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L’OPERAZIONE “AIRONE” MISSIONE COMPIUTA

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L'operazione <<Airone ha rappresentato, nell'ambito della mis- ¡ sione internazionale Provide Comfort>> di assistenza ai profughi curdi, decisa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un'importante e significativa partecipazione delle nostre Forze Armate. Questa partecipazione, conclusasi in modo positivo, ha comportato per i nostri reparti l'impegno in molteplici settori d 'intervento, dall'assistenza sanitaria alla bonifica del terreno, dal

controllo del territorio ai collegamenti, dall'organizzazione dei campi alla loro so,rveglianza, ai trasporti a grande distanza. A sei mesi dalla conclusione ne vogliamo tracciare un sin -

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razione <<Airone>> È per me motivo di intensa soddisfazione prendere la parola in questa circostanza per portare il saluto affettuoso di tutta la Forza Armata ai soldati italiani che hanno partecipato all'operazione «Airone». Prima di cominciare desidero però ringraziare di vero cuore il Signor Presidente della Repubblica che con la sua presenza ha voluto onorare nel modo più degno questa cerimonia. Il mio più cordiale benvenuto va innanzi tutto al Signor Ministro della Difesa, on. Virginio Rognoni, poi a tutte le numerose Autorità Civili, Militari e Religiose ed ai rappresentanti dei Paesi alleati che hanno voluto essere oggi con noi. La loro presenza testimonia in modo concreto l'affetto dell'intera Nazione verso i cittadini in armi. Sono ormai trascorsi quattro mesi dal 4 maggio 1991 quando, in questa stessa Scuola, salutavo i reparti che si apprestavano a partire per l'Iraq settentrionale, dove avrebbero partecipato alla missione multinazionale di assistenza al popolo curdo. In quell'occasione, quale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, avevo ritenuto doveroso esprimere alcuni concetti fondamentali che oggi ritengo giusto ribadire perché essi rappresentavano un viatico davvero impegnativo che voi avete saputo onorare oltre ogni aspettativa. Ebbene, avevo iniziato precisando che . il contingente era chiamato ad un'operazione di pace dai profondi contenuti umanitari. Una missione che però si sarebbe svolta in presenza di difficili condizioni ambientali, di forti tensioni sociali, politiche ed etniche. Un'operazione che comportava comunque un certo margine di rischio. L'Esercito italiano, avevo aggiunto, non è però nuovo a queste situazioni. E citavo le operazioni Libano l e 2, la missione di pace in Namibia e quella che ancora oggi impegna l' ALE in Libano. Alcuni esempi recenti per rammentare che, in cinquant'anni di lavoro al servizio della pace e della democrazia, la Forza Armata ha dimostrato di saper assolvere, con professionalità ed abnegazione, qualunque tipo di impegno a cui è stata chiamata. Anche la missione di pace in Iraq settentrionale, come quelle che ho ora citatO, pur non prevedendo azioni di combattimento, poteva essere assolta solo da contingenti militari. Perché vedete, in questo tipo di opera-

zioni il limite tra la missione di soccorso «pura» e l'azione militare è molto esile, e allora diventano indispensabili la tempestività e l'organizzazione degli interventi, unicamente alla preparazione del personale. Ne consegue l'esigenza di ricorrere a contingenti militari, gli unici che per «habitus mentale» alla disciplina, prontezza degli organismi, addestramento all'impiego in situazioni di rischio e di disagio degli uomini, capacità organizzative dei comandi, aspazialità e atemporalità delle funzioni , sono in grado di intervenire operando in maniera autonoma e in una cornice di sicurezza. Si trattava pur sempre di una presenza in territorio non amico, in Ùn quadro militare dalle connotazioni assai incerte. È stato così necessario scavare postazioni, approntare strutture difensive, pattugliare una vasta zona di sicurezza affidata alla vostra responsabilità, mantenere il controllo deiJe linee di contatto, al di là delle quali erano schierate le Unità che si erano dovute ritirare dal territorio a voi affidato, acquisire informazioni attendibili sul comportamento dei guerriglieri, attuare posti di blocco e così via. Fortunatamente non è risultato necessario sparare - e speriamo che non lo sia nel futuro - ma tutto doveva essere fattO come se, da un momento all'altro, si cominciasse a sparare. Guai se non fosse così, saremmo stati responsabili di una leggerezza imperdonabile. Benché cosciente di questi rischi, affermavo però di non avere alcuna preoccupazione per l'esito della missione, perché sapevo che voi, tutti voi, eravate preparati per operazioni ben più difficili. Non per presunzione, ma nella piena coscienza delle capacità individuali e collettive del contingente. E nel pronunciare quelle parole sentivo tutto l'orgoglio del Comandante che parla ai propri uomini e" legge nei loro occhi coraggio, determinazione ed onestà di intenti. Siete stati bravissimi ed avete assolto i vostri compiti in modo impareggiabile. L'ho poruto constatare di persona nel corso di una visita alla desolata valle di Zakho ove eravate schierati, lo hanno ampiamente testimoniato le massime attestazioni di stima e di apprezzamento per l'operato e l'altissimo livello di capacità operativa delle Unità italiane giunte dai Comandi Alleati e dall'ONU e, so· prattutto, lo ha dimostrato la riconoscenza del popolo curdo per quanto ha fatto il soldato italiano.

Tutti voi: paracadutisti della Folgore, alpini della Cuneense, militari della Sanità, deiJe Trasmissioni e dell'ALE, avete pienamente confermato di essere autentici campioni di una compagine solida ed efficiente. Il pieno successo dell'operazione «Airone>> prova ancora una volt~ che nulla può sostituire l'entusiasmo di un giovane di vent'anni, la sua generosità, la sua consapevole partecipazione di cittadino e la sua profonda umanità. Nulla. Neppure il volontario più addestrato. Altro che «soldatini», come troppe volte ho sentito definire i nostri meravigliosi soldati. Nella mia lunga carriera io non ho mai conosciuto <<soldatini». Uomini di vent'anni si. E molti. Uomini alle armi che con il loro addestramento, affrontando con serenità ogni tipo di disagio, sono stati protagonisti di cinquant'anni di pace e di stabilità. Un ulteriore motivo di soddisfazione viene poi dal fatto che tutti i militari italiani sono rientrati incolumi e - sia ben chiaro - i nostri reparti hanno svolto le stesse attività di tutti gli Alleati. E questa è un'ulteriore convincente dimostrazione delle oculate predisposizioni e della lungimirante azione di controllo posta in essere - a tutti i livelli dai vostri Comandanti primi fra tutti il Generale Mario Buscemi e il Generale Franco Monticone, a cui va il mio incondizionato plauso. Ma è anche una significativa conferma del senso di responsabile disciplina che, nei momenti difficili, ha posto in luce la sostanziale maturità dei nostri giovani alle armi. Di tutto questo sono lieto di darvi atto. A questo punto ritengo mio preciso e gradito dovere sottolineare come il successo conseguito dalla partecipazione italiana all'operazione multinazionale sia dovuto anche allo spirito di cooperazione dimostrato dalle Forze Armate turche. Io stesso ho voluto recarmi ad Ankara per incontrare il Generale Muhittin Fisunog!u - Comandante in Capo delle Forze Terrestri turche - e ringrazìarlo dì persona per l'assistenza fornita da un Paese, amico ancor prima che alleato. L'operazione «Airone», però, certo non sarebbe stata possibile in assenza di quel quadro di strettissima collaborazione interforze che ha visto lavorare insieme, in piena armonia. tutte le Forze Armate. E qui voglio ricordare l'indispensabile sostegno forniw dalla 46 9 Aerobrigata, ma con loro è cosa antica, è una simbiosi ormai collaudata. Poi voglio citare il sup·


Visita del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito in lrak. Il Gen. Goffredo Canino alkl scuokl allestita dal Cappelklno di ITALPAR-Airone presso uno dei campi di raccolta dei profughi.

porto fornito dalla Marina Militare italiana con la nave S. Marco per il trasferimento delle primissime aliquote delle nostre forze. Ancora, le infermiere volontarie, da sempre a fianco dei nostri soldati per portare la loro opera preziosa a sollievo di chi soffre. E, da ultimo, il ruolo svolto dal Servizio di Assistenza Spirituale. Ho visto di persona all'opera il Cappellano militare. L'ho visto mentre riusciva a far ridere dei bambini disperati, ridare loro una briciola di felicità. Anche questo è un risultato importante. Con questa cerimonia si conclude l'operazione <<Airone», ma non l'impegno dell'Esercito a favore del popolo curdo. Continua, infatti, l'operazione <<Airone 2» che vede ancora un reparto di circa 150 uomini presente in zona, nell'ambito di un complesso di Forze Multinazionali, con funzioni di sorveglianza. E questa mi sembrà la circostanza più opportuna per ricordare anche i molteplici interventi che hanno costantemente impegnato l'Esercito in questi mesi. Basti pensare che da quando ho assunto l'incarico di Capo di SME - un anno e

mezzo fa - si sono susseguite: la missione in Namibia, il presidio dei punti sensibili del territorio in occasione della crisi del Golfo con l'impegno quotidiano per circa 3 mesi di 50.000 uomini, la l a emergenza profughi albanesi, la missione a favore dei curdi, la sorveglianza della Frontiera NE per la crisi Iugoslava. Ancora, una seconda emergenza profughi albanesi e infine l'Airone 2. In definitiva: interventi continui per soddisfare esigenze diversificate, spesso impellenti, sempre importanti. E già si delineano nuovi impegni, come quello in aiuto dell'Albania. Sono tutte attività che la Forza Armata ha svolto con serietà ed efficacia, riuscendo, almeno credo, a condurle sempre a buon fine. E concludo. Gli avvenimenti di questo 1991 - Golfo Persico, Iugoslavia e Unione Sovietica, per citare i più eclatanti - hanno spento molte illusioni e fatto nascere alcune speranze. Certo è che mai come adesso appare necessario un sistema di sicurezza affidabile e credibile. Nello stesso tempo va mutando il concetto stesso di difesa, non più limitato alla sola protezione dei confini geografici, ma esteso ad un sistema di sicurezza globale degli interessi vitali della Nazione e delle alleanze liberamente scelte, ovunque essi siano collocati. n che per noi si-

gnifica essere in grado di operare tanto sul territorio nazionale quanto in ambito internazionale e sotto l'egida di Organismi sovrannazionali come l'ONU, la cui valenza è senza dubbio destinata a crescere. Se tutto questo è vero, allora le Forze Armate saranno sempre più spesso destinate a missioni di questo tipo. Dunque è indispensabile essere pronti giacché, in questo settore, il fallimento è sempre tragedia. Ne discende l'esigenza per la Forza Armata di un maggiore impegno per conseguire una preparazione e una capacità d'intervento veramente a giro d'orizzonte e con essa l'idoneità ad operare, costantemente, in ambito di strettissima integrazione interforze. Con questo impegno consentitemi di concludere rinnovando i miei sentimenti di profonda soddisfazione per l'esito di «Airone» e ripetendo a ciascuno di Voi il mio «Bravo». Siate fieri di quello che avete fatto e di quello che avete dimostrato, cosl come l'Esercito - ne sono certo - tutta la Nazione è orgogliosa di voi, sicura di poter contare, in ogni circostanza, sui suoi soldati. Discorso tenuto dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale Goffredo Canino, in occasione delkl cerimonia per il rientro del Contingente «Airone», tenutasi a Pisa il 7 settembre 1991.


L'OPERAZION E «PROVIDE COMFORT» All'indomani della conclusione della guerra del Golfo, ampie zone del territorio iracheno passarono nelle mani di gruppi etnici e religiosi che, nella sconfitta militare di Saddam intravidero una possibilità di poter realizzare concretamente i sogni autonomistici e le aspirazioni ideologiche a lungo accarezzate. La reazione delle forze di Hussein fu massiccia ed immediata ed il mondo occidentale venne a conoscenza della sanguinosa repressione perpetrata ai danni degli insorti Sciiti nel sud-est e delle popolazioni Curde nel nord dell'Irak, solo quando grandi moltitudini di profughi intrapresero un drammatico esodo verso le montagne e le frontiere turca ed iraniana. Le pressioni esercitate dall'opinione pubblica occidentale che, attraverso la stampà e le crude immagini dei corrispondenti televisivi, era stata resa direttamente partecipe della così immane tragedia che si andava consumando, fecero sì che prendesse corpo un preciso impegno politico e militare per portare soccorso ai circa 500.000 profughi, in gran parte del gruppo etnico Curdo, già residenti nell'Irak settentrionale. Sei Paesi dell'Europa Occidentale (Gran Bretagna, Francia, I talia, Olanda, Spagna e Germania), due del Nord America (Stati Uniti e Canada) e l'Australia, affiancati subito dopo da altri due Paesi europei (Belgio e Lussemburgo) hanno così

Lo scenario dell'intervento: Incirlik: Base USAF sede del Comando della coalizione, dei comandi nazionali e delle forze aeree. Mersin: Porto d'arrivo dei vettori navali. Diyarbakir: Base aerea turca dove erano schierati gli elicotteri di ITALHELY. Zakho: Sede delle forze operative e della componente sanitaria del Contingente. La zona dove sono presenti popolazioni appartenenti all'etnia Curda è quella delimitata dalla linea rossa ed insiste sulla Turchia, Siria, Irak, Iran e territorio dell'ex Unione Sovietica.

MARNERO


DIYARBAKIR

--

*** IRAQ

--

* * BAGHDAD

SIRIA

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l

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dato vita, a partire dal 6 aprile 1991, ad una massiccia operazione di intervento umanitario denominata «Provide Comfort» che si è sviluppata in tutto il territorio iracheno a nord del 36° Parallelo in un'area dell'ampiezza di circa 130 km per 40. Il Comando della forza multinazionale, composta da oltre 21.000 uomini, è stato affidato al Generale di Corpo d'Armata dell'Esercito degli Stati Uniti John Shalikasvili. L'operazione è stata condotta avvalendosi di un dispositivo articolato in due complessi: la Task Force Alfa, che ha curato i soccorsi dei profughi sulle montagne della Turchia e la Task Force Bravo, con epicentro a Zakho (Iraq), che si è occupata del ritorno dei Curdi alle loro abitazioni nelle città irachene garantendo ad essi un' adeguata cornice di sicurezza ed il rifornimento dei generi di prima necessità; di quest'ultima faceva parte l' aliquota operativa italiana. La complessa struttura organizzativa, inoltre, prevedeva un Comando delle forze aeree dislocate a l ncirlik, un Comando logistico integrato con sede a Silopi ed, infine, un Comando Affari Civili, tutti e tre retti da Ufficiali Generali. Oltre alle forze aeree di stanza in Turchia, il Comando multinazionale poteva disporre, in caso di necessità, di un contingente composto da velivoli F-14 Tomeat, F/A-18 Hornet e A-4 Intruder che si trovava imbarcato sulla portaerei «Forresta1> al largo di Cipro. Tre Brigate irachene, della forza di circa 5.000 uomini ciascuna, per tutta la durata dell'operazione, hanno fronteggiato le aree presidiate dalle forze multinazionali dando luogo anche a sporadici episodi di carattere conflittuale. Un dato molto significativo è quello delle perdite subite nell' operazione «Provide Comfort»: esse sono state di 9 morti e di 109 feriti

Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito nel campo di Zakho. Nel riquadro.

Il Generale Buscemi, comandante del Contingente «Airone», con il Generale americano Gamer.


- nessuno italiano - e si sono prodotte nel corso delle difficili operazioni di bonifica dei campi minati o per esplosione di ordigni durante l'intensa attività di pattugliamento delle zone presidiate. Le perdite, quindi, riferite alla forza impiegata, che, come già detto, ha superato i 21.000 uomini, sono state proporzionalmente non inferiori a quelle della operazione «Desert Storm» nella quale erano impegnate circa 700.000 unità. La forza multinazionale è stata inoltre interessata, sia pure indirettamente, a numerosi episodi di terrorismo, effettuati prevalentemente in territorio turco ad opera degli appartenenti al PKK (Partito Comunista Curdo), che hanno portato all'uccisione di più di trenta militari turchi fra cui il Generale Comandante della Gendarmeria del settore che comprendeva la base di Incirlik, sede del Comando della forza multinazionale.

IL CONTRIBUTO ITALIANO: L' OPERAZIONE <<AIRONE» Lo schieramento delle forze Di un possibile intervento in aiuto delle popolazioni curde le quali, a seguito della dura repressione, avevano dovuto abbandonare le loro città nel nord dell'Irak per rifugiarsi sulle montagne della Turchia e dell'Iran, si iniziò a parlare in Italia nella prima settimana di aprile. Il 20 dello stesso mese, dopo un'intensa attività diplomatica ericognitiva e la valutazione di varie ipotesi diversificate nelle modalità e nelle località dell'intervento, il Governo italiano, sollecitato dallo stesso Parlamento a rompere ogni ulteriore indugio, decise di inviare in Turchia 4 aerei da trasporto tattico G.222- ridotti successivamente a 2 - dell'Aeronautica Militare e un

Bambini curdi nella tendopoli «Nisida» gestita dal Contingente italiano che ospitava circa 18.000 profughi. Nel riquadro. Distribuzione di medicinali effettuata da una delle unità sanitarie mobili.


reparto di aviorifornitori della Brigata paracadutisti «Folgore». L'operazione «Airone» prese l'avvio, di fatto, con la partecipazione di questo primo contingente militare alle attività di aviolancio di viveri e di generi di prima necessità sulle montagne dell'Irak settentrionale, già in corso di effettuazione, nell'ambito dell'operazione «Provide Comfort», ad opera di aerei americani, inglesi, francesi e tedeschi. Il Comandante designato del Contingente italiano, Generale di Divisione Mario Buscemi, accompagnato dal Vice Comandante della Brigata paracadutisti «Folgore» e da altro personale incaricato di organizzare l' operazione, arrivò alla base aerea di Incirlik il giorno 28 aprile per effettuare una ricognizione delle zone che, di n a poco, sarebbero divenute teatro dell' intervento italiano. Il 3 maggio, a seguito della decisione formale presa dal Governo italiano nel giorno precedente, il primo consistente contingente di militari italiani prendeva terra nell'aeroporto di Diyarbakir (Turchia) per raggiungere subito dopo la zona di dislocazione situata nella periferia di Zakho (Irak) . Nonostante la difficoltà derivante dalla enorme distanza dal territorio nazionale, lo schieramento delle forze italiane venne effettuato in pochissimi giorni. Il 13 maggio, infatti, l'approdo di due navi da trasporto civile nel porto turco di Mersin, circa 35 km a sud-ovest di Incirlik, segnò il completamento di tutto il dispositivo ed in particolare della componente riferita ai mezzi ad ala rotante che, opportunamente condizionati dai tecnici militari dell' Aviazione Leggera dell'Esercito, erano arrivati in territorio turco nelle capaci stive.

Paracadutista del 5° battaglione «El Alameim> in seroizio di vigilanza. I militari di leva rappresentavano il 65% della forza dell'intero Contingente. Nel riquadro. Un mezzo del plotone genio in azione per la sistemazione di un campo sosta.

-


La composizione del Contingente Le forze assegnate al Generale Buscemi (ITALFOR-Airone) per l' assolvimento del compito comprendevano: un Comando di Contingente, con sede ad Incirlik (Turchia) strutturato su varie cellule (Stato Maggiore, collegamento con il Comando della forza multinazionale, movimenti e trasporti, stampa e pubbliche relazioni ) e con alle dirette dipendenze un Centro trasmissioni costituito d a militari del battaglione «Leonessa» e un plotone aviarifornitori , quello utilizzato nella prima fase dell' intervento; una Componente Operativa e Sanitaria (IT ALPAR-Airone) dislocata a Zakho (Iraq) e comandata dal Generale Franco Monticone; un Raggruppamento elicotteri (ITALHELY-Airone), costituito prevalentemente da personale dell' «Antares», dotato di quattro CH-47, quattro AB205 e di un adeguato reparto di

sostegno tecnico e logistico, con base nell' aeroporto di Diyarbakir (Turchia), comandato dal Colonnello Cosimo Lenza; una Cellula AMI (ITAF-Cell), dotata di due aerei G .222 dislocati nella base di Incirlik. Tale · Cellula ha operato sotto il controllo operativo della 2 a Regione Aerea (Roma) e sotto quello tattico, per le missioni di sostegno diretto assegnate alle forze italiane, del Comando del Contingente «Airone». Gli aerei italiani, inoltre, concorrevano a supportare, su richiesta del Comando interalleato, anche le esigenze degli altri Paesi della coalizione. La componente operativa del

Lo caratteristica struttura dei campi di raccolta dove ogni cerchio di tende (Zo· San) era destinalo ad una tribù. Nel riq uadro.

Profughi in attesa della visita medica presso l'ospedale da campo.


Contingente «Airone», in particolare, era rappresentata da:

due compagnie del 5° battaglione paracadutisti «El Alamein», tutte composte da giovani di leva; una compagnia di incursori paracadutisti del 9° battaglione «Col Moschin»; un plotone del battaglione carabini~ri paracadutisti «Tuscarna»; un'aliquota del battaglione logistico «Folgore»; un plotone della compagnia genio paracadutisti; il reparto sanità della Brigata alpina «Taurinense» dotato di un ospedale da campo e forte di 30 medici, 28 paramedici, 8 infermiere volontarie del Corpo della Croce Rossa Italiana e di un congruo numero di militari di leva degli alpini. In totale la partecipazione italiana, tenendo conto anche del personale avvicendato, è stata dell'ordine di 1.500 uomini. Nel corso dell' operazione, inoltre, la componente operativa è stata rinforzata da una compagnia del 325° battaglione paracadutisti statunitense posto alle dirette dipendenze del Comando ITALPAR-Airone, nel quadro della completa integrazione fra le forze di diversi Paesi che, forse per la prima volta, ha caratterizzato l'intera operazione. il Generale Buscemi, infatti, oltre ad avere la responsabilità di Comando del Contingente italiano, era membro, insieme agli altri Generali comandanti delle forze dei Paesi presenti nella coalizione, dello staff decisionale del quale si avvaleva il Generale Shalikasvili per la condotta di tutta l'operazione «Provide Comfort».

Elicottero in volo su un villaggio curdo. Nel riquadro. l/ comandante di TTALHELY-Airone Colonnello pilota Cosimo Lenza.


L'assolvimento del compito L'azione del Contingente italiano, come del resto quella delle forze delle altre Nazioni presenti, si è estrinsecata su due direttrici principali: attuare valide misure di sicurezza nelle zone presidiate e fornire ogni possibile assistenza alle popolazioni del Settentrione dell'Irak. L'attività, nei due settori d'intervento, è cominciata contestualmente all'arrivo dei nostri reparti nel territorio irakeno. Per quanto concerne la sicurezza, infatti, tre distaccamenti incursori dal 9° battaglione furono aggregati, fin dal 6 maggio - a solo tre giorni dal loro arrivo - alle forze francesi che operavano per espandere la zona controllata dalla coalizione dalla città di Zakho verso est, in prossimità del confine iraniano. Il 17 maggio, il dispositivo di sicurezza italiano, attuato progressivamente nei giorni precedenti, si poteva dire completamente ultimato con la costruzione di un campo trincerato nella periferia di Zakho, a protezione della guarnigione italiana, e l'assunzione del pieno controllo di tutto il settore assegnato che aveva la dimensione di circa 900 kmq portati, nell'ultima fase, a 1.400, pari cioé a quella di una provincia media italiana. Il controllo del territorio veniva assicurato mediante lo schieramento, ad opera del 5° battaglione paracadutisti, di numerosi capisaldi e di alcuni posti di osservazione situati in posizione preminente rispetto alle possibili vie di accesso al settore italiano e da pattuglie, sempre di paracadutisti, che assicuravano la copertura delle zone di intervallo fra le postazioni fisse per tutto l'arco delle 24 ore. L'attività delle pattuglie, inoltre, costituiva una rassicurante presen-

Posto di osse1va:àone ricavato da tm ex serbatoio d'acqua. Per la protezione della guarnigione, oltre all'impiego di più di 60.000 sacchetti di terra, vennero usate numerose carcasse di autocarri iracheni. Nel riquadro. Controllo di un automezzo in transito sulla rotabile per Dihok.


za nei numerosi villaggi esistenti nel settore e più eli una volta è riuscita a sedare, sul nascere, incidenti che si venivano a creare tra i «peshmerga» (combattenti) curdi e gli abitanti arabi inseeliati forzatamente nella zona dal regime iracheno, allo scopo di bilanciare la preponderante presenza curda. Facevano parte del dispositivo di sicurezza anche alcuni posti di blocco ( check-point ), presidiati da carabinieri paracadutisti del «Tuscania», sulla rotabile principale che, dalla Turchia - attraverso Zakho - conduce a Dihok proseguendo poi per Kirkuk e Baghdad. Compito di questi «check-point» era quello di impedire che i veicoli civili trasportassero armi o esplosivi nella zona controllata dalle forze multinazionali. Squadre di paracadutisti, infine, erano distaccate presso i campi eli raccolta dei profughi allo scopo di assicurare il controllo e l' eventuale protezione dei campi stessi. Dopo gli aviolanci di soccorso, effettuati nella prima fase della missione, anche l' intervento più peculiarmente umanitario prendeva subito corpo con l'arrivo dei nostri soldati in quelle lontane regioni. Già 1'8 maggio, infatti, i militari italiani partecipavano attivamente all'approntamento ed alla gestione di tre grandi tendopoli, chiamate successivamente «campi di sosta>>, nelle quali si arrivò ad avere la presenza di più di 60.000 profughi Parimenti, il personale del Reparto Sanità entrava subito in azione approntando, in tempi brevissimi, un ospedale da campo dotato di apparecchiature diagnostiche d'avanguardia e che si avvaleva dell'opera di specialisti militari delle più svariate branche dell' attività medica che finl col divenire, nel corso dell'operazione, il polo sanitario per le popolazioni dell'intera regione e per le forze degli altri contingenti della coalizione. Paracadutista del Caposaldo «Puma» Nel riquadro.

Postazione di sistema controcarri «Milan» dello stesso Caposaldo. Il Caposaldo «Puma» era schierato a circa 25 Km dalle forze irachene.


Sempre ad opera del Reparto Sanità, inoltre, venivano messi in funzione numerosi Nuclei sanitari mobili che svolgevano la loro preziosa opera nei più remoti villaggi e nei campi isolati sulle montagne. Sicuramente rimarchevole è stato il contributo del Contingente «Airone» anche nelle attività che potrebbero sembrare marginali, ma che hanno avuto un peso determinante sulla buona riusciuta dell'intera operazione . Si pensi, per esempio, alle numerose missioni effettuate dagli elicotteri CH-47 dell'Aviazione Leggera dell'Esercito per fornire il sostegno generale alle attività delle forze italiane e degli altri Paesi della coalizione e per consentire, in particolare, il trasferimento dei profughi dalle montagne ai campi attrezzati, al rilevante numero di autocolonne che si sono dovute organizzare per il successivo trasporto, sempre dei profughi e delle loro masserizie, dai campi di raccolta ai luoghi di residenza e per la distribuzione dei viveri e degli altri generi di sussistenza nei più remoti villaggi ed infine, al lavoro dei nostri genieri per la bonifica del territorio, la sistemazione delle tendopoli ed il ripristino della viabilità. La sera del17 luglio 1991, a due giorni cioé dall' ordine di ripiegamento, arrivava in Italia, con volo proveniente da Incirlik, l'ultimo gruppo di militari del Contingente «Airone» fra i quali lo stesso Comandante, Generale Mario Buscemi, il Comandante di ITALPAR, Generale Franco Monticone ed il Comandante di ITALHELY, Colonnello Cosimo Lenza. L'ultimo atto ufficiale compiuto dal Comandante italiano in Irak, per sottolineare il carattere altamente umanitario dell'intervento, era stato quello di donare le attrezzature ed i medicinali dell' ospedale

Il Generale Mario Buscemi, il Generale Franco Monticone e Sorelkz Fenice Dessì del Corpo delle Infermiere Volontarie della CRI. Nel riquadro. La vita continua: fiocchi azzurri nell'ospedale di Zakho.


da campo alle autorità curde della città di Zakho. L'impegno militare italiano però, non si concludeva in quella data. Circa 200 fra incursori, carabinieri ed appartenenti ad altre Armi, infatti, erano rimasti nella base turca di Silopi, inquadrati in una Brigata internazionale che avrebbe dovuto garantire la risposta ad eventuali rappresaglie perpetrate nei confronti delle popolazioni curde dopo il ritiro dal territorio iracheno delle forze occidentali. Questa ulteriore missione (Airone 2) terminava il 9 ottobre, dopo circa tre mesi di permanenza sul suolo turco. CONCLUSIONI Il Contingente «Airone» ha portato a termine la sua missione rispondendo in pieno alle aspettative. Il suo personale, composto prevalentemente da giovani di leva, ha operato con impegno e professionalità destando l' ammirazione incondizionata degli alleati e riscuotendo la stima e la riconoscenza delle popolazioni soccorse. Non a caso il Generale Garner - Comandante della Task Force Bravo - additava pubblicamente, in varie occasioni, il comportamento dei nostri soldati ad esempio per le altre truppe mentre i guerriglieri curdi, per la partenza dal loro territorio dell' ultima colonna italiana, schieravano un loro reparto in prossimità del confine turco per rendere gli onori militari a quei soldati che, venuti da tanto lontano, si erano fatti rapidamente apprezzare per la loro determinazione e la loro profonda umanità e avevano contribuito in larga misura a portare un periodo di pace e di serenità in quelle martoriate regioni. Anche sul piano organizzativo, i

La bandiera dei btg. L. della «Taurinese» lascia ii Quirinale nella cerimonia dei cambio della guardia voluta dal Capo dello Stato per onorare il Contingente. Nel riquadro. Alpini del reparto sanità. Sullo sfondo t'immenso granaio che incombeva su tutta la pianura di Zakho.

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militari italiani non hanno sofferto di complessi di inferiorità nei confronti dei contingenti delle altre Nazioni, alcuni dei quali potevano vantare ben altre esperienze in merito ad interventi militari fuori dal territorio nazionale. Dotato, fra l'altro, di un sostegno logistico completamente autonomo, di una rilevante organizzazione sanitaria, di mezzi di trasporto idonei per quantità e qualità, di una propria componente aerea di tutto rispetto e di apparati delle trasmissioni di alta potenzialità e di tecnologia d'avanguardia, al nostro contingente, che rappresentava nella coalizione circa il 6% della forza complessiva, nel consuntivo finale dell'operazione veniva attribuita una percentuale di circa il 30% delle attività di tipo più propriamente umanitario ed una presenza effettiva sul territorio iracheno nell'ordine del 9% della forza dell'intera coalizione. Da questi dati di estrema sintesi, più che dai numerosi attestati e riconoscimenti pervenuti, si può facilmente dedurre quale sia stato il contributo del Contingente <<Airone» nel contesto dell'intervento internazionale e, di conseguenza, l'impegno e l'abnegazione dei suoi uomini chiamati, fra l'altro, ad operare in condizioni climatiche ed ambientali proibitive, con una temperatura di oltre 50°. Anche in questa occasione, quindi, dove come nelle precedenti il limite fra missione militare e missione di soccorso era molto labile, il nostro Esercito ha ampiamente dimostrato di possedere la capacità tecnica ed operativa per poter portare a termine positivamente le più complesse operazioni ed assolvere, con pienezza di risultati, qualsiasi tipo dl compito gli venga affidato dalla Nazione. Antonino Torre

Veduta del centro trasmissioni delle fon:e operative. Nel riquadro.

Intemo dello stesso centro. l collegamenti, su/le grandissime distanze, erano assicurati da apparecchiature di tecnologia molto avanzata e da/t'uso di canali satellitari.


ENTITÀ DEL CONTRIBUTO TOTALE ITALIANO Personale

20.768

Aerei, elicotteri Tende montate Cure mediche

1.174

% 5.6

208

10

5

9.560

1.696

18

30

30

100 (convenzionale)

Territorio presidiato (Kmq)

ATTIVITÀ DEL CONTINGENTE «AIRONE»

5.600

~

900

~

16

Materiali aviolanciati

t.

109

Tende montate

n.

1.096

Assistenza sanitaria: visite e cure a persone ricoveri operazioni

n . 16.500 n. 235 n. 127

Missioni aeree

n.

131

Missioni elicotteri

n.

186

Concorso sicurezza

10%

Nota: contributo italiano alla NATO 8%

SITUAZIONE DEL PERSONALE ALLA DATA DEL 30 MAGGIO 1991 (Fonte SMD) A. FORZE PARTECIPANTI: STATI UNITI D'AMERICA GRAN BRETAGNA FRANCIA ITALIA OLANDA SPAGNA GERMANIA BELGIO AUSTRALIA CANADA LUSSEMBURGO

11.506 J. 963 2. 124 1.174 1.010 593 105 139 74 42 38

TOTALE

20.768

B. DISLOCAZIONE DELLE FORZE: NELLE BASI TURCHE IN TERRITORIO IRACHENO (

0

)

Gli italiani con n. 1.030 unità rappresentavano il 9% della forza schierata in Irak.

38% 62 % (0 )


Dal messaggio del Capo dello Stato in occasione della cerimonia per il rientro del Contingente <<Airone» ... I reparti che hanno dato vita al Contingente «Airone» hanno fornito un'immagine di efficienza operativa e di elevata preparazione che si uniscono ad un fiero spirito di corpo . ... il mio sincero compiacimento, il ringraziamento della Nazione ed un cordiale saluto.

Francesco Cossiga

Dalla lettera di apprezzamento del Comandante Supremo delle forze alleate NATO in Europa Con il rientro delle forze della coalizione dall'Irak Settentrionale si è chiuso il capitolo di una delle più grandi operazioni umanitarie della storia. Sono stati così conseguiti, con pieno successo, gli obiettivi di far cessare morti e sofferenze e di porre in atto le condizioni di sicurezza per il ritorno dei profughi alle proprie case . . . . La partecipazione delle forze italiane alla coalizione è stata estremamente tempestiva ed efficace. I soldati italiani sono stati ben guidati ed hanno ben servito, con la loro professionalità, la causa della libertà e della dignità umana. 31 luglio 1991 Gen. fohn R. Galvin

Chiesa Cattolica Italiana ... l'operazione «Previde Comfort» in favore dei profughi Curdi, vittime dell'ultima guerra del Golfo, ha offerto all'Italia l'occasione d'oro di far conoscere non solo agli assistiti, ma anche a tutte le Nazioni partecipanti ed ai Turchi, le alte qualità umane, civili e militari delle Forze Armate Italiane, che lasciano sempre un profondo ricordo di eccezionale sensibilità umana e cristiana ovunque passano. Nel darle atto di questi sentimenti diffusi tra la popolazione Curda non solo, ma anche delle altre Forze Armate coinvolte in questa operazione umanitaria, desidero ringraziare tutti i compo·nenti delle Forze Armate Italiane dislocate in Irak, Diyarbakir ed Incirlik per l'esempio di solidarietà e abnegazione dato in questi mesi da tutti i Corpi presenti. Un grazie particolare poi da me personalmente per il sostegno materiale e morale che ho ricevuto in questo periodo indimenticabile, che resterà indelebilmente scolpito nel mio cuore, come uno dei più belli dei miei 36 anni di Missione in Turchia e in questa città di Adana, che è certamente l'ambiente più difficile, incontrato durante tutta la mia vita. Adana, Turchia, 17 luglio 1991 P. Vincenzo Ruio Succi

Cappellano Ausiliare di Incirlik e Parroco di Adana


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forze operative terrestri. Sullo sfondo, il già citato granaio opera del regime di Saddam · che durante le operazioni era w sede del Comando de/w TF Bravo. NeiJa pagina seguente.

Il Capo dello Stato passa in rassegna il Contingente «Airone» durante w cerimonia di saluto. (Pisa, 7 settembre 1991).

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Il Tenente Colonnello dei Granatieri spe RUS Antonino Torre riveste l'incarico di Comandante del l ° Centro Calcolo Elettronico dell'Esercito. Ha fatto parte del Comando dei Contingenti che hanno operato in Libano (!TALCON) ed in Turchia- Iraq (ITALFOR- Airone) rispettivamente con l'incarico di responsabile del sistema informativo automatizzato e di addetto alla stampa ed alle pubbliche relazioni. Per il suo comportamento nell'ambito del Contingente «Airone» è stato decorato con la Croce di Bronzo al Merito dell'Esercito.

Direttore responsabile Pier Giorgio Franzosi

Quaderno 1992

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1992

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Via di S. Marco 8 00186 Roma Tel. 47357373

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Autorizzazione del Tribunale di Roma al n. 944 del Registro

con decreto 7-6-1949

Fascicolo curato da Massimiliano Ange/ini

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L’OPERAZIONE “AIRONE” MISSIONE COMPIUTA by Biblioteca Militare - Issuu