Skip to main content

RIVISTA MILITARE 1875 TOMO I

Page 1

1

,,.

t

.

I

RIVISTA

..

MILITARE ITALIANA RACCOLTA M ENSILE DI

SCIENZA,

ARTE E

STORIA MILITAR'l

DE LL' ESERCITO I TA li AN O I,

·)

~--~ Serie III. -

:Anno XX.

Tomo·I.

·.: ·i

[ ROMA, 1875 VOGHERA CARLO , TIPOGRAFO-EDITORE Piazza del Gesù, N" 47.

fI


l CONSIDERAZIONI CIRCA Al METODO D'ISTRUZIONE

NELLA .:YIANOVRA

SULLA CARTA

(!J

Modificazioni contenute nella nuova istruzione per la manovra sulla carta. - Parallelo colla precedente edizione. - Osservazioni relative.

A·oprietà letteraria.

Alle pagine di introduzione tengono dietro nella nuova edizione alcune dedicate al metodo da seguirsi per l'insegnamento della manovra sulla carta. È questo un vero e notevole progre~so, perchè non altrimenti cli quanto alcuni seri Lli ci rivelano riguardo all'esercito germanico stesso, è da ascriversi principalmente al difetto di metodo se non in tutti i corpi e non per intero si potè trarre l'utilità che da tale esercizio si attende . Senonchè era diffici le il tracciare un metodo· in materia siccome questa, dove quello stesso pericolo gih. temuto da color:o che più si adoperarono a diffonderla tra di noi, quel pericolo in cui già sta vano per cadere taluni, che cioè il meccanismo del giuo co di guerra ne ponesse in ombra l'utilità vera, e che venisse riguardato (specialmente dacchè divenne oggetto di esame nelle promozioni) quasi scopo di insegnamento anzichè mezzo per esercitarsi ne lla taUica, ( I) V. Rivista militare, dispensa del dicembre 187 (.


6

CONSIDEClAZlONl CIRCA AL METODO

n'

,

lST!lUZIONE

c?sliluiva appuntt> un ostacolo alla possibilità di precisare un metodo. Questo ostacolo però è stato {elito, limitando le poche l)ao-ino dedicaLevi cementesupern . a quei cenni indispensabili come guida a chi deve dare disposizioni por mettere in pratica nell'intorno dei corpi tale esercizio, e per sradicare in pari tempo viziosi preconcetti che ne paralizzassero l'alluaziooe. Una quinta parte è stttLa aggiunta alle quattro antecedentemente esistenti ccl ora modificale: contiene essa b1·eremente raccolte, poste in concordanza coi nostri regolamenti, tiuelle massime che l'esperienza. delle ultime guerre ha traccialo eome norm e general i al buon impiego delle forme tattiche delle tre armi nel combattimento: si è avuto in mira principalmente di porre di co ntinuo sott'occhio all'ufficiale, a misura che nella manovra sulla cal'ta gli se ne presenta il bisogno, quei principi i che governano l'impiego di un'arma che non sia quella a cui egli stesso appartiene: coloro che con ufficio li di altre armi avranno giù preso parte ad alcune pal'lite, e quelli stessi che esercitarono funzion i di direttore, meglio di tutLi polraono pienam ente apprezzarne l'utili tà. ~Uetodo da segu,irsi lJer l'insegnamento. - Il nuovo testo comincia dal pone in !ace una verità su cui molti avevano finora sorvolato: que lla cioè che per preodet· parte alla manovra sulla carta sia in àispensahilc cli- sapet·si render conto su quest'ultima delle formo del· terreno . Se infatti tale eserci:'..io può con siderarsi come mezzo per acq uis(a r franchezza a sa persi serv il' delle carte -non è certo il mezzo per imparare a leggerle. Tenendo coulo di quest'avvertenza e dell'altra contenuta poche pagine oltre, ove accen nasi a.cl un'altra verità, pur essa non da Lutti in passato egun !men Le compresa, come cioè le riunioni per uno. partita non debbano oltrepassare il numero di 13 o H, in-

I

~

'i

)

NELLA ~U NOVRA SULL/\. CAUTA

7

dividui al massi.mo, tutti compresi, chiara risulta una deduzione, quantnnque non esplicitamen te manifestata, il bisogno cioè di divid ere in due o piC1 sez.ioni gli ufficiali che occone di esercitare in un corpo. Una difficoltà infatti incontravo.si nei corpi anzitutto dalla non pcrfeLla omogenità di istruzi one nella massa degli ufficiali, di cui basla a dar spiegazione il pensare alle laute e diverse provenienze, che se versarono nell'esercito elementi,buon issimi, furono però lungi dal presentare per gran tempo quell'uniformità di livello med io nell'istruzione, a cui da qualche anno ci andiamo semprepiù avvicinando. Ne viene per consegue nza che se è un assurdo il pretendere .cli trattenere riuniti al gioco di guerra in unn stessa sala tutti gli uffìciali di un reggim ento, mentre, come già no.tai in altro scrillo in questa Rivista (V. ap rile 1873, pag. 1:J'.2), costituiscon o a ciò un ostacolo di forza maggiore le dimensioni stesse dei piani che limitano il numeeo degli assistenti a 10 o ,J'.2 al massimo, tanto pirt assurdo sarebbe il volerlo <la noi dove insieme ad una di ecina cli u11ìciali, che potrebbero utilmente lrnuenersi in còmpili più elevati di quelli che con vengono ali a maggi Manza, ve ne sarebbe pur sempre una diecina. almeno, pei quali riuscirebbero astruse cose pnre elemènta,.ri, ove non si procedesse gratiualmeote dal 1:1eno nl più come. dcc praticarsi in qualsivoglia genJre d'ist rnzion e. Ella é quindi una uecessitù più che una convenienza l:J divisione in due o tre sezi oni, a scconùa del numero totale degli ufficiali di un corpo, ai quali l'istruzione possa essere im partita con gradazione diversa, pl.'oporzionale alla med ia delte cognizioni e delle allitudini delle sezioni medesime. Vi silt'à allora una sezione a cui potrà forsi con frutto tale esercizio da un punto di vista affatto elemeuta re, un'altra colla quale la manovra stessa polrà farsi con 1

1

1


8

CONSJDEllAZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE

proporzioni di forza maggiore, e potrà esservi quella infine che converrà di preparare come accenna ora il testo mediante un corso pratico ·di lettura delle carte ed esempi elementari atti a fissar le idee sulle qualità tattiche inerenti a ciascun'arma e al loro impiego promiscuo. Soltanto mi fo lecito di azzardare l'opinione su questo riguardo, che se nei presidi potrà. talvolta applicarsi per convegni di ufficiali allo svolgimento di lerni di natura elevata, quanto viene accennato alla pag. ,i 7 del testo, circa all'alternarsi di più gruppi nell'assistere allo svolgimento di una manovra, difficilmente potrà aHuarsi nei co1pi in generale: il riassunto che il direllore dovrebbe fare di quanto progredì la manovra durante l'assenza cli ciascun gruppo, tenendosi specialmente conto degli intervall i di qualche giorno che separano le sedute per le varie esigenze di servizio, toglierebbe gran tempo, e diminuirebbe inoltre l'interesse che si desidera dagli spetlalori, ed il frutto da trarne per conseguenza. Ad ope1·azioni dove a dettagli'o non è t1·ascurabile occorre che possibil mente bo-li . spettatori possano prender parte vedendolo nella sua continuità. Il libro stesso mette pure in evidenza di qual giovamento sarebbe cib che è universQ.lrnente riconosciuto, ma non peranche tradotto in pratica, che tutte almeno le p1·incipali guamigioni venissero munite delle carte dei dint~rni entro un raggio di circa 1O chilometri, alla scala dell'1/ 10000 o meglio ancora dell' 1/;;ooo, che i corpi stessi potrebbero per conto proprio far poi ridurre parzialmente all'¼,oo, riconoscendo dettagliatamente i singoli pezzi. E perchè della fatica, sebben ·proficua essa pure, usata nel compilarle, potessero ereditariamente profittarne i corpi che succed erebbero nella medesima guarnigione, converrebbe, io credo,

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

ì )

.1 '(Y

9

che di tali riduzioni a piccola scala restasse copia negli archivi dei comandi delle divisioni, litografandosene anche l'insieme su più copie, quando si possedesse completo. Volere è potere è un adagio che calza qui a meraviglia contro tutte le possibili obbiezioni, nè mancherebbero esempi che ne mostrerebbero l'applicazione al caso che ci occupa. Una questione che si fa da molti circa appunto alle carle in uso per l'argom~nto cui trattiamo, è se convenissero piuttosto per la manovra nei corpi carte col sistema a tratteggio, ossivvero carte a curve orizzontali, siccome qnella che abbiamo dei dintorni di Valenza. Francamente dichiaro la rnia preferenza pel secondo genere , come quello che meglio rappresenta nei de ttagli la configurazione del terreno; se unito poi all'uso dei tratti, <:ome abbiamo in alcune carte prussiane ed austriache, e co lle curve rinforzale corrispondenti a equ idistanze multiple di quella tra piano e piano , mi sembra che costituirebbe il sistema migliore. Un'immensa facilitazione ri caverebbero quegli _ufficiali che non foss0.ro abbastanza pratici nella lettura delle carte, laddove si r·icorresse all'adozione di una proposta fatta dal sig. capitano Pistogli a del corpo di stato maggiore: vogl io dire di quell 'ingegnosissimo mezzo per riprodurre agevolmente il quadro plastico di ·un terreno giù ra ppresen talo a curve orizzontali. Si ritagliano sull'esatta configurazione delle varie cu rve altrettante la:3tre o di latta o di cartone, che poi collocansi al di sopra e iri corrispondenza colle proprie proiezioni, separate da intermezzi eguali in scala all'unità di distanza dei piani a cui appartengono: con una pasta malleabile o di creta o di gesso si colmano gli interstizi, e se ne raschia all'intorno delle sezioni la sporgenza così, che ne risulta una superficie che tutte le comprende, raf-


1o

CONSTDERAZIONI CIRCA Al,. METO DO n'1s·r nuzroNE

figurante alla medesima scala di essa, con tutte le sue concavità, convessità e sinuosità, la superficie slessa del terreno che rappresentano . Faciie torna poi il riprodmvi sopra le strade, le siepi; i foss i, i boschi, i caseggiati, ecc., potendosi anche tenere giù preparati in scala i segnetti melall ici convenzionali corri.spon· denti agli accidenti topografici quali si usano sulle carte, non altrimenti di quanto si pratica coi segnetti rappresentanti le trnppe. Per aiuto dei meno franchi nella JeLLura delle carte e di coloro cu i rneno soccorre · la fantas ia ad immaginarsi cogli occhi della mente il · terreno, nulla di più giovevole che una simile riproduzione. Una novità contenuta nella recente edizione rispetto alla. vecchia, sta poi nell'ammettere la possibilità dell'applicazione della manovra sulla carta anche allo svolgimento di temi cli alta tattica, logistici e strategici su carte a più piccola scala, e fatta, natur almente ri- . serva circa al variare opporLunamcnte le regole che coslituiscono il meccan ismo. Nasceva infatti spontanea l'iden, siccome accenna pme il tenenté von .lìieckcl nel suo opuscolo, di trarre da quell'esercizio i.l massimo utile, applicandolo non solo alla tattica, ma a lulto lo scibile militare in quanto concerne la condoita delle truppe. L'esercizio poi nel servizio di avanscoperta med ian te il gioco di guena, raccomandato esplicitamente nel testo, rivelerà particolarmente agli nfllciali di cavalleria un mezzo eccellente per rendersi in quello più esperti, mentre così rara è p~r essi l'occasione di istruievisi praticamen te sul terreno in tempo di pace, richiedendosi per farlo seriamente tre o quatlro giorni almeno di assenza dalle rispettive guarnig ioni , nè potendosi considerare come veri esercizi di avanscope rta nei campi quelli compiuti in cinque o sei ore, compu tata l'andata e il ritorno dagli accantonamenti.

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

111

La qt1estione però del metodo vu.ol essere co?siderata sotto due pu nti di vista: uno riguardante 11 metodo ne!l'inseo·namento della materia ed uno riguardanle l'eserci~io su di éssa, tenendo conto cioè dei mezzi che si han no e degli scop i di istruzione che si vogliono raggiungere , A.I primo di questi aspetti provvedono· appunto le pagine del testo che ne traggono il titolo non costi tuendo il rimanente che le regole pel funz ion~rnento dell'eserc izio onde ci occupiamo: al secondo non potrebbe il testo stesso provvedere c.he in parte, e la questione, d'altronde poco tratl~ta si~ora nella letteratura militare, merita studio e discussione perché opporLU:namenLe risoivendola si possa trarre dall'esercizio stesso , una volta propagato, il massimo frutlo . Risel'vandomi di torna.re sull'argoment0 proseguirò per . ordine nel parallelo intra preso. PARTE I. Quanto v'ha di meritevole a menzionare in questa parte de!ia recente edizione rigu arda l'introduzione di una nuova tabella per le decisioni dei giud ici la quale contiene raccolti i principali dati. che possono hlro occorrere nelle varie fasi della ma: novra, e di due modelli di registro, di uno dei quah pel consumo delle munizioni e per le perdile subìte è munito ciascun partito, mentre sull'altro tenuto dal segi·etario del giudice registransi le disposizioni, gli ordini e O'l i avvisi dati e ricevuti. Finalmente avvi un mode!Ìo d?ordini e di rapporti . Circa a queste uti lissime innovazioni avrò occasione di parlare nel procedere più avanti esaminando le altre parli clfll libro . Un'osservazione mi occorre frattanto di fare nel veder mantenuta nella nuova edizione la distinzione' delle fun~ ioni di giiiclice e di que lle di direttore, rappresentando il primo la legge indiscULibile, il secondo la scienza e lu disciplina . Tale distinzione. non sembra esistere tra le regole in uso presso altri eserciti , tra


12

CONSIDEllAZIONI C!llCA AL METODO

n°ISTHUZlONE

NELLA MANOVllA SULLA CAllTA

cui il prussiano, ove colla denominazione di arbitro neutrale appellasi la sola persona che dirige la manovra e ne fa applicare le regole. È ella necessaria tal distinzione·? Porla essa difficoltà di attuazione? Osserverò anzitutto che se do po lette in sunto le allribuzioni rispettive su riportale dalla parte I del teslo, ci riferiamo a quanto poi a maggior dilucidazione trovasi con tenuto nella parle II e nella parte III scorgiamo subito come in qualche caso le loro aLLribuzioni si compenetrino: molte e molte volle poi quelle dell'uno potrebbero paralizzare completamente quelle di dell'altro e siccome è il giudice che per obblicro 0 disciplina e per regola stabilita devesi mostrare deferente al direttore, il minor male che può derivarne è di rendere nulla in gran part2 quella indiscutibile autorità di legge che il regolamento gli conferisce. È bensì vero che la nuova edizione ha meglio dell'antecedente delineate le auribuzioni dei due arbitri: ma la scelta del campo d'eventualità, piuttoslochè attribuzio ne di chi è chiamato a vigilare sull'osservanza delle n0rme regolamentari, non sarehb'ella un'attribuzione di chi rappresenta la scienza1 11 determinare sulla tabella delle perdile prodotte dai fuochi di fanteria in quale delle 3 gradazion i d'efficacia debba tirarsi il dado non sembra ella altribuzione di chi rappresenta la scienza anzichè del rappresentante <lella legge? Troviamo nel § 5° della medes ima parte II tra le attribuzioni del giudice quella di determinare in base al terreno, ai temi ed alle disposizioni ùei comandant~ la zona in cui da ambe le parli dovranno sin da prin cipio collocarsi le truppe. Ma, non dovrà esser questa piuttosto attribu.zione del direttore medesimo? Egli, col far muovere dai due estremi i due opposti partiti ad. ore che opportunamente determina, ha. modo

13

di indirizzare la soluzione della manovra verso la parte dove sarà più probabilmente feconda di casi degni di richiamar l'attenzione di Lutti; altrimen ti operando, non può moltissime volte impedirsi che lo svolgimento di quélla riesca monotono, e sterile poi la discussione. Dire poi che il direllore può beniss imo avocare a sé tale attribuzione quando lo creda, è convenire che sarebbe cosa più semplice lasciare a] direttore medesimo f'acoltù cli valersi o no dcll'az·uto di· un giudice per la parte puramente meccanica del gioco. ~fa! astrazione fatta dalla facile invasione reciproca di attribuzioni, è egli agevole di trovare in un corpo tale abbondanza di ufficiali atti a bene disimpegnare le parti cli direttore e di giudi ce, da potere in ogni sezione di una diecina in media di giocatori distribuire adeguatamente le due funzioni~ Un giudice che pronunzia verdelli impossibili nel valutare la praticabilità delle varie pendenze {cosa non poi molto rara) pone il direttore nel caso o di tollerare un'assurdità, o di menomarne l'inviolabilità. Che dire poi circa alla scelta dei campi d'eventualità per le decisioni degli attacchi, dove ha tanta parle il ragionamento? Lascierà il direttore che si pronunzino delle decisioni che sono la negazione del buon senso? O, viceversa, dato il caso di un abile giudice e di un poco abile direttore, ac~ cetterà il primo colla desiderabile sommissione l'intervento del secondo espresso da un parere più capriccioso del dado medesimo? Ogni disarmonia nelle due f ullzioni non potrà forse alienare la fiducia degli astanti o dall'uno o' dall'altro, e conseguentemen te dall'interesse che solo risulta in essi dalla coscienza del credersi presenti ad un fallo reale? Opinano alcuni che il tenere distinte le due funzioni sia cosa opportuna presso di noi, tenendo conto del .caraltere nazionale, essendochè la parte assoluta-

..


14

CONSIOEHAZWNI ClllCA AL METODO D'ISTRUZIONE

mente neulrale che riservasi al giudice fornisce al direttore un appoggio sui dati di fatto . che accetta egli pure n el formulare la critica, svincolato da quanto può esservi di male accetto nella loro interpretazione. Ma, r ipeto , riescono essi veramente sempre accettabili? E, se sono tali in modo evidente, quale inconveniente ne verrebbe al direttore addossandogli le parti del giudice? Francamente confesso che mi sembrerebbe ben meschino quel concetto sul prestigio di un direttore · che potesse . venir menomato dal contemporaneo ademp imento delle funzioni di giudice . Un' obiezione più valida consiste in ciò, che la mente del direttore che deve di preferenza occuparsi della parte .v era intellelluale della manovra, non deve ricevere continue distrazioni dalla somma di quei minuti dettagli che costituiscono il meccan ismo di quella. Ma in quanto a questo sembrerebbe preferibile che al direttore stesso fosse lasciata dal regolarùento, siccome dissi, la facoltà d i delegare le attribuzioni di giudice . nelle partite più complesse: divenute esse allora ema~ nazione di quelle del direttore, acquistano importanza ben diversa e minore di quella che conferisce un regolamento : esse non possono riescir mai tali da creare imbarazzi al direttore e molto meno un possibile antagonismo . Credo dunque in conclusione che anche presso di noi potrebbe nella sola persona dell'arbitro neut1·ale riunirsi il duplice carattere di direttore e di giudice : e quando nen fosse rivestito di tal grado di fronte agli altri da potere insieme rappresentare e la scienza e la disciplina, parrebbemi scevra di inconvenienti la presenza di un superiore incaricalo di vigilare disciplinarmente tal genere di istrnzione. Altre considerazioni che svolgerò in seguito, parlando del metodo di insegnamento nei corpi, torneranno ulteriormente in appoggio di questa. mia opinione.

....

NELLA. MANOVRA SULLA CARTA

45

PARTE II. Nella parte II riferentesi all'andamento della manovra trovansi contenute rilevanti modifica-

).

zioni rispetto alla prima edizione. È ingiunto che i ten~i particolari sieno sempre compilati in forma di ordine. La convenienza di tale disposizione è evidente: si ha cosi già nell' enunciato del tema stesso un elemento interessante di discussione e di studio, sia pel modo con cui fu formulato, sia per quello con cui fu interpretato. Jno ltre, tanto esso che il tenia generale debbono essere sempre scritti: in virLù dell a latitudine che lasciavasi per l'avanti po tevano, non facendolo, suscitarsi sovente imbarazzi alla discussione, mancando quei documenti su cui ssenzialmente si basa la critica- Per le azioni da compiersi con piccole forze si accenna alla possibilità di omellere il tema generale, facendo entrqre i dati che occo1Tono nei due temi particolari . Una chiara esposizione metle in luce i vari modi che si possono usare per tenere occulte ai capi-partito le truppe dell'avversario che non potrebbero effettivamente vedere: e sebbene i.I testo propugni l'ado~, zione del sistema già usato per l'avanti, lascia su ciò la necessaria latimdinA, e ne trae argomento a ripetere che non debbu si dare soverchia importanza su una questione . che è puramente di forma, mentre l'essenziale consiste in ciò che la manovra procedi\ · razionalmente. Chi del resto abbia disimpegnato funzioni di direttore in partite di varia entità, avrà veduto come a seconda della natura del tema, della scala del piano su cui si manovra, dell'indirizzo che si v uol dare all'esercizio in modo che predomin ino per importanza, o le fasi del combç1ttimento o quelle che !e precedono, ora l'uno ora l'alLro metodo fra quelli enunciati può meritare la preferenza. Utile riescirà pure in pratica l'adozione del nuov_o


NELLA )L\XOVR.\ SULLA CARTA

16

CONS IOE fiAZl ONI CTllCA AL METO DO o'JSTRUZIOl'\ E

regisll:o G, sul qu a.le tempo per tempo scri vonsi dai segretari gli avvisi e gli ordini mandali o ricevuti dai resp.elli vi capi-partilo. Oltre a conferi re ad una maggiore approssimazione al vero nell'andamenLo della manovra, per la maggior precisione secondo cui Lrovansi annolati tutti quei dati di fatto che ne fo rmano per così dire l'intelaiatura, som ministrerà tale registro un insieme di documenti interessanLi per la compilazione dei rapporti , per il conLrollo nelle possibili controversie e per la critica che accompagna la discussione. In alcuni corpi già erasi adottato un sistema consimile, e per la convenienza resulLaLan e palese può dirsi che la recente innovazione ha già avan ti ricevuto la sanzione dell'esperienza. l\ell'uso del fuoco della fanteria il capo-partito fa • conoscere la celeriLù che intende di usare: avvertenza utilissima la 'quale obbliga a tener calcolo, più che avanti non si facesse, dell'oppo rtuniLà di un fuoco più o meno nutrito, in luogo e in tempo determinati, e del conseguenLe maggiore o minore consumo di munizion i. La tabella poi delle perdile prodotte dal fuoco di fucileria, di cui avrò in segu ito occasione di parlare, è com pilata per modo che l'avverten za suddetta non resti cosa puramente accennata , ma vi ri sponda l'importanza dei ri sultati . Se già praticavasi da qualche direttore di dividere in più parli una linea battuta dal fuo co, affinché secondo l'intensità maggiore o minore di questo potessero proporzionalmen te repartirsi le perdile, non da tu ui seguivasi lo stesso sistema. Come pure non da lutti, e ad ogni modo non sempre nel più opportuno momento, procedevasi alla liquidazione delle perdite stesse: il testo saggiamente provvede ora anche su tal proposito, mentre nel precedente lascia vasi in quanto a ciò una lacuna. La liquidazione, volendo maggior-

'

)

17

mente precisare la cosa, parm i che dov.rebbe fa~·si nel corso della manovra so lamen te in fasi ben spiccate di essa, quali per esempio quando avrenuta. la decisione di un urto una delle due parti si ritira o è battula: quando dil lle dichiarazioni dei due comandanti ri sL1lta che per più tempi resteranno senza venire a quello decisivo: quanùo da un punto che subì già gravi danni stanno per ùiramars! forze _~d a.ltro punto, e così via cl i.cendo. E CJLlCSLe u?1t~ egli e.ch1ar? che clebbansi tou·liere come accenna Il li bro da. i pL1nt1 o della linea che furono più aspramente battut1. Tra le in 0cterenze esplicitamente attribuile al dirntto t·e avvi olt1·e quelle rriù co ntenute nella pri ma edizione, ' la vigilanza perchéb i comandanti delle truppe nel e1·1sporre i SPO'netti sulla carta si auengano alle forme o . tattiche prescri tte dai regolamenlt. Ella è questa nna raccom andazione che non saprebbesi mai abbastonza lodare mentre l' abitud ine invalsa in alcuni di fare totalm~nte astrazione da ciò, recherebbe diffic?ltù agl~ arbitri di tener conto del tempo nell'esecuzione det ,•ari movimen ti e porterebbe sempre più insensibilmente alla non curanza di quel disordine che anche sul terreno si cerca di eYitare coll'opportuno imp iego delle forme regolamen tari, sincbè alme.no non è per forza mao·o·iore che abban donasi la regola per l'ecceoo zione. Le funzioni del direttore e del giudice finalm en te me(J'lio de terminate lasciano meno dubbi che dien luogo ad invas ione di altl'ibuzioni , e la supremazia del direttore rammen tata esplicitamente tanto ivi che allrore cerca di allon tanarne in ogni caso pur la remota possibilità. Ri peto pe rò che voleudosi man Lenul.u la duplice di stinzione, sarebbem i sembrato preferibile deferfre al direttore la determinazione dell'efficacia di tiro nell'uso della tabella delle perdite pel fuoco di fucileria . i A NNO xx, VoL. ,.


18 .

CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO

o' 1STRUZ10NE

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

19

1

Egli è così che i cosidetti casisti nell'abituarsi a veder porre appunto in misura l'intervento del caso, si abituano però di pari passo a riguardarlo non più come il comodo sostegno dell'ignoranza , ma come l'elemento variabile che il sapere cerca di ridurre in sua possa col comprenderne i limiti. Nè si rendono chiara idea di questo esercizio coloro che vorrebbero eliminalo affatto o quasi l'intervento del dado, mentre in ogni atto pratico della vita tanla parte ha ognora la sorte, e vero saggio è solo colui che tenendone conto procura, o meglio diremo riesce , a sfruttarne appieno i favori e attutirne le asprezze, 1\1a perciò appunto che senza disconoscere l'influenza della sorte devesi mirare a saperla giustamente valutare, bisogna che nella manovra sulla carta non si sottrag-gano nll'influenza del raziocinio tulli quegli elementi che sono suscettibili di subirla. « Il dado, scrive « il tenente v. Meckel, deve rappresentare nel gioco di « guerra tutto quanto è all'infuori del nostro ca lcolo; « col suo mezzo si devono esprimere quei molteplici « ct1si di guerra e quelle inffoenze morali che non « appariscono dalla situazione (del combatlimento). I « fattori morali però, che trovano la loro ragione di « essere nella situazione, possono e devono essere « cònsiderati. « Ecco uno dei lati più istruttivi del gioco di guerra, « il quale senza di esso, quando parlicolarmente lasci « la direzione a desiderare, assumerebbe facilmente « l'apparenza piuttosto di un gioco d'azzardo che di « un'utile istruzione, e i capi-partito si trovnebbero « indotti a contare più sulla fortuna che sul successo « delle opportune disposizioni ». E questi appunto sono i criteri a cui essenzialmente sembra che si uniformino le modificazioni che in questa parte- del testo e nelle annesse tabelle riscon tran:5i ri-

Eliminata è la misura a vista dEiile distanze, cosa che riesciva per vero dire inutile i>ulla carla, dove la prati.ca acquislata dopo pochi esercizi faceva giustamenLe indovinare distanze che nel caso reale sarebbe stato molto improbabile il valutare. PARTE III. - La parte del testo relativa al metodo e questa riguardante l'uso del dado. quale rappresentante della fortuna sono le due più imporlanti ad analizzare, essendo la prima quella ehe più ha attinenza collo spirito dell'esercizio, la seconda quèlla che più si riferisce al suo meccanismo; a ehi anzi si faccia a pensare come, per quanto riguarda lo spirito, molto ad ogni modo dipenderà sempre dall'idoneità del direttore a disimpegnare l'ufficio suo , apparirà come tecnicamente parlando sia questa III parle la più importante del testo. Dovendo la forma, sebbene indispensabile, rimanere come più volte ho ripetuto, secondaria alla sostanza acciochè non ne usurpi lo scopo, è segnatamente da questo punto di vista che deve procedere l'analisi delle modificazioni introdotte; ed è forza convenire che la nuova edizione segna appunto in ciò sulla precedente un vero progresso; progresso onde possiamo inorgoglirci per aver noi in gran parte realizzata l'eliminazione di molti di quegli inconvenienti (che secondo l'opuscolo del tenente v. Meckel sembra si riscontrassero non è guarì anche nel funzionamento del Kriegsspiel presso l'esercito tedesco. L'intervento della sorte è necessario se vuolsi che l'interesse rimanga veramente eccitato nella manovra sulla carta, accostandosi in pari tempo per quanto è possibile alla realtà; per le sue maggiori o minori influenze fa d'uopo che la mente dei comandanti si abitui a collegarsi ai suoi capricci e miri a meltersi in grado di poterla padroneggiare, coll'assicurare dal lato proprio in maggior peso la somma delle favorevoli probabilità.

•


20 CONSIDERAZIONI CIRCA. AL )[ETODO D'ISTRUZIONE spello alla precedente cd izion e. Uno sguardo all'enumerazione dei casi in cui devesi ricorrere al dado, lascia scorgere sin da principio com e siasene meglio confinato l'intervento colà ,doYe la probabilità non è divenuta certezza; si è invece ammesso esplicitamente tra i casi da consultare quello· del tentativo di forti nuclei di cavalleria per passal'e allo ~coperto a men che ooom dinanzi a truppa di fanteria in posizione; né si è perciò ammessa altrimenti come cosa assoluta l'impossibilità del passaggio a men che 300 111 , dipendendone ivi pure in taluni casi la possibilità, sebbene rem ota, da certe circostanze che possono sostituirla alla certezza. L'esame poi di ciascuna delle tabelle modificate o introdotte meglio pom\ in rili evo quanto è stato in principio del periodo accen nato. Tabella A. - La tabella delle decisioni presenta pocl1c innovazioni: esse riduconsi alle seguen ti. Una sola cifra trovasi in ciascuna delle caselle per indicare il numel'O d'uomini perduti dal vinto per effetto di urto, assa ltando od essendo assalito, 5-ia che si tratti di fanteria o di cavalleria, e qualunque sia la sua forza, il che non essendosi espressamente detto per l'avaoLi dava luogo ad equivoci; quanto alla prima di quelle armi si è preso per unit~1 di misura dell'ul'to la compagnia, mantenendo lo squadrone per l' altra arma. Ciò facilita le funzioni del giudice, non solo per la semplificazione dell'unica ci fra, ma perchè nella dettagliata analisi dei vari incidenti della manona che occorre talora di fare nell'interesse dell'istruzionR , difficilmente accade cli dover tener conto di battaglioni interi negli istnnti parziali in cui l'esito dell'urto si decide; quand'anche piCt battoglioni si trovino impegnati, l'arri vo all'urto avviene quasi sempre successivo, benché a brevi intervalli, e non già contemporaneo nei vari punti di una medesima linea; e come sovente

91

NELLA MANOVllA SULLA CARTA

l'esito tra· uno di questi urti ha influenza su quello che gli è contiguo o c~1e lo_ se~?1c im~,H~diatan~cnLe ~:r ordine di tempo, connene 11 prn delle ,·olte deco~~o1 ~? una decisione nel succedersi e nell'avvi~endars1 d1 prn decisioni. . Yiene stabilito che le perdite possano am:1entars1 da t al doppio, secondo le condizioni morali, e secondo ' le circostanze di sito e di numero delle truppe imprgnate. Nel campo VI si è data la lettera b alla c~narla caselìa e la lcllera t alla <JUinta, laddove prima _erano inversamente annotate; sembro.va in!'alli più razwn~le che le faccio del dado rappresentanti minori perdite dovessero corrisponde l'c ad effetti meno decisivi. Ma è su tal p1·oposiLo degno di attenzione un resullato imerosomigliante cui portano le !regole ?elln t~bell~ su ambedue le edizioni, circa alle [perdile dcnvant1 dall'urto di due masse di quant.iLi(divcrsa. Sieno 3 squadroni bianchi cl11.i si urtano con 1 rosso assalitore; abbia il giudice, tenendo conto delle varie cir~o~tanz~, prescelto il campo cl'eventualitù 3°, a fo.vore dei_ b,~nclu: sia 4 la facc ia voltata dal dado: gli squadrom bianclu ·

7

7

. ,

battuti avranno perduto 7 uomini , mentre 2 a T. c10e 3 incirca ne avrà perduto il rosso vincente . Sia ora invece 3 la faccia voltata del dado, lo squadrone rosso battuto avrà perduto '7 X 3 = 2·1 uomini e i tre vincitori · x 8 ·incirca. 11,r · avranno perduto 21 a -21- ctOti 1ua e' cg,1·1 4 2 verosimile che i 3 bianc·hi vincitori del 1 rosso, nel niedcsimo camp o d'eventualitèi, cioè con 4 proha.bi lità a proprio favore e 2 contrarie, secondo una faccia del dado che corrisponde a minori perdite e collo stesso resultato b, paghino con una perdita come 8 qua~to eo-li unico contro essi 3, può ottenere con una perdita o '


22

CONSIDERAZIONI CIRCA AL ME'l'ODO D'ISTRUZIONE

C?m~ 2? ~on .sarebb'egli più verosimile, che ancorchè vmcllor_e I umco ~quad~one dovesse pagare più caramente m proporzione d1 quanto non sarebbe accaduto per esso, una vittoria rappresentata da un medesimo rcsul ~ato b·? _Sebben~ c~sa_non di grave entità po tevasi ? on ~1meno ridurre s1m1le rnconveniente, coll'assegnare m ciascun campo d'ev~ntualità le probabilità pel più d~bo~e alle caselle corrispondenti alle faccie del dado di minor valore, ·anzichè alternativamente salvo nel campo I ove intendesi di dare eg·uali le pr~babilità ai due partiti; la tabella posta qui R 1' B I, T t a la to mostra co me sarebbero - -b - disposte le caselle. Si potrà ob.a 1" B -b -b --tt biettare che allora andrebbesi R. 8 1' I- - - b t incontro alla conseguenza di veR r -I> -t dere una truppa battuta con R r b - -b -b -t -t perdite minori di un'altra che R b il dado indicherebbe nello stesso .. . campo semplicemente costretta a 1·1tirarsi, ma può osservarsi che nel rcsultato dell'urto entrando con maggior peso le influenze morali che non le materiali, non può esservi diffi coltà ad ammettere che,. sino a certi limiti, una truppa potrà. essere ~coiu pagrnata con una perdita per urlo come ,, o e semphcemente costretta a ritirarsi con una perdita per urto come ~ 5. Ammesso che una forza minore a,.,,·ivi a.ll''twto contro una maggiore, potrà pure restar vittono~a malgrado la minore probabilità; ma sembrerebbe raz~onale che il costo di un resulta to identico di vittor_1~ fosse rappresen ta to in quel caso per ciascuna urntu urtante da una quota maggiore di quanto non sarebbe stata per la un ità del più fort e se vincitore. C~me guida al giudice nella scelta del campo d'eventua(ità per valutare la capacità di resistenza che può der1Yare ad una truppa dalla natura degli ostacoli che

-

-

-

-

-

-

-

23 la coprono o semplicemente dalla vista o dai proietti puranche, piacemi qui di rammen tare quanto stabilisce il testo in uso presso l'esercito belga, cioè di moltiplicare la forza del difenso re, pri ma di consultare qual campo darebbe la semplice propoezione delle fo rze dei due avversari, per un coefficiente di variò valore per le ,·arie specie di ostacoli. Sarebbe forse meritevole di considerazione se convenisse di adottare una misura consimile, distinguendo però tre r.alegorie di ostacoli, i riparanti cioè dalla vista soltanto, i riparanti imperfetlamente da.i p roieu.i e i riparanti affauo dai proietti, facendo variare i tre coellicienti tra 1 e 4. Tabella B. - Sola modificazione co ncernente l'uso di questa tabella riguarda l'equivalenza di forza tra armi diverse urtantisi per la scella dei campi d'eventualità, essendosi stabililo di portare al doppio di prima in favore dell'artiglieria quella di quest'arma a fronte de Ila cavalleria. 1'abella C. - I mportantissim e sono le modificazioni apportate alla tabella relativa alle perdite prodotte dai fu ochi della fan teria. rrima di tutto i resultaLi del tiro sono stati messi in armonia coi dati del fu cile ora in uso nell'esercito nostro ; ma, ciò che pi ù importa di considerare, sta nella compilazione e nell'uso di questa tabella ove rifulge lo spirito delle mod ifica zioni a cui accennai in pri ncipio, parlando di questa parte III medesima. Per gli effetti dell'urlo avevasi g ià infa tti sulla tabella B, mercè la gradazione dei 6 ca mpi d'eventua lità , il mezzo di far concorrere la sorte con un peso maggiore o minore di probabilità, dipendente da dati cogniti e più o meno apprezzabili; gl i e!felli invece del fuoco che tanta influenza hanno poi su quelli dell'urto, e materialmente e moralmente, erano quasi del tutto abbandonati in balia dell a sorte; il razi ocinio non esercitava NELLA MANOVRA SULLA CARTA

.1 .


~,1.

CONSIDERAZIO~I CJRCA AL METODO D' ISTRUZIONE

che unct meschina influenza medianie le dimiJluzi@ni appor tate sHi resullaLi con .norme fisse, riferentisi unicamente all'essel'e piìi o meno radi gli ord ini. di chi infliggeva e di chi subiva le perdite., ferme o in movimento le truppe delle due parLi, più o meno rrparati i colp/ti: e le diminuzioni stesse applicandosi a posten ·ori sui resultati del dado, diffic il mente restava incolume o in realtà o in apparenza quello spirito di imparzialità. che tanto necessi ta nei due arbitri. ~1entre però tenevasi conto dell'esser più o meno riparale Le truppe colpite, nessuna considerazione tenevasi delle cond izioni morali diver·se in cui trovas i colui che tira , se bene o male riparato, se fresco o gi~ decimato, se esposto o no ai dann i dell'artiglieria, se bene appoggiato sulle ali, o già minacciato, forse colpito sul fianco . Per quanto riguardava le inflaenze ora, dette, l'efficacia del fnoco conda nnata ull'unica misura del 6 °/0 dei riri che avrebbero alle varie distanze colpito il J~ersaglio, rimaneva nel I~ circo~tanze più disparate la stessa. Facevasi dunq ue sentire qrn pure il bisogno di affidare alla sorte quegli elmnenti soltanto che sfuggono a qualunque apprezzci1nento ed assoggettare al 1·aziocinio quegli elernenti' che ne :sono suscettibili; e come questi con q1rnlli sono sempre inLimamente collegati, occorreva ridune l'influenza dei primi sotto l'influenza dei second i, far l'una secondaria, l'altra principale. J~ dovevasi o.ttenere ciò ponendo m pari tempo l'arbitro in condizione di fa-1· precedere alla deàsione clella sorte i propri apprezzamenti, privando il gioco di quella soverchia elasticità di arbitrio, che in taluni casi rendendone illusorie le regole colla con tinua sostituzione di verd etti da dimostrare, lo fa rebbe divenire quasi inconsciamente per alcuni non più un mezzo occasionale per approfondirsi. nelle questioni tattiche , ma una vera lezione cattedra.Lica, il eh~ ne fa lserebbe lo spirito. Non v'ha

. NELLA MANOVRA ·SUI.I.A CARTA

25

gioco senza regole, nè v'h a giocatore che no? si indisponga, quando ad ogni piè sospinto le v~de 1~frante. Fatta astra?:ione di quanto poteva ascr1vers1 talora a difetto di <l irczione , Cl'edo clrn molto contribuissero a togl ier prestigio all' esercrzio del gioco di g~er_ra _la tabella in discorso e quella analoga per l'arllgliena; forse non meritò mai cotanto la fortuna !'appellativo cli cieca ! Ouest'incooven ienle bo·ià fortemente sentito. presso di ...., . . . ., noi non sembra lo fosse meno rn Germamu; « Il prn « potente nemico degli effetti del fuoco , scrive il ~e « nente v. !Heckel (V. pag. 36), è l'im pressione stessa « in mezzo a cui si effettua, la quale fa nascere il « disordine .... per tener quindi conto dei suoi effetti, « deves i distinguere le cond izioni in cui trovasi colui « che lo infiigge, se cioè non inquietalo da fuoco ne« mico, se inquietato da fuoco debole, se da fuoco (( forte, se da fuoco devastatore )) . In base a q ucsla osservazione egli propone l'ingegnoso espediente di effetti del fooco cinque gradazioni. introdurre neo·li e divHsc d'efficacia , corrispondenti alle cond izi oni in cui si troverebbero i due avversari di fro nte nel momento àel fuoco medesimo. La tabella da lui proposta, che ho stimato conveni entB di porre soLt'occhio al lettore, conlrene cinque campi diversi che egli c:hiarna pessimo, cattivo, medio , buono, ottimo , corrispondendo i due estremi ai minimi. e ai massimi resultati, ed avendo ciascuno cli essi sei grucl uzioni corrispondenti all e sei faccie del dado . Le perdite ottenute nel campo prescelto e nella colonna indi cata dalla faecia del dado, sono po i soggette alle diminuzioni dipendenti dall'essere il bersaglio fermo o mo bile, più o meno bene ri parato ; non si fa però diminuzione per la circostanza dell' essere o no in ordine rado, essendo questa già tenuta in consideraz'ione nei resuhaLi segnali a 4 a 4


26

o'

COi'iSIDEnA ZIOi'iI CIRCA AL METODO

ISTRUZIONE

Dl

FANTE R I A

Effetti del fuoco di un plotone di

fanteria durante un tempo di 2 minuti.

(r.o punti rappresentano la perdita di I plotone di fnnteriaià ~-.;;

PESSIMO

Si ----- - ~

BERSAGLI

V~

A ,$

•

•

- - - - --

Ordine rado. . Ordine chiuso. Artiglieria . Cavalleria . . Ordine rado. . Ordine chiuso . Artigli eria . Cavalleria .

Ordine rado. . Ordine chiuso . Artiglieria . Cavalleria . . Ordino rado Ordine chiuso . Artiglieri,t . · Cavalleria . .

~

100

I l '(• 45 ,.,

22

a

4

I

200

~

l ,1 -

200 a 300

l l

'I,

300

I- - - 1 l ,; ,

-

-1

'f.J

2

Ord/ne rado . Ordme chiuso Artiglieria . · Cavalleria . Ordi ne rado OrdJnç chiuso : A rtigheria. . Cavalleria . Ordine rado. . Ordine chiuso Artiglieria . · Cavalle1·ia . . Ordine rarlo . . Ord_inE! chiuso .. Art1g1te ria Cavalleria

'/ ,

-1

a,

1

500

- - --

I

-

-=-

l I _ 1 _

-

I 24

29 '/, 1

'/2

-

-

l

2 1

1 / 2

IO 8

-

-

,

10 3

'.l

311 10

l G"

5

7

½3 l/0

~2

2

--:-,v r ~ I

I

2

l l 2 8 •;, _1_ 1 •;, 1

=--=_-= 2 soo-= -= 11 -= = 1 _ _ _-_ __ - __ ~ _ _ - ___ I ...::_ ' / 2I G~O

2

32 1 ,;.

•

5

6/I ' /G

i "~

~

1

2

1000 a 1200

_

_

_

_

-

-

-

-

l

1 '/•

- 1 l

= = = - = - - --=-,-=-- - _ -

-

---------=----=- - ---=- - -

3 15 20 12

l I

1/2

2

30

35

7

5 25 30 20

dO

35 25

30 20

6

4

25 15

s

15 20 15

.

~

20

80 100 70 60

20 100 60

uo

80

50

60

40

50

8 50

60

15 80

50 ·10

50

35 85 25

15 30

25

4

7

-- -- - - -- 10

95

40

50 ilO

25

35

4 20 30

6 90

a;;

25 30

20

25

20

3 15

5

3 IS

- -- -- --20

15

18 70 60 40

.

M)

so

10

r,o

50 40

40

1;;0

00

30 150 80 60

80 60 50

120 '70 70

80 GO 50

20 100 70 60

55 50 30

55

60

,Jo

30

no

--15 - - 15- -12 20 60

60

85

120 10 60

200

100

so --

50 25(,

120 100

-30 150 100 80

-- -- -- --5 - -6 --8 - 8- - IO- -IO 15 15 20 w

40 40

80

60

50 50

6~ 40

100 80

3

1.,

18 10

2 10

10

'6•G

2 I

9 8

5

4

l

4 5 4

3

l 2 l

2

l 3

2

·1 3

s

2 2½ u 12 12

7 8

6

5

12 G

1 3 4 '/ , 6 4 4 3

3 5 8

7 4

-'!, G

8

25

15

- 3

12

5 8 5

7

1 l 5 7 4

5

2 2 '/,

8

15

'---

'li

-

12 7

10 5

4

12

.,. -~

20

~

15

15 18 12

9

12

2;, 30 la

40

20

5 30 80 15

15 25 10

20 80 15

20 20 10

so

7

()

7

35

45

40 20

j()

40 40

25

20

30

25 30 15

12 GO 60

30

- 2- - -3 --4 - 3- - ,1- --G - -4 - - --7 10

18 6

25 30 15

33

!8

- - -- - - - - 3-- - - -.,. 1

--1 -I½

10

50

50 25

2

8 li> 8

'!, 7 15 7

!l 2 '/ 2 I

8 18

I~ 20 15

'!,

9 18

s

2

12

15

20

!)tj

5

30

85

IS

20

15 25 12

20 30

2

3

9

12 18

4 15 22 12

35

45

- - ,1- --5

3

12 20 10

15 - - -- -- - - -- - - -- - -· - - -- -- - - - ----.,. 'i• '/, - '1. '!, '!, a o -- -- -'I,- -- - - - - -- - - - - -- -- - - -- - - -- -- -- -- '!, '!, '/2 - '!, ·1~

.-

1r ,"

·~·

I

;

3

t

3

2

l

I

4

10 G

I

2

3 2

l ' /, 2

:i

a

a 4 2

2

2 8

8

4

1 4

3 5 3

s

8

l I 5 10 12 ,1 5 4

7

2 l½ 9 7 15 12 7 6

1 l 5 6 8 12 4 5

I

10

l':?

2

3

12 18

8

15 1

15 7

'b'

2 l'/,

5 l 8 10 5 4

8 15

7

12 6

8

2

o

15

3 IO 18 8

o 'I, - - -- - - - - -- ,_ - - - - - - -- - - - - -- - - - - ,_ --- - - - - ½ - '!, 'I•3 '!, '/, ,, '!,a 'I •1: - - -- ·- - - ----- - --- - -- - --- --- - -- --- - -- --- ---'I, --- --- s - •;. ·1~ -- -- - -- - - - - I l

I l¼ 1 2 I

½

.,.

12 50 50

30

2 10 15 8

s

4

•;.

1200

5

2 1/21 6 10 IO 12 IO 7 5 G

3 2

l 1 l

Oltre

4

-'/,- --- -½

2 I

'I•

15 18 10

2 12 15

5

2 9 15 7

a

12 2l l '/, 3

I I '/2

25 15

1 1 4

1:t = = = = = = = ·~1~-::--1-~ -

20 10

20

5

= - '/, ' /,1

,j

!G 25 15

4

1

1

.JQ

- - -- -- -- -- - - -'I.

'

§

IO

.

,_ • • • o ., • o• • o • • • o • oo • • • • o • ., " .. o o o o o • --• -• - -• • - - --- --- - -• --• -o

40 90

40

30

30 25

5

8

3 '

'I

s

7 25 25 20

20

5

JO

1 I

15

8

30

35 20

--o

I

OTTnfO

uO - - -- -- - 'I,s- - - -- -- · - - - -- - - -- - - - - -- -- -- --

,J ~

5s

'I

20

15

l •;. 7· 10

10 15

7

G 20

.

-- -- --s - - -

I

;-;;/

1 --;

5

2

3 12 15 7

2!J

8

•

- --- -- -- -- - - -- - -

3• 1,,

15 5

li½

I "

BUONO

.. • •e • • • • "• •o • • -• - --• -• -• --• --

5 18 18 10

~

l• 18 8

2 ,2 '/ 7 10'

16

-

2ll 3 i I '/• -

'I 2

6

11~

1 l '/,I

·1~

-

l

•• t

12 15 5

2 8 '/,

s

4

1 I '/•

l

1 2516

•

-- -- - - ---

'/2 2

5

I 38

o ' o t

71

i

'/,

2 I

-

:,

4

o •

I l ' / , , -2- I •/2 l ½ 4 5 7 5 G 51 IO 7 l? __:_ 8 2 3

'/.2

1

•

,_

---

•

•

•

IO 15 4

3

1 / 2

1 '/52

3

- - -1-

-

500 a 600

s

-

7

l?

2 l '/, 8 5 I~ 8 3 2

3

.• 1o

~

•

•

"

I

1 •

2 2 ~/- 4- --3- --4-

10

,1 ' /1, '/•

'I•

400

~

_ s_

-

--

7 12

- --

i

a

400

3

·-

'/~

squadrone di cavalleria, I sezione di a rtiglieria) . :MEDIO

-- -~ ~ --

•

Il

•

2

l 1 ¼ 4 6 l '/ G ~

2

-

Ordjne rado. . Or~n~ chiuso. Art1gheria . Cavalleria . .

•

'f.

!

l 2O

l '/

- - - - - - --

" o o • so o•

--

2 1

.,

CATTIVO

• e

~ 18 10 _ _ _ _ _ _ _ _ _ _:_ a

100

11--- -- - Ordine rado. . Ordine chiuso . Artiglieria Cavalleria

J 1 ,,,

fino

o • e• •

27

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

F1'.YOC O

- -

-

I

l I l

1

I

1 /2

2

l

I

- -

<J

3

l

1 '/,

2

l

I

l

I

-

2 4

G 2 l

l¼

3

2

l

I

'/2

2 5

3 '7 2

l 2 3 I 1 '/,

8

3

4

;J

l

I l

I/ 2

,i

5 10 'l

G 2

8 3

1

2

3

4

•;•

2

I

5

i2 '/,

7

I

2

8

12 5

I '/, 5 10 3 1

,1

2 1 ,.,,

(j

l

3 5 2 '/ ,

4

G 3


28 CONSIDÉ OAZIONr crncA AL M.E'l'0 DO o' ISTRUZ IONE ?riz~on_talmente, in corrisponrlcnza ad ogni distanza; 11 g, ud1ce, ogni volta che cambiano le condizioni del fooco da una delle due parti, espone in modo succinto i .suo i apprezzamenti e sceglie i l campo per ognuna di esse (1). Nella nostra nuova edizione, la tabella di cui si tratta è stata compi lata tenendo conto, a quanto pare, di considerazioni consim il i; per .'.l itro, hannovi sole tre gradazioni di efficacia, la massima la media, la 1ninimci. Oltre cli ciò, invece di rifeeire gli effetli del fuoco nella tabella stessa ad un' unità tattica determinata, o in ordine rado o in ordine chiuso, si sono riferiti al per cento dei tiri sparati alle varie distanze; così è divenuto possibile di misurare sull' intensità di fuoco dichiarata dal coniandan Le lu corrispon dcn te intensità del!' effcllo. l i tenente generale Trotha mostrasi contrario al sistema cli proporzionare le perd ite in ragione del per cento dei tiri , conducendo esso a calcoli maggiori quando si voglia tenee conto, durante il fuoco, delle perd ite subìte tempo per tempo , a causa spec ialmente de lle fraz ioni che si producono per le centinaia non intere . lnvece perciò del sist<:;rn a pe1· divisione mostrasi proclive a quello per m oltipli'cazione, in virtù del qua le, stabi li ta per le varie distanze la quota spettan te c.ome resultato minimo alla · facc ia i del dad o per il plotone che fa fuoco, si moltiplica la medesima per il numero

P) Una cosa di cui no n rcsu lta al>l>astanza chiara la ragione nella t abella citata è che le perdite corrispoudcnti in ciascuna colonna alla faccia 4 del dado sieno minori di qltCllc corrisponden ti alla 3, e che queste eguaglino all'incirca quelle corrispondenti alla 5. Forni ciò fu fatto in vista della disposizione con tenuta nelle Norme dil'ettivc pel I friegsspfol dei Ministero, secondo le quali per le tru ppe che fa n fuoco moveudo non valgono quanto alle perdite infl ittc che le tre facc io minoir del dado.

NELLA J\IAN OYRA SULLA CARTA

dei punti segnati dal dado. Tali in con venienti però mi sembrano cli ben poco momento in fronte ai vantaggi che presenta l'uso della nostra nuova tabella. Posta a confronto colla tabella corrispondente della vecchia edizione i vantaggi della presente resultano da per sè; i l confronto però con quella ora rammentata del tenente v. Meckel darà luogo ad alcune considerazioni. La nos tra presenta vantaggio incontestabile di semplicità, e rende possibile, come per l'altra non è, il valutare adeguatamen te le perdite che "alla celerità aumentata o diminuita del tiro nei vari momenti competerebbero. Le cinque gradazioni perl, proposte dal tenen te v. Meckel perm ettono meglio di poter valutare la diversa efficacia che per una stessa distanza spetterebbe alla truppa che trovasi in condizioni cl i tiro ottime ed a quella che trovasi in condizioni di tiro pessim e. La differenza poi degli effeui su truppe in ordine chiuso o su truppe in ordine rado risulta molto più forte nella tabella sua che non nella nostra, tenuto pur conto cli quanto indi-cano in proposito le norme relative. Mentre poi nella nostra tabella nulli riescono, se in condizioni pessime, i resultati del tiro oltre la distanza di 700m e meschini anche in cònclizioni ottim e, talm entechè anche su masse, per quanto buone le circostanze, si avrebbero resultati quasi nulli a cominciare da soom, si manterrebbero invece sufficientemente efficaci sull'altra tabella sino a .900m e -1 ooomper le identiche condizioni . -Per esprimere ora la mia opinione quale delle due tab elle, considerandole dal punto di vista precedente, meglio si confaccia per avvicinarsi nel processo della manoYra alla realtà, converrà ch'io rivolga l'attenzione sopra un criterio che ha servito come base nello stabilire il massimo resultaLo di tiro nella nostra. Se l'ef-


o' ISTRUZIONE ~cac~a deJ fuoco è in guerra per più ragioni bene rnfenore a quella che potremmo aspettarci dai resultati del tiro al bersaglio , cosic~hè in seguito ai resultati dell'ultima guerra si stimò bene di ritenere per la tabella C deJJa precedente edizione che il numero dei tiri _i ~uali co~pisco~10 realmente il nemico non oltrepassi mar 11 6 "/o ~1 quelli che avrebbero colpito il .bersaglio, n_on so pero se potremmo ritenere tale proporzione s1cco~1~ un !nassuno che convenisse adottare per tutti quanti 1 casi che nell'analisi delle situazioni tattiche si possono presentare. Sul complesso di una forte unità tattica impegnata nel fuoco sarà certamente un dato c?,nfo_rme al ve~·o; rr~a ~ot'.°em_o noi accettare che truppa g1a riparata dietro 11 ciglio d1 una posizione, non danneggiata ~.enoman:ente sino a quel punto, la quale smaschen 1mprovv1sarnente i suoi fuochi a 300"' sull'avversario, che si avanza scoperto su te;Teno a lei noto così da poterne bene apprezzar la distanza, abbia poi un'efficacia di fuoco rappresentata da proporzioni sì misere, quand'anche il dado le sia favorevole col suo punto massimo?.. ... Potremo noi appatrarci se i·n condizioni sì fo1·tunate 600 palle lanciate ;ull'inimico metteranno fuori di combattimento soltanto 36 uomini al massimo (riduc_ibili a 24- perchè in movimento), mentre al bersaglio ne esigeremmo 400 a 450? ... .• Non negherò che in guerra s1ranno sempre, anche nelle condizioni migliori, inferiori d'assai i resultati a quelli del tiro al bersaglio, mentre l'eccitamento almeno sarà un coefficiente di diminuzione inseparabile: non negherò che in guerra ben rare saranno le circostanze in cui si offrano condizioni così eccellenti di tiro; ma presentandosi esse (e potranno presentarsi tutte le volle che l'attacco non è stato convenientemente preparalo) non .sarebbe certo colla sola proporzione del 6 °lo {estesa sulla nuova tabella al 7,5 °/o) che si manifesterebbero 30

CONSIDERAZIONI CI!ICA AL METODO

NELLA MANOVElA SULLA CARTA

3,t

in due o tre minuti quei resultati micidiali, devaslatori, che sono parLicolari alle nuove armi, resultati che hanno elevata a princi-pio tattico l'insufficienza degli attacchi frontali C{)ntro forti posizioni bene difese . Estendendo la proporzione nelle ottime condizioni d'efficacia al 12 °/. dei tiri che avrebbero colpito il bersaglio ('I) non credo che saremmo incolpabili di esagerazione; del resto fa d'uopo pensare che nella manovra sulla carta il per cento dei tiri utili resu·lta molto al di sotto di quello adottato siccome massimo, ed è pure al di sotto di quello che corrispondel'ebbe al dado medio della media efficacia, a ca.usa delle numerose diminuzioni che il giudice applica alle cifre ottenute dalla tabella. Che se in guerra il resultato complessivo ci porta ad assegnare ai tiri utili una proporzione sì bassa, devesi, secondo il , mio modo di "'.edere, ascrivere ciò principalmente, prima di tutto al fotto che lei maggior parte dei tiri si effettuano, appena incominciato il loro effetto disordinante, in condizioni materiali o morali che dovrebbero esser rappresentate nella manovra sulla carta. non in generale dal grado d'efficacia medio, ma fors'anche da! minimo; in secondo luogo perchè nelle condizioni di efficacia rnùiirna la proporzione dei tiri colpiti sarebbe probabilmente inferiore ancora a quella ammessa dalla tabella C; in terzo luogo perchè cogli effetti delle armi att.uali è difficile che una. truppa si avvicini su terreno scoperto a men che 200m senza che il resultalo dell'attacco sia già in modo latente moralmente deciso; o il difensore non è più in grado di tirare nemmeno nelle condizioni di rnedfri efficacia, o l'attaccante è già scompaginato prima di avvicinarvisi maggiormente ; (~) Mantenendo, bene inteso, tutti i criteri di diminuzione o di aumento sui resultati otten·uti dalla tabella che trovansi indicati nelle norme relative.


3]

CONSlDEI\AZlONI CIRCA AL METODO D' l STllU ZIO NE

in quarto luogo perchè effetti terribili siccome quelli che conveuebbero per l'efficacia massi'rna quale io la intendo, difficilmente possono protrarsi per più che un tempo (due minuli) di seguito; dina.nzi ulla loro azione distruttiva, o l'auaccante gi.'.t si disgregu, o è l'efficacia di tiro del difensore slesso che per cause morali o materiali cambia cosl da permettere a quello di insislere nel tentativo di avanzarsi . Così almeno si presentano le cose, in quanto agli effetti del tiro, riguardate non già nel complesso della linea combattente, ma porzial1nen le negli elementi di quella linea, gracchè il resultato complessivo è la somma di resullati parziali che influiseono l'uno sull'a ltro. Del resto, ad aY\'al orare questi criteri, piacemi soltanto cli rammentare l'esempio citato dal tenente generale Ttolha in uno serino comparso nel 1llilitair- Wochenblatt di Derhno del 6 andante, in cri tica ad uno « Studio sitl gioco cli girnrra » del capitano di stato maggiore von Mnyer, esempio trullo dalla guerra di Danimarca, dove il cup. Schlutterbach con 70 prussiani, avanzando da :250 a 70 passi sparando 750 colpi contro truppe danesi in ordine chiuso, in!lisse loro 100 uomini di perdita. Queste osservazioni tendono a dar ragione dell'opinione che avrei circa alla convenienza di ado ttare 5 gradazioni anziché 3 di efficacia; di aumentare rispetto alla tabella C del testo il per cen to dei tiri colpiti per l'efficacia massima, diminuendolo per la minima: di far crescere la differenza tra le cifre dei tiri colpiti nelle due condizioni d'efficacia massima e minima in corrispondenza per le stesse distanze non in ragione soltanto dei resultuli del tiro al bersaglio per le Yarie distanze, ma tenutò conto dell'azione diversa che una medesima condizione morale esercita sul tiro col crescere delle distanze, mentre a misura che queste aumen1

NELLA. MANO\'l\A SULLA CARTA 33 tano aumenta la vantaggiosa influenza che ha sul tiro uno stato di quiete, per quanto relativa, dell'animo: maggiore si fa la distanza. e più si rende difficile i~ puntamento, e più in conseguenza divengono soggetti a deviazione i tiri eseguili sotto influenze morali perturbo tric i. Credo inollre che adottandosi i cinque gradi di efficacia. ed elevandosi al H>. 0 / 0 il massimo dei tiri utili, otterremmo oure indiretLamente nell'istruzione Lattica mediante il gio<.:o di guerra un altro passo di approssimazione alla realtà; di certi allacchi non preparati, che un clv.do ostinatamente irragionevole conduce talora a buon fine, quando non rimedi il senso pratico del direllore passa.odo fors' aoco sopra le tabelle, meglio man ifesterebbesi in modo fatale l'assurdità; spontanea si produrrebbe nei comandanti la cura. di mettersi sempre in conrlizione di non dover subire la sorte nel campo cattivo. Proseguendo ad esaminare le modificazioni che riguardano la tabeila C, trovansi speciali avvertenze che pongqno in gl'aclo il giudice di apprezzare le circostanze influenti sulla diminuzione da fars i alle perdite da quella segnale; mentre po i nella preceden~e edizione nessun cenno facevas i cil'ca ad aumenti da darsi alle perdite stesse pel caso di truppe in colonna che le subisseeo, se ne fa. ora speciale menzione, togliendo così ogni dannoso equivoco di inlerprelazione. Soltanto azzarderei qui l'opinione che trattandosi di truppe colpile in colonna. convenisse estendere l'aumento delle perdite a più ancora del dopp io in taluni casi di quanto sarebbe spettalo a truppa colpita non in colonna; l'essere infatti le sezioni più o meno serrate, l'essere più o meno profonda la colonna medesima e più o meno esposta, secondo la natura del pendio e la distanza, alla radenza delta traiettoria, potrebbe in certe situaANNO XX, VOL, I ,

3


34

NELLA MANÒVRA SULLA CARTA

CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D' ISTRUZIONE

zioni in_fluire a produrre ·perdite . anco maggiori. Parrebbern1 dunque che applicata la diminuzione, che converrebbe di fare alle perdile subì te dalla sezione di testa in vi~·tù dei soliLi criteri, si potesse poi estendere il massimo anche al triplo ed al quadruplo della cifra resultante, tenendo conto di tulle le circostanze suddette. Con un'avvertenza si è creduto utile di richiamare l'attenzione del g iudice circa alla diminuzione d'efficacia dei tiri che partono da un fronte mollo mago'iore di quello colpito; ad evitare tuttavia che si rende~sero P?ssibili non giuste interpretazioni, era forse opportuno d1 eccettuarne esplicitamente il caso in cui il fronte maggiore rivolgesse verso il minore la sua concavità. I~ tal considerazione d'alt!'onde non può farsi astraz10ne, tenendo anche conto de 0 h studi minuziosi del 1'ell~nbach, dalla maggiore o minore ampiezza del bersag~10 e dalla maggiore o minore obliquità, la quale varia anche col variare della distanza . Per le distan;,;e che più si avvicinano alla media tra due successi ve, conveniva forse adottare essa stessa per quelle non maggiori di 300"', anziché la più vicina t~a le due _estreme ch_e la comprendono; ·troppo è sensibile la· differenza dr effetto fra il ti rare a ~tom e il tirare a 1' 60m, perchè si possa, nell'analizza re .gli effetti del fuoco, contentarsi per semplicità di un eo·ual resultato, quello cioè che spellerebbe a ~00"'; e mi sembra che ciò sarebbe tanto più opportuno, tenendo anche conto che Ja distanza cli 150m è quella che le norme stesse rammentano come limite regolamentare che segna due gradi diversi di accelerazione di tiro. Tabella D. - Anche la tabella riguardante le perdite prodotte dall'artiglieria del pari che le norme relative al suo uso. ~pparisce be_n diversa da quella della precede!1te e~1z1?ne. Nel compilarla non si è partiti dalle constderaz10m stesse che motivarono la divisione in

)

,,

I

35

tre · gradi dell'efficacia dei fuochi (della fanteria, non avendo per quell'arma tanta influenza quanto per quest'ultima sulla precisione del tiro le medesime cause. Considerata adunque la sua azione come misurata da un solo grado di efficacia, si è tenuto con Lo sulla ta-, bella della specie del tiro alle varie relative distanze, della natuea del bersaglio, distinguendo le tre armi in due gruppi, fanteria l'uno, artiglieria e cavalleria l'altro, e della formazio ne sollo cui tali bersagli si p resenLano, se cioè in linea o in colonna. Anzichè prendere per misura della perdita quella prodotta da una balleria nell'unità di tempo alle vari e distanze, conforme indicava la tabella nella precedente edizionf\ si è p reso invece quella corrispondente alle varie disLanze per dieci Liri sparati, tenendo conto delle varie specie di tiro e dei relativi effetti del nuovo pezzo da cent. 7. Più vantaggi si conciliano col nuovo sistema: r:negl io si confà alla valutazione dei danni prodotti da una o più sezioni indipendentemente dal formare intera o no Ja batteria; la riunione degli olto pezzi sullo stesso punto in azione essendo non frequente nelJe manovre sulla carta falle d'ordinario con forze limitate la tabella meglio soddisfa al bisogno, e permette cli 'computare l'effetto senza perdita alcuna di tempo, anche essendo i pezzi in numero dispari, siccome avviene quando alcuno è stato preso o ridotto inservibile, Oltre di ciò torna agevole come per la fanteria di ollenere l'effetto variato in proporzione della celerità dichiarata del tiro e cli poterlo rallentare secondo il bisogno, ottenendosene insieme con precisione il maggiore o minor consumo delle munizioni. Al vantaggio di meglio adattarsi la tabella così compilata alle esigenze della manovra sulla carta, aggiunge quello indirettamente di meglio impratichire gli ufficiali su tutti i dettagli di Liro e di munizionamento che riferisconsi a quell'arma.


36

CONSIDERAZ IONI CHlCA AL METODO D' ISTRUZIONE

llì son qui dispensato dal riportare la tabella che propone i.I tenente v. Meckel, analoga affatto a quella riguardante le perdite prodotte da fucileria, sa lvochè tra le colonne in senso vei·ticale una ve n'è compresa per le designazioni delle tre specie di tiro, alle quali corri spondono in senso orizzontale tre reparti, entro cui sono indicati orizzonta lm ente i punti che per ciascun dado in ognuno dei cinque gradi d'efficacia danno l'effetto delle varie specie di tiro per le varie distanze. Ritenuta come sufficiente nella tabella C relativa alla fanteria la distinzi one in tre gradi c1·efficacia, era naturale che tanto essendo minore sull'artiglieria l'influenza delle carn~e che consigliavano l'altra, sì rinunziasse a fare nella tabella onde ora ci occupiamo un'eguale suddivisione. Credo però ch e difficilmente potrà porsi in dubbio essere.ben .dh'ersa l'efficacia di tiro di una batteria moles ta la da ortigli.eria o da tiratori nemici ben appostati, da quella di una batteria che tiri in condizioni di perfetta tranquillità. Il punlatore segnatamente, quantunque gradualo, non. cessa çome uomo di esser soggetto, sia pure se vuolsi in grado minorn, agli effetti morali che impressionano gli allri. Sarà un sol o su cui si svolgono con intensità media gli effetti morali che nelle identiche circostanze subirebbero cento tiratori di fan teria; nè resta a vantaggio dell'artigliere nel confronto, se non la considerazione d'ordine materiale che lè ruote dell'affusto , posano sul terreno; un errore d'altronde nel puntamenlo ha ben diverso result.\lo sulle traietto rie del fucile e del pezzo, tenuto conto delle maggiori distanze in cui si esercita il fuoco del secondo ordinariamente. Parmi poi conveniente di osservare la differenza di tale resultato, riferendo all'u nità di misura del tempo il da.nno che esso esercita sull'efficacia del fu oco nelle due q uantità di forza poste in equivalenza secondo le

I

),

NELL.\. )IANO\'RA SULLA. CARTA

norme, la compagnia cioè e la sezione d'a1:tigli eria; nella prima, malgrado alcuni errori in più o m men.o di punLamento, vi sarit sempre un certo resull~to medio durante un tempo, per unJ. distanza determinala, essendo il fuoco continuo; nella second a però, un errore di puntamento per ognuno dei ùue puntatori r_i~uce l' effetLo a metà, e meno ancora, mentre questo r1s1e~le essenz.ialmente nell'accumulare i danni su brere spazio, in breve tempo. Il servizio stesso del pezzo per parte degli altri non può nelle due dirersc condizio~i. fun:zionare idenlicamente, siccllè il tutt0 traduces1 rn chminuzìone di celerità, di precisione, d'ordine. Quando dunque l'esperienza mostrass~ in avvenire ?ome degne dì considerazione le idee che 10 c~poncrn nguardo alla tabella C per la fanteria, parrebbemì che potesse limitarsi a tre gradi la classificazione d'efficacia d~l fL~oco sulla tabella D per l' artiglieria. Nessuna . compllraz10n? resultel'ebbe, o ben lieve, bastando che rn essa la designazione del le due classi di bersagli aozichè .corrispondere a due reparti della tabella stessa, corrispondesse a due rio-he orizzontali per ciascun dado, sostituendo in vece di visione orizzontale in tre reparti per gradi d'efficacia che ora osservasi sulla tabella C. Oltre a tener conto cosl dell e cond izioni diverse influenti sull'efficacia del tiro, avrcbbesi mezzo ùi elevare alquanto ]u cifra del resultato massimo e di diminuire quell a del minimo . Le no rm e contenule nel testo relativamente all'uso della tabella, eliminano gli inconYeoienti cui poteva dar luoo·o nella precedente ediz.ione l'applicazion e delle reo-~le noste allora nell'appendice. Stabilitosi allora che t> • le cifre del le perdite erano quelle che compe tevano al fuoco di una batteria su un ballaglione, e che dorevano ridursi i.n propol'zione della forza danneggiante e della òanneggiato, gli effetti riducevansi, applicando rigo-

1:

J

37'


NELLA MANOVRA SULLA CARTA

38 CONSIDERAZÌONI CIRCA AL METODO n' ISTRUZIONE rosamente le regole, quasi normalmente allo zero. Entro certi limiti d'ampiezza di bersaglio e di distanza, come per esempio a 800m, fosse un mezzo o un_ intero battaglione la truppa spiegata, non poteva l'effeLto ciel fuoco di una balleria convergente variare tanto sensibilmente da ridursi a metà soltanto nel primo caso. Cosl pure le regole relative alla relliticazione del tiro dell'artiglieria nel cominciare il suo fooco, sono state rese ora più conformi alla realtà, evitando che in taluni casi si potesse considerar da taluno l'artiglieria poco pit'.! che un impedimento. l'abella E. - Questa tabella che nella prima edizione conteneva soltanto le distanze che le tre armi possono percorrere in un tempo alle varie andature è stata convertita in un'altra che potrebbe chiamarsi il vade rnecum, del giudice nella manovra sulla carl!;!.. Essa infatti contiene anche raccolta ora in sunto la maggior parte di quei dati che sì facilmente sfuggono dalla memoria, relati vi alla praticabilità dei terreni per le varie armi secondo il pendìo e la natura dei me- · desimi, al tempo occorrente per la costruzione e per la distruzione speditiva di opere di guerra, alle dimensioni in fronte e profondità delle truppe, secondo le forme regolamentari. Quanto si riferisce alle andature, oggetto della parte (a) della tabella, present.a esso slesso a fronLe della precedente edizione alcune modificazioni le quali trovansi espresse nelle norme che ne indicano l'uso. Da 8 è stata portata a ,1O tempi la durata del trotto continuato per la cavalleria durante il combattimento , ciò eh' è più conforme alle aumentate esigenze nella resistenza ·e nella mobililà di quell'arma. Per le andature della fanteria sarebbe però da lenersi in esame se convenisse introdurne eccezionalmente una più accelerata, superiore a quella del passo,

!

I I

39

e che le forze dell'uomo permettono di mantenere quwche tempo più della corsa, l~ quale d'altronde ~e fa in certi determinati momenti guadagna~~ spa~10 nel m odo più r apido, porta sempre seco l rnconveniente del disordine e dello spossamento; 2oom-210m per tempo è conforme alla pra~ic~ che possano mantenersi in terreno piano o quasi piano, anche per_ una diecina di tempi, senza il bisogno di perderne poi per riserrare e riprendere lena. . Tabella F. - Il modello del registro per le perd1t_e in uomini, cavalli e muoizioni, subìte dalle due part~, presenta di notevole su quello dell~ prec~dente ed1: zione che le colonne corrispondent1 alle d1ve~se ~rm1 sono per modo disposte ~a. cohtener:e l' ind~caz1one non solo delle cifre in uom1m o cavalli perduti tempo per tempo, ma delle unità ancora· cui appartenevano: così si ,ha nel procedere della manovra '.m elem~nto positivo cli appreziazione circa alle parti ~ella linea combatiente che ebbero a sopportare danm maggiori . . e che più sprecarono munizioni. Tabella G ecl H. - Del modello d1 registro per le disposizioni, ordini, avvisi, ~e~., è qui inutile_il ripetere ciò che già mi occorse d1 dire acc~en~ando rn modo generale a quanto di nuovo contenevasi 1~ella parte_ I~ della presente edizione. Il modello H por per orchm e rapporti , avrà l'effetto di cooperare a rendere sempre più somigliante il tipo della manovra sulla_ carta a quello di una manovra sul terreno : la_ p~at11;a nella compilazione degli ordini se ne avvantagg1era ess~ P:1re. Terminerò il parallelo di questa p~ rte che cost1tmsce il tecnicismo della manovra sulla carta, per la nuova e la vecchia edizione, ponendo in rilievo come mercè la bontà delle modificazioni introdotte nelle tabelle, mercè l'opportunità delle norme ch0 ne regolano l'~s~, e mercè gli esempi che le accompagnano a schian-


40

NELLA ll.\NOVRA SU LLA CARTA

CONS1DERAZ10:'\I CinCA AL ~lETODO D' ISTilliZlOì'iE

mento, possiamo inrero rnntarci di avel'c un insieme di rego le che lungi dal paralizzure l' i.l¼ione direttiva dell'arbilro supremo, coopereranno di pee se slesse al buon indi rizzo di quel mezzo cli istruzione nell' esercito nostro . PARTE IV. La parte IV slabilisce le norme per determinare l'esito degli assaiLi. Anche in essa, posta a confronto c01l'analoga della precedente edizione, rivelasi qua:e spirito preclornioante nelle modificazioni introdo ttevi quello di da1•e alla sorte la parte clic le conviene, in modo cioé che il suo intervento non tragga ad all ungare di troppo ed inutilmente il procedere della manona, e elle la sua influenza sia sempre subordinata a quella del 1·niocinio . Non pone il nuoro lesto come cosa assoluta di dover consultare il dado quando trnppe vogliono da 500 passi su terreno poco coperto progredir·c all'attacco, sebbene resti ciò s tabilito per 111wsi sempre. L'apprezzamento infatti del terreno, circa all'essere più o meno coperto, quello delle cond izi0I1i del di fensore in seguito alla preparazione pi ù o meno conveniente clell'atlaeco, non rend evano sempre la razionale applicazione agerolmente conciliabile con una norma in massima troppo assolula. Oltre ciò, appunto per le considerazioni ora dette , resta slabilito che la so rte sia consultata non più sul campo d'eventualità I ma su q uello scelto secondo la situazione. P rnsegnendo nei tempi successivi l'attacco, mentre prima scegli evasi il campo che però dovevasi consultare, lasciasi ora aJ direttore cli ammellere il ruovimenlo in avanti senza ricorrere al dado, di non ammetterlo se così ragionerolmente gl i sembra , di consultarlo se così consiglia lo stato delle cose: base ai suoi criteri pel' questo vengono indicati essenzialm ente l'effetto morale corrispondente alle perdite subìte, e le

"

41

condizioni del terreno . Coll'applicazion e di queste norme vien e così tolta l'a nomalìa che talora verifì cavasi di trurpe che restavano in presenza più tempi , prendendosi a. fuc ilate a breve dis tanza perchè un dado ostina tamen te mite neutrali:1.1.ava l'i nfluenza del precetto pure allora rammentato che non pòtessero le truppe rim anere espos te scoperte se non per brevissimo tempo . Non essendo deciso il combnttimento nel primo tempo dell'urto, è ora stabilito ch e lo sia nel secondo, salvo circostanze locali eccezionali . Se in fulli più tempi possono trascorrere pri machii l'urlo impegnato su estesa zon a sia defin itivamente deciso , è perchè gli urti non contemporaneamente del tullo iniziati, nemmeno contemporaneamente affatto si decidono negli elementi di quella; ma ciò non toglie che sia in verosimi le che il combatti mento vengn. oltre il secondo tempo protralLo in ciascuno cli quegl i elementi isolatamente considerato . Importante è poi ln prescrizione che nelle crisi degli assalti, potendo l'esito influire sull e mosse che altre truppe coutempornnearnente potrebbero fare, non si ali.end a la fine del tempo per decerminarlo, ma anzi sia fa.tto ciò in precedenza di tali mosse . Per gli scontri di carnlleria contro cavalleria, decidevasi prima t;Olla. sorte su l campo I se l'atlacco poteva farsi, e quindi nuovarncnte, dopo prese le mosse, se lo scontro poteva avven ire, scegli endo il campo pel da do : consultavasi poi la so:te per conoscere il tempo della deci sione, e questa non avvenend o nel p rimo, poteva essere consullata nel seconùo, per aver poi Ja decisione nel terzo : l'esito veniva poi segnato dal daùo entro il ternp0 in queUa guisa dete rminato . Poteva dunque occorrere per uno scontrn fra due plotoni di cava lleria, di dover consultare il dado fin cinque volte. Consultasi


42

CONSIDEllAZfONI CfllCA AL

1

METODO D JSTRUZ10NE

ora sul campo d'eventualità I, quando non sia vi ragione di sceglierlo , la possibiliLà deIIo scon tro : ammeltesi poi ehe avvenend o, non decido.si nel prim o ma o nel secondo o nel terzo; sicd1è non presentasi il bisogno di ricorrere alla sorte più di tre volte per uno scontro. . !ralasciasi poi di consultare il dado per la possib_thtà dell'attacco, tanto tra fanteria e fanteria quanto tra cavalleria e cavalleria, tutte le vo lte ·che essa apparisce siccome certa. Equivoci di interpretazioni non erano rari dapprima nel determinare l'esito degli attacchi tra caval leria e fanteria : la tabella delle perdite prodolle dal fuoco della fan teria compilala per tempi non rendeva comodo il calcolarle per salve sulla cavalleria che si avanza· ora invece ciò procede in perfeua armonia e second~ regole ben precisate. La cavalleria si avanza senza bisogno di consultare la sorte al riguardo: vi si ricorr~ pe~· conoscere se va a fondo, dopo veduto le perdite r1portat~, sul campo di eventualità prescelto: un altro trall~ di dado stabi_lisce la decisione, il tempo della quale e solo determrnato dallo spazio che la cavall eria ha da percorrere per portarsi all'attacco. Di _po~o varia_te 1·estano le regole 1·iguardanti gli attacchi dr fan lerra o cava lleri a su artiglieria. C~i_ari ed opporlun i esempi illustrano poi le norme stabtl1te per le decisioni degli allacchi: sicchè per· tal parte. pure della nuova edizione nessuno potrà ora. non r1conoscere,due pregi essenziali, brevità e chiarezza. P AHTE V. E dedicata questa parte del testo come già dissi in principio, a porre sott'occhio agli ~fficiali delle varie armi le norme taniche per le medesime durante ~l combattimento. Non è cò mpito del presente lavoro d1 soffermarmici , bastando il dire che colla loro presenza nel testo mettono in più diretta currispondenza la pratica colla leoria .

NELLA MANOVllA SULLA CAR'l'A

43

Non potranno forse contentarsene coloro che avrebbero quasi vagheggiato di trovarvi racchiuso un trattato completo di tattica: sta essenzialm eole nello spirito dell'esercizio del g ioco di guerra di seguire per l'istruzione tattica degli ufficiali una via affatto opposta a. quella dei principii astratti teorici; non potevano quindi trovare questi il loro posto naturale tra le pagine del codice che presiede all'esercizio medesimo: del resto, ollrecchè difficilissimi a formularsi per intero, essi porterebbero il loro frullo in chi prende parte ad essa, non già leggendoli a lato alle regole che lo governano, ma soltanto allorchè, elevati nell'animo al grado di con vinzione dallo studio d~i falli, troYassero poi prontezza di mente e senso pratico per coglierne l'opportunità. ·Bene dunque a ragione non somministra questa parte del testo che un insieme di dati circa alle proprietà intrinseche e al modo di combatlere delle tre armi: sta ai comandanti di partito di valersene adeguatamente: sla all'arbitro di metter ciò in evidenza.

Il parallelo ora compìto tra le due edizioni avrù posto in chiaro come la recente meglio si confaccia a raggiungere nell'esercizio della manovra sulla carta quell'utilità onde nella prima parte del mio scritto, già inserta nell'altro fascicolo di questa Rivista, furono posti in luce i di versi aspetti. Non sarà forse paga appieno lo. tendenza di chi desidererebbe veder· Lutto dettagliato caso per caso; chi vorrebbe tutti prevedere i singoli casi vorrebbe cosa impossibile, e facilmente dopo aver fatta sua tan la mole indigesLa, .finirebbe col non farne opporLUne le applicazioni, mentre non ci staneheremo di ripetere che le regole del gio co costituiscono la forma e che la sostanza sta nella loro appli cazione ispirata da un buon metodo: nè, per sem-


44 CO:NSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIO NE ECC, plici o .complicate che quel!e sieno, saprà mai farla convenientemente un arbitro che non abbia coo·nizioni 0 adeguate, tirocinio di studi teorici .e pratici relativi alla tattica, e sopratutto quel tatto che non si inseo·na ma che è il prodouo complessivo del buon se;so della teoria e della pratica. La prima adunque di tutt; le regole che il testo può formulare è que,lla contenuta nella sua ùitrocluzfrme, che sia cioè cond,izi one incbispensabile per l'esercizio del gioco di guerra la

presenza del 1·appresentante clell' aiitoritcì e della scienza: nell'esistenza di questo duplice attributo sta quella di

SULLA OPPOR.TUNITÀ DELL'

IPPOFAGIA IN ITALIA TANTO

FRA LE POPOLAZIONI CHE PRESSO LE TRUPPE

(lJ

un compendio intero di regole. l~

(Continiia). ,G. SA!'ìTARELLI

itlaggi·ore· nel 1° granati'e,ri.

La tesi dell'ippofagismo fu in questi ultimi anm m Italia messa innanzi e discussa con calore e con ampio corredo di dotlrina da distinti igienisti e bromatologi a cui rincresceva che per colpa di volgari e tradizionali pregiudizi andasse ogni giorno perduta una considerevole quantità di carne cavallina da cui migliaia e rnigli'aia d'individui avrebbero potuto ritrarre un nutrimento quanto saporito altrettanto riparatore . Il continuo e progressivo rincarar delle carni bovine ed ovine che rendevale inaccessibili aIJa classe operaia, pur più de11e altre abbisognevol'e di vitto animale riccamente azotato, a motivo del maggior dispendio di forze e conseguentemente dì materiale organico a cui va soggetta, clava a siffatta tesi un'importanza grandissima ed una speciale opportunità che tutti ugualmente sentivano e riconoscevano. Il Rizzelli, il G'rimalli, il Brambilla, il Volpi, il Pagallo e tanti altri che ommetto, per non fare. una fa-

(~) l;moc-; cavallo e g,(l.yziu mangiare.


46

SUL!,,\ OPPOllTUl'ilTÀ nm.L'IPPOFAGIA IN !TAU,\

stidiosa litania di nomi, si fecero fautori e propugnatori dell'ippofagismo; ma emersero sovra Lutti gli altri in colesta più ehe scieotifica filantropica gara il D.' Felice Dell'Acqua di Milano ed il professor Lussana di Padova. Dagli scritti di quella pleiade di valenti e generosi campioni è messo fuor di dubbio che la carne di ca- · vallo è olti ma e nutriti va quanto quella delle bestie che sogliono macella rsi ne' nostri paesi per uso alimentare, che se ne deve adottare e generalizzare l'uso, onde accrescere la quantità d'alim enti plastici in favore delle popolazioni e far scemare il prezzo delle carni usuali e staremmo per dir privilegiate. Un medieo militare, .il sig. D.r .Franchini, partendo dall e stesse considerazioni donde erano partiti i succitati autori, e considerando che la carestia delle carni bovine costringeva il Ministero della guerra ed i comandanti di corpo, onde non oltrepassar la somma assegnata pel rancio del soldato, o a diminuire la razione di carne od a sopprimerla affatto, cercando di supplire con altre sostanze alimentari contenenti all'incirca la stessa quantità cli materie azotate, propose che si util izzasse a profitto dell'alimentazione de' militari la carne dei cavalli di truppa da abbauersi per lesioni violente nonchè di quelli da vendersi all'asta pubblica per riforma. Dai calcoli dell'egregio ufficiale sanitario risulla che altuando la sua proposta l'alimentazione del soldato guadagnerebbe chilogr. 286, 650 di carne e l'erario economizzerebbe lire 358,640, supposto che la carne di bove costi in media lirn 1, 60 al chi logr. ed il governo rir;avi 400 fr. per ogn i cavallo riformato. Una tal proposta che, ove fosse stata attuabile li per lì, sarebbe riuscita senz'alcun dubbio vnntaggiosissima per tutti, fruttò un monte d'elogi e di complimenti

47 al suo autore e noi pure gli prodigammo i nostri i~ due lettere pubblicate sull'Esercito, non senza fa~gli · osservare che, com' egli stesso di chiarava preventivamenl6, la risorsa da lui indicata non poteva bastare al nutrimento quotidiano del soldato, e che d'altronde ]a carn e di cavallo non essendo mangiata che eccezionalmente dalle nostre popolazioni, non se ne poteva fa re tuu'a un tratto l'alimento precipuo ed ordinario delle nostre truppe. A parecchi i quali lessero di volo qu~lle no.str~ lettere e non s'avvidero che lodando le mtenz1om del n. r Franchini non ammetle,·amo però che la proposta di lui fosse praticabile, a mo tivo della noviLtl della cosa e dei pregiudizi che dominano nel volgo, ~arve che noi fossimo dapprima sostenitori dell'ippofag1smo quand méme e che quindi ci \oltassi,~ o ad . ~vversarlo più o meno apertamente, in altn term1m .che noi ci siamo contraddetti ,bravamente e che le tllazioni da noi dedotte siano in urto colle pre messe. Ciò non è, come l'abhiam dimostrato in una recent~ ri sposta a certi appun ti; ma ciò prov~ ~he non Lutti si sono formati un'idea chiara del la qu1st1one, la quale è complessa e ne include parecchie altre. Ora, sicco~e l'affare dell'alimentazione è un affare grosso che interessa non solo l'esercito ed il popolo minuto, ma Lutta quanta la societù, ne parve non isterile l~~·o~o lo s_v~lgerP- brevemente e chiaramente quanto p1u e poss1btle alcune proposizioni relative all'ippofagismo ed alle conseO'uenze pratiche di esso. Le proposizi.oni che intendiamo di trattare sono le seguenti: . . 4° La carne di cavallo ~ost1tuisce un buon alimento per l'uomo? 2° La carne equina nello stato auuale delle cose può sostituire vantaggiosamente la carne bovina? TANTO FRA T.E POPOLAZIONI CHE PRESSO J.E TRUPPE


48

1

SULLA. OPPOnTUNITA DELL JPPOFAGTA IN ITALIA

3° La carne d'animali morli di malaLlie infez iose può essere mangiala impunemenle? 4° L'ippofogismo, a quali cond izioni può igienica- · men le ed economicamente venir introd otto nelJa truppa'? Come ognuno può scorgere, dalla risposta a questi quattro quesili dipendono l'accettabilità della proposta formolata dal sullodato nos Lro g iovine coll ega e lo schi arimento dei dubbi di coloro che confondon o di leggieri l'astratto col concreto, la teoria coll'applicazione. Ma si.lfo.Lla risposta sa prem noi darla soddisfacente,.adeguata, confo1·me al nostrn desiderio ed ali' aspettativa altrui? « That's the queslion » direbbe HamleL Ad ogni modo tentiamo la p1·ova, pregando, come Ovidio, che ci assista Minerva e ci siano indulgenti i lettori . Che la carne di cavallo costi tuisca per l'uomo non solo un buono ma un ottim o nutrimento desumesi dall'uso che fin dalla più remota antichità ne fecero molti e diversi popoli di tutte le parli del mondo, ma allresl dal raziocin io, dall'analisi chimica e dall'esito dei vari tentativi d'ippofagismo fa tti in questi ullimi tempi su più o men larga scala in Germania, nella Dan imarca, in Francia, nel Belgio, in Svizzera e nella stessa nostra Italia. Geoffroy Saint-Hilail'e c'insegna nelle sue « Leltres sur !es substances. alim entaires et particulièremen t sur la viande de cheval » pubblicate nel '1856, che il cavallo selvaggio o libero è con sideralo come cacciagione in tutti i paesi dove esiste, sì in Asia che in Africa, in Ame rica e, un tempo, e fors e anche oggidi, eziand io in Europa. E lo stesso conto si fa dei congeneri del cavallo, zebre, emioni, ciuchi, hamars; che sono stimati qual eccellente selvaggina e preferibi le ad ogni ultra . Il cavallo domestico secondo il succitato autore è utilizzato come animale ali men tare in Africa, in Ame-

TANTO FRA LE POPOLAZIOXI CliE PRESSO LE T n UPPE

49

rica, in Oceania, in quasi tuua l'A sia, nonchè in vari punti dell'Europa. I popoli che più si scostano pel rispettivo loro genere di vita ed appartengono a tulle le razze le più diverse, dalla negra alla caucasica, hanno riconosciuta eccellente la carne equina . Questa carne fu tenuta in gran pregio fino a11'8° secolo dagli antenati di parecchie grandi nazioni del1' Europa occidentale, appo cu i n'era generale l'uso e che vi rinunziarono a malincuore per obbed ire a proibizioni puramente religiose o politiche. Infatti abbiamo dalla storia che gl i Scandinavi ed i Germani adoratori di Odino alleva vano e man tenevano colla più gran cura fra sacri pascoli una razza di cavalli bianchi cleslinati ad essere immolali alle loro divinità. Terminato il sacrifizio facevano lessare la carne di quegli an imali e ne banchettavano. Alcuni da questo rito religioso fan no derivare l'ippofagia che s'introdusse fra i popoli del nord e divenne parte integrante dei loro costumi sino al momento in cui il cristianesimo, penetrando nell'Europa settentrionale, riu scì a distruggere un' usanza intimamente legata al paganes.imo colà in onore. Sembra peraltro più probabile che l'ippofagia sia stata importata dagli Asiatici venuti un secolo circa prima tlell'èrn volgare sotto la condotta di Odino ad occupare la Svezia e la Norvegia e che quindi, deificato il loro condoUiero, i neo- Scandinavi sacrificassero in onore di lui quelle bestie eh 'egli prediligeva e della cui carne, quand'era un semplice mortale, soleva cibarsi al pari de' suoi suballcrni. Checchè ne sia, l'ippofagia diventata in quelle region i parte integrante del culto, parve un ostacolo alla diffusione del cristianesimo, perchè gli Scandinavi convertiti, ogni quu.lvolta aveano occasione di mangiar ANNO xx, VOL . I. 4


50 SULLA OPPOllTUNlT,\ DELÙPPOFAGL\. IN ITALIA carne equina non potevano a meno di ritornar col pensiero alle credenze religiose in cui eran nati ~ cr~sciuti e taluno di essi dolente della sua apostasia ritornava ai primi amori e abbandonando CrisLo e Maria si riconciliava con Frigga e con Odino. Fu questa, se mal non ci apponiamo, la ragione per cui Papa Gregorio III inculca va ne!l' 8° secolo a San Bonifazio arcivescovo di Magonza d'impedire che i suoi diocesani si cibassero di carne di cavallo selvaggio o domestico, servendosi a tale scopo di tutti i mezzi ch'erano in suo potere, avvegnaehè tale usanza fosse esecrabile e rendesse immondi coloro che vi si abbandonavano e meritevoli d'una giusta p~niLenza. Quella proibizione fu confermata e mantenuta dal Pontefice Zaccaria, successore di Gregorio, ciò che non tolse che l'abominevole(?) abitudine di mangiare carne cavallina persistesse per lungo tempo ancora pres-so gli Scandinavi. In appoggio di quest'opinione si cita il fatto che la razza dei cavalli bianchi che forniva le vittime dei sacrifizi non s'estinse mai intieramcnle. E v'ha chi crede che la mandru di Frederiksberg sia una continuazione di quella, che vi si conservò pura d'ogni qualsiasi mescolanza od incrociamento . Che al cristianesimo sia da ascriversi la scomparsa della carne equina dalle mense europee lo prova la circostanza che il paese in cui l'ippofagismo persistette più a lungo fu la Danimarca che ultima fra le provincie sorelle abbandonò il culto d'Odino. I popoli nomadi dèll' Asia occidentale (i cui maggiori, come fu avvertito) , introdussero l'ipp~fogismo nella Scandinavia, mangiano tuttora carne d1 cavallo e la considerano quale vivanda squisita e la preferiscono a quella de' bovi e delle pecore, di cui traggonsi dietro numerose mandre . Si pretende che i missionari russi intenti a conver-

51

T.\.i'{TO FRA LE POPOLAZlONI CHE PRESSO LE TROPPE

tire quelle tribù barbare trovino, come i papi di mille dugem'anni fa, un potentissimo mezzo di proselitismo nell'estirpazione dell'ippofagia. Senz'entrare in più minuti particolari circa l'antichili\ e l'estensione del! 'ippofagia, che anelata in disuso, ritorna di moda in forza del Multa renascentur quae jam cecidere

d'Orazio, noteremo come il paese in cui prima rifiori tale usanza fu appunto la Danimarca, ove erasi mantenuta più tardi che altrove, e che vide aprirsi nel 1807 nella sua capilale un macello di carne equina. Nell'intervallo fra l'ottavo e il decimonono secolo la carne di cavallo figurò a più riprese nell'alimentazione di questo e di. quel popolo d'.Europa, come ne fanno fede la cronaca Pistoiese, il succilato Geoffroy SaiotHiluire, Parent-Duchàtelct, lluzard, la storia di tutte le città asseù iate, il celebre Larrey, Del!' Acqua e un'infinità d'altri che direttamenle o indirettamente truttarono dell' i ppofagia. L'aver tante e così svariate popolazioni fatto uso per sì lungo tempo di carne equina e il cibarsi che ne fanno anche al presente non solo le orde sélvaggie dell'Afri ca, dell'Oceania, dell'America e dell'Asia, ma un considerevole numero d'abitanti delle più cospicue e più civili città d'"Europa, mettono fuor di dubbio la gradevolezza e l'alibili tà della carne suddetLa. Però se qualcheduno non fosse bastantemente convinto che la carne equina. oltre ad essere nuu·itiva é, ad onta della ripugnanza che ispira a chi non è avvezzo a mang iurne, di sapore gratissimo, rammenterò come il bar one di Tott ammesso alla tavola del Khan dei tartari Krinc- Gueray vi mangiò delle costolette di cavallo affumicate ch'egli al par di tutti gli altri lrovb squisite. 1


5:z

53 anirnaux: que les ouvriers dc Montfaucon qui en consomment se porlcnt bien ». E poiché abbi amo menzion ato quel monte rnso infame dalle forch e fattevi piantare da Luigi XI ci sia permesso di aggiungere che gli operai del macello d'Aubervilliers sostituito appunto al carnaio cli l\fontfaucon fanno i pasti i più succulenti con carne di cavallo arrostita e con brodo pure della medesima carne, e lungi dal provare qualche danno da Lal regime, ingrassano in breve tempo che è una benedizione, ed il loro benessere in voglia gli estra nei allo slabilimento, che acciden talm ente vi vanno a lavorare, a giovarsi anch'essi d'un sì proficuo nutrimento che agli altri vantaggi accoppia quello di costar nulla. t vero che non tulti quelli che assaggiarono carne equina la trovarono di primo acchito di loro aggraàimento, e che parecchi la trovarono disgustosa, come avvenne al D.r Mac-Cormac ci tato dal D.r Franchini, il quale peraltl'O dovette riconoscere in appresso che il c11 ttivo sapore da lui percepito ne.l mangiar sitfotta carne non era inerente alla carne medesima, ma proveniva dall'acqua corrotta in cui l'avean fatta cuocere. Alcuni hanno detto che il brodo oLLenuto dalla lessatura di carni equine è poco buono. Tale opinione è affo,llo erronea. Imperciocchè oltre al parere contrario degli operai d'Aubervilliers che, co me dianzi fu esposto, adoprano per la loro alimentazione e carne e brodo, havvi quella assai più autorevole del surripetuto Geoffroy Saint-Hilaire, il quale cosi man ifestò la sua opinione: « La viande de cheval rassise et provenant d'inclividus sains et reposés est parfaite comme ròti, et si elle laisse à désirer quelque chose comme bouilli, c'est qu'elle fournit un des meilleurs bouillons, le meillew· peut-étre que l' on connaisse ». I dottori Baroffio e Quagliotti nella loro opera sulTA~TO FRA LE POPOLAZlONI CHE PRESSO LE TRUPPE

SULLA OPPOl\TtJNIT1 DELL'IPPOFAC-IA IN ITALIA

La testimonianza di quel personaggio è ta nlo più concludente ch'esso non intese mai di far propaganda jppofogica. l\è meno concludente è quella di quei tanti a cui fu imbandito del cavallo dando loro ad in tendere ch'era bove e ne portarono a cielo il sapore e la morbidezza. Fi rruier dopo d'aver riferi to le sperienze ippofogiche dell: scuola d'Alfort racconta, ch'egli si fece dare dal signo r Renau lt direllore di quella scuola un filello di cavallo che fece cucinare come si cucina quello di manzo e lo rinvenne saporito e deli cato oltrn ogni dire. La ci ttà cl i Parigi, stando alle affermazioni di ParentDuch{Helet e di Huzarcl , più volte e per più mesi non consumò che carn e di cavallo, ciò che no n sarebbe avvenu to se il sapore ne fosse sLato sgradevole. Larrey; del quale Napoleone ebbe a dire che era l'uomo il più stim abi le ch'egli avesse conosciuto, ?osì si esprime intorno alle qualità della carne cava_llma: « L'expérience démontre que l'usage de la v,.ande de cheval est très- convenahle pour la nourriturc -de l'homme. Elle me semble surtout trés nourrissante . Le go ut en est également agréa,ble. J' en ai souvent fait faire usage avec le plus gran d succès aux soldals et aux blessés de notre armée. Pendant le siège d'Alexandrie en Egyple j'en ai tiré un parti avantage~x. PoUl' répoodre aux objeclions qui avaienL él~ (a1t~s par beaucoup de personnages marquan_Ls de l armee et surmonter la répugnance du soldat, Je fus le premier'a faire tuer mes chevaux et à manger cette viande. A l; bataille d'Eylau, pendant les premiòres vingtquatre heures J' ai dtl nourrir mes bless6s avec de la chai1· de cheval ». Cadet, Parmentier e Parisot, richiesti da11a polizia, s'accertavano essi pure « que la viande de cheval a forl bon gout, qu'elle nourrit comme celle des autres

..


54,

SULLA OPPOilTUNI'rÀ DELJ;IPPOFAGIA IN ITALIA

l'alimentazione del soldato emisero un'opinione identica, non senza osservare però che il lesso , benché di sapore non ispiacevole, è mediocre; e concludono che il miglior modo di cucinar la carne di cavallo è d'arrostirla. Teniam anche noi bordone ai prefati dottori e dichiarian:io che l'arrosto dev'essere migli.ore del lesso: ma non sappiamo astenerci dall'avvertire che ciò si verifica per tnlle le carni, e che il lesso scapita quanto più guadagna il brodo, perché, com'avemmo occasione di dimostrare in un altro scritto, lo stesso pezzo di manzo posto a bollire darà· un lesso delizioso ed un pessimo brodo, ovvero un brodo saporitissimo e un lesso abbominevole; secondochè lo si mette in pentola ad acqua bollente o ad acqua fredda, Dal fin qui det(o risulta che la carne di cavallo non offende il gusto, al contrario; e risulla pure che non ha qualilà nocive, dal momento che popolazioni intiere se ne cibarono e se ne cibano senza danno . E del resto come e perché potrebb'esser nociva? 11 cavallo come il hove, la pecora, il cavriolo, il cervo e bestie affini sì pasce d'erba; le sue carni pertanto, prodotto degli alimenti ch'csso ingerisce, non saprebbero acquistare qualità che non esistono negli alimen ti da cui derivano. Gli elementi chimici sono, a confessione di tulli, :identici a quelli delle carni bovine e se v'ha qualche cli.lforenza nelle proporzioni dr essi e massime di quelli plastici. è più in favore della specie equina che della bovina. TutLi ·gli igienisti antichi e moderni sono d'accordo su questo punto, benché Ippocrate e Galeno, al dir di Lévy, abbiano sentenziato che la carne di cavallo era scipiLa, dura e poco nutritiva. Che il padre della medicina pronunziasse una simile sentenza non è da stupire, non essendo mai stata l'ippofagia .in vigore nella Grecia, ma Galeno che venne

I :)

55 ad esercitare l'arte sua a Roma, dove può aver udito a raccontare che llecenate faceva la sua delizia della carne d'asino (Fresch i), l'avrebbe potuta modificare. Però nella stessa guisa che un fiore non fa primavera, un parere negativo, quand'anche sia quello dei padri deUa medicina, non informa quello positivo di milioni di persone che coll'argomento il più brutale provarono che la carne di cavallo è saporila, nutriente e scevra d'ogni benchè menomo pericolo. Resterebbe così messo fuor di contestazione che: « La carne di cavallo costiluisce realmente un buon « alimento per l'uomo ». Passando ora al secondo quesito, se cioè nello stato attuale delle cose la carne equina possa vantaggiosamente sostituire la carne bovina, comincierò dal fare una distinzione. Se la sostituzione di cui è caso considerasi unicamen te dal lato materiale, è indubitato, dopo quanto fu r ilerito circa il sapore, la composizione ed il valore nutritivo della carne di cavallo, che la suaccennata sostituzione è possibilissima . Se invece lo si guarda dal lato morale, l'affare camb ia aspetto e la sostituzione incontra delle difficoltà serie cli molto e fors'anche insuperabili, quando la si volesse applicare in modo assoluto. Le popolazioni d'Europa quale più, quale meno, hanno tutte ripugnanza a far u so cli carne equina; e l'averne esse mangiata più volte in tempi anormali non esclude la suddetta ripugrwnza. L'acconciarsi alla necessit~l equivale a subire una violenza, ciò che vuol dire che cessata la necessità si farà diversamente da quanto si Cece sotto la pressione tirannica cli. quella. Ciò posto, noi reputiamo impossibile la sostirnzione assoluta della carne di cavallo a quella di bove, quando le popolazioni hanno libertà di scegliere fra l'una e TANTO FIIA LE PO.POLAZIONI CHE PRESSO LE TRUPPE


56

SULLA OPPORTUNITÀ DELL'rPPOFAGIA IN ITALIA

l'allra; perchè s'ha un bel voler teof'izzare e filosofare contro i pregiudizi : questi pur· troppo esistono, sono profondamente abbarbicati, son divenuti un'abitudine, e l'abitudine è una seconda natura, e « naturam expellas furca, tarnen usque recurret » giusta l'esatta. ed energica espressione cli Placco. · E d'altronde se i mangiatori di carne cavallina arrivassero ad uguagliare in numero gli odierni consumatori di carne bovina ne verrebbe forzatamente un rincaro vistoso dei cavalli (giacchè la ricerca d'un genere ne fa aumentare il prezzo ), ed allora l'argomento dell'economia farebbe difetto ai predicatori dell'ippofagismo. Né vale il dire che, il maggior consumo indurrebbe gli allevatori di cava lii ad estenderne la produzione, perchè sarebbe un assurdo il voler allevar cavalli ed · ingrassarli per uso alimentare come si fa de' buoi; e non vi troverebbero vantaggio nè gli allevatori né i consumatori: oltre di che l'industria perderebbe o vedrebbe scemare uno dei suoi precipui ausiliari, la più valida delle sue forze motrici, dopo ilvapore e l'acqua. Noi crediamo che, lasciando da parte le esagerazioni, le illusioni e le. utopie, si possa generalizzare in progresso di tempo l'uso della carne equina, vendendola in ogni città concorrentemente alle altre carni, se non mancheranno le persone autorevoli a stimolar le moltitudini col loro esempio a valersi quando· lo si può avere a condizioni vantaggiose d'un pregevolissimo.ali· mento che sarebbe un peccato contro la Provvidenza il lasciar che vada perduto . A tal uopo, come opportunamente suggeriva Geoffroy Saiot-Hilaire e prima e dopo di lui lo consigliarono parecchi economisti e scienziati e filantropi, sarebbe necessario che come a Copenhague, a Berlino, a Lilla, a Vienna, a Torino, a Milano ed altrove il mu-

57 nicipio permettesse e faces!'-\e invigilare la vendita della carne de' cavalli tanto morti di morte violenta quanto ammazzati perchè vecchi ed inabili al lavoro, onde non defraudare la povera gente d'un nutrimento riconfortante per eccellenza e che potrebbe procurarsi con pochi centesimi. Ho accomunato i cavalli morti violentemente ed in piena vigoria co i decrepiti e cogli spossati, perehè dalle osservazioni di Renault è chiarito che anche la carne di cavalli attempati e logori dalle fatiche è mangiabile purchè questi siano lascia~i alquanto riposare ed ingrassare prima d'essere mandati al macello. · Limitandosi a mangiar le carni de' cavalli giovani cui un trauma uccise sul colpo o costrinse ad uccidere, l'ippofagia diverrebbe un mito, é dubiliamo assai che Vienna fosse in grado di saziar la fame de' suoi 40,000 ippofagi, i quali quando si contentassero d'una razione di 250 gram!Ili a testa, e supposto che ogni cava.Ilo somministri in media 200 chilogrammi di carne mangiabile, abbisognerebbero giornalmente di 5 cavalli, ciò che costituirebbe alla fine dell'anno la cospicua somma di ,f800 cavalli. Avremo torto, ma non sappiamo indurci a credere che le lesioni traumatiche irrimediabili della razza. equina ascendano a tanto nella capitale dell'Austria. I 40,000 ippofagi di Vienna rappresentando appena 1/ 1! degli abitanti di quella città, ne conseguita che acciò .la carne equina facesse concorrenza alla bovina, come l'intendiamo noi senza far violenza allo stomaco d'alcuno, sarebbe mestieri che non &.0,000 ma 250,000 si cibassero di carne cavallina, ed in tal caso occorrerebbero non più 1S ma 30 cavalli al giorno, locchè formerebbe un totale di 3600 cavalli all'anno, che, a dir il vero, non iscorgeremmo dove si prenderebbero, quando non si ammazzassero appositamente cavalli TANTO FRA LE l'OPOUZlONI CHE PRESSO LE TRUPPE


58 SU LLA OPPORTUNITÀ DELL'IPPOFAGIA IN ITALIA s~ni, o non si tr1rnsiges~e un tantino co' principii, e s1 adoprassero per uso ahmentare anche i cava!li morti di malattia interna, acuta o lenta. Il calcolo fatto per Vienna potendo convenire a qualsivoglia altra città, a noi pare doversene inferire che nello stato presente dell'opinione pubblica io Europa l'ippofagismo non vi si può generalizzare , opponendovisi non tanto le ripugnanze istintive e le ubbie volga.ri, quanto la scarsezza di cavalli macellabili, il cui numero sarebbe di gran lunga al disotto del bisogno. Quella scarsezza non si avrebbe a deplorare quando si comprendesse nella carne alibile quel!a dei cavalli che soccombettero a malattie . E qui ci si affaccia naturalmente la terza proposizione. « Si può mangiare impunemente la carne degli animali che soggiacquero a malattie acute o croniche, non escluse quelle di natura infeziosa? » Il verdetto della scienza è affermativo , moitissirne osservazioni e non minor copia di falli avendo dimostrato che non havvi viriis o veleno animale che sottoposto all'azione più o meno prolungata dell'acqua bollen le conservi la sua primitiva nocuità. Infatti si citano parecchi e parecchi casi d'ind ividui che sì cibarono di carni d'animali dom eslici morti in seguito alle più sva riate affezioni intt~me senza provarne il menomo incomodo . Renault nutrì dei maiali e delle oche colla carne cli certi cavalli mocciosi, e sì gli uni cbe gli altri uscirono incolumi dalla prova. Furono in diversi l uoghi e in varie epoc·.he mang·iate carni di bestie colpite da tifo , da carbonchio, da fa rcino e non ne seguì alcun triste effetto . l\Ia v'ha di più. Dopo gli audaci esperimenti di Fonlana e di ?,1angi1i nessuno ignora che il micidialissimo veleno viperino è innocente come l'acqua di roccia , quando invece d'essere introdollo direttamente nel sangue, come accade sotto

TAN'i'O Fl\A LE POPOLAZIONI CHE PRESSO LE TRUPPE

59

il morso del retLile, venga inghiottito. Se questo si deggia alla temperatura del ven tricolo ed all'azione deì succhi in esso con,tenuti, mal saprei decidere; ma è un fatto che gli animali a sangue caldo possono, come l'afferma pure il professor Lussana, ingoiare impunemente ìl. veleno di più vipere e di alt.ri consimili rettili indigeni ed esotìci, perchè lo digeriscano ( 11). Il prefato professor Lussana, a prevenire l' obbiezione che per avventura alcuni potrebbero fare , che cioè i virus sì comportino nell'organismo vivente diversamente dai veleni, cita l'esempio che Valli (il quale assieme a Desgeneltes, per rialzare il morale delle truppe francesi, erasi già inoculata a Jaffa la peste buhotiica senza nocumento di sorta) prese per bocca una certa quantità dello stesso vù·us contenuto nei buboni dei pestifera.ti e lo digerì al pari della sostanza la più benigna ed omogenea alla nostra macchina . Ora se un agente così terribile, qual è il prin cipio costitutivo deHa peste orientale immesso nelle viegastriche, senza averlo sottoposto ad alcuna influenza capace di alterarne la crasi e di modificarne l'azione, non reca offesa e non disturba menomamen le, a più forte ragione devono tornar iunocue le carni degli animali affetti da morbi virulenti le quali subirono una completa cottura . Siffatta innocuità è ammessa anche da coloro che r espingono dalla pubblica consumazione le carni dei cavalli mocciosi e farcinosi.

(4J I Psilli e gli Egizii conoscevano questa proprie ti\ del veleno viperino e di quello degli altri colubri, poichè quando uno era stato morso da quc' rettili, ne succ!Jiavano la feri ta colla massima indifferenza, cosa che non avrebbero fatto, qualora non fossero stati sicuri che que' veleni· no~ erano letali che quando venivano direttamente introdotti nel sanguo.


60

1

SULLA OPl'ORTUNlTÀ DELL IPPOFAGIA IN ITALIA

Figuier ch'è del bel numer'uno cosi favella in torno a quest'argomento: « Il serait indi spensable, dans le cas ou l'autorisation serait acr,ordée aux bouchers de venclre au public la viande dc che val, d'organiser un service de surveilfonce cornposé de vétérinaires, qui auraient pour mission dc constater qu'au cun cles chevaux abattus n'est atte:nt de morve ou de farcin, ces terribles rnala<lies transm issi bles du cheval à l'homme. « La chair d'un cheval atteint (le 11io1·ve ou de fa1·cin et soumise ù la cuisson. ne pourrait sans doute communiquer cette maladie aux pe1·sonnes qui en feraient usagc comme aliment, ca1· la chalcur détruit au sein des tissus les princ1j)es morbifiques ». O allora, si chi ederà, perchè prosc:riverne l'uso? perchè privare il popolo di migliaia di· chilogrammi di buono e profittevole alimento? Per non cspor1;e i macellai ad inocularsi questo o quel morbo nello squartar le be5lie e sminuzzarne le carn i per la vendita . Il professor Lussana al contrario non ha nè tanti scrupoli, nè tante paure. Spirilo rigorosamente logico e pratico in sommo grado, l'illustre fisi ologo di Padova no n esi1.a nè punto nè poco. Prendendo le mosse dalla premessa che il popolo ha bisogno cli carne, che la carne degli animali morti di malattie infeziosc è mangiabile quanto quella dei cavalli sani, come lo attestano i molti che cland estinamente , in barba al divieto della legge ed ai pregiudizi dei più se ne pascono, ogni qual volta ne han no il destro, conclude ricisamente che quella carne s'ha da mang~are: Pet'Ò sicco me esiste realmente il pericolo per chi scortica, spara o ritaglia carni di bestie morte di tifo, di carbonchio, di moccio, di fo rcino o consim ili malori d'innestarseli, appun to per prevenire un tanto danno esterna il desiderio .che il Governo provveda con

TANTO FRA LE POPOLAZIONI CHE PRESSO LE TRUPPE

61

far eseguire da persone esperte ~na ~iffa t~a oper~zione: ed invoca che il macello degli amm ah malati e lo smet'cio delle carni infette vengan legalm ente sorvegliati ed alluaLi, ment1·c ora ~ur tro~po,_ in onta al mal applicato e meritamente violato ngor,smo .legale, trovansi io secreta balia del truffatore . E termrna con dire che vorrebbe che quelle carni non si vendessero crude, ma colle, in luoghi legalmente arn minislrati: Imperciocchè non havvi veleno animale che non si distrurrga sotto alla temperatura dell'acqua bollente (1). Qut'non vi sono nè ambagi, nè restrizioni. 11 professor Lussana parla da uomo conrinto e che vuol convincere; parla com e Petrarca per ver dire, e perciò all'opposto di Guadagnoli non orpella il suo concetto di lusinghier concento, ma va dritto allo scop~, senza preoccuparsi di fraseologia o di rispetli umam. Nè meno esp liciti del sullodato professore furono nell'emettere un parere contrario gli autori del libro « sull'alimenta.zione del soldato», i quali non vogliono accettare com e dim ostrnta l' assoluta innocuità delle carni di cavalli affetti da malattie, mas5ime comunicabili all'uomo, e specialrnenle di moccio, /aràno, morva ecc. checchè se ne possa dire, le carni di animali malati, se anche colla co tlura perdessero ogni loro qualità deleteria non cesserebbero d'essere poco alimentali, poco nutrienti, e su questo riflesso le respingono assolutamente·. Se non c'inganniamo il raziocinio ciurla un tanlino nel manico; ma dal momento che non ammettono l'innocuità delle carni di bestie malate, la proscrizione di esse come alimento è una necc5sità, però se si crede che la co ttura valga a. neutralizzare la loro potenza

(1) V. Lussuu. - Igiene dell'alimentazione.


62

SULLA OPPO'RTUNIT1 DELL'IPPOFAGJA IN ITALTA

deleteria il proscriverla assolutamente sa di draconianismo; perchè dato e non concesso che quelle carni siano poco alimentari. e poco nutrienti (che differenza siavi fra qnesti due epiteti, confessiamo la nostra ignoranzç.1., non sappiamo vedere: è vero che quattr'occhi v~dono meglio di due) ci si concederà, almeno lo speriamo, che esse saranno sempre più nutrienti del grano t~rco,_ del_le patate, d~lle castagne e cli tutti i vegetali d1 cui abitualmente st impinza lo stomaco la po-vera gente. ì\1a torn iamo a bomba. La non insalubrità delle carni di animali che perirono in seguito a malattie infeziose non può revocarsi in dubbio, perchè oltre agli sperimenti degli uomini di scienza abbi.amo quelli ben più estesi, e più eloquenti del popolo affamato. Tanto ne' tempi antichi che ne' moderni e presso tutte le • nazioni, imperversando un'epizoozia, le carni degli animali che vi soggiacquero, malgrado le pro:bizioni dei Governi, furono mangiate, se non in totalità. in gran parte, come ne fa fede il 1più volte citato professor Lussana. Il quale ricorda che nel 1774 nell' anno VI della prima repubblica francese le armate di Sambre e l\Ieuse, di Reno e l\'.Iosella, del Reno e d'Italia mangiarono per lungo tempo carni di animali colpiti dalla gravissima e spaventevole epidem ia che allora infieriva, e non si verificò alcuna sinistra conseguenza. Lo stesso vide Camper nelle epizoozie che desolarono l'Olanda, e Gauthier durante le febbri pestilenziali dell'Agogna. Nè di versa mente procedettero le cose nella letalissima epizoozia della media ed inferiore Italia ed in quella più recente di sei anni addietro, in cui vennero mangiati quasi tutti gli animali uccisi dal tifo . ftla se è cosi abbondantemente provato che le carni degli animali morti in conseguenza di una qualsiasi 1

TANTO FRA LE POPOLAUONI CHE PftESSO LE TRUPPE

63

infezione sono nutrienti e non cagionano il più lieve danno, perchè nei pranzi i.ppofogici i promotori di essi non imbandirono mai carni di cavalli mocciosi o farcinosi?.. ..... Probabilmente perchè erano persuasi a priori che nessuno, sapendolo, ne avrel)be tirato giù un solo boccone. In ogni cosa bisogna andare a gradi. Se inspira tuttora tanta ripugnanza la carne di cavallo sano, come si può pretendere che si faccia buon viso a quella di cavallo infetto? È affatto naturale che con questa si vada un po' più a rilento che coll'allra. Nè ciò deriva da poca fede nella scienza, ma bensì dal ribrezzo che eccita un cibo che non solo non è nelle nostre costumanr,e, ma passò sempre ai nostri occhi per immondo e schifoso. Noi che abbiamo . il coraggio della nostra vigliaccheria abbiamo confessato candidamente che posti fra una costoletta di vitello carbonchioso ed un arrosto di cavallo morto di farcino, finiremmo come l'asino di l3uridano che morì di fame fra due misme d'avenn. Un amico ci fece osservare che quella nostra confessione dava a supporre che la nostra fede nei principii scientifici vacillasse almeno quanto quella di San Pietro in riva al lago di Genar,areth. E noi rispondiamo all'amico che una tale supposizione è gratuita, primo perchè la fede nei princi.pii. non esime dalla nausea e dall'avversione empirica e tradizionale che destano iri noi certi oggetti: in secondo luogo perché quella è u:1'opinione di uomo repleto. Se come Ugo li no fossimo noi pure rinchiusi in una muda qualunque e lasciativi senza cibo, è JJrobabile che al quarto o·iorno f, . o ' ors'anche al terzo, ci saremmo indott.i a capitolare, ed a cibarci anche di quelle aborrite vivande, perchè allora più dello schifo avria potuto il digiuno. Da questa spiegazione si capirà, che non bisogna


6,i,

SULLA OPPORTUNIT,\. l)ELL'tPPOFAGIA IN ITALIA

confondere le dottrine scientifiche colle debolezze umane e che, pronunziando un giudizio conforme ai dommi della scienza uno può senza apostasia mostrarsi ligio in pratica a un pregiudizio che trae la sua origine da un partico lar modo di sentire e dalle lezioni di quel prepotente maestro che si chiama l'uso. Fra il credere a un domma e l'agire nel senso di siffaua credenza ci corre . Quanti sono persuasi dell'eccellenza della castità e lil predicano a squarciagola e indefessa mente, e si. tuffano nella lussuria sino al collo! Quanti sono pene trati dei vantaggi fisici e moral i della temperanza e la raccomandano a tutti i loro amici e conoscenti, e passano la lor vita ne' bagordi e nelle più sto machevoli gozzoviglie! ..... Quando il signor Boutigny scopri quello stato particolare dei corpi ch'egli ch iamò stato sferoidale, in grazia del quale si forma del ghiaccio in unn capsula di platino incandescente e si può impunemente immergere la mano in un secchio pieno di piombo liquefatto o cacciarla in un geuo di ferro in fusi one, convins'egli forse alla prima seduta i membri dell'accademia francese, dinanzi ai quali ripeteva le sue sperienze'? No certo; e se più tardi alcuni dei 40 immortal i osarono imitarne l'esemp io ed esporre la loro pelle ' al contatto di que' metalli squagliati che sgorgavano dalla bo cca d'un fornello da fonditore, non trascinarono rnica a far altreltanto la maggioranza della dotta assemblea, la quale preferì sta rsene alle prove altrui, anziché tipeterle essa stessa, e ciò, malgrado che e le nozioni date dal signor Doutigny e le cose vedute allontanassero da quel genere di sperimenti ogni ombra di pericolo. Ci siamo fo rse diffusi più del bisogno su questo particolare, ma ci premeva di mettere in sodo che si può esitare a far questa o quella azione senza che i prin-

65

TANTO FIIA LE POPOLAZIONI Cf!E PRESSO LE Tl1 Ul' l'E

cipii dai quali quell'azione vcrTebbe determ inata siano scossi. Non ignoriamo che il mezzn più efficace di predicare è quello che congiunge l'esempio alla parola, ma la sensibilità individuale non permette a tu LLi uguali sforzi d'eroi~mo o di abnegazione. E ritornando alle carni cl i animali morti di morbi iofoziosi, appoggiati alle spcrienze, alle osservazioni ed alle autorità surammentate dichiariamo che le si possono mangiar senza tema di danno, benché noi per istin tiva avversione non ci sen tiamo disposti nelle circostanze ordinarie a nutrircene. La complela innocuità di quelle carni ci conduce al problema igienico-economico, se se ne abbia a far uso, al quale noi col professor Lussana non ci peritiumo di rispondere affermativamente. E valga il vero, qual è lo sconcio di cu i da tanti anni lagnansi gl'igienisti, i filantropi, i socialisti? Che il popolo che pena, stenta, s'affatica e suda non possa avere un alimento ripa ratore e rico nfortante iri proporzione de' suoi bisogn i. Il prezzo elevato che a più riprese e io diverse epoche raggiunsero le bovine aggravando siffo, LLo sconcio fece pensare al rim edio; e quello fu trovalo nella carne di cavallo da aggiungersi agli altri mezzi d'alimentazione. Ma da quanto più sopru ven immo esponendo scaturisce che adoperando soltanto la ca me dc' cavalli sani non si raggiunge che imperfettamente lo scopo, perchè il numero di questi, morti od uccisi per lesioni traumatiche, non corrisponde a quello dei diseredati, pei quali la carne è inaccessibile; dunque per colmar quel deplorevole vuoto si deve meuerc a profiLto anche la carne de' cavalli che soccombettero a morbi interni di qualsivoglia indole e specie . L'agire diversamente è un rinnegare il canone fisioANNo xx, VoL.

1.

5


66

G7

SGLLA Ol'l'ORTU.l'iIT,\ DELT,'Jl'l' OFAGI..\. lN ITALIA

TANTO FRA LE POPOLAZIONI CIIE PRESSO J,E TllUPPU

logico SLL cui è basata l'opera succitala di Geoffroy Saint-Tiilaire. (( La YÌande est l'alimenl par excellence de l'hom me, surtout dans les pays froids et tempérés » ed un misconoscere il fatto rjgorosamente stab il ito dalla statistica e proclamalo dal signo1· Leplay. « lSna pa:·te della popolazione delle ciLlà d'Europa e una grandissima parte dei campagnol i difellano iii carne. » A che cosa conduca cotesto cli:etlo in Italia ce lo addita il .13alardini colla sua statistica dei pellagrosi nella provincia di Brescia da cui ril evasi che dal 4830 al 1855 la cifra di quegl'inl'ehci, ch'era cli oltre a 20,000 per la Lombardia., salì di 4000 nella sola provincia di Brescia, e di 221,1.. in quella di Bergamo, ( dal '1850 al 185~) a lestimonianza del prof. Lnssana, il quale ci assicura che soltanto nel ·1856, nelle due provincie or nominate, morirono di pellagra 1227 individui! Ci pare che a liberarsi da un tanto _fla?ello fr~nchi la spesa di farsi violenza, ~i butt~r via 1 v~~ch1 pregiudizi, le ripugnam:e e gli ereor1, ta~to prn che la pellagra non alligna sollanto nella B_rcsciana ,e nel Ilc~·gamasco , ma regna endemic~mente in tutta l alta_llaha e in buo na parte della mecha e non è neppur 1gnota nella meridionale. Avvertasi che abbiam detto che franca la spesa di farsi violenzu, e non di farla, avvegnachè noi non approviamo l'alternativa in cui Bemabò Visconti pose i }errati del Papa che gli portavano al suo castello sul1'Adda il decreto di scomunica, di mangiare cioè la piombo, ~ cartapecora pontificia coi relativi bolli di andar a far una bevuta nel fiume cap1tombolandoV1 dall'alto del ponte levatoio. In certi. casi il deLLato volgare: o mangiar questa minestra o saltar dalla finestra, sarà applicabile, ma non bisoo-nerebbe abusarne per tiranneggiare i ventricoli

e sottoporli ad un regime in compatibile colla loro maniera d'essere o colle loro abitudini. Sarà una pedanteria, ma tant'è, noi crediamo che in tutte le cose s'abbian da sel'bnr quel modo e .-;i debbano rispettare que~ limiti, ai di là e al di qua dei quali, giu&ta quanto scriveva il Venosino, si va fuori de!Ja stracla rett a. In ordine alle condizioni a cui l'ippofagismo può igienicamente ed economicamente essere applicalo alle truppe diremo che in genere esse sono le medesime che accennammo per le popolazioni. Siccome però le truppe o per parlar più esattamente alcuni corpi di truppa (come giustamente osservava il D.1• Franchini) hanno di spesso de' caralli che per repentine storpiature devono essere ammazzati , o per inettezza al servizio militare si vendono a vilissimo prezzo ai privati, sarebbe convenieme che la carne di quei .quadrupedi venisse mangiata dalle truppe stesso, poiché così facendo l'erario non avrebbe lo scapito ch'ebbe finora ~cdendo pel valer della pell e i cavalli da scannarsi per lesioni violente insanabili e dando per poche lire i rifo rmali, cd i soldati avrebbero, mediante cinqt.rn e fors'anch e tre centesimi, una razione d' ollima carne che li sostenterebbe quanto quella di bove, di montone o d'altro consimile animale. Il risparmio che in tali circostanze fal'ebbe il sol· dato gli servirebbe a compensare la maggiore spesa a cui, in epoche come la presente, avrebbe a. sottostare per provvedersi la carne usual e, senza diminuirne la razione. È sott'inteso che la conven ienza non jm plica l'obbligo e ch e coloro a cui non andasse a versi la carne equina riceverebbero la solita quota di carne di manzo. Il Ministero ebbe dunque torto (obietterà taluno) a pr~scrivere come prescrisse colla nota N.0 1 pubhli-

.>

?i

;

')

b

ì


68

SULLE OPPOllTUNITÀ DELT!IPPOFAGIA IN ITALIA

TANTO FRA LE POPOL.\ZIONI CHE l'flESSO LE TRUPPE

cata sul N.0 •18 del Giornale 1Jtilitcire .Partc 11", che si vendano ai macellai borghesi quc' cavalli che dovrebbero essere scannati perchè colpiti da .qualche lesione violenta inguaribi le? Rispondiamo di no : e la ragione di siffat ta nostra risposta è la seguente. -11 Min istero della guerra non può, nè deve, nè vuole, a nostro credere, obbligare i mi li tari a mangiar una carne a cui non sono assuefatti e per la quale la pluralità cli essi sente un'insormontabile antipatia . E perciò disponeva con provvido consiglio che i cavalli da ammazzarsi siano ced uti a questo od a quel commerciante della città, perchè così fac endo non si defrauda la popolazione ciel vanto ggio che può a vere nutrendosi per qualche giorno di carne procacciatasi con lieve spesa. - Ma da questa misura q11al benefizio ricavano i militari? A questa domanda risponderemo ch e gli uomini di truppa a cui quad rasse far uso di quella carne lo possono al pari di qualunque cittadino e che ove 1.nlto il reggime nto fosse di sposto all'ippofagia o potrebbe ricomprar la carne dal compratore della bestia o tenerla oddirittura per sò, sborsando al Ministero la somma offerta dal beccaio borghese, nel qual caso oltre ::il benefizi o diretto risultante dall'acquisto di buona carne a vii prezzo avrebbe quello indireUo dell.'utile ricavalo dal Governo d'un a derratl\ alimentare che poco tempo fa andava sprecala intieramente per lui e per gli altri. Certo sarebbe più semplice e preferibile dal punto di vjsta dell'economia lo stabilire ricisamen te che Lanto i cavalli da abbattersi quanto i riformabili venissero uL'ilizzati per l'alimentazione degli uomini di quel corpo a cui appartenevano i cavalli medesimi. Ma allora si cade nella coercizione, in quel peccalo.

69

cioè, che la maggioranza riprova e che almeno nelle contingenze non soverchiamente imperiose ed eccezionali, vuol essere evitato per non destar rum ori, tumulLi cd accuse che nelle condizioni attuali dell'opinione pubblica in Italia, relativamente alla mangiabilità della carne equina, non mancherebbero di sollevarsi. I mperciocchè se gli scienziati e molti uomini dotati di quel senso, che fu denominato r.omune per antifrasi, basandosi sull'analogia e sulla storia sono arrivati a comprendere a tulla prim a che la carne di cavallo è un pregevolissimo cibo, cotal verità non pen etrò per anco nelle masse, ad onta àel predicar di lan Li apostoli dell'ippofogisrno, di tanti ba nchetti ippofagici e de' macelli equini apèrti si in alcune nostre città; e molli di quelli che per propria elezione sarebbero propensi a lasciarsi trascinar dall'esempio ricalcitrerebbero più che mai qualora. fossero costretti da una disposizione superiore a far uso di carne di cavall o. Arrogi poi che quella gramigna dei pregiudizii ereditati dai nostri rrwggiori rigogliosa e vi Yace malgrado i lodevo_ lissi mi sforzi di que' generosi che a tutt'uomo intesero ed intendono all'erculea fatica di sbarbarla, ripullula come ripullulavano le teste all'idra di Lerna, anche in quelle località, ove un maggior grado d'istruzione e d'incivilimento farebb e supporrf' che non avesse più ad allignare. Quanti proseliti fecero a Parigi le dotte lezioni di Geoffroy Saint-Hilaire, le sperienze di Rcnault, le pubblicazion.i di Figuier e di tanti al Lri barbassori, il voto dell'accadem ia di medicina, i festini ippofogici di Alfort, e quelli stessi di Geoffroy Saint-Hilaire, di Decroix e d'altri ippofagi parigini? Pochi, anzi pochissimi. Eppure I1 arigi è stata, forse poco modestamente, proclamala il cer-vello clel monclo dal suo protopoeta Vittor Hugo che non è certo il prototipo della modestia: e

i I


70

SULLA OPPORTUNITÀ DELL' lPPOFA(HA JN l'rALIA

recentemente, durante l'assedio, ebbe novella occasione di assicurars i che la carne cli· cavallo è buona e nutritiva al pari d'ogni allral Nè ebbe, checchè ne dicano, miglior fortuna l' ippofagia nell'Atene . germanica, a Monaco, a Brusselle, a Lione, a Torino, a l\'.Iilano . Come sostanza al imentare di ripiego, in temp i di fame e di carestia, vi si poté impiantare; ma in tempi normali non fece finora nè ha probabilità di fare. in un prossimo aVYenire una seria concorrenza alla carne di bove, di mon(one o di maiale. On<l'è che noi , pur associandoci alle aspirazion i di que' filantropi ehe sul far d'Enrico IV vorrebbero che !)opalino avesse oltre il pane del Pater nostcr, quot1d1anamente una pollastra da mettere in pentola, non reputiamo possibile l'adozione definitiva della carne di cavallo come alimen to ordinario della truppa, fi nchè dureranno nel volgo le idee tramandategli dagli avi e rafforzate dall'abitudine circa siffaua carne. Auguriamo neH'inter~sse comune che l'ippofagia vada man mano guadagnando t-erreno e trionfi dello schifo e della repulsione che fin qui ha inspirato ed inspira alle ~asse , affinché si tragga profitto di quell'ingente quantità di sostanza nutritiva destinala in addietro a fecondare qualche palmo di terra: facciarn voti perchè sì giunga a far lo stesso anche riguardo alla oarne di bestie morte di malattie infeziose, che cosi anche i campagnoli, gli artigiani e tutti i meno favoriti dalla fortuna av1;ehbero assicurata la loro parte di vitto animale, cooformernente ai bisogni del loro organismo ., ed alle filantropiche mire del più volte ricordato profess or Lussana. Quando ciò si avveri, si potrà finalmente concedere a.Ila truppa una razione giornaliera di 300 grammi di carne, seeondo le inlellzioni del Consiglio di sanità dell'armata francese e le proposte fatte da parecchi rned ìci militari belgi, tedeschi ed itali ani.

i!

7,t

r

TANTO !?RA LE POPOLAZl ONI CHE PRESSO LE T_RUPPE

I

l\fa finchè quel vagheggiato mutamento dell' opinione pubblica rimane allo stato di crisalide e di remota speranz<1, la succital.a nota ministeriale (ripetiamo qui ciò che dicemmo nella ,t• lettera al JF Franchini) segna un ~ero progresso, siccome quella che [ugevola l'ippofagia e le somministra mezzi, senza mancar alla logica ed alle leggi sanitarie vigenti, e sopraluUo senza . diparlirsi da quella prudente temperanza, a cui sarebbe desiderabile fossero informali tu lli gli alti amministrati vi. Questo significa in altri termini che a parer nostro ,e, stando le co:-;e come stanno, l'ippofagia non può introdursi nell'esercilo se non subordinatam en te ed in modo temporaneo, e che la sua introd uzione forzata e permanente non avrebbe .rjsultaLi so ddisfacenti nè dal lato igienico, né dal lato economico. Limitiamoci pertanto a diffondere fra i militari l'idea che la carne di cavallo sano è ottima e che quella di cavallo infetto è mangiabile anch' essa, onde preparar gli animi e gli sto machi a non far troppo gli schizzinosi ed a non mettersi in rivolta quando le circostanze impongano l'uso deli'una e dell'altrn . Sicuramente ad avvalorare e prom uovere la propagazione e Ja popolar·izzazione cli siffatta idea conferirebbe potentemente l'esempio, e perciò noi lu_ngi dal disapp ro vare o sconsigliare il mezzo sugget'ito d,d D. Franchini, che è quello a cui ricorse Lar rey in Egitto, cioè che gli ufficiali ed i solt'uffi.ciali mangino essi pei primi, alla presenza dei soldati, carne equina, e diasi un suppleme nlo di razione della medesima ciccia a queglii uomini ril i bassa forza che si dichiarano disposti a ciba rsene, facc iamo plau.so al suggerimento ed uniamo la nostra voce a quella del sullodato doUore per invitare tutti gli uffì.cin li veramente teneri del benPsscre e della snlute dei loro subord inati a volersi udop rarn colle parole e coi fatti a distruggere le viete credenze

I ,>


72 SULLA OPPORTUNIT,\ DELJ. IPPOFAGJA IN ITALIA, ECC , di cui tulti sono più o meno imbevuti sin dall'infanzia circa la carne equina, ed a rompere le abitudini contratte e abbandonar l'andazzo del « Così faceva mio pad re ». Mediante questi ammenicoli e queste preparazioni 1 figli dei nostri figli è presumibile che non facciano le smorfie e il viso arcign o, quand o udranno a parlare cli carne cavallina e che se ne potrà generalizzar l'uso, senza tema di oflen dere i nervi del gusto della méiggioranza, e di fa r gridare allo scanda lo e ad alia prepo tenza, come avverrebbe oggi, qualora si volesse addivenire a simile misura, come, se non ci andò fallito l'intento , ci lusinghiamo di avere esuberan te·rn ente chiari to, i tempi non essendo ancor propizi, nè gli uomini sufficientemente disposti all'i ppofagia. Però essa non è impresa a eui si abbia a rinunziare. Le più u tili innovazioni, le più salutari riforme in contrarono sempre · ostaco li· e difficoltà. Si rammentino le opposizioni ed i disgusti che dovettero sopportare sullo scorcio del passato secolo Parmentier per introdurre in Francia la palata (ch'è poi di venuta , quantunque poco nutriti va, la provvidenza alimen tare di tante popolazioni ) e Jenner per regalare al mondo quel benefico trovalo che strappò dalle ugne mortifere del vaiuolo diversi milioni d'individui! Non recedano adunque gli uomini di buona volon tà dalla guerra iniziala con tro i pregiDgizi, gli errori e gli spauracchi d'ogni maniera, non si stanchino , perseverino nella nobile e meritoria missione cui si sono sobbarcati, e l'ippofagia prend erà alla fin e il posto che le compete nell'alimentazione po polare, se è vero, come lo è di certo , il dellato del poe ta 1

Gutta cavat lapi1cm non bis, sed saepe cadendo

P. E.

fiIANAYRA

Colonnello medico.

L' ESERCITO ITALIANO NEL 1814

L'anno non ha guari tramontato, ha pur esso segnato una data memorabile nello sviluppo militare dei diversi Stati di Europa, e se nessuna nuova guerra è venuta ad interrompere il lavoro di trasformazione e di preparazione che ferve dovunque, ed a modificare i criteri desunti dai memorandi avvenimenti guerreschi del 1870-71 s:econdo i quali questo lavoro si compie, non per questo l'attività. è diventat a minore , e coloro ai quali venne confidata la sorte degli eserciti, si sono abbandonati ad un ozio contemplativo. Vero è che le istituzioni militari continuano a trovare dappertutto av versari numerosi e più o meno fierr; chi li combatte in nome degli interessi finanziari ed economici ; chi vede in .essi un ostacolo prepotente al trionfo di certi principi vaporosi che partendo dai diritti ·dell'uomo, salgono su su fino alla fratellanza delle nazioi'.li, o pei più modesti, all'arbitrato internazionale; chi infine li giudica strumenti irrugginiti ereditati dal medio evo e disadatti a compiere sia pure una sola delle funzioni della società moderna. Eppu_re nessuna di queste opposizioni è r iescita ad aprire una breccia, per la quale sa.rebbero passate tutte le altre alleate, e gli eserciti non solo norì sono scomparsi o vicini a scomparire, ma distendono ogni giorno più le


7fk

NEL 487fk

L'ESERCITO lT.\LIAi'iO

loro ali, e tendono a diventa.re, sul serio, le nazioni in armi! Vi è, a nostro giudizio, una legge naturale, la quale nelle trasformazioni continue cui va soggetta la società umana segna i limiti del possibile e dell'impossibile, cosi crediamo che a questa legge è affidata la protezione degli eserciti, i quali ci mostrarono in ogni tempo le armi alleate alla civiltà, ed anche oggi in cui il moto delle idee si è fatto così serio e la discussione lib.era e continua è diventata la base dei Governi più fortemente costituiti, esse ci appaiono come altrettante dighe messe lì apposla per contenere la tempesta, e per far argine a quelle aberrazioni improvvise, che non sono rare nella storia dei popoli. Nessun timore adunque che sieno vicini ad un trionfo quei principi leggeri e appassionati che ci dipingono gli eserciti vicini al tramonto e siccome le vittime predestinato di una nuova civiltà che si avvicina; pur ammettendo le diverse condizioni di questo o di quell'i\ltro paese, ed i diversi uffici che gli eserciti naturalmente vi disimpegnano, a noi meno che agli altri sarà concesso di condividere la più piccola responsabilità di q uestì giudizi, mentre un passato recente ed anche l'esempio di tutti i giorni dimostrano di qual potentissimo aiuto sia stato l'esercito nell'assicm·are all'Italia nostra quei doni più cari ad un popolo, cho si chiamano l'indipendenza, l'unite\ e la libertà. Però senza bisogno di ricercare in un ordine di idee del tutto astratto le difficoltà che quasi in tutti gli Stati, meno in uno favol'ito straordinariamente dalla fortuna e collocato in una posizione troppo eccezionale perchè possa servire di esempio agli altri, circondano le istituzioni militari ed il loro sviluppo, noi le troviamo assai più da vicino, o ne troviamo ogni giorno le traccie nelle discussioni parlamentari ed in tutte le pubblicazioni ufficiali ed ufficiose che veggono la luce in Europa.

75

Me~tre da ogni parte s'innalzano grida di allarme, e si tien fisso lo sguardo là dove la scienza e le arti militari si giudica per consenso universale abbiano toccato il più alto grado di perfezionamento sotto tutti i rapporti, dall'altra sono continue le preoccupazioni e gli sforzi per mantenere un giusto equilibrio 'Lra la capa cità .finanziaria e quella milita1·e, determinando una oscillazione continua, fra quello che si dovrebbe , e quello che si può spendere , la quale fa sì che la riforma militare incominciata da più anni nei primarii Stati d' Europa proceda assai lentamente ed in mezzo a mille dubbiezze e non dia tutto quello che pur dovrebbe dare. Nessuno però ha finora osato cli ritrarre il passo dalla via per la qual e, o volontariamente o costretti dalla forza delle circostanze, si sono messi tutti. gli Stati, per timore che le accuse di spensieratezza si cambino presto o tardi in accuse di imprevidenza, come non manca mai di fare ch i giudica ognora degli uomini e degli avvenimenti all' infuori di ogni sentimento di personale responsabilità. In questa dura e continua lotta alla quale sono condannati gli Stati, noi siamo tratti a domandarci anche quest'anno quale parte vi abbia rappresentata l' Italia, e come siano stati spesi questi dodici mesi, in cui nessun avvenimento importante è venuto a turbate il sereno della più perfetta calma politica. Se le considerazioni finanziarie hanno continuato ad essere dovunque l'ostacolo più serio alla completa trasfo.rmazione degli ordini militari, queste difficoltà dovevano essere ben maggiori in Italia, dove il problema finanziario dura già da molti anni e si impone a tutte le menti spassionate, siccome la cagione principale dei molti disturbi economici ed amministrativi sentiti da tutte le classi sociali; la necessità di pareggiare le entrate colle spese è da· tutti riconosciuta, e t~


76

L'ESERCITO ITALIANO

la soluzione di questo difficile problema è universalmente additata come la meta verso la quale si debbono indirizzare tutti gli sforzi della nazione. Data una si!uazio~e. di questo genere , era difficile, per non dire 1mposs1b11e, che le istituzioni militari non ne risentissero alcun effetto, e che lo sviluppo di esse non fosse subordinato ad un criterio finanziario indeclinabile. Divenne quindi indispensabile di stabilire una cifra di bilancio, la q~ale non fosse in alcun caso oltrepassata, e se questa cifra parve in principio che offrisse alla Am~ini.st_ra~ione de_lla guerra una c~rta larghezza, questo gmd1z10 m seguito alle perturbazioni prodotte sul mercato pubblico dalla mancanza di numerario, rlagli scarsi raccolti ~e!l'annata precedirnte e da alcune vicende parlame~tari imprevedute, dovettero a poco a poco modificarsi, fino ad abbandonare alcuni concetti che formavano pure parte del programma militare di tutto l'anno, come ved~emo in seguito. Noi non potremmo adunque collocare 11 1874 tra gli anni più fortunati per l'esercito italiano, ma non è piccolo risultato quello che si ~. otten~to di ~antenere inalterate le basi generali sopra le quali esso s1 regge, e di tener alta la bandiera della rlforrr.ta mili tare, malgrado le difficoltà d' ogni gener~ che c1 attorniavano. Le v icende per le quali è passato l'esercito italiano durante il 1874 si possono dividere in due speciali ca( tegorie, quelle. dipendenti dai poteri legislativi dello Stato e quelle invece che sono il frutto dell'applicazione di leggi già approvate e di quei provvedimenti esclusivamente riservati al Ministero della guerra e che sono intesi_ a, mo~ificare o mutare le discipline, ed i regolamenti d ogm gener e che reggono internamente ·1, esercito. Trascorso il periodo delle riforme radicali ·rimaneva_ ~ studiare come le nuove leggi funzionassero, a conctl!are loro la pubblica opinione ed a proseguire

I

NEL

1874

77

inoltre nel o-raduale perfezionamento degli ordini disciplinari, tatti~i ed amministrativi, ~he non_ è. il meno importante, perchè forse è il men vISto. Noi c1 occuperemo partitamente di tutte queste vicende , seguend~ quest~ volta un metodo alquanto diverso di quello seguito negli anni scorsi, ma che ci parve il più appropriato , anzi l'unico possibile. · tM.i,..Le grandi riformè d'ogni genere, non ultime quell~ militari, attraversano diversi periodi, ed il primo, è quasi inutile il dirlo, è invariabilmente quello degli entusiasmi e delle facili condiscendenze; delle riforme non si vedono che le linee generali , non si apprezza che il bello, ma quando la loro applicazione incomincia, quando gli interessi individuali si commovono, quando qualche inevitabile inconveniente sopraggiunge, quando tutti ne provano qualche disturbo, sia pur piccolv o grande, allora incominciano le censure, allora sorgono improvvisi gli scoraggiamenti, e si rimpiange il passato, mentre il passato non è più possibile, ed il nuovo non è ancora compiuto. Nessuna meraviglia adunque che pure in Italia questo fenomeno ordinarissimo siasi prodotto, e che le nuove riforme militari incominciassero ad essere circondate da una certa atmosfera di diffidenza, la quale non ·giovava certo a facilitare il còmpito dell' Amministrazione della guerra e creava una situazione piena di incertezz.a, che tutti avevano interesse a togliere di mezzo. Nè mancava, a dir vero, l'argomento di una vasta discussione. Numerose voci erano sorte a biasimare or l'una , or l' altra parte del nuovo ordinamento. Già non si credeva ben sicura ed irremovibile la cifra di 165 milioni di bilancio ordinario ed i 20 di straordinario, che il Ministro della guerra aveva detto essere la somma occorrente per l a sua amministrazione; là si assicurava con molta asseveranza che. questa cifra di bilancio er.a assolutamente insufficiente ad applicare le

•


78 L'ESERCITO ITALIANO nuove leggi; poi la durata della ferma di servizio sotto · le armi, i congedame.nti anticipati di alcune classi, il modo di funzionare dei distretti, i quadri dell' esercito e della milizia mobile, l'istruzione delle seconde categorie, erano volta a volta argomento di appassionate ~iscussio~i, le quali erano tanto più nocive, quanto più rndetermmate. Mentre la stampa si abbandonava a polemiche qualche volta intemperanti, queste accuse, queste censure, creavano come abbiamo già accennato, una situazione non diremo pericolosa, ma certo poc·o confacente a quell'ambiente tra:nquillo e simpatico di cui Ié istituzioni militari, principalmente le nuove, hanno bisogno per mettere radice e prosperare. E quasi non bastassero le opposizioni ìocali , parecchi giornali stranieri , che godono fama di autorevoli e di ponderati nei lpro giudizi , pubblicando comunicazioni e corrispondenze grandemente inesatte sulle condizioni dell'esercito italiano accrescevano lo strepito , ed incoraggiavano la condotta di coloro i quali, forse dubitando a ragione dell'autorità propria, si associano premurosamente a tuttociò che di ingiusto o di sgradito si pubblica all'estero sull'Italia e sulle sue amministrazioni, dando così l'esempio di un singolare patriottismo. Era dunque diventata necessaria una discussione ampia che togliesse di mezzo ogni dubbio, e fu lo stesso Ministro della guerra che la provocò in occasione delle leggi militari sulle quali la Camera dei deputati -fu chiamata a pronunciarsi nello scorso mese di marzo. Se volessimo seguire quelle importanti discussioni che durarono parecchi giorni, oltrepasseremmo di certo i limit1 che ci siamo proposti collo studio presente; d'altronde esse sono ancor vive nella memoria di tutti coloro che per poco si occupano delle questioni militari, perchè noi crediamo necessario di richiamarle anche sommariamente. Ciascuno si ricorda però che in quelle di-

I

,J 87479 scu.ssioni, il Ministro della guerra fece una completa esposizione del suo sistema ed affermò che mentre da una parte tsarebbe mantenuta inalterata la cifra del contingente annuo di leva di P categoria 'in 65,000 uomini, non avrebbe pt)r altro oltrepassato la cifra di 180 milioni tra bilancio ordinario e straordinario della guerra , strettamente collegato coi calcoli fìnanziarii di cui il Ministro delle fina.nze aveva dato poco prima comunicazione al Parlç1.mento. Queste discussioni importantissime richiamarono in modo singolare l'attenzione della opinione pubblica, ed ebbero fine con un esplicito ·voto di fiducia al Ministro della guerra, di cui crediamo opportuno riferire il testo: « La Camera udite le dichiarazioni del Ministro della guerra, approva l'indirizzo da lui dato all'amministrazione m ilitare e passa all'ordine del giorno ». Da quel momento tacquero le opposizioni, e l'applicazione delle nuove leggi potè proseguir-e tranquillamente, e non fu se non quando, in seguito ad alcune vicende parlamentari, le quali ei.>COno dalla Dostra competenza, il governo fu costretto a chiedere al Senato che si sospendesse ogni discussione sul progetto di legge per le fortificazioni dello Stato, eh.e sta'Va già dinnanzi ad esso, che la questione militare fece ·capolino un'altra volta, sebbene prendesse altra forma. Vivissima fu la discussione che si impegnò intorno a questa proposta ministeriale, frutto di imperiose circostanze, ma:-anch'essa ebbefì.ne con un voto favorevole al Ministero poichè il Senato approvò l'ordine del giorno sospensivo, il quale per l a sua importanza, crediamo merit i di essere qui riprodotto. Esso suonava così: « Il Senato sospende· la discussione della legge e prendendo atto delle dichiarazi0ni del Ministero lo invita a ripresen.tarla appena abbia assicurato i mezzi di sostenere la spesa, facendo però in modo che i lavori vengano eseguiti con quella ~aggiore sollecitudine che valga a NEL


80

1

L ESERCITO ITALTANO

compensare il tempo perduto in forza della presente sospensione, e passa all'ordine del giorno ». Queste discussioni alla Camera dei deputati ed al Senato, le prime relative alla cifra del bilancio ed all'ordinamento militare, le seconde alla difesa dello Stato, segnano i due punti culminanti dell'azione parlamentare sull'in dirizzo militare del paese, e per questo carattere loro meritavano di essere particolarmente ricordate, senza dispensarci dal discorrere più avanti delle singole leggi militari, sulle quali furono chiamati a pronunciarsi i due rami del Parlamento. Ma prima d1 passare oltre ci pare opportuno di fermare l'attenzione del lettore sui tratti caratteristici di queste impot'tantissime discussioni militari, i quali delineano a spiccati contorni la nostra situazione militare, e quella di molti altri Stati, cioè dire un contrasto continuo fra le esigenze militari e quelle :finanziarie, cosicché i p_oteri legislativi sono quasi continuamente condotti a togliere con una mano ciò che hanno donato coll'altra. Nondimeno sarebbe ingiustizia non riconoscere che nella passata sessione il Parlamento ha proceduto nelle proporzioni del possib ile alla discussione delle leggi indispensabili, provvedendo a migliorare le condizioni militari del paese, ed a riempire la lacuna prodotta inevitabilmente dal tempo, mediante l'approvazione dei progetti di legge per la leva sui giovani nati nel 1854, per l'autorizzazione per le maggiori spese di lire 3,500,000 per acquisto di materiale d'artiglieria da campagna, e per l'autorizzazione della spesa straordinaria di 9 milioni per completare la dotazione di vestiario dell'esercito e sugli stipendi ed assegnamenti fissi agli ufficiali alla truppa ed agli impiegati dipendenti dall' amministrazione della guerra. Tra queste l eggi converrà fare menzione particolare di quella relative alla rafferma destinata a migliorare sensibilmente le condizioni dei

N EL

•1874

81

sott'ufficiali dell'esercito italiano e che in breve tempo venne discussa ed approvata. Non così fortunati furono i due progetti di legge di capitale importanza concernenti il reclutamento dell'esercito, e, come abbiamo già detto più addietro, quello r elativo alla difesa dello Stato. Il progetto di legge sul reclutamento, dopo di aver percorso tutti gli stadii che precedono la discussione pubblica e dopo che l'on. deputato Farini lo aveva accompagnato con una lunga e diligente relazione, nella quale erano accettati tutti i criterii principali che informavano il progetto min isteriale, dovette essero sagrifìcato in seguito alla precipitosa chiusura della sessione, alla quale tennero dietro le elezioni generali e l'ctpertura di una nuova Legislatura. L'on. Ministro della guerra ha riparato, per quanto stava in lui, a questo contrattempo, ripresentando or sono poche settimane alla Camera dei deputati un nuovo progetto cli legge, assai più breve del primo, nel quale sono però raccolte tutte le disposizioni principali,._ ed il principio del servizio militare personale ed obbligatorio viene contemperato con alcuni provvedimenti atti a renderlo di minore disturbo a tutte le classi sociali, e coìla istituzione di una tassa militare a carico di coloro che non prestano servizio nell'esercito attivo, e che 0 destinata principalmente a rifornire la Cassa militare minacciata nelle principali sue rendite coll'abolizio ne del diritto di affrancazione per mezzo di danaro, ed a far fronte, come fece finora, al riassoldamento dei sott'ufficiali. P er ciò che riguarda il progetto di legge sulla difesa dello Stato, già approvato in prin · cipio dalia Camera dei deputati e sospeso dinanzi al Senato, poco abbiamo .da aggiungere. Sono noti gli studi che accompagnarono in Italia la discussione di questo gravissimo problema, ed il progetto del Ministro della guerra, mentre rimandava ad un'epoca più propizia la costruzione delle opere di una n.ecessità non ANNO xx, Yor.. 1. 6


82

L' ESET\CITO I TALlANO

impellente, si limitava per ora alle indispensabili valutate dal Ministro in una somma di 79,900,000 li.re. Ma se il lavoro legislativo dei due ratni del Parlamento non ha dato tutti quei risultati che si potevano sperare, non per questo il graduale sviluppo delle leggi e degli ordinamenti approvati nelle precedenti sessioni si è arrestato , ed è in questo campo che l'Amministrazione della guerra ebbe agio di esercitare tutta la sua attività e di atten dere a tutti quei perfezionamenti che hanno fatto dell'esercito italiano una istit1:1zio11e che attira gli sguardi degli stranieri, e forma anche per loro parte argomento di studi cont in ui. È stato questo un lavoro minuto di tutti i giorni, un lavoro il quale dopo le radicali riforme degli anni addietro, è potuto passare inosservato, ma che ebbe pure una grandissima influ enza nel rialzare le condizioni morali e materiali dell'esercito nostro, e n el discliiuder e un nuovo orizzonte all'attività individuale. Alla fine del 18i4 l'esercito italiano si presenta già come una massa imponente, e se il giro di pochi anni non è valso ancora a far r aggiungere ai suoi quadri quel massimo grado di sviluppo che è contemplato nei nuovi ordinamenti, pure esso ha già preso un aspetto nuovo, ed abbandonate le antiche forme di un esercito a basi ristrette, qual era il nostro dal lSGO al 1870, le quali però non rispondevano alle nuove condizioni dell'Italia ed alle esigenze iudeclinabili create dai progressi di ogni genere avveratisi nelle scienze e nelle arti militari , si presenta già con quei tratti caratteristici che distinguono gli eserciti moderni, e prima di tutto il german ico, imitato poi con maggiori o minori temperamenti da quasi tutti gli Stati europei. Alcuni dati approssimativi raccolti dalle più recenti pubblicazioni uf:6.ciali varranno a dimostrare l'esattezza di questi apprezzamenti. Infatti, per quanto r iguarda la forza si

83 187.&_. può calcolare che l'esercito italiano al 31 dicembre 1873 contasse circa 280,000 uomini di 1a categ·oria, ai quali nel corso dell'inverno si aggiunse la classe di l • categoria dell'anno 1853, forte di 65,000 uomini, dimodochè si può calcolare che sul finire del 1874 l'effettivo dell'esercito sali va, valutate le perdite, a 320,000 uomini, ai quali conviene aggiungere la riserva di complemento valutata in -200,000 uomini, ciò che dà un totale disponibile di 550 mila uomi.ni per l'esercito di 1a linea. Nè meno importante è lo sviluppo preso nell'analogo periodo di tempo dall' esercito di 2" linea o milizia mobile, poichè alle classi di l • categoria del 1842, 1843, 1844, e quelle di 2" categoria del 1846, 1847 e 184.8, vennero ad aggiungersi una n uova classe di in ed yn' altra di 2." categoria , portando la forza totale della milizia mobile a circa 2 50,000 uomini, toccando cosi tra l'uno e l'altro esercito comodamente la forza di 750,000 uomini, ch'era appunto quella contemplata dai nuovi ordinamenti. Da questo punto di vista adunque i nuovi organici fun zionano g ià in modo più che soddisfacente, tanto più che questo risultato si è raggiunto a poco a poco, senza perturbazioni, senza alcuna di quelle le:ggi retrcattive, le quali possono da un giorno all'altro ingrossare i quadri di un esercito, ma che sono insufficenti a preparare un esercito solido e capace di combattere in aperta campagna. Ed invero, se la dur.a ta del servizio di l" categoria in Italia non è esuberante, basta però a impartire alla recluta un'educazione militare soddisfacente così dal punto di vista morale, come da quello essenzialmente tecnico, ed è conforme a quanto si pratica presso eserciti stranieri , i cui ordini hanno ricevuto la potente consacrazione della vittoria. Questi risultati, i quali abbiamo accennato con un NE I,


84

L'ESERCITO ITALIANO

vivo sentimento di soddisfazionè, non basterebbero tuttavia a rinfrancare l'animo da: ogni dubbio ed a togliere ogni timore d~ll'avven ire, se lo sviluppo delle forze in uomini dell' esercito nostro non fosse andato di pari passo collo sviluppo e col miglioramento dei · quadri di tutte le armi, ed è qui che l'A.mministrazione della guerra ha concentrato anche in ques'to anno tutta la sua attenzione. A lle promozioni arrestate quasi assolutamente per lunghi e ben dolorosi anni è ora succeduto un movimento notevole e costante, il qu·ale m~ntre da una parte rende giustizia alle legittime esigenze morali ed economiche degli uf.tì.ciali, circonda la carriera militare di nuove attrattive e vi richiama la gioventù italiana, che se n'era allontanata come da un campo arido e ingrato. Il numero degl'i allievi ammessi nell'Accademia e nella Scuola militare continua ad aùmentare, ed è questa una prova irrefrao-abile che il sentimento militare del paese va rialzand~si a poco a poco, e liberandosi da quegli ostacoli d'ogni natura che lo hanno tenuto compresso per molti anni. Tra le fortunate creazioni dovute all'Amministrazione della guerra_ durant~ il _1874, noi dobbiamo contare a questo proposito la r1cost1tuzi6ne dei due collegi militari d'i~truzione secondaria nelle città di Milano e di Firenze. E inutile ricordare sotto l'impero di quali eccezionali circostanze, ed aggiungiamo pure di pregiudizi, g1i Istituti militari di istruzione secondaria vennero nel 1867-68 ~boliti, salvandosi a mala pena quello di Napoli, ricco di tradizioni e difeso con molto calore dinanzi al Parlamento, do.ve da un momento all'altro se ne minacciava la ·soppressione. La spesa di quesi:o Collegio, ciascuno se lo ri~orda, fu per parecchi anni portata nella parte straordinaria der bilancio, essendo esso destinato a seguire J.~ sorte degli altri suoi compagni, ma più fortunato di essi, non solo riesci a sopravvivere loro, ma

I

85 NEL '1.87{ a veder ancora risotgere quei collegi che pareva fossero stati per sempre sacrificati. Non sembrerà soverchio al lettore, che noi ci tratteniamo alquanto sopra questo argomento, poichè trattasi di una questione di principio, e la ricostituzione dei due Collegi militari cli Milano e di Firenze risolve in modo vittorioso il problema che gli avvel'sari di essi avev;ano posato con tanta sicurezza e con tanta copia di. argomenti, fino a trovare consenziente la maggioranz.::. del Parlamento nell'adottare una risoluzione ·ai cui si dovevano vedere in breve i cattivì frutti . Era stato detto, r icordiamo, che questi collegi militari erano n on solo inutili, ma nocivi, perchè alla libera vocazione <le-lìe armi che si sarebbe sviluppata nella gioventù italiana, si sostituiva una carriera imposta fino dai primi anni, facendo dei collegi militari altrettante fraterie o seminari militari. Meglio sarebbe stato adunque l asciare alle scuole ordinarie più perfette e complete il còmpito di educare la gioventù . italiana, l a quale non aveva bisogno dei collegi militari , in cui si imparav;1 poco e male, per consacrarsi l iberamente alle armi, quando il momento sarebbe venuto. Questa delle fraterie militari, poteva essere una frase acuta ,e forse di spirito, e come tale ebbe un certo successo, ma il tempo è galantuomo, e n on tardò a dimostrare che lo spirito ha poco valore nello stabilire il criterio fondamentale delle leggi. Quali furono in breve le conseguenze della soppr essione dei collegi mili tari con una relativa facilità? Furono queste, che i quadri dell'esereito a poco a poco diventarono scarsi ed era naturale, poichè andavano a poco a poco inaridendosi quelle sorgenti dalle quali solevano trarre iL loro sostentamento ed era inutile attendere un compenso dallo slanci.o militare di un pop_olo da poco costituitosi a nazione e povero di vere e buone tradizioni militari. E


86

L'ESERCITO ITALIANO

questo risultato fu per tutti così evidente che quando si trattò di ricostituire i collegi militari, nessuno sorse a combattere una proposta, la quale dopo soli sei anni faceva r isorgere una istituzione che si volle un giorno condannare perfino in nome della civiltà. La riapparizione dei collegi militari che, con quello non mai soppresso di Napoli, sono ora al numero di tre, meritava di essere salutata come il trionfo di un sano concetto militare, e di essere annoverata tra i più importanti risultati ottenuti dall'Amministrazione della guerra nel 1874. Il paese che non aveva.veduto scomparire senza rammarico questa istituzione, ha risposto degnamente all'appello che gli venne fatto. I municipi si adoperarono con O"'ni mezzo onde facilitare la ricostituzione b di questi collegi e la gioventù italiana con molto slancio accorse a popolarli. Le famiglie videro in essi un mezzo facile, sicuro, e relativamente economico di educare i loro figli, gli uomin~ amanti del progresso, non scompagnato da una solida e buona educazione nazionale, applaudirono a questo importante provvedimento il quale inaugura una concorrenza efficacissi'ma , la sola possibile, ad altri istituti nei quali non si apprende certamente nè l'amore al Re ed alla patria, nè il rispetto alle leggi. Se tutti gli allievi di questi collegi non seguiranno l a carriera militare, non mancheranno per questo di accrescere il numero dei cittadini robusti di spirito e di corpo, di cui ha cosi grande bisogno l'Italia nostra. . Occupàndoci delle fonti dalle quali i quadri qell'esercito sono soliti trarre un largo contingente di uffi ciali, noi siamo tratti a discorrere della istituzione del volontariato d'un anno, il quale ha sollevato e in Italia e altrove molte preoccupazioni, molti dubbi, molti ti. mori, ma che resisterà a tutte le critiche e vi sopravviverà, essendo esso un indispensabile compleménto

NEL

(

4874

87

delle leggi che regolano oggi -gli ?rdinamenti militari in quasi tutti gli Stati d'Europa. E debito di giustizia però riconoscere che in · Italia il volontariat.o di un anno ha prodotto minori inconvenienti che altrove, e che questi inconvenienti vanno a poco a poco diminuendo, mediante provvide disposizioni. Nulla d'altronde ha finora iµipedito che l'esercito ne ritraesse un vantaggio non indifferente per mezzo degli ufficiali di complemento e degli ufficiali di milizia mobile, che già furono chiamati a farne parte in modo permanente, ed a compiere quel periodo di tempo di servizio attivo, ch'era necessario perchè essi prend_essero l a pratica indispensabile e che il bilancio e le esigenze personali di questi ufficiali stessi consentivano. Nè conviene credere che l'Amministrazione della guerra rimanesse indifferente agli appunti che qua e là si movevano al volontariato di un anno ed al suo modo di esistere presso di noi. Vogliamo infatti affermare che i tre anni di esistenza che conta oramai .questa istituzione, segnano altrettanti continui e progressivi migÌioramenti, tanto che abbiamo veduto in questo breve periodo di tempo completarsi l'istruzione, rafforzarsi la disciplina, migliorare la tenuta ed il contegno militare. La riunione in battaglioni durante il periodo della istruzione ai campi, piuttostochè in reggimenti, la possibilità di assoggettare i volontari ad una disciplina più severa e più continua, la maggiore durata dell'istruzione ai campi, prepararono a poco a poco quelle maggiori riforme, le quali consolideranno !>istituzione del volontariato, senza spogliarlo dei benefici ch'esso offre alla gio:ventù, che pure dovendo pagare il suo tributo di sangue alla patria, ha nondimeno il diritto di farlo coi minori disagi possibiJi e senza danno per quelle carriere liberali, il cui avvenire può e deve essere considerato come un interesse


88 1.' ESERCITO 11'.\ LU.:'\O sociale. Una recente disposizione del Ministero della g uerra provvede a correggere un inconveniente sensibilissimo, quello di non poter raccogliere i volontari in nuclei abbastanza numerosi che avvantaggiassero e la disciplina e l'istruzione . Secondo questo nuovo provvedimento i volontari di fanteria potranno prestar ser-vizio solamente presso 17 distretti militari del r egno. In questo modo si otterrà indubbiamente ài dare al volontariato di un anno una maggiore consistenza e di economizzare il personale che non abbonda. Non vogliamo omettere inoltre di osservare che il volontariato, anzichè allontanare la gioventù nostra dalla carriera militare, esercita sovra di essa una benevola influenza. S'è infatti veduto il singolare spettacolo d'ufficiali di complemento provenienti dai volontal'i di un anno, i quali compiuto il loro periodo di servizio attivo presso i corpi cui vennero destinati, chiesero di continuare col grado di cui erano ri ,·estiti la carriera militare. Domande di questo genere giusiizia YOleva che non fossero esaudite, ed· il :\Iinistero della guerra ricordò in questa occasione in qual modo unicamente si pussono acquistare i diritti inerenti al grado di ufficiale nell'esercito, ma ciò non toglie che la domanda in se stessa fosse un indizio dell'amore che quei giovani avevano preso in breve tempo per la carriera militare. D'altra parte si usò maggiore severità che per il passato nel giudicare i requisiti che si richiedono per ottenere il grado di sottotenente sia pure di complemento o della milizia mobile, e con acconcia disposizione si prescrisse che i volontari arruolati neU' artiglieria e nel genio, non potranno aspirare a diventare ufficiali di complemento in queste armi, se non comprovano di essere inscritti nella focolt..\ <li matematica presso una ·università del regno, ov-vero di aver compito il corso della sezione fisico-matematica in un istituto tecnico_

187t 89 Dal complesso di questi provvedimenti si rileva quanta sia stata la cura dell' Amministraziol'le della guerra nel perfezionare un'istituzione, la quale è destinata a tornare egualmente di utile all'esercito ed alla società . Il r eclutamento degli uffièialj dell'esercito italiano, facilit ato colle dispos izioni di cui abbiamo tenuto fin qui parola, non escludeva però l'opportunità di affrettare la costituzione dei quadri principalmente per quello· che riguarda l' artiglieria mediante qualcuno di quei provvedimenti ecceiionali, ai q ualì s'è ricorso molte volte dopo il 1850, cosicchè anche quest'anno il Ministro della guerra aperse un concorso per la nomina di un certo numero di sottotenenti d'artiglieria e genio, scelti tra i giovani che avevano percorso gli s tudi matematici, e se il risultato che si ottenne non corrispose completamente alle speranze che si erano concepite, tuttavia esso non fu del tutto sfavorevoìe, principal mente se si considera quale concorrenza facciano alla carriera militare le carriere libere. Prendendo ora ad esaminare le condizioni dei quadri nella milizia mobile , essi presentano già a quest'ora un complesso abbastanza soddisfacente sia per numero che per qualità, ed il :Ministero potrà provvedere più cautamente nelle nuove ammessioni e correggere alcuni diffeiti che si erano manifestati in modo abbastanza sensibile. Così questi quadri non presentano un notevole aumento; però gli ufficiali della milizia mobìle completarono nel corso del 1874 quel periodo di due mesi di servizio attivo presso i distretti ch'era stato fissato nel 1873 e contribuirono lodevolmente nell'istruzione della seconda categoria della classe 1851-52 che fo chiamata sotto le ar mi durante il 187s1 in due diverse riprese, onde ricevere una istruzione che si avvicinò alla d11rata di due mesi. Una parte di questi uffici::i.li fu inoltre destinata a compiere un corso di NEL

1


90 L'ESERCITO ITALIANO istruzione pratica nelle principali stazioni ferroviarie del regno, onde acquistare quelle cognizioni che potrebbero di molto facilitare il lavoro di mobilitazione e di concentramento delle truppe in caso di guerra. Del resto le disposizioni ministeriali si limitarono ad introdurre nel modo di ~restar servizio di questi ufficiali delle leggere modificazioni, prescrivendo per esempio, che gli ufficiali della mili zia mobile appartenenti alla armi d'artiglieria e del genio, che dai distretti militari furono trasferiti ai reggimenti di dette armi debbano essere considerati effettivi ai reggimenti medesimi, e che gli ufficiali di fanteria della milizia anzichè ai reggimenti debbano prestar servizio ai distretti. Il Ministero ha pure disposto che il grado di ufficiale della milizia mobile è incompatibile coll'impiego di scrivano locale, cosicchè per lo avvenire gli scrivani che aspirano a tal grado dovranno dimettersi dal loro ufficio . Coloro però che attual mente sono contemporaneamente scrivani locali ed ufficiali della milizia potranno rimanere in tale posizione. Anche quest' anno l' Amministrazione della guerra nulla ha trascurato perchè gli ufficiali tutti dell'esercito potessero accrescere le loro cognizioni nei diversi rami della milizia, e noi abbiamo visto istituirsi diversi corsi speciali, ai quali furono chiamati successivamente moltissimi di essi. Citeremo tra i più importanti, il corso presso la Scuola centrale di tiro di cui ebbero a fruire un gran numero di tenenti anziani di fanteria vicini ad essere promossi capitani; una recente disposizione ministeriale avverte però che questo corso pre:... paratorio agli esami di promozione rimane interamente soppresso, poichè oramai gli ufficiali tutti hanno il . tempo necessario per prepararsi agli esami che formano oggi una · condizione sz·ne qua non ciegli avanzamenti nell'esercito italiano. Una simile disposizione non ha

! •

t

'

91 bisogno di essere giustificata, nulla chiedendo il programma di questi esami che sia superiore alla capacità ed· alle cognizioni non già del grado che si vuole CO·· prire, ma di quello che i tenenti occupano attualmente ; i tre corsi di istruzione sulle armi e sul tiro che hanno avuto luogo presso la Scuola normale di fanteria ed a ciascuno dei quali dovette prendere parte un ufficiale subalterno per ognuno degli 80 reggimenti di fanteria e dei 1 O reggimenti di bersaglieri ; il corso d'istruzione in Parma sulla conservazione e ripar&zione e sul tiro del moschetto di cavalleria, modello 1870, e sulla pistola di rotazione, modello 1874; il corso d'istruzione per gli ufficiali di massa dei distretti militari sul modo di accettare, disporre, conservare e distribuire le armi, arredi, oggetti di vestiario e carreggio, compiutosi in Torino in due diverse ripr ese, ed al quale intervennero tutti gli ufficiali di massa dei distretti militari. E come complemento di ciò che si è fatto per utilizzare tutto ciò che il paese poteva offrire in materia di quadri, aggiungeremo qui che nel corso del 1874 la categoria degli ufficiali di riserva è venuta via via accrescendosi, per mezzo di numerosissime adesioni di ufficiali di ogni grado, i quali non esitarono un momento nel farsi iscrivere nei quadri a fine di offrire spontaneamente alla patria il loro braccio e . la loro esperienza per il caso in cui dovesse sorgere un giorno di estremo pericolo e l'Italia fosse costretta a dover ricorrere a tutte le sue forze. Ma provvedere ai quadri degli ufficiali non bastava; conveniva pure risolvere la questione dei sottufficiali che si presentava colle forme più gravi, e minacciava in Italia come in Francia, in Germania ed .in AustriaUngheria la costituzione dell'esercito. Una modestia malintesa non deve trattenerci dall'affermare che forse in Italia, meglio che altrove, la questione dei sottufficiali NEL 1874


9"2

L'ESF.RClTO ITALIANO

è stata considerata i n modo pratico, ed avviata ad un'equa soluzione, mediante la costituzione dei tre battaglioni, delle due batterie da campagna, di una compagnia da fortezza, del plotone di cavalleria e dei plotoni del genio, così detti d'istruzione, i quali accolgono i giovani di leva e volontari che vogliono copl'ire il grado di sottufflqiali, e sono da;vvero diventati il vivaio de i sottufficiali dell'esercito. Qnesta fortunata istituzione ha già dato a quest'ora ottimi risultati, ed altri migliori ancora ne potrà dare nell'avvenire quando i quadri dei corpi saranno ricostituiti in modo normale, e la scelta, come l'istruzione, potrà essere facta con maggior calma, e non sotto la pressione di una necessità inesorabile. Merce queste moderne istituzioni la penuria dei sottnfficiaii incomincia a non essere più così sentita come per il passato, ed il modo facile di riparare alle perdite che si potevano produrre ha g ià frenato in parte la foga colla quale i vecchi sottufficiali abbandonavano le file dell'esercito. L'opera dèll'Amministrazione della guerra però noIT si è fel'm ata a questo ptmto; conveniva fare del grado di sottufficiale una posizione comoda e rispettata ed è a questo scopo che il Ministro della guerra presentava ed il Parlamento approvava . nel 1874 un progetto di legga relativo alla Cassa militat·e col quale si accrebbe. per mezzo di un caposoldo , la paga dei sottufficiali, e nel sistema delle rafferme vennero introdotte tali modificazioni da avvantaggiare la posiziono dei sottufficiali e da estenderne in pari tempo il beneficio alle loro famiglie. Difficilmente si potrebbe trovare nelle legislazioni straniere un esempio capace di diminuire il pregio ed il valore di ciò che l'Amministrazione della g uerra ed il Parlamento hanno fatto in Italia a vantaggio dei sottufficiali. Nè queste larghezze parranno indifferenti, quando si aggiunga che ai sottufficiali ita-

93 1874, liani rimane aperta una larga via alla pr omoz_ione_ ~i sottotenente ed anchd ai gradi superiori e che 11 l\11mstero della guerra nulla ha trascurat? ~ nulla. tr~s_c ura per accrescere la coltura dei sottuffic1a lt e p~r fa~1htar~ ad essi, mediante opportuni esami, il passaggio nei gradi NEL

1

superiori. . . . . . Infatti nel mese di luglio ebbero prrnc1p10 gli esami di concorso per le ammissioni dei sottufficiali al corso speciale presso la Scuola normale di fa.nter~a ed ~l cor~o di contabilità, mettendoli così in grado di aspirare m seguito a quei vantaggi morali e materiali, c~e. ~ono pure una delle molle più potenti dell'umana feltcit_a. Col l O gennaio del 1874 essendo stata promulgata la nuova legge sull'ordinamento dell'esercito, per _m~zzo della quale i quadri non possono più essere variati se non per mezzo di un'altra legge votata.dal Parlamento, l'Amministrazione si è adoperata perche tal legge venisse applicata nella lettera e nello spirito e si .com: pletassero via via codesti quadri in ~uella _pa_rt~ cm fossero deficienti senza eccedere benmteso 1 l1m1t1 consentiti dal bila~cio. Perciò si ebbe ad aumentare il numero delle compagnie alpine, delle compagnie dei distretti militari, dei r eparti d'istruzione, a tr asformare le prime compagnie dei reggimenti d'artiglieria da, fortezza in batterie da montarrna. Era naturale pero che b . le condizioni tattico-amministrative dell' esercito attivo non avessero a variare sensibilmente. Più spedita procedette invece la costituzione dei diversi corpi di milizia mobile, ed una nota ministeriale ordinava la costituzione delle compagnie alpine della milizia mobile fino dal 1° luo-lio. Ciascuna compagnia alpina permanente avrà 1/ corrispondente compagnia di milizia mobile, alle quali, oltt·e gli uomini delltt la categoria del~e classi che dalla fanteri a sono già transitate nella mtlizia mobile, _saranno pure ascritti gli uomini di 2" ca-

:n


94

L'ESERCITO ITALIANO

tegoria, a qualsiasi classe essi appartengano. Gli uomini di za categoria delle classi che in via normale dovrebbero ancora far parte dell'esercito permanente, sebbene passino alle· compagnie di milizia mobile, saranno tuttavia considerati, rispetto ai loro doveri e diritti, come appartenenti all' esercito permanente. Contemporaneamente si provvedeva alla divisa degli ufficiali e delle truppe di queste compagnie alpine di milizia mobile. D'altra parte con ordinanza ministeriale fino dal 1° aprile i reggimenti artiglieria da campagna procedevano alla costituzione di due batterie di milizia mobile per ciascuno, e ciascun reggimento di artiglieria da fortezza in tre compagnie di milizia mobile. A queste po_che disposizioni si sarebbero ridotte nel 1874 le innovazioni recate al reparto tattico ed amministrativo dell'esercito, se verso la fine dell'anno il Ministero della guerra non avesse ordinata ·la formazione in battaglioni delle comp~gnie alpine, rimaste fin qui tatticamente autonome e poco dopo· la ricostituzione dei reggimenti di fanteria in brigate permanenti, per quanto lo comportino le esigenze del servizio. L'esperienza ha dimostrato i vantaggi di questa costituzione permanente, la quale permette di portare dinanzi al nemico codesti corpi, così come sono formati in tempo .di pace, e di giovarsi di quei vincoli morali e disciplinari che si formano nel manovrare insieme e nel dipendere per un pario.do più o meno lungo di tempo da un medesimo capo. Il vincolo che unirà per lo avvenire i due rega gimenti di una stessa brigata non sarà naturalmente un vincolo indissolubile; esso verrà subordinato alle molteplici convenienze che si possono presentare cosi in tempo di pace come in tempo guerra, e rimane solo una di. sposizione di massima per le circostanze ordinarie . . Le ristrettezze finanziarie non hanno fortunatamente impedito però che l.a trasformazione delle armi e la loro

1874 95 distribuzione ai corpi procedesse con una alacrità non indifferente. Fino dallo scorso febbraio l'armamento dei reggimenti di fanteria col fucile Vetterlì è incominciato su vasta scala, e mentre scriviamo si può affermare che tra breve tutta la fanteria italiana sarà armata del nuovo fucile. D'altra parte è pure incominciata la distribuzione del nuovo materiale d'artiglieria d!3- campagna prescritto dal nuovo ordinamento, cioè sei batterie col nuovo materiale da cent. 7, e tre batterie col materiale da cent. 12. Le batterie da cent. 9, che ora si stanno ritirando, serviranno per la milizia mobile. Alle trasformazioni avvenute nel nostro materiale d'artiglieria è ora opportuno di· aggiungere che dietro proposta della Commissione per le artiglierie da campagna ed il parere favorevole del Comitato d'artiglieria e genio; il Ministro della guerra ha adottato lo shrapnel da cent. 12 per le bocche da fuoco rigate di tal calibro, che sono ancora in servizio. Da questi brevi cenni è lecito conchiudere che non andrà a lungo, che l'esercito italiano, per quanto riguarda l'armamento,potrà competere con qualunque altro esercito d'Europa, poichè avrà tutta la fanteria armata del fucile Vetterli e l'artiglieria · provveduta del nuovo materiale, il quale in tutti gli esperimenti, principalmente nelle più recenti esercitazioni campali, ha risposto favorevolmente all'aspettativa generale. La milizia mobile av:rà a sua disposizione i fucili trasformati a retrocarica di cui era armata prima la fanteria ed il vecchio materiale d'artiglieria caricantesi dalla bocca. Nessun altro esercito potrà dirsi in migliori condizioni d'armamento. Le condizioni delle finanze non hanno tuttavia concesso che le esercitazioni campali che sogliono aver luogo ,nei mesi d'estate e d'autunno avessero fine con quei grandi concentramenti di truppe che sono l'immagine vera della guerra, e dove tutti, dal generale alNEL


96 L' ESERCITO ITALIANO l'ultimo soldato, hanno campo di da:r prova della loro iniz iativa, della loro attività, della loro tenacia. In contraccambio si è seguìto durante l'anno scorso il sistema dei piccoli campi di presidio, e le truppe nella loro quasi totalità, all'ìnfuori di quelle addette a difficili e penosi servizi in alcune provincie dello Stato, vi poterono partecipare. Tutti codesti piccoli campi non costituiscono l'ideale delle vere e grandi esercitazioni alle quali ricorre J.a mente appena si pronuncia il nome della Germania, e di qualche altro Stato ricco e potente; ma non conviene per questo negarne o diminuirne tutta l'importanza e l'efficacia sull'istruzione delle truppe, poichè il nuovo armamento e le mutate esigenze della tattica, l'eser ci7,io del tiro al bersaglio principalmente a grande distanza, quelli di combattimento, le preparazioni che tali esercizi richiedono, la tattica applicata al terreno che si è completamente sostituita a quella delle piazze d'armi, rendono anche questi campi ut ilissimi, per non dire indispensabili, come una efficace preparazione a quelle grandi esercitazioni su vasta scala, che dovrebbero durare pochi giorni, ed essere nello stesso tempo l'alta scuola di guerra di tutto l'esercito. 1.\fa è evidente che a quest' ultima parte non si può provvedere che nei limiti delle finanze. Le condizioni del bilancio non hanno punto impedito l'Amministrazione della guerra di proseguire nell'opera difficil issi ma e così essenziale già condotta a buon punto negli anni addietro di riformare le leggi e i :regolamenti interni dell'esercito, in rnodo di r endere sempre più speditiva e razionale l'amministrazione delle truppe in pace e in guerra, la loro istruzione e mobilitazione. Impor tantissime pubblicazioni h anno veduto la l uce incominciando dai quattro allegati al regolamento .di discipiina militare riflettenti l'istruzione per la scuola dei corpi, le leggi ed i regolamenti sui matrimoni dei mi-

1~74 97 Jitari, l'istruzione pet' la concessione degli attendenti, e l'istruzione per l'igiene della t r uppa. Citeremo in seguito l'istruzione sulle armi e sul tiro per l a fanteria, l'istruzione per la manovra sulla carta, il regol amento di istruzione e di servizio interno per la fanteria, e più importante di tutte l'istruzione per la mobilitazione (tomo 3P dell.e istruzioni per la mobilitazione e l a form azione di guerra dell'esercito). Questa istruzione, frutto di studi lunghi e diligenti, indica le operazioni che devono esegui re i distrett.i militari, i reggimenti ed i corpi vari aH'értto della mobilitazione e special mente per il richiam~ delle classi in congedo illimitato e per il pronto p~ssaggio di:tl piede di pace a quello di guerra. Essa de-· termina inoltre i l imiti di tempo, nei quali i singoli repa:i;ti di truppa devono essere pronti alla partenza pel luogo di formazio:ne di guerra , dà analoghe prescrizioni per gli ufficiali ed impiegati destinati all'esercito d'operazione, ed accenna infine alla costituzione dei servizi accessorii in quanto può essere d'in teresse generale _rimandando pei . particolari ad istruzioni speciali. · Non abbiamo bisogno di spendere soverchie parole per mettere in r ilievo qùanto un complesso di leggi e di regolamenti, c0me q·uelli che abbiamo ricordato, debbono aver migliorato le condizioni dell'esercito italiano, e fatto di esso una di quelle macchine di guerra, le quali possono lasciar desiderare qualche cosa dal lato della estetica e della euritmia, ma che rispondono perfettamente allo, scopo per cui vennero costruite. E t' è uno dei pregi principali del nostro ordinamento questo di avere sopratutto in mira l'ordine e la facilità della mobilitazione, la quale, · come s'è visto in modo non dubbio nelle ultime guerre, pm'.J da sola decidere dei primordii di u~a campagna, e ciascuno sa quanto - questi prin:iordii influiscono di solito anche sulle successjve operazioni di un esercito. A questo proposito nulla è stato trascurato ANNO xx, VOI. I. 7 NEL

(

1


98

1

L ESEl\ClTO 1.'l'ALIANO

perchè la mobilitazione riescisse facile e pronta ~d a~le istruzioni teoriche si è voluto aggiungere la pratica; inf atti mentre da una parte si comandavano nelle principali stazioni ferroviarie parecchi ufficiali i~e~ric_a t! d~ provvedere allo imbal'co ed allo sbarco degh 1scrittt_d1 ia catecroria della classe 1853 chiamati sott.o le armt e la seziine ferroviaria che fa parte del corpo di sta:o maggiore sopraintende quasi esclusivamente al m_o:11mento ed al trasporto delle t r uppe, d'altra parte st tntraprendevano con ottimo successo degli esper~menti per il più rapido abbigliamento delle reclute ed m genere decrli uomini richiamati sotto le armi. In questa parte ril~vantissima della preparazione militare, la quale può svilupparsi all'infuori di ogni considerazione di !)ilanc_io, il progresso non poteva essere nè più grande, nè più rapido ed una eventuale mobilitazione dell'esercito non mancherebbe di convincere anche gli increduli dei progressi reali che si sono ottenuti in questi ultimi anni. Noi siamo giunti al fine di questa breve rivista delle principali disposizi0ni emanate dal Ministero della gue~ra durante il 1874, e come abbiamo detto fino dal prm· cipio, non s i trattava questa volta di radicali riforme, di grandi innovazioni, le quali si prestas~ero ad ~na espo~ sizione completa e razionale di un intero s istema dt ordinamento. ~o; il periodo delle t rasformazioni è trascorso ed ora dobbiamo accontentarci di un lavoro di limatura, giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, e rallegrarci che il terreno non sia rimasto sterile e che l'albero allevato con cura incominci a rinverdire, fìnchè il momento verrà, e non è lontano, ch'esso distenderà i $UOi rami frondosi. L e molteplici disposizioni di cui ci siamo occu pati, e che abbiamo dovuto ricercare qua e là nelle pubblica· zioni ufficiali, e coordinare in rnodo che i progressi ottenuti nelle diverse parti del nostro ordinamento militare

l r

NEL 187,i.

99

si presentassero all'occhio del lettore in modo abbastanza chiaro, non sono che la conseguenza delle leggi applicate in questi ultimi due o tre anni, e il risultato dell'esperienza. È questo il carattere che attribuisce l oro una non dubbia importanza e che ci ha fatto sembrare opera non del tutto inutile, quella di riassumerli in queste poche pagine. Quando noi rivolgiamo lo sguardo agli altri Stati, e ci persuadiamo delle g randi difficoltà che vi lia incontrato la rifor ma militare, e dei progressi lenti che si vanno ottenendo, proviamo un senso di interna soddisfazione, perchè in Italia l' unico ostacolo vero e grave allo sviluppo delle istituzioni militari è la questione finanziaria. L evato di mezzo questo intoppo il paese è unanime nell'affrettare coi suoi voti la costituzione di un esercito forte e le popolazioni non sentono nessuna invincibile ripugnanza a sottoporsi ai pesi più duri del servizio militare. Eppure, ad onta delle sfavorevoli condizioni finanziarie . in mezzo ave quali si dovette iniziare fra noi la riforma militare, che mai ci resta per toccare la meta? Accettato in massima il princi pio del servizio militare personale obbligatorio e le conseguenze sue, a noi non rimane che dare a questo principio una applicazione più severa, ed è in questo intendimento che il Ministro della guerra ha non è guarì presentato alla Camera dei deputati il progetto di legge per alcune modificazioni alla legge sul reclutamento. Quale avvenire sarà riservato a ques to progetto di legge è difficile pre, vederlo ora, ma qualunque esso sia, .questo passo che ancora rimane da compiere si farà. presto o tardi, ed alldra l a r iforma militare incominciata nel 1871 avrà ricevuto la sua ultima e più larga applicazione. Rimane infine a provvedere alla difesa territoeiale, e questa questione, sebbene non faccia parte integrante dell'ordinamento militare, non v'ha chi non vegga che


mo

L'ESERCITO ITALIANO

è con essa intimamente collegata. Certo l'esperienza del passato non deve lusingarci troppo, e consigliarci ad accogliere nell'animo con facilità esagerate speranze, ma è pu1' certo che l'ordinamento militare deve avere la priorità, perchè con u~ esercito ben costituito, provveduto di tutto il necessario, si potrà supplire in parte anche alla mancanza od alla insufficienza delle fortificazioni. L' anno 1874 non è adunque andato perduto per l'esercito italiano, e noi non abbiamo che a consultare quanto si è scritto e quanto si scrive all'estero a suo riguardo per convincerci che in fatto di idee nuove largamente accettate, di u tili esperimenti, e di sviluppo scientifico in generale, l'esercito nostro cammina alla testa del movimento militare europeo. A questo si dove attribui t'e l'interesse grnndissimo col quale le più importanti pubblicazioni straniere, giornali o riviste, seguono tutio quanto si va facendo in Italia e pubblicano esattamente la traduzione delle nostre leggi, dei nostri regolamenti, delle nostre disposizioni parlamentari. Quando mai e prima e dopo il 18G6 si vide un miracolo di questo genere, quando mai l'amor proprio nazionale ebbe occasione di provarne una così legittima soddisfaz ione? Aggiungiamo che in Italia, gli ufficiali, come a qualunque altrn classe di cittadini, rimane completamente libero il campo del pensiero, ed il diritto di pubblicare il frutto dei propri studi non riconosce altri limiti, altre restrizioni che non sieno quelle imposte dalla prudenza o dalla disciplina. Un sistema così largo e libe1•ale di discussione, non ha prodotto quei gravi inconvenienti che si sono verificati in alcuni Stati a noi vicini e che richiesero e Cficaci provvedimenti. Presso di noi la discussione libera ed imparziale divenuta un'abitndine, un diritto che nessuno pensa a contestare, non ha minacciato la disciplina ed è anzi una delle forze,

f

I

KEL ~ 874 10 1 una delle molle che tengono viva la fi amma dello studio, e costante l'amore al progresso. Nè sarà inutile ricordare a questo proposito i criteri che regolano nel nostro esercito questo importante argomento e che ottennero anche all'estero le lodi più disinteressate. Una nota ministeriale pubblica+,a nel febbraio del 1874 mentre riconosce in ogni militare H diritto di pubblicare per mezzo della stampa tutto ciò che crede, sulla propria responsabilità, cioè senza chiederne previamente l'autorir.r.a.zione, stabilisce tultavia alcune riserve sopra le pubblicazioni che assumano un carattere od una impor'tanza singolare dalla posizione ufficiale di chi le ha dettate e .che 1,otrebbero rivestire un'importanza assai più grave e dannosa, quando emanano da autore che occupa speciale ufGcio attinente alla materia trattata. P er queste conside1·azioni nell'interesse <lel~'esercito e dello Stato, il Ministero ha prescritto che gli ufficiali generali in servizio effettivo, gli ufficiali addetti al :\{in istero della guerra ed ai Comitati, i comandanti in 2° della Scuola di guerra, e della Scuola d'applicazione dell'artiglieria e genio, i capi di stato maggiore ed i direttori dell'artiglieria e del genio, in quanto riflette la specialità del servizio, sempre quando inteadano pubblicare qualche !oro scritto ove si tratti direttamente od anche indirettamente di: cose concernenti 11.1la dife sa dello Stato ed in generale i mezzi difensivi ed offensivi di e3so, debbono prima comunicarlo per via gerarchica al Ministero della guerra onde ottenere il suo assenso . Queste li~itazioni inevitabili al diritto di pubblicar·e per la stampa 1 propri studi sono di una ragionevolezza così evidente che non occ.o rre spendere maggiori parole in proposito. E che esse non abbiano per nulla tarpate le a li all'ingegno ed allo spirito di analisi e di critica dei nostri ufficiali, ne fanno fede le numerose e talvolta notevolissime pubblicazioni militari cb.e per loro mezzo hanno


L'ESERCITO ITALIANO

veduto la luce durante il 1874, e di cui faremmo volentieri ii nome, se il carattere del presente studio lo consentisse. Ma le leggi e gli · ordinamenti militari per quanto ottimi, poco gioverebbero quando non trovassero una simpatica corrispondenza nel paese, e le popolazioni si mostrassero riluttanti ad accoglierli. In Italia per fortuna è avvenuto precisamente il contrario e rimasero così smentiti i troppo facili vaticinii di coloro i quali giudicavano il popolo italiano disadatto alle armi e poco tollerante della disciplina militare. In soli quinòici anni e frammezzo a vicende politiche d'ogni sorta l'Italia ha saputo ordinare un forte e numeroso esercito, e sostituire alle armi straniere o mercenarie un ordinamento militare completamente nazionale, ~d avviarsi a passi rapidissimi sul sentiero già percorso da altri popoli, di lei più fortunati e che avevano in loro favore un'esistenza nazionale secolare ed il patrimonio di gloriose tradizioni. L e più recenti statistiche pubblicate, e sopratutto quella annuale del tenente generale Torre, hanno tolto ogni dubbio in proposito, poichè gli ostacoli che impedirono nei primi anni lo sviluppo militare del paese, non solo vanno speditamente ecclissandosi, ma possono già dirsi completamente scomparsi. Ov' è mai quella piaga della renitenza che funestò per parecchi anni parecchie provincie del regno ? Ne è quasi scomparsa ogni traccia e ci si offre invece il gradito spettacolo di provincie nelle quali la leva militare avanti il 1859 era completamente sconosciuta, e ora sono diventate le più zelanti nel pagare alla patrie. quel contributo di sangue che può essere un peso , ma che non cessa di essere una delle caratteristiche dei popoli liberi e forti. Ad affrettare questa felice trasformazione ha di certo contribuito la diminuita gravezza del servizio militare,

l'iEL

1874

103

ma sarebbe ingiusto non tributare la sua parte di merito alle popolazioni italiane, le quali accettano con largo animo tutto quello che può servire a rendere più sicuro e rispettato il paese. L'esercito italiano per parte sua nulla trascura per mantenere viva quella simpatia che non gli è mai mancata sin qui e che certo non gli mancherà per l'avvenire, poichè riposa sui sagrifici e sui servizi di ogni genere, ai quali s'è ognora sobbarcato volontero: samente ogni qualvolta si è trattato di dar prova d1 coraggio e di abnegazione per combattere i nemici esterni, per venire in aiuto ad ogni pubblica e privata sventura. Anche quest'anno infatti noi potremmo tessere una lunga descrizione di quei fatti, nei quali 1~ ~lancio e_d il patriottismo dell'esercito si sono mostrati m tutto 11 loro splendore; è un còmpito però al quale rinunciamo perchè parlano per noi le stampe quotidiane e le attestazioni di gratitudine che da ogni parte gli vengono indirizzate. L'esercito d'altronde in Italia pur rimanendo fedele a quelle tradizioni di disciplina e di religiosa obbedienza ai principii dell'onore e del dovere si sente parte della nazione, e le ultime riforme, in particolar modo il volontariato di un anno, non hanno poco concorso a daro all'esercito quell'impronta nazionale, che se la foriuna e la fede ci aiutano, farà tra non molti anni del popolo italiano un vero popolo in armi. Sarebbe leggerezza non tener conto di ci<> che ancora rimane da fare, e il non persuadersi che l'ordinamento militare non poggerà sopra solide basi, sino a che l'educazione nazionale non diventerà essa stessa una prima e grande preparazione alla milizia. Ed in q~esta parte pur troppo siamo rimasti ancora molto addietro di altri paesi di noi più fermi e pieni di attività. La scherma, il nuoto, la ginnastica, il tiro al bersaglio,


1,'.ESE!lCITO ITALIANO tì04 e.eco alirettanti rami di educazione che sono rimasti fin qui molto trascurati, malgrado che qua e là si notasse qualche segno di r isveglio. A questa meta dovl'ebbe r ivolger e tutti i suoi sforzi l'attività nazionale, se si vuole che i nuovi 01·dini militari possano applicarsi anche tra noi, senza mettere in pericolo la disciplina, l'istruzione e la solidità dell'esercito. Poichè le finanze Non bastano a sopperire alle grandi esigenze mil itari che ha creato l'epoca nostra, guardiamo almeno di supplirvi con una buona educazione nazional e, la, qual e permetta di trasformare in breve tempo i cittadini val idi alle armi in altrettanti soJ.dati. Non potremmo chiudere degnamente questo studio senza rivolgere un pensiero di gratitudine e compiere nello stesso tempo un atto di r iverenza verso la memo.ria di coloro, che colla loro opera · indefessa, coll'esempio e col braccio hanno fanto contribuito alla costituzione dell'esercito italiano, e che era :t:1011 sono pii\ t Gravi perdite sotto questo aspetto ha fatto l'esercito nostro in questo ultimo anno. Tre uomi.ni illustri, per differenti titoli preclari e ch'erano stretti dal vincolo c.o mune che unisce in un solo fascio le forui di questo esercito, l'amore al Re ed· alla patria , il rispetto profondo alle istituzioni fondamentali dello Stato, scomparvero in modo quas,i inatteso, e quando fa P.atri.a poteva ancora aspettarsi da essi eminenti servigi, pari a quelli che le resero nella l oro non breve carriera. Noi abbiamo appena bisogno di farne il nome, poichè esso sarà già s ul l abbro di chi ci legge. I tenenti generali Nino Bi:xio, Giuseppe Sirtori e Car\o Gibbo.f}e raggiunsero la schiera g·ià troppo numer osa di coloro clie tenn.e ro il primo posto nel condurre fel icemente· a: termine la grande irnJ,resa naziona1e, e la fortuna non concesse loro di gustare negli ozii meritati di una tranquilla vecchiaia la soddisfazione di v.edere l'opera.

NEL 1874lorO consolidata e validamente custodita dal senno e dal valore della nuova generazione. E il rammarico per queste perdite deve esser tanto maggiore quanto più per due di ess i, i generali Bixìo e Gibbone, un fato sin'istl:·o ha presieduto alla loro dipartita da questa terra. La memoria delle loro virtù però non morrà, ~ farà parte di quelle tradizioni nobili e generose, per le quali un esercito si fortifica e si prepara a rinnovare le gesta di coloro che colle loro azioni lo iUustrarono e lo fecero degno della stima universale. 'Ed ora rivolgendo la mente a più sereni pensieri , ricorderemo che nel 1874 si éelebrava nn. avvenimento ch e fece palpitare il cuore della nazione, ed al quale l'esercito ha preso larghissima parte. Il 23 marzo 1874 compieva appunto il 25° annivm·sario del giorno in cui re V I'l'TORIO EMA1'UELE fra le f1marezze e le preoccupazioni di :u na battaglia perduta e di un popolo vinto, posava sul suo capo la corona di Piemonte, che doveva diventare dodici anni dopo la corona d'Italia. L'esercito, di cui i rlestini si confondono con quelli della dinastia, non poteva rimanere muto dinanzi ad un avvenimento che aveva scosso le fìbbre di tutto il paese. Ur1a deputazione presieduta da S. E. il general e d'eserèito ìVIorozzo Della Rocca, allora presidente del comitato delle armi cli linea e composta dei comandanti generali L. Mezzacapo, Pianell, Di Pettin13ngo, Petitti e Caclorna, del presidente dèl comitato delle armi di artiglieria e genio generale Menabrea, del presidente del comit!lto de.i reali carabinieri generale Incisa, del presidente del tribunale supremo di guerra e marina generale Durando, e del presidente del comitato di sanità militare maggior generale Cortese, aveva l'onore di essere ammessa alla presenza di S. :M. il '.R e e di esprimere colle seguenti parole il sentimento da cui er,1, in quel giorno animato tutto l'esercito:


L'ESERCITO ITALIANO

NEL 1874

107

1

« La prosperità e la gloria di entrambi mi sono « Sire,

« Se l'anzianità degli anni è talvolta ingrata, è pur talvolta -venturosa; ed oggi è per me venturosissiroa, poichè dopo aver avuto la fortuna di assistere ai natali di V. M., e dopo avervi seguito sempre su tutti i campi delle patrie battaglie' ove vi siete acquistato il nome, sopra tutti invidiabile, di valorosissimo Primo Soldato dell'indipendenza italiana, mi è dato, insieme ai primi Capi militari, di salutarvi e complimentarvi a nome dell'Esercito e dell'Armata, per cinque lustri compiuti di regno. E furono 25 anni di fatti così meravigliosi e così propizii alla nazione che non trovano riscontro nelle storie antiche e moderne. « Sire, « In questo fausto giorno che di unanime sentimento

l'Italia ha proclamato di festa nazionale sol~nnissimo, l'Armata e l'Esercito per voce nostra vi offrono le espressioni della loro devozione a tutta prova, del loro affetto illimitato e i loro voti per la vostra felicità; ed augurano a sè ed all'Italia di potere, dopo. altri 25 anni, rinnovare le stesse espressioni, i medesimi voti ». S. M. il Re rispondeva colle seguenti parole :

« In un giorno di gioia, niente mi è più gradito che « di trovarmi coi rappresentanti dell'Esercito e della « Marina, in mezzo ai quali crebbi nella mia giovinezza « ed ebbi sempre comuni le speranze ed i pericoli. « Coll'Esercito e colla Marina, che contribuirono si << potentemente al risorgimento della patria e diedero in « ogni occasione splendide prove di virtù e di abnega« zione, sta il mio pensiero ed il mio affetto.

« sommamente a cuore. Ma se mai tornassero tempi « gravi e difficili, sono certo che a loro sarebbero sicu« ramente affidate le sorti della patria ».

Noi abbiamo creduto che queste parole meritassero di essere raccolte e messe qui siccome una prova dei saldi vincoli che per fortuna nell'Italia nostra uniscono la dinastia, l'esercito e la nazione, ed il più lieto augurio per l'avvenire, sicuri che fìnchè essi non verranno meno, non mancherà il fondamento più saldo deìla nazionale grandezza.

D.


...

LA RACCOLTA IN AVA1\fTi SECONDO

IL NUOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZ[O PER LE TRUPPE A PIEDI

( r

DELL'ESERCITO AUSTRO-UNGARICO

Sarebbe senza dubbio supert1uo il rammentaro ai lettori della Ri'l;ista iJiilitare quali deduzioni tattiche siansi fatte dopo le ullim e g uerre, e quali siano i principii per questo r ispetto ormai eia tulli ammessi come indisculibili. Dopo il 1870 non vi fn materia militare che sia sta ta così ampiamente trattala e discussa, nè vi furono verilà maggiormea le messe in luce e dimoslratr., quanto quelle chA al la tattica si riferiscono . Se la lolla ferve ancora ardente per alcune questioni importanti g li è perchè a[)punto le ultime g uerre non offrirono a loro riguardo tale un comp lcs, o di fai.ti da poler servire come pr ova sicnra ed irrcfragabiie, e dare a quelle questioni la soluzione p_iù conformo ai principi i dHll'arte , suffragali dal giudizio i n:i p pc!la bi le del l'esperienza . N1n saprei quind i davvero so più per difetto d'istruzione o d'in tell igenza,- che per vaghezza di ~bii:zarr irsi e di andar a ritroso della cor rente delle s,rne idee, vi potesse essere oggigiorno person a elle, chiusi gli occhi alla luce del la ver ità, fotta sorda agli ammacstramellti della storin, volesse ad esempio negare l'accresciuta inl1ucnza del terreno considerafo quale schermo naturale contro gli effetti micidiali del fuoco nemico, V<ilesse sconoscere la grande importanza ed il maggior sviluppo preso dall'ordine sparso, o non ammettesse come conseguenza di

l

~

r

109 questo elemento.. dissolvente la necessità di abituare le truppe a presto o ordinatamente raccogliersi per riparare a l disordine inevitabile nel co mbattere, e ciò sia per apparecchiarsi a difesa, sia per irrompere ad offesa contro al nemico. Ma per buona ventura questi principii tattici sono ormai entrali nelle convinzio ni di ogni mili tare, ad essi si informano tutte le istruzioni e lutti i regolamenti di esercizio, e se vi ha differenza fra quell i dei vari esercili, essa è sola di form11, e consiste soltanto nel modo di applicar quèi principii, sta cioè nel raggiungere lo stesso scopo ed ottenere lo stesso effetto · con forme ed atti diversi. Così mentre in tulli i regolamenti di esercizio per la fanteria si danno Je norme secondo le quali una .frazione di truppa deve raccogliersi. ed ordinarsi, quasi ·tutti però ammettono questa r accolta solo ne( caso in cui trattasi di riordinar truppa g ià sparpagliala, e senipro o.io un punto della linea sulla quale la truppa si trova, o anche più frequen temente dietro la linea stessa. Da ciò emergo chiaramente che essi considerano cume raccolta soltanto ]'allo con cui una frazione· di truppa o ripara al proprio sparpagliamento riordinandosi, o si raccoglio per resistere ad u.o r epentino attacco, specia lmoote di cavalleria. Essi nùn considerano quindi qnalc raccolta, nè il movimento che una frazione di lruppa sparpagliala può trovarsi in caso di compiere avanzandosi sul fron te contro un punto per riunirsi sul medesimo, nè tanto meno l'altro movimento, oggi giorno di uso indispensabile nolìa zona di terreno battuta dal tiro efficaca della fanleria, col quale una frazione di truppa in ordine chiuso. abbandona di dtiliberato .proposito quest'ordine per portursi avanti u sba lzi, a riprese successive scomponendosi in frazioni . più piccole per riordi nt1rsi poi di nuovo ud ogni ripresa, cioè di appostamento in appostamento. . Si disse che questi r egolamenti non considerano quali raccolte i movimenti od atti compiuti ai due sco pi ora accennati, ma in quella vece essi no trattano sotto altro nome, e non LA llAG.COLTA IN AVANTI, ECC •

1


HO

•141

LA RACCOLTA IN AVANTi

SECONDO 11 NUOVO REGOLAUENTO DI ESERCIZIO ECC.

mancano quindi di dare tutte quelle norme che sono necessarie per ottenere lo stesso scopo ed effetto, sia -parlando dell'attacco, sia dell 'impiego dello forme tatiiche pel comballimento od allrò. Gli è certo che di ben poca utilità pratica riuscirebbe il volere discu lere se un movimento fatto in avanti allo scopo a'i riordinarsi e raccogliersi debba trovare le proprie norme fra quelle prescritte per l'attatco, anzi che fra quelle date per la raccolta, o se comprendendo sotto la denominazione di ra~colta tutti i movimenti che una frazione di truppa può essere chiamata a compi ere allo scopo di ri unirsi, o di maggiormente frazionarsi deliberatamente per riunirsi di nu ovo in qualsiasi punto ed in qualunque direzione sia necessario che le norme per la 1·accolta comprendano eziandio quelle che devono regolare quei movimenti nei vari casi e i;,ei diversi scopi ·possibili. L'essenziale si è che i regolamen ti indichino a chi è obbligato di studiarli e porli in pratica la linea di condotta da tenersi non già nelle singole eventualità di guerra, i.i che sarebbe impossibile, ma bensì nei casi più generali, lasciando poi al criterio e all'esperienza d'ognuno di'' regolar si a seconda delle circostanze di ord ine morale e materiale che dominano in ciascun caso speciale. Tuttavia se i due modi di considerare la racc:olta delle truppe, dei quali testè si è fatto cenno , poss!.lno del pari riusci re allo stesso scopo, cioè a fornire ai gradua ti e soldati quella completa istruzione che si richiedo per la pratica applicazione dei buoni principii di guerra in ogni eventual ità, non è per questo men vero che le disti nzioni, le suddivisioni e le classificazioni di nomi e di cose, qua ndo non sono assolutamente necessarie, nuocio no sempre a quella semplicità che pei regolamenti sopratutto è una delle do ti indispensabili. Quanto più i regolamenti sono semplici tanto più si adattano alla capacità intellettuale della maggioranza, e tan to meno poi sono causa all'atto pratico di mal intesi e di errori. Togliendo dagli eser cizi il superfluo, diceva Montecuccoli , se ne impara meglio il necessario.

Tutti ricordano i movimenti per inversione dei vecchi regolamenti f tulti sanno di quale semp lificazione per l'istruzione delle truppe sia stata la loro abolizionè. Ebbene, questa semplicità che· si è g iù raggiunta in tante altre cose, pare app unto che il nuovo regolamento di esercizii pr escritto por le truppe a piedi dell 'esercito austro-ungarico abbia ottenu to anche riguardo alla raccolta, e sia giunto per questo rìspotto al grado di perfezione desiderabi le. Accennando a perfezione desiderabile si intendo sempre parlare di semplicità riguardo all'avere compresi in un sol gruppo ed aver regolamentati sotto un sol nome tutti i movim enti che una tr uppa eseguisce por raccogliersi in ogni punto ed in ogni direzione : poichè non si intendo per nulla pregiudicare la questione relativa alle norme date per qu esti movimenti, cioè al meccan ismo, pc! quale vi è forse a ridire. Ad ogni modo val certo la pena d'indicare a coloro che per avventura non avessero ancora conoscenza della prima parte del nuovo regolamento di esercizi aust riaco, le prescrizioni da te .Por il movimento accenna lo. In dello regolamento la racco lta si incomincia ad insegnare alla ·riga, quindi al plotone, posci~ a lla compagnia. Nell'istr uzione della r iga la raccolta trova posto fra i m ovimenti insegnati per marciurf1 avanti, a destra, sinistra o indie tro , o pel plotone o per la compagn ia è com presa fra i movimenti cli fronte (Frontalbewegung) prescritti per dette frazioni. Per l'is!ruzion~ della riga la 1·accolta è considerata come un cambiamen to di sito e vien eseguita individualmente da ogni soldato sia con posizione libera, tanto pel fuc ile che pel soldato, sia' con posizione otJbligala. Per far eseguire la raccolta l'istruttore indica alla riga o la distanza od il sito preciso a cui devono portarsi i soldati per effettuare la racco I la. Per ciò l'islru lturo dà alla riga le seguenti indicazioni: a passi . . . . . avanti (a destra, a sinistra o indietro), oppure:


SECONDO IL NUOVO nEGOLAMENTO DI ESERCIZIO ECC. ,J•I 3

L.A. IIACCOJ.TA IN. AVANTl

alla palizzatci, o al 1Jontc o simik In seguito comanda: Ilaccolta - per icno - passo accelerato (o di corsa) (1 ) MA RCHE. A questo comando, i solda ti, l'un dietro l'altro, cominciando normalmente dalla destra (a meno che la raccolta non debba a ver luogo a sinistra, nel qual caso si principi:) dalla sinistra)si portano al la andatura indica la nel sito desig nalo per la raccolta. lvi !a riga riprond &l'ordine primiliYO ed i soldati stanno ritti, oppure si mettono a terra secondo lo richiede la natura del ter reno. In questo movimen to non si esiffO simmetria e regolarità, ma si esige solo che ciascun, soldato , senza a llargare soverchiame nte la fron te, si por li al sito di raccolta camminando per quanto è possibile al coper to dalla vista del nemico, val~ndosi per ciò di tutti gli ostacoli naturali che al suo cuoprimenlo si preslino. li sito designalo per la raccolta non deve essere ad una. distanza milggiorn di 150 a i 200 passi, cd ogni soldato, quando il moYimenlo si P,[ellui al passo di corsa, devo eseguire delle fer mate a d og·ni 50 o GO passi, arrestandosi in siti per quanto possibile coperti dalla vista.e da l fuoco nemico,'e quando ciò non si rossa olte11ere a causa della natura del terreno, deve coricarsi. Oltre a queste norme ne seguono alcuno allro allo scopo di indicare all'istruttore il melodo da seguirsi in questo ammaeslramm1lo onde riesca proficuo ed efficace. Por il plotone il cambiamento di posiziono per m ezzo del la raccolta pu ò essere. e.seguilo o individualmente, o per coppie,. o per stormi (2) . (1) Secondo il nuo vo ,·,igolamento aus triaco la truppa fa us o cli ti·e anda ture , pas so, passo acce lera to e passo d i corsa. 11 primo cte ,•e essere della lunghezza di 75 centimetri e deve avc1·c la cadcnia da !15 a, 118 rer m inuto, il secon do ha pure 13 lungh ezza di 75 cen timetri e deve avere la cadenza d a 125 a 130 per minuto, il ~crio iofi11c ha la lunghezza di 90 cen Limetri od <i fatto con cadenza di 150 a 160 per minuto . (2) Il plo ton<; si d ivide in coppie ossia file. d i <l ne soldati, doppie c oppia due file co ntigne, e stor mi, i quali s ono formati dall'insie me di non più d i.6 e non meno di 4 coppie, io modo che g:i s tormi in cui vien cliriso un plotone riescano p oss ibilmente di forza egl1ale.

1

li comandante del plotone, dopo avere indicato il sito nel

quale la raccolta deve farsi , comanda: Raccolta - pe,· coppie (stormi o per uno) - passo accelerato (o di corsa) . - MARCHE. La raccolta vien quind i eseguila a coppie, stormi o individualmente sotto la sorveglianza dei rispettivi capi-stormo, i quali marciano avanti al proprio stormo, e curano che esso eseguisca il movimento con le successive riprese che saranno indicato dal comandante di plotone. Quando il comandante del plotone vuole ottenere maggiore celerità noi movimento comanda : Raccolta. - In ogni gruppo per co71pie (oppuro per uoo)- passo accele?Ytto (o di corsa)MARCTill !

In tal caso le coppie eri i soldati individualmente csegu iscono la rnccolla contomporaneamente in ogni gruppo. li cornancl:inte del plotone segue il proprio plotone. a meno che. per speciali circostanze egli non creda più conveniente di precederlo, nel qoal caso incarica un altro graduato della sorveglinnza in coda . Al giung(,re al sito designato per la raccolta deve trovare il plotone gii1 ordinalo, e ciò si effettua sotto la responsabililà dei rispettivi capi-stormo. Anche per il plotone non si esige che gli stormi, le coppie, od i singoli so ldati tengano simmetriche formazioni, ma ciò che si richiede sopratutto si è che al poslo designato per la raccolta il plotone sia r iordinato sollecitamente per quanto possibile. La raccolta per la compagnia si può eseguire por plotoni, stormi e coppie, oppure può anche effettuarsi in ogni plotone per coppie o per stormi. Nel primo caso il comandante della compagnia dopo aver indicato il sito nel quale la raccolta deve farsi comanda : Raccolta - per plotoni (stormi o éoppie) passo accelernto (o di corsa) - MARCHE! In seguito a ciò la raccolta si eseguisce secondo le indicazioni ed il comando dato. Nel secondo caso il comandante della compagnia, dopo aver ANNO

xx, VoL.

1.

8


indicato il sito in cui deve aneniro la raccolta, comanda: Raccolta - in ogni plotone per grnppi (o coppie} - passo ac-cele1·ato (o di corsa}- MARCII E! ed allorn il movimento succede in ogni plotone secondo il comando e le ind icazioni date, i reparti tengono la successione ed eseguiscono pure le pause che sono indicate dal comandante di compagnia. Questi sorveglia il movimento dei vari riparti che cseguiscono In raccolta, e segue gli ultimi nella nnova posizione nella quale egli deve trovare la compagnia già ordinata per cura dei comnndanti di plotone. Se però lo crede ni:cessar.io, precede la compagnia nel 5ito di raccolta o fo in coda sorvrgliare il movimento dall'ufficiale che lo segue in grado. I comandanti di plotone alla lor volta precedono il rispettivo plotone, gli indicano la direzione e la condotta, da tenersi e giunti al sito designato pc,ngono ogni cura perchè si rislabi1isca l'ordine al più preslo possibile. Quando la compagnia si trova in linea ed al giungere al sito di raccolta debba formarsi in colonn a (1), il comandante dopo aver come sempre indicato il luogo dove la compagnia deve eseguir la raccolta, comanda : 1'n colonna - raccolta - per coppie (gruppi o plotoni) - passo accelerato (o di corsa}. :MutCHll. A questo comando i vari riparti al giungere al sito designato vengono ordinati in colonna secondo la successione nella quale e~si arrivano. Queste sono tutte le norme prescritte dal nuovo re.go!'.lmento. austriaco, alle quali va unHo il pregio grandissimo di quella brevità, chiarezr.,a e precisione, che rendono sempre un regolamento commendevole. Ci sia lecito di fare su queste prescrizioni alcune brevi os(l) Secondo il nuovo regolamento austriaco la compagni,1 può formarsi in due specie di colonna per plotoni, cioè in colonna quando la prima riga di un plotone d ista 6 passi dalla p,·ima riga del plotone che precede o da quello che seg ue, o in colonna a-perla, quando la d istan1.a fra due plotoni successivi è uguale alla. fronte del plo tone, nel qual caso dicesi distanza di spiegamento,

,t,l/5 servazioni, tanto rer mettere in chiaro i meriti che ad esse vanno uniti, quanto per rilevare le lievi mende che per n.vventura esse possono presentare. Anzi tutto, auche a costo di essere tacciati di prolissitù nel ripetere ciò che è già stato det.to, val la pena di far r ilevare il merito principale che si man"ifesta dal complesso di queste prescrizioni, il merito cioè di aver coordinate sotto una sola denominazione, co11 l'istesso indirizzo e con un solo metodo, tutte le normH che si riferiscono alla raccolta delle truppe qualunque sia il punlo sul quale essa debba aver luogo, qualunque la direzione nella quale debba effetluarsi. Qu esto merito ridonda pienamente a vantaggio della semplicità di qnolla parte del regolamento che tratta dell'impiego della truppa po! combattimenlo, in modo che ogni volta occorra di dover trattare della condotta da tenersi per avanzare o retrocedere con le minori perdite possibili sotto l'azione efficace del fuoco nemico, utilizzando i ripari del terreno, più non resta che riferirsi a quanto venne insegnalo por la mccolta, quindi non è più il caso che soldati e graduati reslino nuovamente indecisi su ciò che debbono fare, ma per contro essi già ben sanno CJUA le sia l'obbligo loro, nella stessa maniera che trattandosi del l'uso del fuoco, o in avanti od in _ritirala, non è pitt il caso di dar le regole per caricare, puntare e ~caricare la propria arma, Il carattere che il nuovo regolamento austriaco ha dato in modo eminentemente accentuato alle prescrizioni per la raccolta, mentre è quale si conviene ad un movimento che ha per scopo ultimo il riordinamento delle truppe, non manca di essere nello stesso tempo dissolvente, come quello che mira ,eziandio, per ottenere lo scopo finale, a scomporre ciascun riparto nei suoi elementi costitutivi . · li concetto sul quale si fonda questo modo cli ~onsiderare la raccolta non potrebbe essere maggiormente in c9erenza colle esigenze del moderno modo di combattere, nè potrebbe quindi meglio rispondere a quelle necessità cbe da un !alo la celeSJJ1CONDO 11 NU OVO REG·OLAMBNTO DI ESERCIZIO ECC.

LA RACCOLTA IN AVANTI

( ~


1'16

LA RACCOLTA IN AVAXTI

rilà e la giustezza di Liro e dnll'altro le condizioni del terreno hann o create, Bugeaud diceva che un reggimento è ben disciplinato quando può fuggire e fermarsi a piacere del colonnello, e si può nsserire senza tema di errare che se egli avesse scritto dopo la campagna del 1810-71, alla parola fuggire avrebbe aggiun to: e marciare avanti alla corsa. A Wortb, a Mars-la-Tour, a Gravelotto non furono cho grandi masse di truppe sparpagliate che si affrontarono lo une contro le altre, ora vanzando ora retrocedendo a ondate, e fu appunto in seguito a ciò cho la necessità di ordinare il disordine si fece più cho mai palese. « Nè i Francesi, nè i Tedeschi, dico il Boguslawski, riusci< vano a portar truppe chiuse nella linoa di fuoco, e nemmeno e a far avanzar battaglioni o compagnie in linea per eseguire « fuo chi a comando. L'impossibilità assoluta di siffatta mano« vra, praticata tanto spesso in piazza d'armi, riusciva cos) evi« dente a. qualsiasi comandante di truppa, cho ossa non fu mai <> neppur tentala nell'offensiva, e che applicata nella dirl•nsiYa « andò per Io più assai male ,. Se por conseguenza il combatlimonto dei giorni nostri non può assolutamente procedere che in questo condizioni, gli è giuocoforza educaro costantemente le truppe a piegarsi alle condizioni stesse, o perciò è necessario che i soldati siano di buon'ora e costantomouto abituati ad abbandonare le formo rigide dell'ordine serrato, per muoversi e recarsi da uu sito ad un altro isolatamento o a piccoli nuclei, sempre però cercando rli mantenere la maggior coesione possibile fra i vari reparti. Abbiamo dello: " abituare di buon'ora e costantemente i soldati a ciò » percbè non è cho in seguito ad una costante abitudine a sparpagliarsi e a riunirsi ch·essi possono trovarsi in guerra come in mezzo all'elemento ordinario, senza che nulla di nuovo Ii sorprenda ed influisca sulla loro fantasia cd immaginazione, « La lélo tourn~ toujours aux bommes, disse già < il maresciallo di Sassonia, lorsqu'il leur arrive des choses

( ~

I

f

SECONDO IL :NUOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZ[O ECC .

1,17

auxquelles ils ne i;'attenden~ pas. Cctlo règle est g6néro le à « la guerre, elle decide de toul!'s Ics batailles, de tous les af« faires » . A ciò mirano essen1.ialmente le di~posizioni austriache accennate, nò potranno mancare certamente di produrre gli ollimi risultati ai quali tendono, tanto più che son cementate dai sentimenti di disciplina, di onore e di ordine cho forma;io una delle più belle prerogatirn dell'esercito austriaco. Parrà forse una superflui tà che il nuovo regolamento oustriaco incominci ad insegnare In 1·accoltn gi,\ fìn dall'istruzione individuale e faccia quindi eseguire quel movimento alla 1·iga. Eppure ritlellendo un po' attentamente a que>sta disposizione si comprende cho essa ben lungi dall'essere oziosa, è folta con ponderazione, con uno scopo che mira piuttosto ad influire sulla educazione morale che non sull'isln11.i one materiale del soldato. l'iei combattio::cnti d'oggi giorno, pare sia$i dello l'au tore del nuoyo regolurnento austriaco, gl i ·elementi di dissoluzione sono rno\ti e molto potenli, quindi la necessità di opporsi per quanto po$sibilr ai loro tristi effetti, quindi la necessità di infondere nel soldato la massima di rAggrupparsi sempre, di cercar sempre di riunirsi, di man tonore in uua parola quella coesione che tante forzo estrinseche cercano ui farg li perdere. Gli ò per questo che il regolamento raccomanda si pon""a in tale istruzione la massima diligenza, e che invita gli istr:Ltori ad usare am monirmrnti piu ttosto che comandi, oscrcitan<lo di lai guisa i solùati a riflettere. P11 r quindi fuor di dubbio che di questo principio di riordinarsi o raccogliersi se no voglia quasi for un cardine non solo deJl'istru zioue, ma eziandio dcll'educaziono do! soldato, nello stesso modo col quale fìn dai primi e.rudimenti militari lo si abitua sotto le armi all'immobilità cd al silenzio. . Con ques to scopo l'istruziono della raccolta falla alla ri()'a non ' t. o po ra certo riuscire che assai proficua o ciò spccialmon!e se si lien conto del caratt,,re al sommo grado calmo e rifiessivo del soldato cui essa viene impartita. A questi pregi più salienti cho riuniscono le disposizioni del «


'118

LA RACCOLTA IN AVA'N'rr

regolamento austriaco per la raccolta rispetto al cancello generale cui si informa quel ~ovimcnto, faremo ora seguire alcuni appunti su quelle disposizioni stesse, che se possono dar luogo ad osservazioni esaminalo sollo un aspetto Lattico generale, possono non pertanto x-iescire inappm1labili quando siano prese in esame sotto a l punto di vista particolare, r ispetto cioè all'esercito al q uale devono essere applicate. Primieramente cade in acconcio di osservare come il reo-o" lamento di cui discorria1110 ammeltachc la raccolta possa essere e.seguita tanto al passo accelerato quanto a l passo di corsa. A questo rigual'do pare non si possa a meno di riconoscere che per la natura stessa del movimento. per lo scopo essenziale che si propone la raccolla·, dovrebbe essero:escluso il passo accelerato e non ammettere che il passo di corsa. A parità di tempo uua truppa ai passo accelerato percorre uno spazio minore di un terzo circa di quoìlo che percorrerebbe al passo di corsa, quindi la differenza non è lieve, ma anzi diventa gravissima di fronte al tiro rapido dello armi da fuoco moder:10. Il maggiore Uotze in un suo pregevol\J articolo sulla raccolta in ava.nti, pubb licato nel fascico lo di novembre scorso dello Osterreichische militi:i,rische Zaitschri(t, osserva a questo proposito che, o il terreno da attraversarsi per mezzo della raccolta è pericoloso , cd in tal caso è della massima importanza sottrarsi a l pericolo quanto piì1 rapidamente è possiÌ)ile, o non lo è, ed in tal caso la r acco lta è fuori di luogo. Egli osserva che lo prescrizioni del rcgoìamento hanno sopra tutto in vis ta l'esercitazione delle troppe, il che è quan to dire elle a l caso t)ralìco poi non sarebbe usato che il passo di corsa ; ma questa osservazione non si può ammettere che assai condizionatamente e su di essa si faril parola più avanti, poichè è pu_re applicabile ad altre prescrizioni. Mentre si danno le norme secondo le quali pel plotone e per la riga la raccolta si esegtlisce individualmente, cioè soldato per soldato, per la compagnia invece la raccolta non può succedere che per plotoni.

1 19 La ragione di questa differenza potrebbe forse stare nella quantila di tempo ·che si richiederebbe per far sOlare ad uno ad uno tutti i soldali di una compagnia finchè la raccolta fosse compiuta. Se questa però fosse la ragi0ne intima si potrebbe facilmente por riparo all'inco nveniente facendo eseguire la raccol ta in ogni plo tone individualmente; ma se si esamina110 attentatamente le disposizioni del rogo Iamen to, anehe quPslo movi.monto non è ammesso, poichè per la compagnia la raccolta non può eseguirsi in ogni plotone ehe per stormi o coppie. Gli è quindi evidente che si deve r itenere che i l movimento .individuale sia stato riconosciuto di nessuna pratica utilità per la compagnia, la quale d'altronde per l'importanza assunta come unità tattica sarà anche qu ella <;be più freq uentemente d'ogni •aHra frazione dovrà sul campo di ba ttaglia f'seguire la raccolta, e dovrebbe quindi essere quella che dà le vero norme da seguirsi. Anzi, leggendo il pregevole scritto di cui piÌl sopra si è fatto e.a nno del maggiore llotze. la cui parola ha tanta autorità per scienza cd esperienza, si è tentati a erodere che per la compagnia la racco Ila non debba nemmeno aver lnogo per eoppie. Infatti così egl i dice : <1 Quanto più forti possono essere for<1 mati gli scagli oni por la raccolta io avanti, e tanto meglio è. o: Quando ciò si possa otte.11ert: senza esporsi preventivamente Il al pericolo di maggiori perdilo, si deve preferire il movi« mento w1r plotoni piuttosto che a stormi, per mezze compa« g nie anzi elle a plotoni, e per compagnie anzi elle a mezze ,(( compagnie >>. Come si vc'.lo, il maggiore Ilotze non parla del movimento individualo, nè di quello per cappio, ed essi non potrebbero _più, figurare ne!l 'istruziouc della riga e del plotone che quali movimenti olomentari prepDralori della raccolta. Se cosi è, mentre si riconosce l'impossibi litù quasi assoluta di eseguire la raccolla uomo per uorno, o coppia per t:opp ia sul campo di baltag\ia, si deve ammettere che la loro esecuzione che si insegna nella scuola di r iga e di plolooe r iesce una snperfl uilà, n non potrà servire che a falsare il concetto del movimento. SECON DO IL NUOVO REGOLA)IENTO Dl ESERCIZIO ECC.

1


120 LA R.-1.CCO LT.\ JN AVANTI Si è visto che il comaodante della frazione di truppa, il quale eseguisce la raccolta , resta in coda a sorvegliare il movimento, e non lo precede che nei soli casi eccezion a li in cui e&li crede o che le circosta nze possono esigere l;i sua presenza alla Lesta. Questa latitudine lasciota ai comandanti, sebbene sia bàsata sul principio, d'iniziativa al quale ormai si fa così larga parte in tulli gli eserciti, paro tuttavia che se essa non è qui troppo azzarda.ta, dovrebbe per lo meno essere stabilila in senso contrario, prescrirendo cioè"per massima che il comandante debba precedere nel sito di raccolta la propria frazione e che la segua soltanto quando lo creda necessario iu casi eccezionali. Ciò sarebbe conveniente, perchò all'alto pratico il comandante di una frazione di truppa, di fronte al pericolo che sempre esiste, quando si debba aranzare o retrocedere per raccolta, eserciterà maggiore infl1rnnza sui propri subordinati correndo avanti pel primo, o coll'esempio trascinando dietro di sè nel nuovo appo?tamento la sua frazione, anzi cho restando sul posto per regolare il movimento e far successivamente abbandonare il loro posto ai singoli riparti. La prescrizione data a questo riguardo dal nuovo regolamento austriaco meglio si adatta ad una raccolta in ritirata cbe non ad una raccolta in avanti, nella quale sopratutto è mestieri che il comandante si trovi per il primo nella nuova posiziono donde può meglio giudicare con cognizione di causa non solo dello condizioni della posizione stessa, ma anche di quello dell'insieme del combattimen to; di là potrà a seconda delle circostanze prendere rapidamen te quella determinazione che gli parrà più opportuna, cosa che certamente egli non potrebbe fare restando in coda , ove spesso sarà costretto lasciarsi sfuggire di mano la favorevole occasione di agire prontamente con lulla probabilità di riuscita, anche con una sola parte dei propri riparti. Forse anche qui si·dirii che il r egolamento è fatto per l'istruzione della truppa, e che al caso pratico poi il comandante precederà sempre la propria frazione. Sia puro, ma eiò confermerà maggiormente che l'osservazione è giusta. 1

SECONDO l L NUOVO ·REGOLAMENTO DI ESERCIZJ O ECC . 121 Si ò pure visto che la compagnia essendo in linea oseguisco la raccolta formandosi in colonna nella nuorn posizione, e corto questo è un movimento necessario porchè potrà occorrere di eseguirlo, e non di rado, sul campo di bai.taglia. Sarebbe però noo meno necessario anche il movimento pel quale la compagnia essendo io colonna eseguisse la raccolta formandosi in battaglia sulla nuova posizione ; nè si esita a dire ch(\ questo movimento sarà anche di più frequt\nle applicazione del prim(I, in quanto che, comunque si consideri la raccolta, essa, sia avanzando che in ritiro ta, non può andare disgiunta dal concetto di movimento al quale deve. tener dietro l'impiego del fuoco, epporciò nella pluralità dei casi, tosto compiuta la racco Ila , sarà ne~essario che questo fuoco si esplichi in lulta la sua potenza e quindi la form azione in linea sarà indispensabile. Accadrebbe quindi, se in forza dol regolamento non si procurasse di dare alla compagnia questa formazione, che o essa volontariamente l'assumerebbe, o che dol'fcbbe ricnanore nella impossibilità di trarre dal suo fuoco tutto il vantaggio possibile. r . . Sarà forse superfluo di accennare che questa osservazione s1 fa solo por il caso in cui la raccolta debba P.ssere eseguita da truppe che stanno per venire a coni-alto immediato coll'avversario, mentre lo frazioni che sebbene agi scano sollo il dominio del fuoco della fucileria Mmica, non abbiano momentaneamente per scopo di raggiungere la linea più avanzata potranno, non vi ha duhbio, rimanere in colonna, tanto piit so poste al coperto di un conveniente riparo. Non fu per superfluità che io principio di questo breve cenno sulla raccolta austriaca si ·riportarono quasi tostualmonte tutte le prescrizion i del regolamento, ma fu fallo inveco allo scopo di beo mettere in chiaro i più rninuli particolari del meccanismo di un tal movimento. Ora se ultentàmon to si riflette a tulle quelle pr<1scrizioni, come non si può fare a meno di riconoscere in esse un concetto direttivo essenzialmeo le razionale, si è per contro co-


LA nACCOl,TA 1N AVANTI

stretti di trovare che il comp lesso del me.ccanismo adoperato per attuare quel concetto è soverchiamente complicato, è troppo minuzioso e forse, oImeno con soldati come i nostri, di difilcile se non impossibile effettuazione. Che gl'individui componenti un plolono tid una compagnia all'indicazione avuta del proprio comandante circa al silo nel quale devesi esegu ire la raccolta, ed al comando, o meglio al sf)goate di tromba <lolla raccolta, possano intendersi svincolati dall'ordine r egolamen tare, dall'allineamento e dal contatto dei gomiti, e ciascuno debba alla corsa portarsi sul sito indicato, sempre però cercando di mantenere la maggiore coesione possibi le, la è coso fac ile a capirsi come anche a potersi ottenere in pratica ; ma che ciò per un plotone possa procedere regolarmen te con successione di stormi o di coppie, e per Ja compagnia con successione di plotoni, di stormi o di coppie, e come se ciò non bastasse, possa questa successione incominciare contemporaneamente Ln ciascun plotone di ogni compagnia, pare davvero che debba riuscire assai diflìcile, se non a capirsi, almeno ad eseguirsi in pratica, e tanto meno nella zona battuta dal tiro eflìcacti della fucileria. Sorge naturale il dub bio se in mezzo al rumore di un combattimento dei nostri giorni, un ufllciale po trà riescire a fare distintamente intendere ai soldati j comandi da ti per quei movimenti così particolareggiati, e su alla lor vo iLa poi i so ldati polra ono avere la calma e la saldezz:a necessaria per esoguir li -regolarmente. Conviene però affrettarsi a dire ,che questa osservazione è fatta nel campo generale della teoria e della pratica, ben ·lungi dal più lieve sospetto che lo tr uppe austriache possano mancare per avventura di quelle apprezzabili qualità delle quali al contrario han già saputo dar prove così frequenti .e così luminose. Qw,isto sminuzzamento, questo complicato ingranaggio delle disposizioni, non è una particolarità di quelle che alla raccolta si r iferiscono, ma si riscontra invece in quasi tutti i regolamenti militari dell'esercito austriaco siccome frutto di quello

SECO NDO IL NUOVO REGOLAMENTO Dl ESERCLZlO ECC.

I

423

spirito analitico che la stessa nazione suo lo applicare in ogni sua istituzione . Si deve quindi ammettere che se questo sistema è generale e si segue costantemente, gli è perchè esso armonizza in modo perfotto col carattere e l'indole degli individui, e perchè all'atto pratico non produce nè difficoltil, nè inconvenienti. A stabil ire questo principio si arriva assai più volonlieri che non ad ammettere che il regolamento possa esser fallo pih cbe altro per l'istruzione delle truppe, come se questa istruzione d.ov11sse poi in realtà riescire diversa da ciò che alla guerra si pra tica, Qllesla massima ddla in modo assoluto sarebbe così poco vera quanto quella della in modo non meno assoluto che cioè gli esercizi i11segnati dai regolamenti devono essere la fedele im magine della guerra. L'una massima e l'altra son solo vere entro certi limiti, poichè come sar1,bbe poco n1gionevole pretendere che un regolamento di esercizii conleo,,sse e,clusivamente e non più di quau to si pratica in g uerra, sarebbe del pari poco ragionevole che un regolamento desse norme e disposizioni per esercizi o movimenti che a !l'alto pralico poi o dovHssero essere eseguiti diversamen te o non si eseguissero affatto. .Dopo tutto ciò, a scanso di malintesi, g iova r ipetere che il meccanismo della raccolla come viene prescritto dal nuovo re'go lamenlo austriaco pare ohe dovrebbe r iuscire, almeno por noi, troppo complicalo e di diffici le ollnazione, ma tuttavia dovendosi rileneTe cbe non fu certo addottato che in segui lo a maturi studi , gli è evidente che si riconobbe adattalo e rispondente al carattere e qualt là peculiari .di quell'eser cito, il quale ùe1'e e saprà, senza dubbio, app licarlo in tutta la sua integrità non solo, ma al l'occasione aneho con fol ice successo . A questa conclusione si arriva eziandio esaminando Io studio già menzio nato del maggiore IIotzo pubblicato dall'Osterre'l:chischa rrrilitd,rische Zeitschri{t.

Infatti l'articolo di cui si fa cenno è destinalo non solo a porre

}.


124

LA RACCOLTA IN AVANTI ECC.

in rilievo gl'inconvenienti cho si son manifestati nell'esecuzione della raccolta in avanti io occasione delle ~!lime grandi manovre, nelle quali quel mcwimenlo veniva. impiegalo per la prima volla ; ma ben anche ad offrire agli studiosi sull'uso di quel movimento delle considerazioni cho possa servire come veri precetti. Il maggiore Jlotze non ha trovato nulla a ridire sulla complicazione e sminuzzamento del lo disposizioni di quel movimento, ma certo egli adombra la questione quando accenna al rallentamento di movimento che la raccolta produce, e son quindi degne di menzione le parole che egli dice a. questo riguardo: e La raccolta in avanti rallenta 11ssenzial menle il movimento. < Por ciò ossa dove solo essere adoperala quando da un tale « modo di procedere sul campo di battaglia non possono ve< nirne alcun danno ai riparti successivi. « Quando sia di tu Lia necessità impossessarsi o mantenersi in « possesso di un punto posto in avanti, tosto che sia stato or« dinato il diretto attacco (alla baionetta) e losto che gli stormi « od una parle sola di essi irrompano contro il margine della " posizione, i rispettivi riparti della prima schiera senza pen« sare ad altro hanno il dovere d'incalzare e nell'avanzare non « dovono più pensare alla raccolta in avanti, ma lo spazio e posto innanzi òevo essere percorso lutto di un trallo, stando " ben serrati etl in perfetto ordino i. . B1so Capitano di stato maggiore. F ERDINAl'illO

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Es110.,i~ione del ,netodo ,lei 11iuumi quad,•ati, per

maggiore di stAlo maggioro, segretario della commissione italiana per la misura dei gradi in Europa. - Firenze, tipografia BarbC1ra, 1874. un opuscolo di 42 pag.

ANNwArn FERRERO,

Se vari individui facessero successivamente la misura della stessa quantità, è certo che i risultali di queste misure tanto più fra loro sarebbero differenti quanto più si cercasse l'esattezza spingendosi ai limiti di frazioni appena sognabi li. Ad esempio nella misura di una lunghezza vi sarebbe al corto concordanza nei centim etri; ma ai millimetri ai diecimillimetri ecc. si troverebbe che ogoi osservatore annunzierebbe un numero dh'erso dall'altro e tutti, pih o meno probabilmente, diversi dalla veri tà. Como si comprendo, qui trattasi d'errori dipendenti dalle imperfezioni, varie in ciascun individuo, di chi osserva: gli errori che dipendono da' difetti degli strumenti di misura sono costanti e si possono sempre correggere. L'esempio citalo rifletto il caso di un valore ottenuto da una osservazione direUa od immediata cho so, fallo le misure di varie quantità, st dovessero i valori relativi introdurre in doterminate equazioni, affine d'avere note alcune incognite, le osservazioni allora sarebbero mediate: che so inune queste ultimo incognite dovessero soddisfare a determinale condizioni come, ad esempio, i tre angoli d'un triango lo, che devono sommare 180', allora le citato osservazioni sarebbero condizionate. Il maggiore ANNIDALE FllllRERO , già conosciuto per la sua capacità superiore nelle matematiche, in nn pregievole scritto intitolato < Esposizione del metodo dei minimi quadrati» si propone d'indicare, io tre capitoli, il processo di calcolazione che


126

RIVISTA

un osservatore de,·e seguire pnrcbò gl'ine,·itabili errori d'osservazione siano minimi. Già da moll/J tempo si era presa dai matemaLici in esame l'importante cd ardua quislionc degli errori dipendenti dalle ossorrnziooi: lo siesso Lagrangia scrisse intorno ·alla media a1'itmeticrt; ma solamente più tardi il Gauss quindi Hansen, Hclmcrt, llenkc, Somofl'. 7.cch od allri celebri stranieri no formarono un corpo di scienza. Fra gl'Haliaoi, so non andiamo errali, cli recento lo Schiaparelli, faa di Bruno, il Naccari, lo Schiavoni o dimostrarono qualche particolar Loorema in proposito, od entrarono 'inciden talmente in materia nello srnlgcra altri soggetti di fisica-matematica. E1·a adunquc sentilo il bisogno che anche da noi si trovasse un libro che fosse esclusivamente diretto ad esporre un metodo per ottenere un valore più possibilmente preciso fra varie quantità dato dalla osservazione; o tanto più era necessario per gli ufficiali del corpo di stato maggiore, molli dei quali sono chiamati a fare delicate operazioni goocloticho o topogt'afiche. li nostro autore non solo in termini chiari ed esatti espone i vari tooremi dei minimi qnadrati, ma ancora in un rnodo completamente nuovo ri!o,•ando il vecchio principio dolla media m·itmetioa lo rimetto in onoro e dimostra all'evidooza come la teoria dei minimi quadrali non sia allrimenti cbe una trasformazione o, quasi diremmo, un rimescolamento della media aritmetica. Seguiamo rapidamente ed in termini elAmeotari, il più possibilmente, l'autoro nella sua brillante esposizione. Nel 1° paragrafo precipuamente si espone come il pri ncipio della media arilmclica non. possa dimostrarsi matematicamente poichè nasce piuttosto da quel sentimento umano che dà 1ttJUafo impo1·tcmza a tutte le atterulib'i li osservazioni. ~ari_ al_ s~ggi~ ma<>istrato che con ogual misura pesa lo depos1z10n1 d1d1,•ers1 onc~ti tustimoni. Ma come il magistra to, per ciò fare, deve avere un criterio circa l'onestcì del teste, così l'osservatore dorn averne uno por conoscere se l'osservazione ò att1:1ndibile. ~ed~emo come l'autore mostri un metodo por avere un tale criterio. Qui ci si permclla una nostra coosidernzione, e ci si perdoni il sornrchio ardire. La teorica degli errori è mollo ine-0rta e la baso tanto doi minimi q1tad1·ati quanLo quella delle medie ha consistenza in un fallo cho non sempre si verifica. Si amm lltle infa tti , che in uuil serie d'ossorvazioni si d1~bbano com-

mnLIOGIIAFICA

(

mettere errori ora 1naggio1'i ora minori del vero e più particolarmente, nel caso della media aritmetiea, il numero dolle osservazioui in più uguagli quello in meno. Ma ciò non si verifica in ogni caso poichò vi sono osservazioni che per loro natura sempre danno valori maggiori del vero, altro invece ehe sempre, o meglio con graodo probabilità, Ji danno minori Ad esempio . nella misura di ur.a lunghezza gli errori mollo probabi lmen te saranno in più dipendendo questi dalla grande dilficollà di ridurre la canna metrica orizzontale. La media in to l caso cadrebbe semp re dalla parte degli errori commessi: e ccsì dicasi ct·a1tri analoghi casi. Il maggior Ferrero però, trovando elio in uau med ia qualsiasi lo osserva1.1oni debbono essere simmetriche attorno al p.uuto medio e consirlorando che se le osscrva1.ioni, 0',0"... .,or,.J diventano tutte uguali fra loro, 0"= 0"= .. OM=q. la media arit-

meticci p = 0'-!--0"+ ···+0'"' , divcnl,;, uguale p = q=O' , ad una

'

n

dello osservazioni, gonerali1.za il co::tcelto di media o dice che . . 0'-!--0"+ ...+()(n) < come bavvi una media aritmetica, p = , come 11 n havvene una geometrica,· p= J10'XO" X .... xor,,,, così ve ne possono essero in numero grandissimo altre che sono lnli appunto, perchè funzioni simmetriche o perchè, all'uguagliarsi delle oss,~rvazioni, il valore medio p diventa uguale ad un:i delle ossen·nzioni. Queste rnrie funzioni medio godono molte proprietà geometriche, che in altro laYOt'O forse vedremo dn ll'autore trattate; ciò che orn giova notare si ò che calcolando i valori medi secondo tali funzioni questi risullaoo diversi cd a seconda della funzione si accostano più o meno alle osserrazioni grandi (o on meri grno,ìi) che 11l le picco le o viceversa. Ad esempio 3

12

. . - +-=7,50 ed 10 . tJ ues Ia geome t nca . . antmet1ca nella mc d!il 2 V3Xl2 =6 si vede che la prima media accorda più fede al numero 12 e la seconda piì1 ne ammetto alla osservaziono 3. Un osservatore dovr.!bb9 quindi sciegliere quella fun;:;ione media che pit1 concordasse cogli errori che dubita d'avere commessi, ma io gPneralo la scelta di tale funzione è difficilissima; e nelle osservazioni falle con accuratena quasi tutte le funzioni medio coincidono con la media aritmetica quindi o si adotta questa o si ricorre al processo dei minimi quad1·ati di cui cercheremo di dare una lontana idea .


128

lUVISTA

BIBLIOGRAFICA

Il breve spazio concesso c'impone ora di passare subito all'importante pan,grafo lV lasciando da parte il III che in sostanza si devolve a dimostrare che <e quando lo osservnioni, sono sufficientemente concordanti le medio vanno comprese nel limite del le osservazioni e cioè detta p la media, O' la più piccola ed O(»lla più grande del le osservazioni si avrà O'<p<OP•l , come già di per sè ben si rende chiaro. Prima di procedere innanzi chi.ameremo a; lo scostamento, cioè, la differenzci fra la media p e l'o~servazione O'; d'onde ~'=0'- v ed O'=p+x'. Nel l'esemµio anzidetto x= 3- 7,50=-4,50 x"= l 2--7,50=+4,50. La somma degli scostamenti deve essere zero poicbè per natura stessa delle medie gli scostamenti 1wgativi uguagliano i posi tivi; onde avremo x'+x"+ ....+x("J=[X]= O. Il simbo lo [ J, che adotteremo in seguito per brevità, rappresenta la somma di diverse quantità. Sia ora V un valore ed { (0',0", ....,0 1"') una funzione media che dovrebbe dare tal valore V vale a dire V= f (0',0", . .. ,Ol"J). Mettendo per lo O',O", ... ,Q(ul i suoi valori O'=p+x' O"=p+x" etc. avremo f (p+x/, p+x", ..... ,p+xr">)-·V facendo quindi lo sviluppo del la funzione secondo le potenze di x avremo V= { (p,p , ...p) al lineare. Ma f (p ,p ... p) =p , per la definizione di meJia, e d'altra parte si è mostrato che x'+ .x"+ .. +x!"l= [x]=O per conseguenza V= p+ù.. Ora trascnrando nella serie i termini su-

possiamo prendere una media qualunque per valore della incognita da determinare e per semplicità e comodità conviene adottare la media a1·itinetica » . li ragionamento fatto ci conduco anco1·a a qnesta conclusione che cioè (< a misura che le osservazioni si rendono concordanti le varie funzioni medie tendono a diventare uguali fra lor o » come già superiormente si enunciava . E ciò deve ben anco essere poichè l'equazione [xJ= O, base del ragionamento fotto,· non si verifica, a rigore, che noi caso della media aritmetica . Siamo ora in grado di dare una lonta na idea del metodo dei minimi qiiallrati che invero l'autore quasi suppone dal lettore conosciuto. Pren<lasi la semplicissima equazione V= a+ by in cni cercasi il valore di V corrispondentemente a determinati valori di y. È necessario, di subito, conoscere i coefllci en ti a e b. A ta l fino , dall'esperienza, si tro,,eranno Yalori particolari di V, a e bi quali riesci ranno diversi per ogui singolo esperimento cd affetti da errori . Avremo adunque, in luogo di V, Q'=a'+ b'y Q"=a"+ b"y etc. La differenza fra il valore Ve quello dedotto dalle indicate equa· zioni speri mentali sarà -lo scostamento x'=Q' - V, a/l=Q"-V etc.; e messo a'-V=n', a"-V=n" etc., avremo i valori degli. scostamenti x'= b'y+ri: x''= b"y+ n" etc. Ma abbiamo visto che il valore esperimen tale si accosta al vero quando la somma dei quadrati degli scostamenti è un minimmn, dunque la migliore ipotesi perchè i valori Q',Q", ecc. si accostino a Vdeve essere cho

periori al quadrato dello x ne consegue che t.= K'[~;1 in cui K,

i

è un cooflìcienlo che dipende dal differenzia le secondo della funzione med ia f'(0',0", .... ,0fnJ). [x 2J [x2] Si ha adunque che V= p+K'-. ma - non è che la media

.d , dx' sos t·t I uen o per x, x'' etc. e e tc. i valori dedo tti dalle equa-

+

:;(x'+ x"+ .. + xt"l+ 1, della i la s~mma dei termini superiori

n

n

dei quadrati degl·i scostn..menti, dunque tanto più piccola sarà questa quantità quanto il valore V si accosterà al valore medio JJ e da ciò si avrù im crite1·io per giudicare della bontà delle osser vazioni. [x 2]

/ [:r"I

. . h.

I) onendo rn 2=· - rn= V - · questo va1oro m s1 c wma soon n · starnento medio ed è « la radice quadrata della media dei quadl'ati deg li scostamenti» . Questo resultato si ottiene qual unq ue sia la forma dalla funzione f (O' ,O", .... ,Ot»J), dunque cc quando le osservazioni sono buone ,

,

(.

.

.

.

. .

Ldx' 2

129

"1:dx11 •

•

•

loro scostamenti diano - l - = 0 - d- = 0 etc. (differenziando lY y d ' cl ., relativàmente alla variabile y) ovvero x·_!E_ +x" 2'.'..+ etc = 0 dy

dy

dy

zioni superiormente indicate si otterrà fra b',b" etc. n',n" etc. una equazione che darà pcry il valore il più plausibile il quale a sua volta servirà corno valorn noto in altro equazioni osperirnentali per determina re con precisione i coefOcienti li e b. L'autore in un modo bril lante dimostra che se si verHica l'equazione [x'l = minimum la funziono ò una media aritmetica. Infatti x'"+x"'+ ... +x("l'=(0'- p)2+(0"-p)'+ ...+(OV•1- p)2 di cui prendendo la derivala od uguagliata a zero ne nasco p= [OJ con siccbè nel caso dello osservazioni immediate t il principio della ANNO

xx,

YoL.

1.

9


1J 30

BIDLIOG IlAFICA

RlVISTA

media, ctritmetica si identifica con qu811o dei minimi quad1·ati ». MA il medio aritmet,ico non solo si può far,i di semplici quantità ma si può estendere ancora adottando la me~ia di _m,,lle equazioni. li valore adunquo più plausibile di.una fun7:1?n o lln_eare ad una o più incogn ite coi ncide col la merha cli tutti 1 vo lor1_ch_o essa prendo colla sostitur.ione di lutto le singl)(o os~erva:-ion~. Dimostra, il nostro autoro, quindi che la media ar1lmcl1ca. _o ancora applicabile al caso io cui le osservazioni abbiano di-

versi g radi tli attendibili tà. Infatli so [; = q risponde ad uua serio d'osservazioni e

\~~-=q no rispouùo ad un'altra si potrà

faro la media di queste medie

v

[a]+[~]

, 1i+,n

. ,

e c1oe P

11q+nq1

, , ,, · 1.,...1•

Questa t>spr.. ssiono è anu Ioga a quella che dà una ~o?r~inat~ del centro di gravi tà d'un sistema di punti ma!Hrltllt IO cm Io n,n' sarebbPro pesi o q,q' le r elative distanze dagli Assi Si comprende come appunto il Cùnlro ùi gra,·ilà di diversi punti mnteriali debba cnderf\ come una m edia in mezzo allo osservazioni. li p eso nduuqnA di una qnnntilà ò ~ il numero dello osservazioni ugw1 lmente preciso necessario. arnnchò il medio aritmetico loro abbia procisionc uguale a quella del la quantità . _ proposta». L'autore chiude il paragrafo VII trovando le rola1.1oni fra lo scostamento m edio ed il veso nel modo analogo comu nel § precedenlo aveva trovala la relazione fra lo scostamento predetto ed il numero del lo ossorv:11.ioni. Noi ~ IX e seguenti il maggior& Fcrrero s'innalza a considerazi~ni di matematica superiore. snmp re i,1Lonto a ricond urre le ideo sul pr incipio doll,, ntPdia m·itmetica. Abbinmo veduto che la probabil ità di comni r llern uo errore cresco co l corcai·o nello misure le minim0 !'razioni onero scemando gli scostament·i . Se aduoquo prendasi lo scostamento x per ascissa cd il g rado di probabi lità 'l) (X) dell'orrore commesso per ordinata; il rettango lo cp (x )cl;t; rapprese111.cril le probabilità dogli orrori fra x ed x+dx. Integr;-indo noi limiti +oo e - x ; aHemo

)-::=: ~(x)dx= l

poichè fra quosli limiti è certo che caàrà

l'errore, rapprescnLando col la unili\ la certezza . Ora trattasi di trovare in termini Oniti la forma di questa funzione. Molli autori e variamente hanno risoluto il problema,

l

ma il maggiore Ferroro lo fa io modo singolare traoodo Ja sua riso lnzione da premesso che appunto si riforiscono alle sue teoriche sul modio aritmetico . Questa unità di principi cho conducono l'autore alla dimostrazione di vari teoremi che sono essenzialmente allinen li al la teorica doi minimi quadrali inducono alla con clusione che questa teol'ia, l'equazione 9:x). o la med ia aritmetica non altrimenti sono che uoa stessa cosa sotto forme diverse. La fumione ç,(x) che esprime il grado di probabili là d'un orrore è :p(x)=ce-IUx• in cui l'ospooento deve essere sompro nega tivo perchè la probabilità dell'errore ò massima per uno scostamento zero ed ò nulla por grandi scostamenti come si accennava sin da principio. Il modo di determinare In costante r, si può ri levu re nel Duhamol (eh. Ylll T. Il calcul. iofinitesimal); e ne viene per la qual cosa

<f>

C=

V~

(x)= ,;< c-11•x 1 sarà la funziono r ichiesta. '

1!

La quantità K Yieno chiamata indice di precisione porchò per uoo scostameolo z(lr Ola funzione diven ta :p(X)= ;"' quindi la probabi lità r!'un errore ò più o meno grande a seconda di questa {Juantilà K. Nei due S§ XI o XII si stabiliscono confronti .fra gl'indici ài p recisione, i I peso, g li scostament-i, oc. ec. dando ancora la rappresentazione g rafica della curva dogli orrori probabili la quale è simmetrica ed ha la massima ordin.ila pPr a;=O e per x eguale ad un valore di una certa g randezza l'ordinata si annulla. Ma noi mnndiamo di buon grado g li studiosi a ll'esame di qulisto libro tanto piccolo quanto ragguardevole d'idee. li concetto di togliere un certo orpello a nuovi procedimenti rimettendo in onore vecchi, modesti e non mai smentiti p1·incìpi ci paro opera buona e <IPgna dell'au tore. Ci auguriamo adunque di vedere presto dati alle stampe gli altri due capi, persuasi che, come il primo, ancho i duo ultimi risponderanno pienamente alla nostra aspettuzione. Regolt1menlo d'ist,•uzione e di servi~•<> i11te1•1w 1>er la faut e 1•i,,. (13 dicembre 1874). - Roma 1874, tip. Voghera Carlo, ediloro del Giornale illilitare.

Come è espresso dal titolo, questo r ego lamento è inteso a. regolare l'andamento delle istruzioni di varia spocio e dogli affari del servizio interno dei corpi dell 'arma di fanteria.


132

1

RIVISTA

Nel libro l o, Dell'istruzione, sono enumerale le cognizioni militari che devo no avere i militari di diverso grado, dal semplice soldato al colon nello; è stabilita la divisione del còrso annua le clnll' istr uzion e io due period i di tempo, l'estivo (dal 1 aprile al 15 novom bre) e l'invernale (dal lG n0vembrc al 31 marzo), e sono indica to lo istruzioni da farsi normal mente nell'uno o nell'al tro periodo e quelle da contin uarsi lutto l'anno; sono date le norme per l'attuamen to delle istruzioni, col prescrivere quali da farsi per compagnia , e quali per battaglione, per reggimen to o pflr presidio, ed a chi ne debba essere affidata la di rezione e la responsabili lù; ed in fin e vengono determinate le istruzioni da darsi alle rer.lute sì di l' e sì di 2a categoria, e la durata ciel loro tir ocinio prima di essere ammesse a prestare servizio cogl i anziani. li morilo essenziale di questa prima par te del r egolamento non è di introdurre novità , dacchè in generale le proserizioui che ivi sono non fanno che confermare quanto giil si pratica · sia in virlh dell'antico regolamento, sia in forza di par ticolari disposizioni emanate alla spicciolata in questi ultimi anni; ma di precisar beno ogni cosa, cosicchè non ri mangano incerteu.e, sia 1.J ene stabil ita la respo nsabili tà di ciascuno , e si possa manten ere fra i vari corpi quoll'uniform ilà di procasso e di tempo, che è necessaria pol buon andamouto generale dell'istruzione , e che non esclude p unto l'inizia tiva o l'attività dei comandanti di ogni specie di repa rti di truppa .. Una cosa veramente nuova, co me prescrizione regolamentare, si è l'esame che ogni anno nei giugno il comandante di bri gata deva dare a ciascun battaglione per constatare se ha la necessaria abililù nelle evoluzion i di battag lione: ottima dis posizione se r iuscirà, come n'è lo scopo, a rendofl• un po' più accurata l'istr uzione delle tr uppe nelle evol uzioni regolamentari. Il libro 2•, Servizio interno, comincia con <l eterminare il numero e· la specie di ufficia li che debbo no ulloggiare in ogni quartiere a seconda deWimportanza del reparto di troppa che vi è alloggiata. Nei quartieri occupa ti da soldati non possono alloggiare nò ul'lìciali con fam ig lia, nò per sone eslra noe al corpo di tru ppa eoi il quartiere è in consegna; ed ò in pari tempo vietato, anche nei quartieri non occupali da tru ppa, di accor -. dare alloggi, nè a lilolo g ratuito nè a pagamen to, oltre a quelli assegnati agli ufOciali per ragione di ser vizio, a tenore ciel regolamento medesimo . Questa disposizione tende evidr ntemou te ad impedire eh.e per accomodare ta lvol[a qualchò ul'fìcia!e od impiegato, si pregiudiehi il regolare accasermamento della truppa.

133

BIBLI0GRA1!'ICA

r I

~

Vi sono poi determiuate le attribuzioni dei vari uffici dei corpi, la definizione o div isione del servizio di quarlitire, le attribuzioni dei comandali di varia spocio per osso servizio, le modalità delle varie operazioni (sveglia, rapporto, rancio, dist.ncco d<Jlla guardia, chiam:i.te, ecc.), e fìoa lmeri'te le norme per istabilire l'orario e i l reparto generale e particolare del le istr uzioni. Anche in questa seconda parte non ci sono innovazioni molto sensibi li. Il fatto più spiccalo è la sop pressione del maggiore dì ser vizio. Nel nuovo regolamento il capi tano d'ispezione risponde direttamenie al comandante del reggimen to del rego lare processo e del puntuale escguimento del servizio di quartiere in quanto non <1 ppartiene a l servizio intorno delle compagnie e dei vari uffici; ed a tale oggetto ha sotto di lui ufficialo di settimana per ciascun battag lione, un ufficiale ai viveri ed un ufficiale di picchetto per ciascun quartiere occupalo dal reggimento. Il servizio di compagnia è in tutto e por tutto r egolalo dal comandante di compagnia . Ciascun ufficia le subalterno deve occuparsi del proprio plotone, vederlo ogni giorno e r isponderne su tutti i particolari del servizio al capitano, di guisa che più non occorro l'ufficiale di settimana pel servizio di compag nia. Noi complesso il nnovo regolamento diconl.to al vecchio, porta una notevole economia di personale po i servizio interno; cd anche solo sotto quest'aspetto a noi pare di considerevole vantaggio, perocchè sarà tanto di guadagnalo per l'islr uzione in. dividuale e complessiva. Un altro pun to meritevole di r ig uardo gl i è qu ello relativo al reparto del tempo. I l nuovo regolamento, prescrive che io g uarnig ione, sempre che le circostanze lo consentano, le 24 ore della g ior nata debbano essere riparti te in gu isa, ehe il soldato possa dormire almeno sette ore; cho a seconda della stagione sette a nove oro siano impiega le per le istruzioni militari, e quattro a sotto oro per le is truzion i pratiche, ed il restan te del giorno per attende re alla cura ed al la pulizia ùe lla perso na e dogli arredi, per le refezioni e per diporto. La ripartizione del tempo, cioè l'or ario, va fatta dal comandante del corpo; e va pure fo tto da lui il reparto generale dello istruzioni per iodo por pel'iodo: in modo particolareggiato per le istruzioni da farsi. per reggimento, ed in modo sommario ad uno scopo essenzial mente direttivo per quello da farsi per batlaglione e per compagnia, affinchè i co manrlunti di battaglione possano avere ed alla loro volta lasciare ai comandan ti di compagnia la libertà d 'azione e l'ingerenza clie ad ossi spetta in ragione della r ispettiva carica.

un


134

R1VIS-TA

BlBLl OGElAFICA

E questa disposizione è in perfetta armoDiaed ami praticamente saDziona lo proscrizioni del regolamento generale di discipliòa, laddove tratta dolla r esponsabilità gerarchica. • Sappiamo che ora .si lavora attivamente alla compilazione di analoghi regolamenti per la cavalleria, per l'artiglieria o per il gen io, o facci amo vo li perchè emanino prontamen te. Lo stesso volo ò pur fallo da lulli per la pubbli,:azione del regolamento del servizio territoriale.

luni di una natura che sfugge alle affermazioni recise ed assiomatiche. ninnnziamo perciò ad un osa me di tutta l'opera, e ci limitiamo ad a11 valoraro questo giudizio, rilevando alcuno espressioni relative alla pnrto cho ci interessa più da vicino. Data un'iJoa somm.iria dello forze di cui l'A ustria o l'Italia dispooovauo, e abbozz(1ta, dietro le trucco del copittino Jlo ld, una doscriz•one del teatro della guerra, l'nutore passa ai piano di campagna : ed ecco il suo modo di vedere , por ciò che rig uarda la parto italiana: « Questa oporr~ziono (quella di attaccare oon« temporaneamente dal ~lincio h dal Po). intrnpresa in presenza _e d'un avversario attivo ed e:,ergico era mollo pericolosa. Pri« mierumento si dividevano vo lontariamente lo proprie forze , a cbo avrebbero dovuto essere riunito per assicurarsi la prima « gutlrootigia del successo, la superiorità numerica; di più si. « lasciavano al nemico i vantaggi della linen. in tema, vale a « dire lo si metteva in grado di potersi gallare con tulle le sue « forze conlt·o l'una o contro !'nitra dello due parli dell'esercito « italiano. Perciò la divisione del le forze italiano fu un primo e o gra ude errore » . Come si vedo, è la sol ita strategia di scuola. Se questa divisione delle forzo sia sem pre quel grosso peccalo cbe si pretende, ancho quando ciascuna del le due masse separate ù ng ualo in forza, od anche superiore ollu forza totale rlo1t·esercilo nemico, com'era il caso nel 1866, l'autor~ non sei chiede neppure. So poi questo due masse fossero guicfote da nnilù di concetto e di comando, o se invece questa unilà non fosse rnsn assai problematica dalla coesistenza di dno intelligonzo, di duo caratteri concreta li in cluo persone. chn uon erano fra loro nè sul piede cti una pcrfella uguaglianza, ntl su quell o di una perfetta subordinazione, aventi ciascuna il suo proprio piano di campagnn, e se qur.sta _divisione nou sia da chiamarsi assai più perj co losa che non quella mtlleria lo de lle masso, nemmeno di questo l'autore no11 fa il menomo cenno . So poi, pure ammessa l'unità di comn11do. lo dimensioni e la configurazione del toalro della gucrr(l non po lessero forse rendere o scusabile, o co11cepibilc, od anche consigliobile questa divisione, anche di questo non si leggo Yerbo. A lui bnsta di sapere che lo fo rzo italiane erano divise in duo masse, o cho fra esse lrovavasi in posizione in terna l'esercilo austriaco, por pronunziare senz'altr o il suo giudizio, con quello stesso grado di assolutezza, co11 cui dich ia rerebbo s bngl i3 la u n'a•ldizioae .

Ext111ien critiqu;e tles opé1•u.tions militt&fres 11endant la gue1•1•e ,le 1866 en Alle111ugne et en. llt1tie,

d'après les meilleurs écrivaìns militaircs, par L. SrnwARTZ lioutonanl d'infanlerie attaché aii clépOt de la guerre. - Arlon ~I. Pon~in, imprimour-édileur 1874. Un titolo come questo non poteva a meno di eccitare ia nos t~·a atlenz.iooe. Qutilu11que cosa si dica sulla gul'rra dol 1866, spec1nlmenlo per la parte che vi ebbo l'esercito itnliano, non possiamo non sontiro stuzzica!& la nostra curiosità. Si fu specialmente solto questo riguard o che prendemmo ad esaminare il libro che qui annunziamo. Ma non nasconderemo che il tito!o stesso cominciò a farci dubitare del va lore del libro. Come ma i, ci chiedemmo subi lo, mentre esistono delle Rclaziooi nffìcinli , questo libro si presenta colla raccomandazione <lei meitlcurs écrivains militaires? Queslo appoggio è desso invocato por ciò cho si rifel'isce all'esnttczza de' fa lli , o per dar ))<'SO mnggiore agli npprezznmenli' esposti? Noi primo caso ::i.nemmo il diritto di pronuncinre che l'autore, avendo a sua disposizione le fonli migliori, preferì d1 attingere n quello roco buo r10; nel s(!condo coso avremmo r agiono di chiudere perchè moi l'autoro abbia creduto di dare alla publicità un libro in cui, invece d('lle proprie, ci espone le opinioni t1ltru1? La lettura del libro non valse à corn•ggero l'impressi0ne mon che ravorcvole che aveva in noi prodotta il titolo. Per ciò che riguarrla i falli. che l'autore compendia in modo som mario. avemmo a notare non poche inesattezze, dovute, per lo appunto allo fonti, a cui allinse; o pt•r ciò che riguarda la parte critica, che pur snrebbo lu pJrle sostanziale e.ii quest'opera, non ci fu dato di trovarvi cho delle osservazion i genorali o sommarie, rinssunle per lo più da al tri ,1utori, cd esposte con quel tono di rigidezza, che cos't poco conviens nell'apprezzamcn lo dei fa lli storici, i quali si presentano sem pre sollo un aspetto così complesso, con una quantità di fattori, di cui ta-

'

I~


136 lllVISTA Yiene poi l'autore a discutere quale de' due attacchi sarebbe slalo il preferibile, se qu~llo dal ~lincio, o quello dul Po. Siccom'egl i non fa in questo r.he ripetere g li argomenti del capitano Hold, così uou lo seguiremo; soltanto ri leveremo una sua erronea asserzione là dOH3 dice che « dietro il piano co« municalo dallo stato maggiore prussiano a l Governo italiano. « si dovoano concentrare tulle le forzo italiaDl~ sul Po inferiore: « prendendo l'offensiva in questa direzione, si penetrava su bit~ « nel cuorn della provincia che si voleva conquistare, si girava « il quadrilatero, o si provvedeva meglio alla sicLH'f'zza delle « comunicazioni, nello stesso tempo che si sarebbero minac« ciate quelle dell'esercito doll'Arciduca Alberto coll'Austria ; t1 si poteva finalmente contare sul concorso della flotta ». Parlando d'un piano comunicato dallo stato maggiore prus. siano al Governo italiano, prima che cominciassero le operazioni mili tari, crediflmo che non si possa alludere ad allro c.be alla nota Usedom. Ora noi slìdiamo l'autore a trovare in quella nota una sola espressione che autorizzi l'interpretazione testò riferita. In quella nota, dopo essersi accennato come convenga fare la gnerra a fondo, senza preoccuparsi della configurazione territoriale polilica, quale sarà a pace fa tta, ed essersi dichiarato che dal suo canto la Prussia cercherà dt spingere le sue armi fino al Danubio, si segna !a linea di condotta secondo cui l'Ital ia dovrebbe r egolarsi, per operare in conformità della sua alleata . « Quant aux opérations « analogues des forces italiennes, on ne s'occuperait pas à « faire le siège du Quadrilutòre,· on préférerait de le traversar « ou de lo tourn<•r pour battre l'armé,3 onuomio on raso cam(C pagno » . Secondo ogni proba_bilità il t1·cvveis1w si riferisce ad un attacco dal Mincio, il tourne1· ad un altacco dal Po; so così è, si vede che la nota prussiana non dà menomamente la preferenza ad una piuttosto che ad altra direzione: il significato della nota è questo: primo scopo dell'esercito· italiano è quello di ballare l'esercito austriaco in rasa campagna; sul come poi si debba contenere l'esercito ila:liauo per ottenere questo scopo , non solo la nota non precisa nu ìla, ma anzi aggiunge: « Les généraux ila liens seront indubilab lement Ics <r. meilleurs juges dcs opéralions dont il s'agit. ». E delle operazioni militari nel Vonelo non si accenna pih altro, se non per parlare dei corpi d'osservazione, che si dovrehbero lasciare quando, una 'IJOlta riportata una 1Jittoria campale, l'esercito italiano si dirigerà su Vienna, còme consiglia la nota stessa. 1

BIBLIOGRAFICA

'137

Non è certo oustra intenzione entrare nel merito dei consig!i che questa nota contiene, ma ri~eo iamo còmpito della critica il non lasciare inosservato, se altri le fa dire cose che essa non dice, ed ao zi contrarie a ciò che essa dice. Il primo fondamento che si r ichiede ad un retto apprezzamento de' fatti storici è certamente uno sludio diligente e cosceozioso dc' fatti stessi; dove questo manca, manca la base stessa del ragionamento. La critica ha perciò non soltanto il diritto, ma il dovere di mostrarsi severissima, quando si pret~ode di portare un giudizio su falli conosciu ti imperfettamente, massime poi quando il materia lo a disposizione è così ricco e a facile portata di tutti, com'è appunto il caso pei fatti militari del 1866. Le carte-schizzi che corredano l'opera in discorso, disegnate da un uffìcialH, addetto anch'esso al dép{)t de la guerre, tutt'altro che no tevoli sotto l'aspetto · del <lisegoo, dimostt'ano allresì un'idea poco chiara delle condizioni gP-ogratìche dei teatri di guerra, e delle condizioni topografiche dei campi di battaglia. Balle,•iebff,H l1eim Any,•iff bei cle,• 17e1•tl,eidifJ't«nfJ. f eslet• Pliit~e . (Della costriuion(} delle batterie ·nell'attacco e difesa delle piazze /'orti) di CARLO Scn1u n1n colon nello ni;llo

stato maggiore d'artigL, e di CAltLO l{RIW,\NllK, tenente nel 4• reggim , d'artiglieria da campagna nnstriaca. - Vienna, 1874 Seidel e figl i, edizione specia le, del 15• fascicolo della 11 parto del Manuale dell'f. R. artiglieria austriaca. - Un volume di 175 pag, con 18 tavole. Ai miglioramenti realizzati, da qualche anno specialroenle , con sì mera,,iglioso e rapido progresso, no,sli armamenti degli eserciti, dovevano naturalmente lennr dietro delle modificazioni alle forme tipiche atte a coprirsi dalla potente azione dello armi da getto, e a rafforzare gli ostacoli opposti al loro impeto. Col trarre argomento dalls numerose scoperte della scienza si doveva per co nseg uenza cercare modo che l'arte di fortificare fosse pure informata nell'essenza e nello spirito al co ncetto del per fezionamento arrecnto ai nuo,ii mezzi di distruzione, onde polere creare ostaco li al cammino dell'aggressore e proteggere il proprio fuoco con masse coprenti . 11 Com itato militare austriaco a questi principii uniformandosi e riconoscendo pnr anche. l'uti lità d' un regolarneulo elle slabiliss0 il modo e la modanatura uniforme dell e batterie negli assedi, in guisa che le regolo studiato ed esperimentate in


138

•139 sno lavoro intitolato : La difesa diBel(orbf"atladall'artigLie1·ia negli anni 1870-71, prezioso compendio doll'opera del capitano d'artigliéria francese Sosthènes de la Lauroncie: fi:tude technique sur le SM'tice dtJ Ca·rtillerie dans la vlace de Bel(vrt, occ. ecc. Il Manna ie per l'artiglieria anslriaca dovrà co nstare di va rie parti e comprendere quanto riguarda l'arlig lieria . La compila~ ziono di queslo venne af(ìda ta noi 1869 dal Ministro della g uerra, generale v. Kuhn, a diversi uflìcia li, a disposizione dc'qua li furono · posti tutti i mezzi che p_oteva forn irn il Comitato Lecnico militare. Esso non riveste carattere uffi ciale, ma i mezzi adoperati, le persone incaricate e lo scopo a cu i è destinato , che è quel lo di porgere agli ufficiali d'artigl ieria un compendio di tutto lo notizie relative ai molteplici rami del servizio dell'arma, lo rendo no tale naturalménLe. Quando questa publicazione sarà ultimala, per la ricchezza dnllo notizie ivi contenute , per la divisione bene ord inata della materia e per lu r,hiarozza dell'esposizione, avrà un valore inoslimahi!e, cd una gran parte di questo sarfi giustamente devoluto ai clislinli ufficiali sovramenzionati che tanto vi contribuirono. Gli au tori clivido~o il loro lavoro in due parti : nella 1• trattano delle batterie d'attacco, e nella IP della battel'ie di difesa delle piazze forti L'opera è illustrata da XVIII tavolo con 18-Z fignre d'una precisione e ni tidezza di lavoro super io ri ad ogni elogio. Ciò clrn rende poi il lavoro pr eziosissi mo od indispensabile all' ut'fìcia le tecnico io campogna, sono le tabelle annesso colle qnali si può all'istante compilare una ri chiesta di tu tto quanto può occorrere in nomini, altrez.zi e materiali nella costruzione di qualsiasi balte l'ia-Lipo e parte cl\1ssa. Le suddette tabel le sono 20, metà del le quali adottate, e contenenti i dati per lo costruzioni del la batteria d'aUacco , vale a dire dimensioni delle balterie, capacità de' ricover i delle riserve e magauini; de' materiali imp iega li nolla coslrnzio ac di questi e de' painol i, dati numerici per richiesto in personale, attrezzi e ma teriale per la cosl-ruzione de lle singole par (i, deter minazione de' mezzi di trasporto e forze occorrenti nella costruzione ecc. ccc. L"altra metà contiene li stessI dati speciali allo batterie di difesa, in partico lar modo sul le dimensioni delle cannoniere, dei lavori di biinda men to, corazza (ure ecc. ecc. Gli autori entrano in maleria premett<rndo uu succinto p11.ragrafo d' io\rod uziono in cui definiscono la diversità delle BtnLTOGRAFICA

RlVISTA

pace non avessero a sub ir e altre modificazion i che quelle richieste dalla natnra del lnogo e dalla confìguraziono deità località nelle varie circostanze cli guerra, fece studiare 1m tipo di tracc'iato, che fissnto come normale, nella sua pratica applicazione non dovesse assogge ttarsi che alle varianti richieste da criteri emanati dal minuto esame della posi1.ione . li colonnello ScmtARDA dell'artiglieria austriaca, nello scorso anno (1873), prendendo a base questa forma tipica che i risultati de' più r ecenti assedi (lSi0-71) (1) avevano fovorev olmente sanzionala, pre.senlò all'esercito di quel. paese no pregevolissimo lavoro sulla costruzione deUe batterie nell'attacco e difesa delle piazze forti , che per l'importanza e specia le esposizione, venne universa lmente colla più grandB sim pa tia non solo da quell'esercito accolto, ma eziaudio r iconosciuto da qnel Ministero di girnrra come libro di testo. Ora i! cita lo colonnello, coadiuvato dal tenente d'artiglieria Carlo K1t1WANRK , ne ultimò una seconda edizione speciale, che oltre ai pregi di chiarezza o spirito pratico, che distinguevano la .prima, racchiude un ord ito più ampio, più completo e più perfello, separnn<lo pure le tabelle dalla parte espositiva, e toccando rnaggiormen le alcuni punti lim itatamente svolti nella prima edizione, e che hanno più diretta attinenza col la sostanza e co Ilo spir ito di simii i costruzioni. I nomi del colonnello SClillAnni e del tenente KntwANEK sono ripu ta tissi mi non so lamente nella cerchia dell a fam ig lia militare austro-ungarica, ma ez.iand io all'estero stimati. A tutti sono noti la loro attività e il loro ingegno, e come nPllo scorso anno il primo mettesse pure a lla luce il V fascico lo del Jtfannale per l'!. R. cirtiglieria austriaca, sulla costruzione delle /1atte.rie e fort.ifìcazioni campali, ove tratta de' materiali di costruziorrn, de' dettagli delle baUerie o r ipari da campagna, degli t~omini, maleriali ed istrumC"oti occorren ti per ìa I.oro esecuzione , dHllo costruzioni delle fo r tifica1.ioni campali, do! loro attacco o difesa, in un modo essenzialmen te pratico ed istrnttivo; ed il secondo pubblicasse il (1) I Prussiani sotto Bclfort costruirono la batteria N. .17 a seconda del tipo normale a ustriaco, sul Bosm ont, cli fron te a i forti ni cli Perches, e l'armarono di ,1cannoni r igati da 12 J ibbre. <~ues ta batteria, se rvita dalla 4."- <:ompagnia de lla brigata d'ai'tigliel"ia da fortezza badese, sosten ne i l fuoco clella piaz.:a dal 7 gennaio al 10 febbra io , senza subire gravi dan ni, quant,nJ([IH~ colpila da molti p1·oiettili: essa ebbe un sol uomo ferito, due ai:.. fueti ecl un solt'alfusto toccati da schegge; nessun pezzo messo fuoJ·i cli servi zio in causa de' colpi nemici.

..

{

l ~


H-0

•

BIDLIOGR,fflCA

RIYJSTA

batterie d'attacco rispetto a l loro collocamento, vale a dire: batterie da costrnirsi esternamonte allo paralelle (I); batterie da costruirsi nelle parallele (II) o batterio pel coronamento dello spallo (Il!). Tullo queste ballerio sono sempr e interrate, da 1m,30 a 2"', sotto il livello dol terreno naturale Si passa quin<li al 2' par agrafo intitolato : Elementi component'i una batteria d'a.~sedio e sua distribtizione. Qui gli autori distinguono prima cli tutto con A o con B le ba!torie (1), secondo che vengano costruite per cannoni o per obici; con C e D lo batlerio (Il) aventi lo stesso scopo o con E lo ballorie (III) pel coronamento dello spallo. Questa distiazione ò necessaria di avere sempre presente per potersi servire delle r ispettivo tabella. Dopo aver enumerate tulle lo parli costituenti una balleria i.o genere.>, gli autori vengono alla dcterminaziono delle dimensioni di quelle a tipo normalo d'assedio, facendo una esposizi one ordinata delle dim ensioni del parapetto, del terrapieno, delle diverso cannonier e, dell'aHozza dol g inocchiello per ogni bocca da fuoco fa.cento parte del parco d'assedio, de' fianchi, del fosso, delle traverse, magazzini, ricoveri coperti o scoperti, do' rivestimenti ecc. ecc, per ogni caso speciale. Lo diO'erenze della dimensioni delle hallorio f., B, C, D ed E sono post<~ in rilievo dagli au tori con speciale avvedutezza. Le condizioni a cui dovono soddisfare le batterie sono corrispondere ol'ficacemento al lo scopo cho si rnol raggiungere; procurare il necessario defìlam ento ai pezzi in batteria cd al personale, contro i colpi direlli, vengano essi di fronte o di fianco; difendere possibil mente i serventi dagli effetti di scoppio dei proiettili; poter contenere lo munizioni necessarie per lo spazio di 24 ore di fuoco, e perciò aYere magazzini sicuri contro i fu ochi diretti o gli scoppi; avere comunicazioni non preso cl'infìlato ; possedere robustezza suffìcien to contr o il proprio fu oco, quello dell'avrersario o contro le ingurie dello intemperie; essero convuoientomonte assicurato contro lo sortite della piazza. Tulle questo cond izioni sono sintel icnmente tralto te o svo lto nel § 2° dandosi tulli i più minuti dcllagli in ogni parie e caso specialo. Trattando del collocillnonlo di questo batterio, gli autori nel § 3° defissano chiaramente la posizione che dove avere qualunquo genere di IJa lleri~i , secondo lo scopo tallico della medesima : richiamano ?pocial men te l'n llenziooo sulla necessitò. di scegliere un luogo che permelta di pot<.>r cominciare il lavoro inosservati e di continuar lo non mo lestati dal fuoco nemico,

IU

di poter armare la baller ia senza inconvenienti o rilar~i e di potere con sicurezza com uuicare da qn~sl~ al labo_ralono e ~l parco, od alle altro oper e d'attacco· qumd1 d~le~mi_nano la direziono, il r ilievo ed il traccialo della _b~Ller1?, 1~~1s~ondo che la coslruziooe sia la pi ù semplice poss1b1le, s1 ut1hzz1 11 mot~riale che la natura del suolo o le circostanze di guerra offrono 10 maggior abbondanza, si restringa il movimento di Lerra ~I _ruro necessario e si qO'rn al nomico il minor bersa~lt~ pos~iblle . . Nel paragrafo 4°, cho riguard~ l'Esec1izio~ie dei smgoli la1>_on, è esposto il modo di tracciare una batteria, dato uno schizzo 0 progetto, di iuiziare il lavoro , del coll o?amenlo e d1stnbuzione degli uomini per lo scavo del terrapieno, tanto dolio batterie costrnite oolle para!ollo che fuori di queste, del lo _scav_o dol fo sso di scolo, dell 'innalzamen to dcl1o traverse, del m rest1~ mento dello scarpe por ogni specio di terra, del coprimenl~ dei ricoveri e de' magazzini, del modo di praticare le cao'.100 1ere, rivestirle ed infine dolla costrnzione d<ill c diverse specie ~li paiut>li, o sono date le inclinazioni necessario corrispondenti alla bocca da fuoco impiegatn e specio di tiro. Seguo il § 5 sul modo di r ichiedero il pe_r$onale neces~ario , a seconda delle diverso circostaozo d1 luogo e . natura dol terrcuo, per la costruzi one di qualunque balleria {I, li e 111) o piazzuola, sia essa destinata ~e ~ ~1rn cannoni. o po~ due mortai O ciò a mozzo d'una sempl1c1ss1ma tabella 1n cui a colpo d'o~chio si vede il numero, lo scopo e la distri buzione degli uomini necessari. La r ipartizione di qucsh . non ò sol?mente indica ta sommariamente por la costruzione d1 una balleria completa, mu por le si ngole parti , coll o neccssario_osso: vnzioni onde non lasciare alcun dubbio sul calcolo prcsunliYo d1 quanto polrà occorrero realmenlc in porsona lo, tanto ne11·osecuziono ordinaria come io quell o eccezionali. .. . Una piccola labelletta poi iolercalata nel testo slab11!sco 11 personale per la sorveglianza o condotlo del lavoro, ~he gli autori consiglian o di non cambiar:;i cht· a lavoro co_m p1ulo._ . Eguale metodo viene soguHo per le richioslo ù~gh ~teus1h, attrezzi O mal<'riuli nucess,J ri. 11 trasporto del materiale n ch1csto dal parco al laboratorio viene ratto alle piccole dist~oze a mezzo degli uomini O carri da Ll'incea ; ma quando la distanza oltrepassa un certo limite, si deve r icorrere ai c;aY_a llt o_ ~uo, a t~ taccati a carri : per delermi11are il numero degll uomm1 e ca_rr1 necessari, si compilò una tabella (N. 8) dalla quale s1 pu_ò g1.~1dicare so Htrasporto ,può essere fo tto it1 una sola volta od in p1u.

•


142

-RIVISTA

·

PrègevoJìssime SODO le avvor[coze date nel § 7 per le disposizion i da prendersi prima di cominciar e il lavoro, da chi riceve l'incarico di simili opere; nulla vi è dimenticatò, tu li.o vi è ordinatnmente esposto, cominciando dalle varie circostanze loca li iu cui si può trovare l'uflìciale, circa il conveniente collocamento del laboratorio, su l modo di condurre il materia le, sulla confozione del materiale di rivestimento, sulla marcia dal laboratorio al luogo di costruzione e ritorno, su lla guardia al labora torio, sul tempo convepiente del cambio de' lavoratori. In tre sole pagine gli autori hanno riunite t.ul.te le avver tenze necessarie all'uffJclil lo io tal i occasioni onde non essere .da circostanze impreveduto sop rafa tto. L'esecuzione dol lavoro (§ 8) d'una balleria di traccialo tipico gli autor i ammettono, in generale, possa farsi in d ue notti ed il giorno compreso, dopo che fu traccia ta su l terreno: nella prima noltH si dovrebbe ultimare il parapetto ed il terrapieno e coprire i ricoveri col leguamo o ferro necessario; durante il sussl•guenle g iorno le mule dovrebbero occuparsi dc' lavori nell'interno della batteri.i, e n ella ,2a notte esegu ire l'innalzamento delle traverse. Tutto ciò viene diviso logicamente in sei periodi di tempo che di poco· diversificano nelle diverse specio di ballcrio, sieno esse nella o fuori del la parallela. Non sempro i n simi li lavori si ha il vantaggio d'incontrare le condi;:iooi di terreno e di luogo che permettano l'a ndamento ordinario di lavorazione, in modo che i calcoli preventivi uon deb bano subire variazioni, e ove le ctirncollà essendo sta lo prevedute riescano f~~il i a superarsi; avviene sovente inveco che la oecessità e lo scopo prefissasi da ll'a ltaccanle r iclliednno l'innalzamento di simili opere in terreni svariali, irregolari, inondali, paludosi, sassosi, rocciosi, in penclìo ecc. oziand io con direzione di traccialo obliqua alla linea di tiro, oppure . cou mezzi ristrelli da dovct li'at· partilo da qualunque facilitazione offerta dalla Jocali tù; tolti questi casi e condizioni specia li, vengono ordinatamente e co lla mas:;ima concisione esposti nei paragrafi 9 e 10. Si chiude La I .. parte con due paragrall sulle costruzioni celeri e sulle batterie o piazzuole destinate ai pezzi da campagna. Nella difesa cli una piazza le bocche1 da fuoco si dispongono ill balleria dietro ai parapetti che coronano le opere di fortificazione. t cò'mpito dell'artiglieria la trasformazione di questi lralti di opere io batterie, che prendono poi nomi difforonli

BIBLI0Gll~.\.FI CA

H,3

secondo la denominazione del l'opera slessa sulla quale 'viene fatta; si hanno per conseguenze delle batterie sul ramp~ro scoperte e coperte, nella cortina, nella gola, ne' fianchi, nel l_e casematte, anre costruite fuori della piazza che prendono 1l nome di. con troballer ie, balterie i o termedie. doli a strada coperta. nel' fosso ecc. . . Le norme da seguirsi noi determinare queste tr_asfor~az1on1 e la loro pratica osecnzione vengono esposte dag!t autori nell_a 11a parte co llo stesso metodo e chi~rezza. E _s1~co'.11H I~ disposizione interna delle diversH plHll alle a d1mmolre gh efi'~lli del fuoco nemico in una batteria destinata alla difesa d·uua piazza è all'incirca comune alla baltoria d'assHd iO, COSÌ Ci limi~ teremo ad accennare la ripartizione del lavoro, arrestandoci solo breveme.nte su qualche parlo di speciale interesse . . Esso è di viso in 9 paragrafi corredati dalle suddette dieci . tabelle e numerose llgore. 'Gli autori cominciano col la denominazione delle diverse specie di batterie e quindi espongono le varie disposizioni ?elle medesime n ell"in terno dell'opera, nelle case1111alte, del m1gl1or collocamenlo delle controbatterie o di qufdle nel fosso e nella strada coperta; quindi passano"' allc batteriH da costa od a qnelle r)a costruirsi sui moli. . . In questa esposizione emerge il modo semplice d1 determinare l'all<:,zza del g inocchiel lo per le diversn bocche da fuoco destinate a speciali tiri; i vari modi di costruire e conse1rvar~ Je cannoniere, i bonelti, le pia ltafornw, i blmdament1ecr}. d,~ndo,1 quelle avvertenze tauto nec,~ssarie in simili _circostanze._ l·a_n~o oggetto di speciale atteuzioue, l'apertura'. d_1rez1one ed mcl1oazione delle cannonioro des tiuate a qua lsiasi bocca da fuoco, non escluse Je mitragliere. Nel paragrafo 19, nel quale es~on~ gono l'esecuzione pratica de' lavori, la costruzione dc' pam_oh · tanto importantiinquesteopere, giuslamente assorbe lamagg10r p:nte della loro atl.euziorn~. Si chiude la 1[• cd ultima parte co n una espos1z1one compendiata m l modo di ri pararo le vario parli dannegg:ate dalfuoco nemico e di quei lavori chH si debbano cosLnme sot~o l'azione clol me ir simo, dando lolle qu elle avverleoze necessarie in simi li f'ra ugenti, che si_devono conoscere ondo_ po~cre con prr.$1l~zza e collt1 minori perdite possibi li ri parare ai daan~ p~·o~ dotti cla un continuato flloco dell'assalitore che raddopp1era 1 suoi tiri principa!mentc laddove scorge già imzialo il guasto: Nel ·dare i cenni sovraesposti non è stato nostro scopo di


lUVISTA D1DLI0GRAF1CA

dare un sunto del pregovo lo lavoro del colonnello Scnll!ARDA e del teoeoto KnlWANEK, ma ci siamo proposti semplicemente cli riassumere in qualche modo l'ideo , l'ordine e lo svolgimento della materia ivi trattata. coll'intenzione d'invoglinre gli uftìci11Ii studiosi, cho conoscono lu lingua tedesca, a voler leggero l'opora stessa, la quale va pregiata non solo pHr l'importanza, come si disse, della maleriu trattala con ordine assai logico, cbia:ezza di esposizione, copia di notizie o dati su tutti i partico lari esposti straordinari , quonto per la peregrinilà <lolla forma. l i carallera poi in certa qual guisa ufOciale dell'opera, la posiziono degli autori e la fonte da cui poterono ricavare questi dati, costituiscono garanzia suf'fìciento che l'opera corrisponde all'alta irnportunza dell'argomento; o tale opera richiedcrebbo non solo un esteso sunto dai giornali competenti ma bensl. una letterale tradur.ione, non potendosi constatare, ancho mediante un succoso ristretto, i progi d'un lavoro d'io dolo essenzialmente descrittiva quale è questo.

DE)!ARCHI CARLO,

gerente

I DEL TIRO AL BERSAGLIO

li fuoco è ornai fattore decisivo del combattimento; tutto ciò che concorre a crescerne)'efficacia conlribuisce direttamente alla vittoria. Onde la necessità di un addestramenLo al tiro, basato su principi logi ci , conforme alle esigenze della tattica odierna ed alla brevità della ferma. Non vi è tempo da perdere. Una volla gli esercizi al bersaglio si potevano ripetere parecchi anni di seguito; le regole di puntamento erano poche, le distanze corte; nell'azione tutto si riduceva ad un fuoco indi viduale più o meno prolungato cui si intrecciava. qiialche tentativo più o meno fortunato di scarica simultlu\eH . L'atto risolutivo era sempre affidato alla punta della baionetta. Ora la ferma è brevissima. Buona parte dei nostri soldati non riceve che poche dozzine di lezioni; bisogna imparare molte cose, tirare da varie posizioni, apprendere la scherma del terreno, alternare Liro ed evoluzioni tattiche, concenlrare il fuoco per decidere la sorte, per coronare la villoria, o per copril'e la ritirata. Guai se il soldato non conosce l'arma sua . L'ignoto è pieno di paure; mille domande gli si affacciano alla mente, mille immagini gli confondono la fantasia . Le ANNo xx, VoL.

1.

40


14-6 DEL TIRO palle nemiche gra ndinano, appena si sa donde vengano, si risponde a caso. La disciplina spnrisce, le munizioni si sprecano, il disord ine prende il sopravvento; il tiro più facile, più spedilo e più co mune è quello che rimarrà celebre nelln storia sotto il grottesco nom e di moulin à cafè. Ce rtamcnle che coll'istruzione al tiro non si tolgono le co mmozioni che per mille cause morali e materiali spingono il soldato a sparare con soverchia elevazione; in guisa che alla bocca della canna la linea percorsa effe1Livarneote dalla pallottola fo rm a colla linea che avrebbe dovuto percorrere per colpire giusto un angolo più o meno grande di deviazione. L'apertura massim a di codesto angolo è calcolatn negli esereizi di pace di SLeeb ('I ) di I O minuti, nelle evoluzioni di guerra da Galli ('21 di 5 g radi, da Olivier (3) di 'IO gradi. Sono su pposizioni molto ipotetiche; è però indiscutibile che l'angolo di deviazione, il quale nel combauimcnLo produce enormi scarti, sarà tanto min ore quanto maggiore l'esercizio di p.untamento e di tiro. E senza istrnzione s ul tiro quale rovina e quale spreco di armi! « Nell a battaglia che si comballè il ·1° luglio 1863 presso Gety~burg in Pensilvania furono raccolti sul campo 97,5i4 fu cili , ùei quali 2,},000 erano cari chi . « Di questi la melà aveva carica doppia , un quarto da 3 a 1O ca riche e soltanto il rimanente aveva una cari ca sola ».

\4) Dic Treffwohrschei11lichkeit der Oesterreichischen lnfanteri6 ~ 812. (t) Dic Tokt,k der 11/ichden Zukun{t. - Wien ~868. ·(3) Die deutsche Gewehr{rage. ·- Darmstadt •I 872. Ved i altresì: Fo:-.10. SttUlio sull'efficacia del fuoco deUa fu cileria n8lla Rivista Jlilitare di settomb re od ottobre 1873.

Gcwehre Wir.n

~

I

AL DEllSAGLlO H7 « Parecchi fucil i con una sola dose di polvere contenevano da 5 a 6 pallottole; in molti casi i bossoli non erano stracciati. In un fucile a percussione liscio si trovavano 22 pallollole (1). » Oltre a Lutti gli immen si van taggi materiali l'i~Lruziooe sul tiro svolta logicamente imprime nel solda to la fiducia nella propria al'ma, una delle leve morali più poten li pel combattim ento. Onde la grande solleci tudine che tutti gli eserciti pongono al tiro al bersaglio; lo studio continuato e pazien te di prepararvi le giovani reclute coi sistemi meglio alti a destarne l'ì nteresse ed a rimanere impressi nella memoria; la cura assidua ed il progressivo aumento delle munizi oni destin ate pe l tiro; il con trollo diligente e minuto di ciascun colpo e cli ciasr.una. scarica; l'adozione di svariati ed ingegnosi spedienti a fine di porre il tiro di pace in condizioni che meno si scostino dal vero tiro di guerra. Codesta. opP.rosità, sorta coll'introd uzione dei fucili a retrocarica e fatta gigante in seguito al le esperienze del Gonllitto franco-germanico, si manifesta principalmente nelle diverse istruzioni sul tiro, dall'esa me delle quali possiamo ritrarre uti li ammaestramenti e conforti a perseverare nel l' increm ento del più importan te fra. tutti gli esercizi militari.

(1) Relazione ufficiale della direzione d'artiglieria degli Stati Uniei dell'America Settentrionale !Novembre ,1864).


U.8

DEL TLRO

\ 1

I.

.Base fondamentale dell'istruzione sul Li ro 'lla scuola di puntamento. Alcuni eserciti senza' molli prèam boli entrano tli sbalzo iri' materia e dopo le in dispensabili nozioni tèorit!he passano ali' addestramento pratico di .far puntare a· b'raccio sciol'to; altri invece varino gradatamente e·per· meglio conformarsi alle menti rozze ed alle tot'pi:de membra dei coscri ui , eominciano coli' insegnar·e il puntamento al cav.alletto. Questo metodo, prescritto dal regolamento di rriatiovra1 francese ('I) e dal regolamento sul tiro belga (2), consigl'iato dall'istruzione austriaca (3) e, meglio che altrove, svolto con molta cura e ricca copia di particdlari nel.:.· l'Istruzione nostra, richiede bensì un tempo alquanto p1i>ù •lungo· e pone nn gradino che a bella pTima potrebbe sembrate superfluo, ma offre vantaggi essenziali; cui nessuno di noi vorrebbe rimìnziare. Nell'istruzione sulle armi il coscritto non si è formato ancora un' imagine esatta della li nea di mira, del modo di dirigere la visuale, dei rapp0rti ·fra l'alzo e la distanza del bersaglio, tutte cose che esigono lunghe spiegazi.oni, le quali male si possono dare a chi (~) Rég lément du •I 6 mars 1869 sur les manoeuvres de l'infanterie. (2) Réglément du, tir. - Bruxelles 487L (3) Schiess-Instruction fii1· die Infanterie un Jiiger Truppe des k. k. Heeres . - Wien 1872.

AL DEnSAGLIO (49 trovasi ,a disagio. - Avendo invece il fucile posato sul cavalletto, alle brevi e semplicissin1e nozioni sul ,tiro, ;,i può intrecciare l'esercizio pratico di prendere con c½esce~te sveltezza la mi~a nelle condizioni meglio favorevoli al puntui;nen.to. La posizione di pm1t è atto che verrà in é\ppresso . Per le reclute, grandissir.n,a parte delle quali - specialmen.te in Italia - non ~a mai veduto un fuc ile, è troppo presLo unire di botto le due op erazioni : collocare convenientemente l'arma alla spalla - prendere esattnrnente la visuale. La seconda opernzionc, ehe apre la mente indicando il vero scopo del puntnmento, dovrebbe sempre precedere la prima che ne è la materiale esecu.zione ; ma invece succede il contrario. Si ha frelta f inse.gnare tut:to il maneggio d'armi a fine di avere al più presto un soldato présentabile, e sebbene qunnto riguarda il tiro debba svolgersi in armonia coll'istruzione individuale, pure si addestra il principiante nelle posizioni pel fuoco prima che esso abb ia un'idea del modo di mirare. Ne ùe;riva una certa confusione. Jstr,uttore e reeluta si .preoccupano sopratutto di svel~ezza, di _assieme, di eifeuo ottico, e punto o poco pepsano al bersagli o. li capo non si piega quanto è nepessario per prendere la mira, il piede destro non si sçarta quanto serve per mantenere il corpo in ~q~ilibrio, non si preme l' arm_a come convie ne alla ,spalla, dell'occh io che la dirige, delle .dita che producono lo sparo ...... non si tiene pnrola; manca tempo ed agio di cor reggere i difetti di una posizione incomoda o forzata. La recinta prosegue; cento volte passa e ripassa per la posizione di punt, e prenq.e poi dei vizi che è difficile di sradicare. Il maneggio d'armi dovrebbe insegnarsi parallelamente al puntamento sul cavalletto, esaurendo da prima gli atti che non si riferisconp alla carica e allo sparo


150

DEL TIRO

per attendere ed insègnare questi al momento in cui il principiante abbia coscienza di ciò che egli fa. Allora lo scopo addita il mezzo; si capisce facilmente il perchè di ogni atto e di ogni mossa, si prende. naturalmente la posizione più comoda che è sempre la migliore, non si perde mai di vista la vera meta di ogni addestramento miliLare - il combattimento.

II.

A svolgere meglio le idee , a formare un concetto chiaro di quanto riguarda il tiro, a tener desta l'attenzione, l' interesse, lo zelo dei giovani soldati, a sollevarne la fiducia, ad imprimere nella loro mente regole che non si cancelleranno così facilmente sarebbe utile assai il dare nella scuola di punta~ento quelle poche nozioni elementari di tiro che alla traiettoria si riferiscono. Il regolamento di tiro austriaco e quello ba va rese (,1) danno codeste nozioni - il primo jn mod0 più elementare e sempli ce; il secondo in modo alquanto scientifico - ambedue con grande chiarezza e parsimonia di parole. Anche il regolamento belga, il quale molto opportunatamente divide Ja materia trattata in teoria, istruzione ed appli'cazione, consacra qualche pagina ai principì teorici di tiro, ma prescrive che sieno insegnati so ltanto ai sottufficiali . È però difficile trovare il modo di farsi in tendere e senza di ciò si spreca tempo, si annoia, si produce' confusione, si deprime la fiducia moi·ale che il sol('I) histruction iiber das Scheibenschiessen der mit Gewehr ,I 869 bewaffneten Bataillo11e. - Miinchen ·1873.

AL BERSAGLIO

151

dato deve avere nella propria intelligenza. La questione è delicata . Ogni capitanò veramente sollecito dell'istruzione sul tiro se ne occupa e ta lvolla si studia di cercare immagini e di parlare l'idioma dei soldati, tal altra ricorre a mezzi materiali, come sarebbe il segnare la linea di mira, quella di tiro e la lraieltoria mediante fili di ferro che ne sto.biliscono )e posizioni rispetti ve. Codesti sforzi meritano lode; ma di rado conducono ad un risultato pratico. Senza una guida regolamentare che stabilisca un metodo acconcio di cui si valga tanto il comandante di compagnia quanto il .comandante di squadriglia, che metta in bocca di tutti un comune linguaggio, gl' inconvenienti saranno sempre maggiori dei van taggi . Cnpira nno ven ti; gli altri prenderan no in uggia l'insegnamento, tanto più poi se per un concorso di altre circostanze S3pp ia meglio colpire chi è meno istru ito. Un metodo regolamentare teorico-pratico, diciamolo pure alla austriaca, se coadiuvalo da uno strumento meccanico adatto allo scopo, se appl icato con v~Jo in· telligenle potrebbe forse dore ottimi frutti. l\Ia perciò l'istru zione dovrebbe esser fatta con tutta la sollecitudine possibile dagli ufficia li sotto la responsabilità assoluta, diretta ed immediata dei comandanti dì compagnia. È cosa ardua assai il penetrare man mano nelle menti rozze, farne sbocciare le idee che si trovnno in germe , mostrare un mondo di cose nuove. Una tale occupazione che educa il soldato nll' allo più importante e nelle condizioni attuali più decisivo del com-· battimento, che lo avvezza alla. disciplina del fuoco, che ne svil uppa la confidenza in sè, la _fiduc ia nel superiore, è ben degno di tutte le <liligenze personali dell'ufficiale.


1

i:rno ~l .r~golamento austri~~o d; scrive la traiettoria e con lucida esposizione resa più evidente da fio-u~e ~Ostra il bisogno di alzare la bocca della canna° man man'o ç,he cresce la distanza appunto come si getta· il sasso tanto più alto quanto più lontano è il punto che si vuol colpire. Di qui a comprendere le funzioni dell'alzo non v'è che un passo, il .quale richiede bensì un certo Ja,voro mentale ma ben preseHtato riesce facile assai; un altro passo poi alquanto più difficile conduce a trovare le regole di puntamento alle distanze intermedie ed a comprendere le cause gener.alissime d~:le ?eviazioni ed il modo elementare di correggerle. Pw d1 questo non occorre; anzi secondo alcuni è fin troppo, perciocchè le traiettorie dei fucili attuali sono tanto radenti alle distanze permesse dal tii·o di guerra che all'atto pratico, e specialmente a distanze incognite, è inutile tirare alquanto sopra o sotto il bersaglio per colpire nel centro. Perciò nel Belo-io sono soppresse le antiche prescrizioni di mirare ai p~di alle ' ginocchia, alla testa , . Parecchi ufficiali ingegnosi si sono posti ali' opera d1 trovare un meccanismo che dimostri eziandio all'intelligenze più tarde, la direzione e combinazione delle tre linee alle diverse distanze e le cause delle deviazioni deeivanti sia da spostamento del tr3guardo o a·el mirino, sia da difetLo del tiratore. I 111ilitarische B!iÙt~r di Berl ino nella dispensa di maggio danno la descrizione di uno di questi stromenti ( 1). . l1orse_ pre~eribiìe, perchè assai meno caro e piµ ricco d1 dati, sebbene più piccolo e per avventura ~eno semplice, é un altro stromento proposto dal te1152

I:>EL

1

AL llERSAG-LIO }

nente prussiano ,Tl~k di Tosclwnovit7: (·t). ~on esso non è difficile presentare un'esatta unmagme della itraiettoi:i; fino a 24:0 metri, dello spazio battuto, delle 1 varianti ca~sate dalle differenze dell'alzo, dagl,i sbaijli dèl ti1·atore e dall'influenza della luce. I limiti di un articolo non consentono di en trare in maggiori particolari, i quali potrebbero per avventura s~in~er~ qualcuno dei non pochi ufficiali -~ostri st~d1os1 d1 meccanica a trovare un apparato prn semplice ed appropriato al nostro nuovo fueile ed alla mente dei nostri soldati. '· Si rifletta alla fiducia che sorgerebbe in essi nel toccare con mano il lungo spazio battuto dalla traiettoria alle distanze di 2 o 300 metri , al desi<;lerio di trar profitto da questi· pregi dell'arma, all'i_mp_re~sione indelebile che lasci-ano uell'animo sensaz10m vive e paJpanti. Una volta intesa la cosa non si dimentj.ca piµ; ed i soldati torneranno dal congedo al la guerra senza che occorra impiegare un' tempo preziosissimo 11e) r,ichìamare cose completamente obliate. _ . . E nelle lunghe ore di. istruzione, quante occas10n~ d1 ottimi insegnamenti avvalorati dalla prova ipatenale deJ fatto e resi interessanti dalla varjetù dell'arnrr;iaestram ento! Così ad esempio si potrebbe profittarne per mostrare e lo spreco di munizioni alle grandi distanze, e le zone dove più spesseggiano i tiri, e l'importa_n?:f;l. qeJ menomi ripari, ed il principi o che a bella pnrn_a stmbra un paradosso essere bene spesso meno m~cidiale l' avanzare contro il nemico che lo scostars1. Tutto dipende non solo dalla chiarezza delle fi~ur,e _e delle linee che presenta lo stromento, ma ez1an410 -

(~ ) La Cronac::, militare estera del ~· agosto ~874 ne ripor.ta il disegno e la descrizione. - Il prezzo è di circa 60 tiro ,

153

- ·---- - - -

(!) Lo troviamo accuratamente descritto nel llfilitafr-Vochenblatt dell' J.1 aprile ,t 87 4. La redazione del giornale, alla cui te~ta trova~i il generale Witztcùen, lo raccomanda caldamente. Costa circa 46 lire.


154,

DEL TIRO

AL BERSAGLIO

dalla focilitll e semplici tà dei precetti teorico-regolamentari che lo iltusLrano. In maocanza di ciò val megl io altenersi scrupolosamente a quanto prescrive l'istruzione e sfuggire ogni digressione teorica la quale, quaodo non sia svolta logicamente, serve solo ad abbuiare le idee.

Accenno a questa come a tante altre questioni, sebbene lontanissimo dalla pretesa di volerle risolvere. Forse il cavall euo belga sarebbe acconcio per determ ioare le deviazioni causale dal vento o da ullre influenze atmosferiche in ciascuna giornata st.Rbilita pel tiro al bersaglio (1). All'uopo prima di darvi principio basterebbe sparare · pochi colpi, i quali oltre a ser- · virci di guida pei tiri seguenti, porgerebbero eziandio il . destro di parlare delle cau se di deviazione, del loro crescere colle dislanze , del modo di correggerle. Si è sul teatro pratico, il vento soma, l'aria è umida, la nébb ia vt~la gli oggcui lontani; senza avere approssimativamen te stab il ito la grandezza di tali deviazi oni, in dati casi olle di sta nze mnggiori, il solda to potrebbe talvolta sparare mirando a dove1·e tulle 1~ sue ~arich~ senza punto toccare ed allora in vece dt studiare d1 porvi riparo erron eamente ioeolperebbe o l'arma o sè stesso.

lII. L'addestramento al cavalletto ci compensa in parte del difeuo di preparazione teorica. ~el Belgio vi si dà tale peso che la commissione in ca ricata nel 1868 di redio-cre nuove norme sul tiro col fucile a retrocarica, o nella sua relazione al Ministro della guerra propone un cavalletto allo a servi re non solo per gli esercizi di puntamen to ma eziandio pel tiro elemen tare. « Ce « chevaleL procurera une grande focilité pour en« seil)'ner le maniement de la détente et il fou rnira aux o . d « hommes le moyen d'apprendre à pomter e ma« nière ù rernédier aux causes dc déviation . Il con« trib uira puissammenl à donner au tircur la confìance « qu'il doit avoir dans son arme, cn lui permettant « dc constaler que bien dirigée elle porte juste ». li til'O effettivo al cavalletto, se eseguito con amo re e soltcciLud in e, pone so llo gli occhi le deviazioni prnveniemi dall'arma e dalle condizioni almosferiche, il confronto fra il fucile proprio e l'allrui, l'imporlanza di tenerlo saldo alla spa lla ; onde interesse sempre più vivo al tiro, gara. feconda per ot~enere_ buon i re~ sultati , !-Lima e confidenza nel propno fucile. Ma tutti codesti vantaggi per avventura n?n comp~nsano il tempo, le cartucce e l'aumento dt un g radino nella istruzione preparatoria in cu i lo sminuzzamento soverchio produce incerlezze ed anzichè gio,,are nuoce.

~ 55

' IV.

(

L'istruzione pru ssiana non porla di cavalletto e neppure porge nozioni elemen tari teor_i che. _s~ ac_co~tenta di descrivere aceurala rnente le varie pos1z1or11 dt pwit a braccio sciolto o col sostegno verti cale ( come si vedrà in appresso), insistendo perchè i cosc_rilli vi sie_no addestrati co n oo-ni possibile studio, pazienza cd 10telligeoza. E me~tre la mnggior pa.rle delle istruzi oni sul tiro per la posizione di punt riman dano al rego-

;

(·1) Secondo esperimenti svizzeri sul tiro del Velterli il vento mo_derato che soma perpendicolarmente al r iano di tiro produce alla distanza di 400, 600, 800 e 4000 passi rispettivamente le de\'iazioni laterali di O," 4, di t,• 2, di 4, di 6," 3. 0


156 DEL TIRO lamento di· eserc1ZI , l' ìstruzione austriaca e la bavarese sulle tracce prussiane ne tratt~n~ ex-profe~so. In tal guisa l'at,to più importante del maneggio d'armi spicca lucidamente in tutte le sue parti, nè fa mestieri andare a cercare queste nel croc-iat-et, nel pronti, nel punt, sminuzzando il pensiero e confondendo il corso logico delle idee. La men te del soldato è bambina; la faco ltà di combinare ,e di eoordinare è nel suo cervello assai limitata; egli tra vede e dimentica fac il mente , in ispec ie quando Je cose non gli sono presentate nel loro complesso di fine e di mezzi per raggiungerlo. Gli si insegna nel nostro caso la posizione cli crodat-et senza dirgli a quale scopo e senz.a neppure pensare che poscia colle debite modificazioni deve ~ervire al tiro . Forse sarebbe bene distinguere nel maneggio d'armi i movimenti puramente meccan ici che vanno fatti con l'energia, precisione ed esattezza della disciplina che manifesta c9n atti esterni tutta la sua imponenza, dai movimenti che richiedono un certo lavoro mentale, una certa iniziativa individuale, gome ·appunto le posiz ioni relali.ve al tiro, fra le quali di altissimo momento è la posizione di punt a b1·acci'o soiolto . Mi si dirà che in pratica si fa la stessa co~a , che si riapre il regolamento di esercizi, che si riuniscono le operazioni, che si dice il perchè di tullo, che non si esige più la severa, immedi,ata ed esatLissima tensione di ogni membro . Si può ammettedo sino ad un certo pu nto secondo gli individui che insegnano o pl'esiedono all'istruzione. i\la questo è un fatto che molte volte si sacrifica, anche senza volerlo, la comodità della posizione indispensabile al Liro, alla precisione ed alla simmetria, la lettera del regolamento allo sr.opo di tirar bené. 11 fuoco a braccio sciolto è il più frequent.e in com-

AL BE'nSAGLIO

r

f

157

battim ento. Il soldato vi deve esse-re tanfo famigliar iz- zato daJpoter«·venire a punt afferrando tosto coll'occhio « alzo e mirino senza volgere l'arrna a destra o sinistra «· e senzà cerc;re cori movimenti di capo la linea di « mira » (·f ). Fa d'uopo che l' allo sia instintivo ', e pèl"ciò preparato da intelligenti, frequenti e n~merosi es·ercizi. Per il tiro l' importanza è tutta qm. Nelle emozioni del combattimento, nella fretta del caricare e ~parare, ben di rado si riflette alle cose insegnate·, e perciò se l' abitudine cambiata in séconda natura ·non sia tale che un riiovimento richiami per consenso meècanico l' altro, si spara a caso. Onde gli ufficiali dovrebbero approfittare di tutte le circostanze, dal rnaneo-gio dell'armi elementare al fooco simula to delle gr;ndi esercitazioni, per addestral'e sempre i soldati a prer1dere la lor'o visuale non tollerando mai nelìa posizione di punt veruna inesattezza che possa pregiudicare al tieo. Fa mestieri cominciare lentamente, nòn distrar mai l'attenzione e proseguire con paziente costç.nzà; il frutto a raccogliere è tale che nessuna fatica, nessuna cura dovrebbe parere soverchia. La posizione di punt deve essère sopratutto comoda. L'is'truzione prussiana permette di scostare i piedi da 30 a 40 centimetri, Ja bavarese di mezzo passo circa (38 centimetri) , l' austriaca da un piede ad un piede e 1/~ ( da 31 a 40 eentimell'i); il regolamento francese ordma de portet le pìed d,:oit à 30 centimètr~s en a1·rière, et à 25 sur la clroite, la pointe du pied un peu rentrée ' il belo-a de po1·ter le J)ied droit à 20 centio , m ètres sur lei droite et à 10 centimètres en wh·ière dii talon gauche (1}. 1

(1 ) Instruction ìiber dàs Scheibensehiessen dei· mit Ziindnadel- . Gewehren berwaffneten Infanterie-Bataillone. - Derlin 1874. (2.) lléglement sur l'exercice et les manoeuvres de l'infanterie du 22avril 1874.


158

AL BERSAGUO

D~L TIRO

_una c_er_ta tolleranza mi parrebbe utilissima perchè gli uom101 non hanno tut1i egua le statura nè sono e?~almente conforrnnli. li nostro regolamento di eserClZI colle parole circa 25 centimetri lascierebbe margine s,uffieienle tnnto più se si tiene conto delle laro-he idee che informano l'istruzione sul tiro, ma m~lLe volle p~r amore di simmetria si sacrifica quel benedello cl1"ca, e perciò forse gioverebbe il dire da 25 a 35 cen timetri . · Qunn10 più allo è l'uomo tanto maggiore deve essere la dis1anza dei pied i affinchè il peso del corpo possa egua lmente ripnrtirsi sulle anche e poggiare comodamente su ambo le piante. ~'istruzione prussiana che si studia sempre di lascrnre _un'.1 certa latitudine non vuole il completo ot-~ -tavo d1 giro a destra, ma le basta che l'uomo si volga da un sesto ad un ottavo secondo le circostanze. Fa mestieri badare che il soldato tenga le ginocchia legge rmente tese e non graviti soltanto sui talloni perchè ne nascerebbe squil ibrio. A l'aci le controllo in Prussia si usa di far ch inare la parte superiore del corpo e poscia lenuimenle radd ri zzarla; in Austria ad un cenno il soldato deve poter piegare il busto da qualsi voglia parte.

V. . ~er ve~i re a 1:unt si passa naturalmente per la . pos1z1one di prrmti, la quale bisogna sia ciò che lo indica la parola un atto preparatorio in1imamente collegato e subordinato alla posizione di sparo. All'uopo già trattando della posizione di pronti sarebbe utile di da re certe avvertenze che non possono trovar luogo

I I

~ 59

in precetti strettamente apodittici come devono esser quelli del regolamento di esercizi. Così ad esempio converrebbe notare che si deve armare e disarmare il percussore senza muovere le braccia, senza contrarre le ançhe, senza porre l'indice sollo il ponticello, senza distogliere mai gli occhi dal bersaglio. Sono difetti comunissimi che pur vanno corretti ed è bene che l'istruttore, soventi volte, giovane ed inesperto, abbia una guida che ognora ne attivi l' operosiLà e ne desti la memoria. Venendo a pronti si deve avere già di mira il bersaglio in modo- che il passaggio al tiro effelli vo sia una continuazione del movimento. Se nel testo regolamentare sono troppo separate le due posizioni si corre rischio che nella prima il soldato dim entichi l'idea dello sparo e che procedendo alla seconda la afferri con fretta soverchia. I~'. un d ifetlo generale; nella posizione di pronti i coscritti badano punto o poco al bersaglio. Bisogna abituarveli mediante continui esercizi falli individualmente colla calma pazien te e perseverante che si può avere soltanto nella quiete e .nelle lunghe ore della così detta istruzione interna. Egli è perciò che la massima parte delle scuole di puntamento ripetono con maggio r copia di particolari e senza interruziune di pose o di alti quanto è già deLto nei singoli regolamenti di esercizi e si riferisce alle varie posizioni di punt. Ma l'a.ddestrnmento, fotto una volta meccanicamente con scopo vago ed indefinito, l'altra con vero scopo di tiro contro il nemico, mi pare cosa non interamente conforme alla sempl icità ed unità di intendim ento ed all'economia di tempo e di forza. Onde sarebbe per avventura opportuno il tra sportare tutto ciò clic concerne lo sparo dlii regolan:iento di esercizi all'istruzione di tiro, affine di poter ,dare con qualche larghezza:,alcune avvertenze, notare


160

DE'i,

T'IR6

gl' inconvenienti più comuni e togliere ogni idea di scontinuità. Una raiionale d istribuzione di orario, facile col nuovo rego!A.mento di servjzio, potrebbe far procedére d'accordo il maneggio d'armè coll'addestramento al tiro e togliere i pochi inconvenienti che vanno sempre compagni dì qualsivoglia innovazione. Il regolamento di esercizi inglese ( 1), sebbene accuratamente descriva tutte le posizioni di corpo e le mosse ihdividuali, non sì occupa punto di maneggio d'armi o di quanto vi si riferisce e rimanda senz'altro alJ'istruzione sulle armi e sul tiro (2) che forma un'appendice separata dal regolamento stesso. Nella posizione di pimt da noi si prescrive che il

gomito destro sia alzato ma non troppo e senza sfodo; e ciò è utile assai perchè in tal guisa si lascia un piccolo margine alln comodità individuale. In Austria si ordina che il gomito sia alquanto più alto della spalla; in Francia, in Baviera, nel Belgio che il gomito sia ad eguale allezza; in Prussia, ove una volta era stabilito di tenerlo più alto, ora lo si fa tenere sulla stessa linea . Il gomito di soverchio e levato tende i muscoli, stanca· il' braccio ed irrigidisce il movimento delle dita della ma·no sinistra; nè codesti inconvenienti mi sembrano compensati dal miglior assetto dell'arma alla spalla. Ai pratici la sentenza: u n praticissimo (la cui autorità mi duole non poter qui citare} suggerisce persino di tenere il gomito più basso délla. spalla. Nella posizione di punt altre avvertenze sarebbero profittevoli; per esempio: Non s i appoggi il calcio al braccio perchè allora il capo deve chinarsi di troppo, i muscoli del collo si ·- · -· - -- ·

--

( ~) 1'._'ield cxercise and evolutions of In(antry. - ~ 870. (2) Rifle exercicés and musket1·y instru'ction, Septembcr ~ 870.

--

AL BERSAGLIO 161 tendono e l'arma insensibilmente si piega a sinistra; non si appoggi alla clavicola perchè il rinculo vi è più sensibile e la presa minore. Si inchini il capo alquanto innanzi e verso destra, ma leggermente affinchè per lo sforzo dei nervi la vista non s'intorbidi ed il naso non tocchi la mano destra in modo da rimanere pel rinculo offeso. La pal ma della mano destra stringa bene l'impugnatura, altrimenti l'arma non può essere a sufficenza p remuta contro la spalla. Il braccio sinistro mantenga una posizione naturale senza piegare troppo a destra od a manca per evitare rigidezza e quindi oscillazioni che vanno erescendo quando la mano non afferra l'arma al centro di gravità. E qui è duopo rammentare com e troppo soventi il soldato non faccia riposare l'arma dingonal 1nente sulla pal ma della mano sinislra, ma la sostenga. fra il pollice e l'indice come sogliono i cacciatori col le loro leggiere schioppeue. Quando il mirino è per.c osso dal sole sembra più grande ed il colpo va basso; quando è illuminato da u na parte sol tanto il colpo devia · in questa direzione. Laonde in Austria si usa in tali casi annerire il mir ino con delle fecce.

17'

tL

Passiamo al puntamento nelle posizioni speciali . . Il nostro fo ginocchio non mi sembra accordi abbastanza. libertà al tiratore. Quei 30 · centimetri, che a norma del regolamento italiano e del francese corrono fra il ginocchio destro ed il calcagno sinistro, possono essei-e secondo la forma e la statura o so~ANNo xx, VoL.

J,

H


' 162

DEL TIRO

verchi od insufficienti, perchè in ciascun individuo vario è il rapporto fra le lunghezze del busto, del braccio e della gamba. li regolamen~o di esercizi austriaco si accontenta di prescrivere di portare indietro il piede destro; il belga fa po1·te1· le pied droft plus oit moins en a1·rière et sur la gaiiche suivant la taille de l'homme. Il regolamento di esercizi pru~siano non tratta punto di posizioni speciali e l'istruzione sul tiro ne parla in modo generalissimo. Nè paghe di ciò le recenti modificazioni (24 dicernbre 4873) lasciano piena libertà di appoggiare o no il gomito sinistro al ginocchio e di sede,rsi o no sopra i tal loni. La posizione di a terra dovrebbe venire insegnata in un posto dove la configurazione del suolo porgesse opportunità non solo di coprirsi prendendo di mira il bersaglio, ma eziandio di valersi di piccoli ostacoli o rialzi per appoggiarvi l'arma. [ Pru ss iani allribuiscono una grandissima importanza a codesto appoggio, il quale, come dice l'istruzione loro , :non solo offre maggiore garanzia di tirar bene, ma risp!irmia le forze nel comballimento. Del resto il fuoco dalla posizione di a terra è frequentissimo· in campagna, perchè stanca meno l'uomo, dà i risultali di tiro più sicuri e presenta il minimo bersaglio ai proieui nemici ( ì). Omai co ll'effi cacia delle armi odierne allo scoperto e so lto il tiro di fuci leria è una necessità lo stare sdraiati. In Austria calcolano che la massima efficacia del fuci le Werndl contro un uomo a <·.avallo si trova a 500 passi, contro un uomo rillo a 450, contro un uomo seduto a m.,o e contro un uomo coricalo a 150 pass i; sicchè quest'ultima po1

m HAAS. Ein Wort iiber das neue lnfantcrie Gewehr M. '4871. Berlin 487 4.

rn:1

AL BERSAGLIO

s1z10ne serve di schèrmo più che il raddoppiamento della distanza ('1 ). Onde l'utilità della massima sollecitudine nello ammaestrarvi il soldato in modo che all'allo pratico egli subito sappia prendere la posizione più comoda per lo sparo. Al quale scopo singolarmente sono approJllt'iati gli ottimi avvertimenti dati dal N° 3,1 della nostra istmzione. ·Durante l'esecuzione pratica del tiro al bersaglio manca spesso tempo e modo per tali esercitazioni e nelle evoluzioni si trascura troppo spesso il tiro ed i singoli particolari che vi si riferiscono. Nella posizione di punt a terra coi gom iti appoggia.Li al suolo la mano sinistra non può a/Terrare l'arma al centro di gravità, ma deve teners i vicino al ponticello: onde talvolta nasce un certo tremolìo prodotto dal soverchio peso anteriore dell'arma; lo si corregge, fino ad un cerLo punto, col porre il calcio alla spalla alquanto più basso e coll'esercitare in quel senso una pressione atta a ristabilire l'equilibrio. Un altro consiglio sarebbe quello di non sollevare ·di soverchio il capo, pcrchè venendone disturbata la circolazione, la vista potrebbe intorbidarsi. Fino a questi ultimi tempi in Prussia in lerreno perfettamente piano facevano uso della daga confìtta in terra a sostegno del fucile; ora codesto sped iente è aho:ito dall'ordine cti gabinetto (24 di,:embre 1873). La posizione di accoccolati (hoc!cend) nello sparo, che pu1·e si usa all'atto pratico da tutti, non è descritta regolamentarmente che dall'istruzione austriaca . Nell'esercizio di puntnmento all'appoggio la nostra istruzione raccomanda di scegli ere quali punti d'appoggio gli spigoli dei muri, gli stip iti delle porle e 1

(4) STBEB. Verrin_qerung dcr Wirkung dcs frcindlich'cn Gewehrfeuers. - Wìen 4872.


16+ DEL. TIRO e delle fenestre, gli alberi, i macigni, ecc. Codestalatitudine e la posizi one accuratamente descrilta dal numero ·l 00 del regolamento di esercizi, meglio che negli allri eserciti provvedono al comodo del tiratore, e quindi ai buoni risulta ti di tiro nel combattimento· jn ordine sparso. In Prussia ed in Baviera prima di passare al tiro effettivo si esercitano i soldati al puntamento col sostegno, « perocché l'immed iato passaggio del princi« pian te al tiro a mano libera non solo costerebbe « molto tempo e molta mun izione ma impaccierebbe « non poco il corso dell'addestramento ». ln Ba vi era il sostegn o è formato da un palo verticale al quale si posa la mano sinistra p~r sostenere (anstreichen) fra il pollice e l'indice l'arma, in modo non dissimile dLquanto si pratica a ll'appoggio. Bensì il peso del corpo non deve giammai gravitare sul palo e perciò questo è mobi le, non già infisso nel suolo. Anche in Prussia si faceva uso di codesto palo, ma le ultime mod ificazioni lasciano in a1;bitrio del comandante di comp.agnìa di valersi, per adagiare (ait(legen) l'arma, di un montante obliquo ovvero provveduto di intagli a guisa di gradini . Codesto spediente è meno uti le per noi che abbiamo già il puntamento al cavalletto; esso offre tuttavia incontrastabili vantaggi. Infatti) co·me osservano le istruzioni tedesche, il tiratore specialmente se principiante ha bisogno di qualche momento per raccogliere i suoi pensieri sulla posizione, sulla mira, sul bersaglio, e per passare alla definitiva risoluzione di far scattare l'arma. D'altro lato l'istruttore ha da fare le sue osservazioni , correggere i difetti, dare le necessarie avvertenze . Ora tutto questo è difficile assai mentre si sta nella posizione di punt a braccio sciolto perché ne seguirebbe stanchezza soverchia. Onde la necessità per

I i )

465 gl i eserciti che non usano il cavalletto di un sostegno all'arma pel puro scopo d'istruzione, da non confondersi punto coll'appoggio dell 'arma ad un albero, ad uno stipite o ad altro allo scopo pratico, s ia di coprirsi, sia di ~parare con maggiore sicurezza . AL Bl!:RSAGUO

VII.

,

Molto opportune sono le nostre regole per lo scatto. L'istruttore giovane e troppo spesso inesperto av rebbe forse bisogno di maggiori particolari sulla uniforme, graduata e ferma compressione che deve esercitare l'indice sul grille LLo. Troppo sovente invece di incurvare a poco a poco il dito, si preme add irillura con fo rza in modo che lo scatto succede di botto e l'arma vaci lla, ed invece di trattenere il respiro, s i respira a ffannosamente e si guarda più all'otturato re che. al bersaglio. Mi parrebbe ezianclio utile l'inculcare di prendere la mira alqua nto sotto il bersaglio· e di venire quindi elevando lentissimamente il fucile fino a che la visuale toccando il centro sia giunto il momento dello scallo. Ma la graduale pressione ciel dito sopra il grillello deve perfettamente armonizzare colla. -graduale e.levazione dell'arma . L'istruttore osservando il principiante dal fianco sinistro si accorge fac ilmente se esso dia uno strappo sul grilletto... ovvero chiuda l'occhio destro nel momento dello s catto , perocché quei moti subitanei si accentuano sensibilmente nelle palpebre dell'occhio sin istro. . Nello scatto occorre sopratutto immobilità, nè questa -s1 può raggiungere collo · s tare troppo nella posizione


466 DEL Tll\O di punt, perchè in tal caso le braccia tremano, il respiro si affanna e la linea di mira diviene vacillante e confusa. « ll buon tiro, dice l'istruzione semiufficiale fran« cese (I) dipende da ll'accordo del dito, dell'occhio e « della volor~tà », e questo accordo si raggiunge soltanto per mezzo d1 numeros i esercizi. In sulle prime tutto il corpo parler,ipa più o meno ad un movimento prov?cato dall 'ansiosa aspet1azione sia del colpo sia del r1n_cul?, ovver_o da ll'impazienza prodotta per le oscillaz1ont della lin ea di mira. Questo movimento è tale che bene spesso inconsciamente precede ali' azione del dito s:11 ?Tilletto e fa scatture a momento inopportuno. Il tiratore dovrebbe sempre accusare il suo colpo, cioè precisare il punto al quale era diretta la linea dì mira nel momento dello scatto. to scatto puntando ali' occhio destro o sinistro dell'istruttore . . ' prescritto rn francia, é pro ibito da noi.

VIII.

In alcuni eserciti si usa il tiro nelle camerate con fucili da sala. I fuc ili da sa la adottati in Austria sotto il mini:;tero del generale Kuhn ed in Francia nel ,1872 consis tono in un lVerndl od in ·un Chassepot ordinari nella cui canna ,,iene introdotto un tubo di acciaio mu? ito, di dué anel li _di rame che lo tengono a posto e d1 un appendice cornea che si adalta alla camera e (4) . llfanuel de l'foslrttcteur de tir a l 'usage dcs of(iciers et des écoles m·ilitnircs. Approuvé par le Ministre de la guerre le ~ 9 novembre ,1872,

,t 67

AL BERSAGLlO

) I

fissa la posizione del tubo. Un porta-,cauica di forma con ica, provvisto alla parte anteriore di un vuoto cilindrico, dove sta la cartuccia, ed alla. parte posteriore di un incavo tronco-conico, dove sta il pèrcussore, completa l'arma. I proietti austriaci sono di piombo, ed hanno un diametro di circa 6 mill imetri. Quale materia espio,, siva serve il cotone fulminante, che si accende median Le l'urto, l'attrito ed il risculda1w nto più facilmente che non la polvere, e brucia con grande sviluppo di. forza. Esso è tennto da lle compagnie in rnatassine dalle qùali si prende volta per volta un semplice filo l ungo da 16 a 26 millimetri per formarne la carica. Il tiro sì usa contro i diversi bersagli rimpiccioliti, a ~ 5 passi di distanza e colle varie posizioni dell'alzo. I proietti francesi sono rotondi invece di conici, del calibro di millimetri 15,6 e del peso di un grammo; la cartuccia è bell'e fotta con polvere ordinaria. Ogni .soldato spara 200 cartuccie; ·125 nei tiri indi vi duali e 75 nei tiri a comando. La distanza di tiro è dai '7 ai 1O metri. 11 tiro coi. fucili da sala è stato recentemente assai raccomandato dall'append ice all' istruzione di tiro austriaca (I). « La pre.cisione di tiro dei fuc ili da sala « Werndl è grandissima e perciò i resultati che il « soldato ottiene danno una esatta norma per gìudi,« care della sua abilità nel mirar giusto e nello « scullare a dovere .. . .. » Nel Belgio pure si pratica il tiro nelle camerate. 'Fir aux capsules cì balles. Ogni recl uta, quan<lo sia famigl iarizzata coi principi cli puntamento eseguisce dieci tiri di tre capsule a distanze varianti da 7 a 15 0

(1) Anhan.lJ zm· Schiess-lnstruct·i,m fur die lnfanterie und Jaget· Truppe des k. k. lleeres. - W ien ·187 4.


~68

DEL TIRO

metri: a ciascun soldato o graduato sono poi assegnate 50 capsule l'anno. La commissione incaricata della compilazione del regolamento sul tiro ha manifestato la sua viva approvazione per codesto genere di esercizio (i). Da noi pure molti desiderano l'introduzione del tiro nelle camerate e si fanno in prnposito studi e prove che mi dicono coronate di ottimi risultamenti. Un' arma da sala per corrispondere veramente al suo scopo pratico dovrebbe possedere le seguenti qualità: dimensione, peso e sistema identici a quelli del fucile in uso, conservazione della sicurezza di tiro anche dopo buon numero di colpi, maneggio molto semplice, leggerissima spesa di munizion e. A codeste esigenze pare corrisponda un fucile ad aria compressa che si ottiene da un fucile ordinario con poca spesa e con un meccanismo ingegnoso proposto dal tenente austriaco Heidler. L'ar~na non soffre, la munizione non costa, la sostanza esplosiva non insudicia nè l'otturatore nè il tubo, infine non si sviluppano nelle camerate chiuse gaz i quali alle volte potrebbero esser molto nocivi (2}. Egli è certo che il tiro nelle camerate desta in modo specialissimo l'interesse dei giovani soldati , i quali vedono successivamente il risultato pratico delle minute e spesso noiose_ osservazioni dei superiori. Fino dalle prime lezioni sul tiro sorge una gara utilissima, un amor proprio bene inteso, una premura di punLar l'arma come è prescritto, un abito di.' pensare sempre al bersaglio e di tener sempre d'occhio (l) Rapport du Ministre de la guerre du 30 novembre ~S-68. (2) Una particolareggiata descrizione del fncilCl pneumatico Heidler si tro1·a nel!' Oesterreichische militarische Zeitschrift, dispensa del giugno ,f Si(.

AL BERSAGLIO

169-

la linea di mira. La munizione costa poco, non si teme spreco di cartuccie e così la tanto necessaria preparazione al tiro può farsi in modo completo ed in ogni caso tale che anche il più tardo principiante spari poi il suo colpo effeuivo coll'intera coscienza di quello che fa. L'istruttore si sente le mani più libere e per poco che voglia prestare attenzione impara a conoscere l'attitudine di ciascun so ldato. Il timore di logorare l'otturatore col ripetere di frequente l'esercizio di scaLLo, timore che pur troppo si esagera fino a tras-curare questa importantissima parle dell'addestramento, resterebbe tolto affatto ove in ciascuna compagnia si avessero 6 od 8 facili destinati a servire al tiro specinle. È bensì vero che il tiro fatto a brevissime distanze, con proietti piccolissimi ed in cond'izioni ben differenti dal vero tiro al bersnglio potrebbe forse dare origine a qualche idea meno esatta, a qualche abitudine meno acconcia al vero tiro di guerra. Accenno di volo a codesto semplice sospetto che sembra conteaddetto dai risultati pratici fl dal eoro di elogi di coloro che lo mettono in pratica. Un'ahra obbiezione sarebbe quella del pericolo nelle caserme ove si tira; ma ogni disgrazia si può evitare colla diligente sorveglianza e colt' ;idat1ament0 opportuno di cortili o corridoi a locali di tiro. Nè è un ostacolo serio il mollo tempo richiesto da codesto esercizio, perciocchè esso non solo insegna al soldato il m<>do di colpire il nem ico, ma coll'imprimergli fiduc ia in sè e nella propria arma ne eleva il coraggio, la risolutezza, la forza.


470

DEL TIRO

AL BERSAGLIO

47·1

nt l canale della culatta mobile, di aprire la cu~att~

IX.

Conviene tuttavolta osservare come il doppio addestramento alla carica con cartuccie da esercitazione, ed alla carica e sparo con earluccie da salve supplisca in gran parte ol tiro nelle ('ariicrate. nJenlre la nostra istruzione molto acconc iarnente descrive con grande copia di particolari i. singo li atti e dà avvertenze opportunissime per l'istruttore e per i principianti, le 11ltre istruzioni poco o punto se ne danno pens iero rimettendosi quasi inter;:Jmente vuo: al regolamento di eserc izi, vuoi alla pratica che si acquista al bersaglio stesso. L'istruzione prussiana , preoccupata quasi esclusivamente delle posizioni di punt, si accontenta. di dire che la preparaz ione a.I tiro si chiud_e facendo spar11re alla recluta alcune c.arluccie da salve (Platzpatronen), coll'arma al sostegno; ma gli ufuciali tedeschi si lagnano che non vi si auri buisca sufficiente importanza (·I). Il regolamento belga, uno dei più logici e meglio di~ stribu iti, .0ltre il tiro aux capsules à balLes, ha pure il tiro aux cartouches sans balle.~, però al solo scopo di famigliar izzare i soldati c )gli effetti della detonazione delle armi loro. Le istruzioni austriaca e francese per la carica rima ndano a qnel poco che hanno detto nel regolamento di esercizi. Eppure questa è una delle opernzioni più importanti e più delicate del maneggio d'armi. Bisogna che l'abitudine di collocare come conviene _la cartuccia - --·--------- - ---(~) Militair-Wochenblatt. Agosto ~874.

-

- ·

C'o n vivacità , di rimediare ai piccoli inconvernentl troppo facili all'atto pratico passi in seconda natur11, altrimenti nella esaltazione e nella frett~ del .combattimento avremo cartuccie guaste, perdita di_ temp,o, fuci li momentaneamente inservibili ed esaltazione danimo nei giovani soldati. . ., . Tutti gli scrittori di tattica, anche 1 p.rn devoti alla economia. delle munizioni, ammellono 11 fuoco acc~lerato neo-li istanti risolutivi della lotta. Nell'attacco 1l fuoco celere concentra una grandine di palle sopra l'avversario e come una volta. la baionetta ne prostra l'animo e le forze. Nella resìstenza il fuoco celere semina la morte nelle file che avanzano bald1mzose, ne frena la foga, ne abbatte l'ardore e prepara il contrattacco. . . . · Dunque il tiro celere si usa nei ~o.m~n\L sup~em1, nel la febbre dell'azione, quando gh 1s.tmt1 nob1!1 ed ignobili dell'umana natura. vengono a_pugna fra lor~ e ciascun individuo oltrechè col nemico lotta _con se medesimo. Allora la rnenle dellu grande mnggioranza dei soldati, non esclusi ì più valorosi, poco o pun~o pensa a ciò che deve fa~e; o.nde il bisogno d~ll' ab1-· ·t udine meccanica cambtata m seconda naturn , !a quale risparmia, tempo ~er il _run.t~mento ed offr~ m parte i vantaggi del fucde a npetmone :3en~a sub irne i gravi inconvenienti, d~ peso, di c~mpl1e~~10ne mec. canica e di troppo facile spreco d1 mumzt?~e. Lest~zza non vuol dire prec ipitazione; anzi 1~ ~0~1~ mento è ~anto meno precip itato quanlo per ese.rc1z10. prn lesto; onde sorprende come soltan10 la nostra istruzione sul tiro prescriva di addestrare ne llo _sparo accelerato. Non bisogna preo i~cuparsi di soverch io del danno eh~ ne potrebbe venire alla carne1:3 o~. a.lr0Uura101~e; ~ nostri fuc il i sono solidi assai ed 1 legg1er1 mconvernent1


AL BERSAGLIO

4 72

DEL TIRO

sono compensati da vantaggi notevolissimi. Non pochi ufficiali stranieri sono di codesto parere, e fra ess i mi piace citare l'anonimo autore dello Sguardo pratico retrospettivo ('I), il quale consiglia di esercitare i migli ori soldati nel tiro di precisione, tulli nel tiro accelern.to.

X..

Norme utilissime pei soldati e per la grande maggioranza dei giovani istruttori sono con ten ute nel§ 9 del modo di ripara1·e acl inconvem·enti che possono succedere nello sparo dett'arma e nel § H, del modo di riconosce1·e il grado di destrezza acquistato nella scuola di puntamento. Sono s·peciali tà della nostra istruzione, la quale non perdendo mai di vista da una parte il livello generale dell'intelligem:a e della colmra, doll'al tra lo scopo effettivo del ti ro, il combattimento, meglio di qualsiasi altra, ollicne il vantaggio pratico di svo lgere la teoria in modo chiaro, efficace e nelle singole parti distinto . Taluno le fo. l'appunto di scendere a sove rch i particolari, di guidar troppo per mano l'ufficiale ed il grnduato, di non fidar nbbasta nza nel loro zelo , intelligenza ed Pbilità. Ma si osservi che qui non si tratta cl i diminuire od infirmare l'auto nom ia cbe necessariamente conviene lasciare agli ufliciali, ed in singolar modo ai cornar,clanti di com pagn ia, ma di porre in armonia ciascu11a parte e di metlere accordo nell'istruzione cbc si dà all'esercito_Lutto. nti pare che, mancando disposizioni le quali particolareggiatamente (1) Praklisc/1e RiickbWckc auf 4869, breve opuscolo meno conosciuto ma non meno importanto del foktische RUckbWcke dello stesso autore.

ne regol ino ogni fase , si debba ottenere differenze notevo li assai ncll' abilità al tiro delle singole compagnie e battaglioni. . . . . . . . . Del resto l' a11 tonom1a dei cnp1tan1 1tal1am è assicurata. dalla disposizione ripetuta. nel reg?lamento di servizi o interno che tutte le parti dell'addestramento di tiro debbano farsi per compagnia. Al cuni eserciti hanno la carica di capitano o di ufficiale istruttore e con ciò ollengono dire7.ione più illuminato ' uniformità ma(l'giore ed una. certa respon-. o . sabi lità più diretta. ~la quanti inconve111ent_1 ye~· quesu vantaggi più apparenti che reali I L'a~t~r1ta, 11 c?n~ trollo, la sorveglianza, rimangono d1Y1se e qumd1 paralizzale; l'unità d'intendimento, dì mezzo, di_ scop_o ncll' educuzione del soldato si perde; man ca a1 capitani, cui pure spella la suprema respoo~abilità in pace ed in guerra, il mezzo più potente d1 prepa razione al vero combatlimenlo; onde noncuranza del tiro, contrasti inc:resciosi, idee esager·ate e sconvolte sull'imporLanza relativa dei vari ~mm_estra~1enli. Le istruzio ni ted esc:he e l'ultim a 1slruz1onE: belga consacrano ·il principio di autonomia pei capitani, a~ quale scrupolosamente si conforniano tutte le recenl1 disposizi on i nostre. . Del resto la scuola di puntamento belga s1 avv,cma più delle altre nll'ita liana, ma trascura talune _regol~ pratiche e poco si occupa del r iparlo· appro~r1ato a~ bisogn i. I prece tti u ffi cial i francesi, mes~olat~ e sparsi nel regolamento di esercizi , sebbene a1utat1 da _una istruzi one semiuffi ciale, non offrono la prog ressione loo-ica necessaria per ottenere buoni risultati. L'i struzi~ne austri aca si occupa più che allro cl i princi pi elementari scientifici e delle posizioni di puntamento. Quasi esclusivam ente di queste ed in mo do veramente maestre vole trattano l'istruzione bavarese e la prussiana.


DEL TlRO AL BERSAGLIO

Concludo: Gli appunti che ho avuto fin qui l'occasione di fare, o si riferiscono al regolamento di esercizi, ovvero, come l' insegnamento teorico, come il tiro nelle camerate, come il Liro a sostegno, ecc., sono altrettante questioni all'ordine del giorno che io sottoporwo alla discussione ed all'apprezzamento de' miei colle~hì. Sopra un'unica. innovazione oso di insistere, cioè sull'aggiunta di una diligente e minuta descrizione delle varie pose di punt. Del rimanente la nostra scuola di puntamento confrontata con tutte le altre non solo fa ouima figura, ma brilla per pregi originali che es:;e non possono vantare.

CO N'SID ERAZI O NI SULL'

.AIU1A~IENTO DELL' AUTIGLIERI.\ DA CAMPAGNA

rRepetita j uvant)

.(Continua)

È indubitato che dopo l'introduzione dei nuovi fucili a BARATIERI ORESTE

Capi'tano di f q,nteria.

f

retrocurica di piccolo calibro, l'elficucia dei fuochi di fanteria è considerevolmente aumentuta in confronto di ciò / che era prima. J nuovi fucili hanno , come ognun sa, ri. spetto agli antichi fucili rigali ad avancarica. di maggior .calibro, questi due essenziali vantaggi: 1° permellono di concentrare in wi dato tempo, sopra un punto determinato del campo di battagha ·un numero mollo maggiore di proiettili che per l'addietro: 2° rendono pos.sibile di portare quesLa grandiue di proieuili a distanze assai maggiori di prima. È inutile spender parole per dirnostn1re l'importa nza gr?ndissima di ambedue cotesLi vnntnggi rinniti ìn·sieme. Basta considerare che uno solo di essi, il primo, <:he è conseguenza immediata della celerità di tiro, ·valse a procurare nel ,1806 a l fucile ad ago quella ter;ribile riputazione che tutti sanno. Le anzidel.le proprietiì dei nuovi fucili hanno pro,dotto uece$sarìamente una sensibi le morlifìcazione negli ,ordini di combattimento e nella lattica. della fanteria. 1


476

CONSI DE li AZIONI

L'ordine sparso è diventato l'ordine fondamentale, le grandi masse, le colonne profonde_ sono sparite dai campi di battaglia.. Quali sono per l'artiglieria le conseguenze di un tale stato di cose? Esaminiamole brevemente. La cresciuta intensità dei fuoehi di fanteria renderà impossibile d'ora. innanzi la riuscita di un attacco senza una conveniente preparazione da parte dell'artiglieria. Fra i molti esempi che si potrebbero citare per dimostrarlo basterà accenmre a quello notissimo di S.t Privat nella battaglia del 18 agosto . Si dirà forse che la. massima di preparare l'attacco coll'artiglieria è un principio vecchio, ma ciò che è nuovo è la cresciuta importanza di tale preparazione, è la necessità assoluta ch'essa si compia celeremente e con intensità di fuochi assai maggiore che per l'addietro. Se la massima, vecchia anch'essa quanto l'artiglieria, di Cllilcentrare il fuoco sul punto decisivo ha sempre avuto un grande valore, ora ne ha. certo acquist'llo uno grandissimo; e ciò vale evidentemente tanto per l'offensiva quanto per la difensiva. Ma non basta. che l'artiglieria, per controb ilanciare la celerità di tiro della fanteria, faccia piovere anch'essa in breve tempo molti rproieui li su di quella; bisogna ch'essa pure, come fece la fanteria, riesca ad . ottenere maggiore intensità di fuoco a più grandi distanze. Inoltl'e, siccome il bersaglio che presenta la fanteria non è più un ito, ma sparpagliato, bisognerà che l'artiglieria, per agire eflìcacemente, raggiunga lo scopo con un p ro iettile mo lto diviso. Ciò non potrà ottenersi alle grandi distanze che con proielli li scoppianti. Naturalmente, afiinchè le scheggie o pallottole· siano molte e di peso sufficiente, sarà necessario soddisfare ad una di queste due condizioni: o che i proiettili da cui provengono siano di peso piuttosto con-

477 siderevole, o eh~ dessi siano in maggior numero se si vogliono più leggieri. Ciò è troppo evidente per aver bisogno di dimostrazione. · Un'altra cosa che al giorno d'oggi sembra dovrebbe essere fuori di questione è che nel giudicare se un proiettile d'artiglieria da campagna possiede o no bastante efficacia per raggiungere lo scopo, si deve badare (ben inteso entro certi limiti di veloc_ità e di peso) se le scheggie che produce siano in numero sufficiente, e non se la forza viva che possiederebbe nell'urto p1·ima dello scoppio basti a ferire uomini e cavalli o a danneggiare materinle da campo dell'avversario. Per conseguenza il dire , come fanno taluni, che prima dell'introduzione dei cannoni rigali era da tutte le potenze riconosciuta abbastanza efficace nei suoi effelli la palla piena sferica di 3 chilogrammi cli peso, e àedersì da ciò autorizzati ad applicare simile considerazione anche ai proiettili dei nostri cannoni, equivale a dimenticare che gli ordini di combattimento d'adesso sono diversi da quelli che usavano ai tempi di Gribeauval. Le condizioni imposte all'artiglieria da campagna dai progressi delle armi portatili renderanno anche più efficace l'azione sua nei combattimenti contro cavalleria od artiglieria. E infatti a che si riducono quelle condizioni? A. quest'unica semplicemente: portare più lontano un m.one1·0 maggiore di scheggie che per lo passato nella stessa unità di tempo. 11 solo enunciato di questa proposizione basta pei·chè il vantaggio .n e appaia evi.dente rispetto alla cavalleria. :\la l'esperienza dimostra dal canto suo che ciò non è meno ·vantaggioso nei combattimenti d'artiglieria. Infatti l'Hoffbauer nella sua narrazione dell'operato dell'artiglieria tedesca nella ballaglia del ·16 agosto fa osservare, appoggiandosi a documenti ufficiali, che i guasti riportati dal SULL'ARMAMENTO DELL' •.\RTIGLIERIA DA CAMPAGNA

ANNO

xx, VOL I.

~2


~ 78

479 ,tamente nel materiale. Quelli che credono alla facilità -di potere nei combatlimenti d'artiglieria smontare, purché si voglia, i pezzi del nemico, osserva no che 1ç batterie prussiane, anche le più malmenate, si ritiraron·o bensì temporaneamente per riordinarsi , ma poi ritornarono al fuoco. E aggiungono che ciò non sarebbe avvenuto se le loro perdile, invece di essere quasi esclusivamente di personale, si fossero in gran parte tramutale in serii danni ai pezzi in balleria. ì\fa .è possib ile alle grandi distanze a cui, lo ripetiamo, sì fanno d'ordinario i combattimenLi d'artiglieria, di operare a piacirnen~o cotesto miracolo? Non lo può ammettere logicamente chi riconosce che nell'esecu.zione del fuoco non si possono prendere di · mira i pezzi e gli avantreni a pl'eferenza degli uomini o dei -cavalli. ~la forse si risponderà che si concentreranno successivamente i tiri di tu lli i pezzi della batteria sui sìngoli pezzi dell'avversario (quando bene inteso si .potranno vedere distintamente, ciò che sarà piuttosto l'eccezione che la rego la) e così si aumenterà la probabilità di colpirli. Noi però dubitiamo cbe questo aumento possa mai essere tale a Ile grandi distanze da far sperare ragionevo lmente di g iungere più presto alla distruzione del la batteria avversaria rov inandole i pezzi , che mettendole fuori di combattimento uomini ~ cavall i. Ad ogn i rnodo speria mo che anche i più fedeli seguaci delle regole che s'insegnavano nelle scuole all'epoca dei cannon i lisci, o prima che i proiettili scoppianti dei cannoni rigati raggiungessero la perfezione e la sicurezza d'effetto d'oggi~l, non vorranno I.ornare alle palle piene per raggiungere meglio il loro :scopo. . Confidiamo che anch'essi vorranno servirsi di granate con buone. spolette a percussione, ed allora ci sembra 1

SULL ARMAMENTO UELL' ARTlGLIEI\IA DA CAMPAGNA

CONSIDERAZIONI

materiale furono picco lissimi anche ,nelle batterie che più ebb~ro a soffrire da l fooco dell'artiglieria nemica, mentre invece le perdile in uomini e cavalli furono gravissime. • « Pe!·ciò, egli dice a pag. 107, è certamente giustificai.o il concetto che nei combattimenti d'artigliel'ia con~enga annettere minore importanza a smontare i pezzi che a metter fuori di co mbattimento uomini e cavalli». Una simile conclusione sembrerà mollo logie~ a ?hi consideri che se i guasti riportali dal materiale furono di poca importanza, ciò vuol dire evid~nt~1nente che pochissimi furono i proiellili d'artigher1~ che colpirono direllamenle qualche parte del materiale. Era ciò fatto a bella posta dai Francesi'? No certamente, perchè nell'esecuzione del /uoco non si può prender di mJrct i serventi od i cavalli a preferenza ctei pezzi o degli avantreni e vicevena. Dunque un tal fatto non fa altro che dimostrare , prati camente una veriLà, che insegna del resto anche la teoria, che cioè i pezzi nem ici alle distanze consicforevoli, a cui hanno luogo generalmente i combattimenti d'artiglieria, sono bersagli troppo piccoli perché si abbia sufficiente probabilità di colpirli direttamente. Ciò posto , non è naturale, che, volendo recare il maggior danno possibile al nemico, si cerchi di usar proiell.ili che, frazionandosi in numerose schegg1e, eolpiscano almeno molti de' suoi uom ini e cavalli? Ciò non imp lica naturalmente che lo shrapr,el sia sempre il proiettile più ind icato nei combauirnenti d'artiglieria . Parrebbe anzi che 1,10a buona gt anata con spoletta a percussione debba essere "in molti casi, e sopratutto alle m<1ggiori distanze, il proiettile miglio re . Si conserverebbe in gran pa!'te il vantaggio della divisibilitù del proiettile e nello stesso tempo si utilizzerebbe in tutLa la sua pienezza anche l'effello di quei pochi tiri che colpissero diret-

)


180

C0NS1DERAZt0Nl

naturale dr ammettere che più queste granate daranno buoni effetti di scoppio, più saranno vantaggiose. Che se tali effeui fossero troppo piccoli, è assai probabile che le batterie nemiche, anzichè ritirarsi e poi ritornare, non si darebbero neppur quella pena e continuerebbero lranquillamente a far fuoco coi pezzi rimasti intatti . Del resto è questa in fondo una ques tione ben secondaria percl1è finranto che la fanteria costituirà il nerbo degli eserciti e l'arliglieria, ad onta della· sua cresciuto. importanza, rimarrà arma ausilia re, bisognerit sempre che quest'ultima subordini le condizioni sue alle esigenze di quella. Ora quali siano tali esigenze lo abbiamo già dimostrato poc'anzi e lo ripetiamo. L'artiglieria odierna deve portare più lontano un maggior numero di schcggie (o pallo tto le) che pel passato nella stessa unitù di tempo. Ma in che modo potrà ella raggiungere un tale scopo? Anzitullo con proielt'ili dotati di una grande velociUt e con bocche a fuoco forn ite di qualità balistiche eminenti . Poi sarà cosa essenziale che i suoi proiettili soddisfino alla condizione di lanciare molle e ahi.Hl · stanza pesanti scheggio sul bersaglio. l\Ia circa il peso assoluto che deve aYere ogni proieuile è chiaro che non si può stabilire nulla di preciso e che, entro hm iti abbastanza estesi e subordinati a considerazioni di varia natura,· lo scopo cli portare mol te sche.rmic . ob rn un dato tempo su un punto determinato del campo di battaglia, pnò essere ugualmente raggiunto in due modi: o con pochi proiettili di cui ognuno dia molle ~chegg_ie, o con molti proieHili che 110 diano poche; m altn termini, o con pochi proiettili pesanti, o con molti_ leggieri. L'essenziale è che il totale delle scheggie scaghate sul bersaglio in un dato tempo sia eguale iu ambedue i casi.

SULL'AR)!UIENTO DE LL' Al\TIGLTElUA DA CAMl'AG-NA

')

181

Ciò è quanto si deve ammettere se si bada unicamente all'effetto fisico che si vuol produrre sulle truppe .dell'avversario. Considerata sotto questo semplice aspetto, egli è chi aro che la questione del peso più conveniente da darsi ai proiettili d'art iglieria resterebbe assai indeterminata. La scelta varierebbe evidentemente entro limiti molto estesi, e in questi limiti tutte le soluzioni potrebbero considerarsi egualmente buone. Soggiungeremo, per chiarire il nostro concetto, che i limiti di cui intendiam o parlare sono esseniialmente fissati, da un lato, dalla coodizione che il proiellile abbia anrora al suo arrivo una forza virn sufficiente per distruggere i bel'sagli meno resistenti della guerra di campagna, dall'altro sono imposti dalla condizione che il materiale che ne risulta sia ancora un vero materiale d'artiglieria da campagna, ossia dotllLO di sufficiente mobilità. Qui però dobbiamo arresta .. ci un istante per manifes tare fino a che punto Cl'ediamo che quest'ultima. condizione possa ancora considerarsi come soddisfatta. Parliamo, bene inteso, di uu Lì·aino a 6 cavalli. A questo riguardo ci sembra clte la gnerra franco prussiana abbia dimostralo luminosamente che un peso di 306 chilogrammi per ca.vi:tl lo, qua le appunto spettava all'antico cannone prussiano da cent. 9 senza serventi, lascia ancora al pezzo tutta la desiderabile mobilità. Pare anii che la lunga esperienza di quella campagna, fatta in condizioni tali che mai le peggiori, abbia convinto gli artiglieri 1.edesclti potersi impunemente oltrepassare di parecchi chi logrammi una tal cifra . E volgf\ndo lo sguardo in casa nostra osserviamo che il nostro cannone da cent. 9, il quale, per ogni cavallo dà un peso di 30,i chilogrammi, ossia quasi eguale, non si dimostrò mai tanto pesante da


~ 82

CONSIDERAZIONI

doversi riguardare per ciò solo come improprio alla guerra di campagna. Ricordiamo benissimo che nel ,f 866 si elevarono, grandi !agnanze contro quel materiale, e fra queste non ultnna quella del soverchio peso. Fu anzi a tale motivo che si volle da alcuni attribuire la perdita dei pezzi lascia ti in mano al nemico. Di qui una reazione potente in senso inverso all'i ndirizzo fino allora seguito per varie ragioni dalla nostra artiglieria, la quale, a datare dall'introduzione della rigatura, a differenza di ciò che avevano fatto sino allora le altre~potenze, aveva sensibilmente accresciuto il peso del proprio materiale. A noi che eravamo stati battuti dal l'Austria parve allora che non vi foss e altro di meo·lio da fare che imitarn il suo P,sempio adottando co~e base d'arma,.. mento un piccolo calibro e un materia le molto Jeo·giero. Jn ciò del resto si procedeva come gÙ1 ave~a fatto l'Austria prima ~i noi dopo la guerra del ·1859, imitando cioè l'esempio del vincitore. I~ la solita vicenda delle cose umane. In quel l'epo ca, lo ri?onosciamo ampiamente, l'opinione della maggioranza dei nostri artiglieri spingeva irresistibilmente nel senso della: massima mobilità e fu in omaggio a questo sentimento che' per un ista~le si pensò perfino ad un traino a 2 cavalli. Mentre da noi, sotto l'influenza. di Custoza, si proseguivano gli studi in questo senso, aH'estero invece la riflessione subentrata a poco a. poco alla prima commozione prodotta dai miracoli del fucile ad ago ingenerava una corrente d'opinione nel senso di accrescere l'efficacia. Gli avvenimenti del ,f870 la rinfoC'zarono poi nel modo_ più decisivo e le assicurarono un'assoluta prevalenza. sfa nel campo della teoria che in quello della pratica. E infatti nel senso ora indicato che studia-

SULL'ARMAMENTO DELL' ARTIGLlEIUA DA CA~lPAGNA

183

rono o studiano tuttora il loro nuovo materiale la Francia, la Germania e l'Austria. Abbiamo dato questo rapido sguardo retrospettivo alle cose nostre per rintracciare la genesi degli studi fatti presso di noi, per constatare sotto quale influenza furono proseguiti, e rallegrarci che, ad onta di ciò e per merito di chi li diresse, abbiano tuttavia condotto all'adozione di un materiale così efficace come il nostro da cent. 7,5. Ma nel mentre riconosciamo la grande influenza esercitala dalle impressioni riportate da molti fra i nostri artiglieri dalla battaglia di Custoza, ci sarà lecito di dubita.re ch'esse fossero giustificate per quella pat·te che riguarda il peso delle vetture. Noi, che pure pren .. demmo parte a quella campagna, sappiamo benissimo che qualche pezzo ha incontrato serie diflìcoltà nel trarsi d'imbarazzo, ma siamo convinti che, più che al peso intrinseco della vettura, ciò era da attribuirsi a. cause accidentali od alle seguenti ragioni d'ordine più generale; cava_lli cattivi e serventi mon tati alla prussiana. Ora, quanto ai cavalli, è probabile che in una guerra futura non ci troveremo più in così tristi condizioni come nel '1866, perchè il piede di pace delle batterie fu provvidamente aumentato in modo sensibile da ciò che era nel 1865, e quind i almeno i pezzi potranno essere attaccati con ea valli buoni e provati. Quanto poi ai serventi, l'adozione dei seggioli e Ia massima che il cassone segua il suo pezzo renderanno inutile o affatto eccezionale per l'avvenire di farli mon-. tare sui cavall i sottomano. Inoltre la legge approvata dal Parlamento sulla requisizione dei ca.valli migliorerà certamente, e di molto, la. qualità dei quadrupedi che si incetlera.nno all'epoca di una mobilizzazione. Ci sembra dunque che l'esempio del 4866 non debba esser citato come una prova che un materiale pesant e 1


184

CONSlDERAZIONl

a un dipre~so come il nostro da cent. 9 sia, solo pel suo peso, disadatto alla guerra dì campagna. E aggiung~remo a quest~ proposito che i risultati delle esperienze comparative fatte a S. Maurizio fra il materiale da ~ent. 9 e quello J\'fattei-Rossi (sensibilmente più leggrero dell'attunle da cenL 7,5) vennero a confermare nel modo più ampio la tesi che sosteniamo. Anzi, è appoggiati al risultato di quelle esperienze, ed anche un poco, lo confessiamo, a ciò che abbiamo visto coi nostri occhi durante un lungo servizio nei reggimenti da campagna, che noi crediamo d'essere nel vero affermando potersi, occorrendo, nello studio del calibro maggiore, aumentare ancora di qualche poco il peso dell'attuale pezzo da cent. 9 (non già, ben inteso, quello del casso~e, che anzi vorremmo piuttosto diminuito) senza che siano oltrepassati quei li miti entro cui deve assolutamente contenersi un buon materiale da campagna . . Chiarite le nostre idee su questo punto possiamo riprendere 11 filo delle nostre considerazioni.. · Abbiamo detto poc'anzi che fra i limiti cli peso Lestè accennati, l'artiglieri.:r da campagna poteva ind ifferenlemen~e ,·aggiungere lo stesso effetto fisic·o sulle truppe nem iche con proiettili di peso assai diverso . Ma vi sono molte considerP.zioni che vengono a limi tetre la scelta dell'artiglide e Jo guidano rrnlfo cleter·minazione dei suoi proiettili e conseguentemente dei caìibri più. convenienti. Accenneremo solo alle pl'incipali . La prima , secondo noi, è l.a somma totale di potenza che si vuo le abbia nel suo complesso la propria 11rtiglieria; .la seconda il numero dell e bocche a fuoco in cui si vuole che quella potenza sia ripartita. È facile rilevare quanto sia stretta Ja relazione che passa fra questi tre termini del problemn; la potenza totale del]' artiglieria, il numero dellt> bo cche n fuoco e il luro

SULL'ARMAMENTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA

185

,calibro. Dati due ·qualunque di essi si ha una norma sicura per determinare il terzo con sufficiente _esattezza. Or quali sono i criteri che debbono guidare uno Stato nel fis sare la somma di potenza che deve avere la propria artiglieria da carnpag_na in rel_azi_one col resto dell'esercito? Le esigenze tattiche, quali r,sullano dall'attento esame degli avvenimenti delle guerre più recenti, terranno senza dubbio il primo luogo. Poi ·s arà da considerarsi la natura dei probab ili teatri di guerra su cui si sarà chiamali a combattere, la costituzione e l'armamento degli eserc iti , di cui dispongono le potenze co lle quali si può aver da .Jott~re, e nnalmente il grado di solidità ed il valore rntrmseco delle proprie truppe. Nè l'aver lasciato per ultima ques~a considerazione significa che, secondo noi, debba nauardarsi come la meno importante . Crediamo anzi ·~he, per quanto sia difficile di. non lasciarsi fuorviare ~]a un falso amor proprio nel fare simile apprezzamento,. essa debba esercitare un gran peso sulla bilancia. Ma qui sarà necessario che noi spieghiamo sotto qual punto di Yista consideriamo la potenza di un dato complesso d'artiglieria campale. . Noi crediamo che il criLerio meno vago e mdeterminato, quello che si presta meno ad interminabili discussioni, nel formulare un giudizio a tale riguardo, sia la quantità di effetto. fisico che in un dato t~mpo quell'artiglieria può esercitare sulle truppe nemiche.· E un tale effetto, supposto che tutte le bocche da fuoco -si trovino in identiche condizioni di Liro e con prniettili egualmente bene studiati dal punto di'vista dello scoppio'. -ci sembra naturale di misurarlo dal peso totale de1 proiettili lanciati in quel dato tempo. Egli è perciò che noi consideriamo come eqwipollenti due riparti qualunque d'artiglieria, solo quando le loro bocche d~ fuoco lancino r,o nternporanearnente lo stesso peso d1


~ 86

CONSIDERAZJONI

SULL'ARMAMENTO DELL'ARTJGLIERIA DA CAl\IPAGNA

proiettili, ed abbiano dispouibile presso di sè lo stesso peso complessiv·o di munizioni ('1). Che questo sia il vero n:-peuo sollo cui si deve considerare la potenza o, in a ltri termini, la faco ltà di nuocere dell'_artiglieria campale, ci sen1bra evidente. · qualora si rifleu.a alla natura del problema che essa è chiamata a risolvere sul campo di battaglia; problema che in ultima analisi si riel nce essenzialmente, come già abbiamo accennato, a portare molte scheggie su un punto determinato, in breve tempo. È chillro che dalla prontezza con cui può raggiungere ta le scopo dipende Fenlità dei servizi ch'essa può rendere. A che altro servono infatti quei tanto raccomandati concen(·1) Qui prevediamo un'obbiezione, ed è che se si esaminano i risultati delle esperienze di tiro fa tte coi c3nnoni pesanti e leggicri, che c"stituivaao fino a poco fa l'armamento dello varie potenze d'Europa, si trova che le schcggie portate sul bersaglio dai due calibri non sono in relazione col peso dei proiettili lanciati, restando il vantaggio a favore del calibro leggiero. Ma noi osserviamo dal canto nostro che ciò si spiega col fatto che finora le granate pesanti erano state considerate essenzialmente come proiettili destinati a distruggere ostacoli molto più rèsistenti di quelli contro cui deve lottare l'artiglieria da campagna, e quindi erano ben lungi dal da re un numero di schaggie proporzionato al loro peso. Ora le idee sono cambiate e le ultime artiglierie pesanti stud iate in Europa (le te::lescho e_le austriache) non si risentono più di quel vieto pregiudizio c.he rendeva i calibri pesanti, pl'esso alc une potenze, più simili a bocche a fuoco da muro che da campagna. Con proidtili scoppianti studiati essenzia lmente dal punto di vista d'agire <-'ontro truppe (come sono le granate a pareti doppie e gli shrapllels) deve cessare il vantaggio che, nei combattimenti contro truppe, aveva il cal ibro lcggiero. sul pesante, e la loro efficacia relativa potrà, senza commettere grave errore, mis urarsi dal peso del proietti le lallciato. Ben inteso che sosteniamo questo principio solo quando si tratti di proiettili moderatamente pesanti, quali debbono ossere in ogni caso quelli dei maggiori ca libri da campagna, poichè al di là di un certo limite saremmo ben lontani dall'ammetterlo.

tram.enti d'artiglieria sui punti decisivi, se non a raggiungere quello scopo? Nel modo stesso che la grande superiorità del fuci le a retrocaric_a, su. quello ad avancarica consiste nel portare a parila di tempo un maggiore numero di proiettil i sul bersaglio, così an~he per l'odierna artiglieria campale deve essere cons1dera~o come un grande elemento di superiorità l'essere in grad o di risolvere n,eglio quest~ problema. Trasc~rare Ja questione di tempo nel raggrnogere un dato efiet~o, ora che la fanteria ha raggiunto una così. grande rnlensità di fuochi, equivale a perder di vista il fauore principale del successo: . . . . . Fissata, in base alle precedenti co~s1deraz1om, la quantità: di potenza distruttiva eh~ s1 vuol ottenere dalla propria artiglieria, resta a decidere se conv_enga meglio raggiungerla con mo lte bocche a _fuoc? d1. calibro piccolo o con pezzi meno numero~1 _e ~1. c~l1bro più grande quantunque mant,enu~i in quei hrntL1 d1 peso che abbiamo accennato poc anz1. Qo-nuno dei due sistemi ha i suoi vantaggi ed incon~enienli dal h1.to tatlic·o. Iofatti i calibri piccoli esigono una lunghezza maggiore deile colonne d'ar_tiglieria e richiedono uno spazioyiù grande per !.o s~iegamento delle numerose batterie che ne ~o~o l ,_ne~ 1t~~ bile conseguenza . È chiaro che per grossi riparli s1m1l.1 inconvenienti sono di non lieve importanza, 1rnperocche la lunghez7.a delle colonne ne ritarderà· gli spiegamenli e l' ampiezza de llo s~a.zio ch_e do~ ra?_no oc_cupare l_e batterie sul fronte d1 battaglia sarn d rncagho alla _ltbertà d'azione delle altre truppe. Si aggiunga che siccome o·eneralmente le buone posizioni per l'artiglier-ia non abbondano sui eampi di battagl ia così, se <lessa è molto numerosa, come deve succedere coi calibri piccoli, sarà più difficile collocarla b_ene_ed imgie~arla tutta utilmente. Anche una buona direzione d ms1eme 1

I

l )

'

•18'1


188

CONSIDEllAZ.tONI

·e un opportuno concentramento dei fu ochi sul punto decisivo riusciranno più difficili ad ottenersi con una lunga linea di batterie, che con un'altra meno estesa. 'Finalmente i calibri maggiori sono del pari efficaci contro ogni sorta di bersaglio che s'incontra in campagna, mentre i calibri piccoli non servono ·che contro nomini, cavallt o materiale, e sono quasi· ridotti all'impotenza contro ostacoli più resistenti. Ma se ciò è vero da un lato, bisogna ammeU.ere altresì che i calibri piccoli hanno il vantaggio di per,m euere una mnggior leggerezza del materiale, e quindi una più grande mobilità. Noi, ben lungi dal discono scere questo vantaggio, vi annettiamo invece la più grande importanza. Ma giova notare che simi le prerogativa perde gran parte del suo valore relativo q uaodo sia soddisfatta la cond izione che i calibri maggiori non diventino, per il peso delle vetture e la difficoltà del munizionamento, .bocche a fuoco da posizione, ma restino, come si è delto , vere e proprie bocche a fuoco da campagna. Considerando la questione dal lato economico, è facile dimostrare che a parità cli potenza complessiva il vantaggio deve slare dal lato dei calibri maggiori. Essi infatti richiedono un minor numero di bocche a fuoco per fornire quel la tal somma di potenza che si òesiclera, e ciò equivale naturalmente ad una diminuzione di spesa , non foss'a ltro pel personale, visto il numero minore cli batterie che si rendono necessarie. Ma i ca!ibri mnggiori, a parità di potenza, hanno ancora il vantaggio di richiedere un minor numero di cavalli pel traino che i calibri piecoli. Questo ha luogo per due ragioni : 1° Perchè in due batterie equipollenti il peso totale del carreggio è in generale più grande pei calibri piccoli ~he pei maggiori; 1

su11:ARMAMENTO

DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA

189

2° Perchè in causa della più grande mobilità chesi cerca di ottenere coi calibri piccoli, si fa coi rn~desimi sopportare ai cavalli del traino uno sfo_rzo m1: nore che coi calibri 0O'randi. Perciò siccome 1 cavalh . ·debbono faticar meno ce ne vogliono di pit'.i. La prima di queste due propo~izioni ~ Rrovata confronti che instituiremo fra 1 mater iali pesanll e leggeri di alcune potenze eu:opee (1). .,. Cominciando dalla Germama troviamo che 6 pezzi e 6 cassoni da cent. 9, antico modello, lanciano contemporaneamente lo stesso peso di proiettili e portano 1 seco Io stesso peso di munizioni·, che 9 pezzi e 7 /2 cassoni da cent. 8 pure di vecchio modello. li'ra qu~st~ aue batterie equipollenti il peso totale d~l carregg10 _e per la grave di 23,311'.il, per la leggera d1 28,758 clulogrammi. . . . Nel materiale austriaco 8 pezzi ed 8 cassom da 8 libbre ecruivalo-ono a un dip resso a ,14 pezzi ed O · è 1 H cassoni da 4 libbre; il peso del carreggw ne, primo caso di 29,652, nel secondo di 32,687 chilo. . grammi. ·Nel materiale svizzero 6 p ezzi e 6 cassoni da 8 libbre equivalgono a ,12 pezzi e 10 cassoni da 4. libbre; la ba~teria grave pesa quindi 25,850, e la leggera 3.ì,200 ch1·-· logrammi (2).

?a1

(1) I dati occorrenti per questi confronti li. abbiamo ~icav_ati dall'opera del capitano JiiPT.NF.ll v. JoNSTORFF: Die_ Fe,ld-a:rttllerien, ecç. (2) S'intende c-hc noi abbiamo addotto ~uesh ~scrn~1 solo ~er '.ar~ il caso di calibri pesanti e leggeri, che si_ tr~v100 rn eond1z 1~n 1 ~1 peso analoghe a quelle dei materiali ora e1tat1. Naturalmente _lequtpollenza sussisterebbe solo quando i due calib~i ~essi a c?nfronto fossoro egualmente bene studiati dal punto di vtSta del tiro delle bocche a fuoco e dello scoppio dei proiettili. Crediamo ciò potrebbe avverarsi senza che le condizioni di peso rispettive fossero sensibilmente al terate.


,l'{)O

CONSIDERAZIONI

Dunque si può dire che in generale il peso della materia (legoo e metallo ) impiegata nella costruzione del materiale d'artiglieria si utilizza meglio nei calibri grandi che nei cnlibri piccoli . La seconda proposizione è evidente allorchè si tratta di materiali d'artiglieria pesanti e leggeri egu~dm ente trainati a 6 cavalli. Ma nel easo che il calibro picc0Io sia trainato a 4 ca valli può sorgere il dubbio che la economia dei quadrupedi stia dal la parte del materiale leggero, poichè lo sforzo di tr~zione è meglio utilizzato in un traino a 4 che in uno a 6. Prendiamo ad esempio il materiale austriaco, dove il calibro minol'e entra veramente, per la leggerezza del suo proiettile nella catego ria dei calibri piccoli. Abbiamo già visto che una batteria di 8 pezzi ed 8 cassoni da 8 pesa in totale 29,652 chilogl'arnrni, mentre la sua equipollente da 4 pesa 3~,687 chilogrammi. I due pesi stanno fra loro nel rapporto di 7:7,7. Ora è ammesso dagli autori che lo sforzo di trazione è utilizzato in un traino a 4, e in uno a 6 nella ragione di 8:7. Dunque nel materiale austriaco, a parità di potenza, la differenza in peso del carreggio da 8 compensa quasi totalmente il van taggio che possiede quello da 4 di utilizzare meglio lo sforzo di trazione. Il leggero risparmio in quadrupedi, che ancora si avrebbe col materiale da i , spB risce poi per la maggiore mobiliUt che esso ha in confro nto di quello da 8. Infatti la balleria da 8 esige, pel solo traino , 96 cavalli, mentre la sua equipollente da 4 ne 'richiede ,100. Possiamo dunque conchiudere che i calibri piccoli non hanno rispetto ai più grandi, ad egua le potenza complessiva, se non il vantaggio di una maggiore mobilità. Sollo gli altri aspetti tattici sono inferiori, come lo sono anche completamente dal lato economico. Ma qui ci sembra di sentirci domandare: darete voi

suu'ARMAMENTO OELL' AllTIGLIERTA DA CAMPAGNA 19 1 dunque la preferenza esclusiva ai calibri maggiori? Noi , ondiamo neo-ativamente, ed ecc.one il motivo.. . . o Per quanto si abbia cura di non oltrepassare i l1 rn1t1 ,d i peso da noi nccennati, sarà tuttavia impossibile che toccandoli si abbia ancora un materiale abbastanza mobilè per tutte le continge'l ze che occo rrono in campagna. Esso sodd isferà perfettamen te alle non eceessi ve esigenze di mobilità che possono avef'e le batteri~ montate addette ai corpi di fanteria ma, con un tramo a 6 cavalli quale noi a mmettiamo, sarà certo meno adat~o per le batterie a cavallo, o per quelle altre _hatten~ montate che, i n loro vece, dovessero assegnarsi a corpi di cavall eria o a corpi misti destinati ad agire in terreno molto d1ffiei le. Egli è per~iò che riconosciamo, d'accordo in ciò coll11 gran maggioranza degli artiglieri, la conven ienza di arn 1nettere due ca lib ri in servizio. Tuttavia se il ca libro minore si avvicina più al limite minimo che al medio, r orne succede generalmente quando il traino è a .i, cavall i, vonemmo che la prevalenza fosse rise rvata al calibro maggiore. Ben inteso che siccome la mobi lità di un materiule, tatlicamente ' pa:rl ando, non dipende solo dal peso assoluto d'ogni vettura, nia anche dal loro nnmero , così per non incagliare di (rnppo il servizio de lle munizi oni, il peso -del mao-crior proiettile non· dovrebbe olt1·cpassa re. senoo -sibilmente i 7 eb ilogrammi. In caso diverso, e tanto più a misura che ci all ontanBssimo da qu,el limite, ci parrebbe da preferirsi il partito opposto Ecco abbozz;ati a gra ndi tratti i criteri principali che, a nostro avviso, d"bbono servi re di punto di partenza nello stud iare il grave prob lema di fissa re la composizione e l'arm am c• nto òell' artigl1eria da campagna in modo ·conforme alle od ierne esig,~nze della gue rra. La questione fu trattata sin qui da un punto di vista affatto generico, prescindendo c·ioè da tutle quelle cir1


192

CONSIDERAZIONI

SULL'ARMAMENTO DELL,AR'flGLLEIUA DA CAMPAGNA

costanze particoiari, che potrebbero, in un caso pratico, ]imitare in questo o in quel senso razione dell'artigliere o dell'organizzatore. Ma per quanto generiche siano state finora le nostre considerazi oni, esse potranno tuttavia, applicale alle circostanze speciali in cui versa presentemente la nostra artiglieria, guidarci nell'esaminare qual sia la proporzione più conveniente da darsi alle ballerie da cent. 7, i'> rispetto a quelie del calibro maggiore, che si sta ora studiando. Una tale questione non può a meno di interessare al più alto grado chi pensa come noi che un'artiglieria, nella quale :5iano combinati in giusta m isura i due elementi cosi irn portanti, eppur fra loro contradcl ittorii della mobiliLà e dell'efficacia, è più che mai chiamata per l'avvenire ad eserci tare una preponderante influenza sui campi di baltaglia. Noi però non avremmo mai osato aprire direttamente una discussione su un argomento così al dissopra dell'umile nostra sfera di azione, se non avessimo visto trattata nel Giwnale d' Artig lie1·ia e Genio (1}, quantunque quasi incidentalmente e sotto forma di nota ad un resoconto del!' Hoffbauer, una sì vitale questione. L'autore della no ta cerca di d imostrare la convenienza di man tenere intatta, anche quando sarà ammesso in servizio il cannone più potente che sta studiandosi, la proporzione finora adottala di 3/, di batterie 2 leggere e /., di haHerie gravi. Noi invece crediamo che tale proporzione, convenientissima finchè resti in servizio l'attuale cannone da ceni.. Hl, il quale ha senza dubbio più le qualità di un cannone da posizione, che non quelle d'un cannone da campagna, sia poi utile d'tn-· vertirla appena sarà ad.ottato il nuovo materiale pesante. 1

(1) Annata 1874, parte 2', puntata 6·':

193

Si noti però che lo chiamiamo pesante non già in senso assoluto, ma in senso relativo, e solo per distinguerlo da quello di cent. 7, 5, che d'ora innanzi chiameremo leggero. Che poi il nuovo materiale, pur restando abbastanza potente , possa riuscir tale ·da chiamarsi pesante più in senso r elativo, che in senso assoluto, si pu ò arguire dai dati che g ià si conoscono sul nuovo materiale prussiano e da quelli Lestè pubblicati dalle · Mittheilungen sul materiale austriaco sperimentato nell'agosto scorso al poligono di Steinfeld (1) . E affinché non si creda che noi vogliamo sacrificare la mobilità all'e!Iicacia, senza. rig uardo all'importanza .di quel requisito, aggiungeremo che l'opinione da noi or ora manifestata p oggia come base fo ndamentale sulla prem essa che il peso del nuovo ma t~riale si allontani ben poco da q uello dell' attuale da cent. 9, diminuendo anzichè aumentando il peso del cassone, on de sia in grado di seguire i.I pezzo più facilmente . È questa una cosa che già abbiamo avuto occasione di dire nel corso di questo scritto, ma che ripetiamo espressamente per evitare ogni malinteso . Aggiungeremo pur anco che siamo così convinti dell'importanza, e diremo quasi della. necessità, di realizzare a qualunque costo quella condizione, che a preferenza di sacrifì~arla vorremmo piuttosto contentarci di veder operata qualche leggera diminuzione nel peso del proietto o nel n urnero dei colpi trasportati colla batteria.

(1) 11 cannone austriaco (proveniente dalle officine di Krupp) ha il calibro di 87 mm e lanci a una granata del peso di 6 k., 35 con ,J k., 5 di carica di fazione. li pezzo (con avaHtreno in legno da cannooe da 8 libbre, trasformato) pesa !77·1 chilogrammi; il cassone 20o2cbjl., ambedue col completo caricamento iJ!terno cd esterno. Il pezzo porta con sè 35 colpi nell'avantreno, il cassone 99; in tutto dunque 134. ANNO

xx,

YoL. 1.


194

0

CONSIDERAZIONI

Ciò premesso, ecco il nostro rao-ionamento: È. un.a ve~ità, ormai proclamata ~i quattro venll da tutti glt. scnuori militari, che le odierne esigenze del combatllmento reclamano dall' artio-lieria un concorso molto più effica ce e potente -che ;er l'addietro. Una prova. che quella verità è riconosciuta da tutti si ha in questi due fatti incontestabili: 1° che quasi tutte le potenz~ hanno. mutato o stanno mutando, a costo d'ingen~1 spese, 11 loro n~aleriale d'artiglier·ia da campagna, s~st1tuendo alle antiche bocche da fuoco altri cannoni d.1 gr~n lunga pi Il perfezionati ed efficaci: 2° che le princ1pah potenze hanno oltre a ciò aumentato eziandio il numero delle batterie assegnate ad ogni corpo d'esercito. , U~ altro fatto, che non si vorrà contestare, è che 1Itaha, forzata dal misero stato delle sue finanze è rest~ta al dissotlo delle altre potenze nel rllpporto ~umerwo delle sue batterie. . Dun.qu~, ulmeno finchè le « colonne d'Ercole » del h1l~nc10 impediranno di aggiungere qualche altra bat,t ena per corpo d'esercito alle poche che possediamo ogni mezzo adatto ad aumentare quella somma d'effi~ cacia di cui difetta la nostra artiglieria rispetto a quella delle altre potenze, senza accrescere la spesa, deve essere a~~ollo. com e un'àncora di salute. Ciò po.rrà an cora ptu evrdenLe, qualora si consideri che oltre ad essere inferiori nel numero del le bocche a fuoco 1 res.teremo. fr~ breve noi soli fra le grandi potenze contrn ental1, cioè appena l'Austria abbia cambiato il suo ~~ter!~le, ad avere ~n proiellile ·di .3 c1,n., 7 . Per apprezzai e l importanza di questo fatto basta riflettere che l'artiglieria di un corpo d'esercito prussiano lancia sul nemico. in una s0la salva circa ... 678 chi logrammi di ferraccio, quella di un co!'po d'esercito francese non mol.to !uen?, e noi, se il culibro pesante (anche con pro1ett1le di 7 chil.) entrasse nella proporzione di !/., ne

SULL AR){AMEJ'fl'O DELL' Af\TlGLIERIA DA CAM PA GNA

,t 95

lanceremmo appena 402 (,J). Per quanto si stenti ad ammetlere che per artiglierie da campagna egualmentr bene studiate cd impiegate l'efficacia relativa sia misurata approssimativamente dal peso dei proiettili lanciati in egual tempo, speriamo tuuavia non si arriverà al punto di sostenere che i nostri 402 chilogr., solo perchè son nosLri, abbiano da fare più eflctto che i 678 del nemico. - Siamo anzi persuusi che si ammetterà clt buon grado una notevole infer·iorità da parte nostra. ~on è dunque necessario di cercare in qualche modo di diminuirla ? E qual mezzo migliore e più ovvio può presentarsi a ll\l uopo, non potendo pensare ad accrescere il numero dei cannon i, che quello di aumentare la propo1·zione del cal ibro pesante? Non è eguale, sul piede cli pace, l'e/Ieui vo d'uomini e ca valli stabilito per le batlerie dei due calibri? Dunque almeno in tempo di pace le slrettezze del bi lancio ord inario della guerra non possono riguardarsi come un ostaèolo. In tempo òi guerra poi è natnrnle che le batterie pesanti richiederanno un numero maggiore di cavalli che le leggere; ma quale im portanza può avere una simile considerazione dal lato della spesa in un momento in cui l'interesse supremo è di vincere a qualunque costo e men tre si sa che l'efficacia dell'artiglieria ha oggidì tanta parte nella villoria? Se poi si guarda la cosa dal punto di vista delle risorse cavalline del paese, si crede .forse che, co lla legge attuale di requisizione, la necessità di trovare qualche centinaio di cavalli di più sia davvero una così

. (1) Prendiamo per term:ne di confronto il peso dei proiettili lanciati in una salva non già, bene inteso, perehè sia questo il modo di tirare • dell'artiglieria, ma perchè, a pari veloeilà di tiro da ambo le parti, il peso dei proiettili llrnciati in un dato tempo sarà sempre proporzionale a quei numeri.


4 96

CONSIDERAZIONI

insorrnont_abile dif!icoltà da far rinunziare al vantaggio enorme _cli nna m~ggiore. effi~acia? Non siamò ricchi, è vero. rn fatJo d1 cavalli, ma non siamo neanche in c?sì 0s1.rema miseria c!a spaventare{ per così poco. 1 autore della nota cui accennammo addnce tuttavia altre obbiezioni alle quali dobbiamo pur dare una rispos ta. 1: qu_i incomin cia la parte più incresciosa del- . nostro co mpito. quella cioè di dimostrare il poco fondamento che hanno, secondo noi, tali obbie;,,ioni. . ~a prima e la più importan te è quella che il serv1z10 delle mun izioni è più difficile pel calibro pesante che pc! legger~. ~oi siamo disposti ad ammettere pienamente ~he v1 sia .una qunlche maggiore diffieoltà, ma non CL sembra che la differenza sia tale da far rinunziare al grande vantaggio di accrescete ·in sì alto grado l'efficacia della propria artiglieria. Noi crediamo che qu.elle difficoltà, quando il servizio dei parchi sia ben regolato e non si manchi assolutamente di preveggenza, potranno sempre essere superute in modo soddisfacente. Ad attenuarle di mollo basterà certamente: 1~ che _ì cassoni della balleria seguano i pezzi e non s1 lascmo a soverchia distanza da loro quando si fa fuoco; 0 ~ che i parchi divisionali non siano più consi.., der~t1 da al~un? come inutile ingombro e quindi tenuti troppo rnd1etro, jmpediti di proseguire Ja marcia e talvoìta perfino obbligati da chi non conosce l'importanza della loro missione a ritirarsi in un campo e là restare inattivi; 3° che i comandanti di quei parchi, quando tuona . l 1 cannone mandino per tempo sul luoo·o dell'azione l . o a_ cun_1 ~as~oni ?uidati da un ufficiale onde sopperire a1 prmn b1sogn1; 4° che i m~desimi, per mezzo d'ordinanze a ca-

1

1

..

rn7 vallo, si tengano in continua relazione coi comandanti dell'artiglieria e questi coD loro; non avendo ordini ne domandino, ed occorrendo s'affidino alla propria iniziativa. In poche. parole lemunizioninon mancheranno quando tutti saranno persuasi che possono mancare. Del resto qual è il fatto d11l quale l'autore della nota si crede autorizzato a concbiudere che per le batterie pesanli il servizio delle munizioni è così difficile da far med itare di per sè solo se realmente è conforme alle necessità dell':itluale tattica dell'artiglieria l'invertire le proporzioni finora ammesse presso cli noi fra i pezzi da campagna di piccolo e di grosso calibro? t questo semplicemente, che nella battaglia del 16 agosto alcune batterie prussiane dovettero interrompere il fuoco per mancanza di munizioni. Basta questo fallo per r.ondurre a così serie meditazioni? Vediamolo col libro dell'Hoffbauer a ila mano. Noi troviamo a pagina 98 che la mancanza di rnunizioni in quella baltagli a fu sentita principalmente sull'ala destra, ed a pagina · 3:1 leggiamo a proposito delle batterie che combattevano s u quell'ala, la seguente spiegazione del fatto. « Il comando dei carri da munizione e il servizio di polizia diétro il fronte era bensì stato affidato ad un ufficiale, ma tuttavia si poi.è solo a gran. stento far venire da (½orze alcuni cassoni. Jl bu1·rone di Gorze, Nn9omb1·0 cli quelle 1'ipùle strade e la àrcostcinza che ,i[ terreno clietro le batterie e1·a, efficace1nente battuto da, proietti dell' artt:g lieria nemica sembra abbiano costituito le principali difficoltri ». Dunque, mentre i pezzi combaltevano sull'altipiano ad ovest del bosco di Vionville, i cassoni erano stati lasciati a Gorze e per conseguenza, misurnndo sulla ()arta 1:he va annessa alla relaz ione, essi trovavnnsi ad SULT/ ARMAMENTO DELL' Al\TJGLIERlA DA CAMPAGNA

·'


4

SULL'ARMAMENTO DELL' ARTIGLlERTA DA CAMPAGNA

198

CONSIDERAZION[

una distanza di circa 3 chilometri dai pezzi 1 con un profondo vallone frammezzo baltuto dal nemico. Ecco il vero motivo per cui cominciarono così presto a mancare le munizioni, sen za attribuire un tal fatto al peso del materiale e a quello del proiettile. Non sembra infatti naturale che, se la mancanza di muniziom dovesse attribuirs i a quest'ultima cagione, l'inconveniente avrebbe dovuto succedere solo per le batteri.e pesanti e non per 1~ legge!'e ? Invece l'Iloffbauer non fa mai a questo proposito la più piccola distinzione; egli dice che mancarono le munizioni su tutla l'ala destra, dove si trovavano appunto 3 batterie leggere, e 2 sole pesanti ( 1). Dunque la mancanza di munizioni sofferta nella battaglia del ,16 agosto non può essere un argomento per combattere il materiale pesante . A chi legge attentamente, e senza idee preconcette, la narrazion<~ dell'Hoffbauer su quella battaglia e massime da pag . 83 a pag 85, là dove tratta: appuqto del servizio delle munizioni, non può sfuggire che se per alcune batterie la troppa dislanza frapposta tra i cassoni ed i pezzi fu causa prima della penuria sofferta, un'altra causa importante e d'ordine più generale fu quella di aver lasciato troppo indietro la maggior parte delle colonne di munizioni, cosicchè due sole colonne del 3° corpo (la 2a e la 3") dovettero sopperire, durante la battaglia, ai bisogni di 37 batterie r:.iparlite su una estensione di circa 9 chilo metri. Due giorni dopo, alla battaglia di Grav.elotte, si mise a profitto l' esperienza del 16 agosto, e perciò gli inconvenienti occorsi nel servizio delle munizioni furono di 1

(l) Erano in batteria su quel punto, precisamente quando l'Holfbauer comincia a parlare· per la prima volta di penuria di munizioni, la 1 • e 2' leggera o la ,f" e 2' pesante del 3° reggimento, noncbè la 5• leggera del ~ o• (Vedi la relazione e la carta).

,J99

gran lunga minori, ad onta del)'accani~o com?~tti~ento. Fu provato bensì qualche difetto di murnz10m dalle batterie del JX0 corpo poste al sud del bosco della Cu~se e da quelle del VII che oltrepass.arooo 1~ strada mcassata cli Gra velotLe coi soli pezzi , ma SJ~ pe~· le. une che per le altre ciò è dovuto fill'aver lasciato rn~1~tro soverchiamente i loro cassoni. Ciò si legge esplicitamente a pag. 1182 della 3a parte dell'opera clell'~o~'ba~ier, senza che mai nè quivi nè altrove sia fatta d1stmz1one fra batterie leggere e batLerie pesanti come qu~ll~ che abbiano più o meno sofferto dal lato del rnumz1onamento (,1). . . È chiaro infatti che eziandio i pezzi leggen devo?o ben presto esaurire le m un!zio ni. dei loro av.ant~·e~1 ~ restare nell'i mbarazzo, se s1 lascrnno troppo mcliello 1 loro cassoni; e d'Jltra parte è pure manifesto cbe portando seco i cassoni anche i pezzi pesanti hanno presso di loro uoa riserva tale di colpi, da poter aspettar~ tranquillamente l' arrivo delle colonne di mun izioni .o dei parchi divisionali, per poco clie un tal genere d1 ser~ vizio sia l'atto eon intell igenza. Il 118 agosto es.sendo~1 in generale tenute meno lontane le col.onn~ d1 munizioni ed anzi alcune cli esse essendos i spmte fin s.ul luoO'~ del combaLLimento, si potè con tutta la clesider~b1l? pro~tezza rifornire di munizioni le batterie (2). Ed e perciò che l'Hoffbauer scrive a pag. ,1 09: « La battaglia (del 16 agosto) insegna come sia ne0

(l) Le batterie del Vll' corpo che fecero fuoco al di là ddla strada incassata di Gravelotte sGlla costa di S.t-Hubert sono la fl' e la 4• leggera e la 3' a cavallo, ossia tutte del calib10 minore. . , (2) È degno di esserc'letto il rapporto del capit(lno Lut.tw,tz sull operato del suo riparto di colonne di munizioni nella batt~glia del I~. Nell~ 3' parte dell'opera dell'Hoffbauer, a pag. 185 e seguenti, ne sono riportati vari brani.


'.200

CONSIDEI\A.ZIONI

cessario, col grande consumo di munizioni che fa l'artiglieria, di far seguire ben da vici.qo alle truppe veramente combanenti il primo riparto delle colonne di munizioni, a meno che non vi si oppongano circostanze speciali; e da ultimo che è necessari.o cli aumentare il n_umero delle colonne di munizioni, sia in quel primo nparto, che complessivamente». Più sollo poi a guisa di nota, egli aggiunge che riusci di danno ad alcune batterie l'aver lasciato troppo lontano i secondi riparti di vetture {1 ). . Dopo c;iò lasciamo che giudichino i lettori se i fatti narrati dall'Hoffbaue r e gli insegnamenti ch'egli ne ricava giustifichino le riflessioni dell' autore della nota circa la difficoltà di munizionamento del materiale pesante. E se non bastasse l'Hoffbauer a dimostrare che la mancanza di munizioni sofferta a VionviJle è da attribuirsi a tutt'a ltre cagioni che aF · peso eccessivo del proiettile e del ma te ria le da ceni.. 9, ricorderemo ancora ch e i Tedeschi dopo l'esnerienza dell'intera campagna (bu ona parte della qu.ale fu fatta nell'inverno) aumentarono il peso del materiale e sopratutto del munizionamento. l'avrebbero fa tto, essi così soliti a profittare delle lezioni del passato, se gli inconvenienti occorsi a Vionville fossero veramente da attribuirsi al peso del materiale e delle munizioni'? Si può credere che, insieme coll'lloffhauer, tutta quanta l'artiglieria tedesca, che vide le cose da. vicino, che toccò con mano le difficollò, che pagò al prezzo di tanto sangue l'esperienzn falla, ignori le cause degli avvenimenti che la riguardano, od · erri grossolanamente nel dedurne le conseguenr.e? Nè sarebbero soli i Tedeschi a non saper giudicare gl i avvenimenti della (1) TI secondo riparto di vetture contiene, come è noto, la metà dei cassoni della batteria

SULL' AIU1A31ENT0 DELT,' ARTI(} LlERTA DA CAMPAGNA

20·1

guerra che combatterono; in egual condizione si troverebbero anche i Francesi che, ad onta della penuria di munizioni sofferta pur da loro in parecchie occasioni, si affrettarono, appena conclusa la pace, ad accrescere il peso del materiale e del munizionamento nella loro nuova artiglieria da campagna (1). Sembra tuttavia che in generale dovrebbero , avere maggior competenza nell'apprezzare i risultati di una. campagna i grnncli esercili che la fecero, che non coloro i qna li ne poterono seguire so ltanto da lontano gli avvenirnenti. E ciò sembrerà tanto più vero nel caso attuale, q uando si consideri che la nota di cui ci occupiamo prende origine da una narrazione, . la quale ben lungi dal giustificarla, contiene invece l'esposizione di fatti, che sono in manifesta contraddizione colla medesima. È l'accurato esame di quei fatti che ha suggerito al loro narratore le ben di verse consiclerazioni che abbiamo visto. Chi crede come noi, e saran molli senza dubbio, che in Germania ed in Francia si conoscano meglio che altrove le cause degli inconvenienti d'ogni genere occorsi nel 1870, chi ha fiducia nella competenza di quelle nazioni, in tutt.o ciò che riguarda gli insegnamenti da ricavarne per l'avvenire, ammetterà facilmente, anche se non conoscesse esattamente gli avvenimenti, che il fatto solo delle trasformazion i subìte dall'artiglieria campale dei due paesi dopo la guerra, basta a giustificare le conclusioni seguenti: 1° che le difficoltà del munizionamento non si mo-· 1

'(4) È appena necessario ricordare che i Francesi fecero la campagna del ·1870 avendo il cannone da 4 (cbc lanciava una granata di 4 chilogr.) ~ome base d'armamento, e che d?po la guerra adott_arono i due cannoni Reffye da 5 e da 7 chilogrammi.


i

I

202 CONSIDERAZIONI strarono ta,nto grandi nella campagna del 1870 da sconsigliare un aumento nel peso delle munizioni; 2° che difficoltà di tal genere possono facilmente superarsi con opportune provvidenze; 3° che anche non potessero eliminarsi completamenti~ tutte quante le difficoltà, è così imperiosa la necessità di aumentare l'efficacia dell'artiglieria da campagna, che davanti ad essa deve tacere ogni altra considerazione meno importante. Non possiamo nascondere del resto che questa preoccupazione dell'autore della nota per le difficollà del munizionamento col pezzo grave ci ricorda una obbiezione di simi l genere che usava fars i da molti contro il fucile a retrocarica prima della guerra del 1866. Si diceva allora che il tiro rapido portando seco un enorme consumo di munizioni, avrebbe causato inevitabilmente la r:nancanza di queste nel più forte dell a bauaglia. Ha l'esperienza confermato tale obbiezione? Lasciamo la risposta al lettore. - Ci siamo assai dilungati su questo argomento perchè ci pareva che la difficoltà del munizionamento, se fosse veramente così grave come sembra crederla l'autore della nota di cui ci occupiamo, sarebbe davvero la più seria delle obbiezioni e tale forse da bastare da sola ad attenuare di molto, se non a cli;;truggere del tutto, i van tagg i del materiale pesante. l\'Ia se ciò può sostenersi <·.on fondamento per l'attua le cannone da cent. ,J 2, non crediamo in alcun modo si possa affermare pel cam1one pesante che lo dovrà sostituire. Così eliminata questa obbiezione, passiamo ora alle altre meno importanti. Secondo l'autore della nota si dovrebbe dare presso di noi la preponderanza al calibro minore perchè il pezzo leggero avrebbe, rispetto al pesante, i seguenti vantaggi:

SULl,' ARMA.MENTO DELL' ABTIGL1ER1A DA CAMPAGNA

203·

« 1° una balleria leggera a parità di vetture co~una pèsante, domanda minor nm~ero c~i _qu~druped1 e traina una quantità maggiore d1 m~mz1oni; «2° a parità di peso effettivo p~r ogm cavallo, questo· fatica meno nel traino a 4 che rn quello a 6; << 30 lo sforzo degli uomini combinato con quello dei cavalli ed anche da solo può vincere m?l_te e molle difficoltà, dinanzi alle quali si trova quasi impotente col calibro pesante; . · . . « 4, 0 dato un identico numero d, quadrupedi s_1 può. portare al fuoco con più faci lità assa i più pezzi le?geri CÌle non dei pesanti, e questo pa~e che ~egho soddisfi alle svariale necessità della tatti.ca (ben i_nteso purchè la piccolezza del calibro non sia e~cess1va): « 50 colle allnali terme ridolle a trn anni ed anch~· meno e coo·li au.uali numerosi servizi di guardi~, d1 quaFtie.re, istruzioni, ece., si p~trà forse fare d1 un cannoni ere servente anche un discreto r.~nd_uc~nte. m una muta a 4 cavall i, ma difficilmente v1 si rJUsc1rà in una a 6; d'altra parte il dividere il servizio del conducente da quello del servente pare sarebbe t~l e un regresso da non doversi adottare per nessuna ragion~»: Prima cli esam inare ad una ad una q uesle os~ervaz~on~ premeLLiamo non essere affott.o nelle nostre rntenz1om di sostenere che il materiale pesunte (anche cont~1rn~o nei modesti limiti cli peso che abbiamo accennati) sia affatto esente da inconven ienti . . . La nostra tesi è piuttosto che simi'li inconvemen~1 non sono così gravi da dover rinunziare, nell~ cond_1zioni nostre, al gran vantaggio di accrescere m_ g1:az~a sua: l'efficacia complessi va della nostra scarsa arllghena da campagna. . . . Ciò prein.esso, ecco quello che noi r1sponclia~10 : 4° riconosciamo pienamente che una batlerrn leg-· gera, a parità di vetture con una pesante, domanda


204

minor numero di quadrupedi. Ciò è abbastanza naturale perchè in una è adottato il traino a 4 e nell'altra quello a 6, ma vedremo in seguito che la differenza in cava lli è abbondantemente compensala dall'aumento di potenza che così si ottiene. , Circa Ja quantità maggiore di muùizioni che, secondo l a:1to~·e del_la nota, porterebbe la batteria leggera, no_t risp_ondiamo che se ciò è vero rispetto al numero dei colpi, non lo è già rispetto alla somma d'efficacia ch'essi rappresentano. Non bisogna dimenticare che una granata che dà 24 scheggie come la nostra da 7 non v~ le ~n'all~·a che_ ne dia da 60 a 62, come pe; esempio J-ausLr1aca da cent. 8, 7 ulLimamente sperimentata (1). 2° è verissimo che a parità di peso effettivo trainato da ogni cavallo, questo fatica meno nel traino a 4 che !n qu~llo a_6, rna ·una ragione di tal genere non ha mai impedito dt adottare il traino a 6, anche da noi che non abbondiamo di cavalli, quando per altri motivi Jo si credette opportuno. Del resto una simile osservazione non lrn portata che nel campo econom ico e su questo terreno noi abbiamo già dimostrat0 che sebbene lo sforzo di trazione si utilizzi ~neglio n~I, tra_ino a ,i, che in quello a 6, pure il vantaggio, a par1ta d1 potenza, è dal lato del calibro pesante. B0 _ non è per nulla provato dall'esperienza, che con u0. c~l1brn pesante come lo vogliamo noi , cioè eguale a un dipresso al prussiano antico od al nostro attuale da ce?t. 9, (o _sforz? deg!i_ uomini eombinato con quello dei cavalli s1 trovi quasi impotente a vincere le difHcoltà ,che si presentano nella guerra di campagna, e ciò tanto

(1) Rcvue d'artillcrie. -

sun' AmHMEN'l'O DELL'ARTlGLlEl\(A DA CAìlll?AGN A 205 più se verrà alquanto diminuito, come sper'iarno, il peso del cassone tenendolo poco lontano dai 2000 chil. Pel nostro cannone da cent. 9 è inutile che spendiamo altre parole dopo quello che abbiamo già dello nel corso di questo scriuo; pel cannone prussiano, risponde per noi il Becker, il quale nell'opuscolo, di cui la Cronaca m'ilitare estera pubblicò nella puntata del 11° g_iugno 1873 un riassunto, afferma che io tutla la campagna del ,t 8'i0-7 ·1, fotta ne ll e circostanze di tempo e di terreno che tutti sanno, non si conosce alcun caso in cui le batterie JJesanti s·iano i·imaste incagliate dove passai·ono le leggere. E con maggiore e più irresistibile eloquenza f'isponde il fatto che i Prussiani dopo la guerra aumenta1'ono ancora il peso del materiale. Ma l'autore della nota aggiunge più sotto: « Uno Stato dovendo essenzialmente costituire il suo esercito sotto il punto di vi sta della difesa del proprio territorio, sembra che in modo tutto speciale con venga all'Italia un'artiglieria leggiera, non per salire sulle scoscese cime di alte montagne, rna sull'umile vetta delle colline, di cui pure abbonda la nost!'a Italia, e la più gran paete delle quali, anche poco elevate dal suolo, ha però pendici ripide assai . Parrebbe acl unque che anche questo giustifichi l'opinione di coloro che · ritengono più utile pel nostro esercito la proporzione di 3/ 5 cli artig lieria leggera e 2 / , di pesante, che non . la inversa , e che credono che la deLerminazione della GermRnia di rendere preponderante l'artigl ieria grave ( 1} non è ragione sufficiente per ammetterla anche presso di noi, perchè (anche astrazion fatta da

CONSIDEUAZIONL

1

i

(~) Nella proporzione cli H: 3, notando che il suo pezzo leggero lancia un proiettile di 5 chi I. cori carica di -1 chil . 250, mentre il nostro ne lancia uno di 3 chit. 72, con carica dì O, chi!. 550.

Dicembre ,1874.

~

.


206

CONSIDERAZIONI

altre c0nsiderazioni) bisognerebbe prima sciogliere il quesito: se la Germunia si trovasse nelle identiche condizio.ni nostre, farebbe essa ciò che fa~ » Siccome ciò che qui dice l'autore è la legittima conseguenza dell'osservazione N° 3, che ci occupa presentemente, cosi vi risponderemo senz'altro, prima di passare alla success iva . E diremo che uno Stato deve bensì costituire il suo ese1·cito essenzialmente sotlo il punto cli vista della difesa del proprio territorio, ma appunto perciò , è necessario che badi molto aJrarmamento di quegli eserciti forestieri contro~ cui un giorno o l'altro può essere chiamato a dil'enclerlo. In conseguenza se quegli eserc iti sono fornit i di un materiale d'artiglieria che nel complesso, a forza eguale di combattenti sia più efficace del proprio, è necessario ch'esso procuri cli rimediarvi, se non vuole che la difesa sia sproporzionata all'offesa. E siccome tale appunto è il caso dell'Italia, così non avendo essa nelle attuali sue condizioni altro mezzo pratico da scegliere; non le resta che. dare la preponderanza al calibro maggiore. Forse che la nostra penisola è davvero così irta d'ostacoli da sconsigliare quella misura? Non lo crediamo . QLrnl è infatti il teatro cl'operazioni dove si decideranno irrevocab il mente le sorti della g uerra'? L'Italia .superiore, o per dir meglio, la gran valle Padana. Perduta questa si potrà certo continuare la lolla, concediamo anche, se vuolsi, che potranno aspetlarsi mirnco li dal patriottismo delle popolazioni e dal valore dell'esercito, ma la qLiestione sarà ridotta a comperare col sangue una pace più o meno onerosa. Se si vuol vincere insomma bisognerà farlo nella valle del Po; dopo sarà troppo tarcli. Dunque il nostro materiale d'artiglieria dovrÈt essere essenzialmente regolato sulle esigenze di quella pal'te

0

suLL'AnMAMEN'l'O DELL ,Hl:r!GLIERIA DA CAMPAGNA

r

207

importantissima del teatro della guerr~. Ciò posto, per poco che si consulti un manuale d1 geografia od anche solo si getti l,lt10 sguardo s~ una ~uo~a carta fisica d'Europa, si resterà persuasi che_ 1I~alta superiore non è o-ran fatLo più montuosa e d1ffic1le da percorrersi dall':rtio-lieria che i primi teatri d'operazioni, in una guerra difensiva, dell'Au~tria verso, di n?i e verso la Germania, ·della Germama verso l Austria e }, a -Francia della ,Francia verso di noi. E infatti: considerando più specialmente il caso della Germania, che fu la prima a mutare così radicalm~nte il suo materiale nel senso dell'efficacia', qual è il pruno .teatro d'operazioni su cui essa dovra combattere qualora fosse aggredita dalla Francia? Evidentemente l' Alsazia e la Lorena, e nessuno vorrà negari; che quelle provincie sono altrettanto difficili e montuose che l'Italia superiore. Supposto poi che l'offensiva francese duscisse a portare la guerra sulla destra sponda del Reno, dove è probabile che si svolgano le fasi s~c.cessive della campagna? Nella zona montuosa e fortemente ondulata della Germania meridionale e cen·trn'le, ovvero nelle v.aste pianure della parte setten4r'ionale'? Non è certarnente né sul basso Weser, nè sulla bassa Elba che la Francià cercherà di vincere la Germania. P.er conseguenza, se è vero, come riconosciamo pienamente, che uno Stato deve .costituire il su~ esercito nel modo più adatto a difendere il proprio te~·ritorio, bisogna ammettere eziandio che la Germania ha dovulo 1·egolare il slio armamento a seconda del!~ esigenze di uno scacchiere che non è gran fatto pm fac ile di quello costituito dall'Italia superiore. Eppure è troppo noto a qual partito sia.si appigliata quella potenza dopo la guerra del 1870. . Con ciò siamo ben lungi dal voler conchmdere che 1


208

<z09

CONSIDERAZIONI

SUL.L'ARMAMEN'l'O D.ELL'AR'fl GLlERIA DA CA~ff>AGNA

l'Italia debba seguire in tutto e per tullo l'esempio_ della Germania; noi vogliamo soltanto . dimostrare che l'Ilalia non si trova poi nel suq probabile teatro di guen~ in co~d !zioni territoriali cosl di verse da quelle della (rermama rn una guerra difensiva contro la Francia ~a _esi_gere per ciò solo l'imp iego di up. materiale d'ar~ t1_gilena tanL? inferiore in potenza a quello dell'eserc1lo germanico . Del res_l.o, non è sull'esempio <lella Germania che noi fondiamo la nostra argomentazione; la necessità di aumentare l'.efficacia della nostra artiglieria è dimostrata secondo noi tanto dalle esigenze della tatticaodierna di combattimento, quanto dal confronto del nostro armamento con quello degl.i eserciti circonvicini. E noi facciamo questo confronto non già per la smania d'imitazione, ma per seguire i dettami della più volgare prudenza, sembrançloci assai naturale che 1a difesa per riuscire efficace debba proporzionare i suoi mezzi a quelli de!J' a.ttacco. Egli è perciò che, senza darvi una esngerata importanza, crediamo Lullavia possa avere qualche valore l'esempio di ciò che fece la Germania in casa s ua, senza preoccuparci gran fatto d'investio'are cfo i' ' o ' c h essa 1arebbe in casa nostra. iUa confessiamo che la soluzione di un sirn il quesito , quantunque tutt'altro che necessaria per risolvere la questione del nostro armamento, non mancherebbe tuttavia di presentarsi sotto un aspetto interessantissimo, quando fosse tentata da un amico sviscerato dei proietti leggeri e dei calibri piccoli. · Se non ammettiamo che l'Italia superiore, os:-;ia quella parte dello scacchiere su cui si compiranno in caso di guerra difensiva le operazioni più decisive, escluda , per la soverchia ab1ondanza cli colline dalle umili vet.te e dalle pendici assai ripide, la conve-

nienza di rendere preponderante il calibro maggiore, noi riconosciamo tuttavia, quantun que lo taccia la nota, che i terreni di quella rr,gione sorìo in generale mollo coperti e tali che ben sovente non si riuscirà a collocare utilmente in posizione se non un numero limitato di batterie. Ma se q uesta è una buona ragione per giustificare fino ad un certo punto il numero relativamente piccolo dei pezzi che abbiamo per corpo • d'esercito, non lo è più pèr dare la preponderanza al calibro minore . Anzi a noi pare che meno numerosa è l'artigli eria che può far fuoco, più è desiderabile che siano potenti i singoli pezzi che la compongono . Un'altra rngione che sembra debba cons igliare la preponderanza del calibro maggiore è per noi la seguente . Se è vero che l'Italia debba esserq;ialmente costituire il suo esercito in vista di una guerra difensiva, non bisogna ch'essa dimentichi che per quanto si voglia fare, come è naturale, una difesa attiva, le ballaglie che s i dovranno combauere saranno ben soventebattaglie .di posizione, e in questi casi il calibro maggiore potrà spiegare tulli i vantaggi di u na maggiore efficac ia, senza far sentire che in minima partegli inconvenienti di una minore mobilità. Si noti ancora che seguendo gli ordini di marcia oggidl- consigliati dai tattici più autorevoli, l'artiglieria non deve più lasciarsi tamo inòie tro come pel' lo passato, ma portarsi invece più innanzi verso la testa delle colonne, cosicché anche avendo un'artiglieria dotata . di mediocre mobilità si potrà sempre averla alla mano per iniziare il combattimento , senza bisogno di farle percorrere lunghi traHi di strada ad andature troppo veloci. Del resto se si crede vera mente che un calibro pesante, come quello di cui ragioniamo, sia disadauo a percorrere con rapidità i nostri terreni, si può adotA NNo xx, VoL, 1.


210

CON SI0ER AZ10Nl

tare il sistema di assegnare il ca libro pesante all 'artiglieria divisionale e quello leggero nll'artiglieria di corpo. Così nel caso nostro, cioè nell"i potesi di 60 balterie pesanti e 40 h•ggere, l'artigli er·ia di un co rpo <l'esercito sa rebbe ripartita corne segue: 3 ballerie pesanti per ognuna delle due divisioni, 3 baùerie leggere a. disposizione del com anda nte del corpo, ed 4 batteria leggera alla brigata di cavalleria. L'idea di assegnare alle divisioni l'a rtiglieria pesante, ed al corpo quella leggera non è nuova e la troviflmo anzi sostenuta da valenti scrittori di tattica. Essa. ci sembra ragionevole e conforme alla natura del còmpilo cui debbono soddisfare sul campo di ballaglia l'arliglieria di visionale e quell a del co rpo. 4- L'autore della nota cerca di dimostrare la verità della suo osservazione ,i• facendo il confronto fra un a balleria prussiana da cent. 9 antico modello ed una balleria italiana da cenL. 7, 5, ma il paragone è insti.tuito in un modo che non crediamo accettabile. Partendo dagli stessi dati per ciò che riguarda il peso del maLeria le e delle munizioni, noi ragioniamo invece nel mQdo seguen te. Sei pezzi e sei casso ni da cent. 9 esigono 7'.2 ca valli pel traino e 6 per i capi pezzo; in tullo 78 cavall i. li peso complessivo delle munizioni trasportale (calcolando com e fece l'aulore 133 colpi a gra natn fra pezzo e cassone) è di 5i-8'2 chilogrammi. li peso dei proietlili lan ciati in una salva è di 41chi1., 2'i>.. Nel materiale da ce nt. 7,5 8 pezzi ed 8 cassoni ri chi edono 64 cavalli pel lraino ed 8 pei capi pezzo; in lulLo 7'2. Cnn 78 cavalli si potrebbero quindi poriare al fuoco 8 pezzi e 9 cassoni e mezzo. In lai caso il peso delle munizioni Lraspor·late sarebbe d i 5:1~6 chilogram mi, e quello dei proicLtìli lan ciali in una salva rl i 99chìl., 76. 0

suLL'A11.MAMRNTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA

211

Dunque a parità di cavalli il peso delle munizioni t rasportale è maggiore col calibro pesante eh~ col lecrgero , mentre poi l'effeLLo che si può ottenere 1n un d:Lo Lempo è di gran lunga maggiore col primo che ool secondo. Nel fa re questo confronto noi non abbiamo tenuto conlo dei cavalli impiegati nel traino dei carri da bat · teria e delle (ucine, nonchè di quelli assegnali ai trom · beuieri e capi cassoni, o che rimangono di riserva, nelle batteri e dei due sistemi. In fatLi questi elementi, a parità di cavalli pel traino dei pezz1. e dei carri da munizioni, o sono eguali di fatto, o debbono assolulamente essere considerali come tali se uel fare il parogone non si vogliono mettere nella bilancia i vantaggi che ridondano ad una batteria dall'avere un maggior nume ro di cavalli di riserva o una mnggiore abbondanza di mezzi pel servizio dei foraggi e dei bagagli o per provvedere all'igiene ed alla ferratura ùei cavalli. Per convincersi ,di queslo basta considera re che lo scopo a cui sono essenzialmente destina ti i cavalli di 2• linea in una balleria è quello di assicurare il servizio dei cavalli d i 1• linea ( 1). E perciò volendo fare un parago ne fra il nu mero di quadruped i occorrenti per due batterie di diverso calibro, se si ammettono in pari numero i càvalli di '14 linea, bisogn a, per esser .g iusti, fare la stessa ipotesi anche per quelli di 2• linea . Diversamente i termini del confronto non sono più nelle stesse condizioni. Ma queslu non è l'un ica cagione della divergenza fra le nostre conclusioni e quelle a cui si arriva nella nota . Un'altra cosa ci sembra in essa. trascurati! quasi 1

(4) Consideriamo corno cavalli di 4" linea tutti i cavalli della batteria di manovra.


-212

SULL'ARMAMENTO DELL'ARTIGLlERIA DA C,UIPAGNA

CONSIDERAZIONI

del 'tutto, ed è la questione di tempo"nel rago-iuno·ere· . • o o un dato eIl'·etto . Non bisogna dimenticare che è ap-· punto dulia pron tezza con cui l'effetto è ra<miunto che si giudica della potenza di una batteria. ;~ fosse al· trim enti si finir-ebbe per dimos~rare che un solo -'cannone spalleggiato da un competente numero di cassoni è più forte dell'artiglieria di tutto un esercito. Egli è per non vederci condotti a tale estremo c:orne con~eguenza, -~he nella pri ma. parte cli questo scritto abb~amo slab1 l1~0 doversi considerare come equ ipollenti due batterie da campagna. solo qnnndo lanciano contemporaneamente lo stesso peso di proiettili e trasportano seco un ugual peso di munizioni. Partendo da quel principio, valevole , come abbiamo spie!:rat_o, solo per sistemi d'artiglieria egualmente bene stud1alt e per pl'oieuili ~compresi entro certi limiti di peso, è faci le trnvare la composizione di una batteria da cent. 7, 5 equivalente ad un'altra di materiale pesante come quello da cent. 9 prussiano. Si trova in tal modo che 6 pezzi e 6 cassoni pesanti equivalO'ono· . d o m potenza a almeno H pezzi ed 8 cassoni leggeri ('1). Per conseguenza mentre da un lato ci voo·liono -78 cavalli, dall'altro se ne richiedono 87. Da q~al parte · sta l'econom ia? Giova ancora osservare che ritenendo di ·1 O metri la lunghezza della vettura attaccata nel materiale da cent. 7, 5 e di um in quello da cent. 9, con 2 metri, di distanza fra le varie vetture, la lunghezza della co-· lonna è_ per la balte ri_a leggera di 226m e per la. pesante d1 190m; lo spazio occupato dai pezzi in balleria, (~) Infatti la batteria pesante così composta porta, come già fu visto, 5481 chilog rammi di proiettili e ne lancia in una salva 4,1c11H.,22. Dal canto suo la batteria leggera porta seco 5297 chi I. di proiettili e ne lancia 40, 92. In ambo i casi si banno 133 colpi per pezzo.

I

'

/

~l,13

,eon 15 metri d'intervallo tra i pezzi leggeri e 18 fra quelli pesanti, è rispettivamente di 11:iO e di 90 metri. È chiaro che per molte butterie ri.unile simi li differenze possono costitu ire un vantaggio non disprezzabile .a favore del calibro pesante (1) . Verso Ju fine della nota è poi affermata una cosa nella quale non possiamo conven ire ed è che, a pa ri tà di ch ilogrammi di pro iettili lanciati, si ha col cal ibro minore più grande probabi lità di consegui re gli effetti desiderati perchè la balleria leggera ha in suo favore il vantaggio di una maggiore concentruzione di fuoch i. Confessiamo sincPrumente che non arriviamo a capire come molti . pezzi possano meglio di pochi concentrare il loro fuoco. Ch e se invece di 11u1,ggiore concentmzione si dicesse migliore 1'ipartizione, la qual .cosa è· ben diverso, saremmo pron Li ad ammettere che ciò è vero e che in alcuni casi sp eciali può tornar utile. Ma, nei modesti limiti di peso enLro cui vuol essere contenuto il proiettile del cal ibro maggiore da campagna, non sembra ciò possa Fnai costituire ùn van taggio molto sensib ile a favore dei calibri piccoli, e tanto meno compensare gli inconvenien ti ch'essi presentano in altri casi e sotto altri aspetti. Del ·resto questi paragoni fra pezz i leggeri e pezzi .pesanti, quantunque, come abbiamo visto, infuori che dal lato della mobilità, siano tutt'a ltro che sfavorevoli al calibro maggiore, non sono veramente · ciò che più interessa nella questione che dibattiamo. Ciò che im.porta per noi non é già di esaminare se, a purità di

(4) La lunghezza delle Yetturc attaccate è elfottivamente di 4om,4 per il cassonP. e 40"',3 per il pezzo nel materiale da tcnt. 7,5; di 13m,5 per il .pezzo o 43m,9 per il cassone nel nostro ma teriale da ccnt 9; di circa 44" .,per ambo le vetture nell'antico mate riale prussiano dello stesso calibro.


21 ,i.

SULI.'ARMAMENTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA

CONSIDERAZIONI

2'15

già vediamo provvida mente sanciti per altre armi, siamo d'av\'iso si possa ancora otlencrc nell'istruzione del nostro ca nnoni ere da campagna un notevole miglioramento. Le diffico ltà di un traino a 6 cavalli non ci spaventano quindi .per nulla . Sembra naturale del resto che chi ri tiell(~ quelle difficoltà tonto gravi da incagli3re in una campagna un buo_n impiego del materia le pesa11te, dovr~bbe · comballere l'adozione di esso in qualsiasi proporzione, invece di ammetterlo per i 2/~ · Poiché se vero.mente con un traino a 6 e;avalli i nostri conducenti non fossero in grado di portare i pezzi in batteria a tempo e luogo opportuno, sarebbe mollo meglio non averne del Lutto. Che se da un lalO non può negarsi la ne·cessità di avere un altro calibro pjù polente di quello da 7, e dall'al tro si crede davvero a quelle difficoltà, ci sembra inevitabil e che si richieda un prolunga mento di ferma pei cannonieri delle batterie pesanti. Non vedendo fo rmulata una tale proposta nella nota in questione, conviene credere che in fo ndo in fondo le difficoltà del condurre non siano poi ritenute cosi gravi come sembrerebbe a prima vista. Confessiamo d'al tronde (e qui snppiamo pur troppo di urtare tradizioni ed abi tudini inveterate) che non dividiamo la ripugnanza dell'autore contro la divisione del servizio di conducente da quello di servente. Ciò equivarrebbe nè più nè meno che ad inaugurare in tempo di pace lo stesso sistema che s'ad~olta appen~ si entra in campagn~. Del resto anche m tempo d~ pace, uppena la batteria si deve muovf-!re o per camb~ di guarnigione, o per recarsi ai poligoni, o per campi d'istruzione, la prima cura del capitano è precisamente quella di separare i due servizi; e per tutto il tempo che dura questa emancipazione dalle antiche abitudini di quartiere, è mantenuta la separazione.

potenza complessiva, convenga meglio avere tale potenza sminuzzala in molle bocche a fuoco di piccolo calibro, ovvero ri puli ta in pezzi meno numerosi e di calibro maggiore. Il prob lema de ll'armam en to della nostra artiglieria da campagna è ben lungi dal presentarsi sollo questo aspetto interessante, se si vuole, ma all'atto teorico. Il probl ema vero, non bisogna dimenticarlo, è in pratica il sP.guenle : date in tutto 80 bocche a fuoco per corpo d'esercito; dato un calibro minore trainato a ,i, cavalli, che lancia un n g ranata di 3 chil., 72; dato un calibro maggiore trninalo a 6 cavalli che sia ancora una vera bocca a fuoco da campagna, determinare la quantità di potenza complessiva oss ia la proporzione più conveniente fra i due calibri, avuto riguardo alle atwali esigenze della tattica e all'armamento degli altri eserciti e11ropei . Un simile problema non avanza gran fa llo disc utend o teoricamen te i dati certi ed immutabili che ne limitano la soluzione. Se tutta via àbbiamo seguito e seguiamo la nota in questioni che, comunque risolte in teoria, non ·hanno in pratica che un'importanza ben secondaria per la nostra tesi, lo facciamo solo pel' non lasciare che l'animo de l lettore, 'inOuenzato da considerazioni acc_ossorie, si lasci fuorviare nel suo giudizio sulla questione principale. Risponderemo per conseguenza anche all'ultima osservazione dell'autore. 5° Concord iamo con lui nel riconoscere la difficoltà di fare al tempo stesso un buon conducente e un buon servente colla breve ferma attuale, e concediam o pur anco r,h e si ri ch ieda mag·giore ab ilità nel condurre una muta a 6 che una muta a .f. cavalli. Ma con un buon indirizzo dato alle istruzioni e un intellige nte impiego del tempo, coll'evitare ir1utili ripetizioni di cose già note, e coll'applicare seriamente quei sani principi d'iniziativa e di responsab ilità individuale, che

J


'l. H 6

CONSIDERAZIONI

Secondo noi potrebbe essere vantaggioso, colla ferma attuale, di dare alle reclute una prima istruzion e comune di 7 od 8 mesi (nè più nè meno di ciò che si pratica adesso nel primo anno di servizio) e poi di separarle definitivamente, a tenore dell'attitudine dimostrata nel cavalcare, in ;cannonieri conducenti e cannonieri serventi . Sappiamo benissimo che il servizio promiscuo rende più facile e comodo in guarnigion e il mettere insieme la baueria per una parata o rivista improvvisata , sarpiamo che si evitano:cosl tnolte pi:::cole seccature e si semplificano molte cose, ma non crediamo che tali ragioni possano controbilanciare i gr:indi vantaggi della divisione del lavoro. Non deve essere il servizio di pace la preparazione a quello di guerra·? Dunque perchè stabi lirlo su basi che crollano appena la guerra incomincia'? Jn Germania ed in Austria, dove la ferma è di tre anni come da noi il servizio e l'istruzione dei conducenti e dei serventi ~ono aflilllo separati, nè pare se ne trovino malcontenti . Forse che Je nostre reclute sono di tanto più svelte, intelligenti ed istruite di quelle dei due paesi ora accennati •i 1 a pol.er pretendere da loro, nello stesso tempo, moÌffi più di ciò ·che in Austria ed in Gf!rman ia si crede possano dare? L'unica obbiezione seria che si può fare a tale sistema è che al fuoco riesce più fucile e pronto jJ sostituire i feriti quando il servizio e l'istruzione sono promiscui, che non quando sono divisi, ma non può negarsi tuttavia che se una simile obbiezione poteva avere grande valore, quando n_on era ammesso che i cassoni seguissero i pezzi, e questi avanzavano d'ordinario alla prussiana, essa è diventata di se1:ondaria importanza ora che i cassoni fanno parte integrante della 'batteria di combattimento e possono servire a trasportare sul sito od in grande prossi-

SULL ' ARMAME!'iTO DELL' ARTIGLIERIA. D., CAMPAGNA

QI'",

-«'t •

mità quanti serventi e conducenti di riserva si vogliono ('1) . Riassumendo, noi opiniamo che la. separazione òel servizio potrebbe recare vantaggi di gran lunga superiori agli inconvenienti, ma non crediamo che tale misura sia proprio indispensabile per avere tollerabili conducenti l'lnche con un traino a 6 cavalli. La brevità della ferma non può quindi essere una ragione sufficiente per dare la preponderanza al calibro piccolo. Esaurite cosi ad una ad una tutte le obbiezioni che si 1.rovano nella nota, siamo giunti alla fine del còmpilo cb e ci siamo p1·oposLo. Era nostra intenzione nell'intraprendere questo scritto, di trattare la questione in geµerale, limit11ndoci ad una P,Sposizion e di principt favorevoli alla tesi che sosteniamo. Ma, giunti ad un certo punto, ci siamo accorti della impossibilità di seguire un tale sistema sino alla fine, di fronte ad uno scriLto passnto necessariamente per le mani di tutti gli ufficiali deli'arma, nel quale erano accumulate molte obbiezioni, che importava distruggere per dissipare ogni dnbbio. Non facendo al medesimo alcuna allusione avremmo urtato, senza raggiungere l'intento, contro l'uno o l'altro di questi due scogli: o farn una trattazione incompleta e che lasciasse sussistere molte incerter.ze, od uno scritto slegato e sconnesso dal principio alla fine . Perciò nbbiamo preferito di ingolfarci . in una discussione non dissimulata, ma franca ed aperta . Lo facemmo non per la sma nia di far prevalere le nostre idee, ma per ~mo scopo più nobile. Siamo con(1) In Austria è prescritto che nel combattimento i conducenti che .cadono ai pez1.i debbanocs,eresostituiti da quelli dr,i eassoni e questi poi lo siano dai serventi, che formano cc,sì un'ultima riserva. Ma un comandante di batteria che sia previdente porterà sempre al fuoco qualche conducente e servente di più per averli subito alla mano in caso di bisogno, senza toccare i conducenti dei cassoni.

~ -


218 CONSIDERAZIONI SULL'ARMl'\MENTO ECC, vrn11 che il risoJ.vere in un senso piuttosto che in un

altro la questione dell'urmamento della nostra artiglieria, può esercitare una grande influenza sulla forza complessi va di quell'esercito a eui abbiamo dedicato ogni nostro affetto. In tempi nei quali la mente · elevuta. che presiede all'ord inamento delle forze militari del paese lascia così largo campo a tulle le opinioni di manifestarsi, abbiamo temuto che i.dee co.me quelle che esaminammo, quantunque racchiuse nella cerchia modesta di ur.a semplice nota, potessero esercitare, per la g-rande autorità del giornale che le ha pubblicate, una qual che perniciosa .influenza, se non trovassero con. futazione . Ecco il motivo per cui, quantunque ripugnanti, ci siam o riso luti a combattere qu elle idee. Nel sostenere la convenienza di dare la preponderanza al ca libro maggiore noi .non abbiamo negato alcuno degli inconvenienti che porterebbe seco una tale misura. ~ia gli inconvenienti sono piccoli in confronto dei vantaggi che stanno in favore . Di ciò speriamo cbe il lrttore sarà rimasto convinto. Se nelle cose umane tutto il buono stesse ,da una parte eJ il cattivo dall'altra, se una linea di demarcazione ben definita separasse completamente ciò ehe é uti le da tutto ciò che è dannoso, chi mai esiter-ebbe nella scelta? Ma allora dov,~ sarebbe il merito di una saggia e previdente risoluzione? Il merito e la sapienza consistono appunto nel saper dare il giusto valore a quella n'1olti1udine di disparati e contraddittorii elem~nti che sogliono confondere le menti meno acute e renderle incerte sul migl ior partilo da prendere. Caserta, dicembre 4874.

j DELLA CONDOTTA DBI

GROSSl CORPI DI CAVALLERIA (Con annessa Tavola litografica)

Ill.

Nei due precedenti articoli (1) abbiamo preso a con -· siderare dapprima il servizio di ava.!'lscoperta, poi le norme principali relative al combattimento di una divisione di cavalleria, formata di 3 brigate, ognuna delle quali a 2 reggi menti . Le nostre osservazioni ed i nostri apprezzamenti non abbracciarono però -che la parte teorica, cioè i principi e le formazioni tat-· tiche che sono speçh1lmente ~·accomandate dagli scrittori più autorevo)/.' Non abbiamo menomameote toccata la queslioue dal punto di vista pratico; di questo ora ei occuperemo, avendo principale riguardo a quanto ha tratto alla nostra cavalleria. E i:l primo quesito che tosto ci si affaccia è la formazione di questi corpi di cavalleria. Noi , nel campo f)Uramente teorico, abbiamo già _dimostrato come la migliore· forrnazione tattica sia quella della divisione formata da 3 brigate, ed ogni brigata composta di 2

A. MAZZA . Capi·tano d' artigliert"a. (~ ) V. dispense del luglio e dicembre 487!.


220

DELU CONDOTTA

reggimenti, ed abbiamo anche dimostrato che questa formazione corrisp.ondr. perfettamente alle esigenze de! servizio di esplorazione, e alle condizioni richieste pel com battimento da una grossa massa di cavalli. Ora questa non è la formazione che sarà ad0ttata in ·guerra dnlla nostra cavalleria; nulladimeno, benchè siasi rinunciato ai numerosi vantaggi che offre la formazione ternaria (quella di 3 brigate riunite in un solo corpo, la divisiNrn), ed a quelli che possono ritrarsi dall'unione di un maggior numero di cavalli, crediamo che, avuto riguar<lo alle speciali condizioni dell'Italia, il quesito della ripartizione della cavalleria sia sui to felicemente risolto, Secondo l'lstruzione sulla formazione di guerra dell'esercito e de' suoi va1·1: 1·epMti e servizi del 15 novembre ,1 873, ogn1rno dei 20 reggimenti di caval lerin, esistenti deve destinare 2 squadroni , i quali vengono assegnati ad ogni di visione com e ca vaJleria divisionale; coi reggimenti poi ridotti per tal modo a 4 squadroni si formano tante brigate di 2 reggimenti (8 squadroni ), le quali debbono costituire parie delle truppe supplellive d'ogni corpo d'esercito. E qui ci siano permesse alcune osservazioni, t fotto che non si può negare che i nostri 20 reggimenti di cavalleria, ammesso pure che allo sr,oppiare pelle ostililà siano della forza prescritla dal l'Istruzione s0vracitata, non potranno convenientemen le disim·pegnare tutto il servizio che loro razi:onalmente incumberebbe a meno che non si voglia esporre l' esercito al grave pericolo di restare senza cavalleria dopo otto giorn i di campagna, Ii prineipio fondamenlale quindi .che dovrebbe regolnre la cavalleria in avanscoperta, di procedere cioè affatto ùidipendente dalla fanteria, non può da noi essere osservato; ma i nostri reggimenti a cavallo po tranno sempre rendere un segna-

DEI GI\OSSL CORPI DI CAVALLERIA

221

lato servizio precedendo l'esercito a sufficiente distanza, purchè sieno appoggiati o da un'avanguardia generale, come usava di fare Nnpoleone 1, o dalle avanguardie dei singoli corp i d'esercito. Di questa azione così regolata dobbiamo accontentarci, e potremo ancora chiamarci fortunali se la cavalleria potrà mantenersi in condizione tale da potere per lungo tempo compiere il difficile e faticoso mandato, Le escursion'i giorì1aliere di 50 e più ch ilometri,' non concesse del resto anche dallo spazio limitato del nostro teatro di guerra, che probabilmente snrà sempre la valle del Po, vogliono essere severamente pro ibite nei casi ordinari, ·e dovrebbero farsi soltanto quando im- _ periosarnente lo richieda una situazione eccezionale, poichè oltre lo sciupo dei cavalli, la fanteria rimarrebbe indietro e troppo lontana per poter sostenere a tempo i nostri reggimenti nel caso d i una ritirata. Un avanzare invece metodico perme llerà che la cavalleria disimpegni egualmente bene la propria missione, e sia veramente l'occhio clel genemle i'n capo. Perchè però non si fra intendano le nostre paro le, e loro sia dato un significato che siamo ben lontane dal volervi attribuire, soggiungiamo subito che la cavalleria coll' indispensabile artiglieria deve sola essere incaricata di questo irnpor'lante ufficio; la fanteria le serva dì sostegno, rna giammai e per nessun caso concorra colla cavalleria nel servizio di esplorazione, poichè in oggi è da tu tti i taui ci riconosciuto che non lo può eseguire come si deve. Essendo ora assolutamente impossi bile di aumentare l'arma a cavallo per le difficoltà che presenta l'acquisto delle rimonte, pèl cattivo stato in cui versa l'industria cavallina in Italia, e per la non prospera con:lizione in cui trovansi le finanze de llo Stato, nè potendosi prevedere quando si potrà pensare a questo


'222

223

DELLA CONDOTTA

OEI GROSSI CORPI DICAVALLERIA

.aumento così necessario , è certo che nello stato attuale delle cose il riparto stabilito per la nostra '2aval leria è il più conveniente, Cosi le divisioni ne sono sufficientemente provviste; le brigate scarsamente sì, ma però in numero bastante per poter estendere ,il raggio d'osservazione a discreta distanza; dal buono o cattivo impiego poi che si saprà fare delle brirrate di cavalleria dipendet'Ù essenzia lmente la somma dell'utile che se ne potrà ritrarre, Del resto la buona istruzione ed un perfetto addestramento non potranno mai compensare la meschinità del numero ; ed è d'uopo persuadersi che in oggi si richiede non solo una ca-, valleria istruita, ma anca numerosa. La Germania po$siede per la guerra 93 reggimenti, · -o ssia 372 squad roni con 6:H.04, cavalli, più 93 squadroni di truppe cli complemento (Hrsatztruppen) con 19,716 ·cava ll i, più 36 reggimenti da formarsi colle truppe cli riserva (1Jesatzungst1 ..uppen) con 23,652 cavalli; quindi in to tale una forza disponibile cli 108,772 cavalli {I). Se istituiamo un raffronto colla fo1Jza della cavalleria iLaliana, tenendo pur calcolo della differenza fra le forze totn li dei due esercii i e della differenza . ' fra il nostro terre no e quello degli altri paesi d'Europa, emerge troppo chiaramente la nostra deficienza -di cava ll i, e non si cakola male asserendo che la no stra cavalletia dovrebbe essere raddoppiata. Al pre-. sente però non si può pens:ire a quest'aumento poiché troppe ed insormontabili sono le difficoltà che si oppongono all'attuazione di un simile pl'ogetto: frattanto nel!' impiego della cavalleria non possiamo e non <lo.bbiamo seguire strettamente le norrne prescritte per g li altri eserciti, i quali possedono un n wmero straor-

dinario di cavalli. Abbisognano -adunque dei temperamenti e noi ci siamo sforzati d' indic&rne più sopra uno rel~tivo al servizio di esp lorazione. 'Sul campo di battaglia poi, la formazione della nostra :avalleri~ in singole brigate assegnate ai corpi d'eserc1t0. non impedisce a/fotto la riunio·ne di varie di esse m un sol corpo, per tentnre quiùche azione importante c·ontro la fanteria ed artiglieria nemiche, ovvero cor~Lro le divisioni di cavalleria avversarie. Potendo disporre di l'Un 01rosso corpo di cavalleria, i larghi aggiramenti o . I per anaccare le ali o le spalle del nerruc_o sono e soJe imprese ofiensi've cui ora può aspirare una massa di caval li con qualche probabilità di successo, ed il terreno d'Italia, sebbene o.ffra molte difficollà, pur.e in m0ltissime località permette un si mile impiego. Su questo nostro terreno, e su lle difficol~à che presenta alle manovre dei corpi di eavaller1a (che per esemp io sieno composti di una d ivisione) si è irwero esarre11ato di molto. Se la cava ll eria esigP., per poter mu~versi e carica1;e, un terreno uguale a quello delle pia¾ie d'armi non troverà mai sicurarnen!e l'occasione di poter agire; ma la nostra cavalleria_dà g(ornal?1enle prova di saper manovrare sui terrem rotti ed tntersee-ati da alberi e da fossi; e ciò ne deve convincere ~he ·questi -osiacoli non arresteranno la di lei azione a,l momento del bisogno. . .D'altra parte se bene si riflette, il nostro suolo s1 adatta .egregiamente alle manovre di un-a certa forza di cavalleria, perc:hè appumo per léL filla alberatura, per essere in generale mollo coperto , e pel gran numero di casegn-iati che incorHransi ad ogni passo e che permet!o~~ di mettervi la cavalleria al r iparo, favor isce la sorpresa, che è l'elemento principale per la buona riuscita degli attacchi. L'attacco a muraglia non si può eseguire certamente

t(1) Vedi il

BuscHB&CK.-II8Loon11's

Feld Tagenb:uch .

I

f


224 DELLA COND01'TA sui nostri terreni; ma un terreno piano e scoperto lo impedisce ancora di più, per 1a grande quantità di fuoco che coprireboe gli squadroni prima di giungere all'urto; ma caricando a fondo e mantenendo il maggior ordine possibile, se favori li dalla sorpresa, ancorchè si arrivi a frot te, un esito felice coronerà gli sforzi della e;avalleria . Una regola generale soltanto, quella di riconoscere il terreno prima della carica, acquista per noi una speciale i mportanza onde evitare di intraprendere degli attacchi, i quali si dovessero poi troncare a metà a · motivo di ostacoli insuperabili che presentasse il terreno. Parimenti, secondo noi, è necessario di avere in campagna un comandante in capo della cavalleria; se l'opera del medesimo è forse meno necessaria nel servizio di avanscoperta, è indispensabile all'incontro quando vogliansi riunire parecchie brigate per una grande azione sul campo di battaglia. Essen do necessario che ogni brigata conservi il proprio cupo, ed essendo di somma importanza .la presenza di un comandante, il quale diriga.g li sforzi delle varie brigate ad uno solo scopo, che indichi la direzione de-Il' attacco, che abbia il comando della riscrvu, che faccia suonare i segnali della raccolta e dell'inseguimento, ecè., la di lui necessità sembra ad esuberanza dimostrata. Del resto abbiamo il recente esempio della cavalleria fran cese a Vionvilie, la quale nell'ultima carica della giornata (e che fu anche la massima di tutta la guerra), contro la brigata Barby, molto prohabilmenle avrebbe riportato la vittoria, se fosse stata sottoposta ad un solo comando . Passando ad altro noteremo che più volte in questo lavoro abbiamo avuto occasione di parlare dell'impiego della cavalleria e che sempre .evitammo di par-

225 larne; ora però stimiamo necessario di dire poche parole sull'impiego dei grossi corpi di cavalleria. Sulla questione generale, dell'impiego della cavalleria, co me avviene su quella speciale del la cavalleria appiedata, si possono ripetere le parole che il generale Jomini scriveva riguardo ai d ragon i: quant cì la DEI GROSSI CORPI DI CAVALLERIA

troupe amphibie des dragons , les avis seront éternellement partagés (I); ciò che però non si può negare, ed anzi tutti ammettono, è che la forza della cavalleria risiede specia ìrnente nel!' influenza morale da essa esercì tata. È elemento morale il coraggio, l'audaciu, e lo slancio col quale il caval iere si ge1ta sulle Lruppe nemiche; è elemento morale il timore che incute nel fantaccino l'avvicinarsi della cavulleria . Se si formasse un corpo di fanteria con soldati che avessero servito un puio d'anni nella cavalleria , invano quest'ultima si sforzerebbe di penetrare nelle sue righe. ìUa questo caso non può avvenire se non in circostanze st.raot'clinarie; prendiamo adunque l'uomo qual è, e non immaginiamolo. q uale dovrebbe essere, e teniamo calcolo dell e suè qualità naturali. ·La disciplina ha un limi te : essa non domina interamente il timor panico, essa non può dare al soldato la freddezza d i spara re sull a cavalleria, .come se fosse i.n piazza d'arme od al bersaglio, ed è per queste ragion i che l'im piego delle masse di cu valleria potrà talvolta avere brillanti risultati. Ed abbiamo detto impiego delle masse, poiché respin · giamo, colla più profonda convinzione d'essere nel vero, il frazionamen(o della cavalleria; imperoechè questa cosi divi sa nulla fece mai e nulla potrà mai fare di ri levante . Non d imen tichiamo le giustissime parole ~]el l' Arciduca Carlo: « il genera le comandante (-t) JomNJ, De la grande tactique et aes combats. ANJ'/ o xx, VoL. 1.


226

DELLA CONDOTTA

la cavallerfa non deve, per alcuna domanda degli altri generali, lasciarsi indurre a dividere la s ua massa di cavalleria per appoggiarli con distaccamenti senza scopo. I generali austriaci seguirono raramente questa regola: essi ripartivano la loro cavalleria fra la fanteria su tutta l'estensione d'una posizione, o sul terreno che le colonne dovevano percorrere. L'una di queste armi (la fanteria) perdè con ciò la sua consistenza, l'altra non decise più dell'esito della battaglia ». Sappiamo benissimo che la carica di un solo squadrone eseguita nel giusto momento, ed in speciaii circostanze, può avere un grande risultalo; ma a ciò è destinata la cavalleria addetla alle divisioni, e questa, sia pure in poca forza, se ben comandata deve bastare all'uopo . Il terreno, per l'incremento ch'ebbe la coltivazione, pei canali d'irrigazione, ecc., è q nello che in oggi si oppone all'impiego dei grossi corpi di cavalleria più forse del tiro celere delle armi a retrocarica. A cagione della grande g ittata delle armi a fuoco la cavalleria è obbligata a tenersi a maggior distanza dal sito della .mischia di quello eh' era sufficiente ne' tempi passali; egli è perciò che gli odierni regolamenti di evoluz ione prescrivono che si inizi la carir,a a grande lontananza dal nemico, che si percorrano 800 o 1000 metri al galoppo ed il restante in carriera, mentre appena 3 o 4 anni fa il galoppo era riservato agli ultimi 200, o 300 passi con 80 o 100 passi da percorrersi in carriera. Queste nuove prescr·izioni richiedono buoni cavalli e ben allena.ti, richiedono pure esperti cavalieri per saperti condurre; ma questa è un'altra questione, la quale riguarda l' organamento della 0avalleria, e più direttamente ancora, se si vuole, le finanze dello Stato. Contro gli ostacoli invece insuperabili che presentasse il terreno non havvi che fare, e bisogna abbassare il capo.

't.27 L'impiego a massa della cavalleria è logico ades~o ·come ai tempi di Federico II ; ora senza alcun dubb10 .esso condurrà all'annientamento della prima schiera; ma se quesL~ può giungere sin presso al nemi.co, as~icura il risulLato delle altre schiere, le qual, giunte sm là al coperto, e quindi con poche perdite, possono gettarsi impetuosamente sul fianco del nemic~ con grande pl'obabilità di successo . Anche sotto I•'edenco II non si esegui vano 'l uelle cariche, che ora sembrano fatti da legge nda, senza patire gravissime perdite, ma ad onta di ciò i reggimenti prussiani cornballerono sempre con onoee, e si disLinsero in quasi tulle le baua()'lie di quell'epoca. Stabilendo un confronto fra 0 le perdile dell a cavalleria prussiana nelle b attag1·1e d'1 Zondorf e di. Vionville otteniamo un curioso risultalo, e non privo d'interesse. A Zondorf infatti la cavalleria prussiana della forza di 61 squadroni ('7000 cavalli), come abbiamo veduto nel precedente articolo, ebbe le seguenti perdi Le: DE[ GROSS I CORPI Dl Ci\.VALLEI\IA

Ufficiali morti . So ldati morti Uiliciah feriti . Solda ti forit.i Uflìc,ìali prigioni.eri Soldati prigion ieri

1

I

I

16 531

60 651 2

85

A Vionville, la cavalleria tedesca, e cioè la ya e Vl"divisione di cavalleria e la IW brigata della divisione cavalleria della guardia, della forza complessiva di 64 squadroni e 9600 cavalli perdette (4):

':)

1

(4) Vedi l'allegato '.2'1, perdite nella battaglia di Vionville-Marsla-Tour, nella puntata 6.. della Guerra fran_co-ge,.manica del ~ 870-71, compilata dalla sezione storico-mi litare del grande stato maggioro prussiano.


228

DEl,I.A

Ufficiali mo rti . SoldaLi morti Ufficiali feriti . So ldati feriti Ufficiali di spersi Soldati dispersi

CONDOTTA

i20 ·toglie grossi stuoli di fanteri~ furono per tal modo -annientati e falli prigionieri. E naturale che da 4ueslo modo di combatlere dovessero seguire perdite immense, qua li non si verificarono più nello guerre di questo secolo. Ove si add olli di nuovo !_'impiego ~cli~ ma:ìse di cavalleria verremo ancora at massacn dt quell'epoca; però si avrà per compenso che le battaglie saranno più det;isive, e che le campagne avranno una minore àurata. Qua l corollario di tulle queste osser vazioni emerge evidentemente la necessità delle grosse manovre di cavalleria, per completare l' addcslrnrnenlo annuale nel servizio di avanscopertn, e nella scuola di combaltimenlo. Nel tempo di pace è d'uopo istruire le truppe in ogni gcnère di operazioni di guerra; ~ vero che le ~1·os,e fazioni di cavalleria saranno rare rn una campaO'na, però , ove si preseolasse l'occasione, se vi saremi stati convenientemente preparati negli eserciii annuali, sapremo disimpeg narci con onore. Le e vo i uzioni di brigata dovrebbero pure essere fatle tutli gli anni, non però per eseguire la scuola di r~ggimento ron 12squa<lrnni invece di 6, ma pe.r esegu1~·e delle evoluzioni cli.relte da un con cetto tatl1co, eome il pronto spiegamento delle colonhe, la veloce fo:mazione su due o tre schiere e principalmente ogni genere di allacco; l'applicaz ione dell e medesime farebbe.si post;ia sul terreno di campagna nell'occasione delle grosse manovre. . Nell'anno scorso si fecero per la prima volta delle marrovre cli brignta presso vari corpi d'esercito, ed in particolar modo vanno ricordate quelle.cui ~rese parte la cavalleria del comando generale d1 Tonno, e che ebbero luogo dal '.29 agosto al 3 se LLernbrc nel vasto spazio di terreno compreso fra Cuneo e Carignano .. Crediamo che un· cenno su queste manovre non saru DE[ GI\OSSI CORPI DI CAVALLERIA

3·1 ('1)

354

65

872 4 418 (2)

Come facilmente si scorge, le perdile sono quasi eguali in ambedue le battaglie; e se si vuol obbiettare che ben diiforente fu il l'isultato ottenuto a Zondorf di quello ri porta lo a Vionville, si può con ragione rispondere che anche in modo affatto dilferante fu impiegata la cavalleria in quell e due sanguinose giornate~ Del resto dall'epoca cli Federico H sino ai nostri giorni, incluse le battaglie combattute nel ~810-71, le battaglie divennero sempre meno sanguinose. ]elle Cllmpagne di Napoleone l come puro io quelle .ivvenute dopo, non si verificò mai più che le armate lasciassero la metà delle loro forze sul campo di bauaglia, come soventi volte accadde in que ll'epoca ; e noi crediamo fermamente elle ciò dipenda dal diminuito impiego che si fa della cavalleria. Quest'ultima in quei tempi gloriosi per la nostr'arma, riun ita sempre in gran numero di squadron i, fugata dapprima la caval leria avversaria, precipitavasi sulla fanteria, e penetrala nelle righe della medesima, aveva luogo un combatLim entQ corpo a corpo, nel quale natnralmente il vantaggio era tulto dalla parte del cavaliere. In pal'ecchie bat-

(~) Fra gli ufficiali sono compresi gli alr.eri, i quali non sono ufficiali, ma ne fanno le ,·eci. (2) Alla battaglia di Vionvìllo presero parte altri 5 reggimenti di cavalleria, i quali orano addotti alle divisioni di fanteria. Le perdite subite da questi reggimenti sono di poco rilievo, e cioè 4 ufficiale e 8 soldati morti, 3 ufficiali e 48 soldati feriti. Vedi il succitato allegato. .

\


230

DELLA CONDOTTA

DEI GROSSI COTIPl DI CAVALLRRlA

discaro ai lettori della Rivi'sta; però per amore di brevità ci restringere mo alle esercitazioni delle prime· due giornate, le quali furono anche Je più interessanti perchè specialmente dedicate al servizio cli esnlorazione. Le truppe che presero parte a queste m'anovre furono divise in due partili, ciascuno della forza di una brigata mista; quefle che si riunirono a Carignano rappresentavano un distaccamento dell 'esercito nnziorwle; quelle che si concerllrarono in Cuneo fìo-1 o uavano l'avanguardia di ,in eserciLo nemico che sboccava da lle Alpi. La forza dei due parli Li, che noi chiameremo col nome dei generali che li comandavano, era la seguente:

Tema generale (1) . « L' esercito nazionale sta concentrando vari corpi d'armata nei pressi di Poirino, ove ha posto la sua sede il quartier generale, per opporsi al nemico, il qua le colle sue colonne shocca dal col!e di '~'e?da e dal l\ionginevra. L' esercito dell e Alpi. marittime << (nemico) ha or:cupalo Cuneo con un' avanguardia « compos ta ddle lre armi; le di lui colonne sboccate « dal }1Iongine vra .sono in vece trattenute presso Perosa « dalle compagnie alpine ».

« « « «

Partito Cravetta. (Riunione a Carignano pel 29 r1gosto).

.llanclato pel pa1·tito Cravetta. « Impedire per quanto poss ibi le le relazioni ed il « collei,rnmento che tentassero stabilire fra loro le teste « di cilonne sboccate dal colle di Tenda e dal Mon« ginevra. Le operazioni comincieranno il 3,1 agosto « non pw tardi del mezzodì ».

Comandante: .Maggior generale CnAVRTTA 01 VI LLANO VJ<:TTA cav. ConnADO . 1 ° e 3° battaglione del 1° reggimento bersaglieri; 3° reggimento di cavalleria (Savoja); ·

pp

squadrone d'istruzione (del la scuola di Pinerolo); 4" b rigata (3 batterie) ·del 5° reggimento artigli eria. Totale 2 battaglion i, '13 srruadroni, 12 pezzi. Partito Avogadro. (Riunione a Cuneo pel 29 agosto).

Comcmdante: ~fogg. gen. conte AVOGADRO DI QUAREGN'A . 29° rP-ggimcnto fanteria: Truppe 5° reggimento cavalleria (Non1ra); 7": e 9" hat!e!'ia de! 5° urtiglieria . To tale 3 battaglioni, G 5quadroni, 8 pezzi.

l

;2}H

Mandato pel partito Avogadro.

) )

I

( ..

I

« « « «

« 'Procurnre il collegamen to fra la lesla cli colÒnna scesa dal coll e di Tenda, e quella. che si suppone stia per shoccare da val Chisone. Le operazion i cominc ieranno il B·I agosto non più tHrdi delle ore 6 anlirnerirl iarn e ». -

· - ----- - --

(·1) A scanso di equivoci dichiariamo che questo tema generale e tutti gli ordini che seguono 11 011 sono_gli originali , ma soltanto un sunto dei medesimi. Avve rtiamo ancora che non è meoomamente nostra intenzione di steudere una d<lttagliata narrazio ne delle opera· zioni eseguite , ma bensì un semplice riassunto .


232

DELLA CONDOTTA

Manovra del 3i agosto.

Il magg!ore generale Cra vetla p~r disimpegnare il rnandaLo ricevuto stabilì di portarsi col grosso delle sue forze a Cavour, facendosi coprire sul fronte e sul fianco dal!',J'.1° reggimento cavalleria, il quale dovea esplorare 1[ fro_n Le t_rnccrnto ad arco e segnato dai punti Scarnafigg1-Cangnano, Ponte di Staffarda al 'Po-Revello. In consegueuza emanò il :-;eguente ordine:

?i

Ordi'ne pelta br(qata Cravetta.

·or CAVALLERIA 233 « aiando ad un tempo lo. marcia del grosso della « colonna R. « Alle ,1,1 antimeridiane la colonna B sarà incolon« nata sulla strada di Sal uzzo eolla coda oltre i l pilone « di Virle. Alla stessa ora la colonna A sarà in colonna « sulla stessa strada di Saluzzo colla testa di colonna « all'altezza della cascina Voidasac e nel seguente or« dine di marcia: DEI GROSSI CORPI

V

3° reggimento cavalleria;

brigata d'arLiglieria; ber~agr ieri ». L'ordine spedito al comandante ì'l ·1° cavalleria era del seguente tenore:

Carignano, 3'.) agosto.

« Domani 3·1 f:orrcnte alle ore ,f ,J antimerid iane le « t~·uppe dipendenti da questo comando di brigata ;ar<< tira nnn da Ca rignano su due colon ne, composte come « segue: « Colonna A 2 l)<Htaglioni; 3° reggirnerno cavalleria; 1 brigata d'artiglieria (~ batterie); « Colonna B 1·I O reggimento cavalleria; squadrone cl'istr·uzione; 1 balleria. « La colonna A s~ recherà a Cavour per Pancalieri, « la colonna R cui è affidato speciale mandar.o, come « da apposito ordine trasmesso al comandan te !'1,1° « reggim_en~o eava!Jeria, si avvierà a Staffarda per « Pancahen, porto di Pancalieri- Villafranca. «. Lo sq?adeone d' islruzione avendo per obbieu ivo « d1. marcia Cal'dè potrà recarvis i passando per Lorn-' « briasco , C::i salgrasso , Palonghera, JUoreua, fiancheg-

Carignano, 31 agosto ora ~ O '/~ ant.

Dal cornnnda11t.e la .brigata mista ord ine al sig. co. mandante 1' 11 ° caval leria. · «· Il nemico è riuscito a shoccare da Cuneo. Per « quanto si sa, un forte distaceamento~delle tre armi « marcia verso Pinerolo, coll'intenzione presum ibile di « collegarsi e prendere notizie della colonna che sta « séenclendo per vn l Chisone. « Jmporlerebbe di impedire o quanto meno di ri« tardare la rnarcia del distacca mento nemico su Pi<< nero\o. Y. S. col di iei reggimento , ìo squadrone -« ·d'istruzione ecl una balleria si porterà in direzione « Villafranca-Sa luzzo, onde rieonosccre se Saluzzo è ·« occupata e con qual fotza, ed informare questo co« mando dell e presllmi.bili intenzioni del nem ico . Per « lo c,he prenderà le disposizioni che crederà più con«· 'Venienti, ponendosi in marcia appenn possibile. Man« terrà inollre il collegamento colle rimanenti truppe « della brigata, le quuli sono dirette per Pancalieri a ·« ·Cn vour ». 1


23!-

235

DELLA CONDOTTA

DEl GROSSI CORPI DI CAVALLERJA ·

Il maggior generale Avogadro, avendo der.:.iso di marciare sopra Pin erolo per la via più breve, diramò il seguenLe ordine:

durante la sua marc ia ebbe ordine di spostare tutlo il sistema di esplorazione verso la sua sinistra, sicd1è in giornata il 5° cava lleria, dopo lunga marcia, ??cupò col grosso Scarnafiggi, avendo ~ue sq~adrom ~n ricogniz ione nei dintorni. Un battagl10ne d1 fanteria ed il 6° squadrone s' impossessarono del guado sul Po presso Tetto Alto ; il 6° squadrone spedì palluglie verso Reve llo. Per tal modo venne stab ilito il contatto fra i due pari.ili: lo squadrone d'istruzione tiragliò tutta la sera contro le patturrlie del 5° reggirnento cavalleria, che o 1 . era a Scarnafiggi ; e lo squndrone dell'tH 0 caval erra spedi to a Revello scontrossi in pattugl ie del 6° squadrone del 5° reggimento. In seguito delle .avute infornwzioni, le quali poi sono il risultato delle operazioni cli questa giornaLa, il maggior generale Crnvetta po lè rendere edotto il comando supremo delle seguenti notizie: Che Saluzzo era occupala da un forte distaccamento delle tre armi con una linea cl' avamposti , composti parirnen.ti delle lrn anni verso il Po. Che un poslo di ;I compagnie di fa nteria era stabilito sulla strada Cavour-Saluzzo a 5 chilometri r.irca da Staffarda.

Ordi'ne pel partito Avogadro. Cune,1, 31 agosto 2 '/, ant .

« 5 sq uadroni del 5° cavall eria con una batteria di « artigli eria muoveranno all e 5 antimeridiane da Cuneo

« « « « «

« « « «

colla missione di occupare Savigliano e di espiorare il terreno sino a Cavall ermaggiore e fiio nasterolo, mentre il 6° sq uadrone per la strada di Busca e Costigliole occuperà Saluzzo spingendo di là pattugli e di esplorazione il più lontano possibile per le strade cl i S. Giorgio e di Stafforda. « La fanteria colla 2a ba tteria muoverà alle 6 antimeridiane alla voli.a di Sa luzzo che ' dovrà occupare nel la giorna ta a meno che impreveduti avven im enti . non l'arrestasse ro nel corao della sua marcia ».

Svolgimento ·dell' operaz1·one. Secondo l'ordine. avuto 1''11° reggim ento (Foggia), lo squadro ne d' istrnzione ed una batteria partirono da Carignano alle H ¼ antimeridiane; il grosso dell' I ,1° reggimento per Pancalieri e Vil lafranca si portò a Staffarda, ,~d uno squadrone or.cupò Revello. Lo squadrone d'istruzio ne per Casalgrasso e i\forella si portò a Co.rdè distaccando innanzi un plotone a Torre di San .Giorgio ed un ploton e a Te ui di Ca rd è. La colonna A composta di 2 battaglioni bersaglieri, del 3° cavalleria e di due batterie giunse verso sera a Cavour, dove si accantonò. ·Del partito opposto la fanter ia giunse in giornata a Saluzzo che occupò con due battaglioni; la cavalleria

Manovra del 1 settembre.

Orclme pel partito Qravetta . Cavour, '.2 settembre ,12 '/ , sera.

« Una forte ricognizione sarà spinta q-uesta mat« lina alle 5 1; 2 amimeridiane verso Sa luzzo, me« dia nte 1 O squadroni cd una batteria e mezza, so« slenuti da 1/! reggimento di cavalleria e 1/, b:i.tteria. '

r


236

DE LLA. CONOOTTA

« Tale ricogn izion e si estenderà sul fronte Scarna« 6ggi-Saluzzo esplorando sin verso Savigliano ed in . « direzione di Lagnasco sino alla fer'fovia Sai uzzo-Sa-

0

« vigliano . I bersaglieri si porra nno in posizione a « Bagnolo e presso Cavour, a sostegno della ca val« leria che per avven tu ra fosse obbligala a ripiegare )).

Ordine 7Jel parti:to Avogadro. Saluzzo, 34 sera <<

« Si cercherà di proseguire la marcia verso Pinerolo. A questo scopo la fanteria passerà il Po al guado presso

« Tel!o Alto già assicurato dal battaglione e dalla se{<

237 giore (ora tenente colonnello) l)oux esplorava lo stradone ùi Saluzzo, segnalò il nemico sul la strada ParaculCervignasco . Era infatt i il t;, reggimento di cavalleria il quale, secondo l'ordine ricevuto , si avviav~ al ponte di Staffarda. 11 maggiore Do ux fece snb1to apr ire il fuoco dalla haLLeria che aveva seco, ed a questo rispose subito la batte ria avversaria . .Nell'istesso temp~ sulla strada Staffarda-Saluzzo e diretto a Scarnafiggt avanzava : Il 2° 112 reggimento del 3° cavall eria agli ord ini del capitano Mainoni, il qnale udito il rumore del cannone sull a sua sinistra, mosse velocemente in quella direzione . li maggio re Doux, informalo dell'a,rrivo di questo rinforzo, quantunque si tro vasse in quel momento seriamente impegnato colla. cav11lleria nemica , pur tuttavia vedendo che qnesta inizìava la ritirala ordinò. al capitan o Maioon i ehe si spingesse celeremente su Saluzzo, e tentasse con un colpo di mano di prenderne possesso. II 5° t't-' ggimento in fa tti incolonnato su una strada cli campagna stretta , nè potendo spiegarsi prontame~~e per o-li oswcoli che presentava il terreno dovett e r1L1rarsì: quantunque avesse di fronte una forza inferiore alla propria . Frattanto il cap itano 1binon i coi suoi 3 squad.ro ni, percorsa tutta j;1 strada al trotto, e colla (/~ ba tteria posta iu coda allo squadrone cli iesta, giunsea Saluzzo in brevissimo tempo, e sulla pubblica piazza ebbe agio di sorp rendere alcnni solcl~ti di fanteria, che stavano co là riposando colle armi al fascio . ll 5° cavalleria più edotto da' suoi esploratori di-. questa punta , per le slraclc latera li ad est dello stradone Sta tfarda-Saluzzo, porlossi del pari celeremente verso Saluzzo, e vi g iunse precisamen te nel momento nel quale gli squadrnni del 3° cavalleria sia.vano ri liDEC GROSS I GOHPI DI CAVAl,LERIA

zione di artigli eria colù già inviate ; la cavalleria

« !,e nterà di varcarlo al J)onte dì Staffarda; qu~lla di-

« rigendosi per la strada di Darge e questa a Cavour »·. Svolgimento dette ope1'azioni·. Per effettuare il progettato irradiamento di cavalle1:ia fu ordinato che:

L' •I ,1 ° reggimento di cavalleria eseguisse una '<lii io-ente 0 ricognizione del fr onte Revello-Sa lu zzo; Il 2° ¼ reggimento del 3° cavalleria facesse ·riconoscer~ il_ fr_onte Saluzzo-Scarnafiggi e spingesse perluslraziom srno a Monasterolo e verso. Lagnasco sino all'incontro della ferrovia, appoggiando la destra alla strada Cavour-Saluzzo, e mantenendo il collegamento a destra coll'I 11° reggimento; 1 Il ,1° / 2 reggimento si r,ollocasse in posizione , come riserva, a cavallo della strada Cavour-Saluzzo dietro il punte sul Grandon~ . l.'1 ·1° reggimento verso le 6 ¼ diè principio al le operazioni e quasi subito l'avanguardia d'una colonna di 2 squadroni, la quale sotto il comando del mag-

I r

I


238

DELLA CONDOTTA

G>39 ;,;,

DEl GI\OSSl COI\Pl DI CAVALLERJA

Si capirà poi facilmente che per ragioni ~li c?~venienza non possiamo accinge rci a muovere 11 m1~1mo app unto alle operctzìoni esPgui.te:. invece non poss1am~ Lrauenerci dal riferire eon compiacenza, che da tutti gli uffici ali che presero parte a_ queste manoYl'e'. e d,a quelli che ne furono spettator i, fu notato _eh~ il servizio di pattuglia e di gu ida procedette m1rabdmente . Gli altri giorn i di manovra sino al. /4. ~ett~m~re furono specialmente dedica.ti ad eserc1taz1om cli corr.iba tti mento; epperò ci mancano i dati per po terne far soggetto a12che di un semplice r·esoconto.

randosi. DieLro i_l verdetto del giudice di campo trovatosi presente, 1! ca pitano n1a inon i dovetle ritirarsi su Staffarda . Questi sono i fatti _Più rilevanti avvenuti in questa manovra ab~astanza mteressante: alle 2 pomeridiane ebbero te rmme le operazioni di quell a giornata, e le truppe r·ito rnarono ai loro accantonamenti de l mattino . Come abhiamo già de t,to , è questo un sempliee cenno ? e lle manovre esegui te in quelle due giornale: pe rciò Il lettore non ha potuto trovare i deaai)·li delle sino-oJe operazioni, che pure sarebb e interessa~te di pote/'conoscere .. Qu~SLO però non era il no stro scopo; ma invece Cl smmo occupati di queste ese rcitaz ioni so ltanto per mostrare coi fatti quanLo sia o-iusta l'idea da noi giù varie volte propugnata in qu~s ta Rivistci ·che la cavalleria deve_eser~itnrsi nel servizio cl i esplorazione su va:-;to spazio d1 LetTeno. Nelle manovre sovra cit~te: fra i due partiti stendevasi uno spazio più che s~ ffìc1ente, e per tal modo nella prima giornata ved1am_o . un_' operazione -che si svo lge nelle identiche .cond1_zt0ni quali potrebbero presentarsi in guerra. Infatti due r~gg1menti d1 cavalleria che nelle prime ore del mat1a10 Lrovavansi a ci rca 80 chi lometri di dis tanza l'un dal!' altro, si trova vano Ja sera in contatto_su parecchi punti ; e se si vuole giudicare imparzrnlr!'_!ente devesi riconos cere che il ris ultato è più · che soddisfo.ceni.e. Nel secondo giorno poi abbiamo due falli disti nti: una gi-ande esplorazione di cavalleria la quale in se?uito all'urto col nemì~o è in par'Le sosp esa , e dà luogo rnvece ad un combattimento; ed il colpo di mano su Saluzzo, ordinato dal maggiore Doux, il quale, secondo noi, fu suggerito da una felicissima idea ed è atto in Lutto corrispondente al carattere eminentemente offensivo della cavalleria.

Riepilogando finalmente tutLo_ ciò_che abbia_mo scritto sulla condotta dei grossi corpi dt cavalleria concludiamo colle seguenti osservazioni: Che è neces~ario ehe tutti gli anni si facciano delle manovre di caval leria, per esercitarsi nel servizio di esplorazione, e nella scuola di comba~timento;_ . . . Che a questo scopo debbono formarst delle d1v1s10rn di 6 reggimen ti; Che sarebbe utile fosse aggiunto al nostro regolamento di evoluzioni un apposito articolo sulla condotta dei grossi corpi di envalleria secondo le norme ed i prìn cipii adoll.ati in Germania. Che finalmente durante l't~state e l'autunno (come in ques t'anno pl'aticossi in Prus~i;i) sa~·ebbe v~nta~gioso di aumen tare la razione biada a1 . cavalli, affinché senza notevole deperimento possano sopportare le faLich~ e gl i strapazzi prodotti dalle numerose esercitazioni ·cui prendono parte. MARZIALE BIANCHI

n' ADDA

Tenente nel 3° regg. di cavalleria.

r


LE ESEIICITAZIONl DI COMBAT'l'LIIENTO

LE

ESERCITAZIONI 01 COMBATTHVIEN TO

APPUNTI

, C_r?~erei spreca~· te~p? se i.mprendessi a dimostrare ', utili ~a delle eserc1taz1om di combatti mento, o se facessi l elogio dell'Ammaestramento tattico, aureo volumetto non mai abbastanza letto e meditato. È solumto sul1'.applicazione di esso che mi permetterò di fare qualche he~e osservazione, sforzandomi di essere il più che mm breve e conciso.

le

1° Grado.

Sappi,nn_o giù che l'addestramento del gruppo e del plotone mira so.lo ad nrnrnaestrare la bassa forza .facend~le a_rplic~re ?el combattimento quegli ordi~ament1 ~ d1s~osrnom appresi in piazza d'armi o altrove. Come e facile comprendere, in queste esercitazioni la P~~~: tattica è_ ?1i_ni1~a, ~ i:neglio nifatto nulla; questa pau,~ una v_e nta rnd1scut1bile, ma talfiata ess a è sconoscmta e '? pratica anche oppugnata da qualche ?apo-pattuglia o capo-squadriglia che, nel condurre il suo reparto, credesi in obbligo ( mi si perdoni la

frase) di far della tattica e qualche volta della strategia . Attaccare il fianco o le spalle, girare !a posizione con tre o quattro uomini, tutto è messo m opera per vincere l'avversario, mentre che lo scopo vero dell'esercitazione è posto in non cale; questo scopo vero ce lo additano chiaramente l'Ammaestramento tattico e il buon senso. Addestrare il soldato a profittare dei ripari naturali e procedere a sbalzi dall' uno al1' altro, sia nell'avanzare che nel. retrocedere, però senza sfuggire all'azione del comando, insegnargli a puntare con calma e tirare non a caso ma sopra un nem ico visibile; ad apprezzar le distanze quando non vencrono dal comandante indicate e perciò servirsi 0 sem pre dell'alzo; ad applicare queste no~ion_i sulle distanze al tiro \].lile; sapere quando debbons1 accelerare i fuochi e in quale misura; queste devono essere le vere preoccupazioni del capo-patluglia, ed anche in gran parte del capo-plotone, il quale sacrificherà briose e spigliate manovre al sorvegliare attentamente il modo come le squadriglie son condotte ; all'.irnpedire, nei limiti del possibile, il frastuono, la confusione e quel che è più il vagare incerto e senza scopo; all'esigere assolutamente che ogni capo-squadricrlia teno-a tutti i suoi uomini sotto mano, e che la o o piccola iniziativa individuale non· oltrepassi. I·1 con fime; ìnsorùma precipua cura del capo-plotone deve essere la 4isciphnct del combattimento . _ . . . Biso(J'na assolutamente che nelle eserc1taz10m d1 10 grado comandanti i partiti si persuadano che il piccolo nucleo sotto i loro ord ini, co mpreso il plotone, potendo cambiar fronte ad un semplice comando, non ha nè fianchi, nè spalle, e quindi che il preoccuparsi degli aggiramen!i, quando non fa~ti da altre forz e, è cosa inutile anzi spesso dannosa, 1mperocchè talvolta si è visto che a furia di girare, i due pçlrtiti si sono ,16 ANNO xx, VoL. , •

I

l

i

•


24-2 LE ESERC1TA7.l0IU trovati col fronte rivolto all'amico e le spalle al nemiro, posizione abbastanza perniciosa nei combatlirnenLi veri. Vi sarebbe forse un caso solo in cui gli attacchi di fianco si potrebbero perdonare, ed è qua ndo 5i vuol fare uscire il nem ico da un riparo, o meglio renderglielo iosèrvibile; però se non volendo allargare troppo il giro, il movimento si fa soLlo gli occhi dell'avversario, bisognerà subi rne i fuochi in condizioni sfa vorevo li . Del resto tal raso é ben raro inquantoché si dovrebbe supporre un sol piccolo lratLo di riparo in rada pinnura. Noto per conchiudere che l'importanza delle esercita1.ioni di cui si parla, non è soltanto per I' amma est ram ento di guerra dato al soldato, ma anche perchè molto più che qu<>lle di 2° grado esse simulano fatti rPali, giacché di scararnuceie di palluglic, e di avv isaglie di avam posti tulle le sto rie militari abbondano, e ne abbonderanno ancor di più le storie future per l'effetto dell 'odierno moùo di co mbattere. È d'uopo adunque che su ta li esercitazioni si torni spesso serven do e--se specialm en te ad istruir ge~1te ch e da sé nulla. può im parc1re, ed al cui ammaestramento pratico non si può supplire nè collo studio sui libri, nè colla ~fanovra sulla carta, ma ch e però di mostra interesse, buona volontà ed intelligenza, tali da rendere fac ile e piacevole il còmpito di chi ammaestra. 20 Grado.

La differenza sostanziale tra le esercitazioni di 1° grado e que lle di 2° sta in ciò: che se nelle prime la parte tauica è nulla ed il cornballimen to tullo, nelle 1

•

Dl COMBATTIMENTO

l

243

seconde quel poco d'importanza che acquista la parte tattica viene perdllla dal combattimento ; di più esse non hanno un val ore parti colare ed intrinseco, ma direi quasi che sono come anello di congiunzione fra 4° e 3° gra do . E invero, in guerra ben di rado si troveranno compagnie o batta glioni iso lali, e qualora ciò avvenisse sarebbe da si;crare che il comballimento .così condotto durasse il minor tempo possibile. Le manovre dunqu e di ·compagnia contro compagnia e di battaglione contro bauaglione non possono rappresentar.e che rari e momentan ei episodi onde in esse la parte tattica resta sempre secondaria rispello al combatti mento. L'importanza di ques te manovre, come d'altronde ce lo addita I' AmmaP.stra mento tattico, sta nell'istruzione degli ufficiali inferiori, ed a questa istruzione convien dare que lla. impron ta di se ri età sen za cui non si avrebbe ro risultati utili. Egli è perciò che anche qui devono esse re severamente bandite qu ella manovre brillan ti, e un po' scapigliate, che se divertono gli spettatori non militari appagano poco molti altri. Bisogna convincersi anche qui che le grandi manovre aggiranti (in questo caso) sono bei movimenti nella guerra fitti zia, ma che nella vera dan no .risultati micidi alissimi, cioè sparpagliamen to di forze e perdita .di frazioni di truppa; forse ho torto, ma a mio crede re una. compagnia., un battngli one, devono nel combattimento star compa tti (in tendo coll e formazioni prescritte dal regolamento) e non mandar truppa ad avviluppare, tagliar fuori, ecc. 11 regolamento cJ: esercizio deve basta.re in 99 casi su 100 alle disposizioni preliminari, e allo svil11ppo del cornbaLLimento nelle esercitazioni di '.2° grado, chè, se del resto, in un esercito ogni compngniél o bauaglione / acesse della tattica per proprio conto si tornerebbe indjctro di molti secoli, 1


.24--1·

LE ESERCI1'AZ10NC

cioè ai combatti menli individ uali dell' età di mezzo. So bene che in quel g ioiello di lavoro che è lo Sguardo tattico retrospettivo è detto cli e ai capitani devonsi in gr·an parte le vittorie prussiane nella campagna di Boemia , ma oltre che tale atTermazione ha !rovato val enti oppositori deve anche intendersi nel senso , non che le compagnie agissero come tante unilà ta ttiche ind ipendenti, rna che si coordinassero in modo t1ile da coad iuvarsi reciprocamente concorrendo poi tulle insieme allo scopo finale, cioè alla villoria . Noto ancora che se la compagn ia è entrata come unità nel ca mpo lattico, mentre che prima lo era solo nell'ammi nistrativo, ciò non in fer ma per nulla il mio dire . · Se ho insistito sull'argomento, l' lio fallo solo per cercar di dimostral'e come le esercitazion i di 2° grado rappresentano ben di rado casi di guerra vera é che qui nd i nel condurre la com pagnia o il battaglione al combattimento sia d'uopo lim itarsi a quei soli movimen ti che sono possibili e razionali. Mi si potrà dar torto citandomi casi di attacco e difesa di posizioni secondarie in cui si trovano appunto uni tà di un ord ine inferiore le une contro le altre; ma mi è facile rispondere che in queste lolle parziali ben più che la tau.i ca, ben più che gli s!udiati concelti, vale la parte morale e la gagliardia dell'attacco come l'ostinazione dello. difesa. Pe r ese mpio se una compagnia é mandata ad impadronirsi di una casa egli è certo che il nemico racchiuso dentro è per il moment.o isolato e di forza inferiore all 'attaccante, sicchè questo lungi dal perder 'tempo a fo r dei movimenti studiati si slancerà inn anzi non alla cicca s'intende, ma con le norme regolamentari e tutto al più mandando, se è il caso, una mano d'uomini a chiudere la r itirata .

Dl COMBA1'TIMENT0 2i5 In quanto poi ai battaglioni isolati spediti con mis~ ioni speciali particolarmente inn anzi al fronte, ognun sa quan to sieno pericolosi e compromettenti ; esempio il eom bauimen to di Skalitz perduto dagli Austriaci più per altro per aver voluto soccorrere un battagl ione (,i.,° Crenneville) abbandonando posizioni difensive se non inespugnabili certo seriamente forti.

3 0 Grado.

Qui il mio còmpito si fa assai più difficile, dovend o -estendet·e i miei apprezzamenti a tutte e tre le armi, onde chiedo scusa sin da ora per gli errori che potessero sfuggirmi. Le eserc it az ioni cli 3° grado differenziano essenzialmente dalle altre, perché la pa rte talli ca in esse è -sostonziale, mentre il combattimento è assolutamen te secondario; dirò anzi meglio ch e per me quan do comincia il combattimento l' esercitazione è pressochè .finita {·1). Qui non si tratta più dell'ad deslramento del soldato sia al fuoco, sia all e evoluzioni su terreno vario; qui è invece il coma nùante che , eoadiuvato dai sollo-capi, ,deve svolgere un co ncetto tatti co, è il comandante che deve ap plicare al caso pratico le teorie studia te e maturate nel si lenzio del gabinetto; e i sotto-capi qui de\'ono imparare come si cseguisce un ordine (~) Mi si potrà fa re osserva re come tattica e combattimento siano quasi sinonimi giaccbè l'uno racchiude l'altro. Rispondo che è bensì vero che combattiniento senza tattica non può esistere, sprcialmPnte se a questa si dà un significato esteso, cornprendendol'i le formazioni regolarn~ntari, ma cbe ò anche \'Cro che può esservi tattica con poro o nessuno combattimento e ne fanno testimonianza quelle battaglie ~he prio di combattere erano già vintP.


'2i,6

'.z,i.7

LE ESERClTAZIONl

DI COMBATTIMENTO

con giusto criterio, ed abituarsi ad assumere queUa parte di responsabilità che loro compete. · Le disposizioni preliminari, ecco la parte più rilevante dell'esercitazione, ma non prese anzi tempo e-, lasciandosi trascinare soltanto da lla conformazione del terreno, bensi quando già si conoscono approssimativamente le forze del nemico e si suppone il suo concetto. Certamente che nelle combinazioni e nell'esito di una battaglia il terreno entra per mo!to, ma non è tutto e ne sieno prova evidente quelle posizioni espugnate che la storia ci accenna e che pur non di manco erano saggiamente difese e per sè stesse fortissime. Il fidar troppo sulle qualitù del terreno seduce spesso, ad assumere quella difensiva passiva tanto stimatizza1a _dagli scrittori militari e in cui pur tuUavia tanto· fo-cilmente si cade nelle eserc itazioni; dipp iù fa nascere quella preoccupazione per cui non si è tranquilli finchè non si è vista sin l'ultima siepe, visitato il più piccolo burrone; infine pel Limore di non aver lulLo difeso ecoperto induce ad estendere esageratamente la fronte. Lungi da me il voler menomare l'importanza di questo grande coefficiente; solo desidero che si badi agli eccessi. t un fatto fuori di discussione che le esercitazioni di combattimento sono appena una pall idissima immagine del vero mancando io esse l'elemento morale· e l'effetto micidiale del fuoco; egli è perciò che nel procedere della lolta bisogna a forza urtare contro il convenzionale, lo stentato e l'assurdo. In guerra vera i risultati ollenuti dalle ncstre offese o da quelle del nemico, il suo scompiglio o il nostro ci danno un criterio di fatto su ll'esito dd combattimento ed una norma direttrice che ci guida nelle disposizioui u lteriori; or questo criterio e questa norma mancano nelle finte battaglie e da ciò viene quella in-,

certezza, quell'indecisione, quel concetto mai abba~ sranza chiaro da potersi agevolmente afferrare da chi vede inconven ienti che si osservano quasi sempre nelle' manovre di combattimento. Mi si dirà che i giudici dì campo coi loro arb itrati e col mettere fuori di combattimento frazioni di truppa possono supplire ~ qttel coefficiente morale che m~nca, ~a- i ~iud!ci d1 cat'ppo sono pochi ·e nei terrer11 un po mtr1cat1 non possono essere presenLi dapertutto. Ben molte volle si son visti i due part1t1 rimanere perp lessi non ·sapendo se debbano rit!rarsi o _avan~are ed in mancanza del giudice rovesciarsi le parli, 11 vrnto avanzarsi e il vincitore retrocede re. Fra le tante ragioni di differenza tra le baltnglie vere e le simulate mi si permetta accennare ad una delle . più sostanziali, cioè alla ~urat~. . Ai nostri giorni combamment1 d1 una certa importanza che come la battaglia di Chotus itz (17V2) durano tre sole ore se non sono impossib ili bi sogna rig•1ar·darli almen~ come eccezionali. E invere solamente il servizio d'esplorazione e d'informaziot1e , le disposizioni preliminari, lo sp iegamento e quel temporeggiare impossibile ad evitarsi dovrebbe ro occupare un gran lasso di tempo tanto da lasciar~e ~én_ poco per lo svolO'imento dell'azione nelle esercuaz1001. (Jues~a breve durata è e!Tètto di parecchie cause che riassumerò in tre, cioè: 1° BisoO'ni del servizio e neéessità di non abusar troppo del!: forze del soldato, specialmente quando I~ manovre durano più giorni di seguito come accade nei campi d'istruzione; . . 2° Mancanza dell'effetto reale del fuoco, qumd1 nessun coeffici~nte morale che modifichi l'andamento dell'azione onde non succedono quei momenti di sosta in cui due trnppe bene apposto.te continuano a bersagliarsi per un tempo non breve;

"


2,i.8

LE ESEl\CITAZlONf.

3° Una cèrta impazienza che s'impadronisce dell'animo di tulti, un deside·rio di vedere i movimenti decisivi a succedersi senza int.ervallo, desidedo ed impazienza che fanno sì che là dove un combattimento v~ro sa_rebbe ~ur_ato una intera giornata, un'èsercita:z1one s1 compie m poche ore. Nori è mfa idea (nè volendo il potrèi} di sucrrrerire . d' 00 n~e '! o accennare a rnod ificazi0n1, solo mi perrrìettero dt. osservare _che alla prima causa: non è poss ibile porre nparo che m abune circostanze soltanto; alla Seconda_ potrebb~si i_n parte ovviare col ripetere più spe~so 1 momenti eh fermata (alt) ciò che darebbe alln vantaggi di cui parlerò in appresso; alla terza final~en.te st.udian_doci di modificar ·!e nostre tempere e dt correggere il trnppo alfrettarsi. La fretta è cattiva c?nsiglier~; per molti_ basta avere alle spalle uno che dica faccia presto per far male o quel che peo·crio 00 nulla._ Questi palliativi si potrebbero tidurre ad un solo quàlora ci si convincesse·essere il cornbauirnento nelle · esercitazioni null'altro . che una serie d'assurdi e di inverosimiglianze; e rimed io unico sarebbe ridurlo ai minimJ t~r~ini ciò cl1e darebbe lustro ed importanza al periodo d1 preparazione. Or se questo periodo si svolgesse normalmente e verosimilmente, le ore della manovrn verrebbero in massima parte impiegate in esso, e l'urlo durerebbe quel tempo appena necessario per vedere gli effetti del le disposizioni preliminari; second o me ciò che si perderebbe in brio ed effetto scenico si1 acqu isterebbe in risultato uti!e. }Ii_ si ob?ietterà, suppongo, che con ciò l'intera esercttaz10ne s1 concentrereboe in unico p·e riod o eliminando le fas i suc-cessive, cioè quelle parli in cui il valore e la menfe del comandante sono· più special-

DI COMBATTHtlENTO 2i9 niente messi a prova, e dove si vedono con chiarezza emerO'ere i caratteri del concetto tattico primitivo. o . . .. ' . . . Convengo che rn teorta tutto c10 e gmst1ss1mo, ma in pratica ciascuno può osservare quanto ~ la. cosa diversa. La conseguenza di una premessa 1rraz1onale o sbagliata non può essere che un assurdo e talfiat~ anche tanto grossolano da essere visibile agli occh1 di ch icchessia. Quante volte tutti noi abbiamo assi~ sti to ed anche p1•eso parte a discussioni dopo una - fazione-, ma non discussioni utili da cui emerge il vero, bensì contrasti oziosi la cui conclusione è che oo-nuno resta fermo nel proprio parern e ciò appunto p:rchè il perditore rimontando per le varie fasi d~l combatlimenLo è sicuro di tl'Ovare una mossa che in guerra vera sarebbe stata impossibile e che basta da sola a distruggere l'intero edificio della . manovra? Ciò o !tre a. sminuirne la serietà dà a molti la ferma convinzione che in tattica. tutto sta nell'apprezzamento e che l'assoluto non esista, come se la tattica non fosse scienza (o arte) al par delle altre basata su prin~ipii immutabili, checchè ne dica l'osservatore superficiale che vedendo le trasformazioni nei particolari crede nulla esservi di stabile e quindi il suo parere anche non frutto di serie e mature riflessioni valere quanto quello di chicchessia. . . Le discussioni cui accennavo olt re all'mconvemente di ribadire nella mente di molti massime false e prìncipii sbagliati, fanno nascere in altri un sentimento di dubbio che si traduce in sfiducia ed incertezza e poi man mano si trasforma in indifferenza, sentimenti che talvolta nelle manov.re chiaramente trapelano dal muovere incerto ed irresolnto delle Lrnppe. S.are( dolente qualora le mie parole venissero ma.lamente inL~rpretate. Non è mio desiderio di plasmare le intelligenze e i criterii in unico stampo, nè di porre


250

LE ESEnCITAZIONI

ostacolo ~Ila. libera discussione; solo vorrei che i dati fossero g1ust1 _e non ~bagliati, quindi non impedire assolutam ent~ g~1 error'., ??mpito pur tr-opiio impossibile, ~a render!, r1conosc1bil1 come tali anche a quP-lli <li vista meno acuta . · ~ueste considerazi~ni potrebbero sembrare puerili e oz1?se qualora non riguardassero un subbieuo mollo serio, qual è il sentimento morule dell 'individuo. . U~a delle differenze sostanz iali fra le esercitazioni di ~ e quelle di ·1° e '2° grado sta nell'impieo-0 collettivo delle tre armi, impiego che rialza vieppiù l'import~~za della parte taLtica, giacchè, come osserva il Jon:11;1-1, la vera !altica_ è quella delle tre armi riunite, ver,ta che ha fatto poi dare il nome di unità di battaglia alla divisione. · Le - ultime. due ?ampagne hanno apportato giustam~?te _una rrvoluz1o?e quasi completa in alcuni criterii m 1!1tar1, ma non si può nascondere che nello stesso tempo h~~no creato un certo numero di dotlrinarii eh~ stabilite delle premesse han voluto trarne fin le ~!time ~?nseguenze. Per esempio; per la cavalleria è rnvalsa l idea che essa non sec·va quasi più come arma d:urto e eh~ la c~rica tanto a storm i che in linea sia divenuta un eccezione. ;'fon ardisco entrare in é.Ìrrromento non di mia competenza, solo osservo che dac~hè fu ~n uso . il fucile, anche quello a pietra focaia, le c~nche. d_1 f~·onte contl'o fant el'ia crdinata e provvista d1 mumz1on1 sono sempre state uno stolto eroismo e ne }ian d'esempio la cavalleria francese a Waterl;o, e 1rn?lese a Balaklava, . mentre ~he eseguite a tempo e al lianco o a tergo d1 truppe in disordine munite a~c~ di armi a ripetizione devono a forza avere grand1ss1mo effetto _co~ne l'ebbero in tutte le battnglie passa.te. Trovo qurnd1 non commendevole quella cav.alleria che eseguito il suo primo còmpito, cioè il ser-

· DI COMBATTIMENTO

vizio di avanscoperta resta inopnosa tutto il trmp~· rimanente per lo esagerato ti more di esser posta fuori combattimento; timore invero a tutti comune, ma a . . quest'arma in special modo. In quanto poi al servizio d'esploraz10ne che. a_d alcum sembra una novità mentre che, se non m1 10ganno, era abbo.stanza conoseiulo dogli usseri di Federico lI, ·dai cavalieri di Mural e dai cosacchi del Don, credo che nelle campacrne dell'avvtlnire diffi cilm ente si ripe-· o d . teranno gli eventi dell'ultima (18,0-1 I}, on e s1 avranno le due caval lerie avversarie in continuo contatto e quindi una serie di scontri ch.e rieh~erleranno nell'arma: tutte le doti offensive che s1 nchiedevano un tempo e che ora qualcuno crede non più necessarie. Del resto io son·o pi enamente convinto e in ciò n:ii appoggio al parere di autorevoli_ scrittol'i, ~he d,rficil; mrnte in una lotta di parecchie ore non si presente~a· il momento propizio ad un· comandante d.i caval.ler1a: per lanciare i suoi cavalieri ad una canea ardita e fruttuosa. In quanto all'artiglieria poi, import_antissima ~elle esercitazioni di 3° grado, perché la sua azio ne nel per10_do d'introduzione è indispensabile, altro non posso d,rw· che è stato un gran bene il cambiamento del mate- ~ riale che oramai le permette di tener dietro al.le ~\tre armi e quindi di coarliuvarle più eflìcacemente d1 pnma. Un'articrlieria manovriera ed ardimentosa potl'Ìl rendere servio-/\mportan tissimi anche nelle fi nte battaglie; dico ardi;entosa perchè a mio ~redere val megl.io ~ar~i · porre qualche pezzo fuori cornbattirnenlo anw.:he nmanere inoperosa spettatrice. . . . . Se v'ha un'arma per cui le eserc1taz1001 d1 30 grado sono indispensabili è <lessa per l'appunto, giaccbè 11 suomodo di combauere relativamente calmo e lento può, essere facilmente simulalo nelle manovre e dippiù il-.


-252 LE- ESERClTAZIONr suo fragore richiamando l'attenzione di tulli· fa giustamente apprezzare buoni o cattivi risultali. E :basti di ciò, chè temo smarrirmi per ignoti sentieri. Manovre contro punti segnati.

Propugnatore e credo in parte ripristinatore di queste manovre è stato il maggiore Scherff, scritto1:e che o mantenendosi n~lle alte regioni dell'astratto o discendendo ai più modesti particolari è sempre uno dei più .esatti ed accurati maestri di tattica dei nostri giorni. Queste manovre rispondono appuntino ai miei desideri, chè in esse si può avere calma , ordine e _quindi studio. Non illudiamoci . Per avere ri sultati utili, per potersi formare criteri esatti sul terreno e sui movimenti tallici bisogna andare adagio; insomma chi.amando le cose col loro nome, non è una finta ba<ttaglia che si vuole, bensì uno studio della battagl ia. · Ora nelle manovre contro punti segnati questo studio si può fare anche in modo abbastanza esteso giacchè le forZJe ehe si hanno vengono co me ad essere raddoppiate. Lo studio può essere tanto dell'offensiva che della difensiva potendosi a volontà dar l'iniziativa tanto alle truppe vere che alle supposte; il tutlo sta però nell'interpetrare i.l vero concetto cu i deve informarsi la manovra, che se invece di r itenerla come uno studio Lattico per tutti gli ufficiali, come una specie di gfooco ,di guerra fatto sul terreno si volesse farne un combattimento su vasta scal a con attacchi e contro-attacchi e con gran consumo.di. munizioni, allora mi sentirei costretto u ch iam arla clnnnosa anzichè utile, imperocchè si formerebbero quei falsi criteri e quei discordi apprezzamenti già accennati che sono funest i specialmente .a coloro i qua!i ano studio teorico preferiscono il pra-

253'

PI COMDA TTJMEN't'O

tic@, e che andando alla manovra credono imparare e invece tornano indi etro delusi e sconfortati. Per accrescere ìa regolarit;'\ snrebbe anche utile per ?on dire indispensabile l'aumentare i giudiei di campo 1~ modo da a veri i '. presenti quasi '. ovunque pronti a rimettere la manovra nel verosim ile quante volte se ne scostasse, e repl icare più spes:-;o i momenti di fermata; e ciò valga anche per tutte le altre esercitazioni. Non si può abbastanza ripetere l'utilità degl i alt; fisicamente fanno riprend er lena al soldato, e tatticamente simulano quei tempi d'i sosta che si verificano per mille cagioni in tutte le battagl ie, e servono a far sì che ognuno, a com inciar da l soldato, guardandosi intorn opossa vedere le posizioni occupate da am ici e nemici, cosa che non aveva avuto il tempo di osservare nel calore dell'azione, e dippiù chi dirige e i giudici di campo possano, percoerendo la linea, vedere come si svolge l'insieme della ma novra per poter poi dare ordini ed apprezzamenti che scendano ai più minuti pa rLioolari. Ora s'immagini una di queste esercitazi oni svoltasi con calma, ordine, verosimiglianza, e si vuole com passatezza in u n terreno di cui tutti gli ufficiali abbiano la carta . Qualche giorno dopo il cliretlore riunita _l'intera ufTicialità e premessa la lettura di una concisa ma chiara e al più possibile esalta relazione della ma., novra, farà quelle osservazioni e quegli appun ti che sono il frullo degli apprezzamenti suoi e dei giud ici, e indi permetterà, come si permette dopo una partita di giuoco di guerra , la discussione ordinata e seria sugli eventi della esercitazione. Allora chi era all'a la destra vedrà allargarsi il suo orizzonte e potrà dalla relazione e discussione sapere e discernere ciò che si faceva al centro e alla sinistra, i suoi giudizi sulle mosse del nemico potranno correggersi, e si ·avrà inoltre

se

I

r


·25,i.

I.E ESERCITAZIONI 01 C0)\Il.\TTIHENTO

,il vantaggio che le conoscenze tecniche esposte dagli ufficiali delle varie armi serviranno di mutuo inse.gnarnento. L'id ea di tali confe renze non ha nulla di nuovo, solo -si trarla di applicarla e utilmente, sia nelle grandi guarnigioni, sia nei campi d'istruzione. Jn quanto poi nlla compassalezza nelle manovre spesso mi semo ripetere che le nostre tempre meri-d1ona li mal si confanno con quell o studio freddo e pedantesco a cui sembrano nate le menti dei popoli del settentrione. e che noi lasciandoci trascinare inavveduto.mente dal nos Lro slancio naturale, c' immedesimiamo talmente nell'azione da prendere per reale ciò che è supposto, e trasformiamo l'esercitazione jn una :vera ba trngli a. A tullo ci.ò francamente io credo por.o. Fortunatamente abbiamo avuto ed abbiamo delle menti meri.dionali che studiarono e studiano al par delle nordiche, -e in q11unto al nostro slancio crederei pil'.1 opportuno serbarlo per quando il bi sogno lo richiede anzichè .farne spreco nelle manovre. Insomma per ri assumere e conchiudere dirò che io .son di parere che simulare il combattimento è coso. impossibile, che se si vuole studiarlo e disciplinarlo lo si può fa re nel le eserci tazion i di ·I O e 2° grado , ma che in quelle di 3° e nel le manovre contro pun ti se.gnati bisogna mirar più alto, cioè allo studio dei concetti che il combattimento stesso dirigono. Palermo, ottobre 187 ,. GIOVANNI GUARNERI

Tenente nel 51° fanteria.

PROGETTO DI LEGGE l'IIR LB

FORTIFICAZIONI DELLO STATO Presentato· dal Ministro dolla guerra (nrcom) nella tornata della Camera dei Deputa ti del 21 senna io 1875

SrGNOnt!

L't 1 dicembre 1871, io presentava alla Camera un progetto -di legge per l'aulorizzazione dello spesa s Lraordinar ia di 152 milioni di lire per ùrmi, provvigioni e lavori di difesa. Da quel primo schema ùi legge vennero s lralciatc due parli lo, le quali furono converlitP- in leggi particolari : la prima (n• 801) del 26 aprile 1872, che autorizzava la spesa straordinaria di 38,500,000 lire nel quinquennio 1872-7G per• fabbricazione d'armi portaLili, per approvvigionamenti di mobilitazione, e per la costruzione cli una fabbrica d'armi al di qua dell'Appennino; la seconda (n° 929) <lei 22 luglio 1872 che autorizzavo la spesa straordinaria di lire 33,800,000 nel decennio 1872-81 per la costruzione di una diga e di ope1·0 di difesa alla Spezia, per la fabbricazione di a t·tiglierie di gran potenza a difes a delle coste e per l'impianto di una fon<leria <li cannoni di grosso calibro. Le r estanti 79,700,000 lire dovevnno impiegarsi per la costruzione di fortificazioni permanenti e di fabbricali militari in relazione colla difesa generale e per l'armamento delle fortificazioni medesime. Intorno a quest'ultima spesa la Giunta che era slata incari-cata dello studio del progetto complessivo presenlava le sue


256

PROGETTO DI 1,EGGE

deliberazioni con una elaborata Relazione'.n°31-C Jil2 aprile 1873; senonchè stimava opportuno di accreséere di 81,700,000 lire la somma proposta dal Ministero, nello scopo di poter dare maggiore svolgimento ai lavori di difesa. Ma quella sessione si chiuse senza che il parlamento avesse poLut~ pronunziarsi su questa terza parte del primitivo progetto di legge. Al riaprirsi della successiva sessione, con apposito progetto di legge (n° 26), presentato il 22 novembre 1873, io richiedeva l'autorizzazione della spesa straordinaria delle 79,700,000 lire, residuali dei 1f>2 rnilioniprirnieramente domandati. La Carnera . affidava l'esame di quel nuovo progetto alla stessa Giunta che se n'era occupata nella sessione precedente, e ne approvava le conclusioni (Relazione n • 20-A) nella tornata del 12 marzo 1874. Lo stesso progetto di legge passava allora alle deliberazioni- dell'altro ramo del parlamento, ma per sopravvenute circostanze finanziarie, ad istanza :c1e1 Ministero, il Senato sospendeva le sue decisioni, ed in quella finiva l'XI legislatura. Gli è per questo che devo in ora presentarvi ~ cli concerto col Ministro- delle finanze, un nuovo progetto di legge e chiedervi con esso l'autorizzazione della spesa straordimlria di li.re 35,500,000 per lavori di difesa dello Stato, o più particolarmente : a) Per fortitìcazioni . L. 20,000,000 b) Per magazzini ed altre costruzioni militari » 10,000,000 (~ Per l'armamento delle fortitìcazioni . » [-i,500)000

Totale

257 tanta dural:a·; e ciò tanto più nella considerazione che a certe opere non potrebbesi por mano decisamente che fra 5o? anni, se voglìamo attuare per i primi e prontamente i provvedimenti difensivi indiscutibilmente riconosciuti di prima urgenza, senza escire dai limiti di spesa annuastraordinariachecisiamoimposti, e dai quali intendiamo assolut;mente di non dipartirci. Per questo il Ministero avrebbe stimato conveniente di non proporvi per ora che la somma da impiegarsi a lavori di primissima necessità e presunti eseguibili in breve spazio di tempo. , Con 16 dei 20 milioni per fortificazioni, si provvederebbe alla difesa della ft'ontier-a lerresLre, cioè alla costruzione di nuovi forti di sbarramento ed al miglioramento di quelli g ià esistenti a guardia dei valichi alpini, al che, come risulla dagli atti relativi ai precedenti progetti di legge sullo stesso argomento, è riconosciuta necessaria per lo appunto la spesa di circa 16 milioni di lire. Col res;tante della somma non si potrà certamente nè fortificare Roma e Capua, nè eseguire le opere per la difesa litoranea, come éa divisato coll'antecedenLe progetto cli legge, e per cui proponevasi la spesa di più di 43 milioni· di lirti e nove anni di tempo. Ma s i potranno apportare essenziali miglioramenti a quelle che più uegentemente ne abbisognino) tra lo fortificazioni esistenti per la difesa peninsulare, e particolarmente a quelle per la difesa delle coste, r,ome sarebbe: acconciare le batterie a mure a ricevere il nuovo materiale di al'tiglie:ria di gran potenza; apparecchiare nei luoghi opportuni l'occorrente materiale onde erigere, al momento del bisogno, fortificazioni provvisorie , sia per· completare quelle permanenti che già esistono , sia anche per afforzarc posizioni.attualmente indii'ese: ed attuare altri consimili spedien ti mediante i quali s i. possa con s umciente calma attendere il tempo in cui, senza eccedere le forze economiche del paese e quelle finanziarie dello SLato, ci sarà possibile sostituire provvedimenti completi e definì tivi. PER LE FORTIFJCAZIONl DELLO STATO

L. 35,500,000

Il Ministero riconosce ora non meno di prima la necessità di tutte le opere cui erogarsi le 79,700,000 lire. Ma <lacchè le nostre condizioni finanziarie ci imporrebbero di ripartire codesta somma in nove anni, dopo più maturo esame, sembro meno opportuno e non necessario il crearci un impegno di

j )

A NNO XX, V OL I.

(


258

2159

PROGETTO DI LEGGE

PER LE FORTIITICAZTONI DEl,LO STATO

I 10 milioni che io propongo per magazzini ed altre costruzioni militari sono pure una spesa che reputo di prima urgenza, perchè intesa a far sì che la mobiliLazione, la formàzione in guerra e la concentrazione dell'esercito possano in qualunque eventualità effettuarsi con facilità, ordine e prontezza. Già furono accordate e vennero spese considerevoli somme per gli approvvigionamenti di mobilitazione, cioè per provvedere armi, carreggio, vestiario ed. aHro marteria le di varia specie che occori•e all'esei·cito per trasformarsi dal piede di pace a quello di guena e per mettersi in campo; ed a questo oggetto abbisogneranno anche aHre spese che io non esiterò a domandarvi, poichè indispensabili, e sono già .i ndicate nel prospeLto rn fine della present.e relazione. Ciò stante., è evidentemente necessario di avere locali adatti ove custodire e éonservare tutto codesto dispendioso materiale ed ove disporlo in guisa che possa essere prontamente distribuito, sia all'atto della mobilitazione , sia successivamente pei rifornimenti dell'esercito cornbattenLe. In questo intendimento si stanno formando quattro grandi depositi centrali di materiale di" mobilitazione, e bisognerà provvedere and1e alla costituzione di depositi secondari in varii punti dello Stato e più par ticolarmente sulle presumibili l_inee cli operazioni e di Lappa nell'interno. Ma quivi mancano acconci magazzini ed ine l'enti fabbricati ; e per costruirli occorre una pai·te <lella somma sopr a indicata. L'altra parLedella somma medesima vorrebJJe essere spesa essenzialmente allo scopo ùi accrescere cd accelerare il movimento ferroviario pel trasporlo della ll'uppa, dei cavalli e del materiale da guerra. La Commissione pemrnnente per la difesa dello Stato· nel suo piano generale di difesa, e poi la Giuntu della Camera, nella quarta pacLe della sua Relazione (n• 31- C), presentata il 2 aprile 1873, considerando giustamente essere della massima importanza per la difesa di uno Stato il suo sistema stradale,

accennarono a tale scopo nuove ferrovie '.da att ivarsi e altre da restaurarsi a doppio binario, edin pari tempo la necessità di apparecchiare nelle principali stazioni gli occorrenti mezzi d'imbarco e sbarco pei trasporti militari in caso di g uerra e di preparare, lungo le ferrovie ad un solo binario, tratti abbastanza estesi a doppio binario per l' incrocicchio dei convogli. Se per ora non ci è possibile che affidare al tempo ed all'impulso del progresso commerciale il completamento cli una rete ferrnviaria che corrisponda precisamente alle esigenze della difesa dello Stato, dobbiamo peraltro p1•epararci i mezzi onde potere, in caso di guer1·a, superare le difficoltà che le nostre linee ferrovi~u·ie presentano, dobbiamo metterle in. misura da poterci dare luLta la produltività d i cui sono capaci compatibilmente colle lor o condizioni di tracciato e col materiale mobile cli cui sono dotate. Recenti studi fatti in qnesto concetto hanno messo in evi- . <lenza come non poche Llelle s tazioni che in caso di guerra dovrebbero essere stazioni cl i concentrazione o di tappa, scarseggiano cl i mezzi per le occorrenze militari, menlre alcune ne mancano interamente. Ivi bisogna ampliare o fare d i pianta binari d i scambio, piani caricatori, piazzali, accessi, telloie, magazzini, serbatoi d'acqua ed altre coslr·uzioni indispensabili laddove deve aver luogo un considerevole ed incessante movimento d'uomini, di cavalli e di materiale. Si è parimente r iconosciuto come talune stazioni d'incrociamento siano situate a troppo grande distan:rn l'una dall'altra; ciò che ritarda il movimento ferroviario e diminui;;ce la produttività; ed ivi richiedesi l'impianto di fermate intermediet anche con solo binario di scambio ed ufficio telegrafico . FinalrnenLe si stimerebbe necessar ia la costruzione di alcuni trf\lti di strada ordinaria, che pot.eebbero facili tare notevolmente e sistemar meglio il servizio delle ferr•ovie nel rapporto militare.


. Di quesli lavori repulali indispensabili porchè le ferrovie esi-

260

PEil LE FOUTIFlCAZWN f DELLO STATO

I'IIO GETTO Ul LEGGE

sten~i possano meglio corrispondere alle esigenze di guerra, alcuni sarebbero di esclusiva utilità mililoi·e, e le spese per quosli. devono naturalmente ricu<lere per intero s ullo Sfato; allri invece tornerebbet'o anche di vantaggio pel commercio e quindi di profìlto alle socielà che hanno l'esercizio (lelle ferr ovic3, e per <Juesti, me nlre il G,overno non mancherù di esigere dalle soC"ietà tutto il concorso possibile, in base alle convenzioni esislenti, lo Sl-ato <lo\'ri.t sostenere uno certa qua le spesa. E da calcoli approssimativamente falli occon crebbcl'O all'uopo qualt1·0 milioni, somma non troppo grave riscontro agli inconwmienti che sarebbeintesa ad eliminare o quanLo meuo a scemare e<l. a i vantaggi che no r idoncleeehbe all'esercizio dello ferrovie nel doppio t iguardo militare e commerciale. Domando infine :3,500,000 cli lil'C per t: a1'7n.amento delle fodiJlcazioni; e tale somma ò precisamenle risLrelta al bisogno delle fortificazioni che clovl'obbero essere costruite o sistemale coi :20 milioni della prima parte del presenLe progetto di leggo. Se piacerà al Parlamento di approvare p,·ontamenl.e questo schema di legge, si pot,·à senza ulleriore indugio pop mano ai lavori in esso divisuli , e così potremo compiere nel più breve termine, so non tutto, quun lo abbisognano per lo difeso. lerrito,·iale dello Stato, quanto almeno è di p1·ima e di maggiore necessità e può faesi sem:a urtare a difficoHù finanziarie insormontabili. Con ciò non avremo declinato il proposilo di voler provvedere a tutte le nostre occoreenzo militari, ed avremo a/formato qu ello di volervi procedere con pondcralezzo. e nella giusta misura dello nostre rone. Affinché la Camera nel deliberare sopra questo progt3tto di legge possa avete un concetto ben chiato ed esatto del modo in cui il Minis Lero intenderebbe regolare !e spese militari straordinarie del quinquennio, slimoconvenicnte qui aggiungere un prospetto ùelle spese clie ne indica la specie e lo scompartimento.

•

26 t

Appùrisce dal medesimo che le spese militaei straordinari~ ·con carattere veramenLe durativo !'arebbero annualmente di lire 15,000,000. Pt·ecedenterncnLeerasi di visato che codeste s pese dovessero calcolarsi in lil'C 20,000,000, ma il )1inisLero dopo piu maturo CO nsi,.,l io rilcnne indispensabile che si dovessero limitare a. lite 'l !i,000,000 affinchè Lor nasse possihile sopperirvi con mezzi -0rdinuri, precisamente come fossero spese ordinarie. E tuli nel fallo sono finam:iariamentc da considerarsi clacchè doveanno ripeLersi per molli ann i s ul bilancio della guena, qunndo si perduri nel proposito cli r iescirc ud un 1·cgol.'lre e completo ~

assetto mililare. Questa som ma essendo pceò appena s ufficiente p1,r !'o r fronte a spese in gran parle di già approvale ed i11 corso, e ac~~ltre di assoluta necessità, per armi e per materiali da mob,lizzazione, come sono divisale nelle annesse cifre, non pokcbbesi provvedere o.i ltt vori per la difesa della frontiera lerrosLre, la cui urgenza i: ormai indiscutibile. :vfo.i!Minislro delle finanze, mediante un'operazione nnanzimfa, realizzerebbe negli anni 1875-'1876 la somma cli lire 20,000,000, che occo1'f'erebbc per fortifi cazioni, come ho indicato cli sopra e come è csp1•esso neJrunito schema di legge; siccome però quesla somma è da cons iderarsi per la sua nntura come un assegnamento s teaorclinario eccezionale e per una volt.a tanto, non polrehbesi spenllere tutta nei due o.nni ora ùelti, vel'l'ebbe ripartila per quote annuali di lire 5,000,000 nei quattro esercizi dal 1876 al 1879 come è indicalo nel modo che segue:

Spese oià approvate. Paghe di disponibilità ad impiegati, anno 1875, L. 5,000. Caeta Lopog('afica dello provincie meridionali, anno 1875, L. '137,000.

Fabbricazioni d'armi portatili , cartucce, buffetterie e loro trasporlo, anno 1875, L. 1-,fi00,000.

f

I


26:z .

PROGETTO

nr

P.ER LE FORTIFlCAZIONI DELLO STATO

LEGGE

263

Carta provincie centrali e settentrionali, anno 1875, L. 50,000 - anno 1876, L. 200,000 - anno 1877, L . 200,000 - anno 1.878, L . 200,000 - anno '1879, L. 300,000. Ar tiglieria da campagna (grossa), anno 187.5, L. 100,000 anno 1876, L. 2,1,00,000 - anno 1877, L. 1,000,000 - anno 1878, L . 1,000,000. Fortificazioni, anno 1875, L.1,000,000--anno1876, L . 2,4,00,000 - anno 1877, L . 4·,300,000 - anno 1878, L. 5;300,000 - anno 1879, L. 7,000,000. Magazzini ed altre costruzioni militari, anno 187ii, L. 900,000 - anno 1876, L. 1,500,000 - anno 1877, L. 2,000,000 - a nno 1878, L. 2,000,000-anno 18ì9, L . 3,600,000. Armamento di fortificazioni, anno ·1876, L. 500,000 - anno 1877, L . 1,000,000 - anno 1878, L. 1,000,000 - anno 1879, L. 1,000,000. Totale, anno 1875, L. 14,992,000 - anno 1876, L. 20,000,000 - .anno 1877, L. 20,000,000 - anno 1878, L. 20,000,000 - anno 1879, L . 'l9,900,000. Deducendo 20 milioni di spese s traordinarie eccezionali alle quali si i'ùrebbe rronte con mezzi eccezionali , anno 1876, L . G,000,000 - anno '1877, L. 5,000,000- anno 1878, L. 5,000,000 - anno 'l879, L. 5,000,000. Restano per lo spese s traordinarie di caratter e dur-alivo, cui farsi fronte coi mezzi ordinari , a nno 1875, L. '14,992,000 anno 187G, L. 15,000,000 - anno 1877, L. 15,000,000 - anno 1878, L. '15,000,000 - anno 1879, L. '14,900,000.

Approvvigionamenti di mobilitazione, riparazioni e trasporto dei medesimi, anno '1875, L. 1,000,000. Costruzione di una fabbrica d'ar mi ald i qua dell'Appennino, anno 1875, L. t ,000,000- anno 1876, L.1,000,000 - anno 1877, L. 500,000. Costruzione di una diga attraverso il Golfo della Spezia ed opere di fortificazioni a difesa del Golfo medesimo ('1), anno 1875, L. 500,000 - unno 1876, L. 1,500,000 - anno 1877, L.1,500,000 - · anno 1878, L. 1,500,000 - anno '1879, L. 2,000,000. Fabbricazione di artiglierie di gcan potenza a difesa delle coste, anno '1875, L. 1,500,000 - anno 1876, L. 1,500,000anno 1877, L. 1,000,000 - anno 1878, L. 1,000,000 - anno 'l87U, L 1,000,000. Acquisto di maler'ialedi artiglieria da campagna, anno 1875, L. 1,500,000 - · anno 1876, L. 500,000. Provviste per comple tar-e le dolazioni d i vestinrio dell'esercito, anno 1875, L. 1,300,000- anno '1.876, L.1,500,000 -anno 1877, L. 1,500,000 - anno 1878, L. 1,500,000. Spese da a.ppl'ooarsi.

Armi portatili, anno 1875, L. ·1,000,000 - anno 1876 , L. 5,000,000 - anno '1877, L. 5,000,000 - anno 1878, L . 5,000,000 - anno 1879, L . f>,000,000 . Approvvigionamenti d i mobilitaiionc, anno '1875, L. 500,000 - anno 1876, L. . 2,000,000 - anno 1877, L. 2,000,000 - anno 1878, L. 1/>00,000.

PROGETTO DI LEGGE ( l) La legge (K. 1099) del 14 giugno 1874 stabilisce per ciascuno degli anni. 1875 e 1S76 una q uota di 2,000,000 di lire di spesa; ma venà presentato apposito progetto di legge per convertire le dette quote i n quelle indicate dal prese nte Pl'Ospctlo, c he si rite ngono sul.ficienti per con tinuare regolarmente i lavori di maggiore urgenza, cioè quelli a rual'e (dìg,i e batteria).

Art. 1. -

[

È autorizzo.La la spesa s traordinar ia cli 20,000,000

di lire per fortiji.r:azioni . Ar t. 2. - È parimente autorizzatn la spesa straordinaria di 13,500,000 lire, delle quali 10,000,000 per maga.i:.ini ed altre


264

l'ROGETTO DI LEGGE PER LE FORTil<'ICAZlONl ECC.

costruzioni militari, e 3,500,000 per l'armamento di fo 1'tificazioni. Art. 3. - Le somme di cui ai due articoli precedenti saran no s tanziato successivaqwnte nei bilanci del Ministero della gue1·ra entro il 11uinquennio dal ·1875 al 187!). Sul bilancio del Ministero della guetra per l'anno ·1875 saranno inscf'itle 1,000,000 cli lire per fortificazioni et, 700,000!ire per magazzini ed altre costruzioni militari.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Il sotl,11fflc it1le. - Saggio di un libro cli lettura per· TE!l11STOCLE MAltlOTTI tenente di fanteria. - Roma 1874, tipo-

grafia Voghera. - Un fascicol o di 77 pag ine. Una delle compilazioni più diflìcili è quella.- ùei libri di lettura. Le difficoltà poi crescono quando il libro debba essere destinato ud aclulli, e no son prova i poco soddisfacenti risultati ottenuti dai concorsi aperti per avere un li bro di lelluea per le scuole dei corpi. Il tenente }1A t-UOTTI si ò quindi pos to ad un serio cimento, tanto più ch'egli ha voluto dedicare il suo lavoro ad una classe di persone la quale s i trova in condizione talo da rendere più spinoso il problema. Un libro di lettura de,·e prima d'ogni cosa essere adaLLo non meno quanto alla sostanza che quanto alla forma, all'inLelligenza ed allu col tura di color o cui è dedica to. S uo scopo deve essere quello di a mmucslrare di lotlando; e per chè soddisfi a questo scopo bisogna che sia rivolto essenzialmente alla fantasia, al cuo1·e o alla cul'iositù scientifica dei leltori. Veduto sotto questo uspello il lavoro del tenente Mariotti, . lo diremo senza r eticenze, non ci sembrn r ispondere al fine pel quale è stato compilato. Non vi ti·ovia mo quello stile fucile e piano, quella semplicità d'idee che convcrrebbet·o a un lavoro di La.le s pecie, segnatamente poi quando de$linato a sotl'urTicinli; n_è la ma teria ci pare opportunamente scelta per un libro di lettura, nò trattata in maniera (meno qualche brano) da toccare la fantasia ed il cuore del lettore o da ill teressame la cur iosità scientifì ca per modo da invogliarlo a riaprire di sovente le pagine del libro. In sostanza è uno studio sulla posizione e la carriera del sotl'ufficiale, è lo s viluppo di una tesi; e come tale soltanto può


266

RlY1STA

r iuscire di qualche interesse pel pubblico speciale al quale è dedicato, per quanto la forr:na, collu quale la tosi è svolta, si trovi, come abbiamo giù notato, assai poco in armonia con q uei meui intelle'ttuali e con quella coltura che si può pr etendere di rinvenire nella generalità dei sotL' uffi.ciali. Esamina to il lavoro astrattamente, cioè senza considerarlo in rapporto allo scopo propostosi dall'autore, ed a i le ttori pei quali fu compilato, non si può a meno di fare encomio alla ~obiltà di sentimenti ai crual i. l'autore s'ispira nelle sue considerazioni ed argoment,nioni, al giusto conceLlo ch'egli mostra di ave_r·c dell'importanza clell'eclacazione sul valor e pratico degli eserc1t1, alla cura colla <(lrnle mercè dati attinti, a èi uanto si vede, da .uno. s tudio diligente fa tto della questione, egli si adopera d1 far risaltare i vantaggi che presenLa la careiera del sott'ufliciale nel nostro esercito, pi ù che nella generalità degli altri. Il lavoro è diviso in cinque parti ed una conclusione. Colla prima parte r autoee intende r ispondere al q uesito « che cosa ì-~ l'esercito? >> esponendo for·se con soverchio s tudio d i rettorica, non sempre felice, breviconsider·azioni sulla m issione e sul carattere degli eser·citi d'oggid'1e del nostro in particolare. Nella seconda parte cerca di deteeminare in eserciti cosifaLLi <JUali ah!Jiano da essei•c le a ttr ibuzioni dei sott'ufficiali, presa la <iucst1one nel suo aspetto più generale. La terza pa r-te è dedicata a dimostrare l'obbligo dello studio nei sott:utliciali ed i compensi e le soddisfazioni che l'a.denrnimen Lo di tale obbligo può dare; la quarta è intesa a porre \n evidenza gl i effetti clell'istI'Llzione e dell'educazione, cioè l'inJiuenza sia assoluta siu relativa dei ra a oei intelle ttuali e mol"ali nelle cose m ilitar-i, e t1uc,sta ci sembra veramente la parte meglio tra ttata nel lavoro, per quanto l'amore del.la rettorica anche in questa parte ;;uasti la !JcmLù delle idee e talvolta per fino r iesca a danno della intelligibilità delle fras i. Noi non dividiamo peeò alcune idee cd alcuni apprezza.menti che .l'autore manifesta in questa par te s u certi particolari come, per esemp10, dove µar ia J.ellc~ relazioni sociali dei sott'ufficiali e dove getta l'anatema contro i sott'ufficia!i dell'antico stampo, l'auto1·ità e l'opera dei f[ua li, a nostro credere, era ben lunai dal limitarsi a vociare· per le camerate, segnatamente quando vedessero arrivare i superiori. 1Vletla la mano sulla coscienza l'egr egio autore e dica s'egli non si è proprio mai augurato qualche sotL'ufficiale del vecchio s tam no! Nella quinta ed ultima partel'autore~nLra su di un terr-fmopiù

BIIIL10GRA FlCA

267

positivo e tratta della carriern del sotL'uflici~le, es.aminando le condizioni a lle quali deve soddisfare, e prn par ticolarmente, come s i è già accennato, <1uelle nelle quali si_ trova _nel nostr?· esercito comparativamente agli ulki principali eserc1l1europei. Colla conclusione il tenente Mariotti spiega l'intenctim.enlo nobilissimo che lo ha guida Lo nella compilazione del suo libro, il quale intendimento è tutto espresso i~ queste sue parole: « La necessità che si fa nuovamente sen t1re d1vedere tale ele« menLo (quello dei sott'ufficiali) a quell'alLezz~ feeonda di. tutta « l'utiliL à che si r ichiede eta esso, di vedel'lo c1rcondato dt con" sideraz.ione e soddisfatto della s ua posizione, insph'ò q uesto " scritto. " CosiffaLti voli non possono compiersi. che per opera s ua! " ed è a quest'opera che mi s ono studiato di condurlo merce « la r iflessione, la professione, la pcrsuas10ne o 11 carattere. « Ove pertanto le mie parole l'abbiano indotto a .pensal'e, « sentire, a volere, (:isse non sat·an no stat~ spese mdarno, 11 « mio scopo sarà s tato raggiunto "· AU"lll'i~mo sincer amente all'autore eh· egli possa trovare premio così socJdis racente aìte sue f'a Liche, ed al suo lo~~vole proposito, il che lo compenserà largamen te della severi La dei nostri giudizi.

a

La i•ecluta Uali<ma Jal giorno d.ellù s ua partenza . dal

circondario o mandamento sino a lluello della sua r rn11.1one a l s oldato anziano . - Osservazioni cli Federico Bosco m RuFFJNo, maggiore neJ5• reggimento bersaglieri . - Torino 1875. S tabilimento tipog1·afìco di Vincenzo Bona. Con questo scrillo il rnaggiore Bosco 01 H u FFJNO, tenendo conto c1cn·epoca ncua quale t.1eve operar s i 1a fuswne .c1cne clute coi soldati anziani nei corpi, a nonna delle d1spos1z1om con tenute nel r egolamento d'is Lruzione e di servizio in Lcrno per la fanter ia, del!'epoci'\ in cui,11ormalmente le r e.clute ste_s se si presentano, alla loro chirnr1a ta sotto le urm1, m chsL_rett1,. e della nocrnaledur·aLa diloropel'mtu.1enza nennedcs1,m1: si studia di precisare il numern di giorni e di oee c.l1e cfleit1varnente riman crono a disposizione dei cor pi per l'istruzione delle eeclute, ;er venir quindi ad esporre le su~ idee sul_m?do _come questi giorni e queste ore possano :'enn·e me.gh? 1mp1egate per chè pel t • aprile, come è pr escritto dal gia citato regola-

re~


26K

BJDLIOGRAFICA

Hl VISTA

mento d'istruzione e servizio interno, le reclute si trovino in condizione di fare servizio e di concorrere alle istruzioni coi soldati anziani. I dati dai quali l'autore parte sono : 1° chei a'iorn i effettiva~ente disponibili per l'istrnzione s ieno 43, c~mprc~si i primi cinque che non possono essere che in par te dedicati all'istruz10ne, dovendo le r eclute in quei giorn i assocrgeLtarsi alla 0 v~ccinazionc ed ai riguardi igienici che questa ~sige; 2· clrn si d?bba calc?lare s u 5 ore e mezzo in media d'istruzione per ogni giorno feriale e 1 ora e•;, per ogni giorno festivo. E su questi_ dati egli ha compiìaLo ed offre al letlore, come esempi pratm, partIC;olareggiaU progetti cl'or·ar.i e di reparti d'istruzione. Noi non ci fermeremo qui a r .i portare ed a discutere le conc(,i_usi_oni del l~voro le quali sono appunto rappresentate cla s1ftatt1 progett1 e dalle anno tazioni e considerazioni che li accompagnano ; ci limiteremo a fare notare all'autore che forse egl i si è tenuto entro pr·oporzioni teoppo ristretto nell'assegnare il_ m~mern giornaliero d'or·e d'isll'Uzione, il quale P?t1:ebbe hemssnno essere fissato a seUe ore pei giorni f'er ~ah, e quattro po1 festiv i ; e che se la data del 1• aprile è s ta h1hta c?me n ormale per la fusione delle reclute coi soldati a~z1am per le istn1zioni e pel servizio, è per aHr-o falla facoltà a1 comanda~ t.idi corpo di oltrepassarn tal limite per le reclute che hanno n tardato alla chiamata e per conseguenza anche per tulle se un notevole r itardo v'è stato nella chiamala di tutte. Ciò premesso, non possiamo che salutare con compiacenza questo lavoro del maggiore Bosco, il quale dà un utilissimo esempio della via c)1e dovrebbe tenere ogni comandante d.i battaglione o di r eggimento per s tabilire i propl'ii orari e reparti d'is truzione; vedere cioè minutamente checosasiha da fare per una determinata epoca, calcolare esal:Lamente quan to tempo s i ha a disposizione per tale scopo e su questi dati basare _i ~ropri orar! e reparti in modo da trarre dal tempo dispon_ibile 11_maggior fr utto possibile. Orari e reparti permanenti non s1 possono fose perchù mutano o possono mutare ogni armo le decost_a nze ed i bisogni ; ma tanto meno poi q~eslL orari e reparti permanenti possono farsi per l'isLru.zrone delle recl ute appunto perchè non si può precisare in m~do assolLìto l'epoca del loro arrivo ai corpi. E mestieri perciò ch e il lavoro di cui il maggiore Bosco

:269

porge un pregevole modello, si faccia con eguale diligenza e minutezza ogni anno da ogni comandante di ba ttaglione appena gli sia nota l'epoca cl?incorporamento delle reclut.e 'ùella.• levata annuale. Stm•ia ,leU'1l 1U i•e!l!Jimento fanteria (Casale) racconta tu ai soldaLi da CESARE QuARENG1-n, tenente aiutante maggiorn in 2°. - Genova ·1875, tipografia del R. I. de'sordo-muti. 0

Questa del tenente QUARENGI·II, è stata una fel.ice ispirazionedi scrivere come libro d.i leLtuca pei soldati clell'it• fa nLeria la sloria del proprio r eggimento; e non possiamo che desiderare che il buono esempio trovi imi tatori. Ottima cosa sarebbe che por lo rrn:rni dei soldati d'ogni co1·po potesse· an<lm·e u n . libriccino che con buona forma, come quello del Quarengh.i)raccontasse loro le vicende della fam ig ìia in mezzo alla quale vivono, animandoli con la. citazione di fa lli gloriosi a perpetuarne le onorevoli trad izioni. · La storia dell"J '1° fanler ia è la tela sulla. quale l'autore ha lavorato, ma s u questa tela egli ha saputo formare un quadro che pone innanzi agli occhi al solda to gli avvenimenti più importanti mercè i quali un po' per forza delle armi, un po' per aiuto della sot'te siamo pervenuti ad acc1uistare l'jn<lipendenza e l'uni tù clolla patria. Il lavorino è fatto con molto garbo m ischiando con qnella pa1·simonia che era-richiesta dulia natura e da llo scopo del Jibl'o e dalla specie del pubblico cui è dedicato, alla storia dei fatti, un pochino und 1e quella c.lellc trasformazioni avvenute nell'urle e segnatamente nell'armamento delle truppe. Lo s tile è piano e purgato, ed i fa tti son ci tati con brevi l..à e senza sfoggio di relto1·icù rna in modo da r·imanere impressi nella mente e più nell'animo del leltore, salvo pochissimi punt.i, proprjo pocJiissimi, ne'quali si porgono particolari che senza ag giungere chiarezza a lla nat•razione ne smorzano l'eff'etlo e le tolgono vivacità ed .i nteresse. E g iacchè siamo in sul criticare diremo che la storia clell'i'l fanteria ci sarebbe parsa più bella se l'autore si .fosse astenuto dal fermare l'attenzione sovea certi ricorcli spiacevoli e dal mettere in mostrtt r isentiinenti nazionali che per verità erediamo non esister e ecj augur iamo che non esistano nel nostro esercito, come pure se avesse lasciato nell~, penna quella Jras& 0


270

IUV1S1'A

infelice colla quale gli piace assegnare il pr imato . alla popolazione di una provincia italiana sovra cruelle delle altre pl'ovincie. Amiamo credere che con 'luella frase l'autore n on abbia bene espresso tutto il suo concetto, giacchè in . caso diver so presa la cosa in senso assoluto non ci sapremmo davvero dar ragione di giudizio così inopportuno ed ingiusto.

. !Jsh•èi:=ioue sui servizio ~he ~-let.JOtiO 11r,!.d tu·e !1l'infe1•1nieo•i ~nililut•i ueU'inteh•tto d4!f!li .,;petlal.i, di

P . E. MANAYRA, membro del comitato di sanità r'n ilitare Roma, Carlo Voghera, tipografo di S . M., J874-. Con r1 nesto lib retto di 112_pagine ii1 16", il colonnello medico ha voluto sciogliere il difficile tema dell'ammaestramento tecnico del soldato di sanità nel servizio che è chiamato a disimpegnare nell'intcmo degli ospedali militari e nel delicato ufficio di assistenza al le tto elci mala ti. Al tt'attarnenlo della speciale materia d'insegnamento e di istruzione l'autore premette i dali st.orici più pr ecis i sull'origine e successivo svolgimento della istituzione delle compagnie infermieri e del corpo cli amministrazione presso di noi. Dimostra con sana e giudiziosa critica come le varie e susseguenti disposizioni abbiano più o meno soddisfatto allo scopo della reale u tilità del servizio sanitario. Per ciò che r iguarda specialmente il rnoclo di reclu tamento e la carriera militare di q uest.o genere cli. Ll'uppa r ispeLlo alle al tre, j ndiéa quanto, a suo avviso, si dovrebbe rare a l J-ine di a-vere infel'mieri capaci e quali l i esigono l'uman i Là e l'interesse beninteso dell'esercito. Par-la in seguito delle quali tà Dsiche e morali in generale, delle incombenze e dei doveri degli inle rmieei rnilìtari. Egli tratta poi nei suç;cossivi e numerosi capi la malcr·ia e il servizio propt'io clell'inf'(~rmier e nei suoi più mi nuti pa1:ticolari e il grado relativo d'islrm:ione. A rruesto punto l'autore procede con tutta la eslensione del soggetto e con tutta q uella gravi Là che solo un medico provetto può conìprendere e tanto più chi, come lui, f~l per fanti anni alla direzione del servizio dogli ospedali m ilitari di una importante divisione. Egli ha qui tutta la r agione cli far da vero maestro, e, da q uanto noi possiamo giudicare, dopo aver scorso il libro con crescente interesse e con t.uLla attenzione, possiamo ben dire che è veramente rief)ci Lo a provare, con quanto egli insegna e MANAYRA

BIBLIOGRAFICA

pretende, la verità del principio enunciato nella prima pag ina del suo lavoro, cioè, che un buon infermiere torna grandemente utile al 1nedico e all'ammalrdo. l~g li vi ha tutto compreso ciò ehe rig uarda il servizio di ospedale e l'assistenza del malato, e non vi ò punto dal lato mater·iale e morale della quesLione che egli abbia lasciato d imenticare dalla sua abile ed arguta penna, che scorr-o facile, con proprietà di vocaboli, con chiarezza di espressioni, con eleganza di J'l'asi , eon vivacità di immagini, con opportune citazioni f:d esempi, con veritù di :fatti, con sicur o possesso della mat.eria. L'autore, come dice già nella sua prefazione, non pret.ende però di aver faUo col suo niodesto libercolo un testo d'istmzione regolamcn tare per la truppa delle nostre attuali compagnie di sanità, quali, cioè, sono s tate organizzai.e coll'ullima legge ùell'ordinamen.to clell'ese1·cito. ll suo lavoro è anteriore, ~ era già compito nel principio dell'anno 1873, e il merito cli esso fu giudicato con molto favore dal consiglio superio1·e militare di sanità, corne risulta da una lettera ch e l'autore l'iferisce . Allora il servizio san itario procedeva ancora inceppa to, incerto, ambiguo, e se ne accusava principalmente la organizzazione imperfetta del corpo sanitario. Il lodevole pensiero cli raggiungere l'uguale u tilità del servizio, s upplend.o all'imperfezione dell'organismo colla maggior dose d'istruzione del personale, fu forse quello ch e animò il colonnello lVIanayra all'operetta che soltanto ora lia potuto renclere di pubblica _ragione. . La legge citCtta di ordi nafncnto dell'eserdto ha di per sè s tesso porta to· s<msibili e benefiche modificazioni nel servizio sanitario, s ia nella direzione ed esecuzione del servizio s tesso, sia nella posizione degli nf'fìciali medici, s ia nella forma le e sostanziale organizzazione delle truppe di sani là , per cui molli difetti lamentati dall'autore sono già spnrit.i e moli.i voti da lui formulati sono già una reallà. Ciò non di meno l'opera sua, consider ata anche <lal lato puro ed esclusivo dell'istruzione tecnica , non è punto andata perd11ta, che anzi potrà tuttora servire di ut.ile norma e di ottima guida agli urTiciali medici nell'ammaestramento cl i quella truppa che è cliiamata al servizio cl'informierc nelle var ie con tingenze del tempo di pace e di guerra . Da s imile trup pa si pretende ora in causa della istruzione progrediente clell'eserciLo, dell'elevato grado a cui si è portato ogni ramo di servizio militare, del mutato modo di guerreggiare, della maggiore micidialit.à dei mezzi d'istruzione, una più. per-fetta conoscenza del proprio tecnicismo per


.2i2

po_Lm· spieg~re al momento dato queH'inj2ialiva individuale richie~~ per li regolare, sicuro e più rapido procedimento del ser~~z1? nello ?i~cili. circostanze che dovrà superare. Noi e~p~ im 1~m~ qumd1 il ~mcrescimen lo che l'autore, per s ue spec1_al1 rag1on1, non abbia potuto prima pubblicare il suo lavoro gia~c!1è a quest'ora, ne siamo sicuri, se ne sarebbero o-ià rac~ colti 1 buoni fruUi . n . Ch_i conosce per esperienza tJuonlo sieno difficili a fars i i libri d1 s;!enza elementare e d'jstruzione popolare, quanta pazienza nell msegnar~ e attenta scelta dì modi occorre per imprimere ~elle ~enti ~'. à adulto e reiali va men le rozze Je cognizioni prat ieh~ di coso rnus1tato o_ par l'.inn an2i affatto sconosciute, non poti u a _meno, come noi facciamo, cli far plauso all'autore e di e~se~g!J riconoscenti della fatica e del tempo speso in una com, pituzione~, ~ome c~li _la chiam~, tanto più meritoria quanto m~no d1v0r te11 te. Egh è peroro che noi salutiamo con Jiet(} a~ 11!10 _e_ qual o un ve1•0 beneficio l'apparizione di questo genere di J1b~1 1 quali desideriamo che sempre più si facciano frequenti ed accrescano la ricchezza letterarin del nostro paese. Peli~es opé1•atio11s tle la f!Herre par H. BART!il::LE:\'IY c_ap~ta1? e ,~u 81• regimenl cl'inf'anterie, pr·ofesseur d'ai·t mi~ llta1rc a 1ecole de Sainl-Cyr. - Paris 1875,librairie Ch. Delag1·ave, un vol. de 380 pag.

Questo frattato sulle piccole opor·azioni della o·uerra f'orma parte _del corso d'arte rniliLarc che il capitano R.~~TufaEMY ha pubblicato per uso degli a llievi della scuola mili lare cli Saint-Cyr nella quale egli è professo,·e. ' Nella .dispensa di giugno dello ~corso anno abbjamo fotto c~nno_ eh quel corso cl'ar'to militare cl1e alJ01·a era in via di pubblica~10ne _e d?I quale erano venuti in luce, a quell'epoca, solo po~11 fasc1~0Ii, ec!. avemmo allora occasione di esprimere il nos tro a_vv1so s ull md1r 1zzo dato dall'autore al s uo la vo,·o. Non ci _res~a quindi rnolto da aggiungere per dar conto del trattalo ~ cm ora annunciamo In pubblicazione, il quale è un estra~lo fatto a quanto pare per conto clell'e<.lilore . è d iviso in 6 titol i i quali possono considerarsi ri. Il _11 partil,_m due grandi parlizioni, la prima delle quali comprendente il 1• e 2° lilolo è deslinata a fo1· conoscere i fattori che formano oggetto degli stuùi tattici e può dirsi la parte teorica;

?~·0

273

fifllLIOG llAFICA

RIVI STA

la 2' tratta ve1·amenle delle piccole operazioni della g uerr a e può quindi dirsi la parte applicativa. Lo scopo pel quale il lavoro è stato compilato ha impresso a lfuesto un caratlere soverchiamente scolastico; le definizioni, le <.listinzioni, le minuzie teoriche sovrabbondano, con danno talvolta di t1uella chiarezza e cli t1uella commendevole .semplicità d'idee che aYevamo avulo luogo di notare nei primi fascicoli del co,·so d'arte militare. li riparto dei titoli che si riferiscono alle operazioni è razionalmente sl.abililo sulle tre condizioni diverse nelle quali può trovarsi una truppa, in riposo, in. marcia, o in. combattimento, e l'esposizione della materia in ogni titolo procede assai ordinatamente e con un sistema un iì'orme il quale è opportunissimo in un lavoro destinato u servu'e da lib1·0 di testo. Nella prefazione l'editore annuncia il trattato sulle piccole operazioni doHa guerra dover" essere col tempo completalo da una raccolta cli esempi storici di piccole ope1·azioni dellaguer·ra e du un trattato di esercizi cli, tattica applicata. Ques te nuove pubblica:;;ioni di un ca1·atlere meno leor·ico gioveranno senza dubbio mollissimo ad aggiungere interesse al lavoro che sono des tinate a complelaPo, ed a renderne anche più profittevole lo s tudio.

Le yénéralal, le$ a,•mes SJJéciales et /es arme.,; <le lifJ He. Lellre dc M. le major d'état-major A. L. CAJIURE!.IN ù M . le clii-ecteur-de la Belgique Milita ire. - Bruxelles 187fi,

A. N. Lebél1ue et C., imprimours-éditours. Questa lettera ciel maggiore CA~lBRELIN" risponde aù alcuni al'licoli pubblicali ne.i mesi di ottobre e di novembre dello sco1·80 anno nella Belgiqae Militaire intesi a dimostrare l'assurclil.à di otfr-ire, come a della dell'autore di lali a rticoli si sarebbe fin qui pr-alicato in Belgio, maggiori facilità agli ufficiali dello armi speciali, che u quelli delle armi di linea, di pervenire ugli aHi gradi mil ita1·i, e In maggio1'C ultitudinc degli ultimi a coprire degnamente lali gro.di. L'opuscolo ha perciò piuttosto il carattere di un lavoro di polemica giornulisticu che quello di u no studio accurato cli una lesi militare. Per a ltro, siccome l'autore ribattendo gli argomenti degli arlicolisli della Belgique Militaire non si limita a disculc1·c sulle condizioni speciali dell'avanzamento ANNO

xx, Yor,.

1.

·18


274 R IVISTA nell'esercito belga, ma viene anche a trattare della questione generale dell'avanzamento ai gradi superiori negli eserciti, così il suo lavoro ci sembra meritevole d'attenzione anche dal punto di vista scientifico. Voler sLabilire da qual parte stiano le più fondale ragioni, se dal lato del corrispondenLedellaBel!]iqueMilitaireo da quello del maggiore Cambrelin, per quan Lo concerne il caso speciale del Belgio, no11 è certa.meni.e impresa alla quale ci vogliamo accingere come quella che esigerebbe un accurato s tudio della questione, cui farebbedi mestieri una quanti Là di dati non facili a procurarsi, e che porterebbe anche noi nel campo di una polemica poco utile e che per di più non ci, riguarda. Ma a ttenendoci semplicemente ali' esame dei principii ci sembra che il maggiore Cambrelin abbia per sè l'appoggio della logica, le massime più universalmente accettale in fatto di avanzamen to negli eserciti dei gior ni nostri e l'esempio delle potenze militari che sono cli presente citate a modello per bontà d'istìLuzioni e d'ordinamenti militari. Nè crediamo che s ul terreno Leorico l'autore possa trovare opposizione nei suoi s tessi avversari. I principii ch'egli sostiene e s i adopera fa r prevalere col suo opuscolo sono : Che ai gradi più elevati tutti debbono poter pervenire senza distinzione di provenienza ; Che però a lali gradi non si deve poter pervenire senza porgere le volute garanzie <li capacità; Che in nessun altr>o modo si possono avere queste garanzie, escludendo ogni possibilità di arbitrio e nipotismo, che assoggellando gli aspirant,i a determinati tirocinii di studio ed a prove comuni a tutti; Che quind i debbono a tutti essere dati i mezzi di potersi assoggettare u queste prove e di apparecch iarvis i facondo i prescritti tirocinii di studio. Noi non cercheremo, lo ripetiamo, se i più fondamentali fra questi principii sieno s tati sin qui più o meno seguiti nell'esercito belga, e se le cose presso quella potenza abbiano attualmente preso un avviamento ad essi conforme, ma certo è che sono i soli che corrispondano ai veri interessi di un esercito e di un paese, e che al tempo stesso pongono in maggiore armonia, e nelle forme più liberali, la carriera delle ar mi con tutte le altre.

DlBLlOG UAFICA

275

Die permanente Forlificalion nac l• l&inle rlas senen Scl•rifl eu . ( Fo rtificazione per manente secondo SC1' itli

inedi ti) del fu ANDREA TUNKLER cav. di Tiu:urMFELD' colonnello di S. M. del genio austro-ungarico; pubblicata per CW'll di ALFREDO TUNKl ,F:R cav. ùi ~REUl~ffELD, primo tenent0 del gepio austro-ungarico. - Vienna 1874. Echtore L. W. Soidel e figlio .

Fra le molle opere di fortificazione che videro la luce in questi ultimi ann.i, quelle dell'autore sopr~citaL~ occupano. un posto disLinLo per la profond1lù ~egli s.tud1 .da cu~ le medesime traggono lu loro origine e per I molti dati prahc1 che le r en' dono doppiamente pregevoli cd ulili. Sebbene da lung~ tempo professore nell'accademia del genio militare di quell'nnpero, • ed in possesso di estesissime cognizioni n~ll'arl~ del. forL1.fìcare il TuNKLER non imprese a pubblicare 1 frutti de1 dott1ssim/suoi studi che nel 1858, ove egli diede alle stampe il s uo .tra ttato sulle «maniere e sui sistemi cli fortificazioni»; nel 1864 usci un'opera del medesimo autore sul « defilamenlo grafico", che è la più completa che mai siasi scritta su tale argomento; nè potevu essere aHrirnenti, poiché il Tunkler prima .d'~ssel'G professore di t'ortiflcuzione lo fu di geomeLria descrtthva, od i suoi scolari ne ricordano con animo dconoscenLe le belle lezioni. Dopo queste opere uscirono: la " Guida all'insegna~ mento della fortificazione permanente ad uso delle scuole de1 cadetti ,, che è un sunlo della presentfl opera; i « Cenni sulla compila~ione dei progetti di fortificazione". e ~·arii ~l~r·i scritti, i quali tutti emcrrrono per due caratteri d1stmL!v1 : la con~ ' .cisione dolio stile e la ricchezza dei disegni, così che a ragione potrebbcsi dire esse!'e cruesla la parte principale nell~ ope~~dell'autore. Le molle e nitide figure <li cui vanno adorm tutti 1 suoi scrilli parlano un linguaggio tanto eloquente e chiaro, da non ammeLLere dubbi vuoi sul modo cli disporre le opere in generalo, vuoi inLorno ai particolari di costruzione anche i più minuti. . . . L'opel'a di cui più sovra abbiamo do.lo 11 titolo, ~ov~va riempire una lacun~ lasciata dalle precedenti pubb~1ca.z10 ru e~ P,ra destinata a servire, col «defilamenlo grafico" e,,co1 « cenni sulla compilazione dei progetti di fortificazione», quale guida .allo insegnamento della f'ortificazione permanente pr esso l'l.


'HlVISTA

R. accademia del genio e scuola d'applicazione· ma mentre if c?!onnello Tunkl?r stava occupandosi negli ulti:ni tempi della r1to.rma del materiale raccolto per quest'ultima parte g ià primà del ·I860, la s un ?perosi l.à venne purtro ppo interrotta da penosa e lunga malattia, che lo kasse al sepolcro nel marzo del 1873. Suo figlio raccolse e pubblicò in quest'opera gli scritti ancor ine~iti ~el def_unto ; ~ssi apparter~gono, è vero, ad un'epoca, che m vista de1 grandi progressi r ealizzati in cpresti ultimi lusLr·i si può dire lontnna; ciò nulla meno il lavoro che abbiamo sott'occhio è di grandissimo interesse non solo come complemento alla storia della fortiOcazione, ma benunche per i molti dati pratici che esso contiene. . Se~z,a entra~e in un tropp? 1?inuto esame dei sette capitoli di cui l opera s1 compone, noi c1mtratterr erno alquanto sui due primi, che sono i più import.an ti e che possono essere consult~ti ancl~e oggidì _co~ grandissimo vantaggio nella compilaz10ne dei progetti cli fortHìcazione, riservandoci di dare un sunto affatto sommario degli ultimi cinque che ~ono i meno comple ti. Delin;.ate per ~ommi tr_atti nella p rima parte dell'opera, che serve cl m trod,uz10ne, le diverse epoche della fortificazione permanente dall antica fino alla moderna, l'autore non si occupa nel seguito che della fortificazione contemporanea, chiamata anche dagli Austriaci nuova scuola germanica e tratta nel primo capitolo delle opere della cinta o corpo cli {)iazza. P r emesse alcune considerazioni generali sulle condizioni a cui le piazze forti devono soddisfare, l'autore accenna ai due elementi costitutivi della cinLa, per cui quesLa acquista la facoltà cli r esistere contro un attacco <li viva forza cioè: il pro-mo ed il tracciato, e dedica a ciascuno cli essi un apposito paragrafo. Parlando del profilo, egli svolge dapprima i criteri secondo i quali venivano stabilite le s ue forme pr ima ·?he le perfezionate armi da gitto rendessero indispensabili •1mpo1'ta~ti modificazioni alle dimensioni di gran parte degli elementi che lo cosl1Lu1scono . 'L'autore presenta ben diciasetle Lipi di muri cli scarpa J.i considera sotto diversi aspetti, foctica come s i debbano cal~olare le loro dimensioni ed osserva circa a i muri di rivestimento, come la loro grossezza si debba sempre e solamente s tabilir-e in base alla spinta delle terre che loro sono adclossate, senza tener conto se più o meno esposti a i tir i del nemico) •

DIOUOG-RAFICA

217

,avendo l'esperienza dimostrato che una maggiore grossezza del muro non può cli molto ritardare l'apertura della breccia. Dalle considerazioni svolte sulla maggiore o minore proba-, bili.tà tli dare la scalata ai diversi mur:i cli scarpa in rapporto alla, loro posizione, l'autore conclude che i più facili ad essere s uper.ati s ono quelliaclerenti alla massa con1~ente, .indi i. semista<2cati e-per ultimo, gli staccati e r itiene che le 11ispettive a-1tez-ze non deb bano.mai essere infe riori a metri 10, 8 e 6; queJle degli ultimi due, se internamente fiancheggiati, possono 11idursi a 6 e 5. Riguardo alla opportunità della scelta il '1'unkle1' osserva non doversi mai impiegare muri di scaf'pa s taccali o semistaccah là dove 1·iesce impossibile cli soltrarli ai tir-i ficcam ti; esse.ve g.eneral mente da p referirsi i muri di rivestimento, i .quali se costano di più, offrono però sempr e il mezzo di r icava1ìe nel corpo del t1wriapienG, locali casamattaLi utilissimi, come ricoveri di ogni genere. La disnos.izionc del ramparo, della cc,nlroscarpa, del fosso, dello spalto ed infine . della, s trada, coper'ta f'oemano l'oggetto delle pagine successive; tu tte le questioni svolte in mer ito a: siffatti argomenti basano s u daLi positivi e non possono a meno cli in teressare vivamente il le ttore. Sotto il titolo - Dimensioni del profilo - l'autore ha quindi r iunito in apposito parag1:afo tutte quelle no lizie indispensabili a conoscer·si da ogni ingegnere m ilitare, ma che troppo lungo ci condu r rebbe il voler q ui anche sommaria mente ripor tare. Non possiamo però a meno di 1:ichiamare l'attenzione del le ttore sul metodo adottato dal Tunkler per st.abilire il vilievo delle opere, secondo il quale resta sempre assicurata l'azione diretta dei fuoch i, tanto dell'artiglieria che della moschetteria, sullo spalto esterno anteposto non solo, ma eziandio· sulla strada coperta e qualsiasi opera esterna. Egli determina prima, secondo la pendenza dello spalto e, s uppos to la bocca, da fuoco incavalcnta su affusto da campagna, il limite minimoJ del rilievo; ed in seguito iJ. massimo secondo lù maggior depnessione del pezzo incavalcalo su affusto da piazza , avuto riguardo al punto più vicino e più difficile da colpirsi. Nella ricerca di questi limili il Tunklers iserve Lanto del.metodo grafico che del calcolo; per cruanto è a nostra conoscenza, nessuno puima di lu.i seppe trovare procedimento più facile, e nel me· desimo tempo più esaLLo, di quello pr oposto dell'autore. ? r a questi limiti viene poi fissato il rilievo definitivo dell'opera, te.nendo ·conto del bilancio fra lo steno ccl il riporto.


278

RlVISTA

Il paragrafo seguente tratta delle modificazioni che si resero necessarie alle forme tipiche del profilo ordinario, in seguito ai miglioramenti realizzati nelle artiglierie dopo l'introduzione dei cannoni rigati. Al proposito l'autore nota come non potendosi ri Lenere ancor chiuso il periodo <li transizione nella Lrasformazione delle armi da fuoco, non sia possibile di dare delle norme precise sul miglior modo di sottrarre le murature alla potenza ed efficacia dello nuove armi da gitto, ma tutt'al più accennare ai mezzi che sembrano più proprii per raggiungere lo scopo soprucitalo. Le esperienze di J Ulich miser o fin dal 18GJ in chiaro che pel' sottrarro i muri di scarpa all'azione delle moderne artiglierie, conveniva abbassarli al disotto ciel piano orizzontale passante per il ciglio della massa coprente del ¼ dcli' ampiezza del fosso o loro distanza orizzontale del ciglio suddetto; non essendo però lecito di ridurre l'allozza dei muri <li scarpa ollre cerli limiti senza menomare di troppo la sicurezza del corpo di piazza contro un attacco di viva forzo, altro non rimane, dice l'autore, che di diminuire l'ampiezzo. del fosso aumentandone la profonditù. 11 Tunkler espone quindi i criLeri che devono sel'vire di guida nel determinare lo dimensioni del medesimo e riuss ume in un quadl'O d'insieme per ùelerminate ampiezze del fosso e diverse inclinazioni della traieLLoria, le rispetti"'e profondità, l'altezza dei muri di scarpa e cli conLroscarpa, sicno i primi aderenli, s taccati o semistaccuti. Seguono alcune considerazioni sul modo di disporre la strada coperta senza pregiudicare la sicul'ezza dei muri di scar pa, e per uHirno si indica il modo cli coprirli anche nei co.si in cui le condizioni di silo non permeltono di ricorrere agli espedienti più sopra menzionati . Il paragraf'o seguente Lralta del traccialo e dalla lettura del medesimo appare come il Tunkler non fosse partigiano di uno piuttosto che di un altro sist.cma; per lui Lulli sono buoni quando l'andamento delle loro linee s'u<ldatti alle circostanze speciali e quindi meglio si presti all'alLuazione del sommo ed unico principio da cui le opere ripetono il loro valore. cioè alla correzione del terreno. Il valore <li una cinta dipende non solo dalla possibili Là di riunire su di un dato punto del Le1Tcno esterno il maggior numero di fuochi possibili e di sottrarre le principali linP.e ai tiri d'infilata, ma benanche nella facolt.ù di fiancheggiare in modo efficace quelle parti che per lu loro posizione si sol-

llIBLlOGRAFICA

~79

traggono ai Liri fronteggianti. Dopo av~r dimostrat~ c~me mealio e più perfettamenle si possa ragg1un~ere quesl ultimo sco~o con tiri radenti, quindi con pezzi postati ~elle co.samatte che con quelli Decanti partenti dal pa~apel~o, _1autor~ svolge il problema del fìancheggiamento dei fossi con una ricchezza di esempi e di dettagli di costruzione che a nostro 1redere non ha l'eguale. . . Nella disposizione dei fianchi e tlel le_capon~ere egh cerca _ed ottiene il mezzo di rendere il passogg10 del !osso, a~ nemico che tentasse varcarlo senza prima aver distrutte le d1~ese che in esso si trovano, unu delle operazioni più esiz_iall ~ell'at: tacco; a tale scopo il Tunkler ~scogita ~no quant.1 Là d1 rnod~ per aumentare la forza di resis tenza di ((UCste_ op~re e ci presenta tanti e t.anli tipi di casamat~ e gall~r~e d1 scar~: e di controscarpa, di caponiere aderenti a1 muri d1scarpa. o essi s taccale con o senza corLile interno da .P~tcrs t, senza tema di err~re sostenere, che chi in casi spec1al1 ad esso ricorre troverà non una ma più soluzioni del problema. I Jìa~chi sono per lo più spezzali e rilil'~li i_n_ dentro come nella vecchia scuola italiana, i cui giusti pr1 nc1p11 non. furono bastantemente apprezzali in seguito. Per lale modo I autore trova il mezzo di riabilitare gli orecchioni cht: sotto l'esper~a mano del Tunklerpren<lono diffe1'enti form e e di:en_to.~o ~t1lissimi mezzi di difesa, sia per il fuoco che _da e~s1_ s1 dtpar te, sia perchè danno luogo alla formazione d1 _recinti sul fondo del fosso, che mollo vantaggiosamente s1 ?restano come luo<•hi di riunione nelle piccole e grandi sortite. . ìT,° naturale che per ottenere l'intento l'aulo~e ~eve r1corre~e alle murature, anzi egli di quest.c fa grandissimo_ uso. C16 potrebbe far nascere il sospeUo che le misure da lui proposte non sieno praticamente attuabili ; ogni dubbio scompare p~rò in proposito leggendo il pa_ragr·~fo che a questo fa segmt?~ ove l'autore tratta del tracciato in rapporto alle nuo~e arll glierie. Dallo s tudio del medesimo si acquista l~ ~onvm~10ne cho la forlirì cazione permanen Le ha anche ogg1d1 rnezz1 sufficienti per far fronle alle nuove artiglierie_d'att~cco. La so: luzione del problema si riduce od una questione ~1 temp? e d1 danaro, poichè è inutile il nascondere che l'ottuazwn_e dei progeLli elaboro.ti secondo i principii del T unkler_r1ch_teder_ebbe somme o-randissime · nè ciò isfuggì. al medesuuo, infatti non tralasciò di indicare ~ombinazioni più semplici e quindi meno costose J.e quali se risolvono il problema in modo meno per-


280

RI'/'.ISTA

BlBLIOGllAFICA

fetLo, soddisfano però sempre alle esigenze principali della difesa, come fanno fede i forti di Cà-Vecchia e Cà-Bellina ideati dal Tunkler e sotto la sua direzione aUuati nel 1866 pr>esso Verona. L'ullimapul"le di questo capitolo si aggira intorno allecomunicaziol)i ed ai passaggi. Ammesso il principio dell'offens.iva nella difesa , il problema delle comunicazioni che metlono dalla pia;,;za sulla campagna ed alle diverse opere che s tanno oHr-c la cinta assume importanza capitale, tanto è ciò vero, che esso forma uno dei caratte1·ì disti.ntivi di taluni sistemi di for tincazione dell'epoca moderna . Il Tun·kler· non 11a mancalo di svolgerlo coll'usuale dottrina; la fer tile sua imaginazione ha saputo ideare nuove combinazioni per raggiungere il doppio scopo cli facilitare cioè le sortile su vasta scala senza pregiudicare la sicueezza di alcuna parte della cinta, e sebbene l'autore modestamente dica che simile questione in seguito alle perfezionate a1·tìglierjc sia ancor· lungi dall'essere risolta, gl i esempi dal medesimo pt•esenlati, se anche un po' compl icati, danno delle utili indicazioni sul modo di dispoPre le comunicazioni anche nei fronti pi ù espo!:iti, e ranno fede della sua non comune maestria nell'applicare le teorie della geometria <lescr·iLtiva alla soluzione di problema pratici. Se la cinta basta por imprimere aJ una posizione il carattere di piazzaforte e ad assicm·a1·la contro un attacco di viva forza, essa non è però sufficiente nè può soddisfare alle esigenze dì una tenace clif'esa. L'autore si occupa cruindi nel capitolo secondo dei mezzi che possono ritardare le operazioni ossidionali e soLtra!'re l'al>ilato al pericolo di un bombat·damcmlo; Loli mezzi sono, com'è noto, le opere aggiunte (Nebenwerke) che l'autore divide in esterne, avanzale difensive, avanzate offensive, distaccale ed addizionali della cinLa · le opere avanzate o/Tensive e le distaccate, dice il Tunkler sono proprie dei campi tl'incerat.i. La natura di questo hivor~ non ci permette di seguire l'autore nella disamina delle ragioni tecnico - taLtiche che determinano la forma èlelle opere di ciascuna categoria e le distanze che le separano dal corpo di piazza e fra di loro, solo diremo che le questioni attinenti sono trat.taLe con lucidità di concetto; la genesi, i car atteri distinti vi ed il valore tattico di ciascun'opera noi diversi tl'acciati e nei diversi peI"iodì della difesa, sono esposti in modo chiaro e1.l attes tano la proi'ondiLù degli studi fatti dal Tunkler in tutto ciò che concerne l'arte mili lare. Aggiungo -

remo ancora come questione palpitante d'attualità, che l'autor.e vu·ole s olo provvisti di ridotti i principali f'r a i forti di prima linea ed i forti distacca ti o di manovra, cioè quelli che per la loro lontananza dalle opere costituenti un sistema ~if'ensivo, sono affida te alla difesa che nasce dalla loro propria confor mazione e for za. Nè possiamo omcLLere cli ricordare come alla fine di questo capitolo l'autore prendend~_il 1:unto ~ partenza da una idea dello s'rndese generale V 1rgm, d1 Pmforzare cioè il corpo cli piazza con opere interaalate e suscettibili di difesa anche dopo la presa di una parte della c~nta, pr~ponga di dare a questa forma simile alle linee ~d intervalli,_ occupando i punti più fa vorevoli con opere chmse per ogni verso e fornite di robusti r.i<lotti. Tali opere, che l'autore ..chiama forLi clella einta, sono cla costruirsi in istile pe~ma.nente dotandoli della massima forza di resis~enza con az1on~ tanto verso l'interno che verso l'esterno; essi s1 collegano po, fra di loro mediante trinceramenti provvisori d~ elevae_si an ~ che al mornenLo del bisogno . All'opera va umto un t1po cll cinta fortificata secondo questi principii, che differ.isce in qual·che parte da quello del medesimo au tore riprodotto 1~eHa Fortijlcation è, fossés secs del Brialmont. . . . ComA i due primi capitoli s ono i più importantt, cos1 essi occupano quasi due ter:ii delJ.lintiero libro H quale _forma un volume di 35"l pagine. L'ultima par.te, che not ab~1am? dette~ essere la meno completa, è quella che per il progrecllr dei t~mpi più aveva bisogno d'essere riformala; _essa tr~Lta _nel cap1tol~ terzo delle costruzioni dirette ad assicmare I d1fens?n d~1 t iri in arcata e di rimbal:io· nel capitolo quinto delle mme militari che l'autore ritiene u'no <lei mezzi più potenti cli difesa e di cui vorrebbe munire i t'orti principali di prima linea e gli staccati; nel capitolo quin to delle inondazioni che possono costituire un serio ostacolo al cammino dell'agg~·esso'.' e. I d_U<~ capitoli ultimi citati s ono sempre interessanti ed 1struttr"".1 per le considerazioni svolte dall'autore in~rno all'a_z10ne difensiva delle mine e dul modo d1 dtsporle 111 s1stem1 ben ordinati al fino cli distrua:o·ere con sicurezza i lavori d'approccio del n~rn.ico. Dallo sv;;iato uso che si può fare delle acque nella difesa delle piazze fm'ti il Tunkler· lrae argomento per dimostrare come il loro impiego s ia sempre utile e come 1~ forme tipiche del traeciato e del profilo si p~ssano per es::;e sensibilmente modificare, speciuhnentc poi quando le n:eclesirne han no una certa prot'onditn, corso non troppo rapido e non vanno soggette al gelo .

)


.282

'.283

II IVISTA

BlBLTOGRAFlCA

li ·capitolo sesto tratta della fortificazione permanente in rapporto al suo impiego nella difesa di determinate località ·. ess? contempla quindi i campi trincerati ed i perni centrali d1, difesa; le ?pere, di sb~rramen_to, i porti di mare e le coste. L ul_t1mo capitolo e dedicato agli stabilimenti militari di cuiogni fortezza deve essere fornita. Al_ testo v_anno annesse quindici tavole di disegno contenenti una r.1cca collezione di intieri fronti di difesa contemP?rane1 e rnoltissimi tipi di forti ideati dall'a1,1tore · non solo s1 vedono disegnate le linee principali delle o•)er-e m; eziandio gli accessorii i quali, come ognuno sa, ricl1iedono sovente la maggior fatica .

tattica. Chiarisce il significato di questi due termini, e deila tattica più specialmente rileva il lato artistico, come quello che riguarda l'applicazione dei crileri astratti ai casi concreti di guerra; aUività subbietliva dello spirito per eccellenza e che perciò ha in sè tutti i caratteri di un'arte. L'introduzione è:suddivisa jn due capitoli: 1 • Nozioni generali e 2° Nozioni speciali tattiche. . Definisce il primo la guerra e dà una succinta esposizione (lei rapporti di questa con la poli tica, enumera gli elementi che costituiscono la potenza militare di uno Stato e tratta della condotta della guerra in generale: dell'offen1iva e della difensiva; spiega infine il significato di alcuni termini di strategia. Il 2° capitolo contiene alcune nozioni fondamentali sugli ordini, sui movimenti tattici e sul combattimento) di cui sono discusse le quattro forme fondamentali: il combattimento a distanza e quello corpo a corpo, il combattimento in ordine chi uso e quello in ordine sparso. Sono infine trattate le qualità caratteristiche delle tre armi, e dalla considerazione comparata di quelle dedotti i principii generali secondo i quali sono distribuite le parti nel combattimento. Dopo i due capitoli d'introduzione l'autore enLra più specialmente in materia e svolge successivamente la tattica elementare delle tre armi, prendendo a trattare degli ordini, delle evoluzioni e del combattimento delle unità tattiche, ed esponendo in fine i principii fondamentali della tattica elementare di corpi maggiori. La trattazione delle varie questioni segue l'or-dine tenuto nei regolamenti di esercizio prussiani ed è divisa in due parti. Nella prima le for'mazioni e le evoluzioni sono brevemente descritte e discusse, apprezzandone il significato tal.tico e rilevandone i vantaggi e gli inconvenienti lor o in questo o quel caso. - La seconda parte invece dà i comandi corr-ispondenti ai vari momenti indicandone l'esecuzione con tutti i particolari: è in una parola il regolamento stesso, o meglio una illustrazione del regolamento. Ed ora accenneremo brevemente a quanto nel leggere il libro ci parve degno di essere notato, sia per le differenze che si riscontrano quando si confrontino le disposizioni regolarnenlar·i tedesche colle nostre, sia per il modo onde son trattate alcune qLJestioni importanti di tattica elementare. Caratteristica negli ord ini tattici tedeschi è la formazione di base della compagnia, composta, come è noto, di 2 plotoni schie-

VI. Auflage der Taktik von ausgearbeitet von MECKEL Hauptmann à la smte. - (Trattato cli tattica compilato dal capit. MECKEL - sec~ndo il programma stabilito per le scuole di guerra prussiane). - VJ edizione del Trattato di tattica del PeRIZONIUS. - Berlino 1874. Ernst Siefgried Mittler und Sohn.

Lel,rbuch de,• Ta/;.tik . P~HIZO.NIUS -

Il tftolo di ques:'opera, ed il nome ben noto dell'autore, sulle t~accie del .quale 11 capitano MEcKEL compilò questa sesta ediz10ne, ~estmata a servi~e·nelle scuole di guerra prussiane qual libro d1 testo, bastano mvero per sè soli a raccomandarla ao-li ~tudio.si ~i ~ose militari, senza che sia mestieri porne in Iu~e 1 molt1ss1m1 pregi. Però mentre esprimiamo il desiderjo che a q_uesto primo volume dell'opera segua ben pr esto la pubblicaz10ne del secondo, che tratterà della tattica applicata, diremo d1 questo solamente quel tanto che basti a mettere in rilievo la bontù del metodo seguito in Prussia neil'insegnamento della taLtwa elementare. Questa prima parte dell'opera del PERIZONIUS lia il titolo: Introduzione e tattica elementare. In un~ spe:ie .di p_roemio l'autore distingue le discipline della gu~rra p~mc1pah ed accessor-ie od ausiliarie, e delle prime (la .storia m1l1tare, la strategia e la tattica), fa vedere la correl~zione, come cioè i principii fondamentali della guerra derivmo dallo studio comparato degli eventi mililari in diverse epoc~e, e. come ridotti a sistema scientifico diano luogo alla class1ficaz1one loro nei due rami principali: la strategia e la

m

r

t

) l


284 UlVISTA rati s u 3 rjghe, ordine che non ha verun sjgnifica'lo tattico ma impiego limitato alla piazza cl'arme ed alle maucie in lonta~ nanza del nemico; oncl?è che ogni qual voHa,una Lruppa.di fanLeria si accinga a combattere o voglia marciare in condizione da essere pronta al combaltimento deve primà di tutto passare aUa formazione su due righe. Questo passag.gio,è causa precipua per cui nel complesso delle disposizion i regolamentari prussiano si ravvisa molto minor semplìci tà che nelle nostre. L'nutore dice esplicitamente che la formazione su tre r:ighe fu mantenuta nel negolamento perchè forma tradizionale nell'esercito prussian~, ma che essa non ha verun· valore, salvo in piazza d'armi e nelle marcie. I vantaggi della formazione s u tre righe nelle marcie non risultano già come noi focilmen te potrenun0 supporre dal movimento di fianco col contemp01'aneo raddoppiarsi delle file, poichè le disposi:tioni regolamentac·i tedesche non considerano c1uesto mo vimento, e vi sostibuiscono la colonna di squadriglie di 4-G flle ciascuna, ordi nate su 2· ·o 3 righe e disposte l'una dietro l'altra a distanzs uguale alla loro fronte. Ora è evidente che la colonna così formata risulterà di p1·ofondità minore quando le singole Sl1undriglie sono ordinate su tre righe anzichè su due. Parlando ùel quadrato come forma atta a. difesa contro la ca;valleria, l'autore prernotte·che la fanteria deve sopratutto rompere l'attacco della cavalleria coi fuochi, e cheq:Uando possegga la tranquillità ed il Lempo per far buon uso del fucile non abbia nulla a temere, qualunque sia la formazione colla <1uale essa fa fronte all'attacco; ma c.he se invece tempo e calma vengano meno, se la fanteria sia minaccio la da numerosa cavalleria, che l'assalti da ogni· l;>anda, di manie1·a che non sja a sperare di rigettare l'attacco per sola potenza di fuoco, aUora dehha ella pure r icorrere alla forma, ordinandosi a quadrato o a gruppi. E, i11dnce l'autore, poichè il quadrato devesi formare in concli;t,ioni difficili, occone che esso sia forma;t,ione semplice, e tale che ad1esse si possa passare dagli 01·dini principali da combattimento. E dopo aver faLto un parallelo fra i quadrati vuoti e i quadrati pieni conchiude: questi ultimi soltanto soddisfa.re alle condizioni r ichieste e doversi escludere i quadrati vuovi, malgrado che essi sviluppino maggior potenza di fuoch i e pres<~ntino minore vulnerabililà per lo spazio maggiore che racchiudon,o. I riuaclvati della fanle,'iu tedesca appartengono alla categoria

285dei quadrati pir,ni, i nostri jnvece sono quadrati vuoti; il quadrato tedesco ha come ordine cli base la colonna doppia serrata sulle due compagnie del centro, il quadrato nostr-o invece si form~ normalmente dalla colonna di battaglione per compaa:inie a mezza diSLanza. - Ora quando si considerino i pochi movimenti necessari a passare da questa alla formazione in quadrato e si raffrontino con gli altri analogh.i eseguiti dalla colonna doppia dei Tedeschi, ci sembra che si possa dire esa~erato il g:iudizio dell'autore quando dichiara la nostra formazione complicata e tarda e per conseguenza poco adaLla allo scopo dacché, come egli dice, per poter formare quadrati vuoti 0èc0rre poter disporre di fanteria intatta ed ordinata e questo è il caso in cui si può far fron te alla cavalleria jn qualuncrue altro ordine di formazione. · Ma ·si potrebbe conkapporre al giudizio dell'autore l'osservazione, che tanto per ordinare un battaglione di fanteria in colonna doppia serrata sol centro e passare quindi alla formazione del quadrato pieno, quanto per ordinarlo in colonna per compagnie a mezza distanza e fo rmare quindi il quadrato vuoto, occorro che la truppa s.i a abbastanza ordinata e nella mano del comandante e che è difficile il decidere se ciò debba esser in maggior grado nel secondo o nel primo caso. Abbiamo già accennato come il regolamenLo pr-ussiano dia luogo a maggiori complicazioni del nostro, causa la formazione della compagnia Sll truighe; allra sm·gente di complica~ioni e cli incaglio al naturale e razionale sviluppo delle evoluzioni sta nella rigidezza dell'ordine diretto, mantenuto dal regolamento di esercizio prussiano e troppo irnperficitLamente corretta dall'impiego limitato delle così detLe inversioni; mentre che il nostro regolamento ammette lo svincolamento assoluto tattico e cli posizione di Lutle le unilà. Per quanto riguarda l'ordine mjsto, il regolamento pi'ussiano non si scosta gran che dal nostro; la formazione della linf\a dei cacciatori, il rinforzo della medesima, la posjzione relaliva dei. sostegni ecc., tutto ciò è bensì· soggette, in piazza d'armi a speciali disposizioni regolamentari, rigide anziché no, ma l'autore dichiara però che esse non d.evonsi riguardare come norme :fisse e che il terreno e Je ,condizioni del combattimento le debbono modificare secondo le circostanze. Alla parte che t ratta del cornhattimenl.o della fanteria l'autore diede maggiore sviluppo che non alle aHre, sia perchè la più impor-tante, sia perchè in questo argomento maggior latiBJBLIOGJUFl CA

!

( ~

) )


.286

IUYISTA

tudine gli era lasciata, dalle poche norme regolamentari nello svolgere la materia secondo .il suo modo di vedere. ' _Tr~tta egli d~lpprima dei caratteri che contrassegnano ogg1d1 11 com~att1mento della fanteria e passa poi a parl~re in modo speciale delle varie forme di esso. Nell'o!'dine chiuso limit~ il fuo~o ~ piccole distanze (300m) e contro grossi bersagli; conJronta 11 tiro a comando col tiro a volontà e fa risultare ad e ".iden~a i vantaggi del primo sul s econdo; è d'avviso però che 1 fuochi a comando non sienb possibili che per breve durata, e allora soltanto quando la truppa sia fresca e poco inquietata dal fuoco nemico, l'esperienza avendo dimostrato che un tiro a salva continuato oltre un breve limite dì tempo degenera sempre facilmente in un disordina lo fuoco a volontà . Dopo aver trattato ddl'attacco alla ba ionetta in ordine chiuso ed aver sviluppate le condizioni per cui quell'atto decisivo del combattimento sia coronato dal successo, l'autore passa a considerare .alcune questioni generali per il combattere in ordine sparso; così l'importanza del terreno, la disciplina del fuoco il l!rincipio dell'economia delle forze, la disposizione della line~ cle1 cacciatori a difesa di una pos izione, l'intervento dei sosteg_ni _a soccor~o della prima linea, g li attacchi alla baione Lta parziali dei cacc1at?ri. Tutte queste questioni s ono s viluppate dall'autore con chiarezza di esposizione e con un argomentar na~urale e pers_uas_ivo, che deriva dalla abilità sua di trasportare il pens1ero dt clu logge in mezzo alle vicende del cornbaLLimento a fuoco, e di descriverne con efficacia l'influenza cleali elementi che lo dominano. t:> Sino a questo punto l'autore considerò il battaO'lione nei vari atti del combattimento, s eparaLi questi l'uno d~ll'altro. In un capitolo intiLolato - Descrizione generale del combaLLimento della fanteria - egli li riunisce in un tutto armonico, offrendo al leLtore un quadro completo pe!' quanto ciò "'li fosse reso possibile dall'aver egli dovu to considerare il co~batt1mento astrazion fotta dal te!'reno e dalla cooperazione delle altre armi'. Alla 1 a pa:te dell'?p_era seguono due appendici; nella prima sono esposti 1 prmc1pu fondamenta li della tattica elementare d~i grandi r~par_ti di ranteria, o nella seconda è trattata la queS~JO~e del r1for111mento delle munizioni in base alle prescriz1on1 regolamentari prussiane. La 2a parte dell'opera svolge la tattica elementare della cavaUeria . - Leggendo degli ordini e delle evoluzioni della cavalleria prussiana l'attenzione è richiamata 1;iù specialmente

I

BIBLIOGRAFICA

.287

·sopra alcuni particolari che si scostano dalle prescrizioni r egolamentari nostre e sopra alcune formazioni che noi non possediamo. Nell'ordinamento del plotone i cavalieri tedeschi sono più ·serrati dei nostri, daccliè lo spazio occupato di fronte dai primi è calcolato di 1 passo per cavaliere - presso di noi 1 passo'!.; la distanza fea le righe è di un passo - il nostro r egolamento la Dssa a due. - I plotoni sono divisi in frazioni di Lre file ciascuna, numero che corrisponde al minimo possibile per poter ..eseguire contemporaneamente la conversione a destra, a s inistra ed indietro nel plotone schierato. E qui giova avvertire che dopo il movimento di fianco le frazioni si trovano ordinate in colonne le une dietro le altre colla soppressione completa di ogni distanza, sicchè quella formazione meno ancora della no-stra, che vi corrisponde, è atto. a spostamenti cli fianco di qualche .entità, e la marcia riesce incomoda per gli uomini ed i cavalli, senza che sia reso possibile di mantenere la colonna sì serrata da poter ad ogni momento ristabilire la fronte. · La colonna normale di via della cavalleria tedesca si forma col rompere le file per tre e sopprimendo ogni distanza fra frazione e frazione, il che ne sembra costituisca uno svantaggio .,di fronLe al nostro ordine di marcia per frazioni di 4 file ciascuna nel quale meno lunga riesce la colonna e più comodo il marciare per gli uomini cd i. cavalli grazie alla distanza di un 'Passo fra le singole frazioni . L'aver suddiviso i plotoni in spezzati di tre file, oltre a dar luogo agli inconvenienti accennati, è causa altrcsì di qualche complicazione nel formare lu colonna di via per due e nel pas·saggio da questa alla colonna di via per tre. Descrivendo i movimenti vari della cavalleria l'autore nerileva il significato tattico e riassume poi quelli che egli ritiene di maggior importanza. Essi sono: La marcia in linea spiegata nell'attacco. Le evoluzioni della . colonna di plotoni (per lo squadrone) e della linea di colonne , di squadroni nelle manovre del reggimento in vicinanza del nemico, infìne i movimenti della massa all'infuori della por,t.ata del nemico. Sono notati come passaggi importanti da un ordine di for·mazione ad un altro : 1• Il passaggio dagli ordini dì marcia a quelli di aspetta,t iva (Rendez vous-Formation); 2° Il passaggio da quest'ultima negli ordini di colonna da .manovra;


288

RIVISTA

3" 11 passag:gio delle colonne àa manovra nella linea

spiegata. Tutte le altre evohlzioni, come ed esempio: la conversione del reggimento in linea, i passaggi dalla Jinea alla colonna di reggimento, lo spiegamento di questa in quella> sono dichiarate poco adatte alla tattica della cavalleria e mantenute dal regolamento collo scopo unico di addestrare la truppa e di esercitare l'abilità dei capi nell'esecuzione di questi movimenti difficili. Nella parte che tratta del combatt.imento della cav.alleria l'autore si rivela abilissimo nel farne spiccare i caratteri particolari e nel far apprezzare a·chi legge il valore degli elementi moraii che vi hanno tanta parte. •Degli attacchi della cavalleria contro cavalleria egli pada diffusamente, discutendone le condizioni dalle quali dipende il successo della carica: la velocità e la compattezza relativa al momento dell'urto, la direzione delfattacco rispetto al fronte nemico> la scelta del momento> il passaggio in tempo opportuno nella formazione in linea, l'abilità ed il valore degli uomini nella mischia> la possibiI.ilà di poter disporre di riserve. In fine della 2" parte sono svolte brevemente le norme per i casi in cui la cavalleria debba combattere coll'arma a fuoco appiedando in parte, norme che si possono riassumere nei seguenti punti: Metà della cavalleria deve in massima rimanere a cavallo pronta a difendere l'altra metà che appieda - di questa i numeri fre non smontano e tengono i cavalli scossi. Jn un'appendice della2•partedell'opera sono accennaLebrevemente alcune norme per le formazioni da combattimento di numerosa cavalleria. La 3· ed ullima parte dell'opera tratta della LaLLica elementare dell'artiglieria ed è svolta collo stesso metodo seguito nella 1"' e 2" parte. Nello esaminare le disposizioni regolamentari pr-ussiane per le evoluzioni della batteria non si può far a meno di affermare che alcune di esse più che ad un impiego utile sul campo di battaglia sono destinale a coltivare la destrezza dei conducenti in piazza d'arme nello eseguire di concerto movimenti difficili. A quesU appartiene p. e. la conversione di galoppo di una batteria spiegata in battaglia. Devesi però notare che per· quanto riguarda i movimenti per passare dalle formazioni in linea all'ordine di baUaglia in avant.i.

BIBLIOGRAFICA

289

e sui fianchi il regolamento prussiano consicir.randoli giustamente come quelli che sono di maggior importanza tattica per l'artiglieria, li ha liberati da quelle considerazioni di ordine molto secondario, che sotto il nome di inversioni sono causa alcune volte di tanto imbarazzo. Ed invero, quando per ristabilire l'ordine primitivo dei pezzi si dovesse ricorrere ad evoluzioni complicate, non v'.ha ragione di rifuggire dalle inversioni, purchè si ritenga come limite necessario di esse, che i due pezzi appartenenti alla medesima sezione non vadano mai disgiunti l'uno dall'altro. Nel trattare del combattimento dell'artiglieria l'autore dopo a;ver accennato alle qualità che lo caratterizzano ne svolge le fasi principali e pone le condizioni tattiche e tecniche cui in massima devesi soddisfare per un efficace impiego di quella arma. Dal breve esame di questo primo volume dell'opera del Perizonius crediamo che evidenti appariranno i pregi del metodo da lui seguito per l'insegnamento della tattica elementare. Questa costituisce il fondamento della tattica applicata, perchè fissa le forme degli ordini e delle evoluzioni e crea così il meccanismo> senza di cui non sarebbe possibile la condoUa delle truppe . .Ma ciascuno di quegli ordini ha nelle su esterne apparènze un significato tattico, e difficile sarebbe in questo caso, come in tanti altri> distinguere tra forma e spirito. Il merito principale dell'autore sta a ppunto nell'aver saputo con somma maestria far risaltare l'intima unione di questo doppio concepimento degli ordini tattici, distinzione astratta e che in pratica mal si potrebbe giustificare se non s i ricorresse col pensiero alla causa che la determina - al tempo relativamente lungo,, cioè> che richiede l'addestramento delle truppe nell'arte meccanica delle evoluzioni in piazza d'arme, ove giustamente i particolari e l'esecuzione accurata de'movimenti sono scopo principale. E qui cade in acconcio l'osservare che quanto più semplici saranno le evoluzioni, quanto più il numero degli ordini sarà limitato a quelli soltanto che saranno utilmente impiegati sul terreno di manovra> tanto meno sarà fatto velo allo esplicarsi del significato tattico loro e tanto più forma e spirito degli ordini tattici diverranno un concetto solo. ~ I regolamenti di esercizio e cli evoluzioni prussiani hanno mantenuto> per quello spirito di tradizione ben noto che abborre dai rapidi novament.i> alcune vecchie forme, che nei regolamenti nostri più non esistono, ed alle quali difficilmente ANNO

xx, Voi.

1.

~9


290

lllYISTA

si potrebbe annettere impor tanza maggiore di quella che risulta dall'esser essi ritenuti come un mezzo di addestrar e le truppe al .manovrar corretto in piazza d'armi. Ci sembra opportuno ripetere qui ques ta considerazione perché la crediamo atta a rilevare la pratica utilità del libro dal punto di vista deo·li -ufficiai.i tedeschi, siccome quello che, e per la penna auto;:_ vole d1 chi lo compilò e più ancora forse per il suo titolo s i offre agli ufficiali tedeschi col prestigio di un libro destinato a chiarire e completare i regolamenti e sLabilirne il perfetto accordo colle occorrenze della guerra 0dierna. Dal punto di vista nostro, l'opera, oltre ad essere utilissima come trattato di tattica elementare, sarà giovevole altresi in uno studio comparato delle formazioni tattiche nos tre e quelle prussiane, e potrà essere consultata da coloro che hanno l'importante missione dello insegnamento della tattica ne o·Ji istituti militari, ove prima di elevarsi nelle sfere elevate d;ll'arte della . guerra è mestieri sviscerarne o<rli elementi non so1o, ma m pari tempo dare ai giovani ufficiali un corredo di cognizioni di più immediata utilità pratica. Die lnf'anterie auf dem Exei•cie1•platze. - (Gli esercizi di pia.zza d'armi della fanteria. Regole ecl esemp i rli addestramento al combattere)per vV. von ScHERFF) tenente colonnello e capo - sezione al grande stato maggiore. Berlino) 1875; A. BaLh.

11 regolamento d'esercizi della fanter ia prussiana data dal 1857, e poche e non radicali modificazioni vi recarono le prescrizioni dettate nel luglio del 1870) alla vigilia di entrare in campagna) e quelle altre emanate con ordine di gabinetto del 19 marzo 1873. Che questo regolamento) così modificato) possa dirsi all'altezza dei bisogni della odierna taWca della fanteria, specialmente per quanto riguarda la parte formale e precettiva, non pare. N è pare che in Germania) dove pur tanto s i è già scritto e discusso in ques ti ultimi anni intorno a gli ordini di combaLtimento per la fanteria) gli spiriti s i siano acquetati nella idea di avere raggiunto il desiclera tum dei buoni ordini tattici. Ce ne fanno fede le non poche pubblicazioni che su tal so o-cretto seguitano a venire in luce, e l'altr e questa recentissi;;;; del tenente colonnello di slato maggiore von ScHERFF, nome oramai notissimo n el mondo militare) comechè uno dei più arditi no-

fra

BlBLlOGRAFICA

.291

vatori) sebbene un po' a modo suo, fl dei più fecondi scrittori di opuscoli in cui furono largamente s volte le ques tioni della nuova Lattica della fanter ia. Preoccupato della necessità di r iformare le pratiche della piazza d'armi, e cli far sì che l'amma es tr amento ivi impartito alle truppe armonizzi in tutto e per tutto con quelle forme ed atti che trovano applicazione nel combaltimento, necess ità, dice egli, vivamente sentila dalla g ran maggiora nza degli ufficiali di fanteria) il tenente- colonnello von ScherJl' non esita a ·dire che lì sotto si nasconde una questione ardente) la quale ad ogni costo reclama una soluzione. - Con tin uare ad is truire la fa nteria secon<lo quelle forme per r icondur la così is trutta in faccia al nemico) come la si condusse nel :"1870 a l combattim ento ed alla morte, non vorrà dire prepar arla ad a lLre vittorie ma molto più probabilmente a gravi sconfi tte. Che s e taluno tr ovasse troppo aspre e pessimis te s imili previsioni, dovr ebbe anzitut.to rispondere alle seguenLi domande : è egli possibile resistere al fuoco accelerato delle armi attuali con quelle fot;rne tattiche che il regolamento dà a ncora come dirett.ive (specialmente pe1° la brigata e pel reggimento) malgrado.le eccezioni prescritte ed ammesse dalle sovrane dis pos izioni del 19 ma rzo 1873 t - è egli veramente conven.iente impr ovvisare, ed impiegare nel momento del bisog no) formazioni ed atti tattici non prima impar ali o solo imperfettamente, negli eser cizi di piazza d'armi) e che in ogni caso non sai-ebbero divenuti pel' le truppe un'abitudine f - Cos ì si esprime lo Schedf, e per conto s uo r isponde ncgativament~ alle due inter1•ogazioni. Ammette che le citate prescrizioni s ovrane segnano un progresso reale per la tatLica elementare della fanteria, ma sostiene che non sono bene intese ed applicate, e che finor a sulla piazza d'armi e SLti campi di manovra della fanter ia Ledesca i pr iucipii di una nuova e sana ta ttica non vi hanno la dovuta prevalenza. Di ciò egli non ne fa colpa ad alcuno; trova il fatt.o una conseguenza naturale della loLta Lra le vecchie e le nuove idee, le quali hanno tutLe una giustificazione nelle vigenti prescrizioni regolamento.ri, e però s ostie ne la nccessitù di un nuovo regola mento, il quale sanzioni meglio di q uanto finora non siasi fatto quel principio fondamentale che è or mai nella coscienza di lutti, e cioè: il centro d·i gravità rlell'attual modo cli combattere detta fan teria è passato dall'ordine serrato a massa all:orcline sparso. Basterà, soggiun ge lo Scher ff, amme ttere questa verità, e ~9~


292

RIVISTA

trarne tutte le conseguenze che naLuralmente ne scaturiscono, per avere il nuovo regolamento bell'e fatLo) senza che s ia mestieri mutare l'attuale. Ma intanto) s ino a che la questione non è risolta) bisogna che ognuno pr esti l'opera sua per trovare la soluzione e dica quello che sa. Ecco la ragione cli questo nuovo opuscoletto, di non più. di cinquanta pagine, del tenente-colonnello von Scherff. Il lavoro è diviso in due parti; nella prima sono esposti alcuni principii fondamentali per l'impiego delle forme regolamentari della fanteria nel combattimento e negli esercizi di piazza d'armi; nell'altt'a sono dati, in pochissime pagine accompagnale da due belle tavole di figure dimostrative, alcuni esempi per la pratica applicazione di quei principii. La prima parte è svolta in sei paragrafi che trattano : dei principii generali che regolano il reparto e lo schieramento di una truppa di fanteria pel combattimento; della forza e formazione delle diverse linee o schiere; delle relazioni tra la fronte e la profondità di un cor po di fanteria, considerando specialmente il battaglione; degli intervalli e delle distanze nel senso della fronte e della profondità; della applicazione dei criteri precedenti a· quelle formazioni regolamentari nelle quali la fanteria può presentarsi al combattimento; e finalmente della azione delle diverse linee o schiere nel combattimento. Questo ultimo paragrafo, molto più esteso dei cinque precedenti sommati insieme,nei quali l'autore si accontenta di esporre mollo sommariamenteleregol.eed i principiiaccennati, è senza dubbio la parte più interessante del libro. Data la formazione n ormale, per ogni corpo che agisca isolato, in Lt'e s chiere,delle quali la prima (costituento la vera fronte combatLente e che però dovrà essere f'utta sin dal principio quanto più forte si possa) si sudd ivide in tre linee: catena, sos tegni e grosso) mentre le altre due schiere costituiranno una sola linea eia, scuna, dà servire la seconda come schiera di rincalzo e la terza come schiera da riscossa per parare a tutte le eventualità imprevedute) l'autore tratta in quel sesto ed ultimo paragrafo della prima parte dell'azione delle tre schiere nel combattimento. Naturalmente egli distingue il combattimento in offens ivo e difensivo, ma poi pal'la anche del comba ttimento in ritirata, come di un genere di azione pel quale occorrono speciali avvertenze e norme, e qui fa gi us tamente differenza tra r itirata volontaria e ritirata involon taria) disti~guendo ancora

BIBLIOGRAFICA

293

il caso, per la prima) di ritirata vivamente molestata dal fuoco nemico dal caso contrario: In torno al combattimento offensivo maggiormente si di[l'onde l'autore) come quello che è più difficile e richiede negli ufficiali e nelle truppe maggiore istruzione per essere ben concloLLo . Parlando prima dell'azione della prima schiera) dopo aver detto del modo e del tempo dello spiegamento) per non presentarsi in ordine profondo neppure all'azione dell'artiglieria nemica, egli espone chiaramente e semplicemente il modo in cui devono avanzare la catena i sostegni ed il grosso; come e quando i sostegni debbono portarsi a r inforzare la catena, come a questa convenga procedere a sbalzi di appostamento in appostamento) ma successivamente per riparti onde non venga mai a cessare d'un tratto il l'uoco lungo tutta la linea; in qual modo) quando ed in qual formazione il grosso viene ad addossarsi alla catena per muovere insieme all'assaito . E così egli svolge le successive fasi dell'attacco indicando gli atti delle diverse parti onde s i compone la prima schiera) e notando qui e là come importi tener conto) nell'esercitare le truppe in piazza d'armi, di rruelle circostanze per le quali il combattimento vero s i differenzia da'quello simulato;;onde l'istruzione torni quanto più si possa razionale e proficua. La piena intelligenza negli uffiziali e nei sott'uffìziali delle condizioni fondamentali che r egolano tali atti, dice lo Scherff) ed un perfetto addestramento delle truppe nello eseguirli, sono le condizioni più importanti e decisive per la riuscita cli un attacco contro nemico armato di fucili a tiro rapido. Discorre quindi l'aulore dell'azione della seconda schiera, la quale, di tutte e tre generalmente la più debole, seguendo dietro gli intervall.i deJ\a prima formata in piccoli nuclei (colonne di compagnia) alla distanza massima di 300 passi) ha la missione cli accorrere a rincalzo di quella per colmare le lacune che momentaneamente vi si producessero,o per rinforzare e dar consis tenza a quelle parti che meno tenessero saldo. Le compagnie di seconda schiera pertanto, pur mantenendosi sotto la direzione del comandante della schiera) dovranno avere azione abbastanza indipendente per poter accorrere prontamente là dove sorge il bisogno .Ad impedire che senza urgente necessità esse si vadano a confondere colla linea combattente, ed a provvedere al caso di dover dirigere parecchie cli quelle compagnie sovra un sol punto dato, sarà mestieri tutta l'attenzione del comandante cli battaglione di seconda schiera;


294

RIVISTA

ma sarà necessaria altresì una buona dose di spirito d'osserva.zione, e più di .tutto una buona disciplina (nel miglif)r senso della.parola) da parte dei comandanti d.i compagnia. La terza schiera (da non confondersi con quella parte di truppe che costituir debbono riserva) segue la prima, normalmente alla distanza di circa 800 passi, senza da principio prender parte attiva al combattimenlo, ma pronta ad intervenire non si tosto si faccia palese che quella o s i arresta o retrocede, ad intervenire cioè in tutti quei casi in cui il dovere e l'onore impongono a tutte le truppe che piglian parte ad un a.Uacco di dare il più valido aiuto. Soltanto, quando ordini speciali impongano alla terza schiera di non prendere par te attiva, dov1•à questa astenersene; ma jn ogni altro caso sarà suo dovere, non appena se ne appalesi il bisogno, cli agire colla massima energia . E negli esercizi di piazza d'armi gioverà favorire simile tendenza anzichè contruriarla, avvegnachè importi in tali esercizi affermare sempre il principio che nel momento decisivo tutte le forze debbono essere impiegate in prima linea. Quando non sia necessario ·10 accorrere della terza sch iera a sostegno delle truppe antistanti, saranno suoi còmpiti ordinari o i contrat~acchi <l i fianco per parare le controffese del difensore, od il costituire riserva dopo conquistata la posizione nemica, sinché nuovi ordini altrimenti ne dispongano. Parlando quindi della difesa il tenente-rnlonnello von Scherff, do~o aver detto esser~ qui il còmpito della fanteria ben più facile che nell'attacco, $pecifica i diversi elementi sui .quali in massima parte, indipendentemente dall'impiego di forme regolamentari, ne riposa il buon esito, e cioè: disciplina del fuoco nel più vasto senso della parola, ed a cruesta giustamen te attribuisce grandissima importanza, e scelta-della posizione. Quanto al modo dell'occupazione e cioè alla condotta delle truppe nella difesa, a meno di casi eecezionali, non vi sarà mestieri di frazionare la prima sch iera in linea dei cacciatori, dei sostegni e del grosso Bensì converrà che la fronte clifens.iva possa presentare ad un momento qualsiasi la massima'intensità di fuoco. Ciò non escluderà che la posizione non possa essere occupata cl.al bel principio se non da sottili linee di .cacciatori, e che soltanto nel momento in cui l'attacco nemico si sarà indubbiamente svelato essa venga pienamente afforzala; ma tale successione nel tempo nulla ha di comune coi còmpiti che alle diverse linee è necessario assegnare neJl'atlacco. Laonde potrà talvolta convenire nella difesa, mentr.e

B1UU0(;llAFICA

la

e

I

295

non converrà mai all'attacco, lo schierare sopra una sol linea un intero battaglione. Ma tal aHra fiata invece sarà forse mestieri,per aumentare la resistenza cli un dato tratto della f'ronte, adottare uno schieramento nel senso della profondità, ancor meglio che non debba farsi nell'attacco. Le condizioni del terreno però hanno qui sempre la prevalenza, assai più che nell'attacco, e cliflì.cile pertanto riesce .i l regolamenta.rizzare le norme da seguirsi. Tutto.volta si può dire che anche nella difesa la formazione normale ùella fanteria vorrà essere in tre schiere, acquistando qui la seconda e la terza speciale interesse per l'importanza che vi ha ln difesa dei fianchi. Discorrendo per ultimo, s ul finire della prima parte, dei combattimenLi in rrtirata, l'autore ne esamina accuratamente la natura, ed indica chiararnente e con savi precetti il modo come ad una truppa convenga, secondo i casi, di comportarsi, e come giovi addes trarvi la fanteria negli esercizi di piazza d'tU'mi. Ma tuttochè anche le pagine in cui di ciò è parola non .offrano minore interesse delle precedenti, s iamo costretLi di sorvolarvi per non uscire dai limiti di un semplice cenno bibliografico . La s0conda parte dell'opuscolo, intitolata : alcuni esempi per Zr.t pratica applicazione clei principii fondamentali, è divisa in due brevi paragrafi. Nel primo sono svolte alcune consi·derazjoni intomo alla necessilà di avere delle forme tipiche pel combaltimenLo, onde gli ufficiali possano abituat·si a f'a rne sempre una giusla applicazione in tuLte le circostanze, e le truppe vi s iano sicurame;ite addestrale; e cosl possano gli esercizi di piazza d'armi seguitare ad essere una vera preparazione alla guerra. Ma ad ottenere tale scopo non basta che quelle forme sieno semplici, chiare) intelligibili, bensì occorre esercitarsi in esse di tal g uisa che diventino per tutti una vera abitud i'n e. Appunto per maggiore influenza che negli odierni combattimenti J1anno. i fattori morali, ed in ragione appunto della maggiore variabilità cli forma e di aspetto di tali combat- timenti occor·re avere delle forme ben fi sse e ben conosciute. La forma cambia rimane sempre s oggetta allo spirito, ma ogni epoca deve avere anche per la tattica una s ua speciale fisio nomia ben determinata. Tutt.i i grandi capitani hann" sempre procurato di Jare alle loro truppe una lattica precisa. Detta quindi l'aulore alcune norme savissime da seguit'Si negli .esercizi di piazza d'armi e conchiude il pa_ragrafo raccomandando la massima semplicità degli esercizi, che vorrebbe fos-


296

RIVISTA

sero ridotti al puro necessario, ma questo perrettam ento imparato. Nel secondo paragrafo Hnalmont.e, del quale fanno pari.e in~gran~ I~ due_ la :ol~ di disegni annesse, sono dati Ii esempi di apphcaz1one deJ principii fondamentali esposti nella prima parte. ~a La vola 'l" l'Oppresenta quattro forma7.ioni tipiche del battaglione : 1° pel cuso di un ballaglione elle opel'i isolalo (,ma compagnia in cacciatori-catena e soste«:rno - duecompagnie di gr~sso e una c~mpagnia per seconda; Lerza schiera); 2• pel caso di un ba tlogl,one che, facendo parte di una linea d! comb~lLimento in posiziono centrale, voglia ave1·e il mass1m? sviluppo cli ~orzo s ul fronte (Lre compagnie in prima s~luer_a - a ven Le ciascuna due ter7.i della propria forza in cacc1a tor1 - ~d una compagnia <li seconda schiera) e questa forn~azrone vJCn dall'o.utore indicata come più adatta alla dil'e ns1 va, ma o.doprabile anche nell'allocco, quando le condizioni del c?m~attimento rivelino fin dal principio la necessità di portare m _lmea la m aggior quantità di forze; 3' pel caso di un battaglione che Lrovn11dosi nelle condizioni precedentemente dette vogl ia adottare disposizioni di combattimen to risolutive (due compagnie in coccialori - catena e sosteani - e due compagnie di grosso); i• infine pel caso di un batt:o-Jione d'ala (lo stesso riparto del caso precedente, ma invece di avere le due compagnie ~n caccit\lori affiancate, sono qui a l,lergate, servendo l'una d1 sostegno all'a ltra) e questa formazione prese~te:ebbe, seco1:1do J'uutore, la massima consist.enza. In questi ull1m1 due cas1 11 còmpito cli servire come seconda e Lorza schier a è s upposto affìclalo ad alL1·c truppe. Anche qui, come g ià nei suoi scrilti precedenti, il tenente colonncll~ vo~ Scherff mostra prererire decisamente pel battaglione h spiegamenti per linea o nel senso della fronte a qu~lli. per a_la o nel senso cleJla profondità, ma in questo pu~to noi dissen tiamo profondamente dall'autore e troviamo i vantaggi di f[ucl primo modo di gran lunga inferiori agli inconvenienti. Le quattro formazioni proposi.e, dice l'autore, non escludono tutte le possibili varia7.ioni nel modo cli schierare un bu tta?lione,però esse possono bastare come forme Lipiche, dappoichè rn s~ e per sò rispondono a i tre casi principali in cui un battagl10ne può Lrovac-si a comballero, e cioè: isolalo, in unione ad allre lruppe formando ala, oppure in posizione centrale. E basterà Lulvolta la semplice indicazione de lla formazione da

DIBLIOG IIAFlCA

J

297

prenders i per precisare a i sottoposti la situazione ed il còmpito di ciascun r eparto. All'atto pratico quelle formazioni primitive naturalment.o si alt.er eranno nel successivo svolgersi del combalLimento, mu si dovrà cercare di manlenerle più a l ungo si possa 'o di farvi ritorno o.ppena sia fattibile. E negli esercizi di piazza d'arm i converrà coltivare una s imile tendenza. Dal.e quelle quallro formazioni tipiche dlll battaglione ne risultano naturalmente secondo i casi le formazioni più adatte pel r eggimento ; formazioni che potranno variare dallo schieramento sopra una sola linea di luLli. e tre i ba ttaglioni a quello dei tre bo.ltaglioni l'uno a ll'altro o.tlergati. Quanto alla brigala finalmente, che secondo le prescrizioni r egolamentari è la più grossa unilà che possa esercitarsi in·dipendenLemen te in piazza d' arm i, dappoichò è impossibile condurla coi comandi o coi segno.l i, appare tanto maggiore il bisogno di bene ese1·citarla, so voglia.si ollenere che i comandanti soLt'ordine dei suoi diversi reparti acquistino abitudine ad oprarc sempre col necessario accordo. Le formazioni tipiche della brigata differenzieranno lr'a loro secondo che i due reggimenti s i spiegheranno per ala o per linea. L'autore non trova conveniente indicar l'uno o l'altro di questi due spiegamenti come forma tipica, avvegnachè soltanto le circostanze indicheranno cruali dei due modi dcbbas i preferiee; però nelle fì g ure della tnvola 2• egli dà esempio e dell'una e dell'altra disposizione, e nel Lesto accenna qualcuno dei casi in cui più l'una che l'altra può sembrare conveniente. Difficilmente accadrà che una brigata l.rovisi ad agire come semplice fonteria senza il concorso dell'artiglier ia e della cavalleria, e più specia lmente di quella . Laonde nelle esercitazioni di brigata gioverà tenor con lo dell'influenza eh.e sulla suo. azione esercit.orà il conr,01·so dell'artiglieria e di quella dell'artiglieria avversaria, anche quando in piaz7.a ù'urrni si trovi a manovt·ar- s ola . Utilissima cosa però, og nora che possibile, satà quella chP. le brigato di fanter ia abbiano seco nelle manovre qualche pezzo per rappresentare l'a1·liglieria propria o quella avversaria . Qua nto più grosso sono le unità da esercitarsi nell'attuai modo di comba ttere, ta nto più diventerà necessar io precisare chiaramente l'obhiellivo e la situazione del combaLLimenlo ; quindi sarà sempre ulilequando possibile, che le esercitazioni .si facciano a partito contrapposto. Solamente acccLtanùo francamen te questo principio, per gli


RIVISTA 298 esercizi di piazza d'armi, sarà·possibile abituare gli ufficiali O' le truppe a quelle forme colle quali oggidì la fanteda non soltanto deve combattere, ma può regolamentarmente combatlere. Ecco in sunto il contenuto di questo nuovo opuscolo del tenente-colonnello von Scherff. Senza voler scemare il merito degli scritti precedenti cli questo appassionato ed intelligente cultore delle tattiche discipline, crediamo poter affermare che questo suo nuovo lavoro è di gran lunga superiore a parecchi di quelli che lo hanno pr eceduto. Forma più s emplice e piacevole e diremmo anche più facilmente intelligibile; ragionamerit.i ed argomentazioni più sobrie e pratiche; maggiore chiarezza, semplicità ed evidenza di concetti, ci sembrano pregi abbastanza evidenti cli questo nuovo scritto. Noi non dividiamo in tutto e per tutto le idee dell'autore, ma molte e molte è giuocoforza accettarle come buone, dirern più, come utilissime ed eccellenti. Però siamo certi che non soltanto in Germania ma anche fuori, sarà letto con piacere e con interesse dagli ufficiali colti e studiosi.

Die tlteoretisch - lacktisc/ie,i 'lf!inte,•arl,eiten der Truppen - (J fllcie,•e .- ( Gli escrciz i tcorico-ta ttici invernali degli 1ijflciali dei corpi d i truppa) del maggiore HoTzE, professore cli tattica all' I. R . scuola centrale di fanteria . Vienna, 'l87f), Seidcl e figlio .

Forse mai in nessuna epoca gli studi I.attici furono in tanto onore come nella presente, e certamente non si fece mai come oggidì così lar ga parte in tali studi agli eserci~i di applicazione. Le teorie ed i principii imparati nei trattati. e corroborati dallo studio della storia militare, non bastano, da soli, a creare la capacità, la prontezza e l'abitudine a risolvere all'atto pratico i problemi tattici che in guerro. ~i affacciano ai comandanti di truppa di ogni ordine, problemi i cui termini sono continuamente ed indefinitamente modificati da tante e sì svariate circostanze, che solo l' esercizio pratico può condurre a saper g iustamente valutare. A questo bisogno soddisfano principalmente le. esercitazioni e le grandi manovre eseguite sul terreno e colle truppe; ma il limitato sviluppo che, per ragioni troppo note perchè occorra accennarle, ad esse si può dar e, rende utile il ricorrere ad altri mezzi per-promuovere e diffondere l'istruzione tattica negli ufticiali, quali sono il giuoco di

BIBLIO GRAFICA

299

g uerra, le esercitazioni tattico-logistiche fatte coi soli quadri e la soluzione di teini sulla carta. Scopo di questo nuovo opuscolo del maggiore HoTZE è appunto quello di espor re un metodo razionale e pratico per proporre e r isolvere siffatti temi, metodo praticato con buon s uccesso dall'autor e alla scuola centrale di fanteria in Vienna, e ch'egli vorrebbe seguìto ancl te negli esercizi invernali fatt( dagli ufficiali dei corpi di truppa. Il lavoro può cons1derars1 d iviso in due par ti dis tinte, nella prima delle quali le idee dell'autore sono esposte, discusse e poste a confronto con ciò che generalmente si fa presso i corpi di truppa dell'esercito austro-ungarico; nella seconda sono applicate all'enunciazione di una serie di 35 temi, di cui i prirhi 34 per ufficiali inferiori e l' ultimo per ufficiali superiori. Ecco quali sarebbero, riassunte per sommi capi, le principali nornie cui il maggiore Hotze consiglia: di attenersi nel proporre e nell'es<1guire gli esercizi in discorso affichè r iescano veramente profittevoli. AnziluUo i temi non devono es-sere comunicati a coloro che li devono r isolvere se non al momento d.i procedere effettivamente al lavor o cli svolgimento, il quale deve eseguirsi tosto ed in presenza di chi ha dato il tema . Ciò, mentre obbliga gli uffìciali a tenersi preparati per saper ben rispondere s u qualunque parte della t attica che deb_.bono conoscere, costituisce una specie di g innastica dello ~pir ito che conduce g r adatamente a saper prontamente risolvere · i problemi analoghi al caso praticò; e l'autore nota assai gius tamente essere m olto preferibile una soluzione mediocre ottenuta in breve tempo, ad un'altra, a nche eccellente, attorno alla quale s i sieno spesi più giorni, pur prescindendo dalla considerazione che molte volte quest'ultima non rappresenta il -lavoro di colui cui il tema fu dato. I~ necessario inolLre che la si·tuazione, la quale deve servir di base all'esercizio, sia verosimile e chiaramente esposta, e che le indicazioni r elative al nemico, al terreno e ad altre simili circostanze di fatto siano tenute nei .Jimiti di ciò che potrebbe realmente esser noto nel caso concreto. La giustezza di queste norme è troppo evidente per chè occorra s pender parole in dimostrazioni e discussioni; bisogna però aggiunger e che, ciò non ostante, le norme s tesse non sono s eguile sempre e dappertutto, d'onde l' utilità di ricordar le. Vor rebbe infine l'a utore che i temi fossero possibilmente sempre pr oposti in for ma di ordini, concepiLi come questi lo sarebbero realmente in guerra, e che vi fosse espressa l'indi-


300

RIVISTA DIBLIOGRAFICA

cazione degli oggetti da trattarsi nella soluzione, i quali dovrebbero in generale ridursi ai seguenti: 1° breve ma ben appropriato esame del terreno; 2°. succinta esposizione del concetto direttivo delle disposizioni date; 3° descrizione di tali disposizioni fatta nei termini precisi che si userebbero nel caso pratico; 4° rappresentazione grafica di alcuni momenti della situazione delle truppe. Esposte e svolLe con molta chiarezza e vivacità queste idee da noi sommariamente accennate, l'autore passa ad applicarle all'enunciazione dei 35 temi che dicemmo potersi considerare come una seconda parte del suo làvoro. Opportunamente svariati ed ideati in guisa da offrire, nel loco complesso, un campo abbastanza vasto d'esercizio nei molteplici problemi di tattica che si possono pcesentare in guerra, tali temi si riducono, in quanto a forma, ad un unico tipo, il quale consta delle seguenti tre parti : ci) Situa:iione generale, ossia descrizione succinta di quelle condizioni in cui si trova in un dato momento un esercito, o parte di esso, le quali servono a porre ed a determinare il problema speciale. Dall'enunciato di una sola situazione generale si possono trarre svariatissimi temi; b) Tema propriamentedetto, espresso in forma di ordine o naturalmente emergente dalla semplice indicazione del còmpito spettante ad una frazione delle truppe accennate nella situazione generale; e) Oggetto della soluzione, ossia indicazione delle cose da traltarsi nello svolgimento del lavoro in iscritto. Per la soluzione di questi temi l'opuscolo è corredato di due piani alla scala di 1/28,800 delle regioni attorno a Nachod ed a Trautenau, e di una carta generale alla scala di 1/144,000 di un tratto della valle del Danubio a nord e nord-est di Vienna. Il lavoro che abbiamo sommariamente esaminato è di modesta mole, non tratta cli grandi questioni, non isvolge nuove teorie; risponde però, a nostro avviso, perfettamente allo scopo utile e pratico pel quale è .fatto, e possiede quei pregi sia intrinseci sia di forma che siamo abituati a trovare negli scritti dell'egregio autore. DEMARCHI CARLO,

gerente


SCHIZZO DlllE ~lAtxOVR[ Dl C.AVf\LL[RlA DEL 30 AGOSTO E1'. SETTEMBRE 1874 . PER rn~HLUGENZJ; ..

I

L_ _

Scala

.lti,,i.,ta., ,mililtY,1-e,, il1(/ùu1{Jf . fi~hl,r,..,-o lé/75.


LA

CONFERENZA DI BRUXELLES E LE

LEGGI DELLA GUERRA

I.

DEMARCHI CARLO,

gerente

L'attuazione delle grandi riforme sociali non procede di un passo finchè Je idee innovatrici non scendono dalla regione delle astrattezze e de ll'utopia per adattarsi alla variabile realtà della viLa. Da gran tempo è stata bandila in nome della civilLà la crociala contro la guerra. I pubblicisti si aggiunsero al coro dei filosofi e dei poeti per maledire alle stragi e alle rovine; si diedero a tutt'uomo a cercare i mezzi con cui antivenire tanti mali, e non cessarono mai di invocare · la pace e la fratellanza pet!petua dei popoli . I rap idi incrementi delle industrie e dei commerci, la diffu sione della coltura, il rno!Liplicarsi dell e relazioni internazionali rendevano gl i animi semprepiù inchinevoli a miti sentimenti; e le moltitudini, chiusi gli orecchi a lla voce severa che proclamava la lotta e il sacrificio condizioni essenziali della vita , parean ripetere coli 'entusiasmo del neofita l'inno alla pace intonato dai sapienti . ~1a tostochè la n uda e possente realtà di tin alto interesse nazionale si affacciava alla mente dei popoli, ANNO XX, VOL I.

20

'


302

303

LA CONFERENZA DI BRUXELLES

E LE LEGGI DELLA GUERRA

essi dimenLicavano i nuovi maestri , e scendevano un'altra volla in campc autori e viuime delle stragi e delle rovine poc'anzi deplorate. Così è ; che giova dar di cozzo contro la ferrea necessità? Tutte le declamazioni dei filantropi non valsero ad impedire lo scoppio della lolla: in nessun tempo fu così operoso come nel nostro jl moto de'fautori dell'aboliz ione immediata della guerra; in nessun tempo · essi ebbero come ai dì nostri così frequenti e sanguinosi disinganni . Ma rnemre una parte dei moderni pensatori si percteva dietro ad un ideale troppo discordante da lla realtà effettuale delle cose, sorgeva una schi.era di eletti ingegni che in travedendo una possibile conciliazione fra l'ideale ed il reale, fra le più elevate aspirnzioni dell'uomo e. le ineluuabili necess ità della. vita civile, domandava se non era poss ibile in questi tempi di pl'ogredita civiltà scemare il numero delle cause di guerra e regolare l'uso della forza in guisa che l'um.anità non abbia sempre a dol ersene e vergognarsene come per lo passato. E allora surse e rapidamente si diffuse così in America come in Europa il concetto dell'arbitrato internazionale come modo di amichevole componimento delle controversie fra Stato e Stato: individui e associazioni non si stancarono più di procacciargli i !'avori dell'opinione pubblica e dei Governi . Nè i loro sforzi furono sempre infruttuos i, irnperocchè il principio da essi propugnato ebbe in breve tempo numerose ed utili applicazioni, e fo solennemente accettato dal congresso di Parigi del 11856, allorchè nel 23° protocollo espresse il voto che qualora sorgessero in avvenil'e tra le parti contraenti nuove ragioni di dissidi, dovessero le medesime rimettersi alla mediazione delle altre prima di ricorrere alle armi. Non conveniva però cullnrsi nelle illusioni : la pace non poteva essere lo scopo incondizionato della vita dei ;)opJE: firwhè v'e.-ano oppressori ed

oppressi , finchè durava la legge arcana che regola l'allerna vicenda delle cadute e de'risorgimenti delle nazioni , era necessario l'esperimento delle armi. E il cannone tuonò a breve intervallo or sulle rive del 1\icino , del Mincio , del Danubio e del l\far Nero, or su quelle delt Elba, della Mosella e della Senna. Ma tra il fragore delle armi non restava inascoltata la voce dell'umanità : se da un la Lo i mezzi di distruzione erano cresciuti di numero e di potenza, la guerra dall'altro era si spogliala, in parte, del vecchio apparato di crudeltà e di barbarie. ~lercè i l lavoro intenso e persistente della scienza, il sentimento così a lungo represso dell' umanità ha affermato il suo imperio negl i ordini del diritto internazionale, il quale rinvigorito da nuovi principt e sostenuto dalla forza della opinione pubb lica, è penetrato ormai nel gabinetto dell'uomo di Stato e sotto le tende dei soldati. Così mentre perdura fra i popoli lo stato di guer·ra e la forza fisica tende a schiantare e distruggere ciò che le si para davanti, il diritto internazionale segna a codesta fo rza limiti ben determinali, che nessuno può varcare senza incorrere nella riprovaz ione del mondo incivilito. I se nsi di umanità spiegano ognora più la loro potenza altra verso alle terribili vicende della guerra. Il ricordo di Solferino suscita presso ogni anima gentile una nobile gara di studi per lenire le sofferenze dei caduti sul campo di battaglia : agli sforzi de i privati risponde l'opera efficacissima dei Governi, e la Con· venzione ·di Ginevra del 1864: consacra le norme alt.e a migliorar·e la sorte dei feriti degli eserciti combattenti. Mentre la guerra civile infuria nel!' A rnerica del Nord è compilata e promulgata la Istruzione per gli ese1·citi combattenti dell'Unione: lavoro che può dirsi la prima codificazione delle leggi della guerra continentale. Im1


304

LA CONFERENZA DI llRUXELLES

perocchè essa contiene prescrizioni particolareggiate sui diritti del vincitore rispetto al paese nemico, sui limiti di codesti diritti , sulla propriet h pubblica e privata del nemico ; sulla protezione da accordarsi ai cittadini, alla religione, aUe arti ed alle scienze; sui corpi franchi, sui prigionieri di guerra e sui disertori, sul bottino raccolto sul campo di battaglia, sui partigiani, sulle spie, sui predoni, ribelli e traditori; sovra le salvaguardie, i portatori di dispacci falli prigioni, l'abuso della bandiera parlamentare, lo scambio dei prjgionieri di guerra, la libertà sulla parola , gli armistizi , le capitolazioni, gli assass inì, le rivolte, Ja guerra civile e la ribellione. Era un nobile esempio ed un incitamento che gli Stati europei ricevevano dalla giovane America, nè essi potevano a lungo trascurarlo . Intanto l'esperienza della guerra del 1866 suggeriva alcune aggiunte ed a lcune modificazioni alla Convenzione di Ginevra, intese a rendere più efficaci le disposizioni .con cordate nel 11864-, ed estenderle ai feriti delle guerre marittime; e il rapidn moltiplicarsi dei mezzi di distruzione più svariati ind uceva l'imperatore delle B.ussie a proporre e far sottoserivere dalle potenze nel ,J 868 una dichiarazione, giusta la quale era proscritto dagli eserciti combattenli l'uso di proietti che non cagionano che inutili strazi. Scoppiava la guerra del 1870-7'1, e l'Europa era chiamata a giurlicare in qual modo le due nazioni, che vantano civillà più vigorosa , applicavano le norme di dirilto internazionale universalmente professato. L' ira dei patiti disastri . da una parte , la necessità .dall' altra di giustificare prontamente in faccia al~a coscienza pubblica i1 proprio operato diedern origine ad una polemica, in cui l'esatto accerta mento dei fatti e la serenità del giudizio rimasero non poche vo!Le un desiderio. Vincitori e vinti si palleggiarono a lungo le

E LE LEGGI DELLA GUERRA 305 più gravi accuse di violazione delle norme e delle consuetudini internazionali ammesse dai popoli civili. Erano i primi denunziati al tribunale dell'opinione pubblica per avere violala la proprietà privata, non solo per via di smodate requisizioni, ma altresì mediante il furto e la depredazione ; per non avere tenuto il debito conto della vita umana, per avere bombardato le città aperte senza preavviso, ristabilito l'uso degli ostaggi, aggiunto l'oltraggio all'oppressione (1) . Nè meno gravi erano le co lpe che, secondo il conte di Bismarck, dovevano attribuirsi ai vinti: il rigore con cui i Tedeschi applicavano talvolta il dritto cli guerra doveva ascriversi all' infariare delle passioni popolari scatenate dal Governo avversario: i Francesi avevano disconosciuto il carattere de' parlamentari , violato ri petutamente la Convenzione di Ginevra, adoperati piccoli proietti esplodenti, sottoposti i prigionieri a trattamenti inumani, messe in campo truppe africane non incivilite, raccomandato l'assassinio di soldati stranieri per mano di gente non ascritta alla milizia, incoraggiati gli uflìciali prigionieri a venir meno alla data paro la (2). - Elevandosi al di.sopra delle passioni 11azionali, Ja critica severa ed imparziale ha ornai fatto ragione delle accuse degli uni e degli altri (3) : come non disconosce le terribili necessità della guerra e la stretta relazione che corre fra l'euergia della offesa e la tenacità della resistenza, così non può condannare

('1) Circolari del C. di n1 C1Huoo1mv, 29 novembre ~ 870, 25 gennaio 187 •1 : circolare del sig. J. FAVRE, ~4 gennaio ,187~. (2) Circolari del C. 01 Il1sMARCK 44 dir.ombre ·1870, 9 gennaio e •17 febbraio H'7•1. (3) Y. Row,-J'ACQUEMYNS. La guerre actuelle dans ses?"aJJports avec le droit interna.t-ional, dicembre 4870 . e Second essai 'sur la guerre

franco-allemande da,ns scs rappo1'ts avec le droit international. Bruxelles, 487~.


306

LA CONFERENZA DI llRUXELLES·

E LE LEGG! DELLA GUEnRA

troppo recisamente i vinli, se nel furore delle lotte, han?o talora ecceduto ed errato nella scelta dei mezzi P.e r rstornare dalla lo!'O pakia l'estrema rovina. Ma essa s1 domand a pm anco se non è possibile prevenire lo spettacolo di due popoli che lanciansi l'uno contro l'altro le accuse più severe. Non SDrebbe utile veclet'e se !a gue~·ra cons.erva ancora nella pratica qualche restduo d1 barbarie, e studiare il modo con cui rispa rmia.re ~Ile popolazioni una parte almeno de' JuLti e delle miserie che cagionano Je operazioni militari~ Non potrc?be~i c.~nsegui~e cosi~atto in tento quando, ~d esempio ?1 ci~ che s1 fece rn America, venissero per cura dei van Stati determinati di co mune accordo i doveri· e i dritti l'eciproci de' Governi dei combattenti de'ci_lladini nelle val'ie contingenze dello slalo di cruerra? E.ra 11 con ?e lt~ c~i s'informavan o le pro po3te della Soci.età_ p~r il rnigli01·amento delle condizioni dei prigionieri dZ, guerm, proposte che vennero dal presidente conte d !londet~t ras~egnate alle diverse potenze perchè fossero in segutto d1scus5e in un conc•resso ufficioso da convocarsi i~ Parigi .. ìUa un dis~gno molto più vasto maturav~s t dal gabinetto di Pietrnhurgo : ciò che Abramo Lm_coln a.veva fatto per l'Amer·ica, il con corde volere_ d~~ Governi doveva fare per l'Europa: non tratta vasi pm solamente de lla sorte dei prin·ionieri·1 o • tullo 1 complesso delle leggi e delle consuetudini della guerra doveva essere concordemente stabilito e sanzionato dagli Stati emopei. Tale era l'idea che il principe Gortschak:o{f esponeva nel di spaccio del 6 aprile ,1874 ~ era poi svil uppata nel progetto di convenzione rndmzzato alle potenze il 17 dello stesso mese, e proposto coi:ne base cli discussione in una Con fere nza da radunarsi a 13ruxellcs. Così il monarca, a cui l'umanità già doveva J'atfrancamento dei servi e la dichiarazione di Pietroburn·o

c?~

o

I

307

del 1868, volle ,essere pur anco l'iniziatore in Europa della codificazione delle leggi della guerra . I Governi europei accolsero la proposia con simpatia ~on iscompagnata da esitazione; ness uno ne poneva in dubbio il carauere altamente morale ed umanitario; tutti convenivano nella necessitò. di sottrarre i popo li all 'impero di pass ioni se lvaggie; ma il disegno di convenzione presentato d11lla Russia pareva a molti pressochè utopistico, e quasi destitulo di prati ca utilità, ad alti:i pericoloso e fecondo di disinganni. Quale efficaci a potevano avere leggi non avvalorate da alcuna sanzione? Come adattare codeste leggi a cotnnte e così disparate varieliÌ di condizioni territoriali, politiche, militari e sociali ? Non po teva darsi che il nuovo codice avesse a riuscire ad esclusivo profillo del più forte , imponeodo ai piccoli Stati la rinuncia all'imp rescrittibile dil'illo del la difesa quale p1·ezzo della etl:ìmera sicurezza dei cittadini? La defioizione delle leggi della guerra terrestre non poteva considerarsi come un primo avviamento a dipan are l'arruffata matassa dei principi che devono regolare la guerra mari ttima '? Erano certo gravissime le questioni sollevate dalla propos ta del gabinetto di Pietroburgo, e tali da meritare uno studio assai ponderai.o da pa rte degli statisti : nessuna meraviglia pertanto se l'acceLlazion e della maggior parte delle potenze non fu in condizionata, se l'fngb ilterrn. fece tal i riserve. che parvero a taluno piuuosto atto di cortesia verso l'imperatore Alessandro che non adesione alla pro pos t.i. Le franch e spiegazioni date dal principe Gortscliakoff e il manifesto favore con cu i il pubblico accolse la disegnata Conferenza valsero a dissipare molti dubbi, a vincere non poche resi stenze; il 27 Iugl io con veno ero a Bruxelles i delegati dell'impero germanico, della monarchia austro-ungarica, del Belg io, della Danimarca, della Spagna,


308

LA CONFERENZA DI BRUXELLES

della Francia, della Gran BretLagna, della Grecia, della Italia, dei Paesi Bassi, della Russia, della Svezia e Norvegia, della Svizzera, e più lardi quelli del Portogallo e della Turchia. Doveasi ivi discutel'e il disegno di convenzione presentato il 17 aprile, e studiare il modo d'impor regola alla guerra e attenuarne le calamità, mediante una concorde determ inazione di ciò che da un lato è richiesto dalla necessità, e di ciò che dall'altro è proscritto dagli interessi soli dali della umanità nelle presenti condizioni dell'incivilimento e de.i rapporti intemaziona li {·I); còmpito certo gravissim o, ma degno in tutto di Governi che non intendono camminare a ritroso dell'odierno moto cìvile. 1

11. Composta di insigni diplomatici, di militari colti e sperimentati, cli illustri scienziati, quali il Bluntschli e il De Martens, l'Assemblea convenuta a l3ruxelles ra ppresentava veramente il concorde lavorio della scienza e della pratica in pro' dell'umanità (2). I protocolli ( i ) Istruzioni del gabinetto di Pietroburgo. 9 luglio rn74.

(2) Ecco i nomi dei delegati delle varie potenze: Gennania, generale-maggiore di Voigts-Rehtz; gencra!-maggiore barono di Leonrod; maggiore barone di Wclcks; consigliere di Stato barone di Sodcn; consigliere intimo dottor Bluotscbli. Austria-Ungheria, S. E. il conte . (hotck; generai-maggiore barone di Schoeofeld. Belgio, barone Lambermont; signor Carlo Faider; colonnello ilfockel. Danimarca, dirottore Vedei; colonnello Drun. Spagna, S. E. il duca di Tetuao; il maresciallo di campo SerYert y .Fumagally; il contra mmi raglio Pezuela. Francia, S. E. il bar. Daudc; il generale di brigata Arnaudeau Gran Brettagna, il maggior generale sir Alfredo Hosford. Grecia, il tenente colonnello l\fanos. Italia, S. E. il barone Blanc; il te-

E LE LEGGI DELLA GUERRA

309

dell a Conferenza ormai fatti di pu bblica ragione costituiscono una serie di documenti oltremodo importanti per la storia del diritto internazionale. non solo, ma anco per quella dello spirito militare; splendida rivelazione di quella forza che trasforma la milizia e il'resistibilmente h sospinge nella corrente della vita moderna, essi ricordano una discu.ssione durante la quale le questioni più difficili non scesero mai da quella sfera elevata ove non domina che la fredda ragione avvalorata dalla esperienza ed animata da un patriottismo chiaroveggente. Non trattavasi di formulare nuovi principì, ma di svolgere e di applicare a Cftsi svariatissimi quelli già proclamati ed ammessi oramai universalmente . E la diplomazia sanzionò implicitamente anche questa volta i pronunciati della scienza: essa p'roscrisse inesorabilmente la vecch ia massima che ogni cittadino dello Stato avversario è · un nemico, e che tutlo è lecito contro il nemico quando giova al conseguimento dello scopo della guerra. La guerra è oggidì lotta aperta fra Stato e Stato, tra fo rze armate ed organizzate di due o più Stati ; individuo e Stato sono due personalità distinte, avente ciascuna.diritti propri e sfera speciale d'at,tività; laonde nente colonnello conte Lanz~. Paesi Bassi, S. E. il signor di Lansbergc; il generai maggiore Von der Schricck. Russia, S. E. il barone Jomini; il generai maggiore de Leer; il prof. de Martens. S-ve:zia e Norvegia, il tenente colonnello Staaf. S uizzera, il c1,lonnello federa le Hammer. Portogallo, S. E. il signor d' Autas ; il generale Palmeirin. Turchia, Caratheodory-Effendi; colonnello Edheoi-Dey. li disegno di convenzione presentato dalla Russia fu da prima discusso e modificato da uoa commissione composta di un delegato per ogni Stato; il lavoro della commissione subì ancora nuove mod ificazicni nella seduta plenaria del 24 agosto, nella qua le fu adottato il progetto definitivo di dichiar azione internazionale conce-niente le

leggi e le consuetudini della guerra.


310

E LE LEGGI DELLA GUERRA

LA. CONFERENZA DI nROXELLES

l'azione guerresca vuol essere diretta solo contro le forze e i mezzi di guerra dello Stato, non mai contro i sudditi di lui finchè non piglian parte alla lotta. L'uso dei mezzi guerresch i è regolato dalle consuetudini e dalle necessi tà della g uerra, le quali però non giustificano gli otti di barbarie ed il tradimento, nè permettono di metter l'avversario al bando delle leggi . Le rappresaglie possono essere giustificate da lla inosservanza delle leggi e degli usi di guer1·a per parte del nemico, ma anche di fronte a questa necessità clolo rosa non òevonsi dimentico.re i doveri di umanità (~). Non poteva nascere discordia di opinioni nel campo de' prin cipt genernlì; ma tostochè convenne determinarne le conseguenze, e studiare il modo con cui essi avevano ad adattarsi ai molteplici fatti che si svolgono durante la guerra, era inevitabile la lotta, poicltè troppo diversi erano gli interessi dei singoli Stnti, e non tutte le disposizio ni della proposta convenzione si attagliavano all'indole, alle tl'adizioni, alle istituzioni militari dei vari popo li. Due questioni specialmente furono oggetto di lunghe e vivaci controversie: il complesso cioè clelle condizioni che conleriscono agli individui il carattere di belligeranti, e la natura, i limiti e le conseguenze dell'occupazion e del territorio nemico. Le disposi zion i intorno ai belligeranti contHnute nella proposta della Russia sono una logica deduzione del principio che proclama la guerra un rapporto esclusivo fra Stato e Stato, e r ispondono ad un fatto se non generule, certo molto esteso, vale a dire l'organam ento di tulle le forze vive del paese e il loro concorso alla guerra, donde l'opportunità di regolare rimpicgo di codeste forze ed impedire i moti eccen Lrici e scapi-

(1) Projct d'ime convention, etc. Principes gén6raux .

311

gli ati di un patriottismo inutile o dannoso il più delle volte. « I diritti di belligeranti pertanto non spettano « solo all'esercito, ma ancora alle milizie o ai corpi « volontari nei seguenti casi: « 1° Se cornanclati da capi giudicnbili sono con« temporaneamente sottoposti al comando supremo; « 2° Se hanno certo distintivo esterno che possa « riconoscersi da lontano; « 3° Se portano le armi apertamen te; « ,i.0 Se nelle loro operazioni si conformo.no alle « leggi della guerra. « Le bflnde armate che non rispondon.o alle accen« nate condizioni non godono dei diritti di belligerante; « esse non sono considerale quo.li nemici regolari e, « se prese, vengono sottoposte a giudizio militare ( 1) >>. Qui sicura mente appare più che mai manifesta _l'~ggiustatezza del vecchio detto, es~ere la. LI'opro n? 1d~ applicazione de' princip1 fonte d1 erron e d1 pencoli neo-Ii ol'dini della vita operativa. Ridune la guerra ad un\empliee duello tra esercito ed esercì.Lo, ~d un _torn ~~ san(Tuinoso cui assistono quasi impassibili ed inerL1 1 citt;clini, era possibile quando i vincoli morali fra l'i~1: dividuo e lo Stato erano rilassati, quando gli esercll.1 non vivevano la stessa vita della nazi one, e questa tollerava che i proprii destini fossero _a sua in~aputa rimaneggiati nel seg1·cto dei gabinetti ~ra. utile allora invoco.re questo principio pel' risparmiare_ alle yopo~ }azioni inerm i ed inoffensive un cumulo eh pat1ment1 e di (Tua.i· ma dacchè la qnnsi universale partecipazione°alla' vita politica ha rese più intime le relazio?_i fra l'individuo e lo Stato, <lacchè la guerl'a non è pm un semplice fatto dinastico o governativo , ma emi-

( 1)

P·rojet d'une convention, etc, Chap. li, § 9.


312

LA CONFERENZA DI BRUXELLES

nent~me?te nazionale, i ci lladini saranno più o meno trascrnatt nella lotta, né basterà sempre e in tutti i casi l'azione del Governo a regolare le manifestazioni del patriotismo . Vero è che il potere legale sar~1 più forte e polrà con mano più fe1·ma dirio·ere la diCesu nazional~ nei paesi ove tulle le forze s~no previamente e stabilmente organate; ma conviene pur ricordare che non lutti gli Stati si trovano presentemente in codesta condizione, e qualorq pur si trovassero, può accader sempre cl1 e taluni cilladini senza essere ascritti ali~ forza armala debbano in un modo qualsiasi partecipare alla lotta. Ora le disposizioni del progetto sottoposto all'esam e della Conferenza nen·herebbero a costoro ~ diritti de' ~elligeranti; buone ;er i grandi Stati ch_e d'.spongono dt grossi esel'citi, e possono fa r guerra o~ensiva, _esse sono troppo restri ttive pel' i picco li , e riescono fino a un certo punto a tron care i nervi della difesa. L'am pia discussione a cui questo paragrafo venne sottoposto nella tornata del 14 acrosto ne mise in chiaro i difetti: nè le spl endide difes: del· generale Voi gtsRehtz valsero a dissipare !ulli i dubbi, a vincere tulte le ripugn anze . Non era tropp o felice la redazione di tale paragrafo, poichò lasciava [il dubbio se · a conlerfre i diritti di belligernnti bastasse una delle enunciate condizioni, ovvero occorressero tutte : non rjspondev3 sempre alle condizioni di fauo perché i co rpi volon tari potevano le molte volte P.ssere sottratti all'azi one del comando supremo, e porzioni della milizia territoriale o della landsturm potevano tro,,arsi nella necessi tà di far _u,so cl~lle ar.mi senza esse1·si pel' difetto di opportunita o d1 mezzi provviste di quel di stirllivo che troppo vagamente definito poteva alla sua volta dar adito a interpretazioni arbitrarie. Ma erano dif'elli che potevano correggersi senza diffico ltù; ciò che tornava. dit-

3~ 3 ficile ad emendare era il principio stesso che inspira.va la proposta, principio fondato sopra uno stato di cose non generale. Lo affermava implici tam ente uno dei delegati tedeschi, quan do diceva che là dove l'obbligo generale del servizio personale mette in moto tutte le forze vive della nazione, il tanto combattuto paragrafo non fa che mettere in chi aro un fatto: sono vecchi soldati che in virtù di una legge e sotto la garanzia del proprio Governo concorrono alla difesa del paese. Ma non tutti gli Sta Li si trovano in questa condizione; può accadere pertanto che presso di essi sorga un'accozzaglia di gente indisciplinata, la quale cal pesti il diritto delle gen ti, e invece di combattere contro il nemico adoperi le armi contro i proprì concittadini. L'organamento di queste forze è un supremo interesse per tulli: non si domanda di abolire o di in ceppare la leva a massa, sibbene di organizza rla in un modo qualsiasi affinchè non degeneri in -brigantaggio. Ma dall'organamenlo della leva a massa, osservava uno dei delegati spagnuol i, deriva necessariamente una maniera di guerreggiare più o meno regolare e metodica, nè ciò può convenire a tutte le nazioni; il morlo di fa r la guerra dipende in nrnlta parte dall'indole, dalle tradizioni dei popoli e dalla natura del suolo; la guerra difens iva è per la Spagnaguerra altamente nazionale, a cui prendono parte tutti i cittadi ni senza domandare a sè stessi a quali rischi si espongono : il diritto di difesa non patisce limite: quando si tratta della salvezza e dell'onore del paese Yano è por regola o freno al patriottismo. La leva a massa , soggiungeva alla sua volta il colonnello J:Ia.m mer, delegato della Svizzera, è una forza morale ed eventunle; solo le Yariabili circostanze di luogo e di tempo possono determinarne l'organamento e l'uso. Sulla fine del passato secolo e sul comin ciare E LE LEGGI DELLA GUERRA

I l ;)


31.i,

LA CONFERENZA DI BllUXELf,ES

del presente le popolazioni di alcune val!i della Svizzera si sollevarono, e non organizzate nè comandate combatterono contro il nemico. Questi uomini che difendono il proprio paese non sono briganti.; se soccombono nella lotta , il nemico non li tratterà corne popolazione pacifica e inoffensiva; po~ potrà però disconoscm·e in essi il carattere di belligeranti senza venir meno ai dettam i della giustizia. ~èsi dica che le guerre ·insurrezionali sono eccezioni : esse sono necessaria conseguenza di una data condizione di cose, che si ripete più spesso che non si crede ; parecchi popoli e in epoche diverse fecero guerre insurrezionali; alcune inefficaci, altre coronatP. da sp lendidi successi ; ciò che è eccezionali'\ presso un popolo è normale presso l'altro. E fossero pure eccezioni codesti modi di guerreggiare, sarebbe colpa il trascurarli, poichè trattasi di mettere al bando delle leggi migliaia di cittadini, e di punire troppo severamente l'affo Lto al proprio paese .e quella nobi le fierezza dell'animo che vietat loro di chinare il c~p? dina1~zi aJI' avvers~ fortuna. Erano ragioni grav1ss1me, ne bastava ad rnfirmarle la possib ilità ehe ai combattenti animati da spiriti patrii si mischiassero gli individui che dan di piglio alle armi per soddisfare passioni bruta li. .Era d'uopo d'altri argomenti, e allora fu ev_o~al? lo spettro delle rappresaglie: le quattro con d1z1ont espresse nel paragrafo 9°. à isse il generale de Leer, qe legato della Russia, sono una valida salvaguardia per i difensori; se non vengono accettate resta all 'aggressore il diritto di rappresaglia, di ritLo che egli potrà esercitare assai largam ente. In tal modo erano i cl issenzienti posti nella dura al ternar.iva di accettare le limitazioni recate al dritto di difesa della proposta russa, ovvero di esporre i propri concittadini alle vendette dell'aggressore. Ma la loro opinione era già stata troppo altamente proclamata : ammettere le condizioni

E LE LEGGI DELLA GUERRA

_ 3,15

specificate dal paragrafo 9° importava la necessit~ d~ dare stabile oro·aoamento alla leva a massa, e qumd1 o . . di far oo·uerra reo-olar0" : ciò non poteva convemre a1 o . . piccoli Stati, i quali nei moti. sponta.nei ~el_p,atnou,s~o sperano trovare un compenso alla mferi_orita numerica delle loro forze. I loro rappresentanti pertanto non potevano transigere od esitare neanco clio nan~i. ali~ minacciate rappresaglie: abbandonarono l'eserc1z10 di_ cotesto diritto alla cosc ienza ed all'islinto civile dei condouieri d'esercito, 0 tornarono a chiedere più risolutamente che mai i diritti di belligeranti per. tutti i cittadini che imptwnano le armi a difesa del. proprio o . . "' paese, sempre quando ~on eonlravvengano a~ p1;mc1~1 di diritto delle genti umversalrnente accettati. Non iu se non in parle ammessa cosil'atta domanda: venne soppressa la disposizione concernente le ?~nd_e _ar~~te che non ad em piono alle quattro conchz10m .stab1.lit~ dal paragrafo 9°, e aggiunto nitro parag1:afo m vtrtu del quale spettano i diritti di bellig~rant1 ~]la popolazione che sorge in arm i per respingere . 11 ne~mco, anc:he quando non abbia avuto il tempo d1 sodd1s~ar~ alle condizioni del paragrafo precedente. Erano q:1m~1 inevitabili le riserve da parte dei delegati dissenzienti: ma alle idee da essi propugnate rese giustizia il presidente ba·rone Jornini allorchè nel riassumere la discussione disse : non doversi rivocare in dubbio il diritto di ogni cittadino di concorrere alla di_fe_sa n~zionale, solo esser desiderabile che codesto dmtto si~ regolato in guisa che non abbia a generare guerre_d1 ;-;terminio, ma nella scel ta dei mezzi atti a _c~ns~gmre tale scopo, doversi tener conto delle cond1~1om geo~ grafiche, delle tradizioni e del carattere nazionale dei singoli Stati. Meno grave fu la comroversia intorno ai non com battenti che fanno parte della forza armata . Compete


3·16

LA CONFERENZA DI BllUIELLES

loro. per unanime consentimento il diritto di belligeranti: se caduti in mano del nemico, devono essere trnttati come prigionieri di guerra, se assaliti, hanno faco ltà d i difendersi, nè possono esser considerati come nemici combattenti se non per e rrore . Sono comp resi nella categoria de' non combatlen ti olLre le pers one addette ai servizi amministrativo, r eligioso e sanitario, anco i vivandieri, i fornitori, i corrispondenti e i t' eporte·rs di giornali. Il generale Voigts-Rehtz propose di rendere obbligatorio per lutti i non combattenti l' uso della divisa m ilitare, ma la proposta venne respinta. per la ragione che le vicende della guerra non sempre permettono di indossare la divisa, e fu ammesso esser sufficiente .un certificato di identità personale redatto in modo uniforme e nella lingua dei due belligeranti. Il primo deleg alo de' Paesi Bassi poi i nvocò gli interessi della pubblicità pe r chiedere che i reporters e i corrispondenti di giornali fossero eonsiclerati come neutrali e quindi non soggetti a prigionia di guerra : la dom a nda parve esorbitante, e venne mantenuto il diritto di tenerli prig ioni, giacchè potevano farsi colpevoli di calunnia, di diffamazione e di perfidia contro l'esercito nemico, al quale pertanto conveniva lasciare i mezzi, con cui irn pedi re che si rinnovassero simili atti ('I) . J\Ia gravi dissensi scoppiano di nuovo allorchè trattasi di stabilire le condizioni, i limiti e le eonseguenze della occupazione, di definire i diritti dell'autorità militare sul territorio e sui privati cittadini dello Stato nemico. Il disegno di convenzione del 17 aprile presentava su questo proposito un difeuo non piccolo, poiehè non

(·1)

Protocollo n• rn. -

Tornata del '17 agosto,

r

3·17 istabiliva a quali condizioni dovesse sod d isfare l' occupazione per confer·ire all'autorità militare determinati diritti. La grave lacuna venne riempita in una nuova r edazione dell'intero capitolo 1°, e il concello della occupazione fu definito nei seguenti termini: « u n territorio d' uno d ei belligeranti è conside« rato come occupato quando è sottoposto effettiva« mente all'autorità dell' f}sercito nemico . L'occupa« zione non si estende che a i territori ove codesta « a utorità è stabi lila , e non dura che finché l'occu« pante è in grado di esercitare l'autorità stessa ( 11) ». Era un'evidente applicazione alla guerra terres tre del principio che r egola il blocco nelle guerre marittime : l'autol'ità militare non può invocar i diritti dipendentt dal fatto della occupazione se non quando questa è effettiva, ed è tale allorehè può mantenersi · o colla tacita accondiscendenza e rassegnazione degli abitanti, ovvero con un nerbo di. truppe sufficente a impedire i m oti popolari (:2) . Al generale Voigts-Rehtz non parve accettabile così fatta app licazione, e per combatterla addusse la convenienza di badare non solo alle eondizion i dell'occupante, ma ancora a quelle degli abitanti del paese occupato. Se voi ammettete, egli soggiungeva , che l'occupazione non sussiste che.l à dove il po tere militare è visibile, ~oi ~rov~c~te I.e. rnsur/ezioni, e se ammettete per gli ahttantt 11 dmtto d rnE LE LEGGI DELLA GUERRA

(l ) Chap. J'er, § Ie l', Nou\'elle rédaction proposée par M le présidcnt dans la séance plénière du ii t\out. (2) Questo concetto consuom\ con quello propugnat~ dal giurista americano David Dudley·Field. ~ La occupazione militare o de' bclJin-cranti è il possesso da parte del potere militare di uno dei bellig:ranti, abbastanza forte per far eseguire i suoi voleri dentro i limiti della occupazione o per forza o col tacito consenso del popolo per un tempo indefinito, soggelto soltanto al!a fortuna della guerra ». .Prime linee d'un codice internazionale , art. 728. ANKO

xx,

VOL, I,


318

L A CONFERENZA 01 BRUXELLES

E LE LEGGI DELLA GUEHRA

smrezione, essi ne saeann o le viLlime. Tostochè la autori Là dell'occupante non sarà più visibile scoppieranno sollernmemi popolari seguiti da repressioni crudeli e la guerra diven terà atroce. - Ma era appunto la condizione dell'occupante ciò che sovratutto dava pensiero ai fautori della propo:i ta russa . Accettando il concetto di occupazione sostenuto dal delegato tedesco era fatta facoltà ali' invasore di tener in soggezione il territorio occupato mediante le stipulazioni inte1·1iazion ali sostituite all'impiego della forza armala. Un piccolo corpo di truppa e un manifesto dell'autorità mili ture che pro clam i l'occupazione di un largo 1.ratLo di territot'io sgombrato dall'avversario, bastan o allora per dare al nuovo regime il suggello della legal ità, e soffocare qualunque velleità di difesa o di riscossa per parte dei cittadin i. L'esel'cito invasore può procedere tranquillo nell a sua marcia; non ha d' uopo di lascia1·si add ietro grossi corpi di truppa: conlro i pericoli di rivolta lo protegge il diri tlo internnzionale fattosi complice della invasione . Se v' lrn teste esaltate · che seducono le moltitudini e le trascinano· alla ribellione, non isperino mai di godere dei diritLi di belligerante: se una città posta sulla linea di ritirala del nemico, all'annuncio di grave rovescio da lui subllo, si solleva, rovina le strad e, fa saltare i ponti, lo ricordi bene, è di pieno diritto fuori della legge, perchè non ha creduto che la presenza di un comandante mili tare soste1111to da mezzo squadrone di lcrndwher do vesse bastare a soffocare ne'cuori la voce del dovere. La tesi sostenuta dal grnerale Voigts-Rehtz era una negazione man ifesta del di ri tto d'insu rrezione là dove l'in surrezi one è possibile per l'esiguità delle forze occupanti: ma codesto diritto, osservavano altri, deve resta,·c inviolato: possono, e debbono talvolta i Governi sconsigliarne l'esercizi o, impedirlo assolutame nte

noi potranno giammai: esigendo che l'o ccu pazione del -territori o debba essere effelliva, essi tutelano nello stesso tempo gli interessi della difesa nazionale e gli interessi delle popo lazioni, imperocchè nella grossa qnttn tità di truppe lasciate a guardia ciel terTitorio, queste troveranno un fren o ni generosi lentativi spesso seguili da feroci repressioni, e gli eserciLi d'operazione sce meranno tanto di forza quanto maggiore sarà quella (;he viene adoperala nell a occupazione. Non poteva peeunto cn.cler dubbio sulla accettazione pel' parte della maggioi·anza dei delegati , del principio che consacra la effettiv ità dell'occupazione : la redaz ione però de l relativo parngrafo parve a taluno non molto felice, come quella che non indicava chiaramente le necessarie condizioni di tempo e di luogo. E iuvero nascono spontanee l~ due dom ande che volse all'assemblea il barnne Lamberrnont: fino a qual punto è mestieri che sia cessata la resistenza perchè l'autorità dell 'in vosore possa dirsi stab ili La? Se, a cagione di rapide mosse, l'occmpazione del terri torio presenta in· terruzioni e lacune, qual i con.seguenze derivano da questo fatto rispello ai rapporti giuridici fra l'invasore ~ gli abitanti delle zone non occupale effct.tivan1cnte? Rispondeva il ge1tcrate Vo igl.s-Rehlz potersi l'auLorità dell'o ccupante conside rare come effettivamente slabilita quan do la popolazione è disarmata, o quando colonne <li truppe nemiche percorrono il paese per annodare relazioni colle autorità loca li. A giculizio invece del generale de Leer l' occupazione poteva cl irsi e(leui va quando ciascuna parte dcll'esercit~ occupante ha assicurate le p.ropl"ie posizioni., e le sue linee di comunicazione cocrli altri corpi, o in alLre parole quando l'occupante in grado cli lener testa a i tentati vi dell'esercito avversnrio e alle rivolte popolari; inlcrpretazione q11esta molto più conforme all o spit'ilo che

è

\

3•19


320 l,A CONFERENZA DI BRUXELLES informa i.l paragrafo ·1 °, g i acchè aécenna alla quantità di forze che conviene impiegare nella occupazione, per comunicarle il carattere di effettivi tà. Stabilito il concetto dell'occupazione, la Conferenza di Bruxelles volle defin.irne le conseguenze giuridiche rispetto alle cose e alle persone. Amm ise che essa sospende il potere legale e lo trasmette di fatto nelle mani dell'occupante. Jt quale ha l' obbligo d i r istabilire e assicurare l'ordine e la vita pubblica; dee quindi mantenere le leggi e le istituzion i g ià in vigore, e astenersi dal cambiarle o sospenderle se non costretto da assoluta necessità e pel' la sola durata dell'occupazione . Deve inoltre proteggere gli impiegati dei vari ordini che consentono a restare al loro posto : non può levare che le imposte e le contribuzioni stabilite dal Governo legale, e deve con esse provvedere alle spese dell'amm in istrazione locale. Ha facoltà di impadronirsi e disporre de' capita.li, depositi d'armi e in genere d'ogni cosa. spettante al Governo, la quale possa servire v. scopi guerTeschi : enti:'a in questa categoria anche il materiale fenov iariu, ma se apparlenente a persone o socielò. private, il possesso. dell'occupante è solo temporaneo. Sugli edifici, sugli immobili, sull e . foreste di proprieliì dello Stato ha il solo diritto di amministrazione e di usofrntto: non può im possessarsi delle chil~se, degli stabilimenti di heneficenzà e d'istru-zione, de'musei, delle opere d'arte ('I ). Non potevano manifestarsi troppo gravi dissensi su questo argomento, rispetto al quale le esigenze della civiltà concorùano cogli interessi dei ·singoli Stati. Tula la lotta fra gl i (lpposti interessi della difesa e dell'invasione si accende di nuovo allorchè occol're di de-

(.1) Projet d'une déclaration etc., Texte modiiié, art. 1-2.

E LE LEGGl DELLA GUERRA

iI

l

324

fin ire i diritti dell'autorità rnilitai'e rispetlo alle pe1:sone -private: tornava in campo un'altra vo!La la questione ·dei belligeranti, della leva a massa, dell'insurrezione. Considerati nelle loro attinenze coll'occupazione del territorio i sollevamenti popolari presentano tre casi distinti: la popolazione di un dato luogo può insorgere prima che questo s ia in un modo qualunque oc~upato, o dopo una occupazione che noi . chi:nneeemo fittizia perchè non rispondente alle condizion i stabili'le ,dall' articolo ·1 ° del progetto mod ifìcato dalla Conferenza, ovvero mentre sussiste effettivamente l'occupazione . Devesi in tutli tre i casi accordare agli individui armati i diritli di belligeranti? Non può sorger dubbio quanto al primo caso; il disegno di convenzione del 17 aprile stabilisce che « la popolazione di un luogo « non ancora occupato dal nemico, la quale dà di « piglio alle arm i a difesa della patria deve essere ri,<,< gua rdata quale parte helligerame e, se presa, con« siderata come prigioniera cli gueml ('1) ». Ma il significato . altamente liberale di. codesta disposizione veniva notevolmente circoscritto quando per metterla d 'accordo col paragrafo 9° proponevasi che la popola.zio.ne levantesi in armi all'appressarsi del nemico dovesse adempiere alle qua uro condizioni richieste per conferire il ·carattere di belligeranti . t impossibile le molle volte soddisfare a queste condizioni: se gli abitanti d'una c ittà sorgono repentinamente a difesa delle .loro case dimenticheranno a ssai d i leggeri d i indossare i prescritti d istintivi per provvedere prima alle .necessitò. più urgenti della difesa, rompere e asserragliare le strade, levar trinceramenti, combattere e respingere il nemico ; si n egherà loro il carattere di 0

(·1) Projet de convention, etc. Section Il, Chap. ~ °, § 45.


322

E LE LEGG! DELLA GUERRA

LA CONFERENZA DI BRUXE LLES

belligeranti? Nè vale soggiungere che è obbli o·o dei ' o governi ammaestrare i popo li intorno alle leggi e alle consuetud ini delJa guerra, e insegnar loro i modi con cui devono concorrere al la difesa nazionale. Che fare,. se sotto l'imperio di. circostanze eccezionali, quando non restano che le ispirazioni del patriottismo e le inelullabìli necessità della si tuazione, i popvli dimenticano la lezione dei Governi·? l\Ieuerli al bando del diritto delle genti perchè nel compiere un sacro dovere di natura hanno omrnesso talu na delle for mal ità prescritte dalla legge positiva? Ciò ripugnava a quell'elevato sens0 del giusto che doveva i nformare le deliberazioni della Conferenza: laonde a togl iere ogni dubbio circa l'interpretazione che poteva da rsi al paragrafo 45° venne adoLlota la seguente redazione: « Ja « popolazione di un territorio non occupalO, che nll'av« vicinarsi del nemico prende le armi per combattere « le truppe invaditrici, senza aver avuto temp o di orga« nizzarsi conforme al paragrafo 9° s:m\ considerala « come beJ!igerante se rispetterà lE: leggi e gli usi del la « guerra ('I) ». Quando · poi l'insurrezione divampi in territorio non effettivamente occupato non si può senzn manifesta ingiustizia nega re agli insorti i diritti cli belligeranti. Finchè l'occupazione non è sanzionata da un crattato non può l'invasore accampare altro diriLlo che quello de lla forza per sottrarre il territorio occupato · all'autorità del Governo legale. Se la forza si estingue o si aftìevolisce, cessa e viene limitato proporzionatamente il diritto ; nè possono chiamarsi in colpa le popolazioni se approfinano di cosiffatta occasione per libetarsì dalla soggezione allo straniero: è lecito combat- - - - - - - - - - -·----·

)

&

'

3'.23

terle armata mano, giammai porle al bando delle leggi. - La questione si fa però più grossa quando l'insurr'ezione scoppia in paese effettivamente occupato: allora sussiste il diritto della forza, resta solo a regolarne l' esercizio e stabilirne i limiti. Provvede all' uopo il :paragrafo 4G0 del disegno di convenzione, paragrafo eosì concepito: « gli individui che fan parte della <i popolazione d'un paese nel quale il potere del nc~rnico (< è già stabilito, e che si sollevano armata mano conll'O « di esso, possono essere consegnati alla giustizia , e « non sono considerati quali prigionieri di guerra ». Non · importa dunque che que·sti sc iagurati vestano divisa milital'e , . portino le armi apertamente, siano comandati da capi giudicabili ed osservino le leggi e le 1:onsnetudini della guerra: 1' invasore potrà consegnarli alle corti marziali, e punire in essi colla focilazionc e colla corda l'intempestiva manifestazione di un nobile sentimento. Non vogl iamo indagare se il fatto stesso della insurrezione non possa essere molte volte una chiara prova e quasi una conseguenza del:a poca o nessuna effettività dell' occupazione , e se non sia quind i poco conforme a gi'us tizia punire crudelmente un preteso reato che non si seppe o non si volle prevenire. Le invincibili ripugnanze che a molli inspira una disposizione come quella teslè citata derivano da un elevato sentimento di equità naturale. lllustri scienziati, fra cui basti citare il Bluntschli, sostengono doversi accordare i diritti di beli igeranti ai cittadini che impugnano le armi contro le autorità costituite, sempreehè siano organizzati militarmente, rispettino le leggi della guerra, e combattano in buona fede pee un principio poli tico ('I). Ora come può un Governo

·- -- - - (1)

(4) P1·ojet d'u,nc deolaration, ecc. Texte modifi6 par la Confércnce.

r

BLUNTSCHL1 -

J)roit international codi fié - Art. 5-12 - 3.


324 LA, CONFERENZA DI BRUXELLES ammettere che ai propri sudditi levatisi in armi contro Io straniero siano negati quei di ritti ch'egli dève accordare loro quando si ribellano alla sua autorilà? Come possono i piccoli Stati spec ialmente accettare così fatta massima, che oltre consacrare una flaoTante . . . . 5 rngmst1zia aumenta i vantaggi del!' attaccante, nella stessa ragione con cui indebolisce le forze della difesa? t d'uopo, chiede il colonnello Ilammer accor~ dare i diritti di belligeranti senza restrizione 'ai cittadini che si sollevano a massa per la difesa della patria. Ma le necessità della guerra, osservano altri, la sicur~zza dell'ese~cito invasore esigono che le popolazioni siano tenute in freno: qual mezzo più adatto della minaccia di severi castighi infl itti colla fulm inea pront~zza de.He corti marziali? Nessun Governo, risponde il signor d1 Lansberge delegato dei Paesi Bassi, nessun Governo può ~~metlere codesto principio : i[ nemico può dalle necessita della guerra esser coatrelto a trattar con rigore le popolazioni ribelli: meno forti , esse non a vrauno cl!.e_ac~in~re i~capo. Ma abbandonare senz'altro alla gius~1z1~.d1 1~1 cl:1 spir~to da affeLLo patrio affronta i pericoli d un msurrez1one, e atto che nessun Governo oserebbe compiere. È d'uopo , soggiunge alla sua volta il barone Lambern10nt, aver l'occhio al lato morale della questione: la Conferenza non dee pensare troppo esclusivamente a ~ar~ntire la tranquill ità e la sicur-ezza delle popolaziom, né deve presentar loro la disegnata convenzione come un contralto di assicurazione contro i mali del!a guerra. Conviene rammentare che la difesa della patria non è solo un dirilto, ma anche un dovere pei popoli. Certe cose si fanno e si faranno sempre du~·ante la ~uerr~: _r~a q~1i tratla~i di. convertirle in leggi, rn precetti pos1t1v1 e mternaz1onah: or bene se v'ha cittadini che debbano esser trascinati al su pplizio per aver messo a sbaraglio la vita in difesa del proprio

E LE LEGGI DELLA GUERRA

)

3;25

paese, non sia mai che sulla colonna appiè della quale saran fucilati , essi possano leggere l'articolo d'un trattat(') sottoscritto dal proprio Governo, che li condannava . già da prima alla morte . La discussione non progrediva cl' un passo. Erano troppo disparate le opinioni che si fron teggiavano: da un lato gli interessi dei grandi eserciti d' invasione che domandano ad un regime di terrore la sicurezza delle comunicazioni e il tranquillo possesso del territorio oceupato : dal!' altro i principi della giustizia e gli interessi dei popoli che vietano di consegnàre ai tribunali statarì come delinquenti i cittadini che hanno impugnato le armi contro .il nemico . Trovare una formala di conciliazione parve impossibile all'assemblea: non restava quindi che uri partito, sopprimere addi.:. rittura il paragrato 46° e lasciare impregiudicata Ia · grave questione. Le stesse considerazioni consigliarono la soppressione del paragrafo seguente col quale negavansi i diritti di belligeranti agli individui che di moto proprio or piglian parte alle operazioni guerresche, ora ritornano ai pacifici lavori (1). Laonde le disposizioni adottate dalla Conferenza intorno al potere militare rispetto alle persone private si compendiano nel divieto della confisca e del saccheggio, nella proibizione fatta al['j nvasore di costringere i cittadini a parteeipal'e ad operazioni mi litari contro il proprio paese e a g iurar fedeltà al nemico, e nell' obbligo imposto allo stesso di rispettare l'onore e i diri tti della fam iglia, la vita e la proprietà degl i individui , le loro convin zioni religiose e f.' esercizio del loro culto (2) . ~on erasi però ancora deua l'ultima parola sulle (4) ProtocoHo n• U . Tornah del ~ 8 agosto. (2) Prof et d'une declaration, etc. Texte modifié e 39. '

Art. 36, 37, 38,


326

LA CONFERE:NZA Dl BRUXELLES

questioni cosi vivamente dibattute: stabilite le massime fotorno ai belligeranti e all' occupazione, conveniva enunciarne nettamente la ragione intima e formolare i criteri che dovevano regolarne l'interpretazione. Tale era lo scopo cu i -tendevano il generate de Leer e ìl barone Blanc primo delegato d'Italia colle dichiarazioni fatte ne!Ia seduta plenaria del 26 agosto . « Lo Stato assali to, disse il primo dei due delegati, ha diritto incontestabile di difesa illimitata, diritto sacro che il nostro Governo non ha mai inteso di restringere menomamente . . . . . l\fo gli incombe altresì il clove1'e di conformarsi alle leggi e alle consuetudini della guerra, affinché lii lotta non divenga selvaggia e barbara. Aggiungerò che il proprio interesse ben inteso gl'impone dì organizzare la difesa vuoi per garanzia della si curezza interna, vuoi per dare efficacia maggiore alla difesa stessa e per poter inoltre esigere dall' aggressore che si conformi egli pure alle leggi e alle ,consuetudini della guerra. - Incombe ali' assalitore il dover·e di rispettare la difesa nazionale finchè questa osserva le leggi della guerra, ed è conforme al suointeresse che la difesa sia regolare affichè non si trovi costretto ad adottare quei provvedimenti rigorosi che la inosservanza delle dette leggi renderebbe inevitabili. Ove però la difesa venga meno ai propri doveri~ ha l'assalitore il dfritto di sottrarsi alla osservanza delle legg·i della guerra ne lla ragione voluta dalla propria sicurezza ». L'articolo 9°, dichiarò il barone Blanc, non vuol essere cons iderato come escluden Le in massima ogni caso che non rientri nelle ,condizioni enumerate dull' articolo stesso. Quest'articolo determina solo le condizioni che rendono assoluto e non soggetto a dubbio il carattere di belligerante, o in allre parole le condizioni che stabiliscono sempre .furis et de .fure che chi combatte è vero belligerante. Ma cosifatto ca-

E LE LEGGI DELLA GUEURA

321

rattere può acquistarsi e meltersi in chiaro in altfr mocli, e tate è il caso che si è cercato di. definire nel1' articolo 11o• ». Aggiungeva quindi il barone Blanc altre conRiderazioni su · eoclesto articolo, e dichiarava non credere conforme alle intenzioni della Conferenza lo stabilire che fuo ri delle condizioni da esso articolo detèrminale sia illegittima la resistenza del le popolazioni; non essere nè ginsto nè pratico determinare ·in modo assoluto i casi in cui il cilladino può prendere le armi in difesa del proprio paese: ma d'allro làto riuscir dannoso il ricon oscere in ciascun cittadino il diritto di combattere alla propria maniera, dando cosl facoltà all'invasore di considerare ogni abitante come un nemico. Concludeva coll'osservare, che non . erasi ancora formo!ato un criterio esatto per fissare i .Jirniti rispeuivi dei diritti dei cittadini e dei diritti degli eserciti, e stabi liva infine, come esplici ta riserva, che il principio h1cl,usio 1.mius est ex clusio ctlterius · non potrebbe applicarsi al contenu to dell'arLicolo 40° e d'altri simili in qualunque modo venissero redatti. L' inviolabili là del pt'incipio della difesa nazionale era ancora una volta proclamata solennem ente: le dichiarazioni del delegato d'Italia intorno all'artico~o 9° ebbero l'adesione dei delegati della Russia, dell'Austria-Ungheria, della Francia, della Svizzera, del Belgio e dei Paesi Bassi,

· (Continua) SEvrm!NO

ZANELLl

Capita.no aggr·egato di Stato Magg.


I DEL TI.RO AL BERSAGLIO (~)

~CUOLA DELLE DISTANZE.

I.

Una delle istruzioni più difficili da impartirsi ai soldati è quella di giudicare le distanze a vista. Norme fisse non vi possono essere perchè tutto dipende dall' occhio di ciascun ind ividuo e dalla faco ltà sua di comparare gli oggeUi facendo astrazione da cento cause che spesso danno origine alle più svariale allucinazioni. Il tempo disponibile è breve, i soldati da istruire molti, il terreno non abbastnnza vasto , le atlrattive dell'addestramento non grandi , la sua utilità pratica non a tulti evidente. Onde troppo spesso to~ca di assistere a lezioni eseguite in fretta, sen za ordine sufficiente, senza la sollecitudine , lo studio, il mezzo di penetrare nella mente di ciascun soldato, d i fargli com_prendere i particolari caratteristici del!' istruzione, di (~) V. Rivista militare, dispensa del febbraio ~ 87 o.

DEL TlRO AL IlERS,\.GLIO 329 indurlo a trovare di per se stesso le regole che gli jnd ichino approssimativamente le varie distanze, secondo che gli spaz1 e le immagini degli oggetti nelle diverse circostanze di luce, di atmosfera, di conformazione del suolo, più o meno chiaramente si dipingono sulla retina dell'occhio suo. La strada è così irta di <lifiìco ltà che parecchi. eserciti poco o punto si curano di batterla, e la maggior parte delle istrnzioni ufficiali , trovandosi imbarazzate nel tracciare un metodo ordinalo e sicuro , lasciano che alla meglio vi provvedano i comandanti di compagnia. L'istruzione francese (4870) di<·e in proposiLo: « On ne saurait f.ixer par des règles absolues et inva« riables les nombreux déta ils d'exécution qui peuvent « ct)nvenir ù de semblables exercices, mais il imporle « que les officier:; soient pénétrés de leur utilité et s'ati tachent à fa ire aux hommes, et tt faire pour leur « propre cornpte, des observations fructueuses ». Tutto ciò è vago ed indelerrni nato; ma anche più vaga: ed indeterminata è l' jstruzione prussiana, la qualt~ malgrado le aggiunte e correzioni fattevi dal 1864 in poi (1) condensa tutta la scuola nelle seguenti parole: « L'arte di stimare le di stanze è altrettanto impor« tante quanto difficile ad insegnare. Soltanto l'appli« cazione a"ssidua lascia sperare risultati sodd isfacenti. << Il posto del tiro al bersoglio colle sue lunghezze « calcolate è un campo opportuno di addestramento, « poichè prnfittandune col mostrare soventi come alle << varie distanze apparisc:ano più o meno distinti i se« gnatori, si può dare indicazioni utili assai . Ma un « vero frutto pratico µon si ottiene che col valersi di

· (11)

Jiandbuch der Jnsirulction iiber das Scheibenschiessen. -

Berlin, ~874.


-1330 DEL Tff\O •« ogni circoslanza per far giudicare le distanze, pet· « chiamQre l'a ttenzione dei soldati sui loro errori, pel' « persuaderli con istancab ile prem nra dell'influenza ·« della luc0 e del terreno. « .Basta in generale che la massa degli uomini ap« prenda a caleolare le distanze fino a 400 metri; « tutlavia questo limite non è sufficiente al personale « insegnante; conviene dunque proseguire l'addestra« men to ·fino alìa portata approssimativa de ll'arma». ì\Ia per obbedire a questo utilissimo precetto è d'uopo possedere una base fondamenta le in un metodo facile, prati~o, sempli ce ed in pari tempo ben defin ito , che additi anctie agli istrutlori meno esperti, meno operosi e meno intell igenti la via a seguire e le regole generalissime da tener· sempre presenti. Pochi eserciti possiedono un me todo ehe più o meno soddisfaccia a siffatte esigenze; nessuno lo ha così. particolaregg.iato, così esteso, così completo come l'esercito italiano . Tuttavia quals iv0glia metodo per un addestramenlo pratico, che non ha principì fissi, che deve essere applicato in circostunze sva riatissime, che non si può giammai apprendere in modo assolutamemte completo, non è, nè può essere altro che un semplice avviamento. Col ripetere tre o quattro volte una lezione, col considerare anche parecchie volte un dato spazio . nessuno può pretendere di ammaestrare, ma soltan.to di lracciare la via da seguire, di addita're la mela da rnggiungere, cli inspirare il gusto delìa cosa e d i persuadere Jell'importanza della medesima . Il vero adde~ stramenlo viene in appresso agli av~mposti nelle esercitazioni in 011dine sparso, nelle marcie, nel tiro al bersaglio .. Senza di questo sviluppo sistematico e di" questo complemento pra1ico la scuol a delle distanze o si aggira nel vuoto secondo il capriccio di ciascun istruttore, o

AL J3ERSAG-Ll0 331 rimane l'espressione di un desiderio indefinito, il quale invece di accrescere diminuisce la fiducia nel tiro di guerra.

II. TI metodo italiano consiste nel procurare che ciascun individuo si faccia un'idea appross imativamente esatta <lelle varie lunghezze mediante l'osservazione ripetuta, tanto della figura apparente degli uomini quanto del tratto di terreno frapposto, e lascia ch'egli si valga degli spedienli e-delle considerazioni più conformi alla .sua fantasia per cercare le regole generali, per imprimersele nella memoria e per applicarne i risu ltati ad ·altre lunghezze. I metodi belga, francese e bavarese, invece, come l'antico nostro , addestrano cia.s cun individuo a lrovare nei contorni più o meno distinti e nel colore più o meno vivo di un'immagine segni caratteristici adatti all'occhio suo . Il metodo austriaco parte dallo stesso principio ; ma · troppo preoccupato della ricerca di nonne determinale, consacra ai segni appariscenti metà _delle cinque pagine che compendiano tutta l'istruzione . Così a 50 passi (insegna esso) si vedono tutti i lineamenti del viso, il taglio ed il colore delle vesti, le singole parti del fucile . A '.200 passi i lineamenti scompaiono, il corpo si disegna ancora assai. bene, spicca la copertura del capo, si intrnvede il modo di portare l'arma. A !00 passi. copertura e volto si..fondono in una macchia nera, il corpo si sforma, ,si scorgono ancora i movimenti delle braccia. A 600 scompare quasi la figura dell'uomo in rango ed appena si notano gli interva lli fra i piedi.


332

AL BERSAGLIO

DEL TIRO

TuHo poi va diventando piò incerto fino che a 120() passi l'uomo non comparisce che quale breve linee(la · solo . si distinguono ancora chiar.amente i fanti dai cava JJi . ·

III.

. N~ .l 'istr~zione austriaca si arresta a questi e ad altri ~1ml11 pa!'t1?olari, ma fa eziandio considerare gl i spazì rnterpost1, 11 loro rapporto apparente man mano che 1~ osservatore se ne discosta, e si vale di si fatto spedrente yer far controllare i risulLati ottenuti colle precedenti osservazioni. Il sistema, non v'ha dubb io, è ingegnoso ed applic?to .c,on ~unghe _cure ~ con instancabiìe operosità può rmsc11 e di. non lieve g10vame11to. Ma tante minute indicazioni, varianti all'infinito, non offrono che norme troppo vaghe e buone tntt' al più per l'istruttore. Insegnandole al soldato se ne sopracarica 1a·mernoria se n~ c? nfonde il libero svolgimento delle idee e talv~lta gl! s1 fa scambiare la vista propria colla vista altrui. Me ne appello a chi ha fatto l'istruzione col nostro · siste.m a an~ico, sebbene in ques ta parte più semplice assai del sistema austriaco. . . Laonde 1~i sei:nbra miglior consiglio lasciare ( come s1 usa neH esercito nostro) che il pI'incipiante da se stes~o o co i compagni faccia le sue considerazioni, trovi Je norme acconcie alla portata della sua vista: e le applichi po i ai singoli casi pratici . 1n tal p·nisa la 0 noia, questa trem endo nemica di ogni istmzione teorica ~ili tare, è più faci lmente tenuta in disparlc , l'interesse s1 desta, la memoria f'i mane oo·nor viva come vivo il desiderio di provare e cli applicare al 'caso pratico le regole scoperte dal proprio ragionamento. " ,

, S33

Un altro metodo, ben diverso dai precedenti, sarebbe quello 'di unire la sc uola di puntamento alla scuola delle distanze e di valersi per misurarle del rapporto esistente fra la grandezza del mirino e la gr-andezza. dell'oggetlo che si vuol colpire . Puntando ai · piedi di un uomo, la sommità del mirino arriva a '100 passi fino al ginocchio, a 200 fin sotto la cintura, a 300 fino al petto, a 400 fino al viso. L'istruzione si dovrebbe fare gradatamente, ed in sulle prime unirla col puntamento e tiro nelle camerate alle brevissime distanze di o, 1 O, 15 e 20 passi sopra b~rsagli ridotti e corrispondenti per grandezza reale alla grandezza apparente a 100, 200, 300, 400 passi. Poscia si andrebbe all'aperto e si proseguirebbe coll'applicare il sistema al puntamento nelle diverse posizioni e contro oggetti man mano più discosti . In tale guisa ciascun soldato avrebbe nel proprio fuci le un misuratore basato sopra principi matematici ed indipendente dalle varie circostanze che modificano qualsivoglia altra regola. Perciò niente potrebbe darsi di più utile che questo metodo, usato anche dalla scuola di tiro prussiana, se al solito parecchie obbiezioni non gli sorgessero contro (1). Anzitutto è d'uopo osservare come dovendo sempre puntare ai p iedi , facilmente si prenda l'abitudine di sparar troppo basso . Ma l'inconveniente ha in sè stesso il suo rim edio efficacis simo, perocchè bisogna pur co-

I

(•) Buc110Lz, Versuch .:<u einem systematischen Betl'ieb dér Uebtmg i~ 'Distanzshatzen - lrlilitair Wochenblatt, luglio ,1874, N. 54. ANNO XX, YOL . I .

r

2~


334

335 le distanze, il combattimento a fuoco si svolge in ordine sparso, ov'è necessario che ogni in dividuo sappia fino ad un certo punto condursi da sè. Perciò nelle piccole esercitazionì di guerra con nemico rappresentato si dovrebbe sempre unire (come prescrive l'i struzione bavarese), e la scuola di ~accia~ori, e la scuola di puntamento, e la sc uola delle dista'OZe. Si avanza, si retrocede, si appoggia a destra od a sinistra il terreno e lè circostanze variano, l.utto offre occasio~e di utile esercitazione. Soldati ed ufficiali, richiamati sempre all'idea pratica della gittata deU'arma, prendono l'abitudine di meglio badare alle dist~nz~ che li separano dal partito avverso e le cvoluztom assumono aspetto alquanto meno diverso dalla realtà della guerra. Naturnl'men'te l'esercizio dovrebbe farsi con piccole frazioni di truppa, da prima in terreno piano, poscia io terreno rotto e frastag liato, ed essere condotte con attiva energia , con perseverante vigilanza, con assidu~ cura di tener desta l'attenzione, l'interesse, la gara dei giovani soldati. A quest'ullimo scopo mirabilmente giovano le nostre classificazioni ed i nostri premi annuali che gli altri eserciti non hanno. Qualcuno si lamenta perchè l'abuso cli scrillurazioni soffochi le compagnie sotto un monte di specr.hi, specchietti, stati e registri; ma !_'inconveniente, a dir vero non lieve, mi sembra (m questa parte) compensato dalla spinta che ne ~·iceve. l'i~tmzione e dall'utilità pratica di conoscere m ogni ci rcostanza chi è più destro e ~hi col suo occhio di lince . può dare un opportuno suggerimento. Il pregio essenziale della nostra scuola delle distanze sta appunto nel rcgolaela minutamente, sistematicamente, evi tando lo sC'oglio dei precetti indefiniti ed incerti ed attribuendo a ciascuna parte r impòr-

DEL TIRO

AL DERSAGLlO

minciare a dirigere la visuale in basso del segno per scattare poi quando il mirino trovasi a posto; d'altro lato il difeLto di tir·ar troppo alto è comunissimo io guerra e nelle sue conseguenze più dannoso che il difetto opposto, perchè i colpi troppo corti non di rado vanno di rimbolzo a colpire nel bersaglio. Un appunto più grave mi pare debba consistere nelle inesallezze inevitabili alle distanze superiori ai 300 o t.00 passi, alle quali per poter paragonare esauamen Le la oTandezza reale del miri·no alla grandezza apparente o dell'uomo, si richiederebbe vista acuta, tempo ch'1a1·0, nemico in piedi, mano sicura, attenzione sempre desta ed attiva; tutte cond izioni difficili assai all'atto pratico. L' addestramento tulla via è sempre utile perché il suo scopo risulta più evidente, si guadagna tempo e si abitua il soldato a fondere un'idea coll'altra in o·uisa che néll'agitazione del comballimento il punwre ;li richiami alla memoria il bisogno di regolare il suo alzo alla distanza. Tullo ciò si ottiene eziandio coli' uso nostro di applicare l'estimazione delle distanze a vista all'esercizio di puntamento. Ma a questo proposito bramerei più accentuata la prescrizione contenuta nei numeri 11 O e 116 della nastra scuola, col mutare le parole di· quando in quando nelle parole spesse volte. L'istruzione belga è a questo proposito più esplicita, la fran cese invece non ne parla affatto . Nell'educazione del soldato è di grandissima impcrtanza che si proceda dal semplice al compos to, e però che svolti i principi fondamentali delle singole istruzioni, si passi man mano a riunirle nell'addestrnrnento che sta al vertice cli. tulla lo vita militare, nel combattimento. Salvo le eccezioni in cui il so}Jato sotto i.I comando immediato di un ufficiale non è chiamato a giudicare 1

'


336 DEL TIRO tanza che essa merita. E lo scrupolo di aggirarsi nel vago è tale che non vi si accenna neppure alla varia . appariscenza delle distanze secondo la luce, l'ora del giorno, la chiarezza dell'atmosfera, la pendenza e la conformazione del terreno . Forse era utile il dire che gli oggetti sembrano tanto più vicini quanto meglio illuminati, quanto più grandi, quanto più chiara la tinta, quanto più scuro il fondo, quanto più pura l'aria, quanto più uniforme il terreno che li separa doll'osservatore . L'atmosfera: rigirla .e trasparente , come nell'inverno ovvero dopo una bu rrasca, accorcia all'occhio lo spazio; la nebbia, il fumo, la polvere, l'aria scintillante dopo i calori estivi lo allungano. Un campo di biada, uno strato di neve, uno specchio di acqua inducono a stimar troppo corto. Il terreno che sale verso l'oggetto 1preso di mira lo fa credere troppo lontano, il terreno che scende lo fa giudicare troppo vicino {'1). E vi a di seguito.

IV.

337 Plonnie? (1) suppone che un . soldaLo ben destro in tempo di pace nello stimare le_distanze commetta ordinariamente un errore oscillante in più od in meno fra il 5 ed il ,1 Op. °lo- In guerra questo errore assume naturalmente proporzioni maggiori e g iunge al ,11S e fino al 2Ò p. 0/ 0 . Petrides (2) crede che in giorni sereni la media degli sbagli stia fra il 10 ed il 17 p. °fo. Olivier (3), a miglior diritto considerando come la dif'.. ficolt~ crnsca in proporzioni ben maggiori che non la distanza, ritiene la media degli errori massimi alla portata da .mo a 2000 passi ·arrivare fino al ,W p. °/o. Steeb (.1-), supponendo diswnze brevi, tempo e terreno favorevoli e soldati sufficientemente istn:ilti, basa i suoi. ca koli relativi alla probabilità di colpire sopra sviste del 15 p. °fo. E tali sviste (all'atto pratico da considera rsi tutt'altro che esagerate) bastano perchè a 500 metri più non si colpisca un uomo isolato. Il seguente specchietto, compilato sopra i dati forniti da Stecb relativi al fucile Werndl, di poco inferiore per qualità balistiche al nostro (5) , basta a mostrare l'immensa utilità di calcolare colla ma0'0·10re esattezza possibile t>O le varie distanze: AL BERSAGLIO

1

Nell'apprezzamento delle distanze gli errori, di piccolo momento fino a che nel tiro trattasi di usare la linea di mira naturale, crescono a dismisura quando è questione cli ricorrere alle linee di mira artificiali. Se a questo inconveniente si aggiunge la radenza della traiettoria che va rapidamente diminuendo e l'apertura dell'angolo di deviazione che va rapidamente aumentando, è facile vedere come il tiro alle grandi gittate non debba considerarsi che come casuale.

(1) Neue Studien uber die gezogcnen Feuerwaffen det· Infanterie.Darmstadt, 1866. (2) Behelfe 2um Distanz-beurtheilen.- Leibach, 1864. (3) Die Feuerwaffen undi hre Wfrkung im Gcfechte mit Riicksicht auf den Feldzug 1870-71. - Mùnchcn, )871. (4) Die Treffwahrscheinlickkeit der Oesterrefohischen lnfanterie Gewehl'e. - Wien, 1872. (5) Spazio battuto all'altezza di

(!) Schiess-lnstruktion fur die lnfanterie-wnd lager-Truppe. Wie.n, ~872.

Wemd l. .. . Vetter!i .. .

1 m 70 lfanr.e ria)

2 ,m '!O (ca vali eri a) .

--~------ ----- ---·~1~~~~a~~111~~ I 12~1 761MI Fucile

a lla 'ctista1ìza di metri

alla d1.stauza eh met ri

~

27'> 274

Hl !58

77 91

'2

65

10 117

80 37

24 280 853 29 230 35S H7

!)5

68

42 51

84 41


338

339 sterei con ogni cura sulla lezione 40., all'applicazio ne pratica della quale è facile trovare largo campo in ogni hercitazione. Fra le non poche specialità della nostra scuola delle distanze havvi pur quella di calcolarle per mezzo della velocità del suono. Ciò a taluno può sembrare artifizio5o, incerto, inapplicabile alla guerra. Ma è mestieri ossei·vare che l'insegnamento si f'a sollan to ai graduati e che esso procura un'interessancc regola, la quale può riescire u tilissima nelle ricognizioni e nel calcolare approssimativamente ìa lontananza cli un combattimento . Un'ultima considerazione. In Austria le distanze si valutano a passi; in Germania, in Francia, nel Belgio, in ltalia a metri. Ma secondo l'istruzione francese ciascun soldato le misura coi suoi passi ab ituali dopo aver semplicemente calcolato a qu anti di questi coL·rispondano 100 metri; secondo l'istruzion e belga la misurazione ha luogo pure a passi, ma si deve 'régle1· le p'as, vale a dire, abituare il soldato a farlo della lunghezza regolamentare di 75 centimetri e poscia a tener conto elle ad ogni 75 metri corrispondono 100 passi. In Italia si insegna a camminare al passo di un metro. Ma per avvezzare ad un passo for7.atamente diverso da quello che si usa nelle marcie e nelle esercitazioni occorre mollo tempo e molla fatica, si complicano le idee, si distoglie il soldato dall'utilissima abitudine di camminare sempre nello stesso modo . Il passo di 75 cent. è faci le ad apprendere ed a ritenere, non riéhiede nessuna istruzione speGiale perchè già insegnato dal rego lamento di esercizi, corrisponde a ¼ di metro e quindi offre mezzo di riduzione semplice e pronta, meglio 5i acconcia alla lunghezza delle gambe ed alla natura delle cose e quindi è soggetta al minimo errore. AL BERSAGL10

DEL Tll\O

Sparando contro una riga

A distanza A distanza esatt~meote cognita, calcolata con errore s1 ottei:igol!~ del 15 per O/o, d1 colpi ut1ll si ottengono di colpi utili

il I I _________,------formata da:

100

per O/o

il ($0

per O/o

alle distanze di uomini a cavallo . uomini ritti . . . uomini in ginocchio uomo sdraiato . .

600 450 250 150

il 50

per O/o

alle distanze di metri

metri

2 3 2 1

il 100 per o/o

800 550 350 150

350 300 250 150

500 450 350 150

Alle brevi di~tanze l'errore (che al postutto non può e~sere gr·ave) viene ampiamente compensato dalla tenSione della traiettoria; e però l'utile vero consiste nel saper_e apprezzare le distanze da 300 metri alla portata ~ass1ma del vero tiro di guerra, 6 o 700 metri. Al d1so~Lo la palla corre quasi sempre rasente al suolo ~l ~tsopra non v'è calcolo che basti ad assicurarn; l efletto. stmzione prussiana esercita il soldato nel valutarP 1~ d1stan~a. fino a 400 metri, l'austriaca si accontenta di un minimum di 400 passi pei greO'ari di ·1cioo p · O' d ( • l' • , O > .4 eJ bra ua 1, 1st~uz10ne bavarese esige l'addestramento ~ell~ ~asse _fin_o a 600 passi; la belga non pone limiti; 11st1 ~zione ita!Ja~a e la francese arrivarw fino a ,1000 metn È fin troppo. _L'eserci~i o veramente_ proficuo, come sopra ho detto, m1 pare s_1 possa restrmgere a quello prescritto dalla nostra lezione 4n, E però, viste anche le difficoltà di t~ovare terreno vasto e tempo sufficiente non che la c11·c~stanza che il tiro a grandi distanz~ non si "'" dao-11. u?m 10_ · 1· iso · la ti, · ma e· regolato dai superiori, ser! i.< 0 bere1 ai soli graduati la lezione 5a e pei soldati insi-

1

L'!

r


34-0

AL BERSAGLIO

DEL TIRO

Biassumo.

5 cent., la quale a 315 ccnl. sopra e sotto il centro è traversata da due bande delle dimensioni di 1O su 20 cent. dette àncora superi·ore ed cì.ncora inferiore. Da ambo i lati ed a 20 cent. dal mezzo due linee ver-· ticali indicano la larghezza dell'uomo (1lfannsbreite), la quale spicca in campo bianco fra le strisce laterali, larghe pure 40 cent. che rimangono azzurre . Nel mezzo sono descritte ;12 circonfo renze concentriche, la più piccola (N . ·1) del diametro di 5 cent. (barilozzo-Centrum} le altre fino .alla 12"' man mano crescenti di 5 cent. Lo spazio compreso fra la 110" e J'il ,1a circonferenza, annerito , forma la cornice dello specchio (Spiegel). li bersaglio N. 1 serve perl'esercizio preparatorio ad 80, 4'.30 e 160 metri, e per alcune lezioni dell'esercizio principale, non oltre i 240 metri. e) Il be1'Sagtio N. 2 (il1annsb1·eite Scheibe), alto ·1m,so, largo 40 cent., coll'immagine colorata di un fante prussiano. Non ha nè striscie, nè àncora, nè specchio. Si adopera per l'esercizio prin cipale a 1io, 160 e 300 metri. Valgono soltanto i colpi che toccano la figura. d) Il be1·saglio N. 3 (Colonnenscheihe), alto PU,80, largo 2'°,4-0, diviso da una striscia verticale larga 15 cent. Ha lo specchio come il bersaglio N. ·1 e le àncore larghe 30 cent. ed alle 15. Il diametro del barilozzo è di ,15 cent. e gli anelli concentrici crescòno man mano · di 7,5 cent. Si usa a. 320 ed a 400 metri. e) Il bersaglio N. 4 (Spiegel Scheibe), rotondo, di 30 cent. di. diametro; il barilozzo è nero, gli anelli ·1O ed 11 sono bianchi; è tuttavia permesso di tingerlo in senso inverso e di profittare dell'una o dell'altra tinta secondo la luce. Serve da '120 a ·160 metri . A norma delle circostanze si usa uno dei sudde:scritti bersagli, sia come segno fisso, sia come segno marciante o scomparente. Alle distanze cli tiro di 500 e di 600 metri due car1

11 metodo tracciato dalla scuola delle distanze nostre sebbene fra Lutti i] più ordinato, il più logico, il pi~ comp!eLo, pure pot_rebbe per avventura essere miglio rato rnLroducendov1 le seguen1i modificazioni: Sopprimere la 1• lezione - camminare al passo del metro. LimiLare ai soli graduati la o• - giudicare le distanze a vista da 600 a '1000 metri. Prescrivere più espliciLamente la riunione della scuola di puntamento alla scuola delle distanze. Dare qu_alche regola generale s ult'eserciziÒ di apprezzare_le distanze nel combattimento in ordine sparso. Aggmngere qualche cenno sulla varia appariscenza delle lunghezze nelle diverse ·circostanze di terreno di luce e di atmosfera . '

EERSA.GLI,

I. In Prussi°'· si usano i seguenti bersagli :

a) Il bersaglio strisciato (Strichscheibe), alto ,t in 80 larg? 01\ 40, diviso in due campi eguali da una stri~ci; vertwal_e larga ,1O centimetri. Serve per l'esercizio preparato no ad 80 melri di distanza. b) Il benagHo N. 1 (gewohnliche Scheibe) alto 1 m 80 largo 1m , 20 · dall'alLo · ' ' . , d 1· viso in-basso da una ''riga grossa '

1


342

DEL TIRO

alla distanza di 80(1 metri » 900 » » ,1000 » 4 ,, 00 » » ·» 1200 » )) ·l 300 » )) 1400 » » 1500 » » 1600 » 1

1

343

AL BERSAGLIO

tellon.i N. 3 posati sui loro fianchi SONO posti l'uno , a canto all'altro in guisa da formare un bei:saglio larg_o sm,60, alto 2m,.w. Pei tiri alle distanze maggiori di 800 metri si piantano i bersagli parallelamen te l'uno dietro l'altro in modo che res(ando normali alla direzione del tiro si coprano esattamente. L'altezza -di ogni cartellone è eguale alla larghezza del bersaglio di colonna ; cioè 2m,4-0, ed il sego,o è formato: 4° ad 800 metri, da due serie di cartelloni laro-he . o 5'",4-0 situate a 30 metri di distanza l'uno dietro l'altro; 2° a 1000 metri, da tre serie di cartelloni larghe 7m,20 poste a 21 metro di distanza; 3° a rnoo metC'i, da cinque serie di cartelloni larghe rnm,so succedentisi a rn metri di distanza. . La distanza è càlcolata secondo l'angolo di caduta rn modo che la pallottola forato il primo bersagJ.io non colpisca, per la radenza della traiettoria, anche il se-, condo; ed è presso a po_co eguale a,ll'inte.ro spazio battuto nel tiro contro cavalleria. Pe.l fucile di fanteria, mod. ,f 87,f (Mauser), il secondo cartAllone ed i cartell oni successjvi devono trovarsi dis costi: 40 metri; 33 » 2•7

»

23 20 17

»

1

»

,J 5

»

»

13 ··» 12 »

pure dal calcolo, di cui fino ad un certo punto bisogna diffidare, si può avere il seguente specchio, il quale combina con sufficiente esattezza colle distanze dei bersagli sopra indicate, e gra?:ie alla sua auualità può offrire qu»lche interesse: Spa:do battuto dal fucile M 0 1871 (1) Fanteria (1,m 73) Distanz:l ' Avanti Dietro Tqtalo il bersaglio il bersaglio

270 1~00 500 600 700 800 900 1000 1100 1200 1300 '1400 '1500 '1600

270 48,7 33 ~,5 '.L8,2 '14·,6 12,8 9,8 8,4 7,'1 69 ,·5,5 4,8 4,3

64,8 38,9 29,1 22,5 17,2 14 1'.1,3 9,6 89 ,7,0 6,t 5,4 4.,,.-, 4,,2

334,8 87,6 62,1 47 35,4 28,6 241 19:4 16,6 14·,i 12,3 10,9 9,5 8,5

-

Cavalleria (2,m 52) -

Avanti Dietro ilbersag1io ilbel'saglio

I

270 114,2 68,1 48,7 35,6 28;3 22,5 '18,9 16,t t:3,7 H,9 10,5 9,1 8,'1

64,8 38,9 29,'1 22,5 17,2 14 1'1,3 9,6 89 ,7 6,'1 5,4 4,7 -1:,2

Total!l

334,8 153,1 97,2 71,2 52,8 42,3

33,8 28,5 24,3

20,7 18 1f>,9

13,8 12,3

Col sistema prussiano si comincia dunque a presentare al soldato un bersaglio corrispondente in superficie al corpo umano e gli si facilita la mira mediante una striscia verticale. Si passa quindi a distanze ·> il bersao·lio ino-randisee, l'i\ncoru e lo specchio n1ao·o-io1·i 00 O O guidano l'occhio, gli anelli determinano più esattamente il valore dei colpi; ma non si dimentica la superficie vulnerabile dell'avversario. La qual\?, poscia assume bensì contorni più distinti, ma con maggiori difficoltà

1

Non si conoscono ancora esattamente le qualità. ba-. li.stiche del nuovo fucile adottato per l'esercito tedesco;

{·1) Das neue deutsche Reichsgewchr Mod. ·1871 . - Organ des Wiener militar wissc11schaftlichen Vereìns Wicn 4 874. - Ultimo

fascicolo dell'annata.


344 'DEL TIRO pel Liratore; vale a dire in bersaglio minore e senza le indi cazioni utili al puntamento. Alle distanze maggiori di 300 metri non conviene più tirare contro un individuo isolato; e però si .usa un bersaglio rappresenlante poco su poco giù 1S uomini in .piedi. Il quale bersaglio, rovesciato e duplicato, serve poscia acconciamente a rappresentare sia truppa di cavalleria, sia colonne di attacco di ogni arma, crescenti proporzionalmente alla gittata del fucile ed alla distanza del bersaglio. La progressione è logica, e nei suoi punti principali è mirabilmente svolta eziandio nel regolamento del 11864; perciò con la scorta della medesima furono addestrati i soldati che fecero sì beJla prova nel 11870-7 11. Fa d'uopo tuttavia notare come il bersaglio strisciato e lo spediente di rappresenlare un a colonna con cartelloni successivi sono novità posteriori all'ultima guerra. Degni rivali dei bersagli prussiani sono i bersagli austriaci; i quali adottati secondo gli stessi principi da un esercito presso cui da parecchie decine di anni -è in grandissima onoranza il tiro al bersaglio, mceitano ancor essi di venire con qualche diligenza esaminati.

AL BEHSAGLIO

II.

Gli Austriaci hanno i seguenti bersagli: a) Il be1·saglio N. .f, allo 11m,s9, largo 1111,'26_ L~ ·s ua superficie è eoperta da tre striscie vertic.a!t; di .cui quella di mezzo tinta in bianco e larga 44 cent. rappresenta l'uo mo (li'i"gw·enbreite) . li b~rilo~zo del diametro di 23 cent. poggia col suo orlo infenore nel bel mezzo del bersaglio e serve soltanto a comodo della 1

J

31.5

mira. Sopra il barilozzo è descritto un ovale (TrefferOval) col centro lontano dal mezzo del bersagli~ di una lunghezza eguale all'ordinata massima della traiettoria .a 300 passi; cioè, trattandosi del fucile Werndl, a 49 cent. · Questo bersaglio serve pel primo .addestrament~ al!e distanze di ·150 e 200 passi. Si spara contro la striscia bianca colla linea di mira naturale (col fucile Werndl fino a 300 passi) puntando coll'alzo abbattuto al_ barilozzo. I colpi m igliori sono naturalmente quelli che toccano l'ovale, entro il quale andrebbero a cadere tutte le pallottole tirate con esattezza matema.tica da 100 a 300 passi. Le stri scie laterali bigie non servono ad allro che a mostrare alcuni degli spari inesatti e così a dare delle norme utili pei tiri ulteriori. b) Il bersaglio N. 2, serve pel tiro da 300 a oOO passi. Ha le stesse dimensioni che il bersaglio N. 1. Sopra un fondo bianco spicca una figura ~lta ,1•n,72, rappresentante con carta azzurra un cacciatore austriaco. Il barilozzo ha un diametro di 33 cent. Il centro dell'ovale corrisponde perfettamente all'orlo inferi~re del barilozzo e trovasi ad 85 cent. da terra; vale a dire a metà della fio-ura, perchè mirando coll'alzo alla distanza cli 300, 400 e 500 passi il punto di mira coincide col punto in cui il proiettile sparato con esattezza matemati ca andrebbe a i::olpire nel centro . e) Il bersaglio N. 3 . È eguale al ~ersaglio N. ~; gli manca solo il barilozzo. Serve pel tiro a 300 P?_ss1. cl) L'intero bersaglio di figura; rappeesenta 1immagine di un soldato cli ordinaria statura,_ incollato sopra un cartone ed inchiodato ad una pertica. I bersagli di mezza fig·ura e cli un terzo di fìgiwa consist~n~ nel suddetto bersao-lio mozzato a metà od a due terzi dx o altezza. Questi bersagli servono eziandio ad esercitare · nel tiro contro il nemico marciante o scomparanle.


3,i:6

DEL TlllO

e) li be1·saglio di sezione, alto 1~,89, largo il doppiro; si compone di tre bersagli N. 2 o N. 3 riuniti >insieme e f1gu1'anti una r iga in ordine chiuso. Si usa a 600 rassi : al di là è mestieri ricor'rere ·ad un segao m·aggiore riunendo due cartelloni di s~~zione o sei ca:rtelloni

I

3,i.7 Questo si compone di un cartellone alto 1 ni,89, largo 3m,78, dinanzi· e lateralmente al quale alcuni bersagli çli intera, di mezza e di due terzi di figura indicano i cacciat0ri nemici . AL BERSAGLIO

N. 3. 1 bersagli anstriaci sono dunque adatti alle qualità balistische dell'arma ed alla progressione razionatle di un'istruzione che non perde mai d'occhio il vero scopo suo, il combattimento. Si· corniacia col bersaglio segnato da una striscia bianca, nena quale salta nell'occhio il tondo nero che dirige la mfra etl. indica la via alle paHottole che vanno à colpire ne.'ll'oV'ale. N0'Fl occorre ·p'reoccuparsi nè dell'alzo nè della distanza; tutti gli spari mitati al centro 10ecano giusto. Il bersaglio si allontana; it suo aspetto. incomincia ad assumere le fqrme di ùn avversario; ma v'è sempte il barilozZ0 che facilita il puntamento, pel quale ornai .è d'uopo ricorrere all'alzo . Sparisce poscia il barilozzù, perdiè il soldato deve già sapere trovare da se medesimo il centro, come in campagna, senz'altro aiuto che l'occhio suo. Ed abi.tuato questo a l tiro contro bersagli riquadrati , l'addestramento passa al tiro contro figme effettive senza .cornici che le de terminino; poi si fa roano mano più difficile, perchè fingendo esse.'nemico che cer'ca ripari, .come succede così comunemente in guerra, impiccioliscono e diventano la me~à od un terzo della statura .dell'uomo. Tuttavia il tiro contro individui isolati ed in piedi .affatto pratico è il· meno comune. Il più frequente ed l'ltile è il tiro contro gruppi e èontro sostegni, i quali -sono rappresentati dal bersaglio di sezione, semplic:e o doppio, e dal bersaglio pel tiro di combattimento.

III.

.l\1a per dare al soldato un'idea dell'efficacia dell'arma sua contro la cavalleria e contro le co lonne nemi'che, p~r esercitarlo nel tiro a distanze incerte e per condurre l'addestramento nel modo il meno dissimile dalla realtà della guerra noi) bastano cartelloni alti quanto un fantaccino e disposti sopra una sola riga . Bisogna ricorrere al recente sistema prussiano, il quale offre la vera superficie vulnerabile di una colonna col porre i cartelloni l'uno dietro l'altro , affinché, come succede effettivamente in guerra, i colpi che di poco sorvolano la prima seiione vadano a cadere nella seconda o nella terza. Codesto sistema, che valendosi seÌ'nplicemente de bersaglio di colonna ottiene car1.elloni larghi a piaeere, alti '.ilni ,40@ traversati da una fascia che segna la cintura del nemico, mi pare il più semplice e spiccio. Le distanze fra siffatti cartelloni, calcolate secondo !'angolo di caduta delle nostrn pallottole, verrebbero ad essere presso a poco eguali alle distanze prescritte dall'istruzione prussiana, pei·chè liev issima è la differenza fra lo spazio battuto dal futile Vetterli e lo spazio battuto dal fuci le lHauser. E per la ste$s'a ragione i cartel loni potrebbero crescere di larghezza in p.r0porzioni eguali, man mano che crescono le distanze e che il tiro si fa più incerto.


349

DEL TIRO

AI. BEHSAGLTO

Il 1'reffer-Oval austriaco mi sembra più acconcio delle circonferenze concentriche, perchè scientificamente più esatto ad indicare l'abilità del tiratore entro i limiti della linea cli mira naturale . Ad ogni modo esso è più conforme ·alle qualità bali stiche dell'arma ed ai risultati pratici del vero tiro di guerra , quando il nemico vicino lasci a poco o punto pensare alla distanza. Il principiante non ha che a tener ben salda l'arma alla spalla ed il mirino ben diretto al barilozzo, per colpire nella parte più sensibile d i un avversario in piedi. Dopo qualche esperimento per meglio determinarne l'ampiezza si potrebbe per avventura adattare l'ovale al nostro bersaglio nei tiri preparatorii e nelle quattro prime lezioni del tiro ordinario . Il centro del medesimo dovrebbe trovarsi al disopra del centro del cartellone di O•n,88, ord inata massima del Vetterli a 200 metri . L'adozione dell'ovale, degna veramente della precis ione delle armi moderne, dovrebbe per avventura essere accompagnata dal restringim0nto del nostro bersaglio N. 1, tanto perchè le deviaiioni orizzontali sono sempre minori che le devic1.zioni verticali, quanto perchè alle brevi distanze conviene abituare il soldato a tiri contro piccoli bersagli, nei quali effettivamente sia rappresentata la superficie dell'uomo . Il cartellone, senza essere stretto eome il bersaglio strisciato prussiano (iO cent.) o come il bersaglio semplice belga (60 cenL.}, potrebbe avere la larghezza del bersaglio N. 11 austriaco e bavarese. Una striscia centrale, larga .tO cent., raccoglierebbe i colpi utili e metterebbe in guardia contro gli scarti in senso laterale. sua larg hezza starebbe all'altezza presso a poco pro porzionalmente alla fac ilità con cni po:,sono aver luogo le devinzioni nel tiro a braccio sciolto .

I seguenti dati, ricavati da un grande numero di spari fatti al cavalletto ( 1) danno un'idea delle deviazioni del nostro fucile, deviazioni che all'atto pratico, col tiratore soggetto a tutte le impressioni del momento, nel senso verticale crescono a dismisura:

348

La

1

Dis tanze in me tri

200

300

-

400

-

500

-

600

-

700

-

800

900

1000

- - -

Deviazione media Ol'izzontale . . . met. o, 105 0,'166 0, 232 0,301 0,381 0, 461 0, 553 O,G,17 0,146 Deviai ione media. VCl'ticale » o, 123 o,202 0,295 0,105 0,5351°' 686 0,861 1,062 1,29! Deviaziouè media proba» o, 089 o, 141 o, 19(i o, 257 0,322 o, 393 0,-167 0,547 0,631 bile laterale . Deviazione med ia in ·altezza . . . . . . . » o, 104 o, 171 0, .Z,H) o,335 0, ,1521°' 5so o,728 0,897 l ,Oùl Raggio del ci reo lo conte1 nente il 50 o;. dei colpi O, l GT,21:11 0,RGO o, 470 o, 59710;740 0,93(; 1,270 1,565 20 98 85 G8 14 IO Per cento in berm6o N° sagl i alti 1m,so 1:mso ,, 100 100 91S () 1 77 28 62 48 28 38 e larghi . . . 5, u·,40 ,, 100 100 98 93 GO 82 70 50 42

l°

53138

I bersagli quadrati, in cui non s1 tiene conto del la superficie vulneraùile che offre l'uomo isolato, sono soltanto in uso presso gl'Italiani, gli Svizzeri ed i Francesi. La successiva prog ressione austriaca e prussiana è forse per noi Lrnppo lunga, complicata, minuta ed esige cure e spese soverchie. Bensì mi parrebbe conveniente avere, come l'hanno quasi tutti g li eserciti, un bersaglio figurante un vero e proprio fantaccino, sia ritto, sia in ginocchio, sia sdraiato. Codestu sollecitudine di ruppresentare al vivo un avversario non è di così lieve giovamento come a bella prima potrebbe sembrare. L'immaginazione è potente. nel giovine soldato; è d'uopo valersi di tutto ciò che fa impressione sopra i suoi sensi, che ne tiene desta l'attenzione, che parla alla sua fantasia, che gli ricorda il vero e proprio combattimento , che lo abitua instin(1) Giornale d'artigli eria 1874. - Dati sul tiro e 8ulle penetrazioni delle armi portatili mod. 18'70 de lresercito italiano. ANl.'iO

XX1

VOL. J.

23


350 DEL rmo tivameole al tiro di guerra. Nessuna cura, per quanto sottile e m inuta, deve sembrare superflua. Nell'ardore della lolta non restano che le impressioni più vive; tutte le altre fluttuano incerte e talvolta danno origine alle più strane allucinazioni, che fanno inutilmente sprecare colpi , forza ed energia. Dal momento c~e dobbiamo avere i bersagli , perchè non adottare dimensioni e figure che meglio abituando all'efficacia del vero tiro p ratico, servano almeno a guardarci da qualcuna di codeste allucinazioni?

IV.

351 Pei fuochi ùidividuali: da i 50 a 300 metri un bersaglio quadrato di 11"\50 di lato con 5 circoli; da 400 a 600 metri un bersaglio quadrato di 2 metri di lalo con un barilozzo di om,50 di diametro; da 800 a 1200 metri un bersaglio di 2m su 4m con un retlangolo nero nel mezze, di om,75 sopra 1'U,50. Peì fuochi in cacciatori a distanza incognita: da 200 a 1000 metri un bersaglio grigio di O'U,75 sopra 0"',50, e un bersaglio quadrato di 2m di lato senza nero . Pei fuochi' a volontà e pei fuochi di plotone: da 400 a 900 metri un bersaglio rettangolare di 2 metri su 4. Molto semplici, e nella loro semplicilà di dimensioni assai appropriate alle distanze ed al tiro, sono i bersagli belgi come si può vedere dal seguente specchio: AL BERSAGLIO

,.,

d

Ìn Francia, al bersaglio o cartellone propriamente detto, si dà pochissima importanza. Le disposizioni relative sono relegate in circolari a parte, e non annesse all'istruzione del tiro nel regolamento di esercizi. Esse non si preoccupano punto né della statura, nè della larghezza dell'uomo, nè delle qualità balistiche dell'arma. Il tiro conlro bersagli mobili , omai da anni usato in quasi tutti g li eserciti, è ancora per l'esercito francese una novità . L' Avenir 1lfilitafre fa le meraviglie dello spettacolo offerto l'estale scorso al campo di Chàlons dalla scuola speciale di tiro, la quale si esercitava a sparare contro bambocci che avanzavano e retrocedevano e camminavano a destra ed a manca (11). Una circolare assegna alle varie distanze e per .le varie specie di fuochi i bersagli seguenti :

(~) Avenir .b1ilitaire, 6 luglio ~874, N. ~20.

<I)

od

Distanze Denominazione

.i

a

cuisono impiegati

d

N

"

$

1

<

"' N

"'eo ,..

.<:I d

>-<

.b~

"''"' ed <:I ;:: ·-A-e"'

d<:

"' .,,_ N ,l

.<::<.> bD"'

~~

.,

...l~ 'C

tl'léf-ri

Bersaglio semplice Bersaglio N° 1 . Bersaglio N° 2

'1,70 0,60 >) 400 1.,70 1,80 0,20 0,30 400-600 1,70 3,00 0,40 0,30 ))

Formato dall a unione di du e bersagli sem plici al bersa glio N' I .

Pel ti1·0 di cacciatori l' esercito belga ha eziandio bersagli di figura (mannequin), in legno e delle stesse d imensioni che i bersagli sèmplici. Se ne collocano 32 sopra una linea a tre metri di intervallo l'uno dall'altro. · I bersagli svizzel'i si distinguono secondo le seguenti dimensioni (1): (t) Réglcment conoernant les cibles pou1· armes à feu portat-ives. - Berne, 1.872.


35~

DEL TIRO

a) .Pn,~o sopra 4m,80 per le distanze fino a 400 metri b) 4m,sosopra2m,70 per le distanze da500metri in là. e) ,1m,65 sopra om,60 pei bersagli mobili. Su codesti bersagli è dipinta in nero la figuea riquadrata di un uomo (mannequin), nel cui centro, corrispondente al cenLro del bersagli o , è se~nato ~nei bersagli 1 e 2) un disco bianco che serve alla mll'~. d) 1 m sopra 1 m, bersaglio di campagna con dipinta la testa ed il petto . . e) 4m,so sopra 15m,4-o pei fuochi di massa e special-mente pei fuochi di salve. Una banda orizzontale indica la cinLura degli uomini in riga. In Baviera si adottano ora i bersagli prussiani. Una particolarità dell'istruzione bavarese consiste n8i piccoli bersagli destinati a descrivere la traiettoria . Collocati sopra pali a varie clistanzci nel piano di tiro verticale, ed a varie altezze in modo che i singoli centri corrispondano alle ordinate della traiettoria fino a 500 passi, vengono forati da tutte le pallottole tirate a dovere, le quali per tal guisa mostra.no in maniera evidentissima la curva che hanno percorso. Col fuci le Werder (modello ! 869) il centro del be rsag1io deve trovarsi sopra la linea di mira di 0_01,8'2 a '100 passi, di ·1"',32 a 200 passi, di 1 rn,38 a 300 passi, di om,97 a 400 passi e di O a 300 passi .

353 ~ Adottare un bersaglio simile, coll'ovale al centro e senza barilozzo, per le distanze superiori. 3° Rappresentare col bersaglio N. 3 , un vero e proprio fantaccino r iducibile a metà e ad un terzo della sua statura. 4° Introdurre il tiro conbro bersagli successivi alti 2m,40, larghi e profondi secondo la distanza e la radenza dell'a11ma . AL BERSAGLIO

0

1

1

Dal fin qui detto e da.li' esempio altrui mi sembra dì poter sottopor re alla discussione degli ufficiali nostri la convenienza di : 1u Restringere il bersag lio N. 4 ad ,1m,20, fornirlo di una striscia larga ,i-O cent. e di un ovale corrispondente alla ordinata massima per usarlo nel tiro fino a :200 metri.

(Continua)

DARATlERl ORESTE

Capitano cl-i fanteria.


1

355 l'applicazione, unicamente allo scopo che si propone nell'esercizio. Dall'allento esame del contenuto e dell'una e dell'altra parte ora dette, emergono le r isposte alle domande che nelle prime pagine io esponeva, dipendenti principalmenle, com'io allora accennava, da quella stessa che si riferiva alla questione : « è essa l'utilità dell'esercizio nel gioco di guerra, universalmente e pienaniente apprezzata? » E a questo riguardo fin d'allora io esprimeva il dubbio che se già com inciò a rendersene genernle la stima, non per parte di lutti fosse ancora piena, adeguata; ed accennava come l'incompleta coscienza de' vari aspetti sollo cui va considerato l'utile stesso potesse essere causa principale ad un falso indirizzo e come del pari per circolo vizioso un falso indirizzo potesse fofluire a non farne debitamente apprezzare l'utilità. In tale asserzione, della cui verità io spero che saranno ormai più o meno convinti tutti coloro che mi saranno stati cortesi di un poco d'attenzione su quelle pagine, trovano direttamente o indirettamente spiegazione in gran parte le d ifficoltà sinora incontrate nel far gì che. il gioco di guerra prendesse salda radice : difficoltà del resto sufficientemente bene superate, mentre ne è prova evidente il fatto che anziché abbandonarne l'idea, come forse qualche spirito retrivo avrebbe ,desiderato o per ignoranza o per egoistica brama cli monopolio cli scien za , la nnova edizione del testo è comparsa a conforto di tutti coloro che non indietreggiando ai primi ostacoli , sono accessibili a nobile orgoglio quando sentono il nostro g iovane esercito non per ispirito militare soltanlo ma per coltura eziandio fatto già segno agli encomi dello straniero. Come resultato pratico delle esposte argomentazioni, resta orn però dari volgere l'attenzione ad una fra quelle domande ora rammentate: « quali sono le vie da adotCONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D ISTH UZIONE ECC.

CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

Indirizzo graduale da darsi all'esercizio presso i corpi.

La prima parte di questo scritto ( 1) era essenzialmente rivolta a mettere in luce i vari aspetti sotto cui va considerata l'utilità della manovra sulla carta: nella seconda parte (2) intraprendendo il parallelo tra la nuova e la vecchia edizione del testo relativo all'istruzione in discorso, veni va intanto a porsi in chiaro lo spirito da cui traggono vita le regole che ne costituiscono il meccanismo, spirito a cui deve far ritorno la mente dell'arbitro nell'applicarle. Come però l'ingegnere architetto, cui stanno dinanzi agli occhi il formulario che le scienze matematiche gli somministrano e dina.nzi alla mente i sani precetti dell'arte, deve trarre unicamente dalla sua abilità l'opportuna applicazione e cli questi e di quelle, secondo la natura delf'opera da costruirsi, così l'arbitro nel gioco di guerra, avendo presenti i principii della tattica odierna e le norme del testo, deve inspirarsi per farne 1

(1) R-ivista _7!1ilitare, dispensa del dicembre 48'74. (2) Id. id. gennaio ~ 8'75.


356 CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'IS'l'RUZIONE tarsi per trarre nell'esercito il massimo frutto dall'esercizio del gioco di guerra? >> E l'esame dei vari aspetti sotto cui va considerato l'utile stesso somministra una risposta di cui nessuno potrebbe negare la logica evidente: « indirizzando l' esercizio medesimo uel senso appunto di ciascuno di quei vari aspetti ana1iticamente considerati» . Se essi infatti esistono complessivamente, è però vero che a ciascuno di essi è possibile l'accordare un predominio ::;ugli altri, secondochè se ne ravvisa la convenienza: non altrimenti che il maestro di ginnasLica·, sebbene in tale esercizio tutte quante le membra guadagnino in forza ed agilità, può in sif:. fatta gui3a indirizzarlo da coltivare nell'allievo lo sviluppo di una parte più che d'un'allra del corpo . Ora, se è in modo innegabile.vantaggioso che in tutti quanti quei vari aspetti, sotto cui si presenta l'utile tratto da tale esercizio, possano ridondar frutti all'istruzione dell'ufficiale, non sarebbe cosa effettuabi le il farne contemporaneamente oggetto speciale di tutti quanti nello andamento di una sola partita: troppo a lungo essa andrebbe quando pel metodo tenuto a presiederla, per quanto elementare circa alla proporzione delle forze, prendesse vaghezza ad un direttore di studiare il modo che l'utile ricavatone si manifestasse con pari importanza secondo quei vari punti di vista: è invece cosa pratica e facile il dare alle panite tale indirizzo, che ' mentre col volger del tempo vengano ridondare tutti queglì utili, alcuni di èssi possano di preferenza e secondo le speciali condizioni del gruppo esercitato, venire a mettersi in luce. Poche parole non saranno forse di troppo, a maggiore schiarimen Lo di quanto è sopra accennalo, e per evìtare di esser frainteso. Suppongasi di avere una sezione composta di ufficiali, nei quali esista sì il fondo di coltura che necessita perchè possa una partita fon-

a

NEl.l,A. MANOVRA SULLA CAn1'A

357

Z'ionare senza ostacoli insorrrl'ontabili, ma esista in un grado poco elevato: un'altra sezione invece, composta di ufficiali di cui l'abi lità e la coltura militare si estendano a quel più alto livello che non a tutti è dato ruggiungere. 11 2° dei vari aspetLi sotto eui emerse l'utile dell'esercizio potrà resultare ben mediocre pei primi e grande al contrario peisecondi: il 4° invece dei punti contemplati emergerà con tutta la sua importanza pel primo gruppo e sar-à divenuto cosa minore per il secondo: ora, sarebbe strano il dirigere col secondo una partita nel senso di dare la parte principale dell'istruzione allo sLudio del terreno, come strano sarebbe il dirigerla col primo nel senso di dare la parte principale all'arte di dare gli .ordini, quantunque e l'uno e l'altra sussistano necessariamente entrambe, con proporzione per altro diversa., nell'esercizio di qualunque partita . Queste considerazion i tendono a dar spiegazione di un fatto che già si è prndotto in reallà e che non coopera certo a tenere in pregio l'esercizio del gioco di guerra: voglio dire di quello che nasce dallo svariatissimo indirizzo che esso può prendere secondo le idee di chi è incaricato di dirigerlo , anche entro i limiti di fo rza massimo e minimo che il testo regolamentare suggerisce, indirizzo non sempre conform e ai bisogni e all'attitudine della sezione presa ad esercitare: e sebben e, come altrove già dissi, convenga indubiLatamenLe lasciare la necessaria latitudine a1 direttore su tal riguardo, non è men vero che pochi cenni non sarebbero inopportuni , per tal modo concepiti che una certa progressione ven isse ass icura ta nell'indirizzo di tale esercizio. Alla mancanza infa Lti di cenni consimili deve ascriversi la discrepanza che resul ta ne1le notizie che a noi tutti sono gi rrnte riguardo a ciò che si è operato in vari corpi e r iguardo al frutto che se ne è tratto. Lasciamo dì parlare della maggioranza dove bene avvialo ha


1

358 CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE già dato certamente l'esercizio in discorso otLimi frutti: parliamo invece di quelle eccezioni, non però · così rare, dove rimase affetto da rachitide : facevasi qui una pura e semplice applicazione delle tabelle, senza ombra di discussione, riducendo il gioco ad una vera puerilità: pretendevasi altrove di eliminare quasi se non del tutto l'uso del dado, riconducendo così il gioco di guerra all'eser~izio che già una volta facevasi sullo scacchiere plastico, esercizio che trasse vita languida e flaccida appunto perchè non rinvigorito dalla lotta che l'intervento della sorte alimenta, e lontano appunto per questo dal rappresentare la realtà delle cose: tutto facevasi per parte di alcuno consistere nell'apprezzare le varie pendenze ed i vari ostacoli o ripari che gli accidenti del suolo somministrano, riducendo il gioco ad. una vera lezi.one di lettura di carte, cosa affatto secondaria divenendo il combattimento e le disposizioni che lo preparano e Io accompagnano: batlezzà.vasi da alcun altro col nome pomposo di gioco di guerra (fatto un'ora per settimana) la riproduzione identica sulla catta dell'esercitazione tattica di compagnia fattasi il gi.orno prima, usurpando così il còmpito che un a'ltro testo cl' istruzione, cioè quello per l'arnrnaestraniento tattico riserba alla conferenza che deve tener dietro alla manovra: eliminandosi poi affatto da alcun altro l-0 studio del combattimento, che relegavasi nella regione delle utopie, rotto il vincolo che lega co me corpo ed anima tattica e strategia, spaziavasi con compagnie e battuglioni nelle regioni eteree della seconda: era infine la parte logistica che assorbiva per altri tutta l'importanza , risolvendo invece il combattimento in due o tre tratti di dado. Se a un indirizzo siffatto mantenuto per tutto l'anno aggiungiamo quanto doveva per forza maggiore risultare dalla composizione di non omogenea capacità delle

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

359'

sezioni, per non parlare di ciò che sarebbe risultato dalla riunione di tulla quanta l'ufficialità di un corpo intorno a due metri quadrati di tavolino, facilmente ci renderemo ragione di tutte quelle altre cause che circa all'utilità cli quell'esercizio influirono a non farne dappertutto egualmente penetrare la persuasione. La nuova edizione del testo addita, egli è· vero, il metodo per.insegnare tale esercizio, ma come già notai (V. Rivista di gennaio, pag. 1,J) duplice è il punto di vista sollo cui va riguardata la questione del metodo, 1

come insegnamento cioè della materia e come ese1·ci.zio su di e~sa. Ora, è solo del primo che si occupa i] Regolamento, e difficilmente potrebbe altro pretendersi: mentre i mezzi che si hanno e gli scopi d'istruzione che si vogliono raggiungere variando di continuo, non potrebbe certo un regolamento prenderli tutti a disamina; esso non formula che le norme pel funzionamento dell'esercizio ed il come debbano incamminarsi ad apprenderlo coloro che ne fosseeo ignari ; ma sarebhe invero poco lusinghiero per la massa degli ufficiali il supporre sol tanto che in capo ad un anno, al più tardi, eolla guida dì quelle avvertenze circa al metodo di insegnare il meccanismo della manovra, non fosse questo sufficientemente bene imparato e compreso. La prescrizione del nuovo Regolamento d'istriizione e cli servizio interno (V. § 117 e § 18} relati va all'istruzione dei capitani e dei maggiori, in forza della quale debbono i pt'imi eonoscere il gi oco cli guerra, ed i secondi saperlo insegnare, ove fosse interpretata nel senso ristretto di quanto si riferisce al puro meccanismo, non potrebb'essere che di leggieri raggiunta; ma ben diversa correrebbe la bisogna q uanclo si esigesse dai primi di dar mostra di saper esercitare le funzioni di capi o sotto-capi in una pa rtita, e dai secondi cli saperla convenienternente dirigere, per quanto


360

CONSlDEllAZtoNI CIRCA AL METODO n'1S1'RUZI0NE

Nl~LI.A MANOVRA SULLA CARTA

elementare que11a si fosse ('I ). Ora, egli è a questo che deve essenzialmente mirare l'esercizio nella manovra sulla carta una volta compresone il meccanismo, mentre non ci stancheremo di ripetere che il gioco di guerra considerato come scopo sarebbe la maggiore delle assurdità, laddove considerato come mezzo di istruzione nella condotta delle truppe è indiscutibilmente della massima utilità. Vediamo ora se, spingend·o ulteriormente le indagini, sia possibile il tracciare a g randi tratti le linee di divisione che dovrebbero separare altrettanti stadi nella p rngl'essione dell'esercizio. Accettata la suddivisione degli. ufficiali nei corpi in due o in più sezioni, distinte per capacità, il che come g ià osservai, sta perfettamente in accordo, per quanto riguarda lo spicito, colle avvertenze dell'Jst1·u.zione, ammesso che sia stato giù supe!'ato quel primo periodo di tempo onde fa d'uopo perchè il metodo per insegnare il meccanismo della manovra sia stato attuato, quale criterio potrà guidarci per stabilire la progressione dell'esercizio fra sezioni di - diversa capacità? Per quella gran parte di ufficiali che ne cosLiLuisce nei corpi la maggioranza, credo che ogntlilo converrà meco non esser la condotta lil combattimento, ma la condotta nel eombattimento che deve costituire

scopo principale dell'esercizio {1): difficilmente il capitano e l'ufficiale subalterno si troveranno in guerra nel caso di comandare la compagnia e il battaglione stesso isolatamente, ed avvenendo non sarà che per eccezione: ma d'ordinario essi troveranno ad esercitare le funzioni del comando a contatto immediato colla maggiore unità a cui appartengono , quantunque il modo di combattere odierno abbia spezzato la r-i.gidezza che una volta caratterizzava il loro legame con esse. Tale almeno sarà Ja probabilità riservata alle loro funzion i gerarchiche : non è che coll'elevarsi del grado che crescono pure direttamente le probabilità d esercitarne le attribuzioni con dipendenza meno immediata; ed anche nell'agire insieme coll'unità d'ordine superiore a cui appartengono, cresce ad ogni modo in proporzione col g rado l'ampiezza del raggio de l circolo che limita la loro iniziativa. La mossa avviluppante, per esempio, d'uno dei fianchi dell'inimico sulla quale fa tanto assegna mento l'attacco secondo le teorie della lallica attuale, quando mai, se non raramente, potrà essere realizzata dal comandante di un auaglione, ed a più forte ragione dal comandante di compagnia? Potranno è vero nei combattimenti pnrziali a cui dà luogo un combattimento più in grande, essere incaricati di spuntare un'ala dell'avversario : potranno puee far paete di un nerbo pi ù o meno grosso di truppe in una mossa attorniante sul fianco nemico, ma essi vi si comporteranno nella generalità dei casi

(~) La prescrizione regolamentare accennata, riguardando d11e gradi di cognizioni che si esigono in armonia coi due gradi ivi contemplati della gerarchia militare, non sembra che porti alla conseguenza, come sarebbesi da alcuno interpretato, che debbano andare es<:'lusi dall'esercizio nel gioco di guerra gli uffieiali di minor grado, ai quali si toglierebbe così il mezzo che altl'i non ebbero di potere pili per tempo raggiungere un certo grado di pcrfeiionamento nella loro coltura militare. Più freschi d'altronde di studi divengono essi stessi talvolta anche mezzo pel buon funz ionamento delle partite.

361

1

(,1) Un'osservazione consimile, espressa anche in termini analoghi trovavasi contenuta in un interessante articolosull'A1·tc cli comcmdare, comparso nel dicembre -187,1 sui Jahrbilcher fili' clie DeiitscheAnnee imd .i.l!arine-, « il guidare al combattimento è dovere dei generali, come « il guidare nel combattimento è compito particolarmente deg!i uffic, ciali inferiori. »


362 CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE come se si trovassero in un attacco frontale; mentre troveranno quasi sempre un nerbo di forze che farà fronte sul lato minacciato; il che non toglie che eziandio nel loro raggio d'azione possa questa pronunziarsi con maggior o minor vigore sopra uno anzichè su altro punto; ma sarà. rarissimo il caso di dovere essi :;tessi eseguire da per sè un movimento girante e molto meno ordinarlo . Ecco quanto scriveva su tal riguardo u:n nostro benemerito generale, come nota alJa traduzione di quella parte dell'opera del Peuker, che si riferisce alle con{lizioni del combattimento: « . . . . . . per ora, nè « prossirnamente, non saranno chiamati (la maggior << parte degli ufficiali) a dirigere una battaglia, nè a « cooperarvi direttamente dirigendo una grossa fra« zione d'esercito ; ma per contro sono chiamati a « dirigere o combattimenti isolati, o combattimenti di « una parte di una grossa fronte; saranno chiamati a ·« dfrigere, cooperando al risultato che vuolsi ottenere « dal proprio reggimento, brigata o divisione .. . . . « In questi limiti importa esaurire la mate1'ia, di stu« diar!a a fondo ». Già da più scrittori militari si cominciò a far cenno come nelle esercitazioni tattiche stesse, . pel continuo ripetersi di fatti in cui la compagnia e il battaglione figurano come distaccati dalle maggiori unità, possa prodursi inscientemente in alcuni comandanti di plotone o di compagnia la tendenza a considerare come normali , movimenti che sebbene opportuni nel caso concreto raramente si 'troverebbero nell'occasione di .eseguire o di ordinare in tutta la durata di una guerra. Se non fossero le due co nsiderazioni, che è nella condotta dei distaccamenti isolati, e con scopi determinati, ehe singolarmente si sviluppa nei gradi inferiori l'attitudine al comando, e che è nelle piccole operazioni

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

363

ove più si possc,no curare i minuti dettagli dell'istruzione, sarebbe discutibile se non con venisse, quanto alle compagnie individualmente, ridurne l'ammaestr~men to tattico all'applicazione al terreno dei movimenti dì piazza d'armi e alle pratiche del servizio di sicurezza; quanto alle esercitazioni di combattim,ento vere e proprie, ove non fossero le due accennale considerazioni, sarebbe appena pel battaglione isolato che incomincierebbe a scorgersene il rapporto diretto colla realtà. Ora, quanto ho sopra aecennato vale del pari nei criteri che debbono governarci per l'indirizzo che converrebbe dare al gioco di guerra., quando trattasi di manovre con un limite di forze abbastanza ri stretto. Non voglio con ciò intendere che debbasi trascurare per la massa degli ufficiali anche l'esercizio nella condotta delle truppe al combattimento, ma sibbene che debbasi principcdmente ammaestrarli in un ordine di attribuzioni conformi a quelle che saranno chiamali prf\sumibilmente a disimpegnare in un avvenire per essi non troppo remoto; e queste si svolgeranno d'ordinario entro il combauimento. Le prime si ridurranno in generale per essi al comando di una com pagnia o di un battaglione in avanguardia estrema o in retroguardia, o di uno squadrone in esplorazione, alla condotta di unaricognizione, alJa sGorta di qualche convoglio, a un attacco o difesa di gran guardia o simili; e le tre armi si potranno trovare riunite soltanto in minime proporzioni. Se dunque vogliamo che dopo i primi eserci"zi l'entità delle forze comandate possa progressivamer1te giungere ad iina grossa lm·gata mista, le funzioni del comando saranno più utilmente da studiarsi per essi secondo un terna che le faccia svolgere nel combattimento impegnato, che non in un tema ove l'essenziale consista nella eondotta della brigata da un punto


364

CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO n'ISTRUZJONE

più o meno lontano al punto ove poi nascerà il combaLtimento medesimo . A àiscernere l'indirizzo che conviene di dare all'esercizio in discorso per la maggior parte degli ufficiali nei corpi, un'altra considerazione può guidarci eziandio, quella che cleri va dall'analizzare le influenze morali che dominano la massa dei combattenti , influenze che tutli concordano nel riconoscere oggidì di maggiore peso di quanto nol fossero in passato . Degne dì studio fra esse, sono il punto di vista tattico, son quelle sole che sorgono e si sviluppano nel combattimento mede. simo ; tra le principali troviamo : la cognizione sebbene indeterminata delle condizioni reciproche di forza numerica e di . com binazione delle tre armi tra sè e l'avversario; quella delle condizioni di forza reciproche che crea il te.::Teno su cui si com ba!le; la sorpresa; gli effetti morali che accompagnano quelli materiali del fooco. Altre influenze non vedo che sviluppatesi ed operanti sugli animi per entro al combattimento possano dirsi meritevoli di considerazione per chi vuol trarre mediante l'intelligenza tutto il partito dagli effetti materiali dei mezzi posti in azione : fra esse poi è l'ultima la più suscettibile di essere valutata, ed è quella che oggigiorno ha tra gl i elementi m orali acquistalo la maggiore importanza di studio per i comandanti delle un ità tattiche combauenti. Se il fuoco è infatti tatticamente il mezzo materiale principale che prepara la decisione della lotta (mentre la decisione sta nel riuscire o no a sostituirsi all' avversario nel terreno che occupa}, per chi si esercita a perfezionarsi nella condotta delle truppe nel fuoco, cioè a dire a recare con esso il massirn~ danno riportandone il mi~ nimo, diviene di primaria importanza il saper valutare gli effetti morali che lo accompagnano, effe~ti . che _t~lora agiscono in addizione ngli effotti materiali mff1tt1,

360

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

talora in deduzione a quelli che vorrebbersi infliggere. E questo apprezzamento deve principalmente aversi

in mira di riescire a rendere abituale, quasi istintivo, negli ufficiali, affinchè possano ben. preparati usufruire nei limiti del possib ile i vantaggi della riflessione nei supremi momenti in cui tanto è difficile il possederla! Coloro che leggermente batLezzano di utopia la valutazione delle perdite nel gioco di guerra coll'intervento del dado, -9on pensano che è perci ò appunto il mezzo che meglio conduce ad uno studio continuo e accurato di tutte quelle condizioni materiali e morali, che essi stessi sarebbero invero accusabili di disconoscere (1) . (·1) Che il cercare di rendere quasi istintivo por forza abituale nei comandanti delle unità il giusto apprezzamento delle circostanze durante il combattimento sia cosa di alta importanza, è giocoforza convenirne per chiunque non sia rimasto estraneo affatto allo studio dei caratteri che nella tattica odierna assume il combattimento medesimo: ma alla fede nel poter raggiungere tale scopo, non certo completamente ma almeno in parte, soccorrono i princìpii che afferma la scienza della Fisiologia. « Un'azione può esigern tutta la nostra attenzione e tutta la « nostra forza di volontà, quando la si escguisce per la prima, la se« conda o la terza volta; ma se è spesso ripetuta, finisce col far partP. < in certo modo della nostra organizzazione, e si compie senia i,ntervento ~ della \'Olontà, senza quasi esserne consapevoli. Come ognuno sa, molto ~ tempo occorre a un soldato per imparar l'esercizio e mettersi all'istante • stesso in cui ode il comando nella posizione voluta; ma in capo a « qualche tempo il solo suono della parola attenti dà origine all'atto ese« cutivo, che il soldato vi pensi ,:i no ....... La possibilità dell'educazione « (di cui l'istruzione militare non è che una forma particolare) è fon« data su quel potere che possiede il sistema nervoso di far passare « certe azioni volontarie nell'organismo, trasformandole in operazioni « più o meno inconscio, vale a dire riflesse. « Si può stabilire in regola, che se due stati mentali qualunque sono ,, provocati simultaneamente o successivamente un certo numero di « volte e con una certa vivacità, basted1 più tardi che uno d' essi si ~ produca per provocar l'altro indipendentemente dalla nostra vo« lontà. )) (V. HUXLEY, Physiologic élémentaire pag. 285). A NNO

xx,

VoL. I.

24


367

CONSIDEIIAZ IONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

Ora, come potranno facilmente giud icare quelli che negli ultimi anni ubbiano preso parte a temi di vario genere e di varia importanza, ancorchè non si fosse la loro altenzio-ne sofferrriata forse sui punti che ho preso a disamina, è impossibile il tener calcolo come si conviene degli elementi ora accennati, per poco che la natura del terna e l'entità delle forze impegnate divengano più elevate. Una colonna di i o 5 battaglioni con altre armi che muove con missione speciale da un dato punto verso di un altro distante forse 7 o 8 chi lometri, con ricognizione ed atlacco della posizione nemica, dà occasione nel suo modo dì procederB a tanti P- tanti punti di studio che quelli sopraccennati ne rimangono quasi assorbiti o soltanto compariscono in un modo più complessivo. Volendo farli entrare essi pure come oggetto di studio, anzichè come dato di fatto creato dal sommario apprezzamento dell'arbitro, la manovra trascinasi in lungo per molte e molte sedu 1e, ed alcune di esse riescono pure noiose e monotone, mentre quei detlagli che in operazioni di minore entità rie~cono a suscitare l'interesse generale, perdono in operazioni di più elevata natura ogni attratti va di fronte all'andamento generale d~lle cose. Finchè d'altronde comandanti e spr.ttatori non sieno, per antecedente tirocinio nel gioco e per cognizioni elementari tattiche , atti a valutare debitamente essi stessi Je condizioni in cui si svolgerebbero quei detLagli, sarebbe difficile cosa pel direttore il sorvolare sulla parte che meno reputasse necessaria dei dettagli medesimi, avendo sembiante dt sostituire con troppo arbitrio alle regole del gioco i proprii c1pprezzamenti: continue sorgerebbero ad ogni passo le obiezioni., nè si può dimenticare chr. quell'esercizio diverrebbe inntile e fo rse di impossibile attuazione conculcando le opinioni di coloro che vi partecipano.

Ora, come troviamo nel testo opportunamente svolte siccome notai alcune norme direttive pel metodo di insegnamento, sarebbe stato utile, secondo il mio modo dì vedere, che alcune norme direttive si fossero pure tracciate circa all'indirizzo che converrebbe dare all'esercizio stesso nei corpi una volta insegnato. Ogni istruzione governata da norme include l'idea di progressione : e nella materi a onde trattasi, i criteri che guidano 'a stabilirla (in termini generici pure quanto bisogni) si basano sul grudo di coltura di coloro che vi. si es~rcitano, e sulle funzioni di comando che in più o meno lontano avvenire posson esser questi chiamati a disimpegnare. Accennare al limite minimo di forza da cui si può incominciare e al limite massimo cui si può pervenire non è il tutto : trattasi in sostanza , a mio avviso, di segnare, tracciati dal metodo più che dall'entità delle forze, i limiti per due gradazioni diverse di esercizio, l'una delle quali conduca a tener conto di · llllli i minimi dettagli tattici , l'altra permelta di tener calcolo soltanto di quelli che presentano un interesse spec:iale, dirigendo l'àttenzione di preferenza sulla parte dispositiva che pC'èparò le operazioni. La distinzione corrisponderebbe a due diversi indirizzi; un dei quali avrebbe precipuamente in mira (non dico ·esclusivamente) la piccola tattica, l'altro l'alta tattica (1), questo la condotta delle tr-uppe at combattimento, quel lo la loro condotta nel combattimento : il primo sarebbe il genere di esercizio ~he più dovrebbe praticarsi dalla maggioranza degl i ufficiali nei corpi,

366

1

(1) La sola delimitazione della forza non potrebbe certo servire di criterio sufficiente a limitare in correlazione tra loro i due esercizi nell'alta e nella piccola tattica : è difficile ad ogni modo se non impossibile tradurre in pratica la separazione di cose che solo la teoria, come scrisse il colonnello Verdy du Vernois, può tenere distinte.


368 CONS10EHAZI0N{ CIRCA AL METODO D'lSTnUZlONE ed il secondo quello che più particolarmente converrebbe per quelli fra essi più elevati per coltura e per grado, e pei già divenuti esperti in esercizi dell'ahro genere. Si obbiellerà che nulla impedisce a un direttore di regolarsi in conformità : ma può rispondersi che il metodo emergente dalla rigorosa applicnzione delle regole è unico come con unica espress ione si designa ner lesto L'oggetto di tale esercizio nei corpi, lo studio cioè della laltica: ad altra progressione 110n accennasi nell'esercizio se non in quanto concerne l'entità delle fo rze; e sebbene a pag. 13 e 14 si parli della scelta opportuna e graduale dei temi, ciò riguarda più che allro il metodo nell'insegnamento, come già dissi, ma non apparisce distinzione alcuna di due o più gradi pei quali diversifichi il metodo da tenersi nell'esercizio, indipendentemente, sino a certi limiti, dall'entità delle forze impegnate. Ferma re!',tando tutta la desiderata latitudine pel direttore di fare assumere alle manovre ora l'una ora l'altra forma o enlrambe promiscuamente puranche, non cessa il fatto che regolandosi egli appunto in conformità delle condizioni di coltura militare della riunione che presiede e del terna a svolgersi che è <li quesle una conseguenza, i due caralleri che secondo le ora falle osservazioni può prendere quell'esercizio sussistono e si rivelano. E che ciò sia, meco converranno coloro che esercitati da un direttore a seguire i minimi dellagli in Llila 1'nanovrn, avranno parlato su tal soggetto con altri esercitati sollo un direttore che r iguardava la cura dei dettagli siccome un vincolo molesto per dar peso soltanto alle disposiz ioni dei comandanti: i due direLtori, forse ab ili del pari, facevano però nascere uei loro allievi un'idea deJl'esercizio tutta diversa, non per altro che per essere diverso il loro indirizzo. Partite ehe richiedono 20 a 30

NELLA MAXO\'llA SULLA CARTA

369

sedute. di 2 a 3 oro non sembrano o-uari, come dissi le più convenienti nei corpi: eppur;, rappresentand~ esse 60 a 90 ore di studio, fra impianto, riassunti dis.cussioni, ecc. ecc., si vedrà che volendo seguiee u~ u~1co metodo non occorre tempo minore per tener d~etro. alle operazioni che una brigata mista p;1ò comp1~re 10. 3 a .4. or?, dal momento in cui avvengono le prnne r1cogniz1on1 a quello in cui il combattimento si risolve. Se non si vuole sorvolare su tutto, ma vuolsi che l'umc.i~le pos:-;a in più anni, nel prender parle a tale eserc1z10, percorrere tulle le fasi delle azioni taltiche, studiandone a fondo i dettagli del funzionamento in tutti i .s,!oi punti, conviene a parer mio cbe si pongano esphcilamcnte indicali gli stadi da percorrel'C nell'esercizio. - Per giungervi, lasciando ora l'analisi che mi .ha condotto ~ farne rileva re il bisogno, cerche1·ò d1 farne scatum·e l' espressione dalla divisione scientiGca che ci presenta l' arle del 'a 0rruerra nella sua applieazione alla condotta delle truppe, Lenendo con to dello spiri to proprio dei giorni nostri sn tale a rgomento, quale emerge dagli scrittori più eompelenti. « L'arte della guerra (!alla astrazione da quanto ne « concerne la p.rcparazion e) può, scrive il maggiore « Schcrff, semp lice mente deJìnirsi nel più stretto senso « d.ella yarola, come l'arte di condurre le truppe alla « v1 uo rta. « La condotta delle truppe, si manifesta con tre modi « prin cipali d'azione : « 1° Come mezzo cli provocare una decisione col « ~~rci~rc e sopratutto coi movimenti e colle di~po« s1Z1ont delle truppe per scopi di guerra. « 2° Come c?1ut?tta n:'l più stretlo senso della pa« rola, quando e gmnto Il momento di incontl'are il « nemico, di manovrare, di impiegare le truppe allo « scopo di cornballere.


370

CONSIDERAZIONI ClllCA AL METODO D'ISTRUZIONE

' « 3° Finalmente come direzione immediata nel com-

« battim ento propriamente dello ». A queste tre funzion i , muoversi, manovrare, com battere, lo Scher[ fa corrispondere le distinzioni in strategia, alta tattica, bassa tattica, diversamente dal passato in cui strategia e tattica dividevano il patrimonio dell'arte della guerra. Se il gi uoco di guerra deve avere veramente per scopo l'addestramento degli ufficiali sulle carte in tempo di pace per sape re nel mio-Jior modo disimpegnare in guerra i doveri del coma:do in tulle le possibili emergenze, fa dunque duopo che possano ai Lre indirizzi ora detti corrisponderne in esso al trettanti: e a raggiungere quest'intento conviene, che piegandosi a certe modalità di forma, secondochè abbiasi per obbiettivo di esercizio l'uno piuttosto che l'altro fra i tre accennati modi d'azione, possa soddisfare a quei tre aspetti che assum erà in conseguenza lo studio della condotta delle truppe. Se si reputa bene nel testo di far ri serve circa allo stabilir norm e adaue per applicare l'esercizio della manovra sulla carta al primo dei tre modi d'azione, alla stmtegia, pari·ebbemi conveniente che il codice destinato per l'esercizio sul 2° e sul 3° modo non lasciasse inosservale nei loro ca rntteri più generali le norme relative a lai distinzione. « La d!stinzi.one, scrive lo Scherff(V. Parte IV, pag. 9. « Trad . 1Lal. ), tra manovrare per battersi e combattere, « non è in fin dei co nti meno no turale di quella o·ià stata « !n uso ~appri_ma Lra marciat'e e manovrare, qua~ Lunque « il marciare sia lan Lo inseparabile dal manovrare quanto « il manovrare lo è dal combattere » . Col mantenere pertanto indistinti i due indirizzi onde parlo, può a seconda dell'attitudine speciale del di reuore munte nersi viva in alcuni la vecchia tendenza, pur troppo non affatto di smessa, di riguardare come parte puramente materiale il combattere quale poteva essere pri ma

NELLA MA!\:OVRA SULLA CARTA 374 che prevalesse l'individualismo, dando co me limite alla parte intellettuale il momenlo in cui la mono vra, come dice lo stesso autore, va scatenandosi~· frullo di tale erronea possibile interpretazione potrebb'essere nel giuoco di guerra il trascurare l'esercizio i nte ll elluale su quanto svolgesi nel comballimento, lutl'al più ridu cen dolo alla meccanica applicazione della 'I'abella delle perdite, e derivandone poi nella pratica che dell' individualismo odierno rispetto alcolletLivismo passalo si ritraggono più gli svantaggi che i vantaggi, perchè non studia ti i dettagli che ne accompugnanu l'impiego razionale. Può in altri per opposta via svilupparsi la tendenza dannosa, purtroppo essa pure esistente, di sovrapporre i caratteri del 2° modo d'azione sul 3°: frutto del gioco di guerra polrebb'essere col ripetersi continuo di fa lli isolati, che dimenti cando poi nel combattimento non esser quelli che l' eccezione, pretendesse l'inferiore di manovrare allorchè il suo còmpilo starebbe nel combattere, e interpretasse siccome <Yrdini i ricevuti comandi. Sebbene dunque in pratica, indipenclentemente dall'entità d<'lla (01·za, si trasmutino, si sostengano, e si completino rec iprocamen te il 2° e 3° modo d'azione che costi tuiscono nel loro insie me ta tattica , com e non altrimenti avviene del 1° e de l 2°, dim odochè, come scri ve lo slesso Scherff (V. pag. ~5, Traduz. italiana) : « non poss iamo dire che il generale in capo sia lo « stratega, il generale l'al to ed il comandante di com« pagnia il basso tattico >> pure debbono essi mantenersi nelle ment i separali teorica mente « essendo (V. « pag. 43) p·roblemi ben cliversi quelli che 1·ichie« dono per l' uno e per l'altro il lavoro inteltet« tuale »..... « sia una divisione, sia una compa« pagnia (V. pagina ,i I) , nell' istante in cui ricevono « l'ordine di lanciarsi alla meta , cessa per loro il 1


372

CONSIDERAZIONI CIRCA AL l\Ilt!ODO D'ISTRUZIONE

« manovrare» . . . . « il comandante di una divisione « (V. pag. 42} , cui venga affidato un mandato, deve

« segnare i compiti speciali dei suoi sottoposti, avendo « riguardo di farli agire sui fronti e sui fianchi di e« ventuali obbiettivi secondari; e così analogamente « fino al comandante di compagnia, il quale può, quando ~ glie se ne presenta l'oppo1·t-unità, disporre i suoi pio« toni contro il fronte e-contro i fianchi del suo spe« ciale obbiettivo>>. - In unità di forze così disparate vediamo dunque la possibilità di operare ciascheduno nei due modi diversi . Parrebbemi perciò, dietro tutte le precedenti considerazioni, che la manovra sulla carta nei corpi potrebbe distinguersi in mano·vra cli primo grado e manovra di· seconclo grado più in vista dello scopo che della forza impiegata.

lfonovra di 1° grado.- Scopi principali dell'esercizio di primo grado dovrebbero essere : ·1 ° abiLuai·e a lla condotta delle truppe sul terreno durante il combattimento valendosi delle forme tattiche regolamentari, tenendo conto del nemico in vista , del concetto propostosi e. degli ac<jidenti minimi del terreno che consiglierebbero ora una ora un'altra formazione in coJonna , ora una ora un'nltra forma di spiegamento, ora maggiori ora minori gli intervalli e le dist;rnze fra le sezioni; '.2° impratichire ne il' esatta lcuura delle carte topografiche a grande scala per modo da giungere a comprendere rapidamente, a pl'ima vista, il terreno da esse rappresentato nelle sue più lievi s inuosità, nei suoi minori dettagli; - 3° in segnare le var ie specie di tiro per l'arma di artiglieria e le specie di. fuoch i di fan teria per le diverse distanze, coll'applicazione e delle une e delle altre nei vari easi che si offrirebbero · '

313 4° acquistar pratica nelle proprietà tattiche speciali di ciascun'arma; - 5° abituare all'impiego delle tre armi con appoggio reciproco (riducendo ciò ai minimi elementi); - tì 0 impratichire nei vari servizi di sicurezza delle truppe in campagna, curandone i minimi dettagli, sino al collocamento delle _vedette e alla condotta delle pattuglie, e studiando nelle sue relazioni di tempo ,e di spazio il funzionamento di luUo un sistema. La redazione, la diramazione e l'interpretazione degli avvisi e degli ordini, troverebbero pure occasioni di studio nel procedere della partita. Il tema (quando si trattasse di combattimento) formulerebbe il con celi.o secondo cui le forze assegnale al capo -partito sarebbero slale condotte in fronte alle forze nemiche sino a l momento di entrare in azione, cioè all'incirca alla distanza in cui dovesse incominciare lo spiegamento delle eolonne: c iò non togliernbbe che altri concetti_potessero formarsi durante l'esecuzione, dipendenti dal continuo variare delle circostanze, ma essi si svolgerebbero naturalmenle entro una sfera ristretta , proporzionata al raggio d'azione della forza comandata. Della situazione strategica generale non occorrerebbe fare menzione, appunto come suggerisce la nuova edizione del testo a pag. 27 per le operazioni elementari : basterebbe che il tema facesse conoscere la siLuazione ta ttica che involge quella che forma ogrrelto òel tema, non dovendosi mai d imenticare d'io.o . quadrare lo svolgimento dei concetti in concetli di un ordine più elevato . Vedesi che vi sarebbe abbastanza da rendere la direzione di tale esercizio non facilissima cosa, sebbene fatta mercé operazioni forse inferiori d'assai a quelle che più vo lte si saranno già tentale su scala maggiore, con molla superficiali tà e con poco frutto, in mezzo ad elementi non sempre abbastanza preparati per 1ener NELLA MANOVRA SULLA CARTA


374, CONSIDEMZIONI CIRCA AL m ,TODO n'ISTRliZIONE dielro ad operazioni più elevate. Lasciati in disparte dovrebbero essere tutli quei temi di partite in cui la condotta delle truppe avrebbe parlicolare importanza al di (iwri del cornbaltimento, mentre il concetto dei temi dovrebbe esser tale che la soluzione dipendesse unicamente dalla coodotLa delle teuppe nel combattimento. Quanto alla proporzione di forza che in tal genere di manovra potrebbe assegnarsi ai comandanti, .dovrebbe spaziare tra la compagnia, il plotone cavalleria, la sezione di artiglieria e il reggimento di fanteria, lo squadrone di cavalleria, la balleria cli artiglieria. Questi limiti e le idee svolte in precedenza mostrano come secondo me dovrebbe la manovra di primo grado incominciare da operazioni le più elementari e mantenersi sempre in proporzioni più moclesle di quelle prevedute dal N. 3 del testo a pag. 27. Nè, ben riflettendoci, vi sarà mai ragion e di temere che non possano trovarsi anche in limiti così apparentemente ristretli molti e molti svariatissimi temi da assegnare, in cui il modo di operare cli unità elementari porga occasione di far ritenere per una via quasi pratica cose che tulti si vergognerebbero di non sapere teoricamente, ma. che molti fan dubitare sovente all'atto pratico di non sapere nemmeno in teoria. Svolle di fronte al nemico operazioni che sembrano futili presentano la loro difficoltà, ed in funzione di q nesta si rivela la loro importanza: se accompagnate poi dallà. parola di un direttore che sappia render conto esatto della situazione all'uditorio, per modo che una mgionata immaginazione suppl isr:a a quanto nè la carta di per sè insufficiente, nè i rigidi segneui possono da soli presentare, rion mancano cli eccitare l'attenzione e l'inter~sse di tutti quelli che vi prendono parte. Spesso occorrerà analizzare il vario modo di comportarsi di parti di

37 5 una sèmplice unità e gli effetti corrispondenti, i quali·, infl uendosi reciprocamente, a volta loro influiscono sull'esito complessivo dell'unità che li comprende. « Bisogna, come scrive il capitato Meckel, disfarsi ( dell'opinione che le condizioni · del combattimento « fra grandi corpi di truppa abbiano lati più interes« s.anti assai che non i combattimenti fra corpi mi« nori . . . . . . . Quanto più piccole sono le forze· ( che si maneggiano, quanto più si entra nei parti« colari, e tanto più istruttivo ed interessante diviene « il gioco ». Il limite maggiore poi va considerato nella manovra di primo grado siccome un massimo che è impossibile oltrepassare, se vuolsi tener conto come in essa: dee farsi di tutti i dettagli, e analizzare in ciascuna massa, e nelle singole parti anche d i una medesima linea impegnata nel fuoco, la diversità dei resultati inflitti e subiti in virtù di essa. Per tener conto, per esempio·, della di versa condizione in cui trovansi un battaglione che sul suo fronte riceve uniformemente ripartiti gli effetti del fuoco di un battaglione at~accante ed un altro che in condizioni identiche subisce ' . però le stesse perdite accumulate in u no sLe_sso. s1_t~ su una sola delle sue compagnie fotta bersaglio ai t1r1 disciplinati dell'avversario che intanto fa avanzare al coperto contro quel punto due compagnie : per t~ne~· conto del diverso effello che raggiungono tre sez10m d'artiglieria con risultati rappresentati da faccie eguali del dado, tirando da una parte le tre contro d ne sezioni nemiche, e dall'altra le tre prirna contro una e poi su ccessivamente contro l'alt.ra sezione: per tener conto delle varie fasi in cui va decomposto un attaccod i un semplice squadrone che muove per scaglioni '. quantunque tutto possa ve~ire all'urto,. ma ~er ?a1::1 successive erHro un medesimo tempo d1 '.2 mmut1, c10 NELLA MANOVRA SULLA CARTA


376

1

C0l\SI0El\AZIONI CinCA AL M&TODO D ISTRUZ10NE

NELLA MANOVI\A SULLA CARTA

che rende l'auacco complessivo, per usa re un linguaggio mnlcmal'ico, una funzione impli cita di altre funzioni: per tener conto dell' iniluenza che reciprocamente si portano i due esiti parziali, forse cl iyersi, sebbene in cond izion i cli attacco fors' anche identiche, sotto ogni rapporto, delle due melò di un battaglione che muovono pei due versanti di una collina, in contiguità ma separate di vista dalla cresta intermedia : per tener conto, diciamo, di tanti e tanti. casi consimili , occorre che la forza sia limitata. « Se si vuole, scrive il ca« pilano l\Ieckel, che l'efficacia del fuoco sia accura« tamente determinala e di essa sia tenuto conto in « modo particolare bisogna, che la forza delle truppe « poste in azione non oltrepassi un certo limite. Per · « questa specie di gioco di guerra la forza finora im« piegata di 3-1 battaglioni supera quel limite . . . . « Le perdite che derivano dalla efficacia del fuoco « devono essere calcolate per ciascuna parte d,.i t_ruppe << in ogni tempo, ed in momenti decisivi devesi di« vidcre il lempo in mezzi e perfino in quarti di tempo. « Le perdiLe così calcolate debbono poi annotarsi in « modo che non si abbia soltanLo una lista a parte « per ogni compagnia, squadrone e batteria, ma che « sieno consid erat8 a parte anche alcune singo le fra« zioni di queste frazioni di truppa, quando subiscano << perdile maggiori o minori del resto . . . . ~ei mo« menti della decisione deve l'arbitro indurre i due « avversari ad entrare ne i parti c0Ja1·i fino ad indicare « le formazioni tattiche. In questo modo un allo de« cisivo che si sviluppa in uno o due minuti può of« frire .~ o o momenti cliITerenti per la decisione e « per la dettagliata discussione, secondochè l'arrivo cl i « rinforzi, l'azione inattesa di singole parti, ·ccc., co«: stringa a prendere nuove misure». Quando si riflette che perunabf'igata potrebbe l'arbitro, pel modo di com-

' battere odierno, trovarsi o dovere analizzare i numerosi differenti episodi che potrebbero presentar~i ne~ m~men to supremo della crisi, sopra un fronte 10 cui agi- scono da ciascuna parte o col fuoco o coll'urto da .i,8 a 7-z. plotoni {supposta impegnata in quel mom~nto da a 2/3 della forza totale) tenendo calcolo. poi de~.le altre armi si scorgerà subilo che sarebbe esigere 11mpossibil~ dalla memoria e dall'attenzione dell'arbitro: oltreciò soverchiamente allun°·hcreb bero le partite, e o . con minor frutto, anzi con noia degli spettatori . Oltrepassato dunque un certo limite, bisogna che la manovra sulla carta assuma altra forma Fa d' uopo d'altronde pensare alla convenienz~ di render possibili partite che ter~ini~o i? tre, a sei sedute, ciò che pei corpi è in certi per1odt ~e!l anno una necessità per le varie esi b0 ·enze del servlZIO. , men tre volendo tener conto di tali dellagli, pure importantissimi, in operazioni di maggior rilievo, le sedute si continuerebbero per lo spazio di oltre un mese. Quindi è che non sarei nemmeno arrivalo .al mas~ sirno ora accennato, se non fosse la c.onvenienz~ d~ fare talvolta anche la piccola manovra 10 proporz10m maggiori dell'ordinario, per trovar modo cli. cs~rci:tar~ più utliciali contemporaneamente nelle funz~orn d1 sotlocomandanti durante e dentro il combatltmcnto, ciò che abitua 'sempre più i comandanti sott' o~·dine all'uso delle proprie facoltà intell ~ll.u~li . e morali , 1~forinandole a quella desiderabile rn1z11:H1v.a che s~azt~ senza perder di vista i proprii limiti, ed I comanaa~tL principali a saper·la giustamente .conten~re per~hè sia convergente, non divergente, coi prnpn vofcn. . . Considerala la manowa di 1° grado dal punti clL vista ora specificati, mi sembra che l'istruzione lattica de()'li ufficiali nei corpi potrebbe per suo mezzo. raggi;ngere un frutto che non sarebbe certo minore

377

1r~


'378

CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D' JS'l'RUZIONE

di quello ottenuto coli' altro mezzo, che forma con .quello il complementare, delle esercitazioni sul terreno: sotto alcuni aspetti non esito anzi a crederlo superiore, mentre sul terreno è sovente impossibile al direttore della rnanovra ed ai giudici di campo di .valutare bene gli effetti del fuoco, non avendo come nella manovra sulla carta tanti e tanti elementi di ap.prezzazione, cosa che porta talora sul terreno sebbene inconsciamente a decisioni nòn di rado contrarie af:. fa tto al buon senso. Ravvi per lo meno la gran differenza che delle ragioni determinanti le decisioni degli arbitri non si può nè si deve sul terreno dare la spiega:zione, ed al momento della discussione non lrovan luogo in mezzo ad apprezzamenti d'indole più elevata, nè of.frirebbero ad ogni modo grande interesse perchè tardive. Come per esempio potrà conoscere un giudice sul ter· ,reno che fra due battaglioni con trapposti, e separati da terreno paludoso, il fuoco di due compagnie in ordine rado dell'uno si è concentrato per sei minuti sopra due soli plotoni dell'altro? La compagnia del primo .che avanzasi da 200 metri all'attacco per una stretta -che i fuochi soltanto dei due plotoni battevano, non -certo sconquassati visibilmente da un fuoco senza pro-ielli, viene posta fuori combaltimenLo, mentre nella manovra sulla carla potrebbe probabilmente giungere all'urto , ed ognun vede con quanLa maggiore appros· -simazione alla realtà delle cose. Vi sarà sul terreno -un arbitro che dimenticando la convénzione da lui -stesso imposta cli riguardare una lunga zona coltivata siccome terreno impraticabile, criticherà come erronea, e giudicherà conformemente, la disposizione del comandante che se ne giova a preferenza cl i un'alLra posizione che egli giud icava migliore, e che tale sarebbe stata in realtà se la bandita non avesse esistito: i due <Criteri dell'arbitro è del comandante, opposti fra loro,

379 entrambi giusti ma posati su basi diverse , possono frequentemente portare all'adozione di false idee più che nella manovra sul la carta, quando il direttore della esercitaz iotie, associando la ca lma alla lucidità delle idee, non sappia nel momento della conferenza ricon· durre le cose al loro vero modo di essere. Dalla citazione di esempi consim ili che potrebbern indefinitamente moltiplicarsi, non vorrei essere diversamente dalle mie intenzioni interpretato come tendente a dare alla manovra sulla carta un'importanza esagerala, quasi di predominio rispetto a quella sul terreno: no: a costo di ripetermi, soggiungerò di nuovo che in essa non vedo che il mezzo complP-mentare migliore, indispensabile della seconda, per fondare e diffondere l'istruzione tattica degli ufficiali. Tanto però io reputo che valga ad affinare il el'iLerio per bene apprezzare le situazioni sul terreno, che vorrei si desse la massima cura da Lulle le autori,à militari, affinchè nelle eserciLazioni tattiche si scegliessero· i giudici di campo esclusivamente tra quelli già noti pei più distinti nell'esercizio della manovra sulla carta, mentre la sola. qualità del grado o dell'anzianità non accompagnala da quella del sapere conduce più facilmente che non si creda a minare quella di::;ciplina che tanto si ha caro di tenere inconcussa. Del resto i verdetti del giudice sono dati d'Mdine, e ciò che più dovrebbe premere al direuore è di non esporsi al bivio di dovere, o sanzionar col silenzi o un verdetto che è manifestamente contrario al buon senso, o col disconoscerlo menomare il prestigio di quel principio d'autorità in cui ossequio fu fatta appunto la scelta della persona che lo pronunziava. Dovendosi ten er conto cli tutti i minimi dettagli del terreno , converrebbe che la scala delle carte su cui si manovrasse fosse al minimo quella di 1/5000, ma NELLA l\lANOVRA SULLA CARTA


NELLA MANOVRA SULLA CAR'fA

380

CONSIOERAZlONI CIIlCA AL METODO o'JSTl\UZIONE

dovrebbe procurarsi cli averle possibilmente ridotte alla scala di 1/2500 e dettagliatissime, volendo raggiungere l'mi1c al massimo grado ( 1). La nota contenuta a pag. 14- del testo dà in proposito è vero qualche utile avvertenza: ma la pratica giornaliera ne porge esemp io come sia tend enza umana di evitare il lavoro che non stimasi necessario : ora, se le. Cfl rte all' 1/'10000 sono le sole che in generale si posseggono, quando pure ciò sia, come sperare se non eccezionalmente che si saprà resistere alla tentazione di far manovre elementari su di esse medesime senz'altro. E tali manovre sta nelle mie convinzioni che ri escano con principianti tediose ed inutili quasi, su carte dove le operazioni di ricognizione cd i dettagli di combattimento di qualche compagnia o di qualche squadrone dovrebbero eseguirsi senza conoscere le accidentalità del terreno che trovaosi comprese tra le curve orizzontali di rn in 10 metri. Un metodo di esercizio che per la sua attuazione /01·zasse a tener calcolo dello spirito della nota mede:sima contribuirebbe anche da Lai punto di vista a rendere efficace il mezzo ·d'istruzione onde ci oc1

1

(4) Jn attesa che tutte le principali guarnigioni siano ampiamente dotate delle carte occorrenti non posso dispensarmi dal fare voto che venga diffusa iu gran cop ia la bellissima carta all'l/20000 dei dir.torni di Rivoli e di Avigliana, levata a cura dcglt ufficiali della scuola superiore di guerra, ed ora già ridotta all'~/ 6000. La vasta zona di terreno che essa rappresenta in tutti i dettagli, e colla massima precisiorie) olfre una varietà di accidenti topografici di ogni natura onde non abbonda per vero dire la carta dei dintorni di Valenza, regione montuosa o quasi per intero coperta di Yigncli intricatissimi. Tenendo conto che tutti gli ufficiali provenienti dalla suddetta scuola, in virtù delle ripetute esercitazioni fattevi conoscono per cosi dire quel terreno palmo a palmo, qual migliore occasione del giuoco di guerra per r~nderno famigliare a tutta l'ufficialitt1 la con6guroiione topografica e farla militarmente conosccro ed apprezzare?

)

381

cupiamo, e la clistiozione clell'e~~rcizio stesso ne\ cor~i in due gradi raggiungerebbe 11nl~nto, mentre 11 faie quanto io raccomandavo in proposito a pag. 8 e 9 della Rivista del mese di gennaio, di verJ'ebbe allora una cos_a di forza maggiore. In proposito poi dcli~ nota ora citata, laddove raccomandas_i di collegare l'msegnamen~~ tattico che si svolge praticamente sul terreno'. co~ i esercizi di manovra sulla carLa, non è forse mutile avvertire come poco se ne avvantaggerebbe ~uest'ultimo, quando venisse qu~lla i.nterpretata unwamente nel senso di riprodurre identicamente sulla carta la manovra falla il giorno prima sul terreno : s~ 9uesto pure può ricscir utile di tanto in tanto,. ~u-tche si p~·endano ad esame, secondo sta nello spirito del gio co di guerra, i differenti gra<li di pr~babilit~ pro_e ~on~ro ch e si presen tano tl'a le due parti nelle ~1tuaz_10~1 prmcipali dell' esercitazione, il maggior utile ~1 ncave1:à sempre, quando, come io già accennava rn un mio scritto sulla Rivista dell'aprile 1873 (V. pag. 132 e ·1_33), Ja manovra sulla carta fosse zweceduta dalla m_muziosa ricoo-nizione del terreno : eseguita la puruta e 0 fattane la discussione, nulla di meglio cer_ta1:1ente ~he farne allorn oggetto per uno di qu ei temi di ~~erc1tn.zi one a manovra obbligata, che sebb~ne ~tù1 cor:i~ mezzo di progressione per disciplinarsi negl_1 ese~et~.1 di combattimento, riescono però, quanto agh ufficiali, quasi sterili d'insegnamenlo. Siffa~tamente_ operando, < più proficue, come io allora. scr~veva, d1:erreb?~ro « anchele esercitazioni,per l'abitudtneda tutti acqms1ta, « di studiare il tei·reno in armonia con un concetto « tattièo determinato ».

Manovra cli 2° grado . - Quello studio che nella marrovra sulla carta chiamerei di 2° grado dovrebbe AN NO

xx, Voi.

1.

25


382 CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE avere in mira in particolar modo di esercitare all' abile condotta delle truppe sino al combattimento, dal momento cioè in cui cercasi il contatto coll' inimico a quello in cui raggiuntolo si passa dall'ordine di marcia a quello di combattimento e . si incomincia quindi il combattimento medesimo. Non già che di questo dovrebbe farsi esclusione; ma trascurarne i d:ttagli se non nei punti dove lo scontro, fosse pure d1 due pattuglie, potrebbe avere influenza col suo esito a fare o no conoscere in tempo utile ad una delle parti una qualche rilevante notizia, o ad assicurarsi il po~sesso di qualche punto di capitale importanza: e qm pure potrebbe talora H direttore, quando ne scorgesse la convenienza, fare entrare come un dato di fatto il proprio verdetto, in sostituzione al resultato che cercherebbesi ordinariamente coll'intervento del da~o per tre o quattro mosse di poca entità rispetto all mteresse generale della partita. Quando occorresse di calcolare gli effelli del fuoco dovrebbero studiarsi non come oggetto quasi specia le dell'esercizio, ma perchè compresi tra i principali elementi determinanti dei campi di probabilità in cui avverrebbero le decisioni degli attacchi : qui però , anche nel combattimento medesimo, diverrebbe cosa normale il_ rico:rere all'uso dei temp1: multipli, come suggensce 11 testo a pagina 4.4, ed il medio procedere dell'azione dovrebb'essere di 5 in 5 tempi (e più ancora dove fosse possibile) tenendosi però conto dei singoli tempi se per avvenlnra occorresse anche su una parte sola del fronte impegnato, quando Jo sviluppo di un momento di crisi meritasse studio particolare, nè il resultato fosse con qualche certezza valutabile in precedenza. Nel combatti mento diventerebbe il plotone l'ele mento minimo da tenersi in considera.. zione in luogo della squadra come nell'altro genere di

NELLA MANOVRA SULLA CARTA 383 eserci_zi o. L'arbitro supremo avrebbe quivi una parte m,ag~1ore _che ~on _nell~ manovra di 11° gnido: in quest ulumo 10fatt1 egli spiega le condizioni in cui trovans~ le varie p~rti elementari di una hnea impegnata nel fuoco o nell urto, e per ognuna d1 queste sceo-Jie in base ai falli apprezzamenti il campo d'eventualità e consulta il _d~d~: nella _manovra di 2° grado, spiegate le ~ond 1z1om medesime, le riassumerebbe poi compless1vamente, valutandone il peso nella determinazione del campo d'eventualità per l'esito, dove il dado deciderebbe d'un sol tratto tuttociò che ùi una pa1·te clelf azione, fos~e suscettibile di venire riassunto. Spette~·ebbe all arb1tr? stesso, prendendo sempre per base gli apprezzamenLi antecedentemente posti in rilievo di dare poi la soluzione ragionata in armonia eol ri~ sultato del dado, per le diverse pnrti cui la decisione ip qu,el tempo si riferisce. Analogamente, le perdite per fuoco dovrebbero in quei tempi per cui si avessero da calcolare, essere ridotte in ciascun partito ad un solo I.rallo di dado per d istanze non troppo tra loro diverse, riducendole alla media, e ricorrendo solo a più tratti di dado dove fossero manifestamente diverse su vari punti le condizioni di una medesima linea di fuoco. Nel progredire dell'istruzione sarei anzi d'avviso che disciplinatesi per lunga abitudine all'andamento dell'esercizio le parti, facesse a meno l'arbitro di consultare il dado tulle le volte che le condizioni delle due parti impegn ate nel fuoco mettessero manifestamente in grndo di valutarne gli effetti. È da credersi che ove ciò si potesse fare, sia per competenza indiscutibile di un abile arbitro, sia per calma e ragionevolezza delle parti impegnate, l'andamento della manovra se ne avvantaggerebbe di gran lung11, spogliandosi in parte


384- CONSIOEIUZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE di ciò che la rende per ragioni di necessità talvolta lunga e monotona. Il concetto in questo genere di esercizio dovendosi, a confronto col precedente, svolgere entro un raggio più ampio , con un còmpito che più lascia libero il campo all'iniziativa, con forze ordinariamente maggiori, e il più delle volte nelle condizioni di un partito isolato ,non basterebbe la conoscenza della situazione tattica che lo inquadra, ma richiederebbesi eziandio quella generale strategica, assumendo così il terna la fo rma. che in via generale si prescrive nella parte II del testo . È nel supposto (o iema generale) che comincia a rendersi esplicito il legame tra quel genere di manovra indicato precedentemente e la manovra strntegica. La distanza a cui si incomincerebbero i movimenti dei due partiti converrebbe che fosse molto al di fuoL"i dal conLatlo coll'inimico, estendendola cioè a 6 e più chilometri . Date le Sf'.heme rappresentanti le truppe, il comandante rispettivo comincerebbe a collocarle a distanza corrispondente al cammino percorso dal limite assegnatogli, entro il numero di tempi fissato dal direttore, e sulle direzioni di marcia. che il capo-part~Lo designerebbe nello svolgimento del suo concelto iniziale: per tulti i distaccamenti secondari che spingerebbe su quelle, formule rebbe il còmpito dato, precisamente come farebbe all'atto reale. Il giudice calcolerebbe sempre coll' orologio alla mano il tempo impiegalo nella compilazione degli ordini, tenendo conto però dell'essere i medesirni in scri llo o verbali secondo le dichiarazioni del comandan te ( meltendo però in scritto pur quelli dichiarati verbali), dovendosi in queslo genere di esercizio insistere sommamente sulla buona compilazion e degli ordini, sulle loro interpretazioni e sul tempo del loro arrivo a destinazione. Così arriverebbero le parti estreme di fan teria o ca-

NEI.LA MANOVHA SULLA CARTA

385

valleria di qualche colonna in vista l'una dell'altra 0 del grosso stesso nemico in marcia o in posizione, ed un'altra serie di disposizioni ne nascerebbe per parte dei capi e sottocapi appena giunte le prime notizie : quindi il combattimento, in cui si svolgono pei loro risultati le disposizioni ora accennate, entrandosi così nello stadio che abbiamo visto formare oggetto precipuo _della manovra di 1° grado e che qui seguirebbes1 trascurando tulli i dellagli, ma solo analizzandolo a grandi tralti, ,:;ome dissi più sopru, per dedurne l'esito definitivo. Nella bontà dalle disposizioni prese all' atto cli incominciare il combattimento, nella loro armonia con quelle primitive date alla partenza, i di cui errori si fanno sempre palesi a misura che si avanza. nello sviluppo della manovrn, si riscon(rano altrettanti elementi interessanti e feeond i per la cliscus~ione che segue al solito il termine dell a partita. Obiettivi principali di esercizio in questa manovra di secondo grado dovrebbe ro essere : - 1 ° L'insegnare a condurre le truppe in una data direzione per soddisfare ad un tema dal.o, Lenendo conto delle notizie che si hanno, della qualità e proporzione delle tre armi di cui si dispone, della confignrazione del terreno e dei rapporti del tempo e dello spazio; - 2° L'impra tichire su scala più elevata che non nella piccola manovra nell'impiego combinato delle tre armi; - 3° t'<~sereiL11re le menti alla facoltà induttiva e dedulLiH1, clic tanta parte ha nel guidare un comandante a dare pronte , opportune e saggi e disposizioni; 4- 0 L' esercitare nell' impartire ordini pronti , chiari , concisi, efficaci; - 5° L'e:;ercitare a saperli giustamente interpretare e ad uniformare ad ess i i proprii eoncetti più nello spirito che nella lcuera. È per tal genere di esernizio che veramente può dirsi conveniente l'impiego di corte alla scala tra !f /5000 1


386

CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'lSTJlUZI0Nl(

NELl,A MANOVRA SULLA CArtTA

e ,1/10000, mentre l'opportunità dell'una o dell' nllra scala è sol data dal bisogno di curnre secondo il Lema più o meno i dettagli, i qua li però non saranno mai un'assoluta necessità come per openizioni dell'altro genere già accennato: anzi, appunto per wle ragione, il sistema di. rappresentazione del terreno potrebbe esser qui indifferentemente quello a curve orizzontali, come quello a tratteggio: quest'ullimo, purchè abbondantemente corredato di quote, come lo è per esempio la bella carta prussiana Jei dintorni di MP-tz, usata appunto pel gioco di guerrn, rende forse più chiara a primo aspelto per chi non ha fallo corsi speciali di topografia la configurazione complessiva del terreno . Conforme suggerisce il testo per le esercitazioni di avanscoperta di cavalleria, qui pure potrebbe.si talora iniziare la manovra su carte alla scala dell' 1/20000 o dell'4/50000, far.endo passag~io con logico concatenamento delle operazioni alla soluzione finale del tema su quelle zone stesse di terreno che si possedessero alle scale maggiori suaccennate. Così, oltre che pel genere del tema, avtebbesi pure per la natura delle carte impiegate il legame tra il genere di manovra i~ di scorso e quello di più elevala natura, che poll'ebbe tormare oggetto di esercizio presso le sedi dei comandi generali di briga ta o di divisione. Quanto alla proporzione delle forze potrebbe variare fra i limiti di un. battaglione, uno squadrone di cavalleria e una sezi one di artiglieria a quello di una intera divisione. Le ragioni in[atti _che rendono difficile se nou impossibile l' eseeuzione di manovra sulla carta con molte forze impegnate, quando vogliasi procedere con quell'unico metodo che si applicherebbe nel manovrare con forze di poca entità, valgono medesimarnenLe per una grossa brigata mista come per una divisione, mentre d'altra parte le operazioni di alla

tattica che compionsi con quest'ultima unità possono del pari eseg~irsi con ~na ,gro~sa brigata ~:ist::: Insisto dunque nel ripetere che e p~uttost? al! !ndn 1zzo del mètodo riguardato in armorna coli ennta della forza che conviene assegnare un limite, anzichè alla seconda soltanto.

1

JlfcinoV1·a di 3° grcido. -

387

I1 oco potrebbe differire da quello ora accennato il metodo d'eserci:io (sempr~ con scopo tatti co) che conve~rcbbe esegu,~·e_ p_resso 1 comandi di divisione o di bngata cou uihc1al1 superiori delle val'ic armi e con qnelli in generale ~h~ sono sugli specchi caratteristici annotati com.e u~c,ah cl'avvenire: per la maggior entilc't delle forze 1m?1egate sarebbe da considerarsi la scala dell'l/10000 siccome un massimo: la purte logistica si. conn etterebbe collo. tulLica e questa più direllarnente colla strategica su cui fondasi la situazione generole contenuta nel tema. « Sarebbe invero, scrive il capitano Meckel, un voler « ristrino-cre l'utilità ùel gioco di guerra se si csclu« desse l'impiego degli oggeui usativi alla rappre~ « sentazione di più vaste comb inazioni ». Oltre a1 serrai convenzionali già in uso con rerrebbe . aggi.uno . . gere quelli rappresentanti l_e . col~n?e rnLm1z1on_1 _e amm. rn 1strat1v1 , conforme s1 nq uelli relativi ai servicri o . d scontra negli apparecchi pel Kriegsspiel prussiano e austriaco. Un oggetto speciale di stud io che ~o~ potrebbe sì facilm ente presentarsi nei due generi dt manovra da farsi nei corpi, sarebbe quello riguardante la propo1·zione della forza coll'cs_Lensione d~l terrer~o da difendere. E su questo proposi to cade qui acconcio l'accennare un equivoco da cui più d'uno si lasciò trascinare <lacchè le esercitazioni tattiche assunsero tanta importanza: nè mi sarei rid otto a_ f~rne men~ zione, se la parola cli persona competent1ss1ma su tah


388 CONSIDERAZIONI Cll\CA AL METODO D' ISTRUZIONE argomenli non avesse corroborato il mio modo di vedere sulla ·questione che vo suscitando. Riguarda questa il cri terio sulla densilà normale della forza combattente, eh~ dai grandi ordini di battaglia a cui si riferisce si è preteso talvolla di applicare alle singole unità tattiche quali il battaglione e la compagnia. Sembra' evi den~e che se Ja densità di 5 uomini ad 8 per passo misurato sul fronte si volesse mantenere per la compagnia considerata isolatamente, non vi sarebbe còmpito che, le si potesse ragionevolmente affidare, diffieile essendo il trovare in aperta campagna località la cui difesa si possa eflicacemente sostenere a lungo con una compagnia isolata tenuta in spazio così ristretto. I soli criteri su cui possa a mio avviso fondarsi la critica sul disserninamento per u nilà isolate di tal fatta, nascono dall'osservare come le forze trovinsi più o meno so ttomano, con azione più o meno convergente e al mom ento opporluno sul punto vitale del combattimento: cosa che d' un sol'o sguardo può trovarsi il di rettore nel caso di npprezzare. Il più delle vohr.poi, analizzando la causa del disseminarnento, potrebbe trovarsi nella natura stessa del còmpito che viene affidato a forze che non hanno in sè le condizioni per poter perdurare, ma quelle sole sufficienti ad ottenere momentaneamente un ceno successo, suc cess0 che può solo divenir dm;aturo quatldo appunto la pa-rle ricacciata non abb ia come riparare in t~mpo · alle fom~ già logore . Che dir poi quando per valutare, per esempio, il disseminarnento di una cornpngnia, vuolsi computare sic·come fronte da essa occupalo lo spazio tutto com-· preso tra le due ali opposte , l'una della parte che fr0nteggia il nemico, l'altra della parte che va ad avvolgerlo sul fianco? Confondendo il fronte d' attacco colla somma del fronte vero, dell'ampiezza del giro e

NELt.A MANO'VM. SULLA CARTA

3&9

del fronte .del distaccamento gil'nnte, non arriverebbesi certo a trovare nemmeno per approssimazione la densità voluta anche in un solo di quei grandi fatti \ d'arme delle ul time guerre, che han dato base alla tattica moderna. Nè é da dimenticare che il disseminamento sarà non solo apparente ma sos lanziale per l' attaccan le, e per forza maggiore, e con risultali ne\ gativi di istruzione, quando si pretenderà in temi .di a:uacco e di difesa tra compagnie e battaglioni di dar troppo spesso forze eguali sì al difensore che all'at..iaccante. \ Differenza essenziale tra questo genere di esercizio 1 e il precedente potrebbe risiedere in ciò che accenna il capit<1no Meckel per quello che egli chiama il Gmnde gioco cli guerra, , grado intermedio unico di tale esercizio che egli additerebbe fra quello_ che tiene conto di tutti i dettagli ed il G-ioco di gue1·ra strategico . « L' ef« fetto dei fuochi, egli scrive, può venir quivi solamen te « accennato, anzichè effettivamente determ inato col « calrolo ed annotato. Ma ciò nomlimeno, anche nel « Grande gioco di guerra, debbono gli effetti del fuoco « se.rvir di criterio fondamentale per le decisioni : l'ar« bitro deve in ogn i caso indicarne l'efficacia, stabilire « da qual parte si verifichi la. superiorità degli effetti, « e consultare i resul tali del combattimento a fuoco « medesimo, per poter così determinare in genere la « situazione su tutti i pun ti in certi dati momenti , e « formarsi così il criterio fondamentale per le even« tuali decisioni. Nel G1·ancle gioco di gum·ra il calcolo « degl i effetti del fuoco deve esser quindi sosti tuito « dall'ùnmaginativa del direttore, e per questo fatto « ne riesce la d.irezione più difficile. Però coll'eser« cizio 1nolteplice del calcolo delle perdite nel gioco <( di guerra propriamente detto è possib ile di soccor« rere l' immaginativa per quanto riguarda appunto il « saperla apprezzare ».

J


390

CONSJDERAZIONI CIRCA AL METODO n'ISTJlUZIONE

Coordinamento degli esercizi di vario grado nella manovra sulla carta.

Esternai già in principio di questo scritto esser mia , • I opinione che la manovra sulla carta debba, per prender / piede seriamente nell'esercito, ricevere esempio e fonda- 1 mento dall'alV>: sinchè non vi prenderan parte ehe i soli ufficiali inferiori, malgrado la bontà delle disposizioni / che si emaneranno in proposito, rimarrà cosa che cer- / cheran di conoscere per soddisfare ad un obbligo di esame, non altrimenti di quanto facevasi da molti di I noi nella prima gioventù studiando autori greci e la- 1 tini che solo pel nome godono oggi la nostra fa.mi- / glìarità. Fa d'uopo che entri nelle abitudini, fa. d'uopo I' che tutti vi possano prender parte, se non ora, trn qualche anno, fa d'uopo che un contro!Jo si stabilisca per vigilarne l'attuazione, curando non solo che sia praticata, ma praticata a dovere: fa d'uopo che questo controllo non abbia alcun carattere cli vessazione, ma sivvero d'incoraggiamento e di spinta all'emulazione: fa d' uopo c;he divenga la manovra sulla carta occasione di ravvicinamenLo tra ufficiali delle varie armi non solo, ma pm anche tra superiore e inferiore nei gradi pitì disparati della gerarchia militare. Come ragg iunger ciò?... . J>roverò qui pure ad esporre le mie idee. Come nello svolgersi di una fase qualunque di una campAgna tutte n.d uuo scopo concorrono le varie operazioni di mwrcia, <li nianovra, di combattimento, quello cioè , secondo la frase dello Schedf, di condiirre le truppe alla -vittoria, c;osì nella manovra sulla carta lo studio potrebbe riescir~ il più proficuo, raggiungendo un migliore indirizzo ed un impulso pitì efficace nell'esercizio medesimo, quando potesse rendersi di pub-

NELLA MANOVRA SULLA. CARTA

39 1 1

blica ragione, anno per anno, un insieme di manovre che abbracciando i tre caratteri di attività ora detti, esistenti nella condotta delle truppe, fossero coordinate allo svolgimento delle diverse fasi di un unico \ema. Per rispondere come vedrei ciò realizzab ile, comincerò, risalendo successivamente dalle esercitazioni ~ù dettagliate, eia quelle cioè che ho chiamdLO cli 1° grado verso quelle più elevate, quelle vale a dire che potrebbero formare oggetto di studio presso le sedi òl~i. C?~1andi generali, a mostrare come potrebbe staH1, l!l's1 11 legame tra questi diversi generi di esercitazioni. È evidente ·anzitutto che sebbene, come già dissi, le operazioni comprese in quella categoria di esercizi che chiamai di ,1° grado, formino la parte principalmente utile a trattarsi per la massa degli uffìçiali nei corpi, le idee fecondatesi in questi intorno alla condotta delle truppe nel combattimento, riceverebbero la loro par'lc naturale complementare nel vedere il legame tra il genere di operazioni a cui avrebbero preso parte e quello di operazioni eseguite da un'altra sezione , aventi cioè per oggetto la condoua delle truppe al combattimento: così pure per gli ufficiali che si ese!'citassero col secondo obbiettivo di istruzione ora dello, non potrebbero che sentirne aumentar l'interesse nel vedere svolgere sollo i propri occhi nei rnir1irni dettagli tutte quelle azioni di combattimento in cui le divisate rnanovre andrebbero a. mano a mano a estrinsecarsi. Abbracciando così il complesso delle ùperazioni, e del1' uno e del!' altro genere, potrebbe sembrare che la manovra sulla carta dovesse riprendere allora guel carattere naturale che già assunse forse presso qualche corpo se opportunamente diretta, e con un gruppo scelto di ufficiali, ma alla cui attuazione mostrai già quante e quali difficoltà si oppongano nella maggior,


392 CONSIDEfiAZ!ONI CIRCA A:L METODO. o'ISTIWZIONE parte de'casi, t~a cui essenzialmente quello dell'impiego di molte e molte sedute per tener dietro allo svolgimento di azioni che forse si effettuerebbero in realtà nello $pazio di tre o quattr'ore appena· per una brigata. Ma quando per la maggior parte dell'anno l'indirizzo dell'istruzione avesse proceduto con quel· caratlere di regolarità che accennai , i singoli componenti delle sezioni verrebbero anzitutto abbastanza preparati, così da non recare in caglio co n mille e mille futili cause all'andamento della partita, e meglio disciplinati al suo funzionamento : tantochè di verrebbe allora possibile di far procedere un'operazione abbastanza complicata, modificando il metodo ordinario nella guisa che qui mi accingo ad esporre. Riuniti in una sala gli ufficiali delle due sezioni di 4 ° e 2° grado, nel numero così di 20 a 24 all'incirca, ed enunciato il tema generale, verrebbero assegnati i terni pal'ticolari, i qual i potrebbero essere più d'uno per ciascuno dei due partiti, quando frazioni di truppa moventisi con missioni indipendenti fra loro , dovessero venire poi ad esercitare la loro azione verso uua medesima zona di terr0no; quanto a lle scheme rappresentanti le truppe, potrebbero esser date a muovere ad uHìciali scelti tra gli assistenti: i capi e i sotto-capi attenendosi alle regole ordinarie del testo, emanerebbero le disposizioni pei vari mov imenti ad insaputa l'uno dall'altro, ed i movimenti stessi verrebber,) eseguiti in colai modo dagli assistenti sotto la vigilanza dell'arbitro supremo cooperato dagli arbitri neutrali, i qnali in ragione di uno per partito potrebbero contemporane1;1.rnente proced ere da una verso un'altra ala, eser~itando le loro frazion i colr applica-zione delle tabelle e delle regole prescritte dal testo . Passando così dal periodo in cui predomina il manov,rare a quello in cui la parte predominante sta nel

393 combattere, i comandanti e i sotto-comandanti princi'pali verrebbero a trovarsi sui punti che avrebbero antecedentemente designati, donde proseguirebbe ad esercita:rsi la loro azione direttiva durante il combauimento impegnato, mentre la parte esecutiva di questo, del pari che in precedenza tuttociò che comprendevasi nelle operazioni di ricognizione e di sicurezza, proseguirebbe ad essere disimpegnata dagli assistenti. Perchè anzi le due funzioni di diversa ·natura che verrebbero così esercitate, le une per così dire di concetto e le altre di ordine, non venissero reciprocamente ad invadersi, farebbe mestieri che agli ufficiali assistenti non venissero affidate colonne, ma · semplicemente unità di truppa di varia entità, come battaglioni, batterie, squadroni, ecc., ecc.: così la sfer~ stessa della loro in iziativa troverebbesi compresa nei lim iti che la volontà de' comandanti principali e dei sotto- comandanti rispettivi traccerebbe, non altrimenti di come sul terreno trovasi limitala l'iniziativa de'comandanti di battaglione, di compagnia, di batteria, di squadrone, allorchè non isolati combattono solto l'impulso di altri superiori i q uali 011dinano ma non coNELLA 'MANOVllA SULLA CARTA

mandano . .Potrebbe forse dubitarsi ehe un simil modo di funzionare d'una partita resultasse, in pratica, difficilmen te attuabile : e tale confesso che fu la mia opinione allorchè sentii emettere una proposta che non molto' differivasi dalle precedenti per parte di alcuno che mi è m·aestro : e tale aggiungo che sarebbe tuttora, quando si tra.ttasse di applicare. un tal metod~ ipso facto, senza antecedente preparaz10ne : ma ~a d u~po eh' io dica come i miei dubbi fossero mossi specialmente da due ragioni: dal pensare anzitutto alla mago-iore delle difficoltà che si incontrano in principio pel buon andamento di una partita in· generale, q uella cioè


394

1

CONSIDERAZIONI ClRCA AL METODO D ISTRUZfONE

di avere ufficiali ben disciplinati al meccanismo del gioco, cosicché persuasi e convinti dello scopo a cui mirasi, non tendano quasi inconsapevolmente · e per malinteso esagera to amor proprio ad attraversarne il funzionamento con futili obiezioni e col tentativo di sottrarsi ogni momento alla necessaria· direzione dell'arbitro : in secondo luogo dal pensare alla difficoltà inerente alla poca pratica di quanto costituisce il tecnicismo del gioco stesso, difficollà che manifestasi continua coll'impacciato e lento procedere in operazioni di minima entità. Quando però abbiasi nei corpi un personale già maturo , come potrà esserlo in capo a qualche tempo, per potere esperimentare tal metodo, non stento a credere che sia l'unico il qua le permetta di svol.gere una partita di qualche importanza e per la natura del tema e per la quanLità delle forze, senza soverchia perdita di tempo, ed alLresl in modo che senza trascurare il dettaglio nella parte esecutiva possa in modo ben chiaro svilupparsene il concetto nella parte disposi ti va. . Quanto al numero degli ufficiali che prenderebbero parte ad una. manovra così coordina la, è facile ìl vedere che non resterebbe in tal caso soverchio : sono impiegati un giudice col rispetliv? segretario pèr ciascun partito, e 2 a 3 comandanti o sotto comandanti coi rispettivi segretari per ogni parLito: ossia in tutto 12 a '14 ufficiali : cosicchè ne restano solla nto 8 o ;J O assistenti a cui affidare le mosse dei segnetli per ambe le parti. Un ufficiale per parte verrebbe incaricato di redigere il rapporlo dell'intera manovra, e i due rapporti esam inali in contraddittorio colla scorta ~~i registri dei segretari dei giudici , fornirebbero dati mteressanti per la discussione, base per un rapporto lotale · riassuntivo, ed occasione di esercizio utilissimo su questi ,importanti argomenti di stile militare.

NELLA MAN OVRA: SULLA CARTA

395

Veduto come, secondo la mia opinione, si potrebbero coordinare durante l'anno in una partila che abbraccerebbe più sedute i due indirizzi che l'esercizio nella manovra sulla carta assumerebbe nei corpi, resta a vedere come tali partite potrebbero poi coord inarsi con alcuna di maO'O'iore entità che potrebbe farsi alle sedi . d.I a·ioc~ dei comandi oo generali, partite vere e proprie di gue1·rci strategico, intendendosi co_n _ciò_, per va~erm'. delle parole del M:eckel, « un esercmo m quegli atti « di guerra che sono di spettanza dell'ufficia!~ di. stato « ma,wriore e che negli istituti mil itari supenon sono « ins~;nati sotto la designazione di Se1·vizio dello stato « magg1·ore. Esso riguarda solo.mente gli a_tti de!I~ gr.andi « operazioni: se ha luogo un urto, le d1spos1zrnn~ !at« tiche sono considerate solamente come aventi m« fluenza sulla situazione strategica ulteriore >>. Assunti i dati di fatto io mezzo a cui moverebbesi alle ostilità nella reO'ione studiata, per la quale converrebbe far cader/la scelta su una parte d'Italia di cui esistesse maggior corredo di carte a di:erse sca~e, incomincierebbesi poi la partita tru corpi d'esercito contrapposti. Non è mia pretesa di qui additare le norme secondo cui potrehbesi far procedere una parti La di manom·a st1·ategica, più modesto essendo il còmpito del presente lavoro e las ciando_ l'ar?~o ufficio ad altri più competenti: basti il porre 10 r~hevo_ come le regole del gioco non potrebbero essere 1dent1cam~nte le stesse che il testo somministr/:1 con scopo tattrco; rna attenendosi allo spirito delle medesime opportunamente modificate, converrebbe che il dado, entrando come fattore subordinato al criterio dell'arbitro, non recasse però di troppo un incaglio al procedere dell~ g1~andi operazioni. Richiamo di classi, trasporti ferroviari, lavori di difesa preventivi, ecc., potrebbero dare occasione di studio sul funzionamento di tutte le ruote che


396 CONSIDERAZIONI CIRCA AL METODO D'ISTRUZIONE componO'ono la gran macchina dell'esercito nel momento che è chiamata a dare la sua massima quantità di lavoro . La logistica entrerebbe in · campo per dare esecuzioni ai piani concepiti dai due comandanti in capo~ e gli arbitri verificherebbero la possibilità dei movimenti eseguiti, consultando la sorte quaod? il caso lo ri c~iedesse, come avverrebbe per esemp10 quando su lmee ad un solo binario si eseguissero movimenLi con tale agglomerazione da far nascere la possibilità .di qualch~ inconveniente che ritardasse o arrestasse 11 corso dt quelli. Lo studio dei dati statistici de.Ile ~iverse località potrebbe qui trovare la sua appltca~tone, ~el far procedere coi movimenti delle colonne 11 funzionare dei servizi amministrativi . Il servizio delle tappe a tergo deO'li eserciti troverebbe esso. pure ampia r.nateria di. o . .. studi . Il servizio di cavallena m avanscoperta vi st collegherebbe intimamente. . Venute a contatto le parti più avanzate dei due avveI'sari, darebbesi luogo a combattimenti e scontri parziali preludenti ad operazioni di asse~io e ~nalm_enl_e ad una o più grandi battaglie, mezzo risolutivo cm miravano tutte le precedenti di:;posizioni, fatta astrazione dal prendere poi nel loro svolgimento I~ forma _come distingue lo Scherff o di batlaglia per schiere o d1 vera battaglia decisiva. Tali s tudi che richiederebbero tempo e lavoro potrebbero esser fatti con tutto il comodo ed a periodi di più sedute durante l'an no: e converrebbe soffermarvisi appunto allorchè l'imminenza di qualche combattimento o scontro parziale pre.ludente a falli di maggior r ilievo desse occasione al bisogno di conosc~rn~ l'esito per l'influenza sull'andamento ~elle ope1~az1on~ ulter.iori. Ora, potrebbero essere q11est1 combathm~ntr e scontri parziali gli argomenti di tema da trattarsi da tutti i corpi della divisione, quando venissero a cadere

I

NELLA. MANOVllA SULLA CARTA

397

in quakhe zona di terreno di cui si possedessero le carte a grande scala, ricorrendo senz'altro all' intervento della sorte sul campo di probabilità più conveniente, quando cadessero in terreni onde non si avessero carte consimili: cosa analoga potrebbe farsi riguardo alle operazioni di avanscoperta della cavalleria. Dando ai corpi un mese circa di tempo per la soluzione di tali temi nella maniera che d issi, po ttebbero poi veni re essi invitati a rimetterne la dettagliata relazione, nella quale non menzionandosi le decisioni del dado si tenesse conto però dell'andamento delle cose quali appunto in virll'.1 di quello sarebbero apparse: la discussione relativa accompagnerebbe il rapporto. Esaminate tutte queste relazioni, la partita che sarebbe trovata la meglio condoua sarebbe accettata come soluzione vera del tema, e potrebbe venir poi diffusa come modello d'esercizio fra i co rpi tulli della divisione, i qnali attirati così da un attestato lusinghiero si troverebbero indotti a prendere sempre più interesse agli studi lattici. Quanto al procedere ulteriore della manovra strategica, arrivati a l momento della battaglia, difficile ma non impossibile sarebbe certamente il sottoporne a · metodo Io svolcrìmenlo nella manovra sulla carta, svolgimento che ri~ntrerebbe peraltro nella categoria del!e operazioni di alta tcittica, in quel ?rado ~~punto già avanti seo-nalato siccome oggetto d1 eserc1z10 per una O scelta di uffieiali riuniti presso i comandi generali medesimi. Si scorge però come ivi pure si potrebbero mettere in calcolo come nelle clne specie di manovre che chiamammo di 1° e 2° grado, dei <lati costanti che misti ai variabili rappresentati dall' intervento della sorte , r.ondurrebbero ad una ragionata. sentenza finale. So rebbero i primi forniti dalla quantità e dalla composizione delle forie che i due avversari sarebbero riesci ti a portarn nel raggio d'azione ANNO xx, VoL. ,. 26 1


1

39$ CONSIDERAZIONI CIJtCA AL METODO D ISTI\UZ10NE in tempo utile men tre essa si svolge: dalle disposizioni giì1 in corso per farle agi re e converger~ sopra un punto anzichè sopra un altro del campo d1 balla: glia: dalle condi zion i topografich e del ter_re~o ~he 1 due partiti occupano e dal modo con cui v1 s1 trovano distribuiti , considerandole per ampi tratli secondo quei caraueri distintivi più salienti che conducono a riO'uardare la battaglia siccom e il com plesso dello svolg:rsi contemporaneo o successivo di più combattim ~?t( sopra una vasta zona di terreno. Sarebbero forni ti 1 dnti variubili al solito dal dado, lasciando alla sorte di determinnrli in mPzzo a quei grad i di probabilità che il criterio dell'arbitro stabilirebbe in ciascuna di quelle fas i più spiccate che si presem~rcbbero ne~ var! punti di azio ne, criterio basn to essC'nz,almente sm dati positivi anteriormen te accenna li 11ni1ame_nte al_la _valutnzione delle condizioni morali e fi siche m cm s1 troverebbe ro le truppe a fronte, nei siti presi ad esaminare condizi oni note naturalm ente nll'arbi tro supremo, del ~nri che tulle le circosl.anze relative ai due eser~i ti: Alcune azioni che potrebbe ro svolgersi tra frazioni clista ccn te, miranti pel' esempio da un lato a ricongiungersi al proprio partito e dall'altro ad opporvisi, fornirebbero pure nuovi temi che rientrerebbero nella catego ria delle manovre di '2° grado dasvolgersi presso i corpi , regolandosi perci ò analogamente a quanLo fu sopra accennato. Compilata una relazione sommaria di tutto l' insi ~me delle operazioni esegui le, potrebbe poi colle copie annesse, com e allega Li, di quelle operazioni che furono svolte da alcuno dei l:orpi dipendenti, venir posta in circol11zione fra i medesimi , presso i qu,Jli così scorgerebbcsi il nesso tra quelle g ià note per avervi preso parte e qu elle che entrano nel campo degli altri rami di attività cui dà lu ogo la condotta delle truppe in guerra.

NELLA MANOVRA SULLA CARTA

399

Meglio poi se tal cnsa potesse con più agev:olezza e più diffusione attuarsi mercé la fondazione di un qualche periodico trimestrale ad hoc. In tal caso tra·smessa a fin d'anno dalle divisioni una delle copie suddette ad una commissione nominato dal ~Iinistero, sarebbe una o più delle migli ori, secondo si reputasse conven iente, tra le partite esaminate che formerebbe oggetlo di pubblicazione. Un sistema coordinato di esercizio quale ho in abbozzo accennato richiederebbe certamente molto tempo per il suo svolgi men lo : nè forse l'insieme delle opel'ae.ioni che si collegherebbero all o svolgimento di una sola partita di manovra strategica avrebbe sempre termi ne pure durante l'anno, quantunque le sezioni che ge ne occuperebbero non avessero da dedicarvi poi molte sedute. Non Lrovo quindi che in ciò dovesse scorgersi un argo men to di difficoltà, mentre appun to per divenire attuabile, bisognerebbe che nessuno degli ufficia li individualmente con siderato si trovasse vessato dal bi sogno di dovervi dedicare troppe ore per tutlo l'anno; bensì che prncedendone anzi appunto per tutlo l'anno il funzionamento con alternative di tempo, ora per questa ora per quella frazione di ufficiali che vi attendasse, costringesse indirettamente tutti q11anti a prendervi parte, non altrimenti di quanto si verificherebbe per una vera campagna di guerra. 11 capitano 1'I eckel si limita nel suo opuscolo ad accennare la convenien za di disLinguere l' esercizio onde ci occupiamo in tre g radi: il piccolo gioco di guerra corrispondente all'incirca a quello che chiamai di 1° grado: il grande gioco di guerra corrispondente all'in c:irca a. quello che compresi n·elle distinzioni di 2° e di 3° grado : il gioco di guerra st1·ategico. Se, per quarrto concerne la tatti cc1, più corrisponda allo scopo di ricavare da tale esercizio il


400 CONSIDEI\AZIONI CIRCA AL METODO n'1s·rRUZI0NE n:iassimo profitto la sem plice distinzione in due gradi, riservando all'esercizio nei corpi il solo indirizzo che· propone appunto di chiamare Reggimentale, ossivero la triplice distinzione, riservando all'esercizio nei corpi la manovra di 1° e la manovra di 2° rrrado è cosa o che sottopongo al giudizio dei competenti nella ma~ teria, tenendosi conto ~nche delle condizioni speciali di collura dell'ufficialità dei due eserciti, condizioni che, se male non mi appongo, fanno scorgere nell'esercito prussiano un livello medio più marcato nei reggimenti che non da noi tra gli. ufficiali più colti e quelli che lo sono in minor grado . Ad ogni modo in virtù della distinzione stessa egli termina a rag:one col dire: « mediante queste tre specie di « p;ioco di guerra si soddisfa completamente e sotto « ogni aspetto al bisogno di esercitazioni nel maneggio « delle truppe. Tutte le parti della condotta di una « guerra, che nel tempo di pace possono in genere « essere oggetto di esercizio, vi sono contemplate, e « le attività di ogni grado della gerarchia militare dal « comandante d'una squadra al comandante cli un « esercito, possono esservi fatte oggetto di studio, di « discussione e di esercizio. » Oltre la differenza accennata riguardo alle distinzioni nei vari indirizzi dell'esercizio, che più direttamente ho cercato di porre in armonia coi tre diversi caratteri che assume secondo lo Scherff la condotta delle truppe, formando be nsì dell'esercizio, di 3° grado il nesso su grande scala dei due che lo precedono, parmi che la fatta proposta pel coordinamento dei vari generi di esercizio più ancora renderebbe reali le conclusioni che egl i ne trae quanto all'utile . A fronte delle probabili obbiezioni che potrebbero sorgere contro l'utilità della fatta proposta, ne pongo qui in r ilievo i vantaggi:

NELLA MANOVJ,\A SULLA CARTA

401

1° L'esercizio nella manovra sulla carta prende.rebbe con certezza un indirizzo efficace, perché forzato dal nesso che dovrebbero presentare le operazioni oggello di temi cli .v aria natura; 2° All'efficacia stessa dell'indirizzo contribuirebbe il bisogno che gli ufficiali in tutti i gradi ed in tulle le armi sentirebbero di acquistar pratica nell'andamento del gioco per quel genere di opetazioni che più direttamente li concernesse, per poter poi prender parte -più o meno al funzionam e nto di tutto il sistema; 3° L'interesse agli studi lattici sarebbe più esteso çhe non per mezzo dei soli esercizi ordinari fatti in modo autonomo in ciascun corpo, più estese divenendo le vibrazioni sulle molle dell'amor proprio; 4° I comanpi generali avrebbero un mezzo indiretto di vedere, non solo se si praticasse l'esercizio nei co rpi dipendenti, ma con quale profitto; 5° Gli ufficiali di stato maggiore, organi dei comandi generali medesimi, nell'in<:arico di esaminare i lavori sarebbero spinti dall'in teresse che prenderebbero nel vedere come proced erebbe il movimento di una ruota, sul cui ingranaggio avrebbero essi stessi contribuito ad agire, sentendosi cosl richiamati alla natura stessa di attrib uzioni analoghe che eserciterebbero in vera guerra; 6° Tutto quanto è oggetto del con tenuto nei nove paragrafi della prima parte di questo scritto tenderebbe a raggiunge re il massimo resultato, e particolarmente poi per tal mezzo ciò che forma argomer:i to del '7° e del 9° fra essi. Cause di difficoltà vere esistenti attualmente trovo essere: 1° La non ancora bastevole, quantunque crescente diffusione delle carte; 2. La pratica non ancora sufficiente nel mecca1

0


402 CONSIDEnAZIONI CIRCA AL METODO n'ISTRUZJONE ECC. njsmo e nello spirito del gioco, ed il cçmseguente incompleto appreizamenlo delle sue possibili appli~azioni ; 3° La non esistenz11 di regole speciali pel funzioJlamento della manovra applicata agli altri ram i delloscibile r:pilitare attinenti alla condotia delle truppe. Tali difficoltà sono esse insormontabili L. Non credo. Sussisteranno esse ancora con eguale gradazione un altr'anno? ... Nè io, nè il lettore probabilmente, sapremmo adeguatamente rispondere, basta a me di aver· gettato queste idee: quella parte di esse che potrà yenire apprezzata sarà compenso alle reiet~e.

AZIONE UNITA l>ELLA

LAN,CIA E DEL ì\lIOSCHETTO NEl

REGGTMENTI

DI

CAVALLERIA

Roma, febbraio ~87o.

G. SANTAIIELLI, maggiore nel 1. gmnatieri. 0

Gli esempi dell'impiego della cnvalleria nelle ultime guerre combattute in Europa, e l'importanza serrtpre più confermata di quest'arma nella bilancia dalla vittoria, furono naturalmente d'incentivo a molti s1Udi ·per migliorarla nella sua azione, e non fu ultimo il tp1esito della scelta della specie di cavalleria che, in particolar modo pel suo armamento, poteva essere più adalla ai bisogni della guerra pel disimpegno delle sue svariale attribuzioni. Per noi che siamo costrelti da ci~costanze particolari ad essere limitati in quest'arma, lo studio del quesi to sopra enunciato deve particolarmente assumere un'imporlanza maggiore, ed è perciò che non crediamo fuori proposito richiamare l'allenZ'ione dello studioso sili miglioram en ti del la nostra cavalleria, specialmente in oggi che sta per compiersi il fallo dell a distribuzione di scelti moscheLLi ai 1 O reggimenti cavalleggeri. Perché più facilmente si possa comprendere lo spirito dello studio e della proposta che intendiamo presentare, esporremo innanzi tutto l'idea che ci servi


404

405

AZ IONE UNITA DELLA LANCIA E DEL MOSCHETTO

NEI REGGlM'ENTI DI CAVAI, LElllA.

qual punto di partenza e guida direttiva nelle nostre ricerche, sviluppando in seguito il concetto ne' suoi principii e ne lla sua pratica applicazione. Noi non siamo ricchi di cavalleria, sia in confronto delle altre armi, sia .relativamente alla quantità che i progressi della strategia e della taltica di guerra -vorrebbero che fosse impiegata in tutti i servizi a lei affidati . Se a fronte di questa nostra scarsità vogliamo tener quest'arma distinta per taglia d'uomini e cavalli e per armamento, onde ogni spec ie sia meglio adatta ad un servizio piuttos to che ad un altro, è indubitato che nella pratica la nostra defìcenza sarà maggiormente sentita e dep lorata. Diventa quindi, a nostro giudizio, un bisogno il ridurre la nostra cavalleria ad una specie so la e con quell':irmamento che possa meglio rispondere ui più importanti servigi per la guerra. Stabilire la specie di cavaJJ eria, il sno armamento, e l'organizzazione che meglio possano rispondere ai nostri bisogni, è il quesito che noi . ci proponiamo di sciogliere, tenendo per guida l'idea di proporre cose di una ·a,ttuazione pratica, facile e senza maggior importo di spese. Per ovviare a meno rette interpretazioni su quanlo stiamo per esporre, giova prem ettere fin d'ora, che intendiamo per cavalleria leggera nel senso materiale della parola ogni specie di cavalleria m0ntata, equipaggiata, ed armata colla maggior possibile leggerezza, senza distinzione della sua arma principale; per conseguenza consideriamo come tali tutti i nostri reggimenti lancieri e cavalleggeri, quan tunque i prim i quattro differiscano sensibilmente dagli altri, per maggior taglia d'uomini e di cavalli. Siccome però anche questa taglia è già diminuita e può ancora diminuirsi senza inconvenienti, così non riteniamo necessaria una particolare

distinzione a loro riguardo, nè troviamo dubbio che questi pure possano subire la modifica.zione che si intende proporre per tutti. Certo non basta la leggerezza materiale per poter attribuire ad un'arma il senso speciale della parola leggera, perché questa qualifica racchiude in sè l'idea di doti e dì cognizioni particolari; ma anche queste qualità noi dobbiamo ritenerle com uni indistintamente a tutti i 20 reggimenti, nè possiamo qu indi temere ostacoli per realizzare per tutti l'innovazione che verremo più innanzi propugnando. I progressi fatti nella strategia e nella tattica di tutte le armi, la straord inaria potenza delle armi .a fuoco, e in particolar modo del fuc ile a retrocarica, hanno naturalmente modificato anche i valori della cavalleria; perdette il valore dell'urto contro masse di fanteria, guadagnò di gran lunga l'importanza di tutti i servizi d'avanscoperta, e de lla piccola guerra in generale, e come conseguenza di cosiffatto impiego, senti que$t'arma in pari tempo il bisogno di modificare la sua caratteristica puramente offensiva per poter agire e sostenersi, anche ogni qualvolla si trova isolata, ed abbandonata a ·sè stessa nel disimpegno delle sue svariate allribuzioni. Per tutti, ma in particolar modo per ogni esercito che non sia ricco di caval leria, diminuì quindi il valore relativo della cavalleria pesante, aumentò quell o della l_eggera, scomparve l'idea dell'esclusività dell'arma bianca, nacque invece il bisogno del concorso d'un'arrna a fuoco di lunga portata e precisione, e già si fa sentire urgente ìl bisogno che ogni reggirnen to ed ogni squadrone possa trovarsi organizzato ed armato in modo da poter essere utilizzato indifferentemente in tutti quei servizi della guerra, che hanno aumentato la loro importanza e necessi tà. I<'u già detto abbastanza da scrittori nostri e stra.nieri


'.406

AZIONE UNITA DELLA LANCIA E DEL MOSCHETTO

sull'impiego. della cavalleria in confronto dei nuovi bisogni della guerra, e gli esempi del!' ultima guerra franco-germanica hanno constatato ad evid enza la necessità di un servizio 111 avanscoperta su laro-a scala ., . . o ' epperc10 ritemamo superflua ogni parola per meglio accertare il bisogno che q uest' arrna, per sè puramente offensiva, possa modificare e rendere più faci le la sua azione mediante un'arma a fuoco di lunga portala e precisione. _ Noi ci limiteremo a ricordare che non solo nei servizi di avnnscoperta e della piccola guerra in generale troverà quest'arma la necessità di poter agire e combattere anche con azione difensiva, ma che eziandio come cavalleria divisionale essa incontrerà ben sovente l'opportunità ed il bisogno dell'azione unita dell'arma bian ca e del moscheuo. L'occupazione e la difesa anche momentanea d'una località, il cui possesso potrebbe riuscire importante, quante vol te non potrà essere af.:. fidata ad una cavalleria, sol perchè sprovvista d'un'arma a fuoco di lunga portala e precisione·? L'assalto e la difesa di un convoglio, il passaggio di una gola, di un po nte, di uno stretto qualunque anche guardato da pochi fanti nemici, i guasti o la difesa di un tronco di ferrovia, una ricognizione in terreno troppo difficile· da percorrere a cavallo, quante volte non potranno riescire ad una cavalleria per mancanza di un moschetto che a lei serva come aiuto e sostegno della sua impresa! Quante volte come re~roguardia di un corpo in ritirata non sarà dato alla cavalleria rendere importami servigi, se provvista d'arma a fuoco di lunga portata potrà approfittare di favorevoli appostamenti, e con fuoco di moschetteria ben diretto, e inopinato, trattenere, scompigliare, e forse anche mettere in fuga il nemico, che insegue ordinariamente bé;lldanzoso, ma rare volle ordinato e circospetto?

l

407 l'Ila la necessità d'una cavalleria leggera, che all'efficacia della sua azione offensiva aggiunga quella della potenza di un'arma·a fuoco di lunga portata, è già in oo-.,.i abbastanza anche constatata dal fatto che le più 00 grandi po tenze hanno aumentati i reggimenti di cav-alleria leggera armati di moschetto, perchè noi riteniamo superflua ogni maggior parola sull'argomento. Dall'insieme quindi delle qualità di cui deve andar fornita una cavalleria per meglio rispondere ai bisogni della guerra, noi possiamo dal fin qui detto ammettere senza incertezza, che la specie più adatta ai nostri NEI l\EGGIMENTl Dl CAVALLERIA

bisogni sarà la cavalleria legget>a, e che il suo arma. mento e la sua organizzazione dovranno essere tali, per cui essa possa (agire tanto offensiva1nente che difensivamente colta maggior possibile efficacia. 1\Ia l'arma più potente per l'urto sarà. sempre la lancia, e per la difensiva il moschetto; sarà quindi soltanto una ben combinata associazione di qiteste due armi che potrà convenientemente risolvere il quesito che noi ci siamo proposto.

Prima di esporre la nostra idea sul modo da noi credulo più adallò per combinare questa as::;ociazione, è necessario premettere che noi escludiarq.o siccome mezzi non opportuni, sia quello di combinarla ogni volta al momento del biso,qno, con ·reggimenti, squad:roni e plotoni di armi differenti, sia armando uno stesso individuo di lancia e di moschetto. Chi per poco conosce la guerra potrà misurare fa-

cilmente le difficoltà, gli svantaggi, e spesse volte la impossibilità del momentaneo accoppiamenlo surripetuto. Non sempre un comandante ha sotto mano le due armi per ordinare un servizio promiscuo; molle volte un'operazione credula propria per un'arma trova


-408

AZIONE Uì'UTA DELLA !,ANCIA E DEL MOSCHETTO

.nel suo s,·iluppo ostacoli che reclama110 il concorso dell'arma sorella; l'iniziati va e l'esecuzione pronta ed .effica.ce. troppe volte fail iscono pel ritardo anche di _poclu. rn?menti impiegati per impartire gli ordini, e per rrnr~tre le due armi separate; la mancanza fìnal~ente d1 una ben distinta unità di comando, di una reciproca fi.ducia nelle armi riunite, e la poca pratica ~elle armi stesse nell'agire di eoncel'lo saranno spesse -volte. ~stacolo p.er pote r usufruttuare nel miglior modo poss1b1le del simultaneo concorso della ìancia e del moschetto. L'!dea poi di voler fare dello stesso individuo un lanc~ere ed un moschettiere non dovrà mai illuderci se· siamo convinti delle troppe difficoltà che incontreremmo ~er fare in questo modo una scelta cavalleria, e .se crediamo .che non potremo mai transigere coll'idea d1 aver s?ldatt assolutamente distinti, e osiamo dire, pr~potent~ per l_a confidenza nelle loro doti partico.lari, _se siamo infine persuasi.·che non potremo mai transigere sull'importanza della leggerezza e semplicità d~ll'armamento e del carico del cavallo, e sulla ma0"0 g1or possibile scioltezza del cavaliere ìn sella. L'associazione ~elle clue armi non potrà, quindi rispo~de,re convementemente atto scopo che noi ci siamo JJ_re~sso, se non sarà, combinata con lancieri e moschett.ien, preventivamente distribuiti' nel modo più opport~1io in quella stessa uni'tà tattica, che sarà ordinanamente_ chiamata in guerra ad agire con una speciale a·utonomia. _nra_ qual~ sarà questa unitù tattica in cui dovrà comrnciar_e l azione unita delle due armi, e in quale pr~p,orzLOne saranno queste arm~ distribuite nella stessa _urnta? Ch_iunque _an~he ~on rap i.do sguardo vorrà appena .considerare 1 d1vers1 servizi affidati alla cavalleria leO'o

NEI REGGIMEN'l'I DI CAVALLERIA

40!}·

gera, e la loro suddivisione, non potrà a meno di scorgere che l'unità, che più d'ogni altra è chiamata :J.d agire isolata, o almeno con una certa aùtonomia, e che deve provvedere per conseguenza da sè a tutle le even-· tualità della sua posizione, è indubbiamente lo squadrone; sarà quin di in questo che clovrà cominciare la promiscuità della lancia col moschetto, sarà quindi il comandante di squadrone che dovrà poterne disporre nel modo più pronto ed opportuno, perchè sarà in lui ordinariamente l'uniU1 di comando e la maggiore re-· sponsabilità. Ma se l'unità di squadrone deve bastare a sè stessa.mediante un valevole impiego delle due armi in esso riun ite, es iste anche la necessità che la proporzione ed il valore tanto dell'una come dell'altra possano corrispondere pienamenle allo scopo per cui furono associale. Se è fac ile il prevedere che in alcune circostanze prevarrà il bisogno e l'importanza del laneiere, ed in altre il bisogno e l'importanza del moschettiere; se è pur faci le il prevedere che in molte operazioni, in cui d-ovrà conc_orrere il simultaneo impiego delle due armi, sarù bilanciata la reciproca utililà; se consideriamo finalmente che 50 lan cie in uno squadrone varranno eome mo se usufru ttuate opportunamente col coneorso di altrettanti moschettieri, noi crediamo non allontanarci dal giusto stabilendo : che la proporzione delle due arm-i debba . esse1·e uguale nella stessa unità tattica, di squadrone. ~la come saranno esse r ipartite? Due modi si presentano possibili per una giusta ripartizione. L'uno, quello di stabilire in ogni plotone la prima riga composta di lancieri e la seconda di moschettieri; l'altro, quello di stabilire in ogni squadrone" due plotoni lancieri e due plotoni moschettieri.


410

AZIONE UNITA DELLA LANCIA E DEL MOSCHETTO

~oche c~~sideraaioni varrann9 a provare il perchè noi non esitiamo nel preferire la seconda maniera che giudichia~o fin d'ora_la più opportuna per rispo;dere con _rn,~gg1or vantag~10 al servizio promiscuo delle due ari:n1. E principio fondamentale dell 'associa2ione da no1 proposta, quell o di non stabilire super.iorità nell'una o nell'altra delle due armi riunite; amendue devono essere considerate della stessa importanza, amendue· devono conservare la loro caraue ristica particolare ~m e~d".1~ devono poter essere sempre gelose di quel!; spec1~hta che_ è nostro scopo conservare per raggiungere 11 maggior grado pos~ibile del lo:·o valore· e la p~·om iscuità, che si otterrebbe co ll 'addottare il si~te:ma -d1 avere in ogni plotone la prima rio-a di lancieri e la seco.nda di mosch:llieri, non rispo~de al principio che ~01 vorremmo r1spetlato. Ma avvi ancora di più. La d1vers1tà dell'arma porta naturalmente con sè una c~rl~ diffe~·enza nel materiale, nel servizio e nelle i,struz1om,. ed In parte anche nell'amministrazione; se noi a?ottiamo la prom iscuità delle due armi come orgarnca . n~llo st:sso pl~tone, l'attitudine particolare degli uom101 e dei cavalli per un servizio piuttosto che per altro non sarà certamente considerata come conviene e per questa trascmatezza noi a-vremo .un importante' valore perduto. _S: a q~este osse rvazioni noi aggiungiamo ancora gh rncagli. le lungaggini, e lo scompigl io che dovrà succ~dere nelle file d'ogni plotone ogniqualvolta si tratterà d1 riun ire distinte le due armi, - le difficoltà e te iungag~ini . che si . dovranno incon tra re ogniqualvolta si V?rra d1s~orre I plotoni per la manovra deì!'appiedare, c, pare_ d aver detLO abbastanza per constatare la poca co_nv~nienz~ d~ll'ordiname nto de lle due armi per di'- . .stmzwn.e di rtra nei quattro plotoni dello squadrone. Col sistema rnvece dell'associazione delle due a:rmi

NE T REGGmENTI DI CAVA,LLERIA

4,H

nello stesso squadrone per mezzo di due plotoni per ogn i arma, oltre ad elim inare gl'inconven ienti sopra enumerati, non è difficile lo scorgere come noi potremo più faci lmente usufruttare delle qualità particolari degli uomini e dei cavalli, più facilmente e con maggior profitto impartir loro le istruzioni speda li e meglio promuovere nobile gara nel progresso individuale. Chi fi na lmente è pratico del come camminano le cose ne llo squadrone, a seconda delle più o meno bene ripartite a llribuzioq i e responsabiliLà, comprenderà pure facilmente co me la distinzione delle due arm i, nel modo da noi propugnato, concorrerà a vantaggio della disciplina, del l'ord ine, del buon andamento del servizio e dell'amministrazione, e ad otteuere infine , ci sia permesso rip(~lerlo, quel progresso, quello spiri.lo d'emulnzione, e quPl grado di potenza sia nella lancia sia nel moschetto che è una n.ecessità il raggiunge.re, se vogliamo ave re una cavallP,ria come presentemente reclamnno i bisogni della guerra ed i progressi degli altri eserciti. Stabilita adunque in questa maniera l'opportunità dell'associazione del lnnciere e del moscheuiere nella unilà tattica di squadrone, noi concretando la nostra proposta dire mo : « Una specie sola di cavalleria montata, equipag« giata, armata, ist1·utta nello stesso modo, e che di « nome e di fatto sia cavalleria leggera. « Ogni squadrone di quattro plotoni della forza se« condo l'organico in vigore, due armati di lancia, scia« bola e pistola a ripetizione che chiameremo landeri, « due di moschetto e sciabola che chiameremo moschet« ti eri. » Nè tema il nostro lanciere di trovarsi leso nella potenza della sua arma d'atlaceo , e il nostro cavalleggero di perdere della sua importanza particolare in


4-1:2 AZIONE UNITA DELLA LANCIA E DEL MOSCHET'l'O causa del proposto organamento. Come ognun vede, qui non si tratta di abolire nè Jancie, nè moschetti, non si tratta di dar la preferenza al lanciere, anzichè al cavalleggero, né di aumentare o diminuire l' importanza degli uni o degli altri. II nostro studio, la nostra proposta ha per unica mira di coJlegare assieme questi valori in modo che ognuno possa trovare sempre il suo impiego nel servizio che meglio gli si addice; che amendue possano sempre aiutarsi vicendevolmente ogniqualvolta può riescire proficuo l'impiego misto del lanciere e del moschettiere, e che l'istruzione, lo spirito e la confidenza delle due armi non solo non soffrano danno pel nuovo organamento, ma avvantaggino nella pratica applicazione. Per poco infatti che si consideri la nostra proposta, non sarà certo ragionevole il dubitare che essa intacchi nè la potenza, nè lo spirito delle due armi ora divise per reggimenti; noi avremo sempre in ogni squadrone 50 lancie e BO moschetti da poter disporre con semplici movimenti, come vedremo più avanti, in quell'ordine ed in quel modo, che più crederemo adatti al genere del comballimento. Se le lancie potenti in ogni scontro sono quelle di prima riga, noi non abbiamo diminuito nello squadrone una so.la lancia che possa aver valore in qualsiasi attacco. Lo squadrone organizzato come da noi si propone potrà sempre disporre i suoi lancieri sulla fronte del reparlo che deve caricare, quand'anche fosse quella dell'intero squadrone in linea spiegata. - L'impiego promiscuo di BO lancieri e di 50 moschettieri aumenterà d'assai in ogni circostanza la pi·obabilità d'agire di uno squadrone per poca che sia l'in iziativa e la pratica di chi lo comanda ; un comandante di squadrone di svegliata iniziativa e che abbia ben com preso la tattica opportuna per l'uso delle due armi, difficilmente

41 3

NEI REGGUIEN'l'I DI CAVALLERIA

resterà inatttvo in qual unque circostanza .in guerra . Il simultaneo concorso cli BO lancie,ri, e di 150 moschettieri metterà sempre nella possibilità d'intr~prendere operazioni, che difficilmente si sarebbero potute concepire ed arrischiare con 100 lanci e e 100 moschetti cl1iarnati ad agire separalamrn1e. Fu premesso nell'ennnciazione del tema, che il nuovo progettato organamento non solo doveva presentare dei vantaggi in tutti i principali servizi che è chiamata a prestare la nostra cavalleria, ma che avrebbe anche come caratteristica speciale la facilità della sua pratica alluazione. Il modo che qui esporremo, per mezzo del quale dovrebbe succedere la nuova organizzazione, varrà come prova del nostro asseri.o; ed ecco infatti ie norme generali: « 1° Ogni reggimento ed ogni squadrone coll'or« ganico che ha presentemente fo uomini e cavalli, « provvede al nuovo ordinarnento; « 2° Ogni comandante di squadrone sceglie gli « uom ini ed i cavalli più adatti per i differenti servizi, « e forma due plotoni lancieri, e due plotoni cavai« leggeri; « 3° 11 governo fornisce i diversi reggimenti del « necessario numero di lancie e di moschetti ; « 4° Ogni squadrone provvede ad impartire quel la « unica isLruzione, che potrà dire per lui veramente «· nuova, o della lanc ia o ·del moschet.to, e quindi spe« cializza gradatamente nei diversi plotoni le. istru« zioni più proprie al loro servizio pariicolare; « 5° Al loro giungere allo squadrone le nuove re« cl ute sono ripartite nei plotoni moschettieri, e come « tali istruite. « 6° Nel 2° anno di servizio una parte di essi passa AN~O XX, YOL J.

27


4•14

AZIONE UNI.TA DELLA LiNCIA E DEL ìllOSCHETTO

NEI REGGIMENTI DI CAVALLERIA

« nei plotoni lancieri a seconda del bisogno e dell'at-

dimostrare la possibili tà e la faci lità della nostra asserzione, lasciando al pratico dell'arma l'immaginare il deLtaglio del!' insegnamento. Premetti.amo che in via normale lo squndrone misto lancieri e moschettieri dovrebbe essere cosi disposto: 1° e 4° plo tone lcmcieri, '.2° e 3° m,oschettieri. Senza distinzione di sorta tra lancieri e moschettieri, il reggimento, lo squadrone, il plotone eseguirebbero Lutti i movimenti tauici pI'oprii d~ll'a rma se.condo le norme in vigore, senza innovazione alcuna. to spiegamento del reggimento, squadrone, e mezzo squadrone colle lancie in prima riga e moschettieri in seconda, sar'ehbe regolato da norme speciali, che qui ci limitiamo di accennare, cioè : « a) li meccanismo per questo spiegamento base« rebbe sul movimento di ogni plotone che si dispone -<< sn d'una riga nel modo prescritto dal cessato rcgo« lamento del 1861, volume '.2°, pag. 4'1'1. « b} La disposizione di base per spiegare i lancieri « in prima riga, ed i mose;hettieri. in seconda, sarebbe « quella di avere il plotone lancieri posto avanti del « plotone moschetlieri. J plotoni in quest'ordine non « hanno che da stendersi su d'una riga, e la linea spie« gata comparirà colle l1~ncie in prima riga ed i mo« schettieri in seconda. « e) Supp0sto quindi lo squadrone in colonna di « plotoni, lo spiegamento dei due plotoni di testa sue« cede come fu più sopra sp iegato senza bisogno di « preventive disposizion i di plotone; il plotone lancieri « di coda, med iante movimento ob liquo, si porta sull a « linea dello spiegamento ed approfilla della marcia per « portarsi in linea già disteso su cli una riga, il plotone « rnoschetLieri lo segu ita, e cogli stessi movimenti s·i « spiega in seconda riga. « d) Se lo squadrone si trova invece disposto in linea

« titudine speciale dell'individuo . . « 7° Nel quarto anno di se rvizio alcuni soldati tra i (< più. intelligenti apprendono il maneggio delle diverse (( armi dello squadrone per potere all' occorrenza di.« sim pegnare tanto il servizio del lanciere che del « moschettiere. « 9° Tutte le istruzioni proprie rlell'arrna di caval« leria, e che non sono in opposizione colla proposta « organizzazione, non cambiano e diventano comuni ad · « ogni reggimento indistintament1~. « 10° Per la distinzione de lle nuove rec lute, eri« monte di cavalÙ, non vi dovrà essere più differenza << di taglia per nessnn reggimento. « 41° Le diverse taglie st:ibil ite dai vigenti rego« lamenti, dovranno essere ripartite in eguali propor« zioni in tutti i reggimenti. - La diversità di' taglia . « negli uomini e nei cavalli servirà a meglio distin« guere i plotoni lancieri dai plotoni rnoseheuieri. fJ. 12° Se per ragioni particolari i primi quullro reg« gimenti si vorranno conservare di una taglia d'uo« mini e cavalli più alti degli altri reggimenti, la di« stinzione non porterà incaglio; ne l loro materiale « troverMmo essi pure l.' uomo ed il cavallo più adatto « ai due diversi servizi».

1

1

1

Anche coll'organamento da noi fin qui propugnato si dirà che pot1·à sempre _lo squadrone dispon·e le prop1·ie lancie 1·n prima riga, ogni qualvolta si presenterà il bisogno di questa disposizio1!e per t'attacco. Non è certamente questo il luogo più opportuno per intrattenere il lettore con qualche arido paragrafo che insegni i movi menti ed i co mandi necessari per la disposizione dello squadrone nel modo sopra accennato; ci limiteremo quindi a dare una idea che valga a

\·


4'16

417

AZIONE UNITA DELLA LANCIA E DEL ~ros,;1rnTIO

NEI REGGIMENTI DI CAVALLERIA

« spiega lo (ordine no1·male) i due plotoni lancieri avan« zano dieci passi e si pieg1tno su di una riga, sLeu« denclosi verso il cenlro: - i plotoni moscheltieri si « spiegano su di una riga stendendosi verso le ali; ad « ogni spiegamento i moschettieri rettificano la distanza « tra riga e riga. « e) Appos ito comando distinguerebbe quando lo « spi egamento debba proJedere in Yia normale, op« pul'c colle. lancie in p1·ima riga, o per mo' d'esempio: Lancie avanti - Linea spiegata, ecc . «{)Per rimettersi nell'ordine normale ogni plotone « non avrebbe che da eseguire il movimento stabilito « per di sporsi su due righe, nel modo. prescritto dal « succitato regolamento, volume 2°, pag. 473. « 11 comando per questo moYimento polrebbe es« sere, p. es. Formate 1: ploto•1,i, ecc. »

noslra cavalleria . orgo nizzandola in moJo da renderla tutta indistintamente atta al disimpegno dei più irnpo1·tanli servizi a lei affidati in guerra. Che la cavalleria impiegata nei servizi d'avanscoperta e della piccola guerra in generale deve esser tal e, che da se stessa possa provvedere a tutte le eventualità di un'arm a isolata, e quin di armata in modo che possa basLare ai bisogni dell'offesa e della difesa . Che sarà ~empre difficiliss ima l' organizzo.zione, al momento del bisogno del servizi o promiscuo del lanciere col moschettiere , quando quesLi non sieno già riun iLi norm almente ne lJ'uniU.1. taui ca di squad rone. Che noi Hbbiamo bisogno di lancieri e moscheltieri assolutamente distinti per valo re 11Plla loro specialità. Che lo squadrone è l' uniti\ taltic a che più specialmente è chiamata a presta re servizi isolala, e che è quindi da questa. unilà che dc\'C principiare l'unione delle due armi . Che fin almente la nostra proposta non diminuisce, ma aumenta nella pratica la potenza e la possibilità di agire eon vantaggio cli Lutli i noslri reggimenti, sieno essi Jari'cieri o covcillcggieri. Nè un falso spirito di corpo, nè una innata. contrarietà al distacco delle anLiche abitudini rileni amo possano crearci sfavorevol i giudizi. L'associazione da noi proposta della lancia col moschetto,: giova r ipeterlo, non intacca menomamente nè lo sp irito d'arma, nè il valore, nè la potenza della cavalleria .di linea e del ca\'alleggero, anzi essa reude le loro doti più solido e produtti Ye. Abbiamo tollo al lanciere Ùl:'!le lancie, po co utili, per da rgli dPgli utiliss imi mosc:heui ; abbiamo dato al cavalleggero delle lanrie per 1·endere la sua azione più polenle e profittevole in guerra. Abbiamo unito due

Bastino quesli pochi cenni per dare un'idea della possibilità e della focililà di spiegare, quando occorra, ogni frazione di cavalleria colle Jancie in prima riga e moschetti in seconda . Vi polranno essere, non dubitiamo, altri mezzi per ottenere un simile spiegamento, e forse anche migliori di quello sopra spiegato; a noi basta per ora averne accennato uno che già presenta in sè sufficiente prestezza, se mplici U1. e faciliLà. Saremo noi riesciti ad esporre le nostre idee abbastanza chiare ed ordinate, affinchè lo spirito della proposta da noi propugno ta possa essere compreso come conviene por un giudizio fondato e coscienzioso? Ci giova nel dubbio la speranza che dove avremo mancato supplirà l'intelligenza e la cognizione di chi avrà letto meditando. · Ci sia ad ogni modo permesso ripetere e ricordare: Che noi aum enteremo sensibil men te la. potenza della


418 AZIONE UNITA DELLA LANCIA E DEL MOSCHETTO, ECC .

forze per non lasciar mai nessun valore inoperoso , abbiamo creato nuovi valori colla comunione delle tutti loro qualità; ·abbiamo falto in fine 20 reiro-imenti vO egualmente atti ai più importanti servizi della guerra. Lanciere o moschettiere a sua volia ogni reggimento ed ogni squadrone, a seconda che il servizio a lui affidato darà il primato dell'azione alla lancia od al moschetto, ecco Io scopo vero che avremo raggiunh) col proposto organarnento , ecco il vero valore che avremo procurato a vantaggio dell'esercito e della nostra cavalleria.

DELFllATE SETTIMO

Capi'tano di cava llet·ia.

LA

RAPPRESENTAZIONE DEL l\lIONTE NELLE

C A RTE

TOPOGRAFICHB".;

Oggi che la topografia sta per prendere in Italia uno sviluppo considerevole, grazie alla instancabile attività dirnostrnta dal cessato Ufficio tecnico del corpo di stato maggiore, trasformatosi da due anni in Istituto topografieo militare, non sarà discaro ai letlori della Rivista che si venga a toccare un soggetto piuttosto eontroverso qual è questo che sta in testa al presente articolo . Dal momento che la cartografia e la topografia vennero in maggior pregio nel decorso secolo, in Francia, in Germania, in Ha.lia, mercè i rinomati scienziati e cartografi Cassini, Lehrnann , Rizzi-Zannoni ed altri, fu predominante il pensiero, dopo risolta la quistione astronomica geodetica, come in una carta topografica si dovesse rappresenta1·e ,iz monte, ll quesito per noi militari era certamente arduo ed importante abbastanza, clappoil:hè n essun valore pub avere per un soldato una carta rappresentante una porzione non piana di superficie terresLre, senza che in essa siano in qualche modo rese visibili ed intelligibili le sinuosità del suolo . · . Prevalse per qualche temr.,o dappertutto il metodo


420

LA RAPPRESENTAZIONE DEL MOl''{'rE

prospettico che vi presen tava agli occhi la mon Lagna a mo' di paesaggio ved uto di fronte o di 1ìancC1, come si disegnavano i caseggiati, i boschi ecc. Tullo ciò che artificialmente o riatur.:i !mente 3i ergeva dal suolo era insomma rappresentato u guisa di veduta panoramica. Tutto quello invece che percorreva la superfic ie della terra a livello del suolo si disegnava sulla carta in proiezione oriz1.ontale. In tali ca rte vi era ad unque una parle geometrica e p<~ rciò esalla, mentre l'a ltra, per i mili tar·i importantissima, era prospettica e perciò i[ più rleile vo lte fantast ica. E se anc lie q11esta parte prospettica rassomigliava (quando il disegno era eseguito in grande sca la di proporzione e rnaestrevolmente). alla nalm·a, essa ciò nonpertanto ci doveva pur semp re irnscondere qualche cosa . Ed infatti, se in una veduta noi scorgiamo il davan ti, il fianco e Ja sornmilò. di un monte, non ci possiamo pe l'ò fare una idea esatta degli opposti dec livi che r ima11gono pel' conseguenza naturale nascosti alla noslru vis La. Sì doveva ven ire a poco a poco ad un genere di ruppresentazione più raz ionale e più in armonia col princip io su cui si basava e si basa sempre il disegno topografico; bisognava cioè trovare un metodo che, senza logliere alla configurazione del monte il plastico e l' artistico che ha la facollù cl i rendere palpabili, appariscen ti le f'ormazi"oni de l terreno, si avvieinasse il più possib ile al princip io della proiezione orizzontale, essendo cosa affatto irraziona le vedere in un disegno alternarsi l'esal.Lezza de lle Pnee geometriche col la poesia del paesaggio . Non faremo date, pe rché non intendiamo tessere la storia del disegno topografico ; solo cl iremo che l'adozione delle curve orizzonlcili per· la n.ipprese ntazione geometrica del mon te ed il tratteggio a luce obliqua ed a luce zenitcite sono ritrovati de l seeolo scorso .

NELLE CAllTE TOPOGRAJ!'JCHE

Nulla di più preciso e di più esatLo del metodo di rappresentare tutte le forme principuli della mo ntagna mediante un tracciato di linee o curve di livello dette comunemente curve O?'izzontati. Eppure l'occh io non volendo rinunziare alla rappresentazione plastica ed artistica .lasciò da parte la curve per molto tempo nei disegn i topografici militari, e si contentò di fantasticare un tratteggio in cui di preciso non v'erano che le sommiU1, le falde del monte e gli impl uvii più importanti formati daH' eterno scorrere delle acque dall'alto al basso. Chi tenne peL tr:rneggio a luce obliqua, chi per quello a luce zeniLD le, ideato da.I sassone Lehrnann sullo scorcio del passato secolo . Evidentemente tanto · 1·uno che I'altrn, per quel che riguarda la dieezione dei traLLi, ~i basava sulla stessa teoria: condurre il tratto ltmgo le linee clella ma,qgior pendenza del m,onte, vale a dire : perpendicola re al le curve orizzontali che si tracciavano idealmente in matita e poi si canceltavano . Ma dove i due metod i diversificavano raclicalrnente uno dall'al tro era, come ,lo è sempre, nell' orn breggio, che si olli.ene mediante tratti più grnssi e più sottili, più vicini o più lornan i gli uni .dagli altri. Il t1·atteg9io a luce obliqua mentre fece sparire la rappresen tazione prnspettica, panoramica, non vo lle però rendere inte ramente omaggio alla proiezione orizzontale, e prendendo per punto di partenz.a l'origine dei raggi luminosi a 4fS0 gradi, ossia dall'ungolo superiore sinistrn del foglio, li faceva irradiare diago nalmente verso l'opposto angolo e gli opposti laLi. Le ombre perciò delle elevazioni si dovevano proiettare sempre in direzione opposta a q uella dei raggi . Al contrario invece il tralleggio a luce zen i tale armonizzò co l principio della proiezione orizzontale, e


42:2

LA llAP PI\ESEN'I'AZIONE DEL ){ONTE

NELLE CARTE TOPOGRAFICHE

rese possibile e ragionevole quel sistema misto adottato quasi generalmente al giorno d'oggi, di 1.mire cioè il tratteggi'o alle curve di livello, che dapprima ab-· bandonate ed ora ritornate in fiore, vengono general· mente impiegate anche sole senza tratteggio. Questi brevi cenni premessi a questo studio avranno dato a l lettore una succinta idea dell'avvicendarsi dei fatti in questo ramo del disegno topografico, sempre contrastato. Ora lo scopo di ciò che segue è di rendere fam igliare alla generalità dei lettori la rappresentazione del monte nelle carte topograiìche . Il presente scritto· non è rivolto tan~o ai provetti nell'arte dei rihevi e del disegno, quanto a quel numero non indifferente di ufficiali e sottufficiali che, obbl igati dallo stato presente del progresso nello scibile militare ad adoperare carte topògrafìehe sul terreno, non ebbero occasione di approfo ndirsi nelle discussioni surte da gran. tempo e sempre vive, specialmente all'estero, circa l'adozione dei vari metodi di rappresentare le ineguagli anze del suolo tanto irnportunti per chi deve maneggial'e sul terreno fanti, eavalli ed artiglierie. Cur1Je orizzontali. - Non si fa più un regolare rilievo in campagna dai nostri uffic iali e -topogrnfi dell'Istituto topografico militare che non abbia le eurve orizzontali per n1ppresentare il monte. Che cosa sono qùeste curve orizzontali o linee di livello~ Se noi ci lìguriamo un monte sezionato orizzontalmente da un nurnero qualunque di piani proiettando sulla base, s uppos ta pa.ralella al livello del mare, la linea che segna il contorno di questi piani, ne otteniamo una serie di cune· orizzo11tali; ogni punto di ciascuna curva è al ·medesimo livello. 8e poi questi piani orizzontali sono, ir1 senso verticale, a distanza uguale uno dall'altro, le rispettive curve vengono a trovarsi ad in-

tervallo verticale uguale una dall'altra. Si chiamano allora ciwve di livello equidistanti, ed hanno il gran vantaggio di darci una esatta idea della conformazione e delle varie pendenze delle ineguaglianze del suo lo. tsse ci danno un disegno esatlo, geomeLrieo del monte e coll'aiuto delle medesime potremo, mediant.e la scala oli'vomet1·ica, desumere con facilità la pendenza di ogni decl ivio . Essendo le curve verticalmente equidisLanti una dall'allra ne risulta che ove la pendenza di un intervallo, o strato, tra curva e curva, è uguale A 4,5°, la distanza tra una curva e l'altra sul foglio sarà uguale all'equidistanza stabil ita, ovvero ullo spessore dello strato. La dimostrazione è facile. Supponiamo a b sia l'aiLP-zza vertieale di uno strato; cosLru iarno con questo lato un triangolo reuangolo che abbia i due angoli adiacenti all'ipotenusa uguali ciascuno a ,i5°, ne risulterà a b = a c.

Se l'angolo ab c fosse di 20° e non cli 4-5°, come per es. a d b, il lato a l• non sarebbe più uguale ad a c, ma più piccolo. Ora l'ipotenusa (b e, b d) rappresenta il decli vio di uno strato. Questo declivio, in conseguenza della proiezione orizzontale, si proielta su lla base che é il foglio. La proi ezione che ne risulta è uguale· al l'altezza ab se la pendr.nza è di J-5°, ed è più lunga se la pendenza non fosse che di 20°. Là, dunque, ove sul foglio la distanza da una curva all'altra è uguale all'equidistanza, avremo una pen-


'424 LA RAPPllESENTAZlONE DEL MONTE ·denza cli 45°, ed ove la distanza è maggiore avremo una pendenza più dolce. .Per valutare con ·faci lità e sped itezza la pendenza dei dec livi tra curva e curva ci serviamo di un mezzo assai .pratico, la scala clivom,etrica.. Colla scorLa di questa scala, il di cui uso è spiegato alla nota Ja clell' Istruzione della manovra sulla .carta, noi ritroveremo qualunque pendenza da 5° a 45°. Da noi le rnrve orizzontali sono tracciate all'equidiswnza di 5 e di 11O metri nelle carte topografi che alla scala del 150,000 e meno, cioè in grande scala. A scala più piccola, vale a dire a 75,000, 100,000, ecc. -l'equidistanza può variare tra i 25 i 50 ed anco i 400 meLri. Stab ilendo sul terreno da rilevarsi una quantità di quote altimet1·iche, riportandone i punti sulla tavolella ed unendo tra loro lulli i punti di eguale livello, si ottengono le curve orizzontali. Nei d isegni ove le curve sono di 5 in 5 metri, sono stabilite con maggiore esattezza alcune direllrici cl i ,J O in 11O, o di 20 in 20 metri, e fra una curva direllrice e l'altra si tracciano· le intermediarie, seguendo per approssimazione l'andamen lo naturale del terreno . Nelle carte ove le particolarità del terreno e gli oggetti che lo coprono sono molti, riesce cli una certa difficoltà al profano il riconoscere dalle sole curve le di·verse forme del suolo, riesce un po' difficile lo scernere a colpo cl' occhio le elevazioni e le depressioni ciel terreno e le svariate sue acciden talità. Per rendeee più facile la lettura. delle carte e per afferrare a colpo d'occhio ]'andamento del terreno ineguale e montuoso è stato stab ilito da i migliori cartografi di non costruire più alcuna carta <l'importanza destinata tJ,ll'uso pubblico per un corso d'anni, destinala insomma a sopravviverci come documento cli scienza e monumento d'arte, se non mun ita di. curve e tratteggio. Le curve

Nl~LLE CAR'rE 'fOPOGHAFlCflE

4·'.ZO·

ci forn iscono l'esattezza geometrica, ed il tratteggio dà alle medesime un insieme omogeneo che rende visibil i all'ocehio ed intel1i.gibili alla mente le forme cler terreno e costituisce della carta, per così dire, un quadro plastico. Trattegg?°o. - Una carta topografica a curve orizzontali può essere tratteggiata con due metodi: col tratteggio a luce obliq1.ta e col tratteggio a luce zenitale . Esistono però anche carte, nelle quali a risparmio di tempo si è cercato di ottenere il plasticismo del terreno mediante un'ombreggiatura a sfumo eseguita a pastello; ma esse si prestano poco per la riproduzione meccanica, che tende a prendere il posto di lavori a mano; la forza delle ombre perde assai nella. stampa e le forme del terreno non riescono troppo intelligibili. Il tratteggio adunqu0 è un mezzo molto efficace per facilitare la lettura di una carta ed·a renderla duratura. Fin tantochè si pubblicavano carte senza curve ha sempre predominato in tulti gli Stati d'Europa, meno che in Austria ;ed in Germania, il tratteggio a luce obliqua. Questo sistema col suo alternare di chi"a1·iscuri, secondo la supposta direzione dei raggi luminosi, ha la facoltà di parlare più all'occhio. Le forme del terreno risaltano assai e nell'insieme si ottiene un quadro plastico che appaga, perché si capisce e si distingue subito dove c'è un"elevazione e dove una depressione. Nei terreni montuosi a forme assai spiccate, come nelle Alpi, e in molte parti dell'Appennino, il tratteggio a luce obliqua facilita certamen te l'intelligenza generale e dà una chiara idea dell'insieme .. Nelle carte senza curve esso è accetlabi lissimo, e noi ne consigl ieremo l'adozione nelle carte che non esigono le curve, cioè in tutte le carte co1·og1·afiche oltre la scala del ,J00,000, dove le curve sarebbero


420 LA RAPPR ESENTAZIONE DEL MONTE 4nutil i in vista delia piccolezza dei dettagli. Ma nelle car te a grcinde scala cioè dal 100,000 in giù, in tutte .quelle carte le quali più che a scopo strategico devono serv ire a scopo tattico, e dove perciò le curve di livello sono di necessiLù per fac ilitare la valutazione .delle pendenze, il trallegg io a (luce obliqua presenta u no svnntnggio ri levan te [ed è quell o che per effeLto del la supposta luce a H, 0 , occorre talvolta rendere .oscuro ii fianco d'una valle, o d'un monte che, secondo le curve_, assai dis tanti una dall'altra, sarebbe cli pendenza agevole, e viceversa: rendere chiaro un ·fianco ripido ossia a curve ravvi cinate. E siccome le curve assa i vici ne prnducono già per se stesse, a qualche distanza dal l' ocd1io, una tin ta cupa, ne viene di conseguenza che i due fianchi si presentano allo sguardo quas i egua lmente oscmi: uno reso oscuro per effetto della s upposta direzione de ll a luce, l'altro reso oscuro per •effe tto delle curve raVl'i cinate, quamunque il tratto s ia diverso e · non si possa contondere. Nelle carte adunque ove le curve non esistono , il sistema a luce obli qua produce il suo pi eno effetto; dove al contrario .abbiamo le curve, il sisLerna cozza col buon senso e colla ragione geometrica . E difatti non si può mettere d'accorrlo il principio della pro iezione orizzontale su cui si basa il tracciamento delle curve, che face ndo sottostare allo stesso prin cip io anche il metodo di tratteggio, va le a dire distribuendo i ch iariscuri secondo la legge della proiezione orizzontale. Il tratteggio a luce zenitale è in conseguenza l'tmico

modo di ronJ1·esentare il rnon te nelle carte fornite cli curve a livello. Supposti ·i raggi luminosi provenienti da ll 'alto e tutti fra loro paralleli ·e perciò ugualmente di stribui ti sull'intera superficie della carta , ne conseguirò che i decli vi del monte saranno tanto più oscuri -quanto .più ripidi e vicm ersa. Seguendo perciò la legge 1

NELLE CARTE TOPOGRAFICHE

/J/27

.della proi ezione orizzontale avremo un'alternativa di chi ariscuri in armonia co lle curve, e perciò. là ove le curve sono · mo lto vi cine, avremo tratti più marca ti e mo lto vicini l'uno all 'altro, locchè produrrò. più ombreggio, e dove invece le curve so no lontane l'una dall'altra avtemo tratti sottili e lontan i un dall'al tl'O, a quale distribuzione produrrà l'opposto effelto. Il metodo è logico ed in armonia col sistema di proiezione adouato e. mantenuto per le carte topografiche; ma non appè1ga però l'occh io come lo appaga invece il metodo a luce obliqua. Convien pur tuttavia da rgli la preferenza perchè il progi·esso della scienza non permette che si mescoli più il razionale coll'a ssul'dO. Ora di remo perchè il metodo dei trattegg io a luce zenita le non appaga l'o cchio. Svariate assa i sono le foi:me del tcrreuo; ma non di rado avviene di riscontr:are declivi uniformi e cli pendenz13 uguale o pressochè uguale tanto da un a part e che dall'altra del mon te, tanto di un fiancn che dell'altro di una valle . Le curve in quesli casi essen do ad ugllale intervall o, accad e di dover traltPggiare eon la ·Stessa grossezza di tratto i versami opposti di un mon te, di una valle. Ne nasce quell'uniformità di chiariscuri che non solo impedisce a chi non è mo lto esperto nella lettura dellt' carte di ' distinguere a co lpo d'occh io le elevazioni da lle depressioni, ma rende monotono e poco bello il disegno . Finchè i versanti ripidi si alte rnano armoniosamente cogli agevo li, anche il lrau.eggio a luce zenitale ha pregio artistico, ma là dove questa varietà manca in natura , il metodo rion dona certamente nu lla alla bellezza di un disegno, e toglie anzi qual che cosa alla pronta intell igibi lità delle form e; mentre l'alternarsi continuo dei ch iariscuri nel tratteggio a luce obl iqua dù risalto anche.. alle formazioni le più monotone ed un ifo rmi. Supposla una molteplicità di piani inclinati


428

e che si inLersecano uno coll'altro, e supposto ehe l<~ linee di combaciamento di questi piani inclinati non sieno caratterizzate da nessun corso d'acqua o da nessnna cresta montana, riesce col tralteggio a luce zenitale impossibile il disti nguere l'alto dal basso; mentre col tratteggio a luce obliqua questa distinzione è sempre evidente, palpabile . li metodo adunque a lnce zenitale è più logico perchè si conforma al principio su cui si basa la costruzione deHe carLe topografiche che è quell o della proiezione orizzontale, ma certamenLe manca in parte del pregio artisti eo e plastico che predistingue l'alt.!'o metodo. Abbiamo dello più sopra che il progresso della scienza non permette più che si metta insieme il razionale coll'assurdo. La nostra asserzione è forse troppo incisiva, è però giusta, avvegnach(le regole secondo le quali si eseguisce il tratteggio a luce obliqua sieno in piena opposizione al principio di proiezione delle eurve, e non di rado accade di dover applicare l'ombra ad un versante di 1O o di 5 gradi di inclinazione ed anche meno, e di applicare la luce ;d versante opposto di 45° e di 40°. Le curve adunque che quand'anche sole senza tratteggio (quando sono frequenti, cioè di 5 in 5 metri) danno già una idea delle forme del terreno e permettono di distinguere a colpo d'of'.chio le principali gradazioni di pendenza; perdono, invece unite al tratteggio a luce obliqua, tutto il loro pregio ed il loro valore geometrico e ne nasce una confusione che produce appunto l'assurdo. È proprio il caso di dire che il bello artistico produce, ossia dà per risultato l'assurdo geometrico . Siccome una carta topografica è un prodotto più scientifico che artistico, ragion vuole che in ogni sua parte si renda omaggio prima alla scienza e quindi all'arte. Una carta colle curve orizzontali acquista un 1

4~9

NELLE CARTE TOPOGHAFICHE

LA RAPPRESENTAZIONE DEL MONTE

valore scientifico reale. Questo valore scientifico tanto necessario non de.ve <?Ssere eliminato dal tratteggio che non è di assoluta necessità. Si tl'atteggiano i disegni a curve orizzontali per dare, come abbiamo detto altrove, maggior risalto alle formazion i del terreno ed a' suoi dettagli. Per dargli a dunque maggi~r risalto e renderle più intelligibili all'occhio non si deve confondere il lettore meno esperto, ma si deve invece mantenerlo sulla via del vero. Ora, il comune leuorè è generalmente inclinato a credere che i versanti ripidi sieno quelli che dal tratteggio risullano più oscuri, ad onta del diverso modo di disegnarli. Il tratteggio a l11ce obliqua gli farà adunque spesso ·prendere una cosa per un'altra. Questo svantaggio il tratteggio a luce zenitale non lo ha. Anche il meno esperto dirà : « qui il tratteggio è più oscuro, dunque qui il declivio è scosces0; qui è sottile e chiaro, dunque abbiamo una pendenza dolce » quesLo ragionare è senza dubbio razionale ed accettabil e. Il noslro asserto dunque che una carta a curve orizzontali e con tratteggio a luce obliqua sia il prodotto di un fattore razionale e di un fattore assurdo è giusto. Jl tratteggio a luce obliqua non può stare che solo; mentre il tratteggio a luce zcnitaìc si accorda perfettamente con un disegno a curve. Con questo scritto abbiamo rigettato il tratteggio a luce obliqua per tutti i disegni che debbono essere pubblicati colle curve orizzontali. Abbiaù10 detto però che j] tratteggio a luce obliqua può stare solo. Noi abbiamo carte a curve orizzontali e carte senza curve. Le curve orizzontali si tracciano ·sempre nei disegni a grande scala. Nei disegni a piccola scala., come p. e. in tutte le carte corografiche e geografiche, l'esecuzione delle curve sarebbe imposs ibile. In una carta supponiamo a 250,000 non si potrebbero nigionevolrnenLe tracciare curve orizzontali; 1° perehè; se si prende un equidi1

ANNO

xx,

VoL 1.

28


430 LA RAPPRESENTAZIONE DEL MONTE stanza piccola come sarebbe 5, 1O, 20 ed anche 50 metri, la scala grafica non ci permetterebbe sempre di poter rappresentare materialmente questi intervalli e le curve verrebbero spesso a sovrapporsi una all'altra, e si renderebbero perciò inutili; 2° se prendiamo un'equidistanza rappresentabile, p . e. il millimetro, ne verrebbe di conseguenza che tutte le elevazioni comprese fra il O del livello e 250 metri di altezza non sarebbero rappresentate da nessuna curva. Dunque è peovato che nelle carte a piccola scala Je curve non sono accetlate perchè impossibile a tracciarle, ed anche tracciate non sono di nessun utile e non farebbero che togliere chiarezza alla carta. La montagna in conseguenza non si può rappresentare quivi che col tratteggio soltanto. Dovendo perciò in simili carte rnppresentare la montagna col solo tratteggio, e non essendo per nulla necessaria la dislinzione delle gradazioni diverse dei declivi ed occorrendo invece maggiormente di dar risalto a Ile creste montane ed a lle valli per essere in grado di distinguerle a colpo d'occhio, d iremmo si dovesse adottare il sistema di tratteggio a luce obli qua. Il tratteggio a luce zenilale scemerebbe senza dubbio in simili carte l'effetto plastico che pur si desidera per afferrare il carattere e l'andamento complessivo di una catena. Dal momento adunqu.e che nelle carte corografiche e geografiche non si possono tracciare le curve, non vediamo nessun inconveniente che nella carta di un paese montuoso s·'impieghi nella rappresentazione del monte il metodo di tratteggio a luce obliquc1, quantunque esso non armonizzi coi principio d i proiezione in uso. Dil'emo anzi che lo troviamo commendevole e da preferirsi ali' altro. È un mezzo artistico per rendere maggiormente intelligibile l'andamento complessivo delle montagne che col tratteggio a luce zenitale, scapite-

NE LLE CARTE TOPOGRAFIC HE 4:31 ·-rebbe, e veniamo a darne subito la ragione. - In vista ·della piccola scala, le differenze dei declivi diminui·scono sempre più col diminuire della proporzione al vero . Scomparendo il dettaglio delle particolarità dei fianchi, questi diventano più costanti, uniformi, ed in forza delle leggi che regolano il tratteggio a luce zenitale dovrebbero risultare presso a poco ugualmente ombreggiati. Ne nasce, adunqu.e quella monotonia nel disegno che abbiamo accennato più sopra come uno degli svantaggi del metodo: monotonia che danneggia la chiarezza. Il tratteggio a luce obliqua eliminerebbe <:otesto svantaggio e infonderebbe al disegno quel carattere plastico, quell'alternativa di chiari e scuri che permetterebbero di afferrare le complessive forme del terreno assai meglio che nel metodo a luce zenitale. E si.cconie lo scopo a cui df\bbono servire le carte corografiche non è quello a cui sono destinate le carte topografiche, così ne viene di conseguenza che anche il metodo di rappresenlazione della montagna può essere diverso . E giacchè appagando l'occhio si raggiunge anche lo scopo a cui sono destinate, ragion vuole si impieghi qu ivi il tratteggio a luce obliqua, il quale quantunque non in armonia col principio geometrico, dona però in tal caso a lla chiarezza più dell'altro a lnce zenitale. E difatto esaminando per esempio le due carte topografiche di Scheda al t\76,000 e al 300,000, tutte e due corografiche, quantunque, specialmente la prima, so·vraccariche di dellnglio, e la carta del Piemonte al 250,000: le due prime a luce zenitale, la terza a luce obliqua, non v'ha chi non preferisca la carta del Piemonte. Nelle prime due, quantunque l'esecuzione sia perfetta, pur Lullavia, specialmente in quella al 300,000, si stenta di farsi a colpo d'occhio un'idea del corso delle creste montane, delle valli e di tutte quelle se-condarie sinuosità di cui va sempre ricco un terreno


4,32

LA 1\APl'RESENTAZlONE DEL MONTE

montuoso. Ben diverso effetto invece vi produce all'occhio la carta del Piemonte al ~50,000 con la montagna maest::-evolmente incisa con tratteggio a luce obliqua: le catene e le vaJli risaltano alla vista subito, e siccome la scala è piccola, sparisce in gran parte il difetto cui abbiamo accennato più sopra, avvegnachè le differenze nella lunghezza grafica dei declivi sieno talmente ridotte in piccolo da non dare nell'occhio. Del resto, come si è detto, non è in queste carte che si ri cerca la gradazione delle pendenze; questa la si vuole, la si esige ben marcala e ben riconos cib ile nelle carte topografiche, specialmente in quelle a grande scala, per esempio al 5,000, al 110,000, al 20,000, al 25,000, ed in generale in tuue le carte topografiche mun ite di curve orizzontali. In queste è veramente logico ed indispensabile il tratteggio a litce zenitale.

In qual modo si valutano le pendenze nelle carte a curve orizzontali e con quale regola si tratteggiano a luce zenitale.

Noi chiameremo militarmente le carte munite cli curve orizzontal i - carte tcittiche o cli manovra - a differenza delle corografiche cui potremo applicare il nome di carte strate,qiche. Le pendenze dei. declivi nelle carle tattiche si valutano, come abbiamo eletto più innanzi, col sussidio del la scal a clivometrica di cui ogni carta di questa specie deve andar fornita. La costruzione di questa scala descritta nell'Jstruzi'one della manovrci sulla carta,, non è però alla portata genera.le, perché essa si basa sul calcolo trigonometrico. delle basi dei triangoli rettangoli: « Dato cioè un ca-

NELLE CAR1'E 'l'OPOGRAFICHE ~.33 telo e l'angolo opposto, trovare mediante il calcolo l'altro cateto. » Trovando, per esempio, per un cateto della lunghezza di 10 millimetri ·e pel' un angolo di 5° s,.,\"' ! alla base o di 85° al vertice, le dimensioni dell'altro cateto, avremo, conseguentemente al nostro scopo, la proiezione orizzontale dell'ipotenusa che rappresenta il declivi.o di 1:>0 di inclinazione per un' altezza verticale di 1O i millimetri. lI , Ecco le dimensioni delle . basi già 1 calcolate da molli autori per un'altezza che supponiamo uguale ad 1 : Base per la pendenza di 5° = ,1,1 ,430 1 » 10° = 5,67 11 lii \ :o~~ »ì> » HS = . 3,732 \ )) 20° = 2,747 ·l I I ~ ))

\ I

°

li ,

0

ì\\, \ 1~1~_.'" ._,

»

))

})

))

'~ j\ \ 1"'!j :

» )) })

25° = 2, -1 H 30° = 1,732

35° = ·1,428 40° = 1,19·1 /~5° = 1 -

I \aggi della scala clivometrica che troviamo rappresentata nell'istruzione ~ 1 \ più volte rammentata corrispondono \ \ \ \ per ogni gradazione alle dimensioni di . 1 ~ ~ \ \ queste bas! moltiplicate pe1: ,1 O. . ~ ~ V'ha pero un'altra sca la c!tvometrwa di costruzìone materiale e c:he ognuno ~"'-~~ \ può farsi da sè stesso. -~ \'\\\\ Si tracciano due parallele (fìgw·a .2) ~\\\ alla distanza di 1 O millimetri una dal1' altra . Questi 1 O mi llimetri mi rappresenteranno 1 OinterYalli tra curva e curva in cui l'equidistanza verticale equivale ad un_

:;. \

i ,\

, i

I


434

LA RAPPHESENTAZIONE DEL MONTE

~illimetro per ognuno. Si 4 ivide l'angolo cli 45° way i_n nove angoli di_ 5 gradi l'uno. I lati di questi angoli mte_rsecheranno ciascuno in un punto la parallela super1?re. Se noi facciamo centro col compasso in b è evidente che le distanze b ,, , b 2, b 3, ecc. corrispondono con grande approssimazione alle basi sovrades_critte mol ~ipli_cale per ,1O per le gradazioni ivi r ispett1_v,ament.e rnd1cate, e ciò in conseguenza del teorema P'.U so~ra accennato. Difficilmente avrà bisogno l'ufficiale dL valutare la pendenza di meno di 4o intervalli; ma se anche g li occorresse ciò, altro non avrà a fare che tracciare eia a verso b una paralella che corrisp_o~da p~r la distanza. dalla inferiore a quel numero di m~lhmetrt che egli desidera, e su questa paralella misurerà le sue basi e valuterà la pendenza . Dopo una certa pratica si valutano le pendenze anche ad occhio , ed è questo che deve imparare l' ufììciale, perchè sul terreno, nei bisogni della guerra , noh si h a sempre tempo di misurare le pendenze di un versante con la scala clivometrica. Del resto basta valutar!e a~p:ossimativamente , e quando si conosce per bene l eqmd1stanza delle curve e sì ha sott'occhio di spesso la scala , le dimensioni clegl'in tèevalli per le diverse gradazioni restano bustanLernente impresse. Ora veniamo a dire con quale regola si tratteggia a luce zenitale. I Tedeschi che per i primi hanno adottato questo meloclo di rappresentare il monte lo hanno eccessivamente teorizzato. Hanno preteso poter rappresentare coi traLLi di mao·. . o g~ore e mrnore grossezza a in tervalli più o meno piccoli menterneno che no ve gradazioni (ed anche di più) di 5 in 5°. La grossezza del tratto dovrebbe diminuire gradatamente eia 45 a 5°. Questa diminuzione a mo' di sfu-

435 matura è possibile, ma non è possibile ottenere u na demarcazione tra una gradazione ed un' altra, per cui saremo sempre obb ligati pet' valutare le pendenze di ricorrere alle cueve od alla stima approssimativa ad occhio, ma non ricorreremo mai all a cosidetta scala dei chiariscuri dai Tedeschi ideata . Una tale scala di chiariscuri può servire pee dare un'idea del carattere del tratteggio dal tratto più grosso al più sottile, ma non sarà mai poss ibile ali' atto pratico osservare e grossezza e intervallo per nove gradazioni diverse. Rigettiamo dunque l'esagerazione tedesca che non è pratica ed atteniamoci a tre tinte, a tre grossezze, ossia a tre forze principali, cioè ad una massima, ad una media ed a una minima, e modelliamo i tratti delle altre geadazioni ad occhio, secondo la legge artistica della sfumatura. Così sarà tolta quell'angoscia al disegnatore, atta soltanto a produrre dei lavori stentati e non naturali nè omogenei. Non sappiamo comprendere ,come i Tedeschi abbiano spinto al massimo l'eccesso della teoria per ciò che riguarda la fot·za del tratto ccl il suo rispet_tivo intervallo. Essi hanno :fissato la seg uente proporz10ne tra le parti nere e le parti bianche o chiare, vale a dire tra la grossezza del tratto e ì'intervallo che lo separa dal tratto successivo; ed hanno detto: per una pendenza d i 5° la grossezza del tratto starà all'intervallo rispettivo come 11 : 9; per una pendenza di 10° la grossezza del tratto starà all'intervallo r ispettivo come 2 : 8; per una pendenza di 115° la grossezza del tratto slarà all'intervallo r ispettivo come 3 : 7; per una pendenza di 20° 1a grossezza del tratlo starà all'intervallo rispettivo come 1: : 6; per una pendenza di 25° la grossezza del tratto starà all'intervallo rispettivo come 5 : 5; NELLE CARTE T.OPOGRAFICHE


436

LA RAPPRESENTAZIONE DEL UONTE

per una pendenza di 30° la grossezza del tratto starà all'intervallo rispettivo come 6 : 4,; per una pendenza di 35° la grossezza del trauo starà all'intervallo rispettivo come 7 : 3; per una pendenza di 40° la grossezza del tratto starà all'intervallo rispe ttivo come 8 : 2; per una pendenza di 45° la grossezza del tratto starà all'intervallo rispettivo come 9 · ,J • . ' a 0° tuLto bianco, sopra 45° tutto nero oppure roccia. Per quel che riflette l'alto pratico basta stabilire la g~·ossezza dei tratti ed i loro intenalli per la pendenza. d1 45°, 25°, 5°; basterebbe, cred iamo noi, anche solo la massima e la minima (4t>°, 5°) e dire a colui che tr~tt_eggia : « non oltrepassate questa ma~sirna e questa mrn1ma; per tutte le gradazioni intermedie il vostro occhio vi dia la giusta proporzione di sfumatura ». La teoria ha dello abbastanza, il resto bisogna lasciarlo all'arte. Il lettore d i carte giudicherà ,le g radazioni nel tratteggio a luce zenitale secondo i seguen ti criteri: 1° Qui il tratto è molto grosso, d unque il versante è imp:aticabile, o se è praticabile lo è appena per i pedoni che sanno arram picarsi; 2° Qui il tratto ha una media grossezza, la fanteria potrà cammina.re ma alla spicciolata in ordin e sparso; 1

3° Qui il tratto è sottile: si può marciare bene anche con cavalleria ed arliglieria. Tratlanclosì di cavallel'ia ed artiglieria colui che deve giudicare dalla sola carta , se ha tempo, si serv.irà della scala clivometrica e valulerà la pendenza. dubbia secondo la larghezza delle curve orizzon tali; se non avrà tempo condurrà le truppe sul posto e farà riconoscere la praticabilità del terreno. Il tattico insomma non dice altro che « qui. e ri -

NELLE CARTE TOPOGRAFICHE

437.

pido, qm e meno ripido, qui il declivio è dolce» e non dfrà mai, all'atto pratico : « qui abbiamo 35°, qui 25°, qui H> 0 ecc: » secondo la forza del tratteggio ; se ha bi:·;ogno di ciò deve ricorrere alla scala ed alle curve orizzontali ..('! ).

Andamento delle curve e del tratteggio nelle depre ssioni e nelle sporgenze del monte.

Se noi guardiamo sul terreno un monte e c'immaginiamo di tracciare colla mente alcune curve equidistanti che gli girino tutt' intorno, osserveremo che là dove il fianco del monte presenta all'occhio una dep ressione, un avallamento, un solco profondo, comunque si voglià esprimersi, le curve orizzontali fo r·rnano un r ientrante; e viceversa. dove il declivio presenta all'occhio una sporgenza, una gibbosità, un dosso insomma, d iscendente verso le falde, le curve orizzontali formeranno un sagliente rivolto a noi che guardiamo il monte . Così sulla carta, quando si vuol leggere ed intendere bene le sinuosità delle elevazioni, cioè le depressioni e le sporgenze dei fianchi delle medesime bisogna prendere in mano il foglio cli modo che l'osservatore ('1) Per evitare Cinconveniente del sistema Lchmann, la Pt·ussia e qualche altro Stato della Germania adottarono per akune loro carte in grande scala il metodo del generale di stato maggiore De Miifiling, il quale per ogni gradazione di 5 in 5 , gradi ideava un tratteggio che, quanhtoque fedele alla proporzione del bianco e del nero, diversificava però nella forma del tratto . Era questa un'altra esagerazione, perchè all'atto pratico (intendiamo dire sul terreno) non vi sarà mai alcuno che cerchi distinguere in una carta la pendenza di 5 in 5 gradi.


,i,38 LA RAPPRESENTAZIONE DEL MONTE sembri trovarsi nel fondo e supponga avere innanzi gli occhi la cima. Tutte le curve il di cui rientrante è· rivolto all'osservatore indicano le cavità o depressioni, e al contrario tutte quelle che formano un saliente (per lo più anotonclato) .rivolto pure all'occhio che lo guarda, formano una sporgenza. Questi rientranti e questi salienti hanno il vertice più o meno arrotondato secondochè le sinuosità del monte sono meno o più marcate. Si dà il caso talvolta che il vertice è persino accuminato o quasi. Ciò vuol dire che le facce dell'avallamento o della sporgenza a vece di confondersi dolcemente assieme si tagliano ovvero s'intersecano e formano un angolo che in geometria si appellerebbe dieclro ed in topografia invece si . può chiamare spigolo, displuvio, se è saliente, impluvio, fosso, scolo o spa(·co se è rientrante. Il li'alteggio viene eseguito in senso perpendicolare alle curve: bisogna cioè che ogni tratto per se stesso sia perpendicolare alle curve, locchè in topografia significa seguire lei direzione della maggior penclenza, che è poi la direzione che prende l'acqua nello scendere se non trova intoppi.

Quale sia l'equidistanza più favorevole da darsi alle curve orizzontali.

Sarà sempre conveniente quell'equidistanza che , rappresentata sulla carta dalla misura grafica, si lascia facilmente discernere. 11 millimetro è una dimensione grafiea facilmente discernibile. Crediamo adunque sia cosa acconcia il regolare l' equidistanze secondo una ,tale misura. · Nella scala del 5000 il millimetro è rappresentato

NELLE CARTE TOPOGRAFICHE

/1,39''

da una distanza reale di 5 metri, nella .s cala al ,1 0,000 da 1O metri, in quella al 25,000 da 25 metri, e via discorrendo. Codeste dunque dovrebbero essere le equidistanze per queste diverse scale. L' eq~idistanz~. di 5 metri per la scala di 25,000, 4uella eh ,10 metn per la scala al 50,000 non paiono acconcie allo scopo, generano confusione e non permettono di valutare con precisione le gradazioni e le altitudini, tanto più poi se si devono ri produrre i n10clelli in una scala più piccola ( 1). 1

1

Se per la lettura delle carte e per la riproduzione delle medesime colla fotografia, colla fotoincisione e colla fotolitografia convenga più il tratteggio sottile o grosso.

.

A). Lett-ura delle carte. ·- Quistione materiale ma forse la piLl ardua di tutte. Ed infatti da 50 anni a questa parte s i è provato nel d isegno ogni qualità di tratteo·O'io dal sottile e stretto al grosso e largo, dal 00 ' . . , . , . , sottile e nero al geosso e chiaro cwe grigio; si e provato a rappresenure il monte ad ombre sfu'nrnte a luce obliqua ed a luce zenitale; si è esperimentalo il tratteggio leccalo e manierato e si è provato quello a tratto franco, largo e scevro da ogni mun ierismo. Ora è il tratteggio che impediva la lettura delle scritture e della delineazione planimetrica, ora erano la scrittura ed i segn i convenzionali, specialmente (,!) Volendo adottare ciononostante l'equidistanza di 5 metri per i rilievi al 25 000, e qLtella di ,io metri per quelli al 50,00'o bisognerà ricorrere alle curve rlirettrici a tratto pieno e g rosso e indicare le intermedie, nelle pendenze dolci ove non generano confusione, con una· linea leggermente punteggiata.


'

'.i-40

44 .f della riproduzione fotoincisa o~·-fotolitografata ci for-nisca le fiiste milieii, quel giusto mezzo che concilia la chiarezza per la lettura e la bellezza artistica e plastica. Eseguendo un .modallo p. e. al 75,000. ·con delineazione e scrittura ben marcate , con tratteggio piuttosto grosso e largo ma perfettamente eseguito segt1endo le pendenze indicate dalle curve, e riproducendolo poi alla fotoincisione col sistema Avet ad una scala alquanto più piccola, p. e. al '100,000, si · puòesser sicuri, secondo quanto ci giunse a cognizione da esperimenti fatti, che si dovrebbe ottenere una carta all'altezza dei tempi e delle esigenze. Trovata la proporzione giusta tra il modello e la riproduzione non vi ha dubbio di sorta circa l'esito. Se invece ci mancassero gli ammirabili mezzi del1' attuale riproduzione, oppure se si volesse incidere. una carta ~ul rame mediante l'opera dell'artista, allora. propenderemmo sempre pel sistema di Scheda che colla sua carta dell'Impero austriaco al 576,000 ha raggiunto la perfezione della precisione, quantunque essa sia sovraccarica di dettaglio, che per una tale scala. è per lo meno superfluo. Ed appunto noi crediamo che tutto il segreto stia ora nel trovare questa giusta proporzione tra il modello e la riproduzione, perchè se questa si giuuge a trovarè, l'Istituto topografico militare nostro, con i mezzi stupendi di. riproduzione di cui è in possesso, sarà in grado di presentare al mondo scientifico ed arti-stico una carta veramente classica.

LA llAPPRESENTAZIONE DEL MONTE

quell_i dei boschi e delle coltivazioni, che impedivano -di discernere le forme plnstiche del terreno. Questo co.ntinuo alternarsi di esperimenti dimostrn ,quanto difficile sia il conciliare la ehiarezza con la ,espressione : ouenere bene e l'una e l'altra è stata sempre cosa assai difficile. Gli Austri~ci ultimamente per la loro carta speciale =alla scala d1 I a 75,òOO si sono decisi, dopo svariati tentativi, di rigettare il tratteggio stretto, sotti le e manier~to d~ S~heda, illustre cartogeafo dell'Istituto geografico dt V1~nna, per adottarne uno più deciso, marcato e relativamente largo. I Prussiani nl contrario seguono ancora in parte il sistema duro e stentato di 0 ·aio a luce zenitale Lehmann, l'inventorn del tralteOv ed . > rn parte .hanno preferito le curve con una semplice om~regg1atura a sfumo : due opposti metodi di esecuzione. _11 traUeg?'io. largo e scevro cli manierismo permette eh leggere facilmente la scrittura e di disting uere oo-ni detta?lio, ma è innegabile che non dà risalto plast1co alle forme del terreno : se il diseo·no fatto così fosse privo di curve, la lettura delle gra~lazioni non sarebbe cosa facile e nel complesso sfuggirebbe l'insieme. Se 11 tratteggio non deve fa.re spiccare le forme del te~-reno ed ogni suo dettaglio, meglio varrebbe trala-scrnrlo e contentarsi di una buona delineazione e delle sole curve orizzontali: avremo risparmiato una fatica non indifferente ed avremo sempre rao-ofonto Jo scopo. Meglio allora fanno i Pruss iani che iri°~olte loro carte s~ conten l:ano delle curve e di. una leggiera ombreggiatura sfumata. Se una carta speciale classica dovesse ora esser co·strutta che faremo noi? Quale via terremo ? Noi crediamo si debba tenere quella via che per mezzo

...

NELLE CARTE TOPOGRAFICHE .....

.1

Firenze, gennaio ~875.

***


DELLA LEVA SUI G'10VANI NATl NELL'ANNO

DELLA

1.EVA SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO 1853 E

DELLE VICENDE DELL'ESERCI1'0 I'rALIANO dal ·1 ° ottob're ~8'73 al 30 settembre ·1874

Relazione del tenente generale FEDnRrco 'l'ORRE a S . E. il Ministro della guerra.

Da pochissimi giorni ha veduto la luce la Relazione del generale Torre a S. E. il Ministro della guerra sulla leva dei giovani nati -nell'anno 1853 e sulle vicende dell'esercito italiano dal 1°ottobre 1873 al30 settembre 1874. Il pregio di questi lavori statistici dell'egregio direttore generale delle leve e bas.sa forza al Ministero della guerra è ormai troppo noto perchè noi dobbiamo spendere parole per porlo in evidenza; e d'altra parte difetto di spazio e di tempo non ci permettono di analizzare come si converrebbe tutte quelle parti della Relazione che son degne di speciale attenzione, seguendo e commentando l'accurato studio critico e statistico dell'illustre autore in tutti i suoi particolari. Noi ci lirniforemo quindi, a simiglianza di quanto abbiamo fatto nello scorso anno, a raccogliere e porgere ai nostri lettori quei dati riassunti vi che sono di un maggiore e più generale interesse. E ciò facendo terremo l'ordine che l'autore stesso ha dato alle mat erie. La forza totale dell'esercito era al 30 settembre 1873 di 751007 uomini. Al 30 settembre 1874 si trova invece essere di 839628 uomini, così ripartiti:

18!53, ECC, 443

Esercito permanente. Reggimenti di fanteria di linea . 206161 \ 171088 Distretti militari 5399 Compagnie alpine . 34685 Bersaglieri 30480 Cavalleria 50610 Artiglieria 10993 Genio . 19850 Carabinieri reali ed aggiunti · 3896 Scuole militari . Volontari di un anno. 601 \ 555611 3512 / Compagnie di sanità . 1540 Corpo invalidi e veterani 230 Depositi cavalli stalloni . 286G Compagnie di disciplina . 363 t·1 ( Personale di governo . Sta b1.11men 382 militari di Carcer~ti · · · · ) Reclusi. . . . . 428 I pena (, R ec1usor1. . . . . . 1209 Il 11104 Ufficiali in servizio attivo 214 Ufficiali in aspettati va o disponibilità

1v!?'.lizia 1nobile. Fanteria di linea e bersaglieri Compagnie alpine . Artiglieria Genio . Uffieiali della milizia mobile Ufficiali di compleménto. Ufficiali di r iserva.

260837 6555 8991 3005 2639

282027

1008 982 839628


444

DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NEL!,' ANNO

4853

Lasciando però in disparte gli ufficiali (15947) la forza totaJe rimane ridotta a 823681 uomini. E questa risultava così distinta per gradi: Esercito permanente

Sott'ufficiali Caporali Soldati Totale

Milizia mobile

Totale

14793 2380 17173 53799 14260 68059 475701 262748 738449 544293 279388 823681

Nell'armi diverse gli 823681 uomini erano ripartiti come segue: Eserc ito permanente

Milizia mobilo

445

E DELLE VICENDE DELL'ESERCITO ITALIANO

Per rispetto poi alla diversità di arruolamento, la forza stessa presentava il riparto seguente:

Totale

Reggimenti di fanteria di linea . 206161 » 20Hl61 Distretti militari. 171088 260837(1)431925 Compagnie alpi:qe 5399 6555 11954 Reggimenti di bersaglieri 34685 » 34685 Cavalleria 30480 » 30480 Artiglieria 50610 8991 59601 Genio . 10993· 3005 13998 Carabinieri reali 19850 » 19850 Scuole militari . 3896 »· 3896 Volontari di un anno. 601 )) 601 Compagnie di sanità . )) 3512 3512 Corpo invalidi e veterani )) 1540 1540 Deposito cavalli stalloni. 230 » 230 Compagnie dì disciplina 2866 » 2866 Stabilim. militari di pena 1382 » 1382 Totale generale . 544293 279388 823681 (4) Compresa la milizia mobile di fanteria di linea, di bersaglieri e quella dell'isola di Sardegna a qualunque arma appartenga.

SPECIE D' ATlll UOLA.MENTO

Inscritti di leva 51f>G69 94,74 275630 98,66 791290 96,07 Volontal"i. 9921 1,82 1103 0,39 11027 1,31 Surrogati ordinari. 2636 o,40 2040 o,n 4676 0,57 Surrogati di fratello 1436 0,26 4:10 0,1.5 1846 0,23 Scambi di numero. 117 0,08 175 0,06 592 0,07 Assoldati anziani 77 0,01 30 0,01 107 O 01 Assoldati volontari. 2 o,oo » > ~2 o'.oo Riasscntati 'lt31 0 ,21 » » 1:131. 0,-14 Riasso\dati con premio. to329 1 » >> 10329 1,25 Raffermati 391 0,07 " .,. 391 0,05 Volontari di un anno. 601 0,11 )) ,, (:S01 0,07 Servizio sedentario. 'LG80 O,:.ll » » 1680 0,20 --- TOTALE. 54:4293 100,00 279388 100,00182368-1 100,00

:~)O

I

- - - -

- - - -

E per rispetto all'età ed alla posizione di attività di servizio o di congedo illimitato quello che apparisce dal prospetto che q u-i trascriviamo:

.------------ESERCITO PERMANENTE

S0T1'0 l r. A IO,U

l ;'I' C.ON(;EOO 11.1,I Mll'ATO

11'! lL 1ZlA

'rOTALE

MO IH Lli

GKNRHAJ.8

ETA

Minori di 18 anni M tiggiorid i 18 an. ui e minori d i21

Da i 2 1 a i 25 ann i ))a i 25 ai 30 anni Dai 30 ui 40 anni 'Maggiori a ooi 40 'l' OTALR . •

232 0,04

>

>

10087 1,8~ 0!.JI 0,18 143631 26 39 '.l29 158 42, Hl Ia~l4 .2:4:J 12l731 "2,3i G964 1,98 158ZO 2 ,8! 2o;is 1 0,-LS ill o,oo

I

232

0,04

,.

"

232

0,03

11081 2.M • » 110$1 1,3( :)73089 68,05 41?32 M.76 4l'l32l 50,30 J~,J9 18 2b,80 l6;1%6 ,,9,04 .299!lO-i 36,-ll 22·18'1 J,09 73176 2G. l9 ù5'1GO ll,59 2Ga9 0,-18 2,1 0,01 2G83 0,33

176,66/2,48 367527]67,52 54:4293 100,00 2793881100,00 823681 !00, 00

ANl'iO x:x, VoL.

1.

29


4-4-6

DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELJ.'ANNO

1853

Tutti i dati che abbiamo :fin qui riportati sono dall'egregio generale Torre raccolti nel proemio della sua Relazione, il quale proemio è in sostanza una dimostrazione analitica della forza milit,tre numerica del paese ' in quanto a personale al 30 settembre 1874. La Relazione che segue al proemio è distinta in due parti. Nella prima l'autore tratta dei particolari della leva operata sui nati nell'anno 1853; nella seconda delle vicende dell'esercito dal 1° ottobre 1873 al 30 settembre 1874 in quanto tali vicende hanno infiuito sull'aumento o sulla diminuzione della forza dell'esercito nel periodo di tempo oggetto del suo studio. Il primo dato che ci si presenta esaminando la prima parte è il numero degli inscritti portati dalle l iste di leva della classe 1853. Tal numero saliva a 296113, cioè: Capi-lista Omessi di leve antecedenti Nati nell'anno 1853 .

18744 2892 274447 296113

Prima di procedere all'estrazione a sorte furono eseguite dagli impiegati delle prefetture e sottoprefetture d'accordo con i rispettivi sindaci e dietro la presentazione di regolari documenti molte cancellazioni, per effetto delle quali vennero radiati dalle liste di leva 22362 inscritti, e gl'inscritti sulle liste d'estrazione risultarono 273751. Altre 4219 cancellazioni vennero poi eseguite sulle liste d'estrazione per ordine dei consigli di leva. I riformati su questa leva furono 71582, gli esentati 69765 (comprese però 197 esenzioni temporanee), i rimandati alla leva sui nati dell'anno 1854 furono 18400; quelli che si affrancarono presso i consigli di leva 767. Gl'inscritti della classe 1853 che si fecero surrogare da fratelli furono 109, dei quali 106 furono computati nel contingente di I" categoria e 3 in quello di za: erano ·

447 già vincolati al servizio militare per arruolamento volontario 1169; ottennero di protrarre fino al 24° di loro età l'anno di servizio in qualità di volontari di un anno 183. I renitenti dichiarati tali su questa classe alla chiusura di tutte le operazioni furono 10574. Se ne ebbe a deplorare il maggior numero nelle provincie di Genova, Napoli, Palermo, Messina, Catania, Basilicata, Como, Sondrio, Caltanissetta, Porto Maurizio: ebbero per contro il minor numero di renitenti le provincie di Cremona, Mantova, Bologna, Firenze, Ravenna, Arezzo, Siena, Padova, Forlì, Reggio d'Emilia. Come si vede sono state presso a poco le stesse provincie degli anni precedenti quelle che hanno dato sia il maggiore sia il minore numero di renitenti. Ma una statistica interessante che ci porge a proposito di renitenti il generale Torre, è quella colla quale pone in luce quale progresso si s ia ottenuto col tempo in fatto di docilità degli inscritti alla chiamata. Tale statistica è data dal seguente prospetto che crediamo utile riprodurre in tutta la sua integrità: ,

E DELLE ·v1CENDE DELL'ESERCITO ITALIANO

·g

Q)

U!·I r<n~

Z:.:::3~

Classe Classe Classe Classe Classe Classe Classe Classe Classe Classe Classe Classe

1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 Totale e media

"'<: O '-<..> ""' o o. ,..

.2 0

Numero dei

renitenti

e.,

,.. c.

"-,

1

22.17341 25749 11,51 232154 13476 5,80 223548 10708' 4,79 232224 12173 5,24 268929 11380' 4,23 244590 10509, 4,30 243955 99071 4,06 246373 10353 4,20 263915 1104.9 4,19 277159 10662 3,85 276000 1025,1! 3,71 273751 1057413,86

3006332146794 4,88


44'8 DELLA LEVA SUl GIOVANI NA'EI ·NEI.L'ANNO i) 853 Il· contingente della classe 1853 assegnato alla prima categoria fu di 65000 uomini come nell'anno .antecedente, ma per effetto di deficienze verificatesi nella 4uota imposta a certi comuni, fu -ridotto a 63769 uomini. Questa cifra era costituita dai seguenti elementi:

Affrancati dal servizio di 1" categoria presso consigli di leva 767 Surrogati di fratello . 106 Arruolati volontari già al servizio . 1075 . . . . Allievi negli istituti militari . 93 Volontari che in virtù dell'art. 1° della legge 19 luglio 1871 ottennero di ritardare l'anno di servizio ' 137 Ammogliati o vedovi con ,prole della provincia di Roma, esentati . . . . . . 16 Religiosi professi, chierici in sacris, della medesima provincia, pure esentati, . . . . . 2 Renitenti di leve anteriori arruolati in conto di-1 contingente . . . . 529 Dispensato quale appartenente alla borgata dì S. Rémy (1) . . . . . . . . . . . . I 61043 Inscritti arruobti . Deficienze.

63759 1231 65000

Ma per ottenere il contingente effettivo conviene dedurre: Deficienze . . . Affrancati dal servizio di 1a categoria . Volon tari con ferma ordinaria. . . . Allievi negli istituti militari . . . . Ammogliati o vedovi con prole nella provincia di Roma, esentati . Chierici nella provinci a di Roma, esentati Dispensato perchè appartenente alla borgata di S. Rémy . Volontari autorizzati a ritardare l'anno di servizio

1231 767 1075 93 16 2 1 137

3322 (4) Art. ~ 02 del la legge sul reclutamento dell'esercito.

E DELLE VICENDE DEtL'ESERCITO ITALIANO

4,.i.9

Sicchè alla fine delle operazioni di leva la cifra del contingente era effettivamente. ridotta a 61678 uomini. La chiamata di questo contingente sotto le armi ebbe luogo nel febbraio in d'ue volte; cioè una parte di essi fu chiamata ai distretti pel giorno 3, l'altra pel 19 di detto mese. Alla chiusura delle operazioni di leva cioè al discarico finale, ch'ebbe luogo nel maggro dello scorso anno, risultò che erano stati assegnati alle armi e corpi qui appresso descritti 56380 uomini del contingente di Ja categoria, cioè: Reggimenti di fanteria Distretti militari Compagnie alpine . Bersaglieri . Cavalleria . Depositi cavalli stalloni. Squadroni palafrenieri Artiglieria . Genio . Carabinieri reali Scuole militari . Personale permapente degli istituti. Compagnie di sanità. Compagnie di disciplina. Fanteria real marina.

32033 2894 999 5473 4019 28 122 6186 1411 1653 458 23 467 12 602

56380 Questa cifra differenzia di 5298 uommi da quella di' 61678 che abbiamo più sopra indicata come quella del contingente effettivo di 1" categoria~ Questa nuova riduzione in tale contingente avvenne per parecèhie cause che sono nel modo seguente classificate dall'onorevole relatore:


!50 DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO 1853 Coscritti che si affrancarono dal servizio di l"' categoria presso i distretti e presso i corpi . . Renitenti di leve anteriori assoluti dai tribunali e che in tempo utile avevano già pagato il prezzo dell' esonerazione dal servizio militare . . . Volontari d'un anno per ragione del numero estratto appartenenti alla 1a categoria, che si tro. . . . vavano già al servizio Uomini congedati in virtù dell'art. 96 della legge sul reclutamento per avvenimenti sopravvenuti nelle loro famiglie dalla data dell'arruolamento a quella della chiamata sotto le armi . . . . UominiJ morti dopo il loro ar,:uolamento e prima della chiamata sotto le armi . . . . . . . per malattia comUomini sospesi dalla partenza provata . . . ( perchè in carcere. Uomini dichiarati disertori per non essersi presentati sotto le armi . . . . . . . . . . Coscritti disponibili (non fatti partire per ordine del Ministero) per ripianare i vuoti lasciati nelle :file dai riformati, dai mandati rivedibili alla nuova leva dietro rassegne speciali, e dai congedati per riparazione di gravame . . . . . . . . .

451

E DELLE VICENDE DELL'ESERCITO ITALIANO

1220 3

209

130 103

65 148

152

operazioni tutte della leva, rimase composto di 36610 uomini, cioè: Affrancati dal servizio di 1a categoria presso 767 consigli di leva . 3 Surrogati di fratello 1 Arruolati volontari con ferma eccezionale Volontari ammessi a ritardare l'anno di ser46 vizio al 24° della loro età . Ammogliati_ o vedovi con prole della provincia 3 di Roma . Religiosi professi e chierici in sacris della me2 desima provincia Renitenti di ieve anteriori assoluti, cui per ragione del numero estratto colla loro classe 72 spettava di far parte della 2• categoria. 35716 Inscr itti arruolati

36610 Ma dovendosi dedurre: Gli ammogliati o vedovi con prole I religiosi professi e i chierici in sacris I volontari ammessi a ritardare l'anno di servizio

3268 5.298

« Come ognun vede, aggiunge il generale Torre, enu« merando siffatte cause, quando i 3268 coscritti dispo« nibili avranno raggiunto le bandiere co1la classe 1854, « e così dicasi dei sospesi dalla partenza, di cui non « pochi a quest'ora sono già sotto le armi, e dei diser« tori, la nuova riduzione nel contingente di prima ca« tegoria sarà d'assai diminuita ». Il contingente di seconda cateo-oria alla o . chiusura delle 1

3 2 4fi

51 La cifra vera e reale di quel contingente era alla chiusura delle operazioni di leva di 36559 uomini. Il totale dunque del contingente disponibile fra 1a e 2• categoria era di 98237 uomini. Questi si distinguevano a seconda delle professioni nel modo seguente: 53336

Agricoltori e pastori Bovari e cavallari ' Uomini di fatica

5134 6141 ' A riportarsi

64611


45;2

DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO

1853

Riporto Artigiani diversi Muratori, scalpellini e simili . Calzolai ed operai in pel Le . . . . . Impiegati, esercenti professioni libere e studenti Operai in legno . . . . . Addetti alla fabbricazione, preparazione e spac. cio dei commestibili . . . . . . . . . Operai in ferro ed in altri metalli. Proprietari Commercianti in genere Servitori . in genere . Barcaiuoli e pescatori . Belle arti, Artefici in metalli preziosi . Maniscalchi Esercenti ar ti salutari. Veteri nari

E DELLE VICENDE DEI:.L'ESERCI'IO lTALlANO

64611 5046 5097 36.26 39,13 2937 2910 2.283 2423 2293 1484 575 331 292 185 150 45 98236

Di essi: Sapevano leggere e scrivere 41829 cioè il 42,58 p. 0 / 0 Sapevano soltanto leggere . 3127 » 3, 18 p. 0 / 0 Non sapevano nè leggere nè scrivere . . 53280 » 54,24 p. 0 / 0 Da l che apparisce che si è nella leva della classe 1853 manifestato un miglioramento nel grado d'istruzione degli inscritti, giacchè nella leva antecedente sui giovan i nati nel 1852 avevamo 97175 coscritti, de quali: Sapevano Jeggerc e scrivere 38649 cioè il 39,77 p. °lo Sapevano soltanto leggere . 3594 » 3,70 p. 0 / 0 Non sapevano nè leggere nè scrivere . . 54932 » 56,53 p. °lo P artendo da questa considerazione l'autore . entra in più minuti particolari cercando il grado d' istr~zione

4.53

degli iscritti secondo la loro professione, la loro arte od il · loro mestiere, ed indagando segnatamente lo stato dell'istruzione nell'ordine popolare della nostra.. cittadinanza. r ipartita per arti e mestieri affine di poter porger <fati i quali indichino su quali ordini della società occorra concentrare le maggiori cure perchè la tenebra dell'io-noranza alla fin fine si dilegui. o Ma noi ci terrem paghi a dimostrare coll'autore come la classificazione, per rispetto alla proporzione degli analfabeti, delle varie r eg·ioni d'Italia a datare dalla chiamata della classe 18<16 fino ad oggi si mantenga costante, e come il numero degli analfabeti vada lentissimamente sì, ma pur vada gradatamente scemando; e ciò dimostreremo col trascrivere il prospetto che a tal uopo presenta il generale Torre, il quale prospetto è compilato come segue: Pl'oponion e per cèn Lo degli unalfo!Je ti nelle leve. su i na t i ne l l846 -UH7, 18~8- lBJ DHljO-l85 L- 1852

Piemonte e Liguria. Lornbardia Veneto . Toscana. Emilia . Marche Umbria. Napoletano Sardegna Sicilia .

31,99 38,73 52,15 58,01 63,85 69,41 71,98 74,52 77,61 80,19

pe1· le leve 1850-1851

e 1852

P rovincia di Roma . 59,75

'Proponione p CI' cento degli una lf3beti nelle leve su i naLi nel 1846-18 t7-18 (8·l84U -1850185!-1So'l-lS53 .

31,47 38,04 51,09 57,12 62,65 69,00 71,24 74,05 77,04 79,38 per le leve 1S50-l85l-l852 e 1853

59,15

Se peraltro l e statistiche dimostrano che si verifica un lento progresso nell'istruzione letter arz·a (ci si permetta l'espressione) degli iscritti, esse dimostrano con


454

DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO 1853 ben maggiore evidenza di quale beneficio sia l'esercito per l'istruzione popolare. Basta a conforma di ciò citare i dati che troviamo nella Relazione intorno al contingen.te delle classi 1849 e 1850 licenziate la prima sul fìnire del 1872, la seconda nello scorso anno, ambedlfe con meno di 3 anni di servizio. · Di 31941 iscritti della classe 1849 quando vennero al militare ser vizio:

Sapevano leggere e ·scrivere 16738 cioè il 43,01 13. °lo Illetterati affatto o sapevano - . . . 18203 » 56,99 p. o/~ poco leggere . Invece all'atto del loro lice'nziamento: Sapevano leggere e scrivere 29100 cioè il 91 11 p o; 0 Illetterati affatto o sapevano ' · solt~nto l~gg~re .' . . .. . 2841 » 8,89 p. o/0 Di 23,201 1scr1tt1 della classe 1850 quando vennero al mi)itare servizio: Sapevano leggere e scriverfl 10748 cioè il 46,22 p. °lo Illetterati affatto o sapevano un poco leggere . . . 12508 » 53,'""8 ' p. o/o All'atto del loro licenziamento: Sapevano leggere e scrivere 21529 cioè il 92,57 p. °/o Illetterati affatto o sapevano . . . . . 1727 » 7,43 p. °/o solo leggere . . 1 I i86,365 g10vam della leva.su cui volge la Relazione del generale Torre furono sottoposti a misura. Di essi erano: Inferiori a metri. . . 1,54 » » ... 1,56 da metri 1,56 a metri 1,62 » 1,62 » 1,70 » 1,70 » 1,75 » 1,75 » l,80 » 1,80 in sopra .. -

18942 cioè il 1O 16 \ ' l:::: 11613 » 6,23 1 [ 57447 » 30,83 ~ ~ 72714 » 39,02 .; ~ 19537 » 10,48 : ~ 5137 » 2 ' 76 o~ 9,75 » 0,52 J & 186365

100,00

E DELLE VICENDE DELL'ESERCITO ITALIANO 455 Gli uomini di più bassa statura furono trovati appartenere alle provincie di: Cagliari, Basilicata, Calabria Citl'a, Calabria Ultra 2\ Siracusa, Calabria Ultra l", Sassari, Sondrio, P rincipato Ultra, Messina; quelli di più alta statura alle provincie Venete ed a quelle di Brescia, Bergamo, Como, Lucca, Modena, Arezzo, Reggio d'Emilia, Ravenna, Firenze e Livorno . Quanto alla seconda parte della Relazione nella quale si analizzano le vicende alle quali è andata soggetta la forza dell'eser cito dal l O ottobre 1873 al 30 settembre 1874, non sapremmo meglio riassumere i dati porti dal generale Torre, che trascrivendo un brano della sua conclusione col quale indica a gran tra tti gli aumenti e le diminuzioni subìti dalla forza in quel per iodo di tempo. Ricordando come la forza dell'esercito al 30 settembre 1873 fosse di 751007 uomini, l'autore aggiunge: A questi . . . . 751007 vanno aggiunti gli uomini avuti.in aumento nel corso dell'anno del presente lavoro, cioè: uomini del contingente effettivo di 1° categoria rlella classe 1853 61 334 Uomini del contingente effettivo 36559 di 2° categoria della stessa classe Arruolati volontari ordinari 1893 1214 Arruolati volontari di un anno 33 Ufficiali di complemento . 63 1 Ufficiali della milizia mobil e . 104059 1006 Uffic iali di riserva 89 Uomini avuti dalla marina. . . Uomini congedati e riammessi in ser56 vizio 718 Disertori riavuti . Renitenti di leve anteriori arruolati dopo la chiusura della leva sulla 526 classe l853inconto della classe 1854

855066

e si avrà la cifra di A riportarsi

.

855066


456

DELJ,A. LEVA SUI GWVANl NA1'1 NELL'ANNO

R iporto

.

481$3 855066

Ma nel corso dello stesso anno però l'esercito ebbe a soffrire le seguenti diminuzioni: Uomini assegnati e passati alla marina . Uomini congedati per fine di ferma . Volontari di un anno . Jicenziati . Uomini congedati in virtù dell' art. 95 della legge . Uomini congedati in virtù dell'art. 96 della legge . Uomini congedati in rassegna di r imando . Veterani congedati per motivi diversi Collocati a riposo o giubilati. Cancellati ~ai ruoli Disertori . Morti . Ufficiali dispensati dal servizio o diiµess i, rivocati, rimossi, cancellati dai ruoli, giubilati, riformati, morti

I

694 \ 30~3 ·

2279 1575 3003 18 347 142 815

?

« « « « « « «

2222

18321

3562

581

Quindi il 30 settembre 1874 la forza dell'eser836745 cito doveva risultare d'uomini . 839628 invece di quale fu data dai corpi secondo la s'it.uazione ri- -portata nel proemio, con una differenza in più di 2883 uomini .

« Questa differenza in più nella situazione della forza « somministrata dai corpi sulla forza risultante dai do« cu menti del Ministero, sebbene tenuissima nel computo « di ottocento e più mila uomini, trova tuttavia ampissima « spiegazione nei raddoppiamenti e nelle duplica;,.ioni nei

457 ruoli, inevitabili nella formazione di nuovi corpi, come avvenne nell'arma d'artiglieria in cui furono costituiti da qudli esistenti quattro nuovi reggimenti, nella creazione delle compagnie alpine, della milizia mobile ed anche nella trasformazione di altri come accadde nel corpo dei moschettieri allorchè si riordinarono le compagnie di disciplina e gli stabilimenti militari di pena». E DELLE VICENDE DELL'ESERCITO ITALIANO


459 divisione come la manifèstazione di un dualismo esistente da lungo tempo nel seno dell'esercito, dualismo che si conc~e~rebbe, secondo l'autore, in due scuole opposle, che egh distingue l'una dall'ultra colle denominazioni di regionale e di n.a;;io,wle. Come facilmenle si può c.apire, l'autore annovertt sè stesso e quelli che condividono le sue opinioni nella scuola na%ionale, e respinge i suoi avversarii nella scuola regionale. Non esiliamo un momento a dichiarare deplorevole questo sistema di polemica, che consiste nel fare un processo d'intenzione agli avversarii, e uel presentarli sotto un punto di vista sfavorevole. Sopratutto poi non esitiamo a dichiarare deplorevole questo appello che f'a l'autore a passioni, le quali fortunatamente furono fin qui ignole nell'esercito, e protestiamo con tulle le nostre forze contro un'interpretazione siffatta dello s tato dogli animi nel nostro mondo militare. Anche Lenendo conto che l'amor· proprio e l'ardore, che troppo naturalmente ciascuno mette nel far prevalere le proprie idee, possono talvolta fur travedere, far· prendere i fatti ptwticolal'i per fatti generali, tuttavia non sappiamo comprendere co1~10 mai l'auLore ubbia potuto immaginat'e che questo potesse giovare in qualche modo alla dimostrazione del suo assun Lo, quando il suo ass unto, come non possiamo <lubi la1:ne, fosse propriamen te quello enunciato dal titolo del suo libro. Del resto ci sentiamo la coscienza di polereproclamare altamente che nell'esercito italiano non ci fu, non c'è e non ci sarà rnnl dualismo; non c'è che una sola scuola, come non c'è clte una sola bandiera. E per questo appunto non vogliamo noi stessi insistere su questo dolocoso urgornenlo, e facciam voto, p<:rchò nessuno dellu parte lesa sorga a comballerc l'autore s u questo terreno. Ma pm· t1'oncando s u ciò, non possiamo u meno di notal'e come Lutto il liJH'O si eisentu cli quc$tO cl'eoneo apprezzamento, che pur troppo direbbesi essere stato il movente principale del li.bro. A paetc <111esto difetto capitale, cltc ci fa deplora.re una simile pubblicazione, noi vogliamo ili buon grado riconoscere come il socrO'etto ~ia trallato con molta copia ed evidenza di t.U'O'omenti:~on larghezza di vedute e con lucidità di esposizi;ne. Il concetto fondamentale ch'egli SO!;tiene consiste in un RIVISTA lllBLIOGRAFICA.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

La difesa inter,u~ ,lell'ltalia per A. GANDOLFI, maggiore cli s lato maggiore, deputalo al Parlamento. - Bologna, 1875.

presso Nicola Zanichelli. Nell'annunziare questo nuovo opuscolo sulla questione della difesa del Paese, dobbiamo fa.1° subito una distinzione. - V'è una parte di questo scritto in cui l'autore difende le idee propri.e, e combatte quelle dei dissem:ienti; e sollo questo rispetto la Rivista non può scos tarsi da ryuella linea di condotta che ha tenuta verso gli altri scrittori, delle cui pubblicazioni su quest'argomento essa ha reso conto: esporre cioè riassuntivamente e fedelmente, per quanto possibile, le argomentazioni loro, e constatare le condizioni dell'opinione pubblica militare del momento, la quale da questa viva e feconda discussione veniva a poco a poco illuminandosi" e accettando alcuni punti cardinali, come basi del nostro sistema difensivo, lasciandone taluni altri in sospeso, che abbisognavano forse ancora di una u!Leriore dilucidazione. A questo contegno, diremmo quasi, di neull'alità, la Rioisiet è legata dal suo passato. }fo. v'è un'altra porte dell'opuscolo, rispetto alla quale la Rivista non poLrcbbe ritenersi Jegatu da Lali vincoli, e per cui le è lecita, anzi doverosa una piena libertà di giudizio . Ed è quc.lla in cui l'autore, raggruppando in <lue campi le opinioni che sonosi finora manifestate s ull'argomento, presenta quesLa


460

RIYlSTA

BCBLIOGRAFICA

: _is ~em_a difon,~ivo che _corrisponde a un doppio stadio di oporuziom, unylJm~ s Lad10 d1 difesa peri feeica alle Alpi, un secondo stadio di difesa centrale, in cui Piacenza, SLra<lella e ~luntova StH'e?bero i perni delle operazioni poi' le due frontiere,_entea111b1 aventi tì base il Po, e in cu i Dolon·na e l'ApP:nnmo rc tt·osto.nte 1'upprescntet'eJ>bero il perno "a; rifuo-io·e 0

di forza numerica fra l'Italia o le due potenze confinanti, sia pei rapporti di frontiera. Sulla frontiera norcl-ovestl'aver e noi il possesso della cresta alpina non è sufficiente compenso alle immense difficoltà, a cui si esporrebbe la nostra offensiva, quando volesse procedere attraverso a quell'estesissimo labirinto montano che costituisce il versante fra ncese delle Alpi : esser quindj più provvido consiglio lasciare al nemico tuLta intiera la difficoltà della traversala delle Alpi, attendendolo agli sbocchi dello vallate. Sulla fronti era nord-est non è nem meno in nos tro poter e la cresta alpina , e al di lù cli questa si estende pur e una regiono montana vastissima e difficilissima. Cosicché, eliminala l'oventualilà di una guerra da noi intrapresa contro l'una di queste due potem:ecoll'alleanza in nostro favore di un'altra potenza, non potrù essere ff caso, che noi ci spingiamo offensivamente al di lù della cresta alpina, se non in seguito ad una vittoria da noi r iportala nella valle del Po. La seconda parte deiropera ò intitolala : Esposizione sintetica del sistema nazionale od unitar io cli difesa clell'ltalia. Esaminando dapprima lo condizioni in cui si viene a tcovat'e la difesa contro un alla.eco proveniente dalla frontiera nol'<lovest, l'auto1·e si studia di dimostra1·c che la piazza di Alessandria non può essere il perno cli manovra della difesa : essa è bensì il punto cli convergenza na tmalmento ind icato agli atLacchi nemici pr ovenient( dalla cintura delle Alpi occidentali e marittime, i <1uali ci possono giungere col vantaggio ta ltico del dominio e col vantaggio stralegico dell'aggiramento. Gli è solo alla stretta di StPaclella che s i può efficacemente sbart't'\re la s trada all'esercito invasore, penetrato nella valle del Po. Ma siccome questa posizione :::ui·ebhe girata <la un corpo nemico che sbarcasse sulle coste loscune, è necessario parare a ques~ minùccia, ed impedire ogni comunicazione al nemico a travers o l'A ppennino. A questo scopo ritiene l'autore che soddisfaccio.la piu~za-posizione ch'ei vo1•rebbe eretta a Bolog-na e sull'Appennino. D'alt1·a parte l' alLucco francese terrestre unestato di fronte dalla sLl'elta di· Slt'adella cer cherà di evital'la per la sinistra del Po; e qui l'autoce, non trovando una s ufficiente protezione nelltìlineadel Ticino, richiedo: come complemento della difesa di SLt-a<lella-Piacenza la pi~zzal\~an.tovo.Bo1'<10forte sul Po. Per tal modo, secondo le mtom:10m dell'au~re Piacenza-Sll'adella sarebbe come il vertice cl'un angolo dil~nsivo, i cui lati sa l'ebbero l'Appennino e il Po; questi

d1 rlSCOSSt't.

~gli divid~ la kattazione in duepat"Li; la t • è intitolata: Esame crdtco del s1,.,;tenut r·egionale di cli,f'esa dell'Italia. Questo sis_Lerna vieuo clall'auto1·0 compend ia to in due punti principati ?ioè_ i' avere unn sola piazza-posizione nel nostro sistema di~ Jen~ivo, e p1~ecisamente nel punl,o di maggiore ravvicinamenlo d~~ Appennmo e del J:>o; 2° doversi preferire l'offensiva alla cli1ens1 va. I .'~utore s i. fa a con:tbullerc l' uno e, l'nltrn di questi due punti . Quanto al p1'1mo, egh nola che la posizione cli Piacenzn -SLt·a~ella non godo di quel vantaggio della centralità, che pu1· sernbra ~lovre_bbe avere una piazza unica, ed accennando alla rorma Lr1cusp1dale dell'Italia, ossetva come il tralLo Bolognala F uta, nello s tesso tempo che è jl punto d'un ione delle Lro hr~ccia della penisola, s i Lrovi pu1•e essere il più centrale relul!rnmen_t~ ,alla perifetia alpina che circonda la valle del Po. ~ paete ciol a utore sostiene non potersi basare il sistema difonSlVO .~li u.n g1·o~de ~aese, come l'Ha 1ia, sopra una piazza unica, m a nclr 1edc1.'S1 a ciò un fronte esLeso: dichial'a clr e male s'inv?cl~erebbe per questo l'esempio del Belgio, le cui condizioni di p1cc~lez7:a e di frontic1·a non permettono si laccia all'llulia u.n appli_cazwne clel sistema difensivo elle là fu se"'uìto. Con CJl;azioni t1~atle da vari autori, e coll'esempio della :toria m i.~ ~ lai:~ e c~1 ciu~nLo si vede ora prnti<'o.ro da a ltl'e potenze militau, egli stab1hsce essere contrario ai sani pdncipii dell'arte della guerra un tal sistema, in quanto che una piazza unica non co~.se n.ta quella libectà di manovra e quella facilità della cont1·offens1va,cho debbono caraltcpizzare un buon s is tema difensivo, e elle solo si possono ottenere con una base s ufficientemente largu. Quanto al secondo punto , pure ammettendo che in tesi g_cneealeH principio dell'inizia ti va o pol'ci6della o·uerr a offenSt va è giustissimo, sos tiene l'aulor o che nel cas~ particolnce dell'Italia esso non è applicabile, nè per la frontiera occidcnlo.le nord-ovest, nè per <[uella nord-est; e ci6 sia pei rapporti

ANNO xx, VoL

1.

30


/

462

463

RIVISTA

BlBLIOG I\AFICA

lati opportunamente fortificati terranno lontani e separati i due attacchi francesi provenienti per terra e per mare. Per ciò chr1 riguarda la nostra frontiera nord-est, l'autore _partendo dalla considerazione che l'Adige divide in due gli altacchi del nemico, sostiene essere più conveniente utilizzare questa. linea in tal senso, e stabilire il nostro fronte strategico rivolto verso nord anziché ve~so est. Così facendo, la nostra linea di ritirata si svolge naturalmeu te alle nostre spalle in direzione di Bologna, e allora un attacco che provenisse dal Tirolo sia direttamente pe1· val cl' Adige, sia per la strada a ovest del lago di Garda, non ci riesce più temibile che un attacco proveniente dal, Friuli. Uno schieramento dell'esercito italiano colla sinistra a Rocca d'Anfo e a Rivoli, col centro nel Vicentino e nel Padovano, e colla destra s ul Piave e sulla Livenza ci guarentisce, secondo l'autore, la possibilità di manovrare per linee interne contro gli attacehi necessariamente separati del nemico, minacciando ben anche Tarvis da una parte e Trento dall'aUra. A sostegno cli questa difesa attiva, l'autore vuole una li nea di punti for tificati, cl1esarobbero Mantova, Legnago e Venezia, sacrificando Verona, ottimo punto di passaggio nello stadio della difesa in prima linea, ma che non avrebbe ragion d'essere nel sis tema difensivo di. seconda linea . .Finalmente dieLro a questa seconda linea un gran centro di rifugio e di riscossa in Bologna e nella regione clell' Appennmo retrostante. Questa r iassuntivamente è la serie delle questioni poste e trattale dall'autore. Egli si è tenuto saggiamente lontano dal campo tecnico, giacchè una volta risolto il problerna nel campò strategico, il resto cli viene una questione secondaria. Le grandi linee magistrali dell'attacco e della difesa sono da lui tratteo·giate con moHa evidenza., per modo che l'intelligen&a del lib;o deve ri.uscire facile an_che ai non mililari: e questo è pregio non piccolo, quando si pensi che la questione dovrà essere risolta in ultima analisi da unu votazione a cui ben pochi militari potranno prender parte. . . ! -::-:---=: Ci sembra però si possa muovere all'anlore un appunt~ ·1;~~ lativarnente alla facilità, che a noi pare soverchia,di ricorrere a citazioni di autori e ad esempi traLli dalla storia militare. Ciò rivela nell'autore un'estesa erudizione, e fors'anco un sentimen Lo di rnodest ia che lo spinge a porre sotto j} patroci nio dell'antorilà degli scritti o dei falli altrui quelle idee, a cui forse egli teme elle il suo nome non valga. a conciliare· sufficien te credibilità. Ma i1on è men vero che a rno!ti letl01'i può parere più -

desiderabile uno sviluppo del ragionamento dell'autore stesso, giacché i ratti storici presi isolatamente si possono prestare ad inteepretazioni non solo differenti>ma anche opposte, e la ci tazione degli autori, massime quanJo s ia cosìf~equente_, assu.o::.e quasi l'aspetto d'una pressione che si voglla e~er_citare sull'animo di chi. legge. E a no.i pare che quelle parti dt quest'opera, in cui l'autore é s tato più parco di ci.tazi_oni,_ ed l~~ trailo no·li aro·omenti dal suo seno, siano anche rrnsc1te pm o felici delJe altee. Intorno all,i ·ma-n<nJt•,, sulla ctn•la e tilla

St.« a ut-ililà,

-

Conferenza di presidio tenutasi in Verona nel fobbraio 1875, dal mao·o·ior c•enerale BALEGNO . - Verona, 1875, sLabil. 00 O t ipograftco e litografico G. Vianini. La chiarezza delle idee con cui l'autore svolge la s ua conferenza basterebbe a mostrare di per sè quanto degnamente fosse aflidaLo l'incarico di dirigere per ben due volte un corso normale di insegnamento sul gioco di guerra, s iccome egli slesso ci fa conoscere s in dal. principio, traendo anzi aegomento da tal circostanza per la conferenza medesima, nel momento che la pratica di quell'esercizio, per la comparsa della seconda edizione del testo e per la disposizione regolamentare pure recente che r ende obbligatorio il conoscerlo _p er ~hi a_spira a sollevarsi dai primi gradini della classe degli uffic1alJ, s ta prendencJo più solide basi nrdl'esercito nostro,_tutti c?loro che ne amano il progresso non possono a mono eh dare 11 benvenuto a lavori siffatti. Scopo che si propone l'autore in tal conferenza, è anzitutto il rendere maggiormente convinti coloro che già non lo. fossero dell'utilità immensa di tale esercizio ed alla sua parola autorevole aggiunge la ci tazione dello s tudio su tal proposito del capitano Mcckel, di cui i lettori cli questa Rivi.sta ebbe~·o già conoscenza nel passato dicembre. Mostra l'autore po1 come l'u lilità stessa si riveli nel suo carattere più saliente, considerando come il gioco di guer-rae le esercitazioni tattichesicoropletino a vicenda. A dissipare sempre piùlacaliginecheognora si frappone al comparire di un primo raggio di luce, prende egli occasione dal parlare dell'utilità stessa per far toccare con mano ai suoi uditori nelle prime pagine lf) crescenti esigenze che i tempi alLuali impongono circa alla coltura delli ufficiali,


46-1,

RIVISTA

sviluppandone le ragioni essenziali; e facendo vedere come fra tutti i rami di coltura debba la lattica assumere per la maggioranza degli ufficiali l'importanza maggiore, fa risaltare come non solo convenienti ma necessarie ed ispirate veramente ai bisogni del tempo sono sLate le disposizioni minist:eriali che hanno r eso obbligatorio tale esercizio. Con un rapido cenno vengono poscia passati in esame i vari elementi che occorrono al funzionamenLo di una partita, cioè i temi, le carte, le persone, il dado, i segnetti, le divisioni del tempo, facendo specialmente rilevare la ragione di essere di ciascheduno. - Sebbene, come è naturale, d irncilmenie si possa attendere qualcosa di nuovo su questi pun~i, mentre for·mano oggetto della parte maggiore del testo, nondimeno le questioni relative sono svolte con tale 01'dine e lucidità, che la conferenza sLessa anche su tal proposito non può a meno di aver reso più presto accessibili nel loro spirito alle menti della generalità le norme del testo medesimo. Uno dei punti su cui l'autore più lungamente s i soffe rma in questo esame, riguarda l'uso del dado, ponendo in chiara luce le ragioni che lo moti vano quale rappresentante della sorte ir~ tutti gli atti del combattimento, tra i quali natm·almente anche il servirsi delle armi nello sparare: e soggiunge con ragione « che senza di esso la manovra sulla carta perderebbe assai « del suo valore, talchè se si provasse ad abolirlo, si farebbe « molto presto a tornarci ». Se una opinione vi ha in cui non tutti consentiranno coll'egregio autore si è quella da lui esternata che sarebbe desiderabile_ di possedere nel testo unamaggioreabbondanza di prescrizioni e di r egole più minute, nella speranza che con ciò sarebbe rarro"iunta una maggiore uniformità nello svolgimento dell'eoo cli . sercizio presso i corpi, e lolt:a la possibilità di troppo sparati apprezzamenti. Sia pure che qualche a·vvertenza in pi~ potrebbe f'orse desiderarsi e che utile potrebbe resultare Il metodo del generaleKuhnche egli suggerisce per la valutazione del tempo impiegato a percorrere salite di varia inclinazione: ma oltreché difficile sarebbe sempre l'eviLare che secondo le intenzioni di o o-nuno non vi fosse sempre qualche regola che avrebbe mer i;to di non andare' dimenticata, res terebbe ad ogni modo il falto che ad un abile arbitro le troppe e minute regole ingombrano il proceder e anziehenò, o Lornano inutili per lo meno, e che per un arbitro poco esperto riescono d'impaccio più ancora non distinguendo fopportunità dell'applicazione.

BIBLlOG RAFICA

465

E che tale inconvenienLe possa manifestarsi anche presso i Prussiani, che l'autore osserva e non senza ragione debbano essere arrivati a talune sottigliezze 1> ce lo rivela chiaramente in alcuni punti lo scritto stesso del capitano MeckeL Ci conforti dunque il vedere che il nostro regolamento si distingue, rispetto a quelli di altri eserciti, sopratutto pel pregio della semplicità: a misura che la pratica del gioco di guerra andrà es tendendosi, si renderà sempre più assiomatico il fatto, che la deficienza di capacità negli arbitri è tal cosa a cui nessun regolamento varrà a porre r imedio, GiusLe osservazioni chiudono la conferenza medes ima, dirette a t ogliere l'esagarazione in cui alcuno potesse cadere di credere che dall'abil ità spiegata nell'esercizio. stesso s i potesse avere un dato definitivo su quella che potrebbe formar l'ideale della capacità cli un comandante: esse coincidono in sostanza colla conclus ione su tal proposito dello scritto già citato di questa R iv ista del passato dicembre, che cioè non sempre l'abilità dimostrata nel gioco cli guerra cot r isponderà ad altrettante nel caso pratico, quantunque, a paritànegliaHri elementi, resti.certamente come un dato a maggior probabilità per chi la possiede.

Le n101le1•ne ,naeel•ine nuiyneto-elett,•iche e le "'PPUeazioni lm•o cilla illunii11azione eletti•ieti, alla telegi•afia militat·e, alle tnine ed olle to1·11e,Uni, per A. J30TTO capitano del genio. - Roma, Voghera Carlo, 1874 (1).

Il capitano BoTro è già conos ciuto nel campo della scienza militare per numerosi e pregevolilavori, ed essenzialmente per i suoi studi sulle moderne sostanzeesplosive. La memoria - di cui s opra il titolo - può dirsi il complemento di quelli studi, dacchè vengono in essa descritti quei congegni elettrici accia1·ini elellcici - destinati all'accensione degli :inneschi nelle mine e nelle torpedini. E siccome i principii scientifici sui quali sono· costrutti questi acciarini sono quelli stessi sui qm,li si fonda l'illuminazione elettrica e la telegrafia militare, cosi l'au~ore estende a ragione la sua memoria anche a questi rami non meno irnportanti deil'odierna s cienza militare. Dobbiamo (!)

Estratto dal Giorna,le à',frtiglieria, e Genio - Puntata 7•, Parte II, 1874,


466

RIVISTA

però subito accennare che -il cominciamento dello scritto che abbiamo sott'occhio fu già pubblica to nel '.l878 dal Gior nale clel Genio militare (1), e questo non è che un seguito di quel primo lavoro. Ognuno sa che la pila voltaica - questa maggiore conquista del genio dell'uomo - segnò l'origine di quella sequela di scoperte meravigliose che improntano lu vita scientifica del secolo nostro. Galvani nel '1800 scopr e l'elettri.cità dinamica; CErsted nel '18H), l'influenza di un cir cuito voltaico chiuso, sopm un ago calamitato; Arago nel 1.821 la calamitazione temporanea del ferro dolce; Faraday nel '.1831 le correnti d'induzione . .È cruesta la data da cui parte l'autore per tesser e la s toria degli apparecchi el<~ttro-d inamici c11e servono alla accensione degli inneschi nelle mine e nelle torpedini, mercè la scintilla cli correnti elettro-magnetiche indotte. La mem.oeia è divisa in più parli: - Le prirrn~ due parti <ruelle pubblicate nel '.l873 - danno lu descrizione delle calamite elettr iche inventate dal Nobili e dall'AnLinori nel JS:32in Ita magucto-eletLrici del s i::-,"'nor Breo·uet. . lia, .e .degli acciarini . ... o d1 Par1g1, e del s ignor J\fa1•cus di Vie nna, che fig urarono la prima volla all'esposizione del '186i a Parigi. Prova l' A. come in f'in dei conti tal i acciarini non sono che una felice applicazioneclelle macchine elettriche clel Nobili e del!' Antinori, e delle teorie svolte in proposito dai due illustri fisici. La 3" e lalt'' parte cleI!a memoria sono oggetlo del fascicolo che ora abbiamo sott'occhio, e nel quale si completa anzitutto lo s tudio degli acciarini elettrici con la descrizione degli acciarini dell'inglese \,Vheatstone P- dell'americano Beardslee. Anch~ <~nesti acciarini sono cos~r·utti s ugli stess i principii dogli acc1arm1 del Breguet e del Ma!'cus, e segnano, al dir ·clell'.trntore, « come uno sladio cli transizione in cui si venne elaborando il rapido e notevole incremento che si up palesa da pochi anni nelle molteplici applicazioni della scienza dello elettro-magnetismo». Termina appunto la 3' par·tedella memoria che esaminiamo, con l'analisi del modo con cui nelle odierne macchine elettriche si trasfocma mercè l'inter vento di calamite permanenti, illa voro cli una data forza motrice in elettro-magnetismo - macchine magne to-ele ttriche; O\;vero come si opera addieittura tale trasformazione di lavoro senza l'intervento di quello calamite - maccbinè dinamo-elettriche. E finalmente dopo (I) Numeri

~

e 5 - Parte II, 1Si3.

BIBI.IOGRAFICA

,i.67

aver dimostrato come con talimacchine non tutt.o il lavororneccanico viene trasformato in eleUro-magnetismo, passa l'autore . ad esaminare le nuovissime macchine ele ttro-magnetiche ad a rmatura armillare, rnercè le quali si ottiene la soluzione quasi perfetta del pro blema, vale a dire la ~rasformazione dir etta e completa cli una forza motf'ic~ q ualsiasi in elettr icità . Il pr-irno esempio cli q ueste potenti macchine ad ar matura ar millar e lo si r inviene nelle elettro-calamite trasversali del pr of'. P acinotti, il quale ·fin dal 1860 l}revedeva che le sue calamite « avrebber o potuto inter essare specialmente corne ele ttromotori • ('1). Non possiamo quindi a meno di rallegrarci con l' A. nel vedere come l'idea di un giovane pr ofessore italiano abbia servito cosi egregiamente per Lradur!'e nel campo p!'atico .la previsione clte il Nobili Jìnoclal 1832 ammetteva intorno all'a.vvenif'e riserbato alle macchine fondate suJle tensioni elettriche indotte nene calamite r otantj . È nella parte 4,"' della memoria che si trova la descrizione delle macchine ad armatura armillare del s ignM Grame (Par.igi, 1871) e del signo1' Br eguet (Parigi, 1872). L' A. termina accennando com'egli tenga già in pronto i da ti necessari per trattare, in una ultima parte, l'impiego del le più recenti macchine magneto-eleLtricho nella illuminazione del terreno, neJla telegr-aHa e nel servizio delle mine e delle torpedini. Noi dunque, in a ttesa di una completa ristampa clell'inliera memoria, ci rivolgiamo ali' A. perchè veda se rosse per avventura il caso di cambiare in quella ristampa la di, isjone del lavoro per ampliarlo coll'aggiunla di tulle quelle nozioni elementari f'i siche cliesòno indispensabili a ll'intelligenza cli tutta l'opera . Pochi sono coloro che si t rovano sufficientemente al corrente cli ~ali nozioni elementari; - la maggior par Le anzi de' s uoi' le~lor i avrà certamente a caro cli. avere scnz'.:1ltro quelle nozioni sott'occhio. D'altronde l' accensione degli inneschi nelle mine e nelle tor pedini, l'illuminazione elettrica e la telegrafia, al dì d'oggi non formano più acces sor io , ma sono invece un ram o ben dis tinto ed imporlantissimo della 'scienza militar e. Un libro che coor·dini nel modo più completo le cognizioni teorico-pr-atiche riguaedanLi questo ramo, sarà utilissimo agli ufficiali t uUi, ed in particolar modo agli ufficiali del genio.

(1) Sulle elett1·0-calamitc ciel prof. Pacioolti -

Pisa, 1Si3 - pag. 18.


468

RlYISTA

Notes sur· le servicedes Étaisnwjors en campagne et en temps de paix, par le baron AUGUSTE LAHURE, capitaine d'état-major belge. Bruxelles, 1874,, Muquardt.

Direction des armées. -

Sin dal 1871 l'autore di questo importantissimo lavoro, di cui ebbero prima di noi ad occuparsi i periodici militari e politici di Germania, di Francia e del Belgio, pubblicava una serie di scritti col titolo : Direction générale des armées. Volendo egli r iunire ora in un'opera sola le idee che gli sembravano più giuste ed i metodi. che giudicava più pratici, relativi alla scienza direttrice degli eserciti, pensò che arrischiato sarebbe s tato il dare al suo libro il titolo 'di Trattato od alt1°0 corrispondente. ' Considerando che il servizio degli stati maggiori richiede in chi è chiamato a prestarlo una conos cenza profonda delle cose della guerra; che, se da una parte esso s'innalza a considerazioni di un ordine affatto s uperiore, dall'altra deve scendere ai più minuti dettagli della scienza militar e, s i comprende come un tal serviz:o s ia essenzialmente perfe ttibile e debba progredir sempre; e come esso non abbia un valore reale che a · condizione cli mantenersi, mediante continui ed indefessi studi, all'altezza dei progressi dell'arte militare per se stessa o per i benefizi che essa ritrae dalle invenzioni moderne che possono esserle applicate. Perciò anzichè .il titolo tr oppo assoluto di Tmttato, l'autore scelse modestamente l'appellativo di N ote. · Di queste Note il LAHURE ha formato un tutto dal quale pienamenle apparisce il concetto genel'alc~ dei lavori deo-li stati maggim·i, con tutte !e loro con~eguenze dirette ed indirette, politiche e mililari. · « La costituzione cli uno Stato mil itare, dice l'autore, r iposa su due fatti reciproci:· « - li comando e l'esecuzione. « Il comando impone i suoi concetti, le sue vis te, i s uoi ordini., i suoi metodi, la sua scienza, il suo temperamento, il suo slancio, il suo coraggio. « L'esecuzione vuole le sue necessità morali e materiali, variabiLi secondo i popoli. Essa vuole che tutto ciò che la concerne s ia s tato previsto; la sua condotta, la sua disciplina, jl suo spirito, l'arte di muovere le masse, la scienza di provve-

BIDLlOGRAF ICA

469

dere tanto ai suoi bisogni materiali quanto alle morali sue aspirazioni. « Ora, qualunque sia la natura del comando e quella della esecuzione, un .intermediario è necessario per l'accordo e l'equilibrio di queste due potenze; tale inter mediario costituisce appunto la diT'ezione, rappr esentata dal servizio deg li stati maggiot·i. « La direzione generale degli eserciti, consider·ata come elemento nuovo nell'arte della g uerra, diviene, all'epocai.n cui noi viviamo, il fattore più importante del pr oblema, la cui soluzione è ricercata con tanto ardore da tulte le potenze militari. Il successo non si può infatti sperare che a patto cli una direzione sapiente ed abile ». L'opera del Lahure è divisa in sei titoli. Il 1° Lratta dei principii fondamentali della creazione di uno Stato militare. In esso l'autore s tudia la ripartizione dei grandi poteri militari, la missione direttrice di ciascuno, la necessità degli stati maggiori, e fa un breve cenno dell'origine e della storia degli stati maggiori delle varie potenze europee. Con una serie di ragionamenti che non potremmo seguire senza dilungarci di soverchio, egli. si accinge a dimos trare la necessità per uno Stato militare bene organizzato di avere lo stato maggiore del s uo esercito composto dei tr·e grandi gruppi seguenti: a) Il Sovrano, a iutato dal suo gabinetto militare; b) Il Capo clello stato maggiore generale dell'esercito coi necessari ufficiali di stato maggiore; cl Il Ministro della guerra, aiutato dagli ufficiali del suo gabinetto e dai direttori incaricati dei lavori speciali del suo dicastero. Il capo delio s ta to m aggiore ed il Minis tro non devono dipendere che dal Sovrano. Se, per tante ragioni che non è qui il caso di ricordare, un tal riparto non è possibile presso tutte le potenze, ed incontra maggiori di l'ficoltà nei Governi costituzionali che in q~ellinon r etti a quel modo, non è men vero che le cons1deraz10111 alle quali si appoggia il Lahure per propugnarlo hanno un valore gr·andissimo, e lasciano in chi le legge una impressione profonda di convincimento. Siffatto riparto d'altronde non è nuovo. Senza risalire più in là, Napoleone I aveva s tabilito le basi « cli quella trilogia sulla quale riposa la forma m ilitare di un popolo; cioè, il So-


470

RIVISTA

vrano avente sotto di sè due capi gera1'chici di pr im'or dine: il general maggiore ed il Ministro della g uerra >. Al oforno d'oggi non differente è la suprema direzione dell'esercito tedesco, ed i .risultati che il sistema ha dati, quando è s tato messo a lla prova, ~ono abbastanza noti ed abbastanza soddisfacenti per poter giudicarlo favoi•evolmen te. S e non che ammessa e s tabilita una tale s uddivisione dei g randi poteri mili tari dello Stato, r imane da fissar bene e precisare la missione direttrice di ciascuno, e determinare i rapporti che essi debbono avere tra di lorn. . Anche quando g li eserciti siano _comandati da un genio mihtare,_ è lor.o necessario un capo di stato maggiore eminente. Questi a lla sua volta dev'essere a iutato da ufficia li distinti perfettamente is truiti in tutto quanto s i riferisce al servizio di guerr-a; essi costituiscono lo s tato maggiore generale permanente. · « Lo stato maggiore generale estende la sua aàone direttrice s u t utti i rami che costituiscono una potenza militareesso è il motore del quale il Governo si seeve pee mettere i; az10ne i suoi eserciti; d urante la pace attende ai prooTe--si militari, mantieneil lavoro, le tpaclizioni, i sentimenti cb:so:10 la base della disciplina, della fedeHù al dovere, all'onore, al cap? dello S tato; duran te la guerra dirige le grand i operazioni, affinché l'esercito, mettendo a profitto tutti i JavÒri del tempo di pace che costituiscono la sua vertt ricchezza e la guarentigia de' suoi successi, possa riescire nel1~1 lotta il cui esito spasso decide deg l'inJeressi e dell'avvenire di ~n popolo "· , L:autore par_l~quin~li, de gli s tati maggiori di armate, di ;cor·pi d a1mata, cli d1,,is1orn forma te al par dello stato mag·g iore generale con uffizmli tratti da tutte le anni, cd appositamente preparati mediante un corso regolare e progressivo di studi. ln q uesto titolo ·1• del suo lavoro corne J)ure in tutti erti a ltt'i ·1 ' o ' 1 Lahure, trallando di quanto si rfferisce alla direzione suprema degli esercil.i, ed all'ingerenza dei poteri dello Stato nelle cose di guerra, non scO!'da mai di appartenere ad una naz:one neutrale cui la neutralità obbligata e regolata dai tra ttattt del 1831 e del 1839 impone doveri deli ctttissimi e difficilissimi ad adempire. Furono tali doveri s Lretta mcnte osservati dal governo belga dura nte la g uerr a 1870-187'1? L'autore, senza dirlo apertamente, lascia però intendere che si sarebbe dov uto e po tuto fare assai di più, Le disposizioni prese in quelle

BlDL TO Gl\Alìl CA

contin crenze non sembrano infatti tali cla aver potuto assicurare al Belgio la possibili Là di difendere a mano arma t~\ la s~a neutcalittl, e da impedire ai belligeranti la eventuale v10laz1one del suo terrilorio. Eppure, se dopo l'esito infelice_del~a battagli~ del 1° se~lembre 1870, l'esercito fra ncese r 1esc1va ad apnrs1 un ~assao-o'io ver so il nord e penetrava nel regno belga, le consegu~~ze politiche e militari di un tal faLto potevano diventare in calco labili . . Appena pubblicato il suo lavoro'. il capitano La)rnre fu m viato nella for tezza di Gand, e s1 credette _p~rsmo _c he sarchbe s tat.o allontanato dall'esercito. Parecclu g1ornah d1ssero allora che le m isure di rigore pr ese contro di lu i lo era1:10 s tate dietro r imostranze del gabinetto di Bel'lino . Il M tldar- Wochenbtatt del 24 scorso febbt•a io, che contiene ~ppunto un cenno bibliogeafico dell'opera della quale ci occupiamo, assicura che quelle voci non hanno alcun fondan: ento. . . Rimane però nel numer o delle cose possJbili ~he 11 govern~ tedesco abbia fa tto in via amichevole a quello eh Bruxelle:3 O::,servazioni circa il modo con cui esso intendeva (ll 1:netters1 pe~· l'avvenire in grado di mantenere la s ua neutralità, e non _e impr obabile che tra le due potenze vi sia s tato uno scambio d'idee in proposi to. . . . . In quanto al motivo per cui l'autore del libro 111 discorso venne relegato a Gand s i deve, secondo il nostro m_odcs to appr·ezzamento, r icercarlo piuttosto nel modo acer b1ssnno col quale egli cr-jlica talvolta le disposizioni prese dal suo governo in circostanze gravissjme, e forse lrnc(1e un_poco al modo 1n.c~1 egli accenna alla jnger enza n·ei govel'nL cost1tuz10nah, del Pax lamento nelle cose m iliLari. Per con.v incersene basta legger e la nota apposta a pa<.r ina 56 del suo primo vol1nne. In essa s i lamenta vivament~ ~he nel 1870, nel mentre l'esercilo d'osservazione belga s_i dtri o-eva verso il Luxembourg, lo stato rnagg10re ge1:crale r~man:sse presso il Re in Bruxelles, e di là, come nei -~e~np1 acldie trn, il consigl io a ulico d.i Vienna pretendesse ,di d_m gcre le operazioni militari. Ne avvenne che in agosLo 1 onl me eh ~a~laglia era talmente lar go che qualu~que t~nt~t1vo rer for zar lo sarebheriescito. F inalmente poclu g iorm prtma cli Seclan, il 2• corpo fu mandato sulla riva destra dell~ M_os a; ma appena entrava in Condroz, un lelegr·arnma 111 cifre perveniva nello st.esso tempo al governo m Bruxelles ed al co-


UIB I..10G HAFICA

RIVISTA

mando del corpo di osservazione nel Luxembourg·, annunziando che una gran battaglia avverrebbe probabilmente il 1° seLLembre su di un punto della frontiera, con probabilità che uno dei due belli{Je1'anti sarebbe sospiu to nel terri torio belga (1J. Il comando dell'esercito di osservazione interpretò rettamente il telegramma, e cercò di affrettare l'arrivo del 2° corpo d'armata verso il punto eventualmente minacciato; rna la notizia essendo stata interpretata in modo diverso a Bruxelles, il corpo rnedcsirno ricevette invece l'ordine perentorio cli ripass are la Mosa e di s tabilir-si sulla riva sinistra, presso Philippeville, che, secondo il concetto predominante nelle sfere governative, s tava per essere il punto di passaggio segnalato. In tal modo il giorno della baLlaglia di Sedan, quando le sorti del Belgio pendevano incerte od erano così gravemente minaccialo, il suo csercilo era diviso in òue dal lu profonda valle della Mosa e non aveva l'orza nè coesione. Quanto precede, se dimostra nell'a utore una ben giustificata preoccupazione per la sua palria, è però lale una critica delle disposizioni prese dal suo governo che si comprende come non abl1ia la medesima potuto passare jnosservata per parte del Ministero della guerra. A pagina 48 poi dello stesso volume· I, troviamo altra nola, nella quale l' ingerenza che lalvolla vogliono le Assemblee legislative avere nelJe cose militari è tacciata di poco meno che funesta. Secondo il Lahure, si è per ovviare a quel grave inco11-veoienle che lo costituzioni più larghe delle monarchie rappresentative, accordando al sovr ano il comando supr emo delJc forze militari, facendogli un dovere d'invigilare alla loeo or ganizzazione e di studiare le gt•andi questioni cho vi si riferiscono, gli danno pure il diritto di pace e di guerra, non che quello di sospendere od anche di sciogliere il Parlamento. « È cosa evidente, soggiunge egli, che la rapida fortuna dell'Italia proviene da una tale interpretazione dei tloveri costituzionali, poichè quasi da ao anni abbiamo visto ad ogni crisi la nazione conceutra1·e i poteri nelle muni del He; () nella pace, s iffatto ordine d'idee continua a prevalere per tutto ciò che si riferisce ad organizzazione ». In quanto aJJ'ultima asserzione, ci sembra la medesima assai (I) La nota de l Labure dice uno dei due belligerimti, mentre il ,ltititardice addirittura cbe una parte dell'esercito francese · avrebbe dovuto passare la frontiera belga. Woclienblatt (N . 16)

4-13

. . ntraddi:tione, non già con ciò ch_e pospinta ecl alquanlo b111 ncosì con ciò che è veramente al giorno· trcbbe essere, ma e d'oggi l l . ct· adosaminare \'origine e la storia degli L'autore passa quin I d · stati maggior i delle varie poten:te eur?pee, ~off~:~:;n~s~ elr francese e prussiano c te c_ia~e?t~ s1f. q~ali "'li alLt·i non sono a ll'incirca che imita~ l1?1 ~r1~c1pa/ ~\ni C~m'era da aspettarselo,iragionamentt 1 1 s t~tli a :a;~;!~oe (~:li ::rl~~:~~!~~=l~r;;; siano, m enLre il s1ste~. l e 'nvero miO'l iore non si poteebhe dose d i buoni argornen i c 1 J o

sx:~

t· ~~n~~h!~t i!?

dare. . di B '"' "'na e Luigi XII, re di o1 ooo ' doLLi rcCarlo il Temet·ar10, duca Feancia comanda.vano eserciti maesLr~volmente ~onr vo dellativan:i~nto all'epoca . Essf fori~a~,~~)~l~;n~~l~~ ~::~ ~igenel'ese_ecito f\ancese _c~1~ fu ;~::l'epoca la pct'f'ezione militaee ratr1ce dell ar-te nL·11l~taro.~l un'~tr·1 quasichè ubbidisse ad una passò du tma po enza "' àd ssa si legge <li emigrazione alternativa e pe~:iod~c~:·o F~.::;esco I, fissò, lo. nazione d1ven~òp~ospera e g1 an\~ss!i•ono la potenza F ilippo Il; indi i princLpl ù Orai:g~ cheò- aGb ;~vo :\.òolfo il cui n loro scuola s1 form<l Ilousca • spagnuola; a o.. cli mobilità e d i attiesercito fu, per il suo ~rn~o, ~n_r~o e . F derico il Grande, tudinimilitari.Vieneqmncl1Lu1g1XJV,p_o1 e fì l te per Napoleone I; e la perfezione militare rimane ma men ora allu Germania. . Tt 1 secolo xv llpunt~ di parto~za ~ell°.rige~l~t'~!;~anit:\~ ~~~i~at:e di quel\; essendosi fissato ~Il Fr anma, SI . t,e e uanlo s i riferisce alla raz1o~alme~. de'o·li stal1· ma"'giori. T.'eP oLenza che teoviarno 0 ~ ·1 o dei serv1:t1 · · creazione ed allo svi upp T l 'i f1·0.n ce~i-verso la Gel'mania, m1 i fu a.Ila sua volLa la causa na: m igl'azione delle all'epoca di Federico li Gdra.; t e, ,iluppo de"'li sta Li maggior i turale dell'installazione e o o S\ o in Prussia. . ·t r il Lahure così si Parlando dello stato magg1or·e t a ianO,

J1.tahlà

:x

esprime: . . . . vendo pet base un corpo di • L'orgun_iz:!1%'on? ita!~r:riic~ali di tutte le armi, permette sLato magg101. e ~pe1 t~i~:rlà di azione, od assicura nello stesso allo Stato unag1anòe l una buona direzione a lle cose ·tcrn1)0 u11 insegnamento soc o, . d. ,· t· di , clutare ca.pi 1s,1n 1. dell'ese1·cito, la_ cert~zza , le·~ tt.amente adatta alle esigenze « Tale Ot'gamzzaz1one e per e


47,i.

RIVISTA

BIBLIOGRAFICA

e~ agli ~si costHuzionali dei governi parlamentari, e produce .risultati eccellenti ». Secondo l'autore, il miglior modo di organizzazione di uno stato . maggiore è quello mercé il quale un oo-overno crea , con un insegnamento esteso e progressivo, d<~gli ufliciali di stato maggiore reclutati in tutte le armi e destinati a formare un « semenzaio di gene1'ali ». 11 titol_o 2• tratta della direzione degli eserciti in tempo di pace ed tempo di guerra, ed esamina in note separate ed in,dJpendenti le une dalle aHre quanto si riferisce al comando cd alla direzione _degli eserciti; all'iniziativa degli s tati rnaggiori; alla mobil1taz1one; al concentramento ed alla formazione. Vi si accenna pure alle relazioni dello stato maggiore propriamente coi v{lri servizi speciali· all'a-vanzamento alle va. . detto . r1_az10111 nel personale, alle ricompense ed a tuUi gli aHri serv121, 1 qual! quantunque non abbiano una diretta attinenza colla con~otla degli eserciti, devono però, stante la loro natura geJ1er1ca, essere trattati dagli stati maggiori. O t:Holo 3•_ si occupa essenzialmente cle!Je marcie e degli alloggiamentr. Basta l'accennare il soggetto per capir tosto come non possa entrare nei limiti di questo breve cenno il discorrerne. Diremo solo che l'argomento é trattato con tutta la diligenza che la sua capitale importam:a rich iede. Discorrendo delle marcie in tempo cli pace, l'autore dice che le marcie di esercìlazione, o meglio le esercitazioni di mare.ia si eseguiscono per corpi d'armata, per divisioni; come pure si eseguisconomarcie rapide, marcie cli notte, trasporti, imbarchi e sbarchi per ferrovia . « In Prussia ed in Italia eo-li soo'O'iuno-e . . . . ' b ~~ o ' questo serv1z10 s1 escgmsce regolarmente ogni. anno per cor-p1 d'armata sotto la direzione degli stati maggiori e vi si pratica completamente il s0evizio cli campagna». Confessiamo che le informazioni del Lahuee ci sembrano non del tuUo esatle, per quanto concerne l'Italia; ciò che egli accenna come un fat to regolare non è per orn che un desicler·io, a soddisfare il quale annualmente il lVIinistro della guerra incontra gravo intoppo nella eterna, ma sempre insuperabile questione di danaro. Speriamo che l'avvenire ci sarù in ciò più favorevole. Interessantissimo è il titolo 4° nel quale si tratta delle rico.gnizioni militari. Per q uanto potente s ia l'organizzazione intellelLuale e materiale di un esercito, per quan ta certezza possa la medesima far s perare dell'esito favorevole cli una guerra, il successo non

m

'

)

)

475

potrà essere seriamente assicurato che a patto di una perfetta conoscenza del teatro presumibile della lotta, conoscenza estesa non solo alla sua configurazione fisica, ma ben anche alle risorse di ogni genere che può il medesimo presentare ed a l n10do in cui si potrà approfittarne. D'altra parte una volta incominciate le ostilità, conviene ancora scoprire i progetti del nemico, lcsueposizioni,Je sueforze ed i mezzi che ha impegnati. Il lavoro che necessitano tali cognizioni geografiche,topogr afiche, statistiche e militari è appunlo il lavoro delle ricognizioni, parte delle quali va eseguita durante la pace, mentre le altre costituiscono operazioni vere cli guerra. Le più piccole circostanze decidono dei più grandi avvenimenti, diceva Napoleone parlando della conoscenza del terreno; dello s tesso parere era Federico il Grande allorchè sentenziava che « sul terreno, l'abilità supplisce alla fortuna ». Apprezzar-e il terreno con un colpo d'occhio; conoscer_e la configurazione generale, le part.icolarità, le comumcaz1om; presentire, indovinare le strade più ignote, sono facoltà prezioso che non si acquistano; sono un clono cli natura e cosLttuiscono ciò che chiamasi colpo d'occhio rnililare. Tal i q ualità così rare furono quelle che nei momenti difficili fecero concepire ai grandi nomini cli guerr a i Lentativi più audacie più ammirati. Lostudiodella storiaclellaguerracimostr·a che Alessandro, Annibale, Cesare, Turenna, Federico, Napoleone nelle circostanze più critiche facevano, in certo modo, il terreno ai capricci della loro volontà. Pieo-are o . ' Ma, oltrechè non tulti i generali in capo pos~egg~no m cosi a!Lo grado quel dono, priv ilegio cli pochi eletti, essi non possono vedere per se stessi tutte le particolarità del teatro della guerra, tanto p.iù al giorno d'oggi in cui gli eserciti nm1:1~ro~. s issirni occupano territori vastissimi; d'ond.e la necessita eh moltipl icare, e rendere più attivo e più perfetto il servizio delle ricognizioni. . Le ricognizioni da eseguirsi in tempo di pac,~ sonc mcmnbenze degli ufficiali di stato maggìo!'e e sono specialmente relative: a i lavori ordinari di staLitisca, cli topografia e clJ geoo-:cafia Lauto all'intemo ehe fuori dello Stato; a lavori straordinari d i r icognizioni di r eti di s trade ordinarie, di strade ferrale, cli corsi d'acqua, di vallate, di comunicazioni postali e teleo-raficbe; a ricognizioni di posizioni militari, ecc. All'estero gli addeUi militari delle legazioni e gli ufficiali


(

,i.76 !UVlSTA inviati in missione segreta sono incaricali : d'informare, per rnezzo di rapporLj, i rispettivi governi di tutti i mutamenti che avvengono nello stato militare delle potenze; di somministrare LuUi i dati possibili per completar e la carta dei paesi esleri; cli raccogliere tutte le nozioni s tatistiche militari che potessero in qualunque modo essere utili al proprio paese in caso di guerra; di fornire inoltre possibilmente anche lavori speciali di ricognizioni di strade,di corsi d'acqua, cli posizioni militari, di fortezze, di campi di manovra, ecc., ecc. Le ricognizioni da eseguirsi in tempo cli guer ra sono, al par cli quelle in tempo di pace, eseguite da ufficiali di stato maggiore. Queste opera:àoni, essendo eseguite in vicinanza del nemico, devono essere accompagnate con quelle m isure di s icurezza che le circostanzer.ich.ieclono.Spett.a naturalmente alle Lruppe che si Lrovano più avanzate verso il nemico l'jncarico di questo servizio di sicurezza; d'onde un ravvicinamento, un nesso tra il servizio di ricognizioni deg li ufficiali di stato maggiore e quello delle truppe avanzate; ravvicinamento che in~ duce il Lahure a trattare in q ues to stesso titolo delle norme d1 s icurezza per le truppe in campagna; avanscopel'La, avamposti, ecc. L'autore tratta in una apposita nota delle r icognizioni offensive che cosLituiscono infatti una speciale operaziorn~ di c,·uerra, e possono essere semplicemente dimostrazioni; ma il ;iù sovente sono il preludio di cornba ttirnenti, tal volta di grandi battaglie. U ncapitolodi questo titolo 4• è riservato per i lavori di sciwla, cioè: campagne logistiche, viaggi, ecc. Il titolo 5° s i riferisce a l servizio del campo cli battaglia. Esso comprende: la direzione, prima, d urante e dopo il combattimento; il servizio degli stati maggiori nelle posizioni fort ificate; il servizio degli stati maggiori a lle colonne; gl'imbarchi e sbarchi. « I lavori dello s ta to maggior e in tempo di pace, qualunque sia il loro scopo speciale ed immeruato e la loro importanza, hanno per oggetto la preparazione; i lavori del tempo di guerra sono l'applicazione di quelli di pace, ed aJla loro volta convergono verso l'unica meta di tutto lo sfor zo intellettuale e materiale: il combattimento. e Perfezione di servizi, disciplina, ordine, for za morale, potenza materiale, risorse enormi accumula te durante i lunghi anni di pace, istruzione ediosegnamento,legge d?a vanzamento

4'17 per as,,icurare il comando ai più capaci, sacrifizi d'uomini edi denari, tutte queste cose hanno un solo obbiettivo: alcune ore di combattimento decideranno delle sorti di un esercito e di un paese, e pronunzieranno irrevocabilmente sulla giustezza deJle previsioni, degli sLudi e de.i lavori d'ogni sor ta, approvando o condannando col fatto la scelta degli uomini e delle idee che hanno prevalso nell'organizzazione dello stato militare della nazione>. Il servizio degli s tati maggiori, classificato, secondo l'autore, in tre grandi nuni: direzione ge_n erale degli eserciti, ricognizioni e trasmissioni degli ordini e delle idee per mezzo della corrispondenza, trova la sua più ampia applicazione teorica sul campo di .battaglia. L'autore, a questo punto, si addentra anche in considerazioni tattiche, nelle quali non possiamo seguirlo; osserveremo solo che, a parer nostro, egli attribuisce agli stati mag·giori incumbenze le quali sono piuttosto naturale incarico dei servizi speciali, e che egli addossa agli staLi maggiori medesimi tale una moleclidisposi~ioni da darsi,leqllali non sar-ebbero mai eseguite se i cor pi stessi non lo facessero per propria in iziativa . P er quanto larga vogliasi fare la parte alla direzione, sul campo di battaglia con vien che i comandanti di corpo e talvolta anche i comandanti di frazioni abbiano quella ·libertà d'azione che solo può inspirare gli audaci propositi e produrre i grandi r is ultati. « General maggiore, e tutti i capi di s Lato maggiore, dice il Lahure a pagina H 8 del volume II•, .h anno più che mai il dovere, lasciando li bero corso al valore, d'jmpedire la temerità; poichè oltr·epassare lo scopo conduce spesso alJa perdita cli posizioni acquistate a caro prezzo ». Senza disconoscere sino ad un certo punto la giustezza di una tale considerazione, ci sembra però che, volendo r igorosamente osser vare quella massima, si pericola invece di cadere nel!' eccesso opposto, ciò che sarebbe ben altrimenti grave. L'eroismo e la temerità sono talmente vicini l'uno all'altr-a che 1,er ottenere il primo, bisogna talvoJLa arrischiare di toccare la seconda. Trattando del servizio degli stati maggiori nelle colonie, il Lahure fa una digressione politico-commerciale, ed anche a questo propos ito non tralascia cli rompere una lancia in favoi·e dei pieni poteri in mano del governo per tutto ciò che vi si r iferisce, acccnaundo come le lentezze, le decisioni e le discussioni sempre sterili delle assemble rapprcsenta[.ive incaglieBIBLIOGRAFICA

ANNO XX, VOL . I.

31


418

RIVISTj\

BIBL10GRAFICA

rebbero considerevolmente l'andamento, ed impedirebbero talvolta ai govemi cli prendere le energiche risoluzioni che possono gravi circostanze ri.chiedere. . . Egli ricorda a tal proposito la presa d1 possesso del Smgapour e la spedizione della CosLa d'Oro per parte del:l'~nghil~ terra; la presa di Atchin p~r parte dell'Olanda; laspecbz1one d1 Khiva fatta dalla Russia; la guerra del Messico intrapresa dalla Francia con forze Lropposcarse per assicurarnel'esito,ecc.,ecc.; ed accenna alla parte imporla.ntissima degli stati maggiori generali in tali emergenze. Il titolo 6' ed ultimo tratta della corrispondenza militare e politica; degli ordini, delle istr uzioni, dei ~is pacci, dei r~p!).orti, bollettini, ecc. ; dei proclami, dei qual! ctta alo'Uni dei p1u famosi nella storia della guerra. Egli passa quindi a parlare, in una nota .spec·iale, 'della corrispondenza verbale;in un'altea, della corrispondenza ~elegrafica· in altre successive della corl'ispondenza 'col nemico. L:importanza dell'argomento trattalo in questo titolo è così grande, esso p11ò avere una tale influenza sui risullati delle operazioni di guerra, ed anche sQll'esito di una campagna che richiede di essere studiato a fondo, e l'autore lo ha fa tto con ogni cura. · Per ultimo il Lahure si ferma sulla storia delle campagne, e, dopo aver citato un brano del Thiebauld in proposito, accenna alla. convenienza che, per quanto possibile, la storia di di una guerra non sia troppo ritardata ol tre il finedella medesima, onde evitare fa lsi apprezzamenti, ed affinchè gl'insegnamenti militari che ne risultano, il sentimento patriotico e le tradizioni ·riposino su basi serie. < La nece$sità di una pronta redazione della storia di una campagna per parte dello stato maggiore generale, soggiunge egli, sarà tanto più grande se l'esercito avrà subito un rovescio; poichè in allora i capi dell'esercito si affrettano generalmente a far pubblicare relazioni particolari, le quali impediscono di giudicare sanamente le cause dell'insuccesso ». In una nota supplementare, l'autore, parlando della scelta degli ufficiali per' ia formazione degli stati maggiori, fa alcune considerazioni che .crediamo opportuno cli riferire testualmente, poichè assai importanti, e non sapremmo esporle in modo migliore, nò più conciso: e Poichè, al giorno cl' oggi, si vuol formare lo stato maggiore degli eserciti mediante la scelta degli ufficiali più eminenti di

tutte le armi, ed a questo stato maggiore sono affidati i maggiori interessi delle cose militari, s-i può •dire che nello stato maggiore devono trovarsi gli ttfficialipiù distinti di uro. esercito. " Quante volte non sono state enumerate le qualità che devono distinguere l'ufficiale di sta,t0 n1a.ggi0re ! Lo si è sempre voluto robusto, sano di corpo e di rnente, istrutto. buon cavaliere) homme du monde autant que soldat accompli. Le idee militari' odierne, le quali aumentane;, l'imp0rtanza della missione e dell'avvenire di questi ufficiali esigono che tali qualità siano portate ad un più alto gracl.o ancora e diventino in ,certo modo virtù guerriere. ~ L'ufficjale cli stato maggiore deve riunire tutti i sentimenti che concorrono a fo!'mare i grandi ,cor.aggi: spirito •.militare, carattere generoso, sla!ircio unito alla calma interna, @rtande . forza d'animo, la ·quale ·sr>esso trae origine in una vig<,niosa creazione fisica . . . « Le dilflìcoltà del suo servizio vogliono che egli si dimostri uomo di azione e che, come cavaliere, il 1'ende des point.s cmx ·officiers de cavalerie consommés.' ~ L'ufficiale cli stato ma,ggiore deve possedere quel dono ·11articolare agli uomini per i q·uali i,l lavòr-o è cosa usuale, ·quel:lo di veder giusto ,e di poter in occasione di un lavoro ingente, inatteso, urgente, scomporlo, classificarlo subito, renderlo 'èhiaro a se stesso, 01~cle arrivare prontamente ad una ,soluziçme chiarissima per gli-altri. ·« Il carattere pr ivato è anche uno dei :fattori principali ·cui '.bisogna aver riguardo nella scelta che si fa degli ufficiali da destinarsi allo stato maggiiore . .. È cosa più difficile il vivere e servipe negli stabi maggiori, al contatto continuo ed immecliaLo di.alti persona.ggi che nella posizione di comandante di truppe; quella vita prepara alle funzioni elevate, mettendo per cosi dire 'l'ufficiale in una posizione superiore al suo grado ... < Il sis tema degli stati maggiori a:perti,a tuUe -le anni mon è ancora in·uso presso tutti gli eserciti; siamo a tal riguardo-in un periodo di transizione. Là dove non si cammina ancoral!'isolutamente nella nuova via si esigono perè dagli ufficiali ammessi negl,i stati maggiori le più gran di qualità, le più serie garanzie. Ma bisogna confessare che -questi ufficiali dai q'l'lali tanto si richiede al .principio, non corrispond0no nel seguito della loro carriera alle speranze concepite a loro riguardo se non a patto che il governo, con un giusto sentimento·cli equità, li utilizzi come conviene di farlo nell'interesse dell'esercito e del paese>).


480

RlVJSTA

À questo punto .finiremo il nostro cenno, troppo breve se si vuol considerare il libro a l quale si riferisce, ma forse già soverchiamente lungo per i nostri lettori. Basta l'enunziato delle materie conten ute nei sei titoli in cui è divisa l'opera, per chi voglia formarsi un criterio della vasti là e del soggetto preso dall'autor e per argomento del suo tema, e per comprendere come ~uanto abbiamo potuto dime in queste poche pagine non valga a darne cli e un concetto assai incorripleto. Il libro del capitano Lahure è senza dubbio una delle pubblicazioni militari più importanti questi ultimi anni.

l<ortifìcation passagèt•e. - Tmité des applications tactiques de laj'ortijlcaiion par H. GIRARD, capita ine du génie, professeur d'art milHaire et de fortiDcation passagère à l'école militairede Bruxelles. (i èrc et 2 mc parties). - Un fort vol. in-8°, avec a tlas. - Paris '1874, librairie militaire Dumaine.

Col titolo surriferito il capitano GIRARD del genio nell'esercito belga, ha pubblica to in un volume con a tla nte le prime due parti del corso di for tificazione passeggera, che egli detta alla scuola militare di Bruxelles, riservandos i di pubblicare nel termine di tre m esi le rimanenti due parti. L'autore io una estesa prefazione comincia dal mettere in sodo come lo Btudio della fortificazione passeggera, al r iflesso dei progressi dell'arte della guerr·a e dei portati delle s ciRnze fisico -matematiche, s iasi sciolto ancor esso dalle s trettoie del formalismo per entrar e nella via di trasformazione, nella q uale più risolutamente già s'incamminavano la ta ttica, la fortificazione permanente e la stessa s trategia, quantunque i principii di q uesta r ivestano spiccato carattere di stabilità. Egli faristare che, se le basi del nuovo edifizio sono gettate, manca tuttora l'insieme dei suoi elementi costitutivi, e che sarebbe temerario il volerne r ealizza/e il vasto concetto, senza r icercare le speciali formole di eiascuno dei ram i dell'arte nel costante intendimento dell'unità del carattere del tutto. La for tificazione passeggera , per gli intimi suoi r apporti colla strategia, colla taltica e coll'artiglieria, si adatta ad essere sviluppata, non già nella vieta, geometrica, dogmatica e sterile sua forma astratta; ma nel concetto pratìco, molteplice e com ple Lo cli tali rapporti. Occorre anzitutto distinguere pertnnto le cause perle quali lo s tudio della f'oc tificazione, svincolandosi

t

BlDLIOGilAFICA 481 dalle antiche consuetudini, ha preso nuovo impulso; e da!Fesa~e. delle cause partire per raggiunger e l'elevato concetto cui s1 m1ra, e perpreparare le basi dellefuture trasformazioni. - Quest~ cause in complesso, per l'autore, s ono due, e cioè: 1• i progressi delle artiglierie e delle a1·mi portatili; 2° il modo di combattere richiesto dalla moclema tattica e fondato principalmente sulla profondità del combattimento, sull'elasticità di esso, e s ull'azione successiva delle masse,che mutuamente s i sosteng·ono , e vicendevolmente si preparano il terreno alla lotta. Certamente, s oggiunge l'autore, l'impiego delle nuove armi ha e~er ci_tato una preponderante influenza s ulle fo rme della forL1ficaz~one ; ma, per quanta sia l'importanza delle forme) il loro studw non può andare disgiunto da quello del loro impiego nei rapporti del modo di combattel'e. i<: sotto quest'ultimo rlfless? che l'arte difensiva deve cercare principalmente di progredire e progred1rà certamente. La storia dell'arte for-tificatoria dai tempi romani ad oggi avvalora queste considerazioni. La critica storica non lascia alcun dubbio sull'alto o·rado di perfezione a cui era giunta la fo rtificaz ione all'epoca ;omana· al tempo del r isor gimeuto dell'arte della guerra i primi inge~ gner1 v1a ttmsero a piene mani e seppero trasrormame i metodi · e conservar ne i principii in rapporto della Lattica e delle armi del loro secolo. Verso la metà del x vi secolo l'arte s'arrestò e_cominciò a regredire. La ca usa del r egr esso fu il dogmatismo geometrico e le for rnole sostituite alle considerazioni tattiche; cost la fortifica zione, r idotta ad un problema di O'eometria, e perduto il carattere en;iinentemente tattico cl~e le aveva dato il principe d'Orange, r imase stazionaria per ben due secoli. Se il genio di Vauhan si fosse preoccupa to di questa c1rcost~nza, certamente la fortificazione passeggiera si sarebbe rialzata; ma Vauban non s i occupò dell'ar te difensiva che verso la fine della sua carriera, e mancò clP.ll'ascendente necessario a far prevalere le pr oprie idee sui d ue suoi sistemi di for tificazione, conosciuti sotto le denominazioni di secondo e terzo tracciato, i quali sono veramente due concepimenti di genio. Quello che prevalse f'u:il metodo dj attacco, che fece di Vauban uno dei più grandi uomini di guerra per la felice trasformazione tattica del metodo anteriore e per la pratica applicazione dell'assioma tattico di avviluppare ciò che si attacca. La fortificazione di campagna fu in decadenza completa ai


48'2,

483

R<lVISTA

BIBLIOGRAFICA

tempi di Cormonta.igne) il cui processo esseiacl.o slat0 completamente vint0 dai suoi· avversari non merita se !'le faccia· oggetto dii: menzione. - La sua epoca non insegna cli.e er.rorì cl.a evitarsi. Il ri.gen eratore dell'arte fu Montalembert del quale c1ue. sono le gl@rie: quella di aver abbattuto la scu0la dottrinaria di €:@rmonla.igoe) e quella di aver spostate le basi tattiche della difesa) imprimendo così un nuovo impulso a. quelle dell'atta.eco. Pro.clamanclo che la difesa deve basarsi sull:artiglieria) egli. prèparò l'èra novella della fortificazione passeggiera, concepita, da Vellington nella linee di Torres Veclras, eh.e fu cli poi aperta· da Todleben a. Sebastopoli, e comprov.a,ta a DlippeL Nel mentre le nuove idee r icevevano la teorica pubblicità e la· pratica applicazione in quelle parti della fortifica.zio.ne che si. designano coi nomi di mista o pl'ovvisoria, la fortificazione clel campo di b,dtag lia, prendeva n uovo slancio nella g uel'ra.di secessione in America; e la trincea di battaglia rendeva frequenti ed utili servigi all'esercito francese nella campagna

permanente a quello della passeggera, s e ragioni diverse inclip endentidnllapropria convinzione non gliel'avessero impedito. Quanto alla part.e teorica il capitano Girarcl dichiara averla tr a ttata j } più semplicemente possibile, avendo i principi i della ~cuoia polio-onale rese illusorie le puerilità del tracciato, le cpali costit;ir ono per due s ecoli il fondamen:o clell~ fortifica~ z i<:>ne. P er contro l'autore accenna a rnagg1or1 svilupp1 dati alle applicazioni della fortificazione al te rr eno) nel mentre ha ristretta a poche pagine la teoria del defìlam~nto e r eLtificato quella delle tra verse. Il capitano G-ira.rd consiclera la fortificazione passeggiera come distinta in tre rami più o meno ravvicinati e cioè; là fortificazione improvvisata o del cam,po di battaglia, lafortijicazione mista o pl"ovvisoria, la fortificazione di campagna, che comprende i casi intermediari di applicazione, sopratutto le linee d'investimenlo. A complemento d'istituzione egli nota che sarebbe naturale imporre agli allievi un esercizio d'applicazione su ciascuno dei suaccennati tre rami, che h anno punti cli contatto sì nella teoria che nella pratica) ma che danno luogo a forme fortificati ve ben distinte. Circostanze materiali lo hanno impedito di realizzare completamente cotesto divisamento. Come abbiamo accennato, l'opera del capitano H . Girard è composla di quattr oparti in due volumi,con alian te. La prima parte r iguarda gli sviluppi storici e tattici sull'impiego cl~lla fortificazione passeggiera; la seconda par-te tratta della costituzione dei trinceramenti; la terza traUerà della loro costruzione, ed in generale di tutti i particolari di eseguimento, e ìa qnarta parte riflet.terà l'esame delle applicazioni contemporanee dell'arte. Le prime due parti costituiscono il primo volumo con atlante> oggetto di quesLi cenni. L'istoria della fortificazione fìno al risorgimento della fortificazione passeggiera for-ma il 1• capitolo dell'opera, e l'autore, premessa la definizione della for tificazione, e passando in riv.ista le fortificazioni preistoriche, le città lacustri, le fortificazioni delle città belghe all'epoca di Cesare e le muraglie antiche, conduce il lettore all'origine del fiancheggiamento, ai principii fondamentali della fortificazione, alla sua s uddivisione in fortificazione permanente e in fortificazione passeggiera) ecl all'applicazione della for tificazione all'investimento delle fortezze . I c·aropi dei Romani, il campo di Cesare sull' Aisne) le linee di controvallazione cli Cesare contro Alesia, la f'ortiff-

1870-71.

Infine le linee d'inves.t imento le quali sono pure una delle più frequenti ed importaiati applicazioni della fortiGcazione. passeggiera,hanno avuto la più concludente applicazione nella costituzione delle elastiche r eti che hanno racchiuso Metz e . Pa:rigi. Ciò p r emesso, l'autore constata che l'insegnamento di.un'arte deve mirane non solo alle applicazioni contemporanee,. ma al suo ulteriore sviluppo.. - Due possono essere i metodi di e-sposizione: L'uno, i.sl-orico, prende l'arte al suo nascere e e la segue nelle sue tras formazioni successive confrontando cause ed effe tti; l'altro) dogmatico, coglie l'arte. a l suo stato attuale, riunisce i fa Lti e li tracluee in p r'incipii, negligentando il passato per non occuparsi che del p1'esente, come quello che soltanto ha i-mportanza ne' riguardi puramente pratici. Il primo metodo è geueralmen.te usato per l'insegnamento della fortificazione permanente, il secondo per quella della fortificazione passeggiera. L'autore rileva i vantaggi dell'uno e dell'aUro metodo ed i loro inconvenienti, e conclude dichiarando aver seguito il metodo storico anche per la fortificazione passeggiera, evitando di cadere peraltro nell'archeologia, e , accontentandosi solo di un piccolo numero. di esempi i più rimarchevoli) imeglio conosciuti e celebri . Egli avrebbe desid.erato inoltre far precedere l'insegnamento della fortificazione

f.

1


484

RIVISTA

cazione del medio evo, l'influenza del cannone negli assedi, :il profilo italiano, l'olandese, la cinta d'Anversa n el 1.51:2, la cittadella d'Anversa nel 1567, sono descritti, esaminati e discussi, ed il lettore si tr?va condo tto per vie piane, giudiziose, e feconde al tracciato bastiona10, alle disposizioni per i fuochi della fa nteria, al tiro delle artiglierie in barbetta ed in cannon iera. Le origini della fortificazione passeggiera moderna sono oggetto del 2• ~pitolo; l'autore descr ive il metodo d'aUaéco dei principi d'O'range, lt'l fortificazione passeggiera del medio evo, l'ori gine delle abbattu te, dei e.avalli di frisa, il profilo dell'epoca del risorgimento dell'arte, i campi, la loro profondità, i 1 loro profilo, la costituzione delle linee d'investi rnento tra i campi, le opere chiuse, le opere aperte, l'assedio d i Bois-le- Duc nel 1629, le opere imaginate dagli ingegrwri di q1tell'epoca, la nomenclatura e la cla:;;sificazion e moderna di esse, i differ enti metodi per impadronir·si d'una for tezza o d'una posizione trincerata. Egli confronta il blocco e g li altri aiLacchi, descrive i metodi del principe d'Orange e di Vauban, espone infine e discute le differenze che si r iscontrano nell'impieg·o dell'artig lieria n egli assedi di quelle epoche e dell'attuale. Il a• capitolo è riservato alla descrizione ed alla discussione dell'assedio cl'Anve1•sa nel 1.584-85 ; il 1· all'origine ed alla dis cussione delle lineedifrontiera, coll'esempio di Fontenoyt745; il 5° alla descrizione dei perni strategici e delle leste di ponte, coll'esempio di 1'orres Vedr as 181.0-1'1; il 6· capitolo s volge considerazioni sulla difesa dei tr inceramenti dietro l'esempio di S ebasto poli 1851:-55; .il 7• capitolo chiude la prima parte dell'opera trattando dell'attacco dei tr inceramenti coll'esempio di Di.ippel 1864. L'8°, il ~)·, il '10°, l'H • e il '12° capitolo costituiscono la 2' parte e vi è successivamente tratta to dei mezzi dell'attacco e della difesa, del r ilievo ·e del profilo, della coslituzion e in terna dei trinceramenti, del traccia to e dell'influenza delle forme del Lerreno sulla ibr·tifica,;ione. Infine u na breve appendice chiude il t· volume lrattarido di un nuovo metodo semplificato di defìlamento p er mezzo delle linee di sito, metodo s ul q uale v'ha tutto uno s tudio a fare. La ristreltezza di s pazio e la considerazione che il lavor o ciel capitano Girard merita essere letto non già, ma meditato, (tanto lo crediamo pregevole), ci obbligano a limitarci ai s ommari cenni del piano g enerale dell'opera, dello scopo cu i mira,

BIBLIOGRAFICA

..

485

e delle cose principali che vi sono trattate, ritenendole bastevoli a destare la curiosità dei lettori, per ripor tar li allo studio di esso, il quale s'impron ta al nuovo indirizzo dell'insegnamento della for tificazione passeggiera, maestrevolmente preconi zzato presso noi dal capitano del genio E nrico Cosentino nell'opuscolo sull'indirizzo degli s tudi sulla fortificazione campale ('1 ) e dal medesimo, con successo, applicato in unione del capitano Gaetano Ca rotti nel Lesto di Elementi di j'o1'tijìcazione, publicat o a Modena nel 1874 pei tipi della tipografia Sociale, e da noi già segnalato altra volta agli studiosi (2) . Il lettore potrà forse talvolta non dividere pienamente le idee del capitano Girarci, ma noi crediamo chela sua opera è destina ta, ad aver e un successo nel mondo militare.come trattato didatLico cli attualità edi opportunità corrispondente al bisogno che si ha di vedere l'insegnamento della for tificazione passeggiera inoltrarsi sempre più r is olutam ente nelle vie del progresso; e pr og resso crediamo sia cruello del m etodo storico seguito dall'autore per la fortificazione passeggera (3), e progtesso sarà la pr ecedenza da lui preconizzata doversi dare all'insegnamento della fortiftcazione permanente r ispetto a qu ella della passeggiera.

Leil{aden zmn l!nten•i<!lite i n det• Feldbefeslig1mg

- (Gu ida per l'insegnamento della fort/Jìca.zione campale) von MoRtz BRU NNER k. k. Hauptmann im Genie-S tabe. Wien 1873, Waldheim . Nella dispensa del marzo 1873 di questa Rivista abbiamo dato un breve cenno s ulla 1' parte di un lavoro dell'egr egio capitano del genio BRuNNER, intitola lo Guida pe1' l'insegnamento clella/ort(ficazione cli cam pagna : verso la fine dell'anno fu pubblicata la 2"parte, che tratta in ispecial modo dell'upplicazione della fortificazione a l terreno, e dall'autore perciò distin t.a col nome di Parte tattica. (1) R ·ivista, militare, anno 1873, voi. I, pag. 566 e seg. (2) I ci. a nno 1874, vol. IIJ, 1>ag. 449 e seg. (3) < La connaissance de l'his toire de la for tifica~ion doil devancer l'en" seignement dans l'art de for t ifior; c'est le moyen d' atteindre le bu t « proposé, et d' un autre coté de ne pas fati guer !es élèves par une in., str uction tout à fait stérile :o. c,,MP, Jfémoire sur laforti(icatìon, 1810.


486 ll1V1STA Malgrado sia trascoi·so ben un anno da siffatta pubblicazione, non reputiamo tuttavia inopportuno il darrie ora un breve s unto ai nostri lettori: e ciò facciamo, più che per adempiere a lla promessa data nel riferirne intorno alla 1" parte, perchè ri teniamo questa 2" parte dell'oper a del Brunner veramente interessante e meritevole di essere s tudiata dai nostri giovani ufficiali di ogni arma. Omettiamo di dar conto del capo 7° compreso in CJUesta 2" dispensa, che tralta dei progetti d i fortificazione, della costruzione e del defilamento delle opere di campagna , r iferendosi questo capo alla Parte tecnica, e veniamo. diffilati ·alla Parte tattica. Il capo 8° col quale comincia la Parte i'r.dticct contiene uno studio intorno alla disposizione delle fortificazioni sulle alture: premette però l'autore talune osservazioni importanti sulla influenza delle alture e per riguardo all'efficacia del fuoco e per rispelto alla mobilità delle tr uppe. Relativamenté ai punti tattici importanti da considerarsi per l'occupazione delle aUure, l'autore li distingue come segue : 1°) Punto decisivo, quello cioè che permette di dominare la spianata superiore e !e ii.tlde in tutto od in parte, e che perciò è di una assoluta importtmza pel possesso dell'altura. 2°) Punti (linee), dai quali si può scoprire il terreno anteriore a grandi distanze e che si prestano in conseguenza per l'artiglioria . 3°) Punti (l_inee) che si pr·estano per battere con fuochi radenti il terreno sul davanti, dai quali la fanteria potrebbe tirare in massa. 4°) Punti (linee) i quali per la loro posizione sarebbero favorevoli all'attaccante per respingere un contro-attacco. L'azione e l'importanza di questi punt.i è spiegata con esempi e figure. La disposizione e la consistenza delle opere da disporsi in codesti punti risulta come necessaria conseguenza dello scopo delle medesi me. li punto decisivo vuol ess0re sempre occupato con un'opera chiusa; tale non solamente da poter resistere agli altacchinlÌa gola, ma cla poter essere tenuta anche q11ando il difensore avesse perduto una parte di terreno circostante. Condizione questa assolutamente necessa1·ìa quando la posizione debba servire a coprire un movimento generale di ritirata. Pel coronamento del ciglio delle aiture, l'autore a ragione dà

BIBLIOGJ\AFICA

487'

la preferenza alle opere. ad intervalli: ammette tuttavia. che le linee contin ue possano convenire, o quando il terreno sia di una uniformità tale da non pr·esentare JDUnti salienti che meritino di essere occupati cli preferenza; oppure quando, esclusa la possibililà di un attacco all'arma bianca in causa della r ipidezza del terreno, la linea di coronamento al ciglio debba servire, più che altro, come riparo contro il fu0co nemico. Le posizioni avanzate per le battecie,a giudizio dell'autore, basterebbe fossero munite con semplici ripari o spalleg- · giamenLi: ammette però l' impiego cli opere leggermente chiuse alla gola ogni qual volta l'occupazione della posizione,. anche dopo perdute le linee più a vanzate, abbia una decisa influenza sull'esito del combattimenlo. .,. Per quelle posizioni nelle quali può essere impiegato cor1 efficacia il fuoco cli fanteria in massa, non è determinato quale profilo meglio convenga: ciò infatti dipende dal carattere della difesa, dalle accidentalità del terreno, dal tempo e forza di la-voratori disponibili. OlLr e a, queste occupazioni principali, l'autore nondimenLica di suggerire l'occupazione di quelle pieghe di terreno che sommamente si prestano per :llanchoggiare le opere sul davanti; non foss'altro con semplici ripari pet' tiratori. Per quelle po?izioni in ultimo delle quali l'attaccante potrebbe trar partito per respinget'e un conlro-attacco, l'autore propone delleopere chiuse,sul riflesso che la loro guarnigione,. generalmente debole, dovrà, tener testa ad un nemico preponderante; q.ueste opeue ]>Oi dovranno poter resistere tanto, quanto basta per dar tempo al difensore, il quale fosse uscito da!Fopera principale per eseguire un contro-attacco, di rientr·nre al s icuro senza essere incalzato dal nemico. Le modificazioni che le accennate disposizioni potrebberosubire nei casi speciali sono dettagliatamente esposte dall'autore e chiarite con opportuni esempi . Sul modo di trar partito delle diverse forme e dettagli delle opere di for tificazione per· i,bisogni delle truppe combattenti nelle liiverse contingenze di guerr a, è t rattato nel capo 9°. In proposito l'autore fa nota1~e che, laddove la parte tecnica della forLificazfone deve essere in relazione alla potenza distruttiva delle armi in uso, la parte tattica invece vuol essere subordina La alla condotta della guerra; e deve aver per conseguenza di mira l'utilizzazione del terreno. S i possono pertanto presenlar~ i seguenti casi :


488

t89

RIVISTA

BIBLIOGRAFICA

a} Fortificazioni di abitati e boschi; b) Fortificazioni dei campi di battaglia, ed in generale di posizioni occupate con truppe; e) Difesa dei ponti più importanti (Teste di ponte); d) Difesa di località s celte per deposito provvigioni per l'esercito e come punti di rifugio in case di ritirata (Campi trincerati); · · e) Fortificazione di quelle linee le quali avendo i fianchi protetti da terreno inaccessibile possono coprire una estesa zona di paese; f) Difesa di quelle località nelle quali s i concentrano provvigioni da guerra, specialmente in paese nemico (places du

sieno armate con artiglierie di grosso calibro, e le opere stesse tanto per la loro posizione come per le difese accessorie sieno al sicuro da un colpo cli mano. Circa la difesa poi delle opere campali l'uutore comincia dal determinare quale debba essere la forza della guarnigione ed il loro armamento, a seconda della loro natura : passa q uindi ad esporre quali debbano essere le disposizioni di difesa contro un attacco di viva forza in corrispondenza ai quattro mQmenti dell'attacco sopraccennati, ed i modi coi quali si ha da premunirsi contro un attacco da sorpresa. Termi~a quesl-<? capitolo con essenziali avvertenze per l'attacco e difesa degli abitati fortificati. L'ultimo capiLolo conceme l'impiego delle truppe tecniche in guerra. Sono enumerate anzituLto le attribuzioni delle truppe del o-enio dei pionieri (pontieri) e della divisione tele. ·grafica da ;ampo, nonchè quelle dei zappatori di fnnLeria e di cavalleria· ed è data la ripartizione cli codeste truppe per un corpo cl'es~rcit0. Circa l'impiego delle trupp~ tecniche, e~amin_a partitmnenLequali modi d'impiego esse abbiano, pelle disposizioni preparatorie del teatro di guerra; durante il concentramento dell'esercito· a cl operazioni incominciate; pr ima e durante . i combattimenti; e 'finalmente nell'attacco e difesa delle piazze forti. Fa seo-uito al libro una 1a appendice sull'impiego dei mezzi di demolizione, sia per alterrare ostacoli,corne palizzate,muri, fabbricati, ecc., sia per demolire ponti, argini, stradali, gallerie, ecc.; per ogni caso dà le cariche occorrenti ad ottenere un determinato effetto, in base ai risultati della pratica. La 2" appendice è costituita da f.i tabelle indicanti la_disposizione più opportuna da daesi ai lavoratori per l'esegmmento . . . .. dei vari pr.ofili di trinceramenti campali. L' appendice 3" dà le penetrazioni. dei protetti dei fucili vVanzl -e vVerndl a iOO, 300 e 500 pas si l'!spethvamente nella terra, nel legno e nella muealura; fai~ seg~ito taluni dati sulla penetrazione dei proietti cavi delle arhghene da campagna_delle primarie potenze d'Europa, ccl un r esor-<:>nlo s ulle esper~enze cli tiro eseo·uite dalle truppe del gerno sia dal! 111terno di una opera ver;~ l'estemo (contro truppe che ~i. avanzar~o p~r l'a t.tacco dell'opera) come dall'esterno veeso l mterno eh un opera (contro i difensori) . . Nella 4" ed ultima appendice l'auLore espone due esempi pratici, sullo stabilimento di una testa di ponte, e sulla massa in

m'Oment);

g) Sbarramenti delle valli e dei passi di montagna;

h) Difesa delle coste. Abbiamo riportata questa suddivisione fatta dall'autore, parendoci essa razionale : giacchè in ognuno di codesti casi le opere di fortifìcazione debbono avere un caraHere speciale. L'autore ne tra:tLa distesamenLe, e non si limita solamente all'esposizione delle sole regole, ma le illustra con esempi storici e con copioso corredo di figure. Il capo 10° tratta dell'attacco e della difesa delle opere campali. Pensa l'autore che l'attacco per sorpresa non s ia possibile se non quando si abbia a f'are con una guarnigione debole, senza riserve e che non faccia buona guardia : ma occorre poi choaltresl l'attaccante conosca abbastanza bene il terreno per non trovarsi cli contro ad ostacoli non p1·evisti, i quali potrebbero comprometLere il r is ultato dell'a ttacco. Sul semplice bombardamento non s i deve fare molto assegname.nLo, tranne nel caso che la guarnigione, tanto per numero, come per qualità, sia insufficiente al bisogno, e che le opere sieno mal collocate. L'autore s i estende poi sull'attacco di viva forza, cominciando dalle djsposizioni prepara tori e, e passando quindi in rassegna idiversi momenti dell'a ttacco, e cioè: 1°) Cannoneggiamento; 2°) Avanzarsi delle colonne d'attacco fino allo spalto; 3°) Assalto del parapetto; 4°) Presa dell'interno dell'opera. · Per le opere di campagna occorrerà ben di rado il caso di dover r icorrere ad operazioni d'assedio r egolare; tuttavia nota 1'autorr:,comesiffaUomodod'assedio può essere necessario per le teste di ponte e per i campi trincerati, qualora coteste opere sieno presidiate da una guernigione numerosa, attiva ed abile,

1


.f90

RIVISTA BIBLIOGI\AFJCA

istato di difesa di una posizione ,tattica., mostrando .ir,1 essi come la fort)ficazione campale :voglia essere sempre coordinata allo _sviluppo delle operazioni mi:lrta.r.i , per il risultato delle quali essa può dare efficace aiuto. ~teniam~ che questi cenni sull'opera del Brunner valgano a ddre una 1dea abbastanza esatta ~lel libro, dei suoi pregi e ~-el su_o valore. ~e: nostro con to non ci resta che esprimere 11 des1der10 che Il libro possa essere tradotto nel nostro ·idioma onde ne sia reso facile lo studio anche fra. i nostri compa. o-ni cui non è famiglia.re la lingua dell'autore . "'

DEMARCHI C ARLO,

gerente

'f

INDICE DEL TO!IO I -

ANNO XX

Artic oli, 11Iemoric originali ccc. CONSIDERAZIONI ClRCA AL METODO D' ISTRUZIONE NELLA MANOVRA SULLA CARTA (Coni . e fine) - Maggiore G . Santarclli . Pag. 5 e 354 SULL'OPPOR'TUNI'l"À DELL'IPPOFAGIA IN ITALIA TANTO FRA LE POPOLAZIONI QUANTO PRESSO LE 1'RUPPE Colonnello-medico I". m. lHanay ra. » 45 L'ESERCìTO ITALIANO NEL 1874 - I). . , ~ 73 _ LA RACCOLTA IN AVANTI SECONDO IL NUOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZIO PER LE TRUPPE A PIEDI DELL' ESERCITO AUSTRO-UNGARICO - Capitano F . Riso . » 108 DEL TIRO AL BERSAG'LIO - Capitano o. Baratieri > 145 e 328 CONSIDERAZIONI SULL'ARMAMENTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGl'fA - Capitano ·,,. lllaua . » 175 DELLA CONDOTTA DEI GROSSI CORPI DI CAVALLERIA (Con annessa u na tavola litografica) (Cont. e fine) - Te.: nente ·! I. Bianchi d'ildtln . » 219 ~ ' LE ESERCITAZIONI D{ COMBATTIMENTO -Tenente G . Guarneri . » 240_ PROGJ, TTO DI LEGGE PER LE FORTIFICAZIONI DELLO STATO, pres<3ntato dal M.inistro della guerra (Ricolti) nella tornata dellaCameradeiDeputatidel 21 gennaio1875 ~ 255 _ LA CONFERENZA DI BRUXELLES E LE LEGGI DELLA GUERRA - I - Capitano S . Zanelli . » 301 A zioNE UNITA DF.LLA LANCIA E DEL MOSCHETTO NEI REGGIMENTI m CAVALLEl'lIA - Capitano s. Dclfra(e . » 403 .-LA RAPPRESENTAZIONE DEL MONTE NELL1:~ CARTE TOPOGRAFICHE - '* ** » 419 DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO 1853 E DELLE VICENDE DELI)ESERC!TO ITALIANO DAL 1° OTTOBRE 1873 AL 30 SETTEMBRE 1874 - Relazione del tenente generale Fetlc1·ico '1'01·rc a S. E. il Ministro della guerra » 442 _ Riviste bibliog1•aficbe.

Libri italiani. Esposizione del m etodo dei m inimi quadrati RERO

A.

FER-

Pag. 125


'

Regolamento d'istruzione e di servizio interno per la fa nteria (13 dicembre '1874) . . . . . . . . . Pag. Il solt'ufficiale - T: MARIOTTI . . . . . . . . . » La r ecluta italiana cl.al giorno della sua partenza dal circonùario o mandamento sino a quello della sua r iunione al soldato anziano:.._ F . Bosco 01 RuFF INO. >> Storia clell''l1° reggimento fanteria {Casale) - C. QuARENG111 . . . . . . . . . . . . . . . . » Istruzione sul servizio che devono prestare gli infermieri mililaei - P. E. MANAYJM . . . . . . . . » La difesa interna dell'Italia - A. GANDOLFl . . . . ,, Intomo alla manovra sulla carta e alla sua utilità -

131 265

267 269 270 458

BALEGNO . . . . . . • . . . . . , » 463 Le moderne macchi ne magneLo-elettriche e le applicazioni loro alla illumina:i:ione eleltdca, alla telegrafia m ili tare, alle mine ed alle torpedini - A. BoT"ro . . . . » 465

Libri .francesi. E xamen critique des opéra tions militaires pendant la guerre de 1866 en Allemagne et en ILalio - L. ScnwARTZ » Petites opérations de la guerre - H. B ARTllÉLDIY . " L e généralat, les armes spéciales et les armcs de lig nc - A . L. CAMBHELTN . . . . . . . . . . » DirecLion des arm6os: N otes sue leservice dos états-maj ors en campagne e t e n lemps de paix - A . L.'\.IIURE . » Fortifìcation passagère :-- Trailé cles applications tactiques de la fortifìcation - H . GIRARD. . . »

134 272 273 468 480

Libri tedeschi . Balteriebau beim Augriff bei der Verthcidigung fcster Pla lze - Scm1ARDA und KRIVAKEK . . . . . » 137 Die permanente fortification nach hinterlassencm Schrifton

- A.

TUNKLER V. TREU IMFF.1.D

.

.

.

.

»

275

L ehrbuch der Taklik von P erizonius - Mr-:cKEL . . » 282 Die I nfanterie auf <lem Exercierplatze - Sc11ERFF . . » 290 Die theoeetisch- lakLischen \Vinterarbeitcn dor TruppenOfflcicres - HoTZE . . . . . . . . . . » 298 Leitfadcn zum Unterrichte in der Feldbefestigung - M. B RUNNE'R . . . . . . . . . . . . . . . » 485

1


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
RIVISTA MILITARE 1875 TOMO I by Biblioteca Militare - Issuu