Skip to main content

RIVISTA MILITARE 1904 TOMO IV

Page 1

I 1805 .#f'p.,.'

/

.

/

.

.

. . ·,\,,·

..,__·· . ~ "< - '. '~~~....-·

'l

.\Ieglio soli che male accom1>agnati.

L'attacco è stato poderoso, non c'è che dire. D ue articoli (1), densi di dati e di argomenti, due. veri corpi d'armata contro la mia cavalleria sprovvista di mitragliatrici! Battuto perciò? P uò anche darsi, e non sta a me il giudicarlo; ma non vinto, - poichè rni sento ancora l'animo gagliardo, - vado a riordinare le mie idee per continuà.re la disputa. Come il buon Capitano, dunque - cli.i il Manzoni ra,ffigura padre Cristoforo, dopo il fiero colloquio avuto al castello con Don Rodrigo - afflit to, cioè, ma non scoraggit o, sopra pensiero ma non sbalordito, di corsa e non in fugà, mì porto dove il bisogno richiede, a premunire i luoghi minacciati, a raccogliere le truppe e dare n uovi ordini. A differenza però del padre Cristoforo, che pensaya già a nuovi mezzi per far fronte all'avversario e, come in un'ultima riserva, sperava anche nella P rovvidenza Divina., io non ho altre armi, da opporre al mio formidabile competitore, che le poche idee da me precedent emente esposte (2), nella stessa g uisa che la mia cavalleria, con pochi cannoni, fidente e t enace, si ostina a competere nell'arringo deU'avanscopei·ta con la di lui falange ricca di cayalli, d,i cannoni, d i mitragliat rici, di ciclisti, di fanteri a montata . ... . . vero esercito d i Serse! {I) PENNELLA. - J.e (iltre armi nell'avanscopert(i. - Fascicolo di genna io e febbraio 1904 della Rivista di ca-valleria, cui farà seguito un terzo che non ri guMderà, però, a qua.nto parte, le mitragliatrici. 12) Le altre (lr11ti nell'a·vansc6pertri. - Fascicolo dicembre -1903 della Rivista ,llilitar e Italiana. i1 5 -

ANNO Xl.IX.

· :,. , . . ~

, ,.

.

LE MITRAGLIATRICI NELL'AVANSCOPERTAft- :,· I

~

1' · ~ Af' ' , · :·,,,·,'""· '• . ,u..(.i..

.,.

'.

..,1~. ' ·'

,


LE MXTRAGLIA'rRI CI N~L.L ' AVA NSCOP ERTA

1806

LE MITRAGLIAT RICI NEL L' A VAN'SCOPim:r.A

Il morale delle mie truppe, del resto, è alto, chè nel precedente combattin~ento - intorno al ,vede1·e e cop1·fre - esse hanno ottenuto un qualche successo, R iprendo quindi la disputa su le altre armi nell'avanscoperta, precisamente come la mia sola cavalleria, obbligata a r ipiegare per un momento dinanzi a poderose forze, di tutte le armi, spiegate dall'avversario, riprenderebbe però subito la sua funzione, caratterist ica, di mosca noiosa che, scacciata dal naso, torna con largo g iro, per appiccicarsi all'orecchio, Il capitano Pennella, nel primo dei suoi articoli, apparso nE/1 fascicolo di gennaio della Rù;ista di cavalle1·ia, - di r isposta al mio, che, con ugual t itolo, aveva t rovato gentile ospitalità nel fasc icolo dello scoTso dicembre di questa Ri:vista - dopo aver promesso di opporre, alle brevi considerazioni da me esposte, argomenti e dat i di fatto quanti ne potessero occorrere, per convincere il suo stesso contradittore o per dar modo, almeno, ad altri di p ortare &-ulla questione un giudizio equo e spassionato - il che faceva pr esumere nu a,tta.cco generale su tutta la linea - giunto alle conclusioni del mio scritto, ch'egli riassume in numero di sette, dichiara invece: « di esser.e pienamente d'accordo col suo contradit « tore sulle conclusioni 1 '\ 2•, 5• e 6"; di essere, con alcune « riserve, d'accordo con lui sulle conclusioni 4~ e 7"; di es« sere, invece, in completo disaccorèio sulla conclusione e'I:< spressa nel numero 3 », che suonava così : Non giova assegnon, alla cavalleria in avanscoperta riparti di nàt?-agl-iatrici, perchè, mentre non servono acl accrescere i mezzi offensivi di cui essa abbisogna, riescono cl'ingomb1'0 alle sue azioni e di impedirnento ai suoi movimenti . · Ora, se il disaccordo non r iguarda proprio che codesto punto della questione, non si può negare che gli argomenti dal Penneila esposti siano sufficienti, se non a convincere il contradittore, a dar modo, almeno; ad altri di portare sulla conclusione controversa un giudizio equo e spassionato, Ma per me, codesti argomenti son troppi, perchè io possa creder e che sia tutto oro quello che luèica.

1807

Di fronte ad un battaglione nemico, quale necessità vi sarebbe dì spiegare un interv corpo d'armata, per aver r a~ione su q t1ello? Non basterebbero quattro cannonate ben mirat e, per il petulante avversario che non vuol cedere? E così, se l'utilità delle mitragliatrici in .sussidio alla cavalleria in avanscoper ta fosse così evidente, se davvero la tesi poggiasse sopra così ro_b usto piedistallo, fonn~to da argoment i tanti, che, rispetto a quelli dell'avversano stesser_o nella proporzione simile a quella dianzi accem1-ata fra 11 corpo d'armata e il battaglione, quale necessità di sciorinarli tutti - codesti mezzi - per aver ragione, se essi, oltrechè essere molti, fossero anche solidi? Forse l'affetto paterno per l'idea, già accettata dall' «Istruzione provvisoria sul servizio di avanscoperta » - s~bben,e non esistano ancora i mezzi per applicarla - ha sprnto 11 .capit ano Pennella allo spiegamento imponent e d i tut ti i dati ed argomenti, che il lungo studio sulla questione gli ba dato occasione di' raccogliere in proposito, Non bast a, infatti, che l'Istruzione abbia accolta l'idea; bisogna ora far accettare le mitragliatrici, affinchè non ~i verifichi il ca;io del carro attaccato innanzi ai bnoi, E se così è, si capisce il grande spiegamento di forze, , Ma se invece l'adozione delle mitragliatrici dovesse cons1<lerarsi un fat t o assicurato, e il mio valente competitore -1;1vesse inteso, di esporre tutti i suoi argomenti solo per. me 1 io per mio conto gli ripeterei che essi ·s on troppi per persuadermi, non dell'utilità delle mitragliatrici in genere, ma della loro utilità in ispecie, nel ser vizio d'avanscoperta, Per me, l'evidenza di una cosa non sta tutta nell'abbo_n<lanza ~degli argomenti, che sembrano dimostrarla. Molte_ p~e: · tre bastano a costruir e un grande edifizio, ma la sua sohd1ta sta più nelle fondamenta che nel numero delle colonne e nella varietà dei motivi architettonici che l'adornano, Non basta infatti sapere che le mitragliatrici sono leggere, di facile trasporto, che il l0ro servizio richiede poco personale, per concludere ch'esse sono di utile impiego con la cava,lleria in avanscoperta, .


1808

LE :l1l'l'RàGLIATR10[ NELL'AVANSCOPER,T A

Non basta dimostrare che le mitragliatrici sono armi micidialissime, rappresentando da sole interi repar ti, facili mttltipli e pei'(ezionati, una specie di fucileria condensata, un estratto concentmto di fucileria, che, in piccolo volume - come il liebig - racchiude molta sostanza, per ritenerle di prezioso ausilio alla cavalle~·ia, nel servizio di esplorazione lont ana. P er dimost.rare che l'avanscoperta richiede e consente Puso di queste armi, è d'uopo anzitutto spiegare cosa s' intende per avanscoperta e come possa esplicarsi codesto servizio. Tale spiegazione è tanto più necessaria, in quan to, nella clefinìziono sintetica del servizio d'avanscoperta, il mio colJega ed io usiamo le stesse parole, onde sembriamo perfetta- · mente d'accordo, mentre temo che, nello scopo e nei limiti cli codesto servi zio, stia appunto la nostra disparità di vedute> e quindi il mio od il suo errore. Occhio dell'ese1·cito, è la fornrnl1 accettata anche dal capitano Pennella., per indicare la cavalleri a in avanscoperta, e vede1·e dovrebbe q·uindi esseref anche per lui, lo scopo di codesta cavalleria. Ma come ci sono cose che si vedono pitl o meno da lontano; come talvolta basta osser varle ad occhio nndo e ta,l alka occorre invece es~Lminarle al microscopio, così può darsi benissimo che, sulle cose da vedere, come sul modo di osservarle, ci sia grande differenza tra noi. Diversa, infatti, sarebbe una avanscoperta intesa a segnalare in tempo la presen za del nemico, inducendone approssimativamente la forza da un complesso di indizi, per esempio, dall'estensione del fronte su cui s' incont rano resistenze; dall'estensione doi suoi accantonamenti od accampamenti; dal polverio sollevato dalle sue colonne in marcia; dagli oggetti smarriti dalle sue truppe; dai rumori; dalle informazioni attinte agli uffici postali e telegrafici o fornite da.i viandanti e via dicendo; da quella - che, secondo un annoso pregiudizio come ben dice il Guerrini - dovrebbe « saper « dire con minuta precisione quanti sono i nemici, e qua.li, e « dove, e perchè, e in che cosa occnpati e con quali pensieri « in mente, e anche, per arrivare a questo, esser capace di

LE :l11TRAGLI,\1' RlCI :XELL'AVA'.\SCOPERTA

« «

1S09

sfondare, di caricare, di attaccare, cli battere.... . di fin ire la guerra, o press'a poco da sola » . Orbene, come intende il capitano P ennella l' avansco-

perta? . . . « P er vedere - egli dice - è condi.zioneessen z1ale d1 g nm« <Yer e a contatto visuale della cosa, che si vuol vedere, e, per « rogliere al piu presto il comando dalle incertenze, che « fino a quando non sia.no dissipate letenebrechel'avv~lgono « _ tendono a paralizzarne l'azione, occorre prendere 11 con« tatto nel più breve tempo possibile » . E fìn q_ui, per ora, nulla da osservare. « Ma constatato ciò - - egli aggiunge - bisogna poi re11« dersi conto delle condizioni nelle quali prevedibilmente si « troverà, all'atto pratico, l'ampio spazio intercedente· fra la . . « linea iniziale del movimento della cavallena m avansco« perta e quella mobile rappresentata dal fronte dell'arrr_iatA « 0 delle armate avversa.rie, per dedurne se esse sono tah da « consio-liare alla cavalleria di procedere colla maggiore ve« locit;' o se invece non le facciano trovare, in alcuni casi, « migliore il par tito di sacrificare magari un tantino della « sua mobilità a -..·anta<Y<YiO di una maggiore robustezza che bb . h. « le consenta di raggiu1'lgere più 1;1·esto la scopo. Giace e, « per quanto possa sembrare a prima vista un paradosso, ~ « indiscu tibile che non sempre raggiunge prima lo scopo chi « cammina con piedi più veloci . Kelle corse piane si verifica « spesso, non lo neghiamo, che i cavalli più veloci raggi un: « gono la meta prima degli altri; ma nell~ corse acl ostacoli « il più delle volte avviene il caso contrario!>. « E l'ampia distesa sulla quale la cavalleria deve svolge~~ « il servizio di avanscoperta rassomiglia., quasi sempre, prn « ad un caro po di corse con ostacoli. che non a quello di. corse « piane » . . . . . Ciò premesso il Pennella fermando l' attenzione ad un caso ' speciale, ha cercato di rappresentare, in una_suJ?J?osta _guerr~ tra F rancia e Germania, le probabili condìz10111 111 cm dovra svol(Yersì l'azione di una delle due cavallerie a,versarie inca.a::, ricate clell' avanscope1·tci. )


1S10

L E MITRAGL IA'rRIOI NELL'AVANSCOPERTA

Nella zona di terreno - egli dice - che dividerà le « masse contrapposte, nel momento in cui s'inizierà il « servizio d'avanscòperta,,per quanto sia relativamente facile, « sorgono linee d'alture da supera;re, scorrono :fiumi da attra« versare; nelle prime sono g:ole, insellature, colli; sui se« condi trovansì pQnti; guadi ccc. ; le comunicazioni migliori « vi tendono, rappresentando essi i punti obbligati di pas« saggio per chi voglia procedere avanti. E pertanto, attorno « ai medesimi, predisposte fin dal tempo di pace o preparate « al momento del.bisogno, sarann? organizzate resistenze che . « occorrerà vincere tutto il paese è coperto da numerosi « ca,seggiati, da molti centri abitati, da zune più o meno estese « di boschi ; le comunicazioni, che pur bisogna seguire, si « svolgono attraverso od a breve distanza da tali loca.lità; in« sidie saranno indubbiamente tese nelle loro adiacenzé. « Qua,n do l'avanscoperta s'inizierà, la. lunga linea di truppe « di copertura stesa, fin dal momento della dichiarazione di « guerra, e forse anche prima, da un estremo all'altro della « frontiera, a guisa di cordone, non sarà stata ritirata ancora « o sarà stata sostituita con truppe locali; su tutto il terri« torio, in piccoli nuclei bensì, s'incontreranno truppe messe « a guardia delle ferrovie o per altri scopi secondari, e allo « infuori delle truppe regolari, oggi che alla guerra prende « parte la nazione tutta, si organizzeranno ovunque difese di « ogni gen ere. « Ma non basta ancora, perchè l'avanscoperta si fa dt~lle « due parti, che sono a fronte, onde ognuna delle due caval« lerie avversarie deve pure tener cont o dell'ost~wolo rappre« sentato dall'altra ». Ora non v'ha dubbio che l'ampia distesa -- così descritta sulla quale la cavalleria deve svolgere il suo servizio d'ava~scoperta rassomigli più ad un campo di corse con ostacoli che non ad uno di corse piane, onde al yeloce puro sa11gue, sar ebbe certamente preferibile il robusto irlandese. E se 'si pensa anc0ra che, fra i tanti ostacoli da superare, proprio tra i primi, alla frontiera, vi saranno anche forti di sbarramento od altre fortificazioni del genere, si capisce come «

I

LE )II'l'RAGLIA'J.'RIOI NE LL'.à.vANSCOl'ERTA

lo st esso irlandese dovrebbe essere convenientemente preparato agli spettacolosi salti di un vero concorso ippico, per cui sarebbe ut ilissimo l'uso di est1·atti concenfrati di obici e di mo1·tai, che per ora, però, non si trovano in commercio. Ma, a parte ciò, io desiderei sapere quali e quante truppe rimarrebbero a costituire il grosso della difesa: se tutte le gole, i colli e le insellature dei monti, tutti i guadi e i ponti dei fiumi verso cui tendono le comunicazioni migliori, dovranno essere occupati da nuclei, per organizzarvi resistenze; se da numerosi caseggiati, da molt i centri abitati, da zon e più o meno estesfl di boschi, altri nuclei dovranno t endere insidie all'invasore che avanza attraverso od a breve distanza da tali località , se, :fin dalla dichiarazione di guerra e forse anche prima, il difensore dovrà stendere una lunga linea di truppe di copertura da un estremo all'altro della frontiera, a g uisa di cordone; se tutto il territorio dovrà ~ssere cosparso di truppe a guardia delle ferrovie o p er altri scopi se~ondari? Non esageriamo, egregio coli ega; dello spazio libero, per correre, ve ne sarà sem.p re e dovunque, tranne, in molti casi, t,ll' inizio delle operazioni. Le frontiere costituite da cat ene montane o da gra.ndi fiumi e munite, nell'un caso e n ell'alt ro, di fortificazioni d'ogni genere, sono ostacoli non superabili, nè dal puro sangue, nè dall'irlandese .. Fra i pregiudizi che abbiamo sull'avascoperta vi è anche quello di credere che 1e ostilità debbano necessariamente iniziarsi coll'esplorazione lontana della cavalleria, e, peggio ancora, cbe l'avanscoperta consista t utta in questa prima corsa, più o meno ad ostacoli, appositamente prepa,rat a per la ca-. val leria. Ma le ostilità comincieranno magari coi parchi d'assedio. A lcune frontiere dei paesi nostri, non si passano senza lo sforzo di molte truppe e di molti e g rossi cannoni. E con ciò? Sarà finita la necessità dell'avanscoperta? E al di là delle frontiere, il terreno s'l.rà tutto un campo d'ostacoli come lo descrive il P,ennella? La circostanza che, « oggi, alla guerra prende parte la na« ;ione t utta, e si organizzeranno ovunque difese di ogni ge'

~.

1811

I


'i'

1812

1,E MI'.l.'.RAGL IATRICl NELL' A VANSOç>PER'l 'A

LE MITRAGLIATRICI N&LL'AVA NSCOPER'.t'A

<( nere », lasciamola lì, non discut iamola n~ppure, perchè. idea per idea, qualcuno potrebbe pensare che una guerra i~ casa propria trovi più fastidi che appoggi, dato .il temperamento di certa gente. E' bensì vero che quasi tutti i validi alle armi potrebbero essere incorporati; ma, anche in tal caso, non dimentichiamo · che il loro numero è ben lungi dal ragguagliarsi aqnello degli abitanti del paese; non ne supererà, a dir molto, il decimo; e dato che il teatro d'operazione sia pure ristretto, ad es. ·ad del territorio, si avrebbe, per la d ifesa del medesimo, un numero eguale a quello della densità di popolazione per chilometro quadrato, . che nei paesi più popolati d'Europa raggiunge appena il centinaio. Se il mio contradittore, poi, mi dirà che il teatro d'operazione non rappresenta che la zona probabile delle operazioni, mentre queste si svolgeranno effettivamente in scacchieri più ristretti, onde il numero . relativo dei disponibili viene ad aumentare di molto rispetto al territorio da battere, e allora risponderò che. ciò sio-nifica - e questa o non è una mia scoperta - che anche il difensore fa come si è sempre cercato di fare; tiene riunite le sue forze il più che gli è possi bile, onde i nuclei cli truppa che il capitano Pennella vede snarsi per tutto il territorio nemico , in oo·uisa r che non si saprebbe dove mettere il piede, o saranno di un val0re molto discutibile o saranno ridotti assai ridotti di n umero. · '

-0ccorre 11011 il concorso, ma l'o,pera di g rossi corpi di truppa, come ·appunto prevedono le « Norme generali per l'impiego· « tat tico delle grandi unità », e talvolta, diciamo noi, richiederanno anche l'ausilio cli grossi, moltò g rossi cannoni ; .eliminati dunq ne questi ostacoli, la cui esistenza, del rei-to, è nota - onde sono pure p1·evedibili le resistenze che il n emico vi può organizzare e i mezzi 1Ìecessari a snpera.rle rimangono, nel campo delle corse per la cavalleria, le difficoltà, che dicemmo imp1·eveclibil,i, di cui il Pennella vede bensì cosparso il t erritorio nemico, come di sterpi un bosco di pruni, ma che parrebbe lecito ridurre a quelle che pos'.s ono opporre la ca,valleria avversaria e le truppe di coprimento. Gli ostacoli che si potranno pure qua ~ là incontrare - oltre la cavalleria nemica in avausnoperta e prima di g iungere a contatto delle truppe di coprimento - non possono essere di grande rilievo, si sal tano quindi o si girano. L'ampio spazio intercedente fra la linea iniziale, del movimento della cavalleria in avanscoperta, e quella mobile rappresentata dal fronte dell'armata o delle armate avversarie, offre, come l'ampio mare, una larga scelta nella rotta del movimento. A d ogni modo vedremo in che cosa pos. sono consistere codesti ostacoli e come si possono superare . Restringiamoci per il momento, alle esame delle diffic9ltà rappresentate da.Ila cavalleria dell' avversario e dalle sue _truppe di coprimento.

1/

10

E ssi andranno via via aumentando - questo è vero ··-:verso i luoghi di ammassamento dei grossi e renderanno; se si v uole, difficile alla cavalleria avversaria il penetrare nella zonà di protezione da essi cre.ata attorno alle grandi unità che intendono proteo-o·ere· ma ) da r,nesto al .X1:>ensare O :::> > "l , ad una inondazione di truppe nemiche sn tutto il terreno da battere, corre un bel tratto. Eliminati pertanto gli ostacoli rappresentati da catene montane o da grandi corsi d'acqua organizzati a difesa -che nessuna cavalleria, con o senza l'ausilio di mitragliatrici e di fant eria cicliste, potrebbe superare - e per i q uali

1813

CAVALLERIA AVVERSARIA . « Nell'adempimento del sno c'o mpito la cavalleria in avanscopert~1 può incontrare un « ostacolo, o una minaccia, nella cavalleria nemica ope« rante nello stesso intento. È q nincli opportuno che il <( comandante dell'avanscoperta .si tenga sempre in grado di « combatterla con vantaggio. « Giova però tener presente che il combattimento, se ~< spesso può essere un mezzo, non costituùce lo scopo della «·avanscoperta ; esso quindi di massima 11011 deve essere « cercato siccome il principale obbiettivo da raggiungere.

«


1814

LE llfITRAGUATRICI ~ELL'AVAXSCOPER'l'A

Nell'avanscoperta, la superiorità cli un a cavalleria è de« terminata dalla quantità del valore delle notizie che giunge < a procurare, piuttosto che dai parziali successi che può ot« tenere sulla cavalleria avversaria '.I). Così si esprime l' Istntzione p1·pv-vis01·ia S'ltl se1·vizio di avanscoperta, cui ci atterremo nello svolgere questa nostra avanscoperta ..... sulla carta. Rinunzieremo pertanto a sbarazzare l'ampio spazio, intercedente tra le parti avversarie, dalla cavalleria nemica. Ma il combattimento avverrà ùgualmente. E sta ben e, ma dove? 1° o in terreno adattò al combattimento classico di masse cli cavalleria; 2° o in terreno che, pur non prestandosi all'azione in massa consente tuttavia l'impiego, contemporaneo o successivo, -:li reparti a cavallo, più o meno grossi; 3" o in terreno che non consente· affatto l'azione da cavallo o la consente in ·misura molto limitata, per es. sulle strade. Prirno caso. - Una divisione di cavalleria avversaria provvista d'ogni ben di Dio - cui viene segnalato a distanza una nostra.colonna di cavalleria (sola cavalleria con qualche cannone) in marcia sul punto A, muove ad attaccarla. Il luogo presunto dello scontro si presta ad un attacco con tutte le forze disponibili. Giunta nella zona d'azione la divisione suddetta si dispone, in ordini ancor a densi, a scaglioni, per assumere, a momento opportuno, la formazione su più schiere.. Le batterie di cannoni e di mitragliatrici sono dietro al 1° scaglione, verso un'ala o verso il centro. «

Ecco, una massa nera apparisce sul suo orizzonte, a circa 3 km. ; nugoli di pattuglie che velocemente ritornano al grosso, le confermano da lungi che si t ratta del nemico. È infatti la nostra colonna che, avvisata a sua volta della presenza di cavalleria avversaria, èrede opportuno accettare lo scontro.

LE MITRAGLIATHI01 NgLL'.1VANSCOPERTA

1815-

G-li scaglioni della forte divisione si allargano, obliquando - poniamo - a destra per scoprire le proprie batterie e per un leggero cambiamento di direzione, si spiegano ju ·linea di trotto e galoppo, allungano, caricano ..... Dall'apparire della massa nemica alla carica: 5 minuti! }[a i cannoni e più ancora le mitragliatrici - che, appena visto il grosso della cavalleria nemica, si erano portate in posizione, ed ivi staccati gli avantreni, o montate le mitragliatrici e appostati i treppiedi, misurata la distanza col telemetro, regolato l'alzo e aggiustato il t iro, e via dicen do, avevano aperto un micidialissimo fuoco - hanno obbligato le schiere della nostra cavalleria a voltare le briglie prima ancora di ricevere l'urto degli squadroni avversari. Le batterie vincitrici allora avanzano, e men tre i cannoni riprendono, appena possibile posizione per continuare l'inseguimento col fooco, le mitragliere someggiate galoppano ~u cavalli sottomano insieme aci alcuni squadroni, incaricati d'inseguire da vicino la nostra cavalleria che si ritira '. E lasciamole galoppare, mentre noi ci fermiamo a fare qualche riflessione. È facile dimostrare che le mitragli!'l.trici someggiate possono seguire qualunque leggerissima cavalleria sulle strade; ma per poter dire se ciò sia - oppur n o - sufficiente a provare che esse siano « atte a compiere evoluzioni, presa di po« sizioni, combattimenti, inseguimenti e ripiegam·enti con 4: la medesima prontezza e facilità che le condizioni ·locali « consentiranno di spiegare alla cavalleria», basterà pensare ad uno squadrone che abbia alcuni cavalli sot~omano, per :fiaccature o per altre qualsia~i ragioni. Anche questo può, sulle strade, seguire la colonna a qualunque andatura, ma provatevi a farlo evoluzionere in terreno va!io e mi saprete dire cosa su<'cede dei cavalli sottomano. Anch'essi possono certamente galoppare, specialmente sulle strade. Vedono galoppare dinanzi a loro gli altri e, più o meno presto, par tono anch' essi di gafoppo. Ma prova-


LE MITRAGLIA. TRIO! NELL' ,\'VANSCOPERTA

1816

LE 1\!J'l'RAGLIA'l'.RIOI NELL'A.VANSOOP.ERTA

1817

cavalleria, le mitragliatrici som:èggiate arriverebbero come i soccorsi di Pisa. E se fosser!J trainate? Anche le pariglie del traino hanno un cavallo montat() ed uno sottomano. Ma la pariglia forma come una cosa sola; il cavallo sottomano è, per così dir e, legato a quello mon · tato e sente ed 0bbedisce èon questo agli stimoli del ca .. valiere. , Se trainate, dunque, le mitragliatrici sarebbero in condizioni di mobilità non diverse e anche superiori a guelfo dell'artiglieria a cavallo. Ma, come questa, che pur può prendere posizione più presto e salutare più da lontano l'avversario, non è in grado, data la mobilità del bersaglio e le difficoltà cli misurare la distanza, di eseguire un tiroefficace nel breve tempo dell'azione, neppure le mitragliere· potrebbero dare alla cavalleria un aiuto .migliore, tanto più · che dovendo esse avvicinarsi all'avversario fino a distanza. di tiro utile di fucileria, avrebbero ·ancor minor tempo disponibile per far fuoco e si troverebbero spesso col bersa.gli(} mascherato dalle schiere amiche. Secondo caso. - Fra il terreno, che consente il classico combattimento a masse cli cavalleria coreografìcamente disposte su più schiere, come sarebbero. da noi le pianure di San Maurizio, di Cameri, di Gallarate, di Ghedi, di Pordenone, ecc., ed il terreno che impedisce addirittura ogni azione da cavallo - come (olt re le montagne, le r isaie, le paludi, i centri abitati e i boschi), sarebbero le zon e r otte ed intensamente coltivate e sparse di molti caseggiati - esiste una lunga serie di terreni, più O' meno uniti che permettono a reparti più o meno grossi, di combattere a cavano, o in a zioni multiple e contemporanee, o in azioni successive contro uno stesso obbiettivo, come potrebbe accadere in buona parte dei nostri terreni, secondo .la stagione e la nat ura delle coltivazioni (aq esempio nella zona tra AlessandriaVoghera, nell'Emilia, nel Cremonese, nel Veronese, ecc.). In simili t erreni, squadroni, mezzi reggimenti e talvolta. reggimenti, possono agire, a de~tra e a sinistra delle grandi

tevi sul terreno di manovra, a invitare un nucleo di una quara.ntina di cavalli di cui 8 sottomano (così sarebbe composta una batteria di mitragliatrici), a partire al galoppo, ad un ma1·ch ... che non ammette indugi, perchè occorre, in cinque minuti, spostarsi in fuori dalle proprie schie~·e, smontare da cavallo, montare le mitragliere, collocarle sul trepiede, misurare le distanze, aggiustare l'alzo, puntare e sparare .... , e tutto questo su di un terreno che, per quanto adatto a cava.lleria, non sarà una piazza d'armi, e vedrete che il ca,, allo sottomano, auche senza peiù sul dorso, non ha per nulla le stesse attit udini J.el cavallo montato. Se poi, invece cli un cavallo scosso, si tratta di un porta-pezzo o porta-munizioDi, la cosa è ancora più evidente. È ormai risaput o da tutti, e non: mette conto che io mi indugi a dimostrarlo come i GO o 70 chilogrammi di peso vivo di un cavaliere, dotato di elasticità e di :lìessuosità di movimenti,' non corrisponde a.ffatto all'in:lìuènza normalmente passiva e, volta a volta, dannosa del peso morto rap1?resentato da ugual numero d i chilogrammi adagiati sulla schiena del cavall<? porta-pezzo o porta-mun izioni. Il 0avallo montato, inoltre, si muove isolato ed è tra due gambe provviste di speroni, che possono comunicargli e fargli eseguire all'istan te il nim·ch del superiore. Il cava llo sottomano non ha questi stimoli e fa volentieri orecchie da mercante. Se poi . si volesse osservare che dei, .cavalli della batteria i pi ù svelti non verrebbero cer tamente assegnat i alla fuu - . zione di porta-pezzo o di porta-munizioni, si potrebbe anche maliziosamente pensare a qualche scena edificante per chi ha tanta premura di c9rrere. E poco male, per uuo squadrone, se i cavalli sottoma.no rimangono indietro e p,on partecipa.no alla lotta ; ma, per i reparti organici di mitragliatrici, i ca valli p01·ta-pezzo e porta-11iunizioni r appresentano tutto; senza di essi i reparti valgono ze1·0 . In complesso, quindi, panni poter concludere .che, in una azione come quella che, in terreno adatto, può esplica1:e la )

I

r


1818

L E MI'.l.'RAGLIATR1CI NELL'AVANSOOP E:RTA

strade, o riuniti, o divisi in zone più o meno separate da ac-0identi poco praticabili (boschetti, arginature, villaggi, e. -via dicendo). . E a questi terreni, forse, allude il mio egregio contradditt ore quando afferma ch e l'ausilio delle mitr ag liatrici può riuscire efficace, oltre che in tutti quei casi nei quali la ca-. valleria dovrebbe ricorrere all'appiedament o, anche in altre -contingenze : « negli inseguimenti, nelle ritirate, e nello « stesso combattimento di cavalleria, a llorchè, ad esempio, « le condizioni del terreno siano tali da impedire alle bat<< terie a cavallo d i prendere posizione e di scernere il ber« saglio per la limitazione del campo di tiro >> . L'utilità delle mitragliatrici nell'inseguire cavalleria ep.e .si' ritira dopo uno scacco subito - al quale ~evono aver e p ure esse contribuito - è cosa che taluno potrà intuire, ma ·che difficilmente si dimostra. A me pare cosi strana pretesa d1e le mitragliatrici, per quanto mohilil possano, dopo un corr~battirnento. rimettersi a dorso di cavallo tanto presto e galoppare tant~ veloci, da ni.ggiungere, non solo, ma oltrepassare - per a.ppostarS'ele sul nanco - cavalleria bat~uta, la q uale si ritira - cli solito - con qualche sollecitudine, -che panni superfluo spendere parole in proposito. E, quanto al loro concorso nel combattimento d i. c~valleria contro cavalleria, allorchè le condizioni del terreno siano tali da impedire all'artiglferia di parteciparvi per la impossibilità cli scernere il bersaglio, basterebbe osservare che, per questa stessa circ0stanza, le mitrttglia.trici dovrebbero seguii·e la propria cavalleria fino a breve distanza dall'avversario, per far fuoco . , . quando l'azione è finita.. lVla, post,) pure che foÌ'tunate condizioni d'i terreno e la situazione del momento fossero tali da consentire alle illÌtl'agliatrini di prendere posizione in precedenza è di aprire il fuoco alla massima distanza d ì tiro del fucile contro la -cavalleria iwversar~a, a che giova notare che questa presenta .ampiezza e. continuità di bersaglio, se tale bersaglio continuamente e velocemente si sposta, mentre ie mjtragliatrici <levono avere nozione esatt~i della distanza per colpire, e

LE ÌIHTRAGLT.A.TRICI NEL!/ AV:.A.NSOO PERTA

1819

non colpiscono che il punto sul quale sono pu:nt~te, e non possono cambiare puntament o senza sospendere 11 tiro, e non esplicano azione efficace che a tiro co_nti~t~o? Nelle azioni difensive però - s1 d1ra - esse possono prendere posizione adatta, ; d atte~de~·e la cava~leria avve~·sari a a determinati punti obbligati di passagg10 per fuln~1narla col ioro fuoco accelerato. si ma a quali punti obbligati se questi saranno a _die-cine? Ma poi, in terreni del genere .di quelli ~he_ stiamo esaminando, quale scopo avrebbe, per la cavalleria 111 avan- 5coperta, un'azione difensiva predisposta? · . · Quello di fermare la cavalleria avversaria, che, più qua o pil'.1 là, può passare lo stesso? . . Si tratterà, tutt'al più, di un'azione d1fens1va del momento, dovuta alla necessità di parare ad una sorpresa, ad un incontro inopinato colla cavalleria avversaria, ecc., ma, allora, dove saranno le initragliatrici, dove le posizioni adatte per far fuoco, d ove i punti obbligati da. fulminare? Nelle ritirate infine, che non siano anch' esse previste, non riesco a comprendere come le mitragliatrici possano portare un ausilio efficace alla cavalleria e non si espongano invece esse stesse ad essere prese dall'avversario o travolte nelìa fuga . Se la ritirata è preveduta, l' artiglieria può da una posizione retrostante, precedentemente occupata, proteggere ,da luno·i la propria cavalleria che si ripiega, e se la vegetazione0 od a.'itro le impedisce di scernere il bersaglio, può ancora fare uso ·del tiro indiretto; ma le mitragliatrici, dove non ci siano strette da infilare o punti obbligati di pas• saggio da battere, dove si collocano e chi le l:roteg~e? . , Il risultato pratico quindi sarelJbe : un pensiero d1 prn per la cava1ler~a, che dovrebbe scortare le sue 1'nitragliatrici, più ancora di quanto non le occorra di fare p~r l'artiglieria. Parmi, in sostanza, che appunto in questi t err eni; in cui gli stessi reparti di cavalleria dovranno necessariamente agire slegati tTa loro, si.a ancora più difficile, che non in terreno completamente unito ed aperto, coordinare la azione delle mitragliatrici con quella clell'arma a cavallo .


• 1820

LE )11'.l.'RAGLIATR! CI NELL'AVA)[SCOPER'l'A

LE MITRA.OLIA.TRICI NELL' AVAXSCOPERTA

Te1·zo caso. - Il terreno non consente affatto O m mistua molto limitata, il combattimento a cavallo. Siamo dunque nel campo propizio aHe mitragliatrici, che esse _ secondo il capitano Pennella - « p ermettendo alla caval« leria · in avanscoperta di r imanere tutta a cavallo, le pre« steranno uti lissimo ausilio in tutti quei casi, nei quali « essa dovrebbe ricorrere all'appiedamento, e perciò special« rnente, come con senso di molta opportunità fa rilevare « l'Istruzione provvisoria sul servizio di avanscoperta. nel« l'att~cco e nella d ifesa di località (boschi, villaggi, st~·ette, « ponti, ecc.) >5 . Orbene, anche in questi casi, cavalleria e mitragliatrici non vanno meglio d'accordo. Il capitano Pennella mi so~corre a dimostrarlo : « ~,a sol~ considerazione che, delle d ue proprietà neces« sane a risolvere l' azione tattica : il fuoco e l' u 1·to essa << (la mitragliatrice) non possiede se non la prima ba~ta ad « escludere, a priori, l'event,ualità che la mitragliat~·ice possa « a,s~urgere mai .agli o_ nor~ di arma principale. La riflessione, « po1, che la m1traghatnce esplica· la sua azione di fuo co « in un modo particolare, non è adattabile a tutte le sva« riate situazioni della guerra, nè è suscettibile di im pieo-o . . . . b « mtuttl 1 momenti dello svolgimento della lotta, induce a.d. « affermare che essa non possa essér chiamata a compiere, « nella guerra campale, se non una funzione aiisiliwric~, « per r ispetto a qnella delle ttltre armi. A talune d i queste « armi può, in date circostanze, r ecare sussidio, ai uto prezioso, « ma non è lecito aspettarsi ragionevolmente di più». Vediamo dunque a quali a.rmi e in quali circostanze. . « Le mitragliatrici rappresentano fucili (condensati però) « occorre non dimenticar lo - e perciò il loro impieo-o . b « 11_1 sussidio dell'artiglieria non si concepisce se non nelle « circostanze in cui questa può abbisognare di fucili, ossia « nel servizio di scorta, il q uale - giova constatarlo - è « servizio ecceziona~e..... « Osserviamo però, che, nella scorta, l'artiglieria ricerca « sopratutto lo schermo efficace che la protegga sui fianchi

1821

o ·sul fianco scoperto, alle spalle, o negli ango1i morti, che possono trovarsi immediatamente avanti alla sua « fronte, dove essa è impotente ad agire col suo fuoco di« struttore. Ha quindi bisogno, essenzialmente, dell'ausilio « di un organo clotato di mobilità, atto alla manovrà, pronto « all'offesa. 'l'idto ciò non pitò clm·e la rnifragliat?·ice ..... ». « «

« Il concorso de.Jle mitragliatrici nell'azione tattica della fanteria non può immaginarsi efficace in modo contin uo e « permanente; parecchi sono invece i casi in cui il connubio « apparisce poco armonico o addirittura d;1,nnoso ». «

« È n ell'azione in grande, in quella cu i partecipa la fanteria in unione alla cavalleria e all'artiglieria, è insomma « nella battaglia vera e propria, che noi riscontriamo taluni « casi nei quali il concorso delle mitragliatrici può riuscire « di una efficacia st1-ao1·clina1·ia » . Con l'artiglieria, dunque, no; con la fanteria, nemmeno; proprio con cava lleria in servizio d'avanscoperta dev'essere utile l'impiego di questa nuova arma, co.me, in taluni casi, nella battaglia in grande! Ma se cavalleria appiedata non è che mediocre fanteria, e parecchi sono i casi - com'è detto sopra - ch e il conn ubio delle mitragliete con quest'ult.ima riesce poco armo· .nico o addirittura dannoso! E se il t erreno consente l'azione da cavallo (che non è il più propizio per le mitragli.ere) come mai codesto conn ubio potrebbe essere efficace? Ma, a piedi o a cavallo, come può il combattimento di cavalleria sussidiata da mitragliat1'.ici, somigliare a taliini casi deìla battaglia vera e propria? « Chi s'appiglia alla difensiva cerca, in gE>nere, di compen« sare la propria inferiorità con la forza, che può derivargli « dalla scelta di una buona posizione, e dalla possibilità di « esplicare sulla medesima una intensa azione di fuoco. « La .possi bilità di metter e a portata dei tiratori una « grande quantità di munizioni consente di tener t esta allo «

' 1·

,_

H6 -

" I

\;.

ANi'òO XLIX.


.1822

LE MITRAGLIA'J.'!UOI N.~~LL'AVANSOOPERTA

« .attaccante

con forze limitate; l'oppor t,tmità di cop1:irle al « t iro dell'av.versario, di misuyare le distanze, cli restringere, ,< con appositi lavori o coì concorso delle conçlizioni locali, « di nume1.'o e d'ampiezza le zone favorevoli all'attacco; « tende il t iro più e:fìlcace. « :M:a taJi vantaggi non possono con dm:re a risultati deci« sivi. se non si ha il determinato proposito di pass~1re dalla « dif~sa all'offesa, mediante il contrattacco, il q uale potrà « essere pronunziato con tanta maggiore probabilità di sue« cesso, per quanto maggiore sarà la truppa, che si può _ t e« nero in riserva, pronta a manovrare cont roffensivamente, « e per quanto più intensa . riusqirà l'azione di fuoco sul « fronte, int esa a paralizz1.1re l'azione nemica.. Ad eliminare « la contradditorietà di queste esigenze, derivante dalla in« feriorità numerica delle forze, per rispetto alle avversarie, « .si presta egregiam.e11te l'impiego delle mitragliatrici, le « quali, essendo fi1;cili miiltipli e pe1'(eziona#, possono espl~« care sulla, fronte un'azione di fuoco efficacissima,. sos~1« tuendovi in gran pa,rte i repa.rti di fanteria, che più « opportunamente verranno impiegati nella manovra. Ab« bonclanza di munizioni, nozione esatta delle distanze, co« pe~tura ; sono condizioni favorevolissime al migliore im · « piego delle mitragliatrici. Qneste., non solo concorreranno « alla preparazione del contrattacco, ma potranno pure va« lidamente sqstenerlo, con la celerità straordinaria cli t iro, « che sono in grado di spiegare ~1 momento OP.portuno » . Come tutto ciò si attaglia ai combattimenti d i cavalleria in avanscoperta ! Come si concilia colla necessità di giungere, nel più breve tempo possibile, a contatto visuale con · la cosa da. vedere, per togliere . al più presto il comando dalle incertezze che fino a nuando non siano d issipate le ' ' '1 t enebre che l' avvolgono, t endono a. paralizzarne l' azione ! Scegliere una buona posizione, q uando il terreno bisogna prenderlo com'è; mettere a portat a dei t iratori una grande quantità di munizioni, quando i '•/$ del munizionamento delle mitragliere sono col carreggio -lontano; misnrare le distanze, restringere con appositi lavori, di numero e cl'am-

l

LE llfITRAGLIATRIOl NELL' AVANSCOPERTA

1823

piezza le zone favo revoli all'attacco, quan~lo, a:a un~ parte preme di divorare lo spazio, e dall'altra l' avversan o, che ha altrettanto interesse di correre, vi può a:eparire d' improvviso; tenere la maggior parte della truppa in riserva, pronta a ma novrare controffensiva.mente, quando il terreno non consente l'azione d_a cavallo (e in terreno aperto sar ebhe ancora più difficile e scegliere una buona posizione per il t iro, e restringere le zoue favorevoli d'at tacco, ecc., prendere, in una parola, atteggiamento d ifensi·vo) ; ecco le oppost e esigenze cui bisogna soddisfare, perchè i luciti multipli e pe1"f'ezionati possano esplicare sulla fronte un'azione di fuoco efficacissimo, nelle battagliole della eaval.leria in ava.nscoperta.. _ « Non c'indugeremo - continua, il Pennella - ad esami« nare t ut ti gli altri casi speciali, nei quali, sempre· nell'a« zione difensiva, l'ausilio delle mitra,gliatrici tornerà pre« ziosissimo : battere angoli morti o punti obbligati di pas« saggio, infilare una stretta, fiancheggiare un tratto della « fronte, occupare un rientrante della medesima od un sa« liente, dal quale si voglia far partire una intensa azione di « fuoco, non ostante faccia difetto lo spazio, occupare una Jo« calità avanzata, il tetto di un cascinale, la sommità di un « punto elevato qualunque, ecc., ecc. Questi, ed altri si« mili casi speciali, si presentano spontanei alla mente del « letbore. Ci affrettiamo quindi a concludere che, nella difen-<< siva, in gener e, è indiscutibile il vantaggio dell'impiego « delle mitragliatrici ». E questi sono forse i casi, pei quali il mio contradittore, -ch e vede dovunque strette, punti obbligati di passaggio, angoli morti, ti'ova specialmente utile il concorso delle· mit ragliatrici nel servizio di avanscoperta. E sia pure che, nelle azioni difensive, dove proprio si tratti di battere angoli mor ti e d'infilare una stretta, di occupare il tetto di un cascinale e via dicendo, riesca efficace l'im. piego di mitragliatrici; ma saranno propr,io çocleste azioni d ifensive le oper azioni proprie d i una cavalleria in avanscoperta ?


18:34

LE MI'l'RAGLIATRIC! NELL'AVANSCOPRRTA

LE )llTRAGLIA'l'R!CI NEU}AVA:-iSCOPERT.A.

· L'Istruzione provvisoria sul servizio di avanscoperta, in ogni modo, avverte che l'impiego delle mitragliatrici può riuscire particolarmente efficace anche nell' ati;~cco, oltre che nella difesa, di località (boschi, villaggi, strette, ponfa, ecc.). E il carattere offensivo dell'avanscoperta richiederà appunto più attacchi che difese; e allora? · · « Nell'azione offensiva invece - scrive sempre il Pennella « le mitragliatrici non possono secondare lo svolgimento « delle sue varie fasi » . « Ma, giunta la fase risoluti va, quando per deciderla oc« corra aprire una. breccia nella linea del nemico, quando si « voglia concentrare su una ristretta zona un fuoco violento, _« allorchè, per sostenere le truppe che m uovono all'assalto « si senta il bisogno d i non rallentare ma cli rinvigorire il « fuoco, non è dubbio, che le mitragliatrici, uti lizzando le « proprie caratteristiche, che, in quei momenti, ritrovano « tutte le condizioni favorevoli alla loro piena esplicazione, « potranno rendere servizi di uu incalcolabile valore al co« mando, e contribuire efficacemente a decidere le sorti della « battaglia ». E, applicando al caso nostro codeste giuste osservazioni del capitano Pennella, :3ull'impiego della nuova arma, vien fatto di domandarsi perchè non dovrebbe verificarsi anche nel combattimento cli cavalleria l'impotenza delle mitra()"lia. . o tn c1 a seguirne le varie fasi? E come si arriverà, allora, alla fase · risolutiva. Ohi niuoverà poi all'assalto? Se è sufficiente l'azione di fuoco lontana - fatta più per abbattere gli ostacoli materiali che coprono i difensori che per· col pire i difensori stessi, basta il canno11e mediante l' azione di urto delle sue granate e con lo scoppio delle medesime; mentre « la mitragliatrice non è che un fucile m ulti« plo, e può quindi scagliare in breve tempo un gran n umero « di pallottole di fucileria, ma il suo effetto di urto è asso« l utamente niiUo » . Il cannone basterà quindi nella maggior parte degli attacchi contro villaggi, caseggiati)> ecc. occupati da cavalleria ap-

l

.,

1.825

piedata o da truppe locali o da piccoli nuclei, che il difensore ha sparsi su tutto ii territorio, a guardia di ponti, d i g uadi, di ferrovie, o per altri scopi secondari. Quattro cannonate saranno sufficienti a snidare i difensori dai loro r ipari. « Il est exact q ue les ba.tteries a.ttachées à la cavalerie « auront plntòt à battre des obj ectif animés qu'à renverser « cles obstacles, mais seulement dans le cas particulier du « combat de cavalerie ; au point de vue général de la cava« lerie, l'a:ffirmation est erronée » . « L'artillerie aura à combiner son action avec la cavalerie « dans u ne fou ]e de -circonstances autres que le cornbat de « cavalerie proprement dit, et bien souvent on d~vra lui faire « a p pel, pour batt1·e l' obstacle » . « Pourrait - on adrnettre qu'une division, un corps e n« tier de cavalerie, se laissat tenir en échec par une bico<< que mise eli ét&.t de défense, par un rnur crénelé? » (1). Se non è sufficiente l'azione lontana, se occorre svolgere le varie fasi élel combattimento e quindi agire anche contro bersagli animati, l'artiglieria risponde sempre meglio delle mitragliatrici. « L'artiglieria agisce contro bersagli animati essenzial« mente con l'azione di scoppio dei suoi shrapnels ... ; l'ar tiglie« r ia tira lontimo, allunga per così dire, il braccio della fan« teria; le mitragliatrici 11011 t irano che alla distanza1 cui « può giung~re il fuoco della fanteTia; l'esattezza del p~11« tanìento e 11 tempo per conseguirla è differente nelle dne « armi; l'artiglieria può, con un bel colpo di shrapnel> far « giunger e un numero ragguardevole di proiettili su umi « Z01fa abbastanza estesa, per modo che, in qualunque parte « d i essa si trovi il bersaglio, ancl{e se fr~1zionato, esso rimane << co:pito, il tiro delle mitragliatrici ha una dispersione molto « minore, anche quando fatto a falciate, e non riesce effi0ace « che nel punto ove è sta to diret to». (i)

Considernzione del Ro,~QUEno~ ri po rtata nell'articolo di febbra io de l capitano

{)h;NN'B LLA .


1826

LE MITRAGLIATRI CI NELL'AVANSCOPERTA

L'artiglieria· dunque può prendere posizione all'infuori delle offese della fuc ileria nemica, e da là esercitare' una cont inua azione di fooco sui difensori, sino all'att o risolutivo, concentrando, o distribuendo i tiri su di una parte ristretta o su tutto il front e da battere. Le mitragliatrici devonot anche alla loro massima distanza cli tiro, esporsi alle offese dei fucili nemici e non possono dar altro che fuochi concentrati, i quali saranno una bellissima cosa, quando si tratti di battere ~ngoli morti, d'infil~re una stretta e simili, ma non. sono affatto sufficienti quando, il più delle volte, occorre battere il nemico dovunque si presenti tenace o minaccioso. Le mit-:a,gliatrici tirano anche a 2000 metri; ma in terreno che non consente l'azione cla cava.llo, quando mai si troverà, salvo il caso di una risa;ia, un campo di tiro così esteso, laddove è verosimile supporre che, oltre a fossi, esistano siepi, vegetazione più o meno folta, filari d'alberi è simili, ostacoli tutti che limitano la vista e molti di essi bastano a riparare i difensori dal t iro di fucileria? In terreno molto coperto l' artiglieria può ancora ~1 distanza far uso àel tiro indiretto. Non sarà· una gran cosa; ma le mitragliatrici non possono far fuoco, che portandosi a breve distanza dall'avversario, esponendosi quindi alle offese dei suoi fucili. L e mitragliatrici non possono neppure servire di scorta all'artiglieria; ne hanno anzi esse stesse bisogno di una. Per mobilità - si dice - l'artiglieria non può oompe-· tere 0011 le mitraglitltrici, e sarebbe questo l'unico vantag· gio di queste anni, le qnalì possono approfitt are di tuttele piegature del terreno, dei minimi ripari coprenti per avanzare, non viste, ed agire di sorpresa, mentre l'artiglieria. non può far ciò, che in g rado assai minore. E sia pure; ma, mentre l'artiglieria non ha questo gran bisogno di cambiare posizione, le mitragliatrici non po1.rebbero a vanzare di riparo in riparo, sebbene ne abbiano l'attitudine, senza . essere inquadrate o scortate da cavalleria appiedata cui spetterebbe, in ogni caso, di svolgere le varie fasi dell'azione come se le mitragliere non esistessero.

LE :III',CR.AOLIATRI CI N lsLL ' AVANSCOPER'l'A

1827

E se la cavalleria è obbligata ad appiedare, non ostante le mitragliere, in che consiste il pregio di questa conclensata fucile1·ia 'J . . Perchè, fra i pretesti che si adclncono appunto, per grnsti:ficare il concorso delle mitragliatrici nell'avanscoperta, · vi è pre.cisamente anche questo : esone~·a1·e la cavalle1·ia clall' appieclamento. Ed ecco il lungo ragionamento, che mena a tale risultato. « Lamia convinzione - sono le parole del generale, Carl « von Sohmidt, riportate dal mio egregio contradittore « è che ai giorni no.stri la cavalleria non sarà all'altezza « della sua missione e non varrà mai i sacrifici, ohe essa « costa allo Stato, se non saprà combattere a piedi. Non bi~< sogna parlare d'indipendenza delle divisioni di cavalleria, « nè delle loro gesta, se reggimenti interi non sono in grado « di sostenere un combattimel'lto a piedi offensivo e difensivo, « se esse non po::;sono attaccare o difendere delle località » . « Non per questo però si può cessare dall'affermare che il combattimento a piedi altro non è per la cavalleria che « un espediente ..... ». Espediente prima del 70 - soggiunge il Pennella - espediente dopo-- quando il von Schmidt scriveva, - espediente, a più forte ragione, oggi ohe la durata del servi.zio attivo nell'arma cli cavalleria è stata ridbtta a meno di tre anni. Onde egli, il Pennella, comprende e sottoscrive all'osservazione fatta dal capitano d'artiglieria Enrico Malvani., in un suo brillante articolo, recentemente pubblicato nella Rivista . cli cavalte1·ia, che « la cava.llerià considera il cavallo come « la sua propria e sola arma, la carica unica tattica di com« battimento, e, solo per obbedienza, si adatta, svogliata« mente, e quando non se ne può assolutamente esimere, a « combattere appiedata » . « Nè va trascurata la considerazione - aggiunge ancora « il Pen nella -- - che l'appiedamento, oltre a rappresentare « un fuoco di fucileria pochissimo efficace, rallenta l'azione « della cavalleria, la quale vuole inveçe essere rapida e im-

«


,, 1828

LE MITRAGLIA'.l'RICJ N~LL'A VANSOOPER!.rA

petuosa, e la rallenta perchè i cavalieri devono smontare, assumere l'ordinanza della fanteria, difendersi e m uoversi « come fanteria, e poi raccogliersi, per riprendere i cavalli « e rimontare iu sella». « E si accetti pure l'espediente conclude il mio contradittore - « allorchè non se ne possa fare a meno, nia « ricorrervi per deliberato proposito, quando si ha a dispo« sizione un altro mezzo che pare fatto apposta per rimediare « a tutti gli inconvenienti dell'espedient e, - qu esto asso« lutamen.te non entra nel nostro cervello». Strani contrasti! Si v uol dimostrare l' utilità., la necessità di mitragliatrici nell'avanscoperta? E allora si descrive il terreno tutto mon ti, t utto fium i, tutt o corridoi, chè, per battere punti obbligati di passaggio, infilare strette, attaccare villaggi, difendere boschi, le mitragliatrici sono particolarmente efficaci. Si vuol dimostrare che l'appiedamento è un espediente e allora si dimenticano i corridoi e si ricorda che « la mobilità « comune alle due armi fa sì . che la prima (la cavalleria) « possa rimanere qual'è, quale. è sempre stata nelle mani clei « più valorosi condottieri, quale assolutamente dev'essere per « l'avvenire (ad onta delle false t.eorie che là famosa guer ra « anglo-boera ha rimesso in moda e che tenderebbero ad im« bastardirla trasformandola in fanteria montata) e cioè ca« valleria vera e propria, rapida e irruente, come torrente, « cui n ulla resiste nell'impeto dell'azione ». Ma se l' impiego delle mitragliatrici, in generale, è particolarmente efficace nei casi in cui è consigliabile per la caval.leria ricorrer e all'appiedamento· - ìn terreni, vale a dire, che non consentono o quasi l'azione da cavallo - che se n e fa in quei casi la cavalleria della sua a1·ma cavciUo, della sua 1inica tattica cli combattimento r Col pretesto dunque, di esonerare la cavalleria in avanscoperta dall'appiedamento perchè possa rimanere q ual' è, quale è sempre stata nelle mani dei più forti, le si aggiunge un nnovo mezzo - un nuovo ingranaggio - che le permetterà, mettiamo pure pei· un momento, di rimanere tutta « «

f.,E l\!I'.L'RAGUATRIOI NELL'AVANSCOPERTA

182~

a cavallo q uando il cavallo a n ulla giova, e le sarà d'imp ediment.o a ser virsene, quando il terreno le consentirebbe effettivamente l'azione rapida ed impetuosa. Il generale Carl von Schmidt, in quell'aureo libriccino - ricorda.to dal Pennella - contenente le sue direttive circa l' istrnzione, l'educazione, l'impiego e la condott a della cavalleria, scriveva : « Ogni qualvolta la natura del suolo, la configurazione « del terreno, l'occupazione di strette od altre località, im« pediranno di assolvere a cavallo la sna missione, ogni qual« volta sarà difficile di girare simili ostacoli, ogni qualvolti1 « il combattimento a cavallo non saprebbe assicurare il sue« cesso, ogni qualvolta non saranno sul posto 1·ep[1,1·ti di ( ante1·ia « - (sottolineo le parole) - non rimane alla cavalleria che « mettere piede a terra e schiudersi combattendo a piedi « (sottolineo pure) - se:rvendosi delle sue armi a fuoco, la, « via che le permetterà di conipiere la sua missione». Ora., è vero, 30 anni fa, quando scriveva il sullodato generale, non si avevano le mitragliatrici· perfeziona.te d'oggidì. l\fa anche le odierne mitragliatric i, se rappresentano dei fucili, fucili multiplli e pe1fezionati1 non rappresenta.no però i r eparti di fanteria richiesti dal genera.le, capaci di svol• gere 1 cioè, il combattimento nelle varie sue fasi, come è necessario e come, più o meno medic,cremen te, può fare la eavalleria appiedata. Come si può infatti ideare l' attacco di un bosco, di un villaggio, di una stretta, di un ponte - pel quale n~n sia suffi<ìiente il fuoco d'artiglieria - senza il concorso d i interi reparti di cavalleria che combattano a piedi, a guisa cli fanteria? Le mitragliatrici ra ppresentano nient'altro che focili. fucili m,u,W,pli e pe1'(ezionat{ una specie di fucileria cond;nsata, un « est1·atto concenti·ato di fucileria», come si compiace di chiamarla. il mio contradittore, ma, appunto perchè conden sata, codesta fucileria non è paragonabile a quella di più o meno numerosi tiratori. Ogni mitragliatrice, si dice, è capace di s·viluppare un'az ione d i fuoco equivalente press'a poco a quella d i una ses- ·


1830

LE MI TRAGLIAT RICI NELL' AVANSCOPERTA

LE JIIITRAGLL\.TRIGI XEL L'AVANSOOPER'l'A

sa,ntina di t iratori - alcuno calcola questa equivalenza a, 30, a!tri a 50, a 70; perfino a 200 tiratori - muniti di fucili a tiro rapido. , Ma quale valore hanno codesti raffronti, se si pensa che la. mitragliatrice non dà che tiri concentrati st-Ì di un punto; non è ·atta che ad infilare strette, battere punti obbligati di passaggio, angoli morti i « che, col suo ma,teriale e col suo « personale, rappresenta un insieme, d i cui un guasto del « meccanismo, la manca,nza di sangue freddo o l'insu:ffi.cienza: « professionale di due o tre uomini, o un col po ben assestato « dell'avversa,rio, bastano ad annientare la potenza; che la; « mitragliatrice, col suo fnoco, rappresenta bensì una forza. « intensa, ma esclusivamente materiale, mentre la fanteria « ( e quindi anche la cavalleria appiedata) oltre a.Ila forza « materiale possiede ancora e sopratutto una forza moralet « che agisce col movimento e con la manovra?! ». No, non è il fiwco di fucilei·ia conclensata l'ausilio ritenuto indispensabile per le divisioni di cavalleria in avanscoperta. È il e;ombattimento . di fanteria, che occorre, dove non si possa assolvere da cavallo; è ::il combattimento di cavalleria appiedata., cui bisogna quindi ricorrere, d0ve non siavi fanteria. ì\lfa, le mitragliatrici non escludono il concorso dell'artiglieria, della fanteria e della cavalleria - esse« 1·appi·esentano « u,na niiova cwma nella giier·1·ci campa.le, affatto distinta dalle « alt1·e, che, in nessun modo, JJuò esse1·e sostitv,ita1 nè può a. « sua volta, sostitufre ima qualunqiie cli esse ». E sara anehe vero, ma se le mitragliatrici non possono trovare impiego con artiglieria - se· il loro connubio con . la fanteria, cui pure rassomiglia la cavalleria appiedata, apparisce poco armonico o addirittura dan noso, con chi combat teranno esse durante l' avanscopei'ta? Da sole? O vorreste aggiungere loro anche fanteria vera e propria, perchè, come nella battaglia in grande, è nei casi in cui partecipa all'azione e fanteria e cavalleria e ar tiglieria, che il loro concorso può r iuscire di una efficacia straordinaria? Ed ecco allora l'esercito di Serse in a.v~nscoperta.

ì

1831

Se la cavalleria in av.anscoperta., per raO"o·iunO"ere più aget:,::, t:, . ' volmente .il suo scopo che è quello di avanza1·e, avanzm·e semp1·e, ba bisogno di rimuover e pron tamente gli ostacoli che incontra nel suo cammino, onde le occorre aumentare . . . . ' se ma1, 1 suoi mezzi offensivi con l'azione d i fuoco lontana e con una maggior forza di distruzione, quale vantaggio può trarre dalla nuova arma, se, nelle azioni difensive soltanto, e quando trattisi d' infilare una stretta, di battere un punto obbligato di passaggio, o quando partecipano all'azione e fanteria e cavalleria e artiglieria, essa può riescire efficace? Ohe alla cavalleria in avanscoperta occorrano anche mezzi difensivi, oltre che offensivi, crede il mio egregio contradittore di avere ampiamente dimostrato, osservando che « le « resistenze, ch'essa deve vincere per assolvere il suo mandato, « si risolvono in az;ioni tattiche, le quali avra.nno bensì scopo « offensivo, ma talvolta, anche perseguendo un tale scopo, « potranno assumere f01:ma d ifensiva mentre tal'altra potrà. . « pure occorrere che lo scopo si muti, transitoriamente, in « difensivo. Per quanta volontà possa avere la cavallerit~ in « avanscoperta di attacca1·e semp1·e e ad ogni costo, potrà ben « darsi il· caso, in cui essa debba s1.ibìi·e l'attacco o della ca« va_l+eria avversaria, disimpegnante i i' suo stesso servizio, « o da pa.r te di altri elementi, cui il nemico avesse assegnato « il compito di tenderle insidie di ,,aria 1iatnra » . Ora, a mia volta, osservo che, nelle azioni difensive · bah nella sostanza e nella forma, - è al terr~no che bisogna aggrapparsi; è al possesso, più o meno contrastato. del medesimo che esse si riducono. , · Mi consentirà quindi l' egregio collega di non chiamare difensiva quella qualsiasi azione di 0avalleria che si svol()"e a cavallo, sia questa rivolta ad attacca1·e o a 8 :ibìre l'a.ttac~o dell'avversario, perchè la cavalleria non ha che un modo per difendersi :. offendere. In quanto all'azione difensiva, che una truppa può esplicar e aggrappandosi al terreno, parmi si possa distinguere quella diretta a contrastare al nemico il possesso del terreno per sè stesso, da quell a che mira a z uadagnare quel tanto


1832

1833

LE :11I'l'RA GLIATRl.Ol NELL' .L\ V ANSOOPER'l'A

LE: MITRAGL IATR.JCl NELL'AVANSCOPERTA

di tempo, che occorre a provvedere alla sicurezza della truppa -stessa · durante una ritiratiL - ad es. - o simili. E si vorrà perciò concedere che diversi sia.no i mezzi necessari e snfficienti all'uno e all'atro scopo. Ora, nna cavalleria in avanscoperta avrà di mira il postiesso di un villaggio, di un bosco, di un pon~e, per se stessi o per quel tanto che le basti, per avanza.re o per ritirarsi ·a ttraverso i medesimi? Difensive sono entmmbe codeste azioni; ma non si farà alcuna distinzione fra l' una e l'altra; e i mezzi nec.;essari per la prima saranno proprio indispensabili anche per la seconda? 'l'auto meglio certamente se, anche per le momentanee resistenze, la cavalleria in avanscoperta potesse disporre aei maggior.i mezzi idonei alle difese ad o1tranz{l,; ma i vantaggi, che codesti mezzi potrebbero darle, sarebbero tali da compensare gli inconvenienti, che g liene cleri verehbero da;l~e pe~ ~anti pastoie, che i mezzi stessi rappresent,erebbero per 1 suoi moviment,i, per la sua azione '? Perchè non credo affatto che le mitragliatrici non riescano d'impedimento alla ca,valleria in avanscoperta.. . Secondo i dati forniti dal capitano Pennella., una batteria di 4, mitragliatrici richiederebbe, se someggiata alla maniera svizzera: 36 uomini, 48 eavalli, 4 carri. La ba.tteria di manovra sarebbe costituita da 32 cavalli da ~ella e 8 da basto - un ctiva.llo porta pezzo ed un cavallo porta mun.izioni per ogni mitragliatrice - la quale avrebbe quindi : al suo seguito immediato 2000 cartucce, ed altre 8000 col carreggio. _ Quattro batterie - che tante si propone di aggiungerne ad una di·visione di cavalleria in avanscoper ta - rappresenter ebbero un complesso di 14:4 uomini, 19~ cavalli e 16 carri. « Gli uomini sono tutti montati, i cavalli da basto sop« portano un peso che s'aggira attorno al quintale) e quindi « inferiore a q uello d'un ca·valiere armato ed equipaggiato, « i ,carri sono leggeri, solidamente attaccati, ed i cavalli sono « sottoposti ad uno sforzo inferiore a quello c~e esercitano « i cavalli deo·li altri carri addetti alla cavalleria. b .

« Come e perchè - si domanda il Pennella - questi pochi elementi, che dispongono dei precisi mezzi di locomozione << e delle stesse attitudini, di cui sono dotati quelli che en« trano nella composizione delle unità di cavalleria., dovreb« bero contribuire ad intralciare od ostacolare i movimenti « della cavalleria. in avanscoper ta?» . Perchè non basta che codesti elementi non siano meno veloci o meno atti di quelli, che entrano nella composizione · delle unità di cavalleria, chè si fa presto ~id essere più svelti del carreggio e forse anche dell'artiglieria, ed è anzi per ciò che noi vorremmo separarci da quello ed avere poca di questa, per indurne che essi non saranno d'impedimento ai movimenti della crwalleria in avanscoperta. Perchè non basta che le mitragliatrici possano accompagnare i reggimenti in terreni difficilissimi e così accidentati - come è toccato a quell'ufficiale inglese ricordato dal mio egregio collega -- da costringere gli uomini a far piede a terra - chè allora vanno insieme sicuro - e non basta neppure che possano seguire la cavalleria sulle strade, per concludere che le mitragliati·ici « sara.nno atte a compiere evo« luzioni, prese di posizioni, combattimenti, inseguimenti e « ripiegamenti con la m~desima prontezza e facilità che le « condizioni locali consentiranno di spiegare alla ca valler ia ». Per non intralciare i movimenti della cavalleria in avanscoperta e per non ingombrarne l'azione, le mitragliatrici dovrebbero avere i precisi mezzi di locomozione e le stesse attitudini degli squadroni. E questo finora non mi risulta. Ma a che var rebbe la proposta di lasciare indietro parco é' carreggio - intesa appunto ad alleggerire la divisione di cavalleria nella rapida corsa che deve fare - se poi si aggiungessero alla colonna 16 carri-cartucce? O dovrebbero anch'Rssi restare col grosso carreggio, per non aver mai il. munizionamento a portata ed a tempo opportuno? « Ma i carri, se leggeri, se t rainati da vigorose parigliet « seguono sulle strade qualunque veloce cavalleria!» Oh! mitragliatrici; oh ! fucili multipli e perfezionati, anche il carreggio, anche le pariglie vostre devono essere per-

)

ì

«


1835 1834

LE :Ml'rRAGLIA'l'RIOI NELL'AVANSCOPERTA

fetti ! Ma lasciamo codeste poesie, riportiamoci alla realtà delle cose: pensiamo alle nostre carrette da battaglione t rasportanti ognuna sette quintali di cartucce, oltre i va.ri .altr~ oggetti necessari alle batterie ; pensiamo alle panghe d1 precettazione che dovranno trainare . .... molte cose, e do~ vrebbero aver l'onore di trainare ancho le carrette suddette, e poi mettiamoci con esse in coda ad una colonna di cavalleria per un'operazione rapida e lontana quale dev'essere l 'avanscoperta! .Ma almeno la batteria di manovra potrà seguire la colorrna. La mitragliatrice, « per iniziare l'intensa azione cli « cui è capace, per interromperla e per riprendere il mo« vimento, non ha bisogno cho di un brevissimo tempo : da -« pochi secondi ad un minuto primo ». Forse perchè questo è il tempo necessario per togliere dal basto e metto.re 1~ mitrnoliatrice sul relativo treppiede. '!'al quale se d1cess1 <::> • • cho per parlare al farmacista, che ho d1 fron te a casa mia, non mi occorre che il tempo di attravarsare la strada. Ma, so abito al quarto piano, il t~mpo per fare lo scalo non si conta ? Potrà :sempre far fuoco dal suo posto d' incolonnamento .codesta arma fortunata? Riduciamo, dunque, nei soli giusti limiti l'ausilio ~elle mitragliatrici nei combattimenti di cavaller.ia, e vediamo se couveno-a, assegnarlo alle divisioni in avanscoperta. Per q u:nto ha tratto alle resistenze, chè la cavalleria potrà incontrare, per parte di truppe locali _e della caval~ }eria avversaria operante nello stesso suo intento, par m1 che codesto ausilio riuscirebbe negativo. Ma, e per superaTe le r esistouze delle t ruppe d i copr irnento? È questo che m1 propon~o di esaminare.

(0ontinu,a) E. hlosso1,1x tenente colon nel to.

LA 00~1BArrTIVIT.A. UMANA rivere est pugna,·c.

SO:\IMARIO. ·- L a combattività fra o nelle società stabili . - Kei popoli. solitari e pacifici. - Impulsività, fì.erezr.a e giuochi n ei bambini. - Psicologia dei sessi. - Prove ind irette delln, combattività primitiva fornite dalle milologie. - Dalla linguistica. - Dagli usi e costumi. - . Origine e valore della combattività che è una tendenza istintiva. - La combattività nell'arte.

Se leggiamo le storie ùi tutte le nazioni civili, le cle~crizioni che i viaggiatori ci lasciarono dei popoli b,ubari o selvaggi, e interroghiamo le memorie frammentarie dei popoli più antichi, vediamo sempre che dove ci sono società più o meno progredite e organizzate, ma in rapporto tra di loro, non mancano mai guerre e sentimenti bellicosi. I clans, le tribù, le nazioni, g li stati, ognuno con quelle istituzioni militari volute dalla propria civiltà, guerreggiano tra ùi loro ogni volta che il diritto o la necessità, la passione o l'interesse o un po' d i tutte queste cause riunito ve li spingano. 1n sì gran varietà di popoli, di sociotà e di tempi sono, com'è naturale, molto diiferenti. i sentimenti gnerreschi, dif ferenza la quale, per prendere ad imprestito la formola sociologica del Taine, varia col variar della ra~za, dell' am biente e del momento storico. Infatti, per non ricordare ohe alcuni esempi, ai Pueblo dell'America che combattono solo per r espingere l'invasione fan triste riscontro i feroc issimi .A.ssiri che, come dice una loro iscrizione, si rasserenavano solo tra le ro,~ine; e mentr e gli Unni secondo Jordanes, tagliavano il volto dei bambini appena nati perchè s'abituassero prima alle ferite che al

•


1836

LA. COMBA'l'TI:V!TÀ U~IANA

LA COMBA'l ''l' IVITÀ UMANA

n utrimento rrh antichi P eruviani facevano guerre di pro' b 1 . civile e relio·iosa relativamente miti, onde a. cum. b b 1?ao·anda popoli s'assoggettavano loro spontaneamente, e i moderni Inglesi han fondato il più vasto impero del mondo reggendo con o-iustizia i Bengalesi fiacchi ed effeminati che furon semp;e conquistati, opponendo agli invasori solo debolis" sime resistenze (1). Non ostante q neste grandi differenze tutti i popoli costituiti in società stabili, non isolati dagli altri, hanno nn'att i vità e sentime1ìti militari; e se in alcuni di essi la tendenza alla tranquillità e alhi pace è molto forte, non lo fu però tanto da impedire il sorgere benchè raro e fiacco della "'Ll01Ta. " 0O 'rali sono i Malesi. dolci, timi.di, rassegnati, la cui u bbidienza giunge al punto che alcuni per ordine dei capi si lasciano condannare in ve0e loro· ai lavori forzati (2) . Quant unque abbiano raggiunto un certo ~rado di civilt~ ~1ann,o idee piccine, inferiori a c1uelle ehe 11 loro st~to _c1·n le_far ebbe supporre, mancano d'iniziativa, d'audacia d1 pens_1ero ed accettarono quasi senza. resistere le inflnenze stram ere, onde di vennero buddist i, accolsero il bramismo, l'islamismo e da ultimo gli Olandesi duraron ·poca fa tica a conquistarli ed a tenerli soggetti (3). Così i Cinesi popolo antichissimo che potè vantare lunghi periodi cli superiorità sulla stessa .Enropa, nori sono forse meno pacifici dei Malesi nè hanno meno radicato l' a~it? della r assegnazione : sono dolci, docili, t imidi, tranqtulh? subordinati, rispettosi dei vecchi, i più pac}ifi~i e~ all~gn uomini del mondo (4). F ra gli imbarazzi, i pencoli, ed 1 fastidi i Cinesi dicono sempre siao-sin cioè 1·apetisse ton coeu1· asserisc~ un missionario che pa,ssò la maggior parte della vita tra i Celesti e ne potè conoscere tutte le classi sociali

lasciandoci il pm bel libro sulla Cina che io conosca (1). Questi sentimenti dovev~no necessariamente generare una grande debolez;!:a militare in tutto l'impero del Mezzo, la quale si : mostrò in -ql timo nella facilissima conquista della Cina fatta da un p ugno di 1VIanciuri. Ma i buoni Cinesi non si preoccuparono e non si preoccupano punto di ciò; anzi dichiaravano la loro debolezza militare nna superiorità morale « i Cinesi essendo più civili degli Europei, diceva uno di essi, hanno per principio orrore delìa guerra e perciò nè sorio meno pratici » (2). E d ancora si giunse al pun:to eh~ nelle i~sole Riu-kiu breve territorio di poca importan za cofi:quistato dai Cinesi in cui i . fatti arriva van troppo lenti,.gli indigeni :favoriti d'una l unga pace e da un regolare governo, finirono col perdere in epoca recente ogni cognizione del,JaJ guerra superando così i ]oro C'!Onq~ri. Tnt a.via' tanto i Malesi quanto i Cinesi ebbero gu erre, i Cinesi specialmente che in alcuni secoli 1400-1 GOO salirono a grande civiltà, furon potenti, fecero conquiste ver so il sud e l'est. E che la combattività non sia spenta iu Cina , ma piut tosto addormenta.ta ed assopit a lo prova il seguente fatto narrato dall' Hnc, lo stesso che ha più solennemente proclamato la viltà cinese. Han-tchouan paese montagnoso, quasi perduto nell'inter no della Cina era molto trascurato dai mandarini , cosicchè si eran for mate parecchie bande di ladri ed assassini che sco:;.-razzavano il paese. Le autorità vilmente non osavano affrontarle, .ma la popolazione si orrraniz:zò in società o-iurib . b dico-militare, obbligandosi con solenne giuramento d i rispondere tutti delle azioni di ciascuno·) perseo-uitò assalì ) b , snidò i banditi, uccise tutti quelli che potè avere nelle mani e ridonò la sicurezza al paese tanto che nessuno avrebbe preso un oggetto smarrito. Collo stesso coraggio e disciplina seppe difendersi dalle accuse di assassinio che i parenti delle

(i) v edi il m:1.gistrale ritratto dei Bengalesi fatto dal ~focanlay ir1 Criticai and hi-

storicaL Essais t. 1• p . 215, (2) REc r,us. - ;Yowvelle Gèogi·aphie, vol. 14, p. 356. (3) REc r,us. - No,welle Géog1·11phie, voi. V., p. 2!6. (4) DA vrs. -

CMna, vol 2, p,1.ssirn.

(i )

Huc. - Empire chinois, voi. ! 0 , p. 269. l,a Chine et !es puissances chréliennes.

(2) S11s1BALDO OE 'h lAs. -

H7 -

AKNO XL IX.

1837


1838

LA COMBATTIVITÀ UMANA

vittime le muovevano: furono puni ti molti mandarini ed essa fu riconosciuta ed approvata dal governo centrale (1) . Questo fatto dimostra luminosamente che la combattività non è spenta nell'animo cinese, ed infatti nelh,1.ltima guerra le truppe cinesi, quelle organizzate all'europea resistettero vi rilmente a.gli europei. A ltra società che ha poca propensione alla guerra è lo stato del gran Lama nel Tibet, dove màuca l'esercito e gli ahi- · tanti sono divenu ti per effetto delle idee bu ddiste miti e pacifici; ma anche qt{i non al punto da non far la gnerra quando sia necessaria, quantunque la conducano molto fiaccamente. Possiamo quindi affermare con certezza che ogni società _civile o incivile che ha rap porto con altre, ha un'attività militare coi sentimenti che ad essa si collegano, ed in altre parole, che guerra e combattività sono elementi costanti d'ogni popolo che s'è costit uito i n società stabile. Ma non è solo in t utte le società stabili che hanno contai;ti fra di loro che noi troviamo un'attivi tà militare e sentimenti variamente bellicosi, anche quei popoli ch e quasi non giunsero a costituirsi in società o meglio che la formarono instabile, poichè non è ancor dimostrato che vi siano popoli mancanti completamente d'ogni disciplima socia)e, si trova talvolta una combattività cosi forte da rendere difficilissima la for1nazioue della società stessa. È il caso degli Abor, tribù montanara dell'India, i quali a detta loro, « . rassomigliano alle tigri che non possono abita.re nella stessa tana ed hanno le case disperse singolarmente a gruppi di due o tre » ; tali sono pure i Matras della penisola malese, i quali « se altercano si separano » (2). Naturalmen te con questi ferocissimi sentimenti è molto instabile la soci.età. D 'altra parte i viaggiatori ci narrano di alcuni popoli pacifici, mansueti, on esti, veritieri che non Huc. - Bmpi,·e chinois , voi. 2, pag. 97-:1.00. (2) SrENC1>R. - Principi d·i soc.iologia voi. -1°, pag. 368

(!)

LA. COMBATT IVITÀ. UMANA

1839

sanno che significhi g uerra, privi quindi d'ogni attività e spirito militare.' QL1esti popoli sono distribuiti in tre zone ben differenti e_d appartengon o a razze diverse. Al nord dell'Asia e dell'Ameriea, nelle isole Ale.utine e nelle terre polari abitano disseminati pochi popoli Eschimesi visitati per 1a pri ma vol ta dal Ross e da lui trovati pacifici, leali, sinceri, g iusti. Nelle montagne dell'India., per lo più allo stato nomade, errano poche tribù, alcune completamente pacifiche, altre che non assalgono mai, ma respingono fortemente l'invasione. L e prime sono i Lepcha,, i Caren, i Santal, i Todi:.; le seconile i Bodo, i Dimal, i_ Mismi. Nell'interno dell'isola di Beroe, nel mar d'Arafnra vivono pochi indigeni arafuri, pacifici, mansueti, timidissimi: alt.ri pochi della stessa razza e degli stessi sentimenti si trovano nell'interno della Nuova Guinea e furono visti dal nostro d'Albertis (1) . Le condizioni e il carattere specialissimo di q uesti popoli destarono l'attenzione dei geografi. e dei sociologi : il Reclus volle vedere nei pacifici Eschimesi u na sopravvivenza di popoli. primitivi non g uasti dall'ambiente e dall'evoluzione e scrisse su di essi un attraente libro (2) . Lo Spencer li ricorda tutti per studiarvi i caratteri dei popoli veramente pacifici; entrambi li osservano m olto benevolmente. Non si può negare che fra tanto furore di g uerre e di s tragi che dai più remoti tempi ai n ostri giorni ha imperversato fra g li uomini, il trovare poche popolazioni pacifiche, mansuete, sincere, oneste, sia un gran sollievo, /ma si · noti che se queste popolazioni hanno le ottime qualità morali ricordate, tutte sono molto abbrutite intellettualmente e :fisicamente :fiacche, quando, come è il caso degli Echimesi, non pre~eutino caratteri di degenerazione. Se con una os-servazione superficiale s'è tentanti di credere col.Reclus che gli Eschjmesi e gli altri popoli ad essi somiglianti siano po(O D'AI.IIERTIS. - 1Yuova Guinea., pag. 45. (2) ELlll RECLUS. - L es pi·imitits,

,,


LA COMDATTIVITÀ. UMANA

1840

LA CO ~ll3A '.L"1'1Vl'.d . U~L~NA

poli primi ti vi, osservando bene si troverà che troppi fatti impediscono di crederlo e che quegli ottimi sentimenti ed · ottime abitudini che i viaggiatori ammirano in essi non possono essere stati così come ora sono, primitivi. I nfatti gli Eschimesi vivono su terre g laciali, coperte per la maggior parte dell'anno da ne.vi e ghiacci, abitano in case costruite col ghiaccio in una semi-oscurità quas,i continua, cibandosi di straordinaria quantità di grasso. E possi bile che . terre per tutti gli altri inabitabili, dove il costo fisiologico della vita, p~r dirla collo Spencer, è immenso, siano state scelte liberamente da essi? Di certo vi devono essere stati cacciati in tempi nfol to lontani da popoli più forti che tennero per sè i terreni migliori. Là relegati dovettero subire una forte selezione; si adattarono con grandi sacrifici a quell'ambiente inumano e non furono più persegui- · fati, perchè troppo poco potevano essi dare ai conq uistatori, e invincibile era il loro paese per chi non avesse come essi subìto una grande trasfonna.zione fisiologica. Gli Eschimesi sono piccoli, mal format i, relativamente deboli, hanno una facoltà digestiva prodigiosa necessaria per vivere in quei freddi intensi e continui, e sì poca in telligenza che presero per viventi i vascelli di Ross. Lo Spencer stesso li considera come dei degenerati e non si possono quindi considerare i degenerati come primitivi _ Rig ua rdo ai loro sentimenti pacifi.ci e al.la loro m~:q.~uetudine ciò che più c'importa, si cvmprende che cacciati da , .. ' t empi immemorabili nelle loro inumane terre ed adattativisi~ essi non ahbiano potuto· uscirne per la loro inferiorità militare che li aveva là relegati, e che poi crebbe, nè abbiano avuto occasioni di respingere invasioni, perchè i l clima ed il suolo le respingeva da sè. Ne venne quindi una vita assolutamente pacifica verso i vicini e relativamente pacifica tra essi stessi che mentre svolse i sentimenti di benevolenza e· di tranquillità naturali all'animo · umano, cancellò completamente l'impulsività primitiva, la baldanza fid:1ci~sa! i bo-ermi di fierezza e di combattività ch e non meno dei pnm1 sono naturali all'uomo_

1S41

E due fatti importantissimi lo confermano: gli Eschimesi al Ramtschatka sono un po' più numerosi e un po' più uniti -che non al nord dell'Asia e nelle terre polari ; si trovano in una natura meno matrigna, e perciò tolta l'impossibilità :fisica della guerra, essa scoppia con g ran ferocia tra i clans ,e d ba per risultato l'uccisione dì t utti i maschi e la schiavitù di tutte le donne per farne delle concubine. L o stesso avviene fra gli Eschimesi cl' America che in contatto colle Pelli Rosse e non difesi sufficientemen te dalla natura sono d'una combattività pari a quella dei loro nemici ; e già lo Spencer faceva derivare la mancanza di g uerr~ tra gli Eschimesi dall'impossibilità fisica di farne . Le ricordate popolazioni delle montagne dell'India, alcune delle quali furono visitate anche dal .M:antegazza (1), trag0-0110 i loro miti sent imenti da cause aualoghe a quelle da :::, ,cui le trassero gli Eschimesi. Tutte presso a poco vivono come i Boda e i Dirnal, nell'interno delle montagne, fuggendo l'oppressione che da ogni parte le perseguitava, rifugiandosi in località difficilissime, -e, circondati da un'atmosfera fatale alle genti ariane, possono vivere sicure d'ogni assalto esterno_ Anche qui è l'essere in una speciali ssima condizione d'amb iente « l'esser e cioè iu un'atmosfera fatale alle genti ariane» ,che impedisce lo scoppiar della guerra; e l'impossibilità fisica di essa è l'unica ca.usa della sua mancanzEL e conseguente assenza di combattività. Non sarà fuor di luogo ricordare che n on sempre intorno a questi popoli i viaggiatori dauuo gli stessi giudizi: così lo S11encer seguendo l'Harness nei Neilghe1·1·y hitls ricorda i Toda come popolazioni eminentemente pacifiche e il Letourneau seguendo lo Steward nel J ou1·nal Asiatic Society of . Bengal dice « vivono ancora in anarchia ugnàlitaria, ma ciò « non toglie che i loro villaggi siano perpetuamente in guerra · « g li uni cont.ro gli altri» (2). · (lJ MANTEGAZZA, (2) L1.rou nXBAU. -

fndia. . la nuerta. tra le

1·c,zze umane,

pag. 325.


1842

LA COMJ3ATTTVIT.~ UMANA

Ed ancora lo Spencer dice che· g li indigeni dell'isola Dal;rymple sono pacifici mentre il D' Albertis narra d'un assalto preparato dagli stessi che egli seppe abilmente impedire. Comunque sia la mancanza di combattività è accertata per alcuni popoli, ed in essi, ~e non una degenerazione fisicai come negli Eschimesi, c'è sempre la mancanza di svolgimento sociale, ca usa principale d'ogni progresso, e una g rande debolezza intellettuale e morale. Il Retzel nell'opera magistrale ne fa quest'elogio poco lusinghiero « anche le così dette schiatte aborigiue o primitive « non sono cadute così in basso da n on avere più qualche « sentimento d'amor proprio o qualche forza di resistenza» (1). R imane ora da spiegare le cause dei sentimenti pacifici degli Arafuri. Sotto questo nome si ricordano popoli di ra.zza e costumi differentissimi, tanto che si comprendono i timidissimi abitanti di Beroe ed altri che non possono ammo gliarsi se prima non posseggono la testa d'ùn nemico ucciso. AJcuni Arafuri gi:'i ricordati sono però veramente pacifici : vivono in luoghi difficilissimi, sparsi, pare senza capi, abbrut iti, p0co numerosi. Gli « Arafuri dell'isola di Beroe te.mono « perfino di vedere il mare il quale è tabou,ée e sarebbe sfor« tuna per essi se ne udissero solo il rumore delle onde » (2)r dìce il Reclus. P iù avanti continua « è raro d'imbattersi in questa Pa,pua « di :Beroe e di Cèram allo stato puro, poichè non vi sono « che pochissimi villaggi nell'interno : quasi tutl;a la popo« lazione vi ve sulle coste e là i Malesi o altri immigranti « vi sono mescolati colla razza primitiva » . 1ifolto probabilmente g li .Arafur i di Beroe furon ca,c ciati nelFinterno dell'isola e costretti a stare in luoghi svanta,ggiosissimi da immigranti più forti: là dovetteto rinunciare per la loro grande inferiorità militare alla guerra, e disabituati da:lle armi cli,rennero pa,cifici. La loro estrema timi(!) RE-rZBL . - Le razze mrume, (edir.ionc italiana). Voi. 3, pag. 437. (;l) REctus. :.. Norwelle geog1·a,Jhie. Voi. 14, pag. 48\.

.

"

LA

coiiB,iTl'IV'ITA

UMANA

1843

dezza indica che gli immigranti dovevan essere militarmente molto superiori ad essi, ed il timore del mare potrebbe essere un pauroso ricordo della loro antica espulsione dalle coste. Anche qui si ripete lo stesso fatto che fra gli Eschimesi: gli Arafuri timidissimi a Beroe, sono in vece bellicosissimi a Ceram, e ciò pure conferma ancora una volta che tutti questi popoli non dovevan essere in origine essenzialmente pacifici. Credo quindi d'aver dimostrato che anche fra i P?Poli che non oo·iunsero a costituirsi in società stabile e che vivono solit!;l.ri, la mancanza di guerre e di combattività che è provata in alcuni, è dovuta a speciali. condizioni dell a natura esterna, a lenta trasformazione fisica e psichica; nè questo gran bisogno di pace che ora provano fu lo:i;o utile, chè tutti non poterono costituirsi in società stabile e rimasero molto addietro quando non degenerarono nell'evoluzione sociale. Recentemente a.nche un nemico della g uerra il La Combe nel suo arguto hbro: La giwn·e et l'homme (1903), abbandona completamente l'idea di considerare i popoli pacifici come popoli primitivi, e spiega il fatto come effetto dell'ambiente. .~ Ma 11011 l'et,nogra:fia e la storia sole ci inducono nella convinzione profonda che l'uomo originariamente deve aver avuto la tendenza istintiva della· combattività; anche la psicologia e specialmente q_uella infan~ile ce ne dà la conferma. Già alcuni viaggiatori, indi il Lubbock, lo Spencer ed altri; notar ono la grande analogia che esiste tra il caratter e del selvaggio e quello del fanciullo, quest'ultimo aggiungendo che « nell'ipotesi dell'evoluzione l'uomo incivilito attraversa « fasi che rappresentano le fasi attraversate dalla razza, e « perciò tra le due nature v'è nna analogja genet ica. Sol che, « tenendo conto della differenza della specie e nel grado di « emozione, possiamo dire che la loro condizione nel fon« ciullo rappresenta eminentemente le condizioni dell'uomo « primitivo » (1). ({) Si>ENCEII- -

Principì di psico logia.


1844

L A 001.IBATTIVI'.r.c\. UMANA

LA 001fBATTIVlTÀ m1ANA

Qui lo Spencer parla solo di analogie tra la forma della intelligenza e del sentimento nell'uomo primitivo e nel fanciullo, ma se è -vero che le età dell'uomo sono analoghe a quelle dell'umanità, se ha valoré l'ult ima concezione della sociologia secondo la quale essa stessa è considerata una psicologia collettiva, vincendo definitivamente le precedenti concezioni a base .economica v . naturalista, l'analogia non sarà solo di forma ma anche di contenuto, ed il fan ciullo avrà una grande rassomiglianza coll'uomo primitivo. Siamo in un'epoca di psicologismo, ma tra i troppi lavori psicdogici si distinguono pure alcuni i quali contengono preziose osservazioni sui fanciulli e buoni tentati vi di spiegarli. Gli studi del Preyer, del Perez, del Mantegazza del Bain, dello Spencer, del Ribot sono tra questi, ed essi a cui a.ggiungo la mia esperienza, pedagogica di 10 anni ci diranno . qualcosa sulhntima ' ed. originaria natura umana. Una grande impulsività è il fatto forse più costante nei fanciulli. L'immaginazione vivace, il sentimento impressionabile e vivo) la debolissima fo rza inibitoria fanno sì che · tutte le idee per poeo che si fermino nella loro mente diventino in certo qual modo idee-forze e vogliano attuarsi. Meri.tre per l'adulto è vero il proverbio che« dal dire al fare c'è di mezzo il m.ire », pel fanciullo val meglio l'espressione « eletto, fatto ». Naturalmente perchè ciò si avveri è necessario che non intervengano nuove .i mpressioni e nuo·ve idee a turbare quelle g ià in azionei sè sopravyengono, la leggerezza la vince sulla impulsività ed è questo il mezzo più efficace di cui si sen7 ono le madri e gli educatori per impedire che i capricci si attuino troppo spesso. Lo spirito del fanciullo nuovo a tutto, curioso, è pronto ad accogliere con grande v ivacità tutte le impressioni che g li vengono dal mondo esterno, passando rapidamente ad opposte impressioni ed alternando con grande facilità il riso ed il pianto . . La estrema impulsività e la leggerezza sono le cause delle grandi contra.ddizioni che si osservano nei fanciuili; essi vivono quasi interamente nel presente nell'attimo che fugge, ·

(

)

dimentichi quasi del passato e non pensosi del fu turo; alle volte buoni e generosi, tal altr a egoisti ostinati, spesso affettuosissimi, non di rado duri e perfino crndeli. Impulsiv~tà e leggerezza sono pure le qualità dei selvaggi e l)erciò Bnrton dice che sono un miscuglio cli . bene e di male, essendo secondo l'umore, buoni o di cuor duro, battaglieri o prudenti, dolùi o crudeli senza pietà, coraggiosi o vili, testardi ,o leggel'i, avari o prodighi, amanti dei figli e in un eccesso d i collera capaci di ucciderli (1) . Ma fra le tante contraddizioni infantili o fanciullesche l'occhio esercitato dall'educatore e del psicologo scorgerà pr esto una qualità che non manca mai ·per qua11to sappia trasformarsi fin nel sentimento opposto, ed è l'amor proprio più o meno sentito, che può assumere la forma appariscente della vanità., quella dignitosa della fierezza, o aggressiva . dell'orgoglio e della superbia., ed anche, benchè molto raramente tra i fanciulli, quella della falsa modestia indicante la vanità che Socrate osservava attraverso i buchi del mantello di :M:enippo. I fanciulli amano far mostra di sè, e ingenui come sono, qua,nclo sono tutto compresi d'un senti mento, non badano a velarlo come per lo più fanno gli adulti. Ammirano grandemente ogni superiorità, specialmente ,q uelia della forza e del coraggio, ed essi stessi vogliono assoniigliare a chi ammirano; e nell'entusiasmo dell'ammiraz ione concedono solo un debole sdegno per il forte e coraggioso che è malvagio: qualcosa di simile avviene anche tra .gli uomini . · Hanno però fortemente radicato il senti.mento della giu-stizia che sentono fortissimo verso sè stessi, cìoè quando sono ' -0ffesi, ma ·che spesso dimenticano quando la collera o la loro creduta superiorit à li fa operare, e di frequente la prepotenza r ipetuta verso un debole desta in loro sentimenti generosi. Il Letourneau crede che la più antica forma della guerra sia q uella che ha cara tte1·e giuridico come si ha ancora in Australia: è una specie cli tribunale regolare -in cui si com(i) FOUILLÉB. -

,lll'

1845

1'emperanient et ca·i-aclère pag,

3 17.


1846

LA COMBATTIVITÀ UMàNA

LA 00:MBATTIVI'l'À UMAX A

batte senza troppo accanimento per un'offesa ricevuta. Tra i fanciulli sono frequenti le offese e le lotte, ma in ultimo come in Australia, tra le violenze punite da altre violenze, la giustizia finisce per essere meno offesa che non fra gìi adulti che sanno meglio frenarsi. Se non che, secondo la bella etimologia ·greca, il vero ca- . rattere distintivo dei fanciulli è iì g iuoco: ò ,r,;7..i,; il g iuocante veniva chiamato cl.a essi il fanciullo. Ed infatti la sua vita si . riduce per parecchi anni quasi esclusivamente al g iuoco : sgambetta, corre, salta senza uno scopo, fa il soldato, il cavallo, imita qualunque persona, animale od occupazione gli venga in mente; ama far mostra della sua abilità e destrezza, si mette in gara e vuol vincere. Cresciuto d'età abbandona qualche giuoco che stima indegno di sè, ma mantiene sempre ì'amore per alcuni o lo volgerà ad altri che gli saranno uno svago o un pericolo nella vita. Per spiegare quest'istinto del giuoco chP, il R ibot (1) pone tra i primitivi e che ha tanta importanza per la pedagogia, sorsero, relativamente tardi varie teorie. Primo lo Spencer (2) pigliando le mosse dal pensiero dello Schiller « che l'anima.le lavora se ha per impulso della sua attività la mancanza, e giuoca se v'è spinto da.Ila ricchezza della forza, se la vita superflua eccita sè stessa all'attività» (3) costr uisce la sua teoria della 01Yerftowing ene1·gy o eccesso d'energia che estende anche all'uomo pel g iuoco e per l'a,rte. Il fanciullo giuoca perchè là lotta per la vita per lui è sostenuta dai vecchi e può quindi 1 da milionario, disporre nel l usso del giuoco di t utte le sue forze. Questa teoria unicamente :fi.si.ol~gica, spiega moltissimi fatti, ma non t utti 1 poichè tal vol ta, i fanciulli g iuocano fino all'estenuamènto . A completare la teoria dello Spencer vien quella della imitazione e dell'illusione che considera special(1) Rrnor. - Psicologie des sentiments. (2) SP!lNCEn. - Prin~ipes de psicologie, voi. 2 p. 661 e seguenti. (3) SCHILLER. - ll'erl,e Banà 4,, seite 623, Ausg,\ be St uttgar t 1Si9, , Das Thier

ar-

bcitet wenn ein ~fongel die Tr iebfeder sciner 'l'haligkeit ist. und es spielt, wenn derRcicbt.!1um der Kait diese Trie bfedcr ist, wen n das tibernussige Leben sich sebst zur Thlitig kcit stf,chclt • .

mente il lato intellettuale e morale del fenomeno: il fanciullo vuol imitare il babbo, il maestro, il compagno, chi h a visto per strada 1 volendo giungere in qualche modo a t ut to ciò che glj sorride in mente, per non sentirsi inferiore ed affer mare la sua personalità avendo così l'illusione di vivere, creandolo, nel mondo ch e in quel momento egli desid era. Più tardi quando incomincierà la serietà della vita colla scuola e in seguito, il giuoco sarà causato specialmente dal bisogno di svago. Ma in tutte queste svariatissime forme di giuoco e nelle tre teorie che ciascuna in parte e tutte insieme le spiegano rimane come scopo finale il bisogno di dominare qualche cosa cli 1110:,trarsi per ciò che si vuol essere, di affermare' . la propria superiorità. Tutti gli aduìti giuocano per vincere anche quando perdono, e se si eccet tuino non tutti i ginochi d' imitazione che sono i mèno comuni, almeno nei maschi, il fanci ullo cerca sempre la vitt oria : egli ama i cavalli ~ le armi, vuol fare ìl soldato, far la guerra, vincere nella corsa, nel salt o, nella. lotta; gi.uocando fa dei prigioni.eri soddisfacendo, dice lo Spencer, in parte agli istinti predatori. Nel giuoco c'è spesso lo spirito d'avventura, ma il fanciullo, almeno nei primi anni, non giuocherà esclusivamente per questo e vorrà in ogni modo unirlo all'esercizio della sua abilità, quasi pensasse che nella lotta per la vi ta deve fare i conti anche colla fortuna e che se c'è una fortuna delle armi 1 è vero anche il detto romano fabe1· est suae qiiisque /01·tu,nae. · ]Tanno ad dir dell'Huc eccezione i fanciulli cinesi, i quali amano specialmente di giuoca1·e a tener bottega, ad aprir dei monti d i pieta, abituandosi così alle furberie commerciali (l); ma non c'è da meravigliarsi che un popolo il quale ha dei soldati che si riconoscono solo perchè hanno scritto il nome sulla casacca e che ancora nella guerra giappon ese avevano ingen uità militari infantili, non abbia nei fanciulli il ginoco della. guerra, poichè è quasi un giuoco quella fatta dagli uomini. (4) Huc. -

Empire chinois, voi. 2, pag. -176.


• 1848

LA cor.:BAT'l'IVITÀ Gi\(ANA

L A CO~IBAT TIVITÀ UMANA

I fanciull i della razza bianca, la razza vi ttoriosa su tutti i continenti amano i giuochi ch e richiamano la g uerra, e per la loro impulsi vità (Triebleben) per la loro vanit,à e fierezza, per l'istinto del giuoco audace ed energico che vuole la vittoria co11fermano il fatto che la combattività deve essere stata primitiva. Se ci addentriamo ancor più nell'an alisi studiando le differenze p.~chiche tra i sessi vedremo ancor meglio guanto profonda deve essere questa tendenza istintiva. In origine queste differenze dovettero essere molto nunori delle attuali al dir degli antropologi, come lo provano alcuni ·paesi barbari dove la donna è soldato1 ·ad esempio il Dahomey e quasi tutti i popoli incivili in cui le donne seguono quali portatrici l'esercito in guerra come avviene ancora i n Abissinia.. Senza entrare nella grossa questione del matriarcato e del patriarcato e in quella ancor del femminismo l è certo che fo la civilti1 col mao-o·iore 00 suo processo di differenzù1zione o divisione del lavoro a,d accrescere la differenza psichica tra i sessi, ora giunta a tanto che si vorrebbe lentamente integrare, avvicinarsi al ti po comune homo o aimiuuire la. distanza sociale e le differenze psichiche... forse per dividere i sessi ancor p iù. E le differen~e rispondono a,ll' uifìcio che la natura h a imposto ad essi, l'nn o nato per lottare l'altro per amare : io son.o stato u n uomo cioè un lottatore, d ice Goethe. Denn ich bin ein Mensch gewesen Und das heisst e,i n Kampfer sein .

vVomen m·e ove1·-sexecl dice mestamente una femminista ch e nota -l'eccessiva preoccupazione diretta e indiretta dell'uomo nella vita femminile. È u'na vecchia osservazione di t utti gli educatori ch e è molto più facile mantenere la disciplina in una scuola femm in ile che in una maschile, e perchè le ragazze hanno minor energia dei giovani, e perchè questi hanno u na personalità pi ù forte di quelle « leiw mois est plits fort qu,e le not1·e » . dice Ma.dame de Stael.

,.,

1849

Ciò le rende p iù tranquille, più remissive, più accondiscendenti, p iù facili ad accettare tutto che abbia c~r~ttereT d'.~utorità e che sia circondato da qualche prest1g10. lvuUius ùwa1·e ùi ve1·ba rnagistri fo consigliato agli uomin i, ma ~i dovrebbe ri petere a maggior ragione d elle donne, ~e. quah n~n hanno di certo molto sviluppato il senso cn t1co che m fondo è un1 affermazione vigorosa dell'io, quantunque cio sembri contraddire all'arguto detto che definisc~ la critica la potenza degli impotenti.. . . . . .. Per questa minore audacia d1 pensiero ed ,1.ffermaz1011e cli personalità i racconti guerreschi per_d ono og~i attr~ttiva per esse : il professore non potrà mai con essi far vibrare le loro anime, come mi diceva un professore ~i storia della Hohere Ma.dchenscbule d i Heidelberg. E che la causa debba essere vera men te gen etica e non dipendente dal maggior bi sogno di quiete che le donne hanno,· lo prova i 1 fatto che spesso gli nomini pii1 miti e migliori, incapaci d~lla pi ù piccola v iolenza sono appe.ssionatissimì d i racconti guerreschi, volendo forse, a.Imeno nel pensiero, integrare il con cetto d'uomo cioè di lottatore. Goethe lo osserva argutamente con questi versi ch e fa d ire ad un pacifico borgh ese. « Io non conosco nulla di più dolce per me ch e nelle do« meniche e nei g iorni di festa parlare di guerra e di cose « oO'Uerresche ora che là dentro , lontano, in Turchia,. le genti « si tagliano a pezzi. « E tu te ne stai t1.lla fi n estra a bere il tt10 bicchierino « e a g uardare le barche di vario colore che vann o g iù pel « fiume : la sera ritorni a casa e benedici la pace e i t empi « di pace ». Nichts Bessers weiss iclì mir au Sonn-und Feier tagen Als ein Gesprlich von Krieg und Kriegsgeschrei Wenn hinten, weit, in der Ti.irkei, Die Voiker aufeinander schlageo. Man steht am Fenster, trinkt sein Gfaschen aus, Und sieht den Fluss hinab di e bunten Schiffe g leiten, Dann kehrt man Abends froh nach Haus Und segnet F ried' und Friedenszeiten.


1850

LA OOi\IDATTIVITÀ UMANA

1851

LA COMBATTIVITÀ UMANA ~

Le ragazze, Je donne, non si dilettano punto di questi racconti, e se devono proprio avere anch'esse qualche ent usiasmo per la combattività umana, preferiscono dimostrarlo colla simpatia verso i guerrieri, i forti, causata non dalla sola · vanità, ma dal sentire inoosciame~1te, dando ragione in <3. ualche modo alla teoria di Schopenhauer sulla metafisica dell'amore, che gli ufficiali e i soldati sono meglio dotati della pil'.l necessaria virtù, il coraggio. La personalità femminile invece, più che ad una affermazione di origin:a.lità <li pensiero o d'azione, o al bisogno di superiorità, si volge piuttosto f1lla vanità, all' arte di piacere (1) TVornen a1·e ·ove1·-8exed. Come com penso e conforto della fiacchezza delJ' io, c'è nella donna. il predominio del. sentimento nel quale vince incont,rastatamente l' uomo: essa è una natura delicata ·e sensibile che ha qualcosa d'infantile, facile al pianto e al riso, che viYe tutta nella vita del cuore, schiava, spesso vitiima. dei suoi senti men ti, della sua pietà che le rende debole il senso della giustizia.. Essa, natura mite e delicata, è per pietà meno giusta <lell' uomo che è for te e all'occasione a11che prepotente; e se è mossa da odio diviene eccessiva ed implacabile. Ne.Ila rivoluzione francese, nella 0omune, nei moti rivoluzionari, negli scioperi , le donne furono più ingiuste, furiose e crudeli degli uomini. Par quasi che in questi gravi momenti, esse vogliano prendere una terribile vendetta d' essere per natum meno battagliere degìì uomini, o che in un momento di pazzia vagli.ano eguagliare le partite. Gli è che come amano meglio degli uomini, così odiano peggio nei casi rari che la malvagità entra in un cuore cli donna, ma generalmente sono miti, dolci e diffondono la gentilezza intorno a loro. (,t) Gnmo1NGonG1-:. - Notes su1· Paris, pag. i9. L'émulation que est honne pour Jes bommes est pcrnilieuse pour !es femmcs: clles rivalisent dans leurs cornposilions commc dans Jcnrs toilettes: la v,1 ni lé et la curiosilé deviennen t énormes et pala lril ,sur le mari.

Die F rau è colei che dà allegria pei poetici e barbari tedeschi mentre i Greci meno cavallerescament e, ma più filosoficamente dicevano -~ yvvri la generatrice. Per · l'uomo invece l'amore è una gioia della vita, non lo scopo di essa, e il se11timento è meno profondo, ma più ·esteso. Dal predominio del sentimento, dalla minore personalità e vitalità deriva una maggiore forza di soffrire, una più intensa e costante rassegnazione nella donna: l1uomo s'è fatto suo age1·e fo1·tia, essa s'accontenta di pati f01·tia in ciò vin Dendo di gran lunga l'uomo. Il gran numero delle sante in confronto del p iccolo delle eroine, mentre per l'uomo avviene il conhario lo prova. Anche il coraggio che 'è un istinto primitivo non meno della paura (1) si esplica nella donna più nel saper sopportare i mali :fisici che non nel lotta.re >1udacemente contro di essi : « Das Weib i?'agt die Schuld des Lebens niclìt du1·ch « Thun, sonde1·n du1·ch Leiclen ab » dice Schopenhauer (2) . . Non è raro il caso di una moglie che sollevi 10 spirito abbattuto del marito, d'una mz..dre che vegli il figlio malato con un coraggio e una resistenza più che virili e spera an-cora anche quando il padre non spera più. Tu ne cede rnalis 8ed confra aiidentio1· ito dice Virgilio ; la prima parte del verso è senza dubbio la gloria delle do11,ne1 ma n~lla seconda si esplica tnt,ta la, personalità e l'energia maschile : l'uomo vi?· è der Manu da mogen. il forte e é éwi1p il valoroso. . Spesso la donna ama essere dominata e tollera anche la v.iolenza q~ando questa sia riscaldata da un profondo sentimento, e 11 De Sanetis studiando da psicologo e da artista il carattere femminile nello splendido studio sulla « Francesca di Dante » asserisce che la poesia della donna è di -essere vinta. Una moglie russa (3) giungeva nel suo amore pel marito e nel radicato spirito di rassegnazione a larnen(I) PERE% , -

L'èàucation àe l'enfant àes le berceau,

rale le courage,et la peui· soni innées. (I!) SCHOPJ::NHAUllJL (3) MONTESQUIEU. -

pag.

!78 d'wne manifre gène-

Paver{ICL iind PCLralipomena. 2 B,tnd,

Letires persanes.

seite

648 .


1852

LA CO,lBA'l'TIVI'l 'À. U~l.-1...~A

tarsi percbè q nesti n on la batie.sse e ad esserne afllittissima. come prova di m ancanza d'amore ; ma forse la colpa del pervertimento era. nel proverbio russo che dice : « scuoti la moglie come un susino ». ln ultimo una. leggenda g reca senza il lusso di parole difficili ci dice n ella sua ingenuiLà ch e già gli. antichi avevano ben compreso l'intima nat ura dell'uomo -cir e della donn::i, o meglio del fanci ullo e della fanciulla. Teti sapendo dall'indovino Calca"'.1.te che se il figl io Ach ille fosse partito per l'assedio di Troia vi sarebbe morto, lo toglie a Chiron e i l maes tro cho l'avova nutrito col cer vello dei leoni e delle tigri e nasconde il giovine!.to sotto abito muliebre all a Corte di L icomede in Sciro n el gineceo . Ma i Greci non possono vincere senza Achille; quindi l'astuto Ulisse lo cerca alla corte di Licomede dove vi giunge in abito di mercante, recando sero gioie e molti orna menti femm inili tra cui d elle arm i che presenta alle donzelle tra le quali v'era anche Achille. Le donzolle naturalmente vagheggiano le gioie e gli ornamenti, ma il giova1tissino eroe dimen tico dell'abito muliebre ch o vestiva, brandì subito la spada e perciò fn riconosci uto da U lisse e condotto alla gL1 erra. I Greci con qu esta leggenda hanno scritto il più. i mportante capitolo della psicologia dei sessi : per ess i. il fan ciullo è coraggioso brand isce la spada, o le ragazzo v agh eggiano ornamenti femminili. Ma la leggenda greca ci ha. introdotti nel mondo della mitologia, del folk-lore e delle etimologie, i tre campi in cui il pensiero avendo perduto ogni carattere individuale, m eglio traduce l'intima essenza u mana e mostra in certo qual modo come le traccie fossili dell'anima primitiva. Dovunque si trovano segni della combatti vità umana ; anzi talvolta si sarebbe i ndotti a credere l' uomo un bruto se non si riflettesse che il mito spesso dimentica completamente il sign i6.cato primitivo perduto dietro la f9,vola, e non lascia come segno di riconoscimento che il logoro nome.

LA OOMBATTIVITJÌ. U.ì\!A.NA

1853 Perciò si deve essere molto prudenti prima di dedurre come parecchi etnografi ad antropologi che trovan su~ b1to una prov a dell'antropofagia primiti va nel mito di Crono senza ~adare che la favola dice c~e in fatto egli sbranava de_lle ~ietre e non i figli, i quali ritornavano sempr" e che il rn1t~ d1ve~1terebbe chiaro se si ammettesse che Crono rappresenti le vwende della natura.

n?n

~i deve auda~· guardinghi anche pensando che il mito è un opura collettiva lentamente formatasi in cu i molte O' · · l · , t:oenet1na a1 · · preraz1om asciarono le loro traccie , e for"'e · esse p iu v potente volle trasformarlo definitivamente secondo i p. .· t" t: , . . . 1op11 sen_ 1men 1; cos1 si ~piegano g li orrori di certe mitologie barban che come la figiana e la messicana. Ma senza racco<Y"liere -~ueste :sagerazioni, trovi~no tra gli antichi dèi di. quasi tutti l p~poh un g ran fer:ore d1 battaglie, di rivalità, di lotte che pe1 quanto metaforiche o allegoriche n on potevano Il . . · nascere ~e a m~nte dei p_nmitivi se il mondo n on ne avesse dato l es~rup10, e non di rado anche qualche dio più specia lmente dedito al combattimento.

. Gli ~brei! il pop_olo eletto, l' unico monoteista dell'antichità m, voca 11 Dio degh esexci . ·t,1,·· g 1·1 m · te11 ettual1. greci hanno due' . 1

dei <leLa guerra Marte e Min erva. l'uno il dio dell t. r ap . t b , a s iage e , presen a 1a com att,ività feroce, brntale, l'altra uscita tutt~ arm~ta d~l cer v~llo di Giove è la d ea della sapienza e delle . armi, un10ne d1 _a~tribnti profondamente filosofica e rappiesenta 1~ combatt1v1tà illuminata da un'idea. In India n ella terra dei sogn · · t · · i mis ici e delle caste il d io solare lndra com b atte fieramente s l 8110 .b u carro come u11 eroe omerico l i ora 1e mucche della l)Ì O' · • • • • ' . . . oogia m una spelonca cl a un d 10 cattivo m ci· · t 1mpng10nate · . . · . . , o am ato e1ai Marut <Y"Uernen armati 1 venti cb e sono nare f t · . ' t:o ' vor ;. . . t'. n l s retti d1 ì:lfa,,orl> (Marte) da Mags (µaZ -rJ) che al dir del Max Mtiller (1) . l . h l alla batt 1· . .. . e co ui c e vo ge ag ia .'. e. .pm. tardi suro·ono · 1r t · · . . . . b 1 .:..a na 1 g uernen da cui vengono scelti 1 RaJa mi · · · B .. ' ·t · b . . enon ai ramrn1 o sacerdoti perchè usci 1 e1a1 raccio di B ra . ma come questi sono usciti dalla bocca. (I) Mu Yuuen paa 509 0 '

H8 - ANNO xux.

•

•

-

1,.ouvelles

· cluàes de .1fylhologie.


1854

LA COMBATTIVITÀ UMANA

LA COMBATTIVI'.l'À U MANA

Tra gli Assiri ò il dio stesso Asciur che ordina al re di marciare e di disiruggere, e nell' antica religione dualista persiana c'è la lotta gigantesca tra Ormuz e Arimane con tregue e battaglie che finiscono colla sconfitta del principio del male Arimane. Il feroce dio messicano Huitzilopotli comincia la sua vita coll'uccidere i persecutori di sua madre, s'abbevera del sangue dei prigionieri o detronizzato dalla ferocia bianca volle secondo la grandiosa concezione poetica del Carcucci ancora nell'ultimo seco]o una sacra vittima l' imperatore Massimiliano. Tutta l'Edda risuona del triste suono del combattimento ed è verament e secondo la bella espressione del Carlyle la consacrazione del valore: l'ideale di quella vita feroce è di morir combattendo per andare nel Walhalla dove le bionde Walkirie ::-ervono idr.omele o pantugruelici banchetti al guerriero caduto pugnando, e dove per divertimento gli eroi si battono tra di loro. Kè molto diversi sono i sentimenti religiosi-guerreschi dei popoli Cel ti che nelle loro fantasi e continuano a combattere anche dopo morti. Gli Dnni, il popolo d'Attila, secondo J ordanes « più barbari della stessa barbarie », adoravano come dio umi spada infissa nel suolo, come i religiosi Etru schi veneravano una lancia; e più tardi il Corano che predica la guerra santa, proclamerà che « il paradiso è all'ombra delle spade ». Per.fino i Cinesi, il popolo civile meno bellicoso ha -voluto darsi il lusso cl' un dio della guerra Kuaug-ti popo larissimo; ed è un generale vittorioso del secolo m (1). Non è il caso di decidere se dietro queste concezioni mi tologiche sia nascosto l'animismo primi ti \'0 come vogliono gli antropologi con alla teste lo Spencer e il Lang (2) o se l'antropomorfismo dei :filologi di cui è capo ricono:-;ciuto Max ì\hHler spieghi meglio i fatti; a noi basta di trovare in (I ) Huc. - llnipi,·e Chi11ois, voi. i , pag. 238. (2) LA I\G. - .llyth_es cu/lts et ,·tligions.

1855

tanto sbizzarrirsi di miti la combattività primitiva la quale è provata indirettamente anche se Marte è il vento che netta le stalle d'Augia, poicl:iè è sempre rappresentato come un

guerriero, e la forma che la forza naturale assume nel mito, dimostra che essa non doveva essere sconosciuta a!l' uomo primitivo; e se Marte invece è il doppio, l'ombra d' un guerriero morto la tesi è dimostrata ancor meglio, q uantunque non si possa presentare la fede di nascita di Marte, mentre si può trovar qualche cosa nel suo nome.

R . Vv essely scrisse nel. 1896 un interessante articolo nel Nord und Sud » di Breslavia iu cui fa delle curiose osservazioni sui nomi dei vari popoli, e r ecentemente (1904) è uscito un bel lavoro di N. Heintze di argomento analogo Die deutsclten Familiermarnen : spigolando in queste pubblicazioni e in altre opere classiche di etimologia si t rovano fatti sintomatici che tradiscono i sentimenti primitivi o per lo meno quelli più remoti. Presso i Greci è l'amore della gluria che ha determinafo la forma ciel maggior numero di nomi, oltre 200 terminanti in zÀrJç (x),èoç) gloria) come Sofocle celebre per sapienza, Pericle, celebre nel paese all'intorno, Agatocle celebre per bontà; ma non mancano i nomi indicanti qualità virili come Nikofane, splendido di vittoria, .A.ndrocle celebre per valore, ".-\.pw;ç (marziale), Alessandro che respinge gli uomini, Agenore cor~ggiosissimo, Timoleone, stimato, temuto ~ome un leone, Niceforo apportatore di vittoria, Basilico regio, A.nacreonte padrone sopra gli altri. I nomi ebraici accennano quasi sempre scntiménti religiosi, poichè presso questo J>opolo la religione disciplinava, assor~iva ~gni attività umana : esempio Giovanni mandato da Dio, G1~n~ta, dato da Dio, Elimeleck, a cui Dio è r e, ecc. I Romani, mveee, popolo essenzialmente pratico avevano per lo più nomi molto prosastici o satirici com e Strabone (il . guercio~, Claudio (lo zoppo) p semplici 'numerali come Pnrno, Qnrnto, SesLo, Decio, Pompeo (quin to); ma ci sono pure alcuni nomi che indicano le qualità più necessarie nei «


1856

LA OO)IBA'l'TIVITÀ UMA.N A

remotissimi tempi, il valore e la forza; così Marco secondo, :i\1:ax Miiller deriva da una radice sanscrita mar spezzare e significherebbe martello, Marius vien da Marte, Domitius.. da doma1·e, Valerins da valet•e; Emilio è il rivale, 11.ntoriio è colui che sta di fronte, Duilius deriva forse da d·uetlum, e forse Roma stessa è pw/HJ la forza benchè alcuni la faccia.n derivare da V sru scorrere e sarebbe quindi la c1ttà del fiume perchè vi passa il Tevere. Ma il popolo dove più fa.cilmente e più diffusamente si trovano indicate le qualità virili nei nomi di persona (Personennamen) è il tedesco, il quale entiato molto tardi nella ci viltà, non ha ancora troppo logorate le radici dellc1, sua lingna, s'è mantenuto come razza più puro degli altri popoli e ne ha subito meno l'influsso. Carlo è l'uomo, il forte; n umerosissimi sono i {10~i in bald (ardito) e in hart (forte) come Guidobaldo, Eginardo (forte spada), Framhart (forte per la lancia) E? inoltre Saxnot è Schwertgenoss cioè commilitone, Ernesto vien da ll'antico ernust, lotta, ViTigand è il lottatore, Ber traud scudo splendente, Germar famoso per lancia, Osgar (lancia di Dio), Adolfo è forse nobile lupo (da adal wulf), Rodolfo lupo glorioso, Ermanno uomo d'esercito. 1ì.ltri nomi indicano potenza e dominio come Fridenanèt forte in pace, Enrico che domina la sua. casa, Teodorico dominatore di popoli, Federico signore della pace, Ulrico che domina sull'eredità, l'eroe nazionale Siegfried, significa la pace della vittoria e Sigismund è colui che protegge colla vittoria. I nomi stessi delle donne quando non indicano graziar • allegria, come Berta (la splendida), Heidr. (la lieta) o la prudenza come i molti terminanti in linda da Lint serpente simbolo della prudenza (chi l'avesse detto ad Eva!) indi- cano qualità guerresche, o perchè in quei remoti tempi anche la donrni, dividesse col marito i pericoli della battaglia, o perchè le qualità del marito nella intima ·unione matrimoniale si riferissero anche alla moglie. I moltissimi nomi in hilda, quali Matilde, Clotilde, Ildegarda, Ildegonda, Iléleburga indicano combattimento Ku.

,

'

LA COMBA'l'TlVITÀ U}IANA

1857

negonda è donna di razza guerriera (da Kuni e gnnd) e Gertrude è la vergine della lancia (da ger lancia e thrudr vergrne. I popoli stessi nello scegliersi il proprio nome non seno generalmente modesti, e non di rado fanno pompa delle loro qualità militari. Gli Ari chiamavano sè stessi gli eccellenti in guerra dal tema 1\ p che dà Marte "Ar,ris e &pino,;; una suddivisione della razza celtica si ch~amava Boi dal raçlicale burg terribile, i Germani sono gli uomini dalla lancia, proprio come i Romani che vollero chiamarsi Quiriti; gli Slavi che foron sempre tenuti il popolo della schiavitù, chiamaron sè stessi gloriosi (da slave, glorioso in slavonico), e se poi questa parola venne ad indicare proprio l'opposto, cio avvenne perchè i Tedeschi prendevano tra essi il maggior numero di schia·vi ; e lo stesso nome comune di populus deriva secondo il Mommsen da vopula1·i saccheggia.re. Se la glottologia de-i popoli inci'iili forse così progredita come lo è quella dei popoli caucasiei e più specialmente degli ariani gli esempi diventerebbero molto probabilmente straordinariamente numerosi. Chi entri in un museo archeologico e sfogli qualche libro illustrato di preistoria s'imbatte specialmente in cuspidi, :fibulae, ornamenti i quali vengono a conferma.re la bella leo-genda di A.chille i1~ Sciro e del carattere primitivo dei ses~. .ìvfa non sono le sole traccie sensibili cli sentimenti preistorici: l'a.utico elmo del guerriero che imita la t esta d'nn animale il qnale lentamente si trasforma negli attuali elmi col cimiero o meglio in quelli coll'aquila. dei nostri generali, il trofeo delle armi del nemico vinto che si mantiene ai1eora nel trofeo d'ogni bandiera anche di società operaie, talvolta la roz\!la pietra barbarica, ricordo di vittorÙL che s'è mutata nel ~ostro monumento, l'ornamento del guerriero tolto al nemico ucciso che s'è ingentilito nelle corone romane1 nelle medaglie e negli stemmi, provano egualmente quanto antico ~ q~anto profondo dovette essere il sentimento di cui questi fatti sono l'indizio sens ibile.


1858

LA COilIBATTIVI'.L'.l"m1AxA

L a maggior parte dei titoli onorifici e nobiliari dei quali s'è tanto avidi specialmente se s'è democratici e che hanno un'origine storica, ben ac-certata, sono un effetto dello spirito militare e lasciano indovinare che il sentimento e il bisogno ch e li ha creati si perdono nel crepuscolo della preistoria. Duca, barone, conte, principe, re, cavaliere, pretore (prae-tor) hanno un'origine militare. Ohe se rifacendoci più addietro troviamo che l'anziano è originariamente il capo e il capitano (graf ad esempio deriva cl~ grnu-grigio), il fatLo attesta solo un predominio di sentimenti patriarcali che non contraddice punto all'ufficio militare del capo stesso; aggi unge solo (cosa che fa onore all'umanità.) che originariamente i primi capi di guerra devono essere stati cete1·is JJa1·ibus gli uomini, per natura più assennati. Lo Spencer che ha posto come base della sociologia il contrasto t ra la società di tipo militare e quelle di tipo industriale riconosce il fatto, benchè nel!' esagerazione del sistema non s'accorga che la società industl'iale oltre all'essere spesso l'oppositrice di quella militare ne è anche l'erede quando questa decade, e non vogga quindi ·che molti industriali. ci t engono all'antichità della loro ditta, all'onorificenze ch'essa ha ottenuto quasi come una, famiglia che vanti una nobiltà ris11len te ali.e crociate. Anzi egli fa. derivare quasi tutlo il cerimoniale dallo spirito di suborclinazione nato e cresciuto colla gu erra: e l'abbassare del capo e l'inchinarsi sono un avanzo degli antichissimi atti di cedere le arm i pronto a snbire i colpi del vincitore e molte espressioni cli saluto, come ad esempio« la pace sia con voi » degli orientali hanno eguale origine. In fondo si possono accettare .le sue conclusioni, benchè unilaterali; poichè lo Spencer vittima della concezione biologica, della soc.i età, non sa ben distinguere t ra popoli giovani come i barbari, in cui il cerimoniale è rio-orosiso simo, ma si riduce a poca cosa, cr esce diminuendo d'importanza nei popoli nel pieno »viluppo delle loro attività, civili, come gli Inglesi, e diventa minuziosissimo o rigo-

LA C0)1BATTIVITA. mCA~A

1859

ros1ss1mo nei popoli decadenti come i Cinesi nei quali la lettera uccide lo spirito. Ohi penserebbe ora, recandosi ad una festa di ballo di compiere un'azione che ha un lontano rapporto con unà forma della combattività primitiva? Eppure lo stesso Spencer nelle istituzioni professionali ed industriali lo dimostra. Di certo noli sempre le danze hanno un'origine militare, ma di frequente presso i popoli barbari l'esnltanza clol popolo davanti al capitano vittorioso si traduce in balli, come lo provano i moltissimi esempi ricordati dai viaggiatori e il fatto delle donne d'Israele che andarono incontro a Saul e a David vittoriosi cantando e danzando. Spesso nella gioia ael trionfo la danza diviene un'imitazione della guerra e non è raro il caso di moltitudini di selvaggi che veugano istruite a compiere delle manovre militari d'assieme por mezzo delle danze come i Ca.fri i Zulù e gli indigeni della Nuova Zelanda. L'anima del selvaggio ha debolissima la riflessione, una grande impulsi,ità e por.hissimo potere inibiforioi perciò non può essero disciplinata ad uno scopo comune, unito, se non c'è la guida della musica e lo slancio del tripudio doi piedi. Anche oggi gli Arabi sono costretti a cantare se voo·lion b f~re_ u~o sfor.zo d'accordo, e la barcarola fu forse trovata per d1smphnare 11 moto dei remi.

È oramai tempo di concludere: dalla etnografia e dalla storia si deduce che la combattività è un fatto universale· dalla psicologia, dalla preistoria e dalla sociologia si induc~ · che esso ò antichissimo, perd ent esi nel crepuscolo dell'umanità; perciò lo si può considerar come primitivo. L' universalit~ nello spazio e nel tempo ci dice l'importanza estrema d1 questa tendenza che spesso assume i caratter\~i u.n .,- ero istinto, c~oè d'una attività spontanea innata ~ell rnd1v1dno. I n essa s1 dovono distinguere cl Lle momenti : l'uno difensivo e l'altro offensivo ~trettamente collegati e dipendenti; poichè l'uomo ha incominciato col difendersi da.o-li animali e può aver imp~rato ad offendere coll'assalire l' a~i-


1860

LA. COMBATTIVITÀ UMANA

LA COMBATTIVITÀ U:.fAXA

male prima d'esser costretto a difendersi in condizioni svantaggiose. La più antica occupazione dell'uomo fu la caccia. Il primo momento, il difensivo ha · tutti i caratteri dell'istinto, cioè è cieco, innato e benefico e come tale è ammesso da tutti; il secondo è rimasto allo stato di forte tel'l.denza, strettamente collegato col primo, poichè la migiior difesa è l'offesa, ma non ha, tranne nei casi morbosi o cli degenerazione, i caratteri del primo. Del qnale si può ripet ere tutto che il Lamarck, il Darwin) lo Spencer han detto degli ist inti, facendoli derivare come origine prossima s'intende, non metafisica, dall'abitudine utile, dall' a.ddattamento all'ambiente, dalla selezione naturale e dall'eredità, il tut to originato da.lla lo tta per la vita; e riuscendo quindi a trovarne l'origine, nonostante qualche punto ancora oscuro, nell'individuo, non nella specie; m a ricordando sempre che la libera volon tà umana può sovrapporsi acl esso, come lo prova il nuotatore che volendo affogarsi, domina l' i'itinto ponendosi un sasso al collo. Il secondo momento, quello aggressivo, non ha· tutta la prepotenza dell'istinto ancorchè gli si avvicini, e nasce clal bisogno del meglio o di ciò che si crede· tale. V uomo non s'accontenta come gli altri animali di difendersi e di vivere; egli vuole estrinsecare, sviluppare, svolgere tutta la ima personalità, vuol predominare, e n oi abbiamo visto quanto questa tenden za sia forte specialmente n ei bambini che sono dei p iccoli prepotenti : egli vuole, come estendere la sua personalità, e alle resistenze che altri oppone sente un. impulso alla lo tta e all'aggressione. È il bisogno del meglio che desta in lui questo ardore battagliero, ·e lo provano, per non accennare che gli esempi più solenni illuminati di qualche id.eali:tà, gli innumerevoli volontari romani, medioevali e francesi della rivoluzione che cercavano uru1 casa nella tenda, u n avvenire n ella legione, nella compagnia, nel reggimento. Così il plebeo rovinato dalle guerre, malcontento di vivacchiare sulla corruzione romana, divenivtL soldato .di Mario o di Silla; il feudatario italiano del r inascimento, perduta la supremazia politica cercava un

avvenire nelle condotte d'a,rmi, e l'operaio francese rovinato <laUa r ivoluzione e entusiasma.t o di essa si arruola va s_o ldato . E , quando i popoli trovano una n uova forma di civiltà -0 hanno con dotto a pieno sviluppo la loro, sono invasi spesso da ardore guerresco e si sentono spinti ad imporla a chi è rimasto indietro in essa e che forse non h a alcun desiderio del nuovo : si sa che spesso agli uomini il bene bisogna farlo per forza . Dalle conquiste di Alessandro alla rivoluzione francese hL fiaccola della civiltà ha illuminato intorno a s~ volti arditi -e minacciosi di soldati. La combattività umana è quindi in parte istintiva ed in parte una forte tendenza e negli individui e nei po1Joli e subisce, se non assolutamente, di certo in parte le leggi dell'istinto. Così la vecchìa osservazione del filosofo cinese ohe negìi . a n ni di carestia il popolo commette maggiori delitti che non i quelli d'abbondanza, mostra che la, lotta per la vita opera brutalmente anche tra gli individui ; e l'aumento della po·polazione che spinge i popoli a rovescùirsi come valanghe ·distruttrici o predatrici su altri popoli più ricchi cli danaro ed economi di figli, dimostra lo stesso influsso anche tra i popoli.

1861

La storia della civilt à dalle invasion i barbariche alle attuali guerre coloniali offre numerosissimi esempi di ciò) '? -tutte le volte che un popolo si troverà troppo grande per il proprio paese sentirà destar.si l'ardore della lotta e del1' aggressione. Così potrebbe essere u na provf1 della varia adattabilità ;all'ambiente il fatto tanto comune ch e ] 'essere opp01·l'unus iniu1·iae, data la gra~ differenza tra g li uomini, sia il mig lior modo per essere offeso donde viene l' infelicità di chi è magis metuens quam, metiiendus, e l'al tro fatto pure molto -c omune che anche i popoli sanno presto trasformarsi in lupi se i vicini nella loro eccessiva bontà vogliono divenir pecore. Ed ancora che i popoli indo-germanici od ariani oramai vittoriosi · in tutte le parti del mondo abbiano p iù forte la.

•


1862

LA COMDATTIVlTÀ U.:llA)IA

LA COMBATTIVIT~\ Uì\(A~A

tendenza alla combattivi tà che non i Cinesi, pot rebbe pure derivare d alla selezione n aturale e dall'eredità, e n on a caso essi stessi si chiamano da sè Ari, gli eccellenti in guerra. Ma tutto ciò se ha molta parte di vero non è una sufficiente spiegazion e ; poichè se fosse completamente e . unicamente vero, bisognerfJbbe spiegare l a passione p er la lotta sanguinosa di alcuni indiv idui come i delinquenti, ed alcuni p opoli come i Fiziani qual e un div ertimento istintivo, riferendo ad esso come spiegazione ciò ch e l o Spencer dice a proposito del g iuoco n egli animali, i quali lav orano quando sono spinti dal bisogno e giuocano quando hanno un eccesso d'energia ; il che contraddice alla Jiatura morale dell'uomo e non lascia posto per un 'altra tendenza più debole, è vero della combattività, ma che ha pure il suo valore. Infatti non si può negar e che esista nel fondo del cuore u mano anche un gran desiderio di quiete e d i pace, provato non dai pochi popoli pacifi ci, ma da un a corrente di sentimenti e di aspirazioni di pace ch e dai tempi più antichi dal beUaqiie rnat1·ibiis detestata di Orazio attraverso le let terature e le civiltà giunge sino a noi e dilaga intermittentemente dopo le grandi crisi nella civiltà occidentale, facendoci sogn are nel ra.uze des vach es del Guglielmo 'l'ell di Rossini e nella pastorale di Beethoven, precorrendo o r icordando le sublimi pa,role pax hominbus bonae voluntatis. · Da Tibullo a Marco Anrelio, da Dante ad E manuele Kant, dall'idillio greco a quello francese delr état éle natiwe, dai popolosi conventi medioevali in cui tutti i miti o i deb~li si rifugiavano nell' imperversare delle guerre e delle ·viol enze. e dalle tregue di Dio alle moderne società della pace, sale tacita profonda preghiera alla pace ed al r iposo, sempre insistente, sempl'e inascoltata. L'anim a uma na ama anche la pace e ne sente il bisog n o perfino lo stesso guerriero.

Solo essa è la meta provvisoria, i l premio della gnerra, non la strada. percorsa dall'umanità ; è il momen to in cui si godonò i frutt i della v itt oria, si ripamno e si preparano le forze per n uove lotte e n uovi ideali fìnchè l' uomo

~ma

Stanco, assetato, in riva Del fiumicel natio Siede il campion di Dio All'omb ra sempre viva Del i;ospirato a lloro.

'

1863

.... Si leva e a correr via r iprende ve rso alt ri sassi ed altre· bastonate.

Quindi la lotta per l a vita riferita rigorosamente anche all'uomo e ai popoli ha contro di sè questo gravissimo scoglio e perciò è eccessiva la concezione dell'homo ho-rnini lu,pus. N è d' altra parte l' uomo è· in origine essenzialmente pacifico, come vorrebbe far credere per un mal inteso ottimismo i l Reclus, s piegandone l a combattività coll' a,dat.tamento all'ambiente; e n emmeno l' uomo primitivo è rappresentato dal tipo p iù basso dell;uman ità come dice lo Stein (1) per idolatria alla teoria dell'Gvoluzione. Se così fosse l'umanità farebbe una ben triste :figura, perchè procla merebbe altamente nella preistoria è nella storia la . propria impotenza e l a prop ria p erversità; non ess~n dol e certamente man cato il tempo di trasformare l'ambienl;e secondo la natura sua. L 'ambiente ha certamente una grande influenza sullo sviluppo delle facoltà umane, ma non spiega tutto. L'occasione fa l'uomo l adro o grande, dicono i proverbi, sì, ma se c'è oaià nell'animo umano il , germe della fu t ura, grandezza e della fotura perversità. L'occasione, l'ambiente t rasformano l'uomo solo a questa con dizion e; essi non fanno che svolgere una tendenza, tma disposizione che esiste, non la p ongon o. Goethe p assò la maggior parte della s ua gioventù fra gli artisti, ma pel! quanto si sforzasse non riuscì a divenir pit- . tore; Quindi, nonostante la l otta per la vita, l'eredità, l'a· dattamento, la selezione naturale, l'uomo non a.vrebbe potuto div enire combattivo se non ne avesse già avuto in origine la tenden za. ( ·l ) Sn:IN. -

Die social {rage.


LA CO)lBATTIVITÀ. U~rAXA

1861

LA COMBATn-VITÀ. UMANA

L'ambiente non può essere onnipotente, benchè sia potentissimo e deve fare i conti anche con alcnne tendenze primitive: ne può svolgere grandemente aJcu ne, indèbolire e tentar di soffocar e altre, ma non può render e l'nomo là. sua vittima, il suo giuoco, distruggendo in lui ogni facoltà ps_ichica attiva, ogni carattere ed energia p1·opria. Ed ancora: l'ambiente non può trn,sformare la tendenza primitiva in modo da farla divenire permanentemente e nella immensa maggioranza dei casi l'opposto : tutt'al più vi si potrà giungere come eccezione o degenerazione in qualche rarissimo ca.so, quali quelli ricordati degli Eschimesi e degli Arafuri, ma inclinando sempre a r itornare al carattere primitivo . .?:l atui·am e.xpellas fiwca tamen u::,q~ie 1·ecit1·1·et. Don Ab_ondio non nato con un cuor di leone potrà forse · per disperaziory.e vincere la paura, ma non diverrà mai il padre Cristoforo. Quindi l' uomo non formaLo dall'ambiente ma pur sentendone l'influsso non· ·è per natura nè essenzialmente pacifico, nè essenzialmente bellicoso, non è nè l'Eschimese. nè il ]l'igiano come v0rrebbero le due opposto teorie di ·cui l'una distruggerebbe in lui ogni en.ergia, l'altra lo farebbe un brnto. L'universalità della guerra e della combattività, come abbiam visto ci dico che delle dne i.potesi è più vicina alla realtà la seconda: la quale è senza dubbio esagerata: è sufficiente ammettere la tendenza istintiva della combattività che lo James chiama senz'altro istinto (1), tendenza che può crescere fino alla ferocia od addormentarsi nell'abituale ,.;iao-:,;in dei Cinesi per svegliarsi solo nei casi disperati, ma senza della quale il carat tere umano sarebbe in pa1ìa dell'ambionte e non pot.rebbe affermarsi impedendo quindi ogni progresso. Vive1·e est pugna1·e dicevano i Romani, il l)opolo più pratico dell'universo, e non si creda che l'espressione sia una bella metafora. : la storia dell'umanità dimostra che essa è sempre stata presa in senso proprio. (l ) JAIIBS. -

Gli ideati àetla vita.

186f>

Chi non sa lottare muore: l'essere pacifico può essere nna virtù, ma non lo è certamente l'essere imbelle; conseguenza inevitabile se col bisogno intermittente di pace provvidenzialmente non stesse anche nel fondo dell'uomo la tendenza istintiva <lolla combattività; ed abbiamo visto che anche alcuni popoli pacifici, veritieri, buoni, come i Bodo o Dhima.l in fine sanno pure virilmente difendersi. Il pil'.1 profondo scrntutore del cuoro umano lo Shakespeare fa dire ad Amleto che « quantunque egli non sia nè frenetico nè temerario .vi è pure in lui qualche cosa che l'altrui saggezza deve temere» . Though I am not spenitive and rash Yet bave I somethiog in me danr:erous W hich Jet they wiseness fear (1 ).

Lo Spencer stesso grande avversario delle società di tipo militare è costretto a dichiarare che « senza il confiitto « universale non ci sarebbe stato sviluppo d'energia at« tiva » (2). E il Guyau riassumendo le due tendenze dice bene « c'è « alle volto nell'uomo l'·istinto del lupo, ma c'è anche quello <, del cane, come quello dell'agnello» (3). L'uomo ha quindi la tendenza istinLiva alla combatLività.1 la quale è come la tutela della personalità umana e della individualità dei popoli : ò una forza poderosa che ha l e radici perdentisi nel mondo organico e la cima rivolta. alle idealità umane comunque esse siano; ha l'impulsività dell'istinto ma chiama come alleata la volontà di cui è a sua, volta un' ausiliare potentissimo. È la forza caratteristica dell'uomo maschio ed ha originato la prima virt1'.l il valore militare, il coraggio vù·t1is da. vir, élpe-r-ii da • A P'tJS Marte come &;n:r:oi i migliori eran detti i più valorosi. Senza di essa l'uomo non solo non potrebbe resistere a. tutte le forze fisiche e psichiche che da ogni parte lo mi(l) SHAKgs PEA llE, - lfa mlet. llC. 5 se. {' . (2) SPENCEn. - Principi di sociologia, voi. 2, pag. 92. (3) GcYAU. - l'éduclltion et le smtime11t, pag. 23.


1866

LA. COMBATTIVITÀ. UMANA

LA OOMBA.T TIVITÀ UMANA

nacciano, ma non potrebbe -svolgere la sua personalità, avere . un mezzo d i corroborare e vagliare ciò che créde bene. Le idee nascono è vero nelle menti dei pensatori, ma pe.r quanta forza persuasiva abbiano, trovan quasi sempre int eressi, pregiudizi, passioni, forza di inerzia intorno a sè e finiscono sulle spade. Perciò la t endenza alla co~battività è necessaria all'uomo ancor che sia, un'arma a doppio taglio :6.nchè l'·uomo non abbia vinto in lui ogni male intellett uale e morale ed abbia asservito a sè le forze della natura. · Essa è come una silenzios~t sentinella che veglia sempre severa nella, consegna e che talvolta dopo una lunga quiete conduce l'uomo avanti, poichè un nuovo autorevole comando s 'è udito all'intorno. La combatliività è la forza vindice della ragione.

« sopra la galea del vinto fiera col poplite » most1!ano i due . opposti aspetti della combattività : il sacrificio e la fier ezza. L'arco di trionfo romano, la Colonna 1'raiana si elev~mo · su perbi verso il cielo, mentre la splendida statua del gla diatore morente ci d ice quau ti dolori ci nest a gloria è costata : eppure anche il mite V irgilio nell'entusiasmo poetico del suo grande animo esclama

Ed una forza su .cui si poggia lo svolgimento della personalità umana individuale e collettiva., non solo dovette lasci are un solco luminoso e profondo nella letteratn ra e nell'arte interpreti della vita; me, doveva anche avere una . virtù estetica pari all' importanza -che ba n ella vita stessa. I sentimenti bellicosi hanno un fascino d'a.rte maggio.re di qualli pacifici. Ed infatti i più antichi canti poetici che sono giunti a noi dopo l 'invoc~zione al Dio, es~Lltano Peroe Achille, Siegfri ed, Roland, Oid e sorge l'epopea o la legge,nda epica ·m ae. st osament e risuonanti di strepito g uerresco. Dai Veda a lla leggenda d'Enea, dai poemi d'Omero al Kalevala, dall' Edda e dai Nibelimgen alla Chanson de Ro land la storia civile comincia con un inno e una leggenda marziale. .Presto la tomba del guerriero glorioso si muta in monu. mento ad esaltazione dell'est into e iscrizioni, figure, di pinti parleranno d~lle sue vittorie: le piramidi egiziane ne sono . la più alta prova. La scoltura dopo il Dio vorrà ritrarre il capi tano vittorioso, il vincitore dei giuochi, _l'imperatore, e la •;(;,.-., greca spesso piangen te sui cajuti e la vittor ia romana che insiste

1867

pa1'cere subiectis et de!Jella1·e supe1·òos.

.I pochi dipinti antichi pervenutici orientali e grecoromani ritraggono fiere figure di guerrieri, di scene di caccia · o di battaglia; e allorcbè l'uomo non più prigioniero clel1' impressione del mondo esterno comincia ad ascoltare la sublime poesi~1 ohe sorge in lui, tra le esortazioni· guerresche_ (ùm'.J~x~t) e l'ardore della lirica erotica s'ode ancora il canto marziale di Tirteo che eccita alla battaglia <i: è bello pel « forte cader tra i primi combattenti, e pugnando morire « per la patr ia » "Ca~v.c(u.«vot "(àp xcx}Òv l -;:l r.pop.dxoun -rrzcrOvTC( 'Il ~ " \ /~ ' avo p.a) ya":10•1 r.zpL,. ·r,~ r-a,pwt IJ·"P'IC1.µs•1ov

e l'inno alato di Pi'ndaro che esalta i forti e promette loro l'onore mp.ò: s·xyx:Jc'tat &vrixst,Cl(. La vecchia civiltà greco-romana cade a nche per lo spegnersi dello spirito g uerresco, e cp.1anc1o il n uovo mondo r inoveliato da giovani forze comincerà a diradare le Atte · nebbie medioevali barbariche) aècanto alla basilica cli Maria sorgerà la torr e del castello feudale unico rifugio fra tanto imperversare di guerre, e lentan'Ìente l'arte abbel1irà quelle massiccie torri, quei cupi androni per far sorgere il castello d i Milano, cli Ferrara, d' Urbino, d)Heièl.elberg. Gli stessi palazzi del popolo, nati dalla libertà e dalla opposizione al feudalismo han l:'aspetto d i se-vere sentinelle conscie del loro diritt o e pronte a combattere perchè la con segna n on · sia violata. Risuonano nelle chiese i canti inneggianti alla pace, si · ode lo strepito allegro del lavoro fecondo nelle. vie delle no-


1868

LA OOMBATTlV lTÀ UMANA

stre popolose e ricche città del rinascimento, ma tutti, nobili e plebei, popolo g rasso ed artieri ascoltano il cantore d'Or. Janclo e la chanson de gestes italianizzata, mentre il San Giorgio di Donatello vera espressione del coraggio militare guarda dall'alto di Orsanmichele il popolo affaccendato, e la s~atua del Gattamelata sembra dire a tntl;i, ma invano per gli Italiani, che non basta il valor personale per vin~ere e che abbisognano disciplina e scienza militare. ]liichelangel.o che ha vinto Leonard0 nel concorso pel dipinto della battaglia d' Anghiari, trovando la vittoria artistica sul sereno e grandissimu avversario nella sua anima eroica e pugnace, ritrae il coraggio militare nel David, sublime adolescente che sfida il pericolo collo sguardo sicuro di sè, che ingrandisce l'animo di chi lo mira, disegna le fortificazioni d i Firenze, e vinto ma non domo dalla caduta della sua patria, fa anossire la fo rt una dell'armi scolpendo la notte. Grato mi è il sonno e più l'esser di sasso Mentre che il danno e la vergogna dura; Non vede r, non udir m'è gran ventura ...

Già Dante cercando la pace nel r egno della morta gente, ma per portarvi la battaglia delle sue passioni, era pf1ssato mistico, sdegnoso, implacabile, battagliero Fermo come .. torre che non crolla Giammai la cima. per soffiar dei venti,

aspettava in un sogno sublime l'imperatore col suo esercito liberatore perchè continuasse le gesta dell'aquila romana da lui esaltata In torno a. lui pa rea calcato e pieno Di cavalieri e !'aquile nell'oro Sovr'esso in vista al vento si movieno

e sperava. forse che di lui si potesse dire ... . ·io vi t a Fece col s~nno assai e cor: la spada.

Lo Shakes peare ci rappresenta l'orgoglio e la cori1battività romana in Coriolano, ed ha moltissimi versi che sem-

LA COMBATTIVIT.À UMANA

1869

br~no uno sguainar cli spade mentre si b_utta per sempre il fodero e lo sguardo del cavaliere è più minaccioso della nuda spada. Now put your shield before your hearts and figb t W ith hearts more prcof tban sh!eld... « ora ponete gli scudi dinanzi a.i vostri cuori e combattete con cuori più saldi degli scudi »; The blood I drop i,;; rather physical Than dangerous to me. « questo sa.ugne che spargo, m'a.Jleggerisce anzichè infiac.chirmi »;

... the th ing tba.t tbrea.ten'd me Ne'er look'd but. on roy back, « 1 pericoli che mi minacciu.rono non sostennero mai il mio aspetto »; Cowards die many tiro es before tbeir death: Tbe vuliant never taste of deatb but once, « i vili muo:ono molte volte prima di morire, ma una volta sola i coraggiosi ». Corneille darà ai suoi eroi romani i fieri sentimenti della nobiltà del suo tempo; l'Alfieri desterà l'Italia con versi energici come comandi militari e canterà il valore di Saulle che

t orrente al rinnovar dell'anno t utto scompon, schianta, travolve;

mentre Goethe e Schiller scuoterarino l'assonn~ta Gernmnia l'uno col Goetz von Berlichingen, l'altro coi Rti.uber. L'idillio di Teocrito, l' Aminta del Tasso e il Pastor Fido del Guarino l'Arcadia ed in genere il predominio della poesia pastorale, quando non siano il rifugio dagli accessi della guerra, indicano sempre una profonda de.cadenza. · La musica la più suggestiva delle arti ci dà le canzoni guerresche che nascono spontanee nei momei1ti eroici e che si mantengon vive tra i monti dove l'anima rimane .sempr e g iovane; l'epopea napoleonica ispira la sinfonia eroica di Beethoven; 1~ gnerre nazionali fan sorgere tutta una letH9 -

ANi'iO XL IX.


1870

1871

L A COJ\1B..I.TTIVIT.À. U.!>UNA

teratura patriottica in Italifi e in Germania che va dallo Schwer tlied di Korner, al Trompete von Vionville di Freiligrath; dalla canzone all' Italia del Leopardi all'ode alle fonti di Olitnmno e al ça ira del Carducci. E la sinfonia del Guglielmo 'rell fa ancora vacillare la fede d'un amico della pace, il « g uerra guerra ·» dell a Norma cantato alla Scala nel '59 fu una dichiarazione di guerra all'Austria mentre la trilogia dell'anello dei Nibelungi di vVagner ~i riconduce nell'antica epopea: il leit motiv di Siegfred è una sfida di lotta allegra e baldanzosa. Anche oltre l'oceano negli industriali Stati U niti dove manca l'aristocrazia, recenti sono le tradizioui e la nazion è pare tutta _intenta al lavoro e alla. creazione di sè stessa è sorto il poeta della g uerra \~Talt \Vhitman che arruolatosi volontario come infermiere prese parte all'epica lotta che condusse a lla li bera~ione degli schiavi. (O superb) O Manhattan, my own, my peerless, O strongest you in the h our of danger in crisis ! O truer than steel !). How you spraog· h ow you t hrew of rhe co.stumes of peace w ith iodiffereot haod ! « O superba o mia incomparabile New York, o fortissima nell'ora del pericolo e della cri.sì, o più salda e schietta dell'acciaio, come ti slanci, come butti via con mano indifferente gli abiti delli:i, pace » ! Un sentimento che ha saput o strappare dal cuore umano voci sì profonde e giungere alle supreme cime dell'arte non può essere un effettò dell'ambient e, della selezione naturale e dell'eredità, ma deve rispondere ad una intima. necessità della natura. umana; deve essere necessario per la vita, quant unqu e conduca anche alh1 mor te.

Milano, gennaio 1904. FELICE

p A.GANI.

IMPORTANZA DELLA

DIFFUSIONE DELLE COG~IZIONI AGRARIE NELL'ESE RCITO E CONVENIENZA

CH-E LE DETTE COGNIZlONI StANO IMPARTITE DA UFFtCIALl

Ho il profondo convincimento che l'istruzione agraria debba essere diffusa nell'esercito, da individui ad esso a ppartenenti e da questo profondo e ben sentito convincimento, sono scat urite le s_eguenti brevissime considetazioni. * * *

Le recenti conquiste della chimica e della tecnologia agraria e le accresciute comunicazioni, hanno g rand emente modificato .l e condizioni dell' agricoltura, la quale da regionale si è fatta nazionale e tende ognora ad a llargare la cerchia de' suoi affari , ,per di venire industria mondiale. Dal primo battello a vapore costruito nel 1807, all'odierno servizio transatlantico, quanta stracl a è stata percorsa! N umerose ferrovie d'ogni genere, Cimali e linee di navigazione allacciano tra loro i paesi più estremi, e ciò malgrado non sembrano suffi cienti al bisogno degli scambi, giacchè ved iamo ogni giorno costruirne ovunque di nuove ed ovunque si studiano n uove e più brevi o più rapide linee di comun icazione; per allargare la zona d'influenza commerciale e con ben combinate tariffe differenziali sottrarre questa o ·q uella zona all'influenza altrni. Qui presso di noi vediamo Genova, che domanda n uovi valichi alpini per sgombr ar e le sue calate e attraverso il Sem pione con tendere alla Francia e alla Germania i mercati della Svi zzera occidentale, mentre Marsiglia domanda nuovi lavori al suo porto per attirarvi le


1S73

IMPORTANZA Di!lLLA DIJ;'FUS10.NJt

D ELLE COGNIZIONI AGRARIE N.~~LL'ESERCITO, ECC.

navi e irraggiare lungo la valle del Rodano i suoi prodotti attraverso la Svizzera e la Germania del sud. L e vecchie navi a vela che, on uste dei prodott i di O:·ientet provenivano lente dagli scali della Gaza.ria e dell a Soria e potevano forma.re il monopolio di poche città marinare, che dominavano i mercati dell'interno, sono quasi incredibili e lontani r icordi storici, di fronte ai · colossi dell'ingegneria. navale moderna, che solcano rapidamente i mari di cui der i-· dono le imbelli tempeste invano flagellanti i fenei :fianchi. E mentre le continue nuove lin ee di comunicazione favoriscono sempre più i trasporti e gli scambi, si vedono diminuir e grandemente e continuamente i noli, a cagione della concorrenza fra le varie società esercenti le ferrovie e le linee di navigazione marine, lacuali e fluviali. Basti citare che nel 1860 ,il trasporto di un ettolitro di g rano da Chicago a New-York (1528 chilometri) costava circa L. ,t,50 ed ora con l'aperturn dell'Enrie Caual non costa che 70 centesimi e mentre alla stessa epoca il trasporto del grano da New-York a Liverpool importava lire 2,30 all'ettolitro, ora costa poco più di una lira. Per questa accresciuta facilità dei trasporti, essendo anéhe enormemente diminuite le distanze, il prezzo venale dei prodotti agrari va livellandosi in ogni parte del mondo. Quando i trasporti erano impossibili o difficili, ogni regione doveva bastare a sè stessa e lo scambio dei prodotti si limitava al mercato più prossimo ; ma ora il mercato è il mondo e le colture come le industrie, t endono a diffondersi là dove trovano migliori condizioni di ambiente ogni impresa nuale fwquista, dove meg lio le conviene, i prodotti o le materie atte a rendere intensa la produzione la concorrenza stimola alla intensivazione delle colture ed al continuo migliora,mento della produzione. La tecnologia agraria co' suoi continui progressi, aiutata dalla chimica e dalla meccanica, concm-re anch'essa ad aument are gli scambi. Tale la fabbricazione e l'uso dei concimi chimici, ch e in piccolo volume contengono un for te potere fertilizzante - tale la compressione dei foraggi e delle pagliet

,che permette che t ali materie siano oggetto d i commercio quasi come il grano od il vino, sicchè in molte aziende è venu ta meno la necessità di trasformarli in carne o in letame, lana, burro o formaggio - tale l'adozione dei nuovi metodi <li fabbricazione, conservazione e trasporto di alcuni prodotti, sì che è dato ad esempio vedere i burri di Lombardia, cont rastare il mercato di Londra a quelli d'Australia e le miet itrici-legatrici di America e d'Australia, vincendo' per bontà B basso prezzo quelle locali, tagliano il grano nelle Maremme ed in Puglia; gli aratri di Germania e d'America solcano h, nostre terre, i nostri cereali maturano i semi a spese dell'a zoto d~l Perù, della potassa di Staflirt, dell'anidride fo sforica del Belgio, dell'Algeria o della Florida: ecc. Così l'agricoltura da arte è andata man mano assumendo i caratt eri di una vera e propria industria non solo, ma tra le industrie b più importante. O.ne sia una vera e propria industria è facile dimost rarlo; Non posso io paragonare un campo ad una vasta officina nella quale strumenti di lavoro siano i semi, g li animali e l'\1omo? Non posso considerare macch ina il bue tanto quando .esso mi produce lavoro, tanto quando mi trasforma il foraggio in carne e letame? Non sono altresì macchine le vacche, le ·Capre, le pecore, i maiali, ecc. quando dag h alimenti da loro ingeriti noi tragghiamo latt e, pelli, lana, gra.sso, redi, ecc.? Che poi l'industria agraria sia importantissima, non v'hr. chi nol \7eda. Basterebbe considerare che l'uomo e tutti gli animali vivono . dei prodotti delle piante, le quali hanno avu to da Natura il prezioso còmpito di trasformare i materiali inorganici in mater ia organica. Ma v' ha di più: tutte o q nasi le industrie, direttamente o indirettamente, domandano a qnella c1ei ca,mpi la 1rn1teria prima per jl loro sviluppo e così noi vediamo ricorrere ai prodotti agrari : fornài ,e pastai, oleifici ed enopoli, distillerie e zuccherifici, cotonifici, lanifici e setific i, cartiere, concerie e via dicei'ldo: La importanz~L dell'agricoltura aumenta ancor a quando si pensi quali e quante impor tantissime scienze concorrono a l suo incremento.

1872


1874

1875

IMPOR1'ANZA DELLA Dll!'FUSIONE

D ELLE COGNIZIONI AGRARIE NELL'ESERCIT O, ECC.

L'ag1·onomia ci dà le nonne per la coltivazione delle piante in generale; l'ag1·a1·ia ci insegna le regole per la raziona.le coltivazione di ogni singola pianta o gruppo di piante e le buone norme per raccogliere e conservare i prodotti ; la. tecnologia ag1·a1·ia ci apprende ognora n uovi metodi per la tnisformazione dei prodotti e per l'utilizzazione dei r elativi cascami; la fisica studia le proprietà dei corpi e la chimica ci sa dire la loro intima composizione, fornendoci' il modo di sapere qua.li e quanti materiali utili, vengono da una data pi~nta esportati dal terreno, acciocchè noi possiamo ridarli al terreno stesso sotto fo1'rna di concimi e far sì che il terreno ~i conservi fertile e capace di fornirci sempre nuovi ed abbondanti prodotti. La botanica ci ammaestra a distinguei·e le piante, a conoscerne gli organi e le loro va· rie funzioni e per mezzo della patologia vegetale ci addita le malattie delle piante ed il modo di combatterle. La meccanica ha costruito e costruisce que' mirnbili strumenti, che mentre rendono meno faticoso e più uniforme il lavoro dei campi, permettono di risparmiare grande quantità di tempo e di energia. La geog1'a(ia cornmeniale aiuta a sciogliere ogni problema riguaTdante le relazioni tra i diversi pa.esi, i loro bisogni e la convenienza di inviare in ciascuno quelle merci che vi possono trovare prezzi rimuneratori. E per non dilungarmi soverchiamente, accenno solo alla importanza della zootecnia, della statistica, dell'economia ni1·ate, della· igiene nwale, ecc. dalle quali scienze l'agricoltura tn1e sempre nuovo incremento. Posto dm1que e ben affermato che l'industria agraria è importante, sa,rà faci lissimo ammettere che la sua importanza è grandissima in Italia, dove più della metà de' suoi . abitant i sono agricoltori od affini; in Italia dove le industrie manifatturiere, non potranno forse mai avere la g rande importanza che hanno in altri paesi a cagione della mancan za di carbon fossi le. Vero è che il così detto ca1·òone bianco di cui l' Italia è tanto ricca supplirà in parte ed attenuerà tanta deficienza, ma sarà pur sempre l'agricoltore quello che profitterà della clemenza del nostro clima, della.

feracità del nostro suolo, deJla mirab\le variet à dei nostri prodotti agrari e della loro precocità, in confronto di altri paesi dalla natura meno favoriti. Purtroppo non tutti sono egualmente compresi dell' importanza dell'esercizio dell'agricoltura e molti, troppi sono coloro che la pratimmo con metodi così empirici, da non permetter loro la lieta esistenza a cui hanno diritto e li vedi ogni g iorno a centinaia esuli volontari della patria, stivati nei bastimen ti, far rotta verso ignoti lidi a cer care .un lavoro rimuneratore che spesso non ttovano. · Quale còmpito più nobile vi è di que1lo di istruire i soldati intorno ai pericoli che si incontrano emigrando in lont ani paesi, dove non raramente invece dello sperato lavoro si va incontro a d ifficoltà enor mi, a cr udeli disillusioni e a strazi indicibili? Jb· necessario persuadere i nostri soldati che il' classico suolo d'Italia non è, come si crede, esaurito, che ancora infinit.e risorse sono in esso contenute e che i mezz.i moderni di concima,zione, le razionali rotazioni agrarie, le sementi selezionate, la lavorazione del terreno con strumenti agrari perfezionab, ecc., permetteranno pur · sempre di ottenere, anche da terre quasi esauste, prodnzioni rimuneratrici senza essere costretti a portare in lontane contrade il tesoro della propria energia, e il lavoro dei propri muscoli ! Questo nobilissimo còmpito non può ·essere ad altri devoluto e noi ufficiali dobbiamo rivendicarlo a noi stessi ! Un g rande fattore moderno di prosperità ha bisogno altresì di essere reso ben noto : la coope1·azione, questa forza nuova, smisurata che rende · a risolvere i problemi dell'assistenza, della previdenza, della m utualità e che per prosperare ha bisogno di esplicarsi all'infuori delle lotte politiche e dei partiti e deve coll'unione degli interessi far germogliare tranquillamente l'amore al progresso, L'unione dei cuori . P erchè l'agricoltore possa vincere le difficoltà del mercato, è necessario che si unisca ad altri per aumentare la quantità di prodotto da vendersi, per la tr asformazione dei pro-


1876

1877

IMPOR'l'AN1/.A. DELLA Dn'FUSIONE

DELLE OOG~ JZIONI AGRARIE NELL' ESERCITO, ECO.

dotti agrari, per l'acquisto delle materie che gli occorrono per la sua industria ed infine per aver danaro a tasso minimo. Da questa necessità sorsero in questi ultimi anni numerose e svariaie associazioni cooperative di produzione, di consumo, di assicurazione e di crefilo, ma molte e specialmente queste ultime sorsero sotto l'egida di partiti politici o religio_si, i quali, se lasciano immutata l' essenza della istit uzione, ne snat urano lo scopo. Basti dire che al 31 dicembre 1897 di 904 casse rnrali appena 125 erano neutre e 779 cori spiccato carattere cattolico e vi sono ragioni per credere che delle 125 neutre, non poche siano divenute col tempo e per necessità cattoliche. Quale utile al nostro Paese può venire dalla cooperazicne .è più facile immàginarlo che dirlo. Non basta produrre, bisogna vendere e vendere a prezzo r imunerativo. È necessario consigliare ai soldati agricoltori di unirsi in associazioni COll altri, è necessario far loro conoscere che vi sono già e fungono egregiamente latterie sociali, cantine sociali, oleifici sociali, zuccherifici sociali, ecc. · ecc. e che g ià si costituirono . consorzi sociali per la vendita ed esportazione delle frutta, delle uova., degli agrumi, ecc. ecc. È ii1dispensabile istruire i soldati agricoltori sulla necessità cli riunirsi in consorzi per l'acquisto di sementi di . macchine, di concimi, di solfo e solfato di rame, di bestiame, ecc. per togliersi dalle grinfe cli negozianti disonesti, che ovunque son pronti a speculare in mille nuove maniere sulla loro ignoranza e sulla loro buona fede. Bisogna persuaderli ad abband onare le millè superstizioni che ancora dominano nelle c.a mpagne ed a credere a chi per studio od esperienza ne sa più di loro. E tutto ciò deve essere fatto conoscere al soldato da soldati, i quali da altro non possono essere mossi c-he da immenso amore al loro Paese e non mai da interessi personali e che, come dicevo più sopra, n on sono legati ad alcun partito politico. Il professore di agraria potrà insegnare anche queste cose e ve ne sono di egregi che lo fanno, ma sarà egli efficace come potrà esserlo un ufficiale ? Io .n on ·oso pronunciarmi

in modo assolutamente affermativo, ma credo fermamente -che il soldato per sua natura, per i rapporti continui che ha con gli ufficiali, per q uel prestigio che questi hanno, per l'ascend·e nte che acquistano in breve su gl'inferiori, credo fermamente, ripeto, che abbiano maggiori probabilità che non i professori, perchè i loro consigli venga.no seguiti. Delle altre molteplici ragioni che si possono addurre dirò più -0ltre.

)

E dalle conferenze agrarie ai militari si otterranno gli sperati vantaggi? L' istruzione è il genio del bene ed altro che bene dall'istruzione non può derivarne. StLrà poco il ~ene, ma sa.rii pur sempre bene. Se fossero anche solamente 5 °lo i militari che frequentando le conferenze ne traggono vantaggio, -sarebbe sempre un risultato soddisfacente ed anzi soggiungo un gran risultato. Nelle campagne ciò che è più convincente -è l'esempio e quei 5 giunti alle case loro convinti della bontà delle cognizioni apprese, faranno quanto è in loro per persuadere gli a ltri a seguire le norme della coltivazione razionale e siccome l'efficaeia dei nuovi metodi non può mancare ed i risultati saranno evidenti , saranno seguiti da -alt,ri e questi da altri ancora, finchè a guisa di una goccia <l'olio le pratiche razionali saranno man mano pratica.te in .giro, finchè diverranno da tutti osservate. Un distinto ufficiale superiore col quale, qualche tempo -addietro, parlavo per in cidenza di agraria, manifestava iì <lubbio sulla efficacia dell'istruzione agraria attualmente impartita ài soldati agricoltori e la paragonava all' istitu-zione del tiro a ·segno nazionale, della quale moltissimi sono -concordi a magnificare i grandi risnl t~ti che dall'istituzione si potrebbero ottenere e tutti constatano i modesti benefici. -che se ne ritraggono. Che penserebbe quell'egregio ufficiale se il tiro a segno fosse affidato ad ufficiali in servizio attivo permanente e che se non esclusiva.mente, gran parte della


1878

D1POR1: .\XZA DELLA DIFFUSION"B

loro atti vi tà fosse consacrata all'incremento della istituzione? Io non posso dar e una risposta sicuramente affermativa, ma son quasi certo di essere nel vero affermando che il tiro a segno darebbe migliori e più copiosi frutti e soggiungo subito che anche l_'istruzione agraria impartita da ufficiali sarebbe più profittevole assai. Vari ne sono i motivi ed andrò enumeran~o i principali. · Espongo subito il princi palis:,imo: In generale i professori d'agraria presuppongono nei soldati delle cognizioni che in grandissima maggioranza i soldati non hanno assolutamente; guai poi, se come mi è accaduto di osservare, il professore non ha avuto _la fortuna di prestar servizio militare. Allora siede davanti a.I modestissimo uditorio, come se si trovasse in un'aula d'università e gli sbadigli degli uditori si succedono !:'.gli sbadigli, l'attenzione decresce, la noia li invade, e non è raro sorprenderne di addormentati, a.nche nel periodo nel quale molte ore sono concesse pel riposo. 1.V.1 non bast a: gli insegnanti borghesi (parlo naturalmente sempre della pluralità) usano nella esposizione di teorie e di pratiche agrarie parole e modi che i soldati, i quali non hanno alcuna dimestichezza colla termìnalogia scientifica, non possono assolutamente comprendere e mentre corrono colla mente dietro a quel termine incompreso per cercar di comprenderlo, sfugge loro anche il concetto fon damentale della teoria che l'insegnante andava esponendo. D'altra parte il professore non sii sbarazzarsi del suo bagaglio scientifico e non sa capire e forse non dubita neppure, di non essere ben com preso (1). Ho assistito ad una magnifica conferenza che un distinto professore tenne ai soldati del presidio cli*** ai quali parlò della fillossera. Il professore cominciò a dire donde proveniva la grave infèzione, l'anno ecl i l luogo dove prima appar ve in Europa; i (i) A mio modesto avviso la prosènza tJ i molti ufficiali alle conferenw è csizial~ allo scopo, perché la loro presenza può talvolta impedire all' iusermanle l'uso di frasi e morii comuni e sNnplici cd alla portata rl cll'intelligenz,, delle persone per le quali fo conferenza è specialmente svolta, insomma talora il professore fa la con rerenza agli ufUchrli e non alla trnppa e lo scopo delle conferenze cosi non viene raggiun to.

· DELLE COG~IZIONI AGRARIE NELL'ESERCl'l'O, ECC.

187~

danni che cagionò dapprima in Francia, il. diffondersi della invasione, il numero dei comun i italiani infetti, il modo di riproLlursi dell'afide ed altre molte e bellissime ed assennatissime notizie durante l'esposizione delle i1ali pochissimi seguirono il conferenziere, finchè venne l'ora di r itornare in caserma senza che fosse stato insegnato il modo di difendersi dall'infausto insetto. E per quell'anno, non per colpa del professore, di fillossera non si parlò più! Mi si permetta di citare un altro esempio: un altro egregio professore spese tre intere conferenze per ·voler far comprendere ai soldati che i l cambiamento delle stagioni è dovuto all'inclinazione dell'asse terrestre e dall'orbita della terra. Per quanti ne abbia in-terrogati, nessun soldato mi ha fatto calJÌre di aver capito. Potrei esilarare il lettore se raccontassi le risposte ricevute. Quando l'insegnante d'agraria sa,rà un ufficiale, simile fatto non accadrà. L'ufficia.le che ha vissuto solo qualche anno presso le truppe, sa qual'è la capacità intellett iva dei ~oldati e sa per esperienza che certe cose è inutile dirle perchè è impossibile farle entrare n"'lle teste dei nostri ' soldati. L'ufficiale non essendo professore, ma un semplice insegnante elementare di agraria, lascierà da p1.irte il farragginoso e talvolta incomprensibile linguaggio scientifico ed userà nell'esposizio_n e dei concetti parole, modi ed esempi facili e piani, alla poi·ttl.ta di tutte le intelligenze, con quanto vantaggio dell'istruzione agraria ognuno comprende. Quando l'insegnamento agrario sarà affidato ad ufficiali si .avrà altresì il vantaggio di poter dedicare all'istruzione agrari a qualche ora delle meno adatte ad istruzioni mili tari, $pecialmente nel periodo invernale, durante i giorni d i pioggie insistenti o di neve e si avrà modo altresì di dar c·ompleto sviluppo all' istruzione, cosa che i)er quanto ho pot uto rilevare, il professore ·non può fare perchè ad epoca det ermin ata., tralascia il corso delle conferenze finito o no e non lo riprende che nella stagione invernale successi va, cioè le conferenze cessano nell'epoca migliore per osservare le pratiche agra.ne più importanti.

q


1880

1881

IMPORTANZA DELLA DJFFUSI ONE

DELL:F; ÒOGN1ZI0~I AGRARIE NE L L'ESERCITO, ECO.

E che dire della possibilità di impartire una istruzione ootanto vantaggiosa, anche nelle minori guarnigioni o nei distaccamenti dove ~ttualmente per mancanza d'insegnanti non può essere impartita? Accenno ancora che, per qnanto poco importanti, vi sono anche ragioni cli economia. Non tutti, forse pochissimi sono i professori che ricevono emolumenti per le loro prestàzioni, ma qualcuno ragionevolmente e giustamente vi è ed anche questa spesa,, sia pur modesta, si potrebbe risparmiare perchè l'opera degli ufficiali istruttori d'agraria sarà sempre spontanea e disinteressata. Le somme così risparmiate, si potrebbero impiegare nell'acquisto di conveniente materiale d idattico tanto necessario a fermare l'attenzione dell'uditorio e ad interessarlo maggiormente allo svolgimento del la conferenza. Mi si permetta di esporre un'ultima considerazione a favore della tesi che sostengo : Jnsegnando agraria il prestigio dell'ufficiale, quel prestigio che è tanta parte della autorità morale dell'ufficiale ci verrebbe a guadagnare o a SCf1pitare? Al benigno lettore la risposta.

legione domani se, come auguro, si accorderà q ualche facilitazione a quelli che vorranno frequentare q ualcuna delle nostre ottime scuole agrarie o se dai banchi della Scuola Militare sorO'erà una volta la settimana, la voce dì un pro~ t:, . fessore di agraria ad impartire ai futur i ufficiali, le nozioni della mode,rna agricoltura. L'nfficiale italiano che, nelle modest e scuole reggimentali, ha saputo prendere il posto del maestro elementare, saprà anche supplire vantaggi '.>samente il professore d'agraria e ciò nella persua,s ione inti ma di far del bene ai propri concittadini e di concorrere con l'opera propria alla rigenerazione economica della patria.

* **

Non bisogna credere che mol te o difficili siano le cognizioni necessa,rie per c1ssere in grado di impartire l'istruzione agraria ai soldati, ma sarebbe altresì errore credere che senza qualche buona 0ognizione speciale, si:a possibile assumere, con altrni vantaggio, un tale còm.pito. L'ufficiale ha già nel suo corredo non poche nozioni di fi sica, chimica, geologia, minera,logia, zoologia e botanica che possono facilitargli di molto l'assunto. Le ottime pubblicazioni che ogni giorno vedono la luce, qualche buon giornale di agraria e la buona volontà, che mai fa difetto nell'ufficiale italiano, faran no il resto. È d'altronde assai confortante il fOter affermare che non sono pochi oggi gli ufficiali, che si son posti in grado d'impartire l'insegnament,o agrario ed i pochi di oggi s~iranno

Gennaio. 1904. F .RlGNANI AURELIO tenente 7 6° 1·eggimt11 to fanteria.


VILLA GLORI

188:3

« Ora, . o signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le « condizioni della capitale di un grande Stato. Roma è la « sola città d'Italia che non abbia memorie esclusivamente « municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari « al tempo d'oggi è la storia di una città la cui importanza « si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una « città cioè destinata ad essere la capitale di ~m grande Stato. « Convinto, profondamente convinto, di questa verità, io mi « credo in obbligo di proclamarlo nel modo più solenne da« vanti a voi, davanti alla nazione, e mi tengo in obbligo di « fare in questa circostanza appello al patriottismo di tutti « i cittadini d'Italia e dei rappresentanti delle illustri .s ue « città, onde cessi ogni discussione iu proposito, affinchè noi « possiamo dichiarare all'Europa; affinchè chi ha l'onore di « rappresentare questo paese a fronte delle estere potenze « possa dire : la neqessità di aver Roma per capitale è rico« nosciuta e proclamata dall'intera nazione ». Questo voto solenne dell'insigne statista, suggellato il 29 agosto 1862 ad Aspromonte col sangue del Capitano che l'Italia a?,orava., formò le sacre e costanti aspirazioni degli italiani e la questione della capitale anelò in seguito sempre più acutizzandosi. Nel 1865, sesto centenario della nascita cli Dante, l'aquila ·s abauda abbandonò le rive del Po per posarsi, non ancora sulle rive del « padre Tebro antico », ma su quelle dell'Arno, e da tutta Italia sorse spontaneo l'omaggio a Firenze, la patria dell'altissimo poeta. Sot,to i vari gabinetti instabili e mal si.curi che da allora si succedettero al governo della cosa p ubblica, non si mancò di cogliere ogni possibile occasione per asseverare il nostro diritto su Roma. Ma ninna impresa era più difficile della conquista della sospirata capitale, perchè vi si oppòneva, barri era insormontabile, la ferma volontà di Napoleone III e degli altri sovrani d'Europa paladini degli interessi comuni della Chiesa, cui l'abile astuzia del cardinale Antonelli, possessore di ambo «

VILLA

GLORI L'esempio rii chi muore per mia idea è semp re prolìcuo. ETTORE Soccr.

Dopo gli eventi fortunati del 1859, l'anno trionfal1:, e quelli del 1860 in cui l'opera sublime di Garibaldi ebbe la sua mirabile sintesi, il 29 ottobre, nell' epico saluto di 1·e d'Italia r ivolto a Vittorio Emanuele II presso Teano, due gravi -questioni rimanevano ancora da ri,::olve:re: Rom9, e Venezia. Cavour, il grande statista che dalle difficoltà politiche e diplomatiche dell'immane lotta del nostro riscatto, sembrava -attingere novello vigore e fede inconcussa, si accinse risolutamente a trova,r modo di definire la questione romana. Fin dall'ottobre 1860 egli aveva proclamato solennemente .alla Camera in Torino: « Durante gli ultimi d odici anni « ]a stella polare di re Vittorio Emanuele fu l'aspirazione « all'indipendenza nazionale; quale sarà questa stella ri « guardo a Roma? La nostra stella, o signori, ve lo di« chiaro aper tamente, è di fare che la città eterna sulla quale « venticinque secoli hanno accumulato ogni genere di glo« ria, diventi la capitale del regno italico ». Nel marzo del 1861, sottoposta nuovamente al Parlamento la questione roma.na, Cavour pronun~iava, il giorno 25, le memorabili parole : .... « La questione della capitale « non si scioglie, o signori, per ragioni nè di clima, nè di . << topografia, neanche per ragioni strategiche; se queste ra« ·gioni avessero dovuto influire .sulla scelta della capitale, « certamente Londra non s&.rebbe capitale della Gran Bret« tagna, e forse nemmeno Parigi lo sarebbe della l!.,rancia. « La scelta della capitale è determinata da grandi rag ioni « morali. È il sentimento dei popoli che decide le questioni « ad essa relative.

1883


VILLA GLORI 1884 le chiavi del cuor di Pio IX, faceva sembrare gravemente min:tcciati. I luttuosi avvenimenti della campagna del 1866 contro l'Austria imposero al governo del nuovo ~·egno,. rafforzato dalla Venezia, le cure più assidue e solerti -per rinsanguare l'esauste fina~ze ed epurare l'armata e l'esercito di q_i.logli elementi che tenevansi responsabili dei subiti disastri., studiando in pari t empo una più sana organizzazione delle forze di terra e di mare. Lo Stato, -per quanto la coscienza nazion~le :o ~p_ingesse alla conquista della città eterna, dovette qumdi d1S1~teres~ sarsi pel momento della questione ro:11~na p_er tema d1 gra_vi complicazioni con le potenze estere e m ispecie_c?n ~a Fra_nc1a. Non cessò però Garibaldi, forte della q uahta d~ Cap1tan_o del popolo, dalla sua agitazione in_ Ital~a e fuo_n contro _11 potere temporale. « Roma! Campidoglio·.1 (~cnveva ~gli). « l\la questi nomi snonano l'anima dell'Itaha, 11 suo eroismo: « la sua grandezza. Roma! rinunciare a Roma!. .. ma chi « rinuncia a sua madre? ... » E Mazzini rincalzava : « Roma « non è citt,à, Roma è un'Idea. Roma è il sepolcro di due « grandi religioni, che furono vita _ a l mon~o ~el passa,to e « il santuario d'una terra che albeggia e dara vita al mondo « neìl'a.vvenire ». Il mattino del 26 settembre 1867, Garibaldi è arr estato in Sina l un o·a poco lungi dal confine con lo Stato della Chiesa, e cli Ìà condotto prima nella cittadella di Alessandria e poi a Caprera. :Ma nella notte tenebrosa. dal 16 ~1 17 ottobre il sessantenne Eroe, solo, su un esile schifo, sfugge alla vigile crociera che circonda l'isola, sbarca in Sai~degna e, dopo dieciassette ore di sella per valli e per monti, raggiunge il porto di Brandinchi da dove, sopra um~ paranzell~ da .Pe.3catori, volge la prua a Livorno. ~a ~attma del 2~ e a Firenze fra le braccia di Benedetto Ca1roh, al quale dice sorridendo: e Di tante rischiose e disperate imprese che ho « tentato in vita mia, la più ardL1a e la piu be)la, quella di « cui sentirò il vanto infino che campo è questa mia fuga « da Caprera! »

'V ILLA GLORI

1885

La sera dello stesso giorno GaribaÌdi corre ai confini dello Stato pontificio e, agevolato dalla crisi ministeriale cagionata dalle d imissioni del Rattazzi, organizza i volontari e l'infi amma d'entusiasmo per la santa causa.

Un'azione concorde doveva svoJgarsi fra i patriotti della città eterna o le schiere dei garibaldini alla frontier~. I n Roma il lombardo Francesco Cucchi, oggi venerato senatore, era designato ~ capo dell'insurrezione, ma, la sua opera oltremodo attiva ed oculata, si esplicava nell'interno della città poca feconda per la snpina devozione del patri:.1iato alla corte pontificia., per l'indifferenza dei vecchi che non avevano fede e per l'assenza di una gran parte dei giovani che gemevano in carcere o che, insofferenti della t irannide papa.lo, avean preso la via dell'esilio. Insieme al Cucchi, molti volonterosi cospiravano ardent emente e primi fra essi i fratelli Enrico e Giovanni Cai· roli cli Pavia. « Erano questi, dice il Guerzoni (1), duo giovani indivi« sibili, quasi indistinguibili per statura, per e~~~, per modi, « per vesti, sicchè, appena e dovunque comparissero aC!Sie• « me si sentiva subito una voce dentro a sè sussurrare: « « ecco due fra.telli » ... • La fede, i sentimenti, lo idee, l'en« tusiasmo d'ogni cosa bella o ·generosa, la tempera euor« gica e pura avevano comuni, come era comnno l'anima « che li i:weva ispirati e il seno che li aveva nutriti. So non « che Enrico appariva più ardente e subitaneo, e se doveva « moderaro i t,rasporti dell'indomita natura stentava e sof« friva. G·iovanni all'incont,ro, ferreo come l'al tro, era più « calmo, men vivace, ma più pro6ndo » . Coadiuvavano il Cucchi nell'arduo intento anche i pa.triotti romani Napoleone Parboui - operoso e preveggente - e Augusto Ammanniti; - Alberto Ceresa di Lodi, il friu lano G. Battista Celh~ - il gentile eroe del ponte sul (I) na uno scri tto pubblica to nella Nuova ,lntologia, aprile !868. 120 -

ANNO Xl,IX.


1886

,JLLA GLORI

VILLA GLORI

Caffaro, - Natale Capac~ioli di Livorno, Giu sto Muratti di Trieste, Pio Vittorio Ferrari udinese, oggi stimato Prefetto di Massa Carrara, il Guerzoni, l'.A.damoli e molti altri. Ma; per le r agioni già dette, le cose andavano per le lunghe fra organizzazioni infeconde e dolorose disillusioni. Sopratutto difettavano le armi perchè difficile era provvedersene in Roma, o più difficile ancora averne da foori stante la rigorosa sorveglianza ai confini dello Stato e alle porte della citt,à. Un giorno discutendosi appunto vivacemente, in seno ai Comitato, della dofiuienza di armi, Enrico Oaù·oli, assetato d'azione e insofferente di ogni indugio, lanciò l'idea d'importarle dalla frontiera mediante apposita spedizione. P iacque la proposta e fu, con entusiasmo, decisa la sua attuazione. .A. tal :fine molti cospiratori uscirono da Roma e, dopo scrupolose visite e minuti interrogatori della polizia alla stazione e a P asso Corese, raggiunsero Terni, la gentile e industriosa città dell'Umbria. I fratelli Cairoli avrebbero dovuto uscire con questa schiera, ma precisamente il giorno avanti Giovanni fu arrestato dagli sgherri pontifici. E nrico si recò subito da monsignor Raneli, direttore generale dolla polizia, per roclè:(,mare la liber tà del fratello e, dopo u n fiero battibecco, potè ottenerla a condizione che ambedue partissero immediatamente da Roma. Ciò era appunto nei loro desideri ed infatti si affrettarono a r aggiungere i compagni in Tei·ni. L a cittii brulicava di giovani volontari di ogni regione d'Italia attratti ai confini dello Stato pontificio dal fascino irresistibile del gran nome di Roma e fiduciosi che propizi eventi avrebbero loro reso l'adonito Condottiero. « Oh, esclama il Socci (1), le b1:1lle serate di 'l'erni che « preludiarono le marcie fa ticose, i forzati d igiuni, i sacri « entL1siasmi delle battaglie, le serene soddisfazioni dei sa« crifiz i, ,incon trati sorridendo.... tanto era hi fede che :fio« riva nel cuore!

« Nei gruppi sussurroni dei giovinotti che facevano della strategia a buon mercato e trinciavano di politica a tutto pasto, incrociavansi tutti i dialetti, confondevansi t utti i « vernacoli, apparivano grandiose le bestemmie di tutte le « regioni italiche . . La b~st.emmia è l'abituale in terpunzione « del soldato speq1e se e m faccia al nemico! « Gli arr.uolam~nti si facevano sui tavolini dei caffè: q ual« che foren a era m una bettola e q ualche stato magofore iu 0 « una locanda.

(il Prefazione al litwo di Pio V,T-romo FERnAlll: Villa (ilo?'i - 1·icordi ed anetldoti deti'autmmo 1867. - (Societa editrice Dante Alighieri, lS99).

188 7

« «

-« «

~ ~l governo chiudeva gli occhi : i ragazzi, la sera, a ll a ritirata accom pagnavano i soldati cantando a sqnarciagola : Anderemo a Roma santa. A dispetto do i francesi.

« «

« Gli ufficiali ci guardavano con invidia. Poveri figlioli! Avr ebbero dovuto trattenerci e avevano una VOD'lia matta di venir via insieme con noi! » . ""

In 'L'erni i fra telli Cairoli, insieme al Fabrizi al Crispi a~ ~abacchi, si misero tosto all'opera per organiz;are la spe~ d1z1one che doveva provvedere le armi e le m unizioni al Comitato r omano. Il 20 ottobre, Enrico, reduce da Orte e da ~na r.i cogniziono a P asso Corese, annunciò che all a sera la piccola spedizione avrebbe iniziato la marcia. La lieta no'Vella f~ accolta dai settanta giovani designati all'impresa (t~l.e fu ~l numero fissa.to da Enrico) (1) con uno scoppio di g101~, e . 11. r esto della ?i ornata passò in fe bbrili preparativi. L abbigliamento dei volontari formava uno strano miscug lio d.i legg~nd~rie camicie rosse, di soprabiti, di giacchette, eh · ampie gmbbe da cacciatore , di abiti da soc,l·e t'a, . . . d 1 cappe1h d1 svariate forme, di stivali lucidi sfondati. P io Vittorio F er.r;ari racconta che era in gibus e stiffelius nero (I) Da un olenco. nominativo ra.voritomì, mercè la cor tese intercessione del commend~to~o P. V. .Ferrar,, dal volonlano berg'.l1111sco Angelo Rosa, risulta che il drappello d1 Villa Glori al momento della partenza da Terni era com1>osto precisamente dì set. lantotto uomini.


1888

VILLA. GLORI

e che, per ripararsi dall'acqua, dovette acquistare un caschettino ungherese impermeabile. Del resto Stefano Canzio fece tutt1:1, la campagna del 1867 in abito nero e lucida tuba, ed Ettore Socci ci narra che « a Mentana, in mezzo all'in« foriare delle palle, il Canzio appariva più bello d"e l veror « sotto l'~iristocrat;ica copertura ». La sera, la banda del presidio, dopo aver suonato la ritirata nella piazza p1incipale, ritornò in caserma intuouando la canzone: Ande1·emo a Noma santa ! I volonta ri vi fecero coro con vera frenesia e scambiarono baci ed abbracci con gli ufficiali e i soldati della milizia regolare. Poi i componenti la spedizione si recarono in casa del patriota conte Frattini dove Enrico, ormai designato capo dell'audace impresa,, li attendeva. A tutti venne distribuita uua rivoltella e quindi il giovane condottiero rivolse ai compagni un discorso vibra,nte di nobile fier ezza, concludendo con queste parole: « Ricordatevi, egli disse, che nell' im« presa che andiamo a compiere ci toccheranno stenti, pri« vazioni di ogni sorta., marce lunghe e faticose. Su lla vo« ska vita non dovete 0ontar più nulla ed una volta passato « il confine, tenetelo bene a mentC', non si tornerà più in« dietro. Io spero che nessuno dì voi verrà meno a l ginra« mento di « Roma o morto » . « Rorna o morte » ripeterono i settanta eroi ad una sola voce possente e l'eco si r ipercosse snlla folla ebbra d'entnsiasmo che di fuori attendeva. Poco dopo la colonna si mise in marcia sulla strada Confìgni-Can talupo-Passo Corese. Seguiva la colonna, nel buio pesto della notte, un piccolo omnibus non troppo robusto noleggiato in Terni, e che do'Veva servire quale ambulanza. I volontari, in gran parte giovinetti delicati e femminei che s'erano appena staccati dalle braccia materne, non allenati alle marce e provvisti di calzature inadatte, furono ben presto impacciati a proseguire e costretti a montare por turno su quel mal sicuro « onibussetto » che il Pascarella descrive argutamente nei snoi meravigliosi so.:ietti su « Villa Glori » , tanto cari al Carducci.

VILLA GL ORI

' /

1889 Innanzi di arrivare a Configni, prima tappa di oltre diecianova chilometri, il calesse fu preso addfritturn d'assalto e, per il carico sovrabbondante, ne ebbe una ruota fracassata, venendo così a mancare all~ spedizione quest'unico elemento logistico. l\'Ia per quei bravi giovani, infiammati di fervido entusiasmo, tale comico contrattempo non fu cho lieto motivo di chiassosa allegrezza. Alle otto dol mattino del 21, rinfrancati da una sosta in Configni, i volontari ripresero la marcia con baldo vigore. Verso il mezzogiorno: dopo . un percorso di circa. dieciassette chilo~etri, ~a colonna arrivò a Cantalupo, un piccolo b_orgo d~n~rnato eia un castellaccio, antico feudo del principe Vami. Iu questa località il drappello trovò di che rifocillarsi, per quanto fosse passata poco prima uua colonna di garibaldin i. Alle tre pomeridiane i volontari furono chiamati a raccolta in una chiesa, ed a ciascuno d'essi venne data una lira. Dopo la distribuzione di qnesto denaro, l'unico dato duxante la campagna, Enrico ordinò al sno aiutante, il volon ~ario De ero~da, di leggere l'ordine del giorno. In questo, 11 capo ncorclo ancora le difficoJ tà dcll'im presa - più che a1·1·iscla:0ta, dispe1·ata - a.gginnge11do, a confGrma di quanto aveva detto la sera prima a Temi in casa Frattini, le seguenti parole: « Io spero di non essere ma.i per mancare al « mio dovere di capo ; però se avvenisse, chiunque cli voi « sarà autorizzato a spararmi contro, per punirmene, la sua « arma, che da parte mia lo farò con quelli che per avven« tura mancassero ~il proprio... » (l). ·

y

(!)

Que,; to frainrnonto dell'ordine del gio rno del 21 ottolJre, secondo la dizione lascia-

~ac, }olle sue Mc111~rie da Giovanni Cairo li, é scolpito sulla base del monum ento al À~1c10, ope~a 111sph a ta d1 Ercole Rosa. Snll,1 stessa b:1se faaao subilo seguito le p~role: . rlvedt-ret a llomo 1..... , che, poste a <1uel modo, rappre.;entano un non senso. li loro

s,~n~flc.~to appare invece chiaro da lia chiusa dell'ordine ,lel giorno che suona cosi: "Chi 1 • ~. nc1:s!1osto, Od ha mal ati i piedi, non <leve celarlo, giacch& guai se co ntinu ando, • c ll)lltl in altro terreno, dalla forza del rn ale fosse impedito di conli nuare. • P. necessità scelga un'altra via - e noi lo salutereino con un ;r1Jdio di fralelli ed • un : Arrivederci a lloma ! ,


1890

VILLA GLOR I

L'ordine stabilì inoltre l'organizzazione della colonna,, dividendola in tre sezioni cli cinque squadre ognuna, come appare dall'importante elenco dei combattenti a Villa Glori che figura in fondo a queste note storiche, e ch'ic devo alla cortesia del superstite signor Angelo Rosa. A capi dell~ tre sezioni vennero rispettivamente designati, per ordine numerico, Giovanni Tab!;J.cch} di Mirandola, Cesare !sacchi di Cremona e Giovanni Qairoli. Giusto Muratti di 'l'rieste ebbe hi carica di furiere, e Perozzi Angelo, romano, venne addetto al Comando in qualità di aggregato politieo. Alle 4 pomeridiano la colonna si rimise in marcia attraverso una campagna dall'aspetto selvaggio e sotto un'acq ua fredda e sottile. Calata appena la notte, dopo un rapido percorso di circa tredici chilometri, giunse la colonna a Ponte Sfondato. Qui si trovava un piccolo distaccamento di cavalleria delle nostre trnppe regolari comandato da un ufficiale, e poco mancò che i volontari lo attaccassero, nella presunzione ch e esso avesse l'ordine di sbarrare loro il passo. ::Ua, riconosciuta errata tale congettura, volontari e soldati fraternizzarono insieme fra il più schietto entusiasmo. In q nesta località vi era un'unica casa con un bettolino per la rivendita. di sali e tabacchi, e di svariati commestibili. Le migliori provviste erano state però in gran parte consumate dal distaccamento che ivi sostava da due giorni. e ai volontari si affacciò bieca la' visione della misera :fin~ del conte della Gherardesca. Ma non mancano ai giovani le felici risorse contro l'avversa fortuna, ed i noshi volonlontari, scoµe r to in un angolo della retro-bottega un mezzo sacco di riso, pensarono di ammannire un buon ris·o tto. Mezz'ora dopo l'intera colonna faceva onore alla deliziosa pietanza, ed il Ferrari, nell'interessante libro già citato, rammenta con vivo compiacimento l'improvvisato risotto che « per la circostanza e per l'a,ppetito restò memorabile ». La notte i volontari riposarono alla meglio, e il mattino del 22, alle 4 G, ripresero la marcia alla volta di Passo Corese, accompagnati dai fervidi voti del comandante il distaccamento, il quale si era con loro « dimostrato gentilis-

1891 « simo .». Percorso in breve questo tratto di circa dieci chilometri, la colonna si arrestò al di qua del fosso Corese gonfio per le continue pioggie. Nell'intento di non destare i sospetti dei doo-anieri i vo . o ' lon~an passarono alla spicciolata il fosso sul ponte della ferrovia e nuovamente si riunirono ad un ampio casolare presso la sponda sinistra del Tevere, dove il rlrappello fu riordinato ed il comanda.nte constatò che nessuno era rimasto indietro. La sezione di Giovanni Cairoli montò cli guardia. Tl gio· vane capo ne approfittò per rivolgere ai suoi amici, con calma e con l'abituale dolcezza di voce, un breve discorso dovo pure affermando che senza distinzioni gerarchiche t utti dovevano trattarsi come fratelli dandosi « 1·ecip1·ocamente « clel tu », proclamava la necessiLà delFordine e della, disciplina in qualsiasi fra,ngente. Volle poscia passare in rivista la s~zione e conoscere personalmente tutti i suoi componen~1. A questo proposito nel suo Gio1·naletto cli campo, in cornspondenza del 22 ottobre, trovo riportata questa caratteristica impressione : « Le prime quattro squadre m'inspi« rano molta confidenza, poco la quinta in causa di due « individui che mi sembrano troppo ciarlieri per questi mo« menti seri ». A Passo Corese· si compì la prima fase dell'ardita impresa. I n trentasei ore la colonna aveva percorso circa sessanta chilometri, marcia encomiabile se si tien conto delle condizioni climatiche, del nessun allena.mento alle fatiche ~i guerra dei volontari, del loro equipaggiamento scarso eà. rnadatto, e delle insufficienti risorse logistiche. VILLA GLORI

La località ùi Passo Corese rappresentò la piccola base cl'ope1·azione pel successivo avvicinamento che intendeva.si compiere lungo il fium e sacro. Nelle adiacenze del casolare vi erano su due carri, giunti nella notte trecento fucili con . ' re1~tJve munizioni; giù nel Tevere un ampio barcone e tre schifi fermati agli arbusti della riva sinistra, si trovavano


189:l

VILLA GLORI

pronti a ricevere i volontari e le armi destinate ai cospirato1'i di Roma. Alcuni militi ebbero l'ordine di scaricare dai carri i fu. cili e. le munizioni e di trasportare tutto nel barcone. Pioveva a dirotto ed il terreno umido ed argilloso rendeva il cammino oltremodo disage\7ole. I fuci li furono presi a fasci di quattro o cinque con la baionetta rivolta in basso, e, dopo un paio d'ore di lavoro fastidiosissimo, l'operazione fu compiuta. All'opposta riva del fiume si mostrò per brevi istanti qualche curioso. Ohi sa, congettura il Ferrari nel suo libro, che q uella gente abbia. contribuito a far abor~ire l'esito della spedizione con rapido avviso alle autorità centrali IJOntificie ?... Ma io penso che, a meno di un serio . sconvolgimento in Roma per opera dei rivoluziona1~i, sarebbe stata ·vana pretesa g iungere inavveduti alla mèta prefissa, dal momento che il luogo d' imbarco e l'ultimo tratto da percorrere si · trovavano in territorio nemico, in mezzo ad impiegati dello Stato, od a campagnuoli supinamente devoti al governo della Chiesa. All.e ore tre ghnLrepidi g iovani presero p·osto nelle imbf.iroazioni. Il cielo si era rassenerato e spirava un venticello fresco di settentrione. La misteriosa flottiglia procedeva maestosamente in seno al fiume classico, verso l'eterna città dei Cesari. Col lieve mormorio dell' onde, tornarono alla mente clei g iovani argonauti i versi di E notrìo, R omano: Volgon, fin me d'Italia, o mai tropp'anni Che la vergogna dura: or .via uou più. Ecco, un grido io ti dò - ]\forte a' tiranni: Portalo, o. fiume, a Ponte :ùfilvio, tu (1).

Calò il sole in un1 apoteosi di luce e di colori, con accesi riflessi vermigli sulle sottil i n ubi all'occàso : spettacolo me. raviglioso .in questa campagna r omana desolata, ma pur così suggestiva e caratteristica. p~r i ruderi sparsi degli acque· (l) CARDUCCI , -

Ode : Agli amici !le/la fol Tibel'lna, agosto l86i.

VILLA GLORI

1893

<lotti, degli archi ruinati, delle colonne infrant e cui il pino e il cipresso circondano di silenzio e di venerazione. Campagna maestosa sulla quale un popo!o eroico sembra aver lasciati impressi, nelle linee del piano e delle colline, i segni della sua potenza e del suo trionfo. Sopravvenne buia la notte. « Le due sponde del :fi.ume) dice il F errari; si distingue« vano appena come due nere striscie serpeggianti. Di tratto -« in tratto la pianura appariva ancor più cupa del .resto: << erano forre, macchie, canneti, boscaglie. Non un lumicino -« che additasse un casolare, che accennasse alla veglia, al<< l'esistenza cli q ualche creatura. Tutto · era buio, tutto clor<< n11va ». Ad onta di ciò, E1nrico Cairoli stimò prudente di disporre una guardia speciale sopra coperta del barcone, tanto più che il sonno e la stanchezza avevano vinto molti dopo le fatiche del giorno. A notte inoltrata la piccola fio~tiglia, -cui si era a.ggiunta una barchetta. trov~tta lungo il percorso , fece breve sosta nell'iimpio gomito che il fiume fa al luogo <le.tto il Mal Passo. Qui il capo. dispose per il trasbordo di tntti i . suoi uomini e delle armi e muniz ioni sui quattro schifi leggeri, perchè, liberandosi di un barcone pesante e m.olto · visibile: intendeva il Cairoli dì riuscir meglio ai suoi fini, secondo gli accordi prestabiliti con i cosP.iratori di Roma. Prima cli ripartire venne mandata in avanguardia una <l.elle barchette con dieci uomini al comando del volontario Sti'.agliati. Questi aveva l'incarico di sorprendere e catturare un posto di doganieri pontifici che doveva trovarsi presso la confluenza dell' A.riiene. I rimanenti volontari si -stiparono negli altri schifi, accovacciandosi alla, meglio in una immobilità quasi perfetta per non capovolgere le· minuscole imbarcazioni . Enrico Cairoli se ne stava a prora, silenzioso e pensoso; -con la faccia costantemente rivolta verso Roma, quasi i -suoi occhi cercassero discernere, attraverso le tenebre, i contorni dell.a città vetusta.


1S94

VILLA GLORI

Poco dopo, lontano, nel buio della notte apparì sulla sponda sinistra un fanale rosso, segnale prestabilito con lo S~ragliati: il colpo era riuscito. Infatti i componenti il posto d1 finanza, sorpresi nel sonno, erano stati agevolmente disarmati e dichiarati prigionieri di guerra. Più tardi il distaccamento, con i doganieri a .bordo dello schifo, raggiunse la spedizione.

Ai primi albori del giorno 23 , 1 volontari romani prat ici dei luoghi affermarono che l' eterna città era ormai vicina. Tutti, del resto, per quanto stanchi da.lle traversie passate, stavano ,,·igili e pronti quasi Ghe la vicinanza di Roma fo,sse stata presentita per quel fascino arcano che la città immortale irradia nella divina atmosfera che la circonda (1). Enrico, calmo e fiducioso, fissò a lungo lo sguardo intorno sperando di vedere i segnali convenuti dei congiurati di Roma, ma nulla, nulla... Si intesero invece voci alte e confuse provenire dalla vicina font e dell'Acquacetosa: erano. i riven~itori della .bevanda salutare che facevano le prime 1n·o,7 v1ste per la g iornata. · Una nebbia :fittissima avvolse intanto ogni cosa. Enrico decise che il romano Candida, valendosi di una barchetta . Rmna per assumere informazioni sugli avveni-' penetrasse m menti della città e sull'opera e le intenzioni degli amici. Nell'attesa di quest e notizie, il capo ri.tenne opportuno di sbarcare con tutti i suoi uomini e con le armi e munizioni. Fu scelto all'uopo un punto sulla riva sinistra: poco a valle d~lla fonte dell'Acquacetosa, e in breve tempo l'operazione eh sbarco venne regolarmente compiuta. Enrico fece sùbito eseguire da alcune pattuglie una rapida ricognizione nelle ({) Homa non ~ una. città come tutte Je altee - scrisse AMPÈnE nei suoi flitrau, romani - po1che da Roma si sprig iona • un charme malaisé à defi nir ».

1895

VII:.LA GLORI

adiacenze e quindi ordinò che tutti riparassero in un canneto poco distante dalla riva. Si attese qualche tempo, ma il Candida non fece ritorno, nè alcun segno si rivelò della prestabilita cooperazione dèl Comitat o romano. Ohe fare? ... Nell'incertezza incresciosa dea li eventi e data t:> ' la probabilità di un attacco delle truppe papaline, Enrico decise di abbandonare la posizione del canneto, non adatt a per un'eventuale difesa stante il dominio che su essa aveva la circostante collina. Perciò dette l'ordine al fratello' di salire CO?, la t erza sezione l'altura,· di rendersi conto dei caratteri topografici e difensivi della posizione e di occupare eventualmente la villà che si scorgeva sulla sommità. L'antica topografia del luogo è ora alquanto cambiata in · seguito ai I.avori eseguiti lungo l'argine di sinistra del Tevere, alle profonde cave di pietra praticate sui fianchi della collina e all'apertura della magnifica passeggiata dei Monti Parioli ; anche la vegetazione è oggi meno lussuriosa, per l'abbandono in cui la località è lasciata dal comune di Roma ' attuale proprietario. Il Guerzoni: nella scrittura glà citu.ta dell'aprile 1868, così caratterizza efficacemente l'aspetto çl.el luogo. « L'altura, più colhna che monte, è una, delle anella « pr ominenti della tenue catena dei Monti Par ioli, e sorge « quasi improvvisa ad una dell e classiche e più ardite ri- . « svolte del Tevere, cl~l quale dista poco più di venti metri, « onde pare che il fiume le faccia di natural cortina. ed essa « alla sua volta di spontaneo antemurale al nume. vertice « è quasi piano e vestito di folta vegetazione; il dorso più « arido e ripid.o da ogni latò, ma più ancora da quello onde « il monte s'appoggia al :fiume. Sull'altipiano, dalla parte « che prospetta il Tevere, biancheggia una casa signorile, . « ed è la villa del signor Gloria (?) proprietario del luogo : « da.lla parte opposta, ma sempre sul ciglio superiore, sorge « la casa rustica della stessa tenuta » . Alle ore 6 e mezzo, Giovannino avvisò che aveva occupata la villa ed i· volontari iniziarono allora l'avanzata &U per l'erta del versante nord-est del colle.

Il


1896

1897

VIL..LA GLORI

VILLA GLORI

In quel momento, diradatasi la fitta nebbia, mite splendè il sole.

anzitutto contro qualwnque sor'J)1·esa 1 e, scope1·ti ed attaccati, p1·ofitta1·e cli t1-dti gli elementi di difesa che la posizione; o/lriva. Subordinatamente a tale piano, si stabilì di collocare in giro delle vedette per guardare gli accessi da tutti i lati della. ·posizione; di occupare con un distaccamento la casa rustica. del vignaiuolo, perchè da questa. par te, essendo meno erto il fianco della collina, si presentava più probabile un att,accodel nemico; di tenere nella villa, posta in posizione coperta ed arretrata, il grosso del drappello e, nell'e~rentualità diun'azione, di considerare la villa stessa come l'ultimo 1·i- · clotto clei combattenti. · Verso mezzogiorno, secondo l'accennato disegno, fu occupata con due squadre della terza ·sezione, la, castt del vigna·iuolo, di cui oggi non esistono che pochi ruderi, situat_a. sul ciglio del versante sud-est della collina, verso lo sbocco· dell' unica strada allora esist ente dell'Arco Oscliro. Giovann i,. mE1sse a, posto le due squadre nella casa e collocato il volontario V eroi di sentinella sopra un pagliaio che sorgeva vicin o, visitò i posti d'osservazione distribuiti intorno a ventaglio nel settore compreso fra la fonte dell'Acquacetosa e la cappellet ta di San Giuliano. Più tardi, ossia poco dopo 1e tre del pomeriggio, il Vero i segnalò · una pattuglia d i dragoni pontifici in tenta a perlustrare le a.diacenze e che si ritirò poi frett olosamente appena accor tasi della presenza dei volontari. L'annuncio che la sentinella diede di questa pr ima avvisaglia è cosi, scult,orian{ente, descritto nel sonetto X.I del Pascarella :

« E mentre annamio sopra, ·intorn.o intorno

Se sentiveno batte' le campane De Roma, che ce da veno er bongiorno ! » (1).

Enrico, per evitare ch e il bagliore delle armi fosse veduto da luugi, volle che esse venissero lasciate in una boscaglia presso il canneto, per riprenderle poi appena g iunti jn posizione (2). · I volontari s'installarono nella villa di proprietà del romano sig nor Glori, clericale della pit'.1 bell'acqua., e frugando per ogni buco t rov~1rono « dei melograni e bnon numero d i « bot tiglie d i eccellente vino dei castelli » · (3). La seziòne <li G iovanni, che prima aveva occupata la villa, pensò poi ad introdurre. in casa., con le debite cautele, le armi che erano state lasciate nel bosco. Il furiere Muratti venne mandato in Roma coll'incarico <li provvedere vettovaglie pei volontari ~d assumere notizie s ull'opem del Comitato. Ma il Muratti, per quanto fosse provvisto del passaporto del triestino Mosettig, parlasse bene il tedesco e si spacciasse per austriaco e buon cattolico, fo arrestato a porta del Popolo e soltanto qualche giorno dopo r ilasciato in .libertà. R iuscì invece a por tàre notizie dalla v icina citt~ il coraggioso fanciullo Gavroche che, agile e instancabile, a veva fino da Terni seguìto il drappello. Le informazioni recat e dal piccolo messaggero furono così scoraggianti e.b e Enrico decise di tenere, in una stanza del piano su periore deJla villa,. \111 consiglio coi capi sezione, l'aiutante maggiore ed il r oma110 Perozzi pratico dei luoghi. Si convenne di difenders i e di r esistere stren uam ente sul posto, osservando questo concett o fondament ale:· p1·ernuni1·si (iJ C. PA~CAlìEr.r.,1 . - Villa (;tori . Sonetto Vili. {2) La notizia di ques ta misura precauzionale presa da Enrico Cairoli ci è fornita dal d iario del fntlello Giovanni. J~ però log icar:nent,e d,1 ritenersi che l'ordine dato dal ccmandante si rifN·isse soltanto alle ann i des tinate aì cospiratori di Roma e non a quelle <:ostituen ti l'arrnamento iwl ividu ale (lei volontari. li Ferrari afferma infatti che durante la sali ta i fncill furono avvolti nelle co1lerte. (3) P. V. Fr;;nnARJ . - Libro citato.

«E di.ce : - Che l i possino .ammazzalli I S'è vista 'na patuja de dragoni. se·so' avanzati 'fino sotto ar muro; Hanno clato la. fuga a li cavalli, E so' s parit i. i n g iù pe' l'Arco Scur o. »

Giovanni, avuta autorizzazione dal fratello, portò allora alla casa del vig naiuolo anche le altre tre squadr e della sua sezione, ed egli pnre vi si stabilì prepar ando i suoi uominii-


VILLA GLORI 1898 con opportuni avvertimenti e con parola calda di patriottismo ) al prossimo ineluttabile cimento. . Ed ora facciamo post o, riverenti, alla descrizione concisa ,e commovente che Giovanni Cairoli, nel suo Gi01·naletto cl-i ,ca'YJ1,po, fa dell'azione svoltasi con le truppe pontificie : « Un'ora e mezza più tardi (dalla scoperta delhi patt_uglia' « esplorante dei dragoni pontifici) e cio~ verso le 5 '/,, pom. << si presentano i papalini al cancello della vigna; è una com« paguia di carabinieri esteri. Mando subito ad avvertire il « Comandante e dispongo in catena la mia sezione - meno « una squadra che rimane nella casa, alle finestre, ma che « poco dopo colloco colle altre. - D i lì a poco arrivano i « colpi nemici; dobbiamo soffrirli per un buon tratto senza « tirare, stante l'inferiorità dei nostri fu(\ili. Qniucl i faccio « aprire il fuoco. Arriva il Comandante (il mio caro E nrico) « e mi ordina cli ripieg~1re verso la casa grande; si eseguisce « col massimo ordine. Moruzzi è ferito da due palle; io e « Campar i faccia.mo ogni sforzo per poterlo t rasportare con « noi, ma inutilmente; siamo costretti a )asciarlo sul terreno. « Poco dopo è ferito Castagnini. « R ipiegata la seziono fino all'ul~imo risvolto della straia « che conduce alla casa grande, la stabilisco di n uovo in ca« tena sulla linea delle altre. Dopo poco spuntano ì papalini. ·<< Grido « lV. Italia!» che) proferito, è ripetuto dà tutti con « entnsiasmo. Il Comandante comanda la carica alla baio« netta e si slancia alla corsa verso il nemico ; io lo segno ·« con tutta la sezione. Vedendo il Comandante (il mio En« rico) troppo distaccato da noi, lo chiamo: - « Aspetta, « Enrico, che andiamo uniti» . - Ei mi aspetta. Arrivatolo, « m'accorgo che il mio revolver non funziona bene; lo ag·« giusto, . sparo u 11 colpo nella dil.'ezione del nemico, quindi « con Enrico monto la, scarpa sinistra sulla strada ed entro « nella campagna ad inseguire i foggenti. Alcuni si sono «fermati; 'il Capitano (1) è fra essi. Ci dirigiamo a. lui (che -« ci prendeva di mira con u na pistola) coi revolver spianati.

(i)

Barone ~leyer de Schaunsee Leopoldo, capi tano dei carabinieri esteri.

VILLA GLOR I

1899

Enrico sparò; in quel momento vedo un carabiniere·diretto contro di lui; mi gli slancio addosso e trovando nuovamente il mio revolver ribelle allo scatto, glielo percuoto furibondo « sul viso. Dopo un istante di mischia furiosa, mi trovo ac« canto (sulla sinistraì cl' Enrico mio e circondato; una sca« rica ci fa cadere nello stesso istante. Appena a terra ci ve- · « diamo barbaramente assaliti alla baionetta ; ci feriscono « ancora, e fuggono seguiti dalle nostre imprecazioni cli« Vi« gliacchi ! >~ e «Birbanti! » . · . « Passai alcuni istanti in una specie di letargo; appena « svegliato mi parve d'essere stato sotto l'incubo d'un sogno, « ma subito fui richiamato alla triste realtà dalla voce del mio « Enrico e dai dolori delle ferite. « Muoio » mi disse il fratel « mio. « Io pure » replicai. « Povera la nostra Mamma! » « r ipigliò Enrico. Poi gli si aumentò l'affanno; aveva due « gravi ferite, l'una al petto eh' io non poteva scorgere, « l'altra all'angolo destro della bocca. F'eci il possibile per « dargli aiuto ; non potei altro che presta.rgli debole appog« gio del mio braccio destro. Soffriva assai. il mio Enrico, « {na emette·v a pochi lamenti. Riprese : « Desidero essere se« polto a Groppello » (1) - poi, dopo un istante di silenzio: « « Salutami :Mammina, Benedetto, Minoja » fece uno « sforzo supremo per dirizzarsi sull'anche, e ricadde. Il mio « Enrico spira·va ». Il Tabacchi, con la sua sezione e parte della terza, prevenne un ultimo att110co dei pontifici sulla destrn verso la villa, e poi il nemico si ritirò precipitosamente, mentre sul funebre teatro dell~1 lotta calò quieto il crepuscolo e in fondo alla ,campagna, testimone imponente e solitario,

«

« «

« ..... er cupolone de San Pietro Pareva de toccallo co' le deta ».

(!) li desWeno del morente, in seguito alle vive insistenze di Gio,·anuino presso le ,rntorità pontilicie e al!' introm issione del!' ottimo prel ato inglese Edmund Stonor, venne poi esaudito.


VILL.-1. GLORI

Vll,1,A GLORI

Il drappello che si era riunito intorno al Tabacçhi si rit irè> nella villa, dove si ricoverarono anch e il Oastagnin i ferito lievemente ed il Ferrari, cui un proiettile aveva spezzato il braccio sinistro. I n quel momento di ansia e di trepidazione, i superstit i si gtrnrdarono l'un l'al tro costernati, . si contarono. Quanti mancavano all'appello!. .. · In tutti si formò la dolorosa convinzion.e e;he i fratelli Oairoli nell'audace insegui mento alle calcagna dei papalini, fossero stati uccisi. Si t ernè pure per la s0rte del Mantovani che strenuamente aveva combattuto, e si constatò la, mancanza di Moruzzi, Bassini, Papa,zzoni, Mosettig ed altri, giacenti di certo feriti sul campo cruento delhi, lotta. Dopo un'ora circa di ernclele incer tezza sul partito d;3, pre'ndersi, mentre il veneto Fa,bris studente di medicina cnrava all a meglio i ferit,i, parve ai volontari che, dàl di fuor i, una voJe lamentevole chiamasse al soccorso. Il grido si ripetè più distinto e angoscioso, e allora il Fabris e lo Stragliati: .affacciatisi ad una finestra del piano superiore, ch iesero chi era. Mosettig!. .. rispose una voce nel buio pesto della notte. Compresero i supersti ti raccolti nella villa il sacro dovere che lor o incombeva in quel momento critico, e, 1:1enza in dugi, uscì u n drappello alla ricerca dei compagni. In brev e furono portati entro la casa il Mosettig ferito ad una gamba,, il Pa.pazzoni ferito ad un p iede, .l'eroico Mant ovani ag onizzante e la salma. del p rode Enrico Oairoli. Sul campo non fu p ossi bile trovare "Giovannino, ch e pur si sap eva caduto mentre faceva scudo al fratello, sotto quel mandorlo che, irr0rato da così nobile sangue, schiude ancor oggi i fiori benedetti alla prime carezze del t iep ido aprile (1). .

• (1) Tn !lccasione cie l 25° ·a uui,•ersaiio della liberazione cli Roma, venne praticata 1rn:1 strnda cl'accesso alla sommità della collina e, pres~o il manclo rlo, fu ereltìt una

1111ovR

~olonna commemoraliva.

1901

. ~fa Giovanni, ·a t arda sera, aveva potuto, aiutato d al Bassm 1 Odoardo, feri to meno gravemente, t rascin arsi alla casa . del vig naiu ~lo dove, sotto il porticato, si trovava g ià disteso sopra u~ 1:111::;ero giaciglio di paglia il l\foruzzi (1), mortalmen te ferito al v entre. • ?ura~te la' notte i volontari illesi, av vilit i per la perdita dei capi e ormai impoten ti a qualunqu e u lteriore resistenza si sbandarono _in varie direzioni per la deserta campagna : dopo aver lasciato a guardia dei feriti oltre ai doo-anieri pon tifici fatti p rigionieri presso la confluenza dell'Anien e tr e generosi e cioè : il Oampari, il Colombi ed il Fiorini'. *

**

. M~s~ero talu_ni svariate critiche o p ronunciarono disparati gmdiza sull'azione del prode manipolo di Villa Glori . Si accusarono, ad esempio, i superstiti di avere abbandonato crud elm~nte i morti e i feriti . Ma se si tien conto ch e il combattimento cominciato alle 5 e mezza pom. non ebbe termine che al calar del sole : che la ricerca dei feriti in realtà fu fatta e forse non più d,i tr e o:·e <lo?o la fi~te della lotta; che questo ritardo dipese dalla situ azione d ei sup·e rstiti guanto mai critica ed ano-osciosa per la perdita de.i capi e per la t ema, col favor delle tenebre, d i i ~sidie d_a parte del nemico ; che ai volontari , nella nott e, s'impose m eluttabile e sicuro il di lemma: 0 sbandarsi o cader p rigion ieri l'indomani dei pon tifici1 e che ad o~ ~ i modo, non_tt:tti abban donarono il oampo, ma, c~me s1 e detto, talum run asero a cura dei ferii.i ; se di tutto ciò ripeto, si t~en conto non si può che respingere tale iugiust~ ·ace~sa te~dente . a gett~re u:ia triste B falsa luce sull'episod10 g lonoso dei Monti Par101i. Taccian o adunque i facili censori: dell'opera dei settanta volontari capitanati da Enrico Oairoli, il cavaliere dell'ideale /1) Moruzzi Giuseppe di Pavia mori 1>ochi giorn i dopo, ossia a ll'alba del 2S ottob re nell'osped-ile di Santo Spirito in Roma. '

!ti. -

AN!(Q XLIX.


VILLA GLORI

1902

VILLA. GWRI

che cade col revolver in pugno proferendo il nome della mamma rimane sempre il nobile ardimento e l'epico eradioso s;crifizio, da cui si sprig iona tutta uu'onda di eroica .poesia e . sorge sublime la leggenda.

Il mattino del giorno 24 tutti i superstiti si trovarono .raccolti nella '\Tilla . Giovannino Oa.iroli, affranto dalle inaudite sofferenze e « tinto del proprio e del fraterno sa.ngue », si era presentato, come una apparizione miracolo<sa, al levar del sole fra lo stupore e la letizia dei compagni. In · tale critico frangente, nell'orrore di quel luogo chiuso barricato, fra i gemiti strazianti dei feriti e i cadaveri del povero Enrico e del Mantovani, questi spirato nella notte .dopo un'atroce agonia, si pensò di l~sciarn in lib~r_tà i yr~gionieri pontifici nella speranza che essi, recandosi i~ c1~t~, avrebbero mosso il comando militare al soccorso dei feriti. Verso mezzogiorno numerose truppe papaline composte, come dice il Ferrari, di zuavi, antiboini, tiraioli, zampitti, dragoni e gendarmi, si presentarono da ogni lato de_lla. ~osizio11e schieràte in ordine di combattimento. Tale mutile apparato cli forze e il contegno bellicoso dei pontifici _ch_e -avanzavano con le armi spianate pronte a far fuoco, irritarono Giovann~no al punto che, in uno slancio di sublime ardimento, propose ai compagni un'ultima disperata resistenza. Ma il giovane eroe, volto in giro lo sguardo sulla scena di dolore che lo circondava., comprese l'inanità di si.mile sforzo, e sfinito dalle ferite, tornò ~ccasciato presso la salma del suo caro E nrico. Un fazzoletto bian.co, attaccato alla punta di una lunga canna fu fatto sventolare a.a una finestra delle stanze su' La prima linea degli assalitori venne allora fermata periori. e, da lungi a voce alta, si cominciò a parla.m_e nt~re. U n tenentino dei dragoni si fece finalmente avanti gndando: « Ne fai'tes pas cle feu ! ... pas cle feu ! .. . » 1 e quindi entrò nella ' villa seguito da buon nerbo di soldati.

1903

I volontari furono · d ichiarati prigionier i di guerra, e le armi vennero sul momento rese inservibili, pestandole con earan fracasso contro il suolo o contro il muro. Molti di . q uesti ferrivecchi erano carichi, ma nessuno esplose nelle mani dei papalini. Soltanto all'i rn:brnnire g iunsero:da Roma alcuni carretti, .sopra i quali su sacconi di paglia furono adagiati i feriti -èhe langui vano senza cibo da ventiquattr'ore. Altamente tragico fu il distacco di Giovannino dalla salma ,d ell'adorato fratello. < Bacio, egli d ice nel suo diario, an. « cora in viso il mio Enrico, stringo nelle mie le mani sue ·« gelate! L'ultimo bacio, l'ultima stretta di mano su questa ·« terra! Ugual segno d'affetto voglio dare all'amico Man« tovani, ma me lo impedisce, trascinandomi fuori, il buon « Oampari che teme la soverchia commozione m'aggravi lo ,< stato delle ferite al capo. Ei compie la pia bisogna di « staccare due ciocche cli capelli ai due poveri spenti, e mi « rende possessore del prezioso ricordo di morte ». Il triste corteo :fiancheggiato da uno squadrone di dra' . .goni a cavallo, percorse la via dell'Arco Oscuro ed entrò .in città da Porta del Popolo. Nella piazza omonima tre cannoni erano punt ati con tro le tre lunghe strade che si . -d iramano a ventaglio. Il funereo convoglio prese per la via di Ripetta in mezzo .ad un silen~io sepolcrale: pocbi cittadini transitavano sospettosi, e chiusi erano i negozi, i portoni e le finestre_delle .case. La città giaceva sotto l'impressione di notevoli avvenimenti verificatisi in quei g iorni, e pei quali n uove e <lolorose disillusioni aveano rattristato l'animo dei patriotti anelanti a Roma italiana. Vani tentati vi infatti d'insurrezione, secondo il piano del ·Oncchi, erano stati repressi o sventati due giorni innanzi, ·Ossia il 22 ottobre : così no·n era riuscito l'assalto al Cam~idoglio capitanato dallo stesso Cucchi, sta,nte la difesa fatta -da due compagnie pontificie al comando del De Ourten; ed ~rano stati sventati il colpo sul corpo di guardia di P iazza ·Colonna affidat o al colonnello Bossi e l'assalto a Porta San


"1904

VILLA GL ORI

P aolo che doveva essere guidato da un manipolo di valorosi fra cui il Guerzoni, il Cella, il Marzuttini, il Cer esa, allo scopo d'introdurre in città duecento fucili che stavano nascosti a Vigna Matteini a circa un miglio dalla Porta. E ra riuscito invece in parte il tentativo di far salt are in aria la caserma Serristori, me1'cè l'opera dei popolani Monti e Tognetti che scontarono poi sul patibolo il loro ardimento. · Tali moti insurrezionali, le vaghe ed allarmanti notizie della fiera mischia sui Monti Parioli ed il presentimento di violente repressioni (1) per parte delle imbaldanzitE, autorità pontificie, avevano gettato la città nella costernazione. Alle ore .otto di sera il corteo si fermò alle por te dell'ospedale di Santo Spirito, dopo aver lasciato nell e orride se· grete di Castel Sant' Ange)o i tre generosi rimasti a cura, dei feriti. * ** I volont ari sbandatisi nella n otte dal 23 al 24 raggiunsero in gran parte le schiere garibaldine che già avevano passata la frontiera e fecero in tempo a trovarsi il 26 ottobre e il 3 :novembre a i combattimenti di Monterotondo e. di Mentana. Ultimi ad allontanarsi a malincuore dal campo funereo furono i fratelli Angelo ed Eugenio Rosa, lo Strag1iati, i fratelli Vacchelli e i due Isacchi. I sette superstiti vagarono insieme nelle adiacenze di Ponte Molle, pronti ad accorrere in Roma al primo segnale di rivolta. Nel pomeriggio del 24 ebbero un colloquio con Guerzoni e Adamoli Ul Nel pomeri::tgio ciel giorno appresso, 25 ottobre, le tru11pe pontiOcie circondarono nel quartiere di Trastevere l'opillcio Alani, dove erano raccolt i parecchi patriot.ti romani intf'.ll ti a prnpararo hrndP, e r.artucce. Dopo una lunga e viva lotta i pa[Ja lini irruppero nella casa, massacrarono alcuni tki congiurati cd a ltri roccro prigionieri: fra i morti vi ru Giudi tta Ta vani- Arquati , donna di alti sensi e di grande ardimento; erra -i 11rigionieri il forte p1triott.1 avvocato Cesare Sterblni. Il mattino ddJo stesso giorno il generale Zappi, visil.3ndo l'os11edalc di Santo S1>irilo, aveva van tato J'illet·.::ia di Ron>a con queste au tentiche parole rivolte ai feriti di Vill,1 Glori: , Avote veduto coi vostri oc,:hi che la Roma eterna n on si muo ve ... L' ~plsoclio ero ico cli casa Aiani dimostrò ingiustificata l'accusa del generale pontillcio.

VIU,.A. G LORI

1905

del Comitato romano in un'osteria sulla via Flaminia appena oltrepassato il ponte, ove si convenne che, in vista di probabili avvenimen ti, l'indomani i sette giovani sarebbero entrati alla spicciolata in città per trovarsi alle 3 poro. in piazza di Spagna. I fratelli Rosa, nel mentre recavansi all' appuntamento, furono all'angolo di via del Tritone con via Due Macelli circondati da pattuglie di papalin i,t'arrestati e condotti al <}Ospetto del generale Zappi, Questi chiese sùbito loro se avevano preso par te al combattimento del giorno 23 ai Monti Parioli e i due fratelli, sdegnosi, dapprima r estarono m nti ; ma poi, seccat i dalla burbanza dell'interlocutore, risposero con fierezza : - Sì, fummo tra i combattenti del 23! - Di quanti volontari si componevano le colonne garibalcline ai Monti Parioli? A queste parole un sorriso melanconico sfiorò le labbra dei due giovani; - poi, con voce sicura, risposero : . - Il nostro d1·appeUo era di settantotto uomini! - Suvvia ! Ciò è impossibile. Non prendetevi giuoco di me !. .. Dite tutta la verità !. .. - Ripeto - rispose Eugenio con fermezza e lieve ironia ~ che le n ostre colonne si componevano di settantotto uomini, dei quali solo una cinquantina comb&.tterono, mentre gli altri rimasero in riserva pronti a proteggerci in caso di rovescio. Ma non ci fu bisogno del loro intervento, perchè i pontifici volsero prest o in ritirata. .A. tali reciso affermazioni, il generale, t urbato, afferrò un campanello che scosse nervosamente. Comparve sùbito l'ordinanza, alla quale diede ordine di chia mare il co,mandante delle due compagnie papaline a Villa Glori. L'ufficiale non tardò a presentarsi e lo Zappi gli r ivolse seccamente questa categorica domanda : - Secondo i suoi calcoli quanti erano i combattenti garibaldini ai Monti Parioli ? - Certamente intorno al migliaio - rispose lesto e convinto il comandante.


VILL A GLORI

1906

VILLA GLORI

- Settantotto! Settantotto! Settantotto! - gridò esasperato lo Zappi -~ e due compagnie di f'ruppo, scelta fuggirono di fronte a settantotto scalzacani. . Il generale su tutte le furie inflisse una puniz10ne al suo subordinato ed ordinò agli sgherri ·che i fratelli Rosa fossero immediatamente imprigionati in Castel Sant'Angèlo (1). Ho voluto che qui trovasse posto questo veridico aneddoto per vieppiù dimostrare lo slancio e l'eroismo con cui i volontari combatterono a Villa Glori, così da far credere al nemico decuplicato il loro nu mero.

Appena Giovannino Oairoli accenna ad un leggero miglioramento delle sue garvi ferite, viene trasportato dall'ospedale d i Santo Spirito alle Carceri Nuove. Qui il dolce eroe, interrompendo il suo Gi01·naletto di campo) scrive il Lib1·etto gio'f·nale. · . Nelle frasi rapide, concise, tal volta incompiute di entrambi queste memorie, rifulge sempre l' im1mmso affetto pel fratello Enrico e il doloroso r impianto per la sua perdita. « Sono prigioniero solo in una segreta, egli scrive sulla co« pertina del Lib1·etto gio1·1iale, porto nel cuoi:e lo strazio della · « recentissima perdita di un diletto fratello, l'atroce ricordo « del momento in cui me lo vidi cadere sotto gli occhi co« perto di ferite e spirare ..: Io sono prig ioniero, ma la stessa « causa della .mia cattività m'è di grande conforto ... chè « dessà fu l'aver obbedito ai doveri di cittadino. Piango un « fratello, ma lo stesso genere di cruda sua morte m'è di « conforto: egli è caduto sul campo dell'onore combattendo « per la patria » . Laddove poi Giovannino descrive la funerea scena del campo della pugna, in cui nel triste silenzio della notte ode i lamenti degli amici feriti e loro comu nica la morte del suo En rico, e una voce lamentevole, quella del Bassini, secondo notìzie fornitemi dal ·supor,ti te signor Angelo Ro~a. L'i nterrogatorio dei fratelli nosa è anche narrato, in modo poco diverso, in un opuscolo cli 13. E. MA1r;sn1: Il sact'O drappello di Villa Glori . (Roma, G Civelli l.88 1). · (i)

1907

risponde: « Vorrei potermi avvicinare per baciarlo » ,... e altre voci fioche chiedono affannosament e notizie, scambiandosi quindi un estremo saluto che si fonde da ultimo nel grido augurale di Viva l'Italia, in questa bella pagina piena di lirica dolcezza, si rivela il nobile e gentile poeta del P1·ofugo (1), che al forte amore per la patria a,,ea, non ancora ventenne, consacrato questi versi gagliardi: . Il mio tutto è una spada; ogni mia speme È ritrovarmi degli .acciar tra. il lampo, E vincitor sentirmi in fra le estreme Ore del campo. Veggo su in arme ogn' itala contrada: Oh, m'attendete in pria della partita; Io volo : « O Italia mia, dammi una. spada; Ecco la vita! ».

La prigionia di Giovannino continua alle Carceri Nuove, mentre i compagni feriti o prigionieri, dopo una breve :JOsta a Castel Sant 'Angelo dove vengono tutti riuniti, sono condotti in treno alla frontiera sotto la scorta di soldati francesi e messi in libertà a Grosseto. Il prelato inglese Edmund Stonor presta intanto i suoi buoni e autorevoli uf.fici perchè anche il Oairoli sia al ·piu presto rilasciat o, ma le pratiche vanno per le lunghe stante il reciso rifiutq dell'ardente giovane di firmare una dichiarazione in cui .Sua Santità gli accorda la grazia della liberazione, dietro impegno sulla pa1·ola d' ono1·e di non portar più le armi contro il governo pontificio. · Ot tenuti in seguito patti più onorevoli, il Oairoli può finalmente, il giorno 6 dicembre, scrivere nel suo memoriale : « Posso tornare fra le braccia dei miei senza alcuna con« dizione contraria ai miei principi. A vvece d i firmare una « dichia,razione, ebbi una intimazione. D omat tina all'alba « partirò » . (I) Il profugo, l,a Senlin etlii ilaliana, Lei t"iscos.;a. ed altri fiori poetici dell'an ima squisita di Giovannino Cairoli, furono per la prima volta pnbblicat.i nel {863 nelle Lettu re popota1·i, periodico sctt.imauale di Ancon,,, diretto dal pror. Cesare Rosa.


1908

1909

VILLA Gl,OR!

VILLA GLORI

Gli amici lo vedono giungere in F irenze, - improvviso come nn fantasma, - con la testa rasa, con le vesti macchiate e cadenti a brandelli, ma relativamente in buone condizioni fisiche per un uomo che, solo sei settimane prima, ave-ya ricevuto una palla di carabina nella testa e quattro ·punte di baionetta nel corpo. · Da Firenze Giovannino par te sùbito per tornare a ·Grop· pello, dove apprende con soddisfaz ione che la salma dell'adorato fratello Enrico avealo da pochi giorni preceduto. In seno alla famiglia,. circondato dalle cure dolci e affettuose della madre, santa e romana donna, Giovanni guarisce completamente dalla non lieve ferita alla testa. Invece lo straziano quei colpi di baior,etta che i mercenari del P apa aveangli vi.bra,to allorchè, disteso miseramente al suolo, ascoltava: l'ultimo messaggio d'amore di suo fratello. Ed è in seguito ad una di queste ferite che Qiovanni Oairoli esala l'anima grande l' 11 settembre 1869, pochi g iorni dopo il ventesimottavo anniversario della sua nascita.

dell'esercito r egolare quando contava appena cinque lustr i, assai 1:inomato pel valore personale spiegato nel 66 « sui campi di Custoza .e pel prestigio d'un nome sino« nimo di patriottismo, era sicuro di giungere a' primi gradi « della sua professione >> . Nell'estremo vaneggiam ento della. morte, si affollarono ~lla sua mente le immagini confuse dei grandi ideali ai quali aveva consacrato l'opera giovanile e l'ardore di una f ede inconcussa. ~ Le ultime sue p~role, scrisse il fratello Benedetto in ~ una lettera a Vincenzo Caldesi in data 20 settembre 1869, < riassunsero il suo sacrificio in un augurio alla patria, va< ticinando -a noi la rivendicazione di Roma. - Roma sarà « nostra, io ve lo giuro - ripetè più volte anche nel suo su« blime delirio.... » . E il vaticinio del dolce eroe non tardò ad a:vverarsi ! «

«

L.

P A,ROKI

capìtano.

« Apri, Roma immortale, apri le porte

A' 1 dolce eroe che muore: Kon mai, non mai ti consacrò la morte, Roma, un più nobil core » . (1)

AnchP. nei pm fieri parossismi cagionati dalle sofferenze atroci che lo tormentar ono negli ultimi otto mesi, Giovanni Oairoli non si pentì di avere rinunziato ad ogni cosa, pur di morire per Roma. « .E ppure, esclama E velin a Carringion, ·(2) egli meritava. « di vivere : ultimo n ato: egli era stato sempre il beniamino « della famiglia, guardato con pari sorriso di . benevolenza, « t anto da' suoi, quanto dal mondo più grande, che circon« dava il piccolo mondo domestico. Capitano di artiglieria a~ (;iovanni Cairoli (febl5raio 18i0). (2) Da un articolo del period ico in glese la IVestminster Review (January ¼S79J.

(I) G. CAnoocc r. - Canto: In m,wte


Elenco dei combattenti a Villa Glori. ,l}-C Cairoli Enrico - Com.andante il drappello. DE '7EHNEDA Ermenegildo - Aiutante maggiore. MuRA'l"l'I Giusto - Furiere. t ]?Enozzr Angelo - Aggregato politico. PRIMA SEZIONE

SECQNDA SEZIONE

TERZA SEZIONI<~.

Comandante.

Comandante.

Comandante.

'i!>F CAIROLI Giovanni.

TABACCHI Giovanni.

t t

Luigi. Gozzoli Arturo. Verònesi Aristide. Veronesi 'rito. f Papazzoni Ernesto.

Carlo. Vacchelli Luigi. Barberini Alessandro. Colombi Antonio. Dall'Oppio Antonio. GUIDA

PIETRASA1<'1"A

t t

i' FIORINI Odoardo.

t

CERRI Silvestro. · Papotti F rancesco. t Mai Tommaso. · t Bonfatti Crwlo.

t

-\- V~ccb..'l.o Giovo.nn.i.

III squad1·a.

Ròssr RalJaeJe. Guangirol i Ercole. Ricci Emilio. Tràbucchi Ercole. ·i Angeli Enrico.

.t t

GA1.,1,1 Carlo. t Musini Lu igi. 1 Peti tbon · l!"iancesco. t Bazzoli Massimiliano. t Celli Silvestro.

I~

t

t t -r

f MQSE'l'IG Pietro. f Fenari Pio Vittorio. . Emiliani Giova.nni. -r Chiap Valentini. Capra Giovanni.

Luigi..

Filippo. Vidali Luigi. Tamiinti Costantino. J Lelli Vincenzo. 'i' Boudet-Dutel Fleury.

III squad1·a.

CAlllPARI Camillo.

DONELU

f Cas tagnini Domenico. c.§,F Moruzzi Giuseppe. ·;· 'l'inelli Luigi. t Veroi Luigi. IV sq·uaclra.

IV sqiiadra. TADDEO Ernesto. · Pasquali Ubaldo. t Gentili Oreste. 'I' Bariani Erne~to. t Nobili Ernesto.

o§>C l\1AN'l'OVANI Antonio. .

r

'i'

t t

,§,O Mor Li sul campo. ,§,1•' ~forLi in seguito .a ferite riporLa te. f Feriti nel comòaUimont.o. t . Deceduti sino ad oggi d i morte na turale. '? .Non si hanno precise· notizie.

Tirapelle Severo. Dal Corso Gaetano.

V squadra.

t ·t

t Segni convenzionali.

Bassini Odoardo.

"f Bassini Pietro.

V ·squadm:

VACCHELLI Nicola. Valdré ,Antonio. Valdré Francesco.

S'1'1tAGLTA'l'X Baldassare. Rosa Angelo. Rosa Eugenio. !sacchi Antonio. Mancini Giovanni.

II sqitadra.

III sqitadra.

V sqiiadra.

FAmus P lacido. Garavini Enrico. Gilioli-Cesati Antonio.

Mazzari Giambattista. F ranceschelli Francesco. .M:iclu:ilini Giovanni.

T ~col ~

IV sqiiadra.

t

t

II squadra.

II squadra.

,

I squadra.

I squadra.

I squadra.

CANDIDA Alfredo. Elisei Cesare. Tarabra Giacomo. 'rrentini Pietro. Gramigna Angelo.


LA GUERRA RUSSO- GIA.Pl'ONESE

,

_ 1912

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

VIII.

tmpressioni e notizie dal 4 settembre al 4 ottobre

La esposizione critica delle azioni tattiche esige una grande somma di notizie precise, che noi siamo ben lontani dal poter riunire per le battaglie che si combattono in Estremo Oriente. 'l'uttavia non ci sembra inutile tracciare, meglio che sia possibile, le linee principali di esse, affinchè, quando pure rimang!1 troppo mal sictirq il trarne ragioni di giudizio intorno· a tutti i particolari della condotta delle truppe in combattimento, qualche maggior conforto ne derivi alle nostre impressioni sulla Òondotta delle operazioni in generale. La narrazione sommaria, che, sulla base delle prime notizie, noi abbiamo abbozzata della battaglia di L iao-yang, non è troppo lontana da ciò ·eh~ più tardi riferì il generale · . Kuropatkine; ma in alcune parti essa richiede cli venire completata e chiarita, come or ora faremo sulla fede della rela-. zione ufficiale russa pubblicata dalla stampa. Questa relazione non si occi1pa, delle azioni parziali precedèn ti il 26 di agosto, delle quali g ià avevèinO parlato i telegrammi del Kuropatkine e del Sakarow da noi ricordati l'altra volta. E tratta sommariamente anche dell'azione del giorno 26, limitandosi a dichiarare che le posizioni avanzate di est e di sud, alle due ali dell'esercito russo, furono sopraffatte, specialmente col pronunciarsi di · aggir~menti; e che perciò, mettendo a profitto le p_osizioni centrali e, ver~o est,·

1913-

la pos1z1one principale di An-ping per gua:Jagnar tempo e · per infliggere a,ncora le massime perdite al nemico, furono· .ritirate su Liao-yang tutte le truppe che occupavano le posizioni avanzate. Si confessa che questa ritirata fu per ,due giorni difficilissima che po'tè compiersi in buon ordine soltanto per vir tù delle truppe e con indicibili sofferenze di esse; le colonne di sinistra (da An-ping) e del centro (strada. mandarina di Feng-huang-ceng) ebbero a trascinare a braccia le loro artiglierie per i difficili monti, e poi a compiere movimenti ancora più penosi in pianura sotto la pressione del nemico, dice la relazione; la colonna di dest.ra (da An-tsansan) incontrò difficoltà enorm i, specialmente per i carriaggi e per -le artiglierie, at traverso terrerii inondati, mentre 1& sue retroguardie dovettero sostenere accaniti combattimenti col nemico, che marciava su di esse con forze considerevoli,. e le fu giuocoforza abba.ndonare nel fango una batte1·ia, malgrado inauditi sforzi .e gravi s.acrificii fatti dalla fanteria per salvarla. Il 29 agosto la ritirata era compiuta e l'esercito era concentrato a Liao-yang. Per q.uesta prima fase della battaglia, che va :6.np al respingimento od alla ritirata dei Russi sulle opere di Liaoyang e sulle posizioni ad esse immediate, nulla di sostanziale è adunque da toccare alla nostra narrazione sommaria ..

e

*·•·

-:·

La relazione prosegue narrando che il 29 stesso una parte· dell'esercito russo prese posizione sulla destra del Tai-tse-ho, mentre l'altra rimaneva sulla sinistra; e che il 30 ed .il 31 i Giapponesi attaccarono con grande energia le posizioni avanzate della -piazza, essendo dovunque respint i, ma spie-gando contro i fronti sud e sud-est una violenza massima, 0he richiese non soltanto l'intervento delle riserve parziali di quei fronti di difesa, ma ben anche quello, si noti, <li una parte della riserva generale del Kuropatkine. La particolare entità di questi attacchi da sud e sud-est, e la relativa d,ebo-lezza di quelli portati da est, chiarirono, dice la relazione,.


LA GUERliA RUSSO- GIAPPONESE 1014 c he l'esereito del Kuroki era destinato ad aggirare e ad ope·:rare contro le comunicazioni con Mukden; ed il passaggio -del Tai-tse-ho per parte di questo esercito si delineò durante il giorno 31. · · Notìamo incidentalniente che, secondo le notizie ufficiali :giapponesi da noi · riportate l'altra volta, il K uroki iniziò il passaggio del '11ai:tse-ho fin dal 29, e che fin dal 30 egli ebbe :seri scontri sulla riva desti-a del fiume: bisognerebbe con-duderne che o le informazioni russe non forono troppo pre-cise e sollecite sul campo di battaglia, quantunque fin dal 29, una parte clell'esercito fosse sul puntò che il Km;oki minacciava, o che alle informazioni non fu dato subito il · loro g iusto valorè. Ma più impor tant e è tener 1iota dello sposta. merito verso sud delle riserve r usse, com pr'esa una parte della riserva generale, in un momento in cui il massimo pericolo rumoreggiava da nord-est: er a questo lo scopo che cercavano i Giapponesi coi loro fm;iosi attac<.:hi da sud, riconoscendo la esiguità delle forze del I{uroki e la necessità d i a iutarle indirettamente di fronte al còmpito loro affidato? o fu im. provvida ostinazione russa a difendere con g randi forze po· sizioni avanzate non sufficientemente appoggiate alle opere --di L iao-yang? o fo insufficienza di queste opere, che pure, nell'ordinamento difensivo di una testa di ponte per la quale l'aggiramento da nord·est era strategicamente da prevedersi .come il più naturale e<l efficace, avrebbero dovuto presentare la forza massima affìnchè vi bastassero le minori truppe? Fosse Funa o l'altra cosa, o un, poco di tutte, sembra ce1-to -che questo spostamento a sud, fatto il 30 ed il 31 di agosto, abbia dovuto cagionare un ritardo nel successivo spostamento .a nord, del quale si dirà or ora, ritardo che ebbe pe1; conse.guenza il fallimento della conti-offensiva russa per la destra , ,d el Tai-tse-ho, e che forse fu la salvezza dell'esercito del Kuroki, In presenza dell'aggiramento iniziato da questo esercito, · il Kuropatkine decise « di condurre considei·evoli truppe --« contro il Kuroki e di tentare d i serrarlo contro il fiume 'rai-« :t.se, p1·aticabile con gùacli su un ce1·to niirne1·0 cli punt·i. P resa

1915

L A GUERRA RUSSO- GIAPPONESÈ

questa risoluzione, essa fu eseguita con pieno successo. Sul cader della notte abbiamo, senza essere affatto mole« stati dai Giapponesi, cominciato a sgombrare le posizioni « avanzate, che ci avevano già reso un grande servizio, inde. -<< bolendo il nemico mercè le gravi perdit e che gli erano state « inflitte. Grazie ai provvedimenti presi, al numero suffi. « ciente dei ponti, alla loro situazione e alla organizzazione ·« delle strade che vi conducevano, e rnalgrado la nott~ oscur~, << il 1 ° di settembre tutte le nostre truppe clestinate alla of!en« siva passarono sulla riva destra del Tai-tse. Il nemico oc. « cupò le nost re posizioni avanzate, già abbandonate da noi, « soltanto la sera del, 1° settembre, èd, aprì il fuoco ·ai arti-« glieria su Li a·o-yang » (1) . « «

(i) De!l:1 resistenza mantenut:1 sulle opere di Liao-yan:t, rron te a sud, ~ontro l'esercito giapponese di Oku, a no i importa rilevare sol t.«nto che essa fu Jarga1nente suJl1ciente, sia allo sgombro q uas i co mpleto riel cawro, trincerato, sia alla Mcessaria pro. tezione della controrrensiv:, v0rso Kuroki, co,me risult;grà più innanzi. A titolo di cronaca ,notiamo però cJ:i.e, t:rnto in QUysta relaz ione fina le, quanto nei telegrammi ufflc\ali russi ricordat.i l'aJtr:1 vo lta, sembra si abbia avuta cura speciale di .sorvolare 3lquanto iiugli attacchi e sulle difese delle opere di Li<Lo-yang e delle. pos izioni ad esse immed iate, quasi che fossero opere trascurabili ed i Giapponesi non le ,,vessoro ,io vote conqni.stare a prezzo di eroico valore e di eno rmi sacrifici, come con pari ,•alore, sacri!ici, ed efficaci:, grandissima furono difese. A quos to proposito crediamo in toressante ripo r, tare la narrazione, che ne fece più tard i Luigi Barzini, corrispondente del. Corriere d ellci .$e,·a, che segui in l)Uei giorni I'esercit.o di Oku.

e

TolM, ,19 settembre, ore :ll (or,1 orienlitle).

Aggiungo cjualche dettaglio e qualche schiarimento a quelli che già avrete ricevuti -sulla. battagiia di l.iao-yang. · ·Le posizioni sulla collina di Si u-sam-po non furooo occupate dal!' esercito del generale Oku clopo che i Russi le avevano abbandon:1te, comè afferma nei suoi rapporti il generale Kuropatldn. Esse furono conql1istate dai Giap1io ncsi con un attacco notturno ·dato propri o la notte del 3l e terminato all o spuntar del giorno. No i· co rrispondènti fummo destati d,t un violento fuoco ili fucileria. Senti 1•amo che uua lotta. accanita infuriava nella notte. Le t1·incee si e.mpirono di "atlaveri, il cui numero eoorme rim(lse prova dell'accanimento <lolla loti.a. Tuttavia mussi poterono port~r via i loro can noni perch é l'artiglieria. era sta ta ab ilmente a ppostata non m lle alture, ma dietro le colline, di dove sparava a fuoco ind iretto, secondo. le :;egnalaz ioni e le istruzioni telefon iche che 11iceveva da un punto d' osservazio ne situato sulla dma <li un'alta collina rocciosa ·e da un pall one. Le batterie erano cosi io visibili ai Giapponesi, che .non potevano de. terminarne lr, posizioni e mo lto meno ridurle al silenzio. Dopo. che le posizioni di Siu-sam-po furono cadute in mano clei Giapponesi, i Russi si ·trovarono costretti a ri tirarsi da Liao-yang anche per l'attività spiegàta dall'esercito del generale Kuroki sulle retrovie russe. La resistenza rnssa fuori dell a ·città per pro-


1916

1917

' LA GUERRA ROSSO- GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

Si trattò ad unque, stando alla relazione, di . uu vero progetto di controffensiva, e non soltanto di provvedimenti intesi a tener testa al K uroki affine di mantenere libere le comunicazioni ed assicurare la ritirata su Mukden. Doveva essere, in sostanza, quella manovra attiva a cavallo di un fiume e coll'appoggio di una testa di ponte, che, mantenendo impegnato con poche truppe, appostate nelle opere a ciò predispost~, il nemico di riva sinistra del Tai-tse-ho, portasse la massa dell'esercito russo contro il nemico di riva destra., attaccandolo con forze superio~i, serrandolo contro il fiume, e bat tendovelo prima che esso potesse ricevere sufficienti rinforzi dall'altra riva, per vÒlgersi poi, naturalmente, con tutta la massa contro il rimanente e indebolito ne~i.co del sud. Senza questo scopo ultimo, non si comprenderebbe la manovra.

P er questa manovra, come per altre simili, le quali :richiedono per la loro estrema vivacità una grande e complessa perfezione di virtù nei comandi e nelle truppe, noi dicemmo l'altra ·volta di ritenere che l'esercito russo non avesse più, dopo i replicat i rovesci tattici ed insuccessi strategici, le qualità necessarie, pur ricon oscendo in esso tutto . il valore sufficiente ad altre specie di operazioni men o vigorosamente manovrate (1). Ma della esecuzione della manovra si vedrà fra -poco : per ora bast a notare che il Kuropatkine stesso dichiara che il Tai-tse-ho era guadabile in un certo numero di punti, circostanza che, permettendo al Kuroki di ricevere rinforzi con sufficiente facilità, toglieva in gran parte, se pure non ann ullava del tutto, il valore di quell'elemento separatore, nel quale essenzialmente il genere di mu.novra trovava la sua rtigione di essere e le sue probabilità dì riuscita. Ed a questo proposito ricorderemo che con ciò acquista ora maggiore verosimigfomza, q uantunque la relazione r ussa non vi accenni, la notizia, da noi registrata l'altra volta (2), che il K uroki abbia ricevuto in tempo impor tanti rinforzi dall'esercito del Nozu, i quali, se non valsero a ragg iungere lo scopo finale dell'aggiramento, bastarono però a sventare la manovra nemica, a mantenere fer ma e immediat a la minaccia sul fianco, e a decider.e la ritirata su Mnkden.

teggere la ritirata du rò sino alla notte del 3. Fu una di quelle lotte in cui i soldat.i hanno l'ordine di tener testa al· nemiro si no alla morte. Cosi dispera ta fu la lotta. che no i credevamo che i Russi venissero rice1•endo semp re nuovi rinforzi, aiPntre in realtà stavano operando nascost~meote la ritirata. · L'ultima. rase di ques ta lotta fu particolarmente epica. A mezzoi:tiorno del giorno 3 tutta. l'artiglieria giapponese cominciò a bers:\gliare. le posizior,i nemicl:e facendo càderc sulle difese rnsse una pioggia spaventosa di shrapnels. Ma i Russi resistettero ancora qualche tempo nelle rortilicazioni permanen ti ed in quelle improvvisate. Tuttavia alle 3 pomeri.diane i Rnssi si ritirarono dalla prima li nea di difesa in alcuni ridotti quasi inespugnabili che vietano quas i l'ae.cesso alla città. Difesi da tri ncee, da sbarramenti, <la reti metalliche, da pozzi profondi ir ti dì punte acute, da parapetti rinforzati con tr,ivi robus te e da ripari, i Russ i tennero strenuamente le loro nuove posizioni sino alla sera, so tto un bombardamento continuo, dcciman(IO la fan teria nemica che dava gli attacchi. A quasi tutti i soldati che sopravvissero alla lotta vedemmo i berretti e gli abiti perforati dai proiettili. Alle 6 tJomeridianc le batterie russe si ritirarono dalle loro posizion i ma prima aprirono un fuoco imp rovviso e vivacissim.o per fa,: credere che si preparasse un .contratta~o e mascherare meglio il mov imento di ri ti1·ata. La ritirata si compieva. intanto ordinatamente e speditamente al suono <!elle musiche. ·La città di Liao-yang era stata abbandonata alle 2,1,0. La popolazione cinese, felicissima, aveva preparato delle bandiere per rice,•ere i Giapponesi. Durante tutto il giorno successivo lontani rin.bombi ci annunz iarono che i Giapponesi 1 sta vano inseguendo i Russi. · La lotta durò più o meno dieci giorn i. l Russi fnrono battuti ancora ma non disfatti. Ora una nuorn fase della lotta. comincia. Si nora i Giapponesi hanno dato prova di tnl .1mmirabile eroismo, di un inv incibile ~pirito di sacrificio e di un,t splendida organizzazione. Nuove virtù saranno ora necessarie al popolo ed all'esercito : resistenza, pazienza, calma. Nulla sembra imprevisto. .I preparati vi per una. lunga e difficile campagna sono spinti innanzi vigorosamente. No n posso dire di più; ma certo il Giappone affronta· la situazione con gra~de dsolutez.za.

*** I ndipendentemente da questa causa di insuccesso, la manovra non riuscì per altri difetti di èsecuzione. · Si con1.inciò .l~oll'arrivare t ardi; o si fosse ta.r di intrapreso il mov-imento per non aver conosciuta abbastanza sollecitamente la mossa girante del Kuroki, o per non aver at tribuito subit o il giusto valore alle notizie di essa; o tardi si fosse presa una decision e fra i vari partiti di resistere in Liaoyang, o di prepararsi alla ritirata, o di tentare la controffensiva manovrata ; o tardi si fosse riusciti a richiamare dal (il Cfr . pag. 1725, disp~nsa IX, Rivi~ta. 11/ilitare. (2J Cfr. pag. i76~, dispensa IX, llivista 11/i/.itare.

!'! -

ANNO XLIX .


1918

LA GUERRA ROSSO-GIAPPONESE

sud quelle riser,e pai:ziali e generali, che vi si erano avviate il 30 ed il 31 ;· o tardo fosse il movimento delle trnppe per difetto di slancio e di maneggevolezza. L'esercito del Kuroki era schierato colla sinistra al Taitse-hò e colla destra verso le miniere di carbone, che sono alcuni chilometri ad est della stazione di J an-tai, fronte ad ovest, su una linea all'incirca parallela all'andamento della ferrovia Liao-yang-~J:ukden. Il Kuropatkine schierò il suo fra la ferrovia e le miniere di J an-tai, ad angolo con quello nemico, fronte a sud-est, coll'intendimento di attaccare per la propria sinistra il fianco destro nemico, appoggiando l'attacco ad una certa posizione di Silvantung, ch e la relazione russa dichiara di somma importanza per la riuscita dell'azione : avvolgere l'avvolgitore e ricacciar~o ~el fiume ... o almeno nei guadi del fo1me : era bello, e ardito, e, relativamen Le, sicuro. La notte dal 1° al 2 settembre le di:,;posizioni per l'offensiva furono completate, e la offensi va si iniziò il 2. Ma nella stessa notte il Kuroki l'aveva prevenuta, prendendola egli stesso per la sua ala destra, e biffando al nemico la posizione di Silvantung, senza la quale pare che la manovra del Kuropatkine non fosse possibile. Si era arrivati tardi: e la giornata del 2 doveUe diventare una giornata di azione preparatoria per la riconquista di Silvantung. Noi non sappiamo quali forze giapponesi abbiano in quel giorno di ritardo passato il Tai-tse-ho in appoggio del Kuroki: ma è certo che un gìo1·no di ritardo, e peggio ancora un giorno di azione preparatoria, non poteva non compromettere seriamente il risultato di una manovra, che, come dicemmo, richiedeva rapidità grandissima, e quasi la sorpresa del nem ico, dato che il 'rai-tso-ho non era per esso ostacelo assoluto. « L'assalto di Silvantung », dico la relazione, senza spiegare la ragione del rit a.rdo, « cominciò alle 6 pomeridiane del « giorno 2; dapprima gli attacchi non riusciron_o, ma la bat« taglia continuò con tanto vigore fino al tramonto, che ripren« demmo in varie riprese il possesso delle nostre colline » .

LA GUERRA RUSSO-GIAPPOXESE

1919

:Ma in seguito, continua la relazione, « fummo obbligati a ritirarci provvisoriamente, parecchi dist<i.ccamenti trovan« dosi confusi, ciò che rendeva difficile l'unità del comando. « Nondimeno varii distaccamenti continuarono ad attaccare « corpo a corpo, finchè riuscimmo ad occupare la P?si~ione « desiderata, raggiungendo così lo scopo delle operazioni sul « fìa.nco sinistro ». La riconquista fu adunq ue penosa, e causa di disordine .e di arenamento nell'azione generale; dopo poco, un altro disordine la fece fallire definitivamente. La brigata Orloff, della quale già l'altra volta si dieder~ vaghe notizie contraddittorie, era distaccata sei chilometri ad est della estrema sinistra russa, a protezione ed in appoggio della riconquistata posizione di Silvantung. Impegnatosi u n d uello di artiglierie con questa posizione, al mattino del 3, Orlo:ff credette di muovere a.ll'attacco del nemico, spingendo le sue truppe attraverso a campi di sorgo: le truppe perdet~ tero l'orientamento, forono assalite di fronte e di fianco, e si ritirarono in disordine verso ovest, e. cioè snl rimanente dell'esercito, riperdendo Silvantung. « Dopo l'abbandono di questa posizione, che doveva ~er« vire di base all'attacco», dice la relazione del Kuropatkme, « l'ala destra giapponese si avanzò verso nord, ed in cinque << ore occupò tutta la catena éli colline delle miniere di .Jan« tai. Kuroki era allora stabilito in posizione estremamente « forte sulle colline : l'impresa di attaccarlo colle nostre « trnppe del fianco sinistro sarebbe stata troppo arrischiata, « considerate fm che le perdite subite nei cinque giorni pre« cedenti » . La ritirata su Mukden fu adunque decisa . Liao-yang fu SO'ombrata abbandonandovi soltanto e distruggendovi (1) -0~to giorni di viveri per l'int ero esercito: i ponti snl Taitse-ho furono ritirati . «

(!.) ·.Cosi ,1ff~rma Kuropatkine. Ut legazione giapponese a Parigi c~munico invece il 20 sot tcmbre un dispaccio di Oy:.una, il <111:Jlc (lava l'elenco dol bottino ratto a L,ao yang: 4500 quintali di orzo, i 500 di rbo, 1300 di farina, 7500 di miglio, ecc. ecc., oltre ad armi, munizioni di artiglieria e di fucileria, earri:1ggi, ccc.


1920

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

L A GUERR A RUSSO - GlAPPO:s'ESE

***

In conclusione, la relazione russa sminuisce alquanto l'impressione che noi avevamo avuta a tutta prima della man(?Vta del Kurop:1tkine, la quale, una volta ammesso il conce1ito di non resistere a Lia.o yang, era mirabilmente riuscita a r itrarne l'esercito organicamen te intatto. Ma s1:1 il concetto fu invece quello di u na attiva manovra. controffensiva, come la relazione esplicitamente afferma, a noi sembra,sulla fede dei particolari che la stessa r elazione narra, che dubbia i,,ppaia l'abilità della esecuz ione, e che la manovra, in relazione a quel concetto, non sia riuscita più d i un semplice aborto. Essa non è fall i ta per inferiorità di forze, le quali probabilmente erano anzi superiori : non per sfavore di t erreno: non per difetto di a·rmi. È fallita per varie cause' . alle quali noi abbiamo per lo innan~i accennato desumendole strettamente da quanto dice la relazione r ussa, e che tutte si riferiscono o alla celerità delle i nformazioni sul campo d i battaglia , o alla pron ta percezione della situazione ed alla rapidità delle decisioni, o alla mobilità. ed alla consistenza delle truppe, o al funzionamento dei comandi in sottordine. A ttraverso il Tai-tse·ho passarono i rinforzi di Kuroki, ma si sapeva che v'erano i g uadi: le riserve erano state spostate a sud, in direzione opposta, ma si sapeva di avervele spostate: lo strnmento funzionò a fatica, ma se ne dovevano pur conoscere g li attriti, le imperfezioni, la esatta capanità di produzione, e commisurarvi In richiesta dello sforzo. Questa è l'impressione che noi riceviamo ora dallo studio della battaglia di Liao-yang, fatto sulla narrazione che ne ha scritta il generalissimo rµsso e che fu pubblicata dalla stampa. F rancamente, nonostante tutto, p referivamo l' impressione p rimi tiva., senza concetti di manovre brillanti a cav,i.llo del Tai-tse·ho,. senza controffensive' senza d imostrazioni di impotenza: l'abbandono di Liao-yang in omaggio ad un concetto strategico ben d eterminato, da lungo tempo fisso nella mente del comandante, e finalmente potuto attuare 1

1921

nonostante le pressioni superiori : la copertura del fianco orientale contro il Kuroki: lo sfi lamento dell' esercito su Mukden, dopo aver arrestato il nemico in una lunga e grande battaglia ed avergli infli tte perdite superioxi a lle proprie. S i dirà che Ù risultato finale fu ident ico : e sia. pure. Ma quella era almeno u n'idea chiara, colorita da una esecuzione abile e coronata da una r iuscita prefissa, la qua le quadrava i n quella sLrategia di d ifensiva in ritirata, in cui molti ravvisano il g enio ed il mirat tere del generalissimo russo : questa, d ella controffensiva manovrata a cavallo del Tai:tse-ho cogli scopi, che da tale aziono sono inseparabili e cui già accennammo, fu un'idea d iscordante da quella famo sa strategia, imperfettame nte eseguita e peggio riuscita'. Il risultato fu identico; ma in quel caso d iscendeva da abilità propria, nell'eseguire un proprio disegno1 mentre in questo discese da impotenza del nemico a cogl iere i frutti di aver mandato a vuoto un disegno male attuato. Per chi stntlia le operazioni militari, non è affatto la stessa cosa. A parità cli forze (ed è a notarsi che questa volta, a diffe- . renza cli tutte le precedenti, neppure la rel azione russa accenn a mai a superiorità di forze nemiche) già dicemmo nell'ultimo articolo che, secondo noi, si poteva attendere a Liaoyang, da parte rnssa, qualche cosa di più attivo di quanto allora r isultava 0he si fosse fatto e voluto fare : ora ci sembrerebbe di poter dire fond atamente 15he, se di più non ;ii è fatto, si è però voluto e tentato fa.re- di più, uscendo, se mai, dalla esal tata strategia di difensiva in ritirata, che può benissimo essere stata nella mente del comandante, ma che noi non abbiamo mai ben nettamente ravvisata nella condotta russa, se non forse nel periodo da Wa-fan -gu a Liao-yang, prima de.lla battaglia (1). Questo g enere di strategia può valere quanto e più di un altro; ma anch'esso ha dei limiti, ol tre i quali degenera, perdendo interamente i suoi caratteri .

(i) Cfr. pag. l.765, dispensa IX , Rivi3ta dlllltare.


1922

LA GUERRA RUSSO -GIAPPONESE

I quali, a nostro parere, sono essenzialmente questi: ritardare ·colla propria azione i progressi del nemico, senza sacrificare pi_ù di quanto sia strettamente indispensabile le frazioni del proprio esercito; rafforzare, frattanto, il proprio esercito, sia coll'aumento numerico di truppe, sia 0011' abb.reviamento delle proprie linee di rifornimento, sia col raggiungimento di più favorevole teatro di opera.zioni; riprendere l'offensiva non appena la bilancia trabocchi dalla parte propria, affine di restringere allo indispensabile quel periodo di depressione mora.le che, nelle truppe e nelle popolazioni, mal preparate a comprendere situazioni militari difficili, può arrivare ad equivalere, e talora a produrre, una effettivà sconfitta. Quanto la strategia russa abbia ritardato, per merito di azioni proprie, i progressi del nemico, e con quale economia delle forze proprie, già abbiamo accennato l'altra volta, secondo i nostri giudizi (1) : quanto li abbia ritardati la tattica russa a Liao-yang, sembra.va molto, prima che apparisse la relazione russa sulla battaglia, e sembra assai poco, in confronto dello scopo contenuto nell'idea informatrice della battaglia, dopo che quella relazione fu pubblicata. Quanto al rafforzamento numerico, o logistico, o strategico, dell'esercito proprio, ed al momt:'nto di riprendere l'offensiva, è questione .di apprezzamento, per il quale mancano, a dir vero, moltissimi dati. Mancando i quali, è giusto riconoscere che, per un critico militare, il par tito più saggio sarebbe quello cli applaudire a due mani alla strategia della difensiva in ritirata; perchè è certo che un fiume, da una parte, o la zona montana da un'altra, Ò l'andamento del confine neutrale in un altro punto ancora, potranno sempre servire a giustificare una nuova ritirata, mentre, dall'altro punto di vista, è altrettanto matemati0amente certo che a Tjeling, se non a. Mukden, a Kharbin, se non a Tjeling, al Baikal, se non a Kharbin, ed a Mosca, non foss'altro, se non al Baikal, la bj)ancia finirà per traboccare da parte russa, trattandosi Hl

crr.

pag li64, dispensa IX, niuiita Militare.

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

1923

di una nazione relativamente minuscola, che ne attacca una colossale. attraverso a diecimila chilometri di regioni milita.r ment~ difficilissime. E per traboccare in modo tale, che a vincere non sarà più necessario alcun genere di strate~ia, neppure il più elementare. )fa per noi, che · vogliamo studiare e non astrologa.re, e che perciò non abbiamo alcun interesse a scrutare quale sia la via più larga e comoda per l'astrologia, sembra c~e sia lecito introdurre nella critica altri elementi cli giudizio. E poichè le notizie piì1 concordi ci hanno detto eh~ a Liaoyang le forze erano presso a poco pari, e la relazione u~ciale russa non lo ha smentito: poichè vi era colà un campo trincerato, che le truppe di Oku e di Nozu sperimentarono fortissimo almeno da sud: poichè v'era un fiume che, bene o male, divideva le forze nemiche : poichè vi erano i ponti e le strade necessarie a portare rapidamente la propria massa contro la frazione nemica, colla riserva di r ivolgerla poi, quella annientata, contro l'altra frazione già logorata contro il campo trincerato: poichè tutto questo era, e risulta dai fatti o dalla relazione russa, a noi sembra permesso pensare, con poca sollecitudine forse di trovare nelle superficiali apparenzo dei fatti una facile conferma delle nostre opinioni, ma con molta sollecitudine della serenità del nostro studio, che a L iaoyang, ammessa pure, e non concessa, una buona strat e~ia precedente, la bilancia cominciava a traboccare matenalmente dalla parte russa quanto era necessario per un attego-iamento più attivo di quello, che i risultati abbiano a tutta b . prima rivelato; e che, se le virtù intrinseche cl~ll'ese~·c1t~, comando e truppe, a tale atteggiamento era.no 1mpar1, s1a stato un errore il tentare una manovra per quei comandi e per quelle truppe impossibile, come poi rivelò la relazione russa. R ipetiamo ancora. che le persone sono per noi fuori causa. ll passato del Kuropatkine è al di sopra della discussione 1 ma ci sia lecito pensare che, il passato non essendo che assai imperfetta garanzia. del presente e dell'avvenire, cli lui, generalissimo in Manciuria, converrà giudicare soltanto a sto-


J924

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

rifl, scritta e controllata. I dati sommari, che ora si hanno sugli avvenimenti, possono consentire, ed utilmente, di stuqtare la condotta della guerra in base ai fatti ed alla pura ragione militare : sono insufficienti a giudicare degli uomini, e tanto più ad interpretare, snll' i.n:fido fondamento del pas · sa.to valore degli uomini, I.a ragione e la portata dégli avvenimenti presenti.

L a sera del 4 settembre, dopo lo sgombro di L iao-y ang, gli eserciti rimanevano concentrati ed in contatto strettissimo, cqsicchè, come allora d icemmo, sembrava che la battaglia non potesse considerarsi finita. Notammo pure come il Kui·opatkine, per la continuaztone della sua ritirata a nord, potesse contare, oltre che sugli appoggi eventuali di truppe retrostanti, sulla estenuazione del nemico dopo 13 giorni di combattimenti sanguinosi, e sulla relati va inferiorità delle truppe, che in quel momento minaccia.vano il suo fianco. Vedremo fra poco, riassumendo la cronaca della ritirata russa su Mukden, che la battaglia era invece completamente ;finita, non essendo i Giapponeili in grado di dare ad essa alcuna effettiva conclusione. Le manovre avvolgenti richiedono una grande superiorità di fo rze, e gli eserciti di Oyama quella superiorit à non avevano. I n difetto di essa, quelle manovre possono ancora riuscire quando le circostanze permettano di indebolirsi moltissimo su ogni altro punto per ottenere la parziale superiorità almeno nella d irezione avvolgente e decisiva: ma ciò · non c.r edettero di poter osa.re i Giapponesi, i quali, per effetto del precedente indirizzo delle operazioni loro, avevano oramai a sud, e non più a sud-est come sarebbe accadut o se le operazioni avessero seguito il loro naturale svolgimento dallo Yalù in poi, tutte le loro lin ee di rifornimento, che avrebbero potuto trovarsi seriamente compromesse se lasciate debolmente coperte da Oku e da Nozu per rinforzare

LA GUERRA RUSSO· GIAPPONESE

1925

maggiormeut\3 Kuroki. E . questo sembr1).. abbastanza razio,n~le quando s~ pensi ch e, tagliato il n emico da nord, ma tagÙati alla loro volt~ da sud., i Giapponesi :,i sarebbero t~çivatr più in aria dei Russi; .{· quali rimanevano in ogni -caso, ed a forz e pari, appoggiati ad··una solida base provvisoria quale era il campo trincerato di Liào-yang. Si trattava qui di operare contro le comunicazioni del nemico senza scoprire le proprie, mancando la possibilità di cambiarle; la superiorità assoluta e decisiva di forze era per tanto indispensabile, e le truppe che avrebbero conferita tale superiorità si trovavaùo invece sotto Port-A.rtbur. In tali circostanze, ·non si era pot,uto d~stinare all'aggiramento c,he una forza insufficiente ad effet ti decisivi ; la manovra giapponese era stata tentata con mezzi inadeguati. Quelle meravigliose divisioni d i Kuroki, che prime avevano posto il piede in Corea, e che da Seoul f1 Liao-yang avevano tenuto ininterrottamente il campo, :vinto allo Yalù, vinto a Motien:ling, vinto a Tsci- ho- yan, vinto a Ta- wan ed :a Jan · solin e ad A.n-ping, erano poch e di fronte al grossò· dell'esercito r usso, ed erano ora estenuate da due settimane <li marcie e di combatti1nenti, prive d i tutto in attesa che at· traverso al varcato Tai-tse-ho si stabilissero e funzionassero i loro rifornimenti. Da sud, rotti ed asportati dai Russi i ponti di Liao-yang, i Giapponesi si vedevano . tempo_r~~, amente arrestati nella piazza conquistat a. L'inseguimento efficace non potè pertanto aver luogo, :perchè le forze mikadiali erano s.tate complessivamente insufficienti a svolgere la manovra fino alle sue ultime conseguenze, senza delle quali la vittoria medesima rimaneva q uasi sterile ed appariva naturalmente costosa, come altra volta si accennò. Parecchie notizie dissero anzi a più riprese che la man-canza di un successo decisivo a Liao-yang, mentre anche Port A.rthur non accennava a cadere, prodilCesse malqon tento e scoraggiamento ~ell~ popolazioni giapponesi, nelle q uali si notava una sensibile diminuzione· èlell'ent1.}siasmo


, 1926

LA. GUERRA. RU~SO-<.H APPONESE

belligero. Grave conseguenza, codesta, perché lo spirito pubblico, al Giappone come altrov~, non riconosce mai i propri torti: e sarà difficile che lo spirito pubblico giapponese riconosca di aver esso condotto a ·quei risult~1ti colla sua impazienza di conquistare Port . /4.,rthm; e coll'avere imposto all'esercito due obbiettivi contemporanei ed eccedenti la sua potenzialità. . Si disse anche, più tardi,· cte il Mikado, per ri'parare a ciò, avesse ordinato ad Oyama di cercare al più presto un'altra battaglia decisiva: ordini inutili, e peggio, dai quali non yiossono mai derivare che conseguenze disastrose, come non ci stancheremo mai di ripetere. Corse pure voce che il Giappone, per ricavare un risultato positivo dalla battaglia di Liao-yang, avesse intenzione di retrocedere subito alla Cina la Manciuria sgombrata dai Ru ssi, risollevando così la eterna questione mancese. La Manciuria è cinese per trattati, cui anche la Russia- sotto- . scrisse : l'occnpazione russa fu mantenuta, nonostante quelli: il Giappone, ottenendone comunque lo sgombro, avrebbbe raggiunto lo scopo della g uerra, e, restituendo la provincia alla Cina, avrebbe offerto alle potenze uno stato di fatto conforme a quei trattati, che esse debbono far rispettare e sul rispetto dei quali inutilmente insistettero presso la Russia con note d iplomatiche. Non sembrerebbe veramente che, dopo l' esperienza della guerra colla Cina, il Giappone debba avere una fede eccessi va nell'intervento delle potenze europee negli affari propri, alla conclusione di una guerra. Comunque, t utt o ciò non hro. che fare col nostro studio, e colla pratica portata dell~ battaglia di Liao-y~ng.

*** La quale, se 1ion fu decisiva per i belligeranti, sembra essere stata decisiva per i corrispondenti di guerta. Dopo di essa; parecchi di tali corrispondenti 8i precipitarono in territori neutri, per sottrarsi alla censura e telegrafare libera-

LA GUERRA. RUSSO- GIAPPONESE

1927

mente le loro notizie e le loro impressioni : e costoro è poco probabile che abbiano facoltà di tornare, dopo l}n simile ardito spèdìente professionale, sul t eatro della guerra. Per gli altri, la censtii'a giapponese 'd ivenne tale da rendere impossibile · il servizio, com'essi dissero, e quella russa decise sen2/altro, pare, la relegazione a Kbarbin. Non saremo noi che disapproveremo simili misure ; la di·vulgazione delle notizie ha troppe volte nociuto alle opera- . zioni militari, per chè non si debba onestamente riconoscere integro ai belligeranti il diritto di premunirsi come meglio credono contro le indiscr ezioni fun este. Piuttosto sarà utile ricordare ciò per il caso concreto, affinchè non riavvenga mai che un·a goccia d'inchiostro faccia inutilmente versare torrenti di sangue. M:a tutto ciò spiega come, dopo la battaglia di Liaoyang, il nostro studio sia stato ridotto al lumicino d i notizie scarsissime : tanto che ben poco sappiamo di preciso sulla ritirata russa da J an-tai a Mukden. Troppo lungo e ben poco utile sarebbe registrare tut te le. notizie, più o meno attendibili, che vennero giorno per gi orno divulgate intorno a quel periodo di movimento. Basterà accennare mpidamente che la ritirata fu penosa per il deplorevole stato delle strade, e per le conseguenti difficoltà del traino su di esse; ma che, nonostante ciò, essa fu compiuta senza incidenti notevoli, tanto che il 7 di settembre l'esercito russo aveva già il suo grosso concentrato a Mnkden. Soltanto il 5 di quel mese, per un attacco, o meglio per un bombardame~1to eseguito contro la linea di ritirata dall'esercito del Kuroki, si ebbero scontri di qualche importanza: ed il 7,. sempre contro· l'esercito del Kuroki,"i Russi ebbero a coprire la loro ritirata con una energica azione, nella quale, secondo i telegrammi russi, i Giapponesi ~bbero la peggiò. · All'infuori di queste azioni parziali, e delle inevitabili azioni secondarie fra r etroguardie ed avanguardie, sembra che n ulla di importante sia avvenuto.


1928

1929'

LA GUERRA RUSSO.· GI APPONESE

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

.Cosicchè dopo due settimane, intorno alla metà di settembre, li1, situazione pareva essere la seguente:· · - dà parte russa, l'esercito· principale raggruppato attorno . a Mukden, con qualche corpo spinto al nord tino a T ~è-ling., dove si preparava un 'secondo punto. di resistenza, e con esplorazioni spinte a . sud à contatto degli avanianti e.s erciti giapponesi. L'occupazione di Mnkden sembrava appoggiarsi principalmente al corso del Sn-tse-ho (od Hun-ho), sul q~1ale erano stati gettati -ari ponti, protetti da apposi te opère; le esplorazioni si spingevano, verso ovest, fino a Sin-min-tung, confine cinese, verso sud, fin presso J an-tai, e, ad est e sud-est, fin verso Sing-king; · - da parte g iapponese, gli eserciti di Ozu e di Nozu erano appena arrivati coi grossi all'altezza di Jan-tai, mentre l'esercito di Kuroki, procedendo per le alture ad est della strada Liao-yang-Mukden, ed a quella parallele, aveva ragg iunto, almeno colle sue avanguardie e colle su.e esplorazioni, la linea dell'Hun-ho, ad est di Mukden verso Fou-chon. Pareva insom.m a che si andasse delineando pei· Mukden Ìa situazione di Liao-yang: attacco da sud con avvolgimento da est, come dP.l resto, dato l'andamento del confine cinese e della linea di ritirata russa, e dato che l'offensiva giapponese continuasse, era tan to elementare che fosse, che noi oi dispensiamo volentieri dall'illustrare. 'ranto più che, fin dalle prime pagine del nostro studio (1), noi non abbiamo omesso d i accennare come fosse naturale che, raggiunto l'opbiettivo di Mukden, l'offens1.va giapponese si volgesse per la st rada d i K hrirbin, testa immutabile delle comunicazioni russe, con n uova base nel. Liao-tung e nella regione di Mukden, col fianco sinistro appoggiato alla benevola Cina. L'avvolgimento da est, per tagliare le comunicazioni al nemico e per addossarlo al confine neutrale, sfuggendo in pari teJ:?-pO alla possibilità di esservi addossati da una sfavorevole azione tattica, discende con evidenza immediata dal semplice esame del teatro d i operazion.i; e· cli questo teatro,

finora non considerato, noi daremo or ora un cenno sommario, quanto basti a seguire le fu ture operazioni ed a giudicare della portata di esse. Quanto alle forze ÌL presenza, nessuna notiz ia precisar com'è facile comprendere, si aveva all'epoca ora considerata. Alcune informazioni dicevano che, dopo la battaglia di Liao-· yang, 75 mila uomini e 170 pezzi fossero giunti a Kuropatkine, mentre 100 mila uomini ed un centinaio di pezzi fossero arrivati ad Oyama; ma erano informazioni assai vaghe. ·più importante è tener nota che si entrava bensì nel secondo periodo della campagna, e cioè in quel periodo, nel quale l'offensiva giapponese cambiava da nord-ovest a nord la sua direzione, ed aveva cambiat o da sud-est a sud le sue, linee di comunicazione; ma· che, contrariamente alla successione degli avvenimenti, che noi ritenevamo logica, ciò· avveniva mentre non aveva ancora avuto luogo il primogrande scontro favorevo le coll' esercito principale nemico (chè tale non. poteva considerarsi la battaglia di Liao-yang)r e non era per anco libera e sicura, non essendo caduto Port.. Art hur, la base del L iao-tung. Situazione pericolosa e difficile, della quale non vogliamo più r icordare le cause, già troppe volte ripetute, ma che poteva mettere in forse la. possibilità di continuare l'offensiva.

(I} Cfr. pii~. 45t, dispensa

Il[, 1/ivisra ,lhlilare.

*** Allorquando, nell' intraprendere questo studio, ci a.ccingemmo a .dare un cenno sommario del probabile tetitro delleoperazioni, limitammo il nostro esame allo scacchiere delloYalù e della regione di Mukden, perchè r itenemmo, come di poi avvenne, che la offensiva giapponese, pur avendo· come obbiettivo decisivo Kharbin, sorgente e vita della difesa russa, non potesse, per ragioni logistiche e strategiche, procedervi direttamente, senza prima impadronirsi di Mukden. e del L iao-tung· (1). (i) Cfr. pag. 1,5!

é seg.,

dispensa Ili, llivisla 1llilila1·e.


1930

LA GU};RRA RUSSO- GIAPPONESE

LA GUEl-.RA RUSSO-GIAPPONESE

Raggiunto .questo obbiettivo intermedio colla battaglia di Liao-yang, quantunque non comp~etamente, .perchè mancava sempre il possesso, logisticamen te e politicamente importaut.issimo, di Mukden .e di Port A.r.thur, e non s'era per anco battuto il nemico, le operazioni giapponesi venivano ad as.sumere la loro naturale direzione sull'obbiettivo di Khàrbin -ed un nuovo teatro si apriva ·ad esse. Quali limiti assegnare per il momento a _questo nuovo teat,ro di operazioni? ]1,istrettì, noi crediamo, per non condurre i nostri lettor i ·all'esame di regioni, che poi non siano raggiunte daila offonsiv,1 giapponese, o che lo siano (data la lentezza dell e ·Operazioni, prevedibile in conseguenza dei mediocrissimi ri- . sultati di Liao-yang, dell'allungarsi delle linee di comunicazioni giapponesi, e del continuo rafforzarsi dei Russi) in un termine assai lungo di tempo, nel quale il nostro cenno sommario possa essere completamente dimenticato . Se sj volesse far astrazione <lalle operazioni effettivamente probabili, neppure J,{harbin potrebbe essere considerato un -0bbiettivo. decisivo ed un limite del téatro di operazioni . Infatti, colla occupazione di Kharbin, i Giapponesi ver:1.1ebbero bensì in possesso della attuale base dei Russi in Manciuria e del nodo ferroviario che unisce Port Arthur e Wladiwostok a lla linea t ransiberiana; ma con ciò non avrebbero çondotto necessariamente il nemico alla impotenza,. Da ·una parte, i Russi potrebbero r ipiegare la loro Lase più iii·dietro, lungo la ferrovia, fra Kharbin e Stretiensk, e di là prepararsi ad ulteriore resistenza ed alla controffensiva; :dall'altra, i Russi potrebbero, per il corso navigabile del1'Amur, e poi per il tronco ferroviario I{abaro,vska-Wladi, wostok e per la valle dell'Ussuri, co~centrs.re nuove e temibili forze sull'appoggio d i quest' ultima piazza forte (1) . . Dal che discende subito che i Giapponesi, occupatoKharbin, '.se, J;ton fors e prima, sentirebbero probabilmente la n ecessità di afforzarvisì contro la nuova concentrazione di Russi ad )

(l)

Vedi cafta annessa alla dispensa trr, Rivista 11/tlitai-e.

1931

ovest, sulla transiberiana, e frattanto di impadronirsi di \Vladiwostok, per togliere al nemico quella seconda base ed assicurare . le spalle ed i fianchi della loro nuova linea di operazioni, che volgerebbe a nord-ovest. È appena necessario di dare uno sguardo alla carta, e di considerare la vastità di tali operazioni e la loro distanza dalle basi marìttime dei Giapponesi, per persuadersi che si tratterebbe di uno sforzo colossale, che probabilrµente eccederebbe di già la potenzialità militare del Giappone, relativamente minuscolo di fronte al suo gigantesco nemico ed alle inesauribili risorse di questo. Ma se pur si ritiene che ciò sia possibile, a noi parrebbe che ciò sia da considera'rsi un massimo quasi assoluto. Ciò posto, sembra g~usto osservare che le condizioni fatte a i Giapponesi dalla battaglia di L iao-yarig sono tutt'altro che tali da permettere ad essi il facile ra.ggiungimento di quegli scopi, che sarebbero i massimi possibili per Li, loro potenzialità militare. Schiacciato, con una strategia più illuminata e più rapida, l'esercito del Kuropatki1;te: sarebbe stato rel~tivamente facile procedere celeremente a nord, impadronirsi di Kharbin, neutralizzare le poche forze rimanenti in Manciuria, contrastare efficacemente la formazione di nuovi eserciti sopravven.ienti necessariamente a frazioni successive, od almeno obbligare ad una formazione mol to arretrata, e provvedere frattanto a \Vladiwostok. }\fa tutto ciò diventa difficilissimo coll'esercito di Kuropatkine in piedi .e relativamente intatto, e colle comunicazioni russe oramai beri coperte ed in piena e libera fum:ione. È probabi1e pertanto che, per un periodo abbastanza lungo, il teatro di operazioni possa restringersi ad una zona assai più limitata ·ai quella che si estende fino a Kbarbin, .e, a maggior ragione, d i quella che comprenderebbe ,Vladi,~ostok come conseguenza o concomitante della occupazione di Kharbin. Ad ogni modo, 1~ zona fra Mukden e Kharbin può brevemente tratteggiarsi nelle sue linee generali, tenendo per .direttrice la ferrovia. che la percorre.


193:3

LA GUERRA RUSSO·G:IAPPONESll: LA GUERRA RUSSO- GIAPPONESE

Ad ovest della ferrov ia la zona utile alle operazioni dei belligeranti si presenta assai ristretta a cagione dell'andamento del confine neukale, il quale segue il corso del Liao-ho 5.no a qualche decina di c.hilometri a nord di Tj eling e poi una linea grossolanamente parallela alla ferrovia. È regione piana, nella quale si svolge il notevole fascio stradale da Mukden a Kharbin. Ad est della ferrovia, fra Mukden e Kirin, con andamento generale da sud-ovest a nord-est, stanno considerevoli giogaie di monti, attraverso i quali, a quanto ce ne dicono le migliori carte di cui siamo in possesso, povere e scarse sono le comunicazioni, ad eccezione della strada :M:ukden-Inpan-Kirin per la valle dell'Hun-ho. Le estreme pendici occidentali di questi monti cadono quasi immediatamente sulla ferrovia, lasciando appena posto alla strada mandarina :M:ukden-Tjeling-Kirin. Il teatro d'operazioni si prèsenta adunque come una lunga e sottile striscia, chiusa tra un. confine neutrale e monti poco agevoli, e percor,;;a da una ferrovia e da parecchie str ade ordinarie, le une alle altre quasi parallele. Di questo teatro, la parte, che per il momento più interessa, come più prossima alle operazioni finor'a compiute, è quella che sta fra la regione di Mukden e quella di Kai-juan-sian, delle quali tracciamo sommariamente uno schizzo dimostrativo. Dal quale risulta a colpo d'occhio come a Tjeling il confine neutrale si serri contro la ferrovia, e perciò contro il piede dei monti, formando ·una breve stretta, nella quale sfilano, serrate l'una presso }'altra, la ferrovia e ia. strada mandarina, di Kirin. A sud di questa stretta si apre il t riangolo Tjeling-Sinmin-tung-Inpan, alla metà del cui lato meridionale sta 111ukden. l\'[ukden è coperta da sud e sud-est .dal corso dell'Hun-ho (o Su-tse-ho che chi.amar si voglia), sulle rive del quale port ano da sud varie strade provenienti da Liao-yang, da Peunsi-hu, da 'ralin e da Sing-king : tutta una discreta rete che

1933

Ta,. [;,,_ \U__

__..

0

~

"fa, ·ts ien, ·tia.r;,

\

'<::S°<:>-

~

\

1.500.000

{23 -

ANNO lil,lX .

\


1935

LA GUERRA ROSSO - GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

favorirebbe le operazioni tendenti à passare l'Hun-ho ad est di Mnkden, per aggirare poi . da est questa città. M:a, passato l'Htm-ho, la rete stradale si riduce alla sola strada I npan-Tjeling, la quale, oltre ad essere unica, conduce assai indietro da Mukden; cosicchè le ope"razioni di aggiramento d i Mukden dovrebbero finire per svolgersi attraverso una non facile zona montana. La zona ad ovest di Mnkden è piana ed aperta: ma l'anda-mento sempre avvicinantesi del confine neutrale, che forma il lato occidentale del detto triangolo, esporrebbe le operazioni aggiranti da quella parte al pericolo massimo cli essere ricacciate sul confine da una controffensiva anche soltanto momentaneamente fortunata. . Cosicchè le linee del terreno condurrebbero a concludere che le posizioni di Mukden, fortemente cop13rte da sud da un importante corso d'acq_ua, sono esposte ad un faci le ma, per l'att accante, assai pericoloso aggirament_o da ovest, e ad un assai più di.fficile ma più sicuro a,ggirame11to da est. Il che può servire· a farsi un'idea: di quel che potrà essere la offensiva g iapponese e la difensiva russa snl lat_o meridionale del triangolo accennato. Per le successive operazioni a nord, i corsi del Puho, del Fan-ho, e del '1'schai-ho, costituiscono altrettanti ostacoli frontali, come t ante traversi, di quel grande imbuto che ha a Tj eling il suo stretto collo. La stretta di Tj elin, finalmente, protetta a ovest dal confine neutrale e ad est da una larga zona montana, chej per quanto ci dicono le carte è priva di buone comunicazioni e che è trasversalmente incisa dai corsi d'acqua già nomi· nati, sembra presenta,rsi come una posizione assai favorevole ad una difesa ostinata, perchè, mentre è impossibile gira.rla da ovest senza -violare la neutralità, non è girabile da est se non per il lunghissimo percorsò ·delle valli del1' ]:fon-ho e del Tsin-ho) oppure a ttraverso difficili monti. Fronte a sud, essa avrebbe inoltre il vantaggio d i avere il fronte coperto d1.il corso del Tscha.i-ho, ed a. tergo un considerevole e comodo fascio stradale di collegamento colla base di operazioni.

In conclusione, facendo astrazione dalle forze dell'una e dell'altra par te, il teatro di operazioni indurrebbe a credere che a Tjeling debba essere, almeno per un certo tempo, il punto terminale delle operazioni immediatamente successive a Liao-yang. I Russi potranno o no resiste.i·e a Mukden, e, l'esistendovì, potranno o no 'prendere finalmente il sopravvento sul nemico, e magari la controffensiva. a seconda delle forze proprie che vi avranno concentrat~ e di quelle c he i Giap ponesi porteranno in campo. Dato che essi vogliano o debbano continuare a nord la ritirata, sembrerebbe ra,zionale una loro ostinata difesa a T1·. elino" come quando aves,:, ' sero superata quella, sembrerebbe razionale ner i Gis,p1)onesi L • ) non essendo più probabile ora,mai che essi ottengano una d ecisiva vittor ia sul Knropatkine come potevano ottenerìa a Liao-yang in g razia delle speciali condizioni strategiche e logistiche di quel punto, una sosta difensi'i,a di fronte alla difficoltà di procedere oltre, od almeno la lunga e laboriosa costit uzione cl.i un forte p unto di appoggio per le ulteriori operazioni, quando queste diventassero possibili.

1934

)

Se i Russi siano per dare o per accettare una g rande battaglia a l\fokden o a·sud di Mnkden piuttosto ch\3 a Tjeling, e quali. siano per esser e le reciproche condizioni di forze dei due avversari per quella battaglia, non sembrano rivelare abbastanza, fino al momento in cui scriviamo, le notizie sugli avvenimenti dalla metà di set tembre in poi. Considerazioni politiche, e non cli lieve importanza, debbono certament e consigliare i Russi di non abbandonare senza lotta ai Giapponesi la città santa della dinastia dei Cing, per l'effetto poco favorevole che ude abbandono avrebbe sulle popolazioni mancesi e cinesi, il contegno delle quali può .notevolmente influire sull'ef.fic-a ce svolgimento delle operazioni m ilitari. Ma le ~onsiderazioni politiche, siano pure importanti, dovrebbero correttamente cedere il passo alla rao-ion 0 militare nel decidere del luogo e del tem po di una batta o-lia decisiva, od almeno di una. g rande battaglia. ""


1937

L.à. GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO -GIAPPONESE

E di qu esta r11,gion militare noi n·on troviamo suiìi.ci..enti: sintomi nelle scarse notizie, che abbiamo intorno alle mosse dei belligeranti, come non possiamo ri_c avare sufficienti indizi presuntivi nè dalle condizioni tattiche dal terreno, le quali ignoriamo quasi dei' tutto, nè dal progressivo aumento delle· forze in presenza, di cui si ricevono informazioni troppo vaghe e contradclitorie. Le scaramucce giornaliere fra avanguardie, avamposti, esploratori e simili, non hanno grande importanza al nostro scopo, e non sempre è facile individua.re sulla carta, con suf-. ficiente approssimazione, le località in cui esse avvengono. D'altra parte, all'infuori delle insignificanti scaramuccie, ben poco accadde di rivelatore. · Secondo un telegramma del K uropatki:tie, in data 19 settembre, il 17 dello stesso mese una forte ricognizione fatta dai generali Rennenkampf (guarito dalla sua ferita e tornato alla testa della sua divisione di cosacchi) e Sarnsonow accertò che da sud il nemico non era avanzato oltre Ian-tai. e Biant ia-putza (probabilmente Pa-ni.u-pu}, quantunque quasi l' intero esercito fosse ormai passato a nord del Tai-tse-ho: n essuna mossa importante era segnalata da est. Pare tuttavia che da est qualche mO$Sa fosse già in corso,. benchè su di un raggi.o ~Llquanto più largo cli quello, che sembrava da attendersi dopo una battaglia vinta, e dopo quel qualsiasi inseguimento, sia pure inefficace, e compiuto da piccole frazioni, che alla battaglia aveva tenuto dietro. Int atti, le notizie ufficiali russe riportate dalla stampa dissero poi che il 20 settembre i Giapponesi attaccarono due volte il passo montano di Ta-liu, sulla strada proveniente da Saimaki, e furono arrest~Lti dalla cavalleria russa appoggiata da cannoni automatici; il generalissimo Oyama telegrafò il 21 che alcune ricognizioni rnsae si erano ritirate da non importa quale punto, mantenendo però il contatto coi Giapponesi sulla via Mukden-Fou-chou-Inpan, e, più in generale, per la valle dell'Hun-ho; successivi telegrammi di Kuropatkine e di Sakarow informarono che prima del 25 settembre i Giapponesi si affacciarono al passo di ViTanfolin, senza riescire ancora ad occuparlo.

Dal complesso di queste e di altre minori notizie, sembrava .a.dunque che i Giapponesi si disponessero ad un aggiramento largo, colla base forse a Pa-niu-pu, e colla direzione al corso dell'Hun-ho fra Fou-chou ed Iupan, mentre da sud andavano concentrandosi fra lan-tai e Pa-niu-pu, e nella zona. -ovest. si stendeva.no con ricognizioni fino alle valli del Pu-ho ~ del Liao-ho. Il 29 settembre, secondo un dispaccio del Sakarow, le avanguardie nipponiche si avanzarono da Ian-tai fin presso Sciliho, essendo state notevolmente rinforzate nei giorni prece<le:nti: i Russi tuttavia le arrestarono e le respinsero . Nello stesso giorno altre avanguardie si avanzarono per la strada Pa-niu-pu-Mukden, ma anche queste furono arrestate. Contemporaneamente a questi picco.li accenni di avanzata del centro, aumentava l'attività g iap ponese nella pianura ad ovest della ferrovia. Nella va,lle del Liao-ho la cavalleria russa aveva uno scontro con fanteria ed artiglieria nemica, sussidiata da una grossa band_a di tong usi, i quali pare che da quel momento entrassero apertamènte nel conflitto a fianco delle truppe giapponesi. A ltra cavalleria russa discese la valle dell'Hun-ho e tentò di incendiare alcune giunche su quel fiume, \ per il quale sembra che i Giapponesi abbiano attuata una fruttifera linea fluviale di rifornimento; ma fu respinta da fucileria nemica appostata su entrambe le rive del :fiume.Il 2 ottobre si ebbe uu nuovo scontro nella pianura fra cavalleria russa e fanteria e cavalleria g iap_p onese; mentre nei pressi montani a sud-est di lVfokden i russi si tro·varono di fronte ad appostamenti occupati da tongusi al comando di ufficiali giapponesi. Finalmente, il 4 ottobre il Salrnrow segnalava un nuovo concentramento cli forze a soli 25 km. a sud-est di Mukden, mentre parecchie eplorazioni e scorrerie cli bande avveniva,no nella p ianura fra Hun-ho e Liao-ho, ed una nuova punta verso nord, lungo la ferrovia, era tentata da un battaglione e da uno squadrone giapponesi, e respinta dagli avamposti russi. In complesso, se si poteva dire con sufficiente approssimazione che l'azione principale giapponese accennava a deli-

1936


1939'

1,A GUERRA R USSO -GIAPPONESE

Là GUERRA l:!:GSSO·GIAPPOXESE

nearsi da est, p ur coprendo da sud, fra la ferrovia ed il L iao-ho, le vecchie e nuove linee di comunicazioni dell'eser cito nnlla accennava nè alla imminenza nè all'indirizzo di una decisa operazione offensiva. Era forse molto, r itenere che le punte gia,pponesi più avanzate toccassero una linea imma ginaria Sin-min-t ung - Sa-bo - '\\"anfulin - Ma-tsien-tian -Ta-ur-110. La forza del nemico: la necessità di.rifornirsi. soecialmente cli mun izioni, dopo L iao-yang, l'asperità del!~ z~n a montana, rendevano lenta e cauta l' avanzata giapponese, e ritardavano tuttora il pronunciarsi della ripresa offensi'9'a . Quanto ai Russi, riusciva ancor meno facile intraYcdere l'indirizzo delle operazioni prossime, poichè nul la confermava una isolata n otizia del GO settembre, la quale pret endeva che Kuropatkine avesse iniziata la ritirata su 'l'jeling, lasciando a sud di ) [ukclen semplici distaccament,i di osservazione e di r etroguardia. Si continuava a parlare di importanti lavori di afforzameuto in cors·o a 'l'j eling ; ma altrettanto si asseriva per Mukden, e tanto poteva essere questa la posizione principale e quella la posizione arr etrata, in caso di insuccesso, qu anto quel.la Ja posizione principale e q_uest,t una semplice posizione di retroguardia e di copertura : nulla autorizzava a credere all'una piuttosto che all'altra ipotesi. Le esplorazioni molto attive della cavalleria, fatte su largo r aggio, mantenevano il contatto col nom ico dovunque; ma, dietro di esse, nessuna mossa era segnalata, che potesse apparire preludio ad una controffensiva piuttost o che ad una ritirata o ad una difensiva locale manovrata.

sente guerra, sembra potersi ritenere che' con o senza leb0 ·gi . il Giappone non sia per r ifiutare all'esercito i suoi cittadini validi, fìnehè ve ne siano. l\Ia ciò diceva poco, perchè non si sapeva quanta parte di quel nuovo contingente fosse istruito, nè a qual punto fosse la istruzione dei contingenti già chiamati all e armi dopo l' inizio della guerra e non ancora spediti in Manciuria. Diceva ancor meno circa le forze che Oyama avrebbe pot uto avere fra breve a sua disposizione, per chè nessuna not izia partico· lareggiata, nè abbastanza approssimativa,, si aveva di trasporti o di sbarco di truppe. . Un sussidio cli forze non displ'egevole, specialmente per oper azioni secondarie ma. efficacissime: sembra va che i Giapponesi stessero r itraendo dalle bande cli tongnsi, che essi andavano organizzando, ed impiegando oramai sotto la loro direzione immecliata, come già accennammo. Secondo alcune notizie, tali bande ascendevano già ad un effettivo considerevole, e ad esse era particolarmente affidato il servizio di esplorazione nello scacchiere secondario del Liao-ho, di rifornimenti clandesti ni da11a Cina a vantaggio dell'esercito giapponese e di opposizione ai rifornimenti russi, di interruzione della ferrovia a tergo dell'esercito di Knropatkine. Una çli queste interruzioni era stata da essi compiuta al fine cli settembre, a sud di K harbin, ed era stattt r iparata a fatica. Quanto alle basi ed alle lin ee di comunicazioni dell 'esercito; pareva che la base di I n-keu funzionasse oramai pe1fett amen te, legata all'esercito dalla l inea flu viale del J ,iao-ho e dell'Hun-ho, e dalla linea ferrovi ari~t Port Arthur-Mnkclen, la quale er a stata rid otta allo scartamen to giapponese, e della quale si annunciava per questi giorni appunto l'entrata in esercizio. Sussidiariam·ente, si affermava che una nuova base si anelasse costituendo, o meglio r icostituendo, alla foce dello Yalù, collegandola a Feng-huang-ceng con una specie di ferrovia a cavalli. Ma erano no tizie alquan to incerte, anche queste. . Da parte russa, era fuori di dubbio che la transiberi ~1na continuava indisturbata il suo lavoro di rifornimento-di uo-

1938

)

Nessuna maggior luce, circa le possibili operazioni prossime, recavano le notizie relative alle forze degli esercit i. Da parte giapponese1 un 'ordinanza del Mikado raddoppiò la durata dell'obbligo di servizio dei riservisti, e soppresse ogni distinzione fra prima e seconda riserva ; ciò che, secondo alcuni, aumen terebbe, ipso facto, cli 200 mila il numero dei disponibili da mandare in Manciuria. Legalizzerebbe, per dir meglio, la disponibilità di quei riservisti ; chè, nella pre-

)


'!.940

J,A GUERRA R USSO-GIAPPONESE

L A GUERRA. RUSSO-GIAPPONESE

mini, materiali e· provvigioni, e che anzi profi ttava .cli continui miglioramenti. Qualche informazione portav~i che oramai la sua produttività fosse effettivamente cresci uta a 1200 uomini al giorno; di più, stava per aprirsi all' eser·Cizio il tratto circurnbaiktdiano, preziosissimo ad evitare la traversata del Bàikal, e specialmente durante il 11rossimo inverno. :Era a nche allo studio la posa di un secondo binario : ma tale lavoro è certamente colossale ed a non bre\ e scadenza, e starebbe più a dimostrare gli intendimenti della Russia per una g uerr a a fondo, che non a far presumere immediati vantaggi logistici. Quanto alle forze, i -Russi avevano in Manciuria, senza contare le truppe di Port Arthnr e cli W ladiwostok, i reparti di truppe speciali e le guardie alle comunicazioni, ai primi di settembre, e secondo le notizie più concordi e degne di fede : - Cinque corpi d'armata siberiani, con un totale di 147 battaglioni, 48 squadroni, 45 batterie: ossia 155,000 fucili o sciabole, e 358 pezzi. · - Due corpi d'annata russi (X e XYII), con un tot.a.l e di 64 battaglioni, 18 squadroni, 28 batterie : ossia G7,000 fucili e sciabole, e 224 pezzi . - Cavalleria indipendente: 1.08 squadroni e 7 batterie, con 17,000 cavalieri e 42 pezzi. In totale, circa 240,000 fucili o sciabole e 620 pezzi, per la lotta campale. Ed-oltre a ciò, 27 o 28 mila uomini a Port Arthur, 16 mila verso Wladiwostok, e non meno di 60 mila uomini sulle frontiere e sulle comunicazioni. Come si vede, il tempo, prezioso alla guerra, era veramente corso a favore dei Russi, e correvano rischio di accorgersene, se pure non se n'erano già accorti, i Giapponesi. l\fa più prezioso minacciava di correre. Altre notevoli forze erano fin d'allora in via,ggio, ed altre ancora sembra si stessero mobilitando in Russia. Erano in movimento, e sono forse arrivate in questi g iorni al Knropatkine, almeno in parte, altre 14 batterie indipendenti con un centinaio di pezzi; era in movimento, fld è forse 7

~

1941

t utto giunto in Manciuria, il I . corpo d"armata russo, con 32 battaglioni e 12 batterie, ossia con 32,000 fucili e 96 pezzi: era in formaz ione ed in movimento un sesto corpo d'armata siberiano, il quale sarà probabilmente in Manciuria nei primi giorni di novembre, e porterà un rinforzo di altri 32,000 fucili e 96 pezzi. Saranno altri 70,000 uomini con , 300 pezzi. · Dopo di questi, e cioè a non breve scadenza certamente, ma in tempo per la campagna del prossimo anno, dicesi che saranno inviati in Manciuria l'YIII ed il XYI corpi d'armata russi, dei quali pare sia comin.c iata la mobilitazione, insieme a parecchi.e brigate indipendenti : for.-,e altri 100 mila uomini con qualche centinaio di pezzi. 'l'utte queste forze, secondo le ultim e notizie sarebbero formate su 3 eserciti, sott o Kuropatkine generalissimo. Allqra, si deduca.no pure dalle cifre organiche esposte le perdite passate e future, non si sarà lontani da quel mezzo milione di uomini, disponibili per la guerra campale, che più volte fu stampato esser e ritenuto necessario daì Kuropatkine a vincere la ca.mpagna; ma anche prima di all_ora, nel prossimo no-vernbre, ed anche al presente, senz'altro, sembra che l a situazione sia radicalmente cambiata dal maggio scorso, e che possa r itenersi oramai molto aleatoria per i Gi11pponesi quella· fortuna, che a lungo, e con insolita pazienza, presentò loro in Manciuria il su·o benevolo ciuffo, mentre essi, annaspa.udo in illogiche concezioni, cercavano di afferrarlo a Port Arthm\ ponendo in oblio che quel piccolo ciuffo non solo è fuggevole, ma ha eziandio una posizione topografica sempre ben definit a sul pelato cranio della volubile dea. Vero è che, a quanto si dice, quel colosso t uttavia crescente non è privo di falle nella sua corazza. P iù circostanze riferite dai corrispondenti indicarono di tempo in tempo che le condizioni disciplinari erano lungi dall'essere perfeUe: alcuni episodi delle case da the, durante la battaglia di Liao-yang, alcuni documenti caduti in mano dei Giapponesi dopo quella battaglia, starebbero anzi a provare una situazione da far rabbrivid ire, quando si rifletta alle


1942

LA GUERRA RUSS0 ·G1APP0~TESE

conseguenze che certi abiti morali, mal tollerabili anche in piena pace e nei più scapigliati viveu,1·s, possono avere in chi tiene neJle sue man.i la fortuna della patria ed il sangue dei suoi concittadini. Ma, se può meravigliare che il Kuropatkine non vi avesse ancora posto rimedio dopo . sette mesi di campagna, null~· autorizza a ritenere che egli non ·ve lo • ponga dall'ottavo· in poi, e che il numero 11011 r iprenda integralmente la sua forza.

Di Port A.r thur si ebbero e si hanno così poche e vaghe, e spesso fantastiche notizie, che davvero non vale la pena di raccoglierle. Sembra, in genera.le, che la primitiva furia ed ostinazione negli att acchi coptinui d i viva forza abbia ceduto il posto a metodi d1 espugnaz ione un po' meno violenti ed inutilmente sanguinosi. Attacchi 1>arziali di viva forza a qualche fo rte o gruppo di for ti ebbero ancora luogo, a quanto pare, dall'8 al 10 e dal 19 al 23 settembre: posizioni e forti furono conquistati, e riperd uti; in lotte epiche fra le colonne d'attacco giapponesi e le colonne di sortita russe: J\!(a, fra questi episodi violenti, sembra. che abbilt prevalso l'attacco regolare, accompagnato dal bombardamento . Si parlò di nuovo al 4 di ottobre di un attacco generale e decisivo ; fino al momento in cm scriviamo, non se ne h a però alcuna conferma positiva. Ce1'to si è che lo Stossel si dimostra sempre all'altezza della sua missione, e che egli ha saputo e sa condurre la difesa della piazza in modo mirabile. Più certo ancora è che la piazza ha una organizzazim1e difensiva di primissimo ordine, la quale non fu certamente improvvisata nei tre mesi e mezzo che corsero dall'apertura delle ostiiità al suo investimento. E ch_e i Giapponesi, sia pei· la configurazione depe coste, sia per altre circostanze a noi ignote, confessano di non essere riusciti neppure ora a rendere perfetto il blocco da mare, tanto che, per .mettere

LA GUERRA R USSO -G.! APPO NESE

1943

un freno ai contrabband i di viveri, e fors'anche di munizioni, sembra ricorrano ora. ad una specie cli blocco dei porti d'or igine d.i quei rifornimenti: e ciò, si noti, mentre la squadra russa è all'impotenza definitiva . Si immagini perta,nto quanto fosse fondato il ritener e, come taluno affermò non· sappiamo sn quali dati, che fosse · la cosa più agevole cl el mondo investire e far caclere la piazza con poche forz e all'aprirsì della guerra.. Ad ogni modo, I>ort Arthur è in piedi ... e Kuropatkine del pari: e la flotta del Baltico ... è sempre nel Baltico. Roma, G ottobre HJ04. ETTORE GIARDI NO copi/a.no di stato maggiore.


L.A SPEDI Z!ONE INGLl~SE NEL '.l'IDET

1944

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TlBEro> NOYEMlll{E 1 903-SE'l"l'E)[B ltf,; 190-!

I precedenti. .:i~entre la gu~rra russo-giapponese e le riforme ìn ì\'face~om~ sta1tno a dimostrare che esiste una prima quistione nel1 . ·. d .Onente . . lontano e una seconda nell' O.· nen t e v1cmo la spe1z1on~ mgle~e n.el Tibe~ è -venuta a ricordarci che ~e esiste una . t erza f. nell R On . en te d1. mezzo , , ' dove 1a l otta a·i preponderanza ra . uss1a e. I nghilterra ò accanita·, sebbene sord a. . Q, nesto 1a-voro d1 mma è cominciato da tempo e continua ininterrotto. (I) L:t s1ledi1.ionc, essendo stn ta ese"uit·t p r lnd.ie, _s i ,1ovre1J be dire anglo-l11 rlinna.o Oi~iiuio ~~n\o !} con tt·'.1.ppe del governo <l ellc ,·osi dmimo lngle$i anche qum1<10 si dovre"h d' !/) esc, se~npl1cc mente, per brevità; " e ire Anato-·m d1an1

Libri e pcrio<lici consultati · DEs101m1. - Il 'l'i/Jet, pullblicnto a cura de lla S . . mente aanotnto e comment,tto da Carlo P~iinl. ' oci~tll Geogrnllca ltallaua, diligenteli padre gemita Desideri ha vissuto nel TibPt . . . _ _ . eo r:1 oggì uno dei migliori e più completi sn s~; .,ont Uifo-20 ~ 11 suo l:1voro é an, 0 suoi abitanti e a ll,1 conseguente im mol>il it·\ cl:l~e a r~f:ione,_grn?.1e al misoneismo d i SHrnoeuc _ 'l'he Bz r . . . · e sue 1st1Luz1on1. lo t904. . p Io (1IIQ1t o/ T1bel: lls mstory and Pai·ticulars /rom t623 In questo libro so no messi in bella luc i n . . . Orlorico da Po rdenone, ecc.) • ell e vi~sero etantt~ln .mlssionan (IJcsi<l eri, Della Penna, • che quello <li aiutare il prossimo e far d I h ' nni nel_Ti!Jel con nessun altro scopo Hu ' e ene a tutti , , c. - 1oy(lge dans la 1'a rtarie, le Tibet tt la Cl . . GREXAlll) . -

Le T ibet.

une.

SrnN-lle i,,N. - L'Asia Sconoscfota. 1'/le lMlll ·o{ L c111lti. East . Indi(1 . (1"1 net.), pubblicato il !O febbraio tOOI uest1011srnoexterieuns · 1 urd ew·zon et l e Tibet, in nevue · . febRAnD. braio e- :1• ma,·zo · , de Paris rtel fiOCKHILI, -

BLUEbOOK • -Q 88

tn

4 1'imes (19(13-04). Geofwapllical Joumal (190i).

1945

I progressi dei Russi nell'Asia centrale hanno indotto i vicerè inglesi ad adottare e seguire la così detta politica delle f1·oni'ie1·e scientifiche, proclamata per la prima volta da L ord Beaconsfìeld, secondo il quale l'Impero indiano per riten~rsi sicuro deve, non solo possedere il versante meridionale delle montagne che lo coprono da nord, ma auche ese1·citw·e un cont?-ollo sul to1 ·0 1·ove.qcio. È una teoria che va pil'.1 in là di quella dei buffe1· 13tates, o stati cuscinetti, e che sembra paradossale quando si pensa che queste montagne sono l'Himalaya; ma l'invasione del Nepal fatta da 70,000 Cino-tibetani nel 1750 le conferisce un fondo di logica. Coerentemente a questa teoria, il protettorato inglese veniva stabilito sul Chitral nel 1803, sul l{ashmir e sul Sikkin nel 1889. Esenti da protettorato, ma legati da amicizia suggerita da reciproca convenienza, sono : il Nepal, con cui :6n dal 1815 si concludeva un trattato di pace, per il quale un residente inglese era inseclia,to nel la capitale nepalese, Katmandu; il Bhutan, con cui nel 1865 si veniva ad un accomodamento, med iante ìì qua.le il vicerè delle Indie può sorvegliare il governo di quel paeso. Lo spirito d'indipendenza e la fierezza di questi dne Stati hanno consigliato il governo inglese a contentarsi., almeuo per ora, di ciò che ha potuto ottenere, tanto più che quello stesso spirito e quella stessa fierezza. costituiscono una garenzia contro i t entativi cli occupazione dei due paesi per par te della Russia. Per continua.Te nel programma di costituire una zona. di difesa, una estesa linea cli avamposti ·al nord dell'Impero anglo-indiano, rimaneva da colmare una lacuna fra il territorio del Sikkìn e quello del Bhutan (1). Là infatti il 'l'ibet, Stato vassallo della Cina, si spinge con la valle eh Ohumbi nel '\"ersante me).·idiona.le dell'Hima· laya, dove viene a formare un'enclave; ed era naturale che \I) Ved i schìzzo annesso.


1947

LA SPIWIZI ONE: INGLESE NEI, TIBE'l!

LA SPEDIZIONE l NGf,ESE NEL 'rIBET

si ad estendere anche da quella pa1·'e t t pensasse · " 1a zona pro e tnce, per togliere questa spina dal confine tante, . . h la debolezza della Cina e del Tibet non assicura .' dapm un'cocecnpazione ru&sa. l' . Non meno dei snoi predecessori è partio-iano d 11 t1ca sopra detta l'attuale vicerè,, 1·.,o1·d Ourzon, o e a poa,11• i. il quale, cora il 30 marzo sco.rso, nel Consiglio dell'Impero dell'India: faco,a le seguenti dichiarazioni : « L'In c1·Hl. e· come un~ fortezza circondata dal f'. t del « mare e d al bastione delle moutaò-ne A l d' 1: d . os.sa o s1. o · · 1 a 1 queste «« es. ttend d e un terrapieno . ' che . noi non vog1·iamo ved ere occu« a ~n nem~c?· Possiamo lasciare che resti in possesso . _eat1 ed am1~1; ma non dobbiamo permettere che cat« tn-e rnfluenze agiscano soLto le nostre mura Questo è il . « greto della situ,izione in Arabia. in Per ~ia. nell'A f0 b s~st 1 r1,·b , ,, ' o- a.111« ' an, ne 1 et e 1101 Siam » (1).

nel° quale scorge un nemico che prepara il t erreno all' in-

1D4G

à~ :i1

=::*:::

La costituzione politica nel Tibet. Il 'l:ibet, oppresso · ·1 · da un governo 0li 0o·arch1·co eteocra t 1co con a capo i Dala1 Lama (2) dalla prima met: cl 1 1 ~ t · · · ' a e seco o passa. o s1 tiene chrnso ermeticamente. all' europeo . r,, . . . v_Jtltng), (¼) Ai primi 111 luglio· diceva i>oi, a oo,·P.r eh .11 1, . . •cere, delle ~n l1c Je1•e tenere gli occhi :1.perti sulle frontiere e ,,rendere di la~to ~ (2) Lama = Il superio re. il [)r.iferito. Datai _ m ~anto t uf!e1wM. designa re il ponlotke massi,n o rt,•l bucl 'i· '. .igg, u1tto al nomo comune rii l ama r,er ·· , l 1Smo trbet·1no è b oceano (d i sapienza, di <>randozza ec·) . ' voc~ olo 1nongolo ~ s ignifica , 0 riconosce due c.,pi spirit~alr o Gr'\ ~eon e 11e~6 avvcrlire che la popo lazione Tashi Lhum110 (Tashi Lhum ; = ,;n;. ·bqueHo di l.h asa, o O:>.lai Lam a; 11ucllo cli riLcnuti çome l'incarn azione1 110 1· . 1· u o , entcl1Zl(l!l.l) , detto il Tashi Lama. Essi sono I s,ui o dotto ri dclh fecle b 1· 1 · lo ,li Budtla' ' l,l·trl"Oa . • · ·1 D uuc rncarna· l'aposto . ' " •·SI,n. o Amrtatiha 1 · rsl 1 ca; · il Tash i I, ama ' '. ~ a a, ,ama in.:.trna il disce· polo cl, questi , Al"aloskite:;vara. L'ultimo è ,j al suo collega, che si chiama J'a11c•e n· unque spmtualmente inferiore in di<>nita · 1 . . " lt impoche o gran 11 I. . . n ~o o la protezione d1 un ca,·lornagno Gu ~ri 1. 11 1 ' iaes 10 prezios1s11mo. Fu • chi! nel !640 conferi a l Dal ai Lama la superiorità po i ilica. La crua l;\ però ,." t ' O, is 6 . so O nell,i Jlrnt,ca, gi:icchè in teorh i due Gra n Lama sono e"ua li e i rato o , ' n, o grandi m,n1stri li St t0 .I sono ugualmente ripartiti nelle d ue provin ·e d.1 (j ·ci· t . a , e depo-n. o generali dipendenti la prima dal Dal ai e la . dc .= d mez;o, il ce11ll"o) e di T,a 11g' :.econ a dal Tash, J,ama.

c;,~t

t ..

t1

va~ione (1). L f.L sua popolazione, che secondo i più conta da, sei a sette milioni, professa il buddismo lamaico, o Zamùimo (2)) ecl è d ivisa. nettamente in due parti : una che si occupa delle cose della terra, l'altra che attende alle cose del cielo. i,a prima produce è ubbidiscej la seconda consuma, pi:ega e comanda. Questa è rappresentata da numerosissimi sacerdoti (lama), che predicano la xenofobia, l'odio e la diffid enza contro lo st raniero (3). La Cina dal 1720 ha la sovranità. sul Tibet e l' esercita essenzialmente con. l'approvazione della nomina del Reggento (desi) d ur~mte la minorità del Dalai Lama (4).

-(iJ l.'u\li1110 europeo che sia ~tato a T.hasa r11 l'abate llnc, nel !S15. Lhnsa = le, tcrr« cli Dio. Lhasa non è so lamente '" cn11itale ci~I Tibe t , u1a e n.nclrn la mq11La lo, la ci Ltil san la del t,uddi:;mo lamaico. Il Ti bel è la sorgenle della <livinita, della reli)!ione, della ~cienza. per tutti la Mongolia: il tibetano è la lingua sacra, il latino e l'arabo dei Mongoli, e Lha s:. è la loro noma e h loro Mec~a; e come ogni anno molli ~tusntmani fann o il viag-gio M Iia Mecca, cosi a 1nigl aia i Buddisti si rec,tno in pell egrmnggio a Lha,a clallP- regioni più lon tane cieli' Asia. ('!) Questa rehi:ione è una deformazione, una Ri(or!lla del buddL;mo inrli:v,o. lntrorlotto n~I secolo \tll dal 1>ri mo principe <li Lhasa - che estese l:1 sua so;,r:,.nita su tutlO I 'alti pi,1110 - rigenerato poi e disci plinato nel x 111 so~olo dal ramos,, Tsong- Ka11a, il huddismo nel Tibet si ù liberato dn ogn i conten11to çlog m.,tico per diventare una collezione cli riti e un a !lerarrh ia cli vreli. (3) Non c"è tlsempio , nei tempi antichi e nei morlcrni, di un paese popolato da tanti preti come il Ti bet. Secondo Il Grenard, vi sono certame11te 500.COO Lar11-a, uno ,n m~dia ogni ,,uattro abilan1.i. 11 Rocld1 il l poi scrive : , Da Jyelrnnrto a Tats;e n-lun, che ò una « di ~ta nz:~ di ci rca 600 miglia, so no passato pe1· 40 l«>nr,,sleJ"i, nel Jliù -r1iccolo elci qu ali , erano mo monnd, e in cin(ILIO ve ne erano da gOOO n 4000 • . :ii calcola cbe i conventi siano 300 circa. Sono co,truiti come altrettanti forti in siti cli rlif{icile accesso e .so no largamente approvvigionati, con armi e munizioni. Ve ne sono a11tiho 11m· dn nuc: : in quello di S1mdinr,t , presso Nagartse, con numerose mo 11ache risiede colei c:h c reincarna la IJorje-Phagrno, cioè la Sc,.0(11 Dicima,1tina. R•ituardo a1 sen timenti che animano codesti lama, ò cla notarsi che essi, olLrc che del µotere sririlualr, si preoccu11ano anche di quello temporale. Golosi di regnare da soli sul pop olo che li manti~ne, temono che con gli stranieri non penetrio o id ee nuove, eh,' la sem1il1 citil rtoi cuori non si al teri e cbc la loro clien tela 11011 traligni. nonché il· tttmf;mo non vogli:ì l'o<l io di ra21.a, auzi prescriva l:1 fratcHauia 11! tutti gli uom ini e l'ospitalità verso gli stranieri, i lama, riro!ittando <lolla illimitata credulità ,tei loro fedeli, spargono ogni più :Lssurda leggenda sul conto degli Europei, indicandoli come stregoni che vo;:liana rapire a l Tibet le s ue divinità e portarvi in ca mbio tutti i diavoli clell'inferno. {\) La Cina tiene picco lo guarnigioni in a lcune città del Tiùet. l solda ti fann o parte delle S ba1tdiere mongole del cosi dello tsercito ct'ocwpazwne. 11 Dalai 1.,ama ogni 5 anni deve mandare determinati tributi all'imperatore della Cina.


'

1948

LA SPEDIZI0Njj; INGLESE NEL '.rIJ31l)T

LA SPEDIZIONE IN GLE SE NEL 'rIBET

La reggenza fino a qualche anno addietro era il governo normale del Tibet, perchè-i ))alai L ama, che sono eletti fra i bambini (1), non erano mai lasciati anivare alla maggiore età di 18 anni dalla cricca oligarchica,· costituita da un gruppo di famiglie, che, come già a Venezia, si è venuta formando per eredità. · I mistici e misteriosi assassinj dei bambini pontefici g iovavano a mantenere stretto il legame .di dipendenza del Tibet verso la Cina ; ma, con l'elezione dell'attuale Dalai Lama, che · ha ora 30 anni, coincideva un movimento na.zionalista, al quale egli deve la sua vita, poichè, per non dovere tr oppo frequen temente fare omaggio di devozione alla Cina elemosinando la convalidazione· dell'elezione dei sempre nuovi R eggenti, la camarilla oligarchica, coinvolta nel m)vimento, si rassegn ò a lasciare alle ParchA l'incarico di fil are la vita dei Dalai Lama; accontentandosi dell'influenza., nvn piccola, che può esercitare nel Devashung, o Sacro Òonsiglio, e nella Tzung-du, o Grande Assemblea. · Così il Tibet scuoteva Ìl giobo-o delia Cina e l' Amban ' cinese, che dovrebbe essere un potente moderatore del governo tibetano, ha visto le sue funzioni ridursi a quelle di un'a,mbasciatore inviso e tollerato.

Occupata altrove, avrebbe forse atteso, se un avvenimento impreveduto non l'avesse decisa ad agire immediatamente. Questo avvenimento è l'entrata in scena della Russia. La Russia ha interesse anch'essa ad estendere la sua influenza sul 'l'ibet, perchè qualche centinaio di migliaia di sudditi pòlitici dello czar sono sudditi religiosi del Dalai Lama, e perchè, per il progresso della sua politica mongola, .e cinese, le conviene conciliarsi il clero buddistico. E i suoi sforzi erano stati coronati da un certo successo. Il Dalai Lama aveva mandato due missioni allo czar : 'una prima a L ivadia n ell'ottobre del 1900; una seconda, che portava un suo autografo, a P ietroburgo nel giugno 1901 (1). Si era parlat o anche della conclusione di un trattato di protettorato. Il fatto certo è che la diplomazia russa è stata molto attiva nel Tibet. Capo delle sopra dette missioni fu un lama, suddito russo, mongolo- buriata di nascita, che ha studiato in Russia e che ' ha parecchi nomi, ma che assume ordinariamente quello di Dorjieff quando viene in Europa. Costui è a.ndato a Lhasa or sono vent'anni e vi ha occupato per molto tempo l' i'm portantissima posizione di confess.ore del Dalai Lama (2). E gli ha potuto, in questa sua qualità, esercitare una grande influenza sul collegio dei cardinali buddisti, nei quali risiede l'autorità suprema. La sua propaganda in favore della Russia non è stata del resto diffiuile, perchè il '11 ibet ha. sempre avuto per essa delle simpatie in causa della comunanza d'interessi, d i costumi e di credenze, che con i Tibetani hanno molti dei sndditi asia tici della Russia. Inoltre, dovendosi appoggiare ad un a potenza, era naturale éhe il Tibet fosse incline a dare la preferenza alla Russia, che è più .lontana dell'I nghilterra.

)

:::

*

*

La quistione diplomatica. Come si è detto, l' Inghilterr~, sèguendo la politica instaurata dei suoi vicerè,. doveva natura]ment.e rivolgere verso il Tibet la sua attenzione, che vi era Etttirata anche da interessi commerciali. L'o rdi ne della successione è rngo lato dalla reincarnazione, pe rchò il ))alai Lama, come tu tti gH altri .del res to, è im mortale. QLtantlo m1iore il s1w co>'po, la sua anima st rerncarua 11nmed1atamente in un bambino r.ho nasce in quel tempo .. Per determ in are il bambino nel Quale si è rifugiata l'anima del Dal,1i L~ma. e ell e saril il nuovo Palai Lama, si sotto riongono tutti i bamJJini appena nati ad un'inOn itò. d1 prove. (t)

1949

(il Una terza, che doveva essere a Pietroburgo oel gen naio scorso, ha aggiornato il suo arrivo per invito del governo russo. (2) li lamismo ha la confessione auricola re e ha anche mo] U altri punti di contatto col cattolicisruo, tanto eh., i primi missionari che arrivarono nel Tibet c1·edette ro <li troval'Si di froule ad una corruzione della loro religione, operata clal demonio. i21• -

ANNO XLIX,


. 1950

LA Sl-'ll:Df½fONE IXGLESE NEL 1' IBET

Prevenuta a L hasa come a 'l'éheran, l'Inghilterra ha voh1to guadagnare il terreno perduto (1). Il pretesto fu presto trovato, perchè col 'l'ibet vi erano vecchi conti da liquidare. Nel 1886 un corpo di truppe t ibetane aveva invaso il territorio del Sikkin, Stato protetto dall'Inghilterra. Questa_ n el 1888 aveva mandato una colonna contro gl' invasori, i quali erano stati respinti ed inseguiti in casa loro, nella valle di Chumbi; ma per fo rimostranze della Cina,, sovrana del Tibet, le truppe anglo-indiane erano state poi ritirate. Dopo lunghi negoziati, il 17 marzo 1890, a Darjiling, si concludeva un trattato cli pace fra i delegati dell'India e quelli della Cina. Tre anni dopo, il 5 dicembre 1893, si definivano meglio e si ampliavano le condizioni del trattato, c0l q uale si determinava la fronti era, . si apri vano relazioni commer ciali fra l'Indii.i e il Tibet e si stabilivano facilitazioni per lo scambio dei proclotti, da effettuarsi a Yatung, nella valle di Chumbi . Ma queste condizioni non furono osservate· rigorosamente dal 'ribet: fra l'altro, le pietre poste ti delimitare il confine furo no rimosse, e la Cina., con la quale il gover no indiano se ne lamentò, era oramai impotente a garentire l' osservanza del trattato. Di pii\, mentre il Dalai Lama inviava missioni allo czar,. respingeva, senza aprirle, le lettere che g li dirigeva il vicerè delle Indie. · Ad istanza del vicerè, il governo inglese dom&.nclava a q1iello russo spiegazioni sulle missioni t ibetane: e il governo russo rispondeva che « esse non potevano essere riguardate « come 1wenti un carattere politico o diplomatico » (2) . .Ciò nonostante, il 13 febbraio 1902 il vicerè proponeva al go{-l) Per me1.zo dei loro sudditi, mercanti, pellegrini, ecc., che circolano seg1·e tamente nel Tibet, gl' Inglesi sono perreuamente al co~rentc di quan to avl'iene fra i loro sospettosi,simi vicini: dei dissidi religiosi, delle fazioni che vi si agitano, di ciò che possono ripromeltérsi, ecc. Ch i, in Europa, de tte per primo l'allarme circa le mire russe Ml Tibet, fLl un pubblicista, M. A. Ular, che scrisse molt.i articoli per giornali francesi, inglesi e tedeschi, fra i quali la llevue Bianche W ottobre !901) e la C1ntempo·r ary lleview (dicemb1·e ~902 · e gennaio {90\) (2) Blue-bo ok.

L A SPEDIZIONE INGLESE NEL 'l 'IDET

l;;,

1951

verno inglese di occupare la valle di Ohumbi, allo scopo di indurre il Tibet a più miti consigli. Un anno do·po, 1'8 gennaio 1903 (1), Lord Curzon insi~teva perchè fosse almeno mandata a Lhasa una mission,e, la quale, con un ra:.ppresentaute della Cina e rin altro del 'l 'ibet, « trattasse non sol« tanto la piccola quistione di frontiera; ma l'intera qui« stione delle future relazioni di commercio e ·a' altro ge« nere, e stabiljsse in L hasa un residente inglese » (2). Avuta notizia che q ualche cosa di q uesto genere si stava · . maturando, l'ambasciatore russo a Londra comunicava al Ministero degli esteri inglese, Lord Lansdowne, « che il suo « governo avrebbe considerato- una spedizione ,i nglese nel « 1'ibet come inte~a a produrre una situazione di una g ra« vità considerevol'e, la quale avrebbe potuto costringere il « govérno russo a prendere delle misure per la protezione « dei suoi in te ressi in quelle regioni » (2) . Alle g1·atiiite lagnanze dell' ambasciatòre russo fatte in tono che pa1·eva quasi rninato1·io (2), il Minist ro inglese rispondeva « che non poteva concepire perchè fosse neces« sario alla R ussia dimostr are in questo modo il suo iute- . « resse in reg ioni che eran·o' distanti più di nùlle miglia « dai suoi possedimenti asiatici, mentre erano vicinissime « alla frontiera dell'India inglese » (2) . ' L a fermezza del Ministro inglese indusse ·la Hussia -a cambiar tono. :E'urono date assicurazioni esplicite che mtlla di vero era nelle notizie cli accordi segreti rnsso-'tibetani e -che la Russia considerava il Tibet come estt-aneo agU scopi della siia polihca (3). Il 28 maggio 1903 il governo 1ngles8', previi accordi con la Cina, 'autorizzava il vicerè ad entrare in trattative col- · l' Arnban cinese a Lhasa e col Dalai Lama, per fissare un luogo di convegno, cl.ove una missione inglese si sarebbe incontrata con i delegati cinesi e tibétani, avver tendo che le {l.) Ù da notarsi che la guerra sud-africana si era chiusa nel giugno i902 e che l'[nghilt-0rra aveva oramai le mani libere. (2) Blue-book..

(3) Blue- boof;.


1952

LA. SPEDIZIONE INGLESE NEL '.rlBET

trattative avrebbero dovuto vertere soltanto sulla quistiona della frontiera e delle relazioni commerciali. K hamba Jong (1), in territorio tibetano, fu scelto come luogo di convegno dagli Inglesi, che in giugno vi avviarono i loro delegati con una scorta. La Russia, vedendo che dalle note diplomatiche si passava ai fatti, fece chiedere spiegazioni dal p1;oprio ambasciatore a Londra, il quale, a sua richiesta, ebbe dal Ministro degli esteri inglese l'assicurazione che il suo governo « aveva ap« provato l'avanzata nel territorio tibetano con rilnttanz::J, e « unicamente perchè le circostanze l'avevano resa inevitabile, « e che il solo suo scopo era quello di ot.tenere soddisfazione « degli affronti ricevuti dai Ti betani (2) ». Però si sentì anche dire « che pareva oltre misura strano « che delle proteste fossero fatte dal governo di una potenza « la quale in t,utte le parti del mondo non aveva mai esitato << ad estendersi usurpando sui vicini, ogni volta che le circo« stanze parevano richiederlo. Se il governo russo ha diritto « di lagnarsi di noi per i passi che facciamo allo scopo d i « ottenere una riparazione dai Tibetani, che sorta di lin« guaggio non saremmo no.i autorizzati a tenere a riguardo « delle occupazioni russe in Manciuria, nel Turkestan e in « Persia? » (2). · La fase diplomatica finì lì, con la vittoria dell'Inghilterra, la quale, ben risoluta a sostenere con le armi le ragioni che aveva esposto nelle note, potè registrare una seconda Fashoda. Perchè l'Inghilterra, che aveva sonnecchiato finallora, ·si mostrò ad un tratto così energica? Nella sua condotta entnwa la rliegalomania del vicerè, che seppe guadagnare la mano al governo1 come ha osservato qualcuno '2 Vi ha influito il conflitto russo-giapponese, che stava entrando nello stadio acuto, come ha sostenuto qualche altro? Può darsi; ma la quistione era di per sè stessa grave e complèssa. Vi era un (I) Jong = forte; posto dopo un nome di località, indica che essa è fortificata. (2) Blue-bool,.

1953 suòsfratitrn economico, anzi commerciale (1), come in tutte le quistioni coloniali; ma altri interessi, assai più alti di quelli commerciali, giustificano la condotta del governo inglesE'. Si trattava essenzialmente di ristabilire il prestigio britannico nella cittadella del buddi~mo e di far vedere che l'Inghilterra non si lascia imporre dal Dalai Lama, quando questi, tenendo chiuse per essa le porte, le apra alla Russia. Si doveva dimostrare che il Tibet non può chiudersi all'influenza britannica, e i sudditi budd~sti dell'Impero indiano do, evano convincersi che gl' Inglesi hanno le braccia lunghe e che essi soli sono i loro padroni. LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

*

* *

Cenno geografico sul Tibet. Limitato a settentrione e a mezzogiorno dai più alti sistemi montani (Kuen-l un e Himalaya), costituito da altipiani cosparsi di lag hi e maremme, avanzi, probabilmente, di mari interni, il Tibet sembra dalla natura condannato all'isolamento dal rest.o del mondo. (O Prima (li tutto il Tibet costituisce qna buona posizione per difend~re contro l\l Imprese ,1i qualunque altro popolo e. conservare nella propria indipenrlenza, almeno economica, quel bàcino del Fiume Azzurro (Yang-tze-kiang), di cui l'Inghilterra è tanto gelosa. In secondo luogo l'Inghilterra ha bisogno di cercare sempre nuovi mercati in sostituzione di quelli che la concorrenza le togl ie in Europa e in America. Ecco che cosa la Camera di commercio di llradford scriveva nel novembre del {895 al Seore· 0 · tarlo di Stato per l'India: • La Camera é convinta che il Tibet puo oO'rire un nuovo mercato di gran valore. • La sua superficie, come è noto, è di circa 700 miglia quad rate, la sua popolazione • dì sei a sotte milioni di abitanti e la sua altitudine media di J.5,000 piedi (metri 4.;;21 • sul mare. • Gli abitanti hanno duoqlle bisogno di 1'estiti caldi, di cope1·te e di altri articoli di mani• fattura inglese, nei quali il distretto di llradford é particolarmente interessato; in • cambio, Bradford comprerebbe con prolltto i peli di capra per tappeti e le soffici • lane del Tibet; con una maggiore libertà negli scambi, questa lana tibetana diven• terebbe sicu ramente un grande articolo di im portazione in Inghilterra. Crediamo che • i Tibetani stessi desiderino ,n entrare in relazioni commerciali con l'estero, con ·, l'India specialmente. Jn questi ultirni tem pi gli scambi tibetani attraverso il Nepal • e il Sikkin sono grandemente aumentati; l'apertura del piccolo merc,ito di Yatung, • alla fron tiera indo-tibetana, ha giovato agli af(ari. • .Se una simile concessione permettesse ai sudditi inglesi di stabilirsi ali' interno, • fioo a Lhasa, una spiata immensa sarebbe data al commercio. Confidi,1mo perciò • che il governo di S. M. farà tutto il possibile per aprire finalmente il Tibet, sia me· • ,liante un trattato con l'imperatore della Gina, o direttamente col Gran Lama, sia • ·mediante quallmq1ie altro m ezzo che ravviserà opportuno. (Blue -booli) .


1955

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

LA SPEDIZIOXE INGLESE Nl~L 'l'lBE'l'

A rafforzare i decreti della. natura, si aggiungono quelli impost i dal governo e osservati scrupolosamente dalla popolazione. Non solta,nto sulla capitale, ma anche su tutte le strade che ad essa conducono, si esercita una attivissima sorveglianza contro l'Europeo che tenta di penetrarvi (1), · sicchè il 'l'ibet è in molta parte ancora oggi ciò che iu geogra{ia si dice una' te1·1·a incognita (2). I viaggiatori che l'hanno percorso lo dividono in due parti ben distinte : quella dei laghi a nord-ovest ; qu.e lla dei fì umi a sud-est. La prima è un caos di elevazioni e di depressioni senza connessione: la neve copre persistentemente le sommità, mentre le pianure sono allagate da acqua per lo più salata. L'altitudine media di questa regione supera i 5000 metri, essendo quella delle depressioni da metri 4400 a 5300 e quella delle elevazioni .da metri 6000 a 7500. L'assenza in essa di linee di displuvio ben marcate fa. sì che manchino i finri.1i e vi preaominino ·i laghi. La vegetazione :vi è presso che nulla : è il paese dei nomadi e delle tende. Diversa è la regione del sud-est. Qui l'altipiano, meno alto, è molto più rotto, e le acque non istagnano in laghi ma corrono in fiumi; la terra è meno ingrata e la popolazion~ è stabile ed agricola. La parte meridionale di questa region_e, costituita dal bacino del 'l'sang Po (Brahrnaputra), è la più favorita dalla natura; in essa la terra è coltivata fino ai 3500 ·metri e v·i fì.oriscono le città più .considerevoli : Lhasa, Gyantse (3), Shigatse (3). ·

Di tutto il vastissimo t erritorio tibetano, che si fa ascendere a chilometri quadrati 745,288, non interessa al nostro studio che una piccola porzione della regione dei fiumi, .e precisamente quella striscia di terreno percorsa dall1;. strade che uniscono Dar,i iling e Siliguri, presso il confine indiano, con Lhasa. Fra il S ikkin e il Bhutan (1), sul versante sud deil'Himafaya, si apre una valle, politicamente tibetana, che forma il bacino superiore de!F Ammo Chu (2) e che prend.e nome dalla località di Ohumbi. 'Ad ovest, e pan,llela a que lla ora detta, si ha la valle della Tista, il cui bacino ,mperiore è occupato dal Sikkin, Stato protetto inglese. , Date le diverse relazioni politiche dell'Impero indiano col Bhutan e col Sikkin, la strada commerciale fra l'In~ dia e il 'ribet per la valle di Ohumbi, invece di seguire interamen_te l' Ammo Chu, passa per il contrafforte che di• vide questo fiume dalla Tista. Su tale cont~·afforte si hanno tre passi mulattieri : l' J elep La (3), il Nathu La e l'Yak La. · Da Siliguri, testa di linea della ferrovia proveniente da Calcutta (4), parte i.ma rotabile 1:he costeggiando da prima la 'l'ista, va poi a Rungpo (5), con un percorso totale dì chilometri 60. Tale rotabile era stata deteriorata da una innoncla.zione nel settembre del 1899, e il governo del Bengala non provvide a ri pararl;:1,. Da Rungpo unit mulattiera va per Gnatong a,11' Jelep La, d'onde scende a Yatung, Rinchengong e Ohumbi. Questa

1954

(I) Anche di recente (1902) al viaggiatore svedese Sven Hedin, che potè esplor;ire una parte del 'l'i_bet, fu due volte risolutamente impedito di av, icinarsi a Lhasa, la città proi/Jila. Le autorità ·provinciali hanno al rìguardo orclini severissimi, che devonò o,servarc e far rispettare, pena la loro vita. li Sinchen L~ma di Dongtse fu orribil· mente tormentato e gettato poi nel Brahmaputr:~ per aver ospitato un Iudiano, s~rat Cbandra Das, nel 4882, e aver favorito il viagg io di lu i a 1.hasa. (2) .La pubblicazione dei numerosi e poderosi lavori, cui sta attendendo Io Sven Hediu a~sistito da un gruppo di scienziati, varrà a dileguare, almono in parte, le tenebre che avvolgono !a 1nisteriosa contrada. Lo Sven Hcdin viaggiò due volte ne l· · l'Asia Centrale : da l 1894 al 1897 e dal 1899 al 1902. (3) Tse = vet ta; posto dvpo un nome di città, indica che essa .giace sul. mare o su un fiume o su un lagl}.

(p ·1 dati che seguono sono tolti dal Times e d:t ,artico li di Freshlielcl, Wadclell e T3ybiko_JT, 1>ubblic,1.ti ne l Geograph..ic«l Jo1wnal del gennaio e marzo 1901,. (2) Chu = fiume. (3) La= passo. (4) Veramente la ferrovia giunge fino a Darjiling, ma da Siliguri a Darjiling è it,scartamento ridotto. A questo falto si aggiunge che Darjiling è a metri 2133 di altitud ine e che è lontana dalla valle dell,i Tista, su cui, per giunta, sovrasta di metri 213. Per tutte queste circostanze il movimento ferro viario doveva essere, come fu, arrestato a Siliguri. (5) Su nessuna delle co rte che si poterono consultare, e sulle quali f11 compHato lo schizzo annesso, si è trovata la locali lii di llungpo. Essa <leve essere snl fìÌtm·e dillimgpo, c1oe sul Rungpo Chu, o probabilmente alla sua confluenza nella Tista.


1956

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

strada, che è la più battuta, è lunga in totale chilometri 124 ed è di 11 chilometri più breve delle seguenti. . Una seconda strada da Rungpo va per Gantok, capitale del Sikkin, al passo di Yak (Yak La), d'onde scende a Chumbi. Essa ha i seguenti vantaggi: per 37 chilome~ri è una discreta carrareccia, mentre quella dell'Jelep La è tutta quanta mulattiera; passa per la capitale del Sikkin; ha pendenze abbastanza dolci nel v.ersante occidentale. Per contro il passo dell' Jak è più difficile del precedente e del l:ìeguente, specialmente nel versante orientale, che è quasi a picco: roccioso e coperto spesso di ghiaccio. Cinque chilometri prima deWYak La, una mulattiera si distacca dalla strada ora detta e va al passo di Nathu, che è il centrale, e quindi a Rinchengoug. Ha i vantaggi delli\. precedente e supera il contrafforte in condizioni meno difficili. La valle di Chumbi (1), percorsa nel centro dall'.Ammo Ohu, è stretta, tortuosa, pittoresca, abbastanza fertile, coltivata lungo il tlwlweg a grano e orzo, con alberi e buoni pascoli sulle pendici dei contrafforti che la racchiudonÒ. Il limite della vegetazione arriva a metri 4050 circa. Il clima è caldo e secco e il buon tempo prevale, mentre il territorio di Darj iling e il Sikkin sono spesso innondati dall'acqua ed a·vvolti nella nebbia. A. Yatung, punto di confine, è la dogana tibetana con un corpo di guardia e qualche magazzino. Presso questa località esiste un m uro difensivo, alto metri 4,50 e largo 3 alla base, che sbarra la strada ed è rinforzato da sangm· (2). Altri muri simili si trovano qua e lit 1ungo la valle. A.ll'Jelep La, che è il maggior ostacolo fino .a Gyantse, esistono ancora gli avanzi dei muri che i- Tibetani costrni: rono nel 1888 per arrestare la ·marcia degli Inglesi. Sull'altro versante, a Gnatong, si vedono tuttora le traccie del campo di questi ult1~i, che vi svernarono nello stesso anno . (I) L:t valle iunministrat1vàmente si divide in due ·parti: Tomo-me, o distretto inferiore; 'l'omo-to, o aistretto superiore. (2) I sangar sono costruzioni difensive, simili ai Blockhiiuser.

1957

. Da Chumbi a Phari vi è un dislivello di 1219 metri ed una distanza di 34 chilometri perçorsa da una discreta mulattiera. Lungo questa via, che è qua e là sbarrata dai soliti muri, s'incontrano molti villaggi. Phari, .a:4;572 metri, è il centro permanentemente abi'tato più elevato che si conosca (1). È una località commerèiale considerevole, ai · piedi di un jong, o. forte. Vi si trovano -300 case, costruite in. argilla, con molte botteghe e numeroso bestiame. Il . '1:ang La, sulI.o spartiacque dell'Himalaya, dal quale scenc~ono a nord il Nyang (2) Chu e a sud l'.Ammo Ohu, malgrado i suoi 4785 metri di altitudine, non presenta difficoltà ,al passaggio (3), co~e generalmente non ne presenta tutta la strada fino a Gyantse. « Il lettore (4) deve sempre. « ricordare che i passi fremendi e gli stupendi ostacoli natii· « 1·ali di cui sentiamo parlare, esistono solo nell'immagina« zione degli scrittori, che, non avendo un'idea .del carattere <> dell'altipiano tibetano, pensano naturalmente che ogni « passo alto come il Monte Bianco debba meritare i più su0<1. perbi aggettivi del loro vocabolario ». Da Phari a Chuggia vi sono 3 chilometri in salita; da Ohuggia al Tang La, 91/2 chilometri di salita molto leggera; dal Tang La a Tanu, 17 1/ 2 chilometri in piano; da Tanu al Rham Tso (5), 30 1/ 2 chilometri. in piano; dal Rb.am Tso a Ohalu, 5 chilometri; da Chalu a Kalapangka, 8 chilometri; da Kalapangka a Pika, 9 1/ , chilometri; da Pika . a Salu, 8 .chilometri; . da Salu a Khangma) 17 ·•;; chilometri. .A Khangma la strada si biforca: un ramo va a Gyantse e Shigatse, e l'altro a Lhasa (6).

' (i) In Europa il villaggio svizzero di Yu[ non è che a metri 2042; Quito, in America., è a metri t727 secondo alcuni geografi e a metri 2~H secondo altri. (2) · Ny-ang = terra delle delizie. . (3) Ad est del Tang La si h" un passo sussidiario. Ad est di questo torreggia 11 Chumo Lha Ri (Ri = monte), il soggiornò 'd egli dei, sacM per i Tibetani. , (4.l Freshlield : 1'!1.e. Roaàs to 1'ibet in Geographical Joiir11al del gennaio i90,.

=

(5) Tso lago. (6) Da Khangma a Lhasa, 2I7 chilometri.

..


1958

l A SPEDIZI0N€ INGLESE NEL TIBET

LA. Sl'EDIZIO:Nm INGLESE NEL TIBET

1959

Si va dall'India nel. Tibet anche per la valle della Tista, e di qui · anzi . passò la missione politica quando si portò a · Khamba Jong, come già s1è detto. · Le distanze sono : da Siliguri a Gantok, 11 7 chilometri; da Gantok a Khamba Jong, 143 chilometri; · da Kamba Jong a Gyantse, 145 chilometri; totale, da Siligiiri a Gyantse, 405 chilometri. Da Gyantse a L hasa sono circa 225 chilometri,_dei qua~i 72 circa corrono fra ·Gyantse e il K aro La, 97 c1rct1, fra 11 Karo La e Ohag Sam, 56 circa fra Ohag Sam e L hasa. Lasciando l'estremità orientale della pian ura di Gyantse, la strada seg~ìta dalla spedizione. inglese s'immette ne,lla stretta valle del Niro Ohu, di cui segue i capricciosi risvolti. Prima e dopo di Gobshi (27 chilometri circa da Gyantse) la strada attrl.tversa parecchie gole, dove al difensore riuscirebbe facile effettuare delle sorprese. Gobsbi, situato in basso, all' incontro di tre strade e al punto di confluenza del Ralung Ohu nel Niro Oh~1, è un lnoo-o tetro illuminato dal sole per poche ore del g10rno. b ' . Da Gobshi. la strada, estremament e monotona, continua in dir ezione di est, lungo la destra del Ralung Ohu (1). Il · terreno è nudo ed uniforme. A Ralung la strada volge a norcl e poi repentinamente ad est, attraversando ivi una stretta, cui sovrasta il vasto nevaio di ;Nishi Kang Sang. Oltrepassata la stretta, la strada passa µella piccola P.ianiira del Latte, e circa un chilometro e mezzo oltre è il Karo La. Scéndendo dal Karo La per un terreno rotto, dopo circa un chilometro si trova la pianure;), di Zara. Da qui a Nagartse e alla sponda dell'Yamdok Tso (2), bizzarramente foggiato, la strada è pianeggiante. A Yarsig si abbandona il lago e la strada va direttamente, pel Khamba La, a Ohag-Sam, punto di passaggio sul Tsang Po.

Da Khangma a Ohangra vi sono 19 chi1Òmetri ; da Ohangra a Gyantse, 41 chilometri. • Totale da Phari a G:yantse, 168 chilometri circa (1). Gyantse è una località importante, dove si fa un mercato attivo. La città è ai piedi di un'altura a due poggi, sui quali sono costrutti un forte (j onr;) e un convento. · Oltrepassato il Tang La, il paese cambia completamente: sono finite le · bellezze della valle di Ohumbi e il pa.esaggio assume il t ipico carattere tibetano. La vegetazione si può dir e confinata lungo il corso dei fiumi, ·dove è resa rigogliosa da una raiionale canalizzat zioue delle, acque e da m1a una coltivazione int ensa ed accurata. Il rimanente terrerro, on,dulato, nudo, è una regione sterile ed inospite, in cui si trova.no solo ma,g ri pascoli ; ma essa è fac ilmente percorribile (2) · . Il giorno è abbastanza caldo, quando non spadroneggia. 11 vento, ma le notti sono molto fredde. Gli sbalzi di temperatura, talvolta anche di giorno, sono fortissimi. Secondo lo Sven H edin, la stagione del~e pioggie coincide coll'ultima parte dell'estate e con la prima · dell'autunno rnentre l'uls . . ' tuno periodo dell'autunno·e l'inverno sono caratterizzati dal vento, con predominio di quello di ovest (3).

(.I) Oa Siligul"i a Gyantse. 386, essendone 218 tra Siliguri e Phari. _1Vo_ta bene. - Le distanze sopra riportate so no tol'.e dalla pubblicaz ione Routes in Sii.I.in del c~r itano W. F. O' CoNNoa (1900); esse non concordano ·sempre con quelle clatc; dal cornsr,oncleote del Times, cLe ha segutito la s pedizione. , . · (~) • Questo regno tutto montuoso e orrido, è molto incolto. IJ clima è freddissimo « ~na. pure assai_salutifero: A causa della sca rsezza delle acque, è mo lto infec(lndo ; • ,t C,msa de lla wterond,ta del terreno, non vi suno nel Tibet grandi città. ma sola• mrn ~e _v,Hagg, s1>ars'. 111 qua e _là alle fal_de dei monti, dove sia alcu na vena d'acqua. « Qu,1s1 tutti 1_mo nt, sono and1 e sa,sos,, senza alberi e senza alcun vi rgulto. Nei • luogh i colt1vaLJ, rari e scarsi souo gli alb,!ri ; nei campi non si ·semina che orzo e , • alcun poco dt frum(lnto ... .. Gl i ,1lberi fruftiferi sono sca rni... .. (D1!:s1p1;;n 1). (3J Quas, le stesse co_se dice il buriata Tsybikoff; e il diligente padre Desideri seri~ veva: • I.a forza maggiore del freddo (causato <lai venti) è dalla metà <l 'ottobre sino • alla fine d'.apnle. In questi tempi cadono le nevi. In maggio ordinariamente fa qualche • caldo. In grngoo, luglio e agosto sarebbe intollerabile il caldo...... ; ma la divina pr01,4 " v1de:za_ ha disposto di_ maniera che in detti tro mesi cadano le· pioggie e appo rtino , refr,.,eno 3gll ab1tant1:··:· A settembre costumano più ordinariamente di. finire ,le • pwgg,e e fino al/a meta d'otto bre la stagione.è med.iocremente temperata. ·

e:

(l) Lungo Je valli ciel Niro Chu e del Ralnng Cbu, la strada é per tre quarti ciò c~ie i Tibetani chiamano trang, cioè una mulattiera che com) a metza costa sulla roccia, ]liù o meno a picco sul fiume sot.tostante. (2) Questo lago, detto anche Palti, è sacro per i Tibetani.

.1


1960

LA SPEDI ZIONE INGLESE NEL TIBET

Dal Khamba La si dominano con lo sguardo l'elevato bacino lacustre dell'Yamdok Tso e quello fluviale, assai pili depresso, del Tsang Po (Brahmaputra). Khamba-barcbi è un villaggio ai piedi del Khamba La. Da Ohag-Sam a Lhasa la strada si svolge lungo la fertile valle del Ki Obu, popolata di villaggi frequenti e prosperosi. Le condizioni della via sono discrete, ad eccezione di un tratto di circa 6 chilometri, nel quale essa corre su una roccia granitica molto ripida che forma. la sponda destra del fiume. A circa 7 chilometri da Lhasa, ad un brusco rivolto della strada, si ha la prima, impressionante, vista del palazzo del P otala, il Vaticano lamaico, la. residenza del .Dalai Lama. Bordighera, settembre 190-.1.

(Contimrn)

V IN CENZO Rossr capi tano di stato maggiore.


~PEDIZIONE INGLE~ENEL TIBET.

<c:i la approssimath ·a l : 2.100.000.


1961

NOTE BIBLIOGRAFICHE

GnEt~sr, tenente colonnello di stato maggiore. - Il problema militare - Economie e migliore organizzazione dell'esercito. - Roma, Nuova antologia, 190j:.

Lu1G1

Saltiamo a piè pari tutto ciò che l'autore dice - e dicebenissimo - intorno all'urgenza di studiare il problema militare, alle condizioni dell'esercito, e passiamo subito allaparte essenziale, a quella che più c'importa conoscere. L'autore pone a caposaldo delle sue idee, delle sue pro-· poste, l'asserzione, « che il problem.a · militare, a malgradodei termini antagonisti fra loro, come son qnelli del suo urgente consolidamento, e della quasi impossibilità di accrescere le spese, è solubilissimo, pur mantenendo l'attuale indispensabile organizzazione dell'esercito, ma alla condizione necessaria però, che il suo tipo sia ridotto esclusivamentealle sole funzioni del reclutamento, ordiname:nto, governor amministrazione dei quadri delle truppe, e della prepara-zione del terreno; affidando alle industrie private, o ad altre-. amministrazioni dello Stato, il ·còmpito di provvedere a tiltto, il materiale abbisognevole all'esercito» . L'organizzazione dell'esercito, insomma, si basi sul principio del più alto valore economico: la sucldivù:ione, sernpli-ficazione, e specidlizzcizione clel lcivo1·0. Conseguentemente al ministero della guerra la funzione d i creare il soldato, d11 preparare l'esercito alla guerra, e questa « sia assolutamente scissa dall'altra, della produzione dei mezzi materiali ad esso occorrenti ». · In omaggio pertanto alla specializzazione delle funzionir l'autore propone l'esclnsione della funzione essenzialmente-


1962.

NOTE BIBLIOGRA.FICHE

tecnica, e quindi la produzione del mat,eriale, e vorrebbe inoltre, in tempo di pace, la ridilzione di tutto . ciò che si ·con_i.prende nella parola: se1'vizi; riduzione però cont enuta in un giusto limite « dipendente dalla utilità di non priva.r e l'esercito di quei mezzi che troppo si compenetrano coi bisogni e necessità dìsci plinari, o che debbono costituire il noc-ciolo dei servizi indispensabili pel tempo di guerra ». Il Ghèrsi perciò fa grazia ai luoghi di cura, a taluni pa. nifìci, ai molini e stf1bilimenti di produzione di viveri, medicinali, vestiai·io, di allevamento equino, ecc. ecc. e designa invece come necessario lo sgravio di tutfo il pesantissimo carico dei 13 stabilimenti di costruzione del materiale d'artiglieria, dell'officina di costrnzion.e del ·genio, delle 13 di1:ezioni di artiglieria, delle 5 compagnie operai cli artiglieria, ,e di altro ancora. Riguardo a quest'ultima proposta, la quale, se attuata, costituirebbe la base fondamentale del nuovo edificio militare , noteremo che con essa .s i viene a porre sul tappeto la dibattuta questione della convenienza o no cli abolire gli stabilimenti ed officine cli costruzione del materiale militare. Naturalmente non è nostro còmpito di esaminare qui l'importante quesito'; non possiamo però non osservare che la proposta non è affatto nuova, e che forse avrebbe anche trovato favorevole accoglienza presso tai un ministro del1 a banerra , . \ ,ove s1· avesse fondata speranza, di farla approvare dal Parlamento, in vista delle notevpli economie che essii fornirebbe. 8euonchè· nell e nostre attuali condizioni pòlit1che sociali. tale speranza - e non occorre spender paro le per dimo~ strarlo - è una vera illusione. · L'autore, peraltro, fa altre proposte nell'intento di ottenere economie, e nello .stesso tempo un 1orgànizzazione milifare migliore. Egli anzitutto prop0ne la semplificazione dei controlli <:l.mministrativi, · e precisamente 'che, a garantire l'amministra~ zione centrale da ogni malve~sazione. dovessero bastare i Dpnsigli locali responsàbili dell'andam~nto dell'amministn ,,.zione. Dice che noi ·abbiamo ancora la rev1s10ne generale,

NOTE BIBLIOGRAFICHE

1983

e la direzione dei conti presso il minist ero, la ragioneria generale dello Stato, e la Corte dei conti, e che questo assolutamente è troppo . Egli afferma « che tutto può essere semplificato, interponendo soltar1to fra corpi, ministero del teso1;0 e Gorle dei couti, un solo ufficio, destinato, non a controllare, ma a riassumere la contabilità dello Stato». Ne çleriverebbero quindi grandi econo.m ie di personale, di spese e di carteggio. Altri rispal'mi, e che col tempo, a detta dell'autore, potrebbero essere ben sensibili, si potrebbero ottenere: « 1° collariduzion'e delle ferme; 2° colla riduzione dell'esercito alle sole truppe e servizi cli 1• linea., diminuendo cioè quanto della 2." linea non sia s.trettamente necessario, perchè l'esercito deve a.nzitutto pensare alla formazione di una forte prima linea» . Noi, invero, non crediamo che dalla riduzione delle ferme possa risdtare un'economia, quando, ben s'intende, non vada congiùnta alla riduzione degli organici (rid'uzione guest' ultima non ammessa dallo stesso autore), ma ciò che sovra tutto richiama la, nostra attenzione è la riduzione dell'esercito alle· sole trup pe e servizi di l' line~i; proposta, che secondo il concetto del colonnello Ghersi, dovrebbe formare un nuovo caposaldo del nostro ordinamento militare, poichè egli dice che « tutto i l nostro problema militare consiste ed esiste in guesta ragione ultima : la miglio1·e. 01·ganizzazione di nna p1·ima linea >.> . Siamo perfettamente d'a,ccorclo che si debba dare alla prima linea il migliore, il più forte possibile ordinamento, ma riteniamo che ciò non debba andare a danno della seconda linea, per la quale; del resto, spendiamo già così poco. La ferma breve, soggiunge l'autore, potrà dal canto suo favoriTe codesta migliore organizzazione, a condizione che si promulghi una legge di r eclutamento, la quale limit i la esclusione dal servizio militare, « col fine di incorporare il maggio1:e e migliore contingente di ogni leva, onde favorire la buona costituzione dei quadri di truppa, e si renda obbligatorio per tutti i cittadini, prima del loro incorporamento, l'esercizio del tiro a seo·no e delle conoscenze relative al buon ·uso clel t:> ' · fuci le» . Idee e prop.oste, che non si possono non condividere.

\


19(;)4

NOTE BIBLIOGRAFICHE

L'autore infine termina col dire che quando si avesse poca speranza di trarre da quanto ha esposto le economie necessarie, bisognerà « riconere ad una decisiva amputazione : quella d i parecchi reggimenti di cavalleria e di artio-lieria per la salute e vigoria degli altri, per la forza e soliditi final; clell' esercì to ». · _~oi_ non ci indugieremo affatto su questa riuova proposta ; c_1 limiteremo solo ad osservare non essere assolutamente conciliabile la salda costituzione di im esercito di p1·i.ma linea, voluta dall'autore, e che egli designa all'amministrazione della guerra come il primo e principale scopo di conseo-uire colla riduzione _d~ll~ .armi di _c avalleria e di artiglieri:, la 'prima delle quah e g1a numericamente insufficiente al nostro bisogno, e la seconda può a stento reggere al confronto delle artiglierie estere. In_ concl~si~ne,_ una pregevole scrittura, densa di pensieri~ cons1deraz10m, dettata da ottimo intento, ma le di cui proposte, non perchè sbagliate, sibbene per la forza stessa d~lle cose, sono destinate, almeno per il momento e chissà per quanto tempo ancora, a rimanere lettera morta.

CAN'l·ù, capitano. - Lezioni di arte militare con at,lante di 18 $chizzi fuori testo. - Modena società' tipografica modenese, 19Q4. '

GrnsEPPE

La ponderosa opera del capitano Cantù comprende un' infrocluzione, e cinque parti dal titolo: generalità sulla tattica· l~ armi comba~tenti; ie op.erazioni logistichEJ; operazioni tat: t~~he delle va~1e armi; operazioni speciali, e un appendice. Il titolo stesso d1 queste singole parti indica chia1:amente la materia ~volta_in ciascuna delle medesime. Un esame particolareggiato d1 esse potrebbe senza dubbio presentare interesse, ma saremmo tratti troppo lontani, diguisachè, premessa soltanto qualche considerazione generale ci atteniamo al partito di rilevarne i punti principali o' quelli che a noi sembrano tali.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

1965

*** Notiamo anzitutto che, forse, sarebbe stato meglio intitolare il libro: Lezion'i di tattica e di logistica. Infatti l'autore divide l'arte militare - la quale sarebbe, l'applicazione cosciente della scienza della guerra - nelle seguenti branche: organica, politica della guerra, strategia, logistica, e tattica. Ma dell'organica sono esposte soltanto nozioni sommarie sulhi, costituzione degli eserciti, sulla mobilizzazione, e sui quadri; alla polìtica della guerra - .c he per la prima volta vediamo compresa fra i rami dell'arte militare - non sono dedicati che pochi cenni sulla spa importanza, sul comando supremo, e sui comandi inferiori ed i gregari; di strategia non si discorre affatto; è solo spiegata la nomenclatura strategica. Il libro del Cantù, pertanto, si occupa essenzialmente delle operazioni tattiche. e logistiche; è a queste che dà un ampio svolgimer~to, considerando dapprima la specialità e le caratteristiche delle tre armi' combattenti. -fanteria, artiglieria, cavalleria - per studiare poi la ta,ttica speciale di ciascun'arma., e la tattica combinata delle tre armi. E però, il lieve appunto nostro, se pure lo si può chiama.r tale, rignarda unicamente la foTma e non la sostanza, poichè l'aut,ore ha fatto benissimo a limitarsi a pochissimi cenni intorno all'organica e all_a strategia, come vuole il programma stabilito per la Scuola militare. Notiamo in secondo luogo le grandi difficoltà che il Cantù ha. saputo superare, trattando con molto buon senso militare e pratico, le non poche questioni tattiche, che sono all'ordine del gìorno, e che formano tnttora l'oggetto del più vivo di.battito. E questo costituisce un merito singolare per l'autore: il quale,· come vedremo, ba saputo camminare per la via dritta, scans'a ndo tutte le esa.gemzioni poste in campo da recenti innovatori. Diciamo, infine, che se l'autore si muove, forse, con mag~ -g iore franchezza e sicurezza, allorchè si occupa delle operazioni tattiche e logistiche, detta pure pagine bellissime ·nelle a.ltre parti, come, a mo' d'esempio, nell'Introduzione, !25 -

ANNO XLIX.


19G6

NOTE DIBLIOGRAI!'!OJ:IE

NOT.E BIBLIOGRAFICHE

a proposito delle istituzioni mil:ttari, dei quadri combattenti dell'esercito e degli e1ementi della lotta tattica; pagine che denotano non solo uno studio lungo e profondo della materia· ma' ciò che più monta,. ~issai intelligente.

vuole però un tiro mirato: tiratori abili, e rigorosa disciplina di fuoco . Nello stesso tempo non manca di chiaril'e l'importanza della baionetta, dovuta peraltro piuttosto agli effetti mora.li, che a quelli materiali dell'urto, donde la·giusta deduzione che la baionetta va conservata. Il Oan tù non approfondisce la grossa questione dell'impiego dell'ordine chiuso o sparso. E gli si limita a d ire che la « aumentata potenza delle armi èl.a fuo co contribuì a generalizzare l' ordine sparso per tutte le fanterie, mentre l'ordine chiuso restò, in generale, l'ordine per le operazioni che le trnppe compiono fuori dal terreno di combattimento e dietro la linea di fuoco·». Siamo con lui quando in seguito scrive, che l'impiego dell'ordine chiuso di pende da circostanze variabili, e che su tale argomento non sono possibili delle teo.rie a.ssolute; noi. però crediamo sia indispensabile proclamare netmente il lJrincipio che l'ordjne sparso s'impone tostochè la fanteria entri nella zona del fuoco, e ciò non tanto pel suo impiego nel combattimento in guerra, dove possono e debbono valere le cù-costanze 'va1·iabili accennate dall'autore, quanto per l'istruzione nel tempo di pace. Il Canti\ discorre pure molto bene del combattimento offen sivo e difensivo della fanteria. Anche qui però la questione non è forse a suffici'enza approfondita. Egli ci si dimostra, in complesso, un fautore dell'offensiva; nello stesso tempo -però ammette « che le armi attuali hanno dato alla difensiva tattica della fanteria nn posto assai importante,,. Ma vuole una difensiva manovrata, che al momento opportuno abbandoni le trincee ed i ripari, si lanci, con opportuni contrattacchi,sull'avversario, e ne completi poi la distruzione coll'inseguimanto. Più pratico, invece, ci sembra il principio formulato da altri tattici, che il contrattacco, da farsi dalla difesa, debba essere eseguito da apposita truppa tenuta in riserva. · Il Can,tù si occupa poi di:ffnsamente, in vari capitoli, dello attacco, senza peraltro dir cose nuo,:e, onde ci limitiamo a rilevare ch'egli in via generale ammette l'attacco frontale. Certa,mente, tutto ciò che l'autore seri,.,e intorno alla tatt ica della fanteria, risente a.lquanto delle grandi divergenze

)

***

Passiamo ora a qualche punto sostanziale concernente le a.rmi combattenti. L'autore annovera le varie specialità della fanteria, cui condussero l'adozione di mezzi e modi di offesa e di difesa p iù numerosi, promossa da,i successivi progressi dell'arte tattica. :E'ra c1ueste speciali~à sono notate : la fanteria montata/la fanteria ciclista, la fanteria annata di mitragliere e ne sono ind ichti i vantaggi o gli inconvenienti. E però il Cantù non esprime un deciso giudizio sulle medesime; ciò che ci pare sa.rebbe stato desiderabile. Per contro, egli mette ben i.n rilievo l'impossibilità di improvvisare, . oggidì, solidi riparti di fantéria, le fatiche, i disagi, i pericoli e le perdite, cagionate dal fuoco, dei fanti in guerra, e ne trae occasione per discorrere a lungo della preparazione morale dell'esercito e della disciplìna odierna, per dedurne che « la gravità delle prove fisiche e morali aìle quttli è sottoposta la fanteria, dimostra in modo evidente, che la funzion e morale spettante agli ufficiali di fanteria - specie inferiori - incaricati di conservare vigoroso lo spirito dei soldati, è assai difficile a compiersi ». E ben a .ragione egli po~e subito dopo in evidenza anche le difficoltà tecniche sul campo tattico, sicchè, il tecnicismo che si richiede dall 'ufficiale di fanteria 11ell' impiego dei riparti dell'arma, non è affatto più facile, che nelle altre armi. Noi crediamo che su questi due punti -- preparazione morale e tecnicismo della fanteria - non si insisterà mai abbastanza, ed è. perciò che riconosciamo, come uno special merito dell'autore, l'averne messo in rilievo la loro capitale importanza. Rispetto al fooco di fucileria, il Cantù opina che ad esso, per i suoi effetti materiali e morali, è dovuta, quasi sempre, la vittoria nelle operazioni tattiche delle .guerre odierne;

J

1967 -


1968

NOTE BIBLIOGRAFICHE

di opìnioni che da qualche anno si vanno manifestando int orno alla medesìma. È però doveroso riconoscere che il Cantù ha saputo evitare i maggiori scogli, e battere un'opportuna. via di mezzo. E non è questo - lo ripetiamo - poco merìto, tanto più che le sue lezioni sonu dìrett e a gìovani allievi, ai quali, se è necessaria un'istruzione tattica abbastanza estesa, non giova, sarebbe anzi dì danno, l'essere postì minutamente· al corrente del dibattito tattico. *

** Il Cantù svolge assai bene quanto ha tratto all a tattìca dell'artiglieria e della cavalleria. Riguardo all'artìglieria cì basta riportare le seguentì poche righe, le quali ritraggono al vivo, e come meglio non si potrebbe fare, l'azione del fooco di artiglieria. « Le artiglierie a tiro rapido consentono di poter )ancia.re una grande quantità di proiettili in brevìssimo tempo, i quali possono produrre degli effetti disastrosi nelle trup1~e che sono prese di mira se q neste ultime si trovano scoperte e in formazioni dense e profonde e se i proiettili arrivano a colpire efficacemente. Queste ult ime condizioni sono necessarie perchè l'artiglieria possa produrre dei danni realmente gravi: se mancano è assai probabile che essa faccia molto rumore ma. con scarsì risultati materialì e morali» . Naturalmente tutto cìò che l'autore scrive poi intorno alle caratteristìche dell'a·r ma - arma sempre sussidiaria della fanteria e della cavalleria - e al suo impìego nel combaUimento, è ognora ba~ato sul concet to espresso qui sopra riportato, e che è certamente ,una mirabile sintesi dell'azione dell'artiglieria. Il Cantù poi ha avuto la mano assai felice nel particolareggiato esame dell'ìmpiego in guerra della cavalleria. Egli ha lasciato da parte tutte le esagerazioni messo in campo in questi ultimì tempi dagli oppositori dell'arma; sìa per q ua:nto. r iflette· l'avanscopert a, sia per quanto conceh1e la sua partecipazione alla battaglia, e l'event uale comba.ttimento di masse di cavalleria durante l' esplorazi9ne strategica, ogli si è strettamente attenuto alle idee generali svolte nei nostri regolamenti, ma ha saputo · farlo in guisa assai 111-

NO'l'E BIBLIOGRAFICHE

1969

telligente, o così gli è rìuscito di tracciare un quadro ,completo della specialità e del carattere di combattìmento della cavalleria, e dei migliori che si possono leggere. L' autore dìmostra, in modo luminoso, di avere la più chìara idea dell'ìmpiego dell'ar?la, ed è questa chìarezza che molto gli ha aiovato nello svolgimento del non facìle argomento. Il Ca;ù riconosce quìndi la grande importanza, anche oggidì, <lella cavalleria' e non solo nell'esplorazione .lontana e vìcina 'ma anche nel combattimento e nella battaglia le assegna il posto che le compete.

All'opera del Cantù è unito un atlante di 18 schizzi. Nel fatto si tratta ben d'altro che di schizzi, e l'atlante viene a costituire una delle parti più interessanti e più istruttive dell'opera stessa. Il Cantù, a proposito di prìncip'J', di n onne generali, dì ìmpiego fatto delle varie anni in taluna battaglia o in tal un combattimento, accennati nel testo, fa, nell'atlante, un pregevole riassunto di codeste battaglie e fattì d'armi corredato daì relativi schizzi, - nel quale sono esposte brevemente le operazioni precedenti alla battaglia per fissare la situazione def momento, oppure lo svolginiento della battaglia sino allo speciale fatto d'armi, del quale intende. porgere dettagliata notizia,. Sono, insomma, 17 esempì storici, trattati brevemente, ma con molta chiarezza, di bi1ttaglie € di combatti.menti, e non semplici schizzi, come sì sarebbe indotti a credere dal titolo dell'atlante. Le battaglìe e combattimenti esaminati sono : di Plewna (3° bat taglia), Trautenau, Spicheren, Elandslaagte, Colenso, Rossbach, Austerlitz, Sadowa (a proposito del combattimento nel bosco di Swiep), Le Bourget, Kars (assalto notturno della fortezza), Friedland, Lodi, Arcole, e del passaggio del Danubio per parte deì Russi. Altri schizzi riguardano la nota -carica della brigata di cavalleria tedesca Bredow (16 agosto 1870), lo scontro dì masse di cavalleria francesi e tedesche nella stessa battaglìa del 18 agosto fra :M:ars-la-Tour ~ Bruvìlle, la carìca della brigata corazzìeri francesi :M:ichel


1970

NOTE BIBLIOGRAFICHE

NOTE BlBLIOG~AFICHE

alla battaglia di vVorth; i l 18° schizzo, infine, poro·e un esempio di sta,zione (alloggiamento) di una divisione di fant eria italiana in vicinanza del nemico. ~:

* :::. . Ohe in tanta mole eh lavoro, l'autore sia, incorso in qualche 1~esattezza di lingua,g gio - come, a mo' d'esempio, quando dice che le manovre strategiche consistono nel moclo ecc. - od abbia espr~sso qualc~e apprezzamento discutibile, - quale è, p~r ~semp10, quello m torno alle azioni tattiche, le quali costitmscono pel Cantù un mezzo e non lo scopo mentre noi siam_o convint i che esse hanno sempre uno sc~po, unico e preciso, quello della vittoria - si capisce fac ilmente. e sono tali nèi, che non importa so:ffennar vicisi sopra. Il C~ntù. ba compilato un ottimo libro, ed è d overoso tributaro·li il meritato elogio. Il pregevole scritto non solo sari1 u~ ilissimo agli allievi della scuola di Modena, ma lo sarebbe pure ao·]i uffi.ciali, sicchè ci auguriamo che esso trovi fra d i essi u:1 a larga diffusione.

Dott. DoMmNrco MoaNo, capitano del 14° fanteria. - Il tribunale militare e la sua riforma. (Studio giiwidico militcmJpe1· ttnc\, confei·enz_ci ai signo1·i ufficiali clel p1·esidio cli B0k1gna). - ] errara, tip. Taddei, 1904. . L 'autore reputa utile e necessaria, nelle presenti condizioni çl.i ordinamento sociale, una g iurisdizione militare· nell'istesso tempo r itiene necessaria,, una sostanziale riform: della medesima. E gli, perciò, propone la costituzione di una g~urì_a militare, e che al t ribunale militare sia preposto il gmd1ce togato. Per lui « questo è il rimedio ai mali che si l~ment~no a n?he dagli amici di questo istituto, è l'integrazione d1 una impor tante funzione, i cui effetti non sono ristretti entro la cerchia dell'esercito, è la riforma, che illumina della viva luce d i sincer ità » . ~

1971.

Analogamente alla legge, sui giurati, del 18 giugno 1874, tutti i milit ari costituirebbero la giurìa, esclusi soltanto gli indegni, gli inca,pa,ci, e gli incompatibili. Notiamo che in quanto alla capacità l'autore si accontenta che il militare sia fornito del certificato di licen za della scuola elementare superiore, ed abbia compiuto almeno un anno di servizio. Uno, poi, dei gruppi costituenti la, proposta giurìa milita.re, dovrebbe essere composto di militari dello stesso grado del giudicabile. · In pratica si propug na cli costituire la giuria della causa, estràenclo a sorte, dalle liste appositamente formate, dodici giurati : « ma se il giudicabil e è di truppa, otto almeno di quelli sieuo di truppa, e quattro apparteng~mo allo stesso gruppo della scala gerarchica. Così 'se si tratterà di giudicare un solcla.to, quattro sieno ufficiali, quattro sottufficiali o caporali, e quattro soldati ; se l' imputato sarà un caporale, quattro ufficiali, q ua.ttro sottufficiali e quattro ca,porali maggiori o caporali; se sarà un sottufficiale, q uattro ufficiali, e otto sottuffi.ciali di grado non inferiore al gi.'udicabile; se sarà un i..1ffi.ciale inferiore, quattro ufficiali superiori e otto inferiori cli grado non inferiore al suo; se sarà ufficiale superiore, o generale, quando non si reputi necessario cli, restringere il numero dei giurati a otto per le evidenti esigenze, si segniranno tuttavia gli stessi criteri ». Questa la riforma proposta dall'autorè, nella quale, peraltro, non siamo affatto consenzienti, perchè convinti ch'essa arrecher ebbe maggiori mali ed inconvenienti cli quelli che ora si lamen tano. Ciò non toglie che noi riconosciamo il singolar merito cli questo studio, denso cli appr ezzamenti, di consider azioni, cli notizie storiche, che ne rendono la lettura dilettevole ed istruttiva, ed attestano in guisa luminosa della notevole coltura del capitano M:ogno. B. D. /


19 72 HASSEGNA MILITARE ESTERA

BASSEGNA MILITABE ESTEHA NOTIZIE Al!STRIA-UNGHERIA. T~ASE'0R)IA 7.I0NE. Dt _BRIGA'l'I<: ORDINARIE I X IlRIGàTE DA :\IOX-

Dal fo~ho d 'ordino del 29 agosto u. s. (Beiblatt n. 32) t devas1 che le brigate di fanteria 1 a 2'' 39" e 40" d · l te ·t · d 1 xn ' ' ·· , IS OCate nel r n orio e .,_ v corpo d 'armata (Sarajevo) con sede rispett· . _ t Pl 1· S · ' na mon e a . ev .J~, araJevo, Dolnja-Tuzla o Banjaluca, sono state trasformate 111 hrwate da, mo t 0 . n agna, assumendo la umnerazione dì 9• ' 10\ 11 a e 12a brigata da montagna. Inoltre la 9n brigata d . , ta ( · · 1 d. 1i, , . a mongna gia a 1 _anteria), che dipendeva direttamente da.I comando del XV corpo ~·armata, perché stanziata nel tenitorio del Lim (parte. del Sangiaccato di Ko vi-Bazar· . · · , pi·cs· 1·d1'ata da e·rnppe a us t rouuganche), e ora. entrattb a far 1,arte integran te del! l " d' · · d' f: t · (S . ) a 1v1s10ne ~ an ena. . .a.~·aJevo e passata alla dipendenza del comandante di questa d1v1s1one. Nell'esercito anstro-nngarico si hanno ora in te · a· 1 <). b · d mpo 1 pace ; . rigato a montagna, ~utte _dislocate nel territorio del XY corpo d ai mata e nella Dalmazia, ripartite fra gli alti comandi nel . _ g nente modo : se f(• clivisione cli fanter·ia (Sarajevo) : brianta da montagna (Saraje,o), 8 » » (]_'oca), gn » » (Plevlje), 10• » » (Sarajevo), 11" » » (Dolnja-Tuzla) ' 1..<)." » ,> (Banjaluca). 1/:in divisione di.fanteria (Mostar) : l " brigata da montagna (:i.\Iostar), <).:t "' » » ('l'rebinj e), o" » » (Nevesinj e), » » (Bilek). ~.AGNA .. -

7:

1973

Comando militar e di Zam : 4" brigata da m01Jta.gna (Cattaro), 5" » » (Zara). Ogni brigata da montagna in tempo di pace è costituita da un numero di battaglioni variabile da 3 a 5; qualcuna di esse ha inoltre .aggregato uno squadrone di cavalleria o una compagnia pionieri. In seguito all'avven uta trasformazione delle accennate 4 brigate -0rdina.rie in brigate da. montagna, il numero delle prime è ridotto da 62 a 58. REl:'ARTI DJ )IITRA.GLIATR.ICI E BATTA GLIONI CàCOIATORI. Seeondo il Militii1· Woclicnblatt a ciascuna. delle briga.te di ca,alleria autonome, cho do vevano prender parte alle grandi manovre nella Boemia meridionale, una per partito, era assegnato un repar to di 4 mitragliatrici. Ogni reparto, che si suddivideva in 2 sezioni d i 2 mitragliatrici ciascuna, aveva un organico .di : 1 capitano ) 2 ufficiali subalterni ; 1 trombettiere · . forniti dalla ca' Yalleria. 24 soldati (compresi 4 capi-mitragliatrice) ; )

31 1 14 28

cavalli da sella sottufficiale \ forniti dai reggimenti di conducenti . soldati ( artiglieria, che non prencavalli ( 1 da sella. , 27 da \ dovano part'è alle grandi manovre. t iro)

!

Questi reparti furono costituiti in luglio e si sarebbero dornti sciogliere dopo le grandi manovro, ma paro invece che si fo1·mer anuo altri reparti di mitragliatrici, assegnandoli a tutte le divisioni di cavalleria, in sostituzione dei battaglioni cacciatori. Questa supposizione è confermata dal fatto che con recente disposizione, pubblicata nel foglio d 'ordine (Beiblatt) n. 32 del 29 agosto u. s ., i battaglioni cacciatori che erauo assegnati alle divisioni di cavalleria di stanza in Lemberg, Stanislau, Jaroslan o Cracovia cessarono cli far parte delle dette di visioni e fu rono a~seguati. alle brigate di fanteria. Coll'occasione venne anche modificata l'assegnazione dol 2° battaglione cacciatori di stanza. a Koniggr~Hz, che dalla 58" ·brigata (Reichenberg) è passato alla 20n (KoniggrMz) pur rimanendo nell'attuale sua sede, e del 7° battag lio.n e cacciator i stanziato a Brnck an cter Jifur, il quale dalla lP brigata (Graz)


1974

è passato a far parte della 12n (Klagenfort), restando pure nella attuale sua sede. AUME N'f'O DEGLI ORGANI CI DI PACE DE L UE GGIMENTI DI l•'A:-l'rERL\

LANDWl•:Jrn C1SLl1:ITANA. - ]'ino dal 1903 il contingen te annua.le della Landwehr cisleit.ana é stato aumentato cli 4500 uomini . Colla chiamata a.Ha armi delle reclute dol corrente ànno, l'aumento degli effetti,,i di qnesta miHzia risulterà di 9000 uomini . Questo aumento di organico sen·irà.: a coprire le Yacanzo· verificatesi per la trasformazione già da tempo avvenuta, dei 10 quadri cli battaglione d i riserva in ba tt,aglioni da campo e per la nuova creaziono d i 12 reggimenti di fanteria di Land"'ehr. fatto questo che aveva reso necessario di trattenere sotto le armi nn cer to numero di soldati per un terzo anno (1) ed a concedere ogn i. anno a circa 250 rtomini il benefi?:io dell'invio in con,gedo per anticipazione. Il resto verra utilizzato per aumentare gli organici di pace della fanteria e cavalleria. Attun.lmeute varò, in a ttesa che venga alle armi il 2° contingente rinforzato (4500 uomini), l'aumento ricevuto è stato inegualmente ripartito frn le due armi: 2 3 è stato assegnato alla fanteria ed 1 3 alla cavalleria . Colle nnove disposizioni organiche della fa11teria della Landvrnhr, direttamente non si è avuto un aumento nella forza combatteuto clei reggimenti, ma lo si è arnto indirettame11te colla creazione della carica di attendente e di altre cariche spocia,li, per le q uali attribu;;ioni veni vano fi nora comanda ti soldati combattenti. Ora l'organico d i pace di una compagnia di fanteria della Landwehr comprende: 1 capitano; • 3 subalterni (eventua.lmente anche nu cadetto ff. di ufficiale; ve ne è J por ba ttaglione) ; 1 furiere; 2 sergenti ; 1 sottLtfliciale di contabiWa ; 4 caporali; 4 appuntati; 40 soldati; 1 trombettiere ; 4 attendenti . In totale 4 ufficiali, 61 o 62 nomini di truppa, con ìma fo rza combattente cli 4 ufficiali e 52 uomini di truppa. E CA'VALLEBU DELT.A

1975

RA SSEGNA l\IILITARE ESTERA

HASSEGKA llULITARE ESTERA

Attualmente 1~ forza organica di un reggiment_o di fan~eria d~ Landwehr su 3 battaglioni, (escluso il quadr? _di. battaglione d1 complemento) ammonta n, 65 ufficiali , 734 uomm1 di truppa,; gu~lla combattent e a 58 ufficiali e 632 no~1i~1i ,di t1~uppa; m~nt1:e ~mna la forza organica era di soli 49 ufficiali e 6?~ u?m101 d1 trnppa, e quella combattente di ,Id, ufficia.li o 629 u?m1m d1 truppa,.. 0 Molto pilL significant,e sarà dopo la chiamata alle anm dol 2 contiogente rioforzato, l'aumento della cavalleria ~ella Land,vehr. I n ogni squadrone è stato creato un 2° plo~one d1 reclute (finora oo-ni sqnadrone si ri partiva i n un plotone d1 reclute ed u~ P.lotone rimonte e dllrante il periodo delle manovrè in 4 plotom d1 for7,a uguale). Ora uno squadrone di t;lani clellaLandwehr comprende: 1 capitano di ta classe, comandante.; . ~ 4, fra nfficittli subalterni e cap1tan1 cli 2 classe (cli quest'ultimi ve no sono soltanto 3 per reggimento); 1 cadetto ff. di ufficiale; 1 fm·iere; 2 sergenti; 3 caporali; 1 t,rom bettiere; 2 appuntati ; . . . . . . .. 5 cavalieri scelti addestraton eh nmonte (ulan1 1affe11nah), 13 ulani dol 2° anno cli len1. (1); 32 » » 10 » » (1); e fra i non mootati: 1 sottufficiale di contabilità; 1 maniscalco ; 1 sellaio; 5 attendenti; 5 ulani (1 calzolnio - 1 sarto - 1 allievo maniscalco 1 cuoco, 1 operaio di ma.ga7,zino); 7 cavalli d i proprietà degli ufficiali; -1: cavalli di carica per ufficiali; 36 cavalli già addestrati; 20 rimonte. In totale una forza organica d i 5 ufti,~ial±, 73 uomini d~ truppa, 7 cavalli di ufficiali, 60 cavalli di trappa e combattontl:I (rn pace),

ar

di 05 cavalieri . 0

(I )

Come è noto il senizio ~otto l,i armi '1elle Landwrh reo è Jl;,;1 to a ct11,1 anni.

(Il La cli1Teren1.a son,ibilc fra gli ulani t1el.'i!0 .a_ono di le,•a e queHi del.,! , è do~u:,.:' • fatto che Ja maggior parte dellecariche spec1ah e ~resa (!agli ulan i ciel - anno cl


1976

1977

RASSEGNA MILITARE ESTERA.

RASSEGNA MIL!'l'AR.E ESTERA

Gli squadroni dei tiratori tirole;;i a cavallo (berittene Landesschlitzen) e dei tiratori dalmati (dalmatiner Lanclesschlitzen) hanno ora un organico uguale agli squadroni degli ulani (prima era un poco maggiore) soltanto che invece dei cavalieri scelti addestratori di rimonte, hanno in più 5 tiratori a cavallo. · In ogni reggimento di· cavalleria della Landwehr esiste il quadro del plotone z.appatori, fon~ato da 1 ufficiale, 2 sottufficiali, 6 ulani, e la pattuglia telegrafisti composta di 2 sottufficiali e 2 soldati montati, quest'ultima esiste anche nella divisione dei tiratori tir olesi a cavallo.

rese per un'eg uaglianza di trattamento . con la tedesca, oltre le concessioni di recente acquisite, come ad es. l' insegnamento della lingua ungherese negli istituti miHtari, il tra.sferimento degli ufficiali di nazionalità ungherese nei corpi che si reclutano in Lngherfa, hanno ora ricevuto nn' altra di tali concessioni quella cioè che i comand i e le truppe dell'esercito comune debbono corrispou- . dere in ungherese colle autorità ungheresi. U foglio d'ordine dell'esercito del 29 agosto u. s. modifica nel modo seguente le noque riguardanti il carteggio delle autorità militari austro-ungariche. O J 'l'utti i comandi, corpi ed uffici dell'esercito comune, debbono accettare corrispondenze scritte in lingua ungherese. 2° Tutti i cor pi dell'esercito comune reclnt,~ti in Ungheria dovunque d islocati, debbono indirizzarsi sempre iu ungherese a lle autorità ci vili ungheresi. 3° 'l'utti i corpi dell'esercito comune non reclutt~ti in Ung heria, debbono indirizzarsi in ungherese alle autorità. civili ungheresi quando si trovino d islocati in Ungheria.. · 4° Di ogni scritto redatto in lingua ungherese, eccettuati quelli di poca importanza, si dovrà farne una traduzione in tedesco, lingua di coma.udo e di servizio dell'esercito, ed in questa stesstt ling ua. si clo,Tà r isponder e a tutti gli scritti non redatti i u ungherese. 5° In caso di guerra verranuo emanate a ltre disposi2io!1i. Con questa concessione il governo centrale potrà forse riuscire ad ottenere dal Parlamento ungherese quell'aumento di contingen te stato finora negato, che sarà di nuovo chiesto prossimamente colla presentazione di una nuova legge di recluta mento, nella quale, pare, sa.rà. proposta la ferma biennale. Questa disposizione è sta.ta favorevolmen te accolta al di là della Leitha, ma ha scontentato l'elemento tedesco dell'Austria. La stampa austriaca. è quasi unanime nel riconoscere che col suddetto decreto si è accordato alla liugua . ungherese un privilegio che non hanno le altre nazionalità della monarchia., eccetto la tedeS"ca; che si è soddisfatto ad uu n.ltro dei postulati nazionali dell'Ungheria; e che s i è fatto un nuovo decisivo passo verso la creazione di un esercito nazionale unghesese, per modo che si illudono coloro i qu ali parlano ancora dell' unità dell'esercito austro-ungarico.

L'orgaDico di pace di un reggimento di cavalleria della Landi.vehr (escluso i l quadro di complemento) ammonta ora a 41 ufficiali. 481 uomini di tr uppa e 435 cavalli, con una forza combattente 410 cava.lieri, mentre prima la forza orgaJ'.lica era di soli 28 uffi ciali, 280 uomini d i truppa e 235 cavalli, e quella combattente di 206 cava.Iieri (1).

ai

E S ERCI1'AZIONI CON AR'l'IGLIERI A DA 0Ai11PAGNA E PESANTE IN

Per constatare fino a. qual punto si poteva fare asseg namento sull'impiego di artiglierie da campagna e pesante m alta montagna, d urante le manovre della 25a divisione (Vienna) furono fatti esperimenti da reparti della 2" 3• e 14a br igata d'artiglieria e dal 1° reggimento d'artiglieria da fortezza sulla Schneealpe 11ella Stiria cen trale ad una altitlÌ.dine d i 2000 metri. In ~enerale i vari reparti con t utti i pezzi raggiunsero tutte le pos1z1om che furono indicate ai loro comandanti anzi arrivarono molto più in alto, mediante l'applicazione d i tutti\ mezzi ausiliari possibili ed impiegando la forza degli uomini. che fu veramente ~rodu tti va. Secondo q uau to afferma il.ilfilitèt1· W ~chenblatt, la truppa impiegata per questo scopo rese ottimi servizi sotto og ni rio·uardo· al <'Ontrario la pesante ferratura a freddo usata pei cavalli a;striaci clel paese requisi ti per una tale eserci tazione, risul tò migliore di quella usualmente impiegata pei cavalli da tiro dell'artiglieria. A LTA MON'l 'AGNA. -

ÌY~ODIFJCAZIONI AL CARTE GGIO D' UFFICIO DEI COMANDI, AUTO· l~SEROI'l'O COMUNE CON LE AU'L'ORIT;i. CI-

RITA E '.l'R UP.PE :OELL'

YILI DELL'

UNGHERIA~-

Le aspirazioni della nazionalità unghe-

. (ij La. La~dweh r cislei!,lna.. si cornpon? di: 36 reggimenti di fan teria e 2 regl( irnen t, su 3 battagl ioni (meno il 23' reggimento stan· ~1~ator1 n~z,onah (Lande,schutwn), 11 z : t~ tn Da lmaz,~ che ne 4.1, d1~ 1·cgg1menfi. ula ni, ciascLtno di G'!. sq uarfroni (cornpie~o ti plotone 7:app~tori), d1 i dl\'ls1o ne d1 tiratori tirolesi a cavallo di 2 squadron i, e d1 i sq u,drone d1 ttratori da lmaei. Jn to t~le H5 battaglioni e 39 '/, squadron i.

ha

tuW

0RDINAZIOSE DI 'l'ORPEDn lERb: l'ER LA MARI~A AUS1'R 0 ·UNGA· CANTIERE INGLESI~. - La :C:eit pubblica che l'amministrazione della marina da guèrrA. austro-ungar ica ha ordinato al HIOA AD UN


11:)78

RASSEGNA MILITARE ESTERA

RASSEGNA MILITA.R E ESTERA

cantiere inglese Yarrow un caccfa-torpediniere ed una torpediniera che vennero subito messe in costruzione, perche dovranno ·esser~ ·consegna.te .entro 10 mesi. L'amministrazione predetta ha deleo·ato per assistere ai lavori di costruzione un ingegnere navale ed un rngegnere meccanico. Qnes:e due. torpediniere dovranno poi servire di modello per la costr uzione d1 11 caccia-torpediniere e di 35 torpediniere d'alt.o mare, che saranno costruite negli arsenali governativi. I caccia-torpediniere avranno im disloca.mento di 390 tonnellat.o ed · una veloci tà di 28 migìia marine, con una fo rza di 6000 cavalli. Sa.ranno a rmate con un cannone da 7 cm. e con 7 cannoni a tiro rapido da 47 mm. Le torpediniere d'alto ma.re avranno un d islocamento di 200 to1~nellate ed una velocità di 25 miglia· marine, con una forza di 1 3000 cavali1. Saranno a.nnate con 2 cannoni a tiro rapido da 47, mm. SCIOGLIMENTO DELI, ,~ SQUADRA RIN.b,ORZATA E RICOSTRUZIO:\'E Dl

La Reic/1,sweli1· pubblica. che essendo il J2 settembre terminate le esercitazioni navali estive, 1a squadra , rrnforzata o d'estate, come da consueto è stata sciolta. · . L~ 1" divisione di . detta squadra,. composta delle navi corazzate d1 l ' classe : Monar~h, vVien e B L \dapest, dei. caccia-torped iniere Ilieteor e Komet e d r alcune torpediniera e passata in disponibilifa\. L~ ~quadra penua.nente (o d'inverno) ri mane per conseguenza cost1tu1ta delle seg uenti uni tà : Navi corazzate d i l n. classe : Habsburg (a.~1 mira.glia.) Ar )a.de Babenberg. · l

- QUl~LLA PJmMAN ~,NTE. -

Incrociatore corazzat o di l " classe : Kaiseri n und Ko ni o-in :Thfa0 ria Th.eresia. I ncrociatore di 2n. classe: Kaiser J<' ranz J osef. Incrociatore di 3,i classe : Zenta. Caccia-torpediniere : Satellit. Due torpediniere di alto mare. Sei torpediniere di 1" classe. L'attuale comandante della squadra contrammirao·lio ' t ,-, T,,0 11. I ppe1, e. s a to .esonerato da.Il' 11 coma.ndo e ritorna ad occupa.re la carica eh presiden te del com itato tecnico di marina a Pola. Il coi;itra.m\niraglio von Siemuszowa-Pietruski, direttore dell'arsenale manttuno di Pola, e stato nominato comandante della s uadra. permanente. q R.

·

. •

1979

FRANCIA. , RrcREA'l'ORI MILITARI. Il Mi nistero della guerra prosegue ad incoraggiare, presso i corpi, la pratica di insegnament i non militari: e di dì verti menti intesi a procurare a.l soldato un gradevale svago. Già con circolari dell'aprile Hl02 e del nia.rzo 1903 erano stati invitati i comandanti d i corpo a favorire le iniziative che in proposito si fossero manifestate, tendenti a moralizzare ed istruire la truppa. I n quest'anno il Ministero stesso dichia.r~ dì aver ricevuto dall'autorità. militari rapporti assai in coraggianti, e pubblica un elenco delle società private che presta.rono il lòro concorso e collabora.rono agli s<·.opi che il Ministero si propone. · Giuochi, rapp·esentazioni teatrali, feste e conferenze si mol tiplicauo, specialmente nelle caserme di Parigi, e l'esempio va gradat amente estendendosi per il concorli<o sempre più largo e volenteroso di società e di istituzioni civili. CONCORSO DI MILITARI AD ESERCIZI A'l'LE'1'IOI. Dopo l'esito spiacevole della ga.ra di marcia pr.opos ta dal giornale Il M.'atin il :Mi nistero della guerra, con circolare ·a.el J nglio scorso, ha invitato le au torità miii tari a. non concedere l'autorizzazione di prender parte a gare od · esercizi atletici, se non a quei militari che per costituzione fisica od allena.mento speciale, possano senza detrimento della sa.lnte, sopportarne le fatiche. ' La circolare rnet,te in rilievo la importanza. secondaria che hanno di fronte all'ist ruzione delle masse, le abilità di pochi i ndividui nei giuocbi atletici, e r icorda che in nessun caso si dovrà per ·cause di tal genere intralciare l 'andamento normale delle istruzioni militari. 0RGANIZZAZIONK E F U.NZIONA,!ENTO Dl~LLE SOCIETÀ DI TIRO J<; DI

Un' istruzione ministeriale pubblicata nell'agosto ultimo scorso fissa in 4 categorie le socielà di tiro e di ginnastica. 1° Società di tiro e di g innast ica., puramente civili, regola.te secondo la legge del luglio 1901. 2° Società di t iro della milizia territoriale, costituite da soci appartenenti alla milizia. :;tessa e:l alla r iserva. di essa: t ali società funzion ano sotto il controllo dell'autorità mili tare. GINNASTICA. -


1980

1981

RASS EGNA MILI TARE ESTERA

RASSEGNA MILITARE ES'l'E.R A

3° Società di tiro miste che comprendono: a) soci in disponibilitit o nella riserva. dell'esercito attirn, della mi.li.zia territoriale o della r iserva di· qLiesta, b) soci civili. Queste . società miste sono sogget,te alla legge del l aglio lDOl, per ciò che riguar da l'elemento ci,1 ile, ed alla antorità militare (lllinistero) per quanto concerne gli elementi militari. Le società di tiro civili si costituiscono senza che occorra. alcuna autorizzazione, salvo che non vogliano approfittare dei vantaggi concessi dalla legge del lug lio 1901 relativa. al contratto di associazione; in tid caso devono rilasciare una dichiarazione alla prefettura, indico.udo lo scopo della societr~; la sede e l'elenco dei membri che costitniscono la direzione e l'amminisrrazione. L e società di tiro della milizia territoriale sono poste sotto il patronato dei comandanti di corpo della milizia stessa, i quali sono responsabili verso l'autori tà militare dell'ordine e della discipli na durante le riunioni. Non possono costituirsi seuz11, l'approvazione dei comandan ti di corpo d'armata. Le società miste sono obbligatoriamente aggregate al reggimento territoriale di fanteria cbe viene r eclutato nella regione ove si fonda la societa. Non possono costituirsi senza l'appro,azione del Ministero della g narra. I militari di qtialsiasi grado, sia ill disponibilità cho in risor va dell'esercito attivo, o doll'armata territoriale, che si recano al luogo di riunione della società, hanno diri tto alla riduzione del 50 % nel t,rasporto in ferrovia . E ssi pagano il biglietto intero alla partenza; ma viene corrispotto ad essi gratnitamente il biglietto di ritorno in ba.so ad una dichiarazione rilasciam dall'ufficiale che ha diretto i.I tiro, nelh cpiale si consta_ta che l'individuo ha preso parte alla riunione. ('oloro che si sono distinti per zelo ed attaccamento al loro dovere sono ricordati nel Bollettino nfficiale del Ministero della g uorra e possono anche ricevere una lettera personale di felicitazione dai )linistro stesso, qualora si sia.no dist,inti in modo particolare. Premi speciali sono pure concessi allo società dal l\fiuistero dolla guerra e da quello dell'interno. Alle società civili non possono essere accordati in prestito più di D fucili (<l d i modello 188G-93 e 5 di modolli an toriori).

Le società. dolla milizia territoriale e miste possono ricevere 10 fucili modello 1886-93 e 10 fucili dei modelli anteriori, oltre a 4 revolvers. Per ricevero queste armi le società fanno un deposito di L. 20 per ciascun fucile mod. 1886-93 e d~ L . 8 per gli altri fucil_i . Le munizioni sono concesse contro pagamento ed i n seguito a regola.re domanda. Alle società. territoriali e miste possono venire concosse grat uitamente ogni anno un cer to numero di cartucce (non più di 30 per tiratore), in seg uito a domanda dei presidenti della società. I tiratori stranieri, invitati dalle sociotà di tiro francosi, a prender pal'te a concorsi, sono autorizzati ~id introdurre nello stato le loro munizioni, sotto speciali condizioni. COMPUTO DEGLI E.l!'FETTIVI IN UOMlNJ 1 OCCORRENTI S UL PIEDE DI PA CE J.Ll,A FLO'.l'TA J,'R.ANOESE.

22 11 4 18 6 14

corazzate di squadra g uarda coste corazzati cannoniere corazzate incrociatori c9raizati incrociatori di 1" classe incrociatori di 2a cla-sse 13 incrociatori di 3n classe 10 torpediniere avvviso 12 g randi contrntorpediniere 37 con.trotorpediniere 40 torpediniere di alto ma.re 223 torpediniere di 1n classo 40 torpediniere di 2" classe 32 sottomarini 1 incrociatore porta torpedini

uoniini 14,300 » 3,85G » 408 9,754 » » 3,GOO 5,180 » 3,315 » .580 » 1,762 » » 2,257 » 1,160 5,129 » ». 680 » 367 500 »

Totale uomini 5~,848 ProcIONJ VIAGG I A'rORI. - In segui to ad errrore di interpretazione commesso da un capo posto fo eseguita una lanciata di piccioni viaggiatori alle 8 di sera anziche alle 8 di mattina., e si è constatato che essi hanni raggiunta la propria colombaia durante la notte. Dal punto di vista militare tale cos11. può acquistare una certa importanza, specialmente ove si tratti d i una piazza forte assediata~ ! 26 -

ANNO

xr,rx.


1982

1983

RASSEGNA MI L1'1'ARE ESTEU:\.

RASSEGNA MILITARE ESTERA

Il piccione infatti s'impensierisce facilmente delle fucilate, e, come nel 1870 a Parigi, l'assediante può v~lersi di uccelli da preda per cercare d' impedire ai .piccioni d i compiere il loro ufficio di messaggeri. Colle lanciate eseguite di notte si eviterebbero i due inconvenienti accennati. Secondo osservazioni eseguite da ufficiali del genio fra.ncese la velocità del volo dei piccioni, durante la notte, non rìsente una diminuzione eccessiva, poichè sorpassa ancora i 60 chilometri all'ora.

se.condo quelle di Gran Canaria, Lanza.rote e Fuertevent,ura. A ciascuno dei due governi mili tari sarà preposto .un generale di di visione (con sede r ispettivamente a Santa Cruz di Teneriffa ed a Las Pahnas), il qua.le avr à alla propria dipendenza un comando d'artiglieria, un comando del genio, una sotto-intendenza. militare ed una direzione di sanità. I presidi dell'arcipelago delle Canarie saranno costi tui ti dai S€guenti riparti:

Con circolare del 23 maggio u. s. il Ministero ha soppresso l' istruzione colombofila nei reggimenti di cavalleria. OLANDA.

CANNONE DA OAi.\[I'AGNA A TIRO 'RAPIDO, SISTEMA KRUPP. - Il nuovo cannone da campagna del quale sono già noti i dati principali, avrà un affusto a deformazione e sarà munito di scudi. L'ordinazione del nuovo materiale rdla fabbrica di Essen, che ha. già provvisto di materiale simile la Svezia, la Danimarca e la 'l'nrchia e ne ha in costruzione per la Svizzera, comprende 204 pezzi e 408 cassoni. Altri 200 cassoni, da assegnarsi ai parchi, verranno ottenuti dalla trasformazione del materiale attual mente in servizio. Tale trasformazione verrà esegnita i n Olanda ove si conta pure d i poter fabbricare la maggior parte delle munizioni. La spesa totale per la provvista del nuovo materia.le d'artiglieria è valutata a 14 milioni di franchi. SPAGNA.

Tenerifa: ·2 reggimenti d i fanteria (Teneri:ffaeOratova) su 3 battaglioni. 1 sqnadrone cacciatori. ' 1 gm ppo artiglieria da fortezza, 1 batteria artiglieria da mon ta.gna. 1 compagnia di telegrafisti. 1 sezione amministrazione. 1 sezione sanità. · La Palma: 1 battaglione cacciatori .. Gomera-Hierro: 1 batta.glione fanteria. -Gran Canaria : 2 reggimenti fanteria (Las Palmas e Guia) su 3 battaglioni. 1 squadrone c«cciatori. 1 g ruppo artiglieria da fortezza.. 1 batteria artiglieria da montagna. 1 compagnia telegrafisti. 1 sezione amministrazione. 1 sezione sanità, Lanzarote: 1 batta.glione fanteria. 1 sezione artiglieria da fortezza (distacca.ta. alla Gran Canaria).

Fuerteventura: 1 battaglione fanteria. PRESIDI DELLE ISOLE CANARIE. A datare dal 15 settembre del corrente anno, le isole Canarie vengono costituite in un di.stretto militare autonomo al comando di un tenente generale residente n, Teneriffa ed avent6 le stesse attribuzioni di un comandante di corpo d'armata. L'arcipelago viene diviso in 2 governi militari, il primo dei quali comprende le isole di Teneriffa, La Pahna., Gomera e Hierro e il

I battaglioni dei reggimenti di fanteria di Teneriffa. e Las Pa.lmas ~ il battagli.oue cacciatori di La Palina avranno due compagnie sul

piede di gnerra, più i quadri per 2 compagnie di prima riserva e 4 di seconda. I battaglioni dei reggimenti di fan teria d i Oratova e Guia ed i battaglioni di Gomera-Hierro, Lanzarote e Fuerteventura avranno soltanto una compagnia sul piede di gnerra ed i qua.dr1 per nua compagnia di prima riserva e due di seconda.


1984

RASSEGNA MILITARE E,'S'l'ERA

· · I grnppi di artiglieria da fortezza di 'J~eneriffa e Gran Oanaria saranno cqmposti ciascuno del numero di batterie occorrenti pel servizio delle piazze forti. Il personale cli tntti i reparti è reclutato territorialment,e e a tal fine l'arcipelago è convenientemente diviso in zone cli reclutamento. SVIZZERA. MANOVRE PRESSO IL GOTTAlWO.- Togliamo dall'ampio resoconto comparso nella Gazzetta di Laiisannq, alcL1ne notizie sulle mttnovre alpine a partiti contrapposti che ebbero luogo dal 4 all' 8 settembre lungo la diretti-ice Val Medels-Val Termiue-ValPiora. Il supposto generale di quest~ ip.anovre era i l seguente: « 11 partito bianco (invasore) è penetrato in Svizzera pei Grigioni. Mentre esso col g rosso delle forze rimonta la valle del Reno diretto al Gott.ardo, invia nelle valli scend.enti della cresta a lpina dei distaccamenti coll' incarico di assicurare il fianco sinistro della colonna principale 'e con obbiettivo Airolo. La difesa mobile della piazza del Go ttardo (partito rosso) è dislocata a g uard ia dei colli e lungo le direttrici che può seguire l'inTasore » . A guardia di una di tali direttrici e coli' incarico di impediro all'invasore l'entrata in Val Piora, la quale comunica col piano d i S. Maria e Val Medels pel Passo dell'Uomo (2212 m.), era stato destinato un distaccamento, agli ordini del colonnello Keyser, comandante i l fronte snd del Gottardo, composto di 3 battaglioni di fucilieri (47,87 e 89), di una compagnia mitragliatori e di una compagnia zappat,ori da fortezza. Il distaccamento invasore proveniente da Dissentis e diretto per Val P iora su Airolo era invece agli ordini del colonnello brigadiere Stif'fler ed era composto del 31 ° reggimento fan tfria (battaglioni fo. ciliari 91, 92 e 93) d i 2 batterie da montagna, uua compagnia di mitrag liatori, due plotoni di guide ed un reparto del genio. Direttore delle manovre era i l colonnello divisionale ~eilinger comandante della piazza del Gottardo. All'inizio dello stato di guerra (ore 16 del giorno 4) il partito bianco (colonnello Stiffler) è a Dissentis ed il par tito rosso (colonnello Keyser) è a Piora presso il lagoRitom (Vedi fogli 411 Six Madum, e 503, Faido, della Oarta tipografica Svizzera al 50,000).

RASSEGNA MI LITARE ESTERA

1985

II colonnello Keyser elle sa che ·un distaccamento nemico si accinge a rimontare la Val ì\1edels, decide d i andarlo ad incontrare per impedirne l'avanzata. Il giorno 5 avviene perciò un combattimento d'incontro presso Fnorns in cui il partito nazionale, per le fa,vorevoli condizioni del terreno, per le sue buone disposizioni cli marcia e per il giusto impiego delle trnppe d urante l'a.zione riportò notevoli vantaggi sull'avversario. La seconda manovra avviene il giorno s uccessivo al Passo dell'Uomo con un primo episodio all'Alpe Scheggia poichè il direttore delle manovre, ~ffìncp:è queste potessero svolgersi sul terreno in precedenza fissato, aveva dato avviso al comandante del partito rosso di s upposti vantaggi ottenuti da al tri distaccamenti bianchi nelle valli !atem li, obbligandolo così a ritirarsi tino alla testata di Val Piora. Contemporaneamente il partito invasore veniva rinforzato di un battaglione (1'87) s tato tolto al par tito .rosso, a cui in cambio veniva dat a una batteria da montagna. Perciò JJell'azione del 6 abbiamo d i fronte: Col 2 1 1 1

partito rosso: battaglioni (il 47° e 1'89°) i batteria da montagna; compagnia mitragliatori da fortezza; compagnia zappator i da fortezza;

Col 4 1 2 2 1

par tito bianco: battaglioni (87-91 -92 e fJ3) batteria da montagna,; compagnie mitragliatori; plotoni g uide; distaccamento zappator i del genio.

La posizione occupata dal difensore per sbarrare l'entrata in Val Piora, apparve scelta con giusto criterio tattico; solo potè sembrare criticabile il fatto di aver lasciato in posto avanzato all'alpe Scheggia, cioè a pitt di 3 chilometri avanti alla posizione principale, tutto un battaglione che è quanto dire metà deUa sua fanteria. :È però dubbio, se ad onda di ciò, l 'attaccante avrebbe. potuto forzare la posizione. Ad ogni modo, dovendosi le manovre chiudere in Val Piora, ~nl finire dell'azione un nuovo avviso di un altro ipotetico risul-

..


1986

RASSEGNA. MILITARE ESTERA

1987

RASSEGNA MILITARE ESTERA

tato di nno dei distaccàmenti invasori later ali obblio·ò nuovam t ·1 · , b en e 1 part1_ to na.zionale _a ritirarsi; e qnesto, impoveri to ancora di un ba~ta~h o~e (1'~9), che_ do_veva po_rt~1;si nel Vallese, andò a prendeie in "\ al P1ora u11·ult1ma posizione colla destra al lao·o Rito 0 · · t ra a lie rocc1e · impervie d i l\!L Taneda. . m e l a i::m1s Avvenne così il giorno . 7 il combattimento . di Piora, il quale non .os~ante la graude sproporzione d i forze tra i due parti ti (4 battagliom contro uno), fu il più degno di esame. Il distaccam~nto Keyser ha avuto avviso che uel e:iorno s riceverà dei rinfor dovy1.;." pe rc10 · · t.,e. . zi dalla piazza del Gottardo ,· ec,11· o nere la pos1z10ne almeno per una giornata. Invece il colonnell Stiffier ha interesse a scacciare al più presto l' avversario anch: da quest'~1l~ima posizione per rendersi padrone di tutta. la valle. La pos1z1one scelta dal partito nazionale è for tissima s ul fronte e solo aggirabile per l'ala sinistra da Val Oadlimo che corre par~llelamente, a Va~ Piora, ma in senso inverso, per cui la testata d1 Val _Oadhmo nsulta appunto vicino a M. Taneda. Di q uesta felice condizione di terreno si vale l'attaccante. il quale invia nel poruerigio. del 6 in Val Cadlino un battag·li~ne (il 93°) coll'incarico di piombare all'alba del 7 sul fianco si~istro del difensore mentre il grosso l'avrebbe ·attaccato dì fronte. ,.. ~el~a notte p_erò avvenne un episodio che è bene segnalare, perche dimostra d: ~uao.to spirito offensivo siano animate queste truppe, da mol ti ritenute solo temibili se appiattate dietro le roccia a difesa dei loro Dionti. L'unico battaglione della difesa (il · 4 7°) il quale, non ostante i vantaggi evidenti ri1Jo1:tati sull'avversa.rio nelle 2 _azioni precedenti, si era sempre dov uto ritirare per esigenze d1 ma.uovra, anelava di prendere la rivincita e di mostra.re che l'élite dell'Unterwald non era inferiore a nessun'altra tr~ppa della confederazione. Di questo spi1:i to offensivo ben s'avvalse il colonnello Keyser il quale decise nella notte cli assaltare di sorpresa il nemico nei 'biva~chi di cui si scorgevano i lumi in basso presso il lago Oadagno. , rale mossa, che dopo quanto si è detto potrebbe sembrar e solo ±atta a llo scop~ di dare una soddis fazione di amor proprio alle tru ppe,. poteva.. rnvece a~ere un'importanza capitale e produrre un tal pau1co nell·avversar10 da mettere in serio dubbio il risultato dell'attacco del domani. Due compagnie furo"uo incaricate di tale compito ed è doveroso ammettere che esse lo adempirono ammirabilment e, discendendo,

non ostante le d ift'ì.coltà del terreno, fino al lago Oadagno, in perfetto silenzio e nella più completa oscurità. Sfortunatamente dei due accampamenti presso il lago, distanti l'uno dall'altr o 250 m, il più vicino era quello occupato dagli ufficiali della direzione delle manovre, i quali si .videro d'un tratto assaliti da uu muro di baionet te al g rido di hourrah. Ciò però nulla toglie alla riuscita della sorpresa, anzi se si pensa che questi ufficiali avevano conoscenza clàlle intenzioni del colonnello Keyser, non si può non applaudire al silenzio alla disciplina ed all'abilità con cui questi 300 uomini adempirono al loro mandato. , Risalite le due compaguie alla loro posizione dopo un giudizio sommario dato dal direttore delle manovre, il partito invasore si preparò a sua volta, per l'attacco che doveva effettuarsi all'alba. Oorne fu detto, a quest'attacco doveva pure concorrere il 93° battaglione da Val Oadlimo, ma questo essendo stato sorpreso da un po' di tormenta, in parte r itornò in fondo valle, ed in parte attese da fermo il passare dell'uragano di neve e l'apparire· del giorno non pot,endosi più oltre avanzare: Uosì i rimastì col comando del battaglione all'alba proseguirono l'avapzata senza poter g iungere a prender parte all'azione in Val Fiora perchè già :finita da tem.po, con nn attacco dei 3 battaglioni bianchi contro il par tito rosso, il qnale a sua volta, per aver trascurato cli" inviare sul fronte çlelle pattL1glie e d i guardarsi con dei posti di osservazione, aveva lasciato avvicinare a. d ieci pass{ protetti dalla lieve nebbia che in montagmi accompagna il sorgere del giorno, tutti i tre battaglioni bianchi spiegati.


1988

RIVI~TA DEI PER IODICI

RIV1S'I1A DEI PERIODICI Rivista di cavalleria.

Anno VII, fascicolo I X, settembre 1904. Le q)er_d itenei ?'UOli degli ufficiali sub~lterni di cet1Jalle1·ia. _ Divagazion-t melanconiche; pel tenente 0.A.R LO G IUBBILEI _ T b e tt· · ..n una ~- ve ma o ima scrittura l'autore lamenta il numero rilevante ,1· 0·1ova fil ' 11· 1' '· . e l ~ lll u cia , . quau, per mo ltephci ragioni la.sciano le file del1 a.r~a d1 cavallen a. Egli dice che pnr ti;oppo i coefficienti sul per cen total~ d_e ll_e perdite, dati dai dimissionari per volontit poco sent_1ta e d1m1ss1onati disciplinarmente sono molto elevati. e si ind ugia appunto _su di essi~ sulle cause che li condussero al doloro~o passo. A grndrn10 del Giubbilei, le. cause principali soi1o due: un esagerato orgoglio, un eccessivo desiderio di godere. Egli es&min~ molto bene queste cause, contro l e quali per uscirne vittoriosi « è necessa'.·i.a all'ufficiale una fede, è indispensabile un ideale, non ""ià quello_ della conquista degli agi, ma quello p urissimo del dov:re e dell'onore, perseguito con abnegazione spinta ·fino al sacrificio con ;o~,ontà,~ostante di perfezionare le proprie abit udini ed abilità: ~on foiza _d_,:m~ .0 ~r ande, con energia indomita, tutte, in una pa: rnla,_ le VJrtU p~u fulgide dell'animo e. dell'ingegno umano». Ma que s ta fede indispensabile non possono avere i ~iovani nfficiali se hanno contratto il morbo iusano, che fa tante vittime. '· Parole e sentim~nti ~iustissimi dettati dal cuore, e che non pos~oi~o _non avere un·eco favorevole ne} cuore dei buoni ed ottimi ufficiali giova.m d1 cavalleria, che ne costituiscono la massa.

?

\

L'impiego ilei ciclisti nella difesa delle coste li.9ii1·i ; pel capi tano Zu~rxr. - L'autore ricorda l'esercil;azione ciclistico-militare, eseguita l' 11 luglio 11. s . sulla sponda bresciana del Lago di ~ar_d.,a'. e ne tr~e occasioue per discorrere a lungo dell' impiego dei ciclisti nel!~ difesa delle coste liguri. Egli si occupa diffusamente d_elle attuali t ruppe costiere; propone che i quadri delle medesime sieno formati, fin dal tempo di pace, con ufficiali in servizio a t0.A.RLO

1989

tivo dei presidi della Liguria, e con ufficiali in congedo, i qua li però abbiano prestato effettivo servizio nell'esercito per qualche anno, .e ne siano usciti da non molto tempo. Gli uomini di truppa poi dovrebbero già possedere una sufficiente istruziòne militare, e ;per ottenere ciò, sarebbe necessario ricorrere ad una pr~cettazione, fatta fi n dal tempo di pace fra i militari in congedo l,)l'Ovenieuti dall'esercito permane11te e che risiedono nelle città del litorale e nei centri minori ad esse più vicini. La metà dei militari precettati · dovrebbe saper far uso della bicicletta, ed essere iscr itti di obbligo alle società ~andamentali di tiro a segno. Prima condizione però sarebbe quella - ed è g iustissima - che i ciclisti, p~r far servizio in g uerra, siano non dei volonta1·i, ma individui che han no, prestato servizio nell'esercito permanente. L e.nuove clottrine tattiche secondo il Langlois, del capitano 0'rL'autore esamina l'or mai not a opera « Enseignements de deux guerres récentes ». Ottimo lavoro di compilazione, nel quale però, si ac::cettano tutte le considerazioni e dednzioni del generale Langlois, talune del le quali, invece, non possono essere accolte se non con qualche riserva. · TA'VI0 ZOPPI. -

Dal Ma1· Rosso al Nilo, per la vict di [{assala; pel capitano E. RICon questo articolo hanno termine le int,eressanti note di viaggio del capitano Riguon, ed . in esso è narrato il viaggio d i ritorno pel Nilo, e in particolar modo dei g iorni passati a Kartum. e a Ondurmann e delle cose 1v1 vedute, con brevi cenni intorno all'esercì to sudanese. GNON. - -

Rivista d'artiglieria e genio .

X XXI annata, volume III, settembre 1904. S ull'ordinarnento e siill'irnpiego dell'artiglieria pesante mobile. L'autore, secondo le idee svolte in nn precedente s uo scritto, pub· blicato nella Rivista dello scorso anno, nel presente st.udio presi:tppon~ esclusa l'eventualità che l'artiglieria di medio calibro faccia parte integrante d' una colonna composta delle t re armi e sia chia-, ma.ta ad ao·ire in unione a questa in un .combattimento campale, o . quale mezzo per portare alle maggiori distanze l'azione del fuoco, e dan~ agli effetti di questa la _ma.ssima potenza. Egli parte dal ~oncetto: che q Ltell'artiglieria dotata ora di grande mobilità, })Ossa


1990

RIVISTA DEI PERIODICI

RIVISTA DEI PERIODICI

e debba intervenire utilmente ·in un'azione campale, quando si tratti di conferire ali\;\ difensiva uua maggiore resistenza, òvvero per espugnare qualche località preparata occasionalmente a difesa, e della quale gli altri mezzi dell'esercito campale non riescano ad avere ragione ; che l'artiglieria pesante possa e debba prestare il suo concorso mobile nella guerra d'assedio, al fine di rendere più spigliate le opèrazioni, così dell'attacco, che della difesa. I n ognuno d i questi due casi l'artiglieria pesante formerebbe, iu coda a tutte le altre truppe, una colonna mobile indipendente, e costit uirebbe l'artiglieria d'armata a diretta disposizione del comanda)'Jte dell'armata. È in ba-se a questo concetto che l 'autore studia, in modo assai pregevole e particolareggiato, l'ordinamento e hmpiego dell'artiglieria pesante mobile. Stiidio intorno allo scaldamento a 1;ap01·e degli ambienti abitati; pel capitano del genio ALIQUÒ M AZZEI. - Accennato rapidamente alle caratter istiche principali dei vari sistemi di scaldamento, il Mazzei intende procedere ad uno studio abliastanza complet o dei sistemi di scaldamento a vapore, dividendo, in relazione alla loro posizione, i caloriferi a vapore in semplici od a vapore 1n·opriarnente detto, e in quelli ad aria e vapo1·e. Questo primo articolo promette un lavoro assai istruttivo, e pieno d' interesse. Armi p ortatili automatiche; pel tenente R. DE G ENNARO. - Pregevoltl scri tto, nel quale sono esposti brevemente i principi tecnici e tattici, sui quali è fondata la questione delle armi portatili automatiche, e sono esaminati alcuni tipi di meccanismi già attuati.

1991 _

pa.li sulle quali quell'ordinamento vuol essere fondato, e rimanda ad -atti ulteriori (leggi e decreti) la determinazione del numero delle unità, della loro forza, la composizione dei quadri, e degli stati maggiori . Ciò nonostante è utile di esaminare questa legge per vedere come e in quale misura essa risponda a ciò che si era_ in diritto di domanda'.rle. In complesso non sono molti, nè gravi gli appunti fatti. Il principale mette in rilievo :come, tanto nell'antico ordinamento delle truppe della marina,, quant.o nel n uovo delle truppe coloniali, il blocco sveciale ed autonomo che quelle truppe dovrebbero costituire, dopo la cr eazione del sottosegretariato delle colonie, era, ed è ancora diviso in due parti. per quanto ba tratto alla direzione e a.ll'amministrazione superiore degli affari; l'una, in Francia, esselldo nelle attribuzioni dei ministri doUa marina o della g uen'a; l'altra parte, allo colonie, essendo nelle .attribuzioni del minist ro delle colonie. Il generale Duchemin è di avviso, che t,utti gli affari milita,ri dovrebbero essare interamente nelle mani del Ministro della guerra. In ogni modo, nello stato attuale della legislazione, si potrebbe g iungere a s tabilire nelle t ruppe coloniali quell'unità di comando e di direzione generale che ora manca, costi tuendo un'armata colla totalità dello trup pe coloniali (Francia e Oolonie) 1 e dando ad essa, come ispettore d'armata il generale di divisione membro del consiglio superiore della guena proveniente dalle truppe coloniali, collocato di fronte ai due ministri, della guena e delle colonie, nella stessa situazione dégli altri ispettori d'armata di fronte al ministro della gueri-a. Geologia e vettovagliamento; pel sottointendente militare L. C:a:AL'autore continua e termina il suo bellissimo scritto. Nella. prima parte ha messo in rilievo quanto il vettovagliamento possa giovarsi della geologia, in questa seconda ed ultima parte, il Chaplain tratta deìl'applicazione, e si estende nell'esame dei terrelli secondari, ,. terzia.ri e quaternari, e nello studio del teatro di operazioni' costituito dalla parte orientale del Belgio. È articolo di sommo interesse. l'LAI'.11 .-

Journa l des sciences milita ires.

80' annata, volume XXIII, luglio 1904. La difesa delle ·colonie pel generale DuoH.l~MIN. - L'autore continuando il .suo pregevole studio sull'armata coloniale (1), in questo 2° articolo passa all'esame dei punti principali dei varii articoli _<lolla legge del 7 luglio 1900. Questa legge non può essere cons_1derat,a . come_ una legge reale di ordinamento delle truppe colomah; essa rnfatt1 non è, se non un insieme di disposizioni princiIl) Pe,J primo articolo, vedi il fa~cicolo clel n;ese d i lur;lio: Rivista dei periodici, p11 g. 1383.

Dellò studio scientifico della guerra; pel capitano

GAU'rHE Y . -

In questo fascicolo ha pur termine questo notevole studio. L'autore vuole che i fatti di guerra siano studiati con metodo pura.mente e francamente obiettivo. La maggior parte degli storici non forniscollO che materiali molto sospetti. Se sono estranei alle cose d'ella guerra, non parlano che per aver udito dire, e quando si trovino


1992

RIVISTA DEI PERIODICI

i~ p1·esonza d i ~ssorzioni contraddittorie non è dato sapere come sia s~at.~ deter1~11~ata la loro scelta. In generale però essi sono soventi prn degni d1 fede degli scrittori militari propriamente detti. « Il gonerale che seri ve le sue proprie campagne non può attribuirsi una parte mediocre, e fatalmente la narrazione vo]r,·e all' 1 · . . " apo og1a. N e1 suoi Oo1m~entafres su,· la campagne de ·18QO en Jtalie, Napoleone. non lascia: sospett,are un istante che il distaccamento di Desa1 x, ~Ila vigilia di Marengo, poteva presentare q ti alche peric~lo. E~li, per contro, dà qu13sta disposizione come molto abile. ~ eufomismo ~ei Du~letins de la Gra.ude Armée del 1812 e 1813, è n~asto cla.ss1~. .Finalmente perfino nella stessa corrispondenza coi g~nerah, Kapoleone trad isco costantemente l'abitudine di prendere 1 suoi desideri oer realtà » « I elisa.stri . che ebbero luogo. sulla K atzbach, secondo le 111{~ofres di Macdonald furono cagionati soltanto da orrori di esecuz10ne,. da manchevolezze, ed anche dalla mala volontil. dei suoi capi rn ~ottordiue. Quale è il generale· francese del 1870, il quale non abbm credu ~o ~ocessario e facile discolparsi; eppur!:J quale è colu: che la storia imparziale potrehbe completamente assolvere?» Premesse queste, cho sono vere ,·erita. l'autore dice che biso.o-na far 0 tavola .rasa, d i. wtte le narra7,ioni, e di tutti i racconti , di tutti i trattati dell arte delln g uerra., e tener conto soltanto dei fatti. Sono: la corrispondenza dei generali, lo tabelle di marcia, i reÒ'istri d~Ò'li ordini. di movimento e di operazione, i rapporti ~omp~ati subito dopo 1~ fatto, raffrontati · coi documenti . ana.loghi dell'avversario che s~l L possono cond urre allo stndio scieu Wico della gLlena. Il_ Gan~hey . osserva spettare alla Scuola superiore di Pari.o-i il men.to d1 aver preso l'iniziativa di questo nuovo orientam:nto de~h alti studi .mil.itari; ciò ?ho non è perfettamente esatto, poiche sn questa via s1 sono posti da parecchio tempo e il g rande stato maggioro tedesco, e l'italiano. Comunque, ]'articolo del capi tano france~e è sicuramente molto notevole, espone grandi verità, é mo1to mtoressaute ed istruttivo. ll còinpito di un co1·po d'armata nella gue1·1·a modm·na. _ .Anche q uesto lungo e ponderoso studio ba termine in questo fascicolo e ter~ina .in ~ aniera che non potrebbe essere migliore col prend~re a _d1sam 1nn l operato del III corpo d'arma ta tedesco, comandato dal generalo v. Alvenslebon dal 14 al 16 agosto 1870. Infatti non è opera di tntti il saper compilare un'esposizione riassuntiva e così

RIVISTA DEI PERIODICI

1993

chiara di ciò che seppol'o fare l'Alvensleben e le sue valorose truppe,. e di mettere èosì bene in rilievo il merito del generale tedesco e dei suoi soldati . Le pagine specialmente riguardanti la battaglia del 16 agosto, sono scritte con un ammirevole criterio militare, e con una imparzialità verso l'abile avversario meritevole di essere citata. ad esempi o, e vanno annoverate fra le più belle e le più istrnttivet che isieno stato scritte su questo argomento. Segnaliamo il rimarchevole articolo ai nostri g;ovaui e studiosi ufficiali, ed inviamo all'anonimo autore i nos tri rallegramenti.

Orga.n der Militarwissenschaftlichen Vereine.

Voi. LXIX, puntata V, 1904. La sec.>nda parte dellct guerra franco -teedsca 18 70-71; per O. v. H . - La prima parte della g uerra franco-.r;ermanica, la q uale dopo numero!:le vittorie di grosse battaglie si chiude a Sedan,. non solo con la orma.i q nasi completa sconfitta dell'esercito i mperiale francese, ma ancora. colla caduta. dell'impero stesso, è nota. a. tutti i militari, ed ò anzi l'oggetto di continui e particolareggiati studì. La seconda parte della guerra, combattuta sotto la Repubblica, é, per contro, poco conosciuta, e lo è anche troppopoco, mentre presenta qualcosa di affatto caratteristico e merite: vole di essere studiato. Questo studio, molto ben fatto, riassume brevemente - in sole 58 pagine - m~ colla massima. chiarezza, le singole operazioni della g uerra contro la Repubblica. Oltre al quadro generale presentato dellA singole operazioni, vi è una specie di Introduzione, nella qn·ale sono svolte considerazioni cli singolare interesse sulla sit,uazione militare dei d ue partiti avversari al.l' inizio di quella seconda. fase della campagna, che è delineat'3., a nostro avviso, assai bene. Nella conclasiono, poi, è particolarmente accennato allo speciale carattere di questa seconda fase, ed è mossa in gi.t1sto rilievo l'influ enza che ebbero sull'andamento, ed anche sulla specie delle operazioni, le individnalità,, quali L 'Aurel de P aladines, il Ohanzy, il Faidherbe, il Bottrbaki, che fu rono alla testa delle forzefrancesi. Al Bourbaki è fatto l'appunto di avere voluto con t n1ppe improvvisate condurre la grande g uerra, come avesse a, disposi-· zione un'armata ben organizzata ed agguerrita, e da qui, i grandi


1994

fHVISTA DEI PERIODICI ;

rovesci patiti. Noi, peral tro, non d ividiamo l'opinione dello scrittore .austriaco, e cioè, siamo ,c on lui nel ri tenere ché causa principale della catastrofe subìta da quel,.l'~rmata fu appunto l'avere intrapreso, e nel rigor dell'inverno, una grande operazione offensiva con trup pe non adatte a compierla, ma· noi'.\ troviamo giusto il farne appunto al Bourbaki, chiamato, e ·contro la sua ·volontà, ad ~seguii:e un'impresa ben precisata. ·

Studi sugli avamposti (3" parte); per un UFFICIALE DI STA'l'O E la continuazione del pregevole s tudio, delle prime due parti del quale abbiamo reso conto nei fascicoli dei mesi di luglio ed agosto testè scorsi. Questa, terza part,e comprende altri quattro esempi di avamposti con si tuazi~ni: affatto differenti e tra tte dalla campagna del 1800. E sicuramen te uno studio istrut tivo e che presenta molt.o interesse. Ad esso van no unite piirecchie carte, le <}Uali rendono assai facile l'intelligenza del testo, ed anzi lo comp letano, facen do toccar con mano quali differenti disposizioni debbansi ra.zionalmente adottare per. gli avamposti, a .seconda della differente situazione. MAGGIORE. -

Militar-Wochenblatt. N umeri 92·, 95 e 96 del 2, !~ e 11 agosto 1904.

Il mo1·ale giapponese, ~ma delle cause dei successi, per v. JAl'.rsoN. Lo spirito della .!sià casta militare dei Giapponesi, qnella dei Samurai, non si è per n iente estinto collo scompar1re di quella ca.sta; anzi si è esteso alle altre classi. · La gnerra attuale conferma altamente questo concetto : le opere straordinarie dei Giapponesi, le quali superano le aspettative anche ·di colo1:o, che già_ sin dapprima le apprezzavano molto alte, sono possibili soltanto con una so.lida base morale; l'arma~ento, l'istru- , zione mi litare deìla truppa, il buon comando superiore, e l'iniziativa ·d<:!i capi in sottordine non bastano a ciò da soli. Questo morale cava.llere::ico si è diffnso - ed è ciò .c he é meravighosò - in t utto il popolo .. Lo scrittore giapponese Inazo Nitobè, :finamente istruito all'europea, dice fra l'altro : le, battaglie sul Jalu, in Corea, e nella Man·Ciuria (si riferisce alla guerra cino-giapponese nel 1894), furono .guadagnate dagli spirit i dei nostri padri, i quali g uidavano le nostre

1995

RIVISTA DEI PERIODICI

mani e battevano nei nostri cuori. Essi non sono morti, questi spiri:i, le anime dei _nostri an tenati militari. Co_loro, ~~e hanno ~li -0cchi per vedere, li vedono chiaramente. E n tri un (nappones~ m codeste idee di progrfJsso, ed egli si mostrerà quale un Samur~1 . . Ciò che pri~cipalmente sal ta agli occhi in tutti ~ rapporti m~litari è il completo ,d isprezzo della morte, .il qL1ale e posto rn ev1denz~ dall'interrotto avanzare sotto il. fuoco più micidiale. Esso porta ai più grandi successi, ma anch,e a perdite ~traordinarie. E questo avviene - ed è la cosa capitale - per 11 J cvere e per l'onore. Questo disprezzo deUa morte ha però un lato opposto, il ~rnicidio'. denominato a bitualmente Hara-kiri, anche in guerra, al quale s i ricorre n-on solo dall'individuo, allorchè si trova nell'impossibilità di rip:rare al maculato ou ?re, ma anche, per un eccessivo ,concetto dell'onore. da un grosso n umero d'individui per sottrarsi ad una prigionia,' della quale non h anno colpa. Il Gia~ponese è valoroso e forte, perchè crede che il dirit to e la grnstiz1a sono dalla pa:te del Giappone, ed egli è pronto- a f:are il massimo sfor zo, anche ~n_o alla morte, per una giusta causa. E q uesto i l lato morale i ma :tis1camente egli è forte, perchè il suo armamento ed istruzione sono pèrfetti . L' Janson d ice che questi pensieri - da no1 brevemente riassnnti - non sono nè esagerati, nè dettati da chauvinis1ne i sono quelli che hanno radici in quel popolo valoroso e coscienzioso. È foori dubbio chè nelle deduzioni a trarsi dall'attuale lotta fra il Giappone e la Russia, si dovrà, . per ia parte tattica, t~uer largo conto di que;;te ecceziona.li qualità morali del soldato giapponese, ed è per ciò che stimammo opportru10 d i fornire qualche cenno d1 questo artico lo.

Le di:flicoltà carrto,q1·afiche per un Europeo; per O.

V. -

K.

Circa le condizioni delle sfrade nell'Asia orientale, dello stesso autore. _ ·vorremmo tradurre letteralmente dalla prima all' ultima riga questi due articoli, inviat i nello scorso mese, di giugno, alla autorevole .o-azzetta tedesca, da J entai da un ufficiale tedesco; ma ce lo impedisce la tirannia dello spazio. Nelle innumerevoli scritture sulla g uerra russo-giapponese, che ogni giorno vedono la luce sopra gazzette e riviste, militari, e non mi litari, il _te1:reno dello scacchiere di o·uerra è ognora considerato come assai d1ffic1le; epperò, se non berriamo, ci sembra che codeste diffi0oltà siano apprezzate -su per giù, a somigfoinza di quelle che si riscòntrereb:


1996

1997 RIVISTA DEJ PE{UODlCI

boro nei nostri terreni giudicati difficili. :N°on ci pare insomma, che ci si r enda un conto ben esatto di quel tf>rreno, che nulla ha a che fare con qualsivoglia dei terreni piu difficili. d'EL1ropa. Questo porterà, che molti ~indizi e molte critiche espresse sull'andamento delle operazioni militari di questa campagna, dovranno essere modificati e corretti. Talune soste, a mo' d'esempio nelle operazioni dei Giapponesi, le quali fino ad ora appariscono quasi in comprensibili si comprendono, per contl"o, benissimo dopo la lettura di questi dne articoli. Nel primo, sono rilevate le grandi difficoltà per l'Europeo di servfrsi delle carte topografiche della Corea e d1:1lla Manciuria, sia perchè non vi sono due carte che dìauo lo stesso nome alla stessa località, sia porchè ben cli rado il nome corrisponde a q uello usato sul posto, sia infine per la massima inesattezza. Ma il più interessante ed istruttivo è il secondo articolo, che riferisce qualche particolare intorno alla rete stradale. L'autore ·dice che per quanto ·uno si. aspetti di trovare una rete stradale poco sviluppata e 1Jessimo lo stato delle vie di comunicazione, pure la realtà supera tutte le aspettative. A dimostrare· tale verità egli fornisce tro esempi, tratti rispettivamente dal Giappone, dalla Corea, dalla 11:Ianciuria, i quali sebbene assai succinti, riemp.iono di meraviglia il lettore, perchè è quasi impossibile raffigurarsi che quelle strade - che così sono chiamate ma nou hanno alcun caratt{}re delle nostre strade - possano servire al movimento di grossi eserciti. In ogni modo coloro che scrivono clell' attuale g uerra, o seguono con particolare interesse gli avvenimenti della medesima, ove abbiano pratica dell'idioma tedesco, faranno molto bene a leggero questi articoli .

B. D.

.ll Diretto1·e STRANI A:llILCARE m,i99io1·e genc,-ale

DEMARCHI CARLO,

gerente.

I NOSrl'RI SCRITTORI MILITARI('> KO'l'E E PROFILI

\.

I contemporanei: clal 1815 al 1848.

Quel senso di sollievo e di benessere, - cho prova chi è alla perfine liberato da un padrono troppo esigente ed autoritario, tdle cni voglie fu lungamente soggetto, senza arli to a rimostranze ocl a ribellioni, piegando relutLante ad nna volontà, che lo premeva con gravezza cli incubo, - - provò l'Europa il ocriorno in cui si sentì redenta dall'autocrazia napo-. leonica, toccante a' confini dell'onnipotenza, che per tanti . anni l'aveva attanagliata e annichilita. Colla volutt~~ acre della liberazione pullnlarono, esplosero allora tutti i sentimenti men nobili, covanti nell"umana creta, dianzi frenati o soifocati da un complesso di cause, fatto di odio, dì livore e cli paura: al caduto impotente i botoli ringhiosi si avventarono con rabbir1 viperina, addentando, dilaniando, sforzandosi di tutto demolire colui dal <J.Uale tutto avevano paventato: Maramaldi perpetuantisi nei secoli. Tale nacque per ogni dove uno spirito retrivo ed ostile all'idolo decaduto, che, con pervicacia e cecità pari agli entusiasmi ùell'ieri, si negò, si disconobbe qualsivoglia valore (i) nopo tem po 1wrecchio - perduto in istndi pap:i.l'erìci, cho frnLt:1rono lo s11·appo di nuove frondi alle mie tenaci il1L1<ioni - ripi r:lio con rinnovellata rcrte questa mia rassegna. se ;1 taluno piaccia non so: a mc l'u,are co· nobili morti è cli conforto e di inei t:, mento. !27 -

,\l'(I\O XLI~.


1998

I NOSTRI SCRITTORI MfLI TARI

all'opera sua ; i suoi metodi di gnerra, i suoi t rionfi inauditi si tacciarono di imprese pazzesche, cli sfaccia.te disfide alla fortuna,. Consueta mutabilità delle folle, or abbagliate ed osannanti, ora deluso e gridanti c1·ucifige. Pochi, assai pochi, coloro, che, avendo silenziosamente seguita la parabola delJfastro, per~enissero sin d'allora ad intuirne t L1tta Ja portfita; estimatori sinceri, udivano però i loro gridi cadere isolati ed inascoltati, come sempre quelli de' veggenti. P r evalevano l'oscurantismo, la, reazione stolta. Le menti troppo perturbate, gl'intelletti traviati dalle passioni, non ritrovavano la serenità necessaria ad esaminare il fenomeno, nè gli occhi abbarbag liati, a penetrare l'intensità della sfolgorante meteora. Così, nel giro di alcuni lustri, che volsero dopo l'agonia del Prometeo di. S. Elena, non si comprese, dirò, non si volle comprenderne la grandezza. Gli è che egli aveva forzato il corso naturale delle cose: troppo aveva concentrato nello spazio o nel tempo, e le monti comuni non l'avevan potuto seguire nella corsa vertiginosa: l'edificio era di tanta mole da schiacciare gli intelletti pit'.1 poderosi. Era serbato a tempi più riposati ed iruparziali il ,,alntare e sentire nella sua pienezza l'influsso di quell'uomo: immenso nel campo civile e intellettùale i decisivo, insuperabile, radicale in qnello militare. D'una semplicità elementare - epperci.ò difficilmente afferrabile - applicato con inesorabile magistero e con risultati sbaior<litorì, il principio napoleonico, il concetto informatore del SL10 guerreggiare, sarebbe balzato netto ed evidente solo allorquando il contrasto fra quella grandezza e la propria insufficienza, avrebbe trascinato gli studiosi a ricercare la causa d i tanti successi. ]T u cioè solo dopo le amarezze che seguirono le delusioni del 184:8 che si comprese l'errore cli essere tornati, in pieno secolo x.1x, agli antichi ordinamenti, ai sistemi previgenti alla rivoluzione di Francia, come si era fatto, per ruoro spirito rea:1.ionario, da quasi tutti i restaurati governi dopo il

I NOSTRI SCR ITTORI MILITARI

1999

i 815; ed, in un subito risveglio, sì instaurò il culto dell'altissimo maestro . A.dunque il periodo che eone <lal 1815 al '4:8 è ra~present~ito, nel campo tlegli studi militari tecnici, da esigua povera schiera di penuaioli, discend~nti_ in ~inea ~iretta da quel li del secolo precc<lcmte, fonuautl dl e~s1 qu<=1s1 _u ~a re~ t roguardia. Quel soffio animatore, calclo d1 rnodernita, ~ eh progresso, che la rivoluzione, impersonata nel Conquistatore1 aveva gittato st1 la decrepita Em·opa, era passato su di essi senza toccarli, senza commoverli. Perciò la loro è opera di rifacitori, stazionar~a'. insignifi.c~~te. I _libri tl'ar~e militare « o son freddi, and,, accadem1c1 e riportano m « pi.eno sec. x1x le teorie classiche di V ~ge~io e di l\facbia« velli senza applicarle ai nnov1 mezzi d1 guerra, o sono « ardenti e pieni di episodi personali quando si riferiscono « alle vicende st oriche .... Il concetto del l'aziono prevale su « quello dell'ordinamento. Fu possibile una s_inLesi ardita e « profonda come quelltt del Hlanch, ma un libro fecondo e « sentit o com.e quello del De Oristoforis sul modo 00~10 s~ « svolge la guerra sotto ogui aspetto non poteva scnvers1 « dagli Italiani che dopo le riflessioni suscitate dalle ùelu« sioni del ',18 » (1). Rolitario apostolo del genio napoleonico appare a.dunque in questo periodo il Blanch: di lui diremù, a parte, quanto è necessario. * **

A tanta anomia e sciattezza cl.i studi tecnici è strano come faccia riscontro un'efflorescenza primaverile di pubblicazioni storico -militari : ricca di numero e di valore, dovuta ad ingegni poderosi; di fama europea. 11 che ci compensa m certo modo dello squallore esistente nell'altro campo. . Infatti ci imbattiamo subito .in vecchie conoscenze, autori già altrimenti a noi cognit i come narra.tori di vicende

m

(I)

c.

FAen1s. -

Avvenimenti militari del '48-'49, 1inr;. 46.


2000 ·

2001

I SOSTRI SCRITTORI ~IILITARI

I NOST RI SCRITTORI MI LITARI

politiche e civili: essi sono il Balbo, il Papi, il Foscolo, il Ricotti, il Grassi. Il primo di essi, Cesare Balbo, torinese (1789-1853), fece da tenente di stato maggior.e la breve campagna di Grénoble (1815) sotto il generale Gifflenga, e salì :fino al grado di capitano e di maggiore. Addetto poi all'ambasciata di Spagna, ebbe caro po di seguire colà i casi della guerra, che riassunse negli interessanti Studi sulla gi.ie1Ta d'indipendenza di Spagna e Po1·togallo, scritti da un ufficiale itaviano. Al ritorno in patria, comandò, nel '20, un battaglione a Genova. Dopo il '21, sospetto di idee rivoluzionari.e, dovette dimott ersi. Prodotto della sua pratica guerresca è inoltre il Pan01·ama 1nilita1·e delle Alpi; del suo patriottismo, Le spe1·anze d'Italia, ben note, incitatrici degli Italia.ni all'indipendenza. Lazzaro Papi, di Lucca (1763-1834), celebrato traduttore èli Milton, salpato con u n capitano mercantile per le I ndie, entrò nell'esercito del re di 'l'revancore e poi degli I nglesi, ove rimase sino al 1801, allorchè, cacciati i Francesi dall'Egitto, rimpatriò e si pose al servizio di E lisa Baciocchi. Nei Commenta1·i della 1·ivoluzione fmncese clal 178 9 al 1814, che è la sola storia classica che possegga l'Italia sull'~tgomento, rivela ampie cognizioni militar i : spassionato e verid ico, scrivendo in purissima lingua, espone e giudica con competenza i fatti e le condizioni milita.ri di quel periodo. Anche Ugo Foscolo trasse bnona parte della sua gioventù. sotto le bandiere. Irato e fremente, dopo Campoformio, ripara a Milano e s'arruola nella Legione lombarda della Repubblica Cispadana, comandata dal colonnello Lahoz. Nominato uf:ficiale, pugnò a Cento, ove fu ferit o (1799), alla Trebbia c'ol b divisione del generale Rusca, a Nov.i, e fu tra' prigionieri in Genovf.t nel 1800. I vi soffrì la fame e segnalossi nella. ripresa del for te Due Fratelli, meritando un elogio del Massena al Ministero della g uerra. Liberato, migrò in Fi'ancia , e, tornato a Milano nel 1805, fu al campo di Boulogne colla divisione del generale P ino, rivestendo il grado di capitano di S. M. del generale Teulié. Fu colà che pro-

nunziò la celebre difesa - modello classico del genere del sergente Armani, reo di aver ferito un ufficiale. A l suo rimpatrio in Italia (fine del 1805) si amicò il Ministro della , guerra del .R,egno Italico, generale Augusto Caffarelli, al quale propose la pubblicazione delle Opere del 1.vfontecuccolì. Egli era. stato colpito dalla vigorìa e profondità di quello scrittore, ed, impresone un'elaborato comento, riuscì, coll'aiuto del suo protettore, a farne una ricca prngevole ristampa. Unitamente presentava alcuni suoi saggi, dimostranti vi vo affetto alle armi e buoni studi, intitolandoli : Sui catafmtti, Siti clragoni, Su,lle accuse cont1·0 il LVlontecuccoli, Sulla battaglia clel S . Gotta1·do, Sitlla disciplina milita1·e, ed impor tan tissimo, Sull'uso clegli antichi lib1·i cli giteri·a 1 invitante a studiare i vecchi autori nostri dimenticati e pur sì degni di attenzione. Tradusse inoltre dal francese il Comentat•io S'l./,lla battaglia cli 1lff.a1·engo, del Berthier. Nel 1808 lasciate le file doll'esercito, accettò la cattedra di eloquenza all'Università di. Pavia. Scrittore troppo eminente per altre opere, perchè debba esaltarsi fra' nostri, sarà tuttavia a noi carissimo, come quello che .mirò a ridesta.r il culto de' tattici antichi. Al nome del :E'oscolo si connette quello di Giuseppe Grassi di Torino (1779-1831) (1) che compiè e rifece le chiose al Montecuccoli. Sebbene non uomo di spada, scrisse giovanissimo il Solclato cl'ono1·e, dramma che recitò ei stesso. I n seguito si applicò intensamente alla linguistica o, steso l' JJJlogio clel gene1·ale Angelo Salu.zzo, compiè, con pazienza e costanza inaudite, il dotto, lodatissimo D iziona1·io milita1·e (1817), collo scopo di bandir dall'esercì to le voci straniere: opera di lunga lena, in 4 volnmi, che può ritenersi tuttora insuperatii,. Con vera passione ed entusiasmo curò poi la menzionata edizione del Montecuccoli, da uomo versatissimo nelle cose guerresche. Ancora pubblicò. le .Rice1·che storiéhe sop1·a alcune antiche m ·matu're scoperte in Sardegna e la (!) V. GrnsEPPE M ANKO . -

Della v ita e delle opere di G. Gmssi -

Scienze. Serie IT. voi. 2°, i840.

in Mem. Ace.


2002

2003

I XOSTRI SCRITTORI )IILITARI

I XO S'.L'Rl SCRITTORI '.\!ILl'l'ARl

Desc1·izione éteUe battagtie cli S . Quintino e d·i GuastaUa. Operosissimo, il soverchio applicarsi - essendo anche segretario della Guardia )razionale e poi capo divisione nella Prefettura - gli toglie totalmente la vista (1823) ; ma, con euei·gia e tenacia esemplari, ritorn a sulle sue opere, e, valendosi di amanuensi, corregge ed amplia quel Dizionario militare, c:he è la sua ,era. gloria. Di E rcole Ricotti (n. a Voghera nel 1816 e m. a Tol'ino nel 1883) (1) può dirsi che la superba carriera lettemria prendesse le mosse quando, essendo ufficiale del genio, <li ap· pena 21 anni, vinse il premio banùito dall'Accademia delle Scienze di Torino sul tema : Dell'orig ine, progressi, ecc. delle compagnie di ventura. S1) lenc1ida monografia, che fu una rivelazione e che, ampliata e rifatta, di ~·enne poi quella scultoria Storia delle Compagnie di ventnra C44) in4 polposi tomi, che s'annovera fra le eccellenti scritture storiche del secolo. Bravo soldato, fu nel '48 imprigionato dagli Ulani durante una ardita ricognizi one da ::.Uilano a Novara e coudolto prigione nella fortezza di Mantova. Lasciato il servizio, si dedicò tutto allo scri·vere: dapprima rozzo ed asciutto, abbellì e curò in seguito la forma e fo vero lustro cli quell'Accademia che gli aYova dato il battesimo di scrittore. Sono suoi anche vari studi Sult'uso clelle milizie me1·cenarie in Italia (1839) e Siille milizie comunati nel llf.edio Èvo ('45); nonchè Degli effetti delta polve1·e cla gue1ni neU' incivilimento ezl1'opeo (1-1tti Ace. Se. '69); Osse1·vazioni critiche sop1·a la guena italiana dell'anno 117.J- 7 5 (id. id . '78); Del 1;al01·e .sto1·ico della battaglia di L e.r;nano (id. id. '86) .

poli, Pietro Colletta, al quale dedicheremo una pagim1 a parte; e i fratelli Saluzzo, di nobile antica famiglia guerrien1, ai quali eziandio :;i conviene un cenno particolare. Mentre costoro volgevano al tramonto, il campo venue tenuto da due scrittori i l c1ù innalzamento fo pari all'oblio che no seguì : vogliam dire il De Laugier ed il Vacani. Salirono entrambi in fama verso il 18.JO e d'un subito vennero considerati come campioni nel genere, narrando cose ed aneddoti pertinenti all' epocn, napoleonica. o posteriori. · Cesare De Laugier, da Portoferraio (1789-1871) (1) menò vita avventt1rosissima; foggito di collegio, cadetto di 'l'oscana nol 1806, avendo ucciso in duello nn compagno provocatore, va solcfato a Milano, donc1e col Lechi iu Ispagna, poi in Russia nel '12, sempre spensierato e temerario e sempre incohtme. Maggiore nel 12; di linea napoletano, si batto a Gaeta contro gli Austriaci; percorre IJ'rancia, Ing hil terra, 8vizzera; nol '48 è colonnello in 'l'oscaua, clove - !-'Crive il D'Ancona - « in « istima presso i superiori, di tosta calda., ma distinguendosi « fra tutti per provato valore, per cultura intellettuale e per non « dissimulato desiderio che le scarse e goffo milizie toscane di« ventassero per ogni evento un corpo istruito e disciplinato»: prepara quell'esercito alla gloriosa prova di Curtatone e Monta,nara. E nondimeno la folla lo accusa d'aver patteggiato con Racletsky per 500,000 svanziche. e move minacciosa alia sua casa : egli si prosonta aHora, solo, inerme, l'uniforme aperta sul petto, la testa eretta, e disarma i forsennat.i strappandone l'applauso. :E'n realmente un infaticabile a.dunator di memorie, fra lo quali fìgtmm o Gli Itcitiani à JJ!lontei;ideo, Gti l tcitiani in BiMsia, Racconto st01·ico eletta battaglia di Gu1'tatone e JI0ntana1·a, Fasti e vicende degti Italiani dal 1801 al 1815, in. 13 vol. non limata, e compiuta, ma loclata dal D'A ncona come « miuie1·a cli notizie inesplorate»;

Fioriva, intanto, di costa ai nominati, una 'fitta schiera eletta di storici propriamente militari, per istudì e per professione. Primissimi l'autore della Sto1·ia del Reame di Na-

c. Pnoms. - /t gen. c. ne Langie,· (V. La Nazione, Tori no, marzo '49). E. BARDAutcu. - C. ne Lcmgie1' e l<t milizia toscana nel '48. (in Riv. ,nit. it., i895J. P. ScH1An1:.1. - Per un dimenlicato (ln Riv . mil. {896). A. O' AKco,u. - C. De l a1&g~r (in Rirordi cd a/Telti) .

(t)

(I) V. CosT. RtCCAJ\nO. - Commemontz. di E. Ricolli, Torino '63. P. PA ves10. - Brcole Ricotti, noma 83. MATTEO R1cc1. -

Ercole RicoUi, Fir,mze '83.


2004:

2005

I NOSTRI SCR!'.1.'TOHI .MILITARI

I NOS'rRI SCRITTORI MILITARI

infine, suo · bel lavoro sen ile, La milizia toscana nella giie1·1·a d' indiJ?endenza italiana del 1848. . La trascuranza in cui ven ne posto è « atroce e non meritato castigo » . ' Oamillo Vacani, milanese, ufficiale del crenio il quale si o ' . segnalò all'assedio d i Tarragona (1811) e finì generale, mietè anch'esso onori e decorazioni infinite. Condusse con diligenza una prolissa Sto1·ia delle campagne degli Italiani in Jspagna dat 1806 al 18.13, (1) ricca di fatti e stimata .un giorno, tanto che il Duparcq la comparò all'opera del Blancb. ma superficiale e povera di critica, dipingendo un Napoleone non d'altro avido che della Spagna, mentre è noto ch'egli a Milano, . a Berlino, a Mosca, sempre mirò a colpir l'Iiwhil. . o terra : ogg1ma1 non regge ad un'analisi scientifica e severit. Oltre a codesti meritano onorata menzione Guglielmo P epe, il Lissone, il Lombroso, il Lomonaco ,e qualch' altro. Il Pepe è tale personagg'io, che s' impone ad esame più minuto: ciò che faremo. Qn~uto ad Antonio Lissone, milanese, diremo che fu distinto u fficiale d i ca vall erit1 nei dragoni · di Napoleone, e laborioso scrittore, pieno di rettitudine e di onesti e patriottici intenti. Gli concigliò l'uni versale simpatia il grido d'indignazione eh' egli lanciò contro Onorato Balzac, oltragg iatore (nelle sue Scene della vita Pm·igina) del valore italiano. Quella sua Difesa dell' on01·e dette m-nii italiane, letta avidamente ed apprezzata, fu edita ripetutamente. F ecelo seguire i Patti st01·ici milita1·i dell'età nostra (1837), le Lette1·e sitgli Italiani in Catalogna, il CompendùJ della, st01·ia milita1·e ital. dal 1 7 9 2 (1,l 1815, Dell' esenito piemontese e clella guardia nazionale, volnmetto riboccante di amor patrio, che fu sequestrato dal fisco (ciò che ne forma il più bell' elogio) ; infine la traduzione dal tedesr,o della Storia d' Ale~agna, con molte aggiunte e note concernenti l'Italia.

Appassionati e pazienti biografi furono Giacomo Lumbròso, mantovano, e Francesco Lomonaco, di Basilicata (n. 1 717). Mirarono ad accendere sensi di emulazione nella gioventù e meritano riconoscenza e lode sincere, tuttochè un po' farraginosi e monotoni. Del Lumbroso sono la GaUe1·ia milita1·e, contenente la vita dei capitani di ogni nazio11e, che spiccarono durante le guerre della rivoluz ione (1794-1815), 3 grossi volumi con ritratti, utili tuttodì; e la Vita del p1·in- . cipe Èugenio e dei, comandanti nelle giten·e di Luigi , XIV (1659-1779). , Del Lomonaco, che, esulato da Napoli nel '9~, fu 5 anni i nsegnante di storia nella scuola politecnica militare di Pavia, ove a 33 a.uni, per un infelice amore e per manìa di persecuzione, si suicidò, noto bollatore delle n efandizie borboniche nel suo Rappo1·to a Car·not, sono apprezzabili, n,m però al punto da paragona.de, come si volle, a quelle di Plutarco 1 le Vite dei /'amasi ccipitani cl' Itcilia (1831); vi profuse tutta la sua anima entusiasta e disseminò qua e là nei 3 volumi pensieri e massime preziose. I suoi elevati sensi aveva altresì g ià manifestato nello .scritto Della vfrtit 1nivita1·e (1807), vivido mosaico di sentenze e precetti, ·elaborati con fervore e con fede di apostolo, con lm:go corredo . di studi, elogiato dallo stesso Vincenzo Monti. Verso il 1840 richiamò l'attenzione uno scri tto Su,i dive1·si passaggi delle Alpi fra il S. Be1·ncmlo e gli Appennini. Era del col. di cavalleria A. Morelli di Popolo, torinese, il quale passava in rassegna g li attacchi operati contro le A l pi occidentali :fin dai più remoti tempi., e, consideratine 66, da 'Belloveso a Napoleqne1 concludeva p roclamando la possibilità e la convenienza di difendere la valle padana lungo la cresta alpina. Lavoro da erudito, piutt0sto arido, ma in certo modò profetico. poichè qu el concetto doveva poi venir riconosciuto ed applicato . Anche il generale P ie1~ Damiano Armandi, da F aenza (Ù7g-1855), il quale fu ministro della guerra sotto il Governo insurrezionale delle Romagne nel '31 e poi di Venezia nel '48, e fece le campagne napoleoniche, conta fra

(:I.) V. P. Co1.1,RTTA. - Osservazioni sutt·opei·a di Vacani: Gli ltat. in /spagna ecc. Estratto dal l'Antologia di Firenze.


2006

2007

I )(0ST11.I SCRITTORI )IlLIT.Al{I

I NOSTRI SOJUT'rORI :i\1ILl'J.'ARI

i va~enti cultori di discipline st6rico-militari. Ma, perchè fu ,quasi sempr~ esule in Francia, e scrisse in quella hno·ua 0 ( ll1a pa1·t au::o événernents impo1·tants de l' Italie cent1·ale aii 1831; e J-Iistofre cles éléplwnts), ci limitiamo a nominarlo appena. Altri ancorn, ancorchè estranei alla milizi'a, portarono ad essa ~alido contributo di ricerche e di studi. Così, Carlo P ro1rns, che pel suo amore alJe cose di gL10rra può far la pariglia col Grassi, e merita (ciò che faremo) un J; iù diffuso elogio. ,

mento della tattica nel collegio militare cli · N apo1i, col dividere le sue Istruzioni miliéari in tattica elementare e tattica sperimentale, parrebbe volersi elevare, in questa seconda parte, ai supremi principi dell'arte e spaziare nei campi della :filosofia della guerra. Specioso titolo, speranza vana ! Nella famiglia Rossarol il valore fu tradizionale : onde ben si appaia col nome élel magnanimo di~ensore di Venezia - Cesare . - q nello di Giuseppe (1), suo padre (1775-1825) napolitano, che, dopo a.ver combattuto in Italia le prime avvisaglie dell'indipendenza, por tò il suo gran cuore e il suo grand'animo sulle terre cli · Spagna (1822), _poi di Grecia, dove - a Napoli di Romani[t ~ chiuse la nobile vita. Gio-. vanissimo, volle dare impulso all'educazione fisica dell'esercito, e scrisse La scienza della sche1·ma (1806). Dedicò poi, nel 1814, a Murat il suo più fort,e lavoro La scienza della tattica, a.nch'esso però rabberciatura di troppo usati e ~ecchi panni; infine compose, in forma dimessa e popolare, La sche1·ma della bcàonetta. Non grande scrittore, è però tutto fede, tutto patria, tut to ·nobiltà e fortezza. 'l'ien dietro a: costoro , in ordine di tempo, il generale Gioachino Gifflenga, di quella nobile famiglia vercellese, la quale diede a,Jtri generosi all~L pa.tria, meri torii per l'attiva parte che presero alle vi~ende politiche e m~litari del tempo . L asciò egli una G1iicla lleU' ufficia.le, dedicata nel 1816 a Cesare Saluzzo, piuttosto voluminosa,, con molti rami è d isegni, ma non d'altro ricca ch e di buone intenzioni. Federico A rgenti, milanese, iu un'operetta calda d'amor patrio - Il rniUta1·e in gne1·?'a - edita sotto gli auspici del generale 'J;eulié ; Carlo Afan de Rivera, di Gaeta, in un Saggio si.i 1·app01·ti fra i g1·andi rnezzi cli cli/ 'esa, la disposizione topogrnfica del i e1·1·eno e le ope1·azioni degli ese1·citi (Napoli 1828) ; V incenzo Garofalo, ria.poli tano, in un Compendio dell' a1·te mi lita1·e degli antichi e dei moclm·ni (1828), e nelle Ossm·vaziorvi novelle S'ull'a1'te della giie1·1·a, che~ un sommario di Gourgand e Montholon; infine

, E preziose notizie ' militari si ritrovano negli scritti cli taluni S(;rittori borghesi, come Ignazio Cantù, milanese (F(Jitti di capitani di ventiwa); Carlo Troya, ben U:oto storico na,po~ita~o (D_eU~ condizione dei Romani vinti dai Longoba1Yli); Luigi CJ brano, 11 chiaro storiografo piemontese (La 11io1·te del Ccwniagnola, illusfrata con clocum,enti inediti); Carlo Botta (Storict della gue1·1'a cl'inclipendenza, degli Stati Uniti cl'Arne1·ica); nonchè F . D. Guerrazzi, nella Vita clel Fe1·1·iiccio e in quella di Ancfrea D01·ia.

Piena conferma dell'asserto enunciato che, cioè, niun te- , soro si facesse degli ammaestramenti napoleonici, ci vien data daJl'esame delle opere proprùtmente tecniche di arte e scienza militare, che si scrissero dopo la sua sc~mparsa, In esse piu che mai domina quello scolasticismo catt edratico, estraneo a qualsiasi progresso, sordo alla vocé dei fatti, q uando pure non vi traspaiono lo sforzo e lo studio di parer n uovi ed originali ad ogni costo, rimescolando rifriggendo e renden do astruso, a mo' de' decadenti la vec~hia materia. I n verità fa pena a.I cuore il r iscontim1'.e tanta incoscienza e tanta ostinatezza. · Scusabile ancora in Felice Fusco, napoli tano, che scrisse rropri~ all'aprirsi del secolo, 11011 lo è più nei successi vi, ~ quali parlarono al!a g ioventù rifatta dopo il '15. E ppure 11 magg10re F usco, che, verso il 1805: sostenne l'insegna-

'

(·I) V. O'A YA l,A , - BìOara(ìa di italiani, ed a parte) .

Giuseppe Barone Rossa,·ol (io Pa,nleon de' ,lflwtiri


2008

I KOS'rRI SCRITTORI MILITARI

I NOSTRI SCRITTORI MCLITARI

Luigi Gonzales, che fu addetto al Ministero della guerra del R egno delle Due Sicilie, i n Lo spfrito delle leggi 1nilita1·i (1828); e Paolo Racchia di. B ene (1789-1859), che, essendo tenente colonnello del genio pubblicò nel '31 un P1·écis anaZitiqye de Pa1·t cle la giien·e, tradotto poi in italiano daali ufficiali Torrebruna e Ruiz, specie di vacle-rnecurn del qu:le lo Spouzilli disse esser troppo prolisso pe' profani e scarso pe' dotti, ma eh~ è tuttavia dotto e ponderoso; sono i soli che meritino appena appena d i essere ricordati, eclissati e schiacciati come_sono dalla magistrale concezione del Blanch. . ~i pec~a di snp_er.ficialità, si dimostran~ criteri gretti e piccm1, « s1 esalta 1l valore pérsonale, individuale. trascurando « i principi generali, le leggi immanenti della g~erra : di ogni << soldato si v uol fare un paladino, un eroe: perciò l'eser cito « del '48 riesce un anacronismo e, sebbene individualmente arditissimo, si sfascia » (1).

PtE'.L'RO C OLLET1'.A. (2) ('177HS3J) .

. Tre elementi concorrono a formare la personalità storica del Colletta : l'uomo politico, il soldato, lo scrittore. È ov-..-io che i g iud izi, in tanti campi, siano stati non solo discordi. ma contraddittori, e che si siano formulate accuse che toc~ cavano l'oltraggio, ed elogi che sapevano di adulazione. Un giudizio sintetico, equo ed imparziale, riesce perciò, a tutt'oggi, ard no ed arrischi ato. Egli ebbe un singolare squilibrio di facoltà : gigante in al· cune, in altre nano. (i ) FA llnIS . - Op. cit. (2) àl. D'A YALA . - Vita del !)en. P. Collettr1. In Antol. ita l. di Torino, t83i. Gws. 1,AZZARO. - Pietr o Co.l lella. Torino, Unione tip. ed., i86{, CACCIATORE. - Esame della storia :lel li. di Nap. di P. Colletta, Napoli, 1850,

2 voi. Fn. P1GNA TEL L I, -

te/.lci, Lugano, 1836.

Discorsi critici sulla storia de/ 1/ecune di Napoli del gen. Col-

·

2009

Di Napoli, secondogenito, entrò cadetto n ell'artiglieria. Un insito spirito di riflessione lo portò alle scienze esatte ed. alle ist orie : studioso, osservatore attentissimo, discoprì ben prest9 quale fosse la gangrena che rodeva quella · milizia, italiana di nome, a.ustriaca per tendènze, per ordinamenti e p er comandanti ancora; ed, ambizioso e conscio di sè, sdegnò la parte di semplice comparsa in quella bazza di faccendieri, e mirò a pe1·veni?-P-. L e vergognose campagne del 1798 e 99 l'ebbero di necessità consenziente; ma l' avvento francese sel cattivò, onde poi il card. RU:ffo, colle sue orde sanfediste, imprigionatol9, lo cacciò ferito in S. E lmo, doncle potè sgattaiola,rt1 solo con artificio, che gli. venne ascritto ad onta (1). Di qui le prime censure : ch'egli volgesse sempre all'astro · sorgente, che non fosse u n modello di lealtà e di carattere. Certo è che venne allontanatò dalle file : e quello scorno gli fu giovevole. Perchè, datosi all'ingegneria ci vile, s'impiegò nel prosciugamento delle paludi dell'Ofant o e per 6 anni visse raccolto e quieto, ritornò sui. classici, rifece e completò la sua cultura. · Riebbe il grado nel 1806 da Giuseppe Bonaparte, che lo impiegò a dar la c~wcia · ai Borbonici in Calabria poi nel coadiuvare il terribile ministro di polizia Saliceti: vi si guadagnò il titolo - campato in aria - di feroce e sanguinario (2). S trana anomalia, anche il Mnrat, impetuoso, amò lui prudente ed avveduto ; volendo snidare i resti borbonici da Capri, gli disse uu giorno : « V inceteli e la vostra fortuna è fatta! » . Egli vinse: promosso tenente colonnello del genio ed ufficiale d'ordinanza del re, venne mandato (i) Si tralterebhe, ma non è assodalo, d'nno scambio cli nomi tra lui e il fra tel lo, di cho egli apprclittossi, tralasciando al'latamente di rell ilicare l'errore. (2) Il diffama tore è j>asqu,\le J3orrelli, avversario po li tico riel nostro : ({uanlo imparziale dunq ue, lo si giudichi. Collella narra , in un frammento di Aneddoti della m.ia vita, che il re lo costrinso ari accettare • non brama ndo io quel posto ... La giustizi,i « crimina le nel Hegno ern un nefando cumulo di erro ri ~ di neq uizie ... Io s tabili i es• sere giusto 1.n nessillil mente e fo rse errai ... Malgrndo ciò son lieto (l i aver con tribuito • alla cadu ta dell'antico barbaro processo ed alla introduz ione del diba ttimento e con• vinzione morale • . I


2010

I NOSTRI SOR-I'l'TORI MILITARI

intendente_generale. n_e lle ~alabrie (1809-11). Nominato generale e direttore c1 vile dei ponti e strade, costruì l'amena via _d~ :Posil_lipo e ~a gr~~diosa di Capodimonte. N~l '13 passa a clmgere 11 ge~1_0 militare, nel '14 è Consig liere di Stato nel '15 s_egue Gioachino l'italico contro gli Austriaci, poi va negoziatore a Oasalanza. Acconeiatosi co' restaurati 'Borboni - ·che l'·odiavano senza osare di disfarsene - gli si gridò la croce addosso, a segno di accollargli l'Bccidio del Pizzo - terribile accusa. ma insussistente. Fu tiepido per la rivoluzione del '20. In~ viato a sedare la sollevazione siciliana, venne al rito.rno addetto al Ministero Parisi, poi assunto al portafoo·lio della 5 guerra (~6 febbraio '21). In marzo rioccilpavano Napoli gli Austriaci,· ed il Col. letta caduto i?- ira del Canosa, ripiombò nelle segrete · d i S. El~o, d?nde, dopo tre mesi, salpò esule per Bri.inn · in l\foravia. 01 vollero due anni perchè gli venisse commutato il c~~fine _e potesse, affralito e logoro dai travagli, ricoverarsi in Firenze. . Non potendo per · natura astrarsi dalle cose attinenti a.Ha patria, eercò ~tllora conforto nel detta,rne la storia. Gli mancavano - lontano com'era - i materiali ; ma lo sovvennero i! ~iccolini, il Giordani, il L eopardi, il Capponi. Onde iu 8 anm di_!a~~ro, poco prima di morire, la condusse in porto. . Null~ ~1 prn spinoso che narrare vicende de' propri tempi v1vent1 1 protagonisti, irritabilissime le suscettibilità f~n:t~ di inimicizia la franchezza. ' Il Colletta, col comporre la Sto1·ia del Reame di Napoli dal .1734 al 1825, sfidò quella tempesta e la conseo·uente impopolarità. Fustigiito da roventi verità, il Borrelli la proclamo un 1·ornanzo sto1·ico; altri un'auto-difesa della mutabilità dell'autore. Oggi però, spassionatiimente giudicando,. t utti le riconos?ono una purezza di lingua cinquecentista ed una concis10~e comparabile colla· tacitiana; incisiva, appropriata colonta la frase; ci si ritrova lo scrittore educato ed addìmesticatosi allo stile togato delle classiche istorie.

I NOSTRI SCRITTORI MILITARI

2011

I regni di Carlo B.orbone e di Ferdinando IV, la repub blica Pa:i:tenopea, i regni di Giuseppe Bonapart_e, del Murat e infine di Ferdinando IV divenuto I, vi sfilano per .intero, riempiendo in tutto 10. libri. Quanti · personaggi, q_uanti casi, che fantasmag_oria, che subbuglio di smodate passioni, che ridda d i troni, q uante cadute e resurrezioni! È una giostra ve:::tiginosa, che molti travolge, taluni porta a galla. Per questo, il Colletta, che vivendoci in mezzo, si armeggiò e destreggiò senza affogare, salvandosi insino all'ultimo, ci fa un poco la figura del fu. nambolo e del girella; ma .dall'essere abile ed opportnnista al mancar cl i dignità, d i carattere e di coscienza, ci corre. Non tralasciò sicuramente all'occasione, ne' suoi scritti, eh gi"ustificare i suoi atti sì pol_itici che militari; di millant arsi consigliero d'una operazione brillante e di sca.gionarsi di una abortita; ma che nel suo dire e nella sua condotta sia doppiezza ed infiuzione continua, non crediamo; in più occasioni diede prova di animo aperto, di :fierezza ed incorruttibilità. Del rimanente, non riconobbero j suoi stessi detrattori, imparziale e veritiera la dipintura ch'egli fa del governo di Carlo III? Evidentemente apprezzavano la scultoria narrazione del passato remoto, che non li toccava; e so!o ripudiavano ciò che il privato interesse, la, passione di parte raffigurava loro come accusa e rimprovero. · Di altri suoi ·scritti restano solo frammenti, ma interessanti : così · la monografia 1l1erno1·ia della canipagna d' Italia deU 815, l'altra Pochi casi di G,ioachino Jl!iw~t e il Cenno st01>ico della 1·ivolitzione napoletana del '20, che possono considerarsi il complemento del suo maggior lavoro. Essendo ufficiale élel genio, non riuscì grande condottiero di tù, ppe; lo dimostrò in quel!' infelice disegno di difesa passiva, su infinite colonne, che consigliò nel '21. .Al momento, senza ulteriori documenti, senza uno studio coscienzioso e profondo, il Colletta, viilore indiscutibile in materia di lettere, r imane, politicamente e militarmente parlando, poco men che un enimma.

I


2012

I NOSTRI SCRI'fi'ORI MILITARI

ALESS,\.'N"DRO E CESARE 8.-\LUZZO.

'

E cco qua due rappresentanti di quel patriziato piemontese - tanto al disopra della nobiltà di altre regioni italiche - le cui eredità più gelosamen te traman date furo:uo la passione delle ar mi, dello studio, il culto cli ogni cosa alta e generosa. Continuator i delle tradizioni del Papacino, del Robilant, del Galleani, si pongono anello di congiunzione dei venturi Thaon di R eYel, La :i\Iarmora, Della Rocca... Non occorre dire ehe essi discendevano da quel Ludovico, che conoscemmo fra gli antichissimi scrit tori nostri di guerra : quattro secoli, così, avevan davanti d'iutemerate memorie e di esempi. Ben invidiabile padre, A ngelo Saluzzo - appassionato e dotto fisico - che si vide nidificare attorno figliuoli pari a Diodata, la eletta poetessa, ai nostri A lessandro e Cesare, e ad altri tre, Annibale e Federico, mor ti sul campo cli Verona nel 1799, e Roberto, segnalatosi nelle scienze e nella milizia. Alessandro, (l ) (m. 1851} entraco, corno d' uso, nell'esercito, fece le campagne contro la Francia repubblicana, finchè, ferito (1796), fu prigioniero d i guerra, e, solo dopo Cherasco, rientrò in Piemont e. Seguì Bonaparte nelhi marcia trionfale su Vienna, e, dopo 1\farengo, essendo capitano di Stato maggiore, piccato dell'altalena, che balzava il P iemon_te or sotto l'una or sotto l' altra dello potenze rivali, clepose la spada e rientrò a vita domestica e privata . Ma non oziosa : ohè appunto attese a completare, con u·uove indagini, la bella Sto1·ia milita1·e del Piemonte. Bonaparte lo fa, nel '13 provveditore del liceo di Torino. Eletto poi tutore dei principi di Ca,rignano - Carlo Al( t) Cuosv.T ~l oucHHT , ris {85~).

Le comle Al. de Saluces, de Valg1·a11a el .l/011esi(Jlio. - Pa·

I NOS:rRI SCRITTORJ MI LIT AHI

2013

berto e Mar ia E lisabetta - e q uincli membro del Consiglio di R eggenza durante l'esil io di Vi~torio Emanuele I, venne richiamato allo Stato maggiore e preposto al riordinameuto . militare del ducato di Genova. Comandante in capo dei reali carabinieri e, infine, ministro della guerra e _m arina, segni il sovrano in Savoia dopo i casi del '21. Carlo Feliçe lo destinò inviato straordinario e ministro plenipotenziario in Russia; Carlo Alberto lo volle ministro di Stato per gl' interni . Nel '38 la R. .Accademia di Torino lo proclamò suo presidente perpetuo e il R e gli con ferì l' ordine supi·emo dell' Annunziata; al quale seguirono onori~cenze dall'Austria, dalla Grecia, dalle Accademie di F irenze, Napoli, L isbona ed altre sncora. EO'li era bO'iovinetto quando la Imperia[ Accademia di Too rino bandì concorso a premio per una monografia sulle guerre piemontesi. Egli. vi.si gittò per morto, -vi si dedicò con tutte le sue energie, e presentò quell' I stofre mititaire cl-ii Piémont, che, premiata, gli diede il più invidiabile compenso : quello della notorietà c della fama. Non vorremmo ripecere il già detto a ltrove, circa lo scrivere in francese : era la lingua ufficiale del Piemonte ! Neli'età in cui al tri appena è fatt o idoneo ad acca.tastar materiali e ad azzeccarli i.n un'armonia più d'apparenza che di sostanza, egli, ce>l succedaneo di una innata penetrazione e di una precocità rara, riesce a comporre opera, che onorer ebbe q~alsiasi. stor ico d i maturo senno. · Su documenti h mitati e poveri, ora. lanciandosi a congetture ardite, or profondandosi in indnzioni acutissime, egli intreccia, architetta, élà r ilievo al quadro evolutivo del suo Piemonte militare. Disegnate con tocco rapido, man mano, le varie campagne svoltesi in Piemonte sino al trattato di Aquiso-rana egli consacra ad ognuna - ed è qui che risalta b ) ' il suo fine spirito d'osservazione e di analisi - succo~~ pagme, per isviscerare le condizioni, lo stato dell'arte r~nhtare, d1 ogni ramo di cose guerresche Ìn ciascun periodo. E , in breve, il metodo che segue oggidì u n nostro brillante scrittore nell' esaminare le cam pagne napoleoniche. i 28 -

ANNO Xl.IX .


2014

2015

r°KOSTRI SCRITTORI MILITARI

I NOST RI SORl':rTORI :mLITARI

La Istoria riempie ben 5 volumi, riboccanti di amore pel natìo luogo : affetto sì intenso, che gli si tenne per campanilismo . Gli rimproverarono infatti di essere troppo provinciale, più piemontese che italiano, quasi la bella regione subalpina, che prodm;se i suoi avi, fosse t utto il sno mondo. Ma il suo è un campanilismo santo, non fatto cli presunzione e di disprezzo per altrui, ma succhiato col latte, fomenta to da un'educazione famigliare, che gli a·veva insegnato ad idolatra.re il suo nido; t ant'è che, quando g li orizzont i si alla,rgarono, e si travide lontano una meta pi1'.l gra,nde, una patria comune, nessuno lo superò nell'amarla.

Nominato, nel '21, comandante dell'Accademia militar e di Torino, s'adoprò a t utt' nomo per l'innalzamento intellettuale ,della gioventù affidatagli; quella direzione tenne :fino al '30, ,in cui fu eletto precettore df figli di Qarlo Alberto. E fu in q uell'istituto, fra gli studi, che. s'innamorò dei testi militari e si diede a raccoo·lier manoscrit ti latini, francesi, ' o ' italiani, e qualche tedesco e spagnolo, facendo rifrugar le biblioteche di Parigi, di F irenze, di Milano, molti comperandon e, molti ricevendone in dono. « E ne compose - di<< chiara· O. Promis - una serie singolare piuttosto che rara. « Erl io che a bo-rande agio ebbi campo a studiarvi, non ho . « dubbio di asserire che se alcuno voglia ric.ercare le ori« o-ini ed i prooTess1 dell'arte militare moderna dal XIII o . b d . « al xvn secolo. ciò non potrà fare, anche peregrinan o assai, I • • « nè così bene nè così compiutamente c@me ravvolgendosi << fra i coclici saluzziani » . Parole, al le q uali, per personale esperienza, sottoscriviamo pienamen,te. Egli intitolò Sonvenfrs 1nilitai1-es un yolume contenente ~sempi storici - ad esaltazione della milizia - di fortezza, di onore, di amor patrio : non gi:an cosa, nè. omogenea, nè. limata ma encomiabile per gli eh,vati sensi che che l'in. ' formano, e che godette un quarto d'ora di celebrità e venne, nel '54, recata in italiano per cura della Società torinese degli Insegnanti. Altro suo lavoro militare - che compose mentre attendeva a poetare elegantemente (1) - egli divulgò anonimo sotto il titolo di Nli1-ofr 'militafre ou notices siw les pliis célèln·es gue1·riers anciens et modents: anch'esso solo abbozzato, bisogn.evole di ritocchi . Più che come scrittore, lo ripetiamo, Cesare Saluzzo ha dir itto alla considerazione nostra come apostolo degli studi militari: dell' Accademia fu certo uno dei più fulgidi luminari e de' più benemer~ti comandanti (2) . Visse fra letterati, de' quali conobbe e prat icò i più eletti; ~ li incoraggiò e sovvenne del proprio. A l Grassi donò molte

*

* · :::

Fratello del . precedente e, come quello, di indole aurea. di sensi generosi, sebbene un .tantino misoneico e r etrivo'. fu Cesare (1777-1858) (1). Tale la sua passione pei libri, 1~ instancabilità nel ricercarli, da toccare quasi il fanatismo. Lo si può ritrattare in due parole : bibliofilo accanito, convinto, capace di una pazzia, di buttare una somma per un volume tarlato e gualcito. Ma quanto noi gli dobbiamo! Dove le troveremmo le rare edizioni dei n ostri vecchi maestri, se non là, in quelle ricche sale di Pala,zzo Oarignano? Certo, egli alzò a sè un monùruento coll'impiantare quella biblioteca, per dovizia dì ~imelii uiùca in Italia, che servì di nucleo alla oggi esistente in Torino, del Duca di Genova. Fu di Alessandro più studioso, più accnrato, più dotto: ben fondato nel latino, n el francese. Nella patria lingua poi riuscì forbito, purgato e puro. Dei suoi seri studi :filosofici diede saggio nel Sif?' l'utibité des études rrt01·ates e nell' Int1'oditzione ai 1J1·imi p1·incipi della 11ior·ale filosofia; della sua p~Lssione per l'archeologia nel far eseguire scavi di spendiosi in Pollenza. C. PnoM1s. - Necrologia di Cesai-e Saluzzo, in Archivi o storico italiano {853 G. B. C.u vETTI: - Cenni biogr a(i,ci. di C. Sata'zzo. - 'l'orino, :L85i. '

(i)

G. A. G.

f

I

Vita di C. Saluzzo, - Annesso alle opere del Sall1zzo, i853. C. Saluzzo educatore, poeta e storico mili.lare. - Rivista militare

PARAVJA . -

BArGILLI -

italiana, !900. F. I. RoGJER. - L a R. Accademia militare di Torino. -

(1)

Esiste di lui un volume di .versi erotici e patriottici.

(2) 1l Room 1. (O p. cit.) , gli dedica due capi to li encom ias tic i.


2016

I NOS'l'RI SCRITTORI MILITAR!

sch6de di voci militari, che quello inserì nel suo dizionarior dianzi sfuggite ai lessicografi. Dopo il '48 ritiratosi nel suo castello, solitario e senza. famiglia, vi si spense dopo pochi anni, e con lui la sua casa. Egli ràppresenta il biqliofilo militare per eccellenza.

G-uGLrnLMU PEPE (1) (l.7PH855}.

Dal ponte della Maddalena a Mestre! » fu l' eloquente e compendiosa dgfinizione che della vita di Gugli elmo P epe dette Alessandro l\:fanzoni. T utt o un poema in quelle parole! Sangue calabro (nacque a Sqnillace) - , e fratello di quel disdegnoso F lorestano, che, riprovato dal suo re per la debolezza (così, allora, la generosità) dimostrata nel sottomett ere Palermo insorta, g li rimandò le sue insegue e ne rifiutò la pe11sione - il precoce Guglielmo, a 16 anni fugg ito dal colleg io militare di Napoli, combattè allo storico ponte contro le masn,ade del Rnffo, il cardinale « che colla stessa mano « benediceva e assassinava», e vi fu ferito, scrivendo col sangue la pr ima pagina della sua carriera. « I primi balocchi. « di q uesto sublime fanciullo furon o can nonÌ e bori:i.be le sue . ' « prime sensazioni ferite e percosse, i suoi prim.i amori fn« rono liber tà ed Italia » (2). Capo riconosciuto dei Carbonari, imprig ionato, ·campa per miracolo alla forca, che fe' cadere le tet1te di Russo Cirillo ' . e Pagano. Esule in F r ancia, segue Bonaparte al S . B ernardo, a Marengo ; onorato dal Murat, che se ne valse in molte fazioni, ebbe dopo i moti del '20, l'onore di entrare trionfante· in Napoli alla testa d i miglia.ia d'insorti e fu generale di Ferdinando I V. Breve la sua fortuna. vinto dall'austriaco -Frimont a R ieti (marzo '31), espatria nova.mente e va in Ispagna., in Ing hilterra, dove pubblica una lodata lsto1·ia «

(i) F. G ARRANO. - Vita <li Guglielmo Pepe. I<'. DB SANCTIS. - G,iglielmo Pepe, in 1Yiiovi saggi critici. (2) F. DE SANC-r 1s. -

(Op.

cit..).

I N OSTRI SCRITTORI MILITARI

2017

della rivoluzione n apoletana del 1820. E non desiste dal pensare alla sua Italia; si rivolge alla Grecia, al Belgio, batte ogni. porta per ottèner appoggi a cacciar i Borboni : inutil- , mente. A Parigi, agitata dalle convulsioni del '30, accorre; poi a Londra, nella quale cit tà dimora fino al '48, riposan·dovisi e specialmente attendendo allo scrivere. A questo periodo si devono i principali suoi lavori: generose, palpitanti pagine di vita vissuta. Tali la memoria Sui mezzi che rne11,ano all'italian(l, indipendenza; l'Italia m ilita1·e, apparsa a -nario-i nel '36 l sostenendo la. necessità di una ben organizL b zata guardia nazionale; J.11emoria si~ll'ese1·cito delle Dite Si.cilie e sulla gium·a italica di sollei,a zione ; infine le J.11emo1·ie delba sua vita, che ebbero onor di traduzione in inglese: tutti libri che son battaglie. Il '48 lo trova pronto e fremente a Napoli ; ottenuto il comando del contingente di soccorso per la Lombardia, non ismentisce la sua fierezza ed integrità di carattere, allorchè, .all'ordine del fedifrago. suo re di tornare indietro disertando la causa italiana, risponde con un rifiuto. Alle sue tr uppe d ice, additando il Po : - « Di là l'onore, di qua la vergo« gn,a! » E lo passa, e meno di 2000 lo seguono! Il momento, drammaticamente tragico, è riprodotto nel suo volume : Histoi1-e des révolutions et des gtie1·1·es d' ltalie . ~n .1847-48-49, che è conti1rnazione alle Memorie; 0 si legge con commozione ed esaltazione indicibili : tant o sono roventi le sue parole ! R idottosi in Venez ia, vi sostenne il memorando assedio di 14 mesi , ove rifulse t utta la fortezza degli Italiani; quindi, con JYianin e Tommaseo, esulò, scorato e deluso, a Corfìi, a Genova, 11 Malta, à Parigi, infine ~ Torino, dove, in una placida Yilla presso Moncalieri, chiuse gli occhi venerandi . G-li scritti suoi numerosi e forti, sent on però la fre tta ' . dèll' uomo attivo, affaccendato, che corre dritto allo scopo, senza indugiarsi a rilisciare la forma: ma contengono un'anima, son gridi, ruggiti, ribellioni, proteste : le più culminanti scene dell'epopea italica vi han no un'eco vibrante.


2018

'

2019

I NOSTR.I SCRITTORI M !LI'l'ARI

I }(OSTRI SCRI'rTORI MILITAR.I

Nel rapido avvicendarsi di uomini e di cose trovasi appena l'uomo di questo o quell'atto; i l Pepe è l'uomo di « tutto il dramma. Quel cuore di 16 anni voi lo trovate in« sino all'ultimo giorno sempre quello ; la stessa eroica spen« sieratezza, lo stesso oblìo nei pericoli ; a settantad ue. a.nui « quella fede e quelle illusioni» (1). Per questo, e quasi a titolo di rivendicazione, abbiamo voluto parlarne a parte, brevemente. Perchè la sua fama di agitatore e di soldato avevan col tempo oscurato di soverchio. i suoi meriti di scrit tore. E vorremmo che i .giovani ritornassero talora e meditassero su quelle pagine, non forse modello di bella scritt ura., ma si di patriottismo, che molto giovarono alla grande causa della n~izionaJe indipendenza. La quale fu del Pepe il s9gno assidno, l' ideale tenacemen te perseguito, a cui tutto postergò: sempre in lotta, sempre in moto, sempre pronto, a segno che il Tommaseo l'ebbe a dichiara.re Vessillo vivente!

cli p1u sacro, che son proprie di persona veramente su peri ore. « Venuti gli Austriaci a Napoli - dichiara egli un « giorno ad un collega - non volli più servire e mi di<< misi ». Con sdegnosità da Achille, infatti, a 37 anni, dopo 20 di servizio, l?,sciò nel J.821, semplice capitano, le bandiere - avendo fatto la 0ampagna di Calabria contro gli Inglesi (J.806), e di Russia e del 1815 col Murat - e si_ritrae nella patria adottiva Napoli, fra' suoi libri - i soli amici fedeli - fra' suoi studi, che, com' ebbe a dir poi, « l'ave« 'vano preservato da vizi nella gioventù e dalla noia nella « vecchiezza». A.mmirançla, florida vecchiezza, alla quale arsero incensi di stima i più chiari personaggi : Roma.gnosi, J omini, Humboldt, l'arciduca Carlo, Marmont, Guizot, 'l'hiers, Napoleone III, e che si sp,ense, come un regale tramonto, nel 18'72. Apprezzato e noto fra l'aristocrazia degli ingegni, ei restò, per contro, qua.si ignorato fra il p ubblico minutoi forse perchè mode.sto e riservato quanto dotto e chiaroveggente. :Ga modestia: ecco la nota in lui dominante. Lo provi il seguente aneddoto. olle un giorno Re Gio:1chino' conferirgli non so ch e decorazione. - J'en ai donné 63 ! -- gli disse. - J e le crois, mais j'ai fait mon devoir rispose, e si noti l'arguto parlare, là ove si faceva mercimonio di onori e di impieghi - je ne deman,d e.rien ! Fu punito d'arresti1 perchè - gli. rimproverarono - non aveva punto a.mbizione. . Egli allora : - Dite al re che si rassicuri, perchè il male non è contagioso. Il carattere dell'uomo ci par~, con ciò, abbastanza delineato. Scrutiamone ora la mente ed il pensiero. F u paì-latore incantevole - a detta di chi lo conobbe nel quale si sposavano la lucidezza perspicua colla vastità della dottrina, segnatamente storico-filosofica. Uso a sviscerare sino all'imo le questioni e i problemi, a rifrugarne avidamente lo spirito intimo, egli pervenne ad

« «

LUIGI BLANCH

(2)

(1784-1872).

Un aneddoto; un motto talora, a somjglianza di specchio, dàn 11etta e immediata l'imagine d'un uomo. Nel messaggio Cesaria no - veni, vidi, vic:i - n on iscorgete lui, eretto, imperioso, sicuro, meglio che in qualsiasi bio~ grafia magniloquente? Nel semplice no di Pier Capponi a Carlo VIII, di Michelangelo ad A lessandro De: Medici, del Cattaneo a Radetsky, non sono scnlte tre indomite figure leonine? Non meno iricisiva1 anche se men nota, è una frase che caratterizza L uigi Blanch; vi spira una nobiltà d'a;more patrio, una purezza di virtù cittadina offesa in ciò che ha ({) DE SANC1'1S. -

On.

cit.

(2) Per questo proG lo ci valemmo lari(;unente del prezioso ~aggio di J<::. Roccm. (L. Blanch e t'evolttzione delta .scienza della guerrn, Rtvista rnilitare, J.899) , - Lo si legga, che ne vale Ja pena.

,r


2020

I N0S'1'R.I SCRIT'.C'ORI l\J!Lfi'ARI

I NOS'l'RI SCRITTORI MILITARI

unificare in una felice sintesi le discipline economiche, politiche, militari, che veniva studiando, avendovi scoperta una recondita colleganza di cause e di effetti. Giovanissimo anç;ora, ma già osservatore penetrativo, egli ebbe ad essere colpito dalla relazione che, specie ne' momenti storici più salienti, vedeva intercedere fra lo stato politico sociale e le istituzioni militari relative. Questo lampo, baluginato al suo intelletto vigile, fece sin d'allora intravedere al giovane ufiìciale orizzonti inesplorati. I grandi e inauditi avvenimenti, a' quali assistè in quel fortu noso periodo rivoluzionario, maturarono ed assodarono in lui il primordiale concetto, formandone un convincimento assol uto. D'allora in poi, vi si cimentò attorno tenacemente, con cieca fèd e, analizzandolo in tutte le sue parti, ammontando fatti e dati probanti, fino a potere nel 1834 licenziare al p ubblico i Disc01·si della scienza milita?-e conside1·ata ne' suoi 1·app01·ti colle alt1·e scienze e col sistema sociale, che strapparono l'appJauso degli intenditori, e per la genialità della tesi, e per la robustezza dell'argomentazione, e per la sodezza delle prove-addotte e per la venustà della lingua. . « ~ate le co~dizioni dell'arte militare in un certo periodo, « voi potete ncostrurre qual' era e doveva necessariamente « essere 1'8 societ:\ »: tale il suo conce.ttv. Od, in alt1;e parole esiste fra società ed esercito, come emanazione di quella, u~ . n esso, una relazione strettissima, tapto che, conoscendo l'uno potete raffigurarvi l'altra, e viceversa. Già Cousin l'aveva accennato: « Voi tutti avete letto Tucidide; vedete il modo « di combatt,e re degli .Ateniesi e 'dei ·Lacedemoni: .Atene e « Sparta vi sono per intero » . Invero - osserva il Marselli - dal modo· come un esercito si recluta appaiono .le esigenze e le condizioni sociali del mom~nto; dalle armi e dagli ordini che adotta, il suo livello industriale e scientifico. Poi, per fado muovere, farlo vivere, amministrarlo, gov~rnar~o, farlo trincerate, combattere, quanto sapere ammim~trat1vo, l~gale, politico e scientifico! Tutte le cognizioni e 1 p~·ogress1 del tempo vi concorrono. Ecco dunque che studiando . l'esercito, è possibile - come fece il Cuvier rico- ·

'

2021

struendo da un mèmb1'.o di anticliluviano il soggetto scomparso - risalire al tutto, la società. Sifiatte idee, oggi così universalmente accettate che non paioi10 neppur gran fatto originali, son deposte nei menzionati I X Disc01·si, che lo J omini antepose alle stesse opere di Carion Nisas, di Rocquancourt, di Ciriaci, e che vennero tradotti nelle principali lingue viventi. · Ed ecco, in particolare, com'egli crmduce il suo tema : impostato un parallelo fra le scienze militari e le sociali {Discorso I ), viene a rilevare la disforrnità intercedente fra l'antico e il moderno scibile guerresco (Il); poi con pe~nellare la,rgo e sicuro, disegna le condizioni della scienza militare nell'Evo Medio (III); la SU?, rinascenza dopo_ la scoperta della polvere insino ai Nassau e Gustavo .Adolfo (IV)~ lo stato· di essa tra l'abdicazione di Carlo V .e la pace d1 Vestfalia CV), tra questa e quella di Passa,rovitz (VI), e sino al 1789 CVII), e durante la riv.oluzione francese, sino al 1815 (VIII); infine condensa le considerazioni emergenti dall'antedetto, giungendo al cennato principio : essere l'arte della guerra conc.omitante e inscindibile dal processo sociale. E tanto basti su quest'opera classica fra le classiche nostre: perocchè, succosa e ristretta com'è, t utta sangue e pol1)a, il ter1tar di riassumerla sarebbe un volerla mutilare, contaminare, deformare. La forma sua stessa, di saggi stacca.ti, dice eh' essa è, più che altro; l' imbastitura d i più vasta tela e più compiuta. Invero, a suo co.mplemen~o, venne l'autore via via pubblicando spicciolati studi nell' .Antologia rnilit. napolitana, tra ·il 183É; e il '45, traendo occasione, a meglio precisare il suo pensiero, ora dall'esame di scritti altrui - es. le .lYiemorie del Saint-Cyr, gli scritti del vVashington, del genera!~ Pelèt, di Napoleone, dello Jornini, del Napier, del Marmont - ora dall'osservazione immediat_a - es. : Sul comando e l'ispezione, L' E1M·opa e l' 01·ien,te) Sitll'in-flitenza esm·citata clai {J?·andi capitani nella scienza e nell' a1·te della guen·a, Sulle ,c;2ie1Te di Spagna dctl .l 808 al '14, ecc.


2022

I NOSTRI SCRIT'l'ORI MILITARI

Ebbe i l Blanch, prima di m orire, la soddisfazione alta, a pochi concessa,, di veder il trionfo delle sue idee ; e, nella sua modestia esemplare, esprimeva con parola semplice quel compiacimento : « non possiamo dissimulare la nostra viva « soddisfazione di vedere .che l'idea che ha occupato tutta « la nostra vita ha avuto d.e' commentatori sì distintL. e « siamo lusingati di vederla accettata da g iudici competenti, « essendo stato il primo, non certo a scoprirla, ma a df.irle « forwa ed unità». CARLO PRo:ms (1). (l80S -1 Sì3J.

« «

È l'unico fra' moderni che, senz'e.s sere militare, ·siasi oc-

cupato di. tra,ttare seriamente e con ampio corredo di scienza

« e di erudizione molti argomenti che rigua.rdano la fortifi-

cazion e e le artiglierie, specialmente dei secoli xrv e xv, ricercandone le origini, ed esponendone . i progressi con « documenti preziosissimi » (2/. 'l'ale l'uomo che a noi 'piace collocare fra' nostri. E ra torin,ese, fratello minore di Domenico, numismatico e bibliotecario caro a Carlo Alber to. Laureatosi architetto nel 1828, si portò a Roma, nel paese classico dell'arte, e vi stette e studiò fino al '@2, poi alternatamente, :fino al '36, quando stabilissi a Torino, dove tenne cattedra cli architettura all'Univ~rsità e quindi alla scuola superiore degli ingegneri. • Nella cit tà èterna er~ stato preso da.l fascino dei ruderi gloriosi e si era dedicato all'archeologia; la quale in seguito applicò all'architettura, come la vasta erudizione app licò alla storia. Frntto di questo periodo sono Le anticltitèi di Ltmi, L' a1~cheologia m·chitettonica; segui te poi da Le antichitù cli Aosta e « «

(l) F. ScLOPJS. - Notizie de!Jli stulli di C. Prom.is. Atti Accarl. Scienze, VIII, t 873. (2) ANGELucc1 . - Fmncesco di G. 11/twtini, in !liv. mit. it , ·1866. · '

r NOS1'R.I SCRITTORI MILITARI

2023

dalla Sto1·ia di 1'01·ino antica, la quale gli procacciò l'amidzia di Cl'eodoro Momsen. Nel '48 già in voce di dottissimo, Carlo .A.lberto gli comunicò u~ suo m anoscritto, ch'egli rivid(;l e pubblicò sotto il .t itolo : JJ1emorie ed osse1·vazioni sulla guer1·a d'indipendenza cl' Ita lia nel '48, 1·accolti da itn iitficicile piemo,ntese. In prosiegno scrisse ie Consicle1·azioni 8op1·a gli avvenimenii rnil. del ma1·zo 184.9, e fe' parte dellà Commissione d'inchiesta sulle responsa,bi.lità del disastro di Novara. . . Schivo del chiasso, visse ritirato, tutto dedito al suo rnsegnamento pra.tico, spoglio di fronzoli: fu membro del1'Accademia delle scienze; ricusò cli. essere deputato. Dnrante le ricerche, alle quali ·attese assid,u amente, imbattendosi sovente ne; nomi di ingegneri militari, ai quali eran dovute opere cl' arte ammirevoli., se ne innam~rò ~ prese a studiarli con ardore, scri've1:do ma~. m~no _su d1 essi eccellenti monografie : Gli ingegnen e scntton 1nil. da Colonna al Mc(l}'chi, dove dà le biografi.e, con notizie inedite, p rocuratesi a fatica di ben 4 7 autori, dal Colonna al Carusi, ai Taccola, al BraO:a,nte, Sangallo, Della Valle, Tartaglia, M:ontemellino, A.lghisi, Vimercato, Castriotto, Catanoo, Lanteri, ecc.; Vitci cli Ge1·olamo Maggi d' .Anghia1·i (ToJ·ino '62); Vita di FMncesco Paciott-i da U1·bino ('l'orino '63) ; Gli Ingegne1·i 1nilita1·i delta 1vl~i1·ca d'Ancona; le_ quali tut~e nell~. sua mente dovevano servire per una compmta Istonci dell ingegne1·ia milita1·e ch'ei disegnava e va,gheggiava, ma la morte troncò. Conta fra' suoi meriti più insign~ la pubblicazioni:} ch'eo-li curò dotandola di ricche utili note, del 1''rattato cli o , l 't foi·t-i(icazione cìel jJia,1·tini,i al ~ uale inoltre- annesse ,er~1.c ~ e memorie sullo Stato deU m·clntett1t1·a nel oOO, Sutl 01 igine ·dei baliia1·di Si4lle 1nocle1·ne mine. V ecchio, lasciò l'insegnaniento, dovendo ezia,n dio lasciar incompiute opere d i gran mole e di gran p regio, qu~li : Jnto1·no agli a1·chitetti ed all' a1'Chdettiwa 1n·esso i Rorncmi, .e Lessico delle voci architettoniche sconosciute a Vifru·vio, 11 quale venne in luce solo dopo la sua morte .


2024

2025

I NOSTRI SCRITTORI MILITARI

Il puro elenco di queste sue tante scritture d'argomento militare dice assai eloquentemente quanto egli abbia diritto a :figurare fra i nostri autori più benemerit1; tanto più che, paziente, appassionato, pervenne ad accumular messe di dati rari, di notizie ignorate ed importantissime su uomini e cose di guerra : il tutto con schietta eleganza di forma. « Uomo asciutto di parole - scrive di lui il Bersezio (1) « severo d'aspetto e di tratti, di mente eletta... . un' auto« rità ÌD; fatto di archeologia. 'ripo d'uomo; antitesi della « volgarità ; volontà feìTea; carattere adamantino in corpo « sottile e delicato... Incontentabile dell'opera propria, ere« dente e filosofo, aveva lampi di giambica energia contro « ogni maniera di ciurmadori » . Ten. GrusEPPE BTrooA. (t) Vrnon10 BRnsaz10. -

1't·e11t'a11ni di vita ital., voi. I.

-

LE MITRAGLIATRICI NELL'AVANSCOPERTA Continuazione e fine -

Vedi dispensa X

T RUl'PE DI OOPRIMENTO. Una breve premessa teorica, per chiarire i te~·mini · della quèstione: Com'è noto, scopo genei-ale del combattimento è battere jl nemico, ma - com'è noto pure - non sempre il combattimento mira direttament!:l a tale risultato. Suo scopo speciale, per esempio, può essere Fespugnazione o difesa di una determinata lo_c alità o zòna d1 terreno; la protezione di truppa che riposa o marcia; il guadagnar tempo, ecc .... e in tali casi esso mira bensì a facilitare il disorganamento del nemico, ma non ad ottenerlo e produrlo direttamente. Se lo scopo genei·ale non armonizza e non collima per fettamente collo speciale, quest'ultimo deve prevalere; sarà, cioè, necessario di rinunziare ad un ulteriore annichilimento o al maggiore disorganament o del nemico, quando con ciò dovesse essere pregi udicato lo scopo speciale del combatti\ mento. OosL per es. : uno squadrone destinato come scorta ad una ba.tteria., il quale, nell'inseguire il nemico r espinto, si allontanasse di tanto che la batteria rimanesse esposta agli attacchi di altre truppe nemiche, commetterebbe un errore tattico; una retroguardia, la quale debba procurare che la colonna da lei protetta possa guadagnare m1 dato spazio .di tempo e di terreno, e che, .raggit}nto quest o scopo, continuasse nel combattimento, c_o mmetterebbe un g rave errore tattico, esponendosi inutilmente al pericolo di essere schiac. . · ciata dal nemico, ecc.... Ne consegue che « ogni comandante, il quale dirige un « combattimento, deve, sin da principio, conoscere e vedere


2026

LE M!'rRA.GLIA'.l'RlCI NELL'AV,\NSCOPER'r A

chiaro lo scopo speciale che si vuol ottenere, per saper valutare il moment.o,,in cui sta per cominciare, comincia, « od è passato il periodo decisivo, ossia la crisi, e poter <, quindi disporre in conseguenza » (Péuker). Orbene, questa teoria, ,ecchif.i, se vogliamo, :o;ia che, per mutar d i secoli, non può cambiare di una virgola, come si applica agli eventuali combattimenti della cavalleria in avanscoperta? Quale scopo speciale potranno avere codesti co11ibattimonti, se l'ideale per la cavalleria in avanscoper ta sarebbe quello di raggiungere il suo int ento senza combattere? « Nella parola · azione della cavalìeria, noi immaginiamo « dice il Pennella - si voglia comprendere lo scopo « del suo speciale servizio: vedere, cioè, al più presto, ed ~ il meglio che si può, ·e riferire prontamente. Quando ciò « possa ottenersi col solo rapido movimento in avanti e « mediante l'attiva ricerca e il pTonto oceuHarsi degli or« gani di scoperta, è evidentemente inutile assegnare alla « cavalleria in avanscoperta le mitragliatrici ... ». . « Quando, invece » - continua il mio egregio contradditore - « occorre vincere resisten ze che si presume o si sa « di dover incontrare, la cavalleria non potendo esimersi « dal mettere in azione ·i propri-mezzi - dal combattere « deve ricercare l'appoggio di tutti gli ausilii, che le con« sentano d i raggiungere lo scopo, colla minor perdita di <, tempo e colla minor somma di sacrificio. Fra questi ausilii ... « le mitragliatrici tengono il primo posto ... ». .M:a se il già accennato ideale per la cavalleria è cosa possibile - e tanto più facile auanto })iù semplice e le<Yo-ero . bb sarà il suo organismo - basterà aver detto ch'essa cavalleria dovrà, suo malgrado, combattere, per ritenere che le · sia indispensabile tutto ciò che potrebbe .essere utile nel combattimento ? Lo scopo s1;eciale, che . la cavalleria vuol ottenere con i suoi combattimenti; quello cioè di conservare o riacquistare al più presto la sua attitudine ad avanzare, ad avanzare sempre, senza p1·etese d·i annickilfre il nemico, di spazzare « «

~

LE MITRAGLTATRI01 NELL'AVANSCOPERTA

2027

il terreno, non può per avventura rendere superfluo o addirittura dannoso l'ausilio di altri mezzi, che sono pur sempre altr.i ingranaggi? · · E la cavalleria, finalmente, non è proprio atta, da sola, ad alcun comblttimento? o non è piuttosto un esage1·ato, un falso scopo speC'iale attribuito alla s~a ~z~oi:~' . che ~e renderebbe necessario l'ausilio di mitraghatnci, d1 fanterie cicliste e via dicendo? l\fa « anche quando s'intenda per avanscoperta il ser« vizio classico pel quale la cavalleria è detta l'occhio cle.l« l' ese1·cito, si p uò trovare opportnn.o » - dice il mi? egr~g10 collega - · « di non spingere ava~ti sola cavalleria, niente « alt1·0 che .cavalleria ». E alla d imostrazione fattane - come ho già ricordato prenélendo in esame un caso speciale in una suppost~ grnn?·a tra Francia e Germania·, il capitano Pennella aggiunge 111 appoggio - e per sintetizzare il suo pensiero ~ulla n?st~a questione - una legge dedotta da,l generale Lauglo1s 111 seguifo ad esame delle guerre russo-ture~ ed angl~-b~era; la lego·e seo-uente : « l' w~saiUant doit pe1fectwnne1· et f01·tifiei·, ~o b · t de plus en pliLS, les 01·ganes destinés à, la pn!3~ de contac . )> . Ora, io non so se il generale La.nglois abbia voluto dire che le' guerre russo-turca ed anglo-boera hanno dimostrat_o la necessità per l'at,taccant e d' imp{egare, d'ora. iri avanti, organi più perfetti e più forti in avanscoperta per la_ presa di. cm1 tatto col nemico, o se esso abbia volnto s1gmficar~ che l'attaccante deve via via perfezionare e fortificare gli or<Yani destinati alla presa di contatto, man mano che va di~inuendo la distanza dall'avversario che intende di combattere, nel qual caso gli organi destinati alla presa di cont atto potrebbero venir in scena dopo l'avanscope_Tta. Ma la seguente conclusione del generale Langlo1s - pure riportata dal Pennella - è più chiara : « La première . tache de l'assaillant est d'atteindre l'ad« versaire sur tout le front, à fin d'aYoir des renseignements « complets, en cherchant mème à déborder ses ailes : à in« vestir l' enuemi. La cavalerie ne peut· assumer tonte cette


2028

LE llfITRAGLI.ATRICI NELL'A'VANSCOPERTA

LE MJ.TRAGLI.A,1'RIC.I NELL' AV .ANSCOPERTA

« tàc~e ; si elle est massée en division, elle pe1·èe1·a peut-etre

2029

Secondo la risposta potrei poi:, strada facendo, accarezzar e anche il pensiero di trovare tutto ciò che desidero, ma solo il cameriere dell'albergo, quando starò per sedere t'I. tavola, mi dirà, - egli che conosce la lista della giornata - se pot).'Ò avere clell;L carne arrostita o se dovrò accontentarmi ..... di una frittata. Ebbene : il viancbnte rappresenta la cavalleria in f1vanscoperta, ed il cameriere rappresen ta le truppe di presa di contatto. Povera cavalleria, e povere trnppe ! perdonate il paragone, ..... ma la è proprio così! .... . La . cavttlleria in avanscoperta deve rmzitutto risolvere il pri mo dei quesiti: Dov'è il n emico ? Al quale essa potrà risp ondere : Nel punto A v i è nemico, più o meno grosso: nel punto B non v i è nemico. E le due notizie si completano. Voi non sapete a priori, q_uesto è vero, se in A o in B non vi ;;ia nemico; ma appunto perciò vorreste mandare e nel pu nto A. e nel punto B . . . . . e chissà in quanti altri punti 01·gani pe1fezionati per la presa d i contatto su t ut to il fronte dell'avversario che forse non esiste? Bisognerà, almeno, sapere prima dove esso sia. Dov'è ìl nemico 'l è il primo quesito da risolvere; e dove sia , e dove non sia, vi dirà la cavalleria in avanscoperta. Chiederle di più, è chiederle l' i mpossibile i darle nuovi m ezzi perchè possa illumi narvi di pi ù, è toglierle il modo di giungere a sapere anche q uel poco che potrebbe poi dirvi. Col pr etesto cli aumentare la sua consistenza tattica, le aggiungete n u ovi mezzi difensivi e mettiamo pure an che f ensi·vi, i q m,li però non si sommano con i suoi, onde non aumentate la sua forza; gliene aggiungete un'altra diversa, u t ile in qualche caso particolare, dannosa sempre per lo scopo, che la cavalleria ha in animo di raggiungere. Dov'è il nernico? potrà dirvi la cavalleria se la lascerete libera nella sua corsa, elastica nei suoi movimenti.

« ce ?"tdeau (meno male) mais en un seiil point, ei se bute1·a « bient6t à une avant-.9a1·de. Bref, .elle aum vu peit de clwse « aii prix d' assez loiwds sacrifi,ces. Pour reconnaitre sérieuse~

m ent il faut à la cavalerie d'une armée le concou1·s de fo1·ces capables de percm· les 1·icleaux et de ·yoir ce qu'ils cachent ». E quest'altra :finalmente! · · « La cavalerie, dans son exploration, a besoin de l'appui « des-. a·ufres a1·mes . ... . Cette co1weption des or<Yanes des« tinés à la prise de contact nous ra~ène avec pe:sistance à « se besoin croissant de so lidariété en tre les armes. Vous ca. . . « :ah ers,_ vous de'.enez insuffisan ts pour voir seuls; allons, « ±an_tassms et artilleurs, à la rescousse ·.. . ·. . » toglie ogni dubbio che la cavalleria in avanscoperta sia l'organo destinato alla presa di contatto qi6'on doit pe1·fectionner· et {o1·ti(i,e1· de plits en plus con artiglieria, con mitragliatrici, con fanteria montata, per il constatato crescente bisogno di solidarietà fra le tre, anzi fra le « quatt1·0 » armi sorelle! E se il compito dell'avanscoperta è di « a.tteindre l'adver« saire sur t.out le front, à fin d'avoi~ des renseignements « com plets, en cherchan t mème à deborder ses ailes · à in ves« tir Tennemi », confesso francamente il mio torto':'1a éavallerìa non potrebbe da sola assumersi _tutta codesta faccenda. lVIa 8 proprio questo il compito dell'avanscoperta? · Innanzi tut to si potrebbe chiedere perchè l'attaccante soltanto, e non pure il difensore, senta codesto bi so<YnO di avere informazioni complete?_Od .è effettivamen te diverso il bisogno, e si ha perciò un sistema di avanscoperta per chi attacca, ed uno per chi si difend e? Ma a qualé necessità provvede il servizio di a,v~nscoperta? A quella di aver notizie sul nemico. Ma quale quesito occorre per primo risolvere, a questo riguardo? A me parrebbe ozioso chiedere ad un viandante che incontr~ssi sul mio cammino, se nel paese, cui son; diretto, potrei trovare una bistecca per rifocillarmi. Mi limiterei a chiedergli se v1 sian o trattorie, se si potrà mangiar ber~e. « «

)

or

U9 -

)

I

ANNO XLIX.


2030

LE ll1I'r.RAGLIATRl0I NlH,L'AYANSOOPERTA

L E MlTRAGLIA'l'[UOI NEf,L'AVANSCOPERTA

« Si elle est massée en. di-vìsion, elle percera peut etre ce rideau, mais en un seul point » - non vi basta,? _ « et se butera bientot à une · avantgarde » - e non vi basta neppure? Aggiungere n uovi mezzi alla cavalleria in avanscoperta, col pretesto ch'essa possa ottenere più di quanto non potrebbe da sola, sarebbe non solo ozioso, ma anche pericoloso. Ozioso, perchè non è con l'ausilio dì qualche batteria di cannoni e di mitragliatrici e di qualche reparto dì fanteria ciclista, che la cavalleria potrebbe lacerare dovunque il velo di copertura del nemico; . prendere su. tutto il fronte di questo lo stretto contatto necessario, per avere le complete notizie volute dal Langlois, avvolgerne le ali, investirlo. Occorre ben altro! Pericoloso, perchè la cavalleria forte dei. suoi cannoni, dell.e sue mitragliatrici e delhL sua fanteria montata, si. sentirebbe attra,tta ad iìnpegnare, anche dove non set?·ebbe necessa1·io, combattimenti che si sa come cominciano, ma che non si sa come vadanò a fin ire. Il comandante della cavalleria inoltre, che di.speme di artiglieria: di. mitra,gliatrici, di fanteria, ecc. vedrà nel terreno, non un elemento cui pur bisogna adattare le proprie disposizioni, per il raggiungimento dello scopo finale; ma un mezzo per il più utile impiego delle armi di cui dispone. E qua, trovando una posizione adattf1 all'artiglieria, per dominio sul terreno antistaJ.1te, per va.sto campo di tiro, per facilità di accesso e via dicendo:' o là, trovando un boschetto un villaggio, una stretta, per la cui difesa ec0eJlono le .mitragliatrici, egli sognerà di svolgere la sua avanscoperta prendendo q uà o là posizione difensiva. E non diversamente da così pare abbia intesa l'influenza determinante del terreno sull'impiego della cavalleria in avanscoperta, il tenente colonnello d'artiglieria a cavallo Carlo Guicciardi di- Cervarolo, in un suo articolo, pubblicato nel fascicolo di novembre 1903 della Rù:rista di cavallet·ia, nel quale si legge: «

)

« « « « « «

«

2031

« Un corpo di cavalleria in avanscoperta che, per condizioni d'inferiorità numerica, od altro, abbia interesse ad evitare l 'urto con la .:::avalleria avversaria, può egualmente soddisfare al suo mandato, facendosi precedere da un conveniente n umero di pattuglie e di distaccamenti, mentre . il grosso girando molto a.l largo dalla cavalle:iJi.a ne.mica, andrà ad occupare una posizione forte ed. awmzata, ~spettando così in ottime condizioni ~ le notizie ed il nemico ».

E ;iò ~er~hè·. « Ì1ar.tiglieria avrà così il vantaggio di p~ter océupare buone posizioni, disponendo i pezzi col massimo intervallo consentito dalla disciplina del fuoco e ben ma« scherati, e di poter così anche, per l'intensità a cui può giun« o-ere il fuoco col cannone a tiro rapido, ingannare l'avver« :ario sul n umero di batterie che avrà di fronte ». Aggiungere nuovi mezzi alla cavalleria in ~va~scoperta, per metterla in grado di corris_p on~ere al_ des1d.eno del ~~­ mandante di avere esatte not1z1e, e altres1 pencoloso per 11 fatto che1 mentire questi mezzi impegnano l'amor proprio della cavalleriE~ a cimentarsi in combattimento impari alle sue forze, essi stessi poi le rendono più difficile il dìsim~ecrnarsene quando le circostanze rendessero ciò necessario. -o Ma sa:·ebbe ben modesto il compito della cavalleria in avanscoperta, se si riducesse soltanto alla r ~cerca_del 11en~ìco ! 0 il regolalllento di servi.zio in guerra mfatt1 non s1 ac. contenta di così poco. Secondo detto regolamento, la cavalleria deve inoltre p1·oc'u1·a1·e di metterei a contatto con le colonne di fanteria nemica e fo1·nire il lllassi.mo n_um~r~ possibile di dati sulla forza, sulla situazione e sui mov1ment1 del i1emico. Orbene la cavalleria può fare anche questo, se sarà lasciata ) . d libera nei suoi movimenti, e purchè s'mten a « c·u m g1·ano .salis » il p1·ocu1·a1·e di mettersi a contatto e _il ro1·1ii1·e il maggior numero possibile di' dati. E sebbene si~ 11 c~ntatt~, c~e bisogna prima raggiungere per avere codesti d~ti, comrnc1e·remo da questi ultimi, per avere appunto un'idea sulla nat ura del contatto da prendere. « «


2032

LE MITRAGLIATRICI NELL'AVAXSOOPERTA

LE M1T1UGLTA'l'Rl0I NELL' AV.A.;\'SOOPFmTA

'

. I n quanto alla forza, basterà ricordare che, a guerra fimta, le stesse relazioni sui fatti d'armi, compilate pure su rapporti ufficiali, non r iescono a mettersi d'accordo circa il numero dei combattenti dalle due parti, per capire che non . è il caso di pretendere tale esatta notizia dalla caval leria. in ~vanscoperta, prima ancora degli scontri. Saranno dunque dati, molto, ma molto approssimativi, che la cavalleria potrà dare a questo riguardo, e che si tradurranno in foi·mL{le di questo genere : Il pnnto A è fortemente occupato dal nemico. Si vedono accampamenti in lontananza; si calcola che possa. stazionarvi un corpo d'armata. · Sulla linea ferroviaria .A-G grande movimen_to di treni. Vedesi una colonna di cavalleria in marcia su B; dal grande polverio che solleva si 1·itiene non meno di una brigata ..... e simili. · E quale valore hanno codesti apprezzamenti, isolatamente considerati, se si volesse da essi dedurre la ve1·a fo1·za del nemico? Ben poco. Ma, sommat i imieme, vi danno che in .A vi è nemico grosso ; su B si dirige cavalleria ; altrove .non s' è visto -;nessuno. · Tutto questo si giudicherà che sia poco!. ..... Non so; ad ogni modo è tutto quello che potrà dare la. cavalleria in avanscoperta, sempre che essa possa approfit~are del]~ sue carat~eristiche, mobilità e velocità, per le quali e essenz1~11:1en~e idonea all'esplorazione lontana; sempre quando,. c.10e, s1~ sola, con qualche cannone che non pretenda d1 imbastire battaglie, ma serxa di ausilio soltanto, all'arma a cavallo. Potrebbe da1;e di più, con l'appoggio di miti•agliatrici e fanteria ciclista? Potrebbe la cavalleria, mercè questi mezzi,, strappare addirittura il velo di copertura del nemico su tutto. il fronte, o, penetrando in un purito d1 esso, ricacciare .le avanguardie nemiche, cui andrebbe ad imbattersi a ridosso dei corpi retrostanti per giungere dietro ad esse, ~ contatto, visuale della cosa che desidera vedere ? e accampare poi -

con parchi d'artiglieria e con gli inseparabili carri-cartucce - fra i 1"iclea;ux dell'avversario e il grosso delle sue truppe, ~er mantenere il contatto visuale che avesse raggiunto? Ma, per giungere a contatto visuale della cosa da vedere, non occorre strappare veli, r icacciare avanguardie, ecc. Basterà penetrare qua o là, perchè truppe di coprimento non saranno dappertutto ad impedirlo; nè sarà tutta monti, tutta fiumi. tutta strette, la linea di protezion e del grosso a vversario anche perchè non è detto che questo stia sempre fermo in un posto ad aspettare, onde, se pure truppe di coprimento intercettassero il cammino, re'p arti agili di cavalleria potrebbero scivolare attorno all'ostacolo da esse rappresentato, come l'acqua attorno al masso che ne attraversa il corso. · E, giunti a contatto visuale, o 'per scivolamento - come è detto sopra - o per cornate ben d1.ite, in luogo e momento -0pportuni - perchè n eanche questo è da es~ludersi .- occorre : o raccogliersi all'infuori della zona d1 protezione, o volteagiare di continuo da un luogo aci un. altro, per non b rimanere chiusi fra truppe nemiche accorrenti dai loro posti d'osservazione. :òfa per ciò fare occorre un corpo leggero, elastico, che rimbalzi ad ogni ostacolo duro, che incontra, e ricada snbito più qua o più là, fìnchè trova : o l'ostacolo che cecle al suo nrto. o il vano che lo lascia passare. E i parchi e i carri cart~cc~ non rimbalzano davvero! Ma come si manterrà il cont atto col nemico a questo modo? Allorquando l'autorità di P. S. ha motivo di posare i suoi.. sospetti su taluno, ma no n può ancora afferrarlo, perchè. il mao·istrato non ha spiccato il mandato di cattura, fa pedib . na1·e il sospettato da q ualche suo agente. Questi segue il suo uomo da lont ano, pos~ibilmente senza farsi vedere da lui, senza importunarlo, senza impedirgli di uscire di casa o di viaggia.re, accontentandosi insomma di t enerlo d'occhio, per s~per dire ad ogni momento dov'è. Quando - vagliati i sospetti e riconosciut o il colpevole - il magistrato si accinge a spiccare il mandato di cattura,

i

'>

2033

\


2034

LE :'.liITRAGLIATliICI NELL'AVANSCOPERTA

l'autor ità di P . S. restringe la sua osservazione: fa pfontona1·e da guardie la casa del reo, e non lo lascia pi ù uscire. Il contatto visuale "di chi pedina la persona sospetta, è quello della ca·valleria in avanscoper ta ; il con tatto cli chi ne l)iantona la casa, è quello delle t ruppe di presa di contatto. l\ia che sono codeste truppe?. È dall'esame delle guerre nisso-turca ed anglo-boera che il generale Langlois avrebbe dedotta, fra altre, la legge già ricordata ~he l'assaiUant doit pe1'f'ectior1.1w1· et fm·tifier de pli6s en plus les 01·ganes clestinés à la p1·ise de contact., Ed è dopo la guerra a ngfo-boera, infatti, . che le parole: truppe destinate alla p1·esa di contatto, sono diventate cli moda. JYia, quale servizio di avanscoperta ha disimpegnato la cavalleria, durante quella campagna, per dire ehe la legge 1::opra riportata si r iferisce a codesto ser vizio? « All'inizio della cami)agna - secondo si rileva da un ar« ticolo attribuito al generale De Negrier (1) - piccoli « gruppi di cavalleria erano · stati lanciati in esplora.zione; «mai Boeri li vedevano avvicinarsi da lontano li adesca« vano con una mossa rapida, di qualche uomo, li 'attiravano « sotto il fuoco e tagliavano loro la ritirata.

«

« Il 15 dicembre 1899, a Colenso, la cavalleria incaricata d_i riconoscere il fronte del nem/co, non potè farlo

Questa f'aiUite .della cavalleria nel servizio di esplora« ~ione fu così assoluta che le truppe cessarono di affidare « a quest'arma la loro sicurezza. < Dopo gli scontri di Elands-Laagte e Nicholson's-Nech, « il comando in capo si astenne dallo spingere in avanti del « fronte elementi di scoper ta» . E d ecco le nuove disposizioni e la m.{ova tattica adottate: «

(lj Quelques e:iseigneme1tls cle la guerre sucl-a(ricaine par ·· · V. artico lo de lla Revl.!6 ftes Dc-ux ilfondes, i5 giugno 1902.

2035 .« Cavalleria e fanteria montata pi·ecedevano di mezza gio1·« nata di marcia le altre truppe. Marciavano per plotoni o « mezzi plotoni; g li uomini sempre su di una riga, a ,4 o 5 « metri gli uni dagli altri. « Queste truppe, con artiglieria a ca,7allo e sezioni vo~ « Janti di Wicker Maxim~ (poms poms), avevano un còm« pito cli combattimento, piuttosto che una missione di a van« scoperta.. « La loro mobilità doveva permetter loro di girare le re« sistenze, se non arrivavano a vincerle subito col combat< timento a piedi. L'azione di alcune frazioni a grandi in« terva,lli bastava sovente a sbara,zza,re il terreno. Se no, « attendevano i l grosso. E int-anto osservavano, tasteggia« vano il nemico, coprendosi alla meglio, dietro a.i ripari « del terreno . « Trascorreva a q nesto modo una lunga fase di attesa, « durante la quale l'artiglieria delle truppe montate, rimasta « a 1000 o 1600 metri d ietro cli esse, rispondeva al tiro ne« mico. Era un com battimento tra ì 2500 e j 3500 metri> in « generale senza risultato. « Il generale comandante pro:fittava di questa sosta, per « esaminare il terreno; vi mandava poi i suoi comandanti « di corpo e dava i suoi ordini. « Allora una pa.rte delle batterie suddettt=1 andava a pren<i: dere posizione più presso alle truppe, qualche volta alla e: stessa loro altezza, dietro una cresta che le serviva cli r i« paro, e r imaneva generalmente iu questa posizione sino al « tern.1ine deJl'azione. controbbattendo i cannoni della difesa. « Sotto la protezione del fuoco di questa artiglieria, la « cavalleria e fanteria montata prendevano le loro disposi~< zioni d i comba ttimento. Una parte doveva eseguire il com« battimento di presa di contatto sul fronte; l'altra parte, era _incaricata d i spingersi, con le rimanenti ba,tterie « verso un fianco, per aggirare il nemico e prenderlo di « r ovescio » . Qnesto era il modo cli procedere delle truppe montate. Ma è avanscoperta codesta ? LE )ll'l'RAGLJA'rRIOI N:RLL'.A.VANSCOPERTA

<(


2036

LE MlTRAGLIA'l'RIOI NELL' A'VA NSOOP ERTA

LE i\fITRAGLIA1'RlCI ~ELL'AVA-:SSOOPERTA.

Ed è un simile contatto che la cavalleria, o le truppe qualsiano, incaricate dell'esplorazione lontana, dovrebbero prendere col nemico ? Oh! 110 davv~ro ! lasciatemelo dire, senza reticenze. ili..d lJU contatto così stretto coll'avversario deve, a breve distanza, succedere l'azione a fondo, sempre quando non si voglia l'inutile sacrifizio delle prime truppe impegna.te. E l'avanscopert,a non può essere a,ppoggia,ta dalle truppe retrosta.nti, se queste appunto attendono il risultato dell'esplorazione, pe1· sceglim·e il luogo dello scacchie1·e più adatto al concent1·amento 2Je1· incont-rar.e il nemico in lmone concl1:zioni di te1npo e cli ten·eno. (Norme generali per l'impiego tattico delle grandi unità di guerra). Eppure quello ~ il contatto, che il capitano Pennell a -- col generale Langlois -· vuole dalle truppe in av~rnscoperta, dagli organi perfezionati destinati alla presa di contatto, perchè: « la première tache de l'àssaillant est d'f~tteindre « l'adversaire sur tout le front, à fin d'avoir des renseigne« ments complets, eu cherchant mene à déborder ses aiies: « i~ investir l'ennemi ». Ed è la cavalleritL in avanscoperta; che si tratta di « pe1'(ectionne1· et fo1·ti(ie1· de plus en plits », coll'ausilio di ahre armi perchè, « la cavallerie ne peut ~issumer tout cette tache » ... « Pour reconnaìtre sérieusement, il « faut à la cavalerie d'une armée le concou1·s de f'o1·ces capa« bles de pe1·cer les 1·ideaux et de voir ce qu'ils cacheùt » . Ed ecco l'esagerato, falso , scopo speciale attribuito all'azione della ca,,alleria in avanscoperta. Certo, non basta sapere dov'è il nemico, per risolvere completamente il problema. E per ciò appunto, anche quando hauno davanti cavalleria in avanscoperta, le grandi unità si fanno precedere dalla cavalleria ad esse assegnata e da, adeguate avanguardie. Questa cavalleria e quèste avanguardie, che provvedono, durante la marcia, alla sicurezza delle rispet ti ve colonne, devono, a momento opportuno, saper perfezionare l'esplorazione appena abbozzata dalla cavalleria in avanscoperta, prendendo contatto stretto su tutto il fronte nemico, persi-

2037

stendo cioè nell'avanzata, finchè non siano arrestate da forze superiori, estendendo lat eralmente l'esplorazione, e spingendo pattuglie ad aggirare i fianchi dell'avversario, per scoprire possibilmente i limiti della fronte di lui, per riconoscere le sue disp0sizioni, per accertarne la forza. Ma la cavalleria in avanscoperta non ha altro compito che di cercare, di segnalare il nemico a distanza, per dare modo al comandante dell'armata d i scegliere il luogo dello scacchiere più ada i:,to a concentrarvi l'armata, per incontrare il nemico in buone condizioni di tempo e di terreno. L'esplorazione lontana serve, in sostanza, l regolare le mosse nel campo strategico; l'esplorazione· vicina prepara il combattimento. La ca,alleria in avanscoperta è la bussola, che segna alla nave la ~otta da seguire in alto ma.re; le truppe di presa cli contatto rap presentano il pilota, che indica la manovrn per entrare in porto. Ma la cavalleria indipéndente ha sul fronte delle armate ben altri compiti, oltre quello dell'avanscoperta. Ed è questo l'altimo punto della questione, che intendo di esaminare. « La cavalleria Napoleonica., nel campo strategico, è im « piega,ta .come un altro qualsiasi corpo d'armata, sia per dar < notizie, sia per compiere mi~sioni che chiedano ardimento « mobilità. Ma quando è spedita alla scoperta, lo è sempre « con uno scopo JJositivo, determinato . La cavalleria. di r i« serva in avanscopert~1 non forma un sistema uniforme da« vanti alle teste d i colonna; ma è avviata nella tale o tale < altra direzione, per accertare la t ale o tale altra notizia << pervenuta all'Imperatore da altre fonti. F inalmente, questa < cavalleria di riserva è costantemente sostenuta da uno o « da due corpi d'armata. E le ragioni addotte sono varie : « una, che non pare del tutto inattendibile, potrebbe attri« buìrsi alla convinz.ione di Napoleone uhe « le tre armi « non han valore se non in guanto sono fra loro combinate ». « Durante ]a campagna del 1866, in Boemia, l'impiego < della cavalleria nella grande esplorazione, mancò. Ove si « eccettuino le ln·illanti ope1·a.zioni eseguite dai dragoni del

..


2038

2039

LE MI'I'RAGLI A'.l.'RlCI NELL'AVANSOOPIJ)!{TA.

LE 11I'l'RAGLIATR101 NELL' AV,\NSOOPER'l'A

« Windschgratz, noi troviamo i co~·pi e le divisioni di ca-

condo il concetto, che Esso si era pre:f.ì.sso d'imporre all'avversario, e nelle quali la stessa cavalleria di riserva era impiegata come un altro qualsiasi corpo d'armata? I o non conosco a fondo il pensiero Napoleonico, a questo riguardo, ma parmi che l'appoggio delle grosse unità non avesse nulla a che vedere con i bisogni dell'esplorazione, e questa servisse anzi a regola.re l'impiego di quelle, inteso a rimuovere le difficoltà, cho il nemico opponesse all'attuazione del piano prestabilito. È certo però che, o contemporaneamente all'avanscoperta - quando s'intenda d'imporre all'avversario un proprio concetto - o successivamente ad &ssa - quando sui dati stessi dell'avanscoperta si sia concretato il da farsi - l'esecuzione di un piano cl'operazioni deve passare per di verse fasi! pu~ q nindi richiedere operazioni preliminari o concom1tant1 da affidarsi ad appositi reparti staccati dal grosso delle truppe. , La raccolta di un'ai:mata, sul luogo prescelto dello scacchiere più adatto per incontrare il nemico in buone ~onclizioni di tempo e di luogo, può richiedere, ad esempio, la preventiva occupazione cli pnnti avanzati st1l fronte o sul fìa.11,co, atti a preparare, ad assicurare il movimento o a pTOteggerlo in un momento di crisi. . . È in queste operazioni, le quali si r1solvono ess~nz1almente in con1battimenti per la conquista e possesso d1 nodi stradali, di ponti, di strette, di posizioni, che occorre il concorso delle tre armi. i è in queste open~zioni quindi- dove . per rag ioni di tempo ~ di distanza non ~ia possib_il~ ~~­ darle a reparti delle tre armi - che può riuscu·e ut1hss11110 il connubbio della cavalle1·ia con speciali elementi, che possano validamente completare la sna azione (a,r tiglieria, m itragfoitrici, fanteria montata) senza, peraltro, menoma1:e troppo quella che costituisce la sna principale caraUenstica, la velocità. Qneste ed altre simili operazioni possono dunque essere affidate. alla cavalleria nel càmpo strategico, ma esse non possono per nulla confondersi col servizio di avanscoperta.

valleria tenuti in coda agli eserci ti "· « Le cose mutano durante la guerra del 1870-71. Non è a « dire che il gra.nc1e ser vizio strategico della cavalleria te« desca sia stato iniziato fin dall'aprirsi delle ostilità. Quan« tunque la dichiarazione cli gnerra avesse avuto luogo i-1 « 19 luglio, non· ci furono, durante la prima settimana di « agosto, che galoppate più o meno ardi te di piccole pattu« glie. Ftuono le battaglie di Worth e di Spicheren, che « fornirono alle divisioni di cavalleria tedesca le basi della « loro ulteriore azione . .E ben presto l'idea di impiegare la « cavalleria davanti al fronte degli eserciti fu realizzata su « tu tt~i la linea . <

« Lo stato maggiore tedesco, ne] 18 70, procedette

rove« scio di Napoleone: questi imponeva al nemico il proprio « concetto strategico; i Tecleschi raccolsero prima notizie « sul nemico, per mezzo della cavalleJ;ia esplora.nte, e poi « s'impegnarono. Questo concetto può essere - o no giusto; esige però una grande rapidità nella trasmissione « delle notizie » (1) .. E noi come faremo? A me pare superfluo discutere se sia possibile attenersi a piacimento all'uno o all'altro sistema. Basterà vedere piuttosto se il sistema influisca sul procedimento dell'avanscopert~i. Alcuni vorrebbero grosse u nità delle tre armi, in appoggio della cavalleria in avanscoperta, per costituire o ricostituire le cosidette avanguardie strategiche, che erano essi dicono - nel concetto napoleonico. Ma il concetto di Napoleone era per avventura quello di appoggiare con grosse unità la cavalleria di riserva, per i bisogni dell'avanscoperta? o piuttosto di far concorrere codeste grosse unità delle tre armi nelle operazioni intese a preparare, ad assicurare lo svoJgim.ento delle operazioni, se-

m T~:ooono o~: Cu111s. -

1",·attato di tallica. -

Roma, t898.

tL


2040

LE MlT..RAGL IATlUCI NELL 1 ,\ V,\NS00l'ERT.A.

LE )U'l'RAGLIATRICl ~ELL'AVANSCOPERTA

Scopo dell'avanscoperta è di avere notizie sul nemico· compito quindi della cavalleria, che ne è incaricata, di cer-' carlo e seguirlo, passo passo, fino all'arrivo degli organi destinati alla presa di quello stretto contatto, che preludia al combattim&nto, al quale essa pure deve partecipare. Scopo delle operazioni speciali, che possono pu,re essere affidate alla cavalleria, nel campo strategico, è in ,ece quello d1 dare sicurezza allo truppe retrostanti . e di assicurare lo svolgimento <lelle operazioni; còmpito quindi delle truppe che ne sono incaricate, di contrastar e al nemico il possesso di punti importanti, preparare poi e concorrere all'azione finale. Il procedimento da seguirsi nell' un caso è quindi multo diverso da quello che convien seguire nell'altro, onde la cavalleria incaricata dell',avanscoperta non pt{ò, nello stesso tempo, attendere ad altre missioni. Napoleone affidava bensì alla sua 1·ise1·va di ca1;aUeria complessivamente considerata l'una e l'altra cosa; ma non ri· 'suita che i reparti di questa cavalleria incaricati di procurare notizie sul nemico fossero proprio gli stessi che venivano impiegati in altre operazioni. La 1·ise1·va di ca'valle1·ia, al coniando di un solo Murat ' ' comprendeva parecchie divisioni: Per la campagna, del 1805 era formata di: 2 divisioni di arossa cavalleria; .J: divisioni di drao·oni montati · 1 divib "' sione di dra go"-i a piedi; 1 di visiono di mi valle r ia leggera; in totale 122 squadroni. Per la campagna del 1806-1807 comprendeva : 3 divisioni di grossa cavalleria; 5 divisioni di dragoni ; 1 divisione di cavalleria legger11,; in totale HO squadroni. Nella campagna del 1809 essa aveva : 3 divisioni di grossa cavalleria e 2 divisioni di cavalleria leggera : in tutto 91 i::quadroni. Murat disponeva quindi di tanta cavalleria, da potere, con parte di essa, procedere all' esplorazione e con l'altra ad operazioni cel~ri ed ardite, che sono proprie di quest'arma. :\fa noi potremo permetterci tanto lusso?... )

2041

Ad ogni modo basterà avvertire che, dove non si voglia affidare codeste operazioni speciali alla cavalleria assegnata alle grandi unità - e durante l'avanscoperta, finchè l'armata cioè non è concentrata, nnchè i corpi d'armata non marciano decisi al nemico, sarebbe questo l' iro piego strada dar:.i alla nostra cavalleria di corpo d'armata, viteaico b sto che avendone poca, dobbiamo moltipli0arla sul campo - basterà avvertire, dico, a scariso di equivoci, che i reparti di cavalleria. indipendente impiegati a tale bisogna non possono attendere all'avanscoperta, e viceversa. I grossi corpi di cavalleria - propugnati per il servizio strategico delle armate - rispondono a questo scopo : men· tre alcuni reparti attenderebbero all'avanscoperta, altri provvederebbero alla sicurezza delle . trnppe retrostanti, a facilita.re loro il concentramento e lo svolgimento delle oper azioni. Ma, se per questi ultimi r eparti, potrà essere utile l'ausilio di speciali elementi che ne aumentino la consistenza tattica, per i reparti, invece, destinati all'esplort1.zione, alla ricerca cioè del nemico, per segnalarne a d,i stanza la presenza e i suoi movimenti, codesto ausilio non occorre; è anzi dannoso. L'azione della cavalleria tedesca non fu proficua - si. dice - come avrebbe dovuto e potuto essere - « Non fu« rono infatti le informazioni da essa forni te che indus« sero ' il comando supremo tedesco, durante la marcia da «· Metz a Séda.n, ad imprimere alla III o IV armata quella « direzione verso il nord, che obbe poi per naturale conse« guenza l' accerchiamento dell'armata cli Mac-1VCahon a « Sédan » (l ). Ma G. ueste faillite della cavallei:ia si dovette al mancato appoggio di mitragliatrici e di fanteria montata, o al fatto che essa non seppi) correre abbastanza? Il ma.re.sciallo ;1(armont scrivev~: « La cavalleria leggera « è la vista e l'udito dell'esercito: senza di essa un gene(lJ Stu<lio comparativo m i reootamenli <li servizio in otmTa, c.11>it,ino

PEN1'ELl,A,


204.2

LE ll:lITRAGLIA'l'RIOI NELL'AVANSCOPERTA

LE }IU'RAGLIA'rIUCI NELL'AV'ANSC0.1:'J::RTA

« rale è ad ogni istan te circondato di pericoli. Conoscere le

2043

·di codesto teatro di guerra e si trovasse, per es., ch e, fra u ria prima linea d' alture ed un primo fiume, fra u n pri ri.10 fi ume ed un secondo, e così v ia, vi sono tanti spazi, per altrettante corse d ella cava lleria; che codeste linee d'ostacoli, cioè, sulle quali si trovano quei famosi punti obbligati di passao-gio .,,, ) potrebbero formare mèta ad altrettante 1 avan. scoperte, probabilmente si verrebbe a tutt'altra eone us1one. Parlare iu blocco di azioni offensive e difensive della cavalleria in avanscoperta, col pretesto che ogni azione tattica, p ur perseguendo uno scopo oifensivo, ~uò as~umer~ forma difensiva, non potrebbe non offascare 11 pensiero d1 chi dovesse determinare i mezzi più idonei al raggiungimento dello scopo, che si propone l'ava.nscoperta, come non potrebbe non restare perplesso nella scel ta d_e,lle . armi i~ malandriuo, che, invece di pensare al modo piu s.wuro, a1 mezzi più adatti per aggredire, si preoccupasse delle eventuali resistenze da opporre a colui· che n on fosse disposto 'a lasciarsi spogliare senza reag ire. Diì:e che le mitragliatrici sono fucili multipli, per significare che equivalgono a non so ql1anti tiratori e che sono quindi anche armi offensive, sarebbe tanto esatto qu~nto paragonare un fucile a cavalletto a un soldato armato d1 fu_c1le. Ricordare, senza distinguere; che l'impiego delle mitragliatrici può riuscire particolarmente efficace : nell'attacco e ,d ifesa di località - negli inseguimenti e nelle ritirate - ed in gene1·ate in fatti q,it,ei casi in cui è consigliabile pe1· la cava,lle1·ia n:con·e1·e all'appiedamento, potrebbe far credere : se le parole scritte in carattere corsivo servono di chiarimento alle precedenti, che gli inseguimenti e le ritin1te siano _cose da fars i a piedi, ·o, se le stesse paTole volessero comprende~-e un terzo gruppo di casi in cui le m itragliatrici sono efficaci, che gli attacchi e difese d1 boschi e villaggi debbono farsi a cavallo. Chiamare indifferentemente ca1:alle1·ùz in avanscope1·ta, clivisioni di cavalle1·ia, cavalle1·ia inclipenclente, per il fatto che questa è organ1zzata in divisioni ed è di solito incaricata dell'av anscoperta, potrebbe ·p er avventura farci riferire al-

« posiz~oni del nemico, essere informato a tempo dei movi« me~t1 eh~ esso_ opera, raccogliere sufficienti dati per in« dovmar~ 1 suoi _p rogetti; tale è una delle d ifficoltà che « pres~~ta _a bitual~ne11:te il comando di un'armata. A q.uesto « sennz10 s1 deve 1mp1egitre molta cavalleria e niente al tro « che cavalleria, . . . . » (1) . . · M:a il l\farmont n on pretendeva « d'atteindre l'adversaire « snr tout_l e front, à fin d'avoìr des renseignemeuts com~< ple~s »; ~sso _ domandava sufficient·i dati sul nemico, per indovzna1·e 1 suoi progetti. - E il M:armont di campagne ne ha fatte parecchie! · D'onde deriva dunque la nostra dispari tà di vedute? Dal.~'equiv?co,_ in cui è facile cadere, ogni qualvolta si sorvoh su l_ s1gm:ficato preciso delle parole, ogni qualvolta, 1 rn 1nogo Cll opportunamente d istinguere, si prendano le cose nel loro complesso. Se nell'esaminare la zona di terreno ad es. che di viderà le masse contrapposte una supposta gnerr a tra Francia e_ Germania, ci limitassimo a r icordare che in essa sorgono lmee d'~ltnre da superare, scorrono fauni d'attraversare; che nelle pnme sono gole, insellature, colli ; sui secondi trovansi ponti, gàadi, _ecc._er.c., credendo che possa poi bastare la semplice denom111az1one « ten-e.no » 1 per indicare l'elemento, che pur deve influire nella sol uzione d ella nostra quostione, perchè del terreno si è o-ià data un'idea con la descrizione di cui sopra, n oi non s:remmo precisi e nemmeno intesi.

in

Infatti, se, invece d i · ritagliare dalla carta. del teatro della_ guerra, le lin ee d'al ture, i fiumi, le strede, i colli, i ponti, ecc. ecc. · · .. . per. presentarli in fascio a dimostrare che l'ampio spazio; sul quale dovrebbe svol;ersi il servizio a·1 . avan~co~erta, presenta tali difficoltà da consigliare b alla cavallena d1 sacrificare ui1 tantino della sua mobilità a vantaggio di una magg iore robustezza ; si distendesse la carta

le

(,I} Dal tmttato ili tatti.ca, di T E000110 DE Cums, già ci tato .

r


2044

2045

LE MI'l'RAGLIATRJ:0I NELL'AVANSCO PìJ:RTA

l'avanscoperta t ntto ciò che si scrive sulle d ivisioni , sulla cavalleria indipendente, ~entre molteplici SOJ¾O i compiti, che possono essere affidati a codesta cavalleria. E la nostra disparità di vedute deve derivare, appunto dalla diver sa maniera d'intendere i l servizio di avanscoperta. Con ciò non cr_edo punto di a vere scoperta l'America; ma cli aver dimostrata la necessità di chiarire, per lo meno, nei regolamenti, la parte che riguarda codesto servizio, visto che noi, ufficiali dello stesso esercito, possiamo interpretarla in modo tau to di verso. La mia critica infatti, non aveva e non ha altro scopo che quello di provocare la lt1ce, e non di portarla. Che se essa ha potuto, invece, sembrare cattedratica, non è da incolparne il pensiero, ma la penna insufficien te a tradurlo. D'altronde, se « l'I struzione provvisoria sul servizio di « àvanscoper ta )> è, e resterà ancora qualche tempo, 1n-ovmsoria, devesi ritenere che ciò sià per q ualche scopo. Per lasciar passare - come si suol dire - molta .acqua di sotto al ponte, prima di r enderla defin itiva. Orbene, lasci passare anche la mia, che non è acqua di torrente impetuoso che travolge; è acqua rumorosa di r uscelletto vivace, che, gorgogliando, mormora: Chiari.te, semplificate . . .... mentre continua saltellante il suo corso senza pretese di n ulla demolire, ma colla speranza che l'eco dei suoi mormorii si Tipercuota tra le robuste arcate del ponte, che la vede passare. . )

Bari, aprile 1904.

E. MossoLIN lenente col onnello

EDUCAZIONE ED .ISTRUZIONE DELLE RECLUTE

I.

r

L'argomento non è nuovo, ma non per questo ha perduto · della sua importanza come quello che mira a gettare i semi di una sana educazione militare, rifacendo talvolta di sana pianta l'educazione di non pochi individui provenienti da ambienti viziati o corrotti. Non è facile stabilire differenze ~ette e ben distinte fra istru;1;ione e,d educa.zione; tal.ora l'una si compenetra. nell'altra e la completa, tal' altra occorre servirsi clelP istruzione come mezzo d'educazione. E che educare militarment e sia cosa assai difficile non stenterà ad ammettere chi rifletta che l'educazione militare è l'arte di sviluppare nel soldato le virtù per le quali l'uomo, sollevandosi al disopra dei volgari affetti, apre l'animo ai nobìli sentimenti a cui è guida l'onore e sprone la gloria. Ed è appunto per tale difficoltà che i più insigni cult ori delle militari di,,cipline rivolsero a.ll'educazione della truppa og ni loro cnra. Omettendo, per brevità, le n umerose citazioni di insigne autorità militari che si occupar~no della materia quale .il colonnello Ballatori, i generali Ricci, J\farselli, Corsi, Fantoni e molti altri, ricorderò che non pochi comandanti di corpo d'armata, con costanza propria dei forti caratteri, richiedono annualmente, che ufficiali superiori, o provetti capitani, tengano su t,ale oggetto conferenze di presidio; e più recentemente ancora se ne occupava il Ministro che ora presiede alle sorti della guerra con una splendida circolare nella quale, premesse non poche sa,gge e pratiche considerazioni -~30 -

ANNO XL IX•.


2046

EDUCAZIONE ED IS;f'RUZIO.NE Dl~GI,E RECLU'rE

sull'istruzione delle reclute, conclude di avei• avuto di mira col suo scritto richiamare soltanto l'attenzione sullo spirito secondo il quale simile importantissimo compito vuol essere inteso, segnatamente per quanto concerne la parte edii.cativa. L'argomento dunque, per quanto vieto, è tutt'altro che es~urito, cori1e risulta pure dall'affannosa ricerca per parte di tutti di un metodo ritenuto, per unanime consenso, adatto allo scopo. Sembrava che l'ultima parola in materia fosse stata detta dal metodo ginnastico militare escogitato dalla. scuola centrale di tiro di fanteria, la quale pr etendeva di dare in 35 giorni un soldato svelto, disciplinato, istruito in tutto e buon tiratore; ma le polemiche allora dibattutesi su gazzette ed opuscoli dimost1:arono che la guistione, non risoluta, era più viva di prima, e lo stesso Ministero della guerra çlo,7 è far noto che le reclute alla fine del periodo d'istruzione si presentavano abbastanza esercitate nelle istruzioni individuali, ma poco atte alle azioni collettive e pochissimo preparate nelle istruzioni teoriche. Il metodo per altro non era privo di pregio pel principio che l'informava : la ginnastica, e pel modo col quale era attuato : l'imitazione; ma, come tutte le cose imposte, non poteva riuscire -gradito, e, le pecche, ch e numerose sorsero dall'applicazione di esso, il ridicolo tal volta suscitato da qualche esercizìo, non obbligatorio, furono cause più che sufficienti pe1; determinarne l'oblio. Per dire francamente il mio pensiero a me pare che la scelta dei metodi e dei procedimenti per insegnare debba essere lasciata a chi ha il. compito d'impartire l' istruzione, nè mi spaventa la molt iplicità e varietà di essi, g iacchè la d isformità dei procedimenti aguzza l'intelligenza, eccita la emulazione, sviluppa il · sentimento della propria r esponsabilità. I superiori che hanno il dovere gerarchico di sorvegliare e controllare l'operato dei proprì inferi0ri devono soltanto accertarsi che il metodo adottato sia razionale e risponda alle sane norme didattiche comuni a qualsiasi insegnamento e cioè:

EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE DE LLE REOf,U'l'E

2047

a ) .che la successione dei varì esercizi ed in uno stesso

~ ]

[

esercizio la successione dei movimenti sia determinato dalla · n ecessità di passare dal facile al. difficile, dal semplice al -composto; . b) che l'alternare i vari esercizì, e nel medesimo eser-0izio i diversi movimenti, rencla varia l'istruzione con vantaggio del corpo e dello spirito degli istruttori e delle xNlute ; e) che la fatica., vada gradatamente crescendo, combinando con accortezza istruzioni più o meno affaticanti con riposi che dovranno sempre più diminuire di numero e di dura.ta . Sotto questo punto di vista il metodo della scuoJa centrale di tiro di fanteria, in difetto di altri meriti, avrebbe .avuto semprn quello di rompere il monotono, vieto ed illogico sistema fin a.llora quasi universalmente seguìto d'insegnare secondo la progressione scritta nei regolamenti, i quali nella ìoro compilazione, per ragioni ovvie a comprendersi non poter ono avere di mira nessuna progressione di' . <lattica ch'essi stessi si guardano bene d'imporre. perchè il metodo ritenuto più adatto a conseguir buoni r isultati nell'istruzione delle reclute sia applicato, occorre anzitutto impartirla ai graduati che le devono istruire, onde .s arà necessario vedere a <.:hi spetti preparare convenientemente gli istruttori. . Il regolamento d'istruzione e di servi:>.io interno per la. · fanteria, quale venne modificato dall'Atto 1'7o del 1896, ha orea.to un equivoco che prima non esisteva, prescrivendo che l 'istruzione :dei graduati e degli allievi ·caporali, di massima, debba esser fatta per battaglione. l:1. questa modificazione si appigliano i poco volenterosi ,e coloro pei qua.li l'esiguità dei disponibili è di ostacolo al oom pimento dei propri doveri, mettendo in non cale la prescrizione che affida l'istruzione delle reclute alle cornpa.gnie. Essi non pensano che l'esiguità dei disponi bili non potrà a meno d'influire vantaggiosa,m0nte sull'efficacia dei risultati ) come oO'Ìustamente osservava il ministro Pelloux nel

Ma


2048

EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE DEU,E RECLUTE

1892 con una circolare nella quale era detto <!he quest'esiguità appunto si presta molto bene a svolgere la parte importantissima dell'educazione, permettendo ai comandanti di compagnia di conoscere intimamente i propri dipendenti col rivolgere loro di frel1uento la parola, interrogarli, interessarsi a loro, alle loro famiglie, esercitare insomma su d1 loro quell'influenza che si ottiene molto più agevolmente nei rapporti personali che non in quelli generici che si possono avere in una collettività numerosa . Del resto se si domanda a quanti sono, al pari cli me, padri di famiglia se desiderano che i loro figlinoli frequentino scuole molto o poco numerose, tntti concordemente opteran no per queste ultime, essendo evidente che il profitto, a parità di altre condizioni, sarà tanto maggiore quanto minore sarà il numero dei componenti la classe. Il sistema dunque di eseguire l'istruzione e la preparazione dei graduati per battaglione, o peggio per reggimento, tende soltanto ad annulJare la. responsabilità dei comandanti di compagnia che coi nuovi regolamenti si ebbe in mira di ottenere. Anatema dunque al capitano che rinuncia al nobile còmpito di istruire, di educare, d'infondere nei suoi inferiori tutto sè stesso. Egli così facendo dimostra di non comprenclere che non è più, come in passato, uno strumento d'ordine nelle mani dei superiori, ma una mente direttiva che ha diritto a.lla libertà d'azione, a.I sentimento di responsabilità. e d'iniziativa che tanto hanno elevato il prestigio del grado ohe riveste.

EDUCAZIONE ED ItiTRUZIONE DELLE RECLUTE

·'

2049

Quel regolamento, per l' intrinseco suo valore, per _le preziose massime di sana educazione e di elevato sentimento militare conserva tutta la freschezza e l'opportunità. che aveva all'atto. della sua pubblicazione, nonostante che una pel'sonalità militare di grado elevato gli ab_bia l? s~orso anno lanciato contro i suoi strali, abilmente ricacc1at1 nella fa. retra da un poderoso articolo della Rivista di {'an_te1·ia .. Ed ora tornando all~ preparazione dei graduati aggrnn gerò che prudenza ed esperie~za. co.ns~glian~ di destinare per l'istruzione delle reclute 1 m1ghon per autor~volezz~, pazienza, attitudine all'insegnamento ; ma nel designar~ 11 numero farà d'uopo procedere con una certa larg hezza, rncludendovi qualche allievo caporale che prometta bene, o eh~ sia in grado di essere promosso alla venuta della nuova -classe di lev1t. Se il lavoro cli preparazione è fatto bene, all'arri vo d~lle reclute poca sarà la fatica clel comandante la ~011:1pag~1a e molto promettenti saranno i risultati. Tutto s1 ndnrra ad invigilare che l'insegnamento proceda secondo quanto venne predisposto. · . , . Riassumendo quanto ho già esposto concludero col dire che, a mio parere : 1° I,a preparazione degli istruttori e dl'llle reclute deve essere fatta per compagnia; 2° Tale preparazione è di speciale competenza del capitano ; . . 3° Non occorrono vincoli per l'adozione d' un metodo a preferenza d'un altro, purchè quello prescelto soddisfaccia alle condizioni didattiche di qualsiasi insegnamento.

II. Nelle poste premesse ho già avuto occasione di ricorrereall'autorità del regola.mento di servizio interno; e poichè anche in seguito dovrò citare quell'aurea guida mi sia lecito tributargli fin d'ora tutta l'ammirazione che merita indipendentemente dall'obbligo disciplinare che impone l'osservanza delle prescrizioni in esso contenute.

III. Ciò posto entrerò nel vivo della questi~ne ed e~p1:imerò il mio pensiero sul metodo al quale vedrei volentieri data la preferenza. CPa:le metodo è quello che ha per : ondamento la ginnastica, considerata come mezzo e fine a se ste~sa.' nel senso di ol,tenere soldati educati ad affrontare qua.ls1as1 pe-


2050

2051

EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE DELLE REOrJUTE

EDUCAZION.8 ED I S'l'RUZIONE DELLE REOLUT~;

ricolo, atti alla g uerra per coraggio, valore, spii:ito di abnegazione e di sacrifìzio, fedeltà al Re ed alle patrie i~tituzioni. Anche gli eser cizi. meccanici fatti fare con discernimento possono servire a scopo educativo, purchè si ricorra alla persuasione, ed in ogni atto, in ogni esercizio si tenda sempre di infondere :fiducia in sè, nei compagni, nei capi e ad ammaestrare coll'esempio . In questo appunto la nostra scuola deve differire dalla clericale. Noi dobbiamo ad ogni istante poter dire ai nostri inferiori di imitarci in tutti gli atti della vita, che abbiano, o no, attinenza al servizio, mentre com'è Ùoto, la scuola clericale è rappresentata da padre Zappata ch e predicava bene e razzolava male. Stabilito come base de11' istruzione la ginnastica, considerata anche sotto il punto di vista ·educativo, rimane a dire come essa, e tutti gli esercizi: che ne dipendono nelle varie manifestazioni pratiche, debbano insegnarsi. A mio modo di vedere, il mezzo più efficace a raggiungere F intento è l'imitazione che, fra i tanti ·vantaggi, offre pur quello di obbligare l'inferiore a specchiarsi, a modulare i suoi atti sul snperiore. Quindi vorrei vedere ba.udita qualsiasi spiegazione) spesso oziosa,, inutile sempre. Il soldato nuovo alle armi, più dell'anziano, ha la mente rivolta agli interessi, agli affetti recentemente lasciati, onde ascolta i:p.a non sente, e la parola dell'istruttore non oltrepas- · serà la membrana del timpano, giacchè l'azione del neofita è limitata a quello che vede fare. L'. istruttore quindi dovrà far vedere i tempi ed i movimenti che vuol insegnare non soltanto stando di fronte alla clas~ ma mettendosi in posizione ident ica alla classe stessa, e se· per avventura s'a.ccorgesse che v'ha chi trova difficoltà ad imitarlo dovrà, lasciando la classe in riposo, curare l'esecuzione per pfirte él:i quel tale con molta pazienza, senza ma.i toccarlo o mortificarlo. E perchè possa con colpo d'occhio vigilare l' intiera classe farà d'uopo ch'egli ne stia sempre a debita distanza. Sarà questo utile tirocinio per abituarsi a guidare il proprio riparto con vero discernimento. A proposito del modo

col quaJe devonsi trattare le l!eclute il Minist ero della g uerra nella citata circolare dice: « Si·ricorda essere di suprema ne« cessità evitare ogni durezza di modi e cli pa.role, giacchè « l'autorevolezza ed il prestigio dei superiori non scemano « ma si avva.lorano colla correttezza e l a:ffabilità del tratto « e del linérua(Tgio pienamente conciliabili con la fennezz~i e O Dv ~ l''imperiosità del comando ». P arole d'oro che purtroppo non veclo sempre applicate in pratica,. 1

IV. Abbozzato nelle sue linee generali il sistema che vorrei vedere seguito, passo a stabilire l'estensione da darsi all'i0struzione delle reclute. Il n. 28 del regolamento d i servizio interno preserive che lo stabilire tale estensione è di competenza del comandante il reggimento il guale dovrà porre mente che nel periodo cl~ 12 od 8 settìmane le reclute sieno condotte a tal punto d1 istruzione da poter essere r iunite agli anziani, concorrere con essi nel servizio territoriale ed essere inquadrate in reparti mobilitati. I limiti quindi da assegnarsi a ciascuna istruzione devono soddisfare alle suesposte condizioni e perciò li stabilirei come segue: Ginnastica. - Quell11, con l'armi e senz'armi ed il più che si può cli q nella agli attrezzi. Istmzfone su,l ti?-o. - Il necessa.rio per tirare al bersaglio ed eseguire le varie pulitnre, eccetto la straordinaria, colla cono:?cenz.a dei nomi ché si danno a.lle parti che si toccano (nomenclatura). Ginnastica del punta.re. Regolamento et ese·rcizi. - Scuole individuali e di riga. Maneggio d'anne. Scuola, di plotone in ordine chiuso e sparso. Codice penale - Reati più comuni e relative })E'ne Reati militari. ' ' Regolcw1,ento di disciplina. - Ricompense - Giurament o. - Doveri b(Tenerali di OO'ni militare. - Doveri degli inferiori o ~


2053

E DUOAZIONE ED I STRUZIONE DEl,T,E RlD0!,01:E

EDUCAZIONE ED I STRUZIO NE DELLE REOLU'l' lt

Doveri fra eguali. Doveri del soldato - PonizioriÌ - Domande - Reclami - Modo di presentarli e loro effetti. Se1·vizio te1·1·ito1·iale. - Doveri delle guardie in generale e delle sentinelle in particolare - Modo di ricevere ronde, ispezioni, ecc. lstriizione rno1·ale. - I capitoli del regolamento di disciplina che si riferiscono al sentimento del dovere ed all'onor militare, allo spirito di abnegazione e cli sacrificio, all'affetto al Re ed alla patria. Ist1·uzioni va1·ie. - Nomi dei superiori - Affardellamento - Segnali di tronb}1 - Regolamento sull' igi€J!le --- Assegni ecc., quel tanto che è indispensabile da conoscersi da un soldato. Per l'insegnamento di tali materie ritengo riprovevole il sistema di riparti-orari che tutto vogli ono prevedere pClr giorni, per ore, persino pei casi di pioggia o cli buon tempo. Questi r~parti sono, a mio credere, la negazione della logica. Basta un'esercitazione rimandata, un giorno di pioggia più del previst.o, un acceleramento, d'ordine superiore, in una data istruzione per farn e cadere la più sapiente architettura. D'altra parta se è vero che spetta al comandante la compagnia stabilire il metodo che intende seguire, non è meno vero che all'ufficiale incaricato dell'istruzione delle reclute debba essere lasciata la sua parte di responsabilità ed il mezzo come sviluppare e far valere le sue qualità, fra le quali deve trovare posto il sentimento del1' iniziativa1 là dove manca.no gli ordini del capitano. Un riparto come guida sul modo d'impiegare il tempo è necessario, ma desso dev'essere a larghe vedute e tale da dare mezzo all'ufficiale subalterno di studiare i part'iéolari d'esecuzione e soddisfare le giuste esigenze del proprio capitano. · Secondo me, supponendo di dovere fare un riparto per istruire in otto settimane, senza contare quella nella quale ha luogo la vaccinazione, dividerei le nove settimane in quattro periodi che chiamerò di prepa1·azione, di di?-ozza-

mento, di intens-ità e di pe1feziona·1:iento, e vor_re~ c~e l'estensione e l' insegnamento delle srngole materie 1~ ciascun periodo fosse quali appaiono dal seguente specchio.

2052

I. (di preparazione) Settimana di vaccinazione e la eet,timana.

IST RUZIONI 'l'EOnJCH ll

IST Rll'l.lON I l'llA'l'ICH B

l'llfllODl

Is:ruzione individuale ma rciando, compreso il saluto - Ginnastica e mov imenti ginnas tici senz'armi.

I Buon contegno - No~·roe i~ienic~e eleme~tar1 Asseg01 - Pratica del fucile . Puota°;lento - Nozione s ulle 1·1co mpense.

I

II. (di dirozzamento) 2• e :J" ·settimana.

I s tr u zi o n e individuale eia fermo e col!' arme - Carica e fuochi Ginnastica. coll'~rmi e musicata.- Ginnastica del puntare.

III.

I Completare i due periodi precedenti - Esercizi

(intensivo) 4 •, 5• e 6" settima.Ila..

1

pel combattimento individu ale e di ~quadra - Scbnma. col fucile Jniiio del tiro alla 6" settimana .

Pratica del fuci le - Pun· tawento Nomi dei superiori - Nonne i <>-ienicbe - Buon contegno - Regolamento di disci pli na. ·

I

Comnletare i due periodi prècedenti Regolamento di discip lina e dl servizio niterno Codice penale.

IV. (di per fezionamento) '7• ed s• settimana.

Istruzioni di plotone in Ripetizione dei regola-: menti dei precedenti ordine cbiu~ e_spar~o j pel"iodi - Se,·vizio terin piazz~ d armi ed 1n ritori ale teori co-pratico terreno vario - Conti- Regolamenti vari : nuazione e Boe del tiro (licenze, uniformi, ecc.). delle reclute.

N IJ _ Comune ai quattro periodi la cors:L per dis tanze gradat3mente crescenti fino ~ ;endere atte le reclute a percorrere { chilometro collo zaino e 2 senta. (N. !O regolamento d'cscl'cii!.


?

2054

EDUCAZION~:; E D I S'l'RUZIONE DELLE. R ECLU T E

EDUCA ZIONE E D ISTRUZIONE DELL E R ECl ,,UTE

V. Questo specchio ha per iscopo cli indicare i l punto in cui ciascuna istruzione dev'essere spinta in ogni periodo ma c~ò. in mo~l~ sommario ed ap prossimativo, non essendo' poss1b1le stab1h r e con taglio net t o là do, e finisce un periodo e comincia il successivo e néppure prevedere gli .i ncidenti che possono portare spostamènti nel riparto. Se volessi addentrarmi nei particolari sul modo d'intendere il ripar to e provvedere all'istruzione ed educazione delle · r eclute andrei a rischio di oltrepassare i limiti di un art icolo di R ivista. Mi contenterò perciò di fare qualche osservazione sul modo d'impartire ]e istruzi oni di mao·O'ior bb importanza. :rim~ pe~ò di procedere a t ale esame fa d'uopo che mi soffer mi un istante sull'impor tante tema dell'educazione del soldato che per me cvmincia in modo pra tico ed istrut ti·vo allorchè egli varca la soglia del distretto. È quindi massima necessità che il personale dest inato a 1:iceve~e 1~ r:cl~te ~ia ot timo sotto ogni rapporto e possa fì:1 dai pr11~1 g10rm .s~rvire di specchio Goll'essere in ogni circostanza irreprensibile nella forma e nella sostanza. Nel giunger e a reggimento si usa da parecchi an ni adcog liere i n uovi iscritti festosamente, marnh ndo loro incontro musica, ufficiali, personale dello stesso disiretto ed andandovi spess.o lo st~sso co~andan te del reggimento, il quale talvolta da loro 11 benvenuto. · . Per quanto in complesso l'usanza sia lodevole per impress10nare bene, no.n trovo opportuno che il comandante il reO'?imen~o facci a discorsi a reclute appena giunte, più o me:(),""' mtont1te da lungo via.ggio e meste pel distacco dalle loro famiglie. Qua~che parola di ·confor to può pjù opportuna. ~ ent~ essere.rivolta dai rispettivi comandan t i di compagnia 1 quali, nel dimostrare lodevole premura col chieder cont o dal viaggio compintor pot ranno parlare al cuore dei O'iovani soldati coll' incit arli a scrivere subito alle loro fa:ig lie.

1

I

r ,..

2055

Anzi a tal uopo dovrà provvedersi a che. sia dist ribuito

g,·atuitamente l'occorrente per scrivere a color6 ch e ne facciano richiesta. I relatori, gelose vestali della massa generale reggimentale, fara nno il viso dell'armi, ma per con tro si dissiperà . . qualche n nbe o malinteso sulla durezza della nuova vit a, si spargeranno semi di simpatia, eh.e potra.nno frut tare. . N è l'opera ftmorevole del rice'i,imento dovrà arresllars1 a questo e, sebbene le reclute arrivino s?ddisfatte di compet enze per la g iornata, non si dovrà lesmar e, sul t otale, un.a tazza di ·brodo o di caffè a q uei tali specialmente che 11 personale di a9compagnamento designer~ come me~1~ abie~ti 0 soffere nti. E questo, a mio credere, 11 modo prn pratico per ubbidire alle sagge prescrizioni del~a succitata. circo~a1~e minister iale che v uole che le reclute gnmgendo a1 corpi n cevano un'impressione tale da rialzarne gli spiriti, da vincere Ja loro momentanea tristezza pel distacco dall a famiglia e dal paese nativo, da distruggere fin dai primi giomi ogni falso preconcetto. . P rovvedute aìle prime necessità dE\H'arrrvo le reclute sono ripa{·tite fra le compagnie ·ed alcuni comandanti usano d~ frammischjare le reclute cogli anziani , affinchè cia.scuno eh questi possa essere di ainto a quegli, altri invece .u sa tenere le reclute a parte, a:ffinchè la per a mezza non g ~as.t1 la buon.a, altri le colloca per dist retto, affinchè l'u no 1;11tenda facilmente l'altro. '.Cutti questi sistem i educativi indiretti hanno vantaO'O'i ed inconvenienti, onde ritengo necessario lasciare ai co~:ndanti di ri parto arr1pia facoltà di applicar e quello che loro sembri più adatto, convinto come sono che pro· clnrrà al certo migliori frutti il sistema della cui bontà è l)ersuaso chi l'adotta, anzichè un alt.ro che sia irnpost,) dai super iori. .. I n ogni caso però devesi porre ben mente ~h.e n~n sia coltivato e n;ietta radice la mala pianta dello spinto eh campanile. , . . Sarebbe assai opportuno che i graduati addetti alle reclute fossero esenti da qualsia.si servizio. Essendo ciò cosa


EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE DE LLE .RECLUTE

2056

ED UCA ZIONE ED I STl'.WZlONE D ELLE REOLU'l'E

assai difficile ed essendo pure inevitabile che non venga a . n_ianca.~e qualche istruttore per malattia, licenza od altro n terre1 che fos se ~on veniente, :fin dall'inizio dell'istruzione: assegnare ad ogm squadra un istruttore ed un sottois tru tt~re, che possa, ,..}l'occorrenza, sostituire il primo nei casi d1 ass_enz~, come troverei assai ben fatto che la divisione ~rgan~ca m squadre coincidesse con quella stabilita per la 1stru2.1one. a ~'a:ffiat~m~nto ~r~ s~~pe:i~re ed inferiore se ne a.vvantag0e1ebbe, 1 un1form1ta d md1nzzo non verrebbe scosso e si darebb1~ ~odo al superiore di conoscere più sollecitamente, 0 meg,10 d 11' · 11 can1Ltere del neofita ' le sue tendenze, 1e qual"1 t'a 0 ammo e ~uelle fisiche. Ma queste ed altr e cure che si po~sono esco?1-tare per influire favorevolmente sull' animo di ch1 per la pnma volta imprende il servizio militare a nulla varrann_o se ufficiali e graduati di truppa non smettono dalla non ma1 abbast~nza riprovevole abitudine d i comandare, di es'.gere 11a.demp1mento del proprio dovere, col frasario delle mmacce. ~ assai_oo_m une ~dirè ad ogni istante nelJe caserme, la voce d~1 super:on, s_pecialmonte di truppa, che per vttenere ubbidienza mmaco~ano castighi o rapporti od i fulmini del tal 0 tal ~lt1:o ~upenore. E non contenti di .scalzare per tal modo la d1sc1plm_a ~anno finta talvolta di perdonare con un pretesto q ualsias1. Gi~ fi n dal_1~59 il_ nostro De Crìstoforis con parole r ov~n la ebbe a st1gma.t1zzare tale operato sintetizzandolo poscia ~ella formul~. « Non _minacciate mai, non perdonate ~ mai » E pos~enormente 11 nostro regolamento di servizi.o mter~o ebbe a~ illustrare tale sentenza col seguente scultorio « pen~do : ~ lla perseveranza l'ufficiale deve aggiungere l'e< 3?-ergia e l'm:fl.essibilità ma ciò con quella calma severa che « non m ina~cia mai, che neppure pe:rdona il poco zelo e la < ma~a voglia e che perciò ispira profondo rispetto e fa l'in< fenore arrend evole per intimo convincimento » Il .· , h l' . . . g ua10 e c e esempio vien dall'alto, giacchè il primo atto della

2057

vita militare che compie un volontario è improntato a,d una

l

minaccia (1) . Nè qui è tutto perchè il mal vezzo di minacciare e perdonare è intimamente legato coll'altro di spaventare ed impressionare la gente col quadro tetro delle punizioni o delle pene. Non una, mà pii\ volte mi è capitato assistere ad esami di r eclute che ripetevano benissimo, senza sapere che cosa effettivamen te fossero, le pene infamant i e le non infamanti, tutlie le pnnizioni disciplinari e non avevano idea di ricompense di nessun genere. È risaputo che potenti molle a. fare bene sono : la speranza cli premio, il timore di castighi; ma quale orizzonte più liinpido, più nobile, più sereno non apre la prima via in confronto della seconda ! Se l'educatore riuscirà; acl impressionare bene la recluta con un quadro smagliante di premi cui può aspirare collet.tivamente ed individualmente, non soltanto nel campo del valore, ma eziandio nel modesto esercizio dei proprii doveri del tempo di pace; se di questa recluta si coltiveranno gli affett.i che nutre per la famiglia, pel loco natio, per la :fidanzata, facendogli baleMre la speranza di potere, appena istr~lito militarmente, abbracciare i snoi cari, molto più facilmente potrà esigere ed ottenere con lieto animo l'adempimento dei doveri imposti dallo Stato militare. Per altro i primi semi della sana educazio11e che per tal modo vengono sparsi non devono andare perduti, fuori della caserma, ed a. mio modo ·ai vedere, dànno indizio d i tra· seuratezza e di poco interessamento i comanda,nti d i compagnia che per mettono che le reclute v~dano vagando come allocchi per le vi e della città. A.i cittadini ben pensanti quel contegno da babbeo dispiace e fa pena e la stessa recluta può trovarsi a-mal partito se sarà avvicinata, come non di rado avviene, da q ualche . male intenzionato che coglie il destro per farle sfregio, derubarla, o peggio. Ritengo perciò ottimo (i) 1~ noto c.he l'atto (l'arruolamento mori. 68 conclude • Il tal dei tali fatto conscio delle pene commlno1e cii disertori t)rometle cl i serv iro con fedel tà ed onoro.


2058

EDUCAZIONE E D lS'rfWZIOKE DELL E ~ IWLUTE

EOCTOAZIONE ED ISTRUZIONE D.ELLE RECL UTE

sistema d'educazione il prescrivere che soldati anziani di buona 0ondotta accompagnino ie reclute, preferibilmente del proprio distretto, per un certo n umero di g iorni durante l'uscita libera; anzi il comandante la compagnia, a, dimostrar~ l'int~ressame~to che prende pei suoi n uovi dipendenti, dovra pr escrivere che sia dato loro 11 mezzo d'impostare la lettera, già scritt1.1 ai parenti o di t elegrafare; o~sia curerà che sia anzitutto insegnato l'ufficio postale e telegrafico e posciri insieme alle _bellezze od alle curiosità arti. sti_c he o _m ~nu_men~ali ~ella guarnigione, anche gli alloggi dei supen on d1rett1 e gh ufficì più impor tanti. Così facendo si sviluppa lo spirito di cameratismo si cementa l'_u~1ione. fra superiore e inferiore e si ad6p~1'.a un m~zzo ~1 1struz1o~e che non costa fatica e risparmia tempo all ufficiale. Infatti, escluso che l'anziano, di ottima condotta possa abusare della, recluta per es torcere danaro si avrà i~ lui un in volontario coadiutore, per la naturale tei;denza che il ~oldato istruito ha di spiegare al collega quello che ancora ignora; onde la nomenclatura del terreno, la desio-nazione dei corsi d'acqc1.a, i nomi di questa o q nel] 'altra lo~alità ed altre nozioni varie saranno apprese senza sforzo. Dato cogli espressi provvedimenti un primo indirizzo all'anda~1er~to . g~n_erale e~ucativo vengono iniziate le prime operaz1on1 _di vis1~a medica, \7 accinazione, vestizione, ecc. I n questo periodo d1 tempo ben poco devesi dedicare all'istruzione tecnica veramente detta e ~utta l'attività dell'istruttore deve essere rivolta a far sì che la recluta smetta al più presto la naturale goffaggine dovuta alla differenza di vestiario, di. professione, di abitudine. . Cure assidue saranno quindi rivolte al modo di vestire d~ ~1arciare, ~i- salutare marc~ando, ·alle prime e più essen: z1ah regole d1 contegno. S u t ale proposito l'attuale Ministro dell~ guerra così si esprime: < All'illuminato regime d isci« plmare e_ d ucativ? che, sulla base delle prescrizioni rego« lame~tari, d:ves1 con · particolar cura esplicare verso i < nuovi soldati porterà un largo tributo l'interessamento vi~ gile ed incessante. da parte degli ufficiali per tutto quanto

ha tr'atto al benessere della truppa. E questo int eressamento « dovrà esplicarsi anche specialmente nella istruzione pe~· « bene abbigliarsi, che dovrà far parte di quella scuola d1 « conteg no che, sebbene non più espressamente prescritta, « è pur sempre inteso non doversi trascurare per ottenere « che il sotdato acquisti e conservi aspetto e portamento « marziale ed nrpanità di tratti, così da apparire anche este< riormente, ciò . eh' egli dev'essere nel suo intimo cioè: « l'uomo conscio, compreso .del suo alto dovere di efficace« mente concorrere col suo braccio alla difesa del Re e ,,. della Patria . « L'idea di quest'alto dovere dev'essere la. prima ad in« stillarsi nell'anima dei giovani soldati e dovrà poi. sempre « incessantemente essere mantenuta viva ». Sì, è ora più -ch'e mai necessario che la forma serva di mezzo per raggiungere lo scopo di eductLre, bene educar e e fortemente educare la giovine genera,zione ai santi ideali di Re e di Patria. L a sormontante marea che la prop·aganda dei partiti sov· versivi prepi.1ra col far balenare agli occhi delle masse ignoranti od illuse miraggi di benessere collettivo, forse non raggiungibile ma.i, non può essère combattuta col silenzio. A lla parola occorre contrapporre parole, e fatti ai fatti per svellere dai cuori dei pochi ingannat i, più che colpevoli, che annualmente il paese manda alle anni il velenoso seme di odio, di sospetti, di disprezzo per le patrie istituzioni e segnatamente per la milizia b'ollata (Ahi ! quanto ingiustamente) col no1+1e d'improduttiva. Se le sa,gge direttive date dal Ministero, completate dall'opera dei nostri capitani, sagace spesso, volenterosa sempre, saranno seguite, se si prenderà occasione anche degli atti più materiali della vita per ammaestrare e sopratutto educare, noi nell'acquistare l'intima convinzio~ di avere adempiuto al mandato affidatoci, restituiremo, all'atto del congedamento, al nostro paese cittadini on~sti e laboriosi in cambio dei tralignati ch'esso ci diede.

«

1

2059


2060

EDUCAZIONE ED ISTRUZIO NE DELLE RECLUTE

VI. Ed ora trattiamo dell'istruzione. Noterò anzitutto che essendo stato delineato il ripa.rto a grandi tratti sarà, necessario che il capitano lo illustri e lo spieghi ai suoi ufficiali, mettendo in luce le parti che più presto e meglio. devono essere insegnate, accertandosi che il metodo cli · insegnamento che vuol vedere applicato sia ben conosciuto. Gli ufficiali, a loro volta, il giorno innanzi all'inizio di qualsiasi nuovo esercizio, od anche pochi momenti l)rima, chiameranno i graduati per ricordare loro il modo d'insegnarli e ricorreranno, se occorre, a mezzi grafici o materiali che valgano a rendere bene il concetto che si vuol esprimere senza essere poi obbligati a perder tempo allorchè l'istruttore si troverà alla presenza della classe. Ritengo essere questi ricordi, questi accenni del momento di somma efficacia e tali da rimediare, almeno in parte1 anche ad una preparazione di graduati insufficiente o non troppo ben fatta. . E giacchè sono sul tema dell'·istruzione, più che trattare dei metodi e dei procedimenti che riterrei utile di vedere adottati, mi sia concesso accennare più specialmente ai aifètti nei quali comunemente si cade nell'impartire l'istruzione alle reclute. Ed infatti se è vero, ciò che è universalmente ammesso, che. in ogni insegnamento si debba procedere dal facile al difficile, dal noto all'ignoto, non si riesce a comprendere come vi sieno ancora istruttori che si ostinano ad impalare la génte appena giunta alle armi colla non facile posizione di ctttenti ed altri che insegnano il saluto di piè fermo prima di quello in marcia, dando ltiogo al goffo spettacolo che durante l'uscita libera si n ota nel vedere giovani soldati abbandonati a loro stessi che coll'aria propria dei gonzi, sulle pubbliche vie si fermano, si contorcono, si disorientano al pàssare di ogni superiore che devono, salutare.

EDUCAZIONE ED,.1STRUZIONE DEU,E RECLUTE

2061

Del resto un esame un po' più particolareggiato delle materie d'insegnamento mi metterà in g rado di rilevare qualche altro difetto comune alla gran maggioranza degli istruttori. E poichè le istrnzioni si dividono in pratiche e teoriche comincerò· a fare qualche cenno delle pratiche. .Regolamento d' ese1·cizi -

ùtrnzione incliviclttale.

Il regolamento di servizio interno e quello di esercizi su tale argomento si completano. Il primo dice : « Per le condizioni del combattimento odierno è, più an<< cora che pel passato, di massima importanza l'istruzione « e l' educazione individuale». E l'altro: « Essa è la base dell'addestramento della truppa e della « sua preparazione alla guerra, perchè solo con l'a·ccurata, e « diligente istruzione di ciascun individuo si ottiene armonia « di atti ed intensità cli sforzi nell'azione collettiva. Gli er« rori commessi in ble istruzione lasciano spesso conse« guenze che più non si rimuovono, nè si attenuano colle « esercitazioni d'insieme; è perciò dovere .di chi ad essa è « preposto di dedicarvir;i con assidua diligenza ed instan« cabile operosità ». Parole d'oro che dovrebbero essere sempre presenti alla mente dell'ufficiale . cui è a.ffidato il difficile compito di istruire r eclute. Già ebbi poco fa a biasimare htbitudine di alc;uni istruttori che, per seguire· la progressione del regolamento, insegnano la posizione dell'attenti prima q,el 1m.rciare e del salutare marciando; e si comprenderà la ragione del biasimo se si pensi che la recluta sa già marciare, sa già muovere le braccia e portare le mani al cappello, quindi è pìù naturale insegnargli la cadenza e la convenzione di iniziare la marcia sempre col piede sinistro, anzichè ren· · derlo immobile nella posizione di attenti. Tale procedimento è all'antitesi con tutto il sistema d' istruzione e di educazione moderna c.h' è libera, spigliata, elastica. ·13J. -

ANNO lU,IX ••


2062

EDUCAZIONE ED IS'l'lcl.UZIONE DELl,E RECLUTE

EDUCAZIONE ED IS'l'RUZIONE DELLE REOJ,GTE

Nè questo è il solo fatto caratteri-s tico. Insegnata più o meno la posizione di attenti si pretende dalla recluta l'immobilità e nel correggere i difetti le si impedisce di accertarsi dell'errore col guard~rsi e si ritiene che il semplice tatto basti a mettere le varie parti del corpo nell'atteggiamento richiesto; e non si pensa così facendo che la più bella correzione è quella di far vedere, e direi quasi toccare il proprio errore. Se la recluta si rende conto da sè degli errori che commette, si correggerà certamente più prest o e meglio. :E potrei continuare per provare tutto il tempo che si sciupa per insegnare la posizione di spall' -arrn ; che mai si ottiene giu·s ta per mancanza di punti esatti di riferimento , del p1·e. sentcit'-a1·m che resta sempre coi soldati pencola.nti a destra. e via dicendo, se non temessi di ripetere cose a t utti note. Non posso per altro fare a meno di rimpiangere il tempo che si perde per l'in utile ed incomoda posizione d i fianc'-ar·m che per ht sua rigidezza rende pure difficoltosa la marcia negli sfi · lamenti . Passerò q uindi senz'altro alF istruzione di plotone. Per quanto si faccia e si dica in contrario, allorchè viene iniziata l' istruzione di plotone veramente detta, le reclute sono ipotecate alla piazza d'armi, se g ià nol furono precedentemente, ed in piazza d'anni si compie poi l' istrnzione d i compa.gnia, di battaglione e, se po.,sibile, a.nche di reparti maggiori ed ivi si fanno i rispettivi esperimenti. In questi ultimi tempi l'argomento tanto dibattuto peì passato ha preso n uovo vigore. Già circa 20 anni fa l'arciduca Giovanni Salvatore nel suo opuscolo Addest?-m·e od educa1·e notava che la piazza d'armi non era il talismano per avere la vera disciplina. E più t ardi il Dragomirow seri veva : « Sulla piazza d'armi « il lavoro pér quanto faticoso è tuttavia facile, perchè non « esige alcuno sforzo intellettuale; in esso gli spiriti più li« mitati riescono, e per con verso lè più belle intelligenze, « a llo1:chè ·si chiudono nella piazza d'armi e nnlla vogliono « vedere al di là, s' impiccioliscono, si atrofizzano e dormono « il dolce sonno della 1·0titine ». Più recentemente ancora la Rivista di fante1·ia, a cui ha fatto eco quella militare, ha spez-

2063

zato una lancia in favore della totale abolizione delle piazze d'armi. Oh! a.nime vaganti degli abili manovrieri per inversioni, per marcie in battaglia, per colonne che da destra vanno a sinistra e viceversa, l'anatema è scagliata sul vostro campo d'azione, ed anatema sia di fatti e non di parole, perchè soltanto nel terreno variato e non in q nello convenzi.onale delle piazze d'armi l'ufficiale potrà dare prova della sua .inf:el_liaenza. del suo buon senso) della potenza del suo raz1ocm10, dell' i~tuito della situazione. Però sino a quando esisterà un apposito r egolamento per riviste e parate, che hl1 più pag~n_e di tutta la scuola di battaglione nel regol~imento d'eserc1z1, sino à quando, come già notai, si dovrà perder tempo ad insegnare un'apposita posizione per .sfilare. in parata,, sin.o a quando si giudicherà della bontà d1 un riparto, dell o~·dine, della disciplina che vi regnano, dal modo col quale si_ presenterà alle riviste l'anatema resterà senza valore, le d1sser' .. tazioni accademiche continueranno e la truppa coi rispettivi ufficiali seo·uiterà a aiostrare in piazza d'armi. o o 1· Nel terreno vario, buon maestro per la truppa e per g 1 ufficiali si potranno più opportunamente fare esercizi di « aclun~ta » t,anto raccornanclati dai regolamenti e tanto trascurati. Anzi a questo proposito dirò che riterrei utile c?e le adunate fossero fatte in tutte le direzioni e, negli esercizi di unità superiori al plotone, anche in tutte le formaz ioni; ma trattandosi di r eclute, a cui tutto fa d'uopo insegnare, tutto spesso corrego·ere riterrei fosse assai più opportuno abi' b ) . :ffi tuare iÌ plotone a disporsi nelle adunate di fronte _all'u -ciale su d ue righe nello spazio compreso fra due gmde che segnano le estremità del plotone e che saranno state preventivamente collocate. Nelle aclun·ate dopo i frammi~chiamenti si dovrà pretendere che i g regarì si pongano agli ordini del primo u~cia l~ o o-raduato che trovano, essendo più necessario in quei casi ris~abilire sollecitamente gli ordini che cercare il proprio comandante. Ma un difetto, per quanto da qualche anno attenuato, che pur generalmente si nota, è la mancanza del

)

..


1 2064

EDUCAZIONE ED IS1'RUZTONE DEJ,LE REOLU'l'E

piu assol uto silenzio nelle righe. Se fin dal primo giorno s'insistesse sull'imprescindibile necessità del silenzio, anch~ sul riposo ( n. 15 · R egolamento d'esercizi ), se s' inculcasse che l'unico momento in cui il soldato armato ed in riga può apr ire bocca è per avvertire il compagno della cessazio:r;i.e .-del fuoco, r.el caso che non ne avesse udito .il segnale od il comando, oh! g uanto se ne avvantaggerebbe la disciplina in generale e quella del fuoco in particolare. Ed in ciò molto possono gli ufficiali, sia insistendo fin dai primi giorni su questa necessitit disciplinare, sia col da.re l'esempio astenenclosi sotto le armi dalle vibrate corre,ùoni accompagnate da dissertazioni e da comandi dati con tuono di voce esagerato; anzi ad accentuare sempre più l'importanza da darsi al silenzio sotto le armi, vedrei assai volentieri che, a somiglianza cli quanto già praticasi in cavalleria, si stabilissero anche per la fanteria segnali da tener l uogo dei comandi nelle evoluzioni varie. Ginnastica. - F orma, eome ho detto, la ba,:e del sistema cl' istruzione e di educazione come fattore importante per ispirare fiducia nelle proprie forze e rendere atto il soldato a sfidare pericoli, acquistare coraggio, ed ucare sè ed altrui al sentimento del reciproco aiuto. Nell' impartirla non bisogna mai perdere di vista lo scopo a cui si deve tendere di rendere cioè « i riparti di fanteri11 « atti a man·ovrare energictunente a lungo e sempre ordì« nati nella mano dei capi anche nei terreni più acciden« tati e più difficili » (1; . Sotto questo punto di vista non parmi che da noi la ginnastica di ri parto abbia ottenuto l'onore che merita., dovendo essa, a mio . credere, formare il caposaldo di tutte le istruzioni cli con1pagnia. ~~d ogni modo non si è giunti acl ot-tenere · il prescritto dal regolamento che vorrebbe gli osta coli da tutti superati nel minor tempo possibile, col mi nor· dispendio di forze, in silenzio ed ordine.

· ( I)

JWUOAZIONE ED I$'1'RUZ!ONE DELLE REC LUTE

l

Istruzio ne sulla ginnastica.

>

2065

L'insegnamento della ginnastica dovrà. essere iniziato su- · bito che la r ecluta è stata dichiarata idonea al servizio militare e nei primi giorni riterrei debba proprio ascriversi a caso d i coscienza l' insegnare con insistenza. il modo di cadere nel salto pel quale non veggo sem pr e applicate le norme regolamentari. E dico che il caso panni di coscienza perchè l'esatta osservanza del regolamento fareb~e forse dim.inuire il numero dei riformati per ernia, o colpiti da distorsione od altri rnala.nni. D a circa un anno, per disposizione mini,;;teriale, ha preso un post o abbastanza importante fra le istruzioni individuaii, la ginnastica musicata. Qnesta invero obbliga ad una simultaneita non consentita dalla natura stessa degli esercizi, essendo evidente che la rapidità con la quale ciascun individuo eseguisce un determinato movimento è in ragione diretta dello sviluppo dei muscoli che devono più specia,1mente funzionare in q uel determinato esercizio. Essa per con tro, rompendo la monotonia dell'ambiente, solleva l'individuo che rende meno sensibile alla fatica,, educa l'orecchio al gusto musicale e al tempo; cosa da non disprezzarsi per avere poi le regolari cadenze del passo . Colla ginnastica musicata si possono combina-re svariati e divertenti esercizi con vantaggio del corpo e dello spir ito del soldato. All'esercizio del ballo, raccomandato dal regolamento attuale di ginnastica e che già venti e più anni fa era tenuto in onore nella brigata cui appartenevo come capita.no, non vedo dare ora l'importanza cbe merit~1. Eppure il ballo, oltre ad essere un esercizio ginnastico, dr,.· , grazia al corpo, garbo a.lle movenze ed incivilisce l'animq) Ohi non ha visto i èontadini sardi da rozzi ed ignoranti fare in breve t empo dei miracoli anche per e.ffetto di tal genere di Spo1·t non può farsi idea del quanto giovi indurre la gente a lavorare divertenµola . .lstru,zione sul tiro. - In questa istruzione ha speciale importanza la ginnastica del puntare, la cui attuazione abbastanza assidna, nel periodo d'istruzione per le reclute, non-


~066

E DUCAZIONE ED ISTRUZIONE DELL lè R.ECLU'l'E

'.ll:DUCAZIONE ED IS'l'RUZIO~E DEU,E RECLU'l'E

2067

non può passare a.ll'esecuzione del tiro preparatorio e d'esercizio se non ha ottenuto l'idoneità nell'apposito esperimento istituito per riconoscere il grado d'istruzione acquistato nel puntamento. Parimenti commendevole è l'adozione del sistema detto del triangolino per giudicare dell'abilità a dirigere la linea di mira nel segno prescritta da1P istrU;zi.one sul tiro in esperimento lo scorso anno . An-z i la prescrizione fu applicata nel reggimento da me comandato dando a ciascun soldato un fogli etto di puntamento, sul quale dall'ampiezza e regolaritii dei triangoli si giudica del progressivo miglioramento con grande socldisfaz.ione degli stessi interessati che hanno sempre sott'occhio la prova della loro a.ttitudine in tal genere di esercizio. La pratica pure mi ha dimostra to che il soldato s' interessa e punta volentieri, a,nzichè ai soliti segni d i mira, ad oggetti ben· distinti nello spazio, come la sommità di paraful mini, o campanili, o comignoli, o spigoli di tetto. Nat uralmente ta,le facoltà può essere accordata a chi ha già acquistato sufficiente attitudine nel puntare. La nuova istruzione suJ tiro insiste pure mo lto perchè si eviti il difetto, in verità assai diffuso, di mettere il dito sul grill etto prima che l'anna sia alla spalla. Su ciò dovranno portare, fin dall'inizio dell'istruzione, tutta h1 loro attenzione i comanc1ant,i di compagnia e gli ufficiali incaricati perchè tale difetto, che può Assere fonte di s·v enture in tempo di l)ace, può portare a conseguenze assai disastrose in guerra .. Nè è da trascurare l'insegnamento perchè nella posizione di pronti la fierezza dello sguardo, la test a ben rivolta al bersaglio indichino l'uomo risoluto ad agire e compreso del potere che gli viene dall'arma che ha fra le mani. Non vorrei che si tra,scurasse t ale particolare, come generalmente avviene, ritenendolo fattore d' educazione come quello che abitua a guardare in faccia il pericolo e sfidarlo, se occorre. Parimenti fa d'uopo frenare la natur ale tendenza di sparare con soverchia celerità senza che ve ne sia il bisogno. Il maresèiallo BuQ"eauc1 diceva : « La buona fanteria è -.../ « avara del suo fuoco » volendo con ciò evidentemente in-

vedo colt ivata. in seguito colla cura e la frequenza che il regolamento consiglia. Probabilmente è ciò dovuto al . fat to che nel ·regolamento vigente il fare tale ginnastica è lasciato all'arbitrio dell' i~d ivicluo; ma è da sperare che. venga adottata la, prescrizione del regolamento avuto . in prova nel reggimento, per effetto della quale tale ginnastica viene ordiruita dall'istruttore ed allora volendo si 1:>0trà . ' dare a tale istr uzione l'estensione che merita. Fa parte dell'istruzione sul tiro e si riattacca a queHa del regolamento d'esercizi, la carica e lo sparo con cartucce di esercitazione. Per me questo esercizio, che può essere iniziato sin dal momento in e;ui vengono distribuite le .armi, dovrebbe aver luogo tutti i giorni parecchie volte ed essere fatto sempre con caricatori completi . Durante il periodo d'istr uzione delle reclute il soldato de,ve persino ignorare che esiste un modo di simulare la carica e la ma.niera d'eseguirla; soltanto così facendo egli potrà apprendere a caricare senza pensare, ossia automaticamente. Si sarà ottenuto risultato soddisfacen te quando il soldato caricherà l'arma e toglierà l';) cartucce in pochi secondi anche se bendato od all'oscuro. Invece la conoscenzfi della carica simulata, e l'omissione di far caricare l'arma più volte al g iorno colla car tuccia d' esercitazione porta per conseguenza nel soldato un orgasmo ingiustifica to per tutto qua.nto ha t rat to alla pratica del fucile, specialmente se g li viene ordinato il f~oco accele1·a.to, fuoco che egli, per difetto d'istruzione, cerca. di ottenere, non colla celerità del caricare, bensì coll'omettere di puntare e spesso _col rin~1nziare persino a spianare l'arma nella giusta direzione. · . .A.nche l'istr'uzione di puntamento a,l cavalletto potrà e<;sere cominciata non appena la reol uta fu fatta idonea alla visita sanitaria. E su tale proposito non saprei abbastanza encomiare la prescrizione contenuta nel i·egolamento sul tiro che fo in esperimènto lo scor:50 anno, per effetto della quale ogni giorno il solda,to dev'essere esercitato a puntare contro un bersaglio o segno individualmente e colletLivamente e )

~

r


2068

2069

E D OOA.ZIONE ED I S'.f.'RUZIO~E D ELLE RECLUTE

EDUCAZIONE ED ISTRUZIONF: DELLE RECLUTE

tendere che i l soldato non deve sprecare le cartucce ' sen za la possibilità di trarne r isultati . Ed in q uesto medesimo ordine d'idee il n. 111 del notltro regolamento d'esercizii, dopo di avere inculcato di non sparare senz'aver mirato, soggiunge : « L'aprire il fuoco senza « comando, o lo sparnre volonta.riamente dopo ordinata l a « cessazione del fuoc9 è atto d i solda.to indisciplinato e pu« si llanime » .

scherma col fucile . Quest'istruzion e non può essere oggidì rio-uardata altrimenti che come complemento agli esercizi gi~n astici ch e servono a dare sveltezza e celer it à alla ginnast ica del puntare. Errano q uindi quei comandanti di riparto ch e la considerano come scopo a sè e vi dedi can o ore ch e potrebbero essere più utilmente impiegate. Fatta questa rapida corsa nel campo delle istruzioni pratiche p assiamo a fare cenno delle principali istnizionì teo1·iche .

. Riconosciuto orinai per u niversale consenso essere possibile 111, guerra soltanto il fuoco a volontà riterrei necessario i nsegnare alla recluta una sola specie di fuoco: quella di sei col pi in un minuto, certo come sono che se egli sarà stato abituato a caricare automaticamente in qualsiasi circostm1za di giorno, come di notte, )a vicinanza 'ael pericolo farà natural mente. accelerare il suo tiro. Ma perchè pos:;a egli avere i dea esatta della celerità di tiro che si r ichiede da lu i e controllare da sè stesso il suo operato riterrei assai utile insegnarli la giusta cadenza facendo contare da lui . . , o_dall'1~truttore, da, uno. a dieci in un minuto, come già prat1cavas1 molti an n i or sono. . . Per quanto sia convinto che nella p l uralità dei casi il t iro di guerra sarà non m irato, pure all'ist ruzione sul tiro occorre dare un'importanza grandissima, non soltanto perchè il fucile costituisce l'essenza e lo strumen to princi pale del solaato d i fanteria, ma eziandio per infondere fiducia nel_I' arma propria, educare a sparare con coscienza, e ·n on per paura, sp.1.ananclo almeno l' arma nella giusta direzione ecl evitan.do l'inutile spreco di munizioni. Tutto deve tenclere a fa.re in modo che pel complesso degli esercizi i~ soldato sia naturalmente portato a spianare, a momento oppoTtuno, bene l'arma nella direzione d el nemico. Tale risult1.1to è più difficile ad ottenersi di quanto non p ~ia; esso_è frutto d'istruzione ed educazione pr ecisa, paziente, assidua, costante impartita co11 ·vero in telletto d'amore. . Non spen~o altre paro]~ sulle rimanenti istruzioni pratrnhe o t~onco-pratiche; ma non posso fare a meno cli rilevare come talvolta vedo sci upare u n tempo prezioso nella

VII. I sfruzioni te01'iche. - La maggior parte di tali i5truzioni si riferiscono essenzialmente all'educa,zione, e su tale prop osito in un articolo dal titolo « l!iduoazion e delle mass~» si l egge quanto segue : < Una :forzt nuova è oggi r~ecessaria < al nostro Ministero : la persuasione, se non vogliamo che « l'nbbidienza non si arresti al tributo di segni -esterni, ma < si prepara vigorosa per quell'or a solenne in cui ogni inganno " delle esteriorità for mali cade e la, forza morale' si manifesta < per quello che rea.lmente è. La persuasione, ecco il grande « segreto della moderna opera educatrice, ecco l'unica forza « che sia rimasta i n piedi in questa n ostra età demolitrice, « ecco l'unica virt..ù che sia capace di operare g randi cose « nel mondo moderno ». S ì. non sarà abbastanza detto che i tempi del sic voleo, sic j ~beo sono tramontati e persm1sione occorre in t utte le emergenze della vita. Il solda.to che ha la scarpa grossa e il cervello sottile ha, più che non si creda, l' it!.0;li to della si t uazione ed egli comprendè i disagi e le fatiche che g li sono imposti per inelnttabile 11ecessità e quell i che. potrebbero essergli r isparmiati. È Pv~re qui~di dell> uffici~le. che comptende l'importanza e ht d1fficolta dell a sua m issione, di educare persua,dendo, e con esempi, ragio1.1amenti, avvertenze mette:t'à, l'inferiore nella retta \ria dalla q ua.le non possa uscire ch e con ani,mo deliberato di mancare. Allora la pnn izione severa, inesorabile dovrà ammonirlo e r icordargli i suoi doveri. Se essa sarà i nflitta senza asprezza, senza ani-

f

·~\

'

\. \ ' '',\.

..


2070

EDUC.H~IONE ED ISTRUZIONE DELLE RJWLUTE

mosità al solo ed unico scopo di correzione e di esempio non mancherà di portare i suoi frutti e condurrà lo stesso punito a confessare i suoi tor ti ed emendarsi. A tale pr oposito la Circolare del Ministro della guerra cui ho più volte accennata così si esprime : « Importa avere pre« sente che l'opera educa!;i·ice cui s' intende de,,e mirare alla « massa, pur curando ogni singolo individuo, e che l'azione « del superiore, quando pure rivolta ad uno solo pi·oduce i « suoi effetti sull'anima collettiva dei più . Da gui il supremo « bisogno di evitare anche la semplice par venza dell'ingiu« stizia, dei meno retti o precipitosi giudizii, della debolezza, « della poca serenità -d 'animo per parte del superiore. Perchè < la costui azione educatrice dia buoni frutti ed accaparrando « l'animo ed il cuore dei giovani soldati lì -faccia piegare « volenterosi e convinti alla suprema necessità. della disci« plina è mestieri acquist\lre subito su di loro assoluto ascen« dente e fa d'uopo imparar e presto a conoscerli, studiandone « l' indole, il carattere, le tendenze, il grado d'in telligenza. « Speciali cure dovranno volgersi a coloro che si dimostrano » più o meno refra.ttari all'opera nostra benefica, usando loro « uno speciale r egime edt1eativo, sia per compiere la neces« saria opera di risanamento morale, sia per impedire eh' essi « esercitino sugli altri la funesta azione dei mali esempi ». Non e' è che dir e il sistema educativo è in q ueste parole tni.cciato con mano maestra,· ina qua.li i mezzi i metodi i ' spiegarle ' modi di raggiungerlo ? Basterà parlare alla recluta, i suoi doveri, fare lunghe disser tazioni illustrandole con pra tici esempi ? Sopratutto poi n oi ufficiali abbiamo la coscienza di ttvere sempre operato nel modo che è da.Ila superiore a utorità_ indica~o? La quistione è complessa ed assai. difficile a risolversi . E c·er to che non può farsi a meno del magisterio d:ella parola, l'unico che per le vie esterne possa giungere a l cuore, ma è del pari certo eh' esso è insufficiente. Lasciando che ciascuno nel campo dell' azione si regoli secondo il tem·peramento, le tendenze, le attitud ini sort ite da natura, se mi domandassi quale sarà il metodo da adotta.rsi per persuadere a.ltrui sarei assai imbarazzato a rispondere. Consul-

lWUCAZIONE ED ISTRUZIONE DE LL}~ R E CLUTE

J

2071

ta.ndo il libro che dev'essere la fonte delle nostre ispirazioni in materia : il regolamentò sul servizio interno, troviamo una prescrjzione negativa e cioè : che si d_eve ev~tare l' inefli.cace gioco di domande e risposte letterali che si ferma alla s~per ficie e non entra nell' intimo dell'. i~tellet.to e de~ senti- , mento. Troviamo pure l'altra prescriz10ne di non ncorre~e a lunghe spiegazioni bensì ad esempi pratici scelti con cr.1ter io ; ma questa, sebbene completi la prima., non bas~a; s.i a perchè vaga in sè ste:ssa, sia per la difficoltà di scegli.ere 111 ObO'ni caso con cr iterio bO'li esempi che calzano all' uopo. ' RitenO'O cl1e il metodo l'ler raggiungere l' inte'J'.!.tO non puo essere che soggettivo. Da.to il temperamento; le tendenze, l' istruzione, i precedenti di un ufficiale potrà il siste~a da lui adottato dare ottimi risultati, mentre lo stesso s1stema applicato da un f.Lltro app!Q.ia re a poco o nu.lla. Negli anni 11assatì come capitano provai un ~etodo eh~ dirò dei paragoni o dell e siniil-itiidini che~ me co~·nspose assai bene, specialmente per l'insegnamento di certe 1_d ee as~ratte, quali la disciplina, lo spirito di corpo, la bandrni:a,, 11 sentimento' di solidarietà e di cameratismo, quello d1 abnegazione e di sacrificio e via dicendo. A darne un esern pio dirò clie, per far bene ca.pire l'essenza della disciplinai dopo aver raccontato l'apologo delle verghe rotte ttd una ad una da piccola forza e rimaste intatte riunite in .fascio, in~itavo successi vamentè parecchi soldati ad eseguire da soh un es~rcizio difli.coltoso: alzare una trave pesante, sfondare un uscio, spezzare una catena ecc. E siccome .isol~~amente n?n r~uscivano nell'intento, li mettevo tutti u111t 1 al medesimo lavoro che facevo lor compiere al comando di f'o1·za. Fatto ciò concludevo che l'esser e riusciti tutti insieme nei. loro sforzi con pochi mezzi era dovuto all'avere operato tutti concordemente secondo la volontà. del capo; ciò eh' è appunto l'essenza della disciplina. Ma a dimostrarne la necessità ricorrevo al modo col quale sono costruite le botti che constano, oltre che dei fondi, di doghe e d i cerchioni e dicevo: <i: Se « si togliessero i c~rchioni le doghe cadrebbero a t en:a eia« scuna per suo conto in direzioni di.verse. Ebbene 1mma-


2072

EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE DELLE RECLU'.L'll:

EDUCAZIO!m ED ISTRUZI0.:SE DELLE RECLUTE

ginate che le doghe sieno le parti di cui consta un esercito ed i cerchioni la disciplina,, capirete che togliendo questa l'esercito è disfatto ». Dopo ciò se interrogando le mie reclu te sulla necessità della ·disciplina mi rispondevano che essa era come i cerchioni delle botti, mi tenevo pago perchè avevo la prova materiale che ero stato compi:·eso. Ma dove sopratutto occorre insistere, per togliere dalla mente dei più lo spauracchio che accompagna sempre l' idea della disciplina militare, è sul fatto che tutti a questo mondo, e specialmente coloro che traggono la vita dall' opera loro, sono soggetti ad una disciplina più r igorosa e più tiranna d i quella militare. La disciplina del lavoratore lo rende schiavo del padrone che diventa arbitro di l ui, della sua famiglia, del suo avvenire mentre la d isciplina del soldato è più nobile, più decorosa ed ha conseguenze meno dis'astrose. P er essa l'uomo non è mancipio di altro uomo, ma-di un principio nobile e sacro; l'operato del superiore è soggetto al controllo cli altri superiori dai quali gerarchicamente dipende ed il sistema punitivo, oltre ad essere dignitoso, ha tante e tali garanzie quali è i mpossibile trovare nelle discipline dei lavoratori comuni. Volendo in poche parole concretare l'essenza del metodo da me ritenuto efficace per gli insegnamenti teorici dirò che esso consiste : nel richiamare l'attenzione cogli aneddoti, colpire la fantasi a, parlare al cuore. Ma sia questo od altro il metodo adottato, per impttrtire le istruzioni teoriche riferentesi a ,mi .immutabili quali ad esempio i dover.i delle sentinelle, il modo cli ricevere le ispezioni, il regolamento sulle licenze i reati più comuni e le . corrispondenti pene e via dicendo, l'istruttor e potrà agevolare il suo compito coll' invogliare coloro che sf1nno leggere e scrivere bene a procumrsi i libri all'uopo necessari, o per lo meno quei ma.nuali che non contengono spiegazioni, più dannose che utili, ovvero domande e rispost e ; ma quelli che sono una semplice raccolta delle nozioni da apprendersi dal soldato.

2073

E poichè sto trattando d'istruzioni teoriche non posso passa.re sotto silenzio la più importante, che è senza dubbio quella che si è convenuto di chiamare istnizione morale, che consiste nel tenere vivo e desto il sentimento del dovere e dell'onore militare, lo spirito di sacrificio, l'affetto alla pa· tria, al Re ed alla dinastia. Pur troppo questa istruzione non ha incontrato il favore. che merita per la sua importanza. Ad essa si è voluto dare il carattere di predica domenicale rendendola per tal modo poco simpatica agli ufficiali ed alla, truppa e fa persino meraviglia come in non pochi reggimenti si trovi segnata quest'istruzione nell'orario da osservarsi nei giorni festivi. Ohe in tali giornate il comandante la compagnia riassuma i fatti intimi più salienti della settimana., compreso qualche punizione di minore importanza, si capisce, ma non si comprende la morale istillata a giorni ed ore determinate. Questiistruzione che tende a fare il buon soldrLto e Ponesto cittadino dev 1essere fatta in ogni t empo, in ogni luogo, in ogni cir1 costanza : in camerata, in piaz za d'armi, all'istruzione tattica, sempTe che ve ne sia il tempo, la necessità o la convenienza. Se può essere buona regola il ripetere le nozioni di storia che parlano del risorgimento italiano ai soldati n elle occasioni delle feste nazionali o dinastiche tu tti gli altri argomenti devono essere trattati sempre ed ovunque se ne presenti Popportunità. Questa norma non potrà· ~ssere applicata al principio dell'istruzione delle reclute, ma per queste porgerà occasione a largo insegnamento in materia la trattazione del regola- · mento di disciplina., uno dei più belli ma,nuali d'etica, se· non abbandonato· nelle mani di un sergente o caporale, ma usato convenientemente dall'ufficiale. Pensi il comandante la compa,gnia C\he non di rado il suo insegnamento cs,drà su terreno sterile o mal disposto o precedentemente viziato. Molto amore e quindi molto impegno dovrà égli mettere ju questa istruzione che esige più tempo delle altre, ma che per molti, in causa di forza maggiore) è compresa tutta nell'angusto limite di Jempù assegnato alPistruzione delle reclute. l\folte di

«

« «

)

f


2074

EDO'OAZIONE ED ISTRUZIONE DELLE RECLUTE

queste, per le speciali _mansioni di cui saranno incaricate, non udranno forse mai più la parola calda, amorosa, vibrante . del proprio comandante di compagnia, il quale, appunto per questo, deve mettere a contributo tutto -il sno buon volere t utta la sua esperienza, tutto il suo sapere per fare si. che' tale istruzione riesca proficua e lasci traccia duratura nello animo dei giovani soldati. :M:i son trattenuto su quest'argomento più di quanto nol compor_ti l'arm~n·ia· del lavoro per l'avversione che esso suscita in non pochi ufficiali i quali credono di tutto domare, tutto vincere coi mezzi repressivi. Già una voce più autorevole.della mia ci ha dett o fulcro dell'educazione moderna essere la persuasione, io aggiungerò soltanto che essa darà i frutti che non ' a.cl'autorità del grado, ma l'affetto, la stima avranno saputo caparrarsi. E tali sentimenti saranno facilme.nte ispirati se il superiore non limiterà la sua azione alle pure contingenze della caserma, ma sa.p rà nei singoli casi individuali intervenire come consigliere ed amico, se mostrerà cli interessarsi dell'inferiore, v_isitarlo se malato, soccorrerlo, peùsare al di lui avvenire, se possibile. Ed a tale proposito' non è da trascurare la giusta redenzione dallo analfabetismo voluta dall'attuale Ministro della guerra ed il miglioramento nell'istruzione letteraria da lui ordinata per quelli ohe aià sanno qualche cosa in mate1:ia ed ai quali potranno opp~rt unamente essere commentati· i principa.li fatti del nazionale riscatto se si sa.rà avuta l'avvertenza di migliorare.la loro coltura con libri di lettura ispirati al santo ideale di Patria e di H,e. Sempre al medesimo intento d i avvincere a noi con vincoli di riconoscenza ·non sarà mai abbastanza raccomandata la giusta propaganda per l'iscrizione alla Cassa di previdenza ch'è uno . degli atti del socialismo di Stato in sostituzione di quello della piazza. Tale · prop>1.ganda deve rappresentare per gli ufficiali un dovere assai gradito in quanto che l'otten uta iscrizione potrà forse un aiorno lenire la miseria, tergere una lagrima, portare un 0011,for1o inspernto. Giunto così al termine del compito assuntomi mi vien fatto di domandare : se ammessa la favorevoie ipotesi che le reclute

EDUCAZIONE ED I STRU ZIONE DELIJE RECLUTE

2075

abbiano tratto dall'insegnamento ricevuto tutto il profitto possibile si può ritenere in buona fede di avere u ltimato il difficile compito di preparare soldati per la guerra e restituire al paese cittadini educati ai più nobili e delicati sentimenti_. La risposta evidente.mente non può non essere negativa; ma dessa non deve suonare sconforto per l'istruttore. Questi, alla tranquillità dell'animo pel nobile dovere compiuto, aggiungerà l'intimo convincimento di avere gettato i _semi di una sana educazione i cui frutti 110n potranno vemr meno se continueranno ad essere coltivati con perseveranza, con a.more, coil'e:fficacia propria degli apostoli; e l'effieacia non potrà mancare qualora l'ufficiale parli col cuore, vibri alta nelle sue parole la nota del sentimento e queste sieno convalidate dalla virtù dell'esempio (1.). Ivrea, 28 febbraio 1904.

N.

PASCA.LE . colonne/I.o .

(-1) Begolarnento di servizio interno.


2076

LA LEGIONE l 'l'ALICA D.A. DIGIONH: A '!'RESTO

LA LEGIONE ITALICA DA DIGIONE ATRENTO Hcl1reux l',icl'ivain qui éte,·c un monumeot a son pays... Je n'aurais t>as cet aveni r.

Génér;1I Fo1x.

È n oto in qual modo Napoleone preparò nel 1800 quella spedizione, che doveva annientare una seconda volta la potenza militare austriaca rumoreggiante ai piedi delle alpi occidenta.li. Inviò, ad arte, a Digione alcu ni ufficia.li di stato maggiore con qualch e battag lione di reclute e di soldati per la maggior par te invalidi, nello stesso tempo che da fidi emissari .faceva distribuire degli opuscoli nei quali si dipingeva là Francia strema cli forze e:l incapace cli qualsiasi impresa. :i\:J:entre spargeva tali voci per isviare l'atten zione delle potenze europee, radunava alla spicciolata le schiere che dovevano poi costituire un esercito di circa G0,000 uomini pronto ad entrare in campagna al primo cenno. E l' inganno ebbe esito superiore ad ogni aspettativa, tanto chè mentre l'armata di riser va si accingeva a passare il S . B ernardo il barone di Thugut ministro della guerra a Vienna tranquillizzava il maresciallo Melas scrivendogli di ri tenere come cosa impossibi le che un'armata d i cinquanta a settantamila uomini con artiglieria e carriaggi potesse scender e in Italia per quelle spaventevoli balze coperte eh nove ed al quartier generale di Melas ripetevasi con aria di scherno : < l'armata di riserva, da cui siamo minacciati, non è che una banda di 7 ocl 8000 coscritti ed invalidi colla quale si crede trarci in inganno per farci abbandonare l'assedio di Genova. I Francesi fanno troppa fidanza sulla nostra

2077

ingenuità, essi vorrebbero farèi realizzare la favola del r.ane che lascia la preda per l'ombra! » All' annunzio della formav.io11e cli nn' a,rmata di r iserva gl' italiani che avevano combattuto ne lle g uerre preceden~i e, che per fuggire le persecuzioni austria.che, avevano emigrato in F rancia, corsero fretlolosi sotto la rialzata bandiera Cisalpina per far parte della spediz ion e guid ata dal novello Am1ibale. Essi furon o riuniti in una legione che prese il nom e di : Legione Itcilica sotto il comando del generale di brigata conte Giuseppe Lechi. Prima d i trattare delle operazioni, cni prese parte questa legion e durante le campagne del 1800-1801, dirò due parole dell'uomo che la condusse con molta intelligenza e con molta bravura. ·11 conte GitlSeppe Lechi figlio del conte Faustino nacque all'Aspes presso Bresoia il 15 d icembre 1766; compi uta l' educazione bofovanile molto severamente in seno al la famig lia ligia alle radicate tradizioni del J.ominio di San Jiar co fu inviato a Vienna nel collegio Teresiano, ove fece il primo tirocinio n elh1rte delle armi. Uscitone fu sempre al posto dei pericoli e combaLtè da valoroso sotto la bandiera austriaca fino al 1793, anno in cui tornò a B rescia col grado di capitano di cavalleria e coll'aHidamento della promozione a maggiore qualora avesse ripreso servizio. ' In patria, frequentando i ritrovi dell'ard ente nobiltà bresciana già a:ffascinata dalle idee ch e venivano cl i Francia, finì per abbracciare i principi rivoluzionari e ne divenne . uno dei più strenui propugnatori. Così lo vediamo nel 97 meLtersi a capo del moto bresciano e sventolando la bandiera tricolore cacciare il vene Lo ra pprosentante e proclamare il governo provvisorio. . . . V enuto Bonaparte in Italia ed acco.l to m Brescia con gm bilo apprezzò nel L echi le doti quali egli le voleva : i ntrepidezza valore non impetuoso ma costante, freddo ed assennato. ' , Militò n ella Cisalpina , poi invasa l' Italù1 dagli Aust,roRussi esulò in Francia ove con decreto 19 dicembre 1799 fu nominato comandante della Legione Italica. 13-2 -

ANNO XLIX.


2078

LA LEGIONE ITALICA DA DIGIONE A 'l'RE.N'l'O

L A LEGIONE I TALICA DA DIGIONE A 'l'RB:N'l 'O

Il 1° marzo 1800 il primo Console scriveva al ministro della guerra di affrettare l'organizzazione della Legione Italica e di riunirvi i distaccamenti italiani che eventualmente fossero in P rovenza, in modo che essa potesse entrare in campagna nei primi giorni di aprile. Ed il ministro disponeva che tutti i dista ccament i di truppe cisalpine, romane, p iemontesi, toscane e napoletane vi fossero incorpo:tati (1). Il 21 aprile il generale Lechi faceva notare al ministro della guerra quanto fosse dannoso per la disciplina e per l'organ izzazione di un corpo di truppe di nuova formazione lo sparpagliamento dei vari. reparti su un vasto territorio ed insisteva perchè la legione fosse riunita; ed il ministro apprezzando le osservazioni del Lechi con ordine del 22 disponeva che la legione fosse concentrata a Bourg-enBresse. A l 30 aprile essa aveva raggiunta la seguente formazione : 6 battaglioni di fanteria ri Bourg uomini 3130 » » 391 2 squadroni cacciatori 1 compagnia d'artiglieria » » 75 Totale uomini 3596 Il 4 maggio il generale Berthier coma.ndante dell'arri1ata di riserva scriveva. al capo di stato maggiore Dupont qi far partire fra il 5 ed il 9 maggio per Ginevr a, ove sarebbero stati a.rmati : 2 battaglioni, 2 squadroni, i cannonieri, le due compagnie di sottuffici ali (2), 6 compagnie di granatieri e 6 compagnie di cacciat ori, e disporre perchè il commissario ordinatore Lambert provvedesse per la vestizione ed eq uipaggiamentu del resto della legiòne in modo che essa fosse pronta. a muovere per il 15 (vedi formazione allegato n . 2) . Mentre si radunava l'armata di riserva, Bonaparte in attesa di decidere,· se doveva dirigerla in Germania in soc({} AJlegato L (2) [ sottutlicia lì in soprannumero furono r iuniti in 2 compagnie dette • infernali • d'ordine del genentle Bcrt llier in da ta 26 ,iprile J.800.

•

2079

corso di Moreau o nella valle Padana in soccorso di Massena, aveva ordinato numerose ricognizioni cli t utti i passi della catena A lpina dal Piccolo San Bernardo al San Gotta,rdo. La vittoria riportata da Moreau a Stockach e le cattive notizie dei successi di Melas in Italia e dell'investimento di Massena in Genova, tolse qualsiasi incertezza e Napoleone ritenne urgente soccorrere l'armata, d'Italia, per la via più breve, prima che gli avanzi di essa rinchiusi in Genova fossero caduti in mano degli austriaci. I rapporti degli ufficiali inviati in ricognizione erano d'a.ccordo con quell o del generale Mainoni per fa.r ritenere · il gran. S. Bernardo come la direttrice di ma.rcia più conveniente, poichè il Moncenisio era troppo vicino a Nizza e Melas avrebbe avuto tempo di accorrere a difenderlo. E pertanto il 6 maggio Napoleone lasciò Parigi per Ginevra ove arrivò il 9, quivi ebbe il rapporto del gen~rale 1Yiarescot sulla ricognizione della .linea del S. Bernardo e dopo ascoltata pazientemente la dettagliata relazione di questo ufficiale gli domandò vi vftmente: si pitò passa1·e 'l Sì generale, nia con difficoltèi, rispose Marescot : Ebbene pa,·tiamo ! Contemporaneamente all'armata éli riserva altre truppe dovevano inva.d ere l'Italia e cioè : il ge.nerale Moncey con una -colonna d i 20,000 uomini distaccata dall'armata del Reno <love va d irigersi al San Gottardo, un distaccamento di questa .colonna agli ordini del generale Béthencourt pel Sempione doveva tendere a Domoclossala., il generale Chabran con una .d ivisione doveva discendere in Val d'Aosta, pel piccolo San · B ernardo ed in ultimo il generale Turreau co:it 5000 uor,ùni doveva entrare in P iemonte pel Moncenisio e pelMonginevra. Diviso così l'esercito fran cese occu pava un esteso fronte, ma il piano d i Bonaparte prometteva un esito felice, perchè q uesto clisseminamento iniziale di forze mentre ingannava -il nemico sulle intenzioni dei F rancesi facilitava l'approv vigionamento cl.elle truppe n ell' alta zona Mont ana., e Napoleone intuiva che il concentramento a tempo opportuno delle varie colonne sarebbe d ivenuto nelle sue mani una garanzia di vittoria (Jomini).


2080

LA LEGJONE I TALICA DA DIGIONE A 'J'RENTO

A questa invasione gli Austriaci

opponevano circa

106,00_0 uomini comandati dal maresciallo Melas, la cui dislocazione nel mE1se di maggio era. quella riportata nell'allegato 3. . ~ell'ordi~e di battaglia dell'armata di riserva del 10 mag· gio la Legione Italica fu così ripartita. All'estrema avanguardia comandata dal generale Mainoui 1 battaglione di 300 uomini. 1 distaccamento di 1200 uomini agli ordini rlel generale L~chi fu assegnato al corpo del generale Victor (1). Il rimanente della logiono 2000 uomini circa aveva l'ordina di raggiungere l'armata appena pronto. Il g~orno 10 il _generale Dupont capo di stato maggiore com~nica~a al ge~eral~ Lannes ?o~andante dell'avanguardia, 11ordme d1 Berthier d1 portarsi 11 13 a Saint-Maurice e di tro-:arsi_ il 15 ai piedi del gran S. Bernardo. Il generale Mamom doveva riunire il 14 all'ospizio le truppe ai suoi ordini e cioè 3 battaglioni. della 28" mezza-brigata, il batta.glione Elvetico ed il battaglione italiano; Lannes doveva. regolare la marcia in modo cl,e un'ora avanti o-iorno del 16 l'avanguardia avesse oltrepassato il colle e 1Icacciati i posti avanzati austriaci. L' armata avrebbe seguito il movimento a scao·lioni. Il genio di Napoleone sorretto dall'entusiasm~ dei soldati guidò questo esercito di circa 40 mila uomini e 40 bocche a. fuoco p~r un sentiero ed in mezzo ad una contrada deser ta.,. ove la vita era rappresen tata dal vagante camoscio e da<Y]i uc~ell~ di rapin a. Gli abitanti degli alpestri casolari spav:ntat1 d1 veder soldati su quelle roccie si ritù·avano sulle vette~ di là contemplando il g randioso spettacolo, esprimevano 11 loro stupore con grida ed esclamazioni cui facevano eco i canti guer reschi dei soldat,i francesi. Le forze austriache che trovavansi tra il G·. S. Bernardo ~~ I vrea erano :_ 200 Croati a Saint-Remy, 150 ad Etroub]es, loO ad Oyen, bOO ad Aosta, 300 a Chatillon, 100 a Bard,. [I) ArriYò a Ginevra nel giorno H maggio.

LA LEGIONE ITAJ,IOA DA DIGIONE A TRENTO

2081

100 ad .A.lbard, 500 del reggimento de Kinsky e 200 del reggimento piemontese Savoi a ad I vrea. Eranvi inoltre: 1 cannone da 4 ad Etroubles, 8 da 4 a<i A.osta, 4 da 8 a Cha.tillon, 2G di vario calibro a Bard e 2 da 4 ad Albard . Il 18 maggio il quartier generale di Berthier ora ad Etroubles, la Legione Italica partita il 16 da Vevey arrivò il 17 a Martig uy, il 18 passò il colle (1) . Nello stesso giorno }!avanguardia Lannes occupò Chatillon dopo vivo co mbattimento respingendo un migliaio circa di Croati fin sotto il cannone di Bard. Il 22 il primo Console seri veva da Aosta al generale Berthier : « Je crois que vous foriez bien de renvoyer à l'avant< garde le petit bataìllon d'Italiens que vous en avez séparé. « Donnez ordro au g6néral Lechi de prendre possession de ~, Gressonay et d'envoyer des détachements de Riva dans la << val-Sesia et sur Biella par Mont-Mousson, vous pourrie7. « envoyer au général Lannes les denx pièce:'l de 4 qu' il a » . In ~eguito a quest'ordine la legione, meno il battaglione addetto all'avanguardia, partì da Saint-Vince1rt il 23, arrivò a sera a ,B russon ove gli Austriaci avevano spinto le loro pattuglie. Il 24 il generale Lechi scJ.<iveva al capo di stato maggioro : « J e vous rends, mon général 1 le rapport de mon arrivée a « Brusson, les chemins sont impratìcables pour l'artillerie < absolument, la cavalerie quoiqne avec danger, elle passe. « Des patrouiHes autrichiennes se soni, montrées avant « hi~r dans ces environs, mais ellcs ont aussi replié ,ers la « vailée de Sesia. < L a pluie coutinnelle ot la descente des eaux retardent « quelquo peu ma marche; mais je serai pourtant en état « demain de vous r endre des .rapports plus détail lés . de « Gressoney sur les mouvements de l' enncmi et sur les « chemins. J e vous priè, mon général, à m'envoyer les mots « d'ordre. (l) A questa data non sembra a,·c~se raggiunta la formazione complel:1 perchè il 30 maggio 3 battagliùrti italiani erano ancor;l a Lau~anne. [/Jotlèlli110 rlvetico)..


2082

« La pluie nous a abimé les cart ouches : il sexait essentiel que vous ayez la bonté a·e nous en. en~oyer; le manque « des gibernes en est la ca~se. F.to Lechi. « P. S. A Gressoney j' ai depuis hier un détachement de « 30 hommes avec un officier » . Il 25 la legione prendeva posizio ne a Gressouey e spingeva pattuglie in Val Sesia, in questo giorno la situazione dell'armata era quella 'riportata nell'annesso schizzo (allegato 4). Frattanto le altre colonne avanzavano : il distaccamento Béthencourt il 27 passava il Sempione ed ovcupava Domodossola, Ja colonna :M:oncey varcava il 29 il San Gottardo ecl il 31 era a Bellinzona, il generale Turrean il 22 dopo vivo combattimento aveva effeUuata la r iunione delle d ue colonne ed aveva; occupato Susa. Dimodochè l'eseTCito francese superate le alpi si trovava schierato su un vasto arco di circolo colla deska a Susa e la sinistra a Bellinzona. Il 26 Lannes batt eva g li austriaci alla Ohiusella, Murnt entra,a in Novara il 27 ed il 31 ricacciava gli austriaci da Turbigo impadronendosi così della lin ea del Ticino. La Legione Ilalica prosegui va alla sua volta le operazioni col duplice intento di fiancheggiare la sinistra dell'armata di riserva minacciando il fianco destro dol nemico snl ':l'icino e prendere contatt,o col distaccamento Béthencourt Il 25 il genera.le Bèrthier ùa Verrès scriveva al t,aenerale Lochi: « Vous voudrez bien, ci toyen général, aussitot après la ré« ception de cet ordre, faire vos disf>ositions pour vons ren« clre ftvec votre légion à R iva eu passant le Valdobbia et de« scendro le 28 le Val-Se!'lia jusqu' à Va.rallo, vous aurez soin « d'envoyer des patrouilles da11s la j ournée du 29 à Creva« core, et jusqn'· à Masserano, ou elles rencontrerant les pa« trouilles de l'armée. Fir. Berthier » . Dietro quest'ordine il generalo Lechi si portò il 27 a Riva, ne ripartì alle 7 del 28, incontrò e ricacciò un posto austriaco da Scopello facendo .32 prig ionieri, raggiunse Varall o ove attaccò GOO aust.riaci comandati dal principe di R ohan che vi si era.no trincerati . Alle 7 di sera l'occupava, faceva 34.0

«

LA LIWIONE ITALICA DA DIGIONE A T RENTO

LA LEGJ.ONE ITALICA DA DlGIONID A TRl~NTO

2083

prigionieri tra cui 3 ufficiali ed impadronì ,-asi ~i un cannone, 4 muli carichi di munizioni e molte vettova,ghe. In questo combattimento la legione ebbe a rimpianger~]~ perdita di due ufficiali, sottotenenti Giusep.p in_i e ~assoh~1'. gli austriaci lasciarono sul terreno un centma10 d1 uom1111 tra morti e feriti. Il Lechi terminava il rapporto così : « Le chef de brigade « P eyri à la tet.e des grenadiers a monté des premiers et sa « bravoure mérite des égards q.u général en chef. Les o:ffi« ciers attachés à l'éto..t-roajor : chef d'escaudrons Lcchi, ca« pitaine Brnnetti et sous JieutenA.nt Omodéo se sont parti« culièrement distingués. Voilà, moli généra.l, heureusemont « ouvert e notre campagne, la légion ne désire que des occa« sions pour montrer son dévouemcut à la France et po~r <,; montrer qu'elle est digne de se battre avec la brave armoe « francaise )> . Il maggio si portò a Romagna.no, il c~llegam~nto per~ tanto delle varie colonne era un fatto compiuto ed 1 francesi potevano far passare la loro linea cli operazione per il Sempione evitando così il forte di Bard. . Il 30 maggio il gen~rale Berthier :cri~eva ~l ca~o d~ s:a~o maggiore Dupont : « Ecnre au géneral Lochi, qtn do1t u.tre « à Romagnano, de se porter sur le 'l'ossin au bas dn lac, « vers Sesto et do tacher de s'empar er de toutes les bar' . « ques, le prévenir que le général Murat est a Novara. et « devant Buffalora, et que sa cavalerie couvre tonte la rive « droite du 'ressin pour r amasser les barques et passer cotte « r ivière. Fir. B arLhier » . E pertanto il generale Lechi il 31 si portò a Borgo-Tic~no~ il 1• giugno alle 3 dfll mattino lasciò gli acca11touamen t1 Borao-Ticino e ·'{arallo-Pombia, si avanzò fino alle porte di Aro;a ove si erano rinchiusi 400 austria.ci e di là si diresse a Castelletto. All'avvicinarsi clegli italiani g li austriaci si ritirarono sulla riva sinistra del Ticino ed afl'oudarono su questa riva tutte le barche. · « J' ai trou vé », dice il l,echi nel suo rapporto, « un ba« teau de pecheur dans le quel mou adjoint, le capitaiue Bru-

29

d.:


2084

LA LEGIONE l 'l'A LICA D.A. DIGIONE A TRl~NTO

LA LE GIONE ITALICA DA DIGIONB: A TREN TO

netti, avec trois chasseurs a passé de l' autre còté. Les habitants, aux cris de: Vive la République ! V ives nos « compatriotes ! ont relevé t out es les barques et nous ont « passés à Sesto-Calende ». Liberate e riunite ìe barche a Sesto vi lasciò una guardia di 50 uomini ed il 2 g iugno marciò su Cassano-Magna.o-o dì . b , . f 1a avonto dalla manovra della cavalleria di Murat, si diresse . a Varese e Como ove sostò fino al 6 g iugno (1). In questo t empo il generale Lannes si era spinto a Chivasso per far credere agli austriaci che Napoleone a.vesse in animo di congi ungersi alla colonna 'rurreau. che trovavasi tra Susa ed Avigliana; mentre invece l'armat a di riserva il 2 g iugno era, tutta sulla sinistra, del 'l'icino e nello stesso giorno Bonaparte scorta.to dalla Cf1va1leria di Murat e seguito dalle divisioni Monnier e Boudet entrava in Milano . Il generale Moncey alla. sera del B giugno era a Varese ove s' irn padroni va di parecchi magazzini, la colonna Béthencourt investiva il forte Arona e vi restava immobilizzata per tutta la durata della campagna in attesa dell'invio da Pavia cli cannoni di g rosso calibr o. La sola 44" mezza brigata di questo distacca1~1ento raggiunse hirmata a Milano e fu ag gregata alla di visione Gar<lanne. . · Da Como la L egione Italictt marciò sull'Adda coll'intento di passare il fi ume a Lecco ed alla sera giunta a Malgrate il generale L echi spedì il seguente rap porto al generale Berthier: « J e me trouve enrayé, mon général, e.n face du pon.t de « Lecco. J'y suis arrivé ~ G heure.s du soir, la marche de « Oòrne est tres longue, le pont _ e st coupé, il est défendu par « 500 hommes d'infan terie e 4 bargu es cannonières » (erano truppe lasciate dal generale Dedowich che si era ritirato a Cassano d'Adda.) . « A mon arrivée la cauon nade et la fosil« lade a commencée et n'a cessé gue clans ce mom.ent (9 ore « di sera).

2085

« Commes m,es pièces se trouv.;nt faibles vis-à-vis de lenr artillerie j'ai. envoyé chercher des barques sur les lacs de « Pusiano et Civate, et je tenterai de passer un peu plus bas , « s'il me ser a possible. :lYion général, j'ai déjà écr it trois fois « pour avoir de la munition soit de fnsil, soit de canon. Mes << soldats commencent à en manquer. Fil'. Lechi ». Nel g iorno 7 su alcune ba.rche fatte trasportare dal lago di Annone .fece passare ad Olgirate 300 uomini, e mentre q uesta . colonna attaccava il fianco sinistro austriaco fece aprire un v ivo fuoco di artiglieria sui difensori del ponte e sulle barche cannoniere. Gli Austriaci minacciat i di fianco ed a tergo si dettero a preci.pitosa fuga, lasciando in mano deo-li Italiani 4 cannoni, 2 barche cannoniere, una ventina e . . . di prigionieri, molte vet,tovaglie ~ mumz10111. .. Le perd ite degli Italian i furono 1 morto e 12 fent1 tra i quali un ufficiale. Il generale L echi ter mina il suo rap· porto al generale Berthier in questi termin~ : . « Le zèle rnontré par les officiers d'état:maJOr c1toyen L e« chi chef d'escadrons, Brunetti capitaine et Omodéo sous« lieutenant mérite tous vos éga:rd, mon général. L e capi« taine des chasseurs Trolli, qui· a commandé le passage de « l'Adda et le transport des barques, a montré tout e l' in« tellio-ence d'un brave et intrepide milita.ire. J'attends vos b . . « ordres mon bo·énéral. F. to Lechi ». . ' Il giorno 6 il primo Console scriveva a Lechi da Milano : , « Je donne l'ordre, citoyen généra.l, que l'on vous envoie « sur le champ des cartouches. Nous avons passé le Po et « nous occupons la ·posìtion de StradeHa, ainsi l'armée en« ne mie se t rou-ve cou pée.· Apprenez -nous bientòt que vous « avez arboré l'étenclard de la République à Bergamo et à « Brescia. F.to Bonaparte». Il o-iorno 9 Lechi occnpò Bergamo accolto fes tosa,menLe dal b ;opolazione ed alle 5 del mattino del 10 entrò in Brescia e ne dette tosto notizia al primo Console: « Je suis entré ) mon bo·énéral.' dans Brescia ce matin à 5 . , « heures avec mon avant-garde. Après _l'incursion du général .. Loison dans Brescia » (Loison aveva .occupato Brescia il

« «

«

(I) NAssun clocu mfn to si è trovato su questa pe1·iodo (capitaine Du Cuguac) solo in una l•·ttera_,1cl generale Berthier al pri mo Console in data 3 giugno si legge: , La Le• g,one Ita lica ha bloccata la cittadella di Arona, essa ha l'ordine cl i po rtMsi in Bre• scia per le mon tagnc , . ·

I

..


2086

LA LWGIONJ<~ ITALICA DA D1GIONE A TRENBO

LA LEGIONE l'.l.'ALICA DA DIGIONE A '.rRENTO

fì e l'aveva abbandon11ta il 7 per ra.ggiungere Duhesme a Cremona) « l'ennemi y est entr é et l'épouvante désolait ceux « qui avaient crié : Vive la Rép ubJique! « Ce matìn le · ci-devant cornmrmdant de la place autri« chien y est entré à la poin te du j our avec une vingtain « de tyroliens et une cinquantaiue dé brigands; mais ii a « disparu a..vant l'arrivée de l'avant-garde. Il s'est seulement « contenté de laisser tuer par ses gens 1,;11 panvre habitant << qui avait la cocarde. . « Eufin, mon général, j e suis rentré dans ma patrie aux « cri.;; de: V ive la R épublique ! le drapeau de la République « est arboré sur le fort et sur les places de Brescia, et l'éner« gie républicaine réparait dans les creurs des Bres~ia.ns. Qnel « momeut heureux pour moi, m.on général, combienje vous « dois ! . « Le générnl Laudon et le pretre Filippi forcent les habi« ta.nts des vallées Ca.monica et Sabbia 'à prendre les armes « en ·masse contre nous, mais j'espère que leurs e:fforts n 'au« ront aucune reussite. Ils sont à Borghe. « L e for t de Brescia est entièrement dé~armé et reduit in« habitable. J e fora i tout mon possible pour le réduire en « état mieux et l'approvisionuer et j e l'armerai avec les « quatre pièces que, j'ai prises à l'enn emi à Lecco. «· Demain j'aurai les rapports sur la R occa d' Anfo et « après demain j e marcherai sur denx colonnes par la v:llée « Trompia et Sabbia au lac d'Icho, et si les habitants, comme « j 'espère me seconderont, l'ennemi et les bxigands n'entre« prendrant surement plus de faire armer contre nous n os « mémes compatriòtes. F .to L echi ». Il 9 giugno il pximo Console scriveva a B erthier : « ~e général Lorge avec les 2000 cisa]pins de Lechi, un « bataillon de la 12' legère, deux bataillons de la, 67° e 400 « chevaux, des premiers qui arriveront d u Rhin, formerait « un camp volant déstiné à couvrir Brescia et Crémone il « manoeuvrerait selou les circonstances, pourrai t se ténir « entre le Chi.ese et Orzinovi. Ce corps serait successive« ment r enforcé à mésure que la queue du généra.l Moucey « arriverai t ».

2087

La Legione Italica pertanto passò a far parte del corpo Moncey e non prese par te alla battaglia di Marengo poichè verso la metà di giugno t rovava.si tra Brescia e Crema. Vi mandò peraltro parecchi ufficiali d'artiglieria e genio t i:a i quali il tenente B rugi che vi fu ucciso . . Dopo la convenzione di A lessandrià del 15 giugno fu concentrata a Milano con distaccamen-ti in Valtellina. *

**

I

)

Per effetto dell'a1·mistizio di Alessandria gli Austriaci occupavano i paesi compresi tra .il Mincio, il Po e la Fossa Maestra, le fodezze di P eschiera, Mantova, la parte di Borgoforte di riva sinistra del Po, Ferrara., Ancona e la 'l.'oscana. I Francesi occupavano i paesi tra il Chiese, l'Oglio ed il Po. lì. paese tra Chiese e Mincio costituiva a na zona n eutral e. Un mese dopo (15 luglio) a Parsdorf si :6.i-mava un'altro armistizio tra le armate di Germania che obbligava gli Austriaci a rìtirarsi sulla _d estra dell'Inn. Il congresso cli L uneville, che tenne dietro a queste convenzioni e sul quale riposavano t ant e .speranz(j di pace, non approdò a n ulla, e forse tale era la ::;egreta aspirazione dell'Austria, che aveva dato istruzioni al conte cli Cobentzel di guadgnar tempo (1). Il 22 novembre Bonaparte d·ette ordine ai generali di riprendere le operazioni . Il lungo armistizio non fi,,eva soSJ.)BSO gli apparecchi di guerra da ambo le par ti e la, situa· zione . generale era la seguente : Francesi : L'annata Gallo-Batava comandata dal generale Augerau a F rancoforte sul Meno . L 'armata del Reno (Mor~au) a M linchen. L'armata dei Grigioni (Macdonald) a Ooira. L'armata d'Italia (Brun e) sulla destra del Mincio. Un totale di 200,000 nomini t ra Meno e Po. (i) Qualcuno sostiene invece che ru colpa di Napoleone se non si concluse la pace gen.erale, perchè egli vo lcra escluderne l' Inghilterra per isolarla.

1


2088

LA LEGIOS E l 'l',\LIOA DA DIOIOXE A T l'tEXTO

A ustriaci: Un corpo agli ordini d i Simbschon ad A.schaffemburg. 120,000 uomini coll'arciduca Giovanni sulla destra dell'I nn. Il corpo del generale H iller sull'alto Inn ed iu 'l1irolo. L'ttrmata d'Italia (de Bellegarde) tra R ivoli ed il Po'. Un distaccamento a Trento (Dawidowich). Un distaccamento in Val Vanosta (Wukass.owich). L'armata dei Grigioni, di cui ci occuperemo aveva per scopo di penetrare nel 'rirolo, scendere nel Trentino e cooperare a. sinistra dell'armata d'Italia col mandato principale di attrarre nel Tirolo la maggior quantità possibile di fo rze austriache in modo cli indebolire il nemico sui du e teatri principali di g uerra. Quest'armata all'atto della ripresa delle ostilità si trovava, come si è accennat o, tra Coira ed il lago di Costanza ed era suddivisa in 5 d ivisioni: Divisione avang uardia generale Vandanne. 1 n Divisione generale Bar aguaye-d-H illiers. 2a Divisione gen erale Pully. 3• Divisione generale Morlot. Divisione di riserva generale Rey. Divisione di cavalleria generale Laboissier. Essa varcò lo S plnga tra il 1° ed il 4, decem bre superando diffico ltà molto più. serie di quelle incontrate dall'armata di riserva al S. Bernardo, e quali fosser o q neste difficoltà lo accenna ì\Iacdonald sulle sue memorie : « P lus d'un e fois » eo-li scrive « le découra.e:ement a SfLisi ) o ) - · « mes tronpes mais j 'étais de ma personne aux points plus « dange reux. Enfin, avec de la persévérance, dA l'audace, « au pour mieux dire, de la t émerité nous parvimmes plus « heureusément q ue sagément à gagner le sommèt . Il Y « avait autant de danger à r éculer qu'à avancer, j e ne pou« vais doric hésiter ». Il Macdonald aveva domandato al Brune un rinforzo di 12,000 uomini allo scopo di aver e una for~ a sufficiente por tentare un'ardita mossa e cadere cioè per Trento, Val Su-

L A LEGIONE ITALICA l) A DIGIONE A 'l'RENTO

2089

gana B assano e Vicenza alle spalle degli austriaci fronteggiati 'dall'armata d'Italia. . ' . . Il maresciallo Brune temendo d'mdebohrs1 t roppo, oppure, come molti vogliono, per paura di dare in mano al Ma0don ald la parte principale delle opera?.ioni, acconsentì di da.re solo un piccolo f in forzo ed ordiuò al generale Lechi (1) di accorrere colla L egione Italica ad Edolo. (Schizzo, allegato 5). Ma il o-enera le ì\.1:aodonald dopo ù.n tentativo inuti le fatto il 23 di;embre dalla divisione Yandanno per impadronirsi del Tonale guardato da 3000 uomini dello SLejanich, decis~ di scendere rapidamente la Val Camonica sino a Pisogno, d1 là attraverso l'Ogl io, il Mella, il Chiese, per Val Giudicaria marciare su 1.'ronto. Lasciò pertanto la brigata Devrigny della ·di visione Baraguay di fronte al 'l'onale per mascherare il movimento del grosso dell'armata e con questo si diresse . a P isog no. . Il generale Lechi che da :i\rilano por Bergamo e Breno s1 dirigeva ad Edolo, cambiò itinerario e raggiunse l'annata a Pisogno. . Nel teatro di 0(Yuena di Gorrnania intanto avvennero fatti che modificarono la situazione generalo. ll 11oreau il 3 dicembre vinse la battaglia di Hohenlinden, il 25 arrivò all'Enos ove si arrostò concedendo alrarciduca Giovanni l' armistizio di Steyer, che r ifletteva soltanto l'armata del R e~o; ma da parte austriaca esso coinvolse anche il corpo dell'H1ller obbligandolo a sgombrare l'alta valle dell'Inn e l'alto Adige. La notizia peraltro di questo armistizio.giunse a l\Iacdonald solo il g iorno 8 gennaio e quindi egli agì assolutamente ignaro di quanto era avvenuto in Germania. Il Brupe invece, benchè conoscesse la firma dell'arnmi.stizio di Steyer, proseguì uo-ualmente le operazioni in Italia perchè il marescjallo Belle~arde non volle accettare le condizioni iro postegli (2) ; (i) li goncr:ile Leciti con rtccreto 20 giugno !800 era stato promosso generale di divisione. (i) Consegnare ai francosi le fortti1.c di Manto\':l, Peschiera , Legnago, Ferrara cd A:icona.


2090

LA LEGIOXE ITALIOA DA DlGIOXE A TRENTO

LA LEGIOKE ITALICA DA DICIO:<:E A TREXTO

ed il 26 decembre costrinse l'armata austriaca a concentrarsi a Verona. . Alla fine di dicembro Macdonald decise mettersi in movimento e la divisio·ue Italica aprì la marcia. Il 31 il Lechi fatto prendere alle sue truppe quattro giorni di viveri di riserva intraprese il passaggio della Colma. di S. Zeno montagna che presen_tava molte difficoltà non per la sua ;ltezza (1200 metri) ma per la neve caduta.. Quantunque 1~ giornata fosse bellissim a questa marcia sbalordì quegli stessi soldati che le spaventose tempeste d~llo ~plug~ ~o~. avevano pot~to arrestare. Stupivansi i fran cesi dell ab1hta, del coragg10 e della costanza con cni gl'italiani affrontavano e superavano gli ostacoli deÙa natura e riattando il sentiero ~o rendevano per loro meno"disa~evole: L ~ compa_gnia degli zappatori, che p rocedeva, destò 1 amm1raz1one dei veterani dell'armata · francese · l'enero-ia degl~ uffic\ali se~1brava raddoppiarsi quanto mag~iori en~no le ddncoltà che mcontravano. · La cavall~ria e l'artiglieria non potendo seguire la marcia della fanteria ebbero l'ordine di scendere per I seo e Brescia B con ~m l_argo g1:·o risalire la valle del Chiese. Un solo squadrone italiano guidato dallo stesso colonnello Viani riuscì a seguir la colonna. U1: co1:po di truppe austriache agli ordini del generale Daw1dow1ch per quanto sorpreso dal veder arrivare il nemico da dove meno se lo aspettava oppose qualche resis~e~za per contrastare il passaggio del ponte su.I Ca:ffaro e difendere lo ·stretto di Storo. Gl'1taliani assalirono il nemico e s'impadronirono del ponte mentre il grosso della divisione Rochembau (1) occupava Storo. · .A.I 2 gennaio la situazione dell'armata era la seo-uente · D~v~s~one Baraguay in marcia verso il·colle di Reschen. D1v1s1one JUorlot in marcia da Ofen su S. 1faria. Divisione Lechi a Lodrone. (t)

Divisione Rochembean a Storo. Divisione Pully a Roveguo . Divisione Rey a S. Zeno . Divisi one Yendanne in marci.a sull' Oglio. Cavalleria : Leboissier in marcia su Brescia. Brigata Devrigny (Divisione Daraguay) al Tonale. Gli austriaci non vedendo davanti a loro che la Legiòne Italica, credettero che i Francesi con una dimostmzione volessero immobilizzarli snlla montagna e sentendosi contemporaneamente minacciati dalla parte del Tonale s' indebolirono sul Chiese. In questo frattempo Rochembeau marciò su Riva, ed allora squarciato il velo Dawidowi.ch si accorse di aver di front e tutta l'armata dei Grigioui. Macdonald ordinò la marcia su 'l'rento e l'alto Adige in questo modo : Divisioni: Lechi, Pully, Vendanne (9000 uomini) per il Chiese, Tiono, Vezzeno dovevano raggiungere_ Trento. Brigata Devrigny, appena possibile, doveva passare il Tonah~ e per val di ~foce dirigersi a Trento. Divisione Morlot e l'altra brigata della divisione Baraguay doveva tendere ~i Bolzano. Il giorno 5 Ù generalo Lechi sconfisse nn distaccamento austriaco a Condiuo e dopo rifiutato un armistizio attaccò i trinceramenti di P ieve di Buono sostenuto dalla cli visione Pully. In questo fatto d'armi brillò il valore del colonnello Vi-ani e dai suoi cacciatori, la difesa fu ostinata, il ponte di Cimego fu attraversato dagli Italiani, Lechi pernottò presso Ron cone. Il nemico abbandonò le fortificazioni di r11ione, la sua retroguardia fu avviluppata dalla cavalleria ' italiana a Cadine ed egli si ritirò nel suo ultimo trinceramento cli Buco di Vela. Il Lechi attaccò vigorosamente la posizione con un battaglione comandato dal capitano Bertoletti della 1n mezza brigata. di fronte mentre due altri battaglioni tentarono avvilupparne i fianchi per le alture. Il generale Dawidowich che si era lentamente r itirato da queste successive posizioni, addossato definitivamente a Trento resisteva con estremo vigore agli sforzi degli italiani.

Questa divisione (qcova parto de'warmat-a d'Italia e ru mandata da Brune per

facilitare lo sbocco clell"armata dei Grigioui.

2091

'

1


2092

LA. LEGIONE ITALICA DA DIGIONE .A. TRENTO

LA LEGIONE ITALlCA DA DIGIONE A TRE:NTO

Mi è caro chiudere questo breve studio colla lettera che il generale Be,rthier scrisse al L echi il 18 gennaio 1801:

Il ponte di Trento era minato, gli austriaci vi avevano posto a difes1i 2 battaglioni di 0roati, 6 compagme di cacciatori di. Loup, 4 compagnie austriache e la legione cli Rohan. Avanzatosi i l Lechi alla testa della prima mezza brigata coma,n data dal colonnello Peyri fecesi precedere all'assalto dal battaglione di suo fratello 'reodoro sostenuto dal battagli.bne di Lorot ; ma gli Austriaci appiattati sull\Lltra sponda dél fiume tempesta,rono talmente cli proiettili gl' italiani che ne arrestarono l'avanzata,. Il Lechi temendo che col protrar,;;i del combattimento il nemico avesse tempo di · bruciare il ponte, arringati i granati:ri si sla.nèiò avanti seguìto dal colonnello Peyri; unr~ · scarica di fnci)erìa uccise divei'si ufficiali tra i qua.li il capitano Ebrard aiutante di campo del Lechi. Macdo11a.ld viste le difficoltà contro cui urtavano gl' italiani ordinò alla 12a mezza brigata francese di appoggiare il movimento. All'avvicina.rsi dei francesi si raddoppiò l'energia della colonna, cadde mortrdmenle ferito il capitano Segnieri ed il sergente De Anaelis mentre incora.rro-iavano i soldati' e ~ bb gl' italiani a passo di corsa rovesciando tutto quanto . loro si parava davanti entrarono in 'l 'rento promiscui agli Austriaci. La legione non ostante una serie di marce fatico . sissime con brevi riposi inseguì glì austriaci che si ritiravano per la strada e la gola di Pergine. Durante questo periodo l' armata d'Italia avanzava · cacciando avanti a sè un esercito indebolito dall e perdite e dai numerosi presidi lasciati a Mantova, Verona,, Peschiera, Legnago, Ancona e Ferrara. La retrorruardia di Belleo-arèle fu b b battuta il 10 gennaio ad Armeole (1), il giorno 11 Moncey occupò Bassano, il 12 Castelfranco cadde in mano dei Francesi ed il 14 essi entrarono a Treviso e concedettero un 1trmistizio pel quale cessar ono le ostilità in Italia. L'armata dei (Jrigiani restò. in Val d'Adige ed in Tirolo fino al mese di. marzo e la Legione Italica fu destinata al blocco di Mantova. ( !)

2093

Sig. Generale Parigi, 18 gennaio 1801. Sono stato informato dal generale Macdonald del valore « dimostrato dalle truppe italiche sotto Trento, e dei sue« cessi che banno coronato i loro sforzi. Mentre mi com« piaccio di dovervi testificar~ 1a soddisfazione del primo « console io sento vivamente il rammarico da voi provato ' . « per la perdita di tanti bravi che hanno col loro . sangue « pagato questi gloriosi successi. La loro morte rende altret« tant o più ca.r i alla repubblica coloro che ad essi sopravvis« sero e che furono più felici senza essere meno corfl..ggiosi. « E ssa ammira sopratutto i tratti di eroismo per cui molti si « sono segnalati, come il sergente De Angelis, i capitani « Bertoletti e Seanieri il tenente Jacopetti, il sottotenente . :::, ' « Gualdi e molti altri che mi furono citati. . « Fra questi atti ve ne ha alcuno degno di essere posto a « fianco di quelli di cui maggiormente si onora il valore fran« cese. Assicurate tutti i vostri bravi che il governo non di« menticher à mai i diritt i che in questa circostanza hanno « essi acquistati alla gratitt1,dine nazionale. V i saluto. «

«

Alessandro Berthier » .

I

Crocevia delle strade Vicenza-Cittadella ~ Vicenza-Bassano. 133 - · A!'(:,(0

·•

XUX.


2094

LA LE GIONE ITALICA DA DIGIONE A TREKTO

ALLEGATO

J,A LEGIONI!: ITALIOA DA DIGIONE A TRENTO

1

2095

.ALLEGATO 2

Dislocazione delle truppe italiane sul territorio della repubblica.

· 1 0 JSLOCAZJON Jt

fill'A 1'TI

Legione Italica

6 Battaglioni di fanteria . 2 Squadroni di cacciatori. 1• Compagnia d'artiglieria

Distaccamenti Ussari. adriatici che Cannonieri cisalpini. dovevano raggiungere Cannonieri piemontesi . la legione Veterani piemontesi . a Bourg. De1)osito della legione m11Jtese. Granatieri piemontesi Cannonieri lucchesi e cisalpini. ::fogli ospedali . Ussari cisalpini Id. id. \ Totale.

Bourg Id. Id.

Formazione completa della legione Italica.

I

l?OJ\7. A

3Hl0 391 75

.A.ix Antibo Id. Sassenaye Condrieux Busalla

46

Nizza

55

Generale dl brigata. Aiutante generale, capo di stato maggiore. Aiutanti cli campo aggiunti allo stato maggiore.

41

41 15 71 40

Lanfranch i Gillsoppe, Omo cl e o Vincenzo, Cavocloni Bartolçimeo, Piccoli Giuseppe, 'J'enilli Giuseppe, Iacopetti Giuseppe, Brunetti U go, Salvatori Alessancho, Fournier.

1• mezza brigata.

371 Au~erre Aix

Conte Giuseppe Lechi. Generale Teuli6.

Comandan te. Capi battaglione.

350

Peyri. Lechi Teodoro, Rougier Gillo, Fontann Giacomo.

1

34

2• mezza brigata.

4660 Comandante. Capi battaglione.

Severoli. Lorot ~fortino, Robillard Francesco, Fonta11elli.

Battaglione cacciato1·i. (Fu costituito a .\filano riunendo lo 6 compagnio cacciatori dei bat~aglionl).

Comandante.

Girard.

Ufficiali inferiori. Capitani quartier mastri. Id. aiutanti maggiori.

,

Collin, Garcin. Tracot1 Pelissier, Z ucchi Cado, Boeuf, Duplesis Giuseppe, Oggero Giovanni.


2096

LA LE GIONE ITALICA DA DIGIONE A TRENTO LA L E GIONE ITALICA

CAPlTA~I COllIANDAN'X'I Vatter Dama! Albuzzi Casanova Soldati Tardaci Bianchi Roussel Ventm:a Schedoni Pisa Falcone. Chauveuet Castaldini Tassinari

Favalelli Porro L uigi Bucella Rossi F loriano Camurri Bertoletti Ioger Rebiolo Boneschi Antonio Vandoni Carlo Santacroce Cotti Vincenzo Gentili Reinier

Chirurgi. 2 compagnie (infernali).

1 ba.ttaglione.

2 compagnie d'artiglieria. Comandante, capo squadrone. Capitani. 1 brigata.

DI

COJ!PAGNIA.

Iacques Pouset Duparc Re Domenico F usconi Haufer Tavera Bonadrata Agorat Segu ini Berton Colombo Baccanelle Perin , Manzini

Tardieu Casella Marqu ery Audibert Cornetti Bignamt Belletti. Krauss Chenen Branzola Bezio Milanesi o Galli Gervasi Milanesio condo Bel.loc, Valdinengo, Galetti.

1 r eggimento cacciatori a cavallo. Comandante, capo brigat a. Capi squadrone. Capitano aiutante maggiore. Id. comandan ti di squadrone. Chirurgo.

Chirurgi.

Viani Pietro. Charpentier, Caracciolo. Seron Luigi. Dubrocard, Schiazzet ti, Alberi, Sordieu, Celentaui, Pilegi, Moscati, Napoletani. Angiulli.

Commissario .di guerra. Barbieri Gaetano. '.rotale : uomini 6100, cavalli 1400, cannoni 8. UNIFORME. Habit verde, collet to, paramani e filettatura gialla - risvolti verdi - - bottoni bianchi - pantaloni e gilet verdi - uose gialle (per la fanteria), stivali (per la cavalleria e artiglieria) - cappello a tricorno con pennacch io rosso e nero per i fucilieri - kepy con visiera per i cacciatori a piedi, per la cavalleria e artiglieria.

Se-

Formate dai sottufficiali in sopramrnmero che prestavano servizio da semplici soldati. Composto degli uilìciali in soprannumero comandato dal generale P alombini. Con otto bocche da fuoco. Moutebruno Andrea. Milo, Dudrevil, Beroaldi, .Panziotti. Di ufficiali del genio ed allievi della scuola del genio e cl'artiglieria, comandata dal capitano Bernardo Ottavio.

NB. - Non tutti . q ues ti reparti presero parte alle ope,·azioni del passaggio del a q ue lle da Ch ati llon a Brescia. S. Bernardo (Estratto dall'opera del barone- ALBSSAN ORO ZA:<OLr, s u, tta m'ilizio; cisalpina i taliana) .

ea

1 1·e,qgimento ussa1·i (rimasto a Versailles). Comandante, capo brigata. Capi squadrone. Capitani aiutanti maggiori. Id. quartier mast,ro. Id. comandanti di squadrone.

2097

DA DI GIONE A TRENTO

Campagnola. Martinengo, Galimberti, Masson. Laurent, Vatin. Faccioli. Arici,. Gagliardi, Gasparin~lli, Bucchia, ~orzetto, Vigada, Riva, Brasa. Agosti, Bonomi, Baratta.

..

t


2088

LA LEGIONE l 'l'ALICA DA DI GIO NE A TRENTO

3

A(,LEGA'l'O

Situazione degli austriaci verso la metĂ di maggio. 0 1V1 SJ0Nl

Vi'ukassowick

Hadclich

Kaim

Melas Elsnitz

Vogelsang O'tt Hohenzollern

NB. -

8R IGATB

Declovick Lauclon Rohan Doller Briey Palfy P ilati l!'estenberg Dalla Lamarsaille Vimptsck Nobily Oreilly Rnesewich Auesperg Gon npp St. Lulien Bellegarde U lm Veidenfeld Lattermann Bnssi Weber Rousseau :E'rimont Gottesheim A.ssareto

DISLOCAZIONE

Valle del Ticino e S. Gottardo. Sempione e Domodossola. Val Sesia. In marcia sul Ticino. Val d'Aosta. Novarese. Vercelli. Vercelli. Distaccata. Val di Susa. Pinerolo. Torino. Torino. Cuneo. Tenda (in .marcia su Torino). Ronciglione sul Varo. As1)remont. Duranus. Id. Sul Varo. I d. Cornigliano. Val Polcevera. Torazzo - Monte Cornuto. Bisa.gno. l\fonte F accio. Bisagno.

20,000 uomini in R-0 magna ed in Toscana .


ALLEGATO

N. 4.

Scala d I. t .. 1000000

~

' Gncrn, . •io foto-Htosrnlìco u~el l\TiuisLèro tlclh L:i.horal'l)X


t,A. LEGIONE IT.A.LlCA DA DIGIONE A TRENTO

2099

La consulta legislativa con legge sàncita il 18 gennaio 1801 proclamò òeneme1·ita cl ella patria la L~gione I tali ca., EDOARDO de' Mn:mc1 Tenente Oolo·m iello 8° a,-tiglieria

OPERE CONSULTA'l'E. Sto1·ia delle arm,i italiane. Sulla 1nilizia cisalpina italiana. P A~OKOUCKE. Victoires et conquetes des fl"ançais des 1789-18.t5. J'oMINf. - Jlistoi?'e des giierres de la r évolution. 1.1'[é-1nofres de Napoléon I. SERVAU. Gtier1'es des fra.nçais en Italie. N. N. - Fasti e vicende degli italian·i dal 1801 al 1815. C. Da CuGUAC . - Ca1npagne de l'armée cte Réserve en 1880. SÉGUIL - L ettre sur la carnpa,qne cli~ Gènérale 1 Wacdonalcl dans Zes . Grisons. MA'l'HIEU· D UMAS. - P1·écis des événem,ents 1nilitaires. Jou,·nal historique cles opfrations de l' a1·1née d' Italie comm.andée par Br•une.

TuRO'J"rr. ZANOLI. -

..


LA GUERRA ROSSO-GIAPPO::SESE

2100

Gli eserciti in pr esenza, che a Liao-yang erano stati numericamente pari, o presso a poco, e che pari dovevano essere restati all,incirca anche dopo la battaglia, in cui avevano subite perdite quasi eguali, non potevano essere gran fatto aumentati, nè l'uno poteva avere di molto sopravvanz_a~o l'altro durante il mese di sosta. Se mai, stando alle notizie che allora si avevano, un lieve vant~ggio sembrava esister~ per il momento a favore dei Russi: i ~uali dispo~evano d1 forse 240,000 fra fucili e sciabole, e dt 620 pezzi, men~re non si sapeva, pur non potendo escludedo, che al generalissimo Oyama fossero oo-i unti rinforzi notevoli. Certamente, . i1 còmpito diventava arduo per i Giapponesi :_ la loro situazione era radicalmente cambiata da,l maggio precedente, e la loro forttma diventava aleatoria; ma nè l'uno, nè l'altro deo-li eserciti avversari sembrava ancora disporre di una supe;iorità numerica tale da poter condurre risolutamente un'azione decisivamente offensiva. E neppure la situazione strategica era tale da conferire qualche vantaggio ad uno piuttosto eh~ all'al~ro dei ~ue antagonisti : entrambi avevano le loro linee d1 comunicazione direttamente alle spalle, ben coperte dall'intero esercitq, ben sicure da qualsiasi minaccia in quelle condizioni di forze disponibili. , Era a.dunque, nel suo complesso1 una situazione di atte~a'. dalla quale pareva da ritenersi che non si_ sarebbe usciti fino a quando l'uno. dei due non avesse raggmil.ta la preponderanza numerica necessaria a tentare l'offensiva con probabilità di successo, oppure l'uno dei due non avesse commesso un errore, che porgesse all'al-tro l'occasione di prevalere anche a forze pari. Più probabile, naturalmente, la prima ipotesi, perchè in cosiffatte situazioni è raro che si commettano imprudenze pericolose. . Oonfortava in queste previsioni anche il contegno dei ge~ neralissimi. V Oyama prova.va da un mese coi fatti di aver attribuito alla vittoria di Lia.o-yang nulla più del suo giusto valore, di apprezza.re convenientemente l'ora.mai temibilissimo ne-

LA GUERRA RUSSO- GIAPPONgSE

IX. Impressioni e notizie dal 4 ottobre al 5 novembre

La situazione degli eserciti di Manciuria al 4 di ottobre non era tale, come ricorderanno i lettori, da lasciare agevolmente presumere quale sarebbe stato l'indirizzo delle operazioni prossime (1). Ad un mese di distanza dalla mezza vittoria di Liao-yang, i Giapponesi poco aveva.no proceduto. Era molto se le loro plmte più avanzate toccavano la linea Sin-min-tung-Sa-hoWanfolin-Ma-tsien-tiau-Ta-ur-no; · e, quantunque la loro azione accennasse a delinearsi da est, pur coprendo da sud, fra la ferrovia ed il Liao-ho, le vecchie e le nuove linoo di comunicazioni dell'esercito, nulla accennava nè alla imminenza nè all'indirizzo di una decisa operazione offensiva. La loro avanzata era lenta e cauta in ragione della forza del nemico, della necessità cli compiere i rifornimenti esausti da una lunga battaglia, deJla asperità della zona montana. I Russi si afforzavano a Mukden ed a Tjeling; contemporaneamente; il che sembrava indizio di propositi difensivi, senza che apparisse quale delle due posizioni successive fosse destinata alla resisténza principale. Le esplora. zioni. di cavalleria, attivamente mantenute a sud ed a sudest su largo raggio, non erano accompagnate da alcuna mossa che potesse lasciar presumere una controffensiva a sud, piuttosto che una ritirata, od una difesa locale manovrata. (i) Cfr. pag. 1935

2101

e seg.. dìsponsa X. Rivista .lfilUart.

l


2103 2102

L.\ GlJE}{RA RUSSO -GIAPPONltSE

mico, di sottomettersi ragionevolmente alle lentezze di una minuziosa o lunga preparnzionP, in vista di una avanzata, che doveva essere assai cauta ed oculata. A. nostro giudizio, come sanno i lettori, non poche occasioni di a.giro risolutamente ed a forze concentrate avevano perdute gli eserciti giapponesi nel precedente corso della campagna; ma non ei·a certamente questa una ragione per agire avventatamente ora, che quei momenti di eccezionale fortuna erano fuggiti e le circostanze profondamente mutate. La condotta delle operazioni del mese di settembre mostnwa che questo era stato perfetta.mente compreso; e non v'era pertanto motivo alcuno di •pensare che un atto di audacia intempestiva. venisse a compromettere, da parte giapponese, la saggia ponderatezza dell'atteggia.mento assunto. Del Kuropatkine, o per meglio dire della strategia da lui spiegata nella presente campa.gna, noi, come pure sanno i lettori, nou siamo stati mai ammiratori caldissimi . In essa noi abbiamo cre<lnto troppo spesso di scorgere una dubbiosa oscillazione fra il proposito di attuare concetti proprii e la condiscendenza alle pressioni altrui: concetti propri i che, secondo noi, ponevano assai oltre il sogno i limiti della difensiva in ritirata, tanto da trasformarla quasi in una completa soairezione alla' volontà del nemico : condiscendenza alle preso~ sioui altrui, che si esplicava col sottinteso di non compromettere troppo i concettj proprii, e pertanto quasi esclusivamente nella sua parte formale ed esteriore, conducendo ad operazioni sanguinose ed inconcludenti come q nella dello Stackelberg a. ,Vafangn. Da noi dissentivano, in questi apprezzamenti , e specie dopo L iao-yang, i critici più accreditati, i q nali vedevano nella strategia del generalissimo russo i segni più indiscutibili di un concetto chiaro, di una oculata prudenza e di uua incrollabile fermezza e :fierezza di car attere, le quali, resistendo a tutte le alte pressioni che tentavano spingerlo ad una inconsiderata offensiva, avevano ed avrebbero impedito che alla offensiva si passasse prima di avere la sicurezza del risultato.

,)

Noi nou sappiamo quale gindiz.io possano faro ora dei loro precedenti giudizi i critici in question~, do?o che i fatti. che stiamo per narrare hanno mandato all'aria o 11 conc~tto chiaro, 0 la oculata prudenza, o la incrollabile fermezza d1 carattere, e maaari oani cosa ad un tempo. Ma. questo poco importa. o b l . Importa assai più osservare che i giudizi nostri ~cl . a. tnu sulla strategia del generalissimo russo avevano lmnti comuni desunti dalle operazioni pn,ssato: una grande prudenza di pr~positi, se non eccessi,a, ed una condiscendenza limitata, se non negati va, alle pressioni bellicose cli Pietroburgo. Coincide,ano pertanto unanimi le previsioni, e sembra~ano ragionevoli, che colui, il quale a Liao-yang, con forze pari, coll'appoggio di un campo trincerato di lunga mano apprestato, di. fronte a ne1.0ico diviso da un fiume, avoya trovat~ troppo arrischiata una sem plice difesa man~v~ata conLrof~ fensivamente sul campo tattico, e tardi e t1m1damente v1 aveva accenmito, subito abbandonandola, non sarebbe per certo passato subitaneamente, a forze ancora ~ari, o quas.i, ed in condizioai assai meno sicure, alla offensiva sLrateg1ca e tattica· e che se questa. ali fosse stata imposta, non l' a' ' o . . . vrebbe certo intrapresa a fondo e con tutte le forze, a nscb10 d1 incorrere in un insuccesso generale. Tutto sembrava concordare a.dunque, al 4 di ottobre, nel far loO'icamente presumere che per tm certo periodo di tempo, abbas~anza lungo, non si sarebbero avute operazioni di primaria importanza. ***

Per contro, il 4 di ottobre appunto, ::;1 1m,:1ava l'offensiva generale russa, preannunciata alle truppe fin dal giorno 2, con un ordine del giorno, che più esplicito non avrebbe potuto essere e che noi crediamo valga la pena di registrare per intero. « Sono oltre sette mesi che il nemico ci sospinse con un as« salto improvviso contro Port Arthur senza alcuna previa di<, chiara.zi.one di guerra. Dopo questo tempo le truppe russe « hanno compiuto per terra numerose azioni eroic:ie delle


2104

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE L A GU.ERRA R USSO-GIAPPONESE

q~ali la patria può essere, a giusto titolo, fiera. Ora il nem1co, non soltanto non è vinto ma continua nell d. ' . a sua pre· « sunz1011e 1 sognare una vittoria completa. Le t. d 1 d . . . ruppe e• ' · « l .esercito el.laìVIanc1uria 11 cui coragaio non ha ma· t , o 1 oessa o . « d.1 essere n soluto, non sono state finora in numero suffi• « ciente p er potere infliggere una sconfitta all'esercito giap« ponese. ~ccorreva un tempo considerevole per superare « tut_te le chfficoltà che s' incontrano per rinforzare l'esercito « attiv~ e port_ a rlo alle_p~oporzioni necessarie per compiere, « con pieno esito, la missione ardita e gloriosa che gli è stata « affidata. <i

«

gazione e fermezza, energia e con la abilità necessaria dai Russi di tutte le professioni e di tutte le classi. Ed immense « difficoltà si sono incontrate per trasportare centinaia di mi« gliaia di uomini e decine di migliaia di cavalli ininterrot« tamente per ferrovia, per un periodo di sette mesi, dalla e Russia e dalla Siberia in Manciuria. « Se i reggimenti già inviati non basteranno, ne saranno « mandati altri perchè la volontà dello Czar è di battere i « nostri avversari. Noi eseguiremo rigidamente questa s '.la « volontà. « Finora il nemico per li'} sue operazioni di guerra si è valso « di gTossi CQntingéuti di trup pa, spiegando il suo esercito per « circondarci, e sceglieva, quando voleva, il momento più op« por tuno per attaccarci ; ma ora è giunto il momento tanto « atteso dall'esercito russo di prendere l'offensiva e di costrin« gere i Giapponesi a fare ciò che noi vogliamo, perchè le « forz e dell'esercito nostro in Manciuria sono sufficienti per « permetterci di attaccare. · « Dovete t uttavia tener bene in mente che per trionfare di « avversari valorosi e potenti, occorre non soltanto avere un «· numero sufficiente di truppe ma bisogna altresì che tutti « dal semplice soldato al Capo supremo siano animii,ti dalla e f erma volontà di ottenere una vittoria. Vi chiederemo nuovi « sacrifici ; pensate, facendol i, all'importanza della vittoria «perla Russia, e in special modo abbiate presente come sia « necessario vincere per liberare al più presto possibile i no« stri fratelli chiusi a P ort Arthur, i quali cbn un'eroica di« fesa conservano da sette mesi la fortezza assediata,. « L 'esercito, forte della comunanza delle sue aspirazioni « con quelle dello Czar e di tutta la Russia, ha compiuto « in tutte le nostre guerre azioni eroiche per la patria e « si è acquistato presso tutti i popoli una rinomanza me« ritata. « P ensate sempre che la volontà dello Czar vi ha affidato la « difesa della dignità della Russia e dei suoi interessi nell'E« stremo Oriente. Pensate che a voi è affidata la difesa del« l'onore di tutto l'eserci to russo! 4

«

~ È per q ue~t~~·agioni che, quantunque voi abbiate respinto « 1 assalto de1 l:happonesi dalle nostre posizioni parecchie « vol_te a 'l'aceki_ ao, Lian_-dian-sian e Lino-yang, non ho ere« duto, dop? tah successi, procedere nella marcia in avanti « ed ho ordm ato la ritirata. «

Voi av~te abbandorrato eroicamente le posizioni fortifì.-

« cate lasc1_a~1do m_ontagne di cadaveri di nemici, senza es« sere assaliti ultenormente: vi siete ritirati minacciando e . « mostra.ndovi pronti a. dar nuova ba,ttaglia su posizioni che « avevate già preparato.

« Dopo la _batta.g~ia di Li~o-yang, durata cinqu~ giorni, dopo un~ d1_fes~ trionfale d1 tutte le nostre posizioni avan« zate ~ ~n~crpah, avete compiuto la ritirata su Mukden nelle « c~nd~zwni più diffici!i, ave~e camminato at tl'averso. ii fango, « tiascmando a ma.no i pezzi di artiglieria e siete aiunti a « M~kden senza, avel'e abbandonato un ~olo ~annone: un solo « ferito e senza aver lasc1·ato p · d · · · · 1en eie un so1o png10111ero, un « solo uomo. · «

« ~a ritira~a in_q~este condizioni era necessaria per ottenern una v1ttona mtera e decisiva quando sarà giunto il « momento opportuno. «

« «

« L o C~ar ha des~i~a.t~ alla lotta contro i Giapponesi impor tanti forze militari che saranno sufficienti per assicurare la vittoria.

<!.

«. Tutte le. di~c.olt_à per far giungere queste forze da una di st anza d1 diec1m1la ve1·ste sono state sormontate con abne-

2105

. I


2106

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

L'a~gusta Guida della nostra patria, e la Russia intera « co~ lui, pregano per noi, che compirerrio la missione affida« taci senza debolezza e colla ferma decisione di fare il no« stro dovere fino alla fine senza curarci della nostra, vit « Ohe Dio sia con voi tutti! ». a. (-lu~sto ordine del giorno, subito divulgato dalla stampa mond1~J.e_, fu d?vuuque accolto con unanime e profni1do stu· pore. E 111fatt1 uno strano documento. B isog~a ~erò_ ricord~re che i proclami alle truppe non v~nno g1\1d1cah dal p unto di vista della esattezzfL storica, ne da que!lo della severa preci~ione degli app{·ezzamer1t/ o della rag10nevolezza pratica dei rrogrammi c11e· essi espon~ ~ono. Sono la espressione di un'anima superiore, che vuole mnalza~·e fino a sè ed a sè avvincere, per averne l'ar dente c?nse_nt1m~nto nella_esecuzione dei' suoi progetti, una molti~t~d1~e d1 -~ltre ~unne : sono come una esplosione, sia pur e art1:6.c1osa, d1 sentunento, che cerca di isolare i cuori dalle real_i e deprimenti contingenze della guerra, di accendervi o ria?cendervi la fede, di sublimarli in quella aureola d i entusrasmo, nell~ quale soltanto può sfolgorare poi l' eroismo collettivo. ~ r~torica, insomma, fatta a buon fin e : e, ~om_e tale, va grnd1cata dagli effetti che può avere sul1 anima e sul_c~ore delle truppe, ed in relazione, pertanto, con_ le pecnhan qualità della razza, dell'indole, dè.ll' educazione di esse. · Perciò r10i non siamo propensi ~d attribuire soverchia importanza a qua1eh e aLLermaz1one non perfettamente esatta ed a qualche esa~erazione sparsa qua · e là nel proclama, il quale del resto, riassumeva abbastanza fedelmente ben in tes~ n_ell~ l~~ee general~, e spiegava in modo adatto alle truppe le iag1om d impreparazione che avevano avuto influenza sulla precedente condotta della guerra. e le circostanze che consentivano ed imponevano d i mutare tale condotta. Non è sotto questo aspett o che noi troviamo strano il documento può darsi, anzi, che esso, pur senza essere un modello del genere, rispondesse benissimo al carattere delle truppe. alle quali si rivolgeva. ' «

fl'

•

LA GUEH,R.A RUSSO- GIAPPONESE

2107

Noi t:i:oviamo strano e, più che strano, .inconcepibile tale documento, perch è, mentre l'offensiva accennava soltanto il 4 di ottobre alle prime avvisaglie di incerto significato, ment1'e soltanto il 9 e il 10 essa prendeva stretto contatt o col nemico, e mentre soltanto l'll procedeva ad atti risolutivi l'ordine del giorno era emanato in Manciuria, tra la ' . fitta rete di informatori giapponesi della quale cosi spesso si lagnano i Russi, fin dal 2 di ottobre, tanto che il 9 già se ne aveva notizia in Europa, ed il 10 se ne conosce:va da . noi il testo completo. Ora, a fatti compinti: gli avvenimenti giornalieri hanno per noi significato abbastanza chiaro, che ci aiut~rà _a colleo·arli ed a farne la narrazione; ma è certo che a1 G1appon:i non poteva riescire troppo facile, nei primi giorni dell_a offensiva russa, penet,rare il significa.to delle moss~ nemiche ed interpretarne lo scopo ultimo E pertanto assa,1 strano ed inconcepibile che una specie di preavviso, nel quale l' offensiva a fondo era esplicitamente dichiarata, sia stato posto nel dominio pubblico dal quartier generale russo, una settimana . prima che l'esercito giungesse in misura di portare colpi risolutivi, e strombazzato per modo che il nemico ;potesse averne notizia in tempo perfino per la via d_'Europa. A parte la stranezza del documento e della sua intempestiva divulgazione, a noi sembra interessante rilevare alcune delle idee in esso accennate e metterle a confronto colla realtà dei fatti. affinchè i lettori possano ricavarne fin d'ora qualche luce pe~· aiutarci poi a scoprire, se sarà possibile, le raO'ioni della decisione di prendere l'offensiva. L'accenno alla volontà dello Ozar ·di battere il nemico può sembrare un fuor d'opera, essendo quella volontà naturalmente preintesa fin dal momento in · cui la guerra fu iniziata ; ma un fuor d'opera non era, trattandosi di un popolo · per il q uale lo . Czar riassume in sè tntt e le sovranità possibili in terra e tutti i sentimenti della patria, e la volontà di esso rappresenta in terra la volontà di Dio, e di un Dio con mistica devozione adorato. Piuttosto è da osservare che quell'accenno era assolutamente generico, e che


2108

LA GUERRA. RUSSO-GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO·GIAP.PONESE

in nessun modo quella sovrana volontà veniva invocata a proposito della imminente offensiva, alla quale avrebbe pure arrecato un singolare coefficiente di forza e di slancio. Era anzi bene stabilito che lo Ozar voleva che si vincesse, ma che aveva destinato a ciò forze sufficienti, e che altre_ ne avrebbe mandate se le presenti non bastassero; inve_ce l'affermazione che il momento era venuto e che le forze presenti bastavano all'offensiva era fatta esclusivamente in nome proprio del generalissimo, come in nome proprio era assegnato alla offensiva l'obbiettivo grnndioso e lontano di giungere a liberare Port Arthur. . È ovvio pensare che il più elementare riguardo e la più semplice correttezza imponevano al· generalissimo di non scoprire la responsabilità sovrana, nel caso che questa perentoriament e si fosse dichiarat a per la imm!3diata offensiva : ma è anche ovvio riflettere che, in tal ·easo, era assai più semplice lasciare la propria e l'altrui responsabilità impregiudicata, omettendo qualsiasi ordine del giorno, come probabilmente si era praticato in passato, ed in ogni caso emanandone uno meno dichiarativo. Si dovrebbe adunque condudere che la decisione era personale e spontanea; ed essa doveva necessariamente essere fondata sulla convinzione profonda e sicura che si disponeva di forze sufficienti, e cioè superiori a quelle del nemi·co come è indispensabile per una efficace offensiva, . specia.lmente quando questa è concretata in un disegno di manovra avvolgente. Ora noi sappiamo, sulla fede di notizie assai controllate e credibili, e come di poi confermò la stessa battaglia, che quella superiorità, e vale a dire quella sufficienza di forze, non esisteva al 4 di ottobre, e che perciò non poteva esistere al 2 dello stesso mese quella convinzione, che del resto appare assai intiepidita anche nella intonazi~ne' dell'ultima parte dell'ordine del giorno medesimo. A lasciare più che mai nella incertezza concorreva il singolare contrasto, che sussist.e va fra la prima e la seconda parte del proclama. Nella prima si faceva l'apologia spiccata della strategia temporeggiante fino a q uel momento

2109

seO'uita, diehia.rando quella condotta necessaria per ottenere u:a vittoria intera e decisiva quando fosse giunt o il momento opportuno ; nella seconda si affermava,. con quella dubbia convinzione che abbiamo già detta, che il momento opportuno era giunto di prende.re l'offensiva e di conseguire quella vittoria. Ma poichè questa affermazione non potev.a essere basata sulle reali circostanze di fatto, che cosa s1o-ni:6.cava quella apologia? Era forse intesa a consacrare in ~n documento ufficiale e pubblico l'antitesi fra i concetti proprii :fino a quel momento attuati con sufficie~te fo~·t:1na, od almeno senza gravi rovesci, e la recente 1mposiz1one altrui gravida: di conseguenze men buone? Potrebbl.essere, anche q nesto. . Non è certo per il gusto assai discutìbile di fare della ermeneutica ·psicologica che noi ci siamo i.ntrattenuti così a lungo sul1'ordiné del giorno del generale Kuropa.tkine. Per quanto difficile ed incerto sia, qualche deduzione scaturisce sempre dall'esame di simili documenti: e nel caso presente la deduzione può essere preziosa, in mancanza di meglio, a spiegare le ragioni ultime di un fatto, che no~ è. agevolmente spiegabile colla semplice scorta della ra,g1on militare. Il èhe vedremo, dopo aver riassunto l'andamento della battaglia.

· Il 4 d,i ott'obre, come già si disse, ebbero luogo le prime. avvisaglie. Sulle varie strade, i Russi fecero delle punte, dinanzi aile quali i distaccamenti avanzati dei Giapponesi, cedettero senz'altro il terreno. A Tokio si affermò poi ufficialmente, e più tardi se ne sporse formale recla~o alla, Russia, che in quèste prime operazioni le pattuglie. russe. indossassero costumi cinesi; ma non è escluso che s1 trattasse di spedienti, cui qualche individuo avesse isolatamente ricorso per il difetto di abiti e per la temperatur~ fattasi riO'idissima oppure di bande tonguse assoldate dai b ' . Russi, a simiglianza di quelle che i Giapponesi orgamzza.

134 -

ì \

.

ANNO XLIX.


2111

LA GUERRA. RUSSO-GIAPPONESE

LA GUERRA RU$SO-GIAPPON'ESE

vauo e guidavano, specialmente nella r.egione di Sin-mintung, ai danni delle comunicazioni russe. Dal campo · di Kuroki si segnalava che i Russi rinforzavano la loro sinistra e dimostravano una attività insolita, ta.nto da quella parte, quanto lungo la ferrovia in direzione di Jan-tai. Dal ·c ampo di Oku, all'altra estremità dello schieramento giapponese, si sapeva che le linee fluviali di rifornimento e la ferrovia fun_zionavano senza interruzione a portare da In-ku rinforz~ e provvigioni: ma non era detta alcuna cifra concreta. Il 6, la cavalleria del generale Mistcenko arrivò presso le miniere di Jan°tai: attaccò i posti a:vanzati giapponesi, . inflisse loro notevoli perdite, e poi, puntando loro nei :fianchi, h costrinse a retrocedere sulle posizioni principali. · Il 7, l'azione dellf1 cavalleria russa si mi:i,nifestò su più ampio raggio: un corpo passò il Tai-tse-ho a,d e5't di P eun-sipu : un forte distaccamento si spinse fino ad assalire un posto giapponese verso Saimaki: era l'avanscoperta, ·in qualche modo, della mossa ~tggirante che si andava preprtrando. In quel giorno, le informazioni 1:usse davano 10 divisioni giapponesi sulla destra del Tai-tse-ho, ed afforzate · in special modo le posizioni di Pa-niu-pu, e delle-miniere di Jan-tai. Il giorno 8, in presenza dell'a.ggiramento nemico, i Giapponesi _a bòandonarono, con un semplice combatti~10nto cli retrogqardia, le posizioni di Pa-niu-pu, rimaste assai avan· zate r ispetto alla linea Ou-li-tai-tse (a mezza strada fra Jan-tai e Sciliho) .- miniere di Jan-tai - Peun-si-pu, sul qual ultimo punto aveva oramai r ipiegato l'estrema ala destra di Kuroki. Il 9, secondo le informazioni di Ruroki, un corpo russo composto di una briga.ta d i fan teria, di 2000 cavalieri e di una sezione di artiglieria, passò il Tai-tse-ho ad est di Peunsi-pu, e si trincerò, avendo in sostegno, sulla sponda destra del fiume, un'altra brigata di fanteria, 1500 cavalieri e 8 pezzi. Un'altra brigata era segnalata più a l largo vers~ est, a •ra-lin: altri reggimenti ancora erano avvistati qua e là in quell.a zona, e tutti mostravano l' intendim~nto çli a van-

zare a sud. Nello stesso giorno, Nozu, dal centro, segnalava l'avanzata di u\ia divisione nemica per la strada mandarina su Ou-li-tai-tse, :fiancheggiata da un altro grosso corpo lungo la ferrovia; ed Okn, da sinistra, notificava che il nemico non mostrava notevole at_tività sul suo fronte di battaglia. La manovra russa sembrava delinearsi di già chiarament e: azione debole dall'ala oecidentale; una forte avanzata al centro, come garanzia delle comunicazioni e come ap1~oggio alla massa aggirante; lo sforzo massimo da est in un largo movimento avviluppante. Non si conosceva, neppure approssimativamente, fa, ripartizione delle foÌ·ze: può darsi che non fossero troppo lontane dal vero le informazioni che si ebbero poi il giorno 11 da prigionieri n~ssi, secondo le quali il R uropatkine, ricevuto il_·27 settembre dallo Czar l'ordine di attaccare al più presto per soccorrere Port-Arthnr, avrebbe disposto che due, o forse tre corpi, operassero ad ovest della strada mandarina, e che tutti gli altri operassero ad est nel raggio compreso fra quella strada e Peun-si-pu, ad eccezione di un corpo destinato all'aggiramento largo e collegato alla massa principale per mezzo della divisione di cavalleria del generale Mistcenko. Per quanto sospette, queste informazioni corrisponderebbero abbastanza a quelle fornite dai generali dei tre eserciti giapponesi. La manovra era dunque chiarà ; ma era non meno chia,ro fin d' allora che la sua estensione eccedeva cli gran lunga le forze disponibili. Su pposto pure che ad ovest della strada mai1darina non operassero che due corpi, e cioè un 60,000 uomini, i rimanenti 180,000 (ammesso l'assurdo che nessuno fosse stato lasciato a Tj~ling ··dove si erigevano fortificazioni, nè a Mukden, n~ sull' H uu-ho,' nè in riserva) manovravano su un fronte di non meno di 90 chilometri, chè t ant i ne corrono in linea rett a fra Jan-tai e Ta-liu. La massa era evidentemente disseminata. E quésto rilevò subito l'Oyama: il quale nello stesso giorno 9 telegrafava a Tokio (il t elegramma fu poi reso di pubblica ragione soltanto il 13) che l'attacco si pronunciava contro la destra e che perciò Kuroki si afforzava verso Peun-si-pu,

2110


2112

2113

LA GUERH.A RUSSO -GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

dove si combatteva· vivacemente: che egli si proponeva di prendere l'ofl:ènsiva dall'ala opposta fin clàll'indomani, p1·ima, che il nemico si concent1·asse, per procedere 1ungo la sinistra dell'Hun-ho e piegare poi ad est contro il grosso del nemico. In sostanza,, tener ferma o anche rifiutare al nemico l'ala minacciata da un avvolgimento ancora largo e disseminato, far massa contro la debole ala opposta del nemico, avvolgere a propria volta. · Con'c etto chiaro e d~cisione pronta e lodevole1 se:le forze bastavano all'impresa. Ma di questo rag1011eremo a suo tempo.

cesso : all' ala orientale, secondo notizie da 'l'okio, i Giapponesi avrebbero riprese tutte le posizioni fra On-li-tai-tse e Peun-si-pu e quelle ad est di Peun-si-pu, attaccandole di buon mattino col favore della nebbia, mentre da Mukden si affermava . per contro che essi si. fossero ulteriormente ritirati. L e legazioni giapponesi in Europa comunicavano che contro l'ala orientale di Kuroki il nemico operava con sei divisioni èd a lmeno 80 pezzi. Il 12 sembra essere stata la giornata decisiva della battag1ia. Le prime notizie furono un po' vaghe. Da Mukden si parlava della continuazione di combattimenti di avanguardia su una linea obliqua, che da Peun-si-pu, passando per la stazione di J _a n-tai) si spingeva .fino a 15 chilometri ad ovest della ferrovia: tali comba,ttimenti avrebbero accertato che i Giapponesi, soli.dissimi a l centro, dove avevano un formidabile schieramento di artiglieria per assicurare il passo principale del Tai-tse-ho, si erano ritirati da .e st, a causa dell'avvolgimento della cavalleria russa. A Tokio stesso non si riteneva di avl:ir riportati. successi di importanza: si erano , attaccati i Russi nella notte, ma senza risultati posi ti vi : non si. era riusciti a respi ngere il loro accerchiamento da est. A P ietroburgo, mentre nel pubblico cominciava a spargersi l a voce di un insuccesso delle ar mi russe, si a:ffèrmava ufficialmente che il nemico era st,1,to scosso mH. non battuto,. che la battaglia prendeva proporzioni gigantesche, e che le bai1de di tongusi infastidivano gravemente le comunicazioni a nord di Mukden . .Ma \e notizie ufficia.li vennero ben presto a precisare la situazione. Il 12 stesso, Oyama telegrafava a Tokio che l'andamento della battaglia diveniva soddisfacente: ad est, Kuroki ave·rn rioccupate varie posizioni e procedeva innanzi : al centro, Nozu aveva guàdagnato terreno e la sua avanzata sembrava bene avviata : ad ovest, Oku continuava il suo movi mento nella speranza di aggirare. Ed il 14, · 1e legazioni g iapponesi i n Europa comunicavano un 'rapporto del generalissimo circa le operazioni del 12, dal quale risultava :

,,

*** Il giorno 10 cominciarono ad aversi azioni di notevole importanza su tutto il fronte di battàglia. . All'ala orientale i Russi si impadronivano in queì g iorno delle alture ad est di Peun-si-pu, e quindi, .con un attacco notturno, di tutta la linea di colline fra Ou-li~tai-ts~ fl Peunsi-pu: le i nformazioni dal campo giapponese recavano .che i R ussi ricevevano da quella parte con tinui rinfor,::i e che disponevano di una ingente massa di artiglieria: i Giapponesi tenevano tuttavia le loro posizioni . All'ala occidentale, ed al suo punto di saldatura col centro, si dichiarava per contro l'offensiva g iapponese. Oku avanzava risol utamente a nord, mentre colla sua colonna di destr a concorreva colle truppe di Nozu ad attaccare Ou-litai-tse, che però al tramonto era ancora in mano d~i Russi. Del combattimento del giorno 11 si ebbe una sola notizia ufficiale dal Sakarow: essa diceva che la battaglia era stata accanita- durante l'intera giornata ad _Ou-li-tai-tse, con alternati ve di successi e di insuccessi dall'una e dall'altra parte,· con perdite molto considerevoli da parte dei Russi, e che con tinuava senza che fosse possibile far previsioni intorno al suo risultato : nulla era detto dei c0mbattimenti alle due ali dello schieramento. Le· notizie· non ufficiali concordavano in u n solo pu nto, e cioè nell'ammettere che al centro i Giapponesi resistessero con accanimento e con sue-

r


2114

L.A. GUERRA. RUSSO·GHPPONESE

che, ad est, il Kuroki aveva respint~ i Russi da Peunsi-pu, inseguendoli vigorosamente, e raggiungendo nello le colline, che si trovano a nord-est delle m i·_ stesso . dgiorno . mere 1 J an-tai; che, al centro, il Nozu, avendo iniziate le operazioni durante la notte dall'll al 12, aveva rioccupate le alture· ad est de~la stazio~e. di _Jan-tai , togliendo al nemico 2 pezzi ed 8 carri da mumz1on1; e quindi inseo-nito impadronendosi o ' d 1. al tn. 11 pezzi con relativi cassoni. Dinanzi ad esso a 20 chilometri ad est di Jan-tai, un distaccamento russo ~unito di artiglierie, aveva dovuto ritirarsi celeremen{e in grande disordine ; che, ad ovest, l'Oku aveva portata la ;ua colonna centra~e .ad 8 ~hilometri a nord-ovest di Jan-tai, . impad1:onendos1 m van scontri di 16 pezzi, e, da ul timo, di altri 4, men~re la _sua co.lonna di destra toccava Sciliho, pren dendo anch·essa o pezzi al nemico. L~ mano~ra concepita dall'Oyama sembrava dun que svolge1~s1 c?n pieno successo. Ad est non era neppure stato necessario d1 cedere terreno o di limitarsi ad una .pura difensiva: si era av~ta persin? la possibilità, forse a causa, del troppo largo e sencito avvolgimento nemico, o forse anche per effetto indiretto della offensi:a sviluppata sul resto del fronte, di prendere la controffensiva con sufficiente successo. Ad ovest il progettato . avvolg imento procedeva con fortuna, potent;rnente appoggiato dalla energica azione dell'esercito del centro. I risultati dell'ala occidentale giapponese erano ammessi dal Kuropatkine, il quale telegrafava che due r eggimenti dell~ sua ala destra avevano subite grosse perdite durante la gt0rnata del 12, ed avevano dovuto ritirarsi abbandonando le artiglierie : e che poi l'insuccesso finale dell~ batt aglia. er~ stato dovuto ad un attacco notturno dei Giapponesi d1 fronte al quale i Russi avevano dovuto abbandonare defìni~ivamente le posizioni e le artiglierie, che avevano dapprima in par te riconquistate. . Secondo altre notizie, la battaglia del 12 aveva avuto dovunque, ma particolarmente al centro, un carattere di estrema

LA GUERRA RUSSO·GIAI'PONESE

2115

violenza: il Kuropatkine in perso1~a, con 3 divisioni di riserva, avrebbe diretto ed appoggiato l'attacco principale contro il Kuroki. Ancòr a durante la giornata del 13 la manovra concepita dall'Oyama proseguì con successo. Secondo i dispacci del generalissimo giapponese, l'ala occidentale ed il centro continuarono la loro avanzata, obbligando il nemico a· retrocedere sotto la protezione intermittente della sua artiglieria: l'ala orientale, dopo un combattimento violentissimo, riuscì a respingere il nemico, specialmente per merito della mwalleria comandata dal principe Kanin, la quale si spinse a tergo clol nemico, ponendo il disordine nelle colonne di sostegno. Dopo di ciò, il K uroki continuava la sua controffensiva verso Pa-niu-pu ed oltre; ma, osservava l'Oyama, le difficoltà presentate dal terreno erano grandi. Rinforzi notevoli giungevano continuamente ai Giapponesi a Jan-tai, per la ferrovia e per la strada rnaridarina di Liao-yang. Le notizie ufficiali del Kuropatkine e del Sakarow, p ur cercando di attenuare la piega che prendeva. il combatt;imento, non discordavano sostanzialmente da quelle gi~pponesi. Diceva il Sakarow che il 1° esercito di Tufanciuria (il 2° ed il 3° erano e sono sempre in formazione nella Russia europea) aveva continuato il 13 il combattimento. I Giapponesi avevano presa l'offensiva contro l'ala occidentale, ma i Russi avevano conservate le posizion i: senonchè, trovandosi l'ala. occidentale troppo avanzata rispetto al rimanente del fronte, l'ordine ern di resistere· fino a notte e poi di ritirarsi : e questo fn fatto in buon ordine. All'ala orientale pure si era.no conservate le posizioni; ma . anche là si era in una posizione troppo avanzata, mentre il nemico in()'rossava e perciò anche là si era ordinata la ritirata. Le b ' pei·dite dei giorni 11, 12 e 13 si dichiaravano_ considerevoli. Più esplicito era il Kuropatkine: l'ala occidentale aveva finalmente mantenute le posizioni, sitlle quali a'l:ei;a clo1;1ito 1·itfra1·si : 1' ala orientale aveva riportato qualche parziale successo, ma non aveva potuto profittarne di fronte all' in-


2116

LA GOER.RA RUSSO- GIAPPONESE

grossare del nemico, e si era anzi trovata ·in pericolo di essere ~ep_arata da1 gr0sso delP esercito, motivo per cui il generalissimo aveva dovuto provvedere a ritirarla. . I n sostan~a, da quel largo schieramento avvolgente, che 11 Kuropatkme aveva adottato all'inizio della sua offensiva egli non aveva ancora potuto, ad offensiva or~mai falli ta: condensare a sufficienza 1e sue truppe per opporsi alla controffensiva nemica. 'l'anto che ai Giapponesi, con forze certamente non superiori, e probabilmente alquanto inferiori, era venuto fatto fino a quel momento di condurre con fortuna un movimento avvolgente da ovest insieme ad una vigorosa azione al centro, nello stesso tempo che tenevano fermo, dapprima, e controffendevano poi efficacemente anche dall'ala orientale, sottoposta all'avvolgimento nemico.

Ma ciò non poteva a lungo durar~: la ritirata conduceva necessariamente i R ussi al concentramento, e, di. fronte a quest~, alle molteplici e contemporanee azioni offensiv-e giapponesi dovevano necessariamente le forze d ivent are insufficienti, nonostante i continui arrivi di nuove truppe. E già fin dal 1~ la manovra dell'Oyarna sembrò accen- · nare a modificarsi. · Nel~a notte d~l 13 al 14, disse il rapporto del E:uropatkine, grandi forze giapponesi attaccarono il centro nemico sulla strada mandarina. Parecchi assalti furono respinti. U:.a alla fine uno ne riuscì, che ruppe il cèn·tro r usso, . mettendo in serio pericolo le truppe vicine. Rapidamente il Kuwoatkine rinforz ò le sue_t ruppe sulla strada mandarina, riprese'°l'offensiv~ e _rioc~upò le posizioni perdute. Nliovi rinforzi giapponesi ncacc1arouo ancora una volta i Russi, i quali) impegnando t utte le riser ve, riuscirono in definitiva a mantenere la linea del S~ho:ho (1). L'ala occidentale russa si t rovù per HJ l~,Sahc_-ho n_on è segnato Slllla c,11·tina inserta oell'articolo precerlentc. Nasce al pas~o I unts1:funl11~, e corre_ quas i direttame11te da es t ad ovest fino alla ferrovia, appena o_ltrepa, sata la quale piega a sud-; ud-ovest, confl uendo nel TaHse-ho · circa i5 chi1..ometn ad occidente d1 Liao-yaog. Il suo corso ci sommariamento tracciato nella èartma cne e a pag. l.OH, dispensa VI, lli'Vista ·militai·e.

2117

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

u.n pezzo in. condizioni all;i..nnanti, e~send~ assalita ~-i fr~nte e di fianco e mancandole l'appoggio del centro i 1 im piego delle riserve ne ristabilì alquanto le condizioni. Questa volta, però, sempre secondo il Kuropatkine, era il cen~ro che fin da principio si trovava un po' troppo avanzato n s~et~o alle ali; e perciò si era.no preventiva.mente scelte e _fo~t1_ficat_e alcune linee del centro e della destra, sulle quah ritirarsi, come poi in effet to si fece. I reggimenti, diceva il. generalissimo, non dormivano da tre notti; ma egli sperava che fosse1·o anc01·a in gmdo di continiiare Za lotta. Quant o al~'ala orientale, essa era stata. nella giornata molto danneggiata, ma, mediante contrattacchi, era riuscita a conservare alcune posizioni sul Saho-ho. . Altre notizie di fonte russa aggiungevano che 11 successo giapponese al centro era dovuto all'azione iuerav~gliosa spie~ .gata da 200 pezzi d'artfglieria, OJ?pOrtunam..ente concentrati su quel punto di massimo sforzo. . I r apporti . ufficiali giapponesi chiarivano un po' n~egho l'azione del 14. Il Kur_oki, all'ala orientale, ave~,a raggrnnt o col suo grosso la linea del Saho-ho, ma cont inuava a trovar_e serii ostacoli nel terreno e nelle posizioni tenute dalla artiglieria russa. Il Nozu, al centro, aveva respinto il nemico sulla linea del Saho-ho, sulla quale continuava a fronteg· giarlo. L'Oku, all'ala occidentale, aveva tentato, verso il.tramonto, di sloggiare i Russi dalle posizioni estrem~ d~lle quali. prot eggevano la loro r itirata, ma non vi e_ra r1usc1t o. Allora cambiò la sua direzione d'attacco, appoggiandola meglio a quella dell'esercit o del centro: 1~na s~a. co~o_n na punt~ ad est della ferrovia e si impadronì d1 posizioni importanti che collegavano l' Ok u col Nozu: un 'altra colonna puntò da sud-ovest verso la ferrovia per cercare di staccare quell'ala nemica che non era r iescit a ad avvolgere. Ma quest a colon na - trovò · una inaspettata resistenza, dice l'Oku; mezzanott~ o dopo {t ore d1 , fu contrattaccata viO'orosamente. o , e soltant . lotta potè respingere l'attacco nemico . · Le relazioni giapponesi constata-vano, in complesso, che 11ella giornata del 14 tutti e· t re gli eserciti giapponesi a,re-

a


2118

LA GUERRA RUSSO-GIA:f;'PONESE

LA (\UERRA RUSSO-GLUf'ONBSE

vano raggiunta la linea del Saho-ho, , cacciando~e sulla riva destra e su quasi tutta l'estensione del fronte il nemico. l'offensiva del quale era da considera.rsi definiti~amente f;llita: calcolavano le perdite russe a p iù di tre~tamila uomini oltre cannoni, fucili.. cariago-i ' ' o ' ecc. Per noi, che intendiamo studiare lo .svolgimento della manovra, o meglio della .controman ovra giapponese, è importante tener nota che in quella giornata lo sforzo massimo fu portato al centro, e che la manovra avvolgente da ovest, dopo un tentativo riuscito vano in quel senso, si adattò in parte a concorrere anch'essa all'urt.o centrale, od almeno a collegarsi strettamente con quello, ed in parte a sostituire con u1;1- tentativo di azione sfondante, sul proprio tratto di fronte, l'azione avviluppante fino ad ·allora perseguita. E la manovra c~ntrale ottenn e risultati buoni, ma non quello decisivo di sfondare il centro e di separare le ali per batterle poi separate. ·:::

2119

forze giapponesi si erano vedute passare dall'ovest a.ll'est della ferrovia. Nonostante questo spostamento di forze, ch e sembrava confermare la continuazione dello sforzo centr~le ePabba1~dono deÌla manovra g irante, notizie da1l'ese~·c1to d1 Oku riferivano che all'alba del 15, avendo rEìsprnto un nuovo contrattacco russo ed essendo riuscit a a guadagnare lentamente alquanto terreno, la colonna cli sinistra d i qu ~ll'esercito aveva cercato di puntare alle spalle del n~1111co; ma che qu~sti aveva difeso ad. oltranza le sue retrolmee, e che il tentativo era ancora fallito. · Soggiungeva l'Oku che egli si t1:~va~a a forze press~ a p oco pari a qu elle del nemi~o: e ~i? spiega, ~econclo 1101, a sufficienza l'inca,pacità sua d1 compiere l'a.g_gir~m~nt~. Nello stesso giorno 15, durante il pomengg10, 1 Giap~onesi r i nnovarono secondo nn t elegramma del SakR.row, violenti attacchi su' t utto il fronte, ma fallirono dovunque. Durante la notte _dal 15 al 16 un distaccame~t~ del Nozu attaccò una brigata russa rimasta i n forte posizione sulla · · · · t ra, d e1 Saho-ho , riescì a · respingerla . anch' essa rrva s1nis . oltre il fiume, e si fortificò a su a vol ta sulla pos1z1one conquistata. Ma nella giornata successi,-ra, dopo mut ~unga ed intensa preparazione di fuoco d'artiglieria, i R:1s~1 po1:tarono in linea le loro riserve e ripresero la pos1z10~e, impadronendosi di J.2 pezzi nemici. Nessuna altra azione fu

*

:::

'

Col giorno 15 la battaglia cambiò nome, tanto nelle notizie dei giornali, quanto nei comunicati ufficiali: si era chia.mata fino ad allora battaglia di J an-tai: col 15 prese nome di battaglia del Saho. Ma era sempre la medesima azione tattica, che continuava. Un dispaccio di Kuropat~ine riferì che la notte .dal 14 al 15 era passata tranquilla, e che le operazioni eran o ricominciate alle ore 9 del mattino seguent~. .ì.\fa quali fossero state queste operazioni il telegrarùma non diceva : si limitava a comunicare che, avendo notati movimenti 1;emici sulla strada mandarina, e cioè al centro d ello schieramento, si era aperto il fuoco d'artiglieria, il quale, per la sua grande enti~à, aveva prodotto lo scoppio di . un uragano, coine giit a _Lmo-yang. A parte questa osservazione, utilissima -alle scienze meteorologiche ed ai fautori dei cannoni grandinifughi , i.l _telegramnia comunicato alla stampa altro non recava, di unportante, se n on la notizia che considerevoli

impegnata al centro. . ., . A.ll'ala occi.clenble i Russi attaccarono prn volte, durant~ il 16 le truppe di Oku, ma µe vennero respinti con gravi perdite. Forse incoraggiato da ciò, l'Oku tentò ~ncora una volta l'aggiramento. V erso sera, una colonna 1111st.a fu _avviata per la spond~t destra del Saho-ho a qu~ll'nnpresa: ebbe dapprima qualche successo e prese 2 pezzi al ne~1co, ma al cader della notte fu assalita e circondata cl~ forze su·p eriori, attraverso le quali dovette a~rirsi la v i~'. perdendo 14 pezzi. A.n 0 he quest'ultimo t enta.tivo era fallito con notevoli danni, mentre d'altra parte la ~.anovra c~nt_rale giapponese, dopo i l)rimi successi ~~ten_uti 11 14_, com111c1ava a languir e ed a perdere sempre p1q di efficacia,.

i


2120

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE .

*** E col giorno 17 la battaglia cessò quasi completamente di essere manovrata, e si tramutò in unu, lotta di reciproco logoramento:, nella quale i due antagonisti andarono, con rapida progressio1ie, esaurendo le loro ultime energie. Stando alle informazioni ufficiali russe, nella notte dal 16 al 17 i Giapponesi attaccarono l'ala occidentaie russa, ma furono respinti: nella giornata poi del 17 i Russi rioccuparono alcune posizioni sul Saho-ho, ad ovest della fer rovia, ed i Giapponesi ve li cannoneggiarono -violentemento, senza però pronunziare alcun attacco. Nessuna azione ebbe luogo al centro ed all'ala orientale, quantunq L1e su tutto il fronte si notasse un forte concentramento di Giapponesi. I n sostanza, il combattimento si localizzava qua e là sul Saho-ho, e si svolgeva essenzialmente con ch;elli d'artiglieria : il tempo diventava cattivo e freddo: le truppe erano esauste : per gli attacci parziali si appronttava quasi esclusivamente del favore della notte. Così, nella notte dal 17 al 18, i Russi fecero qualche attacco parziale contro la destra di Oku e contro il centro di Kuroki, come i Giapponesi attaccarono i'l centro russo: dall'una e dall'altra parte gli attacchi fallirono, e durante la giornata del 18 si ritornò al semplice scambio di cannonate. Secondo notizie giapponesi, i R ussi sembravano diminuire di forza alle due ali: sembrava anzi che oramai non avessero più in linea che grosse retroguardie, mentre i corpi principali avevano già raggiunto l' Hun-ho e st avano completando l'afforzamento di quel fiume. Il 19 ed il 20 ebbero luogo le ultime scaram(t0cie di qualche importanza sulla linea del Saho-ho, dove gli esercit i mantenevano un contatto localizzato in taluni punti ancora abbastanza aspramente contesi. La grande battaglia era finita,. Essa aveva durato 17 giorni fra le prime. avvisaglie di avanguardia e le ultime scaramuccia di retroguardia, e per cinque giorni, dal 10 al 14, era stata attivamente mano-

LA GUERRA. RUSSO-GIAPPO~ESE

2121

vrata. e violentem~nte condotta dai Giapponesi, con tu~ta uella fortuna che le forze disponibili potevano consentire q d . alla loro energia ed alla loro au acia. Le perdite erano state grosse. A Pietroburgo si affermava che le perdite russe sommasser? complessiva.mente a 55,000 uomini, dei quali 12,000 mor~~· In 60 000 uomini le calcolava l'Oyama, affermando che pm di 13 'ooo morti avevano avuta dai Giapponesi onorata sepoltu~·a sul campo di ba~taglia. ~ltro a ciò i ra~porti giapponesi registravano presi al nemico 43 cann~m con .700~ proiettili, circa 700~ fucili con 78,000 car~uc?1e, e carnagg1 e materiali diversi. I calcoli pii1 mederat1 nassumevano le perdite russe in 45,000 fra morti, ~erit~ e disper~i. Ed in ·questa cifra concordava una comumcaz1one ufficiale dello stato maggiore russo a Pietroburgo, fonte certamente_n?n sospetta di ~sagerazioni,· la quale contava in 800 ufficiali e 4;; 000 uomini di truppa le perdite dal 9 al 18 ot tobre: cos:;chè la. battao-lia cli Ja.n-tai avrebbe costato ai Russi più di tutte le prec:denti operazioni della can:i,pa.gna, ne_lle quali, secondo il Kuropatlrine, si erano perduti compless1va1:1ent~ 613 ufficiali e 43,000 uomini di truppa, escluse le perdite d1 Port Arthur. Meno esatte erano le notizie relative alle perdite giapponesi. Un telegramma di Oku confessava per il proprio esercito 6400 perdite dal 10 al 20 ottobre, e calcolava in 16,000 le perdite complessive dei tre eserci_ti dura~te l'intera. battaglia: nulla era detto circa. i cannom pe1·dut1. Poteva darsi che fossero alquanto esagerate nell'uno e nell'altro senso le cifre ora indicate; quantunque la notevolissima diferenza fra le perdite r usse e quelle giapponesi po_tesse apdall'avaro i Russi presa la offensiva, dapp arire o-iustificata o . d prima, contro le posizioni giapponesi, e dall'avere essi . ovuto, di poi, sostenere in conti~ua r_itirata, da Jan-ta! al Sa.ho-ho, 1~ vigorosa controffensiva giapponese, s~nza 1 appoggio di posizioni predisposte a difesa. Ad ogm modo la battaglia era stata sanguinosissima. I risultati non sembravano grandi.


2122

LA GUERRA RUSS0-GIA1' P0NESE

Tatticani~nte, era stata una indiscutibile vittoria giapponese; ed anche una grande vittoria, sia per l'.importanza delle perdite inflitto ai R ussi, sia per l' effetto morale cli avere rapidamente e trionfalmente rintuzzata l'offensiva del nemico cori forze probabilment e inferiori ed al massimo uguali alle sue. Quella volta diventava infatti si:r?gola,rmeute difficile al Kuropatkin e di affermare alle sue truppe ed al mondo, come nel proclama del 2 ottobre per i fatti .precedenti, che il nemico si fosse valso di forze superiori ed avesse scelto · il momento che più gli faceva comodo per attaccare, oppure che la ritirata fosse prevista e predisposta nel proprio concetto strategico: quel benedetto proclama era là: colle sue affermazioni precise, a scuotere la fede dei credenti più -vofonterosi. Ma, strategicamente, nulla era variato di sostanziale. I Russi erano tornati, quantunque un po' malconci, alla loro linea rafforzata dell'Hun-ho: i Giapponesi avevano guadagnato qualche diecina di chilometri di t erreno da J an-tai allo Saho-ho: ma la reciproca situazione strategica rimaneva quella di prima, fatta eccezione della mutata proporzione delle forze, in ragione della diversità delle perdite fatte, e della differente condizione morale delle truppe dopo la battaglia. Il sangue di forse 80 mila uomini nessun contributo apprezzabile aveva portato alla decisione della campagna.

2123.

LA GUERRA. RUSSO- GIAPPONESE

. tuto fai:e . i Giapponesi . nel breve cor~o d1 non abbiano_po d ·d-est L'essenziale d1 cofronte a nord e a nor . . . B ,, . . un mese, d. :ff . stava evi.den t emente in ciò ' che . . 1 ::uu.,s1 . . lla piazza di molte posizioni succesdesta i eren~a disponevano d manzi a . ogni cura predisposte a difesa, . a· luno-a mano e con . . s1ve, i_ • o fino all'arco di An-san-tsan-An-pmg, le quali s1 avanzava~10 . a· . tto alla difesa mobile o-g1o sicuro e ne . e porgevano appoo tre i Giapponesi non , . • • i unto su quel1 arco, men .· . P schierata ar di'lporre che d e11e poche ed improvvisate ope1e, . febbrile di un solo mese aveva popotevano . . '1a difesa mobile assai piùdeche il lavoro, sia pure .f' • pertanto avevano , . tuto rormre, e · \ mdiret . . . t amen t e ap'"'ogo·iata alla piazza.- De1 .I:' o t bolmen , e e ,pn rio tenere gran con to ' non soltanto per .la teche e n ecessa_ h e più per la maggiore o nacità della chfes_a, ma ben anc e ·e cont~·offensive alle g:uali . ' d' . , l"bertà d1 attuare ma.novr m11101e , d es t·inare con sicurezza un nucleo 1l , . ibe s1. potesse e ovvio c t iù grancl e quant o meno numerose erano e t ·'~ • 1 esto del fronte col· favore forze an o p . < e necessarie a res1:stere su r ., . ,, trupp .. Potenti ·opere a cio pred1.,poste. di più fitte e a·1 pm o MUKDEN

Ta- li n o Pa-niu-pu ·

o

o

Penn- si-pu

*** La battaglia, che noi chiameremo di Jan-tai per amore di semplicità, ebbe con ·quella precedente di Liao-yang moltissimi punti di analogia e di contrapposto, i q n~li offrono materia di utile studio. Perno ed appoggio della difesa, nell'uno e nell'altro caso, era naturalmente la piazza di Liao-yang. Di gran lunga più valido, . però, per la difesa russa, nella battaglia di Liao-yang, poichè da molti mesi l'esercito moscovita, imm~bile intorno a quel campo trincerato, aveva potuto poderosamente munirlo, fronte a sud ed a sud-est, assai meglio di quello che più tardi

o An-ping o An-san-t.san

a<I !n-keu

a Feng-huaog-ceng Scala approssimatt,•a. i : 2,25?,~00.

h" mento delle truppe d'ella difesa, n~ll'una e nelL o se 1era . t si'nmetrico: un arco, l'altra battaglia, era quasi esatt~menl e c;municazioni colla del quale l'ala occidentale copnva e


2124

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE .

piazza e colle retrovie, e l'ala orientale si appoo-o-iava al h n· . bb a1-ts~- o. . 1 corda alquanto maggiore l'arco giapponese · Jan-ta1-Pa-mu-pu-Peun-si-pu in confronto dell'arco russo A.nsan-tsan-A.n-ping. . In entrambi i casi l'attacco, per avvolger.e, sia da est, sia da ovest, doveva necessariamente far passar~ il Tai-tse-ho all'ala av:volgente, e pertanto frazionare le proprie forze a cavallo di un ostacolo importante, esponendosi al pericolo della ~anovra centrale per parte del difensore padrone della testa d1 ponte. · . A Li~o-yang, ~ome a Jan-tai, l'assalitore non disponeva d1 ~na apprezzabile superiorità di forze, ciò che r endeva più pericolosa ancora la manovra aggirante, e necessariamente frazionata, alla quale ora abbiamo accennato. Già l'altra volta (1) abbiamo notato che le manovre avvolgenti richiedono una grande superiorità di forze e che ' riu-' quando questa superiorità non esista, possono ancora scire se le circostanze permettono di indebolirsi moltissimo su , ogni altro punto per ottenere la parziale superiorità almeno nella direzione avvolgente e decisiva. E per 1~ manovra avvolgente giapponese di Liao-yang dicevamo che gue~t'ulti~10 spediente non era stato possibile per i Giappo1~~si, 1 quali non ·potevano sacrificare le proprie comunicazioni per tagliare quelle dell'àvversario: poichè in tal caso il vantaggio sarebbe stato dei Russi, cui sarebbe sempre rimasta 1~ base provvisoria ~el campo .trincerato al quale si appogg,iavano, essendo precisamente mansione dei campi trincerati consentire la cont3nuazione della lotta anche a comunicazioni perdute. , Altretta~to si poteva ripetere per i Russi a Jan-tai, perchè neppur essi potevano sacrificare le loro comunicazioni nell'intento di tagliare quelle del nemico, essendo allora il campo trincerato a favore di questo, e non avendo essi la possibili~à, come no~ l'~vevano i Giapponesi a Liao-yang, di cambiare le propne hnee di rifornimento.

T .

01 crr. pag. l.924, ·dispensa X, llivista mili tare.

LA GUERRA RUSSO- GIAPPONESE

2125:

Le condizioni generali dell'azione si presentavano adunque del tutto simili: l'assalitore era assai scarsamente in misura, per forze, per ragioni di terre~o, e per situa~ione logistica, e stra,tegica, di tentare l'avvolgimento della chfesa, con speni,nze fondate di favorevole 15sultato e senza esporsi a griLvi rischi : la difesa, avendo parità di forze, l'appoggio del campo trincerato, ed · il nemico diviso da un fiume, si trovava in situ~zione assai migliore per tentare una manovra centrale sia nel senso di resistere all'atta.eco frontale con poche ' .. . forze appoggiate al campo trincerato, e eh portare mtanto la massa compatta contro l'ala aggirante del nemico, sia nel senso di hsciar compiere f.Li nemico il progettato aggiramento che il possesso del campo trincerato rendeva innocuo ' . . almeno per un tempo largamente. snffìciente per schiacciare colla propria massa riunita la frazione nemica, la quale,. at· taccando frontalmente, copriva ad un tempo le comumcazi6ni avversarie, e per volgersi poi, queste interrotte, contro l'ala ao·o-ir· a nte rimasta isolata e totalmente in aria. bb Più brevemente, in maucanzà di una superiorità numerica complessiva, l'attaccante, tanto a Liao-yang, quanto a Jan-tai, era portato allo sparpagliamento della sua massa, mentre il difensore aveva condizioni favorevoli per poter condens~re la sua ed ottenere così la parziale superiorità di forze sul punto decisivo.

Come lo schieramento della difesa, così. la direzione dell'attacco fu quasi esattamente simmetrica nelle due batta- · glie, che consideriamo : un gTande arco, concentrico a quellò · della difesa, e tendente a sòrpassare la estremità orientale, di questo, varcando il Tai-tse-ho. · Comune adunque il concetto di eseguire una manovra avvolgente con mezzi inadeguati, come già dicemmo. Tuttavia, nella esecuzione, ·sono da notarsi alcune differenze so-· stanziali. Anzitutto, la direzione dell'avvolgimento. Se i nostri.lettori vogliono gettare uno sguardo sullo schizzo; schematico ·135 -

ANNO XLIX.

·-


2126

LA GUERRA RUSS0°GIAP1'0NESF~

ma esattamente orientato, che è inserto nelle pagine precedenti, essi potranno agevolmente notare la differenza di ubicazione delle retrovie della difesa · nell'una e nell'altra battaglia, dato che in entrambe il perno e l'appoggio della · difesa era la piazza di Liao-yarrg. Nella battaglia del settembre; le retrovie della difesa russa si svolgevano da L iao-yang a Mukden, in direzione nordes.t : la v:ia più brève per arrivare a ferirle era adunque naturalmente ad est della pìazza. Nella battaglia dell'ottobre, le retrovie principali della difesa giapponese si svolgeva.no da L iao-yang ad In-keu, in direzione i:iud-ovest, poichè la linea secondaria per Feng-huang-ceug allo Yalù era app'e na in via di organizzazione, come a suo , tempo notammo (l ); . e la via più breve per arrivare a colpirle era pertanto ad ovest della pia.zza. Se si t ien .conto che la via più breve eta nell'uno e nell'altro caso imposta dalla scarsità delle forze, e dalla conseguente necessità di mantenere il più ristretto che fosse possibile lo schieramento offensivo, affine di conservare la massima densità di truppe e la massima vigoria dell'attacco, si deduce facilmen te che sarebbe stato logico, per questo rispetto. l'avvolgimento giappon ese da est, nel settembre, e l'avvolgimento russo da ovest, nell'ottobre. Invece, la manovra fu tentata ad est nellluno e n ell'altro • caso. Probabilmente influì sulla deèisione la minore entità dell'ostacolo divisore costituito dal 11ai-tse-ho nel suo medio corso, d i fronte a quello che presentava lo stesso fiume nel suo corso inferio1:e, ad · ovest della piazza; EOpratutto deve avervi in{iuito la considerazione che la zona montagnosa · dell'est, se rendeva meno rapido il movimento avvolgente, era però assai più sicura, che non la rasa pianura dell'ovest, per il corpo aggirante, relativamente debole in entrambi i casi, dì fronte all'impresa che gli eta affidata. Se così fu, non si può negare la saviezza di tali ragioni; ma esse, mentre coincidevano per i Giapponesi, nel settembre, colla direzione strategicamente più oppor tuna, conducevano disgra(i) Cfr.

pag. !939, rlispeosa · X, 1/ivista militare.

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

2127

ziatamente i Russi, nell'ot tobre, in direzione esattamente opposta a quella che la strategia ad essi indicava. In secondo luogo, e qirnsto già .notammo, l'ampiezza dello schieramento offensivo russo dall'ovest della ferrovia fino a Ta-lin era eccessivo, e grandemente superiore a quella dello schieramento offensivo giapponese, nella battaglia precedente, da A n-san-tsan per An-ping a Peun-si-pu. Trattandosi di terreni montag nosi, il disseminamento delle forze su così. ampio front e, non presentava probabilmente .g randi pericoli per le singole colonne, e poteva anzi, entro certi limiti, rendere più agevole il movimento a ciascuna di esse. Ma il larghissimo giro non giovava certamente alla rapidità della rn'anovra, e sopratutto mostrava che non si teneva sufficiente conto · della libera volontà del nemico, il quale poteva colla sua azione rendere necessario prima del previsto un concentramento, che in quelle condizioni sarebbe stato tardo e difficile. F inalmente, la ripartizion e delle forze e degli incarichi fr; le due parti dell'attacco, frontal e ed avvolgente, fu no- , tevolmente diverss, nelle due batta.glie. . In quella, di Liao-yang, come · i lettori ricorderanno, i Giapponesi, ragionevolmente pensosi delle proprie comunicazioni, destinarono all'avvolgimento il solo esercito di Kurok i, mentre quelli di Ok u e di Nozu conducevano l'attacco frontale ; l'esercito d i K uroki era forse il maggiore ed il più agguerr ito, ma in ogni modo costituiva la parte minore delle due attaccanti. Esso aveva però mi giro relativamente breve da compiere, durante l'esecuzione del quale gli eserciti d i Oku e di Nozu attaccarono incessantemente, ed a testa bassa, il nemico da sud, sia per mantenerlo seriame11.te impegnato ed impedirg li di far massa contro Kuroki, sia per respingerlo più a nord che , fosse possibile, fino alle ultime linee di difesa, allo scopo di restringei;e sempre più l'ampiezza dell'arco offensivo e di appoggiare sempre più da vicino Fesercito incaricato dell'aggiramento. Invece, nella battç1,glia di ,Jan-tai, il Kuropatkiné destinò all'avvolgimen to prossimo e lontano la g ran de maggior


2128

La GUERRA RUSSO-GUPPOXESE

parte del suo esercito; e l'azione fron tale clella parte rimanente f~1 lungi dall'eguagliare, e probabilmente non glielo c~nsentiva la, sua debolezza, la furiosa energia spiegata a Liao-yang dall'Oku e clal Nozu. È vero che a Jan-tai l'attacco frontale aveva a tergo p~r ogni e:vento, la linea di raccolta del Saho-ho, e più in~ d~etro la l~~e~ d~ll' Hun-ho convenientemente preparata a difesa, e pm indietro ::\:f ukdeu; appoggi questi, che consentivano .ai R ussi di assegnare minori forze a mantenere coperte. le comunicazioni proprie, e che a Liao-yang i Giapp.ones1 no~ avevano. Ma è pur vero che, anche per questo nspetto, si faceva astrazione completa della libera volontà de] nemico, e si cadeva perciò in una contraddizione di termini. Le lin~e di raccolta e gli appoggi a tergo rondev~no ~uf'.erfluo l'impiego di grandi forzo a coprire le comumcaz1om, ma a patto, naturalmente, che un forte contro attacco ne~ico f~sse reso impossibile, oppure che, ove q nesto potesse ~enficars1, ~tl quelle linee e su quegli appoggi fo~se almeno m grado d1 concentrarsi rapidamente il grosso dell'esercito. Ora, queste due condizioni si sarebbero verificate soltanto nel caso che la maggiore massa aggirante avesse avuta una direzion~ così serrata sul nemico da preoccuparlo urgentemente e da !~pedirgli la controffensiva frontale, od almeno da mantenersi essa a portata della minore frazione lasciata a copertura delle comunicazioni. Come ciò si a ccordasse col largo movimento preordinato ad est di P eun-si-pu e fino a Ta-lin, da eseguirsi attraverso ad una zona montagnosa, e tale ins~mma da lasciar tempo al nemico per tutte le controffensive, ognuno vede di leggbri. E questa medesima consiclerazione sembra dovesse esser tal~ cl~ togliere gran parte del sno valore al. fatto, pur esso verissimo, che, essendo assai forte l'esercito destinato ad avvol~ere, ~on era n ecessaria, corno la era stata per i Giapponesi a L1ao-yang, un' azione frontale estremamente vigorosa. . In complesso, semora a noi di poter concludere, per quanto ngnarda la conclotta dell'attacco, che quella dei Giapponesi

LA GUIJ:RRA RUSSO•GI.APPON&SE

2129

a L iao-yang fu per vari rispetti più logica e più armonica che non quella dei Russi a Jan-tài, quantùnqile siano state quasi del tutto simmetriche nelle loro linee generali, e quantunque entrambe abbiano fallito .lo scopo prefisso. Fallirono entrambe perchè, come giova ripetere e comeproveran110 ancora altri particolari dei quali ragioneremo fra poco, le manovre avvolgenti non si possono e non ::;i debbono tentare se non si dispone di una grande superiorità complessiva di forze, o se speciali circostanze favorevoli di opere e di terre110 non consentono di indebolirsi dovunque altrove per procacciarsi la parziale superiorità sul punto avvolgente e decisivo, o se, finalmente, eccezionalicondizi oui élel teatro logistico e strategico non permettono un audace cambiamento delle proprie comunicazioni sul campo stesso ·della ba.ttaglia, in modo da poter puntare contro quelle del nemico mantenendo, o meglio spostando le proprie sotto la copertura delle truppe operanti. Fallirono entrambe, ma in grado diverso, dipendente dalla maggiore o dalla minore logica ed armonia dei pal'ticolai'i esecutivi : a Liao-yang i Giapponesi non ottennerù effetti decisivi, ma r espi11sero tuttavia il nemico : a Jan-tai i Russi ful'ono essi stessi respinti.

Nelle battaglio cli Liao-yang e di Jan-tai furono a.dunque del tutto simili gli schieramenti della difesc:1, e dell'attacco, ed anche, salvo i particolari di esecuzione or ora accenna.ti, la condotta dell'attacco. Differì, per contro, radicalmente, la condotta della difesa. Considerando le condizioni generali, nelle quali venivano a svolgersi le due azioni, noi abbiamo poco innanzi notato, che nell' uno o nell'altro caso la difesa si trovava in buona situazione per tentare una manovra centrale, sia nel senso di far massa contro l'ala aggiran te del n emico, sia nel senso di lascia,rsi aggirare, contando essa sulla base provvisoria del campo trincerato, e di far massa intanto contro l'attacco frontale, e cioè contro le comunicazioni dell'assalitore. Poco prima avevamo anche rilevato che, per simili operazioni, il


2130

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO- GIAPPONESE

campo trincerato offrivi più potente appoggio e più favorevoli condizioni ai Russi nella · battaglia del settembre che ":on ai Giappone~i nella battaglia d~ll'ottobre. E poco dopo ricordammo che m entrambe le battaglie, benchè in grado diverso, l'assalitore si trovava nella necessità d i non scoprire le proprie comunicazioni, mentre minacciava quelle del nemico, perchè queste, avendo la base provvisoria 'del ca~po . tri~cerato, si trovavano assai meno esposte d i quelle, ed 11 nsch10 era pertanto maggiore del probabile vantao-gio · dal che si deduceva chiaramente che per Ja difesa, dell: du~ manovre centrali ora accennate, si presentava più · efficace e decisiva quella che puntasse contro l' attacco fronta.le e cioè contro le comunicazioni nemiche, perchè essa imponeva all'avversario una minaccia assai più grande di quella che ne riceveva. . Ora, se noi applichiamo questi concetti, che ci sembrano logica.mente derivati dalPesame obbiettivo della situazione, . alle due battaglie di cui ci occupiamo, vediamo agevolmente che, per la 'manovra centrale più efficace e più decisiva or ora accennata, i Russi si trovavano a Liao-yang in condizioni a.ssai mighòri che non i Giapponesi a Jan-tai. A Liao-yang, infatti, l'attacco frontale era portato dagli eserciti di Oku e di Nozu) e cioè dalla maggior parte delle forze attaccanti, ed urtava direttamente eontro le potenti opere avanzate a sud ed a sud-est del campo trincerato. Il che vuol dire che se la massa del Kuropatki1i e, lasciando che il Kuroki g irasse a sua posta ed andasse ad investire da nord il campo trincerato, si fosse gettata contro l'attacco frontale, avrebbe avuto nella sua azione l'appoggio direttissimo delle opere, ed il vantaggio, riuscendo a vincere com'era probabile, di mettete fuori causa per la prima la massa principale del nemico : battuta la quale, e tagliate le comunica.zioni avversarie, anche ad un esercito già stanco di aspra lo'tta non sarebbe poi riuscito troppo arduo di liquidare la · minore frazione, comandata da Kuroki e rimast a in aria. Ben diverse, invece, erano le condizioni dei Giapponesi a Jan-tai, i quali, per la controffensiva frontale, non ave-

2131

vano a-ffatto l'appoggio immediat6 delle opere di Liao-y ang, e con essa non potevano sperare che di metter fuori causa la frazione minore del nemico, rimanendo poi a regolare la questione colla massa principale, quantunque separata dalle sue comunicazioni. Dopo ciò è curioso notare come la difesa si sia at~enut.a in ciascun caso al partito opposto ~t quello, che la s1tuaz1one sembrava indicare. · A Liao-yang, si ricorderà che il Kuropatkine, sottò la pressione degli assalti di Oku e di Nozu, spostò a sud tutte le riserve parziali ed anche una parte' della riserva generale il 30 ed il 31 di agosto; ma· nessun concetto controffensivo, in quella eftlcacissima direzione ed in quelle fortunate condizioni di terreno e di nemico, animò quella mossa: fu un rinforzo alla difesa passiva, e nulla più. P iù tardi, si decise· poi ad at tua.re d'urgenza la manovra centrale nell'altro senso; e cioè contro l'avvolgente Kuroki, per coprire direttamente le sti.e comunicazioni minacciate, anzichè proteggerle inclirettamen te portando uria più forte minaccia a quelle del nemico : ma non arrivò a tempo, e la mano:ra, compromessa anche da errori tattici di qualche sottordme, fallì. Si ricordi che già altra volta abbiam,o accennato alla probabilità che l'esercito . del K uropatkine non fosse in grado, per · sue condizioni intrinse che, di attuare simili rapide e vigorose manovre. . La . critica nostra riguarda adunque la sola manovra in sè st essa ed in relazione alla situazione tattica : ed a noi basta notare che i Russi a Lia.o-yang rinuncia1:ono alla controffensiva più efficace, quantunque si trovassero in condizioni che ne favorivano in modo eccezionale il sicuro svolgiment.o. L'attuarono invece a .Jan-tai i Giapponesi, quantunque l'attuarla costituisse un atto di . ben maggior ardimento, ed i risultati diretti di una vittoria riportata contro l'att,acco frontale e cioè contro la minor frazione nemica, non potessero 'qui apparire così prontamente decisivi, come avevano probabil.ità di essere a Liao-yang per i Russi.

i


.. 2132

:LA. GUERR A RUSSO-GIAPPONESE

LA <3-UER'.RA R USS0 -GIAPP01';ESE

2138

sia che la decisione di lasciar libero campo al nemico da quella parte, dove occorresse, non fosse . abbastanza ne~ta, sia che la pronta decisione del nemico d1 abbandonare l'offensiva e di concentrarsi indietro non abbia lasciato tem1)0 sufficiente aali spostamenti. Colle favo:ev oli circostanze delle deboli forze rnsse, 'alle quali era rimasta affidato Fatta.cc? frontale, e del. largo disseminamento del resto dell'esercito del K uropatkme, la manovr a dell'Oyama ebbe dapprima successi incoraggianti. : non solo l'aggiramento da _ovest si avviava bene) ma l'effetto di quella minaccia faceva cadere fin dal giorno 12 tutt~ la offensiva generale nemica, che il 10 aveva proceduto ai primi suoi a tti importanti. . . . Erano risultati, dei quali 1101 non vogliamo men~mamente scemare il valore; era il nemico respinto, e perciò la, battao-lia vinta : non meno di questo. Ma noi sti.amo ora studiando una manovra specù1le in relazioné ai mezzi necessari ad eseguirla, e dai risultati non dobbiamo lasciarci fuorvia.re . . D'altra parte osserviamo c~e lo st esso effetto sull' andaniento generale della battaglia avrebbe avuto la minaccia a lle comunicazioni, anche se por~ tata in altra forma, e che quest'altra forma avrebbe anzi aao·iunti a quello altri effetti tattici più decisivi ancora. 0 Infatti, d~po quei primi successi, dipendenti più dall~ m~naccia che dall'azione tat tica, la manovra aggirante .s i climostrò impotent;e . Gii1 il 14 essa si con·v~rtì in parte in manovra sfondante, dòpo aver fallit o in quel giorno nella su~ forma primitiva, ed ottenne, nella sua forma novella, ~:ffett1 importanti. :M:a era tardi, perchè il nemico era oramai concentrato, e poi la conversione non era_ neppu_re_ c~mpl~ta; ancora il 15 ed il 16 l'Oku ripetè alcuni tentativi eh aggiramento che tutti fa llirono, ed anche con sacrifici impor tanti, mentr~ l'azione sfondante si arenava da parte sua alla linea del Saho-ho . . . E la bella controffensiva, la· quale, con una manovra centrale che le avesse consentìto d i tenere e di impiegare unita la sua massa invece di allargarla per l'accerchiamento, avrebbe

Furono per contro tatticamente decisivi i risultati indiretti, non pure della vittoria., ma della sola minaccia . e questo prova la bontà del concetto, non ostante qurdche ~otevole deviazione esecutiva, della quale sarà utile dare un breve cenno. Già_ dicemmo che il concetto dell'Oyama di prende~·e la offensiva a nord, approfittando del fatto che il nemico manmancava della ·superiorità di forze necessaria alla manovra avvolgente'. e perciò er~ disseminato e debole nella sua larga mossa aggirante, e, più precisamente, il concetto di tener ferma O anche rifiutare al nemico l'ala minacciafa1 d'aggiramento, per far ~assa contro la debole ala opposta ed avvolgerla a propria volta, era chiaro ed ottimo, se le forze . bastavano per quella forma avvolgente di controffensiva. In altri termini. la nostra. riserva poteva così concretarsi : s~ era pos.sibile all'Oyama indebolirsi moltissimo dalla parte di Kuroki, e por tare al contrattacco verso nord una forza ~olt~ superiore a quella, che il nemico opponeva in quella direzione, n ulla di meglio della manovra avvolgente per ottenere un effetto pronto e decisivo contro le comunicazioni r uss~ : se ciò non era possibile, si ricadeva qui, in un combat~im.ento parziale dell'esteso campo di battaglia, nel medesrn10 erro:ee, nel qu,a le erano incorsi i Giappon esi a Liaoyang ed inconevano i .Russi a J an-tai n el concetto generale della battaglia, e, cioè, si tentava la manovra av.volgente senza avere la necessaria superiorità cli forze si ideava un'a. ' zione alla quale i mezzi erano inadegua.ti. Curiosissimo feno meno, questo, di ideare sul campo di battaglia una contro manovra per l'esecuzione della quale si fa ragionevole assegnamento su un evidentissimo errore di manovra che il nemico sta commettendo, e di idearla· in modo da co~mettere Io stesso errore che il nemico commette! , A giudicare dall'andamento della battao·lia desunto dalle notizie che_ se ne ebbero, le forze destim~t: d;ll'Oyama alla controffensiva a nord non furono in realtà sufficienti alla ideata manovra, sia_ che il K uroki fosse tan to impegnato da non poter essere rndebolito a profitto della controffensiva,

,


• 2134

LA GUERRA RUMO-GIAPPONESE

potuto con grandi probabilità tagliare in due lo schieramento nemico, mentre era ancora disseminato, e poi, con effetti decisivi, batterne le parti separate ed in corso di concentramento, finì invece in una lotta frontale di reciproco logoramento, senza risultati decisivi, e che lasciò estei1Uati del pari vincitori e vinti. Una geniale concezione, nata da un chiaro e rapido int uito della manovra nemica . e della sua vulnerabilità, e madre di una pront~ ed ardita r isoluzione, vinse la battaglia col semplice suo manifestarsi ; ma la forma tattica della sua esecuzione, sproporzionata ai mezzi dei quali si disponeva, tolse-poi, alla brillante manovra, la possibilità di spingersi alle ultime sue conseguenze, e perciò, alla vit toria, il risultato supremo di disorganizzare il nemico. !!:

** Dallo studio parallelo d~lle due grandi. battaglie, studio necessariamente molto sommario ·e -di semplice impressione, perchè troppo poco sappiamo dei particolari, noi non intendiamo naturalmente venire a deduzioni assolute, che sarebbero prive di .serio fondamento, e per le quali non ci riconosciamo in ogni caso sufficient e competenza ; ma credì,amo che qualche elemento non del tutto inutile ne possa essere derivato alla meditazione dei più esperti e dei più assennati. La _perfezione toccata dalle armi da fuoco nelle loro va.rie qualità tattiche ha conferito tali vanta.ggi alla difensiva ferma, che le impiega contro l'attacco in' movimento, da indurre ra,gionevolmente ad affermare che, ogni qual volta si possa, sì debba forzare la difesa ad abbandonare le sue posizioni per mezzo della manovra, più che pbr mezzo dell'attacco diretto. Da q nesta ragionevole affermazione, e dai medesimi dati di fatto che l'hanno ispirata, è discesa un'altra affermazione non meno ragionevole: che la manovra ideale, e. q uasi la sola possibile ed efficace, sia la manovra avvolgente, o combinata, che dir si voglia, contro il fronte ed il fianco nemico, come quella che meglio si sottrae alla strapotenza del fuouo

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

2-135

della difesa, e che insieme min.a ccia la parte più delicata del difensore, ossia la sua. linea, di ritirata. , Le stesse affer.:nazioni si fanno valere, naturalmente, per la manovra controffensiva, la qua.le non è al~ro che un attac<,o ·pronunciato dopo di essersi per un certo tempo difesi. Sono affermazioni così limpidamente logiche, che, teoricamente ed in linea gener ale, non si saprebbero discutere; ma le battaglie di Liao-yang e di J an-tai parrebbero indi.care che esse sono incomplete e troppo assol:ute. Incomplete, perchè si arrestano alla forma della. manovra, tralasciando di risalire alla condizione prima ed essenziale , della sua possibilità; troppo assolute, }Jerchè non assegnano limiti alla influenza del fatto che le ha ispirate, e non tenD'Ono sufficiente conto delle condizioni che la stessa manovra t, può offrire alla parte avversaria. Secondo -noi, Liao-yang e Jan-tai invitano a meditare se non sia necessario, od almeno utile, affermare qualche altro concetto : che, se la manovra avvolgente è, la più conveniente e la più efficace, iinc& g1·ande si~pe1·io1'ità di fo1·ze è però senip 1·e indi~pensa,bile per pote1·la tenta1·e, non solo con-spe1·anza di successo, rna ben anche senza pe1'icolo di 1·ovesci, a meno che non si abbiano in proprio favore le circostanze speciali alle quali già più volte accenn ammo : ?he sui vastissimi campi di battaglia moderni, e colle g1:andi masse che vi si debbono muovere, le condizioni di percorribilità del t erreno obbligano bene spesso quella manovra' ed il relativo combattimento a frazionarsi ad intervalli più o meno grandi, i quali-possono, almeno in parte, ed in qualche punto: neutralizzare la lunga gittata delle armi per la concentrazione degli effetti del fuoco; che, in conseguenza di ciò, alla cont1·offensiva, che è bensì un attacco, ma che si esercita contro un n emico in movimento, il quale ha dovuto sottostare fino allora alle esigenze della percori·ibilità del terreno, e qui.udi, arrestandosi in difesa, può trovarsi nella impossibilità di occupare posizioni continue o ben collegate, si offrono talo1·a, e fo1·se 1,7Jesso, condi.zioni essenzialrnente dive1·se da qMelle dell'offensii,a: che, perciò, se la rnanov1·a avvolgente è la più conveniente ed ef-


2136

LA GUERRA RUSSO- GLH'PO]!;ESE

ficace, tanto nell'offensiva q_u,anto nella cont1·0/fensiva, senip1·e che si abbiano i 'mezzi di tenta1·la, non è pe1·ò la sola, c,1,i il comandante, che quei mezzi non abbia, possa 'rivolge1·e il suo p ensie1·0, spec_ialmente se si tratta cli attacca1·e. Ripetiamo che queste non pretendono in alcun modo di essere deduzioni: non sono che problemi, i quali noi non ·abbiamo la presunzione di iiot er risolvere.

*** A lla battaglia cli J au-t ai, come già a quella di L ia.o-yang, , segni quel lungo lJeriodo di sosta nelle operazioni. attive degli eserciti campali, che è stata sempre conseguenza caratteristica delle battaglie accanitamente sostenute, e che forse è tanto più inevitabile colle moderne armi a tiro rapido, alle quali è assai laborioso e difficile rifornire la. enorme quantità di munizioni, consumata in una lotta lunga e tenace, e indispensabile ad intraprenderne una nuova. Ed anche quest'ultima circostanza ci sembra tale, cho debba indurre ad una seria meditazione circa la convenienza di appigliarsi a manovre offensive o controffensive, ·per le quali si disponga di forze inadeguate: poichè in questo caso la. re~istenza nemica sarà agevolmente ostinata, ed il consumo delle munizioni dell'attacco sarà così esauriente che, pure vincendo quella resistenza, si sarà ridotti nella impotenza di r accogliere i frutti postumi della vittoria, come la ins11fficenza delle forze avr à g ià impedito di ottenere la vittoria decisiva sul campo stesso della battaglia. Ma torniamo alla cronaca. Il 22 di ottobre i . d ispacci dell'Oyama sembravano indicare che la linea del Saho-ho era sgombra per l'avanzata ulteriore, e che i maggiori concentramenti russi si compievano verso l'Hun-ho, sia. sulla strada mandarina, sia sulla strada. Pa-niu-pu-Fou-chou. Ma alla stessa data il Kuropatkine ed il Sakarow informa vano che p arziali lotte di arti · glieria erano impegnate per il possesso di L in-si-pu, e di Fon-tsia-pu, il che forniva una idea abbastanza esatta della situazione generale sul Sa ho-ho.

LA GUERRA ltUSSO- GlAPPONESg

2137 .

. . . . to per metà dai R ussi e Il villagg10 d1 Lm-si-pu, occu pa . . ·cend·a si trova , . . · · bombar dant1s1 a v1 , . dai Giapponesi, f .. · · a a pochi chilometri Per 1neta . . t d ovest de11a enov1 . imined1atamen e a S h , sulla strada mandar ina, 8 chile è separato aa· una cola nord del Saho-ho ; a o-pu; 1 lomet:ri a sud del Saho-ho, a qu~ e come base di esplo. . . ·, · per la osservazione . hna assai pxop1z1a a· ·a contesa . Fon-ts1a-pu . . h f o·1 oo-o-etto i aspI ' razioni, c o u P :::,o . VIII Riv 1vlil.) èqualche • . , · . 0 . 1448 dispensa (vedi cartma a pao· ' b ·esso le sue sorgenti. 1 . t. or cl del Saho· o, P d clulome ro ~ n, . che al 22 di ottobre, pur aven o D al che si puo co~cluderl~ d ll'llun-ho che il quartier . . t · . l ro O'ross1 sulla rnea e ' . d. ntira i i o o t su due ponti e n1. .r.r. sere sta,to passa ,o generale au ermava es olto soffrissero della alo-rado le truppe m · . perfetto or dm e, m o . · , le loro posizioni . , cl 1 clima i Russi tenevano m clemenza e ' d ttentrionale del Saho-ho, so la spon a se . t· 11 · s·ulla sponda menavanzate fì n pres oMto avanza 1ss n 0 ' . avendo al centro un p ;; h . G' ponesi erano schierat1 dionale di quel fiume; e c e i i~p ·etr·ato da essa e colle d 1 centro un po arr ' su questa spon a, co L' . . ed a Fon-tsia-pu. ·1 fi me a m -s1-pu 1 ali avanzate o1tre u · Russi anche . . ·1 93 di ottobre essi abbandonavano a1 11· A.nzi 1 ~ f di nuella co ma, Saho-pu , forse troppo soggetto al uoco ., . bb. poco fa accennato. cui a iamo . . . . t. in presenza attesero a Su queste posiz1ou1 l d ue eserci i_ . . t dal cont' scaramuccie, dete1mma e . trincerarsi, fra co~ urne · qualche intermittente tatto quasi immediato delle truppe, e duello di artiglierie. . . . fficiali r~ssi e giapponesi, Il 26, secondo concordi rappor~1 u d. S h -pu sulla quale · • la collina 1 a O , . i Giapponesi attaccaron 0 . . . o trincerati . . : . vista della sua importanza, si eran . . i Russ1 , m . . L t t fn aspra ma 1 G1appocon 6 cannoni antomat1c1. a 1o a_ . e '2 dei 6 pezzi . · t ·e la pos1z1one nesi finirono _di conqu1s a1 d . R ~si a sud del Saho-ho . . L'ultimo punto tenuto al Uv nem1c1. . era perduto. . cl ll'esercito di K uroki attaccò un Il 27 un chstaccamento e . . . . ciuali opposero russi, i d..i a:ue battao-honi osto avanzato :::, . . ·d· ta di due P ·. f rono respmti co11a per l accanita resistenza, ma u . ·1 28 parecchi scontri fra pezzi. All'ala oppo~ta, avvemvano i


2138

LA GUERRA R USSO-GIAPPONESE

LA GUERRA ROSSO-GIAPPONESE

i distaccamenti di Oku e gli avamposti r ussi, dai quali si poteva de.d urre che l'ala occidentale dei Giapponesi and1tva estendendo la sua azione a cavallo del Saho-ho, fin presso la sponda sinistra dell'Hun-ho. In generale, l'attiv:ità giapponese accennava a manifestarsi alle ali dello schieramento: un t elegramma del 30 del Kuropatkine segnalava sposta. menti di forze nemiche verso est, che il genèralissim~ russo supponeva .potessero preparare un concentramento per una mossa offensiva da quella parte. Le notizie dei cinque primi giorni di novembre nulla recavano, che indicasse sostanzialmente variata la sit uazione fin qui delineata. Particolare interessante era questo: che dall'una e dall'altra pa.rte si avanzava per trincee successive scavate durante la notte, le quali in molti punti erano giunte a non più di 800 passi di distanza le une dalle altre. La guerra campale assumeva quasi la fisionomia della guerra d'assedio: lavori notturni alla ·zappa: attacchi notturni ai lavoratori: bombardamenti di giorno per distruggere · le nuove opere costruite nella notte: continui allarmi nell e t rincee oramai vicinissime, e prossi~e ad urtarsi materialmente, in modo che lo scoppio di una conflagrazione diventava possibile anche per l'azione parziale di qualche corpo di truppe. Nulla di positivo si sapeva dei rinforzi che gli eserciti avessero ricevuto al 5 di novembre. Per i .Giapponesi, le informazio'ni russe portavano che rinforzi continui di truppe, di munizioni e di materiali giungessero ad Iu-keu, e che di là fossero sollecitamente inviati sullo Saho-ho; e frattanto in Corea la linea ferroviaria Seoul-Fusan si diceva di prossima apertura, e molto avanzata .la linea Seoul-Vigiù : . fattore importantissimo, questo, sia per il pr edominio giapponese in Corea, sia come pr~parazione di una linea di ritirata, quali fossero per essere gli eventi sul mare, sia come attuazione di una nuova linea di rifornimento. Per i Russi, era difficile. certamente che essi avessero potuto compensare, anche soltanto in una parte notevole, le perdite soffer te a Jau-tai ; ma un com- .

2139

penso di estremo valore derivava ad .essi da un rescritto imperiale, che nominava il Kuropatkine comandante supremo delle. forze di terra e di mare in Estremo Oriente, esonerando da tale carica l'ammiraglio Alezejew. Non era certo troppo presto; ma la provvida disposizione doveva semplificare enormem~nte le cose, ed essere di immenso sollievo a tutti, non escluso l' Alexejew, se si deve giudicare dal suo proclama, che qui registriamo come la stampa lo ha divulgato. « Sua Maestà si è degnato, il 23 corrente, di accogliere 1 la mia domanda di essere esonerato. dalle funzioni cli co« mandante in capo ed ha nominato il generale Kuropat« kine comandante in capo di t utte le forze r usse nello « Estremo Oriente, conservandomi nella carica di luogote« nente imperiale. « Sua Maestà h a voluto in questa occasione inviarmi le « sue felicitazioni sincere per la µiia opera nel formare i « ,corpi di truppa nella mia luogotenenza e per la direzione « superiore che ho dato alle nostre forz e nell' Estremo « Oriente. « Informando le truppe di terra e di mare e gli abitanti « del territorio dell'Estremo Oriente della volontà e della « graziosa prova d'interesse del nost.ro Sovrano, lo Czar, con« sidero come mio dovere di ringraziare calorosamente le. « gloriose truppe poste ai miei ordini,_ che hanno preso « parte attiva alle operazioni di guerra, per il vero spirito « di sacrificio che hanno mostrato nel servizio e per gl~ atti . « di eroismo ' che hanno compiuto. « Mando i miei ringraziamenti sinc~ri tanto ai soldati « quanto ai capi, come pure ai corpi che sono di fronte al « nemico, per la loro energia infaticabile di_mostrata in una « situazione difficile. « Saro sempre :fiero d'aver potuto godere anco1;a della fi« ducia particolare del Sovrano e di continuare ad avere la « direzione suprema di queste gloriose truppe, che hanno \\ aggiunto nuovi lauri alle loro bandiere.

1


214.0

LA GUERRA R'GSSO- GI.lPPONESE

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

Suno. sempre · convinto che con l'aiuto di Dio le truppe « russ~ trionferanno del nostr o temibile nemico per mao-gior « glona dello Ozar e per il bene della. nostra cara. patrit » Ed anche questo è m1 curioso documento!

Quaranta navi, fra incrociatori, cannoniere e torpediniere, si trovavano scaglionate dinanzi alla piazza su un arco di 45 chilometri: il grosso della flotta pare fosse concentrato presso le isole Miao-tao, nello stretto del Pecili, in appostamento contro una eventuale sortita navale dei Russi. Ma non si sapeva so con ciò fosse completamente isolata la piazza da mare. Le operazioni d'assedio da terra sembrarono continuare fino alla metà di ottobre coi metodi piudenti dell'assedio regolare colla zappa e col cannone. Contro l'avanzare dell'assediante, l'assediato faceva frequenti e vigorose sortite. Secontl.o dispacci dello Stossel, nelle giornate del 5 o del 6 cli ottobre le sortite dei Russi respinsero quattro volte i Giapponesi, togliendo loro una diecina di cannoni a tiro rapido, che guarnì vano le loro trincee: e :fino al giorno 7, benchò avesse ricevuti dal mare importanti rinforzi, l'assediante non era riuscito che a conquistare una P.Osizione secondaria, ad est della piazza, presso la costa. Il 7, sempre secondo lo Stosse( i Giapponesi ponevan o in azione alcune batterie nuove, una delle quali di mortai, per batte~·e l'intorno della piazza, ed il bombardamento diventavA> più violento. Da Tokio si affermava che osso danneggiasse seriamente le navi :russe in porto, e che avarie specialmente gravi fossero toccate a due con-azza.te che si riteneva fossero la Retvisan e la Pe1·esviet. T./attacco sembrava mirare particolarmente ai forti nord e nord-est della ·piazza. Il 10; ·continuando sempre vivissimo il bombardamento, i Russi fecero una sortita notturna, che i rapporti ricevuti a Tokio affermavano ossere stata respinta. L'11, diceva lo Stossel in telegrammi che il governo russo pubblicava a Pietroburgo, evidentemente monchi, il 1° di novembre, i Giapponesi bombardarono furiosamente l'interno della piazza ed i forti nord e nord-est, contro i quali avanzavano per mezzo di trincee : rnfl. gli assediati, col fuoco e con eroiche sortite, costringevano il nemico a.cl essere lento e prudente. In quella giornata però, stando alle informazioni da 'l'okio, l'assediante si sarebbe impadronito del ponte

«

***

Anche in quest'ultimo mese di guerra, assai scarse ed incert~ fu~ono 1~ notizie di P ort ~-irthur. P erò, qualche comunicazione .si ebbe da fonte ufficiale, e col sussidio di essa _ cercheremo eh riassum~re a.Ila meglio i progressi dell'assedio, senza ~lcuna pretesa di farne la storia1 e neppure la cronaca. A.nzitu~to, se~bra che il blocco da mare sia stato sempre alqua~~o. imperfetto, non_ostante le ·grandi cure che i Giapponesi v~ portarono negh ultimi tempi. . 11 7 d1 otto~re la squadra di blocco, come venne comunicato da Tok10, catturò alcune ginncho cariche di viveri che cercava.no di raggiungere il porto. Su di esse non si trovarono munizioni da guerra; ma si rinvenne la prova c,~e es~e ap~a~'tenovano ad una flottiglia, che si era assunto 1 mc.anco d1 mtrod~rre . nella piazza rifornimenti di ogni specie, e ~he pare rmscisse perfettamente a deludere la vigilanza giapponese. .. Il 13, sempre da Tokio, si asseriva che addirittura un piroscafo adibito allo stesso servizio fosse stato catturato. M~ sopratutto le g.iunc~e, a,gili e di pochissima pescagione, pare. che ~rovassero facilmente occasione di sfuggire alla c~·o~1e~·a gia~pon_ese, e di insinuarsi nella zona delle torpedmi, 1mpr_at1cab1le ~lle navi da guena: già in settembre u~a vecchi~ ~anaoniera mikadiale, impiegata nel servizio d_1 blocco vwmo, aveva trovata la distruzione in q nella pericolosa zona, saltando su di una. mina, colla morte dell'intero equipaggio di circa 300 uomini. . Le ult~m~ disp~sizioni prese dai Giapponesi, secondo le mformaz10111 formte dal corrispondente del Dail!J T eleg1·aplt che da Oef~ fe~e una crociera verso la penisola di Kuan~ tung sul fimre d1 ottobre e nei primi di novembre, miràva.no ad ottenere uu blocco più effica ce.

f36 -

ANXO UJX.

2141


2142

LA GUERRA RUSSO- GUPPON~;SE

della ferrovia, alla gola per la quale, attraverso le colline fortificate, essa entra dal nord nel circuito della piazza. Il 12 ed il 13 effetti importanti avrebbe avuto il bombardamento sulle navi in porto : la Pe1·esviet sarebbe stata danneggiata in modo da doversi ritenere oramai fuori servizio : un'altra nave da guerra sarebbe stata incendiata. · Il 16 ebbe nuovamente principio la serie degli attacchi di viva forza: ed in ciò concordarono i rapporti ufficiali di entrambe le parti. Dopo un vivo bombardamento contro i _ i forti e le posizioni settentrionali presso la gola della ferrovia, i Giapponesi pronunciarono l'attacco in quella direzione alle ore 15. Lo Sto~sel affermò che l'attacco fu respinto, e che il combattimento cessò verso le 19, continuando poi per tutta la noUe l'abituale scambio di fnoco. Secondo notizie di altra fonte, i Giapponesi sarebbero riusciti in quell'assalto a penetrare nella gola della ferrovia e ad incendiare la vecchia città di Port .A.rthur, che si trnva a sud di quella e ad una dozzina di chilometri dalla città odierna. Un successo a.d ogni modo di assai limitata. importanza. Dal 16 in poi, continuò l'avvicinamento, ostacolat,o da accanite resistenze : il 25 si pronunziò un nuovo attacco, assai più aspro e violento di quello del 16. [ntorno alle vicende di esso, tacciono :finora le informazioni russe; non si hanno che le notizie ufficiali. giapponesi. Il 15 ottobre, centinaia di cannoni bombardarono i forti nord-est: poi, compiuta la preparazione di ar tiglieria, furono lanciate furiosamente le colonne d'attacco, men tre le t ruppe del genio si adoperavano a scavar mine sotto i forti. Il 26 alcune breccie furono aperte, parecchie trincee ed opere della difesa furono distrutte : l'assalto riuscì in quel giorno a prendere due piccoli forti, sui quali i forti vicini concentrarono subito il loro fuoco; ma il rapporto giapponese asserisce che ciò non recò gran danno, essendo difettosi i proj etti lanciati dai Rus:si, e che anche una grossa mina della difesa scoppiò senza fare alcuna vittima. Dasl 26 al 28 il bombardamento continuò, inteso

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

'1

I

r

2143

speuialmente ad impedire i lavori di riparazione dei _danni recati nei giorni precedenti: si bombardaron~ tutta:via anche le navi in por to, e si respinsero parecchie sortite notturne della guarnigione. Il 28 furono assai d.annegg~ate_ da~ fuoco giapponese le navi da guerra, ed alcune parti vitali di forti assai importanti: qualche polveriera esplose : parecchi incendii si svilupparono in città. Il 29 si arrivò a far saltare colla dinamite alcune parti di forti, aprendovi grandi brecci~ . Nella stessa giornata, secondo notizie di Londra che si affermavano ricevute dal quarti~ generale giapponese, l'assediante avrebbe avvicinate tutte le riserve, ed avrebbe poi attaccato il 30 i forti nord e nord-est della piazza. Quell'attacco forse continua ancora al momento in cui scriviamo , e certamente continuò, almeno col . bombarda. mento fino al 5 n ovembre; ma n,on ~1e conosciamo i particola1:'i. Per il 3 novembre, genetliaco del Mikado, e ad u~ tempo anniversario dell'assunzion.e al trono ~ello Czar Nicola asserirono i giornali che. a Pietroburgo v1 fossa grande trepidazione, ritenénendosi che l'uno e l'altro esercito. a_vrebb~ scelta quella data solenne per un fatto d'arme dec1s1vo: a~ giorni nostri la ragione sembra a~:r:neno stramba: ad o~m modo nulla sa::ipiamo di quanto sia avvenuto d1 partico larmente interessante. Assai di.scordi furono gli apprezzamenti circa i risultati di queste operazioni e éli questi attacchi. ~ Pietroburg~ si affermava il· 6 di novembre che i risultati fossero dantenersi nulli in confronto delle perdite che l'assediante vi aveva incontrate: il corrispondente cli un giornate inglese , assicurava di avere da ottima fonte che i Giapponesi, con enormi sacrifici, non erano riusciti ad altro che a spinge~·si ai piedi dei forti ed a penetrare nella gola della ferrovia, dove durarono estrema fatica a mantenersi sotto l'infuriare del fuoco della difesa. Per contro, le legazioni giapponesi in Eur opa comunicavano all'agenzia Stefani un dispaccio da Tokio in data 6 novembre, nel qt1ale si affermava che il 30 di ~t:,tobre i Giapponesi si erano impadroniti di due


LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESÉ

2144:

L A GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

2Ì45

sto nellà · quale là morte dell'ammira.glio ·witheft lo' aveva creato comandante in capo. Ohe ancora lo fosse all'epoca, di cui parliamo, non si saprebbe dire: Ricorderanno i lettori (1) che, al principio di settembre, voce era corsa a Pietroburgo chi? 11 principe U chtomski dovesse venir sottoposto a consiglio di guerra ·per disobbedienza, avendo violato l'ordine di non rientrare, per r agione alcuna, a Port Arthur : poi fo smentito. Al principio di ottobre, la notizia ricomparve i1r alt,ra veste : lo Stossel, vistasi ricomparire in porto la squadra delle corazzate, aveva senz'altro convocato un c~nsiglio di guerra, il quale, alla unanimità aveva decisa la destituzione del Uchtomski e la sua sostit uzione coi Viren, capitano di vascello comandante dell'incrociatore Bayan, da promuoversi ammiraglio: e lo Stossel aveva subito ratificata q uella decisione, per la quale aveva più tardi, nonostante le rimostranze dell'Alexejew, ottenuta l'appr ovazione dello Oza.r. Anche questa notizia venne poi smentita; ma il fulmineo provvedimento sarebbe così giustificato da.Ila gravità delle circostanze e t anto consono all'anima ferrea dello Stossel che, malgrado la smentita, non si saprebbe negar fede nelle odiei;ne notizie che dicono il Viren a capo delle n avi. a Port Arthnr. Ma fa sostituzione del comandante non sarebbe sufficiente a compensare i danni, che i Giapponesi affermano éli aver recato alla squadra mediante il bombardamento. Erano, come si ricorderà, cinque corazzate (Pe1·esviet, Retvisan, P obiecla, Sebastopol e Poltava), due incrociatori (Pallacla e Baycm) ai quali sembra· ora si debba aggiungere il Gilialc, di cui par· lano le notizie giapponesi, è q ualche torpedinieria con alcune navi 'minori; ed erano tutte, salvo j} Bayan, e forse il Pallacla, più o meno avari ate al 10 di agosto . Da quell'epoca il bombardamento giapponese da terra non tralasciò di fare d el porto della piazza un luogo ben poco àdatto alla r iparazione delle navi : ora, poi, nuovi d'a nni sarebbero stati re<iati alla Pe1·esviet , alla Retvisan, al GiUak, e,··clicè qualche

forti, nei quali si erano definitivamente stabiliti, dopo averli riperduti e ripresi di fronte ai controattacchi dei Russi: che di altri tre forti erano giunLi al ciglio di controscarpa., facendone saltare parti importanti : che il 31 ottobre avevano bombardato il porto e i cantieri, colpendo a più riprese l'incrociatore Giliak e affondando due vapori : che il· 1 ed il 2 novembre altri tre vapori erano stati colpiti ed affondati, e due forti esplosioni, probabilment e éi.i polveriere, erano state _ prodotte : che il 3 si era seriamente danneggiato il porto ed i cantiE<ri, suscitandovi incendii, mentre i cannoni cli grosso calibro avevano inflitti danni gravi ad un altro forte ancora. Notiiie non ufficiali, epp erciò ancor meno sicure, aggiuncrevano che oramai il nucleo' della d ifesa fosse ridotto ai ~ forti costie1:i del Monte d'Oro, della ':l'igre e di Liao-ti-chan, e che Stossel fosse ferito : e che, se pure non difettavano ancora del t utto i viveri e le munizioni, cominciava a difettare la guarnigione, della quale una metà era da yonsiderarsi perduta per morti, ferite e malattie. Ripetiamo che tutte queste. erano notizie alquanto incerte, come quelle che si posson.o avere da una piazzà assediata, int orno alla quale si mantiene il più. rigoroso segreto, o si divulgano informazioni acconciate agli interessi di ciascuna delle due parti. L'impressione era che la difesa volgesse agli estremi, e che la caduta non potesse oramai essere lontana : ma non si poteva d'altra parte dimenticare che in quella piazza funiante, fra quelle mura sbranate dal cannone, e su quella guarnigione decimata dal ferro, dal fuoco e dalla miseria, giganteggiava sempre, ferito o non che fosse il corpo, l'anima superba dello Stossel, una di quelle anime che fanno i miracoli, e dominano gli eventi fino all 'estremo limite dell'umana potenza, ed oltre.

Se le not izie fin qui riferite corrispondevano al vero, poco liete dovevano essere le condizioni di quell'avanzo di squadra, che l'ammiraglio Principe Uchtomski aveva ricondotto a Port Arthnr dopo la battaglia navale del 10 di ago-

(l ) Cli'. pag. l745, dispensa lX , 1/ivista ,nitila.re.

r.


2146

2147

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

J,A GUERRA R USSO-GIAPPONESE

notizia, anche alla Sebastopol. È poco probabile insomma che quella squadra sia in condizioni da prendere efficacemente il mare. Quanto a \Vladiwostok, si affermò 1'8 di ottobre che si lavorava febbrilmente a rafforzare la ,piazza ed a preparare il porto a ricevere una flotta: che, durant e il tempo in cui gli incrociatori dello Skridlow tenevano ancora il marel erano giunte navi con provviste di c'a rbone e di viveri, cosicchè si aveva .una certa abbondanza di tutto: che però sembrava assai difficile riparare gli incrociatori, e specie il Bossia,, duramente malmenati dal Kamimura nella battaglia di Tsu-schima, il 14 di agosto. Viceversa, una notizia del 14 ottobre dichiarava che non soltanto il G1·ornÒboi ed il Bossia, ma lo stesso Bogaty1·, già incagliato su rocce come si ricorderà, erano riparati e fa0evano continue sortite. Anche per questa piccola squadra, era adunque tutt'altro che sicuro che fosse in grado di costituire un efficace elemento di battaglia. Delle forze navali giapponesi, nessuna notizia. Si disse che fin dal 2 di agosto fosse g iunto a Yokohama il piroscafo Ko1·ea, recante due sottomarini, un forte rifornimento di torpedini e éii artiglierie navali, e buona parte del prestito concluso in America, vale a dire parecchi milioni di dollari : ma la notizia rimaneva senza conferma. P iù verosimile era che le squadre mikadiali, approfittando della favorevole situazione navale, inviassero a turno nei bacini nipponici le loro navi, che da otto mesi tenevano ininterrottamente il mare, per rimetterle in istato ·di far fronte nuovamente ad una lunga campagna. In questa situazione, accennava ad entrare in iscena la flotta del Baltico.

aioni si possono brevemente riassumere in due or~in~. di difficoltà gravissime : anzitutto quella di assicurar~ 1 r~fornimenti, specialmente di carbone, duran~e. un~ n~v1~az1on~ di molte migliaia di miglia, lungo le quah 1 pnnc1pah punti di ricove~o e di rifÒrnimento sono in mano dell'Inghilterra, alleata del Giappone, ed i doveri dei · neutri impongon.o a tutti molte riserve nel porgere aiuto ad una flotta ?~lhge: rante : in secondo luogo, e di assai più grave, 1~ ~1~colta di o·i ungere nei mari dell'Estremo Oriente in cond1z10~1 propizie a sostenere con vantaggiQ. l'urto . delle fl?tt~ giapponesi, e ad appoggiarsi, per le uìterion operaz.1om, a~ una base sicura e ben provveduta d.i carbone e d1 quant a.ltro è necessario ad una squadra attiva. Il problema era ed è tanto co~°.ss~le, che a n.oi par~v~ e pare di soluzione estremamente d1ffic1le, se non 1mposs1b1le. La Russia, dopo una lunga preparazione, lo ~a affront~to animosamente; diranno gli eventi se il tentativo fu ragionevole, e se la preparazione fu adegun.,ta,. :::

** Quanto alla difficoltà di rifornire la flotta in ':i~ggi.o, sembra che la Russia abbia fatti enormi preparat1v1 per supe1;arla. Secondo giornali tecnici ingles.i, il ~over_no russo ha acquistato, dal principio della gu~rra 111 poi, olt~e m~zz? milione di tonnellate di carbone Cardiff: alcune ord1.naz10111~ tuttora in corso di esecuzione, assicurano la fo1~mtur~ ~1 oltre ce:ritornila tonnelh1te mensili fino al termrne d1 dicembre. Per il trasporto di questa immensa quantit,à .di ~ar~ bone furono noleggiati vapori a tariffe ed a cond1z1om d~ assicurazione addirittura favolose : alcuni di essi, con premi fortissimi dovrebbero t entare di costituire depositi a W ladiwostok 'e se sarà possibile, a Port Arthur : gli altri furono invia~i in punti prestabiliti sia lungo la via di Suez, sia lungo la via del Capo di Buona Speranza. La.spes~ com~ plessiva, fra noleggi, assicurazioni, carbone e nfo~mment~ diversi, salirebbe a 115 milioni, sempre seéondo 1 calcoli dei e, a iornali tecnici inglesi.

È appena necessario éhe noi ricordiamo ai nostri lettori le ragioni per le quali la possibilità di un efficace intervento di quella flotta nei mari dell'Estremo Oriente ci ha sempre lasciati, e ci lascia tuttora molto scettici. Quelle ra-

Cl

I..


2148

LA GUER R A HOSSO- GIAPPONESE

:È da supporsi che tale preparazione sia guantitatjvamente s~ffici_ente a i bisogni, tanto più che fin dal principio del suo viaggio la flotta russa trovò risorse non disprezzabili anche nei porti neutri da essa toccati. P artita dal Baltico verso la metà di ot tobre, si rifornì almeno in parte a Cherbouro0 · poi. a v·1go, d ove giunse il 27, poi a Tangeri,' dove si trovò• tutta riunita al 4 di novembre, e donde, secondo le ultime notizie, ripartì il 5 in direzione ovest, il· che lascierebbe credere che la via prescelta sia quella del Capo. La stampa g iapponese non mancò di protestare subito contro codesti aiuti forniti da neutrali agli avversari, dichiarando che il Giappone non si preoccupa dell'arrivo della.nuova flotta nei mari dell'Estremo Oriente, ma era in diritto di chiedere un trattamento equo, nel senso che non si aiutas:se il nemico a superare ai suoi danni le difficoltà della guerra. Erano però proteste sterili, le convenzioni internazionali avendo effetto, come i trattati, solo in quanto si ha la forza di imporne il rispetto, come dimostrava un altro fatto recentissimo. R icorderanno i lettori le proteste sollevate contro la Russia da quegli incrociatori della flo tta ausiliaria del 111:ar Nero, i quali, usciti dai Dardanelli in qualità di navi mercantili, _e~ elud~ndo per tal modo i trattati, si erano poi trasformati m navi da guerra ed operavano crociere nel j\far Rosso alla ricerca del contrabbando di guerra, con o-rave danno del commercio dei neutri. Di fron te alle proteste, l: crociere f~rono smesse : ora, un rescritto imperiale del 28 ottobre ordinava che due di quegli incrociatori, il Piet1-obtt1·go e Jo Srnolen.~J..:, fossero incorporati nella marina da guerra, ribattezzandoli Rion e Dniepe1·: cambiando nome, non saranno più quelle due navi, cho uscirono dal Mar Nero in barba ai t rattati sotto le mentite ed innocue spoglie di navi mercantili. Il r i; petto ai trattati è completamente assicurato. · Ma se i riforniment i lungo la via erano predisposti in quantit.à sufficiente, nulla garantiva che essi potessero poi attuarsi secondo le predisposizioni, e tanto meno quanto più la flotta del Baltico si foss e avvicinata. al raggio d'azione delle flotte nemiche, nel qua.le i piroscafi rifornitori e la

LA GU ERRA RUSSO- GIAPPONESE

2149

flotta medesima diventerebbero assai probabilmente oggetto di una caccia accanita. Questo sembra.vano temere effettivamente ed affannosamente i Russi; e lo provò subito l'incidente di Hull, nella traversata del mare del Nord, ancora assai lontano, come si vede, dalle acque nemiche. Nella notte dal 21 al 22 di ottobre, la squadra russa canuna flo ttiglia inglese da pesca, affondando una na-. noneo-o·iò ob vicella, altre parecchie avariandone, uccidendo due pescaton .. e ferendone venti. Come ciò abbia potuto avvenir.a, non si sa ancora bene. I Russi affermarono di essersi trovat i improvvisamente in presenza di due t orpediniere straniere, le quali , a lumi spenti, nella notte nebbiosa e piovigginosa, si dirigevano sulla squadra : cr edendole torpediniere giapponesi, aprirono il fuoco contro cli esse, e sotto ìl fuoco sì trovò disgraziatamente la flottiglia da pesca. Giustificavano la loro condotta e la loro asserzione col fatto, che essi erano informati da fonte sicura che il Giappone aveva acquistato, fin dal principio della guerra, alcune torpediniere e controtorpediniere dall'Inghilterra, o che le teneva da quel tempo appostate nol mare del Nord in attesa di sorprei::.dere la flotta del Rogenswenski. · :M:a a ciò si contrapponeva facilmente la impossibilità assoluta che torpediniere belligeranti avessero potuto mantenersi per interi mesi in alto mare, senza appoggiare a porti neutrali per rifornirsi, e che, in questo caso, avessero trovata la complicità delle nazioni neutre. Ed il guaio peggiore si era. che la flotta. russa, già fin dal giorno 21, aveva cannoneggiato un vapore svedese; che nella stessa nott~ d_a l 21 al 22 aveva tirato su un vapore tedesco, e che poi, 11 23, fece fuoco aucora su un piroscafo norvegese. Secondo gli inglesi, ciò provava che l'incidente di Hull era conseguenza di un sistema, più cne di un equivoco. :B..,ra le tante versioni del fatto, la più probabile sembrava essere questa. Per un errore di direzione, due -torpediniere russe si erano venute a trovare, contrariamente al previsto,


2150

LA GUERRA RUSSO- GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO-G IAPPONESE

sulla ~·otta del~a ~q ~adr~; la nave di testa, suggestionata dal~e mformaz1on1 d1 cui si è parlato, si credette attaccata, ed 11 fuoco fu aperto, colle conseguenze già dette. Comunque, l'opinione pubblica inglese insorse esasperata e poco mancò che ne seguisse una rottura fra Russia ed Ingh~lt~rra. L a buona volontà dei due governi, e l'abile i~trom1ss1one della Francia, evitarono una conflagrazione, de~olvend~ la definizione della vertenza ad una commissione mternaz10nale d'inchiesta. La flotta del R ogenswenski, dopo u~a b~·eve fermata a Vigo, potè proseguire per il suo difficile vragg10 .

separate. Cosicchè le condizioni di forza per la prima battaglia rimangono assai aleatorie. E d aleatorie rimangono, nonostante le predisposizioni già accennate, le condizioni delle basi marittime sulle quali b nuova flotta potrà appoggiarsi. Port Arthur, a quanto sembra, è già :611 d'ora fuori del caso di r icevere una :flotta qualsiasi ; il bombardamflnto da t erra., sul quale l'arrivo di nuove forze navali non può avere influenza. alcuna, rende, e peggio renderà in seguito, inospitali le acque del porto; ed è fuor di dubbio che in quelle acque, se pure riescono ad entrare giunche cariche di vi;,eri, non entreranno carichi di carbone sufficienti a formare una base di rifornimento. W ladiwostok è libera; ma sarebbe ben strano che la sorveglianza del •Kamimura permettesse l'arrivo ecl il concentramento indisturbato in quel porto dei carbonieri noleggiati dalla R ussia, se essi non saranno scortati e protetti da una poderosa :flotta da guerra. L a quale, evidentemente, non potrebbe essere che quella stessa del Baltico. Ma allora questa flo tta dovrebbe presentarsi nelle acque nemiche con un enorme convoglio da proteggere} e cioè, come altra volta. dicemmo, n elle più precarie condizioni possibili per affrontare una battaglia, che il 'l'ogo non mancherebbe di imporle subito, anche a costo di abbandonare il blocco di Port Arthur. Che se poi a quest'epoca Port Arthur fosse caduta, il còmpito del Togo si troverebbe singolarmente semplificato, e t erribilmente complicato quello del R ogenswenski. · . Il problema: adunque, è posto, ma tutt'altro che risoluto : la Russia lo affronta arditissimamente, ma gli eventi soli diranno se e come ne fosse possibile la risoluzione.

.:\fa l'incidente, for tunatamente risolto basta a dimostrare che la via è seminata di acutissime spine.

Quanto alla difficoltà, pm grave, di giungere nei mari dell'Estremo Oriente in condizioni propizie a sostenere con van.taggio l'urto delle flotte giapponesi, e ad appoggiarsi subito ad una base sicura e ben provveduta Ja Russia non , l ' puo ~atura mente ~uperarla con semplici predi sposizioni proprie, senza fare 1 conti colla libera volontà. del nemico e cogli eventi della guerra. La flotta . del Rogenswenski conta 7 corazzate (Alessancl~·o I II, B01·oclin, Navm·in, 01·et, Oslabia, Sissoi Velilc e P 1·incipe Sitvm·ol), 10 incrociatori (Dimitri Donslcoi Yemciung Isu,nwucl, Amfral Nakimov Olen Svetlana A~m. Gi 1 :t' L . . ., ' ~' ' ....,, gm,' c;~~zalca e Razbo~n~k1, ed oltre 20 navi minori, controtorpedimere e torpedm1ere. Secondo l'affermazione di molti è una fo~za ~a.le, ~er quantità· e qualità, da poter arrischi~{·e la pa~-t1ta, m. um one colle navi russe di Port Arthur e di 'Yladnvostok! contro la flotta giapponese. Ma in quale stato siano le navi russe dell'Estremo Oriente in quale stato . ' 1 sopra t utto, siano per essere le navi di P ort Arthur allorquan~o arriverà la flotta del B altico, nessuno può dire con suffic1e~te appro.ss.imazion~. E nessuno può prevedere quale manovra adottera 11 Togo m presenza delle tre squadre russe

2151

R oma, 7 novembre 190.t ETTORE GIARDINO rn<1ggiore net 3• bersaglie1·i.

J


2152

LA SPEDIZIO~E INGLESE NE L TIBET

LA SPEDIZIONE.'INGLESE NEL TIBET NovE~lBRE 1903-SETTEMSR.0 1904

Continuazione. -

Vedi clispensa X

La missione ·politica. Come s'è detto, nel giugno 1903 il governo indiano mandò a Khamba Jong i suoi delegati per tratt!~re éon quelli cinesi e tibetani. La direzione della missione venne confidata al maggiore Younghusband, cui per l'occasione fu dato il grado provvisorio di colon nello. G;randè conoscitore dell'I11;dia, egli era g ià stato messo in l uce da felici esplorazioni scientifiche e da riuscite incomben.ze diplomatichè (1). La missione, scortata da 400 uomini, giunta a Khamba Jong, si trincerò in attesa dei delegati cinesi e tibetani; ma invece dei delegati si presentarono degli agenti subalterni tibetani che intimarono alla missione e alla sua scorta di sgombrare il territorio tibetano, allegando che il Dàlai Lama non aveva approvato la scelta della località fatta dagli Inglesi. Eseguita l'intimazione, sparirono. A. peggiorare. la situazione, venne anche la notizia dell'imprigionamento, a Shigatse, di due protetti inglesi. L'Younghusband, non sapendo che pesci pigliarsi, fece eseguire altri lavori per meglio garentire il campo occupato dalla missione e tornò in India a prendere ordini dal vi(I) Nafo nel l863, sottotenenti' di cavallel'ia nel {883, c.witano nel {889, maggiore nel !90L

Viagg iò in Manciuria (1886), da Pechino all'India pc) Turkestan (i887}, nel Pamir e nell 'flunza (l889}, nel Pa.mì,· (l890·i891}; residente politico nell' Hunza (i891) e nel Chi t,·al . (i893-i 894'); corrispondente del Tirnes cl orante la spediziono del Chitral (1895) e dorante il i896 ·!89i dal TranswaaJ e dalla Rhodesia; agente politico a Haraoti e Tonk (!S98j.

2153

cerè, il q uale il 6 novembre ottenne da L ondra l'autorizzazione di far avanzare la missione a Gyantse. Questa autorizzazione comprendeva implicitamente l'altra · d~ convertire la missione politica in spedizione militare (1). Volendo però conservare alla cosa un'apparenza pacifica e non rinunciare alla possibilità di venire ad un componimento amichevole, fu deciso cli conservare la missione politica e la sua scorta, ma di mandare a suo sostegno e rincalzo un piccolo corpo di spedizione. J?u un compromesso, che · conveniva alla sit uazione polihlca, ma clìe, come t utte le mezze misure in guerra, poteva' portare ad un disastro, poichè, per salvaguardare il carattere diplomatico della missione, questa, come vedremo, precedette da principio a distanza considerevole il corpo di spedizione, di cui fu in sostanza un posto avanzato. Le preoccupazioni a questoriguardo non furono poche, sia in Inghilterra come in India e nei due cam pi della missione e. della spedizione, :finchè queste due si riunirono; ma tutto ò bene ciò che :finisce bene, e la conoscenza del nemico può giust ificare, come nel caso presente, una contravvenzione alle buone regole.

Il corpo di spedizione e i preparativi degli Inglesi. Il comando delfa spedizione fu dato al colonnello a b1·evetto (2) Macdonald, cui fu conferito il grado provvisorio di gene~·ale brigadiere. Il Macdonald, veterano di guerre coloniali, ha un glorioso passato in India e nel Sudan col Kitchener (3). (Il Vèramente il governo inglese chiese al Parlamento il vo luto consenso per la spedizione solo il !3 ,11>rile rno.~. mosu·ando cosi di voler ritenere che llno al combattimento di Guru (34 marzo} si tra ttava di una missione pacifi ca e 11011 di una spedizione; ma, come si vede facilmente, fu questa una manovra di poli tica es tera ed interna. (2) N.ell'esercito inglese gli ufficiali, (lai capitano in po i, possono es~cre promossi a b,·evelt(). Per tale J)l'Omozione I' utllcialc acqui sta un n'uovo grado nc.ll'escrcito, ma conser va nel suo corpo il pl'imitivo impiego. (3) Nato nel i86:l, sottotenent,e del gen io nel 4882, ca pitano nel i890, maggio1.· e a brevetto nel 1895, colonnello a brevetto nel 1900. Spedi1.ionc òi Hazara (i8SS1, di Uganda (i892), di Nourna (i893), di Uganda (-1893), di Unyul'O (1.893.!89~). di Uganda (1897-1898), di Juba (489S-!Q99), di Cina (1900).


2154

LA SPEDIZIONE INGLESE NE L T IBET

Altro g ravissimo danno che avrebbe potuto nascere dal comprom~sso so~ra detto, sarebbe stato il dualismo p er la supremazia fra 11 capo della missione politica e il comandante della spedizione; ma - cosa da cui dobbiamo t. . . d 1arre esempio - 1 . ue procedettero sempre d'accordo nel disimp.egn~ delle nspe~tive attribuzioni, e il Macdonald, supe- · rwre .m grado all'Younghusband, non dimenticò mai che a q~esti spettava la parte prominent e e la responsabilità maa-g1ore. S~ dallo studio di q llesta spedizione non avessi:o altro da imparare, sarebbe già questa una bella lezione ! Il co0rpo di s~edizione, in origine, fo così composto : 23 battaglione Pionie1·i, 32°

»

»

'./4

reggimento 8° G,twkhas, distaccamento reggimento No1'(olk. % compagnia zappatori di 1Wacl1·a~, 1 sezione di cannoni da montagna da 7 libbre (1) (indigena), 1 sezione di cannoni da montagna da 10 libbre (2) (inglese), 2 mitragliatrici, 1 sezione di sanità · ' un complesso di 3000 uomini circa. I due battaglioni Pionieri, reclutati nel Sikkin sono al tempo st~so trnppe di fanteria e minatori; sono ar~ati come la fa~tena, ma ogn.i uomo porta a~che u no strumento da zappato.ie. In tempo d1 pace sono or d~nariamente impiegati a costn u~·e strade. Hanno reso importantissimi servizi nell'Afghan1s~an. ~ nel .Ch~tral e sono particolarmente adatti alle operaz10n1 1n reg1on1 montane.

Il Macdonald, conscio dell'utilità delle truppe del a- · · t 0 emo in mon ~gn.a, volle, oltre i Pionieri, la mezza compa1Ynia dei 0 zappatori d1 Madras.

LA SPEDIZI ONE INGLESE NEL TIBET

2155

Non meno indicati dei Pionieri del Sikkin, erano i Gurk has, i fieri e valorosi alpigiani del Nepal, al servizio del governo indiano. E ssi si distinsero molto in questa 13pedizione. Anche la proporzione dell'artiglieria e la presenza di due mit ragliatrici si dimostrarono convenienti. ~ e~· qua~to . n~n vi sia stata almeno fino a Gyantse, una tem1b1le artiglieria tibetana aa' controbattere, si ottennero però grandi effetti morali con quei pochi pezzi. Di cavalleria non ne venne assegnata all'inizio ; ma dopo che la spedizione fu giunta a P hari, in previsione dell' imp iego che se ne potova fare sulf'.altipiano, 150 uon:ii~i dei Pionieri e del reggimento Gurkh as furono trasformati m fanteria mont ata. ·Essi resero ottimi servizi. Il distaccamento del reggimento Norfolk e la sezione di artiglieria da 10 libbre rappresentavano l'elemen to inglese in mezzo al grosso costituito dalle truppe indigene. Le truppe furono vestite di lana e fornite di pellicce, d~ guanti, di cappucci (Balaclava caps) , di grosse scarpe, ~1 uose da montagna, di occhiali scuri per neve, ecc. Per ripararsi dal freddo, ogni uomo di truppa ebbe assegnat i. chi~ loo-rammi 28.800 fra vestiti, coperte e tende. Ad ogm ufficiale fu ac~ordato un mulo pel tl:affporto del suo bagaglio, fiss·ato in chilogrammi 72,500 (1). La prima quistione da risolversi per gl'Inglesi era la scelta della linea. d'operazione. L a missione politica trovandosi già in posizione avanzata a Kh,amba J ong e la spedizione militare essendo àestiuata (Il E in ciò non si roce che seg uire l:1 pratica localo. . . .. • Prima di partire ci el'avamo provvisti di Posctio, cioé Jt certi abili alla tartara e • molto usati ancora dai Tibetani . ... che sono ra tti rii pell e di eas trai i, senza togliere , la lana; o di modo cucili, che la pelle resti di f?ol'i e la. la~a di ~~ntro ... • Per, '.e , gambe e per la testa. non vi sono r,p:.1r1 suffic1on t1. Per sopperire acto, avevo a Tresc~J , Khan " falli alcuni sopra.stiv:ili di pelle lanuta di castrato e alcno i gra o ber rettoni, , che n~ n solo dife ndevano la testa, ma ancora le orecchie e tutt'intorno il ~Ilo. In• trap reso ch'eb bi mo il viaggio, m'accorsi che I.i mia ora un'inven~1ono prat1~a~a d:i • molte altre persone di quella nostra comitiva. Costumano altrcsl 1 Tarl;ir, e .' r,be< tani (l: clitendere 1:1 faccia con cer te corno mezze maschere fatte d1 pell e di teneri • agnelletti; o di queste ancora si erano provvis ti. Per difend~re gli occhi , alli oe non • res tino offesi da l riflesso doi raggi del sole, che vanno a ferire le nev,, per le quali , bisogna di contin uo passare, si servono cl i alcuni l'ipa ri .ag li occ hi, che son o ·~_a· , niera di reti concare, tessute di peli neri di cavallo o d1 born montano• (Ocs1de11) .

,t

•


2156

a sostenerla, pareva indicat a la linea della vall e della Tista come la via più breve e più diret ta per raggiungerla. Inoltro, nell'alta valle della Tist&. si erano già raccolti 2500 yalc (1) puro sangue, ca pi tale prezioso, che in caso di verso probabilmente si sarebbe perduto - come si perdette perchè gli yak puro sangue non resistono, ne_ppUl'e per breve tempo, alla temperatura della bassa valle. I nfine, optando per la valle di Chumbi, si doveva ritirare la missione politica, e la ritirata poteva essere - come fu - presa dai. 'I'ibetani per un atto di debolezza. Ma le ragioni in favore della li"nea della Tista non parvero decisive al Macdonald, che insistette per l'adozione della valle di Ohumbi, e la missione politica fu richiamata da Khamba Jong. Il Macdonald basava la sua opinione sulle seguenti circost anze: i passi dell'Himalaya cui si arriva dalla valle della rrist a sono molto più alti di quelli che mettono nella valle di Chumbi; le strade di quest'ultimo f~scio sono migliori o hanno pendenze più regolari ; la valle di Chumbi ha maggiori risorse in fora,ggi, legna e altri generi. Un terzo partito si° presentava : non richiamare la missione politica e lasciare che essa procedesse da sola da Khamba J ong a Khangma, sulla strada Chumbi-Gyantse, accontent andosi della protezione che indirettamente poteva fornire la spedizione una volta occupata la parte superiore della valle di Chumbi. Questa soluzione parve un mezzo termine pericoloso e fu più presto respinta che consider ata. La scelta della base non lasciava dubbi. Siliguri, che dol re~to si sarebbe prestata anche per la linea d'operazione della valle della Tista, s'indicava naturalmente.

(Il L'yal, ò una s1>ecic di buffalo a pelo lungo, molto usato in quei paesi come mezzo di tras11orto. , I Til)eLani si servono ancora, per l'uso di portar c;i richi, di alcuni bovi montani « di $lraordinari a e cli grandlssim,i forza .. . . Per tutlo il cor:po hanno peli molto lunghi, , che è necessario di tanto in tanto tagliare, esse ndo pure i detti bovi sommamente « caldi, e non potendo snffrire il calore caus.i to dai molto donsi e lunghi peli .... Le , code, che sono molto grosse e molto capellute . ... • (Desideri).

2157

LA SPEDIZI ONE INGLESE NEL TIDET

LA SPEbIZIONE INGLESE XEL 'l'IBET

*

** Le forze dei Tibetani. « La pace pubblica nel Tibet (1) è assicurata da una speci~ di aendarmeria composta di gente chiamata aptiik. Ve ne « son°o diverse centinaia, dipendenti direttamente dal go~ « verno centrale ; inoltre ogni prefetto ne ha parecchi a sua « disposizione. I gendarmi del ~overno centrale sono n~triti « a spese dello Stato, ma vivon<;> ciascuno nella ~ropna fa« miglia e n on ricev<mo paga. Devono ~vere arm~ e c~va~lo ·« propri ed essere sempre pronti a pa:t1r~ alla. pru~rn n chie« sta. Quando il padre è troppo vecchio, 11 figlio gh succE:de. « I aendarmi dipar timentali non sono nutriti a spese del~ l ' :mministrazione; sono semplicemente esenti dalle im« poste. È poi titolo d'onore : gli aptiik sono tutti di buona . « famiglia e godono dì un certo credito. . « Non vi è esercito regolare (2), salvo una piccola truppa. « (1500) a Lh asa, che serve di pretesto .al manten.i~ento in « attività di 6 generali, depon, e 'di altri 156 ufficiali. T utt? « il popolo è organizzato in milizie all~ manie~a dei Mongoli~ « ma con minor rigore. Ogni uomo nconoscrnto capace d1 « portare le armi e di sopportare le spese del suo eq:uipaggia« mento mil itare è obbligato a servire come solda to tutte le

<

(i) G RENAIID.

.

.

•

.

.

(2) , Essendo n Tibet un regno pacilico, non soggetto a r1v_o1uz1 oru , e ser~z,\ quasi , occasioni di guerra con le nazioni confinanti, ~on co~ tumas1. mantenere n11~lz10 st~• bili e allesti~; ma soltanto un numero sufficiente d1 soldall, che servono. d~ guardra « e accompagnamento del re (L'ultimo re del 1'iòel fu ucci$O net 1127, c1oe G cmm , dOJJO e/te ,i Deslde,·i aveva lasciato Lita.sa). Sopravvenendo la necess,t.a d1 far g~e~ra, , ogni famiglia devo dare un soldato, e non trovandosi persona cnrac?• dèv~ sos tituirla , a sue spese. In detto tempo i soldati non h:111110 la paga del re, ne d~ lui sono prov• visti d'armi, di mun izioni, cli cavalli e di viveri, ma tutto ciò v~ a can ?o d1 c1as,cuna , comunità e provincia ... Ancorcbè i religiosi siano totalmente unmum da ogni ~g• gra,•io, nondimeno, quando una gran necessita lo rich iegga. per il bene pubblico • sono ancor'essi costretti a prender le armi, e concorrere alla guorra ... Le loro a~m1 , (,li tt,tli e non dei soli -religiosi) sono sriingar<I C, spade, lance e frecce; hanno ,,n• co ra alcuni cannoni rii ferro , che portano sopra alcun·e carrette, con . grandi ruote: , usano ancora i grossi moschetton i. .. con tutto ciò, riescono sufficientemen te atti ' alla guerra ( OESIOERI). {37 -

A NNO XLI X.


2158

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

« volte che ne riceve l'ordine. Il suo mantenimento durante « la guerra è a suo carico. È questo un forte aggravio, per« chè vi sono grandi distanze da percorrere su cattive strade. <i: Ben comandati, i Tibetani sa,rebbero dei buoni soldati, « purchè non siano condotti fuori d<:11 loro paese. Sono ahi« tuati alla marcia, scavalcano allegramente montagne che « farebbero esitare gli stranieri, si nutrono con poco, non « temono le intemperie, sono esercitati ·nel maneggio delle « armi, hanno rispetto profondo per i loro capi, e niente è « più facile che ispirar loro, con mezzi umani o soprannatu« rali, la più assoluta confidenza nella vittoria. Ma il cleri« calismo ha snervato lo spir ito militare, e i comandanti, « spesso violenti verso i loro uomini, sono poi t imidi e vili « nell'azione. Nella guerra col Sikkin, il governo aveva con « grandi stenti riuniti alla frontiera ing lese 30,000 uon1ini, « di cui alcuni venivano da Tch'amdo, dopo due mesi di « marce, durante le quali avevano portato tutte le loro prov« vigioni : venuto il giorno del combattimento, gl'Inglesi « bombardarono i lama riuniti su di un poggio; questi fug<< girono subito, non avendo imposto una simile fatica e la « quasi royina a tanta povera gente, se ·non per dar loro « spettacolo della propria vergogna». · E l'esercito tibetano lo vedremo . in azione press'a poco così come il De~ideri e il Grenard ce lo presentano. Di un grande V}l,lore per il Tibet sarebbe stata la sua alleanza col Nepal; ma ii mah'am,ja di questo paese, al quale il Dalaì Lama si era rivolto per aiuto, dopo avergli consigliato di desistere da un'inutile resistenza contro gl'Inglesi, si limitò a promettergli che sarebbe rimasto neutrale, aggiungendo però che non poteva impedire gli acquisti di bestiame e di provvigioni che gl'Inglesi intendessero di fare nel suo territorio, come non poteva vietare ai Giwkhas, che fanno parte dell'esercito indiano, di combattere contro i Tibetani.

2159

Le operazioni insino a Phari. Dai primi di novembre ai primi di dicembre gl' I nglesi attesero al concentramento delle truppe, che affluirono da varie guarmg1oni. Il Macdona,ld e l' Yonnghusband si stabilirono a Gnatong, distante 32 chilom~tri da Chumbi, passando per l' Jelep La. La scorta della missione pblitica fu richiamata tardi da Khamba J ong e non giunse nel Sikkin che il 12 dicembre. Prima che essa arrivasse, la spedizione si avviò, per l'Jelep La, a Rinchengong, dove giunse il 13 dicembre senza aver incontrato resistenza. L'operazione però riuscì penosa per il freddo ( 2° C.), · che dimostrò subito l'utilità del1' equipaggiamento adottato. L e buone qualità della truppa le fecero superare la marcia_ senza grandi diffìcoltà, le quali furono invece serie per i trasporti, a motivo specialmente delle condizioni della strada, che peggiorano di molto dopo Gnatong. I pochi Tibetani del presidio d' Yatung furono assai meravigliati alla calata degli Inglesi nella valle di Chumbi, e si ritirarono a Phari. In causa delle difficoltà dei trasporti, aumentate dal carbonchio sviluppatosi nei quadrupedi, la spedizione dovette fare una piccola sosta nella bassa valle di Chumbi, messa a pfo:fitto per sistemare i servizi ed acquistare derrate che gl'indigeni portavano volentieri e gl'Inglesi pagavano bene. Le difficoltà dei trasporti apparvero tali, che si pensò perfino di ridurre la forza del corpo di spedizione. Le truppe non furono poi diminuite, ma ne vennero lasciate molte nella valle di Chumbi, allorchè si marciò su Gyantse. Qua;do parve di aver provvedut o sufficientemente ai servizi, la spedizione si avviò a Phari, dove giunse il 24 _dicembre. Qui gl'Inglesi si aspettavano che i 'l'ibetani, sotto la protezione del forte ( jong), resistessero. E, infatti, avendo rinunciato all'efficacissima difesa che avrebbero potuto fare

+

..


2160

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBE'l'

2161

·:fiducia negli ostacoli n aturali per la protezione dei loro paese, il poco conto che fanno degli E uropei in genere, l'ignoranza della forza degli I nglesi; ma bisogna anche considerare diverse altre circostanze, che concorsero a metterli in errora nell'apprezzamento del pericolo cui. erano esposti, e furono la causa per ia quale si trovarono impreparati ad affrontarlo. Il governo indiano, per la convenzione fatta nel 1865 col Bhutan, paga a questo paese un sussidio annuo di sterline 3333, e tale sussidio era considerato dai 'ribetani come un t ributo. L 'arrendevolezza ~imostrata in passato dal governo indiano ed il recente ritiro della missione politica da Khamba Jong erano stati giudicati dai rribetani come segni di debolezza. In fine il Dorjieff ed altri emissari russi forse avevano promesso la protezione ed i soccorsi dell'onnipo tente Russia. Tutto ciò non poteva che ingenerare negli ingenui Tibetani la speranza di sventare la minaccia degli I nglesi anche tenendo un contegno puramente passivo. Del resto, come vedremo, la condotta del governo del Dalai Lama fu di una incoerenza continua.

all' J elep La, Phari, che sbarra così beue la valle, era il pun to più indicato per presentare un'energica resistenza, con passaggio alla controffensiva. Invece, i due comàn danti (jong-pen) si affrettarono a consegnare il forte, dove furono trovate sciabole e lance, con una considerevole quantità di polvere da sparo. Da Phari il colonnello Younghusband, con la missione politica ed una scorta, proseguì, per il Tang La (che attraversò . il 12 gennaio), a Tanu (30 chilometri da Phari), dove ~i trincerò in un campo, che muni di un pozzo e circondò con un fosso. La scorta, al comando del tenente colonnello Rogge, era composta di 4 compagnie del 23° battaglione Pionieri, di un plotone del reggimento Norfolk, di una sezione di 20 uomini dei zappatori di Madras e di una mitragliatrice : 500 uomini in totale. Il grosso del corpo di spedizione si fermò a Phari. I Tibetani si accamparono a 9 1,,,; chilometri a nord di 'l'anu, verso Guru. Si diceva che fossero circa 4000, parte dei quali (forse 500) armati di fucile· e parte (forse 300) a cavallo; si diceva pure che fossero loro giunti tre cannoni di tipo moderno e di grande portat a. Poi si verificò che di queste due noti;ie la prima era esagerata e l'ultima falsa; ma nei primi momenti non· si fu senza preoccupazioni, giustificate dalla distanza (30 chilometri) della missione politica dal grosso della spedizione e dalla sua vicinanza (9 % chilometri) ai Tibetani. La solidità è l'armamento delle truppe inglesi non potevano rassicurare abbastanza contro la forte superiorità numerica dei Tibetani, t anto più che non si sapeva ancora che essi fossero così alieni da ogni iniziativa. Fra l'Younghusband e i capi tibetani si parlamentò molto senza nulla concludere, sostenendo il colonnello inglese di voler definire le quistioni pendenti con i delegati cinesi e tibetani, e pretendendo i lama che· gl'Inglesi sgombrassero prima il loro territorio. A [s:piegare lo strano contegno dei Tibetani, i quali non avevano voluto trattare amichevolmente e neppure volevano combattere, non basta forse mettere in conto la grande

***

Il servizio dei trasporti durante il periodo delle operazioni insino a Phari.

Mentre fra l'Younghusband e i lama di Guru si parlamentava inutilment~, e i T ibetani attendevano :finalmente a riunirsi verso questa località, a Phari il Macdonald si affannava ad accumulare ·provvigioni, e su tutta la strada fino a Siliguri ferveva il lavoro dei traspor ti. P hari era stato unito con Silignri mediante il telegrafo. Date le scarse qualità di combattenti dei Tibetani e l'eccellenza delle truppe ·anglo-indiane, tutta l'attività del Macdonald potè essere rivolta alla soluzione del problema logistico, che non era facile. Le risorse della valle di Ohumbi si riducono puramente e semplicemente ai prodotti locali, che sono di poco superiori all'ordinario consumo della popolazione. La stessa legna

1


2162

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

manca nella parte superiore della valle, e a Phari unico combustibile è l'a1·gol (1). Occorreva dunque andare a prendere tutto, o quasi tutto, a 200 chilometri circa di distanza, superando fortissimi dislivelli. Usciti poi dalla valle di Chumbi, sulla via di Gyantse si sape;va che le risorse erano ancora minori ed erano anche problematiche, dipenden:do esse dall'attitudine che avrebbero assunto i ':l'ibetani. Al più si. poteva fare assegnamento, in limitata misura, sui magri pascoli dell'alt ipiano (2). E bisognava anche tener conto che, col sopravvenire dei cattivi tempi, la neve avrebbe probabil.m ente sbarrato i passi fra le valli della Tista e di Chumbi, e l'acqua avrebbe reso addirittura impraticabili le strade sui due versanti. E se anche la neve e l'acqua non fossero cadute in quantità tale da chiudere per lungo tempo i passi e da rovinare le strade in modo da richiedere un lungo lavoro di riparazione, le nevicate e le pioggie avrebbero però ridotto considerevolmente, od anche Mrestato, il movimento. Era quindi urgente premunirsi · contro questa specie di blocco naturale e rendere l'azione delle truppe indipendente dalle intemperie, accumulando al più presto nella valle di Chumbi la necessaria quantità di viveri e di altre provviste. Sterco d'yal,. I carovanieri in Africa adoperano quello del cammello. (2) • Primieramente·conviene seco po rtare lfJ prol'visioni necessarie pe/ p1:oprio so« stentamento, che consisL ono in éià (tè), butirro, fari na ".l'orzo :irrosLito, e carni; Ie • (JUali, dal sommo fr,iddo congelate, si conservano come !nt noi i prosciutti, e ci6 , senza nessun hisogno di salarle né di a!Tumicarle. Né solamente bi,ogna por tare le , provvisioni per sé, ma ancora per i cavalli ; ché, ordinariamente, a causa dell'essere • tutto ricoperto di nevi, non trovando altro pascolo, bisogna 1rntrirli con orzo o con • la sopradetta fariua. Congelando il sommo rigore del frerldo tutte le acque, per cu· « cinare alcune cose convien prendere < Jella neve o del ghiaccio, metterlo nel la pi• gnatta e col fuoco f,trlo disfare. Legna assolutamente non se ne trovano in t utto « questo deserto, se non in alcuni luoghi alcuni sterpi spinosi; e perciò, ·affine di po• tere fare riel fuoco , bisogna and;ire in qua e in là cercando e rammassando il sudi• ciume de' cavalli dei hovi e delle vacche montane. L'alloi(gio alla notte altro non • è che la terra, da cui molte vo lto bisogna toglier la neve, e il cielo, d'onde cadono • nevi o sceodon<> gro%e brine. Può servirsi del la tenda di campo, elle essendo alla « manie ra de' Tartari, è come una casa rotonda e portatile, ma richiede animali per , portarla e di verse persone di servizio. Se poi sia delle ordi narie di tela, ancorché • sia di qualche comodo e riparo, è altresi di grandissimo impiccio;. perché essendo la. « terra ora tutta arenosa ora tutta. costipata, é molto dilflcilc, nell' un:i e nell'altra, • di poterbi sostenere contro la gran furia dei venti che quiv i sofllano, o contro il peso • talvolta delle nevi e dei gh iacci, che la rendono dura e mo lto pesant~ (ORs1oi::111). {i)

e

LA SPEDIZIONE INGLESE NE L 'l'IBE'I'

2163

Si' calcolava che tale quantità dovesse raggiungere almeno 540 tonnellate di peso. Questo era il primo termine del problelma; gli altri erano il tempo disponibile e la portata logistica delle varie strade. 'l'ali due termini pot.endo variare a capriccio degli elementi, per la miglior soluzione' del problema non rimaneva che lavorare febbrilmente e accumulare a più non posso viveri e materiali. in località adatte. Ch umbi e Phari s'indicavano naturalmente come luoghi di deposito. . Nè qui dovevano finire le preoccupazioni del Macdonald, poichè v'era da approvvigionare 1' Younghusband e la sua scorta a Tanu, su una strada comP,letamente in balia dei 'l'ibetani. Questo còmpito fu però facilitato dall'inerzia del nemico, provvidenziale per gl' Inglesi in parecchie circostanze. L e coip.unicazioni degli Inglesi erano libere non . soltanto sino a Phari, ma anche da questa località a Tanu, dove i loro convogli giunsero sempre indisturbati. A i depositi di Chmnbi e di Phari le provviste dovevano affluire da Siliguri, test.a di linea ferroviaria. La rotabile da Siliguri a Rungpo, come s'è detto, era stata danneo-giata nel settembre del 1899 e solo ora il go'='·~ verno del Bengala si era deciso a farla riattare, impiegandovi ben 2500 uomini ; ma il lavoro di riparazione dòvette essere inten-otto pei· non intralciare del tutto il rifornimento. Si cercarono allora strade sussidiarie e si pensò anche ad aprirne una attraverso il Bhutan, il cui governo ne acconsentiva, la costruzione e l'uso; ma dai rilievi fatti risultò che il tempo per costruirla era troppo, ·e il movimento seguitò ad effettuarsi, alla meglio, sull'unica rotabile esistente. · Da Rungpo alla valle di Chumbi i t rasporti da principio si effettuarono per le strade dell'Jelep La e dell'Yàk La, interamente mulattiera la prima, in parte carrareccia e in parte mulattiera la seconda. In seguito, verso i primi di febbraio, :;;i abbandonò lo Yak La e si adottò come linea principale quella del Nathu La, a.Ila quale anzi il Macdonald voleva, ridurre tutto il movimento; ma, dopo una diligente ricognizione personale, do-


2164

2165

LA SPEDIZIONE iNGLESE NEL TIBE'.L'

LA SPEDIZIONE INGLESJl; NF!L TIBE'l'

caso attuale, il carico utile essendosi dovuto limitare a chilogrammi 70 circa e la razione giornaliera di. foraggio compresso essendo stata fissata a chilogrammi 12, ne avveniva che prima del sesto giorno il mulo aveva consumato il suo carico. F ra i quadrupedi si è trovato che i più adatti sono i muli (1), sia per ia resistenza al freddo che per le sicurezza del piede. Da Ohumbi a Phari si poterono adoperare 600 carretti indiani a due ruote (ekkas), che furono di grandissimo ausilio . Il carico dei portatori venne stabilito a chilogrammi 35 circa, che non sono poca cosa se si pensa che a 4000 metri e più sul livello del mare lo sforzo per portai,e un peso, anche in piano, è senza paragone più grande di quello che sil alle altitudini normali. A ciò si deve aggiungere che le strade avevano una pendenza che spesso arri vava al 30 °/ che la temperatura era tale che gli ordinari t ermometri non avrebbero potuto registrarla e che un vento penetrante sferzava la gola e assiderava nonostante il riparo cli vestiti adatti. I portarori impiegati in questo periodo furono più di 5000. Oltre i 4000 yak che si erano radunati originariamente, se ne comprarono molti altri a più riprese, e 600 in una sola volta. Ai primi di marzo non ne rimaueval:10 che 600: gli altri erano morti per fatica, per disgrazia o per malattia, specialmente di carbonchio e di morva, che decimarono anche i buoi da macello.

vette abbandonarne l'idea e i trasporti continuarono a farsi per entrambi i passi d'Jelep e di Nathu. F inchè il trasporto giornaliero non superò le 18 tonnellate e :finchè durò il buon t empo, le, cose procedettero abbastanza bene, ma quando vennero le pioggie e Je prime n evi (30 gennaio) a peggiorare lo stato delle strade e quando si volle spingere il trasporto giornaliero a 36 tonnellate si vide, malgrado gli sforzi di tutti, che le due mulattiere er~no insufficienti ; convenne però fare di necessità virtù e accontentarsi di ciò che esse potevano dare. I Pionieri e g li zappatori furono subito utilizzati a migliorare i passi e a costruire di sana pianta le strade nei punti più difficili, per diminuire le numerose perdite di quadrupedi che precipitavano, massacrandosi, nei burroni ; ma poi il lavoro di riparazione dovette essere ralientato anche qui, per non · limitare troppo l'approvvigionamento, che, coll' imminenza delle nevicate, diventava sempre più imperativo. Pionieri e zappatori seguitarono a far opera vantaggiosa, ma faticosissima e non scevra di pericoli in causa delle -valanghe, da cni erano travolti i frutti delle loro fatiche e talvolta essi stessi. I mezzi di trasporto adoperati furono cumulativamente portatori (coolies) e quadrupedi (yak e muli). · · Cir ca la maggiore o minore convenienza relativa di essi si trovò che i portatori sono, in complesso, più convenienti' e sicuri. ' La difficoltà che incontrano i q uadrupedi a superare i punti ghiacciati d~lla strada e i passi difficili, la facilità con 1~ quale il loro carico può sbilanciarsi e cadere, il fatto che 1 quadrupedi cli ritorno bloccano i punti stretti della via, il gran danno che causano alla strada con i loro zoccoli, la facilità con la quale si sviluppano fra essi epide· demie micidiali, il loro rapido logorìo, furono le ragioni che indussero a :restringerne l'impiego alle sezioni meno elevate e meglio costruite delle strade. Ma se qui erano attenuati g li inconvenienti ora detti, altri ne rimanevano. Il quadrupede abbisogna di una grande quantità di foraggio e questa quantità dopo qualche giorno è uguale al suo carico; nel

0 ,

* **

Osservazioni circa l'influenza dell'altitudine sulle operazioni durante il sopra detto periodo. Incidentalmente si è già avuto occasione di accennare a qualcuno degli effetti delle g randi altitudini sulle condizioni della vita umana; ma l'argomento è così interessante, che mette conto di insistervi. (il Erano muli· del PcnJab. Secondo il Grenard, l'yal: pet·corrn in un giorno 25 chilometri nel piano e non oltrepassa i !4-1.5 in mo ntagna .

...


2166

LA SPEDIZIONE ING.LESE NEL TIBET

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIB:E'r

Premettiamo che si era d'inverno (1) e che le altitudini alle .q_uali op~rò l~t spedizione in questo periodo, e alle quali si riferiscono 1 dati seguenti, sono comprese fra i 3000 m. e i 4800. . . Co~~ si sa,. le caratteristiche principali delle grandi alt1tudm1 sono 11 freddo e la rarefazione dell'aria. . Q~anto al freddo, la temperatura più bassa (~32° C.) è stata ra~gmnta a Chuggia, sotto il Tang La. Giova però dire che q m la truppa non passò che una notte. A Tanu, dove la mission~ politica e la sua scorta sono rimaste tre mesi, si sono avuti - 27° C. e a Phari si sono raggiunti più volte i - 26° C. Nei mesi di gennaio e .febbraio la minima normale notturna è si;ata di - 23° C. a 4600 m. e di - 14° C. a 3100 m. Il freddo però in sè stesso è stato più sopportabiÌe e meno çlannoso del vento. Questo non influiva molto sul termometro; anzi ordinariamente le temperature più basse erano accompagnate da calma perfetta. Il freddo ha dat·o luogo ad alcuni casi di congelazione, che resero necessaria l'amputazione di qualche membro quando colpirono uomini inathvi. A coloro invece . che si son_o 11:antenuti i_n movimento non sono capitati che piccoli casi d1 congelaz10ne di naso e di dita, presto guariti (2). L 'esperienza ha così dimostrato che, più dei ricoveri e delle . coperture, il lavoro, il q uale aumenta l'attività della circolazione, preserva dalle congelazioni. Della scorta della missione politica. durante i tre mesi di soggiorno _a 'l'anu, morirono 26 uom'ini in causa d' insufficiente riparo contro le intemperie. Fm le malattie, la pneumonia è stata la più frequente, ma la mortalità è stata leggera. Il_ mal di gola è stato un . disturbo passeggero, dal quale tutti, un momento o l'altro, sono stati attaccati. Ha specialmente infierito a Tanu e a Phari, dove, per l'assenza d'ogni li) La marcia su Gyantse cominciò il 28 marzo.

(2J ·. ·. . • perch~ se taluno vuol tene1·si con certa proprietà e buona apparenza (il • sud1ciu-me, che forma una specie di ·patina. sulla lo·,·o pelle, 1life'nde, i 1'illetani dal . • freddo) , non solamente, come ho visto, s'.espon_e a duri tormenti (li freddo insoppo1·• t?b1le, ma corre ancora gran rischio di restar mutilato nel naso e nelle estremità

altro combustibile, si è dovuto usare l' a1·gol, i cui acri odori hanno aggrav.ato il male e l'hanno reso permanente. · È già occorso, parlando dei portatori, di accennar~ ad uno degli effetti della rarefazione dell'aria, all'aumento cioè della fatica. Su un altro effet to, sul misterioso mal di montagna, si sono fatte esperienze di un eccezionale valore poichè mai prima. d'ora s'era avuta l'opp~rtunit à di . e~ten~e,rle ad u~ corpo relativ.amente grande d1 truppe. Si e verificato che~ sintomi sono quelli comunemente conosciuti, cioè il mal di capo, l'apat ia, la nausea e, talora, la diarrea. Ordinariamente questi sintomi si . avevano appena si raggiungeva una certa altezza., ma qualche volta si sono manifestati anche nel discendere da essa. In qualche raro caso si è trovato che l'attaccato provava un miglioramento continuando a salire: D'ordinario la malattia si rinnovava tutte le volte che s1 raggiungeva nuovamente l'altitudine pericolosa, ma ~er c~1i vi rimaneva raramente durava più di un giorno. Il n med10 esperimentato con successo è stata la fen~cetin~ p~·es_a_con una piccola dose d'acquavite, perchè l'az10ne 11 s1m1h sostanze sul cuore si fa maggiormente sentire alle graudi altezze. L'indio-estione è stata frequ ente ed era specialmente causata dall'insufficiente cottura dei viveri, proveniente dal fatto che a quelle grandi altitudini l'acqua bolle a temperature inferiori a 100° C. A.d esempio, a 4500 ni. l'ebollizione avviene a 83° C., temperatura insufficiente per cuocere i cibi più comuni, come il riso e i legumi. Delle 5 di verse specie di dal (1) che vennero distribuite alle t ruppe, una sola cuoce ad altezze superiori ai 3000 metri. Quanto alla ca.rne, essa era quasi sempre gelata prima che la si mettesse al fuoco. Al ;,.rave inconveniente dell'insufficiente cottura si sarebbe t, potuto rimediare provvedendo la spedizione di pentole con coperchi a chiusura ermetica e forniti di ·valvole di sicurezza da a-prirsi ad una data pressione. Malgrado che a tut ti i componenti della spedizione fossero · stat i distribuiti occhiali affumicati, non tutti ne fecero

• s1_ delle mani come dei piedi, e si mette di più a rischio di perdere miseramente Ja

• vua

(DESIDERI).

(l) Lenticchia

r

2167

comune dell'lncli:i.


2168

2169

LA SPEDIZIONE INGL ESE NEL TIDET

uso quando occorreva, e sull'Jelep La in 190 uomini si svilupparono affezioni agli occhi. Gli effetti delle grandi altitudini si fecero sentire anche sulle armi. L'acqua posta nella fodera metallica della canna della Maxim per impedirne l' eccessivo riscaldamento, gelava, e ' fu sostituita, in mancanza di meglio: con una miscela di acqua e rhnm, alla quale si dovette poi aggiungere della cherosina per impedire che i soldati se la bevessero. Fu pure trovato che, per conservare la possibilità del tiro continuo, si doveva ridurre di molto la potenza normale (fra chilogrammi 3,175 e chilogrammi 3,628) della molla! spirale della piastra di scatto della Maxim, che era troppo grande per quelle altitudini. L'olio, nei congegni di chiusura delle armi, cessava di essere un lubrificante; si coagulava in una poltiglia che ne impediva il regolare fu nzionamento. Per attenuare questo inconveniente - che si sarebbe potuto evitare sostituendo la glicerina all'olio - e per conservare le armi calde ed asciutte, in modo da poterle utilizzare ad ogni momento, si fecero tenere dai soldati i fucili avvolti nelle loro coperte durante le notti fredde, e gli ufficiali custodirono nelle tasche dei loro vestiti le parti del congegno di scatto delle Maxim, ben pulite dall'olio. Il terreno, essendo gelato, richiedeva un grande sforzo per smuoverlo, e la fatic ii era maggiormente sentita in causa della sensazione di debolezza che alle O'randi altitudini ' o produce istantaneamente ogni azione muscolare, come s'è' già avuto più volte occasione di rilevare. Le cose erano a tale, che si dovette ricorrere all'espediente di cremare i cadaveri umani e di abbruciare le numerose caroane d.'1,alc e b ,1 di altri animali, morti di stenti o di malattia.

..

N.OTE BIBLI OGRAFICHE DE Do1i1Ex1co e RINALDO BoNA.TTI, capitani di fanteria. - L'educazione sociale del soldato. - Confe1·enze e lettu1·e pe1· i milita1·i di tnippa. - Milano, L ibreria editrice nazionale, 1904.

PIETRO

Dell' educazione militare-morale da impartirsi al soldato nessuno ormai contesta più la necessità ed importanza, ed è da anni che i nostri ufficiali se ne occupano con zelo ed intelligenza. Ma, oggidì, codesta educazione n?n basta più; è giuocoforza. allargarne i limiti e, sebbene sia argom~nto alquanto arduo e delicato, occuparsi pure della educazione socia.le. La pregevole pubblicazione dei capitani. De Domeni~o e Bonatti viene pro prio in buon punto : scritta con ott1m~ intento senza la pretesa - come nettamente attestano gh autori ~tessi - « di menomare l'iniziativa di chi ha l'alto còmpito di educare la truppa », ~ssa viene p~raltro a costituire un'ottima guida per l'ufficiale, e un hbro eccellente per tutti quei militari che nella vita civile n~n han~o po: tuto acquistare una sufficiente conoscenza dei doveri e dei diritti sociali. *** L'opera, come si rileva dal suo titolo, comprende due parti affatto distinte, e un'appendice. La Pa1·te I - Conferenze - tratta ampiamente dell'ordinamento dello Stato, degli ordinamenti dei poteri pubblici e della libertà, dell'amministrazione dello St ato, della :Provincia e del Comune, e d.ell'ordinamento militare. È nelle pr,ime quattro Conferenze che è svol.ta tutta la importante materia sovraccennata. Nelle altre cinque è ampiamente sviluppato quanto più particolarmente ha tratto

(Continua)

V INCENzo Rossi capitano di stato maggi ore.

1


2170

NOTE BIBLIOGRAFICHE

NOTE BIBLIOGRA.FIOHE

all'educazione socia le: diffusamente è det to d ella capit .I t· . ae ques 10~e, c~p1tale e lavoro, con opportune nozioni sulle leg~e d: res1s_ten za. e di scioperi, stù carattere delle J'rades Un~on_s mgles1, ed m:6.ne sulle associazioni italiane, e sul socialismo.

più memorabili dalla morte di Vittorio Emanuele II, al regno di Vittorio Emanuele III. . . Temi pertanto di lettura ben adatti allo scopo pre:fi.ssos1 dagli autori, e che essi raggiunsero compiutamente.

N~ll~ altre Conferenze sono riportate le leggi sociali at~e a m1~horar e la condizioni dell'operaio, eà a prevenire disgrazie sul lav_oro e quelle a tu tela e sviluppo dell' igiene, del_ lavoro ~gncolo, dell'economia p ubblica e privata. L e ultime due uonferenze trattano dell' emigrazione italian a e del!a leg~e che 1~ reg_ola, ~onchè del servizio militare _per ~li em~grant1 e p ~r 1 r~s1dent1 all'estero, e finalmente della protezione della cittadinanza, e del commercio italiano all'estero.

** L'Appendice, in 5 allegati, espone utili notizie sopra il diritto internazionale privato, notizie statistiche, politiche, militari, industriali, commerciali sui principali Stati e loro colonie e sui trattati e sulle convenzioni internazionali sti' ciascuno di essi con l'Ita.Jia. P orta infine l'elenco pula.ti da delle A utorità diplomatiche e consolari, coll'incarico del servizio di leve all'estero, u n riassunto del nostro ordinamento militare, e finalmente una tabella delle misure, pe:;:i e monete in uso nei diversi Stati, ragguagliati a sistema metrico. L'utilità ed importanza di questo notevole libro, sia per gli ufficiali, sia, sovratutto, per i g radua.ti e m ilitari di ti:uppa, ci sembra· incontestabile. Niun dubbio quindi 1rntriamo sull'interesse con cui sarà accolto nell'' esercito il libro degli egregi capiLani, cui tributiamo sinceri e vivi encomi.

::= **

La Pm·te II - L etture - nell'intendimen to deo-li autori. do~re~b~ co~t~~uir e una specie di libro di lettura per t'graduati: ecl 1 militari di truppa. Egli è cer to che g h argomenti svolti n~~ ~otevano esser s~el t~ meglio, e sono sicuramente appropnati allo scopo cm miravano gli autori. Essi infatti con . 11etto_ d'amore, dettarono bellissime pagine ' ' vero. mte sulla patria, sulla lingua italiana, sulla funzione educativa dell'es~rcito, m_a _lasciando da parte i soliti concetti e le solite frasi co~um, inspirandosi invece ai pensieri moderni. Così a proposito della patria, è pure descritta l'Italia nell'arte' nelle lettere e nelle scienze; rispetto alla lingua italiana: no~ s~lo _se ne con~idera_ l'importanza, ma si accenna ancora all 1 strnz1one obbligatoria, all'influenza della lino-ua nazionale n~ll'_emi?1·azio1~e, alla Società « Dante Alighieri » ecc. È assai nusc1to, poi, lo svolgimento dato al tema dell'educazione milit~re, mirante essenzialmente a sempre più far amare la patna, ed a far germogliare e radicare il sentimento del dovere, sia come soldato sia come ci ttadino. Segue -quindi una breve, chiara c~·onistoria deo-li avvenimenti. politici . · . concernenti l'Italia dal J 815 ·al 18"9 u , e d.1 q ue11 i po1it . ici e m1·1·t 1 ari· d a 1 1859 al 1871 , per terminare i n un rap1d o sguardo retrosp ettivo alle vicende nostre e a i fatti

2171

*

Vade mecum per l'ufficiale in campagna. - PER ounA DEGL I UFFICIALI DEL 90° F A)<'.l'ERIA . - Napoli, Tipi Società Editrice Meridionale, 1904. Gli ufficiali del 90° reggimento di fanteria furono ben inspirati nel voler riunire in un succin to e tascabile manualetto quelle cognizioni, norme e dati tattico-logistici dei quali p uò abb_isognare l'ufficiale in campagna. I n varie tavole sono date la formazione di marcia e profondità del corpo d'armata su una o due colonne, della divisione di fanteria, del reggimento di fanteria e .di cavalleria con l'aggiunta della loro forza di guerra. Seg uono quindi brevi cenni sul servizio cli sicurezza in marcia, sugli ordini di operazione, e sugli alloggiamenti, e sul comba~timento della fanteria. Succintamente ma chiaramente sono poi espo-


2172

NOTE BIBLIOGRAFICHE

ste !e notizie più necessarie sulla cavalleria e sull'artiglia · . . . na, ed 111fì ne su 11e ricogmz1oni tattiche e logistiche le . l ·i . . , norme per a compi ~z10ne deg:i schizzi tattici, sugli elementi che com~ongono 1 rob~em1 ~attici e per compila.re un rapporto su d1 un fatto d armi. Chiudono il pregevole lavoro al · d ·l · · · cuni _at1 0~1stic1 sulle ferrovie, sul lavoro utile di un cavallo da. t1_ro e di una p~riglia, varii da.ti sul carreggio, sulla capacità d~ trasport? di un mulo, sulla composizione di nna razione di guerra, mtorn? all'accessibilità su tei-reni inclinati, ecc. Nat~1:al~ente 11 manualetto è int,ier~mente basato sulle prescn~1?ni, su~le norme, sui da.lii dei n ostri r egolamenti. Non vi e_ dubbi? che esso possa giovare agli uffici'àli tutti d_elle vane armi co~battenti; ci pare però che . esso sia particolarmente appropriato per l'ufficiale di fanteria sicchè il solo aprunto c~e ci permettiamo di fa.re - f\ che,probabilmente e semplicemente una ommissione _ è che il titolo do:7re?be esser quello di vade mecum per l'ufficia.le di fantena in_ campagna. ~otiamo che quasi ad ogni punto svolto fa seguito una massima, e che queste massime O principi furono tutte scelte con molto intelletto. Un bravo di cuore agli ufficiali del 90° fant eria. (A v~ertiamo che per le richieste si deve rivolgersi alla Sala d1 Convegno del 90° di fan teria).

Fna)IOESco MARIA SoTTa, maggiore d'artiglieria nella riserva. - _La meccanica dell' infinito. - Teo'ria ni~ova. - Milano 1904 ed~to dall'autore coi tipi dello stabilimento Ditta Manini~ Wiget.

In questo libro, il maggiore Sotta, svolge una nuova teoria delle forze, la quale poi servirà per dimostrare altra nuova teoria. dell'autore stesso intorno alla formazione del s1s · t ema 1 mon d1a e. L 'insieme dell'opera dal Sotta intitolata Meccanica dell'Infinito, è diviso in due parti, di cui, la 1~ ora compiuta, c?mpren,de la meccanica razionale, preceduta da un'introduzione generale all'opera : la 2a parte conterrà la nuova teoria del sistema mondiale.

NO'I'E BIBLIOGRAFICHE

2173

Il volume ora pubblicato contiene l'introduzione generale ed un riassunto di saggio della meccanica razionale, nel quale, dopo esposta la t eoria dei sistemi di forze rigidamente applicate allo stesso punto sopra una stessa linea d'azione, è accennato a g uisa d'indice alle restanti parti della meccanica razionale, per dare al lettore un'idea dell'ampiezza, con cui è svolto il trattato. A.uo-uriamo allo studioso ufficiale, che non gli abbia a mano , care il desiderato favor e del pubblico. tenente in Piemonte Reale cavalleria. - La presa e lo smantellamento di Centallo. - Torino, tipografia V . Bona, 1904 .

MAURIZIO MARSENGO,

Non il fatto della presa di Centallo, non quello del suo ulteriore smant ellamento attraggono specialmente la nostra attenzione, sibbene il perioclo storico che lo studioso autore volle illustrare e che effettivamente gli riuscì cli ritrarre in modo egregio. È il periodo, sullo scorcio del seeolo xvr, nel quale il Duca di Savoia, Carlo Emanuele I, intendeva, dopo il lungo ed accorto lavorio onde andava tessendo da mesi e mesi la propria politica, rompere le ultime indecisioni e passare risolutamente all'azione. Il Duca cioè mirava ad impadronirsi del marchesato di Saluzzo ed « il fatto compiuto avrebbe provato meglio di ogni altra dimostrazione che del marchesato di Saluzzo doveva essere ed era realmente Signora, ·Casa Savoia». Della presa di Centallo fu incaricato il conte Carlo Manfredi di Luserna, Governatore cli Cuneo, e il JVlaJ:sengo riferis·ce le savie disposizioni da lui prese, ailinchè fosse mantenuto il secreto intorno alla divisata impresa e per evitare tradimenti, nonchè quelle adottate, onde condurre poi « i suoi soldati pian piano, sì per averli freschi, come per dar tempo che la luna fosse tramontata» . Nel fatto i Francesi che erano in Centallo opposero debole resistenza, e il 29 settembre 1588, il giorno stesso in i 38 -

ANNO XLI X.


2174

2175

N OTE BIBLIOGRAFICHE

NOTE BIBLIOGRAFICHE

cui il Signore di Leynì riusciva vincitore di Carmagnola, il Luserna assaltava es' impadroniva di Centallo. Carlo Emanuele però dovette subito lasciare le cure della guerra per recarsi a Torino per giustificare il suo operato presso i vari Ambasciatori e specialmente verso il Rappresentante della Corte di Francia il Signore d'Estaur. E qui con poche parole, l'autore chiarisce molto bene la condotta politica del Duca.

Naturalmente lo smantellamento di Centallo non è l'unico argomento di cui sia parlato; nelle lettere, sia di Carlo Emanuele, sia dell'Infanta, vi sono osservazioni_ e notizie sulla politica e sugli avvenimenti giornalieri. Il Marsengo mette in rilievo la singolare .operosità della Duchessa. Non solo pensa allo smantellamento di Centallo ma nel tempo stesso tratta di prestiti, di armi, di armati, di contratti e di tutto ciò insomma che ha attinenza agl' interessi dello Stato ed a quelli privati ; « e tutta questa immensa mole di lavoro non le impediva punto çE essere madre tenerissima e sposa affettuosa», ed anzi « lasciava spesso sgorgare la dolcezza dei suoi sentimenti delicati e si abbandonava int eramente. ad essi». L'autore lament~1 che questa « nota sovranamente bella delhi vita di Caterina d'A ustria sia forse altrettanto poco conosciuta quanto la sua abilità di reggitrice dello Stato »: vo1;r ebbe si facessero ricerche speciali per entro i volumi delle lettere di Caterina, onde trarne alla luce i tesori che vi stanno sepolti».

Il Duca inizia però trattative diplomatiche col Re di Francia allo scopo di mantenere quanto aveva preso: un accordo era impossibile, ma intanto il Duca guadagnava tempo. Senonchè, nel febbraio 1589, i Bernesi accordatisi col Lesdiguières ai danni del P iemonte, avevano stipulato cogli Ugonotti un trattato, per il quale Berna si obbliga.v a di prestare 100,000 scudi per assoldare 15,000 un:p:1ini. Con questi si sarebbe portata la guerra nel territorio Ducale e occupata la Chiusa, mentre il signore di Lesdiguières, dal Delfinato, avrebbe fatto impeto contro il Marchesato di Saluzzo_. Il Duca allora pensò che il più efficace modo di difesa era quello · di prender subito egli stesso l'offensiva, e perciò ai primi di marzo si recò in Savoia, e notificò ai vari Governatori che: « dovendo egli andar in Savoia per provvedere alle cose di quei Stati et dar sodisfazione alli popoli, che tanto tempo fa desùle1·avano l'andata stia, lasciava qui, l'Infanta, nostra Signora, con autorità amplissime, di che gti ei·a parso con questa sita darne ayviso, afiìne che clovesse1·0 ragguagliarla giornalmente delli occorrenti et obbidire alli ordini suoi come a quelli di lui proprii et stai· ben attenti al servizio cli lui e di quel governo». E qui la monografia presenta invero un singolare interesse. Carlo Emanuele è in Savoia, a Torino regge lo Stato la Duchessa Infanta Caterina, e l'autore ci dimostra le intenzioni, i passi fatti e le misure prese per attuarle, le informazioni sugli avvenimenti correnti, a niezzo della corrispondenza fra il Duca e_ la Duchessa.

Lo studio del tenente Marsengo è sicuramente meritevole di elogio, ed è assai interess~mte ed istruttivo. Ciò per alt ro che in particolar modo vogliamo porre in rilievo è il fatto di questo giovane ·ufficiale che si dedica a studi storici così seri, e che richiedono non solo intelligenza, ma molte fatiche e cure ·e molte ore da passare nelle biblioteche per intracciare, consultare, studiare vecchiecarte e antichi documenti ufficiali. A studi di questo genere si sono·rivolti in questi ultimi tempi parecchi giovani ufficiali, fra i quali ci piace ricordare il capitano Alberti pel suo importante lavoro sulla battaglia dell'.A,ssietta, il t enente Barbarich per varie pregievoli monografie storiche,_ed ultimamente il tenente Marsengo. rr utti e tre questi giovani ufficialt hanno compiuto il corso della scuola di. guerra, e non si erra di certo affermando che è in quel nostro principale istituto militare che essi. si sono appassionati per gli studi storici delle v·ecchie cose italiane,


2176

2177

'.NOTE BIBLIOGRAFICHE

ed anzi che verso quegli studi sono spinti ed indirizzati. È questo, indubbiamente, altro titolo dì merito della Scuola dì guerra.

RASSEGNA lULlTARE ESTERA NOTIZ IE

JMMANUEL, capitano addetto al Grande Stato Maggiore. ~ Hervorragende Taten aus dem Kriege 1870-71. - (Fatti rima1·chevoli della giwn·a 18 70-71). - Berlino, Tipografia Lìebel, 1904. Di libri, di grande o piccola mole, i quali svolgano esempi dì azioni di guerra, sia perchè particolarmente meritevoli dì esser conosciuti, sia perchè gi_u dicati acconci a promuover e, od estendere l'istruzione tattica, ve n'_è a iosa, :r:ò.a non ne conosciamo alcuno che, come questo del capitano Jmmanuel, raggiunga compiutamente lo scopo prefissosi dall'autore. Il quale scopo è assai elevato, imperocchè volìe l'autore non solo far conoscere splendide azioni dì valore e di sacrificio, ma con esse mirò principalmente a dimostrare quanto possano fare la fedeltà e devozione alla bandiera, il sentimento del dovere, il valore, il complesso, insomma, delle virtù miitari, e nello stesso tempo ad infondere semprepiù codeste virtù. L'opera dell'Jmmanuel fu dapprima pubblicata sulla Gazzstta clei sottufficiali (Unteroffizier-Zeitung) -nel corso degli anni 1903 e 1904. Il lavoro era principalmente destinato ai sott1,1:fficiali, « onde illustrare mediante esempi storico-militari di singolare importanza l'azione delle varie armi, e mediant.e · il ricordo di giornate gloriose di una grande epoca ravvivar semprepiù la fedeltà, il sentimento del dovere, la devozione, l'amore all'Imperatore, al Re e alla Patria ». Ben inspirato però fu l'Jmmanuel nel voler riunire i vari articoli in opuscolo, al quale non può certamente mancare la più favorevole accoglienza, non solo fra le file dei sottufficiali, ma ancora, e sov:fatutto, fra quelle degli ufficiali. B. D.

AUSTRIA-UNGHERIA. ESPERIMENTI DI TELEGRAFIA SENZA FIL!. La. Zeit_~u~~lic_a che un reparto del reggimento ferrovieri telegrafisti ha 1_mz1ato 11 dello scorso ottobre esperimenti di telegrafia senza fìh. F urono impiantate 3 stazioni, una a Tarvis_, una a. Malborghetto e~ u~a terza sulle alture Luschari, le quali sono situate a sud dè1 predetti punti in posizione più avanzata verso il confine.

2

CAMBIAMENTO NEGLI ALTI COMANDI DELL'ESERCITO È DELLA MA-

Il bollettino delle nomine numero 42 del 25 ottobre contiene il richiamo in servizio di S. A. I. l'arciduca Ottone tene~te . ~ 'allo, e la sua nomina ad ispettore generale della cavalleria; ma.re;;Cl sa b · t l'esonerazione per motivi di salute dal comando_ della 1 _riga a di fanteria di stanza in Praga, di S. A. I. l'arciduca Ferdmando Carlo. magg ior generale; l'esonerazione dalla carie~ di ispettore gener~le della cavalleria. del Generale · di cavalleria P~ar c~nte Aloisio e la di lui nomina a capitano comandante della imperiale e reale guardia del corpo dei Trabanti aus~riaci. . · , L'ispettore generale del treno Generale d1 cavalleria _L~tscher e st t o collocato a riposo in seguito a sua domanda e sost1tmto nella a d 1 9° · t t e o 0 arica dal colonnello Blascbka, comandante e .. regg1me_n o r n .. Il comandante· della marina e capo della sezione manna al_Ministero della guerra ammiraglio barone von Spaun è stato ~1 ~-ecente collocato a riposo in seguito a sua domanda; è stato sost1~u1to nella duplice carica dal vice-ammiraglio conte Montecuc?oh-Pohnao-o .o·ià comanda.nte in 2a della marina stessa. A copnr~ la carie: 'di comandante in 2a della marina è stato chiamato -il contrammiraglio Kueissler von Maixdorf, add~tto all'~m~iragl~ato ~:~ r ittimo di Pola. Perchè si conservi memoria degli emment1 serv1"'1 resi alla marina dall'ammiraglio vou Spaun nella sua lunga e~ onorata carriera, l'Imperatore ha ordinato che una delle n\wve -~avi da guerra da costruirsi porti il nome del predetto ammiraglio.

. RINA. _


• RAS SEGNA MILITARE ES'rERA

2178

lCASSEGNA MILITA.RE ESTERA

CREAZIO~E DI USA IMPERIALE E R EALE GUARDIA DEL CORPO DI

Il Peste1· Lloyd annnnzia la · formazione di un'imperiale e reale guardia del corpo dei trabanti ungheresi con sede a Budapest, simile a quella già esistente in Austria con sede a Vienna. Il bollettino delle nomine n. 41 del 18 ottobre contiene la nomina dol Feldzeugmeister barone Fejervary von Komlos-K.oresztes Geza, che disimpegnò per molti anni la carica di Ministro della difesa ungherese, a capitano comandante di detta guardia. TRABANTI UNGHERESI, CON SEDE A BuD,\l;'.EST. -

RIORGASIZZAZIONE DELLA lNTENDE~Z,\ MILI'l'ARE. -

La Rei-

chsweh1· pubblica risultargli da fonte attondibilissima che é imminente nna riorganizzazione dell'intendenza militare. Essa sarà divisa in due r ami distinti e cioè: a) i11tendenza da campo; b) intendenza amministrativa. Il pérsonale dell'intendenza da campo ven ebbe assegnato in tempo di pace agli stati maggiori di divisione, di corpo d'armata ed alle sezioni militari del Ministero della guerra ed in tempo di guerra agli altri comandi dell'esercito mobili tato, per- occuparsi esclusivamente di quei còmpiti che riguardano il servizio economico-amministrativo delle grandi unità durante lo operazioni. Il personale dell'intendenza amministrativa continuerebbe ad occuparsi, come adesso, della. sorveglianzi~ del controllo e della direzione del servi.zio amminist.rativo, alla dipendenza delle autorità d'intendenza. ESPERIMENTI PER L.ALLEGGERIMENTO DELLO EQUIPAGGIAMENTO

Il Peste,· Lloyd pubblica risultargli che sono stati ordinati esperimenti su larga. scala di alcuni oggetti cli equipaggiamento per la fanteria alleggeriti, già stati esperimentati nel 1902, per acquistare la certezza, prima di adottarli de6.nitiyament.e, che essi possiedono gli indispensabili requisiti di. resi· stenza, praticità. ed attitudine guerresca. Tali oggetti sono: a) ttno zaino di pelle di vitello alqua.nto più leggero di quello in uso; b) uno zainetto per cartucce del peso di grammi ';'00 (quello attualmente in uso pesa grammi 900). Diminuzione di peso 200 grammi; e) due tasche di caricat.ori ciascuna del peso di grammi 190 (quelle attualmente in uso pesano ciascuna grammi 380). Diminuzione di peso grammi 380. DEL SOLDATO. -

2179

I n totale si è con questi oggetti ottenuta n_na _di~nuzi~~eo1~ a quella d1 ch1log1 amm , . . 580 la quale acrgiunta 0 1 · nel. Peso d i g rammi 1' , t (1) dà un alleO"o·erimeuto comp essivo rece~teme~te reatoizdzeal saold;to :ustro-un~:rico di chilogrammi 2,160. l'eqmpaggiamen GERMANIA. . J GRADI DELL'ESERCITO C.RR· PROMOZIO NI E 'MOVIMENTI NEGLI Al,T MANICO Ordine di gabìnett,o 1 o agosto c. a.: . . d. . . . tto ·e della 9.a ispezione l

Tenente generale von Henni9s, ispo i cava lleria, collocato a .disposizi?ne o contemporaneamente nonnnato capo della Lanclgendarmorie. . Ordine di gabinetto 15 settembre c. a.. o Tenente o-onerale von Bulow, comandante del 3 corpo d'armata (Berlino), ;romosso Tenente generale . di Badon' ricevette Tenente generale

generale di fanteria. . del Granduca ,on l!Iii,ller, aiutante d1 ,ca~p~ . il carat:tore di gcnera_le d artighenab. . '' l in ,..,. von 11/.os.rnc.1·, govenrntore d"i St . r·as Ul"O"O "' . d · o-enerale cli cavalleria) . sazia (riceYetto il cara tte1e i o . ·H t· ('d "d) rr governatore d1 .J.u.ed"z S 1 A· 1..,• •·1 Tenente 0rrenerale von ,.,_agenow, ,r z h · tante o·eneralc 1 · · .Lù, 1 'renente generale von ilici tza n: a1~ . o . Granduca di ).[ecklenburg-Schwenn (1d. i~.)- te della 6" divisione Tenente ge11orale von Beseler, coman an L l" , o-e(B randenburg an der Havel), nominato capo dol corpo e eg i lllb . . . d . tt ·e generale delle fortezze. gneri e pionieri e ispe o1 . dante della .4:a brigata Mago-ior o-oner ale von der Lanclcen, coruan . t "' ,., t te aeuerale e norrnna o di fanteria della guardia, promosso onen o comandante della 6n divisione. . O ·dine di o-abinetto 20 settembre 11)04 : . T:n~nte g:neralo l!'rhz. von Stralenlwi1n, comandante della piazza di Dresda, collocato a disposizione: d t 1 45a brigata M o-o-ior ""enerale von Schweinitz, coman an e a . . faut:11: (1" ~assone) nominato comandante clolla piazza d1 Dresda. Ordine di gabinetto del 18 ottobre c. a. d 11 9.1>.<' divisione 'l'enente n·euerale von Broizem,, comandante e a ..,v (l" b d 1 v-11 corJ10 d'armata sassassone), nominato comandante e A . . . . ' de1" ( . S A R il Principe ereditano d1 Sassoma, Fe sone) al pos t o d i · · · . ·t 11 morte rico Augusto, successo nel trono di Sassonia, in segui o a a del padre, Ro Giorg io.

~ Vedi

1/ivista -mililcwe ilal1an,i, rascicolo mairgio !901,.


2180

2181

RASSEGNA }4:ILITARE ESTERA

RASSEGNA MILITARE ES'rERA

Ordine di gabinetto del 19 ottobre c. a.: Tenente genera.le von Wittken, ispettore della 1a ispezione d'artiglieria a piedi (collocato a disposizione con pensione, in seguito a sua domanda). Tenente generale ,,on Baue1·, ispettore della 2a ispezione di artiglieria a piedi (id. id.). Tenente generale Roth, comandante della 2a brigata di artiglieria a piedi, nominato ispettore della 2" ispezione di artiglieria a piedi. Maggior generale Kuhn, comandante la 7n brigata di artiglieria da campagna, p1:omosso tenente generale e nominato ispettore della 1" tspezione di artiglieria a piedi. Maggior generale von Sperling, incaricato del comando della 14a divisione, promosso tenente generale conservando lo stesso comando. Maggior gene;:ale von ScheiJ'er, capo reparto al comando del corpo di stato maggiore ed incaricato della direzione dell'Istituto geografico, promosso tenente generale co·nserva.ndo le stesse cariche.

l' 11 giugno 1900, quest' anno, dal 6 al 18 ottobre, ebbe luogo presso la scuola di tiro di fanteria in Spandat~ un cor~o .d'i~formazione per generali provenienti dalla cavalleria ed artighena da campagna per ufficiali superiori di fanteria e marina. A detto corso presero parte: Ri tter v. End1·es, addetto militare bava. ( rese a Berlino. . 11 2 tenenti !>'enera . · · 0 ) v. Natzmer, ispettore della 3a· 1spez1one ( di cavalleria. 7 maggior generali' - Di cui 6 appartenenti all'artigl~eria da campagna ed 1 alla. cavalleria.

' CAMBIO DI DENOMINAZIONE DI REPARTI DI TRUPPA. - · Un decreto imperiale del 9. settembre u. s. stabilisce che i seguenti . reparti di truppa : 10 reggimento fanteria anseatico n. 7o 20 » )) » » 76 30 » » » » 162 modifichino le rispettive denominazioni in quelle cli: (10 anseatico) ll. 75 Reggimento fanteria Bremen » » Hamburg (20 » ) » 7.6 » Liibeck (3o >> » » 162 ) 1YfoDIF1CAZIONE APPORTATA AL RECLUTAMENTO DELL'86° REGGIMEN'.L'O li'UCILIRRI REGINA. - Il giornale berlinese Die Post del 21 settembre c. a. pubblica, che in seguito a desiderio espresso dalla Imperatrice di Germania il reggimento · fucilieri, Regina, n. 86, di stanza a Flensburg e Sonderburg e di· cui capo onorario è l'Imperatrice stessa, si recluterà d'ora innanzi esclusivamente nella provincia dello Schleswig-Holstein, mentre prima riceveva anche uri rilevante numero di reclute polonesi. · CORSO D'INFORMAZIONE Plm GENERALI ED UFFICIALI SUPERIORI PRESSO LA SCUOf,A DI TIRO DI :éANTERIA A Sl'.A.NDAU. - In seguito ad ordine di Ga.binetto del 5 agosto c. a., riferentesi a quello del-

e

20 colonnelli ) di fanteria. 17 tenenti colon. J 1 capitano di vascello. ACCENNO SULLE NUOVE PlWPOS·TE PER L'ESERCI'l'O . GERMANICO, CHE SARANNO AVANZATE COL PROSSIMO BILA,NCIO. - Il g iornale ber• linese Die Post del 14 ottobre c. a. pubbli0a, che nei circoli dirigenti persiste il proposito di sottoporre al Reichstag le nuove richieste per l'esercito contemporaneamente al bilancio della guerra, eh' è compilato in ·base alle nuove proposte. La decisione sulla ~ccet~a~ bilità di queste avverrà prima della seconda lettura del b1lanc10. Pare int anto che il progetto de,l Ministero della gnerra prus· siano si tenga in limiti ben moderati e l'aumento domandato per la forza bilancia.ta di pace sia così poco rilevante da non incontrare opposizione. MORTE DEL J3,E GIORGIO DI SASSONI.A. ED ASSUNZIONE AL TRONO FEDERICO AUGUSTO III. - Il 15 ottobr~ corrente anno morì a 72 anni nel suo castello di Pillnìtz il Re Giorgio di Sassonia. Era nato 1'8 agost,o 1832 ed era terM figlio del Re Giovanni di Sassonia. Al Re Giovanni era successo sul trono, nel 1873, il figlio primogenito Principe A.lberto ed a questo, il 19 giugno 1902, succes;ie il Principe Giorgio, essendo già morto il fratello secondo· genito Principe Ernesto. Re Giorgio godette in tutto l'esercito germanico la più alta considl3razione come condottiero di truppe. Prese parte alla cam·pagna del ]866, come comandante la 1a brigata.di cava.lle:·ia e si distinse alla battaglia di Koniggratz coprendo la ritirata clel corpo cui apparteneva. Il 4, dicembre stes::10 anno fu promosso tenente DI


2182

RASSEGNA MILI'l'ARE ESTERA

generale, comandante la 24" divisione (2" sassone) e nell'aprile del 1867 passò al comando della 23n divisione (1" sassone). . Nella campagna del 1870-71 comandò da principio una divisione ed alla battaglia di Gravelotte-St. Privat eseguì l'avvolgimento dell'ala destra francese, ordinato dal Kromprinz di Sassonia Alberto, ed assicurò il successo della lotta sanguinosa della gioi·~ nata. Quando, dopo questa battaglia, il Kromprinz Alberto assunse il comando della 4" armata (della Mosa), il Principe Giorgio gli successe, il 23 agosto 1870, nel comando del XII corpo d'armata e raccolse allori di vittoria nel combattimento d i Nouart o nelle battaglie di Beaumont e Sedan e sopr atutto in quelle combattute presso ,illiors, il 30 settembre e 2 dicembre, che sono i giorni · più glor iosi del XII corpo d'armata (sassone). Durante la guerra il Principe Gioi·gio ricevette la commenda di 1 a classe dell'ordine di Sant'Enrico, l'ordine al merito, la croce di ferro cli ia e 2" classe ed altre decorazioni. Dopo la g nerra fu nominat,o generale di fanteria (6 luglio 1871) e nentrato a Dresda assunse il comando del. X.LI corpo (D novembre 1873) dopo a\·er gia ripreso il comando·della. 23" divisione (l" sassone). Gli ottimi risultati dell'interessamento che il Re Giorgio, già da Principe, ebbe per l'esercito venivano poi in evidenza iu ispecial modo nelle varie manovr e imperiali 1 nelle quali le truppe sa.ssoni, alla sua d ipendenza,, riscuotevano sempre Io alte lodi di Sua Ma.est:\ l'Imperatorn. Il 4 luglio 1888 l'Imperatore Guglil,lmo II, a ricouoscimento dei moriti militari del Principe Giorg io, lo nominò feldmarschall ed ispettore <lolla 211 Ispezione d'armata, dalla quale ultima carica fu però esonerato salendo snl trono di Sassonia. Re Giorgio, dopo · un regno cli poco piit che 2 anni, ebbe a snccessoro sul trono suo fi glio primogenito, l'attuale Ro Federico Augusto III, nato a Dresda il ò maggio 1865. Il Re Federico Augusto IU:, iniziato fin da giovanetto alla carriera delle armi, percorse rapidamente tutti i gradi di ufficiale fino a quello di maggior generale, che raggiunse a 29 anni di età, ottenendo il comando della 45" brigata di fanteria (l8 sassone) di stanza a Dresda. · Quattro anni dopo, cioè nel 1898, fu promosso tenente generale e posto alla testa della 23" divisione (1" sassone) a Dresda; il 26 agosto 1902 venne nominato coma.ndan te del XII C?rpo (1° sas-

RASSEGNA MILI'rARE ES'rERA

2183

sone) anche a Dresda e nel SE'ttembre dello stesso anno fu promosso gener ale di fanteria . N OTE IN'l'ORNO AL NUOV'U l'ROGETTO DI U~GGE SULI,È PENSIONI

I giornali tedeschi Berliner Tageblatt e Dic Die Post del 17 e 19 ottobre c. a. riportando dal periodico De1· Dei,tsclie alcuni rilievi fatti da un ufficialo tedesco sul nuovo progetto di legge delle pensioni militari, che prossimamente sarà sottoposto all'approvazione del Reichstag. Si riassumono qui le nuove disposizioni di eletto progetto, in quanto esse differenziano cla quelle relative, contenute nella legge delle pensioni ora in vigore. R ignardo aÌle competonze di pensione, fra le quali sono da annoverars( la pensione, l'indennità per deformità contratta in servizio, il supplemento di pensione per informità riportate in guerra, l'indennità per vecchiaia ed il supplemento di pensione, il nuovo progetto di legge contiene sensi bili miglioramenti, che clirnostra110 giustamente la benevolenza del Ministero della. guerra yerso i componenti dell'esercito a qualunque grado appartengano. Second o là logge ora in vigore la doma11cla di pensione deve essere contenuta io quella di ritiro dal servizio; non avanzandola contemporanea.monte se ne porde il di1-itto a meno che per lanat ura della invalidità si possa pretendere un aumento d i pensione per infermità riportate in g uerra; i n tal caso porò la domanda deve essere sempre avanzata entro i 6 anni dall'epoca del ritiro dal servizio attivo. · Il n uovo progetto cli logge, i nvece, ammette, ancho dopo lasciato il servizio, il diritto d i avanzare doma.uda di pensione, nel caso che l'inabilità. al servizio sia dipendente da un'infermità contratta in servizio e constatata prima di aver lasciato il servizio attivo; questo diri tto durn per un periodo di 2 anni clopo il ri tiro cl.al servizio per infermità incontrate in servizio durante il tempo di pace, non ha limitazione di tempo per ferite riportate in guerra o dura invece fino a, 10 anni dopo la stipulazione di pace in caso di infermità speciali contratte in guerra. Oosicchèla restrizione di tempo di 6 anni, già accennata, che ha suscitato tanto malumore negli interessati e che, in occasione della legge dogli invalidi di guerra, diede luogo al Reichstag nel 1901 a vivi dibattiti, ò abrogata, e cosi si dà modo ai feriti delle ultime guerre ad elevare anche oggi diri tti a pensione.

:\IILl'rARI, ORE PROSSDl,DlE:'.'<TE SARÀ DISCUSSO ·AL REICHS'l'AG. -


2184

RASSEGNA MIL11'ARE ESTERA

. Il nuov~ progetto porta poi aumentata la quota minima di pensione da fo/ 60, con 10 anni di se1·vizio, a 20/oo e dispone l'aumento di i/G? ad 9gni ulteriore anno di servizio; si raggiunge quindi il massimo della pensione, cioè i 45/ oo, dopo 35 anni di servizio anzichè dopo 40, com'è ora. ' L'indennità per. deformità contratta in servizio è olevata da GOO a 900 marchi ed è portata fino a 1800 marchi nel caso si ti-atti di malattia incurabile o riflettente le facoltà. mentali. Il supplemento di pensione per infermità contratte in guerra, ammontante, secondo la legge del 31 maggio 1901, a 1200 marchi per gli ufficiali da capitani in giù è ora però diminuita a 1020 marchi e ciò in considerazione dell'aumento avvenuto delle quote di pensione; invece detto supplemento, stabilito dalla legge in vigore a marchi 720 per gli ufficia.li di grado superiore, è rimasto invariato. La concessione dell'indennità per ,,ecchiaia è conservata facoltativa anzichò obbligatoria , come decise il Reichstag nel 1901. Questa indennità può essere concossa agli ufficiali pensionati con meno di lire 3750 annue, e che hanno già raggiunto il 55° anno di età; l'importo di essa è tale da far raggiungere la somma citata. Il nuovo progetto di legge contiene inoltre come novità il « Supplemento di pensione». Gli ufficiali cho attualmente, ritirandosi dal servizio, passano in pensione, ricevono secondo la legge vigente l'intero stipendio. un itamente alle spettanti indennità alloggio e mobilio o soprassoldo alloggio anche pel ·mese successivo a quello, in cui ha lnogo il ritiro dal servizio. Col nuovo progetto invece, ferme restando le competenze accennate riguardo al mese successivo al collocamento a disposizione, viene corrisposto per altri due mesi un supplemento di pensione, che, nuito alla pensi one di spettanza, raggiunga l'importo della competenze, che si percepivano in servizio, cioè : stipen.dio, indennità. alloggio e mobilio e supplemento alloggio. Il progetto di legge corrobora questa disposizione con considerazioni che qui si riussumono : « Kon è possibile comunicare all'ufficiale e neanche all'impiegato militare, 3 mesi prima dell'epoca, la loro cessazione da.I servizio attivo. L'ufficia.le nel momento dell'improvviso collocamento a disposizione va incontro a spese straordinarie; sia per scioglimento d'impegni, come affitto di casa od altro; sia, in ma!,sima, per cambio di residenza, come per acquisto di nnovi abiti e per vendita af-

RASSEGNA MlLITAilE ES TERA

2185

frettata di cavalli; tutto ciò mette l'ufficiale fin da principio in veri casi di bisogno. La concessione del supplemento di pensione faciliterà in qualche modo a superare queste difficoltà». Il nuovo progetto dispone poi che il diritto di riscossione della pensione cessa se, in seguit.o al collocamento a disposizione, si occupa un impiego civile dipendente dall'amministrazione dello Stato o comunale e lo stipendio di questo impiego unita.mente alla pensione supera le competenze, ~he prima si percepivano sotto le armi; oppure, nel caso che torui pii'.t favorevole al pensionato, se col cumulo di anni di servizio sotto segnati, scorsi sotto le armi e nell'impiego civile si percepisce più della somma accanto segnata : per meno di 21 anni di servizio militare e civile marchi 4000 per pil'.t di 21 » » » )> » 4400 por 24 » · » » >) » 4800 indi 300 marchi ogni 3 anni fino a raggiungere un massimo di stipendio di 6000 marchi. Nel computo dello stipendio non sono calcolate le spese di rappresentanza e simili; vi è invece calcolata l'indennità di alloggio. Se un ufficiale collocato a disposizione ottiene una pensione civile per aver occupato uno degli impieghi accennati,. ha diritto di riscuotere anche la pension~ milit11,re finchè il cumulo dì pensioni non supera quella, che avrebbe ottenuta, se avesse lasciato l' esercito coll'ultimo grado rivestito, ma dopo un numero dì anni di servizio accresciuto da quelli passati nell'impiego civile; oppure, nel caso sia più conveniente al pensionante, se il cumulo di pensioni non supera quella, che si avrebbe per l'impiego civile computando utile per esso anche gli anni di servizio passati nell'esercito. Le competenze per le ,;redove e gli orfani sono anche migliorate. Secondo la legge in vigore le vedove e gli orfani di un ufficiale pensionat.o riscuotono pel mese successivo alla morte dell'ufficiale la stessa ponsione, che questi riceveva prima. Il nuovo progetto invece estende questa disposizione fino ad un trimestre dopo il mese in cui è avvenuta la morte e dispone pel pagamento di essa in una volta ed a,nticipato, come peraltro anticipatamente vengono pagate tntte le pensioni. Il giornal e Die Post pubblicando un commento sul nuovo progetto di leggo dice, che pur non disconoscendo le disposizioni benevoli del progetto, esso non risponde ai bisogni e quindi necessita di essere ancora ritoccato e migliorato. Ciò che vien concesso da una parte è t.olto dall'altra, cioè mentre sono aumentate le quote


2186

2187

RASSEGNA M I L I TARE ESTERA

di pensione, risultano diminuite le indennità per infermità contratte in guerra e si noti, che questa diminuzione è applicata solo pei gradi da capitano in giù, mentre la detta indennità resta invariata per g li altri gradi. Così risulta, che un sottotenente pensionato per infermità riportate in g uerra e trovantesi nel minimo di anni di servizio, cioè 10, riceve colla legge in vigore, in base ai '%o: Marchi 487 di pensione » 1200 per indennità cli g uerra, cioè un totale in marchi 1687 annui. Col nuovo proget.to di legge in base ai 20/ 60 riceverebbe invece : Marchi 649 di pensione >> 1020 per indennità di guerra, c1oe un totale in marchi 1669 anuui, cioè l.8 marchi in meno. Un capitano di 2n classe, pure pensionato per infermità riportate in guerra e con 24 auni di servizio, riceve colla lezge a ttua.le : 2% dello stipendio utile per la pensione, più l'indennità di 0 g uerra e cioè : Marchi 1736 ,di pensione » 1200 per indennità di guerra., cioè un totale in marchi 293(:i annui. Col nuovo progetto di legge, avendo diritto ai 3;/ 60 dello s tipendio utile per la pensione riceverebbe: Marchi 2035 di stipendio » 1020 per indennità di guerra, c1oe un totale di 3035 marchi a.nnui, ossia 119 marchi in pilt ; non è quindi il caso di parlare di un vero miglioramento. Da questi calcoli, aggiunge il cit ato giornale, risulta evidente, che, colla diminuzione della indennità di g uerra, il miglioramento non è che una insufficiente elemosina, in ispecial modo per gli ufficiali inferior i in ritiro per infermità contratte in guerra. Inoltre la disposizione che falcidia la pensione di quest i ufficiali che, lasciato il servizio sotto le armi, ottengono un impiego civile nelle amministrazioni dello Stato o comunali, non fa che colpire chi proprio ha bisogno di migliorare le condizioni finanziarie pel sostentamento delìa propri a famiglia e l'educazione dei figli.

RIVISTA DEI 'PERIODICI Rivista di fanteria.

Anno XIII, fascicolo VIII-IX, 31 agosto-30 settembre 1904.

De rriii1·ibus ... Ricordando la gaia favoletta dei sorci che pro· pdnevano di i~ttaccar campallelli al collo dei ga_tti, l'autore veste idee malinconiche con forma festosa, a proposito delle molte e mol to svariate buone intenzioni che ogni tanto fioriscono in forma di concreti disegni di fat t,i, mentre poi non sono altro çhe astrat~~ ideologie di parole. « Sono, desse, proposte di attaccar camp aneli_1 al collo de~ gatti, e fra questi si metterebbe forse assieme 1~ piu bella raccolta cercando le idee espresse sull'avanzament o degh ufficiali, « e specialmente le idee sul modo 1i cernere i _capac~ diandare avanti nei gradi dai non capaci ». Ben a ragione e ricordato il detto greco: Conosci te stesso, e che non è possibile avere un governò umàno di uomini senza errori e senza_ ingiusti~ie. . È una scritturella di. un collega che ha svegliato nell ammo dell'autore queste idee malinconiche. Per 'attuare il nn9vo provvedimento del con,qedo provvisorio, si propone in detta scrit turella, « di clesignare e preparare convenientemente mY corpo d'armata, che funzionasse come da speciale scuola pratica di guerra; presso a poco come funzionò per alcun tempo il oorpo di armata di Ver ona comand(ito dal genera.le Pia.uell ... In tale corpo d'armata che ~arebbe quello di Roma - si dovrebbe raccogliere la più elet ta ~ch;er a dei nostri ufficiali generali e superiori, e q uesta dovrebbe costituire una commissione permanente di selezione nei quadri degli ufficiali, ecc. » . L'a.rticolista dice ? dimostra che anche questo è nn campanellino. È superfluo il dire che noi dividiamo compiutamente le sue idee. Una buona occasione. - Urgono, ora, due questioni vitaJissime; qt~ella dell'avanzamento degli ufficiali, e quella dello stat_o dei sott'ufficiali. Esse hanno nn intimò nesso, non tanto per se, qnanto per lè . soÌuzioni che razionalmente comportano. L'ardua questione


2188

RIVISTA DEI PERIODI01

RIVISTA DEI PERIODICI

degli ufficiali è tutta imperniata nel fatto, ~he i nostri organici non permettono. un regola.re deflusso delle carriere, benchè sieno stati artificiosa.mente ingrossati verso l'alto. Col creare i sottotenenti nuovi tutti della stessa età, tutti della stessa coltura, tutti della stessa capacità, si rese impossibile ogni maniera di eliminazione, e così si reso arduo l'avanzamento degli ufficiali, e si è d istrutto lo stato dei sottufficiali. I primi, non avendo più luogo l'eliminazione per le diverse età iniziali, si son trovati in troppi a contendersi l'avanzamento · i . secoudi, non potendo più ·ottenere quel premio « che costituiva la essenza spirituale del loro· stato, hanno volto lo . sguardo all'impiego civile, con grave danno del servizio che vuole per sè tutte le cure e tutta l'anima ». Per lo due questioni, pertanto, occorro un identico rimedio: quello di tornare all'antico. Ciò peraltro può essere, ora, solo un desiderio od un rimpianto. Qualche cosa però potrebbe farsi, cambiando le due leggi: « quella d' avanzaruento e quella sullo stato. dei sottufficiali ». Tuttavia è più facile si cambi quella sullo stato dei spttufficiali, ed anzi se ne annuncia prossimo il fatto. Oggi poi, mancando nei ruoli dell'arma di fanteria poco meno di 500, ufficiali subalterni, si a~1 rehbe la buona occasione per avvia.re a conveniente soluzione le due importanti questioni. In conclusione si propone: di colmare con sottuffici.ali il vuoto t ra gli ufficia.li che non si può colmare con ufficiali; di sostituire organicamente un buon numero di sottufficiali anziani ·ad altrettanti ufficiali subalterni, mettendo cioè col nuovo grado di maresciallo, un sottufficiale in ogni compagnia, squadrone o batteria. Questa sostituzione avrebbe luogo gradualmente, stabilendo, per esempio, che fino al ràggiungimento del complet o numero dei nuovi marescialli, per ogni quattro vacanze nei quadri degli ufficiali subal· t erni, tre <lovessero essere occupate con nuovi sottotenenti, ed una con un nuovo maresciallo. · Per conto nostro, già prima della R. di li'. abbiamo espresso il nostro pensiero sulla convenienza di asse"'nare ad ,wni . o :::, compagnia, squadrone o batteria un maresciallo. Soggiungeremo ora che ad essi, a nostro avviso, dovrebbero per legge essere devoluti al· cuni posti di sottotenente ·in quella misùra che sarà stimata più conv~niente. Certamente, come giustamente osserva lo scrittore della R. di F_. lo sue proposte sono specialment~ vantaggiose pei sottufficiali, perchè con essa si vorrebbe a costituire loro un vero

2189'

stato, ·e non tisolverebbero che un lato della complessa quest,ionè ' dell'avanzamento dogli ufficiali. In ogni modo· le ci sembrano tutte proposte meritevoli di particolare considerazione. I primi er"Fori militari dèi Veneti nel 1848. - 22 marzo, 8 aprile):' - È continuato ed a termi~e questo bello ed interessante studio, pel quale porgiamo all'autore i nostri rallegramenti. · Rivista di cavalleria.

)

Anno VII, fascicolo X, ottobre 1904. Lo 8pirito dell'istr'uzionep1·ovvisoria sitl servizio d'avanscopèrta,e le esercitazioni di cavalleria del 1904 in Piemonte, per ***. - La · stampa polilica mai si è occupata -come in quest'anno, delle no-. stre grandi esercitazioni annua.li in genere, e di quelle di cavalleria in ispecie. Delle esercitazioni di avanscoperta svoltesi tostè in Piemonte, ne fu anzi, fin dall'inizio, messa in' rilievo la speciale im- -· portanza, ed intorno al loro svolgimento ne fn riferito in modo• assai particolareggiato, ed. in generale molto benevolo. Se non che una corrispondenza da Torino . in data 13 settembre b-1 Oorriere della Sera a proposito dei . risultati e degli ammaestramenti che si possono trarre · dalle manovre dì cavalleria svoltesi in Piemonte, critica l'Istruzione provvisoria sul servizio di. avanspoperta, che appunto si esperimentò in quelle manovre, Istru-. zion~, che è dichìarata imperfetta e pericolosa, e che, quindi, vuol, essere condannata. E l'appunto principale è rivolto contro il prin-, ci pio fondamentale della nuova Istruzione,· secondo il quale il, combattimento colla cavalleria avversaria, se spesso può essere un mezzo, non costituisce lo scopo dell'avanscoperta, e perciò, di· massima, non dev'essere cercat-0 siccome il pi;incipale obiettivo da. raggiungere. Lo scritt-0re del l?reve articolo confuta esaurientemente gli ap-: pun,ti del Oorriere, ed è convinto, che la Istruzione sull'avanscoperta r isponde p\'lrfettamente allo scopo, come lo hanno provato · lo esercitazioni dello scorso agosto.

Giovan Paolo Colomba, capitano nei dragoni imperiali, pel maggiore EUGE NIO DE Rossr. - È una breve, interessante biografi.a del· ca:pitano· Colomba, un valoroso cavaliere italiano, che combattè sotto. il principe Eugenio di Savoia e si distinse specialmente-nella: campagna del 1701, come capitano . nei dragoni S!3reni, per ardite· i 39 -

ANNO XLIX .


2190

RIVISTA DEI PERIODlùI

ed avventurose scorerrie, alta tenendo sempre la reputazione guerresca dei propri compatriotti.

L e perdite nei 1-·uoh degli u.ffeciali sitbalterni di cavalleria. Divagazioni melanconiche (continuazione e fine), pel tenente CARLO GrnBBILEI. - L'autore nel primo articolo ha detto dei due nemici . alleati e fatali, causa delle lamentate perdite; nel secondo accenna a.i rimedi, primo fra questi la coltura e le discipline militari; · studio, insomma e lavoro. Rileviamo con · piacere. come il Giubbilei metta in rilievo, che « ci vuol altro per condurre i squadroni del Re alla vittoria» che .l'essere ~oltanto arditi a cavallo. Meglio di cosi no;n si poteva trattare il delicato e capitale argomento con sentito intellètto di amore. ' La guerra russo-giapponese; per V. A. - In questo terzo articolo sono narrati e messi a disamina · gli avvenimenti militari dallo inizio delle ostilità alla battaglia sulPYalù (8 febbraio-1 ° maggio 1904). La narrazione sobria, che tien conto dei soli fatti sino ad ora accertati e che li esamina con larghe vedute, è· meritevole di particolare considerazione. Le nuove dottrine tattiche secondo il Langl"ois. Esame dell' ope1·a « Enseignements de deitx giter-res 1·écentes »· (continuazione e fine); pel capitano, 0TT.A.Vl0 ZOPPI. _;_ Come abbiamo detto nello scorso mese per la prima parte, così anche per questa seconda ed ultima, dobbiamo ripetere che è un pregevole lavoro di compilazione corredato di rimarchevoli considerazioni_. L'autore però si.dimostra fin troppo partigiano delle'idee tutte, svolte dal Langlois, e non tiene sufficiente conto dello scopo cui mirava il Langlois, che lo forzava, per cosi dire, ad esagerare la tinta delle sue conclusioni. Il negare che oggidì non occorra modificare qualcosa d'alt ro oltre i · procedimenti dei tempi passati, è negare la luce meridia.na. Ben a ragione però lo Zoppi ricorda lo nostre nuove norme generali, e ne tesse l'elogio, perchè non sono affette di b0erismo, e seppero tenere la giusta via · di mezzo. Journal des sciences militaires.

Anno 80, settembre 1904._ Studio sull'efficacia dei fuoéhidi fanteria; pel colo;nnello, L EFEBVRE. - Scopo di questo studìo è di esporre un l'!letodo ·generale,. che pei·metta di prevedere, in base ai ri_sultati sommar'ì delle esperienze

RIVISTA DE~

PERIODICI

2191

fatte sopra,· una data arma (scarti probabili, alzi, o angoli di tiro), quàle sarà l'efficacia del tiro di quest'arma in tutti i casi determinati: distanza, formazione dell'obbiettivo, forma del terreno, dispersione del tiro·, e errore di alzo. In questo primo articolo. sono dapprima svolte alcune considerazioni, fra le quali primeggiano quelle sulla grande influenza che ha sul tiro l'errore dell'alzo, e sui principi generali regolanti il tiro, per passar quindi a dire dell'effieacia dei tiri non regolati, dell'influenza degli errori di alzo, e della tensione della traettoria. Sono annessi tre s·pecchi : nel primo è riferito il pm· cento delle palle che non vanno al di là di uno scarto dato a d'ambo le parti della traettoria media; nel secondo è esposta la var iazione della dispersione colla gittata; nell'ultimo è dato il pe1· cento delle palle, comprese da un sol lato, fra la traettoria media e uno scarto dato e. Dal punto di vista teorico-scientifico questa prima parte dello s-tudio è una buona promessa per la, continuazione del medesimo; resta a vedere qua.le importanza ed utilità possà esso avere sotto l'aspetto pratico. Comunque è scrittura. da interessare l'u:$.ciale di fanteria.

Le t1·u,ppe del. genio e il servizio di clue anni ; per Z. - L'adozione del servizio di due anni richiede siano aemplificati ed alleggeriti i programmi d'istruzione della truppa, ma per le truppe del genio la questione present.a speciali difficoltà per la moltiplicità e la differenza del loro·servizio. A parere dell'autore non basterà semplificare i programJ1?-i d'istruzione, bisognerà ancora procedere a nuove formazioni organiche, nelle quali le unità sieno raggruppate, secondo la loro destinazione, secor1do la loro specialità. Già in base a questo concetto, furono successivamente creati il reggimento dei zappatoriforrovieri, il battaglione dei za.ppatorHelegrafisti, e quello dei zappa tori-areost~tici, i di cui elementi si trovano prima sparsi nei vari.i reggiment i dell'arma. L'anonimo·scrittore accenna ancora con poche parole alla questione: se data in massima ed applicata àgli uomini di truppa la specializzazione, la si debba eKtendere agli ufficiali, e dice nettamente che la risposta non può essere che negativa, poichè « non si può <'i tare un solo fatto, il quale provi che i nostri ufficiali, per incapacità od altro, si siano mostrati non in grado di adempiere alle molteplici mansioni che ad essi incombono oggidl». In Germania ed in Austria, peraltro, ' la si pensa ben différen"temente.


21 92

2193

RIVISTA DEI PERJODIOI

RIVISTA DEI PERIODICI

Una divisione tede.~ca di f anteria nel combattimento (FroE1schwiller, Sedan, ~ulla Loira); pel capitano GRANOE. - Non poche volte abbiamo avuto occasione di segna.lare questo bellissimo studio tattico, la d i cui pubblicazione iniziata sin ~al 1902 contim1a tuttora risvegliando sempre interesse. Nel pr~se~te ar ticolo, intitolato Iosnes, è preso in minuta e diligente disamina l'operato della 22a divisione del generale v. vVittich nelle giornate dell'8, 9 e 10 dicembre; e cioe la. parte presa da quella divisione all'inseguimento della seconda armata dell a Loira dop~ la battaglia d'Orléaus del 3 e 4 dicembre.

Dopo aver esposto ed. illustrato questo concetto, l'autore passa a studiare la fase di u sura o di preparazione contemplata dal regola~ mento francese, per la quale vuole l'impiego a massa, sin dal principio della battaglìa, della maggior possibile quantità di cannoni, onde ottenere la superiorità sull'artiglieria del difensore, ·facilitare l'avanzata a11e proprie truppe di fanteria ed avere infine i dati sufficienti e necessari per rilevate il punto sul quale portare l'attacco decisivo. Parlando di quest'ultimo, il Ruffey prende in lunga disamina l 'attacco .avviluppante, nell'intento di dimostrare che esso non j per niente adatto a far conseguire quei risultati decisivi cui si mira. Se gli attacchi avviluppanti di Ulma e di Saint-Prf vat, furono decisivi, ciò dipese da circostanze affatto eccezionali. E l'attacco frontale, quello che, sfondando i l centro del fronte ~emico, dividendo le sue forze in due parti e permettendo di agire alle spalle delle riserve avversarie, presenta maggiori vantaggi pel conseguimento dei più g~andi successi e pel completo annientamento del nemico. All'attacco decisivo fatto dalla fanteria però debbono pur concorrere le altre armi; l'artiglieria con una massa considerevole di batterie; la cavalleria. di .corpo d'armata sull'ala esterna. del dispositivo nell'attacco avviluppante e dietro la terza linea. od alla .sua altezza. nel oaso di attacco centrale. La cavaller ia indipendente infine, eccetto il caso di un attacco avviluppante, nel quale il suo posto è all'ala esterna, marcerà. il pjù soventi colla. riserva che segue le truppe di urto, e che è destinata a combattere le riserve generali della difesa.

, Della trasfo-rmazione dello zaino di fanteria in mi sacco appou[Jiantesi sui lombi, senza alcuna spesa per il bilancio; per F. G. L'anonimo a utore scrive pai;ecchie pagino per dimostrare ciò che ~ tutti è già ben noto, e cioè che lo zaino attuale non è pratico, e che tutti gli esperimenti fatti per migliorarlo, non hanno condotto ad alcun soddisfacente risultato. Egli espone quindi i principi razionali, secondo i quali dovrebbe essere com.binato un ·i;acchetto por la fanteria; sacC'.hetto, che dovrebbe appoggiare sui lombi.

L e Spectateur milita.ire.

Puntate 334, 335 e 3?,6, 15 agosto, 1 e 15 settembre.

St1~dio teorico sull'attacco decisivo; pel colonnello RuFF EY. Le battaglie parallole non hanno mai dato risultati decisivi: esse mirano ad impadronirsi delle posi:i:ioni dell'avversario senza schiacciare le sue grosse riserve. Ne viene fo rzatamente la guerra di posizioni, le di cui operazioni hanno una dnrata troppo lunga ed incompatibile colle condizioni politiche ed economiche delle nazioni moderne. Il concetto della battaglia napoleonica è affatto differente. Le sue diverse fasi sono logicamente legate l'una all'altra ed hanno per scopo di preparare la soluzione, l'avvenimento. finale che deve annientare le forze tutte avversarie e rendore il vincitore rapidamen~e padrone del paese in pochi scontri. La battaglia napoleonica ha un · solo scopo : preparare l'attacco decisivo, che schiaccierà le riserve generali nemiche. È questo ·il concetto fondamentale, che informa l_o studio del colonn_ello Ruffey.

*

** . Questi fascicoli portano inoltre i seguenti articoli: L a c;ampagna turco-1·ussa 1877-18'78 (continuazione) ; per G. Ù LÈMEM1'; succinta ma. ottima narrazione di quella campagna, con numerosi schizzi.

. La Oina pe1· tutti ; per J . DAUl'REMER. - I n questo studio l'autore si propone di far conoscere, brevemente riassumendola, la storia della Cina, senza alcuna pretesa di far opera di al ta scienza o letteratura. Ora che la Cina è, per _così dire all'ordine del giorno, è certo che questo·lavoro risponde bene allò scopo,.ponendo sott'occbi e in poche pagine le principali notizie intorno alla storia dell'Impero


2194

RIVISTA DEI .PERIODICI

cel_este, le quali solo si possono rintracciare nelle grandi opere, che .poi non sono alla portata di tutti.

L 'ins·urrezione di Bou-Amama, apr ile 1881; pel maggiore E. GRAULLE.

Organ der Militarwissenschaftlichen Vereine.

Volume LXIX, fascicolo 2°, 1904.

Imprese nottU?·ne - Esempi tratti dalla giie1·ra boera. - Conferenza tenuta il 12 gennaio 1904 al casino militare di Budapest dal maggior generale cov. MINARELLI-FITZYERA.LD, (con sei tavole). - L'autore premette che già, in .seguito alle enormi perdite causate a Plewna e a Saiut;-Privat dal vecchio fucile a retrocarica, era germogliata l'idea dell'impossibilità. dell'attacco sopra un terreno scoperto, e se n' era tratta la conclusione, che dovevasi approfittare dell'oscurità della notte per .diminuire le gravi perdite altrimenti inevitabili. I/autore pe1·ò si estende lungamente nella disamina degli inconvenienti o svantaggi materiali e morali - a tutti del resto ben noti - inerenti alle imprese notturne; ed insiste partiéolarmente sulla facilità che si propaghino nelle truppe timori panici, i quali non possono riescire se non fatali. Da questa accurata dimostrazione sembra a prima vista, che il g~nerale Minarelli intenda schierarsi fra i decisi oppositori delle operazioni di notte. Per contro, l'autore, ricorda i riusciti attacchi notturni dei Prussiani a La.on il 9 marzo 1814, la sorpresa dei Turchi a Bojebeschti il 2G settembre 1828 da parte dei R ussi, l'attacco notturno dei Prussiani alla La Tuilerìe (Le 11:aus) l'll gennaio ed a Cheniebier (Lisaine) il 17 gennaio 1871, l'attacco notturno degli Inglesi a Tel elkebir il 13 settembre 1882, e all' Atbara il 6 aprile 1898, ecc.; dai quali esem~i deve d~dursi che i comba.t timenti notturni, :purchè ben preparati ed energicamente condotti, furono pel passato e saranno pure nell'avvenire coronati sempre dal successo. Il generale Minarelli, entrando quindi nel vivo del suo tema, pa.ssa all'esame delle operazioni notturne tentate dagÌi Inglesi contro i Boeri : la marcia notturna da essi eseauita che condusse al combattimento di Magersfontein 1'11 dicembre 18!)9 il combattimento di Tabanahill il· 20 oltobre 1899, e finalmen~ il combattimento di Stormberg del 10 dicembre stesso anno, imprese tutte, le

RIVISTA DEI PERIODICI

2195

quali terminàrono con la sconfitta o con una vera catastrofe ,delle truppe inglesi. L'autore mette in chiaro le varie ragioni di tali insuccessi, ed esprime l'opinione, che malgrado.le numerose disgrazie avvenute nell'Africa del sud, sembra indubitato che nelle guer.re future, in casi però concreti favorevoli, si dovrà ricorrere alle im!'rese ~~turne, e ch'esse, se ben condotte, avranno favorevole successo. Lo scritto del generale Minarelli ha certamente molti pregi; non solo approfondisce il tema dal lato teorico, ma coi molti esempi storici presi in particolareggiata considerazione, se mette in rilievo le difficoltà delle impr ese notturne, tenta pure di indicare quanto e da farsi per ovviare alle medesime, od almeno per diminuirle; epperò è una studio notevole dell'importante argomento. Non possiamo però a meno di notare che a proposito della depressione morale che, a parere dell'autore, esercitano sempre sulle truppe le marcie notturne, egli volle citare l'esempio delle nostr~ truppe ad Adua. Dopo aver detto che per codesta marcia le nostre colonne non solo si trovarono allo spuntar del giorno assai · -distanti le nne dalle altre (la brigata Albertone avanti di molti chilometri, e la brigata Ellena indietro), ogl_i scri:ve che esse erano sfinite a tal punto, « che, allorchè i l nemico avanzò all'attacco, e il combattimento si protrasse fin oltre il mezzogiorno, i soldati italiani del tutto estenuati, malgrado combattessero da principio con molto valore, in parte gettaron via le armi ed il.bagaglio e fuggirono; sicchè - astraendo completamente dal combattimento dell'artiglieria - 15,000 fucili a ripetizione con due milioni di cartuccia non forono in grado di respingere l'assalto di un avversario di molto superiore per numero, ma pur ~empre costituito da orde semi-selvaggia». Ci limiteremo a dire che la condotta delle nostr0 truppe ad Adua, le quali lasciarono sul campo di battaglia oltre al 50 °/0 della loro forza, non merita certo il quadro che ne traccia il generale austriaco.

L'impiego delle truppe leggiere nella seconda {!1,e1-ra della Slesia. Conferenza tenuta al Circolo militare di Vienna il 15 gennaio 1904 da 0SKAR C.RISTE, capitano addetto alla sezione storica dell'Ar~ chivio di guerra. - L'autore, già cosi favorevolmente noto per le sue numerose pubblicazioni storico-militari riguardanti le armi a_u_striache, imprese qui a trattare di un tema importante ma assai poco conosciuto, dell'op-erato cioé delle truppe leggiere austria-


2196

2197 RIVISTA DEI PERIODiéI

che duranta la campagna del 1744 e 1745 in Boemia. Le opera~ zioni del maggiore 'Cognazzo. del tenente colonnello barone von Hoym e quelle in particolar modo del tenente colonnello Franquini, sono invero delle ardite scorrerie, assai interessanti ed istruttive, e · l'autore fi.1 assai bene inspirato nel renderle note. Oggidì non vi sono più truppe cosi dette_leggiere come esistevano all0ra, che erano composte di Ussari, Croati e Panduri, ma le operazioni della piccola guerra, le quali erane ·speciale loro compito, non hanno però per nulla perduto, anche oggidì, della loro grande importanza.

B. D.

- -- •:>«--

Il Direttore STRANI AMI LCARE

maggiot·e ge:nerale

DEMARCHI CARLO,

gerente.

'

CENNI DI TATTICA PSICOLOGICA(0 La tattica psicologica tratta dell'impiego .delle forze spirituali nel combattimento. Essa pur non disconoscendo i principi e le norme della tattica ordinaria, tende a spiritualizzarli per renderli consoni alle manifestazioni psicologiche che si sviluppano nelle diverse fasi del .combattimento. La tattica ordinaria, essenzialmente tattica delle forze materiali, considera l'uomo spoglio d'ogni energia spirituale e lo fa agire automaticamente, quasi macchina da guerra, quasi fosse un corpo senz'anima, unicamente intenta a considerare i fattori secondari della guerra, il 't erreno, gli ordini le formazioni, l'armamento, senza mai curarsi dei sentimenti che si agitano nell'animo del soldato e che pur hanno una influenza décisiva sulle operazioni militari. Essa relega le forze spirituali tra le forze occulte, misteriose, ribelli ad ogni calcolo, sfuggenti ad ogni trattazione, ed infatuata delle sue considerazioni d'ordine materiale si preoccupa più del salto d'un ostacolo che del salto nell'eternità. La tattica psicologica, affine di colmare la grave lacuna, penetra nelle più segrete pieghe dell'anima 1,1mana, ne osserva le alterazioni, le perturbazioni, le agitazioni, le con.vulsioni, ne ricerca gli effetti ora deprimenti ed ora eccitanti per eliminare gli uni . e trar profitto degli altri, e ne desume · 1e norme per regolare l'azione del soldato in base alle forze spirituali·che si -sviluppano nel combattimento. Lo psicologo come il medico · tasta il polso al sold,ato, ne conta i battiti del cuore, na osserv·a la respirazione affannosa, i tratti :fisionomici alterati, ne diagnostica la malattia spirituale e ne pronostica l'esito. - cl)

Conferenza Ierta agli UJlie.iali dei · presidi <li Alessandria, Alba e Bra.

t40 -

ANNO ,11:J,lX.


Cli:NNl Dl TA'.dICA .1:'SICOLOGICA 2198 La tattica delle forze materiali non saprà mai darsi rag ione del ·c9m~ poçhi mor ti . e feriti rimasti ,sul campo, che rappresentano un'aliq_uota quasi .t rascurabile delle forze cont r apposte, p,ossano indurre l 'una massa comb~i,ttente a ritirata preci pitosa e l'altra ad inseguimento a fon~o, mentre la tattica psicologica considerata l'influenza esercitata dalle forze spirituali sia nella loro azione de~rimeu te -come nella loro espansione molti plicatrice, ne constata lo squilibrio·fra le masse combatten ti · e pronostica la v ittoria ' dell' una :8 la -sconfitta dell'altra: La tattica psicologica è essenzialmente sperimentale e come tale è fond~i,ta sull'osservazìone e sullo studio dei fatti interessanti .I.a vit'i.1, psichica .rnilita're, dei quali è folite principale ·1a. st.oria,. · . . , . . ,. . , Per ragioni intrinseche alla natura, dei fenornem che s1 svolgono nel ·combattimento· più-che per ragioni didatti:he, è· conveniente' nella tattica psicologica distingnere l'azione del soldato dall'azione del comando, nell'un/l, · p:revalendo l'elemento affet tivo, ca.rat terizza to-da violenti e .tumultuarie agitazioni dello spirito, da eccitabilità o da dep:ressione fort issima dei sentimenti, mentre ·n ell'altra: 1Jrev,alè l'elemento intellettivo . e . volitivo, cai·atterizzato dalla serenftà della mente e dall'impero della volontà,. · Durantè~ il combat timento il soldato, figlio del popolo, segue come il popolo gli -impulsi del .suo cùore, de' :suoi sentimenti e delle Slle passioni' e, massime · nel Ìnomènto culmiÙante dell'azioxie, risveglìan.dosi in lui g l'istinti -sel-vaggi assopiti. dal lungo lavorio dell\ncivilimento, ridestandosi in l uda disposizion~ omicida atavica, diventa,una bestia senza freno mentre il comando r eprime·· in .. sè con ogni ' possa · il ' ' . . . sorgere del sentimento affettivo perchè il suo prevalere avrebbe per effetto(cerebraie la corruzione dell'intelligenza e h - sopraffazione · della· ragione. Mentre nel soldato : vibra aUa., libera, impetuosa; .Ia nota del sentim~nto, nel comando è uno sforzo -violento, per dominare ogni .manifes.tazione interna tendenté a ~convolgere il meccanismo delle funzioni . cerebrali, ·,per mascherare ogni ·.~-

.

CENNI DI TA'rTICA PSICOLOGI CA

'·2199

manifestazione estei-na tendente ·ad .influire· .sl.Ì1istramente s1:1,ll'anìmo dei co.p lbattenti,. pei:, rendersi i~pe{:·t urbabile da-vanti al turbinio dtille passioni, per assumère ,ùrì'apparenza <li calma anche quando un'a;ngoscia estremà . grava, sull'~nìmo suo. I l soldato che pensa1 esita; il comfmdo , che . si a.gi-tà r em:J,e nullo il suo pensiero. . L'a~ione del soldato, negletta fino a:poco tempo fa, ~Lv vezzi ,a considerare. l'uomo come la goccioht sperduta .nella gran ..•.fiu mana, .è ritornata:oggidì in onore rri.ercè ' le n uove teorie dedotte dalla campagna Sud-Africana ·comprovanti che il .plotone. e la cornpi1gniaJ questi minuscoli elementi del · pie-colo mondo soldatesco,, sono i veri organi di comb~ttim,ento, i veri c~n tri di potenzialità materiale e spirituale1 e che le .unità: maggi.ori .hanno' 'ben poca ' influenza. uelià condotta · dell'azione. Restringendo ·per 01,a le in ie osservazioni alla breve cer·chia in cui si ,djbatte l'animo del soldato, che' è ben poca -cosa ed assai semplice nella matassa arruffata della psiche ·milit,are, è .opportuno però ch'io r~c.ordi-firr da principio che .fa tattica psicologica esamina ·i sentim;enti e le emozioni ,sotto l'aspetto scientifico e in quanto .hanno attinenza, colle operazioni militari, ma nella sua trat-tazione non cerca alcun ;effetto emotivo, non fa mai' del s.entimento, nè si. abbandona .,ai_ voli, .pindai:ici degli i.deàlisei r~Iifiosi, polit ici: e sociali. :!:

.* .:;': . ~

!•

j •• .·, ·

·;1, . ' ·, • ., . •

., .

-

Le ·,forze spirituali preminenti nel --combattimento appar tengono, .come f ~i~è detto, . a}4.a., categoria : delJe. emozioni,. le ,quali so~o per,loro natura violenti, -eccessive, :d isordinate e perciò poco. ?,tte alla' misurazione,, tuttavia comé dèl g ra1nello.di polvere che è causa di,unà-,pò.tente esplosiòne si può -val~ltare i.l modo e ipempo delPaccensione: e : della conibu: stione, così della manifestazione.d:ogni emozione si può val utare la durata,-le modaJità ·e gli; effetti influenti : ora fayo:l'e-v.olmente ed ora: s~nistramente: sull e op.erazioùi--nìiliiari.


CENNI DI TATTICA PSICOLOGICA 2200 Le emozioni prevalenti. nel combattimento sono: Pemozione paurosa che nella macchina psicologica militare rappresent'a l'attrito, e l'emozione della collera che nella macchina psicologica militare rappresenta il lavoro utile ; l'una è deprimente, l'altra eccitante, l'una è passiva, l'altra attivar l'una è centripeta, l'altra centÌ:ifuga, l'una ostacola e l'altra favorisce le operazioni militari. Se corrispondentemente alle emozioni che si agitano nel'Ì'animo del soldato, si di~ide il terreno da lui percorso durante il combattime~lo, risultano due grandi zone: zona p~urosa e zona coll~rica. Limite di separazione tra le due zone è la linea di fuoco. Ognì.riparto che s'impegna nel combattimento deve nec~ssariamente attraversare la zona paurosa, superarne .l'estremo limite coll'apertura del fuoco, penetrare nella zona collerica e quivi decidere dell'azione. La zona paurosa come quella -che presenta. le 111aggiori asperità psicologiche da superare per la grande estensione acquistata bggidì coll'adozione di armi a lunga gittata, come quella che presenta magg1ori resistenze da vincere, come· quella che dà luogo ad un logorio di forze, ad una prostrazione spirituale non mai raggiunta nei tempi anteriori, .m erita di essere minutamente considerata, facendo!~ oggetto deHe più accurate indagitiJ È indubitabil·e che ,P.ell'affrontare il pericolo l'animo del soldato dominato dall'~µi.ozione paurosa si conturba, si alterar si indebolisce, talchè si può ammettere che ad ogni passo avanti corrisponda uri. aumentb proporziona:le nel carico pauroso. Si ha. ùn minimo ·aì. e)nozione pamosa all'iniziarsi dei movimenti ehe precedono il combattimento, un massimo nel momento dell'apertura del faoco, e tra i due estremi corre una linea ascensional,e paurosa ·che spiritualmente il soldato, segue :nella prima fase del combattimento psicologico. Errore capitale della. tattica 01·dinaria, . in ciò concorde -colla credenza generale, è di considerare il. momento di massimo pericolo còinèidente col .,mo'm . ento supremo dell'azione me.ntre .che'. in tal inÒnùmto l'idea del pericolo è completa-

CENNI DI TATTICA PSIOOLOGIOA ·

2201

mente scomparsa. e Pemozione prevalente non è la paurosa., per · cui su questo punto vi è discrepanza tra le regole, le norme, gli ordini e le formazioni del combattimento tattico e quelle del combat.timento psicol~~ co. Legg~ndo fra le righe dei tr.a t{,q, di tattica or.diI1aria si . tro:va infatti che le formazioni "'sorio improntate al presupposto che l'idea del pericolo perduri in tutta l'azione elevandosi ad un grado massimo nel momento di lanciarsi all'assalto. Anche il Oallwell, ch'io non posso nominare senza grande rispetto, nella sua - Tattica d'oggi - scrive in proposito : < Quando la tensione del combattimento è giunta al punto «.in cui l'assalitore deve precipitarsi avanti od altrimenti ;:: dare indietro, · i plotoni serreranno inevitabilmente l'u:no < sull'altro e formeranno un'unica linea regolare. È naturale < agli esseri umani come agli ani.mali, l'imbrancarsi nei mo< menti di grande pericolo .> , Quindi egli implicitamente ammette che il momento d.i massimo pericolo corrisponda al momento dell'assalto. Conviene ìntanto distinguere l'emozione deprimente prodotta. dal sentore del combattimento, senza che il pericolo sovrasti al soldato, dall'emozione prodotta dal proietto che cade, dal pericolo reàlè, prèsènte, i mmediato, e per ciò divi4 dere la zona paurosa in due sotto ~Qne: zona del pericolo immaginario e zona del pericolo reale. L'apprensione per il pericolo i~~aginario è sentitissima dalle reclute della guerra, perchè esse no·n avendo. una :nozione es~tta degli orrori del combattimento, li ingigantiscono col lavorio della loro immaginazione, mentre il veterano penetra nel combattimen.t o con maggior sicurezza, con maggior arditezza, perchè conosce il pericolo da. affrontare. Leggasi in proposito: Sebastapoli di Leone Tolstoi. Nei tempi antichi quando l'esperienza della guerra era pressochè di tutti, i veterani erano assegnati all'ult ima linea con incarico di gettar sulla pilancia tÙtta la loro forza as-, sennata e ponderata, ma in oggi se si dovessero esumare quelle formazioni converrebbe per attenuare gli effetti sempre crescenti dell'emozione paurosa immaginaria asse·


'\

2202

CEXNÌ DI TATTICA PSICOLOG I CA. 1

gnar.e. i -veterani alla pr.ima linea per· rinfrancare col loro, cbntégno, calmo e seJJen.o l' arùrno ,d ei n ovizi · della bo·uerra • . . V apprensione per •iLpe:ricòlo ini'maginario è fortissima n ei combattim enti notti;r:ni; · petchè quivi la minaccia resta, sospesa sul ·capo di tutti , senza ' p otei-la scorgere, senza poter . rompere ; quel fitto vélo che ·circonda l'·i_gnòto, come p ure· l' appre,nsione ··' immaginf!Jria' è. sentitissima · n ei ·giorni nebbiosi, liell'avv.icinarsi , allè locali tà -da CUÌ SÌ' presume ·possibile::-tm, agguato · èd iri ,ge~erafe·- in ·tutti ·i terreni insidiosi. .. Gli-: .effetti del' per-ieòlo 1~vago, ·- indcnn-i-to; son o più · estesì 1 a:vendo · per , liinité l 'immaginazione u mana, =ma _sono meno intensi d i'. quelli del pericolo reale ; ·ira · g li·:nnt·e' gli altr i corre lo stesso divario che tra gli effetti dell1 ar tiglieri~, molto esfosi; avendo ··per limité il_'r oinbo del cannon e, e gli effet ti ·della · cavalleri_a · intensissimi•, proèligios1 ina·· lii:n itttti al · breve spazio in·-· cui essa ·eseguisce• la carica. A riJ:>rova · di ,quanto possa sull'animo ~del soldato il. pe-' r icolo immaginario riporterò · l'esempi6 · ti'atto dal ·maggiol'e· Von der.-. Goltz dalla; guerra, del· 1870, e;di cui ·egli si serve a dimostràzione ' dei .vantriggi del là p'o lvere senza fo rno :, « -si rie.a rdi, .egli ,· narra,, ilr momento · presso . \Y,orth, quan d o: « la brigata dei . corazzi~i'i · francesi · attaccò per la prima,' «·Volta -.la nostra·--hnea-:-d·i, tit11tòri::. Appeùa sì mostrarono .le· « masse dei cavalieri u·n .grido passò -per le nosti:e file. N el «· momento ·:seguente · si· scatenò, ·dov unq ué s'era visto il -rie« micoi; :furioso·: ci.l · fnoco celere, ·il qua.le :presto prod!1sse una « impenetrabile nnvoht ·à.i, fcimo. · Così n.on ' vedendo ,più il, « pe1'ièòlo, . esso· seml;>rò : doppio; si àtteRdeva ' ogni istante « che i ca;valh · p.à:ncia ·a · terra fendessero -la,' nnvola di. fumo · « e sempre ··p iù ·intenso divenne, il 'tiro. · Quando :final mente; « sembrò . allontanato ,il ' pericolo, e si'- diràdò il v elo, econ « grand.e meraviglia .si vi.de che 'i .corazzieri si erano ·diretti <<,in tutt'alt rt>.: l Uogc;> di quello supposto, e che tutte le rn'u-· · « 1:i:izioni s'erino ,con sumate al v ento .e : in fumo »: ,i\fa •i ,-van taggi <?he .il waggiore V:on :der.; Goltz si - ripro -~ m_e tteva colla p olvere infume foro.no neutralizzati dai. rool-· teplici : inconvenienti ·da .essa· crea.ti.

c 1;:N:sr I DI TA.'l''l'IOA PSICOJ,OOIOA

2203

N~lla campagna anglo-boera l'.e mozione ·panrosa, imma:ginaria ha assunto infatti. proporzioni- enormi. L'in visibilit à. del ·nemico dovuto alla perizia. speciale de i B oe~-i di occul- · tarsi ..e -'dall'a$senza del fumo , 1.1vvolgen,do di mistero.:il -pericolo, -lo,ha mol tiplicato al -pJrn to, da xendere perplessi anche. i, soldati . gi'à . provati .per· <valore. i~ altri combattimenti av-. y e:11turosi. Molti feriti rimpatriarono _con fessando di n:on àver mai v istp p u Boero e qualcuno assièurò persino di n on av~r :nemmeno udito. il rumore delle schioppettate, L'eniozione paurosa immaginaria ha .dato luogo in , ogni. t empo a scene or tragiche, or piacevolmente ridi ~ole, e tra q uést'ul_time è _classica g_ nella capitata ai difensor i d.i 'l:r~este nel 1848 ch e in u n a serata nebbiosa credendo intravvedere da un J llccinore. l'avan:?:arsi della .flotta Sarda aprirono un fuoco impetuoso con tro la luna .. . . ~l. primo sintomo · de ll' emozione paurosa sia essa ii:nmaginaria., sia·..essa reale, si ha nel silen zio. che si produc~ -f ra . le truppe, i,u quE?lla specie . di raccoglimento ch e s'impon ~ anche, all'uomo più impavido pri ma di giocare la propria vita:, ed è seguito in,1.mediatamente dagli altri sintomì 1 qual( il pallore, il tremito, la voce . rauca, gli occhi .lagrimosi, il. malessere all' epigasti:o, la ~ente ~n nebbiata, la memoria labile, )a . vista ingrossata, . l'illusione òttica, ~c:c. · Dai numerosi rap_porti ,:in lle ape.r azioni della guerra. angloboe~·a . p.ubblicati dal Ministero della guerra inglese1 si ria lev.a com:~ ~e tmppe p.enetrando nel combattimento conserv:a,s sero un.silenzto religioso, ed ogn i .comandant~ vi accen~_a coill:e ad indizro d'ordine e di disc~plina . nella sua ·truppa, mentre .~ indizio d el sopravvell;ire dell' apprensione di fronte : al -pericolo. ·. · . Ogni s~ntomo cangia d'aspett;' agg rava,,ndosi n el passl:l.ggio: · dalla ; ;on~ i.mmaginaria iu <p~ella reale · ~ tro:va il 11;1a:ssim.o : · sconc~rto: nel momimto dell' ape~'tura del fuoco, alle prim_e schioppett~te.; infatti tutti i ve.terani v alorosi sono .concorqi nel. r i(}ono;c~r~ . l~ grave mah1t~ia. ·spi.rituale di cui soff.r;irono.· n~l :pµ, ~:tq; d'iniz:i are ii' co_r,nbatti~~;nto tatt{cq, ~-c~~1servanQ, più d'ogni .altro il ricordo di ciu~l :m0m~npo IJ)".l'C~~ è :JJ.!3119:_


2204

CENNI D_I TATTiè A PSICOLOGICA

CEN ~I DI TATTICA P SICOLOGICA

natura umana di serbare il ricordo del massimo delle emozioni prova.te, ponendo nel d_imenticatoio le emozioni minori. È assioma psicologico che l'agitazione muscolar e diminuisce l'agitazione deWanimo; ossia che quanto più il soldato corre, salta, si agita, tanto meno è accessibile alPemo7 zione paurosa, mentre il soldato che attende jÌ colpo da fermo, a sangue freddo, risente l'emozione paurosa in tutta la sua intensita. Chi percorre quindi ,la zona paurosa senza soffermarsi si trova in co~dizioni vantaggiose rispetto a chi è obbligato a sostarvi. Chi invece è condannato a rimanere fermo sotto il fuoco nemico, senza alcun riparo, senza alcuna possibilità di contrapporre il proprio fuoco a. quello dell'avversario, prova il massimo della sofferenza paurO§a, Un sottufficiale francese racconta di essere rimasto nel combattimento di Beaune la Roland (1870) per mezz'ora con · pochi soldati, in aspettazione passiva sotto il fuoco· nemico e ricorda di aver tanto sofferto in quei momenti di affanno e di oppressione, che allorchè ricevette l'ordine di avanzare, egli ed i suoi soldati provarono un vero sollievo, un vero conforto n el saltare in piedi e correre avanti, abbenchè l'avversario accelerasse i · suoi tiri. L'emozione paurosa sia essa estesa come nella zona immaginaria, sia essa intensa come nella zona reale, quando il pericolo è preveduto, quando è scorto da lontano, ben difficilmente può produrre effetti disgreganti nelle unità combattenti, chè anzi tende a riunire, a raggruppare, ad ammassare· gli uomini, cercando ognuno di troy.are nel compagno o nel superiore un appoggio alla propria debolezza spirituale, di trovare nella collettività !a comune salvezza rn.a quando il pericolo è improvviso, come nel caso della sorpresa, l'animo bruscamente e violentemente scòsso, passa dallo stato di quiete allo stato di massima agitazione, la volontà si spezza, la psiche non funziona più, lo smarrimento trae con sè il disordine, la dissoluzione, la rottura d'ogni vincolo tra uomo e uomo, tra unità ed unità, talchè nessun caso di perturbazione spirituale può come questo considerarsi es~ziàle alle operazioni militari.

2205

Gli esempi di sorprese abbondano ed io fra tanti citerò ,quelli di Clhum (1866), di S"picheren e di Magerafontein, già .citati da altri. ' A Clhum un battaglione prussiano attese a cento passi una brigata austriaca e poi aprì il fuoco; la brigata fu rovesciata -e si ritirò in gran disordine. A Spicheren l'ottava compagnia del settantaquattresimo fanteria prussiano attese a quattrocento passi una grossa coJonna di fanteria francese in marcia, e poi aprì tutto ad un tratto un fuoco vivissimo; i francesi si arrestarono per un ·.momento poi volsero le spalle. La brigata ·Higlanders (3600 uomini) che a Magersfontein fu sorpresa dal fuoco efficace nemico, mentre si spiegava -dalla colonna profonda a 300. metri dalle trincee boere, dopo un balzo indietro di 500 metri e dopo aver perduto 650 uomini (il quinto della forza), fu impotente a più oltre muoversi in tutta la giornata. L a risoluzione morale della lotta avvenne iri soli cinque minuti. Perchè la sorpresa riesca non è solamente necessario che chi è sorpreso sia all'oscuro da ogni pericolo, ma ancora che -chi sorpren9-e ne sia pressochè immune, essendo appunto -questa immunità che lo rende forte senza bisogno di alcuna -emozione eccitante.

(

* **

Com·e facilmente si puo dedurre alla fase emotiva paurosa -corrisponde nel campo tattic~ il periodo in cui si compiono gli atti preparatori: del combattimento, vale a dire che ciò che si considera secondario nella tattica delle forze materiali -è .principale neJla tattica delle forze immateriali. La marcia al nemico, l'esplorazione, la ricognizione si · compiono nella zona paurosa. · Si pretende che nelle esercitazioni del tempo di pace gli -atti preparatori: .siano suscetti'bili ·d'uno svolgim.ento presso che simile a quello del tempo di guerra, senza ·pensare che j primordi dell'azione sono compiuti in un ambiente estre-

I


CENNI DI 'l'à'l'T IC ..\ ·PS-IOOLOGICA. ,

.orrnNI D I TA'.l"fiCA: PSICOLOGICA

man1erite diffi cile, e precisamente ue'l momento ·in cui l'uomo v~ soggettQ a massima : depressione spirit uale. Nella marcia, al nemico le truppe vanno soggette .ad emo-, zione paurosa in qua~tità decrescente dall'estrema av9:ng uardia all'avanguardia; al grosso e via dicendo. Maggiore è la distanza che separa i riparti in marcia .e maggiore è. il dislivello pauroso tra un riparto e l'altro, pi.ù sentita_la mancanza di reciproco ausilio e più probabile là ripercussiono spirituale, cioè più proba_b ile chf? l'uno dei reparti costretto· a ritornarè su' suoi .passi propaghi per contagiosità agl\ altri tutta l'emozione di cui è sovracarico,· propagazione sempre dannosa, sp13cie all'esordio del combattiment<?. · · .Necessita pert anto che .la marcia s.ia ,egolata in modo slrn i riparti retrostanti, che sono . i più forti d'animo, prestino ininterrottamente il loro appoggio morale ,a i -ripar ti antistanti. · Che nella marcia al nemico i riparti che precedono attingano forza dai riparti che seguono lo dimostra il fatto c-he il sol-. dato, ·specie se isolato· o fa pa,rt e di un yiccolo_ gru~po, si vo}ae oo·ni tanto indietro per ·assicurarsi che gh .a,ltn mar"' b . . ' . ciano con lui, che l'appogg io de1 compagm non 'V 1ene ma1, meno. Due tenent;i, ·l'uno r~1sso e l'altro piemontese, trovatisi, di fronte in uno scontro in Crimea, si confic1arono durante, l'armistizio che nella marcia avanti il prim9 « avèva tnwato « conforto n el r11mor e dei passi e nel respiro affannoso de' « suoi soldati che lo seguivano dc1, vicino » e il secondo « era « stato confortato n,31l'ud.iriSi seguito alle spalle da' suoi ber« saglieri ». · . . Ciò prova che in t utto il periodo .pauroso le fo1:ze srintuali gravano dal tergo alla fronte e che da t ergo v1eu _l 1~~pulso ad oprare, la spinta a l movimento,. mentre c~me éli: mostrerò' in appresso, 1iel .. pei:ioclo collenco, , per . effetto di eccit abilità, sono le truppe antist.a nti che .t rascinano nella., lotta le t ruppe retrostanti. . A mano · a mano che i rip,arti i;n max.eia st avyicrnano: al luogo ..d'azione, è consigliabile di raccorciare le . distan ze,. addossàndo il grosso· ttll'à;vanguardia . e questa all'estrema:

220T

.avaiagua.rdia per scemare lo squilibrio paurosp· e dar, modo ai ri:parti pi1.ì. forti spirituali.nente di prestare il 101~0 appoggiò .ai riparti più deboli, a ·differènza a i· q uantò si pratica attuale mente,· essendo stabilito che i primi conservino un'attitudine pressochè passiva mentre si pretendon·o miracoli· da.i riparl;i · sui quali più irico1nbe l 'emozione paurosa.. Contrariàmente a· q riesti apprezzamenti suggeriti clalle leggi: psicologiche il. Callwell, stabilisce t ra · il grosso e · l'avangua,rdia d' 1m corpo d'armata· in marcia la distanza eh i16ve •chdometi·i. · L'esplorazione che deve rischi.arare la mente .·del coinandante si compie ·pure nel periodo pauroso e proprio tjuandò çhi n'è incaricato per effetto della vista ingrossata molti plica la forza numerica nemica e· raccorcia fo distanze, per-effetto deU' ilhisiéme otficà· è indott o a co1ifondere il neinic'o con ogni ogge·tto che · abbia còn lui la menoma i·assorniglianza per effetto delle altre.alterazioni nelle facoltà e neùensi nori · può assumere che-i-nforrnazioni ·monche, incerte, insufficiènti. È notorio' che, alla vigilia di Worth le. notizie riportate · sia dalle pattuglie francesi che dalle pattuglie tedesch e.erario così Jorit ane dal vero , che se iri base a · tali informazioni si avesse dovuto impartire gli ordini per le, operazioni del giorri.o sussègà ente le due · armate non ·si sarebbero· forse nemmeno . incontrate: Come ptfre è no.to che nella recente campagna A:nglo-b0era le ·notizie _errate riportate dalle pattuglie costituivano un fatto così ordinario .e g ene'rale cJ1e non i:ie. me1:a:viglia và pi Ù , nessuno, ed il genàale Buller a·pròpositò raccomandava-che almeno· non s'andasse- a -cadere 'stoi·ditamente (parola sua)ì . in mezzo ·al 'nemico. ' · Il Uallwell attr:ibil"isce i successi dei ·boèri nontanto alla . loro· abilità. nel ·g iocare 'd'astuzia, ·nell'usare stratagemmi, quanto a lla· manèanza a.i ~otizie da: parte · degli ;inglesi. · ' Non è ·solo per difetto· d: istruzione, come taluno vuol far crede1;e,:che-le pattuglie norrsaùuo séeverare il vero dal falso, ma; per le.gravi difficoltà psièòlogi che ·6he s' impongono anche·agli spiriti, più equ:ili brati.

e

J

l


•

2209"

CENNI DI TATTICA PSICOLOGlCA

CENNI DI T.A.'l'TlC.A. PSICOLOGICA

In generale si lamenta che le pattuglie prima del com. battimento siano tarde nello spingersi avanti, e che incon. trato il nemico, s'impegnino dimenticando la loro missione. A spiegazione dei lamentati inconvenienti conviene tener presente che le pattuglie devono per prime pen.e trare nella : zona paurosa, ascenderne tutt~ la scala e, quasi prive d'og~i _appoggio da tergo, soffermarsi sull'ultimo gradino ove l'emozione raggiunge il suo massimo; che, ·s corto il nemico, .. esse soggiacciono a qu~lla specie di attrazione suggestiva . dovuta alla legge psicologica che quanto cade sotto i nostri · sensi acquista maggior rilie.vo di quanto . accade lontano • benchè più interessante, per cui assorbite dalle circostanze del momento sono trascinafo ad occuparsi più del n2mico che può percuoterle, che non a ricordarsi ,del superiore in - attesa d' informazioni: aggiungasi il desiderio istin.t ivo e · vivissimo nel soldato di aprire il fuoco per sentirsi rintronar ~ le orecchie e scacciare col frastuono l'emozione deprimente, · ed agevolmente si potrà comprendere come chi sta per esporsi al maggior dei pericoli non possa conservare tale serenità . di spirito, tale lucidezza di mente da assumere informa~ioni precise, esatte, sceverando il vero dalle parvenze dei sensi : alterati. Nel combattim.ento di Nachod i comandanti di brigata Fragnern e Kreyssern abbandonarono le posizioni loro asse. gnate-, e ~enza menoma.mente avvertire il comando di corpo · d'armata e contro il suo volere, si lanciarono all'attacco ca. dendo entrambi vittima del loro er,oismo. « Purtroppo, ossèrva c. l'autore delle - Escursioni attraverso i campi di battaglia · << delle armàte prussiane in Boemia - purtroppo assai sovente « l'esaltazione, l'eccitamento morale del momento .fanno di. « menticare le più ovvie regole elementari della guerra». E · se due comandanti di brigata non seppero resist~re alla ten. tazione di gettarsi a capofitto neÌla lotta, se un cbmandante . d'armata dovette essere dispensato dal comando per il furore ·-teutonico dispiegato nella giornata del 18 agosto 1870, ~i -•dovrà poi far le meraviglie se chi siede sui più bassi gradini »della gerarchia non sapendo dominare i propri sentimenti

si precipita furiosamente sul nemico, quando ogni precetto del tempo di pace inseg,~ che quello è il dovere del soldato? Remoti e. recenti disastrj cagionati dal servizio pessimo prestato da riparti spinti in esplorazione, ~tanno a riprova .. della difficoltà di vin-cere il sentimento d'abbandono a sè stessi, da cui sono invasi, quando la notevole distariza li priva . del conforto dell'appoggio da tergo, e di vincere la tentazione di aprire subito il fuoco non appena scorto l'avversario ... Il generale De Wet al riguardo ha promesso la pubbli--cazione d'un libro per insegnare aglt<iinglesi quanto, a loro costo e danno non hanno saputo impll,rare durante la recente · campagna, ma fa d'uopo ricordare che l'esplorazione defì. ciente è inconveniente vecchio qi.1anto sono vecchie le guerre-e che le cronache delle campagne combattute nel 1859, nel 1866, nel i870-71 e nel 1877-78 contengono un' iliade·· di guai cagionati dal mancato servizio d'esplorazione. Lungi da me l'intenzione di voler menomare l'importanza . delle pattuglie, chè anzi oggidì è ·assai cresciuta- per la in- discernibilità del bersaglio che rende esiziali le sorprese con truppe poco o punto agguerrite, è bene però tener conto delle difficoltà d'ordine spirituale eh' esse debbono superare per dedurne che l'altezza del ·1oro comando non dev'essere ragguagliata all' esiguità della loro forza, ma alla grandezza . della loro missione, essendo più difficile il comando di una . pattuglia esplorante che non il comando di un plotone inquadrato. In oggi per evitare i danni della soverchia impressiona-bilità del soldato nuovo ai cimenti . della guerra, s'impone~ .più che mai il sistema di far raccogliere le infonnaziòni da . appositi incaricati, affatto estranei all'azione immediata, di~ -spensandone le truppe antistanti che in quel momento devono solo preoccuparsi della loro sicurezza, e guardarsi SO· pratutto dalle sorprese e dagli agguati. È il caso d'applicare, riferendosi alle pattuglie anzichè~ alle fortezze la nota n:i.assimà macchiav.ellica.: loda chi ha . molte. pattuglie, loda atrcor pi-q chi ne ha pochè, ma non . ti fidare ·d~lle pattugli,e.

- 2208

1

l


2211

CEN.KI D I TA'l"l'ICA PSIOOLOGIO.A.

OEX NI DI TA'l'1'IOA ·PS(COLO GIO.A.

, Il passaggio dalle formazioni serrate di marcia e di am·massarnento a quelle sottili di combattimento segna un moinento ·di crisi, dov:uta alla dispersione delle unità e ~on·..seguentemente al , distacco da uomo a uomo, all' allentamento dell'appoggio reciproco che ingenera la.sfiducia .in sè stessi. · Questo .momento è mirabilmente descritto da Am'edée DcJonne, il celebrato autore del _,Joit1·1ùil .cl'iin sou,s-o(ficie1·, fe ·rito in u-no ,scontro presso Odéaùs neL1870. ·. Il ,soldato è riluttaut_e a staccarsi dal compagno e-questa ,,q uesta sua riluttanz·a cresce in ragione dell:in tensità del pericolo. .Se · lo stendimento in catena ,avviene poco, p~ima. di .·aprire il fuoco, cioe poco prima di 1;aggiungere 1n, vett a dell'ascesa paurosa, il soldato si separa con difficoltà, e .più : eh.e -unà catena, egli pigiandosi, urtandosi, frari:nnischia;ndosi, form a una speèie d' attrupp'amento intorno al suo centro d'attra"zione·: .P ufficiale. · Ragioni psicologièhe consiglie~ebbero di t enere il soldato riunito ir più lungament e possi,bile per fa:vori1:e l'appoggio spirituale collettivo,: e di passare rapidamen te dal la fo rma ·chiusa... alla forma sparsa, aprendo subito il fuoco per r invi·gorire gli an,i mi colla nuova, forza e.cci tante, ,ma la ,difficoltà dello. stendersi suggerisée invece :di , prbcederè alla . tra.sformazione, prima di raggiungere -la zona paurosa reale per evi·tare la ' confusioùe cagiou21,ta dai due sentimen ti in co11flitto, che si alte1·ua-110 in quel momento nell'animo del .soldato e manifestati . estèrn_a menté . col ·raggruppamento .disoydinato ,congiunto alla smania .d·i scaricare·subito-iL fuèilè, È ..'cért ò ,però ,che .ogni 'qtfalvolta le condizioni éleL suolò .e le cirèo stanz·e lo .permettano è préferibile il sistema di stendére poco prima di ragg;iung~rè ·la linea di fuocp perchè più J rispon·dente al concetto ·del 1;isparmio dellè ·for.ze spir~tuali nella zona paurosa. . "· ,. . , t'. L':.uomo,· pur essendo. d-ispost'o~ :aLg,rai:i. ~sac1:ificio, subisce fa forza delle emozioni che lo,d.om.inano ·ed .ihc.onsciaìuente !impronta) suo~ atti '.allò.;stato psit:hico :del IJ:?.OÌi}ento,,;per cui anche le forn1azioni di combattimeri:fiò;!,è .giocoforza .--s i piè-

.ghino a loro volta alle esigenze d'ordine ·psicologico, con~ ciliandole con le1 esigenze d'ordine t attico. · Nei tempi antichi, quando ogni soldato era un eroe. era prescritto alla fanteria an nata di scudo di lasciare la d~stra scoperta per il maneggio delle armi da offesa, mà per ripararsi dalle armi d~.1 gitto, avveni·va che nell'avanzare·verso il nemico, ogni eroe sposta,ta lo scudo da sinistra verso destn1 e conseguentemente la pesant e rnassa comba,ttente subiva una ·specie di• d-erivazio~e verso questa parte, nè le vero·he b ) -nè l'esilio, nè·. le decapitazioni; nè le decimazioni valsero a -c orreggere quell'inconveniente, grave per quei tempi, cìovuto -all'infl.ueriza dell'e1nozione paurosa, fìnchè si fì°nì coi' subirlo disponendo l'ordinanza in .modo che t enendo calcolo della derivazione verso destra essa giungesse sull' avversario col fronte paraÌlelÒ e -collimante . . Nei tempi moderni « !a t1:uppa che riesce a forar.e ,un punto '<< della linea 'd i d ifesa _produce tm ·effetto attrattivo su tutte << Je · altre parti disponibili della · massa èombattente.- Allo ·« stesso modo che lè aèqùe sl precipitano al punto in cui la « diga _ è rotta, l'onda dei combattenti si porta verso il punto '« su ·cui la felice manovra ha. aperto la breccia }> . Così-scrive il Clausewitz. ·· L 'affoll amento sul p ùnto di passaggio è effetto psicolo-gico; il punto rotto costituisce· un· transito senza pericolo, ~d è ·naturale che tutti vi accorrano, anche gli eroi moderni, ·per ~uperarlo senza pa.gare prezzo di sangue. · Oggidì · che il tempo' degli ·eroi leggendarì è trapassafo re1noto, e Clausewitz è confinato tra l e citazioni:dei dottrinari u ·ori si vuole in alctù.1 modo tener ' 'calcolo delle condizioni psic1~iche peculiari• del soidato, è da novissin:1i inventori si ,stanno , escogitando -for~e di cÒmba.ttimento strane, compli·cate, biz'{arre, per diminuire la,, vulnerabilità di tiro· non ba·-dali.do ' che . t ali forme iuteÌ1Sificando· ' 11,idea del pericolo si prestano-- :11irabilmente àlla vùlnèrabilità- psicologica; e v 'ha ehi vùol far i°norire i solaati:allineati seeondo il,-front'e chi . . ' ' h v uol infilzati secondo· la -pr0fondità,'.'éhif li·cvuol·,ìnorti a scacchi.era, ··chi ad angolo riEiBtranté,, e , èhi ·. a,'. saliente, : èd è

-2210

)

0

t


2212

CENNI DI TATTICA PSICOLOGICA

più valente colui che sa scoprire una n uova forma che dia. una percentuale di ·vulnerabilità inferiore ~'un millesimo a. quella trovata da un precedente in:ventore, ma che psicologicamente cons1derata sembra fatta a po~ta per mettere· le ali ai piedi anche al soldato più coraggioso. lI'inchè l'idea del pericolo regna sovrana qualunque forma largamente intervallata è sempre dannosa; scomparsa quella, qualunque forma purchè agevoli l'avanzata è sempre buona. Il soldato quando si tratta della propria vita diventa psicologo sommo e meglio d'ogni altro sa trovare la forma più corrispondente e più conveniente allo stato dell'animo suo:nel periodo pauroso egli si raccoglie in sè pensoso e preoccupato e si unisce, si avvinghia a coloro che gli ispirano maggiore :fiducia; nel periodo collerico, periodo d' impetoosità e d' esaltazi.one, egli sentendosi forte cerca di svincolarsi da ogni legame per correre fieramente addosso all'avversario. Le formazioni che senza necessità impellente reprimono la libera manifestazione di questi sentimenti, ostacolando le due tendenze innate nel soldato di unirsi nel momento del pe-· ricolo e di dividersi nel periodo collerico, sono destinate a fallire, perchè nel primo caso contrariano il principio della conservazione delle forze spirituali e nel secondo ne soffocano la prepotente espansione. Assecondando invece lo sviluppo di tali sentimenti si ottiene nel periodo pauroso una coesione naturale che attenua il logorìo delle forze e facili ta. l'azione del comando n.e l momento di maggiori perplessità, e nel periodo collerico si trae profitto della eccitabilità istintiva che rende il soldato irresistibile nell'urto spirituale. Le formazioni rade nel periodo pauroso allentando il legame spirituale, producono l'isolamento che è causa di debolezza ·estrema, e le for:~~ioni dense nel periodo collerico, sé talvolta possono essere giustificate dalla necessità di far preponderare le forze verso l'obbiettivo prescelto, rappresentano nella maggior parte dei casi una soverchianza di forze sottratta al!' azione del co~ando per essere impiegata più prbficuamente in altro luogo, come sarà dimostrato trattando della seconda ;(~se del combatthnento psicologico.

CENNI DI TA'f1'I0.A. PS1COLOGICA

. 2213

Alcuni soldati inglesi, redue:,i dalla guerra Boera., raccon tando le vicende del combattimento di Estconrth, Jamen.t arono come stesi in caten~1 prima ancora che si scorgesse l'avversario, si sentissero qnasi soli, abbandonati a sè stessi, e come istiutivamente cen;,assero di avvicinarsi al loro tenente, al ìoro capitano ed aì compagni ai quali erano legati da vincoli. d.' affetto. La ragione dell'isolamento trovasi negli ordini c nelle formazioni ecccssivitmente distanzi.ate ed intervallate adottate dagli inglesi, sostenendo a proposito il Callwell che le forme sciolte debbano assumersi a tremila yards (m. 2800 circi1), dalla fronte avversaria e che l' interv~.llo fra due uomini . ~debba oscillare da quattro ad otto passi con propensione per· uno spazio maggiore. È bensì vero che la ragione tattica imponendosi alla ragione psicologic11 induce 11 passare chtll'ordine chiuso all'ordine rado prima di raggiungere la sommità dell'ascesa paurosa per non incorrere nel pericolo di non stendersi mai più, come è pur vero che la ragione tattica consiglia di intervallare gli uomini per rendere il bersaglio indiscernibile e per evi~ tare perdite dolorosissime come sono sempre quelle che si risentono nel periodo pauroso: ma ciò n.on ostante sembra discutibile se per evitare tali inconvenienti sia preferibile eccedere nelle distanze e negli intervalli al punto da presentare al nemico una massa combattente spiritualmente debole in tutte le sue pa,rti, a causa dell'isolamento. L'isolamento tanto deplorato a,pp~1rirà incredibile in eh.i è abituato a considerare h, distanze e gli inter valli alla stessa stregua in tutte le fasi del combattimento, senzrt tener calcolo dei fenomeni complessi che si susseguono nell'animo del soldato, mentre a seconda dei sentimenti che predominano l'inter vallo d'un metro, può isolare di più della distanza di cento metri e vi0eversa. In generalt, nel periodo paur oso l'isolamento è temnto, mentre nel periodo collerico è voluto, è cercato, tant'è vero che spesse volte, in quest'ultimo periodo, si dovettero r epri·I H -

ANNO H >X.


2214:

CEN~I DI TA'l''rICA PS[CO J,O<HC.~

mc1·e le iniziativo individuali per eYitare la soverchia. dispersiouo 1lelle forze intralciante l"opera del comando. La densità. delle formazioni nella fase panrosa e nncora nece~saria, per a,ccresc~re l'idea dellfl. for,,a numerica: inqna.ntoche 1n questa fase 11 numero non rappresollla solamente h\ somma _cl~ ~orzo materiali e mornJi, ma ancora rn ppÙ!sonta la d1v1s1one clel perieo lo: dne uomini hanno minor probabilità di essere colpiti che nno solo, ed i sent.imPuti egoistici snggeriranuo ad entrambi che in ocrni caso il colpito sarà l'altro e non lui. n Se colla lente dello psicologo si osservano le forml'.l.zioui e gli ordini adottati nelle ultime campagne si constata che essi passano per successive ovoluzioui, t ramuLandosi O t rasformandosi col prosieguo delle ostilitit,. Alhnizio di ouni cam pago a le formazioni sono dense, solide, compatte e !-ttbito dopo i prim.i com battimen ti esse tendono ad ìnt ervalln.rsi e g li ordini a d istanz iarsi sempre pii\ fino a raO'O'ÌUnO'er<' n~ 0 . ll I . t:,o massimo a a. e uusm·.-1, clello ostilità. Kel 1866 le formar.ioni di Kouigriitz uon sono ]Jiù q nel lo adottate nei ~omba ttimeuti prelimiua.ri dolla campagna; nel 1870, le f~rmazioni sot,to Parigi e sull~ T1oira sono immensamente più rnde di quelle usate a St.-Pnvat; nella rece11te g uerra anglo-boera. le formaz~oni vanno via, ,7 ia diradando :Ano a ragginngero qnella specie d1 graticolato, tanto caro al Calhvoll quanto a 8. Lorenzo. Questo fatto caratteristico, che si ripete a d ispetto di tutte le perlantorie dei formalisLi, ha trna base spiritiltale fn.cilmcnte rintr1teciabilo nella debolezza del soldato al pri1wi pio della campagna che lo induco a tenersi stretto. attacc.;ato al compagno, e nella vigoria morale, uell'agguerri1;1ento, aoquis~ato nelle azioni successive che lo rendono sempr e pÌLt ind1pondente dall'aiuto collettivo. L'agguerrimento è nella : nrn progressività r apido ed intens~, talchè l~ggendo le cronisi,orie <li q uelle campagne. stupisce come_ il placido contadino, tolto poco prima alla mana, possa m breve acquistare a ttitndini ba.I.tagliere; ma lo stupore cadrà consicleranèlo che so occorrono molti anni per instillare nell'uomo sentimenti di bontà e di ,irtù, ba-

CENNI DI 'l'A'.l''l'!CA PSICO I,OGiùA

2215

stano pochi giorni por risvegliare in lui gl'istint,i meno nobili, e le 1·elazioni ufTiciose sull'ultima campagna in Cina posso no dirn e qual che cosa. Nel secondo periodo della campagna del 1870-71 si trovano di fronte due eserciti di cui ]'uno è passato per una lunga sel·ie di. comba.ttimenti tutti viUo1'iosi 1 Paltro invece è alle sue prime prove. Entrambi conoscono g li effetti delle armi a retrocarica, ma con tutto ciò le fo rmazioni d'ognuno sono impronta.Le alle condizioni psichiche de l soldato e non esclusivamente alla giustezza, precisione, rapidità di 1,iro ed a-lla lunga gittata del nuovo fucile. 1 Prusssia.ni usano formazioni molto rado quale si conviene a. truppe molto ,~gguerrite, il genera.le Chanzy supplisce alla mancanza di <;oe- · sione morale nelle sue truppe colla coesione maLeriale, od usa. formazi oni soli.de, compatte, massiccie, ottenendo miracoli da' stwi soldati improvvisati, miracoli ch'egli non avrebbe certamente ottenuto se per un malinteso spirito d 1imitazione avesse voluto scimiottare i suoi avversari, corno ora si scimiottano i boeri . .Anche il Callwell riconosce giustamente che Pa.ggnerrimento influisce sulle forme di combattimento, quando scrive : « Un reggimento durante il suo primo scontro deve essere « t enuto in mano, mentre quollo accanto, cui non sono cose « nuo,e la tensione e l'tccitamento sul campo d i battaglia, -« può relativamente parlando essere lasciato più libero » . L'unità psicologica per eccellenza è il plotone, avendo un'anima, un motore, un centro d'attrazione suggestiva. nel suo capo, sul quale si fissano g li occhi cli tutti i naufraghi della -vita, o sul quale tutti regolano i loro atti e le loro mosse. Le unità inferiori, spfritualmente considerate, sono uulle. Le unità maggiori por le loro attribuzioni devono essere compres.e nella _c erchia del coumndo, però non è da escluderRi cl1e i loro capi intervengano nell'azione, specie nei momenti di cns1, in cui talvolta i l comando si abbassa fino a confondersi coll'azione del soldato. È risaputo infatti che i gmdi della. gerarchia quando l'esito del combattimento è dubbio, o quando le vicende volgono a m?,le, subiscono una specie


CENNI DI TA'l'TIOA PSICOL OGICA

2216

OElS"NI DI TATTlOA PS100LOGIOA

di sposta1i1ento dall'alto in bassò e scendono giù. giù fi11o a sopprimere ogni · loro azione intellettiva per lasciar posto soltanto agli im_p ulsi del sentimento. Non è raro il caso dì riscontrare nei momenti critici, che il comandante di brigevta fa da comandante di ba.ttaglione, e che tutti i com.andanti sottoposti si fondono nella massa dei soldati, iJerdendo ogni loro individualità di comando ..A.nche il freddo Moltke la sern del 18 agosto 1870 in un momento d'a.nsietà febbrile discese dal suo piedestallo pe~· fare da comandante dì brigata, ed il compassato principe Jj"ederico Carlo, nella stessa circostanza., _non isélegnò, in un momento d i affanno tormentoso, dì scendere in. mezzo ai soldati, soldato egli stesso, per incitarli a persistere nella lotta. È in questo senso ch 'io considero la fusione dell'elemento intelletfrrn coll'elemento affet tivo, ciò che sarà maggiormente fatto risaltare nella psicologia del comando.

Effettuata la trasformazione d~ll'ordine dì marcia a quello di combriUimen to i riparti seguitano la loro marcia per oltrepassare la .zona rJaurosa immaginaria, penetrare in quella :r:eale e raggiungere quella collerica. Se la linea frontale apre il fuoco prima dell'avversario o contemporaneamente, passa direttf.Lmen te dalla zona immaginaria in quell~L collerica, ed in tal caso la zona paurosa reale resta pressochè soppressa con risparmio considerevole di forze da parte di questa linea, sulla q uale durante la ma.rcia d'avvicinamento pesa più fortemente che sulle altre il carico pauroso; se la linea frontale invece è prevenuta e colpita dall'avversario, ed è costretta a continuare la marcia, o peggio a sostare se.nza far fuoco soffre intensamente del tormento pauroso. L'assenza del fumo e la _lunga gittatà hanno contri bmto a rendere la marcia d'avvicinamento spirit ualmente assai faticosa. « Il nemico, scrive il Callwell, riferendosi alla « g uerra boera, è quasi, se non totalmente, invisibile. Vuf« ficio d'informazione ha riferito al comandante che l'avver-

2217

sa.rio possiede parecchi pezzi; ma essi non possono essere veduti. Tutti i sottoposti sono prevenuti che il nemico « occupa approssimatì·vamente una certa linea del terreno; << ma l'esatta posizione di tale linea è spesso quasi scono« sciuta. Le truppe avanzano, e d'improvviso le granate ca« clono strepitando nelle file, ed esse non sanno da dove. Si « affrettano avanti risolutamente, e sono assalite da una gran« cline di proiettili scagliati da un· nemico invisibile». . L'avanzare senza rispondere al fnoco dell'avversario per portarsi alle piccole distaÌ1ze è tatticamente molto vantaggioso, ma psicologica.mente molto pericoloso perchè data la luno·a o bo-ittata attuale., si .può gìLmaere sull'avversario completamente sfibrati, e di esecuzione molto problematica perchè l'apertura del fuoco spesso s'impone per concedere uno sfogo all'emozione paurosa. L'aprire il fuoco anche a d istanza di tiro poco efficace non è grave inconvenìentè quando il consumo di pochi proietti è compensato da un immediato ~ollievo spirituale, mentre è .g rave danno il portare il soldato alle piccole distanze coi pacchetti di ctirtncce, int1.ttti ma con l'animo esausto. Il Callwell dice : « E imperioso mantenere costantemente « sul nemico un fuo co micidiale d urant e l'avanzata. Le armi « in uso oggigiorno hanno reso un certo lasciar fare non « solo lecito ma, anche desiderabile. Il feticismo per la di« sciplina d~l fuoco tenne schiave le nostre trup1~e a.nche « dopo d'essersi generalmene riconosciuto come un nudrito « fuoco individ nale fosse il pil't efficace modo di vincere il « i10stro circospetto nemico. Raramente è avvenuto che ri« parti di fanteria ~tbbiano esamite le m unizioni non ostante ,< il consumo ingente ». La linea frontale permane nella zona paurosa fino a che non ' abbia tLperto il fuoco ; da questo momento pass~L nella zona eccit ante e la zona paurosa reale è ristretta allo spazio solcato dai proietti che oltrepassano ia prima linea, spazio riservato alla marcia ed alle soste dei ripar ti che seguono a distanza. Questi riparti abbenchè come si suol dire, trovino la strada già fat ta, chè l' uomo per forza d'imita.zione calca con maggior «

«

~


OE~N! DI TATTICA PSICOl,OGIOA

2218

sicurezza d'animo le orme pericolose già da altri stampa.te, questi. ri parti, dico, dovono pur sempre rimtinere inatt~v!, colla prospettiva del pericolo iro.minep.te e senza la poss1 b1lità cli alc una reazione, coutrapponendo il fuoco ~t quello del1' avversario e colla sinistra impressione dei morti e feriti che seminano ,.,ia via le truppe antistanti. Eo-li è perciò che per evitare alle truppe retrostitnti cli b . convertirsi in veri focolai cl' infezione paurosa, per entare che al loro giungere sulla linea frontale raffredcli110 l'ambiente anzichè aumentarne il calore, è consigliabile che la zona paurosa sia considerata per tutte le trnppe al_ tergo della prima linea come zonft di passaggio per porta,r:1 d_alla zona i mmagina.ria in quella collerica, abolendo tutti gh ordini di com battimento che dispongono riparti n ella zona paurosa reale. . . Esaminando la disposizione delle truppe nei combattimenti moderni da quando 11 fuoco ha avuta la preponde' . ~ ranza suo-li altri mezzi d'azione, si nota subito che 1 .Lenomeni ;sichici. s' jmpoDgono ad ogni altra considerazion~ d'ordi ne tattico : si nota sulla linea frontale un cordone eh truppe eccitate e convulse, al tergo una larga zona (la zona paurosa reale) vuota o percors~L frettolosamente da qualche riparto accorrente sull a linea di fuoco , e per ul timo molt~ lontftno nella zcna paurosa immaginaria grosse masse . d1. truppe, tenute. raccol te, sotto man.o, p ronte a portarsi su1 punti minacciati o sui punti in cui occorre e~ercitare uno sforzo. Le tn1ppe in p rima linea sono poco maneggiabiE, le truppe in riserva sono invece intieramente nelle mam del coma.udo. Anche nella campagna Sud-africana, nonostante i nuovi ordini e le nuove formazioni create dalla fenomenale rapidità di tiro, dalla lunga gittata e dalla polvere sen za fum o che possono indurre a, credere che la distribuzione delle forze sia alquanto mutata, pure esaminando attentamente lo svolgimento d'og.ni f~zione si nota una singolare analoaia coi combattimen ti delle campagne precedenti. b )

CENXI DI ·TA'l':l'ICA PSICOLOGICA

2219

I fenomeni psichici s'impongono nel combattimento, e nove decimi degli errori che &i ascrivono a causa tattica sono dovuti a cau,;a psicologica. Furono fatti scorrere rivoli d'inchiostro per giustificare la mos.s a dell'avanguardùt nel combattimento cli Sch weinschaclel, che sboccata da una stretta iniziò l'attacco senza attendere che le altre truppe fossero a loro volta sboccate, ma la vera. ragione fo trovata da un povero tenente presente al fatto che g iustificò la mossa colP impazienza dei soldati ad avanzare per non rimanere più lungitmeute sogo-etti al fooco intenso nemi00 . b . . . . . . A Villiers si dovevauo attaccare di fronte le posrz10n1 in terposte fra Noisy le Grand e Ooelly, mentre il III còrpo francese doveva oo-irare la destra. p russiana per Noisy . Il . movimento nggirante, che si era cakolato dovesse compiersi per l'una pomeridiana, non si effettnò che alle tre ed intanto· per due ore le truppe destinate all: a ttacco fron~a~e a vrebbero dovuto rimanere sotto il fuoco avversano. « l:31~ognava, « dunque, scrive il generale Ducrot, nellft sua Défen.se cle ·Pa« 1·is restare passi ,·a.mente sotto il fuoco terribile cli Villiers « e cl.i Coeliy... Era impossibile. La nostra artiglieria. soffriva « crudelmente; la nostra fanteria tenuta immobile, in mezzo « ad una pioggia di proiettili cominciava ~t dimostrare una « certa inquietudine ... , era inclispensabi.le di bruscamente attaccare » . Si pronunciò l'attacco e fo respinto. l)er:,ino nelle ordinari.e esercitazioni d el tempo di pace, do:ve il nemico, come dice Verdy du Vernois, è personificatO· nel direttore della manovra, un O%ervatore diligente pnò scoro-ere nel soldato una larva d'emozione sint,omatica dei feno:eni perturbatori che si sviluppano nei momenti dif~ ficili, specialmente nella tendenz,a irresistibile a s~arazzar~1 cli ogni formazione complicata, d i ogn i superflu1ta, non rispondente a.lla situazione del momento. . . Si adottarono, i:1fatti, di verse specie cli catene con rntervalli più o meno larghi fra uomo e uoa10 e tra unitò, ~ u1:ità, ma in pratica. non si fa uso che cli una catena., fitta, fitt1ss1ma, quando non è addirittma un agg lomeramen to informe ot-


Cl,NNI Dl '.l' AT'l~ICA P.SIOOLOGIOA.

CENNI D I 'l'AT'l'.!CA rsICO l,O GICA

tenuto a furia di nrti e dì forza di gomiti; fnrono adottate di\-erse specie di fuoco con comandi spiegativi, ma in realtà, il fuoco 0 uno solo, il comando ridotto a,d t'Ìna parola e l'alzo uno solo : si adottò la formazione della prima schiera su tre linee, ma in realtà le tre lince non si usano che nelle piccole esercitazioni, nelle medie se ne usano •d ue e nelle grandi, per poco che il tempo stringa, il battaglione di prima schiera agisC'e spesse volte come nn plotone. Riassumendo il :fin qui esposto sulla zon~· paurosa, concluderò col dire ch'essa; è zona eminentemente difensiva, perchè l'emozione paurosa è P istinto della conservazione sotto la forma difensiva, e come tale gli ordini e le formazioni che in essa si assumono per uniformarsi ai fenomeni corrispondenti, devono scostarsi il meno possibile dalla nec cessità di mantenere intatti i legami tra uomo e· uomo, tra unità ed unità, tm superiore ed inferiore, ed agevolare la avanzata in modo che la zonri sia percorsa col nùnor dispendio di forze immateriali. Passerò ora nella zona in cui predomina l' _istinto delli.t conservazione sotto la forma offensiva. la collera. :Essa ha la sua radice nel ra,ncore nazionale, nell'odio fra 1e n azioni belligeranti, generrito da interessi in conflitto o dalla necessità di far trionfare un principio, e può la collera, essere naturale o artificiale, cioè pnò accendersi ne! soldato spontan eamente od aver bisogno di essere ravvivata riuscendo . . ne) primo caso violenta, tenace, implacabile; e nel secondo invece poco aggressiva, poco ii.11pulsiva, poco battagliera. L'odio tra nazioni civili è impersonale e quindi anche durante le ostilit à permette che i Francesi ed i P iemontesi bevano a,lla stessa fonte come ne1la campagn·a sulle A lpi marittime; che i Francesi e gli Austria.ci si ricoverino sotto lo stesso tetto duran te un · furioso temporale come accadde presso U lma nel 1305; . che i Francesi ed i Russi in a,7amposti si dividano il pane scarso, come avvenne nella campagna del 1807; e che i feriti R ussi, Francesi, Austriaci Italiani, ecc., fraternizzino la, sera di Sm.olensko (1812) e si soccorrano a vicend a, precorrendo le idee umanitarie del fondatore della Croce Rossa.

***

2220

2221

Il periodo collerico, periodo di cui la tattica ordinaria non fa alcun cenno, è il contrapposto del periodo precedente: mentre questo è caratterizzato da debolezza opprimente, quello è caratterizzato da un vigore spirituale e materiale superiore al normale; mentre nella fase cleprimente il soldato è incerto e titubante, qui,ri è risoluto, audace, impulsivo; mentre prima egli ha bisogno di attinger forza dai riparti retrostanti) quivi non si cura più di loro e tanto meno dei morti e feriti che rimangono per via; mentre prima cerca. l'appoggio laterale del compagno, qnivi invece tenta di. svin. colarsi da, ogni legame per esplicare tutta, la sua forza d'impeto; mentre prima è circospetto nella marcia e taholta ha bisogno de1i' aiuto del superiore per essere trascinato avanti, quivi invece la forza d'impulsione lo spinge ad atti inconsulti; mentre prima in generale è raccolto e ordi:n,f.ito, quivi è proclive al disordine ed alla confusione ; mentre prima vi.i _aélagio, quivi affretta il passò per anticiQ>a,re l'atto risol utivo . La tattica usuale, considerando tutti gli uomini fatti a,d immagine di un solo, li ha inquadrati nelle sue formazioni; quasi timorosa d i lasciare un breve spiraglio all' iniziativa individuale, mentre è notorio che in ogni aggregato d' uomini v'ha chi corre, chi va pia.no e chi sta fermo, come nel combattimento v'ha chi si slancia avanti e chi è restìo a seguirlo, v'ha l'animoso in· testa ed il meno coraggio~o in coda. Come nell'ordine intellethiale sono pochi quelli che formano l'avang uardia del pensiero, eppure per forza d'esempio e di ammirazione, traggono nella, corrente la massa dei pi.gmei, così nel combattimento i veri motori sono pochi, perchè l'eroismo è la virtù dei singoli, non mai o quasi mai la dote cli un agglomeramento di uo·m{ni.' Ooll'a,pertura del fooco, il soldato scarica il suo fucile e grad~Ltamente scarica l'emozione del periodo pauroso lasciando posto alla .nuoya emozione che lo riscalda, lo infiamma, lo eccita, lo esalta,, :6.nchè nel momento culminante dell'azione

)

l

I


2222

CENNI DI 'l'A'.l.'T.IOA PSICOLOGICA

lo rende insensibile alla fa.me, alla sete, alla fatica, al . freddo ~ talvo.lta ~nche al!e ~·erite che r iceve, tanto che molti riportarono. ferite gra:71ss1me non risentendo da principio che la sensazrone d'un lieve urto. La lotta corpo a corpo produce un'eccitazione breve rabbiosa, intensa., convulsiva i il fuoco ha invece un'azio~e àrden~e . ma superfici<ile, per cui sono fac ili gli entusiasi~i eccess1v1 come gli accasciamenti improvvisi . . L e due innovazioni odierné, la soppressione del fumo e la rapidità .cli tiro, creano un dissid.io psicologico nel periodo collerico, mentra la lunga gitts,ta non ha influenza che nella zona paurosa. . La soppressione . del fumo tende a r ender e l'azione piu fredda, meno turbinosa e perciò, spiritualmente considerata più sensibile, e si. renderà sensibilissima colla sappatessione del. rum.o re, contnbueudo a soffocare lo sviluppo delle forze e~c1tb.ntl i ma per contrapposto la rapidità di t iro vertig mcsa scuotendo tutte le energie del sist ema nervoso e ~ nscolare, producendo una sovraecci tazione straordinària tende ad ubbriacare il solda to coi suoi colpi, ,a, renderlo incosciente d.ei Sl~Oi atti, a renderlo. i:·refrenabile ad ogni volontà superwre rntesa a, guidare, dmgere, disciplina.re le vo.lontà sino-ole. P nò quindi rit enersi spiritualmente che ciò che è :tato perduto coll'adozione della polvere senza fumo è st 1.tto guadagnato, sotto certi rispet ti, colla rapidità di tiro. Ma. non . bisogna credere che il ~entimento collenco germog!1 per rn?~nto, e che lo stato d'esaltazione morbosa possa ra.ggmngers1 m un attimo, chè conviene gradatamente passare per st adì successivi, corr ispondenti agli sbalzi ed alle sos~e per sca1:icare, ~ia via, tut ta l' emozione paurosa del periodo precedente. E u·n lavorìo d i e~osmosi e di endosmosi spirituale. · Og ni sosta, per effetto del fuoco, segna un aumento di eccitazione, . ogni sbalzo ne segna una. dimin uzione però nella sosta l'organismo umano tende a raffreddarsi. n;en tre n ello sbalzo si riscaJda per effetto del moto musc~la.re. Ne consegue che il soldato in una sosta eccessivamente lnnga

CENN I DI TA'rl'CCA PSICOLOGICA

22:33"

tende ad inchiodarsi al suolo, e in uno sbalzo eccessivamente prolungato perde g ran parte dell' eccitabilità acquistata e perciò la tendenza in lui ad. arrestarsi per ricuperare la forza perduta. · I trattati di t att.ica accennano al fatto singolare cbe negli sbalzi la linea frontale si raffittisce, si addensa verso il centro (la parte più battuta dal fuoco avversario) ed il raffittimento I è tanto maggiore qna.nto maggiore la lunghezza dello sbalzo, talchè spesso i ripa.rti muovono dall'ultimo appostam.ento in ordine molto rado per giungere a l nuovo appostamentoin ordine strettissimo. La sparizione degli intervalli tra gli uomini ~mmenta gli intervalli tra i riparti . Questo fatto che la psicologia trova ovvio, semplice, elementare, ha dato luogo a vivaci discussioni fra i tattici per · ricercarn e la controversa ca.usa r econdit~i'. Nel soldato durante lo sbalzo svanisce l'eccitabilità acquistata nella sosta, e perciò nell'avanzare,, rideptandosi in 1ui una particella dell'emozione paurosa precedente, cerca, come nel periodo pauroso, il contatto del compagno che lo sostiene e lo rincora. L a n ecessità dell'appoggio va via via sempre crescendo col prolungarsi dello sbalzo, ed in consegnenza spariscono gli inter valli tra. gli uomini e l'ordine rado si converte in ordine nor male. Il raffittimento avviene al centro perchè la debolezza è sentikL maggiormente da.gli uomini alle a li perchè più isolati degli altri. Il Oallwell_attribuisce il serrarsi dei r iparti verso il centro al bisogno di col.mare le lacune causate· dalle perdite, q uasi che in com.battimenti protratti dall'alba, all'imbrunire ed a cui presero parte parecchie migliaia di soldati, come ne fanno fede le. relazioni uffi ciali inglesi, la percentuale insignifica.nte di morti e di feriti, r imasti sul campo, potesse produrre tali lacune da obbligare i riparti a stringere .le :li.le. Il Callwell ·esamina pure la questione degli sb8.lzi e delle soste, ma dopo· aver giustament e deplora,to che nelle question i tattiche si trJ.tti il soldat o come un vero fantoccio, nelle me considerazioni ulteriori si preoccupa .più del senti mento della fatica che non degli altri sentimenti predo-


2224

CENNI DI '1'~'.r'.l'IOA PSICOLOGICA

minanti in questo momento. È sintomatica però la sua preoccupazione per lo sviluppo delle forze spirituali, da l ui precedentemente affatto trascurate. Durante la campagna Sud-africana si verificò il fatto che soldati affranti dalla fatic~t si addormentarono sotto il fuoco nemico, ma ciò è spiegato dalla legge psicologica che qua.udo un senl.imento ha, il sopravento tutti gli altri rima'ngono assopiti. È il succedersi di fatti che si ripetono in tiitte le · campagne e di cui l'esempio tipo è fornito dalla campagna, del 1812, in cui la fati.ca, la ·fame ed il freddo fecero tacere la paura dei cosacchi. Ho detto che nelle · soste eccessivamente lunghe il soldat o tende ad inchiodarsi al suolo; ciò è 1cittribuito secondo una falsa credenza intieramente al bisògno di ripararsi dal fuoco avversar.io, mentre in realtà la causa . determìnante deve ricercarsi nel fuoco proprio, perchè il soldato non subordina tanto i suoi atti a que.lli . del nemico, quanto ai sentimenti che si agitano in lui in un determinato momento, fant'è vero che nello sbalzo si serra al centro pur sape.udo ch'è la, parte più battuta dal fuoco avversano. Il soldato che si copre prova un sollievo immediato, ma nell'abbandonare l'ostacolo anche il pericolo s'affaccia brusco, istantaneo, per cni con difficoltà si stacca dall'ostacolo protettore. « Do:vunque le pieghe del terreno, scrive il Call well, « offrivano copertura sufficente, erano ammassate folle di « soldati in mal definiti gruppi, rappresentanti plotoni, « compagnie e talvolta anche battaglioni ». D'altra parte bisogna pur convenire che il fuoco rapprc·senta uno sfogo all'oppressione che tormentava il soldato nel periodo precedente, per cui egli durante la prima sosta è indotto a schioppett_ a re indefinit,a mente per alleggerirsi del carico .pauroso e conseguentemente a riinanere fermo lungamente nello stesso posto, come pure durante lo sbalzo sentendo svanire in lui l' eccitazione acquistata col fuoco {lievemente sostenuta daJ moto muscolare) è indotto a fermarsi ad ogni istante per ricuperare l'eccitabilità svanita.

OEXNI DI 'l'A'.CTICA PSICOLO GICA

2225

Non è tanto il suolo che l'attira, quanto ia necessità di poter far fuoco che lo lega al suolo. Fortunatamente in questa prima fase collerica, i nervi soffrendo cl' una tensione via via sempre maggiore, rendono istantaneo lo scatto suggestivo, agevolando così il còmpito dell'ufficiale nell'attrarre a sè le molecole del suo · gruppo . :U soldato nel periodo collerico è, come d1mostrerò nella psicologia del comando, pressochè privo d'ogni volontà, e s'egli s'abbanclona ad atti precipitati dimostrn ~tppunto cli non saper contenere i propri sentimenti, per cui se una volontà superiore assec6Jlda questi sentimenti o li domina nel momento in cui l' esaltazione sta per raggiungere un grado elevato, facile le riuscirà d'imporsi alle volontà affievolite. L'uffi.ciale ha un dato sicuro per riconot5cere il g rado di emozione paurosa restante, potendolo desumere dalla resistenza che il soldato op pone nel distaccarsi dal suolo; ma.ggiore è la resistenza, e minore l'emozione paurosa svanita e, conseguentemente, minore l'eccitabilità, dovendosi supporre che questa abhja l'assoluta prevalenza qua11Clo il soldato, invaso da.lla febbre del combattimento, si abba.ndona ciecamente alla sua sorte. L'ideale sa.rebbe ché il soldato facesse fooco correndo, ma. a ciò opponendosi difficoltà, d'altro genere, è consigliabile che la prima sosta sia lunga per concedere uno sfogo agli aiùmi oppressi, e in seguito nel sospingere, n ell'attrarre, nell'assecondare le iniziative individuali di percorrere dapprima tratti lunghi con soste brevi per evitare l' attaccamento al suolo e poi tratti brevi e soste lunghe per concedere il massimo sviluppo all'eccitabilità. In un libro di aneddoti militari, scritto da un ufficiale tedesco, che prese parte alle campagne del 1866 e del 1870, il fuoco della prima · sosta è chiamato umoristicamente il fuoco dell'angoscia, e ritengo che sotto il punto di :vista psicologico quella. specie di fuoco non sia mai stata definita con maggiore proprietà di linguaggio.


22:26

OEN'NI DI TATl'lOA PSICOLOGICA

OE~NI DI 'l'A'J.'T.lOA PSIOOLOGIOA

Le soste e gli sbalzi non han più ragione cli essere guando è sparita tota.lmente l'emo,:;ion.e paurosa per l',i rrompore dell'emozione collerica, la quale assorbendo tutto ]'organismo umano rende i l soldato indifferente ad ogni cura per sè e per gli altri. Il soldato infatt i acceso dentro di sè, ridotto a llo ;;tato d'incoscienza, paralizzato nella sua volontà non solo non a\7\7erte il pericolo pÌ·oprio, ma estende la s~a ind_i~erenza alFambiente esteriore, restando pressochè insen s1b1le davanti agli orrori del combatt imento. tant'è vero che Lord Robert;s ne' suoi Quatant'un ann·i -in India racconta che i st1oi soldati provarono maggior impressione pe1: un disgraziato accidente accaduto · poco dopo il combattimento (un tenente del genio lanciato in aria da una mina inesplosa) che non per le centinaia d i morti e feriti rimasti sul campo. I tratti :fisionomici del soldato nel secondo periodo del combattimento psicologico sono: volto in fiamme e cono-e. e st10uato, bava alla bocca, voce strozzata, narici dilatatt>, occ.hi. iniet tati di sangue, tremito convulsivo, da non confondersi col tremito pauroso. Il Callwell pur ammettendo gli sbalzi di corsa dice che sono perniciosi per qua.lche tempo ai. buoni tiratori; ciò è dovuto al tremito convulsivo, t remito che chiunque può riscontrare nel soldato anche al bersaglio d urante il tiro accelerato. · Anche un profano di psicologia. milit11re saprebbe leggere nettamente sul volto de' suo.i solclafa i segni delle emozioni da cui sono dominati, t ant'è la d ifferenza tra quelli della emozione paurosa e q uelli dell'emozione collerica. E questi -devono lasciare un'impronta ben m11rcata, se il generale Canrober t, due giorni dopo, dico due giorni dopo il combattimento di Montebello, sape\7a d~stingnere a colpo sicuro, in mezzo ad una folla cli soldati, coloro che avevano ricevuto il battesimo del foo'co, semplicemente osser vando le stimmate che ancora conser vavano nei loro tratti fisionomici. Leggasi in proposito: Paiil de J.Ylolènes - Histofre cl'un solclat - per quanto r iguarda la Ci.11npagna del 1859; e il giornale ,del generale Gordon) l' e1·oe di Ka1·tum. 0

*** Per rendere evidente la differenza esistente fra la debolezza delle truppe nella zona pau:rosa e la forza delle truppe nella zona collerica, fa duopo ricorrer e ad un esèmpio pratico e semplice, come quellò d'un1.1 compagnia nella formaJ zione iniziale di combattimento con un plotone in catena e tre in sost.egno. · · Seguendo i precetti della tattica comune la catena è debole rispetto al sostegno e l'uno sta all'àltra come 3 : 1 . }fa se si considera che l 'uomo in preda alla collera, nel f~1rore d~l combattimento acquista una forza materiale e spirituale d1 g ran lunga superiore a quella nor male e se si con'd ) s1 era ancora che l'uomo soggiogato dall'emozione paurosi;\, l)erde tanta forza guanto ne acquista nell'emozione collerica agevolmente si potrà conchiudere che 'il plotone in catena è forte e che ri.s pettivarnente i tre plotoni in sostegno sono deboli. Infatti è ri~aput o ~a tutti deU'impossibilità d i stac~are la catena dal nemico per riportarla in altro punto; della difficoltà di de\7iarne la marcia, dell'altra grave d ifficoltà di ricacciarla a,ttaccandola frontalmente, e questi sono indizi di forzo, e non di debolezza. Certo che se la sna forza si . calcola contando gli uomini e misurando lo spazio che essi occupano e gli intervalli chi? li separano non dà affidamento di grande consistenza, ma se essa si misura invece alla streo·ua delle forze irnmateri~li si deve considerare robustissima 1:sistentissim1.t. ' Anche il sostegno, qualcuno potrà obbiettare. non è sem pre docile e presenta talvolt1.t {·esistenze non indifferenti, ma la sua, si può controbattere, è una resistenza -passiva., negativa per sfuggire il pericolo ed è l'opposto della resistenza attivf.1, della catena che si abbarbica all'avversa.rio e non lo lascia più. Con _t utto ciò la tattica ordinaria pone le dande alla catena ed incarica il ·sostegno di sorreggerle con ognì cura con ogni precauzione, ingiungendogli di seguirla -passo passo o


2228

Ol~NNI DI '1.'AT'.l.'IOA PSIOOJ,OGIOA

OEXXJ DC 'J'A'l''.r!OA PSICOLOGICA

molto davvicino per essere pronto a soccorrerla in ogni evenienza, quasi che l'uomo debole avesse il potere d'imprimere vigoria al forte. ~.} appunto la vigoria della caLeua che permette di intervallare gli i.10mini senza pi-odurre l'isolamento, di distanziare tra loro i ripltrti senza risentire la mancanza dell'appoggio da tergo, che permette di fronteggiare l'avversario con uua linea sottile per riserbare la forza maggiore ad oprare sul fiauco ed alle spalle cl~l nemico e per diminuire le l>erditc. Il segreto d'ogni problema tattico-psicologico consiste nella ricerca delle forze spirituali e nel trovare il loro centro d'irradiazione por servirsene quale perno di manona. Nel periodo collerico la linea frontale è la base su cui poggiare per poter disporre dello altre truppe nel modo e nel momento più convenienti, è lo schermo dietro il quale si preparano i mezzi per conseguire lo scopo prestaLilito. Le truppe retrostanti conservano però sempre la loro debolezza, in grado crescente dal t orgo al fronte con un balzo sentitissimo nel passaggio &alla zona l)t•nrosa immaginaria in quella reale. N:on bisogna quindi credere, come potrebboro farlo supporre le disposizioni della tattica ordinaria, che le truppe al tergo della linea fro;ntale proieLtandosi su di essa possano imprimerle istantaneament e movimento od ardire, chè occorre un certo tempo prima ch'esse si fondano, formando un tutto spiritualmente rovente ed impetuoso. A questo punto qualcuno, come obbiezione, potrebbe citare mo!Li episodi in cui le trnppe al tergo furono non solo di aiu to ma-teriale alla linea frontale; ma portaron loro sollievo morale, rinfrancando e ravvivando gli spiriti, ed imprimendo loro ardiro per proseguire nella lotta. Esaminando tali episodi si riscontra però che la tonalità spfritualc delle truppe impegnate è accresciuta dal fatto ch'esse al sopragiungere delle t ruppe retrostant i si trovano in uno stato di spossamento moral9, in un moment.o cli grave ~incortezza sull'esito del combattimento, per cui ogni rinforzo in quel momento è ben acceLto.

2229'

È proprio di chi si trova a mal partito 11 riYolgore il pensiero a chi sta a torgo e l'accoglierlo festoso al suo giungere, come ò proprio d'ogni comandante inferiore il ricordarsi del superiore nel momento ùel bisogno e di trascurarlo tiuanclo le cose volgono a bene. Nel caso normale però le truppe retroslauti che si proiet tano sul la lin ea fro ntf.tle subiscono l'attraziono di questa per effetto di contagiosità, ma non sono esse che.imprimono vigoria all'azione. · Nei combattimenti contemporanei si ripete sovente questo fatto: le catene avversarie si schioppettano, si a,anzauo si respingouo, si assalgono, si difendono, senza che mai nè l'una nè l'altra dimostri la minima intenzione di desistere dalht lotta, fi uchè l'intervento d( una parte esigua ùelle truppe penetrata nella zona paurosa avversaria precipita, gli avvenimenti e ri!òolve iu un attimo l'azi.ono. L a difficoltà di rompere la linea frontale ha a.ppunto insegnato ad evitarla, girandola da un lnto o dai due lati per peuetrare nella zona deprimente nemica, dove con poche trnppe si può do, mina.re la situazione ottenendo effetti prodigiosi. Federico II disse : « 'l're uomini dietro il nemico valgono « più di cinquanta davanti a lui» ed il maresciallo Bugeand confermava. la sentenza scrivendo: « Lo spirito umano è così « fatto ch'esso s'inqui.eta di più, in guerra, d'un pericolo sul « suo fianco che dieci davanti a lui »·. Se si fa il computo clolle truppe ùel partito soccombente rimaste nella zona. paurosa,, e di quelle agg.iranti del partito contrario, si trova spesso che quest'ultimo sono una. frazione di quelle, oppure le truppe rimaste nolla zona paurosa .non solo non sanno scacciare l'avversario, ma nemmeno opporre tanta resistenza do. dar tempo alla linea fronta le di organizzare la ritirata. Ad Amanviller nove battaglioni francesi sono schierati su tre linee. Una compagnia del reggimento Regina A ugusta punta sui sei battaglioni della seconda e terza linea ed • apre il fuo co. Questi, sorpresi, si disordinano e fuggo110 trascinando nella ritirata anche i tre battaglioni della prima linea. 4112 -

A X)l0 Xl, I J. .


2230

OE~~.f DI TA'.C'l'IO,~ PSICOLOGICA

.

Questo fatto si ripete troppo spesso, sia su piccola come su larga sc'1la, perchè possa trovare la sua spiegazione nei semplici effetti dell'emozione paurosa considerata. nello stato normale e perciò conviene ricercarla nella attenzione concenti:ata di tutte_le truppe 'versò il luogo dell'azione, che impedisce loro d1 scorgere la minaccia sul fianco, sicchè essa succedendo quasi di sorpresa produce effetti dissolventi. Ogn uno sa che le distrazioni non sono in realtà che vivissim~ attenzion_i naturali o procurate rivolte a pensieri diversi ~a quelli a cui dovrebbero esser rivolt i, e che quando uno d1 tali pensieri predominanti inclnde lidea del pericolo l'~ssorb:ime,nto dell'iudi viduo verso il punto da cui parte mmacc1a, e tale da rendere inavvertito ogni altro fatto che si svolge intorno a lui. É un fenomeno che non si verifica. solta,uto nel soldat o impegn~to nell'azione o spettatore nelle linee retrost;anti, ma, come dimostrerò nella psicologia del comando si. riverbera anche sulla vista intellettuale del comandanteI chè alcune . volte è bastato un semplice indizio del nemico in una determinata direzione, da cui realmente si attendeva per con·Centrare l'attenzione da quella parte ed indurre a commettere g ravissimi errori. Alle due pomeridiane del 6 agosto 1870 per la strada di Froschwiller avanzavano il primo ed il terzo battaglione del -58" ~·an~eria prussiano. Furono arrestati ed obbligati a schierarsi d1 fronte al vivo fuoco della fanteria francese appostata al coper to sulla cresta di un colle. Si iniziò l'attacuo -c~l fuoco che andò man mano facendosi sempre più celere. Cinque battaglioni furono fatti avanzare in rinforzo. ma non si vede~a la pos~ibilità di fare un passo in avanti. 'rn quel mentre 11 battaglione fucilieri del 46° reggimento che si trovava · a Worth esce qal sol)borgo e si dirio·e sulla creta del colle di :fianco alla linea combattente de/francesi. Benchè il ~ovimento fosse compiuto qm1si al cop.e rto tuttavia, a -~hrnnque sarebbe tornato facile di scorgerlo e di provvedere m tempo. a pochi . d Invece il battaglione fucilieri potè. bD'iunJYere o passi al nemico, disporsi in linea ed aprire il fuoco senw 1

1;

CENNI DI TATTICA PSICOLOGICA

. 2n1

nemmeno che un soldato segnalasse la minaccia. I Francesi .sorpresi abba.ndonarono la posizione disordinafamente, tenut~1 prima con tanto v~1lore. La tattica ordinaria trae profitto del fenomeno della distrazione nell'attacco combinato di fronte e di fianco. cercando di attirare l'attenzione del nemico verso il fi'.onte . per piombare di sorpresa sul suo fianco, sorpresa che riesce appunto perchè l'a,ttenzione del n·emico è assorbita dal pe· ricolo frontale. · La buona r iuscita in ogni · epoca di ques~a forma <l'.attacco ne prova l'efficacia, dovuta, più all'effetto della sorpresa sulle truppe collocate nella zona paurosa avversaria cl1e non alla quantità di forze distratte sul fronte. L 'attacco semplice di fianco difficilmente invece può rinscire perchè l'a,tteuzione è rivolta a.1 pericolo immaginario e non al reale, al nemico che si · cerca ma che non è ancora stato trovato, pei" cui l'attenzione divagando può avver tire in tempo le insidie ael nemico,. )

La tattica usuale considera due moa_i d\1,zione: l'attacco e la difesa. . . La tattièa psicologica non fa distinzione fra attacco e difesa considerando in ogni combattimento una fase paurosa, difensiva, ed una fase collerica, offensiva, sia che l'un par·tito avanzi verso il nemico in posizione, sia che l'altro atten~a da. piè fermo in una posizione favorevole. Anche quando la fanteria lotta coÌ1tro la cavalleria passa per due fasi rapide ma distinte, fase paurosa all'apparire della cavalleria e fase collerica; coU'aper tura del fuoco, come pure q ua.ndo la fanteria lotta contro l'artiglieria passa per due fasi lunghissime ma separate, fase paurosa aìle grandi distanze e fase collerica alle medie ed alle piccole. .L'attacco e la difesa t attica considerati sotto !''aspetto psicologico costituiscono una g_uestio:ue di movimento, movimento che favorisce l' uno con l'agitazione muscolare e che


0.l!~NNI DI 'l'A'l'TIOA PSIOOLOG-ICA

2232

CENNI DI T.A.'1'1'IÒA PSICOLOGICA

deprime le• forze spirituali dell'altra condannandola a star fermo. La difesa sosta lungamen te nella. posizione occupata e come in tutte le soste essa contrae il difetto di attaccarsi al suolo, per cui nèl momento culminante dell'azione non sa mai svilupparo la forza d'impeto dell'at taccante. I n oggi è sorta una nuova scuola, che basandosi sugli eff~tti delle attuali 1.1rrni da fuoco propugnai la, superiorità della difesa sull' attaceò, ma qÌialora essa trionfasse equivarrebbe alla confessione es1)licita che l'uomo in guerra è al servizio dell' arm·aml?nto e non l'armamento al servizio dell' uomo. La questione è oziosa per la tattica psicologica · che non ammette combattimento senza offensiva. È indubi tabile che la superiorità dell' armamento co;; tituisce un elemento indiretto di superiorità spirituale, ma è. altresì vero che l'armamento per se stesso non può nulla r,e non è coadiuvato ne' suoi effetti da un a forza spirituale adeguata. L'armamento è pressochè eguale in tutti gli eserciti e quindi la differenza essenzia.le, non ostante la tendenza odierna di rendere la lotta materiale con le inve11zioni e le scoperte sorprendenti, è sempre nella q ualità dell'uomo. L'azione è decisa-dall'impeto collerico : v incerà colui che · nell'urto spirittrnle avrà :;aputo ·svilup pare la maggior somma di forza collerica, la maggior somma di aggressiYità, di offensività psichica; soccomberà colui che nell'imveto collerico non avrà saputo sbarazzarsi totalmenté del fardell o pauroso, colui che non avrà saputo raggiungere lo stato di esaltazione a cui è pervenuto l'avversario. Il Oonan Doyle nella sua« Grande Guerra Boera » esprime l'opinione che in avvenire le battaglie dureranno molto })iù a l ungo, e sarà il più tenace, e non il più impetuoso quello che vincerà. Ciò non in.firma il mio asserto perchè la tenacia per il soldato non è dipendente dalla forza di volontà, mn. dalla. forza collerica, la quale invece di scattare in un attimo, si svilupperà per gradi, per successivi sbalzi, fino a raggiungere le sublimi altezze nel memento della decisione.

2233

Il Callwell dice che l'attacco finale è uno sciame di plotoni, compagnie ed anche battaglioni frammischiati, ma egli .a.ttribuenèlone la è~1usa all'emozione paurosa intènsa, fa involontariamente un grave torto al valoroso esercito inglese, per chè lo sciame è prodotto da.l disordine cagionato dal parossismo dell'impeto collerico e non dal t imore del pericolo. La forza è commisurata alle emozioni. preva.lenti nel combattimento ; è più forte colui che sa accmnnlare la maggior ·quantità di forza collerica nel momento e nel punto decisivo. La forza-numeric1i però contribuisce ad aumentare la violenza delle emozioni per effetto di suggest ione. « È una « legge psicologica di indiscutibile verità., dice Sci pio Si« ghele, nella sua - Folla, delinquente -- che l'intensità « di un'emozione cresce in proporzione diretta delle per« sone che risentono quest'emozione nello stesso luogo e « contemporaneamente ». Mille uomiui ,quindi sviluppano una forza emozionale di gran 11,mga superiore a quella che si sprigiona da dieci n uclei di cento uomini ciascuno, coIDbattenti separatamente. « Nei fatti psicologici, scrive Enrico · « Ferri, la 1·i unione degli 1ndividui non dà mai un risnl« t at o egua.le alla somma di ciascuno di loro » . L'immanità degli ultimi disastri non è dovuta alla percentuale dei morti e dei ferit i, ma alla propagazione suggestiva dell'emozione- paurosa che trova nelle moli odierne un. elemento propizio per giungere all'estremo limit e della . :sua opera funesta. Se in caso di successo il n umero può colla sua imponenza suscitar e la frenesia e il delirio ad un grado altissimo, lo s_tesso n umero in caso d'insuccesso può produrre la massima disgregazione nel meccanismo combattente. E qui converrebbe parlare diffusamente delle folle psicologich e militari, ma ciò mi condurrebbe troppo lontano, per ,cui mi riserbo di t ratt arne nella psicologia del comando. La ritirat a si compie sempr e.in condi~ioni estremamente difficili. La ragione suggerisce d i non volgere mai le spalle .all'avversar io per evit are perdite maggior i, ma l'istinto di · conservazione individuale, che in questo caso è la nega.z ione della conservazione, t rascina inevit abilmente l'uomo


2234

OE~N I DI TA'l''.rIU..\. PSWOLOGI0.-1.

ad allontanarsi dal pericolo qualunque tJOSsa110 essere le con. seguenze. Ben a, ~·agione dice Enrico Ferri: « L'uomo opera ·come sente i:i non come pensa ». In momento di crisi tra la ragione e l' istinto vince quest'ultimo, e contrariamente ai precetti tattici che insegnano di.morire sul posto stanno sempre i precetti psichici che considerano questo modo cli azione come un ideale a cui si deve tendere. Si cita in proposito l'assalto del Rothenberg nel combatt imento di Spicheren, ma }'eroico genernle François faceva in quel momento da capo squadra., e non tutte le squadre han~o la fortuna di essere guìdate da generali . Il vinto ritirandosi si rituffa nella zona. paurosa r èale e vi rimane finchè è colpi'to . da.l fuoco avversario, ma appena raggiunta la zona paurosa immaginaria deve trovare in sè tanta, forza di reazione· da poter riaffrontare il nemico ·vit torioso. Il vinto conserva sempre una pa.rte di eccitabilità restante ed è su questa che fecero leva tLrcliti comandanti per ricondurre fino a sette volte .i loro soldati 1iella lotta, mantenendo sempre v i vo il fuoco collerico, cd i mpedendo coi r itorni offensivi all'esaltazione di sparire, perchè scomparsa quella e subentrata l'emozione paurosa in t,utta la sua forza deprinìente, svanisce ogni velleità di riscossa. È buon si ntomo di eccitabilità restante quando, dopo lo insuccesso, il soldato grida, strepita) bestemmia, impreca e . si abbandona. alla maldicenza ed alle ricriminazioni in termini risentiti; è cattivo sintomo quando il soldato p iega il capo mantene11do un mutismo ostinato. Che se p oi il soldato si abbandona' ad una fuga disordin ata e vergognosa e perdura in questo stato per più ore e per più giorni di segnito, insensibile al sentimento del dovere, insensibile ai r ichiami del superiore, in tal caso conviene ricercare i motivi- della disorganizzazione in cause · estranee alle forze che si dibattono nel combattimento, g iacchè queste per quan to esercit ino un'azione perturbatrice, non hanno mai tanta forza da rompere ogni legame tra uomo e uomo, tra un ità e :un ità, da impedir e il dominio su sè

CENNI DI TA'.l'T!CA PSI001,0GIOA

2231>

stessi, cla ridurre l'individuo allo stato d'impot enza. Sarà un~L trnppa male organizzata, sarà una truppa che ha per: duto ogni speranza di vittoria, sarà una truppa che avra perduto ogni :fiducia ne' suoi capi, s~,rà un~ t~·uppa c~e considera la guerra ingiusta e contraria agh rnteress1 della patria, sa.rà una truppa soggiogab da altre cause che sarebbe t roppo l ungo enumerare. Le truppe in ritirata definiti.va. discendono ad un grado cli forza inferiore a quell o delle truppe rimaste nella zona paurosa, e prova ne sia ch e queste . sono spesso travolte da quelle nella rovina. Quindi la linea combatten_te do~o aver rao·o·iunto i l- colmo dell'eccitamento, se v m ta, ncade rn tale 00 · esaurimento di forze ch e le linee retrostanti cl e bb ons1· rn quel mome11to riguardare siccome quelle che,~ono_anco_ra in crrado di opporre un ostacolo all'avanzata deJ.l'avversano. Per evitare l'incontro disgraziato delle t ruppe in ritirata con le truppe retrostanti, è consigliabile di non att endere a piè fermò che quelle si sieno raccolte, ma di avanzar!} pe1: acquistare coll' agitazione muscolare un po' di quell'eccitazione bnto 11ecessaria per neutralizzare la forza suggestiva dovuta allo spettacolo doloroso d'una t ruppa che volge le spalle all'avversario. . . Il vincitore dopo l'urto collerico, si abba,ndona ad una e::iultanza spesso irrefrenabpe, ed il soldato muta per l_a te~·za volta i suoi tratti fisionomici: occhi e bocc~L rident i, gnda di gioia., atti vivaci, cicaleccio caratteristico. . . ; N el passaggio del Danubio operato dalla d1v1s1one D~·ao-omiroff, questi si most rava i nquieto e turbato per l'esito del combattimento, quando Skobeleff si avvicinò a lui congratulandosi per la vittoria. , _ JYia coni.e e dove la vedi la vittoria? - - domando a11siosamente Dragomiroff. - Dove? - rispose Skobeleff - ma sul vol to dei soldati; ossen,ami quei furfanti! Essi non avrebbero una ~imile fision omia se non fossero certi di sopraffare l'a,versano. E così il generale Dragomiroff imparava da Skobeleff a presagirè l a vittori1L leggendo sul volto dei suoi soldati.


2236

CENNI DI TAT'l'ICA PSIC OLOGICA

CENJ5I J)! 'l'A'.l'TIOA PSICOLOGICA

L'inseguimento, sotto l'aspetto psicologico, non dovrebbe dai: l uogo a difficoltà, trattandosi di lanciare uu11 massa incandescente contro una mas~a pressochè spenta, eppure: sembra incredibile, esso non riesce mai, ò a.Imeno è limitato all'insegLli mento col fuoco fino a che si scorge l'avversario. La storia ne fa fede e comprova che dopo atterrato l'avversario il vincitore si abbandona ai t ripudii più frenetici, ma non insegue mai il vinto per completarne la distruzione. I pretesti per giustifìcare il mancato inseguiment o e per far tacere la crit ica severa non m~nca.110 mai, trovandone a i'osa nell'intralciarsi delle colonne, nel disordine delle truppe, ecc., ma queste non sono ragioni sufficienti per dimostrare che l'inseguimento non possa mai aver luogo. ' Se l3i storia è veramente la maestra della ,-rita, essa traendo dai fatti particolari una regola generale, dO'vrebbe insegnare che il ·vinto può ritirarsi a tutto bell'agio e rimanere tranquillo per almeno 24 ore senza a.lcuna tema di e:ssere molestato. Disgraziatamente chi ha ·subìto uno ·sc~wco materiale e spirituale si trova in tale ·s tato di scompiglio, che difficilmen te può conservaré la calma necessaria per compiere la r it irata nel modo che gli concede l 'avversario. Leggendo infatti le cronistorie dei vinti si trovano le descrizioni di confusioni orrende e di e(\uivoci trao-ici . ' l. b ) mentre leggendo le 0ronistorie dei vincitori si trova che nello :3tesso momento essi godono l'ebbrezza della vittoria, abbandona,ndosi a quell a stanchezza traquilla susseguente alle .emozi oni profonde. La ragione del mancato inseguim ento sta in ciò: che l'esaltazione della linea combattente sparisce per incant·o non appena sopraffatto l' avversario, e chè collo spegnersf dell'esaltazione si risvegliano i sentimenti corporei rimasti per un momento soffocati, la fame, la sete, la fatica e i.l bisogno di riposo, per cui il vin.cit~re non può conservare a lungo tale impulso al movimento da poter slanciarsi all' i11seguimento. Se daJl' una parte il vinto va soggetto ad un celere · esaurimento morale, dall'altra partr-i, il . bollore collerico del vincitore preci pita, sfuma, svanisce. Conviene

223'7

perciò ricorrere per l'inseguimento alle truppe rimaste nella zona paurosa, ma queste, quasi a farlo apposta, non arrivano mai a tempo e prima che riesca.no ad eccitarsi l'avversario è ri'nscitò a disimpegnarsi . Sembrerà, còmpito insano il giungere a tale conclusione, d'altronde dettata, dalla psicologia, ma la q nestioue non è stata discussa per sconsigliare l' inseguimento, sibbene per dimostrare che se chi ,;,ince fa opera commendevole, chi vince ed i1~segue fa _opera degna di un monumento.

V erdy d u Vernois lasciò scritto: « T utte le regole tatt iche svaniscono al primo colpo di cannone». I fenomeni psichici sono in quel momento più prese:oti che mai, anzi proprio allon1 spiegano la loro influenza male:fìca o benefica,, e proprio al primo colpo di cannone scorre tra le masse combattÉmti il primo brivido precursore de.11e maggiori per· turbazioni spirituali ch e si. succ·edèrnnno nell'animo dei

«

combattenti. I fenomeni psichici non . dileguano, non sfumano, non scompaiono, perchè essi sono inerenti alla natura umana. Il campo psicologico militare è assE1i vasto e da nessuno ancora mietuto . In questo schema di .lavoro i ììmiti furono segn-ati dal bre:ve orizzonte in cui si svolge .l'azione del soldato e le considerazioni non si elevarono mai al disopra dell'unità psicologica base, il plotone. Ma non bisogna credere che questo abbozzo di studio esaurisct1 l' argomento e non possa dar adito ad un più a1npio svolgimento, chè basterebbe estendere le indagini ai riparti d'entità maggiore per formare · un grosso volume, di cui ogni qu estione accennata corrisponderebbe all'intestazione d'un capitolo. L a mia attenzione fu a.ssorbita esclusivamente dalla tattica della fanteria, l'arma psicologica per eccellenza, ma anche le altre armi hanno una psicologia speciale, che, se studiata, potr ebbe contribuire a costn~ire l'edifizio psicoloo-ico militare in tutta la, sua interezza. b .


2288

2239

OE::\'NI DI '.CA'l"l'IOA PSICOLOGICA

A me basta per ora l'aver data una pa,l lidissima idea del modo di estrinsecarsi delle forze spirituali nel combattimento, e di aver dimostrato che le regole, le nonne, le formazioni e gli ordi;ni tattici, oltre che a cousiderazioni,d'ordine ma,teriale debbono improntarsi a considerazioni d'ordine .morale. La guerra fn detto, è una questione di psicologia. Anche la storia se può fornire un largo contributo alla psicologia raccogliendo i fatti da sottoporre ad analisi, a sua volta ha pur bi.sogno della riflessione psicologica per giudicare i fatti passati nella loro parte intrinseca. Per tracciare però un programma storico-psicologico è necessario esaminare, oltrechè il primo elemento dell'azione di guerra, il soldato, anche il secondo non meno importante del primo, il comando, giacchè la vittoria è il risultato del concorso armonico dell'elemento emotivo coll'elemento intellettivo. Questo primo saggio di t?,ttica psicologica può prestare il fianco a molte obbiezioni, con;i.e accad.e sempre quando gli elementi i n questione sono costituiti da forze imponderabili . Se dall'una parte in materia di tattica ben difficilmente van d'accordo due soldati, dall'altra parte in questioni di psicologia le divergenze stridenti, le polemiche vivaci sorgono facilmente per una definizione, per un accenno, .per una parola. Egli è perciò che in ogni controversia conviene tener presente che !:anima del soldato non è una cifra, e che la. psicologia militare non è matemaica. Bra, 31 g(mnaio 1904. ONORATO MANGIAROTTI. Capitano 11et n• reggimento (a11te1·i<t.

LA FORTIFICAZIONE lMPROVVJSATA DI FRONTE ALLE NUOVE ARTIGLIERIE CAMPALI

Nello sfoglia.re il fascicoletto delle Tavole cli tiro del cannone da 75 A da campagna ci è capitato cli leggere, alla pagina 8, il seguente brano, concernente P efficacia della granata torpedine: « Sparando contro una trincea rinforzata, il cui ·parapetto « era alto m. 1,80 per m. 4,00 di spessore, con 13 colp.i si « produsse una breccia larga m. 4,10, profonda m. 0,45, ed « interessante l'intero spessore del parapetto ». Sul momento abbiamo pensato: pove1·a fante1·ia ! ... Ma poi subentrata la ragione a;l sentimento, ci siamo domandati se,, per caso, l'esempio surriferito non, presentasse qualche punto debole. · ' Ci è sembrato infatti stupefacente che si potesse) con soli 13 colpi, porre fuori causa rin'opera cli terra. destinata a ripapare dei fanti; pur tenendo conto che l'esperienza era stata fatta in un poligono e che non era stata indicata, nello ' asempio, la distanza di tiro! E abbiamo trovato il punto debole, interrogando lo stesso fascicolett.o, là dove si espongono i d11,ti di tiro. S1 è voluto infatti cònstat~re quale sia il grado di vulnerabilità di un bersa.glio alto m . 1;80, cioè quanto il parapetto della trincea indicata. E si è trovato che, a 2000 m. di distanza; cioè fuori. ddla gittata efficace della focileria avversa.ria, il nuovo cannone cla 75 A. può mett ere, contro un tale bersaglio, lç1, me.t à dei colpi, limitatamente ad una larghezza di soli m. 1,50 ! Ci è bastato questo per sentenziare ch e in quella esperienza di poligono il torto stava tutto. dalla parte della t rincea ! È naturale infatti che il nuovo cannone, con soli

...


2240

LA l!'O R:.rr:li'IC i\.ZIONE HIPROVVISATA

13 colpi, possa sbarazzare un tratto di trincea quando questa gli presenti un bersaglio così favorevole. Ma non è invece affatto naturale che alla ·nuova artiglieria si contrappongano trinceramenti di quell'altezza! Ecco il Jn6nto debole! P er chè dunque gli artiglieri scelsero come bersao·lio sifo fat ta enorme trincea? Noi riteniamo che essi. la scelsero per mostrare i potenti effetti della granata . torpedine da campagna contro un tipo di t rincea che tuttora figura nel Jfo. nua,l e d,' a1·tiglie1·ia - Pa1·te I . - Badisi però che il predetto Manuale fu edito nel 1888 e che ogg idì la fanteria non dovrebbe usare all'artiglieria avversaria il così g rande favore di presentarle bersagli tanto ap pariscenti ! · V ero è che pure la vigente Istnizione si6Ì lavo1·i da zappatore. p e1· la fante1·ia (edita nel 1895) por ta di siffatte trincee; ma dobbiamo r iconoscere che essa non segnò un gran pass~ nell'ar te fortificatoria (come si potrebbe agevolmente dimostrare confrontandola coll'analoga I struzione . tedesca edita due anni prima) e · oggidì poi è div.e nuta addirittura antiquata . . S'ingannerebbero perciò· quei nostri colleghi che ancora . considerassero l' Istniz,ione s,wi l avo1·i da zappatore pe1· la fante1·ia come vangelo foTtificatorio; e crediamo quindi di rendere loro un servigio coll'accennare agli indispensabili adattamenti ai quali deve oggidì piega,rsi la vecchia fortificazione per tener testa alle nuove artiglierie campali.

,..

:i:

** .Pre:11e~ti~mo che già videro la luce aMhe in Italia pubbhcaz10m d1 ufficiali. competenti (del Magg iorotti, del R occhi, dello Spaccamela) i quali da tempo tracciarono la nuova via da percorrersi in materia di fortificazione cam1)ale. Ma è mancata la propaganda delle n uove idee fortificatorie, come ne attesta la quasi assoluta assenza di articoli del genere nei nostri più diffusi periodici militari ; e sembra per fino che le questioni di for tificazione campale non debbano interessare il pubblico militar e, q uasi fossero cose riservate a1 tecnici !

1)1

\. FRO'KTE ALLE ~UOVE .A.R'l'lGLll;; fHE O.HlPALI

2241

Ormai però è tempo che anche per la fortificazione campale si interessi la r~a~sa d~gli ufficiali, e si .co~vi? ca.?gn~ com.battente che l' ut1hzzaz10ne del terreno e oggi, prn d1 prima un coefficiente tattico, un'arme difonsiva, e che essa deve considerarsi come cosa d'impor tanza vitale, non potendosi attaalmente competere coi m1ovi mezzi cli offesa se da tutti i combattenti non si sa trarre 1·azionale profitto d~tl terreno sul campo di ·battaglia.

*"'* Per convincere il lettore s11lla impellente necessità di incamminarci decisamente per la nuova via che l'evoluzione for tificatoria ci addita, potremmo seguire· d ue metodi. O il met odo storico, traendo gli ammaestramenti dai n umerosi esempi tipici che le ultime guerre, e speci_a lmente quella a;ugloboera, hanno offerto . Oppure il metodo razionale, desumendo i dati, per via di analisi, dalle tavole di tiro delle n uove ar1 tiglierie campali. . Il . primo metodo però potrebbe ingenerare diffidenze da parte di chi crede solt anto a ciò che ha cons~at~to de visi6, o, quanto meno, potrebbe dar luogo ad eccez1om da parte di chi ritie~e che gli esempi storici si l'iferiscono a casi speciali, che non si è autorizzati ii generalizzare. Il secondo metodo invece è da ritenersi più persuasivo, come quello che si rivolge non alla fede, ma alla, ragione del lettore, colle cifre alla mano, e gli offre il modo di verificare quanto si asserisce e di generalizzare a suo piacimento. · Noi, che rifuggiamo dalle polemiche (dopo le quali ciascuno resta, di solito, della propria opinione) preferiamo il secondo metodo; e penetreremo senz'altro nell'intimo della questione, la quale mira essenzialmente ad abolire le orr..~ ai viete forme di fortificazione ufficiate ed a trova.re una raz10~ nale risposta alla seguente domanda : q uale deve essere oggidì l'altezza, la g1·ossezza e la p1·ofondità delle. Òp~re . in:l)rovvisate per resistere agli effett,i delle n uove a.r t1ghene campali?


·2242

DI FRO N'r :m ALLJ<} NUOVE AR.'l'IGLIERI8 Oli.MPALI

LA FORTIFICAZIONE IMPIWVV1SA1'A

Nel tiro d'artiglieria suolsi intendere per massima distanza ·titile quella distanza alla quale, supposto centrato il tiro, si ba. la probabilità del 25 °/ di colpire il bersaglio. Tale distanza, variabile colla specie del tiro, è naturalmente funzione delle dimensioni del bersaglio. Ciò premesso, col sussidio delle Tavole di tù-ò' del cannone ,da 75 A campagna (edizione ufficiale 1903) esaminiamo anzitutto, p(:lr quanto riguarda l'altezza, quale bersaglio offrono alla n uova artiglieria da 75 A campagna esempi: tipici di trinceramenti indicati nell' Istrnzione s1ii lavo1·i da zappato1·e pe1· la f'ante1·ia. E consideriamo dapprima soltanto il t iro a granR,ta-torpedine che, contro ripari, è il più efficace. Fig. 105 e 1 O7: altezza del pa1·a11eUo sul te1·1·eno natm·ale m.et?'i 1)30 . - Alla distanza di 1700 metri colla granata torpedine si possono mettere nel ·parapetto. in esame la metà dei colpi!' La massima dist~mza utile di tiro per tale bersaglio sar ebbe di circa 2500 metri, come si può facilmente ric~\vare dalle tavole di tiro, trovando la distanza alla q:u,ale un bersaglio di altezza doppia di quello in esame potrebbe contenere la metà dei colpi (1). · Fig. 106 : altezza clel pa1·apetto siil ten·eno natu1·ale me.fri 1, 70. - Alla distanza di 1900 metri· colla granata torpedine si possono mettere nel paraJ)etto in esame la metà . dei colpi ! L a massima distanza utile cli tiro per tale bersaglio sarebbe di circa 2800 metri ! Le cifre suesposte sono di per sè eloquenti. Come) infatti, potrà resistere fan teria che offra ad artiglieria dei bersagli battibili a distanze utili dì 2500 -:- 2800 metri) senza che per ciò l'artiglieria sia soggetta al fuoco della fanteria? Evidentemente bisogna che la fanteria abbassi i propri pa1,apetti. Ed in quale misura? 0

gli

(i) Per un calcolo e.;atto si dovre bbe tener con to dei fattor i di prol)al>:l.i téi. ma ciò condurreb be troppo per lo luo ghe e non rlarobbe risultati sensi bil mente· 'dh·ersi cl:1 quelli otteunti ,q,prossimat.i varnentc ; e, per quan to voi;liamo dimostrare so no sulllciepli calcoli ap1>rossimativi. · '

2243

Noi crediamo che l'altezza dei parapetti debba essere al massimo tale che l'artiglieria non possa· batterli Mtilmente se non assoggettandosi al fuoco idile della fanteria avversaria. E, siccome questo fuoco contro artiglieria in posizione cessa.. ·di essere utile oltre i 1500 metri, così noi dobbiamo considerare la distanza di 1500 metri come Uniite massimo iitile di gittata che la fanteria. può concedere all'artiglieria avversaria.. . ;Basandoci su tale concetto possiamo agevolmente ricavare {;1alle tavole di tiro l'altezza massima che può consentirsi ai parapetti dei trinceramenti . Basterà all'uopo, per una snfficiente approssimazione, prendere circa la metà de.ll'altezza di quel bersaglio ohe conterrebbe h1 metà· dei colpi a 1500 metri di distanza : tale altezza massim~1 è di circa metri O150 • Dobbiamo dunque ritenere che oggidì, qµando l' altez.za ·dei parnpetti sul terreno n aturale supera.sse i metri 0,50 la fanteria farebbe l'interesse dell'artiglieria .avversaria, preg iudicando invecè se stessa. A vvertiamo però subito che la distanza di 1500 metri, r appresen ta un minimo affinchè · l'artiglieria possa subire qualche perdita dalla fanteria avversaria; ma evidentemente la fanteria, per potere competere con vantaggio contro l'ar :tiglieri~ deve costringer questa ad accostarsi almeno a 1.200 metri. Oi sarà p er ciò concesso di prendere come limite massimo efficace pel tiro di fanteria appunto la distanza di 1200 metri. S n tale base, usando lo stesso sistema, troveremo che l'altezza d(!/i pm·apetti sul te1·1·e1w natiÌ1·ale non deve 1rtai su,pe1·a1·e i met,r i 0)40. Se considerassimo ora il tiro a percussione collo shrapnel si ricaverebbe, mercè lo stess~ sistema, un'alt ezza di parapetto quasi uguale.. · .P erò l'ideale in fatto di trincee sarebbe eh' esse fossero -costrti.tte addirittura senza parapetto. E soltanto ammettendo .che, in molte circostanze, sia :indispensabile di formare al più presto un appost amento per uomini a t erra ed in ginocchio, possiamo concedere che ·possa convenire di erigere improvvisamente un parapetto di 20 -;- 30 centimetri nel primo caso, o di 30 -;- 40 centimet ri nel secondo. · I

-


224<1

D! FRONTE ALLE NUO\'E ARTIGLIERlm OAMP.àLI

LA );'0RTil'I0AZI0NE IMPROVVISATA

Abituati sino ad oggi a veder rinterri di fortificaz ione campale simili a baluardi, sembrerà forse a primo aspetto che tali altezze di pftrapetto siano derisorie; ma esse si ri~ conosceranno sufficienti e razionali considerando che le g ittate dei nuovi cannoni d,a campagna sono molto ra,denti e che il tiratore in posizione di sparo dietro ripàri offre u11 b~rsaglio di circa metri 0,40 (compreso il copricapo). Se, infatti, si usassero parapetti p iù al ti di metri Ò.40 si rivelerebbe la posizione dei tiratori prima ancora di v~d:rli il che oggidì., colla polvere infume, sarebbe per lo meno un~ ingenuità!

Esaminiamo ora quale debba essere la gi·ossezzà dei para· petti delle opere i mprovvisate. L'esempio riportato nell'esordi.o cli questa scri,ttura ci rivela che l a gmnata torpedine ha tale potenza da sconvolgere con pochi colpi parapett i grossi ben 4 metri, cioè più dei formidabili parapetti che :figurano nell'Istnizione .su,i lav01·i da zappctto1·e per la fante·ria. Per competere colle granate t orpedini dovremo forse costruire parapetti ancora p iù grossi di 4 metri? A · noi pare che ciò sarebbe un .errore, sia perchè aumentando i r ilievi si dà maggior presa agli effetti delle granate torpedini, sia anche perchè è illusorio credere che neo-li odierni b combattimenti campali si abbiano disponibili i molti e robusti strumenti, nonchè il l ungo t empo, che tali enormi 1·interri richiederebbero. - Ed invece riteniamo più saggio partito quello di presentare all'artiglieria avversaria bersagli di mini.ma altezza, contro i quali l'artiglieria stessa sarebbe impotente, dovendo ri nun~iare essa al tiro a percussioue solo perchè il dubb io risultato conseguibile non compenserebbe l'enorme consumo di munjzioni che ne deriverebbe. Non è forse qm,sto il concetto che da qual che anno si segue per erigere le opere di fortificazione permanente? Evitati così i tiri in pieno a granata torpedine, UJil avremo ch e .da provvedere a grossezze di parapetto ~ali da resistere

2:345

agli. effetti delle scheggie delle granate torpedini stesse che scoppiassero avanti al parapetto ed agli effetti delle pallette degli sl1rapnels a percussione; mentre per ripararsi dalle pallette degli shrapnels a t empo si adotteranno an.che altri mezzi come si dir~1 i n seguito. Siccome però le peneti:'azioni delle scheggie delle granate e delle pallette degli shrapnels sono minori di quelle dei proiettili di fucileria, così basterà che la gi·ossezza dei pa1•a,petti sia tale cla 1·esiste1·e ad iin 'tfro d·i fiicile1·ia p1·oliingato. ':I.'ale grossezza dovrà perciò essere di metri 1,50-;- 2,<JO, e si preferirà il limite maggiore o minore a seconda della maggiore o minore facilità che la terra usata come mezzo proteggente offre alla penetrazione dei proiettili di. fucileria.

Per ripararsi d[dle pallette degli shrapnels a tempo occorre poi soddisfa.re ad un'altra condizione: Dalle stesse Tavole di tù-o risulta ch e: da 1000 metri in poi si possono colpire truppe defilate ad '/1 i da 2000 metri in poi si possono col pire t ruppe defilate ad i; , i da, 3500 metri in poi si possono colpire trnppe defilate .ad '/s; da 5000 metri in poi si possono col pire t ruppe defilate

. ad '/2,· e perciò, prenclendo a base il dato massimo, possiamo asserire che il fante defilato) nella posizione cl' aspetto, dai ti1·i indinat-i ad ½ net loi·o pu,nto cli cacltita pifò ·1·itene1·si 1·ipa,-ato cont1·0 gli effetti degli sh)'{tpnel a lempo. Basterit all'uopo dare alla scarpa della trincea tale ripidezza e profondità che il fante possa sedersi addossato alla scarpa stessa senza essere soggetto ai tiri inclinati a meno éli ½ ch e sfiorassero il ciglio cli fuoco. H3 -

A.~NU XLI X. ,


.2246

LA J;'OR1'IF[CA.ZI0~i'E IMPROVVTSA'l'A

DI FRO :s;'l'E ALLE N\JOV~] AR'l'I(H,IERH, CAMPAL'I

Esà,miniamo infine qua le debba essere la p1·o(ondltà del profilo delle opere impro\1'Visat e. Nat ura:me~te essa _dev'essere tale da non superare que.lla profonchta èh bersagli o nella quale a più di 1200 m etri l 'a.rtig lieria potrebbe mettere i l 25 ¼ dei colpi in 1m tiro ,centra.to . Ora, per qualsiasi specie di tiro d'artiglieria a 1200 metri. 1a profondità della _s tr~scia contenente il 25 ·1/0 dei colpi s~1~ondo _le tavole dJ. tiro, di circa 10 metri; e perciò dobbiamo nten ere ch e la p1·ofonclità del p1·o(ilo di un' ope1·a i1n_p1·01Jvtsat~ non _de1Je supe1·Me i 1 O rnefri (misurati, pei trin ~er~m~nh, fra .11 p1~de de.Ha scarpa esterna del parapetto ed 11 cig lio postenore dello scavo; e, per le ridot.te. fra il piede d~lla scarpa esterna del parapetto del fronte principa.Je e il piede della scarpa, esterna del pampet.to del fronte di gola,).

è;

***

R ia.:;sumendo ora q uanto abbiamo ricavato analiti ~amente ci sarà lecito di affermare che, per competare colle nuov~ .ar tiglierie rh1 ~amp11g11.a., l'odiern~1 fortificazi one impro\7Visata deve soddisfare a.lle seguenti condizioni : 1° l'altezza dei ripari sul terreno naturale non dev'essere su peri or e ai metri 0,40; 2° la grossezza dei parapett i basta che sia di 1,50 ~ 2,00 · metn ; . 3° il fan~e in posi zione .d'attesa dietro ripari dev'esser a

al sicuro dagli effetti delle p1Lll ot tole di shrapncl s inclinate ad

½ nel

punto di cad uta e sfioranti il ciglio cli fuoco : 4° la p rofo ndità dei profili delle opere n on deve, superare i 10 metri. Sé i risultati ai q uali siamo pervenuti si confron tano colle dimensioni delle opere di .terra esposte sull 'Jstn tzione dei lavo1'i da zappat01·e pe1· la fan te1·ia, Capo II, si può .dedurre q uanto seg ue :

2247

a) Le t rincee di batt aglia i vi con template debbonsi :generalmente abbassare di circa la metà; e se 11e deve rinforzare alquanto il parapetto, quando beninteso non si posson o adotta.re t r incee senza parapetto, che sono sern pre da preferirsi ; inol tre lo smwo devesi possibil men te a.pprofondire tanto da permette.re il t iro in piedi, 111~} gual caso, se la scarpa. è ripida, i difensori possono ripararsi contro gli effetti del t iro a shrapnel, sedendosi suì fondo dello scavo .addossati alla scarpa stessa,. b) I trinceramenti che, secondo la citata Istnizione, servir ebbero per resistere contro il t iro d 'ar biglieria, debbonsi considerare inu tili ed anche dannosi, poichè si possono co;<Jtruire assai p i ù speditamente t rin cee di battaglia che offrono lo stesso riparo al difensore e presentano minimo bersaglio t1ll'artigl ieria avversaria. e) L~1 ridotta, infine, come figura ne1l'.fst1'1iz·ione stessa, · è da conda,nnarsi inesorabilmente, sia, per l'altezza eccessiva del rilievo, sia, e più specialmente, per la grande profondità che presenterebbe al t iro dell' artiglieria avversaria, tanto che ad essa p uò b.en a pplica.rsi l'epiteto di nido di JJ?·oietti. Basterà sostituirla u n'opportuna trinceri :j:

*

:;:

A complemento d i quanto sinora si è esposto, crediamo ,op poduno di aggiungere alcuni chiarimen ti: 1 v Nell'esaminare gli effetti del tiro contro opere improvvisate n on considerammo il nostro cannon e · da 87 B, nè i cannoni e gli obici da campa,gna usati presso gli altri -eserciti; e ciò perch è tali artiglier ie generalmente tirano -con una precisione alqu anto minore del n ostro cannone dtL 75 A da campagn a; ed i risultati finali ai quali si sarebbe pervenuti, considerando q uelle ar tiglierie, non sa,rebbero stati essenzialmente di versi ; 2° I dati delle tavole d i tiro si riferiscono naturalmente ad esperienze di poligono: ~ul campo di battaglia in.vece (per le difficol tà di vedere i ì bersaglio, cli stimare le distanze, di osservare' l'effetto dei col pi s ul bersaglio, di aggiustare il


2248

LI. h'0RT1FI0AZI0NE DWROVVISA'l'A DI Fl10l\TE ALLE NUOvE ARTIG:LIERIIB CA.i\tPALf

tiro ,e di ~ontrolla1:lo)_ dobbiamo ritenere che l'artiglieri a pot_ra a:s1~1 meno facilmen te raggiungere i per cento dei pohgom; 11 che è a favore delle nostre asserzioni · 3° Per le opere di fortificazione propugnate. n on tenemmo conto del sussidio del legname, nè di ,.,uello, del ferro l ' a bb' p~rc h e_ . 1amo v o,uto trattate unicamente ".l.della fortifi ca-' 2none irnp1·ovvisata, la qua.le evidentemente non può d i solitofare assegnamen to che sulla pura terra: 4° _R itenuto che coll'opportuno m,ascheramento dell e opere d1 forti. fica7.ÌOne (mediante erbe, rama()'lie zoll e, ecc.. ), . . b , s1 possono d1sswrnlare anche parapetti più alti di metri o 40 sembrerebbe fors e in u tile di assegnare limiti di altezza n~ll~ opere stesse. Ma le sole masch ere non possono servire a dare la voluta sicurez7.a qua.udo altre condizioni non siano soddisfatte; esse servon o soltan to a dare maggiore sicurezza quando per altre precauzioni, le opere sia.no già poco visibili, E poi raramente si avrà disponibile i l lungo tempo che occorre . per ben mascherar e le opere stesse; e q uando il maschera1:1ento fosse ~ncompleto o male indovi nato per .modo che I·opent non s1 confondesse col terreno naturale1 riusci rebbe f~~ile all'oc~hio eserni~ato degli artiglieri, muui ti di pote1~ti bm occol1, d1 scoprire 11 bersaglio; . 5" ~e calcol_assi mo il tempo occorrente per costruire le trmcee 1mP.rovv1sate secondo i n ostri criteri, troveremmo che ba,s terebbe soltant o qualche quarto d'ora ·, ·men ti·e 1· t 11110e,· rarnenti contemelati nella vigente Istruzione richiederebbero com'è a tutt ~,n oto, qu_alch e ora. I profili da noi propugnati o:tr~·ono _p erc10 ~nch e 11 va.ntaggio di essere semplici e sped·itivi, e d1 potersi adattare bene all'impiego dello st1·wrnento P?1·ta.t-ile da, zappat01·e qualora (com0 è voto comune) ne vemsse munita la nostra fanteria.

Da quanto abbiamo esposto n el presente breve studio crediamo di aver ~ett_o in questo periodico la più modei:n a parola_ sulle g_uest~om essen ziali di fortificaz ione i mp:•·ovvisata e d1 <1ver tracciato le n uova via che la fortificazione stessa

2249

-deve decisamente seguire se non vuole essere :facilmente sopraffa.tta dalle nuove artiglier ie da campagna. Non credi.amo però di avere trat tato l'argomento interamente, poichè, per -esam inare t utte le altre questioni concernent i le for tificazione, sarebbe occorsa la mole d'un volume; ed in ciò altr i a noi maestri, ci h anno p receduto. Nutriamo nondimeno :fiducia che le poche idee qui prop ugnate inducano volonterosi e p iù competenb colleghi a seguirci, dicendo d i più e meglio, per contribuire a diffon dere nella massa i nuovi criteri fortificatorì. A noi resterà. allora ,soltanto il merito di aver dato su questo periodico il primo alta1·me per allont anare ogni idea che la fo rt,ifìcazione campale sia an cora quella contemplata nella vigente lst1·u.zione siti lavo1·i da :zappato1·e pe1· la f'ante1'ia, la quale - non possiamo t acerlo - gi.i1 d a parecchi anni avrebbe dovuto ·sn bìre sostanzi ali rinnovazioni, snll.' esempio clell' analoga Istr uzione tedesca ch e sin dal 1893 aveva dato il bando a l'ipari p iù alti di metri 0.60 ! E sogg iungiamo i nfin e ch e ri modernata l' Ist1·uzione secondo i criterì espoati, la fortificazione improvvisata, resa -elastica e spedita, potrà anch e nel nostro esercito rispon der e alle esigen ze d ella mobilità delle truppe, essen ziale ,caratteristica della tatt ica moderna.

G. C.

·'


2250

CAS'.1'ELT,J E JJ'Ol'tTEZZE VENB:ZIANE, E CO.

CASTELLI E FORTEZZE VENEZlANE NELL'ISOLA DI CANDTA

Al risorgere della colt~ffa e dell'amore alle arti nel mondo, occidentale, sullo scorcio del Medio-Evo, si· cominciaron<> anche a raccogliere le prime notizie sulle antichità classiche dei paesi d'Oriente. P rimi fra t utti inviarono di .là lettere e relazioni alcuni di quei mirabili commerciant~ delle n ostre repubbliche marittime, nei quali la calcolatrice avidità del commercio non aveva spento nè sopito in cuore la scintilla del genio e l'amore al bello, nè tratto di mano la spada e la penna. Delle antichità cretesi, perocchè è unicamente di queste che ·vogliamo trattare nel presente sommario studio, si occuparono per primi Ciriaco dei .Pizzicotli cli Ancona (nato nel 1391, morto fra il 1449 e il 1457) che fu a Cand.ia dal luglio al novembre 1445 e nei primi mesi del 1446, ed Ono1·io Belli, medico del Provveditore Generale dell' isola Luigi Grimani, dal 1583 a dopo il 1596 . .A.l primo, esplo~ ratore infaticabile ed intellige ntissimo. si debbono notizie· preziose, copie di documenti epigra.fici cl.i grande importanz~, ora scomparsi, indicazioni, per i suoi tempi, di me~avigh osa esattezza : il secondo visitò tnttr1 l'isola, ne studiò con passione i monumenti, e ne lasciò ampie descrizoni e piani. Dopo di essi bisogna giungere sino alla seconda metà del secolo p~1ssato per ritrovare nuove serie esplorazioni dell'isola : rammenterò, fra i piii degni, il )I'alkener nel 1.854, il Paslhey nel 1857 e pi ù d i t utti quell'infaticabile 0api.tano Spratt nel 1865, che pu bblicò anche la grancle carta dell'isola che, non ostante q ualche difetto, specialmente nella grafia dei nomi di luoao, è sem1)re., ancora ocra-i ... Jiore, .... oo, la.' mie che possediamo.

2251

Seguirono con le loro esplora,zioni. parecchi altri eruditi ed archeologi, specialmente fra,ncesi - rammenterò il Thenon, il Perrot, il \\i escher, 1'1Iaussoulher , il J oubin ed il Db1:1blet - : ma chi doveva dare m1ovo impulso e vigore allo· stndio dell'archeologia cretese fu, per nostra gloria e fortuna, un italiano, l'illustre prof. l!'ecle1·igo Halbhen·, che, recatosi giovanissin~o nell'isola., doveva poi, negl\ anni successivir esplora,rla completamente, scoprendo~e e~ 1 llustran~one ~1agistralmente tanti insigni monumenti, e nvelando a.1 dotti un periodo nuovo della civiltà. e del dialetto cretese.. . L'Halbherr aprì la serie delle grandi esploraz1om archeologiche dei' territorio cretese. Appena l'isola si fu liberata dal o·ioo·o musulmano. e l'Europa civile ebbe steso, con le sue a.ro b ' mate, la mano generosa per solle·vare i l forte popolo cretese che pesto e sanguinante, ma non fiaccato nè. èJ.omo, gu~rd.ava a L ei in nome del diritto dei l)opoli dalle nune fumanti della patria., una valanga di archeologi si precipi.tò cla ogni. parte d.el mondo sulle vestigia dell'illust,re :figlio eh quell'Itaha chet ancora una volta, con le armi della scienza e del genio si affen11a,va signorr1 nella terra leggenélarià di Minosse e di Idorn.eneo. Inglesi, J'i'rancesi, A.me~·icani, Tedeschi, inviarono, sul nostro esempio, missioni regolarmente costituite e riccament~ dota.te, e, oggi più che mai, mentre scriviamo queste povere pagine, ferve, fortunato ed operoso, il lavoro geniale, che sapientemente fruga.udo fra le viscere di questa cì~ssica terra, ci svela le meraviglie di quella civiltà leggendaria che conoscevamo soltanto attraverso i poemi di Omero . Ma un altro còwpito si.imponevtt all 'Italia : quello cli rintracciare e studiare i resti che il lungo, glorioso domin~9 della Repubblica cli Venezia aveva lasciato nell'isola. Il R Istituto Veneto cl.i Scienze Lett ere ed Arti assunse, con no bile slancio d i patriottismo, l' àrdua impresa, col co1~c.orso del Con~ une .e della Provincia di Venezia, della Deputazione .veneta eh stol'la patria, e di qualche altro m unifico priva,to. Il Dott. Giuseppe Gerola. o·iovane d'anni m.a fornito cli ra.re qualità di mente e ' b . di cuore, ebbe l'onorifico incarico.; per cui pMt,ito, nel genna.10


2252

CASTELLI R FOR TEZZU: VENEZIANE

del .1900 1 dall'Italia iniziava., sul principio del seguente febbraio, la campagna dei lavori,'che sistematicamente proseguiti P?l) ne1 dne. an ni successivi, gli hanno fornito un ricco e prezioso .materiale per la ricostruzione della, storia di Creta quale colonia veneta.. . · Og ni yn?vincia (1). fu sistematicarnente visita.ta, paese per paese, ~·ovrna per rovrna, cl alle vette dei monti al profond@ dei burroni ed alle deserte sa.bbie del mare, dovunque il dato di un documento, l'indicazio~e di una carta, il ricordo di un visitatore, o l'asserto di un paesano del luogo indicasse l' esistenza di. una località da esplorare. Stùdiati i pochi monumenti che tuttora esistono intatti: complet:lti quelli g ià cadenti in rovina ; rintracciati . i fram~ men ti dei troppi che giacciono in desolato abbandono; r accolte trad izioni e notizie su quelhgià completamente ~comparsi. . ~'u~t? f~ des.critto : delle localit à si tentarono approssimabv1 ,n hev1 ; dei monumenti si d isegnarono piante e spaccati. Fu fotografa,to quanto di no tevole f n possibile con tale sìstema r itrarr e; le iscrizioni tutte si ricopiarono in facsimile : ~i quelle scol pite e dei graffiti si r iportarono calchi ; e calchi 111 gesso finalmente furono eseguiti. dei più bei frammenti veneti della capitale. · Gli studiosi potra,nno un giorno, che ci auo·uriamo assa.i . . • b viemo, ammirare tali insigne memorie sapiente.mente ordinate e disposte nelle sale del civico museo di ·venezia ed il Ge1:ola sta. attualmente lavorando per renderle di p~bblica rag10ne, divulgandole in ap posita, edizione, come egli stesso ebbe già a ])rom.etterci, (2) con corredo di illustrazioni e documenti. · · In attesa intanto che quel giol'.P,O for tunato arrivi. e ment ~·e noi stessi, sebbene con scarso ingegno, nessuna s~ienza e limit atissimi mezzi, attendiamo a lavoro di maggi,or mole, (il Atti del R. Istituto Veneto <l'i Scienze f.ette,·a ed Arti. Ann o accadem ico rn·o,.902 torno XLI, p~rte l. · ' (21 G. Gi:;1101,,1. Candilt ali' ~p oca. veneziana . - !lastegn (I. Internaztonale, dicembre ~90L

)(ELL' I SOLA DI GANDIA

2253

che non il presente, sulì'isola di Cret a, e cli.e, ·se ci ba~tera'nno le forze per condurlo a ter mine, vedrà guanto pnm~~ la luce sia, dunque permesso che anche noi, che da 21 mesi ' . . . dimoria.m.o nell'isola per ragioni cli serv1z10, concornamo, col nostro modesto g ranellino di sabbia, all'opera grande e patrio~ticf.~ d{ ricostrnzione delle gloriè dei nostri p ~dri., cui altri, COil mente e'letta cli scienziato e CUOrE' eh 1tahaJ10, attende . Sia pure con la massima brevità, ma prima di introdurci 1.i parlare dei castelli e delle fortez ze venezia.ne nell'isola di Candia, reputiamo assol'!ltamente necessario acc~n~are . alle vicende. che diedero Cret:;i, in m.m10 ai Venezia.111, e richiamare l'at tenzione del lettore sui principali ,:J,vvenimenti interni ed esterni che al veneto dom inio nell'isola conferirono speciale caratteristica,. ' ***

La stor ia della dominazione veneta in Creta, si può dividere in tre l)eriodi: contrassegna.lo da lunghe, sanguinose lotte intestine il 1°; da un'era di pa.ce e di prosperità per la colonia il 2°; dalle guerre contn> il Turco il 3°: Se pur~ non voo·liamo premettere ai tre soprad.escritti un altro pe· b . . . . riodo e che fu quello delle lotte contro 1 p1rat1 genovesi, che, ~rima ancora che i Venezia1~ì, ~he n~ ~rano nominalmente signori, potessero mettervi piede, s1 1mpossessa,rono dell'isola, vi si rafforzarono e vi si sostennero per qualche tempo contro e 1nalgrad.o Venezia. 1Yia procediamo ordinatamente. · L'i s~la di Ca.ndia, che fu già sotto la dominazione (1) romana, due volte sotto la bizantina, ed una volta sotto quella \l.l La dominazione romana ha d nl'alo d:11 Gi a. C. fin.o alla div.isione '. lell'imper o fatta da Costantino - 337- 353 - nell;t quale l'isola tocco al 3° dei suoi ftglmoh Costn.nte. La t• doro;nazione bizantina va eia q uest'epoca fi no al r,rincipio del IX secolo, cioé all'S2i (o, secondo altl'i, all'S32) quanrto sotlo l'imperntore Michele Bal bo, Cl'eta fu conquistata dai s:,rnceni. La dominazione Arab~ va dall'S2t, (o 372) nno a l !l60. La 2" biz:1ntina dal 960 lino alla dom inazione veneziana - !20.\..


2254

NELL'ISOL A DI CANDlA

CAS'.l'ELLt E FOR'r EZZl~ VENEZIAXE

a,raba, fu, nella p rimavera nel 1203, aggiudicata a Bonifaè.i o III, marchese di Monferrato, per un ac'COrdo interceduto fra l ui ed il g iovane imperatore Alessio IY. Sarebbe forse opportuno ch e, per la migliore intelligenza di ciò che verremo esponendo, dicessin,.o qualche cosa di quella fortunosa quarta crociata (1199-1204) che, destinata negli i n tenti del pio Pontefice I n nocenzo III alla liberazione del Santo Sepolcro, s'inclugiò i nvece a fondare l'impero latino d'Oriente, por~audo, nel 16 maggio 1204:, Baldovi no IX conte di Fiandra sul trono dei Commeni . Ma ciò ci farebbe uscire dai . limiti del presen te lavoro: ci con tenteremo perciò, a complemento della n otizia testè data i. aggiu ngere che Bon ifacio qi Monferrato p i uttosto che riconoscersi vassallo di Baldovino cli Fiandra, suo emulo person ale, pr eferì vendere l'isola di Creta a Venezia che, meravigliosamente servita in ciò dal suo doge Enrico Dandolo, il 12 agosto 1204; n e divenué signora, per la, tenue somma dì mille marche d'argento. Così, élopo 15 mesi di signoria p uramante nom inale, perocchè · è certo che mai Bonifacio di JY.[on ferrnto aser:citò effetti·yo potei'e sull'isola di Candia., egli la ven deva a pron ti contanti a Venezia . Ed a noi pare che il contratto fu ottimo per entrambo le par ti; ·p erocchè nè J~onifacio, come gli even ti mostrarono p oi, avrebbe forse mai potuto esercitare u na reale sig noria in Creta, nè questa, a·yrebbe mai av uto, con lui e per l ui, l' i rnportauza ch e invece eb be con Vénezia e per Venezia. La sua eccellen te posi zione geografi.ca ne faceva, la chiave del commercio marittimo col Levante, e mostrò bene di intender.lo l'emula Genova che; non essendo riuscita a svent are il famoso contratto, si adoperò con og n i sua possa in seg uito per coutrastarglie]le il pòssesso, appogg iando prima di nascosto, palesemente poi e con t u tte le sue forze, q uel famoso pirata gen.ovese E nrico Pescatore, p iù g eneralmen te conosci uto sotto il nome di Con te di Malta, che, profittando . d eg li i mbarazzi nei quali venne a trovarsi Venezia al momento della eompera, audacemente ·prevenendohi m osse, nel 1206, cum navibus, gcdeis, iischei·iis, bziciis afiisque Zignis cu1·-

2255-

· la·, e., con ~trdito· . . cii·ma . ·t,., (1) alh, conquist a el e Il ' iso salibns t1> ' ' • . • • . n e se rese s1onore. colpo d.1 mano, se . . l h ol ·(;fhezza dell:e lotte l unghe· o e con qua c e a10 ~ . ' . Altrove d 1rem , · · . . , t. il Pescatore . t ere cla Venezia con io ecl aspre dovute sos en . . . . dell' isola. contro l'e. .· a per 11 r ecupero , ed i Genovesi pnm . 1X' • • . e mantener vi la sua. . c1· ·eno poi per auerma1.v1 . ) . . d . il Pescatore traencLO, lemento m ig . . Q . 'b· sti il n cor are come . . l 1 signoria. u1 a . 1· .. riuscito impadron1rs1 e e • dalla facilità con la quale g l. era ·1 f;· t i' r·o s1·· desse appena ' ' l'isola, ntile ammaes t. ,1a.mento . . fper .l u ,1-t l1i a fine di tro- . . . l nirla d1 orti e ca;:, e ' messovi p 1ec e, a mu . . h breve scadenza. si aspetvarsi pron to per la g uerra c e, a . ,

•

t a va da V er~ezi.a. , ·tro citt à principali Can dia: Oa.nea) Non sa.ppiamo se le qH<1,t.' . . , t da lui. a fortifictire fossero incom 1nc1"1 e , 1·t · S · . · (9.) 'nAl'O ·Retimo . e . ia l' ' ). le fonti v enezrnne ,., -fanno < .t'(coll':1en cred~re e 1 s1.. delle fortezze da lui rest aur_a te e>· risalire a 14 11 n umero f a nt n e cli alcun e d1 esse t .t dalle . on ~ime (e. addirittura cos ,rm e "i . f.. t,, ,'!Yifrabello .Honifacio, · · ,· n o il nome : 11' on,-o,· "', ~ ' ci. è giunto pe1s1 . a· Ternenos Milop6tarno, Hell'antica fortezza l ' , ' . . 1 l niiovo, Caste . San l"-0· lò v ariamente distribuite su e la rocca eh vico . 1'ZJ}a?' O territorio cretese., . . . 1· era o·euovese vanno certo L e rimanenti ±orti·~caz101~1l_c i,.°~rdati nei documenti già , gli altri caste1 1 ne · . ricercate f ra ' .· . . Belvedere (F. Oornelrns, • • · ·1 ll'epoca veneziana, J1 • al pnnc1p10 e e . .. __ I V a 238). Kato Swnto . S . Venetus l7ot>. vo1· , 1) g. ' , "b'd Creta ama. ' . . 9.48) ed Anniro (I i em . ) -, · Gio1·aiò (I bi dem pag . .., .. ' · . . J' (U,1dem ' i::ian. e .~fra crh . . a1t n. ce· 1eb1·i castelli veneziani . Ctlpag. 283) ; oppur . lol . ca~tellanie dei quah n on .. . . api Lah de e omoni.me " ' : venuti poi e, G • . ' c1· ostrnzione : Gerapetra, . " . ,. postenore l epoca 1 e A sia noto e.,se~. . l . B ' orna e Chissamo (cfr . .o.n Priotissa, Pediad1.1, :M..a vesm, ic . dre,a Corner, op. cit.) (3) ._ . 1 ·atamente an dato per-· ·ia m a. aucr111· ,, bb Comunque se en e s : go 'ta fra Venezia ed il P e. cluto il docun1ento della pace • se i.n .. · (//' , ··ae palriae mo . (O Cfr. P AN,;;, pag. ,.' 0'' · -I' iber jttrium reipttbiic,1e Jmw.enHs is oi t · ns3 , "1 . . ., · ~ 92 780, 'iS9, 790, ,, - 60 ' :!. Q' 00 - ' 21,.'. 48. .,. · · ("J ~, ,nc1ANA . - Cod. i t.,tl. \ 11, &.., .10 ' ' , • ,·n Creta _ No ta 4:l a p~g. 3~, mo• . • . , l l ·11a"1011 e qenov, 5 " . , (31 Vedi G. n e~o,.A. - .a ( om1 ~ . . .

numenin) ·


'2256

NELL'ISOLA Dl OAN DIA

OAS'.l'JU,Ll E E'ORT1'~ZZE VENEZIANJ,:

scatorn eh e es;:,a _ f n conclusa fra la fine del 1210 d ·1 ' sappiamo . . . ed l prmc1p10 del 1211 . Per effetto . abban. . ' d1· essa E nnco . o~ava _per sempre _fra le mani dei Veneziani la classica t erlra d~ Oreta ove, rnsediatosi signore con felice ed aud· co po di ruano a . ace .- . " ' , ve_va saputo mantenersi per quasi 5 anni . ntoinandosene pac1fica111eiite, s1dvo h tvere e 1 , 11:fal ta. e persone, a Lib_erat~ 1' isola da! Pescatore Venezia volle con o-ran sollec1tudme ed amore, provvedere alle sorti· 'd 1 o _ , Reo·no f . .· e nuovo · 1 o tt -;_ come u chiamato. Dogando Pietro Ziani fn 1. se em,vre e l'ottobre delìo stesso anno 1211 I' . 1 ' . ,, cettuata la , · ti.; d"1 Q . , · 1$0 a, ec. ' ci ·~a .,andia e suo territorio fu a· · · 139. miliz · 4S . . , · 1v1sa m o- ,., ., . , ie. ~ . mmon sergenterie, e gueste furono asseonate n:;pett1vament e ad altrettant i llobili e 1 . neti cl 1 1 · popo am ve. 1e _con e oro famiglie a bbandonarono ]~ p· t .· . stanziarsi n e11 . Giunsero nell'i ol ad .. na :·pe1 " ,a nuova col onia. . 6 o· , •· .. . S a l V1Sl 1n ::-,ruppi · co1nsponden1 a a1 6 sestieri di r ispe · tt·1va .prove11 · 1· . 1enza nei qua 1 s1 d ivideva la città. cli V . h virono di b 11, . . ,. . enez1a, e c e serase a ,t successiva nparbz1one d . t , t l' l.SO1a . 4 t . .· . . . . . . 1 Ut a m e111ton , sudd1v1s1 alla loro volta in castella . . Obbl" h . l · ,.me. ' ig 1 e e1 n uovi col oni furono la dimora noll' . ~ l l a vere C' ~ · v l ::;O a .b t 11 a::;a p rop ria ~ Oanclia,. il p agamento di reo·olare tri~ O d ~- 0 ; a. ~nadre patria (a cominciare dal quarto anno) il , d1 ellt ere_ rn ogm evento la colonia contro i nemici in te~·ni e es erm. . Del resto piena libertà a1· cn lt e d i r eligione, libertà as·soluta di commercio ne1· porti. dell'isola per i cittad1·111· veneti. Anche · d o però non entreremo in mao·o-· ,· . .a que . s t·o nguar part1colan, giacchè tratteremo co 1 . ,::,1?1011 ·1 n a maaa10re pos~ b"l ~rghezza l'argomento, nel lavoro al quale :;: tem1.)o a~~e1ne · Cl ramo. ' -

°

Sarà per ora sufficiente al nostro scopo ramment . que::;ta sao·o-· . . . are come . ooia orgamzzazrone della colonia iudiSY)ensab1 ·1 per l'mcremento del . ' .t f suo commercw e per svilupparne lee _orz':, venne pur trop~o ad urtare contro gli interessi ed il .r,;ent1mento del popolo mdigeno, e specialmente delle antiche

2257

famiglie nobili biza.ntine, le quali, più che una semplice supremaz1a, esercitavano ne1l' isola veri e propri diritti feudali. La storia del primo secolo e mezzo di dominio veneto in Creta, dall'anno sopra ricordato dell'invio della 1" colonia -- la seconda fo mandata, nel 1223 e la terza nel 1252 si.no alla metà del xrv secolo, è tutta, una colossale ri,7 oluzione che nelle città come nelle campagne, fra le scoscese balze dei m.onti o sugli aridi piani sabbiosi, arma u n popolo che ·vuol vivere conservando la sna miseria, ma la sua 1iberbà, contro un al tro _popolo che vuole dominarlo, sia pure per farlo partecipare ai benefizi della sua ricchezza e della sna civiltà.. Sono Agiostefaniti e Melissen:i che profittando degli imbarazzi che a Venezia crea l'emula Genova, che fa gli ultimi sforzi per contri>,starle il possesso dell'isola,, alzano lo sten. dardo delb rivolta ; sono Go1·té1.zzi, Cu.le·i·gi, A1•coleo, Gi·cwalù, Vlastò che forti degli aiuti dell' imperatore di Nicea (inviò il suo grai1de ammiraglio con nfia :flotta di 33 bastimenti) o de1l' imperatore Michele Paleologo '(1261) proclamano a,pertamente la guerra contro Venezia; sono quegli irrequieti isolani V aniw, .:4rJ1issm·i, M elissu1·gi, Scorclili, Ganclanolei, che ,insofferenti. di ogni str'1niera dominazione si ritirano fra le scoscese balze dei loro monti, e fieramente vi si annidano; sono infine, e· fo questa l'ultima e la più grave rivolta del lungo per iodo cui stiamo acrennanc1o, gli stessi coloni veneti che stretti. fra le inimicizie dell'elemento indigeno e lo vessazioni della madre p11tria, organi7.:zano, nel 1363, un vasto movimento separatista, (1) . Abbiamo voluto ramm entare quest e prime, turbolen te vicende del don1inio veneto in Creta, perchè si possa poi agevolmente comprendere il perchè dell'ubicazione della maggior par te delle fortezze e dei castelli innalzati nell' isola tanto dai Genovesi, quanto dai Veneziani nel primo periodo · della loro dominazione. ( I) G . G trn OLA -

cctn lire ¾!IOL

Canrlia all'epoca. ·venezicwa. - Rassegna

Tnternazioiiale,

<li-


"2.258

2259

CAST ELLI E FOR'l'EZZE VJ:;NE:ZLl.NE

NELL' I SOLA DI CANDIA

Gioverà intanto p1:emettere che, d'ora innanzi, - chiameremo con l'unico nome cli veneziani tutti i castelli e le fo 1.. tezze di cui faremo inenzioue nel seo·tii ·. ' o · t· o del 1ivvoro. non es:endo possibile, allo stato attuale delle cose. fare ur;a di.stmz1one esatta fra costruzioni oo-enoves1· e costt·u · · vene. · , z10n1 ziane.

a seconda dei tempi ~L.3SU)T1ono le gntziose forme stilistiche dell'acuto a.reo gotico o dei fiorati balconi del rinascimento - si aprono solo nella ·parte più alta e sicura delhdificio, -o. n ei casi di maggior mole, i l palazzo è un ben coord1 u'ato complesso di solidi locali, a dne o più piani1 dava~ti al quale si spiega i l largo cortile, e si raggruppa-no lç1; chiesuola, J.a, fontana e le adiacenze, mentre tutto intorno gira un 'forte muro di cinta (1). · Le abitazioni fuori deÌla città. sono insomma tutte parzialmente for tificate, sì da poter resistere ad una prima sorpresa. degli indigeni, fino all'arrivo dei r inforzi dal ~a citt~, ed il loro aspetto cont.rasterebb~ stiranamente con le 1scnzioni delle quali sono abbondantemente ornate, ·e che per la mao·o-ior I)arte le dicono luogo di pa.ce e di tranquillità, oo se qualcuna di esse che vuole vi pos~ano sictwlimente « du~ces 1·eq1iiesce1·e nat'i ») non ci bchiamasse alla. mente la provvida sentenza romana : « si vis pacem pa1·a bellzmi » .

I castelli coskuiti o restaurati dai Pesc;tore, men; le rocche :-1~Mira.bello e Milopotamo, che sorgono in riva al 11 ~~.re, s1 ~nnalzano quasi tutti nelì'interno dell'isola, per lo l~lu _1~ c!ma a mont.i d_i _difficile accesso, in luoghi ~spri e 1on11t1. ::t\on volle qumd1 11 Pescatore, per essi e con essi . dif~n dere ~l nemico l'accesso alJ' isola., ch e eg li sapeva ;òmp1to a chrnnqne diffi.:ilissimo ed assolutamente superiore alle sue forze; volle bensì. costrùire r ifugi sicuri a sè ea ai suoi per potervisi ritirare in caso di guerra esterna o di rivolte m t erne, e dall'alto di quei covi poter p oi mi-naccia,re le sottostan t1 terre _cretesi. Ed i Veneziani profittarono della cl ura lezione inflitta loro dal Pescatore, e quei citstelli, giustamente apprezzandoli, conse:rvarono, rimodernandoli e com pletan doh, ed alt ri sul medesimo tipo ne costruirono. · Per essi - domininni totiiis insufoe facile 1·etinetw· (N oiret, doc., p. 74) ed essi erano --ma.1:imum stat-nm et lumen insulae ·(Gerland, A.rch., p . 78) . . Nè se ne trova,rono scontenti, e lo sepp e prima di t u tti 11 duca Giacomo Tiepolo, .ch e nelht fortezza cli 'J'emenos ·Oer~ò e trovò scampo contro gli Agiostef'ciniti ed il S amiclo. e eh dove potè poi continuare la lotta e domare la ri volt; (121.3). Del resto una certa aria minacciosa di mu nito ca.stello si risco_ntra i_n tutti gl_i edifici ·privati esistenti fuori delle città, -da.gli a~p1 conv~nti alle comode vi lle ed ai palazzotti rurali. . Q'.10]~1 hanno 11. campa1;1ile foggiato a solida torre e sono cinti d i mura robuste ; gli altri o si innalzano addirittura a g~,isa _di _roc~a, e~ allora assumono l'aspetto cli u na torre a prn piam, di cui quello terreno è a volta : stretta ed alta la poria, a cui si B,ccecle per mezzo di scala esterna. cop iose d'ogni lato le feritoie, le finestre più ampie _ ' che

Abbiamo o·ià detto che impossib'ile riesce, allo stato at"' . . tua.le delle cose. fare una distinzione esatta fra costruz10m o·e novesi e costruzioni veneziane: il caso è an cora p i ù di;perato quando si voglia est endere lo stndio e ·ricer?ar_e le tracce - non molto numerose invero - delle due domrnazioni b izai1tine e di quella araba. Crediamo iiwece logico ed. utile suddividere in 2 epoche sole 'la storia della fortificazione in Creta, comprendendo nella epoca tutti i monumenti militari costruiti prima del xvr secolo, e n ella 2a ep.oca quelli costrui ti dal xv-r secolo in poi ) i n cui l'inLr ocluzione del sistema delle m ura terntp ienate rende facile e sicura la distinzione. . A.lla prima e p iù antica maniera appartengono .l e cinte delle qÌmttro città \7eneto-cretesi 1 che ra.cchiuclevano il nucle~ primitivo di abitazioni entro un solido muro intercalato d1

l"

(t) Gmno i.A. - Atti ctel I/. I. Vénelo di Scien,e, Lettere eil Arti. Anno ;•.ccad. !901-902, tomo XLI, parte t•.


2260

CAS'l'ELLI E FOHTEZZB V IJ:NEZIANI~

valide torri, d~il quale non tardarono a debordare i borghi della crescente città, rendendo p iù ·t ardi necessaria a Oandia ed a Canea una seconda e più larga cinta., di sistema moderno. Così le più antiche fortificazioni ruÌ"ali -- risalenti for::..e ancora all'epoca a:i:abica - sono costituite di un forte ed ampio circ nito bastionato, il quale abb:racèja la par te _superiore di un colle d i aspro e cli:fficile accesso, interrompendosi solo colà dove la roccia stessa forma muraglia e la scah,ta dal basso è irn possibile : al di dentro, nel pnnto più alto, una torre e parecchie cist erne all' ingiro, n onchè qualche volta una cappella. Quando il circuito fortificato è meno esteso, ·s i moltiplicano i muri di cinta, quale più esterno, quale più interno, e si raggruppa maggior numero di edifici al di dentro. Limitando ancora il perimetro della fortezza, si giunge al semplice castello, il quale assume quasi sempr e la forma rettangolare, con quat tro torri ai lati - maggiore quella che guarda la porta : così il Castel Franco, Mirabello, Selino, Gerapetra, Pediada, Ohissamo e Milopot~1mo - tutti quanti o in pianuì:a o presso la riva del mare. F inchè, semplificando ancora; alcune altre fortezze, speciaìmente a mare, si riducono a.lle modeste proporzioni di una so.l ida torre merlata : come era ad esempio P riotissa. Tra q neste fort ificazioni quelle che, uiteri ormente svil nppanclosi, :3i trasformarono in ·villaggi, eapoluoghi delle omonime castellauie, o disposer o le case del borgo all' ingiro della rocca - come fu il caso delle rammentate castell a marittime - solo Castel F ranco non ebbe borgo - o le ammassarono ai piedi del eone la cui vetta era coronata dalla più. vasta fortezza, come avvenne a 'l'emenos, a Malvesin, a Castelnuovo, a Sfachià, o, infine, le accolsero entro il g iro dell'esteso circuito fortificato , come fu del BelvedeTe e del Bon ifacio. Nessuna di queste antiche castella., costruite in epoca remota a rispondenti a peculiari bisogni del tempo, fu più utilizzata quando il pericolo turco costrinse Venezia a munire il regno cretei::e di novelle fortezze, risponden ti alle esi-

XE LL'ISOLA DI CA!!<D L.\.

2.201

gonze della progredita poliorcetica, del xvr secolo :. Candia, Canea, Reti mo ed il Paleocastro in riv~ a~ 1:1'1are.; Spina.longa, Suda Grabusa e S. 'l'ocl~1ro sugli ornomrni isolotti. . ' 1e e· 1·1 s·stoma nelle, .due cinte mu.1 . · d1· fortificazione · U gua · · ' · o,· n cl a e a Canea· con la. sola differenza. che la · 1 . rane u l èo ).1(. ' prima è assai più colossale, più estesa. e p~ù co~phca~a .che non lii seconda. Un solido giro di terrapieno· m~am~c1ato esternamente di pietra ·vi va, angolato a bitlmird1: f'.1attaforme e revellini., scavttto ~i cunicoli e .sotterran~1, m ualzato a multiformi cava.lieri, aperto a cannoniere'. ~nterrotto da .soiide porte. J~; al cli fuori di esso, t ut:-o_il labmnto delle fortificazioni esterne : mezzelu"ne, revelhm, opere a cornat frezze, al- di sopra; mine d'ogni specie a~ cli sotto. , . Diversa invece la fort ificazione di Retm10, ove u.rnm1ca e debole muraglia terrapiena.ta a qua.ttro baluarcl1 e clue porte rinserra la città da un càpo all'altro clel mare; ~nen~ tre Sl~ll'elevato colle scoglioso dell'acropoli signoreggia 1~ vera fortezza, a baluardi e cortine, a cisterne e sot~erane1. 8emplico, ma. poderosa fortezza' ;i tre piazze il Paleoc~str.o che, più che altro, cost,itniv.a un c?mplemento ~~lla foit1fìcazione della capit ale; e srnnle d1 n uovo al.la cmta d_elle due maggiori città c.retesi quella inespugnata d1 Spmalonga, ,tmpliatf1 lungo tutta la cresta. dell'isolotto da una seconda murao·lia a cortine e punte, a piazze e mezzelune, ~elle quali hann~ immorta,l at o il loro nome ~ più ~eleb1:1 ~ngeO'neri delia Repubblica, come le mura cl1 Oandia e d1 Canea :ono in parte vanto e gloria, del Sanmicheli (1).

.Dopo avere accennato, sia pure con _la massima ~re,,itàr alle prime vicende del dominio v~neto ~n Creta., .e d1 aver~ sommariamente descritto la stona ed 1 caratter~ della f?rt ificaz ione nell'isola, diremo a parte dei si~~oh . castelli e delle fortezze che, fra i d ubbi e 1e contradd1z10m del pas(Il Alti del R"

. t o d', .Sc1·e1•z,,, ed ,frti. I. \·ene • , Lr•te1·e ,

'i'omo XLI , !'arte t•.

Anno acc,tcl. t901-902.


'2262

~ELT}ISOLA

CASTELLI E FORTEZZE VO:NEZlANE

-sato e la conseguente attuale confusione, potemmo con sicurezza rintracciare ed identificarne la loca.lità. Ci gioveremo, per il nostro lavoro, del bellissimo studio fatto sull'argomento dal n ostro ottimo amico il ·dott. Stefano Xanthoudidi -- uno dei due efori del Museo di Ci1nclia - intelligente e grande amatore e raccoglitore di memorie patrie, e da lui pubblicato nei numeri 26, 27 e 28, anno 1903, del foglio ebdomadario Ni.x Eì.w(1ipix, che si stampa m ù anèlia.

L'isola di Creta fu, in epoca non ancora con sicurezza ·d eterminata, divisa dai Veneziani in 4 grandi d{pùtimenti (ten·it01·fo clisti-ictiis), ognuno dei quali ebbe come capitale una delle 4 città situate sulla costa settentrionale dell'isola, cioè, cominciando dal Levante, Sitia, Candia,, Retimo e Canea, e da essa prese il nome. Dipartimento di Sitia. - I con:linì ché lo dividevano da quello di Oandia, erano: a Nord la local1tà marittima Istr6nas (oggi Nistronas, più giù del villaggio Kalò Koriò Mirabello), a Sud il villaggio di Malles {Iera.petra) ed il fiume· Mirthios : compr endeva cioè le due provincie odierne di S itia e Ierapetm. E ra il più piccolo dei 4 dipa.r timenti, e la sua importanza fu ancora diminuita dopo la famo sa incursione del famigerato pirata Kaireclin Ba1·bcwossa che nel 1583 distrusse qua.si completamente la capitale Sitia e mise a ferro e fuoco i villaggi ·vicini. Esso comprendeva i seguenti luoghi for ti : . MoNFORTI~ : erroneamente chiamato per lo più Castel l\fon ferrato, porta oggi il nome d i .A.pano Kasteli. Fu costruito da.I Pescatore, e trovasi quasi al centro della provincia di Sitfo., su coJlina alta ed erta ldonde il nome di rnonte-foi·te; apdno (su, in alto) .Kasteli] vicino all'odierno villaggio Krià.

Dl CA'.KDIA

2263

Dopo la prima divìsione dei feudi pare che il forte sia s tato occupato dai ribelli abita,nti del villaggio San Stefano e da Marco Sanudo (Creta Sacra II, 241, Laure nt. de Monacis pa.g.' 155): se ne fa parola nell'anno 1349 l'l'homas I, 99): in seg.~lito però pare sia stato abbandonat.o. Non ebbe più guarnigione fissa, non formò più sede di Castellano e nel manoscritto del Ba.silicata (l) e nella carta geografi.ca del Boschini appare per metà in rovina. Oggi non ne restano ,che scarsi ruderi. SETHiA (Sitia). - Da questa piccola citt à, che dava il nome a tutto il di pa.rti~nento e ne era la capitale, dipendeva anche :la provincia che porta oggi il nome di Sitia. Pare sia stata fondata dai V eneziani subito dopo l'occupazione · dell' isola. Si componeva, di' una fortezza t riangoiJ.are, il vertice della quale trovavasi verso la parte alta della ,collina, e la base giungeva sino a.l mare, e di un piccolo forte staccato, del quale si vedono ancora le fondamenta ipresso la fortezza, a snd : il sobborgo o il « V urgos », come chiamava.si in quei tempi, trò-.v avasi là dove attualment e sorge il villaggio Limin Biticts: ed era abbastanza esteso. La ,cit,tà deve essere stata fondata vicino, ma non precisamente sul postò dell'antica citt,à Itia, da cui) con l'aggiunta della S in princi pio, si sarebbe fatto poi Sit ia; ma una .lapide t rovata da poco t empo a Praesos appartenente alla fine del 1 1 v sec. a. C. e. pubblicata da.l l\ foriani (Monumenti Antichi pubb1icati per cnra della. B .. A. dei Lincei - Antichità Ore-tesi - -vol. VI, 1896) chiama gli abitanti della città Sitaita Presso il Sillogo di Candia si consen'a un atl;intc mano;cri tto inedito dei t 1m1p'. « Ciltit, fortezze, castelli, siti (orli, spiagge, porli e ruloh det Regno dt Canàia, alt'Jlt.mo et ecc•. S."' et padrone mio colend.•n° il Sig ..-e (nome abra~o) .' Francesco Basilicr1la !61~. L'a tlante è LUtto finamcnte disegn,ttO a pen11:i. Il llosc'.iini, posterio rmente, lo ri produsse peggiorandolo. 8sso fLt regalato al Sillogo di Canclia <la ,\lr. W. R. Paton 11 !O aprile -1890 con (ftICsto ei,igrnm ma: (!)

venezian i

1'0 i,J

:iHpetx),EL<;> tptlzx1t·'l.tÒéu1:tx0 ~vìJ,OytTJ

ùwpov W. li. P:1ton TÒv 1rÌ..ayx:~ÒvJ p.~~-:-Ep, µi, aS-:;e•1 è'fvòr.1Jp.' tr' ldv-rr1. òS;o -rr{/.)\~·, ;.,..0):JtOLç Ò~E µJv Y.)J.Jç &.d .L'atlan te i mportantissi mo merilerebhe di essere pubblicato, riprodotto in zincot.ipia.


22G4

CAS'.f'81,Lf E FORTF. tZF. VENEZL\XJ·;

e ritieno c~t~it ~itia_: comunque sia i Veueziani presero i l nome dagh m<l1gen1 e chiamara.no la città Sethia. Essa era la p iù piccola delle 4 città veneto-creLesi: aveva la chiesa di S. Marco con 6 preti latini, e Yescovado latino. ·Nel 1!538 cadde in potere del pirata Kairodin I!~trbarossa che la devastò in modo tale che delle 400 caso delle qu~ li si componeva n on n e restarono che 13. Vi ritornò pit'.1 tardi una pai·to dei fuggiaschi abitanti superstiti, ma la città non ria~quistò mai più l'antica illl(!Ortanza. Nel 1571 papa Pio V soppresse il vescovado che unì a q u~llo di ~er~p~t:a, a c?ndizione che q ttest'nltiru'a città, per la sua a,ntich1ta aesse 11 nome al vescovado. Nella guerra Veneto-Turci~, che pòssiamo contai·e dal lG-:1:5 al 1GG9 se voglin,mo coiisiderarla fi nita con la resa di Candia o~ estenderla sino al 1715 in cui, pel trattato di Passoro~ w1tz, Sud a e Spinal011ga, i baluardi estrem i ùel dominio ven eto uell ' isola di Caudia, passarono al Turco, Sitia cadde· nel 1451. , GERAPE·~,u (Je1_·<ipe_fl-os). - ~ on si sa J:epoca nella quale e stato ecl1fieato 11 p iccolo forte di G erapetra, che si conserva tuttora : se ne fa cem10 ne]l' anno 13-!9 (Thomas diplomata~) :_ è probabile che sia esistito sin dal primo secolo del domnuo veneto i n Creta. Il nome gli venne dall'antica. Jei·cipitni_ che so1·~eva in quel posto e che, in epoca più recen te, cb1amavas1 J ercipéfra. Formò sempre Castell ania. .All'epoca della costruzione del forte, rantica città era o·ia o stata oo_mpletam ente devasta~a, forse dai pira.t i . .Anch e sotto ~ Venoti . dovette avere scarsissima popolazione, e lo si può dedurre dalle carte che si conservano nel forte, e che portano segnate pochissime case. Sotto i Tvrnhi Gerapetra formò una borgata, ed essi la circondarono di deboli mura cbe fu. rono negli ultimi tempi distrutte dalle truppe franc~si della recente occupazione internazionale. L a provincia, così sotto i Bizan tini come sotto i Veneziani f' . ) · ~rmo, sempre v ~scovado : essa com prese le attuali provincie d1_Jerapetron, ì\I1rabell o: Jerapiduis o J erapétras o Jera. Petra. (pietra sacro.).

NEJ,L'ISOl,A DI C.A.:KDIA

. 22G5

I n seg uito, nel secondo periodo bizantino, il vescovado fu diviso in 2: q uello di J crapetra rimase J eras, mentre qu ello di Mirabello rimase Petras. I Veneziani riunirono nuovamente i 2 vescovadi iu uno solo « Gerapetrensis »: sotto i l dominio turco infine furono nuovamente divisi, ed al vescovado di Jeras fo aggiunto ul timamente an che quello di Sitia, formando così quello di Jerositia. Dopo la disLruzioue della città la sede dol vescovado fu trasferita n el villaggio Episcopi, ove esisteva anche una bella chiesa - E pisco pichi - prima, greca e poi l R.tina, che fu bestial mente demolita durante l'ulti:na rivoluzione dagli abitanti del v illaggio, an dando così in gran part e distrutte le belle sculture i n marmo e le pr eziose iscrizioni che la .adornavm10. Di partimento di Candia. - Candaca o :i.\[ egàlo Castron . Abbiamo v isto sopra quali erano i snoi confini dalla parte orientale: quelli che lo separavano dal dipartimento di Retimo erano : a Nord la baia e h1 vEt.llo di S. P ela.gio od i.l viliaggio di Kautin o (non no resta che il nome) che faceva parte però del dipartimento di Candia; a Sud il l uogo fo rte di S . Galino o Paliocoriò (vecchio ,illaggio). Era il più esteso dei ~-1: dipartimenti, poichè oltre tutti i circondari che abbraccia l'attuale provincia di Candia, co~prendeva anche i territori d i Mira.bello, Vamos e L assiti. Capitale de] dipartimento era la città di Candia, ch e era anch e la capitalo d i tutta l'isola . L a storia di C!l.ndia - la vecchia capitale A.r aba, bizantina -e v on e;iiana di Creta - Eraclion, como oggi la c]1iamano i Greci che parlano in punta di forch etta, Megàlo Kastr.o n, la grande for te1,za, come la chiama il popolino minuto, fon <la.ta dai Sareciui n el I X secolo e che h a sopportato l' assedio più lnngo che la storia ricordi (1618-1669) (1) ·s i con (J) Le ostilitii principiarono nel giugno del tM5 iu cui l'armata ottomana sotto il comando del pasçiiL tusuf, dopo aver. ten tata la rorteiz.1 di S. To(lnro ohe l'ero ismo di Biagio Giuliani prereriva far salta re in a,·ia, si presentava davan li alla Canea: o quest:1 u· 22 agosto gia capitolava. !'(et novem bre dell 'anno seguente cadeva Reli mo : nel maggio del '48 riusciva ai Tur-

,


2266

NELL'ISOLA DI CA NDIA

CASTELLI E )?ORTEZZE 'VENEZIANG:

fonde con quella di tutta l'isola : usciremmo perciò e d1 troppo, dai limiti del presente .lavoro se volessimo t ra;ciarh anche somma.riamente. D i Candia come piazza forte abbiamo parlato a~anti : daremo, a complemento, la riproduzione della ma.gni fica carta « Città di Candia as.;;~diata » che, grazie alla ;ortesi~. dell'ottimo dott. Hazzidaki, direttore del .Museo di Oaudia, potemmo fotografare dal prezioso manoscritto del Basilicata.' . Ram1~e~teremo inoltre c~e a Oandia, come capitale dell'isola, ns1ed eva11-0 1 oltre il Duca di Oa1:i.dia) la ,massima autorità dell'isola -- il Provveditore Generale in Creta - e. tutte le t~lte cariche superiori, giudiziarie, :finanziarie e mi-· litari, importantissima fra tutte quella del Oapitan Generale con ampi poteri, speciaìmente per quel che riguardava la fortificazione. · Di o pe_re venete, senza contare le fortificazioni che g uerre,. terrcmo_t1, ~bbandono, vandalismi d'ogni ge11ere ed il tempovanno d i giorno m g10rno abbattendo e rovina.ndo sono ri-

'

chi di attaccare_ Candia e si in iz iav:, il memorando ,issedio. Carlut.a nel '5{ anche Si tia ~on restava p1u m mano ai Venezia ni che la capitale ed i 3 inesp ugnabili iso lotti ctÌ. ;:,u<la, G1ab usa o Spinalonga. · Quando, dopo quasi :!5 anni di epica resistenza - negli ultimi 3 solt-~ nto i 'l'nrchi avevano mossi G9 ,issalti ed i Cristiani c,eg uite 80 sorlite, lasciando sul c;tmpo questi 29,000, quellt _108,000_dei loro - il :26 settembre dtJI 1669, f? rancesco Moros ini faceva uscire_a bandiere s piegate le proprie truppe dnlla 1·e,a città, Candia non era pi ù che un m1sernnclo amrnassc, di ruderi informi. ' . Gra hu~a passava ,ti '~'urchi nei ·1692._per trad imento ; Suda e Spinalong,1 11el t715 per 11 trattaro d1 Passarow1 tz. Nel lavoro al quale abbiamo più voli.e accennato nel cor,o di q uesto breve studio pnrleremo, 111 un cap. a parte, Jcl!a guerr,1 di Canclia. ' . Rima_rHliarno,_ intanto i lettori della Rivista 1nilita1·e 'italiami, che fossero desiderosi d1 not1z1e SHII ,trgomento, ad alcune reccn uswne f) L1bblicaxioni nos trau e : A. A. 13EH.'IAI\DY . .- Venezia e<l tl Turco nella seconda -metà del secolo XV/I. _ Firenze, cri. C1velli, i90'l (magnifico li brol. Bwr.1;, colonue.llo comandante il 69° fanteri a (7 Renano). - Ese1·cito tedesco. ' La g1w1-ra di Candiet negli anni :1.667-69 • traduzione del Comando del nostro co rpo di stato maggiore. - Torino -IUOL FAZIO, co lonnello di S. M. - l a guen·a di Can di a - Rivis la 1nar itli ma italiana rase . fct11Jraio -1903. ' . Con ~ut.to il ri~pe tto_ dovut o ai signo ri colonnelli lligge e Fazio sento pero il doveredi d1ch1a1·:11·e che l,1. mia opinio ne, per quanto modes ti ssima, non sa essere d'accordocon la loro su pa recchie delle ques t.ioni esaminate ne l loro studio, ove è pure qualcll edato di fatto non rigo rosamente esatto. Ma ne ri parl eremo a sno tempo, ecl allo ra i lettori potran no vagliare le opinioni al lume dei documenti che sottoporremo loro.

2267

masti in pie<lL: il palazzo dell'Armeria) vuoto però_deg~i antichi e forse pr.ege,roli arnesi guerreschi, e la Loggia, st,1listica.mente perfetta nella classi.ca eleganza della sua sesta Sammicheliana., e per la quale il R . Istituto veneto fece_ es~guire studi speciali (J. ), l'imponente acquedotto che per lb 1mglia di cammino, attraverso monti e vallate, conduce tuttora alla capitale Ia limpida vena cl'acqna che Francesco_ Morosini destinava a zampillare so_tto il gigante d~lla fontana . Bembo, a i. piedi della V cnezia sco1pita sopra la v~sca . del Sao-redo e d'intorno al Cupido · clel grande bacmo 1stonato cli. ~)ittz;a S. Marco; le gigantesche campate degli Arsenali eh~. -fino a non molti anni fa, gli archeologi solevano am~ mii:are come uno dei più supel'bi resti clell'onni potenza dei Cesari; e, frequentissimo, artisticamente conne~so ai più insio·ni monumenti dell'isola o i:;uperbamente piantato sulle co~tine e sui baluardi deJle mura poderose, il simbolico leone dell'Evancrelista, che maestoso troneggia., a imperituro r iO cordo dei secoli che furono, a perenne testimonianza dei o·iorni gloriosi in cui Canclilt prqspcrava sotto la protezione b

-~

di S. Marco. . Ecl oggi stesso, dopo tante vicende e tante rovine, il forestiero che desioso si avvicina (tll'antica capitale del regno di Cl'eta., primo fra tutti; discerne sulla merl_ata mole del castello a m11re, nella marmorea sua chiostra, il forte leone, che, dogando Andrea Gritti, a, vigile custode élell'isola collocava il DL1ca Domenico Capello (2). Il dipa;.timento di Oandia conteneva 8 castelli cioè : ~Cémenos Malevìsi (Malvesin o Malvieino), Ohenùrghion (Castel ".N"uov;), Monofàtsio (Bonifacio), Itis6castron (Belvedere), Pecliàda, 'l\farabéllo e P irghiotissa (Prioti.ssa) (3): T J~l\rENOS è gener almente annoverata, fra le fortezze : i Ve neziani la chiamavano anche Roeca, ed anche attualmente (l ) La loygili dell'Armeri,r veneziana in Ca nditi, rela7.ior,e e prnget.to_ di _rnsta~ro dcll'i ng. F. Ber.cun, per i11ca rico del n. l.;t.itu.to vene to. - Venezia, A LII cle1 H. i>ll ~nto, tomo LX.I, an no -1901. (2) Vedi not:i 2 ·a pag. 3. . . . (3) Abbiamo clato le 2 pronuniie grcca-in<ligem1 ed italiar.a: ruori parentesi la i", in parentesi la 2•. SL;tern,t che seguire mo sempre in seguito noi corso del laYOro.


2268

CAST J•:LLI E FORTEZZR VEXEZI ANJ<}

porta .fra gli indigeni il nome cli Roka. È situata al disopra dell'att uale villaggio Kanli-Kasteli (in turco Castello de] saJ1gue)., e fo edi:fìcata da,l generale bizantino Niceforo Foca. dopo che ebbe, nel 961, ripresa Creta a i Saraceni , sulle vec~ chie fondamenta di più anticr. for tezza dell' ep.o ca.. 6crreco-. micenea. Il P escatore per primo vi eseguì lavori di restauro: sotto i Veneziani fu sede di Castellai10 il quale ebbe sotto la sua amministrazione tutta l'attuale provincia di TémeU:os. A bbiamo già rammentato come in essr. trovò scampo il ducii Giacomo TiepolO', contro g li Agiosteplwni ti e Marco Sanudo duca d i N ax.os che invitato dal Tiepolo stesso a, venire nel.l'isola per aiutarlo a domare i ribelli. dietro com' penso cli 30 possessi feudali in Creta, per d ivergenze sorte fra loro passò poi dalla par te degli insor ti, facendo cor rere gravissimo rischio al Duca ed alla colonia stessa. Il ~riepolo potè, dalla fortezza di 'Nme.n os, con tinuare la lotta, e questa .eta g ià decisa quando arrivò ]a fl otta di soc-· corso da Venezia. Si concluse la pace nel 1813 ed il Sanudo si obbligò di ma i più ricomparir e nell'isola. E siget te p erò il pagamento di 1500 iperperi ed il p ermesso che assieme a lui abbandonassero Creta con le cose loro 20 fra i nobili ' indigeni che lo avessero desiderato. MAL1~vÌsr ( 1l1ctlvesin-1l.![al vicino). Non conosciamo l'anno in cui fu edificato; pare sia stato uno dei primi castelli costruì ti dai V eneziani. Era situat o presso l' attuale villaggio Keramutsi; Ignoriamo anche l'origine del suo nome : il L aurentius de 1\fo nacis in Creta Sacra II, pa.g. 187, pa1fando del Castel Malvicino d i.ce : e1·at enim p ·ropter viciniarn et sitwni loci infesti,çs1:mum nbeUibns. Fu sede d i Castellano e di guarnigione e formò castellani[i, comprendendo t utta l'odierna provincia d i Malevìsi..Nel territorio dipendente t rovavasi ht .fortezza marittima dì P aleocastro, più g iù dell'attuale villaggi~ Rogdià (al tempo dei Venez.ian,i Cherà-Rodià) che fu l'estremo rifugio del Pescatore nella sua lotta contro Venezia. I n seguito, non sappiamo se per incuria o per punizione espressamente inflitta dai Y eneziani, la fortezza cadde in

NELL'ISOL A DI CàNDJA

2269

rovina e si distrusse q uasi completamente : fn ricostruita . nel 1673 e divenne ·poderosissima : il fuoco dei suoi cannoni si incrociava con quelli del bastione S. Andrea (Citndia), proteggendo così il golfo della, città. Il Poleoçastro ·difendeva inoHre il golfo di Fra,schi.à (attualmente Panaghìa) che si trova al s uo nord : la flot ta. venezia.na ·~i approdava spesso, e fu ivi che sba.rca,rono le truppe mandate da Ven,ezi~L agli ordini del fa moso condottiero L uchino Dal Verme a domare la pericolosa rivoluzione di S. Tito (:l.363). C:s: ,~NURGH IO.K (Gastel-nuovo- Gast?-omiovo). Come ce lo d ice 19 stesso nom e, questo castello fu edificato di sana pia nta e non sulle fondamenta di · aitni fortezza più antica, come generalmente ~tvveniva, dal genovese Enrico P escat ore . .Attualmente chiamasi P silò Ifasteli : sorge su àlt a collina, sit uata quasi al centro della provincia di Ken urio, e domina · completamente il sottostante villaggio R a.steli. Sembra che durante la rivohizione scop piat a nell'isola in occasione dell'invio (1223) d i una seconda colonia mili.tare, la for tezza sia caduta, per qualche tempo, nelìe mani degli insorti e delle truppe del greco Giovanni Vat atzes, im perator e d i Nicea, al quale gli isolani si era.no rivolti per aiuti contro Venezia (1230). Avendo però, nell'anno successivo (1231), il Vat at zes dovuto r it irarsi dall'impresa di Creta, per disastri sofferti sul mare, la fortezza ritornò -nelle mani dei V eneziani. · N; l 1364 gli i·nsorti ritentarono la prova, 111.a non riuscirono che ad impadr onirsi del Vurgos (Borgo), ove incendiarono e saccheggiarono le ca.se dei Lat ini, molti Ebr ei che vi abitavano met tendo a morte (L[rnrentius de'l\fonacis, p. 186). l\foNOFacros (Bonifacio). - - È uno degli otto castelli che si riferiscono a nome come costruiti dal Pescatore. I Veneziani conservarono il castello ed il nome, che gli indigeni modificarono in JY.[onofacion , come vedremo p iù giù che di Bonreparo fecero Monoparo. La fortezza si cous_e rva tuttora e chiamasi rzifùt-Kasteli. Formò sempre, durante il dominio veneto, Castellania e comprese n ella sua giurisdizione ia provincia che, anche attualmente, chiamasi lVIonofatzi.


2270

CASTE LLI E FORTEZZE VEJ:\'EZIA::S-E

Duran te la ri voluzione del 1821-29 i grecisti cambiarono il nome di )[onofacion in quello di Monopr6sopon (1 sola faccia) : fo quella l'epoca in cui c1i Candia si volle fare Iraclia; di Malevisi, Cnossos; cli Pediacla, Ohers6nisso; cli Mirabello, Petra.; di R izo, Arcadia; di Sfachià., Lefcà-ori (monh-bianchi); . di Canea., Oidonia. · Rizocastron o Rizo ( Castel Belvede1·) (G1·izocast1·on - Bizocast?-on). -'- Se ne fa paro~a nella 1" ·divisione dei feudi, ma non possimno dire da chi fu costruito. La fortezza esiste tuttora, su alta collinà che si chiama appunto Rizocastron, presso i villaggi ]'ilippu e Oastellianà. Fu sempre sede di Castellano ed ebbe sotto la sua, giurisdizion~ tutta 1a provincia che anch e oggi pol:'ta il ,nome di .Rizoctistron o }?,izo, e che si conservò con i suoi antichi confini fino alla formazione d ella 'legge organica del 1869: in cui fu divisa in 2 parti : il lato Nord formò provincia a sè che si chia.mò Vian1wn, dalla città principale; il rimanente fu incorporato alla provincia di Monofatzi. Religiosamente fo sottoposto al vescovado di Arcadia. PEDrls (Ped-iada ). - Anche cli questo castello si fa cenno subito dopo l'occupazione da parte dei Veneziani. Non. è· probabile però che sia stato costruito d al Pescatore, non offrendo la sna posizione importan za militare di alcuna sorte. Fn ur{a delle più vaste castellanie ·dell'epoca veneziana ed il forte dovette essere costr1;tito precisamente per fornire u n puttto d'appoggio a.l castellano ed alla guarnigione nella ampia vallata, di Kasteli che gli indigeni chiamavano per lo ap· punto Pediada. Sè11rsissimi ruderi del forte (alc1111i muri) sono att,ualmente visibili nell' odierno villaggio Castelli - Pediacla. Nel suo territorio sorgevano ancora 2 altri piccoli fort i: CASTEL DE _OORNARO (presso il villaggio Pesà), e Castel de Beta, del q nale ignoro la situazione. 0AS'1'EL l\iIRADELLO, ora Kerakalì, al capoluogo di S. Nicolò in pruvincia di Mir abello. È una delle for tezze costrui te dal Pescatore e delle quali ci g iunse anche il nome. Sorge sulla.

2:371

)[IELL'ISOLA. DI OANDIA

collina soprastante al villaggio S. Nicolò, là dove era il lago Vulismeni e sulle.rovine dell'anti·ca città s\.7.,~uc; 'it'pos Kxµ& px (latùs pros Kama.ra). I Veneziani conservarono la fortezza ed il nome, e resero quella, . fin dal principio dell'occupazione, sede di Oastella.110 1 sotto h1mministrazione del quale anelava. tutta l'odierna provincia di Mirabello. In questa Castellania esisteva il villaggio Kenurionc61:iò (Villa nova), 0,ttual mente N eapolis, vicino al qua.le era si. t,u11to il monastero dei :U'rancescani. (oggi villaggio Fra.rn) nel ,quale l'orfano e povero ragazzo delh frazione Oarès (Kapis, a nome Pietro Filarghis (o Filàretos) vestì l'abito di frate, ed in seguito (1409) divenne p~1pa Alessandro V. ~ el territorio di Mirabello è compreso l'isoloUo di Spinalonga, sul quale sorge l'inespugnata fortezza omonima, co~truita dal governo veneto nel 1579, in epoca cioè nella quale Venezia si premuniva contro il pericolo turco, ed innalzava colossi coÌne le mura. cli Oandia e di Canea. fortezze imprendi bili come Suda e Grabusa, massicci castelli quali S. Todaro e Paleocastro . Il nome originario dello scoglio sul quale sorge la fortezza è, quale si trova nei più antichi cronisti, Stinelonda, v~tle a dire 's >e'()') ' E),oGnCl perchè real mente sul piccolo istmo che unisce la penisola (oggi isola cli Spina.longa) con la terra ferma trovavasi l'antica città . di '0),ouc; (ora "Eì,où J<"st-s). Spi~ nalono·a non è che una falsa etimologia veneziana.. o Lassiti non foi:ma, sott o i Veneziani, speciale terri torio cli provincia. J<Jsso rappresent ò per molti anni una spina conficcata nel cuore del dominio veneto, perocchè ivi si rifugiarono, vissero e si rifornirono sempre gli i nsorti delle province orien tali. Seda.ta la pericolosa rivoluzione d i S. 1'ito (1363) fu, dal governo <}entrale, emessa un'ordinan za che decretava la demolizione delle case esistenti nel territorio e proibiva a.gli abitant,i, pena l'11mputa.zione di una gamba, non s_olo il r itornarvi e costruirvi case, ma anche il coltivare quelle fer.t ili campagne, e perfino di ser vir.sene per il pascolo. Questo terribile provvedi.mento (che fu emmu1to anche per· Anopolis (sfachià) ed Eleuterna (Milop6tamo) fu · applicato 1


2272

CASTELLI I~ FOR:rEZZE VENEZIANE

severan~ente per 100 anni , fino cioè al 1463, anno in cui sotto la presidenza del Papa, si dichiarò la guerra sacra contro il Turco. Essendosi d a molto tempo pacificata l' is.ola di Creta, il Duca del temp o ebbe ordine di rirlonare all tL eolti va.zione il territorio di Lassi ti, per poterne così ricavare il denaro necessar io alla R epubblica per all est;ire le truppe di ten:a e di m~Lre per la prossima guerra. I contadin i, attratti dalla fecondità del su olo e dalle fa-c ili condizioni alle quali . si fittavano i t,erreni, risposero fiduciosi all' invi to e, numerosissi mi, si recarono a Lassit i, ove cominciarono anche a costruire case per dirr:orarvi permanentemente. Ma avenèlo essi dato occasione al Governo centrale di sospettare di loro, questo ordina nel 14:71 la demolÌ.zione d elle ca.se e di b el nuovo condanna Lassiti 1 Ar!opolis ed Eleut erm1 alla desolazione ed all'abbandono. 2G anni dopo, in seg uito ad una carestia, fu permesso di n uovo e definitivamente la coltivazione e la di mora in quel territorio, e molti vi llaggi sorsero il.ella ·vallata ai piedi del monte. Non sappiamo se Lassiti dipendeva dal Castellano di Mi· r abello o da quello di P ediacla. PmGHIOTISS.A. PRIO'.l'ISSA . - È uno dei castelli ricordati n ei documenti già al p rincipio dell'epoca veneziana e dei quali non è not a l'epoca della costruzione. Pr.i ma dell'occupazione veneziana vi ern una torre che dovev a servire di rifugio .agli abitanti contro le incursioni dei pira.t i : nei pressi vi era anche una chiesa, e d a questa vicinanza dovet t e v enire il n ome al castello: Pauaghia la Pirghiotissa, come chiamasi anche attualmente dagli indigeni, cioè Madonna del forte. Il Pescatore od i Veneziani riedificata la torre e resala sede di Castellan o, le diedero il nome di Priotissa, italianizzando il nome greco che av-evan o appreso dagli indigeni. E ra un'alta torre circondata t utto all' i ntorno da profonde ,cave, 1~1a perchè in r iva ,al mare ed in località ov e di rado si present ava la :flotta v eneziana, esposta ai colpi cli mano dei pirati : questi infatti Passaltarono ed incendiarono n ell'anno ·1552 (Barozzi, foglio 29).

NELL'ISOl,A DI CANDIA.

2273

Dipartimento di Retimo. - Era diviso da quello di Canea al Nord dal fiume Jl,fosella, al S ud da Francocastello, che restava nel diparti mento di Canea,, e dal burrone di Kolocassianì, ed a·veva come capitale J.a città omOnima, sede del Rettore, dei suoi consiglieri e deHe altre autarità. Contava 3 m1stelli, cioè: lVIilopcitam.o, Aio Vassiìio (S. Ba.silio) ed Amariu. La provincia cli Retimo comprendeva anche il castello det1 o Bonreparo, oggi Monoparo, che, tranne che nei primi anni dell'oceurazione veneta, fo poi in seguito all2. diretta dipendenza del Rettoré di. Retimo. i\i1IL0P6'e.1.)ION .:M:1LOPOTAI~CUN (Nfilop6ta1no). -- Fu costruito o rest'aur<1,tO dal Pescatore. Il nomè gli fu .dato dagli . indigeni, i quali chiamavano cosi il fiume e, probabilmente, l' intero bacino. · Sembra che siasi anche chiamato Avlopcitamos, nome conservato fino ad oggi da,lla chiesa. I veneziani conservarono la fortezza ed il nome, e la fecero sede di ci1stel1ano, che ebbe· sotto lfl, SUtL g iurisdizione tutta la 1wovincia che, anche oggi, chia.masi Milop6tamo. I resti della fortezza si possono oggi vedere nel villaggio Kasteli Milop6tamo. Ebbe due vescovadi: quello di Milop6tamo propriamen te detto, con sede nell'odierno villaggio Episcopì nel comune di Avdanita; e quello di A.rio (dalla piccola città antica Agrio) con sede nell'odierno villaggio Veran Piscopì (Vescovado cli Ario) . In questa provincia avevano le loro proprietà i Calergi, ed ancora oggi estste un villaggio che porta il n ome· da essi. Mo:srorARI, BoNRIPARO, BtLRIP,\lW. - Fn costruito cla.l Pe-, scatore, o, meglio, fo d à esso restaurato, come parrebbe indicare il suo stesso nome. Il castello esiste t uttora e trovasi n ell'odierno villaggio èli Kasteli, in provincia di Reti mo, e p resso l'altro villaggio cli Monopari nel comune di 'Azzipopulo. Formò, sin dai p rimi tempi d alla occupazione veneta, ca· ste11ania, e si rammenta come fu uno dei castellani cli Monopari, :Pietro Filicanévo che diede il pretesto ad una delle prime s0llevazioni. degli Arconti indigeni.


' 2274

CASTELLI E FORTEZZE V8NEZIAN I•:

Il Fil.ìca.névo pare si in'lpossessasse, senza alcun motivo, di alcuni cavalli ed altro bestiame appartenenti all'arcont~ · Giovan n i Scordilli e ad altri. Questi reclamarono p resso il Duca di Creta, il quale ordinò al castellano di restituire la roba a tor to ]ilresa, ma quest,i non eseguì l'ordine, ecl i dann eggiati, rendendo la pariglia, si . appropriarono di mol ti cavalli ed altro bestiame appar ten ente ai Latini di Monopari. Di qui nacquero confbt ti ed indi una òbelli9ne d egli indigeni, che si est ese da Milopotamo sino all'estremità occiden tale d i Creta. Le truppe veneziane attaccate sepa,ratarnente da Costant ino Sevastò e Teodoro Melisseni i n due villaggi, furono q uasi distrutte : i c~pi e m olti nobili vi trovarono la morte (1218). Il . governo veneziano fece poi la IJace con bO'li insorti cedendo loro molti fondi n ella parté occidentale del Musella. I n seguito, (non sappi.amo quanio) la castellania di Monopari fn soppressa, e la p rovincia fu alla diretta dipendenza delle autorità di R etimo . In questa provincia ernvi anche la torre di Saunazzo (torre di Sanguinazzq) verso il 'mare, e da essa prese an ch e il nome la spiaggia vicina. EPiNo-SivR.nos, AMA.Rr, KA'.ro-SivRJTos, A ro-VAssn,ros. Nella ca1·ta concessionis del 1211 ed in generale n ei docu menti riferentisi ai primi tempi dell'occupazione veneta in Creta, l'Ep~mo Si vritos ed il Rato Sivritos si riferiscono spesso · come due diversi distretti. Cer to il nome fu loro dato dalla piccola, ci ttà, antica, - Sivritos - situata negli odierni 'Pronoclissidia deJla provin cia cli Amari, e per quanto essi sembr~no essere stati fra i distretti più t urbolenti; pure n è vi · esistevano for(;ezze propria.mente dette. nè formarono castellanie. ' Furono erette in provincia solo quando furono cambiati i nomi, e l'Epano Sivritos fu chiamato· Amari, ed il Kato ·Sivritos, A io Vassilis. Splendida fu la rivol uzione dei due ~ivritos, che t erminò col curioso trat tato del 1234, pubblicato m Creta Sacra, tomo II, pag. _267, fra il D uca di Creta A ngelo_Gradonico ed i suoi consig lieri da una par te, e gl i ahi.tanti d.1 E pano e lfato S ivritos dall'altra.

NE~L'ISOLA DI OA::-I DIA

2275

Per essa : s1 accordò p iena am nistia a tutti, me~10 che ,ai à.ue fratelli Manoli e Costantino Dragontopulo, coll'obbligo anzi negli abitanti di aiutare il governo ad arrestarli; si stabilì di non concedere feudi di alcuna sorta ai Latini nel territorio dei d ue distretti ; abolizione dei dazi di qualun que gen ere ; amnistia a quei di '.f orma, Calamo (1) e ì\filopotamo che chieder anno perdono; obbligo però da parte degli abitanti: di dare ostaggi ch e sarann o guardati n elle fort ezze d i Monofazio e R izocastro; di aiutare il govern o a cac·CÌare dall' isohi i Levan t ini (i soldati di V atatzes) e di non rimanere al di. qua del iìnme fintanto ch e non sarà ripresa la fortezza d i :M:onopi1ri . Nel x rv secolo nel dip1.1rtìmento di Reti mo non esisteva che una sola castellania : quella di jy[ilop6tamo. Vi era per ò ·u n'altra canea i mportantissima, qu ella clel giudice di Amari ·entro la cni giurisdizionr., pro_b abilmente1 era compresa anche la provincia di A io Vassilio (Noiret, doc., pag. 9-11-236). Si consen7a ancora una protesta dei Retimioti al Duca cli Creta i ntesa ad impedire a che, contrariamente al trattato ,del 1234, queste due cariche fosse ro concesse anche a coloni lati ni, come cominciava a farsi ; ed il Duca fece loro })iena.mente ragione. N eg1i ultimi tempi i due distretti si riferisconv come forn1ant.i delle castellanie dirette dal ca.st ellano, come tu tte le altre. Il Barozzi infatti (foglio 41) cita le tre castellanie di :Milopotamo, cl.i Amari e . di A.io Vassilio, ma n on parla di fortezze che1 per le speeiali condizioni del posto furono forse, non a tor to, stimate superflue, non essen dovi p iù mo· tivi di rivolte in terué.

Dipartimento di Canea. - Nel dipartimento di Canea v1 ,ernno i ~eguenti castelli : APOCORONAS (Apiconiuni, Bicm·niim,, Unico1"iium). - E ra situato ad oriente del villaggio d i Calives, su alta collina,, ove, (il Gli stranieri gli danno oggi il nome di J,.zidin. Piccolo forte an tico che dominava la magnifica· llaia di Suda, oggi è comple tatnente sman tellato. Compre11de un .ampio fabb~ica to. di costruzione recent.issima, elle serve di carc~ro Penitenziario.

-


~27G

XELL;ISOLA

OAS'l'l~LLJ: I~ ),'Olt'l'JJ:ZZl•: Vl-:JS'EZJA.NE

ancora. oggi, se ne possono vedere i rnderi, e se ne fa parola sin clai primi tempi dell'occupazione veneta. Il nome è areco. e gli altri differenti modico' qnali v iene chiamato il ea:tello; devono essere considerati come dei tentativi etimologici di t raduzione del nome greco. In quanto alla sua o:i;iaino non . o sappiamo ~o esso ha relaziono con l'uutica lpJ:)Oc.oroni.o che Strabone rifori!':3e trovarsi in Creta, senza però determinarne la posizione, o si rannodi a qualche emigrazione avveuutà in tempi an tichissimi da O_oro.ui, cittii del Peloponneso. Quale.uno vorrebbe la parola formata dalla -proposizione .A.pò e dalla voce Corona, e, riportandosi al fatto cho il paese era proprietà p rivata e dimòra esti va dei Cesari bizantini, essa sbesso a sig nificare che era aruministral:o direLta.me.nte dalla Cm·ona. Tratlandosi di un nome sicnramente 5(}'reco, a 1101· sembra poco serio volerlo spiegar e con nn' etimologia latina. Sotto la giurisdi zione del suo castellano ora compr esa la intera provincia che anche oggi porta i l nome di .A.pocorona. S:i,·,\CHr...i., FR.a~coc,\STELT,o, CAS'rJ.;Lli'RAxco. - [l terrilorio montuoso di Sfachià, o per la sua sterilità o per essere di diffi<::ile occnpazione, non fu compreso nella prima distribuzione dei feudi ai coloni veneziani. I Veneziani non a~endo g ran che da guadagnare dall'occupazi.oue di Sfachià e avendo viceversa Lu~to il più grande interesse a ebe quei bellicosi montanari se ne stessero tranquilli, s_pccialmentc n el travagliato primo periodo del loro dominio in Creta, sembra ·che por due e più secoli nessuna reale signoria abbiano qnivi esercitato. Tl prete latino Buondelmonti in Creta sac1'a clel Cornelius, I, p ag. 4, parlando n el 1422 degli Sfakiotti, clice : snnt aspe1·i in bello, m agni, velocissimi in 1nontib·us, tisque acl centuin anno_., 1;iwnt sine in/irmitatibus · dice che t:>ali abitanti , • • , per la natura montagnosa del luogo, seminano pochissimo, e che vivono invece grazie alla grande abbondanza cli capre e dal commercio del Jegname di ci presso; che non bevono vino; chiama la citt:i. Spichiwn e la dice affatto priva di mura. Più tardi nel territorio di Sfachià. furono cosLrniti 2 forti veneziani, lo rovino dei quali tuttora si v edono : quello di

or

CAN.OIA

2277

S . Nichita, più antico, chiam ato pi1ì tardi Fraucocastello, e l'altro: più recente, di 8fachià, precisamente là on, sorge la odicine. città cli Sfachià. Francocastello aveva sotto l a sua giurisdizione solo i duò villaggi. di Pazzauò e Kapsod.1so; tutti gli altri erano sotto la giurisdizione di Sfaehià. Kn,,rnos, (C/aNtel Cliixsa,,nos, Chissanio). - 80 nefa menzione n ella prima distribuzioue dei fendi n el 1211. Formò di bnon'ora castellania, e comprendeYa nella sua giurisdizione tntta la provincia che anche oggi porta il suo nome. Il castello, costmito sulle rovine dell'antica eittà cli Ohi.ssmnos, esiste ancora. s~~1,rnoN, (Cast.et Selino). - Fn costrnito fra il 1278 ed il 1282, cjoè fra la rivoluzione c1ei Oorta:i;zi e q nell a cli Ale~sio Calergi, precisamente per infrcnare quelle popolazioni, e presso l'odiern,i città Paleocoro. Formò cli buon'ora castellania e comprese nella sua g i.n).'isclizione la cittLL che in allora cbiamava~i Orinù., oggi Omei od . li·na. [Vedi trattato cli L~lessio Calergi, tomo XIV) pag. 106, nota 4"]. La odierna provincia di Cidonia non faceva, al tempo dei Veneziani, provincia a sè, ma era eomprosa nella g iurj sclizione diretta del Rettore di Canea. Di Canea, che era l a capitale di t utto il dipartimento e che era, dopo Candi a, l a città più imporb~rite di tnttq l'isola, al già dotto riguardo alla fortifi.caziouc, possiamo aggiungere: La. mo<lerrni cittù. di Canea sorge sul luogo stesso dell'antica .Ku8w•Jtx, Cidonia, per quanto vi sia stata l nnga divergenzlif'ra i dotti volendo, alcuni di essi, fare una distinzione fra uno. Cidonia omerica ('llì'.·IJ Kùò'w-,z,; f•;(,(tO'J ' fopoò'i,ou àp.9t Fie:;;;z, Omero, Où. I, 292),-sit uata più ad OcciLlonte, prei;so il fiurn.e Plataniàs, ed Lrn'altra, la. colonia Samia (Herod., LII: e. 59) collocata uel posto occupato dalla odierna Canea. Le recen1,i scoperte archeologiche hanno definito la, questione nel senso dà noi sopra indicato. L 'oclieroa eittà di Canea fu ampliata nell'anno 125~ dai c:oloui ,·eneti della terza spedizione. Di opere vene te oltre il porto, le fortificazioni e l'arsenale, si può ammirare il Konak, ch o fu il palazzo dol governatore veneto prima, di quello turco poi, e che, con ogni probabilità, llt5 -

A:-INO XLJ:; .


2278

O.ASTEELI ID FORTE ZZE VE::SEZL\N I•:, ECO.

sorge nel luogo stesso ove si può ragionevolmente supporre esistesse l' Aree dell'antica Cidonia. Nel 1266, Uber tino d'Oria., con 25 galere genovesi, impadronitosi cli Canea, mandava a sacco la città, distruggeva il pala7.zO del Rettore, abbatteva la torre, incendiava le case, menava prigioni 280 Veneziani e, a,pportato così al nemico un danno di più di 400 mila lire, di .là si partiva ]asciando morto un solo dei suoi (1). E :µel 1294: di nuovo un altro stuolo di Genovesi, assalita ancora Canea, un'altra fiata la mandava a ferro e fooco (2). Abbiamo già detto che nella guerra col Turco, Canea. fo la prima città cretese che cadde in· potere del nemico : 22 agosto 1645. Canea,_ luglio 1904.

EKmco Fuiw l enente nel 6' di fanteria. ({) Annales .ta,menscs, l'ol. X.VJH, pag, 25i. (2) Dandolo, p,,g. !o-05 .

Dandolo, pag. 3H.


-~

j \

Aazzal,, .Jlvr.1ntl

PIANTA TOPOGRAFICA DI

CANEA ._ 0

•

~

t

-

Scala di 1: 4000 I ..l---' - ~ •••

4' • ~· •

n.. *C>,m,

LEGGENDA. A. G. Scuola all"e p8 · A i v,· gondarmi . . Posta Austriaca . PP .F. » F rancoso. · . C. p I • Cretese. I ·R· ,. Itali,\na. I~formeria russa. c.· o S1nago"a . .. . Mission e Cattolica. C. r E a todrale Ortodossa. . . Compagnie in t orna ed e t na d"G s erU. p . • ,-endarmeri n. · Ufficio di porto (Ca ·t . ~ Moschea. p1 aner,a).

S·

C. o." ghtsa e 'Ò'

+ 4

Stazione di G ondarll)oru,. . . Piccolo posto cl . G moria. • ondiir-

J',·,m ,l'J,.111i

Labontorio roto-litop.lfeo dti N,oltUrt . della Goern


2279

EDUCAZIONE DEL SOLDATO

Nel presente scritto mi sono proposto di dimostrare quanta, importanza abbia oggi assunta l'educazione morale del sol·dato, e di il1dagarne le ragioni. S01io quindi partito dallo .accenno di considerazioni e di questioni che a prima vista potrebbero sembra.re estranee all'argomento, ma che ritengo in diretto rapporto con l'oggetto menzionato. Quanto in esso è contenuto formerebbe un capitolo del più vasto tema r iflettente la vita dei nuovi eserciti di fronte .alle ocherne esigenze sociali.

Il Tarde si contentò definire il progresso : la continiia li<JUiclazione clel passato. L'impressione che riceviamo da q nesta arida espressione è quella di non sentirne il nostro spirito appagato, po1c~è porta con sè l'impronta del freddo materialismo, senza la luce di nessuna idealità, mentre la natura psico-fisico nostra è essenzialmente spirituale. Epperò tale definizione, se pure esatta nel fatto, parrebbe, senza ponderarla, incompleta nel concetto. Ma, domandiamoci: che sarebb~ il progresso del Taré~e senza il passato ? Non certamente il foturo e neppure il presente, poichè il futuro si edifica sul presente ed il presente ' trae vita dal passai;o ; cl'onde la contin uità dinamica, che è evoluzione e legge fon<lamentale dei fenomeni :fisici , bilogici e psichici, elementi riassunti nell'unità della vita sociale. Così l'acuta defini zione del rl'arde ha carattere evolutivo eél universale. Il progresso è dunque funzione del tempo e suoi fattori ' l 'umanità coi suoi ideali. Si l)Otrebbe perciò definire a.nche: il dinamismo della vita nel tempo e nello spazio, nella ri-


2280

'

L'IWUOAZIO~rn DEL SOl, DATO

cerca del vero, verso cni l'uomo tende incessantemente per naturale impulso. Giuseppe }fazzin i, uno dei grandi riformatori e precursore élei tempi scrisse : « Il progresso si compie per legge, « che nessuna potenza umana può rompere o-rado a o-rado .. ' b b t « collo sviluppo, con la modificazione perpetua degli eleo « ment i; che manifestano l'attività della v ita» . A quest'azioµe incessante che nel volgere,,dei tempi 1 n el succed.ersi delle generazioni, si affatica a r innovare e migliorare l'umanità intera,. non poteva· sottrarsi uno decrli . b eleinenti vitali dei popoli: la forza fisica collettiva, organizzata sotto g li auspici delle leggi governa.trici. Egli è in virtù di tale forza operosa che il soldato automa delle vecchie milizie, lo vediamo oggidì tra;formato, nei . nuovi eserciti , in un elemento complesso d i fattori fisici intellettuali e morali. E g li eserci ti stessi h ann o sentito ai tempi nostri il bisogno 'di mettere a frutto della p ropria forza e saldezza., le attitudini e le facoltà dell'elemento uomo, perfezionandole, sviluppandole per proprio assunto e pei fin i dell' interesse materiale e morale deJJe nazion i . Pure il nostro regolamento di disciplina1 accennò ad assumere un'impronta n uova1 consona ai tempi ed al nuovo pensiero; laddove alPobbedienza cieca ecl assoluta d i u n t em1)0 ~ ' spoglia d'ogni concetto intellettuale, si volle sostit uire l'obbedienza p 1·onta, 'rispettosa1 assofota ; espressione non priva di un carattere intellett uale. Ma non è facile rimodernare t utto u n codice morale e · livellarlo ai t empi ; vincere l'i- · n erzia del.le abit udini, di un ambiente rimasto privo per lungo tempo di u n · salutare riflesso della v ita nazionale, t roppo assorbita dalle interne agitazioni. S olamen te l'opera del tempo potrà armonizzare la ·vita moderna delle nazioni e· quella dei nuovi eserci ti. E pperò il soffio della nuova vita i n calza ed a p iù ampì orizzonti sospinge le mi lita.r ì nostre istituzioni, dopo che l'assol utismo del v ecchio regi me ha ceduto il posto al n u ovo concetto persuasivo educatore) nuovo trionfo o.ella ragione nel campo evoluti vo st orico. In qualche punto an cora stride

L'EDUCAZIONE DEL SOLDATO

2~81

i l reo-olamento di fronte alla evoluzione intellettuale e moo ' . . . Tale del nç,stro ufficiale; e verra, g10rno m cm, un nuovo modo cli perfezione dei quadril. consiglierà altri mezzi persuasivi a sostituire le punizioni materiali; nella stessa gmsa che le punizioni r,flittive pel soldato, vennero cancellate dai regolamenti, perch è riconosciute contrarie al carattere mor ale dell' elemento na,zionale; e da che i tempi stessi condan narono, n el loro progresso biologico, ogni restritt ività dell'azione individu ale. Nell'uomo, che ha coscienza di sè ; che gode l'intero prestigio della propria posizione, conquistata con l'opera della mente e del sacrificio; che fortemen t~ sen te incarnata l'altezza della patria potestà, se ha fam iglia, per la quale si eleva n ella più pura sfera, del se~t im ento e nella pien ezza del dovere: la punizione materiale h a per effetto di deprimere il carattere se debole ; lo prov oca, se forte e tenace q mLle deve essere; led e le a ttività morali, e difficilmente r iesce elemento di persuasion e, mai .c ertamente di coesion e. Una terza forma del carattere, la s ola che trionfa ai tempi n ostri, sarà invnlnerata : quelhL che dìrehbesi positiva, se con l'autori tà di Giovann i Bovio si riten esse che positivismo e adattamento si equivalgono; ma che meglio può appellarsi diplorna.tica. . N on di meno possiamo affer mar e, cbe nel complesso 1 nostri n uovi regolamenti son o ottimi; spet ta a noi ben comprenderli e meglio interpretarli n el loro largo spi~·i~o i~1nov ator e, tal volta obliato ; d'9nde il conflitto fra ord1m , ch spo~ sizioni e reg olamenti ch e determina lo stato patologico localizzato dell'ambiente .. L'assolu tismo· del vecch io r egime r estringeva in breve .cerchia l'azione dell'ufficiale in ogni graào; talchè l' iniziat i va veni va esercitata d ai soli capi, onde in q uesti l' accent rnmen to d i ogni direttiva. Oo·o-i invece il sistema r azion a.le di decentramen to h a con bo .cesso ampia p alestra in ogni g rado, dove esercita.re e metter e .a: frutto le personali attitudini nel comu ne interesse m ateTia.le e morale delle istituziorii e d ell'eserci to. Ohi n on si classe xagione d i ciò, chi non seguisse tale n uov o indirizzo e rima-


2282

1/Jc-;DUCAZIO~E DEL SOLD.\TO

L'EDUCAZIONE DEL SOLDATO

nesse ligio al vecchio pedantismo, non a.rriverebbe certo a. o~tacolll.re l'evoluzione ~e' suoi graduali ma rapidi progressit rimarrebbe travolto e vmto, come la. corrente n.el sno irrom· pere vince ogni osta.colo. Nel fatto professionale il nostro regolamento stabil isce vere linee e oltre . di demarcazione sino alle quali bo-iunJYouo / o 1e qua11 cessano le attribuzioni di ogni o-rado · ma purtroppo . . b ) m pratica siamo istintivamente trascinati ad invadere il campo altrui, paralizzando l'azione dei gradi inferiori e la nostra., con scapito g rande del rendimento complessivo del nostro organamento. Il danno morale o materiale che ne scaturisce, deve farci megJi.o ponderar.e e riflettere in oo-ni nostra azione l'orbi ta entro la quale ognuno deve esplic:ro la propria attività; se veramente vogliamo permetLerci che l'opera armonica e concorde di tutti, abbia quell'alto risultato, cµ e forma la metgi, delle comuni aspirazioni. Oi pare fondamentale, come principio desunto dall'indole nuova dei regolamenti, il ri tenere che: se l'azione dell'ufficiale nei gradi inferiori, dal p unto di vista professionale, deve in buon~ p_arte esplicarsi nel recinto della caserma, nei gradi supenon all'opposto, essa debba svolo-orsi totalmente al di fuo~·i; do:enclo l'ufficiale superiore t:ndere a ben più elevati scopi per l'alta sua ;missione, nell'addestrare cioè i propri reparti al terreno, allo svolgimento pratico dei conc~tti complessi di carattere tattico; ragioni ultime e sintesi d1 tutte le istruzioni per l'artiglieria da campo. Premesso il ptincipio tattico che: « L'_artiglieria deve controbattere quella parte _ d el nemico « ohe m quel dato momento reca le maggiori perdite allo « nostre fanterie », principio divenuto fondamentale nella tattica moderna, il ,Vechmar, generale di fanteria, così prosegue: « P er ~ppli~are questo principio occorre una perfetta os« servaz1one d1 tutto il campo di battaglia ed una conoscenza « perfetta. dell'impiego tattico delle tre armi. Ora più cb e « mai l'ufficiale d'artiglieria deve esercit arsi di continn? « per acquistare colpo d'occhio; egli non deve essere solanto

2283

u!llciale tecnico, soltanto ufftcialo cannoniere, egli <love essere anche ufficiale di stato maggiore. La scelta dei co« mandanti d'artiglieria si deYe faro con la più scrupolosa « proca nziono. :ù[,\i si proporanno al comando dell'ru:tiglieria « clivisional e e dell'artiglieria di corpo ufficia li cl'a.rtigli eria « che non siano tattici perfeLti ». Che direbbe ma.i il pOYero \\.,. echmar se come tal volta si è verific,ito in q nalche mo,novra, vedesse ri pn.rti s uperior i ad una brigata sacrificati 1101 greto di un fiume dove, lasciauclo a parto il cpncetto tattico, furono persino materialmente inabi Iitati ad esplicare la. semplice e sola azione del fuoco? E' incr edibile, ma vero ! Dolorose conseguenze o iuevitabili, del r estringersi l'iuiziativfl. dei gradi più elevati nell'angusto ambiente del quartiel"e, e delle spesso inutili occupazioni burocratiche. Auguriamoci una sal11tare riforma e sia quella che ridoni alla nostra. Artiglieria l'alto prestigio che lo competo; le assegni di fronte alle altre .Armi quel giusto coefficiente cui a buon diritto aspira, quale arma essenzialmente combattente : non L1ltirna a rend ere rispettato e temuto il sa.ero vessillo della terra nostra. l\Ia ricordiamo che vanamente potrebbe sperarsi tutte, ciò dalla sola. riforma. delle Istruzioni e Regolament i; e meno ancora dal rievocare l'ormai de_posto lauro glorioso elci vecchi artiglieri, che da noi attendono novello ser to, se non raccolto sui cruenti campi, conquistato nel luminoso campo del pensiero, che, nell'incessante progresso, ben alta meta ci addita. Nel secolo cli febbrile progresso iu cui viviamo, è troppo comune la necessità del sapere, per degnamente occupare la propria posi,,,ione: non basta credere di sapere, bisogna sapere. La sciem~a non è più la prerogativa cli pochi, essa, si è ormai popolarizzata, tah.:hè la vita è divenulia essa stessa una continua scuola per chi vivo negli alti ideali della umana esistenza, e vuole sapere senza il disciplinare stimolo del peda.gogo. È sparita all'epoca presente la necessità di raccogliere sminuzzat.o, il pane della scienza sui banchi della scuola nella «

«


2284

L'EDUCAZIONE DEL SOLDA'l'O

L'EDUCAZIOXE DEL SOLDATO

età matura. Per l'adulto la vera S<mola, quella scuola che forma l'uomo e il soldato, sta nell'attività intellettuale e fisica della ·vita, nel dinamismo ordinato, evolutivo delle emanazioni intellettive e del sentimento, che si esplicano nel progresso delle arti, delle scienze, della mili zia che è. scienza ec1 arte ad un tempo. Simile argomento lo riteniamo essenziale fr; quanti altri potrebbero discutersi, ma che non con:sideria.mo, per ;non essere trascinati troppo fuori del soggetto principale.

di definirla « il pane dell'anima » i il Rtchter, senza concretare una vera definizione, mette in rilievo l'incongruenza dei genitori nel governo della famiglia. car dine sociale cli ogni epoca; e cosi lo Spencer, riferendosi entrambi a.ll'ind ividuo nella fa.miglia,, prima, fonte di virtù o di vizio. Platone, il grande contemplatore della natura, che già intuiva l'uomo qnale prodotto della. vita universale, e perciò soggetto alla legge evolutiva domina,nte l' Universo nella essenza e nelle forme, così ::;crissc dell'educazione : « Essa « ha per oggetto di procura.re al corpo la forza che deve « avere ed all'anima la perfézione di cui è capa.ce » . Nei ternpi più recenti, collo sviluppo delle scienze moderne, scaturite dalle dottrine e dal genio di Carlo Danvin, completate d~ill'opera clell' insigne .S pencer ; eminenti pensatori a cui il secolo nostro va debitore del g rande trionfo del p e11 siero evoluzionista ; la definizione dell'educazione assume nuova forma. Così l'illustre sir "\Villiam James, il grande psicòlogo contemporaneo scrive essere l'educaz,ione : « l'o1·ganizzazione del.le abit1tdini di condotta acquisite e delle tendenze acl un contegno. Ossia in linguaggio più comune: l'edu-0azione è la razionale, logica .coordinazione delle manifestazioni fenome~iche del pensiero, del sentimento, della .azione, seGonélo una det erminata tendenza e sotto l'imperio .della universale legge evolutiva. Però non tutti gli uomini nascono con la tendenza del bene e col desiderio di perfezionarsi; la lott1.1 per l'esistenza travia coscienza e pensiero degli uomini, soffocando ogni nobile ideale. Già il D'Azeglio ne' suoi tempi , htmentando la decadenza del ca,rattere italiano, scriveva : « Quando la societi't è ordinata in modo che la menzogna., « l'ipocrisia, l'adulazione, la viltà, si.ano le difese più sicure, « come i migliori' veicoli por la fortuna , non è a stupirsi « che le idee morali si confondano e si offuschino » . E pur troppo ai tempi nostri, sebbene in senso restrittivo per alcnne classi, pnò ben ripetersi quanto già scrisse il D'Azeglio. Se consideriamo invece a quale alto ideale ,mirano le aspirazioni delle militari istituzioni, possiamo ben con-

Passando all'educazion e del soldato premettia.mo, che essa non possi~tmo scinderla ne' suoi elementi; clappoichè è soltanto il frutto. dell'armonica loro azione che ci 6o·uida al ri. . sultato completo. Lo svolgimento de.ll'azi.one edttcativa: uon soltanto ha l'intento di sviluppare e perfezionare Je, attitudini fisiche, m~t ben'an:;he le facoltà intellettuali ·e mora.li. Essa, non può disgiungersi clall' istruzione alla quale è intimamente Gougiunt~t e con essa procede di pari passo; entrambe concorrendo a formare il soldato. E quantunque Ja istruzione apprenda più specialmente la pratica. tecnica p rofess ionale, essa pure esercita costantemente la sua alta influenza morale educati.va, mercè l'abitndine alfa. puntualità, all'ordine, aJla precisione; infondendo indirettamente il sentimento del dovere, lo spirito di emulazione, l'obbedienza , · il rispetto e la fiducia neJ superiore. Con le nuove idee diffuse nell'aml~iente sociale delle popolazioni, frutto deJJ.a evoluzione dei tempi 1 ed emanazione del pensiero e dell'attività umana, non è p iù i l caso d i credere, come molti tutt'ora ritengono1 che l'educazione militare sia il complemento e la continuazione di quella iniziata nella famiglia e nell'ambiente sociale in cui l'individuo è vissuto. Quantunq ue, nella intrinseca sua essenza., l'educazione sia un.a sola, essa fu definita in varia forma,, plasmata allo spirito dei tempi. Così troviamo che il Mazzini riferendosi all'uomo, nella società di tempi corrotti, sente il bisogno

2285


2286

L'EDUCAZIONE DEL SOLDA'l'O

vincerci che l'educazione militare nel complesso· dei suoi fattori morali , è il rovescio di quella ci vile considerata nei suoi elementi moderni, A ben altr o indirizzo piegano le moderne vedute, tendenti nel lo~·o spirito moral~ a quello equilibrio fra interessi individuali e collettivi che nessuna ci viltà potrà mai realizzare. La forma poi e l'interpretazione .che le nuove idee assumono nel cervello delle classi ignoranti e moralmente poco educate, guidat e da malsani ispinitori, falsi propugnatori del bene sociale, fanno potent~ leva ~t sgominare istituzioni ed eserci to. Sorga pure il nuovo pensier o sociale, compia anch'esso la sua evoluzione, ma a.bbia per base i principi della morale. Cristo fu il primo fra i precursori della n uova idea soci~le, e nessuno potè condannare attra·verso i secoli le suè dottrin e, ~sse r imasero non evolute, perchè inceppitte nei sofismi della Chiesa. A b.biano gli apostoli della n uova idea l'onestà, la lei.iltà della coscienza pari alla grandezza del pensiero; ricordino al popolo quan to deve essere religione nel cuor e di ogni italian0. Ciò che non potrebbe meglio esprimersi, che con le stesse parole che il g rande apostolo della virtù, Giuseppe Mazzini, r ivolgev~t al popolo ital iano : « Un istinto che « Iddio ha infuso nel vost.ro cuore, una voce che vi viene « dalla sepoltura dei vostr i Grandi, un segno che la potente « natura d'Italia ha messo snlla vostra fronte e nel vostro <( sguardo vi dicono, che siete fratelli, chiamati ad avere una « sola bandiera, un solo prttt o, un solo tempio, dall'alto del « quale splenda in cara;tter i v isibili a tutte le genti la mis« sione italiana » . R icordino essi ancora al p opolo : Ohe la liber tà conquistata col sangue e mantenuta col sacr ificio dei n ostri padri abbiamo stretto dovere di rispettarla e cli concepirla come essi la concepirono. Ohe alle nostre tracliz1oni, a i gloriosi fast.i degli avi nostri, è legato indissolubilmente un nome g r~nde nella storia, pi ù gTande per gl' italiani, su cui brilla la fulgida nostra stella ; questo nome è · Savoia, ver so cui ci unisce la coscienza collettiva in un sentimento d i grat itudine non peritura.

L'EDOCAZIONE DEL SOLDATO

Riviva~10 così nel nostro popolo i santi ideali di patria. e di dovere: allora soltanto potremo affermare che l'educazione militare sarà il complemento e la continuazione di quella iniziata nolla famiglia e nella vita sociale; e forse allora molte sofferenze saranno lenite. Ma oggi pur troppo non è più il tricolore vessillo che inspira o-li animi a opere o-raneli e generose : subdoli rne"" o stateri, nem ici della società, ispirat i da freddo egoismo o _a.a sfrenat~t ambizione, sfrnttano le classi più disgraziate, sprno-endole al delitto. "" La loro parola è veleno che accende l'odi.o contro ~ fratelli, l'autorità e la patria stessa. I giovani proletan abbandonati nell' ignoranza, non sorretti da una coscienz;a che loro manca, seguono la pericolosa corrente che li travolge, inconsci di sè stessi, nel ,turbine fatale delle agitazioni. 'rale è lo stato morale delle classi meno agiate, gua.droveramente emozionante, che desterebbe gTavi apprensioni, ove non si pensasse che i chiamati annualmente alla leva ne sono inquinati, per ora, dà una bassa percentuale; e ancora possiamo confortarci. che i giovani reclutati offrono· t utt'ora nel loro complesso una buona materia prima che, opportunamente elaborata, può <lare m1 buon proclotto_È appunto in questa ela borazione, sommamente importante e delicata, che si esplica l'azione educativa; il cui svolo-imento richiede- metodo razionale e mezzi subordinati al dislivello fra lo stat o morale dei soggetti reclutati e quello che è specialmente proprio al soldato.

Oh venturose e cn1·e e benedette I /antiche et/1, che a morte Per la patria col-rean le genti a squadre; . .. . . . . . . .. ' . . . . .

Così cantava. il grande poeta del dolore, nei gloriosi tempi tramontati; ma a n uo,a a urora sorsero quei dì passati , in epoca se pnre da noi lontana, non remota ancora. All~ra quando era dominantè in ogni classe il sentimento patno ;.


2288

L'EOCOAZIONE 0 10: L SOLDATO L'E DUOAZION Ft DEL SOLJ),\'rO

2289

persino a proporre, a scol?o educativo, l'istituzione di biblioteche nelle singole camerate, ad uso del soldato; cadendo così in esagerazioni, che uon si sa come abbiano potuto concepirsi, ed ospitare nelle pagine cli una R-i-vista. :Ma non è la, pedagogia che faccia difetto all' educatore del soldato; e:;sa si può dire intuitiva nell'ufficiale; facendo parte di qu el corredo di cognizioni, frutto di luuga esperienza, dello spfrito militaro e del sentimento incarnato del dovere : è, al contrario, il riflesso del pen·ertimento morale della società che forma, ostacolo all'azione educativa militare. Dobbiamo convenire che le idee nuove concernenti l'educazione ,del ,;;oldato vanno troppo spingendosi nel campo teorico, perdendosi in teorie vacue, cho potrebbero · ere.ire fatali illusioni , Ricordiamo c.he sopratutto bisogna essere praLiei ; vecchia massima ma altrettanto sapieute ; poichè racchiude in s.ò un profondo principi o che sta a base dellfL emergente filosofia raziona,le « partire dal noto per giuu« gore all'ignoto», in aperta lo tta col vacillante dogmatismo dell'opposta scuola. Prima d unque di studiare e proporre sistemi e metodi, frutto d i una elaborazione cerebmle, immedesimiamoci nel· l'ambiente della vita socia.le, sia pure la più depravata; collochiamoci nel campo avversario, per convincerci prima delle ùsigenze pratiche, di fron te alle aspirazioni che ci proponiamo raggiungere. Giova pensare nel vero senso pratico, cbe chi ha percorso la via sa insegnarla. D'altronde l'ufficiale italiano per la coltura la elevata educazione, le spiccate qualità morali e cli ' carattere rnt1i menomate; compreso da un forte sentimonLo patrio, e di tntti i doveri che deve infondere ai propri dipenc}enti: offre garanzia sicura per compiere effi cacemente la missio ne educativa., mercè l'ascendente e prestigio ch e dal suo stato morale emanano, È pur vero però che tali preziose prerogative vanno gelosamente custodite e moralmente alimentate ; afiinchè pnre n ei tempi e circostanze più difficili, rimangano incarnate. for-

sentimento che univa sacrifici, speranze, aspirazioni in nu comune scopo alta.mente morale; quando i giova1ii venivano .alle • arrm, non col canto clei fov01·ato1 ·i ma inuoo·o-iando "n , Ila • t:>t::> patria; fien ed orgogliosi di appartenere ali' esercito c;:;si freme,·ano di nobili entusiasmi allo s,ontolare ciel sacr~ sim . · bolo della t erra bagnata da italia,no sangue. .Allora era assai a.ge,·ole il còmpito dell'educatore, bastava organizzare militarmente ~ueUe masse, avide della. solenne prova, per guidarne a.Ila vittoria i forti impulsi. , La.. storia ~cl nostro risorgimento parli ; parlino i martiri nostri, che s1 offrirono santamente in oloca.usto alla patria ! Dalle loro urn e frementi, si eleva la maestà de l dovere fatta più grande dal battesimo del sacrificio. Essa irradi~ di più limpida luce la irresistibile aureola che cinoe c~iom a d'Ita1.ia, A l suo folgore si coprono di vergo;:rn. e d1 disprezzo 1 mendaci apostoli di libertà sedicenti atleti della parola, offuscatrice d'ogui retto sontire arroO'ante no' suoi sofismi. ' t:>

1;

. R'.ac~ogliamo~i e mediLiamo i sommi ideali di q uei grand 1tal1~n1; tempriamo nelle loro virtù il nostro spirito e ricordiamo come essi amarono la patria. V'acciamo che il nostro soldato si disseti a, quelle puro fon ti di virtù militari e ~~tta~ine,_e da esse tragga fort i propositi a virili opre per 1 rnd1penaenza e la grandezza della patria.

*** L a questiono della educazione morale del soldato ha carattere fondamentale nei tempi modern i o si è elevata a problem.a arduo e ponderoso per chi ne ha Ja missione. Essa è stat~ ogget~o di. studi per parte di molti; ma purtroppo, dottrma ndo rn sun ile argomen to, :,;i esce dal semin ato, .A..lcuni infatti sorsero a dettare studi pedagogiei sulla educazione dol soldato; altri speculando con eccessiva sott igl.iezza, eleva~·ono il dubbio se l'ufficiale abbia le prerogative necessan e p er ecl ncare i propri soldati: si ,·orrebbe perciò consigliare l'applicazione di un motodo razionale e scieutifìco, condannando l'empirico. Al tri anDOra giunsero

J


·2290

L'EDUCAZIONE DEL S OLDATO

mando una seconda natura nell'ufficiale. E perchè qualunque evoluzione esse debbano compiere in virt1'.l di quella forza, alla quale nessuna potenza umana pot?-ebbe oppo1·si, '3ssa abbia a compiersi sempre nell'orbita dell'alta coscienza del dovere, la quale, n è per volgere di eventi e di vicenda alcuna, deve mai ·menomamente offuscarsi. È qui .riposta la grande virtù a nessnn'altra pari, cui nessun tesoro equivale, che nobil. ·mente eleva l'ufficiale al disopra di ogni classe sociale. Il benessere individuale è un risultato eh fattori morali e materiali che l'uomo non ·riesce a conseguire che in modo :assai rehitivo, q ualunque sia il suo stato. Il malessere che attualmente serpeggia fra i nostri ufficiali inferiori, è da .attribuirsi purtroppo a lla deficenza degli uni e degli ·altri fattori. Non intendiamo qui penetrare il delicato argomen t-0, che per sè stesso richiederebbe ponderose rifiessioni; soltant; ricordiamo che circostanze di varia natura, dipendenti sopra tn tto dai 1unghi periodi di pace, dalle risorse. economiche e dalle nuove esigenze deila vita socia.le,· concori:011 0 a creare un tale stato di cose, non. solo, nia a parnlizzare l'azione d i coloro che, compreei dall'importanza del fatto, avrebbero vivo desiderio di ripararvi. La soluzione del problema vitale della carriera. nei gra.di inferiori, interessa già la mente e il cuore di chi ha nelle mani l'avvenire, non soltanto dei nostri ufficiali, ma dell'esercito stesso; perciò neppure le attuali circostanze, per quanto disgraziate, devono affievolire quell'alto spiri to militare, quella severa disciplina che sono la saldezza dell'esercito, la forza della nazione, l'orgoglio di ogni soldato. La selezione si è presentata come uno dei mezzi più diretti a risolvere in parte l'arduo quesito. Ma prescindendo da ogni altra questione d'ordine materiale, comideriamo semplicemente che fra i selezionati vi sono pure i colpiti ; coloro i q uali hanno la coscienza di subire l'ingiustizia, coscienza fatta collettiva nel giudizio dei più. In simile caso il sacrificio personale sarà ben poca cosa di fronte alla perniciosa azione morale che si ripercuote sugli altri, sul cui capo resterebbe sospesa la spada ,cli Dàmocle, in attesa d i oppo_rtunamente colpire. E a tale

2291

L'EDUCAZIONE DEL SOLDATO

-oggetto che possiamo dire? Fra i due mali sarà consigliabile la scelta di quello minore. Ohi ha mai creduto all'infallibilità umana? Non certamente l'uomo di mente matura. Dai tempi -più remoti, nelle varie forme che assunse il consorzio ui.n ano, fo sempre confermato il noto detto : en·a1·e lw,m,anurn est; e fin dall' epoca bibblica troviam.o nelle sacre scritture: « per « conquistare la giustizia richiedesi violenza e forza straor« dinaria ». Di questo detto è soltanto lo spirit o che noi' vo.gliamo considerare, poichè la formula è consona soltanto a quei tempi depravati e corrotti. I colpiti oggi invece avranno le virtù di trovare confor to nella rettitudine della propria coscienza, la forza nella serietà e fe:;:mezza del caratt'3re, e nuovo vigore attingeranno nella vita dell'intelletto. L a reazione plateale, senza distrugge.re l'errore, minerebbe il p1·ùi· cipio che coi suoi alti ideali d.eve proseguire nella evoluzione, che ha per fine ultimo la salute e la grandezza d'Italia. Così si avrà amato la patria; » il sogno, il palpito, il de« siderio segreto di ogni animo che s'informa vita sulla « nostra terra » come con feli ce espressione la definì il Maz' . zini. Noi dunque siamo propugnatori di una larga ma oculata e cauta selezione, subordinata alle risorse economiche e alla possibilità di aprire una via ai selezionati presso le amministrazioni governative. Coltiviamo dunque negli educatori del soldato quelle doti morali che solo fioriscono nel campo sereno delht propria coscienza, rimasto immune dalle burrasche della vita, onde egli possa esercitare e sviluppare le proprie facoltà ed at titudini senza, il pensiero del domani, senza le preoccupazioni del poi. Così la f01·za m,01·ale dell' ese1·cìto sa1·à nel co1·po degli ufficiali. Gli effetti che ne scaturiranno saranno assai più salntari degli studi P,edagogici. Ohi è cresciut o nell'ambiente dei nostri collegi, delle nostre scuole militari porta con se i sani princ.ipi edum.t tivi e intuisce il modo più efficace di applica.rli per propria scuola.

a


2292

L'EDOOAZIO~rn DEL SOLDATO

*** Come è noto l'azione educativa mo~ale si esercita traendo partito dalle attitudini e facoltà istintive dell 'uomo. che nellrt giovane età si trovano generalmente più pront~ e spiccate, quando non siano assopite sot to l'imperio cli bassi istii1ti . Così stimolando l'a,mor prop1;io, Ja dignità personale, l'amore della famiglia e della terra natia., viene a formarsi quella pre~arazione morale che fa l' uomO" superiore a.I _JJersonale egoismo ed alle· brutali passioni. P ure il sentimento rehgioso è stimolo potente a svegliare la coscienza del dovere, alirrientanclo la fede e la contompla:zione nella esister. za del Dio, causa suprema di tmtte le cause ; qnale la concepj lo Spencer nella formft più semplice e nell'essenza più nobile ed elev!tta,, che non e abiura allo intelletto e alla ragione; facoltà superiori dell'uomo che egli ha il dòvere d i usare ed evoh1tivamente perfezi~nare. Per tal 111.odo le morali energie assopite nelle nostre oo·io. vani reclute, si attivano, si sviluppano e si. perfezi6nano sotto l' influenza salutare dell'azione educativa e del superiore che la esercita. Questi, conquistandone col proprio ascendente la volontà, la indirizza all'alto scopo delle militari istituzioni. Tali energie, che le virtù militari e l'entusiasmo spingono al più alt0 g rado, formano il patrimonio morale dell'~sercito e il loro ~oefficiente di sviluppo si può dire ne è l' indice cli potenza. E pur vero che , sin dai tempi più remoti comeognnn sà, l'elernen.to morale fo apprezzato; ed è noto come Licurgo nelle sue leggi inculcasse il senti mento patrio nei giovani Spar tani; e che presso i Greci non altr imenti fosse consideratf.t l'educazione morale delle masse. In allora però l'educa,1ione moralt3 intesa ad accender e lo entusiasmo nelle azion i guerresche, era coefficiente di forza collettiva nelle masse; mentre oggi ha d iretto scopo di sradicare e distruggere i catt ivi germi che abbiano potuto insinuarsi nei g iovani reclutati, richiamandoli sulla retta via ed ind irizzandoli su quella del dovere. Qua.nto l'elemento morale influisca CJ. uale coe:fficente di forza negli eserciti, lo-

L'EDUCAZIONE DEL SOJ,DA.TO ]

2293

provano le vi.cende guerresche d'ogni t~rnpo. L'anc~r re:ent.e conflitto Anglo-Boero ne h,1 datrt lummos.a, prov.a . do, e ~n popolo 1t1ilitarrnente poco istruito, m~ an~mato da un ~\lt1ssimo sentimento, sostenne una lotta titanica, destando 1 ammir~izione dei popoli civili.

.Alle muttite condizioni del lo stato morale delle _rn~sse,, fanno per altro contrasto le brevissime ferme, la molt1phc1t~ delle istruzioni, il maggior svilupl)O educativo, che come s1 è detto, oggi più che ID<ti s' impone. Ep~erò si fa molto_ as·seo·uamento ai o·iorui nostri sull' istruz10ne ed educa.z1one in;ensiva: e con :ssa intenderebbesi sopprimere il t empo che il ponder~so lavoro edncati-vo soP,ratutto richiede. Ma non crediamo che i risultati stiano a giustificare un tale asser to. D ifatti tutto ciò che non è intensivo si assim ila male e sfuma pr esto; l'istruzione intensiva porta c~n. sè il grave inconveniente di sfuggire al metodo; spesso qmnd1 degenera in una disordinata cognizione di , cose .che per quanto sem::,lici, diventano complesse, qua,ndo soverehiamente ~mmas!ate.· La par te morale educativa assai più èl~ll'. ist~nz10ne richiede m~todo e tempo, ·per la profonda ass~m1l~z1~n~ e per il convincimento eh~ deve stillare dai suoi prmc1p1. E possia.mo facilment e convincer.c_i_di ciò, ponendo men:e a quanto in noi stessi accade quotidiana1~ente :. una nuova in~pressione ha bisogn o di evolversi in no: ste:s1 p:r essere be~ assimilata; e dove b nostra preparazione e pm adatta, e:;sa si evolve con maggior rendimento rispetto a ciò ~h~ da essa appr endiamo. 'rale lavoro che si ~ompie nella ps1cl~e umana è tanto più fecondo, quanto pu\ profonda trascc1a lascia di se. Come potrebbe d unque conciliarsi t~le fat_to con tutto ciò che si. vorrebbe intensivamente assumlare, m elementi uegativamente preparati? . ,. . . Ecco quanto in proposito possiamo citare fra g11 scritti dell'illustre James : « L ' uomo è un orgamsmo che d~ve rea« o-ire alle impressioni ; la sua mente serve a deter~rnare le « : ue reazioni, e if fine della sua edumizione è eh rendere 1/,6 -

Ai',NO XLIX.


"2294

J}F,OUC.lZIONE DEL S()Ll)ATO

quelle reaz ioni numerose e perfette. Non si <leve ri cevere nulla senza r eazione : nessuna inipressione senza 1·eazio11e » . La g ran massima educati va. « Una impressione che attra·« versa sem:plicemenLe le orecchie e gli occhi dollo scola~·o e « non modifica per nulla. la vita attiva di lui , è un' impres·<t. sione andata a vuolo. Fisiologicamente è i ncompleta e non ·« Jascia dietro di sè alcun frntto » . Ad avvalorare maggiormente quanto sin qui fu deLt,o, riportiamo le seguenti dichiarazioni del maresciallo hloltke, fatte nella seduta del 13· g iugno 1893 del Reichstag gonnanico, nella discussione sui limiti di ferma. (Brano riportato .all'oggetto stesso, dei limiti di ferma, da una recente pubblicazione militare Oorticelli-Garioni). » Io comprendo eh.o la ferma breve possa essere desiderat~ « da coloro che non hanno l'obbligo di trasformare nna re-<< cluta in lUl soldato e nel più breve tempo possibile. ]Ha non « conviene cl tmenticare che per un soldato non _può solamente « intendersi un uomo atto a fare il ser,izio di parata o a <t montare le guardie: ma deve intender si un uomo che avendo <i: acquistato la piena conoscen za di nn'arma complica,ta. e « sicura .fiducia nell'arma stessa, è capa.ce perciò cli sapersi « condurre nelle più difficili circostanze ; un uomo insomma < che abbia impara.to ad obbedise. Ora tale còmpi to u<Jll è « così facile ad adempirsi, quanto può parere a coloro cho lo -« studiano dal tavolino. Se si trattasse di sola istruzione tee« nica del soldato, di q uello che chiamesei Lccnicismo l'na-« nuale, ammetto che si possa impartire anche m 20 setti« mane di permanenza sotto le bandiere, che si richiedono «porle riserve di complemento. Ma con questa sola istruzione « si avranno si dei buoni elementi da incorporare con uLile « risultato nei quadri, ma che non potrebbero mai formare « il nerbe di un solido esercito. Per avere soldati ottimi quali < io li intendo, quali sono corto nel desiderio <li tutti come « nel mio, occorre cho essi Yivano assai lungamente la Yita « speciale di caserma, che vi acquistino le abitudini di <lisci« plina, quell'alta coscienza d ella missione che possono essere « chiamati ad adempiere, quell'ele-vato sentimento cli patria <!

«

L'ru OUOAZ IONE

))J.;[,

SOL.:>ATO

2295

che insegna essere dovere il sacrificio per la patria stessa d'ogni cosa e di tntti ». Alc uno obbietterà che Moltke parlò così ai suoi t empi, ,quando le condizioni tutte dell'ambiente m ilitare erano ass~i diverse da quelle di oggi; ma. consideriamo che soltanto 11 Moltke così sentenziava nel 18 70, e appunto porchè con la -sua al ta mente seppe p reconere i nuovi tempi . E perciò noi riteniamo che ciò ch'egli disse nel 1870 lo ripeterebbe -0ggi pure.. «

-«

Qualunque sistema educativo ammette un principio e comp rende il metodo, i mezzi o le moda,lità per la loro apJ:Jlicazioue. Il migliore fra i principi educativi, co1me bon disse Giuse]:Jpe Mazzini, è ii dovere : « Ohe gnicla gli uorn.ini al meglio, -« che insegna loro la costanza nel sacrificio, che li vincola -« ai loro fratell i, senza farli dipendere dall'idea di u no solo « o dalla forza di tutti, che jmpone a ciascuno di oprare • -<< co'nt,inuamonte e con sacrificio a norma del vero ». In quanto a metodo il più semplice nel tempo stesso più efJicace è q nello naturale ; il quale ha per concetto di far subire le conseguenze che naturalmente ,scaturiscono dalle proprie azioni : metodo tanto efficace coi giovani quanto cogli adulti: così asserirono il Richter, il Pestalozzi, lo Spencer, il Bttin nella, sna scienza dell'educazione, ed altri che furono sommi nello studio dell'umana natura. Dall'applicazione stessa di tale metodo sorgono i mezzi p iù adatti e più efficaci allo svolgimento d ell'azione educativa, qua.li sono i persuasivi. Quelli cioè cho, per la chiara constatazione delle circosta,nze e dei fatti, suscitano nella coscienza il com7 incimento della necessità e g iustizia delle conseguenze di ogni azione compiuta. Quando ad esempio si faccia comprendere al.la recluta che l' esercito ò nel vantaggio individuale e collettivo, perchè sta a tutela dei diritti dell'uomo nella società, del libero ,esercizio delle proprie attività, a garanzia ed affermazione


2296

L ' EDUOA'.%-IONE DEL SOLDA'.l'O

L'EDUCAZIONE DEL SOT,,:OATO -

2297

siderat,o come una seconda famiglia. Tale sentimento ha una efficacia grandissima nel com.plesso delle forze morali. L'am~re alla propria unità, al proprio reggimento; l'affratellamento noi compagni coi quali ciascun o divide fatiche, disagi, soddisfazioni, alimentando il sentimento del sacrificio, Tincnrauza del pericolo, la forza d'animo nell'a,ffrontare priva,,ioni e sacrifici, plasmano moralmente a nuova forma quella ·vera materia pr ima che addimandasi reclqta. A.nuoveriamo fra i rnezzi diretti, la parola, l'esempio, i premi e le punizioni. I due primi t endono ~L prevenire ed evitare le infrazioni alle regole militari . La paro la, preziosa facoltà dell'uomo, eccita il cuore, fa vibrare le corde dei più uobili sentimenti, accend.~ l'a.nimo a forti propositi, apre l'intelletto e v'infonde il sano raziocinio; essa trasporta con sè le moltitudini nel ~uo fascino potente_ La paroh è dunque elemento essenziale di persuasione; essa, meglio d'ogni ::dtro mezzo, insinua nella coscienza dell'uomo la conv-inzione clel vero e del buono. Perchè dunque non fare assegnamento sulla potente sua azione educativa ? . Non occorre per le nostre reclute art,e oratoria: la sobria eloquenza militare, praticata esclusivamente dall'ufficiale, può dare i suoi grandi risulta.ti. Mediante la parola l'educatore _insegna e stimoh" all'adempimento dei doveri dello stato militare, infonde il sentimento del bene, ispira quell'alto senso morale di cui ogni soldato deve essere animato. Esercitata dal comandante sugli individui della stessa unità, è strumento efficacissimo a promuovere l'affiatamento, Punione e la saldezza degli elementi; mentre stabilisce guei rapporti fra superiori ed inferior i che sono preziosissimo coefficiente morale di forza . • . L' esempio esercita pure continuamente la sua azione educativa ed è potente mezzo persuasivo, in virtù dell'istinto d'imitazione, proprio negli esseri animati in genere e più spiccato nell'uomo: « Ognuno di noi » - dice Sir '\Villiam J ames - « è ciò che è, quasi escl usivamente in virtù del « suo spirito di imitazione. Noi acquistiamo coscienza di ciò

della, legge e dell'ordine all'jntemo, a di.fesa eleo-l'interessi collet tivi dei cittadini costituiti in Nazione di fronte alle altre Nazioni, dovranno naturalmente distruggersi le idee contrarie e artificiosamente insinuate. Ognuno dovrà convincersi della conseguenza. immediata e necessaria di riconoscere l'autorità costituita, la quale, mentre patrocimi il · diritto di ciascuno nella libertà di agire colle l)roprie tendenze a ben oprnre, si eleva accanto al dov0re ·perchè ognuno debba osserva.do. Ognuno dovrà convincersi della necessità e giustizia, di concorrére al servizio mi.litare col prendere parte nelle file dell'Esercito Nazionale, e come ciò costituisca un dov~re di fronte a sè stesso, alla società ed alla patria, Il pensiero della pena, a chi mancasse ai propri doveri di cittadino e di soldato, si ~iffaccia allora nella coscienza indi vi duale, quale g iusta e naturale conseguenza. Così potnmno penetrare ltl. convinzione della . necessità della obbedienza, indispensabile all'unità d'azione; della subordinazione: cardine della, disciplina, e via dicendo.

I mezzi mediante i quali si esplica l'aziono educativa del soldato de~ono dunque informar~i al concetto della persua~1011e. Possiamo dist inguerli in mezzi diretti ed iri.cliret;ti; mtendendo per questi ultimi tutti quelli che emanano dall'azione lenta ma continua dell'ente collettivo 1~ggimenta.le, dall'~~biente della ca.sermà, dalla comunanza delle prat iche quotidrane della vita militare. Da tali mezzi indiretti spontaneamente si insinua nella recluta il sentimento del dovere , nel suo nuovo st ato. L'uniforme stessa-che distingtie il soldato fra gli altri cittadini, pone in evide.nz~i, ]a missione speciale di cui è rivestito, stimolando l'amor proprio, sorto dalla fiducia che in luì e nei compagni vede riposta dalla nazione. _D~,1Ì1t recipr~ca fiducia e da q_uella nei propri capi trae ~ngme_ lo spirito militare e cli corpo, che si esplica corne 11mned1ata manifesfa1zione in quell'a.ttaccaniento per l'unità alla quale ciascuno a.ppar tiene e al proprio reggimento, con-

I


2298

L' EDUCAZIO:"lll; DEL SOLDATO

che . siamo imita,ndo g li altri , la coscienza c1i ciò che gli altn sono precede, il se.uso dell'io :si sviluppa secondo i « modelli che trova» . (Vedi anche '11.11.R.DE : Les ·lois de l'imitation). Il g raduato, più d'ogni aHro, col suo immedjato e. con tinuo contatto con la recluta, sia nelle quotidiane pratiche di servizi.o, sia neJle ore di svago, esercita con l'esem •)io l'azione educativa. Ma prima di lui lo stesso camernta 1~iù. anziano, nella sua rozza ignoranza,, esercita la sua azione educatrice, contribuendo inconsciamente col benefico riflesso di quanto egli h1.1 appreso nel precedente periodo di vita militare. Egli è anzi il primo maestro della recluta,, e , sa servirsi dei mezzi più. naturali e propri per guida;la, orientarfa ed ammaestrarla nel nuovo ambiente. :lt i l soldato anziano dello . stesso distretto che riceve le confidenze , le amarezze, le impressioni dei nuovi compagni; egli stesso lo, conforta, lo incoraggia e lo scuote, disponendolo gradatamente alle a,bitudini della vita novella; il graduato vi subentra dopo. Lasciamo pure che l'anziano lo istradi anche nelle piccole malizie, che esso talvolta eserciti in modo abusi_vo, .la 1:11issione impostas1, approfittando, ad esempio, del piccolo nsparmio della recluta per goderlo in comu.ne, che tal' altra scambi un proprio oggetto di corredo con altro n uovo non suo ; ma non rinunciamo perciò a.1 grande beneficio che scaturisce dal.la pr onta fusione degli elementi ; certamente sarà così di molt;o abbrevitLto il periodo di preparazione della recluta. Ad ovviare d'altronde gli accennati inconvenienti l'occhio vigile del i:iuperiore ed il suo :fine accorgimento, sapranno eliminare gli elementi anziani meno buoni nel momento più pr oprio ed opportuno. '.Bello è ricevere a,nnualmente le nostre reclute con festosa pompa, ma non deve la nostra benevolenza arrestarsi alla. soglia della caserma ; essa deve con occhio .amorevole e ·vigÙe seguirle sempre, facilitare e rendere loro meno aspro il passagg10 dal focolare domestico, dove lasciarono gioie e affetti più cari, la C\Ha dei propri interessi, alla vita non saputa. ancora della caserma ; e ciò potremo ottenere rendendo il « «

1/EDUCAZION;E DEL SOLDATO

229S

più possibile graduale questo camb~am~nto, af:fi.atando~i p1~imariamcnte coi compagni del proprio distretto e_del.l~ ::;te~:so casolare; fra questi facilmente troveranno i loro stess~ amici della vita borghese. Quando noi riceviamo al reggimento h1 1·eclutci cavallo clella 1mo?;a 1·i111,onta,, non l'affidiamo all'istruttore, ma lasciamo che l'istinto stesso la famigliarizzi coi cavttlli ve0chi, dai quali pure s'istruisce; perchè dunque lo.stesso metodo naturn,lissimo non vogliamo applicare anche alla 1'eclida. uomo ~ , ·Perchè invece, sepEtrià,mo i nuovi venuti da.i compagni più anzi~ni, segregandoli sùi nella camerata si~ in tut~e ì~ operazioni quotidiane; per renderne meno fa~1le, anz1che a.o-evobrne b . fnsiono? Per condensare forse• m •una• sola• t:> tutte le passioni che si agitano nel cuore di_ quei g10:7an1 ed ingigantirle, prolnngando cosi. inntilmente 11 loro _P~no_do di i.wclimata,zione e preparazione? Ecco dove lo sp1nto 111 · novatore deve pure prodi~rsi; eél. è con piacere che possiamo constatare che a tale nuovo indirizzo il nostro regg imento d1Lmontagna e qualche altro ebhero già ad ispimrsi; indirizzo che pur esso s' informa al n uovo concetto educativo della persuasione, che speriarn.o a,bbia quel fo1:tunat~ successo che ci ri promettiamo. Auguriamoci che altri corpi ne ~eguano lo esempio, ed avremo fatto u~ gran~e passo s:1quella via che apre nuovi e pi.ù ampi onzzont1 alle militari nostre ·discipline. Le punizioni sono mezzi repressivi dell'azione educativa; possono avere earattere morale o materiale, mai però devon_o avere natura degradantha dignità dell'uomo. E mentre 11 premio 9 sproné a ben'oprare, api,rezza e tiene ùi onore _la azione premiata; la punizione non soltanto reprime le v10lazioni e le infrazioni alle regol~ militari, ma pone in evidenza la necessità di osservarle, riprovando l'azione demeritevole. Di modo che i premi e le punizioni sono pur essi elementi persuasivi pel soldato. Inquanto all' applicazione dei mezzi, meditmte i quali si svolge l'educazione morale del soldato, essa forma oggetto dell'azione di go.verno del personale, esercitata essenzialmente dai superiori più immediati.


2300

1

L'EDUCAZIONE DEL SOLDr\'J:0

K on sarebbe possibile indicare nè la natnra nè la misurn della punizione o del premio ne' molteplici casi della vita pratica, ove le circostan7,e assumono speciale importanza nell'attenuare o aggravare l'az.ione meritevole o demeritevole. Soltanto al coscienzioso ed illuminato giudizio de.1 superiore, nell'apprezzare e valutare i fatt;i ben constata,ti è affida,ta · tanto delicata mansione. Diremo soltanto che 'il pri.:n cipio informatore· nell'applicazione dei mezzi educativi sta nel commisurarne l'entità1 con le conseguenze materiali e morali che ne scaturiscono a ·vantaggio o a danno delle militari discipline. _L 'efficacia lon) d ipende da,Jla rigorosa uniformità nell'apph caz10ne, dal retto apprezzamento e dall' esatta r,,ccerta~ zi~ne ~ei. fatti; _d alla serenità e fermezza, del superiore, nel cu_1 annuo deve imperare il solo sentimento del dovere, spogli.o da qualsiasi influenza estra.nea, suscitata da umane passioni_- D_i guisa che nella coscienza dell'individuo penetri la, convmz1oi:e del . merito o cl el demerito delle azioni premiate o pu.mte e della necessità e g iustizia dei prov,7edimenti in favore o a carico suo.

*** Abbiamo detto che soltanto al coscienzioso ed illuminato giudizio del superiore è affidata la mansione delle modalità nell'applicazione dei mezzi educativi. Ed è necessario ·p onderare guauto importante e delicat a ne sia la respons~bilità se si consi.dern, che molte volte vediamo condannato un metodo, combattnto un pr incipio, perchè se ne riconoscono ~egativi gli effetti ; mentre non ci avvediamo quanto negativa ne fu l' applic11zione. B,icordiamo perciò che i. nostri soldati, facendo r itorno alle loro famiglie, devono essere gli innovatori dell'ambiente, coloro stessi che smentira.nno le :falsate idee, che dovranno essere elementi d'ordine di mora' lità, di retto sentire. Così l'opera educati va dell' ufficiale si espanderà nella società, nella Nazione co' suoi benefici e salutari effetti ; ed egli avrà reso un servizio ~1lla Patria alta-

L'EDUCAZION1J: DEL SOLDA.'l.'0

2301

tamente a.pprezzato dagli onesti; e nel tempo stesso l'~>pera sua richiamerà le simpatie delhi Nazione per l' Esercito. L'ufficia.le it~1liano per le spiccate doti che J.o distinguono, dà ganmzia sicura cli retta cd equamine cosci~nza, di illuminato criterio nell'esercizio dell'a.zione educatrva; ma non soltanto all'ufficiale appartiene tale missione, pure il graduato prende larga parte nel còmpito educat~vo: Jt col graduato c]Je il soldato si affiata, dal quale trae consiglio, esemp10, affinità di pensi~ro nel continuo contatto delle alternate vicende della ~,ita reggimentale. )~pper.ò la limitata istruzione, la non compieta educazione ricev·uta nel troppo breve periodo di permanenza alle a.rmi, non sono sufficienti, in generale, a sviluppare in lui un elevato senso mor,al~; ta.le da mantenerlo superiore nell'esercizio della, sna miss10ne, alle volo·ari tenden~e della natura umana. Non è quindi raro veèkre ~ilcuno cedere a un malinteso sentimento di bontà, per conquistarsi l'animo dei propri dipendent i;. bontà . c~e derrenera in debolezza e perdita assoluta d1 ogm prest1g10, co: rrrande scapito della disciplina. Altri, animato solamenle dall: scio0ca ambizione di esercita.re l'autorità del grado, far pesare inopportunamente la disci plina con punizion~ e smodati r improveri, più inopportuni ancora, ; ostinandosi a vedere neo-li altri quE}i d ifetti che gli sono propri, A ltri ancora prete:dere dalla recluta l'impossibile, usando modi ed espressioni che offendono la dignità deU 'uo~o. Generalmente J?er costoro la punizione ed il 1:improve~·o rnopportuno, non d'altro derivano se non da un' impeto d1 temperamento n evrotico. dimenticando la santità della propria missione. Per tal modo i mezzi educativi così applicati divengono veri· mezzi t irannici, perenni abusi d'autorità, eh~ provocano la reazione, perlomeno intenzionale; e suscitano l'aborrimento a,J la disciplina, ai superiori, alle ist ituzioni ; scalzando quel prezioso edifizio, opera paziente, intellet~nale e coscien7,iosa dell'educatore. Gnai se l'occhio vigile del superiore non giungesse ad evitare un così dannoso procedimento , Gli elementi vissuti in simile ambiente, anzichè portare con lor o grato ricordo della


2302

L'EDUCAZIONE Dl~L SOLD.A'.l'O

vita militare, porterebbero. in seno alla fami o-lia ben triste, ricordo di un periodo od~oso di schiavitù: fe~onda.udo co;ì nella vita borghese e proletaria q nei gerr~i sediziosi infett ivi che purtroppo non man.cano.

Comunque si svisceri la questione, più luminosamente appare quanto alta sia. ai g iorni nostri la missiouè educativa dell'ufficiale e quali frutti da essa si att~nde la Patria. La scelta dei graduati proposti alJa istruzione ed educazione delJe reclute è della. più alta importanza. L'integrit~ dell'in~ole, la con-ettezza morale, l'urbanità dei modi,. la grnsta ll1iSUra nel contegno, l'equanimità, lasciano nei subordinati più miti costumi e lieti ricordi della vita mili~are, ~n tutti i sensi edueatice. Le prime impressioni della, vita militare perdurano e dispongono più o meno volontero.samente a,Jla vita novella.. Ciascuno di noi por ta scolpita nella mente e nel cuore la bella :figura dei nostri istruttori che i primi seppero far vibrare nel giovane cuore deo·lì allievi del co:legio i sen~irr~enti P_iù alti, più nobili, più gen:rosi di quella ~ta che non s1 dimentica, sentimenti che perdurano, formano· 11 carattere e restano tetragoni nelle lotte della vita : Dei buoni graduati non possono formare che buoni soldati dei pessimi graduati, pessimi soldati: vecchia massima, ' ma sempre vera. . La nostra recluta venendo alle armi, in luogo della tirannia, degli abusi e soprusi temuti, è necessario trovi l'interessamento costante dei propri superiori pel suo benessere,_per _l' amor~vo~e e paterno.ammonimento; in una parola: trov~ nei supenon l'elevato sentimento del bene, pel bene d r ciascuno e d i tutti. Ciò non esclude la ferma, e risoluta applicazione dei mezzi d iscipli_narì, come naturale conseguenza, ed equa misura repressiva delle azioni punibili. . Così _soltant~ la recluta sarà condotta a riflettere e ponderare 1 doveri del proprio stato, a sentire la subordinazione, l'amore e la risp~ttosa :fiducia nei propri superiori.

1/EDUOAZION8 DEL SOLDA'I'0

2303

E d'altra parte il superiore viene tacitamente acquistando nell'animo dei propri dipendenti quell'ascendente, quel prestia-io, mediante i .quali solamente egli può giungere a padr;neggiarne la volontà, le facoltà e le attitudini, . per svi~ lupparle, l)erfezionarle e indirizzarle al bene collett1:70, a~h. alti sCOl)Ì dell'esercito che sono salute suprema della Patna. Non ~arà mai abbastanza inculcato ai nostri graduati che l'ascendente ed il prestigio sono prerogative indispensabili nel superiore, per l'efficace eserciz~o clell'azi?ne edu~ativa: senza di che, all'autorità spoglia d1 elementi mora,h, resterebbe· la sol~ parvenza del ·gra.do. Senza tali prerogative il s:1pe: ,iore inutilmente potrebbe imporsi ai propri dipendenti coi· seo·ni esteriori della gerarchia o con gli eccessivi . rigori.. o L'ascendente ed il prestigio che il superiore eserc1~a sm propri dipendenti , sono ,prerogative che naturalme_n te scaturiscono dalle sole virtù lJersonalì di carattere, d1 mente e di cuore. E coloro i quali seppero esercitarle al più alto grado, non solamente conquistarono la fìduci~, il r ispetto, l'abnegazione dei propri dipendenti, ma ecc~tarono nell~ masse la potente molla dell'entusiasmo; esercita1:ono s_u ~.1 esse quel fascino che le spinse al compimento dei fatti p1u o-randi che b storia registri. o **'* CONCLUDENDO :

])ate le attuali condizioni dello stato morale della pOJ:lO· lazione e le tendenze a contrariare anzichè affermare lo· spirito delle nazionali istituzioni e d_e~l'esercito, è i~dispe~sabile anzitutto creare nella vita militare un amb10nte m t utti i sensi sano. Nel quale non soltanto siano soffocate le dolose dottrine sovversitrici dell'ordine socia.le, insinuat,e dao-li ambiziosi cosmopoliti nelle menti ignare dei chiamati all: armi, ma in essi sorga l'alta coscienza del dovere, il sentimento pat rio, il desiderio di perfezionarsi e migliorarsi,.


2304

2305

L'l~DUOAZIONE DEL SOLDA'I'O

per essere utili a sè stessi ed alla Patria, se un g iorno richiedesse da loro l'adempimento del più sacro dovere. A tale raggiungimenfo è indispensabile che nei superiori mai siano assopiti, rna vibrino costantern~nte quei sentimenti che in loro devono rifulgere in ogni tempo e circostanza: E che, i graduati tutti, in ispecial modo quelli destinati alla istruzione ·ed educazione delle reclute abbiano ' una preparazione morale tale, ·da essere ben compresi dell'alta impor tanza e serietà della loro missione, e del bene che potrà scaturire, all'esercito ed alla nazione, dal retto e coE!ci~nzioso esercizio del còmpito a loro ,affìdat o. Riteniamo che per questi ultimi fosse cosa molto consigliabile l' irnpartir loro una breve istruzione preparatoria, qualche tempo prima dell'annuale affluire delle reclute ai corpi, allo scopo d'infonder loro sotto forma pratica, quei criteri di massima che sono fondamentali nel conseguimento di quegli scopi che l'azione educativa si propone. · Tale proposta a nostro parere non sarebbe priva di buoni frutti , mentre agevolerebbe molto il còmpito dei comandanti di unità, sui quali più direttamente pesa la responsabilità moi'ale deìl'educazione del soldato.

LA RELAZIONE AUSTRIACA DEL L A

BATTAGLIA DI S. MARTINO

REPUCA AL OAPI'l'AJ:\O Dl STA'l'O MAGGIORE ,lJG.

Ug·o Kerchnawe

DELL'ESEltC.(TO AUS'l'RO-UNGARICO

Nella Rivista d' ItaUa del maggio corrente anno, io pubblicai un articolo come questo intitolato : La Relazione au' . 8 t1·iaca delta battaglia di q. 111m-tino, nel quale mi proposi di dimostrare ché l'ufficio storico dello stato maggiore austriaco aveva esposto i fatti in una forma piena di arti:fizi tendenti : à) ad occultare i l vero rapporto delle forze contedenti nei singoli episodi ; b) ~d esaltare il valore degli austriaci, tacendo od addirit tura misconoscendo quello dei sardi. All'uopo, lo dichiarai fin cialle prime righe del mio articolo mi servii ESOLUSIVA:MENTR degli elementi che la Relazio~e medesima mi forniva. Conclusi col dire che, fino a prova in contrario, dovevansi ritener~ r~s~~ns~bil~ i _s~oi compilatori di poca serenità ~cl obb1ett~;71ta d1 grnd1z~o; manchevolezza questa, osservai, tanto pm deplorevole m quantochè riguardava un documento storico imp~rtantis. simo, che, narrando le vicende d'u~1a campagna _di_ g nerr~, concorre a formare la base adamantma della trad1z1one militare degli eserciti che vi parteciparono. Era da prevedersi che qualcuno d'oltre Alpe sorgess_e per demolì.re Je mie deduzioni; è quello che ha cercato d1 fare il capitanò di stato maggiore dell'esercito austro-ungarico sig. Ugo I{erchnawe, con u~_suo _sf:udi~ c~n~ortat~ a~. nm:D;erose citazioni di documenti rned1ti e h bn <l1 stona, 11 quale

LUIGI STAMPACCHL\ maooiore <l'artiglieria.

Jj


·2306

LA RELAZIONE AUSTRI AOA

p~rta lo stesso tit~lo de.l ~ io, ed ha veduto la luce al posto d. ~nore della pregiata n v1sta austriaca St?-efff,eiws osteri·ei,clzische 1nilitd1·ische Zeitsch?-ift del decorso ottobre (1). . Da quanto precede emerge chiai·o che il mio assunto non 1~poneva un lavoro di indagine storica diretto ad assodare circostanze nuove o controverse, sulla testimonianza di do·Cumenti tratti fuori dagli archi vi; ma si trattava: a) cli cogliere la Relazione austriaca in cont?-asto con sè stessa, per ~uant~ . ha tratto all'affermazione della preponderanza dei ~arch m alcuni episodi ; . . b) di.. segnalar e la fo1·ma tendenziosa, della na1·1·azione' e . . . ·~lOe : certi 111c1s1 qua e là, secondo me, insintrnntì nel testo mopportunamente, perchè travisano la verità; certi silenzi che a me parvero troppo eloquenti, e certe descrizioni che stin~ai eccess~ vamente loquaci; il modo onde furono compilati certi allega~1, che a me parve assai .artifìzioBo a vant~ggio del corpo di Benedek; numerose espressioni che r itenni pei sard1. esageratamente deprimenti, specie se poste a confronto con altre usate per gli austriaci assai laudative ecc. 1 1 utto ciò sempre con la sco1·ta della sola .Relazio~e. :~] mio contradittore ab foitio del suo articolo dichiara. che !a Rel.az i.one d~ ~e attaccata corrisponde perfettamen te alle ~elaziom parziali depositate negli archivi. Tale dichiarazione ha un valore che mi pare relativo perchè non reg()'e 11' . . . ' t, a esame critico particolareggiato che sto per imprendere. Pur non volendo dubitare della veridicità delle Relazioni parziali, bisogna considerare che queste rappresentando altret~ante esposizioni analitiche, e la Relazione dell'ufficio storie~ essendo uuo studio sintetico, dovette pur essere ne·Cessan~ un lavoro cli coord inamen to e di riepilogo per dedurre l'una dalle altre. Ora è appunto in t a.le lavoro che · ch1. lo fece può avere subìto l'influsso del preconcetto, · es(!J Die iisterreiehische Re/ation iiber . . . ai, Schlac!tt · , b•,. •• s. ,J/a•··,·uo ,, - ·e· ·me E,nt,gegnung a1~f tlen n,te1chnam1gen Aufsat::: de, lrimiglic!t Ualienischen illl!j ors FE L i c i us S,~l\'TAN· ·G1to ~ ~on l1anptnu111n <les Generatstabslio,·ps ffooo [(i,ncn;,;AwE. _ Verla"' vou L :W . Se1dcl u. Sohn. - f. Graoeu 13, Wicn . " ·

DELLA )}ATTAGLIA DI S. MARTINO

2307

sendo notorio che un fatto, anche se vero nella sua essenza, può venire rnccontato in pare~chi m·odi diversi, tra i quali havvi altresì quello di far prevalere in chi ascolta l'im pressione che si propone di produrne colui che pa,rla. c ·est le ton qui fait la 1nusique. t di qui che nasce l'artifizio narrativo. Mi si fa hiddebitò d'avere considerati i dati che la Relazione fornisce da un punto di ;ista affatto speciale; giudichi il let tore se lo merito. Per il còmputo delle forze nei singoli episodi, ho seguito il sistema di prendere nota., leggendo ,e rileggendo attentamente la Relazione, dei vari reparti c~e essa pone di fronte; indi, sopra schizzi ricavati con lucido dalla carta topografica, li riportai presso quelle t ali'località che ht Relazione stessa desigrHi; riprodotte così le varie sit ua zioni, feci il còmputo dei combattenti, tenendo conto dei sardi in blocco, e, l?er gli austriaci, solo delle linee costit uenti l'ordine di combattimento delle truppe che tatticamente ,erano c1a considerarsi impegnate e servendomi delle cifre ·esplicit.amente menzionate o razionalmente dedotte dagli .all~gati cl.ella Relazione. Ora che colpa ho io se da tale còmput,o non. rimasero confermate le asserzi.oni dell'uffi_cio s~orico? Nè meno irnparz,iale fu i nel dimostrare tendenziosa la dizione da questo adoperata. Ed infatti, prin1a di esprimere . al riguardo qualsiasi apprezzamento, riportai, vi1:g0lancloli, i punti dirò così incriminati del testo, dopo averli tradot ti colla maggiore fedeltà possibile; ciò feci allo scopo di ren,dere il lettore perfettamente edotto della quistione, così che potesse essere giudice cosciente delle mie considerazioni. E ,che la traduzione del testo sia fedelissima, lo prova il fatto che in tutte le 26 pagine d i sta.mpa ond.e consta l'articolo del mio contradittore, non una sola pa1·ola si legge che suoni :rimprovero per avere io tradito, , olgendolo in italiano, il pensiero dell'originale tedesco. Il metodo cr itico adunque da me seguito non avrebbe po-tuto essere più severo, sincero ed obie~tivo; cosicchè nel corso di questa replica., bastandomi iì mio articolo del maggio per· rispondere al mio avversario, non sento alcun bisogno .di consultare a.ncora una volta, sia pure fugacemente, la Re1


2308

LA RELAlllONE AUSTRIACA

DELLA BATTAGLIA DI $ . MAR'L' I~O

lazione austriaca, già da qnalche mese r elegata nella biblioteca da cui la flÌ:'esi, e che sta pa.recchio lontano dalla piccola cittadinft donde scrivo.

2309'

Inoltre, egli scrive due pagine di testo per sostenere : a) che la cifra delle perdite austriache riportata dalla Relazione è esatta; b) che la cifra di 5500 perditn sarde da me menzionate non è g iustificata da citazione, ciò che può far supporre ne parli la :Relazione austriaca, la quale invece si astiene da. qualsiasi nQtizia al riguarçlo; e) tali perdite, che risultano dall'opera ufficiale francese, non sono eccessivamente elevate, perchè non raggiungpuo nemmeno il 10 per cento dei piemontesi partecipa,nti alla battaglia, specie considerando che questi combatterono offensivamente. Sul primo punto non mi soffermo, ;non avendo mai dubitato di quella esattezza: Quanto al secoi;do, osservo che non è esatto io abbia taciuta la fonte donde trassi la cifra delle pe;rdite sarde, giacchè citai i nostr-i storici, volendo alludere all'opera .del generale Corsi (J.), il quale la prese dalla Relazione .francese; tanto meno può dirsi che, non essendo citata la fonte, quella cifra possa veni,r e attribuita alla Relazione austri~wa, giacchè oltre alla menzionata citazione, io, in una n ota apposta alle considerazioni sul 2° episodio, scrissi, e prego il let tore di averlo presente: « Nel computo delle « forze sono costretto a prescindere dalle perdite, perchè la « relazione noi1 riporta i dati che a.ll'uopo sarebbero neces« sari, ed io non voglio attingerli ad altre fonti. L'-alle« gato 10° dà solo le perdite in cifre riepilogative, .e sola,« mente tJei c01~i cl' a1·rru1,ta ai~st1·iaci ». Quanto al 3° punto osservo,: 1° Le 5500 perdite sarde sono da riferirsi come gift feci rilevare quasi integralmente ai 28,000 combàttenti delle divisioni }Vfollard e Cucchiari e della brigata Aosta; cosicchè la percentuale sale a più del i5, se si escliiclono i pxigionieri ed i dispersi (2,) ; e 1:1i avvicina moltissimo al 20, se si incliiclono. Le perdi te degli austriaci ascendono al 12, 1 pe1· cento,

:;!

** A.vanti di entrare nel vivo della quist ione che interessa. il testo ufficiale, è opportuno chiarire o ribatterè alcune osserva.zioni del rnio avversario, le quali mirano a contestare certe modest e notereJle, messe qua e là in calcè alle pagine élel mio ar ticolo. Anzitutto non sono riuscito· a trovare dove io abbia scritto che mi stn pi vo perchè la. fona cornbattente ( Gef echtsstand) sia minore di quella comiivente al i·ancio (Vei~p fl{}llsstand) . Questa è una nozione cosi elementare che anche l'ultimo coscritto sarebbe in grado di insegnarla. lo dissi in una nota che la Relazione « ... dà un totale complessivo pel corpo di B ene« dek di 24.540 uomini e 1799 cavalli (cioè Gesarnrntstèi.1·ke): « tenuto conto però solo degli uomini è cav~Llli inquad~·ati « rispettivamente nei battagiioni e negli squadroni (come « si vede io non parlavo di fucili, come non ne parlai pei « sardi), si hanno23, 140 fanti e 560 cavalieri, più 80 cannoni. « Queste cifre, che rappresentano i veri e propri elementi « com battenti, son.o seuza dubbio que.lle che devono servire « al presente studio ... Aualogo criterio ho seguito pei pie« montesi ... » . È la stess~t Relazione che fa ascendere la forza combattente a 23,140 fanti, 560 ca,v~ilieri e 72 cannoni, ai quali; aggiunti gli altri 8 del V · corpo, di cui d.ir? in seguito, fanno 80. Se in essa sono compresi gli ufficiali, gli attendenti disarmati, i trombettieri e tamburini, ecc. vuol dire che costoro sa~·an no compresi anche nella forza combattent e che la Relazione dà pei piemontesi, e· alla quale io mi sono rigorosamente attenu to, giacchè ho preso le cifre del relati,7 0 allegato, che sono nelle colonne intestate uornini di fante1·ia e ·cavalli cli cavaUe1·ict degli effettivi cli ,que1·1·a (St1·edòa1·er Stand), più i pezzi. È giusto o no questo criterio ? E se è giusto, cosa c'entra quello spunto di attacco persQnale del signor capitano?

Consr. - Storia illililare. - Voi. li. r,. !97. (2) l,11 Helaziooe francese menziona 4,2G3 tra mor ti e feriti , e !258 tra prigionieri e <lispersi. (!) CAnLo

!47 -

j

ANNO XLIX.


'2310

LA REl,AZIONE AUS'l 'RIACA

compresi i pr igionieri- ed i dispersi e riferite ai soli 21,560 uo:qrni, che prese1·0 effettivamente pa1·te ai vw·i combattimenti (1). 2° per asserire che la percentuale delle perdite sarde nemmeno tocca il 10 e dedurre così un limitato grado di accanimento, il sig. capitano ha dovuto prescindere dai prigionieri e dispersi: e questo, fo1·se, può dirsi che vada; ma ha pure dovuto riferire i morti ed i ferìti a tutti gli uomiri:i di fante1·ia e di cavalleria delle cinqne d·foisioni sa1·de (38,300 fanti e 6390 cavalieri), compresa perfino la divisione di cavalleria, come se avessero tutte, integralmente ed in modo ugualmente iitti vo, partecipato alla 'battaglia ; e questo, senza clubbio, deve dirsi che non va. Non va e stu;p isce, sia perchè si tratta, per la sola divisione oradetta, cli ben 2900 cavalieri, intorno ai quali il testo, JJ~lla.n.a.rrazione della battaglia, non dice una parola sola (e non poteva dirla, essendo rimasta q uella divisione. sempre lontana dal campo della pugna), sia .. perchè egli, nel computo della percentuale austriaca, ha ben considerati i soli 21,560 nomini nella pugna effetti vamente inter venuti per dimostrare che anche gl1 austriaci ebbero , il 10 per cento tra morti e feriti. E notisi che, considerando per essi i morti ed i feriti dati dalla Relazione e cioè la cifra di 1984,· la percent uale non 1·isi,lta 10, come dice il signor capitano, ma solamente 9.2. L'aritmetica non è una . opinione. 3° .L a entità delle perdite è quistione che non interessava il mio assunto, ragione per cui io l' acèennai in poche righe di una nota, e solo perchè indottovi dalla n~cessiti'.i di dover dichiarare che er o costrettò a farne astrazione nel computo delle· forze. Non so perchè il mio_contradittore vi . abbia dedicato <lue pagine di stampa, a meno che non abbia inteso di venire alla odiosa conclusione che non fu abbastanza il tributo di sangue pagato dagl'ita.liani il 24 g iugno. E dire che il nostro generale Corsi ritiene che le 5500 perdite sarde debbansi forse riferire- a soli 15,000 combattenti! 0

'· (l.J

Secondo la Helazione ,iustriaca, furono 1084 tra morti e reriti, e 631 tra prigio-

nieri e dispersi.

2311

DELLA B.A.TTAG r,IA DI S. MAR'.l'INO

In altra nìodesta noterella di due righe e mezza io dissi che tanto i reggimenti austriaci che q uelli sardi erano a 4 battaglioni ; senonchè gli uni conta;'rano 4 compagnie, ,gli altri 6. ·n signor capitano scrive 16 righe di testo per correggermi che non i bàttaglioni sardi erano a 6 compagnie, ma la massima parte di quelli austriaci, mentre i sardi ne avevano 4. E sta bene. Ma chi non vede .che il mio fu uno di quei lapszts calami derivanti da inversione di termini? È ·notisi che la inesattezza non infirmava menomamentè i calcoli, basati tutti sulla forza dei battaglioni. Veramente il signor capitano dice :pure che i reggimenti austriaci con stavano cli 5 batt.aglioni da campo e uno di deposito; di essi però, soggiunge tosto, sen.za clubbio solo 4 pe1· lo più e1·ano disponibili nel mese di giiigno. Ed allora che scopo ha questa notizia aggiuntiva, t anto ,più che i_l relativo allegato della relazione ne menziona 4 pe1· 1·eggùnento'J Ma il m io avversario è intrMsigente ; cosicchè a pag. 1064 della Zeitscln·ift, accompagnando l'appunto con constatazione d i fatto del tutto superflue, rileva l'evidentissimo errore di stampa che di un · 550, dista.nza in metri tra Coìombare e San :Ofar tino, ritenuta dal mio còntradittore di 600 metri, fece un 150. Sono piccolezze insig nificanti codeste ehe non meritano dav vero l'onore di tanto inchiostro . .Anche il proto della Relazione, come vedremo in seguito, non corresse 111 30 un 20, e, spero, non l'avranno fustigato 9er questo. · Detto · ciò eccoci nel vivo della controversia. (Continua) SANT ANGELO FELICE maggiore nel 74' fanleriti .

.J


2312

,

LA GUERRA RUSSO- GIAPPONESE

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

X.

Impressioni e notiìie dal 5 al 30 novembrè.

Impressioni scialbe e notizie mirnre, questo mese, principalmente intorno alle operazioni degli eserciti campali di Manciuria. Nessun fatto d'armi importante è intervenuto q uesta volta a gettare il suo sprazzo di luce sul lavorìo di quel mezzo milione di armati, e forse più, che sulla linea dello Saho-ho stanno guatandosi, intenti alla reciproca distruzione. Non si può d ire per ciuesto che quel lavorio abbìa, sia pure per un sol momento, taciuto, nè che le opernzioni, in largo senso intese, siano st-ate interrotte: mai, forse, durante questa guerra, le truppe dell'una e dell'altra parte furono anzi ·sottoposte a più. d11ra pro·va, a più intensa operosità, a più diuturni e. gravi sacrifici, che in questa interminabile vigilia d'armi. Ma è tutta un'opera faticosa e latente di vigilanza e di preparazione, della quale a noi non traspaiono se non pochi e. lievi indizi, che assai imperfettamente possiamo apprezzare al loro g iusto valore. La cron~ca degli ·avvenimenti è semplice e breve. Al 5 di novembre, ricordiamo, i Giapponesi avevano preso· possesso di tutta la sponda meridionale dello Saho-ho, nel tratto in cui questo fiume corre da est ad ovest, ed avevano

prolungata la loro occupazione verso occidente, a cavallo del :fiume medesimo, :fin presso la riva. sinistra dell'Huo,-ho, -coprendo il loro schieramento con un sist ema ogni giorno più. forte di opere e di trincee. In faccia ad essi, ed a contatto strettissimo, si trinceravano ì Russi, i quali, eecondo le notizie da essi medesimi fornite, si era.no dapprima ritirat.i, dopo la battaglia di Jan-tai, :fino all'Hun-ho, e lo avevano anche oltrepassato, lasciando sullo Saho-ho delle forti retroguardie; ma dovevano di poi essere ritornati sui loro passi, in presenza dell'arresto giapponese, ed aver riportate notevoli forze di fronte al nemico, tanto da tenerlo severamente in rispetto su ogni punto. Quelle due opposte linee di trineeramenti, continuamente avanzate col notturno lavoro della zappa, e spesso demolite dal giornaliero la·voro del cannone, erano oramai giunte ·a così breve distanza che, dicevamo allora, si trovavano prossime ad urtarsi materialmente, per Ìnodo . che lo scoppio di ima conflagrazione diventava possibile anche per l'azione parziale di qualche singolo corpo d i truppe (1). Invece nessun corpo ha rotto la consegna, nessun corpo si è bsciato trascinare dalle quotidiane inevitabili scaram uccie ad impegnare azione più vasta; nn mese è trascorso in quella singolarissima situazione, e nessuna confl.a.grazione, nè generale, nè parziale, è avvenut1i. Indizio sicuro di una precisa volontà precisamente espressa dai capi, e di una ineluttabile necessità pienamente riconosciuta dai comandanti in sottordine. Il diario infatti non registra se non azioni secondarie, generalmente brevi, e, quand'anche non brevi, sempre rigorosamente circoscritte in brevissimo r aggio. Nella notte dal 5 al 6 novembre truppe di Kuroki attaccarono, all'estrema ,ala orientale, un posto rnsso composto di un r eggimento : ne furono respinte cou poche perdite. Il 6 ebbero luogo scontri parziali e parziali duelli d i artiglierie a Saho-pu, al centro, occupato dai Giapponesi, ed

ERRHA-ConnrGE all'articolo preceden te. Pagina 2136, linea .1-•: • specialmct)tc se si

trat la <li attaccare•, leggasi, , di cont·rattaccare ,.

2313

(t} _ Crr. pag. 2137 e 2138, dlsprnsa Xl,

Rivista -militare.


2214

LA GUERRA RUSSO· GIAPPONES})

L.A GUERRA RUSSO- GIAPPON ESE

a Lin-si-pn, sempre occupato pe,r metà dagli uni e per metà dagli altri, im,mediatamente ad ovest della ferrovia. Il 7, mentre i Russi parvero concentrare i loro sforzi contro l'ala occident~ile nemica, i Giapponesi riuscirono a conquistare qualche punto, che riperdettero subito, all'ala orientale : azioni che, se pure i)otettero indicare una tendenza · perchè in seguito ripetute7 furono di. assai esigua importanza. Nella notte dall'S al 9 i Russi riuscirono ad occupare del tutto Lin-si-pu, dopo b_reve scaramuccia. · Il 13 vari at;tacchi russi contro l'estrema ::,inistra giapponese furono respinti, ed il generale Olm segnalava la cavallerift nemica opernnte in · direzione_ sud lungo la sponda destra dell'Hun-ho. · Il 16 un telegramma del Sa.karow avvertiva che il giorno precedente le grosse artiglierie russe avevano aperto il bom?ardamento contro le posizioni giapponesi, che coprivano 11 passo della ferrovia sullo Saho- ho, affine di impea'1re ul- · teriori a:fforzarnenti del nemico su quel lJunto; e che però da quelle posizioni rispondevano artiglierie parimenti gr~sse dispostevi a ferma difesa. Lo stesso giorno i Giapponesi riprendevano l'offen~i va a Lin-si-pu, e ne derivava un seo-uito di scaramuccie e di imboscate, di r;carsa, entità e di ;isnltato incerto. Il 17, secondo notizie raccolte dalla agenzia telegrafica russa o telegrafate d irettamente da :Mukden, si avevano indizi di una offensiva giapponese dall'afa orientale, dove pareva si dirigessero i maggiori sforzi delle truppe mikadiali, ch e non avevano. più interesse a coprire ad ovest la linea di rifornimento del Liao-ho resa inservibile dal gelo. Per contro, . il Sakarow dava notizia d i una gnrnde ricognizione operata dai cosacchi lungo la riva destra dell'Hun-ho fin verso ì\fa-mu-kai (sul parallelo di Jan-tai), la quale aveva sloggiati alcuni posti nemici e distrutto un ponte sul fiume in località non precisata. Il 18, vari scontri erano segnalati da.I generalissimo Oyama. Da Mukden si attribuiva particolare importanza ad una mossa offensiva pronunciata dai Giapponesi al centro, lungo la strada

2315

mandarina e la ferrovia, sotto la p,rote.zione delle loro artiglierie: l'offensiva, dopo vari . attacchi, era stata respinta, e le artiglierie d'ambo le parti avevano tirato fino a, mezzanot;te. A Tokio, l'attività di questa giornata induceva la fallace previsione di una grande battaglia imminente. Il 20 ed il 21, fra i bombardamenti, quotidiani o quasi, diretti contro le 0pere, si ebbero alcnne scaramuccie di nessuna importanza : e nella notte da.I 22 al 23 i Russi attaccar ono contem1Joraneamente· al centro ~dall'ala occidentale. A l centro, tentarono cli sorprendere il ponte ferroviario sullo Saho-ho 1 e furono a.gevolmente respinti; ad ovest, l'attacco fu più serio ed occorse 1: intervento di tutta la divisione giapponese d'ala estrema per respingerlo. Il 24, nuovo attacco e nuovo bomba.rdamento rnsso, senza risultati, contro il ponte sul Sctho-ho, ·mentre una vivace azione, str.indo alle· informazioni russe, era impegnata da K uroki ad est . Intorno a questa azione il Kuropatkine affermò cl~e un primo attacco era stato respinto la sera del 24; che un secondo avevft avuta la medesima sorte nella, notte dal 24: al 25; che un terzo era stato tentato, dopo r icevuti notevoli rinforzi, il mattino del 25, ed era stato fmcora ricacciato, riducendo al silenzio le batterie giapponesi con un tiro efficacissimo delle artiglierie russe, inter- ' rotto verso le 4 pomeridiane da r(na tempesta dì neve7 della quale iwevano profittato i nemici per ritentare invano Ùn quarto attacco, seguìto da un quinto non meno vano nella mattina del 26. Un'azione ostinata, insomma, durante la quale; però, i Russi avevano avuti 9 morti e 57 feriti: ciò che indurrebbe a pres.tare maggior fede alla versione del Kuroki, il <1uale, di tuttà quella, epopea, non segnalò che alcuni scontri insignificanti e la tempesta ·di neve. Il 27, IDt3ntre i Russi con grosse artiglierie e con mortai bombardavano le trincee giapponesi, specialmente al centro, un distaccamento di Kuroki prendeva l'offensiva a Tsincie-tien, a sud-est d i Talin (1). L' att,acco fu interrotto da . (IJ V.

cartina a pag. i933, dispe nsa X Rivista mi/iia1·e.


2316

LA GUERRA IWSSO·GI &PPONESE

~ma te~~esta dj neve; ,alle. ore 15, rischia.ratosi il tempo, s1 _trovarono avv.olt1, ma la loro artiglieria r iesci. a riprendere 11 soprav~entq, ~d alla sera l'attacco era respinto. . Da ~uella parte, 1 Russi preRero poi la controffensiva il 29 ed _11 30, respingendo l' aggressore parecchi· chilometri verso 11 sud. Pare per altro che non si trattasse di. azioni pr eludianti ad alcuna operazione generale ma soltanto di s~ontri fra di~tac~ame11:ti operanti molto ~1 largo a prote- . z1one delle ah orrentah dei due eserciti. Il 30 a sera, vari attacchi. parziali alla baionetta non preceduti da alcuna azione di fuoco erano fatti dai Russi contro i posti giapponesi del centro,' avanzati e trincerati sulla sponda settentrionale del Saho-ho. senza:riuscire a far · loro ripassare il fi ume. ' 1 _Russi

. ~ hi voless_e ad ogni costo scoprire, nelle operazio:r:ii seconcl~ne fì.n qui ac~ennate, un significato di preludio ad im1~111.ent1 o prossime operazioni maggiori, potrebbe forse venire a ques~a co~clusione, cui la logica neppure contraddirebbe. Russi e Grnppon.esi dimostravano di annettere tutta la dovuta importanza al possesso delle posizioni centrali sullo Saho-ho, a cavallo della ferrovia e della strada mandarina, che _coprivano diret tamente le più produttive arterie delle propne comuniua,zioni e le più sicure linee di ritirata· su quelle posizioni, dall'una e dall'altra parte si moltipli~ cavano pertanto le opere e gli a:fforzamenti di ogni genere: guamendole d1 grosse artiglierie, e si svoJgeva una · lotta quasi continua di parzia.li attacchi e di bombardamenti intesi ad affer mare il possesso pro1n·iò e ad .imped ire che si affe rmasse solidamente quel.lo .del nemico, in vista delle future op~razio_n i. ]~a frattanto, assicurate le posizioni centrali, gli um e gli altr~ sembravano preparare con azioni preliminari la loro offens1 va d'ala, i Giapponesi da est ed i Russi da ovest, ciascuno, cioè, in quella direzione che altr'a volta dicemmo (1) essere la meglio indicata dall'andamento delle (!) Cr. pag. 2126, tliSpensa Xl,

Rivista mililm·e.

LA

GUERRA RUSSO ·GIAPI'ONESE

2317

linee di comunici1zione avversarie, che si trattava di minac-ciare; oppure, se una offensiva avvolgente non sembrasse possibile in quelle reciproche co~dì~ioni_di . fo1:ze, si ~o~eva attribuire a quelle parziii,li aziom d1 ala 11 significato d1 fante 0 di provocazioni intese a far indebolire il centro nemico, contro il quale si intendesse portare un colpo decisivo. Queste deduzioni, · per quanto non destituite di qualche logico fondamento, appaiono tuttavi~1 arrischiate, __se si _tien ,conto di qualche altra circostanza, la quale, ove hntenz1one di una prossima o:ffensivn, fosse stata nell'animo dell'uno o dell'altro belligerante, avrebbe dovuto consigliare di condurne l'attua,zione con sollecitudine maggiore e con atti pii'.1 risoluti. Anzitutto, la condi~ione di due ,grossissime armate interamente schierate ed a contatto immediato su tutti. i p unti di un fronte esteso per non meno di cinquanta chilometri, è una condizione terribile che non può sostenersi a lnngo, se nott a prezzo di gravissimi rischi e di un ecce,1sivo logoraiùento delle truppe. Nessun ri poso mai, nè fisico, nè morale : faticosa ed ininterrotta la vigilanza, continuo l'allarme, cont inua e depriment e la tensione degli animi nella imminenza del pericolo e nella spossante inazione. Comunemente si ritiene che l'urto sia inevitabile, od almeuo cbe convenga affrontarlo senz'altrò o senz'altro sottrarvisi, allorquando le masse si trovano i\ meno di una giornata di marcia l'una dall'altra; e ciò, sia per le ra.gioni ora dette: sia,· per la difficoltà somma, alla quale pure si è già innanzi accennato, di mantenere in pugno le truppe e di impedire che 'un'azione parziale trascini açl una operazione general~ in un inomento, in una direzione od in m1t1 forma non prevista e non voluta dal comando: disciplina questa, che è difficile sempre, e che lo diviene in modo .estremo e pericoloso quando il contatto è strettissimo ecl esteso, e d ura un tempo lunghissimo. Certamente è buon correttivo ad una simile situazione avere le truppe solidamente coperte da trinr.erai:nenti, e non procedere se non col sussidio di 1~u~ve t rin_cee, com~ hanno fatto e fanno gli eserciti di Mancrnna. Ma 11 corret tivo non elimina t utti gli inconvenienti accennati, quando si è ad-


2318

LA GUERnA RUSSO-GIAPPONESE

LA GU8RRA RUSSO-GIAPPONESE

d irittura a tiro di caunone e di fucile, come quegli eserciti sono, e non è neppur scevro di inconvenienti nuovi.La guerra campale, come aHra volta accennammo, assume qnasi l'andamento _e le forme della guerra d'assedio, ma è sempre una guerra <l'assed10 condotta in aperta campagna · e cioè \ma for~a. ~brida di guerra: Je truppe perdono in g'r an parte la mob1htri e la maneggevolezza necessaria alle vio-orose e manovrate azioni campali, ed acquistano solttmt~ in- iscarsa ' ~i.su.ra i vantaggi offerti da quelle al tre operazioni più calme è p1u mguadr~te. Per la 'difesa, manca l'appoggio fisso e sicuro della piaz.za, mancano i rifornimenti in essa accumul~t~, . ~1an~ano i ricoveri di hrnga mano predisposti e la poss1b1lna eh s~.llevare di ten;po in tempo dai maggiorì disagi le t:·uppe p1u esposte; nè a tutto ciò si può provvedere convenientemente, per0hè non si ha la sicurezza, a meno di 0reare d'improvviso un vero campo trincera,to, di poter sostenere una difesa lnnga ed. immobile. Per l'attacco manca Jc:1, fissità dell'obbiettivo, e con esso vengono a manc~re ti1tti i va~taggi delJa, guerrn d'assedio: e cioè poslzioni ben determmate per le artiglierie, direzione prestabilita dei la~ vori di trincea, situazione stabile di magazzini di rifornì. n~ento,_ricoveri per le truppe. La guerra campale, insomma, nnu~cia alla sua mobilità., ma non si può t~cippo avvantaggia~e ~ella . imm~bilità, perchè non può e non deve per. dere d1 vista 11 pencolo che, per iniziativa del nemico, a quella mobilità debba improvvisameute tornare. Il corret- · tivo è parziale e difettoso, e non dispensa dalla convenienza di uscire al più presto dalla critica situazione creata dal1' immediato e duraturo contatto del nemico. Tntto ciò era singolarmente aggravato per gli eserciti di Manciuria dalla inclemenza della stagione. L' inverno cominciava ad essere rigoroso, e . le preoccupazioni per una campagna cl' inverno in quelle condizioni diventavano serie. Il terreno inclurit.o dal gelo rendeva faticosissimi i lavori : nelle trincee si gelava ed era pericoloso accendervi fuochi : i ricoveri erano necessariamente scarsi e molto. sommarii · le truppe ·soffrivano enormemente. Le risorse del paese com.in)

2319

ciavano a d esaun.rs1. ,sotto l'enorme consumo di q nel mezzo ' lione di combattenti, e non era facile rifornire co~ tra:~rti da lontano i foraggi ed i coni?ustibili. Eran~, 1~ s~stanza, condizioni gravi, dalle quali era urgente hbera~s1 , poichè il logoramento delle forze_non doveva essere molto , , . ,. inferiore a q uello di una batta.glia: . all a.z1one l A 1. R us s·1, poi , dovevano essere d1 stimolo . fj atteggiamento sospetto delle truppe crnes~ sul ~01? . anco, presso . le quali si segnal_ava la pre_se~za ~1 uffi~1al: giappo~ n esi; gli arruolamenti éh volontan ~mesi, che _1 G1appon.es1 and~vano facendo, dapprima nella misura eh sei. o. sett~m1la, )Oi di circa mille })er ogni giòruo, che venivano mcore I f 1men t e .l' aopora.ti a · gruppi nelle compagnie r~go1ari;· \11~a. o· o·irarsi di o-rosse bande di tongus1 verso 'lJehng, ~ mrnac~ia prossi:a delle loro retrovie. ~d ai Gi~ppones1 ~oveva del Liao-ho, essere d 1. stimolo il fatto che la lmea .fiuviale . d. una delle più produttive per il loro nforn1me11to, era 1venuta inutile a cagione del gelo. . . . Da ultimo, se tutto ciò consigliava d1 uscire dalla rna. e . un'altra circostanza lo consigliava e lo agevolava ad• 21011 < un t ~mpo. L' Hun-ho e lo Saho-ho erano solidam ente .gelati fin dalla pr1ma quindicina di novembre, e due ~rand1 ost~. 1· al m~vimento erano l)ertanto da considerarsi s9ppress1: CO l · l' 1Y' • il che, mentre permetteva a ciascuno d1 attuare 011ens1~ra propria con minori difficoltà., esponeva natural_m eute c:ascuno al pericolo di essere colpito dall~ offens1va nemica · t""' 0 to<Ylieva ·perciò una 1:>a,r te importante del loro 1nanovra o · · valore agli a.fforzamenti, coi quali l'ostacolo, ora soppresso, era stato g uarnito e completato. Ora sembra chiaro che, se, tutt.o ciò non ostante, l'offon. s1va. n on si era delineata nè dall'una nè dall'altra parte, . . essa non era nelle intenzioni di alcuno; e che alle az1om parziali del mese di novembre n~ssun altro signi~ca~o era, da attribuirsi se non quello che nsultava dalla 1010 p ,cc~la utile por t a ta .. la conquista d i qualche punto . particolarmente . . . . alla vigilanza od a.1 collocamento çh artighe~-1~, 1~ ~ppos~zione al sistemarsi del nemico nelle sue pos1z1om, 11 reciproco turbamento, sopratutt o, _d ei lavori di trincea.


2320

f

2321

LA GUJ;;RRA RUSSO-GIAPPONES E

LA GUERRA, RUSSO- GIAPPONESE ·

***

mentre a tale manovra le loru forze erano inadeguate. E la battaglia di Jan-ta,i a quell'errore sanzionò la immancabile

. Ciò amm~sso, sarebbe interessante stabilire da qua.li catise d1scende~se 11 p roposito di entrambi i belligeranti di rimanere ostmatament~ in ~ma situazione tanto pericolosa per il · comando, e t anto chsag10sa e logorante per le truppe. · . Fra ~e tante supposizioni che sono state fatte in proposito, no1 propenderemmo a dare la p referenza ad una. che ci semb1:a ~~ più. logica, e che coinciderebbe con alcu~e idee da noi g1a esposte, confei·mandole praticamente. · .. Not~mmo n el p recedent:e articolo (l) che la sosta d i opeiazioni, la quale tenne dietro tan to alla battaglia di Liaoy ~ng, quan to a quella di Jan-tai, è conseguenza caratteristica accanitamente sostenute, ed è f~.. . . . delle . batta.glie . rse t an t o ~m rn_ev1tab1le colle modern~ armi a tiro rapido, alle quali e_ a.s~a1 l ungo e penoso rifornire le enormi quantità di n1tmiz10111, che e~se consumano in una lotta lunga e teua~e, e di c m hanno bisogno per iutraprederne u na nuova. Probabilmente; la durata della sosta dopo Liao-yang era sta~a ~ppunto e soltanto quella ri_c hiesta dalla necessità dei van rifornimenti, compiuti i quali i Russi avevano ripresa l'offensiva. ~fa ~llora noi osservavamo che fa, ·parità delle forze e la s1tuaz1one strategica non sembravano o-iustifìcare abbastanza quella r ipresa, mentre pareva p iu Jogi~o conside: rare. ql:ella c~me _una situazione di attesa., dalla quale nulla c~nsigh ava di uscire fino a quando l'uno dei due avesse ra.ggmnt~ la preponderan za numerica n ecessaria tentare la offensiva con probabilità di successo, oppure l'uno dei due n1?n commettesse un errore, che porgesse occasione all'altro d prevalere anche a forze pari (2) . . L'~rr~r~ non sembr~va 15robabile, perchè, in cosiffatte situaz1~m, e _raro che s1 commettano i mprudenze pericolose: pu~·c~ 1 f uss1 lo commisero, e lo conumsero nella forina pii:1 arrischiata, tentando una offensiva con mauovr·a ao-o-·11an~e .. . 1. .

a

00

( !) Cfr. 11ag. 2136, dispensa Xl, Rivista militm·c. - (2) Cfr. pag. 213i, dispens,1 X I, Jli'vista militare.

punizione. . . . . Nè era soltanto questo l' avvertimento formto daL1ao-yang, prima, e da Jan-tai, dopo. A Liao-yang la manovra ce~t:!:ale di Kuropatkine, quantun que compromessa df1 prececlent 1 poco i n armonia con essa, tentata tardi, ed eseguita con trnppe che si dimostrarono improprie a simili vigorose manovre, era stata ad una linea dal mettere ,;i, mal partito l'aggiramento eseguito dal Kuroki con forze insufficienti. A Jan-tai l'azione sfondante accennata dall'esercito del Nozu e da una parte dell'esercito dell'Okt1i quantunque tardi accennat a anch'essa e non proseguita a fondo, aveva messo per un pezzo a repentaglio le sorti dell'ala occidentale dell'ampio ~chieraniento russo, che pure aveva già avtlto il tempo d1 concentrarsi abbastanza. I due ammonimenti si completavano: da una parte era provato che le manovre avvolgenti . non si possono tentare se non con gi·ande superiorità numerica; ·dall'altra era accertato che le manovre centra:i e sfondanti sono tutt'altro che da relegarsi nei ferri vecchi. Ora, la situazione che seguì la battaglia di Jan-tai e~·a perfet,tamente simile a quella che tenne_ dietro all~ battaglia di Liao-yang: parità approssimati\7a d1 forze e lmee d1 comunicazioni · ben co1)erte e sottratte ai colpi di audaci ed improvvise manovre. Non sarebbe adunque fuor di proposito supporre ch e i due a1;1tagonisti abbiano applica~~ al nuov? caso ()'li ·ammaestramenti dell'antico, e fossero dec1s1 entrambi, pur dovendo sostenere i pericoli ed i disagi di un a situ?,. zione per più rispetti gravissima, a rimanere in attesa o della prepon~eranza di forze necessaria al~a o~e?siva avvolg~nte, la. sola che fosse oramai permessa c1a1 sohd1 afforzam enti del terreno, o di un errore del n emico che porgesse occasione di prevalere anche a forze pari. Ma quegli_stess~ ~~o~za~ menti. intesi a too·liersi reciprocamente ogm poss1b1hta d1 mano~ra centrale,~sta~ano a dimostrare che questa volta g li errori russi di J an-tai non era a presumere che si ripetessero, nè da quella nè dall'altra parte.


2322

2323

LA GUERl{A RUSSO -GIAPPONESE

LA GU llJRR.A RUSSO -GIA.PPO:N"ESE

8 e. tutto ciò fosse esatto, e se corrispqndesse al vero come n_oi crediamo, la nostra interprètazione 'di questa lu~ghiss1ma sosta nelle oper.azioni, che supera certamente~ e di molto, il tempo necessario per i rifornimenti in conseg1~enza d ell; precedente battaglia, gli eserciti di Manciuria colla loro presente condotta conferirebbero una sanzionesingoJarmente aut~revole alle considerazioni da noi esposte l'altra volta (l) circa l'assol uto valore attribuito alla forma della offensiva che ora tiene il p rimo, e quasi l'unico posto, nei precetti tattici più u niversalmente accettati, Sanzione singolarniente antoi evole, non tanto perchè siano attuate in pratica da questo o da q nel generale le idee da noi esposte, ma perchè esse sarebbero attuat e anche a costo di pericoli e di sacrifici immani, che vengono evident emente gi udicati minori di q uelli che bisognerebbe a,ffrontare in una offensiva di tale fo·rma, che presuppone sempr~ come condizione indispensabile una grandissima p revalenza, numerica di forze, assoluta od almeno relativa.·

Mikado, e le comunicazioni fra la ma.dre patria e gli eserciti operanti sono in via di continuo miglioramento. La transi beriai1a, nel solo t ratto fra 'l'chelabinsk ecl Irkoutsk, e cioè ad occidente del B aikal, ha ord.mai il sussidio di 113 tronchi di 1·addoppio e di manovra, grazie ai qu ali il numero dei treni g iornalieri. è salito, in quel tratto, da 3 a 17 : è r isolto in massima il problèma del secondo binarìo, con t racciato proprio, e sono decisi g li occorrenti lavori. In Corea è cominciato l'esercizio della ferrovia da F usan a Seoul : fra Dalny e Liaoyang i Giapponesi hanno attivato il secondo binario. Ma non è possibile conoscere con sufficiente appro.ssimazione come proceda l'affluenza dei me7,zi di gL1erra sul teatro delle ol?erazion"i. Da una par te si afferma che da qualche tempo o·iuno·ano o-iornalmente cinquemila uomini al generalissimo o b b russo, il quale, ver~o la metà di dicembre, ricevqt9 t utto il secondo esercito, capitanato dal Grippenberg (1) par tito col

*** Quando sia per finire la penosissima sit;uazione degli eserciti di Manciuritt, si è ben lungi dal poter prevedere anche . . ' approssimativamente, al momento in cui scriviamo · se si . ' . deve p resumer e, come tutto sembra indicare, che essa non ~ni~à se non quando sarà decisamente rotto l'attuale equihbno delle forze a favore di uno dei due eserciti . Dall'u:ua e drd l'altrà parte i preparativi di nuovi mezzi procedono con attività g randissima. , Il nuovo pres~ito interno giapponese, di 8 0 milioni di yens, e stato sottoscritto per 242 milioni ; sono t erminati i negoziati_ .pe~· i l_ nuovo p resti to russo, che sarà emesso per 800 m1hom d1 franchi a Parigi, e per altri 500 milioni a Berlino. La mobilitazione di m,10ve forze continua senza i n terruzione· tanto tiella Russia europea, CJ,Uanto nell'impero del (I) Cfr. pag. :113, e seg., dispensa Xl, Rivista militare.

(IJ Oopo la nomina elc i Kuropat.kinoa comanclante in capo degl i flserciti russ , in ~lan, ;;1nria, pare che stasi conveu,ente men te riso lta :agrav1>s1m1 qne,11one, che tante cont.rarlclizioni, t.1nte oscillazioni, tante sventure, aveva Cìno al lora cagionate, clella sana co, li tuzione del romando. · E' ooto che il GripJ)en berg fu nominato comandante ciel seco n(I~ esercito <li Man· çjuria, subi to dopo la. battaglia di Liao-yang, inen tr,1 il Kuropa tk ine rimaneva ancora $em1.oli çc co mandante del primo, eri il comando sup rfm o clei c1ue ciserciti spett.ava per· tanto naturalmen te all'A l0xeiew, il quale anzi avrebbe ved uta rclsa offettiva la sua autorit,à da lla esistenza di due eserciti indipendenti, ai quali un unico comando era indispensabile. Ev ide.ntemente, la battaglia cli Liao-yang aveva nociu to al Knropatkine ed alla fi. di1cia cli cui godeva a Pieti',.,b11ri o: per lui, non era [li ii questione oramai di lottare coli' Alexeiew pe r la divergcnia di idee circa la condotta della guerra: era riuestione di obbedirgli, passando ai suoi ordini diretti. Non sarebbe nep pure a stupire che la bat.taglia di .Jan-tai fosse stata inspirata eia qnesLi pro vvedimenti ili Pietroburr;o, <l al\'angoscla, cioè, <li ri levare la propria fama prima <li essere retrocesso a co manrtante . in so ttordine, e dalla suggestione di dover adottare quell'atteggiamento offensivo, che ern sem pre stato propng11ato <lall'Alexeiew, e che dovc,•a essere migliore del suo, d:tl momen to che a Pic1trob tugo lo approvavano con atti ,:oncreti, c:he toglievano a lui il comando per alllda rl o all'al tro al rii sopra di lui. Non sarebbe il primo caso de l geiiere : e. come sémpre, co ndusse alla scunlltta. Gli uomini so no uomini, e debbono essere trattati da nomini: non si es,iuto ra all:t sordina un comandante, lasciandog li il • comando: non si dimostni ad alcuno sfiducia, lasciandolo in posizione nella quale la : sola llctucia lo pnò sostenere : non si lascia no resp onsab ile lo ttare anf(osciosamente ).ler mci5i con un irrespousabile, per poi umiliarl o ai piedi di questo, imponendogli la olJ l>edienza. · · !,'errore dovette essere a Pietroburgo ben presto riconosciuto; e ben presto vi si pose rimeclio. Fra il Kuropatl<ine e l' Alcxe:ew non era da esitare: l' Alexciew fu ric hia-


2324

LA GUERRA RUSSO·GI APJ?O)lESE

suo stato maggior e da Vilna per la Manciuria il 17 novembret dispon·ebbe di 302. battaglioni, 180 squadroni, e 1200 pezzi, ossia di 380,000 combattenti, esclusi i servizi. Dall'altr a si assicura che il generalissimo giapponese abbia ricevuto non meno di 50 mila uomini dopo Liao-yang, poichè, in previ-· sione che il Liao-ho gelasse, su quella linea r iversarono grossi rifornimenti di uomini, ·vetto-;aglie e munizioni, dieci o dodici trasporti, i quali, prima dell'ef?OCa del gfllo, approda.,,ano giornalmente ad In-keu, e che con tali rinforzi i combattenti g iapponesi sullo s~iho-ho abbia.n~ raggiunto ì 310 mila; ai quali, secondo ·iufor~nazioni. dell'agenzia telegrafica russa, bisognerebbe aggiungere a,ltri 60 mila recentissirnament.e sbarcati metà ad I:ò.-keu e metà a Pi-tse-wo ed avviati a tappe verso il nord. Sono notizie incerte, ma geueralmente concordano tutte ·nell'affermare che _l'arrivo dei rinforzj procede in misura eguale per l'una e J)er l'altra parte. Se così è, la penosissima situazione sullo Saho-ho può durare ancora a lungo, ed a-nche diventare tanto insostenibile da spingere a qualche azione disastrosa. Bella e consolante prospetti va, specialm ente per i Giapponesi, i quali per mesi e mesi ebbero tt disposizione forze doppie, e trovarono opportuno di dimez. zarle contro due obbiettivi separati per fallire contro entrambi ! mato, e giun;(eva verso !a fi ne rli ottolH'd a Pietroburgo. d,,ve l'accoglienza fattagl i dal rio riolo, a lla s tnio ne, sanciva la misura go vernat,va: il Kuropa llcine era norn in:,to cornanjante in capo, e•l il Lenew itclt aistune va il coma.orlo del primo eser<'ito in suo luogo. Più tardi. era. nom inato comanrlanto del tcr1.o esercito il generale Kaulba rs, il quale partiv,i col suo stato maggiore da O:ie,sa per l'Est.remo Oriente il 29 novembre. Alla ll ne di novemb re non era ancora not11, e forse neppure fissata, la ri p'.irtfaio ne delle truppe nei tre eserciti. Si dic,wa •che il primo sareb be s ta to com pos to co l J, IJ, III e IV corpo d'armata della Siheria orientale: il secondo, col V co rpo c1el la Siberia orientale, e col IV, VIII e XVf corpo d'armata ,!el la Russia europea; il Lerzo, col V[ corpo della Siberia orien tale, e col I, X e XVII corpo della Russia europea; a ciascuno sarebl)C in oltre assegnata u na hrigata cacciatori. Oueste brigate ed i corpi IV e XVI erano tu Llora in Europa: l'V[II corp o er11 in a rrivo s ul teatro clella guerrn. Probabilmente i tre eserci ti non sal'ebbero s ta ti al completo nelle mani del genera· lis,imo che nel genna io o nel febbraio, ossia alla fine rlell'i1werno; epoc,1, nella cruale; per con,;egue1wa, ern log ico aspettare operazioni decisive in ~lanciuria. Ma frattanto era risol uto , e non era s tato 11ffa1:e di piccolo conto, il problema del comando, al quale non res tal'a più tla augurare se non che tacesse anche il fi lo telegrafica che lo legava ai consigli aul_i~i di Pietrobu rgo. ·

LA GUERRA RUSSO·GIAPPON.ESE

232b-

* ** Fallire contro entrambi, diciamo; perchè anche le operazioni contro Port-Arthur sembra siano da considerarsi fallite in confronto alle previsioni, che intorno al loro andamento aveva fatto il comando giapponese. Si può infatti r itenere oramai accertato, come del resto t raspariva già abbastanza dalla condotta generale delle operazioni di assedio, che i Giapponesi si siano grandemente illusi circa la possibile resistenza di Port Arthur, che essi credevano di poter preudere in breve cli viva forza, quasi con un colpo di mano. Le notizie retrospettive cominciano a t rapelare con qualche ma.ggior abbondaùza e con :fisionomia meno sospetta, e forse ci permetteranno tra poco di ricostruire in linee generali, ed approssimative come s'intende, l'andamento di quelJ'assedio, del quale finora non abbiamo potuto raccogliere che i~formazioni va.ghe, saltuarie ed incertissime. Per intanto basterà accennare sommariamente a quanto poterono comunicare pa,recchi corrispondenti di giornali, che nello scorso agosto erano stati accolti presso l'esercito assediante nella speranza di farli assistere alla presa di viva forza della piazza, e che poi, fallito il tentati.vo, rimasero :fi~o a questi ultimi tempi sequestrati al quartier generale g iapponese, quasi come prigionieri, e nella impossibilità assoluta di mandare informazioni. Concordano quei corrispondenti nel riferire che, dopo la battaglia di °K in -ceu (26 maggio), i Giappoi1esi ebbero a so. stenere una rude campagna di quasi t,re mesi, ed una perdita d i oltre 12 mila uomini, per respingere i Russi dalle successive l1nee di difesa, che sbarravano la penisola di Kuan-tung, e serrarli nella cerchia delle forti:fica,zioni. P repa.rarono :finalmente il gr ande assalto della seconda quin· • dicina di a,gosto, colla speranza di arrivare senz'altro alla espugnazione: ottennero qualche vantaggio, perdettero 16,000 uomini, e si persuasero che bisognava ricorrere all'assedio regolare, alle parallele, alle mine. U8 -

ANNO ~LIX.


2326

LA GUERRA RUSSO,GIAPPONESE

Ma l'illusione, per un momento squarciata, non era svanita. Raccolti durante un mese rinforzi ragguardevoli di uomini, artiglierie e materiali, credettero di essere pronti ad un nuovo grande assalto poco dopo la metà di settembre: e fallirono ancora, perdendo altri 8 o 10 mila uomini. Giunsero nuovi rinforzi, ed un terzo grande assalto fu dato sul finire d'ottobre. Tr e giorni di violento fuoco di artiglieria distrussero .alcune parti di for ti importanti del settore d'attacco, a nord e nord-est, pare, della piazza : le colonne giapponesi arrivarono ·a trincerarsi fin sotto i forti : ma la forza di quel cerchio di colline irte di opere e dì cannoni era enorme, ed il grande assalto dovette essere sospeso verso 1'8 od il 9 di novembre, essendo interamente fallito il tentativo cli sostenersi nelle posizioni conquistate, sotto il fuoco eflìcacissimo del nemico. Delle perdite di quest'ultimo assalto, nulla si sapeva. ~a, se a quelle degli assalti precedenti si a.ggiungevano le per-, dite spicciole cagionate g iornalmente dal fuoco dei forti e dalle scaramuccie, ed il numero non indifferente degli ammalati, le operazioni contro Port Ar thur costavano già ai Giapponesi, alla fine di ottobre, circa 80 mila uomini fuori di combattimento, secondi i calcoli più concordi. L'illusione era stata pagata assai caramente, e doveva· essere completamente distrutta, dopo cinque mesi di prove tali da far credere i ciechi più ostinati. Ma, oramai, che tanto si era fatto ed a così alto prezzo di sangue, e che i vantaggi.ottenuti., da una parte, e la partenza della flotta del Baltico, dall'altra, i nnalzavano all'apice la aspettazione e l'ansia nazionale, non era più a parlare, naturalmente, di · mutare indirizzo. E le operazicmi continuarono accanite. Due nuovi forti, secondo notizie d i Tokio, erano ridotti al silenzio 1'8 novembre, e nel giorno successivo i Giapponesi riuscivano a concentrare il fuoco dei loro pezzi d'.assedio sui depositi stabilìti nella parte settentrionale clella piazza, suscitandovi un incendio, e provocando_ lo scoppio di una polveriera, mentre il tiro continuato sugli arsenali e

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESI<:

,2327

sulle acque del porto rendeva estremamente penosa la permanenza delle navi nel loro rifugio e singolarmente difficile il lavoro delle riparazioni. Poco dopo, un dispaccio dal quartier generale dell'assedio confermava la notizia, già data nell'ottobre; che lo Stossel fosse ferito , ed aggiunge·va che il morale dei difensori era sfinito dal continuo e febbrile lavoro, dalle perdite, dalla penuria di viveri : considerava la piazza ·agli estremi. La ferita dello Stossel fu poi confermata anche da Pietroburgo: però non era grave : l'eroico difensore di Port Arthur a veva ricevuto una palla in una guancia, ma conservava il comando coll'usrtta energia. Le condizioni allarmanti deila· piazza parvero coufermate il 16 dall'arrivo a Oefu della controtorpediniera russa Rasto1·opny. Questa controtorpediniera era uscita da Port Arthur durante una tempesta : avevà affrontato il pericolo delle mine, della burrasca, dei Giapponesi che le avevano dato la caccia, per correre incontro alla sua perdita sicura. Giunta a Cefù il comandante la fece saltare; ma il meno che le potesse t occare era il disarmo ed il sequestro fino al termine della guerra; era adunque il sacrificio certo e completo, affrontato mentre urgeva conservare le maggiori forze navali per il possibile arrivo della :flotta Baltico. Tutto questo per recare a Oefu telegrammi da trasmettere a Pietroburgo : non vi poteva essere dubbio che si trattasse di notizie importanti, ed era presumibile che si trattasse di · notizie cattive, probabilmente di un ultimo appello Non si poteva concepire altrimenti quel sacrificio. 'l'anto più che si andava a,fferroando che il tentativo fosse stato contemporaneamente tentato anche da altre tre controtorpediniere, le quali erano state affondate dal nemico, e che un battello montato da ufficiali russi giungeva a vVei-hai-wei portando i medesimi telegrammi. Gli uf-.6.ciali della Rast01·opny dichiararono naturalmente che le condizioni di Port Arthur erano ottime sotto ogni rispetto: ed a riprova dell'asser to avevano mostrata la loro nave ii1 perfetto stato e provveduta a dovizia di ogni ben di Dio.


LA GUE RRA R USSO-GI APPONESE

2328

LA GUERRA RUSSO- GI APPONESE

Ma poteva essere la vacca di GaI1ìaudo, rimpinzata d i frumento, e cacciata fra g li assedianti fuori delle mura di .Alessandria eroicamente affamata. I telegrammi venivan o comunicati con reticenze evidenti: Stossel affermava che il bom- · bardamen to continuava ininterrotto contro i . forti staccati e contro la fortezza centrale : diceva respinto l'at tacco della fine di ottobre e del principio di novembre, e si rallegriiva che alla data del 3, solenne per entrambi gli eserciti, Dio fosse stato· coi Russi, i quali avevano ricacciato il nemico dopo nove giorni di assalti: nessuna notizia che oltrepassasse il 3 di novembre, quantunque la Rasto1·opny .fosse partita il 15. Qualcuno credeva sapere che l' unica deficienza lamentata dallo Stossel fosse quella dei viveri, che costringeva. la guarnigione alla mezza ràzione: proprio la deficienza meno probabile, data la accertata imperfezione del blocco. Tutto ciò lasciava luogo a seri dubbi, che però gli avvenimenti posteriori non .confermarono. Il 19 il generale Nogi, comandante il corpo d'assedio, af.· fermava cli esser riuscito a distruggere un altro arsenale ed a far saltare un'altra polveriera, ed altre notizie asserivano che un n uovo forte era stato ridotto al silenzio :fin dal giomo 13. Nella notte del 21 una sortita ei·a tentata dal forte settentrionale di K i-k uan-scian, ed era respinta : nel g iorno ·s uccessivo era provocato presso l'arsenale un incendio, che durò quattordici ore. I\ia con tutto ciò, un n uovo assalto era respinto il 21, e r espinti ancora i continui assalti dei tre giorni seguenti. Un telegramma ufficiale giapponese del 28 annunciava che il 26, ultimati convenientement e tutti i preparativi, si era dato un assalto genera.le alla piazza, ma confessava che la resistenz~1 nemica non aveva permesso di raggiungere lo scopo, e che il combattimento continuava. E continuava ancora il 29, sempre secondo.notizie ufficiali giapponesi, le quali però non fornivano particola.ri, quantunque fosse accertato che lunghi rapporti erano giunti dal Nogi ; e finalmente il 30 si ammetteva che l'assalto generale aveva dovuto essere s0speso senza raggiungere il risul!;ato sperato.

2329

Non sembravano questi gli indizi di una piazza agli estrenii. · A Tokio si sentiva che si era tentato uno sforzo supremo, ma che la vit toria non era vicina; a Pietroburgo, i furiosi assalti brillantemente respinti ravvivavano la fede, quant unque si t emesse l'esaurimento delle munizioni. Tuttavia il mese di novembre non si chiudeva senza qualque risultato notevole per l'assediante. · Le legazioni giapponesi in E uropa notificava.no u fficialmente che sul fronte nord-est della piazza si erano occupate posizioni vicinissime ai forti, di alcuni dei quali ~i p1:ocedeva alla distruzione, e che, più importante ancora, 11 giorno 30 i Giapponesi erano riusciti ad impadronir.si nel settore nordovest della piazza, dopo assalti eroici, di una delle più elevate e forti colline, inélicat a colla sua elevazione di .203 metri dtilla quale dominavano completamente il porto e le navi. L 'azione era stata vivacissima e sanguinosa. Gli attacchi a nord-est avevano servito di :finta per distrarre le forz e del d ifensore dal punto, al qua1e si mirnva nel settore nord-ovest, e contro il quale si era effettivamente portato il massimo sforzo. All'alba del 30 i Giapponesi avevano i1;iziato il bombardamento contro la collina eletta dei 203 metri, e prima di mezzogiorno già due assalti erano falliti con perdite gravissime. Fra mezzogiorno e le tre, altri due assalti, eseguiti con truppe fresche, erano schiacciati dal terribile fuoco delle trincee russe: ed un quinto, tentato poco dopo, si arenava a cento passi dai difensori, donde, dopo un istante di sosta sotto un fuoco tremendo, era ricacciato. Finalmente, alle 7 di sera, due assalti portat i sim ultaneamente in due direzioni convergenti riuscivano a penetrare nelle trinc~e ed a scacciarne i difensori all' arma bianca. Il forte della sommità era in potere dei Giapponesi. La g iornata aveva ·costato caro ; ma grande era la gioia nel Giappone, e grandi le acclamazioni della Camera giapponese al suo glorioso esercito, per la conquista di quella posizione, ritenuta decisiva. . . .· . . Sarebbero riusuiti a mantenerv1s1 sotto 1l ·fuoco degh altn forti? Avrebbero potuto installarvi artiglierie di sufficiente


2330

L.A. GUER.RA RUSSO-GIAPPONESE

potenza? Era veramente decisivo il dominio sul porto? Ques~o era an.cora dubbio; ma il risultato er a certamente prez~oso, specialmente per la liquidazione dei resti della squadra d1 Port Arthur in vista dell'arrivo possibile di quella del Baltico. ***

~~ ricevere 1~ quale pare si apprestassero i Giapponesi, anche a prezzo d1 qualche magg iore rilassatezza del blocco di Port Arthur. ·

Ques~o b~o~co, per quanto riguardava la \rigilanza della flotta rifugiata sotto la piazza, non era estremameùte faticoso : si pnò dir~ anzi che godeva di circostanze particolarme~t~ favorevol~. Il telegrafo senza fìli, l' impiego delle torpednu da blo~co, e la strettezza e difficoltà dell'egresso dal porto, consentivano al '.l'ogo di t enere la maggiore e più poderosa parte del.la sua flotta alla sua 1)ase nava.le delle isole Elliot, donde aveva t utto il tempo necessario ed i fat ti lo T?~·o~arono, ~i accorrere al minimo cenno radi~teleg rafico, e d1 grnngere m tempo ad affrontare le sortite delle navi russe le quali c~n ~enta sfilata dovevano passare dal porto alì~ rada, ~ qumd1 sg~mbrare la rada dalle torpedini, prima di a:el' liber a corsa m alto mare : era tutt'altra faccenda che d1 stare in continua cr ociera davanti alla pia.zza, come avrebbe dovu~o fare se quelle circost,a,nze non fossero state e d i qllei mezzi non avesse potuto disporre. · , .Ma il_ bl~cc? era duro e labori.oso per quanto riguardava l' 1mped1re 1 ~1fornimenti della -piazza ; impresa difficile per la conformaz10ne delle cost e, per la vasta zona difesa dalle torpedini, pe~· .la .v icinanza dei porti cinesi dai quali movevano le ag1h g rnnche dei contrabbandieri . A questa impresa erano generalmente assegnate 11avi d'ordine inferiore per risp~r~iare _la squadra di battaglia ; ma non sempre ci,ò e~a poss_1b1le, ~01chè, a mare catti vo, e specia1menre in q ues~a stag~one d1 .tempeste, quelle navi non erano in grado cl1 compiere attivamente. la crociera e dovevano esser e sostituite da incrociatori e da controt~rpediniere, ·

LA GUER RA RUSSO- GIAPPONESE

2331

E le· infraz ioni del blocco continuavano, màlgrado tutto, con molta frequenza. Notizie dell'8 novembre affermavano che il rifornimento di contrabbando persisteva, a cura di . parecchie ~ase europee, le quali, allettat e da lautissimi ,g uadagni, ne avevano assunta formalment e la impresa: appena un terzo delle loro giunche incorreva nella cattura giapponese. Il 24 si veniva a conoscere che i Giapponesi avevàno catturato addirittura due piroscafi, chè tentavano quel genere di operazione. Contrariamente ai t imori di Pietroburgo, sembrava adunque che la penuria dei viveri non fosse troppo a temersi nella piazza; ma, per contro, la cosa non doveva poco inquietare gli assedianti. Ciononostante, lo stesso giorno 24 si sapeva da Tokio che la maggiore e più a.gguen·it,a parte della flotta del Togo era negli arsenali del Giappone, già quasi completamente rimess,1 dal logoramento di nove mesi di mare, e pronta acl affrontar e una n1,1ova e lunga campagna in compaguiit cli 5 sottomarini, che erano in: perfetto ordine a Jokohama; e la notizia era confermata indirettamente da Pietroburgo e da,i corrispondenti inglesi colla informazione che il blocco poteva considerarsi quasi sospeso, essendo tenuto orma.i da pochissime navi di scarso valore. . Di modo che, mentre l'esercit,o del 1fogi si accaniva negli assalti da terra contro la piazza, una notevole rilassatezza nella sorveglianza da mare permetteva, od almeno ammetteva la possibilità di maggiori rifornim~nti alla piazza medesima. Sembra·va una sconcorda nza da, parte giapponese, come, da parte' russa, q uella di sacrificare la Rasto1·opny nel momento, in cui l'intervento della flo tta del Baltico accennava a poter d iventare un fatto reale. Ma alla o·uerra vi sono fra le cose, boTadi d i urgenza. o ' ' Le navi russe di Port Arthur si dicevano in parte ava.riate, e si ·sperava di 'bombardarle ancom più efficacemente dalle ultime posizioni con quistate; gli incrociatori russi di Wladiwostok erano pochi, forse ancora non perfettamente riparati, e si affermava anzi che uno di essi, il G1'omoboi, già riparato, ave.sse urtato in uno scoglio durante le prove, ed

\


2332

LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE

avesse dovuto rientrare in cantiere; la :flotta del Baltico era a:1-cora l~nt~~a. Ma, ad onta di ciò, certo era che qualche g1orn~ di_ pm . nella durata della resistenza di Port Arthur dov~. 11 nformmento dei viveri non pot~va compensai"e d~ solo ·11 log~r~m~nto d:gl~ uomini, dei forti, delle artiglierie, e delle mu111z10111, costituiva u n sacrificio, ma non un pericolo; ~entre, per quanto lontano ed ancora incert0, èra un pencol? grosso, e reclamava precedenza di provvedimenti l'a~n,7 0 della flotta del Rogenswenski nei mari dell'Estrern~ Oriente. E saggiamente ·i Giapponesi affrontavano i sacrifici ten :estri, pm: di mettersi in grado di affrontare il probabile ?en~ol? marittimo coi maggiori mezzi di lotta e lasciando 11 :rp.m11110 margine alla fortuna. · ~erciò la fiotta del Togo era già quasi completamente ripulita e pron ta, mentre il pericolo, a dir vero, si trovava ancora molto lontano. . . Dicemmo l'altra vol ta che la flotta del Roo-ensweuski ·o del ~altica, o seconda squadra del Pacifico che chiamar' si v ~gha: con tava 7 corazzate, 10 incrociatori, ed oltre 20 navi mmon, e che per essa si erano preparati larghi rifornimenti t~nto lungo la via di Suez? quanto lungo la via del Gap~ d1 B uona Speranza. Il 5 d1 novembre essa aveva lasciato Tangeri, dirigendo ad ovest, il che lasciava supporre che fosse prescelta la via più lunga. Le vie era.no invece sfruttate entrambe: le navi maggiori, forse a causa della loro pescagione eccessiva al fondo dei' canale di Suez, d~rige.v anp per il Capo; le altre, .per Suez. II_ Rogenswensln, 0olle corazzate Principe Suvm·of (ammiraglia), Alessancl1-o III, Bo1·odin, 01·el ed Oslabia con 3. incrociatori, e 5 trasporti, toccava Capo "Verde il ·12 novembre, precedutovi fin dall'8 da nove carbonieri. Dopo di allora non si ebbero più notizie del suo viaggio. L'ammiri:tglio Falkersam, colle corazzate Sissoi Velik e Nava1·in, cbn 3 incrociatori, 5 o 6 controtorpediniere e otto trasporti della flotta volontaria, arrivava a Port Said il 24 novei:nbre. Là, fra una g rande vigilanza esercitata intorno alle_navi a ~r?te~io~e contro qualsiasi sorpresa, caricava subito provv1g10111 d1 acqua dolce, viveri e foraggi, e faceva

LA GUERRA RUSSO-GIAPl'ONJl,SE

2333

carbone dai proprii trasporti a mezzo di ponti mobil i, pc,rtati da ogni nave sopra coperta allo scopo di poter far carbone anche in pieno mare. Gl'indiscreti nota·~rano che tu tte . le navi erano pfovviste di apparecchi radiotelegrafici, che i t rasporl;i ·della flotta volontaria, malgrado battessero ancora bandiera commerciale, avevano tutta l'aria di essere pronti a sfoderare g li artigli quando fossero in Mar Rosso, sospett andosi fortemente che sotto i ponti fossero, in attesa di aria, i cann0ni per armarli, e perfino 3 sottomarini. T re yachts, di contegno equivoco, parevano apprestarsi a fare una gita in mar Rosso, forse come esploratori della squadra. Nè qui si 11,rrestavano le precauzioni. Da. quindici giorni i consolati russi e le autori tà egiziane concordavano provvedimenti pèr il sicuro passaggio del canale, il quale per una i ntera oaiornata sarebbe stato ad esclusiva disposizione della squadra r ussa, ed esplorato e guardato in ogni senso a cura di imbarcazioni egizìane. La neutralità del canale, trattandosi del lonta.no Giappone, era assicurata : resterebbe a vedersi se altrettanto potrebbe farsi quando altre potenze, ad ,esempio l'Inghilterra, fossero in ballo. Falkersam entra,7 a in canale il 25, e toccava Suez il 26, -col.l'intera squadra, mentre due controtorpediniere, giunte per prime, esploravano i.l mar Rosso. Il 27, preceduta dai tre yachts esploratori, scortata da guardacost e egiziani, ricevute notizie r assicuranti dalle due controtor pecliniere reduci dalla loro missione, la squadra salpava da Snez, e si diceva che suo primo scalo sarebbe stato Gib uti. Frattanto il 16. moveva da Lib~1u il resto della squadra, ' , che sembra non fosse stat11 in grado di par tire col grosso: erano gli incrocjatori Ts1im1·ucl ed. Oleg, cogli inèroci.atori ausiliari Rion, Dniepe1· e Sebelc, ed 8 torpediniere. Il "27 era a DouvTes : il 30 .u sciva dalla Manica, avendo toccato Cherbourg e Brest, ma, sfortunata a quanto pare nel viaggio c9me nella partenza, aveva già dov uto riparare in questi due· ultimi porti parecchie avarie. Tirat(} le somme, mancavano al conto due incrociatori e parecchie navi minori, che non si sapeva esattamente con quale delle tre squadre navigassero. Vicever.sa, si volevano .


2334

LA GUEl-tRA RUSSO-G·IAPPONESE

da taluno aggiungere al totale alcuni incrociatori potenti e rapidi, che il governo russo, deciso a non impiegare la, :fiotta del mar Ne1:o in omaggio ai trattati, avrebbe acquistati dal Chili e dall'Argentina, e che sarebbero stati consegnati ad eq uipaggi russi nello stretto di Magellano. Ma la diceria era formalmente smentita dal Ohilì, ed era probabilmente destituita di fondamento anche per quanto si riferiva all'Argentina. Lo Czar ordinava il 30 novembre di formare a Oronstadt una terza squadra per il venturo aprile; ma era nn evento lontano. Le n uove· forze navali della R ussia potevano adunque considerarsi limitate alle tre squadre dette i:µnanzi. Sul viaggio delle quali non era certo facile fare previsioni sicure, e noi ci limitiamo a riportare le opinioni dei com petenti. Secondo q neste, la squadra del Falkersam avrebbe dov uto essere a Gibuti nei primi di dicembre, ed ivi attendervi la squadra ~·itardataria dell' Iswrn1'ud, per riu nirsi poi nell'Oceano indiano col Rogenswenski. Il Rogenswenski aveva da percol'rere per conto suo più di 13 mila miglia per raggiungere \Vladiwostok, e 15 mila se, com'era. pil\ probabile, ed anche nel più favorevole Citso che non avesse dovuto dar prima battaglia, fosse stato obbligato a ,girare da est le isole g iapponesi: il che induceva a ritenere ohe l'arrivo a destinazione nou potesse avvenire che alla metà di fna,rzo od al principio di aprile, come del resto sembrava conveniente e logico che fosse previsto anche dai Russi, affine di non arrivare durante l'epoca dei geli, e trovarsi per aria, senza una qualsiasi base navale accessibile. Le :flotte mikadiali hanno adunque t utto il tempo di ripulire appuntino le loro carene e di. prepararsi a ricevere il nuovo antagonista. Roma, 2 dicembre 1904.

.

.

ET'.I'ORE GIARDINO mc,.ggiore n el 3• ber,«gliq,·i.

2335

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET NOVE:UBRE 1903-SE'l"l'EMBRE 1904

Conti1wazione . -

Vedi clispensci Xl

Le operazioni da Phari a Gyantse. Quando le provviste e gli altri preparat_ivi nel~a ~all~ di Ohumbi parvero sufficienti per uno sbalzo mnanz1, .si_ chiese a Calcutta l'autorizzazione di avanzare con la sped1z10ne. L'autorizzazione -venne il 21 marzo e il 28 il Macdonald con buona parte delle forze si portò a 3 chilome~ri dal 'l'ang La, a Chuggi11, dove p·assò la n?t te (1). . , Il 29 mattinq, alle 9, attraversava 11 colle e a mezzog101n.o si riuniva a 'I.'anu col colonnello Younghusband. La mattinata era stata freddissima., specialmente fino alle 10, e un vento 0o-elato di nord convertiva la spessa nebbia in ghiacciuoli di cui erano coperti uomini e quadrupedi. Le forze riunite dei due ufficiali inglesi a 'l'anu erano: 2 compagnie dell'8° reggimento Gurkhas, 4 compagnie del 23° battaglione Pionieri, 850 uomini di fanteria · 4 compagnie del 32° battaglione Pionieri, distaccamento del reggimento Norfolk, 150 uomini di fanteria montata, 2 cannoni da 7 libbre (calibro cm. 6,35), 2 'mitragliatri.ci Maxim, 1 s~zione di sanità. (I) Fu. qui cho si ebbe la mi nima temperatura (- 3~· C.).


2336

LA SPEDIZIONE INGLl~SE NEL '.rIBT,1'

Il giorno_ 30 fu di riposo; . ma fu un riposo relativo, perchè dal~a mattma fino alle 7 di sem imperversò un vento che arrivava alle ossa e che si convertì poi in un uragano. Il m~lessere fu anche maggiore perchè il Macdonald fece togliere le tende e ordinò che la truppa si tenesse nascosta nel'.e trincee, affinchè i Tibetani non si accorgessero dello arrivo della speq.izione : sacrificio inutile, poichè il nemico ne _e~be notizia e prima del tramonto si ritirò per prendere pos1z1one fra Tanu e Guru, alle SO'rgenti calde. _ In questa località uno sprone scende cla ovest fin contro al ~tham Tso, del quale anticamente raggiunge,71.L la sponda occidentale. Ora, per essersi il lago ristretto di molto fra esso e lo sprone sopra detto intercede un tratto di ~lveo asciutto, che misura quasi due chilometri. La strada lambe l'estremi~à orientale dello sprone, dal quale è dominata. . In antico, quando fra lo sprone e il lago non vi era spazio hber_o che per la str.ada,_ si aveva così un punto di passaggio obbligato, una specie d1 stretta, che si difendeva efficacemente occupando lo sprone. . Probabilmente, quella specie di Consiglio aulico che funz~o.nava a J:ha_sa, sulla scorta , di qualche vecchia mappa o di 111.fon~1az10m a,rretrate, aveva ingiunto ai depon, o comandanti, d1 prender qu_esta posizione ; e i depon, fedelmente, avevano fatto costruire otto san.9a1· sullo sprone e avevano .anche fatto sbarrare la strada con un mur~ formante due denti, uno per parte. Il 31, alle 8,20 ant..) la spedizione inglese si avviò verso G:nru. Il terreno era coperto da uno strato di 5 centimetri d1 neve caduta nella notte; soffiava un vento freddo che continuò per t utta la giornata. . :Prima eh~ la _s~edizione movesse, si erano presentati al s:10 campo 1 sohti I?arlamentari ad intimare al colonnello Younghusba?d di ritirarsi a Yatung, cioè al confine; e i parlamentari erano stati licenziati co11 le sol- 1't e d'1ch 1araz1on1. · · · La spedizione aveva percorso 6 chilometri circa, quando, accompagnato dal suo stato maggiore, si fece innanzi un depon, che era dei principali di Lhasa, e fra lui; l'Young-

LA SPED1ZIONT, INGLESJ, NEL TIBET

2337

husband e il Macdouald si accese una vivace discussione, che, come d'ordinario, non approdò a nulla. A 900 metri circa dal luogo della discussione,. era la posizione dei '11 ibetani sopra descritta. Il Macdonald diresse una parte delle truppe, in formazione molto rada, sul tratto di alveo asciutto che ora intercede fra la strada e la riva occidenta le del lago, e ne avviò altre del 23° ba_ttaglione Pionieri e dell'8° reggimento Gurkhas sullo sprone, verso il sanga1· dell'estrema destra nemica, con l' ordine di sloggiarne il nemico e di estendere successivamente l'operazione ai rimanenti sanga1·. A richiesta dell'Youngh usband, il Macdonald proibì alla truppa di far. fuoco se non erii attaccata. Il Macdonald e l'Younghusband, con la riserva, rimasero fermi al centro, in attesa di quanto sta·va per succeder~. I sanga1· furono sgombrati e gli occupanti di essi, ad esclusione di 200 che erano stati disarmati e fatti prigionieri, si affastella.rono dietro il muro, dove formarono una massa confusa. Quivi si erano dirette le truppe inglesi mandate sull'alveo asciutt o, e, da ultimo, anche il Macclonald e l'Younghusband con la riserva. Per tal modo i '.ri.betani si trovarono quasi · interamente circuiti, non rimanendo loro ch e una breve uscita verso nord, della quale non approffittarono .subito, essendo loro intenzione - come .c:i seppe poi dai prigionieri - di prendere in mezzo l'Younghusba~d e il . Macdonald quando si fossero avventurati a passare il muro. Ma alla realizzazione di questa alta concezione non si prestaron'O i due ufficiali inglesi, i quali attesero che la truppa eseo-uisse l'ordine datole di disarmare i Tibetani. o Nell'esecuzione di quest'ordine, che dett e luogo ad una collutazione, un Pioniere afferrò per la briglia la cavalcatura del depon di Lhasa, il quale gli tirò a bruciapelo un colpo di pistola. Fu l!J,, fine della collutazione è della commedia e il principio della strage e della tragedia. I Tibetani che lo poterono fare scaricarono i loro fucili e ferirono un maggiore e il qorrispondente del Daily lY.Iail; ma


2338

2339

LA SP1mrzIONE INGLESE NEL 'l'lDET

LA SP.E OIZIONE INGLES1r. NEL TI.Brtr

erano così pigiati - disse il generale Macdouald nel suo r appor to -, che non poterono trarre partito dal loro numero va.lutato a 1500 uomini. A.i pochi colpi dei Tibetani success~ una grandine di proiettili degli Inglesi che li serravano da tre lati e che sul lato sud erano coper~i dallo stesso muro ;o~truito dai_ Tibetani. Mai - scrisse il corrispondente del Ttmes - mai ad una truppa si era presen tato un simile bersaglio.

rimase a Tanu, e durante questo tempo il Macdonald si adoperò a tutt'uomo per at;tivare il rifornimento con Phari e per formare, con le risorse locali, abbondanti a Guru, un deposito di approvvigionamento prima di fare un altro passo avanti. ll 5 aprile la spedizione si portò a Chaln, il 6 a Kalapangka. A Samadu, lo stesso giorno, un riparto di 50 uomini di fanteria montata, che precedeva in ricognizione, s' imbattè in 300 '('ibetani che occupavano il villaggio e che invitarono gl' Inglesi ad avvicinarsi; ma quando questi fu. rono a 100 metri fecero loro fuoco addosso, senza però colpirli. Il 7 la spedizione pernottava in una località chiamata l\fonza e l' 8 presso le rovine di un forte a 10 chilometri circa a sud di Khangma, dove la fanteria montata aveva segnalato il nemico. A Khangma infatti, dopo il combattimento di Guru, si erano raccolti i 'ribetani in'numero di 3000 circa,, fra i quali qualche centinaio della legione aurea, o corpo scelto· dei lama; ma, sehbene avessero già rafforzato la località con uno dei soliti muri difensivi, la sera dell' 8, saputo della vicinanza degli Inglesi, si erano ritirati alla chetichella sulla Gola deU'idolo 1·osso (Hong-Pusa), posizione r itenu ta più forte (1). Essa è costituita da una linea di alture rocciose, di 600900 metri di altezza, ripide verso sud, facilmente praticabili invece sul versante nord . L a strada l'attraversa in una stretta, detta appunto Gola dell'idolo 1·osso. Passata la stretta, il terreno forma una conca, alla quale succede una seconda linea di alture simile alla prima. Il 9 mattino la spedizione inglese, nulla sa.pendo della ritirata dei Tibetani, si diresse con t utta precauzione su Khangma. Trovatala disoccupata, proseguì a nord fìnchè la fanteria mont;ata raggiunse un gruppo éli Tibetani ritardatari in ritirata, con i quali scambiò qualche fucilata. Stante l' ora tarda, la spedizione si accampò a 3 chilometri circa a nord di Khangma.

Se?uì un fuggi fuggi _generale dei Tibetani; ma a 4500 metn mancano le forze per conere molto velocemente e il fuoco degl'Inglesi ebbe tempo di continuare la ca.rne:ficina e di se~inare il terreno di morti. Si salvò chi potè raggiungere 11 punto dove la strada risvolta. . A._ Guru,_ 3 chilometri circa oltre la scena di questo eccidio, 1 T1betam tentarono un simulacro di resistenza, che fu presto superata. La fanteria montata degli Inglesi inseguì fino al Kala Tso. Verso sera il l\facdonald e l'Youno-husband lasciato un . D ' d 1staccamento (2 compagnie del 32° batt aglione Pionieri ed un reparto di fanteria montata) a p residio di Guru face. vano ntorno a Tanu con le rimanenti truppe, le quali, oltre ad averyreso parte a due combattime.nti, avevano percorso nella giornata 34 chilometri ad una altitudine media. di 4500 metri. Le perdite erano state : da parte degli In()'lesi 9 feriti : da parte dei 1'ibetani 500 tra feriti e morti (e f;a i morti e1'.auo i princ\p~l ~ capi), più 200 prigionieri, alcuni dei quali fu. · rono ad1b1t1 alla cura dei feriti loro connazionali e altri fu. ron~ rilasciati perchè diffondessero la notizia dell'accaduto. S1 seppe poi che a Hramme, ad est del R ham Tso 2000 1'i~etani avevano. costrui_to e occupato 24 sangar per o~porsi a~l_avanzata degli In g lesi, nel caso che questi si fossero decisi a prendere quella dire:6ione per marciare direttamente su Lhasa; ma durante il combattimento di Guru si erano ritirati facendo ben ~lO chilometri prima di notte. Dal. 3~ marzo al 4 aprile la spedizione - con la quale oramai s1 era fusa definitivamente la missione politica )

(!) ~

a circa 8 chilometri a nord di Changra.


\ 2340

LA SPED I ZIONE ING·LESE Nl!:L TiBET

LA. SPEDIZIONE INGLESE N.EL 'l'IBET

Il 10 mattina gl'lnglesi proseguirono e g iunti alla Gola deU' idolo 1·osso, furono accolti dal viv; f~10co di una ventina di vecchie colubrine e di due cannoni, che ì Tibetani avevano appostato sulla prima delle due linee di alture sopra dette ; ma era un fuoco innocuo. · · . . Mentre l'~rt.igtieria inglese pigliava a controbattere quella tibetan~ e 1 Gur~~as si . avviavano, su per un erto pendio, ad aggirare da sinistra, il nemico, sopravvenne una densissima n ebbia che mise ~ntti allo scuro ma non tolse che · T'' t . . . ' 1 10e am segmtassero a sparare. Si aggiunse la neve e ne s~gu_ì u no _slegamento generale. Il l\facdonald mandò per richiamare 1_Gurkhas, ma inutilmente, chè l'ordine non potè essere recapitato. In fine, dopo una lunga attesa, decise di non aspettare l'effetto dell'aggiramento dei Gurkh as e mandò i Pionieri e la fanteria montata direttamente contro lastn~tta sotto il fuoco veramente poco offensivo dei Tibetani. ' Allorchè i Pionieri e la fanteria mo~tata epbero oltrepassa~a la _s tretta, gran parte dei Tibetani che occupavano la pnma lmea d1 al ture si precipitarono g iù nella conca dove la fanteria montata ne uccise molti e di più ne avrebbe uc~ ciso se gli ufficiali non l'avessero impedito. ' Intanto i Gurkhas erano giunti sulla posizione, d ovè trovarono nascosti fra le rocce e terrorizzati i Tibetani cui era mancato il coraggio di fuggire. Invitat i a rompere le loro armi e tL costituirsi p rigionieri , dettero in manifesti seani 0 di gioia. La g iornata era costata ai 'ribetani 190 morti molti feriti e 70 prigionieri ; gl'Inglesi ebbero 3 feriti. ' La spedizione accampò ad un paio di ch ilometri a nord del luogo dell'azione, e l'indomani, l1 aprile, con u n a marcia di 29 chilometri, si trasferì a poco più di due chilometri da Gyantse. Il _ 12 i d ue c_omandanti (il cinese g enerale Ma (1) e l'.jongpen tibetano) d1 Gyant se conseg narono al Macdonald il forte della città, ch e dissero di n on poter difendere perchè i loro soldati e1·ano fuggiti. ·

:;:** Attorno a Gyantse. Nel forte di Gyan tse; che la spedizione occupò lo stesso g iorno 12, furono trovate 200 tonnellate circa di provvig ioni, per la più parte o~·zo. Si dette mano a demolire il forte, insieme ad altre opere di fortificazione che dominavano il luogo dove gl'Inglesi si erano a ccampati; ma poi l'opern. di d emolizione fu improvvidamente sospesa. S i liberarono i prigionieri e s'impose soltanto una leggera m ulta ~Li ta11ia che avevano preso parte alle operazioni. Questa prova di demenza giovò a stabilire buone relazioni fra la spedizione e la popolazione, che circondò il campo offrendo in vendita i suoi prodotti. II' commissariato potè così fare grandi acquisti di gen eri locali. A misura che la spedizione avanzava, si prolungava la lin ea telegrafica alle sue spalle; ma essa non potè essere portata oltre Ohalu per deficienza di materiale e anche per mancanza di sicurezza. ' A Gyantse, per effetto del riposo, della buona stagione e della località, la salute delle truppe si fece eccellente. Supponendo :finite le operazioni, o per lo meno pr evedendo una sosta di esse, il generale Macdonald il 19 aprile partiva \ per impiantare e sistemare il servizio lungo la linea di comunicazione d a Phari a Gyantse, lasciando il comando clelle truppe al tenente colonnello Brander (] ), comandante il 32° battaglione Pionieri. . Si· era sempre sperato, infatti, ch e dopo l'occupazione cli Gyantse il Dalai Lama si sarebbe indotto a definire con i commissari inglesi le questioni controverse; t anto è vero che quan~o, il 6 no·vembre .l903, il governo ing lese autorizzava (I)

(t ) ,l/a è

un nome comune ai Alaomottani cinesi.

2341

Maggiore col grado tempol'aneo rJi tenente colonnello.

H9 -

ANNO

n rx.


\ 2342

2343

LA SPEDl¼IONE INU l,ESE NrnL T lDf~'f

LA SPEDIZIONE INGLESE Nl•,ù TIB ffiT

il vicerè a fare avanzare da Khamba Jong la missione politica e a farla sostenere da un corpo di spedizione, fissa va Gyantse come puuto estremo da raggiungersi. ::\:Ca l'hnban cinese di L hasa, rispondendo il 21 aprile ad una lettera che il colonnello Younghusband gli aveva spedito dopo il combattimento di Guru, annunciava che /ra fre settimane sarebbe venuto a Gyantse con un delegato del Dalai Lama per trattare. Il ritardo nel rispondere e l' annuncio della ::lilazione di tre settimane facevano sospettare ~he il Dalai Lama volesse guadaguare tempo per preparare delle difose sulla via di Lhasa - in attesa, forse, degli sperati soccorsi rnssi - e che l' Amùan cinese, scientemente o no, si prestasse al giuoco del Dalai Lama. A confermare questi d ubbi, venne la notizia che un corpo di Tibetani stava erigendo un muro e dei sanga1· al Ka.ro La, distante 72 c.hilometri da Gyantse, sulla strada di Lhasa, e che altri soldati tibetani da Shigatse si disi1onevano a risalire la valle del Nyang Chu per venire a Dongtse (19 chilometri da Gyantse) a difendere i depositi di grano ivi esistenti. La presenza di un corpo tibetano al Karo L a preoccupava gl'Inglesi, perchò di là esso era in misnra di minaccia.re le co&unicazioni e la linea di ritirata della spedizione. Bastava infatti che fosse sceso a Khangma. Per sincerare la notizia, il tenente colonnello Brauder inviò il 28 aprile un drappello di 50 uomini di fanteria montata a riconoscere il liaro La, coll'ordine di rientrare per Khangma. Il drappello pernottò a Ralung (51 chilometri) e il 29 giunse al .Karo La, 5 chilometri al di là del quale trovò la strada attraversata da un muro, da cui partì un fuoco nutrito di colubrine e di fucili. Il drappello, scambiata qualche fucilata, si ritirò incolume e il 2 maggio rientrò a Gyants_e. Il 3 maggio il colonnello Younghusband ricevette una lettera, in cui l'Amabn lo avvertivi;i,.che il Da.lai Lama si rifiut,ava di m~rnd~re un suo delegato a trattare e ricusava a lui stesso i mezzi di trasporto per ve:q.ire a. Gyantse. Così

svaniva, almeno per il momento, la speranza di un componimento amichevole, e l'evenienza di una marcia su Lb.asa doveva esser presa in considerazione dalle autorità inglesi. L o stesso giorno il tenente colonnello Brander, con i due pezzi da 7 libbre, le due mitragliatrici e 300 fucili, ossia con tutta l'artiglieria e con i dne terzi circa della fanteria. della guarnigione di Gyantse, partì per il Karo La, o-iuno·endo la sera a Gobshi (27 chilometri), il 4 a B,alung b t::, (24 chilometri), il 5 al Karo La (21 chilometri), dove accampò. Intanto il 5, alle 4,30 aut., 700 Tibetani provenienti da Dongtse attacc.!1rono, a Gyantse, improvvisamente e di sorpresa, il campo inglese, cui si erano avvicinati di notte, dopo che avevano saputo della punta che il tenente colonnello Brander faceva al Karo La. Respinti dopo due ore di lotta, nella quale ebbero 200 morti e 80 feriti, occuparono l)ong e di là presero a bombardare, senza effetto però, il campo inglese. Gl' Inglesi avevano avuto 3 feriti. Il muro occupato dai Tibetani che stavano di fronte al tenente colonnello Brander sotto il Karo La, corrispondeva ad nua stretta ed era fìancheggiato da due sanga1·, presso i quali i difensori (2600 circa) avevano accumulato grosse pietre, da rotolarsi sulla strada al momento opportuno, La mattina del 6, alle 10, il tenente colonnello Brander mosse all'attacco, dirigendo una compagnia di Gurkhas sul :fianco destro e i P ionieri con le mitragliatrici P i due pezzi da montagna sul centro di Tibetani. L'azione si svolse sotto '1a grandine e durò indecisa due ore e mezza, per la resistenza presentata dai difensori dei due sanga:r. Essa non fu risolta se non quando un drappello di 25 Pionìeri fn mandato ad aggirare, da una posizione elevata, il nemico sulla sua sinistra. .Allora i Tibetani si dettero alla fuga, lasciando 70 tra morti e feriti. La fanteria montata inglese insegùì, uccidendo altri 250 nemici. Gl' I nglesi ebbero 13 feriti e 5 morti, fra i quali un ufficiale. In questo combattimento del Karo La gl"Inglesi osser svarono che la scelta della posizione, l'occupazione e anche 0


2344

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL 'l'JBE'.r

la; difesa di essa, segnavano un sensibile progresso sulleazioni precedenti dei 'I.'ibetani ; come pure eh~ il loro ar mamento era migliore, essendo molti dei fucili che avevano catturato a retrocarica, fabbricati a Lhasa, grossolani ma preci~i. Nel campo tibetano si rinvennero oggetti tali, da far supporre che fra i difensori fossero molti lama venuti ' straa predicare con l'esempio la guerra santa contro lo niero. Tutto ciò dimostrava che a Lhasa si cominciava a, prendere sul serio la sp~dizione inglese, che :finora si era creduto di poter arrestare con gli ostacoli naturali e con poca gente raccogliticcia, messa assieme sul posto e priva affatto di qualunque rudime:Q.tale istruzione militare. L'indomani del . comb~ttimento del Ka,ro La ' cioè il 7 maao gio, il tenente colonnello Brander si mise in marc~ia su, Gyantse, dove urgeva togliere di mezzo i Tibetani che avevano attaccato il campo inglese e che ora occupavano l'jong· e il convento; ma, quando Yi giunse, il 9, i Tibetani si erano così bene installati n ell:fong ed er(l.,no talmente aumentati di n umero, che giudicò di non poterneli sloggiare e si contentò d i eseguire, il 10, una ricognizione ad est e a nord 4ell'jong. Da Lhasa, infatti, venivano giornalmente uomini, armi e· munizioni, e in poco tempo il numero dei Tibetani giunse a 3000. I fucili dei nuovi arrivati erano a retrocarica, tipo· europeo; il numero delle colubrine era cresciuto e vi erano da 6 a 7 cannoni da una libbra, più 3 da 4: libbre. Un grossopezzo, spedito da Lhasa, non aveva potuto giungere a Gyantse perchè n on si era riusciti a fargli transitare il Brahmapu tra.. I Tibetani tutti i giorni bombardavano il campo inglese; ma, non -ostante la breve distanza. (1200 metri circa), la facilità di aggiustare il tiro e la circostanza che questo riusciva ficcante, non ottenevano effet.ti apprezzabili, e i danni degli Inglesi si riducevano, in media, ad un ferito o mortoa.l giorno. Ciò dipendeva., prima di" tut to dalla qualità dell'artiglieria tibetana e ·dalla nessuna abilità · di chi la ser-

- 'LA SPEDIZIONE INGLESE NEL 'l'IBET

2345

viva, poi dal fatto che gli Inglesi, con un fuoco ben mirato, -d isturbavano continuamente i 'l'ibetani (1). Di mano in mano che i r inforzi giungevano da L hasa, i Tibetani occupavano posizioni sulle r~trovie degli Ing lesi e ne molestavano il servizio dei corrieri, impadronendosi qualche volta della posta. Da ultimo occuparono Nia,ni (9 chilomet ri circa da Gyantse), con che le comunicazioni degli Inglesi ~:imasero per qualche tempo interrotte (dal 20 al 24 maggio). Da parte degli Inglesi l'esperienza aveva oramai insegnato c he era pericoloso contare ancora sulla bonarietà dei Tibetani e sulla, cooperazione dell' Amban, e si fu più vigilanti. L'll maggio gl'Inglesi occuparono senza difficoltà il villaggio •di Ohung Lo (metri 14:00 circa a nord-est del campo), dal quale potevano essere presi d'infilata. Nei giorni successivi fecero contin ue sortite, ora in una direzione ora in :tm 'altra, allo scopo di tenere in rispetto i 'ribetani, i quali, ,a misura che crescevano di numero, diventavano sempre più intrnprendenti. La nuova attitudine dei Tibetani e l'esigua forza del corpo <li spedizione avevano messo in ansietà il governo inglese, il quale il 12 maggio d ichiarava alla Camera dei Comuni che la spedizione si sarebbe spinta :fino a Lhasa, a meno che, in un tempo da .determinarsi dal governo indiano, un delegato tibetano, accompagnato dall'.Aniban cinese, non fosse venuto .a Gyantse a trattare. Intanto autorizzava il governo indiano a mandare nuove truppe in rinforzo della spedizione. L'attività del generale Macclonald in tutto questo tempo · .era stata rivolta al servizio di rifornimento e all'impianto della linea di comunicazione fra Gyantse e l a valle di -Oh umbi. Comandante di questa linéa di comunicazione era stato nominato il colonnello a b1·evetto Read. · · Il 16 maggio giungeva al campo inglese un grosso con-voglio. Un altro ne giungeva il 24 e quest'ultimo era -s cortato da fanteria e dai due cannoni da .10 libbre ({) Ma. i due can noni da. 7 libbre, sprovvisti rii granate, non avevano azione sulla. ,muratura dèl l'jong. Le granate giunsero il 2~ maggio, con i duecannon i da !O li bbre. ·


2346

LA SPEDIZIONE IXGLESE NEL 'l'IBET

delle. truppe, che, come abbiamo già detto, s1 erano -l asciate riella valle di Chumbi per limitare le difficol tà del rifornimento. A Niani la scorta aveva dovuto sostenere un combattimento con i Tibetani che occupavano la lo~alità. Coll'arrivo di questo rinforzo, al campo inglese e nel villaggio di Chung-Lo si ebbe la seguente forza combattente: 720 fucili, 4 pezzi (2 da 7 libbre e 2 da 10 libb.re), 2 mitragliatrici Maxim. Inoltre, a guardia delle comunicazioni, fra Khangma e Tanu, erano dislocate 9 compagnie. F rattanto i '11 ibetani, che in fatto di ·fortificazione dim6strarono sempre attività non scompagnata da un certo criterio, avevano messo in istato di difesa il villaggio di Palla situato a 900 metri circa a nord-est di Chung Lo, sulla strada di Lhasa. Di là battevano d'infilata Chung Lo, per cui il tenente eolonnello decise di scacciameli. · L'operazione fu preparata di notte. Prima dell'alba del 26 si fecero saltare, con fulmicotone, due case poste all'estremità occidentale del villaggio; poi gl'Inglesi (300 fucili , 4 pezzi e una Maxim) attaccarono il villaggio da tre lati. I 300 Tibetani che lo occupavano, gi unti la sera innanzi da Lhasa, lo difesero con straordinaria tenacia, palmo a palmo, ritirandosi di casa in casa. Verso mezzogiorno, quando la maggior parte delle case era caduta in m ano degli Inglesi, i Tibetani del forte tentarono un contrattacco, valendosi per un tratto di un cammino coperto. Una quarantina di essi a piedi, preceduti da altri t1uindici montati su muli, si precipitarono sugli Inglesi . Accolti dal fuoco della fuci leria e. della mitragliatrice; uno solo di essi sopravvisse. I difensori del villaggio, annidati nelle case, con-. tinuarono a resistere fìno alle 5 di sera. La ·vittoria costò relativamente ca,ra agli Inglesi, che ebbero un ufficiale morto e tre feriti, di cui d.ue gravemente;- della truppa tre morti e otto feriti. Dei Tibetani 40 furono fatti prigionieri e gli altri, tranne una cinquantina che riusc:irono a salvarsi, rimasero ·morti.

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL TIBET

.

2347

Il combattimento di Palla non fece che confermare negli Inglesi l'opinione che delle nuove truppe nemiche \1), comandate da nuovi capi si erano formata dopo la resistenza ' . al Karo La. Questi nuovi capi a vevano mostrato d1 sapersi valere giudiziosamente della fortificazione campale e_ di apprezzare e utilizzare con criterio il terreno_; ma, fortu~ natamante per gl' Inglesi, se era loro venuto m mente d1 di disturbare le comunicazioni ·della spedizione e se era loro riuscito di intercettarle per qualche giorno, non erano mai arrivati all'idea di attaccare risolutamente, con uno sforzo supremo, le truppe inglesi per sban1zzarsene avanti che ricevessero rinforzi, della cui attesa dovevano pure sospettare. Prima del ritorno del tenente colonnello Brander dal Karo La al campo inglese non vi erano che 150 fucili ' circa, senza artiglieria e senza mitragliatrici. Gl' Ing_les1_. temettero anche un attacco nelle notti senza, luna, ma 1 T i betani atta~carono soltanto neJla notte fra il 29 e il 30 maggio, a luna pieùa, con grandi rumori e grida selvagge, e senza spingersi a fondo, dando così a diveclere di non av~~:e per l.'~ffensi va ht stessa attitudine dimostrata per la difesa passi va. Nel_·villaggio di Palla gl' Inglesi rinvennero due piccoli cannon i che pesavano chilogrammi 136 e chilogrammi 180 rispet tivamente, ed erano i pezzi tibetani più. ~ot~nti di_ c~i ' :fìno allora si avesse notizia. L'armamento dei T1betam, m questa fase della campagna, andava dai fucili a pietra ai cannoni da 7 centimetri, ma i fucili suddetti venivano rapidamente sostituiti da altri a retrocarica, rnssi o fabbrica.ti a Lhas~~Dopo il combattimento di Palla, i 'l'ibetani sgombrarono la pianura e si concentrarono nel forte, nel convento e nella Le nuove truppe provenivano dall'Est, clei cui abitan ti scri,•e il Grenard: • I 'l'i. betan i dell'Est, divisi in tribù ind ipendenti o ostili le une alle altre, espos ti ai sac. chcggi dei loro vicini, sempre sul qui-vive, sono molto più-battagl ieri e attacc,tlir i· «he dei loro· connazionali dell'Ovest e del Sud, e si lasciano aoclitre piu facilmente· ;i violenti imr1ulsi dell'istinto»'. I Tibetani non «ppartengono :1d un'u nica razza; é l'uniti!. di lingua, e più ancora ri i religione, che li tiene uniti, sicché si pot1·ebbe dire che il Tibet e una grande comu· (·l)

• , , ,

nità religiosa.


2348

2349

LA SPEDIZIONE INGLl~SE N!;<;L TIBET

LA SPEDIZIONE INGLESE NE L 'l'IBET

città. Correva la voce che altri si riunissero fra Ralung e Khangma, nonchè al }faro La. Il governo indiano aveva :fissato il 25 g iugno come ultimo giorno nel quale il colonnello Younghusband av~·ebbe ~icevu~o l'Amban cinese e i delegati t ibetani per trattare, e m questo senso, a suo tempo, .il colonnello aveva scritto . a Lhasa; ma non ebbe alcuna risposta~ La notte del 30 maggio i Tibetani attaccarono debolmente il campo inglese. Un altro attacco, più vigoroso, fu eseguito la notte del 2 giugno, shl campo e. anche sul villaggio di Palla; ma neppur esso ·ebbe fortuna. Nei giorni successivi il fuoco del forte aumentò in violenza ed ai 'l'ibetani giun.: sero convogli con numerosi lama armati. Il c~lonnello Younghusband si era recato a Chumbi per confenre col generale Macdonald. Era a Khangma, di ritorno, quando, alle 5 antimeridiane del 7 giugno, un corpo di Tibetani ~ttaccava un convoglio d'ycik scortato da un distaccamento di Gurkha~. Subito dopo un altro corpo tibetano, più numeroso (1100 uomini), assaltava furiosamente à.a nord e da est il posto di tappa inglese, che era stato messo accuratamente. in istato di difesa. Grazie a questa ci:·costanza e alla superiorità d'armamento degli Inglesi, i Tibetani dopo mezz'ora dovettero ritirarsi disordinatamente, lasciando sul terreno 116 morti. Gl'Iriglesi ebbero 1 morto -E\ 5 feriti gravemente. Gli attacchi parziali, infecondi, dei Tibetani continuarono. La notte dell' 8 giugno assaltarono un posto avanzato del campo inglese, ma furono respinti. Uri altro attacco, ugualmente infruttuoso, fu . fatto a due riprese la notte seguente contro il villaggio di Palla. I Tibetani, profittando dell'oscurità, portarono contro i muri del villaggio alcuni sacchi di polvere, cui dettero fuoco; ma, per mancanza d' intas.amento, la polvere produsse pochissimo danno. I 'Tibetani riuscirono invece a riempire con terra una parte del cammino coperto costruito da,gli Inglesi fra il loro campo e Palla.

Le truppe desigm1te dal governo indiano a .rinforzo della spedizione furono : metà del 1° battaglione dei Fucilie1·i Reali (inglesi), metà del 40° battaglione di :Pathans, 1 compagnia di fanteria montata, 2/ di batteria ila montagna- (4 pezzi) da 10 libbre (ca3 libro ·centimetri 7,5), 2/ di b~1tteria da montagna (4 pezzi) da 7 libbre (ca3 libro centimetri 6,35), distaccamento di zappatori-pontieri con materiale Berth on.. in vista del passaggio del Tsang Po. Alla data del 9 giugno erano giunti a Chumbi quasi tutti .questi rinforzi ; gl'Inglesi venivano çosì ad avere sul teatro d'operazione : . fanteria indigena (di 4 batt aglio!l.i) 2800 uomini, fanteria inglese. 4:00 uomini, fanteria montata 200 uomini, artiglieria da montagna (2 batterie, di cui una indigena e l'altra inglese, una da 7 libre e l'altra da 10 l\bbre) 350 uomini con 12 pezzi, genio (zappatori e pontieri) 350 uomini. A questa forza combattente aggiungendo il personale di sanità ed altri, si arrivava a 4600 uomini. Vi erano inolti·e 3800 uomini addetti ai trasporti, con ·7500 quadrupedi, 700 carri, 950 carrett i (eldcas), più di 2800 portatori (coolies) . Quanto ai 'l'i betani, un larna fatto prigioniero dagli Ino-lesi il 12 t,o·iugno disse che attorno al forte di Gyantse o vi erano 7000 uomini, con 600 fucili europei e 30 colubrine, i cui proiet ti pesavano da grammi 220 a chilogrammi 1,700; . che grosse forze erano sulle vie d i Lhasa e di Shigatse, nonchè a Dongtse, deposito di approvvigionamento dell'ese1·cito occidentale. Successivamente si seppe da prigionieri e informatori che 7000 uomini erano verso Ralung e che in totale erano stati arruolati 20,000 soldati. Il corpo scelto, .quasi distrutto dagli Inglesi a Guru, era stato riformato e -contava 1000 uomini:.


2350

LA SPEDIZIONE INGLESE NEL 1'IRE1'

Queste notizie, la bravura dimostrata ultimamente dai Ti betani, la loro istruzione e il lor0 armam~nto migliorati, imponevavo ora prudenza a.gli Inglesi e consigliav~no di. tenersi sulla difensiva :finchè i rinforzi non fossero giunti a Gya.ntse. Una seria difficoltà per loro era éostit,uita dalla scarsità di foraggi, bruciati dai Tibetani. · Il 1O giugno questi ripresero a bombardare con mao-o-i ore intensità il campo inglese e continuarono nei giorni\uc. cessivi, attendendo in p~ri tempo a migliorare le ioro difese. La notte del 12 innondarono il cammino coperto che uni,a il campo inglese al villaggio di Palla, immettendovi l'acqua di un canale d' irrigazione. Facendosi essi sempre più attivi ed intraprendenti o-l'In)b . d 1 g e.s i ovettero sospendere per qualche giorno il servizio postale ; ma i loro convogli, scortati, poterono sempre giungere a destinazione. Non ristando i Tibetani dal bombardare di giorno e dall'attaccare di notte il campo, procurarono tale molestia, che le truppe inglesi cominciavano a palesare sintomi tli stanchezza.. L 'attività dei Tibetani in questo periodo si manifestò anche con la costruzione di muri e sangar· ad est e ad ovest di Gyantse, .su una fronte di 12 chilometri circa. Il 26 giugno il genera.le Macdonald con i rinforzi giungeva a Gyantse. A Niani, lo stesso giorno, 300 soli Tibetani gli avevano presentato una disperata resistenza,; da ultimo s1 erano ridotti in un conventq che gl' Inglesi dovettero assaltare, respingendo da una camera alJ'altra: e :6.n nelle cantine gli ostinati difensori. Gl'Inglesi potevano ora passare all'offensiva, e il 28 il Macdonald attaccò i Tibetani cla ovest a cavallo del Nyang Ohu (1). Prese successivamente . parecchi villaggi e in fine il convento di Tsechen -- chiave della posizione n~mica ·eobbiettivo delle operazioni della giornata - , ché era fortemente occupato e difeso dal nemico. La vittoria costò al JYiacdonald: 1 ufficiale morto e.2 feriti, 5 soldati indigeni feriti . ({) GuadahiI~.

LA SPE DIZIOVE INGLESE NEL TI.BE'.l'

2351

V ista la mala parata, il 29 i Tibetani inviarono un lama al campo inglese, in attesa dei delegati che :finalmente il Dalai Lama si era deciso a mandare. Fu accordata una sospensione d'armi fino al tramonto dell'indomani e l'indoma,ni la sospensione fu protratta fino a mezzogiorno del 1 °luglio.Poco dopo quest'ora, si presentò al colonnello Younghusband il penlop di 'l'ongs~i (1), che, quale rappresentante del Bhutan, seguiva da qualche tempo la spedizione inglese, . facendo spesso da intermediario fra essa e il governo del Dalai Lama. Era latore di una lettera del Dalai Lama, nella quale questi lo richiedeva di interporre i suoi buoni uffici per venire ad un componimento amichevole con gl' Inglesi, e nominava com~ suoi delegati il Ta Lama, l'Yutok S hapé (2), il Tungyig Chempo (3) e i tre superiori dei tre grandi con-· venti di Lhasa (4). Sembrava questa una prova sicura delle buone intenzioni del Dalai Lama. Invece, nei vari dw·ba?· (5) i delegati tibetani dimostrarono di non a:vere altre istruzioni che quelle di persuadere con preghiere e minacce gl'Inglesi a ritirarsi dal loro territorio e, alla peggio, di guadagnar teJ!1po (G). Intanto i Tibetani continuavano febbrilme)lte i lavori difensivi dell' jong. Ciò indusse il colonnello Younghusband a notifical'e ai delegati che se erano realmente desiderosi di negoziare e d i evitare così la marcia degli Inglesi su L hasa, per il mezzogiorno del 5 luglio l'.jong doveva essere sgombrato. Questa condizione non essendo stata adempiuta, il Macdonald dette le disposizioni per la presa dell:fong . (i/ f'e11loJJ di Tongsa, cioè il capo di Tongsa, il principale dei 1Jentop (gli a ltri sono quell i di Paro e di Ta ka), che, con gl' jon g-ven di Thimbu, di Punakha e rti Angdapho rang, sono i veri padroni del Bhutan, di cui il Deb Raja è il sovrano. temporale no minale ei I Dharrn Raja il capo spirituale. , (iJ 11 'fa, Lama e l'Yutok Sllapé sono due dei quattro membri deJJa Tzwig-du. (3) Capo del GaJiinetto, o segretario intimò, del Da lai Lama. (1,) E cioè: Sera, Debung e Gaden. (5)' Ud ienza, ricevi mento dato dai governatori inf,'lesi a i princi pi indiani. (6) Seg1,itava il sistema dilatorio del governo del Dala i Lama, che si trova va ora tanto piu conveniente, in qqanto che, se si riusciva a mand~re le cose ancora un pn' in lungo, sarebbe sopravvenuto l' inverno; e questa era tale minaccia per gl'lnglesi, che-poteva da so l;, indurli a tornarsene in India.


· 2352

LA SPEDIZIO~E INGLESE NJ.:L TIBET

Nel pomeriggio dello stesso giorno 5, i F ucilieri Reali e il 23° battaglione Pionieri fecero dimostrazioni contro i villaggi ad ovest del convento; ma il vero attacco fu fissato per l' indomani, ad un'ora prima dell'alba, e doveva essere eseguito da. tre colonne (complessivamente 1200 uomini), le quali si sarebbero dirette sulle case ai piedi del versante orientale del poggio dell'.fong (1) . Per aprir e nei caseggiati · un passaggio alle colonne, queste sarebbero state accompagnate da un pezzo da 7 libbre. Il 6, secondo quanto éra stato st abilito, tre ·colonne inglesi, prendendo le mosse dal villaggio di Palla, si diressero, ante lucern, sulle case sottostanti all'jong. Per impadronirsene, dovettero vincere ·un'ostinata resistenza, durante la quale un uJiiciale fu ucciso. Occupate le case, avendo i Gurkhas tentato inutilmente di sfondare la porta principale del forte, il M:acdonald fece di rigere contro l' estremità ori'entale delle mura il fuoco vivace di tntti i pezzi, delle mitragliatrici e di fucili. Presto una breccia fu aperta e fu poi ingrandita per lo scoppio fortuito di un deposito. di polveri che vi t enevano i 'l' ibetani. Questi, fieramente bersagliati, -si ritirarono da quel punto, che potè esser preso da un drappello misto di Gurkhas e di F ucilieri avanzatosi per il dirupato pen dio e sostenuto dal fuoco dell'artiglieria. I ntanto altre brecce veni vano aperte e verso di esse si diressero altri reparti inglesi. I Tibetani tentarono un contrattacco· sul fianco destro degli assalitori, m a furono respinti e ab· bandonarono il forte, che gl'Inglesi occuparono soltanto alle B pom. Nella notte seguente anche la città e il convento furono sgombrati dai Tibetani, i quali, in numero di 6000 ci rca, si ritirarono eccentricamente su Shiga.tse e sui passi di Yung e di Karo. Non si .poterono calcolare le loro perdite; ,quelle degl.'Inglesi furono: 1 ufficiale inglese più 3. uomini · .dei Gurkhas, morti; 8 ufficiali e 3 uomini di truppa inglesi, più 20 indigeni, feriti . (I) Si r icorda cllo v'è Ull'altura a due po11gi, su uno dei quali è situ:i to il forte (jo11g), mentre sull'altro sta il convento. La città è 11osta al piede settentrionale dell'alturn, ma "'i sono case anche a sud e aJ est,e i Tibetani vi avevano costruito i soliti muri difensivi.

t.,A SPEDIZlOtH: INGLESE ::-SEL 'l'IBET

2353

L'indomani una colonna volante inglese inviata a Dongtse per inseguire i fu ggenti e per requisire foraggio, trovò il paese sgombro. I delegati tibetani erano spariti. Il 13 i.l colonnello Younghusband emanò un proclama ~i 'l'ibetani, col qua.le li rassicurava sugli intendimenti pacifici dell'Inghilterra e li invi tava ad astenersi dal provocare nuovi atti di ostilità. Dal 7 al 13 il generale Macdonald aveva atteso ai preparativi per la marcia su Lhasa.

( Co'R.tintui) V JNCENzo Rossi capitano <li stato mn.ggiore

ERRA TA·CORR.IGE

A pag. 19.17 (nota :l), inw,ce di : 300, lew,•r,•: 3000; a!pag. 1955, invrca di : 745.2:!S, leggere : 1.745.288.


NOTE BIBLIOGRAFICHE

2354

1\fOTE BIBLIOGRAFICHEMoltkes Kriegsgeschichtliche Arbeiten. Der italienische Feldzug des lahres 1859. -:-- Herausgegeben vom Grossen Generalstabe Kriegsgeschichtliche Abteilung I. - (Lav01·i sto1·ico-miUtcwi di 1vfoltke. La campagnci in Italia dell'anno 1859. Pubblicazione della la sezione di sto1·ia 1iiilita1·e del g1·ande Stato J11Iaggi01·e). - Con due carte d'insieme e 25 schizzi. - Berlino E. Mittler e figlio, rno1. Quest'opera ponderosa, rimarchevole sotto ogni aspetto e particolarmente interessante per noi italiani, venne· in luce la prima volta nel 1862, e di essa se ne fece una seconda ed una terzit edizione nel 1863 e nel 1870. L'opera però fn sempre pubblicata come lavoro della sezione storica dello stato maggiore prussiano; ·ora soltanto è presentata al pubblico, nella collana delle opere del Moltke, come · frutto d·egli studì dell'illustre maresciallo. Il grande stato maggiore prussiano avverte anzi che ripubb lica testualmente detta opera e la comprende fra le opere del Moltke, perchè effettivamente gli risulta eh' egli ne è il vero autore, sebbene vi abbiano pure cooperato altre persone. « Stile e pensieri, ma innanzi tutto un progetto del secondo capitolo tuttora esistente nell'archivio di bcruerra dello stato maggiore, dimostrano .che la storia della 6cruerra . · d'Italia fu compilata di proprio pugno dal capo dello stato maggiore dell'esercito. Inoltre in altri scritti di Moltke precedenti, contemporanei e posteriori, si riscontrano spesse volte le stesse idee tattiche e riguardanti le operazioni». Al Moltke servirono di base pel suo lavoro intorno alla campagna del 1859, oltre alle rehizioni ufficiali dei due avversari, i rapporti del .maggiore v. Redern, il quale come rap, presentan te militare della Prussia prese parte alla guerra

,i .

2355

-coll'esercito austriaco, nonchè quelli del maggiore v . Strantz del grande stato· maggiore che nell'autunno del 1859 visitò i -campi di battaglii.\, dell'Alta Italia. Il Moltke si giovava dei rapporti del maggiore Redern per indicare su brevi-schizzi, c1a lui stesso esegui ti,. sia le mosse di d ue eserciti, sia, la situazione cli una data giornata importante per le operazioni di guerra, ed in .margine a codesti schizzi - che lo stato maggiore prussiano denomina disegni a mano - annotava, le forze fronteggiantisi, ed esponeva osservazioni ed appunti critici. Qnesti schizzi nel numero cli venti, pubblicati ora per la prima volt.a, riprodotti col facs imil e della scrittura stessa del Moltke, e corredati anche di qualche annotazione dello stato niaggiore prussiano a rettifica di error1 di nomi di località e d'individui, o di dati ora meglio conosciuti, non contribuiscono poco ad aumentare il valore dell'opera. * *

Non ostante il non dubbio valore del libro del Moltke, sta -di fatto però ch'esso è poco conosciuto, o tanto meno non è apprezzato come meriterebbe. Il Moltke scrisse la narrazione di q uella campagna prima della pubblicazione della storì~t di quella g uerra compilata <lallo stato maggiore austriaco, e stampata soltanto assai più tardi nel 1872 e 1876, e -prima ancora della pubblicazione avvenuta nel 1864 del ministero della guerra italiano: Cenni .JJulla-pa1~tè p1·esa dall' edse1·cid·to sa:rclo n ~lflcicd·ampagn~ del 185 9, . e so1tanto per 1a secon a e 1z10ne g 11 u ato attmgere a 11 a Campagne de l'Einpe1·e·iw ]\Tapoléon III en Italie, dello stato maggiore francese. Malgrado ciò, all'infuori di-alcuni particolari, e non fra gl' importanti, la nanazione del .Moltke n on ha bisogno di ritocchi, di modificazioni essenziali, erl offre la più es11tta e dettagliata idea dell'andamento di quella -0am pagna. , .. · E ciò, perchè la sua maniera di scrivere la storia è un modello sia per la forma, .sia per la tendenza ~L v.o ler narrare gli avvenimenti in moclo obiettivo e conforme alla ve~

I,


2356

N OTE BIBLIOGR.AFlCHE

rità. Ed è qtiesto sforzo diretto a ricercare ed a dire sol. tanto la verità, che pone poi il Moltke, sòrretto da vasta coltura, da sano intelletto e da un vivo sentimento d'imparzialità, in grado di esercitare l' elevato ufficio del crit icostorico militare in guisa ammirevole. « Il merito della critica, Egli seri.ve, così lieve in con· fro nto dell'azione, deve consistere nel pesare con. coscienza e as$oluta imparzialità tutte le informazioni che valgano a chiarire i fatti ....... Una critica equanime non deve basare il st~o giudizio sulla marcia ulteriore degli avvenimenti e sulla cognizione dei fatti, come poi si sono sviluppati, ma deve domandarsi ciò -che ne potevano sapere coloro che dirigevano gli avvenimenti nel momento di agire ». È appnnto per essersi tennto strettamente a quest e sue idee così giuste quanto elevate, ma difficili a mettersi in pratiea, che la relazione degli avvenimenti e la critica obietti va dei medesimi costi tuiscono un vero modello del genere.

*** L'opera del Moltke, come ben giudica lo stato maggiore· prussiano nella prefazione, è pure un manuale t attico-strategico e - giusta il sintetico giudizio espresso da.I nostro compianto Severino Zanelli, ricordato dallo stesso stato maggiore prussiano - « contiene in germe un intero si· sterna di guerra ». E però resistiamo a stento alla tentazione di spigolare qua e là fra le tante norme e principi tattico-strategici esposti dal Moltke, ora, per fortuna, generalmente noti ed apprezzati, ma che eran famigliari, invece, a quell'illustre scrittore sin, da 40 anni fa. Ci basti dire che non solo il piano di guerra, le manO"vre strategiche, i combattimenti e le battaglie, sono oggetto di savia critica. ma che le personalità dei due comandanti av-· ' I versari, le caratteristiche speciali dei due eser citi e la lorotattica speciale, l'ufficio del capo di stato :maggiore del)' esercito, ecc., sono altrettanti argoment.i con particolare. -c ompetenza vagliati ed approfonditi.

NOTE BIBLIOGRAJ?lCHE

2357

Con tutta ragione conclude lo stato maggiore prussiano: « Tufoltke1 riconoscendo la vera missione dell'investigazione storico-militare, non si limita soltanto ad una imparziale esposizione storica ed a una critica, ma espone le sue idee circa l'esercito e la condotta delle truppe in base agli avvenimenti, deduce insegnamenti da.lle esperienze della campagna. In essi si può scorgere il programma del generale per la sua azione quale capo dello stato maggiore prussiano. Così si vede il Moltke giunto già nel 1859 come storico militare a quell'altezza ch'egli doveva poi raggiungere, come comandante in guen:a1 dieci anni dopo». Se vi è un opera, pertanto, da raccomandare caldamente, :mche oggidì, allo studioso, questa è indubbiamente la storia del;a campagna del 1859 redatta dal Molt~ tu..,/'..lc..,., ....... ~·-· ('h,v /2 . - -/4 avl<t--r/)/ J r, I ' h 'f~'....,,°:)_/#;/ /:7e,_~

'/t"ltl ...

'.,,Rw1"1(t;~ -

A. U. EoLER von 0THALOM, I. J?,. capitano del 14° battaglione Pionieri. - Der Suezkanal. Mit 6 Kartenbeilagen. - (Il canale di Suez, Con 6 ca1·te). - Berlino e Vienna, tipografia A . . Hartleben, 1905.

È una delle cosidette pubblicazioni d'attualità, cui diede occasione la presente guerra russo-giapponese; il che, del resto, ne aumenta il valore. L'autore, sia dal punto di vista· storico, ricordando quanto fu tentato in tutti i tempi per congiungere il Mediterraneo al Mar Rosso, sia da quello tecnico e finanziario, fornendo poi tut.t e le notizie, tutti i dati desiderabili riguardanti la costruzione dell'odierno canale di Suez, e le vicende, specie :finanziarie, per le quali passò, sicchè poco mancò fosse abbandonato il compimento della grande opera ideata e felicemente attuata dal Lesseps: l'autore, ripetiamo, è riuscito a compilare un libro non solo importante, ma utile ad, ogni studioso, astraendo ailche compiutamente dalla guerra che ora si combatte nell'estremo Oriente. Basterebbe sicuramente questo cumulo di · dati e notizie - le quali debbono essere state ·attinte a fonti non .solo ati50 -

ANNO XLIX.


2358

NOTE BIBLIOGRAFICHE

tendibili, ma sicure, onde è da ritenersi siano del tutto esatte r- per attrarre l'attenzione pubblica sulla notevole scrittura. ·Il capitano Othalom vi aggiunse ancora molte considerazioni, ed osservazioni, per mettere in rilievo la grande impor tanza del canale di Suez: divenuto la maggior via del commercio mondiale, e per dimostrarne ancora la sino-olare o importanza militare. Al quale ult imo riguardo egli ricorda la, parte cho ebbe il canale nelle· guerre d i questi ultimi anni, come, a mo' d'esempio, l'. impiego fattone dagl'foglesi nel 1882, che s'impadronirono, per sorpresa, del canalé, e ne formarono.la propria base di operazione,· e principalmente l'influenza che esercita al presente sulla guerra russo-giapponese. E così coglie i l destro di esaminare parecchie questioni della guerra marittima, quali la neutralità del canale, la fornitura del carbone, la libertà del mare, ecc. Qui, invero, l'autore seri ve alquanto sot to il punto di vista tedesco, ossia c~n un certo senso di diffidenza verso l'Inghilterra, la quale in de:fi' . nitivo e non ostante i varì trattati internazionali, sarebbe, a suo g iudizio, la vera padrona del canale di ·Suez, e non mancherebbe certo, qualora lo stimasse vantaggioso, d'impedirne il passaggio a sna volontà. Comunque sia, anche queste sono · pagine istrnttive e dense d'interesse. · Auguriamo all'autore che l'opera sna trovi nel pubblico quella·favorevole accoglienza che merita, come quella che in poche pagine sviscera l'importante argomento, e le svariate e complesse questioni militari che con esso sono intimamente legate, e presenta riuniti tutti i raggua,gli necessari, che sarebbe g i uocoforza ricercare nelle voluminose opere francesi ed inglesi, di grande costo e difficili a trovare. Le 6 carte e piani unite al testo, eseguite con molta accuratezza, faci litano egregiamente l'intelligenza del t esto.

NOTE BIDLIOGRA.FICHE

2359

,V.

STAVENHAGEN. Oie englischen Kriegshafen Plymouth und Portsmouth. - (T p01·ti rnilitMi inglesi Plym01.tth e P01·tMnouth. Estratto dai Mitteilungen ilbe1· Gegensti:inde de1· A.1·tille1·ie-und Géniewesens. - Annata 1904, fase . X). ·

· · L'Inghilterra non sj accontenta ·d'~ssere uno Stato' insulare .fra il Mare del Nord e l'Atlantico, ciò che le dà una· fròntiera ,. naturale e sicura) coprendola il mare contro il nemico. Essa; per contro, nulla ha ommesso e non indie-treggia innanzi a .qualsiasi spesa per fortificare codesta frontiera, e così, fra l'altro, ha formato di Plymouth e Portsmouth e dintorni fra i quali la .nota isola vVight - sul fro1ite r ivolto verso la · costa francese - due porti militari, che colle grandi fortificazioni rendono assolutamente sicura l'inviolabilità del suolo inglese. Il presente opuscoletto, dovnto alla nota e intelligente penna del capitano tedesco Stavenhagen, prende appunto a ,disamina ed analizza il valore di quelle due grandi fortezz~ · marittime che son divenute Plymouth e Portsmouth. Sono poche pagine, accompagnate da accurati piani, inte-ressanti ed istruttive; perciò le segnaliamo ai nostri lettori.

.Die militarische Gelande-Beurteilung und Gelande-Darstellung. - Von von RùDGISCR, Oberstleutnant. - Vierte vollstandig umgembeitete A.uflage von R.uLE, Hauptmann und Lehrer an der K riegsschule Anklam. - (L'app1·ezza1nento ·m,ilitare ·e la 1·app1·esentazione del te1·1·eno, pel tenente co1onnello von Rùdgi.sch. Quarta edizione compiutamente riveduta dal capitano Rayle, professore alla scuola militare ,d i A.nklam). - Berlino, tipografi.a militare Liebel, 1904. Merito e valore singolari di questo libro sono costituiti dal ·fatto eh~ in esso è espost o e clnaramente spiegato t utto ciò '.che è necessario sapere per giustamei1te valutare il terreno, ·per conoscerne i vantaggi e gli svantaggi, per sfruttare gli ,uni, ed evitare gli altri in relazione ad una data oper1.1,z10?-e

j


'· 2360

o situazione, per se1'virsi delle carte, e quindi saperle leggere giustamente, e finaimente per sapere :rappresentare il terrenomediante schizzi, ecc. · È, insomma, un libro ehe considera il terreno e le sinD"ole o forme del medesimo unicamente sotto l'aspetto militare, e però,senza essere per niente affatto un trattato cli topografia insegna all'ufiì.ciale tutt.o ciò che gli importa sapere per gin~ stamente apprezzarlo, e servirsene con abilità nelle im:Ì.umerevoli e svariate contingenze della guerra, e ffnalmente gli apprende ancora a far rapporti verbali e per iscritto riguardanti la ricognizione del terreno, e ad eseguire ·schizzi. Non v'è militare il quale non sappia quale capitale importanza abbia il terreno nelle operazioni tutte di una guetrn, e.quanta sia la sua importanza e necessità di saper rendersene esatto conto. · Il libro, che abbiamo sott'occhi, risponde in mod~ egregio allo scopo pre:6.ssosi dagli autori nel compilarlo, ed uuri. prova luminosa del particolare suo pregio la si ha evidentemente nel fat~o cli essere in breve tempo pervenuto alla quarta edizione. E un libro cui non dovrebbe mancare la più lieta accoglienza da parte dei nostri ufficiali aventi pratica dell'idioma tedesco, e molto adatto anche per conferenze. .

ALFREDO

v. KRAuss, tenente colonnello cli stato maggiore.

Lehren aus dem Russisch -ti.irkischen Kriege 1877°78. I . Heft. Bis zum G-efechte (I. Schlacht) bei P levna am 20 ' Iuli 1877. - (lnse.gnamenti clella gue1Ta tii1·co-1·ussa clel 1877-78. Puntata I, fino al combattimento (1° battaglia), di P levna il 20 luglio 1877). - Vienna, tipografi.a L. vV. Seidel e figlio 1B04. ·

Na:poleone ~a lasciato scritto il.elle sue JYl-em01·ie esservi . un solo mezzo· per apprendere' .cosa sia la guerra: quello di studiare le campagne dei grandi capitani. Nel fatto quelle campagne, ma sovratutto ed anzi, quasi unicamente le campa,g ne napoleoniche, sono le maggiormente studi~te, e che:

2361

NOTE BIBLI-OGRA.FIClIE

·· NOTE .BIBUOGRAFIO!IE

-servirono a stabilire i grandi imperituri principi della guerra. Niun dubbio però che è dalle campagne le più recenti, che -oggidì si possono e debbono trarre utili insegnamenti per . l'avvenire, a motivo degli enormi cambiamenti e progressi verificatisi nell' ordinamento militare, nell' armamento, nei · mezzi di trasporto, ecc. dai tempi napoleonici· in poi. La guerra franco-germanica del 1870 è, sino ad ora, al- · meno, una fonte inesauribile di studio e di ammaestramenti, ma non lo è meno, sicuramente, la turco-russa del 1877-1878. poderoso studio, che di essa ha ora intrapreso il tenente-colonnello Krauss con questo primo volume, (214 pagine in ampio formato} fa prova di quanto qui sopra abbiamo detto, e non mancherà di richiamare l' attenzionedegli studiosi. . LtL guerra t urco-russa è troppo poco conosciuta e meno :ancora studiata; innumerevoli pubblicazioni hanno trattato nella guisa più particolareggiata dell'assedio cli Plevna, che per altro è soltanto una fase, - sebbene importantissima - · <li quella campagna; ben poch'i invece pet difetto probàbilmente cli notizie e dati sicuri, si sono ùccupati delle altre fasi. Ora però che lo stato maggiore russo :ha da parecchio tempo inizia,to la pubblicazione della storia cli detta gu"erra, -è ben venuto il notevole, intelligente studio del ten.-colonnello austriaco. Non intendiamo, nè è il caso, di prendere minuta disamina l' iutiero grosso volume; ci sia tuttavia concesso di .accennare a qualche punto dei più salienti. ·

n

a

:::** Interessante è l' esteso studio, che l'autore fa anzitutto -dei preparativi di guerra e della mobilizzazione da parte -di ambedue gli avversari -- argomenti esposti nella rela·zione ufficiale dello stato maggiore rnsso colla maggiore abbondanza di notizie ·desiderabili, e di cui abbiamò reso conto .a suo t,em po - ma vi sorvoleremo sopra, per non-dilungarci.di troppo. Merita però di essere rilevato come l'autoì·e ponga nella massima evidenza gli errori co~nmessi dai 'rurchi nella


2362 ·

2363

NOTE BIBLIOGRAFICHE

NOTE BIBLIOGRA.FlCHE

dislocazione · delle loro forze. Il com,ando :supremo turco· aveva a sua disposizione 250,000 soldati; aveva una linea di difesa ben sicura, q.11ella del Danubio da Viddino allo sb?cco nel mare stendentesi oltre a 700· km., ma sulla qu.ale es1steva~o soltanto pochi punti, rel,ativamente, adatti al passagg10 del fiume. In luogo di concentrare le sue forze di · fronte a tali p:mti, i_l generalissimo t urco le sparpagliò un po' dappertutto, rinunziando così a trar profitto di ,quel potente· ostacolo, che era il Danubio, o dimostrando che non aveva idea dei grandi vantaggi che da q_uello potevansi ritrarre. . Egii è per tale erronea dislocazione delle forze turche chefu dato ai Russi di forzare il passaggio del fiume a Sistova e prendere piede dopo breve combattimento sulla spond~. bulgara.

Le divisioni russe di cavalleria spinte a grande distanza innanzi al fronte dell'armata nella lunga marcia.dalla frontiera russa al Danubio, avevano dimostrato d'essere ben conscie del loro important-e còmpito; per quali ragioni fece poi, e jn un mome;11to così delicato, difetto _l'esp,lorazione da parte di esse? E al comando supremo, dice 1 autore, e la ci sembra osservazione giustissima, che spetta d' impartire gli ordini necessari per l'avanscoperta. Le division~ russe di cavalleria, per contro, dipendevano dai comandanti di corpo d'armata, e questi, per un egoismo natu_rale in guerra, pensano solo a servirsi della loro c~vallen~, yer quel tanto richiesto dalle esig~;1ze di esplorazione e _di sicu. rezza, per le proprie truppe. E, certo, un'osservazione alquanto dura; ma non si può negare che essa sia basat~ sull_a ;ealtà come lo dimostrò anche il servizio di esplorazione limitatissimo disimpegnato dalle divisioni di cavalleria tedesche nell'agosto 1870, nella marcia della III" e IV" an~at_a da Metz sopra Chàlons, durante la quale, appunto, le ~ivisioni di cavalleria erano state poste alla dipendenza dei comandanti i corpi d'armata. Per quanto ha tratto alla responsabilità del genera~e. v. Kriidener il Krauss mette in rilievo ch'egli, clopo essersi impadronito' di Nicopoli, aveva ricevut? l'ordine d,i· portarsi a. Plevna e come egli, non r endendosi conto dell importanza di quella posizione, ritenesse di potervisi porta:·e .con. tutto suo comodo. Effettivamente egli perdette alcmn g1orm tratt enendosi nella conquistata fortezza, e q uando si diresse a quella volta, era troppo tardi. Osman p~sci~ con .uria :·ap_idis~ sima marcia meritevole di ogni encom10, in se1 soli g1orm aveva perco1'.si i 180 chilometri che separano Yi.ddino d~ Plevna, e vi aveva preso posizione. L'autore ricorda che 1 Tedeschi il 2 settembre 1870, capitolata Sedan, intrapresero i p~eparativi per l'ulteriore avanzata, e il mattino del 3 iniziavano già la ma.rcia sopra Parigi. A proposito poi della sconfitta patita dai Russi nella ~ • battaglia di Plevna, _l'autore scrive: « questa sco~fitta pende essenzialmente dall'aver troppo poco stanato 11

Il generalissimo turco non si commuove per tal effettuatopassaggio, e resta inattivo col grosso dell~ sue forze iiunite nel qu.adril1:1,tero bulgaro. I Russi, seguendo una savia condotta di guerra, avrebbero dovµto rivolgersi contro l'ar~ata . nemic~; · per contro formano sì un reparto d'armata rncancato d1 avanzare contro Schumla, ed affidano il còmpito di prendere Nicopoli al corpo d'armata del generale Kriidner, ma nello stesso tempo mirano a passare i Balcani - e perciò è costituito il corpo ·d'avanguardia al comando del gene1:a!e. Gurko - e ad impadronirsi di Adrian'opoli. La facilita e ptontezza con cui eransi ottenuti i primi successi - passaggio del Danubio, possesso della linea del1' Jantra e dèlla città di Tirnova---: spinsero forse i Russi a_ tener poco conto del nemico; il fatto è che la comparsa. d1 Osman pascià a Plevna cambia totalmente la situazione che per poco non. diviene fatale ai Russi. . ... r È . l'esam_e, a nostro giudizio, fatto con molta int~lligenz~ degli errori che portarono questo cambiamento di situazione; e ·la conoscenza dei quali riesce · molto istruttiva. che costituiscono fotse la parte . più interessante ed impor~tahte del libro del Krauss. . . . , È la_ c~va,.lleria, è .i~ .generale v. Kriidner che sono gli; immediati responsabili della nuova situazione che venne ' ' a troncare d'un tratto l'avanzata delle forz\:l russe.

cl:-

I


2364

2365

N OTE BIBLIOGRAFICHE

nemico, da quel sentimento umano comprensibile che ha dato la sua impron_ta particola.re a tutta questa' guerra. Possa questo esempio - almeno .per noi _ ammaestrarci ~ non prend~re mai a~la leggiera alcun n emico, sia pi:tre se se ne abbia .l!:t. ragione, e a non stimarlo al di sotto d~l suo valo~·e. E meglio cominciare u na guerra con forza · tripla e termmarla prontamente di quello eh · · · l 1 , . . . ' e p rmciprare a . otta con forze msufficienti, · e portar poi questa a fine fatrcosa~ente con forze d ieci volte maggiori ·chiamate alle armi g:·~da~amen~~- I ~ ~ u~sta guisa non si spendono soJtan.to m1lrom · h 1e' . e mrhom d1 hre 1·n . pi·u· , non s1· ne dono. soltanto mnumerevoli mio-liaia d' ·ntit ·1· ·fi · 1 . i 1 sacn zi u 0 mam, ma si reca ancora danno al prestio'io dello St t 0 O e de11' e~er~1· t ». .Q ~este · righe, che esprimono una grande a ~a not1ss1m ~ venta, furono scritte prima dell'attuale coni:htto russo-giapponese ; epperò si attagliano compiutamènte alla condotta di guerra tenuta anche ora dai Russi. V:orremmo esser riusciti, col poco qui dettone a porgere un'idea dell' importanza dello studio del tenen te 'colonnello K~·aus~. L arnentiamo solo che esso si arresti alla 1 a battaglia .d1 P_l6'vna, onde ci auguriamo di vederne· presto la contmuazrone. B. D.

RASSEGNA MILITARE ESTERA NOTIZIE AUSTRIA-UN GHERIA. NUOVA LEGGE.DI R~:CL UT.A.MENTO E CREAZIONE DE LL'ARTIGLIERIA

DA CAMPO NELLE LANDWEHREN. - Dai giornali politici e militari della Monarchia austro-ungarica si è rilevato che il presidente dei D1inistr i ungheresi conte . Tisza, nella seduta del 12 novembre ri.spondendo ad un deputato, che lo aveva interpellato sulla nuova legge di reclutament o, ha fatto importanti dichiarazioni, che si possono così riassumere: 1° nella nuova legge sarà adottata la ferma biennale, tranne che per la cavalleria, artiglieria a cavallo e per la marina da .guerra; 2° il contingente annuo, dovendosi d'ora in poi fare assegnamento su due sole .classi di leva, dovrà essere necessariament,e aumentata (1); 3° non saranno create nuove· unit,à nell'esercit-0 comune, ma si dovrà procedere ad un riordinamento dell'artiglieria da campagna, .aumentandone notevolmente gli organici di pace; 4° nella considerazione poi che le d ivisioni di f~nteria sono nella gL1erra moderna le unità di maggiore importanza ed è di grandissimo vantaggio sia per l'addestramento delle unità, sia per l'afii.atamento, sia nella mobilitazione che le varie anni combattenti facenti parte in guerra delle divisioni di fanteria, siano inquadrate in esse fino dal tempo di pace, il Governo è venuto nella -determinazione di creare l'artiglieria da campo divisionale anche nelle Landwehren e saranno formati in totale 15 ;eggirnenti e .cioè 8 nella Landwehr cisleitana e 7 nella Landwehr ungherese ,(uno per ogni divisione di fanteria).

°

O) Second o l' Armeeblatt la cifra dol contingente annuo sarà por tata da i03,·i00 uo,minì a 200,000; con una forza di pace sotto le armi di 400,000 uom ini.

]


2366

RASS EGNA MILITARE ES'l'ERA

U.-{ficiali generali.

Al g rado di Feldzeng meister 2 (1 con anzianità novembre 18Df>, 1 aprile 1896). A.I g rado di t.enente maresciallo 16. Al g rado di maggior generale 14 (dei quali 9 con anzianità. maggio 1898 e 5 novembre 1898. · Nelle altre armi e corpi combattenti_furono effettua.te le promozioni indicato nel segm,nte specchistto :

e

o

....

·.;, Al grado cl i

a

Tot:ile

3

.s

r.n

Colon nello

9 10

l

11

'i

3

Tenente colonn ello.

6

2'1

8

13

Maggiore .

12

2

13

12

46 81

»

))

109

"

»

298

))

))

20 1

Capi ta no

di !"classe.

!

di2•

id.

Tenente. Sottotenente (I ) .

-- - - - -- , In totale .

44

21

,. ))

3

I

))

» »

29

42

12

3

I I

31 67

b) al grado di maggiore : Fanteria, cacciatori, ecc. Cavalleria 2 su 4 promossi ad anziani tà. Artiglieria da campagna 3 su 13 id. id. Id. da fortszza 1 su 3 id. id . c) al grado di capita.no di 1 3 classe : . . I soli capitani di 2" classe gia brevettati per lo stato maggior~ · 0 per lo stato maggiore del genio, hanno diritto ad esser promossi a. scslta al CYrado di capitano di 1~ classs col contemporaneo tra- · sfarimento :el corpo di stato maggiore o dello stato maggiore del ·genio. Di questi ns furono promossi 25 e cioè : 13 nsllo stato maggiore. 12 nello stato maggior& del genio. d) al g1·ado di capitano di 2' classe: . . Fanteria cacciatori ecc. 23 su 86 promossi ad anzi anità.. Cavalleria 3 su 24 id . Artiglieria da campagna 4 su 15 id. id. Id. da for tezza 2 su 9 id. id . La media della permanenza. nei vari g radi nelle diverse armi e corpi combattenti è s tata la segnsnte:

85

Media degli anni im1>iegati per

147

raggiungere per an zianità il grado di

15G

to ·ec

'113

.s

.s.'3~

!!

Provcoicnt.i dai cadetti. Quelli provenienti dalle scuole mi li tari vengono promossi• sotto tenenti ogni anno coll:L dnla del l8 agosto, genetliaco dell'lm)lerato re Francesco Giuseppe.

"

u

'"'

o :..

8

8

I '

1S

13

5 14

2-3

2

4

4

4

•

9

9

9½

5 'h

5

Maggiore

'I~

" "

/ j

t

J)

Nu mero degli anni che si · impiegano in media per arrivare dal g rado di circa ci rca s ottotenente a quello di 24 025 24 025 colonnello (1) (1) (!) A scelta fino al grado di maggiore.

I

5

,2

'/.i 'l'J.

I

4 4 I// 'l

... "' <..,,

<"' -::,

5

I

"

N

-·?.S...

~c5

t/

d

,_

:: ,:::

4

4

T enente.

">

~ S·c·~ ·::

s

Tenente colonn ello ..

Capitano

.:2

-~·i: co.S

~·5 ~ ·~ Jq

r.n

,.

-~

-.:2

eg:,

1/ '!

3

d i 1a classe. . • ·a di 2 I . •

s·o.~ ~

t:0 -

,oC

.... .§!

" .~~

9

Colonnell o .

l

bé,òd

·~o

e.o E

299

287

~ o

..

(/)

Furono promossi a scelta : a) al g1·ado <Ii tenente colonnello : Fanteria, cacciatori pionieri, ferrovi sri, telegrafisti . Cavalleria. Artiglieria da camP,agna 2 su 11 promossi ad anzìanita. I d. da fortezza.

( t)

2367··

R à.SSEGNA MILl'.1,'ARE E S'l'ERA,

2° SEMESTRE 1904. - Dal Bollettino n. 45 del 31 ottobre rilevasi che il numero degli ufficiali promossi nel 2° semestre 1904 é stato il segnante : PROMOZIONI DEL

3 ','!

3 '/ ~

. 4 '/,

13 '/, 4 ,,

·1~

,i

9 '.'t 6

'/2

I 40

'l'I,

38

4i

41 r/,


· 2368

RASSEGNA MILITARE ·ESTERA

2369··

RASSEGNA MILITARE ESTE RA

RIORDINAMENTO DELL' .A.RTIGLIERlA DA CAMPO MONTATA. _ La Reichswehr .e la Zeit pubblicano le seguenti notizie -sul riordinamento dell'artiglieria di~ campo montata, che verreb'be attuata ..dopo l'approvazione della nuova legge sul reclutamento. . Attu~lment~ l'artiglieria da caiupo montata si compone d i 56 r egg imenti (14 d1 corpo d'armata e 42 divisionali), ciascuno su 4 bat~ terie con 1088 pezzi in tempo di pace (1) e 1792 in tempo di guerra. Col progettato riordinamento il numero dei reggimenti dell'esercito · -Comune rimarrebbe invariato ma pare che 14 reggimenti divisionali -saranno trasformati in reggimenti di corpo d'armata; si avrebbero . così 28 reggimenti di corpo d'armata e 28 di visionali; ogni r~ggunento sarà formato su 2 divisioni di ~ batterie di 6 pezzi · (}iascuna. con un totale di 36 pezzi per reggimento e di 2016 in · tutto l'esercito comune. · . fooltre verrebbero creat i 15 nuovi reggimenti d'artiglieria div1s10nah nelle Landwehren, uno per ciascuna divisione (8 nella Landwehr cislestiana e 7 ·iri quella ungherese), formati in · modo ·,identico a quello dei reggimenti dell'esercito comune. con un totale d i 540 pezzi. · Si avranno così 71 reggimenti d'artiglieria da campo montata .. con 426 batterie e 2556, per modo che l'artiglieria di un corpo d'armata sarà aumentata di 52 pezzi (5 reggi'menti cçn 36 pezzi eia. scuno . 180, anzichè 4 reggimenti con 3~ pezzi ciascuno 128). Aggiungendo all'artiglieria da campo montata le 8 divisioni di battèrie a cavallo su 2 batterie di 6 pezzi ciascuna· le 14 divisioni di obici da campo leggeri su 3 batterie di 6 pe~zi ciascuna·1 le ··6 batterie da montagna e le 4 a carreggiata ridotta, ciasc,ma su 4 pezzi della divisione di batterie da montagna del 'rirolo e del Voralber~ e le 1? batterie. da montagna di ·corpo d'armata pure su 4 pezzi, stanziate nella Bosnia-Erzegovina, l'eserci to austro-ungarico dopo effettuato il riordinamento dell'artio·lieria disporrà • I:> ' · di 506 batterie da campo:(2) con 2992 pezzi (3).

=

BILANCI DELLE LA..,.'WWJl~HREN PEL 1905. - Le somme bilanciate . -J>er le Land wehren pel 1905 sono quelle indicate nei seguenti specchi:

(·IJ _.Og_ni b<J:ttetia ha in ,Pace 4 pezzi, eccettuati i (2 reggimenti (3 di corpi d'armata . e. 9 d!'v1s1onall) _sta nz~ati nei. territori dei corpi d'armata I (Cracovia) X (Przemysl) e .-Xl (Lemberg), 1 quali hanno m pi1ce 8 pezzi. . (2) Delle qu3Ji 484 su 6 pezzi e 22 su 4 pezzi. (3) Dei quali 290!, da campagna e 88 da montagna.

A) Landweh1- cisleitana.

1°) Spese: rispetlo al 1901,

Parte ord.i naria Cor. 64,638,739 )> straordinaria » 132,600 Totale 2°) Introit i

Cor. 64,771,339 » 1,015,521

Totale netto Cor. 63,755,818

+ J,164,415 + +

1,164,415 26,273

+ 1,138,142

B) Landwehr un,qher ese.

10) Spese: rispetto al 190/e

Cor. 39,285,333 Parte ord inaria 523,358 » straordinar ia »

+

756,057 17,693

Totale

Cor. 39,808,691 670,081 >>

+ 738,364 723

Totale netto

Oor. 39,138,610

+ 737,641

2·) Introiti

BELGIO . INSEGNAME NTO DELLA GINNASTIC A E DELLA

SOI:IER~(A NJ<;LL O

L'organizzazione della scnola di ginnastica e scherma1 s tata isti tuit.a nel 1888 a Brnxelles, subirà, nel prossimo anno scolastico1 una trasformazione molto import ante. ].,inora taie scuola serviva a perfezionare annualmente un certo nu_mero di sottufficia.li nella scherma, ed a formare, cogli elementi fisicamente meglio dotati, dei sottufficiali buoni istruttori di ginnastica. Invece, nell'anno scolastico 1904-05, in luogo dell'insegnamento della ginnastica ai sottufficiali od aspiranti sottufficia.li, « si impartiranno, ad un certo nnmero d.i ufficiali le cognizioni inerenti all'educazione fi sica del soldato, a.Ilo scopo di metterli in grado di iniziare ai metodi di insegnamento della ginnastica i graduati incaricati dell'istruzione delle reclute ». Si faranno perciò dùe corsi, _di tre mesi cadauno, ad. ognuno dei quali saranno ammessi un ufficia-le per ogni reggimento dell'esercito ed uno di artiglieria da fortezza per ognuna delle posizioni forti- · fi cate di Liegi e Namur (due per 9.uelle di Anversa). ESERCI'l'O. -


:2370

RASSEGNA MILITARE ESTER.A

RASSEGNA MILITARE ESTERA \

Questi ufficiali dovranno rispondere alle seguenti ·condizioni: essere sottotenenti, tenenti o capitani in 2°; avere almeno 4 anni di grado da ufficiale; avere meno di 32 anni di età; a vere spiccata attitudine alle funzioni di istruttore; essere abituati agli esercizi ginnastici ; infine, avere acquistato, prima d i entrare alla scuola, con studi personali, delle nozioni di anat omia, fisiologia ed ig iene, come da prog ramma speciale che sarà fatto noto d al Ministero della gnerra. Contemporaneamente a que~ti corsi di ginnastica per ufficiali , sarà fatto un corso simultaneo di ginnastica e scherma, della durata di 10 mesi circa, ad un certo n umero di sottufficiali o candidati sottufficiali allo scopo di farne dei buoni istrnttori in entrambi questi rami di educazione militare. BILANCI MILITARI l?EL 1905. - F urono presentati nello scorso · ottobre al Parlamento belga i progetti dei bilanci militari pel 1905 Il bilancio clella g'Uena a mmon terebbe in totale (spese ordinarie e straordinarie) a lire 54,290,608, con una diminuzione di lire 1,510,137 sull'esercizio precedente. La ragione di questa diminuzione sb!. in qiò che gli approvvigiona.menti necessari i n vista di una mobilitazione eventuale dell'esercit o sono stati quasi del tutto completati, per cui si potè ridurre notevolmente i crediti necessari per i l vestiario delle truppe. Così pure i bisogni presunti nel 1905 per l'acquisto del materiale di artig lieria hanno permesso egualmente una riduzione del credito assegnato a questo capitolo del bilancio. Il bilancio dtlla ,qencla1·meria si eleverebbe in totale (spese or narie e straordinarie) a lire 8,649,308, con una diminuzione di liro 74,659 in confronto al bilancio dell'anno precedente. Questa dimin uzione grava nelle spese straordinarie che sono ridotte a lire 1,400,000 da impiegarsi in genere per l'accasermamento dello squa·drone mobile e per l'aJloggio di parecchie brigate tanto di antica che di nuova formazione. FRANCIA. 0R{1ANIZZAZI0NE DEL RE CL UTAMENTO E DfU,LE RISERVE INDIGE~E DELL'AFRIOA OCOIDEN'l'A'l~E FRANCESE. - Il reclutamento nei corpi e truppe d i cui fanno pàde gli indigeni dell'Africa oc: cidentale è effettuato con arruolamenti V(!lontari da due a quattro ,anni con riassoldamenti . di 1, 2 e 3 anni.

2371

Ogni arr uolato volontario acquista diritto ad un premio paga<bile appena firmato l'at to di ar ruola.mento. Ogni riassoldato ha di.ritto ad un premio, la cui metà è pagata all'atto del riassoldamento. I sottufficiali indigeni possono ricevere rafferme dopo 15 e fino ,a 25 anni di servizio. Gli arruolamenti volontari sono in massima di 4 a·uni ; gli arruolamenti per due anni sono in numero limitato. I volontari e i riassoldati possono in qualsiasi 0ircostanza essere obbligati a completare il loro ser vizio anche fuori dei territori dell'Africa occidentale. Dopo 25 anni d i ser vizio gli indigeni hanno diritto alla pensione. Le riserve indigene comprendono: i congedati, e tutti g li altri indigeni di età t,ra i 20 ed i 30 anni che sono riconosciuti abili, come riser visti ausiliari, da una t1pposita commissione. Tali riserve possono essere chiamate oltrechè in caso di mobil itazione, per decreto del Governatore, per periodi di esercitazioni e manovre. RISERVE INDrGENE NELL'INDO- CINA. 0RREOLU'l'Ai'ICENT·O DEGLI INDIGENI DI RAZZA ANNAM1'1'A NEL TONCHINO E NELL' ANNAM. ·- Con decreti del Presi<lente della Repubblica, in data 1a novembre 1904 fu dispgs to: 1° che le riserve militari indigene del!' Indo-Cina comp rendano le 1·iserve dell'esercito attivo e ta giiardia sedentaria (incaricata ,eventualmente della wstodia delle piazze e dei servizi di retrovia). Tutti i militari indigeni faranno parte della riserva d.ell'eser. ,cito attivo fino a raggiungere in totale i 15 anni di servizio. Ultimato questo periodo passeranno nella g uardia sedentaria, ove :resteranno per alt.ri 5 anni. In c~so di mobilitazione o d i chia1nata parziale di classi, rag,gi~ngeranuo senz'altro le destinazioni rispettive. Sono eccettuati coloro che coprono cariche par ticolari presso servizi che non devono subire interr.nzione dur ante la guerra, servizi volta a volta indicati dal governatore. Gli inrligeni ' ap partenenti alla riserva dell' esercito atti vo po·tranno essere richiamati a scopo di istruzione, per periodi non superiori a 15 giorni. .. Le penalità sancite per c.oloro che non rispondono alle chiamate, -sono le stesse applicate alle truppe dell'esercito at tivo. 2° che il reclutamento degli indigeni di razza annamita nel 1 r 0nchino e nell'An.uam si effettui per mezzo di chiamate di ar.riiolarnenti volontari e· di r iassoldarnenti. COSTITUZIONE DI

·GANIZZAZI0NJ~ DEL


2372

RASSEGNA M IT.J'J'ATI.E ESTERA

La _d ur ata del servizio attivo è fissata ib 5 anni, e con success1v1 nassoldamenti può protrarsi sino ad un massi·mo d.1 90 . ~ anni.· Il coutmgente e ripartito per provincie e città e suddiviso d queste nei singoli villaggi. Ogni villaggio e te;uto a fornire i~ numero di insc1itti por esso fissati, scegliendoli fra coloro che hanno età compresa fra i 22 ed i 28 anni. Una commissione li visi ta ed incorpora definitivamente.

GERMANIA. PROMOZ10NI E MOV tMEN'l'.l ~EGLI AL TI GRADI DTU,L'ESEROITO G ER·

Ordine di Gabinetto del 19 ottobre c. a. Maggior generale von Marchtaler, à. la suite di S. M. il Re del Wi.ìrttemberg e comandante di Stuttgart, promosso tenente rreneralo conservando le stesse caricho. b Ordine di Gabinetto del 28 ottobre c. a. Tenente generale von B1·oizen1 comandante del XII corpo d'armata promosso generale di cavalleria, conservando lo stosso comando. ' Maggior generale Vitzthum von Ecksti.iclt, comandante la G4" brigata fanteria (6° sassone), promosso tenente generale comandante la 23 3 divisione (1 ° sassone). MANICO. -

VARO D'lo;LLA '.\'OOVA NAVE DI LnTEA « DEU'l'SOHL.A.ND». - Il20 novembre c. a. fu varata nel cantiere «Germania» a Kiel la nave di linea N sorella a quella ultimamente entrata in servizio la Bmnn-

schweig.

2283

RASSEGNA MILI'l'ARE ESTERA

'

Sua Maestà l 'imperatore volle in persona battezzare la nuova nave ed infrangendo contro la prua la tradizionale bottialia di champ(l,gne le impose il nome di D e'l.ttschland, pronunciand; ad alta voco: « lch taufo dich auf clen Namen D eutschland ». Questo nome fu portato fino a poco tempo fa da una vecchia corvetta cor azzata, che, classificata poi fra i gr andi incrociatori è stat~ dichiarata q~est'anno fuori servizio come nave da g uerra L Imperatore dispose che la nuova Deittscland sia la nave ammiraglia della divisione di navi di linea di nuova formazione. I giornali Die Post ed Altgemcine Zeitung del 20 e 21 novomb·re· pubblicano sulla nuova nave i segL1enti dati: · La sua lunghezza è di metri 121,50, la laro-hezza di metri 99 20 la immersione di metri 7 ,65. La cintura co;azzata è a metà nave dello spessore di millimetri 225, allo estremità d i 100,

à).

-d~ll~

(I) Per ordine Imperiale drl 21 novembre c. a. la 1•c1·chia nave Dtulschland ri,lotta. al scrv1ilo d1 na1'c da porto, cambia ora il proprio nome in quello di ftip iter.

\ \

Il pon te cora1.1.ato va da poppa a prua ed ai lati è r ipiegato fino all'orlo inferiore della corazza rli cintura . La nave ha un ridotto corazzato, una casamatta corazzata per bat te1·ia di coper ta ed inoltre ha due torri corazzate di comando a protezione del comandante e del personale ad esso addetto. L'armamento di artiglieria consiste in 4 cannoni da centimetri 28; 10 da centimetri 17 in batteria e 4 dello stesso calibro in singole casa.matte ; 16 da centimetri 8 ,8; 10 cannoni a r ipetizione, da centimetri 5 ed 8 mitragliatrici da millimetri 8,8. Inoltre la nave è armata da 6 tubi lanciasiluri subacquei ; è provvista d i 3 macchine a triplice·espansione sviluppanti 16,000 cavalli ; velocità prevista 16 nodi. Per l'illuminazione esterna la nave ha 4 proiettori della potenza ciascuno di 61 milioni di candele, La forza elettrica è trasmessa a 17 g randi ventih\tori, a 14 macchine elettriche ausiliarie pel servizio doi cannoni di grande e medio calibro. Sono inoltre messi in azione della forza elettrica 4 verricelli pel carbone, 2 grandi gru, le macchine ausiliarie dell'o-ffìcina, le macchine frigorifere e le pompe per Facqna. Gli apparati di segnalazione e di trasmissione di ordini, sistema Siemens ed Halske sono anche messi in a,zione d.all'elettricitt~ sonza fili . La forza della corrente elettrica per questi impianti è forni ta da 2 stazioni di macchino, sistema Siemens e Schucker, consistenti in 2 dinamo a vaporo sviluppanti ciascuna 126 cavalli e 2 dinamo d i 86 cavalli ciascunR.. Come r iserva in caso d'i bisogno esiste una bi,tteria di accumulatori.

PORTOGALLO SrEDIZ IONE CON'l'RO IL QuAN:FCA MA ED IL Q u AMATAS. Por puniro gli indigeni del Quanhama e del Quamatas per le ripetute incursioni sul territorio della colonia di Angola, il Governo portoghese or ganizzò al principio di settembre una spedizione al comando del capitano Aguiar, governatore del distretto di Hui la ed uomo di molta esperienza in fatto di imprese coloniali. Il corpo di spedizione comprendeva 700 1,10mini di tru ppe europee, 1000 regolari indigeni ·ed alcuni contingenti di truppe altsiliar ie: L'impresa era ritenuta assai difficile per l'inclemenza del clima, l 'aspr ezza dol terreno sul quale lo opera1.ioni si sarebbero svolte e la fierezza delle popolazioni che si dovevano affrontare. Il Quanhama ed il Quamatas sono infatti fra i paesi più bellicosi dell'Africa Oi -

ANNI) Xl.VII I.


2384

RASSEGNA MILITARE ESTERA

meridionale ed in una precedente campagna contro il Quanhama i Portoghe!:l'i si erano trovati di fronte circa 25,000 uomini ed a stento avevano potuto respingerli attaccandoli di sorpresa. Attualmente si calcolava che i due paesi riuniti potessero mettere in campagna circa il doppio di quella forza e si assicurava che disponessero di 5,000 fucili l\fartiny. La spedizione riunitasi a Lubango, parti il 19 settembre per Rumbe, sul fiume Ounene, ove fu depositato molto materiale da guerra. Effettuato il passaggio del fi ume il giorno 20, le forze portoghesi acca~paro110 sul territorio del Qnanhama e furono subito fatte segno al fuoco dol nemico che causò Ja perdita di 10 soldati indigeni. Vennero allora inviati tre distacca.menti in ricognizione offensiva. Di questi, duo poterono disimpegnare il proprio manòato e rientrare all'accampamento senza inconvonienti; il terzo, comandato dal capi tano Pinto do Almeida., giunto in nn terreno scoperto ad otto chilometri dalla colonna principale, venne improvvisamente attaccato da numeroso forze nemiche. Formato il quadrato ed aperto il fuoco potè resistere par qnoJche tempo, wa poi, sopraffatto dal numero, dovè iniziare la ritirata sub!'lndo gravissimo perdite. Il distaccamento aveva un ·effettivo di 4!>9 uomini (255 europei e 244 indigeni) . Ne sono rimasti uccisi 259, fra cui 114 europoi ( 16 ufficiali, 14 sottufficiali e 84 caporali o soldati) e feriti 50 (26 europei e 24 indigeni). · I rinfor:.1i inviati dal grosso della spedizione hanno potuto disimpegnaro i superstiti e tutta la colonna ha poi di nuovo attraversato il Cunene od ha pre1;0 posiziono a Rumba. Sembra che per poter riprendere le operazioni con sicurer.za di successo l'effettivo del corpo di spediiione sarà. portato a 5000 uomini. SVIZZERA.

R iassumiamo nella seguente tabella i dati più importanti cont,enuti nella rela.zione dell'ufficio statistica della Confedcra.-.ione relativi all'esame pedagogico a cui vennero sottoposti gli inscritti di leva nell'anno 1903. Poi necessari schiarimenti circa il valore relativo delle cl.assificazioni' dì buono, 1nediod-e e cattivo, e sulla · difficoltà dell'esame, veggasi la. Rivista .Militare del 16 marzo corrente anno, pag. 579, nella quale sono riportati i risultati dell'osa.mo pedagogico degli inscritti del 1902. Nel 1003 non furono sottò posti' ad esamo : 229 inscritti perchè idioti, 37 porchè sordi o sordo-muti, 138 dispensati por la loro età. avanzata (superiore cioè a.i 26 anni), in totale 435. ISTRUZ IONE LET'l'ERA.RIA DEGLI ISORI1"l'I ALLA. Ll~VA. -

2385

RAS SEONA MILITARE ESTERA

---

--Risultato

]e

"'"'

-

CANTON I

<I)

oo g

;:; "' .:: Zurigo

uri

inferiore.

G laris z ug F riburgo

soleure

I I

143 1181 254 130 ll6i

I

.

934

B asi lea città

602

Basilea campagna

600

sciatrusa

I

A ppenzell interno

san

Gallo

G rigioni . A rgovia . T urgovia T icino

,90

'aud.

''allese 'Neucbatel Ginevra.

o

:-

,:::

·~

o::,

"'

""

I e,)

"':;;;; ~"' e,

e,)

1161 531 1 7 319 ) 08 30 2(ì 4 113 90 24 4

621 29 70 24 'i9 18

51 10

16120

l·i; lo~ ~ ~·~ '~

ae

o..,

j

u

8

o

2l 12I 12! 40

2 4

2 24 3 1 60 7 15 1 28 6 91 8 6 2 (i 41 12 l

31 1 1 - 'i'7 20, 3 4 _ ,

1

-1

l l

1931 143 30 7 •rn 11 4 1 3 3 867 274 26 '74 24 2 _ I 2 2 1 12-; 187 20 78 20 2 2 - '7 559: 41 2 93 - 14 456 115 29 '76 1:1-5 2 '7 l 10 I 263 13 9 83 14 s. l I l 1 2 I 372 121 19 721 24 4 2 82 49 6 60 3(ì 4 2- 2 ]541 448 691 '75: 22 3 )2 2 16 539 214 37 68 27 5 1 'i 11 10 I s 1 9 4 l'i }4561 301 5el so) 8$4 135 17 84 14 2 1 2 2

lii

1813 9S6 966 2239

603

%1

304 :59 62 32 35 82 17 376 18281 709 205 37 '75 21

102411 613

825, 1831 16 80 ]8 551 58 4 90 9

6 1 4

-

21

2

1 4 5 11

2

-1

.Senza istruzione scolare nè domicilio determinato. . .

2

2

, ~ - - - - 1-

Totali. . .

'-'

.9

-

137 I 2058

I

-g a

1: . I~o

Ri11ort:1rono la nota 5' --

-

315 512

A ppenzell esterno

.~

sol

186 ,15'7

unterwald superiore

I e '-'

2414 t1 12 831 15 416'ì' 1343 202 'ì2 24 8'i3 300 79 '70 . 24

1252

s'chwyz .

u·oterwald

e

2952 5712

Bcrna. L ucerna.

Su 100 lmrllli eblm risultato

del! ' esame

1

26963

5425 5425!868! 1

- 1-

100! 2

°fornedio - - - -

,2, 2oj

3 2s

149 10 1258


RASSEGNA MILITA.RE ESTERA

2386

RASSEGNA M I LITARE ESTERA

2387

a) i sottufficiali e soldati di fanteria, artiglieria, genio e trnppe

Confrontando i dati suesposti con quelli della statistica del 1902, si nota: 1° un maggjor numero di inscritti non stati esaminati perchè affetti da idiotismo. L'ufficio di statistica della Confederazione dà. a questo fatto la seguente spiegazione, che fu cioè « assegnata a questa anomalia mentale una delimitazione più estesa e più precisa come causa di esenzione dall'esame pedagogico». ' 2° un l~eve progrèsso nei classificati buoni ed una conse"'nonto diminuzione nel per cento medio dei risultati mediocri e c:ttivi. infatti nel 1903 si ebbero su 100 inscritti esaminati, 77 con risul~ tato buono, 20 con risultato mediocre e 3 con rjsultato cattivo; mentre nel 1902 tali r isultati erano r appresentati rispet tivamonte da 76, 21 e 3; 3° infine, una diminuzione sensibile nel numero pur tanto esiguo di analfabeti. Confrontando infatti i classificati colla nota 6ft negli anni 1902 e 1903 (la nota 5a viene attribuita a chi nel r amo lettura « non sa leggere affatto » e nel ramo ~omposizione « non sa scrivere affatto ») si hanno i seguenti dati :

<la fortezza di sanità e di amministrazione nati nel 1872; · b) i sottufficiali, i trombettieri ed i soldati di cavalleria che contano 10 anni di servizio effettivo e quelli nati nel 1872 i quali non abbiano potuto completare i 10 anni di ser vizio prescritti ; e) i maniscalchi, i sellai, gli infermieri ed armaiuoli di cavalleria nati nel 1872; al 2° bando : a) i sottufficiali ed i soldati di fanteria nati nel 1865 · ' di b) i sottufficiali ed i soldati del parco di corpo e del1treno linea - 1° bando - del 18G5 passano al parco di deposito ed al treno di linea - 2° bando; e) i sottufficiali e soldati del treno di linea degli stati mag.giori delle brigate di fanteria dell'anno 1865 passano al distaccamento del treno Landwehr del loro circondario di divisione.

Anno 1902 :

lonnelli che abbiano compiuto 48 anni e che ne abbiano fatto domanda; B). Truppa. a) i sottufficiali e soldati di tutte le armi nati nel 1860.

Non sanno leggere affatto : 42, pari a 0,152 per 100. Non sanno scrivere affatto: 163, » 0,592 »

Anno 1903: Non sanno leggere affatto : 28, pari a 0,107 per 100. Non sanno scrivere affatto : 149, » 0,554 »

Al 31 dicembre 1904 avverranno i seguenti passaggi nei vari scaglioni di milizia : P ASSAGGI DI CLASSI N EI VARI SCAGLIONI DI l\IIJ,IZIA. -

1° Passeranno alla Landweh1·:

A). - Ufficiali : al 1° bando: a) i capitani nati nel 1886; b) i primi-tenenti ed i tenenti nati nel 1870; al 2° bando: e) gli ufficiali s~balterni di fanteria nati nèl 1860. B ). - Truppa: al 1° bando :

2° Passe1·anno nel landsti,rm: A). -

Ufficiali:

a) i capitani, primi-tenenti e tenenti nati nel 1856. b) gli ufficiali superiori (maggiori, tenenti colonnelli e co-

3° Saranno liberati dalle obbligazioni militari e perciò sortiranno -<lat landst'urm:

a) gli ufficiali di ogni grado nati nel 1849 qualora non abbiano dichiarato di voler continuare a servire; b) i sottufficiali e soldati nati nel 1854. PICCIONI VIAGGIATORI. - Il 1° novembre corrente anno è andata in vigore nella Confederazione svizzera una legge sul controllo -<lell'importazione e dell'impiego dei piccioni viaggiai.ori di cui rias.sumiamo le disposizioni principali: È proibito di importare in Svizzera dei piccioni viaggiatori stranieri senza l'autorizzazione delle autorità. milil;a.ri fodera.li. La domanda per ottener e tale autorizzazione dovrà essere indiriz~ata al servizio di stato maggiore generale del dipartimento militare federale; in essa si dovrà indicare il nome ed il domicilio del


2388

RASSEGNA MILl'rARE ESTER.\.

mittente, il numero deì piccioni viaggiatori e l'uso cui sono destinati. E proibito di addestrare dei piccioni viaggiatori dalla Svizzera all'estero· e viceversa. Il dipartimento militare federale è autorizzato inoltre ad interdire anche l'addestramento di piccioni nell'interno del paese, quando questo addestramento fosse contrario agli interessi politici e militari della Svizzera. · I piccioni viaggiatori stranieri che fossero trovati nel territorio svizzero dovranno essere uccisi.

2380

RIVlS,-fA DEI PERIODICI Rivista di fanteria.

Anno XIII, fascicolo X. - 31 ottobro 1904.

Le manowe delt' esercito austriaco d'Italia negli c~nni 1839-1840. - Lo studio presente descrive le manovre a' partiti contrapposti esegui te dalle truppe austriacho in Italia, sotto la direzione del maresciallo Radetzky nel.l'au tuono degli anni 1839 e 1840; studio desunto da alcuni documenti cho l'autore ebbe la fortuna di trovare fra suoi vecchi libri. Invero non reca poco stupore il vedere con qual senso pratico quel vecchio condottiero di truppe ammaestrasso le sue truppe alla guorra, in tompi nei quali le parate si chiamavano manovre e nulla lasciava supporre vi potessero essere guerre in Italia. L'au tore fu assai bono ispirato nel r endere conto di quegli interessanti documenti, e non meno ben ispirata fu la Dfrezione della Rivista nell'accoglierne lo scritt.o. In definitivo: articolo, che presenta il massimo interesse. Cura d' anime. - Lo scrittore tratta una questione psicologica di non lieve i,mportanza. Con valide ragioni egli propugna sia utile ed umano il non mandare subito alla compagnia di disci: plina gl' inscritti di lova che comunque abbiano la fedina sp01·ca. Ritiene invece che tutti coloro cui la logge non rifiuta la dignità e l' onore del militare debbono entrare nell'eserci to come soldati ordinari. A questa scrittura, certamente importante, la R. di F. aggiungo notevoli considerazioni proprie.

Alcimi anmnti si,i ciclisti milita?'i. - È un breve articolo, nel quale, in modo chiaro, è esaminato il largo impiego ed utilità. dei reparti ciclisti. Lo scopo cui mira l'articolista, è giustissimo: fissare una buona volta l'uso e l'assegnazione permanente del ciclista militare, ohe però vuol essere considerato sempre come fante e tale deve sempre rimanere. Alle divisioni di cavalleria dovrebbe essere assegnata una compagnia di ciclisti (la R. di F. vi preferirebbe invece delle mitragliatrici « che sono un vero Liebig di


2390

fucileria) »; alle divisioni di fanteria parimenti una compagnia ciclisti pel collegameuto colla cavalleria esplorànte, ed anche, eventualmente, per sostituirla. Ogni reparto staccato dovrebbe avere alcuni ciclisti pel servizio di corrispondenza, e ciclisti dovrebbero partecipare al servizio d i sicurezza in stazione. A noi p••~·e ottima scrittura, perchè lontana da ogni esagerazione, tenendo una via d i mezzo, tende a conciliare le disparate opinioni emesse al riguardo ed a chiarire una qnestione, che ha bisogno di essere risoluta. Rivista di cavalleria. 0

Anno VII, fascicolo XI, novembre 1904.

La cavalleria nella giwrra 1·usso-,qiapponese. - (Notizie ed impressioni preliminari), per LANCIASPEZ.ZA'r.A.. Sono brevi, monche notizie sull'operato dei cosacchi del generale Mitscenco, e della divisione del generale Rneenkampf, desunte cer tamente da giornali e riviste russe, con pochi cenni sull'azione dei cavalieri giapponesi. Lo scrittore si è sforzato di coordinare l'impiego delle due cavallerie avversarie- coll'andamento delle o.perazioni militari, ma, malg rado ciò, non è riuscito per la ragione che fanno difetto i dati n'ecessar'ì. È troppo presto per scrivere dell'impiego della cavalleria fatto nell'attuale conflitto russo-giapponese. Le grandi ese1·citazioni annuali pel seriJizio d' avanscope1·ta; pel maggiore F. BAT'l'AGLIA. - L'autore espone il giustissimo concetto che nelle grandi esercitazioni annuali, per quanto è possibile si creino in pace le difilcolt'à della g uei-ra, \ specialmente q uelle che per progresso di materiale, e per innovazioni di criteri non si sono ancora sufficientemente studiate. Per le esercitazioni di avanscoperta occorrerebbe fosse realmente rappresentata la . cavalleria 'd i co.p ertura, l' elemento cioè che si opporrà più fortemente e pii'.t sicuramente alla .riuscita delle operazioni . dell'esplorazione. E perciò si conclude col voto, · che nelle foture esercitazioni non sia trascurata la cavalleria di copertura. Noi non solo dividiamo quest.a opinione del maggiore Battaglia, ma siamo convinti dell'. assoluta necessità, che le truppe di copertura, come realmente sarà. in guerra, sieno composte delle tre armi. Solo allora. appariranno, anche in .pace, le gri,i,ndi difficoltà· dell'avanscoperta. , La èooperèizio1Ì~ delle va;ie ·arrn,i nel combattimento,· pel colonM'.o\RZIALlf BIANCHI D' ADD.A..-L' affratellamento delle varie

'ùenò

RIVISTA. DEI

lUVIS'l'A DEI PERIODICI

PERIODICI

2391

,armi, la loro stretta cooperazione nel combattimento, furono, nei tempi passati, il portato del!' ordinamento e della pratica di guerra .acquistata da tutti, dal generale al semplice soldato, in quei l unghi .periodi di guerra. Ma le g uerre ora sono d ivenute un eccezione, e però bisogna apprendere in pace ciò che in altri tempi era dato i mparare principalmente in guerra. L'autore, accennato ad alcuni j)lezzi atti, a suo g iudizio, a raggiungere l'intento voluto, rico1·da poi iri modo particolare, le vaste piazze d'armi, o campi d'istruzione .adottati in Germania e poi anche in Fr ancia, e chiamati piazze di .esercitazione. È soltanto in questi vasti campi d'istruzione ormai indispensabili, che la truppa potrà ricevere quella istruzione pra·t ica di guerra cotanto necessaria. È in. essi che le varie armi im-pareranno a conoscersi scambievolmente, a toccar con mano la impo1:tanza della loro cooperazione nel combattimento, e si svilupperà quella fratellanza d'armi e quel tale spirito militare, che sono fat-tori capitali di ogni successo. ·

Dell'inciampare (studio sulle andature del cavallo); pel capitano MARGHéRITA·; , Attrave1·so il mondo ippico; pel maggiore veterinario FRANCESCO LOPINACCI; . Pasteureltosi nei cavalli del P1·esidio di Roma; Note cliniche dei ,dottori: capitano G. ZAPPUTO e tenente G. BASAGLIA. •CARI:,0 DE

Rivista d'artiglierìa e genio .

_Anno XXI, volume IV, novembre 1904.

A proposito di ima soliizione del problema militar·e ; pel tenente -colonnell:o d'artiglieria L. BENNA'l'I. - . Il tenente colonnello Luigi ,Ghersi, nel fascicolo dello scorso agosto della Niwva Antologia, stu·diando una soluzione del problema militare, propone, fra l'altro, « lo sgravio cli tutto il pesantissimo carico dei 13 stabilimenti di costru:zione dol materiale d'artiglieria, dell'officina di costruzione del genio, delle :1.3 direzioni d'artiglieria, e delle 5 compagnie oper ai d'artiglier,i a ». Il Bennati, con molto ga.rbo combatte le recise pro-poste del Ghersi, e cerca di dimostrare. che una immediata ed anche prossima soppressione degli stabilimenti militari non ,solo non è fattibile, ma sarebbe eziandio dannosa e pericolosa. Sta però di fatto, che occorre. addivenire alla soluzione del problema 1militare. L'Italia ha bisogno di un esercito forte e validamente


RIVISTA DEI PERIODICI

2392

Rl VISTA DEI PERIODICI

costitu.ito, per seguire una politica fot·te e risoluta. « E noi l'aVl'emo· tale quando si voglia, ma a patto di rifondare vivo sangue nel suo organismo, non mai ricorrendo a debilitanti amputazioni » . Articolo sicuramente notevole e dettato da singolare competenza. Cfrca l' addesf;'l'amento del pe,·sonale dell'artigtie1·ia da costa; pel. tenente P APPA LARDO. - Scopo dello scri tto non è di dimostrarEi come sia necessario avere una artiglieria da· costa perfettamente e completamente istruita, è quello bensì di ricercare ed esaminare quali sieno le cause che possono influire sul buon addestramont-0 del perdonale di truppa di questa specialità. . Queste cause, in generale, sono : la qualità delle r eclute; il numero e la qualità degli istruttori; il numero delle istruzioni da impartirsi; e i l metodo, secondo il quale esse vengono impartì te; il tompo cho può dedicarsi all'istruzione del personale; il Dlètteriale, dì cui si dispone . per l 'istruzione; la forza disponibile per l'istruzione collettiva; e, finalmente, il modo col quale sono .compilati i volumi clolle istruzioni pratiche. Il Pappalardo prende part itamente in considerazionè le detto ca.use, rilevandone le manchevolezze e additando i mezzi da !ui ritenuti idonei a rimuoverle. Il fascicolo contiene inoltre i seguenti pregevoli scritti tecnici: Teoria dei ritti di cemento armato; pel maggior generale CAVEGLIA; Sulla statica d ei rnu1·i isolati cli notevole alt<Yzza soggetti alla p1·essione del vento; pel ragioniere geometra del genio, BERNASCONI; oltre alla continuazione e fine dell'interessante relazione : La spedizione inglese nel Tibet, pel tenente MaGRlNI, e alle solite rubriche: J11iscellanea o Notizie, ricche delle piL1 recenti informazioni. Rivista marittima.

Anno XXXVII, fascicolo X, ottobre 1904. La dis,t cvnza n el duello navale ; pel tenente d i vascello C+. B. TA NCA . - Usasi comunemente, negli scritti di tattica navale di trattare la questione del combattimento navale divisa in varie parti: fase a. grande distanza; fase ravvicinata e mischia, senza riguardo alla potenzialità delle navi che vi prendono parte. Il tenente Tanca ritiene che questo sistema non sia il più esatto ed appropriato, e studiando praticamente (sulla car ta) vari casi di nostre navi contro navi estere, viene alla conclusione che por ogni nave moderna la distanza utile di combattimento e differente, e che fo taluni casi.

2303

la .nave puo esplicare tutta la sua potenza solo combattendo alla distanza che più le conviene : il che, però, non potrà faro, se non disporrà di una preponderante velocità.. Lo scritto del Tanca è sicuramente un notevole contributo di~ 1·etto a chiarire semprepitt l'importante problema. I prodotti del rnare, per D. VINCIGUERRA. Sono pagine interessantissime per qualunque persona colta, nelle quali l'autore mette in evidenza quali grandi tesori racchiuda il mare, ed accenna ai prodotti dei medesimi ed alla loro la1'ga applicazione. Codesti tesori possono dirsi a portata di mano, e costituiscono una ricchezza illimitata, la cui utilizzazione deve essere con cura iùdefessa incoraggiata e protetta.

.. Il ·conflitto riisso-giapponese; per D. BoNMLICO. In questo sesto e lunghissimo articolo l'illustre autore prende a disamina il terzo periodo della g uerra, e pre'cisameute le seguenti operazioni: le operazioni nello scacchiere orientò.le i il blocco navale di Port-Arthur; i combattimenti navali del 23 giugno . e 10 agosto; l'assedio territoriale di Port-Artl1u1:; la situazione territoriale al 20 di giugno, le operazioni dei tre eser citi giapponesi operanti indipendentf:lmente; le operazioni dei tl'e eserciti uniti e cooperanti. Particolarmente notevol i le dettagliate considerazioni sulle battag lie navali del 23 giugno e del 10 'agosto, e quelle riguardanti le operazioni dei tre eserciti riuniti contro il campo t rincerato di Liao-yang, e la _b attaglia dello stesso nome. Secondo il Bonamico : « gl'inseg namenti che si dedurr:.nno da queste dodici giornate memorande non sa- ranno meno importanti. di quelli che si dedussero dalle campag ne più celebri, ma per ora ·è lecito solo riconoscere, che pochi eserciti hanno combattuto cesi eroicamen.te, o che, sebbene cosi dissimili, . sono. eiualmente ammirevoli ». · Il piwta pratico nella legislazione antica e rnodern(l ; per l'avvo- cato G. VACOARo-Russq, professore di diritto commerciale marittimo nel R. Istitnto nautico di Elena. L 'autore esamina rapidamente la legislazione sul. pilota pratic0 nei tempi antichi e nei giorni nostri, non allo scopo di semplice erudizione ma per dim,istrare che la storia del di.ritto rappresenta nel campo delle scienze. giuridiche l'indirizzo prim.itivo e sperimentale che domina il pensiero speculativo moderno. Nel fatto però è scrittura m.olto erudita.. L'ipgognere professore LUIGI MASNA'l'A svolge l'importante quesito tecnico della: sol1c.zione geometrica del J)'roblema d,ella 1iavi,9a-~ione per cerchio massimo.


·-2394 ·

RIVISTA

DEI

PERIODICI

R imarchevole una lettera · al direttore di F . BIAZZI sull'impie90 .--tattico dei piroscafi laciiali per traflporto cli t1·1ippa, in cui si accenna alla. necessità che quegli ufficiali, i quali sarebbero destinati a co. mandare piroscafi lacuali, avessero a subire un corso speciale, , ·e ssenzialmente pratico e compendioso circa i dati tecnici riguardanti i detti pi~osca:fì, i punti di sbarco, ìl regime delle acque, la. ..i[ifesa subacquea, ecc. Journal des sciences militaires.

·soa annata, ottobre 1994. Una divisione tedesca di fanteria nel combattirnento (Frosschwiller, :'Sedan, sulla Loira), pel capitano GRANGE. In questa puntata ha ·termine il lungo ed elaborato studio tattico ,del capitano Grange . che da quasi tre anni è continuato in questa importante Rivista ·'francese. Lo studio che egÌi seppe fa.re della parte presa alla guerra d:~l 1870-71 d,alla 22n divisione tedesca, seguendola passo passo sui --campi di battaglia di Frosschwiller e Sedan e d uranta la l unga ,-~ampagna della Loira, è indubbiamente dei pii:1 istruttivi. L'autore prende qu1 in· minuta disamina le giornate del 10, 11 e 12 gennio 1871 (manovra di Le Mans); noi però accenneremo soltanto - alle concl·u,çioni, notando che esse non riflettono _se non considera~ zioni generali inquantochè ogni movimento, ogni operazione mili' 1are di detta divisione formò già oggetto del~e più minute osser·vazioni e considerazioni. Il Grange 'Si occupa anzitutto del comàndo, e non si perita di - afferma.re: essere impossibile. spingere, lo spiri to d'iniziativa più lungi di quello che l'abbian fatto in questa campa.gna i generali -v_ Schkopp e v. v-Vittich. Iniziativa ìndìpendente in grado supremo, ··iniziativa, che dinota in colui che ne prende la responsabilità, una --forza di carattere poco comune e iniziativa anche che talvolta ra-·senta molto da vicino l' indisciplina. « Benedetta sia -la_ dottrina potente che crea di tali caratteri, e fortunati gli eserciti1 i quali ,-possiedono uomini siffatti! » Giudi~io, che mentre onora al~amente i gènerali tedeschi, fa pure onore all'ufficiale ,francese. . . R iguardo al comando l'autore ricorda ancora che i '~'ede_scht s i - dimostrarono nemici dei cambiamenti negli' ufficiali di trur!Pa e che, soltanto -nel caso di estrema necessità -affidarono il comando di una -,- unita qi1alsiasi ad un ufficiale che -ad essa foss.e , totalmente sco-

RIVISTA DEI PERIOI?ICI

239f>-

nosciuto. La · compagnia, il battaglione, il reggimento, la brigatadovevano bastare a sè stessi. La 22.a divisione fu una di queìl-e fra . le più provate durante la campagna: il_comandante della d ivisione · fn ucr.iso a Sedau, come capo d'el corpo d'armata; il comandante della 13" brigata fu ucciso a Ponpry, il 94° ,reggimento perdette .il suo colonnello a Sedan e il tenente colonnello a Poupry ; il 95.? e~be ferito il colonnello a Frosschwiller ed ucciso il tenente co~ · lonnello a Sedan ; inoltre, il generale COU!andante la 44a brigata e il colonnello nel 32° passarono aJ corpo d'investimento di Parigi; dignisachè all11, metà di dicembJ-·e la 43" brigata era comandata da. un tenente colonnello, e i suoi due reggimenti da due ·maggiori; là 44• era agli · ordini dì un colonnello, e i suoi due reggimenti erano a quelli di due maggiori_ Lo stflsso generale v . V?ittich non era che maggior generale. Nelle operazioni di gennaio si verificò-· che compagnie, anche mezzi battaglioni furono condotti al fuo_co da ufficiali di riserva affatto giovani, ed anche da sergenti maggioi-i .. Lo scrittore però non sembra molto favorevole .a questo sistema.; dubita anzi fortemente che i Tedeschi rinnovino l'esperimento nelle g L1erre future. Rispet-to' al con;ibattim:ento di fanteria l'autore ricorda che nelle due battaglie del 6 agosto e 1° settembre, la 22a divisione sfuggì-: quasi sin dà.I principio all'azione del suo capo; i legami organici . nella brigata -e nel reggi mento andarono cosi rotti, dòn.de un indescrivjbile confosione, una assenza quasi completa . di direzione, bande intiere d'isolati disertanti il combattimento. e I:assalto :f:ina.le. · dato· colle sole · truppe fresche rimaste: ,. Nella seconda' parte della campagna; la di.visione conserva_ la sua autonomia; combatte sempre a un' a.la, e cosi non ba più a tem~re il frammischia.mento dalia nn'ità. Il suo comandante porta . su ciò una particolare attenzione; sa sempre conservare una rjserva, e dirige l'azione sino alla fi ne. Per lottare con vantaggio contro le forze superiori del nemico, . si rinuncia,· in certo qual modo, al combattimento offensivo; la prima linea occupa i soli punti d i appoggio naturali i contro i qua.li verrà, a rompersi lo slancio dell'avversario; I-a riserva conservata · con cura, sei've il pitl sovente a ristabilire il combattimento "compromesso sulla prima linea. . . ' ' ' . · Nel genna.io la lotta assume· altro carattere_ A cagione d_ella; na-, t.nra del paese e del t igore _della temperatura si combatte soltanto-nel pomeriggio; s'ingaggia una lotta sterile sino a sera contro il. .


RIVISTA. DEI PERIODICI

2396

2397

RIVISTA DEI PER!ODICI

nemico, che si distingue solo pel fumo ·dei colpi di fucile; le per·dite sono poco sensibili, la fanteria combattendo sempre dietro ripari. Le due compagnie d i pionieri addette alla 22i' divisione furono quasi mai impiegate nel rafforzare i campi di battaglia con lavori di fortifica7,ione; normalmente esse combatterono fra le righe della fanteria o in. sostegno dell'artiglieria.. Ci rea l' .artiglieria è detto tl1tto, quando si r icordi: la §;ua audacia, il suo spiegamento iniziale, i si1oi vari cambiamenti di posizione, il suo intervento nel combattimento ravvicinato, écc. Circa la cavalleria: quella divisionale disimpegnò sempre un . còmpito limitatissimo, ma anche il servizio fatto frequentemente dalle masse di cavalleria. sul teatro di operazioni della 22n di-visione, non fn punto migliore.. « La verità è che la cavalleria prussiam1,, come la fanteria, non aveva più alcun slancio. La guerra ora troppo lunga; ciascuno era stanco e paventava, dopo -essere sfuggito ai gloriosi massacri del mese di agosto, di cadere oscuramente, all'angolo di una siepe, sotto la palla d'un franc-tireur ... b cavalleria non aveva più il fooco sacro! » . L'autore si dilunga poi alquanto sul combattimento delle piccole unità. La loro tattica si ria.ssumeva: nell'evitare, al massimo possibile, il combattimentò di fan te ria alle distanze dai 1000 ai 500 passi ... nell'abbreviare rapidamente questa distan7.a... nel cer()ar sempre di prendere il nemico di fianco; nell'adattare le formazioni alle circ,:ista.nze del momento; nell'a.prire il fuoco soltanto alla distanza di 400 metri. Ciò, peraltro, che non mai era ancora stato visto, fu : 1° iÌ frammischiamento straordinario delle unità, e la piena confusione che ùe risultava, éonstata,ti nelle g randi battaglie di agosto e di settembre; 20 il combattimento di fanteria contro la. cavalleria; 2° l'impiego così frequente del passo ginnastico. A proposito d i quest'ultimo, l'autore ricorda che interi battaglioni percorsero di corsa dai 700 agli 800 metri, arriva.udo cogli . uomini in gra.do di misurarsi vantaggiosamente coll'avversario. Egli approva che si esercitino le truppe d i fanterin. alla corsa, ma rileva .che ciò s·i compie in tenuta di tela. Per t rarre reali vantaggi bisogna invece allenare la truppa alla corsa in completa uniforme di campagna.

Militar-Wochenblatt. N. 144 del 24 novembre 1904,.

Deduzioni erronee. into1·no alla 9ue1·1·fl, nella Manciuria .. - In ,, questi g iorni, a proposito degli avvenimenti militari nella Manciuria, si leggo spesso nei giornali: « Mai è accaduto alcun che di simile; è qualche cosa di inaudito; nulla di simile presentano gli annali della st,oria militare; le più grandi ba,ttaglie di tutti i tempi ». A,lla maggior parte poi della nostra stampa riesce incomprensibile che ivi armate di 150 mila sino a 200 mila uomini combattano pe1· intiere giornate senza che niuna di esse sia battuta decisi \ramtmte, ·eh~ gli avversari rimangano vicini e di fronte l'uno all'altro per settimane in posizioni fortificate. Allo scrittore tedesco sembra pertanto oppor tuno di esaminare quanto siavi di vero in quelle mirifiche esclamazioni e nel giudizio sulla presente condotta di guerra ,sulle sponde del Schaho. Egli principia col dire che non si può esprimere n.lcun giudizio ,definitivo intorno alla efficacia delle armi moderne; resta però assodato che codesta efficacia non può recare un completo cambiamento nel campo tattico. La fanteria non ha ancora il bisogno di passare all'artiglieria il suo còmpito come arma principale; l'elemento mo.r ale conserva come prima la sua capitale impot·tanza; anche la resistenza di una fo rtezza dipende ancor sempre dallo spirito che anima la difesa. La storia militare poi insegna, che, astraendo dall'armamento ,dei due avversari, i tratti carn.tteristici d'ogni g uerra hanno il 1oro fondamen to nello scopo della guerra, nel carattere dei due -eserciti in lotta e nella conformazione del teatro di g·u erra. È perciò erroneo il considerare le circostanze operative e tattiche della guerra nell'Asia Orientale cogli stessi criteri applicabili ad una guena in un paese di elevatissima cultura europea. I raffronti colle ope.razioni del 1866 e 1870, quali sono fatti specialmente nella stampa francese ed inglese, appaiono quindi del tutto errati. Sotto Ltn certo punLo di vista, ogni guerra presenta sempre q ualche .cosa di nuovo, poichè le circostanze, nelle quali sono condotte due g uerre differenti, giammai si rassomigliano pienamente. Comunqne, gli avvenimenti nell'Asia Orientale non sono affatto qualcosa di inai~dito. Pél ut11nero dei combattenti troviamo che giiL Napoleone


2398

RIVISTA OEI PERIODICI I

a Bautzen combattè con 200 mila uomini contro soli 91 mila uomini

degli alleati ; che a Lipsia combatterono 350 mila alleati contro 200 mila Francesi; che a Koniggratz pugnarono 220 mila Prussiani contro 215 mila Austriaci. Nella g uerra di Crimea si vidoro 185 mila uomini dogli Alleati contro 1.70 mila Russi riuniti nollo posizioni di fronte a Sebastopoli o Balaclava. E battaglio, durate parecchi giorni, conta pure la storia militare. Già Suworow combattè alla Trebbia por tre giorni, o conservò il campo, perchè era superiore in tenacia al suo avversario J\facdonald. Sempre quando manca all'attaccante abilità tattica, forza e possibilità di .operare decisivamente ayviluppando l'avversario, si viene al combattimento frontale con pochi risultati. Così avviene ora nella Manci uria, sia perchè, corno i Giappqnesi, si hanno soltanto forze limitate in rapporto alla vastità dello scopo, sia, come è il caso dei Russi, per le sfavorevoli loro condizioni. La. strategia rimane sempre la stessa, ma il modo con cui si esplica . dipende dai mezzi disponibi}i. L'autore ricorda al riguardo parecchi. esempi di Federico il Grande nella guerra dei sette anni, l'offensiva di Massena contro le ·linee d i Torres Vodras, Plevna, e la campagna nell'Armonia, i quali esempi presentano situMioni analoghe a quelle della g uerra attuale nell'Asia Orientale. Egli ricorda ancora la guerra americana di Secessione, in cui l'analogia sarobbo ancora maggiore. È poi evidente che quando due eserciti stanuo lungamente di fronte l'uno all'altro, e si rafforzano nelle loro posizioui,.la guerra tende ad accostarsi alla guerra di fortezza. A noi sembrano, queste, verità incontrastabili1 ed è perci ò clu~ alquanto diffusamente ne abbiamo roso conto. B. D.

_

__

,...,..

Il Direttore STRANI .AMI LC ARE

ma99iore generale

OEMA RCHT CARLO,

gerente.

INDICE SISTEMATICO ll~;LLE MATEHIE CONTENUTE NELLA /1/ VISTA .IIILI1'Allb' I1'Al,IANA

'

Fascicoli pllbblicati nel 1904.

Armi e tiro. Giuseppe Santangelo, capitano di fanteria. Cose di tiro. Pag. 34 Enrico Caviglia, maggiore di fanteria. - Le rappr :!ntanze militari alle gare di tiro a segno . . . . . . . . » 53 Armamento (Portogallo) . . . . . . . . . . . . . . » \186 Ufficiali di altre· arm i a i t iri collettivi tie lla fanteria (Belgio). » l 577 Carlo Zunini, capitano ne i bersaglieri. - L'addestramento della ,. l 597 fanteria nel tiro col fucile . . . . . . . . . . Angelo Scbenoni, tenente colonnello di fanteria. - Delli. celerità del tiro in g uerra. . . . . . . . . . . . . . » 1692 Esperimenti di tiro coi nuovi cannoni da campagna al poligono di Felixdcrf (Austria-Ungheria) . . . . . . . . . ,, ) '18'1

Artiglieria. Roberto Segre, capitano d'artig lieria. - Circa il tiro d'artiglieria Pag. nelle pianure fortemente coperte . . . . . Enrico Malvani, capitano d'artiglieria. - La promiscuità dei servizi n ell'arma d'artiglieria . . . . . . . . . . Nuovo cannone da campagna (A ustria-Unghor ia) . . . . -. Fabbrica di mitragliatrici in stabiìimenti militar i prussian i (Germania) . . . . . . . . . . . . . . . ,, Riorganizzazione dell'artiglieria da campagna (Svizzera) . . » Dichiarazio ne del Ministro della g uerra p1·ussiana, tenente generale von Einom, su l servizio biennale dell"esercito, sul reclutamen to regionale in Alsazia e Lorena e sul nuovo materialo iii artiglieria con affusto e deformazione e con scudi (Germania) . . . . . . . . ,, Cannono a tiro rap ido (Olanda). . . . . . . . . . » Guglielmo Lang, colonnello di ;i,rtiglieria. La coraiza e l'arte della guerra . . . . . . . . . . . . . . ,, Artiglieria del corpo speciale delle guardie cli frontiera (Uussia) ,.

93 234 341 354 :364

558 i'>'i'G 647 784


l'NDICE

INDICE

II

.Ufficiali generali destinati in qualità di addettì agli ispettorati ge. nerali di cavalleria e di artiglieria (Austria~Ungheria) Pag. Batteria di prova di nu ovi cannnoni da campagna (4ustria Unghei·ia) . . » Cannone a tiro celere con affusto a deformazione (Danimarca) » Armamento (Portogallo) » Nuovo esplosivo (Spagna) » Dati relativi al nuovo cannone da campagna a tiro rap ido, sistema Krupp (Olanda). . , . » Nuovo materiale pt1r l'artiglieria da campagna (Portogallo) » Polvere per artiglieria (Porto-gallo) . >> 1> Riorg-anizzazione dell'artiglieria da campagna (Svizzera): . » Obici- da campagna (Svizzera) . . .. . .. . - . Carlo Nullo, maggiore d'artiglieria. - Le. idee attuali sull'impiego 1> dell'artiglieria. . . . . . . . . . . . . . . Variante apportata nella denominazione e nel completamentq della · ) . divisione di bat terie da montagna (Aus~ria- Ung· h eria. »· Fc,rmazione di un quarto battaglione d'artiglieria da fortezza: a Vladivoetok (Russia). . ·. . Esperimenti di tiro coi nuovi cannoni da campagna al lJO lìgono 1> di Felixdorf (Austria-Ung heria) Distinzioni onorifiche dell' 8° reggimento d'artigUeria di corpo di · armata (Austria-Ungheria) . » Evaristo Mossolin, tenen(e colonnel.lo di stato maggiore. - · Le mitragliatrici nell'avanscoperta . ·. . . . Pag. 1805 e Trasformazione di brigate ordinarie in brigate da montagna (Austri aUogheria) . Pag. Reparti di mitragliatrici e battagl io ni cacciatori (Austria-Un. . » gheria) . . Esercitazioni con artig lieria da campagna e pesante io alqa mon,,· tagna (Austri,a·Ungheria) . Cannoni da campagna a tiro rapido, sistema. Krupp (Olanda). » N~ova legge di reclutamento e creazione dell'artiglieri a da campo nelle Landwehren. (Austria.,.Ungberia) » Riordinamento dell'artigl_ieria da campo montata. (Austria.· Un" gheria)

936 93'1 945 986 986 1167 116'7 1168 1168 1170 1189 15'77 l 580

mania) .

,>

°

1'789 2085 19'12 1973 19'16

lII

166 341 349 361 • 381 558 5'i5 950 1150 1159 1163 13:23 1789 2181 2368 23'70

Biografie, necrologie e commemorazioni.

li8"'J

Decesso del generale di cavalleria principe Luigi Windisch.Graetz, ispettore generale delle truppe (Austria- Ungheria). Pag. '1'11 Decesso del generale . Feldmarschall conte von v\Ta.!dersee, ispettore generale della III armata (Germania) . . >> 780 Decesso del senatore Luigi Chiala . . . ,, 91 '1 Decesso del generale di fante ria Wagner capo del corpo degli ingegneri e pompieri ed ispettore generale delle fortifica,1 1791 zioni (Germania) . Morte del Ra Giorgio di Sassonia ej assunzione al trono di Federico Augu~to Hl {Germania): ,, 2181

19?2

Campi, manovre, corsi di esercizio e viaggi d' istruzione. 2365 2368

Bilanci e spese militari. . : Pag. Bilancio della guerra (Francia) . Relazior:e sul bilancio (Francia) . Bilanci preventi vi"della guerra prussiano, sassone,. wurttem~ergese per l'auno finanziario 1° aprile 1903-31 marzo 1904 (Ger-

Biiancio della guerra bavarese (Germania ). Pag. Bilanci militari pel 1904 (Austria -Ungheriaj . )) Bilan cio della marina (Francia) . ,1 Bilanci militari per l'anno 1904 (Russ ia) . . n Fortunato Marazzi, maggiore genei-J.le. - Quanto costa l'esercito? >> Bilancio mii i tare prussiano, sassone e w urttembergese pel 1904 (anno finanziario 1 aprile 1904-31 marzo 1905 (Ge rmania) . ,> Spese militari dell'anno finanziario 1903 -l!l04 (Inghilterra). » Richieste nuove del bilancio dal la guerra pruss iano, sassone • wurttemberghese (Germania) . . » Bilanci mi litari comuni pel 1905 (Austria- Ungheria). » Conseguenze finanziari!'l della legge dei due aoni (Francia). » Bilancio del!a marina (Francia) . . . . . . >> Bilanci della Landwehren pel 1904 {Austria- Ungheria) . ,i Bilanci per l'esercizio 1904 (Belgio) . ,, Accenno sulle nove proposte per l'esercito, che saranno fatt.e col prossimo bilancio (Germania) ,1 Bilanci dei le Landwehren pel 1905 » Bilanci militari pel 1905. (Belgio) . »

153 156

Hi2

Chiamata al le armi per istruzioni nel 1904 (Fran<.'ia) . . . Pag. Autorizzazione ai militari della. riserva d'intervenire alle manovre con . motociclette ed automobili (Austr ia - Ungheria. » Gran.di manovre del corrente anno (A ustria-Ungheria). . . ii l\lanov re imperiali per l'anno 1904. - Grandi esercitazioni di caval,, leria, di pionieri, esercitazione d'attacco (Germania) . Esercitazioni di . combatti mento di grandi riparti della forza di gue rra (Austri.a - Ungheria) . • Manov re coi quadri, viaggi e ricognizion i di stato maggiore nel 1901 {F'raricia) · . · . .

1*

151 347 1554 560

"'J"'J2

775


INDICE

IV Le grandi manovre (Francia) . Pag. Ch iamata di uomi ni dal congedo per prender parte alle manovre imperial i ed alle g randi esercitazioni durante l'anno l\)04 (Germania ). ,, Richiami per istruzione (Russia) . . . . . . » Grande viaggio d i stato maggiore (Austria-Ungheria) » Grandi manovre del corrente anno (Austria-Ungheria) » Esercitazioni aere~statiche nelle ror tezze (Aust ria -Ungheria) » Squadra rinforzata per le manovre est ive (Austri a- Ung heria. » lmpiego dei cavalli di propi'ietia. dei riservisti durante le ma novre (Francia) . . . . » Periodo delle manone imperiali (Germania) . » Grandi esercitazioni di sbarco combinàte colle manovre imperiali (Germania) . . >> Sospensioni de lle grandi 01anovre e delle manovre di campagna in alcuni corpi d'armata (Austria -Ungheria. . » Mano vre navali e manovre imperiali (Germania) . . . . . » Eser.citazioni con artig l ieria da campagna e pesan te in alta montagna (Austria- Ungheria) . ,, Manovre presso il Gottardo (Svizzera) . . . >J

V

7'15

Colonie.

·ns '782 9::16 940 1150 1154

Jl62 1166

1332 1'188 1789 1!)76 1984

Pag. Cavalleria dell'Indo Cina (Francia) . ,, Stipendi e ind ennità neile colonie (Francia) . » Telegrafisti coloniali (Francia) . . . Progetto di legge per il computo deg li ann i di servizio degÌi ufficial i del commissariato ·delle t rupp~ Còloniali (Francia) » Tq;i ppe indig1me (F raneia). : . . . . » » Formazione di una nuova compagnia del Sahara (Francia). Riassoldamento nei regg·imenti stranieri (Francia). >> Organ izzazione, in caso di guerra o di torbidi, dei doganier i e cacciatori forestali in Algeria e Tunisia (Francil). . » Presidi delle isole Canarie (S pagna). » Organizzazlone del reclu ta mento e delle riserve indigene nell'Africa occidentale francese (F rancia) . » Cos tituzione d i riserve indigene nell'lodo-Ciua (F rancia). » Organizzazione del reclutame oto degfi indigeni di razza an namita · nel Tonchino e nt ll'Ann!l,rn (Francia). •

34'7

348 7'76

94'1 1164 1326 1328 1328 1982 23'ì0 2371

23'1'1

Equipaggiamento. Cavalleria -

Ippologia -

Corse

Cavalleria dell'Indo Cina (Franciaì . . . . . . Pag. 34'ì' Nuova divisione di cavalleria (Russia) . ,, '784 Uffi ciali general i destiuat i in qualità di addetti agli is pettorati ge nerali di càvalleri'a e di a rt ig lieria (Austria-Ungheria) >> 936 Sacco e zattera: per la cavalleria (Francia) . . >> 1326 E varisto Mossolin, te.nepte. colo.onello dj stato maggiore. - \·e mi t ragl iat.rici nell'avanscoperta. . . Pag. 1805-2025 Aument o degli organici .di pace dei reggimenti di fanteria e cavaller ia della Landwehr cisleitana (Austria- Ung·heria). Pag. 1Vi4

Ciclismo ed automobilismo. Annibale Emilio Angherà, capitano di fanteria. - Il ciclismo nella 62 difesa nazional e (con· 14 illustrazioni) . . Pag. Autorizzazione ai militari della riserva, d;interven ire alle man ovre 34'7 con motociclette ed automobili (A ustria-Ungheria) . " Giulio Doueht, capitano di s tato maggiore - A proposito del. · treno Renard . . . . . . » 1208 Corpo volontario di automobilist i · d i Landsturm (Aust~ia- Un) 1.325 gheria) . . . . . . . . • . )) 1'793 Biciclette delle sezioni ciclisti-militari· (Svizzera) .

i.\!Jodifica:zioni al cappotto degl i u:filrial i prussiani (German ia) Pag. Cucine caneggiabili (R ussia) i> Alleggerimento de l!' equipaggia mento di guerra della fanteria (Austr ia- Ungheria). . . . . . » Esperimenti con· oggetti di vestiario confezionati con stoffe di different i colori (Aus tria-Ungheria) . ,. Esperimenti con equipaggiamento di g uerra alleggerito per la fant eria (Austria - Ungheria ). Sacco e zattera pe r la cavalleria (Fran cia) . . » Attendenti e loro un iforme (Franciaj. . » Esperimenti J)er l'alleggerimento dell'equipaggiamen to del soldato {Austria-Ungheria) . •

16'7

1'13 938

1324 1324 1326 1328 2l 'ì8

.Fanteria. N. N. Fanter ia nuova . . . . Pag. 22 Giuseppe Menarini, maggiore nei bersag lieri. - Il dilemma d'Amleto pei bersaglieri Pag. 621, 82'1, 1023 Al leggerimer:to dell'equipaggiame nto di g uerra della fanter ia (Austria -Unghe ria) . . · Pag. 938 Esperimento con eq uipaggia mento cli guerra alleggerito per la fanteria (Austria-Ungheria) ' ii 13.24


VI

INDICE

INDICE

Armamento (Portogallo) . Pag. 986 Carlo Zunini, capitano nei bersaglieri. - .L'addestramento della fante ri a nel tiro col fucile . 159i Angelo Scbenoni, tenente colonnello di f,oteria. - Dalla celerità del tiro in guerra . ' » 1692 Reparti di. mitragliatrici e battaglioni cacciatori (Austria-Ungheria} . . . . . » 19i3 Aumento degli organici di pace dei reggimenti di fanteria e cavalleria della Landwehr cisleitana (Austria-Uogberiar. » 19'1'1

Genio· e fortificazioni. Roberto. Segre, capitano d'artiglieria. - Il nuovo assetto difensivo del la Germania al confine francese . . Pag. 328 Hampari di Mainze Kastel radiati quali opere di fortificazione (Germania) . 9:\0 Notizie sul 5" reggimento genio (zappatori ferrovieri) (Francia). » 1328 Formazione di nuovi battaglioni zappatori del genio della Siberia Orientale (R ussia) . » l 581 G. C. La fortificazione improvvisata di fronte alle nuove artig lierie campali . ,> 2 2::!0

Geografia mllitare e viaggi. Eugenio De Rossi, maggio1·e nei bersaglieri. - Dal Sempione al Cenisio per Ginevra . . . Pag. 100 *** La cimosa littoranea dalmata ed il mare Adriatico (co n uno schizzo) Pag . .291 , 494, 11 l'i, 1492

Leggi, regolamenti ed istruzioni. Alberto Cavacioccbi , - Leggi, regolament i ed istruzioni Pa;. Consigli d'inchiesta (Francia) . . » Esami e promozioni ' deg·li ufficiali (Ing hilterra) . » L'avanzamento neg·li alti gradi della marina (Inghilterra}. » U. Pright. - La questione dei quadri inferiori . l> Luigi G ritti, capitano commissario. - Un nuovo regolamento per il servizio di commissariato in pace . X. La leg-g·e sullo stato dei sottufficiali in stato d'accusa. Disposizioni circa gli attendenti e le ordinanze persouali (Ger · mania} . . . . . » Attendenti degli ufficiali montati (Svizzera). >l Matrimoni degli ufficiali (Spag na) . » U. Prigbt. - Saggio critico sui pri ncipi che regolano le carriere militari Pag . 805 e

5 )60 169 l '11 189

222 428 562 5,8 787 · 99'1

VII

Progetto di legge' per il computo degli anni di servizio deérli ufil: eia.li de l commissariato delle truppe colonia li (Frane~} Pag. Imp iego dei cavalli di proprietà dei riservisti durante le manovre (Francia) . . : . . . ,. Nuovo regolamento pèr le blblioteche reggimentali (Belgio! . Il progetto di legge per. la ferma di due anni. (F.rancia) Modificazione al codice penale militare (Svizzera) . . . » Modificaziopi al carteggio d'ufficio dei comandi a-utorità e t ruppe dell'esercito comune con le autorità civili dell'Un'"•beria (Austria-Ungheria) . "' Note intorno al nuovo prog etto di legge sulle pensioni militari (Germa nia). . . · . . . ,, Nuova legg·e d i reclutamento e creazione dell'artigl ieria da campo nelle Land.wehren (Austria - Ungheria} »

94'7 11 '12 15i'1 1578 ] 582

19'79 2183 2365

Letteratura mlitare. G. Bargilli. - Nlaoosc ritti antichi . . . . . Pag. Salvatore Guida. - Pi-o Patria! - Drammi storici. - Roma ti· pografia Casa Editrice Italiana. 1903 . ' ,, B D. - Al be rto Pollio, ma ggiore generale. - Custoza (1866). _ Torino, tipografia Roux e Viareogo, 1903. . ,, B. D. - A. Magn i.- La XVI divisione Cosenz nella g uerra. ciel 1860. -,- Da Genova a Palermo e a l Faro di Messina. Sbarco in Calabria. Nei dintorni di Ca pua. - Roma tipografia Forzani e C., 1903 . ' •> B . E. - R. Sl'lf\"rf1, capita no 20° reggimento ·a rtiglieria da campagna. - .Condotta ed addestrame nto degli esploratori di art iglieria da campagna. - E.Voghera editore, Roma.1904, L. 2.50 B. D. - Andrea Da Mosto.· - Ordinamenti militari delle solda· tesche dello S ta to Romano nel secolo xvr. - Roma. tipografia Loescber e C., 1903 . . . . . . . . . ' » B. D. - Arturo Faiella - I Racconti de l veterano. - Scene deJJa ,, vita militare. - Roma, Ca.sa . Editrice Italiana, 1903. B. D - V . Kaemmerer, Geueraleutnaot, Z D . - Die Entwicklunoder strategischen Vi7iS8lloscbaft im 19 Jahrhundert. _ L~ svil uppo della sci,mza strateg ica nel secolo xix. _ Ber- · lino, ·tipografia di G. Baensch 1904. B. D. - Generale G. Corticelli e col;onello Garic,n;. ~ Oro-~'. nica m ilitare.. - Parte dott rinale o teorica . .- Torino. ~ipografia Nat.ale Bertolero, 1904 . . . . . . . ' » B. D. - Lieutenant-colooel Zavattari du 3° alpins italien -- Expérie.nces fai tes sur la neige en ltalie dans. ces ·dern ières années .. - Paris., Henri C harles-LavauEelle, 1904. •>

v:

2*

114 132

134

149

306

310 315

31 '7

509

516


VIII

INDICE

Karl Graf Schunfeld.- Erinnerungen eines Ordonnanzoffiziers Radetzkys - Herausgegtiben und bearbeitl:!t von Karl Baron Torresani. (Con te Carlo Scbonfeld. - Ricordi di un ufficiale d'ordinanza di Rll.detzky, pubblicati per cura del barone Carlo Torresani). - Vienna, Seiqel e figlio, 1904. . . . . Pag. B. E. - C. F. Parona. - Trattato di geologia con speciale riguardo alla geologia d' Italia. - Milano, ·Francesco Vallardi editore, 1904 . » B. D. - Filippo Abignente. - La disfida di Barletta con documenti noti ed inediti - T1,aoi, tipografia V. Vecchi, 1903. » B. D. - Erre. - Sistema nazionale o territoriale? - (Estrat to dalla « Riforma sociale », fase. II, voi XIV, seconda serie) . . - Tipografia Roux a Via reogo, 1904 . . >) B. D. - Gi.ovanni Sechi, tenenta di vascello -;-- Elementi di arte militare marittima. - Volume I: La guerra· marittima e la grande guerra. - Livorno, t ipografia R. Giusti, 1903 » B D. - Comte D'ldevil le, ancien capitaine de cavalerie. - Le Raid national mi!itaire Paris -Rouen-Deauville, 12-15 aout 1903. - P aris, Librair:e H. le Soudier, Ì904 . . . " B. D. - A.loia Veltzé, capitano addetto alla Sezione storica dello I. R. Archivio di guerra. - Dalle memori.e di Baratieri. - La battaglia d i Adua, 1° marzo 1896. Vien na, t ipografia Seidel e figlio, 1904 . . » (1 Bargilli. Manoscritti del colonnello Paravia . B. D - Eugenio Bollati di Saint Pierre, capitano di fregata. Breve raccolta di azioni navali. - Torino, tipografia F. Casanova e C , l 904 . . . . . . . . » B. D. - Carlo Ferrar lo, capitano d'a,tiglieria. - Dalle grandi guerre. - Conferenze di presidio. - Pavia, 1903 Pag. B. D. -: Vittorio De Lutti. - La questione A ustrio-Balcaoica e l'Italia. - Tipografia Fratelli Vaccarezza, Genova . >> B. D. - Giulio Cesare Benucci. - 11 comando di g uerra dell'esercito italiano. - Roma, tipografia E. Voghe ra, 1.904 >) B. D. - Carlo Ferraris, capitano d'artiglie ri a. - La penisola Balcanic:t. - Conferenze di presidio, Pavia, 1904. - Tipo· grafia Casanova e C., Torino, 1904 . . . » B D. - Luig i Vincenzotti. - l\Janualetto di organica militare per gli allievi . ufficiali di complemento. ,- Roma, Fratelli Capaccini, editori-ti-pografi, 1904 . . . 1) B. D. - Dott. Antonio Ciscato. - Una pagina di storia italiana. - La partecipazione del Piemonte alla guerra di Crimea. » - Vicenza, stabilimento L. Fabris e C, 1904-. B. D. M. P. Negrotto.- I bersaglieri. Questioni vecchie e nuove >>

INDICE

B D. -

516

'146

. '751

754

X 757

-

762

766 900

fl22 927 933 11 31

1134

113'7

1138 1140

'

.

B. D. Einteilung und Standorte dee deutschen Heeres. - .U bersicbt und Standr,rte der Raiserlichen Marine sowie der Kaiserlicben Schutztruppen und der Ostasiatiacben Besatzungsbrigade. - . Nach amtlicben Quellen und nach dem Stande vom l aprii 1904. -116• Autlage. - Berlino, tipog·rafla militare Liebel, 1904 . . Pag. B. D. -- Vi7alter Erdmann von Kalinowski, capitano a disposiz ioné. - -Der Krieg zwischen RusAland und Japon. - Auf Grund zuverlassiger Quellen. - Mit Kar teo und Scbizzen. Erstes un d Zweites Heft. (La guerra fra la Russia e il Giappone). In base alle fonti più sicure. Con carte e schizzi, ia e 2• dispensa. Berlino, tipografia militare Liebel. 1904 . . » B. D. - Roberto Barbetta, capitano di fanteria. - Manuale di topografia pratica per l'ufficiale combattenté, con 3'7 figure e 13 schizzi. - Torino, F. Casanova e C. editori, 1904 » B. D. - M Carcani, maggiore a riposo. - Le leggi e gli usi della guerra secondo il moderno diritto internazionale e la )eO'i0 slazione italiana .. ___: Roma, E. Voghera, 1904 . » B. D. - La campagna antimalarica compiuta dalla Croee Ross a italiana nell'Agro romano nel 1903. - Rapporto dell'ispettore med ico Paolo Postempski al signor Presidente dell'Associazione. - Roma, Tip. coop. sociale, 1904 . >) B. D. - D. Pedro de la Cerd a; capltan de ca.balleria aggregado militar a la embajade de Espana an Rusia. - Las armas de fueg·o al comenzar el siglo XX - :Madrid, Talleres del deposito de la guerra, 1904 . . . . » 8. D - 1\faurice Faure, Sénateur de la Dr6me . - Souvenirs du Géoéra! C'hampionnet fl'192-1800) . Étude préliminaire, notes et documenti! avec un portrait, et un ,autographe. Paris, E. Flammarion éditeur, 1904 . » B D. - Eugenio Barbarich. - Saggio per una sistemazione orotettonica della regi_one albanese. ( Con due carte fuori testo). - Roma, Società geog rafica italiana, 1904. . » B. D. - V. Deguise, Major du génie. - La forWìcation passagère, et la fortification mixte ou semi- permanent,e. Bruxelles, Polleunis et Centerick, Jmprimeurs, 1904 . » B. D. - Balck, magg·iore nel grande stato maggiore· - Die Lehren des Burenkrieges fur die Gefeclltsta.tigkeit der drei Waffen. (G li insegnamenti della guerra boera pe r l'impiego tattico delle tre armij. - Berlino, E. S. Mittler e figlio, 1904 » B. D. - C. Zunini, ca pitano. - Vita di guarnigione.' - Libreria editrice internazionale C. T, Vincenzi e nipoti, Modena, 1904 . . . . . . . »

IX

1144

ll44

1304

1306

1311

1314

131 '1

1532

1534

]539

1'1'i2


INDIO]~

X

INDICE

:XI

\

B. D -

G. Pennella, capitano di fanteria (stato maggiore. - Le altre · armi nell'avanscoperta. - Roma; tipografì a della Ca's a Editrice Italiana, J 904 Pag. B. 1). ~ F. Focb, colone! d'artillerie breveté. - De la conduite de la guerre. - La manoeu·vre pour la l.mtail!e. - . Paris, lib rairie mililaire Berger-Levrault et Cic éditeurs, Hl04 » B D - Studien zur Rriegsgescbicbte und· Taktik . III Band: Der Scblacbterfolg mit welchen Mitteln wurde er erstrebt? Herausgegeben vom Grossem Generalstabe (Kriegsgeschichtlicl1e Abteilun g I). 'ì\·[it einem Atlas von 65 BHitt: (Studi di storia mil itare e òi tattica. Vo i. 111: Con quali mezzi fu ottenuta le vittoria nella battaglia? compilati dal grande • stato maggiore generale (Sezione l di storia militare). Con un Atlante di 65 fog li. - Berlino, Mittler e figlio, 190:3. » B. D . - Luigi Ghersi, tenente colonnello di stato maggiore. Il problema militare Economie e migliore organizzaz;one dell 'esercito. - Roma, « Nuova a.ntologia » 1904. » B D . - G iuseppe Ca ntù, capitano. ·- Lezioni di arte mil itare, con Atlante di 18 schizzi fuori testo. - Modena, Soeietà tipografìca modenese, 1904 . B. D . - Dott. Domenico Mogno, capitano del 44' fanteria· - 11 tribu nale militare e la. su:, riforma. (Studio giuridico mili tare per una conferenza ai signori ufficiali del presidio di Bologna). - Ferrara, t.ip. Taddei, 1904 . » Giuseppe Sticca, tenente di fanteria. - 1 nostri scrittori militari. - Note e profili. » B. D . - P ietro De Domenico e Rinaldo Bo natti, .cap:tani d i fan· te ria. - L'educazione sociale de l soldato. -- Conferenze e letture per i m il itari di t rup p}. - Milano, Libreria editrice nazionale, 1904 . · » B. D. - Vade mecum per l'ufficiale in campag na. - Per cu ra degl i ufficiali del 90° fanteria. - Napoli, Tipi Società ed it rice merid ion ale, 1904. . » B. D. - France~co ~faria Sotta, maggi0t·e d'artig lieria nella rieerva. - La meccanica. doll' in finito. Teoria nuova. - Mi · 1ano 1904, edito dall 'autore coi tipi dello stab ilimento D itta Manini- Wiget. • B. D. - Maurizio };larsengo, tene nt e in Piemonte Reale cavalleria. - La presa e lo smantellamento di Centallo. ~ Torino, » tipografia V. Bona, 1904. . . B. D. - Jromanuel, capita.no adde tto al Grande S tato magg-iore. - Her1•orragende Taten aus clero Kriege 1870:'11. - (Fatti rimai;chevoli della guerra 18'10-'71). - Berlino, tipografia Liebel, 1904 . . • . . ,,

lT,4

1'7·1 1

l'i80

1!)61

J 9G4

19'70 l 9f.17

21 G!}

B. D. Mo!tkes Kri.egsgechichtlicheArbeiten. Der ita]jeniscbe Feldzug des lahres 1859 - Hera usgegeben vom Grossen Genera lstabe Kriegsgescbichtlicbe AbteiluQg I. - (Lavori storicomilitari di Moltke. La campagna in Ital ia dell'an no 1859 Pubblicazione della l• sezione di storia mi litare del o-rande Stato maggiore). - Con due carte d insieme e 25 s~hizzi. Berlino E Mittler e fig lio, 1904 Pag. 2354 B. D. - A . U. Edler von Othalom, I. R. capjtano del 140 battag lione Pionieri. - Der Suezkanal Mit 6 Kartènbei lagen . (Il canale di Suez . Con 6 carte). - Berlino e Vienn a .• tip.og-rafia A. Hartleben, 1905 . . ,; 2357 B D. - W. S taveoh agen. - Die en°·1ischen Krieo-shafen Plv0 moutil und Portsmoutb. - (I porti militart inglesi Pl;mouth e Portsmouth. Estratt,o dai Mitteilungen iiber Gegenstiln<le der Artillerie-und Géniewesens . .:.... Annata 1904· fase . X ) . . . . » 2359 Il . D - Die mil ita.riscbe Gefande-Beurteilung und Gehinde-Darstelluug. - Von von Rlidgisch, òberstleutnant. - Vierte vollstiindig urog·earbeitete Auflage von Rayle, Hauptmann und Lehrer an der Krieg·sschule Anklam. - '. L'apprezzamento militare e la rappresentaz ione de l terreno, pel te nente colonnello von Riidgisch. Quarta -edizione completamente riveduta dal capitano Rayle, professore alla scuola militare di Ank lam ). - Berlino, tipografia militare Lie. . . . • 2359 bel, 1904 B. D. - Alfredo v. Kr.1uss, tenente colonnel lo di stato maggiore. ' Lebren ans dem Russisch-turkischen Kriege 187'7-78. I. Heft. Bis zurn Gefechte {L Schlacbt) .bei Plevoa am 20 Iuli l S'i'i. - (Insegnamenti della guerra turco - russa del 18i7- 78. Puntata. I, fi no al combattimento (l" battaglia) di Plevna il 20 luglio 18'77). - Vienna, tipogra fia L, W. Seidel e fi g lio 1904 ,, 2360 0

21'il

Marina. 21 ì2

2 1'73

2 1'io

Marina (Francia). . Pag. 152 Costruzione d i imp iant.i refrigerant i accant o alle polveriere delle navi da guer ra (Germania). . . . » 167 Varo della· corazzata. " B » (Austria- Uog·heria) . ,, 773 F lottiglia danubiana (Austria Ungheria). _ ,. ·i 73 Viaggio all'estero della l" divisione della squadra (Aus tria - Ungheria) . » 'ì'14 i\Iarina (Francia). )) '77'7 Squadra. rinforzata per le manovre es tive (Aus tria-Ungheria). » 1154


XII

INDICE

INDICE

Radiazione di navi da guerra (Germania) . Pag. Grandi esercitazioni di sbarco combinate colle manovre imperiali » (Germania) . . . Ufficiali dell'esercito comandati sulle navi da g uerra (Germania) » Manovre nava li e manovre imperiali (Germania) . . . . · ,, Ordinazione di torpediniere per la marina Austro-Ungarica ad un· can tiere inglese (Austria Ungheria) . . » Scioglimento della squadra rinforzata e ricostruzione di quella permanente (Au~t ria -Ungh eria) . >> Computo degli effettivi io uom ini, occorrenti sul piede di pace alla flotta (Francia) . . . . . ,. Varo della nuova nave di linea « Deu tscbland " (G.erman-ia) >>

1166 1332 15'19 1789

Ì 9'i'7 19'78 1981 2372

Miscellanea.

i

Luciano Benoati, tenente colonnello d'artiglieria. La radiote legrafia militare (con due schizzi ed una illustrazione) Pag. 262 Nicola Maria Campoli~ti, capitano di fanteria. - Principi di psicologia militari desunti r!a lla g uet·ra Ang lo- boeraPag 272,671, 1086 Aumento delle guarn ig ioni nel T irolo (Austria-Ungheria) . . Pag. 554 Nazionalità rappresentate nell'esercito Austro-Ungarico nell 'anno 1900 (Austria-Ungheria). . . ., . . » 555 » 605 Giu~eppe Sa la, colonnello di fanteria. - La disciplina . G ug lielmo Lang, colonnello d'arti g lieria. - La corazza e l'arte della guerra . ,> t\4 7 Cam biamento di sede dell'Accademia militare te cnica (AustriaUngberia) . . . . . . » '771 Conferenze sulla legislazione del lavorq alla scuola .politecnica (Francia) » '7'74 La tariffa ferroviaria militare agli ufficia li in congedo (Frar cia) 948 ConveD'zione Anglo-francese (Fr anciaì. » 949 Inaugurazione di un ponte ferroviario sul Reno a Magonza (Germania) . . . . . » 116G Jniziativa antimilitare (Svizzera) . . » 1168 Aldobrandino Allodi, tenente generale nella riserva. - Alcune questioni di filologia militare e di ordinamento dell'esercito » 1660 Prof. Felice Pagan i. - _L a comba~tività umana » 1835 Aurelio F rignani, tenente di fanteria. - Importanza della diffusione delle cognizioni agrarie. nell ' esercito e convenienza che le det te cognizioni siano impartit e da ufficiali . ,, 18ìl Ricreatori m ilitari (Francia) . ,. 1979 Concorso di militari ad esercizi atletici (Francia). » 1979 Piccioni viaggiatori (Francia) . » 1981 Nicola Pascale, colonnello di fanteria. - Educazio ne ed istruzione 2045 delle reclute. . . . . . .

1

Esperimenti di telegra fia senza fili (Austria-Ungheria) . Pag. 1 fanteria. - Cenni di tattica psicologica . . . . . . . . . . . . .. » Enrico Fumo, tenente di fant!;!ria. - Castelli e fortezze veneziane nell'isola di Candia. (Con una pianta) . » Luigi Stampicchia, maggiore d'.artiglieria. Ed ucazione del soldato . . . . . . . . . .. . . . . . ·» Inseg namento della ginnastica e della scherma nell' esercito(Belgio) " Piccioni viagg ia tori (Svizzera) . . »

.1 Onorato Mang'.arotti, capitano di

.

'

XIII

.2177 21 9'7 2250 227\J 2369 2387

01:dlnamento. Un discorso d i lord Balfour sulla r iforma dell'esercito (Inghilterra) . . . . . . . . Pag. Enrico Malvani, capitano d'a rt ig lieria. - La promiscuità dei ser·vizi nell'arma d'artig lieria . . » Organico di pace de l corpo di stato maggiore (Austria-Ungheria) » Cavalleria dell'Jndo ·Cina (Francia) . . » L'esercito ing lese durante il 1903 (Ingh ilterra ) . . . . » Un discorao de l ministro della gue rra, mr. Arnold-Forster, sulla riforma dell'esercito (Inghi lter ra) . . . » Ordinamento dello stato maggiore generale dell'esercito (S tati Uniti , d'America) . . . . . . . » Riorgan izzazione de ll'artiglieria da campagna (Svizzera) . » 11 rapporto della commissione per il riord inamento del Ministero . Pag. 563, 952, dell a guerra (Inghilterra). Pag. Nomina dei membri dell ' « Ar.my Council » (Ing bilterri). Armata della Ma nciuria (Russia) . . . . . . . . . » Giusep pe Menarini, maggiore nei bersaglie>ri. - Il dilema d'Aml eto pei bersaglieri . Pag. 63 1, 827., Telegrafisti coloniali (Francia) . . . . Pag. Aumento delle .truppe di riserva (Russia) >> Artiglieria del corpo specia le delle g·uard ie di frontiera (Russia) » Nuova divisione di cavalleria (Russia) . . >> Riordinamento dell 'esercito e dei eervizi militari (Spagna) . . Uffic iali generali destinati in qua li tà di add etti agli ispettorati generali di cavalle ria e di artig lieria (Austria-Ungheria) » Formazione d i 11 squadroni treno di scorta (Austria-Ungheria) ». Riorganizzazione del l'esercito 1Belgio). . . . . » Esercito di campagna (Belg io) . . » Un ità combatt.e nti dell'esercito di campagna (Belgio) . . . >> N uovo corpo degli uffic iali di vettovagliamento (Austria-Ungheria) » Tru ppe indigene (Francia) . . . . • . · . . . . . . . . » . Corpo volontario di automòbilisti di Landsturm (Austria- Ungheria) »

168 234 345 34'i 356 858 363 364, 1333

573 576 1023 776 783 784 784 '785 936 938 940 941

944 1149 1164 1325


XIV

INDIO.i<:

INDICE

Formazione di una· nuova compagnia del Sa.b ara (Francia) . Pag. Ri assoldamenti nei reg·gio;ienti stranieri (Francia) . ,, Organizzazione, in caso di g uerra ·o di torbidi, dei doganieri e cacciatori forestali in Algeria e Tunisia (Francia) . . » Il r a pporto della Commissione Reale per la milizia e i volontaTi (Inghilterra) . . . . » Varianti apportate· ne'ua denominazione e nel completamento della divisione di batteria da montag·na (Aust ria-Ungheria). » Varian ti all'organizzazione delle truppe del Turkestan (Russia). » ,Formazione d i un quarto . battaglione d'~rtiglieria da fortezza a Vlad ivostok (Russia). . . . » Formazione di nu ovi battaglioni zappato ri del genio della S iberia Orientale {Russ ia). . . . . » Aldobraodino Allodi, tenente gene1·l\le nella riserva. ~ . A lcune quist ioni di filologia mili tare e di ord inamento dell'esercito . » Ultime riforme ne ll'organizzazione ne ll'esercito (Norveg ia) · . . » Riorganizzazione de i presidi delle Baleari (Spagna) . . » Trasformazione di briga te ordinarie in brigate da montagna (Aus tria Ungheria) » Reparti di mitragl iatrici e battaglioni cacciatori (Austria-Ungheria) >> Aumen to degli organici di pace nei regg imenti di fanteria e cavalleria della Lanclwehr cisleitana (A ustria -Ungher.ia) . » 01·ganizzazione e funzionamento delle società d i tiro e cli g innas tica (Francia) . . , . » P residi delle isole Canarie (S pag·na) . . . >J Crea zione di u na imperiale e reale guardia del corpo d i trabanti un g heresi {Aus tria- Ung·heria) . . » ,Riorg-an izzazioue della int endenza militare (Aust ria- Ungheria) » Cam bio d i den ominazione di r iparti di t ruppa.(Germania) » » Costituzione di riserve indigene nell'Indo-Cina (Pra.ncia) Passaggi di cìassi nei vari scaglioni di i;nilizia (Svizzera) . »

l 326 1328 1328 1369

15~7 1580 1580 1581

1660 1791 1792 197;2 1973 1~'14 19'19 1982 2178 2178 2180 2371 2386

Recluta.mento. Felice Santa ngelp, maggiore di fanteri a . -

La ferma biennale in Pag. D ichiarazioui. del ministro della g uerra prussiano, tenente generale von Einem, sul servizio biennale nell'esercito, sul reclutamen to regionale in Alsazia e Lorena e sul nuovo materiale d'artiglieria con affusto a deforma z;one e con scud i (Germania). » Istruzione letteraria degli inscritti cli leva .(Svizzera) . ·» Reclut amento. - Epoca e luogo del reclu tamento {Svizzera) » Germania.

521

558 579 583

~

Apwo vazione della legge pel contingente ungbere·se nell'anno 1903 (Austria- Ungheria) . . .Pag. , Antonio P erassi, capitano- medico. - Criteri di selezione da applicarsi ai difettosi d i vista . ,> Ordini di chiamata alle armi individuali per il contingente di leva (Francia) . » La riduzione del servizio militare (Francia) . . » Calcolo degli effettivi risultanti dalla legge dei due anni (Francia) » Altra proposta di legge per la riduzione del servizio mi li tare (Fran·cia) . >) Modificazioni apportate alla istruzione degli aspiranti ufficiali di complemento (Germania) . . . » Legge di reclutamento (Fra ncia) » R iassoldamento nei reggiment i stran ieri (Francia) ii Facilitata ' incor porazione di re::lute non atte a l servizio còll'arme e destinate a quello senz'arme (Germania) . Il progetto cli legge per la ferma d i due anni (Francia) . ·. JJ Incorporazione di reclute della nuova c lasse di leva (Germania) » Capacità fisica degli inscritti d i leva (Svizzera) . . . >> Modificazione apportata al reclutamento dell'86 regg imento fucilieri Regina (Germania) . " Nuova l egge di reclutamen to e creazione dell'artig lieria da campo nelle Landwe bren {Austria-Ungheria) » Org anizzazione del reclutamento e delle riserve indigene del l'Africa occidentale francese (Francia) ,, Org·anizzazi.one del recl utamento degli indigeni di razza annamita nei Tonchino e nell'Annara (Francia) . JJ Istruzione letteraria degli iscritti alla leva (Svizzera) . . i>

xv 'ì70 · 898

946 1154 1159 1160 1164 1326 1328 1332 1578 15'19 1581 2180 2365 2370 2.$71 2384

Scuole militari e corsi d'istruzione. Corsi d'info rmazione, is truzione, ecc., presso la scuola di ti ro di fanteria in Spandau-Ruh leben duran te l'anno 1904 (German ia). . . Pag. Servizi militari nel 1904 (Svizzera). Corso d'informazione per· generali presso la scuola .di tiro d'arti glieria da campagna . . ,. ,i Istruzione per l'ammissione alla scuola superiore di guerra {Fran.. . . . . . . » cia). Corsi d'istr.uzione per ufficiali subalterni presso le fabbriche d'armi prussiaòe (Germania). . " Riforme nelle scuole militari (Norveg·ia) . . » Corso d'informaz ione per genera.Ii ed ufficiali superiori presso la scuola cli .tir.o di .fanteria a Spandau (Germania) ,. »

354 588 780 1330 1332 1791 2180


XVI

INDICE

INDICE

Servizi d'intendenza. sanitario e veterinario. Luigi Gritti, capitano commissario. - Un nuovo regolamento per il servizio di commissariato milì tare in pace . . Pag. 222 Nuovo corpo degl i ufficiali di vettovagliamento (Austria-Uogberìa) » 1149 Cla ud io S fot·za, .colonnello medico. - Sulle conserve alimentari che si preparano in Casaralta (Bologna) per il Regio esercito . Pag. 1223, 1404

Storia milita.re e genera.le. Chi vi.gse la battaglia di Waterloo (Inghilterra)

Pag. 355 La guerra russo- . giapponese (con una carta del teatro della g uerra e · 11 schizzi) Pag. 446, 6110, 853, 103'1, 1248, 1428, l'ilo, 1912, 2100 e 2812 Alfredo Cajani, capitano di fanteria. - L'Indo-Ci na francese . Pai 1551 Lnip-i Paroni, C'apitano di fanteria. - Villa Glori . . . . . . » 1882 Vincenzo Rossi, capitano di stato maggiore. - ~a spedizione ing le~e nel Tibet. - Novembre 1903- settembre 1904 (con uno . Par;. 1944, 2l b2 e' 3335 schizzo) (continua) . Edoardo De Medici, tenente colonnello d'artig lieria. - La legione italica .da Digiooe a Trento (con due carte) . . . Pag. · 20'16 Felice Santangelo, maggiore di fan teria. - La relazione austriaca della battaglia di S. Martino. (Continua) . » 2305 Spedizione contro il Quanbama ed il Quamatas (Portogallo) » 2383 E U,)re Giardino, ca p:tano di sta.to. maggiore. -

Ufficia.li. Cambiamen ti n egli altì comand i (Aus tria- Ungheria) Pag. Addetti mi~itari aus tro ungari ci a Tokio (A ustria- Ungheria) » Numero ed anzianità dei capitani che nel corso d~l 1904 saranno chiamati agli esperimeo t i teoriço-pratici d'avanzamento al g rado di maggiore (Austria-Ungheria) » llfovimeot o nell'alto personale dell'esercito e della marina (Germania . . . . . » Ritiro di Lord Roberts dal servizio (Inghilterra) ,, Il nuovo capo di stato maggiore (Stati Uniti) » Cambiamenti n egli alti comandi (Austria Ungheria) » Movimenti negl i alti gradi dell'esercito bavarese (Germania) ,, Nuovo minis tro della guerr·a in Russia . » Ufficiali generali destinati in qualità di a ddetti ad is pettorati generali di cavalle ria e di arti g lieria (Austrla-Unghe1:ia) » Movimenti negli alti gradi dell'esercito (Germani~ »

346 554

556 557 575 577 770 '779 785 936 950

..

XVII

Promozioni del 1° semestre 1904 (Austria-Ungheria) . Pag. l 141' Modificazioni apportate alla istruzione degli aspiranti ufficiali di complemento (Germania) . » 1164 Movimento negli alti gradi dell'esercito (Germania) . . >> 1165 Nomine a sottotenente senza passaggio per le scuole militari (Fran~ J • 1~7 Corsi d' istruzione per. ufficiali subalte~ni presso le fabbriche d'armi pr1.1Ssi ane (Germania) . . . » 1332 ~ 1832 · Movimento negli alti gradi dell'esercito sassone (Germania) » 1389 Alberto Cavaciocchi. - Gli u.fficiàli di altri tempi Ufficiali di altre armi ai tiri collettivi della fante ria ·(Belgio) » 157'7 Ufficiali dell'esercito comandati sulle navi da g uerra (Germania) ,, 15'79 Nuovo invio di ufficiali te deschi nell'Estremo Oriente per seguire le operazioni militari russo-giapponesi (Germania) . . » l'i90 Cambiaioento. negli alti comandi dell'esercito e della marina (Austria-Ungheria) . . . . . . » 2177 Promozioni e moviinenti negli alti gradi dell'esercito (Germania) » 2179 Promozioni nel 2° semestre 1904 (Austria-Ungheriaì . ,i 2366 P romozioni e movimenti negli alti gradi dell'esercito germanico » 2372 (Germania) .

Notizie millta.rl estere. Austria-Unghèria.

Nuov0> cannone da campagna. Pug. >> B ilanci militari pel 1904 . » Organico di pace del corpo di stato magg iore » Cambiamenti negli alti comandi . . . . . Autori zzazione agli ufficiali ed uomin i di truppa della riserva quando sono richiamati alle armi durante l e manovre, d i interveni re con motociclelt.e ed automobili per essere impiegati come ufficiali {sottufficiali) ,l'ordinanza presso g li alti comandi . • Addetti milit ari aust:·o-ongarici a Tokio » Grandi manovre del corrente anno >J Aumento aelle guarnigioni nel Tirolo . . »· Nazionalità ra ppresent ate nell'esercito a ustro-ungarico nell'anno 1900 . . . . . . . . ·. )) Numero ed anzianità dei capitani ché nel corso del 1904 saranno chiamati agli esperimenti teorico-pratici d 'avanzamento a l grado di maggiore· . . . . . . . . . . . . . Cambiamenti negli alti comandi • . . · . : » Approvazione de lla legge pel conting.en te ungb eres.e dell 'auno 1903 »

·· -

341 341 345 346

34'i 554 554 554 565

556

"iiO '7'70


XVIU

IND.I CE

Cambiamento di sede· de ll 'Accademia mil itare tecnica . . Pag. 'ì'11 Decesso del generale di cavalleria principe Luigi \Vinùisch·Graetz, ispettore generale delie tr.uppe » '1'11 Esercitazioni di combattimento di gra ndi reparti della forza di guerra . » 172 V aro della corazzata B. )I '173 Flottiglia danubiana . » '113 Viaggio a ll'e,;tero della l • divisione de lla squadra austr,o-ungarlca , 'ì'74 Grande viaggio di stato . maggiore » 936 Ufficia li generali destinati io qualità di addetti agli ispettorati ge- · nerali di cavalleria e di ai:tiglieria » 936 Batteria di p rova di nuovi cannoni d i campagna » 937 Formaz.ione d i 14 squadroni treno di iworta . » 938 Alleggerimento dell 'equi paggiamento di guerra della fanteria . » ~38 Grandi manovre del corrente anno )) 940 Promozioni del l O semestre 1904 . » 1147 Nuo vo corpo degl i ufficial i dì vettovagliamento » 1149 Esercitazioni ae reostatiche nelle fortezze )) 1150 Bilanci militari comuni pel 1905 » ·1150 Squadra rinforzata per le manovre estive ' » 1154 Bilanci delle Landweb ren pel 1904 . 13'23 Esperimenti con og·getti di vestiario conf<!zionati con stoffe di differeoti co lori . )) 1'324 Esperimenti con equipaggiamento di g u erra alleggerito per la fan teria . >> 1324 Corpo volontario di automobilisti di Lanilsturm. " • 1325 Variante apport"ata. nella denominazione e nel comp!etamento dell a divisione di batterie da montagnà " 15i7 Esperimenti di tiro con nuovi cannoni. da campagna a l poligono di Felixdorf • l '187 Sospensione delle grandi manovre e delle manovre di campagna in alcun(cJrpi d'armata . » 1788 Distinzioni onorifiche a ll'8° reggimento d'artiglieria di corpo d'armata . » li89 Trasformazione di brigate ordinarie io brigate da montagna . 19'12 Reparti di mitrag liatrici e battaglioni cacciatori » 1973 Aumento degli organici di pace dei regg im~nti di fanteria e ca· va!l eria della Lan'.lwebr cisleita na ,> 19"14 Esercitazioni con artiglieria da campag·na e pesante in alta montagna . • 19i6 Modificazion i a l carteggio d'ufficio dei comandi, autorità 'El. truppe dell'esercito comune con le autorità civili dell'Ungheria >> 19i() Ordinazione di torpediniere per la m a rina austro-ungarica. ad un cautiere ingleso )) 1977

XIX

INDICE

Scioglimento della squadra rinforzata e rkostituzione di quella permanente . . . Pag. 19,8 '. Esperime nti di telegrafia senza fili » 21i'1 Camb iamento neg li a lti comandi dell'esercito e della ma rin a . ·» 21'17 Creazione di una imperia le e reale guardia de l · corpo di trabanti unghe resi, con sede a Budapest ,) 2178 · Rio rganizzazione della intendenza. militare ,, 21'18 Espe riment i per l'alleggerimento de llo equipagg iamento del soldato '' Nuova legge. di reclu tamento e ·creazione dell'artiglieria da campo nelle Landwehren • Promozioni nel 2° semestrn 1904 R iordin amen to de ll 'artiglieda da campo montata » B ila nci della Lendweh ren pel !9.05

2178 2365 2366 2368

2368

Belgio . Riorganizzazione dell 'esercito Esercito di campagna. Uoità combatten ti dell'ese rci to d i ca mpagna Ufficiali di altre arm i ai tiri co ll ett ivi de lla fanteria Nuovo regolamen to per le biblioteche reg·gimentali ·B il anc io per l'esercizio 1904 1nsegnawe~to de lla gin n a stica e della. scherma nello esercito Bilanci militari pel 1905 .

940 941 >)

,, >)

))

944 16'7'1 ]5i'1 1'188 2369

23'10

Danimarca. Cannone a t ir:> celere con affusto a deformazione advtta to in Danimarca . . Pag.

945

Francia.

I

Pag. Chiamate alle armi per. istruz ioni nel l ?04. » Jl:Ca rina. » Bilancio della guerra. >) Relaz ione su l bilancio » Consigli d 'inchiesta . >) Cavalleria c:!ell'lndo-Cina ') Stipendi e indennità nelle colonie » Bi lancio della ma rina. Con ferenze sulla legislazione del .lavoro alla scuola politecnica .. » Manovre coi quadri, viaggi e ricognizioni di stato maggiore nel 1904 ' » . )) Le g randi manovre Telegrafist i coloniali . )) Marina.

151 152 158 ]56 160

347 348 349 774 Y/5 7'15

'776 '1'11


xx

. INDICE

INDICE

Ordini di chia mata alle armi individuali per il contingente di leva. . . Pag. Progetto di legge per il computo degli anni di servizio degli ufficiali di commissariato delle truppe coloniali . ,. Aumento di orgànico nei quadr i dei medici militari » La tariffa forroviat'ia mili tare agli ufficiali in congedo . » Convenzione anglo-francese » La riduzione del servizio militare . .,_ . » Calcolo degli effettivi risu lt.an ti dalla legge dei due anni » Conseguenze finanziarie della legge . » Altra proposta di legge per la rid-uzione del servizio mii-i tare . » Impiego dei cavalli di proprietà dei riservisti durante le manovre. ,. Bilancio della marina. .. Truppe indigene » Legge di reclutamen to » Formazione di una nuova compagnia del Sahara. » Saçco a zattera per la cavalleria in Francia . » Nooo ine a sotto tenente senza passaggio per le scuole militari . » Riastioldamenti nei reggimenti stranieri. ». Attendenti e loro un iforme » Organizzazione in caso di g uerra o di torbidi, dei' doganieri e cacciatori forestali in Algeria e Tunisia. ,. No t izie sul 5° reggimento genio (zappato1·i-ferrovieri) » I11truzione per l'ammissione alla i!cuola superiore di guerra. >> li proge tto di legge per la ferma di due anni ,. Ricreatori militari . )) Conco rso di militari ad esercizi atletici . » Organizzazione e funzionamento dell e società d i tiro e di ginnastica· '> Computo degli effettivi· in uomini, occorrenti sul piede di pace alla flotta francese . » Piccioni viag~iatori . ., >) Organizzazione del reclutamento e delle riserve indigene del!' Africa occidentale francese )) Costituzione di riserve indigene nell'Indo Cina . ~ Organizzazione del reclutamente degli indigeni di razza annamita nel Tonchino e nell' Annam. »

946 947 948 948 949 ' 1154 1159 1159 1160 1162 1163 1,164

1826 1326 1326 1327

1328 1328

1328 1328 1330

1578 1979 1979 1979 1981

1981 2370 2371 2371

Germania. Bilanci preventivi de lla guerra pcussiano, sassone, wurttembergeee per l'anno finanziario 31 marzo 1904-1° aprile 1905 Pag. Bila ncio della guerra bavarese . » Modificazioni al cappotto deg li ufficiali prussiani ,, Costruzione di impianti refrigeranti accan to alle polveriere delle navi da guerra. »

162 166 1G7

167

Cordi di informazione, istruzione, ecc., presso la scuola di t iro di .• fan.teria in Sp~udau- Rubleben durante l'anno l 904 Pag. ·.Fabbrica di mitragliatrici in stabilimenti militari prussiani. » Movimento nell'alto personale dell 'esercito e della m!\rina . '> Discussione d~l bilancio militare prussiano, sassone e wurttemberghese pel 1904 (anno finanziario 1° aprile 1904- 31 marzo 1905) in seno alla Commissione del bilancio del Reicbstag. - Dichiarazioni del Ministro della guerra prussiano, tenente generale ·von Einem, sul senizio biennale nell'esercito, sul reclutamento region ale in Alsazia e Lorena e sul nuovo ·materiale di ar.tiglieria con affusto a deformazione e con scudi . " Mano vre imperiali per l'anno 1904. - Grandi esercitazioni di cavalleria, di pionieri, esercitazioni di attacco, ecc. . » Disposizioni ci rca gli attendenti e le ordinanze personali n Chiamata di uomini dal cong edo per prender parte alle man ovre imperiali ed alle g randi esercitazioni du rante l'anno 1904 . » Mov imenti negli alti g rad i dp,Jl'esercito bavarese . » Corso d'informazione per generali presso la scuola di tiro di artiglieria da campagna. » Generale Feldmarscball conte von Waldersee, ispettore g·e nerale della 111 armata (Hannover) . » Richieste nuove del bilancio della guerra prussiano, sassone·, wurtt emberghese (1° aprile 1904-31 marzo 1905) approvate dal Reicbstag » Rampari di Mainz e Kastel rad iati qua li opere di fortificazione. >> Mo.vimenti negli alti .gradi dell'esercito germanico ,; Modificazioni apportate alla ist ruzione degl i aspiranti ufficiali di c<>mplemento dell'esercito germanico » ì\fovi mento negli alti gradi dell'esercito g ermanico . ·» Tnaugurazione di un ponte ferroviario sul Reno a Magonza. » Periodo delle manovre imperiali . » Radiazione d i navi da guerra . >> Fac il itata incorporazione di reclute non atte al servizio coli' arme e destinate a quello seilz'arme » Grandi esercitazioni di sbarco com binate colle manovre imperiali. » Corsi d'istruzione per ufficiali subalterni p1·esso le fabbriche d'armi prussiane. » Movimento negli alti gradi dell'esercito sassone . » Ufficiali dell'esercito comandati sulle navi da guerra . Incorporazione ài reclute della nuova classe di leva . » Manovre navali e manovre imperiali » Nuovo invio di ufficiali tedeschi nell'Estremo Oriente per seguire le operazioni mil itari russo-giapponesi. »

X XI

354 354 55'1

558 560 G62

'i'18 'ì':'9

780 780

950 950 950 1164 1165 1166 1166 ]166

1332 1332 1832

1333 15'i9 1579 1789 1790


xxn

INDICE

Decesso del g·enerale di fanteria v\Tagner capo de l corpo de&"li ing-egoeri e pompieri ed ,ispettor e g·enerale delle fortifica:doni . . Pag. Promozioni e mov imenti negli alti g radi dell'esercito germanico. » Camb io di denominazione di reparti di t ru ppa . >> -;'v!odi ficaz iooe apportata al reclutamento dell'86° regg imento fucilieri Regina . » Corso d'.informazioòe per generali ..:_ed uffici aji superiori presso la scuola di tiro di fa nt·e ri a a Spandau . » Accenno sulle nuove propost e per l'esercito germa11ico, che saranno avanzate co! prossimo _bilancio. .» Morte del Re Giorgio di Sassonia ed ass un-zione al trono di Feder ico ,, A11g usto III . » Note into roo al nuovo progetto di legge sulle pensioni militari, elle. prossimamente sarà discusso al Reichstag· . >> Promozioni e movimenti negli alti gradi dell'esercito germani co " Varo della nuova n,we di li nea « Deut schland » »

Portogallo. 1791 2179 2180

.P.ag. )) ))

))

986 1167 1168 2383

Russi a. ·2180 2181 2181 2183 23'i2 2372

Un discorso di Loi·d Balfour sulla ri forma dell'esercito Pag. 168 Esami e p romozioni de gli 11:ffl.ciali. . )), 169 L 'avanzamento negli a lti ~radi della marina )) l'ì'l Chi vinse la battagl1a di Wate rloo. )) 355 L'esercito inglese durante il 1903 . 356 Un discorso del Ministro de lla guerra, mr. Arnold-Fors ter, S)llJa . ri form a del l'esercito · . n 358 Il rapport-0 della commissione per il riordinamen t() del Ministero della g uerra . » 563 Nomina dei membri dell' « Arrn y Council .. » 573 Ritiro di Lord Roberts da l servizio . " 575 Spese milit ari dell'anno finanziario 1903-19~4 » ;i'75 La 2• p~rte del rapporto de lla commissione per il riord inamen to del Ministero della guerra. » 952 La 3a parte del rappor~o della commissione pe1· il r iordinamento •> 1333 del Ministe ro de lla g uerra . Il rappo rto della commissione Reale pe r la mìliiia e i yo lont.ari » · 1369 Norvegia. · Pag. "

Armamento . Nuovo materiale per l 'artiglieria da campagna . Polve re per l'artiglieria. Spedizione cont ro il Quanhama ed -il Quamatas

2J80

Inghilterra.

Ultime r iforme nell'organizzazione dell'esercito norvegese Riforme nelle scuole militari .

XXIII

INDICE

1791 1791

Olanda . .

Cannone a tiro rapido . . Pag. 57G Dati relativi al nuovo cannone da campa.gna a tiro rapido, sistema Krupp (V. lUvista militare, 16 marzo 1904). . » 1167 Cannone da campagna a t iro ra pido, sistema Krupp . >> 1982

Pag . Cucine carreggiabili . » Bilanci militari per l'anno 19.04'. ,:. Armata della Manciuria . )) Ri chiami per istrozione. )) Au menti delle truppe di riserva » Artig lieria del corpo speciale delle guardie di frontiera. N uova d ivisione di cava lleri a )) Nuovo Ministro della guer ra . Varianti all'organizzazione de lle truppe del Tu rkestan " Formazione cli un quar to battaglione d'artiglieria da fortezza a Vladivostok " Formazione di nuov i battaglioni zappatori del · genio della Siberia Orientale. » ~

1'13 361 576 782 783 784 784 785 1580 1580 1581

Spagna.

Riordinamento de l l'esercito e dei serviz i militari Mat rimoni degli ufficiali Nuovo esplos.ivo . Riorg anizz,<Zione d ei presidi delle Baleari. Presidi delle isole Canari e

» )) )} J) ))

785 'i'87 986 1792 1982

Stati Uniti d'America.

Ord ina mento dello stato mag·g iore generale dell 'esercito . Il . nuovo capo di stato maggiore.

Pag. \)

363 5'i7

Svizzera.

Riorganizzazione dell'artiglieria da campagna Attendenti degli ufficiali montati · . Istruzione le t tE.raria degli inscritti di leva Reclutamento . . Epoca e luogo del r eclutamento . Servizi militari nel 1904 Riorganizzazione del! 'artig lieria da campagna Iniziativa an t imilitare Obici da campagna . Capacità fis ica degli inscritti di leva

Pag. » )) >) )) )) )) )) )) ))

364 578 579 583 583 588 1168 1168 1170 1581

-


XXIV

INDICE

INDICE

Modificazioni al ccdice penale militare Ric iclette delle sezioni ciclisti-m ilitari. Manovre i;>resso il Gottardo Istruzione lett,eraria degli iscdtti a lta leva Piccioni viaggiato ri .

Pag. )) ))

» ·»

!582 1793 1984 2384 2387

Indicé alfabetico dei nomi degli autori. Allodi Aldobrandino, tenente generale nella riserva. - Alcune questioni di filologia miiitare e di ordiname~1to dell'esercitq . Pag. 1660 A:ngherà Annibale Emilio, ca_pitano di fanteria - Il ciclismo nella · difesa nazionale . ,) 6~ B. D. - Recensioni 1904. - Dalla dispensa I alla X II (vedi Jet-. tera.tura militare). » Bargilli G. - Manoscritti antichi . » 1'"1 4 Benna.ti L._, tenente colonnello d'artiglieria. - La radiotelegrafià militare . >) 262 C. G. - La fortificazione improvv isata di fronte alle nuove artiglierie campali ;, 223() Cava.ciocchi Alberto. - Legg i, regolamenti ed istruzioni . " 5 Cajani A, capitano. - L·Indo- Cina francese. • 1551 Campolieti Nicola Maria, capitano di fanteria. - Principi di psicologia militare desu nti dalla guerra anglo-boera Pag . » 2'i2, 671 ·

e

1080

C. O. - Note statistiche. - Leva sui g iovani nati nel 1882. Pag . J 276 Càvaciocchi Alberto - Gli ufficiali d'altri tempi . » · 138\} Caviglia Enrico, maggiore · - Le rappreson tanze militari alle gare di tiro a segno . . . " 53De Medici Edoardo, tenente colonnello d'artiglieria. - La legione italica di Digione a Trento » 20'7() De Ross i Eugenio. - Dal Sempione al Cenisio per Ginevra » 100 Doueht, capitano di stato maggiore. - A proposito del treno Renard » 1208 Frignani Aurelio, tenente cl i fanteria.~ Importanza . della diffusione delle cognizioni agrarie nell'esercito e conveni enza cbe le dette cognizioni sieno impat·tite da ufficiali » 18'71 Fumo Enrico, tenente di ·fan teria . - Castelli e fortezze veneziane nell'isola cli Candia . (Con una pianta) » 2250 Giardino EttorEl, maggiore n€i bersaglieri. - La guerra russo giapponese. - Impressioni e notizie rnlle operazioni (con una carta del teatro della guerra e 11 schizzi). Pag. 446, {i90, 853, 1037, 1243, 1428, 1710, 1912, 2100 e 2312

xxv

Gl'i tti Luig·i, capitano commissario. - Un nuovo. regolamento per il servizio di commissariato mili t are in pace . Pag 222 Lang Guglielmo, colonnello d'artiglieria. - La corazza e !\irte della guerra " 647 Malvani Enrico, capitano d'artiglieria. - La promiscuità de i servizi nell'arma d'artiglier ia . ,, 234 Mangia.rotti Onorato, ·capitano di fanteria - Cenni di tattica psi~ cologica . >> 2)9'7 Ma.razzi Fortunato, generale - Quanto costa l'esercito . ,, 381 Menarini G. ,· magg iore nei b'ersaglieri - li dilemma d'Amleto Pag. 631, 827 e 1023 pei bersaglieri . Mossolin E., tenente colonnello. - Le mitragliatrice nell'avan scoperta . » 1805 e 20.25 N . N . -- Fanteria ouov,, . 22 Nullo Carlo, maggiore d'artiglieria :- Le idee attuali nen'impiego dell'artiglieria nel combattimento » 1189 P agani prof Felice - La combattività umana » 1835 Paroni L. , capit.ano. - Villa Glori » 1882 Pasca.le N., colonnello . - Ed ucazione ed istruzione delle reclute >) 2045 Parassi An tonio, cap'tano medico. - Criteri di selezione da applicarsi af difetti di vista. >) 8\JS Prig·ht U. - La q uestione de i quadri in feriori . 189 Prig·.ht U. - Saggio critico sui principi che regolano le carriere militari ,, 805 e 997 Rossi Vincenzo, capitano di stato maggiore. - La spedizione inglese nel T ibet. - Novembre 1903-settembre 190,1 (con uno schizzo fuori testo) (Continua) Pag. 1944, 2152 e 2335 Sala G., colonnello. - La discipli na . . Pag. 605 Santangelo Giuseppe, capitano. - Cose di tiro . » 34 Santangelo Felice, m~ggiore di fanteria - ·La ferma biennale in Germania . » 527 San:.angelo ·Felice, maggiore di fanteria. - La relazione austriaca della battaglia di San Martino. - (Continua) . • )> 2305 Segre Roberto, capitano d'artiglieria. - ' Circa il t iro d'artigÌieria / nelle pianure fortemente coperte . » Segre Robe rto, capitano d'artiglieria. da campagna. - Jl nuovo assetto difensivo della Germania al confine francese . » 328 Sforza Claudio, colonnello medico, direttore di sanità del IV corpo d'arrr1ata. - Sulle conserve alimentari che s i preparano in Casaralt.a (Bologna) per il R. esercito. pag. 1223 e 1404 Schenoni Angelo, tenente colonnello di fanteria. - Della celerità del tiro inug-erra Pag 1692


XXVI

INDICm

Stampiccbia Luigi, maggiore d'artiglieria . - Educazione del sol dato . Pag . :2279 >) 19\)7 Sticca Giuseppe, tenente. - I nostri scrittori militari X. - La legge sullo stato deg li ufficiali in stato d'accusa . 947 1649 X . - La legge sullo s tato degli ufficiali . **â&#x20AC;˘ - La cimosa. lit tora ne a dalmata ed il mare Adriatico Pag. 291, 494. 1117, 1492 * *- - Luigi Chiala. . .. . . . . . . . . . Pag. 497 Zunini C, capitano nei beraaglieri. - L'addestramento della fanÂŤ 1597 t.er;a nel ti ro col fncile . .

.

.

/

I


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
RIVISTA MILITARE 1904 TOMO IV by Biblioteca Militare - Issuu