RIVISTA
MILITARE GIORH LE MJ\ NS IL E
'
Anno 111. - Volume 1"1-·•
.. TORINO, 1859 TIPOGRAFIA: lìDlTRICF, G. CASSONE E COMP.• Via S. Fra ncesco ùa l'o.ola, N. !l.
DIFESA DI ~IARGHER1l
Proprietà Letternri;1.
Superale le forze italianE> a Vicenza da prima, indi a Padova e Treviso , e con esse rioccupata tutta la terraferma. veneta, non rimaneva aperta alla città di Venezia che la sola via del mare, tenuta libera dalle navi sa1·de e venete, sole che proteggessero la regina dell'Adriatico , dopo la partenza delle navi napolitane. L'arm istizio di Milano, che teneva dietro alle sanguinose giornale di Custoza e Sommacampagna, toglievale temporaneamente ogni qualunque appoggio marittimo ; e più tardi la battaglia di Novara , nella quale rimanevano vinte le principali forze attive degl' Italiani, anzi le sole con le quali si potesse sperare di riconquistare le provincie lombardo- venete, dopo che funesti avvenimenti ne avea privati del concorso delle forze napolitane, Venezia vedevasi riùolta alle sole sue forze , bloccata strettamente per
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DIFESA
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DIFESA DI llARGHEllA
M.IRGHERA
mare e per tena , e cominciava quel l'assedio memorabile , che forma uno de' più splendidi episodi della guerra italiana <lei 184'8 e '~9 . . Esso veniYa iniziato dal forte Marghera, specie di tesla di ponte per cui dal centro della laguna veneta, ed anzi dalla stessa città di Venezia, si sbocca nella terraferma a Mestre, e di quivi da un lato a Treviso, dall'altro a Padova e Vicenza ; essendo gli sbocchi delle ali Tre Porli ad oriente e Brondolo a mezzodì. Il forte di Margbera fatto costruire da N;ipoleone negli anni 1808 e 1 O, è un pentagono irregolare circondato da due controguardie, una doppia corona e tre lunette i cui fossati sono tutti pieni d'acqua. È lontano :2 mila metri all'incil'ca dal lembo della laguna poco più da Mestre, ed è costeggiato a sud -ovest dalla strada ferrata, la quale da Venezia, per il ponte sulla laguna, passa un chilometro a mezzodì di Mestre. Un canale elle si chiama militare paralello al ponte ed alla strada ferrata , mette in comunicazione Marghera con Venezia e Mestre. Verso oriente alla distanza di 500 metri all'incirca era un for tino denominato forse dal tempo de' Francesi il forte dell'Eme e quindi lil anùi; il cui scopo era di allontanare con questa opera elle possiamo dire distaccata da Margbera l'assediante , il quale muoveva da Campalto. E per viemeglio circondare di difese estemporanee l'opera principale, furono allora costruite le due batterie di l'inque A.re/ii, appunto sopra gli arcbi del ponte rotto della strada ferrala, e della Speran:.a, alle quali si aggiun'.le il forte Ri-:;:;ardi in continuazione e a fiancbeggiamenlo cli quelle. Più lontauo ancora, e verso il JJ1ezzogiorno, di più piccola dimensione sorgeva il forte S. Giuliano, i cui cannoni offendevano il nemico trincerato sul mede$imo cammino di Campalto e proteggevano il canale cosi dello dell'Osellino.
PRIIIO CIRCONDARIO DI DIFESA FORTE MARGHERA
GIORNALE DI ARTIGLIERIA per la difesa dal 26 élprilc al 26 maggio 1840.
STATO MAGGIORE DELL'ARTIGLIERIA
Jfaggiorc Carlo ì\Iezzacapo, comandante l'artiglieria del circondario e del forte. , • Alaggiorc Enrico Cosenz, comandante l'artiglieria della cinta esterna della fronte di attacco e delle lunette. Capitano Giuseppe Vergilì, comandante l'artiglieria delle opere di sinistra della fronte di allacco. Capitano Antonio Griffi, incaricalo dei particolari del materiale. 1 ° Tenente Molon, incaricalo dei particolari del personale. 1° Tenente Petrosi no, alla immediazione del comandante l'artiglieria. 2° Tenente Alfano, i<l. id. ~NB.
Ammalatosi fortemente il capitano Vergili nC>I corso dell'assedio, lo si è fallo surrogare dal maggiore Giuseppe Sirtori dello Stato Maggiore generale.
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DIFES A DI UARGHERA
TJJl•ESA DI MARGHERA
BOCCHK DA FUOCO
l'EHSONALE DI ARTIGLIERJA
FORTE MARGHERA
Testa, dell'artigl'ieria da eampo .. . Augwitz, dell'a'rtiglieria terrestre • .
·eannoni.
i de1I'ar\Jg. I.. Banc1·1era-11· ·1oro 0
Dosi Dolfin
Tenenti
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4 dell'artiglieria da campo ·I O dell'artiglieria terrestre . 8 dell'artiglieria marina . della legioned'artigl. Baudiera-Moro 6 2 dell'artiglieria civica . . . .
Obici
• .. Treno
uflìciafi . . . . . -. . '.soldati . . . . . . . animali
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NB.· A cotesta forzo. _denno aggiungersi 60 in<lividoi delle legioni di fan le ria Galateo e caccia\ori del Sil'e·, ed una compagnia di 60 uomini della legione napolilana , comandala dal capitano Cappelli, dati in sussidio all'arlig\ieria.
181 22
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MÒrtai alla Coheorn . Macchine da razzi . ·. Fucili dà ramparo . .
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Piccole armi
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l' dada 812pollici pollici . . . . . . . . .
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alla Villantroys . . . . da 6 po.llici . . . . .' . da 5° 71. 2P· .. . .. lunghi da 5° 71. 2·r- (•I )
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da campo, sino al giorno 4, 40 id. di- aumento dopo il i 45 di marina . . . . . . . . . . . . 125 Artigli'eri terrrslri . . . . .. . . . . . .. 246 della legione d'artigl. n·andiera-Moro 219 dell'artiglieria civica . 36
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Totale RIDOTTO IIIZZARDI
Cannoni
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BAT'l'ERlA SPEl\ANZA
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Da riportarsi • .
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(1) 11 càlibro antico degli obici c dc' mortai, come si sa , era espresso anzichè 'in centimetri , in pollici , linee c punti, secondo il diametro dell 'anim~:
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DlFESA DI MARGHERA
DIFES"A Dl M,\RGHER,A
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Riporto nATTEIIIA DEl CINQllE · ARClll
CannoiJi da 2 i Obici
· alla W1llantroys . l'OR1'E MANlN
. C,annoni
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Obic(! corto da 5", 7\ 2P·. . . . • . . . . . . Piccole armi
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Tolale generale delle bocche da fuoco
·I 3'0-34 , NB. A coteste artiglierie si , vogliono aggiungere due mortai pctrieri, quattro cannoni da 1,s d( ferro, un mortaio da 12 pollici e due canno.ni da ~4-; giQoli !lei corso dell'as,s!)dio. '
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L'approvvisionamento di lotte queste bocche da fuoco è stato _ costantemente mantenuto dì due~ento tiri per eiascuna-di esse;. ,,enendo supplito al giornaliero consu!Do dall'arsenale- dì Venezia.
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sportare gio,rnalmen.te ·. artìglierie ed appres.lamenti .di ogni genere, che riuniva in prossimità di Marghera nello intendimento d'intraprenderne l'assedio. Stamane sull'albeggiare si è per la prip:ia volta veduta una· riunione. di gabbioni ed altro materiale tanto sulla strada ferrala al di là. del casello-bucalo, quanto nella direzione dì Boa-Foscarina, la quale par che accenni allo stabilimento dei depositi di trincea .da parte del nemico, per quindi procedere aì s.uoi l~vori di assedio. Affine di ritardarne lo stabilimento, si è, con mortai da 1'.2, e parte dei cannoni da 21i. e da 18 che armano il fronte della piazza quivi. rivolto, incomì1wjat9 un trarre lento ed aggiustato con grandi cariche. In quel lavoro il nemico ha: coutìnuato per tutto: Ogìorn(I sino alle 4 pom., ora in cui si è avanzato diffilato attraverso i campi con , quattro macchine da razzi, che ha collocate in acconcio sito , a l'Ìscontro del bastione n° v, ed accosto all'argine sinistro del canale di Mestre, nello intendimento <li trarre chi' sa quanti proietti 1w1l~ piazza. Ma un solo è giunto a t1:arne con ciascuna macchina, chè immantinente un violento fuoco di mitraglia lo ha costretto a ritirarsi malconcio. lodi a poco si è ripreso il fuocb misurato come prima, jl quale ha conrinuato sino al CIJdere del giorno. •\ • notte.
Assicurate bene le punterie, al cader del giorno, col puntellare le ruotine de' sotl'a[usti e col fissare le altezze delle viti tli mira, si è continualo dar.iute la n6tte lo stesso fuoco eseguito nel giorno.
1° giorno, 26 aprile. Erano. già taluni giorni che gli e$p1oratori i quali si mandavano l)el}a terrafer~a a spjare i mo,,imentj_ qel nemico., ci facevano avvertili come esso ·dalle vicine piazze facesse tra-
Nulla'si è.osserva.lo di nuovo ne( lavori ù.el nemico; e però si è continualo a tirare su di essi-con lulli i cannoni di grosso
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calibro ehe potessero essere quivi diretti, facendo' con ciascuno di essi due tiri l'ora di rimbalzo ed a grande carica, attesa la distanza eccedente i ·1200 metri. Con· ogni mortaio si è tira(o una bomba _l'ora. lit questo giorno e nei successivi si è cercàto di risparmiare· la munizione, e consumare quella strettamente necessaria a rallentare i lavori del nemico, affinchè non venisse a difettare nei maggiori bisogni dell'assedio e nella successiva difesa del!~ lagun:a. -: Si è dato .opera alla costruzione delle traversè sulle facce dei bastioni n° v e v1, cioè una nella faccia drit\a ùel bastione n° v, due alla faccia -sinistra del bastione n°·v1 e tre alla faccia dritta dello stesso bastione. Il ba. stione n° vu era ·già ben garàntito da traverse, perchè-altre se ne costruissero; 2° notte.
Il fuoco durante la notte ha continuato come nel giorno. Si è proceduto, negli intrapresi lavori di terra.
3° giorno, 28 aprile. · L'itiimico ha proseguito lo stabilimento dei suoi dep?siti1 ·e dalla piazza si è posto ogni studio a rallentarne il lavoro cou fuoco bene aggiustato, come nel giorno precedente, Si è armato il fianco dritto del bastione n° v con un cannone da 6 da campo in prosieguo di quello da' 12 da ·piazza ch'è nell'angolo alla spalla, il quale vede il terreno dell'attacco; mentre che batte in pari tempo sul ponte nel mezzo ·della cor.: tina ed all'angolo saliente·del bastione n° .VI. Si sono continuali gl' intrapt·esi lavori. Si sono ricev'ute dall'arsenale df Venezia le munizioni in rimpiazzo di quelle consumate sinora, e si sono collocate nei magazzini. - Si sono app'rovyigionate tulle le riseì-ve délle ballerie.
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DIFESA Dl MARGH ERA
DIFESA DI M.!.RGHEllA -
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Si sono proseguiti
3• nolte. i tiri ed i lav9ri-del giorno.
4° giorno, 29 aprµe. In direzìone ùei depositi dPl he\Jlico si sono scorti talun i movimenti di terra , come di cammini a zig- zag procedenti verso l'apertura 'della prìma parallela. Su quelli si è tirato ad intervalli di. tempo coi mortai. e coi cannoni _come nei giorni precedenti.Si è proceduto negli intrapresi lavori. Si sono racconciate quallro piattaforme dissestate dal continuo fuoco; cioè, due di mortai da ·12, una sulla cortina fra i bastionJ n. v e vr, ' l'altra at bastione n° r, e due di cannoni sopra affusti da piàzza-costa ltl bastione u v1. Sono giunte da Venezia le· muniziotii in rimpia~zo di quelle consumate nel giorno precedente, le quali si sono collocate nei magazzini. Si sono approvvigionate le piccole 1:iserve. delle batteJ'ie. 0
Si è c9ntinuato il lavoro delle traverse e delle piattaforme non terminate nel corso del giorno. Il fuoco ha proseguito come nel giorno.
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giorno, 30 aprilè: ·
Nel corso della notte l'inimico . ha dato opera -all'apertura. della prima paralella, il cui lavoro sull'albeggiare si è scorto prngredito in due tr~tti distinti; l'uno. dalla dritta di Boa-
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DIRESA DJ MAilGHEIL\
Foscarina a Boeria, l'altr0-_dalla dritta del casello- bucato presso · la strada -ferrata al canale di Mestre; distanti un mille metri dai salienti dei bastioni n" v e v1. Scorti appena questi ~ue tratlì di paralella, vi si sono rivolte le '- artiglierie della fronte di attacco, e con fuoco lento ed aggiustato, con palle e granate tirate di rimbalzo coi cannoni, .si è _cercato impedire, per quanto è possibile, cbe il nemico pèrfezionasse l'opera tracciata ed incominciata nella scorsa noue, e costringerlo a ciò fare nella uotte susseguente. Ed in vero si sono eseguiti tiri molto soddisfacenti. I rimbalzi delle palle _si sono ottenuti abpastanza ba.s~i da solcare e forare lo spalleggiamento della trincea, e le granate quasi tutte si sono vedute scoppiare in questi .spalleggiamenti. e ,nelle stesse trincee. Quelle che passavano superiormente· non andavano per questo perdute, peroccbè procedevano lungo le comunicazioni nemiche le quali _conducono. ai deposi li: Coi mortai si è tirato nelle trincee, e con parte di quelli da 12 si è continua_to a lanciar bombe sui depositi nemici. Sì è incc,minciata la costruzione di una batteria a cavaliere per quattro cannoni da 18 sulla caserma n° ,, affinè. di dom inare con tiri ficcanti i lavori del nemico. I lavori per noi già intrapresi si sono proseguiti. 5' iwlle. Si è conrinuato a tirare sui lavori nemici come nel · corso del giorno.
6° giorno, 1° maggio. L'inimico, perfezionato nel corso della notte i lavori della. prima paralella, ha cominciato ad avanzarsi con ~lue rami; uno, a 1;,inistra (1) in direzione di Doeria, l'altro a dritta, partend,o .(1) La sinistra e la dritta la 'riferiamo all'uomo ch e dalla piazza guard~ i lavori nemici.
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D IFESA TlI MAilGHERA
dal forno ch'è quasi nel mezzò della distanza .fra la stradà ferrata ed' il canale di Mestre. Alla testa di queste zappe si è tirato .a palla di volata con parte dei cannoni, mentre con altri 'si è seguitato a tirare a palla e_ granate di rimbalzo sulla paralella, come nel giorno, precedente, e co',mortai. Si è condotto a termine il lavoro delle traverse. Si è continuato q~cllo della -batteria sulla càserma. .- .Si sono ,raccon-· ciate tre piattaforme da costa sui bastioni n° v1 e VII; una da piazza sul bastione n° v.1, una per mortaio da 1~ sul bastione n° II, ed una per mortafo da 8 sulla cortina fra' bastioni n°·v1 e VII. Fallo cambiare di posto in questo giorno e nel susseguente ' a talune bocche da 1fuoco della piazza, affine di meglio guarnJre le opere del fronte di· attacco, risulta l'armamento ùi esse com~ appresso :
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cannoni da 6 . . , b. d. r,:o 1. .,, ,, . o ice a "' , 7 , ~ , id, da 6° . . . .
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Picco!e ) macchine da razzi . armi l mortai alla Coheorn
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CORTINA FRA i BASTIONI
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l) ll'ESA DI MARGHERA
D IFESA Dr MARGHERA
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Dil'ESA DI MAR(,HlsRA
16
DIFESA DI MARGH ERA
Il forte Manin, la batteria dei Cinque Archi, il ridotto Rizzardi sono rimasti armati com'erano prima dell'assedio. - La batteria Speranza, cominciata ad eleva,,si già da qualche tempo per servire a comunicare con via coperta dal forte Marghera al ridollo Rizzardi, ed accrescere i fuochi lungo la parte sinistra della digà uella,strada ferrata , è stata terminata in questi giorni di assedio, ed · armata con tre cannoni da 18, e cinqùe da 8 lunghi, com 'era stato precedentemente stabilito. Si sònò ricevute dall'arsenale le munizioni consumate, e si ·sono approvvisionatc le piccole riserve.
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Per garanti rò i mortai sulla, cortina fra i bastio1ii n° v1 Q rn · dall'infìlnla dei tiri inuirizzati cont ro la -focç ia sinistra del bastione n° VI, i quali passassero superiormente a quello, si _è dato principio ,~lla costruzione di una trav~rsa al co.minciamenlo di essa verso il bastione n° v1, e propriamente all'ai1golo ,:ientranle fra il fianco del bastio1rn e La cor\,irrn st~s3,).
7' nolle. Il fuoco si è, regolato come nel giprno. Si è condotto a termine l'armamento delle drtrerenii opere di sopra acceunate.
6 3 notte. . '
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Si sono proseguiti i lavori ed i fuochi del giorno; sopratutto si è avuto cura di bene appuntare quei cannoni cbe doveano tirare alla testa delle zappe, affinchè l'inimico non av.esse potuto di molto avvantaggiarsi dell'oscur,ità della notte per avanzarsi rapidamente con quel lavoro.
Nulla di rimarchevole si è osservato nei lavori nemici, se no.n che i rami procedenti vei•so la seconda paràlella si sono veduti più innoltrati.- Per la qual cosa il fuoco della··piazza si è regolato in tutto come nel giorno preéedente. Si è prosegl!ito il lavoro della batteria sulla caserma, alquanto lentamente, a causa, della difficolìà di t{asportare a quell'altezza la terra ed ogni altro -materiale occorrente. Si è rifatta una piattaforma per mortaio da 12 al bastione n° 11 , ed una da piazza-costa al bastioi1e n° v1. Si è proseguito nell' armamento ctèlle opere rivolle verso l'attacco del nemico. -Sono giunte le munizioni da Venezia in rimpiazzo delle consumate, e si sono approvvisionate le riserve. 1
- Sul far del Piorno si ~ vista sprolungata la prima paralella sull'alrra riva del canale dì Mestre sino.all'Osellino; e però si è fo tto cb_iaro l'intendimento del nemico di sviluppare l'attacco sui basti,oni n° v e:y1·e le due lunette laterali n° x 11 e Xlii. Nulla ancora si vede ' che accennasse palese111'entc -alla costruzione delle batterie , ma lo scorgere di molto eccedenti le ·dimell'sioni della trincea in taluni punti, con1e a dritta del case\lo,J)Ucato presso la strada ferrata ed in direzione del fo rno presso' il canale di Mestre , e sapendo come gli Auslriaci abitualmente costruissero le loro batterie sulla p&ralella stessa, pi ut.t.osto che innanzi o dietro di essa, abbiamo immaginato che qnivi si costruissero balterie. Esebbène ·n~n 'se ne scorgessero alt;·e , pe1~chè coverte .fo rse da_cespugli èd altri ostacoli niiturali, pure lo svilll ppo dei lavori cli auacco ha folto presumere i siti ove alire possibilrnentc · se ne stassero co?t~uendo; e però si è regolato il fuoco delle opere della pi.azza come.segue. LUNETTA N° 'x 11.
· Due .tiri ogni ora con un obice da 6 pollici a• sbieco e di rimbalzo alla testa del lavoio che parie dal forno. ANNO
lii. Voi. lV -
2
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DIFESA DI ~fARGHER.\
ll! FESA DI UARGIIER.t
LUNE'fTA N° Xlll.
BASTION E N" Yl l.
Due tiri ogni ora con un obice da 5°, 71., 2P· di rimbalzo sui lavol'Ì alla sinistra dell'Oscllino.
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Con due cannoni, uno del saliente, l'altro della faccia sinistra, due tiri l'ora per ciascuno, a palla e grannta di rimbalzo ai lavori fra il canale di Mestre e l'Osellino.
LUNE'fTA N° XIV.
Due tiri ogni ora e di rimbalzo con un obice da 6 alla lesta del lavoro che procede dal forno. DASTJONE N° V.
Coi due cannoni del fianco dritto si è fallo alternare il tiro a palla e granata di rimbalzo ed a sbieco alla tesla della zappa che s'avanza dal forno. Due tiri in un'ora per ciascun pezzo. CORTINA FRA'BASTION I V E VI.
Una bomba da 8 pollici ogni ora ai lavori sulla sinislr_a della strada ferrala.
BASTIONI N" l.
Una bomba da 12 ogni ora ai lavori in direzione di Boeria. Col cannone al saliente due tiri ogni ora di rimbalzo, a palla o granata alternativamente, alla testa della zappa che parte in direzione di Boeria. BATTERIA RIZZARDI.
Con due cannoni due tiri l'ora per ciascuno, con palla d {:;ranata, di_rimbalzo alla tesla della zappa che parte in direzione di Boa-Foscarina. BATT b:RIA DEl CINQUE ARCIIl,
JlASTIONll N° VJ.
Con due cannoni della faccia drilla due tiri ogni ora per ciascun pezzo, a palla e granata di rimbalzo, alla tesla del lavoro che parte dal fomo. - - Col Willantroys <lue tiri l'ora alla torre di Mestre, ove si sa per mezzo degli esploratori esservi lo stato maggiore austriaco. CORTINA FRA'llASTIONl N° , 11 E VJI.
Una bomba da 8 pollici ogni ora al lavoro che parte dal forno. Una bomba da ,12 pollici ed una da 8 pollici ogni ora al lavoro fra il canale di Mestre e l'Oscllino.
Col Willantroys una granata ogni ora di rimbalzo nella stessa direzione. Sa,peudosi poi dagli esplo1mtori essere stato il paese di Mestre sgombrato quasi del lutto dagli abitanti , affine di dar luogo alle truppe austriache che l'hanno deputato a quartigre generai~ di quelle dell'assedio, si è dai nostri tirato dai bastioni n° 11 e m una , bomba da 1 2 ogni ora alla torre di Mest.re, ed una al centro del paese. Si è continuata la costruzione della batteria sulla caserma n° ,, e quella della traversa sulla cortina fra' bastioni 0 ° , ,, e vn. Sono state messe nei magaizini le munizioni giunte ùa Ve-
20
DJFESA D1 MAl_lGHERA .
nezia in rimpiazzo di qualle consumate, e si sono approvvisionate le particolari riserve. delle batterie.
· s• notte, dalle .8 ilella sera alle
lll,l<ESA. DI )fARG-1-IERA
H Willanlroys I.là tiralo duo granate ogni ora alla credula balleria presso il forno. CORTINA FJ\A' BAS'l'JONI V,I e VIL
6. del mattino.
Una bomba da ·12 ogni ora alla stessa balleria.
Dalle lunette ù xn, xm e xiv, · dal forte di 1lizzardi e dal bastione n° 1 si è nel fuoco tenuto lo stesso melo.do del giorno, e si sono conservate le stesse punterie, 0
'nASTlONI N° li E m .
Una sola , bomba ogni ora sopra Mes\re, cambiando in ciascun Liro la carica,. per fare che le bombe cadessero in s\li diffe ren ti. I:lASTIONE N° V.
Con due cannoni, uno del saliente .e l'altro _della faccia drilla, si sono fatti due tiri l'ora 1ier ciascuno1 allernando le palle e le granate di rimbalzo all'estremità élella trincea ve1'so Boa-Foscarina , ove si presume che il nemico potesse costruire una baileria. COHTINA t'IH'BASTIONI N° V E VI.
Una bomba da 12 ogni ora all'estremo della trincea verso Boa-Foscarina. Una bomba da 8 con lo stesso intervallo di tempo alla lesta della zappa it) direzione cli Boeria. BASTIONR . N° VI.
Con due cannoni della faccia sinistra si è tirato a palla egra.nata di rimbalzo alla presunta baltèria nemic'a sulla cJrilla clél casdlo-bucato· pressò la strada fe rrala. Coi cannoni délla faccia dritta, si sono eseguiti gli stessi tiri de\· giorno.
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BASTIONR N° VII.
91tre gli slessi tiri del giorno, si son fatti pure due tiri ogni ora, a palla e a granata, di rin:'Jbalzo , col cannone cl.l'è sull'angolo alla spalla sinistra, indirizzati alla nemica batteria presso il casello-bucato.: , '
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llAT'J'ElllA DEI ' CINQUE ARCl~L
Ha taciuto durante la polle p<i r non offendere il noslro posto avanz~1lo al casello n" I sulla ~trada ,ferrata. _
CON'fl\06UARDIA N° XL ·
Col cannone al salient,1 si sono falli due tiri l'ora, alternativamente a palla e granata, all'estremo della trincea verso BoaFoscarina. Per dare agio a tre picco\fi sortite deputate a disturbare il nemico nei suoi_lavori, si è cessato il fuoco alle ore 1°-1, alle ·I 2 e 1/2 ed alle 2 e 1/2 , e si è ripreso · non appena rientrate le Lrnppe ed al segnale dato dalla lunetta n° xn con un colpo di cmrnone. Si è dato termine alla costruzione della traversa sulla cortina e · si è proseguito in ·quella della batteria sulla caserma. Si è d~to opera ad_abbassare· le piaUaforme dei cannoni, i quali annan9 i fianchi dei bastioni, per meglio garantire quelle artigl ierie dalle o·ffese nemiche. 1
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. DIFESA
DI MARGUEl!A
E temendo cbe il nemico potesse col giorno far trovare· ar.mate le sue ballerie ed incominciare· il fuoco, Si è' tenuto tutlo disposto al combattimento dalle ore ,tre antimeridiane in poi.
!} giorno, 4 maggio. 0
Appena giorno si sono vedute armate le due ban1iie nemicbe presso il casello-bucato e presso il forno, il èb.e foceva·supporre che il nemico beo pi·esto aprisse il fuoco con qoeJle e che ·altre ne smascherasse; ma veduto trascorrere alcun tempo senza ·cbe' tanto avvenisse, si è ripreso il melodico fu oco tendente a rovinare i la·,ori già terminali dal nemico, e rallentare quelli in cot'so. Per !a q,ual cosa si sono regolati i tiri nel seguente modo: LUNETTA Xl f.
Con l'obice tla 6 pollici si è tiralo una granala ogni ora, d~ rimbalzo, alla tesla della zappa cbe parte dal forno. '· '.LUNETTA XIII.
Con l'obice da :H e con quello eia 6 pollici si è tirato alla testa del.la stessa zappa: col primo· facendo due tiri .ogni ora , col secondo un solo.· l\lDOTTO l\JZU.I\Df.. '
Con ,quattro cannoni' .si è tirato alla testa detta zappa in dirézione della Boeri a, studiandosi colpire di volata,, ed alternando • 'le . palle con le granate. Si sono fatti due tiri ogni ora p<w ciascun pezzo. CONTUOG UAI\DIA N° Il.
Con due obici da 5° 71 2"· si è tirato allo stesso sito del ridoUo Rizzardi, pure di ,•alala: -- Due granale ogui ora per • ciascuno.
ll [fESA DI M,\HG!rnRA
BATTERIA DEI CINQUE ARCHI.
Col · Willa'ntroys s_i sono fatti due tiri all'ora di volata alla stessa testa di zappa. IlASl'IONE N'' I.
Una bomba da 8 pollici ogni ora alla testa della stessa zappa,' ed . una· da 12 alla batteria cosl'ruita dal nemico alla , dri fta del casello~ bucato.
Una bomba da. 112 ogni ora sulla stessa balleria nemica. BASTIONE N° V.
Co\ pezzo al saliente si è tirato a questa medesima batteria, e coli quello alhi spalla dritta e l'altro cli grosso calibro cb 'è sul fianco dritto si è invece fatto fuoco sulla batteria presso al , forno. Ciascun pezzo ba fatto due tiri in un'ora, -alternando le palle' con le granale. IlASTlONE N° VI.
Cqi cannoni della faccia sinistra si è. tirato di primo lancio con pallè e granate, aJla balleria nemica presso al ~asello-bucato, e con quèlli della faccia dritta alla batteria esistente presso il forno. - Due tiri ogni ora per cia•squn pezzo. Il \\7illantroys è stato deputato a còadiuvare con frequenti tiri le artiglierie delle faccie per tental· di smontare e -rovinare le batterie ne·miche.. DASTIONE N° Vll.
Còl cannone cli grosso calibro, ch'è sull'atigolo alla spalla sinistra, si sono fatti due tiri ogni ora, a palla e a granata, di
24 U!Ff:SA nr MARC-Ulln A volala contro !a batteria nem ica presso il cascllo-bocato. Con doe cannoni d~lla faccia sinistra si è tirato secondo il soli!.() ai lavo,ri fra il canale di Mestre e l'Osellino..A questi medesimi la\'ori si è tirato pure una bomba -da olio pollici ogni ora.
l)!FESA DI ~IARC:trnM
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COHTINA , FRA' JIASTIONl V E V!.
Una bomba da 1 2 ogni ora alla batteria nemica presso al . casello-bucato ed un'altra alla balleria prrsso il forn?, . CORTINA F RA' BASTIONI VI E YI!.
Una bomba da 12 ogni orn alla balleria nemica pre~so al forno ed nna da ollo ai lavori fra il canate di Mestre e !'()sellino_ Sono giunte in. sulle 8 del malli no le munizioni da Venezia, ma non in quantità sufficiente; e però si Ì:i dovulo contenere U fuoc.o nei limiti assegnali di sopra, percbè non venjssero a difettare , nel caso il nemico nprisse il fuoco <lel1e sue batterie. Il fuoco delle noslrc batterie sl ò siirattamente reg~lato sino alle 42 •e 1/2 del giorno, ora in cbe il ncmico,quando men o da noi si attendeva, ~a aperto il fuoco con sQUe bànerie, crqè : tre_di cannoni , delle quali nila fra il canale cli Mestre e l'Osetlino , e due quelle che già si erano . scorte presso· il ,case,llobucalo e presso al forno, contro coi si era, ti:ato sino a quel momento; tre di . morlài, delle quali una sulla sinisti:a della slrada ferrala e dne. fra la si.rada ferrala ed il canale di Mestre. ; una di 'obic,i quasi accoslo a qne\ta di cannoni presso il forno: Almeno si è poLL1to così valutare nel momento dél fuoco, chè p0,r altro indizio , di forma non si scorgevano coteste battcrir. Oltre di ciò, gran numero di macchine da ra?:zi sono stare collocale nei lavori a zig-z::1g procedenti \ erso la seconda p'ara'lella forse nello intendimento €l'incendiare il gran numero di- baraccbe, che il nemico sapeva esistere ucl forte, affine d'ingenerare <l'isonl inc e sgo nwnlo. 1
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Il che si era Len pnweduto, e dal genio se n'era h1comincial:ò il. disfacimento il giorno 3; ma nel breve tempo solo poche se ne a\'evano potuto abbalterr. L'altacco si è sviluppato quale già appariva dai giorni préced,cnti, cioè sul bastionè n° , 1; sulle lunette 11° x11 e x111, alla faccia dritta del bas~ione 11° y ed alla sini;;lra del bastione n° v11. Il fuoco è staio principaimen le dirello al bastione n° vi ; alla Innella n° x111 ed al ponte che·pcr la sinistra.della cinla inlerna fa cori1unicare con l'eslerna. , Le opere della sinislra,clella piazza, come il ridollo Rizzardi, fo b,atteria dei' Cinque Archi e la balleria Spera nza, no'n banno avuto quasi ,nnlfa a soffrire:· poco il bastione n° 1, e la contro.guardia n° XI. Il fuoco nemico ha esordi lo co11 ,•iolcnza, al qtiale· si è lardato pochi morncnli a rispondere, per lieve sgomùnto 11alo fra le nostre Lrnppe colte quasi di sorpresa; ma si è durato poc:,\ fatica a riaccendér~· gl i spiriti a\ grido cotanto sentilo dai ,nostri soldati di Yiva l'Italia, ·ed in u11 subito si è risposto con tale ellflrgia ed ag..giustatPzza, da fare che man mnno diminuisse il · fuoco del nemico sino alle t ·porneridiane. Poco di poi--è ri11gagliardito, ma tosi o è scemato progressi{arnenle: ~inchè preaso alle 7 pomeridiane sì è cst:iofo quello dei canrioni e degli obici ed è lc11tamenlc proseguìlo quello <lolle bombe e dei razzi. Il nostro fnoco in allora si è pun•. rallentato , ed è rilonlato qual . era prima dell'attacco. Nel corso del c,ornbattirnenlo , ,essendo stato rovesciaio nn affusto da 24 al· bastione 11. ·v1 colpito da pa\Ìa nemica in una rl101a , lo si è rimessò in balleria dopo aver cambiala quella ruota; operazione difficile sollo un fu oco gagliardo, la quale non pertanto è stata prontamente eseguila. Una bomba caduta durante il ·comballirnento su ·piccolo maganino dì ·m'itraglic addossato al ra1lìparo della faccia sinislra dd bastione n. vr, lo ba interamente dislrullo· , senzu cl,ie per 0
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DlFESA D1 MARGHER,\ 26 questo fossero· rese interamente inutili le mill•aglie cbe ,vi si contenevano. È rimarchevole, cbe i datiui arrecati dal nemico alle nostri'\ artiglierie sui rampari , è stato ben lieve relativamente al gran numero di prnielli da lui lanciati , attesa la distanza troppo grande alla quale trovavansi collocate le sue batterie: Difalti, oltre al danno succitato, una bomba è caduta sulla piattaforma di un cannone da 6 eh' è sul fianco del bastione n. vu, e l'ba resa inutile; un affusto d'a 18 al bastione n. v, che per la sua posizione,nou aveva pot(lto prender parte al combattimento, è stato danneggiato da una gru nata; un ·sollo affusto rda piazza. costa è stato messo fuori <li set'vizio. Altri danni agli affusti , ai sotto a!fosti -eù alle piattaforme ·sono stati· ·cagionati dallo sforzo delle nostre stesse artiglierie. Nel còrso del combattimento i razzi e le granate nemiche ~anno incendiato la grande baracca che serviva di casèrma alla •' compagnia di artiglieria Bandiera-Moro esistente nel bastione n. 5, oltre a gravissimi danni sofferti dai -proietti· di ogni genere quivi caduti. L'incendio è stato prontamente spento, come lo ~ stato pure q_uello di altra baracca presso al èoma,udo· militare 1 e di una terza vicino alla polveriera n. 1, li lavoro della baUeria sulla caserma ha dovuto sospendersi, perchè fosse segno. ai tiri nemici. Come pure ha dovuto sospende1:si quello dell'abbassamento delle artiglierie dei fianchi. 0
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9 .' , nolt~-, dalle 8 della sera alle 6 del maUino.
Non appena imbrunito, si è datò opera a riparare i danni sofferti ·nel combattimento, ed a provvedere di munizioni tulle le particolari riserve delle batterie per circa duecento tiri per, ciascun pezzo , affin _di trovarsi al caso di rispondere al nemico, se alla domane avesse nuovamente impegnato il combattimento, Le munizioni, per le quali si era mandato a sollecitare gin dal cominciamento dell'azione , sono giunte nel corso della notte-.
))U'ESA Df .\URGHERA
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Si è ripreso alacremente il lavoro della balleria sulla casei·ma e quello dell'abbassamento delle artigl ierie -sui fianchi ; si è dato mano a racconciare le traverse, i parapetti e le comunicazioni fortemente danneggiate. Il difetÌo di lavoratori- e di materiali ba impeclito di farsi altrrttanto per le stecconate i11 buona parte abbattute dal fuoµo nemico. Si sono riempiti due mila sacchi a temi, parte serviti a cotesti riatti, parte ripartili in deposito su)le differenti opere per servirsene ai bisogni d.èl momento,. nel caso di nuovo combattimento. Si è cambiato un sotto affusto da piazza ad U!1 cannone sulla. faccia sinìstra del bastione n. vu, il quale aveva sofferto nel corrente di mezzo. Si è cambiato pure un affusto da costa ·al cannone eh'.è sul fianco dritto del bastione n. v, , per.chè rotto il èuscinetto del ruolino di dietro. · Si sono riattate due piattaforme per mo1:tai da -12 e da 8 sulle due cor.tine della cinta esterna ed una da 1 'i sul bastione n. 0 11. Altri piccoli accomodi si sono sopra luogo es~gui li agli affusti ed ai sotto affostL Nè _potendosi tutto fare ne! breve corso .della nolle, le cose non di prima necessità si sono rimesse al giorno susseguente, ove il nemico non rinnovasse l'attacco. · Il fuoco della piazza, di reti o a disturbure il nemico intento a·riparare i danni sofferti -nel giorno, bà continuato tutta notte col met.odo stesso delle ore .del giorno prece.dente .a\l'altacco, indirizzando inoltre qualche bomba da ·12 alla bat.teria di mortai suHa sinistra della strad<1 ferrata , .da cui il- nemico non ba cessato di tirare interrottamente sino all'albeggiare,- .insieme al lr:.ùre dei razzi. · · · Appena giorno , già tutto era pronto per noi a novello com~ battimento. . , . IO" giorno, 5 mag·gio. 0
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li fuoco del nemico è interamente ces$alo col far del giorno.· Nei suof lavori nulla si è osservato di nuo,:o. E però si è ri-
DIFESA DI MillW HER,\ 28 tenuto essere eg\.i slato nel corso della holtc lutto intento a riparare . gravi danni solforli nel combaltimenfo del giorno
preceùenté. · , · Da noi si sono proseguite le riparazioni intrnprese nella notte e cbe per la brevi la del tempo non' ~ve:vano potuto essere condùtle a termine. Si.è pnre Llato opera a. rimcllere le stecconate abbattute. · Inoltre si è osservatù nel corso del combat,_ timento quanto pericoloso fosse transitare pel ponte cli sinistra che dalla cinta interna conduce .all'esterna, perchè. pre_so di fianco da -gran numero di proietti nemici; i quali nel soperarn quell;i. parte della fa~c ia destra del bastione n. v1 · eh' è at_tigua aH'angolo alla spalla ed- al fianco destro dello stesso bastione, venivano quivi . a cadere: e però si è dato opera ad elevare quelle parti del parapetto con talune ceste ripiene di terra a guisa di due grosse traverse. · _. •. Veduto pure quanla difficoltà s'incont1:asse ad ammrn1strar_e . l'obice Willant.rovs sul saliente del bastione n° v1, ed avuto rio-uaido come i~ quel punto del pìù gagliardo altacco del ~emico occorresse un'arme più maneggevole, .si è lavorato a cambiarlo con un obice da 6, tolto dalla .controguardia n° IX, ov'era inutile, perocd1è quell'opera è fuori l'attacco del nemico. Si è continuato nel penoso lavo1:o della balleria sulla caserma n° 1, e p~rchè potesse essere pili cgleremente armata, sì è pensato destinarvi due obici da 6 pollici-tolti dalle lunellc n° Xli e x111 , invece dei cannoni da ,18, i cui affusli si stavano costruendo al\'ai·senale, E>cl o.ccorrevano ancora taluni, giorni prima che potessero essere condoltì a termine. Alle lunette si sono sostituiti due obici lunghi da iS ~P, dell;arliglieria da campo, ritenendoli pìLl acconci a. stare in cannoniera, cli (lUe\lo che lo fossero gli obici corti. Sì è comi~ciala pm·e la costruzione çli una se~onda traversa sulla faccia dritta ciel bastione ·n° v,., non perchè qu esta potesse essere. bat; uta con •1iri 1n' rimbalzo, ma perc!1è riconosciuta utile ,1.garan0
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PIFl:'.SA DT ì\lARCH!èRA
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lire gli artiglieri presso r 1wzzi dallo scCJppio dei proietti vuoli. Si è elevato pure un mezzo merlone sulla sinistra de\· saliente del bastione n° v11,. per garantire il pezzo· quivi collocalo, ìl quale vien pres~ di sbieco ualla uernica balleria presso al fofoo. Veduto quanto utile fosse stata la traversa cosiruila alla cortina fra i bastioni n° vi e YH a garantire i mortari e gli artiglieri, si è dato coTT)inéiamento alla costruzione di un'altra travcYrsa identicamente collocata sulla cortina fra i bastioni n° y e YI. . Ci siamo astenuti dal rifare le piattaforme soverchiamente scosse dal fuoco del precedente giorno, per ferna di trovarci con parecchi pezzi smontati,• nel caso il nemico, riparati i danni , a\,esse nel corBo-del giorno riaperto il fuoco. Ma giunti alle ore pomeridiane, e poche ore prim'a del tramonto, si è'incomincialo il lavoro per un cannone sopra affusto da piazza-costa al bastione n° v, -per allro sopra affusto da pillzza al bastione n° vi, e per un mortaro da ~ 2 pollici alla corrina fra' bastioni VI e v11. Tutti -cotesti lavori, col giorno 11011 hanno polu Lo essere terminali e si sono p1•0s0guìli nella notte. Per dare riposo agli artiglieri , tutta la forza si è divisa in t1:e parti affine di tenei·ne .una in servizio sui parapetti, una di riserva ed una interamente in 'riposo. La parle cles~ioata al riposo dell'artiglieria Banclièra- .Moro si è permesso che si recasse a Venezià presso le loro fam iglie, · e ri manetvi due giorni. Pet· gli artiglieri da c·ampo è stato di5poslo cbe venissero cambiati ogni' quallro giorni. - E per quelli dell'artiglieria terrestre si è domandato èhe lo fossero 'ton quella frequenza che·la forza del corpo permettesse. Quelli di marina sono slali oggi cambiali in. piccola parte. f l'oocbi della piazza, ùalle 6 del malt.ino alle 8 della sera, si sono regolali nel seguente modo: LUNETTE N° Xli E XIIJ.
Ifonrìo indiriaat,o i fu ocl1i dei pezzi della faccia sinistra alla
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DIFESA DI llARGHlmA
IJIFRSA lJI MARGl!JèRA
tesla della zappa sulla sinistra della strada ferrata. Ciascun pezzo ha fatto quallro Liri ogni ora.
BASTIONK N° Y.
LUNE[TA N° XIV.
Coi pezzi <.!ella faccia sinistra ba tiralo sui lavori nemici a dritta e sinistra del canale di Mestre. Quallro tiri ogni ora per ciascun pezzo. RIDOTTO RIZZARDI E IlATl'ERL\ SPERANZA.
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Hanno fallo quattro tiri all'ora per ciascun pezzo al lavoro di zappa sulla sinistra della strada ferrata.
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Con metà dei pezzi ha li rato al la.varo di zappa sulla sinistra della strada ferrata, con gli allri alla balleria vicino al forno. Quattro tiri ogni ora per c"iascun pezzo.
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COllTllS,1. FRA I llASTIONI N° V E YJ.
Una bomba da I 2 ogni ora alla balleria vicino al casellobucalo, ed una da 8 alla testa della zappa sulla sinistra della strada ferrala. 1
llASTIONE N° VI.
Col Willantroys si sono indirizzati tre tiri ogni ora allo stesso lavoro nemico.
Coi pezzi della faccia sinistra si è tirato alla batteria sulla dritta del casello-bucato, e con quelli della faccia diritta al lavoro di zappa cbo parie dal forno. - Quattro tiri ogui ora per ciascun pezzo.
CONTROGUARD1A N° Xl.
CORTINA FilA IL BASTIONE VI E Vll.
Coi due obici da 24., ha fallo due tiri ogni ora per ciascuno, pure indirizzati a quel lavoro Ji zappa.
Una bomba ùa 12 ogni ora sulla balleria fra il canale di Mestre e l'Oscllino, ed una da 8 sul lavoro di zappa che si vede procedere in questa stessa direzione.
nATTERIA DEI CINQUE ARCUI.
BASTIONE N° I.
Una bomba da 12 ogni ora alla balleria nemica di mortai sulla sinistra della strada ferrala, e con due cannoni quattro tiri ogni ora per ciascuno sulla sinistra della stessa strada. BASTJONl N° li E lii,
Una bomba da •I 2 ogni ora alla batteria nemica a dl'ilta del casello-bucalo presso la strada ferrata, un'altra alla balleria presso al forno.
llASTIONE lS 0 VII.
. Con tutti i pezzi della faccia sinistra ha fo tto quallro tiri ogni ora, metà indirizzati alla batteria fra il canale di Mestre e rOsclli~o, _l'altra metà al lavoro di zappa cbc procedP, nella stessa direzione. - Una bomba da 8 ogni ora è stata pure indirizzata sul medesimo lavoro. Si è dovuto essere parchi nel tirare lo bombe, perciocchè n?n prima di notte han potuto giungerne da Venezia in suffi c1cn1c quanlitb.
Dal genio si è clalo opera ad abbalLcrc con la maggiore possibile so!Ìeciludinc la baracca della ·1' compognia di arli glicria_Bandict:a-Moro, insie1n0 a' LnLte le allre esistenti 11el forte e nelle opere distaccale, sgombcr.1rne il materialè e spedirlo a Venezia. Nella prima ora del mattino essendosi annunziato-ua pa,rhmcnlatio nemico, si è sospeso il fuoco, e si è ripreso appena quegli .ha messo piede nelle nemiche trincee. É giunt0 <la Lido un distacca men lo di itt) arti'glicri da campo in aumento di quelli ,che gitt esistevano ne\ forle. Da Venezia è giunto un distaccamento dì GO arliglieri di marina, metà servili a dare il camhio 'ai più alfolicati del loro corpo, e l'altra i ll aumento degli arligl'ieri Bandiera- Moro di servizio al bastione n° v1. È giunto pure un distaccamento di •1 00 arpglieri terrestri per dare il rnmbio a parte di quelli esistenti nel forte. 1 9" notte, dalle 8 della sera alle 6 del mattùw.
I lavori nel giorno intrapÌ'esi, e quelli dei precede~ti giorni non ancora condotti a termine, si so·no proseguiti nel corso della notte ·ed alacremen te. li · fauco Ila proceduto come nel gioriio; solo presumendo che il nemiéo putcs3e act:inger:oi ad aprire la seconda parale\la, inoltrati com'erano.i suoi lavori cli zappa a· zig-zag , e mancando no_i de'buoni artilìzi ad i\f~min~re i\ terreno circostante alla piazza , si è di tratto in \rallo eseguito il f~oco di' metraglia· dalla lunetta n° x 11 e x1u· e dal bastione 11° v1 su lutto lo spazio nel quale il nemico avrebbe cl.ovulo intraprendere il suo \avor~--
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DIFESA DI MARGHERA
DJFJ,:SA Dl ) IARtarnnA
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1 '1 ° giorno, 6 maggio. Ad onla del fu oco ben regolato e piuttosto nudrilo mantenuto in tutta la uolte ualle opere della piazza, ed in particolare di
quello a metraglia eseguito ad ipterva\li , al far del giorno il nemico ba fallo trovare traccioto, ed ·in parte esrguila la seconda paralella a zappa volante distante un 500 metri dai salienti dei_ bastioni,, Ja qnale, a partire dalla testa della zappa in direzione di Boeri.i, procede con un breve tratto qua~i ad inconti'are la strada ferrnta, e con un secondo tratto dalla drilla della strada f~rrata (ove prima esistev-a un casello fallo -saltare in aria sin dal giugno dell'anno scorso con la mina) , si sprolunga sino al f anale di Mestre. Inoltre già scorgcvansi le tracce dei rami per camminare verso la terza paralella, l'una sulla sinistra della strada ferfala e i·a~ente la diga di essa, e l'altra dall'estremo ~ella Lrinc;eà confi nanti." cdl eanale. - Immantinente si è aperto 11 fuoco su lolla la fronte, tendente con tiri di rimbalzo sul lavoro della trincea, e di volata sulle due teste di zappa succitate, a rovinare l'eseguito lavoro; risultamento pienamente ottenuto, percinccbè in men· di due ore si son veduti quasi distrutti i due ram_i procedenti verso la terza paralella, e grande!Jlenle rovinata la trince,a in lu'tta la sna distesa. - Da, questo • momento, ed in tulli i successiv i giorni, i tiri di rimbalzo sulla seconda paralella si sono e&eguili con metà cli carica, conservando _le cariche in tere pei tiri indirizzati sul la prin1a paralella. Pei mortai si è conservalo costante l'angolo di 4.5" ~acenrlo variare le caricl1e e le lunghezze delle spolelle. Alle ore 8 antimeridiane il fuoc,o è stato sospeso, ·per dar ltfogo al~'ust:ita di un parlamentario dalla piazza, con la risposta del pr~sHlente del governo alle proposizioni i1wiatc il giorno precedente dal nem.ico; rientrato i.I qualr, si è tosto ricominciato il fnoco. 1
Dalle 1 O in poi il fuoco ha ripreso il suo andamento ordinarro, ·ed i. tiri eseguiti sono stati gli stessi del giorno precedente; coli 1a sola differenza, che quelli indirizzati ai due lavori ?i zappa nella direzione di Boeria e del forno, lo sono slali rnvece sulla seconda paralella dalla sinistra della strada ferrala ANNO
l!L Voi. JV_ - -3
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ll!FESA DI MARGHERA
DIFESA DI MARGlURA
al canale di Meslre. Il fuoco indirizzato fra il canale di Mestre e l'Osellino non ha sofferto variazione;· perocchè da quel lato procede ancora il lavoro di zappa non ancora giunto all'altura della seconda paralella. Si è pro~eguilo nel lavoro della traverHa al bastione n° v, delle traverse sul parapetto del bastione n° l'J, deputate, come dicemmo, a garantire in parte il ponte sulla sinistra, il mezzo merlone al bastione n° vH, e la batteria sulla caserma. Si è menato a compim~nto l'abbassamento delle artiglierie sui fianchi. Gli altri lavori non· ancora compiti nella scorsa notte, lo sono stati durante il giorno. , A meglio conire le artiglierie della piazza dalle offese del nemico da\ momento .che aprisse il fùoco dalhi seconda paralella, si è disposto inalzare i merloni sui par.apelli con sacchi da terra, e mettere le artiglierie tutte in cannoniera. E però si è deputata gente a riempire i sacchi, · man mano cl1e giungessero dall'arsenale dì Venezia. Sono giunti da Venezia un cannone da ·18 di ferro sopra affusto · JJJarino, di rimpiazzo al Willantroys alla batteria dei Cinque Arcb i, e due mortai petrieri, i quali si sono messi in deposito al piede del ramparo della cos'lina fra', bastioni n° v1 e vn. Si è spedito a Venezia l'obice alla Willantroys tolto dal ' bastione n° VI, 1 ,1• notte. Si sono prosegu1l1 _1 lavori del giorno, dei quali si sono condotti a termipe quelli della traversa al bastione n° v 'ed il mezzo merlone al bastione n° vr. I fllophi sono proceduti come nel giprno, da alcuni tiri in fuori a"oiuuti alle teste delle zappe procedenti verso la terza · l:)l:) '' parale)la già distrutte nel corso del gioi no. Si è pure aleun poco accresciuto il fuoco delle bombe, sopratutto .di quelle da 8 pollici sulla seconda para}ella, alla quale indubitatamente 1
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doveva travagliare il .riemico per riparare i gra1;i danni sofferti, Alle undici della' sera si è sospeso il . fuoco dei cannoni e degli obici ,dal bastione h vi e dalla lunetta n° x111, non che <1uello delle bombe dirette nella seconda paralella·, affine di dar !\10go ad una piccola sortita dei nostri fattasi inuanzi a molestare con vivo fooco di moschetteria, e mollo dappresso·, i lavoratori nemici nella seconda p,ll"alella. Si è montato il cannone da ,18 alla balleria d~i Cinque Archi. Si è condotto a termine la traversa sulla cort ina fra'bùstioni n° v e v1. ,12° ghm10, 7. maggio.r 0
L'inimico durahte la scorsa notte ha in parie riparalo i <lanni sofferti' alla seconda paralella dal fuoco •del giorno precedente. Null"altro si è scorto <li nuovo ne'suoi lavori. li fuoco della piazza si è regolato allo stesso modo, del. giorno precedente, per disturbare i lavoratori nemici intenti a perfezionare il lavoro dèlla seconda parale.Ila. In sulle 4 pomeridiane una piccola p~trtita dei nostri tiratori, proced,endo per gli argini del canale di Mestre, si è spinta fin sotto la trincea uemica a l,irnienlare i ·lavora lori, e li ha coslrelli a sostare dal lavol'o. Le, opere della piazza, intanto, non bar.no sospeso il fuoco, ma solo si è ovulo cura di scansare i nostri soldati e proteggerli nella ritirata. Si sono rifalle due piallaforme da piazza-costa ai bastivni n° r e n° rn, ed una per ,mortaio da 8 sulla cortina fra' bastioni n° V e \',I, •. Si sono continuati a riempire i sacchi da terra. - Si è menato, a compimento i.I lavoro delle, traverse sul parapetto del bastione n° v1 cd il mezzo merlone sul saliente del ba1-tione n° ,•n. - Si è prosegui fo 'i l lavoro della batteria sulla caserma. Avendo osservato nel comb~tlirnento del giorno 4, quanto disagevole fosse l'eseguire. lntsf)Orti soli.o al fooco nemico , si è
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DIFESA DI MARGHERA
· comincìa_to a far portare presso le bàtterie gli alfus'li ed i soltaffuslì: da ricambio e farli collocare nei siti meglio coverti dal frioco nemico, difettandosi •di ricoveri c.onvenienti precedentemente preparati. ~onò giunte dall 'arsenale munizioni, ma non in {1ue!la quan~ _ tità richiesta. 12' notte, daltè 8 della .sera alte 6 del mattino.
li fuoco di questa notte è stalv precisamente lo stesso dellt1 notte precedente. Sì sond prosegui Li i lavori dì 'ter.ra e quelli di trasporlo del materiale. 13° giorno, 8 maggio. Al fore del giorno dalle opere della piazza non si è veduto lavorare in alcun silo della 2• paralella etl anzi sembr~va vuota, ·come se ne fosse stata perfezionata l'opera nel corso della uolle. Per la qual cosa si sono spin le innanzi due esplorazioni, una per la strada fer rata, l'altra per l'urgine sinistro del canale di Mestre. La prima non ha scorto che pochi uomini in essa sparsi: nell'avanza1;si la seconda trn ccnli 11aio di cacciatori nemici ba occupato la_ lesta della zappa. - Alcuni de' nostri i quali si sono spinti fin sollo le trincee, ha n potuto scorgere com'essa non fosse ancora af·mala, comechè _all'esterno ne sembrasse te;.minato il lavoro e che in nessun punto ,si 'hworasse. Nè avendo il nemic9 lavorato in tutto ì\ GOr.so del giorno, il fuoco · <lel\a piazza,-.sebbcne di notte, allo stesso modo del giorno precedente, è stato men vivo ; di guisa che le·rouniziùni consumale sono state più del terzo di rneno. Souo gi·unle da Ven·czia le muu:zioni in rimpiazzo di que\\e consumale. ,Si è dato opera a tracciJÌ·c le can11onìere, ripartendo le dire-
DIFESA D(. 11HGllE11A
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!l_ioni dc' fuocb i della piazz'a~e dando tale campo al tiro di ciascun pezzo, cbe riescisse. riunirè sufficien te quantità di fooc_hi sopra ciascun punto ~el terreno, ove fosse possibile che· il nemico smascherasse una batteria. - Eseguito il traccialo , se n'è inGominciata .la costrnzione cou rivestimento interno a doppia ma di saccbi da tei-ra. . · Si sono proseguiti gli altri lavori non ancora terminali. Si è spedito a Venezia l'obice Willautroys tolto a\\à balLeria dei Cinque Archi. 13" nolle, dalle 8 della sera alle 6 del mattino. '
Nou appena imbrunito, il fuoco della piazza s_i è fatto più gagliardo cd ha proceduto come. nella nolte precedente, affinchè il nemico non pote·sse avanzare coi suoi lavori col favore delle tenebre. · Gl'intrapresi lavori si sono pro~eguiti con tutta alacrit·à. Si sono ·pure racconciate due piattaforme da mortai,· una da 12 al bastione n? m, l'alt.rada 8 alla .cortina fra' bastioni v··e vi; non che una per affusto .da piazza-costa al bastione n<> v. Si è pure cambiato un 'sottaffusto al bastione n° vii. Incerti sulle iritenzioni del nemico, il quale in tutto il giorno aveva fatto sosta al lavoro, si sono apprestate nel cqi'so della notte le truppe per una forte sortita spartita in due colonne, l'una di 100 nomini da procedere sulla sinistra del canale di Mestre ed attirare da quel lalo l'attenzione del nemico, l'altr'a di un 450 uomini con zappa lori ed artiglieri1 forniti d'istrumenti atti a colmare le trincee, rovinare e bruciare le. piauaforme e gli affusti. Questa seconda colonna si è. fatta pure ac'compagnare da due spingarde da una libbra trainute a mano. Scopo della so1:tila dover essere qucJlo, di penetrare nella trincea , ove · fosse ,debolmente occupata, 'ed arrecare quanti maggior( · danni si potesse ai lavori nemici, o ripirgare nel caso contrari.o
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l)!fl ESA
DIF[\SA
or MA RGHER A
e star con lenli dell'aver cosi.retto ìl uemico a far mostra delle vere-sue forze; per tal forma limitandosi al semplice ,ufficio di un\1 ricognizione.
1. 4° 0liiorno , . , 9 Jirnrrcrio. l)t)
·,
Prima che il giorno fosse chiaro e quando già apparin1no i primi albori, i nostri sì sono mossi verso il nemico. Scambiati pochi colpi di fucile, essi si sono spinti innanzi alla baionetta cor, ardore indicibile, ma accolti• da fuoco vivissimo di fucileria a breve distanza dalla trincea gremita 'di soldati nemici, si son veduti costretti a retrocedere, protetti dall'energico fuoco delle artiglierie della piazza; il quale, rallentata al.quanto la fucilata nemica, ba fallo abilità ai ·nostri di ritirarsi con'ordine e calma'. Poco di poi è ricominciato l'abituale fuoco della piazza, regolato ·su quello del giorno precjeente, dappoicbè l'inimico uon si è veduto lavorare. · • Dalla ricognizione fatta s 'è potuto essere certi come il nemico uon avesse ancora armata 'la seconda para\ella, ma invece fosse int_ento a prosciugarla dalle acquè ond'era inondata; acque c;olà versate dallo innalzamento di quelle del canale di Mestre prodotto eia un •cavedone costruito innanzi la lo nella n° xm, affine d'impedire che le acque dclFOsellino, le quali rendono paludoso il terreno intorno al fÒrte Manio e lo fanno inattaccabile, potessero essere clìslolte dal loro corso con apposi lo taglio , com'era intendimento· del nemico, e versale ilei canale suddetto. Le acque in questo raccolte, innalzate dall'ostacolo frapposto al loro corso, venivauò par lai forma a superare gli argini e ' versarsi sui terreni a clrilla e sinistra. In tal guisa oUene_vasi il doppio scopo di mantenere inondato il terreno innanzi al forte Manin, ed inondare in pari tempo le · nemiche tiìncee; il che ba fotto sospendere àl nemico l'incominciato ' lavoro nell'interno di 'Mestre. Non ·pertanto 'le sole ,frque del canale, arrestate nel loro corso, sono state sufficienti
nr l-1,\ RG!TERA
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a. versare rant'acqua nei lavori del neu~ico e sul terreno circostante, da costringerlo a penosi lavori cli scolo.-:- La qual cosa non poco vantaggio ha recato alla difesa della piazza, che in tal gn isa di pareccbi giorni si è trovata protratta• . Verso le 1 O antimeridiane, essendosi alcuni prodi nostri so~dati falli da presso alla trincea nemica accosta al cauale di Mestre, amn di riton-e due dei n.ostri quivi caduti nel combattimento; ma feriti e respinti quanti mai alla pia ·opera si accingessero, dalle opere della piazza che guarda quel lato, si sùno quivi diretti il maggior numero <li pezzi che si potesse, per proteggere una partita <lei nostl'i cbe arditamente si è ìaua innanzi a compiere l'opera santa. Il fuoco delle nostre artiglierie è stato sì violento ed àggiustato, che in pocbi momenti la trincea è stata in quel sito tirnlo malconcia, da mellere i ne·mici allo scoverto .e costringerli a sloggiare. E però i nostri, g'arantili dal fuoco della piazza, e coverti da un carro ripi:,no di fascine e sacchi da terra cbe li precedeva, h~n potuto CQmpiere l'opera loro. Dei due levati dalle mani del nemico, se uno era morto, l'altro si è stati fortunati salvarlo del tullo, pcroccbè era privo di sentimento soltanto. Per tutto il rimanente del giorno il fuoco ba continuato come prima. Si è proseguita l'im;·apresa coslrnzionè delle cannoniere. Si ~ono riparati alcuni piccoli 'danni sofferti dagli affusti e sotto affusti -negli sforzi d,ello sparo. Si è continuata la costruzione della batteria sulla ca~erma. Ed essendosi. per l'àrmameutò di essà ricevuti da ·Venezia un affusto da piazza-costa e due di rnàriria per cannoni da 18 di ferrn, si è. desistito dall' armarla co' due obici da 6 pollici; e quello fra quèsti cµe prima era alla lunetta n. xu, .si è rimesso al suo posto antico , e · ·l'obice lungo da 2,t si è passalo sul. fianco sinistro del bastione n. vu, •per accrescere l'armamento di quesl.o fianco. Per -la qual cosa si è dato op~ra alla coslru:.r.ione della piatta0
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forma, . e Jella cannoniera tagl iata nel parapettò del fiauco stesso. Dall'una pomeridiana in poi il nemico si è dato a lanciare bombe_nel forte da una balleria della prima parnlella sulla sinistra del canale di Meslre, ed ba eosì continualo in tnllo il rimanente del giorno. I noslri hanòo prosc'gnito il loro fuoco, · senza aceelerarl9 menomamente. Sono giunte le munizioni dal!' arsenale. ,J 4• '
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DIFESA Dl ~IARGIIERA
DIFESA DI !IARGHEI\A ,
no/le, dalle 8 della sera alle 6 del 1J'/.allino.
fosse montalo s0p1·a affusto basso, e però coverlo dalla faccia ciel bastione contro i liri nemici, si è sosiituilo un cannone da 12 da campo a quell.o da ,18. Di guisa cpc ciascuno dei fianchi dei bastioni del fronte d'3,llacco, è risultato armato con due ci1nnooi da campo ed uno da piazzn sull'angolo alla spalla· da potersi pure girare ;;ul fianco. E però si è. dato opera al taglio delle cannoniere, ,alla costruzione delle piattaforme, al trasporto del materiale; .lavoro che non si è potuto eseguire com-· giutamente 1iel corso del giorno. Si sono pure proseguiti gli altri -lavori in corso.
·'
I lavori non ancora tcrmioa_ti nel giorno, si sono proseguiti nel corso della. notte. Il f(!oco ha proceuuto cc,me nella no.ttc precedente. Di teinpo in tempo si sono fau1 · lanciare proielli luminosi daÙ>a lunetta
,15" notte.
Col fare della notte il nemico ha rallentato e quindi cessalo il tiro delle .bombe.
Nel corso della notte il' nemico ha di molto rallentato il ·tiro delle bombe. Dalle nostre batterie si è tirato come nella noue precedente. Si · sono pl'Oseguiti i .lavori intr:tprcsi nel giorno , non che q1,1elli già· in corso . .
12° giorno, -1 O maggio.
16° giorno , 11 maggio.
Col fare del giorno il uemic,o ha ripreso il tiro delle bombe · cot:ne nelle ore porneri<liaue del giorno precedente, e la piazza ha pure regolato il suo fuoco su quello di ieri. j I lavori di lrince.a del ·nemi_co non hanno per nulla progredito, perchè sempre intento a quelli necessari a prosciugare il terreno. Affine di. meglio garantire i salienti. dei b'astioni n. v, v1 e Vll, . ed i ponti che conducono alle lunelle n- Xli e Xli.I ~i è aumentato l'armamento dei fia11cbi del bastione n. v1 , aggiungendo un cannone da 6 da campo a ciascuno di essi. É per avere sul fianco ciel bastione n. v un canno1_1e di facil~ servizio che potesse ccleremcntc tirare a mitrnglia ~ e ne.ll~ tcsso t~mpo
Nulla dL nuovo si è scorto col far del giorno nei lavori nemici; se non che si è vednta cresciuta grandemente l'inonda zione , delle_-ti:incee e del terreno circostante, prodotta dalle nostre opere idrauliche. Di. guisa çbe, non potrndo il nemico proseguire nei suoi lavori, ed il terreno molle rendendo poco ellìcace il tiro di. rimbalzo delle nostre artiglierie; si è nel corso del giorho tirato lentamente di volata, a palla e gì•anatù, all e batterie della prima paraletla, snUe quali si è pure tirato coi mortai çla 12, pollici. L'inimico nel corso del giorno ha gittato poche bombe nel forte, ed invece ha co11tinua1~ente tirato granate tilla Scllrappenel e razzi. In suUe quattro pomeridiane,. fallosi ·sovèrèhiamente
n.0 Xli.
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DIFESA DI llARGllf.flA
DIFESA bi MARGHERA
molesto il suo fuoco , da tutte le opere del fronte di attacco si è risposto per alcun temp·o con tiri piottosto, celeri. li nemico si è dato s1)ecialmenle a gittare molti proietti alla lunetta n.0 uv, la quale ha risposto col cannone da ,12, ed è stata protetta da due cannoni da ·I 8 ,del forte Man in, comunque fossero a grande distanza. Dal forte Manin si è pill'e ti'rato su di un lavoro nemico verso Tombole ; ma, trovandosi qtiesto coverto dagli alberi e dalle altre varietà del suolo, poco effetto' ha potuto ottenersi dal tiro del fort('. Per la qnal cosa trent~ dei nostri sono usciti con una maccllina da razzi, e procedendo suU:argìne dritto dell'Osellino, si sono recali a collocarla ad Ùn cinque1:ento passi dal nemico, donde llanno con tanta aiw:iustatezza tii'ato da costrin°ere · .il o nemico, dopo breve tempo, a sloggiare dal suo lavoro. Ino_ltre , avendo il nemico intrapr.es~ la c?st'ruzione di uri). batlena a Campallo, dal forte S. G1t1l1ano s1 e cercato moll starlo; ma riuscendo i tiri di . poco efrelto a causa della gran clistanr,a di quei lavori, si è cessato di far fuoco. Rallentalo il trarre del nemico si è ripreso dalle opere della fronte d'attacco l'abituale fuoco. _ Si è proceduto nei lavori per \'armanJento dei fianchi, in quello delle cannoniere su tutta la 'fronte d.i attacco, nella costruzione della batteria. sulla .caserma già quasi al ,suo compimento ed in tutti .'gli altri it~ corso.
L'inimico ha rallentato il suo fuoco nel ,corso della nolle. Le ncunizio-ni sono giunte da Venezia ncHe Me della 1101te amne di avvantaggiarsi dd rallentamento abituale del fuoc~ nemico in quelle ore, e trasportarle con più sicurezza nei magazzini e sulle batterie. '
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Le trincee nemicbe.,sono se'mpre ingombre di acqua: per la qual cosa il fuoco si è regolato come nella notte, ma astenendosi dal trarre sopra Mestre. L'inimico ha tirato bombe nella piazza in tutto il corso del giorno. _ ,, Terminato il lavoro di terra della batteria.sulla C<!.serma, si è lavorato alla costruzione d'una . piattaforma da costa su'l)'angolo ~inistro .~ella balleria, seguita sulla dritta da due ·altre per affusti da marina. Si è pure trasportato tutto il matet'iale neces.,ario all'arniamerito di essa. Affine di g~arènt.i;e [ pezzi ai salienti d~i ba.,tioni n. v e v1 contro il getto délle bombe nemiche, si era già disposto covrirli con blindaggi alla ·prupva. L'opera di legname occorrente a tale u9po al bastione n. v1, già da parecchi giorni in costr.uzionè all'arsenale di Venezia, è giunta stamane, ed immantinente si è la voratò per innalwrla. Quella pel bastione .n. v si ~!tende tuttora. D.iflìcilmente po, si potrà giungere a blindare '. I saliente çel basti?ne n. v11, e gli angoli ?Ile spalle, con'le rntenderebbesi fare. Si è ~ato termine alla costruzione delle cannoniere al bastione u. VI , e si è proseguito io _quelle del bastione n. v. Si sono racconciate talune piattafùr•me al bastione n. 1 ed alla lunetta n. 0 x111. ' · ·I 7• notte. 0
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6' notte.
Si è lirato durante la notte, alla prima paraiella , come nel giorno, e si è fatto perlustrare il terreno ·sino alla seconda paralella da frequenti pattuglie. Si sono pure tirate alcune bo,rnbe su Mestre per impedire che vi si alloggiasse il nemico. Si è menato a compimento l'armamento dei fianchi, l'opera cli terra della batteria. sulla caserma e la .costruzione delle can.nonicre al bàstione n. VII. 0
17° giorno, 1.2 maggìo.
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Nel corso del giorno si (\ rotulo scorgere come il nemico
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DJFESA DI MA!lO!ff.fl.A,
DIFESA DI MARGH ERA
fosse intento ad .un lavoro altraverso l'argine della strada ferrata, che si presume abbia per oggetto di dare scolo alle· acque delle tl'incee: punto sul quale non, si è mancato di frequ entemente tirare ; e se n'è segnata la direzione, per potere con alcuni pezzi tirarvi ancora durante la notte. Sicuri d'altra parte che l'acqua non permetteva proseguire nei lavori di trincea, si sono regolati i tiri nel seguente modo·:
sciare interamente sgombero di fuoco il terreno dalla piazza alla seconda paralella, affinchè le palluglie pÒlessero libcfamenle circc,larc e vigilare i movimenti del nem ico. BASTIONE
N°
VI.
Con due cannoni, per ciascuna delle facce, alle stesse batterie, e con le medesime avve1'l'enzc di sopra.
RIDOTTO RIZZAI\DI E BATTERIA SPER,ANÌA.
Durante la notte si è tir.alo con quallro cannoni sul lavoro della strada ferrala, a palla· e granata. Due tiri ogni or._i• per ciascun pezzo e con carica inliera. llA-l'l'ERl,\ DEI CJNQ\JE AHCIJI.
BASTIONE N° VII.
Con due cannoni due tiri all'ora, per ciascuno, alla balleria I nemica sulla drilla del canale di Mestre - Più una bomba da 8 pollici ogni ora alla batteria ·nemica· di mortai sulla sinis.tra dello stesso canale.
Ha taciuto. BASTIONE N° ,I.
Con çl~e · canuoni due tiri l'ora per cias~uno sul lavoro della sLrada ferrata, a palla e granata, con nielà di .carica.
' COR~INA FRA' BASTIONI N° V E VI.
Una boinba da 8 _ppllici ogni ora ai lavori nemici sulla stràda ferrata, ed una da 12 alla batteria presso aI casello-bucato.
CONTROGUARDIA N° Xl. . CORTINA FRA' IIASTIONI
Con 1 cannone ed un obice due tiri all'ora per ci'ascuno, pure sulla ·strada ferrala. BASTIONE N° lI E 111. .
Du~ bombe da 1 '.2° ogni ora, l'una alla batteria nemica sn\la diritta del casello-bucat.o , l'altra alla batteria presso il forno.. BASTIONE N° V.
Con due cannoni alle stesse <l'ue batlPrie nemiche, ponendo mente a bene aggiustare l tiri soprat~tto dalle 1O in poi, e la-
~? VI
E VII.
Una bomba da 12 ogni ora alla balleria nemica di mortai sulla sinistra del canale di Mestre, ed una da 8 sulla balleria a drHta fra il canale e l'Osellino. -Le altre opere si sono falle tacere. Nel corso della notte sj è montato · il cannone sopra afl'us lo da piaÌza-costa alla batteriél- sulla Qaserma e si è P:·osrguilo .neqa costruzione delle allre piallaformc. Si_è_ continuata pure la costruzione del blindaggio al bastione n° ,yr· e quelfo <lei le cannoni ere al bastipne u v. li nemico durante la 11olle ha -tirato ,due. sole. bombe, ('.incchè 0
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OIYESA DI MAJlGHERA
DIFESA DI MARGHEIU
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L'inimico ba prosegui to nei suoi lavori per prosciugare le trinceo e le batterie della prima paralella. - Col fare del giorno ha ricominciato il giornaliero bombardamenlo. - Nel corso del giorno si è dalla piazza eseguilo lo stesso fuoco della notte scorsa: più dalla batteria dei Cinque Archi si è col cannone da 18 fallo due tiri ogni ora sul lavoro della s1racla ferrala. Si è proceduto nel compimento dell'armamento della balleria sulla caserma, la quale presso al meriggio ha cominciato a trarre due tiri ogni ora per ciascun pezzo sulle ballerie tk'lla r rima paralella e sui lavori di scolo alla strada ferrala. Si è proseguito negli altri lavori in corso.
avesse prolungalo la seconda paralella sulla sinistra della strada ferrata dal ramo di comunicazione sino al canale delle Verze. ' Amolestare il nemico intento a perfezionare il lavoro intrapreso nella nollc si è fallo trarre su questo _dal bastione n• 1, dalla controguardia n° xi, dalla faccia drilla del bastione n" v, dal ridotto Rizzardi e dalla balleria Speranza, due tiri ogui ora per ciascuno dei pezzi di cui sono armate cote~tc opere. Vi si è fallo trarre ancora <lai cannone eia 1 8 della balleria dei Cinque Archi e dal pezzo sopra affusto da piazza-costa della batteria sulla caserma. - Le altre opere banno lirato come nel giorno precedente. Si sono compite le cannoniere al bastione 11° v ed intraprese quelle al bastione n° 1. - Si è proseguita la costruzione del blinclaggio al bastioùe n° n. Si è cambiato un aITuslo al bastione n° v1 cd un sottaffusto al bastione n° v. Il fuoco nemico come nel giorno precedente.
1 s· noi/e.
19• notte.
ha fallo abilità di sbarcare le munizioni giunte da Veuezia ed approvvigionare le ballerie senza pericolo veruno.
-18°giorno, 13 maggio.
l
Il ruoco del nemico e quello della piazza ha proceduto come nella nolle precedente. - Solo dalle lunelle 11° x11 e x111 si è fatto tirare di trailo in tratto sulla seconda paralella sino alle 1 O: da tale ora in poi queste opere han110 taciuto per dare luogo alla libera circolazione ddle palluglie della piazza. Si sono proseguiti i lavori in corso e Ei sono rifatte due piattaforme da costa al bastione n° v, una dello stesso modello al bastione n° v11, una da campo alla lunetta 11° x111 ed una per mortaio da 8° sulla cortina fra· bastioni n° v e v1. Si sono trasportate nel forte le munizioni giunte da Venezia, e si sono approvvigionate le riserve delle batterie.
19° giorno , 14 maggio. Appena chiar1J il giomo, si è polulo scorgP.re come il nemico
Si è lirato sui nuovi lavori ciel nem ico presso il canale delle Verze come nel giorno: dalle rimanenti opere si è tirato allo stesso modo della notte precedente.. ~ Si sono proseguiti i lavori in corso. li rimanente come nell'antecedente nolle.
20° gi~mo , 15 maggio. Appena giorno si è potuto vedere come il nemico avesse, ad onta del nostro fuoco, non solo perfezionalo il lavoro della notte prec~denlc, ma sprolungalo ancora sulla dritta del canale delle Verze, sino ad un seconclo canale che s'incontra prima cli quello di Boa-Foscarina; dove il leneno diviene assolutamente impraticabile a qualunque lavoro. Immantinente vi si è dirello un fuo co gagliardo dal forte Rizzardi, dalla balleria Speranza, dalla balleria dei Cinque Archi,
48 DJ FESA Dr MARGHERA dal bastione n' 1, daJla coutroguardia n° 11, dal canno11e al salicule del bastione n° v: i cannoni della faccia drilla di questo bastione, e quello di sinistra della batteria sulla casermJ, banno lirato sul lavoro del gìornù precedente. I fuochi dolio rimanenti opere della piazza non banno sofferto variazione. Dalle ore 8 in poi il fuoco di queste opere ha preso un andamento regolare: mfltà dei pezzi sono stati rivolti al lavoro del giorno precedente, e metà al novello lavoro. - Le rimanenti opere banno eseguito il fuoco come nel giorno precedente. Pei novelli lavori del nemico, trovandosi in parie avviluppato sulla sinistra il bastione n° v, si è disposto accrescere l'armamento della faccia sinistra di due cannoni da 18 in -bronzo tolti dalle opere non comprese nell'attacco. E perchè questi cannoni fossero garantiti dal rimbalzo, si è cominciata la cosl'l,'lzione di due traverse ad essi accosto. Il Si è credulo pure utile accrescere i fuochi della faccia sinistra della lunetta n° Xli, e però vi si sono costruite le piallaforme e le cannoniere poì· passarvi due cannoni da campo della dritta. Si sono proseguiti gli altri lavori in corso.
DIFliSA Dl .IIARGHEIU
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:H giorno, 1 6 maggio. O
A,•endo il nemico miglioralo i suoi lavori sulla sinistra della strada ferrata, i fuochi della piazza sono stati JirPlli a rovinarli come nel giorno precedente. ' Sulla faccia sinistra del bastione 0° v, si è intrapresa la costrnzioue <:li una piattaforma per mortaio da 8 pollici, da agginngersi all'armamento da quel lato. - Si è proseguita la costrnzione delle traverse e degli altri lavori in corso.
2'1' notte. 11 fuoco della piazza è stato eguale a quello della notte precedcnte. Si è compiuto l'armamento della faccia sinistra del bastione n· v, montando i due cannon i da 18 cd il mortaio da 8 pollìci. Si sono proseguiti i lavori del giorno. Il rimanente come t1ella nolle prece.dente. 0
22° giorno, 17 maggio. 20• notte. li fuoco ha proceduto come nel giorno, meno il tiro del cannone della batteria dei Cinque Archi, e con l'avvertenza di lasciare libero il terreno dalla piazza alla seconda paralella fra la strada ferrata ed il canale di Mestre, per la circolazione tielle nostre palluglie. - Si è portato a compimento l'armamento della faccia sinistra del bastion() 0° v e della lunetta n° xu. - Si è proseguito il lavoro delle traverse e del blindaggio. - Si sono proseguiti gli allri lavori. •- li rimanente come nella nollc precedente.
I lavori della seconda paraleIla sulla sinistra della strada ferrata , guasti dal fuoco della piazza nel corso della giornata <li ieri, sono stati migliorali e consolidali dal nemico nella notte scorsa. InoltM la parte della seconda paralPlla , compresa dalta testa del ramo di comu11icaziou3 sulla sinistra della strada ferrata sino alla stessa strada, è stata forte mente accresciuta nelle sue dimensioni, principalmente in altezza. Cioccbè ha fatto supporre che in quel si to s'innalzasse una grande balleria rivolta alla sinistra della fronte di attacco, e propriamente di riscontro al forte Rizzardi. - Come pure si è scorta racconcia, cd anzi elevala la batteria della prima purolella p;esso al casellù-bucdlo. •\ NNO
lii. Voi. IV. - 4
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llll<'E$A DI ~U RGHER A
A danneggiare i lavori nemicj, dal ridotto Rizzardi, da'l!a balleri.a Sper::rnza, dalla balleria dei Cinque Archi e dalla controguardia n° x1 si è , come nei giorni ,precedenti, tiralo alle parti della seconda paralella sulla sinistra ,e sulla dritta del canalo delle Verze. Dal bastione n° r .si è tirato una bomba da 8 ogn-i ora alla creduta batteria della seconda para_lella sulla sinistra 'della strada ferrata , e coi cannoni quallr!J tirL a palla ogni ora, per. ciascuno, di volata con inl:era carica, ed a granala con metà di carica. Dalla faccia dritta del bastione n° v si sono· fa tti due li'ri ogni ora per ciascun pezz'o a palla e granata, indirizzati egualn~ent~ alla stessà balte1:ia nella seconda paralélla. Dalla cortina contigua si sono pu re quivi tirate due bombe da_8 ogni ora e<l una da , 2 alla batteria pressò al casello -bucalo. ll fu oco sui rimanenti lavori del nemico ha proceduto come ~ :i giorni precedenti. Essendosi itioltre sul fa r del giorno compiJ{o l'armameulo tiella faccia sinistra del bastione n° v·, si è 'coi due cannoni novellaruente 1,nontali tìrato due colpi ogni ora per ciascuno, a palla o granata , di rimbalzo a drilla e sinistra del canale delle Verze; ove si sono pure lanciate due bombe ogni ora col mortaio m~nta.lo sulla ·stessa faccia. Si sono intrapresi i lavori per aggiungere due canno!i eia pi,m,a all'armamento tiella faccia sinistra della lnnelLa n° xiv, dei quali uuo da. 1 8 e l'altro da 1.2 ; e ciò percbè si potesse li rare con cannoni di grosso calibro a sbie~o all'estremo della seconda paral~lla sulla sinistra del canale di Mestre, non che bauere un tratto di trincea poco più indietro sulla driUa del can~le stesso. Il eh~ l.ta potuto farsi senza inconvenie11te ;, p1:rocchè sebb~ne cotesta lunetta, come opera avoniat.a, avrebbe dovuto armarsi con piccoli canÒoni, pure trovandosi collocµ~a in terreno paludo,,o ccl assolutamente impraticabile agli attacchi , la grossa artiglieria vi_si trova garantita quasi al pari.elle in ogni altra opera più ritirata della piazza. , Si sono montali due tiffusti da campo alle luneIle n° x 11 e x111. 1
DIP RSA DI ~!A RG l\ERA
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Si è d0vuto racconciare l'affusto d('.l\'obire lungo che si lt'òrn in quest'ultiinà lùnella. Si e p,'oseguittl negli altri lavori in corso.
22• notfe. Il fuoco ha proceduto come nel gior'no. Ben inteso che si è t!rato nuovame'ote sul tratto della s'econda paralella sulla d~·illa della strada fe rrata, tanto co' mo!'lai da 8 pol lici de!le oue cortine della fronte di atlacoo; che con palle e granate dal bastione 0 0 11. v,. Dalla lunetta n. xiv si 'è tit':ato con un cannone da 12 da campo fre tiri ogni ora ai lavoi-i della seconda .paraìella sulle due rive de~ qariale di Mestre. Si 'è cambiato un sottalfusto da costa al bastione n. 0 vii. Si sono proséguiti i lavori noa ·ancora portati a termine nel corso del giorno. li rimanente come nella notte precede~1te. (.
l lavori dél nemico sulle due dve del cahale delle Verze si sònò scotti sempl'e più migliorati col far del giorno; e quello 11el tratto della 2• paràlella sulla sinistra della strada di ferro l)iÙ d~cis~mente prenderè l'aspetto di una gi•aùde baltèria. A · i"ecat·e danno a qùesti lavori è lorinciltare i travagliaiori nèmici, sì è regolato il flloto della piazza corne nella iiott~ scorsa. Essendosi inollré cot1d0Lto a lertiiilie l'armamentò dèll~ faèoià sinistrn della lunetta 11.Q xxv, si è tirato coi cannoni irnova~ rnente montati all'istesso sìto ov'èra sLf1to i11dirizzalò i.l cannon e da 12 della slesj a lunetta nel corsò di~llà noHe. · . Si sono esegWti taiur1i 1'ialt1 occorsi. a parecchi affusti é soualfusti pel continuo trarre. Terminata interan1enlè l'opera in legno •dél blindaggio al bastione n. v1, si è co11ii1\éiJto a covrirlo con salsiccioni e lf'rra. 0
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])11,'ESA, DI M,\RG f/ERA
DIF ESA DI MARGHÈRA
Si' sono proseguiti i lavori in corso:. Avendo dovuto per gravt~ malattia recarsi a Venei_ia il capitano Vergili, j~ quale comandava la batteria dell'ala sinistra del fronte di aHacco, lo si è fatio surrogare dal ,maggiore-Giuseppe Sii•tori dello Staio Maggiòre Generale. ·
t alibto ·eh' era_nell'angolo alla spalla sinistra , ove si è collocato un cannone da 18, il quale meglio balta i lavori nemici , e garanti;ca 'la dritta e la sinistra della lunetta n: rn. Si è aperta unèl terz,t cannoniera al fianco sinistro del bastione n. v1 per un 6annone da campo tolto dalla lunetta tl'. x.111, e si è intrapresa la costruzione della corrispondente piallaforma. S,i sono proseguitC i lavori in corso. ·
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.
23• notte. Il fuoco della piazza ba proceduto come' nel corso del giorno; Si sono· compite le due t1'averse al bastione n. v. Si è cambiato un affusto ed un sottaffosto al ridallo Rizzardi e quivi racconciata pure una piattaforma. Il rimanente come nel_la notte precedente.
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'.zl' notte.
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24° gioruo, '19 maggio.
I lavori del nemico sulla sinislt·a della strada fe rrata, si sono veduti tulli maggiormente _migliorati. Si è pure osservata racconcia fn parie la ~• paralella dalla strada ferrata al canale di Mestre. Per ta qnal cosa il fuoco ha proceduto nel corsQ del giorno allo stesso modo della nolle ~scorsa , diretto a danneggiare. tulli cotesti lavori e disturbare i_lavora lori ne\la trincea.. Per garantire alquanto gli artiglieri Jella lu?ella 0. x111 da~ ti ri di stiitr,en del nemico, tanto dalla 2' paralella, che dai successivi lavorì, si è tirato indietro l'obice eh' è, in capitale, e coslrui\o. il piano della cannoniera co'n inclinazione dall'esterno all:interno. , Prr covrir-e du\l'infilata e dal rovescio H cannone da 18 ch'è ne\l' estremo d~lla · faccia s\nistr~ del baslioì:1è n. v, il quale aveva fortemente sofferto nell'attacco del giorno 4 , si è dato cominciamento ad una traversa a mai:lello a quello aécosto. , Un cannone da 12 della faccia sini§tra del bastione n. v, , cvasato nella lumiera·, si ,è cambiato - con <Jnello dello stesso 0
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.11 fnoco 'del giorno h'a .contilllrato per tutta la notte. Si è compiutamente mon tato il terzo caÌrnone.da campo sul fianco sinistro del bastione n. v, . •Si ·soùo proseguiti i làvori in corso. 11 rimànente coine -nelle notti · precedentr. 0
25- giorno·, 2Ò maggio. 0
ì lavori sulla sinistra della strada· fe rrata si sono veduti spinti .con tanta alacrità, da non fare pii1 dubitare ·èb_e di colà do.vesse l'inimico sviluppare grande quantila di artiglierie, deputate ad estingu·ere i fuochi di tutLe le opere dell'ala sinistra; per quindi procedere 'difilato lungo la d'iga della strada ferrata, siudia1:si d'accerchiare la 'piazia e tagli.arne le comunicazioni coil ·Venezia, donde viène giornàlmente provvéduta di viveri e niunizioni. Il che ridurrebbe la guarnigione a capitolare fra due o tre giorni , se i reite1,ati assalti del nemico veniss-ero a frangersi sotto i nos_tri rampari. " ; D'altra parte essepdo già, s·um~icnlemente provveduti di artiglforie il forl~ Rizzardi, la balleria Speranza e là balleria dei èinque- Àrèhi, si è cercato migliorare l'armamento dd bastione n. I e della 'controgn~1·dia n. Xl, cbe, unà all'e opere precitate ed al bastione n. formana il complemento Mlla
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1.lll>RSA OI MA!tGll€RA
b!FESA DI ~fARGlll>i!A
clifosa da quel lato. A quale oggetto si è passato su\l'a faccia dritta della oontrogl!ardia ·n. x1 1 ed a.ccostò ì!l cannone snl salietrte ,· un cannone da 18 dellà fa.cela sinistra; si è aggiunto all'armaihe.nto un can.oone da 6 lungo di ff' rro scpra affusto d'assedio ed in cannonieì•-a; e per~hè potessero liberrirnenle tirare i cannoni delfa fo.ccia dritta. del bastione n. 1 che sono verso l'angolo alla spalla, si è strellò vérso il. sali.ente un obice della contr9guardia n. x;. Si è terminato di montare il cannone all'angolo alla spalla sinistra del ·bastione n. n , il quale vede pnì·c sullo stesso terreno di attacco. La parte della seconda paralell:a snll,\ sinistra della strada ferrata, nella quale, per le a.ccresciute di.mensioni si presumeva che il nemico, costruisse una balleria,_ ne ha ', ddìniti va mente prese le form e, ,e già ot.to can.noniere vi, si ve.dono apertr. Rer la qual. cosa si è, coo1e nei giorn,i precedenti, quivi indirizzato il l'uoco c:ella piazza, ed alquanto più gagliardo sino al meriggio. Su tutta la fronte il. fuoc;o delle no$lre opere ha procèduto co111e nei giorni' precedenti, sempre nell'-inlento di danneggiare i lavori e disturbare i t,nwagliatori nemici. I tavori dell'assedio sono a tal punto, da. foi: :;;opporre che fra pocl\i giorni l'inimico ( apr~. il suo ftJOCO. Pochi dei nostri uS:ci t~ p1:esso al 11,rz1,odì per-rice\'ere un parlam.e.ntar1Q nemico, banno sco rto 1,1 ua batti:rìa nemica costruita alqua:uto dietro la seconda pa\'alella, e poco discosta dal canale di Mestre, .e p,erò parte dei tiri faHi suIla se.conda paralella lo sono sJati'in quella direzi.one in toUQ il ~imanente del giorno. Nel corso de.I gi.orno ìl nemiw ha poco tirato. Si sono proseguiti i lavori in. corso. ALfori.e Rizzardi si sono e\!asali dne C,¾nnoni da 24. ili bronzo, pei quali si è domandalo il i:io1pi.azzo a Vcnezi•a: non, per tanto perchè non rimanesse, sguarnito unQ·dei punti pit1 mina_çciatì dag!C attacchi nem,k,i, sj surrug,llO iuio di t;ote,st.i ca~111,0ni con altro- tolto dalle o.pere no·n aHacca,te. · 0
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Essen-dosi ammalato il. capitani; Vergili il qoale .comandava le opere della sinistra del fronte di, attacco, per modo che ha dovuto- recarsi a•Venezia , lo si è à mpiazzato i1cl coinando col maggiore Sirtori deHo stato maggiore del comando in capo.
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25• notte.
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l I.avori intrapresi nel giorno , e quelli' in corso, sono stati .proseguiti durante la notte. Il fuoco della piazza ha proceduto come ·nel giorno. Il rimanente come nelle notti precedenti.
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·26° giomo, 2 1 maggio. 1
Al far _del giorno sì è ?corto un lavoro, appena tra'cciato con ·fascine e gabbioni, .sull'estremo della seconda ., parai ella al di là del canale delle Verze, il quale si crede possa essere una no_vella batteria quivi intrapresa. dal nemico. - Tal punto si è tenuto di mira nei fuochi falli nel corso del giorno dal ,forte Rizzardi. Nei rimanenti lavori· nulla si. è scorto di nuovo, e solamente ·si sono vedutL migliot·ati. - Per la qual cosa il fuoco 'della pi,izza 11a in tutto proceduto come nel giorno precedente. , Si sono proseguiti i lavori della notte scorsa. - Si è dato termine alla costruzioue delle ·cannoniere de.I bastione n° ,. Si è t ern1iiiata la piattaforma da piazw-cqsta alla controguardia 11° x1 , e vi si ~ definitivamente U)ODtato il cannone da 1 3. ~ Si sooo rifatte due piallaforme per mot1lai sulla cortina fra i bastioni ·n° v e v1 delle_quali una da •I 2, l'al~ra da 8. - Si è cambiato un all'usto da campo alla lunetta .n° x'u-ed un ,sotlaf,fusto al bastione n° v. É giun,t.o da Venezia un cannone da 2~ in bronzo pel forte Rizzardi , da cambiarsi col cannone evasaLo quivi esislenle, che
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DIF ESA DI MAllGHEUA
lllFESA DI MARGII E:R,A
le acque basse ooù hanno ·permes~o di c101;k lraspdrlare. _:_ Si · Il fuoco del nemico ha proceduto lelìtamente.
della pi_azza. Pérci9cc:bè quivi trovavausj ocèupali in costruzioni dì macchine di artigneria di ogni genere, e ·nel _co,nfezionamento delle munizioni ,,necessarie a -supplire al giorn;iliero consumo della difesa. Nd corso del giorno il nemico non ha per nulla tirald:
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è 'cambialo un a{fuslo al_forte stesso.
'.26' notte. Il fuoco si è mantenuto eguale a quello del giorno. Si ·è terminala una .piallafurma ,da campo alla: controguardia 11° x1 e vi si è montalo il cannone da 6._- Si sono proseguiti gli altri lavori in corso. - Si sono · ricevute le munizioni da Venezia , e si sono approvisional~ I~ riserve delle batterie ccim0 nelle notte precedenti. ' .
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27° giorno, 22 magifo. I lavori nehlici si so.no 'veduff quasi presso .al lor:o éompirnento. Raccoor,ie ed innalzale le bait.erie della prinrn paralellà ; perfezionate quelle · già osseivate nella secon~a pàralella néi giorni 'piecedenli; in gran parte ra.sciulte !e trincee ed il terreno circostante. - Ma non han potuto sèorgèrsi nòv-elle bat(erie nella seconda paràlella, oltre alle ~succitate. E pei·ò nu:lla si· è cangiato n_ella specie e ·nella direzioue d'ei liri dei giorni precedenti. Si è dato ter:mine alla traversa a ma1:tello all'estremità ,della faccia sinistra al' bastione n° v. Si· è compi rito \'armamento· della controgtmdia 11° xi. Si' è c;mbiat{). uh cannone d~ 6 di ferro alla: lunetta n° x11, perchè evasato òe\la lùmiera. Si, sono ese-guiti taluni riiccoli · riatti al materiale 'di artiglieria in batteria. Si è quasi condotio a ter·miùe •la costruzio~e del blindaggio al bastione n° v1. Si è <lato corninciamen\o 'all'àllro al saliente 'del bastione 11° v; il che ha dovuto pr'otrarsi siu'oggi;, per difetto ùell'oss,alùra cli lef;"iiàm(,; che dall'arsenale non si è potuto pdma con1piere, per quante premure sieno ~tale faile da! comandanle
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no/le.
Il fuoco si è mantenuto egua,le a quello del giorno. I lavori in corso si sono proseguiti. Il rimanente come., nelle notti precedenti. , 28° giorn~, 23 maggio.
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[,?inimico lavora a compiere !e su) opere, e cbiaram~nte si . vede im~inente il giorno dell'aper11j-a · del suo fnoco. Dalla piazza si è cercato tormentarlo con fuoco r,egolato come nei giorni precedenti. · _. Si è· lavorato ·a covrire cli salsiccioni i! blindaggio al bastione 11° VI ' si •è' proseguita la costruzione cli quello al bastione ll v : Si è fatta nna piattaforma per mortaio da 12 àlla cort~na frai bastioni n" V e H. Si è,,inlrapreso ,il lavoro pel collocamento di un mortàio da 12 1:iollici. alla batteria Speranza. Questo mo1:taiò è giunto da Ven.ezja e .si è tr~sportalo in quella batle1'ia. Si sonQ racconciale le cannQniere alla batteria sulla caserma, Si sono in[rapresi pareccpi :piccoli riaÙi · alle · macchine ai artiglieria sùtr~ opère ed a vari-e piauaforme. È giunto da 'Venezia nn cannone da ~ 4 in bronzo da spedirsi al for te Rizzardi iòsieme .ill'altro giunto il giorno'. '.2 ·1 ; ma le acque basse- non _hanno ~lllGora permesso di trasportarli colà. ' .. . Nel corso del giorno il · nemico ba taciuto col suo fuoco. 0
28• notte.
11 fu oco èd i lavod de.! gio!·no ~i son~ pro~t'guiti nella• ~iolle.
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Dll' ES A . DI MARGIJ~ll ,\
t,1n; s 1 DI MARGH ERA
Sono giunte· dall'aÌ·senale molte munizioni di ogni genere, richieste con gra·1ìdissima premura per far fronte alle possibili eventuali là del giorno ,,egnenle; munizioni che nella maggior parte sono state ripartile nelle riserve-delle batterie del fron te .di attacco, e le rimanenti depositale nei magazzini. Ne!'la probabilità che àl far del giorno il nemico aprisse il fuoco delle sue batterie, un 'ora prima su tu Ila la fronte di allacco si è disposta la no •ra gente e quanto occorresse ··a sostenere il combatti mento. ,
è v111 e la controguard ia 11° 1x si sono ' solo .. veduti ·meùo delle
,29° giorno, ,24 maggio. Sul far del giorno si s0no vedute aperte le cannoniere alle b.rtterie della seconda · parale Ila a ritta e a manca della strada ferrala, ciocchè -ne ba indicato l'inimico sul punto di aprire il fuoco su tu.Ila· la linea. Per la qÙal cosa dalle nostre artiglierie si è principiato a trarre i.n quelle direzioni più vivamente; e ditratti poco di poi •, verso le cinque del· mattino, il fuoco è principiato violento $u tolta la linea nemica, e con pari violenza vi si· è risposto t.lalle opere dejla piazza le quali vedono su quelle dell'attacco. Oltre le batterie della prima paralella racconçe e novellamente,armate, pàrecchie ·ne ba_smasc4erate il nemico nella seconda par-aleJla, delle quali tre, sulla sinistra dellà strada ferrata, una fra la stessa strada ed il canale di Mestre, alcune f!:a questò canale -è l'Osellino, qua !che al tra Slllla dritta dell'Osell ino stesso; una a Tombole ed altra a Campalto. ·Numerarle e@ precisione sarebbe difficil cosij, peroccbè può dirsi , ,eo_me fra ballerie di diverso genere e macchine da razzi impiantate lungo la seconda paralella-, questa formasse quasi un cerchio di fuoco. Quasi tutte le opere -della prazza sono state · uvviluppale dal fuoco nemico, -diii fo1,te Rizzardi a quello di S. Giuli'ano, comprende1ido lunette, haslioni e· coritroguard:ic. 1bastioni 11° 1v
altre opeÌ'e ingombri dalle ne.miche offese.- Ma seg·no alla conr,entrazione delle offese nemiche è stata fatta principàlmenle la sinistra éd il centro della fronte ·di attaéco ; cioè il forte Rizzardi, le batterie della Speranza e dri Cinque Archi , i bastion i n° v e v1, le lunell'e n~ x11 e _xui e la batteria a cavaliere sulla casei·ma , la. quale per la' sua elè;vazione colpiva con· tiri ficcan"tì nelle trincee. Trovàndosi al cominciare del eombaÌtimento mascherata la cannoniera al saliente del bastione n° v1, peroccl'iè ·si era intenti a coprire di terra i salsiccioni del blindaggio quivi costruito, un distaccamento di zappatori l'ha sgomberato sollo il più vivo fuoco ; ta!chè, poco I di poi, l'obice da 6 pollici quivi collocato ha potuto cominéiare a ·1rarr~. li forte S. Giuliano ha poco sofferto dal fuoco delle balterie di Carnpallo collocale a grande distanza, ·ma 1·e còm unicazio·n·i pel canale militare e pel ponte, ov'è. sufliciente -éhe un gran numero di proietti vi cadariQ senza dire~ione ' fissa·, si sono per tal modo rese assai mal sicure·. .A que,&le olfese·aggiungi i tiri i quali, ind'iriziati con t,:o il' forl e Rizzardi, la batteria dei Cinqùe Archi ed il forte Manin-;- vengono quivi a ferire di sbie·co, e quell'i che di fronte passano supedormeùte alla cinl; interna, e vanno pure- a cadére sulla slrada e sul canale, e si vedrà di quaiita dillìcoltà sia eo.ml'I nicare con · Venezia, 9ontle si riéevono· giornalmente viveri e m~nizioni,. Difatti in poche o!·e, gran- numero cli burchi, i qnali lr()vav-ausi nel canale, s~ilO· slali affondali o malconci, ed, è stato. rollo· il piccolo porite d:ì legno' che dall' ~rgine drillo tÌcl canale milita,re conduce alla gola d'ella piazza. -, · te lunette n° Xli e xm bcl.flno gravemente sofferto, e pareccli i cannoni sono stati sn:onlàtì, tra'qual i uno per lo ·scòppi'o di 1:ma cassa da munizione avvenuto alla lunetta n°- xo p,oGo f!iJpo ineomincialo il fuoco. · , Da palla nemica e'stato smontato il canno-ne messo a ba,:-
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Dll'ESA DI MARGHCRA
JJIJIES A !Jl MARGHEHA
bella alla batteria sulla caserma . n° 1, e ne.l , gran• numero ù.t bombe quivi Cé,\dure, è. rimasto ,scavalcalo uno dei :due ~annoni montati sopra atTusti da marina. Al bastione n°- V è staio . smontalo il cannone al saliente ed iLcannone da 12 da campo sul fianco drillo; dann,eggiata forte.mente l'impalcatura del blindaggio, il quale no11 ancora ave.va potutò condursi a ter!J)inl:l; evasa lo il cannone .all'angolo alla spalla. Al bastio.11e n° v1 sono stati scavalçati due cannoni da campo del fian co sinistro, un cannone da piazza sulla facci a sinistra, ed è scoppiata una c-a~sa da munizione. , Al forte Rizzardi è. stato smontatp un cannone é grandemente danneggiati i parapetti. _ li forte dei Cinque ArGhi ba avuto smontato il cannone da 18j e danneggiati fortemente quelli da 24,; e però ha dovuto tacere col suo fuoco. · Fra' proietti che passano superiormente alla caserma n° ·1 ed alla cinta esterna, e vengono a cadere nella conca · di sbar~o 1-1resso al ponte di legname che congiunge l'interno ùella piazza alla strada ferrala , buon nmnflro ha colpilo nell'inter~o della lunetta n° x, ed ba scavaleato qµasi tulle le artiglierie. Il fo_rte Manin in questo primo giorno non ·ba avuto _a con• lroballerè cl:ie una sola batte1,ia, ed ha potuto mantenerQ vigoroso il suo fuoco. Durante il com balli mento ,si sono evasati due cannoni nelle lumiere, i quali non banno pe~·ò cessalo dal trarre. In generala i danni pii1: gravi si sono. sotTei•ti ai basti oni 0 n. ~ e vt, alle lunette n. 0 Xli e XIJJ, alla batteria ùei Cinque Archi , al forte Rizzardi ed alla· balleria à cavaliere. Si è poc_o solJ'erio dai bastìoni n. 1 e v;1 e dalla coi1troguardia n. x1.: quasi nulla dai bastioni 11. 1v ed vm e dalla controguardia n. 1:<. Quasi al mezzo del giorno, le palle nemiche già da parecchie o.re dirette alle caserme, mal coverte dalla poca: elevazione della cinta interna, si son falle strada a travers:i le feril_oie ; e sQn venute a cadere nell:inlerno; e però ·· questi ricoveri della
genie stanca , , s011· cominciati in vari luoghi a diventarn' mal sicuri'. . .Il gran numero.d·i bombe caùute in tullo· il .corso de_l giorno sui magazzini delle polveri , sPbbene ·coslrùi Li a prùova; - li ha11~10 grandemente dannf'ggial i , per modo che si è stati CO-: strettf puntellai"li. I fuochi ùellà piazza sono stati diretti in generale a controballere l'e batterie nr~miche, ma pri ncipalmente si è ~oocentralo il fu oco dei mortai · della cortina rra' bastioni n.° v e v1 verso la batteria alla sinistra «'.!ella strada ferrata e massime·contro là battè1:ia del più grande rilievo. In qnel ponto si sono benanche dirette tntle le bocche da fuoco che poteano tirare in quella direzione, lanciat)do con esse palle e granale. Sulla ba.lleria ùi obici alquanto avanzata, collocala in dirnzione del casello per noi fallo saltare con la mina, e elle grande1nente danneggiava le _lunèHe n. 0 x11 · e xm, si f pure riunil_o gran quantità di fuochi, e siccon1c essa aveva piccolo rilievo , in p'oche ore si sono ad uno ad uno veduti smontali i suoi pezzi., e poco di poi ha taciuto per tutto il corso del giorno. · Di forina che se no!l'pochi sono stati i danni per noi sofferti in cotesto gioròo , non, minori sono stati quelli del nem•ico, il quale ba benandrn avn_li molli pezzi smontati a\la balleria a grande rilievo. Nellò ore pomeridiane sono giunti da Ven·ezia due distaccamenti , uri o di 24 artiglieri di marina, l'altro di ·60 artiglieri lerr·e5lri ; coi qllali si è supplìto· ai morti , ai feriti ed agli nomini sovercliiamente stanchi. ··, Nel éorso del comballimento noh si è mai sostatÒ · dal trasportar munizioni dai ·magazìini alle piccole riserve delle batterie , sia con carri , sia ·a mano. ,
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· 29' - notte.
"' Cui· far della nòtte il •tiro· a palla de\ nemico è cessato, ed è
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DIFESA · 01 MARGHERA
DIF ES A Dl MARGHER A
continu;;tlo più gagliardo , sino a\l' albeggiaì·e, quello delle bombe e delle granate. • La qual cosa ci ba resi certi come esso lavorasse ai cammini a zig-zag, come fosse intento ,af lavoro di riattare e montare i suoi pezzi. · Nella sera, una granata nemica imboccata nclh\ cannoniera del blindaggio al bastione n. v1 , è scoppiata nell'interno di ·esso, con danno gr<.1vissimo degli artiglieri che quivi trovavansi a servit·e l'obice da 6 polli~i. Comunque fosse pericoloso lavorare sotto lo- scoppio incessante dei nemici proietti, si è non pertanto con tulta solerzia lavorato a riparare, per quanto si potesse, i gravi danni sofreni nella giot·nata ai parapetti, alle traverse 'ed alle macchine di arffglieria; e ciò menti•e · si difettava àffalto di lavoratori e di materiali ~ullh:ienli. ·, . · ' -_ . Si sono rimontati interamente i cannoni alle lunelte ed àlla batteria sulla caserma, ed in parie racconciati i parapetti e le traverse: Si è rimontato il cannone da 18 al forte Rizzardi. · Ai bastioni u. ve v1 non hanno potuto rimontarsi. allo stesso modo le ai•tiglierie sça\1alcate nel giorno, per difello di gente. Farlo dopo rimontate le artiglierie delle altre opere, non è stato pòssibile per la brevità della notte. Era~i pure ordinato di trasportare al forte Rizzardi i due cannoni da 2-i, giunti da Venezia nei precedenti giorni, e surrog:1rne al_treltarlti inutili ; ma le acque troppo basse nei cat1ali lo hanno imp_edito. E però qn.ivi non si è potuto_che instaunre alla meglio i danni sofferti dagli affasti, ed in parte racoonciaré il parapello fortemente guasto .dai proietti nemici ·nel corso del giorno. Da Venezia sono giunti due burchi con munizioni di vario genere, per supplire in parte allo straordinario consumo del giorno, ed è stato di. non lieve pericolo :scaricarle sotto il fuoco nemico, principalmente diretto alle comunicazioni, come dicemmo, ,ed approvvigionarne le Tiserve delle batterie;
Il fuoco ùella piazza che presso all'imbrunire ernsi già progressivamente rallentato, ha dovuto manlenrrsi anco1' più lento nel corso d~lla notte, sia pei lavori da eseguirsi , sia per , la stanchezza degli artiglieri, sia per le munizioni che non venivano rimpiazzate da Venezia in quella copia secondo il CQnsutno fatto nel giorno scorso.
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30° giorno ~ 2a maggio. Col far del giorno è ricomincia-lo il fuoco nemico su tutta_la linea più gagliardo del giorno precedente, a, endo esso non solo .riparali i danni sofferti , ma aperto il fuoco di due altre ballerie contro il_forte Man in ed ~n'allra contro il bastionfl n. 0 vJJ. ~alla piazza ~i è risposto energi~amentc, ma oon fuoco piri moderato del giorno precedente, trovandosi co~tretti -a · non eccedete nel consumo-delle munizioni· , già superiore di molto al ri~piazzo ricevuto dal!' arsenale· di Venezia. Di- guisa che quelle ricevute nella notte, non ~sseudo siate in suffioie_nte 'quan, tità , han dovuto spedirsene in pièno giorno. Giunte queste in due burchi nel momento del più f orte-fuoco, si è co1:so non lieve pericolo a scaricarne una parte, .Ma fattosi i~possibile scaric,are il secondo burchio, sì è stati nella dura necessità pi gettare in acqua le polveri, affine. di non lasciarle esposte alle bombe ed alle granale nemic.he ; ed evitarne lo ' . ~còppio. La direzioné ge~er?le dei fuochi del ne~ico è siata in oggi conservata quale nel giorno precedente ; se uon ohe iI bastione Il.~ \Il è stato principalmente preso di mil'a, massime dalle bomb.e e g~anate., Di guisa che n~n v' è stata parte del s~rnlo che non fo3se stata solcala.. Le piramidi di palle e di mitraglie si son vedute tutte sperp~rat~ o sepolte. In cotesto giorno si è mollo senti Lo il dife!lo di bombe e granate , e per molto tempo i nostri morlari hauno taciuto affatto. 1
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DIFESA DI MARGHERA
DIFESA DI MARGHERA
Le lunette n. xu e x111, · siccome solfrivan_o mollo dal ·fuoco nel)lico, è stato ordinato che facessero un fuoco lentissimo ; massime per la lunetta n. 0 x11. La balleria a cavaliere sulla caserma si è veduta ingombra da' proietti di ogni genere del nemico. ID essa-è scoppiato in prima una cassa da munizione, fa quale ha gravemente danneggialo gli affusti; poco di-poi la gran quantità di bombe quivi cadute l'hanno compiutam13nte smontata e messa nella impossibilita di proseguire il fuoco. '· Dopo alcune òre ha pure· ce~sato di trarre la batteria dei Cinque Archi; per esservi rimasto in piedi un solo cannone da 24- sul fianco sinistro., il quale non vede sulle opere di atJacco del nemico. Il forte Rizzardi ·è stato fortemente dannèggiato nei parapetti .e nelle macchine di artiglieria, ed è rimasto con due soli cannoni nello stato di far fuoco. All,a controguardia n, xx è scoppiata una cassa da munizione, senza d~nno significante degli uomini e delle artiglierie. È pure scoppiata una cassa da mun izione al bastione n. v1; al qualeJn seguilo è_stalo smontato un cannone della faccia sinistra. Al bastione n. 5 è stato scavalcato un cannone da ·,piazza da 1 :i del fi~nco · destro: il proielto ha rotto l'alfosto ed ucciso i -due servienti che· càlcavano la carie<). Al forte Manin è stato imboccato da palla nemica un ?annone e téso inutile, e ad altro cannone è stato rotto un manichetto. Le lunette n. :m e XIIL·banno sofferto gravi danlli nei para·petti, nelle traverse e nelle macchine di artiglieria: ad alcuni è stato riparato nel ,cors~ del giorno stesso·, per altri si è atteso ·il sopraggiungere della notte. ~, Rotte e slargate dalle palle nemiche le feritoie nel muro delle ca3erme, n'è rimasto in parec,chi siti libero l'adito ad ·ogni sorta di pro_ietti. E però due granate han potuto per quelle aperture penetrare nella -caserma n. 0 1, !'.una da sei pollici ,
l'altra alla Paixhans. La prinia è. caduta sulla scala · della porla d'ingresso ov'era molla geuté ngglomerata, ed ba· pro"" dotto parecchie fe;·ite ; la seconda è penetrata nella camera attigua a quella del comandante, ov'eran,o parecchi ufliziali e .sottuflfaiali a dormire, e con lo scoppio ne ha feriti molli· ed uccisi aicuni. ' J n St'\guito sono penetrate uella camera del comandante pai·eccbie grosse'schegge di bombe- <la, 12, ppss·,rndo a tra,,erso le finestre. Sono state compiutamente scavalcate tulle le artiglierie della lunetta 11. .x, la quale per•altrò 1ion aveva vista sugli attacchi. ,Al mezzodì sono sta.ti riuniti in consiglio presso il comandante del forte tutti i capi dei corpi ed i comandanti dell'artiglieria e del genio , 1 perchè riferissero sullo stato del persopale, delle munizioni. e del materiale dell'arligl,ieria e del genio. 1 I magazzini delle polveri, i quali avevano già· grande~ente sofferto siil dal giorno precedente, per cui erano stati puntellali, , banno :vieniaggiormente sofferto in oggi, di gnisa cbe quello di dritta ha dovuto compiutamente sgomberarsi, per esservisi manifest'ata fo.rt~ lesione nella parte superiore. E però può dirsi, che al cader del giorno fossero già resi inutili le grandi polveriere, e di ricovero poco sicuro le due grandi caserme, comunque fosserò edifici di :Solidissima costruzionè ed a .pruova di b'omba. Ma era d'uopo che cedessero allo sterminato numero ·di proietti gittatisi sopra dal nemico. In questo giÒ,rno il fuoco della piaiza è stato pure diretto come nel giorno prececlente. Ma gli effetti nòn sono stati gli st~ssi, non solo per la econom.ia che !Ja dovuto farsi di polvere e percbè il fuoco dei mortai' fosse c.essato del tutto, ma 'benanche per essere gli artiglieri alquanto affaticati.
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Il fnoco del nemico ha proceduto come nella notte precedente. li nostro è stato lentissimo come nella pret~cdenle notte, A NNO
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66 l)IFEgA Dl MA RGHKRA e per le ·slesse ragioni. Di tempo in tempo si sono falle delle scariche a metraglia, aflìnè d'impedire cbe il nemico potesse costruire la ·terza paralella alla zappa volante. Si sono rimontale le arliglierie alle lunelle n. XII e lllI, ed in parte instaura ti i danni ai para1)etti ed a\l~ traverse. Si è rimontato il cannone da 18 alla balleria dei Cinque Archi, ed alla meglio racconcio il parapetto. Sono giunti da Venezia due burchi con munizioni di vario genere , che in parte solamente hanno supplito al coi1suroo d_el giorno.- Scaricarle e trasportarle sulle batterie, è stata .cosa disagevole e pericolosa; peroccbè il suolo , ad ogni passo rotto dalle bombe nemiche, non ba più permesso la circ.olazione dei carri, ed banno ·dovuto eseguirsi i trasporli puramente à braccia d'uomini. Nemmebo i11 q'uesta notte han potuto rimontarsi le artiglierie sui bastioni n. ~ e v1, per le ~tesse ragi-oni della notte precedente, come pure le acque ognora basse non hann!) permesso trasportare i due _cannoni da 21- al forte Rizzardi. 0
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31 ° gior.no, 26 maggio. Ali' albeggiare il 'fuoco nemico è ricomìnciato gagliai·dd coJne nei due giorni prece!Jenti. Dalla piazza si li risposto ~on bastante energia, ad onta che molli pezzi fossepo rimasti scavalcati 'per ùifetto di mezzi e di·tem_po da ri montarli; perocchè ' la mu nizione giu nta da Venezia ba folto _abilità di sostene~e il fuoco. coi pei~i tuttora iu piedi , e sopratutt.o ç,oi mortai che per difetto di munizione aveano dovuto tacere nel.giorno prece,dente. La batteria sulla caserma, rovinata nei parapetti e nelle macchine di artiglieria ·dal fuoco nemito dei giorni precedenti e dallo scoppio della cassa da muniziour, non ba· potuto essere racconci:ita nel corso della notte ; e però ba dovuto compiutamente tacere col suo fuo co. -.
DIFESA DI MA HGffERA 67 La batteria dei Cinque Archi b,, potuto ricominciare a trarre col cannone da '18, solo a giorno innoltrato. li forte Rizzardi, a mezzo il giorno, · è rimasto con un sol cànnone nella possibilità di far fuoco. 11 bastione n. vi ha avuto smontalo u11 altro cannone alla faccia sìÒistra, il quale si è ri m;Jnlato_nelle ore pomeridiane. Sono stati scavalcati due cannoni alla lunella •n. x11 e l'obice lnngo alla lunetta n. x111. L'inimico, in parte del g·i_orno, ha prindpalmente _preso di mira coi suoi fuochi il bastione n. vn, come quello ch'era stato poco danneggiato nei giorni precedenti, ed il quale ·aveva ancora tutte le sue artiglierie in balleria; forse anche per distogliere. la nostra attenzione dalla sinistrà·, ov' esso si stndiava procedere verso lo stabilimento della terza paralella cori lavoro a zig-zag, al quale aveva pur lavorato-nella scorsa notte; cioccbè venivagli agevolato dal fuo.co rallen tato delle nostre opere d1.t ·quel lato, le cui artiglierie erano sta_le scavalcate in grnn parte o messe fuori di servizio. L'avanzar del nemico sulla sinistra della strada ferrala soltanto, faceva chiaro apparire l'inlend_imento di volersi avvantaggiare dell' azione della s'trada : dopo di avere compi utamente estinto i ruochi del forte Rizzardi, della, batteria Speranza e cli quella dei Cinque Archi, per avviluppare del tnl!o la piazza e tagliarne le comunicazioni con la città. E però, appena scorto cotesto lavoro di zappa, vi si è diretto il f1,1,Jco dei pezzi da ca~po del fianco sinistro del bastione 11. vn, • il qt1al fu oco si è mantenuto vivo in tulto il resto del giorno. L'obice· lungo si è evasato nella lumiera. Poco dopo il mezzodl sono. stati ·dal comandante riuniti i i) consiglio tùtti i capi dei corpi, j)(-'r comun icar loro tìn decreto <Jel governo, con che veniva ingiunto alla guarnigione di riti .. rarsi da Marghera, affine di serbarla alla successiva difesa della laguna. Onùe si sono date le disposizioni , percbè la ritirata seguisse ne-I maggiore orùinc possibile , tenendone il segreto 0
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DIFESA DI MARGHERA
alle masse fino all'ora del movimento. Per )'artiglieria .si è segretamente ordinato ai cornanda11ti delle di~eì·enti opere della piazza quanto appressò : . 1° Dalle cinque pom. in poi regolare il fuoco per modo dà consumare l'eccedente munizione, e conse1·vare solo quella necessaria srno al momento dc1\la riti\·ata, lenendone in serbo una parte pei casi imprev~doli, <la gittarsi in acqua nel momento della ritirata. 2° Pèrchè il nemico cadesse in inganno e non sospettasse cosa alcuna ne]'· vedere successivamente tacere il fuoco delle opere nell'ora della ritirata, e fare che credesse ad un cambiamento di tallica nei nostri fuocbi , si è ordinato che dalle 6 pom. in poi si eseguissero in ogn~ mezz'ora tre scariche &uocessive coLl tutte le artiglierie,in balleria sulla' fronte di attacco ' • . l • dalla dritta procedendo verso la sm1slra, tacenao rnveee compiutarnent1) negli intervalli . . 3° Alle ,ore 11O, dopo eseguite le consuete scariche alla lunetta n° xiv, al bastione n° VB ed .al forte Man in, •inchiodare i cannoni e cla1111eggiar\i in ogni mnniern, gillare in acqua le rimanen'ti munizioni, e congiunti gli artiglieri di queste ·differenli opere t1lle guarnigioni di fanteria, ritirnrs_i col massimo silenzio per l'argine dritto del. canale militare, ohe va a meUere capo di riscontro ·al forte S. Giuliano, peri quivi imbai'carsi e ritirarsi a ·vonezia. Far tenere a quelli della luneLLa n° xiv la via del cammino coperto innanzi al bastione n° vm, affine di uscire sullo spallo della piazza d'armi rientraute fra lo stesso basti@e e la controgn;irdia -n° rx. A quelli del basti.one n°' rn fare attraversare il fosso della faccia dritta del baslione ·n° Vili sul piccolo ponlj:l di legno gittato innanzi all'es.trcmo di quest,1 fàccia, e per la piaz'7.a <l';irmi rientrante farli andare a congiungèrsi ·agli altri sullo spallu. . • A quelli del foele Maui u farn segu\rc l'abituale ,1ia di comunicazione, per la quale si giunge allo sttisso silo. Quivi riuniti
DIFESA DI MARGHERA 69 avviarsi lotti' sull'argine, attraversando su piccolo ponte. di legòo le acque che sono ali.a drilla dell'argine stesso. 4-° Cessato allo stesso modo iUuoco aÌle ore 1 O 1/2 alle lunette n° x11 e xm dopo eseguite le ultime scariche, doversi la gente ritirare ne,lla cinta int.e rna, lasciando a talul'li pezzi delle miceè accese, lunghe tanto, da farn obe veni-sse loro com·unicato il fuoco nel momento in cui quelle opere avrebbero · dovuto eseguire le consuete scal'iche. Ma vietalo espre$samente di app!ccare il fuoco alle mine, quivi apprnstate dal gen io solo pe·r farle giuocare quando si fosse giunto a quel periouo dell'assedio, in che le delle lunette ·avrebbero · dovuto cadere in pot.ere del nemico ;1 non gih per una ri,tirata . che richiede il massimo silenzio e segretezza. ' 5° · Dopo· ritirata la gente dalle lunette, in11ttlzali i _ponti e bea chiuse le porte che quivi conducono , innalzato il ponte di sinistra: della cinta interna, eseguite le nllime scaric!Je, inchiodati e <lanneggi;iti i cannoni e gettate ' in ,acqua le mùni-• zioni, ·doversi abbandònare la cinta esterna ·e lutti insieme-ritirarsi pel ponte_di dritta nella cinta interna. _ 6° Ritiratasi · 1a genie dalle opere avanzate. e dalla ,cinta èstj:ll'lla, inna'lzato il ponte· di. dritta, ed eseguite le ultime ,scariche ai bastioni n° 11 è Hl, la gente di questi doversi congiqngere · all'altra già ritirata nelìa cinta interna, ~ tutta insieme avviarsi per la si.rada ferrala. Il bastione n° 1, là controguardia n° Xl, il forte Rizzardi e la batteria dei Oinquy Archi dover continuare a tì•a1Te sino a che no~ fosse intf.lramenle sgombra la cinta interna; quindi ritirarsi gli artiglieri-della .controguardia n°,xi e del bastione n° 1, di poi quelli del forte Rizzardi e da ultimo quelli della batteria dei Cinque .i\'rchi. · · Per non lasciare in potere del nemico i due cannoni da 2 i che non avevano ·potnto montarsi al forte Ilizzardi, si sono spedili a Venezia .insieme a due bm:cbi con munizioni gitinte nell~ ore pomeridiane: 0
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Si è cernalo pure far caricare su di un burchio lulle le cartucce per fucili le quali erano di riserva nel forte, insieme a quant'altro mai potesse mettersi in salvo ; ma una bomba caduta sul burchio nel momento che lo si .stava caricando, lo ba affoudato con ·tulio quello che conteneva. Nel corso del giorno si sono falli montare dùe cannoni sopra affusti di marina al fianco dritto della lunetta n° x, per essere al caso di battere sul tratto della strada ferrata innanzi alla controguai:dia n° x1 , donde potrebbe intercettarsi dal nemicq la ritirata degli uomini del forte Rizzardi; perocchè due cannoni da campo messi a tal fine nel cammino coperto della controguardia, erano stati scavalcati dal nemico_nei giorni precedenti. I preparativi della ritirata si è cercato eseguirli col massimo segrnto, sino al punto di la@ciare che gli artiglieri rnontass.ero il cannone scavalcato durante il giorno alla faccia sinistra del ba;;tione n° x1; .e nel mandare a Venezia le munizioni ed i due <:annoni da 24, si è fallo credere che si facessero collocare a ridosso del forte S. Giuliano, affine di sottrarle al fuoco d~f nemico nel co;·so del giorno, e quindi farle i-itornare nella vegnente notte. - Altre precauzioni si sono adoperate per eludere il rinvio a Venezia di parte della guarni-gione e di materiale di ogni genere. - Di guisa che si è riuscilo a tener celata l'im presa sino all'imbrunire, in che si è cominciato a menarla ad effetto. 31 • notte. Col sopraggiungere della notte, il nemico ba ral!enlato grarrdemcnte il fuoco, di guisa cbe la: goa1'nigione ha potuto ritirarsi in perfettissimo ordine, senza c_he soffrisse alcuna perdita. Gli ordini dati nel gforno sono stati .conipiotamenle eseguiti da lutti, di guisa elle alle 1O 112 erano già sgombe1;ate _tulle le lunette, il for te ~fanin ed il bastione n° 'liii; alle ·11 tutta la
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cinta esterna ; alle 12 112 lo era tutto il forte, e non rimaneva che l'estrema retroguardia, la qnale l'abbandonava pur essa mezz'ora dopo. La colonn.a ri,llratasi per l'argine dritto del canale mililare, giunta a riscontro del forte S. Giuliano, ba quivi trovato buon nuniero di grosse barche, nelle quali si è ritirata a Venezia. App~na la estrema retrog~ardia della colonna cbe ba proceduto per la strada ferrata, è giunta oltre quegli arcbi del ponte sulla laguna i quali erano stati p1·ecedentemente minati, si sono fatte'giuocare le mine; e si è per tal modo intercetta-ogl),i comunicazione col forte. In tulio il l'Ìmapente della notte pare cbe l'inimico non avesse·sospettàta la ritirata della guarnigione della piazza, peroccbè to si è veduto quivi entrare alle 6 de\, mattino dopo essersi fatto precede,re da parecchie esplorazioni. _Era intendimento del comandante far tenere fermo qualche giorno al foite S. Giuliano, affine di dar tempo a èompiersi gli apprestamenti per la difesa della seconda linea innanzi Venezia, ma nato sgomento nella sua guarnigione dopo sgornberat9 Margbera, lo si è dovuto abbandonaré col fare del giorno. Nell'abbandonarlo si dava fuoco ad una mina apprestata sollo il magaziino delle polveri, la quale scoppiava non appena il nemico mette\•a il pie~e nel forte, arrecandogli danni. gravissimi. 1
1
Giornale militare il nostro, ·qui ci convien fermare , ·aggiungendo nelle seguenti pagine le tabelle M tiri, per giorno, per ispecie, per numero; poicbè questo è il ver0 ,e più preciso linguaggio del soldato scrittore.
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500 e tre nellcultim~ tre ore. afline di tenere conto nel medio delle diverse c:1gioni che fcCCl'O SUCCC.SSÌ\"ttIDClllC r~IIClll(11'C il )) )) )) » 1\ )\, l) 4000 fuoco. come bocche 1la fuoco scavalcate, c;oo p 1,00 200 200 ·mo 100 200 mancanza di tllu llizioni ecc. CC(',. , l)Ci 51 » cannoni da 6 e gli obici si è supposto 11 11 ,. )) n >1 ,, n l> u "O 200 che facc~s.stro il <IOJlpio numero di llri'in )) I> )) 100 " "' un'ora. - Pci mortai poi 6 tiri l'or:1 nel .. primo 1,criodo eoc. ccc. - ~_.:._..:___:__.:_____,'_:___:..'.__'....::___'___'_'.___'___:'...7~ - - ' - -~'·- - - : _ _ - -: _ _ - -_.::-_ _ _ __ _ _ _ __ __ _ _1, 100 100
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dicono marchese di Brandeburgo, nemico ùi Arùoirio. Reggevansi a repubbliche Mila·10, Venezia e Genova; e nella Italia occidentale sorgeva qui la Casa di Sa 1oia, la più antica davvero e la più italiana di origine. p,.roccbè il miglior dritto nazionale e cittadino che po·ssono avere i principi sopra gli Stati viene di certo dal non esservisi mai accampati come nemici, non averirn. fatto conquista a sangue, non possederlo per armi ed aiuti stranieri, nè 'dominarvi con gente niercenaria o per via del terrore e della corn;izioric; ma invece aver fondato la loro Casa avanti d'innalza're la rPggia, acquistato meglio la ripuLazioné, l'amore e la fede , cbe il prestigio, la soggezione e il tributo. Insomma ta storia di ,cotesti priàcipi è la storia ciel popolo, nè_,le sorti loro fu~ono giammai divi~e da qu-elle del paese e {ie\\a naiione. E questo sia argomento più saldo cbe tulle le èrudizioni storiche intorno alla origine italiana di Casa Savoia. La quale dal secolo x, conta quattro conti ùi Moriana e d'Aosta nello sp~zio poco meno <li cento anni; dal ,109'.2 wndici cQnti di Savoia per otto secoli, dal .11,,t 6 quattordici duelli per altrettanto corso di tempo. E dopo che la Prussia diventava rPgno, anco i nostri duchi altrettanto si ornarono della corom reàle, e dal 171 8 contano otto re, compresi Carlo Alberto e \littorio Emm_anuele II, uno fondatore e l'altro mantenitore fedeJe del regno costitnliona!e, combaHitore in questo momento della guerra della indipende.nza d'Italia. Nè il cenno storico che noi imprenLliamo sarà di poco rilievo per le cose italiane in generale; quantunque se in altri luoghi d'Italia videsi primeggiare l'elemento municipale, qui invece può dirsi un episodio, e fl! attrallQ nell'orbita della Casa Savoia, sì per la imponenza della forza, sì per la protezione concessa e sì ancora per le proprie virtù. Ultimo entrato nella vita italiana, il Piemonie ,,i recò la lealtà de'suoi princ-ipi, la disciplina e le vi 1'1-ù militari del popolo. 100 3. •- Regnò 53 anni Umberto delle Bianche mcmi, prò1
IL PIE~IONTE ~IILITAilE 1
1•,\llTJ, I. l'icu,onte amico. - S111110 di s lori~ milil;irc-Jlelle cil!à forti e degli :111tio:hi iugegucri - Antiche mura e citladclla di Torino - Delle n,t iglicric picmoule~i ...:, Cro1JOlogia ·dell'esercito - Leggi e rcgolamc11Li militari - Tuvogralia e lavori topogralici. 1,AnTE n. P!e1uontc ulotleroo. - UcncflcH ilella 1wov:1 lcgisl;.izionc - Popolazio11c, entrala e suldalesca - Leva ed cscrcilo ,,i,•o - i\1·tigli~ric , ingcgncrj e stato mag-giorc- 0(!1la :numini::;Lr;tzionc miliL,11'c - Della giusl iti;.1 militarn e delle ricom11c11sc - Ddla istrirliùtll! e rtellc biblioteche milit~l'i - I giene miliU1re cd OSJ}r.(lali - Sl;1bilime11(i miliLal'i cd armeria regia - Delle fortezze--;- Comanùo dell,c nrrni c. sicurcz::i:a degli Statuti.
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PARTE PRIMA. P I EM ONT E ' A. NT I CO
CAPITOLO I. SLINTO DI STOIUA nllLILII\E.
Gi~1 nella \l,1\ia del mezzogiorno era pC'T piombare la granr!P, ·potc-nza di Hobcrto Guiscardo e nella settentrionale rrgnavaArdoi110 marchese d'Ivrea, il quale inlit,>lavasi re d'Italia, la pit1 gran lignra storica del tempo.~ La Tqscana passava nelle mani degli Ottoni dal dominio di Ugo, cbc il Villani e il Malespini I
ANNo lii. Voi. l V -
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8S 11elazioni giuridiche non ~rano slabilit.e dalla lrgge, ma 1wr via <li eontratto affidato alla punta della spada. ,J ·I 00. - Questo secolo può dirsi il secolo <li Barbarossa.Già pubblicavansi i primi statuti ~i Pisa nel ·1 ·107 ; cominciava in Napoli la monarchia dei Normanni nell'anno •1130 , e qui per necessità sentivasi l'influenza de' ca$i · della grande patria, quando net ·l ·133 scendeva in lt<1lia l'inipen~tor-e Lotario incoronato in· Laterano da Innoc~nzo Il, e vi tornava tre anni dopo pèr assalire fra .altre città anco Torino Amadeo II{, divenuto signore di Torino, noma.vasi conte, per la grazia di Dio, di Borgag11a e di Lombardia, et! abbassando · 1'orgoglio de' grandi feudatari, concesse ai cittadini di .Su.sa la prima carta di libertà. Fallo_ l'assedio di Mommeliano nel ·I 1 ii.O, mo~se nel 4 7 per la seconda crociata bandita da S. Bern~rdo, seguendo il suo -nepote Luigi VII. Foron con lui Guglielmo mat;chese di Monferrato, Guido di Biandrate, Martin della Torre milanese, che vi f1.1 preso e ucciso, Ezzelino il _bàlbo cl.a Romano, cd altri principi. e signori italiani ; dé' quali dà nota il Guicheuon ( tomo 1, pag. 227) nella Storia yenealoy1·ca di Savoia. , Morto Amadeo in Cipro al ritorn'o nel 1 ·l 48, da - qucsle parli preparavasi la prima"guerra nazionale della indipendenza; <lappoichè per le A!pi retiche del Tirolo scendeva in Italia Federico Barb.arossa, il quale, espugnate le tre castella Il osate, Trecate e Galliate, arse i ponti sul Ticino, ri~alì il Po sino 'a Torino nel 1 i 55, ponendo a fuoco Asti e Chieri, prime sue arsioni. Seguì allora la fondazione di Alessandria ad onore di Alessandro III papa, e la riedificazione di Tortona. Ma nel 1 158 calò per la seconda volta in Italia il Barbaross-:.i,. nellu cui mani eadde Milano per opera principalmcute di Guido conte di Bianclrafo, spianala poscia nel secrlndo pii1 ostinalo assedio del 1 ·I 6 ·1. E tornò la terza volta per Valcamonic'a ; restando memoria crudele degli assed ii cli Ancona nel 117 4, di Tortona e di Novara l',rnno dopo , fatto il giuramento di Pontida della li, PJEMONT!l MILITA RE
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nipote di BC'rengario II re d'Jtalir1, e di3cende~e di Manfredi 1,11arches:e di Susa, il quale co'sllOi luogotenenti, Bonifacio duca di Toscana ed E1:iberlo arcivescovo di Milano, andò nella Svizzera a combattere Corrado il Salico successo.re al trono di Rodoll'o III re delle due .Borgogne, in guerra lunga di 60 anni , fattosi scudo della vedova l'egina Ermengarda e dell'erede. . Il primo soalino adunqne della grandezza di Casa Savoia fu un atto di leaìl.à cavalleresca. E già it secondo conte dello Stato, Odone figliuolo di Umberto e fratellq minore di Amadeo, venne di qua de'monli a togliere il titolo di marchese d'llulia e. conte di Torino , per matri rnonio con Adelaide figliuola ed. erede di Manfredi li, d~lla regia slirpe degli Ardoinì, il)titolala èlo.cbcssa delle. Alpi cozié. E il quarto conte Amadeo Il, il quale successe a Pietro I , ebbe la contea di Savoia nel :1076 , e consentiva al cognato Arrigo lV imperatore cavalcar l'llalia pel Moncenisio nel gennaio del 1077. E,.menlre questi casi seguivano, avevan rc.gno in Toscana· la contessa, Matilde , e in Roma il celebre Ildebrando, papa Gregorio VII. Le n1ilizie di allora seguivano lo stendardo de'·baroni o il gonfalone de'conmni ; ed anche per pura grandigia del pri·ncipe bandivansi !e cavalcate con cavalli che si traevano dall'lngbillerra e dalla Germania. Eranvi i saettatori che cominciavano la ballagli a (sa9illarii), inuron famosi arcieri i Genovesi: cambat• levano in prima ordinanza i balestrieri a -pie' e a cavallo (balistarii equ.ites), cavalieri, scudiei'i e lance; e finalmente si segnalavano nel bottinare, quando le fazioni volgevano propizie, i clienti cioè i fanti de'feudi e de'comuni, e i. briganti , i quali ' " eran fanti assoldati. Al quale ordinamento sgranato snccessc quello più unito delle piccole comp~gnie di 1 ti a '.zO militi relli tla un conestabile. Tutto era forza in quel medio evo, nè i principi avcvan suddìli, ma vassalli, livellari , censuari tagliabili e servi , }e cui 1
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lega lombarda a dì. I di aprile 1167. -E Umberto III,. il quale volle generosamente entrar mallevadare della·tregua tra il Ba1'barossa e le città lombardP-, oscillante tra i doveri legali di vassalla"'"'io e i:rli affetti nazionali dell'animo suo , dispiacque . 00 àllc due parli, nè i confederali gli perdonarono lo scampo coo • cesso a traverso de' monti al loro nemico· indebolito .e fuggiasco, nè Cesare gli fu grato dello scarso soccorso che a preghieradel marchese di Monferrato gli aveva conce,sso. Federigo non gli mantenne i patti, Arrigo VI lo dichiarò manifesto riefnico dell'imperio ; i Milanesi instigarono l'imperatore a invadergli lo Staio, e gli aYvisi di tanto improvvida neutralità' furono ammaestramel)to ai su_ccessori. · 1200: -Secolo impaziente e armigero e battagliero fll il x111: il secolo di Ottone IV,, calato in Italia., d'lnnocenzio Xlll e di Federico. E in questi . posti Tommaso I doveva condurre di fronte due malagevoli imprese, cioè ricuperare i dritti usurpali dai baroni vassalli e ingrandirsi a scapi lo dei baroni rivali, le quali due imprese furon tentate con uguale •al'dimento, -continuale con uguale persevernnza, compiute con fo rtuna .uguale. Tornato nelle bùone grazie del!' impero, conferitagli da Federigo Il la di3nità di vicario, Tommaso si valeva ùa un lato della idea ìmperiale e dall'altro dell'idea latina per capitaneggiare la Elvezia' romana contro la Elvezia alemanna. Pe1: la qual cosa fece lunga e aspra guerra contro il duca di Zernigen e il vescovo , di · Losanna insino alla pace di Altacresta; quando il figli~1olo Pietro meritò il soprannome di piccolo Carlo J.1/agno. E dopo che i Milanesi collegati co' Vercellesi, ne.I 1215, die_dero dentro ai marchesi di Monferrato e di Saluzzo, ghibellini allora, distruggendo Casale, nel ,1 2a5 Amedeo lV fugò i Vallesani presso Aosta. Ma in Toscana facevasi potente fa fazione ghibellina· per la ~-i~torìa contro Ge110,1 esi a' dì 3 di marzo 1241 alla Meloria. E il principe savoiardo nel 5 1 perdette la battaglia <li Montebruno contro le milizie di Asti; fra I~ quali avevan nome di
gu~rmi · i conti. di Biandrate già accenno ti, e i marchesi di C~va, co.' Solaro ; g:i Asi nari , gti Alfìerl, i Ricci e gli Incisa. Pure Tommaso li, conosciuto nelle ~lori e come conte di Fiandra, per la·moglie Giovanna, acquistò nel 5'.2 \a città di Torino, che perdetle ·dopo tre anni, rimanendovi anche prigioniero. Esuli dapprima i Guelfi, provan poi l'amarezza dell'esilio i Ghibellini dopo la morte di Federico nel 158; e Urbano IV, più sicuro· d3lla giornata di Monteaperti nel 1260, dove i Fiorentini guelfi furon balluti da' Sanesi ghibellini, chiamò i Francesi in Italia; odiando in ispeziallàl'ullimo re svevo, perlocchè Carlo I d'Angiò invase il Piemonte nel 6i, mentre regnava Pietro I.I, la cui 3qrella :Margheri la era moglie di Luigi IX. E Torino, libera da. pochi anni , obbedì prima ai vicarii angioini e poscia a Guglielmo VII, marchese di Monfe1Jato, celebre guerriero. Nè di minor valore militare era Pielro , il quale fu anche avveduto e sollilè uomo di Stato, creatore dell.a politica esterna della sua famigl iJ. Imperoccliè cercò· sapientemente 'i favori ingle&i per accrescere i suoi Stati dalla parte di Francia, e specialmente ai danni del Delfino di Vienna. E poichè ferveva al ... !ora la guerra tra Fi'ancesi e Inglesi, andò molte voi~~ in Londra daH 2 i-1 al 1263, ove diventò signore di Richemond e conte di Essex, e seppe con le armi , con gli accordi e coll'oro ingle5e accrescere mirabilm~nte il suo dominio.; lalcbè i conten1poranei, come ccn.nammo. lo parilgonilrono a Carlo Magno. , Era già cominciata iu Italia la vita de' Comuni; e le cose del Piemonte parvero destarsi e sollevarsi ad altezza maggiore; cominciando anclle I.o svolgimento delle arti e industrie ni'ilitari in Barge e Avigliano, dove maestro Robino costruiva macr:hine e arnesi da guerra. Baldanzpsi si mostravan do\runque gli Angioini e Guelfi dopo le vittorie di Benevento nel 1266 ; quando morì. Manfredi, . i cui ullimì · e più .costanti amici e parenti foro.no i tre piemo_n1
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IL PJF.~!01\TE MIL!fAJ\R
tèsi Giordano, Galvano e Manfredi Lancia, poi che la madre loro Bianca fu appunto lìgliuola di Manfredi marcbese di Busca. E non ostante, combattuta in quel medesimo anno <la Filippo di Savoia, arcive:;covo di Lione , la battaglia contro gli Astigiani, rimase a costoro la villoria. D'altra parte inviperiva la fazione papalina dopo il fatto di Tagliacozzo nel 68, quando regnava ne!!' isùla di Sardegna i! re Enzo, figliuolo naturale di Federico; ma nnova sconfitta qui toccavano ì Guelfi delle cillà di Alba, Ivrea, Alessandria, Torino e Savigliano eia' Gbibellmi di Asti, Chieri, Sa!uzzo, Monferrato e Milano. Sorgevano allora da questi luoghi i soldati avventurieri, come le compagnie di S. Giorgio in Cbieri e della Baronia in Asti , di che si discorre da' cronisti astigi,rni Ogerio Alfieri, Gnglie!mo e Srcon• dino Ventura. E ne aveva dato esempio il sopradetto Guglielmo VII, morto ne! 1290 cbinso in una gabbia cli fen-o , che Da1He pone nel Pu rgatorio, dicendo :
il castello di Marv,d o altn forli. Meritò il soprnnome di Grande; poich~ andò di persona a 35 a);sedii e combattè ,,alorosamente contro il conte medesimo. 1fa grande errore fu allora dividere il reg110 fra Amadeo e il nipote Filippo, come sancirono gli Stali generali raccolti in Giaveno, rimanendo co_sì per cencin, quant'anni partila in due la signoria fra Casa Savoia e Casa Acaia. 1300. - Imperocchè ai 3 di febbraio 130 ·1 Carln cli Durazzo re di Napoli, a nome cli Filippo principe di Taranto suo fìgliuolo, investì il sopradello Filippo cli Savoia del principato di Acaia pel matrimonio. Ne! qual tempo i! fìgliuolo e surcessore di Amadeo V, il xiv conte Ji Savoia, Odoardo il lib~ralc, seguitò coll'animo più avvcn• lato di lulli i principi sabaudi la guerra feroce e ostinata contro il Delfino di Vienna, legaiHlosi con Francia nelle guerre uammingbe, e per ess.a pugnando valoro~amen te nelle due giornale di Mons-r.n-puello dc! marzo 1 304 e di ì\Iont-casse! ne! ,1328. Su la disln1tta Ione di Peraldo in Genova sorgeva rer opera cli Roberto re di. Napoli nel 1318 la bastìa del Castellaccio, che a' dl nostri, ampliata di nuove difese, tolse il nome di Specola., di cu_i parla il Guicdardini al libro v11 del volu me 1v, pag. t7. E i Ghibellini compievano nel 1 320 on picco! fo rte che allora cbiama\'ano Castel(iw1co e poi làstelletto. Si ampliavano allora le fortificazioni di Genova, la qna!e mostrara la quarta cinta coi tre borghi di Prè, . Srm Tommoso, e Sant'A,qncse. Arrigo VII, cognato di Amadeo V, calò giù in Italia pel ~Ioncenisio nel 131 O, com'eravi calato Arrigo lV altro buon CO"nato ·, o e per Asti andò in Milano; ma dopo tre anni morì in Bnonco11vento non senza sospetto di veleno. E corse una fovola elle il conte di Savoia fosse ilo alla liberazione di Rodi; siccllè nel 1590 comin0iò Chiabrera la sua Amedcidc, e Vincenzo Marenco conte di Castellamonte scrisse piu tardi Rodi salvatci, canto prO'_scguilo dal TurleLti, elle !o stampò in Carmagnola ne! 183 3.
Quel che più boss o tra costOl' s'atterra Guurùando 'nsuso è Guglielmo iparchcsc l'cr cui Alcssandl'ia e la sua guerra, Fa pianger Monfcrr:ito e 'I Canavc~e.
La ri voluzione di Sicilia del Vespro famoso della Pasqua a tlì a I di marzo ucl 1282 non mutò qni l'indirizzo nazionale italiano, condannandosi le vittorie fratricide dei Guelfi di Toscana alla seconda balta glia della Meloria nel ·1284- ed a quella terrestre di C,Hnp,1ldino nell' 8\1. Mentre l'architetto Simone Bocca oegra costruiva il molo di Genova, l'ingPgoere Anastasio siciliano lo fortificava nel 1283; e nel ·I 292 facevasi cola la porta Sant'Andrea per opera <lell'arcbitello Pietro Clerico. Amadeo V, nel !ungo regnare per 38 anni stelle sempre armiltO; ed è questo davvero i! periodo eroii;o dcl!a Casa cli Sa:voia. Con intrepidità e bravura cavalleresca guerreggiò contro il Delfino , il conte di Ginevra e il signore di Fossignì, e innalzò 1
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I re angioini di Napoli, conti di Provenza, signoreggiarono i1ì Piemonte dal ·I 30_6 insino al •I 356, talobè notiamo luogotenenti napolitani in questi posti Raimondo, Ugo e Bertrando de!Balzo, il' secondo de'quali fu ucciso nel 1 3'2·1 dagli- Alessandrini e l'ultimo anche qui capitan generale. E quando tulli i Gh-ibellini di Italia si volsero contro Genova, i Genovesi, Guelfi, sosteniJero \'egregio contrasto dal 131 8 al 3 ·1, contro Marco Visconti. Nuove compagnie .di ·ventura gio11gevaoo _in que~ta Italia settentrionale, cioè il Malerba co'sùoi nel •I 339 per aiutare i sigi1ori di- Valperga contro quelli di S. Martino al Canavese, e nel 1 34:2 notavasi la compagnia di Jacopo principe d'Ac,,ja. det}Ominata del Fiore, ov'erano fanti, _balestrieri e cavalli , ta quale l'anno avanti aiutò forse Saluzzo contro le depréclazioni barbare del_già nominato Berlrand~ del Balzo, sinisca\eo di Roberto. Finalmente con la morte .cli cotestp re di Napoli nel 134,3 , gli Angioini perdettero ogni imperio sul Piemonte, talmen\echè il marchese di Monferrato; portò sovr'essi una vitloriç1 al ~amenario, e il siniscalco napoletano Francesco de Bolieri ebbe ,morle in Pollenzo nel ·I 346. E sul finire di q,uell'anno maestro Ugontno di Cbatillon, in val <l"Aosta fc<te quattro piccoli cannoni di bronzo nel castello di Lanzo, nno de' quali fu adoperato nel 11356 dal conte Verde Amadeo VI contro al prin_cipe di Ac,ija nell'assedio di Balangero, dove anco si fabbricò una bombarda. Il quale Amadeo VI; il pill cavalleresco di Cntti, amò siffatta-mente gli studi ,e le pratiche militari, che per lui forono -acqui~lali in Parigi i due codici conservali Ae' nostri Archivi nazi,onali, di Egidio Colonna e del Vegezio. E quand'egli net 1I 353 assediò Ge.x, gli storici rammentano aknne--grandi navi che difendevano il lago, sicchè dobbiamo dire che prima d'aver Nizza nel, 1388, per libera ·dedizione, era colà soltanto la piccola marineria dello Stato. In questo tempo Loùrisio, condottiero della com_pagnia dì
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S. <:;iorgio, perduto il 'castello di Novara a dì 1 ge,nnàio •1357, fu sconfillo da'signori di Mantova, Ferrara e Bologna, insieme collC'gali; e ne abbiamo memoria nella dolla e abbondante ero • naca di Pietro Azario novarese, il quale trattò la guerra del Canavese dal 1250 -al 1362. E lo stesso Arn<!deo, istituito l'ordine del collare e l'anno dopo ·I 363 fallo l'assedio di Saluzzo, racco,lse in Venezia nel 1366 un'armata per navigare al soécor3O del Paleol1>go Giovanni insidiato dai Turchi, sforzo assai maggiore della possa di_un conte di Savoia. ' Espugnate Galli poli , Mese mb ria , Lassillo e Lemona, assediò Varna, liberò l' imperàlore , e poi andò in Roma per riunire le due Cbiese. E al suo ritorno in patria, andò a comballere contro il march~se di Sai uzzo nel 1370, facendo prigione il celebre ~~pilano Jacopo del Verme. Poi scoppiala la guerra tra Veneziani e G_e novesi nel 1380, fu arbitro della pace l'anno dopo, e qujndi accomp<1g1ìÒ nel 138~ all'irnpresa cli Napoli Lodovico d'Angiò;· ma vi morì di febbre pestilenziate il 1 ° di marzo 1383 in Santo -Stefano nel .contado di Molise, lasciando governatorn di M_ontesarcbio Bonifacio ili✓Cballant. Imbalsam ato il, cadavere, imbarcato a Tripergole, lo menarono prima in Albenga, poi in Savona per mare, e per Susa in Altacomba. I\ Promis nel tomo 3° dei 11fonumenti di storia, patria dice trovarsi S. Stefano presso Bitonto. Grandissima proJC'zza e cortesia cavalleresca nelle battàglie e ne' tornei dimostrò sempre Amadeo VII o il Conte rosso, -il quale, educato alla fort~ se.noia paterna, condusse 700 iance in aiuto ciel re di Francia in l-0tta coi Fiamminghi e gl' Inglesi , e anco più celebre si rese nel!e cronache palatine pel suo torneo all'assedio di Borbourg , in cui sostenne tre duelli , e ne .. uscì vittorioso di lancia, <li .spada e di sc•Te coli' Hedinton ; l'Arunù el e il P~mbroke. - Abbiamo accenn}lO_'delle prjrne arliglic1:ie fabbrfoale' nel! o
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Stato , ed Ol'il soggiungiamo avere Amaùoo Vii 1wll'a~scùio di Sion fra a\lri artefici un Giovann i macsl.ro ucllc bombarde, forse Gi<,vanni Sanesc, e l'anno dopo, ,J 385 , l'altro maestro bombardiere Pìetro Gondi net. Al qual secolo appartiene il cannone ,iposto nel museo di artiglieria in Torino, il quale vi pervenue dall'ari;enale di Genova 1 dove si custodisce gelosamente come trofeo di' villoria su i Veneziani, od ha ani ma di ollone con h gno e cuoio aIl'esterno. Gioranna I regina di Napoli cedeva a lui il castello di Cuneo nel 1 385, e Nizza nel ·1388, come cennam mo; siccbè potè il principe sabaudo porre finalmente UH piede su la marina , restituendo a questa r,ittà l'onoro di città italiana come l'aveva fallo la natura, e secondo la sentenza de' Romani. ,,,. Nel qual tem po era surto Facino Cane da Casale o da Santhià il quale, postosi ai soldi della repubblica nell'anno 1395, invaso il Piemonte nel 1398, e poi morì a Pavia il ·16 di maggio ,14-,12, lasciando la sua ,·cdova Beatrice di Tenda. E sul finire di questo secolo comi1Jciava qui nella minorità di Arnadeo VIII la monarchia limitala o costilmionale, che durò un secolo e mezzo. 1 400. - 11 lnngo regno di Amadeo, quasi sessant'anni, fece molto più vasto il dominio, per rendite, per dedizioni spontanee e anche per la morie dell'ultimo principe di Acaia, Ludovico, a dì 6 dicembre I l 18. E quantunque conte di Savoia s'intitolasse e duca del Ciablcsc e d'Aosta, ebbe il titolo di duca ui Savoia da Sigismondo di Lucernburgo col donativo di un vasellame di dugenlo marchi d'argento, ,i. mila e cento scudi d'oro e sei cani mastini. La · popolazione di Torino, inferiore di mollo Ùc.l quelle di Chieri e d'Ivrea , c,iminciava a superare le quattro migliaia: S'introdusse allora una certa regola nel raccogliere milizie, poichò nel 1 430 folli ri conoscere gli uomini capaci in Piemonte di portare le armi, se ne contarono 27 mila, senza il maggior
numcro rlPgli oltramontani della llrcssa, drl Bngey, del Gex, drl paese di Vau<l e del basso Vailes1i. Famoso in quel tempo suonò il nome di maestro Ferlino o Mercadillo da Chieri, costruttore di bombarde, ingegnere e bon1bardiere, il quale andò poi a ser,ire il Visconti; e vien pur rammentato siccome maestro di artiglierie Pietro ~Jasserii. E non oslante il titolo di pacifico , cotesto principe nel 1 ~-3 1 avea nel castel!• , di Torino 39 colubrine a mano, di cui for nì poscia i castelli di Ciamberì e Momme!iano. E nel ·14.34 fece l'assedio di Chivasso, e arditamente, quallro secoli avanti ai miracoli di Napole9nc, passò il gr,rn S. Bernardo col capitano di ventura Govino Malard "di Rht tcl condotliero di genti d'arme , traendovi bombarda ch'egli a,·eva fallo fondere in Ivrea sì grossa che bisognò abballer le mura per cavarla fuori, denomi nata la signom Amadea. Amadeo VJII fu dei più singolari uomini della storia pel suo misticismo e per la sua ambizione; talchè il 16 di agosto 1 -i.34, dopo 30 anni, chiamali intorno a sè i guerrieri insigni ed espertissimi uomini di Stato, si ritrasse all'eremo di Ripaglia, prendendovi tulli la veste, il nome e la disciplina di eremiti mauriziani, ma governando il paese. Eran di certo tempi assai difficili per l'Italia. La quale sconvolla da cima a fondo per le guerre di Milano e Napoli, di Venezia, de' Visconti e de'Fiorr.ntini, era dominata in Roma da Ladislao e poi da Giovanna regina, turbata in Firenze da Cosimo, manomessa in Romagna da tirannelli, scissa fra due o anche trn papi, e co' Benti voglio a Bologna. Anco1' vivente Amadeo, che rinunciata la corona ducale, rinunciò poi la tia'ra dopo esser divenuto Felice V, ascese al trono nel 1 440 Ludovico, il quale prese al sol<lo alcuni celebri c·ondollieri, come Giovanni e Francesco Pecheni no di iUigliorali e Barlolommeo Colleoni, i quali ebbero scontri disgra1.iali col sì famoso capitano Alviano, nè più fortunato combaltcre ei fece nel 1 U9 alla Sesia, a Novara e a Borgomanero; accoi-dandosi
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(ìnalment.e col nuovo duca di Milano Francesco Sf1frla·, venuto al potere nel febbi-aio 14,50._Le armi i11tanto anment-av.ano; e nel 1 HO il duca comprò-tre bombarùelle clliamate allora vuglerii o tarrabuste dal mastro bombardiere· di Nyo1r Giova1ini Sourde · per armarne i castelli di Ciainberì e Mommeliano con palle _di pietra di ·1O libbre, al prezzo di 18 fiorini al quintale. Nel ,1 H ·I videsi il castello di Nizza armalo di alquante.colubrine gravi di 1 02 rubbi cia:~cuna, e di trenta piccole, pe-. santi dodici ·libbre di_solo metallo e anco la metà. E nel ,1443 si giitò in Borgo in Bressa a dì 25 di sellell)bre da Giovanni .Gile di Maran una bpmbarda di bronzo clli!1mata grçmdinelta, pesante dc! JH- _a 40 quintali. · Altro bqmbardiere fu ele_llo maestro delle artiglierie Ì1el 1454, Niccolò Labbè, e nel ·1468 Filippo cli Savoià mandò il suo maestro bombardiei:e Nicodo di Villette sino a Friborgo pe_r farsi pre~tare dal conte di Grnyères due vuglerii, fac·en<lone gittare tre compagni in Borgo in Bressa, il Galante da 8 _quintali e 68 libbre, il Valletto da 5 e 14; e la Serva da . 4 e 8,J, facendovi anco fondere ,1 O organi di varie grandezze da Angelino ._Polet, soprannominato Dq_qli Organi (De Cimbalis). Finalmente 11el 1458 spiacente. ei vide darsi Genova a Carlo VII re <li Francia. Nell'anno ,1 4-65 sai\ al trono Amadeo I;x, fiacco come il pad!'e, il quale rnppe guerra dopo ;lue anni al Monfc1:rato; ma visse poco; e lasciò la ·duq_bessa Giolan<la reggente la fanciullezza di Filiberto I il cacciatore. La q~iale nel -1475 pigliò al. soldo _messer Collaccio de' Grifi, napoletano, con 25 lance; ciascuna ·di quallro cavalli; ma l'anno dopo ~2 mila Piemontesi capitanati da Luigi di Cballant e da Giacomo Provana di Ùgny non for011 fortunati ne'! conlraslo co' Vallesani. Prigionie1:a nel castello di Rouvres col principe Carlo, per trndimento di ·Carlo il temerario, ebbe anch'ella vi_ta corta. Ed allora gl i Stati generali levaron subito 7~ mila fanti oltre l'ordinaria· cavalleria
de'patrizii. Mor\ ne.I ,J li78, l,1sciando in guerra civile lo,,Stato, perchè di sol i ·13 anni il figliuolo, il quole morto nel 1 ~-82 a Lione las<·iò il regno a Carlo .I il guerriern suo fratello di -\ 4 anni. E questi s'imp()ssessò del marchesato di Saluzzo dopo l'as" seclio del 1 487 -descritto da Berna rdino Orsello , e uscì di ,,ita nel 1 490 a Pinerolo con sospetto di velflno, giovine cli 22 anni : L'altra reggente Bianca di Monferrato per la minorità di C<1rlo Il, sosl1\nne nuovi travagli, e so{Trì la chiamat a dello straniero fatta dal. più esacrato principe d'Italia, Lodovico il Moro. Calavono i Francesi da Grcnoblc a Susa e Carlo VIII era ricevuto il dì 5 di settembre al. castello cli Torino dalla ducbess:1 e dal piccolo duca che allora vi\•eva. E al ,rapido ritorno, il re tli Francia rimaneva /a Torino dal 3,1 di luglio insino al 2,1 di ottobre <le\ medesimo anno, poicbè erano nelle sue lile Filippo di, Savoia e il marchese di Saluzzo. E già correvano tristi tempi per la Casa Savoia., oltremodo indebolita per le due reggenze 1 per le ·guerre civili e per la oppressione stranier,Ì. E ranno dopo, Luigi che accompagnò Carlo VIII, sostenne lungo assedio in Novara. • -Terminata in Carlo II la linea diretta nel 14-96 , si ritorna alta collaterale, chiamando a regnare Filippo 11, fratello ad Amadeo IX, pro.zio dell'ultimo duca. E cbiuder.emo questo periodo rammentaudo come opere- del secolo xv le due bombarde che si conservano ne-ll'arsena\e, falle. portar(! a Torino dal generale Cesare Saluzzo dal càstello· di Santa Vittoria, di ferro filso all'estemo, di fo1;ro martellato ne>\... j'ani ma, la quale <}Vea forma conica. 1500. - Regnava dal 1504, Car\o Ili, figliuolo di Filippo li, di cui avea !-'ingegno non il senno, letterato ed amico dei letterati , ma senza coraggio, meritando il nome qi buono per la facilità della sua natura, non ostante la lega contro i Veneziani in Carnbrai, e il suo parteggiare per-1'imperatoré per voglia di star~ene disarmato.
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. E Luig-i <li Francia, cli'era tornato in 'patria, passò prima l'Appennino per assediar Ge11ova dallG due rive della Polcevera, ed e11tral0Yi ai 29 di aprile 1507, alzò la Briglia aUa torre di Coùifò che il doge Ottaviano Fregoso nel 1 5,14 fece sdeg11osamt11le smantellare,,. dopo averne cacciato via i Francesi. Tullo suonava armi all'i ntorno; pure il difetto di armi -proprie e di danaro costrinsero H principe sabaudo a ripudiare la alta politica tradizionale, e tenere il p('ggiore di tJgni partilo, la neutra • Jità inerme, che è nn controsenso quando non si può sc,stenerc. ! Veneziani sono vinti a Glliaradadda 01·vero Agnadelo nel ,1509; nella battaglia di Ravenna, combattuta il dì 11 di aprile I 5,12, le fauterie italiane erano in J!arte armate di archibugi, introdotti in Francia nel ,1522 secondo l\for1Lluc; combàtlesi il dì 6 di giugno 1 o1 3 la ctlebre ballagl'ia tli Novara. o meglio ·della Bicocca, due mi.glia lontano di lì, tra Svizzeri e Francesi, con la rotta di costoro. Pur:e sappiamo come in Pieil1onte soprastesse,la passione per lì rancia, e come morto Luigi ucl 1 5,15, fosse poi festeggiata la entrata di Francesco I r:er la v'alje della Perosa. E quando scgul la disfida di' Badctia, nel campo avverso alla Italia v'erano quattro Savoiardi, tra' quali Pietro cli Chals, ed è brutto ricordo fra 1 ~ _italiani il nome di Damiano d'Asti. Cominciò allora per Casa Savoia un pÙiodo d'infortunio e di decadimento, derivante anche dalla nuo\;a costituzione uelle nazioni moderne. N~l ,t 515, come leggiamo nel Giovio ed anche nel Levo, gli Svizzeri veonern in Piemonte per Cbivasso ad Ivrea e Vercelli; e il '27 aprile 15'2·1 si pugnò alla Bicocca tra Frauco-VenetiSvizzeri e gl' imperiali, toccandone i primi , rn,1 il 1tosto della Dì cocca era allora verso porta Milano, laddove a' giorni nostri ·è verso porta Vercelli. Dopo della qual vittoiia i due capitani di Carlo V il rnarcbese del Vasto e il Colonna vanno ne·! 1522 • ad asseçliare la città di Genova favoriti dagli Adorno e dai Frn~
. goso . Un'altra rolla toccaro110 i Francesi al puiso della Scsia 1wl 1524, quandò sego\ per l'appunto la c;1pit<1laz[oue Ji Domod'Ossola e del suo castello. Chiari3simi in quel torno furono i fratelli Giovanni, Antonin e Pietro Gocito; i quali difesern eroicame1He l_a torre di Ln nel Monferrnto, e fu applaudita l'ospiU1lilà data dal duca in Nizza ai cavalie.ri gerosolimitani cacciali da ·rtodi: Co.mbàlluta la celebre batlil.glia di Pavia a dì• 24:_ di febbraio 4525, O',(e fu mortalmente ferito Renato _grnn bnstardo di Savoia; saccheggiala Cberasco il dì ,1·1 di d.icl'mbre dagli Spagnuoli e ((l;indi da' Francesi, il Pescara entrò l'anno dopo in Torino. Seguirono il sacco di Romu nel 11527 e l'impresa di Napoli poi, dove m~riv.a prigio1/iero di guerra il valoroso capitano Michele · ,Antonio marchese di Saluzzo il dì ,t 8 di ottobre '1528, il quale era succcs~o nel c·omando dell'es_crcilo a Lotrccco, n;iorto di peste. Nel1530,vic1esi it duca di Savoia in Bologna portare in alto il diadema di Carlo V nel\'all1J \lel\'incoronazione; e l'anno dopo, venirgliene il posses~o di Asti. Per le quuli ços~ nel '1536 Francesco I, invase gli Stati, con eccidio e ~oprusi, occupando con subilo impeto la Savoia, senza che alcu.n ostucolo gli si fr~pponesse, se s'eccettua Mommeliano che signon'ggia il passo dell'Iscro, per colpa .Ml governatore Francesco da Cbiaromonte napoletan_o, il quale non tardò poi ad acconciarsi ai servigi di Francia, \love militò per molti anni. .Ma qui è luogo di rammentare la vulorosa difesa di A,igliana: governata dal capitano Giovanni Orzo sicil iano, il quale fii impicc:at'o con lutto il presidio. Puro il Piemonte, aiutato dàgli imperi ali comandali da Giova uni Batlisl(l Cìlslaldo napoletano, fece grave contrasto, e pii1 pe' nuovi soccorsi recali dall'altro ,capitano di ventura napoletano, Cesare Maggi, soldato espertissin.10 c.vigilante, ma disgnnialo, come disse il Bellardi cpute'.mporaneo e ripeLè il Bolla. E nelle file francesi contavansi
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molli Jtaliani l•·a' quali Giovanni da Torino, se pure non fosse Giovanni Turioi da S. Sepolcro, il quale in quell'armo difese Saviglì,ano; ìl marchese. Francesco di s;Jluzzo ehe poi pas.;ò a obbecJienza d('ll'impe1:o e morì di cannone all'assedio di Carmagn()là; Lodovico Birago, milanese , gov.ern alore del presidio alla città di Santhià, Angelo Assinilo della Matca d'Ancona, il quale nel 11H8 pubblicava in Torino un suo opuscolo _rarissimo Del modo di frwe squadroni. Dall'altra parte buona fama eziancl10 di prode obbesi sollo il duca Carlo lii i_l c·npitano di carnlli Pietro Gazzino, vercellese, il quale per appunto contrastare il passo ai Francesi restò mortalmente ferito al castello di ~1,isino, e il suo cadavere fu poi menalo nalla chiesa di S. Lorenzo in patria. Innalzale le fortific.izioni di Mommo-liano. nel 155'1, l'iugegnere Gabriello Busca .vi costruì . una fonderia. di cam1,0ni nel 156:3, come ne costruì altra j)i Ù, ampia nel 1570 in Torino, dove è oggi la piazzà del palnzo r-eale, anne:;sevi anco le ollìcine delle armi_e della polv(lriera. E Carlo Hl, cui fu t.anto avver,;a la l'ortuo·a e mancavan, poi le doli per tenere un trono vac-ill.inte , non lasciò, morendo a dì 17 di agosto ·I 55::l, ché i domini i d-i •Niua, Cun~o, Asti e Vercelli, ed anche questa fu poi perduta per opern del governatori>. E dobbiamo con orrore rammentare il tradimento del maestro di scuola di Casale, il quale, cupido co·mc quello dei Falisci, osò dare la città ai -Francesi, nelle c,ui file militava un suo.cugino per nome Pontestura. Ma accanto ai tradimenti era anche la frde e la magnanimità, peroccbè si sa come nel 1 555 fosse affidata sin da Fiandra la forliHcazionc di Villafr:anca a Giacomo Provana detto di Leiny; come nel Hi5'7 il conte di Luserna difendesse Cùneo contro ·i Francesi capitanati dal Brissac, e come la egregia contes,a Beatrice rispondesse eroicamente alle minaccie. del ca· pilano francesé.
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É qui" è debito nostro rivendicare all'Italia il primo uso delle granate, che n fonditore ,Giovanni Delli Facci avea inventato ·e fusÒ nella sua· fondeiia di Barge nel m.irchesàto di Sai ozzo, rinomato luogo in quel tempo per le suè · fabbriche di armi. Ma cangiarono affalto tulle le sorli del Piemònte ·éon la battaglia di S. Quintino combattuta ai dì ,J O di i1gosto ,j 55'7 dove Erùanuel Filiberto battè i Francesi a' servigi ,dell'imperatore. E tornò padrone in casa alla caduta dcllé libertà 'toscane , d1iaman-clo iulle pdme il· capitano Antonio Leva, piacentino, discepolo del Tartaglia e del duca di Urbino , pe1·chè des~e il disegno dell'ordinamento déll'eserc'ito, elle fù iniziato còn editto del ~8 di gennaio 156 ·1, col quate si chiamavanò su le armi ·1 5 mila uomini frà i 700 il1ila '3bitanti cisalpini e i ·500 mila sa• vòiardi; poco meno,,della prese11 te Toscana·, la qual forza · fu subito ,wincntata a .36 mila. Del quale capitano furono smarrite -alcune l\'Iemo,:ie militari, che avea bellari1entc compilato. Fu onorevole la di(e.:;a di Génova contro i Frailcesi, comandati spiacev·olmen·te 'dall'italiano Guido Rangone e favoriti cla·Cesare Fregoso, · E passato il pericolo, si provvide con nuove e più forti mura alla sicurtà della patrìa , murando in prima la fortezza dJ:)llo' Spro11e, e poi le altre parfrdel cinto. Difesa davvero storici! fu quella di Nizza contro i due navigli di Francesco I e di Solimano nel giugno ,15,i,3, ove il governatore Andrea Monfort alla · proposta <li resa rispose : il mio nome è Jfon/orl, le mie lwmi sono pali, e là mia divisa IL r AUT TENm ; e comb.iltè anche virilmente la illustre donna Caùerina Segurana. Poi a d1 :23 di agosto si ritirarono nella cilladella retla da Paolo .Sim,~ooe de' Balbi di Chieri e furon coniati scudi d'oro e testoni. Del quale assedio lcggesi una Relazio,1e scritta in aulico sa• voiardo di Rietro Lambert pubblicata nel tomo 3° de' Afomimenti di storia patria. N9n ineno celeb1:e fu allora la .baltaglia di Ceresole ·a dì ,1_4. di aprile 15i 4, per espllgnar Cerignan·o, egregia mente difesa ANNO
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IL PIEMONTE lJJLll'ARE
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da Pirl'O Colonna, il quale ùopo 40 giorni della battaglia_ebbe ad arren<ler3i. Nel 48 pas~ò in Piemonte il re Enrico Il , il quale entrò in Torino a dì 22 di agosto, lasciandovi dopo uicci giorni suo luogotenente Giovanni Caracciolo fuoruscito napoletano, principe <li Melfi e duca d'Ascoli, maresciallo di Francia, uomo di gran giust-ù:.ia e go'vemo, ma austero e rigoroso, secondo afferma il Can1biano di Ruffia. Il quale è appunto seppellito in S. Domenico di Torino, morto qui o in.Susa a dì 5 di agosto ·1550, <Ji 63 anni, dopo aver veduto la congiura dc' Fieschi nel 1547. i\la dopo sei anni dell'ordinamento del citalo Levo, cioè a dì 2/1, di gennaio 15G6 Ycnne fu ori davvero l'ordine col quale tulli i cittadini erano chiamati a militare dai 18 ai 50 anni armali a spese tlel comune. L'esercito nazionale e stanziale (u di 23 mila fanti diviso per colonnelli, compagnie, centurie, squadre , cui si unirono quallro compagnie cli cavalli, una di cavalleggeri cd una <li bombardieri , avvisando, com'egli dice , d'-istitziire genti di guerra clic simo 110s[ri sudditi, i quali così non rendano un servigio mel'cenario, ma difendano la causa propria, e il loro principe naturale e la patria. E soggiungeva che creando l'officio di contador genel'ale 11cll'azienda militare era suo scopo mantenel'e una milizicl ordi,naria la quote abbia ad esser pl'esta ed appal'cccltiata ad ogni bisogno e/te sopra_vvenisse , acciocchè iJOn si viva a caso , ma con ogni onesta <Jr/e meglio si possa trattenere la pace e schivare la guerra. Ed al Levo successe Bonifacio Boniforle Asinari di Camerano autore di un ùiscorso mili lare , sergente generale della milizia piemontese, la quale allora componevasi di 20 mila fra corsalèlli,· picchieri ed archibugieri, e fors,J fu anche consultalo quel Paolo Baglioni di .Frugarolo ncll'Alessaodrino, famoso guerrie1O <lei tempo. Ed allora appu1!to fu creato l'officio di contator generale , cbe Emanuele .Filiberto collferì a Diego Hortis de Pros; spagnuolo, che avea avuto tanta pratica nell'esercito a\ Carlo V,. p'ol 11el •1 562 !'a uditore generale dc' campi , che · fu Giovanni Solfo e il vcedore Giovanni Ra~pa nel 1586. Coll'opera di.
F'i'ancesco l\1ciotto eia Urbino i! duca edificò le cittadelle di Vercelli e di• Torino negli anni 1562 e 15Gii., elesse i! Busca a· fonalzare l'altra cilladella di Ilorgo per essere fronti era. con la Borgogna e il Lionese; andandovi di persona a meltcr la prima pietra; nella qua!e operazione volle esser ai ulato da!l'a tn baseialore veneto Morosiui , cui comunicava sempre gli ordi11i delle sue invn1zioni guerresche ( Relazioni, f. ·I ,i.O ). E incom inciò in. grandi prororzioni un forte presso Rumillì nell'anno 1569. Final mente aggiungeva a Mondovì la cittauella sul disegno di Ferrante Vitelli, perugino, 1iel 157:3, già culonncllo di 3 mila fa1t1i italiani fiu dal d\ 8 di ottobre 1567. Ma nel tempo medesimo ehc pensava a munirsi cl' armi e <li ùifesa chiamava suo consigliere di Stato e segretario quel Pietrino Bello, il quale avea pubblicato nel 1563 il suo lrat... tato: De re militari et bello e fu spedito a Lione. Invilarn Palladio, il quale non potè giungere, e con patenti del dì 20 gennaio fa.ce va mastro <li campo r.lella cavalleria !eggie,ra Guicln Piovena e pubblicava un eJiLLo intorno alle genti di guerra massi.mc sul fa tto della disciplina. E in quell'anno medesimo, ai 28 di ollobre1 creava colonnello di 2 mila fanti , cousigliere <li guerra e genti!11omn di camera Giuseppe Po. Aiutò Malta e Ungberia contro Solimano , mandando :.: mila soldati sotto la condotta del prode e dotto Federico Asinari di Camerano e di (iio. Alfonso Castaldo , nipote al famoso guerriero di Napoli Giambattista Castaluo. E nella prima impresa vi perirono nomini chiari co me Gio. Giaéomo Castellamonte, Giulio Cesare ,Jel Ponte, Aleramo Parpaglia, Giovanni Antonio Solaro, Nicola StfambiDo, Lelio Tana, Giuseppe e Fabriiio Valpcrga , Giovanni Vagnone. E per distendervi le tinte del tempo, stimiamo opportuno dare il cenno .intorno alle facce11do militari< che ne qa la r.ohi-· zione dell'oratore veneto Sigismondo Cavulli , presso fa Corte . . di Savoia:
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lL l'/IBtoml\ hllLlTAJ(.Jl:
« D'uomini di guerra , che abbiano servizio con sua eccel-
lenza, nè de' suoi .sudditi, nè d'altri io vi bo conosciute persone di gran nome e valore, salvo che il signor della Trinità , il ,1uale vostra serenità avrà inteso nominare per le operazioni onorate , che fece ali' impresa di Cuneo e di Fossano; e certo, per quanto bo sentilo ragionare di lui, è mollo franco cavaliero; parla poi prnclentemente , e discorre delle cose di guerra con mollogiudizio. Il signor duca non si serve gran fatto di lui: primo percbè non vuol mostrare che quel che fa sia per consiglio del medesimo, poi percbè dove tuHi gli allri suoi servitori gli parlano ccn molta timidità, lui , per dire il vero, quando si lrova in Corte parla pi11 liberamente, e si piglia forse più sicurth di quello che vorria sua eccellenza. Per tal causa vive il 11iù del tempo ritirato a casa sua , con la provvisione e grado che ba da sua cattolica maesta. Vi è ancora il signore di Masino, che a temp_o òi guerra era ,·ice-ùuca; questo è gentiluomo , ma nel fa\to di guena non ha mostrato virtù sopra gli allri. li coni~ d'Arignano ancor lui è prudente gentiluomo, ma non ba fatto operazioni che nrnritino d'essere nominate più cbe tanto. Interticne sua i>.ccellenza, oltre questi, il signor Federigo Madl'ucci, con provvisione ordinaria di cento scudi il mese per ciascuno, e sono ol)bligati condune in ogni bisogno un colonnello di quattrocento lanzicbenccchi. Ila ancora qualche particolare inlerten imento ne!li Canto11i degli Svizzeri cattolici, ma non è cosa di molta importanza. Di Francesi· e Spagnuoli non vi ò persona di conto al suo servizio, e credo che da quattro o cinque in fu ori, che stanno come suoi servilori ed ufficiali in Fianùra , altri non ne abbia, lasciando la Corte di madama qual tutta è di Francesi». Non corse molto tempo che la bandiera sabaud& andò a sventolare nella grande impresa navale capitanata da D. Giovanui 4 d'Austria partito da Gcnonl e da Spezia per le acque di Lepanto nel 1 51-/ ,f. E nella battaglia dcìle Curzolari vediamo combattere- nel corno
Il. Plls~IONTE MILII'A Rlt
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Jestro la galera Piemontese di Savoia comandata dal capitano Ottaviano Moretta inshime coll'altra Alargarita di Savoia capitanata dal Battaglino , e nélla ballaglia, cioè nel mezzo, la Capita1ia diSavoin retta da un Provana monsignor di Lcyn\ nel Canavese, col prin cipe di Urbino. E v'erano inoltre della repubblica di Genova la Capitana retta da Ettore Spinola col pnncipe di Parma, la Vittoria di Filippo Doria, la Diana di Giovan Giorgio Lasagna, la 1lfonarcrt di Nicola Garibaldi_, la Don:.ella di Nicola Imperiale. Finc1lmente ramrnenternmo che il celebre Andrea 0oria vi governò le galee di Sua Maesta cattolica partite da Messina. Nel qual tempo erasi abolito (1567) l'offi ~io di maresciallo di Savoia e creato quello di gran mastro di al'liglieria. E l'anno dopo a dì I O di gennaio 1572 venne rigorosamente vietato ai ,,;oldati piemontesi di portar colori di Francia e di Spagna, come si era usi avan ti all'ordinamento del ,f 56 I . Duravau le guel'l'e cli religione; poichè si rammentano con orrore in Francia le scene sangu inose della nollc del 23 al 24 di agosto 1572 di S. Bartolomeo, e qui siam lieti soggiungere che essendo venuto comando al luogotl!nente di Francia nel Saluzzese Lodovico Birago di fare la medesima strage, cotesto capitano italiat10 non osò obbeùire, poi chè l'obbedìenza dee aver pure il limite ùella giustizia, della morale e della libcrla pubblica. Ai 2 2 gennaìo 157'3 era morto in Torino il celebre capitano Tommaso di Savoia principe di Carignano ; e già il Piemonte cominciava ad entrare nella condizione ùi forza militare, lalmentechè Enrico lII a dì 23 di settembre 1 57 4- resli tuiva allo zio duca di Savoìa le piazze di Pincrolo, Savigliano , Perosa Geno\le; e bcnchè il Picmoute allora non contasse che 900 mila abitanti e la Savoia l.1-00 mila , eran. su le armi 30 migliaia di soldati. Dopo 27 anni di regno glorioso, giovi ne di 52 anni, l'eroe di S. Quintino moriva il 30 agosto 1580 ; e sarebbe stato
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IL PIEMO!'iTE lHLITARE
lf. PIIHIO~TI<: Mlf,ITAllJ,
rimpianto e come soldato' e come ci lladino, se non av~ssi, ridollo le cose al govel'no assnluto, ponendo i :1 di~uso I~ adnna11zc e le discussioni della )osa pubblica sollo il titolo di Stati generali. Le sparlc gloriose ne' campi di bottaglia non s<'mprc si rinfoderano avanti il solénn~ e venerando santuario della lt>gislazione. Carlo Emanuele I, lotta in moglie nel ·.1 586 Caterina fi..: gliuola di Filippo JI, portato l'egercito a 30 mila fanti, 2500 cavnlli secondo Della Cbiesa , l'UJ)()C guerra a Bnrico III nel1'88, e fallosi prima signore di Carmagnola coll'opera del generale delle aùiglierie Cambiano di Ruffia, a dì 28 di sel\embre acqui~tò il niarcbesato dì Saluzzo. Discendente dal lato materno da Francesco I, aspirava nelle civili discordie sollo Enrico IV a quel frano. Dapprima fortunato nel ·1590, quando form ava i Francesi sul ponte della 'Dur~uza e sosteneva ;l'assedio di Morn~ meliano, di cui fece la ricogniiione Marcello Marchese, sebbenevescovo di Sigria, entrò in Marsiglia a dì 22 di marzo •15,\H • e ne abbiamo una relazione stampata in Alessandria. Ma finalmente pcrdè conlro Lcsdiguières la ballaglia, eh Pont-:harra a' 6 di novembre del medesimo anno. Noi qual tempo era a suoi servigi il capitano Francesco Al-' dobrnndini nepotl~ ài Clemente \'lii , il quale morl a dl ·I O- dt febbraio 1593-, e fu se pollo in duomo: E in questo anno me-· desimo nel bel mezzo della valle della Dora lliparia il forte di Essiglic SO$leneva grave c0ntrasto. . 1600. - li 2'7 di genuaio ciel ·1601 fu fermata la pace tra la Savoia e la Fra11cia, la quale cedettè a quella il marchesato dt Saluùo, e n'ebbe in conlraccambio la Il.ressa; correggendo ittrallato di Vevins det •I 598 tra Francia e Spagna , in cui fo compreso il duca. li quale te.ntò l'impresa di Ginevra nel 1602, per cui il poel,l Vincioli plaudiva con bei· versi: ·
Sorgevano intanto tìel 1606 le fortificazioni di Novara per op<>ra del Fuenlcs, e vi fu governatore Manfredi Augusto Sca.glia, conte di Verrua. · Carlo Emanuele, guardò allora lo sco1)0 della li bertà d'Italia, collegandosi con Francia; e se non fosse morto Enrico lV il ' <rntlalo di lfrusolo del 25 di dicembre 16·1O avrebbe mutato i duelli di Savoia in re di Lombardia. Ma il ferro di Ravaillac favorr la Spagna, e vediamo nel ·1(>'I 3 i corazzieri picmontei.i montare primi all'assalto di ì':izza, come narra il Saluzzo nella Prefazione dell'opera, e porre anco piede a terra per petardare Trino , in 'Inuella medesima iruerra. Cionulladimeno si ve'"'OllO i 00 Francesi assediare Vercelli nel 16·17 che i Piemontesi difen<fovano; rcggendoYi le C'ose dell'artiglieria e drgli ingegneri il Sanfront. Ed allora fu colà dentro coniata moneta ossidionale di oro e di argento , il che fu poi ripetuto nel\' altro assedio del 1638 dal marchese Dogliani. · E la riputazione militare del duea di Savoia si alzò di mollo per a,•erc umiliato l'orgoglio degli Spagnuoli, e meritato il nome di liberatore d'Italia, con la pace sottoscrilta ad Asti a <lì 21 <li giugno ·16 ,15. E ue colse gran vanto, mostrando col proprio e:;empio ai priacipi italiani, che l'esser piccoli non im porta essere codardi, e potersi guardare in faccia quel colosso di Spagna senza averne fanciullesca paura. Perloccbè tutti gli uomini ùi conlo in Ilalia lo tenuerò in gran pregio, e i poelt lo celebraron.o co' loro versi, come il Docca\ìni, il quale ne'suoi Ragguagli di Parnaso diffuse la opinione non essere imp~ssibile emanciparsi dalla servitù forestiera , il Chiabrera, il Marini ed .il Testi, il quale faceva dire all'Italia quelli versi inlhinmanti:
" ,\I gran ;;uerrièr cl1e :i: piè dell'alpi n•g r\n rer cui sic ura llalta ~: ripo~a ».
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" A che tnrda egli adunqtw? il Ciel seconda I suoi trionfi e le sue glorie afTrclta. Spa1•iscc il vcrno , apri! ritorna, e il mondo· Ri volto a lui, da lui gran cose aspcltn. A che tregua, a che pace? lo dnl profondo Delle viscere mie chieggo vcndcl.!:i : E pace altra non vo' se non quell'una Che• mi pr·omettc C:arlo e la Fo1·tnna "·
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lL l'!BIJONTE M!LJTARE
Ancbe il Tassoni colle sue A/ippiche tentò destare dal .sonno t>rincipi e patrizi italiani, non parlandosi allora di popolo , perchè insieme col duca di Savoia spezzassero il giogo odi;ilo. E Tommaso Campanella lo esortava a cacciare d'Italia gliSpagnuo\i.· _ Si pensò allora alle. fortificazioni di Santhià e Crescentino ,~~ \1el 16 I 8 a dì 1 8 di ,gennaio fu 1fominato capo condolliero della nobiltà, ond'era composta la cavalleria feudale pie·montese, il marchese di Cigliano Gui-dc-Vi\10, il quale fu l'u\li mo a tenere colest0 officio. Si rinnovarono le ostilità nell'anno ·16~3, e sun;e la nuov,t lega frànco-venelo:..sabauùa. Seguì allora l'a.ssedio della \rerrua 'nel ·1624·, P, l'anno dopo a dì 8 cli aprile la fanteria piemontese, la piQca ,aHè mani, attaccò e ruppe sotto il· castello di Voltaggio· il gross6 deliri cavalleria napolitana e genov~se. Con decreto del tl'l 8 di oUobre ·I 626 la repubblica di·Genova dic~iara,•a ingegnere ca1)O delle armi ge·novesi fuori le mura il celebre Lelio Bra1rnaccio, napolilano, il quale già avea ri~lampalo in Venezia i suoi Ca,..ichi 1nililari. E con allra nomjna del 22 di maggio ·1630 \'jngegnere militare Girolamo CatanPo novarese , era chianiato 'di Corsica a sovrainte1idente delle fortificazioni dr Peraldo. , Pòsto i\ Piemonte fra le ambizioni risali di Francia e-Spa~ gn~, si· mutò parte. ne\ 1627, unendosi Piemoulesi e Spagnuoli contro a' Francesi per la chiamata nl dncalo di Mantova di Carlo Gonzaga duca di Nevers. E frattanto i\ doge di Genova, Gi.a con10· Lome\\ino a dì 7 di dicembre di quell'anno poneva la prima pietra delle nuove mura della città forte, chiàmand·ovi f.'.gregi ingegneri, fra' qna\i il Maculano domenicano, morto cardinale, l'Aicardi, ·il R(zzo, Sebastiano PonceHo, il Fontana ed anche il sopra dello Brancaccio. Carlo Emmanuele anelò di persona al\' assedio · di Aìba P-ompca nel 16:ì.8 per insegnare la gueri:a ai suoi figli Vittorio
l L l'l!l.MONTE MlLl'l'ARR
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Amadeo e Toninì~so. Ma per la fiacca e subdot·a amicizia della S(>agna, che l'odiava mortalmente, il povero duca pri·•dette Pine rolo, Saluzzo e Susa nel 16"29, e rnovendo poscia a Saviglian'o l'a0110 dopo, las·ciò i Francesi in Casale, i quali vj avevan· due volte coniato m.onete. Villoho Amadeo l ébùe adunque lo Stato in difficili condizioni, scemalo di provin_cie, di for·ze e di danaro, ma la sua Casa avevà acquistalo opinione esser ella solo ·sostegno della libertà clltalia. E quantunque ei fosse prode guerriero, ebbe a scontare la , soverchia audacia del padre:· Ma subilo ci vobo il pensiéro a rafforzare l'ordine m1lilài•e, creandri i\ p\'imo corpo · della cavalleria, e fu sventura ch'ei chiarriasse al soldo soldali forestieri, cioè le gùarclie svizzere in prima. Se potè recuperare col traÌlalo di Chr1;ascò del 31 di, marzo 163'1 alcune terre perdute, il Moofel'l;alo, <lovrtte da capo cedere Pinerolo ai Fra-ncesi, cui restava in mano anco Casale. . Evitava \'odio spagnuolo e cadeva ·nell'arroganza francese di Riche\ieu; ma seguendo le tradizioni paterne, maneggiò _anco più risolutamente uel 1634 uh di.,;egno di lega ilaliana. E l'aniio dopo pallrggiò con Luigi Xlll in Rivoli 11na colleginza contro Spagna, avendone gravi proposte per andare a conquistar Napoli. Fu vineilore a Torn:wento a dì 28 di giugno 1,636, e a Monbaldone agli 8 di sellembre 1637, un mese .avanti che morisse a Vercelli , eon sospetto di veleno. Per Lai guisa non si potè trari·e a compimento una guerra, il cui generalissimo avrebbe invaso ,la Lombardia per toglierla dalle mani di chi ne abu3ava per oppri91erè i vicini. . Nel qual tempo vedevàsi compiuta la nuova.cinta di Genova, coi lavorarono gl'ingegneri Pohsonelli e Stefano Scaniglia, · e sulla porta Pila ancora si legge in latino la iscrizione ché raù1mentà l'anno .·I 6 33. E qui notiamo che: da coteste battaglie ·insino alla vittoria di 1ìuastallà nél 173'4, un secolo pet; l'appuntq, i Piernrmtesi combatterono coi Frnnr.P.~i r.onlro i;:\i Austriaci.
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· · La r'egg'er1te l\"fari'a Cristina 'tlì Frnn_cia ; cioèi Madama llcalc, con 1stribZione del ·6 gennccio 1639 i·iduce\'a a ml \ei'zo il numero ·dei picchieri, i quali fnròn de\ · tu Ilo ·ubhan.doMti per editto del 4 i-di ng.osto 1668, e ripigliati poscia per Madama Reale Giova.nna Battista a dì 3 di agoslQ 1615, nel quale cdillo vieta vasi \'uso del moschetto on'de s'erano armali da sè parecchi soldati, i quali se n'arrnaroùo pieuamente sollo Vittoriu Amadeo Il nel marzo ,1690. · ·, Accesa là guerra ci.vile de' due cogn<1ti canlìnal · Maurizio e principe Tommaso, costoro diedero il governo d'. C~neo al conte di Vivaldà con presidio mtltà spagnuolo è mela p1emon1e~e ; ed allora vi si battè moneta. _li principe :rom maso., dopo due anni, fu obbligato rendere la città di Torino, e mosse ad assediare \a cillà tflvrea tenuta dai Francesi, presi,o cui fu combattuta una .battaglia, dove rimasero uccisi Giacomo· de' Barthè col figliuolo Francesco, i\ primo di 4-'2 e il secondo di A7 anni·, seppelliti fn S. M. degli Angeli. E sempre capitanando le so\datescue· francesi fece éalare à palli a dì ~H di settembre e '.2l di ottobre 16 l3 le ·fortezze di Trino e di Pontestura: Pe' quali meriti nel 1646 ebbe be\ lè speranie dal cardinal Mazarini di esser ' re e capo eredilari o di una gran repubblica in Napoli ·; qnando ·appmito vecham(l in quei regni alla rivoluzìone_ del Ninò della . Pè\osa e dell'Alessio in Palermo succedersi in 1
Napoli quella di l\'.la~aniel\o. . . . Sebbene il h?gnò di Carlo Emllnuele Il fosse ' tempo d1 pace çlésideratissioia dai Piemontesi; pnre si àndò due volte ii~ o·nerra: infaus\issin1a la prima, d'in\o\\erauza ·religiosa conlro 1 .;rupri" ci'tladini \>alcll'SÌ, 'nè fortunata _l'altra ~e_l 167'.2.. ~at 17 di lu'glfo ~I ·18 di agosto 1656 Alessandria, d1fosa dagli Spa~ ·gnùo\i goveniali d..il 1lav·anal , di cui rimane il nome a uua porla~resiste a' Frnncesi e Piemontesi, 'i quali prcndon ._Valenza ·a dì'. 15 di settembr·e. · · . · · .. - Ci>\ trattato dei Pirene.i del dì 1 .di novembre 16 59 gli Spiff""'
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gnuoli uscivan di Vercelli, e Carlo Efnànùele ne acèrrbbe di il 4 b;istìQni In mura, facendo 'fortissi rn_a e maestosa la poì·la ve1·s0 Milano. Allora s'intese anche alle fortiffcazioni di Ceva ' di . Verrua e di Turino. Il_duca di Buffier mandato di Francia a confortare· i Genovesi nell'assedio, mori in Genova nel 1662; nP- i Francesi fasciav_ano anco1:a Pinerolo. Anzi negli anni •1 671, 73 e 78 foron levati 4 mila soldati piemo1itesi per "anelare ai servigi di Francia sotto il comando del principe.crede, e furon dapprima Piemonte, Ciabl'ese, Saluzzo e Genevèse,·oltre al reggimento Ca; valferia reale cli Piemonte. Intanto nel 167·1 un'ordinanza del re Carlo Emanuele II determiriav·a i vestili uniformi d~lla solda-' ~esca, e si!lo 'àl\'eclit(o dél ,1750 fu-serbato dagli ufficiali l'oso cli vestire riccarnr,nte quan"Clo si andava co;lro il nemico. · · Partivano intanto peÌ' Candià due altri reggimenti ad aiutare i Yeneziani; ed il Ca.Linat nel 16,81 pri ndeva possesso .di Casale per vendita fallane eia Carlo X duca di Mantova. Nè i\ Piemo11te <lifellava di buoni. ufficiali , trà i quali il marchese di Pianezza-1 cui -eran date patenti cli luogotenente generale di e;avalleria a dì 30 aprile ·I 681 ; Gio. Matteo di Sboule.mbourg. fallo g1•nerd maggiore nel 1684. Il quale anno rimarrà fan-iòso nelle istorie degli Stati piemontesi per l'orrendo bombardamento cui pe1; dieci giorni continui, da\ f8 al 28 di maggio, fu barbaramente sottoposta la fortezza cli Geno'va per cenno di Luigi XIV. Ed. anche nel 1688 andavano in Francia i tre reggimenti ·A.osta, Nizza e-la /Jfarina,. ' · Si continuò la gnefra religiosa delle valli, la quale ·per arti-, colo segreto del IÌ'aUato: con Inghilterra e Olanda d·el dl 20 ottobre ·1690, fu · smessa, revocando l'editto. contro i Vàldest del dì' 31 di gennaio ,1686. · Vittorio Amadeo era i\ principe,. anzi l'uomo più eminente, allora _in Italia·: vigoroso e pronto, ,!SSuefallò alle fatiche della· mente e del corpo, più inteso agli affari che ai -passatempi, si, '/
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IL PIEMONTE ~IILITAnE
Iigò cor~ gli altri pri ucipi d' Europa contro il prè potente Luigi Xl V, per quell'equilibrio europ<'11, sul quale ancora si fonda il dritto pubblico finchè non si trovi un prir.cipio pit1 naturale, pii• giusto e più vero. Furono infelici le prim e prove , poichè il famoso capitanò francese , il ·18 di agosto 1690, vinse la ballaglia di Staffarda, poi conqui;;tò il contado di Nizza, prese Avigliana , arse il castello di llivoli , tolse e perdeLLe Carmagnola, assediò indarno Cuneo 11cl 9 1, entrò in Mommeliano difeso dal marchese di 13agÒasco, pugnò vincente in Orbassano a dì' 4 di o\. tobre 1693, e perdè Casale nel 95. Stette in ca11po Vittorio Amadeo Il negli anni 91 , 92 e 9 3, e non ostanle l'avversa fortuna ei rispondeva impavido alle minacce di Francia: (( Batterò con un piede la terra, e-ne usci» ranno eserciti di combattenti». Per la qual cosa a Luigi XIV cb~ chiamava quel di Savoia il piccolo diica, la signora di Mentenon diceva: <( Si re, il duca di Savoia sarà piccolo al vostro » paragone se vi sarà amico, ma lo proverete grande se lo >1 spingerete al segno di chiarirvisi nemico ». E coi palli del 2'1 di agosto ·I 695 ottenne la restituzione di Pinerolo e della valle di Perosa, la neulralilà <l'Italia , e la promessa cli aiuti, se morto il re di Spagna senza prole durante la guerra , ei volesse conquistare Milano, terza promessa che la Francia faceva a Savoia del ducato di Milano. E il continuo tenersi in armi fece sorgere nel •I 69'.2 l'officio nuovo di segretario di guerra , aliiJalo al conte Benso, e selle anni dopo a Filiberto della Torre, il quale portò il titolo di ministro e segretario di Stato e Guerra, e fu anche chiamato a ·s01jravvederc ' . le fortificazioni, le fabbriche e i giardini. Ed a lui, spintovi da, tempi pi•ocellosi , dobbiamo incolpare l' assoldamento di un reggimento di Sassoni in data del 26 di ge"nnaio 1698 , capitanati dallo Schoulembòurg. Ma almeno furon composti dieci reggimenti nazionali delle provincie, ciascuno di 6 compagnie di 1 00 uomini. '
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,1 700. - Per la gul•rra d(•lla succcssio11c , ordit,t la quarta \ colleganza coutro la Francia dal duca di Marlboroug, Vil!orio Amadeo sf'guì nt•lla prima guerra del •1 70 I la parte fran cese, e nella battagl ia di Chiari ~\elle con immenso valore in mezzo al fu oco nemico, e<l ebbe ucciso il ca11allo e traforale le vesti dalle palle. Ma era scon tento d'e\la burbanza di Cntinat, Vcudemont e Villeroi, i quali non volevano dipendrire da lui, che pure era il capo militare dt>lla guerra. Dopo che Eugenio s'i mpadronl per sorpresa di Cremona a dì 30 di o·ennai o 1701,)"', Yillorio Amadeo guadagnò il 15 di agosto la battaglia di Lussarn. Poi si camb iò politica pcror.cbè il Vendòme, stando agli ordini dì Luigi XIV, infurialo della freddezza del duca , disarmò 4 mila Piemontesi elle erano al campo di S. Beucclello. E Viuorio Amadeo 11, signore di poco Stato rinchiu~o tra la Francia e l'esercito francese vincitore in Lombardia, osò bandir guerra , dicendo nel manifesto : cc Finisco di rompere un' aln leanza che l'u a mio dannn già violala : preferisco di morire » coli~ armi alla mano all'on ta di lasciarmi opprimere» . Ei ballagliò audacemeule per Ire anni senza aiuto straniero; • e nel 1704- ei vide con dolore sorpresa la fortezza di Bard dal duca La Feuillade quando venne al soccorso di Yendòme. Giace Bard su la pend ice orientale delle Alpi , a mancina della Dora Ilallea che .la circonda della parte di libeccio, alla sul mare per 39 1 melri , ·posla tra fvrca e A1,sta, nella mas-sima strclla di due monti scoscesi, ove chiude quasi ermeticamente la valle di Aosta, cui sbocca ugualmente la strada del Gran San Bernardo. 0
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Vittorio Amadeo in qucll' anno moJesimo, ·1704,, ferito sotto I~ fortezza di Verrua ma f<'rmo non ostante, diè l'esempio a resister dentro contro Vendùmr, e il suo generale La-Roche di Alery ne fece in ullim o saltare iJ recinto. Fu molto celebrato l'ardimento di Maria BrJcca la qualti sorprese i F1"anccsi nel castello di Pianezza presso Collegno, e nella
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IL l'IEMON'l'I> ,\I ILITA IUi
IL P IEMOt-:TJl MILIT ,\ HE
pri111a\'era Lld 1705 i Piemontesi qua11do intesero capilulare la fortezza ùi Vcrrua, dai campi di Crescentino andarono a postarsi sulle allure di Castugneto. E l'Alcry passalo a difendere la cittadella di Torino contro le soldatesche cli La Fcuillade con le quali erano i generali ~Lmin e il duca d'Orleans suocero di Villorio Amadeo Il. li principe Eugenio, viole le balLaglic di Cassano o di Agnadelo, sull'Arida contro il rnedt•simo Vendò me, corse verso Torino. I Fra11cesi cinsero di assed io la èit,tà forte il 1 '2 di maggio, e a ti\ ,13 di giugno spesseggiando !e bombe, voleva il nemico sapere il quartiere tlel re , il quale rispose: è in tulLi i luoghi do,•e io sia utile. ~lèmorando è il dì .20 di agosto 1706 per la eroica difesa opposta da' Torinesi; e la dlladella- sallò in aria il 25 per opera magna-' nima di Pietro Micca, il quale si accorse del primo irrompere del nemko. Si combauè valorosamente presso la cillà una di quelle battaglie elle Federico Il giudicò delle tre principali del secolo con le allre due di Font.cnoi e Almanta. Il duca d'Orleans coperto J i ferite, e il ·maresciallo Marsin mortdmen·te ferito e prigioniero nei lnnceramcnti di circonvallazione ai 7 di settembre pre~so la Madonna di Campugna, spirò il aiorno ' dopo e fu seppellito in quella chiesa, nè l'Albergolli di. o Arezzo allro generale di Frnncia potè dal monte dei Cappuccini correre al soccorso. Seimila prigionieri , cinquantadue bandiere e la libP.1·azione di Torino furono il premio Jclla villoria, ùi cui fu eternala la memoria, coll'innalzi.I re la basilica di Supcrga, nuova tomba de' Re, e coniando una medaglia rappresentante Ft'tonto precipitalo nel Pu. E il 20 di settembre del medesimo a11no rendevasi Novara nelle mani di S. A. R. generai issi mo. . Col lrallato di Utrecco nel 'I 713 · s' ingrand\ il Piemo1rte e Villorio Amadeo lI ebbe anco il trono di Sicilia. E rncalosi in Palerow, apr\ il Parlamento còn (JUÌlsle parole: . c1 li vivo desiderio cbe noi avevamo ùi provvedere ai bisogni
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n· e vantilggi tli questo fedel lh•gno, il cui tl~111iuiu noi leniamo
dalla dii ina Pronidenza , ci ba fallo volcntiC'ri vincere non ii :solo le difficoltà del viaggio, ma tutto le cagioni ancora rn>> lati\'e agli altri Stat i, le quali potevano giustamente iodurci a n ritardarn la nostra venuta e allontanare la lelizia di essere in >> questo PJrlamento. La quale è grancli.,sima vedendo qui riull ni li coloro i quali ré! ppresen!ano il regno, cui noi abbiamo >) dcouosciuti pie11i di zelo e di all'etto per noi, persuasi come » siamo d'altra parte dalla sicurezza che voi dovete avere di » essere st,imali di un amore veramente paterno. Fgli è cerio » che tulli i nostri pcn ieri non volgono èbe a cercare il bene )> di (Jueslo regno per rime!!crlo col tempo e la mercè di Dio >> nel suo antico splchd()l'c .e nella _ condizione in cui dovrebbe >> es3ere per la fecondita della terra, per l,1 dolcezza del clima, n per l'indole degli abitanti e per la importanza çlella sua sin tuazione. Cotesto a,:gomento del tl'lslro studio ~ lo scopò pel » qoille vi abbiamo qui convocali. 1< Onde noi non ~chivereino di ricevere i vostri consigli o i >> mezzi che possono dipendere da voi per mandare a compii> mento le nostre buone intenzioni, a ristaurazione del regno, ll per il buon ordinamento della gi ustizia , por l\lvanzamon to » delle scienze, per la estensione del commercio, pel rista» bilimento· e ampliazionc delle forze necessarìe alla propria ~ sicur('zza, e in tullo quello che mediante migliori leggi può )> merilarsi la disti nzione delle altre nazioni. c1 Per la qual cosa noi 0011 dobbiamo meno aspellarci d~I » vostro buon senno e dall'ardore del vostro zelo lanlo pcl bene >> pubbl ico e per la gloria della palria, c(u;rnlo per rendervi il » più che si possa utile il nostro palfoci11io ». Last:iò la ·Sicilia nel 1720 pel nuovo trnllalo di Londra togliendo invece il dominio dell'allra isola di Sardegna. Rinun,ziala la corona nel 1730, il figliuolo Carlo Emanuele rn , nella -gùerra della successione della Polonia , si collegò da capo >>
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!L PIEMO:-;l'Jo: Mll.ll'ARE
I L PllBIONTK .\ JlLlfA!tli'.
nel 1733 con Francia e Spagna conlro gli Auslriuci, lauto più dopo la famosa battaglia di Bilonto addì 25 maggio 173.i, con la quale Carlo II[ Borbone di'ientò re di Napoli. E dopo la morlc del Villars anenuta in Torino il 17 di giugno di quell'anno, ei pugnò vitloriosamc11le a Guastalla addì ·19 di settembre, ovr. ruppe il nemico capitanando i Gallù-Sarùi , senza corazza e col solo panciotto di taffollà bianco. 1\fa nella guerra di successione d'Austria, parlt•ggiò pPr Maria Tt>resa nel ·17 4-~, e comballè la battoglia di Cumposunto l'anno dopo agli 8 cli febbraio; soslrnendu un a.;sedio in Cuneo. La quale fortezza rammentava così di aver fi.1ccalo l'orgoglio due volle di Enrico Il nel 15-1.2 e nel 15 i 7 e lm •olle dei tre Luigi X.Ili , XIV, XV nl'gli anni 1639, 169·1 , e in questo e sotto alle sne mura fu combattuto ai 30 di sl'llembre la baltaglia della Madonna dcli' Olmo, vinta dai Piemontesi contro il princip(: Conlì , ma l'anuo dopo il 27 di sellcmbre il maresciallo Mailleboìs vinse la ballaglia Ji Bassignana. Ed Asti fu assediata dai Picmo1itesi contro i Francesi dal 4 ali' 8 marzo 17 4-0 e con ardila baltoglia cli mano, comaedaLi dal Leulron , la ri[H'Psero foceudone prigioniero il presidio di 5 mila. Poi seguirono l'assedio di Alessandria governata dul marchese di Caraglio, il quale vi battè moneta; e la battaglia poscia del colle dell'Assietta a dì -19 di luglio, dove perì il prode comandante francese Ilellislci, il quale rotlogli un braccio, impugnalo coll'al!ro lo steudardo, era corso a piantarlo sul parapetto. Del quale fatto serbasi a mano un bel disegno fallo dall'ufficiale Gaelli, nativo di Roccabigliera , che è nella Biblioteca ducale. Allo·ra scgt1ì per I' appnnto l'assedio cli Genova comandato dul generale italiano ai servigi austl'iaci Bolla Adorno, dopo il qual(1 i Genovesi costrnirono ~el 17 48 il fort e fiicheli en in onore del generale francese ,1eut1!0 aJ aiutarli, e nel ~-9 si riaprì la po1't.a San Tommaso per ove andavasi al borgo di Fassolo. 1
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· Dal 25 di .1gosto al 29 di scUemhre del 17 4-8 i Piemonlcsi sostennero <'gregiamentc la difesa dC'Ila cittadrlla di Messina c?ntr~, gl_i Spagnuoli; e pel trattato cli Acquisgr:'J na di quell'ann;, v1~1~pn~ s1 estese il r~ominio de' principi di Savoia. Molle regole 1111lttan furon pubblicate sotto il rt>gao di Carlo Emanuele lii . ~ Vitto'.·io Amadeo Ili introdu~se gli ordiui militari di Prussia nel: 1ese~·c1_10, co'.11e. fu fatto io Napoli con la chiamata di parecchi ufficiali pruss1an1 e svizzeri, spendencJr,vi ,1o milioni di lire . ~a ri:o_luzioue di Francia nel ·1789 mette nuove norme· soc1al1, c~1 1! re di Piemonte fra altri vorrebbe opporre argini. )la 45 an111 d1 pace a\•evan tagliato i nervi, e nel J 792 fecrro mala !irova in Savoia, Lazari e Cowlou, e a da 25 dicembre malissima 11 C~ur,ten ottuag<'nar/o in Nizza, alla cn i impre$a ei gridava : 0 Nn;a o Superg11. Ma a di 2! di gennaio dell'anno dopo fu impossibile all'ammiraglio Trugnel impossessarsi dell'isola di Sarcle~na, non osta'.1te il bombardamento, e vi perdè 600 e più soldau e tre nrv 1, una bruciatn e le altre andate (li traverso. . Collega'.1za dell'esercito piemontese coi nemici della Francia; s1cchè pnma spetlizione contro la J'ortrzza di Tolone, dove sventolarono le due bandiere il.1liane di Napoli e cli Piemon te. Sernpl't'. onorevoli fazioni sostPnnero in alcuni luoghi le 80ldatesc~10 p,~monlesi , e citeremo fJIIPlla di Au lhion comball uta il p'.·imo d1 agosto 'I 793, <lPlla quale l'uflìciale Grnnùi lasr.iò un disegno che egli fece durante il combattimento , fra il nembo e la tc1:1pesta. Ma gli Austriaci, se mpre pessimi amici dei Piemontesi, quundo gucrreggiaron cou essi' uclla guerra dal 93 al 96 fecero di lutto pcn:hè le noslrc soldalesdlc fossero distrull~, tcntaron carpirci Alessandria e Tortona quando Lorna1:ono rn. Lombardia, e tennero la noslra colleganza difensiva ~ome difesa avanzala della Lombardia e null'altro. La tregua di Cherasco pose finalm caie termine alla l(ilta inegual<'. Carlo Ernanu_ele I_V er~d~ta\'a finalmente quella ch'ci chiamarn corona di spme, nnm1z1ando il !) dicembre ·1798 ai suoi Stati di terraferma. 1
ANl\'O lii \'111, J\' _ _ 8
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IL :PIEMONTE MILITARE
Furon celcb,:i al tempo del predominio francese le battaglie di Montenotle a dì ·1 1 aprile 1796, dove videsi per la prima volta comandante supremo Napoleone. Seguiron le 'giornate di Millesimo e di Mondovì a dì 15 e 29 aprile del ,1796, di Tortona e di Novi nel 1799 ove morì 1\ generale Joubert, di Marengo nel 1 800 ove morì Desaix, una delle più grandi battoglie del mondo. E qui dobbiamo dare con certa compiacenza i nomi d~i generali n_ativi del Piemonte, i quali appunto in cotesti tempi pugnavano sotto la bandiera di Franci4 :, il Massena, Giusepp_e Desaix di Thonon, sopranomi nato il Bayard des alpes, !l Seras, 11 Doppet di Ciamberì, O1!orato Vedei di Monaco, il celebre difensore di Badajoz, Filippone, torinese, Francesco Luigi Forestier d'Aix, Chastel, Federico Campami, mor:o ad ilitrolenko, Curial; Monserraz de l'Hòpital il quale fu alla presa di Capri nel regno di Napoli, il Decoux d'Annecy, il Partounneaux di l'!f.entone, il R1.1sca, il Dul'.llerbion e il De Brea anche di Mentone, il quale cadd~ sciaguratamente il dì 21> di giug1~0 1848 ne' serragli di Parigi. _ 1800. - Carlo Emanuele IV, _s.alito al trono a dì 16 ottol;ire, ai 17 dello stesso mese ,1796 concbiuse la lega con Francia ; ma sopraffatto andò via nell'isola l'anno 1798. Sboccata dal piccolo San Bernardo la legione del generale Chab~an, andò a stringere la ropca alpina di Bard , di qui abbiam fatto cenno, narrnndo i casi del ·1704'. Ma. vi-trovò debole contrasto, e dopo quattordici giorni il comandante la rese, non ostante i suoi tOO difensori. Ma ei fn moscbellato ·sugli spalli della cittadella di Torino, e pvre dopo molli anni si conobbe non avere avuta altra colpa cliè della obbedienza ai comandi ricevuti dal ministero. E bene avea d(',UO Napol~one nel ~ o passaggio in Italia: Si elle cwail é/é dé(endue avec plus cl'énergie, l'armée ' francaise atÌ-rait. été peul.,.tJfre c;mpro.mise. r~co-Ji anni 180,9 .e . '181 O i Francesi lavoraron di 1110lt0 aBe fortificazioni di Alessandria coll'o"pera del çolonnello Liedot e ciel capitano Du Pare. ~
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Rinunciala la corona al 'fratello Villorio Emanuele f, questi · sbarcò in Genovà il 12 di maggio 18 ·14, dopo elle il gc1ierale franéese Fresia l'aveva Ceduta agli Anglo- Sicul i: e l'anno dopo ricompose l'esercito per aver forzo amiche alla sacra alleanzu ' creando nel 18·16 il nuovo corpo dei carabinieri reali. Nèl distruggere t.ulto l'antico, buo110 o catrivo che fosse, almeno si sentì vergogna del dominio forestiero e il re nel riordinàre {e armi patrie, come dice il· Grassi, -volle cÒn generoso consiglio ohe esse fossero_ con voci pattie ·comandate e che le ordinanze della sua milizia avesseto lingiia propria e solerme. Galantuomo anch'egli dopo che la rivoluzione rumoreggiò n_el marzo '1.821, abdicò. E Carl11 Felice, il quale era stato al congresso di Verona nel ·1822, nè taceva punto professione di milizia, volle la impresa marittima ,di Tripoli a dì 27 di settembre 182/S per ovesa fatta alla bandiera nazionale, e la squadra sarda disperse i' navigli barbareschi. , A dì 27 di aprile 18 3-1 si estinse in Carlo Felice la discendenza , primogenita di Carlo EmanÙe!e .1, e quasi come chiusura volle ques!o re farsi sepel!ire i·n Altacomba dove giaccv<lno i conti e ùuchi di-Savoia fino ul 1 t97. , Carlo Al berlo di Casa Savo:ia-Carignano, !emcriclo {01:se della ri voluzione francese, fece cl iscntrre nel ,J,832 intor;10 alla nect•ssità di fortifi care le frontiere, e fu opinione del generale del geni9 Biernstiel essere un sogno la spernnza cli arresture un ··esercito francese nelle vall i delle Alpi, tanti sono i passi e così facil9 il valico. PtJre vinse il parLito contrario, rnassinw· di fo rtezza nella valle della Vraila, stante la larga' pianura non difesa cbe si stende poi sino ad Alessandria; innalzando la fortezza di Venti miglia per mnriire le gole al la foce della Uoia. Diroccata per cenno di Napoleone la fortena di Bardo, nel ,1830 vi fu mandalo il generale Olivieri j1cr riedi0carla sopra più ampio disegno' e in più s~ldi propugnacoli , cui si potrebbe unco dare maggiore svolgimento verso, I.è ultui-e laterali, se non fosse altrove il _comun(' iiemir·o. , 1
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E tornerebbe cosa ~tile avere sulla pendice settentrionale · un punto <li appo.ggio per Jominare pur da questo _lato _a _cavaliere della difesa delle Alpi, siccome la, fortezza d1 Less1glrnne per rispetto al Moncenisio. li qu?le punto .verrebbe strategicamente indicato a Conllans, che è propriamente lo sbocco della valle d'Isero in quella cli Graisiva?clan. ' . _ Tre batterie compongono Bardo : la superiore d1 mortai ,•ie.n denominata S. Carlo; più giù S. Vittorio e alla base il forte S. Ferdùiando, per eternare la memoria di Carlo Alberto e dei figliuoli , i quali più splendidi titoli acquistaron di certo dalla patria riconoscente. · .. . Cessate oramai le guerre di case regnanti e di conqurste, s1 combatterà ·ancòra la più giusta e santa guerra di ~azione ; sicchè Italia levò sempre_i\ grido , e fn prima sul cominciare 1,1 ,184.8. Tolse il governo della guerra contro l'Austria. il rre (e , del Piemonte, ma ad errori militari si congiunsero erron po 1~ tici; alle piccole forze e ai _piccoli dr•appelli del!e varie ~a1:tl d'Italia senza granùe nesso e senza intelligenza d1 nuova d1sc1c plina, ai movimenti cli ·fEonte delle soldatesche ~ al le offe~c misurate delle soldatesche gravi, invece degli impeti e delle offese inaspettate del be_rsagliere, al partire soltant~ dalla_base ùel Ticino e dell'alto Po, si agginnsero la fede riposta m on Borbone che mandava senza buon ,10\ere e- peggio i soldati alla cruerra cieli' indipendenza, il gridare soverchio de' capannelli e ~elle fazioni , e il far poco perchè la goerra italia'1~a.s_i _re~desse nazionale e solidale mercè la lega. Carlo Alberto rnd1nzzo parole gei~erose al popolo ed all'esercito il 23 di marzo, e· il 25 cominciò l'esercito-piemontese a valicare il Ticino: furon 6~ mila avendone a fronte altrettanti, ma con, le qoattro~ rlezze eh Peschiera, Mantova, Legnago ~ Verona. _8i _pugnò v~lorosamenle a Goito il dì 8 di <\Prile, ove fu fento 11) bocca Il colonnello de' bersaglieri Alessandrn La Marmorà. Ma mentre valicavasi il Mincio ai 26 dì aprile, e l'esercito piemontese combatteva
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e vinceva le fazi'oni di Monzamba1fo, Borghelto, Valéggìo; Pastrengo e' Bussolengo , già Nnge'nt avea valicato l'Isonzo cor. 23 mila fanti, 1 800 cavalli e ·83 pezzi di ar-tiglieria. ·Erano intanto ricadute in mano all'Austriaco, i,ngrossalo ùi fresco, Udine, Fellre e Belluno; poichè non polevan bastare i 17 mila soldati , i militi romani di Durando e'Ferrari e .i pochi nap?letani. Seguì i_l 6 maggio la hai taglia di Sauta Lucia; 16 mila Austriaci furon vinti da forze inferiori ; ma fu battaglia data per. essere stat( troppo tempo senia far nulla; battaglia qi posizione e non punto strategica , e fòrs~ vi contribui l'enèiclica sconsolante· del 29 aprile di Pio IX. E s'ebbero a rimpiangere le morii del luogotenente Colli delle artiglierie; del colonnello ,Caccia dP,I 5°, del tenente di cavalleri'a · Bertone Balbis · di Sambuy aiutante di. campo del generale Sommariva, ciel sollolenente Gandolfo e dell'altro tenente d'artiglieria Del Carrello,· oltre alla merlai ferita élel coloùnello Manassero del 6. Avvenufo le fazioni di S. Silvestro il 3 di maggio, di Cuttatone e Montanara li ~9 fra le milizie· tosco-napoletane e le austriache, segui il _giorno dopo la battaglia di Goito , sì . gforiosa per · l'es1ircitq .piemontese; in cui combattendo 22 mila Austriaci ·contro 16 mila Piemontesi protetti eia 36 caunoni, morirono i giovani ufficiali Roveredo, Cavour e Laiolo, gravemente ferito il Ba\,.. biano e 1Ùeo leggei•mente il prode Ernesto Riccardi. E 1a sera medesima veniva 'a patti il governatore di Reschiera, dove il dì primo di giugno entt;ava Carlo Alberto dal sno quartier generale cli Valeggio. ?ur tutlavolta ~i pugnò i11darno in Rivoli e alla Corona, e si rese più facile a dì ,1·1 la caduta ùi Vicenza, il cui presidio non poteva per tré mesi com:battere contro gli Austriaci. 'Segui van le rese di Trc\ iso e di Paduva ai 12 e ·1 3, e di Palmanova al 21, non rimanendo nostre che Venezia ed Osopò. Gloriose fazioni furon _quelle combattute ùa rr\ilili italiani allo Slelvio e al Tonale su lo scorcio del mese. • 0
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A d1 1·1 e.li luglio Carlo Alberto al quarLìcr generalo di Roverqella solloscrisse l'nlto di unione della Lombardia e ùclll' quattro provincie vènete di Padova, Vicenza, Treviso e Rovigo col Piemonte. li 18 seguì il combattimento di Governolo dove focesi più chiaro il valore del capitano Lions dei Bersaglieri, e i Piemontesi furon padroni delle due rive del Miocio. Ma dopo poi,;hi dl cangiasi affatto il teuor della guerra, poichè il maresciallo austriaco avendo un ·I 20 mila combattenti prende le offese, attacca la sinistra piemontese in Rivoli il 2 1 e viene a gioruala in Sona e Somma Campagna il 23, a Valeggio , Custoza e Volla il 2~ , dove i Piemontesi avevan respinto gli allacci.ii de' 6 O mila nemici, pjù forti del doppio; 111a seguì loro quc:llo che ,era seguito agli Austriaci dopo la baltaglia di Goito, di doversi ritirare. Falsi profeti dimoravano ne11le file, e la ritirata a Canneto e Marcaria sull'Oglio non bastò , si rlovè proseguire verso l'Adda sollo Cremona fra Pizzigbeltone e Lodi. Comballala J'ullima fazione sollo le mura di Milano il 5 di agosto, l'esercito piemontese ·va a collocarsi dietro il Ticino, e il 9 vien sottoscritta la so.spension cl'arme. E le armi si ripigliarono uel 1849 con 90 mila soldati e 150 cannoni, ma l'ala destra fu scompigliata alla Sforzesca e Mori.ara il 2·1; e nella giornata del :2 3 di' marzo alla Bicocca e a Novara fu la morie d'Italia. Carlo Alberto, lasciata al figlio la corona , anelò a spirare in Oporto. Caduta Roma il dì. 3 di, luglio, Venezia il 27 di agosto, non rimanern libero cbc il Piemonte con la nostra bandiera italiana. 1
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(Continua). MAJ\IANO D' AYALA.
STUDI HILITARI SULIJA· TOSCANA
Le frontiere di Toscana, oltre ai varchi rotabili della Purretta e delle Filigare , cbe la mellono in co!:lrnnicazione con Roma, e cbe sarebbero per conseguenza alquan lo lontani dalla base delle operazioni dell'esercito avverso, qnallro varcbi presenta della medesima naLura, piL1 facil mente possibili alla irruzione nemica; i tre primi, di noscolungo o Abetone, a cominciar dalla destra, di Monte Uondinaia o Ospedalello, e di Cerreto lìqal1nente, sono aperti al nemico che muovesse d,,llo Stato n)o denesè, e il quarlo varco rimane consideratissi;no nel punto sporgente della frontiera , che è quello della Cisa o Monteluno-o t> ' poco lontano da Parma e Piacenza, pe1· via anche <li aoa bellissima strada rotabile, quasi paralella all'altra strada mililaro del CerrL'Lo.
nla si faccia la guerra
di qua, orn)ro di là dc' monti cbe son baluardo della Toscana , sempre la difesa della frontiera 'è
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SULLA .TOjlCAN,\
STUDI M!I,ITAR'I
eminentemenle a tutélarsi; talmentechè per potersi largamenie svolgere tuttoq'uanto l'ardore nazionale in ogni punto e con bell'ordine e per presentare al nemico una ~òldatesca eh' abbia tutta l'aUitudine della. forza e della (liSnità, accenneremo la dis~mina appunto della"difesa. , E primarnente la Lunigiana, la quale raduna meglio il vantaggio del contatto cogli Stati sardi, è acconèia nou pure alla difesa, ma all'offesa eziandio. Colà si prese.ntano ostacoli naturali e svariali, colà aspre e difficili comunicazioni , colà popoli armigeri, tenaci del santo proposito, non ammollita la vita corrotta, ma come tutti•gli abitanli de' ~onti. sciolti e vigorosi della persona, di~posti· alla fatica, u~ati a' un vitto grossolai10, spesso scarso, ed interrotto; sdegnosi del giogo, pronti a fronteggiar l'inimico, a taglieggiarlo, e ~ì accomodati alla •micidial guerra "e temuta dalle piccole· fazioni. Oltreche' sorge· m'aestoso il varco a_ppunto della Cisa, cui s;nebbero·seconde difese quella poco lungi dalla ~etta dei monti su l'acquapendente (versante) di Pontremoli, e le altre su Monte Righetto colle radici di Montelongo. Pontremoli intanto e Fivizzano cd Aulla, cbe sarebbero forti presiùii di soldati e di a;.tiglierie, accorreranno a contendere , ove il nemieo pensasse · con '.fanti e. caYalli tentare i passi delle Cento Croci , di Praccbia, , di, Monte Moscoso e Unari. . Ma non pure nella guerra di difesa, anche in quella di offesa è questo punto della· Cisa il pih essenzialA della frontiera, pei· la facilità cbe presenta ad un corpo , di. esercito di riescirc su le comunicazioni del nemico, se pur si avventmasse ne' rientranti; in guisa che avremo già a considerare .i migliori vantaggi sì per geografico collocamento , e sì per strategico movimento nella difesa. La fronti.era dell' Abe tona non presenta gran svolgimento a una considerevole forza nemica, la quale se mai volesse quivi aprire il contrasto, quelle gole e le posizioni di San Marcello.e
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Cutigliano fortificate e difese , la prossimità di Pistoia che è pur forza_vino~re e superai·e, gli accidenti di terreno sempre vari e malagevoli, basterebbero pure .o a ributtare l'inimicò, o a trattenerlo in una guerra guerreggiata, infesta· sempre, aìl' invasor:e, ed a render nulla o di pO'co momento la sua cooperazione nei moli del centro. , . t:he se· l'ingresso pel centro presenta da una banda al nemico l'opporlunilà delle.strade perpendicolari alla fron tiera, in me~zo a contrade ubertose ed a popoli forse alquanto- ,,aghi della fer-. tilità ,delle loro terre, diviene dall'altra parte punto importantissimo per noi perchè rientrante; cotalchè il generale, cui supremamente sono a,fficlate le operazioni dell'esercito, dee quivi spingere lullo quanto il resto. delle sue operazioni straÌegichc e tattiche. · E noi entreremo a mano a .mano ne' particolari de' passa-ggi e delle. difese: I .. -
Uprim9 punto ~più
Le Filigare.
vicino a que~ta frontiera è il passaggiq della strada al Mqnle dello della. Redi'cosa fra le Fili gare e Pie. tramala ; la spalliera di questi monti chiudendo la valle da ponente a Jevante, offrirebbe il vantaggio di poter collocare due batterie di pochi canno~i, ciascuna nel diffilamento delle stra.dr ~è vi vuole ch·e una discreta quantità di armati per i~pedirn~ 11 passQ. Alle Filigare potrebb'essere il posto -d'osservazione, a J>ietràmala i1 corpo di. sostegno, e,sulla mont~gna la soloatescn dep1,1tata alla difesa. . , · · $econda .linea di. difesa sarebbe quella della Futa, la quale P?sizione oITre gli stessi vantaggi della prima, meno gli alloggiamenti; .non potendo profil!are che delle Dogane e di qualche casa.
ST lJlll 1J ILITAl\!
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II. -
Passaggìo della Po1welta.
Ven.endo dalla Porretta in Toscaoa , uuQ dei punii di facile difesa sarebbe quello avanti di arriv,are al piccolo villaggio 1' Ospedaletto. La ·strada è alquanto incassata, i montj laterali quasi a piombo, e fra le strade e i monti scorre il torrenle Limentra. Rotolando sassi , e dando fuoco a i11ine si può far stare indietro una grossa mano di nemici. Altro punto di valida difesa sarebbe :verso la sommità della montagna, avanti dì ;arrivare all'osteria dettà della Collina però nel versante verso J:Ospedale\.!o.
Hl. - . Passo dell'Abetone fi·a ,Fiumalbo e Cutig fiano, ll passo di questa, strada. non offre in cima posizioni vantaggiose, avendo a limitare la difesa alle sole fro,ntiere, ma non ostante con @a balleria di cannoni collocata sulla diritta della Piramide posta a levante de,Jla ~lrada, sempre si terrebbe una difesa passiva· 9 pericolosa, ove la gente nemica non fosse poco numerosa, giacchè può essere la posizione stessa circondata da una schiera che fosse spinta da Fiumalbo per le co_sì dette strade vecchìe d'i Serrabassa, il qqal passo di slrad~·converrebbe fosse guardato bene. . _ Il Bosco Reale può dare qualche vantaggio, ma bisogna difendere ia linea del 1ùonte: è 1{ecessario non perdere di vista gli allri passi, come quello dell'Acqua marcia, della Calanca e Calancheua vers.o il lago di Scafaiolo a ponl)nte, le quali strade sebbene siano mulattiere ·e non buone per le artiglierie, può il nemico profiLtarne per oavalleria e fanteria, dirigendo da .Pavullo trnppc .pm· Se.stola e Fanano a' levante, passando i monti agli indicati sbocchi , scendere a Cutigliano e volendo .anche a S, Marcello, tagliaudo co8Ì la ritirata a' Toscani cui terrebbe 3
SlJLLA TOSCANA
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bacfa con finto attaccQ al.l'Abetone. Altro sconcio abbiamo alla: difesa del passo dell'Abetone ; poichè la strada rotabile clJe da Fiumalbo', oel Modenese, si dirige verso l'alpe., staccandòsi dalla strada p1;incipalc a Agadello poco sopra il ponte di Piccbiasassi, e giù per la valle delle Pozze arriva al confine toscano all'alpe det-tò Foce a Giove o a Giogo. · Questa strada sebbene poco ben mantenuta è però buona al passaggio delle artiglierie, e polrpbbe dal nemico es~ere . per corsa, mollo più se' si vedesse contrastalò. il passo del Cerreto e della Cisa, volendo invadere la Garfagnana. La quale strada della Foce a Giove passa per la dogana di Ferreglio: arrivata in viçinanza del Ponte rotto sopra il torrente Fegane si divide , una conduce aj ·bagni 1di Lucca, l'altra a Castelnovo di Garfagnaua, passando il ponte a Calavorno e Gallicano, e non passando il ponte ; la strada lungo la sinistra del fiume Serchio conduce a Darga: quindi il nemico avrebbe aperte .molte vie per entrare nei confini toscani. fer difendere- dunque questa parte di fron,tiera e i passaggi indicati è indispensabile avere dei confidenti a ,Pavullo, che facciano ben conoscere H· nerbo dell'inimico e in ispecialità la direzione che .tenesse e le diverse schiere; poichè non è difficile provved'ere irÌ te·mpo, e con· ordini opportuni impedirgli l'entrata. · Vedendo poi Fimpossibilità· di potere sostenere quelle posi~ioni, tutte le truppe dovranno esser.e concentrate in S. Marcello, co' posti avanzati almeno mezzo miglio sopra il ponte alla Lima; e si difenderà tanto la strada princi1fale quanto l'altra rotabile che si stacca verso le ferri ere di Mammiano, così s'impedisce al nemico prender possesso"di de\ta strada, ed egli per non accettare una battaglia al passaggio dell'Opio, potrebbe scendere a Pontepetri dirigersi a Pistoia e minaccia(c la capitale, o mnovern verso Pescia, prendend,i alle spalle i Toscani, e forse· anche scendendo dal!' Impru_neta verso le Piastre, toglier loro la ritirata. ·
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SULLA TOSCAN A
STUDI MILITAJU
I monti ct1e circondano la valle di S. Marcello e di Ga,,i-· nana, scorrendo il piccolo torrente Li men tra sembrano fatti dalla natura a bella posta· per dare una battaglia, ed impedire ad un nemico l'entraL1 nella valle pistoiese, tàlnlcntechè con vien tener genti a S. Marcello e Pistoia, centro delle mosse militari <la questa parte di frontiera. ' - Laonde si scende iri val di Lima e S. Marcello per il sentiero pralicabile ai pedoni, ed anche a ·hastina, vèuendo da Fanano Lnel Modenese, per il varco di Serrabassa e la Verginella, a le,1ante dell'Abetone, e si fa capo alla Doganaccia e a Cutigliano. Anche da Fiumalbo, deviando dalla strada rotabile che da Pieve a Pelago passà per Foce al Giogo si penetra in val di Lima al di sotto della doganà dell'Abetone per un viotlolo ,) che è praticabile ai soli pedoni ~ passa.l'Appennino in luogo dello il Lago Nero o le tre Potenze. Tutte queste strade si riuniscono nel Modenese; e passando pei• Ponte a Lima si giunge a S. Marcelfo. , Per una strada mulattiera che è per qualche tratto anche ruotabile si sbocca venendo dalla Pieve a Pelago all'appennino di San Pellegrino-, e si scende a Castelnuovo di Garfagnana. Da questa strada di Pieve a Pelago ,si diramano ( negli Stali estensi) varii sentieri, e varcano l'Appennino, a· hwante di S. Pellegrino, nei punti denorilinati: 1° 11 passo del l"ornello o al Circolo ; · 2° li passo del Piastrino ; 3° 11 passo di S. Anna 1,0 ll passo del Silico; 1:io Il passo del Saltello. Dal · pas~o del Silioo si scende a Capraia ed a Silico, e da quello del Sallello si scende a Fosciandola, a Barga e Castelnuovo: fan capo a · S. •P0llegrino quelli di S.· Anna, del Piastrino e del Circqlo. Da San Pellegrino percofrcndo a pònentc il' confine fino al punto di Ospedaletto si osserva l'Appennino yarcato da piìi sentieri provenienti dal Modenese , alle Radici, al Giogarello, a 1Jfonleromeccio, ·e a Praderena; da ognuno de' quali si scende alla Maddalena, a Sillano e a Castel Nuovo, e i primi due si ligano ·con San Pell~grino.
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E si è vec!nto clJe p·er provyeùere ;dia difosa della frontiera della Garfagnana occorrerebbe un forte polso a San Pellegrino che guardasse quel passo che è il più importante, e eia quella soldatesca si fornissero i drappelli di vigilanza del Circolo, del Piastrino, e ùi Sant'Anna, posti a levante, ed a ponente quelli delle Raclfri e del Giogarello. · , Da una partita di minor conto da stanziarsi al Casone del Marchini possono dai'-si i drappelli del Silico, e del Saltello; E da 'altro sostegno alle capanne iJi Sillano si daranno i posti di osservazion·e di Jlfon(eromeccio e Praderena. Non trascurammo ordinare qualche opera di fortificazione campale a!' grave passo della fòce di S. Pellegrino ed anche al Saltello, ed al Oii·colo. Al 1°, cioè alla foce di San Pellegrino, si farà una piccola batteria o ridotto con parapelto di terra e cannoniera ~ppoggiata ad una palizzata da adattarsi al\' andamento 1lel terreno, mediante'la quale venga protetta éolla moschetteria, la batteria istessa; ·Qnesta batteria sarà capace di qualche pezzo campale da qnesto passo si avrà la 1:itirata a San Pelle(Yrino e 0 quindi a Castel Nuovo. ·__ · ,· . A. due passi del Circolò e del Saltello, con1e i due più prallcati, si farà un parapetto di terra con~canuoniera, appoggiandovi sempre una palizzata a difesa e· vi si imposteranno i due piccoli cannoni qi feno, che trovavansi smontali nélla Rocca di Castel Nuovo e che potranno m·ontarsi sopra adaqati affusti da al:lbozzarsi in fretta. . ' Tut~i gli indicati. distaccamenti di linea e di artiglieria ha-11110 comunicazione diretta con .Castel Nuovo ove alla' circostanza possono ripiegarsi e concentrarsi alla d.jfes~ dal paese. Provvedime1iti" di maggiore ·entifa merita poi la frontiera del\' Abetone; potendo questa· varcarsi con un corpo d'armata provveduto delle necessarie artiglierie e munizioni · ( tulle le · volte che non si pensasse a difenderla ) e per la strl1da modenese che passa per le piramidi e Bosco lungo, e per l'altra che 1
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STUDI M!LlTMU
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da quesla diramandosi presso Fiumalbo, passa l'Appennino per la foce al giogo, e scende.ai bagni_di 'Lucca. . IV. -Strada della. Foce - a Giove. Muniti però questi due passi di provvisorie ma acconce opere di <lifesa e -di un conveniente numero di pezzi di artiglieria, e falla qualche altra liiincea di minor conto ai varchi sopraindicati della Verginetta e del lago Nero, diverrebbe cosa ardua chiuncrue volesse tentare un' aggressione, il penetrare nell'interno di:illa Toscàna ; giacchè, anche superati _gli indicati passi dell'Appennino , potrebbe- ìl nemico, mentre venisse operata una regolare ritir:ita, cl~ quelle varie posizioni 'ove più si_pre. senta ra'cile la difesa, essere di continuo attaccato e diffìcil-mente e con grave perdita ei potrebbe· pur ten~arc il passilggìo del . ponte alla Lima, perchè stretto dai monti e offeso da artiglieria appostata alla testa del ponte, e preso alle spalle da · bei:saglieri fatti colà concentrat~e, dai vari paesi di Cutigliano , Lizzano, ecc. Si troverebbe al·certo a mal pài'lilo e costretto a rendersi ~O a -farsi distruggere. Il passaggio di _quest' alpe non o[ce nelle sue sommità posizione di difesa, nè uso utile delle arlig!ieri<1. favcGe al luogo detto Belv0.dere, 'è precisamente allo sdrucciolo della strada verso \'Ospedaletto o piccola Osteria si potrebbero preparar~ alcune mine, ~coppiate le quali al giungere il nemico in quei posti e rotolando sassi, ei si troverebbe in circostanze tali da , non poter fuggire , costretto ad arrendersi dopo aver so!Ierlo 1 gravi danni. • La foce a Gi'ove è punto da non trnscurarsi ·; avvegnache , come si disse nell'antececlente passo dell'Abetone, può .recar . molto danno alle nostre truppò il passaggio di una colonna nemica ccc. A mezzo miglio circa, verso il Modenese trovasi un' osteria '
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S UDL,1 TOSCAN A
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quasi sempre sprovvi~ta di viveri, e elle 110n potrebbe alloggiare che trenta o quaranta persone al più.
V. - Passo
4i San
Pellegrino.
li passo di San Pellegrino verso Garfagnana uotj' può essere che debolmente contrastato quando non si avesse molta 0o-ente aiutata dagli abitanti. La vidnanza· delle provincie modenesi, reggiane ·e ciel Frignano, ove regnano fazioni, il passaggio di strade in diversi punti_ di quelle alpi, come sarebbero queÌia d~lle Radici quasi rotabile, che comunica anche con Monte Fiorino e Sassuolo e l'altra _delle Forbici, poi a levante quelle del Circolo, del S~ 1tE)!lo e de! Casone pe'r Barga, che, sebbene strade mulattiere il nemico può trarne partito e senza ben conoscere l'indirizz; deH'inimico per impossessarsi delle Garfagnana, difficilmente · ~otre~besi impedirne l'entrata. Anzi nel fa re ogni sforzo per l!llpedire di quivi l'accesso o di levante, potremmo essere minacciai.i a settentrione da una colonna che fosse stata distaccata dalla strada militare del Cerreto, giacchè da Calngna prendendo la 'via dei Cinque cerri ed Ospedaletto la gente nemica tenterebbe il pass9 della strada. mulattiera dell'alpe di Pratorena 0 llfommio, sostenuta da altre colonne che d~I Cerreto potrebbero essere spedite lnngo ·i[ canale di Cavarsell9, e sboccasse al · deuo lnogo-di Pralorena prendendo poscia la via delle capaime di Sillano ecc. · A- Castelnuovo dovrebbe tenersi un buon presidio. Vi è la fo'.-tezza di Monte Alfonso; comu nqu/:l po Lesse pur essere domrnata: da !}Il colle vicino; gli avamposti cou una compagnia potrebbero alloggiare alle capanne di Sillàno per difendere quella P_a~te di frontiera. Per quella di San Pellegrino dovr(lbfie pre81cl1arsi Castiglione _e San Pellegrinà stesso , ma più di tulio avere confidenti a Castelnuovo ne' monti e Pieve ,a pelago eia esser-e avvisati delle mosse del nemico ecc.
123 VI.
STUDI MILITAR!
Strada militare del Cerreto. alla sommità dell'Appennùw.
U passaggio di questa strada, denominala appunto Cerreto dell'alpe ,sulla .carta lopografica del Modenese in 8 fogli, è di tant~ importanza, mettendo in diretta .comunicazione le provincie modenesi e lombard~ ,con quelle della Lunigiana, del Massese., .del Lucchese, del Piemonte e di 'r.oscana. Per difendere questo passaggio )Jisogna un certo numero di trnppa ed artiglieria, essendo una foce ~stesa , le P?,~izio~i non molto. vantaggiose nella sommità non volendo oltrepassare la frontier<1, e l'uso delle artiglierie di poco vantaggio; convien dunque avere bersaglieri, e stabilire .dei punti di difesa al cl.i qua della sommità , giacchè, ,il punto indicalo al passaggio dell'Alpe per collocarvi una balleria 'non pot.r~bbe sostenersi molto in quella posizione. Un punto vantaggioso per una batteria e da potersi sostenere, sarebbe n oltre il ponte detto di Roveggia: essendo attaccali dal nemfoo convien tosto farlo saltare in aria., collocare la batteria alla svolta della strada, passalo il fosso d.etto del S~rrone non molto distante dall'Osteria, sulla dirilta il monte è a perpendicolo, e cosi sollo strada: qui si domina i! paese di Sassalbo e la valle; quindi difesa la strada èlle vi conduce, e preparata qualche mina nel monte e rotolando sassi, si può sper.ar~ che l'inimico non possa così facilm ente passare. Forzalo il passo dell'Alpe e l' indicalo luogo, conviene che le truppe si collochino a Ceserano e c.ontorni. Quivi si uniscono le due strade rotabili di Parma e l\fodena , cio~ della Cisa e Cerreto 1 ma si dovd1 tosto far saltare in aria il ponte di Soliera, e difendere la posizione essendo questa della massima i rn portanza. Sarà ollinrn consiglio tener pronte le mine al ponte di Cescrano per poterlo anche far saltare appena passate tutte le
• SULL A TOSC.<INA 129 truppE', e per aver e il tempo necessario a s0bierarsi in battaglia_ alla foce di Fosdinovo, in posizione molto vantaggiosa. E poi essenziale tener sempre viva la corrispondenza col comandante la colonna della ·Cisa e Pontremoli , giaccbè potrebbe essere o attaccata contemporaneartiente con quella del Ceneto, o essere attaccata dopo di questa , per toglierle la ritirata. Avanti -di arrivare a Fosdinovo e precisamente al cim,itero · la strada niil itare si divide: sulla sinistra prende il monte tlell; Spolverin a e si dirige a Carrara pnssan00 per Castelpoggio e Gragnana ; sulla diritta pas;;a sollo Fosdinovo, conduco a Caniparola cd a Sarza1ra ; poi . al qJsÌ detto Po1'tone di Cawjwrnfa prendendo la sinistra continut1 per Carnna e Massa passando il paese d'Avcnza. i
Può -~ostenersi un aHacco sul Monte dPlla Spolvei'·ina e Monte ?irone,' e ~i farebbe sempre con vantaggio la ritiralo qu;rndo losse d1rella da per:;ona ben pratica·del ten eno. Sudt mestieri dunque preparare varie opere di fortificazion e in diversi pu_nli per prnnttarne al bisogno, e ~pecialmento nei luo?hi_in~1_cati_ '. le qnali oltre ~ssere di g1:ande utilith nell e operaz1on1 mil1tar1, reca110 tanto vantaggio al morale del solda(o.
Vll. - Strada det!a Oisa verso Parma.
ll passo dell'a lpe della Cisa tanto per la posizi one geogra lka quanto per la vicinaJ1.za a Parma -e Piacenza , sì per la. magnifica sua s\rada rotabile, come pel contallu immediato colla Louigiana e Stati Sardi, sarà preferito nell'arte strategica dcli/ guerra per invadere le del.te provincie, o sara a pari co11diz.ione della strada del · Cerreto essendo due strade paralelle , cd a condizioni vantaggiose. .li voler tli fe nclcrc il p,1sso dj 11uesta strada" nella sommità dell'Alpe è molto dr!Iicile non offreudo nè forre cli strada di molta. estensione, nè ·posiii ooi da r esistere con vantaggio per molto tempo. A!iNO
III. Voi. lY -
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ST lJl) l mLIT.llll
Non ostaute si possono scegliere due punti che potrebbero essere difesi oou vantaggio, avuto però riguardo alla stagione, e questa osservazione dovrà estendersi a tu_lli i pass~ggi delle ~~pi. Il primo punto potrebbe essere alla distanza d1 mezz~ ~11.,110 dalle sommità della Cisa nella pend ice verso Pontremoli, il secondo al monte R.ighetlo; rizzando anche $O\.to Montelungo una balleria ' ma tutto SCtO!Hlo la fo rza nnmcr iC() del nemico) la clìi'ezione che Len·à o d,ìrà alle sue tru ppe. Bisogna pensare alla strada bastina cJrn eia Borgotaro conduce all'al ne, detta Cento Croci, poichè \'in imico pot rebbe con fonli e c,1val li diri5crc anche da quella parte una colonna e guadagnare la valle della Vara influente della Magra; e m_uovendo vei·so la Spezia e Sarzana, potrebbe da Bercelo spedire sulla diritta della Ci~a e per la strada mulattiera altre colonne passando l'Alpe al luogo detto P.rac_chfola, e per ~Ji_gnegn~ Sv·rndere a Pontremoli ed impedire e con trastare la . nt1rata di Pontremoli alle nostre truppe poste alla Cisa; siccbè convirne tenerci un buon numero ·di soldati ed artigli eria. Il nemico. è accorto , conosce tnlti ·1 passi1dell'A lpe , e poll'ebbe la colonna che marciasse pel Cerreto ~ strada mili tare , giunta sul Monte d'ella Sparavalle poco sotto il blocaus l'atto dal dnca di Mod~m1 in qnelle montagne, staccare una colon na di fan ti_ () cav~l\i e fo r\a marciare per Miscoso, tagp Squincio e L1nar.1 piccola osteria alla sommità dell'alpe cli Rigoso che appal'liene a Camporaghena e passando pei paesi di Varano e Liceiana, sboccare _ alla Foce del torrente Faverone nella Magra, guadagnare ti paese cli Terrnrossa, e tap;liarc la ritirata alle genti toscane di Pontremoli o costringer.le a valicàre i guad i della ~fagra, se vi siano basse le acc1ue. Anlla• dovrebbe avere buon presidio protecra-ere e soccorl'ere al bisogno le schiere di ,Pontremoli e,;. 00 , P"r e quelle del Cerreto e Fivizzano ; perocchè quello . e pnnto interessante, donue s'ha a guardare anche la strada che conduce a Sarzana passando le così delle Lame d'Aulli:J, BcLtola e San
SCLLA TOSCA~A
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Stefano, di modo che nel caso di ritirala di qui, e non potendo guadagnare Massa e Carrara , possano le truppe passare alla Spezia, ed imbarcarsi per Livorno. · La cosa più importaritr nel dubbio di unà invasione nemica è aver esploratori e confidenti che comuniebino coi comandanti a Parma e Modena ,·a Ci.ls!.elnuovo ne' monti, a Pavullo e Bercelo, clic guardi110 atlenlampnte le mosse del nemico la dire' zion,e delle ·cliversc colonne e la forza numerica delle medesi'éne ' come delle artiglierie e fanteri e. . Ed è indispensabile> tosto pensare alla difesa dell.:1 -strada verso il' l~go di Porta fra Pi'etrasan ta e.Mas~a senza por tempo i11 ·111ezw; lasciando ,a Pietrnsanla e Vìareggio una guarnigione. La posizione di1 Mo ntrancito è molto vantaggiosa, qua ndo fosse difesa la strada di Camaiore. , E facciamo perciò l'ipotesi, anche assai malagevole, che il nemico fo~se forte di 60 mila uomini a disporre un ' in vasi'one, dl:li qual i 36 mila indirizzati all ' estremilà tlella frontiera cd alfreltanli riunilisi per· penetrare pel centro. Allora tutta la forza dei nostri soldati_ dee spiegarsi per isolar l'inimico agli csll·l:lmi com baltendo eon audaeia e con ordine in quelle gole di mon ti, piglia11do sempre l'iniziativa sul nemico , e corrli en, ' o ' dol-o alla sprovvista; pPruccbè que~lo e non altro è il segreto di tulle quante le operazioni di guerra.·Laonde il corpo centrale cl.egl i avversari, mal sicu ro de' suoi fian chi in una mossa che non può in ispezialilà es~ere in tu tlo simultanea, sarà obbligato a guardarsi vigile e pauroso per ogni dove dalla t'orza di scelti e ben CJpitaoalì drappelli, i quali sbraul'amlosi e raccogl iendo~i, corre1,anno per tutto ad int'eslarne I!~ comun icazioni a sorprendere i corpi da sè {! 0isgi11 ng:.•rli dal pri11eipa!c, menIre il corpo clc•pulato a ·combattere, rafforzalo all'uopo da parte tli quel di sinisl1·a, che gli si congiuìigerebbe per il-) fratt.e o per la \'ia.,Jacile intendersi a sorprenderlo in ca mmino, ad im pedirgli lo svolgimento delle ordinanze (colonne) , a schiacciarle sotto '
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STUPI ,!lLITA RI SULL A TOSCA l'( A
il peso stesso della sua i;nassa, a conte.neri o e a sconvolgerne la sede delle operazioni per la via' della Cisa, chiamando i so\,dati italiani de' luoghi e di Piemonte a combattere per la comune difesa e indipendenza, e sforzando i\ nemicù al dubbio alternativo rli .retrocedere o di avanza1·e, Clii si traesse ad occupare ·Firenze , la quale come- città capitale viene generalmente èonsiderata la piu importante dello Stato e pur feconda di espedienti , cercando di riannodare alla sua causa le passioni e ·gli util i di fulli quanti _gli uomini ligi al passato, dobbiamo essere sicuri ' che \' inimico, costretto a spicciolarsi per raccog\ièr viver·1 e tributi in un paese \ontano dalla sed<~ della guerra (base aopérations), infestalo per ogni verso dalle milizie leggere, minacciato per la spalliera de.i' colli che circondano la città · dalle bellicose popolazioni cli Pistoia, di Aì·ezzo , di Livorno, 0•- nsumerebbe senza alcun frullo uomini, danaro, munizioni. E Firenze sarebbe pur ridondante di maschia e bol\ente_gioventt1, che sente in animo bile generosa contro l'ingiusto oppres:;ore, c-ol quale saprebbe sempre combattere una giornata gloriosa, cotanto traboccaule nella 15ilancia dei destini d'Italia. MARIANO
u'AYALA.
PROGE'TTO PER PISH~U~IONE DEI GIOVANI TOSCANÌ D AI 16 AI 20 A N N I I
NRLLt' ' '
' Il E' DI I N FANTE Il J A. "' [ AN O V
.Avend? la Toscana a cooperare anch'essa gao-Iiard·amente cacciala dr.Ilo · .o, c1• par cosa conveniente " · . , si.iarne1 toccare ~ m:'.10 d1 volo un argomento col quale intendiamo dim l · . Il bisoo-no d' , os 1a1e .., I ammaestrare fin d'ora la o·ioventù lutt ( l una parte) cl . 1 . . o a o a meno . . , a, 6 ai 20 anni, negli esercizi d'infanteria (qumd1 ,passare nE>i reggimenti di o-ià istruii',) I 2 int' , . . . . . . ' t> . , a meno ore , iu e. pe1 g101 no sul terreno sei mesi del!' 'ò scuola riel ltl . . . . anno, e c1 dalla v ,· . so alo' _fin~ a_ quella rnt1era di battaglione : riserancto~, <1lle evoluz10111 di linea (nelle città rl'1 p·. . vor ) b . 11enze e l,1no , qunnc1o a b1a110 pas~ato il secondo anno d'' t · , . . battaglioni separali. _ 1s I uz1one pe1 à 11 Ia
· istrLa .. . To,cana '. come s1· ~1imoslra qui in appresso, potrebbe b .nue, al meno, 16,000 g10\'ani, ch11 giunH ai 20 anni sareò~ ~1o una eccelleute truppa, e si avrebbero in egual epocai sog-
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PROGETTO PER L'.ISTRUZIONE MILIT ARE
getti capaci per disimpegnare le fun7:ioni di uffiziali e sotluffiziali, occorrenti a questa nuova milizia. Da questa giovent.u ·se ne avrel:ibe una sollecita cavalleria ed artiglieri,-percbè già istrutti _nelle evoluzioni . e maneggio di armi, subito ~i occuperebbero e del cavallo e ciel cannone . e per conseguenza molto più breve la loro coh1pleta istruzionu. Ecco, all'inci rca, come ollenere dalle divrrse ci ttà e castel li il quantitati vo dei giovani performare i ·16,000 già progettati , (salvo il più o il m~no. che sarà .giudicato).
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5,000 5,000 .800 800 800 --800 1-00 -400 200 200 200 200 200 200 200 100 ·l 00 ·1 00 100 ,100 100
Totale 16,000 .
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Firenze Livorno Pisa Lucca Siena Pistoia Arezzo Prato Grosselp Cortona Pietrasanta Pontede1·a Empoli, S. Giovanni di Valdarno Portoferraio Orbetello Longone e Ilio Marciana Pontremoli Fivizzano Comaioi•e e Borgo di Lucca.
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AI GIOVANJ TOSCANI
E siccome due sono le molli che fanno risolvere oo-Ji uom11H . ad operare, l'ambizione o l'interesse, si propose di chiamare con apposita legge i più facoltosi per istruirsi come volontari , e per occupare i differenti gradi di questa milizia, senza alcuòa paga, ed i pi Ìl occessi Los i astringerveli con legge , ed assegnar loro una piccola paga giorna·liera di sold i 6 od 8 du,antP. i 4- anni d"istruzione e così comp0nsarli di qua11to i l11éH'Slri di bottega potrebbero diminuirli di salario in tre ore clic giornalmente perder;ebbero di tempo per questa istruzione. Questa piccola paga darebbe · diritto di assoggettarli ad una certa discipliua in quelle ore rfistruzione, çosa troppo necessa,~ia per l'adempimen to della istruzione medesima. Questa spesa an1monterebbe a circa lire 150,000 il mese, forte sì, ma non esorbitante, se si considera della necrssità in cui' siamo di avere per l'avvenire una gioventù ben allt1 alle arrni, ed imbevuta fin dalla giovinezza della necessità di fare iI soluato per la patri.,1 ! Per economizzare poi, pe,· quanto sia possibile, si potrebbe a~segnare ad ogni giovine lire 1 O il mesr, e non 4. crazie il giorno, e così nell'anno avere una spesa in meno di cinque gi~r·nate, montanti a lire 25,000. . Si potrà pure trovare iIl meno la ·spesa del'le giornale di malallia, in cui i giovan i non saranno stati presenti agli esercizii. Si potrebbe mettere una penale per coloro cbe mancassero per cattiva volontà, cioè tante giornate mancate, considerate do~piamente di meno nel corso del mese, e per i negligenti all'ora lìssata retribuirli solo la metà della piccola paga. I capitao i istrultori dovrebbero giorna\njente as·s1curarsi della cagione dei mancanti, alle loro botteglie, ed _ogDi sera passarne un rapporto al quartiermastro di battaglione, e questi diminnir l'impo.rtare alle compagnie: Il pagamento mensuale dovr0bbe farsi ogni domenica, terminato il mese, ùal quartier mastrn (persona garantita bastan1
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temente, in faccia del capitano istruttore e tulle le compagnie rimÌite, e presenti almeno nno o due priori dèlle cpmunità. Gl i u{fiziali, sergenti e caporali si è già dello dovrebbero esser levati dai giovani volont.ari, non pagati; è questi, nominali a misura che si -renderebbero capaci, o. dopo di avere riescito per 2 ,rnni, venir confermali , per onore, dal ministro della gu,erra, con pron1essa nella patente di esser presi in considerazione all'entrare al sl:'rvizio militare allivo per dei posti di sergenti, in quanto agli uffiziali , e per dei posti di caporali, gli al lri sotto ffiziali. Questi giovani vol·onlari, occorrenibbe fossero presto provvisti di una specie di fucile per manovrare ed istruir.,i per i primi, gli altri poi servirebbero anche dopo 4- mesi dalla for~ mazione dei battaglioni, potendo nel primo tempo essere istruiti nelle marcir, conversioni e spiegamenti in bat.laglia, senza fucile, e così dar tempo ai fabbricanti di fornirli. · I volontari dunque che dovranno ricscii·e per uffiziali e sottuffiziali, riceveranno subito la prima istruzione, per comunicarla poi agli altri. In conseguenza i giovani da pagarsi servirà siano chiamati a soldo ed all'is.tru1,ione anche 4- mesi dopo com inciata l'istru zione dei volontari, per non pagarli senza profitto. Sarebbe bene che per i primi mesi la prima istruzione fosse , in uii luogo privato delle comuni, o in qualche convento, ma , una volla resi capaci nella scuola di plotone, presentarli liberamente al pubblico in un luogo spazioso e per quanto possibile sarà in disparte dai centri delle città; ma però con lutto r1uel treno (nell'a;1dare e tornare dagli esercizi) che sarebbe cl.i 8lretta regola per le li uppc di linea , cioè con l'arma al braccio uell'andarr e l'arma a volonta nel tornare, e sempre a cassa battente. I nostri popoli ~Hlll bisogno di as:mefarsi a questo rumore, ed a vedere ormai dappertutto clr,i militi in azione, e che tutto e dappertuuo spiri quel trono g_uencsco, di cui si era tanto lontani.
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Al GIOVAN! TOSCANI
PROGETTO PEI\ L'tS'.l'RUZ[ONE MILITARE
Gli' Stati 1ia1.ionali non si mantengono liberi, senza gran sentimenti marziali: dunque bisogna acquistarli; \'emulazione farà iI resto. ·· Le doménicbe servirebbero per istruirli nelle ore pomeridiane (e cosl togliere al giuoco parte di questa gioventù) del servizio delle piazze, delle parate, delle riviste e della pr,Jcisioue della posiziorìe sollo le armi, e raccomandar loro il tenersi propri i-, e con- qualche discorso patrio istillar loro a 1joco alla volta il valor_vero., e quei sentimenti di cui si vuole siano convinti, invitarli ad apprencfere leggere e scrivere per ottenere avanzamenti e migliorare la loro sorte. Questa gioventù potrebbe esser formata per bai.taglioni e compagnie , nei diversi luogbi della Toscana. Ogni battaglione \li 8 compagnie, a preferenza di sei per ollencre nei quadrati più regolarità. Le c·ompagnie di 100 comuni l'una; pit1 3 uffiziali, ·I sergente maggiore, 1 sergente furiere, 4 sergenti e 8 caporali volontari, non. pagali, e 2 tamburini, questi da pagarsi però come i tamburini della linea e farli subito istruire nelle dive1:se città più vicine dai capitarnburi della linea. Ogni battc1glione potrà, in seguilo, avere 1 aintante maggiore, 1 quartiermastro, 1 uffiziale po1Ja bandiera , ! sei'gente nrnggiore porta bandiera , 2 aiutanti sot.tuffiziali (si dice due all'oggetto che uno rin1piazzi sempre l'aiutante maggiore), 1 capo tamburo sergente, scelto frt1 il più bravo a suo tempo Ira i lamburìni, ed uno scrivano. · Occorrerebbe una stanza d'ordini, o mf'glio due, non solo per la regolarità nei battaglioni, ma anéh•! per fare la teoria agli uffiziali e sotluffiziali, per tener registro dei malati- e mancanl i agli esercizi. · I fucili poi per questa gìovenLù basterebbero con la canna di semplice lamina di ferro, piegata bene a canna e sen;.a saltlarr, .uascondendola nella cassa e ben sen·at-a fa canna dalle fascette, e per la minore spesà le casse dei fucili basterebbero 1
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P11.0GE1"f0 PER L'-rsT.ROZIONE MILl'rARE A[ GIOVANI TOSCANI
di foggio; le baionette non occorrnr~n no sì solide, e più lisce; l'acciarino s_ervira per mostra, senza' molle interna; la bacchelta però che sia ben falla e temperata perchè· risalti; in fondo alla cJnna un bel pezzo di ferro a gu'isa di vttone perchè appunto su quello risalli la bacchetta, dovendo mollo occuparsi sul calca re e rilevare la bacchclla, 'ollrn il- resio della carica. La spesa dei l'ticili potrebbe gravare sulle comuni e così l'occorrente piccolo mantenimento, e cos1 le casse dri tamburini e tracolle. La spesa poi del mantenimento della giovine trnppa potrebbe trovarsi, almeno in part<>, col gravare cli un quattrino tuttì i biglie Ili del giuoco di lotto, e di un mezzo paolo tutti i mazzi di carte da giuoco, e di on soldo tutte lr, bullette di gabella. Certo, che tanto i -giuocalori di lotto, che quelli delle carte non ::;i asterranno mai da\ giuocare, e quel soldo da imporre sulle bnllelle che rilasciano le dogane non sarà un aggravio sensibile e produrra ~n rilev.anle incasso. Questo prog-etto sarà pieno d'incoovenienti e mal tess.ut.o, e non si rilascia altro -che pe'r rammentare al ministero della guerra che concluda la già progellàtà legione della scolaresca non solo in Firenze, ma in tutto il graù ducato. Al tri più capaci la sistemino meglio, ma che abbia luogo e presto una tale istruzione tanto a noi necessaria._ Questi ballaglioni. ::;i pensa potrebbero esser formati ed istruiti da quei capituoi delle truppe che sono già in ritiro , o che sarebbero per ,passarvi, i qnali si dovranno fare un do vere di accettare gratis questa istrnzione e mostrare alla nazione che se pnr i loro incomod i o lungo servil'e, debbono gravare lo Staio di una paga, ov'essi ·possano son sempre volen liProsi di mostrar gratitudine e amor pàtrio per \a nuzione>.
Un vecchio milite.
DELL'A~HHNISTRAZIONl~ IHLITAUE 1
IN TÒSCANA
Snbito _elle si era repntal,o ulile al servizio lù scioglimento del comando generale.e la riunione del medesimo al ministero della guerra, pareva r,ltc anche la dire;ione dell'ammin istrazione militare subir dovesse egual sorte, inquanlochè, incorporata in nn ripartimento del ministero, avrf\bbe, sollo gli occhi proprii del ministro, potuto guidare tutto l'andamento amministrativo del personale, materiale della guerra e del genio, ed emanare con sicurezza di maggiore obbecl ìenzo . 5o-li on.lini che ' avesse reputati alti ad obbligare gli amministrali al pronto adempimento dei lorn doveri, elle s1a11t0 la pcrvicaèia degli uomini e dei tempi rimangono per avventura non _curati . sebbcrne il clirettore non abbia mancato nè manchi di emar~are le più minatorie disposizioni. Il capo di repartimento adattato alla ci rcgstanza potrebb'essere nn pratico amministratore cui non manchino le necessarie>, ~agnizioni. La sola riunione sollo i suoi ordini degli . atLnali impiegali della revisione e della computisteria sarebbe stata
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DELL' AMM!NISTl.1-AZIO:-;R ~il LITA RE
più cbc sufficiente, in cpianlo che coloro che prinwggiano nelle dette Jue !franche sono persooe rii tantn capacittl ed onoralezza d,1 fargli risentir per on lato inse!1sibilissimo il rarico che se gli addosserebbe e da -Lranquillizzarlo per l'altro sul retto andamento di lulla la macchina, compresa anche la gestione ~)ella cassa. Tullo quel pit1 che si potrebbe dare al 3° riparti .mento sarebbe un a: utanle segretario. L'attuai ruolo degli impie3ati sarebbe, come si dimostrerà a sno tempo, pià che sufficiente, quand'anche venisse creato un uffizio d'ispettore incaricato di sorvegliare davvicino i commissariali e le da 10 1:0 çlependenli a..1miui~trazioni, impiego cl:\e inflnirnbbc sull'econom ia, snl sollecito di5brigo ect esattezza del servizio, mÒlto più cli quello non i nflu isca un direttore capo prineipale cui, occnpalo come è cìa altri aITari, poco può tener dietro al lo esame delle operazioni dei suoi suba·lterni. È da ritenersi poi, che ove questo i~peltore voglia occuparsi, siccome è suo debilo, del proprio dovere, l'amministrazione non può risentire dalla istituzione di qaeslo impiego che dei grand i vantaggi. Scevro infatti l'ispettore da ogni grave curn amministrativa può sorvegliare personalmen te le più piccole cose, e da-questa vigilanza ne resultcrà il bisogno in Iu li-i dal minimo al grande di tenere la via · retta ed onesta, dalla quale non riguardali potrebbero dev iare. Dalla rinnione poi delle attuali attribuzioni del direttore J ejl'amm ini~trilzione militare nel 3° riparti men lo del ~1inistero, ne rilluirebhero i seguenti: ,1° La concentrazione.nel min istero ri i tulli i dati possibili e necessari per trattare gli affari, la ricerca dei quali grava adesso d'un inutile lavoro, tanto gli impiP,gali della segreteria, quanto quel li dell'aruministra7,ione militarr.. 2° La so\lecitndine colla qnale verrebhero sbrigati gli affari nrndesimi, una volta che gli scbiarimenti che debl).ono attingersi da altro dicastero polessero ollenersi nel proprio riparlimento. Nè h la disprnzzarsi il i::omodo <l'altinge.re nel proprio uffizio
IN TOSCANA
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tutte quelle nozioni cui ad ogni istan te fa d'uopo ricorrere, e per ottenere le quali abb isogna rivolger~i adesso alla direzione Gon prolungarnent,o d'uffari che ptìlrebbero essere spediti in giornata. -Molti alti-i si sbrigberl·bbero colla medesima speditezza, cd appena si presentano, co_l solo rrn~saggio del le carte al capo del la revisione, il qnale dopo assicuratosi dell'esistenza o inesistenza del fatto per oppo rtuna sua diehiarazione, sanziouata col visto del capo del ripal'limento lo so ttoporrebbe alla defi ni t.iva approvazione del ministro. · Tenend9 conto la revisione e la co111pu tiAteria cieli(~ proprie lettere, il solo archi'!io del ministero servirebbe p<'r la conse rvazi.onc dei dee.reti, quindi inutilità d'un archi vista nel ripartimento amminis'tratiY6. Potrebbe conserv,ll'Si sotto la responsabilità dell 'ispettore il magazzino dei panni, tele e altri generi greggi occorre1iti per il vestiario della trnppa. Esso per altro non dovrebbe incaricmsi che della sorve- . gl ianza dell a scrillura e generì , e noil mai a contanti, perchè questa dovrebbe essere tenuta dalla computisteria del riparlimen to n1inisleriale, cui dovrebbero essere rim essi dal l'ispettore ru tti i conii dei fabbricanti <la lui vidimati, àll'oggello <li assicurare l'esaUezza del pagamento da farsi, come pure lr uole dei generi distribniti ai corpi per n' pelerne loro il rimborso. Ogni altra branca dovrebbe direttamente dipendere, sicèome adesso si pratica dai commissai·i di guerra. Supra dei quali pernltro l'ispettore avrebbe l'alla so rvrglianza dependeù lerncnt.e sempre dal dipartimento della guerra. Quando questo per ora abb0zzu to progetto incoÌ1lrar potesse sicuro gradimento, sa rebbe i11d·ispensabile ohe il sistema avesse vita il p,ii1 presto, oude la gestione dovesse considerarsi .come incoata nel nuovo trimestre. Comunque sia poi per essere inteso, ciò non impedirà di credere, siccom~ coscienziosamente alcuno crede, che la rinnione al
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O!lLI..' 1\)IMINIS'l' RAZ!O:SE )flL l'l'AR !s lN T OSC A:> '.,
ministero del\'amministra'l.ione della guerra, e la creazione di uu uffizio di semplice ispezione, oltre al diminuire e sollecitare nel tempo stesso gl_i affari, debba anche produrre dei vantaggi non lievi, e contribuire effica1:emcnte al buono andaml'nto del servizio. . Pare finalmente chc non siavi sLato mai tanto bisogno d'una tale riorganizzazione qUanto ne' momenri di guerra , in cui gli alfari correnti impediscono al direttore ddl'amrninistrazione militare d'occuparsi cllicacemente della gestione passata , per L,1 regolarizzazione cklla quale sarebbe inrlisti~'nsabile la nomina di una comm issiouc sollo la presidenza dello stesso direttore. Ammesso il caso dell'accettazione del prpgello, si reuderP!J bero necessarie delle istruzioni, che potrebbero essPr compilat e a cura dell'uffiziale del ripartimenlo.
PROGETTO O I U :\1 i\ O V E L L O 'P lA N O S T R A T E G I C O Pl~R LA SECO N DA CAMPAGNA
Sebbene sieno_ tanto e come mutali i casi, pure stimiamo far cosa anco utile rammentare alcu11c idee che sul fini re def 1 818 correvano sulla guerra; e ei siam~ perciò consigliati di pubblicare quesl.a leLlera che il Hacch1a, genernle degl'ingt\gneri e deputato al Parlamento, scrittore cli un'opera sulla strategia, indirizzava al ministro della guerra in Toscana.
l'orino, li 2 dicembre 184•8. Carissimo signor d'Ayala Em da gran tempo mio intend-Ìmento di scl'ivere olla E. l'., ùu:onve.n ,.enti eh saluìe mi (ecel'o ritardare s-ino al giorno d'oggi 'Ìn cui consegno questct mia all'onorev()le signor cavalierè ilfartini, ministro cli Toscana, col quale, sin dal sno arrivo in Torino, lw sempre avuto gl'aziosi mppol'ii d'omicizfo, come merita un personaggio così (/istinto per sapere e patriotismo.
'l!1a
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NUOVO P I ANO STRil l'EGlCO
/o mi trovo altresl nella cÙ'costa-ii-ct di prevenire l'.8, l'., che, già dli quulche tempo , prevedendo ~inistti ~~ent~ p~r: l'.ltalia ,centra.le, m-i ero studiato ùi mia doppia quabta dt militare e dt depttlato di fissare l'atlenzfone del suo governo s~pra qnes,!a _evenlualìtà che pur troppo si rniltò in triste ·1:eal!cì. 11mllavasi ~1 iui progetto che poteva dar luogo ùnmedùtlamenle a:t uno s!mg~1me·'.1lo slrategìco di forze at.tive italfone, tale da serVll'e per l ordine interno de' tre Stati italiani nal'liralmenle cilteati, e da provvedere energicamente ed opportunamente nelle prime ~wsie o~nsive conti·~ il nemico. Pare che il vostro gòverno veda in oggi la . necesSl.lu di wi pronio partilo, e fi"a/lanto l'idea mia c~ncernend~ _e~ual~ mente Toscana e Roma, io rimisi al caro cavahere L1iartmi il rmo piano ,:on preghiere di rnssegnarlo all'E. V. extra officiai-mente e come proven iente da u,n bnon amico. . . ·. . Io mi lusingo ch'Ella sarà per accogliere favorevolm~nle le mw idee' le quali tendmw a porre /et Toscana e R~ma m__grado ~t poter aver forze attive e immediafo, e campo di alh1s/lrne alt1e nazionali. · Gli It;liani hanno necessilà cli concerto e di fiducia. Noi par. dal 1'. icino . . non . 1·'•ot1·e1110 t'r,are che tendo escfuswamente · tulio · r.711ello . ·. Bologna e Venezia à promettono. Questa è guerra mmonale e non regolm·è metodica assolu.lamente. . . . Il mio piano in poch1 pagine rivelerà a V. E. l'mtwrg mio pn1siero, ed è perciò inntila ch'io q11,i in scorào la trattenga. De_sidero eh.e 11ministero i'omano colla forza della moderazwne fac~Ja slnpire il mondo inliero ' ma élte si procuri in Bologna. 'WI soluto 0
punto d'appoggio. . . . . . . fn quanto a rne, caro 1.l'A!Jala. , le mw op11110n1 non !1u'.ccwuo ra ai vostri convertili, che sono ùi nwnern gra11d1ssmw, e MOO . p' sprovvisti cl'o_qni idea energica ed adatta alle circostanze. tlO darsi che il sislema mnti in meglio -·- ma quella maledetta mediazione è la. nostra morale e materiale rovina. · Sarei fortwna_to se potessi essere onoralo di · quale/te riscontro
NT,JOVO PIANO STRATEGICO
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per parte di l'. 'E. carissima, clie fui girì tentato di venir a vedere in persona, se la malattia di mia moglie non me! vietasse. lo co11(ulo nei dtie ministri di Firen:,e e Roma , e vi esol'to a dare qualche energia di pii,, a quello cli Torùw. -- Ciò stante le cose jwtramw progredire con qualc/1e probabib'tù di s-iicces,,o. Con1piacciasZ:, caro signore, di gradire l'espressione della più sincera amicù.ia e considerazioue. , RACCHIA
J~foggior
Generale e Depulu to
Il generale del genio solloscrillo, dopo essersi coscienziosamente reso conto dl~gli errori ,,\ pol itici che militari oecorsi nella pi·ima campag1ia · ridia guL•rra dèl l'i1id ipendenza ital iana, sollo l'i u1 pnissione ddl'i i!ipolenza delia -mediazione .:1 sciogliere pacifica1nente la questione austro-italiana dal le intermi nabi li arti e difficoltà che co,Lanlemeute l'Austria sapra sol levare nello scopo d1 temporeggiare é dividere fra loro i di versi popoli d'J. lalia, e nella convinzione che le l't>rze co lleltive de' tre popoli itali;rn i dm già concorsero all'opera, bastano a ('ompie re l'i m- ' presa del riscatto ita liano, purcbè ben combinate e cl irettu sul teatro della guerra, si fa lecito di proporre prr l'irnminrnte no1·ella L;ampagna le seguenti basi generali ,.ì pold.ic:be che sl ralegicbe eia adulliJ rsi dai surril'erili tre governi italiani inleres:,at i, non che i mezzi pratici d'attuazione, terminando l'esposizione delle sue id ee colla proposizione di un immediato spil•gamPnlo ~lrategic1J ddle fu f'ze attive degl i lla! ia ni,·da cui si prenderanno al primo cen no le combinute mosse offensive contro il com une nemico.
Basi generali politiche e strategiche. O
I Ncr,essità di rendere la guerra iti1!iana nazio11ale t' solidè\ria rnercè tHl ben inll'SO piano di lega. 2° L'effettivo riscalto italiano essere il solo mezzo tli preANNo IV. Voi. IV. -
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NUOVO PIANO STRATEGICO
NUOVO PBNO STRATEGICO
venire ogni interna rivoloziòne che tender possa a mutare l'attuale sistema costituzionale monarchico di tµtti e singoli i go-
liti' ed ai popoli italiani, che facil iti ai governi di Toscana e di lloma .me~zi di_ allcstirn i rispettivi loro coni.ingenti , che dia 1111 va_iido punto di sostegno alla .loro politica, e che valga a trne.r 111 soggezione Ferdinando di Borbone. . 8° Doversi temere ii pericolo della demoralizzazione delle lr.. uppe sarde agglomerate sul Tii;ino e sull'alto Po , qualora ivi mnan er dovessero per troppo lungo tempo nell'inerzia che co~ t.anto s.fidu~ia il soldato, e far sì elle con un ardito spiegamento li_ll'a'.eg,co il nemico sia obbligato ad atlaccar esso stesso gl'Ttalrani o ~fl~anto meno a sgombrare sforzatament.e le.compromesse sue pos1Z1oni ne· due ducati.
verni italiani. :3° Opportunita d'impiegare un novello piano generale di guerra il quale tòlga dal.l'animo del soldato italiano la trista impressione lasciala dalla passat,a campagna, con agire sovra un dato numero di punti essenziali del teatro del la guerra, i;on tlividere le forze del nemico e rendere possibili e simultanee le popol'ari insurrezioni nella Lombardia, nel Veneto e negli stessi ducali. i-" Assurdo di partire esclusivamente per la novella guerra offensiva dal Ticino e dall'alto del Po, ove il nemico ha concentrato la massa delle sue forze con una grande superiorità di artiglierie e di cavaller\a, per ricacciarlo tutto al più dentro le ben note sue fo rtezze. 5° La Fi-ancia ayendo a più riprese assicurato l'Italia che non avrebbe sofferto cbc l'Austria varcasse il Ticino per invadere il Piemonte, è razionale che il generale in capo dell'csercit.o italiano, e per una guérra nazionale, stabilisca la sua base d'operazione sulla liuea del Po da Stradella per Bologna a Venezia, col corpo principale a Stradella, col centrn a Bologna e colla destra alla piazza forte di Venezia. · . 1 6° Doyersi · poi considerare la piazza di Ve-nezia ed ~ teatro di guerra dellé provincie venete confinanti con gli Stati au~lriaci al di là clell'Alpi ehe cingono l'ltalia, siccome il vero nodo della questione austro-italiana e portare in es~o teatro col sussidi~ di Venezia e della tlolla sarda una forza attiva compe· tente la di cui azione offensiva combinala colle operazioni partenti 'dai centro e specialment~ dall'ala sinistra, gellerebbe il ctenerale nemico nell'impossibilità di poter far fronte a tanti dib . . visi ma simultanei attacchi, militarmente appoggiati. '7° Es~ere urgente di rivendicare l'onore delle armi italiai'.e adottando un novello piano strategico che inspiri fiducia ai nu-
ilfezzi pratici d'attuazione della gu.erra italiana. O
·I Il governo sardo spieg;1lo al'eodo straordinario uumero di truppe aLtive , --men tre quelli di Toscana e l:lorna lrovauo le più grandi difficoltà ,~cl allestire i rispettivi rse reil i , il gene rale sottoscritto propone a questi due ullimi govern i di accogliere al loro soldo e per tntlo il tempo della guerra a.Imeno una brigata di fal)l.eria sarda con una balleria, Iocohè può ·iu l>11tto formare la forza numerica di 12 mil,1 uoruini , e di e a q'.1 esla divisione militare ausiliaria se ne aggrrgbi un \ii t1·a, 111 etii d1 Romani e rnelà di Toscani; on campo d'i'stn1zione e d'o~servnzione ad un tempo verrebbe forma lo in U,>iogna, e qu 1~slo corpo del centro sarebbe comandato da un gcne.ralc di alta mi- ..· lttare ripu tazione a scl'lta dei governi cli Toscana e di Rorna. 2° I due governi, toscano e romano, cui spetterebbe alnieno indipeuden temcnte dalle guardie np.ionali di avere sotto le armi 1
Tosc:.ana - 16(100 di truppe regolari lloma -- 22000 id oltre le l'orze stanziate in .Bologua dovrebb~;.o a11corn ,tlle~Lirn Tosca Ha 4.,000 Rl,;ma ,10000. 1
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:- GOVO elA\'0 ST I\.\TEGI CO
3° U governo sardo poi per suo conto spingerebbe altra-
verso là Toscana e gli Stati Poutificii per Bologna sino act Ancona, e per essere trasportati dalla tfotla sard.i a Venezia od altrove, altri 1 '2 mila fo rman ti nn\n tiera divisione militare con una o due batteri,~ , aderendo i governi cli To3cana e di Roma a tale mns~a, senza obbligare il co rpo piemontese nel suo passaggio a ven1n alto umili ante, come quello di hisciare le armi per riceverle al confine. Fra italiani popoli eiò non deve esistere, · come non esisteva di fatto ne' \empi di Napoleone allorehè le truppe imperiali attraversavano il territorio di qualche allealo. Cotale diffidenza sarebbe indegna deHa•ciYillà italianil. .i, Essere necessario c:he i tre govP.rni sardo , loscauo e romano concorrano a mantener incolume Venezia siccome punto il più importante di tutto il teatro della guerra italiana, e ciò mediante mensili anticipati sussidii secondo un convenuto ri parto che pare poter essere il seguente 0
Sardegna Toscana. Roma . .
. L. >) >>
500,000 al mese. 250,000 Id. 250,000 id.
L. 1,000000 Totale Le r1~sliluzioni di siffatte somme si fnra nno da quel governo cui spelll'ra al termi ne della guerra il politico pos,esso di Vcnr.zia e delle provincie venete. i'> I tre summenz'1onati goYerni convenir dovrebbern l:irca le Basi ed i mezzi di cui si è fa tto c;enno in Torino !-tesso ove esistono i rnripresentanti r!ègli Stati in discorso, e da dove senza vernna perdila di tempo si diramernubero gli ordiui opportuni pcl celere movimento dellè trnppe sardH. 6° Le attuali politiche circoslanzn cieli' llnlia centrale polendo farle esigere un maggiore sussidio di !'ruppe sanlc, questo potrebbe venir inteso nel medesimo moùo. li solloscrillo'. 1 convinto che la Sardegna, senta punlo comprome ttere i soo 0
. . .
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NUOVO PROGE'fTO STRATEGICO
sacr, rnleressi _sul Tici1io e su Il'·'1lt0 p0 , possi, <hsporre . per l'llalia centrale quauto per la Venezia di oltre :JO mila uomini quale f~ria_ ra_ppres~ntcrebbe quella di 50 mila s11I Ticino, rig~llando I obb1ez10ne di coloro che in questa divisione di fo1;ze sarde trovano uno strale"ico errore , come s e l'Aust.11a .·. non avesse molto 0 ., p1u a temere le operazioni nostre nel VenPlo che qnelle sul Ticino. Ciò premesso, si rassegna qui in appre,,so il relati vo s·ìie"'a~ ento st,_·atl'gico delle forze attiv<~ ftal iane destinate alla ~efi~1i1,v~- c:1cciata de_! nemico ' spiegamento del quale al primo supe1 io1e r.cnno s1 pl'enderebbero le mosse offe-nsive e comoinate sul .teatro della 0(Yuerra . d per qnanlo possibile di. . · ' P1ocuran stab, lire modi celeri di co · . · fra le due estremità' ed . . i. mun1cazione ti cent~o della l,nea d'operazioni.
°,
I·
5ìYiegamento primitivo strateg(co delle forze attive italiane. Stradella
E~trcma sinistra ·
I
Broni Castegg io
Piemontesi , , 48,000 ·
'l'icino - Piemontesi e Lornl>. 12, 000
Toscani . . , , . .. . >
-
61000
··· ,
Piemonte .
· · ·
Riser ve
Toscana
· : _- ·, · · ·
prcsidii
Romà . .
. e.
Venezia
12 l { batterie
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))
I
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i,
24,000
5
24,000
5
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5
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Estrema 1· Piemontesi · dest,·~ · · · · · • - - • 12,0001 in Ven ezia Roma ni . . . . , . . 6 000 oltre il ~."esidio r1' rnppe disp onibili del pre1sso s1dio , . . . G,000
l
»
60,000
1
Piemontesi ausiliarii , . , 12 ,000 Centro / iu Bologna Roma ni , · · · , , , . . . . 6,000 (
l
"
. - . 37 ,000 · 4,000 (
. . . 5,ooo( . .
S,000)
Dà r iportare ,
. ·162,000
30
halte•·ie Riporlo . . . 162,000
l'iemoute . . . . . ,
l
Gum·cl 1e nazionali .1, mobilizoscana
zabtli
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NUOVO PROGRTTO STRATEGICO
150
Roma .
30
. . 25,000(
. . . .
s' 000
i,
P,
000
. . 12 ,000
Forza generale degli lt.alia11i . . , 207,000
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La quale operando su i veri punti decisivi del teatro della guerra con un sistema ben combinato e sollo la ()ledesi ma su- . periore intelligenza, sarà più che sufficiente per realizzare lo
MISCELLANEA
scopo della guerra. . . Havvi finalmente ancora qnalcbe probabilità che le forze di Napoii <~ Sicilia pussaoo anch'esse ed in tempo utile concorrere al\'opra della g~erra dell'indipendenza italiana; le quali portate a sole 33,000 uomini con I O batterie, porterebbero la forza totale della penisola a quella di 2t0,000 nomini con 4,0 1latterie, oltr:e ad una magnifica e numerosa flotta unita, la quale gagliardamente agir potrebbe sull'Adrialico, dando pure la mano all'insurrezione ungarese, che pare dover farsi seria nell'entrante primavera. Lo spiegamento strategico di cui sovra, una ,,o\t.a convenuto dagli tre Stati ltalia1)i , dovrebbe essere prontamente attuato.
BIBLIOGRAFIA MILITARE
1
L~ OPERE MILITARI DI NAPOLEONE LUIGI BONAPARTE IllIPERATORE DE' FRANCESI.
Torino, ·l i 15 novembl't~ 1848. Firmato: ilfagg-ior Generale
RACCHIA-
(
· Nell'anno •I 836 , pe' lo re111· d', zungo, • coli ,epigrafe . ,, tolta dall'opera del grrnerale e deputato liberale Foy. L .. est devenue I 'b · . · · a guene P e eianne par l emploi des armes lÌ f.'.. . . I . . men to d'ari I ,· . ,eu' i cap,lano al primo reggiil l'l . _1? ,~11a d1Ilern~, Napoleone Luigi Bonaparte, pubblicava . i Ho assai p1eg1alo, dedicato aoo-li ufficiali della scuola d' zio 1 J' TI -, app1·1ca, i e ti iu n' Jfanuel ll'artitlerie à l'usage des offi.ci·ei·s l' ·t'll . ' bi· . 1~ , . . e ar .1, errn de l a Repu tque ,elvet1que , 1n-8. rie El'bnella , dedica l'illustre autore · erice,,.a : Pl.us est grand le trésor 1 erte amassé par un peupl l ' avec perséiiéra . , , . . . , e, p us 1·t do1t. surveille,· nce l emploi d _ es forces qui en assurent la p . . L , · · · · · ossession. e sort ma ?'efusé jusq11'à present le bonheur ~e servir ma patrie,
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}Jf8CELLANEA
mais ;i me reste du moin.~ la consola./,ion d' etre cito-yen rl'un pa,ys qui a S'lt conqué1'Ì1' son indépendance et crmserver sn /iberté; et d ailleui-s /es deslinées des toufos /es ncaions ciui/.isées sont si étroitcment Uùs. qu' étre utile à un pmple Ùbre v'1,st èncorc sr:rvir la Fmncc_. , Sollo alla quale dedica leggesi la tMa !\ ren1herg, r7 d1 ot_to~rc •183n , c il nomc di Napoleone Luigi Bonaparte figl io d1 Lu1g1 Na, l)oleone ex re di Oland,1. Chiara e precisa è la prefazione , ove svolge l aulore tu tl o iI conccll 0 dell'opera su,,, e dopo essersi llimiJslr,,to alquanlo av~ verso· ai ciecl;i loc\alori del le pralicb11. n quasi ca11zonatori d• og111 \t'ori~a sulla balistica, termi na con qursle notevoli p~ role: P.u:isse mon mwrage prouvm· à quelqucs vieux cornpagnons d' ar'.u,·~ . de /,' Emperew· que Los neve11x clii capitane cl'arlillerie ile 'fonlon n 011t
pas dégénéré ! . Quando ,;i , leggeva e si studiava da me queslo hb10, i;on po : leva esserci ombra di adulazione, e 1'11 g,udirato er·celle.11le; arw rs~endo rima, Li nel regno di Napoli e allrovt: i cannoni da liblm: 6 da campo , solo nel Manuale dd capitano B011aparle si rinvenivano le tavole di Liro, di cui facemmo uso più volle. Nel ·\841, a Parigi, dalla tipografia e libreria militare di Gaul11·r• ·Laguio11 ie, St' mpre casa Anseli11. us<:ivct fuori un opuscolo in-8 , di '26 pagine, col tilolo: Notes sur /.es amorces fulmùiantes et snr Les ct/.telages . par le prince Napoléon Louis Bonaparte. . È indi~izzalo al comandante il for le Ham , in <lala del '23 di febbraio di qudl'anno, .ove dicesi : · J'ai eu une trop /,aule opiÌtion clu caractere i/u ·maréclrnl Sonlt pou,r douler mt instant q1liL ne veu-ille bien , malgré sa posi,tion actuellr, soumettre mes observat-ions ciu cornité 11'artil/erirNt•\ \ 8116 .la casa An•,t>lin pubblicava l'op"ra SPf! Oe 11 le: Élwles sur le pl!ssé et t'avm1ir de l'artillcrie par le prince Nn7wléon Louis Bonaparte, in-li-. . J~d alla prima. pagina è uno !;.Ua letlern aulografala , d1rdta.a Leneveu, libraio militare, scrilla dal forte di Ham, il 'ì,/i Llicembrc 18 t,i . . An~he . la prefaiione qui fioi scP r.on rspn•ssioni degne di_ nota. J' ai écrit un avant-propos il y et un an; alurs je complati: ter. d · : d vo•·1· sac•·e' t/Htlt'r mon ouvrage a11s ma pr1~on; m.ai u-n e , , m'· appelle .
MISCELLANEA }53 hoi·s de France. Libi'e, je contirmerai avec la meme persévùance un étude qui a adouci l'amertume de ma captivilé. . E la dn1a è dal forte di Ham , il 2,i di maggio 184-6, col solo nome Napole1)1JC Luigi llonaparle. Il_ vol_ume fu pubblic~lo n;-1_·I 8ti I, e il nome drll'aulor,' porla al_ f1011l1sp1z10 li l1lo lo d1 P1;esulent de la 1;épublique, e giunge dal 1589 al •16113, mancante del libro u , il quale dovt'va contenere allri due capi toli ; e io.è iI quinto periodo dal •1673 a I •1789 e il seslo dal ,1739 al '18·15. volume III doveva contenere la polvere e le bocche da fuoco , e il t v le casse e i carriaggi. La quale op1·ra riapparve in sec:o nda edizione a Pario-i nell'a-11110 ~ 856, c~I nome di _dut> editori Amyol e Enrico Plon, ~omponente per ora ti tomo ,v della collezione in titola la; <Euvres de Napoléo11 III. Ma non pare sia vi speraoza di comoimenlo pòichè dicono gl i rditori : Le lemps a manqué à sa 3'laj~sté pow: l'athever.
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H
, TRATTENl~ENTI MILITARI. - - Della educazione morale e disciplinale del soldato, Firenze, "858, in-8; presso Grazzini, Gianni e cornp.,
lI pografi- librai-editori. . Con la epigrafe Respice finem venne fuori in quest'anno coteslo libro, che a noi pare assai degno di particolar menzione. lmpcrocchè c_ome il filosofo in tende a /àre degli uomini, n'1n osta•i le ch_e ha~ll ,vr vrre per rs~erc> maleria lmente uomo, così il ca pilano piu d•n llarnyn.!!:_/ e lu tti ~li allri mag~iori uflìc iali cleggiono in tendere a fare cle' soldati, cioè uomini che abbiano in mi ra lutl'allro che il soldo ed il salaric, . siccome parrebbe che il vocabolo esprimesse in modo povero, e basso. Ma le buone · iritenzioni dell'aulore anonimo non pare che si traducano bl'n chiarnmenlc in parole le quctli vo.id iano il soldato qual~ .dehb'esser" a' servigi della nazion0, non ·quale von:e hbe renderlo la padronanza e l'imperio as~oluto e ingiusto d1 un principe ,. che è rappresr.nloto dal popolo. E non si mostrerebbe, io
MISCE LL ANEA 154 credo, punto commosso colesto autore di mora le soldatésca ma non ci ttadina delle archibugiate tralle in ques ti giorni passali dai soldati del duca di Modena, i qu ali _[irando contro giovani inermi ne hanno ucciso e feri to alcuoi , la sera del 22 di marzo '18ti91 Nè fors e si çommoverebbe, se i soldati toscani, immemori delle trndizioni di Curtatone e Montanara, obbedissero ciecamente al generale croato e al governo che volesse dell'esrrcilo toscano fare un ausiliario di quello <li Hess o dell'arciduca Alberto o di Giulay . • Buon soldalo, dicesi a pagir.a ri3 , è quello che osserva scru• polosamente il regolamento di discipl ina• . Pur tullavolla dobbiamo din~ ehe verità e massime, e più di lullo dialo"hi e 1rnrte drammatica se ne incontrano o . ad ogni pagina , nè vi ha un sol rigo-che non sia scritto con lingua vivace e tersa e con una clisio vollura di lingua parlala che parrebbe davvero una maraviglia, se non fosse libro scritto e pensalo in Firenze. Ma troppi aneddoti e troppe novellelle, che tolgono il vero e il sugo agli ammaestramenti e agli ammonimenti; ma difello ~rande e sempre di carità di patria e di vero .onor nazionale; siccome dicendo: • Ogni soldato giura di essere fedele al suo s_ovrano , » <li servirlo con onoralezza e fedeltà, di difende1'fo e suslenerlo contro • qualunque siasi nemico che tentasse menomami; la potenza,,_P. " C/\nlrastarne l'aulorilà sovrana, non eccelluati quei d'i lui sudcl't/.i. • cbe mirassero a sovvertire l'ordine del governo •. , ln poche e chiare parole, il soldato si obbliga a reggere la • causa del suo sovrano anco a costo della vi la. Non vi è luogo • ad equivoci: ove è la bandiera del sovrano ivi è il campo del , soldato ». Noi lasciamo alla menle del lellore irnpar1,ìale se ci sia davvere oiuslizia .e morale e sapirnza in queste parole, o se in contrario" non serpeggiasse la morale e il pensiero del gesuita, il qualr. temerebbe dire: Ove è la bandiera nazional~ 'ivi è il campo del soldato,' come han dimostralo i soldati ciel Piemonte e come dimostrano tulli que' prodi e leali Italiani i quali corrono sollo •la vera bandiera della fede e del la lealtà di Villorio Emmanuele lf. Grandissimo elogio dì lutto cuore diamo allo studio della lingna militare, che non vorremmo però vedere scompagnata dal sen·
MISCELL A:'<JU 155 limenlo italiano. quasi come il padre Bre,ciani co' suoi mani'carelti di lin·goaggi11 sludia to. Ci uniamo coll'autor'e per bandire il barharo vocabolo di suliordinaz,ione, cui vorrebbe sostituire quello di dipendenza. E qui, a onor del vero, applaudiamo alla massima : Dalla aulorità nfiìcialwallri aittoritcì vadi-onale v'è g1;an distanza, come dalla seinplice dipendenza alla servitù; derivandone però conseguenze alquanto diverse da quelh.-1 che spesso avanti egli trasse, come diverse conseguenze si trarrebbero dalla fratellanza della insegna, cioè dalla fratellanza drlla medesima coccarda, che mi par una in Italia. Non avrei in un lihro morale e di uguaglianze tenuto discorso de' cadetti che si sono introdotti nelle compagnie toscane a modo tedesco; anche confessando che camernta non significa ciompo. Tulla la parte della elica prettamente militare è per davvero esalla e poi dettala con garbo e con bel sapore di lingua, onde riescirà anco gradevole la lettura. Ma non ci pare ,i facile che sia stile e modo accoì1cio al soldato . cui non lornan gradite le l·uogaggini e le novelle· e gli episodi i, come quelle cfoll'inlerlocuzione fra un avvocato, un ca pilano, un colonnello, un tutore e un sempl ice cosc rilto , ove no n sai chi abbia ragione , e se l'avvocato faccia o riceva la lezione Più spiccio e più lodevole ci è, sembratò il parere di abo,lire l'esercizio di punizione, la · priyfone comune e anco i ferri lunghi; e sopra tulio la delazione; ma non so come . siano· qssieme coteste idee col bastone, quantunque , dopo il bastone, J\ergaslolo.
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MISCELLA NEA
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GENEIIALI Dl DIVJS IONP..
Renaull. Rogml. Herhillon . l\forris: Forr:y. - Ha comandalo s11premamcnlAnelcombaltimr nlo di Mo:itebrl lo (20 maggio ,18!59). CHmou. Ladmiraull. Parlonneaux. De Goyo/1. De Corte. Dr> Luzy de Pell issac. D'Aulr marre d'Evillé.
STORIA 111LITARE IIODERNA
ESERCITO FRANCESE D'ITALIA.
De l\'fartimp:·,,y (Charks Edm .). Mellinel. De la Mollerouge. Uhri ch.
Espinass•!. V,noy Bazaine. De Failly. Dt1 Monlel>e llo. Bourb,1ki. Le Boeuf. Frossard. Devaux. Trochu
GllNEIIALI DI l3l\lGATA.
S. M. L'lMPEU ATO·R E. Al{JHNTI Dl CAMPO.
(;en,·rali l\farlimprey - C0lonnello Favé.
Froissard -
Edgilrdo Ney -
Fleury.
MARESCl>ILLl DI Fl\ANCIA E GENERALI COMANDANTI l CORPI DI ESERCITO.
S. A. l. il principe Napoleone, V corpo. Maresciallo Vaillaul, maggiòre generale dell'esercito. ld. Baraguey d'Rilliel'6, I corpo. · ld. Canroberl, Il' corpo. G~nerale di divisione Hégnaud de Sainl-Jean d'Angely , r,sP-rl'a della guardia i!llperiale. Id. Mac-1\'Iahon, Ili corpo. Id. Niel, IV corpo.
Baron Rirhr pansc. Follz. De Ca6saignolles. Cirneslr.l de Planchel. _ 11audin d,) VilL1ine: Marquis de Forlon. Baron Mar'on. De Beaufort d'Elautpoul Bot1leilloux Chauchard. Grandcl11)mp. De Martimprey(Angc-Aug.). Vt>rgé. Beurrl (Georgrs), fllorlo p1!r morlalr ferita alla balla,,lia di Mon lebello. Niol. Cler.
De Camperon. De Wimpffen. Cavin de Bourgllel De SPvelinges. Solrille.
Yvelin rie Béville. Manèque Jannin. , Dumoot.' Blanr:hard . -- Ha rom;i nrlalo la Jl brigala nel comli~ltimrnlo di Monll'hello. P,c,ml. G·ozc. Decaen. Coffinières. Forgeol. Comle rie Clérnmbaull.
•
•
Ladreil de la Charrière. Douay. Prince de · 1a Moskowa. Fleury. Auger. O' Farrel. Borgella. Courtoi.; Ròussc•t d' Hurbal. De NPgrier. Balaille. Col lineau. Barel de RouvrJy. B<1ron Neigre.
Lenoble. Corréard: Ducrol. Roze . Fiéreck. Saurin. Dalrnas de La Perouse. Gault. -Lel'èvre. Le.brun. De Caslaguy. · De Bonael Maurelhan Polhès.
JNTllNDENTI Mll, ITARl:
[. Corpo d'eserci lo, Réquier. [l. id. Lebrun. III. id. Mellarmé.
IV. Corpo d'esercito, \VolL V. id. Moisr.z.
TESOBERIA E POsn;.
Baud in , k sorier1' ' pag<1tore generale. . Rudor, paga tore prinr.i pa le del gran quartiere genera!t:>. Dnbar Fourtier ' de Gouzens e alln Ire, pagalon principali presso un corpo di esercii.o . Rangouze, ispellor generale delle po5te. TRUPPA.
[. D1v1s10NE. -
· d.i ' 74- e 8~" ·t a Brigai.a , -170 caccialori a pie 0
di linea. - 2• Brigata' ~,10 e 9~0- ,· .· . . ., ,. , o e 730 Il. D1v1SlONE. - ·I " Bngata, 60 cac{.iato11 a p1tn1, 52 _ '2." Brigalri, 37° e 78° . s·· .· . . . 33" e 31:i 0 - - 2.' //,• Ill. D1v1s\ONE. - ,1a Bngala, -•10 'Zuavi, qata,37°,e78°.
.
. , ·,· ,, _
. CAVALLERIA. - I" Brigala , , 50 Us,ari, ·\" cacc1aton dA l11ca. 12• Brigata, 2° e 3° cacciatori d'Africa.
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WSCELLANEA
I
M!:lCELL,1.NEA
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Queslo primo corpo d'esercito è comandalo da S. E. il maresciallo Baraguey rl'Hill iPrs e annovera nelle sue file molli r<'ggimenli che illustrarono le loro aquile duran t0 la guerra cli Crimea. Il •I O dei Zuavi ed il '14° di linea specialmente fecero tutta la guerra. De' quali reggimenti lo Zuavo faceva parie della divisione Canroberl e de lla brigala Espinasse, nella ba tlaglia d'Alma; ed era comandalo dal colon11ello Bourbaki, oggi generale di divi~ione. Fu il primo (nian, lio a spiegare il suo vessilÌo aJla balta.glia d'Alma, e supHò sotto la melraglia le posizioni del céntro; poi fu visto nel la notte del 22 al 23 marzo nelle trincee, ed alla fine ddl'assedio, il dì 8 sellernbre, nella gola di Mal,1koff. Appena ritornato in Africa il •1 ° dei Zuavi prese parte alla sped izione della Kabilia. Voler ricordare i norµi gloriosi che figurarono sui registri preziosi, lutti i valorosi dhe questo reggimento ha perduto io Africa ed in Oriente, sarebbe troppo lunga impresà. 0 li 7t viene a trovarsi di nuovo in cainpo sotto gli ordini del generale Forey. Esso era stato unito fi n dal corniociamenlo della guerra d'Oriente alla brigala di Aurell e di Paladine, 2• della IV d1 visione. Ra, preso parte alla battaglia d'Alma, respinta la sortita dei Russi i 1 5 novembre ,180,\., fallo rosseggiare ciel sangue · de' suoi le l1'incee degli attacchi di sinistra, avuto pur parte alla spedizione Kerlch, e fallo in ol1imo parte d1 una dell e colonne del primo attacco diretto, il giorno 18 gi ugno 1855, contro la time di i\falako!I. Tolti gli allri corpi dell e due prime division i sono arrivai.i in Crimea posterio~menle al cominciamento del l'assedio. Il 98° (antico 23° leggìero), dopo •aver occupalo Atene durantè molli m esi sollo gli orJin i del generale Mayron, ve-nne in Crimea al pri11cipio dell'inverno e fu posto nella 6• divisione. li 1° maggio •18o5, esso si coprì di glo1·ia sotto · li ordiai ycl colon9 nello Brégeod , e così restò ognora solido e de volo j:>el reslanlc corso della campagna. L'8,1,0 (antico 9° leggiero), il!) 1°, il 52°, il 73°, 1:so 0 e 1'86° banno assistito all'ullima parie dell'assedio ':! soffertovi il rigore delJ" inverno ,J 855-56. I loro quadri, le loro compagnie scelle sono quasi esclusivatnl'nle riempiti di soldati di Cri1nea. Queste stupende truppe hanno un'~lliludine marziale e decisa che indica la confidenza che ri pongono ne' loro capi e nel proprio coraggio. 1
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~!lSCJ,;l,L.1~~:A
Gli slalì maggiori sono quasi l~lli giovani; i corpi degli uffi • z•ali vigorosi, in una paroL1, col•isli reggimenti sono maravigliosi, e lo slancio col quale ~ono al presente an imali, aggi unge ancora al lo.-o aspetto il prestigio che circonda ogni corpo che marci.i <J li a vittoria. I quallro 1·eggimenti (33°, 3l 37° e '78°) che formano con il 1° dei Zuavi la 3' diviBio nè di fanter a dt•l primo corpo sono tull1 prnsi dalle guJrnigioni dell'interno Il 33° ha lungame nte soggiorna lo in Africa , esso ha fallo ,tutta là campagna di Roma sollo gli ordini del trapassalo e compianto generale Boual. I corpi ch<i entrano in campagna, dopo essere slali per molli anni sul piede di pact~, se per avvci1lura mancas~ero .1lquanlo dell'esperienza della viia dei campi , che s'acquista d'altronde ben presto , sono spinti dal desideriò di distinguersi, e trovano in quesla nobile emula1,jone delle risorse che li, porteranno ben presto all'altezza dei s,)ldali già 111 vecc hiali sollo il fuoco. Con dei ge nerali quali sono i ~,gnori Bazaine e Gene•, con l'e.,empio del 1° dei Zuavi, la 3a divisione non rimarrà cerio al disollo delle altre . I due battaglioni di carciatori a piedi allaccali al ·1 ° corpo hanno fatto la guerra di Crimea li 17° è comandalo da 11n capo di hallaglione giovine e dei 0
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MISCELLANEA
sopra · se 1vagg1•a e guerriHra che non . , di lui una s pecie d'1 poesia sr nsc_on lr_a punto presso i caccia lori della guardia' cui mancano otto g1orn1 d1 arnoa e di sole del deserto per ritornare loro que I colore lor-aie che essi avevano an teriormente , poichè ()'li ffi, 1· i ·ol dat" 11· d. ' o u c1a1, ~ • e i. e ,cava r e1 cacciatori ùella, guardia sono eslralli dai cacc1aton d Africa.
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pitl dislint.i. Il 6° battaglione non la Ct~de in nulla al •17°, pt>r validità cd ardore. ColÙi rhe non ha vi,lo ,1n rq rgi1mnlo di car.cièllori d'Africa a cavalio. non p;iò farsi un'idea esalta dell,1 ammiranùt1 divisione di ca.,.al\cria <'he fa parte del ·I corpo. Gli ufficiali inglesi e russi che hanno assistilo alh carica falla alla battaglia di Balaclava dal .i ,0 cacciatori, ptr li\wrare la cavalieri& del generale Cardigan, confessano che' 0011 \li ba al mondo trupve a cavallo che la rnp<'ri. I cac,:ialori d'Afrirn sono lutti t·avaheri compili, soldati intrepidi; i loro pir:coli cavalli vi~orosi, con le gambe soli ili n l'occhio di fuoco sono i rnif!lion del l' Europa. i cacciatori a ca1·al10 della guardia lrnnno rclaliv(lmenlc al n•cllilamenlo ed alla rìo1o!II,\ 9..rnntli analogie con un reggimPnto di caccialoi'i d"Arr:ca. Ma !a tunira turchim1 de\ cacciatore afrirano, il suo bizzarro hp"i, la sua Ci\rnagionc abbronzil,\ dal ~ole, la sua incolla barba spandono O
. . lildi~isi_~.ne Parlonrieauy è composta di tre reggimen li di cac• c1ato'. 1 d .~Irica e d1 più del 50 usseri, che un longo sògoiorno a 0 Sed,f ha ta tto simile a' suoi confralelli rii divisione. La cavall eria le""it>r·a è, ~.·1 puo· <·1·ire, espressamen te falla per "" una guerra nelle fe rtili pianure del Piemonte e' della Loml, ·cl· pianure · l •· .. 1· Hu ra, in e1secate ' , acque. e dove la grossa cavallern lrove;-e_b_be ddlìc1~mentc_ il suo _uffizio. Ne lle Cè!tnpagne delle ' republl 1che, l_ e c11m~le lran~t·s, 111 Italia nou possedevàno che re(/gillH'nl1 u1 ussan e di dac<:ia\.ori ed alcuni di drn'-'oni. ma a q"uel lem io l' ·d· , o , . I 01 1name11to della cavalleria aveva mo!liplicato qm·st'ul1_,ma a rma a detrimento dell'elrmento leggiero. Perciò' laddove ~ovenle sarebbero s,lali necessari ussari, si nùindavnno draiwni, Oggi le cose stanno altrimenti. L'armata francese è stata m;fon~~t~enle ponderata ; tulle le sue parti sono compi ute e r!ei:fette. 1 e visto sotto le mura di Sebastopoli 1 · ~u · cer.,·1,, .~mm1· n1· ~ 01 ~ slral1v1 and,1re al so-corso del l'I nghi lterra, la cui reputazion e di pr1·veggt•n·1:a <'ra solidamente stabili la. Furono nrcessar:e IP di, ..a B- aIac Ia va. e acI 1sastrose didatte che la Franeia " le rispa1 e ·r1·11·0 nkermaiun, gli imprrli 11wn ti, èhe la lentezza i11 -'lcse cao,iono· •ti!,, lr uppe f'rances1· acJ Alma. il dì 8 sellembi·e ,,8-'""0 I · ot · ' , , . . . . ::>::>, e vi1 vn e cnc qoesl1 ul t1 rn1 hanno pron lamenle riportale al! . I , . ·, u i·ch"" operarono so 1,. pe~ . fo re agi I~gles1 comprendere che le loro I ruppe erano medioc11 a ~etto dt quel le dei Francesi , Bisognò che l'armala 111 _ glese penuriasse di viveri e di veslimenla ' e che i Frant:CSI le prestasse ro il loro a1•aozo di pro11visioni, acciocchè ella convenisse essere nece,sario ben altro che aroenlo per fare la O' ••• val • . d· · . . . n t>ue11,1, e a '.r e, 11 ge;110 orgao,zzalore e lo spiri to militare. La cavall~na trancese ha. poco fallo nPIJ'ultima guerra. Si parla molto della !'a val-len a austriaea. Tra poco i caccialori d'AJt·ica ci ('d .. C , , , "j ] . li\11110 ono~cet e I oro motlo d1 vedere su tale proposi lo. . Del , I corp_o dell'esercito fran cese abbiamo già veduto quale 8 plend,da pc11 le prese hi sua I legione gover' nata dal generale ,
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ANNO l!L Voi, IV, -
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163
;uSCEI,LAN EA
Forey alla ballaglia di Monlebdlo del '20 di rn4ggio. Primi a correre al soccorso della cavall,•ria italiana furono i solclali <l~l 1i 0 caccialori, <lrl 7!0 , dell'8~0 , fieramente comandali dal rimpianto generalP Beuret. e della VI batteria dèll'ollavo reggimento delle artiglierie. Poi segui la brigata capitanala dal Blanchard 9·1° e 98°. E v1 morirono anche il colonnello de Bellefonds comandanle uoo d, .quei primi regg1meol1 e il comandante Duchel; 'e sappiamo 1n queslo mome11lo q,ser murlo in Alessandria l'.dlro ~omandanLe La Crelelle, per gravi ferite toccale in <1nella giornata.
CRONOI,OGIA DEI
COHPl
I N PIE~10NTE
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,t Col'po Reale di Artiglieria - ·17 gennaio ·I 626. '2 Grana1ieri - t 8 ui aprile ,1659_ 3 Savoia (1 e 11 rrggim••nLo, della fanteria) - '18 apri le -1660. /i. Piemonte (111 e 1v) _ 20 t, •riu"no e, '166 1,),, o Casale \Xl e x11) - ·22 giugno 1664. , 6 Pinerolo (xn1 e xiv} - 1672. 7 Genova cavalleria __ 1680. 8 Nizza cavalleria - 1690. 9 ,iosla (v e v1) --- 20 :·ebbraio 1690. I O Piemonte Reale ca11alleria -- 23 luglio 167'2. ·1-1 Citneo (v11 n v11J) __ 26 aprii,: 170 1. -1'2 Sauoia cavalleria - 7 ma ,rnjO 170 1 13 R~al Navi - ·1(ì aprile H Ingegneri militat i _ '23 aprii,, 17 t a .-15 Regina (1x e x) -- 8 aprile 1769. 16 Corpo Reale del Genio - - •I O luglio •l7;:i2. 17 Acq1ti (xv e rn) •1769 ·18 Ansta cavallerict -ti75 ,..J
·1713.
·
mscELL,I.NE,I
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19 Fanterie leggiere - 17 luglio 178·1. 20 Stato Maggiore - '19 novembre ·I 796.
21 ~2 23 '24·%
·26 '27 '28 '29 30 :l I 32
33
Cambinieri Reali - 9 agos\o ·1 8 U. Sa-vona (XVII e XV III) - ·18-14. Zappatori e Minatori -- 25 n1aggio 18Hi. Cacciatori Franchi --, 2·1, se\lemt,re ·I 826. Cavalleggeri ,fosla - •\ 83 I . Tre110 d'Armala - ·183·\ . Veterani e In-validi - 8 apri le - -1834Bersaglieri - 1836. Ciwalleggeri Sciluzzo - -15 maggio ·\ 8~-9 Ca-vallerl{)eri lllon(errato - '1!.> maggio ·184-9. Cnvalleggeri Alessandria - 15 lllaggi0 1849. Battagl-ione <1' Amministrazione - H1 maggio •I 8t9. Cacciatori delle Alpi 17 1Ùarzo 1859. 1
1
Ammtnist,1 •azione mUttai•e.
SOP!tASSOLDQ DI CAlllPAGNA E RAZIONI DI VIVERI E DI FORAGGIO ALLE TRUPPE SAII DE.
Pel gener,de in ,·apo resla il tullo da determinarsi ron aµpo sito regio decrelo in occasione della nomi na. ~uanto agli altri uffiziali, il soprassoldo di campagna, li, razioni 'cli viveri e d1 foraggio sono determinali nel la proporzione seguen le : Generale d'armata o comandanti cli un corpo d'armala, sop.rnssoldo di rampagna L. 36 , razioni viveri 16, t·azioni foraggio ·I O. Luognlenente ge nerai~ , o comandanti di cfivisionl', soprnssoldo di campagna L. 28 , razioni viverì 8 . razioni foraggio 8 . Maggior generale o comandanti <li bri gala, comanda nti ~upcriori dt'll'arliglieria e del genio, soprassoldo di campagna L. I~ , razioni viveri 6. razioni forag,,io 6. Niente è stabililo circa all'intendente militare d'armala. Colonnello del corpo di stalo maggiore, soprassoldo di campagna L. 3, razioni vivui 3, mi.ioni di foraggio 6.
. , _ ~_rISCELL,\ l'jEA 16!'; Còlonnello de, cara b,meri reali SOjJrasso ldo di c m L v · · · 3 ' o pagna 3 1 01 viver, raz·o , razioni forao-,,io 6· ' 00 Colonnello di fanler i_a di linea. soprassoldo di carnpao-na L. 3 0 razioni viveri 3, raziom foraggio 3_ , ,
Sopras - Razioni Razioui
Colonnello d~i bersaglieri Id. di cavalleria Id. d'artiglieria Id. del · gen io Id. del treno . . . . Tenente r.olonn. de.I torpo di slalo. m~gg: Id. dei 1reali carabinier i Id . della fanteria di linea Id. dei bersaglieri Id. di cavalleria Id . d'artiglieria Id . , del g~n io . Id. dr! treno d'armala Maggiore dello stato maggiore . _ Id. dei càrabinieri reali · Id. di fan teria di linea ld . rlei bersaglieri Id. <li cavalleria lei. d'artiglieria Id. del genio . Id. df' I treno Id. del ballaglione di amm;nis.lra~. Capitano di, slalo maggiore ld. dei rarabinieri reali lei. di l'anteria cli linea · I d. dei bersaglieri ld. di cavalleria Id. d'artiglieria Id. del genio Id. del treno d'armala . . . ld. del baltaglione di arnrn inistraz.
soldo.
VÌl'Ni.
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MISCELC,ANEA
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MISCELLANEA Sopras • Ra,.ioni Razioni Soldo. viYCl'i . foraggi.
Luogotenente dei carabinieri reali di fanteria rii linea Id. Id. dei bersaglieri di cavalleria ld. d'artigliena lcl. del ge11io Id del t_rt>no d'armala ld . (J. Jel battaglione <li amminislr. Sottotenente <lei reali carahinit>ri di fanteria <li linea Id. dei bersaglieri Id. di cavalleria Id. I <l'artiglieria Id . <lei genio \ Id. del treno d'armala . Id. de) battaglione di amminislraz. Id. / ,
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La gralificazione di primo corredo ai solluffiziali promossi uffiiiali nell'esercito sardo è fissala come segue : Per la fonleria di linf:a, i bersaglieri , i zappatori del genio, il battaglione d'amministrazione ed il corpo dei cacciatori franchi L. lkOO;
Pei l:arabinieri reali, l'artiglieria, la cavalleria ed il treno d'armata L. 600. L'indennità per le spese di rappresentanza, di cui è caso nell'arlicolo 5° dPI regio .decreto '.24. aprile prossimo passalo relativo alle compclPnze di campagna per le truppe , per gli ufficiali dell'intendenza militare ed altri impiegati addetti all'armala sarda, è la seguen le : Comandante in capo, da determinarsi con decreto io occasione della nomina. · Comandante di un corpo d'armala . . L. 5,1,00 Comandante di divisione . • _3,600 Comandante di brigata e comandanti superinri dell'artiglieria e del genio » ,1,800
Intendente generale d'armala Comandante di un reggimento di fanteria Iu. di cavalleria lu. <l'arligl1eria IJ . di zapputori del genio Comandanl<~ d,•i carnbinieri reali all'annata Comandante del treno d'armala Coma ndante locale d'arm i all'armala
L. 1,800
600 450 J
800
600 600 4-00
450
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BIOGRAFIA
UN . MODELLO DI AUTOBiOGlìAFlA MILITARE
DEL MARESCIALLO VAILLANT
, !"flSCELLAIJEA 169 • E questa per anco la moda del mezzodì della Francia, e do. veva esser cosa comunissima in altri tempi, auando gli alti civil i erano mal tenuti , e la plebe , come voi e me, signore, coniavan~ tanto poco nel mondo; ma lasciamo questa digressione, e veniamo al fatto, cui voi tene te chiarire. " Mio padre , che io ebbi il dolore di perdere nel 1823, era stato se~retario ciel distretto a Digione, poi segretario generale del la prefel!ura della Costa d'Oro nel •1 s,1l\; fu eletto rapprcsen laDle ne'ce11lo giorni, poscia d~poslo dall'officio nella prefel"lura e imprigionalo siccome bonapartista. ' I~ mi trol'avo allora dietro la Loira; mio padre è morto povero, ma st1.malo da tutti; talchè non ho conosciulo nessun nemico suo. i suoi amici lo chiamavano Cristo, lanlo era buono per lutti, nè 10 lo assomik(lio punt9. Egli era mingherlino, ed io son forte e tarchiato: egli dolce, 1ed io son giudicalo burbero (bourrii); insomm<1 e1 possedeva tan te buone e be ile qual ità, quanti difetti, dicono, che 10 abbia; nè io credo che s'ingannino: mio padre ha al levato una numerosa famig lia, molto assolligliata al prese_ole, fio una sorella ragazza a Digione, un'altra vedova , un cui figliuolo, il signor Cirodde, è ingegnere di ponti e slrade a Chalillon su la Se nn!J., il quale è quasi voslro vicino. Avevo un lello minore, ch'ebhi la disgrnia perdere uel 1s,14. . • Mio padre aveva un fratello maggiore, morto bibliotecario nella Clllà di Digione; mio avo era un mercantuzzo di seta sul la piazza San Venanzio a Digione; suo padre era ,lato calzolaio; 111\ io posso risalire più su; i miei quarli di nobillà si ferman li: ho sentilo dire eh(• uno dt•i mi,)i vecchi zi i rrn staio soldato e ferito al Canadà. ~ Mio padre aveva sp_~sala una signora Car1qnoin. , • Un friilello di mia madre è morlo curalo a Grn tih (Costa d Oro); era uomo eccellente : noi lo rimpiangiamo se mprt". Sao fratello era stalo direllore del regislro , e l'abbiamo perduto nel
fra- -
1
Il chiarissimo maresciallo Vaillanl rispondendo a una lellera di un Vaillant della Borgogna, ove colesto nome è comunissimo, della va l'anno passalo la sua ,•ila. ,E già s'intende che quando un uomo ha saputo innalzarsi a ·grande altezza, fosse ance un trovatello, lulli vorrebbero per lo meno essergli cugini da presso o da lungi. " Sir\nore, voi mi avole indirizzalo una buona l.eltera, e colui il quale l'ha scrilla debb'essere un brav'uo.110, e surei mollo superbo se fosse mio parente; ma non so se potremo chiarire un tal punto. • li nome dei Vaillanl è mollo esteso in Francia, ed è poco probabile che abbiano comune ongine; an1.i sarebbe a credere essere gente di poco conto dal can to d,ella nJst:ila, pojchè, mostrato del coruggio, avran potuto ricevere sì lu~inghiero soprannome (sobl'iquet)
1839.
r.he abbia poI •, Io , non ho figl iuoli, ed è il massimo co rdo<>lio o
ulo darmi Idd io buorl'o : io non gli ho mai domanda lo oè ricchezze n~ onori~ ei ,m' ha conrwsso ciò che · io non d1isidrrai punto , e m, ha rapito anche il mio figliastro, nato da mia moglie : ~ forza rassegnarsi a' suoi decreti.
170 MISCF.LLANEA , lo son nalo nella citlà <li Digione il 6 di diceO\hre <ll·ll'an~10 1790, ed appena rammento \a m~mma; noi eravamo poverissimi, poverissimi! Siamo stati educali mollo do~ce:11enle '. teneri~simamenle, ma io mezzo a privazioni d'ogni maniera. L~ balia ' che mi ha tenuto in collo, vive ancora a Digione. Le mie so, rcHe ed io l'amiamo si<:come una madre. re\ ella ci ama _come suoi fio-\iuoli. li buon Dio più non crea esseri cosi aITezionali siccom:'è cotesta ·donna, la quale r,i ha lulli ricevuti. in queSlo mondo, e curali con un amore ch'io non saprei espnmere; ella ha rifiutato venti parl1li per rimanere con noi, che pur la tor~ mentavamo. Entrai alla scuola politecnica a 16 anni, e ne uscu nel genio. . .. • I\ <>rado che più mi ha fallo piacere è quello d1 capoi _aie. ne1 co.l lcgitFeci la guerra di Russia ne\ 18-13. Fui fatto prigion,e_ro sulla fine dr,l medesimo anno. Ero a Valerlò. Sono stato fenlo nlla difesa di Parigi nel 1815. Ho c1vulo la ga1~b_a lrava_glia'.a da un biscaino all'assedio di Algeri nel 1830, I mfe1 capi chsseio esser contenti di me all'assedio di Anv~rsa nel 183'.2. . « L'imperalore dissemi ch'egli era rimaslo contento d1 me ali' assedio di Roma. . .· . . . · stona · . quasi·· compi·uta,. , ,-arei llet1ss1mo • Ecco si"'nore, la mia :;e voi lr~val; in lullo questo ,qualche prova di origine comune fra la vostra e !a mia famiglia. . . , Vi prego di accogliere l'assicurazione della piena mia strn1 a, e crPdermi vostro affettuoso servitore. • l\1AllESCl~LLO VAILLANT • ·
l71
EFFEMERIDI MILITARi ITALIANE ·
ltlese •Ii A.1n•ne.
•1 aprile H 6?, Famoso e splendido giurnmento a Pontida délia lega lombarda ; come nell'aprile del 1848 e nell'apri le del 1859 si cominciarono le genei·ose guerre dell'indipendenza d'Italia contro i nuovi Barbarossa. '.2 aprile •180·1. - D,icrelo de' consoli onde formasi del Piemonte la xxvu divisione militare frat\ cese sollo l'amministrazione suprema del generale Jourdan ca' consigl ieri Bossi: Bolla, Giulio. E 1già a' '.2 di aprile 1199, soppresso il governo provvisorio, eransi delerrninati i quattro compartime nti dell'~ridano, della Sesic1, della Stura e del Tanaro. 3 aprile UH-9. - Nelle ore della sera gi unse a Tolosa di Spagna l'il,luslre esule , re e capitano della guerra della indipendenza italiana, Carlo Alberto di Carignano, cui gli si presentarono Carlo della Marmora <li Masse~ano suo primo aiutante di campo. e Gustavo di San Martino, nelle cui mani ei consegnò l'alto solenne del '.21 dello stesso mese, riconfermando la sua abdicazione verbale per mano del pubblico notaio tolosano Giovanni Fermen de Furamdarena. ·
172 mSCELLà~EA , apn·1e ,18''.);). 1' - Leo-o .. ct,,1 P·-'t'lamenl0 Sardo inodi6canle ,1: bov qualche parlo di quella fondamentale dc\ •13 di novembre 18o3 su l'avanzamento degli ufficiali . . .. 5 apl'ile •1503. - Accordo di Lione, che poi non ve11~c ta· tiftcato di concedere il reame di Napoli siccome reta~g10 ~el · ' · tra ·I ranc1u · 11·I Clau,i·1a d'1 Francia e Carlo d Auslna. matrunon10 • 5 aprile {800. - L'auslliaco \\Ielas assalì '.\Ias,~na_, e chi_urlendolo in Genova Jo separò da Suchct i\ quale s1 ritrasse sul V
"
.
V
Varo. G· · l 6 aprile ,1498. - In Firenze veniva_al mo~do da. 1ovan ~ 1 t_e Me11ici e da Caterina Riario quel fancmllo G1ovan111, c_he 00 10 v1nelto, preso il nome di Giovan_ni delle Band_e Nere, ,.,~•s~onò d~ Napoli in Lombardia come capitano grand1ss1rno, e b_1ovrne a_n · ·1 dì 30 di novcmhre 1526 per mortale renla COI\\ mori I . C ltoccala Ve gloriosamente alla ballaglia comballula a Pav_1a tra a_r _o Francesco I nel •1525, il qudle a"ea pdssato il Monce~1s10 ":I· 1 , faol1, , 3 mila l'ottobre dell'anno avanti• con un eserc1·1o d.1 (.)n ~ m·1a cavalleggeri e 2 mila lance , cui si co1~giunsero p~r I appunto avanti Pavia i 3 mila fanti e 300 cavalli del 11ed1c1. , . _ ,1848. - Sorpresa di l\1arcaria sulla sinisl~a dtill Ogl10. . 7 ciprile ,1498. - Morte di Carlo Vlll in Ambo1sc dopo 4 anni dalla calata in Italia. 8 aprile 484-8. - Comballimeolo di Go1lo. . . 9 aprile ·17&.~. - I sol,lali piemontesi, dopo aver respinto gli dell'Enza Spagnuoli comandati dal G11g1·s , s1· for t·1fi, 1cano s ul ponte a Sanl'llario. , rn aprile ·182 1 _ U g1•nl!fale del gover~o a~solul_o ~a l~ui; rientru in Torino alla tesla di 6 mila sol,lall, sc10lla ti d1 ava'.1 la Giunta del governo costi tuzionale, la quale avea rimesso la cilladella alla guardia nazionale. Gli Austriaci tennero Casale cd Alessandria. ~ 1 aprile '15·1~- - Ballaglia di Ravenna, ove le fanterie ilalianu furon prime a usare gli archibugi. d. _ ·17 ·I3. - Famosissimo e sempre rammentalo trattalo 1 Ulrl'chl, pel quale vien riconosciuto il drillo evt'nluale di suc· p 1em · onte , il qualP ced(•re nelle Spagne al pri11cipe regnan le 1n dive 11 ne allora re di Sil:ilia, durandovi insino al j di agosto 17 '18 , e congiunse agli antichi domini i quelli del Vigeva nasco , che non
lli~llUUA 173 ebbe allora, e delle valli di C~saoa, Oulx, Bardonnèchc, Finestrelle e CasteldelGrlo. 12 e '13 aprile 1796. - Villoria de' Fr.rncesi sugli Austriaci a l\fonlenollc, cui succc•ssero quelle cfi nlillcsimo il giorno dopo e di Dego a di 14. H- apl'ilc 'I 5H. - Celebrala battaglia di Ceresole, in cui vi ncono i Francesi, e rimangono morli sul campo 8 mila imperiali, e 3 mila prigionieri. Fu allora egregiamente difesa Carignaoo da Pirro Colonna.
- ·I 853 - Legge del Parla men lo subalpino con la quale furon lolle via le cunci'ssioni Ji titoli o gradi onorarii, fonte di abusi e predil<'zion i. 15 aprile t848.-Sulla fregala a 1·apore l'Al'chimadealll.? -12 ,112 del mallin o sollo il comando del tenente di vascello Pasquale Vaglieca giunge il 2° battaglione del •1O reggimento napoletano, col ballaglione di volontari di Ro~aro!I, il quale morì poi si gloriosamrnle alla difesa di Venezia, ov'è srppellilo accan to ~I l'egregio Alessandro Poerio. E già il ,1° ballaglion e del medesimo reggimento denorni11ato Real Abrn~zo era giunto il di 7 alle 5 della serd sopra l'allra nave da guerra il Palinuro comandala dal lenente <.li l'ascello Nicola Rocco. ·16 ap1·ile ,1496. - Muore in Moncalieri il piccolo Duca di Savoia Carlo H. il quale ern succes;o al pallrc Carlo 1, morto a Pinerolo nel 14.90, ed avea portato il nome di prinripe rcgnan le sollo la reggenza della madre Bia11ca di Monferrato. ·I 8 aprile ·1797. - I preliminari di pace Ira France$CO Il e Bonaparte furono ratificali a Camporormio, iniziali a l\fontebello ed Udine.
19 aprile 185'2. - N 'Ila tornala della Camera de' Deputati, a Torio o, fu pre5enlalo il disegno cl i lrgge di un credi lo di r..oo mila lire 1wr prestiti agli esuli lombardi, cilladini piemonl<•si, già ro1le le relazioni !liplo11ialichc coll'Austria , andato via da Torino l'App~ny. venulo da Vienna il Hevel, primo passo del cammino che doveva villoriosamenle menare.i alla guerra che comballiamo coli' impelo e con la. fede che dd secoli non vide il mondo. 20 aprile •1736. - Nella nolle, ucl suo letto, mori in Vienna il principe EugPnio di Savoia, d1 73 anni, e la sera era sta lo
114 M!SCl>LLA N!l.\ in casa \a cot.lessa Balliany a giuocare al p·icchetto. È nolo l'epi • tJffio sullé\ sua tomba, che sa . un po' de! seicento:
Qui giace Èiigenio folgore di 1l[a;rte , . Che il valore ottoma1i vinse e conquise : Temè di liii. la morte , nsò quest'arte, Pl'ia l'.irmnerse nel sonno e poi /.'uccise. 2·1 aprile ,\ 555. - Dopo '15 mesi che i Sancsi ave van soslenuLo egregiamente incredibili m'iserie cubero ad arrenùern, no'.·1 ostante l'arrivo del prode maresciall o di Francia P ietro S!row, il quale era stato fe rilo in un fio nco e nella mano, nella balla.a\ia di l\iarc.iano comballula a d1 2 di agosto dell'anno avant1. 0 22 aprile 1796 - Battaglia 1le lla Corsaglia vinla .da Bona· parte, seguila il di dopo dell,l più memo.rab1I gi~roata d1 ~fondovi . 23 aprile 1503. - Ballaglia di Seminara 111 Cal~bna tra _11 duca di Nemours, che poco dopo mori alla battaglia d1 Ceri~ gn nla nelle Puglie, e gli Spagnuoli capitanati da Consalvo di
Cordova. 125 aprile -16·1o. -- Trattalo di Brusolo, e k ga del Piemo_nl~ con la Francia per combattere la Spagna , prom~llendosi . ,t Carlo Emanm~le I il duca to di i1'1ilano da conqu1slars1 con furze riunite. · ·1 2.6 aprile ·\ a-09 , _, Muore in una oscura terra del. Pe~~g11'.o 1, conlPslabile AlbHiro <la Balbi ano, de' più rinomati cap1lani 1tal1an1. _ 1·79G. _ Fallo d'arrni a Nizt<a della Paglia in riva al Bclbo, ove sono i quallro bravi reggimenti di .cavalleria. napolitana, ca~ pilanali dal generale Alrssandro Fila11g1en pr10c1p.e d1. C~lò,, ~ · qllali fu dalo da Napoleone il soprannome eh d!tavoh bianchi, · ca· ppollo, siccome · l'lian no ancora poichè avev,1no appunto bianco 1l · . O"'"'Ì i ca1"dle'"' eri i lancieri ed i dragoni dell'esercito di Napoli. 6 E ra sul'i°e ;l~ur~ di Terzo il ge ner,ile Liplay con l1 mila sol- · dati, [ra' quaii il reggimento napolitano Regina,· ed i11 Bosco,. lung" la Bormida, il "'enerale N.icco 1ell,· , ov' t>ra ··I1 qu arlo re""llnenlo "'" . "'· . . . . . d R , PrniNapoli · stando col maresciallo Beaul1eu 1 prnrn ue e e nel cipe, il' cu.i fam oso colonnello i:> l'ecIer1.. 01 1·u poi. are11·11u,,.iato I o 1799 dai Borboni .. ·l, E i Napolilani reca.tisi a Valenza, imµossessat1s1 delle por e, delle armi, e d'ogni militare edifizio preparano e proteggono la ritirala del supremo comandao le Melas.
il!ISCEL,LANEA 175 Ballaglia combattuta ;111~ Bicocca Ira FrancoVeneli-Svizzeri e gli Imperiali, toccandone i primi; ma il posto della. Bicocca era. allora verso porta Milano, laddové a' giorni noslrr è verso porta Vercel li. - 1796. - Sospeosion d'armi palleggiala a Cherasco , <lima11data dopo la ballaglia comba ttuta. il 23. -- 183,\ _r _ Muore Carlo Felice e gli succede Carlo Alberto, il quale COl,llinciò a migliorare di mollo le condizioni militari· poicbè l'A uslr1a . avea lenulo in sospello le armi ilalianr, ed egli' invece assumeva l'antica divisa J'at.ans rnon astre sul misterioso emblema del leone sede nte, col capo nell'tlmo, e con lo scudo di Savoia . sul dosso e fra gli artigli un .s erpente. 28 a1Jrile •1799. ~ Infausta entrala in Milano delle soldatesche auslro-rus~e, e incominciam ento dell'as~edio al castello insino al di della resa 211 magg,io palleggiata fra il governatore della difesa comundanle Le Play, e l'assedianle Hoeozollern. 2.9 aprile ·I 507 - Entrala in Genova di Lui o-i XII dì Francia il, quale alzò la Briglia alla torre -ùi Codifò, ·~be il doge Otta~ viano Fregoso fece sdegnosamente smantellare. - - '1809 . - Battaglia di Caldiero. .·:_ 1859.. - Scontro µr imissimo dei soldati piemon tesi con glr iuslrrac1 presso Zinasco, paesello lontano dalla fro ntiera del Ticino uo chilometro o poco .più, ove il sergente Carlo Fissore de' cavuHeggeri .di Saluzzo pugnò valor,osamenle, e sebbene già slogalo il brace,~ e perciò rovescic1to da cavallo, . continuava perlioacemenle a difendersi , cosi favoreggianelo il ri pie"arsi dei compagni d'armi sopraffalli dal numero d(+' nemici. Un o~dine del giorno ·I 7 di maggio, dal quartier generale di Ol'l:imiano ne dic~iara il merito , e gli conferisce a nome di S. M. la medaglia ti argento a·t valor militare. Ed anco meritano bella menzione onori:vole il capitano Corrado Colli del lo squadrone e il lucwotenenle a1ulanle maggiore Ca, imiro Balbo, i qu,di entrambi han~o a vendicare ma da prorl i la morte de' loro due carissimi fratelli Leonardo Pietro Colli ' di FeliZZi!no, e Ferdinando Balbo rii Vinai do. Inoltre 11 ' legg•~mo anc.o i nomi de l sollolener)le Carlo Longhi , e del soldato G1ovann1 Barberis de' medesimi eavalJpaaeri il quale vi 00 d11noslro· gran coraggio e sangue frl'ddo . , s'ebhe11e rore,;c1a · t Q <Ia v v cavallo e gravemente ferito alla tesl,1.
27 apl'ile ·I 52"1. -
176
~lSCELLA:'iE.\
)IISCELL.\XEA
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maggio ,1813. - Ballaglia di Lulzen, che noi dobbiamo rammentare essenJovi molle legioni italiane , l'ra le quali quella comandata dal generale d' Amb rosi o, 11apolitano. 2 maggw ·1853. - In Leinì morì quel generoso soldato ciiladino di V1l\orio Fcrrero, il quale nalo in Torino nel 1786, dopo aver militato negli esl'rciti di Francia, il dì H di marzo 1821, capilano delle fanterie leggere, gri,rlò costi tuzione e al:i;ò il vessillo tricolore a San Sah•ario co' suoi saldali e la scolaresca della università. 3 maggio ·I 8·1o. ,- Ballaglia di 1\Iacerala, lanto fuoesla alle anni italiane capi tanate dal re Gioachino Mural contro sedici mila Austriaci sollo il comando del maresciallo Bianchi. Grandissimo valore da nostra parte ; ma la stella di Napoleone e de' suoi erasi pi enamente eclissala. ,I, maggio 1859. Gli Austriaci Lenlano passare il Po a Valenia sul ponte della strada ferrala, per tagliare cla Alessandria Casale ; ma v'incontrano nobile e fiero conlraslo, quantunque 11011 vi fo~sero che \'8° battaglione hcrsaglieri e la 18" balleria campale, la quale stn~nuamenle comandala dal gilivin11 e sveltissimo capitano Antonio Robrrl ebbe lì a rimpiangerne la perdita, poichè mortalmente fnito da una patia di moschello, cadde, e continuava intanto a inanimire i suoi arliglieri per durare nella magnanima resistenza. E il rt\ medesimo, come si palesò al coman1l0 generale dell'esercito in Occimiano , gli decrelava la medaglia di argento al valor militare, come onoranza alla bella memoria , e corM monumento d'italiano dritto ed encomio nella famiglia piangente ma vieppiù onorata ed onorevole. 5 maggio 1!~32. - ~Iuore, mozzato il capo nella piazzellc1 di San Marco, per sentenza ca pilale del consiglio della repubblil'cl di Venezia, il famoso e sventuratissimo capitano Francesco Uus· sone , nalo nel 1300, nolo sollo il 11ome del Carmagnola, sua tena natia nel Piemonte, di cui IMsterà rammentare la pietosa e nuova lrageJia del noslro già immortale v1venle Alessandro i\lanzoni. - •I 527. - Sacco di Roma dalo da' 'l\•deschi e Spagnuoli capitanati dal contestabile di 'Borbone. 1
18~.H : -
17"/
Muore sull'isola dell'Orec1no' Sanl'Elena' il più
ra;10so CHp1lano ~'.!I sec~lo xix,. e per la r1·eseiula pol!!11za delle o . e~e l_e prn ampie do\lrrne di guerra, il più farno~o forse Ira ' :,Ue111er1 del mondo antico e nuovo. 6 . ma?~io ,14·18_ ~ Morte dell'illustre Carlo Zeno, gran capila no de 'e_11ez1~n 1, il quale mo,··1 V(•c;,·hio di 8/i- anni' e ne ahbiamo la v1l1 ~'.;rilla in Ialino nel secolo xv da Jacopo Zeno suo n1po~ e volg~m_zala nel secolo dopo da Franresco Quirini. . Fi,,!iuolo dr. Pie ro e di Agnes,i D.rndolo, cominciò a militare soUo il_ Moct•nigo, e a rrnd,•rsi chiaro nella famosa gu~rra di ~b1ogg1a, ~he non vorremmo rammentare perchè comhallula contro ' Genovesi. E forsri allora furono in Itali,, vedute e srntite I pri_me artiglierie ]·anno 1380. e ·:;- 1Sii-~. - ComhaltimenLo di San la Lucia. t maggio •1312· - L' 1111 pe1.al 01.<' Errrco, • schcrnllo . da' l<'iort>nl· · _ . 1 s1 parli da p· · • m,, _ . isa e giunse III lloma , accoslando~i co' Ghibellini ilmpedcndogli_ il passo il Ponle Mol le l'est'rcilo dell'an,,ioi110 re r .I N~pol1 " . _D100 Cornpagn1. ne Il'uun•a s ua Cronaca fìorenlina dice e~ser ~e_gu1t~ cotesl_a entratà al primo rii n1aggio. Noi a~biamo seguito II Villam, S1smondi e Muratori. <' _ s maggio _1509._ - I Veneziani ripresero Treviglio, prctio dai l 1,10ces1 cap1lanal1 dallo Chaumonl su ll'Adda .· dc 9 ·omaggio '18 48. - l•'~z1one 'ii· (',asella , .in · cui. un uallaglione
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. I 5 . e _un_o squadrone d1 G(•no1•a cavalleria coo una compa,,nia 0 l arll o0 11cn e. .2 pez·.zi vo I·~ero 111 · nt1rala • il nemi co mostratosi con buon nerbo_ d1fo rze nel le vicinanze ed in vista di SommacJ111µag11a . . 1O m~ggi~ '1796 · - )faltc1glia di Lodi , fra ' principali falli J'arrne ~he le 1stone ramment_an~, comballula da' Francesi capitanati da onaµarle , e _g~ ~uslr1ac1 solli) gli ordini del feld rnare~ciallo ~ebbollendor!. E v ebbe anco parte luminosa il r,:f!gimenlo Napoli e ~Ila cavallerra napoletana , sollo il comando del prode quanto rimpianto colonnello e poi generale l•'rancesco Fcdcrici. f'o nm 1O • b , e ssc pur as su campi 1oro ardi in ri va all'Adda o all'Ool'o 1 1 0 · • d· ,.·l 'il inagg-io : . . ·1.106 , ,: - s·1 apri· la 1_r1ncea del farno~o assedio posto a l?ran1;es1 <l 1 o11 11 0 , che te1·m1110 con la hallacrlia del 7 di sellcmbrr, _ove mon il generale surremo i\larsin sep;llo er l'a u11lo nella cb1esa de' t'rali caprJu,· · · ·I · . . P_ PP r ,c1n1, 1, 11amal,\ la llladonna cli Camparua • Il luonando l\1llimo ca nnone. • ' 11
ANNO
Ili. \'ol. IV _ 12
178 èl:llSCELLANF.A 13 maggio '170.6. - Con grande apparato di forze i Francesi eapilanali da La Feui\lade aprono \e trincee di assedio contro la cillà farle di Torino, la quale è sollo il governo del Caraglio, affidala la dife~a della cilladel\a a La-Roche-d'Al\eri, il qu,ale. se ne fect> tanto onore, come erasene fallo immenso alla d1tesa_ ù1 Verru,1 , le mi , fortificazioni rinomate, dopo !:i mi>si di assedH> , f~ce sal tare in aria prima d1 arrendersi. ,t 4- maggio ,1856. - L\@basciadore di Francia a Roma Rayneval definiva così il popolo italiano : • Una nazione profonda' mente divisa, accesa qi ardenti ambizioni, senza nessuna qua' lità di quelle che fanno la grandezza e la p?tenia del_le altre, ~poglìala di vigore, mancante del lullo dell ardore militare e • anco del gusto dell'associazione, sconoscente 11 nspetto de_lla » legge e quello delle podestà sociali•. . Noi che fummo lra i primi a rispondergli nel nostro lavoro pubbli~ato a Firenztl: I Piemontesi in Crim~a, gli soggi:rngeremo allra risposta col fatto della nostra cavalleria a ~-asteggio e Montebe\lo, e ci contenteremo del giudizio dato da\! illustre francese E. About nella sua opera: La question romaine : • M. de Rayneva~ • sera canonisé dans cenl ans (si rien ne change), pour avo1r si , ga\ammenl défendu !es opprimés • . · ,i 5 maggio 1800. - Passaggio del San Ber_nart~o dell' a'.1lig_uardo francese comandalo da\ generale Lann~s, d1 cui ecco il ntralt? portato dal Thiers: cl,ef bouiUant, quelqucf'ois insubordonné, mais
toujoiirs si hab-ile et si vaillanl.
.
__ Nè furono che t0 mila i soldati francesi che passarono i\ monte,
35 mila fan li e lS mila cavalli.
N~ passarono anco 5 a 6 mila pel piccolo San Bernardo, la quale schiera aveva . a raggiungere sopra Ivrea quella principal~_; &, mi1a. pel Moncenisio, '15 mi la pel San Goll,mlo; insomma non piu che 60 mila soldati. Qual differenza col doppio del le forze venule 1 da\ Moncenisio e dal mare nell'aprile e nel maggio dell'anno ·\ 859 101 1 16 mnggio u ,12 Mori in Piivia il capitano c •1ebl'JT ~ Facino C~ne da Casale o da Santhià, il quale postosi ai soldi della repubblica di Venezia , invase il Piemonte nel 439&; e lasciò sconsolala la. vedova moglié Bealriçe ili Tenda. 17 maggio 1\809 . - Presa di Trieste e passaggio delle _Alpi per dar mano al grande esercito , e vincere poi \a battaglia di Ràab il ·14 di giugno.
MISCELLANEA 179 ) 8 maggio 1804.. - Napoleone Bonaparle cinge la corona d'imperatore de' Franc,tsi. 19 maggie ·I 411. - Ballagl ia del Garigliano su le cui sponde il re La_dislao fu per perdere la corona del regno .di Napoli, cui a1'.1b 1va Ludovico di A1-1giò, sollecitalo dal papa e da' Fiorerit,m a calare in Italia con esercito francese, in cui erano capitani Paolo Or.;ini e lo Sforza di Cotignola. 20 maggio '171 iL - Nacque in Villafranca il celebr,i Ales$andro Papacino d'An lon i , da Alessandro Vittorio, capitano del porlo,_ e da una d'An toni. , Cominciò a militare come soldato vo,lonlario de lle artiglierie nel 1731 ; e per suoi meriti eminenti cosa difficilissima in quei tempi quando non v'eran titoli ·sali aÌ posto subi.ime di gran mastro ddle artiglierie, e fu davvero grande maestro in sostanza vera, non in nome vano . - 18,t fj_ - Trullalo di Casalauza pre~so Capua f1~a i generali Cor~asco~a .e C~llella negoziatori p,·r parte di Na poli, i gener~li B1an ch1 e Ne1pperg e IOl'd Burghersh per le parli d'Austria e d Inghilterra. 2:1 maggio 1101 ·I. - J Hentivogli entrarono in Bologna, e avverl1ro110 il Trivu lzio che l'esercito pontificio, atterrilo dalla fuga del Legalo, si ritirava. - '22 magyio 181 µ. -- Sopra piccola nave partiva da Ischia, r. 0 11 por.o_seguito di cortigiani e di servi, senza pompa, senza lusso, senza le stt~sse comodità della vi la, il 're Gioachino Mural alla volt.~ d1 francia, e passando per le acque della \'orlezu di Gaeta fu he lo almeno della invitta fede e del coraggio del generale Alessandro Begani, il quale vi teneva ancora alta la bandiera , e con traslava il po,sesso di que' baluardi e di tanta ricc-bezza di materie da guerra alle forze austriache capitanale dal generale Laver. 23 maggio ·I (i8~- - - Fu il giorno più ricor.dµvo.le dell'orrendo bombardamento cui dal ,1S ai 28 di maggio fu barbaranielllc sottoposta la fo rkzza di Genova per ceoiio /li Luigi XIV. 24- maggio ,1613. - Gionio della resa a cui calò il "overnalore deH~ citta fortr Nizza dell a P<1g.lia dopo 12 giorni ~i fìeri <1ssall1. E ve u'è stampata u1ia re\aziqne sincrona d.el Ferrari µe· tipi di i\la11tova. · 25 maggio HìOo. - Muore il edehr~ capitano .Camillo Orsi ni 11ato a di '22 di fe bhr<1io ,1!33/i.
,\llSCELLAt>EA 180 - - 185'2. - Legge <lei Parlamento Sar<lo sullo staio degli uffìciaU, i quali più non rimangono, come ne' govc!rni assoluti e arbitrarii, ìn balia di un avv<'nire incerto ~ minaccioso. - r734'. ~ Ricordevolissima bal\.aglia rii Bitonto nr lle pianure delle Puglie, ove' può dirsi compiuta la conqu\s\a del regno di Napoli su gli Austriaci. E vins,e Carlo Borbone per opera princip,ilme11t·e de' generuli .Monlernar spagnuolo e Francesco di 11voli duca di Castropignano napoletano. Così cessarono due secoli e più di grave e tirannico reggimento vicerealc>, in cui regnfl·· vano t:l governavano ovidi e ignoranti proconsoli ; e ancor rimane nel popolo, corrotto poi da' tre ultimi Borboni. qualche cosa rii quel lriste retaggio, c:be sollanto la libertà polrà far disparirc. 26 maggio 1799. - Giorno in cui Pnlrarono in Torino i collegali au'stro-ru~si sollo il suprrn10 comando di Suwarow, il quale creava un Consiglio il cui capo fu il governatore Thaon di San-
t'Andrea. Ma nel medesimo giorno dell'anno dopo, segu'l il c9mballimenlo della Chìusella, pi,·cola fiumana che si sr,arica nella Dora Ballea, dove Lannes al solito moslrò essere il prode de' prodi, e rimase morto il generale. avve.rso austriaco Palfy. _ - •18,18. - Nella notte di questo giorno 26, che fu la trenlunesima nolle tldl'assedio del farle di ,Marghera, fu egrrgiamr nte nascosla la ritir,1ta, inchiodando i cannoni, buttando nelle acque le munizioni, e non lasciando al nemico che rovine e scherno. 28 maggio 1807. - IJatlaglia di Milr lo ne lle Calabrie. Le genti napolitane govrrnate dall'egregio difensore di Gaeta piegarono s1; ma i Francesi erano in maggior numero di assai, e faceva testimonianza del valore de' soldati , massime del reggimen to Sri:nn-iti , lo stesso comandante Laborice del '29° cldle fanterie francesi, il quale vi fu fallo prigioniero. . 29 ,maggio ·184'8. •- Gloriosa giornata pe' sold.ati e militi toscani sollo la forlt'Z7,a di Mantova a Curlalon e e Montanara, ove rimasero estinte molle vile preziose; fra cui il rhiarissicno geologo, professore nella Un iversità di Pisa, capitano Leopoldo P illa.. nativo di Venafro nel Napoletano. E fra gli sco·lari egregi caddero Al berlo Acconci - · Luigi Barzcllolli - Alberto Bechell i - Virgi nio Bern ardi ni - Robel lo Buonfanli -- Armando Chiavacci Giuseppe Ginnasi - Giuseppe Nerli Ballali - Alfredo Newton
U IS CLU, LANE~ ÌSl - Pietro Parra - Aristide Sforzi ~ ;fe mistocle Sfor'l.i -· C,•sare T.1rulli ·- Torqnalo Toli - Raffaello Zei. E' troppo "'ll''hb · · ·in rapida elfern,,ri ,le - . ~• ,, ~ t u lli· no ,n1narli
I· ~ e[l ,1rnede_s_1n1o ·giorno ~9 <l_i maggio dell'anno ·1176 era' se,,.uil,l 0 ur Le.,nano' "' 1-a' c.: el·.e )cal1 . s~1m,1 . ballaO'ln b ' . ove .i Lombardi' l'islrelte e se 11e1e, appariro110 i11v1\li leoni. 30 maggio •1796. - Bt1llaglia di Vc1ll,·gg10' ov't•rn il ,e ,,..;imento napol,tano cavalleria Re<>ina ove fu f · 1 I I '" . la11<>ie -· I .· cc . . b ' ei i o generale Fio ,1 , co n a l11 u1uc1oli, e eadde morto ·1 . .. l M . -- 18!-8 - B . ·, . . . i c<1p 1ano usard1. . . . aliagl1a d1 Go1ln su la riva de:;lra del Mine· ;luanfdo ma, ,! 'Clallo Radelzki ,limò mal«llh'l)lt• poter esncila\~e· " I s orzi della olfe11s1"a slrale,,.ica sulle '·11.e ,,u t' Il' es1•rc110 - 1laiia1 . . w 0 ·1 . · '. ~u ale come parr vagli, era ma lamente ,1pµo ,,.,ialo ll<'lla ·u ·i ~ , s1z10ne s l_ralegica P,rr la qu<1l CM a <' i, ere le17: di allacc:i.;, e~; un 'alllorn1a111.- nto slra_l"_gieo involger)Je il fia nco destro deb~ln:enle spai e,r,,.1 a1·,,..,1nI ·l 1·i ,, ·_c o alo aol1 o .... artalone e i\fonlan~ra. }la Rad, [ k'' nirn intese a far sostenere k ' ' . . . . ~z I cianli l'ala sini,lra fi .. ue mosse e.on d1rers1om mina c. ·1 • ' e con . nlc contro il cenlro. lalin,•nlechè il u1p1 an o. supremo cieli'escrc1-l o piemon . . tese ebbe' tulio I' ,r' dr;i ccogllert 'I 8 mila uornin i sul . PO"'"iO di (-' ai lo . I a{o , a11co sufficieuli ·a b,1ltere 25 mih r .' I qua, urono s . Il . . . . ' u,tr i,1c1 capilana li ual marPcia O , cosi nvend1cando · d- T . da forz , d' I . ~ pro I osr.a ni soverch iJli e balluli e I mo 10 ;;upe rion. Ed anche- qui polrebht'si _bene rifermare l'aforisma d ·Il· . guerra· l'a~o ··a p•i• ·l ., li 1: t a nuov,1 ' . , ..·I' _e ue a ,orza offensiL•a costituisce il lJri mo elemento della difensiva strategica. 3 I maggio •I 797 _ To, l M' I lata la fa·. I . . J na o a.. i <lno Booaparl,·, già fome::o . z10ne t emocrat1ca genovese , fu cos lrcllo ad bd. li Senato del la repubblica la I , . a ,ca re quello di Repubblica Ligur:. qua e mutò I ,rnl1co suo nome con
d
A" . ,·, .
182
TECNOLOGI A MILlTARE
CANNONl HlGAT I
.\ oco gl'lnglesi posseggono i lorn cannoni rigali e quantunqu(• ne avessero da prima serbato profondo rn;5IN0, ora ne menano aran rnmore con la stampa e nel Parlamento. t> Un giornale d' induslria, il ~fechanic' s J lfagcizine, ci spiega in ehe consiste siffatta invenzione, se pur tale possa nomarsi, e brn chè la descrizione che ne offre si riconosra ~r.rilla eia un uo · 0 non del mcslicre, pur tullavia ci dice lanto che basi,, a render palese questo famoso s<'greto. Ecco quan lo bi legge in e~so giornale. Il Governo spiPgri uno zelo alTallo ·nulde a custodir,• il segrelo pel ca nnone del si/?twr · Armstron!!:. li Governo ha annullalo la <•
rPgolare domanda che il 5ignor Annstro ng avea porla per pren-. tlere un hrevello 1l'inven1.ione . e ,i è mP5SO nella necessità cli chiedrre un hil\ <l'indennità di quest'alto al Parlam.enlo, poirhè la le"'"ll del ·185~ non accMdava un tanto potere. Se noi i1nlllil''Ì~~ssimo n<d governo la possibi lità d'impedire che venisse n · dr a cognizione delle potenze straniere questo cannone, ci guar ·•
\flSCEl,t.A?,;EA 183 remmo bene dal dire quello che noi stcHi ne sa ppiamo : ma questo è un sogno vanissirno. Il danaro russo o fraucese abbonda sempre in queslo paese per penetrare de' segreli mollo più im portanti di questo, e d'altronde conosciamo troppo bene che in mancanza di danaro, il governo che tanlc volle s'ingC'gna a nascondere le cose al pulllico inglese, è poi esso slesso iI primo a svelarle agli stranieri per poco clie questi mostrino il desiderio di conoscerle. Illuminali intieramente òall'esperienza , non possiamo allrirnen ti considerare le manovre ufficiali per lasciarn gli ingegni 11 ell'oscurità che come una sfiòa gellala alla stampa, e noi sentiamo questa volta, come molle alln'. un po' di vanità per mostrare che la stampa ioglese val Lanlo per tenere al chiaro il suo paese, quanto il dandro per ragguagliare lo straniero. È stato affermato la scorsa sellimana da un giornale, che il miste ro tli ~uesto famoso cannone è di,•enulo un sPgreto di commedia , e c,ò da mollo tempo: per altro noi non abbiamo veduto ancora pubblicalo in nissun posto descrizione aku11a riguardo que~ta. arma: che anzi, se si dovesse• giudicare òa' rifiuti falli a noi ste$SÌ, cred_iamo che nessuno, eccello quelli che apparlengono a! mondo offic,rile, ha. avuto sino al momcolo agio di studiare tale soggello a suo tnlc•nlo. • Vi ha meuo nulladimeno tla oltrepassare le barriere ~hc un governo come il nostro i:t!rca d'innalzare a difesa cli simile sO"gello, e i seguenti dellagli mostreranno che tutte le pre<'auzio~i presP per custodi re un segreto di lai natnra, riescirono fa tiche perdutl·. • Invece di rs.;er fuso, come il cannone ordinario, o formalo • da più slriscie longiludinali come il cannone Whitworth , o fallo • con slriscie di ferro avvolle a guisa di molla come ha nno proposto i signori Illakely, Mollel e allri , il nuuvo cannone si • compone di un tubo interno d'acciaio rivestilo di vero-he cli o ferro a forma cli elicoidi, come le canne dc' fucili a nastri ma • :;ovrapposte in modo che i nastri si l~gliano ad an"olo relto'. Tal • sistema. di costruzione, e sarebbe inutile il dirlo: riescè mollo • costoso, ma per altro offre il vantaggio di produrre una r•ran• dissi ma fo rza di resistenza per un peso di metallo poco\onsiderevole. • l i tubo interno d'acciaio che forcua l'anima del pezzo è
184 MISCELLANE A , riaato in un modo lullo particolare. Tn vere di a11err due , _In' • 0 °quat:ro righe come \t> armi comun; , o di_ avere u n\1111111,1 , ovale cotM quella de' pnui lancas\riwi o poligc,11al1 , e orlle nel , sistema Whit,-vorlh , ha un grcindi~sinlli 1111nu: 1o d1 ri;rni_ure, vicin~ 11~ une alle altre, non 111~110 di iO per u1ùrn i111a d1 dne pollici e tMZZO di diametro. . . . , Il proietto vuoto o pieno è di bronzo, rn:opèrlo di p;om~Jn, erl ha Ire diametri di lunghezza; lalchè cs,o allorchè vien lancialo fuori dal pP7.W per l' esplosio 111• della po:vere, sub,sc<· lulle le forme che si da:rn o all'aniurn rigala d1• l pezzo , l_es,;o _ • li cannone si ('Urica dalia culuUa. ed ~ 1,d uopo i' pralical,1 in 1,s;;o una scanala! nra ui sollo in denlro di u11n uimensi o11 1• ,nflicic nte pe r lasciar µassare il proie llil•· . allirn;_.t:alo l'C'.! ." n r, cartoccio. è (li una L(rgh,•zza un poco piÌI grande d,-1111111111a , sl,•ssa del pezzo L'anima pure si allarga alqua11to snl di dt('iro . • e pr<'Cisa 11.enlc nel punto in cui eontìna cc,n la. :;uddella SCUtJiolatun1, per pokr COSI aw-volm, nle dopo ilVf!r 111lrodollo ., il prni~llo e 1,1 pol~ere nel fond o di ,·ssa, r:caltarl1 sollo la rnllno o co11 c1ualunquc allro pro• l' a Ili· lll,l. cl"I · , , , (). con · 1)ezzo cesso. Pr r chiuder poi ermeli carnente lo ;pa1,io lascialo vuol~ dali' incan;1\.1lur,1 allorquando il cannone è canco. s1 fn u,;o 11_1 un pcz7,0 di cuialla mobile munito di due manovnlle, mei:re le quali si può a piacere alzarlo o collora r\o a _posto. Qudo p1•zzn di r·ulalla pnrla sul davan l1 una spir,a cli rame che SI , proietla un poco all'innanzi in modo daforrnare_un disco clw, , quando il pezzo di. cula lla è ricalcalo 111 avanl1 . entr~ m·l· •'o u IH1 1· 1 carl<JC(·io , , , rd impedisce col suo dilatar~, qua1,arnma lunque di~p~rsione di gas nel momento che I I polvere s' infì am~11 ,1. • Il ricalc:amenlo clHJ s'imprime al pczzo ·d1 cula\la ncll anima del cannon e è determinalo da una gros,a vile elie passa pc' r l'a~s" ·ciel bollone della culalla, e , l1e si nwnoiTa per meno di una leva a mano . L'eslremilà anteriore del pe.zzo di cu!all,1 , è vuolo nel suo cenlro; e in es;o 1uolo e ne l ce ntro ciel disco \li rnme, al momento della carica, si col loca un P!cc?lo car" laccio di polverino. li focon ,;, o condotto per la miccia fu lmi• nanle, è egualmente pralicalo nel pe1,zo del la culalla nella " (l.Jf(..,,7.1· 0 I1e, del l'uoto dall'alto al basso, 111 modo che al comando . • di far fuoco, si accende la miccia che infiammando il cartoccio 1
MISCELLANEA 185 di polverino, cooiunica ista.ntaneamenle il fuoco alla caric,1 • posta nell'anima del cannone. • li signor .Armslrong ne' suoi proielli vuoli impiega t1n poi' verino a percuss ione di sua invenzione , il quale fa scoppia re il proiello al primo colpo nel caso in cu i il razzo ordinario • non abbia ancora prorlollò il suo effello. Jn un vuoto ci lindrico • pra ticalo nr.1 cenlro del proiello , ii signor Armstrong Rssa un • martello o percussore per rneuo di un piccolo s leccolo che • allraversa il proiello e le pareli della ca rnera . Qucislo sleccolo • si spezza per la semplice ~carica del pezzo , ed il marlello • lasci~to libero, si pos?. nel rii dietro del vuolo, ove resta im' mobile lìnchè il proiello incontrando qualche oslacolo non si " ferm i nella sua corsa. Allora il martel lo 110n parl('cipanrlo alla • formata del µroiell.o, seguila la sua corsa nel vuolo, e ur' lando con gran violenza contro un dato punto , fa pc1rlire un polverino fulmina r/te che dà fuoco alla carica del proiello. • Vediamo ora qualche resu llalo che ii" servizio del cannone • del signor Armslrong dovrà produrre .senza dubbi~, ·sopralullo , nell'armamento de' legni da guerra. Già sappiamo d,1ll'espe' rienz,1 che 1111 cannone Arn1~trong del calibro di 32 ha una • porlala assili maggiore ed un' tiro pii, prnciso de' pezzi più ' l'orm,dabili che oggi usa la marina: con tullociò. quantunque il pri1110 non pesi cht{ 26 qu intal i, il ca nnone rl.-1 68 d'oggicl"I ha- un peso non, minore di 95. Si p•itrà dunque ridu rre ii pc!so • de' pezzi imp 1e.gali in mare quasi a' tre quarli, senza Garri Gcar • nul la ~ùl la lorn porlala e precision e. Queslà è una r·o 11rl1zionc: • che renderebbe la ma11ovra assai più facil e, e ch e per con• seguenza pPrmellere.bbe di rid urre in proporzione co nsidere . • yole il numero dei can noni1•ri. IJ'allrn parle il c.Jnnone che si ' ca rica dalla culalla, risparmia senza dnhhio dall'incomodo di ' ritirare i pezzi e rimellerli in b• ltcria. e perciò aiirora un nu' mero di uomin i destinali al)a manovra de' pezzi polrà ,·sse rc sensibilrn,•11le dirninuilo. , • Inollre il cali bro e lo spe~sorc del rll<'lallo essrndo grande' menlc diminuii.i, il dianwlro estPrno del cannone sarà ,issai • pic·colo, ed in consegnenza 11011 saranno bisognevoli ch,i limi• làlissime c,1nno11iere, ciò che grandemen te -contribuiscr, alla • salvezza de' cannonieri. In contrario, il proielto ·vuol.o d'Arm-
ANNO Ili , vol. IV -
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186 mSCELI.A~EA • s lrong non potrebbe paragonarsi per l' ulile effetlo alte bomb e • srerichc che sono usale nella marina . Esso contiene ben poca • polvere, e non allraversa f'ogli e di forro di una certa sprsse:t.za, • come alcuni suppongono. L'espPrienza ci ha mostralo che esso • in qu('slo caso non produrrebbe chù un piccolo eITello, eil è • questa l'orse una delle lanle ragioni che costringono 1I governo • francese cd inglt•se a darsi pens,ero di far r·oslruire eh• 'navigli • blindali , sr fossP possihi'le di costruirne in maniera da risul• tare alli all'ogg<Jtto. Che l'ammiragliato possegga m<'zzi pr r • traversare le più ma,siccic panci('l't' di l'erro, noi lo cr,•diamo. • ma 11011 è con i cannoni d1 Armstrong che ciò si olliene. • A questi particolari aggiungl'rt>mo ciò t:he ci è slalo riferito • sullo stesso soggello dal geMrale Peel, ministro della gnrrra . • nella seduta della Camera dc' comuni il venerdì 4 marzo . • Il cannone del signor Gugliel mo Armstrong è un 'arma ri• gala , di ferro balluto, che ,;i carica dalla culalla con un si• slema parlicolarn che non regola solamente 'la bocca rin ruoco • ma ancora i proietti vuoti , o pien i o melraglie. li cannonr • slt•sso è della più grande resistenza : 10 ne ho vislo uno chr , dopo aver lì rato I 300 colpi semhrava non avere in nulla gor• ferto. l granu, vantaggi d1 qneslo cannone sono: la sua estrema • leggerezza , la sua porlatn, e la. precisione del tiro. Un ca nnonr • di Armslronf!_ del calibro di 18 non pesa eh,: il terzo de'pezzi • del medesimo calibro di oggigiorno. La portala di un pezzo da • 3'2 caricalo solamente con Li libbre di polvere pas,a 5 mi• gli a ed un quarto (8450 melri), e la precisione del suo Liro • è ancora più straordinaria. A 3000 jarde di distanza essa ~la • come 7 a I paragonala a qul'lla del c,i nnone ordinario tirando • a I 000 jardt•; ,1 questa disln111.a di 1000 jarde esso allingr , ad ogni colpo lo scopo, nwntre r:he il cannone ordinario non • lo raggiunge che 111 mr.t!ia una volta sola su cinquanlasetl('. I suoi eITelli di distruzione sorpassano tullo ciò che si è vislo • finor<1; gli affusti che ùa prima gli si erano dati sono stati • migliorali; e la· loro inlroduzione nella marina permette di ri• durre a3sai il numero degli uomini addelli alla manovra dei , pez1,i. , Del resto il cannone del signor Armslrong non è già il solo • che allira in questo momento l'a.llenzione. li sig. Whilworlh
.MISCELLANEA 187 • ha fallo una serie di esperimenti, e li continua sollo gli c1u• spici del ministero della guerra per provare l'effieaci a cli un ' c~nnon,: che lancia a lunghiss, ma porlala un proiel lo dotato d, una forza slraorJinaria. Il signor \Yhitworth ha trovato il • me~zo r~i f?rn;e il guscio di nna nave otlrnvcr~o uno spazio • di 30 p1ct1 1 d acqua. Questi slessi proic>tli forano faci lmente • come ci si assicu1a. le lamine di forro più spr.~se. ' • ~ _elle ollime esperienze fallc1 a Porlsmoulh una palla da 68 • lu_nc,ala a 450 lPSl' di distanza ha fo ralo un<1 lc1mina di ferro • dr 4 pollici di sprsse.zza, penelr~ndo ancora mollo addentro ' nella parte del va~ct>llo a cui era atlacca ta. li ca rrnone uel .;;ignor Whilworlh che occupa insieme con quello del sin-nor Ar• rnslrong l'allenzionc dr l governo i11glese p ciel pubblico, par • che dt>blrn somministrarci nokvoli cambiamenli nell'artiglil' ria • 11a1:a le, e nrlle pre,;r.nli condizioni della guc•na navalr. • Nel le~1po sle_sso continuano a Chatham le curiose esperienze • dPI capitano_ Norlon che ha inventalo bombe di qualunque • diametro can ch~ d'un fuoco liqttido. Ne ha folle alcune che • vengon la~riale per mezzo di una carabina Enfield , o anche • con una pistola , C'ci il loro effetto incendiario è raualmenle • accertato. Ultimamenl1• il caµilano Norion h,1 appicca~o il ruoco ' con un colpo di pistola ad una vela fradi cia ud una grandis• ~!ma distanza. Da questa invenzione si può Lrar partilo spe• C"1alme11lc per_ far sa Ilare in ariJ ca3se da munizione, o per • Ùill' fuoco agli allrezzi da navi • .
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188 msCELLANl':A
NUOVO MAGISTERO PER LE CARTE DI TOPOGRAFI~ M.ILJTARE
Nell'ultima tornata dell'Accademia delle Scienze il rnarescì11llo Vailla • t ha fatto la seguente relazione: • Il deposito della. guerra si è or ora arricchito di un pro· cesso d'incisione , che è nel medesimo tempo Sl.'!tnplice , faci le . economico per rispetto. al tempo, piì1 economico an_cora sot.to il punto di vista della spesa. Le prime applicazi:.mi ne sono state fatte per riprodurre, per via dell'incisione, i disegni di ricognir.ioni fatte dagli ufficiali dello stato maggiore duranté le ultime or;erazioni militari in traprese dal maresciallo Randon in Ca bilia. Ecco aleuni particùlari sul pl·ocesso. , Figuriamo un disegno fauo su carta trasparente (siccorne i lavori topografici giungono generalmente al ministero della. guerra), si gira questo disegno e si fissa su di nna tavoletta o · un cartone coD alcune di qnelle bullette delle punte ingle~1 (puna-ises, che in dialetto pi~moDtese chiamansi piattole), poi sul rovescio del foglio di cartn si applica con una spazzola una serie cli strati di gelatina , in modo da ottenere una piastra 0
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lamina di gelatina di 114 o lz2 millimetro di spessezz9. . Il di ~eg~atore ricalca su questa materia, con uoa semplice punta., · il_ d1seg_no che è a.I disott,). Ci.ò fatto, sulla piastra cli gelatina si applica con _un pennello di gutta-perca. resa liquida dal sol furo dt carbon10, e si moltiplicano di strati cli- gutta-r erca sino a che tutta quanta la spessezza sia anche di un quarto di mil limetro all'incirca, quando il nnrne.ro degli strali è almeno di treni.a. . • Terminata quest'operazione, e la gutta-pérca essendo a.rri_vata a un grado compiuto di siccità, si JJÒDe su questa tavola _di gutta-perca u'n foglio di rame che dà corpo e rigidezza a tutto il complesso. Il quale poi si rigira., cioè si mette in alto : fuori _i l ,fo~lio,.ai caeta '. ras1~arent~ o _il primo disegno, il quale . oglio d1 carta, ~I toghr via d1 legg1ert, e, bagnando successivament,e e a piccoli colpi di spugna lo strato di gelatina, si giunge a separ~r ~uesta dalla gutta-perna, la quale si rende 1~etalhfera. a via d1 p1om baggine. Da ultimo si tuffano le piastre di gutta-perca e quella di rame in un bagno cli questo metallo ~repa rato come per la galva ne plastica; ed allora ciò che era ri_l~vato _sulla gu_tta-perca mostrasi scavato sul rame deposto dalla dis,,olu_z1~ne, e 111 L1lt1mo luogo si ha una piastra che· riproduce mara v1ghosamente il disegno originale. « LII prima idea d_ i cot~sto procedimento , da cui possiamo a~pettarc1 belli e prez1os1 risultati , è dovuta al sio-nor Defrance disegnatore al deposito della guerra , ed il colo;nello di sta t~ magg10re Levret ha il merito di averne resa pratica l'idea. • Dalle prt me prove di q nesta maniera d'incisione fatte nella carta della Ca~ilia in sei fogli , si trae che, rispetto al modo comune, ne viene un risparmio di sette ottav i di tempo e di sei settimi di spesa , .
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B ELGIO NECROLOG IA ITALIANA DELLA GUERRA
Il governo sardo, Yoleudo dare alla sua fanteria un' arma eccellente, ha aperto un concorso nel 1857. Un premio di dieci mila franchi fu ol!e,to all'armaiuolo, di c1ua1unque nazione egli fosse, che giungesse a realizzare in una carabina le numerose e difficili qualità e dettagliaYa un programma 1edatto al ministero della guerra di Torino. I concor,enti si sono presentati in gran numew, come lo permette oggi r immenso sviluppo dell'industria delle armi ; ma siamo fortunati di sapere che io questa prova, come sempre, la fabbrica Jiegese ha saputo mantenere la sua antica ri putazione di superiorità. Se s'ignora ancora il nome dell'armaiuolo che avrà il primo premio, si sa alm•·no che la scelta del'e esser fatta. fra cinque nomi di fab· bricauti abba~taoza fo1tunMi per a,t:!r fornito le armi le più meritevoli del c0ncorso, e Liùge vi ot tenne due 110mine. Il ministro di Piemonte residente a Bruxelles, ha ;nformato i-l signor Lardinois, armaiuolo di S. M. Neerlandese; la società dei signori Goessels, direttore del liro dPlle regia manifattura d"armi dello Stato, e il sigoor Doutièrc, urrnaiuolo, tutti a Liège, che hauno 1>LLenuto l'onoru d'essere nel numero delle cinque distinzioni del concorso. Uu premio di ciuque mila franch i dev'essere diviso fra i quaitro concorreuti che non avranno ottenuto il prinio premio
IL COLONNELLO MORELLl A llO!>TF.Blll.1.0
Tomm_aso Morelli di Popolo nasceva io Casale l'anno 1815. ultimo di quattro fratelli. Fin da fanc iullo moslrò bel !'uore . delioat· e · • · , se nsi • . i vivo i-ngegno, onde si rese caro e prè."evole a quant· I . milil<1P-:, . o i o .avv1crnav a~o.,\ I unno deII'accademia percorse i primi "'radi •~ cavallena e come capllano pugnò le guer re del 18,i.8 49 ° rila d Il · e . men o ne a prima la medaglia al valor militare e nella seconda la crocfl di s. Maurizio. Prom~sso . per merito al grado di maggiore' prese parte alla guerra d, Cnmea ·, aoco a van • t i ehe s1 • parl!sse . per Costa 1· 1· fu sped't • là , . , . n rnopo 1 , ' o co pe1 p1 oparare gli al lo<>rriamenti e 1· a 1 ·e ,.. . . sp~ • . . ot, , vai 11 acqu 1st1, c,a1mente ,h ~,mdl, ond'era conoscilor·e es per t'ISSl. tnO .
192 MISClll,LANI\A Promos:;o Lenente colonnello conu:dJntc del reggimento dei cavalleggeri ~Ionferralo, era da vPnli giorni appena con due ,;ollanlo dei suoi squadroni congiu nto alla legione fran cese t'ella dal Forc~;· Ai ·19 ,li maggio spi11sr una ricognizioni' fin di là di Casteg3io c potè accertarsi dd campo avverso. Sopraffallo dal numC'ro (il-i nemici, il d1 '.20 andò cerlenJo a poco a poco il terreno per dar tempo ai nostri confederali di Yenire avanti. E quando si giunse a ripigliare le abhandonale posizioni , egli alla t,Jsta dei suoi squadroni, già assolligliati, si spinse per ben due volle in mezzo ai nemici, siccbè li ,·ostrinse ~d allontanare due pezzi, i quali riescivdno molto dannosi , e quando P''r la terza ,10\la. in mezzo a loro , ri tto sulle staffe, menava su le fanterie 11emicbe tremende olTese 1h sciabola, un col po di baionr.lta gli trapassò il venire, P lo stramazzò. Anche in tale staio dovelie combaltt>re e cornballè, perchè il nemico cupido agli ori del g,arlo, volrva porgli !e mani addosso. Liberalo po,cia e soccor~o da suoi cavallrggeri, fu trasporlato ;, Voghera, dove in braccio all'egregio fratello, capitano de'carabi11icri !'Pilli ae:cor;;o da Casate, spirò colla coscienza dell'uomo giusto, e l'olla r..i~;egnaiione sanlameotr. orgogliosa del ;;oldalo eh~ muoni per l,1 palna. E un decreto del 25 di maggio dal quartier generale <li Casale gl i conferiva la me<laglia di ;,rg,•nlo al valor militare, che rimarrà prop1 ietà della famiglia, la quale avrà pur drillo al soprassol<lo nnrl'r p,,rola oPI re~io v iglidlo rh•I <26 maggio 1833. IL CA PITANO BRUNETTA
In una ricognizione di cavalleria cli là della Sesia . il C'a pilano Odoardo Brunei.la, del rcggimenl > Nizza della cavallE•ria rii batla~lia, fu ucciso co n una lanciala il 22 di maggio •I 859. La l'arniglia Brunella d'Usseaux è quella che a' giorni nostri ha ~omminisLralo più ufficiali all'esercito nostro. 11 colonneJlo comandante Savoic.1 della cc.1 valleria è il primoJenito della famiglia, quegli che or sono due anni perdellé moglie e figliuoli perchè mangi,H·ooo funghi velenosi .
.llJSCELLA NEA
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.Souo in cavallt'l'ia col grado di capila110 due allr1 fral elli, uno nei ravalleggeri di Novara e l'altro in quelli di Monferrato. Un quarto fratello è capilano nelle guardir, e fu allievo del col le11io rii Racconigi. Il pit'l giovanr è alunno nell'accademia nrilitdre alla tesla del -20 anno degli studi per le armi comuni . E vivono c111 cor,1 due allrì fratelli giubilali , uno col grado di maggiorr e l'allro con quello di c.ap1ta110. Coloro i quali si rnal'dv1gliarono fin qui esservi Lre fratelli ufficiali nell'esercito, lulli e Ire schierati in fronte ai :;ulda ti auslriaci 11011 _ avranno più ragione a f,1r le maravigl,e: se penseranno alla fanugl1a Brunetta. Ed a noi pare ~ssere 1· estinto Brunetta quello Ira t fratelli conosciutissimo in tulio l'esercito per l'immenso suo coraggio, a segno lale che gli si appose il soprannome di tert·ibile quel mecll'simo rli cui vediamo si onorevole memoria nel l'a lbum' pubblicalo a Parigi nell'a nno ·1 851 da S1anislao Grimalcli alla tav. x11 1, in cui vròesi il luogot,·nente Rodolfo Gallinara del reggimento r.r nova cavalleria seguitò dall'Appiolli e dal prode Odoardo Brune Lia. EMENENDO
DE BLO NAY
Luogolencnle nel reggimen to cav~ llrgg1• ri Aosla. ONOl?RJO
SCASSI
Luogolenenle ne' cavallcgg<'ri Novara . . Giovani egregi e invilii morirono da forti nel com baltiroento d: Afontebnllo il d't 20 rii maggio 1859 e meritarono fa 0;eclaglia d argento él l valore mililarP.
FRANCESCO GOVO~~ Sottotenente nel reggimento cavalleggeri di Monferrato. cadcle valorosamen te comballendo 11el comhalli m~nlo di Montebello a rlì 20 di maggio ·1859.
ldlSCELLANl!A ,, 194 . . .. d'1 Alh~v, nella quale. città ern nato-l dluslre .deE, .il munic1p10 f l ha deliberalo presentare a un valoroso soldato del medesimo un o, , I 'l l -t a squ(ldronP una sciabola di onore, rnlla quale ,;ara ~ro P_' o "_emm della cillà con Jr parole seguenti: Al caporale Robert vindice del ,sottotenente c'ovone - Il 1minicipfo di Alba.
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ERNESTO DANESI- MAllTIN l li mallino del 24- di maggio un convoglio funebre militare pas' ava per le v1·e d'1 Ca•·1le ,, · Anelava al cimitero il cadavere del giovane . ~anesi, sottoteoente nel Genio, figlio del generale della brigata Aosta. l' r d Ila Pochi 0o-i orni a vani i, questo giovanello altrneva g , sguar, i e • tanta era la sua giovanèzza e tanta. la clellcalezz,1 e la popo Iazione, . è lal venus!à del volto. Non aveva infatti che 17 ann1. Uwto test e l'auc·1dcmia militare, solo da 20 giorni era entralo al serV11.10. I ' · b Ilo dinanzi ·1 que Ma mentre l'avvenire si µresenta~a cosi e . ' . • · ,. . la· oo-Jonosa vita ' . . 1 quale •·o~\ per tem 1io 1ncom1ncia~a giovine, 1 v , • • • . . di il giorno prima 23 trovandosi vicino alla Ses1a dalla pa_rle_ .l'erranuova , d'ove I.' nos lr·1 scambiavano parecchi colpi . coll'io1m1co, un razzo lo colpì e po.se fine 1;1l!a $Ua troppo corta es1slenza. Cran numero d'ufficiali d'ogni arma e d'ogni grado accompa T ,,narono il feretro ciel giovine compagno u· " armi· all'ul lima dimora . . o
CARLO DECB.IST.OJ!'ORIS Capitano nei cacciatori eIe l\e l\.lp1· ' in lui si è sµenta una vita preziosa all'Italia. . · f a· a educò a convincimenti pro onI i , i-' Na lo Vf'fSO ·1i 1825 , si ' • • gnrnd e indulgen'l,a per gli uomini, a grande nspcllo d1 tulle e ~;:e nio11i sincere; e sebbene I.e sue non fossero sempre sl~le lempe_1 .. . . . sino a •nentai e . npre le a Vl'a sostenute con d1.g111tosa se h'ie llezza, . . ~e, • . · · · L' o ·e d'llalio 5uo \'Jmi~iz;a e la stima degli avversan più rec1s1. a~ i _.·.. 'tulle <'. ullo sin da/l'li anni più verdi, avea dato costanl_e rnd_1mzod aE •1io o . . L . ì\'r di EnttCO e (ll)I le opere sue. Amicissimo d1 uc1ano !J.a~ara, ,. . ·,li torDandolo, lor commilitone nelle l'azio111 dei volonta1 i lomha1 '
MISCELLANEA 195 nato 111 patria, ave,1 procacciato disacerbarsi l'ambascia de' lulli naziondli col fervor . degli studi e delle occnpazioni. Dollore in legge, ne fu parecchi anni maestro privato io Milano a grande _ onor suo e gran vantaggio de' numerosi discepol_i. Versali,simo nelle dottrine economiche, potè dar fuori nel 18t'>1 Il cred-ito bancario e ì contadini, operella lodala. Ma dopo il moto del 6 febbraio 18B3 a cui tentò opporsi . fu coslrello a trafugarsi da Milano, in una harchella sotto le reti di un pescatore Trasmutatosi a Parigi , dopo avPr,· atieso agli studi malematici, fr,·quentò la scuola di slalo maggiore, ove raccolse onorevoli lestiinor,ianze. L'ingegno che aveva si pronto e versati le, gli fe' sur)l'rare le difficol tà per rendersi capace a servir degname11 Le la patria. E presto gli veno e di metterla a frullo, allorchè s.:oppiata la guerrc1 di Crimea, e qui formatasi la legione anglo-italiar;a, fu capitano e meritò la fiduc ia dei capi, µer l'acc1Jrgimen lo e lo zelo della Jisciplina che_spiegò anche .in difficili incontri : laonde fu lrascello, quando la l~g,one andò sr-iolta, a comandarne un deposito che stanziò a lungo in lnghilterra nc)lla cillà di York. Colà si fece domestica la lingua inglese in modo da poterla parlare e scrivere con franchezza, e continuò i suoi sluòii matematici e militari, di rni la vaghez1.a gli an·dava crescendo ogni giorno. Nè già li smesse in una dimora di quasi 6 mesi che fo' io Torino nel ,1857 ; che anzi li associò a que lli della meccan ica applicala ai mr.todi cli !razione sulle ferrovie di gran perdenza, intorno al quale argomento pubblicò un dotto e brioso articolo. In appresso ritornò in Londra e 1·i tolse a professare scienza militare nell'istituto di Pultnez. Come appena gli giunse annunzio dei falli che s'andavano malurando, volò a Torino, e difilato mosse al gen1.·rale Garibaldi, il quale lo sèrisse tosto con grado e titolo di capitano. Ne' primi passi che fece sull'arduo sentiero delle patrie hallaglie cadde sul suolo reden to della patria , e polè negli ultimi istanti- sentir il grido di trionfo de' suoi benedire al Dio della giustizia che sia per adempiere il volo di tantè · generazion i e portare con sè la certezza rhe madre e i fratelli e gli amici vedranno l'Itaii a libera dalla servitù forestiera e potranno onorar la sua mrmo1·;,1 con quellc1 dc' più intrepidi campioni del nazionale riscallo.
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LITTERlO CUGlA . •1 8"9 nella emica fazione Ji ·Palestro <> , . L. cap1· ll (1·1 30 d1. mag1Y10 0 ' . . , 11 1 cav,d1rre 1llerio 1 . l Jal pro le re V1llono Emm,1nu!:' e , i . Il \.an,t a ' . . , . · Ila \esla de a C ~-- ca )ilano del xv, enlrò fra' prnrn ne, v, 11aggw a .. uo1a, f . , . I e8Clll 'o di arilimenlo e d1.lenac1la, cadde 8ua compagnia' t, da o P· Il · l ·olchli t:he lo amavano \anlo oi colpilo in fronle da una pa a. ~ ·' . . ~p.en . J, Jide doli ' lo rammenleranno ,~ 1o ep lo slimavano per le sue piangeranno . lungamente. ·
GUIDA
AL SER\fIZIO DEI POSTI. AVANZATI PER Ui,; Ul'FIZ[ALE SUPERIORE DE' BERS AGLli>IU· A~1'1CO ALLIEVO DEl. GE:oi' tTULB
ALESSINttRO LAMIRMORA TAGLIANO GAETANO
Ge1·ente.
P ART E P R I MA. DOVERI E NORME IN OGNI PARTE ))! UN POSTO AVANZATO.
Ogni comandante di un battaglione di bersaglieri, deputato ai posti avanzati, divide la sua truppa in tre parti: sostegno, gran guardia, piccoli po~!i e sentinelle. - Procuratesi le debite notizie su !Id natura del terreno e sulla posizione.e distanza del nemico, procede al collocamento dei posti e richiama i piccoli' drappelli ch'egli: al suo al'l'z'.vo aveva .spinto avanti sulle strade pe•r le_quali v'era più da temere s.'avanzasse -il nemico. AliNO Ili. Voi. I\' -
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GUIDA
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§ 1. - Come debba procedere it11 itfficiale nel collocare i posti. Prima di recarsi a' posti avanzati, l'ufficiale deve domanJare ordini precisi sui punti seguenti: dovrà difendere la l)Osizione che occupa? Ritirarsi alla vista di forze superiori? Respinto il nemico, inseguirlo? Informato o accortosi da' colpi di fucile che il posto vicino al suo è respinto, dovrà riunire la sua gente per piombare sul fianco del nemico? Ovvero farlo col solo sostegno, se bastasse da sè? Avuto schiarimenti ed istruzioni per quanto gli panà al caso, assicuratosi essere presso il suo distaccamento ogni c·osa all'ordine , si dirige immanlinenti al posto, e fermasi in un punto dove non abbia a temer di sorpresa. Poi sale sopra di un'altura d'onde scopra il terreno all'intorno, e procura orientarsi col mezzo della carta del paese (1) e di un pratico de' luoghi, dopo di che egH colloca i suoi posti e le sentinelle. Frattanto va procurandosi tutte le notizie possibili intornll alle strade o sentieri; se siano accessibili ai carri e ai cannoni; se abbiansi lorrenti; se i ponti siano di legno o di fabb,rica, se vi s'incontrino stagni, argini, stretti. Egli prenderà nota inoltre del nome dei villaggi, ·boschi circostanti, perchè possa fare un rapporto esatto quando vi accada qualche cosa, come altresì per essere in grado di prendere i necessari provvedimenti in caso di attacco. Sarà pur utile che abbia uguali nozioni sul paese che sta indietro.
§ 2. -
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AL SERVIZIO DE! POSI! AVANZ,I Tr
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d1femlere lll special modo uu argine o una strada , nel qual caso la catena potrà estendersi più da nna parte che dall'altra della gran ~uar~ia), sul peri metro di 1111 bosco, dietro una piccola macchia, 1Il un incasso di terreno, dietro una siepe; in una_pai:ola nascosto ed al coperto dagli attacchi della cavalleria, ed 111 modo da po~er recare grave danno al nemico col proprio fuoco, _e ~oter~, b'.sognando, regger tanto che si dia tempo ai sost.egm dt venire 111 soccorso, o finchè riceva ordine di ritirarsi. Il comandante della gl'UD guardia deve scorger/\ da! suo po~to quasi tutti i piccoli posti , ed aver facililà di recarvisi· in aiuto. Si avrà cura adunque di non collocarsi dietro UIJ bosco od uno stretto, attraverso del quale ii nemico possa avanzarsi senza essere scoperlo; anzi sarà meglio collocarsi di là dei med.esimi, o quando non si possa_altrimenli, scegliere una posizione tanto all'indietro che il nemico sia costretto esporsi scopertamente al nostro fuoco e fuori dello stretto. Se si stesse in un terreno lr_oppo variato, o si avesse tanta forza da occupare uno stretto eh molto vicino alla gran guardia, sicchè potrebbe essere questa esposta a sorpresa, allora l'ufficiale farà che U!l caporale di quelli più provali con alcuni uomini risoluti si rimpiattino, come posto perduto, in luogo acconcio lateralmente allo stretto, coll'ordine di sparare all'appari re del nemico e di ritirarsi poscia per via indiretta sulla gran guardia. Allorchè una gran guardia è ben coperta sulle ali, nè ba che temer.e per la sua ritirata, l'ufficiale spingerà i piccoli posti e le _vedet_te ,~olto avanti verso l'inimico per meglio tenerlo cl'occh10 e lar s1 elle la sua trur;pa stia più vigilante ed all'erta.
Collocamento delle gran guardie.
§ 3. - Collocamento dai piccoli posti. Il posto della gran guardia debb'essere dietro il mezzo presso a poco della. catena dei piccoli posti. (meno che non si avesse a (1). Una carta-, un o.rologio , un cannocchiale e l'occorrente per scrivere sono indispensabili a un ufficiale di t.ruppa leggera ( V. pag. 217),
Ciò che' si è dello della gran guardia vale a~che pcl collocarn~nto dei piccoli posti, i quali devono essere spartiti e nascosti secondo la natura del terreno, all'111crocicchiarsi delle
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GUIDA
AL SERVIZIO Olll P OSTI AV,!NZATI
, ..,\d.e , ·I ri modo da vedere senza esser visti. li comandante ha S,l a vedere le sentinelle che ne ·dipendono. Supposto che si debba in una nolte buia e per catlivo tempo'. disporre una linea di posti avanzali in un terreno ~be non s1 conosca, e senza aver notizia di sorta i:~torno al nemico, ali or,~ si lien raccolta la gente e su le armi in un punto ove non s1 p0S$è\ temere sorpresa e sulla strada principale ùa cui p_ uò venire il nernico, e si distaccano qnindi all'intorno alla distanza di 200 0 300 passi dei piccoli posli di due o tre sold~li i quali tenderanno sovente l'oreccbio a terra per _senti1:e se '.l nemico s'avanza. In simil caso non si accendono fuochi, e s1 osserva il pit1 rigoroso silenzio; e tosto che sia possibile si colloca110 i piccoli posti e le sentinelle.
§ 4.-. -
Collocamento delle sentirJ,elle.
l piccoli posti collocano le loro sentinelle lontane fra 60 a 300 passi in modo che possano vedersi o se11tii'si l'una l'a\trn: E debbono poter scoprire tulto il terreno all'intorno, non _mn 1 'essere collocate in luoghi intorno ai quali il nemico possa 1110\lrarsi di soppiatto, e soprattutto non divengano bers,iglio ai_ tiratori nemici. Tutte le strade che venp:PPO dalla parte del nemico, tutti i burroni, alture, boschi, d_evono (.ssere guarnite in modò da questa catena, chr nessuno si possa avvicinare senza _es~ere veduto e tanto meno penetrarvi. Sulle alture le vedette s1 pian~ t~no· dietro le cime. Le vedette ed i piccoli posli devono avere la loro mula nella notte, sempre che possa farsi con sicurezza. Se erano avanti d'uno slreuo' vengono collocate dietro del medesimo nel\~ notte. Se uri posto ovvero una senti11ella perduta fossero di o-iorno collocati a 200 o 300 passi sopra un'altura per scorgere 71 nemico di lontano, s,franno fatti entrare nella linea generale delle vedette. L'ufficiale darà egli medesimo le istruzioni che 0 ~cort'orio ai capi delle pattuglie ed alle singole sentinelle doppie 0
volanti.
§ 5. -
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Istruzione alle vedette,
È vietato sollo pena di morlc alle vedette l'abbandonare il poslo o deporre le al'm i. Esse devono prestar continua attenzione a ciò clie succede sotto la loro vista; avendo ognuna a • sapere fin dove si estende la zona di terreno affidata alla sua vigilanza. Se un lìume la separa dal nemico, essa deve osservare con al!enzione il collocamento delle sentinelle 1Ìemicbe quando si dà loro la muta, in quali ore ed a quali \ntervalli_nna dall'altra passano le pattuglie, se vi siano barche e quante dall'altra sponda , se abbiétn ' mutato sito, per farne esalto rapporto al comandanle del piccolo postoi Se dalla noslra riva non vi s.ono fossi, cespugli o allri ripari a nasconder le sentinelle, si. scaveranno fosse entro cui situarle e proteggerle contro le insidie çlel nemico. Ogni sentinellil dovrh volgere freque1,1temenle lo sgnardo a qnelle clrn sono a vista, e dare tosto avviso al capo posto se più non _le vedesse. I contadini ed i viaggiatori cbe capitano nella loro vicin1nza saranno condolli al capo posto per essere esaminati. La sentinella darà tosto avviso al comandante del posto se scorge in lontananza carri coperti, quantità di persone, uomini armati, disertori, un ufficiale nemico o tr0mbettiere , oppure l'inimico in qualche punto. Se seguendoli co_ll'occhio, c0storo si avvicinino a 1 50 passi, la sentinella grida ad alta voce alt-chi rn là, e si pone nell'attitudine di pronli, così rimanendo sino a che dal picchetto si sia proceduto alla ricognizione. Se al grido alt, q~ lli cbe 's'avanzavano, non si fermano, la vedetta gli spara contro. Se il nemico s'avanza, le rnc!ette, scaricate le armi, si ritirano sopra i piccoli posti, tenendo nella ritirata u.na uirezione tale da n9n lmpedir il fuoco al picco! posto. Se una vedetta si vede
GUll>A 202 oltrepassala dal nemico, spara immantinenti. Arresterà i soldati cbe tentino disertare cd ove nc,n vi riesca, loro farà fuoco sopra.
§ G. - Condotta delru,{ficiale dopo allogati i posti. Tosto messi i posti, l'ufficiale procederà alla riconoscenza della intera linea dei medesimi e delle. sentinelle, per accertarsi <lel preciso collocamento <li ciascuno, ed eseguire i mutamenti che possono occorrere. Lascia qualche minuto di riposo ai soldati ; e se ne giova per fermare un disegno di difesa, e yedere le comunicazioni. Spedisce a destra ed a manca per informazioni d'ove stia il poste> più vicino d\1fficiale, da chi occupato, di qual forza ; e se per caso siavi tra i due posti qualcbe passaggio nascosto, qualcbe via non guardata ; essendo un posto estremo. Manderà anche uua pattuglia per la slrada che conduce al nemico, per averne notizia nei villaggi. Al ritorno di questa pattuglia si informerà il comandante degli avamposti del luogo cbe occupa la gran guardia propria; quanti picchetti abbia, e su quali strade stiano, ed inoltre quanto ha potuto conoscere clalla vicinanza , fo1;a e posizione del nc:nico. Se siasi oc.copato precisamente il punto che si aveva ordine d'occupare , oppure se siasi piazzala la guardia alquanto avanti od indietro, a destra od a sinistra. Il luogo, il giorno e l'ora devono sempre essere specificati nei rapporti. Se non si ba da pensare al nemico l'ufficiale farà che i soldati allendano subilo a cuocere il vitto.
§ 7. -Jstt'uzione pet· l'ufficiale ai posti avanzali. Se on ufficiale nel rilevare un posto (gran guardia) non trova i piccoli posti o le senlinc:lle ben collocali, oppure non può r.ollocarle in modo conforme agli ordini ricevuti , gli è permesso di collocarli altrimenti, ma dovrà darne immediato
AL SERVIZIO OEI POSTI A. V ANZATI
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avviso al suo comandante de' posti avanzati, giacchè l'ufficiale eh~ non conosce l'insieme della disposizione di cotali posti può ~acil~ente cadere in errore. F,gli non dovrà mai permeltersi (se 1 post, fo.<:sero veramente mal collocati ) affacciare certe scuse (usate dagli uomini di zucca dura), che non gli verranno falle buone; come: Il posto è ben collocato giaccbè è stato così finora; stia come l'ho trovato; se vien il nemico farò il mio dovere, e d'altro io non mi impiccio. Cotali scuse uon saranno mai accettate ctal comandante, giacchè un ufficiale che trova una disposizione mal faUa e nou la corregge, è doppiamente meritevole di castigo. Farà in modo che i suoi soldati riposino nel .giorno perchè nella notte debbono star desti. Di giorno le armi possono star appoggiate ad un cavallello fatto con una sbal'ra, di notte O"ni 0 soldato avrà la sua arma nelle mani.
§ 8. -
Condotla della gm11 gw1rdia di giomo.
S_e il nemico è in vicinam:a, Ì'ufficiale spedirà frequenti pattuglie sulle strade elle conducono al nemico e lungo la catena delle vedette e si recherà spesso della persona presso di quest'ultime. Se sentono qualche sparo in prossimità della gran ~uard_ia, od accade egli cosa alcuna che possa dar sospetto, l ufficiale fa tosto prendere le armi e manda una palluglia per avere informazioni precise. Nel caso di un falso all'armi, si farà rimprovero alla vedella della sua precipitazione, ma uon si dovrà punire, 0 trattare co11 as~r~~a, p~r lim?re che un'<1ltra volta non pecchi di troppa lranqtulhta e s1 lasci sorprendere. Meglio molti falsi all'armi che mancarne un solo vero. Se il nemico si presenta , l'uOìcial: ne fa dare avviso al comandante, .e mentre tutti prendono le armi ed eseguiscono gli ordini dell'ufficiale (il quale deve aver previ.;lo tulli i ca~i) egli si porta in' un luogo vicino, donde
GU IDA 204 possa con sangue freddo giudicare della forza del nemico e della direzione dell'attacco, delle quali cose egli manderà tosto un secondo rapporto al suo comandaute. Chiarezza e precisione si richiedono in questi rapporti e vi si deve notare in quante colonne il nemico s'avallzi. Di quali truppe egli consti e la sua forza-; su q~ial luogo, bosco ecc., sembri diretto l'attacco principale. · Se il nemico è debole, l'ufficiale s'appìatta ' con parte della gran forza, cerca di dividerlo e l'assale quindi colla baio~1eLLa da fronte ed alle spalle. Se il nemico è forte come suole esserlo in simili circostanze, egli manda un piccolo sostegno indietro e si ritira lentamente con i suoi piccoli posti in bersaglieri che gli coprono i fiapchi. .Se il. sostegno si mostra, repentinamente al nemico, questi credendolo più forte, darà forse indietro, od almeno si fermer:1, e l'ufficiale avrà ottenuto il' suo scopo, cioè guadagnai: tempo, perchè il corpo principale possa ordinarsi 3otto le armi e ri~ cevere il nemico con tanta maggior energia .. In questa circostanza l'ufficiale si varrà di tutti i vantaggi che offre il terreno, per opporre al nemico quanta maggior resistenza gli sia possibile, avendo però tutta la precauzione necessaria per non lasciarsi tagliar fuori. L'ufficiale dovrà prima andare <l'accordo col suo comanda1~te d'avamposto, per saperè se egli debba ritirarsi snl fianco del battaglione, perchè altrimenti il batta'"'. g!i~ne potre~bP, c~rrer pericolo in colale 'ritirata di fianco , quando il nemico assalisse con impeto.
§ 9. -
Gran guardfa di notte.
Se il nemico è vicino, l'ufficiale terrà tulla la notte la sua gente sollo le armi, collocandosi dietro od a lato del fuoco, per non essere subito scoperto all'appressarsi del nemico, ed aver anzi facilità di scoprirlo. Di notte le baionelle si avranno sempre in canna, giaccl'.è il _far fuoco, meno _che p~r dar l'allarme, è_ af-.
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AL SERVIZlO DÈt POSTI AVANZATI
fatto inutile e non serve che a cagionai: disordine: egli è vantaggioso, quando si può, il trasportare il posto ad 80 o 40 ù passi indietro od a lato del sito occupato del giorno a fine di rendere impossibi li le. sorprese. Il cambio di sito. deve operarsi in silenzio ed a nolte chiusa, appena fa giorno si ritorna dove si era. Sara regola del comandante degli avamposti e dei piccoli posti il mandar continue pattuglie lungo la linea delle sentinelle; il mandar uomini intelligenti a poca distanza dalle vedette _per ascoltar col\'oreccbio a terra se non si avvicina il ne mico. Delle paLluglie cli soppiatto finalmente devono avvertire per tempo d'ogni mossa del nemico. · Se si presenta un· trombettiere nemico ed un uffizialc, il comandante ,della gran guardia si reca ali.e vedette col suo lro;1nbeltiere e fa dare il segnale dellr1, marcia. Se non ha trom bettieri farà segnali con un fazzoletto. Avanzatosi quindi il parlamentario, !'.ufficiale ne ritira le lettere e gli chiede, con tulla la civiltà possibile, il suo nome, grado e reggime!ito. Presso di alcune armale s'us.a di for scortare il parlamentario per alcune centinaia di passi- oltre la linea dei nostri posti affinch\ gli nou riceva molestia dalle nostre pattuglie di ritorno. Se il parla- · mentario mostrasse desiderio di ess.ere condottù presso del quartier generale, si benderanno gli occhi a lui ed alla sua scorta, e sarà accompagnalo al comandante degli avamposti che lo farà quindi condurre oltre, tosto che ne ·abbia ricevuto licenza dal quartier gener~le. La scorta che lo accompagna si riterrà aUenlamente dall'entrare con esso in discorsi che abbian tratto alla nostra p,osizione , forza ecc. ecc. , non gli si dovrà nemmeno dire il nome dei rPggimenti o·del generale comandante. Se il nemico è vicino, non si accenderanno fuochi ai pi cco! i posti . . Non occorre il dire, essere vietalo qualunque rumore, come il cantare, parlare ecc. ecc. Se il pericolo di essere assalito non è grandissimo, allora si può permellere ai soldati d'andare a 1
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GUIDA
AL SERVIZIO DEr POSTI AVANZ,\TI
riscaldarsi una fila per volla. I fuochi dei pit:coli posti saranno sempre all'indietro e coperti se si può, e la legna necessaria sarà provveduta di giorno non dovendo la notte scostarsi alcuno dal posto. Molti ufficiali vecchi. ed esperimentati·, non ammettono i fuochi ai piccoli posti, neanche quando il tempo è cattivo, dicendo che gli uom101 si ·fanno sonnacchiosi e contraggono malattie, potendosi nel più dei casi preservare meglio dal freddo con un po' di movimento. Il cambio delle sentinelle deve progredir da un'estremità all'altra della catena, e le sentinelle discendenti dovranno oltrepassarle di 2 a 4-00 passi servendo così di pattuglia. Le gran guardie, quando il nemico è prossimo, saranno rilevate alcune ore prima del far del dì. Se si presenta il comandante della gran guardia od un suo superiore, il cap,1 del principal posto gli va alcuni passi incontro e gli fa rapporto delle novità.
È proibitissimo ai soldati allontanarsi dai piccoli posti ; e se uno s'ammala, se ne avverte la gran guardia , e non gli si permetterà di andarsene prima che sia giunto un altro soldato in sua vece. Non si permetterà che alcuno oltrepassi la barriera dei piccoli posti senza permesso dell'ul!iciale; non si permetterà a donne sospette di conversare coi soldati. Cotali visi le sono pericolose, seducono i soldati, ed il nemico se ne vale per spiare ia forza ùei nostri posti. Al grido di chi va là delle sent111elle, il piccolo posto prenùe le armi; ma se è il nemico, dopo raccolte le sentinelle, si ritira ordinato in bersaglieri a lalo della gran guardia , minacciando per tal mocJo il fianco del uemico e lasciando libero campo· alla gran guardia di far fuoco. Sarebbe errore massiccio ripi0gare per la via diretta sopra la gran guardia. Il comandante del. piccolo posto si reca soventi presso le sentinelle, e fa annunziare alla gran guarùia tutto quanto vien fat.to di osservare a lui od alla sentinella; oltre a ciò esso riferisce alla gran guardia ogni caso tre volte al giorno all'alba al mezzodì ed a notte. Ai viaggiatori , mercalanti, negozianti da cavalli, secondo le consegne, si -esamineranno attentamente i passaporti, e le carte, e per poco che vi sia da sospettare, saranno diretti al comandante dc' posti avanzati sotto scorta di on soldato, che li sosterrà attentamente cd avrà in consegna di far fuoco se tentano di faggi re, con essi si manderà al comandante degli avamposti un rapporto scritto di ciò che li ha resi sospelli. Da queste persone si deve procurare di cavure notizie intorno alla forw, alla posizione ed alla qualità delle trnppe nemiche che sono nelle vicinanze. Ai disertori si chiederà i nomi; quello del lorn reggimento; come siano fuggiti; il nome dei loro generali di divisione e di brigata; la forza del nemico, se abbia molti ammalai-i, se facilità di viveri; ed avutone le risposte li man_, derà allo stato maggiore.
§ 1 O. - lstru.zione pei posti staccati.
a
Il comandante di· un posto intende eleggere le sentinelle in modo che i soldati più sicuri ed attenti stieno •ai luoghi più pericolosi. Egli manda tutti i mercanti, i viaggiatori eò. i disertori isolati alla gran gnardia o po~ti dell'ufficiale per essere e;aminati. Ma se fossero un trombettiere o un uiTiciale del nemico, oppure una mano di diserlori, fallì riconoscere da un caporale scortato da due soldati, li trattèrrà sulla linea delle vedette, insin a che giunga l'uflkiale, cui si è dato subito av,,iso di quanto occorreva. Frattanto il piccolo posto sta sotto. le armi. Se si presentano molti disertori, la sentinella intima lor~ (a 1 r.i0 passi di distanza) di gettar via l'armi e quindi a~a1~zar51 sino alla spalliera delle sentinelle, ove son fermi fin che grnnto l'ufficiale li faccia condurre sollo buona scorta allo stato maggiore. Sarà vietato a chicchessia di parlare con loro.
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A l. Sli:It' ' IZ(O DEI POST I AVAC'iZATI
G'JlllL
Se si presenta una truppa di disertori l'ufficiale ne fa compilare un elenco che sottoscrive e lo spe~isce quindi al comandante. Presentandosi il suo superiore, '[\ufficiale gli va 200 passi incontro, gli fa rapporto delle novità e l'accompagna lun"'o la catena dei posli. Non si renderanno altri onori. Non o avendo altri ordini farà i tre rapporti, del malli no, ciel i;nczzod'1 e della sera.
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§H .-
Condotta in caso. d-i sorpresa.
Se malgrado di tutte le precauzioni, un piccolo posto, pci s.uoi fnochi o per altro, venisse sorpreso, esso deve prendere tosto la risoluzione cli gettarsi con impeto contro del nemico colla baionetta calata. Se il nemico si lascia spaventare da questo attacco inasp6ltato si da alla fuga, non verrà inseguilo se è in fo r;a. Il posto dovrà rilirarsi con celerità ed arrestarsi in un silo d'onde possa contrastar il passo al nemico. Se la sorpresa fosse così im.provvisa e condotta con tanto impelo·da non lasciar tempo a. quanto si è dcno, il piccolo posto, dopo alcuni spari d'al,Iarme, si disperde, e ciascun soldato si porla di corsa in un punto stabilito dapprima per la riunione del posto, e d'oncle si possa opporre resistenza al nemico. . La guardia non parte sinchè sia dì chiaro, ed i! terreno sia stato ì·icouosciuto. Se nn uomo diserta se né' dà avviso al comandante gl i avamposti, perchè venga cambiata la parola d'ordine.
.§ 12. 1
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Contegno d'un i1f!ìciale quando ha cavalleria.
La cavalleria devé per lo più essere impiegala in paLluglie e somministrare le vedelle nelle pianure e sulle strade. Di noll~ dovrà ritirarsi tlietro i posti di fanteria, e star riunita pei c,is'. decisivi. Di noLle tutti i cavalli sono imbrigliati , e metà dcglt uomini a cavallo. Se un picchetto' di cavalleria ha l'incombenza · 11 . nostro fianco .m una p1anu1 • ,a, _ eo<rli è rc"ola 0 cli. proteggere
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che gli uomini montati si spingano tanto avanti, da lasciar, in ogni caso, tempo a quelli appiedati di mettersi in sella. La parte appiedata dovrà conoscere il posto ove riunirsi in caso d'attacco. Di giorno l'ufficiale può permettere ai soldati di metter piede a teri·a, ma non pennellerà che alcuno si allontani dal suo cavallo, e meno poi di torgli la briglia senza permesso. Affinchè il soldato possa ad_ogni istante montare in sella, il cavallo sarà solo legato ad un palo. Le vedette devono essere doppie, e se di notte in paese piano esse sono tanto distanti l'una dall'aLtra, che il nemico possa 'penetrare inosservato, si esigerà che delle doppie vedelt.e una sia sempre in moto verso della vicina._In questo caso si darà loro iI cambio og"ni mezz'ora. Sarebbe anche bené il collocare , tra il posto e le vcdeuc, alcune vedelte intermedie rimpello agli intervalli cli quelle di prima linea, affincbn esse possano , socco' rerle in caso d'allacco e da1:e avviso al posto se quelle cli prima linea fossero sorprese.
§ 13. - iYorme pel caso in cu,i 1tno vien dimenticato in un posto. Egli è impossibile il prevedere tutti i casi che possono seguire; ma come norme genèrali : . ·1 ° Appena fatto avvertito dalle sue pattuglie o dagli abitanti che i posti circostanti si sono ritirati e che le troppe che gli erano dietro sono parli te, l'uffiziale sped irà tosto un cavaliere ben montalo o llll bersagliere fidalo al suo comandante con llll annùnzio pe'r iscritto chiedend ogli norme di condotta. - Nello stesso tempo manda due uomini nel villaggio o nelle· case più vicine coll'incarico di condur seco un messo che conosca bene il paese. 2° Mentre sta aspettando la risposta, l'ufficiale raddoppia ùi vigilanza, tiene la truppa su le armi, e n1ette a' fianchi e alle spalle sentinelle doppie a guisa di posti di avviso.
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AL SERVIZIO llEI P(iSTI AVA~ ZAT I
G UIDA
3° Se egli crede di poter trovare una posi1.ione più vantaggiosa, qualche centinaia di passi piì1 a <lestra od a sinistra, egli si recherà ad occuparla. Però lascierà un piccolo posto oJ anche un ,soln soldato nrlla posizione abbandoi1ata, affinchè servano di guida agli uomini spedili ed a ricevere chi portasse un ordine. 4" Se non giunge risposta, o la posizione della truppa si fa pericolosa al ritirarsi di posti circostanti, per la vicinanza del nemico o pel suo avanzar:;i incontro a noi con forze superiori , ciò non di meno l'utlìciale non potrà ritirarsi prima di aver ben ponderato quale sia il mandato del suo posto. Se p. e. egli occupa il solo passo che il nemico abbia per avanzarsi contro il corpo principale, come uno strello, un ponte sopra nn gran fiume, dovrà in questo caso opporre ogni possibile resistenza al nemico; se, tenendo forte, può costringere il nemico a un gran movimento prima che possa assalire le nostr11 truppe, insomma se la ritirata del poJtO non può nuocere in qualcbe modo al corpo principale. Se l'ufficiale fosse persuaso di poter ritirarsi senza com,promettere il corpo principale, egli farà bene di palesare la sua situazione agli ufficiali presenti ed anche ai sottufficiali valorosi ed anziani, e di sentire almeno il loro parere, a scanso di ogni cattiva interpretazione contraria al suo onore. Solo sarà da vedere di non precipitar nulla e ponderar bene che solo una ferma persuasione di non poter giovare in niun modo all'esercito col sacrifizio di sua vita e di quella de' suoi subordinati, può scusare la sua ritirata, ·nel caso che il nemico si presentasse in forza considerevole e che le truppe circostanti avessero già abbandonato la posizione.
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PARTE SECONDA
Delle pattuglie -
Pattuglie mamlate dai posti avanzati.
1
§ •I 4. -
Pattuglie hmgo la linea de_lle sentinelle.
Queste pattuglie che vanno d'ordinario nottetempo, consistono di un vice caporale e due uomini, o di un caporal~ con 4· o 6 uomini. È loro inca11ico vetlere che le sentinelle siano al loro posto e vigilanti; condurre all'ufficiale tutte le persone che in,contrano nella vicinanza dei posti; visitare la catena delle sentinelle del proprio posto. Se due pattuglie s'incontrano, quella che scorge prima l'altra si comporta come è prescritto nel Regolamento di servizio, coll'avvertenza di non dar mai il grido di campagna ad alta voce, perchè potrebbe essere sentito da qualche nemico cui fosse riescito introdursi nel circuito delle sentinelle. I due capi pattuglia si comunicano quelle nozioni che possono avere e continuano la loro via. Se la pattuglia consta di un caporale e sei soldati , due 1i essi precederanno di 3 O passi il caporale che terrà dietro coi 4, rimanenti. Giugnendo presso d'una sentinella, faran quello che da' regolamenti vien prescritto. Se la pattuglia ne incontra una nemica, fa fuoco, e l'assalta alla baionetta se si trova a forza uguale , però non l'inseguirà oltre a 100 passi per non catlere in agguato. Se il nemico è in forza, la pattuglia dopo aver sparato si ritira .sul posto più vicino e manda un uomo a portare colta massima celerità avviso-all'ufficiale.
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GUIDA
§ -15, -
Pattuglie contro il riemico.
e
Se il n~mico è vicino si teme un attacco , si devono spedire frequenti pattuglie lungo le strade, e dopo partita una pattuglia se ne spedirà un'altra, pel caso che la prima cadendo in mano del nemico, si possa ancora essere informato in tempo del suo arrivo, od anche per sostenerla in caso fosse assalita ed oppressa, Le pattuglie non si spedii·ann.o in direzioni ed G~·e determinate; dappoichè 5i-' diminui3Ce la vigilanza ed il servizio ne soffre e'si corre pericolo ~degli agguati . . . . . Ogni pallug\ia , deve, quando può, ritornare per un'altra via che quella per cui s'era avanzata ... per scansare gl,i agguati e riconoscere due strade. Per le pattuglie che si spediscono dai ,1 00 a 100 passi davanti la catena delle sentinelle per visitare un terreno tagliato, la qua\ cosa ha luogo tutti i giorni a\ far del dì, per queste pattuglie bastano un vice caporale con 6 uomini. Se le pattuglie debbono percorrere una distanza maggiore ed un terreno difficile esse debbono essere dirette da un caporale e constare di -1 '.2 uomini. Se il posto non ba uomini sufficienti per spedire pattuglie di queÌla forza, si manderanno invece pattuglie di soppiatto. Pi•ima della_partenza, l'ufficiale designerà al caporale dove dee andare ed a qual distanza, e per quanto tempo egli debb,l stare in giro, affinchè non s'arrestino nelle osterie. Se gli uomiu'. avessero necessità di bere, essi dovranno farsen e portare fuori della casa ed intanto dai quattro lati sta un soldato di sentinella.
Disposizioni. - Una cotale palluglia deve essere divisa in cinque parti. ·oue· uomini di sangue freddo, abili e coraggiosi precedono e si ~uardano di quando·in quando attorno per non scostarsi di troppo; 50 o 150 passi dietro di loro sta il caporale colla truppa
AL SE R\' JZJO 0 1,;1 POSTI .AV,l~ZATI
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pÌ'incipale, e dai tiO agli 80 passi indietro, due altri soldati. Alla distania di ·100 ai 250 passi camminano due soldati per ogni lato, a guisa di fiancheggiatori.
lstrnzfoni per i soldati. - Salvo pocbi casi, si dovrà chiarire ai soldati la posizione in cui ci si trova, e le varie vie a tenersi nella ritirata, percbè ciascuno sappia provvedere a sè in caso si fosse sopraffatti dal nemico. I due soldati che marciano in testa cd ai fianchi devono visitare attentamente lutti i ripari dietro i quali ·potrebbe nascondersi il nemico, e b~dar bene eh~ nessuno slia appiattato in terra o in fossi asciutti, dietro alberi o ,siepi. Eglino si seconderann o l'un l'altro; e se per esempio uno d'essi visita un 'cespuglio, l'altro si tiene al pronti in modo da cogliere di fianco i\ nemico che s'avventasse sul su o carne-rata. fn una collinetta \'uno sta al basso finchè l'altro che è salito gli annunzi con segni non esservi il nemico; fermandosi dietro la cresta per non farsi·vedere. Si possono combinare dei segnali coi quali annunziare l'arrivo del nemico o altro. Se i soldati d'avanti scorgono il nemico, si nascondono, ed uno di essi avverte la pattuglia che si appialla o si ritira, oppure si colloca in modo da osservare, spiando. Se un esploratore vede il nemico ai fianchi della pattuglia avanzarsi contro la medesima, esso gli fa fuoco sopra e tutti si rac~ colgono altorno alla truppa principale. Si interrogheranno tutti i · contadini: dove sia il nemico, se è in marcia, qual è la sua forza.
· Jlfarcia in pianwra. - Di giorno i fianr.hoggiatori stanno presso la truppa principale e sono solo mandati a dritta ed a sinistra per visitare una macchia , un burrone, una càsa che stiano a qualche disLanza. Nella notte poi si scostano tanto da non perdere di vislu il corpo principale.
1'1arcia in me::zo _a cespztgli e siPpi. - Se si marcia per un Ml ìiO
Il! , vol. IV -
11.
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GUIDA
paese tagliato da siepi e da cespugli, i fiancheggiatori seguiranno sl di giorno che di notte delle vie laterali, le quali si ricongiungono poi di nuovo colla strada maestra, e perlustrano attentamente le siepi intermedie. E5si non si allontanano però mai oltre gli 800 passi dalia troppa principale.
Marcia nei boschi. - Nei piccoli bos0bi i fiancbeggiatori camminano sul margine dei medesimi, lenendosi però abbastanza internatì da poter essere veduti da una certa distanza, mentre essi scoprono il paese tutto all'intorno. Il corpo principale passa nel bel mezzo. Nelle foreste si prendono guide e si cammina in vicinanza della strada ordinaria. Nel passare il bosco si dovrà prendere informazioni intorno a quE>ll'altra via che si terrebbe per la ritirata, in caso che, malgrado di tulle le precauzioni , si fosse t~1gliati. st.esse regole valgono pel giorno e per Ja ,nolte. Solo è da raccomandare ai fiancheggiatori di tenersi così vicino alla truppa principale da non correre pericolo di perdersi.
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I>fm·cia per lo stretto. •- I due primi soldati lo perlustreranno prima che la truppa principale passi, e i due fiancheggiatori visitano tutti i luoghi a destra ed a sinistra , ove il nemico potrebbe celarsi sia all'entrata che all'uscita dello stretto. lvi pure si cercherà conoscere, la via per cui ritornare indietro, senza passare per la gola, ed in caso cbe non vi esista, si lasceranno due o tre soldati nascosti presso lo sbocco, perchè avvisino, mediante arcbibugiata, che il nemico tenta chiudere la ritirata alla pattuglia, ed affincbè il nemico, venendo a inseguirci, creda trovar quivi i nostri sostegni. Jlfarcia d'inverno per burroni·, ed in terreni montuosi. - Se d'inverno a cagione della molta neve o altro, fossero solo pratica·
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bili alcune poche strade infossa tè e non si potessero usare le strade vicine, si faranno allora delle piccole paUuglie di due o tre uomini, le quali si seguiranno alla distanza dai 3 ai G00 passi, · oppure staranno distanti quanto più possono senza perdersi di vista. Per tal modo quand'anche la .prima pattuglia cadesse in imboscata , il nemico non potrebbe vedere la seconda e non saprebbe nulla intorno alla nostra forza, e cos~ la pattuglia non conerà rischio d'essere tulla sorpresa .. Se si dovesse passare ad ogni costo, con un distaccamento cl i bersaglieri e di cavalleria leggicra, per ,un luogo l'P;SO cosi difficile dal gelo, ebc uè uomini nè cavalli potessero reggersi, allora si dovranuo far cavare gli stivali ai soldati ed avv iluppar i loro piedi come anche quelli dei cavalli con stracci oppure con feltro. In rnancaoza di questi mezzi si stendano i niantelli ed i capotti e vi sì passi sopra,. togl iendo l'ultimo maniello quando l'ultimo uomo è passato per portarlo davanti al primo ecc. ecc. I Francesi furono sorpresi dalla cavalleria russa in !svizzera, che passò in tal modo per due strade credute impraticabili. . Se il freddo fosse 'intensissimo si permetterà agli uomini di cavalleria di camminare metà per volta a piedi.
Perlustrazioue di,wn ,villaggio o d'·una citlà. -'- Di giòrt'lo la trnppa · principale si rimpiatta a 'qualcbe 1·00 passi avanti del villaggio ed a lato della strada. Gli esploratori ~i avvièinano con precauzione al medesimo, e domandano al primo che incontrano se il nemico vi sia. Se il. nemico è dentro essi éonduco110 l'uomo èbe hanno incontrato alla trnppa princìpa'le. Se egli dice uon saper nol)a del· nemico, vieu trattenuto e minacciato della fucilazi()ne se si venisse mJi ·a scoprire il contrario di quanto ci. dice. Quindi due uomini entrano nel vit1aggio, Lluo vanuo a destra e due a sinistra dello stesso; oppure seguono le vie laterali. Questi cercano del giudice, del medico, del sindaco, .ecc., li fanno chiamare e li interrogano tutti in torno al luogo dove
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sta nascosto ·il nemico. Eglino si fanno aprire tutte le case e capanne. Quanto si è detto intorno al modo di secondarsi a vicenda degli esploratori sarà da osservarsi in quest'occasione, dopo di che vanno a far rapporlo_alla truppa principale, ed intanto dne soldati stanno in osservazione dalla parte d'onde può venire il nemico. li caporale si farà allora rilasciare dal giudice del luogo un attesiato di esservi stato. Di notte la pattuglia s'asconde anche a poca distanza dal luogo e manda nel villaggio due uomini i quali dovranno entrare nel medesimo da un punto dòve non vi siano strade. lvi essi entrano per un giardino , e guardano per le finestre, se nelle camere a pian terreno non siavi mìlla cbe diuoti il nemico, oppure se ne stanno celati, finchè alcuno esca per estrarre acqua, o si rechi alla stalla. Es.$i appunta ilo le baionetle al petto di questo tale, e l'interrogano del nemico. Se il nemico non vi ~, si prende altra ricognizione del luogo comt1 di giorno. Se egli vi fos_se, colui d·al quale se ne ebbe notizia vien co-ndotto dal comandante della pauuglia. Se si desiderano nozioni più precise, si va in maggior vicinanza (dopo di aver avuto contezza della posizione delle guardie del nemico, dall'iIJdividuo arrestato)' delle vedette, si dà loro l'allarme, se non si può riuscire a catturarne una. Quanto s'è detto per un villaggio vale anche p~r una cillà.
lnconbraiìdo una patlibglia nemica. Se l'è più debole, si deve procurare di taglial'le la ritirata, tenendosi celati, onde far prigionieri ed aver notizie; e se più forte, non si deve impegnar zuffa; avven~ndo però il caso che una pattuglia abbia la sua ritirata tagliata da una più forte e non ~bbia mezzo di cavarsela altrimenti, essa deve far impeto contro Jel nemico e procurare che almeno qualcheduno giunga a dar notizia al campo.
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-§ 'I 6. -
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Pattuglie di soppiatto spedite dal piccolo posto.
Le paUuglie di soppiatto, dal cui nome è già espresso lo scopo, devono recarsi senza essere ,;edute, sin dove possono scorgere il nemico, o procurarsi quelle notizie per le-quali sono state spedite. Essa segue le regole più sopra stabilite, scansa tutte le strade ed i villaggi, che può trovare prima di giungere alla sua destinazione, in modo cli non imballersi nel nemico, ch'essa ueve evi tare per quanto è possibile. Se incontra individui dai quali non possa trarre notizie soddisfacenti, essa ai terrà all'ora nascosta, e lascerà passare questa genie, affinchè non s'accorgano defla sua presenza.
§ 1 7. - Distaccamenti e pattuglie di ufficiale. L'ufficiale prima di partire deve avere : 1° Un ordine scritto che determini con preci:,ione . il suo incarico. Se deve levar contribuzioni, _o far altra operazione, di cui possa poi essergli dato carieo, egli ali.ora non deve parUrc, senza un ordine preciso. Oltrecèiò si farà dare quelle spiegazioni e schiarimenti che si domandano quando si va di guardia agli avamposti. S'egli possa arrischiar qualche cosa, presentàll·· dosegl i l'occasione di far prigionieri , o di compiere un buon colpo, sapere a chi deve àìrigere i suoi rapporti; e altre cose simiglianti. 2° Un ruolo esalto degli uomini componenti il distaccamento, distinti per compagnie, per ~ssere in grado di annotare sul suo rapporto quelli che disertassero, ammalassero, fossero feriti o cadessero snl campo. 3. _Carta _bianca, lapis, e temperino: uu orologio, nna carta del paese, ed un cannocchiale s0110 indi3pensabili, percbè al 0
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Ji là cli ·I B00 passi non si può distinguere ad occhio nudo l'arrivo del nemico o altré mosse. Egli è importantissimo nei distaccamenti 'il vedere e· distinguere da lontano, percbè allora non si è veduto. Una piccola bussola ba il vantaggio di procurare sempre la cognizione dei punti cardinali , senza di che si può cadere in gravi errori nei paesi montagnosi e mollo accidentali . .i Assicurarsi dello stato delle munizioni. Non occorre dir,~ che il suo comando avendo a durar qualche tempo, egli deve assicurarsi del mo<lo di aver i suoi soldati sPmpre calzali, nudrili e pagati.
~uesta distanza per non incorrere nel pericolo che il nemico, uscendo improvvisamente da qualche agguato, assalga i fiancheggiatori , e respinti, non giunga coi medesimi sopra della pattuglia e la metta in disordine, locchè accadrebbe infallibilmente se i fiancheggiatori marciassero di pari alla pattuglia. I fiancheggiatori hanno anco a 00 passi i lor.o esploratori ,\\:anti e cli fianco; con un capornle e 6 sol,dati: p. e. '.2 uomini avai:ti e due a lato, con 4 uomini, due avanti ed uno per ogni fianco. Segue -spesso che i fiancheggiatori debbano per qualche tempo seguire la stessa via del distaccamento, non dovendo mai lasciarsi tra gli uni e gli altri un terreno in::pi:aticabile. Siccome il servizio de' fiancheggiatori è molto faticoso, così gli esploratori d'avanti e di fianèo se di cavalleria portano la sciabola per la dragona e la pistola armata in mano , e si comportano come bersaglieri.
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NB. Siccome nel_ rnod,) atlt]ale di guerreggiare le truppe leggere possono trovarsi per molli giorni consecutivi esposte al fuoco, così sarà prndente ch'esse abbiano sul carro .drgli equipaggi una provvista di munizioni da guerra. § 18. -
Condotta durante la marcia.
L'ufficiale de' bersaglier.i, il quale deve conduri·e contro del nemico una pattuglia composta di bersaglieri e di cavalleggieri, seguirà in generale le norme stabilile nel § 1 ii.. Ordine. - l fiancheggiatori, l'avanguardia e la retroguardia sono somministrali di giorno ed in pianura dalla cavalleria ; nei boschi, nei terreni tagliati e nelle notte buie dalle fanterie. L'avanguc1rdiu è coarnnemente forte d'un terzo o un quarto della truppa. Suppongasi constare di 24 cayal\i, di un caporale ed otto bersaglieri, questi precedono il corpo principale dai 200 ai 4-00 passi, e mandano 2 esploratori dai 50 ai 100 passi avanti. La forza dei fianc~cggiatori è la metà dell'avanguardia. · Essi esploreranno lullo ciò che si trova a 4-00 passi dalla strada, e si iengono sempre dagli 80 ai 150 passi più ,,icini di lato alla van3uardia, che non è la colonua, la qnak tiene
Per tempo nebbioso e di notle. _, li distaccamento è regolato · alla medesima maniera, se non che la distanza fra le varie parti dì armati deve essere diminuita, e fra esse deggion camminare alcuni nomini per mantenere le comunicazioni e non distaccarsi l'una dall'altra. Negli stretti. -. - Un ufficiale non passerà mai uno stretto, prima che l'avanguardia siasi recata dall'altra parte del mede~ simo e che i fiancheggiatori abbiano esplorato ben bene il terreno a destra ed a sinistra. Se lo slrello è attraversato eia vie laterali, vi si manderanno dai fiancheggiatori due esploratori, de' quali uno sta sulla strada per osserval'e e vedere in tempo quanto può interessare la patluglia, mentre l'altro va a portare colla massima celerità le notizie. L'ufficiale lascia un sergente valoroso con alcuni uomini nascondersi allo sbocco dello stretto a gui,a , cli sostegno, ogni-
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qualvolta il nemico è a poca distanza eà egli deve ripassare lo stre llo.
Contegno da tenersi in un villaggio od uma ci/là. •- Dopo di aver riconosciuto il luogo .nel modo stabilito al § ,14, p<,n si dovrà mai entrare con tutte le pattuglie ( anche se per due volte non si fo.;se incontrato il nemico in un silo) , anzi vi si dovrà passare entro in tre o qnattro riparti, oppure passarvi all' intorno e farlo visitare· da un solo riparto. Alle voci che corrono fra gli abitanti si deve dar poco t:redito, principalmente in paese nemico. La miglior intenzione, od anche la più severa minaccia non giovano, quando la gente ignora il luogo dove si tiene il nemico. Incontro èlel nemico. - se· l'avanguardia scorge il nemico a poca distanza ej in poca forza, i bersaglieri si rimpiattano cd anco una parte della cavalleria dietro a loro, i cavalieri meglio montali si presentano soli in foraggieri avanti la pattuglia nemica, e se il nemico li minaccia si danno alla fuga. Se il nemico li insegue, i bersaglieri appiattati lo aspettano alla distanza di ,J O passi e lo affrontano con una :;carica ; a questo segnale la cavalleria esce dal suo nascondiglio, quelli che fuggivano si riordinano dietro gli altri, e potranno assieme aver facile vittoria di un nemico stanco dall'inseguire e disordinato dalla sorpresa. Se il nemico mostrasse di non fidarsi , allora un cavaliere esperto lascia cadere il ·suo cappello o qualche altro oggetto. Cn allro gli si ferma presso come per aiutarlo. L'uno di essi osserva il nemico, mentre l'altro fa aUo di no11c poter riuscire a raccogliere l'oggetto caduto. Se il nemico .s'av:anza la truppa ne fa. altrettanto come se volesse recarsi in a;uto_dei due caval it1ri. Il primo raccoglie prestamente quanto avcrn lascialo cadere, e ritornano cntrarn!Ji alla loro truppa. Questa ed alt.re simili asluzic invitano il nemico. ad inseguirci e lo ~ -ano bel bello ndla
AL SERVIZIO DEI POSTI AVA NZATI 221 trappola. Nelle nolli l'.hiare, subito cbe si scopre alcuna cosa in lont~nauza, la pattuglia. si rimpiatterà a lato della strada per lasciar passar il nemico se è pili debole e tagliargli la ritirata , lacchè sarà facile se la pattuglia consta di soli bersaglieri. Se il nemico fosse molto più foqe, allora l'ufficiale si ritira in gran silenzio colla sua pattuglia e cerca per un'altra via di compiere la sua missione. Se il nemico lo ha scoperto, egli divide la sua. truppa in due parti, l'una delle quali si porta indietro a 400 od 800 passi, mentre l'alti·a agisce in ordine rado, e quindi si danno a vicenda il cambio. La parte che s'è portala indietro manda tosto due nomini ancora più giù, per preparare, oye sia possibile, quanto occorre onde, passata la pattuglia, disfare i piccoli ponti di legno pei quali il nemico dovesse passare; di situare alcuni carri ai quali s'è tolto una ruota attraverso all'entrata d'una citth o villaggio. Egli è sopratutto all'entrata delle gole che si deve ritardare la marcia del nemico, co ll'avvertenza però di non esporsi ai pericoli di essere girati ed avere tagliala la ritirata. Supposto che un ufficiale abbia lascialo la fan. teria appiattata in un terreno taglialo, ed egli siasi portato a.vanti colla cavalleria a riconoscere il terreno unito e piano, egli pro· curerà nel ritirarsi, e presentandosi dei piccoli stretti, far fronte al nemico coi migli ori cavalli, meni.re i meno buoni cot,tinuatJ ~ a ritirarsi. Se il nemico si avvicina numeroso, allora l'ufficialo si ritiri.! con tutta celerità,. cosicchè egli abbia sempre a fare sol tanto. coll'avanguardia. Per rallentilrc la rapidità cleWinsegoimento del nemico, dietro d'una siepe, d'un villaggio o d'uu'altura cbe sia visibile in lontananza o presso della quale si debba passare nel riLir:irsi, si potranno collocare alcuni uomini coi peggiori cavalli , gli sto rni di preferenza. Si porrà anche un trombet.Licre ed una vedella nascosta dietro d'un'altura cl'onde possano scorgere senza essere veduti, e tosto cbe la vedelt;ì si accorgerà che il nostro distaccamento è inseguito dal nemico, essa dirà al tro:11bettit•re di suonare la marcia, al qual segnai~
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quegli uomini e quei cavalli si mostrano sul fianco del nemico , il quale supponendo che da quella parte giunga un rinforzo, farà le disposizioni occorrenti per resistervi, ed intanto sospenderà \'inseguire. Se 'lueste dimostrazioni ed astuzie non valgono a rallentare la forza del nemico, e che il distaccamento si vedesse presso a cader nelle mani di un n~mico molto pii1 nnmeroso, allora il distaccamento dovrà sparpagliarsi per raccogliersi sopra un punto già determinato. Prudenza vuole che in una-ritirata forzata si debba tutto porre in opera per saivare e libertà e vita, epperò non si dovrà neppure indugiare un pochino a liberarsi di quànto può recar impedimento alla marcia: bagagli, bollino e prigionieri, lutto deve essere stato posto in sicuro a tempo, per non aver altro pensiero fuori quello dL ritirarsi con celerità ed ordine'. Se il nemico assalti d'improvviso la nostra vangua!'dia o re• troguardia , questa si difenderà vigorosamente pe, · dar tempo al distaccamento di correre al soccorso. Un antiguardo, la reIrogDardia, o pallug\ia di fianco, inseguite cbe •fossero, non do• vranno mai ritirarsi diriltamenle sulla colonna. L'avanguardia farà seguire la traccia delle orme recenti che incoutrasEe nel suo cammino onde.riconoscere se mai conducessero ad un qualche luogo dove se ne stia appiattato il nemico.
§ 9. - Pattuglie cli soppiatto. 1 \
Volendo riconoscere o sorprendere un posto; se si ha da comunicare attraverso del nemico con un nostro corpo d'esercito o con una fortezza che è in nostro potere; se si vogliono distruggere magazzini collocati alle spalle del nemico; se si deve tendere un'imboscata nelle vicinanze del. nemico per rapirgli un convoglio, un corriere, in tutti questi casi si farà uso di pa ttuglie celale sino al luogo a ciò destinato.
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§ 20. -
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Regole per la marcia.
Osservate le regole stabilile dal § ,17 l'ufficiale parte col suo distaccamento in tutto silenzio ed inosservato. Esso camminerà di notte e si terrà di giorno nascosto n·l'i boschi, oppure camminando di giorno terrà i boschi, e schiverà di passare per borghi o luoghi abitati. Il tempo più propizio alle marcic diurn e è dalle 1O del maltlno sin verso le quattro; poichè in queste ore non vanno attorno le pattuglie. Ma si avrà però l'avvertenza di regolarsi secondo gli usi delle soldatesche colle quali si ba a fare. ll distaccamento ha la sua vanguardia, i fianchrggiatori e la retroguartlia, come ogni altra pattuglia, colla dilferenza soltanto efr'esse camminano più vicinp al distaccamento. Ne' cespugli, ne' boschi e in tempo di notte, l'intervallo fra l'avanguardia ed il distaccamento è di 100 passi. I fiancheggiatori sono spinti sino a 150 passi per frugare le siepi, i cespngli ed i boschi, pre~so cui si avesse a passare durante il giorno od in notte oscura. L'avanguardia ed i fiancheggiatori procedono con grande sospetto, e di notte pongono sovente l'orecchio pe1· terra per sentire se il nemico s'avvicini, ed avvertire in tempo il distaccamento perchè possa nascondersi, e scansarne l'incontro. L'esito dell'impresa dipende spesso da queste precauzioni; epperò si dovranno lasciar passare i pedoni del nemico, senza molestarli, t) le piccole partite, a meno che si sia certi di poterli prendere se11za far ch ia~so, ~ si abbia come custodi rli. Dovendo transitare villaggi o stretti si seguiranno le regole stabilite al § 15 colla differenza che si deve cercare di passarli segretamente e di notte. Si deve sempre partire dalla supposizione che il nemico si tenga nasco3to nel territorio che si ba da percorrere prep~rando una qualche impresa, o che stia esso pure eseguendo una pattugl ia di soppiatto. Laonde si deve essere sempre
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pronti a combattere,· e la marcia di un piccolo distaccamento non deve mai aver luogo in modo faticoso, nè si potrà permettere cbe una frazione si mischi coll'altra. Percbè al menomo all'arme possono venire i pit1 gravi disordini, partieolarmente negli slretti, in tempo di pioggi,a o di nolle, se si permettesse agli uomini di camminare disordinali, quando è giorno ed il tempo è nuvolo, essi cammineranno in egual modo anche di notte per quanto si faccia onde tenerli in ordine. Di quando in quando si conteranno !e file, e se alcuno è mancante si può temere di tradimento, sicchè si deve rntroc,edere od almeno cambiare repentinamente di stazione.
§ 21. -
Arresti dì persone.
Occorrendo arrestare qualcuno per trarne notizie , ciò si dovrà sempre praticare d.i notte ed in ispecie da sè (V. § 15 Dei 1,,i/lqggi), e queste persone non si doHanno rilasciare fino a che non si abbia più a temere di essere traditi , minacciandole di moschettarle se mai andassero a dire alc1.1na cosa, e che si distruggerebbero le loro case sino dalle fondamenta. Costoro devono essere tuttavia trattati con riguardo, dando loro convenientemente da bere e da mangiare, unendovi una manc,ia nel congedarli; se si rie:,;ce a guadagnarne l'affetto, si avrà in una tale persona una mezza spia) da Cl!i con buoni trallamenti si sapranno alcune cose, ch'egli avrebbe altrimenti tenute segrete. E potrà indicare : coloro i quali souo in grado di avere notizie del nemico, e que.ste person-e saranno catturate nello stesso modo che s'eran prese le prime. Lo scopo e la forza del distaccame-nto, già ,si sa, non devono essere loro manifestati. Quando si è vicini ai posti nemici o nel loro mezzo, allora si dovrà trattenere con bei h1odì e cortesia chiunque ne avesse a caso scoperti, fino a lauto cbe non· possa più re· carci danno e minacciandolo, s'egli ne svelasse, di farne vendetta terribile sopra di lui e della sua famiglia. 1
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Avendo fatte molte interrogazioni a queste persone, loro se ne dovì·anno aggiugnere altreltante per condurle in errore. O cosl pure nel rilasciarle si prenderà un'altra strada che quella si deve seguire, e si parlerà di nn luogo diametralmente oppo sto, afl.ìnchè nulla possano sapere con certezza.
§ 22. - Norme per prender cibo e rijJosare di giorno e di notte. Volendo far 'prendere oibo o riposo al distaccamento , esso non verrà a tal fine fermato in un villaggio od in un bosco grande: Se però non vi fosse nelle vicinanze un sito meo-\io ' o adatto di un grosso bosco , si avrà cura di stabilirvisi !ungi dalle 'strade e si' porranno i posti d'avviso (se il distaccamento fosse composto cli sola fanteria, non si potrebbe scegliere per la' fermala un posto piò proprio che un bosco). Il meglio si è, quando si trova un boschetto où un picc;lo poggio, da cu i si· possa scoprire all'intorno senz'essere veduti. Si devono mettere, sentinelle doppie, le quali diano pronto avviso di, quanto scoprono in lontananza. A quest'uopo uno salirà sopra cli un albero per scoprire più !ontano, e l'altro si terrà ai piedi del medesimo per corr·ere tosto a portare all'ufficiale notizie di quanto quegli scorge. La via dall'albero al posto dell'ufficiale sarà seguita èon parecchi rami rotti, affincbè le sentinelle possano subito ricono~cersi. Il sito scel to pel riposo deve sempre aver acqua nella vicinanza, affincbè niuno abbia a scostarsi dal posto. Non si permetterà alla cavalleria di passare più di una metà di cavalli per volta. Se il foraggio ed i viveri che si hanno seco sono insufiicienti, si dovrà cercarne in qualche casa isolata, e ne! riceverli si avrà cura di tener il distaccamentò nascosto. Si dirà a coloro che portano il foraggio che ne andrebbe la !oro vita se mai ci tradissero. Il meglio sarebbe di travestire gli uomini che vanno pel foraggio, od almeno fare che si tengano avvolti nei I.oro man teli i , e se per caso si fosse
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in vicinanza del nemico, si sceglieranno uomini elle ne sappiano
sempre notare quanto gli p:trrà degno di menzione, non fidandosi mai della propria memoria
la lingua, ond'essi possano essere creduti una pattuglia nemica. L'essenziale sarà di procedere con segretezrn. : Volendo riposare la notte e richied~ndo il cattivo tempo ò la stanchezza che gli uomini debhano ricoverarsi sotto d'un tetto, il distaccamecto, venuta la notte, sarà condotto verso di una casa appa1:lata; la quale sia stata· prima riconosciuta eia due soldati. Dove ciò si· possa, il cortile sarà chiuso e le uscile verranno custodite ria due uomini; i soldati di cavalleria si terranno p1·esso <lei loro cavalli, quei di fanteria terranno sempre il fuèile con sè, tutti presti at menomo segnale. Gli abitanti de'vono essere custoditi e non si lasceranno allontanare per tema cb'abbiano d,\ tradire. Nel partire si darà una mancia agli abitanti delle case minacciandoli di morte, in ca,;o di tradimento, e promettendo loro, se tengono il segreto, una riconoscenza al ritorno. I
Norme relative allo scopo delle 1ialtuglie.
§ 23. -
Ricognizione generale di tm paese.
In una tale riconoscenza si avi à speciale riguardo nlla on tura del terreno, e si noterà: Se il 'paese sia piano o frastagliato; quanto sia approprialo alla cavalleria od alla fantorìa; se sia,spa1·so di collinette o di seni; se interamente unito, se tagliato da acque o coperto di maccbie; la nalora délle strade e dei terreni laterali. I luoghi dove n' terreno cambia <l'aspello devono venire indicati per mezzo del nome dei villaggi Yicini , ed ancora per la distanza percorsa dal punto cli' partenza. In qualunque caso dovrà
§ 2t. - Ricognizione d'im piccolo circondm·io, di una o più strade, cli u.n fiume, di tmo stretto. Si osserverà: se il terreno sia sassoso, fangoso o sabbioso, e se sia praticabile in tutti i tempi. Se in conseguenza v'abbia o no difficoltà a condurre cavalleria, artiglieria e bagagli per quelle strade; se la strada passi per monti e per foreste e quanto sia larga; se vi si possa marciare per file o per squadra; qnanti stretti s'incontrino e da q·unl lato siano essi dominati; la larghezza d'una strada incassata per sapere se i cannoni ed i carri vi possono passare; la largbeiza del fiume; se la riva vi è alta; se crescano cespugli sulle rive e quale delle due sia la più alta; q_uanti guadi vi siano nelle vicinanze e quanto profondi; se il suolo sia sodo o fangoso; ~e il fiome sia soggetto a gonfiarsi e straripare, e in qual tempo dell'anno; quanti ponti nelle vicinanze e come costrutti; se i medesimi siano di collo o di legno e la loro larghezza; quante barche vi si trovino press'a poco; se sianvi dei battell'i e di quanti uomini capaci. Per quanto è possibile l'ufficiale s'assicurerà d'ogni cosa co' suoi propri occhi , e quando dovesse ricorrere a,ll'opera altrui ei non starà alle inform;1zioni di uBo 9 due uomini, ma interrogherà molli degli abitanti del vicinato. Non si dovrà mai chiedere se si possa passare per una strada, ma bensì se tale stnida sarebbe praticabile in caso si dovesse farne uso. Come pure non si dovrà stare alle parole degl i abitanti facoltosi, percbè costoro affine di risparmiarsi l'incomodo d'una visi la , diranno sempre che le strade sono in uno stato peggiore di quello che realmente non sono. Se un ufficiale fosse incaricnlo di riconoscere la strada per parecchie colonne, esso dovrà visitarne tulle le tortuosità per scansare che le c.olonne
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vengano ad incrocicchiarsi. A tal fine, quando due colonne dovessero passare in uno $lesso tempo per una città, egli dovrà specificaré con pi'ecisione per qual porla ogni colonna debba entrare od uscire, e quali vie debba seguire. Se l'incontro di due colonne ba luogo in villaggio, l'ufficiale darà indicazioni analoghe relativamente alla direzione della marcia nell'entrata e nell'uscita: Quando poi nulla si abbia a temere dal nemico, e che non importi tener segreta i'a direzione della marcia, l'ufficiale indicherà con segnali (pali con fasci di paglia) la via a tenersi. Spesso egli potdt abbrevi,1re la marcia e renderla più comoda facendo passare la fanteria e la cavalleria pei campi e riservando la strada per le ar~iglierie cd i bagagli.
SUI LAVORI GE ODETICI E TOPOGllAFICI TOSCAì'\I
( Continua).
Per la formazione della carta topografica militare .della Toscana era indispensabile una rete di punti trigonometrici, e questa non limitata alla sola Toscana, ma estesa a certa distanza ai terreni limitrofi, onde collegare le operazioni di un compartimento italiano con gli altri. Per ciò cbe riguarda la Toscana si avea già la rete trigonometrica del chiarissimo professol'e P. lngbirami delle Scuole pie, membro del Senato nell'anno ·1848, la quale serviva <li base alla nuova carta militare. Colla scorta dei grandi triangoli e ponti trigonometrici, si ritiene che dagl'ingegneri del Catasto sarà stata fatta una triangolazione secondaria , e questa dovrà esser fornita dalla Direzione Generale del Catasto stesso per facilitare le di verse operazioni. Pel riempi men lo di dettaglio, i rilievi, o mappe catastali serviranno a comporre dei di versi contorni la nuova carta militare. ANNO lii, Voi. IV. -
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LAVORI
PPr Lucca esiste al Catasto lucchese la rete trigonometrica eseguita dal Padre Berlini, capo dell'Ordine di S. Maria Nera, per cui, anche da quesla parte, si ba l'essenziale per continuare le operazioni. Una parte del territorio del Sercbio è stata dagl'ingegneri del Catasto rilevata nella scala di 1 a 2000; il rimanente del Lucchese è mancante onninamente. Era necessità conoscere qual è la parte rilevata, e quella da rilevarsi. Mancherebbe il territorio di Massa, la Provincia di Garfagnana, e la Lunigiana Estense. Ma vi era un primo lavoro sulla triangolazione di queste prqvincie, come quellc1 dell'inliero Modenese, riferita alla meridiana e alla perpendicolare di Milano, e divisa e sottoposta a tanti reltangoli, colle, respeUive distanze dai margini di detti rettangoli tutti i punti trigonometrici. Possiede anche diversi rilievi militari delle annunciate provi,~cie ed allri luoghi, e di non poca utilità e vantaggio alle operazioni da farsi, con diminuzione di spesa. Destinalo il locale per l'officio topografico, la prima operaiione fu quella cli determinare sulla carta dell'lngbirami, e sopra una copia a semplici contorni, e senza indicazione dei monti per maggior chiarezza ed esattezza, tutta, la rete trigonometrica e grafica, partendo dalla merid iana e perpeudicolare dell'osservatorio delle Swole pie, luogo ove ebbero origine le. primarie osservazioni geodetiche, da questa formare tanti rettangoli dell'estensione di 60 miglia quadrate, e riempire i medesimi dei deLlagli colle mappe catastali. Ogni sezione o foglio che comprenderà un rett.angolo di 60 miglia quadrate, cioè un lato di 1 O miglia e l'altro di G, dovrà esser corredato di una statistica. t a notare frallanlo c;he i fogli d'insiéme delle diverse comuni Toscane sono in diverse scale, sicchè sai·à indispensabile farne la riduzione alla scala stabilita di 1 a 25000.
231 Una tale operazione è della massima importanza, esigendo molto tempo, e somma djligenza, come ottimi istrumenti, e persone capaci da sE:rvirsene con intelligenza. S'incominciarono le operm-:ioni, come venne prescritto, dalla frontiera, ed or conviene prima conoscere fin dove si estendeva il Catasto lucchese per intendere a completare la parte di frontiera mancante. E noi speriamo che lo Stato Maggiore piemontese trovi i la'l'Ori concepiti e apparecclliali sin dal gennaio dell'anno 1849. GEODETICI E TOPOGRAFICI TOSCA :- I
~11S CELLANEA
EFFEMERIDI l\ULITARI ITALIANE
ll:Rese di Giugnoo
I giugno 1793. - I Piemontesi difendono con gran costanza e valore i colli di Raus, Lauthion , Milleforche, e respingono gh assalti di Serrurier e Brunet. - 1731. - Sotto il governatore Tana si pubblicarono le , Notizie e istruzioni per quei che vorranno esser ricevuti nel• l'Accademia reale di Torino • . 2 giugno 1424. - È memorando l'assedio sostenuto in A~uila da Giacomo Caldora e Francesco Sforza per 13 mesi, che cag10~ò la morte dello Sforza nel fiume Pescara, e terminò con la battagha data nella valle Aquilana il dì mentova to contro le forze capitanate da Braccio Fortebracci da Montone, signore di Perugia : il quale, avendo pur sotto il suo comando il sì celebre capitano Nicolò
· ~l ! SCF.J.LANEA 233 Piccìnino, foce prodigi di valore, ma ferito mortalmente nella mischia, morì in città dopo tre giorni di ostinato digiuno, nell'età di 56 ann1. 3 gvugno 1638. - Trattato di Torino ; e lega di offesa e di difesa con F rancia contro Spagna; sebbene facesse sorg_e re molte apprensioni 11 potere che era nelle mani, comè a'tempi di Giolanda, di una sorella del re francese, Madama Cristina reggente per Carlo Emmanu~le IL Pure a dispetto de'natali , la Duchessa di Savoia fu buona Piemontese. 4 giiigno 1802. - I l re Carlo Emmanuele IV rinu~cia la corona al fratello Vittorio Emmanuele I, siccome dopo 47 a.uni Carlo Alberto poneva la sua corona sul capo di Vittorio Emma• uele, cui la fortuna delle armi e più l'affetto e la riconoscenza degl'Ita!iani tutti cio"eranoo un dì. la meritata corona d'Italia. o , . Nel compendio di storia moderna dal 1454 e,l 1830 fatto m Firenze nel 1854 dal chiarissimo Celestino Bianchi v ien riportata al 22 di giugno la data dell'abdicazione. Noi abbiam preferito 1a lezione dBl Cibrario. - 1859. - Battaglia di Magenta, di cui pubblichiamo le relazioni. q giugno 1349. - Combattimento di Melito sulla strada da A versa a Napoli tra i baroni nàpoletani parteggianti per Luigi di 'faranto nuovo consorte di Giovanna I, e Ludovico di Uugheria corso a vendicare la morte del giovane suo fratel!o Andrea morto strangolato e g ittato giù da un terrazzino della sua casa di Aversa. - 1442. - Entrata degli Aragonesi in Napoli. Della quale entrata. vedesi il mngnifico a rco t_rionfale alla porta del Maschio entro Castel o uovo di Napoli, opera attribuita dal Vasari a Giu• liaoo da Maiano fiorentino e dal Signorelli a P ietro di Martino milanese; a vendovi anco lavorato Isaia da Pisa e Silvestro da Ar1 u ila denominato I' A riscola. - 1513. - Rotta de' Francesi a Novara . 8 gi·ugno 1808. -- Vien fondato in Napoli il Deposilo topo· grafico, affidandolo al vecchio geografo Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, il quale fin dall'anno 1769 avea pubblicato la carta geoo-rafi.ca del reg no di Napoli. giugno 1190. - Muore l'antesignano de'nemici d'Italia, Federico Barbarossa, secondo la vita scritto.ne da Cosimo Bartoli!
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MISC.E LLANEA
1859. - All'alba di questo giorno scoppiano mine qua e là de'terren i di Piacenza; ne distrnggono le nuovo e le antiche fo1:tificazioni , e il bel ponte sulla '.!;'l'ebbia , quasi come eterno con• gedo degli Austriaci da quelle mma. E si combatte la battaglia di Marignauo di là di Milano, sempre perdente l'Austriaco. - 1800. - I Russi assediano la cittadella di Torino sul front.e Principe a sinistra, San 'M . aurizio a destra. E il generale Fiorella, il quale ne teneva la difesa, fu sottoposto a un tribunale di guerra per averla troppo presto ceduta a dì 20 del medesimo mese. 11 g-iugno 1289. - Memorabile giorno della battaglia di Cam• p aldino o Certomondo, della quale non possiamo dare miglior de• .scrizione che quella che ne lasciò Dino Compai:mi. << Mossono le' insegne al giorno ordinato i fì.o~entini per andare in terra di nemici, e passarono per Casentino per male vie: ove se avessono trovati i nemiçi, avrebbono avuto molto danno. Ma non volle Dio. E giunsono presso à Bibbiena, a un luogo si chiama Campaldino, dove erano i nemici-: i quai si fermarono , e feciono una schiera. I capitani della guerra rnisono i feritori alla fronte della schiera e i palvesi col campo bianco e giglio vermiglio furono · attelati dinanzi. Allora il vescovo, che avea corta vista, domandò; Quelle che mura sooo? Fugli r isposto. I palvesi-cle' nemici. Messer barone de'Mangia<lori da Samminiato, franco ed esperto cavaliere in fatti d 'arme , rauuati gli uomini di arme, disse loro: Signori, le guerre di Toscana soleausi vincere per bene ass1;1lire, e non duravano, e pochi ùomini vi moriano, che non el'a in usn l'ucciderli. Ora è mutato modo e vinconsi per istare bene fermi, il perchè io vi consiglio che voi stiate forti, e lasciateli assalire. E così disposono di fare. Gli aretini assalirono il campo sì vigorosamente e con tanta forza, ch e la schiera de'fiorenti ni forte rinculò. La battaglia fu molto aspra e dura. Cavalieri novelli vi s'erano fatti dall'una parte e dall'altra , e Messer Corso Donati colla b rigata dei pistoiesi ferì i nemici per costa. Le quadrella piovevano: gli aretini n'avearì poche ed erano feriti per costa, onde erano scoper ti. L 'aria era coperta di nuvoli , la polvere era g randissima. I pedoni degli aretini si m ettean o carpone sotto i ventri dei cavalli colle coltella in mano e -sbudellavangli, e de' loro. feritori trascorsono tanto che pel mezzo della schiera furono morti molti di ciascuna parte. Molti
1usn:r.LA NE,l
23ti
i::1uel d'i, che erano stimati di grande prodezza, furono vili, e molti di cui non si parlava, furono stimati. Assai pregio vi ebbe il balio del capitano, e fuvvi morto. ·F u ferito messer Binda del Baschiera Tasinghi, e così tornò a Firenze, .m a fra pochi dì mol'ì. Della parte de' nemici fu morto il vescovo, e messer Guglielmo cle'Pazzi franco cavaliere, Bonconte e Laccio da Moltefeltri , e nitri valenti uomini, Il conte Guido non aspettò il fine, ma senza colpo di spada si partì. Molto bene provò messer Vieri de'Cerchi con u n suo figliuolo cavaliere alla costa di sè. Furono rotti gli aretini, non per viltà nè per poca prodezza ma perlo soperchio dei n emici furono messi in caccia, uccidendoli. 12 gù1gno 1800. - Battaglia cli Montebello, di cui Lannes prende il titolo d~ duca. 13 giugno 1799. - Infausta entrata in Napoli delle così dette masse della Santa Fede capitanate dal cardinale Rufio, la maggior parte Calabresi, cui andavano uniti soldati Russi, Inglesi e T urchi. E sem pre i sostenitori e spade della tiran nide commettono i med esimi eccessi, non contentandosi di rimettere tutto a posto, ma cercando quasi uno sfogo e un premio alla loro rabbia. Guardate anche di questi giorni alla entrata degli svizz~ri in Perugia, saccl:eggiate case , uccise donne, sgozzati bambini, estinti vecchi. 14 giugno 1800. - Famosa giornata c;li Marengo tra Fl'ancesi capitanati da Bonapmte, e Austriaci sotto il supremo comando cli Melas. V'eran col primo i luogotenenti generali Victor , Lànnes e Desaix con 23 mila 791 soldati delle fanterie e il luogo tenente generale ìVIurat con 3 mila 688 soldati a cavallo, primeggiandovi la brigata Kellermann, nè altro numero d'artiglieri contavasi che 6 90; in tutlo 28 mila 169 soldati. G li A ustriaci noverarono 30 mila 837 soldati. Le perdile de' l~rancesi e degli Austriaci furono Morti 1100 963 Feriti 3600 5518 Prigionieri 900 2 931, 15 giv.gno 1856. - Sontuosa festa civico-militare in Torino per ricevere i reggimenti che si andarono raccogliendo, dopo il ritorno della Crimea, ne'luoghi vicini alla città capitale , ove giungevano per le strade ferrate alle sette del mattino da l\lloncalieri, Truffarello, Pinerolo. ·
236 MISCELLANEA Riluceva quella maschia e ma.ravigliosa bellezza de'soldati che, vengono dalla guerra , abbronzati in viso e quasi profumati dal marziale odore delle polveri. Il re, celebrata la messa e cantatb il Te Deum fra gli spari delle artiglierie nel campo e dalla cittadella, frepiando il petto de' valor0si, pronunciava questa arringa ; , Ufficiali, sottufficiali e soldati! • È scorso appena u n · anno dacchè io vi salutava dolente , di non esservi compagno nella memorabile impresa. Or lieto • vi riveggo, e vi dico: avete ben meritato della patria. (( Voi rispondeste degnamente all'aspettazione mia, alle spe• ranze del paese, alla fid ucia de' nostri potenti alleati, che • oggi ve ne danno u na solenne testimonianza. Fermi nelle , calamità che afflissero u na eletta parte dì voi, impavidi nei • cimenti della guerra, disciplinati sempre, voi cresceste di po? tenza e di fama questa forte e prediletta parte d'Italia. • Riprendo le bandiere che io v i consegnava, e che riportate vittoriose dall'Orien te: Le conserverò come ricordo delle vostre , fa tiche, · e come ·u n pegno sicuro, che quando l'onore e gli » interessi della nazione m 'imponessero di rendervele, esse sa, rebbero da voi sui campi di guerrn dovunque, sempre, ed ,i in egual modo difese, e da nuove glorie illustrate , .
16 givgno 1801. - Il terzo esercito francese capitanato da Brun e scende in Italia, e passato il Mincio ai 25 di decembre dell'anno avanti , poi l'Adige a dì primo di gennaio 1801, sottoscrive la sospensione d'armi di Treviso nel giorno su indicato. 18 gi,ugno 15.38. - Tregua per dieci anni sottoscritta in Nizza per la mediazione di Paolo III. Il re di Francia rinunziava alla colleganza de' turchi e de' protestanti , l'Imperatore, al,soli to, sacrificava il duca di Savoia, che ebbe a rimaner privo della miglior parte de'suoi Stati ; e quindi i due potenti rivali si abboccarono a Aigues-Mortes. 19 giugno 1799. - 11 generale Macdonald ritirandosi dal regno di Napoli con gran m_aestria di guerra, ebbe ad accettare la battaglia pur rinomata sulla 'Trebbia che <lavagli il feld-maresciallo russo Souwaww.
MISCELLANEA
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I confederati contavano Russi -
24 12 4 44 32
battaglioni. squadroni. reggimenti di Cosacchi. Aust1·iaci battaglioni. squaé!roni. 4 reggimenti di Cosacchi. Totale . . 36787 soldati. Erano poi 32 mila e 900 1Francesi, de'quali 3 mila a cavalla, E si pugnò vivamente quattw giorni dal dì 17 al 20. 21 giiigno 16115. - 'Trattato di Asti, col quale vien, fermata la pace con Spagna e ìVlantova, con la mediazione del Papa. - 1709. - Pubblicavasi in Torino il Regolamento ossia nuova constituzione dell'Officio generale del soldo di S . A. R. 23 giiigno 1798. - Buonaparte deputa una giunta di Governo d i sette cittadini piemontesi per formare il potere esecnti,,o ed una consulta per far le leggi e i regolamenti. Presidente della giunta di Governo fu il conte Avogadro. 24 giugno 1380. - Assedio di Claudia-Fossa oggidì Chioggia posto fin dal 6 di agosto del 1379 da'Genovesi capitanati da Gasparei Spinola. I quali in quel giorno sono finalmente costretti ad abbandonarlo, non, ostante gli ainti di Francesco Carrara da Padova e delle due squadre di Pietro Doria e del Maruffo. Carlo Zeno comandava la difesa e il Pisani mareggiava col navjglio. - 1859. - Ricorde,1 ole sempre questa giornata campale di Solferino e San Martino, in cui sull' ala sinistra dell' esercito franco-italiano, combattendo la guerra della Indipendenza. d'Italia, 40 mila soldati italiani tennero testa a 50 e più mila austriaci del V corpo (Stadion ferito gravemente) e dell'VllI (Benedeck), e li ributtarono di là del Miqcio. 25 giugno 1800. - Gli Austriaci rientrano in Modena. · , 26 gitigno 1816. - Può dirsi questa la prima data dell'ordi namento stabile in Piemonte del corpo dello stato maggiore, pubblicandosi le • Determinazioni di S. l\lI. per la nuova for. • mazione, regolamenti, e doveri dello stato maggior.e gene• • raie , .
2,38 MISCELLANEA 27 gùngno 1848. - Combattimento m Calabria sul fiume A.agitola che divide il distretto di Nicastro da quello di Monteleone. Erano 5 mila Calabresi della provincia di Catanzaro e una corup~gnia anco di Saracena appartenente alla provincia di Cosenza. Comandava in primo il generale Francèsco Antonio Griffo, stato già ufficiale di stato maggiore nell'esercito, il quale per verità prese posizione vantaggiosa a cavaliere della strada regia n el così detto Bosco della Madonna alla cascina Bevilacqua. Verso le nove del mattino si aprì il fuoco, e durò per un'ora; ma bastò perchè un battaglione di Cacciatori si dirigesse verso la marina di Maida ove fu la battaglia di S. Eufemia. Dopo due ore il generale Nunziante . prese nuova posizione più tattica di certo sulla medesima strada postale, e attaccò le schiere cittadine per due corpi, uno per sopra i monti cercando di pigliare alle spalle i mille tiratori Calabresi, e l'altro di fronte con una batteria da campo. Il combattimento durò ostinatamente quattro ore, ma il nu· mero finalmente, e sopratutto il fuoco delle artiglierie, cui non v 'eran cannoni a r ispondere, soverchiò il i'alore; ritirandosi per S . P ietro di Maida, per l\1aida e Vina insino a Calderara. Tra molti morti si ebbero anche a rimpiangere il ricevitor generale della provincia Michele Morelli, il giovane No bile, Giuseppe Mazzei di S . Stefano Cosentino, e Scaramuzzino. 28 giugno i 799. - - Abbiam ·visto i neri fo rieri delle stragi a dì 13 di giugno 1799. E la prima vittima legale, dopo la man bassa fatta sul popolo e per le vie, fu l'illustre ammiraglio Francesco Caracciolo, giudicalo a bordo del Fulmina,nte, vascello di Nelson, da uua Corte marziale presieduta da nn conte De Thum tedesco, ai servigi della marineria napoletana, e composta dai luogotenenti di vascello Giambattista Del Coral, Diodato Micheroux ed Emmanuele Lettieri, e degli alfieri di vascello Giuseppe Niscemi e Andrea Caperozzo. I quali due ultimi ebbero la coscienza e il civile coraggio di dare · come lor voto la pena della relegazione in un'isola . Ma vinse il partito della pena capitale, e Francesco Caracciolo fu menato sulla fregata da lui lungamente comandata la Minerva., ed ivi strangolato alla maggior antenna per mano di un pilota
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Giosuè Caccioppoli cui per forza si vollero unite alcune guardie marme. 29 giiigno .1796. - Il castello di Milano venne ceduto ai Francesi che sotto il generale Dépinois Jo assediavano. 3.0 giugno 1859. - Gli Austriaci fecero una sortita da Pe, schiera, ma furono ributtati dentro da' soldati piemontesi mossi dal quartier generale di Roverbella.
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Ufficiali cl·i ordinmiza del 1·e. -
STORIA MILITARE
DOCU M E NTI PER
LA STORIA DELLA GUERRA DELL' umr PENJ)l,NZA l TALTAl,A
dell'anno 1859
I maggiori Federico F1ic111gnono di Castellengo, di ca nlleria, ~rancesco di Biller, delle fanterie, i capitani Cado Felice Robilant, il quale ha la bella decorazione della mano sinistra mancante, portata via alla battaglia di Novara, Luigi Ferdinando Balbo, Vincislao Cocconito di Mantiglio, Enrico Riccardi di Lantosca, Luigi Jacquier, e Carlo Deforas. Comandante generale delle artiglierie. - Maggiore generale Giuseppe Pastore. Comandante del personale. - Colonnello Giovanni Francesco Ansaldi. Capo dello stato-maggi_01'e delle artiglierie. - 1·:Iaggiore Francesco Ricotti-Magnani (passato alla III divisione). Comanclamte generale del genio. ·- Il generale Menabrea. Capo dello stato-maggiore del genio. - Il colonnello Alessandro Teresio Rocci.
Comandc.nte clelle guide. lntendente generale deU'eser·òto. -
Il colonnello d'artiglieria
Alessandro Della Rovere.
COJIPOSIZIONE DELL'ESERCITO ITALIANO ·
Cassiere JH'incipale. Capo della posta di campagna. Capo della tipografia di campagna. Comandante de' carabinieri e gran prevosto del campo. - Il colonnello Ferdinando Martin di Montù.
Comandante supe1·iore del treno. - Il maggiore Carlo EmmaComandante siipremo S. M. IL RE VITTORIO EMMANUELE.
Capo dello stato-m~ggior generale. - Luogotenente generale Della Rocca, primo aiutante di campo del re. Aiutante di campo. - 11 sottotenente di cavalleria Francesco Verasis di Castiglione. Sotto- Ca11i dello stato-maggior generale. - Il colonnello Alessandro Righini e il_tenente colonnello G,iuseppe Govone. Aiutanti di campo del re. - I genera.lì A lessandro D'Angrogna di Luserna, Giacomo Carderina e Paolo Solaroli; i colonn elli Alessandro Negri di Sanfront, Enrico Martini di Cigala'. Federico Morozzo della Rocca (questi due ultimi fnrono fatu generali dopo la battaglia di Solferino).
nuele Arri baldi Gbilini.
Cappellano mciggiore presso il qi.a1'tier generale. -
Vittorio
Emmanuele Stellardi.
Uditorato generale di guerra. - Il vice-uditore generale Carlo Cartellini.
Uditore di gv.e1·1·a. - Giuseppe Caccia. 111edico capo clell'eseroito. - Massara di Previde. I. DI VI SIONE.
Luogotenente generale. - Angelo Bongiovanni di Castelborgo. Capo dello stato-maggiore. - Maggiore Francesco Borson. Sì il generale, che il suo capo di stato-maggiore son passati al
242 MISCELLANEA comando gener~le delle armi in Milano. Gli hanno surrogati il generale Durando e il tenente colonnello Agostino Porrino. I. Brigata. ~ 1° e 2° granatieri cli. Sardegna. - Maggior gr,nera.le Luigi Scozia di Calliano. II. Brigatci. - 1° e 2°- Savoia. - Brigadiere Luigi Francesco Perrier. 10-, 1 ia e 12a Balleria di balto.gl-ia. 3° e 4-0 Battaglione Bei·saglieri. Vdito1·e di gi ierra. - Luigi Jacquemond.
II.
D r vISIONE.
Luogotenente gene1·a.le. - Manfredo Fanti. Capo dello stato-maggiore. - Colonnello Alessandro Avogadro di Casanova. I. Brigata. - 3° e 4° Piemonte. - Maggior generale F iliberto Mollard (passato a comandare la III Divisione). lJ. Bt·igata. - 5° e 6° ,tosta. - Maggior generale Cerale (ferilO alla battaglia di Solferino). · 1° e 2° Cavalleggieri Nova-ra e ,tosta. 13•, 14a e 153 Batteria di b,attaglia. 1° e 9° Battaglione Bersaglieri. Udritore di guerra. - Gioachino Castellani .
TU.
DIVISIONE.
.Maggior gene11ale. - Mollard (avanzato a luogotenente generale il dì 24 di giugno per merito nella battaglia di Solferino). Ne ebbe dapprima il comando il generale Durando. Luogotenente colonm,llo Francesco Ricotti-Magnani. I. Brigata. - 7° e S0 Ouneo. - Brigadiere Annibale Arnaldi, morto in Brescia in seguito a ferita riportata alla battaglia di Solferino. II. Brigata. - 13° e 14° Pine1·olo. - Maggior generale Rob'3rto Morozzo Della. Rocca.
Capo dello stato-maggiore. -
2 squadroni cavalleggieri Alessandria.
•
4a e ga Ba-tte1·ia di bcittaglia. - Comandate dal maggiore Revel. 2° c 10° Battaglione Bersagvieri. (klitore di guerra. - Giovanni Battista Manfredi.
l!lSCELLAN E A
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Luogotenente genemle. - Enrico Cialdini. Ca710 clello stato-maggiore. - Luogote:iente colonnello Efisio Cngia. I. Brigata. - 9° e 10° Regina. - Maggior generale Villamarina. II. Brigala. - 15° e 1G0 Scwona. - Maggior generale Aléssandro Broglia di Morn bello.
Cavalleggie·r i illonferrato.
7a e sa Balle·ria di Battaglia. Go e 7° Battaglione Bersaglie1·i. Uditore di guerra,. - T rofi.mo Deleuse. V. D1vrsro1rn.
JIJàgg·ior generafo. - Domenico Cucchiari (rimeritato luogotenente generale dopo la battaglia di Solferino).
Capo dello stato-maggiore. - Luogotenente colonnello Raffaele Cadorna. l . Brigata. - llO e 12° Casale. - Mé\ggioT generale Ignazio de Genova di Pettinengo. II. B1'-igata. ~ 1'7° e 18° Acqui. - Maggior generale Luigi Go•. zani di Treville.
Cavalleggie?'Ì .Sal·uzzo. Due squadt·oni lavalleggÌM'Ì Alessandria. 16a, 173 e isa Bcitteria di Battaglia. 5o e S0 Battaglione Be1·sagl·ieri. Uditorn di guet'ra. -- Giovan Maria Suarez. DIVI SIONE DI C,1 VALLERl ,\ .
Luogotenente generale. -
Generale Callisto Berloue di Sambuy ( passato comandante la Divisione di Cremona). In sno luogo De-Sonnaz. Capo dello stato-maggio1:e. - Capitano Giuseppe Gerbaix De• Srmnàz. Reggimento Nizza. - Tenente colonnello Alessandro Quadro cli Ce resole.
i
l!
244 Piemonte 1·eale. -
MISCELLANEA
Tenente colonnello Ippolito Cusani Confalo•
mere.
Savoia. - Tenente colonnello Epimaco Biglioni cli Cantoira. Genova. - Tenente colonnello Luigi Soman. l" e 2a Batteria a cava.llo. 1-,....,-3,___
Parlamento N.izionale TORNA'rA DEL
Camera de' Deputati. ;t3
A.PRILll.
Presidenza del commendatore Raltazzi. La Camera scioltasi alle 12 ore 314 per tosto radunarsi negli uffici tenne di n uovo seduta alle 3 1(2 per discutere sopra la leg,;,e dei pieni poteri. La commissione incaricata di riferire sulla legge u com posta dei deputati Moffa di Lisi o, Guglianetti, Cassinis, Valerio, Chiapusso, Daziani e Chiaves. · Dopo la presentazione di parecchie relazioni, il deputato Chiaves l egge quanto segue: • S ignori, « I supremi eventi in cui versa la pat'ria, la n ecessifa di provvedere con quei mezzi più energici che soli può somministrare in così eccezionali emergenze la unità di volere e di azione; la fid ucia che il governo di Vittorio Emanuele II nelle attuali circosta:ize seppe meritare , di~ostratagli non solo dal paese e da questo stesso Parlamento, ma dalle altre parti d'Italia con manifestazioni e con fatti che non h anno, per la rilevante loro significanza, alcun riscontro nella storia, tutto ciò ha persuasa la vostra commissione ad adottare il pwgetto di legge che ci fu starnane presentato. • Se qualche lieve modificazione fu introdotta nella redazione dei due articoli che to compongono, ciò non fu punto per alterar~ o·sminuire r importanza delle facoltà che con questa proposta ci vengono domandate, ma solo per meglio _provvedere all'integrità
hl!SCEl, LAJ>i~A 245 di quelle guarentigie alla cui lutei a que3ta nazionale rappresen tanza trovasi essenzialmente preposta. E queste modificazioni vennero consentite dal ministro stesso, appunto perchè non facevano che meglio spiegare quei concetti ohe il governo traduceva nei_p roposti arùcoli a tale r iguardo. • Ho quindi l'onore di presentarvi il seguente prngetto di legge, p roponendovene , a nome della v ostra commissione unanime, l'approvazione: , • Art. 1. In caso di guerra coll'impero d'Austria e durante la medesima, il Re sarà investito di tutti i poteri legislativi ed .esecutivi , e potrà,, sotto la responsabilità m inisteriale, fare per s emplici decreti reali tutti g li atti necessarii alla difesa della patria e delle nostre instituzioni . • , Art.2. R imanendo intangibili le instituzioni costituzionali , il aoYerno del Re avrà la facoltà di em anare disposizioni per lim ~are provvisoriamente , durante la guerra, la libertà della s,tampa e Jn. libettà il]rfo·iduale » .
H pr.esidente ammonisce le tribune, che applaudlvano clam0:rosamente.
Lamargherita. Non intendo discutere su questa legge, ma solo s piegare il m io intento. I rappresentanti della nazione non possono ,lerogare alle leggi fondamentali dello Stato, non voglio tuttavia osteggiare quanto credo desiderato da l Parlamento , imiterò il si()'nor Lanza che n el 1848 si asteneva in consimile occasione o dal rendere il partito. De Son,naz dichiara di esser d'accordo in tutto col conte Solaro, ma di non volersi astenere dal votare, ma di volere votar contro. All'approvazione del primo articolo le tribune applaudiscono e il presidente minacèià di farle sgombrare. · Si approva pure il secondo, e si- passa aliµ votazione segreta: su 136, due si astengono, 110 risultan o favorevoli, 24 contrari. Gli applausi della Camera e delle gallerie e trib une e le grida Viva il Re, vi'va l'Italia, scoppiano con una commovente unanimità, con· un indicibile entusiasmo, e il conte di C,wour uscendo dalla Camera è accolto con una vera ovazione popolare.
ÀliNO
1!I Voi. IV, -
16
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mSCELLANEA
~IISCELL,INE,r
VITTORID EMA NUELE li, ECC. ECC.
Salla proposizione del Ministro della Guerra abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue : Art. 1. L'Esercito attivo è ordinato in cinque Divisioni di fanteria ed una di cavalleria. Art. 2. Il Ministero della Guerra provvederà circa la composizione delle dette Divisioni e l'epoca in cui saranno attuate, e farà le altre disposizioni necessarie aÌl'esecuzione del presente Decreto che sarà registrato al Controllo Generale. · Dat. Torino addì 22 aprile 1859. VITTORIO EMANUELE
AL FONSO LA
LEGGE
l\fARhlORA.
che conferisce a S. H. il Re poteri straordiuarii durante la guerra coli'Austria. ·
VITTORIO EMANUELE Il,
R E DI SARDEGNA ECC . ECC.
li Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato ; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segne : ART.
I.
In easo di guerra coll'I mpero d'Austria, e d urante la medesima, il Re sarà investito di tutti i poteri legislativi ed esecutivi, e potrà, sotto la responsabilità ministeriale, fare per semplici Decreti Reali tutti gli atti necessarii alla difesa della patria e delle Nostre istituzioni. A RT,
2.
Rimanendo intangibili le istituzioni costituzionali, il Governo del Re avrà la facohà di emapare disposizioni per limitare provvisoriamente, durante la ·guerra, la libertà della stampa e la libertà individuale.
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p rdiniamo 1.;be la presente, rnunila del. sigillo dello Stato, sia inserta nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservada e di farla osseryare come legge dello Stato. Dat. Torino, addì 25 aprile 1859. VITTOHIO EMANUELE. - --l<Xo<-
-
PROCLAMA ÀLLE TRUPPE
Soldati I L'Austria che ai nostri confini ingrossa g li eserciti e m inaccia d'invadere le nostre terre, perchè la libertà qui regna con l'ordine, perchè non la forza ma la couètrrdia e l'affetto tra Popolo <:l Sovrano qui rPggono lo Stato, perchè qui trovano ascolto Jr~ grida di dolore d'Italia oppressa : l'Austria usa intimare a noi, armati soltanto a difesa, che deponiamo le armi e ci mettiamo in sua balla. L'oltraggiosa intimazione doveva aYere condegna risposta. Io la ho disdegnosamente respin ta. Soldati! Ve ne do l'annu nzio, sicuro che farete vostro l'oltraggio fatto al vost1'0 Re, alla Nazione. L'annunzio che vi do, è annunzio di guerra. All'armi dunque, o Soldati! Vi t roverete a fronte di un nemico che non vi è nuovo•; ma s'egli è valoroso e disciplinato, voi non ne temete il confronto, e potete vantare le gioruate di Goito, di Pastrengo, di Santa Lucia, di Sommacampagna, di Cnstoza stessa, in cui quattro sòle brigate lottaro1,10 tre giorn i contro cinque corpi d'armata. Io sarò ,~ostro duce. Altre volte ci siamo conosciuti con gran parte di voi nel fervore delle pugne ; ed io, com battendo a fianco del Magnanimo mio Genitore, ammirai con orgoglio il vostro valore. Sul campo dell'onore e . della gloria, voi, son certo, saprete conservare, anzi accrescere la vostra fama d i prodi. Avrete a compagni quegli intrepidi soldati di Francia, vin citori cli tante e segnalate battaglie, cli cui foste commil itoni alla Cernaia, e che Na poleone III, sempre accorrente là dove
248 UJSCELLA NEA ·vi è una ,musa giusta da difendere e la civiltà da far pre-valere, ci invia generosamente in aiuto in numerose schiere. Movete, dunque, fidenti nella vittoria, e di novelli allori freg iate la vostra bandiera: q nella bandiera che coi tre suoi colori e colla eletta gioventù, qui da ogni parte d'Italia convenuta e sotto a lei raccolta, vi addita che .a vete a còmpito vostro l'indipendenza d'Italia: qùesta giusta e santa impresa, che sarà il vostro grido di guerra. Torino, 27 aprile 1859. VITTORIO E~IANUELE.
PROCLAMA VITIORIO EMANUELE Il,
IlE lll S,UllJEGNA' ECC. ECC.
P1Jp1Jli del R egno I L'Austria ci a5sale col poderoso esercito che, simulando amor di pace, ha adunato a nostta offesa Belle, infeliqi provincie sog~ette alla sua dominazione. Non potendo sopportare l'esempio dei nostri ordini civili, nè volendo sottomettersi al giudizio di un Congresso europeo sui mali e sui 19ericoli dei quali essa fu sola cagione ia Italia, l'Austria viola la promessa data alla Gran Brett11gna, e fa caso di guerra d'una legge d'onore. ' L'Austria osa domandare che siano diminuite le nostre truppe, disarmata e data in sua balìa quell'animosa gioventù che da tutte parti d'Italia è accorsa a difendere la sacra bandiera dell;Indipendenza nazionale. Geloso custode dell'avito patrimonio comune d'onore e di gloria, io do lo Stato a reggere al mio amatissimo Cugino il Principe Eugenio, e ripiglio la spada. Coi miei soldati com batteranno le battaglie della libertà e della giustizia i prodi s<'lldati dell'ImpBralore Napoleone , mio gen'3rOSO Alleato.
}l!SCELLANJl ,1-
Popoli (l'Italia I L'Austria assale il P iemonte perchè ho pE:.rorato la cai.w,a della comune patria nei Consigli dell'Europa; per<ihè non fui insensibile ai vostri g ridi di dolore. Così essa rompe oggi violentemente quei Trattati che non ha rispettato mai. Così oggi è intero il diritto della Nazione, ed io posso in piena coscienza sciogliere il voto fatto sulla tomba elel · mio Magnanimo Genitore I Impugnando le armi per difenjere. il mio trono, la libertà de' m~ei popoli, l'onore del nome italiano, io combatto pel diritto di tutta la Nazione. • Confidiamo in Dio e nella nostra concbrdia, confidiamo nel valore dei soldati italiani, nell'alleanza della nobile Nazione Francese, confidiamo nella giustizia della pu bbli<;a opinione. Io non ho altra ambizione che quella di essere il prim© soldato dell'Indipendenza Italial'la. Torino, 29 aprile 1859. VrvA
L ' ITALIA I
V I T T O R I O E M A N U EL E.
- -~=-- PREGHIERE PER LA GUERRA La mattina del 29 alle ore 10 fu celebrata nella chiesa metropolitana una messa sol0Jne, per impetrare dal Cielo le sue benedizioni snl valoroso eierçito. s.· M. il Re assisteva alla ·religiosa e commovente cerimonia. La facciata della chiesa era addobbata assai convenientemente. Sulla porta era la segu~nte inscrizione:
ll Re, l'Esercito, l'Italia al Dio che 1·egge le sorti delle battaglie.
'
. MISCELLANIU
Facol{à straordiual'ie pc! Senizio R1:ligioso d1-ll' A1:11kta. (Quartiere Generale Principa./c) - Casale 21 maggio 1859.
Il]_mc) e IVI. 10 Rev_do Signore, Onorato da S. M. il Re della carica di Cappellano del Quartiere Genera le Principale dell'Esercito , io mi fo doverosa premura di comunicare a lla S . V. Ill.roa e Molto R.da il te~to letterale del B reve Pontificio ottenuto dal R. 0 Governo per !e facoltà straordinarie che possano occorrere per il servizio relig ioso dell'Armata, suddelegaodola, a mente del detto Breve, a_ servirsene sotto le. condizioni, e dentro i termini nel medesimo indicati. Mi p regio di profferirmi con ben distinta stima e 'spe,,iale considerazione
Di V. S. IIJ.ma e ìVI.to R:da Al i11. lo 1/ev.do Sig. Cappellano del
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MISCELLANEA
Servitote Devotissimo V. E.
STBI.LAllDI.
tìonurn, et sanationum, ac eadem insuper comunicandi re;;pectivis eorundem MÙitum Parochis, ut de matrimonii eiusdem validi tate, prolisque legitìmitate quocumque tempbre constare pcssit. 4° Benedicendì Cruces, Coronas praecatorias, et B. M. Vir• ginis sca.pularia. 5° Benedicendi Sacras Vestes, et Sacra Utensilia, iis tamen exceptis in quibus Sacra Unctio adhibenda est. (;° Concedendi P lenariam lndulgentiam Militibus in mortis' articulo constitu tis. 7° Subdelegandi omnes, et singulas praedictas facultates Viris Ecclesiasticis, prout in Domino expedire iudicabitur, qui tamen iisdem facultatibus nonnisi praedicto Bello perdurante uti poterun t. Datum Roma.e in S . Poenitentiaria die 14 maii 1859. i
(L. S .)
P. Card.Jis FERRETTI M. P. S. BALLARATr s . P . Secrctarius.
TENORE DEL BREVE.
S,tera Poenitentiaria, benigne sic ann11ente ss.mo D.n° Papa Pio IX de s peciali , et expressa Apostolica Auctoritate Dilecto in Christo Sacerdoti Victorio Emmanueli S tellardi Capriellano Militari Copiarum SaMiniae R egis infrascriptas concedit facu ltates durante Bello ad hoc ut illis etiam extra lim1tes Pedemontani Regni , si id necessitas postulaverit e t difficilis esset recursus ad Locoruru Ordinarios uti licite v aleat. I O Administrandi praedictis Mi liti bus omnia Eeclesiae Sacramenta , etiam ea q uae nonnisi per Parochialium · Ecdesiarum Rectores rninistrari consueverunt p raeter Confìrmationem, Ordines, et Matrirnonium. 2° Absolvend_i a quibusvis excessibus , .i.tque etia_m in B,1lla Coenae con tenfr,. 3° Dispensandi cum Militibus in articulo mortis constitut;s super quocu mque impedimento, sive occulto, sive publico in matri moniis iam contrnctis et rnatrimoma eadem in radice sanandi; adiecta tamen lege senandi, acta lrniusmodi , dispensa•
ZINASCO
29 di aprile 1859. Alle 7 della sera in Zinasco nella Lomellina uno squadrone di cavalleo·a ieri di Saluzzo si ritirava davanti a~ alcune migliaia d . di Austriaci per non lasciarsi dividere da due pelottom man at1 a Carbonara, onrle persuadersi se q:uel posto fosse occupato. Una lotta molto ineguale fu sostenuta per ben tre quarti d'ora co_n~ro la, cavalleria. nemica cli ussari ed ulani , che tentavano far prig10; n iero l'intiero squadrone. li valore de i ·bravi ufficiali, conte Colli, cav. Balbo e L.onghi riuscì a dare tempo alle pattuglie tagliate fuori di salvarsi. In tale scontro il sergente F ìssore combattè ,solo con parecèbi ulani, sbalzò dal destriero un superiore di questi, e dopo che gE man~ò il proprio cavallo,. ferito, potè sottrarsi con a~mirabile c.oraggw alle nemiche 1~.nce. Verso le ore 1O del 30 11 suddetto F1ssore, che si credeva morto, giunse in questa cittiÌ, dove fu accolto·
=
.
252 MISCELLAN"EA dai ~uoi superiori cdlla più viva espansione del cuore e dove ebbe del pari dai cittadini la più fi:lStosa accoglienza. - Un compagno d!c!l Fissare fu lasciato ferito, e si teme, morta.lment_e. Altri, cioè il furiere Gibaudo e due altri soldati , piuttosto di arrendersi prigionieri ,. trovarono il modo di farsi strada e di rao-g·itrno-ere o o per via indiretta il loro reggimento, locchè effettuarono due ore dopo. Gli A..ustriaci , in q uest-o fatto, ebbern varii morti e f~riti.
COMANDO GENERALE DELL'AHMATA
Occimiano, J7 maggio 1859.
Ordine del giorno. Il Re. è stato altamente ·soddisfatto del coracrgioso conteo-no o o delle truppe nei fatti d'armi che segnalarono l'apertura delle ostilità. I tentativi dei nemici contro le nostre posizioni incontrarono ovunque una vigoro:sa .resistenza. Questi primi successi sono per le nostre Bandiere arra sicura di future glorie. Sua Maestà volendo che coiow ·i quali maggiormente si distinsero ricevano oggi il guiderdone dovuto al loro valore, si è degnata, su Ile troposte rassegnatele dai Generali Comandanti delle Divisioni, di conferire le seguenti ricompense ;
' A1edaglia d'argento al vdtor rnil'itare. Fissore Carlo, sergente nel corpo Cavalleggieri di Saluzzo 1 scontro presso a Zinasco il 29 aprile; Sebbene col braccio slogato e rovesciato da cavallo, continuava pertinace nella difesa e favoriva il ripiegarsi dei compagni sopraffatti dalle forze nemiche; Lillin Pasquale, caporale . nel 17° reggimento fanteria , Fra:;• sineto li 3 maggio; Ferito nel capo non abbandonava il suo posto. Facenda P ietro, soldato nel 17° reggimento fanteria, Frassineto · li 3 maggio; Cesena, id. id. id.; Reriti in ~èPI principio delJ'aiione, continuavano il fuoco sino al t.ermine del combattimento,
MJSCEL LA:VEA
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Robert Antonio, capitano nella 18.a batteria di battaglia, difesa del ponte della fèrrovia presso Valenza il 4 maggio; Dopo aver diretto con perizia e coraggio la sua batteria , cadeva mortalmente colpito da una palla di mosch0tto ; e colle sue ultime parole animava le truppe a perdurare nella resistenza ('). Albini Giuseppe, caporale nel1'8° battaglione Bersaglieri, difesa del ponte della ferrovia presso Valenza il 4 maggio; Ferito mortalmente, trascinavasi carpone fin contro un rialzo di terreno e continuava il fuoco. Moriva pochi giorni dopo ('). Conca P ietro, soldato nel1'8° battaglione del Corpo dei Bersaglieri, difesa del ponte della ferrovia presso Valenza il 4 maggio; Bosson Biagio, id. id.; id. , id; Quantunque feriti rimanevano al loro posto, continuando il fuoco. Sigisrnondi , sergente nel corpo Cavalleggeri d'Aosta., ricognizione- verso Castelnuovo Scrivia il 5 maggio; Pel coraggio dimostrato nella ricognizione, durante la quale, seconcl2.to da pochi compagni, faceva prigionieri vari cacciatori austriaci. Chappaz Claudio, soldato nel 6° battaglione del corpo de'Bersaglieri, inondazione del Po il 7 maggio; . Marino Giuseppe, id. , id. , id. , id. ; Pel raro coraggio con cui attraversando a nuoto il Po, e correndo pericolo della vita , venivano ad incendiare e distruggere materiali che il nemico avea radunato s111l'opposta sponda; Saiuo Carlo, id., id, id.; Concorreva nella coraggiosa azione coi soldati Chappa-z e 111a1'ino, e , · sommerso dalle acque, rimaneva vittima del suo no bile ardire ('). Grassi, sergente nel corpo Cavalleggeri cl' Alessandria, r1cogm- zione verso Vercelli il 10 .maggio; Uccelli, appuntato id. id.; Pel coraggio che essi spiegavano nel sorprendere una sentinella nemica sotto il fuoco del posto, accorso in aiuto di questa. (~) La nrc<laglia rimarrà proprielÌ\ del le fam iglie, e il soprassoldo sarà alle medesime corrisposto, giusta le uorme prescritte dal Jl. Vigliclto :L6 1Mggio 1833.
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MISGl::L;LAN EA
.~fenzione onorevole.. Colli _conte Corrado, capitano nei Cavalleggieri Sai uzzo, scontro presso a Zinasco il 29 aprile; , Balbo cav. Casimiro, luogotenente aiutante maggiore, id, id.; Longhi Carlo, sottotenente, id. id. , Pel coraggio e sangue freddo da essi spiegato nello scontro colla cavalleria nemica. Barberis Giovanni, appuntato nei Cavalleggeri Saluzzo, scontro presso a Zinasco il 29 aprile; Dimostrava coraggio e sangue freddo sebbene rovesciato da cavallo e ferito gravemente nel capo. Bozoli ca v. Enrico, col01:inello ne} 17° reggimento fanteria, F rassineto il 3 maggio; Per intelligenza e cora,;giosa direzione data alle sne truppe. Pim'.)o Michele, capitano nel 17° reggimento fanteria, Frassi oeto" il 3 maggio; Roasenda cav. Carlo, id., id., id. ; Per la ferma condotta con cui sostenernno -colla loro com• pagaia i! fuoco preponderante del nemico. 1 Sobrero barone Lorenzo, capitano nella I.a batteria di battaglia , Frassineto il 3 maggio; Dho Cesare, id. nella 17.a id., id,; l'intelligenza ed il ·coraggio con crn dirigevano il fuoco contro il nemico. Rodini cav . Francesco, luogotenente nella 18.a batteria di battaglia, difesa del ponte della ferrovia prnsso Valenza il 4 maggio; Pel sangue freddo, intellige,nza e coraggio con cui comandava per di rersi giorni una sezione d'arliglieria al ponte della ferrovia. Gino cav. Camillo, maggiore nel 12° reggimento fanteria, in difesa tlel pqnte della ferrovia presso Valenza il 4 maggio ; Volpe Laudi -marchese F rancesco, maggiore nell'8° battaglione Bersaglieri, id.; Araldi Antonio, capitano nell'S.a compagnia Zappatori, id. ; Per l'intelligente e coraggiosa direzione data alle loro trupp8. Zanini Venanzio, soldato nell'8° battaglione Bersaglieri, iu difesa del ponte della ferrovia presso Valenza il 4 maggio;
per
MISCELLANEA
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Excoffon Giovanni, id., id., id,; Piccione Francesco, id. , id. , id.; Prazzo Fran cesco, id., id., id.; Pel lodf.:vole e coraggioso contegno che essi tenevano durante l'azione. P ioelli Macedonio, sottotenente nel 10° battaglione Bersaglieri, inondazione del Po, il 7 maggio; · Pel nobile contegno che egli spiegava in questa circostan7.a in cui riportava grave ferita. Pallavicino cav. Emilio, capitano nel 5° battaglione Bersaglieri; ricognizione offensiva del nemico contro alla testa di ponte di Casale 1'8 maggio; Cerruti cav. E ligio, luogotenente, id. , id.; Gusberti Paolo, sottotenente, id., id.; Fiastri Giacomo, id,, id., id.; Pel coraggio che essi dimostrav,100 gnidando le truppe alla baionetta sul nemico, costringendo quest' ultimo a ritirarsi. Colli cav. Giuseppe, luogotenente ai11tante maggiore in 1° in Genova cavalleria , ricognizione verso Santhià 1'8 maggio; Per l'intelligenza e !'"ardire con cui dirigeva la ricognizione, dalla quale si raccoglievano più precise informazioni sul nemico. Su,arez Giacinto, luogotenente nei Cavalleggeri Alessandria, ricognizione verso Vercelli il 10 maggio; Per l'mtelligenza e pel coraggio con cui spingeva da Casale unaricognizionefioo al cimitero di Vercelli, scmtato da pochi cavalleggeri. Spini conte Vincenzo, loogotenente in Savoia cavalleria, ricognizione da S. Germano vers(, le Cascine Strà il 12 maggio; P,er l'intelligenza e l'ardire con cui dirigeva la ricognizione. Vieuxbolley, sergente in Sa,,oia cavalleria, ricognizione da :San Germano verso le Cascine Strà il 12 maggio; Gentile, capornle id., id .; Molino, appuntato id. , id .; Caramello, id, , id. , id.; Ferraci ., . soldato id. , id.: Pei coraggio che essi dimostravano nella ricognizione. D'ordine di S, M. Il fi,ogot. gencr/1,/c capo dello stctlo mriggiorc dell'rmna/1L DELLA ROCCA.
25G
MISCELL ANl!:A
lU ONTE B EL I, O
COMANDO GENERALE DELL'ARMATA
01·dine, del giorno Il 20 di questo mese la brigata di cavalleria, composta dei cavalleggeri di Novara, Aosta, di parte dei cavalleggeri di Monferrato e comandata dal prode generale Manrizio de Soouaz, copriva co'' suoi avamposti la destra francese al di là di Vod1cra. Assalita ivi dall'iotiero corpo austriaco agli ordini del ge~erale Stadion, con ·vigorose e replicate cariche ritardava l'avan~arsi delle poderose colonne nemiche, finchè le prime truppe della divisione alleata del generale de Forny,' accorrendo, entravano in linea. Giunte queste, con altre animose cariche secondava i l loro attacco, contribu iva alla splendida vittoria di Montebello · e riscuoteva l'ammirazione degli alleati. S. M . apprezza altamente la bravura e la maestria della caval· leria che colà combatteva, e si compiace di far noto all'esercito com'essa abbia aggiu nto apa gloria delle armi italiane e siasi m eritata la riconoscenza del Re e della n azione. S. M. fa palege all'armata il nome de' militari che rier sincrolar ' o coraggio, p 0r intelligenza e per vigoria di comando trovarono modo di segnalarsi sopra gli altri valorosi. A questi S. ]'VI. con ferisce quelle ricompense che sono il premio de' forti e che eteme• ranno nella storia i nomi d0' prodj che sanno pugnare per la patria. Dal quartier generale principale, Casale li 25 maggio 1859.
D' o7'cZ.ine di S. 11:f. ll luogo/. generale capo deUo stato ma.ggiorc deil'cr1·ma-la,
Du u RocçA, Ricompense agli 14[ìciali, bass'uffic'ia.li e soldati che sì distin· sera maggiormente nel combatti-lnento di Jlionte'bello il 20 maggio 1859. Gerbaix de Sonnaz cav. Maurizio, colonnello comandante la brigata di cavalleria leggera, per l'intelligenza, energia e coraggio
~J ISCELLANEA 257 con cui dirigeva i movimenti delle s,:ie trup re, promosso al grado di maggior gencmle nell'arma di cavalleria, e confertagli la medaglia d'o1·0 al valore militare.. - Pilo Boyl di. Putifigari cav. Luigi, luogotenente colonnello comandante il reggimento cavalleggeri di Novara, per l'energia con cui spingeva replicatamente due squadroni del proprio reggimento sul nemico; e pel coraggio dimostrato caricando alla testa dei medesimi , promosso al grado di colonnello. - Morelli di Popolo cav. Tommaso, luogotenente colonoello comandante il regg. cavalleggeri di Monferrato, per l'ardire con cui dirigeva i due squadroni del suo reg• gimento; caricando alla loro testa rimase ferito mortalm0nte , meclaglia d'argento al valor m ilitare; la medaglia rimarrit proprietà. della famiglia, ed il soprassoldo sarà alla medesima corrisposto, giusta le norme prescritte dal R . Viglietto 26 maggio 1833. - De La Forest cav. Alberto, maggiore nel reggimento cavalleggieri di Aosta, per l'esemplare contegno che egli teneva in faccia al nemico; raccogliendo i suoi avamposti sotto il fuoco , li conduceva con ordine a J;aggi•rngere il proprio reggimento ; promosso al grado di liwgotenente colonnello, de?tinato al comando -d0l regg. cavalleggieri di ì\fonferrato e confortagli la medaglia d'argento al valor militare. •- Sornan Luigi id, nel reggimento cavalleggieri di Novara, incoraggiava i due squadroni posti ai di lui ordini a ritornare alla carica sopra un quadrato nemico; e movendo alla lor testa dava esempio di coraggio e di val0re; medaglia d'argento al valore militare. - ·vasco cav. Giovanni , capitano, id., per l'intelligenza e coraggio col quale eseguiva una lenta riti rata col suo squadron e posto agli avamposti dell'estrema destra, croce cli cavaliere dell'ordine militare di Savoia. - P iola-Caselli C. Ang1-1lo, capitano id, pel coraggio ed ordine col quale attac<.:ava il nemico alla testa del proprio squadrone, riportava gravi ferite al cranio ed al braccio, c1°oce di cavaliere dell'ordine militare di Savoia - Arribaldi C,hilini cav. F erdinando, capitano nel reggimen to cavallegg0ri di Monferrato, Cravetta cav . Corrado, id. di Novara, R istori cav. Francesco, id, di Monferrato, pel cora 15gio e sang ue freddo che essi dimostravano alla tGsta dei loro squadroni nelle cariche successive che spingevano contro il nemico, e pei savii provvedimenti che essi davano in tutto il tempo del combattimento, meclaglùi d' ci1·gento al valor mili fare. - Porcara Bellingeri
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l>JISCELLANEA
N. Giovanni, luogotr;nente ne l reggimento ca, alleggeri di Monferrato, pel coraggio ed ardire col quale animava i suoi soldati, sbalzato da cavallo, calpestato e malconcio, rimon Lava in sella, e caricava alla testa del suo pelottone, menzione onorevole. Milanesa Giovanni Maria, id. id., benchè ferito gravemente nel braccio non abbandonava il suo posto, se non alla fine del combattimento, medaglia d'a1•gento al valor militare. - Can era di Salasco conte Luigi, lucgot. nel regg. cavalleggieri cli Novara pel coraggio col quale spingevasi contro il nemico, dal quale ebbe il cavallo. ucciso, ed egli stesso fu ferito leggermente, menzione onorevole. - Cocconito cli Montiglio conte Vincenzo, id. id. , pel coraggio, ardire e sangue freddo che egli dimostrava nelle cariche contro il nemico. A vendo avuto il cavallo ucciso da una palla da cannone, ne montava prontamente un altro, meda.glia, d'argento al valor m ilitare. - Sapelli Filippo id. id., pel valoroso esempio che dava ai suoi soldati nei diversi scontri col nemico, r:ieda,glia d'argento al valor militare. - Forest Federico, id id., pel buon esempio che egli clava ai suoi soldati, menzione 01io1:evole. Avogadro di Valdengo e Colobiano con le Vittorio, sottotenente nel regg. cavalleggeri d'Aosta, per l'intelligenza e coraggio che egli spiegava in una ricognizione contro il nemico, col quale veni,·a poi vigorosamente alle maLi, ·medaglia d'a1·genlo al Yalor militare. '- Medici di Marignan o N. Carlo, sottotenente aiutante maggiore in 2o nel reggimento cavalleggieri di Monferrato, per l'ardire e coraggio che egli dimostrava caricando sempre a lla test.a d'ogni squadroIJ.e,medagtia,d'argento a l valor militare. - Morbio cav. Giuseppe, sottotenente nel reggimento cavalleggieri di Novara, pel coraggio che egli dimostrava nel com battimento dal q uale non desisteva benchè gli venissero uccisi due cavalli , medaglia d'argento al va.lor militare. - De Blonay C. Enemondo, luogotenente nel reggimento cawtlleggieri d'Aosta. - Govone N. Francesco, sottotenente nel reggimento cavn llegaieri cli .Monferrato e Scassi C. Onofrio, luocrotenen te nel reagi.__, . o o .... mento cavalleggieri di Novara, pel coraggio che essi dimostrarono nel combattirnento in cui perderono la vita, medaglia d'argento al valor militare. La medaglia rimarrà proprietà. delle famiglie,. ed il soprassoldo sarà alle medesimo corrisposto giusta le norme prescritte dal R. Vigliettc 26 maggio 1833. - Manera Giuseppe, 1
259 }lise ELf,,\ NE.\. foriere m~ggiore nel reggimento cavalleggieri di Ivionl'errato, Bigliani Paolo, fu rie re id., pel modo distinto con Clii si comportavano durante il com battimento, promossi al grado di sottotenenti nell'arma di cavalleria . - Taboue; sergente id., pel coraggio che egli dimostrava nel com battimento; benchè ·rerito non abbandonava il. suo posto , medaglia d'argento al valore militare. Robert, caporale id., pel coraggio che egli dimostrava nel combattimento in cui trovandosi, a fianco del sottotenente sig. Govone, ne vendicava la n:iorte, s tendendo a terra a colpi di sciabola l'uccisore, meclagl·ia d'argento al valor mi litare. - Rosti, capo• rale id. e Collat , id. id. pel coraggio e sangue freddo che essi dimostravano nel guidare riconoscenze in siti occupati dal nemico, pel quale oggetto si offrivano volonterosi , medaglia d'argento al valore m ilitare. Fadini, soldato id., pel coraggio col quale si spingeva in soccorso del suo colonnello quando questi cadeva ferito; in tale istante v eniva colpito da una palla, meda.gha d'argento al valore m ilitare.-: Pireedda, id. id., pel coraggio con cui, dopo aver avuto il cavallo ucciso, combatteva a piedi fra numerosi nemici, molti dei quali erano da lui feriti, rnedaglici d'argento al ,·alor m ilitare. - Bossi, id. id. , Abbene, id. id., per lo s lancio ed ardore col quale si spingevano contro al nemico nelle cariche, menzione onorevole - Bimign ant, soldato nel reggimento cavallcgge,ri d'Aosta, benchè ferito rimaneva al sno posto, continuando a combattere, medciglia d'cirgento al ·valor militare. - Robba tromb id. e Aghemo soldato id., pel vigore col quale combattevano finchè rimasero feriti, medaglia cl'argento al Yalor militare. - Coriolis, sergente volontario nel reggimento ca-rnlleggieri di Novara, benchè ferito continuava a combattere sinchè gli mancavano le for,;e, promosso al grado di sottotenente nell'arma di cavalleria. - Cigala, sergente volontario id., pel ~orag• gio col quale egli combatteva il nemico ovunque si presentava , promosso ·al grado di sottotenente nell'arma di cavalleria. Garbero, sergente- Barberis, id.- Caviglia, id.-Cleretli, caporale - F!orina, id.-Floris, soldato- Giorgio , id,-Cùccui, id.-Durand l o id.-Pizzoglio, id . , e Sant' A !bano, id., pel coraggio, ardire e sangue freddo che essi dimostravano nel caricare il n emico , e nell'inseguirlo tenacemente, medaglia cl'a•rgento al valore militare. - lVIasson, caporale; Gario, id.; Savi, id. ; Bru•
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lil1l!CELLANEA
1'JISCELLA1'EA
netti, id. pel modo col quale si disting11evauo nel caricare ed insegnirB il nemico, menzione onMevole.
D'ordi1ie di S. ilf. Il l-lwgo/:. gcncl'alc ca.po dello sta.lo 11u,.ggio1'a del!' tirmat'a, DELLA
Rucc,L
llAPPOll'l'O DEL GENElULE FOUEY
Ese?"cito d'lltiha -
Pti·imo corpo -
P.rima clivisZ:one.
Relazione officiale del generale Forey trasmessil da S. E. il maresciallo Baraguey d'H illiers all'I mperatore. Voghera, 20 rrwggio !85!>, mezzanotte.
Signor maresciallo, Ho l'onore di rendervi conto del combattimento dato quest'oggi dalla mia divisione. A vvertitn a m ezzo giorno e mezzo che u na forte colonna austriaca con cannoni aveva occupato Casteggio ed aveva respinto da Montebel!o le g ranguardie délla cavalleria piemontese , io mi sono recato immediatamente agli avamposti, su lla strada d1 Montebelìo, con due battaglioni del 74. 0 , destinati a pigliare il posto di due battag lioni dell'84.0 accampati su quelia s trada, innanzi u Voghera , all'altezza della Madura. Durante questo tempo 'il resto della mia d ivisione prendeva le armi: una batteria d'artiglieria ( 6.• dell'8.0 reggimento ) proeedeva alla testa. Giunto àl ponte gettato sul ton ente detto Fossagazzo, estremo limite dei nostri avamposti, feci mettere in batteria una seiion~ d'artiglieria appoggiata a diritta ed a sinistra da due batta3lio111 dell' 84.0, che co' suoi cacciatori ( lirailleurs) g uerniva le rive del torren tE;. Durante questo tempo il nemico si era spinto da Montebello su Ginestrello, ed essendo stato informato che esso si dirigeva su di mc in due colonne, una per la g rande strada e l'altra per'
2Gl
l'argine della via ferrata, o;dinai al battaglione di sinistra_ del 74.0 di coprir l'argine a Cascina Nuova,, ed all'altro battagl10ne di portarsi a di ritta della strada, dietro all'84.0 Questo movimento era appena terminato che già si impegnava su tutta la linea una viva fucilata fra i nostri cacciatori e quelli del nemico che marciava su noi , sostenendo i suoi cacciatori con teste di colonna che sboccavauo da Ginestrello. L'artiglieria aprì su di esse il fuoco con 'prospero successo : il _ ~emico_ _- j rispose. Io ordinai allora aila mia destra di portar-si 10nanz1. Il 1rnmico si ritirò dinanzi allo slancio delle nostre truppe: ma accorgendosi che non aveva se non un solo battaglione a sin_istra della strada, avviò contro di esso una forte colonna. Grazie al viuore ed alla fermezza di quel battaglione, comandato dal colo~nello Cambriels , ed a lle felici cariche della cavalleria piemontese, a mmirabilmente condotta dal gerierale De Sonnaz, gli austriaci do vettero ritirarsi. 0 1 In que l momento il generale Blanrh ard, seguito dal 98. e da un 0 battaglione del 91. (i due altri erano restati ad Oriolo dove banno avuto uno scontro) mi raggiungeva e 1·iceveva l'ordine di andare a prendere il posto del battaglione del 74.0 , incaricato di difeudere l'arginf:: del!a v ia ferrata e di stabilirsi fortemente a Cascina Nuov~. Rassicurato da qt1ella pa rte , spinsi di nuovo la mia destra m avanti, e m'impadronii, non senza aver incontrato seria resistenza, della posizione di Ginestrello. Stimando allora che seguendo col o-rosso della fanteria la linea della sommità e la strada con la mia o . . . .. artiglieria, protetta dalla cavalleria piemontese, m1 sarei impossessato più facilmente di Montebello, organizzai nel modo seguente le mie colonne di attacco sotto gli ordiui del generale Beuret: Il 17.o battaglione di , cacciatori, sostenuto dall' 84.0 e _74.0 d isposti a scaglioni, si slanciarono sulla parte meridionale di Montebello. dove il nemico erasi fortificato. S'im pegnò allo_ra un com battimento corpo a corpo ne)le vie del vilbgg io,che fu d'uopo prendere casa per Ca%.. DuraBtequesw c0wbatt.imento il generale Beurel fu mortaJrnente ferito al mio fianco. Dopo ostiuala re~istenza, g li Austriaci dovettero cedere ano slancio delle nostre truppe, e q t1antµ nque vigorosamente tnncerati nel cimitero, si vidno 1olta alla baionetta a nch e qnest'ultima posizione alle grida mille volte ripetute di Viva l'l-mperatorel A NNO
lJI, voi. I V -
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2/32 MlSCELLANEA Erano le sei e mezzo. Stimai ch e fo~se prudente d i non spingere più in là il prospero successo della giornata, e fermai le mie truppe dietro il movimento di terreno sul quale è situato il cimitero, avendo guernita la sommità con quattro pezzi di cannone e numerosi cacciatori che ricacciarono verso Casteggio le ultime colonne àustriache. Poco dopo v idi le colonne austriache sgombrare Casteggio, lasciandovi una retroguardia, e ritirarsi per la strada di Casatisma. Io non saprei troppo lodarmi, signor maresciallo, dell'impeto delle nostre truppe in questo giorno: tutti, ufficiali , sottufficiali_ e soldati hanno gareggiato di ardore. Nè dimentìcherò di fa~ meµzione degli ufficiali del m io stato maggiore, i quali mi h anuo perfettamente secondato. Avrò l'onore d'indirizzarvi ulteriormente i nomi di coloro, che si sono particolarmente distinti. Non conosco ancora la cifra esatta delle nostre perdite: sorii.1 numerose, soprattu tto in ufficiali superiori che hanno largamente pagato dell~ propria persona. Caìcolo approssimativamente queste perdite alla cifra di 600 a 700 uomini fra morti e feriti. Quelle del .nemico hanno dovu to essere considerevoli a giudicarne dal numero dei rnol'ti trornti, soprattutto nel villaggio di Montebello. Abbiamo fatto circa 200 prigionieri , fra i quali sono un colonnello e parecchi ufficiali. Molti cassoni d'artiglieria sono pure caduti in nostro potere. Q uanto a me, signor maresciallo, 10 sono felice che la mia divisione sia stata la prirua ad azzuffarsi con l'inimico. Questo battesimo glorioso, che ricorda uno cl,èi nomi più belli dell'illlpero, sarà, lo spero, una di quelle tappe indicate nell'ordine del g iorno dell'Imperatore. Sono con rispetto, signor maresciallo, Vostro umil.mo obb.mo servo
Il generale comand. la l • div. del 1° corpo FOREY.
PS. Dietro i ,ragguagli che mi giungono da tutte le parti, le forze del nemico non erano al disotto dei 15 ai 18 mila uomini ; se avessi a credere alle relazioni dei prigionieri , esse oltrepas· sa rano <li molto questa cifra.
M!SCELUN!i.-
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RICOMPENSE MILITARI In data di Alessandria 23 di maggio l'Imperatore dc' Franc(:)si decretava per lct battaglia .di l\foute,b ello : · Al maggior generale conte Maurizio Gerbaìx di Sonnaz la croce di comrnendl!,tore dell'O,rdin,e della Legion d'Onore. La croce di cavaliere dell'Ordine medesimo al colonnello Luigi Boyl di Putifigari - al maggiore Luigi Somman - al capitan'"'o Carlo P iola-Caselli - al maggiore Carlo de Laforest - al capitano F erdiuando Arribaldi-Ghilini ed al capitano F rancesco Ri- , stori di Casaleggio. La medaglia militare_ ai sergenti di Novara Cavalleggeri, Garbero e Barberis - al soldato Binvignat di Aosta Cavalleg§!eri - al trombetta Robba dello stesso rrggimento - al ~ergente Tabone di Monferrato Cavalleggeri ed al caporale Rc,bert del reggimento medesimo.
PALESTRO 30
maggio.
• Il giorno 28 del mese di maggio prossimo passato il maresciallo Baraguey d'Hilliers e il generale Mac-Mabon •~rano in prima linea sulla destra del Po occupando Voghera, Casei, Castelo uovo Scrivia e Sale; il maresciallo Canrobert a Pontecurone; il generale Niel a Bassiguam, e Valenza; la gUo.rd1a irnperial<:l in Alessandria. L 'esercito · sardo colla divisione Cucchiari guardava il Po da Monti a Frassineto, e colle diYisioni Fanti, D urati~o e Cialdini guardava la Sesia ·a Gr,zzo, Motta dei Conti, Cnresarni, Pezzana, Prarolo e Vercelli. La divisione Castelborgo stava in riserva metà in Casale e metà a Terranova. • Nel detto giorno 28 maggio il generale Cialdiui si accau: pò sulla sim,;tra della Sesia, 111e11tre il Genio fraucLse cu:i ~;t;uu i uost, i pc,ntie1·i melleYa mano alla costruzione di altri due ponti di cavalletti. Intanto la fantr ria clol man•sciallo Canrobert era trasportata per la ferrovia a Casale, dove pur si rAu1vano con una mArcia forzata la sua artiglieria, la cavalleria ed i bng.agli.
264 MISCELLANEA Il dì seguente, 29, le divìsioni Fanti, Durando e Castelborgo andavano a Vercelli, rìmanendo la divisione -Cucchiari alla guardia di Casale. A Casale giungeva ·nello stesso giorno la guardia imperiale ed il generale Niel, mentre alla stessa volta si avviavano con lunga marcia dalle loro posizioni rispettive le di,,isioni Mac:Mahon e Baraguey d'Hilliers. · Il mattino del 30, ql'lantunque un solo dei ponti fosse terminato, le divìsìoni piemontesi che erano a Vercelli varcarono la Sesia, e si volsero, Fanti su Co:1fienza, Durando su-Vinzaglio, e Castelborgo su Casahno, mentre Cialdini moveva su P a lestro. I l disegno era che Fanti, rìpiegandosi su Vinzaglio, lo facesse sgombrare, sicchè Durando vi penetrasse senza combattimento e q uihdi r ipìegassE: alla sua· vol~a sopl'a Palestro per agevolarne l'o"cu pazione a Cialdini. Ma ostacoli che non si poterono prevedere, ritardarono rli molto la marcia della divisione Fa1;1-ti, · sicchè questa parte del disegno mancò, e Cialdini e Durando dovettero superare le posizioni colla bravura delle loro truppe, locchè fecero con esito fortunatissimo. L'uscita nostra da Vercelli e la nostra marcia a destra a,•eva a scopo di ma::cherare il movjme:ito dei francesi, e di far credc~e al generale n em ico che intenzione nostra fosse di assalirlo di ___ fronte nelle sue beo munite posiziom di Mortara. Intanto il gene-rale Niel era venuto a VerceHi, passava lo stesso giorno 30 la Sesia, ed occupava Borgo Vercelli· spingendo la sua vaoguardia fino ad Orfengo. 11 maresciallo Canrobert si reèava a Prarolo,. e appena Palestro .fu in no;;tro potere, si accinse a gettare tre ponti sulla Sesia per venirsi a collocare dietro di noi e sfilare poscia su Novara. Poco mancò che il disegno andasse in quel giorno fallito, e la posizione nostra sulla sinistra della Sesia si facesse pericolosa, imperocchè cresciuta in breve ora per la dirotta pioggia a dismisura la Sesia, essa ruppe uno dei ponti, minacciò-di romper~ l'altro e rese difficilissimo il collocamento di altri tre ponti stati ordi natt dal maresciallo Canrobert a Prarolo, cosicchè un solo. di essi r otè condursi a termine. P er fortuna la .pioggia cessò e l'aGqua d imin ni alquanto il mattino del 31, in guisa che il passaggio delle truppe potè continuare. ·
265 M!SCELLA1'EA P er mantener sempre più in errore il nemico e proteggere anche meglio il passaggio delle truppe francesi, noi dovevamo. il 31 occupare Robbio che sapevasi fortemente difeso dagli austriaci. Giulay informato invece dell'intenzione di . Canrobert di passare a Prarolo, determinò di impedircelo attaccando Palestro con un corpo poderoso. Dai prigionieri si potè conoscere che in .linea vi erano tre brigate, locchè fa supporre che un' altra e probabilmente due, fos!:'ero in riserva e perciò il corpo assalitore ascendesse a 20 o 251m. uomini. Se è così il generale nemico dimostrò irresolutezza, imperocchè avendo forze numerosissime fra l'Agogna ed il Ticino, avrebbe dovuto attaccare Paleslro con settanta od ottanta mila uomini, il che ci avrebbe po:sti in gravissimo imbarazzo. Il fatto è ché le forze da lui impiegate si trovarono insufficienti e che 1:attacco fu anche tardivo inquantoohè all'ora che si udirono le prime fucilate, le divisioni Reuault e Trochu del corpo Canrobert erano già passate e uon rimaneva p iù f:l. passare che la divisione Bourbaki, la quale, seGondo tutte le probabilità, avrebbe avuto tempo di sfilare prima che gli austriaci riuscissero a forzare Palestro. Mentre adunque gli austriaci ci tenevano così, con due brigate, seriamente occupati di fron te, tentavano con una terza brigata di girare sulla n ostra dest.ra per arrivare su Palestro, prima che le nostre truppe le quali erano in batlaglia, fuori del villaggio, vi si potessero riti rare. . Con n otevole tenacità il generale Sza bo, per la strada cbe da Ros1sco mette a Palestrn, si avanzò contro ·il roggio'ne Sartirana. P er veDire a uoi egli , non vi trovava che un piccolo ponte in muratura all'edifizio che serve a prendere le acque ioalzate dalla chiusa Sartirana. E gli vi fece passarn tutta la sua brigata, l'artiglieria compresa, indi passò a guado la SesieUa e ven • e a collocarsi sulla nostra destra all'altf'zza di Palestro, facendo fronte a l cavo Scotti. La divisione Cialdini faceva fronte Yerso Robbio su tre linee ·perpendicolari alla strada che ,da Palestro mette al detto villaggio rli Robbio. La prima linea era al cavetto della cascina di San · P ietro. La- seconda era nel movimento di terra che sta fra il detto cnetto· ed il villaggi0, e ]e riserve erano presso il villa·ggio. A destra oltre il cavo S:òtli, non v· eràno che. poche compa•
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MISCELl, ANIU,
MiSCELLANEA
gn1e <li avamposto le qnali naturalinent.e furono in breve forzate a ritirarsi. Ma l'attacro non si limitò alla sola colonna del generale Szabo, imperocchè un'altra colonna. si spinse sulla cascina S. P ietro e profittando dei ponti che vi esistono , sulla roggia Gamara e sul cavo Scotti vennero a sboccare alle spalle della nostra prima linea posta al cavetto della cascina S. Pietro, e dopo averla forzata a ritirarsi presero di sbieco coi loro tiri la seconda linea. L'animo non venne meno ad alcuno dei nostri capi. Il re fece invitare il 3o reggimento znavi a recarsi in battaglrn. sulla nostra dPstra . Cialrlini fece av11 nz11re il 7o battaglione bersaglieri ed il 160 reggimemo fanteria. Queste truppe si trovavano schierate fra lo scavo Scotti e la Se,;ietta. I zuavi, deposti li zaini a tena, si avanzarono animosi, i tedeschi, appena li videro, si diedero alla fuga ; i zuavi ed i n0stri li inseguirono passando a guado la Sesietta , e li incalzarono fino al roggione Sa.rtirana . h i non r imaneva altra ritirata ai 'fnggienti che i l piccolo ponte all'edifizio di· presa d'acqua , Molti tentarono di salvarsi, gettandosi nell'acqua e~ vi rimasero annègati. molti furono _uccisi alla baio' nettn ed un buon numero fu _preso prigioniero. Si è in questo ·movimento cbe otto cannoni caddero in mano a.gli alleati. Nel me,lesimo tempo la cascina S. Pietro era ripresa e tutta la linea si avaoza<ra alìa baionetta prendendo sulla fronte le posizioni del • I matttno. Questo è il brillantissimo combattimento di Palestro nel quale ì znavi ci resero ùn segnala to servizio per l' impeto con cui effettuarono il loro attacco, impeto che si comunicò ai nostri e scsmC1;Jrtò Ì nemici. Durante il combat~imento a Palestro, Canrobert terminaYa il pas,a.ggio della Sesia a Prnrolo, e intanto il generale JVIac-Mahon nsciva da Vercelli. Il domani, lo giugr.o. le truppe francesi con1inua.vano il loro moYimento, cosiccbè il 2 i generali Niel , Iviac-Mahon, Baraguey d'Hilliers e la guardia imperiale erano coli' imperatore a NoYara ed un'avanguardia e,a. ·spinta da un lato contro il poute d; Bufla· lora, dall'altro al passo di Tu rbigo. Il 3 J.'esercito sardo e Canrobei't sj s~ ingevano a Galliate e Tre• cale, e Ma.c- Mahon con una divisione d1-Jlla guardià imperiale pas~avano il Ticino.
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PUBBLICAZIONE l)ELLA GAZZETT,l P IEMONTESE.
Nel giorno delli 29 maggio l'esetcito sardo ( meno la 5.a divisione che era rimasta alla custodia della linea del Po) si concentrava a Vercelli , ed accampava nella notte fuori della città sulla sponda destra della Sesia presso ai ponti che si erano co• struiti a monte ed a Yalle di quello in muratura il quale era stato rovinato dagli Austriaci. . Alla domane le truppe -valicavano la Sesia~ mentre il generale Cialdini, che dal giorno innanzi trovavasi già accampato sulla sinistra del to!'l'ente, avanzayasi colla propria diYisione sopra Palestro. Questo villaggio, posto sulla strada che da Vercelli mette a ~fortara, è collocato sopra una specie di altipiano, il quale dalla parte di Vercelli ha ripe alte, scoscese, ed è preceduto da vaste risaie che sono solcate da larghi e profondi cavi. La strada avvicinandosi a Palestro è tagliata nell'altipiano stesso , onde essa trovasi incassata a formare una stretta gola della lunghezza di circa 400 metri prima d'entrare nel villaggio, Questo terreno che presenta una forte posizione dalla parte di Vercelli era stato occupato dal nemico. Egli Yi si era fortemente trincerato con una brigata di fanteria ed una batteria di artiglieria; forze sufficienti per opporre una validissima resistenza in posizione così vantaggios,i . I nostri esploratori inront.nnono gli avamposti nemici al ponte della roggia Gamara, là ove essa taglia per la terza volta la strada di Palestro, a 1500 metri circa dal villaggio. I bersaglieri s'impadronirono tosto dell'abbattuta che il uemi00 aYeva q~ivi i~nalzata, inseguirono l"avversario colla ba10netta, e permisero m cotal modo alle nostre truppe di formarsi in colonna a destra ed a sinistra della strada, ed all'artiglieria di collocarsi in batteria con 4 pezzi sul ponte stesso, d' onde a.priv/1 un fuoco vivissimo di granate contro l'altipiano di Palestro. La nostra colonna di destra fo ç-mata dal 1° battaglione bersaglieri e di due batti!,· fanteria , sotto gli ordin.i del colonnello g lioni del 9° re"'o-imento 00 . . cav. Brignone , marciava risoluta sulla sinistia della pos!Zlone nemica. Ma per la ristrettezza del terceno su cui doYeYa•cammiuare, con una piccola fronte, e con uu sol ponte a fianco,
268 M lSGELtANEA non riesciva che dopo ripetuli att,;1cchi, e dopo a,·er sofferto gravissime perdite, a rendersi padrona della disputata posizione, e ad occupar.:, di viva fnrza ·il villaggio. Il possesso di quest'ultimo fu contrastato palmo a palmo. Al momento in cui 1 nostri soldati s'impadronivano con mirabile slancio della strada principale e della chiesa, sopraggiungeva a l nemico un r inforzo dì d ue battaglioni venuti in tutta fretta da Robbio. Questi ultimi occupavano le case a destra .del villaggio ed il cimitero, e disteudevansi lungo una vfa iucassctta ; di là cou vivissimo fu ocil di fucileria e di mitraglia riceYevano le tmppe del 9° reggimento. Il generale Cialdini moveva tosto per la strada prrncipale in soccorso del colonnello Brign,)I1e, il quale, all'ingrossare del nemico, opponeva da lla chie::.a e dalle strade laterali la più energica resistenza. . Le colonne s'avanzavano alla corsa sopra il vii • laggio al g rido di: Viva il Re I I battaglioni del 9° piegarono a destra in sostegno degli altri d ne d0llo stesso reggimento. Il 10° di faoteria giran,do a sinistra veni rn difilato contro al cimitero, e tutti procedevano con un movimento sì energico e simultaneo, che il nemico fu costretto a sgorn brare interameote da Palestro, e a ritirarsi in disordine e precipitosamente sopra Robbio. Egli lasciava nelle nostre rnaoi 300 prigionieri circa, fra cui tre ufficiali dei reggimenti Leopoldo e W impffen, ed un gran numero· di morti n elle vie e nelle case. Le nostre perdite ascendono a 8 ufficiali feriti , e 132 uomini di bassa forza fra morti e feriti.
un
Attacco d·i Vinzaglio -
MISCELLANEA
2GO
attraversa la · ro,,.o-ia sovra un ponte che è dominato dal castelìo DD e dalle case del villaggio. Il nemico ave;a chiuso questo ponte con una forte barricata e preparata una valida difesa dai caseggiati. L e nostre truppe non potevano in altro modo attaccare !a posizione che mòvendo cli fronte sopra la detta strada ristretta e battuta dai fuochi nemici. Queste difficoltà. non valsero a trattenere lo s la ncio · dei nostri prodi soldati. li 10° battaglione ber• saglieri (rnaggiur8 Vivaldi) ed il 7 9 reggi~ento fanteria (colon nello Beretta) s' impossessarono della barricata nemica. Muovevano quindi risoluti all'att:icco del villaggi'o che il nemico difendeva tanto più vigorosamente in quanto che JD quell'istante egli avevà ricevuto u n rinforzo di un battaglione e di 6 pezzi. L a lotta nell'interno del borgo fu lunga ed accanita, ma sopragg iuuta una nostra colonna del 2° battagliooe bersaglieri (magg iore Fioruzzi) ed uno sqaadrone cli Piemont3 R eale, la quale girata la destra del nemico, ne minacciava. la ritirata, gli austriaci si misero ad indietreggiare. Essi ripiegarono dirigendosi su due colonne, l'una sopra Confienza e l'altra sopra Paleslro. Quest't1ltima venne ad urtare nella sin istra della linea d'avarnposti della quarta divisione. D ue compagnie del 16° fanteria, che stavano a settentrione di Palestro al bivio delle strade che mettono a V inzaglio e Confienza , si avanzano risolute alla baionetta, mettono in iscom• piglio il nemico, il quale lascia nelle loro m ani due cannoni. Qm•sto brillante episodio comp\ la vittoria delli 30 maggio. Le perdi te sofferte dalla terza.divisione ascendono ed 1 uffiziale morto, 8 feriti, e 179 uomini di bassa forza tra morti e feriti.
Gioniata del 30 maggio. Occupazione à·i Ctisalino e di Confienza. Addì 30 maggio.
Nel mentre cbe il gencralè Cialdini assaliva. il borgo·di Palestro, la te1za divisione rioforza.ta dai reggimenti Genova cavalleria e cli Piemonte Reale, passava. la Sesia verso le ore 10 del mattino, e giunta àl cascinale di Pernasco verso le 12, si prt'parava ad attaccare V!nzaglio. Qnesto villaggio è costrutto come quello di PalesLru supra un ahiµiano che sceude dalia parte. di Vercelli con una pendenza r ipida, al cui piede corre una roggia larga, pro· funda ed incassata. Da Peroasco mena a Vinzaglio una sola stradn che finiclwg-gi,ta in tn tta la sua lunghezw da estese ris~ie
In' questo ste,:so giorno 30 maggio la seconda div isione (ge· n erale F anti), che aveva passata ti Sesia nel mattino, dirigeva la sua marcia su Borgo Vercelli e Ca.salino a Confieoia. L'a_vAnguardia di questa divisione incontrava uno squadi·one n emico a Borgo V ercelli , lo attaccava vivamente e lo metteva in fùga. G iunto a Casalino, si formava in due colonne, di cui l'nna marciava sopra Vinz3glio per dar la mano alla terza divisiooe, l'altra sopra Confienza per ocrupare questo v illaggio,
270 MISCELLANHA La prima colonna giungeva a Vinzaglio quasi simultaneamente alla testa di quella della terza divisione che aveva attaccato q1Jesto villaggio, e ne respingeva o\1re il nemico; J'3ltr1.1. colonna occnpava Confienza, costringendo gli Austriaci ad una celere ri tirata sopra Robbio. La prima divisione pure nel giorno 30 ·occupava Casalino dando la man o alla seconda; ed i reggimenti Savoia e Nizza cavalleria colla riserva di artiglieria ' accampavano dietro il Torrione, dove si stabiliva il quartiere generale ·principale. ·
Relazione del generale comandante ·lei 4a divisione, su l combattimento di JJcilest1·0 dell'i 30 magg-io. Al signor lu ogotenente generale, copo di stato maggiore dell'armata. Torrione.
Pa/1:stro, a,ldì 2 giugno 1859.
D ietro gli ordini ricevut i da S . M. il mattino del 30 maggio, partii da Vercelli dirigendo la mia di visione verso Palestro. La posizione di questo villaggip è assai naturalmeute forte. L'unica via che vi conduce din,ttamen1e da Vercelli ; a 200 metri dal· l'entrata del v illaggio, è fiancheggi11.ta. a destra ed a sinistra da risaie e finisce per essere incas,;;nta in un altipiano con ripe scoscese, al piede del quale corre il cavo. del lago, di fondo pan• tanoso con ri've alte e tagliate a picco. , Da informazioni avute, calcolavo, e non ero lontano dal vero, che il nemico occupasse la posizione con una brigata di fanteria ed t~na batteria d'a rtiglieria, forze sufficienti per opporre volidissirna resistenza in posizione così Yantaggiosa , e n Plla. quale si era tri ncerato. Composi la mia avanguardia del 6° e 7° battaglione bersaglieri, e di una sc:zione da 16 e di due squadroni cavalleggeri d'Alessandria. Essa occupava successivamente i due primi ponti sul cavo Gamara, cl.ie per ben tre- volte taglia la stra<la da Vercelli a Palestro, ed i n0stri pr·imi esi,loratori incon· travano gli ava;nposli nemici a l terzo ponte dietro un'abbattuta di alberi.
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E~si furono fac ilmente respinti con qualche colpo <li cannone ed inseguiti dai nostri bersaglieri ; ma s'impegnava immediatamente un vivissimo fuoco di moschette.ria sulle posizioni nemiche da I 6° battar;lione a sinistra della strarla, e dal 7° a destra. Feci i mmediamente avanzare sul terzo ponte la sezione d'artiglieria sulla q•iale ven iva aperto immediatam r,nte il fuoco- d'artiglieria nemica collocata sull'ahipiano. E siccome la direzione dei fuochi, e 1~ vivacità dei medesimi indicava u n forte allacco sulla destra, supposizione che m i venne confermala dal comapdan te il battaglione, rnagiiiore Chiab rera, che domandava truppe in sostegno, diressi su lla destra due battaglioni del go reggimento fanteria, sotto gli ordini del suo colonnello Brignone, e rinforzai il 6° dì qualche compagnia del 10° fanteria , ponendo gli altri battaglioni dt:lla .brigata in riserva a destra ed a sinistra della strada, te• nendo la brigata Savona più indietro in riserva. Rafforzai pure con un'a ltra sezione da, 16 l'artiglieria al ponte, e Yenne dalla medesima aperto un vivissimo fuoro di granate , alla distanzn. cli 1500 metri dal vi llaggio, tiro che malgrado la distanza riiisciva efficacissimo. D ietro le istan.:e del comandan te il 6° battaglione bersagiieri, inviai pure un distaccamento di zappatori del genio snlla s inistra, onde tentare sotto il fuoco di praticare un passaggio alle truppe sul cavo del lago e girare così il lato destro del la posizione. P r0grediva int~nto l'attaC;CO sn lla. destra, ma il 7° battaglione si trovava a fronte della forte posizione della Fornace, dominante, trincerata e contornata dai due cavi Scotti e Garnara, profondi e con u n solo ponte a fianco della posizione nemica . · :::iuL:ce~siYameute la 27 e 28 compagnia bersaglier_:i ne tentarono rassa lto alla baionetta , ma furono rn~pin te con gravi perdite, finchè essendo. sòpraggiuuti i d 1ie battnglioni del go, ed avendo diretto snlla medesima un v ivissimo fnoco, potè la compagnia bersaglieri , guidata dal capjtano Gi usiana, superare alla. baiouetta il ponte asserragliato, caccia.re il nemico dalla disputai.a po~izioue, e seguito dall'in tero battaglione bersaglieri e dai due del· 9° reggimento fanteria., occupare di viva forza i! villaggio guadagnandone palmo a palmo i1 possesso. Dalla -direzione del fuoco, giudicando il ·progr,òSSO dell'attacco, . feci cessare il fuoco della mia arl.iglieria, ed avanzare g_ualch8
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esploratore di cavalleria per conoscere lo stato delle cose, g_uando sopraggiunse alla carica il colonnello Brignone , annunciando che il villaggio era in g ran parte n elle nostre mani , ma che il nemi_co opponeva vivissima resistenza ali.o sbocco di esso. Diffatti, a l momento in cui i nostri soldati s'impadronivano co~ mirabile slancio della strada principale del v illaggio e della chiesa, sopraggiungeva al nemico un rinforzo venuto in tutta fretta da Robbio 'di due battaglioni, i quali, occùpate le ultime case a destra dello sbocco del villaggio ed il cimitero, e distendendosi lungo una via incassata che li unisce, coll'artiglieria sulla strada riceveva colla mitraglia e con un vivissimo fuoco di fuci leria le truppe del 9° reggimento che s!avano per sboccare. Il colonnello Brignone con un colpo d'occhio militare ed un'energia che altamente lo onorano, · faceva immediatamente asserragliare la ~trada verso il cimitero, disponeva le_sue truppe a difesa della cluesa e nelle strade laterali, e per fare più presto veniva in persona a domandare soccorso. Condussi immediatame.nte al trotto una sezione da 16 tJhe era la più avanzata, e dato l'ord1ue alle truppe d'avarn~are, con movimento spontaneo e quasi elettrico tutte le diverse colonr1e si diressero al grido di Viva il R.e, ! alla corsa sul villaggio. I J?attaglioni restanti, del ~0 fanteria prendevano a destra all' entrata del villaggio onde impedire di essere girati da quella parte; quelli dr! 10° poggiarono a sinistra avanzando,;i verso il cimitero, contribuivan0 a sloggiarne il nemico, e l'inseguivano a,ssai lung i dal villaggio, second~ti da una parte del 6° batta• glione bersaglieri, il quale dopo molti stenti ad avere abbattuto sotto il fuoco nemico un muro di un ponte-canale è riuscito ad attraversare il cavo do! lago e ad occupare l'altipiano. Allo sbo('CO del ,,illaggio la sezioue da 16, appena posta. in batteria, veniva rovesciata nei fossi laterali dalla violenza ,del fooco nemico; la rimpiazzava immediatamente una sezione della l • da battaglia, la quale riesci va dopo pochi colpi, e secondata dagli attacchi della fanteria, a mf:!ttere il nemico in ri1irata. Sbocca va in quel mentre sulla strada di Robbio il 15° reggimento, stando il 16° in riserva, ed il 1° baHaglione attaccava alla baionetta le ultime case a destra del villao-o-io occu 1)ate dal nemico; e 00 ·dopo accanito com~attimento curpo a co!'po se ne impadroniva,
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facendo grande strage di nemici e molti prigionieri. n nemico si r itirava quindi precipitosamente verso R obbio, lasciando nelle nostre rnani più di cento feriti , e molte armi, e 184 prigionieri, dei reggimenti Leopoldo e lVimpfen, e fra questi tre ufliziali. Non era però ancora finito il successo della giornata. Mentre stava disponendo le truppe in difesa della posizione conquistata, quasi due ore dopo il primo combattimento s'impe.gnava un vivo fuoco di fucileria e di a rtiglieria sulla nostra sinistra verso il bivio delle strade di Confienza e Vinzaglio. Era.no le truppe nemiche che, battute a -Vinzaglio dalla terza divisione, cadevano s~gli avamposti del 16° reggimento. Il comandante del medesimo faceva avanzare due compagnie a sostegno degli avamposti, le quali, fatto impeto sul nemico alla · baionetta, lo misero in fuga. S'impadronirono di due pezzi da 6 coi loro avantreni. Questo brillante episodio mise termine alla giornata. del 30 maggio' COSÌ onorevole per le truppe della quarta divisione, g iacchè, signor generale, mi è impossibile lo esprimerle adeguatamente lo slancio eJ il valore da esse dimostrato nell'esecuzione di questa difficile operazione di• guerra. Ivla sopra ogni altro meritano singolare menzione il colonnello Brignone del 9° reg· girnento fanteria, ed il magg'iore Chiabrera. del 7° battaglio_n e bersaglieri, che si dimostrarono in questa circostanza veri uomini di guerra. Mi riservo di comunicare alla S . V. gli elench i dei militari d'ogni g rado che maggiormente si distinsero in questa g iornata, e la tabella delle perdite, la qùale purtroppo è di qualche considerazione.
Il comandante generale della quarta divisione Firmato CrALDINI.
Rel,azione del genera.le comandam,te la 4.• divisione, sidla battaglia di Palestro del 31 maggio. ,\I sig. Luogotenente Generale Capo dello stato maggiore dell'armata. Vimercate. Colnago, 12 giug/lO 1859.
Appena il giorno 30 maggio Ebbi occupato colla mia divisione il v illaggio e l'altip iano di Palestro, conscio dell'importanza som della posi:t.ionc rispetto alle u lteriori operazioni dell'esercito alleato, e prevedendo che il nemico nulla lascerebbe d'intentato per riconquistarla , presi le seguenti disposizioni per la sua difesa: Ordi nai ai zappatori del Genio di mettere mano immediatamente e continuare durante tutta la notte, servendosi anche dell'opera di tutti i contadini disponibili, a delle opere difensive sull'estremo lembo dell'altipiano a cavallo della strada di R obbio. Feci occupare il fron te dell'altipiano verso Robbio dalia brigata Regina; il J 0° reggimento coq due battaglioni occupava la linPa degli avamposti sul cavo S. Pietro a cavallo della strada p1·0vinciale di R obbio. F eci appoggiare la sinistra del 10° reggimento dal 6° battaglione bersaglieri. Il 9° reggimento fan teria distaccava sulla destra. due compagnie al di là dei cavi Scotti e Garnara avendo gli avamposti snlle _due sti'ade che vengono da Rosasco, ed occup1ndo con un piccolo posto il ponte della Briciola alla presa d'acqua del cavo Sartirana. Le riserve occu pavano la cascina S . Pietro. Il 15° fanteria si era tenuto in riserva dietro · al 10° meno un battaglione che, facendo fronte a sinistra della posizione, si estendeva dal cimitero verso la posizione occupata dal 6° bersaglieri. Il '16° reggimento copriva la sinistra della posizione stendendosi dal cimirnro alla cbi~sa di S . Sebastiano a cavallo delle strade di Vinzaglio e òi Confienza. Il 7° battaglione bersaglieri, che avE.:va tanto sofferto nella p recedente giornata, fu tenuto in riserva nel villaggio stesso di Pa lestro. Durante la notte il maresciallo Canrobert che col sno corpo d'arma ta si trovava a Pral'Olo, gittava i pnoti sulla Sesia , n0n senza
orn
MISCELLA1'EA 275 difficoltà pel continuo ingrossare delle acque, ed alle ore cinque del mattino cominciava ad eseguire il passaggio del fiume cvn le sue divisioni, coperto dalle posizioni occupate dalla 4.a divisione. Verso l_e 8 del mattino il 3° reggimento di zuàvi stato posto da S . M. l'Imperatore dei F rancesi a disposizione di S. M. il Re, veniv a dal Torriooe, ove aveva pernottato , a prendere posizione sul davanti e lun_go la strada che da Palestro conduce alla Sesia, Verso le 10 del mattino il nemico, con imponenti forze, sbocca,,a dalla strada di Robbio e da quella di RoBasco, attaccando con vigore la nostra linea d'avamposti. Questa seconda colonna, composia della ·brigata Szabo faceva ripiegare i nostri a vamposti sul cavo Sarti rana, e passando per ponte della Brida, attaccava con forze preponderanti le due compagnie poste alla cascina S. P ietro, che furono forzate ad abbandonare la posizioce ripiegandosi lentamente. All'attacco di fronte il 4° battaglione del 10° reggi mento a sinistra della strada di Robbio fu pur costretto a ripiegarsi sull'altipiano, eseguendo però i suoi fuochi in ritirata. A destra dei la strada il 3° battaglione del 1 Oo reggimento veniva opportunamente sostenuto da due compagnie del 9° reggimento colà condotte dal prode colonnello Brignone , e successivamente dal 2° battaglione dello stesso reggimento, e queste truppe non solo sosten nero l'attacco nemico, ma prendendo una vigorosa offen~iva lo ricacciava.no alla baionetta assai lungi dalla linea degli avamposti. Sin dal prio0ipio dell'azione essendomi apparsa l'intenzione del nemico di girare la destra della mia posizione, e fors'anche di gettarsi sui ponti francesi, avevo spinti da quella parte il 7° battaglione bersaglieri e successivamente il 16° reggimento d i fanteria , portandolo così dalla sinistra alla des tra della ~1ia posi~ione. A ,,evo contemporaneamente rafforzato d'artiglieria la destra e la sinistra dell'altipiano, e po_rtatò l'arti_gl:eria della estrema sinistr_a sulla destra della posizione protetta dai cavi onde prendere di fianco l'attacco deila destra. I l 7°' battaglione bersaglieri coll'abituale suo slancio attaccava v igorosamente il nemico, g li riprendeH alla baionetta la già perdnta cascina S. Pietro; ma avendo a lottare· contro forze di molto superiori , si limitò a
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mantenere le riacquistate posizioni sino all'arrivo dei primi battaglioni del 160 reggimento, ed alla vigorosa offensiva presa dal 3 reggimento di zuavi. Questo ammirabile reggimento, Yista la destra minacciata, si spingeva in colonna profonda al suono della f'anfam sul dinanzi della sua fronte; passava a guado la Sesietta ed irrompendo alla baionetta sul nemico ne faceva tremendo scempio sul ponte della Brida, e precipitava nel canale di Sartirana profondissimo gran parte della brigata Szabo, impadronendosi di una parte della batteria da 16 che aveva passato il ponte, e di buon numero di prigionieri. Questo vigcroso attacco ·venne arditamente secondato dal 7° battaglione bersaglieri e dalle prime truppe giunte del 16°, lo quali s'impadronirono degli altri pezzi della batteria, di qualche cassone e di molti prigionieri. Il colonnello de' zuavi, lasciato a guardia del ponte un drappello di bersaglieri, inseguiva colla baionetta alle remi il ne11Jico io piena rotta. Mentre si passava questo brillante e decisivo epi5odio della giornata, il nemico, che ave,a fatto qualche progresso sulla nostra sinistra, accennava con t:na carica alla baionetta ad un attacco sull'altipiano stesso. Ma arrestato da due ben diretti colpi di mit1aglia dell.\ nostra artiglieria, veniva successivamente ricacciato e fugato da vigorose cariche alla baionetta eseguite dal sesto battaglione bersaglieri, e dal primo e sPcondo battaglione del I Qo reggimento fanteria, guidati dal suo valoroso colonnello Regis, il q uale inseguiva il nemico ben oltre la linea degli avat:npost1, e veniva solo rilevato nella sua posizione negli ultimi periodi della gior• nata da due battaglioni del 15° reggimento fanteria, essendo i due battaglioni del 10° restati privi di munizivni. Cooperarono singolarmente a respingere l'attacco sulla destra unn batteria francese collocata sulla riva destra della Sesia, che prendeva. di fianco il nemico, ed una sezione dell'istessa artiglieria, che nell'ultimo peri0do della g iornata, collocata sullo :;tradale dt R obbio, riduceva dopo pochi colpi al sileni:io l'artiglicl'ia nemicn che proteggeva la ritirata. Alle due dopo il mezzogiorno il nemico, respinto e fugato su tutta la linen, era io piena ritirata verso Robbio e R osasco, lasciando nelle nostre mani mille prigionieri, ~eicento feriti, un numero con· sideravole di morii, d'armi, di bagagli ed uu'in!era balleria da 16.
:IIISCELLANEA 277 Le nostre perdite furono in morti e feriti dis,,.raziatameu te . ' D assai gravi, come risulta dagli st:i.ti che qui ho l'onore di tra• smettere, ma incomparabilmente minori di quelle del nemico. Non è mestieri, sig. generale, che io le accenni la mirabile condotta della quarta divisione in questa circostanza. Le trnppe ccmbatterono sotto gli occhi di S. M., che ebbe campo di apprezzare quanto sia g rande la loro devozione alla sua persona ed alla patria, e di quale abùegazione, nel pericolo, esse sieuo capaci. Le numerose azioui dì valore personale contenute nell'elenco che qui unito ho l'onore di t rasmetterle fanno fede che il Re può sempre contare con fiducia sulla divisione che mi reco ad alto onore di comandare.
Il te11e11tt !7Cllel'ale comandante la 4.a clivi1io11e
F irm. C1ALDJNI.
{Continua).
..\:-;:.o lii. \'ol. IV. -
Is
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MISCELLA~E.l
:FORTEZZE DEL PIEMONTE
ALESSANDBJA. Come sono i tempi felicemente mu lati! Ora le fortificazioni intorno ad Alessandria sono armate dei cento cannoni italiani, ed un tempo ghAlessandrini,I come il regno di Napoli, vivevano sotto il duro.g iogo vicereale, combattendo per lo straniero e non punto per l' I1alia. · Forti ad opprimere, gli usurpatori rizzavano bastiglie contro il popolo, e poco curavano i monumenti della città, sicché vedevasi la cittadella di Alessandria, ma dentro la cinta verso la porta Marengo. g la città era divisa dal Tanaro, sulla cui sponda destra era la parte principale, e sulla sinistra la minore denomiùat1t 11 Borgo, che alcuni chiamano Bergoglio, co' suoi baluardi di s,. 1lJ,ichele, Santa Giulia;na, S. Barnaba, e San Teodoro, a' quali si ligarono i Francesco S. illarlìno, la j!Jadd,alena, i Cappuccini ovvero della cittadella , oltre ai bastioni delle Dame, di San Giuseppe, del Ton·ione della Baratta. E dopo il conte Sirnella, che aveva migliorato le fortificazioni nel 1644 governò la fortezza nell'assedio del 1657 lo spagnuolo Francesco Ravanal, di oui serba il nome la rorta che conduce al borgo degli Orti.
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Già nell'anno 1730 il Bertola cominciava la costruzione della nuova cittadella, non ostante le gravi difficoltà delle case coi bastioni del Cavaliere, di santa Cristina, <li Sant'Antonio a destra della porta reale , del Beato Amedeo, alla cui gola è una gran polveriera; di S. Carlo e , di S. Francesco a siui,;tra della porta di Asti, e di S. Michele. Sostenne Alessandria nel 1745 l'a,;sedio dr/ Gallo-Ispani, che fu inciso da uoa donna Teresa Orsini ; e allora si lavorò a migl10rare le fortificazioni. Capìtano degli assedianti era il principe di Couty e con esso il duca di Modena; s'apr'l l'assedio 1'11 di lnglio, di martedì verso me·zzogiorno, impadronendosi della chiesa del Crocifisso, un trar di moschetto sulla via di Valenza. Le prime trincee furono contro il forte Baratta e S. Martino; ma gli Alessandrini con soldati spagnuoli irruppero dalla mura il dì 2 agosto, e io una mischia furiosa rimasero feriti il t0n1e Strozzi colonnello di Alemanni , e Cal'io Tufo maestro del c~mpo dei Napoletani, e l'Rltra sortita fecesi il dì 8, ferito da una archi bugiata il marchese Villa. Accortisi gli assedianti che i difensori non si lasciavano Ji certo impaurire, intesero ai lavori di mina e ne brillavan due nella notte del 13 e in quella del 17 nella mezzalun_a grande, e sul!' imbrunire del dì 18 andò via il nemico, levando il p0ot1~ della Bormida al Crocifisso e pigliando la via di Castella.zzo. 11 quale pericolo superato, l'ingegnere militare Gaspare Beretta pnbblicava a Milano la carta di cotesto ·asseC:io, e molti disegni. Nel 1794 sotto il goYernatore Solaro si armò potenteme111e ~\.lessandria con 153 bocche da fuoco, fra cui 13 mortai, secondo relazioni del capitano d'artiglieria Valperga al maggiore Zino e al colonnelb Tesauro, e del capitano degl' ingegneri Gianotti. E no• tiamo forza di eventi I Dopo 60 e più anni il bel nome de'Gianotti si ripete in Alessandria, essendovi stato nella guerra del 1859 . a governatore il tenente generale Gianotti, anch'egli avanti uflicip.le del Genio I E si resero alla prova quattro edifizii, il palazzo del Go\ ernu, i quartieri S, Carlo e S. Tommaso, e l'ospedale mili tare. Nd qual tempo i bastioni della cittadella erano Santa Cristina, S Carlo , S. Michele e S, Antonio, ed eranvi le contragguardir S. Tommaso, S. Antonio, S. Mir.hele e il rivellino di Porta Nuova.
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Dopo il sesto assedio del 1799, che tenne dietro a quelli del 1174, 1238 , 1258, 1657, 1745, grandi lavori si fecero in Alessandria negli anni 1808 e i809 dal capitano- degli ingegneri francesi Duparc sotto il colonnello Liedot E finalmente vennero su le opere del 1854 insino al 1859, Im perocchè Alessandria è la fortezza più 'importante d'Italia pel suo collocamento eminentemente strategico; poic11è al centro di tutte le strade della conca superiore del Po, A bbiam detto A.lessandria la fortezza più importante d' Italia, quando l' Italia ·sia Italia veramente, quando Alessandria sia legame di Torino, · Milano e Mantova, E infatti Matteo Dumas (tomo IX, pag, 416) diceva: se una città italiana potrà essere scopo di guerra, Alessandria è scopo di politica, E se Mantova ha su la riva · sinistra del Po quel valore medesimo che Alessanf1ria ha su Ila destra , l'ha per ragion di sua potenza architettonica e topografica meglio che di potenza stratPgica. Oltrecchè la sua importanza aumenta come appoggio della soldatesca che si stendesse tra Mantova e il Po, e Peschiera e il lago, de è la linea più forte d'Italia quando sj è padroni del lago e del fiume, e sopratutto della Rocca d'Anfo. Nè padiamo di Genova, che tropJ!lo lungo discorso richiederebbe, essendo , l'altro estremo della bas0 delle operazioni di difesa. GENOVA. Genova è il naturale ridotto delle furtificazioni fra il Po e il Tanaro, siccome rilevasi dalla storia militare, massime dalla difesa del 1800. lt fronte il mare, a tergo il monte, a destra la valle spaziosa dalla Polcevera, a sinistra la men grande del Bisaguo, richiede grande valentia nella difesa, gran forza di offese e sempre grandi spese di mantenimento. E in fatti l'anno avanti all'assedio, il ca po di battaglione del Genio della repubblica ligure, Giacomo Brusco, insieme col capitano francese Delmas ne ripararono le fortificazioni. Per quanto sia forte e munita Genova dalla parte di terr1t altrettanto è debole anzichè no dal mare. Imperocchè le fortificazioni delle coste deggiono anche modificarsi, ora ·che la naYigazicne a ·vapore e l'uso de' cannoni a bomba e de' cannoni
MISCEL LANEA 281 rigati a grande gettata predomina quasi la difesa, nè sappiamo qual prova faranno i nuovi mortai mostruosi del :Mallet, le cui bombe sono del diametro di 36 pollici. La difesa marittima di Genova comincia dal forté S. Giuliano a levante, e termina all'altro di S. Andrea a. ponente, lontani fra loro 8 chilometri e mezzo all'incirca; fra quali sono rilevati i punti di difesa, la Lanle1·na con le sue tre batterie , una a fior d'acqua , e la ball1wia della Sc·uola. E a difesa del porto, oltre a cotesti fuochi si hanno quelli della batterici della Da1·sencb denominata della Campanett.a di 20 pezzi, dell'altra a levante di S. Benig~w di 8 mortai, e della batteria della Madonnetla, della Salve e di S. Bemedetto. Nè sarebbe sicura Genova dal lato marittimo se non si ave&<;e una batteria a S, Pier cl' Arena, un'altra alla pu~ta di Sanla !llargherila, una terza alla Cavci, e le tre di S, Michele, del Yc,yno e del forte di S. Giuliano, oltre a quelle della Torre cl' A.more, e della Strega. Deputata una giunta alle nuove difese di Genova composta dal generale Barabino, da Alessandro Saluzzo e dal colonnello Gattinelli trentino, cominciò a esservi adoperato il ca,,aliere colonnello De-Andreis. E più particolarmente il capitano Giambattista Chiodo fece il forte dello S1:irone là dove erano poche linee di difesa, il Podestà perfezionò S. Tecla e ridusse a forte permanente la cinta temporanea di Richelieu, rìstaurati avanti dal colonnello Brusco dalla republica e d,ai Francesi. Furono costruiti i forti della Crocetta P- del Belvedere dal 1815 al 1~27, di San Martino in Al baro, poi l'Olivetta o meglio l'Oliveto di Grnpallo <lai 1817 al 1832 , del Castelletto ( ricostrutto per la sesta volta) dal 1822 al 28, di S Giiil·iano, casa campestre della famiglia Sopranis, e de' Rcitti. E s' intese ad innalzare la_terra avanti il forte Qiiezzi dal 19 al 28, e le torri de' Diw fratelli e del .Penin con cinta all' intorno, perfezionando anche il D·iamcinte in cotesto medesimo tempo. ' Ed oltre alle opere di fortificazioni si fecero il quartier del Begato da l 19 al 25, e la polveriera al La gazzo dal 35 al 37, si ridussero a Scuola ed Ospedale di Marina le mura di Santa Teresci e della Neve, ed anche della parrocchia di S. Vinceoi.o; e fucri Porta d' Arco f,,cesi un piccolo quartiere per la compngnia dei Zappatori.
282 M!SCEl.l, A!H'..\ E Yi fu tempo i n cui si pensava a trlllTc tutti i possibili ,•tin• taggi di offcs:i della fortezza di GcnoYa aprendo una strada militare per çamp'1freddo, Ov11da iosino ad Acqni nella valle della Bormida. Pl:'lrocchè allora sarebbonsi evitati pericoli dì battere la strada litorale nel caso di guerra marittima, ed il lungo giro di Alt!~Sandria per giungc,e in Torino e nell'alto Piemonte.
VINADIO. Giace Vinadio sulla sponda sinistra della Stura, alta sul mare 91.2 metri, lontana 15 1uiglia a lìuecc10 di Cuneo. Eravi in antico un fortilizio n,un ito di mura; ma ne t'lmp1 ruoderni volll:'si appunto ferniare colà lo sbocco della valle delJn Stura, una <li quelle che procedono dalla pendice orientale delli:: Alpi, la qunki comunica colla v:ille francese Barcellonetta per Yia del collH cìella Maddalena, più c0munemente noto sotto il nome dell'Argentiera, da cui furono valicate dai Galli la prima volta le alpi marittime. Cotesta valle della Swra era un tempo protetta dalle Barricate di Brezey, e dalle fortezze di Dewoote e di Cuneo, la quale eiliù strategicamente collocata sul confluente della Stura col Gesso, teneva il centro di una cinta di monti intorno alla conca del Tanaro, ed era la maggiore città del!'estrema pianura del Piemonte. ì\'oti per fatti di guerra sono quivi principalmente i posti denominati lo Barricate, che accennammo, il salto del Camoscio e il ponte dell'Oula, dc.ve la valle viene rinchiusa fra considerevoli scoscendimenti di nud;i roccia. E di Vinadio il generale degli ingegneri militari Racchia, deputato poi al parlamento nazionale, fece una piccola fortezza con fronti bastionati, alTorza.ta da un'opera forte ,,erso il Nord Ovest cioè a maestro, pe·r impedire che il nemico si fosse impa• drouito di quell'altur!l: dorµ inaute su l'altra riva del GJJme. Ma rimaneva sempre ad assicurarsi il passo del colle dd Mulo, pel quale potrebbe Vinadio essere girata, sboccando o sulla Maira verso Dronero, c,vvero nella Yalle del!'Arma, denominata sul posto , cli S. Gi.1cPmo, alla Yolta <li Demonte. 0
AllSCELLA.N E~
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FINESTRELLE.
li passo delle Alpi nella valle del ChiusoM fu sempre fortificato e come I In fatti a due miglia dal posto denominato il Talucco su' colli di Pinerolo veggonsi ancora vestigia di munimenLi, i quali furono accresciuti da Tommaso I, ed anche dai Francesi dal 1536 ir: poi, per lo spazio di 38 anni che v'ebbero stanza. Ma le fortificazioni ond'erano circondate le mura del villaggio Finestrelle noa impedirono il passaggio alle soldatesche di Catinut nel 1691; talmentechè [,Oi fu innalzato il forte del Mattino (Mut.in), do,,'è la batteria, sotto il Vauban, capo supremo degl'ingegneri militari di Francia. Il quale allorquando YÌ si recò nel 1700, avrebbe fatto distruggere tutte quelle fortificazioni malamente collocate, se costate non fossero dugento mila franchi, per opera forse dell'ingegnere Laparat. La valle di Essiglie e Finestrelle erano state cedute dalla Francia nell'anno 1713. Sul pendìo del contrafforte l'Aiguille, dipendente dal monte dell'Orsiera, che separa la valle della Dora da quella del Chiusone, Vittorio Amedeo, sulla sponda sinistra di questo fiume, cowinciah a fondare il forte S. Carlo co' disegni del Bertola., il quale cangiò un cattivo ridotto francese nel fortino de' Tre denti, che serve di maschio al forte S. Carlo. Poi il re Carlo Emanllele continuò le forti ficazioni , affidandosi dapprima al De Nicola e quindi a De La l\la:rche che moriva colà nel 1795, e da ultimo, al Marciotti, al Pinto ed a Robilaot, i quali due ultimi edificarono i forti superiori dell'Elmo e del le Va,tli. E così Finestrelle collegala allora con Essiglie e la Brunetta mcreè le trincee dell'Assietta, faceva parte , di tutto il sistema di difesa de' monti, coi due forti ancora di minore importanza di Mirabocco e di Casteldelfino. Continuò il Bertola nel 1733 la e;ostruziooe de' cinque forti uno dominante l'altro, e congiunti fra loro por via di una scala coperta, tagliata nel masso. Dello quali fol'tificazioni, non rimasero in piedi clw il sopradetto forte del Mattino, il ridotto Adorno e ,lrnaud, com'era stato distrutto, e il forte .lli1'abocco presso il :Peli ice su la pendice (vJrsanl) settentrionale , Yera entrata di -cot<!;;te valli, costruito nel 151G.
284 M!SCELLANEA Ma tutto buttato giu nel 1832, coll'opera dell'egregio genera]13 degl' ingegneri Oli vi,:ri, si rizzò con maggior maestria la piccoln fortezza di S. Carlo, l'altra de' Trn denti o di ,'i. Vitlwio che giit era stata .cominciata nel 1820, il forte delle Valli o di S. Ferdinando, primo a<l essere costruito dopo la ristorazione, divisi nei tre picr;oli forti di Belvedere, S. Antonio e dell'Elmo. E fu anco chiusa la strada maestra con una batteria denominata Ca1·lo
Alberto. E nella biblioteca di S. A. R. il Duca di Genova serbasi un piano generale dalle fm·ti(ìcazioni_di Finestrelle ben fatto e colorito dal capitano direttore ctel Gcmio Danesi, nel settembre del 1836, con la sua sottoscrizione autografa e quella anche del comandante supremo Bambino, alla scala quasi del due mila.
MISCELLANEA 285 li volle smantellati, in virtù del disgraziato trattato di pace di .Cherasco. Riedificato nella Ristorazione, ne fu accresciuto pur anco la sua intrinseca forza coll'aggiungervi il fortino. Ser1·e-La-Garde eretto sul minaccioso monte di S. Colombano, e col fare in guisa ehe· alle spalle ricevesse protezione, sebbene indiFetta, dal forte di Lessigliooe, vietando al nemico di valicare di qua del forte medesimo le montagne che separano la valle dell'Arco dall'altra della Dora. ' Ma già ·vedemmo che senza una coordinata difesa di Finestrelle ed Essiglie, il presidio d1 questo forte, che non può essere che assai limitato, non avrebbe bel campo di saldo e lungo contrasto.
ES8IGLIE.
BARDO.
Delle quattro barriere ai passi dellE:_Alpi Co~ie dopo i forti di Lessiglione e 'cli Finestrelle, ~rnoveremo a discorrere brevemente dell'altro baluardo di Essiglie. Il quale giace sulla sponda -sinistra della Dora Riparia o Susina, e sbarra per l'appunto la co9tunicazione pel l\1on-Ginevro, dopo. che siasi divisa in due a Cesane, formando la diramazione nelle due valli del Chiusone ove è Finestrelle a quest'altra della Dora. Conquistata Essiglie da'Francesi nel 1590, ·riconquistata nel ·93 dai Piemontesi, perduta da capo nel 95, per colpa, dicono, del capitano Gazzino che -la difendeva; il re Vittorio la riebbe dal capitano francese Leboulay, mercè le armi piemontesi nell'anno 1708, con le valli circostanti. del Chiusone e della Dora. · Ma nel sistema di difesa, vagheggiato e proposto dal maresciallo Rhebinder, aveva ad essere demolita Essiglie nell'anno 1713. Pure vinse il partito contrario, e in quel tempo il celebre ingegnere Antonio Bertola diede un disegno delle nuove fort1fi· cazioni, e il suo figliuolo adottivo Giuseppe Ignazio Roveda Bertola fra il 1730, e il 1744 fu chiamato a compierle ed ad ampliarle, sicchè meritò il titolo d1 conte di E::;siglie, già chiarissimo per la sua cittadella di Alessandria. A~saliti indarno quei saldi propugnacoli dai Gallo-Ispani nel 1745 , soggi11cq•1ero ~Ila invirla lrggedel. vincitore nel. 1796 ch0
« Levisi pure la voce, scrive il Rocquancourt nel volume 2° del!' Art et histoire mi!ilaire, per mantenere o costruire forti 1 quali, come quello di Bard, si?n deputati a chiudere ermeticamente certe valli, certi sbocehi importanti; che si vanti l'utile di alùune teste di ponte, di alcuni centri di moto col!ocati siccome Ulma, A1essandria, Magonza, i quali possan servire di punto di partenza · nelle offese di perno e di appoggio nella difesa , non po iremo che intendere e approvare ». Così parlava il dotto uffiziale professore nelle scuole dello Stato Maggiore di Francia , allorquando discorreva · della divisione Chabran, la quale, sboccata dal piccolo S. Bernardo, andò a st1irigere quella rocca alpina. · La quale s'innalza 191 metro sulle acque del Mediterraneo, su la. pendice orientale delle alpi, a mancina della Dora Baltea che la circonda dalla parte del libeccio, posta tra Ivrea e A.osta, nella massima stretta. di due monti scoscesi , e chiude quasi ermeticamente la valle di Aosta, cui sbocca egualmente la strada del gran S. Bernardo, nè forse potrebbe più rinnovarsi_il deplorabile caso di allora. Sorpreso c0n grandi forze dal duca della Feuillade nel 1704 · quando venue al soccorso di Vendòrne, oppose debole contrasto · nel 1800, avendo 400 prodi.difensori, e dopc, 14 giorni di assedio
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286 MISCELLANE A s\ rese. Fu moschettato il comandante su gli spalti della cittadella di Torino, ma dopo molti anni si conobbe non avere avuta altra c_olpa che di obbedi~nza a' comandi ricevuti dal Mi nistero. E parlar,do di questa piccola fortezza, del suo passaggio in I talia, Napoleone disse: si elle avait été déferidue avec plus d'énergie l'arrnée française aurait été peut-Bti·e cmnpromise. Diroccata dal generale Chabran per comando di Napoleone, nel 1830 vi fu mandato il generale Olivieri degl' ingegneri per rieditìcarla sopra più ampio disegno e in più saldi propugnacoli, cui si potrebbe di certo dare anco maggior svolgimento verso le alture laterali, se non fosse al Mincio per ora il comune nemico. Pure tornerebbe cosa molto utile .avere sulla pendice settentrionale un punto di appoggio, per dominare pur da questo lato a cavaliere della difesa delle alpi, siccome la fortezza di Lessiglioue per rispetto al Moncenisio. · 11 quale punto verrebbe strategicamente indicato a Conflan~, che è propriamente lo sbocco della valle dell'Iseio in quella del Graisivaudan. E sino a quando non sarà fortificato Conflans, in poter nostro, o non si potrà avere un corpo di esercito in Savoia, la difesa sarà precaria, e presto o tardi sarem ridotti nella pendice orientale souo la protezione del forte di Bardo. Meno male che per impedire il nemico potersi più collocare c•>n la sua artiglieria sull'altipiano superiqre, indicato dalla grande carta col nome di trince1·amento Chaveran, il forte di Bardo fu portato con l'ultima sua batteria di mortai , denominata S. Cado a quell'altezza, ven.endo più giù quella di S. Vitt01·io, ed mfìne alla base il forle di S. Ferdinando , per eternare la memoria di Carlo Alberto e de' suoi figliuoli, i quali più splendidi titoli acquistarono tutti di certo, a rendersi di non perituraJarua.
LA BRUNETTA.. Forte pr0pugnacol0 del Piemoi;ite la Bmnetta presso l'antica rocca di 8. Maria, fu innalzata dal re Carlo Emanuele, per opera del Bertola. Sopra 1111'acconcia giogaia che si distende verso maestro di Susa (Nord-Ovest) ora non vediamo d1e l e rovine della Brunetta; perocchè senz~ un contrasto che l'avrebbe di certo illu-
ll!SCECL.\NE,\ 28'7 str11ta, rlopn srssant'anni soli' di vita, un cenno di Napole0ne, ·l'à nno 1796, nella febbre de'suoi trionfi la fece smantellare. Noi aduoque dovremo preferire senza dubbio la bella descrizione che il nostro Botta, allora giovinetto, ne fece nel libro q uaranlesimo primo della storia d'Italia. Questa fortezza stava, per dir così, rimpetto a Brianzone ed a cavaliere di tutti i passi per a Susà, cui poteva altl'esì, per una fronte volta verso di questa città, difendere. Alle sue falde corre la Cenisia torrente precipitoso e rabbioso, il quale sceso dal Monrenisio con le acque di color cenerino, il che forse diede il . nome a qnel,roonte, mette quivi foce della Dora, cui sin. là 1rascorsa limpida e pura, del m..desimo bigio suo colore contamina e tigne. Nou mai si vide maggior forza di mine. Opera affatto romana fu; i forestieri la visitavano, come rnaraviglia, <: rnaraviglia era Yerarnente per la grandezza del concetto, per 1~ pazienza degli uomini in farla, per la maestria .dell'arte, per la fortezza delle opere,. Brunetta la chiamarono, e cinta era di otto bastioni. Venne scavata nel vivo sasso : di vivo sasso erano i bastioni e le cortine, di vivo sasso la unica strada, per cui vi si saliva, con cannoniere e feritoie da ogni lato. Vi si scorgevano le ruviàe , aspre, scabee e sporgenti scheggie del macigno rotto eon l'artifizio delle mine che l'avevano rotto. . E si vedono ancora i solchi delle mine che l'altro ingegnere nostro Andrea Raua da Susa vi c:n·ò nel vivo sasso verso Francia, atterrate le caserme, i bMtioui, le cortine , Ì'ospedale di cui.rimangono ritti due archi, e il palagio del governatore, una cui reliquie serba la meridiana dipinta nel 1726.
LA CITTADELLA DI TORINO. L'oper:i. della cittadella di Torino doveva affidarsi al ce)ebre in~eguere Francesco Orologgi, o-vvero degli Orologgi vicentino , il quale ne lasciò il piccolo disegno nel Codice della,l\fagliabechiana e il grande negli Archivi dello Statò, in data del 1560. Sul quale, modificato, non già per figura ma per collocamento, il Paciotto nell'anno ·1564 cominciava le costruzioni. In fatti in un codice degli Arc:hivi rmdesimi del Boyvin barone del Villars leggesi ima sua lettera ad Emanuel Filiberto con la quale gli manda
288 ~IISCilLLANEA una relazione che [,' ingegnere italiano aveva fatto intorno alla cittadella: « Se sua Maestà volesse fare un castello o cittadella a Torino dalla parte verso Susa che abbracciasse e dominasse la città facendola di forma quinta, cioè di 5 angoli equilateri cavati dalla forma circolare ecc. che da angolo a angolo vi fosse passa 200, verria a circondare passa 1000, si caveria per ogni angolo per parapetti e piazze passa 26 per banda per li baluardi, re• steria adunque ciascuna cortina di passa 145, che insomma sarebbe passa 740 » . Il 17 di marzo del 1566 la cittadella, benedetta dall'arcivescovo G irolamo della Rovere, ne prese il goYerno Giusèppe Caresana. E sulla porta vi era lo scudo sostenuto da due leoni ·di bromm, opera preziosissima di Mario di Luigi Perugino, la quale per avarizia fu distrutta, ed era costata mille scudi d'oro di solo l::tvoro. Leggevasi l' iscrizione in cui erav i rammentata la vittoria del Belgio e il matrimonio con Margheriu sorel-la del re Francesco. Pentagonale era la figura, come quella di Parma, di Anversa, di Lilla, di Amiens, di Tornay, la quale configurazione fu stimata preferibile all'esagonale, come le cittadelle di Casale, di Milano e di Perpignano, alla quadrangolare come in Capua, Gante, Mompellieri, Cambrai, Havre di Grace, Julliers, e alla settangolare di Mauheim, di Verdun. I Dei cinque bastioni i due a occ.idente sono denominanti del Beato Amedeo e S. Lazza1·0, il socqndo più a tramontana del · primo ed entrambi sul fronte atta~cato nel 1706, comecchè avanti non s'intitolasse del Beato Amecleo ma di .ll!adama. Per mezzo ai bastioni S. Lazzaro e il Duca passa oggi la nuova via della Cernaia in continuazione di quella· di S. Teresa. Il più settentrionale poi tolse il nome delFaltro -ptotettòre S. .ll!aiwizio, tra questo è l'a.ttro baluardo del principe evvi la Postierla. I quali bastioni quando scriveva il De Ville, cioè nel 1628, avevano i loro cavalieri, ed egli dice; camme on pwu.l voir à la.ville rum{iw (sic) de Turin, qui se ba·stit cle present, oib le baslions comencent à prend1·e teur défense aii m:iliei1, de la coitrtine. Ma bisogna pu t· d ire che la cittadella aYeva cominciato a perdere d' impurtama, trovando nel Bionde!: qnant à ces places qui ont eu ci devant
tan.t cle réputation clans l'Europe camme sont la cilladelle cl' Anve1·s,, celte de Chambray, · cle 1'1.1-rtn, chateau de Milan.
MlSCELLANEA 289 La duchessa Cristina tutrice di Emar,uele II fece le mezzelunè avanti le cortine, e furon opera dell'ultimo Guiberto nel 1~90 ed anche di Gaspare Beretta e di Guarino Guarini. Perocchè in quell'anno appunto lo scoppio di un fu lmine incendiò la polveriera, e distrusse tutte le fabbriche, salvo il maschio che oggi dicono dongione. P resa dai Francesi nel 1640, nella storia de' suoi assedii è splendido quello del 1706, nel quale oltre al fatto glorioso di P ietro Ivlicca, si rammentano le )Jlorti intrepide con la spada nel pugno del capitano Bmn, monco già nel braccio sinistro all'assedio di Momrileliano nel 1690, del conte Radicati Brosolo alla difesa del basti~ne del Beato Amedeo, del colonnello la Rocca de'Granatieri, de' due tenenti colonnelli Pallavicini e Della Porla, dell'offìciale degl' ingegneri Giordano e di molti altri. Nell'anno 1797 la cittadella cadde in maJ;?O dei F rancesi senza sangue, e nel 1800 i Russi l'assediarono sul fron te Principe-San i'llaurizio il 10 giugno : ma il generale F iorella fu sottoposto a un tribunale di guerra. Alle memorie militari della cittadella ne aggiungono una pietosa della morte del celebre storico Pietro · Giannone. Intenti a rinvenirne il cadavere, trovammo nel libro mortuario della cura del castello questa nota : 17 r.1arzo 1748, l'avvocato Pietro
Giannone, 'napoletano, rno1·ì coi Sacramenti il 17 ma1·zo 1748 e fu sepellito il giorn.o 18 nella chiesa vecchia. Nè oggi si sa più nulla di cotal posto, se pure guardando bene ali' intorno della piazza d'armi interna , non fosse servita di fondamento al quartiere, che nell'anno 1819 cominciavasi, e nel 1832 si proseguiva. I mprigionato nel villaggio di Vessia il dì della Pasqua del 1736, dopo 12 anni di prigionia tribolata a Ciamberi, nel castello di Miolans, nella fortezza di Ceva, ove languì dal 1741 al 1745, vecchio di 72 anni spirò. Pure un secolo dopo n ' era qui benedetta la memoria, quando ·videsi l' ingiusta guerra che una potestà nsurpatriee vuol sempre rompere, quanto p;ù il vivere del _popolo sia ragionevole, e giusto, e ordinato e libero. Certo che al G)annone sopraviss_e la moglie e il figliuolo e pure l'una e l'altro erano in Torino, po1chè narrano gli storici che g li fosse interdetta in cittadella anche la
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290 MISCELL,HIEA loro vista non ostante la voh1ta ritrattazione avanti a P. Prel'er dell'Oratorio. Dopo 2 91 anno l'opera di Emanuele Filiberto fu in massima parte distrutta nel 1857 ; e sarebbe desiderabile che colà s' innalzasse un monumento a P ietro :Micca, sul cui piedestallo in basso rilievo polrebbesi per appunto mettere la cittadella come fu eretta dal Paciotto ed ampliata dal Beretta.
NECROLOGIA
(Continua). MARIANO o'AvALA .
DELLA GUERRA DELLA INDIPENDENZA ITALI ANA
Nel pubblicare questi abbou,i delle vile de' ooslri prodi soldati d'Italia, preghiamo le onorale famiglie, derclille ma fiere 1lella privala sventura, essere cortesi a inviarci le nolizie rbe si riferiscono ai loro amali , che sono anco nostri amatissimi, poichè li rar,coglie il Panleon comune dell,1 Indipendenza d'Italia.
GE~ERALE ANNIBALE ARNALDI Nalo a Final~Borgo, neli'anno 1802, cillà della Liguria, a 18 anni vestiva volontario la divisa militare, lasciando l'aleneo gPnovese. li genio per le armi, l'amore dulia disciplina, la severità <lei conlegno gli meritarono superar preslo i gradi inferiori. Nel 18i8 era maggiore nel 5° reggimento, e già fallosi bellamente uolare alla batlaglia di Santa Lucia, poi all'allra di Goilo, ollenne menzione onorevole dal quartier generale principale di Valeggio a' 7 giugno. E dal quartier generale principale di Alessandria in dala del primo di norembre i 84-8, per essersi sÌllgolarmente distinto in lutti i fatti d'arme , ebbn la prima medaglia d'argento; merilanrlone una seconda nel 18!9, fe rito a Novara.
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MISCEf, LANEA
MISCELLA NEA
Giunse a comandare il reggimento siccome colonnello, e per cinque anni, alzandone anco più la fama, perncchè fu sPmpre sollecito rendere i soldati istruiti, puliti, disciplinali; merilando l'amore di tulli gli ufficiali e dei soldati. Laonde ei li lasciò con sentilo disp·1acere, quando nel ·1 8t\8 fu elevato al grado di maggior generale al comando della brigala Cuneo. Per lo slancio e l'intrepidezza onde fè mostra nel comballimenlo di Vinzaglio, merilò nola di prode. Nella grande giornata del 24 di giugno, solo, all'attacco dell'altipiano di San Martino, alla lesta de' battagl ion i cui coll'esempio e la voce an imava, cadde per ferita alla gamba destra di una palla di moschetto tiratagli a rio passi; e della fe rita morì il /20 di luglio. I Non mai si dolse del tristo suo caso; e, come sul campo di batlagl ia, fu coraggioso nrl !elio del dolore. Invocò spontaneo i soccorsi della Religione, e coronò con invidiabit fine il suo arringo mi !ilare, dicendo: m«oio conte11to, perchè muoio ferito. Venne portato al cimilero di Brescia con pompa militare. e ne accompagnavano il feretro generali, colonnelli e ufficiali italiani e francesi, la guardia nazionale, i due reggimenli della· ~roica brigata Aosl~, un reggimento francese. un bJllitglione di bersaglieri , uno squadrone di cavalleria, l'lnlendenk , i rappresrntanli la -municipalità.
27 ollobre 1848, accellò l'ullìcio di segretar.io gencrule o primo ufficiale allo slesso ministero , e fu nominalo maggiore dello slalo maggiore generale Nel 184-9 fu richiamalo dalla Toscana dove lasciò Jel suo valore, della integrilà e genlilezza memoria onoratissima, e collocalo maggiore nel' /1° reggimento di fante ria comballè a Novara. Nello stesso anno 181-9 fu nominato vice-d1rctlore della scuola normale per le fanterie che di buoni fru lli fu all'esercito feconda, e passò con lo stesso sùo grado nel corpo dei bersagl ieri. Nel ,J 852 fu eletto comandante in secondo di quella stessa benemerita scuola che tanto deve all'opera sua, e ne fu fallo comandante nel •I 853. L'anno ·dopo fu nominalo luogolenenle colonnell o, continuando nel comando della scuola,, e nel 1855 gli fu confidalo il suo reggimento provvisorio nel corpo di spedizione in Oriente. Un ordine del giorno del quartier generale di qu,,sta spedizione ci fe' sapere. che nella battaglia di Cernaia, essendo staio gravemente ferito su bel principio della mischia !llonlevecchio, ,·gli ne assunse l'ufficio, luccbè prova che Bgli continuò lulla qurlh sp lendida fazion e, do1•e il nostro esercito venne all'amwirazione di tulle ' le genli. Fu di poi nominato colonnello, e la morte lo colse allorquando la patria avea più bisogno del suo valore, quando a lui la patria preparava più splendide onorificenze e nuovi premi. E il giorno 25 la salma del colonnello Caminali fu trasportala alle cascina Cdsanova pn· cura ed opera de l dollor Forzeno, savonese·, ed il 26 seppellita nel c1m,lero di Rivoltella insieme con quel!~ di allro uffi~iale dello stesso reggimcuto; leggendosi ~ulla lapiùe la seguente epigrafe:
DAVIDE CAMI NATl 13° (Pinerolo)
COLONNELLO DEL
Nacque in Savona verso l'anno 18·16 <lai!' eccellente medico della cillà, e fu educato net collt>gio cui davano indirizzo i Padri della Missione. Inclinalo alle armi, entrò nell'psercilo come guardia del corpo nel 1829, fu nominalo sollolenente nel 2° reggimento della brigala Pinerolo nel ·1833 e luogolenente ntJI ,1° rrggimenlo della stessa brigala , in cui era g,à aiutante maggiore in secondo nel ,1839, aiutante maggiore in primo nel 13.0 reggiDJ('nlo di fanteria nel 184-0. Nel rnrn fu nominalo capitano e destinalo da S. M., al servizio e sti pendi cieli.a Toscana, dove ebbe parie all'ordinamento di quelle milizie. E merilò belle noie Ji valore net comhallimenlo di Cttrlatone, conferitagli la croce di cavali ere di San Giuseppe. Nella composizione de I mi[)islero del
Caddero combattendo il nemico dell'Italia Sul colle di S. lllartino et Rivoltella Il colonnello cavaliere DAVIDE C.1M 1NATJ Ed il sottotenente ATTILIO M ALMUSI Gli ufficiali del •13° reggimento Con dolore ed ainm1rnzione Ne tramandano ai posteri il nome-. ANl'iO Jl1 V oi. I V, -
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MISCELLANEA.
MALl\1USl ATTILIO FERDINANDO. F igliuolo di Paolo Malmusi, che fu de' lre del governo provis\)rio modenese nel ·18118, degno alunno dell'accademia mii ilare di Torino, uscivane ufficiale a vent'anni nell'esercito italiano del P iemonte, quantunque nato ;n Modena. E presto ei corse alla chiamala delle armi italiane alla riscossa della palria ,- e senlì al grido di così santa guerra svegliarsi in cuore allissimi sentimenti. Nel 23 di giug1-10 1859, che precedeva la gloriosa giornala di Solferino, indagando egli col cannocchiale da un'altura le men palesi vie onde è solcala l'adiacente campagna, sentì fischiarsi sul c.:po una palla nemica, e gridò : Viva l'llalia. Ebbe poscia tenerissime parole con un amico, abbracciati entrambi fecero giuramPr1lo del bacio di una medaglia; che quello di essi che al~ l'al tro fosse sopravvissuto avrebbe recalo l'estremo saluto ed il bacio d'amore ai parenli. li nobile ed affelluoso pensiero riusci un fatale presagio. Nel mattino del 2 ,1,, comincialo il gagliardo combattimento di San Martino, l'ardente giovi ne ebbe ferita una gamba da un colpo di moschetto. Cionondimeno appena detersa e fasciala dalla mano del chirurgo , ritornò intrepido al posto. Caldo, pertinace, eroico, fu per tulla i'a gioroala il confiillo, nè la voce e l'esempio di lui mai vennero meno. Già imbruniva ed egli era a cinque passi della trincea, dove avca polulo ardirnen los0 spingersi , quando una palla lo colpì nel petto e dopo pochi istanti spirò fra le braccia dell'accorso indivisibile amico, ferma lenendo in pugno la sciabola e gridando ancora : llaiia! La spoglia dell'amoroso figlio, del buon cittadino, del valoroso soldato fu sepolta nel vicino cimitero d1 Rivoltella.
ARìSTIOE SOLLIER. F ece la sua p_rima educazione intellettuale nel collegio nazionale di Pinerolo, e inclinato, come sogli on dapprima esser tutti inclinali i giovanetli, alla milizia, passò nella militare Accademia.
MlSCELf,ANEA 295 E mostrò viemmeglio la sua sveglialezza d' ingegno , e que lla honlà di animo che riesce sì cara nel condurre la disciplina della gioventù militare. Uscilo ufficiale ncll'agoslo ·1857 nel '.2° delle fanterie , brigala Savoia, vide con gioia che si approssimava il dì del le baltaglie coll'eterno nemico d'Italia. Il discorso solenne del Ue nella riapertura del Parlamento il dì ,1 O di gennaio ,1859 lo fece certo della guerra imminente, e preslo consacrò la vita al lrioAfo della gran causa della nazionalità italiana. Pareva avesse ad arridergli una lunga vila avve11turosa, e cadde immaturamente sul campo di bauaglia, rimpianto da'compagni d'anni, dagli amici, da'parenli.
ANTONIO POGGI. Educalo nel collegio militare di Racconigi, meritò nel reggimenlo di ascendere al grado di ufficiale; e mori appu nto sollo- . lllnente nel 5°, brigala Aosta, comballendo per la indipendenza d'llalia nel campo sanguinoso di San Martino a dì 24- di giugno •\ 859-, ove sepza contrasto fu deciso il primalo delle armi ilaliane su le aus(riache.
CAMILLO ZINO. La slol'Ìa d'Italia di Carlo Bolla ricorda un Girolamo Zino che sulle trincee di Baus, comballendo ostinalissimamenle, sostenne con arte somma e con somma bravura l'onore delle armi piemontesi nella guerra del 1793: e la sloria d'l\alia d_e' L~mpi nostri ricorderà con lode eguale e con non minore amm1raz1one il nome di un suo nipote venuto mezzo secolo dopo a rinnovare la sua fama. Camillo Zino , il quale sui primi di maggio stelle fra i, più valorosi alla difesa del ponle rii Valenza contro il vivo grandinare del fuoco nemico, il ventiquallro giugno, mentre sui campi lombardi fra Pozzolengo e Solferino infuriava maggio,menle_ la strage, slanciavasi con tanto impeto in mezzo della 011srh1 a , cbè cadulogl i morto il cavallo non cessava perciò di combattere : perr,osso al pello da una scaglia, pur continuava l'assalto: e sol
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~l! SCELLANEA
MISCELLANEA
quando un colpo di fuoco venne a ·squarciargli il brar:eio sinislro e a stremarlo di forze, se ne i·itraev<t pure incuorando i suoi a guadagnare le vette di San i\fartino e a ributtare e rompere il nemico. Soldato d1 gran cuore non fu udilo lam~11 !arsi giammai del suo caso sul letto di morte, nell'ospedale di Sa11t'Angelo in Brescia, il ·19 d, luglio spirava. Il colonnello Av<•nali recando alla brigala l'annunzio d0lla sua morie, diceva che una tal pe1'dila era di lutto per tutti, ma particolare per lui, che avealo amico fin dai primi suoi anni e commilitone fin dagli esordi della milizia. Camillo Zino nato in Occimiano (terra dt'l Monferrato a ti, mi3lia da Casale) avea &6 anni: era tra i più anziani del suo grado, e quindi prossimo a salire al comando rii un reggimento. Cadello nel ·1829, ufficia'le nel 33, luogolencnle nel a.2, era fallo capilano nella guerra del '18,\.8. Fu nell'anno 18lH promosso al grado dì maggiore, e nPI 08 f'r,,giato delle insegne eque~tri dell'or<l1ne Mauriziano. La bella difesa del ponte di Valenza, cfirella principalnrnn te da lui, pro, acciavilgli l'onore di una speciale mem.fone onorevole. E la brigata Casale (-12° reggimonlo cli fan l~ria ) che dal 1664 fìno a'di noslri tenne st>mpre alla la sua bandiera combattendo ne lle più fiere hallaglic . ricOl'llerà fa i bei nomi dei rnoi valorosi q•Jello di Zino Camillo.
A Palestrina e a Vellélri si guadagnò nobilmente il grado di capitano, e comandò con slraorclinaria valentia la difesa del sd•· condo bastion e di sinistra a San Pancrazio. Da Roma rilrallosi io Genova, visse col dar l'opera sua di vigilanza ai lavori della nuova caserma di ·S. Benigno, non intermeltendo mai gl i studi della scienza milìtare. E quando nel 1859 il Garibaldi invitava i giovani italiani di seguilarlo, Bronzclli i•ipigliava· l'anlico suo grado <li capitano. Fu al combattimento di Varese, la cui descrizione togl iamo da lui medesimo, -pubblicando una· sua leLlera del 25 di maggio alle ·1 1 della sera : « Q11esla malh na ehbimo il buon giorno dai Croati a colpi di » cannone, e siccome lo prevedevamo, si era p~onti a riceverli. >) Gli onori di ('asa vennero fati.i assai b1rne, quantunque fosse la » prima volla che dai nostri coscritti si vedeva il fuo 1:o. Vi assin curo che no1i si perilette lrmpo; una s'carica o due, poi Viva l'Italia, e avanti avanti: la baionetta fece il suo soli to effello, ed ,) in un'ora circa abbiamo congedalo quell'orde di lupi affamali • ammazzandone un buon n,1mero, fra i quali il maggiore ed un ,, uffioiale , che ri masero sul terreno, non avcn~lo loro lascialo >) neanche il lPmpo di' levarli. Serrai e Pilade (il suo secondo >) frate llo) ebbero in compagnia due morti e sci feriti : si por>) tarono bene e sono sa ni ed, allegri 1), Dopo i comhatlirnenli di Como, si venne al follo di Seriale, che è un paese a due miglia circa da Bergamo verso Brescia. e< Sono sano, egli scriveva da Bergamo al fra tello Oreste il 9 >) giugno, e pertiò ancora in pi<'d i, sebbene ieri vPrso le dieci >) del mallino non fossi troppo sicuro di arrivare a sera, al'endo " avuto l' incarico d' impadro11irrni del paese di Seriale th' crc1. " occupalo dal ncrniro con un in liero lrnttaglione ed u11a partita ,> di cacciatori. Figurali all'incirca ,1lf00 uomini menlre che io ncm >) ne av,•va che ,105. Basta: l'ordine venne seguilo alla leLlera , n e gli Auslriai:i dovettero cedermi di forza quello che non vollero » <Lrnni volon,arii. Alle ore •12. io li aveva cacciati a colpi di " b,lionclla oltre un miglio d,.d paese : mi rluolc però ~hc ci n lasciai nn mio u·ITìcialf.', al qu,,le venne amputala la gamba ,, destra., Es~o è certo co:ìle Gualdo di Vice11z<1. Le 1I)ic pr rdile • riguarJo all'oltc nulo vantaggio furono ass,\i lievi, sebbene gravi
in
NARCISO BRONZETTI. Il [;iorno 17 di giugno 18i'i9 ~Ile 1 O del mallino spirò nella cillà di Brescia il capilano Narciso Bronzdli del 1° n1ggimento dei Caccialo1·i delle Alpi, morl,,lmcnlc ferito il dì 15 a Rezzate Ire migl ia fuori , fra' più intrepidi combattenti della guerra d'Italia. In Cavalese di Tren to nel Tirolo ilaliano il 5 giugno ·182·1 nacque i I Bronzelli. li qJale venuto negli anni giovanili entrò nell'esrrti lo austriaco, vi stelle fino al 2. aprile 1848, e passò dei primi fra i bersaglieri lombardi , dando singolari prove di prodezza a Castigli one Mantovano. E avendo poi soslenulo al Castellaro un ils-a llo di forze tre volle maggiori, fu nominato so llolenenle aiu· tante-maggiore , col qual grado combal!è a Governolo e meritò u11a menzione onorevole. 1
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298 hl!SC,ELLANJL\ ,i per me, dacchè- t>bhi reriti ,11 dei migliori miei uomini. Spero ~ salvarli lu!ti . - Essendo riuscilo a ballere que5to ba\laglio1rn >> ed a cacciamelo, f'uvorii un bel· colpo di mano che fece Ga» briele (Camozzi), il quale con duè soli cavalieri si spinse in n avanti sino alla più vicina stazione della ferrovia, e s'impa» dronì di due mac<,h1nc, <li 24- vagoni e 11 carri di strada ferrala, » facendovi sei prigionieri. Erapo i mezzi coi quali era slato lra» sporlalo il ballaglione che io aveva balluto al sc,lilo grido di ,, Viva l'Ita/,ia, avanli. ava:1/,i ,, . E in un'altra lellera da Brescia, ar giungeva. • Il generale ill , ricompensa ini ha dato il comando del 1° battaglione . . . . . Suonando a raccolla pianto la scrittura ... . . !\'Ii si comunica » l'ordine di partire per allaccare gli Austriaci : Viva l'Italia, avanti, • avanti ; cavalieri a piedi come ci dicono i Francesi, oppure zoavi , italiani come ci chiamano ridendo i nostri P iemontesi, che • adesso arrive·ranno a Brescia ». E il giorno 15, alle ore 7 del mattinò, i Cacciatori délle Alpi, uscili la sera innanzi da Brescia, erano alle prese col nemico a S. Eufemia e Rezzale, a breve distanza. Il valoroso Bronzetti conduceva · due compagnie -agli assalti, e con la spada in allo, correndo avanti a lulli, colse due ferite ad un tempo a ciascun braccio, 1na la più grave al destro, che ne fu rollo. Allora prese colla sinistra la spada; e gridando : Viva l'Italia, avanti , avanti, corse più innanzi, e nemmeno si fermò, offeso ai fianchi dalle nascoste artiglierie e dal vivo fuoco degli imboscali hallaglioni. Una palla gli passò di traverso al ventre, e stelle : finch_è spossalo cadde, lullavia gridando avanti. Questo avvenne fra le dieci e le undici: verso le ore cinque della sera egli in un carro lirato a mano era recalo in Brescia e affclluosamente accollo in casa dell'egregio Basilio l\fazzeffoli , e, l\'.l.ezza compagnia di piò, venia dir·endo quel valoroso, e l'avrebber vista! Mi han preso ai fianch i! Ebbene a un'allra volta. , E.queste furono le ,;ole parole che egli diceva, mentre · il veni ano adagiando nel lello su cui poco a presso ebbe a morire. E nell'ora suprema delle agonie ei riceveva questa lettera che ·tulla di proprio pugno scrivevagli il ~uo generale : • Carissimo Bronzelli ! Voi siete cerlamente al disopra di qualunqu e elogio , ed avete meritalo certamente il nome di prode dei prodi della nostra colone~.
299 , Il vostro coraggio supè'rò la gravità delle vostre ferite, e. voi sarete reso ai voslri compagni d'armi . . • Accoglie le un fraterno abbraccio del voslro amico GARIBALDI• . Ma la mattina seguente ne furon fatte pietose esequie, e iI professore !\foro d'Arona ne diceva il .funebre elogio nel camposanto di Brescia. l!l~CELLANE A
CARLO GANDOLFO. Discendente da nobile famiglia di Pavif, d'avvenente aspetto, egli accoppiava acutezza d' ingegno, modi gentili e generoso sentire. Servì qualche tempo in Africa racendo parte della legione_ straniera; passò poscia in qualilà di cadello nell'esercito austriaco, e nel •18~8 prese servigio nel piemontese ove seppe catlivartii l'affezione -e la• stima di lutti coloro che il conobbero, Nel combattimento del 3·1 maggio alla difesa di Palestro, luogotenente nel · 9° reggimento fanteria (Regina), venne il Gandolfo feri to in un'anca: cadde , ma da forte, poichè ai soldati accorsi per sollevarlo, ripeteva: lasciatemi qui e andate piuttosto a vendicarmi. Egli vi~se ancora •\ 8 ore fra crudelissimi dolori, nè cessava di chiedP,re ad ognì' istante qual fosrn stato l'esito del comballimento. lnfelvce ! non polè rivedere la terra che gli diè vila, ,;on potè abbracciare l'ultima volta i suoi più cari, ma la patria non si scorderà giammai delle villime generose per la sua indipendenza.
LUIGl l\lARIO C APIT AN O DEI BER S AGL I ERI.
Ebbe i natali in Valenza il <29 febbraio 1829, furon suoi genitori Carlo ed Eugenia dè'conli Sapp'a di' Milano. Dali sino all'i nfanzia non dubbi segni di vocaù ìne all'e· armi , fu ricevuto a 1 O anni nel c()llegio della marineria , e ne, usci qualche tempo dopo per passare nella brigala Granatieri. Promosso sottolcnente del 4, 0 reggimento di fanteria , fece la pritna guerra dell'indipendenza d'llalia nel ,18!18, meritando menzi on e 011-orevole pel ,·alore onde diè prova nel glorioso fallo di Sommacam pagna, ove lo~cò una ferila. Universalmente aeclamalo,
300 MISCELLANEA in quell'anno medesimo venne innalzaÌo al grado di lenente, e così compiva la succrssiva guerra del ·1849. Era trasferito 1w' bersaglir.ri, e varcati con essi i mMi d'Oriente, conlribuì a lasciare sulle sponde della Cernaia l'immortale grido dell'ardire italiano e posto perciò il suo nome ali' ordine de l giorno. Consegui il gra'do di ca pilano indi a poco; e venula la desiata guerra prorilossa sempre da'dolori d'Italia, nei primi falli d'armi cornballuli intorno a Casale, il giovin e valenzano si dimostrò infiammalo de:la più n,,hile brama di srgnalarsi, e gli Au,lriari fecero i11 più scontri pt>riglioso ('Sp<' rimenlo del suo singolare ardimento. Luigi Mario capitano nei bersaglil'ri cadde trafitto dal piombo nemico a S. Martino, mentre serbando la fa ma in altri campi acquistala, animava col)J voce e più coll'esempi.o i soldati a su• perar_e le erte e munite creste di quel posto importantissimo.
LODOVICO ROPOLO.
ISCRIZIONE SUL SEPOLCRO .
Qui giace Lud1vico Ropolo luogotenente dei bersagl-ieri piemontesi nato in Ivrea il 2 di agosto -1825 caduto a Vinzaglio il 30 maggio 1859 pugnando da eroe per la italica indipendenza.
Anima candida affetittosa i tuoi genitori non sara:nno più licti finchè non li riveggano nelle requie dei giusti. Dobbiamo rammentare il fallo glorioso del Ilo polo , quando nel tralro della Scala in Mi lano fece lacere l'insulto di un ufficiale austriaco, cui diede poi con la ma sciabola varie ferii~ in duello nel ! 851
M! SCELLANE.\
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CARLO SAL A DI MILHW.
Soldato nel Corpo Caccialori de lltl Alpi, milite volontario, cadde fra gli espugnatori arditi del forte di La.veno. E il dì 16 di giugn_o ne furono falle le esrquie , dopo che se ne rinvenne il cadavere sepolto poco discosto dagli spalli. Su la fossa·del prode vennero pronunziati akuni discorsi pieni d.i cittadina pielà.
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FERD INANDO CARTELL!ERI , GlACO~iO BATTAGLIA. Il mattino dPI 27 di giugno in Milano ·furono celebrale nella chiesa di San Fedele le esequie di Giacomo Ballaglia e di Fndioando Carlellieri, milanPsi, solrlati drll'indipendenza. Sul feretro f'ur.ono · poste ghirlande di ~ori. molle signore e cilladini d'ogni classe hanno assistilo al mesto ri to. Sulla porla m,1ggiore della chiesa leggevasi la seguente iscrizione. Alie anime forti di Ferdinando Carlellieri e di Giacomo Battaglia che prim-i caddero sulla teifo lombarda co11,1batte11do per l'-indipenclvnza itcilian,t, i genitori c-ui lit santità del la e.a-usa ratternpera l' immenso dolore pregano con taide lagrirne e con viva fiducia il premio dei buoni.
( Continua).
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MISCELLANEA 303 per trascinarli. TuUi gli altri forti sono ugualmente armali. Le nuove invenzioni surrogano daµpertullo l'antico materiale e si accumulano masse di provvisioni. - La giunta di sanità ha emesso l'avviso che i soldati fos 1 sero pell'avvenire esercitali al ballo, al giuoco del bigliardo, alla palla e alla ginnastica. I colonnelli sono slali perciò invitali a ,. procurarsi le materie indispensabili a questa specie. di esercizi e ad affillare i posti o rabbrithe nece.sarie.
NOTIZIE MILITARI
FRANCIA. Rimangono in Italia cinque divisioni, cioè tullo il 5° corpo di esercito, una divisione del ,1 ° corpo, una del 20 e un'altra del 4, Comandante supremo, maresciallo Vaillanl. Capo dello staio m&ggiore, generale Jarras. Comandante la divisione del 1° corpo, generale Bazaine. )) del 3° corpo, Bourbaky. del 4, 0 corpo, De Failly. )) la prima divisione del 0° corpo, Haulemarre. )) la seconda divisione del 5° corpo, Uhlricb. l) una divisione di cavalleria, La Perrou3e. )) le artiglierie , Mazure. l) il genio, Coffinière: 0 ,
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ltiGillLTERRA. Sarà innaliala a Gibilterra una nuova balleria armala di lrenta canndn i Armslrong; la quale non si eleverà che ad otto piedi sopra il lèrreno, di modo che gli artig lieri saranno perfetlamrnle coperti e sicuri del fuoco nemico. Non lu11gi di là, un'altra b,ttleria del medesimo modo sarà eo-ualmenle coslruila per impedire alle navi nemiche l'entrala della"baia. I cannoni che vi si destinano sono d'un tal cali bro, che· vi bisogna lrrdici muli
B,1v1El\A. - Molli giornali tedeschi hanno parlalo della creazione, nell'es~rcilo bavarese, di nuovi reggiinenti di cav<1lleria. La Gazzetta delle poste di Francoforte riduce alle seguenti pro- , porzio11i il preteso ordinamento di questi nuovi reggimenti. Si parlerebbe semplicemL·nte di modificare, ne llo scopo di purn lallica, gli ollo reggimenti d.i cavalleria già esistenti , per facilitare le manovrl'\. Sin ora ogni reggimento di cavalleria di :inea o di cavalleria le:;tgera in Baviera, era composto <li 6 squadroni altivi e d'uno squadrone di deposito. cioè 7 squadron i di 1150 uomini ognuno sul piede di guerrn, Un intero reggimento di cavalleria coniava dunque 900 uomini e allrellanli caval li. Ora chiunque ha visto manovrare uno di questi reggimenti ha potuto convincersi che era del tullo impossibile a nn colonnello di comandare una simile massa, scompartita in Ire divisioni di 2 squadron i ognuna. Laonde, in molti eserci ti si è abbandonala questa formaz ione per adottare _quella dei semplici reggimenti di l1 squadroni a1tivi e 1 squadrone di depo,;ito. Questa mod1ficazione è stola immaginata pella cavalleria baurese, ed ella medesir,1a è assai avvanzala, senza che ne ri~tilti un considerevole nun1t)nto rii numero. In conseguenza di questa nuova formazione, la Baviera avrà 3 reggimenti di corazzieri invete di 2, •o ''13 squadroni di corazzieri invece di 14, e 8 regguneotì di cavalleggeri foveci di · 6, o 42 squadroni di cavalleggeri come prima. li i e 2° reggimento di cavaile 5geri gerbano provv1:;oriamente la loro anlica formnione, e sino a che le nuove modificazioni non saranno sta le appl icale a que,l1 due l'eggimenli non si ·creerà il 9° rt'ggimenlo di ca1 ali,·gg,.ri con ,r1u,1rlrone di deposito. O
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hlISCELLANlsA
SPAGNA. - 11' direllore generale dell'artiglieria ha avuto facoltà a fon dat'e in Siviglia una fabbrica d'armi che polrà dare 30000 fucili all'anno. È slalo ugualmen le facollalo a rneller in ordine le officine della fabbrica di Oviedo. - . La Spagna in questo momeoLo non possiede meno di undici giornali militari. 1 ° La Asamblea del ejército , racco Ila di scienza, d'arte e di storia militarè , pubblicalo eia ufficiali del corpo reale di slato maggiore; 2° La Gacela llfilitar, che dà i decreti relativi al persoo) le e al materiale dell'esercito, e che $Ì pubblica ogni due giorni ; 3° El llfemori,il de infante1·ia, che si pubblica sei volte al mese e dà le notizie ufficiali sulle fanteri e; 4° El llfemorial de artilleria , che da qualtordici anni esce · tulti i mesi a fascicoli e che contiene grandi articoli scientifici; 5° El Memorial de ingenieros che da tn)dici anni si pubblica a quad~rni mensili , e che svolge tulle le quistioni reialive agli ingegneri militari ; 6° El llfemorial cle carabineros ; 7° La Guia del guardia civ il, che è 1:ome il precede nle , un g· ornale specia1e ; 8° El Boletin de aclministracion militar , nuovo giornale che esce sei vol le al mese; • 9° El Jfemorial de sanidad del ejétcito y armada, che si pubblica ogni mese traùanclo tutte le quistioni che concernono il servizio sanitario e l'igiene delle truppe ; 10° La Cronica Naval , giornale di marina che vien fuori Lutti i mesi a quaderni; 11 ° El Departamento, altro giornale cli marineria che anco si pubblica egualmenle a fasc icoli mensil i.
MISCELLAN E A 305 I lavori cli fortificazione di Conisberga sono spin ti colla più grande attività. Noa si pensa di compierli così presto; ma ;i spera che fra .due· mesi le~ opere saranno lauto avanzale, che potranno al bisogno difendere la cillà da UD assalto. - L'amministrazione della manna ha ordinalo la costruzione di 20 cannoniere a elice, ognuna cli •106 pied i di lunghezza, con una macchina della forza d1 60 o 80 cavalli , e di 4 a 6 cannoni. Il battaglione di marina è stato pprtato a 1,!SOO uomini. La squadra prussiana si , compone attualmente di 2 fregale, 3 corvelle, 2 schooners, 2 avvisi a vapore, hO cannoniere; lo tale ,\,9 navi.
PnusstA, -
Sv1zZEflA. - Dal rapporto ciel dipartimento militare federale pel 1858, l'esercito svizzero si compone di '178,186 uomini. L a soldalescha scelta comprende 77,439 soldali , la ri;erva 43,282, la landhwer l\7,,\,65. - L'Assemblea federale ha volalo una nuova legge che interdice ai cillad ini svizzeri di prender servizio militare appo lo straqiero, in un corpo di truppe cbe non appartiene all'esercito nazionale di quel paese , senza autorizzazion e del consiglio federale. Questo permesso tion sarà accordalo dal consiglio federa le che in vista dell'istruzione niililare , e per mellere in ista to il soldato che l'ha ollt'nuto di rendere servigi riell'e,crci lo federale. Qualunque svizzero che contravverrà a queste disposizioni, sarà punito di prigion ia da uno a tre mesi e del la privazione d.ei suoi dritti civili per un tempo che non potrà eccedere cinque anni. L'arruolamen to sarà egualmente punito. È già cominciala la formazione di alcu ni battaglioni di cacc iatori, sono già nominali tulli gli uffi()iali dei prinii due l.Jaltaglioni, e non aspettano che l'ordine di recarsi al JoJ'() posto. l due ballaglioni , ognuno di quallro compagnie, sono formali dagli otto reggimenti di fa nteria, di ctli ognuno fornisce una compagnia di ceolo uomini . Il maggiore di Starkloff, dell'8° reggimen to di fanter ia, è staio nominalo coma ndante del ·1° b,1tla5lione, e il milggiore di Illigel del 7° reggimento , c.omal)danle V 1TTEMBERGA. -
OLANDA. Il governo ha presentalo alle camere due disr.gni di legge, in virtù dei quali il bi lancio della marineria pel ··t 8i.i9 sarebbe aumentalo di 2,265,000 fiorini e quello de lla guerra di 3,733,96·1 fio rini. Si trallerebbe di fare degli acquisti di pallllU per vestire 18,000 uomini di guard ia nazionale mobile e di 30,000 della sP.dentaria, di ~onlare 5 o 6 batterie e di ordinare 20,000 fucili di nu/Jvo sisten1c1 per surrogare quelli dei bnsaglicri.
306 l!ISCELLANEA del 2•. Il fo11do <lell'unifonuc è azwrro come quello d I t d Il' • e n.>s o ~ eserci to'. ma i caccialo~i si distingueranno pelle mostregg1a_ture verdi. Saranno ~rmah della carabina Dclvigne-1\linié, perfezionata dal capitano Dorn.
INDICE DEL VOLUME IV -
A~NO III.
Aprilc , Maggio e Giugno 18 59.
. plt[J. Difesa di l.\larghcra .. . . . . . . . . . . . Il Piemonte militare - Parte prima .. . ... Studi militari sulla To,cana . . . . . . . . 1 l rogello per l'istruzione de' giovani toscani . . . . . . . • Progello di uu novello piano strategico per la seconda . • . • • • • • • • li campagna ..
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TAGLIANO GAET ANO
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l\ilSCELLANEA
Bibliografia militare: Le opere militari di N:ipolcone Luigi Bonaparte • • .. .. . » Storia m ilitare moderna: Esercito francese d'llalìa . . . . . .. . . . . . . . . . . .. . ... Cronologie dei corpi in Piemonte . . . • . . . . . • . • . . • . » Jliogr~fia: Un modello di autobiografia militare del marr.sciallo Vaillant 11 F.ffemeridi milil:u·i italiane . . . . . . . . . . . . . • . . . • . . . • » Tecnologia mili!nrc: Cannoni rigati . . . . . . . . . • . . . . •. ••. . . . . . . . . ,, Nuovo magistero per le carte di topografia m ilitare • • . . . » Ilelgio . . . . . . . . . . . . . • • . • . . . " Ne.irologie italiane della guerra . . . . . . . • . . , . . . "
151
156 163 168 171
1S2 1SS 190 191
Guida al serv1z10 dei posti a1•anz<1lì - Parte prima pag. 197 Sui lavori geodetici e topografici toscan i .. , 2~9 ~IISCllLLANEI\ Elfomeridi mili tari italiane . . • . • . . • . . . . . • , . . . .• .. » 232 Storia milita re; Documenti per la storia della gu,:rra <lcll'indipendcnza italiana dell'ann o 18;:i9 . . . . . . . . . • . . . . . . . . . ,, 240 Fortezze <lei Piemonte •. ,, 278 Necrologia i taliana della guerra » 29{ No tizie militari . . . . . . • . . ,,:1._ •• ')1\1,