL PREMIO RIBERI PER GLI UFFICIALI MEDICI. A norma di quanto fu stabilito nel programma di concorso pubblicato in questo giornale (anno 1875, pag. fr15), si pubbli cano le ept:graji delle memori.e pervenute al Comitato di sanità militare entro il limite del tempo prescritto.
Il soldato è In sentinella al'am:nta della ;::raodezza •Iella nazione: il cura1·ne quinùi la salute, vuol dire badare alla salvezza della nazione stessa. · 'Vere tbe laws of heallb a od of playsiologv bctlcr un• ders tood, how grcnt u •ould be lhe elfecl! -· Se le leggi
dell'igiene e della fisiolo~ia fossero meglio comprese, meravi~lios.i nesarebbeeo glieuetti. (P arkes. A Manual of practical ilygìène, pag. 4·30) . .ilmicus l"lato, at magis amica vea·itas.
U Diret.t.OC'e
P. E. MANA'Yf\A Colonnello medico, membro del Comitato di sanità militare. Il Redattore
D· FEDERICO TOSI Capitano medico.
NuTINI FEDERI<:;o, Gerente.
MEMORIE
ORIGINALI
CONTRIBUZIONE • ALLA
FEBBRE PERNICIOSA-l\IIALARICA
Le febbr i a periodo, cbe per le poderose influenze rnalari che proprie dell'agr·o tmpanese tengono nella corrente stagione (estate) una naturale prevalenza fra le malattie curate nella infermeria di pr·esiclio di Tr<1pani, presentano pur sovente le più singolal'i eventualità sintomatiche nel loro ùecorso. Le perniciose sopratutto sorprendono il curante così per· l'ingannevole preparazione ed ingrossione del primo accesso, come per la successione dei sintomi più disparati e più gmvi. Tale fll il caso, che è oggetto della presente istoria clinica, i dati della quale ho fedeltn onte raccolti, come assistente al dpal·tò clinico, diretto dal capitano medico dott. Ruffa. Entra va in della infermeria la sera del 25 luglio ora decorso, il soldato l\Iolinaro Pietro, della classe 4853, del 4uo reggimento fanteria. Alla visita del mattino seguente potè osservarsi in lui un giovine d'originaria buona costitu.zione fisica; di temperamento sanguigno bilioso; di ben SYiluppato sistema osseo; con nutrizione generale però scaduta; muscoli poco sodi e nutriti; pannicolo adiposo sottocutanco alquanto scom· parso; colorito della cute pallido, tendente al terreo; mucose accessibili scolorate. Giornale di medicin·a mWtare.
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CO NTRIBUZIOriE
Egli giaceva in letto assopito, con occh.i aperti e fissi; con fì sonomia stupi da; lingua ricoperta alla sua base di leggera patina bianr.astra, rossa ed un po' coriaeea alla punta ed ai bordi nell'insieme però mediocremente umida. La temperatura del suo cor·po segnava 38 gradi e 4 de eirni del eentigrodo; i polsi battevano 90 volte in un minu to, nel quale tempo compivansi 19resp irazioni. Agli organi toracici asso lutamente nulla ebbP. a notat'Si d'anormale. - All'addome si riscontrò appena apprezzabile meteorismo ; nessuna ùolentia, nessun go rgoglio; ma solo tumo re di ·mi lzo, - la quale era palpabile, specialmente iniossando le dita sotto il corrispondente arco costale, - di consistenza non mollo dura, anzi piuttosto molle, da non poter facilmente del imitare i suoi confini attraverso i comuni tegumenti. La sua ottusità eli percussione· si cstcrH.Ieva dalla r-osta ·nona fio presso all a dodicesima spuria, verticaln1 ente; e da circa qualll'o dita lrnsverse discoste dalla colonna vertebrale fino alla linea ascellare med ia, orizzon tal men te . t'infermo avea avuto du rante la notte unn sola deiezione alvina pressoché scio lta . Egli non avendo integra la sua coscienza non rispondeva regolarmente alle nostl'e domande; e solo per altrui informazion i potemmo accertarci che era stato tre giorn i avanti alla inferme l'i a del corpo, dove il capitano medico, sig. Gambi ni, ebbe a giudicarlo all'etto da una sino ca gastrica. P~rò dal generale dell'individuo, dal sapere che arca precedentemente sofferto di febbri peri odiche, e dal lieve tumore riscontrato dal sunominato dottore, fu indotto per· l)ene due volte a sommin istrargli del solfato chioico, che egli dù. in una sola presa per volla, alla dose di un grammo, seguendo i consigl i dello Pfeuffer. Intanto lo stato febb rile, quantunque non molto cle-
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ALLA FEBBRE PEONlClOSA-lrALARlCA
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;vatoJ perdlll'<.l.Udo, in quella che progredivano lo stat~ ,gastrico catarrale, ed un tal quale stupore dell'individuo, esso dottor Gambini lo inviava alla nostra in-fermel'ia di presidio col sospetto ben giusto d'un lJeotifo. E tal fu, a dir vero, la prima idea che a noi si affacciò nella v'isita del giorno 26 detto; ma, co(ne è ·regolare in questi casi, attendemmo ancora pria di p1·onunziarci definitivamente. Di notizie anamnestiche non fu a parlarne, giaccM, come dissi, l'ammalato borbottava incoerenti pa!'ole, 'più che verosim ili risposte alle nostre interrogazioni. Glt si somministrò Ja lirhonea idroclorica, dei pez:.. zelti di ghiaceio, e dei brodi durante la giornata nel cui tempo fui dive!'se volle presso l'ammalato, ed in diverse ore: ·- la temperatura si sostenne a 38 e .i decimi, ed i polsi ll'a 90 e HiJ.; ·la lingua divenne più arida, la :fisonomia più scaduta, leggere occhiaie éominci;:tvano a del inearsi sul vi.so; nulla di fuliginoso nè alle narici, nè ai denti; pelle dapertuuo egualmente calda, 'non madida; nessuna macchia sulla cute del petto o dell'addome: la prostrazione del le forze crescEmte; ci erano state 3 a 4 scàriche venll'ali diarroiche, e qnalcuna cominci<'> ad essere involontaria; il letto si ·mostrò verso il tardi bagnato della sua urina, eì11essa pure imolontar·iarnente. Nella notte tra il 26 ed il 21l'infermo delira; i piantoni sono obbligati stal'glì dappresso. - Ed alla visita del mattino, giorno 27,. egli è in pr·eda ad un corna vigile; ci è suhdelirio e borbottamento d'incoerenti parole di tre.tlo in tratto. - I polsi si mantengono a 95; la temperatura è qualche decimo in r.neno del giomo precedente: è solo 38 e 2 decimi; seguita la · diarrea, ed in più abbondanza, di matel'iali siero-mu .cosi; la sensibilità to.tt.ile, termica e do lorifica è so-spe.sa: suil'infel'mo, nonostante q'!lalsiasi stimolo portato
CONTRIBUZIONE
su la sua cute, ne~sun movimento riflesso si eccita; nulla del resto vada negli altri sintomi del giorno innanzi, tranne che un aumeulo nel tumore lienale, che ora sporge a dirittura dall'arco delle coste; - e, di nuovo, scot·gesi intensa iniezìone della c€mgìuntiva in ambo gli occhi. L'Infermo dura tutle le 24 ore di quel giorno nell'istesso modo, anzi con sensibile peggioramento. Gli si applicano 12 mignalte ai processi mastoidei; gli si pone ·1a vescica di ghiaccio sul capo; gli si continua a somministrare, rion senza difficoltà, la limonea, i pezzetti di neve, i brodi. Al mattino del ~i orno seguente, 28, l'ammalato avea perduto completamente la coscienza ; e, quel che ci sorprese un poco, fu il vederlo in preda ad un trisma inatteso, ed a una forma plew·otonica originale, . ed a carpologia nel contempo. - Egli era adagialo sul suo 1alo destro; il suo corpo forma va quasi un pezzo ri~ gido solo e ripiegato ad arco nel senso della flessione laterale destra. Tentai l'addrizzarlo, ma hon riuscì nè a me, nè agli astanti. In questo stato la temperatura, presa nel cavo ascellare, è ora di 38 gradi, e poco più nell'inguine. -Il polso è · esilissimo, irregolare; a stento ne potei contare 85 a . minuto; la respirazione è lenta e profonda. Gli altri fatti fisici sono quel l i stessi notati precedenlemen te. Ebbe ancora altre scariche diarr·oiche involontarie ed egualmente emise le urine. Di queste raccolsi piccola quantità; e potei apprezzare la sua reazione acida; colorito rosso fosco, piuttosto carico; peso specifico 1024; albumina assente; tracce di muco-pus; urati abbondanti; urofeina in grande copia; egualmente abbondante l' meoritrina; fosfato di magnesia in normale quantità; cloruri alcalini alquanto aumentati.
1 ~ 17 Oltre alla solita limonea idroclorica, che a stento, in quello $lato tetanico descriHo, gli si potè far inghiottire, ed alla con ti nua somministrazione edi ghiaccio, si applicarono .a ltre 12 mignatte ai processi mastoidei e si sospese la cuffia di neve prima applicata sul capo. Alle ore 2 pom. dell'istesso gioro o 28, non scorgendo nessuna miglioria nei sopra delli sintomi, ci accingemmo a praticare una iniezione ipodermica di solfa to chioico con la siringa del Pra va.z; una soluzione di 15 centigrammi d'esso sale in un grammo d'acqua distillata ed acidu lata, inieLtai nello regione anterointerna della coscia sinistra. Il risultato non fu brillante; ma una sensibile miglioria potei notare specialmente riguardo a quella fo rma di contrauma pleurotoniea del suo corpo, e di tr)srna; onde verso le 9 di qu ella sera ripetei una eguale iniezione al brnccio destro. La nolte passò calma per lui; i sintomi gravi del giorno andarono progressivamente migliorando ed all' indomani , giorno 29 , I' infermo è completamentè rimesso d3lla scena improvvisa e minacciosa. Non ci è più nè delirio, nè corna, nè trisma, nè pleurotono: egli è in piena coscie nza di se stesso ; l'intelligenza, la sensibilità sono perfettamente normali. La temperatura è scesa a 37, il polso a 73, sostenuto e regolat·e; ci sono state due evacuazioni vent.rali, ma volontariamente emesse; le urine sono in normale quantità ed analizzate, danno l'istesso risultato del giorno avanti, tranne che una diminuzione nella quantità. dell'urofeina ed uroerit.rina; il tumore di milza si è ridotto; non sporge più dall'at·co costale, ma solo vi arriva; lo sì palpa ora di una consistenza più dura. - Riesaminato l'infermo negli organi to!'acici ed addominali, nulla, completaALLA FEBBRE PERNIClOSA-:YALARICA
mente nulla di anormale, lasciò osservare.
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CON1'RIDUZIONE
Questa ''olla gli si amministra subito pet· bocca un grammo di solfato chinico; gli si continua a porgere il ghiaccio, la limonea minerale, i brodi. -Alle~ pom. di quest? i stesso giorno,29, a scongiurare un secondo accesso, iniettai alla regione laterale esterna del braccio sinistro una soluzione di ben 30 centigrammi di solfato chinico in ci1·ca due grammi di acqua distillata ed acidula. - L'infermo risente benissimo la puntura. dell'ago della siringa; non è impassib ile come le due altre volte. la sua. miglioria progredì tanto oltre, che nel giorno appresso , 30 luglio , si potè considerare convalescente. 11 StiO stato genera le era normale; lingua umidu, pulita; organi toracici ed addominali fisiologici completamente, se ne togli il sempre esistente tumore l iena le. Prende ancora i soliti brodi, limonee, ed un altro grammo di solfato chinico per la via dello stomaco. Il giorno 3·t può quasi dirsi guar·ito. tranne ·quel residuo senso di stanchezza, d'iufiacchimen to, inevitabile sèguito di chi avea sofferto tanto intensa catastrofe morbosa. Conserva il suo colorito pallido ten·eo, che già avea precedentemente; ba molto appetito; ragiona benissimo; ricorda lutle le sue sofferenze patite, meno quelle del giomo 27 e 28, dci due giorni cioè in cui fu in predn all'accesso morboso descritto. Ed è solo in questo stato che io potei raccorre da lui le no tizi e anamnestiche. - Il deuo infermo Molinara è nativo di Varno, provincia di Udine; proviene da genitori sani. l\:Iolto prima di venire sotto le armi softèrse febbri accessionali, periodiche; ·evidentemente palustri pei luoghi miasmalici , ove egli dimorava. Assicura del resto nessuna alu·a malattia aver patita, specialmente nel tempo del suo servizio militare. -
E sa precisare che il ,tipo delle sue febbri palustri,
4 H.9 sofferte per molli mcsiJ fu il terzanario; e probabilmente anco il quartanario in ullimo, per quanto può inferirsen e dai su oi ricordi, naturalm ente poco precisi, come quelli di un uomo po co istruito. Ùl'a, circa qu est'ultimo morbo,suo, egli dice: che il giorno 21 luglio a vver·tì solo un senso di malessere, seguìto poi da febbre con 1·ipetute ed intense orripilazioni di freddo in principio. - Datosi ammalato il giorno appresso e pt·esentatosi a mc, che faccio servizio ad una fra'l.ione del reggim ento, cui. egli appartiene, lo riconobbi ancor·a febbl'icitnnte, e 10 io vi ai alla infermeria del corpo: donde, come dissi passò all'infermeria di presidio. Di cause egl i non sa precisare nessuna in questo tempo, non ci è da pensare che al calore della stagione; all' inevitabile fatica del soldato; Hlie cattive condizioni igieniche del quat·tier nuovo, dov'egli è accasermato, ed al clima intemperante e variabile di questa città. Questa è l'esposizione fed ele dì ciò che ebbesi ad ossei'Vare sul soldato Moli naro; i fatti son quelli; e contro la logica dei fiHti, i ragionamenti in contrnrio non possono essere che sofisrni. Ciò non ostante non è fo rse pur tt•oppo vero, che è questo uno dei casi, disgra1.intame nte n?n infcequenti nella nostra scienza, in cui il cri teeio clinico e diagnostico d'un medico è messo a dura prova? Tal fiata l'istantaneità dell'insorgere dei feno meni mot'bosi, la lot· o intensità e la loro apparente incoerenza, non danno che pochissima luce alla mente del medico: - il quale non sarà ma i veramente tale, se di ogni morbo si fosse formato una dete1·minata ed invariabile immagine, come un disegno di un quadretto; e proprio questo disegno in ogni singola malattia a ndasse rice1·cando. - Il clinico ha sempl'e avanti a sè ALLA FEUDRE PERNICIOSA-MALARlCA
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CONTBlBUZIONB
un genere di moJlbo, di specie e sottospecie diverse; con infinite gradazioni e transizioni ll'a l'una c l'altra. n disegno del morbo di ciascun ammalato dee lracciarlo egli stesso nei casi conct·eti; il che può fat·e solo quando sappia interpretare, valutai"e e porre in rapporto giustamen te i sintomi. Nel nostro infermo fra l'incertezza ed anormalità di decorso; fr·a l'insorgere tumultuoso dei faLLi morbosi, ed il loro rnodo di decadere; due fatti salienti bisognò prendere in molla considerazione per· potersi meuere sulla via della buona diagnosi: il tumore acuLo di milza, che si dileguava dopo l'accesso morboso; ed i fa tti nervosi, maoifestamisi insieme ad una lemperalU ranoo alta. il tumore h('nale polea supporsi, è vero, già preesistcnLe, ma il suo rapido incremento ed il suo ridursi nuovamente in l> re ve tempo, non dicono altr·o cb c qnello era un acuto turn or·e da infezione.- Questa solarnenLc, che io mi sappia, produce in quell'organo una congestione ed una iperplasia. che durano quanto dura l'infezione e spariscono appena questa si esaurisce. r fatti nervosi, nel caso in disaulina, furono intensi, c si espletarono in unione d'una temperatura non molto elovata, quando si pensa che questa sì sbilancia a 40°, a 4'1° e più, noi rnorbi infetlivi; meotr·e nel nosli'O infermo non andò oltre il 38 e 1/ •• A tal proposJLo io credo che possa ben pensarsi, che le materie da infezione, versate nel torrente della circolazione sanguigna, vanno ud in·itare e disturbare gli elementi della IIUtrizione., e l'or·ganismo nell'assieme delle sue cellule; e che tutte queste cellule, iu egual grado, ma talfìata l'una più che l'altra, danno la loro risposta allo stimolo abnorme; danno la propr·ia reazione. - Ed ecco in atto or più i processi della organica ossidazione, dello sdoppiameoto, manifestandosi con elevata tet·mogenesi; or più in gio-co il sistema
ALLA FEBBRE l'EIINlClOSA-MALARICA
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nervoso gener·nle, cd i centri della vita animale, che nelle febbri ell'tmuaoo i fenomeni di diffusione; ed or più in rilievo l'antagonismo ll'a due ne1·vi, il gran simpatico ed il vago; l'uno ecciLanle, l'altro paralizzante l'azione car·diaca, e quindi la circolazione snnguigna. Quest'ultimo turbamento ed anwgonismo è pl'Odotto sia da irritazione centrale, fatta dulie mater·ie infettive stesse circolanti, e dai centri diffoodent.isi oltre, la mercè delle fibbre vaso-motorie e trofi.che; e sia da irritazione periferica, quando lo stimolo, operando su le fibre sensitive, si propaga, per mezzo dei gangli e del midollo spinale, alle cellule dei nervi trofici, ed a quelle dei vosi-motori. _Ecco in somma lutto quello che può operare lo stimolo infettivo sui varii elementi cellulari dell'organismo. Ed é difficile veramente chA uuo solo di questi elementi sia interessato dall'infezione; in modo ùa aversi o solo l'aumemo di temperatura o solo disturbi circolalUrii, vasomotor·i i o soli i disturbi nervosi dinamici ecc.; ma non è improbabile però che, anco essendo io assieme impegnati i deui clementi, non lo debbano essere con certo equilibrio e con cer·to compenso; e che quantunque tutti coordinati e collega ti , non ci possa essere nell'organismo l'istessa legge fisica dello. compensazione delle forze, in guisa, che se una di queste prevalga, l'altra indietreggi. Certo non potrà essere sfuggita, a chi bene studia i fenomeni morbosi, l'osservazione fcequente nei tifosi; cio~ l'antagonismo tra la temperatura ed il delirio: la temperatura si abbassa, ed il delirio cresce; questo diminuisce cd il calore febbrile assume rapidi sbalzi di eleva men to. E come può ciò interpr·e tarsi, se. non con la enunciata legge della compensazione delle forze? E se si pensa ancora alla maggiore o minore disposizione a risenti re stimolazioni che possono posse-
CONTRlfiUZlONE
dere i molteplici elementi della intricata trama nervosa, e le sue svariate cellule, che a svariatissime fm1zioni si riferiscono: se si rifleue col B1·own-Sequard agli svariati generi di flbre nervose, q nali: le conduttrici delle impressioni t~Jltili, del solletico, del dolore, della temperatma, delle contrazioni muscolari, le fibre incitomotri ci, le i n ci ton utl'itive, le i nei tosecreti ve, le motrici volontarie ed involontarie, le vaso-motrici, le nutritive, e le secretive; se si con;;idera questo grande numero dt fibre a diverse flinzi c,ni; ed al poter l'una esser disposta, nei singoli casi, più d'un altra, a rìsenti.re lo stimolo infettivo, ed a reagire ; non potrà certamente ma1·avigliare se nei casi conereti si potrà vedere predominare un fatw morboso più d'un'altro . E non sorprenderà se nel nostro infermo poterono coesistere una poca elevata temperatura febbrile, .con intensi fatti nervosi, di diversi gruppi cellulari. Vuoi dire che i fatti neuro-paralitici, neur·o-stenici, o nemodinamici che voglia dirsi, hanno avuto il di sopra su quelli della organica ossidazione; for·se perchè certi elementi, e gruppi cellulari, a preferenza di altri, hanno risentito di più lo stimolo delle materie inf~ttive; e ciò per cagioni non ben note, vuoi fisiche, vuoi chimiche. Nel nostro infermo potea fin dal pr·incipio, come dissi di sopra, sembrar certa l'idea d'una infezione; ma si traLtava d'una iniezione tifosa; d'una infezione palustre; ovvero si tr~altava d'una tubercolosi miliare, diffusa alle meningi della. base cerebrale? Io credo che queste erano le principali possibilità morbose, che si doveano allacciare alla mente di chi · avesse ben osservato i fatti morbosi nel caso nostro. Scrivendo ora, a fatto compiuto, le cose certamente devon sembrare molto più spianate di quello che non lo fossero in principio, in presenza di sintomi, che
non ancora si erano ben determinati.
ALLA TIEDB.RE PERNlCIOSA-)LHARICA
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I. L'idea d'esser quella una forma eli infezione tifosa, veniva. oppugnata da molte considerazioni. -Vi mancava principalmente il criterio etiologico e di una epiàemia regnante; giucchè da poco più di due mesi dacchè sono in questo. città, meno qualche caso di febbricola tiro sa, e di un solo di ileo-tifo, non è occorso alt1·o presso i mililal'i del presidio. -La temperatura non ebbe nel nostro caso il decorso che suole a vere nellè forme tifiche; cioè gradatamente crescente nell'ileo-tifo, o fio dai primi giorni sbilanciantesi oltre i. 4-0 gradi nel dermo· tifo. E poi il decorso è lungo nell'ileo-tifo; meno lungo e più ciclico nel dermo-ti fo; ma oè l' una forma morbosa, nè l'altra descrivono il loro decorso in 4 a 5 giorni, quanto nel nostro infermo. In questo inoltre m•mcavano assolutamente i fatti pul!nonali, frequentissimi e quasi i mrnanco.bili del derrnotifo; ed i fatti addominali dell'ileo-tifo non vi avean riscontro. Ci era la diarrea, potr~bbe dirsi; ma dessa non avea i earaLteri della diarrea tifosa, consistente in materiale giallognolo, o grigio-verdastro, divisibile in uno strato liquido ed in uno semi solido e come polverulento; nè era accompagnato da meteorismo, da dolori e gorgogli() alla fossa ileocecale. !l tumore di milza nel nostro caso fu acutissimo e considerevole, quale non suole essere nelle forme tifiche, in cui del resto non aniva. cosl presto a quel periodo d'incremento, ed urrivatovi suole appoggiarsi • alla colonna vertebrale, come riscontra la pel'cussione, mentre nel caso nostro questo segno fisico accennava sl un tumore di milza mn come ingrandimento d'un tumore preesistente, giacchè era ben discosto dalla colonna vertebrale, cosl come succede nei riacutizza~ menti di antichi tumori da malo.ria.
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CONTRlBUZIONE
Mancava completamente la roseola tifosa. Le forme cerebrali non avevano riscontt·o nè con quelle dell'Ileotifo, nè con quelle del dermo-Lifo; nel primo tranne un po' di torpo1·e cerebrale, di stordimento, difGcilmenle si stabilisce altro nel 1o settenario, che poi segue dopo; nel dermo tifo quelle forme han ben altro aspetto, ben altro corso, e son poi associati a' ben altri sintomi, che nel nostro caso abbiam visto mancare. E poi le mine ne-i tifosi, co me ho avuto opportunità di osservare parecchie volte, nel loro primo stadio del morbo sogliono essere albuminose, (benchè veramente molte volte l'albumina tarda a presentarsi, finché non si stabilisca un' ipostasi renate), senza depositi di Ul'ati, con scarsa urofeina cd ureoritrina, con diminuzione di cloruri alcalini; cose Lulle che l'analisi dell'urina del nosti·o infermo provò in contrario come sopra fu detto. II. Potea sorgere nella mente, e con più verosimiglio.nza, la ipotesi d'una tubercolosi miliare acuta, senza, o con partecipazione d'una meningite miliare o granulosa, specialmente alla base del cervello. E sorse pronta questa idea a me, cui é ancora recente nell'animo il ricor·do di va1·ii di questi casi; e fra gli altr·i d'un paio clinicamente e necroscopicarnente ossen•ati nell'ospedale militare di 1\npoli, ot· sono pochi mesr. Queilo 11pparato fenomenale rilevnlo nel nostro infermo; quell'improvvisa febb!'e; quel tumore splenico; quella dianea; quPlla prostrazione di forze ed esaurimento rapido, preceduti da una tal quale forma di cerebr·ale iperestes!a, in fo rma di subdelirio, davano luogo a pensare. Ma esaminando bene , mancava il fondo di una turbercolosì polmonale, da eui poi, sia per una bt·oncbite capillare, sia per moltiplicarsi della
Af.I.A F.EBBl\E PERNICIOSA·l(ALARlCA
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cronica tubercolosi del polmone, si difl'onde in quasi tutto l'organismo, dando luogo alle manifestazioni della tubercolosi miliare acuta. Mancava la temperatura molto elevata c;hc suoi accompagnare questa; Lcmpe- · ratura che se ordinariamente ò meno alta di quella che accoro pagna un ileo-tifo, è sempre nella tubercolosi miliare più alla di quella che non sia stata nel nostt·o infermo. Oippiù mancavano i falli che riscontransi tanto spesso, o quasi sempl'e, in questa malallia; cioè la btonchitc diffusa con i t'ttntoli russanti e sibilanti; qua lche volla il soffio bron ehiak; le forme funzionali mollo spiccate, come la tosse stizzosa, frequente, con e::.pellorazione di muco-pus con strie sanguigne; l'oppressione di respiro; la dispnea. Mancava il decorso. E poi l'uni ca tubercolosi milinre che nel nostro caso potea porsi in discussione era quella. con diffusione alla meningi. - 'Ebbene, in questo CllSo i fatti cerebr·ali avrebbero avuto qualche cosa di diverso, che non sfugge all' acr.urata osscevazioue. Non si sarebbe trattato di subdelirio, di assopimento del seosorio; ma invece di forme convul~ivo; di rigidità ai muscoli nucali; di oscillazioni, di paralisi vasomotorie nel volto, che fanno un altemarsi fr·equcn le di eossore e pallore delle gote; si sarebbe trattato di movimenti diver~i nei muscoli facciali, di strabismo od altro; di una generale iperestesia, onde gli stimoli applicati sul corpo vivamente son risenti Li, risvP.gliando movimenti e contrazioni. Cose tutte che si accompagnano a forme morbose toraciche, e ad elevata temperatura, che, come dissi, mancavnno del tutto. III. Le altre due probabili entità· morbose che restavano a considera re erano: un dermo-tifo fulmineo, o una perniciosa da infezione palustre. Ma il pr·irno mai assale di bollo e con tale intensità e brevitìt di
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COSTRIBUZIONE
decorso dei sintomi; -manca clelJH'ecedenle tumore di milza, il quale nell'accesso non è mai acutissimo e considc,·ovole, come lo fu nel caso nostro; manca del criterio anamnestico di so!fèrte febbri palustr·i; manca del criterio delle Ul'ine, cbe in esso dermotifo fulmineo, non sono laterizie, nè mauonacee . Quindi, tutto calcolato, si ùovè riconoscere nel nostro infermo un accesso di pernieiosn <:omatosu in prima, e nell'ultimo stadio telanica; p1·eceduta nei giorni antecedenti da miti accessi periodici febbrili, la cui intermiuenza era sì inapprezznbile da sfuggire all'osservazione che si potè fare nell'infermeria del cotpo. Fummo c~onfortati del resto in q11esto giudizio dalla fr·equeozn di questi casi in questa swgione sia in città, sia negli ospedali; t.lull'arerne io stesso osser·,·ato giit tre ca::;i nella nostr·a infermeria di presidio nel breve tempo di poco pir'r Lli due mesi; o dal dileguarsi q·uasi istantaneo di Luui i sintomi dopo l'azione del solfato chinico. La infezione palustr·e si appalesa sotto sì molteplici forme, cd influisc:e tanlo su ùiver:;i altri mor·bi, da costituir~ un gruppo esteso di malnuic; che ben fornirebbero nrgomento, come òrce il Cantani, acl una specialità medica. Ora si tratta d'infPzione malaricn tronica, apiretica; ora di fonna felJbrile inLer·rniLtcnte; tal'altr·a volta di forma febbrile remitLente, o per fìuo continua (Griesinger}; tnl'altra infine di forma così intensa, rosì complessa, cosl minacriosa. rla <li•·si pernieiosa. E fra que!'li tipi diversi, cioè dttiiH. manifestazione apircttica, lenta, alla tossiccmia fulminante da malaria con rebbr·e gaglia rda e nessuna r·cmittenza, vi è lunga serie rli forme intermecl ie, direi q unsi, di passaggio. La cagione, intendo dire, è unica: la sua estrinsecazione è polimorfe. Tra tutte le più pericolose, e forse le meno studiate, •
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ALT-A FEBBRE l'BRNICIOSA-lfALAJUCA
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,sono le febb1·i palustri comi tale; quelle ciòè che, durante il pa1·ossismo, presentano aQ'ezioni locali concomitanti, quali le ipostasi, le flogosi, le emorragie, ecc. Esse si mostrano sotto forma di febbri violentissime, le quali, sia per le subparaJisì cardiaco-vusali, sia per l'ischemia della superficie cutanea, producono vari disturbi circolalot·iì . Sovculi volle in es"e febbri comi tale han luogo vere infiammazioni, cioè essudazioni attive; ùenchè spesso non si è avuto a calcolare che la infiammazione ha poLULo esse1·e scambiata con un1t semplice ipostasi. Ovvero che la flogosi era indipendente dall'infezione in ptu·ola, e solo accitlentalmente intercorrente; - o ha potuto essere una inlìammazione secondaria, svoltasi in seguilo al perlurbamento nutrilizio indotto nell'organismo dal miasma. Onde si è inteso a dire spesse volle ehe u:)a polmonite, a mo'd'esempio, sia sparita al cessare del parossismo d'una pernìciosu-comit<lla. In questo caso, se l'osservazione è esatta, non può trattar·si che di una ipostasi polmonale con edema, e mai d'una vera flogosi con atti va e3suduz ionc; che può solo dileguarsi dopo la degenerazione adiposa, ed il riassorbimcnto suo . ~i può solo ritenere che una qualsiasi flogosi in certi casi di fel>b1·i comitale può assumere essa stessa il carattere dell'intermillenza, con .esacerbazioni e remi ssion i nel suo decorso. La lebbre palnstre si (a pern icioSil per intensità strao,·dinal'la. e per durata insolita de'suoi st~•di; pc1· illdividuali disposizioni, o per ulteriori complicazioni. Ed il pericolo consiste nella' eopia, o intensità, del miasma assorbito; nella quantità dci prodolli regressivi, che alterati quali La li varnenle, dalla mifza versansi nel sangue; e nella poca rcsist(~ma elle qualche organo oppone all'infezione. La mil;~a sotto l'influenza del mia.smn malarice si tumefà per congestione ed iperplasia; la quale, •
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COiWiliBUZIONE
come si conosce, interessa più che la polpa, i corpuscoli splenici. E per l{Uesta sua congestion?-iperplastica essa aumenta la sua atti vi Là, e le sue metamorfosi regréssive; versa nel sangue i prodotti riduttivi (pigmento, leucina, tirosina, acido urico, acido lattico, éreatina, ipoxantina) alterati nella loro copia e qualità; portandovi la infezione, provocando le form e febbrili, e stimolando il sistema ganglionarl3 dei nervi. Le complicazioni, che danno alla febbre iotet·mittente i caratteri della pemi cie, altre volte sono. le congestioni neuroparalitiche, e le embolie p1.gmentiche. Qu este ultime avvengono quando già è molto tempo che durano le febbri miasmatiche in un ot·ganlsrno, e tengono ai pigmenti, alla melanina, che derivano dai globuli sanguigni, distrUtti con molte probabilità (Béclarcl) nei seni venosi della milza tumefatta; dove essi globuli ematici, incapaci a viveJ'e, si distruggo no e subiscono le metamorf0si retrograde. Dun que le ipererni e neuropa t·alitiche ; le flogosi nei vari organi; le emorTagie; i perturba menLi del circolo, promossi da emboli pigmentici; i disturbi nella nutrizione e circolazion e dei centri nervosi, dan luogo al decorso maligno delle febbri palustri. Ed eceo le "forme comitale polmonali, cerebrali, ecc., ecco gli eccessi dì perniciosa maniaca, epilettica, apoplettica, Letan ica ,ecc. Cm·allere disLintivo delle per·ni ciose, scrive .il Lanza, è il maggior pali mento dell'infermo; la minaccia della vita, che pel'icola. or solto la manil'estazione di freddo intensissimo, lungo ; or di calore elevato; or di profusi suùori; di enorme tumore di milza; di grave adinamia; or sotto tante altre estrinsecazioni diverse, fra cui principalq~ente iJ · continuo 1·ipetcrsi di più parossismì. Che anzi nelle perniciose non si osserva una lunga e vera intermissione: e ben scrive il Puccinotti, essere le febbri perniciose quasi tutte febbri continue,
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•1129 con esacerbazioni terzanarie. Ripetersi di parossismi, che si fa soLto un'unica prevalenza sin tomatica di coma, di sincope o di delirio, ecc. Dalla rnoltiplicità dei sintomi che possono prevalere, gli antichi medi ci descrissero: la epiala od orrifica; la lipiria, il causone, il fricode, l'algida. Ed il Puccinotti trattò dell'indeterminabile serie delle perniciose cefalalgica, ver tiginosa, frenetica, cataforica, epilettica, idrofobica, anginosa, oftalmica, prosopalgica, ischiatica, paralitica, tetanica, emottoica, nefritica, isterica, ecc. Onde, come in tutte le cose com plicate, si abusò e si abusa tutt'ora, della parola perniciosa. Un morbo forse del tipo scolastico della tale classe di malattia, non può aver riscontro con quel tal.e disegno in quadretto della tale o tal' altra infermi Là; ed eccoli spacciare la rotonda parola: perniciosa. Mentre Ìl}vece si potrà trattare di una icorernia, d'una pneumonite, di una meningi Le, d'una tifoide, o q ualcos' allro. O•·a dopo tale digressione ritorno al caso nostro. Il nostro infer·mo sotferse antecedentemente febbri palustri. Cc lo assicura il suo tumore di milza, il suo colorito pallido tendente al terreo, ed i luoghi da lui abitati. Nessuna m era vi glia quindi che, dopo certo tempo, si sia in lui riaccesa la febbre miasmatica; ed in questi siti, dove la malaria domina, e specialmente nel suo quartiere, dov'è accasermato. Questa caserm a da non molto tempo edificata, è posta sul lembo di una vasta estensione di terreno acqui Lrinoso, che fu l'antica palude Ccpca, fuori la porta orientale di Trapani . È pochi melri distante dalla spiaggia del mare e quasi a livello del medesimo, ·per cui nelle latrine ci è infiltrazione d'acqua marina. Quivi nelle s(agioni estive ed autunnali si è avuto a notare un numero prevalente di febbri intermiltenti, perniciose e tifoidee. Dagli studi patogenetici dell'infezione paludosa si sa ALLA FEBBRE PERNICIOSA-MALARICA
Giornale ai meaìotna milita-re.
1130 CONTRIDUZIONE che non è raro il fatto di casi sporadici di febbri periodiche in siti dove per più anni non se ne osserva'rono ; forse per esser quivi un miasm'a di poca concen trazion e, che può attaccare solo ·quelli che vi sono molto predisposti. E si sa che altt·e volte in si(i eminentemente paludosi, un individuo può rimanet·e immune dal miasma, o soffri rio lievemente; e poi, recandosi in altri siti meno miasmatici, esserne affetto per altre cagioni, altre potenze debilitanti, che fanno acquistare all'organismo la necessaria disposizione ad incontrarlo, o il riprodursi dell'infezione. 01· figuriamoci come dovea esser facile pel nostro infermo, già sofferente di febbri periodiche, il riprodursi di queste in siti malsani, con una stagione estiva ed intemperante, con le inevitabili fatiche, e gli errori dietetici cui si espone il soldato; pel nostro infermo in cui preesisteva, ed esiste aneora, tumore di milza. Il quale, dice Rokitansky, « è un complessivo r·iassunto delle molte tumefazioni acute dell'organo, avvenute nei singoli p~rossismi febbrili; e restando superstite al cessare di questi esso rappresenta una cagione efficace della loro recidiva ». Le poche giornate passate all'infermeria del corpo pare possano attribuirsi ad un pertut·bamento dello stato generale, e delle organiche funzioni; un perturbamento continuo, febbrile, con li evi ed insensibili remiuenze. In questo periodo, il lavorio compiutosi nella milza, con congestion e ed iperplasia, ha avuto il tempo di elaborare quelle sostanze eli riduzione, chimicamente e fisicamente f<)l'Se, affini alla vita st.aminale dell'organismo, che poi da van luogo· all'accesso pernicioso; oltre all'azione propria del miasma. La pernicie nel nostro caso è stata proprio rappresentata dalla minaccia della vita, e del coma, seguìto dalla forma telanica. La cefalea, q delirio, il coma, ecc.
' ALLA FEBBRE PERNIClOSA-liALARICA
1~ 3~ son cosa frequente, più nello stadio del calore. E nel nostro infermo il subdelirio e il coma; in 'gener'e i fatti éerebrali_, si devon riferì re (ii n·lasciamento delle fibre muscol!:l.ri ·delle ·pareti vasali dei centri nervosi, pro..:. vocato dalla stimolazione delle materie infettive e riduHive, che indeboliscono l'innervazione del simpatico, paralizzano i nervi vasali; e .producono l'iperemia cerebrale. ta quale si sa poi come si modifi'c a nella sua sintomatologia, 'secondo l'alterazione nella qualità del s~ngue, inquinato da materie inaffini; secondol'estensi9ne e il grado dell'iperemia ; e secondo 'il suo modo d'insotgere più o meno rapido. Perciò l'iperemia eerebrale ora si mostra sotto forma . di irritazione e delirio; ora di depressione e coma ; ed ora perfino, quando insorga istantanea, sotto la forma e la totalità d'una apoplessia. Il sopore, il torpore nervoso generale nel nostro infermo, più che coll'intensità della febbre, bisogna jntenderlo con la qualità dell'ir;~fezione. E con quei du.e sintomi si spiega pure la perdita della cosciénza e della sensibilità nel caso nostro. Si osserva tutti i giorni nei morbi da infezione il torpore cerebrale fino al.coma, so venti volle associato al sussulto dei tendini, alla carpologia. Ed io ricordo d'i aver osservato dei casi' con trisma e perfino con ' tremiti generali. In questi riscontri, dice il valente clinico Tomri1asi <<non ci sono forme anatomiche distinte e speqiali, è l'infezione acuta che altera il chimismo delle cellule cerebrali »'. Con le stesse vedute può egualmente intendersi la forma plemotonica studiata del nosteo inferm o; cioè per un disturbo, per uno squilibrio ne'Il~ cellule rrervose di qualehe tratto midollare. Un altro sintoma nel caso in disa111ina, che merita considerazione, è la dian·ea; la quale 'd urò durante .
l'accesso, e scomparve appena questo fu esaurito. Non
1132 CONTRIBUZIONE è raro nelle intermittenti, e più nelle permcwse, un trasudamento sieroso, che arriva talvolta a produrre ìspessimento del' sangue; e non é rara ancora la enterorragia. - La causa d'ambedue può essere tanto l'embolismo, l'otturamento dei capillari epatici, quanto (Polli, Quaglino ), l'azione della stessa infezione palustre su la mucosa gastro-intestinale. Nel nostro infermo pare doversi invocare piuttosto questa seconda causa; stante il subito suo cessare dopo finito l'azione del miasma. Vi è ancora da considerare le urine. La loro analisi era un tempo oggetto più di curiosità che di ricerche; ma oggi non ci è certamente medico, che non ne faccia . tesoro; e che non si avvalga dai risultamenti di quello esame .come argomenti importanti di diagnosi, di prognosi e di terapia; specialmente nei morbi acuti. Dalla presenza, dalla mancanza, o dalle varie proporzioni della tale, o tale altra sostanza, oggi si passa ad argomentare ed apprezzare i rimutamenti organici, che avvengono nell'organismo infermo ; ed a giudicare perfino i varii stadii d'un morbo. Quanto valore infatti non hanno i cloruri alcalini delle u·rine nel tifo, con la loro scomparsa; col loro ripresentarsi? La quantità dell'urina del nostro infermo, benchè non si sfa potuta raccogliere, ·poichè emessa involontariamente, pure non poteva essere che alquanto al disolto
del normale; e ciò pel colorito suo, pel peso specifico, per la sua concentrazione; ed anco per la non molto squilibrata condizione termica, coi suoi effeUi di esalazione acqnosa pulmonale-cutanea esaltata; e per la non molta accresciuta azione cardiaca. Denchè del resto, circa la quantità delle urine in rapporto alla temperatura ed all'azione cardiaca, non sempre ci è legge costante di proporzione; sembrando che a ciò molta influenza debbano esercitare l'innervazione perturbata, e le squilibrate leggi della diffusione orgamca.
.ALLA FEBBRE PERNICIOSA · MA LARI CA
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Nel nostro caso l'assenza di albumina ci dimostrava non esserci nessuna ipostasi renale; cioè non ci era· verun rilardo nel circolo del rene, con aumento di pressione laterale. Le tracce· di muco-pus si poteano attribuire a catarro leggiero in qualche parte degli organi orinarii; preesistenti forse. Gli urati, trovativi abbondanti nel nostro caso, obbligano ad una considerazione di qualche rilievo. Il ·colore febbrile del nostro infermo non fu mollo emevato; e se gli urati furono abbondanti, il che signifìca attivi i processi di riduzione e lo scambio materiale organico; vuoi dire tutto ciò, che non sempre ci è rapporto costante tra l'intensità della febbre, o meglio, del calore, e l'aumento dei prodotli ri!l utti vi. E molte volte (come fu nel caso nostro} con modica temperatnra ci è molLi urati e materie di riduzione; mentre altre fiate con al ta temperatura ci è scarsezza di quelle. Il che è prova che non la sola combustione ed ossidazione aumentata; non la sola teoria chimica, costituisce tutta l'essenza della ff:bbre; ma molla altra parte vi dee avere il sistema neuro-trofico. Però non è da porre in non cale l'opinione dello Cha!vet, il quale la scar:sezza dell'urea vedrebbe compensata dall'aumento delle materie estrattive tanto nelle urine che nel sangue. La uroeritrina è un pigmento, la cui r·icerca è oggi divenuta importante, dacchè si è visto la sua. presenza figurare come l'esponente delle più intense ed acute flogosi . Le urine nelle meningiti, pulmoniti, pleuriti ecc. ne contengono. Così pur·e nelle febbri palustri e nell'articolare reumatismo acuto; mentre manca nelle febbri t ifose ed esantematiche; à meno che con queste non sian complicate quelle acute flogosi dette. Quindi nel nostro caso la sua presenza fu criterio di febbre palustre. Per questa stessa febbre va g~ud[cata la urofeina
1~ 34. CONTRIBUZIONE ALLA FEBBRE PERNICIOSA-MALARICA abbondante riscontrata nel nostro caso; mentre essa , suoi scarseggiare nelile febbri tifose. · I cloruri alcalini vi erano, per quantità, poco al disopra del normale; ed essi, che nelle forme tifiche diminuiscono in principio, per poi ricomparire quando il ,morbo migliori, nel nostro caso erano cer·tamente in sensibile aumento; non parendomi che questo dovesse tutto porsi a calcolo della continua somministrazione fatta all'infermo di limonea idroclorica, e della metamorfosi quindi nel sangue dell' acido idt·oclorico in cloruro. Un'ultima domanda a me stesso, ed ho finito questi pochi e semp lici ricordi sopra il caso di perniciosa riferito. Che cosa potevo pensare circa il modo di disegnarsi rapido di quei sintomi, che tanto minacciarono la ,vita dell'intermo? Dovevo concludere che la infezione miasmatica nel caso nostro nessuna forma anatomica durevole avea indotto; neanco embolismi pigmentici avean potuto stabilirsi nei vasellini del cervello . ~1a solo una irritazione nervosa, un'alterazione forse chirnica, forse molecolare, fino ad ora sfuggite alle analisi chimica e microscopica, nella intima struttura nervosa; irritazione ed alterazione che al'l'ivarono a distruggersi con le stesse propaga,zioni o riflessioni febbrili e con la energica e pronta azione del chinino. E dovevo riconfermarmi nella ormai accettata opinione, che il chinino paralizza solo il potere pirogenico del vele'no malarico, ma non lo distrugge; stan.te le ripetute dosi di detto sale date' al nostro infermo, senza che impedissero l'insorgere dell'accesso. E che esso farmaco è un nevrostenico eccellente sul gran simpatico; rimediando per detta azione ai fatti di nl;luropara!isi indotti dal miasma. Trapani, 15 agosto 1876. FnESA. ARISTODEMO.
Sottotenente meclico
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NELLA. GOMARCA H NELLA TERRA DI LAVORO
(l'UDlltlCUO D'OADIN& l>8L !JINISTBRO DBLLA GU&RI\1)
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Le condìzio,ni sanitarie delle truppe che p1!esero parte alle grandi manovre del3o corpo d'armata, furono molto soddisfacenti, ed anzi, avuto riguardo alle maggiori fatiche., cd al quasi costante contatLo che il soldato non può a meno .di ·avere colle cause morbi fere, è un fatto incon testabile ch'esse furono tali, che nelle guamigioni le più salubri, e dove si procura di regolare l'accasermamento c.ollc più savie disposizioni igieniche, appena sarebbe lecito desiderarle migliori . .Ciò viene pienamente conferm uto dai quadl•i statistici, che vanno u niti a questa .Relazione, le cui cifre va,lgono meglio di qualsiasi dimostrazione. ·Risulta infatti che il numero degli ammalati avviati a~li speòa li dal giorno 30 ago sto à l 13 settembre inclusivi, fu di 299. Que.s.ta .cifra r.agguagl ia ta colla forza dell'in Lero corpo d'arma ta , che era di ~ 3, 795 dà una media giornaliera di 19,96 ammalati, ossia l' 1,45 per mille.
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1136 Il, 3° CORPO n'Al\1\IATA ALLE GRANDl!IIANOVRE DEL 1876 ' .L'accennato numero generale degli ammalati, colle relative proporzioni per mille, conviene sia scisso in tre distinte statistiche (1), cioè in quella della P e ~a divisione. ed io quella delle truppe suppletive. Questa distinzione viene suggerita dalla marcata sproporzione di ammalati, che ciascun di questi corpi di truppa, ha partitamente fornito. La prima divisione era composta di 4,927 uomini. Nei 'lo giorni passati alle grandi manovre ha dato un _contingente di ·t 68 ammalati cioè una media di ·H ,20 al giorno equivalente a 2,27 per mille. La 2" divisione costituita da 5, 1100 uomini, nello stesso spazio di tempo, non ha inviato alle sezioni d'ambulanza che 66 ammalati, vale a dire una media di .i-,40 al giorno cioè 0,85 per mille, cifra questa tanto tenue, che, in identiche circostanze, credo, non temerebbe riscontri. Le truppe suppletive, infine, che sommavfi.DO a H, '708 soldat.i, ebbero 65 arnmalati, una media giornaliera di 4,33 cioè l' •1 ,16 pet' mille. Da questi specchi risulta che la ·f• divisione ha dato un numero più che doppio di ammalati. Sembra sn·ano che uomini che tutto avevano comune colla 2° divisione cioè l'età, le condizioni di suolo e di clima, la quantità e la qualità di vitto, la foggia di vestire, le fatiche, ecc.; avessero ad ammalare in proporzioni tanto superiori. È difficile dare una plausibile spiegazione di qu~sto saliente fatto, ma se mi è lec-ito avventurarne una, direi che il numero superiore di ammalati nella 1a divisione sia da attribuirsi alla tt·ascuranza di qualche fondamentale misura igienica, quale per esempio quella prescritta al § 7 dell'ordine del giorno 5 agpsto·di questo comando generale (2). Oppure il maggior numero di
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(l) Veda.si l'unito Quadro statistico . (2) Bra prescrì tto che i soldati non dovessero uscire dalle tende, prima. delle 6 aut.
• NELLA COMARCA E NELLA T~RRA DI LAVORO
1137
mal nt ti e, potrebbesi anche far dipendere dalla provenienza. Giungendo i soldati da un clima purissimo, in una plaga, dove l'aria era guasta da miasmi paludosi, pare ben naturale che i medesimi ne dovessero più che altri risentire la malefica influenza. Per contrario la 2a divisione proveniente in parte da Roma, non aveva, per così dire, cambiato di clima, viveva ancora nel suo elem ento, epperciò, pur godendo di tulli i vantaggi che se ne ritraggono indubbiamente dalla vita dal campo era, per così dire: abituata a quell'impura atmosfera. Che quand'anca la sta.Listi~a m edica delle g randi manovre del 3° corpo d'armala, si volesse prendere nel suo complesso, starà sempre il fatto, che il definitivo risullato fu superiore alle favorevoli previsioni, che il medico pratico ed esperimentato suol desumere in base agli studi fatti in tale materia. Topografia dez· campi. - Gli accampamenti furono sempre scelti in luoghi il più possibilmente asciu_tti, e di facile scolo delle acque pluviali, e dove la malaria, che in alcuni luoghi bassi aveva suo dominio, non potesse aver facile accesso. 1\lalgrado tali previdenze, sia per la topografia dei luoghi rinserrati entro vallate, e per·ciò non sempre abbastanza ventilati, sia pel repentino passaggio (specialmen te nel 1° periodo) da una temperatura diuma quasi tropicale, a quella che succedeva nella notte, eh~ poco si discostava da quella che si risente durante un freddo autunno, agli accampamenti vet·so la mez:zanotte, erano involti da una strato nebbioso,· che, quantunque leggero alla perfine bagnava le tende, penetrava sotto le medesime e inumidiva i vestiti di chi vi stava ricoverato. Nel 2° periodo, questi inconvenienti climatologici subirono un notevole cambiamento, come si dirà in seguito.
1 ,1~~ IL 3° C_9RI?OI('>\f!..M-\!,-\. :o\L~E .GI!AN~J:?l .MANOVRE n;I~L 1876
On,de ,!ltlenv.are, p.e r quan.to ~ra fa_ttibile, questo i;n,~ vitabile fenom.eno cqsmo-tellurico, fu saviamente pre.seritto e raccomandato, di accendere negli accampam,ent_i fuochi, d~ran.tç l?. ,n.ò.tt~, e ~pe~ialm ,ente sulral'begglare. · Questa misura .alta,rnente igienica, ha molto contr~ - buito a prevenire le mal<Jttie d'origine reumatica, non , che a rianimare le forze del solda,to, i quali per ~a soverchja mpidità, avevano aJquanto perduto della loro vigoria. • Climatologia. - Il cielo sempr,e sereno, e l'atmosfera non mai agitata dai v~ptì, furono le circosta.nze che ebbero maggior,e influenz.a nel mantenere entro ristrettissimi limiti le cifre de'm;ilati. Non fu che vers.o le ore 4 del giorno U che il cielo ha rovesciato sugli accampamenti, una pioggia torr.epziale, che durò fino alle ore 8 di sern, lasciando poscia uno splendido cielo. Il tenùometro colloèato all'ombra, ed a settentrione ha. dato nel 1o periodo una tempe~atura che oscillava fra i 26° e 2·so centigradi, durante il giorno; mentre nelle ore notturne, e specialmente verso il mattin o, ]a colonna termqmetrica discendeva fino a -l 8.- La temperatura misurata al sole risultava di 37° a 3.8°, e sollo le tende giungeva fino a . k-2° centigradi. Nel 2o periodo la temperatura ha sp.bÙo una seQsibile diminuzione, sìcchè !)ella notte, il fred.do e l'umi~ dità 1facendosi più molesti, il soldato sentiva ·la necessità d'essere meglio ricoperto.. Fu buona ventura, malgrad,e gli eccessivi calori del 1° periodo, che il tempo si mantenesse costantemente asGiutto, poichè la piogg_ia, nelle condizioni di località e di stagionR, nelle quali si trovava la truppa, sarebbe stato un vero danno, ingener;ando inevitabili f,ermen tazioni v~getali ed animali, da cui si sarebbero estrinsecati in gran copia miasmatiche emanazioni genitrici
feconde di febbri infettive.
"NELLA COM ARCA E NELLA TERRA DI LAYO~O
Acque. -
1139·
Precipua cura nella scelta degli accam-· pamenti · è stata quella dell'acqua. Questa non solo fu sempre trovata di buona qualità ma talvolta o,nco ab· bondante. Da ciò la truppa ritraeva il doppio scopo sanitario, quello cioè di reintegrare la corren te sanguigna, che· dopo le soverchie fati che, mancava di uno de' ~uoi principali elementi, e quella di mantenere la pulizia <lel corpo e degH indumenti. · Viveri. - Il soldato, in questo argomento, è miglior· giudice di qualsiasi p ersona competente in bromatologia. Inclinato, più per tradizionale abitudine, che per ragionevolezza, a Jamentar~i. di ,q uanto gl i si compete per: dritto, pure in queste campali esercitazioni, nessuno porse .reclami, ed unanime era la voc~ nel lodare ilrancio per la sua bontà e per la sua abbondanza. Il sem i-biscottarpen to del pane, è stato un saggio-· partito, che ha prodo tto i migliori risulta ti. Senza di esso, non v'ha dubbio che il pane, nei giorni più caldi,. sarebbe giunto sul campo in istato di incipiente fermentazione, c fors'anca ammuffito, come in identiche circostanze, è a vvenuto quando non si pensò a questo· efficace mezzo di conservazione. Fonte di sah.~tari efi'etti è pure stata la distribuzione qi çaffè che veniva fatta prima che la truppa partisse da'suoi alloggiamenti. Il caffè risveglia J.e facoltà intellettuali e dispone l'animo alla gaiezza. Questa gradevple bevanda invita il so{dato a rnnngiare prima delle esercitazioni un buon pezzo di pane, che senza di q~1ella non gli sarebbe bastato l'animo d'inghiottire per quella abituale, quanto dannosa ritrosia che alcuni sentono a rifqcillarsi nelle prime ore del mattino. · Non occorrono parole per dimostrare quan.to un'ahbond~nte zpppa di cafl'è sia vantaggiosa a richiamare e mantenere la vigoria della truppa quando questa,
114,0 lL 3°.CORPO o' ARMATA ALLE GRANDI ~fANOV.IlE DEL 11876 dovendo sostenere lunghe fatiche, abbisogna di far conto sopra una buona riserva di forze. Sveglia. - Tutti i medici militari hanno molto apprezzata' la prescrizione igienica, data al § 7 del precitato ordine del giorno. In esso era espressamente raccomandato che i soldati al mattino non dovessero ._uscire dalle tende prima delle ore 6 ant. Bas terebbe commentare questa misura sanitaria, per formarsi un giusto cancello della perspicace intelligenza, che dirigeva le esercitazioni del 3° corpo d'armata. È assioma che il sonno è più utile del pane
quotidiano. È quindi cosa deplorevole che questa verità non sia ancor bene sentita e praticata, specialm en te qua ndo tratlasi di applicarla alla gioventù, la di cui attività se . non è ricompensata con un equivaJente riposo, si affievolisce, precipita nel lang uore, ed a llora 1' organismo diviene suscettibile, anco per le cause morbose le più comum. La notte è fatta per dormire, quando imperiose esigenze militat·i, non lo vietano. J'\è si creda che il riposo che si concede di giorno, sotto alle tende, con una temperatura che spesso raggiunge ] 40 ed anch e i 42° centigradi eq:u ivalga al sonno tranquillo e ristoratore
della notte. Quando il soldaLo ha ben dormito, si risveglia al mattino di buon umore, appetisce il suo rancio, e fid ente nel suo t·iacquistaLo vjgore, affronta e sopporta le più protratte fa tiche. Federico il Grande soleva dire che, i soldati hanno il cuon nellm·o vent1·e; .con che voleva significare che il soldato, perchè divenga vittorioso, deve essere ben nutrito, ma che una buona nutrizione non si ottiene da chi è tormentato dal bisogno di dormire. J'Jilarcie. - Non sempre sono prevedibili le esigenze
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1U..1 delle grandi manovre, epperciò le truppe hanno talvolla dovuto sotLoslare a fatiche prolungate oltre l'ordinario. Nelle tre prime esercitazioni, esse, dopo attivissimi ·combottimcnti, eseguiti so tto la sferza di un cocentissimo sole, io terreni molto accidentali, giungeva agli accampamenti, qua!che ora dopo quella stabilita. Eppure la sua atti"tudiue era quella del soldato che ritorna da una semplice passeggiata militare. E valga il vero. Nelle prime grandi manovre tra Pofi e Frosinone tre soli soldati della 2• divisione furono ammessi, pet·leggiere indisposiziooi nei carri d'ambulanza, mentre tutti gli allri raggiunsero le loro tende alle 4 pom. in bell'ordine, e senza dimostrare quella spossatezr.a che suolsi rimarcare nelle truppe poco esercitate alle fatiche. Cosl pure la stessa 2• divisione, partendo il posdomani mattina per la fazione fr·a F1·osù1one c Pere-ntino, non lasciava o! campo che tre soli am malati . Il giorno 4 '1, tutto il corpo d'armala non ha dato che sei ammalati. Il giorno ~ 3 alla grande rivista, non mancavano che 70 uomini, quantunque il giorno antecP.dente la truppa fosse stata bersaglio per più ore, di abbondantissima pioggia. I n detto giorno la 2 .. divisione non ha dalo che un solo ammtdato. Questi falli meritano di essere regisLrnti, poichè non si potranno ripetere cho fra quelle truppe dove r egna la severa disciplina, e dove ogni soldato é geloso della propria dignità e comprende la nobile sua missione. 'Malattie p1·edominanti. - J,e malallie, che ebbero maggior predominio, furono le febbri reumatiche, causate da notevoli squilibri di temperatura. In seconda linea si mostrarono le febbri intermillenti, !\'ELLA COMARCA E 1\"E.LLA TERRA DI LAVORO
·•114~ IL 3° CORPO D'ARMATA ALT-E G-RANDI ~IANOVRE DEL 1876 '1j
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.parte delle quali erano· prodotte dai miasmi maremmani, che in alcune località infestavano l'aria, ed altre -si risvegliavano in individui, che già l'avevano sofferta in guarnigione, per cui, a rig0r di termine, non sarebbero state che recidive . ...1\arissimi ed affatto eccezionali furono i processi flogistici, degli organi r~spiratorii; · nessuno dell'organo cerebrale, sebbene il soldato ai giorni di manovre, ri-
mànesse per parecchie ore sotto l'azione de'raggi del sole talora cocentissimi. In generale le mnlattie non hanno presentato sintomi di gravità, per cui tutti i pazienti furono in- , v:iati agli spedali di Roma, Caserta e lVapoli, ad eccezione cii otto, che vennero ricoverati negli spedali civili di Ceprano, Ama?·a, Frosinone e A.nagni. Cinque di questi, uscirono dopo qualche giorno per . essere ·traslocati agli spedali militari. Nella 'l" d'ivisione, il corpo che ha dato un numero maggiore di ammalati fu il 25° fanteria. A.quanto mi venne riferito dal direttore d'i sanità di quella divisione, questo reggimento era di stanza nel quartiere Castelnuovo, nel quale eransi sviluppate le febbri tifoidi, e le menen'gi li cet!ebro-spinali. È perciò probabile che quei soldati ancora sotto l'influenza di cause speci'fiche, presentassero minor resistenza organica, e di conse·guenza maggiore disposizione ad ammalare. Nel quadt;o statistico delle truppe del sud r isulta pure che i sifìlitici hanno dato un rimarchevole contingente. La provenienza da paesi dove l'immonda venere, oltre all'essere soverchiamente diffusa, è eziandio prodiga di favori, dietro vilissimi prezzi, spiega come molti soldati rimanessero vittime delle sue false at.tratlive. La 2.. divisione formala quasi tulta di soldati della
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11 43 guarnigione di R'o ma, molli de'quali avevano già sofferto di febb ri miasmatiche, fu quella che per le sue cifre eccezion al mente esigue nelle statistiche ha riportato il primo vanto. Il 37° e il 5:2° fan teria meritan o speciale menzione, i1 p'ri mo nori ha dato che o' ammalati l'altro 7, vale a d'i re una piccola frazione centesimale giornaliera per NELLA CO'SÙRCA E NELLA TERRA Dl LWORO
m'ilte.
Accide1~ti t1·aumaticì.
-
Debbono essere ricordati i seguenti casi di traumatismo. Una g rave contusione da calcio da cavallo, con sintomi di lesione e commozione de'visceri addomin ali. Ri coverato l'infermo nell'ospedaLe civile di Cepmno, dopo tre giorni di c ura veviva tras lo cato a quello militare di Caserta, già migliorato. Altra gravissima contusione all'a ddome, da rovesciam ento di cavallo. Il ferito porta to nell'ospedale civile di Arna ra vi moriva poche ore · dopo. . Furono ripor tarono venti distorsioni dell'articolazione tibiotarsea, tutte, almeno in apparenza, non molto g ravi. Stante la specialità dei tessuti a na tomici che in questi traumi vengono lesi , la prognosi . deve sempre essere fatta con molta riserva. Un soldato r iportava la lussazione della spalla sinistra, che fu subito ridotta. Nello. 4• fazione, eseguita 1'8 settenibre sotto Anagni, il cannonie re Vismam Angelo, dd ·1° reggi mento artiglieria, 3• batteria, mentre co. ri eava il cannon.e, per esplosione anzi tempo del medesimo, rimaneva all'istante cadavere. I l soldato Yentrone ~I ichele, ne l 2° r eggimento bersaglieri, suicidavasi con un colpo di fucile, la mattina del h- settembre all'ora della sveglia per motivi che non si seppero bene specificare .
1144 IL 3° CORPO n'ARllATA ALbE GRANDI MANOVRE DEL ~ 8/6
Se1·vizio sanitan·a. -
Benchè il personale sanitario
fosse in numero molto scarso non avendo la maggior parte dei reggimenti che un solo medico, il servizio è proceduto con tutta regolarità, ed ha soddisfatto a tutte le molteplici sue esigenze . Le tre sezioni-ambulanze, ai direttori delle quali sono devoltlte tutte le incombenze amm inistrative per la spedizione degli ammalati agli spedali, hanno funzionato in modo veramente lodevole tecnicamente ed amministrativamente. Si è però verificato qualche inconveniente presso le sezioni di sanità, che, nei primi giorni, non avevano preso in aggregazione il materiale d'ambulanza coi r elativi uomini e cavalli; e questi inconvenienti si rinnovarono per la sezione delle truppe suppleltive, Ja quale aveva continuato ad avere tutti i suoi carri souo gli ordini diretti del comandante la 2a compagnia treno del 2" artiglieria. A scanso di ogni men giusta interpretazione mi è d'uopo soggiungere che i lamentàti incagli, non dipendevano da mal volere, ma sibbene dall'inattuabile sistema di sottoporre il funzionamento del trasporto degli ammalati a due diversi comandi, l'uno de'quali, quello del treno , è assolutamen te incompetente. Quegli inconvenienti perciò saranno sempre inevitabili, finchè ai corpi delle sezioni di sanità non sarà concessa piena autonomia. Il regolamento di campagna .che riguarda questo speciale servizio, non è ancoea esplicito nell'accordare quell'autonomia, per lo r-ho sar·ebbe desiderabile, che questa lacuna venisse sollecitamente coUnata. Conclusione. - Dal complesso di questa Relazione si può dedurre l'importante corollario, che cioè la vita del campo, quando è regolata da seri provvedimenti,
~~~~A ~;<>,nl\cA ~ J~f-LLf ·r~_~nA DI .HJJno
~H~
ingagliardis_ce la costituzione fisica del soldato, lo affeziona a' suoi superiori, alla disciplina, ed alle armi; ,e lo educa a riguardare il proprio ~orpo, quale una seconda famiglia, e le vaste zolle che percorre, ed i vmaggi che va visitando, come Ja sua patria d'ado· ZIOQe.
Roma, 18 settembre 18i6.
TUN1SI
Tenente eolonnç.llo f!J§àico Direttore di sanità del 3' corpa d'armata, alle grandi manovre .
.. Giornale ài medicina militartt.
73
1{46 IL 3° CORPO D'A8UATA ALLE GRAN DI MANOVRE DEL 1~l1_6 Direzione di sanit à Quadro oenerate dei malati entrati agli spedali, divisi per
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1' reggimento cavalleria . t6• id. id. . 2" artiglieria, 1• batteria d'istruzione, 1' e 3• batteria e 2• compagnia treno . 1 • genio, 5• brigata . . . . Sezione telegrafica. . . Id. pontieri . . Id. sanità . . . . . . . Id. sussistenza . . . .
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Forza della divisione 49.27. Malati 168; media gìornalìera 11,200; per mille 2,273.
•
For·za della divisione 3708. !\Jalati 65; media giornaliera 4,333; per mille 1,168. 3 o corpo d 'armata. Malati 290; modìa giornaliera 19,96; per mille 1,45.
RELAZIONE SULL'
ESITO DELLA CURA DEI BAGNI MARINI PRESCRITTI CON UN NUOVO METODO Nlll
liiLITJ\RI INVIATI A CHTITAVECCIIIA NELL'ESTATE 18i5
(PU.HlOlTO D'ORDINE DII. JdiNISTIRO DB~~& GUBRAA),
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L'uso di tuffarsi in mare non solo per ottenere refl'igerio al calore prodoLlo dell'estiva stagione, e per nettarsi il corpo ma per .ottencre sollievo e gual'igi one di speciali malattie, ri sale alla più remota antichità; l ppocrate e Galeno tengono di già parola del valore cu rativo del bagno ma1·ino. In epoche posteriori fu pure da diversi auteri Lr·allato dello stesso, ma fu tenuto io pregio solo come bagno freddo e non come bagno minerale, essendo ancora ignoti gli elemen ti minerali sciolti nell'acqua marina. Fa duopo discendel'e fino alla metà del 't 8° secolo per trovat·e le prime nozioni sulle vil'tù medicamen tose del bagno di mal'e a cagione delle sue mineralizzazioni, nozioni che andarono via via crescendo c nel presente secvlo si ampliarono
sempre più, essendo venuta in aiuto la chimica per scoprire gli elementi minerali che l'acqua marina con-
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l
RELAZIONE SULL' ESITO DELLA CURA DEI BAGNI MARINI ECC. ~ 44.9
tiene, la fisiologia per investigare la sua azione sul corpo sano, la patologia per tentarne la sua importanza sul corpo ammalato, la terapeutica per conoscere i suoi utili ri sult.ati sulle umane infenuità. Dagli studi fatti si venne a conoscere che l'acqua di mare non agisce solo per la sua temperatura, che è inferiore assai a quella del corpo umano, ma ezìandio e più specialmente per i minerali oelia medesima sciolti. L'acqua di mare essendo salina-mista, cioè, clorurosodico-magnesiaca deve possedere le virtù terapeutiche che in altre acque consimili furono ri scontrate. Dagli studi poi e dalle esperienze istituite dal Russel in sino dallo scorso secolo si venne a conoscere che l'acqua di mare presa all'interno ha pure azione medicamen tosa, ed è tollerata dagli organi digestivi. Non è già che anteriormente non si usasse la stessa per bevande, chè anzi si sa che ai tempi d'Ippocl'alc si prescriveva mescolata col miele e coll'acqua pio vana componendo una miscela delta Thalassomel, m::~ era solo adoperala. - a scopo purgativo: il detto Ru:;sel ìu il pt·imo che dimostrò aver l'acqua marina dala all'interno l'istessa azione e propeielà di quella usata per bagno cioè tonica, risolven te e fondente ..... Le belle e concludenti osservazioni del dotto inglese invogliarono e determinarono alti'i medici a provare la efficacia della stessa, e le storie pubblicate da sLimati e chiari patologi dimostrano splendidamente qual prezioso rimedio sia l'acqua di mare data internamente per guadre molte infer·mità che avevano resistito a qualunque altro mclodo di cu ra per quanto razionale ed a lungo adoperato. Che più? Riescì pure anche allora che il bagno marino era stato insutliciente od inefficace. Le bagnature locali o parziali, le iniezioni sono puro altre volte adoperate, ma il loro uso è troppo li mitalo a piccolo num ero di malattie, e ben meriterebbero di
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~ t 50 RELAZIONE SUJ.L ESJTO DBLLA CURA DBJ BAGNI lfARlNI 1
essere provate in più esteso campo con certezza di attenerne insperati e giovevoli risultati . Lo scrivenle essendo slalo incaricato di dirigere ed invigilare le bagnuture dei soldati ammnlati inviati a Ci vitavecchia nell'estate ·1875 dal comando di Roma per la cura marina e dovendo ora riferire intorno al risuhato delle s te~se , si sente in dovere di dichiarare che a\·endo adoperato un metodo pr·oprio nell'uso dell'acqua di mare, il qunlell il fru llo di 9 anni di r,oscienzioso studio e di atten te osservazioni, metodo che si allontana alquan to da quello usa to da'suoi predecessori e dagli altri medici, intende pr·emeltere le ragioni che lo determina rono ad abbandonare l'antico sistema , spiegare quale è questo suo metodo, ed esporre infine i ri sultati otton uti. Non è qui il caso di discu tere sul metodo di pr·enclere il bagno marino a scopo curativo, che da altri viene tuttora usato, ed a farne conoscere il poco valore pratico, nè mi estenderò molto a narrare le esperienze da me fallo in un novennio, nè i cri teri che mi guidarono all'esecuzione delle stesse. essendo ben uoli per mie precedenti pubbl icazi oni, ma dit·ò brevemente il ri sul· t a to de' miei studi, fiducios o che il vantaggìo ricava t o nella cura dei bagnanti militari mi varrà. di giusti ficazione al cospetto delle persone assennate e saggi e che questa ruia Relazione leggeranno. Volendo studiare l'azione dell 'acqua di mare sul <:orpo umano è d'uopo portare la nostra attenzione sopra i suoi dLle fallori principali, cioè la tempernlut·a e la mioeralizzazione. La temperatura dell'acqun di mare è vat·ia a seconda delle località e della profondità. Quella del mnre tirreno nell'estiva stagione e in media di 2~ Cl quando la tempet·atura dell'aria in media è di 25 Ci . Ma lungo le spiaggie ed ove si ha basso-fondo la media della
PRESCRI'l'Tl CON UN NUOVO METODO
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temperatura del mare si rialza di 2 a 4 Ci . Nella locaJità fissata per la bagnatura dei nosll'i malati, la profondità dell'acqua non essendo maggiore di mett'i 1,60, q uest'acquu nel maLtino in media era di 23° C1 e nel meriggio di 2.f. Ci trovandosi la temperatura atmosferica al mattino (ore 8) di 24 Ci in media e nel meriggio (ore 2 1/, pom. ) di 21° Cl (vedi quadt·o N. •l Osse·rvaziom· meteoroloyiche); la media del corpo essendo di 31,3 Ci , ben si può dire che il bagno era freddo. Nel far pt·endere pertan to il bagno acciò la immersione nel mare fosse più sensibile, e di conseguenza l'azione sua tonica più enet·gìca io lasciava i soldati per pochi minuli immersi, quindi li faceva escit·e alla riva e restare nudi al sole fino a che la pelle fosse asciutta e riscaldttta, poscia si tuffavano una seconda volta e poi di nuovo al sole ad asciuttarsi e quindi l'intuflàrsi .... seguitando questa operazione per /~ d'ora al bagno del mattino c per un'ora a queUo del pomeriggio. In questo modo io faceva prendere un ùoppio bagno cioè il bagno freddo in mare ed il bagno di sole. Questo bagno di so le tt·oppo poco consigli ato dai medici e troppo po co usato dai malati è milissimo ed indispensabile per la guarigione di tan te malattie c per t·inforzare l'organismo. L'aria marina e la luct', che stimolano la nostra pelle, la dispongono a meglio assorbire gli elementi minerali S(~i olli nell'acqua d i mare o le danno energia e tonicità, attutiscono infine la sua sensibilità allo variazioni termo-idrometiche. i\Ia l'acqua di mare non agisce solo per la sua temperatura bassa. chè essendo minerale agisce pure per i sali che contiene sciolti. Non è qui opportuno dibattere la qucslìone della facoltà assorbente della pelle; c indubiLato però che la pelle assorbe essendo molte le osservazioni che le vengono in appoggio da non permettere più oltre il forse. L'incertezza però sorge 3
1·152 RELAZIONE suì.L'ÈsiTo ntiu. cùn.l niu n~G'N1 MARINI quando si vùo]e spiegare il modò in cui l'asl!Orbimento avviene. ~la, ripeto, non è jn una breve Relazione che si possa agitare sì grave qui~t ione, che tiene a ncora. discordi fisiofog.i ed igién isti. l o Mn so n d'accordo col Roussio nell'amrilÉittere che le sostanze scioUe
nell'acqua si assm·bono certamente, quando avviene l'evaporazione della stessa alla s·upe1·{icie del corpo. Finchè il corpo um ano sta immerso nel mare l'assorbimento avviene bensì, ri1à è moltò .lento, esposto invece il co t·po bagnato al sole, coll'asciugarsi della pelle cibè coll'evapoHizione dell' acquà, i sali verig'ono asso rbiti e portati con lestezza nel torrente ci i·colatorio. I sali che si trovano in maggior quantità nell'acqua mariha sono il cloruro di soi:lio, che ne costituisce forse i 3/ 4 dei principii fissi, il cloruro ed il solfato di magnesia. l~ a tuui nora l'azione fisiologica e térap'eu tica di questi §~\.li ne l noSLI'O organisrril:) ; il faVO l'ire, pertanto l'i ritraduzione degli stessi nel corpo dei bagnanti malati era mio primo pensiero. Pet· cui non solo col bagno di sole io procurai di ottenere tale scopo, ma feci prendere per bevanda 'l'acqua di mare e così portai direttamente nell'organ ismo qrieslo prezioso rim edio. È conosciut~, ·corbe di già ho deuo, da v'e tÌlsti ternpi l'azione 'put~gativà dell'acque di rnaee, \na è tuu'affàtto recente il suo uso co me tonica, eisolvente alterante .... 'Molli autori portano fatti io appoggio di 'queste pr'oprietà àell'acqua marina ed io in nove anni di studiopratico ben po tt'ei raccontare centinaia di casi favorevoli, ma non è qù i il lu·ogo. Io adoperai !"acqua dì rrìar'e a11'inlern'o aJla dose così de'tLa .a·iterant'e o Yo'n'de'nte cio~ di 50 a 60 grammi pr·i mà del bagno, rhat:. 'tina e sera, e trovai buonissimi risultati, i quali non puossi 'negare che si debbano ascrivel"e all'assorbimento · '((e). deui 'sali. Il min'e'rale 'che è con'tenu to in 'maggior qu'an'titò. (~
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PltÉscniTTI co'N UN NUOVO METODO
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il cloruro di sodio, il quale preso a piccole dosi è eminentemente diges(ivo, perchè aU'l'n'enta la sect·ezione degli acidi dello stornaco, e trasportato nel torrente circolatorio esercita marcata e poten te influenza nel riéam1Jio molecolar& e nella trasformazione dei tessuti! 11' cl8r·M6 di inàt}liésia è sMmaticò e leggerment~~ p'\'ir..! gatìvo, agìscè slimolando la secrezione del' fegato e degli intestini ed infine è fondente e riso lutivo deg1ì in'gorghi viscerali e gla:ndolari. È bastantèrhente nota l'azione pt'n·gativa del solfato di fnagnesici. L'a cqua di mare pertanto , che è rìlineralizzala per 9/,o di questi sàli, rie possiede perciò le 1(1!'0 propr·ietà, ond'è che a piccole dost stirnola eèl alimenta l'ap·petìto, f'acilit·a la i:ligestione, fond e (:! t·iso'lve gl'ingorghi dei visceri, dèlle glanddle, le ìperplasie, le concrezioni calcari . Dalle cose dette pare dunque 'ragionevole e giusta la mia pratica di far ber·e l'acqua di mare ai nostri ba.1 gnanti per favorire la guar·igione delle loro malauie. Io volli aggiungere un altro mezzo di cura, un altro rimedio per guarit·e alcune speciali infermità, togliendolo dal mare stesso, e questo rimedio è la lattuca marina, che sulle scoglier·e dì Civitavecchia in abbondanza si trova. lo dunque adoprai questa pianta a modo di cataplasmo e l'applicai sulle glandole ingrossate, sulle adeniti indurite, sulle superanti, sulle pioghe, e mi trovai molto bene delle stesse. Questa pianta è molto ricca di iodio come potei constatare facendo analizzue da vnlente chimico le ceneri e trovai appunto che l'azione sua più manifesta era solvente ... Riepilogando le cose fino ad ora discot·se dirò, che 'i mezzi di cura di cui mi servii per ottenere la .gua'rigio'ne dell'e manifestazioni patologiche di cui erano 'colpiti i militari che furono inviati per la cuta mat·i'n1a in 'Civitavecchia, furono i seguenti: 1° :Bevanda a picct>la dose dell'acqua di mare;
1154 .1\ELAZIONE SULL'ESITO DELLA CURA DEI BAGNl MARINI
io Bagni di mare e di sole; 3° Abluzioni colla stessa acquA; 4° Cataplasmo con pianLe marine. Esposte nel modo che a me riese\ più chiaro e conciso le ragioni che mL. determinarono a modificare il metodo di cura fino ad ora in uso, è mio dovere il riferil·e ora sulle •malattie, che ebbi a combattere e sui risultati che riportai.
Le bagnature essendo divise in dLle muLe la ,l a cominr.iò al 1o luglio e t~rminò a lutto i l 20 dello stesso mese: la 2n muta ebbe principio il21 lugli o per fini re a lutto il10 agosto. Alla prima muta presero parte~. 26 indiv1dui di bassa-forza, alla 2a N. 7 =in totale~ . 33. Visitati gl'individui spettanti alla prima muta prima di cominciare 1a bagnatura, trovai che le alterazioni patologiche di cui erano afUiui si potevano classilì care m: Acni diverse. N. 2 Adeniti indurate e supurate » 7 Congiuntiviti scrofolose » 2 Dermatosi varie » 6 .Exema diverse . » 4 Gozzo . >> 1 Iperplasiedel connettivo sotto- cutaneo. » 1 Oligoemia . » 4 » tJ Piaghe. Prmigi ne. » 1 Totale
» 26
Studiando partitam en te queste diverse malattie noi abbiamo, che dei dUe casi di acne, uno trovasi sopra un individuo (sergente dei veterani, Cuomo) di avanzata età, il quale aveva provato l'anno scorso i bagni termali d'Ischia con lieve vanlaggio; la malattia però era
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PRESCRITTI CON UN NUOVO ~IETODO
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4'155
limitata alla faccia ed alle spalle ed sra accompagnata da ingorghi ricorrenti alle glandole cervicali. L'altro caso trovavasi sopra un individuo (soldato Pittolo) di debole costituzione fisica e la mal attia era sparsa per tutlo il corpo. Delle adeniti in N. di 7 alcune erano multiple (N. 6) ed una sola et'a uni ca e di esse alcune (N. 4) in organismi fiacchi e scrofolosi, altre (N. 2) in individui di buona costituzione fisica e scevr·i da labe; una sola in un individuo (sergente Fiorentino) manifestnmenLe sifilitico. Si ebber·o due co ngiuntiviti palpalpebrali scrofolos e di cui una (soldato Cagni) con comitata ad exema nasale. Le dermatosi flll'ono in buon numero ( ~. 6) a forma pustolosa, papolosa ed ulcerosa in individui el i deteriorata fisi ca costituzion e. Gli exema furono quattro, due dei quali alla mucosa sceideriana con edema eresipelatoso delle cute del naso, il quale perciò era gonfio, rosso e lucido. Degli nlt1·i due uno (furiere Bettoli) era limi tato alla faccia, e l'a ltro esteso a tutto il corpo. Degn o di rimarco era una iperplasia lenta progressiva del tessuto con netti vo sotlo-cutaneo dell'arto infe riore destro conseguente a 1lemmone ed accompagnata cln varici al po pl ite e gamba dallo stesso lato. Vi fu un'oligoemia di già inoltrata e consecutiva a febbl'i miasmatiche, una piaga alla gamba destra man·tenuta da stato oligoem ico. Un gozzo ed una prurigine completano il quadro delle malattie. lo dieci bagnanti era ma nifesto l'alito Scl'Ofoloso, negli altri era dominante il temper·amento linfalico-venoso con mediocre fisica costiLUzione . . Di completo· accordo col sig. comandante il presidio fu Stabilito ch e giorn almen te fosse distribuito il ca[è • alla svegli a, si facesse una passeggiata dei bagna nti lungo il mare dalle 5 an l. all e 7, la visita medica alle 7, dalle ore 8 alle 9 bagno, alle 9 1/! primo rancio, dalle ~ ·l an l. alle 2 pom. silenzio e riposo, alle 2 visita medica~
11M RELAZIONE SOLL'ES'!To DELLA t'UnA DEI DAGNI 111ARIN1 dalle ~ '/~ alle .t bagno, alle .i 1/ , secondo rancio, dalle 5 alle '1 1/i passeggiàta. lungo il mare. Come cura comune face~a bere prima d'ogni baglio grammi 50 di acqua di mare. Per assicurarmi poi del tnigliorarn~n to genera1e che la cura marina avreb be prodotto ài nost1·i malati: li sottoposi alla pèsatura il p1;imo giorno del bagno e l'ultimo; per conoscere infin e in modo positi·vo l'influenza che i bagni di mare hanno sulla temperatura del corpo, sulla circolazione sanguigna e sulla respirazione, soll.oponevo giornalmente gl'individui alla termometr·ia sotto -ascellafe, tastava il polso e contava le respir·t~zioni avanti e dopo ogni bagno (V. quadro N. '2). L'uso di misurare la temperatura del cor·po nelle malattie è antico, contando più di 200 anni, l'applicazione della termometria del corpo nel corso dei bagni per conoscere l'influenza degli stessi è recente e Virchow è stato forse il primo a studi~Hlo nel bagno mal'ino. Egli trovò che col detto bagno vi ha sempre diminuzione del calore della pelle di m'lù o due gradi cent. a seconda del tempo che l'individuo sta nel bagno. Le mie esperienze vengono in appoggio alle osservazioni dell'illustre prof. di Berlino. Riguardo all'influen7.a cihe il dèlto hllgno esercita sulla respirazione e sulla circolazione dirò più Lardi, essendo le mie osservazioni · disaccoTde a quelle del dello autore. ImparLiti gli ordini opportuni perchè ogni operazione si eseguisse regolarmente e fedelmente cominciò la prima muta delle bagnature al ·1° luglio, che favorita dal tempo sereno e da elevata temperatul'a potè prQgredire e giungere fino al fine senza sospensione, ·ad eccezione dei giorni i, 46, in cui si dovette sospendere il bagno vesperlino per avvenuto improvviso uragano. L'acqua di mare era bevuta senza aV\'ersione, che anzi qualche volta dovetti oppormi ad alèuni G.agnanti, che volevano bere più di quanto io aveva pre-
PRESCIHTO'J CON tJN NUOVO ME:fO~O
~ 4 57
scrilto. I cataplasmi di lattuca marina erano mutati quauro volte al giorno per mantenerli sempre freschi ed efficaci. I due oualroici face vano nel corso della giornata frequenti lozioni agli occhi con acqua di mare e gli individui affetti da exema al naso inspirarono più volte al giorno per le narici la detta acqua. All'ultimo giorno della ·~ 0 muta (20 luglio} potrei constatare i seguenti risultati : Guariti ~lol to migliorati Migliorati . Stesso stato .
•
N. ~ o
•
» 4-
•
•
., 3 ., 9
Guarirono completamente due exemi al naso, quattro demartosi, due congtuntivite scrofolose, una prurigi ne, un ingorgo glandula.re al collo. .Migliorarono molto ed acquisteranno di più in seguito se capse ~i umièl i~à o di poca nettezza corporale non verranno ad intralciare le forze riparatri ci, un'acne cronico, un'eruzione erpetica al naso, uo'adeoiLe cervicale. Miglio rarono due adeniti cervicali, un exema al naso, un oligoemia, una derma tosi, un eaxema alla facc ia, una ipcrplesia del connetti vo sottocutaneo alla gamba destra, un'acne rosacea. Rimasero nello stesso stato un gozzo, e tre adenite in durate. l~ importante indagare lo ragioni del nessun r(liglioramento ottenuto da quattt·o bagnanti nelle indicate malattie. Anzi tutto premetto cbe no n è possibile fissare un periodo di tempo per ottenere la guarigione di una malauia, essendo molte le cause che possono allontanarlo od accorciarlo, per cui il pretendere che nel breve perio<io di venti giorni possano guarire tu tte le malauie per le quali tu indicata ed effettu ata la cura marina, si richi.edei•cbbe j l tro.ppo. Certe rp~)atti e S.OQO restie a cedere ·ai terapeutici presidi! ed ~Ile volte bi-
1158 RELAZIONE SULL'.ESITO DEL.LA CU llA DEI BAG!'\1 MAlliNI
sogna combattere indefessamente pe1· ottene1·e qualche giovamento. Fra queste malattie si devono porre in prima linea le affez ioni glandolari, specialmente le adeniti indu1·ate, J,e quali reggono per a nni alle cure le più appr·opriate ed alle volte nessuna cura, non esclusa la marina, è sufficien te a farl e passare in infiammazioni attive od a risolverle. In casi siffatti io son sol ito nei bag nanti borghesi aggiungere i movimenti ginnastici a seco nda della scuo la svedese e ne ollenni ottimi risultati. Non potendosi tsernpre adottare questo metodo è bene far continuare la bagnatura per !O o 90 giorni, piuttosto che fa r ripetere i bagni nell'anno consecutivo. Fra i molti casi citerò solo quello del soldato Merega lli, il quale essendo affetto da ipetplasia di vari gangli llnfatici al collo ed in quantità tale da 'formare un am masso di tu morelti indolenti e duri non ottenne miglioramento alla bagnatura della pl'ima muta, ma ne ricavò moltissimo dopo continuati i bagni per altri 20 giorni. Se questo soldato ave.sse potuto prendere per un'altra ventino di giorni i bogn i, io porto convinzione che avrebbe ottenuta completa guarigione della sua , malattia, il che non è sicuro di aequis'tare ripetend o dopo l'inlervaftlo di un anno la bagnatura. F1·a lo tre accennate adeniti ve ne fu una multipla (sergente Fiorentino), che ottenne nessun giovamento perchè dinatura evidentemente sifilitica. E non poten avvenire altr·imenti, essendo a tutti noto che l'acqua di mare non ha potere di guarire le affezioni sifilitiche siano pur glandolari e giova a gua1·ire i reliquati sol quando il Yirus Yenefìco è stato distrutto dall a cura me1·curiale. Oltre alle dette affezioni glandoluri vi era pure un gozzo, il quale non essendo ~is ti co ma morbido e mobile in un individuo di robusta fisi ca costi tuz ione faceva nutrire speranza, che sarebbe almeno alquanto dimi-
. nuito di volume nella cura manna, ma non lo fu.
1 i 59 .
Pl\ESClUT'I'I CON UN NUOVO METODO
Colla speranza che la ripetuta e prolungata azione dell'acqua di mare avrebbe recato utile in taluni bagnanti, in al tri maggior· giovam ento, proposi ed ottenni 'di far ripetere la bagnatura ai seguenti individui: Sergente Cuomo - acne sebacea alla faccia e spalle ed ingorgo ricorrente alle glandoli cervicali; Soldato Tizzano - lpertrofia lenta progressiva del tessuto· eonnP.ttivo dell'arto inferiore destro; · Soldato Sca.iola - Piaghe alla gamba destt·a da stato oligoemico; Soldato l\1eragalli - Ingorgo cronico alle glandole cervical i. Soldato Di Leonardo - Gozzo. La 2a muta delle bagnature ebbe principio il '2·1 luglio e gli individui che ne fì·uiro no in N. di 7 oltre ai quattro nominati avevano affezioni che si potevano aggruppare nelle seguenti: Angio-leuc.ite . Erpete cronica al naso Indurimen~o all'epididimo !lleningite cronica Oligoemia Piaghe al collo .
N. 1 )) 2 » 4
»4 » 1
»1
,.,
Totale N. I Sottoposi tosto questi soldati alla pesatura del corpo che ripetei finita la bagnatura a tutti misU!'ai la temperatura del corpo, contai i battiti arteriosi ed i movimenti respira torii avanti e dopo ciascun bagno (V. quadro N. 2). Ed a questo proposi t o giova qui il dire che, menll·e il Virchow trovò che il bagno di mare accresce il numero delle t'espirazioni senza modificare di un modo sempre uguale il polso, io ho u·ovato che la respirazi one si mantiene molte volte uguale, che aumenta da 2 a 3 movimen ti in chi
~ ~ 60 RÉLAZIO~E &ULL'.ESIT9 DELLA CU.RA QEI B~(fNI MARINI
nuot.~ e dill)jpui~ce
di egual numero in alcuni che, fanno il bagno pet· $er.Q,plice tuffo e ppj ~i espong1Qnp al ;;.ole. ,!\'li b{l'ste,rà UI;l f11Ho solo ,ma mollQ c,o,npl~<;\e.J;lle in appoggio del rnio ass.erto. Il s,9ld?.to 1'i1-z.a,ni .yepQe ai bp.goi eh~ non sar~,erp. ny.otare, dopo 1Oo 4~giorni imparò il puot.o, ebbene la respirazione che ai pt·imi giorni era di 20 movimenti prima del b~gpo, si conse rvava di 20 dopo lo stes~o; osservato di n1,1ovo quando si er.a fatto m,IOtatore t,r;ovai elle i movimenti respiratorii i quali prima del bagno era n 48, asceq de1vano a 24: ter,;nina;to q ue~ to. i{l.iguar~to .~l p.olsç> ,tr.ov;1i degno qi nota che in genere il bagno faceva diminuire i battiti arteriosi, ma nei nuo~ato ri q.ualch.e vo.Ita _l i aumentava. Jl citalo ',l'izzani prima di saper nuotare aveva 84 bat,titi prjma de,! bagno e 72 do,po, quando f1,1 esperto D~l nuoto .le p11,llsaz,ioni .cpe prima ,<)el J;>p,gQo er,Q.no 7P dopo Io stesso erano 88. Queste osservaz\ç>ni mi h~0110 fatto conoscere , che la rE>spirazione è punto o poco influ,enzata dal bagno di mare, il quale invece produce sempre una d i minuzione nell'attivi tà,cardiaca; che ,Perciò l'effetto immediato di detto bagno è calwante, è sedati·qo e che infine l'aumento dei movill\enti respiraratol'ii e dei batti ti arteriosi è solo sensibile quando l'individuo ha faticato cioè dopo il nuoto. In questa seconda muta furono adunque ·12 i militari Qhe fruirono dei bagni cioè 7 J;)Uovi venuti e 5 già appartenenti alla prhna. I risultati ,o,tLenuti dalla cura marina furono i -5egl.lelil,ti: Guariti Mplto migl iorati l\1igl iorati Stesso stato .
N. 5 » 3 l
» »
3 1
Sono guariti .un'toJigoe,mia postuma .a febbri perio -
diche, un~aog1io7Jengite alla gp.mba destra ,con s.eguev~.e
l
•11 M ad eresipela, una meringite lenta con cessazione totale dello scolo al 15° giorno di cura non rimanendo che· una leggiera sordità guaribile c'o! tempo: un acne sebacea alle spalle ed alla faccia con ricorrente ingorgo alla glandole cervicali; per le quali malattie era già st~to infruttosamente l'anno scorso ai bagni d'Ischia, ed. una iperplasia del tessuto. connettivo sottocutaneo dell'arto inferiore destro. Quando il soldato Tizzani che. er a appunto l'afflitto di detta malattia, venne alle bagn~J.ture, io presi la misura della circonferenza dell'arto inferiore sinistro, che e1·a il sano e del destro che era l'ammalato e finita. la bagnatura mi surai di ·nuovo ques t'ultimo per constatare se era diminuito di volume. PI\ESCRlTTl CON UN NUOVO METODO
Circonferenza degli arti inferiori. Arto sinistro (sano)
--
! 2 luglio Coscia (alla metà) . . Ginocchio . . .
.
Gamba (al polpaccio) .
Arto destro (malato) -- --~......__~--2 luglio 15 luglio 10 agosto
l cent. 45 cent . 48 cent. 48 cent. 47 " ,,
36 35 l
,
,,
40 40
" ))
38 40
" ))
38 40
! l Dalle quali misurazioni si scorge che a cura finita l'arto ammalato era diminuito di un centimetro alla coscia; di 2 centimetri al ginocchio, restando però sempre il polpaccio della gamba di egual volume. Il versamento sieroso (idartros) al ginocchio si riassorb l dopo soli 15 giorni di bagnì. La muscolatura trovasi morbida e libera come la normale, il camminare è sciolto senza dolori, le varici che erano voluminose al poplite. sono diminuile assai e quelle lungo la gamba sono scomparse. Questo soldato sebbene · abbia conservato il membro destro più voluminoso del sinistro, ben puossi dire guarito perchè potrà come qualunque altro soldato Giornale di meà1C'lna mtlitare.
74
•
1 •163 RELAZIONE SULL'ESITO DELLA 1:Ul\A DEI BAGNI MAIIlNl
•
prestar servizio. Sono molto migliorati due erpeti CI'Oniche al naso, un'ingorgo cronico alle glandole cer·vicali, le quali si rammollirono e diminuirono di più della metà del volume loro. Sono migliorate due piaghe, le quali sono deterse, di bell'aspetto, ristrette, a bordi abbassati ed aderenti. Non ottenne nessun giovamen to il gozzo, il quale si conservò sempre dello stesso volume come risultò dalla misurazione della circonferenza del collo al punto in cui il tumore era più sporgente e si t1·ovò se:mpre di centimetri 42 e 1/ 2 sia avanti che dopo le bagnature (1). Sottoposti di nuovo i soldati alla pP-satura del corpo dopo terminati pee ogni muta i bagni trovai che molti erano aum entati di peso altri diminuiti e tultavia fra quest'hltirni aleuni era no guaeili delle loro infermità ed allri no. lo fino dal ·1869 in una mia pubbli cazione (La scelta del soldato) sosteneva il seguente principio fisiologico: « il maggior peso del corpo a parità di età, « di statura e di ampiezza di torace denota maggior « robustezza dell'individuo ». Li enunciati pesi del corpo dei malati cozzerebbero forse al dello prin cipio~ No di certo. La diminuzione di peso in alcuni soldati guariti o migliorati non vuoi di già indicare che i medesimi siano deelin·ali nella loro fi:;ica costituzione, che anzi tutti acquistarono in robustezza, ma vuoi dire che l'acqua di mare specialmente presa all'inlet·no avendo azione fondente e risolvente diminuì in alcuni il panni colo ceiJulo-adiposo bensl, ciò però non esclude che il tess uto muscolare sia aumentato come dinolerebbe il miglioramento dell'intiero organismo. Ecco perché s'inviano al
(l) Alli 12 settembre misurai di nuovo il collo del soldato Di Leonardo e trovai che la. circoof~renza delh> stesso collo erasi ridotto a 40 '/1 centimetro. In un mese si èra ridotto di 2 eendmetri.
PRESCRlTTl CON UN NUOVO IIIETODO
~ ~ 63
mare gli obesi ed i magri, quelli per farli dimagrare, questi per darli sviluppo ed inc1·emento di carne. Riepilogando gli esiti otlenuti sia nella 1• che nella '28 m uta noi abbiamo che dei 33 militari curati coi bagni di .mare si ebbero: Guariti . 1\Iolto migliorati Migliorati Stesso slato
N. .f 5
» )) »
7 8
3 (V. quadro N. 4).
Questi risultati, lo posso dire con tranquillità, sono soddisfacenti, e quali non furono mai ottenuti da altri, giudicando almeno da quelle poche statistiche che ho potuto esaminare.
FRANCHINI
Capitano medico.
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Q U A D R O No 1.
Osservazioni nteteorologiche nel mese di luglio e p rima decade di agosto 1875,
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Debole
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Annotazioni
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51 76,8 25 30
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Tempera-
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StaLO del cielo
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Maestrale poi Scirocco Nubi Scirocco Nubi al mattino Libeccio sereno alla sera poi Maestrale Nuvolo Scirocco poi Libeccio Sereno Levante poi Sci rocco Sereno Scirocco Sereno Scirocco Sereno Sciroppo poi Libeccio
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1• J.\Iuta Non si fece il 2• bagno per cattivo tempo.
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Vario Vario Sereno Sereno Vario Sereno Nuvolo Sereno Sereno Sereno Sereno Sereno 'Nebuloso Sererio Sereno
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L'loeccìo.-. "Uvànte ~ ·oe'bole Tramontàna Debole· Libeccio Sei rocco Sciroe;co Scirocco Scirocco Scirocco Scirocco Libeccio Scirocco ~ Maestrale
Maestrale Sci recco~ Scirocco Scirocco Levante
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Sereno Sereno Sereno PiÒggia
Scirocco Scirocco Scirocco Libe'ecio
Forte Forte Forte Forte
5 757 22 2a 6 760 23 24 7 765,1 _'>9.....JC.5 -'>5 128 · 8 768 23 26 ,31 9 768 24 27 3'1 10 766 24 28 36
Vario Sereno Sereno Sereuo Sereno Sereno
Libeccio Libeccio Libeccio Maestrale Maestrale Maestrale
Forte Forte Leggiero t:eggiero Leggiero Leggiero
39 32
34 36
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Ripresi i bagni.
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QUADRO N o 2.
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A~ione del bagno di mat·e sul calore del corpo, sulla circolazione sanguigna e sulla respirazione.
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Media del calore del corpo
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Soldato
De-Piccoli Gio~nni
Bxema alla gamba sinistra
Id.
Soffiotti Lutero.
Oligoemia da febbre pc. . riodica
36,9
o
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79
80
3
l d.
l d.
Scajola Fran~sco .
Piaga alla gamba destra
37 5 34,5 79
lt
Jd .
Id.
Mossero Lorenzo .
Exema a l naso .
3G,O 33,5 76
69
5
Id.
Id.
Pittolo Valentino .
Acne diffusa .
37,'1
3" 9
6 51• fanteria
Id.
Panizzolo Gioanni.
. . Erpete a1 naso . . .
36,8
32,8
7 58• fanteria
Id.
M!regalll Luigi
'
9 62• fanteria
Id.
Oc-Lugo Giuseppe
Dermatosi.
.
. .
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37,i
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25
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21
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.
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Gozzo .
.
80
. 37,P 35,1 l :>2 36,9 35,8 l 65
Di Leonardo Filom.
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l ngorgo cronico alle giandole cervicali .
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8 60• fanteria
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Toro Antonio •
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Dermatos1.
. . . .
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62
20
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11
Id.
Id.
Davi Francesco
Congiuntivite scrofolosa .
37,4 34,4 i5
69
,.
12
Id.
Id
Saita Giulio.
.
Ingorgo glandola re al collo
37,1
32,7 72
52
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Il
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Id.
Id.
Usoi Arcangelo
. Dermatosi.
.
3i,6 35,3 53
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17
16
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. Id.
Tornari Angelo.
. Ingorgo glandolare al collo
37,1 :H,5 80
68
17
22
15
id.
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.Mez.zarclma Gio nn
Dermatosi nlcerata.
.
35,9 31,9 80
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15
18
Caporale
Lorcnzoni Gioanni.
Exema alle narici .
37 ,5 36,2 66
80
,
Id.
Soldato
Mancelli Leonardo
Ingorgo glandolare.
38,7
98
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,
Id.
Id.
Tizzoni Ani ello.
16 36• distretto 17 '
18
:1 9
l d.
20 1• granatieri
2J
Id.
Id.
.
31-
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70
20
20
Congiuntivite scrofolosa .
36,1
3:~.4
66
19
17
. . .
Olitoemia .
Id.
Br:mclli Ca rio.
Erpete al naso .
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l d.
Id.
Bachetti Gioachino
23
Id.
Capr.rale
Tirone Panlilo .
24
Id.
Soldato
Perri Pasquale.
Erpete al naso .
~5
a• bersaglieri
Id.
Searomclla Giusep.
Adenite superata
.
Angio-Lencite Merlncite .
. . .
.
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Desogos Salvatore
l
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nettivo sottocutaneo della gamba destra .
Id.
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. l pertrotìa del tessuto con·
Cagni Giuseppe
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•11 68 RELAZIONE SULL' .ESITO DELLA CURA DEI BAGNI ~IARINl ECC. QUADRO N . 3.
Esito delle cure fatte ai bagnr: di mare nello stabilimento militar.e di CioUavecchia estate 1.875. Esito delle cure
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Mala ttie
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lperplasia del tessuto connettivo. . llforingit-e cronica . Oligoemia. . Piaghe . . Prurigine.
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- - Totali per esito
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA E TERAPEUTICA
!<sperimenti intorno alla dottrina della natura organica d ei conla"l, e, della pulref~tdone, di AnNOLD IItLLER. (Archivi di Langonbeck). Vol. XVII!.• (Deutschemedi:sinische WochenschriJt. - Gilll,YflO '1876). Il faLLo anatomico, eh e si riscon Ll'Utto cioè, dei ballori nella. putrefazion ~, non può essere di valot·o per la eLiologìa no delle malallied'infezione, nè di quelle.accirlentali in conseguenza di piaghe; • 1• perchè non si banno sempt•c gli st~ssi risultati. 2" perchè Rillrolb ha dimostralo l'identità morfologica di lutti i microrganismi, dei quali può essere questione a questo proposito. 3• perché lo dilferem:e essenziali ed intime fra i buLLori non furono anc01•a dimostrate. 4• perchè gli stessi batlet·i, trovati in cadavere infello, si risconkat•ono pure nei !'<ani. Inoltre non si hanno che ipotesi sull'azione che eseJ•cilono, nella produzione ùelle suùùelte malnllie, i balleri, c le sporule che si riscontrano sempre nella infiammazione delln milza. Nemmeno il fatto patologico potrù nflìwmut•e la dollt'ina dell'origino parassilaria dell'infezione. Nessuno è stalo colpilo da vaiuolo, colem e scarlatina in seguito ad inneslo di liquidi, che conlt>nessero batteri, o rosset·o in putrefazione. Ne derivat•ono invece falLi esclusivamente con carattere d'infezione settica, cioi• flemmoni purulenti o difterici, e febbri settiche. La violcn;ta dell'azione non rorrispose in questi casi alla quantità dci batteri iniettati, ma piuttosto a cet'li stadi
1170. RIVJSTA di decomposizione chimica (Virchow, Stich). I fluidi generatori, che sono chimicamente indifferenti, hanno poca, o· quasi nessuna azion·~ . Liberati dai batteri, mediante la filtra. zione, essi hanno la stessa azione (1) che prima; un millesimo di goccia di sangue settica opera, secondo Da vai ne, nella stessa proporzione del curaro; e Bergmann isolò perfino un corpo chimico coll'azione di sostanze putride contenenti batteri. Finalmente i baLteri non vennero trovati soltanto negli strati superficiali, ma anche nel sangue, e negli organi iuterni dei corpi vivi e sani. Malgrado queste considerazioni, alcuni ànatomo-patologi, e chirurghi , (Klebs, Huetee) sostengono la origine parassitaria, non solamente delle malattie accidentali in seguito a piaghe, ma ari che della suppm'azione -e della infiammazione in operazioni chieurgiche, e-delle malattie contagiose endemiche, ed epid~rniche . Costoro credono che la vegetazione batttlrica sia alta, per l'analogia coll'azione meccaniea dei funghi filosi (che sono veramente parassitiei), ad introdursi nei tessuti viventi, a perf'orarne le membrane mucose, le pareti dei vasi, e le cartilagini stesse, ed a plodurre inoltre flogosi. L'opéa di Hiller ebbe per iscopo di costatare la parle che i batteri possono avere, isolati dai fluidi capaci d'infezioni, sulla produzione della setticimia, e della putrefazione. Riuscì ad Hiller, in parte con ripetute filtrazioni e dispersioni, in parte colla loro esportazione dai fluidi nutt'itivi, d'isolare i batteri e tenerli sospesi in acqua distillata. Indicazioni più pr-ecise sopra tale processo le dà l'opera odginale, come pme l' Alleg. m,ed. Centralzeitg, 1874, N. ·1, 2. Furono ripetute volte iniettati sottocutaneamente con 0,5 ùi questi jluidi di isolazione cani, conigli, e lo stesso Hiller, senza che ne risentissero conseguenza di sorta. Fel'ite sottocutanee, nelle quali questi batter·i fut·ono istillati, e piaghe in istato di suppurazione, che vennero a contatto di questi liquidi, non cambiarono negli animali il loro carattere. Si può obbiettare, che i batteri adoperati lessero divenuti inerti per la isolazione; ma è provato il contrario dall'esperienza, la quale dimostra che si moltiplicarono quando furono infusi nellluido nutri livo bollito di Cohn (21. Dalla copiCJsa esistenza dei batteri nei diversi stadi dell'infezione settica si può concludere sol(l) Non però così intensa tKlebs, Schiiller). (2) Questa prova. non è abbastanza 'p ersuasiva. I particolari delle cau-
tele usate negli esperimenti non sono comunicati dal compi·latore.
DI GIORNAI.l IT.\LlANl ED ESTERI
•
4f74
tanto che i batteri accompagnano questa malattia, fors'anche· che intr·oducono e riproducono il veleno settico; mai però chelo generino, e nemmeno ehe funzionino come origiue meccanica della malattia. La seconda metà dell'opel'a di Hiller contiene espet•imenti sulla put1·ef'azione, i quali conducono alle seguenti conclusioni: 1' l cosl de lti batteri da putrefazione non possono da per se stess i scomporre l'albume, nè assimilarselo ìn fol'ma non decompos ta. EsPERIENZA: Uova di gallina, in cui furono inieLlati batteri isolati, la cui vitalità era provata con necessarie precauzioni, non si putrefecero. 2' Neppure dalla germinazione t.lci batteri nasce un ele· mento di l'ot·mEmtazionc, <~h e possa scomporre l'albume. (Simile alla diastasi ne l ger·rnoglial'e dell'orzo}. ESPEHII::NZA: ll fluido generatore di Pasteur, nel quale i. baLI.eri (prima isolati) si svilupparono copiosamente, non potè produrre la put.refazione delie uova, in cui fu iniettato. 3• L'elem~nto d i fermentazione putt•ida è un col'pO ot·ga.nico fisso (1 ). EsPERIENZA: Uova di gallina ch'eruno state immE:J•se per dieci giorni in fluidi putridi, rimase1·o luLLe sane; mentre è noto che malct•ie fluide filtr ano anche atlraYerso il guscio d'uovo. 4' L'elemento fermentativo di putrefazione è contenuto, insieme a batteri innocui, nel limo atmosferico. Ques to contiene altresì la sostanza or-ganica, che produce la putrel'azione. Il limo raccolto sulla stufa del laboraLot•io di Hille1' fu gettato in acqua distillata, ch'era stata bollila prima. Di questa: a) alcune goccie fLJrono aggiunle ad una soluzione di Pasteur, la quale s'intorhidì ben JWes to per lo sviluppo dei baileri: b) una: porzione fu Lappata e lasciata nell'i solamento; questa prese ben pPeslo un odot'e di mufla e cominciò a putrefarsi: c) da 5 a 10 goccie furono iniettate separata mente in 3 uova di gallina, le quali in paele si putrefccoro, in pa1'l.e rimasero sane. Dun1{Ue l'elemento di fet·mentazione putrida dell'atmosfera il quale, al contra1·io clei batteri, che si lt•ovano dappertutto,. si
(l} Questo albume non si pulrefà mai da sè, bensì accidentalmente per l'atiooe dell'aria. La putrcfazione delle uova, la cui covaziooe venne interrotta, è a ttribuita da Hiller a fermentazioni, le quali, nello sviluppo delle cellule del ro~so d'uov11 durante l'azione della c<~va, diven t<mo libere.
H 72
1
RIVISTA
introduce, non sempre, ma casualmente, in malet•ie capaci di pulrefuzione (per esempio in sect·ezioni di piaghe), esiste, secondo le opinioni di HiHer, in elementi vibranti, nati per assimilazione di elemen~i pult'illi primitivi, oi quali si possono applicare gli espePimon li di Pasleur colla stessa es altezza che ai balteri. Il timol come nntl seUico e nntifermentntlvo (dott. LEWIN, l fi,•chow's arclticii 651 vol. 2') (Deulsche medi'Jini!<lche Wochenschrift, - settembre 711). Illimol sluùiaLo prol'o11damonte O(l accuratamente da Lallemand, ed espresso con la io l'mola f.'" H" O, si prepara con la distillazione del timianol (timrne); è poco solubilo nell'alcool. nell'oLcre, nell'arido arr.tico, n C'gli alcali leggrrmonle ~l.CfJ\Iosi, nell'acquu ft'eddn; invecC' si sciogliP nell'acqua calda e piglia l'apparenza di un olio clliaro, galleggiante sulla soluzione, a cui dà un oùo•·e pungente elle produco una lo!<se it't'ilanle. una soluzione ben salura di timo! si ottiene mediante t gram. di llrnol in 1000 c. c. tli acqua. • 11 primo lavoro ~ul modo dt impie~are let•apeulicamcnte il ltim ol, fu pubblict1Lo nel1868 dn Paquet, ri€tuardanclonc prin·ci_palmentc l'effello anliscltico Slùle ferite esterne. Ne \'f'nne trattato anrhe piìt lardi in una 1\elazione su lln cancrena polmonare, in cui lo si ndoperò in fOt'ma di inalazione. 'Xel1872 Saulina-Samonillo dimoslrò che il limo! impedisce la fct•menlrlzione del burl'o e dello zucchero pil't eneJ·~icamen te che l'acitlo curbolico e la dlinino. l n quanto alla dose tossica egli stabilì che es!:'a i· compt'esa fra g-li 8 o l ;) grannni. l n un tct•zo lavoro Pechcchonad venne alla conclusione, che il timol ha pet' elletto di impedire lu formazior)e dello zucche\'0 travct•so lu $t\liva, ~di scornat'O la fm·za digestiva della pepsina..\l contrario Le w in sostiene cb c c:;so eccita la dige-stionll in allo grado) e in seguilo ad una sct•ic di esperimonLi con~talò i seguenti l'isultoli: t• l n uno solu7.ione di •;,. pt!l' •,. il Limol nnnulln la fet'mcnLazionc dello 7.ucchel'O, tncnlt'«) l'acido carbollco o il salicilico non lo posco:ono nemmeno se in quanliLa quattro volle mag.giot'Oi oltre di che impedisce In f'crmonLazione del lntte. 2• Adopceato in quanlitil rolulivamente piccole, l'itat·du per lungo tempo la pull•efazione di sostanze oeganicho, l'arresta se
•
Dl GIORNAT.I IT.\LlANI ED ESTERI
11'13
già incominciata, e dà alle sostanz<} con cui viene in contatto uit~O.lo odp1'e, lasciandol~ inpllerate. 3' Applicando esLernamenLe 1lna soluzione di l..ìmol s ulla pelle della rana, si ha una paralisi delle estremità periferichedei nervi sens iti vi della cute. Avvenuto l'assorbimento, ossia_ l& diffusione nel cit·colo, sopra vviene a questa anestesia un'al~ fezione delle parti sottoculanee, come tlei muscoli superficiali; affezione che va1·ia di intensità secondo la durata dell'operazione. • lt' In ieLLato sottoculan.eamen L e, si hanno gli stessi sintomi puramenLe Lopici senza alcun impegno dei nervi c.enll'ali. Applicato direttamente al cuore, qu~sl'organo si comporta come gli altri muscoli sotto l'azione del timol, rimane cioè para- . lizzalo. Negli a nimali a sangue caldo, qualunque sia la dose e la concentrazione del timol, esso non prodLtce, se ttpplicato sulla pelle, i medesimi effetti cl1e nella rana. Lo slesso timol in sos tanza vi rimane inerte. Ad un coniglio venneJ'O amministra ti 120 grammi di una soluzione dl Limo! nella proporzione dl '/,, per •;, senza che in es8o si manifesta;;sero sintomi relativi, nè in vila nè dopo la morte. L'appetito dell'animale si mantenne normale; la diuresi venne aumentala. FinalroenLc il r·elator e tlù al Limo! le segu.enti qualità Lerac peuLicbe: N ella medicazione delle sol uzìoni di cont.illuo il Limo l si comporta così come ues~un allro degli antisettici lìnora a La le scopo impiegati. Essp produce inoltre in poco lempo la cessazione del vmnito nei casi d i fermentazione ().normale nello sLomaco. Xella difterite, o in malattie consimili, si ba luLta la rag ione per m·edere che il limo! abbia a 1·iuscire di una grande utilità . In virtù poi della sua forza astrin gente esso può essere impiegato coptro le ipet•se.ct'ezioni delle mucose. Per uso interno il dott. Le:.,viu lo adoJ..>era in soluzione di 0,8 ad 1 grammo in 1000 gt'amtni d'acqua, c di questa soluzione amministra un cucchiaio al giorno. Nelle stesse proporzioni può essere usa Lo esternamente; se non che.• per ripulire le ferite e per iniezione nei seni fistolosi, lorna più ulile una soluzione più;concentrata simile alla seguente: di timo l 2 a 4 grammi scioHi in 300 a 400: grammi di alcool eù allungato con acqua fino a raggiun gel·e ~ 10{)0 grammi .
RlVTSTA
Sulla fis iologll\ dei eoolrovelenl, del prof. C. RITTER v. SCHI~OJ?F JUN. (Allgemeine W iener medizirtische
Zettung, -
30 maggio 1876). Fin dal medio G\'O si era seoperlo che l'azione di un dato veleno poteva esset•e puralizzat.a da un aiLI'o, c si ce1'CÒ fin d'allotu di poter accertare e stabilire t.erflpeulicamente questo antagonismo. A questo scopo ::;i creùen di poter giungere attenendosi slrellamenle ai sintomi esteriori dell'avvelenamento; eppct•ò si ordinava, per esempio, l'oppi() in caso di avvelenamonto per slricnina, perché esso calma le convulsioni che quest'ultima pt•otluce. Più tardi si r.ominciò o. tenore maggiot• conto del moùo di agit•c del veleno stesso sull'organismo, e quindi vennet•o, per esempio, considel'ali come antagonisti l'oppio, che fra gli altri effelLi pt·oduce un l'estringimonto della pupilla, e la bellaùonna, _che al contrario la dilata. 13: cvidenle come in tal guisu si sieno inL••odotLi diversi et•rol'i terapculici; donde la necessità per la lossicologia moderna di stabilire anziLullo, m modo mollo preciso, le antitesi cdi casi di antagonismo, e dolerrninarne il concotlo Psntlo e s icuro. · In passalo la sll'icuina e il r..alabar erano considerati come antagonisti, menlt'e in reall.à non lo sono. lnfalli la prima eccita la midolla spinale; il secondo al conlt·at·io agisce paralizzando le estremit.à dei nervi. È vero cho p er questo suo modo di agit·o si •ttiene col calabar unn calma dello convulsioni provoca le dalla slricoina; ma questa calma, agendo conlempot'aneamento i due veleni, non è che la conseguenza di una inlet•ruziono della corrente nervosa dal midollo spinale ai muscoli; cosi come se all'animale, prima di essere sLl'icnini:tzato, venissero asportati Lulti i nervi muscolari. Quali veri anlugonisli si debbono poPciò l'ilenere solamente quei mezzi i quali agiscono sopra un solo e medesimo organo centrale con effetU all'aLLo opposti, l'uno eccitando, e l'alh'o paralizzando; come ad es. la sLricnina ed il bromuro .-di potassio; l'atropina ed il calabar, la muscal'ina, l'acido prussico, e in questi ultimi tempi anche lo jaborandi, la slricnina e l'idrato di cloralio ecc. La esperienza e la pratica hanno dimostrato che in date circostanze un veleno, somministrato in dose conveniente, può annullare l'azione di un nHt·o precedentemente daLo; per modo cbe l'ot·ganismo, disfallo e minacciato da morte, può nuovamente essere richiamato alla vita. Ot·a si tratta di sa-
Ol GI ORNALI ITALIANI ED ESTERI
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pere se (ciò che ve nne ammesso ed accettato come evidente nella pratica) nell'antagonis mo di d ue agenti vi sia reciprocità, cioè se l'azione del veleno che paralizza viene di IlUOvo distrutta da quello che eccita. E per esempio, se la eccilabililà r iflessa calmata col bromuro di potassio, possa ·di nuovo venir riprodotta con la skicnina, e così via dicendo. Kleinwachter di Praga ebbe occasione di rispondere favore. volmenLe con delle esperieru:e a tale quesito, avendo·ammini.sLrato con successo il calabar a molti condannati colli da avvelenamento per atropina. Altl'i invece sostengono il contrario, e lo dimostrano col seguente esperimento: Se si tag lia il cuore di una rana e vi si in:;; Lilla poi un po' di muscarina, i movimenti .cardiaci cessano irnmeù iaLamenle. Se in quesLo stato si fa cadere sul cuor·e una minima dose d'atropina, esso riacquista la vitu contraendosi ritmicamente; so però si aumenta la .dose dell'atro pina non si prod.urea più la cessazione dei movimenti del cuore, per quanta muscar·ina gli venga in stillata. Questa ed altre esperienze inùussero H.ossbach ad ammetter e che l'azione dell'antagonismo esista in un sol senso, negan,done quindi la reciprocitù. Contro le osservazioni di casi favorevoli alla reciprocità dell'antagonismo, si obietlò eziandio: 1° che la dose non può m ai essere esallamenle determinala; 2• che insieme all'antidoto si usa anche il vomiti vo; 3• che nei casi gt'a vi ed improvvisi di avvelenamento si può nel primo is~ante esser condolli a giudizi incerLi e pet'icolosi ecc. ecc. P erò molti fisiologi si pronunciarono per la reciprocità dell'antagonismo, come ad es. Schiff o Haidenheim. Quest'ultimo fece diverse esperienze. Dapprima avvelenò un animale mediante l'atropina (calman te) in modo che eccitando eletlricamenle la corda del timpano, non si produceva alcuna secrezione salivare~ indi iniettò del calabar, e vide che eccitando di nuovo la corda del Limpano con la corrente elettrica, .la salivazione si produceva. Rossbach ciò nonostanle non si acquietò: egli obìeltò che r azione dell'atropina sul vago cessa. da sè sola, e che quindi era facile il cadere in inganno. Haidenheim ripetè allora l'esperienza nel modo seguente. Egli avvelenò un cane con a teopina, e gliene somministrò una tal dose che colla scossa elettrica non si ebbe secrezione salivare: irtieltò poi ùel calabar in una delle glandole .s alivari, e dimostr ò che in questa si riproduceva la secre-
H 76 1UVlSTA .:ione, mentt•e in una glandola simile, scelta per conlrollor e, come la prima, atropinizzata, non ebbe luogo la secrezione. Sebbene sembri in tal modo dimostrata la reciprocità dell'antagonismo dei veleni, pure vi è .ancora un vasto campo aperto agli studi e alle ricerche su questo argomento, nou essendo ancora risoluta la questione in modo sicuro con forti e convincenti t•agioni scientijìche. L'ozonG, c ome uno dei più e nergici veleni per l'or• ganismo animale. (P. TRÉNARO). (Allaemeine Wiener Medi::inische Zeitung, 22 agosto 1876). Gli è da lungo tempo che molti dotti e studiosi sono incorsi
negli errori, pur troppo diffusi, riguardo l'azione dell'ozono sull'organismo animale. Ben l ungi dall'esset'e un rimedio, esso è invece uno dei più energici veleni che si possano generare nei nostri laboratorii. 1 casi accaduti nel mio stcs~o gabinetto, non mi lasciano dubbio alcuno su questo proposito. Non voglio ora dilungarmi s ulla sua azione fisiologica, poi cM il sìg. A. Th~naed pubblicherà quanto prima un lavoro inlot•no a questo at·gornento; accennerò solamente, che sotto l'azione dell'ozono si produce benlosto una forLeeslenuazionc; le cellule del sangue si contraggono, e cambiano perfino di forma; il polso s'indebolisce io modo così sorprendente che in un porcellino d'India, che a,·eva allo stato normale 1iS pulsazioni, queste discesero ud JJ30 un quarto d'ora dopo che lo si era introdotto in un'atmosfera di ozono. Oggidi che la medicina fa gt•ande tesot'O della misurazione della temperatura, potrù trovaro in molli casi che l'ozono è la verl\ cagione per cui essa subisco un notevole aumento. Sarebbe mollo pericoloso lo spandere ozono nei luoghi abitali, senza alcuna cautela, ingannaU dalla spe1•anza di disperdere i miasmi. In molti casi i nostri veleni più potenti possono essere amministrati come rimedi efficacissimi; prima però conviene che si sieno falti gli studi necessat•i sul modo d'impiCoaarli, e non illudersi sul momento opportuno di amministrarli e sulle loro dosi. Una domanda da farsi è la seguente, se cioè si è del tutto sicuri che esiste l'ozono nell'atmostera. Che esso vi sia, suol dimostrtn•si mediante una carta colorala, che sbiadisce più o
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meno al contatlo dell'aria. Ma .chi nssic.ura poi che non sie~o contenute nell'aria al~re sostanze capaci çlì modificare la carlo. nello stesso modo che l'ozono'? vVlltmann Cece attraversare una cot·renle d'aria iu una pamma. di lampada a gonflavetri; e ne ,e~,be un'aria. yhe ave,v a la s tessa azione dell'Òiono sopra la éarta·ozobome~rics; méÒtre però quest'aria disinf~LLava dell'accrua puzzolente senza jnacidirla; l'ozono invece non disinfetla ma inacidisce (t) ,_ Del t•esto è noto che al~a tempet'utut•a di 200• C. l'ozono I,lon è più stabile; eppure l'aria moilificata di Wiltmann esposta a una temperatura, a cui il vetro si rammollisce, conserva intatte tutte le sue quali tà. Vi sono adunque a questo proposito ancora molte incertezze. Or siccome io ritengo poco ragionevole tanlo il negare che l'affer•mare la esistenza dell'ozono nell'aria, cosi credo per lo meno poco prudente il ri~enere come sicuro ciò che è ancora assai vago, poco pt•eciso, è qùindi in duté circostanzeezituidio -pericoloso . .4oom"Jie nello sviluppo delle pu11tole vaeeiolelte. (A. H tLLER}. (St. Petersburger Medi:inische Wochenschr(ft, ·-
agosto 187Gj. Hillor· riporta le l;Oguenli anomalie osservate nella rivaccinazionc di iOO reclute. 1• Un'eruzione non contemporanea di pustole vaiolose in seguito ad una contempot•anea ed unica ·vaccinazione (quattro casi). l l ' Pt'itna vaccinazione senza successo. Seconda vaccinazione con successo e contemporaneo s viluppo di pustole sui punto della peima vaccinazione. (Tre casi). L'esito s upplclivo del primo innesto dipendo solo dal l,'ìtar·dato sviluppo delle pustole, poicbè su venti persone vaccinate contemporaneamente in ambo le braccia, nel sinistro senza linfa, non si sviluppò in questo braccio nemmeno una pustola. Il l' Primo innesto con sviluppo incòmpleto. Ripetuta ·l a inoculazione, maturarono le pustole, sia della prima che della seconda. (Tt·e casi). Qui sembra evidente un favorevole influsso esercitato dalla seconda inoculo.zioue pex· lo s viluppo delle pustole primitive non complelament.e riuscito; giacchè io sessanta altri casi, in cui venne ripetuta la inoculazione, le pustole si snluppnrono Gtot•naze eli meclfctna mfllcat·~ .
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solo nei punti dell'ultimo innesto. Ollre di ciò si dimostra che il mancato, od incomplelo successo di una stessa vaccinazione non por·ta a conchiudere che l'individuo non ne sia suscettibile, tanto più che in dieci casi ebbe fdice risultato la inoculazione ripetuta con altra linfa otto giorni dopo la pr ima. Esistevano fot'se nella qualiLà della linfa, adoperata precedentemente, elementi non alti all'innesto. IV• Prima inoculazione con successo. Seconda inoculazione, falla da cinque a 7 giorni più tardi, parimenti con risultato favorevole. • È noto che le opinioni de~di autori divergono sulla questione del numero delle pustole necessarie perchè la prima inoculazione assicuri la premunizione contro il vaiolo. Secondo Eulenburg è sufficiente un piccolo nume t' o di pustole; però in generale la forza di premunizione scema con un numet·o di pustole inferiore a cinque. Ora in ventisetle cas i in cui nella prima settimana si sviluppaeono da una aLl'e pustole tipiche, ripetuta la inoculazione Lea il quinto ed il s etLimo giorno ncll'allro braccio, si e!Jbe un successo p al'imenti positivo, che si manifestò sei volte con quattro e più puslole, ed otto volle con un numero di pustole infel'iore a quatko . In dodici altri casi, in cui le persone rivaccinale lo erano già state prima con successo, la seconda inoculazione, fatta t'ra il quindicesimo e sedicesimo giorno dopo la prima, rimase senza effetto. Questi fa~Li si 1'\ccordano con la pratica, la quale dimostra, che la forza di premunizione del vaccino comincia a manifestaesi Lra l'undicesimo e il decimoterzo giot•no dopo l'inoculazione. v• Sviluppo di pustole vaiolose vicino al punto di inoculazione. (Due casi). Si trattò qui probabilmente di trasmissione del virus dalla località va::cioata per mezzo delle unghie. Finalmente Hillel' cila due casi d'inoculazione con successo su mac:;hie d'acne e psoriasi, nonchè una inoculazione, pure cory. successo, nello stadio prodromico dell'ileo tifo.
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Jllcllc emorrngie scc~nd.ari c cons ec utive all' nppliea-zione tlell:l fasci:•turn fH!.r l'i,.chemh' nrtHie lal e. (Discorso del·pro.f. EsMARCH al V con(J1'esso chit·w·uico tedesco). ·Signori! N 011 è mia intenzione di t'ar nuovamente un lungo
discorso sull' anemia at•lificiale; volli permeltermi soltanto :ii sottoporre u discussiouo un quesito, sul quale si pal'iò e si ·scrisse molto: quello, cio:J, di conoscere c.J,a che provengono le emorragie secondarie nell'applicazione della fasciatura per l'anernia artificiale, e qual sia il modo di evitarle. Vi sarà noto come appunto per tale g'''1veinconveniente parecchi chirurghi di Edimburgo .ubbiano interamente abolito l' uso di questa fasciatur·a, e come !.al uni nostri colleghi Ledeschi dovettero fare altrettanto. Secondo me sa!'ebbe assai da ùeplorare se si rinunziasse alla grande ulililà che questo processo offre indubbiamente in molti casi, e che rlei suoi benefici non potessero avvantaggiaJ'Si nè gli <lmmalali, rtè i chirurgi. Da quanto potei osservare io stesso, credo che la frequenza delle emorragie secondarie c le forli emorragie dopo le amputazioni riconoscano diverse cause. Jn una delle sedute peecedenli espos quella della troppo forte costrizione. Ho veduto molte volte, -e specialmente in Inghilterra, che il tubo veniva applicato con troppa forza, e che si usavano lubi elastici troppo grossi, troppo duri, e Lroppo forli. Le conseguenze necessarie erano la paralisi completa dci nervi vnso-motori, e la difficoltà di frenare le emorragie nel togliere il tubo. Io uso da qualche tempo, in quasi tutte le operazioni, la sola costrizione della fascia elastica, come la t'accomandò il nostro egregio Presidente. Tale benda è sufiiciente nella maggior parle etei casi; nelle operazioni però delle articolazioni della spalla e dell'anca non s i può fare a meno del Lubo. Una seconda causa dell' emorragia sta nel modo non del
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tutto opportuno col quale da m olti chirurghi si stagna il sangue, specialmente dopo le amputazioni. Se in primo luogo debbo parlarvi della stag nazion(} del s angue nelle operazioni di continuità, nelle necrotomie, nelle rJsezioni ecc. ecc., vi dirò ché nelle necrotomie io seguo sempre il processo da me descritto; cioè, prima di !'i muovere il tubo, riempio completamente con esca, lasciata pef' qualche tempo nell'acido co.ebolico, la cavità dell' osso, alla quale cerco di <;~are una forma concava; poi applico un forte inviluppo fatto con s trisce e fascie di garza antisettica, e linahnentc sciolgo jl..L1,1b0.
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Jn questo modo spesso il pazien~t: non per·de letteralmente una gocci_a di s11ngue . Se la fb.sclatura è applicata bene, essa .non vi~ne macchiata da sangue n eppm'e dopo es;;ei'Si tolto .il tubo, o si può lasciare l' esco. ~n sito parecchi gioi'ni .prima ~l~e vi sia bisogno .di rimuovere la fasciatura. Nelle ees()zioni posi, in pat·ecchi casi, pt·ima di togliere il ll,l,l;>O, 1,10 appai:!3C«hio, quello gessato, dopo aver bene inviluppato col velo di List.er la par te dell' articola:tione recisa; ed in generale ,non avvennero em orragie secondaeie. Jn \Jn e&so però dov~Lli le:va1·e l' apparecchio gessato appena upplico.to, perchè sopravvepne una- forte €lU10rra gjçL :(Uapersi la ferita e legai qualche arkria dopo aver tolto il coagulo sanguigno. Da allora in poi non tontai più tale pt·ocesso, e nelle resezioni mi regolo in questo modo: sciolgo il tubo) dopo avere segate le ossa, lego le a1' Lerie che gettano sa,ngue, e sQIO allor;3. applico la fasciatura e l' !).ppareccl\io antisettico. ll quesito più im})Ortante è s ulle ampu,Lazioni, percl;tè su ques to pun.to gli avversari del metodo dicono che ì-J assolu. tamente dannoso di usare la costrizione, perchè ultimata l'operazione s i finisce per perdere mollo più s angue di quello che ~e ne sarebbe per so usapdo il melodo precedentemente adoperato·. Qui, o Signori, mi permetto di descrivervi in qual modo io faccia un'amputazione usando l' anemia artificiale. Dopo aver fortemente fasciato il membro con una fascia clastica, e posto al disopr;1 di questa il tubo costl'itt.ivo, tolgo la prima, e quando il mombro è pallido del tulto e pare affs.Lto privo di f;lang ue, e non .ricomincia a colorirsi neppure dopo qualche minuto se~ondo, mi tengo ce!'to che esso rimar rà anemico. Lo lavo allora di nuovo da cima a fondo con acido carbolico, e comincio l'operazione. Facç:io d' ordinario u'no o due lembi
4181 di pellé; e taglio, i n quasi tutti i casi, i m uscolì circolarmente. Ritengo come cosa importante il taglio circolare dei mùscoli, perchè solo così s'i dì vir.lono i vasi Lt•asversalmente. Se si formano invece dei lembi di muscoli, i vasi vengono tagliati obfiquamen"te, in lorma di una penna da ~cri vere o di un becco' di flauto, e quando si legant>, la legatura viene posare, nella maggior parte dci casi, immediatamente al di sopra dell'orlo del taglio del vaso, e può perciò cascare molto facilmente. Vorrei mettere per princìP.iO di far sempre il taglio d·~i muscoli in t'orma cil•colare. Quando l'ampu ~azione è finita, e che 1' osso è segatò, prima di togliere illttbo, afferro iidto ciò che posso cpedere un vaso aperto con le pinzette di Scieber, ché lascio appese, flnch(;) sia sicuro di non trovarne all1·i; allor.a soltanto allaccio tutti i vasi stretti insieme col categul. Non faccio alcuna diflerenza tra arterie e vene; anzi vorrei metlere in discussione anche il seguente"quesito: vi ha qualcuno fra voi, signori, che abbia veduto degli effetti dannosi risu!Lanti dal legare nello stesso modo le veno e le at•Lerie? ~ un vecchio dogma, che non si debbuno legare le vene nelle ampntaziorli. Cercai aneli' io colla massima cul•a di evitare questo fatto, però dovetti :::pesso confessare a me stesso di aver legato delle vene credendole arterie, eppure 1' esito fu egualmente favorevolissimo. Mi sono fatto quindi più ardito, e ceecto ·anzi che anche la legatura delle vene sia un mezzo potente per evital'e le emorragie. Come già dissi, io allaccio tutto ciò che posso riconoscere pce vasi aperti, e vi assicuro, che con l'esercizio, l'occhio s i fa straordinariamente acuto. Ritengo come molto irnportunte, appunto nell' applicazione dell' anemia ar·tificìale, l' aver bene impressi nella mente la topogt•nfla del piano che risulta dal taglio trasversale dei diver!;i membri, e consigliet•ei di adoperare, più di quello che non si fece fin qui, le figuro all'uopo esistenti per orizzontarsi, prima dell'arnputazione, del luogo preciso in cui si trovano i vasi tagliati. Contavo di mosLr·arvi oggi clive.rse form o di apparecchi gessati delle estremiHt superiori ecl inferiot•i, i quali·· furono preparali per questo scopo dal vice dissellot•e sig. dott Pausch di Kiol, secondo i diametri di membra agghiacciate, e in modo, che t segmenti, i quali corrispondono allo più comuni amputazioni, possano scomporsi e facciano r iconoscere sui tagli .t rave l'sali la posizione reciproca del! è eli verse parti. Questi modelli non sono spinccvoln1ente ancòt•a p1'ont"i"; saranno peti<' DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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rest m br~'>ve di pubblica ragione,. e credo che riesciranno utilissimi per l'istPuzione clinica. Allorchè ho legati nel modo suddetto lutti i va!'\i, quelli cioè che riconobbi come tali, allontano il tubo, ma non a poco a poco, bensì tuHo in una volla. Se invece, come usano laluni chirurghi, esso è tollo lèntarnente, ne avviene n atutialmente una forteemorragia dai più piccoli vasclli n i, perché così le pl'ime a rimanet' libere Je!la compecssionc sono le principali arterie-, c quindi viene impedito il riflusso del sangue dalle vene. Se il tubo viene levato tutto in una volta, la super-fic-ie del tagli o appare in sul principio per un momento ancor·a anemica, poi ne spt·uzza, come da una spugna, il sangue da una '(uantiLà di punti. P ren do poi uoacosì detta doccia di ghiacciata, c.ioè uu irrigaLot'C che contiene una debole soluzione di acido carboJico, c che ha nel suo mezzo un cilindro eli latta che è r iempito di ghiaccio c sale pesto, bagno coi suoi getti freddi e disinfeLtan ti tutta la s upel'ficie della ferita; a llor•a si riconoscono facihnenle e subito i vasellini che geLtano ancora sangue. Li pl'endo uuo dopo l'altr·o colle pinzette di Scieber che lascio appese, c solo quando non IJ'ovo più alcun vasel\ino s a'n guinante li lego Lutti col categut. Se pePò, come ebbi occasione di vedere fr·equentemcnle, si prende un solo vasellino o lo si lega, e poi un secondo, ecc. ecc.; oppure nnche, secondo il vecchio metodo, so si pl'ende un \Alleino da al't.et•ic, e si fa legare da un assisteute il vasellino atLJ:a Lto s i pel'de nuLuralmenle molto tempo e molto sangue, e si ha l'•ncovenienlc. che men tre si lega un vase!lino, l'a ltt·o segui la a sanguinat'C. lo ho sempl'C sulla mia tavola di ope!'azioni da tr·cnta o qua ranta pinze tte di Scieber, e queste vengono nsate nelle grandi operazioni prima che si cominci la fasciatura. Se sotto l'azione con tinua La della doccia g lliaccit:l.La, l'emorragia capillare cessa del Lutto, si può appOt't' C Lranquillamentc la fasciatut'a c l'apparecchio, e tenersi quas i sicuPi di non avere più emot'r-agie. lo almeno non ricordo da molti anni a que~la par.te di avere avuto con questo s is Lema emort·ag ie dopo le amputazioni, nùdopo n~ lre grandi operazioni. Il persolfnto di ferro contro l' epi~tassi. (A·llgemeirte Wiene1· Medizinischc z eiùmg, maggio 187G).
Nell'ospedale di Betlet•ne a New-Yok, in un caso di carie sifiliLicadelle ossa nasali, dopo avere esper imentato pa!'eccbie volte il tamponarnento colla cannula di Belocq, venne im7"
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piegato; con ottimo successo, il persolfato di ferro. La formo la della soluzione iniettata nel naso, fu la seguente. Persolfato · di fer!'o liquido 35,00; acqua di fonte 70,00. li sangue si coagll!lò appena fatta la iniezione, ed il coagulo si potè rimuovere dopo 36 ore senza inconvenie1ite di sorta. 1!,, uso del creo%'uto in sostanza nelle emorra~le dentarie. (A llgemeine Wiener med'izìnische Z eitung. t • febbraio 1876).
n dott.Bottg-er, consigliere sanitario a Dessau, nei" Memo-
rabilien., 'l87:), scr-ive così: "Nel lug lio 18():3 fu discorso lungamente e variamente sull'importanza e il pericolo delle emorragie dei denti, senza che si ag.siungesse nulla di nuovo ai giù noli stitt.ici, come sestruiclor·uro di ferl"o, acido tannico, appl icazione del ghiaccio ecc. Tutti questi mezzi però non sono sufficienti al medico, come io stesso ebbi frequenti occasioni di osservare in una pratict1 dì circa 40 anni. Il mio modo di curare h emorragie dentarie è il seguente: Prendo dei piccoli lamponi l'atti di fi lacciche, arTotondali e legali f'ortemente con del filo, o della seta, della grandezza d'un piseHo o d'un chicco eli caffè, e li immt?.rgo in una poniglia preparata di CL'eosolo in sostanza, e di. allume kinosato. Quando mi sono assicuraLo del vero punlo dell'emorragia, applico, coll'aiuto d'una pinzetta, il tamponcino pl'epurato nel cavo dell'alveolo sanguinante, indi, con uno strumento ottuso, sia anehe col manico d'una lima da denti, ve lo comprimo, e ve lo schiaccio fortemente. Se non cessa l' emot·ragia, ne appiico un secondo, un t.eno, e ve li tengo fissi, per evitare uno spostamento lateeale) col pollice o coll'indice per· cinque minuti di seguito. Nell' emorragia del naso, il metodo suddetlo può servire ottimamente, e così put'e pet' altre emor·ragie, quando non sieno s tati olfesi vasi d'importanza. l n tal modo, per' esempio, venne ·frenata, senza diffìcolLè, una fo1'tissima emorragia secondaria dei vasi dell' adicolazione di un piede featturato, avvenuta in conseguenza dell'estrazione d'una palla. iJso della tela di knul!òiclauk nelle malattie della pelle. (Allgemeine Wiener medizinesche Zeifung, febbraio 1876). L'uso della tela di .kautschuk nelle malattie della pelle fu il soo·gelto ~i' una Relazione del professore Pick al collegio dei n .
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H 84. IUVISTA DI GIORNALI lTALiANl ED ESTERI do~~ori a fr~9a: Noi tos,Hamdit sunto che ne dà la Mea. Centrril- zeit, genòa io 1876. Un metodo curativo, il quale, quando lo si senti le pt'ime_ volte fece sor'gere sp'eranze esageraLe, e allorchè esse non~ si compirono, fu lasciato da parle; ma che pUt' tutla\•ia, quandò venga adoper-alo convenientemente, dà r isultati utilissimi, è
l'uso della tela:di katttschuk Questa venne usata neglì ecl.emi umidi, e nell'eczema rubt·um, e fu per questo che cadde in discredito; poichè colla sua applicazione in tali esantemi c l'esce va l'ess'udalo, e compariva una ' profonda. esfoliazione. ottimo è il suo successo invece nei processi a pelle asciutta, ';enenclo, pel' 1\tso ùella Lela, dirninuita l' evapora~ione della pelle stessa. Ciò avviene in I]Uelle· malallie che banno una eccessiva alterazione dell' epidérmide' come nella psoriasis, neH'ittiosi e negli ùltimi stadi dell'eczema, cosl deLLo squamoso. Coll'applicazione della tela si prolunga la vita alle giovani cellule epidermiche, e s i ottiene quello che alt1;imenti opera ii letto d'acqua. Ollt•c di che essa aiuta gli altri mezzi curaLivi, èome per esempio le spalrnatut·o di unguento d~ catrame, che usa le da sole rendono le pel1e asciutLa ed aspra. L'ammalato, f~Ltesi le frizioni la sera, può la ·maLlina, dopo essersi lavato, applicat·e la Lela eli kautshuk. Per tal modo la pelle traspi1•a e rimane umida sotto la tela di gomma, s opra la quale gli ammalati possono indossare i soliti vestiti, ed attendere alEe loro faccende. In alcune forme di psoriasis basta il solo U:sb' della lela di kautshuk, come pure in quelle forme di malattia prodotLe da deficiente sec1•ezione delle glandole sebacee. Nei " casi di xerodermia si f9rma un'orticaria cronica, che passa' generalmente in prurigine ed è ritenuta malattia incurabile. Vincendo la xerodermia si toglie il pel'icolo della prurig'ine'. Nello stesso modo nel quale si combina la CUI'a delle frizioni di unguento di catrame con r uso della telp di kauslchuk, si_ può fare per le altre cul'e, p. e: per le fri zioni di Amyle e' glicerina ecc. ecc.
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ESPOSIZIONE INTEitNAZIONALE D' IGIENE E SALV AMENTO NEL 1876
lN BRUXELL ES
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Sotto l'alta protezione~ di S. M. il Re dei Belgi Le6pbldo 1J fu. organizzata in Bruxelles l'esposizione internazionale d'igìene e salvamento (che s 'aprì il' '1.7 dello scdr·so g iug no), alla quale concorsero in fealet'na unione ryuasi tult.e le nazioni civili, per mosll'ar-vi (ruanto ogntma d'esse Lu faLLo per conséroare, proteggere e sal.vare la vitct umana. Una cosi g rande impresa: ba la sua storia. Non nacque essa nè in breve tempo, l1 f~ pel volére di. pochi, ma oobe un lungo periodo di prepru'azione, e solo potè divenire un fatto, dopochè insieme si fusaro· il sentimento eli fllantt·opia, e lo spit'ito d'as-sociazioneJ doti queste cbe possiede in grado superlativo quel s impatico paese, quel regno modello che è il Belgio. Fu il generale RenardJ g ià minis tro della guerra in Belgio,' uomo illustre per scritti militari e pe1• opere di filantropia, che pensò fino dall'anno L871, essendo egli presidentr~ della Società r eale e centrale dei Salvatori del Belgio, di organizzare una csposizioneinternazionalee speciale dei congegni, apparecchi, metodi e process~ d'i[) iene e salvamento. E, nello sLesso Lempd, emise l'idea di coronar e questa grande opera dell'esposizionè coll'apertura di un congeesso che discutesse intorno agli argomenti rolativi agli oggelli espos li. Ma trascorsero ci11ca tre' anni senza che si concretasse n ulla di pt•alico; e fra la n le varie
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cagioni di temporcggiament<J, ne fu la principale l'esposizione internazionale di Vienna. Nel1874, essendosi più largamente sviluppati i concetti, ed avendo ques ti rweso un maggio t'e in le resse, fu di nuovo discusso l'argomentodell'I~Sposi zione. Vi l'eCtll'O loslo adesione par·ecclùe notabili là del Belgio, e prime fra quesle furono le per·sone piu competenti nella specialita delle materie, od elevale per posi7.ione sociale, pet· censo, per intelligenza e pet• dollrina. Fu compilalo un programma il quale raccbiudeva in poche parole lo scopo nobilissimo cui !:'i tendeva. In esso era detto che l'espos iz ione, diretta sollanto a l pubblico bene, avt·ebbe interessati gli uomin i di cuore d'ogn i paese, e sarebbe s lo.ta di tale natura dR uLkur·re a se slessu la rn·otezione <lei sovt'tllli e dei governi. Or·ganizzaLa senza alcun Ctllcolo d'inle1•esse, estranea ad ogni pt•eoccupazione di pet•sone e di vantaggi materiali, quest'opera doveva essere rivolta al ben~ssere erl alla sicurezza dell' umanità. L'esposizione sarebbe stata speciale " d' IGIENE c SALVAMJ::KTO • (scmoetage) , intendendo con questo vocabolo nou giù di esp1·imerl! il s ignificato rislt·ctto marirwr'esco, ma tutto ciò che tende a saloare, a ga.rantir·e la o ita degli uo1nini ed a conser·oaT·e i rnaù?7'iali destinati alla sussistenza dell'umanità. L'igiene pubblica considerala in tal guisa, costituisce un vero salvamenl.o, anzi il più desiderabile òi tutti, poichè diviene di quotidiana applicazione, avente per scopo quello prezioso del pr·olungamcnlo della vita umana, meecè il miglicra mento delle classi sociali, e ladiminuzione delle malat.lic e dei casi fortuiti elle la decimano. ln conseguenza di questi pr·incipì, tutli colot'O che inventano o per·tezionano i metodi o i processi più efficaci - · pel' peeset•vnr·e, a modo-d'esempio, l'esistenza degli operai minatori- assicuraee l'aeJ•eazione nelle miniere - prevenire lo scontro dei treni o la collisione delle navi- risunm'E! gli stabilimenti induslPiali, le caserme, gli spedali, i quartieri delle classi meno agiate, le prigioni, ecc.- pr·eparare j mezzi di Lr·usporto dei mulaU e l'er iti in gucrTa- adattare od improvvisare i modi e gli apparecchi d'ogni specie per la chirurgia esLemporuuea di guerra, ecc..., ecc ... , tutti questi sono uomini elle hunuo drillo al titolo di benemeriti de ll'umani là per lo scopo, cui tendono, di difendet·Ja dai disastri e salyarla dai pericoli. - È adunque a questo salvamento -così inteso -che l'esposizione ed il congresso fin da pr•incipio furono consacrali. Su questa !base si costituirono diversi comitati, c tosto si
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misero c:lll'opcra. I coneeLLi e!'ano ormai ntabiliLi: non mancava più che il modo di attuazione. . Fu risoluto, sen?.U tante a'rnbugi, che l'iniziativa p1•ioata avrebbe sopportate le spese. Nulla si doveva chiedere alle casse pubbliche, nonosLante fosse ccr·to fin da principio che non solo uon si sarebbe lratlaLo di ~peculazione edi guadagni ma anzi, por .le ingenti spese prevedi bili, ne sarebbe all'ultimo riuscito nn disavan?.o.- :Via ('iò non distolse l'an'imo d'alcuno. La nobiltA del fine vinse l'idea dell'interesse . Una soLtosct•izione per azioni ru aperta, e le prime firme furono quelle di S . M. il Re Lcopoldo e di S. A. R. il Conte di Fiandra, il cruale u!Limo 1'u poi proclamato presiclcnlcdell'esposizione. Il capit;Jle di 600,000 lir·c per l'impianto, emesso per a;doni soltanto nel Belgio, ru coperto in hrcYissimo tempo. Si s labiliwno r[uin<li i programmi d efìnili vi; ed il r egolamento generale, compilato da uomini valenti pet• speciali cognizioni in Lulle le branche dell'esposizion0, fu sparso per ogni dove in Belgio ed all'estero. Con gt•ande l'uvore dovunque s i ac(~olse l'ideo di codesta impresa. Sotto l'alta protezione rli SOV!'ani' di r•·incipl, di governi, e col concor·so J egl i uo1nini viù ~minen li d'ogni paese la sorte ne fu tlSsicuraLa . Quasi Lutt.e lé nazioni civili vi conc:o!'sero; fra quello che non poterono*esservi rappeesenlatc, e ne dichiaraeouo il loro grande dispiacel'e, vi furono gli Stati Uniti d' Ame•·ica, la Spagna ed il Pol'togallo, per chè già erano impegnale nella esposizione di Filadelfia. , Tultaviu iluumero degli espositori giunse a tal pnnto, che fu d'uopo dichiarat·o ben presto chiusa l'ammissione, non essendovi pitt spazio disponibile nel vas lo 1uogo assegnato a tale scopo dalla ciLlà di Bruxelles. L'esposizione fu collocata nei pubblici gial'dini del Pat·co. Con molla mo.estria vi s i cùslt•uil'ono do' maes Losi padiglioni1 varj per forma e posli in direzioni diverse lunghesso graziosi e verdeggianli viali, compre ndendo fro. lot'O grandi e piccoli boschetti. Ogni spazio o condi7.ione del terreno fu t'ono adattati con molto. gro~ia, con arte e con g usto impareggiabili. Alberi annosi, giganteschi avanzi dell'antichissima foresta di Bt'uxelles, che furono ne' secoli scorsi lesti· moni di chi so. quali e quante guerre e rovine, placida-
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VARlETÀ
mente stendevano le larghissime l'ronde, facendo dolce e fresc'ombra allo produzioni della pace, e del progresso industriale ed umani lario. · Dentro .ne' padiglioni e intorno ad essi v'erano lungb'i binut•ì di · ferrovia SLL cui posavano treni, e vagoni diversi preparati secondo lo scopo per cui erano esposti. Nell'interno, le opere più gentili d'ogni specie disposte sopra elegantissfmi tavole e scaffali, o appese con ordine alle pareti, erano qua e la frammiste ad enormi matchine che rumorosamente si agitavano, mosse dalla forza del vapore, dell'aria, dell'acqua compresse, o dalla scintilla -elettrica, la quale ancora aspetta ·H genio che ne insegni ad allargat•e i circoscritti limiti della s ua misteriosa fm·za, e dia alle industrie una potenza nuova e tanto sconfinata, quanto la sua fùlminl'la J•apidità. Furono 10 le grandi classi, nelle quali erano ripartite le cose esposte; e sat•ebbe stata una grande fortuna poi visitatori, se l'esposizione fosse stata divisa per niatet•ie nelle sue dieci grandi classificazioni. Lo s tudio sarebbe divenuto in modo incalcolabile più facile, ed il confronto più giusto, più utile, e più pratico. Forse questo pensiero critico sarà passato per la mente di molti altri, ma certamente nessuno avrebbe potuto giustificarlo e sostener!o dinnanzi all'operosissimo Gomita\o generale, poichè a Lutti è noto, che nelle esposizioni la gara individuale non ~~ In sola, ma prima d'essa v'è quella nazionale. In ogn i modo è bene che qualcuno noLi qucsto,inconveniente per considerarlo, se non altro, quale un problema da risolversi per. le esposizioni future. La divisione fu eseguita geograficamente, ed in ogni sezione gli oggetti erano disposti a seconda dello spazio, dell'estetica e di aUre esigenze. Però, fa d'uopo dirlo, il catalogo generale, ed i tanti speciali erano così bene in relazione di indicazioni degli oggetti mercé lettere e numeri1 cbe il difeho accennoto, veniva in grande parte diminuilo. Le dieci classi erano divise in vario sezioni: e per avet•e un'idea esatta dell'importanza dell'esposizione, non v'ha alh·o modo che dare un cenno sommario di ciascuna di esse.
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XA.nlETÀ
J• CLASSE Mezzi preventhl, ~Soeeorso e aah'amento In caso d 'Incendio.
1• Processi ed apparecchi di prescroazione con,it·o gl{
incendi sulla terra e sul nuu·e, e <fuindì modelli di costru zione ùi edifizi, di magazzini a polvere, di magazzini da petrolio nello navi. Processi pel' la incornbustihilitù de' lagnami,. vesti, stoffe, mobilie ecc. Parafulmini d'ogni specie per edifizi e per n·a vi. 2' Strumenti ed oggclli pet· annunciare o segnalare g li inGendi, avvisatori elettPici ecc. 3• Apparecchi ed istl'umenti di salvamento; (scale, sacchi, corde, paracadute); appar.;cchi per la respirazione, ventilatori ecc. 4• ,Strumenti e sostanze per spegnere gl'incendi; pompe a bracçia, ed a vapore con accessori. Spegni tori meccanici e s()slanze chimiche per estinzione. SerbalQi, condotti e tubi l per acqun. .
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11• CLASSE . .t.ppa••eeebl , congegni d'og ul s pe cie dca adope rars i s opr ' a eqoa , e sott•acqua, per dillllnulre 1· pe ricoli , prtn<coirc gl'lnror~ llni. e portare Hoeeors l . ..
• l" A pparecchi e con gegni per gli esercizi
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del nuoto e
Jel patinaggio. 2' F ar1ali e seguali pet· le coste, sul mare, sui fiumi e canali. :l• Apparecr.hi perfezionati di sondaggio per fiumi e per mat'J. 4• Canotti cd altr·i ordigni per uso de· nuotatori, de' navigli o degli equipaggi in pericolo. Lancia-corde a fucm, a razzi, a piccoli cannoni; zattere; materassi di salvat.aggio; carri per t!'asporLo di ballelli ùi salvamento: appal'ecchi di salvamento in sughero; altri per palombari ecc. 5' Modelli e piani delle slazio.ni di salvamento. 6' Navigli e scialuppe da pesca; battelli di ogni specie ed accessoei, considel'ati sotto il punto di vista della maggior·
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VAJUETÀ
sicurezza. Adattamenti nelle navi, colle migliori condizioni igieniche, delle eabine, letb, amacche ecc. ecc. 7• Timoni, .alberaggi9 e vele di fortuna per navi in pericolo, per casi di vene d'acqua, o d' inr.endio. Iviecca nisimi per: yisitare e r iparal'e la carena di un naviglio nell'acqua. s• Modelli e piani di scuole di nuoto. 9• Infermeria e trasporti di maiali e feriti in battelli. III~ CLASSE.
&t•paree:chl per prevenir!.' gl'lnfor,nnl rlsuiCauU dalla circolazione sulle ruote, eurrozze, h•annv1ryr;, e \Ilo ferra&~.
J• Bar-dature e sistemi di finimenti di sicurezza per ca-
valli; (morsi, barbazzali, ferri, staffe, ecc. ecc.). 2• Freni speciali pee carrozze, Jt•amways, vagoni e locomotive, ed apparecchi d'illuminamento, venlilazione e riscaldamento relativi a tali veicoli. 3• ApparHcchi per l'attacco dei vagoni; altri di sicurezza per agevolare la salita e la scesa dei viaggiaLol'i, non che il servizio del personale viaggiante sui treni, lunghesso le banchine dei vagoni, dueante la COl'Sa del convoglio. ()• Segnali ed apparecchi d'ogni specie per assicurare il servizio delle strade di ferl'o, specialmente relativi all'intercomunicazione fra il pe1·sonale dei treni ed i viaggiatòri. 7' Apparati diversi per sbarazzare i binari dagli ingombri, (spazzaneve, scaccia-pietre, ecc.). · 8• Th·foclelli di vetture pubbliche speciali, di tl'amways e di vagoni, solto il punto di vista della sicuJ•ezza e delle salubrità. g• Strumenti necessari per immediati soccorsi in caso di deviame)lLO di treni, o d'altri casi fortuiti sulle vie ferrate (barelle da trasporto, cassette di medicinali, apparecchi chirurgici). IV' CLASSE. liiloeeorsl fn tempo dl guerra.
Mezzi di trasporto . . i' Lettighe, portantine, sedie da tl'asporlo, barelle d'ogni
specie, cacolets, ecc.
VARIETÀ
2• Vetture-ambulanze, carri per malati a due ruote e a quattro; per due, quattro e sei maiali sdraiati, per uso misto di Lraspol'li di infermi sdraiati e seduli, ecc. 3' Vagoni-letti. Vagoni speciali a ppositamente costruiti pel trasporto dei fet·iti. Applicazioni varie al materiale ordinario ruoLD.bilc delle vie fenato, fatte in guisa da lasciare i vagoni utilizzabili pel lraflìco ordinario, e pel concentramento delle truppe, ed insieme atti ad essere prontamente trasformati in vagoni-ambulanze. 4• Tt•altali>pubblicazioni, piani, campioni e modelli al vero ed in piccole dimensioni r elativi ai dotti mezzi di trasporto. Apparecchi chirurgici.
Sacchi o zaini, buste. borse, cassette di soccorso, cassette di chirurgia, m3dicamenli, fil accie, e succedanei diversi a questo .elemento di medica7.ione. Ambulanze: campioni, modellì, trattati, e tavole. 1° Ambulanze volanti; 2' " te m porarie; 3. " permanenti. Ospedali, la:.:zareLli, tonde e baro.cche. 4° Materiale di arredo delle diverse ambulanze. 5° Alimentazione dei feriLi. 6' Appaeecchi per la conseevazione, l'inumazione> o l'incenerimento dei cadaveri; modelli e lraltali. 7• Igiene dei campi di battaglia, e dei luoghi d'accampamento. · V'CLASSE. Igie ne e 80iubrità pubblica.
1• Drenaggio del terreno umido e paludoso: risanamento dei terreni infetti. 2• Sistemi tgienici, e misure di sicurezza concernettti le città. - Selciatura delle vie pubbliche. Illuminamento deHe ciltà . Modi di prevenire l'infèzione che deriva dal sottosuolo pel gas-luce. Mezzi preventivi delle accirlentalità che possono succedere nelle vie pubbliche·pet·lavor i d'edilizia, costruzioni o ripar a:.:ioni di case, trasporto di materie molto voluminose od eccessivamente pesanti.
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Cani vaganti; misure per prevenire lo sviluppo dell'idrot'ohia. ' 3• S istw?.i igiènici t·elalivi ai pubblicistabilimenti.- Piantedi cq~~~uzione, venLila~ione, ri::;~a!J amento, illuminamento, er,:, d~t1li Q~p.eç\~1li, dellè cas.yrme, .d~Jie s~uole, ~ell_è pf'igi~ni, d~ll~ ~aie J.egh spettacoli, ccc. ecc. Bagm C! la valm pubblici. Mobilie <:Ielle scuole. Mezzi di prevenit·c o di togliere l'umidità e re altrecause naturali o accidentali d'insalubritàod'incomodo. 4• Sistemi igienici relativi all'uso generale delle acque. Pre:,e d'acqua, apparecc;hi d'analisi sommar-ia. Apparecchi di filtrazione; serbatoi; condotti d'acqua; apparecchi di distrihuzionR e d'irrigazione; contatori ; fontane. 5' Sistemi i{; ienici concernentt l'a_(Jprovvigionamcnto dei centri di popolazione. - Macelli, mercati, magazzini, ecc. Derrate alimentari considerate dal punto di vista igienico; processi rclali\"i alla loro conservazione; mezzi pratici di constatarne la loro alterazione o sofisticazione. 6• Sistemi igienici concernenti t'evacuazione dea ti immondezzai dai centri popolosi. - Netlez:-:a delle vie pubbliche, disinfezione, ecc. 01·inatoi ptJ.hblici; la~~i ne; bollini fissi e mobili, loro vuotatura; ~ isinfezione e trasporto delle matet·ie. contenute. Fogne, scoli e loro costruzione. Disposi:tioni da prendersi pee impedire ai gaz mcfitici delle fogne di compromettere la salute pubblica. Utilizzazione delle materie delle fogne per la fertilizzazione delle campagne, e modi pratici per ottencrle. 7• Sistemi igienici relativi alla sepoltura, conserva::ion.e o incenerimento dei cadaveri.- Depositi mortuari: conservazione di corpi coll'imbalsamazione; cremazione; seppellimento; cimiteri, ecc. Trattati, piani e apparecchi. S• Strumenti relativi alla meteorologia considerala dal punto di vista dQll'igiene. CarJe igieniche. De~ografia. VJ• CLASSE. Igiene, mezz l p reventivi e @OIYame oto, applicati all' lndustrha. '
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1. Matel'iali, piani e modelli per l'impianto igienico di of;Iì-
cine, di .fabbriche e di fonderie. , I,oro illuminamento, risc;aldamenlo e v,entilazi,ol?e. Aereazione ed illuminamento delle miniere (yentilatori, !an-
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terne di sicurezza); avvisator-i per l'accensione del gas infiammabile, ecc. 2• Macchine, ed ascensori per operai e per materiali; apparecchi di sicurezza per la discesa degli operai e delle gabbie d'estrazione; paracadute. Apparecchi c. processi di preservazione contro le scosse delle macchine in movimento. Apparecchi e macchine surroganli l'operaio in lavori insalubri o pericolosi. Apparecclù di sicurezza nelle caldaie a vapore, nei serbatoi del gas o dell'acqua. Valvole, manomeLl'i, indicatori di livello, alimentatori automatici, I'iscontro.tot•i di pressione e loro modo d'applicazione. a· Appm·ecchi, pi'OCessi o disposizioni aventi per oggetto la soppressione o la mitigazione delle cause di pericolo o d'insalubrità, che possono presentare, per gli operai o p el pubblico, le operaziorù industriali e la conservazione in magazzini delle materie prime o iilbbricate. Materie ino/Tensive sostituite ai prodotti dannosi o deleteri usati nell'industria o neile arti. Apparecchi atti a preservarè gli operai dalle esalazioni nocevoli, dalle polveri, dai liquidi corrosivi, dalle esplosioni, dall'azione dannosa dei centri di calore o di luce. Vesti necessarie in certe professioni industriali: e regolamenti igienici per esse. · Apparecchi ed arnesi di salvamento per pronti soccorsi nei casi fortuiti che avvengono nelle miniere, nelle cave e negli opifici. VII" CLASSE. Ig iene domeatlen e p1•1vn t o.
l" Piani e modelli d'abitazioni private pres~=mtali come
campioni tli miglioramenti igienici nell'arte del costruire. Piani e modelli d'abitazioni speciali, destinati alle classi operaie e presenlali come modeUi di migliorie nelle costruzioni sotto il punto eli vista della salubrità, della convenienza e dell'economia, tanto eseguiti che proposti. Sistemi di dis teibuzione delle acque nell'inter no delle abitazioni ed evacuazioni di quelle refiue e delle sostanze escrementizie. Giornale di medicina. militare.
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VARI ETA
2" Apparecchi di riscaldamento, di ventilazione e d'illuminamento col gas o con altre sostanze nelle case private, conciliando con essi la salubrilà, la sicurezza e l'economia. Stoffe igieniche secondo il clima e le stagioni, appropriate alle differenti età e condizioni sociali. Utensili, strumenti e preparati igienici per la proprietà del corpo (per la toletta). Strumenti ed apparecchi d'idroterapia privata e di balneoterapia . 3° Utensili ed apparecchi aventi per oggetto la preparazione e la cott ura degli alimenti. Strumenti e processi facili e pratici per riconoscere le alterazioni, le falsificazioni, ed il nocumento delle derrate alimentari e delle bevande d'uso domestico. Conservazione delle carni e degli alimenti nelle abitazioni private. Sistemi d'alimentazione relativa alle diverse età e specialmente all'infanzia, e tratlati_relativi. Strumenti, apparecchi di ginnastiea, giuochi, ecc. per lo sviluppo fisico ed intellettuale dei bambini. VIW CLASSE. lledlelnn, c:blrurgta, e farntnela nel lore l'RPl•Orti ·eolie clus<'ll. pt•ece dcntl.
1• Apparecchi, metodi e cassette di medicamenti e strumenti per soccorso agli asfissiati per sommersione, per inalazione eli gas non respirabili, per strangolamento, o per soffocazione sotto frane. (Macchine elettro-galvaniche, spazzole per frizioni\ coperlm'e (.li lana , flanelle, fascie elastiche , vetture da trasporto, ecc.) ·2· Apparecchi e·vesti atte a pl'eser vare i macchinisti ed i fuochisti delle locomotive, e gl'impiegati dei treni delle vie ferrate contro le malattie inerenti alle loro professioni. 3• Apparati protettori alti a prevenire infermità, specialmente localizzate. (Protesi chirurgica dei denti e degli occhi: occhiali protettori, apparecchi acustici; protettori per la respirazione di aria impregnata di polvisculo, bendaggi e protesi meccaniche varie).
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V'AlUETA. ;
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4"' Mezzi pel trasporto degli alien'ati' o degli infermi nei- i'interno'dl3gli spedali, e letti speciali~ 5' A>mbulanze civili, e spedali galleggi'ap.ti; case di salute, e, diJmatèrnità. Relati;vi arredi, oggetti letterecci, bagni, vesti, mezzi di pres@rvazi0ne e di sicurezza. utensili speciali per la p!:leparazione'degli alimenti negli' spedali e nelle cas.e di salute. 6• Mezzi di' traspodo di cadaveri. 7• Apparecchi e metod-i per prevenire il mal di mat•e. 8'· Trattati pratici sui detti argomenti. IX• CLASS·E . lstltordo.n l 1~el nl.lgllo••nment~Hiclle elns.l!l op~l',ale.
1' Societa diassicurazioni- sulla vita e d'ass~curazioni a premi. contro i casi fortuiti d'ogni specie. Statuti e·pubblica:-. .zioni diverse. 2° Società di mutuo soccorso e cç.~se di rispa~·mio. Società cooperative: forni, macelJi e modi econom).ci. per for.~ . nire alimenti di buona qualità, e·a .buon mercato, nei grandi. -stabilimenti industriali e rielle. fabbt;iche. 3' Società per la costru-zione o la compera di ease operaie, per fornire alle popolazioni bagni.a buon prez,zo. 4• BibHoteche per gli arl~giani e gli oper;aj. S.cuole serali, con esemplari dei cor,Si di stuqio per u&o degli oper~i·. Scuole professionali per donne, .ed: istituzioni. atte ad ect.uc.are le ragazze ai lavori di casa. Cond_iziopi ig.i:e niche relati-v~ ad ess.e , nonchè agli spedali e sale di convalesce.f:lti per glj oper,ai· c;ii grandi stabnimen.Ll industriali: ai refettor-ii di fabbriche, alle sale d'asili o .aUe.scuole e g\ardini: d,'inJ:~nziç~. 5• Mezzi çli rimedia\'e all'abuso delle. be:vande sP5ritose, e di porre un freno ai. progt•essi dell'in temperanza:
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X. CLASSE. DèUl iglebe c del salva'f.agglo' nellc lol'o applicazioni all>ngrlcolt,o t·a.
1• Distruzione di-animali e. di veg-etali nooevoli all' agric0ltura. Modo) di conservare sane le. s·ementi, e di solfo'rarè le
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>'ili . Protezione di animali utili. Mezzi di proteggere le colLivazioni contro i freddi intensi, ed i geli precoci o prolungati. 2• Ivfodclli e metodi per consct•vare le fruLta, i legumi, i cereali, le uve, le pianto erbacee da. foraggi, il fieno, la paglia, i residui delle industrie alimentari, e rela tiva igiene delle cantine, giardini d'inverno, granai, sotterranei) mulini, tettoie, ecc. ecc. 3• Igiene degli stabilimenti rut'ali. Modelli di affitti e mezzadri è consicleraLi dal punto eli vis ta dell'igiene, della convenienza, e della economia. Altri modelli igienici di stalle, ovili, chiusi, ecc. '~· Misure e Jispos izioni igieniche vuliùe ad esig·et·é dai fittniuoli troppo interessati, durante il corso degli afflUi, lu più g1•ancle salubrità possibile. Modi di collocare e mantenere i concimi, e di conservare le urine degli animali da stalla: c di moltiplicare le fogne nelle campagne. 5' Case d'agricoltori i loro mobili ed utensili. Vesti dei coltivator i alt.e in ispecial modo a prcscrvarli da dannose conseguenze in certi lavori rur ali, quali il drenaggio, ecc. C• Trattamento alimentar~ pel' le popolazioni rur·ali, consideraLo J'elativamente alla conset•vazione della salute, ed alla produzione del maggiore lavoro possibile. Bevande igieniche da usarsi durante i lavori nella stagione estiva. 7• Conservazione H manipolazione di tutte le m aterie fertilizzanti. Ìl'l ezzi di guarentigia contro le. falsifìcazioni delle sementi e degli alimenti destinati al bestiame. Utilizzazione degli ingrassi di materie escrementizie umane. 8• Influenze igieniche dell' imboschimento e delle pianto.gioni.l\I-anicred'opposizione ai trasporti delle sabbie pei ventì; fissazioni delle dune. !)• Influenze igieniche del drenaggio: in jspecial modo delle Lerre inDltl'ale dagli scoli delle fogne di cittù. Prosciugamento delle paludi: bonificazione delle terre umide ed insalubri. LO• Insalubrità dei maceratoi: loro studio per migliorarli i insalubrità dci canali, e delle praterie irt'igale con acque limacciose. Alterazioni delle acque correnti prodotle da residui d'industrie. Ricerca di acque utili per l'agi·icoltura. Mezzi preventivi contro le inondazioni e gli straripamenti dei corsi. d'acqua. u• Macchine agricole da sostituiesi ai lavoei manuali gra' 'osi cd insalubri, quali la battitura dei grani, la tritatura del lino e della canapa colle gramole, e gli ffllri lavori che produ-
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·cono delle emanazioni polvoro~c. Mezzi di preservare gli agricoltori dai ret·icoli inel'enLi alla condotta delle .macchine di loro uso. 12• Influenze dollruttamento degli animali sulle loro abitudini, carattere e salute. Apparecchi di sicm·ezza, non dannosi agli animali, pel loro attacco ai veicoli, e strumenti per raffrenarli, per domarli, ecc. ecc. Effetti del freno. 13° Influenza del modo di trasporto del bestiame nel suo s tato di salute e sulle qualità igieniche delle carni che fornisce lil macello.
Modello di vagoni, o modi di adattamento nei baUelli des tinati al trasporto di animali domestici. Trazione dei veicoli coi cani. :W Malattie degli animali contag iose, e lras missibili all'uomo. . ·15° Profilassi generale contro la propagazione delle epizoozie; misure da prendersi in ogni circostanza per !imitarne ·la diffusione. 16 • Misure di polizia medica concernenti la macellazione, e l'abbattimento e seppellimento di animali morti in seguito a mal attiecontagiose. Esposizione all'aria òegli avanzi d'animali. 17• Apparecchi di piccola chirurgia veterinaria da mettersi nelle mani e nell'uso dei collivalori (gasterolomi, sonde esofagee, ecc.}. 18• Società d'assicurazione contro i sinistri (grandine, rnortalilò. ..dd bestiame, ecc.) cui possono essere esposti i colti'Vatori. 19" Alimentazione ra:::ionale degli animali domestici. Da questa rapida rivista delle classi e sezioni, è facile comprendere la grande estensione dala all'igiene opplicata alle arti, alle industrie ed al salvamento della vita umana presi nel più lato senso della Jlarola. La dil'ezione dell'esposizione fu affidaLa ad un consiglio di amminisLI'azione composto rU cinque amminisLt'atori e d'un segretario. N'et'a presidente il genet'ale n.enard; vice-presidente il dott. \Varocqué membro della Camera dei rappres~n tanti, e membri i signori Evrard industriale, Montefiore-Levi ingegnere, ed Urban ingegnere capo delle strade ferrate ùel Grand-Centrai-Beige. Segt•etnrio generale il sig. Alf. Mercier segretario della società reale dei Saloatori del Belgio.
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VARIET·À
V'era inoltre un consiglio di sorveglianza e tanti C omi taLi quante erano le classi dAll'esposi:&ione. I Comitati stranieri, mollo numerosi, presieduti per la maggior parte da principi delle case regnanti, o da personaggi Hlustt'i per scienza e per posizione sociale erano i seguenti: Comitati di Germania - Austria-Ungheria - Danimarca - Centrale di Francia - Inghilterra - Italia - Olanda Russia- S\·ezia e Norvegia. - 'V'erano inoltre un Comitato regionale del nord della Francia ed uno locale della città di Trieste. La Svizzera, che era concorsa all'esposizione, non. aveva un comitato proprio, ma dci rappresentanli. I Comitati str anieri inoltre avevano ciascuno una commissione esecutiva o dei commissarii delegati. In Italia il senatore conte Torelli, pt'esidente effettivo del
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Comitato italiano preparò quanto meglio fu possibile e si deve certamente alla sua operosità se l'Italia riuscì a mostrare all'esposizione un numero d'oggetti importantissimi. Che se la sc:.::ione italiana non .aveva lo splendore di tante altre, e non attraeva la folla, era però .inter essante alla par•te eletta dei visilolori, cd in is pecial modo a quelli che si occupano della bonitlcazione e prosciugamento dei Lert•eni màlsani e paludosi. Mcuni nostri conna:.::ionali che hanno fissa dimora in Bruxelles, il commendatore Giacomo Errera console generale onorario di S. M. il Re d'Halia a Bruxelles, e delegato straordinario all'esposizione, il signor .ingegnere Leone ~!ariani direttore dellù. grande fabbrica di cartucce a Cureghem (antico sobborgo eli Bt•uxelles), ed il signor BC'ccucci negoziante banno veramente diritto alla gratitudine degli espositori. Il collocamento della sezione italiana in oLLima posi21i0ne.. iL ricevimento degli ogl-{elti, la loro disposizione, e lutti i servizi inerenti si devono alla loro infaticabile premura ed intelligenza e non di questo solo si occuparono, ma seppero anche fare emergere il merito dei nostri espositol'i nelle discussioni tenutcsi dal giurì delle premiazioni. Le ricompense furono aggiudicale da un giurl internazionale . .Erano 10 i giurì, uno per classe, composto ognuno di 7 membri quattro dei quali nominati dai Comitati stranieri, e tre dal Comitato centr•ale. I premi erano divisi in: i ' Diplomi d'onore, e meclaglia ·d'or o d'onot•e.
VARlET..\
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2' Medaglia di 1" classe in argento dorato (vermeil). 3° Medaglia dì 2a classe in argento. 4• Diploma d'ammissione con menzione onorevole, e medaglià di bronzo. Sa t'ebbe troppo lungo ricordare i nomi dei membri.compo~ n enti i dieci giurì; citerò solo quelli dei presidenti della l v•, classe, Soccorsi in tempo di gue1•ra, e dell' VIII- Medicina, chirurgia, e farmacia nei loro t'Ctppor•Li con tutte le altre classi poichè più da vicino interessano la medicina militare. Fu presidente della IV• classe ìl dott. EsmarchJ professore nE!ll'università di Kiel; e dell'VIII• il dott. Liebreich,professore ne.ll'università di Berlino. Le sorti quindi degli espositori di oggetti attinenti alla medicina e chirurgia militare ed ai servizi di guerra, non potevano desiderare delle commissioni aggiudicatrici presiedute da uomini maggiormente competenti. La sezione italiana era rappresentata da 97 concorrenti. V'erano oggetti importanti in ciascuna delle 10 classi. Figurava speeialmente nella 1.. classe la città di Milano per la istituzione del Corpo Pompieri, coi relativi regolamenti, le vesti ecc. La città di Venezia pel piano del Dock gener<)le per petrolio) stabilito in tm'isoleLta della laguna. Nella II• classe si distinsero il Toselli di Mantova per la sua talpa marina (premio medaglia d'argento) colla quale si può discender·e nel mare a 200 metri di profondità, e per altri di versi suoi congegni uWi per ricupérare oggetLi smarriti nel fondo .del mare, per la pesca delle spugne e dei cot'alli ecc. La Società Ligure di soccorso ai nauf'raghi ottenne la medagliad'argento pei disegni della casa di soccorso e salvamento, e per una quantità di oggeLLi relativi. In quesLa sezione fu molto ammirata una veste speciale di salvataggio del signor Benvenuto D'Alessandro di Palermo, la quale serve a ,guisa di quella del l'in01nato capitano Boy ton. È codest'apparecchio un completo vestiario che chiunque può ir1dossare con molLa fa'cilità, sopra i panni che abitualmente si portano; gettandosi in acqua, si resta a galla non solo, ma v'è modo di dirigersi con sufficiente prontezza e con tutta la massima sicurezza. Il giorno 1• ottobre i membri del Congresso si recarorw ad Anversa per assistere ad alcuni esperim~?nti di sah'ataggio· sulla Schelda.; e al D'Alessandro, dopo fa Ete le prove, che riuscirono splendidamente, fu, dai membri del Comitato centrale dell'Esposizione, decretata sul luogo degli sperimenti una me-
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daglia d'a t·genlo a titolo di premio, e ripor•tò unanimi approvazioni da più che 500 persone che assistevano, invitate, a dette esperienze. Nella l v• classe er-ano osposl.i alcuni nuovi modelli dì materiale d'ambulanza spediti dal nostro Ministero della guerra, e consistevano in cassetle di medicinali, casse eli oggetti di med i caturc per sezione eli sanità, un pacco da mcdicatura per ogni soldato ed una barella snodata, e divisa in due parLi, fatta in guisa da essere trasporta la ad armacollo dai soldati port.afet•i ti. I modelli di questi ogge tti. e la lol'o costruzione erano nolatl nel catalogo ufficiale come la v ori del colonnello medico uott. At·ena, che li esegul per incar·ico del Ministero. E fur·ono trova ti met·ite voli non solo (l'encomio, ma bensì premiati colla medaglia d'argento. La v • classe fu la più impOJ•tanlo ùella s~zionc italiana. li Ministero dei lavori pubblici ottenne per ricompensa, il diploma d'onore pei s uoi grandi lavori espos ti in una ltmga serie di rilievi dei prosciugamenti delle gr'ancli valli: V·~ronesi, ed OstigUesi, dei torrenti I dice e Quaderna nella provincia di Bologna; delle paludi del La.mone nel Ravennate; di quelle della maremma Toscana; dei laghi di Agnano (Napoli); di quello di Salpi ~Foggia): per la bolte sotto l'AI'no e pel canale eli Bientina; per le honiiìcllc del bacino inferioL'e del Vol~urno e del bacino di Bagnoli (Napoli, Caserta). Queste gl'andi opol'e che tanto hanno contr-ibuilo alla. pubblica salute, furono apprezzale con mollo interesse dalle persone più competenti nella materia. Nella v• classe, molto numerosa d'oggetti, il :\Iinisl.ero d'agt'icolLura, industria e commercio espose le sue pubblicazioni, ed i lavori di risanamcnto della campagna romana . Del dott. Polli e Clericclli di Milano v'era un moùello del famoso Cl'emaLoio, che fu ammiralo con molta curiosil.à.. 11 conte Torelli, senatore del Rogno, aveva messo in mostra jl l " volume del s uo impol'Lante lavoro s ulle acfJue potabili d'Italia, e tutti tre ryuesti espositori furono premiati colla medaglia di oer meil. Ma ciò che v'era di speciale in qiJesta sezione, che a tleaeva lo sgua1·do, ed un sentimento di vcneeazione più che di meraviglia, era uno strumento fatto per mistll'are la purezza dell'aria, un cudiomclro del granrl e A 1p,<;sand m Volta. ll con le A. VolLa di Como, nepole dell'inve ntore ti ella pila,~avcva espos~a una collezione interessanle d'altre cose dell'aYo suo, fra
420-1 cui un autografo relaLivo ud un viaggio che l'iliustt·e fisico l'eco nel BrabanLe e nelle Fiandt•e. Nella VI', V lP, VI li' e r.x• classe et•ano importanti i disegni e le descr·izioni tlelle macchine della società di pneumoterapia eli Milano (premio medaglia eli cermeil): il modello dell'ospizio marino di Venezia (medaglia d'argento): il piano del manicomio d'Imola, del do l t. Lolli; o d i rruello di Voghera, ùegli ingegneri Savoldi c Monti (medaglie d'argento). Finalmente nella x• classe il principe Alessandro Tol'lonia presentò i piani e le descrizioni del prosciugamento del lago di Fucino, e fu reputato dogno della p:ù alLa ricompensa, della medaglia d'onore in oro. Dei 9ì espositori, 37 fut•ono i premiati, 22 con medaglie, 15 con men~ioni onorevoli. VARIETÀ
Gli espositori delle 11 nazioni che pre!:loro parl.e all'esposizione fu r ono in tot1.1le 1812, ripartiti come segue: Get•maniu
!308, A usLl'ia- Unghet·ia 81, llelgio 462, Danimarca 56, Francia 30J, InghiiLet·ra 254, Italia 97, Olanda 2:•, Russia 155, Svezia e Norvegia 80, Svizzera ~l. L'esposizione ebbe 100 giorni di duro.la, e fu visiLala da 296,000 pet·sone.
CONGRESSO D'IGIENE E SALVAMENTO
Il 27 settembre s'aprì il congresso nel palazzo delle Accademie di Bruxelles, e il giorno 5 ottobre fu quello della sua
chiusura. L'Italia vi ero. rappresentata dai signori conte Torellì senatore del regno, ingegnere Bignami Sormani di Milano, comm. Giacomo Errera delegalo del Comitato italiano, professore Palasciano, prof. Coslaozo .Mazzoni, dott. CasLiglioru, colonnello di staLo maggior Gené, capitano medico Federico Tosi, ingegnere Leone Mariani. Jl congresso, cho doveva da princtpio essere diviso in tre speciali sessioni, fu ripartito, per l' obhondanza delle ·materie da trallarsi, in 5 sessioni; 1• i {l iene medica; 2• igiene generale. 3• saloataggio generale; 4' soccorso in tempo di guerra; 5' economia sociale.
Tra i tanti argomenti cho furono discussi, molti non interessavano che indiretlhl!lente la mcJicina. È quindi utile di accennare quelli soltanto che si riferirono ai soccor•si in tempo eli guerra, ed all'igiene.
Soccor si in tempo di guerra. Questa sessione aprì i suoi lavori solto la presidenza del principe di Caraman-Cltimay. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO MEDICO SUL CAMPO DI BATTAGLIA DURANTE! E DOPO L'AZIONI;;. - ORGANIZZA ZIONE DEI COMITATi DI SOCCORSO.
li sig. APPIA (di Ginevra) legge alcuni diversi rapporti esat-
lamenLe compilali. La più importante questione sui soccorsi durante e dopo l'azione, egli dice, consiste nella organi:::ra-
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YARlETA.
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zione della prim" medtcatura, e nel b•asporto dei Jer iti: cita. l'ordinamento adottaLo in Germania e lo dichiara il migliore .. Queslo sistema, basato s ulla ripartizione del lavoro, ha il vantaggio di offl·ire la mobilità e la rapidità del soccorso. Descrive minutamente il materiale, il personale ed il servizio di sanità di un corpo d'armata prussiano. Dimostra la grande utilità dal decentramento degli elementi di .medicatura, ed in ispecie parla del pacchetto di medicazione che ogni soldato porla con ·sè, e conclude dicendo che i primi soccorsi devono esser dali sul campo, e sulla linea di combattimento dalle-ambulanze reggimentali, le quali devono avere il loro scarico sull'ambulanza volante (sezione di sanità). Una discussione fra i signori .Mercltie, Langenbek,Riant,Heyfelder, edHermant chiude questa prima pat>te relativa alle posizioni chede vono esser prese dai servizi di sanità ufficialimililari, e òa quelli dei soccorsi liberi. Si conclude coll'unanime accordo che il servizio di sanità ufficiale deve essere solo, per regola1 s ul campo di battaglia, e che quello privato non debba esservi chiamaLo che nel solo caso eccezionale d'insufficienza del primo. HEYFELDER (generale medico di H.ussia) riconosce i grandi servizi che le ambulan?.e private eli soccorso hanno reso nelle guerre passal.e, e potranno maggiormenLe offrire in avvenire; e dopo averle passate rapidamente in rivista conchiude dicen<.lo .. che i Comitali di soccot•so sono benemeriti t.\nche per utili innovazioni, le quali hanno contribuito alla riorganizzazione dei servizi ufficiali medici degli esel'citi ~ RoTII rmedico generale dell'armata di Sassonia) insiste sulla difficoltà di fissare il posto dei chirurghi in tempo di guerra : crede cbe i medici capi dovrebbero sempre essere al seguito dello stato maggiore dei rispettivi corpi. RGth vorrebbe poi che nelle scuole di guerra o eli stato maggiore si creasse una cattedra d'igiene militare e di servizi di sanitù, a:ftìnchè gli ufficiali di sLato maggiore conoscessero da vicino la grande importanza e la necessità dei se1·vizi medici in tempo di guerra, e non Ignorassero come un oLlimo ordinamento sanitario concol'ra validamen:e al buon ris u!Lato d'una campagna di guerra. D'altl'a parl.e i medici militari dovrebbero seguire con cognizione di causa, dal punto di vista militare, le grandi manovre, per famigliat•izzar:;i coi movimenti strategici, e perconoscerne lo spirito. Queste pi'oposle sono unanimamente approvate.
... \'.\Ili ETÀ
Si Ll'utLa poscia degli apparecchi destinaLi ad imrn(>bilizzare le membra fraLllU'ale, ed a preset•varlo Jngli ttrti o dagli spo~tamenli durante il trasporLo. Si descrivono i numerosi mo-delli che esistono, in specie all'esposizione, e si pongono le questioni del tempo e del luogo in cui debbono esse1·e applicali; e discorrendo in specie di quelli ge~sati sorge la {(nestione ,quando convenga applicarli, pf'i7na del trasporto, al p1•imo spedale oolante, o all'ospedale da campo. Il prof. LAN GENRECK (ùi Berlino) crede che sia pct·icolo::>a l'applicazione degli apparecchi gessati sul campo di batt.aglìa. -Questi apparecchi, egli dice, ùevono piullosto esset•c applicati allo spedale; sul campo bisogna agit•c con semplicilù c con -sollecitudine, e si pt•onuncia apertamente partigiano dell'uso delle doccie di zinco, di legno dolce, <' di tutte quello piatte che possono ricurvarsi ed adattarsi semm troppo serrare il mem bt•o fratturato affinchè non ~i strozzi quando avviene il periodo di gonfiamento. Sul campo di baLLagUa, dice remincnla pr·ofessore, vi sono .]e fel'ite ùclla luringe1 del aanio e delle gJ•andi arl.ot•ie che esigono L1ll pronto soccorso, una lunga operazione ed una dilig•:lnte rnedicalum; è a queste specialmente cho Ca d'uopo consacrare il tempo prezioso dei primi soccorsi. 11 sig. V A~ Loo (d'Olanda) si unisce all'opinione del professore Lungenbeck sul pel'icolo dell"npplicazione immediata degli apparecchi gessaLi, e invita i membl'i della sessione ad una conl'erenza òa toner~i nel padiglione centrale dell'esposizione intorno ad alcuni suoi speciali mezzi di rneùicatura amovo-inumovibili. 11 J>I'Of. Esmarch (di Kiel) cd il doLl. Murchie (del Dolgio) offcono pure, per l?arlc loro, un'analoga conferenza sugli apparecchi di cl•irurgiada loro esposti. La.l:iessione fu ben lieta nell'accotlat·c la proposta, che fu attuala nel giorno stesso e nei successi vi. Intorno alla questione dell'ordinamento delle societa di soccorso pl'ima e dm•anLe In guerra, il ùoLl. Appio. preconizza una get'lll'Chica organizzazione delle soci e Là di soccorso della Croce n.ossa . Esso propugnu un Comitato centrale che sia in comunicazione costante coi Comitali di sezione ùelle ciLLà, e r-appresenti le società nei loro rapporti coi Governi. Questo Comitato centrale dovrebbe vegliare allo. l'iparlizione dai soc·cor"i, e dovrebbe organizzare rruella che.ef(liChiama nstrategia
VARIETÀ
dei soccorsi" · In Germania, prosegue il dott. Appia, oltre al Comitato centrale v'ù anche un Commissario generale in rapporto costante coU'outoritù militare. Da questo Comi la lo e da questo Commissario sono emanali gli ordini del servizio per le ambulanze in campagna. Insiste quindi dimostrando, come non si uno mai ùa ammetter·si lo società private che non sono pos t<~ sotto la bandiera dell t\ Convenzione di Ginevra, e tanto mono i concorsi r1uasi indi vi duali. Soltanto un grande assegnamento deve essere fatto sugli abitanti dei paesi dove ha luogo il combattimento, ed ò quindi indisp<msabile pensare, molto ~empo prima, al modo pra tico e facile d'improvvisare ed organizzar·e rapidamente dei piccoli Comitali locali, dei r:omitati eli necessità. Il sig. HAAS, primo vice-presidente del Comi lato centNlle delle associazioni Alemanne, insiste (per l'esperienza avutane nelle ultimo guerre) nell'accentramento della dit'P.Zione da cui deve dipendeee sempre la t'iparliziono dei soccot•si, ed il movimentodelle ambulanze in tempo di guet·ra, e vorrebbe che tutte le società di soccorso s'intendessero su questo punto, senza del quale si rischierebbe certamente non solo di non essere uLili, ma di produrre imbarazzo. Tutte le città in ogni nazione, dovrebbero twere i propri Comitali, i 11uali non ugirehbero mai senza avere ricevuti ordini, o istruzioni dal Comitato centrale, e questa istituzione disciplinare dovrebbe organizzaPs i in tempo di pace. Il doU. 1-IEYFELD E.R descrive l'm·ganizzazione dellesocietà di soccorso Russe, la quale è simile a quella degli Stati di Germania, e solo cullel'isco per una maggioee estensione d'azione,. poiché presta soccorsi anche in tempo di pace nei casi eccezionali di pubbliche calamità; di/Tutti per l a carestia di Samara la Croce I\ossa in.viò vivet'i e denal'i. RrAwr (Francia) descrivol'ot'ganizzazione della socielù francese della Croce Rossa. È importante il noLare che i Comitati locali istituiti nelle gr-andi città della Francitt hanno ciasct~no un i'àppresenLante J'lel seno del Cornitulo ·cenlr•ale di Parigi; it quale a sua volto., spedisce dei delegati in provinda allo scopo di consla.tare e riferire ·sull'azione dei Comitati locali. Finalmente la società francese non può agire che col concorso d:el Ministel'O della guet'ra, di cui essa è l'ausiliar·ia. Il do~L. Tosr trova ormai indiscutibile la questione dell'accentramento direttivo clei Comitati di soccorso, e dimostra come il problema sia già stato sciollo dall'esperienza fattasi t
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,speciahnente neUa guerra 70-71. Reputa molto utile durante il tempo di pace l'inLelligenza fea i Comitali centrali privati e le amminisL!'azioni militari (Ministeri di guerra). Crede necessaria l'autorità unica militare anche sulle ambulanze priva t~>, per la dislocazione dei servizi loro, in tempo·di guerra, ma reputerebbe pet•icoloso per la costituzione dei Comitati la subordinazione costante ai Ministet'i stessi, dappoichè per quanto lo scopo Jllantropico possa togliere le susceLtibilità, pure in tutle le istituzioni umane v'è sempPe una giusta ambizione, ed un nobile orgoglio autonGmico che si vogliono Lenere alli) e che devono essere. rispettati: senza di questo le istituzioni, anche le più grandi, a poco per volLa perdono del lot'O prestigio, e declinano fino forse col tempo a perire d'inerzia. Conclude dicendo che i ComitaLi centrali dovrebbero uniformarsi alle istituzioni militari ufficiali Pegli ordinamenti, nel materjale e nell'esecuzione dei servizi, ma il legame colle amministrazioni centrali militari non dovrebbe essere mai quello di una vera suboi'dinazioneJ anche per la considerazione c-he esig·endo dei doveri, si dovrebbero concedere dei dh·itli, i quali finireb bero· col procurare imbarazzi ai governi, e col paralizzare lo. carita, che deve essere sempre spontanea e libera. Il capitano DouGLAS GALTON(Inglese)dicechein Inghilterra le società di soccorso> prima di mettersi in campagna si rivolgono al F_oreiun Q{ftce al solo scopo di otLenere dalle parLi belligeranti l'autorizzazione di circolare sui campi di battaglia. La signora BEHRENDs (di Gei'mania}, dama benemet'ita pct• grandi servigi resi nelle ambulanze del1870-71, narra che uno dei gravi dif'etti che .!]Ila ha sempre praticamente notati, è stato quello della mancanza dei reciproci rapporti fra le varie ambulanze, o per. lo meno della loro incet·tezza; di guisa che avveniva spesso o l'ing·ombro di più ambulanze in un punto solo, o la lontananza eli qualcuna senza istruzioni intorno al modo e 1sul luogo dove dir•igersi per chiedere mezzi di sussis tenza. Propugna una direzione locale di più ambulanze, ogni qualvolta siano in qualche modo fra loro prossime. "Non fa d'uopo, ~~ Essa dice, n è di troppe braccia, n è di troppe bocche; valgono u meglio poche persone purchè pratiche ed istruite nell'arte " dei soccorsi, ed,io stessa dovetti convincermi, che gli avvou cati ed i banchieri, nonostante la più grande volontà, non '" riuscirono mai a diven.ire abili infer mieri, od esatti farma" cisti "· Tutti concordano quindi sulla necessità dei Comitati centrali
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-autonomiJ ed in armonia colle istituzioni sanHarie militari ufficiali, e concludono coll'ammettere la formazione d'una Commissione di scelta, o cerna, che avrebbe l'incarico di determinare le attitudini speciali del pePsonale delle ambulanz;e di soccorso. 01\GANIZZAZIONJ;; DEL TRASPORTO DEl F'E.R ITI E DEL MATEIUALE.
Sull'argomento del materiale da trasporto, il sig. ELtSSEN dice che in Francia ogni città ne ba un deposito proprio. Solo .nest.erebbe ad organizzare Jlelle stazioni ferrovial'ie un deposito permanente di maleriate ferroviario adattato al rapido soccorso dei trasporti .in tempo di guerra . Il prof. HELD non partecipa dell'opinione dei concentramenti del materiale, poichè si guasta, non serve a nulla in·tempo di pace, e quindLnon produce guadagno: e questo specialmente· lo ril'erjsce al materiale ferroviario. Finalmente dimostra comP. va· ne sia di quello sempre facile a tl•ovarsi, e ad allestirsi al momenlo delbisogno. Il dott. HERMANT (del Belgio),.ri(eriscesul modo di trasporto dei ferili. Passa in diligente esame· critico i tanti modelli di vetture, cassoni, carrette di farmacia e medicazione, zaini d'ambulanza, cacoleLs ecc., cheJìgurano all'esposizione. Ne discute i · vantaggi e .si ferma.in modo particolare a svolgere l'importanza degli adattamenti inteiini delle vetture da trasporto. Non e partigiano del trasporto dei malati sopra due' piani e vor-· rebbe che nei carri-malati vi fosse spazio fra le barelle per potervi passare onde ·soccorrere gl'infermi durante il viaggio, ed .anclle per ·ottenere una cubatura d'aria sufflciente, qualorada• vettura si dovesse chiudere. Passa in rivista· i diversi mocli di t:raspovti ferroviari, e conclude col· ritenere preferi·bili quem. ·che si adattano, da un momento all'altro, sui vagoni che ser• \(Ono nelle ferrovie pel ~raffìco commerciale ordinario. Il dott. DovÈ esamina dal punto di vista pratico. i modelli delle barelle, e dei carri malati a due ruote. Tutti concol!damente amrneLtono, per regola, preferibili le barelle intiere, ossia con stanghe d'un sol pezzo, senza congegni, con tela oliata e adattata in modo da potersi facilmente mettere e togliere: e con una parte articola.t_a, mobile, che serva di guan-ciale. Le barelle snodate e porlatili si riconoscono utili per le
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YARIETA
ambulanze reggimentali, o per le ambulanze di monlagn~. Quanto alla vettut•a ùa trasporto a due ruote, e aù un cavallo, semht•a assai utile offeendo essa agevolezza di traino e ùi manovra, ma non è certamente la più piacevqle nè la meno dannosa pel feJ•ilo, tanLo pel movimento continuo cl'allalena cbe· questi subisce, quanto per la difficoltà d'applicarvi ur. sistema ili molle conveniente. Pct' la ,-ettura a ~ ruote il relatorc darebbe la preferenza a quellu dell'ambulam:u dell'escr·cilo ili Danimarca (t). Si tliscule '}uintli della unicità ùella barella, e Jell'unicilà delle vetture-maiali.- Tutti ne comprendono la gt•ande uLililit, eò il signor ~eudiirfer, medico maggiot'c austriaco, propugnerebllc l'idea ùolla cosh·uzionc di vetture e cnrri LD.li per la cui simiglianza gli appat·acchi ùu)raspot·Lo clcll'oserciLo vinto, potessero essere assestali sui carri ùu trasporto del Yiucilore. Quunto al primo trasporto dei IeriLi il signor Appia trova molto contro,·et·sa la questione ùei mezzi ad esso Pelalivi; ma conchiude col ritenct•.} pilt ulile pel ferito: 1' il tr-asporto con barella a braccia: 2• In YeLLut·a a quaLLt'O ruote; dice anche utile il carrello bal'ella, e cita il numero e la specie di quelli osset'vati all'esposizione. A lui si associa il dott. Rogel di ~lonaco, iL 'l ualc sosliene 1'ulililù dei CatTetLi-bui·elle. Molli membri dcll!:r sessione si lt·ovano d'opinione OJ)posta a quesla dell'uso della barella da npplicat·~i sopra un carreLLo, e la maggioranza la l'itiene utilissima negli speclali, nello ciltà, e dovunque sianvi strade o pa,·imenti ben battuli ; diversamente le scosso e la dintcollà della trazione recherebbero danno al ferito, e sovet•cltiu faLicu, tal\'olln ins upet'ahile, al porta-ferilo (2). FRIEDRtCII (di 13avicra) pal'la degli adaLlamenti che si fanno nei vagoni di feet·ovia IJet· ritlurli a vagoni ambulanze, e eaccomanda il sistema ingegno:;o (da lui spet·irnenlalo) del generale t•usso Zuvadovski, che consist.e in un particolare adattamento dci vagoni merci fatto con funi e s lunglie assicuraLe·mercù ganci robusti alle put·eti del Yagone, sulle quali funi. si possono mirabilmente sospendere le barelle in Lal guisa, che (l) Questa vettura semplice e Jegglera era esposta nella sez ione danese. È fabbricata. dal caroz1iore Blof Jessen di Copenas:hen, sui disegni del
signor salomon. medi co iu. capo dell'esercito danese(2) Nell'esercito prussJano non fecero buona prova, furono abolite ed . ora non figurano più nel materiale d'ambulanza.
L209 non solo gli urli vengono ad essere paralizzati, ma benanche le oscillazioni che produce la trepidazione del treno in corsa. Tutti con vengono ummimamente sulla grande impodanza da darsi a quP.sti sl,udi, che approdano alla pl'atica improvvisazione dei mezzi di Lr·aspOl'tO. n dotl. Riant OSS8!'V8, a questo proposito, come l'esposizione di Bruxelles sia s tata utilissima sotto questo !·apporto, offrendo un modo tanto vasto di paragone, ft'a tanti diversi mezzi di tras porto, in guisa da potere ormai determinare i pPincipi fondamentali per la costruzione delle vetture più pratiche per le ambulanze (l). 1l !'eialo re nola come' io generale i carri-malati siano ancora complicati, ma appunto si parte dalla complicazione peP ar-rivare alla semplicilù. LJEBRJ::CH'l' irnprende a descrivere i diversi siste~i di riscaldamento e ventilazione ùei treni sanitari, e cita ad esempio quelli che si osservano nella esposizione. Nonostante che VARI ETÀ
siano g t·andi le rliffico!Là per adattare~ simili sis temi ai vagoni
arnbulanze che s'improvvisano al momento del bisogno, pure tlimostr·a come il numero dei morti, duranLe i trasporti nella guerra franco prussiana, sia stato r-elativamente scarso, e ciò lo allribuisce alle rigo1'0se pr-escrizioni allora usate per riscnldaro e ventilare i vagoni-ambulanze. Sui vari .sistemi noLi, e s ui più utili, facili etl economici, discutono vivamente i dottori WòUhUgel ed HiPsch, molto compeLenli nella materia, i quali se sj trovano di pensieri opposti nella forma, concludono nella sostanza, per l'utilità e la necessità di applicare ai vagoni il riscaldamento e la ventilazione. BouGARD legge un l'apporto sulla migliore disposizione delle tende e baracclte; dice che ormai è solo con questi mezzi che ·si può essei' certi di ottenere la più sicu1·a igiene nel trattamento dei malati e ferili. Ne descrive put·ecchie specie, ed
-----·-(l) Erano espoSI.i nei padiglioni del Parco i materiali di sanità degh eserciti germanico, hèlga, olandese, ingle~e, J•usso, svedese. norveglano, danese, a Jstriaco e parte dell' italiano. Fra le società pr~vate figuravano i materiali dell'ordine Teutonico alemanno, dei cavalieri di Malta, delle società di soccorso belga, annoverese, ola ndese ecc.- Fra gli industriali .Edoardo Lipowsky di Heidelberg aveva presentato una numerosissima collezione di materiali.- I treni ::;pedali, e vagoni-ambulanze erano rappresentati dal treno dei cavalieri di Malta, dai vagoni-ambulanze prussiani, da quelli della ferro vìa Louis d' Hesse, dell'Alsazia·Lorena, della socie tà d'Aunov e1·, e delle ferrovie russe (sistema zavadovskil. G·iornale di medtctn~ 1?l1litare.
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invila a studiare da vicino quelle innalzate ni"li giardini dell'esppsizione. Le migliori tende debbono essere a doppio strato con tiranti e finestre per ventilazione; le bal'acche cosLruite con tavole, disposte sopra una sola linea ed orientate a seconda dei venti dominanLi nelle località: dovranno essere elevate almeno un mezzo metro sopra il terl'eno, e si dovr à procm·are una mode•·at.a VùnLilazione. MAZZOì'\f (di Roma) dimostra con ragioni pratiche o scien·tiflche quale danno risulti dal tenere gli operati vicini a malati o CeriLi febbricitanti, ed insiste sulla nQcessità di separarli. DEL TRATTAMENTO DEl CADAVERI SUL CA~IPO DI BATTAGLIA.
Questo a1·gomento fu svolto con molto interesse, e la discus·sione fu importante e vasta. GUILI. ERY (del Belgio) legge un rapporto cho Lratta èlel modo
di allontanare i predatori dal campo di battaglia. L'opinione nella sessione è unanime nel r eputare che in ciò posso. solo utilmente agire la polizia del campo. -Dopo si passa a disc utete sui migliori modi d'inumazione. Nella gueJ·I:'u Hl70-71le autoriLà tedesche coprivano le fosse di sepoltura con calce viva, e vi innalzavano sopra dei turnoli sui quali si facevano pianLare dPi magliuoli eli piante avide d'azoto. Diversi mezzi chimici furono ugualmente usati, quali l'incenetimen l.o pel' me:tzo del catrame e del pe tr·olio. V ru'<OEv\'vm'\E dichiara quesLi processi insutììcienLi, e si appoggia alle esperienze del pl'Of. Me1scns, le quali dimosLrano che con tali mezzi il cadavot•e non è mai completamente disleutto. Vi r estano sempre, dopo questa troppo gr-ossolana cl'emazione, dalle parli che subiscono tuttavia una dannosa do com posizione. La s ola ceemazione raz-ionale è quella praLicula con apparecchi speciali, fra cui no descrive uno dol dolt. K.uborn, che consiste in una s pecie di vagone entl'o il quale dodici cadaveri alla volta possono esset·c ridotLi in cener Hin un or·a di tempo. CRATF:UR (chimico di Bruxelles), il quale durante la guerra fcanco-germanica, risanò i dinLorni del campo di balLagliu di Sédan per un circuito di circa venticinque leghe, non crede che la CJ'emazione, propriamente delta, sia pratica. E intanto dimostra la difficoltà gravissima, anzi la impossi-
VARIETÀ
bilità d'aver tanti appaeecchi crematod, quanti ne farebbet;o bisogno: ma dei t'P-sto egli non ct•ede che sia là dove debba. cercarsi di sciogliere il nodo del pt·oblema. 1:;: invece nella natura del suolo delle fosse di sepoltura. I terreni sabbiosi affrettano tanto la putrefazione quanto i terreni schistosi. Al contrario nelle terre argillose il cadaver'e si conserva per molti mesi, e la putrefazione non succede cbe lentamente. I terreni argillosi adunque sono i più propri al seppellimento dopo una baLtagJia in cui s iano caduti molti uomini. Soltanto, egli dice, bisògna ben guardarsi dall'ammassare molti cadav<~ri in una sola fossa, çon)e avvenne nelle vicinanze di Sédan. Le emanazioni putride; ed illavorìo di decomposizione s muovono gli stt'aLi di ter·ra che ricoprono i cadaveri, e dai crepacci che s i formano esalano delle sostanz;e mollo pericolose. Per ovviare a cjuesti inconvenienti, il sig. Cratem', che si occupò per t.(. mesi del risanamento dei campi di Sédan, procedeva in questa guisa. Spandeva s ui cadaveri uno strato di cloruro di , calce .e sopra di questo un allt'o s tt'ato di cat1•ame e petrolio, e quindi vi faceva appiccare il f'uoco. - Egli avverte però che non si otteneva mai una completa distruzione: rimaneva sempre qualche avanzo, in ispecie Ùstavano incoruhuste le grandi ossa: tuttavia le paPti animali car·bonizzabili erano o totalmente incen.erite o rimaste al.geaclo di carbonizzazione, di guisa cile non orano più nocevoli. NEUDORFER .dimostra quanto sia utile e facile acl eseguirsi il pl'Ocesso di Steinbiss, per prosciugm'e i cadaveri e quasi mummitlcarli, il quale consiste nell'avvolgerli di cemento. La sessione esamina in seguito una preiposta del dott. Guillery, che consiste nell'istituzione di una associazione analoga
alla Croce Rossa, che sa!'ebhe incar·icata, in special modo, della sepoUur·a dc~i cadayeri: pt'oporrebbe una 11ssociazione della Croce Nera. Da principio la sessione sembra disposta favorevolmente, ma alcuni membri, fra cui il generale r•usso Obroutclu~tr, ecl il medico di stato maggio t'e prussia no Pellzer, dimostrano quanti inconvenienti deriverebbero dall' introduzione di queslo nuovo agente estraneo agli eserciti, e conclndono dicendo che il dovere di seppellir·e i cadaveri incombe al vincitore. · VAN HooY(ispettore veterinario belga), tratta dei quadrup<Jdi
feriti ed erra n ti pei campi di battaglia. Vort'ehbe che fossero
•
. YA!IIET~\
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s~veramente proibiti· gli affogamenti dei cavalli feriti nei fiumi,
riviere~ canali, e crederebb'e titile il pronto
abbattimento eli q1oielli nonpiu àUti al servizio: così se ne ttbilizzel'ebbet•o le ·catrni p-er l'a'litne1ltazione. !PoR'TER (d'Inghilterea) legge una Memoria in lingua inglese
relativa all'educazione dei chirurghi militari e in special modo all'ihiziamento nei loro dover·i in tempo cl'i guerra.
SOCCORSI Al PRIGION!ÈlU 1)1 GUERRA.
Dopo la discussione sul soccorso ai ferì ti ed ai morti si passa all'a.rgomento, ugualmente umanitario, del soccorso ai prigionieri di guerr-a. La questione esce veramente dal campo dei socc0rsi 'dellà croce rossa in caso di guerra: questa proposta rasenta più un problema di competenza legislativa internazionale; che un argomento dei soccorsi propriamente de~ti, e che si dovrebbero r·if'eriPe solo ai malati e feriCi. Tuttavia non può del ·tt!ltto subire l'ostràeismo da una assemblea che ha per s·copo genera!e il migliora:rne-nto delle condizioni dell'umanità. R0MBERG (del Belgio) legge un t'apporto, il quale può riassumersi ·in questi tre punti principali: · t • Stabiliee regolarmente delle misul'e eli protezioni complete ed effì'caci pei prigionieri di guerra. 2• Sam:ionare queste misul'e mercò un necordo Jra tutte le nazioni civilizzate. 3• Riconoscere le società di soccorso, come pei malati-fedti, così anche pei priftionieri1 con tutti quei diritti che si riferisco-no al proprio còmpfte. È verso questo scopo> elice H Romberg, che devono tenderegli sforzi di ·coloro, che sì r>ropongono di dare un carattere· meno barharo ·aHa guerra, rendendone lievi e meno malagevoli tutti quei rigol'i·che ne sono la conseguenza inevitabile,· e che recano danno alfnmanità. " La via è aperta, esdama il relatore, affinché tutti questi sforzi raggi ungano ·la meta, o almeno un qualche utile risultato: ecl il r.ongresso appoggianàoli, nella cen'chia della sua intluen:ta1 potrà valere a faèilit.àrne il successo "· E per dimostrare meglio la sua tesi, f'ù l'isloria dei trattamenti crudeli cui andavano soggetti i prigionieri nelle guerre antiche, e giunge a dimostrare che anche oggi, con tutta la civiltà che 11e circonda> può la. sorle dei prigionieri., sempre
VAIUE'rÌ.
meritevole di eompassionc e d'aiuto, essero t:r;lig]iorata. ~-!>l tluesto argomento, applaudiLo dall'assemblea, non si apve l~ discussione poichè non è d~ natura tale da. potersi svolgere, e soltanto ò accettalo unanimcmente, c la sessione esprime il voto, amncM possa essel'e preso in consid~::razione dai Governi. Dopo di questo, la sessione si occupa del modo di Ot'gl:lniz:r.arc un servizio di col'rispondenze, durante le campagne di guert·a, aiJo scopo eli otlenerc esatte e pronte notizie sui morti e sui feriti,da Lrasmett.ersi alle famiglie lontane, teepidanti per la SOI'~è de'loro ngli: ecl una organizzazione di corrisponden~ lra i ferili, malati e p1•igionie~·i, caduti nelle mani del nemico, le famiglie loro, c viceversa. P~L LO Y (del Belgio), capitano di stato maggiore, legge un rapporto intorno alle proposte d:organizza.zione <:!,elle corrisp,Ot;ldenze e notizie, sulle vicende dei soldati in campagna. Le sue conclusioni sono le seguenti: a) Vol'rebbe che si organizzasse un servizio sotto l'egida clelia Croce Rossa. • b) Vi dovrebbero esset'e degli uffici di notizie, dal teatro della guerra, lunghesso lB linea delle tHppe, fino al ministero della guerra, dove risiederebbe l'ufficio centrale. c) Si dovrebbero ~onere dei registri di morti e feriti. c[) Si manterrebbero , gl'infct·mi ed i prigionieri in corrispondenza colle famiglie loro. e) S<1rebbero stabiliti dei depositi pe1~gli oggetLi t'accolti s ul campo ùi battaglia . .n Fina,lmente, per la constatazione dei morti, propugna la ditl'usione in Lutti gli eserciti della placca di rame da portars~ al collo da ciascun soldato col proprio nome, corpo, ecc., facente pat'te del suo arredo, e già prcscri LL4 ecl in uso 1la lungo .tempo ncll'escr·cito germanico. HoENII<A reputa la constatazione dei cadaveri assai difficile: durante i trasporti succede spesso che dei soldati periscano, e si ù obbligati d'abbandonar·e ai municipi dei cadaveri, che fini scono per non essere riconosciuLi. - La medaglia i~ rame è certo un gran mezzo, ma ness uno crederebbe che nell'ultima guerra molti soldali, nell'idea superstiziosa di rompere q4a~i il filo al deslino inesorabile, s i fossero reciprocamente cambiate lo placche. Da ciò si può immaginare quanti equivoci siano spesso avvenuti! H EYFELDE H legge un r-apporto, nel quale sviluppa le mede~
VARlE'rA
sime ideo. Egli constata che oggi stesso gli eserciti delle nazioni civili hanno già un servizio di notizie (bollettini nominativi) dei morti e fel'iti, che si compilano sulle note dei coman danti delle compagnie, squadroni, ecc. Constata che oltre ai morti e feriti vi sono gli sbandati, che gli uni si possono confondere cogli altri. Egli bene intende come dopo le battaglie disastrose si possa corr·ere rischio d i l'm' leggere notizie fat ali n chi non s pettano, e viceversa darne delle liete a chi ha perduto per sempre il suo caro. - È questa una questione della più nobile mantropia, ma non p:.~ò ess0re r isoHa in altro modo che per mezzo della gerarchia milital'e. Questa è, egli dice, e questa devo essere la r egola. - Dimostra rruindi non roaliz.:abili in pratica degli uffici di notizie in mezzo al teatro della guerta . È nei paes i neutri limitrofi, nelle ci ttà più vicine al centro d'azione che dovrebbero esse1•e ceeati degli uffici di cot·rispondenze, e dovt•e])ber·o quesli, sono la tutela della Croco Rossa, aver clil'ilLod'in\•iure dei personaggi 1'ispettabili a prender e !JOtizie anche presso i g t·andi comandi milital'i. La ques tione di q u0sle relo.zioni interessa moll.is si mo l' assemblea, ed in spocial modo molti dei membri, che nella gnet•ra 70-7t ne conobbero da vicino la g l'o.ncle impol'Lanza, le inc:es~ santi ricerche e le difficoltà s omme supertlle nel l'i uscire, benchè in parte, allo scopo. I comitati di Germania scl'issero delle centinaiu di migliaia di lettere, notizie e relazioni, oppure un numero considet'eYole di queste andarono smarrite e perdute per sempr·e. Il pt•incipe di CARM>IAK-CIIIMA Y proporrebbe che al principio della guerra ogni Governo aggregasse un personale speciale al proprio agente diplomatico più prossimo allnogo della lotta. Questo personale lavorerebbe sotto la sorveglianza dell'agente diplomatico, esaminerebbe Iecort•is[.lOndenzedei pr.igionieri ocr,. Questo modo otff'Ìl'ebbe ai belligepanti una piena sicw·ezza relativamente alle indiscrezioni che potrebbero venir commesse in altra guisa, e dat·ebbe ai corrispondenti garanzie di esullezza e di t•a pidità. Bisogna che ben sia compPeso da tutti che le attuali guerPe sono nazionali, e che il moùo di mantenere le notizie recipt·oche fl'a soldato c famiglia è divenuto un serio"problema, quanta ne è supl'ema: l'esigenza. Ho11wERG raccòmancln l'nso delle cartoline postali speciali impiegate già nel 18'i0 dal Comitato belga, delle quali ne Pl'Csentg un modulo.
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• . ' VAIUETA
Tosi ritiene utjle la placca da portarsi al collo, ma insis terebbe per la p_iù scrupolosa esattezza nel marcare con inchiostro indelebile Lutti gli effeHi eli vestiaf'io di ogni soldato. Solo pcoporrebbe che al numero di matricola, al nome> ed al corpo, che si soglionoporre in ogni esercì.to sugli eHetti· stessi, si aggiung<~sse il nome del comune cui appartie'!Je il soldato, o almeno, dc~! deposito o distretto militare presso cui fu arr·uolato. Jn questa guisa si ovvierebbe alle conseguenze del cambio della medaglia, e purchè un qualche effetto di vestiario resti, si potrà subito riconoscere quanto basta per spedire le notizie direttamante all'autorità del paese segnato vicino al numero di matricola. Qu.anto ai mezzi di corrispondenza di mostra come l'impianto d'uffici nel teatr·o della guerra non sia attuabile; divide con Heyfeldet' il concetto che le notizie dai campi non possano essere date da altri che dalle autorità militar·i: e che quindi resti solo a pensarsi al grave ed immane còmpilo delle corrispondenze fra i malati e feriti già raccolti negli s pedali, e fra i prigionieri di guerra colle loro famiglie. Riconosce che le lettere ù le cartoline, possono sempre (come è avvenuto in grande proporzioni nelle ultime guerre) smarrirsi, e clte infine i sospetti, sempre giusti del nemico, possano ritardare, o anche definitivamente s~questrare le corrispondenze. · Egli pi'opone q uin(li un mezzo molto semplice ehe vincerebbe tutte le esposte di(ficoHà. Stabilito il pr-incipio che in ogn~ nazione debba esservi un Comitato centrale di soccorso, che abbia azione direttiva e c<:>rrispondellza con Lutti i Comitati suoi dipendenti, il Tosi erede ebe gli uffici di COl'rispondenza dovrebbero forrnar•si in ogni lnògo ovc sianvi malati, fer·iti, o prigionieri, e questi u!Ifci si dov1'ebbcro porr·e in sola dir·e tta relazione -coll'uf1ìcio principale, che dovrebbe formarsi presso il ComiL~lo centrale. Quest'ultimo ufficio pubblicherebbe un giornale a cui propoerebbe che fosse dato il titolo di " Bolletl.ino delle corri-· Spondenze dei inalati,j'et•iti e pt•igioniet•i "· l n questo periodico si pubblicherebbero tutte le corrispondenze, in istile telegratlco, cd a numero di parole stabilite: sarebbe compilato secondo l'ordine ,alfabetico dei paesi d 'indirizzo, e $BJ'virebbe tanto per le corrispondenze dei militari colle famigli e, come per quelle delle famiglie coi mililar:i. L'opera g!3ntile cl~ll a compilazione delle piccole lettere sarebbe tutta delle signore, e così da ogni Comitato o Sollo-comitalo locale si scrivèrebbe
1216
VARI ET,\
al' proprio Comitato centrale sen-za dit.tì'c oltà per le comul)ica~ioni. Lo scambio del ho Bettino stampato si dovrebbe fat'e fra i due, o più. grandi Comitati centrali delle parti belligeranti. In quesL& guisa si paralizzano i sospetti della polizia delle armate: si ovvierebbe alla perdi ~a delle corrispondenze, poiché dato anche lo smarrimento di un pacco di giornali gl'interessati saprebbero pr-ocurarsene altrove un esemplare. Non sarebbe quindi più una lettera che si spedirebbe, ma tante migliaia quanto il numero certamente elevato del detto bollettino. Infine siccome una gran parte delle famiglie interessate vi si abbonerebbe, si otterrebbe anche per questa via una specie di sottoscrizione che andrebbe beneficio· della carità dei Comitati stessi. H.us appoggia questa proposta, che la t.rova molto pratica, ed anzi dice come nel1870 la società di soccorso di Dresda 1;1sasse in piccole propol'Zioni di un mezzo simile, che diede grandi rlsulbti, e rese moHi servlgi.
a
HEY_FELDER dimostra quanto grandi siano OJ'a i pt'ogressi
della igiene, ormai essa è divenuta una necessità di economia s0cial'e: basata sui pt'ogeessi detla civiltà, ha procloUi dei grandi effetti nelle popolazioni: Ol'mai l'ig~en e tocca delle questioni che coi n volgono la finanza degli Stati, la giustizia, e gli enormi ordinamenti militari. t.'Heyfelder quindi fuccndo aìlusione ad analoghe idee allra volta pubblicate ('l) ritiene dte i Consigli di sanità pubblica esistenti in ogni Stato, dovrebbero scomparire e dar luogo dovunque alla formaz ione d'un Ministero d'igiene pubblica. Dopo questa lunga seduta il signor dott. Beniarnino Hovvard (di N'o·w.-York) legge un elaborato lavoro sul modo eli rianimare gli asfissiati per sommersione. CosTERE (del Belgio), intendente militare a Bruxelles, legge un rapporto sul vettovagliamento, le requisizioni, i trasporti., e la cal'ità dei SOCCOI'SÌ. A prima vista, egli dice, parrebbe che la carità privata potesse anche in grandi proporzioni venit'e in aiuto del servizio ufficiale, ma invece, la pratica ha dimostl'ato che non produC(>, altro che degli jmbarazzi. · (l) Sur la posstbWté, et !11< ne.c esstté c&~m Min·l stère à'Hygtène e~ de ~lécic
o·l ne: lettre publiq ue a u pl'ìnce de Bismarck p<U' Heyfelder (1871).
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VAHlETJ. ~on dice che la
privata carità non abbia concorso largamente all'approvvigionamento delle ambulanze, ma l'imbarazzo è nato dalla mancau~a di severi regolamenti~_ ed egli è convinto, (dopo quanto s'e osservato nella guerra 70-7'1), che nessun Governo permeltet•à mai più l'ìntet•vento dei treni di carit.à, e anclte delle ambulanze di soccorso, sul teatro della guerra, se nou che quanuo tali servizi saranno con sevepo rigore disciplinati. Egli crede che la carità lasciata senza disejplina si.a pcr·icolosa, non solo, ma che finis<'.a per non essere più dflcace. I signori von H eld, Hou%r de l' Aulnoi~ c }{i an t appoggiano le idee del t•elatore, circa al pt·incipio di dare regolamenti militar·i ai privati soccoi'Si d'ogni specie, ed il signor Houzé de ' l' AulnoiL descrive l'organizzazione della società fl'ancese di $0C.CO):'S.O IJ.i ferili. Il servizio medico militare spesso insufficiente, egli conclude, sarà lieto di chiamare in suo aiulo le associazioni di soccorso, ma a condizione pet'ò che siano organizzate rnilitarmenle. ELlSSEN fa conoscere che una delle grandi difficoltà consiste !iella scelta delle persone H nel modo di gLtidaee i convogli, che l'l sempre più o meno incerto. PELTZER dice, ad onore del servizio dai liberi soccol'si, che la Croce Rossa forni nel 70-71 grandi risorse di medicatm·a, e di viveri agli spedali prussiani. Comunica (ruindì alla riunione, che in Germania si sta ora ~Jabor.ando un r-<:\golarnento generale pel vettovagliamento delle ambulanze, degli spcdoli e delle Lappc della carità libePa, e conclude dicendo che ciò non nuocerà alfaLlo all'azione dei sentimenti d'umani~. Nella seduta generale dolla sezione il signor Appia, pot• in·carico del, signor Moynier di Ginevra legge un rapporto sulla· federa~ione internazionale ùei Comitati di soccorso, che può Piassurnersi nei seguenti punti: 1• Non vi dovrebbero essere societ.ù fedet•ate che nei paesi dove esiste legalmente la convenzione di Ginevra. 2' Unu sor-ietà di soccorso basterebbe per ogni nazione. 3° Non s i dovrebbe ammettere nella federazi0ne nessuna società non autorizzata dal r·ispettivo Governo . 4• ll segnale comune sarebbe la C:roce Rossa. 5• Il poleee esecutivo della fedet•a:tionc sarebbe confidato ad un corpo cen tl'ale permanenLe indipendente dallu socieLà di soccorso.
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VARI ETA
6• La federazione delle diverse società prenderebbe per> titolo " Federazione della Croce Ros.sa •. LAUSSEDAT parla contro questa proposta. Dimostra come il renc~ere le associazioni di diverse·nazioni solidali, produca nello scopo degli effetti opposti a quelli che si cercano. Prova come molte società dì soccorso tengano alla loro autonomia, tanto è vero che sopra 28, ve ne sono 5 soltanto cl1e hanno accettato il titolo di Croce-Ros.sa. Entra nel merito della proposta e conclude col provare, che la federazione potrebberendere dei preziosi servigi in tempo di pace, ma diverrebbe un pericolo, in tempo di guerTa, e potrebbe provocare delle grandi defezioni. Il Laussedat crede .che il congress0 non debba impegnarsi a stabilire delle formolè, o a dettare delle . ' do ttrme. HEYFELOF;R dice che una federazione morale giàesisLe, essa polt>ebbe ancora per se slessa, spontaneamente, accrescct>e i suoi vincoli, ma non bisogna stabilire alcun piano preven~ livo. - Pcova come faccia d'uopo rispettar·e lo sviluppo delle socie tè, e l'au.torità delle potenze: e come non s'avrebbe alcun modo di f'or·zare un paese a riconoscere una federazione, quando j suoi interessi politici, o i suoi sentimenti nazionali la cosLringessero a f'ipudial'e. APPIA dichiara che il s ignOt' Moynier non intende a!Lro che di esprimet>e le sue idee personali. La discussione si sviluppa più largamente, ma il progetto Moynier non .fu creduto, dt\l1a maggi0r·anza, effettuabile. Molti oratot'i parlano quindi sulla necessità di ordinare ed accrescere il materiale di soccorso; convinti che uno dei· più gr·andi risultati da ottenersi dal congresso e dallo scambio delle idee di uomini competenti, sia nello accrescere vita alle società, nel rendèrle utili in tempo di pace e nel far progredire
la loro completa pì'epm'azlone ed organizzazione pel tempo di guerra.
(Continua).
Novembre '1876. F. TOSI.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Storia c l•i••eu•gic f( tlella gue •·•·n de lla t•ibèllione clegu· S iedi Iln ili tl, Il m e ••ica, del dolt. GIORGIO 0TIS. - A na-. lisi del tomo ;o di quest'opera.- (Continuazione) Dei M casi di lcgaLut·a di carotide comune risullarono 38 morti ovvero 70,37 por ·100. In 48 casi, in cui si espresse la daLa della legatura, ciò avvenne generalmente il decimo e l'o ltavo giorno dalla les ione. Dei 38 casi che terminar·ono colla morte questa ebbe luogo in media il sesto giorno dopo l'oper azione. In -1· casi la ca.r·otide comune fu legata due volte, ri-
sulLando ~~ mor·ti e l ferito. Qua<lro sin.oi tico dette ferite da w·1na da fuoco del collo.
Ferit<l concernenti
- - - --, - :ID -570-1,056 2,39-il 1
Il collo. . La tr3chea La laringe. La faringe L'esofago . . . . . . La tra~hea e la laringe . e la faringe . 1l c l'esofago l> La laringe e l'esofago La faringe e l'esofago )) c 1:) laringe . T OT.\ L&
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RIVISTA
In tolaliLà il numero dei casi letali arrivò a 12,62 per 100: però figurano fra essi molte ferite gr·avi e terminate rapidamente colla morte, cancellate dalla lista e dalle relazioni di campagna che non giunsero ad aver cura alcuna. Di 13G volte, i n cui la palla era rimasta. nella ferila, in 87 fu estratta; negli allt·i rimase probabilmente incuneata; poche volte scese pel suo proprio peso a traverso alle parti molli e fu spontaneament<~ espulsa . Stando alle informazioni dei medici degl'invalidi, sussistelle il torcicollo, quale conseguenza di alenne lesioni ctel muscolo sterno-cleido~m.astoideo. La ferite della laritlge e della trachea trassero seco specialmente come sequela l'a.foma, il distacco di cartilagini e fistole permanenti. Le ferite rlella trachea corrisposero pit'l pùrticolarinente alla pat'te posteriol'e membranasa che all'anteriore cartilaginosa. Specialmente si osservarono nelle ferite ·del collo pa,ralisi de' nervi cervicali.o del p lesso h l'acciale e qu,esti casi fu!'ono curati da J.Ymchell, Moorehouse e Keen (circolare N. 6). Non poche volte si osservò, come nelle guerre anterioJ•ì, che nella linea delle due apet•,tUJ~e d'entrata c d'uscita ùellu palla s'incontravan0 gcandi vasi, ch.e et•ano J'imasti illesi, ciò che fa supporre che il proiettile girò attorno ad essi: fenomeno di cui si ha la s piegazione nella maggior porosità e nel più facile spostamento delle parti molli. La risipola si osservò particolarmente nelle ferile del collo, e il più <ielle volte si ottenne la guarigione, talvolta però manifeslossi la gTangcena c la pioernia. Le operazioni per ferite ed affezioni esterne del collo furono le seguenti: ·
Operazioni
Allacciatura Tracheotomia Laringotomia Estirpazione delle tonsille . Estrazione di proiettili. .
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1.1
BIBLIOG'nAFTCA
Deì-20 casi dì broncotomia 6 fur-ono ·eseguili a cagione.(li les,i€'mi per·apma da: fuoco, e '14 di quesiì Mn Milo felice. Due v,olte l'emorra-gia •della vena.giugolare.per .feriba d'arma da fuoco cagionò la morle. Le ferite dei co HO' e clella..faccia :Vi-chiesero 75 voite·Ja legaLma lil.ell'arteria (:omune, producendo una mort-alità di 78})er 100. Questo l'isuHato pat'la mc:>ltB chiaramente con:tro il metodo 0peroativo di Anel. L..a legatura del ' tronco comune per causa di lesione dei vasi minori del collo o della nuca è fondata sopra un f.also a.p prez:taniento .dei rapporti ana-tomic.:i ~ fisiologici di questa regiòne, ·e fu già sconsigliata in .fona d.egli spe1~imenti eli GuLhrie. " Se il chirurgo ti" mi do o-pigro) dice la storia di cui si Ll'attnJ per fvenare emor" ragie dei,piccoli rami della carotide, preferisce impinzar la << ferita di emostatici o praticar· la comoda legatura del tronco " comune, piuttqstochè investigar- nelle diiJìcili regioni rha" scellare e Uroidea i punti d.onde sgorgb i il s.a ngue, praticando " su di· essi doppie leg-ature, potrà solo perder tempo o con" frontar· il numero dei suoi. morti colla statistica di quelli. ,, eire so<i\combono alla. legatura: però se i suoi infel'mi, ai'l'i" vano a guarire, ciò succederà generalmente su casi in cui "l'aiuto operato1•io del chirurgo non era necessario "• Lesioni clella colonna vertebt'ale da ctl'ma cla fuoco. ttegione
. Del collo Toracica. Lombare Del collo e del torace Toracica c lombare .
Vertebrale non specificata . TOTALE
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~ t. /, lti· o t·,-l·
Là palla in dette ferite lasciò d'esser es tratta 73 'Volle, cioè nelle vertebre cervicali 12che diedero 8~morti, nel petto 34, che diedero 3t morti~ nelle vertebre lombari 2'1, da cui si ebbero 16 morti: in 6 casi di cui non si determina la regione, che furono seauìti da 8 morti. In 54 lesioni del midollo spinale accorsero· t> J ' 42 morti, e i feriti .restanti dovettero essere rimannal1 per
.. !Il VISTA
qualche i m perfeziono. OLis a vendo soll'occhio le Relazioni mediche e le preparazioni del ~~ useo di ·washington riconobbe che 71 pet• lOO delle lesioni d'arma da fuoco della colonna verlebrale, avevano interessato il midollo. Solo in casi isolati di lesione del midollo spina le non si presentò la paralisi. Congiuntamente alle lesioni delle verLebre occorsero :H volLe quelle del polmone e 15 quello doll'addomo, cagionando, le pri mo "12, Le seconde 14 mot•ti. li tetano si manifestò 7 volte, 8 la pioemia. La dispnea si osservò con pat•ticoluce ft•equenza nelle lesioni delle vertebre cervicali o dorsali. L'emissione involontaria delle OI·ine e dello feci si notò pur con ft•equcnza; eù in 13 casi si ebbe uù osserval'e il priapismo. Le manipolazioni chirurgiche non furono singolarmente pt•ecise nelle lesioni della colonna vertebt·ale; i n :H cas i si osLt·assero palio; t :.l di c ruesti terminarono colla morte; in 2i, frammenti d'osso vennero eslraU.i, e ne risultarono 10 morti; s i doveLlero pt·aticaro ~· legalQl'e di vas i, tulle con esi lo morta le. Cit•ca le fet·ite di pollo che si verificarono abbiamo le no:tioni imlicaLc nella segue n le tabella: '!l
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-~.,c l , ~ ~ l - ------ --1-- - -- -l
Specie delle ferile
Di sciabola Di baionetta Da taglio . Da punta . Contuse. . . Fratture di costole semplici o complicate non prcdotte da arma da fuoco Ferite d'arma da l'uoco in parte carnosa . . . . . Ferite d'orma da fuoco penetranti . . . TOTALE
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8988 658 10,5 1204 312
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- - - -'- - -- 1 - - 1 2060715't0i 3769 10153 !)8 l 27,5
Fra i 11;3 morti della,.. serie della tabella preccdcnle '1 5 s occombettcro a pioclllia; 6 a t.elano; 11 alla gangrena d'ospedale; 11 ad emorragia; '1 a t·isipolu; 10 atl affeziono polmonure indu-
BlBLWGR.A.FlCA
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bitatamente consecu t.iva allu feri~a; i 6 L'itnanenti, in cui la diarrea, la dissenlet'ia, la febbre tifoidea ed aH re affezioni analoghe si a.ppalesavano causa immediaLa clelia mm'Le, è difficile Hdecidere fi no u qual punto abbia vi influito la fet•ifa. In H casi di mort.e (2 consecutivi a lebbre pet·iodica di 2 a flogosi cer ebrale, 1 a peritonite, 1 a dìfler·ite e H a vaiuolo), appena si può calcolare la fet•iLa come causa della morte. Le feeile (li palla nelle r egioni carnose, di t'ado, come si vede, miset'O in pericolo la vita; ciò non oslantc guari1'ono soltanto con lentezza, specialmente le largho, Lubolal'i e fis tolose, pro babil mente perchè i movimenti respicaLorii scosLavano le parti della ferita ed impedivano la cicatl'izzazione. Delle ferile di peLto p enett·anti con fr·ultul'a d'ossa (ft·a le quali si annovet'ano pure f!UClledell'omoplala e della clavicola) molLe gua t'irono senza gravi sintomi consecutivi; in alt.t•e si presentarono, come conseguenza, la pleurite, la polmonite, i dolori ossei duraLmi. Si ebbero 25lesiOJl i in te m e dei visceri Loracici, senza fraLLura d'osso nè fet•ita esterna, cagionate il più delle volte da frammenti di granaLamorLi, le quali diedero 13 decessi, c per ce-r Lo noi ·1· primi giorni successivi alla collisione.
Ferite del petto d'arma da .fuoco, penetranti e per.foraitli.Si conLano m olLi cosi di queste senza lel:'ione concomitante (ielle ossa o delLe cartilagini; sono JH·odotl.e da piccoli proiettili, che attt•avcrsano gli spazi inler·costali senza intaccar le costole. Varie fs•aLtur·e della clavicola, dell'omoplala e dello s Leeno terinin.arono, in una serie di casi gravi e mir·acolosi, colla guarigione: in alcuni ambe Jcscal)O]e furono fruttur·u te da una palla che fece il giro del casso toracìco. Le fr·attut•e di coste furono in genet·e le cornplicaz:ioni le più frecruonLi ùelle lesioni dol polmone. J. H. Brington, medico militare americano, fece su questo particolare l'osservazione che ·le ft•atluce di costa pPodoLle dali' entrata della palla so n quasi !Sempre pit'.! pericolose tli rtueUe prodotte dall'uscita, in conseguenza dei frammenti d'osso rotLo spinti all'innanzi, n(;)l primo caso, che eagionano gravi lesioni ùcl polmone. Si contano bastauti casi di guat·igione di colpi di palla che avevano per fo t'ato ambo i pulmoni, bencltè Otis non reputi al-
cuno ùi essi bon convincente ed inconteslabile. ln un caso ben accertato di lesione di ambed ue i polmoni un ser p;eute confederato sopravvisse 9 giorni solo alla ferita ricevuta. L'occlusione er·rnetica delle ferita di petto d'arma da fuo co •
.. filVJSTA
penelranle aLlirò l'atLenzione durante la guerra della ribellione americana; negli anni 1863-1865 provocò in quel lato dell'Oceano una polemica più animaLa che uLilc. Il processo di occlusione ot•meticu delle fet·iLe penetranti di petto, onde premunirsi conLt•o l'influenza dell'aria (Jsterna, ricompare da Guido di Chauliac in poi, negli scritli di molti rinomati chi- , rurghi (Giovanni da Vigo, Pareo, La-1\Iotte, Bellosle, Larrey ecc.); e cet·tamenle fu vantaggiosa nelle mani di questi e d'altri, però non sembra proficua nella guer1·a amer·icana. Il medico Howat•d, nel 1865 otlonne in una ferita penetrante del basso ven tPe, pt•oclotta da baionetl.il, un risultato slraordi· nariamente favorevole , mediante una fasciatul'a ello rno.nte neva l'occlus ione ermetica: e pcrsuuso che lo stesso favorevole risultato s'aves!:>e a conseguire nciJe ferile d'armo da fuoco nel petto perforunti, propose, nel giugno del 1863, ol medico generalo del corpo Hammond, pel caso in cu1 non s'era tuttavia presentata la suppurazione, il seguente metodo di cura. Dopo estt•uLli i corpi esL1'anci che s i possono raggiungere, c frenala l'emorragia della ferita, si l'a v vivano lutti all'ingiro i margini della fet•tta, come nell'opemzione della flslolu vescicale e siri uniscono per mezzo di lilo metallico, asciugandoti con tutta l'atlenzionc: si cuoprono con filaccicn incrociate che s"intingono nel collodion, di guisa che l'occlusione sia ermetica. Furono curale G9 ferite con questo sistema, quulifìcale come ferite peneLI'unti, pt'oùolle J'm·mu da fuoco, alcune da Howard; ed altre da diversi medici; s'olLeneva la guarigione in 27 casi; ed in 42 ~60,87 per 100) sopravvenne la morto ci t'ca una settimana dopo la lesione. Dei 27 gunriLi, soli 2 lo !'urono completamente con Lulla cer tezza, 5 con probabilità, e gli allri 13 furono pensionati per gravi alrezioni polmonali: in 7 dei completamente guat•iti la diagnosi « fot•i ln di petto penetranlP. da .. arma da ruoco " non è fuori di ogni dubbio. 1n somma si dimostrò che il metodo dell'occlusione ermetica non prestò miglior-i servigi degli allri Lt·atlamenli: cd è pt·obabile che l'uso inconsideralo di cssu cagionò in parLicolal'c perniciose conseguenze. La ecto1>ia dei polmoni occortio 7 \'Olle nelle ferile di peLlo d'arma da fuoco; 5 verso la nonu cosla o più in giù, 2 verso la mammella; c solo in un caso ru interessato il polmone. Dei 7 casi si ollenne la guarigione Ìil 4; :.l moril'ono probabilmente; e anzi llei ~~ guarili 3 cloveL~cro por tare un cinlo con pallotlola concava; uno per rompiluru ventt·ale, gli al~ri due
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pet· rompituro del ùiaft·ammn. In tre dell'ectopia del polmone~ questo fu legato alla sun hose, oUenendosi due volle la gual"igione. Ollt·e a queste 7 eclopio del polmone, se ne trovano citali nella lelteralum altri 8 casi, cagionati da colpi · tli palla nel petto; gli autori consigliano iu gener-ale diligenti tentativi di riduzione. La p~u·te prociùente od er·niala l'u il più delle volte accoeciata o legata, ciò nulla meno il ~istema aspetta n te pm·e il processo il piu pt·udente. (Continua).
L'uonu1 tleliuqueute, ,(lludiato in 'l'tflJ11t~t•lo a.tl'aJt• lro11Dioyit~, alla tnetlicitaa leyal e tetl tdltr. tlisciplitaca C(U'CCI'Ifl'ill , del pt·or. c~~ARI·: Lm!BHOS(). ( Dalla Ricista Clinica).
Seguendo le Ol'me di Tllomp:;on, tli \Vilson,di Be!Lrarni Saliu e di De::;pine l'autore di questo libt'o, destinaLo ad a. vere molto successo, int.ende a decift•at·e so l'uomo tleUnqucnte appartenga alla cerchia dell'uo1no sano, dell'alienalo, o ad un mondo suo prop1·io; se vi :oia o no una vera necessilà nalu!'ale nel deliLto~ e ciò ra ahhanùonando le sublimi ragioni delle teorie filosofiche, c p•·ocedendo allo stutlio diretto., soma ti co e psichico dell'uomo crimiuole confrontandolo colle risulttmze otlerle dall'uomo suno e dall'alienalo. L'autorn si occupa pr.imiet•ru.uenle dello studio di GG crani di delintruenli italiani, nei •Juali tt·ovu pt•imiet•amenle pt'evolcro lu microcofalia (!39 sopra 6;,), e cioù 19 con 510, 8 con 490, 12 con 500, essendo la circonferenza ordinaria di 530 a1.i20. La capacità media di 40 crani v di "1389, essendo la normale, determinala dal pro f. Culori, di 15-:>J. I ladt·i otft·ono una capacità minore p:l21) ùegli assassini (l·H5). L"indice cefalico non olfro val'ielà con quello dell'uomo sano, peeò si trova che mentt•e il 2:; oj , dei bolognesi ernoùcnesi sani sono dolicocefali, ed il io "f. hrachicel"nli, nei delinquenti la bt'a(~hicefalia sale all'Si> •i,. L n brachicefalia si osserva predominare negli a~sassini ed omicidi di tutte le pt·ovincie. Nei ladt•i, nei ruffiani c nei falsari paro che predomini lu dolicoccl'alia. Il diametro bizigomalico in lutte le I'egioni assumo proporzioni maggiori del not·malc. L'angolo facciale appare infel'ÌOl'C alla normo. 38 volte. Le sutul:'e si trovarono normali solo 17 volle, mostrandosi o volle apet·t.e in vecchi di 7ti-89 arllli; in 38 saldate, in -s Giornale di ~dlcina mUltare.
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7 saldate senza traccia. In 13 la sulm·a fr-ontale presentò notevole semplicità, in 5 vecchi con notevole ghirigoro. In 6 si presentò la sutura media frontale. La linea arc.uata del tempoPale in 26 crani era molto spiccata ed avvicinaLa assai più alla sagittale che nel nor male; in 9 formava vere creste ossee. In 4-1 erano assai sviluppa ti gli archi sopraorbitali o i s eni fl'OnLali; in 14 si trovò l'oblirruità dell'orbita; in 13 il canal nasale irnhuliforme e dilatalo. In 13 su 56 si rinvenne una fossa occipitale mediana . In 31 ladri sopra 50 si trovò lo sfuggire clelln fronte; 7 volte fu teovnto l'incassamento dell'etmoide nelle v6!L0 orbilal i, associato ad impiccolimento elci lobi frontali sopra 29 esaminati, e sopra questi stessi 7 volle si riscontrò la sporgenza dell'apofisi zigomatica dell'osso fl'Ontale. Ossa wormiane 11 volle sopra 66 s i rinvenner o in luoghi anomali; -i voll~ su 35 si videro osteofiti del clivus; 3 volte sinoslosi dell'aliante coll'occipite. In 2 i condili occipilali presentarono doppia faccia articolar·c; in (j si notò obbliquità del viso e plagicefalia; in 11 notevole spessore del cranio che spiega il peso aumentato (da832 a ·1'1 43 g1·amrni); in 3 su 60 s i rinvennero traccie di fra tturn; in 5 si notò il f'igoufiamento del temporale; in 13 era voluminosa la mascella inferiore, specialmente n elle branche ascendenti; il dente della sapienza era sviluppato in 15 ancor giovani sopra 35, non sviluppato in 5 attempati. L'area del foro occipit.ale variò da 651 a t003. L'indice cefalo-spinale era singolarmen Le inferior-ealla media inr>ceani su 15, ed erano ladri. ·Confrontando questi da.Li con quelli fornili Ja 59 pozzi, si trova che le anormalità craniche dei delinquenti sono quasi più numer ose di quelle degli alienati. Una s ingolare coincidenza poi -scorgesi fra le allerazioni del cranio dei criminali e quelle che si l!'ovano nei cPani noJ'lllali delle razze colorate o inferiori; le quali alterazioni ricordano le razze nere americane e mongoliche, e sopratuLto l'uomo preistorico. Queste alterazioni non si rinvengono isolate, ma raggruppate nello stesso individuo, cd in molliplieilà veramente singolare. " Dopo ciò, soggiunge l'autore, ò egl i possibile che inclivjdui " -che accumulano così enor me serle di alter azioni, abbiano lo « stesso g1•ado di intelligenza, e vadano incontro nllt< s Lessa • responsahllità dep:li uomini a cranio perfetlamente normale'" Segue uno studio sulla antropometria e fisionomia di 832 delinquenti italiani, secondo "il quale si lt'overebbe che in quasi tutte le ragioni italiane la statuPa dei delinquenti è superiore alla media. Però negli s tupraLol'i, nei falsari e specialmente
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nei ladri prevalgono le stature basse. l pazzi superano in media la statura dei delinquenti, meno i maniaci, sebbene in qualche caso ciò non si avveri. La media del peso nei sani ventenni del Veneto è di 68,000, mentre nei delìncruenti è dì 62,500; non così nel Napoletano, Emilia, Piemonte ecc., in_ cui il peso dei delinquenti è maggiore in media di quello che si trova nei sani. Il peso dei delinquenti supera quello dei pazzi, che sta fra 55,88 e G6,36 (Riva). Esaminando la taglia e la robustezza generale dei suddeLLi delinquenti l'aulore potè stabilire la seguente tabella: Su 143 ladri si tt•ova; salute gracile 19 statura gibbosa 1 ,, 3 567 omicidi , 53 )) 3 21 strupratori » 4 34 falsari " O 2 » 23 incendiari » 2 2 ))
La capacitt\ complessiva del ct•anio è massima nei falsari. Vengono su bilo dietro a questi gli omicidi e grassatori. Il furto offi'C una capacità inferi01·e; l'incendio e lo stupro una minima nelle diverse l'egioni, mano nel Veneto . La capacità media di 1.0 pazzi Pavesi risulta inferiore a quella dei delinquenti. Il massimo della circonferenza cranica è offerto dai falsar<i, gt•assatori ed omicidi; il minimo dagli incendiari, dai ladri e dagli stupralori, meno alcunH variazioni di date località. La circonferenza cranica degli omicidi sì eq;.lilibra a quella dei grassatori- nel Piemon!e, nel Veneto e nella Lombardia; li supera in Calabria, nell'Emilia,.in Sicilia ecc. Ciò è opposto a quanto accade per la statura, maggiore nei grassatori e negli omicidi ari. lnfalti alla rapina riesce più necessaria un aitante e proierva persona, che non una grande capacitù cranica. Gli individui che oftersero grandi capacità furono o capi briganti, o falsari, o ladPi celeberrimi (Rosati, ladro di straordinario ingegno, LaGala, Davanzo poeta e segretario di La-Gala ecc.). La massima microcefalia si vedrà più diffusa nei ladri, poi negli omicidi e grassatori. L'indice cefalico conserva quasi sempre le traccie dell'influenza regionale cd etnica. Spicca la peevalenza della brachicefalio. in tutti gli omicidi e grassatori, fatta eccezione delle provincie antropologicamente ullra dolicocefaliche (Calabria, Sicilia, Sat•clegna). Ravenna che fornisce il maggior numero di omicidi, è il paese che abbonda di brachicefali più di ogni altra parte d'Italia. Negli &lieMti si avrebbe una cifra più scarsa
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l\IVIS1'A
di brachicefali che nei sani, ma più ancora che nei delinquenti. Fra le anomalie del capo di 394 delinquenti l'autore teovò· l'ateromasia dell'arteria temporale in 50 di essi, lo sviluppo dei se~ frontali in 35, cicatt'ici di ferite dell'ossatura craniale della prima infanzia in t?, lo sfuggire della fronte in 37. Le deformazioni craniche si rinvennero in proporzione del1'8 •f,: l'oxicefalia in 10, la lracocefalia in 2, la scafocefalia in uno. In 4 gt•assatori si notò un rigonfìamento della porzione superiore della tempia ed un appiattimento della porzione inferiore; in 5 omicidi apparivano le tempie più voluminose del normale; cd un tale Verzeni presenta un abbassamento del parietale e della gobba f!'OnLale destra, la quale ò attraversata da una cresta ossea, che partend0 dal sopracciglio raggiunge la linea Mcuata del temporale. Del resto l'aristocrazia dei delinquenti presen La il cranio regolare. Sulla ~sonomia dei delinquenti cot·rono idee molLo erronee. Si credono deformi, barbuti, con occhio scintillante e fe roce ecc. Talora hanno fisonomia normale e perfino angelica, ma assai eli rado. Se clull'oligarchia del deliLLo si vada ad esaminare la massa dei delinquenti, si trovano molte deformità e singolarità, come: mancanza di bar ba, notevole mobilità della faccia e delle mani, occhio piccolo, errabondo,. mobilissimo od obliquo, folto e ravvicinato sopracciglio, naso torto o camuso, fronte sfuggente, padiglione dell'orecchio quasi aù ansa sul capo (CoQ1moclo, Nerone, Tiberio). Il colorito dei capegli è per lo più scuro, massime negli omicidi, il che Thompson verificò pure in Inghiller!'a dove il biondo predomina. L'iride nel 6i <>:. era grigio. Le iridi grigio-celesti sono prevalenti negli stupratori, falsari, ladri e prostitute. Nel 23 °,. manca la barba. }{egli alienati si trovano spesso i capegli sparsi e le canizie. Tanto nei caJ•cerati che nei pazzi si tr·ova spesso la ricchezza di pelurie alla f1·onte. Nel 28 °/. dei delinquenti si trovano le orecchio ad ansa, e negli alienali di Pavia si trovò it 25 •1. in ttuelli di Pesaro il 36 •f •. li nistagmo laterale si prese n Lò in proporzione del 20 °/,, negli alienati di Pavia in quellt\ dell'$ 0 / •• Le pupille dilatale si Yidero nel 5 •j. dei delinquenti, le ristrette nel 5 •t. pure, le ineguali nel 3 "fa. In diverse proporzioni, sempre notevolmente spiccate, si trovano nei delinquenti il naso torto, o lungo, la fìsonornia di cretino, il gozzo, la pelJe bronzina, l'obliquità dell'01·biLa, l'aspetto del tipo mongolo, la rachititle, il piede equino, l'atrofia di un braccio, le hraccia
,1229 molto l~nghe, le enormi mandibole. L'engolo facciale si mostrava inferiore alla media normale. JJa ma~sima forza del ·.pugno sarebbe offerta dagli omicidi, grassatori e falsari; la minima dagli incendiari, dagli stupratori e dai briganti. Nella fOJ'za di Lrazione il massimo sarebbe offerto dagìi stupratori, dai briganti e dagli incendia l'i; il minimo dai ladri e falsari . L'autore ha esaminate anche 21 donne criminali, e 54 meretrici. La statura media delle delinquenti fu di ·1,53. La media delie alienaLe Mat'chigiane era di 1,52; delle Pave.si 1,47. Il peso medio delle delinquenti fu di chilogl'. 52,832, il peso medio cl elle meretrici lornbarde d i 5;~,HOO; quelle maniache Pesarese eli 53,043, le '104 Pavesi alienate avevano il peso m<~dio di 48,400. Supel'ano le donne san<~ in peso le delinquenti, le pazze e le meeetrici. La capacità c!'anica di 1442 eguaglia quasi quelle delle alienate non dementi. Le delinquenti e piu le prostitute offrono una serie di teste voluminose che si tt'Ovano solo in una frazione di pazze. In tutte vi era il tipo maschile (nelle wostitute è virile spesso il timbro delle voce), meno in una <~vvelenaLrice. DiffePiscono dalle alienate per illussureggiarnento dei capegli. La bocca spesso è clef(>rme, grossa o distante dal naso. I capegli scuri peeclominano nelle meretrici. A queste importanti osservazioni l'autoPe fa seguir-e un interessante studio sul tatuaggio nei delinquenti. È caratteristico dell'uomo primitivo o selvaggio. In Italia si trova nelle .classi infime (contadini, marinai, operai, pastori, soldati) e più Jl'a i delinquenti. Le donne danno b minor proporzione di tatuati; .invece nella popolazione Cl'iminale su 14·B2 esaminati si tl'oval'ono H5 tatuati Il maggior numero dei tatua li appare in Lombm-di.a, nel P .iemonte e nelle M<.wche. Quasi lutti s'incidono alla regione palmare dell'avambraccio, pochi alle spalle, al petto (marinai!, alle dita; nc~ssuno che non abbia frequentato le parti oceaniche, o sia stato in carcere, al dorso ed alle pudènde. Si incidono simboli.di t'eligio ne, di amore, d i guerTa, di mestieri particolari. Si trovano perèiò iniziali, cuori ~rapassa ti da un d aedo, due-mani che si stringono, figure di donne, distici .amorosi, data di una ba~taglia,arma del corpo a cui appartiene il tatuato, un cannone, duP- cannoni int!'ecciati, piramidi ùi palle, mortai, baeche, vaporetti, cavalli, elmi, croci, ecc. l segni religiosi, numcrosissimi, vengono in gran parte f'ot·BIBLIOGRAFICA
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niti dai pastori di Lombardia o dai.pellegrini di Loreto. Talvolta nei carcerati si trovano dei simboli osceni. Nelle donne sel:vagge.l'usanza è poco diffusa, e non si estende al. di là delle braccia e delle.guancie; ma nelle carcerate e nelle prostitute· il tatuaggio è in uso. Le r>rostitute usano tatuarsi alle braccia, alle spalle) alle ascelle o al pube colle in~ziali deil'amante. l segni del tatuaggio qualche volta rì velano l'animo violènlo, vendicativo avvezzo a disperati propositi; talora ci danno i·ndizio dl tendenze oscene. Un carcerato fornito di lungo pene aveva disegnato nel glande il viso di una donna, per modo che la bocca era costituita clalmal'gine del meato urinario. Ciò dà prova della insensibilità del delinquente che porLava tale disegno, e che viene manifestata in genere dalla moUiplicità dei tatuaggi in una stessa persona. Lo studio del-tatuaggio può condu!'re sulle traccie di associazioni criminose. Così molti camorristi portavano una ·ta·rantola sul braccio, ed il Tarchini osservava le stesse iniziali in tre discoli, condannati per associazione incendiaria. 'In 74tatuati 41 erano ladri, 18 omicidi e grassatori, 7 vagabondi, 5 falsari, 3 incendiari. Sopra 50 tatuaggi 37 erano in azzurro per polvere di carbone e da schioppo, 6 rossi per cinabro, l nero per nero fumo, 6 rossi insieme ed·azzurrL F ra le cause che mantengono l'uso del tatuaggio l'autore annovera -1 • la religione, 2' Fimitazione, 3° l'ozio, 4' la noiosità, 5• lo spirito di corpo, 6• gli stimoli delle più nobili· passioni umane, 7' le passioni erotiche, 8' la nudità, 9° l'utavisrtto storico. Nei pazzi il tatuaggio è assai raro. La f'l'equenza delle cicatrici è un'aUro carattere che distingue i delinquenti dai ·galan•tuomini. In un altro capitolo l'autore prende in es(:tme la sensibilif:ri, gli c~ffeiti e le passioni dei delinquenti. Egli con una serie n umerosa di fatti prova dapprima la insensibilità della maggior pa1;le dei delinquenti, e dimostra ancora che in costoro vi ha una insensibilità morale per la quale restano sordi alla pietà pegli aUri e pel:' sè medesimi. Tale insensibilità nei dolori· pro pl'i: ed altl'ui spiega come alcuni delinquenti possono aver commesso atti apparentemente coraggiosi. Però la maggior parte ·di essi si distingue -per graade vi-gliaccheria. Tale·irìsensihilità morale spiega la poca logica dei delitti, la poca 0 niuna corrispondenza fra la gravità del misfatto e la leggerez-za del suo movente: così un galeotto uccise un condetenuto.· perchè rus-
BIBLIOGHAFlCA
sava troppo forte. Degll·affetti se tacciono in granparte; taluno pur rGsta nei delinquenlì: Troppma.n, il celebre assassino, pians·e al nome di sua'rnadee; molte pr-ostitute perdbno aflatto ogni legame di famiglia, ma col prop1·io disonore provvedo·no il pane ai loro figliuoli. Nella rnoggior par te tuttavia dèi delinquenti i nobili affetti pr endono sempre una tinta morbosa, eccessiva ed instabile . In luogo degli affetti di famiglia o sociali dominano altre passioni, cioè: l'orgòglio, la van:ità, l'odio e la vendetta. L'ot'r-ido piacere del sangue diviene un bisogno talOJ'a a chi l'ha già gustato una prima volla. Pare che esso si mescoli ad una passione venerea, giacchè spesso alle scene sanguinarie seguono g li sLupl'i. In crudeltà e ferocia la donna può superare l'uomo. Fur·ono le donne che a Palermo Ytmdettcr'O a rotoli la car·ne dci carabinieri ~rucidati . Dopo i piaceri della vendetta e della vanità soddisfatta il delinquen te non trova diletto che superi cruello cl.el vino e del giuoco. Anche lé prostitute soi1o appassionate pel giuoco delle carte, e speeialmente per la tombola. Altre tendenze meno vive del tlelinquen le sono quelle che preserlla peda tavola, per la venere, pel. ballo. - Di rado esso ha verò amor e per la donna. Le sue attratli ve p el sesso diverso sono determinate da \l n amor carnale e selvagg-io come quello che si esplica enLt•o i postriboli . Più ovvio è tl'ovare fra i ladri l'amor pla tonico. Qùes~i esseri così avversi alla società hanno uno strano bisogno di menare una vita sociale a loro modo? chiassosa, rissosa e sensuale, in mezzo ai loro complici, la vera vith dell'orgia. Le prosti lule si compor tono lo stesso, persino nel10 case di penitenza. Notevole è nei delinquenti la imprevidenzi:' pc! futuro; essi non vedono le conseguenze del delìtto, veggono solo il presente. _ Per molti di questi caraLteri l'autore dice che il delinrp1ente somiglia molto ag li alienali, ma assai più ai selva~i. Parla'ndo J)Oscia della morale dei delinquenti l'autore prende in esame la quistione del r·iitwrso e del pentimento, che sarebbe il punto di partenza dei sistemi penali del passato. Nega che il delinquente p1•ova i rimors·i: Thomi)son su 410 assassini trovò un solo penti lo, e 2 su 130 donne infantiCide. L'aut01;e sn 390 ne tr-ovò 7 appena che ammettessero di aver commesso qualche delitto . Nulla sorniglit1 più al sònno del giusto comò il sonno dell'assassino. Quàlche volla l'apparenza del rimorso è un effetto di allucinazioni e di illusioni alcoolistiche. Talvolta appare rimorso la paura della morte. Poche sono le prostitute
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RIV1STA
penlite. La ra.t•ità del rimorso si prova colla statistica delle r·e· cidive. Ciò è naturale perchè nel delinquente manca affatto il senso il morale, e l'idea del dovere è completamente pervertita. Credono di avet• diriLLo a rubare, ad a mmazzare, ecc. Molti credono colpa il l'at' la spia, opporsi .oi loro desideri, ecc. L'ct·dine e la giuslizia regna però nello !01·o associazioni, sicchè ciò che cl1iarna.no colpa viene fra lOt'O punito col massimo rigore. Bene inteso che questa specie di morali là e di giustizia relativa non è che forzata o temporanea. ed il delinquente manca non eli rado eli fede ai complici della stessa fami glia, c si fa facilmente delatol'a. TI pazzo di t•ado nasce malvagio; può divenirlo al cominciat'fl della mnlaLLia; se fa del male spesso si confessa costr-olto a commetterlo. Il selvaggio invece trae vanto dai suoi misfatl.i, ed è nei loro costumi (isolo Figi, Australia) l'ttntt·opofagia, l'uccisione dci genitori (Nuova Zelanda), l'infunticiùio (Taiti). In quanto alla I'Cliyione professal..n dai delinquenti l'autore giustifica il proverbio che ogni ladro ha la sua devozione, eccetLuaf.o qualche delinquente dei più spucloratl. Jlloro Dio però è per lo più una specie eli tutol'e dei crimini. Hanno rili loro proprii, vonno carichi di amuleti, ecc. Interessanti sono le riflessioni che fa l'aulOJ'e sulla intelligenza e l'istt·uzione dei delinquenti. - In complesso si troverebbe in essi una media inferiot'e al normale, poichè in tutti i criminali, anche di genio, vi ha un lato per cui l'intelligenza difetta. Così molLi non re~istono ud un lavoro continuato ed assiduo, per lo più non hanno fallo uno buona prova alle scuole, presentano singolf.n'e leggerezza e mobilità di spi1·ito, manca no di al.lenzione. I 1·ei sono poco logici c poco prudenti; ciò cl1e spiega la facilitA con cui si tradiscono c confessano i propri deliLti.· Nei cosi detti specialisti del delitto l'abililù dePiva dal ripcter~i ~gli alli medesimi. Cosi fl'a i lacll'i molli si atlacc.ono alle sole botteghe, alle sole stanze, molti si servono delle chiavi false, alt.ri entruno col preLeslo di dal'(~ il buon giorno. ì\Iuyehen e Binny descr ivono dieci specie di rnendicanli a Londra: i forestieri, gli ar1amatì, i falsi inf(~r.m i, i naufraghi, i pe'Li~io nanli, ecc., e nei Judl'i distinguono (jUClli con effrazione, quelli che adoper ano i naJ'cotici, quelli che rubano coll'uncino, ecc. Gli avvelenatori sono quasi tutti dell'alla classe sociale (medici, chimici), d'aspelto simpatico, socievole, ntfascinatOI'i fino al.l'ultimo dello loro viltime che scelgono fra i più cari r..ongiunti. Avvelenano pi ù peraone anche senzo. rRgione.
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·1233 Nelle alte classi di Francia c nella Homa antica l'avvelenamento assunse quasi fom1u epidemica. Mentre gli avvelenatori operano segretamente, i pederasLi hanno lo strano bisogno di associarsi al delitto, coprono le loro colpe col misLicismo, alletlano modi femminili, talora hanno buon gusto ai'Lis tico. Quelli dell'infima classe amano il sudiciume, si prestano per furti, ricatti, eec. Si distinguono fra i delinquenti quelli di f!enio pel' invenzione di nuove forme di delitti. Cagliosko che t•uhaYa e leutTava principi ere, e si faceva passurc pct· pt•ofela, era un delinquente di genio. Però in costoro manca la pre,·idenza o l'astuzia per condurJ'e a buon fine le loeo opere. Sono scarsi i delinquenti scienziati. Uomini avvezzi a respirare la serena atmosfera della scienza naturalmente ripugnano dal ravvolget•si nelle tortuose e sterili vie del delitto; pero nei lettcrtìLi ed artisti meno favorevole è la statistica della criminalitiL Ft•a gli aetisli troviamo prevalel'e il delitto di sangue per causa d'amore o per gelosia di mestiere. In llalì.a si ha il G,t '/. di del inquenti fra gli uomini eli una coltuea supflriore; in Francia il G·;.; in Austria il 3,6 •,·, a\3,11 '/,;in Baviera il4· '/ •. .Le osse!'va:don i sui delitUJUenti inalfa&eti portano cif'ee poco consolanti. Jn Francia sono i dipartimenti meno roz~i che pol'lano minot• numero di delitti contro la proprietà, e così in Inghilterra ed in Irlanda. I recidivi sono più frequenti fra le persone istrui to. Dopo lungo esame di questi fatti l'autore conclude in questi termini: non si può dit·e che l'istPuzione sia un freno 1:1l del i Ho, ma Hemmeno che sia sempre uno sprone. Quando essa ò diffusa in tuUe.le classi , la si mostrerebbe piuttosto benefico, scemando i delit.Li fra gli individui mediocremente colLi. Ft•a i carcerali la collura elemeata!'e che non si accompagni ad una educazione speciale, che prenda ili mira le passioni e gli istinti piuttosto che l'intelligenza, è assolutamenle dannosa, somministrando al reo un'arma di più per accuirsi noi crimine e p(:\1' Yenir recidivo. L~ prostitute sono in massima parte illetterate. I pazzi si mostrano di una attività esagerata ma stet·ile. 8 più facile Lrovare scienziati alienali che delinquenti, maggior nun\ero di pittori delinquenti che pazzi. L'autore dedica un capitolo a parte ai gePghi che formano uno dei caratteri parlicolat'Ì del delinquente recidivo od associato. Jl gergo l! un linguaggio tutto particolare in cui, mentt'Cl le assonam:e geMrali, il tipo grammaticale e sintass ico dell'itlioma conservasi illeso, è mutato completamente il DJDLJOGHAFICA
.. 123.}.
RIYJSTA
lessica~o. Ciò vien fatto in più modi: chiamando gU oggetti per
mezzo dci loro aLh•ibuti (magra la morte, falsa l'unima, devoto il ginocchio, ecc.); con pt•ocessi di similiLudini rovescia~ (sapienza per sale, maldicente per lingua); aggiungendo alla ragion motaforica un tra veslimcnlo fonelico, e cosi molte parole, como fra i s elvaggi, sono creat~ per onomatopeia (luffpistola, tic or·ologio), u!Lre per s visumenl_o foneti co (alberto, ovo, da albume). Lo svisamento delle parole può essere fatto per inter·rnissione di sillabe, pel' il loro inverlimento, per cambio di vocale. Una fonte vasta del lessico sono le parole Slt'anie re, ebreo nei gerg hi germanici, tedesche o Cr·uncesi negli ltaliani, iLalinne e zingariche negli Inglesi. I1 più curioso contingente ·dei get·ghi è dato dfille parole anticruaLo o smarrite nei lessici vivi. t<; curioso sapure che mentre i dialetti italiani sono tonto diflerenti, il gergo s i rassomiglia, e fJuello che si parla in Calabrin si usa in Lombardia. Vi è analogia ancile ft•a i gel'ghi delle diverse nazioni; così l'ilt1linno ed il tedesco chiama no tick l'orologio; l'uno biancMna e l'allt·o blanker la neve. 1l g~rgo serve ui !.tdri pe1· sfuggire alle indugini della poliziu. ll grn•go ò un f"onomeno uni ve C'sale. Ne hanno anco ~ulti i mesUel'i, c la tendenza n crearlo esiste in coloro che fauno uno stesso meslieee. Il gergo dei delivfJuenti è anche un mezzo rl i riconoscimento, una parola d'orcline. La gra nùc influenza dolla secolare tradizione sulla formazione dei get•glti è provata dallo pat•ole an tichis~im'! che con~ervano . Grande ragione rli rruesto s i Leova nell'utuvis mo. Come hanno un germe, cosi i delinquenti hanno una letter atura; clella t(uulo l'autor<~ porge alcuni esempi. Ogni processo grave ta spuntare qualcbe storit\ o po~me Lto che ha per sogge ~lo il delitto eh e gli ùiedfJ luogo. n; lu le~Leralu t•a predilelLa del popolo. Ma un'allt'll lelt.cratut•a è propt·ia dei condannali, od il Pitl'é ha potuto r a t.:coglieee mol~· composizioni sono il nome di Canti dei condannati. Le produzioni letterarie dei pazzi At'i<:ggiano nelle te ndenze autobiogl'nllche, nelln vivacità delle rtuerole e noi piccoli dettogli quelle <lei delinr1uenti; ma le sot·passano spe~so pet' un'elorrucnza caluu e pas~ionala, che si riscontra solo nelle opere dei geandi uutot•i. Sono ancho improntato di minor legorezzo, di maggiot•e or-iginalità nella for m~\ e nell'ideo, rJuundo non ismat•risconsi nei giuochi di parole o ùi rimaJ nelle omofonie, che sono la loro speciale passione. Dopo rruesli studi che formo.no,si direbbe, la sintomo.logiadel
BIDLlOG RAFICA
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delinquonte,l'a utoròpassa a studiare l'eziologia del delillo in rapporto colle meteor e, l' injluen:m di ra:::za, lu civiltà, l'allmentazione,l'er eclifà, l'età, lo stato cioile, le pt·qj'essioni, l'edttcàzione. Viene poi a Lrallare dello analogi.e e diJferen$e etiologiclle fra la pazzia e il delilto. In proposito l'autore fa conoscere come molti fra i grandi delinquenti ebbero i loro paren ti alienali, e diedero essi ~tossi segni di alienazione. ll dott. Virgilto sopra 2G6 delinquenti tt·ovò le neur·osi in propot·zione del 1U •t.. A quesle affezioni si deve aggiungere il ·t:} "f. di alterazioni congenite dei centri nervosi (soruo-mulismo, balbuzie, scmicretinismo ed imbecillità, ccc.). •iutsch rinvenne '1'70 pazzi sopra 3056 pr·igionieri ili Brucltsal; Pat'ent su ;~OH peosliluto ne notò 82 epilettiche. La ciYillà, il celibato, il clima caldo, il so:;so maschile, il soggiorno in città, alcune dalo pt·ofessioni pr·cdispongono di più cosl ai deliLli, come alle puzzic. l traumi del capo e le anomalie cl el ct·a nio, l'ubuso c.lellebevnnde alcooliche come possono dar pazzia, così predispongono al delitto, e l'inlluenza delle condizioni meleorichu ,·, grande sulla produzione de!lo malaLlie mentali e ùei ùelilli. Certe deformità (impianto anormale dello orecchie, scarsezza ùi ba t'ba, occhi niclitunli , strabici, pello scut•o, arresto di sviluppo d0l corpo) sono comuni tanto al pazzo quanto al tlelin•1Uente, nel I[Uale a nche nella tlecroscopia si tro\'ano quegli osleomi, quegli opacamonti meningei che si not.ooo nei pozzi. 1\elJ'ìnscnsibilitù, nC>I perverti mento o mancanza d'nll'etti, nel contegno, nelle tendenze, nelle passioni pazzi e cri miuflli si rassor11Jgliano. Vi sono dei criminali cho hanno le ver.· tendenze del pazzo, e dci pazzi che hanno le sole tcnùenze dei cr·iminali, lalchò vcramenlc si confondono. l\Ia la confusione maggiore è prodotta da quclln forma che Tardieu chiama pazzio. degli ec"cnll'ici, e ancor meglio Maudsley lenùem:a pazzesca, detLa anchc pazzia rogionnle. l n quosLi casi, se vi ba unu differenza rra pazzia o delitto, la è cosi sottile che troppo ltlrdi talora si illll'avede. Di r1ui la necessità dei manicomi criminali per raccoglien i in c>sser vazione tali delinquenti sospr lli. Però lo ùiiTer·enze tra delitto e pazzia nell'applicazione pr'alica lalora sono salienti. Ccrle manie transitorie ~ià entrano nel r[uaùro della paralisi generale, e molle panie istùttioe, o morali, o d'a4ione non sono che epilessie, pellagre, oflar esi lcu·oate. ~ ella maggior parlo di questi casi si trovano poi le nolo caratteristiche deH'alcoolismo, dell'intossicazione (oppio, tabacco, mercurio, be)laùonna, haschisch, ecc.). Si può dire cl11..: •tuasi ogni gL"uppo di alterazioni
Il i VISTA ment~li dia un tr ibuto speciale alla delinr,uenzA
Così il pcllagr oso, l'cpiletlico, l'alcoolista manifestano spegso lend<>nza ad omicidi e a suicidi, e l'alcoolista poi special mente al furto. Il maniaco impubere, l'amenorroica e la gravida banno tendenza all'incendio, a lle vene ri sang uinarie. Le pazzie senili e le paresi che si csLt•ins eco.no non di t•udo con tendenze afeodisiache spropot•zionate all'età c conlt•o natum. Lo maniache ister iche hanno tendenza al fut·lo, alle calunnie ed al 'enelìcio. In lullc r1uoste forme gli uW crimino li sono p roceduLi da ce falou, diarrea, emorJ•oitli, menopausa, insonnio, dispepsia. Nei pazzi prevale la doligocPfaliu, si niOSLt•ano piit spesso movimenti rli lateralilà, minor forza eù inscnsJbilill'l ai dolori ed ai r imedi, l" maggiore alle inOucmzc ba l'om ctJ•icbc, ccc. I paz:.d cri m inali prima del delitto conducono una vi t~ IJcn diYersa du tfuella dc>i comuni cl eli nquenli, o da vanti alle assisie por lo piit oggravauo la loro causa per le contraddizioni, le confusioni, ccc. I pazzi r ei, pe1· s uggestiono, possono f' imulm·o la pnzzin, ma cosl goffamente ùa farlo conoscere. 1\eli)ùZZO manca ogni cagiono di delitto assai spesso, mentre nel ùclinfJuenlc una lieve cagione al (lelilto non monca mai. I pazzi hanno tolora una oUtvit~ì es ager a ta; i dclinrruenti tendono a ll'ozio, al tatuaggio. Si danno casi però in cui quesLe ed allt•e differenze spat•iscono; ma allora conviene fare una retta analisi del fatto incriminato, e giovarsi tlell'eziologia del delitto, due lonti da cui s i Piea vtt pet•lo più un buon .ct•iLct•io pee g iudicare. L'autOJ'e peende in esame alcune associa;;!oni rr,/ mal .fare, e ci descrive il bl'i[Jantauaio, la mc'..Uia, la camorra, come lip1 di qnesli mAlefici sodalizi. Scoporli tali associazioni ìJ per lo pi1·1 q uello di oppropt·iai'Si l'ultt•ui, ns~ociandosi ill molli, appunto per rar fi'Onlc alla difesa legale. Sono formate du uomini, e ben di t•ado da donne, di giovane e là, per lo più Ila persone del basso colo (illeLtert' li, con Ladin i, macellai, ex militari, ecc.). Talorn si fot'mtmo anche f1•a lo classi colle, c si intr·oducono fra le associazioni one!>le. Hunno un ot·ganisrno sociale, un capo come le tt·ibù selvoggie, utJigliati estet•ni, diversi individui che funzionano do carnefice, da maestro, da srg·l'eLurio, ccc. Sono assai irnporf.anli le considerazioni che l'autore ha falto sulle cause chedierleroorigineeche mantengono lali associazioni. Ridolli molti dei caruttet·i lisici u delle ttuulit.il morali all'ulavismo, l'Ru tol'e sogg-iunge che i crimini pill orrentli e dis uma ni hanno un punto di partenza Jisiologico, ulavislico,in quegli i"'li n Li animaleschi, che rinluzzuli per urt cct·Lo t.empo dall'educazione,
1:237 dall'ombiente, dal terrot' della pena, ripullulano d'un tratto sotto l'inllusso ili date circostanze. Sapendosi cbe alcune con: dizioni morbose (traumi del capo, meningiti1 alcoolismo, altre intossicazioni croniche, l'età senile, ecc.) provocano l'arresto di sviluppo dei centri nervosi e quindl le regressioni atavistiche, comprendiamo come debbono facilitare IR tendenza ai delitti. L'atavismo ci ai ula ancora a comprendere l'inefficacia delle pene. Si ba il fatto costante del ritom o costante e periodico eli un dato numero di de!Hli, del mosteal'si alcuni geuppi di delilLi in dali mesi, ecc. Il ùeliLlo insomma appare cosl dalla statistica come dall'esame antropologico un fenomeno naturale necessatio come la nascita, la morte, i concepimenti. Ma se vi ha necessità nel deliLLo, a che si riduce il clit·itto di p unire? L'autore lo crede piuttosto una necessitò. di difesa. Da ciò il dir·HLo d'infliggere la pena che l'uomo può ar·roga1•si. È un dir·itlo fondalo sul fatto, cl1e nulla ha in sè di assoluto, eche noi esercitiamo del resto ad ogni momeJ+to della vita. UJla volla la pena avea un caralLei·e atavistico essa stessa, ed era· una compensazione o una vendetta. Tale istinto primitivo è anelalo perduto almeno nei libr i di diritto penale, ma nel fuUo esiste LuttOJ'a. L'autore si accorda con Mit.ter mayer nel considerare la pena come un male giusto che si lnfljgge, per lo sicttrezza dell'ordine, u chi commette un male ingiusto. È interessante H capitolo in tul l'autore parla della tet api<t del delitto. Imporla sopratuLto preven irlo. Nei climi caldi propone di adattar,·i possibilmente le leggi alle località ed alle razze. Contro le bar bar ie proporie il diradare le foreste, l'aprire nuove vie, il fondare citLa e villaggi, il togliere coll'is truzione i pregiudizi, l'abolire lo società o le associazioni, l'inslituire premi per le denunzie, ecc. - Nelle contrade civili, propone, con Hill, la soppressione delle cuse che servono di ricette ai delinquen~i abiLuali, l'is tituzioni di società di sicur·ezza contro il delitto, del telegl'afo d'allarme, H sequesLro dei delinquenti che si YanLanosolo dei loro delilli, la pe1·secuzione contro gli ubbriachi, le tasse sulla distillazione degli alcoolici, la diminuzione delle feste, delle fier e e mercati, l'educazione morale, l'istituzione di premi agli onesti <!d ai laYoraLori, l'abolizione del pericoloso speLtacolo della pena di morto, la sorveglianza dei cenLri scolastici e delle società d'ogni genere. Soprat.utlo sono da sorvegliarsi le associàzioni infantili dei minorenni, degli orfani, degli esposti, ecc. l l'iformaLori dei minorenni hanno porta lo mollo vantaggio nelle nazioni ove esistono. BJ Il L!OGRA~'ICA
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IUVI ST!
I riformatori per gli adulti debbono ess.e re meno popolosi e più sprvegliaLi, essendo assai pericolosi i contatti fra le varie classi. Il riformatorio esterno per la puerizia, come fu ideato dallo Spagliardi, sarebbe, secondo l'autore, una istituzione delle meglio ordinate. È pure una istituzione benefica il Ragged School i ngl~se, in cui si dà vesLiar-io ed educazione, qualche poco d'alimento, ricovero diurno e persino notturno ai ngazzi poveri abbandonati s ulle vie e agli ot•fani . - L'autore crede uttli anche le pene extra carcerarie.- Una volta poi che si sià deciso di infliggere la carcere, ad evitare i contatti, egli crede indispensabile il sistema cellulare, che non è però dei più per fetti. Ma se il carcere deve essere un luogo di cura morale non possiamo contentarci dell'isolamento assoluto. Più che l'istruzione alfabetica gioverà l'is:,ruzione di mestieri utilì, sulla merciologia, sull'agraria, sulla fisica applicata, come si fa in !svizzera. A queste si alternaqc nozioni di disegno, di colorito, elle sviluppano il senso del bello, al quale si associa facilmente quello del lavoro. Si debbono crearefra i carcerati, a titolo di premio, delle calegorie privilegiate con permessi speciali e concessioni di maggior liber.tà. Fra i sistemi .gr·aduatOT•i l'autore tiene in gran conto l'irlandese. - Per gl'incorreggibili pt•opone stabilimenti speciali, con regime meno aspl'O, isolamento assolulo, lavol'i dì campagna, t'Ice. Si tratterebbe di venire a quel precetl~di selezione naturale, a cui si deve non solo l'esistenza della razza nostr-a, ma anche della stessa gius tizia. Si isolerebbero cosi. i ·delinquenti co,me i paZ?;i. Un'oltJ•a islituzioneJ già diffusa io altri paesi, si rende necessaria a tutelare la, sicurezza sociale, ciol3 quella dei manic01ni cr·iminali. Intorno a questi s tabilimenLi, che disgraziatamente mancano in Halia, l'autore fa le più opportune osservazioni, e finisce l'opera interessantissima, dettando 11er sommi capi le regole secondo le quali essi dovrebbero essere ordinatj e diretti. A. R . T!Jyuya c outt•o la sifilide e la scrofola. (Fascièolo di 55 pagine. - Milano, Muggia11i e comp. editori 1876). NuoDo antisijl.litico - In una peregrinazione nelle foreste vet•gini del llt•aeilc, il naturalisLa sig. Ubicini eli Milano ha
trQvalo una Liana, la cui radice è dagli indigeni usata nella cura della siJìlide.
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JHOI.TOGUAFICA
Essa cresce allo slato selvaggio, (]i preferenza nei luoghi pietrosi eù è chiamata ia!JU!Ja in Guarany e Dermophilla pendulina (Siloa Manso, CucurlJitée) in botanica. La distinguono lo stelo ferrnentoso, le foglie dentellale, ruvide, ottuse, divise in 5 o in 71obi, il frutto bislungo, pieno d'una dozzina di semi e le radici allungaLe, Luberosc. Queste provengono in diacolini spessi da 2 a 3 millimetri e somigliano nel coloro esterno ed interno al ri?.zoma del finocchio. Secondo l'analisi, praticata dal chimico farmacista Ji Parigi sig. Stanislao MarLin, contengono mucillagin~, acido tannico, ferro, amido, ll'accie di glicosio, dei sali terrosoalca.lini, una resina verde, un olio volaLile e una materia grassa di color cedrine, di odore aromatico e di sapore' amal'issimo. Il tl'aUamento più razionale è quello di alcoolilo che si prescrive nella dose di 3 a 10 gocce in unione a mucillaggine di gomma arabica per pozione epicnllica, per garga1·isroo, bagnolo e iniezione ipodermica. L'ingeslìone uon sarebbe accompagnala dagli, inconvenienti del mercul'io e del iodo. Queste nozioni sono levate da una Relazione sulla tayuya faLLa dal si g.~ doLt. M. L. Faraoni al congresso medico eli Torino nel seltombre 1876.
Il Diret.t.oro
P. E.
MANAYRA
Colonnello medico, membro del Comitato di 1anità militare.
Il Redattore
0' FEDERlCO TOSl Capitano medico.
Kun~r FEoERJCO, Gerente.
4240
Concorso nl premio R lb e ri JlCI' gli uflleiali ruedicl, a·elativo ai 2 0 mesi decorre ndi d&l t.• tlicembre 1 8,-G nl :n luglio "18 '18.
PROGRAMMA.
Sarà aggiudicato un premio di lire mille alla migliore delLe Memorie redatte da ufficiali del corpo sanitario militare) sul seguente Le ma: -- A) Esporre la storia scienlifica delle resezioni; B) Dire delle regole in genere oggi adottate nell'eseguil'le, e descrivere in ispecie le modalità operative delle più importanti e gravi; C) Svolge!'e le indica;doni e controindicazioni sia nelle lesioni ossee pel' ferile di guerra, come nella necrosi o carie da processo lento ; D) Pare par allelo ft•a le amputazioni, sia nella contimiità· che nella contiguità, e le resezioni in genere;~ e quelle in ispeci~ delle ai'ticolazioni « scapolo-omerale, omer·o-cubi tale, femoro-cotiloidea> femor·o-tibjale, asLt'agalo-tibiale e calcaneoastragalea "· Portar·vi corredo di at'gomenti scientifici e di documenti statistici; E) Dir·c delle medicazioni speciali e degli appaPecchi più oppor·tun.i siu per condurre a buon'esito gli alli operativi, come per concorrere al miglior mantenimento possibile della fun:done delle parti conservate. Condizioni de~ concorso. ·L Nessuna Memoria, pel' quanto pregevole, potrà conseguire il premio se l'autore non avrà soddisfatto a .tutte le esigenze del programma. 2. Le Memorie non premiate potranno, ove ne siano giudicate degne, conseguire una menzione onorevole. 3. Le dissertazioni dovranno essere inedite c scritte in lingua italiana, francese o latina, con caratLeri chiaramente leggibili. 4. Potrtmno concorrere solamente gli ufficiali medici dell'Esercito e clelia Mar·ina, tanto in attivHà di servizio quanto
·124. 1 in uspellaliva od in ritil·o. Ne sono però eccettuati i membri del C01oitato di sanità militare e uella Commissione aggiudicutrice del pr em io .
:>. Ciascuna M emoria do vPù osset·e contPassegnata da una epigt•a tè, la qua le vertà Pipetulu sopt·u un'a nnes savi scheda s uggellata cont(lnente il casato, il nomo, il g t'ùdo e il luogo d i r osidenzn dell'a uLot'P. G. .Sur·à evi tata q ualun•.rue ospt·ossionu che possa far cono scct·e l'ùu lor·e, al ti'irllenti quesU pcl'det•ù ogni dil'itto al con fl'lrimcn lo del p t·emio.
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7. Vct'l'un no soltanto aperte schede clella l\'lemoPia }H'e m iata e delle g iudicate mepitevoli di menzione onorevole, le altl·e schede sar anno abbruciate seuza cssr>re apMte. i( L'estt•emo limite di tempo st.ubilito p e l' la consegua delle Mcmot·ie all'ufficio t!el Comitato di sanità militat·e è-l il ;U l uglio 1878; •1ue1te cile pcPvonisset·o in tempo posteriot•c su~ r ehhero considel'a te come no.n esistenti. f.l. Lu pubblicazione) nel Giot•nale eli Med icina ;:Vf ilitaT'e, dell'epig rnf'e delle Memorie · pr esunta te al concorso s ervir•à di r icevuta ui lor o a utori.
t O. 11 manoscritto delle McmwPie pt•esc~ulalc al concot•so Gtj)parlui'PÙ d i diriLt.o al Comit~~o di saail.à militare con piena facoiLò. ad esso di l)Ubblica l'lo pe1· m ezw della stampa. L'auto1·o pet·ò ò altresì libel'o di dare, collo stesso me7.zo, pubblicità al pi'Opr io la vol'o, anche emendato e mo(lificato; puPchè, iu <rucsto caso, faccia sì elle da una pl'efazione o dal testo del libro s i possano conoscere lutti gli emendflmenti e le modifìcazioni inLrodottevi postcPiorrnen te a ll'aggiudicazione del pr ernio.
il presidente det Conu:tato tli sanità rnilita,•e magg 1:0,. gener ale medico COFlTESE.
Gio1·nalc ài m ccUcin a m.ilita.t ·e.
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INDICE
MEtM.OR1E ORl Gl N.ALl. CoLASANTJ · Gru:sEPPE. - Studi sp.er•imentali sulla trasfusiqne. eterogenea del sangue . . . . . Pag. 109 CoRONA ·AlJGUSTo.--, La morfina e l'atropina . considerate nella loro azione antagonistica fìsiologic0terapeutica . . . . . . . . . . . . " 324 FIOlu CESARE "' - L'idroterapia allo spedal'e militare di Bologpa.. - Risultati .clinici dell'anno 1874 . • 4 " - S)..ll valore sostitutiv.o della pus~u~a: · vaceinìca " 268 FRJ\NCHI.t-\1 EuGENIO.. - Nuovo. processo di disartìcolazi one della: ,mano . . • . . · . . . . . . •> 309 •> - Rf;llazìone sulresito della.cura dei llYagrrì marini prescrjttì cou un muovo-metodn .nei militari! inv.i·a w in Civitavecchia nell'anno 1875 . . . . . . ,, 1'148 FnESA AmsTODEMO. - Contribuzione alla febbre perniciosa malarica . . . . . . . . . . . . . .. 1113 GOTTARDI LuiGI.- Contribuzione alla terapia delle piaghe. Esperimenti :clinici. d'innesto epidermico. . . , 649 MACHIAVEL.LI PAOLO. - Conmnicazie:me ..su di :una deligazione .elastica .anemizzante fatta. con una •sola fas.cia ,di tessuto inisto in cotone e iìli di gomma elastica . . . . . . . . . . . . . . . .. 774 MAESTR-J;:J:.Lll DOMENICO: - Applicazione de!Fapparecchio Silveslri-Esmarch· in amputazione ~ella coscia per si~Gvite sierosa .suppurata,del ginocc;hio, . . ~ 409 lYl'A;R~NLFRA.N CEsco.-Delle: ottalmie:negli esercì ti.-.Studi storico-critìci sulle ottalmie;.fgranulose··'· 52'1 92'1:'.1017; MIGLIOR LUIGI.- Relazione sull!andamento del• servizio prés.so lo stabilìm,e nto balneario militare di Casciana .e sulle · cure, in esse compiute du.r.anta la stagione balnearia dell'anno 1875 . . . . , 'l -933.
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.. INDICK
:MoNTI RuBE I~TO. -
La ricettivilà individuale all'innesto vacl'iuico . . . . Pag. Hii Monol\1 Pmno. - La febbr-e ùn miasma a Palet•mo c l'Wlllninisleaziono del vino china to nlle tPu ppo di quel presiilio . . . . ., 2l :! P A lliS E ~II LIO . - Ascess.o del legAto, errore diagnostico, toracenlesi . " Ri 3 PANARA PANf·'ILo. - Con::;iùera:doni statistiche sulla clttsso del 18'l4 ul 4• t•cggimcnto bel'saglicwi . » :3u PERACCA LuiGI. Relazione con specchi stath.Lici su• risultati delle eme tct•muli tli Casamicciola . " LQ:{ t • - Relazione surulat"ia ùei risulluli ottenuti in ~~ mtlitar·i che espct·imenlal'ono i bagni colle acque m incl'ali esiste n ti nell'ex villa l'cale a Porto d'l::;chia • 10a!i PISA :-IO Rocco. -Caso straortlinui'iO ùi anu1·ia completn durt\la dicci giot•ni. - Guat'igionc . " 4:U SAG<~IN I FnANCI·:sco. Relar.ione sanitaria sul l>el'vizio nello st.abilimento idroterapico ,u Hecoal'o pct· l'anno J87:) , 82;1 T oNLSJ. Il a• corpo ù'nl'mata &l le gt•antli wanovre del !8/li nella Comurca e nella Terra ùi Lavot•o n 113;1 VIOt.INl ì\1At1CO.- R elRzione ::-ul\'an(lam~nLo del servizio nello stabilimento balneat•io militat'O di Acqui durante la stagione termale dell'anno 1~7:1 . . • 72!1 i\ l F:DIC IXA F. TF.RAPEllTICA i\ll:.OI CA
Acido cat•honico nella cura ùella l'ebbre intermiLtonte Pau. 27;) Acido sa lici fico - n uovo modo di amini nisLt•uzioun all'interno (A. CAsSAl') • • • • .. Wi .;\.lhnmLllfl LO di mer CUL'iO- Sll\1 USO ipç>dOI'mico { l3AMBERCF.R)
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Alcool - sua amministrazione nella cura delle malattie (\V. RICAHOSO:-l) » \);)~ .Alcoolismo - sul liquot·e della gt·ande-chartt•eusee l'acqua di melissa dei Carmeli tani (OF.CA tSNF.) " 967
.-\ poplessia cerebrale ecl embolia delle arterie del cei'vello - r accolta comparali va dei sintomi (OTTO~IA R GELPKE) Bal~amo copuivo nelle infiammazioni (H ALL)
" l()i'1H " ():1
Dial>ete - cura mediante la glicerina (J ..u<ot.r::s)
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1081i
A f;J L ••
1:-iDIC.It:
~r -:t- D
Emottisi -rimellio con ll'o il ft•equen le vomi ~o dei Lisi ci Pag. 587 Essudali pleul'itici - trattamento operativo secondo i dali e gli esp erimenti llegli ultimi 15 anni (C. A .EW ALD)" 6'1li ·Fehl.JI'e r eumali!;u traLlata coll'idroterapia (T. CARLET0.:-1 HAlLTO!';)
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Febbl'e - s ul r apporto ira lu tem vcrfl Lura pel'iferlcu e la centrale (W. ScHULLETN) " 86~l Gelscm ium sempervil·ens " 276
Glicec·ina Cl'islallizzata (PAOLO VAN HA~rEL Roos)
" 1006
.Tahorancli- suo alcaloide (HARDY e DuQUJ~SN E L) . " i372 In fezione settica - contributo sperimentale (ScnuLLEH)" 860 Iniezioni ipodermiche - i nchiesla sul ·mel.oùo (A. I,cTON) " 3!'>f\ Iniezione sottoeuLanea per nuLri menlo (Kn.x::uc) . » 6() lnier.ioni sotlocutanccdi chinina-nota (GronGJo YEALES H TJNT P.R)
"
(5()2
llliezione sottocutanea 'di chinino nel colpo di ~ule . . , Lappol a spinosa (xan thi um spinosu m) r imedio popolare cont•·o iu tabbiu (VALE~Tr e V 1vò) . . ,, Leucemia splenica - guarigione col fosfot•o (\VtYO:--lFUX), Me1Hmgite cerel.Jro·spinalc (due casi) manil'cstatisì in uomini precedentemente sani, un terzoca::;odubbi.o" Men inp;ile cerebro-spinale - cura della ( BESSEY) . • Nitruto cl'amile nella febbre intermitlente (HA~IILTO:o~ Owooo) " Nitr ato d'um ile- cil'ca l'uso specialmente nella Corea
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(G. \Vr:'l "'IELD Zr::IGLr.m) .
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Orina 11<wmale e patologica -analisi per applicazioni pratiche aUa patologia (YvoN) . n \)(58 ·Ossoluria- diagnosi e cu1·a (G. P ntM A VE HA) " 77'/l. Ostruzione intestinale- cl!ra mediante gli oppiati c le inie:::ìoni; gl'an sollievo dell' uso della batteria galvanico: guaPigione (R. G. \V AR'n:oo:-~) . , H9 Pane confezionato con l'acqua di m at·e (LtSLE) . " ·159 ·P aralis i n el lato COI'I'ispondcnte a lla lesione cet·ebr ale. " 11"ll Picl'ato d'ammoniaca (cat•bozotato di ammoniaea) in sostitu:tione del chinino . . » :!.77 Pleur·iLe essudali va - suoi sintomi fisici(.\ DOLFO FEMER).. X61 Putrerazioue e contagi -- espel'imenti jntot'no allo. dottrina tlella loro natura OJ'ganica (A... H ILLEH\ . " 1W6 Reuma acuto - precauzioni da USIH'Si nella CUl'a CO!l'acittO salicilico (G. G . F\IC A HDSO N) " :lì9
. IN DJ CE
H.eumatismo cronico polial'ticolar e- cura colle iniezioni solloculancc d'acido fenico (KuNzE) . . Pag. t05i Reumatismo - sulla eziologia e terapia (HELLER FRANcEsco) . . . . . . . . . . . . . . . .. 62 Salusso - quando bisogna c fJ.Uando non bisogna salassare (MOON) . . . . . . . . . • . . . » 4H SaUcilicato di so1la. moderatore del calore febbrile (Ru~ss)" 369 Saltcma nel r eumatismo {MACLAGAN) • . • . • • .. 581 Salicinu nella cura del reumatismo acuto (T. MAGLAGAN) .. 1045 Scat'lattina consecutiva ad un banchetto . , 96 1 SeLticemia -leUura cliniCl\ ( MESSE:-lOE n BRADLEY) . , 852 Solfato di cJ1inconidina · . . . . . . . . . . . .. 1 ~ Stomaco - la lot~ta digestiva dei succhi nella dispepsia (LEl!BE) . . . . . . . . . . . . . . » 36:i Tenia - curo rol copaivc ((..:ARO) . . • . • . • " :{70 Tclllno consecutivo all'iniezione ipodcrmica di ch inina nella rebi.Jre da malaria (RoBERT) . . -. 582 'lhlsfusione indiretta omogeuca (H . P. HowolTCII) . , 4-~ TrcrnP.ntina nellu cura clelln febbre cn let'ica (MOF I~l'l') " 371 Vaiuolo - cu t· a colla soppl'cssiono ùella luce solm·e" '1051: Vit·us putrido e scWcemico (ARl'OLDO lhLmR) . . . " 861 JYh:DICINA E T 8RAP EUTJCA CIIIRURGJCA
Acido boracico nella medicazione orùinat'ill dello ferite ( LEO~AROO CA :--IE)
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5SX
Allucciatura di una arteria principato oncle art•estal'e un'acuta inliammoziono tr aumatica (M AU NOlm) ,, i!;J.i. Allacciatura della caroclit.o primili,•a por nevralgia facciale (l> ATRUBAC) • , . • • . . • • . . l> 2()0 Allacciatura dell'iliaca estCJ·na mediante un cordoncino an~iseltico nella cul'a di un n umet·o insolito di aneurismi (OLtvnmo Pr.Mt)I::RTON) . . . . . . . , 4Hl Allacciature i~icniche per mutande e culze, e loro azione paliaLiYA delle VUI'iCi (PlETRO 0CCIIL,I) . . . • '1100 Anchilosi di iunbcdue le at·licolazioni omero-cubitali curata collu sezione sottocuLanea dell'omer o(AOAMS)" ~~oo A J·licolazione dell'anca -v o lo l'c ella gnostico del tr iangolo ileo- femorale nei casi lH sua lesione (BRIA)IIT) . " 490 Artrocace-nuovo metododi cm-oaabot•tiva(G. G~; ER I:i) .. 97!l Ascessi - operltu•a senzu dolore (Br;Rc;o:-~ziNI) " 38 t
124·7
INDICE
Caustico attuale - mezzo per evitare il dolore che succede alla sua applicazione (Lr.:vrs) . . . . Pag . ~SO Cloralio - sua applicazione nelle l'Imputazioni nelle ferite ecc. (Si~E) . . . . . . . . . . , 81(; Cancro- considerazioni dal lato clinico (NossEBAUM) " 871 Catgut inserto fra i tessuti vivi (WrM .JAs Fr~EM ING} . 872 CutguL ~~ella legatura dei vasi . . . . . . . . " 874 Creosoto nelle emorragie dentarie . . . . . . . " ·J iSS Emorragie secondarie consecutive all' ischemia ar·tilicialc. - Discorso (ESMARCu) . . . . ., 1179 EmosLasia in chirurgia . . . . . . " 6\lJ El'nie- nuovo metodo per la cura (Nussl:lAU:M) " 69i EstJ·azione di un bottone dal ht'011CO sinistro . )) om:.· Esportazione di lulta la scapola e di parte della clavicola l)
( :i.VIAC-COR:\>lAC)
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6!l~l
Estirpazione della laringe coll'osso ioide ed una parte della ling ua e deJI'esofago (LANGENnECK) • . . " 98çl Esmarcll - la sua fasciatura e i suoi succedanei (R. I. LEV!S)
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Eslrofia (Iella vescica e tumo1'i eretLUi - nuovi melocli dl cura (E. Bwr::Low') . . . . . . . . • " 4·Hil Escissione. del Collo del pied(~ (G IA COMO F. WEST) . . " il Elc:>1'e - caso ùi morte consecutiva alla sua amministrazione . . . . . . . . . . . . . . " 1315 Ferita d'arma da fuoco- pAralisi riflessa consecutiva " Sii Ferite cl'urmt\ da fuoco - studio eli medicina legale (PELTZER) .
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693
Ferile d'arma da fuoco nelle articolazioni della mano durante l'ultima guer•ra franco-germanica_, o i t'isultati del lot'u tcallamenlo (ScHLOWJ,:H) . . . . . . , 604 Ferì la gi'<We Jacera~con tusa penotr an Le nell'addome, guarita spontaneamente (ZwrLLI NGER) . • . . . :o 82 Fel'ita d'arma da fuoco nel basso ventre; uscita del proS2 iettile per l'ano (0. MEAGHER) . . . . . . , fer·Ha d'urma da f~wco inter essante il petto e l'addome (RICCAJ1DO R~RWELL)
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. . . )l Fel'i te - medica lura allo scoperlo e an Li settica (KRòNLEIK)»
()8
982
Ferile dello stomaco - sua cura (MF.RCANTO:'I) • . " 9~:j Fistola retto meLrale _ . . . . . . . . . . l) 598 Frattura dG!la Libia e parziflle lussa%ione dell'astl'agalo _ (HCLME)
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4248
lNOfCE
F rallura dci couùili omerali e femorali.- ricerche tiperimen La li . . • . Paa. !r;:l F imos js - suoi ruppoi'Li col cl iabele zuccherino (BooGAL1.D)" 978 Gas.Lt•otornia pet· cancro a ll'esofago eseguita al L onclon Hospilal (\\'\RE~ TAY) . . " 1911 Gcu5Lt'Olom:ia esc~uita per estrarre un corpo estraneo (una forc;llelLa) dallo stomaco; g u(u•igione (Lt~ON
r.A Bn É)
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[)D/
GasLrosLornia- p l'ima operazione pralica con esi lo felice » 1090 Ischemia ar tilic.iaiP- - osservazioni . . . " !)ì:l Lisler - riflessioni sulla ruedicatura a ulisettica di LisLer e acs crizione del metodo (E' i~Ot:l\1(';0 'l'OSI) . . » 4G2 Listot• - inl'luenza rl el tmttarnento anLisottico sullo saluhrità genetalo degli ospedali (Gn:SEPPE Lis-r~::R)n '1-ìiJ Lislcr - applicazione del metoùo antisettico ; nozioni pt·atiche; amputazioni; fenomeni di rapida l'ipol'azione (L i lCAS-C !-TAMP\ONNIERE) • » !~!:\() Lislçr - la mcdicalura lislel'iana nel t•endiconto della clinica chit·urgia nell' Uni,·et·sitil di Hall c (VoLJOfAI\~) • LisLe1· - stud i~'
"
t.'~:)
clinico dei t·isnHali (!(\Ila m edicazione lister·iann o della sosmu?:ionc dell'acido salicilico
Rll'aciùo fenico (TUIERSCII) . » Lisl.er - llisc.us!'iione sul m eloùo di Lister alla socieLà
iSH
chieurgica di Parigi . " -~·RI L is l.et• - la m etl i caLura L isLPI' ol. v• con g l'osso chirmp:ico (G apr ile 187H) u Be l'li nn . " 1R!> Li sl~>l' - stuùio clinico dei risultali della medicazione e della suslilu7.ione dell' ucido salicilico all' acido fenico " U90 Lisi.Ht' - sul f{UOSito rh~ ll a vogetflziono dei balte t•i nella mecticazione alla Liste1· (M ULLER) • " :;o l N eut'OLornie fac<:iali Orecchi - osset•vazioni cliniche suJla diminuzione del dolore nelle s ue malattie (LORJ::NZO Tu RNB Ut.L) » 278 P at·o.fhnosi - m l,lOvo m ez;.:o pet· r idudo . ,, 974 Pel'sOlf'ato di fer-ro conLro l'epistassi . ,, 1182 Piaghe ' 'aricose antiche- sua cura (Bou RGUIG-NON) • 10!lì Rannla - caso narl'ato ~RJCIIARnso:-~ ctl ATLF.P.) • » !lìU R icongiungimento di piecole parti clol cor·po s tar.cate v io· Jenlernel"llte (HOURGO UIOl\' ON) » il·)
INOIC.E
del suo lcgumenlo .•(Uale ~egno d'uccoa·ciumento del femot•e (H ..\. LLE)IAN~) Pay. uua Sinovite fungosu nell'flrlicoln;;;ione fcmoro-rotulea (GiusEPPE Ht·ora) . . . . . » li9~• Slenosi della lna·inge - cat.elel'ismo e dilatazione mocc.ani eu . .. ~RCi SuLut'a di minug in carboli.:tzaLu, applicata con esisto favorevole in nna estesa e pr ofon1lu ferita •la laglio
Hotula -
t'a!.\'gl'iaw.lm~uto
al polpArcio (TUOOR) . » H;) Tela di caoulcllouc nelle malattiE> cleliA pelle • 11ft-l Tetano - sua p filo logia " !-)77 Tci.Flno - pnClllUOgt•ufo pCP faci litarne la cliagnosi o lu
"
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T eltmo teamnnlico guat·it.o felicemente (SPEXCER S~UTit)" Teluno - CUI'U mediante la sLiralU1'8 ciel nerYo (G10nmo
1!17
prognosi CALL E~llf::H)
HJ:l » 'tllli " 1112
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Tetano - cu1·uto r·ol cloi'Alio (Lt::o:-:,\noo CA:-~E) . 'l'imo! antisettico ed nnlifermenlati\·o f L EYl:-<) . Tumore ida tic leo del rene; pat·ecentcsi seguita da completa guarigionr> (TAtTÌ
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Tumori ereLW i - nuovo we~oclo di cura (ved i esLt'Ofia della vescica) (E. BtGELow). " 4!JO U I'Cll'ite acutu; ì"-curia: paraccnlisi vcsC'icale sopt·a pulica colra~piralore;
guarigione (WILLIA:\1 Rosf;)
. •
371'
UJ'etrotomia in!R.rnn e !'>lrumenli U!'IRli per eseguil'la -
lcziom' clinico (H. THO~IPSOI\)
<::ardiogt•aJo- :suu nuo,·a forma {GAI.AUIN)
•
»
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•
l :)H
Nervo laringoo- ~perimenLo tisiologico ::.ull'azione laterale, o inct·ociala {KI':l::NE) • • " :373 !\i vis ta flsiolo gica 1lel biennio l RH-7:> (J.u tG I Mo:-~T /\:'oiAI'\1) .. ;) l Stomaco e suoi movimenti
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Fisiologia dci conll•avcleni (RtTTER) •
~ 117~
:2/r)
.. 1250
lNOICE
1
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IGIENE.
Agenti chimici raccomandati pce la disinfezione . Pay. 8'18 Carne cruda; sul suo uso - (LADORDE). . . . , 1089 Cloruro di piombo come deodorante (R. H. GooLor.N) ,, 284 Propricl.à del luppolo come fermento . . . . . , " f\2a Conservazione delle sostanze alimentari coll'acido salicilico (C. BLAS) . . . . . . . . . . . . " 1002 Localiz::::azionc dell'arsenico nei diversi tessuti degli animali avvelenati (ScoLOsUAOFF) eli Mosca . . . " 823 Liquido conservatore delle carni fresche: metodi (HERZEN e BIZZARRI) . . . . . . . . . . . . . » 5UU Modo di riconoscere i vini at•Lificialmenle coloraLi (MELLtJ::u) . . . . . . . . . . . . . . . . " 821 Ozono- <ruale energico veleno per l'organismo animale" 1176 RespiPazione arWiciale nell'asfissia (F ILIP PO PACINt) . " '!GO Vaccinazione- modo di prevenire l'inoculazione del contag io sifilitico usando l'innesto .dcl vaccino urnanizzato (T A YLOH) . • . . . • . • . • . . ,, 977 Vaccinazione - Anomalia nello sviluppo delle pustule» H 77 0'1"1'ALMOLOGIA .
Ambliopia - trattamento colla sll'icnina . . " Mezzi pet' riconoscere le rnala tLie degli occhi senza Specchio (PAN ZERI) . . . . » Sull'introduzione del sistema metrico in oLLalmologia nelle misurazioni ottiche (Kvm.to Em·rP.RT) , Tatuaggio col'neale (MAGNE) . . . " Uso del freddo nelle malattie degli occhi "
:282
600
607 87:) 498
SJFILOGRAF lA. Artrite blenno!'ragica - appunti e considerazi,oni (S. ÙLDOINI) . . . . . . . . . . . . . » 68'1 A va, o Kava-Ka va suo uso Lerapentico nella bienno l'ragie" 1098 Reinfezione si.filitica - note (GASCOYE:-~) . • . . . , 975 Silìliùe nel sistema nervoso (FosTr.Rì . . . . . . " 83 Terapeutica delle malattie veneree e delle cutanee (DIDA v C DUYON)
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D
886
1
INDICE
AVVELENA"I\IENTl E MEDICINA LEGAL E . '
Antidoto del veleno dei funghi (LAUDER) . . . . Pag. Acido prussico- caso di avvelenamento . . . " , Cloralio idrato - avvelenamento dall'uso interno . Gloralìo - caso di avvelenamen to (\VtTZ) . . . » Contraveleno dei J'ungl1i (ScmFF) . . . . . . " Digitale usata come mez:w provocatore di malatlia per tenlaLivo di esenzione dal servizio militare- cons idet'azione sulla suu azione (CoRRADO KoHuHon:-~)" Perizia medico-legale intomo ad una ferita di un ramo del nervo radiale (E. GwvANAHDI) . . . ,. Sangue- una semplice prova per accertarsi della s uù presenza nei liquidi o nel panno . . . . . . , Velenosilà naturale del cadavere umano (ALIPRANDO MORIGGIA) . . . . . . . . . . . ))
810 964 '158
448 808·
451, 713 818 7'1'1
TECNICll. MEDICO-MILITAR€.
Efteltidei moderni proiettili da fucile(H t:GOSENFT LEBEN) "
:289
Le truppe e il caldo . . . . Salute dell'armata inglese in paese e fuori . . . Trasporto dei malati e dei feriLi sulla tert'Ovia Trasporto dei feriti e degli a mmalaLi sulle ferrovie
" , " "
993 710
Chl'Omis, pQsce che nitlitìca (A . Iss:r.L) . . . . . " Complicazione possibile della questione orientale . . , Influenza dell'~tà sulla forma della colonna verlebrale (A. GE!TOWSKY) . . . . . . . . . , Mancan:ta éli riguar·clo verso i medici della. regia marina» Misura del corpo umano (A. KRuG) • . . . . . . , Pesce Arcobaleno (A.. l sSEL) . . . . . . . . " Relazione della Commissione Regia Inglese sulla vivi· sezione . . . . . . . . . . . . " STRO~!EYF.:R ed HEYFELDER, ed il loro giubileo della laurea doMt•ale . . . . . . . . . . ,
202
70H 707
VARIET.:X.
.....
\)94
623 71'1
906 203
618
503
·125;2 l NOlCE Trasmissione dei suoni attraverso i liquidi endopleurici . Pag. !)l)!) di ERRI CO DE RE:-!ZJ Esposizione internazionale e congl'esso d'igiene e salvamento a Bruxelles (FEDERICO Tosi) " 1 L8:-1 CO,'\GRESSI ~lEDI Cl.
Comitato italiano per l'esposizione di igiene e salvataggio n Bruxelles . " 87 Cong1·esso meclico dell'Associazione italiana in Torino nel settembre '1870 . • • " 90 Congresso medico di Tor·ino . . " 09'1Programma preliminare del Congecsso medico intemaziooalc di Filadelfia . . " ;390 BJRLIOG11AFIF.. Consid0l'aUons suP le trailornent ùes tìslLtles vésico-vaginales avec la clémonstration de quelques nouveaux islr·uments pour les opérer. fliscours prononce au Congrùs des sciences rnedicales de Bt•uxelles . , :20!! BAROFFIO- NotiziH sulla statistica s anHaria dell'escl'cilo italiano nel ll'iennio 1871-72-ì:3. Compilazione del tenente colonnello medico , :)o~ CEnA LE - Reiazione me<.licu sulle condizioni sanitaPie dell'Esercito H111iano ùuranLo l'anno 1Hì4· . . » :>OR CERALE - Relazione statistica sulle condizioui sanitat'ÌO dell'esercito ilalio.no nell'anno 1R'i5 . " 110!J DELL'AcQUA - !Vfamrna o bambino . " 212 DEBOVSY - Consict<>ral.ions sur les mouvcmcnts ùe l'iris (thèse) . " o32 F AnAONI - Tayu~·a contro la sifilide e lo scroro!a . " ·!238 Fr::RRJNr- Storia clinica della difterite osservata nella ciLtù di Tunisi negli anni 1872-/S.- )l'uovo contrihulo alla storia cliniCf:l della difterite, basato sui casi osservati in Tunisi. 11el 1871· . " !l2 Gwmcr -Sulle condizioni fisiologiche necessarie a l'iconoscere l'ùttitudine al se!'vi7.io militare e specialmente come o quando la g1'acilità possa veramente .esci udel'e dal detto servizio . , 7H3 AMABILE -
•1253
lNDJCg
HER:\IANT- Aiùe-mémoire du médecirl rnilitaire K GI"Zr:;- Sunto di medecina Pt'aLica
'
300 " 10:{
Pag
. L El'OF:R - Di e Genfer Convenlion. (/..a convenzione di Gineora) . . " 2!l(i Lo:vr ARoso - L'uomo delir1rtucute studiato in rapporto ull'uull'opoJogia, alla medicina legale ed alla disciv!ina carceraria . . » i22i\ MAzzo:-~r - Anno terzo di clinicn chirur·p;ica nella R . Univel'silà di Homa , !H~ OTI:c-; - Stor'ia chirurgica della guet't'a ùi ribellione degli Stati Cnili d'Amerjca . 1:l04, 121!l PnzoRNO - Lezioni sull'anatomia del peri neo dell'uomo, ì::!O RusccTTr - Osservazioni cliniche sopt'a un caso eli fistola UI'O-Yaginale guarik'l cou un nuovo metodo di zaffamenLI) " 101/~ SCALZI Un caso di legatura della remol'ale ::mperflciale ~~ profonda ,, 7 LR Zrr.~rss1·:N - Patologia e ter·apia medica speeiale Oì, 20\ 100, G2\ 72·1
SlatisLicu lrimestrale - 4' b'imes lt'e 1875 " :!I)~J Movimento mensile dei malati negli spedali milittlri ed iuformel'ie di pre.siùio funzionanti da ospedale (dicembre -1875) . " 107 CONCORSI E PREMI.
Concor·so al premio Hiberi peP g li u11lciali modici (Epig t•afi delle mem orie pe rvenu~ea l comitato di Sanità mi litan~ pel concorso del ·1875-iG) . n -11:12 Nuovo concor so a l premio Hibe1•i pei medici militari pet• , 1210 l'anno '1877-1878.
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