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RIVISTA MILITARE 1885 TOMO III

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RIVISTA MILITARE -

ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILITARE

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Serie III. -

Arino XXX

Tomo III.

ROMA, 1885 VOGHERA CA RLO, T IPOGRAFO-EDITORE

Via Nazionale.

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LA

DIFESA DI UNO STATO COME LA INTENDIAMO NOI

Proprietà letteraria.

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Il lettore si immagini schierali dinnanzi a sè tutti i grandi capitani che illustrarono l' umanità. dai tempi più remoti ai più recenti; e si immagini di poter otlenere da ciascuno di essi la soluzione del problema cli una guerra clell' [tali a nelle sue condizioni attuaii con una delle potenze confinan ti. Non v'è dubbio che le varie soluzioni ollenute per questo modo non sarebbero eguali fra di loro: anzi, tutto porla a supporre che ve ne sarebbero delle disparatissimo. · Contuttociò nessuno oserebbe dire che tra le varie soluzioni ve ne sarebbero di quelle non plausibili; anzi diremmo doversi ritenere tutLe egualmente plausibili. Questa piccola premessa fu posta qui solamente per confermare un principio che nessuno contesta: cioè che nei problemi attinenti a tose di guerra, ovvero a cose in cui l'elemento « uomo » ha il predominio, ed in cui cioè la risposta non può concretarsi in numeri, non vi è soluzione pcrfell.a ed assolnla; e non vi è neppure soluzione che si possa classificare come la migliore fra lulle. La sohi classificazione che ~i nostro giudizio si può fare è questa di chiamare clottl'inarie tutte le opinioni che non portano la firma di un grande o almeno di un provello generale, e non dottrina1·ie le altre . Il tenente colonnello Perrucchetti nel suo libro: La di{esa dello


6 LA DIFESA DI UNO STATO COME LA INTENDIAMO NOI

J~:~'1::::L!ei!::~c: i~el numero dei ~ottrinarì quelli che non divie ch i è con Iui. ' p r conseguenza i non do Urinari sarehboro lui

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mobilitazione, all'a.=ione della nostra flo tta nella difesa generale dello Stato - problemi tuLli che si tende · a voler risolvere come tanti problemi per se stessi senza accorgerci che con ciò corriamo dietro ad una soluzione praticamente impossibile e fun esta - o spariscono>o conservano solo la parLe slrettamente legala all'obbiettivo concreto della difesa: battere l'esercito nemico. In altri lermini, cogli occhi fissi a questo obbiellivo , si elimina tutto ciò che diminnisce o potrebbe dim inuire sul campo della battaglia decisiva il rapporto delle nostre forze rispetto a quelle del nemico; e si Lien conto soltanto di ciò che favorirebbe l'aumento di questo rapporto . Cercheremo di ch iarire questa idea con esempi concreti, e punto per punto.

. Trovandomi io, su alcuni punli del suo libro . del suo, mi approprio la qualific d. d . . , m _un campo diverso dargli ragione, ma solo per m l~ i o1trinar10; erntendo con ciò di l\i. . e a. l riservo di dargli raoione er I' I . i • mostrato che le idee d· 1°. P a Lia meta, quando m1 avrà di' a u1 sostenute ~ono · Il d.I . . •' que e uomm1provetti nelle cose di guerra. Ladimosl.razione dovrebb e natural .. ed appunto , come d'ice esso errreornme . mente essere chiara e precisa, 0t · O . e J1~ q~rnlche pagina del suo libro, non di quelle che <:i b b ' cercate ed accomodate ad. asdanlol su c1 l.az1on1 artificiosamente ri. uso e a lesi eh · · . ev,1are dal can to nostro oon· . I . . e s1 so~L1ene. Anzi pel' rinuncieremo benchè laot r p~~rco o ~1 lllCOtTere m simile difetto , entaz1one sia "Tand · .· d ' . . h •· o '. iss1ma, al mettere avanti opinioni e nom1· d1· . uom1m c e ce t a1 nostri ragionamenti un col ··t r am?nte potrebbero dare o1 i o meno dollrrnario

IL Difensiva. ed offensiva..

I.

Supponiamo il caso di guena tra Francia e Italia ( I). È opinione di molti che una potenza, per quanto può, debba ap pigliarsi all'o[ensiva, cioè cercare di portare la guerra in territorio nemico . Ebbene la guerra d'invasione, che in Lesi generale riconoscia~o essere per se stessa un coefficiente di villoria, nel caso che abbiamo suppo·;to, non ci sembra più tale. Secondo il noslro avviso, il vero vanlaggio della. guerra offensiva, cioè il vantaggio che nella maggior parte doi casi domina e supera gl i svantaggi ad essa inerenli, sta in ciò, ché chi invade il territorio nemico sa precisamente e anticipatamente cos:vvuole e dove tende; ed in conseguenza, al pari dell'allaccante sul campo cli battaglia, è

11 problema della difesa di un0 Stato n . ' . . . . oi l JOlend,amo rn modo semplicissimo· batt&l'e l'es . ·i . ·• e1 ci o neniico. . . Batterlo vicino alla frontiera o dHa t . :> n e, m terr1lor10 suo o nostro, poco imporla.

?1:n, è evidente che il raoaiuncrim, . . . puo in alcun modo essere "~1~re1tt·t ento cl, questo obb1ell1vo non Jl f ~ IO. . . . attore massimo, il fattore ris ettO 1 · a quale tutti gh altri sono trascurabili il fattore posit'1 . 0 aumentare Ìa probab,·1 1·, ,\ d. : s~ quale ci è lecito far cnlcolo per I iaocr1unoerlo Sl prima linea. r,i:, a neI nostro esercito di

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Intesa in questo modo la difesa del! S . . nenti all'offensii;a o difens . t < • o tato, , van problemi alti8 cosiie.ra alla cli/' d ll wa ~·ategica, .alla difesa peninmlare e . ' esa ,e e grancli città d · 1. ll . . i ma e, a_ a d-i(esa inte1'na, alla cl1,{esa della capitale . all t ·r. ' a c11,esa dette frontiere terl'estri, alta

(i) Prima di continuare, l'autore <lei presento scritto si troq in obbligo di dichiarare, cho se sovente ha qui crocluto di prÒndere iQ cousiderazione l' ipotesi di una guerra tra F1·ancla e ltali,i, lo rcce perchò i1 sno concetto applicato a quos ta ipotesi emergo in modo più semplice, più chi aro, più generale; mentre non esita ,unanifeslMe la sua speranza cho tale eYen tualita non abbia mai a realizzarsi; ritenendo egli una guerra nostra colla Francia una disgrazi1t, Poco 01eno di una guerra civile.

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LA DIFESA DI UNO STATO

generalmente meglio in grado del difensore di alire colla massa delle sue forze rinnite e quindi di raggiungere i' obbiettivo finale : · bauere l'esercito nemico . Ma poiché poco importa battere il nemico sul Rodano, sulla Senna, in Piemonte, in Lombardia o nell'Emilia, la quest.ione non si presenta più sotto la forma se convenga meglio la guerra offensiva o difensiva, ma bensì: dove l'esercito nostro di prima linea ha razionalmente maggiori probabilità di raggiungere l'obbiettivo finale. Ed allora, tenuto conto delle condizioni di forza maritLima e terrestre di prima linea della Francia e dell'Italia, e tenuto conto ·essenzialmente delle condizioni geografiche e stradali dei territort finitimi delle due potenze, a noi pare doversi propendere: primo, per la convenienza per l'Italia di attendere in casa sua l'esercito nemico; secondo, per la convenienza di attenderlo in Piemonte. Ciò naturalmente non vuol dire, che, se eventualità di guerra ci imponessero o consigliassero di agire oJTensivamente, si debba rinunciare di farlo; tanto più che in qu esto caso dette eventualità pe- . sando in nostro favore, potrebbero dare alla guerra offensiva vantaggi maggiori di quello che normalmente l'Italia può attingere da una guerra iniziata difensivamente.

III. Difesa peninsulare e costiera.

Indipendentemente.dalle considerazioni finanziarie, ed unicamente in vista delle considerazioni militari, tutti sono d'accordo nel ritenere, che il numero delle piazze forti deve essere limitato allo stretto necessario; e ciò essenzialmente perchè esse assorbono delle forze che potrebbero essere molto più utilmente ìmpiegate sul campo di · battaglia. . Se non che, col concetto che molti hanno di poter fare assegna- . mento per la loro difesa sui 4-00" o 500 mila uomini di. milizia mobile e territoriale che si calcola di poter inquadrare, questo minimo diventa talmente largo da non poter stabilire in base ad esso un cri-

COME LA INTENDIAMO NO I

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terio qualsiasi sul numero di piazze che potremmo o dovremmo avere. Ed è perciò che non ostante tutl.e le considerazi1mi militari c.he ·consigliano a limitare il numero delle piazze forti , crediamo che, se- non fossero d'ostacolo le molte centinaia di milioni che il ministro delle finanze non può concedere, non vi sarebbe in Italia punto o linea giudicata in qualche modo militarmente importante, ove non si stessero erigendo delle fortificazioni. • Non. occorre dire che partendo noi dal concetto comune, che le fortificazioni devono essere un minimo; e tenuto conto che gli eserciti di 1a linea di oggidì sono già troppo grossi, perchè nell' ~nimo di chi ha fatto e visto la guerra da. vicino sussi;;ta la fiducia che la difesa di una piazza possa ancora trovare ali' infuori dì essi gli elementi necessari per una resistenza veramente efficace e vantaggiosa; il min imo di cui si tratta riuscirebbe per ciò solo assai più limitato, in quanto che I' inconveniente di distogliere dei battaglioni, delle divisioni, dei corpi d'armata di prirpa linea dalle operazioni di guerra decisiva per sperderli in presidì, avrebbe tuLto il suo peso. Ma ci si osserva: bisogna distinguere le piazze che si trovano più o meno avanzate verso la fronti era minacciat9-, da quelle che non vi si trova~u; e queste ultime bisogna distinguerle ancora a seconda della loro maggiore impo1:tanza.' sia relativa, $ia assoluta; ed allora tenuto lonto della classificazione che per tal modo verrà a risultare si provvederà di prima difesa, con forze dell'esercito permanente, soltanto quelle piazze sulle quali pende una minaccia immediata. Le altre piazze basterà che abbiano un presidio di sicurezza più o meno limitato, secondo la loro importanza e secondo i casi di guerra; e così per molle di queste piazze, i presidi potranno benissimo essere di milizia mobile o territoriale. A quesLa osservazione a noi sembra potersi rispondere: 1 1° che la classificazione di cui si tratta non è cosa da potersi fare in modo semplice e sicuro'. .2° che I' economià di forze dell'esercito di prima linea. sarebbe più apparente che reale; giacc.hr dovendo necessariamente ammettere J'jpotesi che anche le piazze presidiate da milizie debbano essere o prima o poi in grado di resistere validamente e lungamente, · bisognerà purn pensare al momento in cui si dovrà venire in loro aiuto con forze competenti dell'esercito di prima linea . E come s.arà 1


COME LA 1:-iTEKDIAMO KOl L,\.

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DIFESA DI

u~o

STATO

possibile oltenere ciò per i punLi fortificati tanto della costa quanto dell'interno della penisola e della Sicilia, senza mantenere nelle valli dell'Arno, del Tevere, del Volturno e dell' isola çlei gl'ossi distaccamenti tolti dai nostri -1.2 corpi d'armala? ·. Consideriamo il caso concreto che abbiamo preso ad esempio. d1 una !!uerra colla Francia, e supponiamo costruite tutte· le fortificaziont' permanenti proposte per la difesa costiera e dell'intero? d_ella penisola. Si può .valutare che una fo rza d_i ci_rc.a il quarto .a.e~!' int1e1:o esercito permanente dovrebbe fin dal pr1nc1p10 delle o_s1il1ta, es_s~te distolto dal grosso del!' eserci to d'operazione, e lasciala sudd,v1sa nella pat'te peninsulare ed insulare d'Italia; per questo solo che, una volt.a che le piazze forti ci sono, si è attratti a provvedere alla loro dil"esa efficace. E questa attrazione di cui la storia è riccad'esempi , è giustiftcata da ciò che la perdita di una piazza può anche solo come ·fatto montle avere grande influ enza. i\la qui ci sembra sentit'Ci fare un'altra osservazione, ed è, che dovendosi provvedere contro l'eventualitit di uno ~ba'.·co s_ull~ ~os~e peninsulari ed insulari del l' Italia, l' avere delle lort16caz1on1 s., n ~ duce in sostanza non già ad uno sperpero ma ad una economia d1 forze; poichè è coll'appoggio cli esse che sarà possibile_ diminuire il · quantitativo di Lrnppe dell'es~rciLo permanenl~ necessan o a far fronte ad un arosso sbarco del nemico a sud del bacmo del Po. l Contro questa osservazione la quale nel cnmpo Lcorico 1a un valore incontestabile, mollo ci sarebbe da rispondere qualora colla storia alla mano, si volesse ricercarne il valore nel campo pratico ; ma la ri sposta più semplice è quella appunto che ci ricondl1Ce al nostro pun10 di partenza, ali' idea unica alla quale è ispirato lutto . questo scritto . La difesa delle coste non si deve posare come un problema per se stesso. È un accessorio del problema della difesa generale dello stato, il qual problema come abbiamo. eletto, si concreta.per noi nella formala: battere l'esercito nemico. Or bene, siccome per battere l'esercito nemico la prima condizione è quella d; avere l'esercito nostro riunito, cosi senza en trare in merito sulla possibilità o probabilità di un grosso sbarco _sulle nostre coste peninsulari od insulari, non vi può essere per noi ragione al mondo per di staccare fuori del raggio dello schieramento è)

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strategico del gt'osso del nostro esercito un solo batlaglìone di prima linea; ed è appunto per allontanare sempre più questo pericolo che non vorremmo avere piazze fo rli o fo rtificazioni permanenti por la difesa delle cosle fuor i di questo raggio. Una tale esclusione la crediamo tanto più necessat'ia per l'Italia per la probabilità che ha di trovarsi di fronte ad avver::;ar!, contro i quali le sat'ebbe impossibile sostenere la lolla a parità di forze sn tutti i punti. Che se la nostra floLta e gli altri elemen ti di.difesa, all'infuori del nostro esercito permanente, non sarann o riusciti ad impedire uno sbarco, o a rincacciare il nemico sbarcato sulle coste toscane, romane, napoletaue o sicule; le sori.i della guèrra rimarranno pur sempre intalte fino a tanto che io talla ed in ti era sarà la massa delle nostre fo rze di prima linea. ~et caso cli guerra che abbiamo preso ad esempio, il so!o gn:>sso sbarco che l'Ital ia dovrebbe cercare d'impedire tt qualunque costo, e quindi se sarà necessario, anche coll 'impiego di truppe dell'e~erci to permanente, è quello che il nemico potrebbe tentare sulla Riviera di ponente; poichè è solamente per questa via sussidiaria della linea d'invas ione della Cornice che è lecito alla. Francia sperare cli poter far concorrere ad uno stesso obbiettivo le sue truppe sbarcate colla ma.ssa dell'eserci to in vaden te pro veniente dall e Alpi. E poichè all'infuori di Genova, la quale, anche come si trova, non potrebbe ritenersi obbiettivo di facile raggiungimento e favore~ vole alle operazioni cui tenderebbe un gro:;so sbarco fatto colà, non vi sarebbe a nostro credere, lungo la riviera di ponente, che un brevissimo traLLo cli co,La il quale presenti al nemico i requi siti a ciò necessari ; co:;i di L11tte le halleric ed altre opere perman enti che si vorrebbero costl'uire per la difesa delle coste, le sole che ri terremmo oppot'tune sono quelle a,-enti per·scopo la difesa di dettoIratto .


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LA. DIFESA DI Ut\O STATO COJ!E LA IN'rENDIAMO NOI

IV. Difesa. delle grandi olttà. marittime.

Quanto ::ibbiamo detto nel capo precedente rigua rdo alla difes;i delle coste in genere crediamo si debba applicare senza eccezione ed in modo assoluto, anche tti punti costieri ove esistono ciuà e po rli importanti; perchè rispetto al problema della difesa generale dello Stalo quale a noi si presenta, non vi è motivo per considerare le nostre grandi cillà marittime altrimenti che quali punti di sbarco, e in relazione al peso che potrebbero avere sul teatro principale delle operazion i le trnppe ivi sbarcate. Senonch(\ anche senza l'idea di uno sbarco, molti an imi in I talia sono atterriti al pensiero dei danni che una flotta nemica potrebbe recarci col sempliCie bombardamen to cli dette cillà; e non comprendono come uno Sta to possa rinunciare all'impiego di tulli i mezzi che l::t fortificaz ione e l'artiglieria hanno escogitato per impedire che un tale malanno abbia a verificarsi. Quc~ta preoccupazione fu ed è, come è noto, argomento di ampie e clolte discussioni, e si collega al problema eterno della gara tra i mezzi d'allacco e quelli delln, di fesa. Però è certo , che al punto in cui si tro\'a il problema la conclusione logica sarebbe che il solo me7.zo concreto ed efficace per impedire il bombardamento delle nostr·e prin cipali ctttà di mare sla nella nostra flotta . Quesla conclusione riposa sul fatto on-io per se ste:;so che mentre una Hotta può concentrare iI fuoco delle sue corazrnte contro Genova, ~apoli, Palermo, ccc, dalla distanza di sei, otto e più chilome·1ri colla quasi certezza di non sp1·ecare un sol col po: anche le l)iù grosse artiglierie cli terra si trovano a tali distanze, ed anche a distanze molto minori, quasi impotenti contro di essa, perchè la pote1mi perforatrice delle artigl ierie conlro le odierne corazze non può ri tenersi efficace al di là di un chilometro; ed essenzialmente perchè

il grado di pro!:>abilità di colpire una nave a grande distanza è cosi piccolo, che anche con un numero massimo di pezzi il concenL1:amenLo d'artiglieria che si potrebbe ottenere cont.ro la flotta nemica sarebbe sempre insufficiente per sperare di poter controbattere efficacemente il fuoco di· questa. Ma supponi amo pure che le forlificazioni di cui si tratta possano effeLLivamente giovare ad impedire il bombardamento delle nostre più importanti citlà marittime; supponiamo rirnlto in modo pratico e realmente emcace il problema tanto importante del calcolo delle distanze combinalo col puntamento contro navi in moto; supponiamo che l'idea del tiro curvo, sostituito in massima a quello di lancio, possa in reallà riuscire di pratica attuazione e segnare un passo importante in favore della difesa da terra; supponiamo inCìne tutto ciò che si vuole, ma cena.mente non si può spingere la supposizione sino al p~rnto di credere che con nuov.i perfeziona~e~ti ~ ritrovati le artiglierie da term pcjssono dare fonduta guarentigia eh impedire o molestare con sul!cesso il bombardamento delle nostre più importanti città di mare, senza spendere nell e fortificazioni ed armamenti a ciò necessari molte centinaia. di milioni. Epperò, anche sotto raspello dei danni materiali che recherebbe allr.. nazione il bombardamento delle nostre grandi cii.lit marittime, non v'è dubbio che facendo il calcolo dei milioni cerli che bisognerebbe sborsare subito affine di prevenire qnesti danni, si è portati a concludere esservi tutta convenienza, anch e avendo fiduci~ nell'ef{ìcacia dei mezzi d'impedirlo, di correre il rischio del bombardamento. Ad ogni modo, anche in questa questione la ragione capitale, la quale ci sembra dovrebbe bastare a per~uaderci di non preoccuparci clel bombardamento cui possono essere soggetti i nostri_~rincipali porti commerciali , è che un ul fai.lo non pesa nell,ì. decisione delle soi'li della guerra, o tntlo al più non potrebbe avere che un peso trascurabile, ri,;petto a qrtello ch e avrebbe la distrazione di forza, alla quale, per impedirlo, si andrebbe incontro.


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COME LA INTENDIAMO NOI

LA DIFESA DI UNO STATO

V. Difesa. interna. e di!lla. ca.pitale.

. Il tenente colonnello Perrucchetti nel suo libro La difesa dello

Stato tra~talungamentedelle fortificazioni combattendo i pregiudizt

che molti hanno contro di esse. Se non c'inganniamo, il nodo del ra.oionainento dell'ea re<>10 a· t 01. · . . au _ 0 e e_ que~to ..«. · ... sta bene che lo studio della storia dimostri le « fort1fica~10n1 essere sLate molle volte piuttosto di danno che di « vantagg10; ma se noi analizziamo caso per caso vediamo che la « colpa non · · ma ,, · alle fo,·t·fi 11caz1on1, . è .mai o quasi mai da· attribuii·•, « a~ ~rTori de, _capi, all'inabilità dei comrmdanti di fo,tezze di ser« v11·s1 convenientemente di esse , in una, pai·ola · , , a ca use accr. « dentah. · << Una deduzione contro le fortificaz ioni fatte in base ad una tait « P'.'emess~ ?arebbe ~ome dire che se Giuda non avesse trovato una « pianta ~1 fico_nons1 sarebbe appiccato; sarebbe come dire che bi« so~n:1 ~·u1unc1are a certe armi percbè possono tornare a danno di << chi le impugna». . Riconosciamo esatta la prima parte del ragionamento, ma trov1a~o n~n perfetlamente esatLi i paragoni; e conseguentemente non a~pl~cab rle ali.e fortezze .la deduzione che dai paragoni citati si deve trnr1 e. Perche Ja ~eduzione fosse applicabile, bisognerebbe credere ~ e'. sembra a noi, nes~un uomo di buon senso può farsi una tale 11Iu_s1one ~ che n~ll~ guerre venture non interverranno delle cause acc1dental1 d altri· ana·1oa Ili· · ste--· . . e non. s1 nprodurranno que·a1 o1 :;~1 o erron per I crual, la storia del passato-dimostra come in m it· '." · o 1ss1m, · r ·e· . . . cas, 1e orti 1caz1on1 riuscirono inutili o dannose . . Quindi è solo il numero di questi casi, o piuttosto il rapporto lra ti numerQ del!e volte in cui è lecito ritenere che le piazze forti fu~ rono vantaggiose per le sorti final i di nna guerra e quello in cui n_on lo_ furono che potrebbe darci un elemento per un'utile deduz,one ,n loro favore o disfavore. I')

Se noi cerchiamo di scoprire questo rapporto nelle campagne combattutesi dall'epoca napoleonica in poi , cioè dall'epoca in cui le guerre banno preso il carattere che hanno tuttora, il risultato è senza dubbio sfavorevole alle piazze forti. Epperò la deduzione che colla storia alla mano si può fare, è al più al più questa- non essere lecito attribuire alle piazze forti destinate alla difesa interna un ,,alore realmente tale da far c~mbiare le sorti di una guerra - . Ma che dette piazze abbiano un peso trascurabile o quasi trascurabile nella bilancia che decide della sorte finale di una campagna, lo farebbe supporre il fatto che molti fra coloro stessi che di esse hanno grande stima, e fra questi non escludiamo il lenente colonnello Perrucchetti, propugnano al pari di quelli che non sono della -loro opini one, la guerra d'invasione, cioè a dire una guerra in cui non solo si rinuncia al vantaggio delle piazze forti, ma di nostrà sponta11ea volontà lo si concede al nemico. · Ciò non toglie alle piazze forti il merito di avere molte volte, e certamente più del 50 per cento delle volte, contribuito a prolungare la lolla fra due eserciti; ma aggiungiamo , clre, prolungare la guena, non è per se stesso un obbiettivo che una nazione possa razionalmente prefiggersi : tanto più che in sostanza ed in ultima analisi un tale prolungamento finisce per ridondare a danno del vinto; danno non solo mater:iale per le condizioni più dure che in questo caso imponà il vincitore, ma anche morale; in quanto che più le guerre sono lunghe, e più si rende dif'.lcile e lontana la possibilità di una rivincita. In altri termini, noi siamo persuasi e convinti che un esercito il quale è ridotto al punto di dover alle sue piazze forti il prolungamento della lotta, si trova per ciò solo in condizione tale da esservi per lui tutta la convenienza: a rinunciare per il momento alla lotta, per apparecchiarsi a ricominciare poi una nuova guerra. Dall'altra parte le fortiucaz ioni permanenti dovendo a:ver di mira un futuro cbe può essere anche lontanissimo, ne viene il dilemma: o erigere le piazze for ti secondo un piano di guerra. preconcetto, e conseguentemente senza alcuna probabilità che il piano al quale fu subordinata la scelta dei punti e l'entità delle opere possa esse:·e quello che al caso pratico vel'l'à applicato; ovvero erigerle indipen1


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CO)lE LA INTEND1.UIO NOI

LA DIFESA DI UNO S'l'ATO

dentemente da un determinato piano di guerra; il che conduce per la fo rza delle cose, a tener conto dei vari concetti che ciascun ge nerale chiamato a dare il suo parere, si è formato sul miglior modo di condurre le operazioni militari nell'interno dello Stato, e conseguentemente alla moltiplicazione dei p1mt.i e delle linee da forti ficarsi. È nel secondo dei due inconvenienti segu,ila.Li, e precisamente in quello che, a nostro avviso, riuscirebbe il più pernicioso, che crediamo fin irebbe per cadere l'Italia, se si dovessero erigere tutte le fortificazioni ritenute necessarie per la difesa interna dello Stato, e che commissioni competenti slaìrno escogitando da oltre 20 anni. Comunque sia, in ambo i casi non si può mettere in dubbio, es- · sere quell i cui si va incontro gravissimi inconvenienti; i quali uniti ;tlle molte controversie e dubbi di natura tecnica che oggidì più che mai regnano nel campo della fortificazione, costituiscono un altro ' punto debole intrinseco del!e piazze forti interne. Per le idee generali espresse in principio, e dopo quanto si disse intorno a questo argomento, sembra a noi che, praticamente, e tenuto conto altresì della nessuna probab ilità per l'Italia di poter far calcolo, anche in una guerra non tanto vicina, delle nuove piazze forti . di cui si vorrebbe dotare, la soluzione migliore, la quale, pare, potrebbe essere accettala da lutti sarebbe: abbandonare l'idea di erigere nuove e costose piazze per la difesa interna, e limitarci a riunire fi n dal tempo di pace con una certa larghezza e in determinati punti il materiale mobile occorrente, per procedere spedito alla costruzione di ponti militari e di opere campali là dove la situazione di guerra lo consiglierà; e là dove, a suo tempo, verrà fissato dal comandante in capo. · In quanto ad opere permanenti riterremmo sufficiente la costruzione di alcuni tr,rnchi di strada e di alcuni -serbatoi d'acqua in talune regioni del versante padano appenninico, le quali potrebbero divenire teatro di operazioni importanti . Nè crederemmo doversi fa.re un'eccezione per Roma, se la questione non fosse oramai già pregiudicata dallo stato in cui si trovano le nuove fortificazioni di cui si è credulo doversi dotare. E però coerentemente al concetto espresso, che è per noi profonda convinzione, intorno al modo col quale si deve intendere la difesa dello Stato, ci

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limitiamo per ciò che riguarda la capitale, ad un voto : ed è che per la difesa di essa come per la difesa delle coste e per quella interna peninsulare ed insulare, nessun distacc:imento del!' esercito di di 11a linea sia impedito di raggiungere lazona principale di radunala. Riteniamo preferibile affidare la difesa del Lazio e dei forti di Roma a truppe di milizia mobile o di milizia territoriale, e correre il rischio di vederli più facilmente cadere in mano del nemico, piuttosto che diminuire questo pericolo col destinarvi truppe tolte dai nostri ·12 corpi.

VI. Difesa. della. frontiera..

Fra i problemi parziali che nel loro insieme costituiscono il problema complessivo della difesa cli u~J Stato, quello della difosa della frontiera è il meno suscettibi le di una soluzione d'ordine generale. La Spagna dovrà eviden temente avere un concetto di difesa delle soe frontiere militari diverso da quello della Germania; la Francia diverso da q1;1ello dell'Inghilterra; l'Austr'ia- Ungheria diverso da quello dell'Italia, ecc. Una classificazione che sotto questo rapporto si presenterebbe naturalmente sarebbe: · a) Stati, come la Gran Brell.agna,.le cui frontiere eia di cui forza marittima presentano tali condizioni vantaggiose per la difesa, da essere lecita e razìonale la speranza di impedire per tutta la durata della guerra, l'invasione di un esercito nemico . b) Stati, come la Germania, le cui fronLiere mancano afi'allo di queste condizioni. ' e) Infine Stati, le cui frontiere, pnre possedendo molte condizioni favorevoli alla difesa, non le hanno in grado Lale da dare una probabilità -sufficiente di poter resistere tolta la duràta della guerra. Fra questi ultimi Stati noi pensiamo debba annoveearsi l'Ital ia. Ora, mentre riconosciamo conveniente, per le potenze della prima . categoria cli concretare in certo modo l' obbiettivo della difesa 2 ·- ANNO XXX, VOL. lll.

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LA DIFESA DI llNO S'!'ATO

dello Stato in quello della difesa della fro nti era, questa convenienza non la vediamo per le potenze delle altre due categorie. Per quesle potenze la difesa della frontiera rimane qual è, un accessorio del probl ema generale della difesa dello Stato; del quale accessorio sarà lecito è conveniente giovarsene soltanto in quella mi. sura, al di là della q;mle si andrebbe incontro alta probabilità di non avere' il eaiorno dell'urto decisivo, riunito il .massimo . di forz e dell'esercì to di 1•. Iinea. La grande cerchia montana che costituisce nel suo insieme la frontiera mili tare del Regno d' ltalia peesenla, nel tratto verso nordovest, ossia verso F·ra,ncia, condizioni certamente più normali e più favorevo li ad una buona difesa. Or bene, comprendendo in questo trallo come ci sembra necessario comprendere, lutti gli accessi per i quali le colonne di un eser. cito fran cese d'invasione verrebbero a sboccare direttamente in Piemonte, rioi abbiamo uno sviluppo di oltre500 chilometri di frontiera militare, di cu i 370 misur,ai,i sulla displuviale alpina da monte Gra- . pil lon alta Colla di Tenda, e l 30 sulla disp luviale apenninica ,d~lla Colla di Tenda alla Colla dei Giovi sopra Genova. Questi 500 eh1lo. metri di frontiera che dovremmo guardare e difendere diventerebbero oltre 600 se si dovesse tener conto del tratto di .catena confinante colla Svizzera da m_onte Grapillon al Sempione, gli accessi del quale pure po trebbero essere utilizzati dalla }<'rancia in · concorso collo stesso obbietti vo strategico. Com'è da tutti ammesso e come facilmente si capisce, è questo del grande sviluppo il massimo inconveniente di una linea di difesa. E se è vero che l'inaccessibilità di molti traLLi della catena diminuisce. per un lato que:,Lo inconven iente, è da no tarsi per un'altro lato, ebe Ja difesa spintasulla linea-frontier,a o al di là, \lerrebbe a mancare iotalm-ente o quasi totalmente, dei due mezz i migliori per essere efficace. Questi due .mezzi sono lo spostamento laterale delle trup15e della difosa, e l'intervento in tempo utile del le grosse r iserve; perchè ad ambedue questi mezzi fanno •>stacolo Ia· natura del terreno. Del resto, se è ammessibil e che l'inaccessibili tà di molli tratti di fronti era alpina, ed il relafrvamente limitato numero di strade rota- . bili che attraversano la catena possono diminuire di molto la den-

COllfE LA I~TENDIAMO NOI

:sita media delle truppe occorrenti per una difesa. efficace dei 37~ -0hilometri di sviluppo che essa presenterebbe, ciò non ~ vero per: 1 .t 30 chilometri di frontiera costi tuiti dal tratto che abbiamo considerato di catena apenninica. Sono pochissimi i punti di questo second? tratto . che si po~s~n~ -0onsiderare come impraticabili a colonne d1 fanteria; e mol~1~s1m1 sono quelli che in più dei valichi attraversati da s~ra~e '.'o tab1,h se~ gnaLe sulla carta,.permeuono il passaggio alle art1glter~e e a, c~1'1'1 militari· cosicché si può dire che lo sbarramento del! Appennmo non si ;uò ouenere qui altrimenti che con una lin ea c.ontinua d_i oc~ eupazione. Aggiungendo a ciò la considerazione .cl~e 11.vantag~io. d1 poter spingere innanzi la difesa nel versanle mantl1mo, pur~1gl!orando le condizioni per una resistenza prolungata, porta p11~ttosto ad un aumento che ad una diminuzione del'le forze necessarie alla difesa è da ritenersi, che la massima difesa dell'Appennino ligure occid:ntale, spinta sulla linea di displ,uvio e al di là, richieda, pur tenendo conto dell'appoggio dei forti di sbarramento e di altre o~ere · fortificatori e un centinaio di mila nomini dell'esercito di prima ' I linea . • Ora, per quanto più favorevoli siano le condi~ioni ~if~nsirn della fronte alpina., noi non dubitiamo che sarebbe illusono il supporre :Che si possa ottenere una resistenza massima neUa zona montana fungo questo tratto che è triplo in larghezza rispetto al tratto ap penninico, senza l'impiego di una quantità di forze almeno una volta ., , e mezza quella indica'ta sopra. In sostanza noi pensiamo, che sotto l'aspetto «quant1ta d1 forz~.» t'inliero esercito italiano di prima linea sarebbe appena, o poco pm, sufficiente a guardare, e, per usare una frase prediletta dai fautori della difesa frontale, a man tenere chiuse le nostre porte all'~sereito nemico. Ma se,ast;·atlamente pal'lando,si può ritenere di avere ·provveduto efficacemente allo ~barramento duraturo della nostra frontiera militàre ,,erso Franèia impiegandovi tutto o quasi tutto il nostro esercito.di ·prima linea, praticamente a noi non sembra cosi. . La difesa di una frontiera non riposa soltanto sulla questione del l'apporto tra forza e lunghezza della fronte. , La cresta alpina, lungo la quale corre la linea-fron tiera ilalo-fran-

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COME LA .INTENDIAMO NOI

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LA DIFESA DI UNO STA'l'O

cese, .~ da considerarsi come una zona di terreno neutrale, che in caso d1 guerra sarà, nel fatto, del primo occupante. · Ebbene, quesla prima occupazione da cui deriva il possesso delle test~~e de!le valli e, sen_za duhbio, vantaggio d'importanza capitale; ed e_tl primo anello ed 11 più robusto di una catena fatale di vantaggi che pone e mantiene la parte che potè afferrarlo in condiz~oni favor~voli per poter respingere il nemico e scendere sempre s10? a raggiungere lo sbocco. in pianura . . E am~i:sibile_ che q~esto vantaggi') della prima occupazione della cresta d1 displuvio a_bb1a a toccare all'Ita:lia in ogni punto? Ecco dunque che per quanto considerevole sia la forza che da noi si impiegl~i. per ìa difesa della nostra frontiera verso Fr&ncia, 'tutta la p'.·obabd1tà è ~he,_ già. dall'in izio defie operazioni e per quanto si faccia, alcune chiritn delle nostre porte si trovino in mano del nemico. Ma oltre a questo inconvenien te inerente alle frontiere determinate cla_ una catena cli 1~onti cli cui non si posseggono i due versanti, è nolo esistere una ragione a nostro avviso non meno grave, che fari-· t~nere nl~n ess~re la c~ifesa avanzata cli una frontiera qual unqu~ essa sia, q_uest1one d1 semplice rapporto tra forza e Iun ghezza della fronte. La distanza calcol ata_in spazio e tempo che separa il comando supremo dalla fronte di schieramento occupala dal crros~o dell'eserc·t d' d I 0, . . e 1estensJone I ella fronte, devono mantenersi al di sotto cli cert' ~imiti massimi, ~l di là dei qnali verrebbe a cessare la possibilità pe,: Il c~manda~te m ~apo della difesa di esercitare un utile azione di·rett1va, e d1 regolare in tempo utile l'invio dei necessari rinforzi in ba.se ~gl! sforzi princi~.ali dell'att.accant.e, ecl in genere, in. base agli eventi di guerra che s impongono molto di più all'invaso che all'invasore, e che sarebbe st.oltezza il credere di poter prevedere fin dall'inizio dell'ostilità. Ora questa distanza e·questa estensione risulterebbero, evidente- m~nt~, mo~to al di là di cl_~tti limiLi massimi, qualora volendo appigl1arc1 al sistema della dtJ&sa di sbarramento ad oltranza, fossimo costretti_~d adottare come fronte di schieramento del grosso del no .stro eserc1t~ _la line_a delle testate delle valli alpine ed appenniniche per le quali 11 nemico può scendere in Piemonte. Nel caso concreto poi, non è solo il legame tra l'azione direttin 1')

del èoman~o &up remo e le operazioni che si compiono da masse con- . siderevoli che verrebbe a trovarsi sciolto, ma a!Lresì qnello di mano in mano più continuo e più stretto che dovrebbevincolare tra loro, formando un solo insieme, l'azione dei vari comandanti in sott'ordine. Questo fatto, inerente alla guerra di montttgna, non può a meno, quando si trattasse di grandi operazioni estese lungo una fronte di oltre 500 chilometri, che moltiplicare le probabilità di errori e di · equivoci, il cnmnlo dei qtuili non può che condurre all'insuccesso finale. E per verità, per poco che fermiamo la niente sulla situazione autonoma, nella quale, col sistema della difesa dj sbarramento acl oltranza, verranno a trovarsi una quanti Là grandissima cli comandanti di grossi e piccoli riparti, non è diffici le immagina.re quante infinite cause di titubanze, cli falsi apprez.zamenti, di inerzia, di alti inopportuni possono essere pe,; loro l'imperfetta conoscenza del terreno, l'orgasmo della responsabili ti.i., il timore cli 1essere girati , l'esagerazione nel calcolo della forza Rllaccante, ed infine il nemico tanto formidabile per chi è chiamat9 a difendere una posizione, e tanto frequente in montagna, la nebb ia. E a chi osservasse che queste cause in nostro sfavore si controbilancia.no colle ~ause stesse che stanno in sfavorè del nemico, replicheremmo che così può sembrare soltanto a chi non pone mente, che, per la situazione strategica delle due parti, mentre l'azione difensb;a s'imporrebbe ai comandanti italiani, ai comandanti francesi invece s'impone razione offensiva, cioè l'azione per la quale tulle o gran parte delle ca~se sopra indicate vengono eliminate. Infatti, chi agisce offensivamente sa prima d'iniziare il .combattimento ·quale è il punto verso cui lutti devono tendere; e quella incertezza dalla quale hanno origine tutte le cause paralizzatrici dell'azione del difensore non esiste per lui. . . · Sappiamo, a·questo riguardo, esserci molti i quali credono cli eliminare gli svantaggi che con questo modo di guerreggiare nel gruppo alpino peserebbero su di noi, dicendo che la nostra difesa deve essere una difesa cont1·offensiva, e col). questa parola di controffensiva pengano aver sciolto il nodo gordiano. La disgrazia è che le questioni di guer'ra non si risolvono con delle

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LA DIF&SA DI UNO STATO

espressioni. La conLrolTensiva per chi ben la esamini non è che la conseguenza di unn. difesa sostenuta con successo, ovvero iodica in sostanza ciò che tulti intendiamo colla parola o(fens-i,va. Riferendoci alla difesa della zona alpina, si avrit nel primo caso che il voler agire controffensivamente equivale a dire che lo scopo della nostra difesa, è di respingere il nemico che allacca: ed in ciò non vi può essere dilTerenza tra la difesa controffensiva e ht difesa senza . epiteti, come più SP.mplicemente si chiamò per il passato. Ne.I secondo caso, la parola controflensiva non essendo in realtà che un nuovo modo di chiamare l'ofi'ensi va, la guerrachesi propone non avrebbe più lo scopo indicalo della difesa ad oltranza della zona alpina, ma essa ci condurrebbe necessariamente ad una guerra d'invasion e in cui la zona alpina dei due versaf)ti, per quanto fo rmidabile essa sia, è un ostacolo da superare con ben altri obb iettivi in mira. e.be quello di mantenere la guerra lungamente in della zona. Dopo quanto abbiamo detto, noi ci chiediamo se sia opportuno per l'Italia il fare della. difesa d~lle sue frontiere un obbiettivo c.1pilale e speciale, impiegandovi , come di necessità, la miglio1: parte e la più gran parte delle sue forze atti ve; o se non sia più savio consiglio il considerare la. difesa delle fronliere so lo per quella parte che può giovare ad ollenere la massima superiorità di forze sul nemico il giorno in cui le sorti della guerra si decideranno in baltaglia campale . J sostenitori della massima difesa portata alla frontiera dicono io sostanza questo: Noi ammolliamo che anche in questo modo la difesa dell e nostre frontiere terrestri non :ibbia a mantenersi per uni tempo indefini to; e precisamente non abbia a mantenersi per tu!to il tempo t he sarebbe necessario cioè dal principio della campagna alla concl~sione della pace; ma ciò non toglie: pri mo, che la maggior dura.là che presenlerà la massi ma 1:esistenza sulla zona montana sarà tanto tempo guadagoato per la difesa: secondo, che la manovra in massa per linee interne conlro le colonne sboccanti dell 'esercito invasore, sulla quale manovra si basano i sostenitori della difesa indietro, non resti per nulla ef;c(usa coll'adozione del nostro sistema_ A ciò risponderemo, che lo sc9po di guadagnare tempo se è ammissibile per una potenza come il Belgio, o come la SYizzera, leqtiali riconosciute per trattato impotenti a difendersi da se stesse, possonò

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otiadaonando tempo di permeltere l'intervento in loro (asperare t> <o • , . . · a· 30 e delle poteme craranti; ma per I lla\Ja, per una nazione 1 . - cru·'daanat tempo sicrni11ca ritardare il giorno della lolla vo.r fil 1IO0 I, o " o < è> • decisiva, senza che questo ritardo le dia diritto a sperare vantaggi più che non temere danni. . . . . Rìdotlo così al suo valore uli1e il guadagno d1 tempo, s.1 e costi ellt a conchìudere che dopo tullo, an~he colla difesa mass1~a portata nella zoua montana, la sorte della difesa dello Stato sta riposta nel.. . l'esilo della. lotta pìù indietro, agli sbocchi . La questione sta quindi nel ~ed~re se coli~ d1les~ _m_ass'.m~ ne~~ zona montana non vi ene preg1ud1cata la difesa plll md1et1 o aolt sbocchi. . . Su questo punlo non è possibile il dubbio. La 1l1!esa mas:1ma nella zona montana richiede di spingere verso la front1_e~·a , ab~1amo sommariam ente esaminnto in quale misura, una quant1La cons1derevolissima di forz e la quale quantità. dove·ndo inoltre essere essenzialmente costituita. dì fan teria, porta per conseguenza che la parte che rimane disponibile agli sbocchi - che p.ure si amm~tte possa essere rinforzata con unità inizialmente destinate alla d1_fesa nella zona montuosa - oltre essere piccola, avrà un valore utile anco1:a più piccolo , per il fauo che mancheri.t della proporzione necessana dell'arma principale. Ma a questa della forza in quantillt insufficiente per av~re quella preponderanza necessaria a dare alla manovra per linee '.n~~rn.e l_a massima probabilitit di successo, si .aggiungono delle_ ~·agiom d .01dine morale le quali ci inducono a considerare_la. ~1lesa mas,-,ma spinta innanzi verso la frontiera fatalmente preg1ud1z1evole alla manovra per linee interne . . Quali siano quesle ragioni è facile immagina_rlo per poco _che s1 consideri Ja sit1rnzione in cui verrebbero a trov.ars1le truppe r,h.tamate a dar battaglia campale contro le colonne nemiche sboccan lt,. ~opo che, cessat.t la possibilità <lj una più lun ga resistenza, una o P1~ colonne itali ane inrrolfate nelle valli avranno dovut\) abbandonare la 0 che accompacrna zona montana, e retrocederanno •in que I a·1so1·d·11'e • ' t> · · · I ò esse1·e facilmente rn~scheLruppa 111 nl1rat.a, e c 10 ~e pu . . . . .. qualnnque rato o dominato quando si tralla d1 poche .rn1gha 1a dt uom1~ 1, t~n~o pit'1 se questi sono Lrn ppe special i come sarebbero ap punto glt alpini ,


LA ))JFESA DI \;NO STATO

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n.on è .lec!to. s~erarlo. quando si tratta di grosse colonne di più deeme d1 migliaia. Anzi non temiamo di asserire, ed abbiamo la convinzione di essere_ in ciò d'accordo con quanti hanno fatto e veduto la guerra da vicino, che Lasterà il ripiegamento di una delle no 3tre grosse colonne impegnale nella difesa avanzata, per infondere nel!' org~n!smo. L~nto del icato di un esercito, e tanto più degli eserciti ~ttuali, m cui I elemento cittadino nqn ha potuto essere trasformato m vero eleme~to soldato, quel veleno morale che non solo toglierà a'.I~ ~rn~ovra m massa per linee interne la miglior parte di proba bd1ta di successo . ma paralizzera e comprometterà allresì la difesa stessa li_t dove si era màntenuta salda. I sostenitori della difesa massima nella zona montana hanno creduto di trovare in esempì tratti dalla storia del Piemonte deJl.e val id~ prove in favore della loro tesi. Ma poich~ la guerra non si è mni fati.a, e tanto meno si fa oggi, col solo scopo d1 mandare alla posterità il racconto di atti che tornano ad ~no.re di. chi Ii compì. non t.roviamo altro niezzo per provare con rag1on1 stonche essere plausibile la loro op ini•1ne, che dimostrando come il numero delle volte in cui la dife,,a dell e Alpi ebbe per suc cesso final~ n~n di ritardare, il che, come abbiamo detto, non può essere obb,elti\'O nostro, ma di impedire la discesa in Ilalia di eserciti nemici, sia maggiore del numero ili volte in cui non lo ha potuto impedire. . Ora non vi è dL1Lbio, che una tale statistica storica darebbe loro torlo . . Anzi a di,re tutta l~.ve.rilit n~n sapremmo rimontando ali' epoca e : enendo g1u frno ali epoca moderna, se si possa citare un solo esempio realmente convincente che stia in loro fa,,ore. E notisi che gli esempi storici si riferiscono quasi tutti alla èatena delle Alpi; mentre nel caso concreto di cui qui si tratla c'entra anche buon tratto d'Appenn ino ligure, che ci sembra possa considerarsi il tallone d'Achille dell'intiera nostra frontiera terrestre occidentale . . li. maggiore, ora tenente colonnel lo, Dabormida, ispirandosi ad un sentimento di alto patriottismo, e con un ingegno analitico ·non comune; ha pubblicato nel 1878 un libro, lo scopo del quale è di dimostrare, come nel caso di una guerra difensiva del!' Italia contro la Francht la manovra per linee interne applicata alla difesa delle 1 omana,

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LA INTE ND1M10 NOI

· frontiere .tenestri non è plausibile; e che il miglior partito per noi è di appigliarci alla difesa massima della zona montana di frontiera. Ma anzi che alla statistica storica delle guerre considera te semplicemente nei loro risultati , egli si appigliò alla scelta fra gli esempi che si presentavano al suo esame; e su questi fece delle deduzioni non in base ai risultali r(lgistrati dalla storia, ma in base a indagini sulle con~izioni di guerra in cui i risultati si verifìcarono . Naturalmente accadd~ al tene,nté colonnello Dabormida quello che accade a chi adoperando il sistema esperimentale, ha la mente dominata da un'idea preconcetta. Accadde che in tutta buona fede e con perfetta convinzione trovò che di risultati attendibili non ve -ne sont, altri all'infuori di quel li che stanno in favore dellasuii tesi; e che gli altri, ben analizzati , provano l'opposto di ciò che considerati semplicemente come la storia li registra, sembra dovrebbero provare. . · Così ha trovato che se la manovira per linee ,interne è riuscita ai Francesi. a Montenotte (1796), a Verona (1796), a Marengo ( 1800), a Dresda ('18 13); agli Austriaci nel 1796 in G·ermania e 1799 in Italia ( 1), ciò sr deve a un complesso di cause e di com bi nazioni eccezionali , sulle quali non è lecitofar calcolo quando si vogliono dedurre degli utili ammaestramenti. ' Gli uti li ammaestramenti intorno alla manovra per linee interne egli li riconosce soltanto nel le battagl ie di Lipsia, di Wat~rloo, di .Kon igrtitz in cui succombette la parte combiiLtente che la impiegò. - Col sistema di analisi adottato dal ten . colon . Dabormida crediamo sarebbe, anche senza ricorrere a quanto ne scrisseJomini, impresa meno diflìc ile a noi che non lo debba essere stato a lui, trovare.che i . 'tre ullimi esempi da lui citati sono appunto tali da potersi dimostrare come vere eccezioni le quali anzichè combattere la regola la confermano . ì\fa -francamenle, abbiamo la conv inzione profonda ed anzi la certezza, che nessun uomo di buon senso il quale non abbia la mente 1

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. (t) N<ln sappiamo perchè fra le camr>agne napoleoniche, il ten. colonnello Daborcnida non citi quelle ciel 1805, ciel i806 e del 4809 in cui il concett.o di battere separatamente gli eserciti dPIJe potenze coalizzate o che stavano per coalizzarsi ci sembra perfettamente conforme, anzi· una semplice applicazione del concetto della manovra per linee interne; e non sappiamo pcrcl16 fra le campagne più recenti non citi quella d'Italia. del :1866 :n cui non si può disconoscere essere stata la manovra per linea interne la . -ragione prima della vittoria di Custoza.


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invasa da idee preconcelle, possa essere persuaso da rnctionamenti per i quali si Lenderebbe a provare l'opposto di quello cl~e i fatti dimostrano. Perciò ci limi teremo fa r presente al lettore una cosa; ed è, che la Lesi sostenuta dal tenente colonnello Dabormida deve essere molto catti_va, se, nonostante l'innegabile sua abilità, egli non seppe colla sto ria alla mano e con li bertà di scelta fa r di meglio che citare 9 campagne di cui 6 stanno coi loro risultati contro quanto vorrebbe dimostrare. Passando dal campo storico al caso concreto che lo interessa, il lenente colonnello Dabormida esamina come si svolgerebbero le cose nell' ipotesi di applicazione della manovra per linee interne contro una invasione francese prncedente dalbt nostra frontiera nord-ovest. Nell'ipotesi che egli fa nulla vi è di indetermi nato. Egl i stabilisce la forza che la Francia impiegherà di primo lancio. per scendere in Piemonte, in 360 mila uomini cosi ripartiti. ;SO mila per il piccolo S. Bernardo; 50 mila per il Moncenisio; 50 mi la per il Monginevra; 50 mila per l'Argentiera; 50 mila per il Tenda; 50 mila per la Cornice; 60 mila sbarco a Savona. I 300 mila uomini desti nati alr invasi one per linee terrestri sarebbero divisi in due scaglion i di cui il primo di 80 mila uom ini darebhe, ripartito fra le 6 linee, una forza di H , mila uomini come prirno scaglione di ciascuna linea. 10°_giorno di ~ob ilitaz_ione i corpi n'armala francesi potrebbero m1ziare ti loro movimento 10 completo assetto di ctuerra; se non che le truppe destinale al primo scaglione dovendo c~nstare cruasi unicamente cli fanteria, muoyereobero fin dal 9° giorno. • Valendosi della ferrovia fino dove è possibile le varie colonne del p_rimo scaglione passerebbero la frontiera il ,, 3° giorno di mobilitaz10ne quelle del Moncenisio , Monginevra e Cornice; il ,14° giorno quelle dell'Argentiera e del Tenda; il ,t 6° quella del piccolo S. Bernal'do.

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COM& LA INTENDl ,IMO NOI

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Contro la forza di 360 mila uomini con cui la Francia scenèerebbe di primo lancio liell' Alto Po. l'Italia non potrebbe oppone che 24-0 mila uomini; e contro gli 80 mila del primo scaglione non opporrebbe che ·12 mi la alpini . Il tenente colonnello Dabormida è d'avviso che questi 12 mila alpini possono e ·debbono dare non poca molestia ali' avanzal a francese. Questa molestia anzi la suppone tale da am·mellere che la percorrenza media giornaliera delle colonne invadenti abbia ad essere ridoI.la a :IO o 12 chilometri, percorrenza che, da quanto p are, egli giudi ca straordinariamente piccola. · Con questi calcoli, tra il 13° ed il 17' giorno, il primo scagl ione d'invasione venebbe a ra !{giungere la linea dei nostri forti di sbarramento; ad ecce?.ione della colonna diretta pel piccolo S. Bernardo, la quale arriverebbe soltanto il 25° giorno a portata del forte di Bard. · A questo punto ogni colonna del , 1° scaglione procederà immediatamente all'espugnazione dei forti . Nè per far ciò le mancherà il materiale d'assedio occorrente; perchè se questo materiale non sarà stato . pronto a pal'tire il 9° giorno colla rispeLLiva colonna, esso l'avrà raggiunta dul'ante la marcia . Frattanll) le colonne del secondo scaglione dell'esercito invasore arresta.te ed ammassale alla frontiera, per non recare nel vel'sante nemieo inutile ingombro, staran no aspellando l'avviso della prossima caduta dei corrispondenti forti di sbarramento, por scendere anch'esse in lta,lia, e giun gere cosi sul posto al momento in cui i nostri fol'Li cadranno in potere dei Francesi. Ai Iora le truppe del secondo scaglione unite alle rispellive colonne del primo scaglione continueranno t.ul.l.e insieme la marcia . Siccome però è pres umib ile che i Francesi non siano in grado di regolare la caduta dei nostri forti in modo che tutte le colonne d'in,•asione ('I O e 2° scaglione) abb iano a sboccare con temporaneamente, così ad evi!.are il pericolo cui andrebbero incontro qualora si avventurassero in pianura isolatamente, ciascuna colonna si limitel'ebbe ' a prendere possesso della rispetti va posizione di sbocco. Ivi, le varie colonne trincerandosi fortemente, auenderebbero il cenno telegrafico del comandante in capo che le avvisi del giorno in cui tutte sarebbero al loro posto pronte a sboccare. Così irrompo1

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rebbero nel piano contempo raneamente, ed effettuerebbero la loro riunione, prima in tre masse, e poi in una sola . li tenente colonnello Dabormida non dubita che l'i mpossessarsi d_elle .pos izioni di sbocco sarà per i Francesi impresa di facile e pronta 1·msc1ta; perchè non crede assolutamente possibile allef'o rze italiane che anche colla difesa arretrata le possano oct:upar·e, cli mantenervisi o contrastarne il posse;;so. In altri termin i si direbbe e:;sere suo avviso, che per im ped ire alle colonne nemiche il posses:-o delle nosire posizioni di sbocco ci rogliono delle truppe ricacciate indietro dall'alta v;ille, e non trnppe cli!-.laccate.innanzi da lla. pianura piemontese. In conclusione tenuto con to della resistenza dei nostri fo rti cli sbarra,~ ento, e delle difficoltà terrilorial i, e di quelle che pur sempre procacc1cnmno loro gli alpini per quanto in picco lo numero, il tenente colonnello Dabormida fa la concessione in nostro favore di ritenere che i 360 mila Francesi destinali a scendere di primo lancio ne!l'a.lla valle ~el Po, ~on .saranno in grado di sboccare nel piano pr,~a del 2 1° giorno d1 mobilitazione, prima cioè del giorno in cui egl, calcola elTetluata la mobililazione e la radunata dei 240 mila uom ini che l'Italia potrà loro opporre. Da questa si tuazione il lenente colo::rnello Daborm1da prende le mosse per esam inare come si svolgerebbero le operazioni cli manovra per linee inlerne dell"esercilo italiano, e di manovra per linee esterne dell'esercìlo francese; e dopo tulto riconoscn come, non ostante tulle le i~1otesi sfavorevoli accumulate contro di no i e le favorevoli concesse al nemico, l'e')ercito ilaliano si Lrovi aocora in condizione di b?LL~re l'~sercito francese prim_a che questo possa operare la sua nun,one 111 una sola massa . E vero che non gli sembra lecito da questa probabilità che si avreb be di dar hallaglia con circa 200 mila uomini contro ·100 mila, ai·guire dei risulta ti decisiv i: che anzi considera come caso maggiormente probabile quello in cui villoria italiana non essendo clecisivà, il nostro esercito sia infin dei conti costrello a ritirarsi dietro la lin ea Stradella-Ticino. Però a fil di Jo~ gica sembra a noi, che, visto e consideralo che col sislema di difesa che egl'. :'agbeggia ci sfuggi rebbe anche questo piccolo per cento di pr.obabilrtà di Yiltoria decisiva, non ci rimarrebbe aperto altro orizzonte nll'infuori di quello di guadagnar tempo, il ch e equi vale a.

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dire, sperare nella provvidenza . A noi sembra, ripetiamo , che anche ponend~ lii questione nei termini posti dal lenente colonnello Dabormida, la convenienza slia ancora in favore della massima difesa. portata agli sbocch i. Ma nel caso concrelo stanno in favore di una tale difesa, oltre le cons-iderazioni generali precedentemente svolte, ben altre conside·· razioni speciali . I ragionamenti del tenente colonnello Daborrn ida sono basati su di una sola ipotesi, in cui si fanno ponti d. c,ro al nemico,combinala colla realizzazione di un segu ito di molle altre ipotesi secondarie tutte favorevoli a lui, contrarie all'esercito italiano. E in base al complesso di questi avvenimenti pi ù o meno prol>a.bili quale garanzia di attendibili là possono avere le sue deduzioni? Per noi non lo nascondiamo, crediamo fal so il sislema di prevedere nelle cose di guerra i I peggio, sotto il pretesto che, proYvedendo al peggio, si è garantiti di aver provveduto contro tutte le alt.re eventualità meno sfavorevoli. In realtà crediam o che cosi facendo ci mettiamo da noi stessi in una situazione; che volendo essere completam en te sicura, implièa l'adozione di un'infinità di precauzioni le qna li sono moralmente e di fallo, le paralizzatrici di qua lu nque concello vigor,)so ed audace. Quindi, anche accettando il concetto d'invasione francese nelle con rlizioni favorevoli poste dal ten. colonnello Dabormida , non-possiamo accettare. com e pun to di parte1na il cumulo di combinazioni favorevoli al nemico e contrarie a noi,per le quali, mentre ali' I talia mancherebbe ancora unasettiman~ per ultimare le sue operazioni di mobilitazione e di radunata, l'esercito francese coi suoi corpi d'arma.la sul piede di guerra, starebbe già espugnando i nostri forti di sbarramento con artiglieria d'assedio ( I); e rimarrà pur sempre inammissibile la supposizione che, mo bilitandosi conlemporane,imente l'Italia, non possa al ·I 3~ giorno presentare al confine contro gli 80 mila Francesi

(i) MenLra il ton. colonnello Dabonnida scmbrn ritenoro ottime le condizion i cli mobilitazione e radunata dell'csercil.o franccso e le ritiene per certo iromons..•w1ento superiori a quelle 1lcll'csorcito italiano, il genernlo Cosscron dc Villenoisy in un suo scritto pubblicato nella Revue des Deux Afondes ({• agosto !881,) manifosL;t su questo punto una opinione ben divors,1; e d,,lle os3Cn·azioni cbe fa sugli inconvonienti del sistema. di mobilitazione rra.nccsc, non si può mettere in dubbio ritenere egli 'preferibile sotto ogni rarporto il sistema italiano.


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COME LA IN'l'ENO!AMO NO!

LA DIFESA DI UNO STATO

nostro avviso, tullo ciò - ed è moltissimo e più di quanto generalmente· si può pretendere da qualunque frontiera - che possono dare le nostre frontiere occidentali alpine ed appenniniche . Come si disse in principio, la guerra è di sua natura un giuoco di sorte, e nessun comandante in capo o piano di guerra potrà cambiarne la natura . Per il che, ben lontani dal voler considerare, come suppone il ten. colonnello Dabormida, la manovra per linee interne l'elisir della vitt.oria, la consideriamo come un mezzo non sempre possibile, ma quasi sempre efficace per ottenel'e sul campo di battaglia superiori tà di forze; e poiché questa superiorità di forze è senza dubbio uno dei coefficienti principali di vittoria, e poichè i coefficienti di vittoria di cui si può disporre sono pochi ssimi, cosi ci sembra razio nale e plausibile che di detto mezzo se ne profitti. quando come nel caso esaminalo, le circostanze di tempo, di spa1.io, di forze lo consigliano e lo per[!1ettono. Passando dall e ragioni negative a quelle positive, il tenente colonnello Oabormida accenna nel suo libro ai criLerì, ai quali dovrebbe, secondo lui , essere informata la difesa delle nostre frontiere occidentali t.erre~tri. Questi criteri si possono riassumere in un espressione: difesa a co1·done. Siccome però questo nome non gli suona .bene all'orecchio, contro di esso si premuni.sce dicendo che '1a sua non è, come si potrebbe supporre, una difesa a cordoneperchè vuole sin eserci~ata attivamente, e perchè a tal fine oltre le truppe avanznte destinate alla difesa di sbarramento vi de.stina agli sbocchi delle forti riserve le quali devono correre là dove è il bisogno e quindi, questo cessato , torn;re a riprendere la loro posizione di riserva indietro. Ma a ciò noi rispondia mo: che il sistema di difesa chiamato a cordone, e sul qual e pe:;a·oggidì una specie di condanna, in teso nel suo senso razionale, non include e non ha mai incluso la rinuncia dell'impiego di riserve centrali indietro, non incl ude e non ha mai incluso la rinuncia dell'impiego della difesa attiva . Se noi gli siamo contrar{ lo siamo perchè il suo impiego tanto più diflicile quanto maggiore è la fronte da difendersi, va incontro a difficoltà che crediamo impossibili a superare quando si tratta di una frontiera di oltre 500 chilometri. Gl i siamo contrari perchè S\atnp_ P..~rsuasi che nelle condizioni di spllzio, di terreno, e di tempo

del pri-~o ~caglio_ne che_ 1~ ?1ila dei suoi alpini. Ma ciò che soprattu_uo I JL~n~amo tnamm1ss1bJle, ed~ qni che sta il nodo della queSti?n.e, s1 ~·chele co~r!nne ~rances1 le quali saràn no riuscite, per le prime. a vincere_ le d1lficoll.a che presenta la traversata della zona montana_e la resistenza dei nostri alpini e dei no 3 tri forti di sbarramento,. giu~te al~o. ~I.Jo?~o, ,,i_ si arrestino per rimanervi piò giorni, con tutta p_1obabil1tap1u setti mane, in attesa del telegramma.del comandante m capo_ che a_vvisi ltÌtte sette le colonne, 0 almeno sei, di occupare l~ loro n spell1 ve posizion i di sbocco, ed ordini loro di ir· r?mpere simultaneam ente in pianura per compiere il loro con aiun· gimento; ad impedire il quale la. manovra per linee interne dei difensore nor~ avrebbe più così tutte le condizioni di spazio e di tempo necessane. 1

I feno~eni i'.1erenti_ i_n ?e~ere alla natura umana, ed in specie alla natu1a degli cserc1t1 d1 ciascuna nazione, sono fra tutti i fattori eh~ e~tra~o nella determinazione degli eventi di guerra quelli che last~r1a dimostra come fattori costanti; e cli essi perciò è lecito, anzi è debito _te~er -~onto. El.i bene, ~oi_ abbiamo la convinzione profonda, e a:,::,Olutamente possibile che, delle masoe d.1 1,..,: 0 e pm · · m,· a non .es::,er • ., 1 u:mrn1 - e tanto meno possibile trattandosi ·cli Francesi _ rao-g1unt.o lo _sbo_cco, possano e sappiano arrestal'si, ed ivi vi vere e ri~a~er~ p1u ~,orni~ più settimane in mezzo alle strettezze, a.Ile priH1z1oni, a.gli stenti, aspettando che un segnc1le permetta loro di . scendere la ~ove troverebbero spazio, viveri e ·benessere. Le necess ità •mnteriali della vita: l'ambizione e he . 1'" o-"ra< de1· c"p·· 1•· . , " J. 11~paz1enza d1 t~lt1: la baldanz,t per i successi ottenuti: l'audacia o. I 1mp1:~td~nzrt d1 un ·avanguardia che spinta.si in avanti trascini dietro .I rntierama$sa: uno slratacremma del d,·rensoi·e·• l'"nt · o < 1 erruz1one dell_e lmee_ t~legra.fì~:he - e trattandosi di linee a cavaliere delle Alpi, non e 1p?tes1 1~nprobabile - da cui può ingenerarsi la credenza essere g1u~~o il momen to di irrompere senza la possibilità cli ~aperlo: una notizia erronea - e ie no.tizie erronee sono in anerra 5 il pane quotidian o - e mille altre cause che il brwn senso e Ja stori~ de!le guer~'e passate suggeriscono, sono altrettante eventualità, di ~~ 1 baster~ una sola, per mettere la manovra per linee interne del difensore m condizioni favorevoli di r iuscita. La probabilità grandissima di queste condizioni fav'orevoli è a . '

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LA DH'ESA DI UNO STATO

in cui ci troveremmo, accadrebbe alle grosse riserve poste aoli sbocchi quello che in condizioni simi li ed anche meno sfavorev~li è s~mpre acc~duto per il passato,cioè che giungeranno troppo tardi: o g,.u.n?endo 111. tempo'. ~~n sarà più possibile, nè, con tutta pro-, bab1hta, conveniente, d1 ritirarle, dando cosi per la forza delle cose alla fronte difensiva occupala, quell'estensione viziosa che si traduce in debolezza su lui.li i punti, e alla quale le forti riserve avevano per. iscopo di rime~iare. Siamo contrari . a c1uest.o sistema, . perchè c1 condurrebbe ad impegnarci jn una guerra la cui direzione sfuggirebbe di mano al comandante in capo, in una guerra in cui non avremo mai le fortificazioni che lo stesso tenente colonnello D_abormida riconosce indispensabili, per sostenerla con probabilità d1 successo. · Siamo contrari ,1 questo sistema perchè ci condurrebbe ad una guerra che, anche intesa nel suo modo migliore, cioè nel modo che la i.nte_nd?no quelli stessi che ne sono fautori, richiede grandi operaz10n1 diversamente condotte a seconda della diversità delle zone in cui si combatte, il che è per ciò solo causa di complicazioni e di difficoltà; perchè ci condurrebbe ad una guerra per la quale ci vogliono· molti capi di grandi e cli piccole uni tà conoscitori della zona del proprio scac~hiere, esperti nella guerra di montagna; ci vogliono t1_-uppa ~ quadri preventivamente addestrati al loro còmpito speciale; e, conclurrebbe ad una guerra per la quale in sostanza· ci vogliono tante con~izioni che è assolutamente illusorio suppor;e possano essere soddisfalle anche solo in piccola parte. Infine siamo contrari al sistema di difesa indicato dal ten. colonnello Dabormida perchè ci sembra di scorgel'e nel modo in cui intenderebba venisse applicato, non già il concetto unico della difesa di cordone, o, chiamisi pure, della massima difesa della zona montana cli f1:ontiera, ma .bensì questo concetto combinato con quello dell'offens1.va e dell~ d1fe.sa manovrata agli sbocchi. Il che, è quanto dire, un sistema !lllsto, J! quale per noi - non esitiamo dirlo - sarebbe il peggiore di tutti i sistemi. · La prima condizione di un piano di guerra è di essere informato ad un ·concetto unico, ad un'idea.. sem plice. E nessuna verità. è a nostro avviso, più incontenstabile di questa: essere le soluzioni medie, nelle operazioni di guerra, le peggiori soluzioni. Ma ritor-

COME LA INTEND1A1!0 NOI

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nando allo scopo di questo scritto, che sarebbe quello di studiare i' mezzi che possono condurre con maggior probabilità al.raggiungimento dell'obbiettivo della difesa di uno Stato concretato nella formola, battere l'esercito nemico, riteniamo'potersi conchiudere, che la difesa massima spinta nella zona montana cli frontiera non sarebbe per l'Italia in armonia con tale obbiettivo. Lo sarebbe invece, a nostro credere, una difesa che giovandosi delle condizioni favorevoli che eletta zona presenta, avesse per unica mira, di predisporre la riuscita della manovra in massa per linee interne, non impegnando nella difesa avanzata - meno le poche forze indispensabili come nucleo del presidio dei forti - al tre truppe all'infuori degli alpini.

V. Mobilitaz\one.

È certo che nelle operazioni di mobilitazione il far presto ha graride imporLania; ma non è meno certo che il far presto deve avere pel' condizione il far bene. A questa condizione mi sembra non si dia oo,1idì tutto quel peso che realmente ha. Anzi è nostro 00 · fermo convincimento che l'idea di guadagnare qualche giorno sulla mobilitazione abbia attirato talune potenze in una gara nel fare presto, che le ha spinte senza avvedersi al cli là dei limiti conciliabili col far bene. Infatti il auadagno ottenuto per tal modo è htìsato su ripieghi, in cui si è c~stretti, ora a passare sopra a considerazioni cli spazio; ora a rompere Ia successione naturale delle operazioni, ora aprecipitarle. In sostanza è un guadagno basato su ripi eghi, i quali, mentre mirano ad avei' disponibile cont1,0 il nemico alcuni giorni prima una parte dell'esercito, non possono a meno di essere causa di perturbazione e di disordine nell'organismo generale della mobilita.zione e radunata. Subordinando come a noi sembra. debba subordinarsi, la mobili' . . tazione e la radunata al concetto sintetico che abbiamo della difesa generale di uno Stato, lo scopo di questo guadagno non ha più mo3 -

ANNO. XXX, VOL. lii.


LA DIFESA DI UNO STATO

tivo di pt_·evalere. _Le consi~erazioni di terreno da cui questo scopo trae ongme) spartscono , d1 fronte all'interesse capitale di avere, prima di cominciare la grande lotta, l'esercito riunito coi suoi effettivi di guerra, ed .in buone condizioni per sussistere e manovrare. Come si disse in principio, poco importa battere il nemi~o più a moute o più a i alle, più a nord o più a sud del bacino del Po· P?:o im1~orta batterlo alcuni giorni prima o alci.mi giorni dopo'. C10 che importa è poterlo baHere. Comunque sia, l'influenza del tempo nelle operazioni della mobilitazione ha la possibilità di farsi sentire in gradi diversi, secondo e._he la guerra .sarà o[ensi va o difensiv~t; e nel caso di guerra difen ma, secondo che la difesa massima sarà portata alla frontiera oppm·e trattenuta indietro. In sostanza detta influenza va so,raeua a . 00 tre mo d1'd'1 guerra. . . Se consideriamo il solito esempio di urrn. guerra tra foll ia e Ft;ancia, abbiamo gia. che per uno, dei tre modi quello cioè di difesa arretrala, lo scopo di guadagnar tempo nelle operazioni di mobilitazione, radunata e schieramento delle nostre armate e corpi d'armata, non ha, quakncruc sia il pe,;o c:he si vuol dare alle considerazioni territoriali, alcuna ragione di essere; poichènon vi è motivo per supporre che, anche impiegando tutto il tempo necessario per compiere delle operazioni ordinatamente è regolarmente, si abbia a temere che il nemico ne possa trarre vantaaaio reale e de. , . OD 1

·CIS1VO .

li clttbb io che, non noi certamente, ma altri può avere circa la conveniema di usare nelle operazioni di mobilitazione dei ripieahi al.lo è> ' scopo di avere nei posti avanzati di frontiera più sollecitamente tm~ .par_Le del _nostro esercito di prima linea inquadrato nelle grandi ua1L~1, s1 pu? d\mque affacciare soltanto nel caso di una guena offensiva, o d1 una guerr~i difensiva a.Yen te per obbiettivo la resistenza ad oltranza nèlla zona montana. Nel caso di guerra offensiva, p(;);. poco si considerino i arossi inconvenienti cui si andrebbe incontro nel seguito delle o;erazion'i, qualora le nostre colonne d'invasione ven'issero spinte in avanti per ie strette e lunghe linee_d'operazione prinia di aver raaaiunto il foro pieno assetto di guerra; per poco si ponga mente aLJ; conseguenze disastrose che nelle guerre passate ed in condizioni meno

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CO~IE !,A INTEND JAMO NOI

difficili sempre ne risultò da un tal modo di procedere, a me sembra ,che anche in questo caso il dubbio non possa essere che momen•taneo, e che l'attento esame della questione debba portare alla conclusione, piuttosto che ricorrere a tali ripieghi ed incorrere nei .pericoli che ne derivano, sia d'assai e in qualunque modo preferibile sacrificare i vantaggi eventuali che potrebbe dare l'anticipata occupazione di taluni punti avanzati, anche quando da ciò si potesse correre il rischio di dover rinunciare all'iniziativa strategica offensiva. Rimane il terzo modo, quello di una difesa massima sostenuta nella zona montana di frontiern. Nel capo precedente si disse come a nostro avviso una tale difesa non possa ritenersi applicabile con vantaggio alla nostra frontiera 'Ovest, e tanto meno quindi a quella Nol'd, e a quella Est, le quali si trov,ano per noi in condizioni molto ireno favorevoli. Ma poichè, dopo Lutto, riconosciamo essere questa una materia di convinzione e non cli dimostrazione, così è certo che il sistema di mobilitazione ·italiano sarebbe difettoso qualora non fosse in grado di permettere -al comandantP, in capo l'impiego della difesa massima della nostra zona montana cli frontiera. Ma poichè d'altra parte, non è meno ,certo che sar·ebbe egualménte difettoso il sistema, che, soddisfacendo nel miglior modo a detto requisito facesse buon mercato dei requi- _ siti voluLi dalle altre due forme di guerra., e poiché d'altra parte non è possibile avere diversi sistemi di mobilitazione e radunata per applicarli a seconda del modo col qnale le circostanze consiglieranno di condurre la guerra ( 1), ne risulta la convenienza di un sistema unico che tenga conto dei tre modi senza idee preconcette favore dell'uno piuttosto che dell'altro. ·1 Se la difesa massima nella zona montana di frontiera mirasse, co-me la difesa .agli sbocchi o la guerra offensiva, ad ottenere coll'urto della massa delle nostre forze un risultalo decisivo, apparirebbe ~hiaro, come, anche in questo ca1,.o, ciò che sopratutto importerebbe di oLtenere dalla mobiliLazione e dalla radunata, sarebbe di porre nelle mani del comandante supremo questamassariunita e nellemi,gliori condizioni di forza e di azione. Ma poichè - e Io ammettono 1

in

·(i) È naturalmente sempre della guerra nazionale quella di cui qui si

cliscorre.


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COA{E LA INTENDIAMO NOI

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LA DIFESA DI UNO STATO

gli stessi suoi fautori - l'obbiettivo suo non è e non può essere quest~, è innegabile che per tale modo di guerra si può essere porta.ti _a dare ~n v~lore di capitale importanza all'immediato possesso d, determ1nat1 punti avanzati del nostro territorio,per la normale occupazione e resistenza dei quali, le trnppe e le mili1.ie alpine prontamente disponibili possono sembrare insuffìc.ienti. In altri termini, è innegabile. come per il modo di guerra basato sulla massima difesa nella zona montana di frontiera l'obbiettivo cui si · tende essendo quello di prolungare la resistenza e non di ottenere dei risultati decisivi, la considerazione di non recar danno alla compagine dell'esercito di prima linea perda del suo valore assoluto. Non si ~uò infat~i escluderél'eventualitàin cui l'aumentare con ripieghi la forza des1g?a~~ pe~' l'occupazione immediata di talune posizioni avanzate torni pm utile al raggiungimento di detto obbiettivo che n~~ ave1:e una forza dispon_ibile maggiore e meglio organizzata, ma utd1zzabde solo qualche giorno dopo. _ La domanda che si presenta è quindi questa: È egli_?P~ortu~o ~ pl~usi?ile, che, per far fronte a questa sola ~ventual1t~_s, ~regmd1c!11 e s, corra il ris,çhio di compromettere l'int1era mob1liLaz1one dell esercito? Dopo ~uanto ab?iamo dello, anche avessimo la persuasione es- · se~·e la difesa 1~ass1ma delle nostre frontiere il miglior partito, non esiter~m'.11~ a r1spon_de1.'e_di no; primo, perchè qualunque possa essere 1opm1one a priori del generale che si trnverà ad avere la suprema direzione della guerra, le circostanze di fatto del momento possono consigliargli ed anche imporgli un modo~ di guerra div_erso dal concNto c_he av_eva la sna preferenza; secondo perchè S~a!~O ~?nYllltI che rmu~~Jando a scendere nel pelago delle previS10l1l pm o meno probabil1,e contrapponendo invece alle condizioni fa~orevo_li _in cni si t~·~vano o si suppongono trovarsi i possibili nostri r!em1c1, le _cond1Z1oni favorevoli nostre, si debba ammettere; che ti n~stro sistema di mobilitazione per il quale si viene a guadagnare li tempo che altre potenze ollengono da condizioni mialiori d! territorio e di linee ferroviarie; che i nostri alpini, i nostr/'fo,ti d1 sbarramento, la nostra Jlotta sono altreuanti mezzi, i quali ci danno s.ufficient~ garanzia di giungere in tempo a spingere e mantenere · I occupazione avanzata del nostro territorio allo stesso limite cui si

criuncrerebbe sacrificando le condizioni di spazio, di tempo 'e cli re;ola;ità necessarie per la buona riusci_tadella mobilitazione .. Che se dopo tutto si persistesse a ritenere come necessana per la sistemazione della massima difesa della zona montana cli frontiera: una mobilitaziÒne ed una radunala in cui il bisogno di far presto s1 imponesse alle altre condizioni, non vi è dubbio _per noi che fra tutti gl'inconvenienti che stanno contro una tale difesa questo sarebbe il più grave. E ciò per il semplice motivo che ci troveremmo spinti a dare la preferenza, a considerazioni che, per. quanto peso abbiano, o si suppongano avere, sono a nostro avviso tr_asc~rabili, rispetto a quelle che si riferiscono alla forza e alla cost.1tuz1o~e dell'intiero nostro esercito di prima linea; rispetto cioè alle considerazioni che sole fra tulle sono streUamente legate all'obbiettivo u,nico nel quale, a parer nostro, si concreta la difesa generale di uno Stato: battere l'eserc'ito nmnico.

VI. Azione della. flotta..

Coordinando l'a_zione della nostra flotta al concetto che ci siamo formati della difesa d'Italia, e alle idee svolte nei capi precedenti per il racro-iunaimento dello scopo unico cui deve mirare det;:a difesa, si <><'> d bb deduce faci Imente qu,1le a nostro avviso, sotto questo rispetto, e a essere il còmpi to suo. , . Questo còmpito potrebbe essere formulato press:a poc? co:1: pedire che il nemico effettui grossi sbarchi in quei punti, clm quah le truppe sbarcate potessero procedere direttamente ad uno stesso obbiettivo colle colonne avanzantisi dalla frontiera terrestre. E poichè, nel caso pratico, l'Italia non ha a t~m~re un simile pericolo che dalla Francia; e poichè, da quanto sr dme al capo III, i soli punti della costa che darebbero agio ad un grosso corpo _sbar~ ~ato cli concorrere all'obbiettivo di cui si tratta sarebbero s1tuat1 lungo la riviera ligure; così dobbiamo conchiudere, che l'a~ione .della nostra flotta rispèllo alla ·difesa generale dello Stato, s1 reè)

•

·,m:


39 LA DIFESA DI UNO STATO 38 stringe al mandato, in caso di guerra colla Francia, di impedire alla flotta nemica di operare grossi sbarchi lungo la riviera ligure, e principalmente nel tratto specificato al capo suddetto del presente scr.itto. Il porre in grado la nostra fl otla di ragginngere, col concorso degli altri mezzi che forni sce la clifesa costiera e marittima, questo mandato, porta per naturale conseguenza cli porla in grado di appoggiare e compiore quegli altri mandati di carattere offensivo che in altre eventualità di guerra le potrebbero es,;.ere assegnali, sempre ben inteso , rispello al problema dell a difesa general e dello Stato. Ora per raggiungere questo scopo, indipendentemente dal primo elemento ,;he è quello senza dubbio, di una mass ima potenza navale mobile, quali e quanti sono o debbono essere i punli d'appoggio ed arsenali marittimi occorrenti alla nostra floLla per esercitare con vantaggio e nel senso indi cato la sua azione? Posta la questione in qu esti termini - ed è in questi termini che riteniamo debba essere posta da chiunque divida la nostra opinione sull'obb iettivo un ico a. clàrsi alla difesa generale dello Stato - la soluzione pare a noi si presenti in modo ovvio. Osservando la costa dellazonamarillima d'operazione nella qual e la nostra flolla sarebbe· ch iamala ad agire, si presentano all'occhio due punti : Spezia e la Maddalena. Spezia sarebbe la base di partenza e il porto di rifugio; la ·l\Iaddalena il complemento necessario del primo, un punto d'appoggio per agire ofTensivamente. QuesLi due punti convenientemente pred isposti, potranno forn ire alla nostra fl olla una linea di navettes nelle miglio1·i condizioni per operare nel senso dell 'obbiettivo prefissato. E poiché Spezia si trova già o si troverà fra poco al pun(o da potersi considerare rispondente alla sua parte cli mandato; è 1101 mettere la }laddalena in grado cli soddisfare alla parte sua che vediamo ridotta tulla la grande questione dei porti militari necessari alla cooperazione della nostra flotta nella difesa generale doli o Stato . Una tale soluzione sembrerà a molti ridicola; e lo deve sembrare tanto più a chi non troverebbe al di sopra dei bisogni d'I talia la creaziooe di porti militari ed arsenali marittimi di prim'ordine in Venezia , Ancona, Taranto , Messi na, Napoli e fo rse in altri punti ancora.

CO)If: T. ,\ tN'TF.ND!A.MO NOI

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· pa.· 01101 . ·mon,·a a c1uanto contiene n , come ,n a.t a· · I Se non che esc.uso, d e per ' no,. esc\•·1de1·si il mandato , im11eaina di questo scritto, e.v . . .· .\\'Il'lliapeninsulare ed 1nn . . . b 1 . d1 corpi nem1c1ne ' ' ( . . clire. i poss1b1l1 s ·arc11 . 1·1 laconvenienza not1s1, . •· c·rebbe innega)t e . . 1 sulare, senza del c:ie_nes i. , l ·i unti marittimi importanti di ap· non diciamo : necessità), di ti .P . '11nenLe anche semplicemente . 11n•d '1L1 · p llO i ea , . orraio oltre ai e1ne se., ' ' , S le fil d·1 noi considerata, P on .. . le dello ta.Lo qua , · Lto alla cl,iesa genei a . tano da questo nspe . . - . li' \.clriat1co o non tanto 1on .. apparire utile :nei e ne i . . . curo come porto m1ltn altro punto importante e s1 mare, almen O .U , . . . . , hl e senza dubbio alla tare e come arsenale mar1Lllmo. ·1· .. ·mportanto rr10,·ete ) . , , Questo po1:to mi tt.J.re , . '? d' na 1111erra tra. Ttaha. e au· s L el\' 1potes1 1u , o • . · difesa generale del1o tao n li stre contfoioni th Callo, i · 1\'l · ,· toniamo che ne e no . . . • 1stria-Unghen a. l .a 11 . • ·he nelle loro cond1z1on1 auua '.• porti del\' A.clriatico e del J o1110,,1nc . sufficienti per quell'india con misure cli difesa momentane?, s1~no . L di cui la nostra squa.. er quel nforlll mon o, ,enLUal itùdi CLti si tratta . spensabile pro;ezt0nc dra avrebbe cl uorio ne e, L

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A. F. J .

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LE f'ERROVIE CALABRESI

che vennero approvale le convenzioni per lo esercizio delle linee altualmenle aperte al pu bblico; e p-er la costruzione delle altre linee autorizzate con la legge del 79. Noi siamo convinti invece, che l'attenzione del paese sarà ce,tamen,Le di nuovo destata, sia da.lla grossa questione della concessione degli al tri mill e chi lometri di ferrovie, autorizzali con la legge delle convenzioni; sia anche perchè la legge del ,18'79 con tiene difetti troppo grossi, perchè il paese possa rimanere più a lungo indifferente, davanti ad una situazione, che alla cosa pubblica è dannosissima. Per quanto la CO$lruiione delle nuove Iinee, yen endo affidata alle società esercenti, possa osser condotta a termine con celerilà e perfezione assai maggiori, non crediamo ciò basti a rimuovere alcu ni gravi inconvenienti , per i quali occorreranno disposizioni speciali . Noi qui · ci propon iamo, come già dicemmo, di richiamare l'allenzione pubblica sulle ferroYie calabresj; perchè siamo cl' avviso, che la rete progettala per quelle estrèn:ie sì, ma interessanti provincie d'Ilalia, sia incompleta, ed in alcuni punti poi troppo difettosa. l'\ella speranza di meglio rischiarare la q11estione prenderemo le mosse un po' dalla lon tana, se vuolsi, e discorreremo delle cause che determinarono la scelta dell e lineè attualmente in esercizio; ma ciò è necessario per renderci conto dello s~ato della rete ferroviaria fino al 11879, e delle ragioni che consigliarono la scella delle Iineo votate in quell'anno. Egli è precisamente nel far questa scelta.,che _furono commessi gravissimi errori e fnrono lasciate deplorevoli lacune. Por riparar quo!le e colmar que:;te sarebb,.rnecessario, omodificar la legge del 79, od almeno appl icarla con speciali cautele; e ciò non solo nello interesse della difesa dello Stato, ma soprattutto nell'interesse poli tico ecl economico della nazione in generale e delle Calabria io particolare. Ciò premesso veniamo alla questione.

LE

FERROVIE CALABRESI 01

Nella seduta della camera dei deputali del 31 . . d. maggio scorso, d1scutendosi il roa . P .,~tlo i legge per le spese st raordinarie militari fu da 1 Il ":.cun, l~epu1at1, a prop~silo del tracciato del la ferrovia Eb~lie?>l' > 10, so . Ie importanza . , · rr d· ··,evata · . una questione' che · se ha· specia nei lll'>uar _1 mil1Lar1, e se inleres;;a l'avvenire economico a· d .. co~~ar'. della Calabria , quello di i\Ionteleone, ha, seco~~;~l ne~t~· ,so,1mporLanza ben maggiore nell'interesse di tufti· i· pu1·b1·,c· ti.o V I Z I per i e 1· · .,. . u I sei'. . 1ua , si uL1 izza la ferrovia, ed in quell o del tram . . co com~ merciaio_, rnteso nel senso più lato, servizi e traffico guerra s1 troverebbero in cond· . . r . . ,che m caso di . . 1z1oni s1avorevohssime. La questione menta crediamo d. . nerale ; essa però, se ~i poli~ ~a~~~te esam1~_aL~_in modo geparte peninsulare dello Stato rifl~tle in espmo_dol r ifde1ire a LulLa_ la I · · d' · ' ecia mo o la Calalma c 1e piu ogni altra regi one avrebbe da sofTr". d' .' , forse necessario ed inevit.abile in rrran partt:er11~n~ st.aLo ~· ~ose, ma non però incapace di qualsias/rimedto éotes~a q an~?s1ss1mo; tanto ci proponiamo di studiare ' ed i·nollre.vorr1·iamo < ues 10ne . . melle ·e · per.I1evo alcuni fatti particolari relativi ad al I~ . I mula I rra d l A 879 . ' cune inee aulonzzale con eone e ,, . ; fat:1:1' la conoscenza dei r .. . a trovare pe,· la Cal· l .· . qua 1, polra forse giovare . a J1 ia una soluzione razionale e c I quest10ne ferro-,,iaria. • omp ela della

a:'.

ir/

_Noi crediamo che si illuderebbero coloro i uali cr . . . chiusa la viva agitazion e sorta per la ques,tio~e r·e11..ovrni e~e"'.~01olorma'. rn, eappoi ({) Vedi Io schizzo annesso.

..

I. Si credette, e si crede, tuttora da molti, che la costruzione della feri·ovia clel Jonio sia stata un grande errore . Siccome questa questione si connette a CJLlant.o stiamo per dire in appresso sulle altre linee della rete calabrese, così crecliamo utile dapprima renderci


CALABRESI

I.E FERROVIE

presso a poco l'andamento della grande strada delle Calabrie, per Castro\'illari, Cosenza, Catanzaro, l\lonteleone e Palmi , conducesse a Règgio. Fra ques te tre possibili soluzioni è evidente, che in quell e condizioni la scelta non poteva essere dubbia; e per persuadersene basta rifletlere alquanto alle condi zioni torograftche del lt\rreno , che le ,re indicale vie avrebbero dovuto percorrere. InfaLLi sulle coste del Mediterraneo incontriamo quasi sempre promontori montuosi da perforare, frequenti o profondi burroni, rìumi da passare con viadotti talora di dimensioni eccezionali , enorm i coni di deiezione da attraversare con galleri e subalvee: in complesso adunque difficoltà tecniche, a ,1 incere le quali occorrevano anzitutlo studi lungh issimi, che avrebbero ritardato di molto l'inizio dei lavori, ed olti·e a ciò un tempo per la costruzione mollo rilevante, ed infine una spesa, che le nostre finanze d'allora erano ben lungi dal! 'essere in grado di sopportare. In condizioni presso a poco simil i trovasi il terreno che verrebbe attraversato dalla linea interna; lungo la quale incontransi poderose catene di montagne, che sarebbe stato necessario attraversare con lungh e gallerie. E poichè prima dell'apertura della galleria del Frej us, i lun ghi so tterranei la-5cia.vano sempre i costruttori molto perplessi avanti di sobbarcarsi alla spesa, all a perdita di tempo, od ai pericoli che per il traffico si temerono nelle lunghe galleri e, è ovvio concludere, che anche qu esta scelta non si presentava come mollo opportu na. Restava aduoque la linea del Jonio, lungo la quale si aveva. una spiaggia sottile, sede comod issima per una ferrovia, pochi promon· lori da contornare, o da forare con brevissime gallerie, fiumi ch e si sperava, forse troppo leggermente, cli poter vali care senza val ide di- · fese; ed in complesso, se si eccettua la necessità di attraversare per buon tratto zone infestate dalla malaria, un complesso di condizion i favorevoli al rnpido tracciamento e costruzion e di una ferrovia di poco costo, di pendenze piccole, sulla quale la maggior v.elociLà di corsa avrebbe, fino ad un certo punto, compensalo la maggior lunghezza del percorso. Non giova al nostro còmpilo parlare degli errori, che hanno potuto commellersi nella costruzione di questa linea. Ci basta aver <limo-

con~o delle ragioni , che determinarono la costruzione di quella ferrovia. Basta perciò riflettere alquanto allo svolgimento dei fatti, ch e condussero la patria nostra a cosliLt1irsi in unità. Una delle cause che avevano ritardato questo insperato evento, era precisamente la. dirficoltà e I~ soverch ia lunghezza dell e comuni cazioni longitudinali della pen isola. Laonde, appena l'unità fu raggiunta, si senti il bis?g~o prepotente di render·e più agevoli e piu pronte !e comun icazioni_ da u'.ln estre1~ità all'.altra d' rtalia ; massim,1.mente poi per la cous1deraz1one, che lll quei tempi, la cap itale dello Stato essendo in Firenze, la grandezza delle distanze da percorrere dalla estremità piu meridionale, alla capitale dello Stato, era veramente considerevole; e che, nè le comunicazion i telegrafiche erano tanto numerose né le li nee mariLLime,per moltissimi punti delle coste, erano abua~ stanza agevoli ,da b_astar da sole astabili re qr,ella intimità di rapporti, che_ernno 1~~ces~ari, a cementare maggiormente e più presi.o la com· pagine p_o.lit1ca del_ n~1ovo Stato. Si fu precisamenLe sollo l'impero di ques~e p1u che leg1ll1me preoccupazioni, che venne decretata la costruzione delle f~rro_vi~ Calab1:o-Sicule, delle quali non l'ifaremo qui I~ dolorosa storia, li~1Landoci ad esporre le ragioni per le quali crediamo, che la costruzione della ferrovia del Jonio non fu un errore ma una necèssilà. ' Rammentiamo perciò la situazione politica del momento le conc~izio~i finanzia1:ie del paese, e lo stato nel quale, sono o/mai vent anni, ~r?vavast la tecn ica ferroviaria . Lo scopo, che nell'interesse politico ed amministrativo, si trattava di ottenere con la massima cel~rità, era unire al resto dello stato la Sicilia e sopra~ tullo la pèn1sola Ca labrese; la quale priva com'era e com'è t . tt . r ·d·r . . , u 01a, e 1 porti I acile approdo,non poteva disporre che di comunicazioni estremamente lente, malagevoli e precarie. . Ora al l'ep~ca, in cu'. conveniva_ prendere una decisione in propo~1to, la va?or1era era i,;I unta 01·ma1ad Eboli, e si prevedeva pross imo "Il suo arrivo a Taranto. · · ~'l. s~elk1. dun~1ue ~i una ~omunizione ferroviaria, che avesse per obb '. etL1vo Reggio d 1 ~alalma, pendeva fra tre vie; cioè quella del Jonro, q'.lella del Med1 terra neo, oppure anche una terza via interna che per 11 Vallo di Diano tendesse a Lagonegro e quindi, seguencl~

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LE FERROVIE

-slrato, che la soluzione prescelta non fu e;Tore, ma fu quale le cir·~ostanze del m?rnento suggerirono, come la migliore e la più prontamente attuabile. · La linea del Jonio però aveva un difetto; quello di essere eccessiv!rne~le lungn, e quindi troppo dispendiosa per il trasporto dei viaa,g1ator1 e delle merci , per le quali si paga in raaione dei chilomet~·i 0 _percorsi . Ess~ quindi, mentre rendeva difficile e poco conveniente ·1~ sm.erc,~ de, prodotti, non favo riva certamente il movi mento dei vrn.g~iato'.·1, che si vedova.no costrelli a grande spesa, e considerevole perdila d1 tempo; c.osa grave nella presente epoca, nella quale si te~de ~empre maggiormente a tener calcolo dell'economia. di tempo; q.mnd1 sebbene la lunghezza del percorso subisse un primo abbrev1am~nl? d~po l'ap~rtura. all 'esercizio della linea Eboli - Met.aponto, P.ure !I c1rcmto Regg,o-Metaponto-Napoli parvecosìlungo, che non si nusc1 ad avv_iare per quella linea una co rrente di traffico, neanche modes~a ; ed il ~rodotto lordo non pervenne ancora a raggiungere Je ·6000 lire al chilometro. Per contro non tardò a manifestarsi una ·Correnleirresistibile in favo re di una nu ova linea più breve lunao la c~stiera del Tirre.no . So~o troppo note le fasi attraversate ct'alla ~ue~ sl1one della Ebol1-Regg10, perchè sia qui necessario inlrallenersi •lungamente a ~urlarne. Conseguenza delle vi ve polemiche , ch e ebbero lu?go al r1~uardo ,ful'inserzionenell'elenco delle linee di pl'ima categ~na, aulonzza te con la legge del 1879,delle due fel'rovie BatGpagl,a-Ca~trocucco-fieggio, e Sicignano-Castrocucco . E questa fu una delle più famose bombe politiche, scagliate in mezzo al Pal'lamen to attonito, dall'artiglierie dell'allnale presidente del consiolio. Per nostro con to non esitiamo a riconoscere, che se l',wtoriz;ione della costruzi Battipaglia-Castrocucco-Reooio era un oo . . . one . .della linea . atto dI g1 m.t1z1n riparatrice, verso. una regione ricca d'ogni prodollo, n.ia sfortunatamfl nte mancante d1 strade ordinarie per comunicare, , sia verso l'. inter~10, si~ lung? il litorale; ed inoltre, come già dicemmo, pnva di po1'l1 buorn e quindi nell' impossibili tà di servir.si •como~amenle per gran parte dell'anno della via di mare; se ent un al~ d,. savia pol_itica per avvicinar~ di oltre ~00 ch ilomelri,a Napoli 6 · qumd, alla capitale, non meno d, 4 milioni di ab itan ti, con a1·an v.ant~ggio degli interessi pubblici e di quelli privati ; se lutt; ciò :r,pet.,amo, è vero e giusto, l'autorizzazione po i relativa alla linea 1

CA LAllRE Sl

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Sicignano-Caslrocucco , a tuttaprima, non pare giustificab ile altrimenti che come espediente politico. Nondimeno, andando in fondo, alla questione, anche questa linea polrnbbeconsiderarsi come un allo di savia preveggenza. Veramente noi ignoriamo ancora in qual modo gl'ingegneri riusciranno a scendere da Lagonegro a Castrocucco, e più olLre ne· esporremo le grandi difficoltà. Queste difficollit aozi costituiscono. appunto la più ampia gi ustifi cai.ione della scelta del tracciato Battipaglia-Castrocucco per Vallo Lucano, sebbene questa scellanecessitasse In costruzione n nuovo di un tronco di maggior lunghezza. In-· falli egli è so lLan lo seguendo questa traccia, che era possibile otLenere· una linea cli non forti pendemo, sulla quale la locomotiva potessecorrere con velocità sufficiente e con un carico considerevole; con~ dizione questa che non poteva trascurarsi in ·una linea la quale aveva per iscopo cli avvicinare alla. capi tale un numero di pro vinciecotanto considerevole. Ma se le cose dette giustificano il tracciato, Battipaglia-Castrocucco, è naturale che si domandi: come giustificare il tronco Sicignano-Castrocucco? Questo è un punto assai importante da ch iarire. Noi facciamo astrazione per ora dalla maggiore o minore importanza dei centri di popolazione si tua.Li sulla linea Sicignano ·Castrocucco. Indi pendentemente dalla importanza cli qne.sti centri, la linea Sicignano-Cast1·0cucco, altro non è per noi che il principio di una linea interna pe1Ja Calabria, delhi quale ci proponiamo qui di dimostrare lanecessità e la possibilità; e perciò l'autorizzazione di quella linea sarà slata finch è voolsi un espedi ente politico, ma in pari tempo fu anche un alto di s,wia prev idenza. Per dimostral'lo esponiamo dapprima per qual i ragioni una comunicazione interna con la Calabria è indispensabile, ll. Gioverà alla effica cia della dimostrazione, che intendiamo sottoporre all'apprezzamento del lellore, dare un rapido sguardo alla nostra rete ferroviaria e segnalare il fatto più caratteristico che vi si nota; il quale è questo: che compiuta la costruzione clt3lle linee ap-


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CALAllRESI

LE FERROVIE

. pr?vate co~1 (a legge dei 1879 noi avremo lun 0cro le coste il seo-uente 0 sviluppo d, lrnee ferroviarie: 1

1° Da Ventimiglia a Roma. . 2° Da Napoli a Reo-,rio Calabria <"ò

3° Da Ravenna ad Otranto . 4o·na Taranto aReggio Calabria 6° In Sicilia . . . . . .

eh ilometri »

650 4.73

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4.74,

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480

. , . Adun~~ie si hann? in cffra tonda 2900 chilometri cir~a di ferrovie, ~·aie_a d,~e un pat_nmon10 di quasi due miliardi, che 'è esposto ai ·· colpi dell avversano. · . Se si eccettuano quei pochi chilometri, i quali internandosi maugionnente.nel territorio, restano sottratti ai colpi dirett;; nel ri~;.nent~ a_~biam? un nu,~1ero cons.id~revolissimo di opere d'atte, quali pont.1, "iadott1 , gallel!e, e molt1ss1me stazioni e case cantoniere le .. qua.II possono ~ssere cannoneggiate da navi nemiche, e più o m'eno rad1caln:ente distrutte . Il danno è duplice. . Havv1 la perdit~ di molte decine di milioni, danno certo che otrnbbe apprezzarsi assai facilmente, Havv,· po,· 1111 1, ' d P f · . . · · a .i·o anno ~eno ac1Je ad apprezzarsi, ma pur grandissimo, e fors'anche maug'.ore d:l preceden~e, ~d è q~ello derivante dalla sospensione ci"e1 . tiaffico, essendoche no, neghiamo la possibilita· d1· fa 'e .. o I , d I · . · · , ·' un eserc1z10 rei:,o a1 e e le lmee litoranee in tempo di rrue1· · 1·a E po· I è ~ .· : "' ,· 1c 1• questa e un_a questione per noi altamente interessante discuti'tlllola p1·u· ampiamente. ' ' < . :rima. ~i tutto diciamo, che non si può contestare ai belli aeranti il du le ferrovie litoranee n ·, 1tto · dt rntercettare ., ' , cl,·-:,1.1•uggen doIe con qualsiasi mezzo p1u o meno radicalmente· come . . -1 a·,· . . . . . . · , non s1 puo neo-are loro ,1 li 1tto d1 1mpedl!'e I traffici marittimi con le . · .n . .· . . · crociereeco1 blocchi . sia con navi da guerra, s,a con navi del commercio noleo-o-iate dall'0 Stato ed armate in corsa. ' Ammesso il diritto di far la guerra alle ferrovie litoranee per ct·1 , -~o~tr~r la p~ssibilità d'infliggere alle medesime danni ril;vantis : s,.m,, e :uffic1ente p~·en~er allo della esistenza di quelle opere di :. at le e d,,.quelle staz,orn' la distruzione delle quali permette di ot.. tenere J mtento con poco pericolo e poca spesa ed in brevissimo "e)

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tempo; tanto più se si riflette alla quantità di mezzi marittimi posseduti dai nostri possibili avversari. Orn per poco che il lettore abbia viaggiato, avrà potuto notare quanto veramente siano numerosi questi punti vulnerabili, sulle ferrovie esistenti; ed aggi ungeremo, che anche su quelle in costruzione sono numerosissimi. Qualcuno dirà., che è facile difendersi ed evitare ta,nto male; e certamente Lutto è possibile, allorquando si hanno mezzi adeguati .Ma basta rifletlere alla relativa facilità con cui una nave veloce può passare ad esempio una linea di blocco, per persundersi, che quand'anche noi possedessimo mezzi navali superiori a quelli dei nostri possibili avversari ,sarebbe pur sempre difficile garantire da imprese,del ge~1ere di quello che abbiamo indicato, le stazioni e le opere d'arte situate su una distesa di linee di 2900 chilometri di sviluppo. i.\'la d'altronde abbiamo noi questi grandi e formidabili mezzi di difesa? E quando potremo averli? Non v'ba dubbioqui,ndi, che una protezione efficace delle ferrovie liLoranoe è impossibile. A.dunque, quale sarà la. conseguenza? Sar~t questa, che quand'anche si adoperassero meizi di pro· . lezione grandissimi, il solo limore di possibili danni farà sì, che non si troverà viaggiatore, nori merce che si voglia avventurare sulle 'linee litoranee, e che quand'anclie si volesse farvi correre i treni, es~i correrrebbero vuoti, proba bi Imente per tulta la durata della guerra. · Per renderci esatto conto della. cosa non occorre immaginare, come taluni fanno, che ad ottenere lo scopo il nemico debba sparare cannonate contro lren i in corsa, od effettuare, con grande apparato di forze, sbarchi di truppe per dar l'assalto alle slaiioni. Qual.siasi avversario, anche inferiore a noi sul mare, potrà riuscire nell'intento d'incagliare il servizio sulle ferrovie litoranee con impiego di mezzi relati vamenl:e scarsi. Infatti oggi sarà una corazzata che comparirà, ad esempio, davanti a Salerno e farà cadere sulla stazione una grandine di granate o di shrapnels, domani un incrociatore che farà. lo st.esso a CasLrocucco, e quando una cannoniera,comparsa improvvisamente allo spuntar del giorno, avrà distrutto un importante viadotto a cannonate, e quando un drappello di marinai con poche car' tucce di dinamite avrà fatto saJLar in aria un ponticello; questo è un sistema di guerra, che potrà estendersi poi al bombardamento di


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LE FERI\OVIE

luLle le città 1narittime; sistema che ru preconizzalo da chiari scri ltori militari,nostri e stranieri.e fra gli allri dall'ammiraglio Aube ( I) . Queslo sistema ru definito da Ferry colla frase, rimasla celebre, di disl!mzioni intell-igent·i, ed applicato con un certo successo dal1' ammiraglio Courbet nella guerra contro la China. Sarebbe una illusione stranissima credere, che il medesimo sistema non verrebbe all'occasione applicalo anch e contro di noi . I noslri incrociatori avran1jo uu hel correre qua o lit, moltiplicandosi per parare quei colpi; le compagnie cosliere, i battaglioni di tenito riali potranno raddoppiare di vigilanza e meuar le gambe fin chè vogliono. Essi probabilmeole, come i carabini eri di OITembach, giungerebbero sempre in ritardo . Cosicchè è ovvio comprendere, che se i mezzi di protezione potranno ri uscire efficaci, quando la Jorn azione dovesse rimaner localizzala, o circoscritla in una zona poco estesa, sarebbe illusione credere possano esserlo, quando si tralli cli proleggere migliaia di chilom etri di cosle. Ma vogliamo pur a.mmeltere, che l'azione della flolla e cli apposi ti riparti di milizia possa bastare, ed ossel'viamo, che sarebbe davvero da deplorare, che la libertà d'azione della flotta fosse vi ncolata a quel solo limitatissimo scopo. Sarebbe sempre miglior consiglio svincolar le noslre navi cla quel còmpito ristretto ed abbandonar le ferrov ie litoranee alla lor triste sorte. ' Adunque se si eccettuano pochi tronchi, dove si potrà con mozzi limitati, senza scap iLo delle forze destinale alle operazioni allive, ottenere un grado di protezione sufficientemenle effi cace, ripetiamo che nel rimanente del.le ferrovie litoranee, o i treni cesseranno di correre, o correranno vuoti I ~folti credono, che questi pericoli per noi sonq bensì da temersi durante la guerra, ma non durante la preparazione della guerra; e fra gli altri il Baccarini espresse davanti alla Camera dei deputati la opinione, che la guerra non è il fulmine e che giunto lo scoppio il.elle ostilità le ferrovie litoranee avrel.>bero pure avuto il tempo cli rendere eminenti servizi, sta per i trasporti del pubblico, sia per i trasporti militari; analoga opinione espresse il (1)

Lei (ltm-re marìti me et les po1·ts ,ni!itcii1·es àe la F1·cince ( llev11e àes Deu:,;

J/onàes, 188-2, pag. 314).

CALAllRESl

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deputato Gabelli , il quale sentenziò ch e « e per le mobilitazion i e pei concentramenti,che precederanno semp,·e qual_u.nque i_n_Lin'.azione di gu.ena., ed anche durante la guerra e per tutti 1 serv1z1 cli mantenimento. per tutti i risarc imenti dell'esercito coroballente avranno importanza militare grandissima le ferrovie litoranee» , co:;icchè immaginando che gli avvenimenti debbano suc.:edere, come torna più comodo per Ja tesi che si vuol sosLeuere, e negando l'inservibilità delle linee liLoranee per i trasporli di guerra, si fa pre:;to a troncare la questione. Ma questo modo cli ragionare no_n ci sembra serio. Se per ìmpeélire il movimento sulle ferrovie di costiera fosse uece::saria l'azione cli un'intiera squadra appositamente armata e mobilitala, e quella d' un grosso corpo di spedizione, la cosa sarebbe giusla. Ma poichè, come dimostrammo, pochi incrociatori, pochi avvisi, pochi piroscafi armati in corsa, che possono allestirsi in pochissimi giorni , bastano a rendere estremamente pericolosa la circolazione dei t~en i sulle linee litoranee; perchè il nemico, deciso a muover guerra. dovrà tralasciar cli recarci quel gravissimo danno, dichiarandoci la guerra anche prima della mobilitazione e s<tuiozaul1ando subito contro •le nostre coste gli inv o crociatori, le corazzate, i piroscafi che avdt alla mano? Ogni nazione maritti ma Liene in tempo cli pace una o più div isioni navali permanentemente armate, e navi pronte a prender il mare, dopo poche ore clall·ordine riceVLltO . Il credere quindi, cbe le ferrovi e litoranee potrauno essere senza pericolo utilizzate nei trasporti per la prcparazioue della guerra, altro nun è che una mera illusione. D'allroncle ad impedire la utilizzazione delle ferrovie litoran ee per i trasporti di mobilitazione, anche prima della dichiarazione di guerra, non basterà. l'apparire giornaliero cli un incrociatore in vista cli una qualche stazione importante della linea? Queste sembrano ~sagerazioni; mtt non lo sono pur troppo. Non coloro che dirigono i trasporti di guerra, nè coloro che dirigono i trasporti del pubblico, hanno il segreto dell'istttnle preciso in cui ·potri.t avvenire la dich iarazione di guerra, e la comparsa di navi dello Stato rivale davanti a qualche punto vulnerabile, basterebb~ probabi lmente per indurli a non avventurare su linee ospos'te a qualche pericolo, trasporti,~al buon esito dei quali possono dipendere conseguenze importanti . Perocchè bisogna rifiettere,che quando si tratta 4 -

,INNO XX.X. , VOL. lii ,


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di parlare so llanLo, parole se ne fanno fin t1:oppe; quando invece si tratta di ~gir~, ttllti ec~edonu, e non a lorto, in misure di prudenza per copnre 111 modo s•cul'O la propria responsab il ità. Pure, osservò, se non erriamo, il deputalo Gabelli, che nelle passale guerre non s'è mai dato cas0 di interruzione di ferrovie; e questo è verissimo. ,1a quest'osservazio ne avrebbe valore solamente nel caso, che nelle passale guerre si fo::;,e presenlatt~ l'occasione di poter distruggere con vantàggio ferrovie litoranee. Ma questo caso, quando per la mancanza assoluta di ferrovie da ferire , quando per la natura dell e coste, che lo avrebbe reso impossibile, non si.è presentato, nè nel 59, né nel 70-71. Sol o riel 1866 gli Austriaci avrebbero potuto tentare qualche di· struzione sulla ferrovia Adriatica, e noi fecero. Bisogn a però osservare, che la dichiarazione di guerra nel 11866 giunse tutt'altro che come il fulmine; ma invece, così, placidamente, come si crede dall'ono_re~ole_ Baccarini ~hè po;,sa succedere sempre, e dopo che da molti g1orn1 erano sta11 ultimati i trasporti di mobilitazione. D'altra parLe devesi ricordare, che in quell'epoca si credette, almeno fino all a nefasta data di Li~sa, che la snpremnzia marittima riell'Adriatico spellasse a noi . Infine fosse, o no: la mari~a austriaca superiore alla nostra; possedesse, o no, mezzi adeguati allo scopo, e un fatto che trascurò di fare una cosa, 1:he le avrebbe perme'sso di recarci nn aran danno con pochi sacrifici. · Da ciò però non si può dedurre che, presentandosi di nuòvo l'occasione, essa l.rascorerabbe di ,farlo. Se noi c~unque_ vogl i_amo ess~re previdenti dobbiamo prepararci a questa eventual1Là, d1 vederci, al primo prodursi d'un incidente che ren~a i_nevitabil: -la guerra, di vederci, dico, dichiarar quest; sen_za es1_t~z10ne, e d1 veder piombare sulle '.nostre coste, incrociaton nem1c1 per tentar contro le ·opere d'arte, e le stazioni delle nostre ferrovie lit0ranee, . . . e contrn il materiale mobile , che p·olr'a t,IOvarvts1, quella maggior quantità di guasti che sarà possibile. Così far~rnmo anc~~e noi_ ai neny,ici nostri, qiiando fosse poss,ibile: E dunque mdub1tato, che questa condizione di cose richiede per parte del governo un'attenzione alquanto maggiore di quella che finora le fu accordata; affinchè, mediante gli sforzi coneordi delle ammini1!)

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CALADI\ESI

strazioni più direllamenle interessate e responsabili, si possa giunoore ad una soluzione soddisfacente. li Noi crediamo, che le stesse grandi.amministrazioni ferroviarie non siano del tutto disintere.ssate· nella questione, e che l'impossibilità di esercitare, durante la guerra, le ferrovie-litomnee le dovrebbe preoccupare gra11demente. Vi sono per esse due fatti da considerare; cioè: la cessazione degli introi Li sulle 1inee esposte, la nece:-sità di a nriare i trasporti per le linee non esposte. Ora se noi osserviamo le due reti, in cui sono ripartile le ferrovie dello stato, vediamo, che sulla. rete adriatica, in caso di interruzione della ferrovi.1 litoranea, suppo::;La ultimata la costruzione delle linee nuove, sarà possibile effettuare quasi tutti i trasporli in movimento interno, senza uscire dalla rete. Lo stesso non può dirsi della rete medit] rranea; perchtl se supponiamo,ad esempio , inierrotLa la continuità delle linee a Costrocucco, od a Salerno, od a Civitavec~hia, punti indifesi ed espostissimi, l'arnmi distrazioue mediterranea sarà itilpossioiliLata a continuar per quelle linee i trasporli in movimento interno e si vedrà costretta a chiedere il transito sulle linee della rete Adriatica, compièndo talvolta tragitti lunghissimi. Noi sappiamo che le amministrazioni ferroyiarie, stando alle vi~ genti convenzioni, sono in diritto· di chiedere af Governo ri sarcimento déi danni dipenllenti dai fatti di guerra (11).-Ora per quanto si riferisce ai guasti recati alle linee, non v'ha dubbio, che il danno ricadrebbe sul l'erario nazionale; tanto più per le li nee della società mediterranea,che sono LutLe proprietà dello Sta.Lo, poche· eccettuate: )

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(·l) Ai·t. 30. - In caso di grandi trasporti di truppe per la pre1iara.zione della guerra, e durante la guena, il governo avrà il diritto di prescrivere le norme di servizio tanto per i trasp<,rti militari come per quelli del pubblico. Avrà pure diritto di rimuovere l:armamento ed interrompere in <1ualunque modo la circolazione dei tren i su un:t o più linee della rete e di assumere Ja direzione o fare direttamnnte l'eserci1,io sia per i trasporti militari che poi pubblico. Le spese occorrenti alla remozio nc delle rotaie, alla interrnzionc o guasti della ferrovia, nonchè al ristabilimento della medesima, s;uanno $Oppor~1te dallo Stato. Avverandosi, per fritto del governo , la interruzione delle linee o la sospensione ~el servizio in tutto od in parte, sarà tenuto, per le linee interrotte o sospese, apposito e distinto conto dei tmsporti tanto pel servizio pubblico, quanto ~er quello milit.'lre, ed i prodotti, sotto deduzione delle spese, saranno versati rn_ens1lmente nelle casso dello Stato, salvo l'azione all'indennità per i danni effettivi che il concessionario avesse eventualmente sofferto per gli effetti dt delta parziale sospensione o interruzione; e salvo ogni altra azione d'indennità, se ed in quanto possa compct-0re ai termini del diritto comune.

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53 ferrovie li tol'anee. Mol ti non si preoccupano di ciò, perché osservano che la regola è la pace, la guerra è l'eccezione. Ciò però non toglie the tutti gli Stati non si organizzino per la guerra. Il li bero uso delle comunicazioni è co ndizion e essenziale non solo per far la guerra, ma ben anche per non sospendere del tutto, durante In lolla., le art.i della pace, e per resistere alla crisi che la guerra arreca, pure nel campo dell'altivi là commerciale .Trascurar di organizzarsi, anche in questo, per la guerra , sarebbe a.I.lo di insi gne imprevidenzn. Da quanto abbiamo esposto precedenlemente noi non vogliamo inferire, che la costruzione dell e ferrovie liLoranoe sia stata, generalmente parlando. un orrore. Riconosciamo volentieri, chP, in molti casi era mm necessilit economi ca, politica e tecnica, e fino ad un certo punto anche geografica. Ogni nazione non può sotlrarsi alle condizioni fatte dalla natura; devE' però cercar cl i rimediare al le condizioni sfavo ri,,voli ; e non v'ha dubbio, che qualora fosge intervenuto un più giusto apprezzamento dei bisogni della difesa del paese e dei probabi li pericoli per il traffico ordinario in caso di guerra, forse in molti punti , dove il farlo era possibile, le linee avrebbero potuto essere maggiormente internate, non fosse che per sottrarre le opere d'arte e :e stazioni ai disastrosi effetti delle artigli erie navali, e rendere così più efficace la protezione delle milizie contro partiti nemici gettati a Lerra per guastar le linee. Ma, generalmente parlando, era impossibi le ottenere questo scopo dappertutto, e giova persuaderci anche, che questa è una delle I.ani.e cause organiche di debolezza per il nostro paese; la qual e, aggiungendosi alle altre, contribuirebbe, come già accennammo a. rendere più acuta e grave la crisi economica e commerciale, che ogni guerra seco trascinerebbe, inceppando anche l'industria. dei traspor! i su tanta parte della rete ferroviaria dello Stato . Questa causa di debolezza potrà in parte scemare, qualora la politica milit:tre del paese si modifi chi alquanto, nel senso dì diventare più decisamente ed en ergicamente marittima Ma questo ancora non basterebbe. Però havvi ancora un altro mezzo di ovvinre a quella crisi, mezzo -che è il solo veramente èfficace, ed è quello di moltiplicare le fer1·ovie intern e longitudinali e trasversali , in modo da poter con le medesime cffelluare,se non lutti, almeno in gran parte, i trasporti -che allrimenti seguono le vie litorane~. C..\LABRESI

LE FE1rnov1E

..\Ia per quanto si riferisce ai danni ind·. . . 1· ,1ett1,causat1dalla sospens1one del traffico sulle r rnee rtoranee noi dub't' r ehe fra lo Stato e le :tmministrnzio . i ' . . , ramo ,orLementefall o le più ,.,"l'avi cor11·e·1a· '. Erd11 erTorntne sorgerebbero senza :. zr·oni. , a q , l0 11,. srnghiamo, che Je nostre ,y .,. a· . ~e:. _ g~a rdo non ci Juguirebbcro l' es . d o' -in , amm1n1straz1on1 ferroviarie seemp,o elle compa"nie f · . guerra del 70-7'1 non solan o tances,: le quali dopo la . . t ente non prete'cro . d . . . dann, direu.i ed indiretti c ... d :; . iu enn,zzo p<::r i . au:.<1t1 alla "ue~rn . · . ul timata le loro linee ·n b . . ',m,t rimisero a guerra J uou a:.setto nparaudo . . . , guasti o ,·,costruendo le opere distrutte ·en- I1 . d' :, za c re ere nulla al G , . · . N , tem,amoinvece. che il11o·t· lo . o,e,no. . . , :. 1o governo s, vedr bb . • · . domanded,straord,naricompe ,·. 1 . e e,1:.salrtoda reciproco dello Staio e delle n:;1, _e.q ual i_po~rebbero, con vantaggio amm1n1straz1om re,.,. 0 · · . fac ,l menl.e accolte, quando rim·'n •. , .v,ar,e, essere piu .. dest,;. e ciò si potrebbe verific ". .e:.seio comprcsern co ulìioi. p,umo1 aie,ippunto se leanun· · · roviai-ie avessero mezzo d' , , ·. . . , : ,r11straz1oni fer. . • i cl i v,a., e ' tras1)ort1 per 1· . 1ong,tudrnali e lrasversal' · meo interne .' ' ,, ciascuna senza uscire dal! , ,· Q a p1 Oplla rete. . uesto, come dicemmo si vel'i/ìche .· adriatica, ma non pe1· 1a'med·1 e . la presso a poco, per la rete , . r, an ea. Per la società medilerranea adun . .. . della Calabria, elle noi vaorhe<rniamo~uee-~ ·ubt,bhss, ma la linea in terna . ,., :;,ue epure ·L'1·. Irnea che unisse lloma a Vi te,·b d Cl . . u I iss11na uua oe a 11us10Asc·· 1 . . ' etl racr.ordamenLo da Empoli a L c, . , ,ano, e1 un tronco linea per fa Lucca Aulla e pe~ l~a,1·p~1 oc.ché prolungandosi questa ' e, rov,a del IJorvafl . ' reIl be una contmua comunicazione . . d , . . o . o, s, otlerd J • s,cuta agh 1nsuft1 · · a mare, la quale coll.egberebbe il aru . provcn1e11L1 meridionale delle linee della ret ,., r ~po sel.lentnonale n quello e, e ,a ,ebbe ce·sarn e li . ' zrone mostruosa per la quale 1. I. L a· :. r 1ue a condi , •· a e e me iter" nn corpo rachitico dalla testa I . ,anea u pal'agonaLa ad . ' e VO UffilllOSél dal CO 1. 'J estrem11à smisurate. ' · po es, e, dalle .Quella società adunque errerebbe molt ,· d, aver linee io condizioni /'arorevofi o,,1~e:s1pre~ccupassesoftanto cl a economia de/I' . · .. essa eve pensare anche ad aver' linee che l . .· e~e1 c1z10, e l'indipendenza del!' e . ·.. . e pi ocur ,no la sicurezza ' se, c1z10, essa perranto è . t , mn overe la costruzione e adotteneref'eser.. ~n eiessa~a a prola esimano dalla necessità dei transiti su1/1~~ d., _quelle [mee, che mettano l'effettuazione dei traspon· I -~a' ,a~'.ca, e cl'.e le per1, magia o I 111terroz1one delle l'.)

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LE FERROVIE CA T,A llRESI

Ora se noi geuiamo gli ocdii sopra una carta del.Je fer ro·vie del regno, sulla quale siano indicate tuue le linee autorizzale con la legge del 1879 o concesse in forzn di altre leggi, scorgiamo con viva comp iacenza, ch e nella parte peninsulare dello Stato, compiuta la costruzione della rete, avremo non meno di due linee ferroviari·e longitudinali interne e continue, fino al go lfo di Taranto;. le quali·, collegate- da linee trasverilali, aventi i loro estremi sull e coste dell'Adriatico e del Tirreno, pennelleranno di eff.et:uare la maggior parte dei viaggi senza toccàre le li nee litoran ee. Però a sud di Melapc.nto e di Cas trocueco, vale a di.re· nella penisola Calab rese, la rete ferroviaria si riduce alle lin ee di costiera ed alle due trasversali Buffaloria Nocera Tirrena,e Catanzaro MarinaStrello Veraldi. Per quanto riguarda adunque la si.curezza dei viaggi . in tempo di gtterra le cond izioni nostre saranno abbastanza buone nella maggior parte della penisola, ma nelle Ca labrie esse non polrel1bero essere peggiori. È quindi cosa certa che, in caso di lolla con una potenza mariLLima, le com uni cazioni ferroviarie 1.nt la penisola Calabrese e l'interno dello Stato potrebbero essere impedi,te tan to, da dove!' l'i tornare all'impi ego esclusivo della lunga ed accidentatissima strada ordinaria. Le popolazioni, tanto più poi se abituale da .qualche tempo ai comodi dei trasporti ferro viari, mal si pi·egano a dover far ri torno ai mezzi ordinari; ed inoltre riOcttasi, ~he questi stessi mezzi, nei periodi di Lempo in cu i non giovano, vengono. smessi, e fanno quindi difetto al momento del·bisogno. È qu indi evidente la necessità di una fe rro vi a, che percorra l'int erno della penisola Calabrese e si avvici.ni a Reggio di Calabria, per. q1wnto,le condizioni topografiche I<> potranno permellere. Ad ottenere questo intento si potrebbero utilizzar e: il trnnco Sicignano-Lagonegro, e così pure il tronco della linea in esercizio Spezzano-Cosenza, la traversale Catanza l!o-Strello .Veraldi,ed anche la Cosenza-Nocera Tirrena, n.el tronco fino a Ragliano: ma non il tre.neo llogliano Nocera e quello Lagonegro-Ca,.. strocucco, la co:;truzione dei quali non crediamo, nè neGcssaria, nè conven iente. Assai preferibili in vece sarebbero i proseguimenti da Lagonegro ·a Spezzano e da RogliaHo verso Catanzaro,. con la qua.I -cosa verrebbe a delinea rsi in gran parte quella linea interna, che dicemmo necessaria, e della quale ora procureremo di dimostrare la possibilità.

III. .S bbene nel punto in cu i la penisola calabrese ili stacca, cl iremalte ed aspred'montagne, mo, equasi.. da1 J.,e,,·to del territorio ' soro-ano o . . rofoncle vali i solchi no in ogni senAo iI terreno'. con ispostz1 one ~e~i roca tale, cla formare ivi una dell e più intncate e tormentate .P . d'IL•tlia· pure fra la testata della valle del Calore, quell e delle reg1001 i e , , ì I T e del Sibari e·sistono relazioni ab basl.anzavallì <leda Noce, ee . ,ao '· , ' ,. . . . . d la · arrevoli. se(ruendo una 11·nea<, la qnale è nll mc1rca tracciata . . l';ndan~ent~ della strada nozionale rotab ile, che da Lago negro con (lùce a Caslrovillari e Spezzano. . ,. , , f· . e·ta linea di pnnti piùdepress1,ches mteipongono , a . Lun.god .q~~ "<t·- cìel, Pap" ('2007 m~tri ) e Monte Pollino (22.48). a I maSSl I 1U011 e '· '' . , ., ) ,r · e· · , -- · d.J Monte Coccovello , i\,tmte norcl e nord-est, ec·1 I· mc1ss1 . (,_ 'I ~il.2. . ] - in.·t (fola (11460), ~1011,te Pellegri no (il 986), i quali sorgon~ ~· ~~c.~~,,e~ ~ed a sud uno stu d'io d'1 massima ha' dimostrato la possil1Jlita ' . d1g:svi· · ' , . l1e partendo da Laaoner, ro, su lla hnea luppare una fe rrovia, e . l"> " . • • N,c1alla lrn. ·ea Buffalona-,. . , verrebb·e ad allacciarsi . . d. s .. noo. gnano- eas t rocl)eco ' . .nine·ta11dos1· cera T 1rrena :; - ·tlla · medesima nella stazione i pezza · od in uell a di Tarsia. D'altronde nlcune ~quadre d'i~1gegn~n stan'.1~ . I q L p1·ocedendo per conto del Ministero dei lavori pubb l1c1 · t. attua men e . a suo 1 qua.1e si P~. , ~nn.0 , allo stnclio d'un progetto particolareg:;iat?: e.al t o desu mere dati più concreti e pos1tJY1. Quello pe1 o ..,hemtanto ~mp_ . e, , elle un·isimile ferrovia non potrebbe si puo asserire ' ., .certamente . .. costruirsi senza ammettere pendenze fino al .2o pe1: m'.lle. e senu ne~essi,are la costruzione di sotterranei e di viadotti .d'1mporla~za i,t tev,) Ie: D.1mos t1,er·emo . però più oltre ' che questa linea , necessa1 ·. · l bl . , po trelYbe costruirsi, senza che percro si e e )a mente assai. COSLO:,a, n rra d I ij 879. dodi ·molto aumentare la spesa che, stando all co. leè)ne ~ .. , ~oppo1·t'"La dallo Stato. Raggiunta la stazione dr bi e vre )e esser ~ ·" · . . . .. .Spez. ,_ , zano o quella di Tarsia, la linea interna, eh cur c1 occup1,uno, s1con fonderebbe con l'attuale ferrovia fi no a Cosenza_. . . Si tratta ora di tracciare il cammino di una Jmea, che staccan.dos1

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LE FEnnovm CALAll RESI

da Cosenza - o da qualche altro punto della ferrovia, aulorizzata dn.l~a legge del 1879 fra Cosenza e Nocera Tirrena - corra in direz101~e sud, fino a rnggiungere la ferrovia trasversale, parimenti autorizzata con la legge del 11879, che dalla marina di Catanzaro dovrebbe raggiungere la linea Reggio-Castl'ocucco nei pressi dello streuoVeraldi. In questo tronco, benchè siamo ben lun"i dall 'incontrare ~li ostacoli, che si accumulano nel tronco Lagoneg;o-Spezzano, h~llavia_non m,1ncano le difficoltà. Infatti a sud di Cosenza tra il piano del lago che si estende alla testata del Crati con altitudi ne di 627 metri, e la testata delle valli dell'Amalo e deÌ Corace, le quali co'.Tono _tr,~ loro parallele e separate da una sottile catena di poggi, sui quali s1 svolge la strada da Cosenza a Tiriolo, si interpone la tesr_ata della valle del Savuto - composta di parecchi profondi val· lon1,_che la strada nnxionale fra Ragliano e Soverin at traversa, serpogg,ando lo1·1uo5amcnte con lunghe :-alite o diiìcese alternate. , .i\f~lgr~do ciò, ~ da Cosenza raggiunto llogliano senza gravi diffi col_ra, s1 può sv1l,rppare comodamen te ed in terreno abbaslanza stah'.I~ unn ferroYia per In valle di Pa1·en1 i, d'onde media11 te lre succ:ss,~J soll.erranei di lnngh ezza compresa lra 1500 e 3000 metr·i, s1 ~uo s~1occare nella va lle dell'Amalo nei pressi di So,·eria ad allitudrne cli 800 melri circa.. In questo tronco, da Roolinno a Sovcria la ferrovia _si svilupperebbe i11 mezzo a folli bosclii di casta"ni alto fu sto, 11t lerreni composti di .roccie scistoso sì, ma abbas~anza compatte da o/Trire griranzia contro gli scoscendimenti. Il ~roseguimer~~o cla Soveria verso sud porrebbe effouuars i per d11ev1 e Una ~ezu,rebb&sempre la 1•a lledell'Am,uo, fino a rarr11iungere la ferro via tras1rersale suindicata snlto Marcellinara, i;\icin~nzn d~I p~nle della strada nazionale, alla quo la di circa f 47 metri. L altrn via si svolgerebbe per la testala dell'Amato fino all'altezza di Monte Monaci. In questo punto, che segna il massimo avvicina1~1enlo dei ~ue talweg dell'Amato e del Corace, il contrall'òite che I, sepa ra, :si deprime co.nsidercvolmente :in modo che In linea può ~assare agevolmen te d_all'Amato nel Cornee e scendere per quest'nlt1ma valld, fìno a raggiungere la ferrovia trasve1·sale,circa due c.hilornetri a monte del confluente del torrente Fnllaro, ed alla quota di '70 metri circa. 1

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Vno studio più particolareggiato fallo sul terreno potrebbe for-

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s'ancho consigliare di sboccare subito da Colosimi su Bianchi, nella ~alle del Corace anzichè a Sover ia in quella dell' Amato , va Ile che verrebbe così abbandonala del l~llo. La maggiore o minore convenienza dell'uno o dell'altro tracciato non potrebbe risultare se non da rilievi comparativi e da un retto apprezzamento d·egli interessi locali. . . Onello che vi ha di positivo int anto è questo; che cioè è po,s1bde tra;ciare una ferrovia da Cosenza per Rogliano, Parenti e Colosimi e quindi per ì' Amalo e pel Corace, oppure pel solo Corace, fi~·> a rao-o-iuncrere la trasversale Catanzaro marina- stretto Veraldi. E sia~~o cl~'tvviso che, considerate le invincibili diffi coll:à che, come dil·em_o, si oppongono alla costruzione di una ferrovia ~~ Roglia~o a Nocera Tirrena, la lin ea da noi propugnatri, bench è p1u lunga, non richiederebbe una spesa m:-iggiore di quella occorrente alla costruzione del rronco Rogliano-Nocera, della quale più ol tre esporremo le ·1,--ondizioni. Quest'ultimo traccialo è di gran lunga preferibile al primo, percbè mentre la valle med ia clell' Amato è stretta, torluosn, e presenta fo lde franose, che mal si prest.nno a sostenere una ferrovia, quella del C:orace invece, a valle di Monte :\Tonaci, è più larga, meno tortuosa, · e presenta rocci e cli natn ra più sta bile ('I). . . . che sen-uendo quest'nll.imo tracciato si avrebbe il An-aiun•ri·tmo ~O V• ' O . • vanta""io di tocca.re od avvicinarsi ad un maggior numero d1 cen tri òn , popolali · . . ,.. La linea. della quale abbiamo indicalo l'andamento, s1 svolge 10 una regione coperta di boschi , di pascoli, popolala di villaggi , ricca di acque utilizzabili per forza motrice. . . L'idea che qui esponiamo non è nnova. L'mgegnera Gargml o compilò nel 1873, sa.Ivo errore, il proge tto di nna linea, che staccandosi dalla Eboli-Potenza a Bucino, per il vallo di Diano, Lago1

(I) In una rapida visita, cho :wommo occasione di fare, del terreno che s_i dovrebbe porcorrero da nogli ano nno in vicina nza di Catanzaro, ebbimo la fortuna_ d1. avere per compaani di ,·iaggio, l'ingegnoro r.ommondatoro Giordano, ·~~ottore prmrrpale dolio minier;, o l'ingegnerò Cor tese cllo eia alcuni anni studia _con c1_1ll~P.nza e ~on mol~o. successo la gcologi:t dello Calabrio. - Sperhuno che questi dol,~1 mgeg~en non ci acc1~soranno di indiscrezione se avverli;,mo il lottore,che lo COS(' rlctte d1 sopra e che diremo poi, circa la natur~ del terreno, sono il ri,·erboro di opinioni e cli :ip1irezzamenU c~pressi clugli ingegneri mecle.,;imi.


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CALAB HE~l

LE FERROVIE

· . negro, ~farano, CasLrovjlla.ri, Cosenza, Soveria, scendeva per la valle, dell'Amato alla costa tirrena. Noi invece siamo d'avviso, che le con~ dizioni geologiche del terreno suggeriscano l'abbandono della vallem~dia clell' Amato e il passaggio in qùelladel Corace, a sud di MonteMonaci. Malgrado questa varianle possi amo dunque asserire, che la possibilità della linea qui propugnata venne dimostrata anche dao-I~ rngegneri. Fin qui abbiamo condouo la·comunicazione interna, di cui ci oc-· cupiamo, fino all'altezza di Catanzaro. Vediamo ora com e sa rebbepossibile avvicinarsi a Reggio. Bast~ gettare un colpo d'occhio su lla carta per rilevare subito,_ che dopo la-gran depressione di Marcellinara, dove la catena del-· l'A_PP~_nnino può dirsi quasi distrutta totalli1ente, essa, risorgendo poi pm a sud con monte Serraila si accosta al Jon io in modo, che tra la cresta ed il mare non sarebbe altrimenti possibile tracciare una ferrovia, se non seguendo del tuu.o, come infotLi fu fatto, il litorale. Verso il Tirreno inve.ce la cosa è di versa. Infatti la.pian ura del basso Amato e le valli de!l'Angitola e del ~fes ima, che aprono il loro. corso tra la catena appennin_ica ed il gruppo dei monti di Monteleone, stab iliscono nna comunica,.ione, che può dirsi tutta interna;. r~~~:cè l_aqual ~ _stncc~ndosi, dallo stretto Veraldi potrebbesi sempre· a, ~1cu1o degli msult.1 dal mare prolungare fino a Palmi la comunicazio~e di c~i ci _occ~piamo . Oltre Palmi n@ è possil~il e sviluppare c~1 1~ezz1 o.rdman una ferrovia interna; cheraggiunga. Reggio. · Il massicc'.o dell A~promonle_ infatti, che costituisce l'estrema punta del la peni:o_la, spm?e L~llo rntorno fino al mare le . sue ripide ed. aspre pe~d1c1. Ma: grnn~i ~ Palmi, possiamo considerarci già entrati. nel rax~~o del la d~f~s~ vrcma della piazza di lleggio-Mes;;ina, ·della, quale gra f~ro_no m,.z,ate le opere di fortificaz ione. Lo scopo quindi. . potreb?e d1r~1 raggu~nto . _D'al.tronde da Palmi con una sola gior-· nata d1 marcia pel' via ordrnana, seguendo le rotabili che attraversano l'Aspromonte, si può raggiungere Reggio, come pure Gerace. A_nalogamente da Parenti nell'alto Savuto si potrebbe in due sole · g10rnale raggiungere Colrone per la st.rada della Sil a. In tal modo tutti i capiluoghi di provincia e di circondario della Calabria verrebbero ad essere toccati dalla ferrovia interna od a trovarsi ad una sola, o. tutt'al più a due giornate di marcia da!Ìa me•

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desima: senza pericolo che lai sistema di comunicazioni possa mai essere da navi nemiche e neanche da piccoli drappelli di gente sbarcata, intercettato. Ed ecco perchè affermammo, che l'autorizzazione del tronco Sicignano-Castrocucco, almeno per quanto risguarda la porzione compresa fra Sicig11ano e Lagonegro, fu considerala da noi come un allo di savia previdenza . Mercè quel tronco infatti la linea, che noi propugniamo , sarebbe collegata alla rete interna dell a pe nisola, e tutte quante le parti della med.esima verrebbero così allacciate con un sistema di comunicaz ioni ferrovi arie sufficienti ti sopperire a tutti i trasporli e ad assicurare il mutuo concors_o degli. uomini e delle r isorse d'ogni provincia per la difesa comune, anche nel caso, in cui fosse diventala necessari a la sospensione assoluta del . servizio ferrovia rio su ll e linee li toranee. La ferrovia in terna. da noi suggerita altro in fin dei conti non è, se non la trasformazione in ferrovia all'antica strada nazionale calabrese. Essa tocca presso a poco i medesimi centri cli popolazione e soddisfa agli stessi interessi, ai qua:li soddisfaceva la prima. Ed anche per questa ragione noi crediamo, che essa si raccomandi all'attenzione del Governo; perocchè gioverebbe a rendere meno sen- · sib ile lo sposlai11enlo di interessi, che derivò necessariamente dalla costruzione della ferrovia del Jonio, spostamento ch e sarà senza dubbio magg:ormenle aggravato, ultimala che sia la linea da Reggio , a-Ba_llipaglia.

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IV: Dobbiamo ora rivolgere maggiormente l'attenzione sull' ultimo .. Lronco della linea interna da noi caldeggiata; percbè essa è l'oggetto · di una vivace disputa, che ferve tuttora e del la quale pende ancor.a, incerto l' esiLo . La nostra linea, giunta allo stretto Veraldi, potrebbe dirigersi; lambendo il piede delle montagne,·ver:30 la. foce del!' Angitola, e ri montando per buon tratto questa valle, passare in quella del Mesima, e quindi scendénclo questa, per Rosarno e Gioia Tauro diri- · gersi a Pa lmi. Qu~sto sarebbe il traccialo più natural e, ma si avrebbe : l'inco nveniente di lasciar gli abitati a soverch ia distanza e cli per,-0

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LE FERROVIE

,èorrere una regione, quella del fondo della valle del Mes ima, infestata della malaria. Un altro tracciato, àaJla foce dell' Angitola si arrampicherebbe ~~no a toccar quasi Monteleo~e, per scendere verso Rosarno e pro·-seguire quindi per Gio ia verso Palmi. · Questo tronco,da un comitato costituitosi a MonLeleone, venne pro·•,posto, come dovente far parte integrnnt.edella linea Reggio°Caslro,r,ucco, in sostituzione del tronco studiato, che corre lungo il li torale, contornando il Capo Vaticano . Sul tronco interno scrissero il gene- . raie Pozzolini, il quale vivamente lo propugnò dimostrandone l'imdella dife:;a dello Stato , e l'inrrean ere Gabelli portanza nei riguardi ..., . è> ~che presentò un progetto abhastanza particolareggiato, per potersi ·fare un'idea sufficientemente esatta della sua eseguibilità. Sulla ,traccia di questo progeLLo fo poi per ordine del Ministero dei lavori pubblici redatto un progell.o esecutivo. Non staremo quindi a ripe!tere cose, che ormai sono note a tutti coloro che s' interessnno all e faccende ferroviar ie. Piullosto tratteremo la questione in rehizione · a circostanze meno note, che è bene conoscere, perchè a mi o avvisJ -·servi rebbero a dare una _soluzione più radicale e completa al problema della co~truzione delle ferrovie calabresi. Dalle notizie ::idunque, che abbiamo avuto occasione di procurarci , ,-risulta, che ci rca al tronco, di cui ora più particolarmente ci occupiamo , stanno di fronte due progetti ugualmente eseguibili ed in ,buone condizioni di stabi lità. e di sicurezzn di esercizio . Se fosse poss ibile costruire entrambi i tronchi, la questione sarebbe subito ,-risolta, ma qnesta soluzione av rebbe troppo l'aria d"un espediente; pertanto poichè si deve scegliere uno di essi, gio va farne il pa. ragone. Or bene uno di essi progetti , il litoraneo, serve una somma d'inte, ressi rispettabil i certamente; l'altro , l'interno,altri interessi, fra i quali ~quelli del capoluogo di circondario, e.osa da non trascurare nel l'i n· t~resse degli affari pnbbl ici , è dei rapporti che intercedono fra i privati ed il governo . Uno costituirebbe un capitale mn l sicuro per le ~olte qpere d'arte soggette ai colpi del nemi_co, e sarebbe esposto a danni gravi in caso di guerra: mentre l'altro costituisce un capitale ,..più sicuro. Un tracciato, l'interno, costa qnalcbe cosa di più, ma in ,:converso potrebbe essere esercito anche in tempo di guerra, mentre ç)

CA LABRE:$\

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sul litoraneo, oltre ttl danno emergente · delle opere soggette a.. ro-· vina, si avrebbe il tncro cessante della sospensione ·legli introiti, Sul litoraneo ; che ha pendenze mai superiori al ,., 2.50 per mille· si potrà correre un po' di più; sull'altro, sul quale si hanno pendenze alquanto maggiori si potrit correre meno; ma siccome esso risul-· t.erebbe più corto di alcuni chilometri, così non richiederebbe una percorrenza sensi bi Imente maggiore. . Col tracciato litoraneo s·i ottiene da Reggio a Castrocucco una . linea, nella quale il regime delle pendenze soddisfa alla condizione di essere costante; col tracciato intemo si ottiene un tronco , cheper le pendeuze eccezion.ali renderebbe necessario un. servizi? di. trazione speciale; ma e:,;so può ad un· tempo soddisfare, come si disse, alla condizione necessaria di poter essere esercitato in tempo di auerra ·, cosicchè sceaJ n ienclo il primo si procura il superfluo e s~ tra.scura il necessario , .mentre l'opposto si fa scegliendo il secondo; d'altronde se l'ingegnere ha il dovere cli cercar le vie più agevoli pel traffico , ciò non deve esser mai a scapito dei grandi e più generali interessi . Sc~gliendo il primo, si potrà.forse spendere per ora qualch e cosa di meno; ma si rnettetà il paese nella necessità: di sp.ender, tosto <>tardi, una somm.i. forte per dotar la Calàbria di una linea sicura~ ·mentre costruendo l'interno si ottiene un tronco, che può conveuien· temen·te e contemporaneamente far pact.e della linea lleggio~Castro'cucco e della linea interna, che occorre per l'interesse generale.dello Stato. Sul tracciato interno si avranno ·cerLamente spese d'esercizio nwggiori a caustt dell'all ungamento virtuale prodotto dalla maggiore al · ·tituaine a\ ni bi:;ogna sal ire, ma questa maggiore spesa ~m·ebbe il· suo corrispettivo nella soddisfazione data ad interessi altissimi e generali; mentre d'altra parte all'atto pratico il vantaggio delle minor~ spese d'esercizio sarebbe ad esclusivo pro.fitto della società eserce.nte; ··1a quale, trattandosi di una linea di prima categoria, in base ai patti delle convenzioni vigenti, dovrebbe esercirla alle stesse condizioni del)e li nee della rete principale, senza tener conto dell'allungament<> virtuale. Ch e anzi, per il pubblico, il quale paga in ragione delta di-stanza chilometrica reale, sarebbe più vantaggioso il tracciato interno , che riesce realmente più breve di alcuni' chilometri. ~

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LE FEUROvrn

CALADllESI

Chi non pensava alla possibilità di prose()'uire la linea interna dal!' Angitola per il Corace, Cosenza e Castr~villari a LaO'oJ1eO'ro ~bbiettava che il tronc;o di Monteleone sarel;lberimasLo il soio tro~1c~ : ntemato; poichè quando si fosse trattato del prosegui men lo, esso non avre~be poluto eITettuarsi che lungh'esso la riva del mare fino · alla foce del Savuto, per ivi prenderela li nea di Cosenza. A che vale dunque, si diceva, internar qu~I solo tronco? O~ bene, a?che facendo astrazione da l fatto, che sarebbe sempre ,me~l10 ave.r c~rc~.50 chilometri di ferrovia di meno e;;posti a rovina, -o b1sognos1 d1 difesa, sta ora l'altro fauo,che l'obbiezione non calza -più, visto che la possibi lilà di un prosegu imento interno esist e realmente, senza che perciò sia necessario raggiungere lo sbocco del "Savuto. . . E poichè il ragionament~ ci ha condoui alla foce di questo fiume, ,·p~sseremo a LratLare un ultimo punto della questione, che pèrò ere, d,at?o non ultimo per importanza; come quello che dimostrerà porters1 d01are I~ Calabria di una rete completa, senza molto oltrepas. sare, come d1~emmo fin ?a principio, le somme che erano previste per la cos~ruz1one delle linee-autorizzate con la legge del 1879. Noi · ·comprendiamo che la questione è spinosa e delicata, ma ci incorad0 _,giano à parlare l'.amore dell a verità e quella del bene pubbl ico.

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,di territorio. I coni di deiezione di Nicas ti·o e di San Biase sono due ,campioni della specie. In un terreno simile crediamo, che non sia possibile trovar lasede d'una ferrov ia, nè seguendo gli altipiani, nè ,stando a mezza costa. Un ica via, ripetiamo , è seguire la riva del ,mare da Sant'Eluemia fino alla foce del Savuto. Chi volesse fare una ferrovia coperta da insulti provenienti dal mare, sarebbe costretto a tentare una galleria di •I 2 chi lometri almeno da Sant'Eufemia al Savulo. Non oseremmo affermare, che la costruzione d'una colai galleria sia impossibile ; è certo però, che la stabilità di essa lascierebbe molto a desiderare, e che d'altronde sarebbe un'opera che costerebbe ~mmen~amente e richi ederebbe molti anni per la costri.rzione. D'altra parte non sarebbe possibile collocar la stazione d'innestq della linea di Cosenzaaltrove che alla foce del Savuto,in sito cioè troppo esposto ,a tentativi di distr·uzione dal mare. Ma ammesso pure che si potesse facilmente riuscire alla foce del -Savulo con una linea coperta, come si potrebbe pro::;egnire verso ,Cosenza? Veramente la11egge del 1879 stabilisce la costruzione d'una fer•rovia da Cosenza a Nocera Tirrena, per la valle del Savulo. Noi ignoriamo in seguilo a quali criteri la legge assegnasse quella ;traccia alla ferrovia costruenda. Probabilmente le carte topografiche •essendo state consultate, inàicarono nella valle del Savuto, la sola via naturale, per la quale sembrasse possibile da Cosenza, superato l'altipiano del Lago, riuscir sulla costa del Tirreno. E poichè vicino .allo sbocco del Savuto si vide trovarsi Nocera Tirrena, così si ·assegnò quel punto per obiettivo della iinea . .Noi crediamo, che scopo <l.ella ferrovia fosse realmente collegare Co5enza alla ferrovia ReggioBattipaglia,affinchè quella città pote:;se fruire del considerevole avvicinamento a Napoli e Roma mediante q+1esta ottenuto, ed anche frer collegare al capoluogo di pro,;incia il circondario di Paola. Ora è un fatto che per uscir dalla valle del Crali in direzione ,ovest, non havvi allra via che la valle del Savuto; ma che una ferrovia vi possa essere facilmen te costrutta è un'altra questione. I fianchi del S1!,vuto scoscendono in modo spaventevole, e non consentono la costruzione di una ferrovia, nè sulle creste, nè a mezza costa. Le strade ordinari e costrulle di recente già sono distrutte. Si 1

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V. Il terreno, che sorge fra la pianura di Sant'Eufemia' e il fiume ·savuto, è costituito d<1 un ammasso di roccie scistose ridotte da()'li ··agenti L~llurici nello stato più grande di sconnession~ e disordi~~. __Pro~on?1 vallon_i so~c~no_q~ei m~nti; i q.uali, se presentano sproni fogg1a~1 a .largh , alt1prnn1 d1spost1 a diversa altezza, offrono poi sui '•fian?h ' de, vall oni fa lde sdrucciolevoli, tormentate da frane, impo, tenti a sostenersi. . Talora dai valloni, enormi valanghe di acqua, di fan,, 0 , di sassi ·11_Tompo110, trascinando .massi grossissimi e formando cini di deie~ · z,one t:olossali, che gettano la devastazione su estesissimi tratti .

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... potrebbe forse porre la sede della ferrovia su l fondo della valle fin sotto il villaggio di Altilia; ma a quale prezzo? A prezzo di collocar la linea su un alto rilevalo, difeso con enorme sc•>gliera di mussi portali da grandi distanze, e senza garanzia alcuna che frane cadenli dall'alto dei fbncbi della valle, annualmente non ne interrompano l'esercizio. Ogni piccolo vallone laterale può da un momenlo all'allro sbarrar il fondo della valle, gellaodo la sua valanga di fango e di sassi. Giunti poi fin so no Al Lilia, come raggiungere il piamo clel Lago alla quota di 627 metri? Probabilmente con arLifiziose v"alleri e eli' co.idali, vincendo non pi ccole difficoltà d'arte e di natura, ed ammettendo pendenze fortissime Easta gettare uno sgu;trclo sulla carta per accorgersi, che è impossi bile sviluppare una linea più a sud, in direzione di San L'Eufemia, e che non potrebbesi parimenti sboccare più a nord della foce del Savuto, senza affrontare la perforazione di una poderosa catena di monlagne. Ci consta infatli, che fu studiato un tracciato in direzione di San Lucido, m,t mediante pendenle fortissime ed un traforo di 8 chilòmetri, in terreno però, da quanto sembra,abbasLanza so lielo. A.dunque, concludiamo, unir Cosenza alla linea Reggio-Caslrocucco, sia sboccando per il Savulo, sia verso San Lucido, sarà sempre impresa difficile, ed immensamente coslosa. • Osiamo dire, che mezzo milione al chilometro non sarebbe forse suf. ficienle alla costruzione, e che per poter manlenere la linea in con. dizione d'esercizio , sarebbe annualmente necessaria la spesa di molte migliaia di lire al chilometro. A conferma del .suesposto, diremo constarci che il progetto studiato per la Cosenza·Noceratirrenamisura circa .62 ch il ometri, cioè "5 cli più di quelli, che erano stati previsti nella legge; essa percorre il fondo del Savuto fin sotto Altilia, poi si sviluppa a1tifiziosissimamente sul versante destro,fino a raggiungere il piano del Lago, per scendere qnindi a Cosenza per la valle del Crati. Tutti i ripieghi, che la fervida immaginazione di un ingegnere può escogilare, sono slali applicali .in questo tracciato; come regressi, rampe el icoid:di, pendenze fino al 30 per mille, frequenti viadolli di numerose arcate e molteplici gallerie. Di queste ve ne hanno ;J:5 chilometri, niente di meno I E se ciò non bastasse, noi. temiamo fortemente,yhe non passerebbe giorno nella catLiva stagione, senza che fosse da segn~larsi qualche grosso guaio. La spesa, che nella legge era stala prevista in 2 11 milioni, basterebbe appena

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CALAIH1ES1

LE FEHROV!E

alla costl'uzione dei 115 chi lo metri di galleria progettali; ed occor·re · rebbero quindi altri 22 o 23 mi lioni per ultimare la linea. Difficoltà non minori si oppongono all'ingegnere, che vogli,t µrocrettare il tronco di ferrovia da Lagonegro a Castrocucco, scendendo, ~ome prescrive la legge, per la valle del Noce. Anch e qui un dislivello enorme e cond izi oni di .terreno infelicissime, obbligherebbero l'ingegnere a, spendere milioni e milioni senza garanzia di buon esito. Ci consta che il progetto del tronco Lagonegro-Ca::;trocucco , per scendere i 700 melri circa di dislivello che esistono, presenta non meno d1 z,S.. chilometri in pene1enz.a del 25 per mille, con nna sola slazione intermedia a Trecchina. Con tali conélizioni la produllività della linea riuscirebbe davvero ben meschina I Eppure anche qu i la nalura non offre altra via d'uscita, salvo forse quella per la valle del Lao, che sbocca in mare poco a sud di Scalea, valle però nella quale la ferrovia verrebbe probabilmente a trovarsi in condizioni poco diverse da quelle che si riscontrano nella· valle della Noce. Ma qui sorge naturale la domanda :· è poi necessario allacciare Lagonegro alla linea li toranea? ~oi non comprenderemmo l'idea di allacc iar Lagonegro a Castrocucco, se non rammentassimo; che quando si discut eva per la Eboli-Re"o-io alcuni volevano che la linea passas~e·per il Cilento, "'~ ' ~llri pretendevano ch'essa passasse per il Vallo di Diano. La soluzione sanzionata con la legge del 79 è il compromesso, è l'e~pediente politico. Mà il lracciato per il Cilento è giustificato, come già osservammo, dalle enormi difficoltà che ora s'incontrano per scendere da Lagonegro a Castrocucco. Il lracciato per il Vallo di Diano invece non ha altra ragione d'essere che come l; nea d'interesse locale; interessante finchè si vuole; ma che, come di interesse locale ed appunto perciò, potrebbe ~ollo più vantaggiosamente prolungarsi verso Castrovillari, che non verso Castrocucco. È facile però comprendere che allorquando si prese la decisione di fare enlrambe le linee, quella cioè del Cilento e qL1eila del va·llo di Diano, dovette apparire eccessivo impegnare il bilancio dello Stato e fare una linea troppo lunga, e si credette poter risolvere bene la questione, facendo sboccare la linea interna. sul lttorale, il più presto che fosse possibile. La valle della Noce era la via naturale V iù breve, che la carta indis - A'.'lNO XXX, VOL. H . I

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LE !(Ennovrn

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CALABRESI

casse, e perciò solo probabilmente prescelta. Ma dubitiamo assai che ciò sia stato fallo dopo maturo esame delle condizioni del terreno. Adunque il raccordameuto da Lagonearo a Custrocucco non :;em~ra. abbia u~a ':era e ~rop_riu ragion e d\ssere. Cosi pure noi crediamo 0 quindi· o o a Sicionano o . che, un1to Castrov11Iar1 per La"one.,ro a 1Napol! , per la provincia di Cosenza non vi sareube più rao·ione plausibile, che necessitasse la liuea Cosenza-Nocera tirrena· e~sen doché da Cosenza si potrebbe tendere a Napoli per Laa~nearo o ' s~n1.a passare per Nletaponto , ed ottenere così l'abl..,reviamento desiderato. Crediamo ioolLre che gl i interessi dei comuni del!' alto Savuto possono essere ugualmente bene soddisfatti dalla linea Cosenza-Rogliuno all'alto Amato ed al Coraée , e che nulla potrebbe mai aiustifi care una :;pesa di molti miliooi , col pretesto di non andar"'contro alla lettera di uua deplorevole disposizione l~rrislativa, ;he pre.;t;ri ve · un a scelta infelice. Francamflnte in un paese in cui vi son,; ancora tante cose da fare tulle ~ssenziali , co'.11e le leggi per il ri mboscamento , per gli in se~ gnai~t1, per scemar 11 _p_rezzo del sale, per diminuire la fondiaria, per fa'.·e il catasLo'. p~r ~lil1z.1are le acque di irrigazione, per completare gl i appareccl11 di d;fesa dello Stato, per aumenta re la marineria vedere il governo acciugersi a ·costruire fer rovie inutili, che altr~ 110_11_ s?nu se 110n milioni gettati al vento, per trascurarne altre più ulll1~ e cosa che fa sgomento. Comprendiamo che qui si tratta o di mod!ficar una legge, o per lo meno di non eseguida in una data parte. E un inconveniente politico; ma il costruire quelle linee è uno sprec? ~i milioni, _ed_ è inconveniente economico più graude. Noi siamo convrnt1 che un Governo assoluto errori di quel genere noi~ ne farebb e._ ~h_e de?ba _essere privilegio dei governi parlamenLan render poss1b1lt falli cosi mostrnosi? Triste privile11io, cbe esautora i governi parlamentari, e getta addosso ai medesi;ni un discredito, all_a _cosa pubblica funestissimo, e a tullo vantaggio dei partiti sovvers1v1 ! Qui :;i tratta di cosLmire da 95 a 1100 chilometri di ferrovie continuamente minacciati di rovina, con spesa di 70-75 milioni esenza soddi sfare a nessun grande interesse generale; anzi trascurandone due vitali, quello della difesa dello Stato e quello della continuità

dei traffici in tempo di guerra. Ci sembra quindi, che il Governo .abbia il dovere di studiare pondet·atamente la questione e di procurare di risolverh,come la ragione e l'interesse nazi onale richiedono . Qui non vi sono più le ragioni politiche ed amministrati ve che consigliarono la linea del Jon io. Non la fretta, non la facilità di coslruzione,che gi ustificarono quell a scelta, potrebbero essere invocate in difesa delle due linee Cosenza-Nocera e Lagonegro-Castrocucco. ·Non militano in favore cli queste le alte rag ioni cli conveni enza politica ed economica,che resero necessari ala linea Ballipaglia-Reggio. Gli interessi locali e quell i general i, economici e poli tici, possono giustificare solo una linea interna e non quei due tronchi, cl1e sono d'altronde condannati dalla quasi impossibilità di coslruzione. Si fa appello alla legge I ~la noi crediamo non esista altra legge n ell'applicazione clella quale siansi fatti più strappi che a questa infelice del 79 I Tracciati, sviluppi, pr(:)ventivi , lutto vien alterato; i preventi.v'i, poi ,veugono non di rado oltrepassati dal doppio I

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vr. È tempo di conchiudere. Saremmo troppo ingenui se proponessimo al Governo di modificare la legge del 1879 per far sopprimere 'le due linee Lagonegro-Castrocucco e Cosenza-Nocera Tirrena. Ci contentiamo di propotTe sol tanto, che prima di accingersi alla ,costruzione delle medesime, il Governo faccia bene esaminare la ,questione. Ci consta,che per il progetto da Cosenza a Nocera, è già intervenuta l'approvazione del consiglio superiore dei lavori pub· blici. Ma ciò probabilmenle non vuol dir altro, se non che, data, ma non concessa, la necessità assoluta di costrnr quella linea,il progetto 1'edatto è una soluzione costosa, se vuolsi, ma possibile. La questione invece è di massi ma. Si tratta di vedere se, come dubitiamo, quelle ferrovie dovranno, o no, essere rifatte più volte come la tela di Penelope; se per esse lavori di manutenzione non vorranno dire la,,ori di vera ricostruzione, se in una parola i 60 o 70 milioni (se ba,teranno) ,r,ichiesti per la loro costruzione non sa1

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CALABI\ESI

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LE FERROVIE

ranno milioni gettati al vento! La gravità. del dubbio giustifica il ritardo; se il dubbio poi si convertisse, co me fermamente credia!Ilo,in certezza. od anche sempli cemente si avvalorasse, converrebbe senz'altro rimandare.ad epoca indefinita la costruzione di quelle linee. ln Lanto però a lut.elare, almeno in parLe,qnegli interess i loca li che quelle linee erano cn iamate a sodd isfare, ed inoltre per provvedere all'interesse generale della difesa dello Stato,esopraLutto poi per difendere quei Lranìci,che in tempo di guerra leJurrovie liLoranee sono assolutamente inette ad assicurnre, occorrerebbe alttorizzare la costruzione della linea Lago negro Castro vi Ilari, e della linea da Cosenza alla Catanzaro -Stretto Veraldi, e pre5ceglicrn inlrtnto per il tronco da Gioia all'Angitola il tracciato in terno , facendo esso parte di qudla comu nicaz ione sicura, cbe noi invochiamo. Le somme considerevoli, che dovrebbero servire per le due ferrovie, delle quali verrebbe sospesa la costrnzione, potrebbero in tanto servire per questa comunicaziol).e interna. Quando poi l'Italia potrà disporre di milioni da sprecare in imprese arri::chiate, si potrà pensare ad eseguire in quella parte la legge del 1879 · Ora occorre pensare serinmente a fare quellé opere, quei lavori, che più possono contribuire a rafforzare la costituzione organica del paese, importando assai che la uazi one sia forte ed abbia coscienza di esserlo. La forza noo si misu ra soltanto dal numero dei baÙaglioni, dei cannon i, delle corazzate. Bisogna tener conto anche del morale della nazione, della sua altitudine a resistere alle grandi crisi, le quali talvolta possono recare ferite mortali agli Stati di costituzione debole. Qui non si traua di in teressi militari . Noi protestiamo contro questa quali fica: Qne$li pretesi interess i militari rifleuono Ja dife:;a dei beni materiai i della nazione, della sua indipendenza, del suo onore, e sono interessi altamente nazionali. In que5to caso poi è ·questione di assicurare la celerità e sicurezz;t delle sped izioni ferroviarie, non solo a benefizio delle opernzioni militari, ma soprattullo a vantaggio di lutti i pubh!ici serv izi e del commercio nazionale. Come può sen tirsi fot'le e politi camente unito u,n paese, che in caso di guerra vedrebbe troncate le principali arterie delle sue r.omunicazioni non sollanto per mare, ma su 1anl.a parl.e della sua stessa rete ferroviaria, e troverebbe difficoltà,non solo ad effelluare

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trasporti da e per le sue grandi isole, ma pur anche in non piccola parte della stessa pr.nisoltt ? Questa causa ~i debolezza 3i aggiunge alle altre, di varia natura, ,che ci affliggono, e che tulle insieme costituiscono po i i deterrninanti della nostra situazione politica di fronte alle altre po1 enze . Con qual cuore si affronterebbero i rischi d'una guerra, quando si è .certi che, astrazione fatta dal!' esito dei fatti d'armi, la guerra stessa sarebbe per i suoi effelli economici un disastro nazionale? Laonde, noi a mala pena ci permettiamo le modeste imprese coloniali del Mar .Rosso; mentre dalle altre potenze si compiono quelle imprese .assai più audaci, che è in utile qui ricordare. Tutti , a udirli, sono d'accordo nell'ammettere la necessilà di dar la precedenza ai grandi interessi generali;, all'alto pratico però, e ,quando sono in gi uoco altri in teressi particolari, si sollevano eccezioni ,che ora sono d'indole r egionale,ora poi i tica, ora interessi tecnici ,che si esagerano e si sollevano ai disopra di interessi ben· più alti, senza badare che il tecnicismo non ha altra missione che di mettersi a serrizio di questi alti e generali interessi, pcrocchè è mezzo e non fine I Il governo adnnque pensi a queste ferrovie interne e 'lavori per rafforzare la costituzione Osica e morale di ogni organo della vita. nazionale, affinchè gli Italiani possano cessare dal credersi più deboli, forse , di qu.el che realmente sono, e gli stranieri debbano convinr.ersi, che siamo pi ù forti e vitali di quel che ci credono; altrimenti la no3tra politica es tera non potrà non essere -sempre pedi:;sequa di qualcuno , o supina, sola politica concessa. :agli St.ati deboli. G. GornAN Tenente colonnello di Stato Maggiore.


L'OCCUPAZIONE AUSTUO-·UNGARICA DELLA BOSNIA, ECC .

sent ano lnngo la cresta una serie di catene parallele a dorsi tondeggianti; tra due cli queste appunto strt l'Erzegovinn. ed una parte della Croazia Turna. Verso occidente, per la ristrettezza del versante adriatico, i loro contrafforti sono obi iqu i, o scendono ri piclamente al mare; quindi i corsi d'acqua, o corrono serpeggiant.i tra strette vallate, od hanno un corso hrevissimo . Verso oriente i contrafTòrti delle Dinari che sono di natura. schistosa e formano tante ramificazioni dapprincipio brevi, all ungantisi poi paral lelamen1.e verso nord, in modo da tracciare colle ultime loro propaggini una linea quas i retta, limitan te la valle della Sava. Queste catene secondarie, d'altezze differentissime, non sono r~ttilinee, ma sinuose e ramificn.te esse stesse in una mol titudine 'd'altre che s' incrnciano in tutti i versi . Ciò rende ln. regione, che comprende la Bosnia. molto intralciata e confusa, un vero labirinto di vall i nnm erose, strette, e profonde e tortuose, sopratuLLo verso ovesl. In ogni modo , per la già accennata direzione generale delle catene secondarie, i principali coi'si d'acqua che scendono s1.1ll a destra della Sava. nel loro tratto inferiore, vanno da :-ud a nord. e volgono invece verso ovest nelle alt.e valli . All'est dello Tct{ar Dagh, cioè del punto ove s' intersecano i tre versanti del Danubio , dell'Adriati co e dell'Arcipelago. il ramo della. catena princi pale che volge al Mar Nero forma un ya~to altipiano, detto del la Mesia, costituito da tanti successivi terrazzi (fra i più importan ti: Kossqvo, Verania, Sofia), il qua le si prolunga fi n oltre l'origine del Yeli ki-Balcan , cioè cli quella catena secondari a che limi ta ad oriente il bacino della Mora'va e la regione jugo -slavn, o croato-serba. A questo altipiano centrale, elevato in med ia so lo 600"' sul livell o del mare, .fan capo tntte le grandi ca.tene di monti e qui ndi ì principali fiumi che :::olcano la penisola Balcanica. Nel!' itJlerno , l'altip iano della. ~·Iesia. sebbene solcalo da nn-

L'OCCUPAZIONE AUSTBO-UN.GARICA DELLA

BOSNIA ED ERZEGOVINA. NELL'ANNO 187SU)

STUDIO POLIT!CO-MILITARE

III. La Bosn ia e l'Erzegovina sotto l'aspetto geografico-militare

(2).

. Caratteri fi~ici ?e1ie1·~ti . - Se su di una carta della penisola Dmaro-Balcan1ca s1 considera il littorale orienlale dell'Ad .· t' · '" I , . r. . 11a 1co, s, sco1 ,,e c_1 esso e Lianchegg,ato da una catena montana la qual I • d · · · d· · ,, e o seri a a vicrno 1n rrezione nord-ovest-sud-est fino al masso dello TcharDagh (M. Scar~o), dove volgendo ad est si h'Acca, e, mentre con un r~mo pro;endes_i al sud per: formare l'ossatura della penisola Ellemca, coli altro invece seguila verso est fino al i\far Nero. Ouesta c~~ena, che_ segna la con~in~ar.!one nelle nostr·e Alpi, prende ;ucesrn an~ente il nome d Alpi Giulie ed Alpi Dinariche, e si accentua nei massiT del M. Nevoso,• del Bi ttoray del Grande e p·c I K rappe Il a' • ' • ' • ( I CO o el eI elleb1tr., del Drnara, de, monti Proloa e d J K . d · · . ·· · - · . . . . " e om, e1 suor 1am1' poi I1 prrmo e il Pmdo, rl secondo i Balcani. · d e»1 1 , 1·1 bac,no , dLe· Alp · i Dinariche separano' insieme alle Gi·u1·e 1A t'JaL1co da quello del Danubio. Di natura calcare, esse pre-

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carte sono ammesse alla Relaziono dello St.ato maggiore aus tro-ungarico snll 'occupazione della Bosnia ed Erzegovina noi 1878. General-Kai·te von Bosnien, Hercegovina, Sel'/iien llO(l 11/onteneg·ro . - Vienna, 1876. Alla scala di I ,t 300000. - Pubblicata dall'Istituto geografico di Vi~rrna. Special Kcirte der Eni·opiiischen 1'ui·kei von llan(t/.1,e. - Glogan, !876. ~ Alla sc~1la di i a 600000. Bosnien, !Jerceyovinc, und Datnialien entvorfon von H. Kiepert.. - Wein,tr GcngraJ1hisches lnstitut. - Alla scala cli i ad 800000.

Continuazione. (Vedi Rivista illitilai·e ct·, 1nag"10 · ' · , punt•ta' ~ !885) Stra.tegiche- Uebersichts-Kai·te von Bosnien Hercegovin b d li/,· i, 600000. ' a ttn , on1enecqro. Marsstab(f) (2)

Genel'al-Karle von

Bosnien uncl der J/erceqovina _ ~'af""t b , ·

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L'OCCUPAZlONB AUSTl\0- UNGARlCA

DELLA BOSNIA ED ERZEGOVIKA NELL'ANNO

merosi valloni, presenta una relativa focilitiL di comunicazioni, a cagione dei numero;;i passi che si Lrovano tra un pianoro e l'altro e delle dolci pendenze dei versanti. Esso assume per conseguenza una grande importanza dal punto di vista militare e politico-commerciale, cosicchè può dirsi che dal suo possesso dipende quello dell'intera regione.

Configurazione e lim,iti. -

Prima degli avvenimenti del 1878 il vilavet della Bosnia era formalo dall"antico reono di Bosnia il J . quale comprendeva anche l'Erzegovina, dalla parte i;uperiore della Serbia propriamente detta ~Rascia-sangiacalo di Novibazar), slala tolta a quést'ultiroa allorchè essa venne eretta in princi palo separato dalla Turchia; ed inoltre da una parte della Croazia della Turca. L'insieme del vilaj;eL era pertanto raffirrurato d.:l un triancrolo rettangolo: col cateto nord, lungo 2/:SO chilomelt"i circa, cosLi tuilo dall'Unna inferiore e dalla Sava fino alla confluenza della Drina; coll'ipotenusa di circa 360 chilometri, in direi ione nord-ovest-sud-est, formata dalla Glina , dal l'Unna e dalle Alp i Dioariche; infille col cateto est per un tratto lu ngo il c.:onfine occidentale del Montenegro, dal ) I. Orien al M. Dormitor, e quindi lungo il corso della Drina, in direzione quasi rettilinea per 270 chilomeLri circa;· sai va l'i nterrnzi one cagiona.lèt dal la stretta appendice del sangiacato di Novibazar, il quale, l'acchinso tra l,t ~ a ed il i\'.Ionteneuro s; "' col ' protendeva verso oriente meLLeodo in comunicazione Ja Bo:-nia l'altipiano centrale della penisola l3akanica. ll vilayet di Bosnia era quindi avvolto da due laLi dalla Jlouarchia Aus tro-Ungarica e per un solo breve traLLo del lato che toccava la Serbia ed il Montenegro era congiunto al resto del territorio dell'Impero Ottomano. La snp~rficie totale del vilayet era d~ 60580 chil. q., un quarto circa di quella dell'Italia peninsulare.

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Orografia. - Il sistema orografico della Bosnia Erzegovina si raggruppa intorno al masso montano che, staccandosi dalle Alpi Dinariche al Monte Dinara ('18:1201 sul livellò del mare) vicino a Knin, pei monti Zelz raggiunge, presso il Montenegro, il picco dolomitico del Dormitor (2606inJ e segna in questa zona lo spartiacque fra l'Adriatico ed il Danubio. Questo masso, lungo 220 chilometri

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circa in linea rella, con una altezza media di rnoom nella parte sellentrion.ale e di 2000m nella meridionale, è foggialo ad arco colla convessità vo!La a nord-est, e racchiude con la pendice occidentale il bacino della Naren ta, la quale, aprendosi una via al sud dei monti Prolog, sbocca nell'Adriatico . Dal versante orientale esso getta inrece le sue acque alla Sava per mezzo della Drina, della Bosna, del Verbas, dell'Unna e del Sanna affiuente di quest'ultimo. Il paese resta cosi divi,;o naturalmente in d•ie :1.0ne affatto differenti per struttura e clima: a nord est la Bosnia, il di cui lembo occidentale, il bacino dell'Unna, è la Croazia Turca; a sud-ovest l'Erzegovina, che comprende il bacino dellaNarenta, meno la stretta striscia luogo la costiera dal mala; Di questa, due punti erano posseduLi dalla Turch ia prima del congresso di Berlino, cioè il porto di Klek, a nord-est della penisola di Sabioncello, e la baia di Top la nel canale di Cattaro, conrnndato e fortificato dal!' AustriaUngheria. La Bosnia· è costi tu i t~ e-.;senzialmente da quattro grandi contrafforti paralleli tra loro, colle dorsali pbsmate a spaziosi altipiani e separate da valli slrel.t,e ed aspre, intagliate nelle roccie dalle a~que. Il contrafforte tra la Drina e la Bosna, mentre presenta un ampio versante ver:;o quest'ultima, 5cende ripidamente sulla prima, i11 . m~do da f~rmare una specie di muraglia verso la Serbia, alta dagli 800 ai 1000°'. Tra la Bosnaed il Verbas i monti, quasi ovunque impraticabili, raggiungono però in genere appena l'altezza di 700 ad soom: solo -nel masso di Vutchia, donde traggono origine gran parte degli affluenti dei due detti corsi d'acqua, s'elevano a 1300"'. Il contrafforte tra il Verbas ed il Sanna, sebbene anch 'esso non superi i 7-8oom, è molto difficile per la natura rocciosa del terreno. Lo stesso avviene nei monti tra il Sanna e l'Unna, il" cui punto più elevato si ha. nel masso di Tcherlievi tza ( 1790m). All'est di Saraie1•0, i monti di Romania ('I) (HlOO,;I500m), sterili e privi d'acqua, formano il gruppo montano priùcipale della Bosnia 1

(l) Romanja-Planina

in slavo. La patola__ plantna corrisponde alla nostra ·monti.


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L'OCCUPAZIONE AUSTRO-UNGARICA.

meridionale. Nel distretto di Novibaznr, i monti verso il Montenegro, tra la Orina, il Tnra ed il Lim raggiungono i I rnom, mentre verso la Serbia non oltrepassano gli soom, innnlzandosi però snccessivamente verso le sorgenti del J,i m oltre i 2000m per t:ongiungersi a quelli dell'.-\lbania. Per tal modo quest'ultima regione costituisce una vera stretta tra il Montenegro e la Serbia. L'Erzegovina infin e è un complesso di mont,1gne a fianch i dirupati, facenti sistema colla catenn principnle, elevale da I 000 a ·I 6oom sul livello del ,nare; ora sormontate da pianori, ora spezzate da :;trette valli formant i bacini chinsi . da i quali le acque non escono che aprendosi passaggi altra verso ca rerne sotterranee.

Idrografìa. - Si è sopra accennalo ai corsi d'acqnn che raccolgono le acqne della Bosnia portandole alla Sava, ed anche al loro andamento generale; passeremo ora ad esaminare le cond izioni par· ticolari di ciascu no. La Drina è forma!a da due rami: il Pivaeil il Tara (quest'ultimo avente origine presso il monte Korti), i quali si riuniscono sollo il villaggio di Hnm , ad est del gruppo dei monti Lelin. Attraversando In stretta tra il Montenegro e la Serbia, la Drina tagl ia normalmente la Rascia, mentre il Lim, che in essa affluisce a Medjidjia, la percorre longitudi nalmenle. La Drin a bagna Yischegrad e Zvornik e sbocca nella Sava presso Ratcha. La sua valle dalle origini a Iania è strelta e boscosa; in seguilo s'apre e forma una e.~tesa pianura. Dopo IIum il ,,olume delle acque è ta le che non è più guadnh il e che in pochissimi punli, ma non è navigabi le da grosse barche se non da Liuboriia alla foce, ove ha una larghezza di circa 4l)Om. li suo letto è incassato e roccioso: la riva destra domina io generale la si nistra; è attraversal.n da soli due ponti a Gorajda e Vischegrad. La Bosna, che dà il nome all 'intera regione, nasce dai monLi Igman a sud-o\'est di Snraie,·o, bagna la zona pianeggiante presso questa città; fin o ad Ornh ovitzn percorre un a stretta boscosa; in seguito la sua valle s'allarga e, sotto Mod,~tz, diviene un'estesa pianu;·a sino alla for.e. Dopo Magia i è larga oltre i 200m ed è navigabile con barche di 100 tonnellate. I principali suoi affiuenti sono : Sulla sin istra: a) la Lasva, che nasce dai ,monti di Radovan , bagna Traynik e mette nella Bosna a monte di Zenitza; 1

DELLA BOSNIA ED ERZEGO\"IN.\ NELL'Aì'iNO

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b) I' Usora, che nasce dai monti di Nutchia e shocca nella Bosna poco pl'Ìma di Doboi, percorrendo una valle asprissima e difficile,. Sul la destra: a) la Krivaia, che ha origine nei monti di Visotchnik, segue una valle aspra, umida e poco popolata, e :;bocca nella Bosoa poco lungi da Magla i; b) la Spretcha; nasce dai monti ad ovest cli Zvorn ik e presenta una valle abbasLnoza facile. Il tenitorio tra questo fium e, la Orina, la Bosna e la Sava denominavasi Possavina. Il Veruas ha origine là dove i monti di Zetz si riuniscono con quelli di Haduscha; percorre uo:i valle da Gorni-Vakuf fino a Domi. Vakur (Skoplie) ferlile ed ampia, quindi fino a Banialuka boscosa. talvolta angnsLa. Da Baninluka a Maglai si allontana dai monti di riva sinistra, lasciando tra cli essi e la Sava un'ampia pianura. Nell'ultimo tratto del :rno corso il \'erbas è navigabile con barche di 50 tonnellate. L'Unna nasce dni monti di Tcherlievitza nella Croazia Turca ; scorre dapprincipio in direzione sud-ovest fino a Bi hatz, volge quindi a nord- est seguendo da Nov i a Iasenornlz, ove mette nella Sava, il confine trn la Bosnia e la Sch iavon ia. La sua va ll e è streÙa e rocciosit superiormente, s'allarga in mezzo a monti coperLi di bosch i traBihalz e Novi; dopo questo punto si restrin °e di nuovo e di\'enla diffici le. L'Unna ~oLlo Bihalz è larga da '120 ~ ,n;orn ed è rntvioa-bile a valle di Krupa. Il suo afOuenle principale è il Sanna, il qu~le scende dalle falde seltentrio11al i dei monti tra il Schator ed il Vito1:og, e scorreycr una 1rnJJe angusta e hoscosa fino a Vasil ievitzi, ~01 larga e fertile fino a Sanskimost, di nuovo strelta tra que<;l'ult,_mo punt? e Pri edor, ed in giù finalmente spaziosa e piana. Il bacino mfcr1ore del Sanna è la l(raina. La Sava, da Iasenovatz u Ralcha, divide la Bosnia da lla Schiav?~ia ed ha in questo tratto una larghezza di 280 a 4i:>Om, profondila da 3m,~ a 4m,7, velocità da 0°\4 ad tm,9, ~ponde ripide, alle· da 4 a 6111 , 111 modo da costitu ire un non lieve ostacolo. ! I fondo piano della sua valle raggiunge in taluni punti i 15 20· chilometri, in altri si restringe considerevolmente, ed è sulla sponda. destra, boscosa quasi dovunque, in gran parte inondato nelle impetuose piene del fiume stesso.


,:ocCUP AZIONE AUSTRO- UNGARICA DELLA BOSN IA ED EHZEGOVINA NELL' ANNO ~

Il corso d'acqua, che raccoglie quasi tulle le acque dell'Erzego,vina e le porla all' Adriatico, è, come già si disse, la Narenta: la quale nasce nella catena principal e al sud dei monti Leli a, si dirige •verso nord-o,·est, bagna Kognitza, riceve sotto Slatina il Rama suo ,a:ffluente di destra, volge quind i a sud-ovest, traversa la piccola conca di Mostar ('I ), ent.ra presso Metko ,,i1z in Dalmazia, meLLendo ,poi per pi ù ram i nell'Adriati co . I l suo corso è rapido, talvolta impeluoso,ed il lello, generalmente incassalo,sta tm i J.o e 50 di larghezza. La va lle, dall e so rgenti al la conca di Mostar, è asprissima, ~form ala da pareti roccio~e. elevate e talvolla a picco, quasi sempre nude; si allarga nei dintorn i di Jloslar in una pianura fertile, per restringersi tosto ·fino al disotlo di Pochi teli, apresi all ora di nuovo e 1 for ma. fi no al la foce una zona piana, paludosa e ma.lsana speci,1.lmente dopo il forle Opus. È navigah ile con piccole barche fino a 1 Gabela e con piccoli pi1·1)scafi fino a Metkovitz. Gli altri corsi d'acqua dell 'Erzegovin::i, sono torrenti fo rmati dalle ,acque piovane, i quali si perdono in laghi dopo un percorso non mai molto lungo. o spariscono in mezzo .rslrati calcari. In conseguenza ,it sistema idl'ografico della regione muta ogni anno. Di questi tor,renti iutern i quello che ha un andamento più strano è la Trebigni1chilza nell'Erzegovina meridio nale. Essa nasce al disotto di Bi•·lek, passa per Trebigne, ba.gne la pianura di Popovo, quindi sparisce Q>er ricomparire al di là d'Utovo e gettars i nella :'1arenta .

Clima - Vegetazione - Pl'odotti. - L'elevazi one generale del ·paese, le pend ici dei monti inclinali verso il nord e le cntene dell e Oinariche e dei Balcani che arrestano il pa5saggio del le correnti atmosferiche tepide proveni~nti dal Mediten aneo, rendono il cl ima . della Bosnia mollo pi ù freddo di qnello che comporterebbe la lati•Ludi ne . Nelle alte regioni della Bo,m ia l'inverno dura otto mesi. Alla rigida tem peratura dell'inverno fonn o contrapposto forti calori nel .l'estate, sopratullo al fo ndo delle strette va ll ate. In Erzeaov ina avvi -.un clima m1>1Lo più mite; però in generale esso è meno sal ubre che è)

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in Bosnia, e travaglia Lo da venti burrascosi, come la bora, eda pioggie· dirotte. Mentre in Bosn ia circa 16,000 ettari di terreno sono C')perti dai magnifiche fo reste, e tuli o l'insieme del territorio ~i presenta fertil e· e produce ciò ch e è necessario all a popo lazione, in Erzegovina invece gli altipiani Lrovansi quasi generalmente privi di vegetazione; in modo che gli ab itanti sono costrelli a domandare alle limitrofe provincie parte dei prodolli del suolo . Cosa da notars i è la ricchezza,. così del la Bosnia come dell'Erzego\ ina, in cavalli, piccoli di statura, ma vigorosissim i. Nel 1878 essi raggiun gevano la cifra di 106,034- .. Anche abbondanti sono le riso rse della regione in bcsl iame. 1

Distribuzione della popolazione. - Le popolazione è dislrihuita, in Bosnia ed Erzegovina in proporzif\ni assa i varie. La prima, specialmente nelle maggiori valli , è più popo lata della seconda o qnesta, lo è più del distretto di Novibaza,·. In complesso, su tulio il terriLorio del vilayet di Bosnia, la densità. della popolazione era, nel1 ·1878, di 20 nb itrin t.i per chilometro quaclrato.

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Bete .,tradale . - Quanto è stato finora detto sulle condizioni geo-grafiche della regioue che esam iniamo, basta a far rilevare la difficol ti1delle com u11icazioni di qualsiasi specie atlraver,;o di essa. Per la natu ra e l'a ndamento dei doss i montani. particolarmente in Bosn ia, le rotabili non vi sono quasi mai possibi li che lungo il fo ndo delle· valli ; rare vol le es:;e riescono a salire sulle dorsali dei co ntrafforti e traversare i~monti. Nel 1878 a questa condizione di cose, che già, per sè stes,;a rendeva povera la rete stradale( ' ), s'aggiungeva ancora il pessimo stato nel quale le strade erano tenute dai Turchi r dimodochè in quell'epoca non era vi in Lutta la Bosnia ed Erzegovina una sola via praticabile in ogni tempo da qualsiasi carreggio. La rete slrada!e era costituita pei nove decimi da mulatti ere e :~tratie· naturali·, e solo un decimo .da rotabi li tracciate. Le mulattiere, a fo ndofangoso in Bosnia e pietroso in Erzegovina , erano in genere appena

Da ,llost ponte, star vecchio. Ul Nel 1880, cioè d,1po quasi duo anni cho la Bosnia e l'Erzegovi na dipendevano, dall'Austria-Ungheria, eravi in tutto ancora soli 9,0 chilometri di strade carreggiabili.


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DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA NELL'ANNO

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,segnate, talvolta interrotte da torrenti ed ingombre da frane. Le s~rad~naturali, che si trovavano special mente nelle pianure fiancheg• g1an_L1 la Sava, non erano praticabili che nella stagione asciutta e da · carn leggeri. Le rotabili tracciate, oltre al trovarsi in uno stato di · a?bandono_ deplorevole, erano mal delineate, spesso ripide e disag1ose, pessime in Lemp·i piovosi e con ponti per la maO'aior parte in-servibili. Vedeansene però talune, specialmente nelltRascia ed at:·toruo alle città, che erano selciate. Esaminiamo ora particolannente quella rete stra-dale. In Bosr1ia le più importanti vie di comunicazione converO'ono ·.~ella zona Travnìk-Saraievo, tendendo a quest'ultima cìuà. Esse ,-s1 possono così individuare: 1• Strade provenienti dalla Sava e dall'Unna: a) Ilatch~~Zvornick-Vlasenitza-Saraievo (9 tappe o 40 ore .a cavallo), rotabili fino a Zvornik, mulattiera in seguito; b} Nova Bertchka· ~olgna-Tuzla-Kladani-Saraievo (7 tappe , o 34 ore a cavallo), mulattiera dopo .Dol"na-Tuzla· e) B~?tK~torsch(rn-Zenitza-Vitez-s:1raievo tappe, u ore a · cavallo, 2o4 chdometr1) . Da Kotor.schko a Zenilza questa stradarimo1_1ta _la Bosna ed è l_a ~igliore del pat1se, ciononpertanto è prati· Cabde lll tulle le sta_g1on I solo a carri leggeri; attraversa un paese .:abbastanza ben coltivato e dove sono sufficientemente facili 11Ji ac. cantonamenti e le requisizioni. DaZenitza si (J·iun ()'e anche a saraievo •· . r· , per Kakan1 e~ 1soka J_ungo la valle della Bosna, seguendo però una , strada (71 chdometn) molto più difficile dell'altra. Le tre strade finora indicate che da Ratcha, Nova Bertchka e ~rod ~o.rtano a Sarai evo, sono collegate dalla sola carre•1CJia bile: . Zvorn1k-Dolgna Tuztla-Gratchanitza-Kosna ( 1,i O chilomet;tcirca), ' la quale corre pe'.' un tratt_o Iungo la valle della Spreucha; . dj A_lt Grad1sl~a-Bi~nrnluka-Han Tchadiavitza (,f) (pt-esso Sit1·nHza)-J a1tze-Trav,ni k- V1tez (2112 chilometri), ove s·i confonde colla pt:~ceden_te fin? a Saraie1•0 (12 tappe, 157 ore a cavallo, 282 km.). ' P11ma di Ba:nwJ.uka questa strada attraver3a un terreno piano,

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. ({)_ ~a parol_a slava. Han significa albergo; essa si trova- premos•a a molti riomt di· ·m 13osma. ·

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basso e ben coltivato; è buona rotabile; in seguito rimontando il contrafforte tra Verbas e Sanna si fa molto difficile; a ,Jaitze passa sulla de3tra del Verba$ e per continue gole entra, prima di Travnik, nel bacino della Bosna; e) Bihatz-Kliutz-Han Tchadiavitza, ove si riunisce colla precedente (13 tappe, 62 ore a cavallo fi.no a Saraievo). È piuttosto difficile pel carreggi o. Le tre ultime frn le strade s,.>praccennate sono collegate dalla trasversale n ervent - Pergnavor- Banialuka- Priedor-Novi-Bihatz, mulattiera tra Pergnavor e Banialuka; 2° Strade provenienti dalla Dalmazia: a) La. mulauiera che da. K.oin, pel passo di monte Orsova e la ·chiusa di Sermitza, meue nell'alta val le dell'Unna; b) La rotabile Bili Brig·Livno-Kupresch-Travnik-Saraievo (9 a iJO tappe, 50 ore a cavallo). È una delle migliori strade del paese; e) La rotabile Metkovitz-Mostar-Kognitza-Saraievo (8 tappe, 40 ore a cavallo). Traversa frequenti gole. Strade mulattiere convergono poi, in.Erzegovina, su Mostar da Imoski, Vergol'<i.Lz e Ragusa. Una strada per piccoli carri da Ragusa, conduce a Trebigne e Bilek,:donde, per Plana e Stolatz, va insieme alle altre a Mostar. I due punti sull'Adriatico che, còme altrove venne detto, possedeva la Tur chia prima del 1878, non erano collegati coll'interno con nessuna buona strada; . 3° Da Saraievo verso il sud si diparte un'unica cattiva rotabile, che per Vischegrad-Sienitza-Novibazar-Mitrovitza (H a 12 tappe, circa 65 ore a cavallo) mette, pel distretto di Novibazar, sull'a ltipiaco della Mesia. Percorre una regione aspra, povera e poco popolata. Le comunicazioni tra !a Bosnia-Erzegovina ed il Montenegro si ' limitano a cattive mulattiere e sentieri; dalla parte della Serbia due sole rotabili fan capo, sulla destra della Drina, a Ratcha e

Zvornik. Consideraz·ioni militari. - Il vilayet di Bosnia, considerato ri spett{) al territori@ occupato dal!' Impero Ottomano nella penisola balcanica prima del 1878, costituiva una specie di baluardo sporgente verso nord, destinato a coprire la stretta strategica, compresa tra i


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L'OCCUPAZIONE AUSTRO-UNGARICA

monti dei confini della Serbia e del Montenrgro, che dalla Sava dà accesso all'altipiano di Kos.sovo . iVIa per la sua posizione eccentrica rispeLLo a Costantinopoli e per essere avvolta quasi completamente da altri Stati, la Bosnia-Erzegovina sarebbe stata, in tesi generale, in cauive cond izioni di difesa pei Turch i, se la natura montuosa e diffici le .del paese non avesse formato un potente co rrettivo a tale si tuazione; e se le frontiere stesse , coinciden ti con importan ti ostacoli geografic i, non avessero presentato buone linee di difesa. Delle frontiere la più debole ed an~he la pi ù esposta er;a la settentrionale; non perché h1 Sava e l'Unna avessero mino r valore intrinseco delle altre linee di difesa, ma pel fatto che da esse partivano le più numerose vie di comun icazione per entrare nèl paese. Per l'andamento della catena delle Dinariche il vilayet di Bosnia restava di viso in due distinti scacchieri di guerra. Il più importante, ed an.che il più conveniente per l'oliensiva era, certamente quello costi tui to dalla Bosnia propriamen te detta. Lo disegnavano per sè stesse le condizioni locali: in ErzegÒv1na roccie, mancanza d'acqua, di ricoveri, di strade, di risorse d'ogni specie; nella Bosnia terreno un po' meno difficile, praticabil ità e produtti vità relativamente maggiori. In ogn i modo però un gros:-o corpo, dopo aver passata la Sava, per avanzare nel cuore del paese, avrebbe dovuto scinàersi in varie colonne a cagione della scarsa porta~a logistica delle strade non solo, ma pur anche per occupare contemporaneamente tutta la regione e non lasciarsi sui fianchi ed alle spalle zonè .importanti, donde l'avversario avrebbe potuto attaccarlo e minacciargli la ritirata. Per un difensore, le gole anguste ove passano le strade potevano essere ottimi punti d'appoggio per contrastare anche ron piccole forù i progressi delle colon ne dell'invasore verso il sud, tanto più che il collegamento di queste ul'l,ime era impossibile per la natura del terreno interposto , per la mancanza quasi assoluta di vie traverse e '. per la grande distanza delle linee d'operazione. . Quali più importanti posizioni naturali di sbarramento, fronte a nord, nelle principali vali i facenti capo alla Sava, presenlavansi le seguenti: ,JO Lungo la strada della Bosnia:

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a) presso Kosna, ove un contrafforte del monte Trebacko si spinge fin contro il fi ume, strozzandone la valle; . . b) presso l\faglai. Quivi un contrafforte dei monti Verana. il· Lisgna-Glava, stringe i.I fiume contro le iilture di riva sinistra, in modo da obbl igarlo a passare per una stretta gola, ove a stento trova p,osto la strada; e) immediatamente avanti Vranduk. Un contrafforte che si :\tacca dai monti di Gortchevitza avanzando contro la Bosna, la costringe a formare una pronunciata insenatura ed a sG!are in una stretta valle con pareli talvolta a picco. Questa posizione è forse la mialiore della valle, e tale, che appena mediocremente occupata, divi:ne qnasi impossib ile superarla di fron te, cosicchè è mestieri girarla al largo portandosi sui monti di Gortchevit,m, a Doglod: donde per un malagevole burrone scende un sentiero alle spalle d, Vranduk; 2' Lungo la strada del Verbas-Lasvac: a) alla stretta di Banialuka; b) al colle1 di Varkar Varku f; . e) a Travnik, dove la valle della Lasva si ristringe :n modo da non lasciar posto che per la strada. Le due li nee d'operazione della Bosna e Verhas, collegandosi tra Vitez e Zenitza e fo rmando un unico sistema fino a Saraievo, rendono la zona collinosa interposta a quesli tre punti molto atta per contrastare ad un invasore proveniente dal nord l'occupazione del capoluogo della Bosnia. . La linea di frontiera tracciata dalle Alpi Dinariche e dall'U nna, all'ovest. offriva faci lità di difesa, essendo quasi dovunque difficilissima a snperar,-i, e perché ad essa non facevano capo che tre sole linee d'operazion e, cioè di Bihatz e Livno nella Croazia Turca, e della Narenta in Erzegovina. Fra queste,· quella di Bihatz, eccentrica rispetto all'obiettivo principale Saraievo, non poteva avere valore che come sussidiaria per invadere la Croazia Turca. Le altre due linee invece, di Livno e della Narenta, conducevano bensì nel cuore del paese, ma avevano una troppo scarsa portata logistica; ed urtavano contro una seri e di posizi oni troppo forti perchè 6 -

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L' OCCUPAZIONE AUSTHO-UNGARtCA DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA NELL'ANNO

potessero essere scelte come direllrici principali delle operazioni. D'altra parte trovavansi completamente isolate l'una dal!' altra e r,er la reciproca distanza e per la natura del _terreno interposto molto diffici le e privo di strade. Pertanto il compito di queste due· ultime linee sarebbe stato di facilitare le operazioni delle colonne provenienti dalla Sava nello scacchiere nella Bosnia, valendo esse, dapprima a richiamare l'attenzione del difensore nella Croazia Turca e nell'Erzegovina, ed a impedirne l'azione da questa parte; in seguito a minacciare il fianco .ed il rovescio della posizione Vitez-Zenitza-Saraievo. La frontiera tra la Serb ia e la Bosnia, costituita in gran parte dal corso della Drina, aveva un considerevole valore come linea di difesa, sia a cagion~ dell'ostacolo presentato dal fiume medesimo, sia per la specie di barri era formata dai monti lungo di esso . Ad ocrni modo pochi ssi me e malaga.voli strade vi facevano capo: la più o . importante era quella di Zvorni k. · La frontiera tra il Montenegro e l'Erzegovina, prima del Congresso di Berlino, correva sinuosamente in mezzo a difficili monti, con direzione generale sud-ovest-nord-est, tra l'altipiano di Grahovo presso i monti Orien e le pendici del Dormitor . Essa era mil itarmente forte, non essendo attraversata che da sentieri aspri e disastrosi; eccezione fatta per la strad.a che, in continuazione della stretta della Duga, tra Gatchko e Niksitz, lunga 40 chilometri, segue la valle di Bielopavitzi (Zeta); anch' essa però nella stagione delle pioggie assblutamenle impraticabile.

Pimti fortificati. - Le innumerevoli piazze forti che nel 1878, s'incontravano nella Bosnia e nell' Erzegovina, per la loro antichità, e per l'abbandono in cui erano state lasciate negli ultimi anni della dominazione ottomana, non avevano più che un valore difensivo assai limitato: _molte anzi cadevano in rovina. Esse non avrebbero potuto certamente reggere contro le potenti artiglierie odierne; ma potevano essere utili, ed ebbero effettivamente gran

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parte nelle lo tte, anche le pii recelilti, tra Turchi, Bosniaci, Erzegovesi, Montenegrini e Serbi, a cagione degli scarsi mezzi di cui <Juesti disponevano. Onde non parrà sovercb.io l'esaminarle qui un .po' minutamente; -eiò servirà anche a meglio immedesimarsi colle condizioni intrinseche della regione . Rispetto alle qtialità tecniche generali le piazze forti della BosniaErzegovina potevano classificars:i in tro categorie: 11° piazze cin te da mura, con, o senza, ciltadella; 2° C(lstelli e fortil izi; 3° ktdas o karaulas, che rapp resentavano la parte caratLeristica della forti fìcazione del paese. Nelle fortificazioni delle due prime categorie si riscontrava in massima il tipo nostro medioevale, c,ioe muraturn alte e· scoperte, tiancheggiamento d·ato da torri e talvolta da piccoli bastioni con feritoie e piccole cannoniere. Nelle piazze principali , ove si racchiudevano abitati, l'ingresso era difeso da opere minori in muratura e magari da semplici palancate, ovvero era sorvegliato da torri. Attorno a talune piazze esistevano ridotté che datavano da< ,! i ultimi 0 dieci anni, però anch'esse in cattive condizioni. I ktilas o karanlas (il primo nome veniva dato dagli Sl1.vi, Ù se,condo dai Turchi) erano specie di blockhaus in muratura. Già si disse come i monti, particolarmente qu elli dell 'Erzegovina, fossero poveri di terra e di legnami, ma in contraccambio ricchi di pietre, era pertanto naturale l'util izzarle per farne dei ricoveri che proteggessero dalle sorprese e sen,issero di riparo quando soffiava la bora -su quelle aride regioni: Le continue lotte tra Turchi e Montenearini avevano resi i due avversari molto ab ili nella costrnzior1e e difesa d~i kulas. Taluni , di carattere permanente, venivano costruiti con pietre collegate da calce, erano coperti superiormente ed ave\•ano .talvolta due piani. In genere però essi dimostravano il caraLtere di fo~·Lilicazioni improvvisate; in questo caso i rp.uri alti non più di ~ 8Q SUI terreno naturale, dello speSSOl'P, di Qm,50 a Om,60, erano .a secco, senza copertura nè chiusura alla gola, non potevano resiSlere che alla fucileria. Le loro forme variavano a seconda dello scopo; le più usate erano la rotonda, la rettangolare, quella a sp ia-aie od a croce. I kulas rotondi ed a spirale era.no in genere i più


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Z'Vornik, tesla di ponte sulla Drina che abbracciava parecchi forti ; Kuslat, ad ·1 ·I chilometri al sud di Zvornik; Seberenitza; Vischeg?·ad; Nova; Varoschi; Sertzevo; Novibcizar; 4" nell'interno, venendo dal nord : lungo la slrada della Bosna_: Doboi, Tetchani, Maglai, Jept.ze, Vranduk; tra la Orina e Bosna: G1·adatchatz e Dolgna Tuzla con u~a v~cchia cinta ed una cittadella, senza più alcuna importanza difensiva perchè dom inata dalle alture circoslanti ·' lungo la strada del Verbas- Lasva : Brmialuka, Jaitze, Travnik; , . _lungo la valle del Sanna: Priedor, Stari 1lfaidan, Kliut,j che insieme a Petrovat., sbarra va la strada proveniente da Bihatz· ' .IO fime Priischaz, sul la strada Livno Travnik . ~l nodo di tnlte le comun icazioni della regione ia piazza di Saraie:vo o Bosna Serai( daserai-castello), si tua.la ali' estremità no rd-est della conca formata dall'alta valle della Bosna a cavallo del torrente Milialchka, largo dai 50 ai 70 metri, a letto ~rofondamente incassato, s.ebbene dappertullo guadabile. Una vecchia cinta, dello spessore d1 2 a 3m, rafforzala dall'antica fortezza e da un castello bastionato più recente,,à.vrebbe dato alla piazza un discreto valore difensivo, se non fosse stata dominata dalle alture circostanti di Pasin, Hum e Trebevitz. La città contava dai- 4'5000 ai 50QOO abitanti, secondo alcuni; secondo il Reclns però soli 21360. Verso il sud la. fortezza di Gorajda sulla Piva e quella cl i Katohevo .

L'OCCUPAZIONE AUSTRO- UNGARICA

piccoli, non capaci che di un presidio di 10 a 20 uomini, menlre gli altri pole·vano racchi11dere fino a i->O o 60 uomini. 1

In Bosnia quasi tutte le città, i più importanti nodi stradali e le frequenti strelte tra i·monti erano alLret-tanti punti fortificati. I principali trovavansi essere i seguenti : 1° lungo la frontiera della Sava, al nord: la piccola piazza di Dervent, a 20 r,hilometri al sud di Brod; la piccola piazza di Turkisch Brod; il forle Kladelitza, a 22 chilomeLri a ;;ud-ovesl di Brod · il forte Sviguar, al confluente del Verbas colla Sava; ' la piccola piazza di Berbir Gradiska; il for te di Petrigna, sull'Unna, a 6 chilometri idl'est d.i Ko1

slainitza; 2° lungo la fron liera della Dalmazia e Jella Croazia, all'o ves t: Livno. - La ci ttà tlli"ca , o fortezza di quesLo nome, giaceva sulle pendici dei monti che limitano il pianoro di Li vangnsko,mentre la cillà cristiana, assai più gra.nde, s'eslendeva sul piano s~ttoslante. Dalla parte della pianura, cioè ad est e nord-est, la fortezza era cinta da mura al te cinque metri , spezzate ad angoli e guernite da torri e kulas; sugli altri lati era proLella da kulas uniti 1tra di loro da un muro a feritoie . Mentre da est e :md si poleva spingere lo sguardo nella fortezza, da nord e da ovest il pianoro di Li vangnsko ne impe· fino all'estremo suo marcrine ·' diva la vi sta a meno d'avanzarsi . o il fo1'le di Kulen Vakuf; Bihatz. - Città di' 4500 abitanli sulla sini stra dell'Unna, a 5 ch ilometri dalla frontiera. Era circondata da vecchie mura rinforzale da ba$tioni dominali però dallè circostanti allure· il fo rte Jezaitz. a circa 7 chilometri a nord-e;l di Bihatz· Ostrojatz, a circa 15 chilometri a nord-esl di Bih ~tz·' ' Tejcitz; sulla Kl.lrana, a 115 chilometri a nord-est di Bihatz. Esistevano infine nell'angolo nord-ovest della Bosnia taluni forti o cast.e li i , comP. Sturlitz, Petchi, Podgr,id, Vernogratz, Bujfa, i, Krnpa e Novi, situali a pochi chilometri dall.i front iera , o lunao di essa; 3° lungo la frontiera serba, ad ovest:

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Nell'Erzegov ina e nel sangiacato di No.vibazar, a protezione della fronti~~a del Montenegro e per tenere a freno le popolazioni, tro:vavasi 11 maggior numero di punti forlific'ati . In '1' linea erano: Klobuk. - Vecchio castello, situato su di una roccia dirupata, c~pace s0ltanlo d'una debole guarnigione. A Cétusa della suà. elevazione, non sbarrava che in. moclo assai imperfetto.il sentiero che da Grahovo conduce a Bilek cla una parte, a Trebigne dall'allra; Nihsitz. - Sul territorio ceduto, in secruito al Tratlato di Berlino, al Montenegro, era un borgo fortifica~ a cavallo d'lm impor-.


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L'OCCUPAZIONE AUSTRO-UNGARrCA

tante nodo di comunicqzione; serviva come poslo avanzalo per difendere l'Erzegovina contro il Montenegro e come ba~e d'operazionecontro quest'ultimo paese. Costruito su di un promontorio in mezzo. alla valle e circonda.Lo da tutte le pai·ti da. monti, le sue fortificazioni consistevano in una cinta in rnura,tura con torri ai saglienti, ed in una cittadella che coronava le altur~ ad ovest della piaz7.a. Era inoltre circondato da una serie di kulas che gli davano l'aspet.to dì un piccolo campo trincerato ; · ' . Kolasohùi . - Pure snl territorio ceduto al Montenegro; villaggio, la cui difesa principale era costituita d~i,un castello posto su di un'altura e da. tre kulas. Sbarrava e sorvegljava. le vie ·che dalla, regione dei Berda metlevano nell'alto Tara; da ult.imo Berane, sul Lin . In 2a linea Lrovavansi: Trebigne, verso il confine della Dalmazia, al.nodo delle strade· provenienti da Ragusa, Klek., Liubigne e Bilek. Le sue fortificazioni, a foggia di quadri latero, consistevano in un vecchio muro d~ cinta, mezzo rovinalo, fìancheggiato d:a. toni ed accompagnalo da un fosso largo e profondo, inondato rlalle acque della Trebignetchitza_ La piazza però era dominata. dalle alture circostanti. La strada chegiungeva a Trebigne da Ragusa s1ì lava in mezzo a continue kulas~ .fJilek, ove convergono le strade di Trebigne, Klobuk e Nik..sitz, protetta da un vecchio ca.cstello e da. tre kulas · . Gatsko, cam~ ordinario di manovra dei Turchi, protetta da, un piccolo castello, Vi faceva capo la sfratta dell a Duga, difesa per tutta la sm1 lungh ezza da una serie di kùlas . Dietro le due indicate l_inee di piazze forti, eranvi ancora in Erzegovina, a. prot'ezione del capoluogo Mostar e sulle strade che vi, çonducevano, i castelli di J,ùibigne, Stolatz e Nevesigne, le fortezze di Gabda e di Poichiteli, quest'ultima rinforzata da una cittadella in. forma di mezzaluna, destina,te a proteggere la strada della Narenta; infineLfabuschki sulla mulattiera I moski-1\fosta.r e Jiipaniatz tra l'Erzegovina e la· Croazia. Turca.

DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA NELL'ANNO

1878

gravi difficoltà logistiche e tattiche che doveva superare l'esercito austro-ungarico per invaderle, poichè la struttura del paese mentre avrebbe dato alle operazioni l'assoluto carattere di guerra di montagna, offriva anche agli insorti il mezzo a.i resistere 1enacemente. D'altra parte riesce anche evidente di quale importanza doveva apparire ali' Austria-Ungheria il possesso di questa regione, che le avrebbe permesso di raggiungere l'altipiano della l\'lesia e di rendersi in tal modo padrona del movimento milita.re, politico e commerciale della penisola Balcan ica verso l'Occidente, ed avrebbe dalo alla Dalmazia, fin allora isolata militarmente dal resto dell'Impero, un valido appoggio naturale alle spalle.

FELICE

DE

CHAURAND DE SAINr-EusrACHE

Capitcino di stato maggiore.

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Conclusione. - Quanto venne esposto sulle condizioni O'eOO'raficomilit'ari della Bosnia ed Erzego,vina:, basta per metterè i; ri~evo te-

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DELl,A MILIZIA PREPARATORIA

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MILIZ[A PREPARATORIA ---·:-t-

La storia e la vita ci dicono che l'educazione della gioventù è il fondamento dello SLato e della società, perché la gioventù è l'avve-, nire. È un assioma dell,1 grande arte· del prevedere e provvedere, che dal vasto, bencli è umile, dominio del senso comune s'erge sino alle sfere ~ublimi ove spaziano le menti più eletle. Sempre coloro che intesero a preparare o assodare mutamenti di Stato non effimeri, cui dove:,;sero seguire effetti uon solo politici ma anche sociali,. o sia che mirassero a pr'ogresso od a. regresso, posero quella tra le prime cure del distruggere e del riedificare. Così gli antichi legi~ slatori - sacerdoti , guerrieri, filosofi, tiranni - che vollero, secondo i loro disegni, far prevalere nei popoli queste o quelle virtù o qualità di corpo e d'animo; e così pure i più avveduti rellori od agitatori nei tempi moderni. Questi volle e procurò leoni o lupi, quegli in vece mandria di pecore. « Sinite pa?'vttlos venire ad me» diceva il Nazareno, sommo rivolgitore; lasciate che vengano a me i pargoli ..... e vedrete I I pargoli dell'oggi saranno gli uomini del domani, i padri del posdomani: intanto seminiamo qui, su questo terreno vergine. Chi.ha visto all'opera i Gesuiti, ch i vide in altre scuole basse od alte inòculare nei fanciulli e nei giovani una devozione al trono ed all'altare, o megli o all'altare ed al trono, che finì col riuscire a rovescio delle intenzioni degli educatori, sa benissimo che cosa voglia . dire preparar la gioventù, e prepantre il futuro, con arte più o meno

-efficace, e quindi con successo soddisfacente o infelice. E chi ignora l'opera di Mazzini e della Gio,vine Italia? E chi non vede quella di .altri commovitori e d'allre sette o società più o meno segr'ele a' di ·che corrono? Ma certamente non v'è persona di qualche coltura che non capisca come molto prima del 11848 quei che ragionavano delle future sorti d'Italia dovevano necessariament<J comprendere tra i 1nez;1,i di rigenerazione un gran cambiamento nella. educazione ~ella gioventù. Da quella gran miseria di corpi, menti ed animi ov'era imbizzata l'Italia volendo fa.r sorgere una generazione d'uomini capaci di apprezzare, bramare, conquistare e di fendere !'indi pendenza ,e la lihertà, dovevasi suscitare il sentimento nazionale, infondere 'la cognizione ' e il des iderio degli ordini liberi, prevenii'·e nei fan-ciulli - se, dove, e come possibile- e combauer nei giovani quelfeviramento fisico, intellelttude e morale ch'era il portato della comune educazione privata e pubblica di. quel tempo; gittar semi di 1ìerezza là dove tutta !'.opera educatrice permessa o comandata intenqeva a coltivar quelli della docil i,tà più pigmea. I ri:;ull:i ti di quella lotta segreta non potevano essere se Ì1011 che parziali, sparsi molto ·disag.evolmente tra i popoli italiani, limitati dalle avverse potenze dell'abitndine, della pubJil ica apatia , delle polizie e df)I clero in generale alla gioventù delle sn10lemaggio!'Ì ed alli'eletta della cittadinanza, dove pure fos:;e rimasta ombra di sentire generoso in mezzo .al putridume secolare. E che tali fosser0 il fatto lo mostrò a chiaris$ima luce il 1848-49, quando , inebbriati e travolti da un precipizio di casi imprevisti, ci lanciammo verso lo scopo senz'aver prima · ben preparati i mezzi per conseguirlo. Non dico già che quella sfuriata ci fosse inutile, e tanto meno dannosa, poichè ruppe il ghiaccio, .segnò la via ed aiuLò potentemente la diffusione delle idee nazionali _e liberali, e quindi la prep,1razione. Lo vedemmo nel 11859-60: non pare.va vero che 1Oan.ni soli fossero trascorsi dal trionfo ul Limo dello reazione. Composta-la nuova Italia, menL1'e due nemici le stavano ancora a fronte sul Mincio e sul Tevere, e tra le difficoltà e inql}ietezze del nuovo Stato e del reggimento pal'lamentare, quell'importantissimo argom~nto della educazione della. gioventù non si può dire fosse trascurato, bensì fu posposto a tanti altri di più prossimo tratto, e non s'ebbe quindi quelle cure che gli si dovevano . Lo scopo primo a cui dovevano 1

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PREPARATORIA

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mirare, e miravano di fatto, coloro ch'ebbero allora il governo dellai pubblica educazione era nettamente disegnato: preparare miiiti e cittadini atti èì. compiere ed assicurare l'unità ed indipendenza nazionale, e a far saggio uso della ·libertà. Perciò ringagliardire i corp~ e gli animi e combatter la fiacchezza sotto qualunque forma con virili e marziali discipline, schiudere alle menti tutto il campo dello: scienza, estendere l'istruzione sin nei più bassi strati sociali. Sappia.mo come l'aLLua.zione di tali conceui procedesse abbastanza rapida da principio nelle scuo le superiori e secondarie e nei convitti, ma invece molto lenta e incompleta nell'orò.ine delle scuole popolari, ove quasi tutlo er:a da creare. La massa del popolo rima.se per molti anni immersa nell';tntica ignoranza, alla mercè dei preti. Sovveniva bensì con efficacia che senza esagerare si può dir grande, se non dal lato della ist1·u.zione, propriamente detta, da quello certo della ediicazione, l'esercito; ma anche quest'aiuto, benchè amp io, non ·s'estendeva nei primi tempi oltre una. parte relati va.mente molto piccola di quella gran massa; e di seguito s'allargava con andamento regolare; a poco a poco, a pass i contati, cosiccbè non po tea dare quei copiosissimi frutti ch'era lecito sperarne se non che in capo ad un buon quarto di secolo, quando cioè la nazione si fosse rinnovata presso che tutta. In quel mentre gli si do'Ì;eva accompagnare l'ist1:uzione obbligato1·ia, da cui, per dir vero, gli ingenui e i dottrinari soltanto potevano promettersi miracoli e beneficii d'alto rilievo in fatto cli sana coltura e buona educazione. Sull'esempio del Piemonte, anche nelle altre provincie italiane fu data una vernicP. militare agli istituti d'educazione civile. Chi percorreva il Regno d'Italia negli anni tra il 1!859 e il 11867, vedendo da per tutto soldatini in arme, poteva supporre un deliberato proposito di far concorrere tutte le scuole a prepararne i combattenti per le future lotte; e quello altresì, di maggior levata e più lunga veduta, di contemperare con una severa disciplina di costume e di esemplare ·osservanza della legge la nuon libertà .delle dottrine, destinate a crescere sempre più per l'indole stessa del moderno progresso civile e scientifico e pel carattere degli uomini.che già tenevano o avrebbero tra breve tenuto le cattedre ove prepoteva la ragione, non meno che per 1;opposizione del Vaticano. Ma invero quella inverniciatura, di semplice mostra, fu nulla più che un portato

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dello ~pir.ito bellicoso cli quel tempo, propagato, come tante altre·· cose, per virtù d'imit.azion~. Quel duplièe scopo cui mirò, come bo detto, sull e prime l'educazione della gioventù nella nuova Italia si scisse ben presto , perocchè · coll'acquisto di Vene.zia e lloma e col concorso dei grandi falli che avvennero in Europa tra il 1! 866 e il 1187 11, l'indipendenza e l'unità . italiana parvero compiute e assicurale. Rimase sempre sola in vista la parte civile di quello scopo, bensì ampliata, poichè all' uso della libertà era concesso congiungere, senza più dover temere alcun serio-, disturbo per cagìon cl'arme, lo sviluppo della civil tà (della li bertà, dicevano i capi del movimento liberale) e il progresso della scienza . . E cosi ogni resto di vernice militare fu tolto dalle scuole civili. Apparve allora, dopo il 1810, più manifesto lo intendimento a.cl allentare, sciogliere, rompere quei vincol i cli disciplina regolare che an~ora tenevano in qualche soggezione. la. gioventù, come portava Jo,. svogli mento della reazione contro il p~ssato già prima. iniziata. Tale-· andamento, la cui rilevanza nell'ord ine sociale non poteva sfuggire se non a chi non sa vedeie legame t~a l'ora e il poi, parve a me necessaria consegm:nza della libertà trionfante, e, come si suol dire,. un frutto della stagione. La spinta veniva dalh gioventù mede$ima;.. era favorita, () ndn vigornsamente contrastata, dalla starnpa; "'veva.. · benigno il Parla.mento; v'era a capo la parte più viva degli educa-tori medesimi; e Gnalmerite, cfì conce$sione in ·concéssione, molto non andò che vedemmo stracorrere in quel ,-enso · to stesso Ministrodella Pubblica Istruzione. Sorse un'insegna suita quale ci parve· scritto: Istruzione senza limiti; l'educazione verrà cli conseguenza~. la disciplina poco o nulla importa;.come dire ch'ella è un vecchiume, avanzo di tempi tirnnnici, impaccio all'ingegno e alla scienza, da.·. gittare tra i ciarpami del passato. Ciò si poteva leggere attraverso , alla scritta superficiale a Lutti visib ile, nello sfondo del futuro, ma · nonlun~. Si domanda lo scopo, la portata, di tale indirizzo, oltre il vicino.. domani, nell'avvenire, cioè come modo di preparazione pel momento,. in cui ad esso periodo di chiacchiere ne sottentri uno di fatti. · Vuol si dar mano al più largo sviluppo possibile dell'incfrvùlualisnio, considerando che i tempi. conducono per quella via, e cosL preparare quello di tutte le libertà sino agli estremi limit.i? Oppure--


DELLA l!ILIZIA

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-s' ha davvero una gran fede nella virlù disciplinalrice delle stesse dottrine larghissime cbe si professano? O s'intende !_asciar la cura ,della disciplina alla fa miglia , all e scuole minori, al Comune, alla milizia , che pur taluni pon gono tra i mo1·i turi del domani? ... . Ovvero è fe bbre di demolizione? O si cerca plauso d'aule e di piazza, e nul -l'a ltro? D'al tra parle, è egli questo nostro mondo arri vato già a tal punto .che si debba credere impossibile, o almeno improbabile, senza limite di tempo , lo esser tratti a guerra, anche senza volerla noi·? E se no, -come pare più vero ai moltissimi che non sanno adagiarsi nel sogno della pace perpetua, ecc., possiamo noi credere d'aver fatto tutto il possibi le per assicurarci conlro ogni evento col creare un esercito colosso di ci ttadini che rt\'ranno passato tre o due anni, o meno , :assai menn, sint) a poch i giorn i o nulla , sotto disciplina militare a un dato momento della loro vita scioltissima? O non ci sarebbe di .gran profitto correggere questo mal fermo slato od ierno della milizia far.e ndo coo lrihuire l'adolescenza alla preparazione alle i1 rmi?.. .. Stiamo ai fatti, a ciò che vediamo Lui.lodi coi nostri occhi e udia~o -colle nostre orecchie. Consideriamo bene la famiglia - fondamento . secolnre, tradizionale, legale di questa società molt0 più vecchia che sana - la famiglia nei diversi strati social i, non quale ella do vrebbe e po trnbbe essere, o quale noi la vorremmo, ma com'ell ' è cli fallo ,oggi, e vediamo dove accenn i nel futuro . fo non so che lente ha chi vi sa scori,;ere ancora il classico sanluario domestico, la vetusta scuola di virtù chrile. che insegna ai fa nciulli , ai giov inelti, la modestia , la ·temperanza , la riverenza verso i maggiori , l'amor della patria, l'os · servanza della legge. lo veggo appena qua e là gli ultimi avanzi, frantumi, bricioli, di quella patria potestà., la quale, se in tempi remotissimi fu tremenda e ferma mente tirannica. e poi in molli luoghi e pel tratto di parecchi secoli potè essert aucorn di soverchio opprimente, esigen te. fastidiosa , ed anche mornlmente debilitante, pu rtuttavia non fu mai a,,ara di beneficii agli uomini singoli e al -conso rzio civile. Veggo scuole si tra quelle quattro mura, ma troppo più spesso di vizio che di virtù; e più che scuo le veggo cloache. E mi , domando anch'io come possono uscirne cilladini quali noi li vor,remmo, non per rincu lare o impi ombare il secolo, ma per non me,narlo a precipizio.

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Vi sono eccezioni, senza dubbio, anzi numerosissime, specie fuori dei oorossi abitati dove la civil tà mesce con mano pudica il bene e v1i male ch'ella può dare; ma fo rmano insieme come uno stagno morto donde non può emergere vivace e feconda quel:a virtù civile che accenna i Leste. Il meglio, dopo i pochi saggi sparsi ches'inconlrnno tuttayia nelle alle e medie classi, è rappresen talo dalle fa miglie dei migliori tra i terrazza11 i e campngnuoli che furono qualche tempo soldati. Scnrso compenso . In conclusione l'opera della famiglia in generale va ognor più ri:. ducendosi a procreare futuri cilladini, provvedere, di buona o mala voglia, ai loro primi bisogn i materiali, iniziarli all'esempio nell'egoismo e nella scosLuméllezza,acloperarli, se e fi n che è poss ibile, come istrumenti di guadagno, e lasciarseli sfuggir di mano. Alla educazione si provvede co me vogliono l'u:;o e la legge, mandando i ragazzi alla scuola, secondo la propria condizione; pensi il maestro, cui tocca, a plasmare il cittadino; la famiglia gli dà la materia . La scuola popolare, la scuo la elementare, insomma la scuola infi ma è di fat to tra noi, assai migliore educatrice che non sia (in generale, ripeto) la famiglia; ma ~on può farne le veci, non ba,-ta di per sè sola, senza l'aiuto di quella. C~si vedesi Lrof~o di _fre~uente l~ bu_on~ dottt·i na combatLuLa e soverchiata dalla pratica pessima. Qu1 nd1 gli insegnamenti di quella scuola pel maggior numero dei giovani, eh& non procede pi ù oltre negli studi, rimangono lettera morta, se pur non divenuono ,strumenti di pervertimento intellettuale e morale. Aggiungnsi" che, per molle ragioni a tulli note, la gran fal ange dei maesLri delle scuole minime non si com pone tu tta, nè in gra n parte, di persone veramente atte a quello ufficio e degned'ese.rcitnrlo. Talr vi s' incontrano che, tormentati dal bisogno, dall' invidia, da un'ambizione tanto più rabbiosa quanto più impotente, dalla smania di sorgere e godere, sono sovverti Lori Riu tLosto che educatori; ed ecco un canale aperto alle sètte. Vi diranno che son quelli appunto gli apostoli dell 'avvenirc, i prncursori della veriltL, i campioni della buona causa, ecc. Lasciatei i farei Peccato che non si abbiano coMitli popolari , e molti, con istruzione comune e professionale, e forte educazione civile e militare! L'educ.azione del convitto civile, quale è ora, non ba tutta quella influenza che potrebbe avere sul carattere nazionale, e perchè ri-


PREPARA TOBIA DELLA liii LlZIA

· streLta ad una parte soltanto, e neppure molto numerosa, della gio·ventù, e limitata alle alte classi sociali che non son più quelle ove la vita più ferve; e pe1"chè alla blanda disciplina del convitto succede repentino l'odi erno vivere sciolto, scapestra to, delle scuole massime o della libera società, in cui la virtù educatrice del collegio ·si perde comé l'acqua del fiume nel mare; ed anche a motivo del ,-contrasto perdurante tullavia tra il modo d'educazione stretto e cattolico e l'altro largo è liberale. Senza dubbio, per gli effelli civili, il · --convitto dàoggi frutt i molto migliori che non dava in passato; il che in sostanza vuol dire eh' è s'ali i velia ai tempi, e corrisponde ora alle esi genze odierne come corrispose già a quella di prima. Sarebbe strano ·-invero che ciò non fosse.e che pure s'avessero ancora convitti! · Proseguendo ques to rapido esame, ci vediamo dinanzi il gran si·stema delle scuole libere; inferiori, secondar1e, superiori, supreme; ,classiche, tecniche, professionali, scientifiche, pedagogiche, normali, magistrali, profess ionali, ecc. Le considero tutte in un fascio , perchè qui si tratta di disciplina ed educazione e non già d'istruzione. ·È qui salendo troviamo lo scolaretto li bero, lo scolaro ;giorna'.ista, lo · scolaro democratico et nltra, socio del tale o tal altro circolo, magari anche capo-:popolo , pronto a sa!Lare in piazza a far rumore per quanto sa di più avven tato; lo scolaro che fa l'orno addosso ai maestri .. e professori esa farli far~ a modo suo quando coll'applauso e quando -colla minaccia; e peggio ancora, a dir breve lo scolaro tiranno che · mette paura, che vnol esser trattato coi guanti sempre; qualunque --cosa faccia, che,s'impanca a far politica rossa, fuoco e sangue, invece di studiare, che s'avvia divenire il qua1·to potel'e dello SLato. Dal. l'altro lato il maestro tribuno, il maestro avido di popolarità, che a -t ulto s'adatta pur di conservo.re le buone grazie degl i scolari; il pau·-roso che vuole stare in pace con tutti; il professo re a capo eh ino e ad occhi bassi di faccia ai discepoli divenuti censori e tormentatori, il rettore inerme, che s'ingegna di mantenere la disciplina scolastica · (scolastJica ·soltanto, ben inteso!) colla dolcezza e la.presunzwne; e basta. Autorità? Rispetto? .... Spettacolo non inlerarriente nuovo; ma più vasto e compiuto di qualunque altro abbiano efi'etto in pas·sato le università nostre, o quelle di Francia e di Germania, le scuole dei rabbini, i collegi degli ulema, perchè questi nostri alcibiadi hanno ·"la penna libera, il Lorchio libero, la stampa, il telegrafo, il vapore

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,per accomunarsi; e un volgo sitibondo di scandali in plalea. Gli agitatori, nemici d'ogni disciplina, non banno più bisogno d'aspettarli sullç1, soglia della scuola. Nessuno meglio di loro potrebbe dirci, se in quel modo si preparino ci Ltadini capaci di usar saggiamente della ,Jiberlà, osservando le leggi, rispettando i diritti altrui, adempie~do i propri doveri, piegandosi di buon animo alle esiienze della mi·lizia quando la patria li chiami all e armi . Sappiamo che i popoli più gloriosi, potenti e felici, compresi pur -quel li cb'ebbero minor tenerezza della famig lia, tennero la gioventù ·soggetta a severa disciplina, con 'vincoli non di sofo consuetudine, ma di legge e di religione, e no-n le concessero di mischiarsi nelle cure ,della cosct pub bi ica,serbate ai cittadini d'età più matura. Quelli stessi che furono più gelosi del la loro libertà intesero che quella soggezione nel primo stadio della vita protrall:o sino alla perfetta matu:razione 1norale e civile, fosse la preparazione migliore, necessaria, .al ,,iver libéro . Lega, !.umu!to, i-ibellione d'adolescenti dovenei·o parer loro cose mostruose, impossibili. Là dove vediamo rilasciarsi quella disciplira, vediamo gente o Stato che cade, società. che si sfascia. [( fi losofo disse sempre al giovinetto « obbedisci e rispetta» ·e mai « discuti , resisti, comanda ». È bensì .vero che gli esempi di · ·ciò che fu non hanno quasi più valore oggi cli e progredire deve significare rinnovare tutto; sicché i giovani possono dimostrarci come ·in queslo mondo tanto di verso da quello di cui ci parlano le antiche slo1·ie (rivedute e corrette) le cose, o alme~o molle cose, possono è ·debbono. andare anche a rovescio di prima, e tra le altre l'ed.ucazione della gioventù. Nè mancherà soccorso di filosofi, o filosofanti, -a tatè opinione. Quàndo i tempi volgono al bizantino, paradosso e verità baratlano posto a piacimento del giocoliere . Ma in conclusione, finchè i novatori più sbrigl iati non rimangono • ,assoluti padroni del campo, credo che i più. di gran lunga di coloro ehe tuttora si dicono saggi desidererann() che la educazione della .gioventù sia condotta. in guisa da assicurarci per lo avvenire cittadini robusti sì di corpo e d'animo, scevri di superstizioni, arditi, ope-rosi, còlti quanto può bastare per gli effetti utili, destri nelle armi; ma ailche devoti alla legge, disciplinati nella libertà, degnamente riverenti, compenetrati cli quei sentimenti che ancora si chiamano generosi, corazzati quindi quanto è possibile contro gli effetti futuri ·del cullo predominante della materia, dell'utile, dell'Io.


PREPARATORIA

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DELLA MILIZIA

Dico che l'idea di associare la. disciplina militare. all' ed u~azione della aioventù, no n solamente in questo o quel convitto, ma ID tu lle} le scu~le, in quella misura che di ragiòne, e no~ pr~cedendo ~.,tastoni per via d'esperimenti - che nelle cose cl ordme essenz1,~lm~nte morale sono O possono sembrare troppo spe~so manchevoli e· fallaci - ma per concorde e fe rmo volere di Gover.no e P~rlamento , tale idea, dico, mi pare molto promettente sotto il dupl.1ce aspell~ civile e mililare. So benissimo ch'ella ha incont1:uto, 1~contra. e tanto più incontrerà per lo avveni re, se non _cambi asse d1 molto lo andar clelmondo, oppositori multi e po.deros1, a tal ~egno che, purcredendola di possibile attuazio:ne, non mi lusingo ~1 v~derla. ollenuta, e ne scrivo soltanto, come suol dirsi, per sgraVJo di coscienza, come cittadino e come soldato. !lfilitari.zzare il paese! -- Respingerl.o indietr~ I Crear nuova base e nuovi puntelli per nna possibile.nuova tiranntclel La~orare p~r '.~ • I Roue le vecchie catene, nnporcene delle nuo,e, menti e ai reazione . · · d 11' tempi portano il vivere sciolto! Per una pro1.Jlemat1ca _sicurta e. a:7.. sia pure assoaaettarsi sin d'ora a regola cosi stretta e fast1ven" e, ' , . oo d .f . . t d' . ·1 o neali animi dei oio vanetti, e1 utur1 c1t a 1111, 1 sacr . d10sa.1 Speanere è> 1;) n . d' l fuoco della libertà che tanto pensammo a susc11are l:. ·: Invee~ 1 que far . popoli popo Io d1. liberi che ci promettemmo . . .d automi . I... .. E.· · d. · ·to quanto può dar l' eloquenza rnv,penta degli via 1 segui ' . amato11 . di libertà sconfinata, a cui terranno bordone anche molti de, moderati. - Parole! . . . ,Chi potrebbe, se pure lo volesse, ridurre sgherrag\1.a la ~10ventu d'un aran paese, e a questi tempi? I Parrebbe mezzo 11:rag,o~evole un li;ore affatto opposto , cio~. di amministrare le armi alla nvoluzione; ma questo non dà pens_1ero . . . . . ,· Questo non è quel militaris1~0 a cu i gt! econom1sl1 fa~no 11 ',so dell'arma, chiamandolo parassito, vampiro, perchè . dicono loro, divora molto e nulla produce (1): La scuola ~i .Manc.?e~te'.' può benissimo accettarlo, anzi con plauso , sotto la d1v1sa: d1sc1~lma s~uol~ di !Jbertà. Poco pnò importarle che la rifiuti, con tutto 1! fervore di cui è capace, lo scapigliato socialista il quale non a?1mette ~ll:a propenzione alla libertà che la libertà stessa e condanna ogm v1~colo, sin dalle foscie clel neonato, come liberticida. Questo non puo esser caaione di rovina alla finanza dello Stato, non è incitamento a guerra, n

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non distoglie, non disamora dal lavoro fecondo, ecc. Assicura, per quanto .possibile, la calma e l'ordine, manon disturba il movimento 1 economico e civile; non fa inciampo al progresso, anzi lo a~uta a, procedere per la via più driUa e piana. Deve produrre ordine - 1104 eseircito - di ragazzi disciplinati in mezzo a popolo d'uomini liberi . Vi dà sospello?·.. . . O non abbiamo una m·il izia mobile e una milizia terr·itoriale, che sono veri eserciti d'uomini, Mn di ragazzi , in seno al popolo·? e per questo non credete già d'essere a un passo da un trabocchetto! E non abbiamo un esercito permanente in mano del Governo? e pur non vi dà l'idea d'istrumento di tirannia. Chi tale ve lo dipinga vi farà r idere . l fatti, chi vuol vederli nudi, palpabili, sono questi: Nell'organismo sociale odierno uno dei principali congegni, la famiglia, è guasto; un altro, la scuola civile, non lavora abbastanza bene; e quindi la gioventù non è cosi ben preparata come vorrebbe la presente civiltà agli offici del cittadino e del soldato, mentre da un lato ' I la libertà affretta l'esercizio dei diritti civili, e dall'altro la mi lizia accorcia il periodo dell'educazione mili tare. Intanto in paese abbiam0; oziosa una potenza educatrice rappresentata da graduati d'ogni ordine riversativi dall'eserci lo , la quale potrebbe essere molto utilmente adoperata. Ma come?, .... · Sono senza dubbio buonissime cose l'istituzione del Tiro a segnocon tutte le sue appendici, le scuole di ginnastica e di scherma, e tuHo quanto si facci a per dare incremento a quegli utili esercizi .1,o, sa11ebbe pure la militarizzazione bene intesa dei collegi civili'edegli, altri istituti a cui sia possibile dar forma te disciplina approssimativamente militare. Ma t.utto ben considerato , e fatte le ·sottrazioni che l'esperienza c'insegna doversi fa re per dedurre la pratica dalla teorica, non possiamo consen~ire a tal i espedienti una efficacia mol to grande nè per lo scopo civile , nè per lo scopo militare che vqrremmo con,;eguire. Il tiro , la scherma, la ginnastica non possono avere effetti se non che parziali e assRi limitati; e ad ogni modo troppo più fisici che morali, H per nulla disciplinari e Lattici; i convitti ~ le scuole che si potrebbero mili,tarizzare norr accompagnano i loro alunni ~ino alla compiuta maturità per la vita libera e per la milizia; dal che risulta uno stacco~ un vuoto ove si versa la licenza sulla di, sciplinatezza già acquisita. Per esempio la"sbrigliala università dopo ? -

ANNO XXX, VOL . lll,


,DJ<:LT.,A MILIZIA 98 il disciplinato wnvitto nazionale può benissimo far l'effetto della spugna sul la lavagna. . O 1110n si polrebbe far sì che il periodo della educazione disciplinare e dell 'addestramento a.lle armi procedesse immediatamente l'età della coscrizione? .... Civil:nente, s'avrebbe il vantaggio di tenere infrenata, nel solo modo OO'onO'i ammissibile, la gioventù nel momento appunto in cui <·~ ella .è esposta ai maggiori pericoli e può recare maggior disturbo all a società; militarmente, avrebbesi l'altro vanLaggio dE>ll'ant.icipazione più conveniente, per ragione d'età e di momento, della i?truzione disciplinai·e, teorica-e lattica alla classe di leva; e)l'altro ancora d'una riserva di gioventù addestrata alle armi e adoperabile di subito in caso di bisogno. I tre o due anni di servizio alle bandiere potrebbero essere utilmente impiegati come buon tempo di eser<Yizio per gli effetti morali e tattici; vantaggio grandissimo, specialmente dal lato morale. Ecco insomma un argomento della massima importanza, intorno al quale da qualche tempo si esercita l'ingegno di taluni tra quei che stL1diano le questioni dell'educazione nazionale e militare, del modo di accrescere la potenza militare delle Stato, dell' antitoclo alla soverchia brevità. della ferma; mentre i fortunatissimi dicono: Utopia più spropositata di questa non comparve mai sul campo vastissimo dell'organico sociale- e militare. Tra le soluzi on.i che si immaginano o si possono immaginare, senza rasentare il confine dell'assurdo, la più seducente parrebbe questa di cui vengo a parlare, che, se non altro, ha il merito di una larghezza massima, abbracciando tutto qua.rito possono dare la matura adolescenza e la prima giovinezza. Dato un paese nelle condizioni in cui si trova ora il nostro, far legge: che l'obbligo della milizia cominci per tutti i giovani al finire del quindicesimo anno di età, esclusi soltanto quelli che sia.no fisi- , camente: inabili alle armi e i mentecatti; che il periodo dai quindici anni compiuti sino al momen to della coscrizione sia considera.Lo come preparatorio, col triplice scopo educativo, 4• di svolgimenti ginnastici, 2° di disciplina morale, civile e militare, né! senso di infondere nei giovani il senti-

Pl\EPARATORIA

I

99

mento della propria dignità, il rispetto reciproco, e sopratutto la -osservanza della legge, 3° d'istruzione militare elementare, tecnica ,e lattica.; che qnesto periodo preparatorio, che si potrebbe chiamare milizia scolara, sia divisa in due Glassi, cioè: ,1° dai quindici ai ,diciotto anni compiuti, di carattere semplicemente edncativo 2° dai diciotto anni al momento della coscrizione, di milizia eventualmente s·ussidiaria a disposizione dello Stai.o; alla quale milizia si potrebbe -dare, _per esempio, l' a.nt.ico nome romano cli veliti; che la milizia scolara tutta quanta sia divisa in due cate(l'orie . v ' -u r bana, cioè dei luoghi ove la popolazione è agglomerata; e 1·1wale della gente sparsa; che i quadri di tale milizia siano costituiti localmente e al-l'ingrosso, in tempo di pace, con ufGciali . sottufficiali e araduati minori della milizia lerriloriale, c9l numero, ora necessario: di altri delle diverse categorie a disposiziòne del ministero della auerra .in eongedo illimi tato, sotto la dipendenza dei comandi di di~treuo' e quindi cielle superiori aul.orità mi litari; ' · che tale milizia sia soggetta. ,a regola.menti di disciplina e di ·servizi appositamenr.e compilali', analogamente a quelli in vigore p~r l'esercito, bensì coi dovuti riguardi ali' età e alle esigenze della vita. essenzialmente civile, cli famiglia, di scuola, di lavoro, dei giovani; bene inteso che ai Vl~biti, quando fossero chiamati alle armi ~ovess~ro applicarsi interamente le leggi e disc.ipline vigenti pe; .J esercito·' . . . che siano determinati segni distintivi di cui debbwio fare uso 1 giovani delle due classi della milizia. preparatoria (almeno quando sono in servizio); . · ?110 le armi occorrenti, in una data proporzione col numero cle1 giovani militi, siano fornite dallo Stato, e custodite per cura 'dell'autorità militare; . che le spese non gravi per certo, necessarie per tale milizia, siano proporzionalmente ripartite tra i comuni, le provincie e lo Stato,. Del resto, consid_erata la grandezza dello scopo cui mirerebbe quella. istituzione, il lesinare su qualche sacrificio pecuniario che f~sse mdispensabile per attuarla dovrebbe sembrare ad ogni buon ·Cittadino un atto di poco patriottismo e di vergognosa. impreveggenza.


l'REPAllATORIA.

.f 00

DELLA. mt.lZIA

miori difficoltà all'atto pratico s'incontrerebbero di certo• Le ma< ov là dove appunto voi:remmo che culminasse la potenza educatrice della milizia preparatoria, vale a dire nella disciplina, vivendo i giovanetti sparpagliati, in condizioni molto diverse e sott~ influ~nz~· piuttosto contrarie che propizie, in generale, alla educaz10ne d1 cui trattiamo. E si noti che dei tre elementi essenziali che costituiscono, la perfetta disciplinatezza, ohe per brevità disting,uerò colle parole ci'IJ-ittà, rnorcilità, n1ilita1·ità, mentre quest'ultima deve predominare· nel modo più assoluto nell'eserci~o., tra gli adolescenti invece vorremmo serbare il primato al secondo. Ma questo, non ostante la viailanza esercit:da per ogni modo lecito di chi cli ragione, sfuggi;ebbe in grandissima parte all'azione degli educatori militari, ~e la famiglia, la scuola, l'officina e i singoli cittadini tutti non fossero, ·indotti a secondare ocl agevolare tale opera della. persuasione del-· l'interesse pubblico; il c.he richiederebbe una purezz,1 e fermezza; di convinzioni, un allo sentimento del clovere civile, di cui non sappiamo scorgere i segni nella odierna società. Quindi, sin? .a t~nto che la istituzione in parola non avesse messo profonde rachc1 nei costumi, nella vita della nazione, coll'aiuto del tempo e dello svolgimento medesimo dellaciviltà non pot,remrno lusingarci di ottenernetutti quei benefizi morali che ce ne prometteremmo e dovremmo, aspettarsi cli trovar con trasti precisamente colà donde vorremmo cl;e ci venis'ìero gli aiuti maggiori . Per ciò la necessi tà d'una gran, devozione al bene pubblico, d'un fortissimo convincimento di poterlo conseguire per quella via, d'una incrollabile perseveranza d'intenti e d'opere in quel modo e per quello scopo, non ha bisogno dr dimostrazione. Per la categoria che dissi urbana, nelle scuole e nei luoghi pti.b-· blici la sorveglianza non sarebbe difficile, mediante un apposito servizio commesso ai graduati proposti a qnella milizia e rassomigliante a quelli che nei servizio di quartiere e di presidio per le truppe si _ dicono di, settimana, di p'icchettn e di rondJa. Non sarebbe lo stesso).'ler Fa.lira catego1:ìa r u11·cile, ma venvmente questa ne ha minor bi-· soono, per ·1e ragioni che già accennai. Quanto al concorso del.le· fa;ialie dei· maestti civili, dei capi officina, dei singoli cittadini, comi~rr;bbeprepararlo e favorirlo con tutti quei mezzi legali, e più, ancora .morali, che la ragione e l'esperienza consiglierebbero, mol-' 1

101

teplici, ed an_che diversi, secondo i luoghi, secondo il caraltere e i costumi dei popoli ond'è composta la nazione. Sappiamo, per esempio, che in taluni paesi i genitori medesimi per certe m.ancanze tutt'altro che scolastiche, dei loro figli sogliono, anche ora come ,in passato, r icorrere al rnatstro, nel quaìe per antica consuetudine veggono l'educatore per eccellenza. Ora quell'autorità co')ì consentita .al maestrn si dohebbe trasferire al comandante nelle cui mani, per -virtù del carattere militare parrebbe senza dubbio più poderosa ed ,efficace. A renderla veramente tale, o in altri termini a guarenti re la 03 -servanza della disciplina nella milizia preparatoria, occorrerebbe, s'inte1ido, che gli educatori militari avessero da un -la.to della ·istnizione morale e disciplinare, e dall'altro il diritto della punizio.ne.. Dovrebbesi adunque fi ssare una scala di castighi disciplinari adatta .alle condizioni dei giovani delle due classi, prendendo per così .dire una media tra il ragazzo e il sold!lto, .e facendovi una parte piuttosto larga alle multe riverLibili s.ulle famiglie cui non dovremmo nè vorremmo certo disgravare del dovere ~ociale di concorrere alla buona educazione degli adolescenti. Se la famiglia non sa, non può, non vuole cornBiere quel suo dovere in modo pit\' degno, s'abbia .almeno quel carico, e ne sia invitala a non lasciare interamente altrui la cura della condolta dei suoi minorenni. Sino a qual punto dovrebbe essere 1>Lretla là disciplina morale e <Civile per gli scolari delle università. e degli altri istituti d'ordine superiore, e come la disciplina scolastica possa essere combinata alla militare, o ·subordinata a questa, in quegli istitnti, · sono questioni .degne di particolare f\ maturo studio. Bensì i!'concelto d'una forte disciplina anche per quei giovani non dovrebbe sembrare così mostruoso, come lo può ai giovani medesimi, qnando si consideri cha. fa eletta e la feccia della società hanno comuni leggi, le quali suppongono delitti grandissimi e minacciano severissimi castighi; e che nell'esercito uomini degni della massi ma considerazione per età, grado,' ingegno, cultura ed esperienza vivono setto la medesima re,gola di severa discipl ina imposta ai gregari novizi. Rimane però inteso che nè queste, nè altre consimili ragioni possono aver valore agli occhi di chi non sia persuaso che la disciplina è pure un ottimo .av.viatnento alla libertà.


102

DELLA MILIZL\

Per quanto concerne l'istruzione ginnastica e tecn ica militare·, · s'intende che non si tratta di far dei clowns, nè di rimettere in onore l'antomatismo soldatesco d'un lempo. Ma per rispetto educativo, civile e mililr1re, io stimerei giudizio molto superficiale quello che ' non consentisse valore non solo materiale ma anche morale ad una, accurata correttezza di progressione e di fo rma nello addestramento· · e nell'esercizio degli atti ginnastici e tattici, sia individnali, sia collettivi, nella milizia preparatoria, dove il tempo abbonda. Questa specie di pedante~·i:a, come piace chiamarla a coloro che non ne comprendono la portata, che produrreobe spreco di tempo nella istruzione dei soldati colla breve forma odierna di due o tre anni non m·i sembrerebbe inutile in nna istruiione preìiminare di cinque' · o sei anni, di carattere essenzialmente drsciplinare, come sorgenti e fomite di sp irito d'ordine, di precisione. di regolarità, di perse- , veranza, come contrnppeso, direi quasi, e forse anche come con troveleno a certe sbrigliatezze di pensiero. e·d'opera che sotto co lore di· libertà si sono infiltrate negli studi e nei eostumi della gioventù. La marcia celere, 1:i corsa, il salto, tai scaiata, la scherma del bastone, il nuoto (dove possibile) dovrebbero essere comnni ad ambed'ue le categorie della milizia preparatoria, mentre per la categoria, urbana, e più specialmente per la gioventù delle sctiole, il corso di• ginnastica potrebbe esser portato al massimo sviluppo. I concorsi• (gare) e i premi assumerebbero l'efficacia di tale istruzione. L'istruzione tecnica m:liLare comprenderebbe tuuo quanto s'i nsegna al soldato di fantel'ia, così in teorica come in pratica, più le· evoluzioni tattiche regol~mentari della compagnia e del battaglione. La cognizione ed il governo clelle armi della fanteria e gli esercizi· del tiro a segno sarebbero mol Lo curati. L'addestramento dei Veliti' dovrebbe comprendere il Liro di combatti men Lo, alcun i esercizi tatti ci d'appli cazioneal terreno di combattimento, i lavori di terra, ilserviziodelle artiglierie (ove sia possibile). Ciò non dovrebbe presentare diftìcoWt pei Vditi u1rbani; i t·wrali, non potendo esser riuniti in numero sufficiente per tali istruzioni se non che in taluni momenti· dell'anno, rimarrebbero meno istruiti; ma ci·ò poco i1oporta. L'istruzione ginnastica e militare P,(}trebbe essere ripartita a un, dipresso 'come segue nell'annata: - Inverno. - Istruzione teorica tre o quat.lro volte la settimana,.

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PREPARATORIA

1

)a sera; pratica due o tre volle al mese, la domenica, nelle ore an · timeridiane o pomeridiane; P1·imavera. - Istruzione pratica quattro volte la settimana, nelle ore pomeridi,111e; o antimeridi ane; teorica un paio di volte al mese, la domenica; Estate. - Istruzione pratica qnatlro volle la settimana, nel le ore antimeridiane; teorica un paio di volte al mese, la domenica; esercizi di tiro; Aiitunno. - Istruzione pratica tre o quattro volte la settimana, nelle ore antimeridiane o pomeridiane; teorica dne o tre volte al mese, la domenica; esercizi d'applicazione. · Pei rurali, nella peggiore ipo tesi, l'istruzione potrebbe ridursi ai soli giorni fe~tivi. Si avrebbero i dovL1ti riguardi per la gioventù delle scuole nel tempo degli esami e delle vacanze, Lenendo conto delle consuetudini generali e locali, di modo che la milizia preparatoria non divenisse una legatura eccessiva, e non recasse disturbo agli studi. È quasi super.fluo far rilevare come i graduati in congedo illùnitato avrebbero da quelle pratiche occasione e conservare ed aumentare la lo,ro attitudine al servizio militare; vaµtaggio di non poco momento anche questo. Tutto ciò non quadra affauo - è evidente - coll 'idea dei lioncelli lasciati cresc,~re in libertà con tulio quel che ne segue, marisponderebbe assai bene,mi sembra, al concetto cli 1uizion,e armata, e all'.altro, non meno promettente e !:assicurante, di nazione tJigorosa e di.soiplinat(i. A patto bensì che lo attuarlo ;10ri fosse comn:esso a quei tali che trovano nelle piccole difficoltà di forma e di modo argomenti gravissimi per giudicare dell'attuabilità ed efficacia delle nuove istituzioni, quantunque grande possa esserne lo scopo e la portata. ,

c.

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' LE FORME ED I MODI TATTICI DELLA FANTIDRI,I., ECC.

LE

FORME ED I MODI TATTICI DELLA FANTERIA DI FRONTE A..LL' ARTIGLIERIAUl

VIII. 4 . A più di 800 metri una truppa in formazione profonda va soggetta it maggiori perdite c.he se fosse in linea: ed alle distanze minori le perdite sono all'incirca uguali per le due formazioni. 2. I sostegni ed il grosso devono, per quanto è possibi le, rimanere e marciare in linea, quando si trovano a più di 800 metri; ed in colonna, se a meno. · 3. I sostegni siano soppressi ed uniti alla catena, ed il gross9 sia collocato al di là del limite posteriore della zona tormentala. 4. In offensiva, la linea destinata a far fuoco abbia orrli uomini a ' poco meno d· un passo l'uno dall'altro; ed in difensiva non importa siano dessi a contatto, purchè al coperto. . Sono queste le principali conclusioni ta.ttiche di un altro mio scritto, menzionato in sul principio di questo: m~ allora; più spe. cialmenle intrattenni il lettore intorno a fanteria contro altra fanteria: sono desse ammissibili, ora, dirimpetto all'artiglieria? OHl'e gli 800 metri l'ampiezza della fron te non agevola gran fatto il: tiro dell'artiglieria; è sempre facilissima cosa avvertire e correcrnere Oèl ,dalla balleria le deviazioni laterali. Perciò, salvo nei casi eccezionalissimi che i tiri dell'artiglieria riescano, per posizione, talmente -0bbliqni al bersaglio, da preµderlo quasi d'infilata, poco monta che (l) Continuaiione e lino. -

Vedi Rivista Aliti/are Italiana, puntata di giugno 1885.

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il medesimo sia largo o stretto. La profondità invece ne forma il va:ntaggio, siccome quella che tende a diminuire gli errori, tanto facili a comme(tersi, nella stima delle distanze. Anche il modo,con cui si proiettano le scheggie della granata e le pallette dello shrapnel, parmi consigli la formaz ione in linea, apreferenza di quella in colonna. Le scheggie della granata per effetto dello scoppio dal basso in alto, descrivono una traieLLoria, che, comunque variabilissima, ha pur sempre un ramo ascendente, un vertice ed un ramo discendente. ·se, mercè la sua altezza ,e la conveniente distanza, il bersaglio chiude l'angolo formato da:I fascio delle scheggie col terreno, esso è colpito ·dal rail!Q ascendente; se no , o non ne soffre danno di sorta, o solo per effetto del ramo discendente. Perciò quanto più profondo sarà il bersaglio, tanto maggiore sara la probabilità che sia incontrato dai due rami ad un tempo, od almeno da uno di essi. ·Parmi si possa ·dire che tale probabilila slia, all'ingrosso, in ragione diretta dello. spazio occupato dal bersaglio nel sen~o del tiro. Lo shrapnel pure arreca magg.ior danno alla truppa form·ata in ·Colonna, che non a quella in linea. Basla per convincersene rappresentarsi per poco dinanzi agli occhi. il cono di dispersiione delle .sue palle1.te. « Se l'intervallo di scoppio è, troppo picco lo, la falda cli esso che .ngisce è \'inferiore, men'lre fa superior:e può avere ancora una certa efficacia, ge i'l punto di scoppio non è troppo elevato ed ìl bersaglio è profondo)> (1). In questo caso dunque la colonna sarebbe bersagliàta dall'intero cono, mentre la linea subirebbe solo <gli effetti della falda inferiore . Si ammetta per poco che lo. scoppio avvenga al disopra della parte anteriore del bersaglio, oppure troppo in alto; in tali oasi, fa. cilissimi ad avverarsi, la linea resterebbe incolume, e la colonna sarebbe colpita dalla sola falda inferiore. Finalmente, qualora l'intervallo di scoppio fosse troppo grande, tanto la linea, quanto la ~olonnarresteranno immuni dalla falda inferiore, la quale incontrerà ·11 suolo prima di raggiungerle. La falda superiore però, pur am·IDettendo che talora sorvoli in tutto od in parte sulla. linea o sulla ,sezione della colonna, coprirà sempre delle sue pallet te le rimanenti sezioni .di quest'ultima. (l) Volume Vll, titolo 4' dello Isti·u.zioni p1'atiche d'artiglieria., pag. 136.

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DI FfiONTE AL L'ARTIGL IERIA

406

LE FORME ED I MODI TATTICI DELLA FANTERIA

Si obbietterà da taluni che l'ampiezza della fronte si presta ad: accogliere il cono di dispers ione in tulla la sua lunghezza, mentre la colonna a piccole sezioni, si oppone solo alla parte centrale. lasciando che il :-imanente sfugga per gl'intervalli . .Ciò è vero, m:i l'inconveniente non è si grande come pare a primo aspello . Perc~è il cono, al suo giungere sul bersaglio, sia molto ampio, è ne~essan ~ che abbia il vertice a sufficiente distanza da qnesto. Ma gli effeLL1 dello shrapnel sono in ragione inversa dell'interYallo di scoppio, e dell'una e dell'altro tendono naturalmente a Perciò le conseauenze v . d distruaaersi a vicenda: ad intervallo conveni ente deve nspon ere un'am~iezza di cono non molt.o superiore alln. feonte di un plotone. A parer mio dunque, il lamentato inconveniente, ~e~·o '.n se stess~, non diminuisce punto i nu1ggiori vantaggi che, nl di la d, 800 metri, la linea. possiede in confronto della colonna. . . .. Nè la pratica prova altrimenti . Fra le e~per1enze_es~guites1_in Ingh ilt.errn, ve ne hann o dlie fai.I.e alla distanza gmd,cata di. ·1 180 metri, sparando in ognuna 115 colpi a shrapne! contro ber_saglio alto 2 metri e largo H,. Ma nella prima il hersaglio era su d1 un.a sola linea. nella seconda su tre linee successive a 5 melri l'una clall altra: i pnn.ti colpiti furono rispettivamenle 61 e 553. ()ual differenza enorme! )l iuori, ma pur sempre rileYanti, sono le analoghe differenze avutosi in Austria-O ngheria nell e esperienze eseguitesi nel ,1883 co.t cannone da montagna da cenLimeLri 7. Il bersaglio ora allo scoperto e disposto su Lre linee successiYe a 20 melri di ~is~anza _l'u.na c~al~ l'altra, larghe ciascuna 36 metri, pari a 60 fi le ~1 lanteria 1n p1ed1 ed a conlatto. Si spararono prima 9 granate, e poi 6 shrnpnel a I 000 passi di distanza; dallo prime si ottennero punti col_pit i N. 1?,6 nell:'. linea anteriore e 27 complessi , amen Le nell e Lre linee, dai secondi N. ,15 e N. 40,7. Tn altra esperienz.a il bersaglio era al coperto dietro uno spalleggiamen to , disposto su quattro linee successive, a millimetri 5,30 l' una dall'all.rn, larga ciascuna 16 metri pari a 26 fil e di fanLeria in piedi ed a contatto . Si spararono 7 shrapnel a 11500 metri di distanza e 6 a 2000 metri: i primi diedero punli colpiti 2, 11 nella linea anteriore e ·I 7 ,9 nell e quall.ro lince, i secondi il ,2 e ,13.2. Quante perdite si sarebbero risparmiale, se nella zona tormentala si fosse poste'\ la sola linea nnt.eriorel 1

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IX.

Nonostante il ra~ionamento e la pratica facc iano preferire la for~· ma in linea a quella in colonna, non intendo già che la si abbia ad · adou.are ovunque e ad ogni costo . Possibi le quasi sempre quando · la truppa è ferma, sono anch'io dell'avviso dei più, cb'essa sia la meno adatta pel movimento. Tuttavia, perchè proscrivere, come roba d'altri tempi, le bell e marcie in battaglia per battaglioni e pe1·· reggimenti? Non Yedo ragione, perchè non le si ·debbano eseguire-anche oggi , qualora sia indispensabile combauere su tetTcni unili : e spazzati, che si assomiglino a piazze d'armi. Si cammina a di- ·· sagio, lo so; ma qui il di sagio si traduce in diminu1.ioM di perdite, e la scelta non può essere dttbbia. Nè esso è poi quale si crede: si ,, lascino largh i intervalli tra. compagnia e compagnia, e la marcia, sarà facile e spigliata. 1 Jla terreni cosifalli sono, specie in I talia, rarissime eccezioni : di -· regola sono, invece, rotti e copert.i, a siepi, a. filari d'alberi, cosparsi,.. d"ineguagliaoze. intersecati da fossi e canali in Lutle le direzioni: lo scompiglio sarebbe inevit.abile io qualunque trnppa che osasse · percorrerli formata in linea. Quando 'non vi fosse altra scelta, bisognerebbe ricorrere a quella, fra le colonn~ serrate, che abbia le sezioni più p_iccole, vo' dire a.quella per plotoni. Per trupp,t che, quando · è ferma, deve in massima essere iu linea di fronte su due righe, la . form azione della colonna serrat.a, sopra un plotone d'ala d'og ni compagnia, importa sempre una mauovra, che, per quanto faci le, richiede tempo e calma di sp irito. Se allo sva.ntaggin cli andar sog-·· ' avere getta a maggiori perdite, si aggiunge l'inconveniente e1.I non ancora una fronte abbastanza piccola da poter passare dappertullo-senza scomporsi, è forza conchiudere ·cho nePf,tll" tale colonna è la.. più adatta pel movimento. Assa i meglio, a mio avviso, si presta la colonna che dalla forma in linea, risulta per effelio del comando, plotoni fianco deslr o S'i- ·· nist,·, e per filasinistr o d-estr. Il movimento elementarjssimo è mac-


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LE FORME ED I MODI TATTICI DELLA t,ANTERIA

··chinalmente eseguito da ogni soldato, e la lunga linea si trasforma d'un tratto in tanti rettangoli, quanti sono i plotoni, marcianti tutti nella voluta di rezione, non appena sia dato il comando d'esecuzione. Nessnn ostacolo può incagliare la ristrettissima front.e d'ogni plotone, e la marcia vi si esegnisce ila cia scuna fila senza alcun disagi o. È vero che la profondità d'ogni sezion e, eguale a quella della colonna serrnta per plotoni, aumenta, a favore dell'artiglieria, la pro· babililà di colpi re: ma quando si pensi che il movimento ne rende incerto il tiro; che ogni sezione può trovare, nell'int ervallo che la separa dall'attigua ìt modo più opportuno per defìla1'5Ì dietro agli -ostacoli del terreno; che di ostacoli atti a defilare quattro uomini se ne trovano sempre, specie ne' nostri terreni, si vedrà come le perdite non possano superare di molto guelledella linea . Se si aggiunge la fa cilità. con cn i, al comando alt, può essere riformata la linea, bisogna convincersi dell'opportunità. di tale formar.ione pet movimento . Nè vale il dire che lo spazio occupato dalle quattro sezioni di ciascuna compagnia, uguale alla fronte di essa, quando è in linea su -due righe, renda difficile il còmpito dei capitani. Settanta metri se la forza ò di 200 uomini e 79 se è di 225 non !>OIJO gran cosa., tanto 1 più quando si pensi, che i plotoni, essendo sepnrati, stanno più rac~colt.i nella mano dei capi rispettivi .

X.

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Parrehbe a primo 11spett.o che il ragionamenLo fatlo sin qui in' torno ai vantaggi della linea a pie' fermo, e della linea per fian co e per rila in marcia, debba calzare beniss imo anche pel "rosso del · battaglione di 1• schiera, che operi a distanze inferiori a 800 metri. Ma in realtà la cosa 0 ben diversa. Nell e zone del campo di batta: glia che distano più di 800 met:·i dall'aniglieria e da.Ila ranteri,t av· versaria , regna un po' di calma, perchè l'erfìcaçia delle menesime, è diminui ta dalla diffìcoltà di valutare le distanze, dagli ostacoli del · terreno e dal movimento del bersaglio. Quindi ò possibil e esegui re vqualche manoHa elementare, stud iare il passo, pensare al defila-..,

DI FRONTE A1, 1.'.urr1GLIERI.~

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mento per mezzo degli ostacoli. Al di qua invece rli 800 metri non vi ha lembo di terreno che non sia tormentato dalla fuci leria ' e dove gli effetli del cannone non siano sempre micidiali:;simi. Bi-sogm. perciò togliersi dal capo ch esiapossibil e qualunquemanovra: manca la necessaria calma di spirito: l'unica manovra possibile è· l'avanzare a sbalzi della catena, lo stendersi, avanzando, dei sostegni, e la marcia avanti del grosso in quella formazione che assnmerà. prima di iniziarla. Ora, siccome ad 800 metri il grosso dovrebbe arrestarsi per l'ul- · t.ima volta in linea ('I), esso potrà avanzare in ques t'ultima forma- · zione, in colonna serrala di mezze compagn ie, in quella di ploLono, oppure in linea per fianco e per fila. Le due ultime devonsi escludere, perchè, al loro giungere sulla catena, dovrebbero manovrare · per poLer eseguire il fuoco accel eralo prima di slanciarsi all'assalto .. Restano le due prime, giacchè nel la colonna serrata per mezze compagnie, Yolendo usufruire del foo co accelerato delie due sezioni,. basterà. mellere la prima in ginocch io, e far serrare su questa la seconda. Quale del le due formazioni sarà. preferibile? Non esito a rispondere che, al di qua di 800 metri, la colonna serrala per mezze compagnie sia da preferirsi. Le perdile cagionale alla,. colonna serrata per pl otoni dimostrai (2) essere di poco ma oagiori . d1 quelle sofferte dalla linea per effetto del f'1.icik Se ciò è vero per una colonna di qoaltro sezioni, sarà vero a f01·tiori per quella meno. vulnerabile di due. Sarebbe altrettanto fortunata la mia colonna, quando fosse presa dì mira dal cannone? Da esperienze falle timndo contro un bersaglio rappresentante una, compagnia in ordine spa rso, è risultato« che a citTa ;I000-'I -IOO met.ri , il ruoco di una baLLerìa di sei pezzi produce efTellì trenta volte superiori al fuoco d'una compagnia sul piede di guerra: che a i.iOO· metri il fuoco della secon da può competere con quello della prima e ' che a circa 300 lo uguaglia n (3). Dunque i;ol diminuire delle distanze, gl i eifelti del cannone e del fucile Lendono ad ugnagliarsi. . (l) le fo1·1ne e<l i modi ta.tlici <letta fanler ia in i·elazione con ta sua istruzione ml · .ln·o (Rivista ,1/ilitare, dispensa di settembre {884). (2) le (oi·me e,l i modi• latlici, ccc. . _(3) Idee rlel principe J/ohenlolte inturno alla fanteria (Rivi8la .lfi/ilare, dispensa di dicembre tss,1.

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Dl FROISTE ALL' AllTIGLIERIA

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LE .-ORllE ED I

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TATTICI DELLA. fA~TERIA

·· Ora se si ammeLLe che la colonna serra ta sia preferibile alla linea, - .quando si lrovi di fronte alla fanteria, panni non debba essere al-trim enti di fronte all'artiglieria. Nè si dica voler io formare la colonna. proprio al momenLo in ., cui l'artiglieria, per tema di colpire la propria catena, volge il suo tiro sui sostegni nemici. Al giunger del grosso ad 800 metri, le due - catene avversarie ne distano 400 metri fra loro ( 1), e perciò l'artiglieria non cesserà tanto faci lmente di far fuoco sulla catena che è il ··nemico più vicino e più pericoloso. Ammesso poi che, ciononostante, siano scelte a bersaglio le colonne del grosso, le loro perdite non potranno essere maggiori di quell e che sub irebbero in altra forma:··zione. L'orgasmo del combatlimenlo vici no diminuiràd'assa i l'ef. fi cacia del cannone; per quanto immobile sul suo affusto, esso è servilo da artiglieri che pure sono uomini. Si è veduto inoltre . -quanto sia diffi cile problema. per l'artiglieria. il cogliere bersaglio in ·- moto, e le co lonne del ~rosso dal momento in cui si formano, fino .ad assalto compiuto non d·ovrebbero arrestarsi mai (1). Che se fosse possibil e evitare gli accidenti del terreno, sui quali l'artiglieria può avere aggiustalo il suo Li ro, sono d'avviso che le men..~zionate colonne possano raggiungere la catena senza che, per parte ~ dell'artigl ieria, incolga loro gran danno . Ma non è a tali distnnze che si debba o si possa por mente a ciò. _•Nel calore della mischia il mezzo migliore per diminu ire le perdite, · .sta nella celerità nel movimento, nell'ardire, o megli o, nell'audacia, onde lo si compie: È Lutla questione morale, dipendente dall'animo ..dei combattenti ; ed io affermo che ne~sun'a.ltra formazione più ~:lella cvlonna serrala si presta per serbarl i animosi più a lungo pos·sibile. Stanno a prova del mio asserto il contatto dei gomiti, le due --sezioni che si trascinano e si risospingono a vicenda, e l'inquadra,mento fatto per ogn i dove da ufficiali e sottufficiali. Che se mal mi apponessi, e le mie colonne avessero fortemente . .•a soffrire del cannone, non credo per questo le si debbano dpu. -diare. Ho scritto prima d'ora (2), e non ho mutato consiglio, che ,,.nella successione dei secoli, la !altica cambia cli forma, non già 1

di essenza: i,o·Ji ord ini variano col perl'czionnrsi• dell e armi e col Cl'e. •• -soere deoli ostacoli del terreno; ma se vogliamo esser gmsL1, e o . . . sempre la massa quella che vince le bè\llagl te, la _massa spmta. _snnanzi con opportunità di luvgo e di tempo. « Perdite o non p_erd1Le, -esclama il colonnello Si smondo, di notissima competenza m materia, perdile o oon perdi le, l' ulti mo tracollo nel combat~i~ento _a fon do sarà. sempre dato dalle masse e 11011 già da catene d1 tira.1.or1. La gra~ potenza dell' artiglieria odierna contro le formazioni compatte, dev'essere solo considerala come un freno, co~lr'? ~a tendenza all'impiego di esse nella fa.~e dell'azione dell a1-tigliena;_ ~a quando il comballimP-nt.o è pervenuto al fuo~o, accelerato ~ v1c1110 del fucile, se l' aLLaccaoLe dovesse·ancora sacrificare la coes10oe, la risolutezza e !'.impelo risultanti dalle dense form azioni per timore <leoli elTeLLi dell'artigli eria avversaria, ciò significherebbe o che l'a~tacco non fu beu preparato, o che i mezzi per intraprenderlo non -erano proporzionati a.Ilo scopo » (-1) .

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XI.

Le form e sinora propllgnate sono dunque utili sia di fronte al fucile che di fronte all'artiglieria. Dimostrerò adesso che, anche rimpetto all'ultima, non sarebbero meno utili l'abolizione dei sostegni, il collocamento del grosso al di là del limi te posteriore della zona tormentata, un cerlo raffìltimento della catena, e le posizioni in ginocchio ed a terra. Disposti come prescrive l'attuale Regolamento d'esercizi, sostegno e grosso, anche di fronte al cannone, corrono il rischio di essere coinvolti nelle perdite della catena. A.I po\i oono di Okchampton, durante le esercitazion i di tiro delil'anno 1875, eseouite dall'artiglieria inglese, fu messo a fronte di 'Una batteria da centimetri 9,14 un battaglione di 600 uomm1, •ripartili in catena, sostegni e grosso . l')

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{l) Alt.re n ote sui regola1ne11lo d.'eserci;:;i della fcmteria ( Rivista ,lfililai·e, dispensa . ( l) Le (01·me eà

i modi tattici, ecc.

'(2 ) Vedi Il N° 90 dol giornnlo Italia ilfililar~ del l879.

•di luglio i 880) .


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LE FORME EO I ~IOOT TATTICI DEU.A FANTERIA

Il battaglione si avanza a sbalzi da 911O a 550 metri , e la baLteria gli spara contro a shrapnel , impiegando la spoletta a tempo : in quatLro minuti di fuoco. la caLena perde 7 11 uomini e 24 il sostegno. Nei due minuti successivi il baLLaglione s'avanza fino a 360 me11ri: ma perde 98 uomini dell a catena e 36 del sostegno; ne perde infine ,t 17 dell'una e 39 dell'allro; nel Lempo che i riparli retrostanti si fon dono tutti colla catena. Sono così caduti 99 uomin i del sostegno senza poLer usufrui re d'un solo colpo del loro fud le. In Prussia il bersagli o è rappresentato da una compagnia fermo, ripartila in catena e sostegn i: la distanza è di 11050 mcLri. In tre· minuti le si.sparano contrn 36 shrapnels con tiro accelemlo, mettendole fuo ri di combattimenLo 80 uomini della catena e 157 del sostegno. Che più? n Wochenblatt del 11877 ci fa assistere al tiro d'una batteria da 8,8 contro tre bersagli, lunghi ciascuno 12 metri, pari a 18 file, disposti a 75 metri l'uno dietro l'altro. La distanza da cui si spara è di 11575 metri, gli shrapnels sparati sono 18, e dei bersagli , neppure una fila resta immune, sebhene l'ultimo disLi 150 metri dal primo. Mi si dirà forse che H\O meLri non sono GOO , che il grosso può essere lasciato dov'è messo attualmente, e che i sostegni possono anch'essi essere sottraLti alle perdite allontanandoli un po' cl i più dalla catena. Spiacemi che nell 'esperienza di Okchampton non siasi tenuto conto delle perdite del grosso; esse dimostrerebbero ch'io sono nel vero: vi sùpplisca il ragionamento . Tanto le scheggie della granata, quanto le pallet.Le dello shrapnel, fanno senlire i loro effeLti ad una media distanza di 300 metri dal punto cli scoppio. Supponendo, come avviene in pratica, che il Liro. sia aggiustato su lla catena, siccome quella che è più vicina e piùi minacciosa, i sostegni dovrebbero essere collocati al di là di tale distanza, e sarebbero così posti nell'impossi bilità. di adempiere la loro missione. }lanco male se fossero soltratti alle perclite, ma ciò non è. I co lpi del cannone non sono t:utli certi; si riLiene invece per massima che il tiro sia regolato solo quando un certo numero di scoppi, variabil e presso i vari eserciti da 1/ 6 atl un 1/ " avvenga dietro il bersaglio . Perciò i sostegni verrebbero probabilmente colpiti, nonostante la maggiore distanza, dalle scheggie e dall e pal-

DI FI\ONTE ALL ARTIGL1"EIUA

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lette dei colpi lungh i. Nè questi sono i soli che devonsi tenere a calcolo. La catena, tolta a bersaglio, è generalmente in moto, e la forcella, determinata su di essa, può avere un'apertura di 300 e 400 metri, ossia lo scoppio dei proietti può avvenire 1 i>O e 200 metri dietro !a catena. Ciò significa che, per sottrart"e una truppa alle offese, bisogna colloca rla a più di 500 metri dall a catena. Porremo i sostegni a tale distanza? E se no, cosa ne fare mo? II foro posto è. i~ catena; là non saranno costretti a tenere inoperosi i loro fucili, e, checchè si dica 1n contrario,. io ripeto che il mialior mezzo per dirninuirc.le perdite, è quello di arreca me di mag:iorì 0 al nemico. Ma i sostegni hanno pur troppo la sanzione di tutti i rec,otamenli dei principali eserciti, e perciò la loro abolizione è, pe; ora, un sogno. _Dovendoli conservare, quale sarà il posto pi u con veniente per ess'.? Perchè non perdano il loro carattere pecu liare, non dev?no distare piu di 200 metri dalla catena, e se condizion i speciali dt ter~eno ~on co~~igliano altrimenti, devono essere disposti a ... s~acch_ie_re d1~tro ~I_inter valli della medesima. Non già che questa d_tspos1ztone sta, dmmpelto al cannone, mol to migliore di quella che risulta dal mettere i plotoni di sostegno in corrispondenza con quelli dell~ catena. Sia nell'uno che nell'altro caso, non vanno esenti da ~erd1te; ma nel primo sono esposti all e parti laterali del fascio ; nel secondo alla parte centrale, questa più densa di scheggie e di pallet~e. quella meno . Ecco una delle due ragioni che debbono far preferire là disposizione a scacchiera. L'altra, non meno valida, sta nella convenienza d'aver in guerra grande uniformità di modi essendo tal form a ugualmente van taggiosa rimpetto al fucil e ed al cannone. b Cate~a, sostegni e grosso siano dunque per ora gli elementi del att.a~lt0ne di •I~ schiera: i sostegni siano posti a non più di 200 metri dall a catena ed il grosso al di là del limite posteriore della zona _tormentata; e siccome fucile e cannone fanno sentir~ i loro effe t_h a 500 melt·i da quella, cosi il grosso ne disti 600 circa. 81 parli ora della ca tena . Si ripete da tulli che le pt\rdite di essa sono . 1I· aIla sua densità; e, teoricam ente parlando, tal' ma .propo . rz,ona ssima non può essere oppugnata. L'esper ienza però la dimostra esatta solamente in patt e; essa ci S ·-

AN.~O XXX, VOL. lii.


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LE FORME ED l MODI TATTICI DELLA FANTERL-\.

dice che la catena fitta soffre assai meno del cannone che la riga di uomini a contallo di gomiti, e che la calena rada ne so[re più di quel la fitta. « Fanteria in linea , allo scoperto, sopra. una so la riga ed in ginocchi o, esposta al fuo co d_ell 'artiglieria alla distanza di ,f 800 melri perde ·I 44,8 p. 9/o: una catena fitta, pure allo scoperto ed in gin<>cchio, perde il 134-,6 p. % alla distanza di •1200 metri» ( 1). Perdite quasi uguali, sebbene le di8tanze differiscano di un terzo rra di loro ·! Diminuendo di un terzo l'ultimo risultato, per rendere pari , così all'ingrosso , le due distanze, le perdite della catena fitta sarebbero dell'89, 7 p. °lo, ossiaquesla perderebbe 53,1 p. % meno della linea contin ua. Ben altrimenti avvenne per la catena rada: « questa perde 125,7 p. ¼ , men tre la catena fitta, alla stessa distanza e nella s·tessa posilura del la prima, non perde che il ,J 03 p. °lo }> (·1): la ,di/Terenza di 1 / 0 non è certo piccola cosa. l o base a tali ri sultati -si dovrebbe proscrivere la catena rada, e, <:{trnndo fosse necessario occupare un'estesa fronte coD poca truppa, si dovrebbe ricorrnre allo spedi ente di lasciare larghi intervalli fra ~ plot<>ni della catena. Non dev'essere in quella vece proscritta la linea contin ua, purcbè se ne diminuiscano le perdite, riparando.la dietro ostacoli naturali o artificiali. Meglio di qualunque catena essa si presta all'esecuzione d'un potente fuoco, il quale, checchè si dica, ,e la migliore 1:isorsa che si abbia in guerra. Per la diflicollà di valersi degli ostacoli esistenti, o di crearne dei nuovi , l'auaccante non polrà trar vantaggio dalla linea continua; ma il difensore che abbia saputo scegliere la posir.ìùne e meltere a profitto il tempo, potrà farne il mi glior mezz.o per seminare di proietti il cammino del nemico . , Quanto atta positura non occorre spendere molte parole, nè riportare cifre comparative, per dimostrare che, relativamente alle perdite, q\lleUa a terra è da preferirsi alla positura in ginocchio, e questa a ,quella in piedi . Con l'abbassare il bersaglio si diminuisce la probabilità di chiudere l'angolo formato, con la linea di terra. dal fasci-0 deHe sch~ggie o dal cono delle palletle, ed il chiuderlo

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DI F!IONTE ll.LL'A.tlTJGf.IEI\! •\

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XIL . ~in qui ho considerato fa 'fanter· . . a 4 600 metri Ma 1·1 e ia, che s1 trova a distanze infe... , . . · ' annone da cam o ·m la , suoi micidiali e.f.Tetli. Quand' , . . fa,.,oa. estende molto più -della distanza di •tiro ut·t . . .anche s1 voglia restare ne' limiti "'1 i e, essa e1n med·a d. 9400 . • ensore ·1. ·, una prev · , 1·' 1 '"' · metn ' e il a,·_ ' cu,· e· P'"' vJSl1.1fJe -sparare efficacemenle an I1 . . lent1va misura delle distanze, può t · c 8 PJU onLano C i erra per Taggiungere la zona di rnoo . .·ome si· regole1'à. la fan La ste . met1 1? ssa espressione &i prima s h. .. -supporre che dietro ad essa . . e reia, adoperata finora, lascia ' ' .ve A,e siano altre· d. ,a ~uni~ distanza saranno desse l'una d ' . ~u_ante, , quale forza, fic10 d1 ciascuna quale I f . ali alt, a? Quale sarà. l'uf. , · a orma p,u· eonveuiente, · ,azione? quali i mod i di Non si ::;a ·rromenti· ·t, 1ettore- non ; . . . tutte queste domande· . I ' . e_ m,a rntenz1one rispondere a •te ' ".I lanno °'18 risposto · .nza, moltissimi allri. Non a··~ o . €}' . , con maggior compe•nmo l'uno all'altro e . li qu rn i come due eserciti si a\•vicill'ispetto ai mezzi ai fi~imeÌ i°na volta determinar.o il combaUimento ~enienti rinforzi~o qttelt'e ad. ~rnl!)o ecl a.Ilo spazio, le truppe soprav•le var1·eschiere No d' 1 sicurezza rr1à · o nnpegnate, ecostituiscano · · n 1scuteré suita ,for .0 . . 1 nu la importando al . za e sug1! uffici di esse. poco -s m,o assunto ed h · . · . ume,,e, circa agli altri arrr . ., anc ~ m1 starei pago di rias.avessi, in rig,uardo al ·un ,.,om.ent,, ~uanto s1 legge pe' libri, :.e non Tut t' 1. . '. ' 1' · e mie p0 ,~~1oolari idee. I g l SCl'ltlon d' t t . ·dinanza di un corp a t1ca soao d'accordo nello stabilire che l'or,Partito in tre h' o i truppe, composto di più batta,rlioni s1·a . se iere ed in , I'> ' l'l-combattono insieme , Il quatt10, quando parecchi di tali corpi Sl!l o stesso -campo Gli battacr11·a Nel! . o · · a giornata iJ!JOrt

d·

,({,) F.ffetli del

tiro dcWa,·ligUeria da campo conlt·o fa1~teria (Rivista Militare, di·

spensa. di dioembro del iS84.).

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:S1gn1rea, nientem eno, sollrarre il be o . o :Stanze inferiori a 300 metri d· :sa0 lro alle offese. Solo alle di1 . 'b'I . d'1, am1e rimpetto al foci 1 . a nemico ' Ja .positura .In pie •m1ss1 . e., non presenta in · . <rimpetto al cannone · ,·n quel s conven1enl1 di sorta · upremo m · . ' non é costituito dalla cate11a s·r,..i. <lomento rl bersaglio di questo . · , tuwene al!' ·t· 1· · ,nemicbe. ai rg rena o dalle riserve


DI FRO~TE ALL'ARTIGLIERIA

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LE FORME ED I MODI TATTICI DELLA FANTERIA

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del 118 agosto 11870, i corpi II, III e X formavano appunto, da parLe tedesca, la 4" schiera, che nomasi pure riserva generale, menlre la t erza, secondo alcnni, sarebbe la riserva parziale. Questa sarebbe più propriamenle a disposizione dei comandanti de' corpi d'armala, e quella a disposizione del generale in capo. Tale riparlo è poco diverso da quello in uso prima che l'arliglieri9. s' incamminasse per· quella via che dovea condurla ai porlentosi progressi oggi conseguiLi. Se v' ha una differenza, sla nell'aver alquanto aumentato le distanze dall'una all'altra schiera. i\'Ja, o ch 'io m'inganno, o che il nnmero delle schiere ha pur bisogno, al pari.delle di~tanze, d'esgere aumentalo. La proporzione delle parli, tanto necessaria in tutLo, non può essere trascurala nell'otdinanza delle truppe, ed io sono d'avviso che la profondila non vi sia più nella voluta relazione con l'estensione della fronte. Oggi, più che mai vi è bisogno d'aver parecchi uom ini per ogni metro corrente, ed ò indispensabile, in pari tempo, ch'essi si pr esentino al fuoco in linea sottile, e, meno rari casi, ad un certo intervallo l'uno dall'altro. Come si possono mettere in armonia le due opposte esigenze, se non aumentando il numero delle schiere ? Se, prima ancora che si sapesse usufruire di tutla la potenza dello shrapnel e dei fucili a re. trocari<:il , si sentiva il bisogno d'avere l'ordinanza su tre ed anche su quattro schiere, non sarebbe egli secondo ragione, il comporla oggi di quattro, di ciuque ed anche di sei? Vi ha forse altro modo di parare ai gra,,i inconvenienti che nascerebbero dal logoramento derivante dal le perdite, logoramento che oggi avviene molto più da lungi ed in proporzioni più grandi assai che pel passato? Preoccupati da questo fatto per se ste5.so evidentissimo, alcuni vorrebbero che si assegnasse a ciascuna unità combattente, una ristretta fronte sulla linea di baLLaglia, ed ho persino udito affermare da taluno che una este1;sione di 180 metri dovrebbe ·essere più chesufficiente per un battaglione di 1" schiera. Parecchie ragioni, che credo inutile ripetere, m'indussero, e m'inducono tuttora, ad assegnare a tale unità una fronte più che doppia; ma non è diverso il ' principio a cui m'informo, sebbene lo applichi un po' diversamente. Sento anch'io il bisogno di aumenlare la profondità a spese della · fronte, ma non nel ballaglione, sibbene nella brigata e nella divi-

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-sione. Così ad es. nel combattimento inquadralo ( 1), dei 12 battaglioni della Di visione, costituirei in massima tre schiere di quattro baltaglioni ciascuna, in guisa che ogni brigata n'abbia due per ischiera ed uno ogni reggimento. Nel corpo d'armata metterei le divisioni ,così disposte, l'una accanto all'altra.e formerei delle truppe -suppletive una quarta schiera: la quinta, a di sposizione del generale :in capo, la costiluirei di divisioni o di corpi d'armat:t intieri. Non calcolando la riserva generale, si avrebhero cosi uomini 1,6 circa per metro corrente. Non la è qu esta , in fede mia, una densità soverchia, e sono d'avviso, che, non di rado, in alcuni punti ,del campo di battaglia, se ne debba adottare una, che non sia mollo inferiore a quella che si riscontra nelle battaglie comhattulesi dinLorno a .\let.z. Ed ecco la necessità di aumentare ancora il numero ,delle schiere, di costituirne quattro coi 112 battaglioni della divisione e cinque coi 27 del corpo d'armala, senza. conLare la riserva generale. Se così non si facesse e si continuasse a riparti re l'ordinanza, come ,l}ra, in Lre o quattro schiere, bisogne,·ebbe, per avere la stessa densità, rendere più farle ciascuna di esse. Senonchè le due prime non si possono maggiormenle raffittire, perchè troppo esposle alle offese; ·8 non è prudente afforzare di troppo l'ultima., perchè la sua distanza può essere cau:,a di fun esti ri tardi. A.Ila terza schiera dovrebbero perciò essere aggi@ti i ba~taglioni, ch'io assegnerei alla quarta ed ·eventualmente alla quinta, ed ufficio suo dovrebbe essere di pren,dere il posto una o due volle della seconda schiera, tostochè questa. si _fosse fus:i. con la prima, e di adempiere poi le funzioni di riserva parziale. Com'è facile immaginare, l'azione può essere svolta. come se si -avessero più schit:ire, a patto però che nè granata, nè shrapnel non •incontrino una sì gran massa di truppe nella distanza di' tiro utile. È ammesso in generale che la 2• schiera. disti 4,00 metri dal grosso ,della 1•, ed altretlanto la terza dalla seconda. All'iniziarsi pertanto del combattimento la terza schiera si collocherebbe a· 2400 metri -dal nemico, ossia ad Una distanza uguale a quella di Liro uLile clel 1

(i) Non tengo parola. dei combattimenti dì corpi isolati, perché i modi per essi sono svariati, come sono sva riate lo circostanze nello quali possono avveni~e, non che •,Il criterio, l'ingegno ed il carattere dei loro capi.


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cannone. Nulla vi sarebbe a l'idire se vi fosse una quarta schiera a, .2800 metri , ed ·eventu almente uila quinta 400 metri più indietro.. Ma riunendo queste alla terza, sarebbe uti le cosa, di fronte all'al~ lungato Liro dell'artiglieria, aumenl'arne la distanza dalla seconda·.. Se è vero che gl i uffici di questa richiedono che non la si allontani, troppo dalla prima, non vedo ragione perchè ciò non si possa fare· per la terza. L'essere indietro 600 metri invece di 400 , non le toglie· di eseguire o di parare a sufficienza agli attacchi sui fianchi, a cui solo può essere chiamala da un momento all'altro : che sono 200 metri in più di fronte al l'aumento in gittata de' su0i cannoni e de' suoi fucili? Questi 200 metri però sollraggono la Lerza schiera alla distanza, di Liro uti le, e non è invero piccol o vantaggio. Delle riserve generali non parlo, siccome quelle che, dovendo essere collocate al sicuro dal,le ofTese dell'artiglieria , non fanno al mio as,;u nlo. Furono tanto dolorose le consegu1mze subite a Sadova dagli Austriaci, per aver posta la riserrn general e troppo vicin a alle parzi ali , che è impossibi le s'incorra prù in tale errore. È indispensabi le che quella disti da qu este, due o tre chilometri , perch èabbia Lempo e spazio a spiegarsi.

XHI.

Più che il numero e la distanza reciproca delle schiere, importano al mio argomento le loro forniazioni. Della prima schiera non dirò più oltre, avendone già parlato abbastanza: quanto alle altre, distin· guerò quella delle riserve parziali , da qu elle che le precedono . In massima, queste sono, fin dal bel princip io, alla distanza di ti ro utile per l'artiglieria. Devono perciò cercare il mezzo di diminuirne gli effetti, adottando, sia quando sono ferme che quando sono in mareia, la stessa fo rmazione, che dissi convenire al grosso della prima schiera: la linea per due di fronte nel pri mo caso, la lin ea coi plotoni per fianco e per fi la nel secondo. Se le schi ère sono tre, prenderanno tal form azione la seconda e le tru ppe forni te eventualmente dalla terza per reintegrarla o per prenderne il posto: se sono quaLLro, la:

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DI FRONTE ALT} ARTIGLIERIA

LE FORME El> I MODI TATTIG! DE LLA FANTERIA

seconda e la terza : se cinque anche la.quarta , be~c~iè in principi o sia fuori della dislanza.di tiro utile: le n serve parz1ah solamente dovi'ebbero adottare la colonna . ., c\.nche uli uffici loro C05Ì consiglian o. Non basta piu nn:i seconda svl;iera a ~olmare event.ualrnenLe i vuol.i dell a prim~, a prolung~rne la fron-{e, a prendere possesso dei punti conquistati, :i.. sp~lleigiare ed a concorrere all' uopo all" assalto fin ale e ad opporsi a1 c?n.11:a L-, . Nelle battar,li e odierne, crli alti si succedono con rap1d1ta S l taceh1• • .· · ve1 11g1D 0~" , le perdi te sono in bre,re tempo così . tnLense, . s1 appro. fit:a ~osi frequentemente d'ogni appiglio per rinnovare le r~s1stenze e o\i attacchi , che la prim:i :;chiern ha bisogno i:!'es~ere rein tegrata pii! d' nna volta. Ugnali essendo gli uffi ci delle sch1 er~e cl~e ~r.·ec~dono le riserve parziali , analoghe devono ess~re l~ 101 o fo1~a_z10~1. d1 spie· La linea di colonne di compa nnnia per plolon1 ad 1nterval11 . 1· I la. è la fo rmazione ora neneralme11te cons1g 1a :t per e gamen to, Che ' · '"' . . .· 1 ·· seconda schiera, è senz~i dn b bio meno lacile ali a ma I cw e mo. to pm vulnernbile della linea di plotoni per fianco e per fi la. Qo~st~ e ~orse, meno cli qn ella, in 'flHIIlO del proprio com~ndante; ma grn cl1ss1 , n?n essere tale inconveniente sì grave, come s1 vorrebbe; e ~alo che s'.a_, urge avvezzarvisi fin d'oro, se si vuol serbare la. rnagg~or qi_rnntl.L~ di forza, pel momento decisivo. D'altra parte, glt s~ess 1 ~11 ?1 uffi ci non richiedono in modo i1 SS01nlo, che la seconda schi era :'> ta 111 mano del proprio comandante . Nè qui si possono in vocare le ~sigenze d'. ordine .moral e: nelle zon e che distano più di 800 metri d,ll nemi co, reona una suffi ciente calma . . . . . Lo stessi) non pu ò dirsi della terza schiera. Le sue funz1on1 d, riserva, vooli ono ch'essa sti a raccolta nella mano del co~1an.danL~, 0 · l enz1on1. • · Le formaz1on1 pero pr·onta a manovrare secondo Ie sue 1n . '. , , che si consi1tlian o come ndotla.bili, la colonn:i di ballaghone, o me0 glio la linea di colonne di compagnia in ordin~ ristr~t_w, .danno amendne larga presa al cannone. Meno il criso d1 cond1z1on1 eccezionalissime di terreno, non si dovrebbe mai presentare ad esso una ma~sa tanto filta di oomi ni: anche a 4-00 metri, il retl.ango_lo formato da un batta1tlione in colonna di mezze com pagnie, è col~ito es~Ltamente dall:i\ rannta cla campagna . Parmi perciò ~he la 1,n~a dr co lonne di comp,wnia sia la più adalla, purchè esista fra cl i esse u~ intervallo non ; inore cli 20 metri. A primo aspetto pare che quei l

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LE FORME ED I ll!ODI TATTICI DE LLA FANTEHIA

Dl FRONTE ALL'ARTIGLIERIA

larghi intervalli , lolgano la riserva parziale afl'immedi ata dipendenza del comaodanLe. l\la l'errore apparirà evideole, per poco si pensi che, pur prendendo ad esame un corpo <l'armala, fa sua ri serva di fanteri a è costituila da pochi battaglioni, e che le quattro compagnie di ciascuno sono sufficienlemente in pugno de' singoli comandanti. Con due tempi di galoppo, questi possono recarsi, occorrendo, a r icevere gli ordini, e con aflri due tempi , essere di ritorno ai loro ba uaglioni per impiegarli nella direzione più conveniente. La marcia di questi non sarà sì facile, come per quelli in li!'!ea per fianco e per fila, ma la loro formazione si presterà meglio all'adempimento de' loro orfici di riserva. Nè il cannone recherà loro gran danno, benchè nello svolgersi dell 'azio:1e debbano man mano avvicinarsi al nem iw: occupato a tenere in rispetto le schiere che precedono, esso, o non ne avvertirà la mossa, o non avrà modo di recar loro offesa. Ciononostante, nè le colonne delle riserve parzia.li, nè quell'altre, che fosse ginocoforza costituire, non facciano troppo a fidanza con le difficoltà, in cui può trovarsi l'artiglieria, pe"l· prendP.rle a bersaglio . Le fo rmazioni profonde attirano troppo l'nl.lenzione dell'artiglieria, per non doversene preoccupare ad ogni istante, e pcrnon dover porre ogni studio nuo a diminuirne i micidiali effetti. Valgano all'uopo le seguenti norme, le quali eletta te per l'artigliere (11), possono , per analogia, esser utili al fa ntaccino. Sapendo che i terreni molli e paludosi, i campi lavorati e specie qnell i a solchi trasversali alla direzione del Liro, si prestano all'interrnmeoto dei proietti, qual è la colonna che, dovendosi arrestare, non vo1Titapprofillarne'? Qual è quella invece che, potendone fa r a meno, s'arresterà sopra . o davanti a t,erreno sassoso. in vicinanza di muri, mucchi di pietre, pareli rocciose o grossi alberi, sapendo ch'essi aumentano l'effetto dei pro ieu; nemici'? Potendo a sua scelta collocarsi a distanza od in prossimità del ciglione d'u n'altura a fa lda scoscesa o d'nna sponda a scarpa ripida, noo preferirà essa il secondo collocamen to che la preserva dai colpi corti, affondantisi nel terreno sollostante? Gl i oggetti molto nppariscenti mettono l'artigl!~rP in grado di regolare prontamente il suo tiro; la natura del fondo, sul qu ale si pro-

ìetta la colonna, come q1Jel10 costituito dal margine di boschi o di vi llaggi, può farla distinguere meglio e più da lungi : chi non ne eviterà, possibilmente, la vicinanza? Le località adatte a i·impiattarsi, servono ad un accorto artigliere per istabilire i dati di puntamento. Ciò è vero; ma qual è la truppa, ,che non vorrà approfittare degli accidenti che coprono alla vistaed ai colpi, od anche semplicemente alla vista? Sarebbe errore il non farlo, ma sia. di verso il modo: ci si addossi ai primi in forma sottile, si stia dai secondi a rispettosa distanza ; potrà l'arti gliere regolare H tiro sulla siepe, sul cespuglio, sul campo di biade, ma diffici lmente lo regolerà sulla truppa che sta dietro perchè non sa quanto ne disti e non si distin gue il punto di scoppio de'suoi proietti . Nè solo alle formazioni ed al terreno convien badare, perdiminuire gli effetti dell'artiglieria; è pure necessario non offrire, possibilmente, parecchi bersagli successivi, in uno stesso spazio peri·Coloso per un'unica ese~uzione del tiro per parte del nemico. Nella stessa guisa che i vari riparti della prima schiera, devono anch_e quelli delle altre disporsi dielro agli intervalli esistenti fra'riparti ·che precedono . JI numero degli scaglioni cresce in ragione del numero dell e f-C hiere, ed è questo un inconveniente: ma gli è possibile farne a meno? E non potendo, qual modo migliore per contravvenirvi? Nella di;;posizione a scacr.hier:i, gli scaglioni sono in prin·cipio acl800 metri l'uno dall'altro: bisogna che il puntatore sia cieco, perch è i suoi colpi, oltrepassanclo quello più avanzato , possano riu,scire effi caci contro le linee successive. Ma può succedere che talun riparlo debba, suo malgrado, operare in terreno sgombro, unito e sodo, ed abbia a temere non già i colpi sbagliati, sibbene quelli mira.ti . Fa d'uopo allora, per diminuire le perdile, eh·ei sappia destreggiarsi. Piccoli spostamenti, fatti a Inogo -ed a tempo, possono indurre l'arti gliere in gravi errori, e costringerlo ad intraprendere nuove fo rcelle. Nè si abb ia troppa fretta a spostarsi; quand'anche si aspetti a muovere ehe la forcella raggiunga l'aper tura di 100 metri, c'è semp1·e tempo ad evitarne in gran parLe gli effetti: 60-70 metri di corsa, sono presto fatti . Suposto r,be la truppa presa di mira ab hia interesse di sfuggire a tale forcell a, avcioandosi alla batteria, basta che essa ioizi i i I movimento subito dopo l-0 scoppio del colpo corto. Allora è quasi sicura di poterlo ultimare,

(t) Ammaestramento tattico àell'arLigl~ria da campagna.


... LE FORME ED 1 MODI 1'ATTIC1 DELLA FANTERIA

senza essere dislurbata; perchè dopo il colpo corto, la batteria proverà quello lungo, e passerà un minuto circa prima che il colpo, successivo dimostri all'artigliere meravigliato, c.he quello, or ora corto, è diventato lungo. In senso imrerso , ma con perfetta analogia· al già eletto, avverrà, quando importi sfuggire alla forcella allontanandosi dalla batteria . Non tanlo impunemente possono eseguirsi· gli spostamenti in senso laterale, perchè essi .sono facilmente scoperti e seguiti dalla batteria. Supponiamo che la distanza sia di 2000 metri e che il bersaglio si trovi in mezzo a due accidenti laterali, i quali ne distino 1'00 met1;i ciascuno Tali intervalli appa• riranno alla batteria,· come $e fosse cli 20 metri e per poco il bersaglio. si' avvicini all'uno od all'altro accidente, il suo movimen t0: sarà faci lmente notato. Imperocchè appoggiando per es . di soli 50 metri, l'uno dei due intervalli ·apparirà riclotlo a 1IO metri, e l'altro allargato di altretlanto, e l'occhio armato cli cano.cchiale vedrà di-· slintamente la differenza tra l'attuale rapporto ,t 0:30 ed il prim.itivo 20 :20 . '

XIV.

Tale a mio avviso esser dovrebbe l'ordinanza degli eserciti odierni_ Se qualche differenza deve correre fra quella destinala alle offese e· quella cui convenga restare sulle difese, sia dessa piccola: nella seconda si riducano, ma non di molto, le distanze fra le schiere, e si tenga maggior forza in riserva, per valersene in modo decisivo,' quando l'attaccante abbia lasciato intravedere le proprie intenzioni .. Vediamo ora come si svolga l'azione. . Di fronte al cannone, la fanteria si regoleri1 in altro modo che· di fron te al fucile? Certo che sì, quando essa debba co·mbattere· da sola in campo aperto, contro sola artiglieria, oppure, cosa meno, difficile, contro artigl ieria combinata con ,:avalleria. Parmi allora che la fanleria debba operare in modo dimostrativo sulla fronte edecisivo sopra uno dei fianchi, o sopra amendue ad un lempo . Da tutte le parti però mi sembra debba essere uguale la tattica: ripartire le lruppe in vari nuclei , farsi schermo di tutti gli ostacoli,

DI FMNTE ALL'AHTI OLIERIA

,123 :

cambiare spesso di posizione per sottrarsi al punto di caduta dei proietli , ccJminciare gli sbalzi per plotone a non meno di ,1500 • melri, fare largo uso del Liro a salve a grandi distanze. tener~ le riserve alle ali coi plotoni scaglionati in guisa che, convergendo verso \'estenio, presentino all'uopo alla cavalleria una linea di fuoco, che form i con quella dell,1 fronle un angolo aCL!lO Sola differenza fra il , combattimento dimostrativo fl quello decisivo sia, che sul la fronte la t1'uppa non deve avvicin:irsi a più di 700 metri fìnchè a i lati non si asi pronuncialo l'attacco a fondo. Fanleria combinata con cavalleria non terrà diversa condou.a se .. avrà a fare con artiglieria e cavalleria. Però, essendo quèst.a tenuta. occupa.La dalla propr ia cavalleria, po trà la fanteria volgere di preferenza la sua attenzione all'artiglieria dell'avversario . Mon mi est.endo maggiormente intorno a siffalle combinazioni binarie . Di esse la più usitata in avvenire sarà quella di cavalleria e .. di arliglieria a cavallo, dalle quali i due avversari si faranno precedere. l\fa il loro modo d'azione si scosta dal mio assunto: è vero che l'avànscoperla vincitrice gi ungerà sulla fanteria avversaria; ma , que,;ta sad1 allor~ sostenuta dalle armi so1·el!e, ed il combattimento, se pure avrà luogo, sarà in massima temporeggiante per parte di quella, finchè non giunga fanteria: amica a sostegno. Di regola dunque fanlerin che si trovi a fronte d'artiglieria avrà a fare nello stesso tempo con fanleriit. In tal caso i mod i d'az ione del baltaglione di prima schit.ra sono quell i stessi ndoperali conlro sola fanteria. Da parle-dell'attaccanle, i tre riparti fa11no in massima a 700 metri ' dopo' i una marcia continua, finchè la catena !!iun••a i:) quali questa avanza per ~ompagnia a scaglioni di plotoni . A 600 metri i SDst.egni entrano in catena; a 300 la raggiunge il grosso per farvi qualche minuto di fuoco acceleralo, e muovere poi to t.ti insieme all'assai lo . Da parte del difensore invece i sosteani ed il Oarosso è> wno tenuti più a portata della catena, si stendono i prim i il più .. presto possibile e si fa giungere il secondo sulla linea di fuoco, prima che vi giunga il grosso dell'a.ggressore : di fronle si fulm ina col fuoco e si con trattacca in generale sul fi anco . Certo sarebbe vantaggioso se, giunti a tiro. sostegni e grosso potessero usufruire dell'efficacia del fucile; ma per solito ne sono im- -· pediti dalla catena davanti. Può darsi però che il campo di bat- (J


..f2,i

LE FORME ED I ~IODI TA'rTICl DELLA FANTERIA

ta.-glia sia in alcuna sua parte talmente conformato da permeltere ai · tr-e riparli della 1• schiera di far fuoco contemporaneamente. Sarebbe allora condannevole cosa il non approfi tlare della longa ai ttata · ,del fuc ile per far dirigere dai sostegni e dal grosso qualche~ salva bene aggiustata sopra i grandi bersagli, specie sull'artir.-Jieria av. · -versar1a . Che faranno intanto le altre schiere? Talvolta non si po trà aspet-tare che giunga il momento di muovere all'assalto, per impiegare il grosso della 1" schiera: l'accanita resistenza da parte del nem ico, e '·le gravi perdite della catena, po:;sono consi~liare che la si rinforzi .·.anzitempo, non solo coi sostegn i, ma anche con parte del grosso, .e .forse con tntto. Tal al tra i riparti di 1a schiera sono sufficienti per far retrocedere il nemico; ma vin ta una prima resistenza, si tro··,vano impotenti a superarne una seG()nda. Nel primo caso fa schiera · ·s eguente concone in lutto o in parte all'assalto; nel secondo fa le ·veci della prima, o concorre con esrn per supe1·are la novella resi, ·stenza. Ma la strage è seminata tra le file; la ,t • e 2a sch iera, fuse ~nsieme, hanno inizialo l'assalto, ma non hanno potuto compierlo; · costret.Le ad arrestarsi a mezzo il ca mmino, non retrocedono, ma non possono neppure avanzare, se ·prima una terza schiera non in. fonde no vello vigore all e diradate fi le. Con l'aiuto di questa si riesce finalmente a sfondare la resistenza; il vinto fu oae disordinato ma ··il vincitore non è in grado nè d' inseguirlo, nè assicurare fa ~on. quistata posizione dagli eventuali conlratt:1cchi: il disordine rerrna ,..pure tra le sue: fil e è indispensabi le che una quarta schiera; sopi~wveoga, e adempia sì importante missione. Ma l'insegLtimento s'arresta ad un trallo: il fuorrenle nemico ha , ripreso posizion~ ~Lii_due lati delle proprie rise~·: e parziali, una parte delle quali si dispone a contrattaccarci su d'un fianco : non ...,c'è via di mezzo , bisogna. destina re una parte delle nostre riserve a , sostegno dell 'aLLacco fron t.aie, ed inviare l'altra a tutela del fianco ~inacciato. Ma, per_quant_o ci si adoperino le nostre truppe, non , r iescono a spos tare il nem,co; questo ingrossa per ogn i dove. mediante il concorso delle sue riserve generali, delle quali ha oià, impegnata huona parte. A noi però rimane ancora intatla J7ultima . schiera che, impaziente , sta nspettando a poca distanza il momen to

Dl FRO~TE .\ LL'ARTIGLIEf\lA

1.

opportuno per menare anch'essa le mani . Eccola finalmente alle·· prese col nemico: ogni ulleriore resistenza è abbattuta: sono respinti gli ultimi contrattacchi: l'artiglieria spa,·enta coi suoi lunghi tiri le frolle dei fuggenti: la ·cavalleria le costringe a deporre le-- · armi. È vittoria di Pirro, ma non si vince oggidì in modo diverso. L'azione delle varie schiere dev'essere vigorosa non solo, ma compiuta pure a luogo ed a Lempo. Com'è possibile soddisfare·· tale esigenza senza contnwveoi re all'allra di tenere le schiere più distanti che sia possibile l'una dall'altra, per diminuirne le perdite?·Colpo d'occh io, calma e sano cri terio ne' capi, sono i mezzi migliori per mellere in armonia le due clisr.orclanti esigenze. Pu rchè laschi era. che si trova alle prese col nemico a meno di 400 metri, abbia in ogni evenienza l'immediato sos tegno di quella sui;cessiva, possono, le retro.stanti"cercare nella dis1.::nza un rimedio contro gli effetti del· cannone e del fuci le. Mi pare pertanto che fine, ad 800 metri dal nemico, ·esse possano conservare quella reciproca distanza di 400: · metri, che dissi essere necessaria al principio dell'azione. Di mano in mano ch'esse giungono ad 800 metri devonsi considerare come grossi dei ballaglioni di prima schiera e tenere la stessa linea di condona. La marcia continua ch'essi devono fare parte di corsa e parte di passo, è il modo migliore per soffrire meno dal cannone, e per·· assicurare un immediato sostegno alla linea di fuoco . Cosi tutte le schiere operere.bbero nella stessa guisa e sarebbe soddisfalla la massima del generale Ricci : « il meccani smo di mossa sia semplice·· quanto è possibi le, anche col sacrifizio di qualche perfezionamento · tattico, che, forse indi~culib ile in teoria, non compenserebbe però-·· nella pratica gli svantaggi d'una maggiore complicazione > (•I).

~

di

1

Svol to cosi, nelle sue linee principa li , l'a1·gomento che mi sono,· prefisso, mi sia ora permesso di aggiungern, a mo' di conclusione e··· per comodo dei lettori cui piaccia, il riepilogo di quanto ho scritto _ Dirò dunque: 1° Che, stante l'imperfezione. de' mezzi misuratori delle di-·-· li) I.a b·r igal.a 1U fanleria,ie l co111batli menlo.


Dl ~·RON'l'.E ALL'ARTIGLIERIA

· ~26

LE FORME ED I MODI TATTI CI DELLA FANTERIA.

-.- stanze, l'artiglieria ha bisogno di un certo tempo, per ottenere dai suoi pezzi, tutta l'efficacia di cui sono capaci. 2° Che essa, alla valutazione delle distanze per mezzo del suono, .• della vi sta o del Lelemetro , fa succedere la retti Gca del Liro, basala - sulla osservazione del punto di scoppio de' suoi proieLLi. 3° Che alla difficoltà. di cogliere bersaglio in molo, essa rimedia, semprechè il possa, con lo sparargli contro a Liro celere, quando passa vicino a certi accidenti del terreno, :;ui quali ha preventi vamente aggiustato il suo Liro. · 4° Che gli effetti della granata, come proietto scoppiante, sono poco temibili quando il be1·saglio trovasi in terreno molle · ed ineguale, e che quelli dello shrapnel non ne sono punto modificali. 5° Cile, alle distanze di tiro utile, la granata dovrebb,e essere .. preferita allo shrapnel in principio del tiro; ma una. volta determinata la forcella, questo dovrebbe essere adoperalo di preferenza contro tutti i bersagli , e specie contro quelli in moto. 6° Che, nonostante che il còmpito principale delle artiglierie - avversarie sia, all'in izio del combattimen to , quello di distruggersi . a vicenda, deve la fanteria guardarsene in ogni circostanza. 7° Che le artiglierie de'vari Stati sono equipol len ti rispetto al materiale, e tengono modi quasi identici nel servirsene. 8° Che, nelle combinazioni ternarie, le forme ed i modi tattici della fanLeria di prima schiera, presa di mira dal cannone, possono e devono essere identici a quell i adoperati di fronte al fuci le; e che fino ad 800 metri il grosso dovrebbe marciare in linaa per fianco e per fila. 9° Che sarebbero pur vantaggiosi il collocamento del grosso a -600 metri dalla catena, e l'abolizione dei sostegni. 10° Che convenebbe oggidì ripartire l'ordinanza in un numero di schiere maggiore di quello finora u;;ato, essendo di gran lunga superiore il numero dei comballen ti, più intense le perdite e più numerose le resistenze e gli assalti. 1'I ° Che le schiere, le qua.li precedono le riserve parziali, dovrebbero preferire, al di là di 800 metri, la fo rma in linea se a piè i! ··fermo, quella in linea per fianco e per fila se in marcic1; per le ri<

. . f .b.l r nea di colonne di compaonia a distanza ·serve mv ece e pre en , e 1a , o ,di 20 metri almeno. . . Il' d l AGlo Che il modo mioliore per diminuire le perdite_ in . 1tle ~1 41 • n . · ll · · d postarli a l'artiglieria a· riparti chiusi d1 fan tena, que o s1 e i s -luooo ed a t.empo . . . . I h" 0 e a· d' 800 1netri i modi• d'azione d1 tutte e se .• iere • ,13° he a1 I qua 1 • 0 nle, es:,·ere quelli stessi adoperati dal ornsso -d ovrebbero poss1'b'l 1 me ,di prima schiera.

'Brescia, 1885. GIUSEPPE SALA

Cwpitano d·i stato niagg·iore.


lUVlSTA ESTERA

RIVISTA ESTERA

LE ULTIME OPERAZIONI DEGLI INGLESI NEI DINTORNI DI SUAKIM

,129

Gli attacchi notturni contro i posti a,,anzati di Suakim si erano ripetuti, _ad intervalli più o meno lunghi, durante tutto il 188i; avevano_ d1sturbat~ la guarnigione, ma non messo in pericolo la piazza. In d1ce~bre d1 detto _11nno e in gennaio dell'anno seguente ('1885) s'er~no fou1 alquanto più frequenti e più vivi, ma sempre collo stesso rtsultato. Nè forse Osman Digma se n'era mai proposto un altro. Fortificata come è oggidì, poche truppe bastano a difendere' Suakim e non è probabile che 0 5man Digma non se ne sia accorto. Difatti ~o-li non attaccò mai .a fondo e non si mostrò un nemico terribile se n~n contro le colonne che tentarono avanzarsi nell'inte~no . . Ad ogni. modo, o sia che realmente si temesse per la sicurezza della ~iazza, o. sia che gl'In~lesi avessero altre mire, i rinforzi di truppa, m febbraio e marzo, gmnsero a Suakim numerosissimi. Quasi oo-ni . b giorno ~ areava t~n battaglione di fanteria, o una Jrntteria, o uno squadro~e d1 cavalleria o una compagnia del genio. S'era chiesto un grossò contmgente all'esercito delle Indie; si formavano corpi di cammellieri e di fanteria montat.a, in tutto sim ili a quelli che aveano seo-uito la spedizione nella valle del Nilo; si rimandavano da Suakim in Eo-itto le truppe egiziane, forse perchè i servizi che se ne aspettavano non-=> erano stimati un compenso ,sufficiente all'ingombro dei locali da esse occupati; ma si riteneva l'artiglieria e la cavalleria per riguardo ai cannoni e ai cavalli. _ Il comando del corpo di operazioni venne affidato al generale Graham, quello stesso che aveva com battuto Osman Digma l'anno precedente; e che perciò meglio di chiunque altro era in o-rado di conoscere il terreno e il nemico. · ~ Il generale Graham giu~se a Suakim nei primi di marzo . Prima d~i ~uo arrivo il generale Freeman,Lle aveva già cominciato una serie , dt ricognizioni offensive, fra cui una eseguita il primo febbra io, con ~na forte colonna , nella valle di Hachine, senz'altro risul tato che 1aver visto da lontano il campo nemico e averlo ( dicono i dispacci) ho_mbardato; con poco effetto però, perchè non indusse i nemici ad 'u scirne (1 ). Altra simile ricognizione ebbe luogo il ,i. deuo; ma pare c~e questa volta la colonna inglese, attaccata da forze molto superiori, Sla s~ta obbligata a ritirarsi perde!1do 11 uomini. Dopo ciò il generate li reemantle, aspettando il successore, non arrischiò più le sue truppe in operazioni troppo lontane dalla piazza; le ricognizioni vennero continuate, ma ,in un raggio molto ristretto. i!)

Narrando gli avvenimenti che ebbero luogo nel Sudan, dal principio del!' insurrezione fino alla caduta di Cartum (4 ), abbiamo più volteosservato che, quando il Mahdi sonnecchia , Osman Digma si fa più vivo e viceversa. Questa volta, a dir vero, il primo luogotenente del profeta non aspettò, per farsi vivo, la caduta di Cartum e il ritorno del principale alle dolcezze dell'harem; soltanto dopo quP.sti fatti raddoppiò di vigore. Però non crediamo che le ultime operazioni degli Inglesi, nei dintorni di Suakim, abbiano avuto per solo scopo di rintuzzare la raddoppiata energia di Osman Digma e allontanarlo da detta piazza. Troppe forze si misero in moto, troppi apparecchi si fecero, perchè non sia lecito arguire che scopo delle operazioni era di aprire la strada Suakim-Berber, marciare, o prima o dopo per essa, dare ~otto Berber la mano a Wolseley e, colle forze riunite, riconquistare Berber, Cartu·m e l'intiero Sudan. Il proget.to fallì davanti alle difficoltà del suolo, all'ardore del clima, ma più di tutto davanti alla selvaggia bravura dei seguaci di Osman Digma. Le difficoltà del suolo, e l'ardore del clima, entravano nel calcolo, o almeno si deve credere che vi entrassero; la resistenza fu maggiore di quella che si aspettava. Il Mahdi, sempre vinto, avea stancato eri obbligato alla ritirata i 7 od 8 mi la uomini di Wolseley; O~man Digma, sempre vinto e disperso, ottenne, in ultima analisi, lo stesso risultato cogli ultimi 11 o 42 mila di Graham. lll Vedi Rivista ,lfilitan, puntate di marzo, aprile giugn t885.

e giugno 1884 e aprile, maggio e

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(i) Vedi Rivista ,lfilitare, puntata di maggio !885. g-

ANNO XXX, YOL. 111.


.... ~ 30

RIVISTA

ESTERA

Dal cauto suo Osman Digma, vedendosi minacciato nello proprie posizioni, faceva il possibile per raccogliere s1iguaci e si preparava a · uombattere vigorosamente. Dicesi che il Mabdi gli mandasse dei rinforzi; ma se anche non glieli avesse mondati,• possono essere venuti da sè. Dopo la caduta tli Carturn e la ritirata degli Inglesi, l'esercito del Malldi, in tutto o io parte, si sciolse, e molta gente, che s'era assuefalt.a a maneggiare la picca o il fucile, e a vivere di rapina, deve aver visto con pincere che la lotta, finita su lle rive del Ni lo, era ricomincialn su quelle del :,rar Rosso. I 350 chilometri nel deserto, che separano Berber da Suakim e che sembrano es;;ere rer le colonne inglesi un ostacolo quasi insuperabile, no11 sono tali per lè carovane <'lrabe, poicbè li fauno in dieci giorni; sicchè è molto probabile che Graham siasi trovato di fronte una parte di quelle fo rze che aveano ,combattuto contro Wolseley. Durante il mese di febbn,io e i primi di marzo, mentre gli Inglesi facevano di giorno le loro ricognizioni, gli Arabi fa cevano di notte i loro finti attacchi; s'introducevano, per piccole bande, nelle linee avanzate degli Inglesi, tiravano s.ulle sentinelle , assaltavano i piccoli posti. Una spJciale attrazione per essi avevano i sacchi, che gl'Inglesi empivano di tena e d'aren11 per costruire parapetti. Un dispaccio dice che, nella notte dal 25 al 26 febbraio, i ribelli distrussero tre fortini, portando via altre due mila sacchi di terra. Beuchè il dispaccio non lo dica, si deve ritenere che prima di portarli via li abbiano vuotati e che perciò questi fortini (se pure meritavano tal nome) o non aves~ sero guardie o fossero fuggite. Verso la metà di marzo, giunti n Suakim i riparti di truppa raccolti dall'Inghilterra, dalle Indie e da tutte le stazioni inglesi del Mediterraneo, il corpo d' operazioni si trovava completo, e compost(I .come segue:

B RIGATA DI FANTERIA DI LINEA.

(Generale Mac-Neill).

:2° batuiglione del reggimento d'East-Surrey; 40 id. id. BerlcsMre; ·-4° id. id. Shropshire. BRIO A T A

I NDI AN A.

(Generale Hudson).

·A5° reggimento Sikhs; 47° id. del Deng:ila; ·1'8' id. di Bombai. CAVALLERIA.

(Colonnello Ewm). Due squadroni del 5° lancieri· Due squadroni del 20° usseri .' ,9o reg~imento lancieri del Be~gala; .Battaglione di fanteria mont_ata. ARTlGLIERlA.

Una batteria a cavallo· Due batterie da fortezz~ ·I Brigala navale con mitragliatrici. GENIO •

·~,O· compagnia (ferrovieri);

Comandante generale - tenente generale Grabam; Capo di stato maggiore - maggiore generale Greaves . BRIGATA GUARDIE.

(Generale Freemantle). 3° battaglione granatieri; 4° id. di guardie del Coldstream; ~ 0 id. .G.. guardie scozzezi.

na id. (zappatori) ; 2i• id. · ( id. ); Una compagnia di zappai.Ori di Madras· !Un11 sezione del battaglione tele(Trafìsti ·' :Una sezione d'aeronauti. I!) ' SERYlz.l AUSlUARl.

!Quattro compagnie (3·. o•, 1• e 12.·) del treno; Quattro id. · W, 2', 3• e -i") sanitarie; Due id. di portafériti.

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Aggiungendo a questo truppe il contingente della Nuova Galles de} Sud (un ballaglione di fanteria e un dista ccamento d'artiglieri:i) che sbarcò negli ultimi di marzo, e un centinaio di cammellieri egiziani, le forze del gener::ilc Graham ascende,•ano a circa 12 mila uomini. Il detto contingente della Nuova Galles rich iede due parole di schiarimento. Alla notizia della caduta di Cartum, quasi 1.ulle le colonie inglesi si affrettarono ad offrire al governo della Regina, il concorso delle loro truppe e tielle loro navi. La Nuova Galles del Sud e il Canadà presero l'iniziativa; e il loro esempio fu tosto imitato da Victoria, clall' Australia meridionale e del Queensland . Non ò la prima volt.a che le colonie inglesi domandano di prender parte alle operazio11i della madre patria, o cbe, per meglio dire, le offrono il loro concorso nel momento in cui credono che ne abbia bisogno. Nel 188·1, c1uando l'Inghilterra combatteva contro i Doeri del Transvaal e aveva subìto qualche scacco, più di 2000 volontari australiani le offrivano i loro servizi. Nel 1884-, dopo la scon fitta del generale Baker presso Trink.itat, il Governo di Victoria si alTrettò di met· tere a disposizione dell'Inghilterra due n:,vi allora acquistate, nonchè i proprii volontari. Tali offerte non vennel'o accettate, ma il fatto non ha per questo, meno importanza. Esso dimostra che l'indipendenza, nccordai.a a queste colonie, non ha sciolto interamente i vincoli che le univano alla madre patria, ma soltanto li rese volontari, onde oggidì l'Inghi lterra, in caso di necessitò , può contare sull'aiuto delle proprie colonie, meglio forse che se tlipendessero da lei. Esso di mostra pure che queste colonie, abbandonale a se stesse, hanno riconosciu to In necessità di darsi un ordinamen to militare, che loro permetta di assicurare la propria difesa , ecl anche, in qualche caso, coll'aiuto dell'Inghilterrn, fare atto d'intervento all'estero. Non sappiamo perchè fra tante offerte sia stata accettata solo quella della Nuova Galles del Sud. Tale preferenza destò nella colonia, a dire dei giornal i inglesi , un entusinsmo indescrivibile. La partenza dei volontari da Sidney avvenne in mezzo agli applausi della popolazione. All'indomani se ne presentarono altrettanti, ma non vennero .accettati. Detti volontari, largamente provvisti di vestiario, equipaggiamento ed armi a spese della colonia, giunsero, come dicemmo, a Suakim verso gli ultimi di marzo, furono accolli coll a massima espansione, e presero subito parte alle operazioni degl i Inglesi. A misura che le truppe giungevano a Suakim , erano avviati ad un accampamento stabilito nei dintorni. L'agglomera ment-0 di case o c.1panne che prende il nome di Suakim, non avrebbe potuto contenerli .

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Esso sorge sopra un isolotto di poco più che mezzo chilometro di diumetro, in un seno di mare molto inca,•ato o abbastanza spazioso, ma -eon ingresso ristretto e ingombro di sabbia. Un ponte lungo un centinaio di metri unisce, da gran tempo, l'isolotto alla costa, e dopo il ~88~, compie lo stesso uffizio un viadotto di ferrovia. Sulla spiaggia, prnprio di fronte a Suakim, si trova il sobborgo di Gef (che troYiamo anche scritto El I<ef) che contiene gli edifizi più importanli, i bazars, le caserme, ecc., ecc. La città è csclu si, amente abitata da Beduìni; nel sobborgo stanno Beduini, Egiziani ed Europei. Prima del l'occu,pazione inglese vi erano, tra la ciLtà ed il sobborgo, da dieci a dodici mila abitanti. La popolazione beduina emigra in gran parte nell'estate, .ritirandosi verso l'interno in cerca d1 pascoli o di p03izioni più fresche. Ritorna nell'autunno ad approvvigionare la città di latte, burro, -carne, legumi, trasportare combustibil e ed acqua potabile. Quando si parla di attncco e difesa cli Suakim, deve intendersi del sobborgo di Gef, perchè Suakim, sorgendo sopra un'isola unila alla terrnrerma soltanto da un ponte e da un viadotto che mettono a Gef, non ·è attaccabile clirettamente dagli insorti, i <ruali non han no barche. Detto sobborgo era fo rtiGcato anche prima dell'arrivo degl'Inglesi; ora lo è ·talmente che pochi battaglioni potrebbero difenderlo contro !e forze di tutto il Sudan. Ad un'estremità, vicino al mare, sorge un vecchio ,forte. Su tutto il fronte, dal lato di terra, si stende una linea di trincee appoggiate a fortini. Un chilometro pÌl\ innanzi sorgono i~ piccole ri·dotte a circa ,i.00 m~tri l'una dall'altrn, coperte da fossi largh i e profo ndi e da difese accessorio. Ogni ridotta ha un piccoli> presidio e un magazzino ben provvisto. Queste fortifi cazioni esistevano già nel principio del 4884; alcune anliche, ancora del tempo in CLII Suaki m ·dipendova direttamente dalla Turchia; altre di da ta più recP.nte costrutte dagli Egiziani sotto la direzione d'ingegneri inglesi. Durante il 188~ ·si continuò a lavorare, costruendo opere provvisorie su punt.i più avanzati. I parapeui erano ben provvisti d"artiglieria, e ben provvisti i magazzini di munizioni, viverì, mnteriale d'ogni specie. Come ultima riserva vi -erano in rada alcune navi da guerra, che, nella peggiore ipotesi, ,avrebbero assicurato agl'Inglesi la ritìrata e reso impossibile ngl' insorti di fermarsi ìn Suakim o in Gef, se pure vi fossero entrati. L'importanza commerciale e politica di Sun kim dipende dall'essere il principale, anzi si potrebbe dire, l'unico sbocco del Sudan nl mare. 'Si tratta però cli un' importanza in erba; fi uchè il Sudan resta nelle -eondizioni attuali, non vende nè com pra; onde essere lo sbocco del ~Sudan val qu11nto essere lo sbo!;CO d'un fiume asciutto. ~el medio-evo 1

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Sua,kim fu .già u.na discreta piazza commerciale; recentemente, prima, dell occupaz~one. inglese, ~ra poco più d'un grosso e misero villaggio; dopo ebbe la vita delle piazze forti e degli accampamenti. Se domani ~!'Inglesi partono davvero sarà più misera di prima . Per un moment.o· s1 potè credere che fosse destinata ad un prossimo e miérlior avven ire . con cui gl'Inglesi combattevano Osman" Digma e l'osti-' ve d~n do I'energia nazione che .mette:7ano a :ostrurre, fra difficoltà d'.ogn i specie, il primo. tr.:itto ~~Ila f~rrovia. Suak1n::1-Be:ber; .il che naturalmente faceva supporre. I rntenz1one cli costrmrne I tratu successivi, di tenerne i due capi, Sualom e Berber e guardarla in tutto il suo percorso. Padroni poi: di Berher, gl'Iuglesi non avrebbero potuto sottrar<;i all:i necessità di andare fi~o l1 Cartu~. Ma dopochè i lavori furono sospesi, r. che il· governo mglese m.amfestò _l'intenzione di ritir:ire, tostochè poss:i, le· sue .-t.ruppe da. qu~1. paraggi,_ la sentenza contro_ Suakim venne pron~nzrnt~. Re,sti eg1zia~:i o ridiventi turca, sarà sempre beduina, cioè m1serabd_e. ~ ~ncora mcerto però se deua sentenza verrà eseguita. ~I t~rn~ono mto1:no a. Suakim è in gran parte deserto, $p:irso qua, e la di piccole oasi, abitato da tribù nomadi, povere e valorose. Il sole è ardente, il suolo arido, e il clima, su vari tratti della costa, insalubre. Piove raramente: le scarse fontane si trovano a due chilometri da Gef. Un acquedotto porta in città un getto d'accqua che, nell'estate diventa filiforme; .gl'!nso.rti tentarouò più volte di rompere tale ac:rued()tto, ma non v1 nusc1rono: è troppo prezioso per non essere ben guard:ito_ . Tre strade da caf()vane partono da Suakim, dirigendosi verso l'interno; due per Kassal:i, una per Berber. È quest'ultima che oJ' insorti, hanno chiusa e che gl'Inglesi volevano riaprire. Partendo dal:>Suakimverso Berber, si sale una montagna, sulla cui cresta è Handu orossO· villaggio; poi si traversa un paese collinoso e si scende nel d:serto· quasi al principio di questo si trova l'oasi di Kolkreb, col vil lacroi; I · oo . d:1 egua ~om_e, c~rca ..:i m~zza . strada tra Suakim e Berber; più lungisi trova 1oasi · e 11 villaggio d1 .l;lakonik. Si continua per una pianura. s~cca e arenosa fino ad Obak, dove si trova dell'acqua, e prima di gmngere a Berber s'incontra Abu-Selem, vi)Jaooio· senza sor(renti m:> 0 . · · autunnali permettono oc> ' mtorno al qua l e I e p1ogg1e un poco· di coltura. Ilerber città fortificata, la più import.ante del Sudan dopo Cartum eEI-Obeid.' sorge sul Nilo all'i~contro di quattro strade, quella di Suakim, quella di Kassal:i , quella di Cartum e quella di Corosco. L:i distanza fra Snakim e Berber, che in linea retta misnrn oltre350 chilometr(, ri.chiede:ebb~, in cond!zion i ordinarie, da 1'2 a HS tappe; ma trnttandosi di marciare rn terrem sabbiosi e sotto un sole arden-

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tissimo, molti di più ve ne impiegherebbe un corpo c~i truppe. Le prinO cipali difficoltà di questa strada , prescind~odo ~~I nemico, . sono: ·I la sua ristrettezza, per cui dicesi che su lunghi tratti 1 cammell~ ?ebbano cam: minare ~ uno a uno; 2, 0 la mancanza d'acqua nelle v1cmanze. I cos1 detti pozz( scaglionati di tappa in tappa lun~o la v~::i, sono, (~d eccezione di clueJlo di Obak), o piccole sorgenti cap::ic1 appen_a d1 d::i~e acqua ad una cinquantina di persone, o fosse nel letto det torrenti, piene d'acqua malsana e fangosa. . . . . ,· Per quanti app<1recchi facessero gl' Inglesi, po?ln :rede,,::ino alla i rnscita della loro impres::i. Non già che fosse wnto d1ffi_c1\e and~re_ a_Berb~r malorado la cattiva strada; ma.era difficile andarvi, con migliaia e a11crJiaf'l di cammelli carichi di provviste e di bagagli, davanti ad un ne~ico che obbligava a marciare formati in quadrato. Qu~lu nque ~rpo di truppa avrebbe dovuto andare avanti, facendo~i la strada_; ma gl Iuo(esi volevano inoltre tirarsi appresso una ferrovia. I lavori erano nifidati ad un impresario che aveva giit accumulato in Suakim il ~ate.ria le nece!-sario per molte miglia di str::ida, ma ~on era ~ncora_ rmsc1to a costrurne un tratto superiore alla portata de1 cannom che s1 trovavano sui parapetti. fo ~erità non si comprehde come,. con una forza che fu appena sufficiente per battere il nemico'. quast sotto I~ n~ura dell_a piazza, s' intendessy proteggere i lavori d1 questa ferrovia m ~utt~ il suo percorso e guarclarl::i quando fosse costnttta. As~ettaudo d1 spm~ gersi verso Berber , i ferrovieri lavoravan? afl all_acciare con tronchi di ferrovia i magnzini, i depòsiti , i forti staccati, ecc. ecc. Ma tutte queste comoclità, intorno a Suakim, non servirono fuo_rchè a rendere più sensibile agli IuglE>si Ja loro mancanza, quando s1 provarono .-id a'\lanznre nell'interno. . Verso Ja rnetà di ma1:zo, trovandosi il generale Graham aver raccolto nell'acc.amp::imento presso Suakim, quasi tutte le truppe del corpo d'op;razione, cominciò a prendere le disposizi~ni p'.·e.paratorie per_ l::i " marcia in avanti; ed il 19 detto, spinse una r1cognizwne su Hachme (scritto .anche Hasheen), piccolo villaggio a piedi delle ~lture eh~ s~rgono acl ovest di Suakim. La colonna e1:a composta d1 ca,'.aller1a _inglese, sostennta direttamente dalla fanteria montata e segmta a b1eve distanza dal contingente ind.iano. Gli esploratori avev::ino re~ato, che un corpo d'insorti er:i stato veduto presso il detto villaggio; e s1 5llpponev~ che ivi O nei dintorni fosse Osrnan Digma con tutte le su<• forze. Dai dispacci non apparisce ' chiaro se la ricognizione abbia. r3g?iunto ,il st~o scopo , quello cioè di accertare la presenza del nemico m forze , lll quel sito. Ebbe luogo un piccolo scontro con qualche b:rnda avan 1


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zata, dopo il quale pare che il corpo di ricognizione si sia ritirato da una parte e le bande dall'altra . All'inJoma ui (20 marzo) all 'alba, tutte le truppe inglesi, salvo quelle lasci11te a guardia delle forti fkazion i di Suakim , si posero in marcia su Hachine, formate in vari quadrati e precedute da esploratori di ca valleria . Ad una corta distanza dal vill:iggio s'incontrarono i tiratori nemici. SubiLo si fecero innanzi due battaglioni inglesi sostenuti d:i tru ppe indiane; seguiva a breve distanza il quadrnto della bri ll'ata "tiardie. S'ingag~iò tosto un combattimento assai vivo, nel quale gl'iisorti ebbero la peggio e volsero in ritirata verso 'ramai. -Due squadroni di lancieri del Bengala furono lanciati all'inseguimento; alquanto imprudentemen te ~erò, perchè si era avuto :;olo uno scontro di avangunrdie, cd i lancieri mseguendo andavano ad urtare contro il grosl\o delle forze nemiche. Infatti, qualche momento dopo, attaccati da stormi furiosi che si "ettav~no fra le gambe dei cavalli, dovettero volgere le groppe, e all~ra si v1ùe lo spettacolo curioso di fanteria che insegue la cavalleria. I lancieri andarono a rifugiar~i dietro il quadrato della brigata guardie. Queste fresche, proute e in buona posizione, ricevette:-o i Sudanesi con scariche micidiali e ne fecero strage. Mentre in ta l modo si combatteva all'ala sinistra della linea inglese, si combatteva anche alla destra con esito eguale, ma con andamento diverso. Gli usseri inglesi, più fortunati che i lancieri del Beng11la, respinsero, coll'aiuto della fanteria, il nemico, senza incontrare poi forze che li obbligassero a retrocedere. Durante il combattimen to le truppe inglesi non impegnate costruirono una zarebu,, ossia scelsero una posizione e la recinsero dj una tri ncen . Quando poi il nemico si fu allontanato, la colonna ritornò sui suoi passi e la sera stessa rientrò in Suakim, iasciando a guardia della zareba un bauagliooe con due ca nnoni Krupp e alcune mitragliatrici. Le perdite degli Inglesi era no: 17 morti fra cui 3 ufficiali e (l.6 feriti, fra cui altri 3 ufficial i; più un buon numero di colpiti da insolazione; quelle degli. insorti furono calcolate a oltre un migliaio d'uomini. Il dispaccio ufficiale nota che la cavalleria mostrò un grande slancio e abilità di mnnovrare in terreni difficili. I corrispondenti dei giornali notnno la disperata bravura degli insorti, dei quali alcuni si gettavano a terra per tagliare le gambe ai cavalli, altri venivano a cadere a mucchi davanti ai quadrati Jnglesi. Tutti sono d'accordo nel dire che il fuoco degli insorti era mal diretto, e che il fucile nelle loro mani va l meno della picca. A proposito di questo combattimento, o meglio, delle operazioni di questa giornata, il generale Graham telegrafava: q .Il risultato ne fu di

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stabilirci in una forte posizione che domina la vallata di Bachine e protegge il nostro fian co destro, non che la li nea di comunicazioni per la pro"ett.ata spedizione contro Tamai » . Senza qnesto telegramma, non si ~ prebbe proprio quale scopo 1,'avessero e quale risulL(lto gl'Inglesi s'abbiano ottenuto; anche dopo che ce l'hanno detto, ò lecito domanda~e se l'impresa valesse la spesa. Reca meraviglia il ve?ere un comba_tttmcnto che finisce colla ritirata del vincitore e del vm to. Muoversi al mattino con tutte le forze, incontrare il nemico, batterlo e metterlo in fuga, per ritornare la sera al punto da cui s'era partiti, e ripetc1:c l'~perazione due giorni appresso, è cosa che, per se stessa, non s1 spiega e per spiegarla bisogna ricorrere a congeuure. Un telegramma dice : « i pozzi di Hach ine restarono io mano agli insorti ». Ecco, secondo noi, la chiave dell'enigma. Gl i Inglesi erano partiti al mattino senza grande provvista d'acqua, calcolando di bere ali~ fontane di Hachine: Il nemico s'incontrò forse prima dell'aspettazione, il combattimento si svolse piuttosto lontano dai pozzi, e la vittoria fu meno completa ~i quanto abbiano dello i dispacci. Il comandante s'accorse che per arrivare · ai pozzi c'era ancora molto da camminare e da combattere; onde stimò mir,\ior consill'lio lasciare uu distnccamento frincerato sulla po~ o k" sizione conquistata e ritornare r.ol resto delle sue truppe,a Sua.'1?1 .. La riticata der,li Inglesi a Suakim ebbe luogo senza notevoli inCJdenti, benchè, s:condo i dispacci, molestata in coda dagli insorti ritornati SLli loro passi. Il 2.·1 marzo fu giorno di riposo . Il 22. una grossa colonna composta di due o tre battaglioni di fa nteria inglese, tutta la fanteria indiana, uno squadrone di lancieri, un distaccamento di marinai con quattro mitragliere, una compagnia del genio e una grand·e quanti tà di cammelli , di muli, di viveri e ~li ~aga~li, _il tutl~ sotto gli ordini del generale :uac Keill, mosse da Sualom 1~ direz1?ne dt 1'amai, e, giunta a otto o dieci c~ilometri dalla piazza, lermossi, pose mano ngli strumellti da zappatore, e cominciò la costruzione di due o tre zcirebe. Evidelltemeote essendosi persuasi gl'Inglesi di non poter raggiungere e sloggiare il nemico dal suo. co~1po in ~M so~n ~.ap~a , volevano crearsi a mezza strada una specie dt base d operazioni, con viveri, acqua, munizioni, bagDgli ecc ., ecc. Tutto ciò poteva es~ere utile ed anche necessario, ma non si capisce come di questo passo si volesse arrivare a Berber. Un gruppo d'insorti che si trovava a guardia sulle colline_~i ~ ac~1ine, vedendo la colonna avanzarsi, aveva mostrata qualche vellc1ta di disturbarla; ma era stato tenuto in freno dal fuoco della aareba costrutta il giorno 2.0. La posizione fu raggiunta senza combattere.


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Le nuove zarebe erano appena abbozzate, e la truppa, dopo qualcheora di lavoro. si trovava al riposo, quando gli insorti appressatisi non vìsti fra le colline e i cespugli , si slanciarono improvvisamente all'attacco. Qui sia lecito osservare che, se fossero state disposte aJl'intorno, special-· mente dalla parte donde poteva venire il nemico, guardie e sentinelle, quest'attacco improvviso s11rebbe stato impossibile. Una parte dei Sudanesi si precipitò, testa bassa, senza sparare un colpo, contro la scorta· del convogl io e contro il convoglio sfesso; un'altra part.e contr_o la maggiore zareba. L'urto fu terribi le quanto inaspettato. Il couvoglto e la sua scorta andarono sossopra, G-li insorti penetrarono anche nella 11a1·eba e· ne nacque una confusione indescrivibi le. Le bestie da :om_a sp~veut~t~ si cacciavano in mezzo ai combattenti ed aumentavano tl d1sordme . Gli In11lesi che erano nella zareba si ritrassero ai quattro angoli, e da qui· cotte spalle appoggiate all'interno dei parapetti, diressero sugli insort!,che erano nel mezzo, un fuoco concentrico . e distruttore. Se questa d1sposi1.ione di ritirarsi ai quattro angoli non era prevista (com'è probabile.,. perchè non era previsto iln simile attacco!, non mostrò po_ca pr:e~eoza di spirito chi, in quella confusione, l'ha orclrna ta. A questa chspos1Z1one dovettero in parte gl'Ioglesi la loro vittoria: Pochi dei Sudanesi penetrati nella zareba, ne trovarono l'uscita: ma assieme a loro, trafitti dal le loro picche, o fulminati dalle palle inglesi, giacquero nel centro cammelli, muli e, conduttori in gran numero. Nè minore_strage cli bestie e conduttori si fece fuori della za1··eba, dove si trovava la maggior parte del convoglio e dove la scorta, rinforzata da altre truppe e s9stenuta dalle n;1itra11Jiatrici , combatteva confusamente ma con grande ferm:1ezza. Poco più di ~na mezz'ora durò la mischìa, durante la quale (dice il conispondente del Tùnes) un momento di titubanza da parte degl'Inglesi avrebbe prodotto un disastro completo. Poi gl'insorti cominciarono a cecTere e pocoappresso si ritirarono di corsa, lasciando il suolo coperto di cadave\'i. Se si considera iI fatto io se st<1sso, erano stati battn ti: se si considerano le· conseguenze, avevano vinto. In questo combattimento breve e accanito, gl'Inglcsi subirono le se-· gnenti perdite: morti 6 ufficiali e 68 uomini di truppa, fe riti 5 ufficiali e· 125 uomini di truppa; più 70 scomparsi; il che, in quei pMsi e con ([\lei nemici vuol dire morti. I conduttori morti e feriti non si contarono. Gravis~irno danno per gl'Inglesi fn l'uccisione di oltre 500 cammelli e c) i q'nasi tutti i muli: Quand'anche il nemico fosse stato decisamente sconfitto, proseguire la marci11 .sarebbe stato, per il momento, impogsibile. Le perdite dei Sudanesi si dicono enormi : certo oltrepassarono il migliaio d'uomini.

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Una za,reba era quasi termi)1ata e il generale :M:ac-Neill rinunziò alla: ·. costruzione delle altre. Le truppe lavorarono tutto il giorno a strascinare cadaveri d'uomini e fanimali lontano dalla zareba e sotterrarli . All 'in- domani il contingente indiano colla cavalleria ritornò in Suakim, e la bri- -· gata guardie, col le mitragliatrici, restò di presidio alla zareba. Sembra· però che nei giorni appresso il puzzo dei cadaveri ancora allo scoperto, o ·male interrati, l'abbiano costretta a sloggiare e a costru irsi un ricovero alquanto più lontano. Così al 23 marzo abbiamo di nuovo il corpo d'operazioni raccolto in Suakim, o nelle imil)ediate adiacenze, con due posti avanzati, l'uno sulla , strada di Tamai,e l'altra nellazarebci costrutta prececlenteme'nte in fa ccia a Hach ine. G-li ospedali erano pieni di amma lati e feriti, le pro vviste- · d'ogni genere sempre abbondanti malgrado le perdite, i cammelli e ì muli ancora numerosi . Si aspettava a giorni il contingente australiano. Il grosso degli insorti si era ri tirato all'interno; si sapeva che avevano · sgombrato Hach ine e si credeva che si fossero raccolti tutti a 'l'amai. Al---· cuni gruppi si aggiravano nei dintorni ed attaccavano i convogl i recanti viveri e acqua alle zarebe. Una di ess~, quella in faccia a Hachine, fu sgombrata il 25 marzo; dal momen to che erano andati via gli insorti, non · vi era ragione, perchè restassero qui gl'Inglesi. Nell'altra si erano prese · 1 tutte le misure di sicurezza per evitare una sorpresa simile a quella del 22. Uno o dne palloni frenati ,i tenevano continuamente sull'accampamento ad un'a ltezza eia cui, coi biuoccoli, si scopriva molte miglia all'in-~ torno; i parapetti della zareba erano stati rinforzati e armati di cannoni. O;amai la brigata guardie poteva riposarsi tranquil la nel suo accampa-·· · met;ito, come le al.tre truppe inglesi dietro i forti di G·ef; ma che perciò r · Là situazione era sempre sicitt in 1winc.ipio, ed il caldo si avvicinava. Dal 23 marzo al 1° di aprile gli Inglesi' si prepararono ad un'altra , soi·tjta. Chiam iamo cosi le operazioni clegl'Inglesi nei dintorni di Suakim, perchè 5omigliano veramente alle sortite fatte dalla guarnigione di u·na forlezza assediata; se,nond1è lo scopo di queste ultime è pratico e chiaro: si tratta di prolungare la difesa. Lo scopo invece delle sortile degl'Inglesi da Suakim o non riusciamo a comprenderlo, o noi troviamo in ., relazione coi mezzi. Fossero gl' insorti a 'l'amai, fossero ad Hach ine, o in qualunque altra del le locai ità, dove gl' Inglesi andarono a cer- cari i e a dar loro battaglia nel ·1884- e 1885, la sicurezza di Suakim , non correva pericolo; dunque non era lo scopo delle sortite, almeno . di quelle del ,t 885; si voleva evideutemente ,1prire la str11da di Berber .. . M,a dopo essersi provati tante volte e non essere riusci ti (o per il nemico, o per il sole, o per la mancanza cl'nc']ua) a fare una trentina,,

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nl'lre indietro. La truppa a piedi forma va un immenso quadrato, preceduto da esploratori di cava ller:ia e di fanteria montata . Nell'internodel quadrato m:irciavano 4750 cammelli, ·1 OiO muli, quasi 2000 .con-: duttori, le trnppe di sanifa, le barelle d'ambulanza, ecc. ecc. Su i lati l'artiglieria lP.ggera e le mitragliatrici. Al disopra palloni frenati condotti a mano. Tutto era stato disposto per non essere· sorpresi e battere il nemico, o sia che avesse l'ardire di attaccare le truppe in marcia, o sia che aspettasse l'assalto nel suo campo di Tamai. La formazionein quadrato e gl'irnpedimenti che stavano in mezzo, rendevano il marciare estremamente difacile, onde non si potè giungere a Tamai nel medesimo giorno. Si fece alt alla zareba costrntta il 22. marzo e dentro. e dintorno acl essa si passò la notte. Il nemico non s'era fauo vedere da nessuna parte. La fanteria montata si era avanzata fino alla collina detta di Teselah, · d'onde si scopre la valle di Tamai, e non aveva scoperto se non alcuni gruppi che parevano disposti ad andarsene, se gli· Inolesi .,,i fossero avvicinati . Lo stesso risultato annunziavano gli esplorarori dei palloni frenati. Queste notizie non potevano piacere. Più i1 nemico era lontano, più bisognava camminare per raggiungerlo ed accetta,re quindi battaglia in condizio/1i meno huone. Si ftl quindi con, molta soddisfazione che gl' Inglesi udirono, clurante la notte, intorno al proprio acca.rnpamento le solite fucilate. All'indomani (3 apri le) di buon mattino .le truppe f>i rimisero nella formazione del giorno precedente· e ripresero la marcia . .Git~nte sul limite del terreno collinoso qualche fucilata , partì dai cespugli e si videro gruppi di tiratori che, fotta la scarica, fuggivano. Si continuò ad avanzare con tutte le cautele, internandosi nelle colline. Lefucilate continuavano e più d'una colpiva nel segno, ma nessuna posizione era fortemente occupata e, al primo cenno che facevano gl'Inglesi di volere attaccare, gl'insorti fuggivano. Si giunse fin11hnente a Tania i, ove si entrò senza colpo ferire e si trovarono poche capanne deserte e alcuni fossi d'acqua fangosa, che perfino i camelli si rifiutavano dr bere. Osman Digma aveva compito la più bella, o :ilrneno la più utile delle sue operazioni in tutta la campagna. Si era ritirato tre o quattro

d! ·c~1ilometri, come potevano ancora credere gl'Iuglesi che, in condi. zi.om. presso. a p~co sempre le stesse, sarebbero riusciti a farne 350? Si disse nl.timam~nte che essi cercavano una posizione, fra le colline, .ad ?".est. d1 Su.ak'.m'. onde passarvi l'estate in condizioni climateriche e~ 1g1ernche m.1ghon che snlla costa. Sta bene; ma se tale posizione bisognava acquistarla al prezzo che abbiamo vedut0 e mantenerla a· chi sa ~uale,. vale.va . ~1eglio .cercarla oltremare. Agl'Inglesi così ricchi di navi e dt staz1on1 m tnU1 i mari del globo, non mancano luoobi dove passare _l'estate, n.è mezz( di trasporto per tornare quando ;ogliono. A~ ogni. modo gli avvemmenti che seguono sembrano dimostrare che ·gl Inglesi non cèrcav.ano un sito dove passare l'estate. .Nè meno inesplicabile delle sortite inglesi è l'ostinazione di Osman Digma a ma~tenersi nei dintorni di Suakim. Lo stare sotto Ja piazza non, av·tl,va più scopo dal momento che era svanita la speranza d'impadi 0111.1sene.' e qn~sta do~;eva essere svanita da gran tempo, come ne sono. prova I deboli assalti notturni, che, se disturbavano alquanto il ·nemico, non po~evano avere alcun risultato importante. Gl'i nsorti ave.vano mo.strato, il 22 ~ar~o,. di saper~ ,:ome si llttacca , quando si vuole attaccare, ma nu lla d1 s1m1Ie fu mai tentato contro Suakim· ol'InO'les· non avreb?ero d~si~erato di meglio. Dunque perchè star li~ co:tra~ -st~re pochi .pal~1 cb t~rreno sabbioso, ed accettare tante volte battaglia a pochi ch1Jometn dalla base d'operazione del nemico? Pe.1 che l'avessero lasciato internare , le sue vittorie che ftiro poco . t . d' p· ' no sempre v1t ~ne 1 . u·r~, ~ar~bbe~o stati. veri disàstri. Però bisogna dire che, .fra I due avve1 sari, 11 pnmo a rH~onoscere il proprio erro,·e f o. Digma. u "man Ment~e gl'Inglesi in Suakim s.i stavano preparando, o\i esploratori e le spie recavano loro I.e notizi~ più contraddittorie e il telegrafo ne ,faceva parte .anch~ a no1. Un dispaccio diceva che Osman ])igma abbandonato dai. suoi s~guaci a ve~a alzato bllndiera bianca e stava per ~:udare parlan~entari , .onde chiedere quali condizion i il comandante rn 0 lese· volesse · · · ' ' 'avere ool'i'nsort·1 rmviat1 . imporgli; . . · un altro affermava e onne e 1 fanc1ull1 per combattere senza impicci ed ess . · 1 d ·· d' '>O ., . , e1s1 racco Iti· rn. num~r? i - o 2o mi.la a Tiimai , fermi e risoluti a dare uattagha decisiva. Iu ambedue I casi gl'Inglesi avrebbero avuto buon rrioco · ma non. era vera ~è. una ~osa. nè l'altr~. Il 2 aprile le truppe in~lesi: ,che dedotta la g'.ia1 dia delrn piazza ed 1 numerosi ammalati, salivano a~c.ora ad un effettivo di oltre 8,000 combattenti 1 lasciarono SuaVim dmg~odosi su Tamai. A giudicarne da quanto si portavano appres~o ,è lecito supporre che questa volta erano proprio risoluti di µon tor~

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tappe nell' interno. . . Questa ritirata del nemico scoraggiò gl'Inglesi più che le sue fune del mese precedente. Che fare a Tamai? Bisognava andare avanti oindietro. Internarsi senza aver prima schiacciato . il nemico e colla certezza di trovarlo a qualche passo difficile, quando la stanchezza, la sete e i colpi di sole avrebbero diminuito di un terzo il numero dei combattenti ed aumentato enormemente il peso del convoglio, riem-

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ESTERA

: piendo di ammalati le ambulanze, non parve e non era prudenza . . In q-ueste condizioni un'eca tombe di cammelli, come quella del giorno 22 marzo, sarebbe stata un disastro, anche se congiunt<'! ad una vit,toria . Si. 11ggiuoga clte l'acqua melmosa, trovata a Tamai, poteva considerarsi come _il campione di quella che si sarobbo trovata lungo tutta la strada. Oramai, o sia ~he gl'Ioglesi avessero imparato dagl'insorti, • o sia (come è più probabile) che gl'insorti avessero imparato dagl'Iu. glesi, il guastare le fonwue abJ)andonaudo una local ità, dove non si --.,weva intenzione di tornHo, era urr'operazioue comune ai duo avversari. Bisogoavn dunque ripigliare fa strada di Suakim, e così fecero gl'In' glesi, all'indomani del loro arrivo a Tamai, dopo essersi data la sodclisfazione di mettere fuoco alle misere C<'lpaone che formano il vii, !aggio. I dispacci non dicono se il ritorno si11 slato accompagnato dalle " fucilate degli esploratori nemici, ma è cos11 probabile. Il risultato di questa sortita fu per gl'foglesi ·I 7 uomini messi fuori di combattimento - e 33 colpiti da insolazione. Il con1ingénto anstraliauo, sbarcato il 29 - ~ 30 marzo, era giunto in tempo pel' prendere p11rte a quest'ultima operazione, evitando così il pericolo di toruare agli antipodi senza aver nulla da raccontnre.

<:: rnkim-Berber. La colonna aveva pornot~to -seconda tappa sulla strada ~t • , •d I lavori della ferrovia, unica t ua a meta str,1 a. I in una za1·eba cos ru . d I nemico procedevano a acref .. · nell'assenza e , . . -c.osa che potesse a1 :st . . I ooni quattro o cmque m1g ia . i poco s1cur1, e ie a ' d.1 mente, ma s1 era cos .b . si lasciava una guar ia . · I ·1 tronco una za1 e a e vi .h -si costrui va ungo t . ano in proporzioni geometrie o Le difficoltà di questa protezd10ne c~descetev cli e andando avanti così, tutto •' · ed .a misura che s1· avanza va•' e. Ò ev1. en, e scaolionato lungo la via il corpo inglese avrebbe fì n.1~ pe1 .e:sser "

esposto agl i atwcchi su .tutti_ I putll.tt. vedere il nemico, fece un proI G I m inc1meto et non . . Il ooenera e. I''raia. ,va di · sottomettersi. e ·nvitara i • le popolaz1on1 d' a ,cJam a in . cui. g Ilmt1ma ' . I . I ··arebbero stari loro imme ,ataCHl :s . . t Portare v1ver1 a e "'~arebe rnoos1, "' . che lo a•)provv1g10namen o . Q L sembra dimostrare 1 . . • mente pagati. . ues o1 n:a h presenza del nem ico era dirfic1hss1mo. dei posti inglesi, anc ie ser • . . sappiamo; forse qualcosa. . - ·to le p<•polaz 1om non ·Come abbwno nspos 1· f . ~"are a caro prezzo, latte e . .avranno recato, pe1··l' e ie er a moo . o 10O arsi P"o' Diama• non si fece v,vo. Un . . I f r portar Via. sman ·o . I d li ,best1am1 , c ie arse i ·1 d· o cIie m . S6" 111' to •all'occ·upazione rng ese e e ,dispaccio del 16 apri e ic ~p p1·ovv·1aionarsi di acqua e fo0 Di oma contava " 1:> • I località dovo1 sman o ' d'sperse Le spie iofnttt non tra a. forzo s er11no i · o· raein, tuL!.e e sue . geue r·ale igma al quartier , inalese "' ' cho Osman . scianmo d1 annunziarn . . t de·1 suoi seauac1. Ma pare d d Ha ma,m1or par e " •era :,tato abbao on~to :i 'lìcato di quest'abbandono, perchè che Graham non s'tlludesse slu s.1gn1 pez·1one E"li com prese che gl' in. d con mo ta c,rcos · o -continuo a proce ere . per bore o cII e' ,a un dato momento, potevano sorti s1 erano dispersi . . · ' ti per combattere. trovarsi . molto e"rave ' e bisoirnava trovare . d1 . nuovo rwrn · ciava a d'1venire v La s1tuaz1one _com1n . . I ·1 caldo si a,,vicinava. Le truppe conuna via per usCirne, tanto pm _c _1e •. n1a ·1 l)rO<retti del governo inglese I I 1·ccole operaz1ou1, " . b' tinuavano oro ·PAlcum. a10roa . .. e b' 1.1 .10 vo ce di esprimere le idee. de 1. ga 1• . . to Osman Di"tna €rano g1a. cam iall.. era muli1. e anta "che se111occ111 o • netto, imse_ro fuon ques <' il ra "ionamento zoppicasse assai, perche non dare avant,. Quantun~ue o schiacciato Osman Digma, e sareb~e si poteva andare avanti senza avere. ra i'ntenzioue di andare avantt, . h. · lo se non s1 ave,• . . 'd . -stato inutile se tacciar ' I . I I popoli come ••l'10d1v1 m, . I . del popo o mo ese. ' o pure non urto la og1ca. . " o]' cno quello che non possono si lasciano dire volontum che non vo" t ' 1

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Se scopo degl'Inglesi, quando il 2 aprile uscirono da Suakim, fosse stato, come si disse, quello di cercarsi fra Je colline un sito adatto per passarvi l'est,ne, non snrebbero tornati addietro. 1\Ia che sito si voleva •· cbe cercassero in luoghi privi di tutto, anche d'acqua, e dovo perciò tutto avrebbe dovuto essere ponato da Suakim, fa cendo seguire i con, vogli da tali scorte, clie il vantaggio di tenere una parte delle truppe, relativamente, al fresco, sarebbe sta to super:ito dal danno di far marciare , al sole, avanti e indietro, l'allra pa rte?

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Dn questo momento gl'Inglesi cessarono ogni operazione importante · contro le truppe di Osman Digma, o almeno non le trovarono piµ . Le , ricognizioni spinte in varie direzioni, ed auche più lontano che non si fosse fatto fino allora, videro tal volta attruppamenti nemici su queita · o quella cresta di colline, ma essi non mostravano nessuna. volontà di · combattere o si ritiravano all'avvicinarsi degl'Inglesi. Li 8 aprile una · colonna composta di un battaglione della guardia, il contirwente australiano, una compagnia di fan teria nfontata e un dist~1cca m~nto d'ar•- tiglieria con due pezzi, si spinse fino ai potzi di Handub, situati t'ra le coll ine, a una cinquantina di cJ1ilometri da Suakim, e Ji occupò senza ; resistenza. Suo scopo era: 4° di esplorare; 2° di proteggere i lavori della ferrovia; 3 di togliere al nemico l'uso dei pozzi. r dispacci non • dicono se l'acqua ivi tro·vata fosse più o meno fangosa. Handub ò ,la

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rendere. . 1'd e che snu11tavan0 a Londra • non si faceva an'ù L'effetto d1 queste e ' I." • Gr~bam spinaeva sempre P 1 · d I mar Rosso ove " " cora sentire sulle rive e ' ' . L'lmente Per facilharle·aveva lontano le sue ricogn1z1001, · · · ma sempre 1nu • ·

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aumentato il corpo dei cammellieri, ossia avevo fatto montare su cam melli qualche ceoLinaio di soldati di fouleria. Una di queste ricognizioni scontrò e fece prigioniera unn carovaun di 1n uomini, 2-i- frn donne e fanciulli, 12 cammelli e 600 pecore che venivn dalla valle del Nilo e and_ava, o si credette cbe andttsse a raggiungere Osman Digmn. Di questi risultati le tribù fedeli ne ottenevano anche pi1ì spesso che "l'Ioalesi. Quelle dei dintorni cli Suak.im, visto che gl'insorti erano pa~titi ~ che gl'Inglesi s'erano avnnznti, focevnno la loro sottomissione; :rnzi per Ja promessa e la spernnza di sussidi, si mostravano pronti n combattere i seguaci cli Osman Digma, e, qualche volta, quando v'era poco pericolo e molto bestiame da prendere, ci si provavano. Così un dispaccio del ,14 a. prile annunziava che un corpo d'iudigeni alleati aveva incontrato e scoofi_uo,_n~lle montagne,_un corpo d'indigeni nemici, facendogli alcuni prig10men e predandogli molto bestiame; un altro recava che ['1000 Amai·as e di altro tribù dom:rndavano di unirsi agli Inglesi contro i nemici comuni. Il ·16 aprile un bauagliono della guardia, uno squadrone cli lancieri, una compagnia dol genio e una sezione d'artiglieria occuparouo senza resistenza i pozzi di Otao, _a 13 chilometri da Ranclub e vi si fortificarono. Il tracciato della ferrovia si avvicinava ad Handub, quindi bisogna va occupare qualche posizione più avanzata. Il 18 detto si fece l'ultimo "rande tentativo per trovare il nemico: tre colonne partite l'una da Otao, "l'altra da Handub e la terza da Suakirn , si diedero convegno ad Hachine ove giunsero dopo a_vere perlustrato ciascuna il terreno adilicente all:i pr~prin strada. Dn Hachino le tre colonne riunite continu.1rono su Doboret, alcuni ch!lom_e~ri piu ad o~est; m_a il nemico non si fece vedere. Qualche gruppo de, soliti esploratori appanva sulle creste, facevano fuoco e via. Gl'Inglesi stanchi ed assetati dovettero. tornare indietro, e, per non aver fatto il viaggi~ inutilmente, bruciarono Rachi ne. Il 119 le truppe stanziate ad Otao, spinsero una punta qualche chilometro innanzi fino a Tambuk, a(tro s!to con pozzi, e, trovatolo sgombro, lo occuparono. l o stesso giorno il generale Grnham telegra fava: << la ricognizione d'ieri deve aver prodotto un grande scoraggiamento nei partigiani di Osman Digma. 1\fostrammo che possiamo marciare facilmente in un paese fra staaliato e 0 fra colline. » Sembrerebbe cb rruesto dispac~io che Graham nutrisse buone speranze; ma quanto segue fa quasi sosp,mare che le buone notizie avessero per iscopo di far credere che le imminenti risoluzioni del croverno inglese, a proposito del Sudan, non fossero conseguenza d; lla cattiva situazione delle truppe in detta località. Difatti il 2,1 aprile,

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due o tre giorni dopo che le truppe di Graham avevano scoraggiato Osman Digma colle loro perlustrazioni e dimostralo c-01 fatto In loro attitudine a marciare in terreni frastagli ati, i ministri inglesi dichiaravano alle Camere l'intenzione di rinunziare, per il momento, ad ogni operazione offensiva nel Sudan e di volersi liTJ1ilare (tanto sulle rivo del Nilo quanto su quelle del mar Ros:;o) alla continuazione di C {nei lavori che non a vev:-1110 carattere offensi 1·0. Aggiungevano elio in tali condizioui divenendo inutile (doveano dire impossibile) proseguire fino a Berber la rerrovìa di Suakim, il tronco fotto servirebbe per collegare la piazza al sito che gli Inglesi. avrebbero scelto per pas~arvi l'estate. L'intenzione di abbandonare l'impresa non è finora chiaramente espressa e il c.1mpo dove pass..'lrvi l'estate viene messo innanzi per dare un certo carattere d'utilità ai lavori ~erroviari eseg~iti. L~ ritirate in faccia al pubblico si fanno più a<lag10 che quelle 1u faccia al nemico. Frattanto la dislocazione dello truppe inglesi nei dintorni di Suakim, al momento che ufficialmente si dichiarava di rinunziare all'ofTonsiva, era la seguente: a Tambuk un b:ittaglion? e mozzo dcli~ g~a1:di~, una mezza compagnia di fanteria montata, un distaccamento d artiglieria con due pezzi, una mezza compagnia del genio; ad Otao un mezzo battaglione della guardia; una compagnia di fanteri a montata, una sezione (due pezzi) d'artiglieria e mezza compagnia del geo!o· Alla test~ dei lavori della ferrovia (che giungeva quattro chilometri ad ovest d1 Handub) si trovavano gli zappato ri indiani (zappatori di Madras), un battaglione di fanteria, e un distaccamento di marinai con_ mitragli~re. Ad Handub v'erano due battaglioni d'infaoteria di linea, 11 battaglione australiano una mezza compagnia di fanteria montata, uno squadrone di lancie/ due sezioni pezzi) d'artiglieria, e una compagnia del genio. Il resLo delle truppe era a Snakim e nel vicino accampamento. Osman Di11ma che aveva rinunziato all'offensiva anche prima degl'In0 glesi, pare che stesse raccogliendosi in buona posizione a cavallo della strada di Derber, due o tre toppe più addentro ùcgli ultimi punti occupati dagl'Inglesi. I.e piccole ricognizioni continuarono, ma senza altro scopo che quello di guardarsi dalle sorprese. I l 2(1. aprile si mandò in giro un distac~ camento di cammellieri sostenuto, o per dir meglio, guidato da Arabi ausiliari che o'iuuse fino a Es Sibil ad ove~t di Tambuk, dove le spie dicevan~ che ~i fossero alcune centinaia cl' insorti , ma non gli fu dato vederli. Altri distaccamenti portavano in giro palloni frenati, facendo pmttosto sperienze che esplorazioni. Però sembra che qualche gruppo

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d'insorti ad ovest di Tambuk vi fosse davnro, perchè nella notte del 28 aprile svcgli:irono a fucilate l'acc;11~1pamento inglese in questa locali tà, ruppero il tel<igrafo e guastarono l'estremo lembo della ferrovia; quindi si ritirarono ·e alrindomani erari'o scomparsi. .. . Nei primi di maggio le spie annunziatono che un corpo di 700 insorti ,;i trovava rllccolto presso Tiilrnl, una trentina di chilometri ad ovest di Suakirn, sotto gli ordini di un luogotenente di Osman Digma. Erano proprio insorti e stavano là per combattere? Quirnto segue farebbe supporre, che, se pure erano tali, non fossero della categoria di quelli ,che gl'Inglesi avevllno imparato a conoscere. Ad ogni modo rrl'lno-Jesi li credettero t,1 Ii e presero tosto contro fli essi energiche dio v sposi zio oi. La riotte dal 5 al 6 · maggio dne colonne partirono, l'una da Suakim e t'~1ltra da Otao, dirette su Takul e vi ;{innsero sul fare del giorno. La colonna di Suakim si componeva del corpo dei cammellieri, di un distaccamento di fanteria montata e dei lancieri del Beng11 la; quella di Otao constava del •15° Sikhs (venuto pochi giorni prima da Suakim a Otao per ferrovia), di un distaccamento di fanter ia montata e di :200 Arabi assoldati. Quegli i,n sorti, se ne stavano tranqu illi n pascolare il loro bestiame, e furono completamente sorpresi; ne venne ucciso uu gran numero e si predò una gran quantità di pecore e di buoi. Questo successo non èostò agl'Inglesi se non tre feriti. Esso, ebbe per cùnseguenza la dispersione dì tutti gli attrnppnmenti dei dintorni , fossero d'iusorti, fossero di pacifici boari e pecorai. Per qualche giorno nulla fu variato nè rispetto alla situazione delle due parti, nè rispetto alle intenzioni manifestate dàl governo inglese , I lavori della fP.rrovia continuavano, e gl'Inglcsi prr.ndevano successivamente posizioni per difenderli. Qualche volta spingevano innanzi delle ricogniziorù; ma la forza di queste basta a provare che non ave- . · vano carattere olfensivo; si voleva 'sapere press'a poco a quale distanza si t~ova va il nemico e quali intenzioni aveva, per dedurre fino a qual punto si · poteva stare tranquilli nelle posizioni occupate. Il 1 O maggio le operazioni grandi e,piccole ed ; lavori ferroviari, ebbero il. colpo decisivo; il campo d'estate e la gita li Ber ber sfumarono, la stessa permanenza degl' Inglesi in Suakim divenne dubbiosa. In detto giorno lord Hartington, ministro della guena, faceva alla Camera dei comuni una dichiarazione in cui , dopo avere annunziato le risoluzioni del Governo inglese, rispetto alle truppe che erano nella valle del Nilo ( 1) ,' aggiungeva che,... in quanto a Suakiin, non si po1

(i) Vedi Rivista ,lfilitare, puntata di maggio l.885.

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tevano ancorà dare infor~azioni precise e definitive, ma che la spedizione di Graham nou era più necessaria, dal momento che non doveva più cooperare con quella di syolseley, per marcìare su Cartum, e che, non essendo più necessaria 1a spedizioue, lo diventava anche meno (come lavoro militare) la ferrovìa; la quale av1:ebbe for~e, col tempo, potuto servire ·a scopo commerciale. Il ministro non faceya più cenno dell'accampamento d'estate, e conchiudeva non aversi intenzioue di sgombrare. Suak.im, finchè non si fos;se stabilito. con qualche potenza civile, un aécordo per la sua occupazione. Il che vuol -dire, che si aveva inteuzìone di sgomberarla appena stabil ito quest'accordo . La 'dichiarata .inutilità della spedizio-qe di (}raham, in seguito alla rinunzia di marciare su C,wtum, contrastava un poco colle dichìarazioni precedenti, che le avevano assegnato· per scopo dì rendere inoffensivo Osm:m Digma; ma era conforme alla realtà. L'·abbandono poi di Suakim, dopo aver reso inoffensivo Osman Digma, contrastava non poco · colla logica dei fatti, poichè si era ·combattuto quasi due anni per tener questo · punto, ma s'accbrdava perfettamente colle ìdee del prìmo ministro (Gladstone) che, non avendo pdtuto conservarsi le mani nette, come era suo desiderio, voleva almepo lavarsele come Pilato. Le cose sono ancora . ::1 questo punto . La convenzione colla potenza civile non sembi:n .1ancora conchiusa e gli Inglesi stanno ancora a su·akìm, ma · solo colle forze necessarie per difenderla. Al momento in cui il ministro della guerra· faceva la sua dichiarazione, la ferrovia era terminata fino ad Otao , 15 chìlometri ad ovest di Hiin~ab e vi 1avos ravano migliaia di operai. Non si andò più oltre. · : Nella secoùda metà di m!'lggio gl'Inglesi cominciarono a ritirar$i dai . punti più avanzatì, e le zarebe lasciate vuote vennero sul:>ito occupate ,dai seguaci di Osman Digma, il cui prin10 lavoro fu la distruiione della ferrovìa, di questa spina che gl'Inglesi volevano piantare nel cuore del · Suclau. Costoro, che restare non potevano e malvolentieri abban4onavano alla dìstruzione questa loro opera, trovarono e misero in pratica un mezzo ingegnoso per difenLlerla:· un treno. blindato.- Si componeva di una locomot.iva e alcuni vagoni .coruzzati con pìastre in cui erano ;praticate feritoie. I vagoni ·dapprima ·ruro·uo due con qn:iranta soldatì per ·difenderli; quindi pare che se ne 'sieno attaccati di più e la guarni.gione sia ascesa fino a ·I 00 uomini ed abbia avuto alcune mitragliatrici . I soldati ( dice it corrispondente d,l T,fones) eranò muniti degli utensili · ·da zappatore e seduti su balle di fieno. Abbiamo pensato a che cosa potessero servìre que3te balle di · fieno, e crediamo che servissero per metterle a terra e farne una· difesa ai lavoratori, quando scendevano


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P:r rip11rare i guasti della ferrovia . Più volte glì insorti presero a fucilalo ([nesto mostro che correva su e giù sul le rotaie, ma non osarono mai avvicinarsi. Non sappiamo se la loro paura continui e se il mostro cammini ancora . Nelle operazioni degli Inglesi sulle rive del ~far Rosso e nella val le del Nilo c'è poco da imparare rapporto alla tattica e al la strategia, quali almeno s'intendono e l,rovano applicazione in Europa; ma vi sa rebbe molto da studiare e da imparare riguardo all'opplicazione dei ritrovati tecnici ad uso militare. È un argomento che lasciamo alle persone competenti. A poco a poco le truppe inglesi si raccolsero nell'ac('ampamento vicino a 3uakim, dal qua le aveano preso le mosse al principio della campaona, e cominciarono ad imbarcarsi. Ai primi di giugno la maggior part; dei corpi era in viaggio o per l'Inghilterra, o per l'India, o per J'Eoitto, o per le stazioni intermedie del Mediterrnueo. Il contingente au; traliano viaggiava per Sidney. Fece parlare di sè la brigata Guardie che, partita da Suakim per tornare in Inghilterra, ricevette un contrordine per istrada e si fermò ad Alessandria. Venne inoltre rinforzata la ouarnigione del Cairo con due battaglioni, uno scruadrone e una bat7eria. Restarono a Suakim o vi sono ancora: 4 battaglioni di fanteria (uno inglese e 3 indian i), 1 batteria, 1, compagnia del genio e il corpo dei cammellieri . Tanto basta e tanto sarebbe bas~to anche prima per la difesa di Suakim. Queste truppe aspettano che qualche: potenza civile mandi a dar loro la muta, ovvero che il governo inolese, mutato consiglio, ritenti l' impresa. Ad ogni modo l'foghilterr~ ha, nella sua storia, tante spedizioni riuscite, che ben può senza grave rammarico, registrarne una fallita. 1

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c. MANFREDI, capitano.

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OP ERAZIONI AL MADAGASCAR

Durante il 1° trime,,tre 1885 non si ebbero notizie di operazioni mifitari di qualche ìmport~nza svoltesi al Macfogasca r. II fortunato combattimento d' Androporany, avvenuto il 5 dicembre ,dP,\lo scorso :urno, rcndevn i Francesi padroni di quella parte nordica dell'isola che 3j esteude dal capo d'Am bre al 14-0 cli latitudine, e annientava in quel distretto le forze degli Hovas . Ad evitare il pericolo di nuove incursioni di Hovas, furono stabili ti tre posti d'osservazione -e di difesa attorno al piano rli Vohemar. Per dare 1m provvisorio assetto amministrativo al territ.orio di pendente dalla }?rancia, l'ammiraglio :Niiot invitò un certo signor Guinot, un francese che ha vasti possedimenti a Sambava (provincia di Yohemar) ad assumere temporaneamente la carica cli amministratore civile -del territOt'io conquistato, e incaricò un tenente di vascello di adempire le funzioni di direttore del porto e direttore delle dogane. Dopo la presa cli Yohemar gl'indigeoi ritornarono alle loro abituali occupazioni, e si stabilì un grande movimento commerciale con le isole Reunion e !tfau·r ice. L'esportazione del bestiame ricominciò su così vasta scala, che trattasi ormai di proi bire l'esportazione dei vitell i e ·delle vacche per non esaurir0 io breve tempo una vera fonte cli ricchezza. Gli Hovas quantunque battuti nei combattim enti sostenuti nella parte settentrionale dell'isola, intendono opporre ancora seria resistenza ~1elle regioni central i del M.adagascar. Le fo rze fran cesi , impotenti ad intraprendere nuove operazioni in quei punti in cui non può avere azione il cannone della fl otta, nè potendo fa re grande assegnamento sul concorso degl i Antakares, zelanti sì, ma crudeli e predoni io sommo trado, tendono unicamente a rendere forti i punti da essi occupati , in


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attesa sempre che un serio trattato di pace conclwso con la Cina permetta d' irnpi~gare nel Madagascar una parte delle· trnppe impiegate nel Tonchi no. · Un forte .uràgano scoppiato ·il 25 febbraio nei pressi di Tama tava cagio~ò la perdita del trasporto -francese.!"Oise e di due· navi mercantili. Vi furono ,f 1 morti. · Le forze francesi attualmen te impiegate n.el Madagascar comprendono : 1° Le forze per il servizio di marina , cioè: 5 navi della divisione navale dei mari delle Indie, con 1)00 uomini d'eqni1)aaaio · più alt1'i 13 le_gni , fra c:ui 7 trasporti, col battaglione di fuc ilieri di marina e 100 marinai malgasci, oltre gli equipaggi; in tutto .2205 uomini . 2° Le forze per il servizio in terra , -cioè: un· effettivo di 141 ,i. fra u~ficiali e soldati di fanteria· e d'artigli&ria di mariua ; più una com· pagnia disciplinare di '.2 i-O nomini e 6'.20 volontari dell'isola della Riunione. ascende a Il totale delle forze francesi che si trovan~ a MacÌaoascar 0 ,J8 navi e 5384- uomini. Il trasporto Rhin partito dalla 11rancia il ,1° aprile diretto alla R.éunion, sba rcò a. Madagascar una · compagnia di discipl ina formata all' iso!a di Oléron con 10 ufficiali, 1't sottnffici~li e 470 caporali e soldati. ·· . · ·te, notizie ufficiali re]~tive allo stato sanitario del corpo di spe4izione, . erano ·abb~stanza r11ssicuranti,. poichè la media degli uomini esenti dal servizio bon ol trepassava il ·5 per¾ per gli uomini a bordo; e-oscillàva fra il ,f O e _il '12 1~er ¼ per le truppe sbarcate. Le corri~_pondènze private erano mvece m aperta contradizione con le. notizie ufficiali · eèco una lettera scritta dall' isola Rénnion e· pubblic~ta da l giornale hndépendance Belge del ·13 mario .1885. . « Mi trovo_ a Salazie, lo_cali tit situata nelle alte montagne che può « p~rngon~rs1 all_6 8a,nato·ir_es _degl'In.~lesi nell'.Himalaya. L'aria pura « eh quesll monti e I efficac1ss1me sorgenti termali che in essi esistono, « permettono di ricuperare presto la salute. . « L'?spedale mil~tare sta?ilito suJJ'altiQiano riesce preziosi:ssi~1~ per « guarire le malattie che c1. perseguitano sulle coste . del Madagascar. « Allorquando i soldati operanti sulle malsane coste della grande isola « sono quasi morenti, sono inviati a Saint-Denis, capitale della .Réu« nion, e se non riescono ivi a ricuperare la salute, verrnono. mandati « quassù ove è difficile che l'aria ba lsamica dei monti non riesca-· a .: guarirli. « La clissenterii1 e le febbri del Mad~gascar sono malattie t~nto tenaci .

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« che, manten~ono costantemente la met.it delle truppe fuori servizio, « e concorron; con la nostra snervante inazione a disanimare la truppa. " Nessuno qui è contento, ne ufficiali nè soldati ; l'attuale coman. ~< dante, ammiraglio Miot, è ben lungi dall'essere amato . . « Insomma, cjuanto si va facendo in questa campagn~, pare '.d~ato « a bello studio per esasperare coloro che si trovano d1 guarn1g1on~ · « ,sulle coste del i\iaclagascar. L' incLtria è giunta a tal _segno che s1 « anebhe materia per scrivere capitoli strazianti. Un ~ffictale ~he avesse « viste le cose da vicino, potrebbe, a missione compmta, s_cn:ere ~n~ « penosa storia di questa spedizione che con facilità e co_n hev1 s:icn_G.z1 « poteva essere condotta a buon termine. Con trna perdita ragg_uagliata (( alla quarta parte degli uomini mietuti. dan~ fehbr t, potevasi fare la « concìuista dell' isola intera nel breve giro dt nn mese » -

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NOTIZlE SULL'AFGAN1STAN RiassunLo di una conferenza tennl<• dal capitano TEn1>_cuow aUo Stato Maggiore ctcl corpo della gllarùia e circoscrizione d1Pietroh nrgo.

L' Afganistan ha una speciale importanza tra gli Stati dell'Asia centrale perchè occupa la parto orientale dell'altipiano ~ell'Iran ~ ]~ parte superiore delle vallate rivolte verso l'Indo. ~sso giaco sul, limt~e .~!te separa l'oriente asiatico col suo mondo esclusivo, tutto a se, dall o~c 1dente asiatico. All'oriente: l'Inclia doviziosa per la sua natura, umi~a, piana, con una popolazione più densa cho_ non_ q~~lla del la Fr~nci~'. con 250 milioni di abitanti, ma abitan ti rwchms1 10 caste, pe1 religione: per leggi o per carattere separati da ogni conta~to coli ' estero, dediti alla vita contemplativa . All'occidente: il 'furan, arido, rnontuos?, cou un rigido clima , che spinge gli abitanti all'attività e offrente _srn dai tempi antichi lo spettacolo di un'arena sulla quale_ lottar_o~o le scl~iere guerriere dei popoli nomadi, intenti a distruggere 1mpen 1mmens1 per


Ili VIS'l'A

elevarne àl loro posto degli altri ancora più grandi ed ancora meno duraturi. l' Afganistan giace fra Ja Cina, la Bucaria, la Russia, la Persia , il Belucistan e l'India . Attraverso ad esso corrono ie migliori , si pnò dire le uniche, vie terrestri dall'Europa all'India, colleganti gli interessi di 600 milioni di abitanti . l,'Afganistan presenta una superficie di ,10,000 miglia geografiche quadrate, perciò qtrnsi eguale a quella dell'Austria, ·· e più grande di quella dell a Francia. La 1n:1ggiÒr parte della superficie, i quattro quinti, è occupata da monti. li nodo di tntte le montagne appare essere l'a ltipiano di Parnir, elevan tesi nel mezzo dell'Asia, con .iOO d1ilometri di lunghezza, 200 di largùezza, · con sommità di 7000 a 7500 metri, e con vallate ed altipiani di non meno di 3000 a .iOOO metri d'elevazione. Da questo altipiano e attraverso tutto l' Afganistan, da oriente ad occidente, si stende e passa in Persia una non interrotta catena di monti, in gran parte coperta di nevi perpetue, la qua le riempie coi suoi contrafforti lo spazio interposto fra gli afiluenti dcli' Amu-Daria, del Kabul e dai làghi di Seistan. Per 850 chilometri, dal Pamir alle sorgenti dell' Hery-Rud e del Murgab, que::;t.a catena chiamasi Hindu-Kiisc e lCit.ch-i-Baba ed ha dei passaggi all'altezza di 3600- 4-200 metri. Presso le dette sorgenti la catena si divide e~ gradatamente si abbassa; la catena centr.ale, chiamat;:t Safid- Kusc o Pa1·opam·iso si prolunga sulla destra dell'Hery Rud e si può già passare facilm<~nte ad occidente di Herat. Dal Kuch-iBaba si staccano le linee di displuvio fra gli afiluenti dell'i ndo ed i laghi interni. I monti più importanti in questa regione sono: il già nominato Safid-Kusc che costeggia la riva destra del Kabul e elle ha c1uesti passaggi : di Kbaiber a ·1500 metri sul livello del mare a quello di Scia turgnrdau all'origine della valle del Kuram, alto 3500 metri; i monti Soliman che occupano tntto lo spazio ad oriente di Kandahar e Gazni, e passano nel Belucistan, sono attraversati dai passi di nolan; di Gwai e di Ch:igin, alti da 1800 a 2200 metri sul livello del mare. · .T corsi d'acqua appartengono _ all'Afganista n solo nel loro alto corso, presto scomparendo nelle sabbie delle ,,•a Mate o Gadendo in grandi fiumi non più apparlenenenti a questo paese. li più importante di tali fiumi è l'Arnn-Daria che costituisce il confine fra !'Afganistan e la Bucaria. Il suo bacino è di -rn mi la miglia geografiche quadrate, la lunghezza di 2700 chilometri ; per 1300 chilometri esso è. navigabile, ma nella parte superiore è estremamente rapido e nella parte inferiore le sponde sono paludose, coperte di canneti, piene di insetti, dominate dalle febbri, epperciò poco abitate. Fra i suoi affiuenti, il Murgab ha dalle $Orgenti 1

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fino a Merw più di 550 chilometri, l'Hery-Rud dalle sorgenti a Serachs 800 ch ilometri . I poco numerosi e stretti avvallamenti presso la sponda dei llùn1i formano delle oasi atte alla c,lltnra fino_ a che è l'acqua, l'elemento che a tutto dà vita; appena questa spansce, la ri dente oasi si trasforma in uua sterile landa. La dispari là di livello porta seco una disparità di clima, dalle nevi per• petue alle perpetue e quasi sempre ro,renti sabbie. Perciò in questo paese vi ha: 1.m perpetuo inverno sulle sommità; un clima temperato con inverno ed estate nei monti; tiepido con geli invernali a Herat , Kandahar e Kabul; caldo a Pesciavar, calori cocenti d' estate e freddo d' inverno neJle steppe deserte dell'Amu e del Seistan. Il clima è secco, le pioggi~ sono rare, perciò le nevi perpetue sono alte, a 5000 metri; solo le valli del Kabnl e del Kuram nelle €fuali penetrano i venti alisei si distinO'UOno per la loro umidità epperciò per la ricchezza della vegetazione. 0 TI clima montano è secco e salubre e spinge ali' at~ività ; ma nelle valli il caldo arriva a 45° centig.; sulle sponde dei fiumi, le febbri ; nel1e steppe, le malattie cutanee degli occhi, e venti caldi che tolgo.no la respirazione. ' .. Da· ciò che si è detto ne segue che questo paese tutto offrirebbe per la vita e l'operosità dell'uomo, dai pascoli alpini accessibili per alcune settimane nei mesi estivi sino alle vallate dove pnò crescere il cotone e la canna da zucchero; ma la 'riescita della coltivazione strettamente dipen_de dall'a,:qua e dalla fatica dell'uomo . , ·. La popolazione del paese non fu mai esattamente c~lcolata: s1 crede compresa fra i ,i. e gli 8 milioni . Prendendo una media ~ossiamo ammettere che la maggiore metà, 3 milioni e mezzo, consti della razza dominante degli Afgani. . . . Gli° .Afgani sono una famigl ia nuova, di ignota provemenzà: s1 d~couo discendenti dagli Ebrei; ma sono for ti, bravi, buoni cavalcatori e buoni maneggiatori delle armi , e rel~tivamente agli altri Asiatici, onesti; parlano lingue pnsct·u, si dividono in ,1.05 tribù o fami~l ie riunite in popolazioni. I Ragiki sono una razza cieli' Iran , spec~alment~ data al commercio, si calcoln a 700 mila il loro numero; gli Uzbeki in numero di ,t milioM sono una famigl ia conquistata dagli Afgani e loro nemica, che vive nel Turkestan afgano; gli Hezareizi , famiglia mongolica, fra Gazni ed Herat, in numero di 200 mila; i Siagpuscì, razza che ha conservati, grazie ai monti inaccessibili ed al carattere. suo indipendente, la sua lingua e la sua fede, ;ivono_ io nu~1e:o d~ 200 mila nelle gole degli affluenti del KabL1I ; v ha poi la famiglia dei

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· ·Giat in numero di 200 mila; ed altre più piccole in numero di ·I 50 . ·.mila; 'in .tutto di razza non afgana due milioni e mezzo. · Le· prime notizie sugli Afgani cominciano dai tempi di Alessandro · il Macedonè che sotlOmise questo p11ese e lo attraversò per andare iu Jridia. Da c1uel tempo le guerre.e le invasioni non ebbero interruzione . fino a questo secolo ; ogni conquistatore distruggeva le città, sterminava la popolazione maschia, ·e sulle rovine fondava dei nuov i imperi i quali, .sotto ( suoi deboli successori, er'ano distrutti a loro volta da nuovi conquistatori che fondayano nuovi imperi .· Nei tempi moderni, dal -1737 al ·17~7 il Tek{' Nadìr conquistò il trono di Persia e sotto il nome di Nadir-Sciah sottomise l' Afganistan, l'India fino a Deli e · formò un imperò di . 70 milioni d'abitanti ; ma morto lui l'impero si sfasciò. Fra coloro che cercarono il dominio dell'Afganistan si distinse Dost-MaÌ10met-Kan che si prodamò nel ·18'23 signore di Kabul. Nel 48!13 il paese venne, si può dire, ad essere preso in -appannaggio fra vari do11linatòri, p,erchè su Kabul comandava Dost-Mahomet, su Kaudahm· il di Ju·i fratello, e ad Herat un altro governatore; questi erario indipendenti, 'mà riconoscevano Ja supremazia di Dost-Mahornet. All a morte del fratel'Ìo Dost riunì Kandahar, nel ·1862 conquistò Herat B si fece l'unico dominatore del l' Afganistan, ma poco dopo morì. Dopo di lui salì al 'trono suo figlio Scere-Al i; ma subito dopo la sua incoronazione sco'ppittrono le rivolte. Kahul e Kandahar passarono dall'una all'altra mano; .nel 1869 il potere di Scere-Alì quasi si stava consolidando, ma Q.èl ,1870 si ribellò suo figlio , conquistò Herat e poi si pacificò col patto d1 Festarvi quale governatore dipendente da l padrf:. .Dopo la morte di. Scere-Ali ::;ali al trono il figlio .Takub-bei e fina lmente nel .1880 Abdurahman. :'rn tal modo le invasioni, le guerre, le discordie intestine, il con. tinuo violeùto ,camb_iamepto di dominatori impedirono un savio sviluppo .·civtle ~d. amministrativo. Inoltre il sistema cli vita nomade di una par.te della popolaziouè, ed il carattere montuoso e diffici lmente ac,cessibile di q.na grau parte del paese 11ssicurarono l' indipendenza cli . sì ugole tribù e comunità . Con tali condizioni la coltura del paese non poteva restare: che al livello più basso . L'occupazione pr1i.ìàpale degli abi t~nti nei monti è l'allevamento del .pestiarrie.; nelle vallate l'agricoltura. Il bestiame è numeroso; dappertutto pecorè; a Knnduz e . ad Herat cavalli coi quali si rimonta la c,1valleria inglesè·; nelle steppe cammell i, nei monti cava lli <la soma. La terra procl.nce ; tutte le specie di me$si ed nua quantità di frutti e di legumi; i frutti cli Kabul sono famo si. Il grado di ricchezza del paese

è vario: la vallata più · ric~a è quella del Kabul; vengòno poi gli ai-:-· ·

tipiani d( Gazni e. <li Kandah~r, quindi Herat e .Je ·aJlre oasi degli .affluenti· clell'Amu-Daria . Hera~ .non clù tutto ciò che potrebbe petchè le · parti . prossime alla Persia ed ai Turcomanni sqno messe a rub'a dagli·: Alamani . ·· · Indu~trie · non ne esistono ; tutto si limita al lavoro a mano .e e.a-· salingo . .. Ii commercio è grande pel numero delie persotJ.e che di esso si oc-cupano, m~ non. per quello delle transazioni . Da lla Russia si irnportano:. vetro, passamanterie, pelli, candéle, fiamm iferi , lavori· in rame, te]e di'pinte e zucchero; c\all'.lndia: . thè, ll1U$S•llina, tele -dipinte e ZUC. chero; neÌl'Ùidia ~i· e5portano:' formaggio e frutti; lana, COtOU\l, seta e cavalli. Il c_ommer.cio di transito è discreto: dall'India alla ·Bucaria passano annùalmente 15 mi la .cammelli cariclii. La posizione centra.le dell' Afgan-istaù lo -rénde come il nodo delle comunicaz:oni terrestri fra l'India , l'Asia centrale e l'Europa.\~'la queste : vie sono lunghe e catti.ve. Fra esse due sonq' le pfrucipali: la prima da 0.remburgo testa di linea ferrovia-ria 1~ei· Taséhken1, Samarka'nda, il collè di "Barni.a ed' una serie di passi montani (rie.i qualf il maggiore ha 4000· metri d'altew1) a, Kabul, lunga .3·168 verste (3380 chilome1.ri) . La stra.da 'per B-ucara , da Oremburg a Kabul .è più ·brel'e, 'in tutto 269.2 verste (3487~ chiÌometr!), ma più c.ittiva. 1~erchè. traversa steppe senz'acqua. Così per questa ·via' cla'.-01·emburgò a Pesciavar; le due estreme slazioni ferrovi"arie, .vi soiio 3 100· opr.lll:e 369Q chilometri. · .L'altra via dal mar Caspio per Ask,a.bad ad I,Jera,t è lunga ·10,\.8· ver_ste { 1180 èhilometr.i) e-fino a Kandahar -16"8 ('1'730 chilometri). Dat Caspio a Scilrnrp-ur sulflndo 2·150 verste ('.2.300 chìlometri), ma 650 verste='· (695 chilometri) sono di ·ferro.via, cosicchè restano di strada ordinarìa ~500 verste (,f605 chilometri). Questa via non presenta passaggi còsì elevati e così enormi tragitti fra le steppe; ed è l~erciò più co.moda pel comlhercio. Più àd oriente di .queste str,1.de trovirnsi <lei sentieri 11ttràverso il Pamir conducenti a Kascgar e Kuen-Lu'.n e dal bacino del Si r.,. ,Daria a K~scrnir; mi.I qnèsti sen ti_eri attraversano altipiani spopolati , ~te- . ri_li· ed eleva1issimi ; phssano attraYerso· colli ·cli (t.2.00-4-500 e pcrsiµo ·5000 metri fal tézza sul livello del mar:e, eppè1:ciò servono per . .rare: o pi<.:còle . caravane. Più a-sud ·,;i sono· sentieri attraverso le steppe arse ·e sterili cfoll' altipiano de!J'Ìrau , epperciò anch'essi non utilizzati· dal commercio. . Le .forze. armate clell'Afganist.a·n constano: delle truppe permanenfr teput~ a nùmero pei' n1eizo deJJ'arruolamentO cli reclute CO°: servizio ob1

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bligatorio per tutta In vita, e della milizia . Secondo notizie estere al principio di quest'anno eranvi 61,500 uomini di trnppe regolari, delle -quali: di fanteria '•5,000, di c.walleria 16,000, di artiglieria 202 pezzi. La fanteria è armata: la guardia con fuci li Snicler, a retrocarica, e la linea con facili di v:iri sistemi; la cavalleria ha carabine, revolver Kolt e sciabole; pel treno sono fi ssati: ogni 7 soldati di fanteria 1 cammello, ogni I• cnmmell; un coud acente e nella cava lleria ogni 2 cava·lieri un cavallo da soma . Le trup'pe si concentrano con difficoltà; la necessità di lasriare guarnigioni dappertutto porta a questo, che nella guerra del 1878-,t 880 furono riuniti a Kabul soltanto '12,000 uomini con ,t 00 c,mnoni, e ad Herat 10,000 uomini con ,i,,\. cannoD i. Trova nsi nel paese una fonderia di cannoni, e fabbriche d'armi, polverifici cd arsenali a Kabul ed Herat. Ma in gran parte le armi, si comprano dall'Inghi lterra. Nelle principali città sonvi deposi ti di -vestiario e di equipaggiamento e depositi di viveri che vengono forniti dagli 11bitanti. A Ka bul v'è una srnola per formare ufficiali. Fortezze come si intendono in Europa non ve ne son'), ma però ogni città, quasi ogni borgo, sono fortificati. Le principal i fortezze .hanno la forma di vasti quadri lateri con solide mura di mattoni d' ar· gil la crudi o cotti, r11ramente cli pietra. L11 forza difensiva di tali forti tìc11zioni ò con tutto ciò considerevole; cosi gli Inglesi più volte vi trova rono un riparo contro le popolazioni ri voltate. L'attilCCO di uu ·tal geuere di fortezze è cosa non faci le - esempio Geok Topé. I soldati Afgani sono bellicosi ed arditi; sono vesti ti al l'europea pulitamente ma con· alquanla oaricatura: stanno meglio col loro proprio abito. L'equipaggiamento è all'inglese, in generale buono. I cai•alli sono buoni e sono proprietà del solùnto. La disciplina è tutta partièolare, perchè le p~ue sono quasi sempre cn pitali; nrn nello stesso tempo sono continui gl i ammutinamenti a causa della poca solidità del governo . L' istruzione è meschina; tutto si limi ta alla ma rcia, al maneggio del l'arme; il tiro si fa poco, le manovro mai. · Per rendersi un conto del modo con cui la guerra è condotta uel1' Afganistan basta dare uno sguardo alle ulti me campagne degli Inghilterra. La prima guerra fu dichiarata dagl'Inglesi 4839 allo scopo di spez. zare I' Afganist:rn e so ttometterlo alla propria inOuenza. A1 principio di quell'anno il corpo del sud forte di ~ o,000 uomini, con 38, 000 indivirlui poi servizio dei campi e conducenti e con 30 ,000 camelli mosse in 2 colonne su Kandahar e la prese dopo aver perduto nella marma

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4-000 uomini armati e 20,000 cammelli . Di questo corpo, 5000 uomini furono dirotti per Gazni e la presero. Dost-Mallomet foggi olt1:e l'IndoKusch non sentendosi di difendere Kabul. Il corpo del Nord della forza di circa 6000 uomini pre,;e Kabul senza combattimenti. L'oro inglese uccise i partigia ni cli Dost. Gli Inglesi il 7 agosto proclamarono emiro il proprio partigiano Sciba-Sciui e cominciarono a riLirare dell'Afganistan una parte delle truppe, lasciando nelle città delle forti gu11rnigioni, ed a Knbnl come governatore Borns. Allora cominciò il movimento contro l'invasore; il malcouteuto era generale, mentre gli Inglesi fatev,,no venire le loro fa miglio e si stabilivano come in casa propria . Dost-Mahomet foce un ten tativo contro gli Inglesi , ma, malgrado alcuni successi, subitamente si arrese e fu condotto con onori e magnifico trnttamento nell'India . Malgrado ciò nel paese seguitarono le rivolte; la linea di cornunicP.ziono fu inton otta nel settembre del 48,~1; il 2 novembre a Kabul fu fotto un massacro degli Inglesi o Borns fu ucciso. Durante questo avvenimento il generale Elfinstone stava nella cittadella con 6 mila soldati o 12 mila uomini di servizio e nulla fece. Le provvigion i tutte all'intorno furono distrutte. Allora Elfìnstone si decise alla ritirata e ad entra'ro in trattative con Ekbar-Kan, fi l::>olio di Dost, che stava alla testa della rivolta. Durante questo trattative, • in vista del campo inglese, il loro residente fu ucciso ed il suo seguito preso prigioniero. Malgrado ciò le trattati l'e continuarono; e gli Inglesi, ceduti i cannoni, re:,tituiti gli ostaggi, pagarono upa taglia, ed il 6 gennaio 1848 uscirono dal campo in forza di .i-500 ~oldati e 12,000 uomini di servizio; ma gli Afgnni non forn irono i viveri e diedero mano a tormentare le affamate ed in tirizzite trnppe. ConLiouamento Ekbar-Kan od i suoi agenti stettero addosso alla colonna in ritir&ta, ogni gioruo domandavano nuovi ostaggi, donne e fanciulli i migliori urficiali, lo stesso Elfinstone; tutto le richieste degli Afgnoi si eseguivano, ma i viveri non si vedevano per questo; e le tribù circostan~i atta cc.avano senza posa gli luglesi. Il ,13 gennaio, dopo una settimona , a Jellalab11d di ,t7 mila uomini ne tol'n~ uno solo, il dottor l3raidok, coperto di ferite, tutti gl i altri, eccettuati _gh ostaggi, erano periti. Dopo di ciò fu sterminata la guarnigione di Gazoi: solo Kandahar e lJellalabad si sostennero. Nello stesso tempo gli Afgani invece di unirsi c-0ntro il nemico comnne cominciarono le loue fra di l0ro. Gli Inalesi mossero un grosso corpo sn Kabul, la presero e la distrussero. Gli !;)Afgani restituirono gli ostaggi; ma nel sncce~sivo sg~mberò gli_ Inglesi, per difetto cli mezzi di traino, perdettero molti cannoni, e tanto s1 1


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. affret.tarono che-non scppell[rono neaneh~ i loro morti·. Questa spedizione · costò ~00 milioni, e in soli morti ~O mila uomini. Non ebbe alcùu risul. ' }ato percbè Dòst-Mah?~etfu rim<\ndato dagli ?~essi Inglesi, ed egl i occupò ·. 1.l suo trono._Nel 1878, per r.ia lzarej] prQprio pr~stigio,'l'Ingbiltel'fa di. - cbiarò, per la seconda.volta, là guerra all'Afganistan. ÌI 9 novembre gli Inglesi entrarono nell' Afgan istan su 3 c.ofonne: la settentriÒnale di ,16 miln1omini (gen. Brown) pel j)asso d1 Khaiber su Jellalabàd, la cen...: trtle di 6 mi la uomini (gen. Roberts) per la valle del Knram ; ·ra meridionale di H mila (gen. S.tu,art) pel passo di. Bolau su Kalid3har. . Tutte ·tre· le colonne-ebbero ·nòn grandi ·ma però tenaci combattimenti cogli Afgani. Ma subito dopo le priine ostilità l'esei:cito dell'emiro e lo . ste.sso- Scere-Alì spariroùo; l'esercito. 11 011 si mostrò più · sul campo, e Scere- Alì a·ndo a l\fazari-Scerif. Nell'Af{)'anistan com inciarono le lotte mtestme e la guerra di partigiani; le comunic,1zioni di tutte le colonne furono. interrotte; la ma·ncanza .di fo\·aggi causò una grande mortal ità nel ])estiame specialmente dei camn:wili; nella colonna del sud càdde·ro :20 mi la camme.il i, in quelli dei nord H mila ;.una parte dello truppe-dovette · tornare di tro vare vettovaol ie. La . . da Kanda. har . in India .per impossibilità . . . situazione era crwca. La morte cli S~ere:AJi e la salila. al irono ·del d'i lui figlio Jakub-Kan salvarono gli Inglesi . .J~lmb sotioscris;e·il trattato di . Ganclamak, ratific:ito dàl Vicerè delle Indie 11 30 maggio ·1 879. Con -~sso -Jakub-:K.an .s i ohbligavl)-: 1) a non conch iud_ere trattati con altr~ po, teuze senza il consenso dell'Inghilterra; '.Z) ad ammettere l'in •_rresso delle trupp·e i~glesi 1~ell'Afgaeistan ~ef 1:espi?g·ere invasion_i ester:; 3) a permettere-il so~g1orno_ a _Kabu_l di un :igeule diplomatico inglese; 4) a ce- . dere all'I_ng_h1lterra i_distrett1 ài Piscin, Sibi e Kur~m; 5) a proteggere il • co~tnercio rnglese; 6) l'Iughilterra si obbliga va di pagare annualmente 6 lacche di ruppie. · . · O-li Inglesi sgò~brr,ròno il paese ecc!é)tt~·Kandah~r; ed .'inviarono l'am- , , Lasciata di Cavaguari con una for te scorta . Lay(!polazione ~i in dignò t)er1a presenza d.ell'ambasciat:i co.lla scorta, · m~lto ?-iù perchè Cavagnari si, immischiava nelle· cose inte1:UB: Eiub, Kan eh Herat, rimproverava il fratel lo, per l'l~miliante trattato. Cava~ ._..gnari fu ucciso 11 3 .·s'~ttcmbre, ed il 12 settembre fu ordinato a ·Ro. berts' di riprender!:) Kabu l e punire duta!llente gl i abitanti. Sic~ome nel ,t $18-79 si erano _perduti · 60 mila canùnelli, cosi si ado.perarono ora invece cavalli, buoi e mt~l i tratti dalla Persia,. ,Malgra_do cbè Jal<.ub-Kan. i,i;t persona accogl iesse Robens, le truppe afgane si batteron.o contro , gli Inglesi . .Vi fu · batt;iglia presso Kal~ul , dopo la quale Roberts pi'ese· , ,Kabul, e gli·Afgani si ritirarono a Gazni. A Kabul seguii·onÒ i ca.stighi; 1

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i prigionieri , per testimonianza degli stessi Ingl.esi'. erano appiccati 'od · . . . arsi vivi. Contempor:meamente si organizzava la sollev~zio_ne :~ : Gazm, 1 ; n-· sultati della quale furono così grandi che akum ,corpi n1glesi forouo . . battuti con perdita di cannoni, e Roberts fu blocc.ato a Scerepur per 40 giorni finchè non .si venne in .suo soccorso. .· Durante questi insuccessi comparve Abduraman, v1ssut? . fin a~l~ra in Russia; sottomise il Turchestan afg:rno, non,accolse gh agenti m- . glesi, diede rispost.e evasive all'ambasciata e, fi_nalm~nte, _dopo ~vere ])eu st:incato gli Inglesi, dich iarò che era sua m~enz10ne. 11. .dominare su tutto il territorio dell'avo suo. Il 22 luglio gh Ingl_e;;i r!conobberq Abdurarnan come emiro dell'intiero Afganistan.Ma contém'poi:aneament~ accadeva presso Kandahar un disastro per ili Inglesi ; Ei~b, Kan d1 . Berat, fol'mato un corpo di 10 mila 1iomin_i· con 4,,1- cannom e 1_5,000 bestie da soma , uscì da Herat, traversò l'Ha lmend e, non _lungi clall~ . sue sponde, battè il g.enerale Barrow:s (2800 uomini e_ 6: pez~1) .essend?~1 . tutti i battaolioni indiani dati alla fuga;. H 00 l!-om1u1 morti e feriti, bandiere e ~annoni caddero in mano degli Afgani. Eiub _ass~diò ,K~n- . dabar, e, gli Inglesi che vi rimanevan~ dentro; mli all'avanza_~s1 det rt~- _ forzi Inglesi si ritirò. Per punire: Etub, Rober~s _con.'! O mila solda:i , 8 mila individui di servizio e 3 mila conducenti, m tutto con 2•1 mila uomini ed ,11 mila cap i di bes~iame, mos_se per Kandah?r_, tr~versò 516 chilometri in 26 giorni, ,frueirdo , mer~é la cooperat1one .d1 Abdurnrnan, dai mezzi del paese, · éd il 20 agosto hattè E.iu?· · ·. . Risultato cieli.i campagna fu,l'al.Jrogazione del trattato dJ. Gandamak e la riunione dell'intiero Afganistan oon Abdurrima·n ·alla test~; vale~- • dire, che come nella gqerra _'clel ·18,t2, non yi furono pe,r gh Inglesi , vantaggi positivi . . ·• · . · _. ·. :- . .. Le guerre Inglesi coll' Afganistan conducono aUe segue.nt1 _conclus,10~1: . Gli Inglesi ha uno ogni volta.sul teatro.della guerra_cla 50 o 70_mila·· uomini, com presi gli .uomini di servizio; .. . . Essi costantemente operaµo sn rlue diTezio~j, ,.sn Ka.bu_l e. su ~an-.; dahar. Sulla prima i grandi imb.arazzi provengo.no daHa ·popolai.io~~ · .. ' ostile ed indipendente; sulla seconda dalle difficoltà di ~rasporto'. percio nella prima direzione essi opei·ano su due coh>nne,·e sulla. secou?a_ hanno costrutto una ·ferro via sino a Sibi; . ·. . . Le prime operazi.oni presentano u_na estr~ma noµc~ranza d1 ,ass~cu-. ..rarsi una base d'operazioni ed orgamzzare 1 trasporti; verso I ultimo · inveç.e si os~erva ùn'abile esecuzione delle m11rcie écl una gran cautela . per le sp~lle; ·


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RIVISTA ESTERA

Le operazioni campali non ebbero risultati perchè io fine dei fini l' Afganistan tornò nei primitivi suoi confini e nei suoi primitivi diritti. Riguardo agli Afgani si può osservare ciò che segue: Ogni guerra è principio di lotte interne. Il potere del l'Emir.o perde allora un tal grado di prestigio che mentre esso è amico cogli Inglesi e trovasi persino nel loro campo, le sue trnppe vicine, senzii. parlare dei contingenti di altre regioni, 'si battono contro gli Inglesi . Questo convince della impossibilità di terminare la guerra cou un solo colpo o colla conquista di un solo punto; Dapprima gli Afgani non s'arrischiano di affrontare gl'Inglesi in aperta campagna ; ma in seguito si fanno più audaci e riescono a battere corpi isolati di Inglesi nemici; . Gli Afgani si mostrano inabili nel manovrare. in massa, ma conducono gli attacchi valorosamente, e risolutamente vengono a\l' arma bianca ; La sconfitta dei corpi afgani non porta alcun risultato decisivo, non dà che dei vantaggi parziali, perchè il loro principale modo di operare è .la guerra di partigiani, il cadere snlle comunicazioni, che riescono sempre a tagliare agli Inglesi in tutte le campagne. In generale, la condotta di una guerra, perle qualità del paese, vasto, intricatò, con strade meschine, e poco civile, in presenza di una popolazione bellicosa, · indipendente, brava ed ardita si presenta come cosa non faci le. Il modo di guerreggiare, per carattere e tenacità fa ricordare le lotte coi montanari del Caucaso.

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LIBR I E PE R I ODIC I

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,lelltt Bussic, cont,•o ln Tu,•cli ill dtil

A. PETROW, colonnello di stato maggicrre. - Volume I. - Pietroburgo, 1885 (1).

1 So 6 ,.,, .1 St~. -

I

Il primo volume di quest'opera contiene la descrizione delle operazioni mili tari del ·1806 al 1807 compiute sotto la direzione del comandante in capo l\1ichelsòhn e del comandante provvisorio Meiendorf. La narrazione delle operazioni fra la Russia e ln Turchia sotto il regno dell'imperatore Alessnndro I, oltre all' interesse militare, ha una grande import.:mza anche per questo, che fo il primo serio tentativo per liberare i cristiani dei Balcani dal giogo maomettano. Le guerre fatte contro i Turchi sotto l'imp.ératrice Caterina II avevano per scopo principale l'estensione dei domini rus:;i; mentre le guerre di questo secolo sempre finirono con concessioni abbastanza importanti della Porta in favore dei cristiani. · La Moldavia, la Valacchin e la Serbia de,,ono in gran parte la loro indipendenza alla Russia . Ancora al principio di questo secolo la Serbia era una provincia turca. Essa dipendeva del volere dei pascià turchi ed era incessantemente soggetta al loro arbitrio ed alle loro angherie. Le cose giunsero a t:il punto che i Serbi cominciarono ad agitarsi. Nel ,1803 intorno a Giorgio Cerni, fino· allora semplice soldato austriaco, si riunirono presso Orasc 30.0 uomini e nel •I 806 il numero degl'insorti ern già di alcune miglia.fa'. ~otto il loro condottiero i $t}rbi pre:;ero Ostrowitza nell'aprile 1806, ed (i) Estratto da un rendiconto del\' Invaliào

H -

ANNO XX.X, YOL. 111.

rwsso.


LIBRI 162 il 30 novembre Belgrndo . Questi successi eccit-arono un generale entusinsmo e prestn il numero degli armati raggiunse i 60,000. Il Mon-

I

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tenegro e l'Erzegovina si prepararono a S\1ccorrere i Serbi e con forze riunite a scuotere il giogo turco . Gl'io.sorti spera vano sul concorso della Russia il cni esercito era già pronto n vnrcare i confini della Turchia; j primi aiuti consistettero in denari, i_n _istruttori ed in doni_ ai c~pi principali dell'insurrezione. Le operaz1on1 J)er pa\t~ _dei Russi co~n'.nciarono nella primavera del 1807. Nell'aprile la mtl1Z1a serba er;1 Jrnsa in tre parti, una era diretta contro Sciabatz~un'altra co rriva la Bosnia e la terza, sott,) Milenko-Stoikowic. assediava Viddino; r1uest'ultima, 1rinsta accordi presi col comandante in ca po russo Michelsohn, avrebbe rlovuto mandare nn corpo di ~ o 5000 uomini n Kraiowa per coprire l'alta Valacchia e collegarsi coi Russi; ma, tardando a ciò fare, Michelsohn inviò il generale Isaiew con 1000 uomin i oltre l'Olla per mettersi in comunicazione coi Serbi che stavano a Viddino . Non ru che in giugno che Isaiew potè passare di viva forza il Danubio presso Ka l;:tfat ed occupa1·e l'isola di Kérbow; sopra quest' isola ebbe luo1ro il primo colloquio fra Isaiew e Giorgio Cerni, il quale molto ebbe a 1!goarsi per la scarsità dei soccorsi che riceve'va dalla Russia: ]a riunione del distaccamento russo coi Serbi ebbe lnogo il 29 giugno presso Sctubik; 1saiew decise di attaccare subito i Turchi nelle loro fortificazion i di Malainitza: questi fuggirono con gravi perdite fino a Negotin . Isaiew li imeguì, e prese il 6 luglio Negotin: i Serbi stavano all'ala sinistra, i pochi Russi alla destra . In quei giorni giunse a Negotin il marchese Paolucci colonnello russo inviato dal ministero ~egli esteri per assumere notizie in Austria, Ungheria e Serbia; egl i aveva l'incarico di mostrare ai Serbi i pericoli di una sottomissione al sultano. e di far credere alle promesse della Francia; egli dovera riconoscere lt:i forze della Serbia, fino a qual punto t:lSSa fosse devota alla Russi~ e se vi fossero in essa dégli amici della Francia; egli doveva assicurare i Serbi del prossimo aiuto della Russia. Paolucci fu ricevuto da Cerni molto freddamente; egli si lagnò fortemente di ciò che la Russia non manteneva le sue promesse·, ove non si volessero considerare gli insi..,nificanti aiuti in denari ed uomini inviati. Avendo avuto risposte. n menzognere, quasi la Russia si trovasse in condizioni critjche, Cer111 riunì a consiolio i capi della nazione, e loro dichiarò non esservi per 9 . • i Serbi altro che contare ~ull' Austria; tutti eccetto Milenko Stoikow1c furono del suo parere; ma il marchese Paolucci riuscì a dissuadedo mostraudo1rli tutti i pericoli di una sottomissione ali' Austria; ed il ·12 giugno fn <!>firmata una convenzione colla quale la Serbia esprimeva il .

E PERIODICI

163·

,iieno desiderio di metter;;i sotto la protezione dell'imperatore di Russia. I Serbi per mezzo di Giorgio Cerni chiesero alla Russia un governator..e che mettes3e I'ordine nel pae,e e desse loro una co3tituzione in ·nome di Alessandro I; tutti gl'imp iegati dovev.iuo essere nominati dalf imperatore, le fortezze occupate da guarnigioni russe, e per la difesa dei confini i Russi·dove,rano inviare in Serbia un corpo di 3000 uomini di .fanteria, 2. squadroni ed un reggimento di Cosacchi ai qua li in caso ,di bisogno dovevano rìunir;;i 20,000 Serbi; per la difesa dei confini verso la Bosnia i Serbi promettevano 12,000 uomini. I Serbi domandarono . inoltre che il detto governatore fosse fornito. di sufficienti mezzi finanziari; che fossero inviati degli artefici per la fondita di cannoni e proiettili e per la fabbricazione della polvere ed anche '10,000 fncil i di riserva; che fossero inviati ufficiali d'artiglieria e del genio, dei medici, truppe d'artiglieria e del genio; mettevano poi per condizione assolnta che fra gl'impiegati amministrativi non vi fosse neppure un Greco, e che la menoma parte del territorio non fosc;e convertita in feudo di qualche signore. Quasi contemporaneamente giunse in Serbia il consigliere Rodofinikin stato inviato dal generale Michelsohu per mettere un certo ordine nel paese. Egli trovò la Serbia in uno stato di quasi completa anarchia: ogni comandante di distretto lo governava a suo beneplacito. · Il consiglio serbo constava di .quanro mèrcanti illetterati e sottomessi ai governatori militari: Giorgio Cerni ern riconosciuto capo supremo nell'interno del paese, ma sui confini era considerato dai comandanti militari come un loro uguale. La venuta di RocÌofinikin destò n alcuni compiacimento, in altri scontentezza; lo stesso Cero.i dapprima lo accolse bruscamente, ma presto gli si fece am ico. Fu creato. un Senato, ma non ebbe l'importanza che avrebbe voluto dargli l'agente russo. - In questo stato .era la Serbia quando sorse la questione della pacificazione fra la Russia e la Turchia. · · A questo per ora si arresta l'interessante ricerca del colonnello Petrow sui Serbi e sulle operazioni -militari del 1806 e 1807. Queste ultime sono descritte molto minutamente, tanto in Europa quanto in Asia. La descrizione delle battaglie è accompagnata da piani; ed al termine del volume trovansi ripprtati alcuni importanti documenti.


E l'ERIODI C!

164

LIDRI

.I segn,, ,U olli<'L in e,eut1111g•a11. -

A.

SKUGAREWSKI. -

Pietroburgo, '1 885.

I segnal i ottici possono avere un vasto impiego in campagun; essÌ> -irovansi oggigiorno in uso presso quasi tutti gli eserciti ed ancbe in Ru.ssia (eliografo). Per desiderio del comandante il corpo della guardia l'autore studiò L\D sistemn di comunicare in campagna per mezzo di. segnali i più semplici. L' esperimento ha dimostrato che due o tre lezioni sono suf6cien t~ perchò chiunque sa leggere e scrivere poss11 fa r segnali secondo questo sistema . Passati in rivista i Ya ri sistemi che ti:ovansi in Russia e negli alt6 Stati, siano essi in uso o semplicemente progettati o studiati , esaminato tuttù quanto su questo soggetto è stato scritto, l'autore viene alla conclusione che tùtti questi sistemi portano seco uno di questi due inconvenienti : ,1° Essi richiedono speciali istrumenti ed opparati pm o meno complicati (eliotropio, eliostoto, eliografo, telelogo lfome, 1am pade Sl:pakowski, Maugiu, Filipeuk,:, ed altro, , semaforo, squadre, dischi, ventagl i, sfere, fona li, fu ochi ciel bengala e tanti altri) i quali non pos. sono ~versi fra le mani sempre quando oecorrtl; 2° Lé comunicaz:oni possono farsi solo o per mezzo dell'alfa,botoMorse (sistemi russo e francese cl i segnali ouici) cbe pochissimi conoscouo; oppure per mezzo di speciali codici (sistema inglese e tutti j sistemi di· segun,li marittimi) o di speciali cifonri (sistemi americaoo ed austriaco). Col sistema dei codici non si possono esprimere in generale tutte le leuere e fras i, ma soltanto nlcune più abituali. A causa, di questi inconvenienti tutti quanti i sistemi finora conosciuti di segnali ottici non sono accessibili che n specia listi, e non possono avere un grande svi l·uppo negli eserciti; mentre questo invece si richiede che ognuno coll'aiuto di mezzi i più semplici e che sempre possono a versi sotto)llano, possa trasmettere qualche kase .. L'autore spera d'aver risolto il problema. Egli non crede d'aver inventato qualcosa d: nuovo; egl i si valse di un antichbsimo si~tema di segnali ottici descritto già dn Polibio nel ll secolo a. C., fa quindi una rivista storica ed una breve descrizione di tutti i sistemi di rapida comu nicazione finora usati coll'indicazione dello fonti di cui si è servito.

I telegrafici elettrici richiedono del tempo per lo stabilimento delle tinee, della <l'ente preparata, dei materiali complicati e faci li a gnu.starsi; perciò in campagna i telegrafi elettrici non possono stabilir!>i sempre e dappertutto; il volerli s~abilire sul campo di battaglia 6nora non è cbe un sogno. Vi sono dei progeui di telegrafi leggieri da campagna; Siemens e Halske, irwentarono un telegrafo da portarsi nello zaino; il colonnello Herschelman co,-trusse un telegrafico volante per Il' cavalleria, da trasportarsi a soma e Tn:we iu\'entò un apparato della fo rma d'un orofoO'io da tasca. Ma tutti questi porfeziouamepti, come pure l' im piego -0ei telefon o, non tolgono ii difetto radicale ùi ogni sistema elettrico valo .a dire la necessità di una linea telegn1fica . I segnali ottici non hanno questo difetto, ma h:mno quello di essere vincolati allo stato clcll'atmosfcrn ed agli ostacoli del terreno. I segnali acustici, con portnvoci, troml,e, ecc., non si possono trasmettere che a breve distanza e possono ingenerare confusione. L'autore passa qui ndi a descrivere il sistema che egli propom~. Esso si riduce II segnalare da lungi in un modo qualunque due cifre colle ,quali si determina una._data lettera per mozzo di una specie di tavola ;iitagorica . Bastano 5 ·cifre iorizzonta li e 5 verticaIi per imi icare tu ttc le lettere <lell'aHnbeto. La pri ma delle cifre segnalate si riferisce a quelle verticali della tavole, la seconda a quelle orizzontali; per indicare i cinque nu meri basta una bandioruola la quale seco uclo si agita a destra o a sinistra del se:gnalatore esprime i numeri verticali od orizzontali ; questi segnali sono visibili ad alcuni chilometri. Di notte in vel:e della bandieruola si pos-souo usare delle lanterne messe sopra un·asta od altri oggetti accesi in tempo di nebbia si possono usare segnali acustici seco ndo rruesta -stessa tabella. La detta tabella dopo qualche tempo si ritiene a memoria ed· anche 11erdeodola si può :;ubito rifare, ba$ta una matita ed uu pezzo di carta. Il difelto della lentezza di segnalazione si farà sentire solo da principio, dopo nu po' d'a bitudine si può segnalare e dec ifrare con molta prontezzn. La trasmissione dei segnali Morse ò più rapida (la bandieruola a sinistra il punto, a destra ind ica la linea); ma qllesto alfabeto bisogna eonoscerlo od averlo sempre con sè. L'autore mette nel suo libro anche questo alfabeto e quello americano (così detto a due sistemi) .


466 LIDRI trasmettere ·ecrnal' , segrete s,. puo. usare una tabella dov . ] Per I ~ I d.. I co~e e ettere sono state mescolare, e che è nota ,olo a chi de, e . e · la notizia. · ' ' · ricevere· i,

L'autore termina dichiarando che non si deve attr"b . . . ottici t n · · · ' 1 mre a, segnah· ' / a ~m1sur~ta . importanza; essi non devono che completare ed, aga-\ o are , mezzi d1 comunicazione già esistenti.

Leite,·e niilit,11•• · · _ Jll · H OH~NLORE INGELFINGEN,

Sii ll: a1·1Jighena. . . . - Principe di, generale della fanteria. ;j volume -

Berhno, 11885 ('I).

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QI ueste lettere fan~o seguito a quel le sulla cavalleria è sulla fanteria, egr1. trovas1. per cosi. dll'e . sopra un terdeI o stesso• autore· • > • m queste • r~no pr~pno, po,ch~ egli proviene dall'artiglieria, ed ha condotto quest ~r~a in pace ed. lll guerra . Già un semplice sguardo all'indice basta pe1 11r conoscere ,I modo pratico col quale I' t d I, . , ieoo del l' . 1· . d au ore tratta e l im~ art1g lél'Ja a campacrna . Un' estratto ·molt b·1 0 a I mente fatto, dP li I · · dI <> ." e re az,orn . e lo stato maggiore sulle guerre del ,f 866 e ,J870-7,1 c1 rappresenta m modo chiaro e conciso l'azione clell'a 'fol· . i1clle· elette campagne. 1 10 iena . Di speciale interesse sono poi i brani di . .· . . coma~~ant.i ~i gr~ndi masse d'artiglieria ne11t:11i~!:n~:n~~ cl, alcum• qu11nt1ta d, ncord1 persona li cli celebri "enerali d' t" e_ueE 5e~1 una ab~.lmente scelti. Lo_ stile facile, famigli:re c~l qu:~~s1:t::i:ro' ~ b;:n~: sci 1tto serve a coprll'e alcune Junga11(1'ioi ed inut·i· ·pet1z1 . .0111. Ciò . chee sp· . l;)è.) · . 1 1 r1 icca sopratutto e la mancanza nel libro cl' "' . . ..

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::,~c~e :::, \~ ~..::•,: ~;::::: ,(,':'; anche. ~·";;'t::i,:·~~:/!;.'.;,;;::

di nessuna utilità.

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rnprescmd1b1le ·Jogica dei fo tti spe$SO·

"'La prima . 1·ier,11 . nella <:ruerra . del 1866· I' t lettera . tr11tta . dell'impie111;,0 eleIl'arug 0

. au ore rrnete m oenerale l · · b d. . seguo in quella ~ircostan~a . e cr1t1c e , cm quest'arma fu fot!a·

La seconda si riferisce all'impiego de.ll'arti,,lieria nel .1870 . 1 e la terza trattano degli effetti del suo fuoco ~elle dette guelfe. : a Is,econda,, , autore· (i) ESlratto da un rendiconto del !J/ilU{fr WochenbCatt.

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E PERIODICI

vi tratta anche del modo con cui evitare il fuoco dell'11rtiglieria nemica con successivi movimenti in avanti. La quinta lettera si occupa delle perdite di cannoni nelle due campagne. La settima tratta dell' azione pronta dell'art.iglieria, ossia del suo intervenire a tempo sul luogo dell'azione. Le altre lettere portano questi titoli: settima: dello spirito di casta - l'ottava: come l'artiglieria imparò .a tirare; essa parla clell'istrnzione della scuola di tiro ed è in alto grado interess11nte ed importante specialmente per i giovani ufficiali, la nona - del rifo,rnimento delle munizioni in guerra, merita un posto distinto; la quistione vi viene trattata veramente a fondo - la decima: come l'artiglieria potè salvarsi nell'ultima guerra, tratta del ristabilimento degli ordini fuori della line11 di fuoco - l'undice:;ima lettera tratta dei meriti del defunto ispettol'e generale dell'artiglieria von Hinclersin; la dodice:;ima si occupa del fntnro impiego dell'artiglieria;, la tredicesima: esamina l'idea di non cominciare il fuoco d'artiglieria che poco prima dell'entrata in azione della fanteria ma di continuarlo fino alle minime distanze. I titoli delle rimanenti sono : deve l'artiglieria evitare il fuoco della fanLeria?; sulla ripartizione dell'artiglieria uel corpo d'ar,;nata; sul regolamento cl'esèrcizi; l' ultima da 1m ria:;sunto delle princip~li idee dall'autore nelle precedenti lettere espresse. I

1'. lil'itii•· \1/oclt:enbl,itt . -

N. 42, del 23 maggio . '\

Eqtvipaggiwmento ed alùment<izione delle truppe in campagna. - La storia sanitaria della repressione della rivolta nella Erzegovina, Bosn ia meridionale e Dalmazia meridionale nel 188~, testè pubblicata clnl medico di reggimento austriaco dott. Paolo ì\'lyrdack, contiene nel suo primo volume una· serie di notizie riguardanti l'equi paggiamento e l'al imentazione delle truppe austriache durante qnell1t breve, ma difficile campagna; notizie che vengono riportate da queste, giornale. La camp11gna durò dal gennaio al maggio 1882, e si svolse in paese sèlvaggio, montnO$O, privo di strade e con pochi siti abitati. · Non si poteva pen.,;are perciò nè ad un buon rifornimento-dell'occorrente alle ,truppe, nè ad un regolare movimento dei caniaggi . Il bivaccare era di regola; ed il trasporto dei viveri si faceva in gran parte con bestie da soma, e sovente anche a spalla d'uomo. , Alle difficoltà del ·terreno si univano quelle di un rigido inverno. 1

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LI8Il'I

E PE!\JODICI

Ma poichè il pae~e aveva già guarnigioni al principio della campagna ed era ben conosciuto, così l'amministrazione militai1e potè disporre le sue cose in modo che gravi inconvenienti non si ebbero a lamentare. La truppa fu vestita di nuovo, con camicie e mutande di lana· il berretto della fanteria si ,mostrò molto adatto, era di grande utifaà. il poter abbassare le ali di esso sulle orecchie nei bivacchi . I solda ti erano muniti ,di coperta da campo che portavano a tracolla, Le scarpe si mostrarono preferibili llgli stivali; si provarono anche con buon esito delle calzature, specie di sandnli, usate in quelle prov-inoie. Nelle marcie forzllte si facevano dapprincipio po1ta11e i zaini da muli e le cose più necessarie si portava<Uo nelle tasche a pane; ma presto si fece sentire come lo zaino fosse <la preferirsi, perchè la tasca a pane ripiena disturbava nelle marcie col suo sbatlere continuo contro i fianchi. · Ogni uomo riceveva 300 gr. di carne, 870 gr. di p.ine, 20 gr. di grasso, legumi e 36 centilitri di vino; nelle scorrerie riceveva in~ltre una s-econda razione di carne, e alla sera il thè con rbum. Questa razione si mostrò sufficiente. In certe occasioni si ,dava inveoe della carne fresca, ca:rne in conserva (Giilyas), carne affumicata, salame o salciccia ; questi ultimi due generi non ebbero però alcun favore da parte della truppa; si sostituiva anche il formagg io al la seconda razione di carne. Quando mancavano i legumi si davano due centilitri di aceto ad ogui uomo. Le difficoltà maggiori provenivano dalla mancanza d'acqua; hisogna'Va adoperare qnell:i di neve, quella piovana e quella degli stagni, che si c_ercava di rendère potabile coi fi ltri o coll'aggiunta di rhum 'O d'altro. Qtwste conrlizion i. furon o la causa principale dei numerosi casi di tifo da parte delle truppe. -Anche il vi110 non si trovava che cattivo. La distribuzione di rhurn alla sera (9 centilitri) si mostrò molto uti le. - La preparazione del caffè era resa impossibile per la mancanza di utensili., Le conserve di caffè :foggiate a tavòlette erano completamente in,fftili; esse mancavano di ogni aroma. - Anche ·il thè riusciva mal fatto. Tutti lodavano le conserve di carne, specialmente la Gulyas. Molto utili si mostrarono pure le conserve di legumi. Si . deve II tutte le cure poste nell'alimentazione del soldato se lo stato di salute di alcuni corpi potè, malgrado gli strapazzi continui, conservarsi buono'. · La nuoi:·a istituzione delle scuole per sottufficiali in S'Dizzern.

- L'autore loda l'andamento di queste scuole di cui una fu da lui visitata. Sulla conservazione del catallo da trttppa. - L'autore vuole si diminuisca il carico del cavallo e lo si nutra meglio . N. ,i-9, del 17 giugno. - Il regolamento francese ml t1:ro deU' U novembre 1882. - Dopo aver fatto nei numeri precedenti un esame molto particolareggiato di questo regolamento specialmente in conf~onto con quello tedesco dell' 11 settembre 188i, l'autore fa ora le sue considerazioni generali su di e;;so . Questo regolamento si mostra bene l'ldatto per dare una buona istruzione al soldato, col patto, ben inteso, che le sue prescrizioni vengano seguite. Il dubitare senz'altro di ciò sarebbe inopportuno. Si rimprovera al carattere francese la mancanza di fermezza, ma il dedurne da ciò una esecuzione superfkiale delle prescrizioni sul tiro sarebbe andare troppo .oltre; occorre prima una osservazione lnrrga e fatta sul posto. . I di sastri del 1870 e •187•1 · e la prqspetti va di una guerra di rivincita possono aver contribuito ad infiltrare nell'esercito francese anche una maggiore fermezza di . carattere. - Se lo spirito di disciplina viene dal nuo:vo regolamento conserv11to nell'insegnamento del tiro ciò è poi dubbio. Alcuni suoi passi, come que11·0 sulle attribuzioni del comandante di corpo, sullo stabilimento dei bersagli, sul riparto in classi, sul servizio durante il tiro ; ecc., lo lasciano al meno pens·are. All'autorè sembra che l'esagerato parlare di emulazione e la trascuranza di ciò che riguarda la disciplina sia uno dei la ti deboli del regolamento francese. Gli altri difetti sarebbero: il non tener conto di ciò che realmente accade alla guerra, come àppare dnlla forma data ai bersagl1, l'esager11ta importanza data alle condizioni atmosferiche, le prescrizioni sul tiro indiretto, il tener troppo conto del l'i nfluenza del terreno sul tiro, il soverchio prevalere dell'elemento scientifico sul pratico e l'avere di mi~a specialmente buoni risnltati in pace. La manca nza di un unico punto dove mirare, il quale è diverso secondo che si tratta di tiro d'istruzione, di tiro di combatti mento e di tiro in guerra non può essere che dannosa. li raggio d'azione del comandante di compagnia vi~ne ad essere troppo limitato dall'ingerenza del capitano e luogotenente di tiro. Quanto ricruarda la sctiola di puntamento è trattato in forma troppo. assoluta o come pure troppo assolute sono le prescrizioni circa il modo di pro-

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f,IBRI

fiuare del terreno; difetti questi d'altronde comuni a tutti i regolamenti francesi. Al contrario la seconda parte, o parte teorica del regolamento, va troppo nell'astratto e manca di autorità; è un trattato di balistica e niente altro; ciò che esso contiene non ha, a detta dello stesso regolamento, che un carattere di pura discussione; ora questo è più dannoso che utile in un regolamento.

tte,• }PliUtii,·- Wissenscl&r•fllicl&en JTe,•eine. - Voi. XXIX, fascicolo 3° (188!~)e voi. XX.X, fascicolo ·1° ( 11885) .

Oi•(lt•n

Regolamento per la fanteria p1·uss·iana dell' ,J,f giugno 1885. capitano. - Esame di detto regolamento e cenno dell'ordi namento dell'esercito prussiano all'epoca suindicata. Una particolarità degna di nota: l'ultimo capitolo era intitolato: Come il regolamento debba essere conservato e non lasciato vede1·e a nessuno. Federico II voleva che le sue istruzioni servissero unicamente per le sue truppe e rendeva i comandanti responsabi li del segret,o. Gl i nfficinl i, cu i era data una copia del regolamento, dovevano tenerla accuratamente celata agli uflìciali strani<'ri e conservarla ::;empre netta e pulita. I comandanti di reggimento e di compagnia avevano ciascuno il vibro che conteneva le norme per l'uni tà da essi comandata e dovevano sempre portarlo addosso. Il sottufficiale non doveva conoscere il libro dei superiori; aveva il suo. Contuttociò questi regolamenti non restarono un se()'reto . ~ e, con data di poco posteriore a quella del citato regolamento prussiano, uscirono all'estero vari regolam,enti fatti nel imitazione di esso. Su'i palloni diri,gibiti. - VoLKMEn, maggiore. - L' impiego che gli areostati trov.irono nella ca·mpagna del 1870-1•1 chiamò sopra di essi 1 1'attenzioo.e genera le. I Francesi come furono i primi che, fino dal secolo scorso, si occuparono di arreostat.i, e qnelli che nella detta campagna seppero trarne maggiore profitto, ' così furono anche quelli che dopo il ·1870-71 più, si occuparono di quest'argomento e gli diedero maggiore sviluppo. E in grazia a loro se il problema della dirigibilitù dei palloni può dirsi quasi risolto. Segue un cenno storico del l'aereouautic11 d11i suoi primi tentativi fino al suo stato attuale e dei primi areostati lanciati sullo scorcio del passato secolo, fino a quello dei fratelli Tissandier lanciato a Parigi nelBtiHLERS,

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l'ottobre del -1883, del quale si dà un'ampia descrizione, si narrano· i viaggi e si indicano i miglioramenti fa ttivi a seguito delle esperienze. Infine. si conchiude' che oggidì la grande importanza dell'aereonau'tica è dimostrata dal fatto, che quasi in ogni Stato vi sono circoli di uomini tecnici e di aereonauti che, non scoraggiati dalle spese, nè dagli insuccessi , nè dagli infortuni, fanno studi ed esperienze per risolverecompletamente il problema di viaggiare per l'aria senza essere in balia della corrente. La cosa ha tale importania che, oltre i circoli privati, vi sono oggidì in Francia, in Germania P. in Inghilterra delle scuole 'governative di aereonautica applicata a servizi militari. In Inghilterra spe('.ialmentesi fa un corso completo, a cui viene ammesso un certo numero di ufficiali, sottufficiali e soldati del genio. Vi s' insegna la costruzione degli areostati, la produzione del gaz, i metodi di gonfiamento, il sistema d~ segnali, il modo di rilevare il terreno dall'alto mediante la fotografia, ecc. I riparti militari di aereouauti hanno già reso servizi in guerra : alla Francia nel Tonchino, al l'Inghilterra nel Sudan. La fortificazione pcisseggiera ·iln sqviz'io dell'offensiva. - All'idea di fortificare si è soliti ad ammettere l'idea della difensiva . Eppure· siccome andando all'attacco, si raccomanda di servirsi dei ripari che presenta il terren4, si ammette implicitamente che ripararsi non è contrario ad attaccare. La questione è tutta di vedere. se convenga questi ripari crearseli, quando mancano; ossia se la perdita di tempo e l'interruzione deil'attacco, risultante dai lavori, compensi la maggior perdita d'uomini che si avrebbe in caso contrario. È qne$ta la questione che tratta l'autore, esponendo, come segue, le ragioni pro e contro. Tutti ammettono che nella difensiva si debbano creare qnei ripari che il tempo e i mezzi consentono. Tntti ammettono che anche nell'offensiva il soldato approfitti d'ogni riparo offertogl i dal terreno, che nna, linea di cacciatori s'inoltri , finchè è possibi le, per strade inc11ssate, rasenti i fossi e le siepi , ecc., ecc. anzi ciò forma oggetto d'istruzione e· di esercizi pratici . Ma lo stesso accordo non esiste quando si tratti di · oll'ensiva e di ri pari da crearsi. Lavorare per ripararsi è un 3tto difensivo. Il passaggio da questo ali' ollensiva richiede una risoluzionecoraggiosa, che al momento può mancare. Se ii soldato trova nn riparo per via, lo considera un favore del caso; ma se ha lavorato per procurarselo, gli darà troppa importanza e lo lascierà m~l volentieri_ Si aggiunga clie lavorare sotto il fuoco nemico è pure un grave inconveniente. Dall'a ltra parte è provato che il 95 °lo delle ferite sono pro. dotte da palle di fncile e che un riparo anche relativamente molto de-


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bole basta a . ferma rle. Se il soldato avesse t.ali strumeuti che oo)i permettessero d1 r,cavare, stando coricato, un piccolo fosso, q,ualche volta vi sarebbe l'utilità di fare, anche uell'offensiva, un simile lavoro. L'autore crede che con uua leggera modificazione alla pala (Spaten) adottata nell'esercito austriaco, si potrebbe avere lo strument.o adatto al detto scopo rd entra in particolari a questo riguardo. · L'Africa occidentale e la conferenza del Congo. - WoLG'.'IER, tenente. - l n nessuu tempo l'Africa ha suscitato. taut.o l'interesse del mondo civile come oggidì. L'Egitto colla sua questione finanziaria, il Sudan corrli Ingle:;i e col Mahdi, la Frimcia con Tunisi, col Senegal t1 col Mada;.,. scar, l'Italia coi suoi possessi nel lUar Rosso e finalmente la cosideua Società, internationale africana che si è creata un reono nel Conoo hanno 0 0 I fatto sI che da qualche tempo, gli sguardi dell'Europa si sono rivolti all'Africa. Ma più di tutto valsero a chiamare l'attenzione su questa parte del mondo gli sforzi delln Germnoia per l'acqui:;to di possessi coloninli e la conferenza di Berlino sugli affari del Congo. La tendenza dei paesi ricchi e civili a colonizzare paesi barbari e quasi_spopolati è nntu~al.e; ma appunto oggi che i paesi in grado di colou,zzare sono crescm t, e questa tendenza la sentono tutti, sono divantate necessarie alcune norme internazionali a cui tutti debbano uniformarsi. L'autore seguita con un breve cenno storico e statistico delle colonie dell'Africa occidentale e delle questioni che diedero lufgo 1111a conferenza di Berlino per gli affari del Congo. . Rela~ione sull'e.<p osizionegenernle di oggetti di igiene e sahataggio m Berlino nel. 1883. _ Dopo . . - Klli\TSC HMER, medico di reO'O'iment.o. è)t, un cenno su11 origine della detta esposizione, si passa in rasserrna l'or~li ~nment~ di al~n_ni stabili?1euti. sauitori in Germania e quello del regio 1st1tuto d1 n~ed1<:1~a e ch_,rnrgta di Berlino, poi si descrivono ed a1p. prezzano vari degli oggeu, esposti: mezzi per· trasportare i feriti nella .guerra d._a montagna, UTH1 tavola per operazioni chirurrricho in cam, d . o pagna, 1 atten amento sistema Docker, calzature varie, la cucina sistema Be<:ker, conserve e mezzi di sussistenza, ecc., ecc. Questa refozione Cùntinua nelle seguenti puntato. La preparaz1·one del battaglione al combattimento. - Il tema è tratt~to sulli1 ba~e del regolamento austriaco; si fanno alcuni appunti al sistema seguito e alcune proposte di piccole modificazioni. Snlla questione della riape1·twra d!i un'accademia medico m'il'ita1'e. - O,•e si studi, dice l'autore, lo storia dell'ordinamento del sen·izio -sanitario nell'esercito austriaco, si vede che la questione del modo di

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assicurare all'esercito un numero suf6ciente di bravi medici, non è mai stata risolta in modo definitivo. Qnaudo, Cènt'anni fo, l'imperatore Giuseppe II iostituì, a questo scopo, l'accademia medico-chirurgica-militare, che da lui prese il nome, lo fece non solo per sopperire alla mancanza di personale sani tario, ma (gi usta l'espressione del primo direL tore di detta accademia Dottor 13rambi lla) « per a:vere dei soldati che fossero medici-chirurghi ». Si prosegue foconclo la storia ·del come, quando e perchè quest'accademia fu abolita e dei mezzi po~ti successivamente in opera por assicurare il reclutitrnento degli urfìdali sanitari per l'esercito; si dimo, · stra che tutti questi mezzi furnno insufficien ti e si conr.hiude per la riapertura di questa accademia, come il mozzo più efficace per rnggiungere lo scopo, massime se ad esso si agginngerà il miglioramento dello condizioni finanziari e e della posizione morale dei medici nell'esercito. L'azione deU'artigl'ie1·ia ne9lri attacchi. - KnoNHOLZ, tenen te. Si prende ad esame un'istruzione su quest'argomento pub bi icata dal generale russo Grigoriow. I punti specialmente trnttati sono~i seguenti: •I o scopo ed azione cieli' artiglieria nelle avanguardie; 2° importanza della ricogoizione del terreno prima del combattimento in rapporto all'azione dell'artiglierin; 3° lo schieramento dei pezzi nelle formazioni d'attacco; i 0 il combattimento. Si conchinde che detta istrn1.ione non è perfetta, ma contiene cose di grande importanza . J consigli di disciplina. - DALGELlll'. AtER, uditore di guerra. - Si espone e sottopone· :111 esame critico la procedura e competenza dei c0nsigli di disciplina nell'esercito austriaco.

.~b•e/'/1,e,,,.,s Oer,te,•,•eicl,iscl,e 1nilitn1•iscl,e Zeitsclu.•à/'t. - 11° trimestre 1885.

L'importanza del Danubio. - SuEss. :_ Si dimostra l'importanza di questa linea fluvial e principalissima della monarchia austriaca, dal pu nt.o di vista commerciale e dal punto·di vista militare, e si fauno voti e proposte, perc.l1è mediante lavori dove abbisognano, ne sia faci.\itata la navigazione. Il comando delle tmppe tedesohe nella battaglia di Wion'Uille-Marsla-Tott1·. - Cn KTov,c, capitano. - Nello studio di cruesta baltnglia l'au-


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'tore cerca esporre iI procedimento del le idee del comando, secondo che la situazione cambiava, o che le informazioni ricevute la facevano credere -cambi,1ta. Sulla necessità di allarga1·e le piazze d'armi nelle grandi gita1•nigioni di fanteria . - H..1.usCHKA, colonnello. - Si dice che la questione a_eJl'alJargamento delle piazze d'armi nelle grosse guarnigioni è urgentis.s,ma, perchè, durante i cinque mesi d~ll'auno, nei quali la stagione per·metterebbe di uscire a manovrare in campagna, non si può fare un passo ·senza mettere piede in terreni coltivati. Vi sc,no guarni&ioni che hanno ·nei dintorni dei terreni incolti, dove la truppa può ~anovrare come vuole, ma sono eccezioni. E siccome il rispetto ai terreni coltivnti o coperti d'erba è oramai tale, che la truppa deve guardarsi dal calpestare :anche i pochi fil i d'erba che nascono sul margine dei sentieri, egli è evidente che bisogna procurare alla truppa stessa, piazze d'armi abbastanza 11mpie, altrimenti le esercitazioni diventano impossibili. S1,lla storia dell'arma del genio . - LusTJNG, colonnello. - Si dà un rapido cenno dello sviluppo dell'nrte fortificatoria, dai suoi primordii nel medio evo fino ai nostri tempi, accennando al succedersi del le varie scuole -e metodi ùel la costruzione, attacco e difesa delle fortezze; quindi si traua diffusamente dell'origine, ordinamento e successive trasformazioni dell'arma del genio nell'esercito austriaco. Il combattùnento (/.iroiale di Fu Tceit. - Breve racconto del bom'bardamento dell'arsenale di Fn Tceu per parte dei Francesi. La p arola dti un .~oldato su1la ferrovia del Nord: - Si giudica dal punto di vista mil itare la ferrov in di questo nome nell'impero austri11co. Alcune parole stille linee e i grnppi nei g1·ossi corpi di caoalleria. ·- Si dimostr11 che linee e gruppi non sono una contraddizione, ossb che fa formazione di grossi corpi di cava!leria in linee e secondo i casi in ,gruppi, non caratterizza due diversi sistemi dell'i mpie&o della cava lleria . ;:, . in combattimen to. . Cenni rig!1arda~ti _la cond~tta e l'impiego delle truppe nella gu.erra . di montagna. - S1 dice che il combattere in montagna e in terrea i fra. stagl~ati o~corre di spesso _nelle guerre moderne, e che perciò bisogna ..,esercitare 111 questo modo d1 combattere la truppa . Si recano esempi storici di truppe che io battaglia subi rono gravi perdite per mancanza di .. esercizio a combattere secondo il terreno. Si propone che nelle zone montagnose si costituiscano appositi battaglioni o almeno compagnie per la . guern di montagna . Si danno norme per l'impiego delle truppe in detta ,guerra; attacco, difesa, fortificazioni e di posizioni, ecc., ecc. · Condizioni sani.tar·ie dell'ese1·cito austriaco nel mese di di cembre c1884.

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l'lrl!J)iego dell'elettricità per usi mili ta1·i. - Frn. tenente. Si accenna in generale ai rapidi progressi fatti iu questi ultimi tempi del1'11pplicazione dell' elettricità . Si dice che l'argomento interess11 anche i mil itari, per i servizi che l'clettri0i tà già rende nell'esercizio della guerra e per quelli drn può rendere ancora con ulteriori applicazioni. Si tratta quindi brevemente, e dal punto di vista militare, della telegrafia, del te.:.. lefono, degli apparecchi elettrici per metter fuoco alle mine, dell'illuminazione elettrica, ccc. ecc. La storia m ililare nell'·inseynamento degli Isti titt'i d'istruzione e dli, educazione m ilitare. - PnusKER, tenente. - La storia militare (dice .l'autore) è anche oggidì l'espressione più viva delle condizioni di uopopolo. Nei t•m1pi antichi ue era qullsi l'espressione unica. Come la storia in genere è maestra della vitn, la storia militare è maestra dell'arte della guerra. Questo è ammesso da tutti; ma nell'insegnamento che di essa si fa negli istituti militari non si segue sempre un buon metodo . Si e.crea nellll storia militare troppa tattica e poca strategia. Le mutazioni delle armi portano continuamente, uel la tattica, tali cambiamenti e sono così mutevoli le condizioni in cui può ingaggia'rsi battaglia, che·difficilmente si . trova un fatto d'armi che possa in ogni tempo servire di modello, o almeno, se per noi ve n'è alcuno, è nella storia militare degli ultimi tempi. Può essere soggetto di curiosità, ma non d'utilità militare il ~a pere come i Greci e i Romani si di5ponevano a battaglia, e se in questo o in quel caso vinsero attaccando per la destra o per la sinistra. Tra le loro battaglie e le nostre, dal punto di vista della disposizione ctel le truppe, non vi è analogia nè confronto possibile. Per quellÒ invece che riguarda la strategia, i principi fondameut-ali. sono sempre gli stessi , perchè sempre eguali sono le forze e i bisogni dell'uomo. Le ferrovie, i telegrafi e l'aumentata coltura dei terreni, modificano i ploblemi, ma non li cambiano essenzial mente. Perciò nella chiarezza e semplicità dei classici antichi , e in Cesare specialmente, i principi fondamentali della strategia si possono riscontrare e studiare utilmente anche oggidì. Una traduzione di Cesare in tedesco (dice l'autore) distribuita agli allievi delle scuole mi litari, compenserebbe, col· .J'uiilità il tempo impiegato nella lettura.~ Un altro scopo finalmente da pro porsi nell'insegnamento della storia mil itare aa]i allievi è l'effetto morale. Ogni storia presenta. esempi di ;:, fedeltà, di abnegazione, di eroismo. Questi non devono ma, essere trascurati, insegnando alla gioventù. Gli antichi credevano ali' efficacia dell'esempio e non tralasciavano di usarne. Lo stesso con più ragione dobbiamo far noi, che viviamo in tempi in cui predicare coll'esempio è l'unico modo di farsi ascoltare.


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R'isposta, all'articolo dell''intendente Ubl inti tolato Carne pnra, come mezzo di mssistenza. - KmcaE~DERGER, medico di reggimento. - Si risponde a uuo studio stampato io questo stesso periodit:o, puntatn di ollobre e novembre 188-i-, io cui l'intendente militare Uhi sosteneva che fa conservn di carne detta carne pura del dott. Hoffm:wn, tnn to per il suo aspetto e gusto, quanto per altre cagioni, è assolutamen te inadatta 11 servire d'alimento per le truppe io campagna, e nelle esperienze fatte ha prova lo solo la lmon:i bocca di chi l'ha manoiatn e il buon O, stomaco di ch i l'ha digerita. On, l'autore della rioposta sostiene tutto il contrario, ed esprim e la convinzione che, a ~1uesto preparato di carne sia riserva ta nelle guerre futu re una parte importnntissima uell' alimentazione delle truppe in campagna, delle guarnigioni nelle fortezze e degli nquipaggi della marina da guerrii. S1tll'imp,iego della cavalleria in combattimento. - Che il tempo <lei grandi atto.echi alla cav:illeri:i sia pa3sato, può essere vero in genere, ma ogni regolll ha la sua eccezione. Ne:;suuo nega che la cav:illeria nella mischia ottenga sempre lo stesso effetto; il difficile è che arrivi nella m1schia senza essere distrntta prima. Perciò è ora più che miii necessario scegliere il momento apportuno, nel quale il fuoco del reparto che si vuole attacca re non può essere vivo, o non può essere diretto tutto sulla cavalleria, che va alla caricii . Questi momenti capi tano nel corso di una .battaglia. Bisogoa inoltro studiarsi di aoire ller o sorpresa . Se la cavalleria può sorprendere è sicura di riuscire. La sorpresa non è impossibi le quando in prossimità del cnmbattimento vi sieno dei terreni coperti. (L'autore segue descrivendo come la cavnlleria dovrebbe dispor$i un poco addietro lii margine del terreno coperto e sboccare improvvisamente per andare all'attacco). Rendiconto del fondo per g{,i 1ifficia.li fondcito nel 1869 , sotto ·il no,ne di fondo Arciduca .4.lbei·to.

da un fucile a ripeti1.ione, e o magazzino, si può lanciare talP, massa di piombo, da annientare o almeno fermare il nemico, assai meglio che con un fucil e Il colpo isol:ito. Questo è vero; ma se capitasse un nemico che, mentre vie1rn all'a~salto, non fosse anuientato, nè fermato, quando l'ultima cartuccia del magazzino è spa rata? Che :ivverrebbe allora? Si avrebbe il fucile a ripetizione diventato fucile a colpo isolato e la fiducia del soldato nella sull arma inLieramente svanita. Egli non possederebbe più nè la tranquillitit, nè forse la possibilità di ricaricare l'intiero mngazzino, e non potrebbe sperare di Hrestare, con colpi isolati, quel nemico che avesse continuato ad :waozarsi, malgrado la scarica di tutto il magazzino. Nè vole il dire che il soldato ttirrà la riserva del magazzino per il momento opportuno; sC\ di quosto momento opportuno è giudic~ lui, la sparerà tutta prima del tempo e, per poco che l'affare duri , ri peterà l'operazione tante volte da nnire co l trovarsi senza cartuccie. Unico rimedio li questo inconveniente è di abituare il soldato alla discipl ina del fuoco. Il magazzino acceleratore, quando ne venga adottato uno, deve avere per prima qu:ilitil quella di poter::-i fa cilmente e fermamente applicare al fucile. E per abituare le tru pµe a tirare mirando, e non far uso del magaz. ziao, fi nchè non è giunto il momento decisivo, è necessario che negli esercizi di combatti mento il magazzino si porti staccato e si applichi soltnnto in seguìto a comando, quando il nemico è così vicino, che quasi tutti i colpi devono necessariamente dare nel segno. Un niiovo importante contrib1.ito per la biog·rafìa di Federico II e la storia dell.a guerra dei 7 anni. L'im.portanza dei combattimenti notturni. - L'autore sostiene che, stante gli effcLti micidiali delle armi moderne, molte operazioni di guerra che prima si facevano di giorno, dovranno fars i di notte. Cenni storie-i, sulla wltura medico-m'ilitare. - Si dnnno notizie sulla istituzione dei primi ospedali é stiibilimenti di istruzione mililnre in vari paesi d'Europa: Russia, Francia, Italia, Svizzera, Belgio, Portoga llo, ecc. L'induswia delle materie e.~plosirJe alt'esposizioni d'igiene in B erlino nel 1883 (continuazione). - In un precedente articolo si è parlato dei prodotti, in questo si parla delle fabbriche, dei metodi di costruzione, dei magazzini, ecc. e,:c. Sulle ,istru z'ioni della fante1·ia, con richiami speciali alla battaglia di Worth. - È uno studio di storia mili tare applicata alla tattica. L'autore dice che la battaglia di Wort si svolge, da parte dei Tedeschi, in tutto simile alle esercitazioni delle grandi manovre, e che la perdita di 1Omila uomini, che i Tedeschi soffersero in questa battaglia, costituisce un'aspra

Neu e lflilit~;,.i11che Bla,U e, •. -

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Che cosa ci ha portato la nuova 'istrw&ione sul ti1·o ? (continuazione) Esame critico di detta istruzione. Fucili col magazzino o senza? - In combattimento la massima parte dei colpi vengono sparati senza prendere la mira, e l'elfeuo ottenuto è quasi proporzionale alla massa di piombo lanciata contro il nemico . Ora

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critica della condotta della battaglia stessa e delle manovi'e che 1<1. somigliano. Che se malgrado ciò finì cou una splendida vittoria, si deve alla superiorità numerica dell 'artiglieria, al valore e costanza delle truppe e al cameratismo così radicato ·nell'esercito tedesco, per cui ogni battaglione si affrettava di accorrere su quel pm1to dove s'accorgeva cha un altro battàglione era in pericolo. T,e stor'ie rnggùnentali a biwn prezzo per iiso della tntppa. - La maggior partr, delle storie reggimenta li , onde è ricca la lett!'l rntnra mi.litare \edesca, !:-ODO (dice l'au tore) voluminose e ricche di considerazioni tattiche e stràtegièhe, le quali, se da un lato le rendono pregevoli, dall'altro fanno si che gli ufficiali ~oli possono acquistare e leggerle; i·aramente i sottufficiali. Con ciò l'utile di questi libri, per In tmppa, è as$ai poco, e questo è un grave di fetto. L'istruzione nel tiro e nelle manovre vrtle molto, ma, per consenso dei primi uomini di guena di tutti i tempi, il valore effettivo di una truppa poggia essenzialmente su elementi morali. Noi (Tedeschi) stiamo in primn linea per l'istruzione in ogni ramo di se;vizio; ma per cÌò ·che riguarda l'edncazione del carattere, partiamo sempre dagli stessi principii di alcuni anni fa, e questi più non bastano. Le spiegazion i teoretiche che fa il tenente o il capitano, analizzando i concetti di fedel tà, obbedienza, valore ccc. ecc. o fanno poca impressione su ll'animo dei soldati, od è impressione che non resta. Venti o trent'imni fa, non era precisamente così. All!·he c;enza essere ammirntori del passato, bisogna convenire che le reclute di un quarto di · secolo addietro erano 1w1»:Ì!IVÌ, p1:ùbuoni; non già che fossero più virtuosi, nè più forti, nè più bravi; ma erano più maneggievoli, di più fa cile con tentatnra, di pasta complessivamente migliore. La gioventù che entra nell'esercito da tutte le classi della popolazione, ri,pecchia le qualità clel l.-i popolazione stessa. Ora nessuno può nega1'e che, da dne o tre decenn i, questa abbia cambiato d'idee e di sentim'enti rispetto al la religione, all;:i sovranità, ,ii diritti di tutti e .cli ciascuno; abbia mutato usi e costumi, modo di xivere e di comprendere ili vita, ecr. ecc. Noi ufficiali teniamo fermo; siamo estranei a tutti i partiti; ma abbiamo diritto e dovere di guardarci alloro o, vedere le idee Glie si svolgono, l'indirizzo che si piglia, e scegliere, per educare i soldati all'antica fedeltà e all';;idempimen to dei doveri del proprio stnto, quei mezzi clie sono adattnti ai tempi. Fra· questi mezzi ve ne ha uno che i nostri vecchi non avevano, ed è il racconto dei grandi fatti recen temente co mpiuti da ll 'esercito sotto l.i condc,Lta dei nostri principi . Dite ai soldati che cosa hanno fotto in questa kttaglia i loro padri e i loro fratelli nrnggiori, dite loro che cosa ha fotto

quel capitano o quel colonnello, quando era caporale o soldatò, e siate certi che otterrete maggior effetto, che con qualunque t.eorìa sulla fedeltà e la bravura. Qui l'autore riporta un brano di una storia reggimentale: « Si combnttè tutto il gìorno unn battaglia ~a giganti; alla sera la vittoria, come aquila stanca, venne a cadere nel campo tedesco » . Ecco (prosegue) cose e parole che scuotono anche la viziata, scettica gioventù dei uostri tempi . I Francesi s'intendono meglio degli altri del rnorlo con cui, per mezzo dél racconto delle eroiche gestn dei predecessori, si può scaldare l'animo dei nuovi soldati ed educa rin alla fierezza nazionale e all'amore delJa patrìa. Alcune loro storie reggimentali, fra cui per esempio« Lp livre d'or du 56 régime11;t d'infante,rie », sono modelli del genere. Ecco una delle poche cose in cui bisogna imitare i Francesi. Oggidì le piccole storie reggimentali, scritte.appositamente per uso della trup pa, sono uno dei più potenti mezzi per l'educazione mora le del soldato. A.vampost·i e pattiigt,ie, ov·vero 'Ìstruz'ione dei singol'i individ1i·i nel se1·vi;1;0 di ca;mpC'gna. - DucHAU, maggiore. - Gli avamposti assicurano le tr~ppe al riposo; le pattuglie le assicurano in marcia . Nell'un caso · e nell'altro, l'importante è di veder bene e di annunziare a tempo. In nessun caso l'uomo cli truppa è C05Ì indipendente come quando è iu avamposti o di pattugli,1; perciò l'istruido in que~ti sen ·izi è cosa essenziale (seguono norme per ammae;;trare il soldato ad osservare in campagua le cose che possono avere importanza dnl lato militare, e a riportarle con sufficiente esattezza, insegnargli a servirsi del terreno, orientar,:>i, ecc.) . I piccioni via,gg'iatorie loro 'impiego in tempo di guerra. - MAuonY, tenente; - Si premette che talvolta, in tempo di guerra, la via dell'aria· è l'unica che sia aperta per trasmettere e ricevere notizie. Tale sarebbe per esempio il caso cli una città assediata. Ora per l'aria non vanno se non gli areostati e gli uccelli . Prima ancora cbe i piccioni viaggiatori fossero u~ati per pubblico servizio e avessero acqui:1tato fama di buoni commessi postali, avevnno reso importanti servizi privati in corrispondenze amorose e nella trasmissione di notizie di borsa; ma ora il loro campo d'azione si è strnordinariamente allargnto, e questi piccoli viaggiatori aerei meritano una certa attenzione anche dal punto cli vista militare. (Ciò premesso , si es11minano le qualità natura li dei piccioni; s'indica il miglior morJo d'irn piegarli per trasmettere le corrispondenze, si espone q1~anto s! è fotto nei vari paesi d'Europa per l'allevamento e addestramento cli questi volatili). ' Sc·1'itt-i, 'intorno a cose d'i cavalleria pubbl'icatind 1884. - Nel 1884-

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ve11nero fatti rl:illa cavalleria molti progressi per ciò che riguarda In tattica, l'impiego, l'istruzione, l'armamento, l'equipaggiameato e l'arredamento. Ri~pelto agli ultimi due punti specialmente, vennero introrlotte , nella cavalleria tedesca, delle riforme che ebbero l'approvazione generale. Alcnne que~tioni vennero rimnudate insolute all'anno corrente, rnn sono questioni, che una vera soluzione l'aspeuano da una prossi ma guerra; 11 ltrAse non furono propriame11 te risolte, ebbero almeno una larghigsima disc11ssione. Le pnliblitazioni falle nel ,t88~ intorno a cose di cnvnllerin non solo nella stnrnpa periodic.i , ma anche in opere di polso, sono indiz.io della grande attività intelleuuale che ha regn,110 in qnr.s10 campo (segue una breve ra~segna delle principali di queste opere). Carne pitra. - Si dimostra l'importanza che hn In carne iu conserva per ·nso del ht truppa, specin lmcn te in ·tempo di guerra. Si esamioaoo varie qualità di tnl i conserve e si dà la preferenza a quella della carne pura preparal.l dal dott. Hoffma nn, a proposito della quale 5i conchiude: La cosidetta carne pwra formerà una parte importante dei viveri in conserva per l'alimentazione delle truppe nelle guerre future. Essa non potrà mai sostituire in modo assoluto la came fresca, ma potrà sopperire 11 lla sua deficienza. I.e eseroitazion,i della landwer. - Tutti sn nno l'im portanza che nelle odierne guerre hanno le truppe <li riserva o cli ln 11 dwer. La landwer 1.edc,1:a ha fouo in guerrn buona prova; ma sono ora mai trascorsi molti :rn 11i ; i nuovi uomini di landwer non hanno fatte campagne. Giova sperare che all'occorrenza non sarebbero da meno di quelli che li hanno preced uti; ma, in verità, a vederli, non fanno troppo buona impressione; la differenza che presentano colle tru ppe dell'esercito perm:weute è troppo marcata . Ciò provienednll'essere troppo breve il tempo che passano sotto le armi . nelle chiamate annnali. Dodici o quattordici giorni non bastano, tanto più se si cou::(idera che due almeno si perdono in viaggio. QLtesta breviti, di tempo rende q unsi iuuti le le ehia mate. Bisogna che i richiamati di landwer restino sotto Je armi almeno quattro seuimnne.

Deulschc Ht?eres Zeit•n•u. -

N · 48 , i.H e 52.

IJ'iblioteche cvi gna1·nigione. - Sotto questo titolo si es:imina se non sia il caso di sostituire bibl ioteche di guarnigione a qnelle di reggimento e di dirisione auual mente esistenti in Germnnia. A questo proposito l'ar-

tlcolista incomincia con alcune parole che si riferisco no l:I nostro esercito e che crediamo opportuno di riprodurre: « Noi siamo abituati a vedere le nostre istituzioni miiitari prese a modello in Europa e foori di es:;a. Ciò non toglie però che vi sia qualche cosa da imparare anche per noi al l'estero; così per esempio, o~cnpand,Jci delle rondizioni dell·esercito itnliano abbiamo iuteso spesse volte parlare di biblioteche di gunrnigiono, le quali stnnno a disposi1ione di tulli gl i ufficiali io attività e in non attività di serrizio, di quelli della milizia mobile e territoriale ». Non occorre aggiungere che l'autore loda questa nostra istituzione e che cerca di per:;uadore a fare altrcuanto nel proprio paese. Fran<Jia e Cina. - Sotto questo titolo si esa miuano lo operazioni rnaritt.ime che ebbero luogo dal gennaio al marzo nei mari della Cina; e specialmente le diffìcoltà e le diffidenze che sorsero da parte di altre potenze. in seguito al blocco in generale e a quello del riso io particolare, dichiarato d:illa !?rancia. Nel far questo, l'autore piglia argomento per euumerare le forze che i vn ri Stati inviarono i11 quei rn:iri a tutela degli intere:;si dei proprì connazi,rnali. Da tale enumerazione risulta quanto segue. L'Inghilterrn ha 2t~ n,ìvi sulle coste dell'Asia orientale. La Germania ne conta 8, sparse fra le varie stazioui dalla Corea ali' Australi:i. La bandiera itn liana vi è rappresen tata dal Cristoforo. Colombo; e l' austriaca da una cannoniera e da un:i corvetta . La Russia, grazie a' suoi possedimenti Siberiaci, ba riunite 2 1:orvette, 3 incrociatori, 11 caunouiere, 1 avviso a el ice, e due :;chooner puro a elice. · G·li Stati Uniti hanuo colà 1 corveu.a, 3 incrociatori, 2 vascelli in legno, 4 cannoniera e ~ piroscafo a ruote. Da parte del Portogallo vi si trovano : ~ corvetta e 1 cannoniera; e In Spagna ha staccato do.Ila flotta dolle Fil ippino ,J incrociatore corazzato, 1 avviso, e una unvc trasporto. L'Ola oda tiene a tutela dc' rnoi possedimenti indiani: 15 cannoniere ad elice e "2 vapori a ruote; e finalmente la lloua del Ginppone è costituita di 6 1:or/\zzate e di ,ts navi non corazzate, e di un cert•> numero di trasporti e di torpediniere. 1

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4


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l'elu--Zeitu,ìg. -

\ I LIDRI

N° 4-2, H . -

E PERIODICI

M. WBL,.

Dell'abbigliamento delle truppe da campagna (1 ). Durante la campagna del1'82 contro gli insorti clell'Erz·egovina, della Dalmazia e dell« Bosnia, fatta ne) la stagione rigida e in paesi assai inospitali, fu trovato assai conveniente, per misura d'igiene, non solo cli vestire quasi tutti i soldati di nuovo, ma di distribuire loro alcuni capi di corredo speciali . Fra questi fecero buonissima prova la fascia di lana pel ventre e il berretto da campo molle, il qi1ale grazie al paranuca ripiegabile di cui è provvisto, serviva assai bene duran!e le pioggie e doriueudo all'aperto. Cominciando dal mese di maggio fn permesso di ripararsi la nuca dai raggi solai'i con panni speciali e coi fazzoletti . Fra gli oggetti di corredo regolamentari si dimostrarono assai convenienti le giacche a sacco (blouse), e i pantaloni larghi con uose di cuoio alle. La calzatura preferita fu la scarpa a stringa, specialmente quando priva del ferro ai tacchi e di chiodi alle suole. Le opanke (sorta di calz1Jtura in uso nel paese) molli , leggere, che si assicunino mediante coregge e che permettono di fasciare il piede quanto si vuole, non furono gvadite dalla truppa; mentre si sa che i Russi se ne lodarono assai nei Balcani. Al mantello fu aggiunta una coperta da campo, la quale di solito veniva someggiata insieme allo zaino. l l fucile d;i fG;nteria . - Dalla lettura del rapporto stato pubblicato intorno alle prove fatte in Austria durante l'anno ,(884 con nuovi modelli e con modificazioni dei modelli già esistenti, risulta manifesta la tendenza generale ad accrescere la celerità del tiro, sia per mezzo di fucili a ripetizione, sia per mezzo di magazzini amovibili. In questa gara però pare che si venga considerando In questione sotto un punto d( vista solo, quello preci_samente della rapidità, e che si trascuri in vece un altro elemento importantissimo, vale a dire il miglioramento delle qualità balistiche dell'arma. Il fucile Werndl specialmente è fra i- più vecchi che siano in uso presso le grandi potenze militari e se pe1: rapidità può reggere ancora al confrQnto, è superato d'assai per ciò che riguarda la radenza e la precisione.

Siccome poi la maggior parte dell'armamento è deteriorat-1 dal tempo, così davanti all' impellente necessità di rifornirsene, sarebbe bene ricorrere addirittura ad 1rn altro modello, cercando non solo di aurnentarue la rapidità del fuoco, urn di migliorarne altresì le qualità balì• st.icbe, diminuendo il peso delle munizioni e il calibro, e aumentando la carica. Meglio un fucil e che collo stesso alzo colpisca fra 100 e 1000 passi, , che uno il qua le ti ri con rapidità doppia del l'attuale. · . Quanto all' introduzione di una nuova arma, questa cadrebbe propno opportuna in que,;to momento, in cui si è terminata la organizzniNJC del l'esercito territoriale. 1

.ln1-•,ilitlo ,·uss,~. -

N. 94, del 30 aprile ('12 maggio).

Rappoi·to de( generale Koma1·ow si/l fatto d'arme d·i Tax-I<ep·ri: N. ·1 011, dell' H (23) maggio. - BH,ORRLING. - La cavalle·na appiedata. - - L'autoir riconosce tutt,) l'uti lità che può trrtrre_ la ca_vall eria da lla carabina di cui è armata; egli vorrebb~i però che l'1struz1one del soldato di cava lleria a piedi si limitas;;e alla esecuzione del fuoco; i , ~10vimenLi sul campo di battaglia tanto per attac~are quanto per cambiare di posizione devono sempre farsi a cavallo . E inutile il munire la carabina di baionetta , · N. 108, del 22 maggio ( 1° giugno). - BrnERLING. - La catialleri a inglese. - L'Inghilterra nel corso di alcuni secoli formò una razza cavalli la quale per forza, staturà, sveltezza e doci lità non la cede a1 migliori cavalli dell'Oriente. . . Lo sport che ricevette negli ultimi tempi un sì grande svtl_uppo n:-lla istruzione del miliwre a cavallo è l'esen.:izio prediletto degh Inglesi, e nessuno, sotto questo punt.o di vista, può competere con loro. Nelle corse bo['In(rlesi vincono oli aui"atori di tutti i paesi. Ciln una tale stoffa ç . t? ,. . e con tale ricchezza l'Ingh iltena potrebbe avere una cavallerw eccellente. Ed effettivamente quésta è l'arma migliore dflll'esercito inglese: essa, con tutta la ripugnanza degl'Ingle:;i pel servizio mili tare, gode d1 una grande stimH . Ai tempi di 'cromwell, uel 1812 in Spagna, a Waterioo, alla battaglia di Haraklava, essa diede sempre brillanti esempi di quale spirito essa sia animata. 1

d!

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(i) Tolto dalla 1• parto do! rapporto igienico del dottor P. Myrdack intorno la campagna do! :1882.

183

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LIBRI

E P ERIODICI

Secondo gli scrittori militari inglesi la loro cavalleria operò molto bene nelle ultime guene. In Egitto sono da ricordarsi l'attacco di Tellel -Kebir, del campo di Mahzamé, la presa del Cairo. Nell'Afganisl:10 dove dal •I 878 a I 1880 si trovarono 13 sq uadroni inglesi e 58 d'Iudiani, ni~lla guerra comro i Zulù, essa re~e buoui servigi. M:i se la cavalleria inglese ha dei capi energici ed audaci, degli abili cavnlieri e degli eccellenti cava lli, se essa spesse volte riportò dei vantaggi, non manca però di avere dei gravi difetti, difetti comuni a utto l'esercito inglese. Essi consistono specialmente nel modo di reclutamento, nel suo sca rso effeuivo, nell'ordinamento e nella poco soddisfacente istruzioue. ·1 ·autore indica poi In composizione e la fo rza dell:i cavalleria ingle:;e (31 reggimento o i squadroni , dei quali 9 nell'India ed 1 nelle Colonie: ogni reggimento l1a in guerra 622 uomi11i e 63 1 cava lli); trattn quindi dell'armamento e della cavalleria dell'India (33 rem•imenti di indigeni , in tutto 1 19 sqnndron i). _,,, li totale della cavalleria inglese è di 16,000 uomini inglesi e 2.0,000 indiani. Ma in rea ltà un reggimento non potrà portare in guerra che 350 soldati a cnvallo. I reggimenti non hanno un deposi to, e qnesto è un grave danno, perchè non possono forma rsi riserve. Uno poi dei difetti piu gravi, comune d'altronde in tutto l'esercito inglese, è la poca mobilitii causata dal numeroso elemento non combattente che segue l'esercito: la mollezza, l'abitudine al comfo1·t condussero · a questo che nei corpi inglesi vi sono speciali distaccamenti di servitori da campo (ccmipfolloioers). Questi distaccamen ti in certe campag~e sorpass~rono di tre o quattro volte la forza della truppa. Nella cavalleria ad ogni mezzo squadrone ( cbe è l'unità amministrativa) sono nddetti : 4- cuochi, 2 conduttori di buoi per portare l'acqua, 3 portatori d'acqua, 1 _maniscalc? ed 1 sel laio; ad ogni reggimento: 9 spnzzini e 3 faleg11am11 ad ogm cavallo uno stalliere; palafrenieri in numero del 45 ¼ di quello dei cavall i; un mulattiere ogni 3 muli. Il numero derdi in fermieri è il 7 per cento della truppa ed il 3 par cento dei servit; ri da campo; il numero dei costruttori di accampamenti è il 2 per cento della truppa; inoltro per gli ufficiali vi sono: 1 servo per ufficialo, 2 palafrenieri per cavallo cd 1 cameriere per ogni i ufficiali a tavola. Il nutrire tutta questn gente è cosa non facil e. Tutto questo servidorame disarmato, disordinato, impacciando i movimenti dell'esercito, costituisce il suo lato più debole. N° H3 del 28 maggio (9 giugno) . - Colonnello NosARGEWSKJ. 1

1

1

T-iro col {t1cile con carica 1·,idotta. - L'autorn propone pel tiro ridouo di adoperare lo stesso fu cile di cui è munita In truppa e la stessa cartuccia diminuendo però la polvere. Da esperienze fotto dall'autore stesso risultò che adoperando l'alzo corrispondente alle distanze reali, ma con dist:inze ridotte di dieci vol_to, con cartucce metalliche munite della loro ?allollola ma con una <:<1r1ca di circa u11 grammo cli polvere, si possono fare tutte le lezioni cli tiro ordinario con bersagli 4O volte più piccoli dei normali; il tiro riesce relativamente altrettanto giusto quanto quello fatto nelle coadizio11i ordinarie. N; 102 e H 2 del 12 (2(1.) maggio e del 26 maggio (7 giugno). G. z. - Gh stabiliment·i di artiglieria in Inghilterra. - Cautorc forn isce una quantità di interessa nti notizie tratte da osservazioni sue per;on:ili. L'Inghillerra è rimnsta indietro in ciò che riguarda l'artiglieria per vari motivi . Il governo inglese, soventi e pi ù che gene.roso nel fare spese colossali in alcune circostanze di politica interna o estera, è molto avaro in quei c11si in cui no11 appare chiaro un risultato re.de delle spese da fa rsi . Egli dà mezzi sufficienti ai suoi dipendenti per gli esperimenti tecnico-mil itari, ma non aiuta le fabb riche private nei . loro teutativi. Solo grazie all'eminen te spirito d'intrapresa dei fabbricanti privati, ed all'nlto grado in cui trovasi l'industria mtlccanica nel paese, questa inconsiderata avarizia non si manifesta come troppo nociva alle condizioni tloll'arLiglieria . Le fabbriche governa tive soffrono non poco per la mancanza cli un personaln militore :ibbastanza versato nelle cose tecniche. Questo personale è d'altra parte poco numeroso. Gli uf!icia li d'ani glieria non si distingu ono in geuerule per alte cognizioni, e non ricevono una istru zione accademica quale la si intende altrove. Inoltre il sistema copinto da :i ltri paesi, dove il li vello di coltura del personale d'artigfi eria è più alto, cli trasferire continuamente gli ufficiali dei corpi attivi agli stabilimeuti tecnici e viccvr,rsa, fa sì _che sposso si trova a dirigere una fabbr ica un ufli ciale che fino allora s1 era occup:ito cli tutt'altra cosa . Nel polverificio di Woll.ham-ALby il lavoro va in sostanza come venti ,mni fa ; non furono fatti progressi nella confezione della polvere per i grossi pezzi, e si è obbligati per questo a rivolgersi a fabbrich e germaniche. Nella dcLta fabbrica , oltre al direttore (persona poco versata nella materia) ed nl suo aiutante (a ltrettanto poco adatto), non vi sono altri ufficial i; cosicchè è inutile parlare di esperimenti sulla fabbricazione della polvere. 1


486

LIBRI

La fabbricazione dei pezzi d' accia io già completamente stabilita sul continente (in Germania, J1 rancia e Russia) comincia appena a svilupparsi in Inghilterra. L'arsenale di Woolwich comincia appena adesso a fabbricare pezzi d'acciaio di grande ca libro. La fonderia delle grandi masse d'acciaio appartieue alle fohbrich e private Witworth e Fert. .ba casa Armstrong e C0 • a Newca stle prepara coi massi fus i dalle dette fabbr iche i pezzi di grande calibro; la stessa casa fabbrica cannoni in ferro del .si.sterna Armstroog, ma non è in grado di fondere i grandi massi di acciaio. L'arsenale di Woolwich è grandioso tanto per la sua estensione quanto per la sua destinazione ; fornisce l':migl ieri,1 di tutto il materiale occorreute. Nel 188!~ vi lavoravano 6,000 persone. L'artiglieria inglese adottò n,egli ultimi tempi per le batterie da costa e per la flotta i cannoni a retrocarica.d'acciaio. Nell'arsenale si continuano a fab.bricare cannoni sistema Armstrong, d'acciaio cerchiati in ferro. L'artiglieria da campagna dovrà pure avere cannoni d'acciaio. ~er tutti i p~zzi :fu deciso servirsi di proiettili d'acciaio, ma per ora essi sono fabbncatt da Armstroog, non essendovi ancora ueil'arsenale il .Personale adatto. A Shoeburiness, presso la foce del Tamigi, trovasi su lla riva del mare il poligono che serve per l'artiglieria terrestre e per la flotta. Gli esperimenti sulla polv(}re tedesca prismatica bruna diedero eccellenti risultati di tiro in corlfronto a quelli ottenuti colla polvere prismatica nera. L'auto~·e vi ''.ide i nuovi affusti per l'artiglieria da cam pagna con compressore idraulico; un alTusto dopo 1,200 co lpi era ancora completamente conservato; assistè agli esperimenti sul caricamento delle bombe con sostanze esplosi ve, diverse dalla poi vere per rom pere le corazze. Interessanti furono quelle fatte sulla gelhofite, che si considerano come bene ri~scite. .~l. P?ligooo è .annessa una scuola alla 11uale passan·o per 6 mesi gli ulficial1 appena escono dall'accademia militare. · L'acc~demìa militar: di. a1:tiglieria e gen io non ha che un i1ome pompo~o . V, son? an~mess'. dei giovani dai '16 ai ,18 anni; la permanenza è di soli due 1Hrn1 ed I corsi sono ,l., due all'anno. Nel ,t88,i vi erano in tutto 2.00 allievi. L'istruzione è egua le per gli aspiranti ;ll'articrlieria od al ge~io.' Fi.nito il cor~o:_ quelli d'artiglieria vanno per 6 mest ad impra1ich11·s1 al poligono d1 ~hoeburmess, quelli del genio van no per 2. anni alla seno.la rii Charlestown. Lo studio della matematica superiore e di alcune parti della fortificazione e della ch imica è facoltativo. ·

187

E PERIODICI

Per mezzo di stipendi enormi si possono attirare nella. scuola _i mi?liori professori. L'istl'Uzione è pei p1:o?ra~mi '.11olto. es~esa; lD re.al.la poi ~~sa è ristretta nei limiti delle cogn1t10n1 pratiche wd1speosab1h a\l ufficiale d'arti()'l ieria e del genio. An~he in ciò eh; riguarda l'andamento generale cleHa ~cu~la, a deua degl i stessi Inglesi, sembra che gli allievi uou siano oubligau :d un.genere di vita laboriosa e disciplinata quale occorrereb be per prepararli ad un austero $Crvizio militare. Per l'ammissione alla scuola l~1sogna.essere danarosi . Per tass::i d'entrata gli allievi pagano '150 lire s1erlrne, ed inoltre devono' pensnre al vestiario e possono acquista.re dei veri .supplernen~ tari; ognuno ha la sua camera da letto dov~ puo .[H1~sarc le.01.e libere. ed~ studio; e()'l i l'addobba a suo piacimento; gh ufficiali non v1 s1 fanno ma, vedere e ~osì è impossibile p. es. impedire il giu~co_ alle carte qu,1n.tunque . proi bito dai regolamenti. Possono giuocare al b1gliardo;e spesso s1 danno loro serate musicali e fes te da ballo. · · nffi•' è favorevo le L'ul teriore serv1·z1·0 e1e1· g,ovam eia1·t d' M t'10crl 1·e·ia · 1 non . . . per riem pire le lacuue che trovansi nel1 a loro ed.uct~:t~n~ ~c1e'.i:1~c~; 1 perciò j I livello comune di istruzione nel corpo degli ulbwih d arti,.,heria è basso . . . .Le destinnzioui agi[ impieghi più importanti dipe~dono _11~ gen~rale ~a~ CaSù e daJle raCCOil1:lUdllzioni; e COSÌ, alla testa degli Sta.bJl11n,ent~t~CU~CI ed amministrativi, dai qual i dipenrlono .i perfezionamenti nell artiglieria, solo· r::irar11,eu1e si trovano persone ca paci di condurre le cose con ,•antaggio.

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BOLLETTIN O B I BLIO GRJtFICO

~.

N. VoL07..KOJ. 1,,wco de ll,i f ,d • leri,i i n com b t1lli111••u·1 0. Traduzio ne <li G. FAzto, c,1pita no di sLato maggiore. Torrno, L1pografia Candeletti, 1885. (Oltirno co.mmc.n_to a quest~ oper~ ~0 110 g li Brl.icoli dell'egregio tradutlore ms.enl1nella Rivista M ,ldare italiana di febbraio, aprile e maggio 1885) . .

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t

MINISTERO DI AGRICOLTURA, INDUSTRIA E çoMME~CI_o (Direzi?ne ge~ nera le della statis tica). 1llovinumlo ,legla 111/e•·•~~• neri~• 01,pe,l"lì civili ,lei n~g,w~.Anno 1883. Roma, l1pografia della Camera dei Deputati, 1880.

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MINISTERO DI AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO (Dir~zione fe· nerale della. statistica). s 11 lle •f!o1atliziQni •anilar,e tlell esercito ittÌlitr.no ,1,.,.a11te il de(!etataio f8~f -80. Stu~'.o del dott. DoME,NICO MAESTRELLt, capitano medico. Roma, ipografia dei fratelli Bencini, 1885.

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•· ~ nomia). P e r un vecchio ufficiale. · B_er l''.no, 1ss-:>, l ipoO'ra "' rn

qft-

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1885, Boulel d' Auteserre, rue Grange-Bateliére, 12, prezzo L. 8. È il primo di questi annuari che si pubblica. L'autore lo dice di ventato necess ario stante il rapido aumento delle Società di tiro in Francia . n oaERT, tenente colonnello. Tactique ,te combat dea r,t•an,les uuités. Parig i, ·1885, ti pografia Lavanzelle, prezzo L. 4. L 'autore fu professor e alla scuola d i guerra in Francia ed è capo di s tato maggiore di una divisione di fante ria. L'aveuir tle Ili l?,•auce ai, Toukiu, pa,• un t1ucie 11 co111pug110,a de Frm1ci11 Gnruier. P arigi, 1885, ti pografia Challemel. ·

TRUMELET, colonnello. l.,es li'rt111'}t1i11 tlant1 le tle11er1. Parigi, 1885, tipografia Challemel . Diario storico e descri ttivo di una spedizione fa Ua ai litni ti de l Sali ara algerino.

HuE. Les

' nusse.<1

et l e s !611glai11e dttns l' llfgmaista11 . Un opuscolo in-8•, con una carta e un'incisione. Par igi, 1885, libre ria Hac belte, prezzo L. ·f ,50.

lat . v ,m l l iou lJie ilU lufa11terie-b,•;!Jt1tle in , I er s e hlac . d1 . fan teria- nelle1 1Jifle-.lla ,·,., L " T our ( La 49' bri<Tata "" · rr.bat fi taglia di Vionville-Mars La To~r). Berlir~~· 1,88 v, ti po,.., r ~ ~ Mitll cr e figlio. È uno studio d1 stor1~ m_11t_l81e c~n. a.~pl~~!zione alla laltica e s trategica . - ( Vedi Rivista Milda1 e liana, giugno 188b). . •r . k '"O /orlllfllll o6uauudiro L013ACEVSKI. -~11•·tivi>cnat1i nu,s a " ·· · • , a 'i (L ibretto vauie piel1ot11 il1 ci,rstei v,,11/, f/Uat•tlu t a,_n a ,.' d Ila d'inl'orrnazione relali vo alla tenuta delle lruppe dt fante 1. ,a e linea e della gua rdia). 1884, L. 18, libreria Beresovsk 1.

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DOl:IRSGINSKI "a,•11uuu1i voi1•1u1i tu,.l,•1ufa,• na da rio mililare tascabile pel t884 ). '1884, L. 4,60, resovski.

· ' 11"'· · 1,oln1,ilt b,itm•ei (Rei:rolamento 1>ie s c i11110 st,•o,a ~ ~ . d 1 delle batterie montate). i 884, L . 0,80, per l'istruzione a ~te libreria Bet•e.:-;ovs ki.

lft1taif

\.VARTEMBURG, capillmo. N t111o leo11 als 1,·et,ll,err (Napoleon e come gene rale) . Berlino, 1885, tipograrJa Mitllet· e figlio .. È un'oper a di polso, .::Ile m erita un rninulo esam e. - (Vedi Rivista M ilitare Italiana, giugno !885) .

r.:,,,av "

Slull!lbie v' gt1,•nismaie (_R ego Ia ~ e n to pel servizio di guarnigione). Librer ia Beresovsk1.


\

BOLJ,ETTINO BIBLIOGRAFICO

Carte e Piani.

ISTITUTO GEOGR,\.l"ICO MILITARE. Vennero pubblicati i seguenti fogli della Carta d'It.alia, fotoincisa al '100000: n• 5::,, Su•a; n° 56, Torino; n_° 143, BraC'cia,w; n° 144, Palomb11ra; n• 145, .41,ezzt1no; n• 147, Lanci,uao; n• 151, ;I lfllri; n• 152, Sora; n• 153, Agn<me; n• 159, F1•011ino11e. Le richieste ed i pagamenti si faran no, come al solito, a ll'Istituto geog rafico mililttre in F irenze . .'1-'uova carta ''""' Egillo, Sudan, 1llar Ros•o, !l1111ab e ;lbiuinia. Scala da 1: 6,250000. Edizione eseguila coi migliori materiali per seguire la spedizione italiana ed inglese . Milano, Ditta Arlaria, prezzo L 1.

(Carta della Russia occidentale). Scala 'l:1 ,750,000, compilata su dati ufficiali, da GRABY,capitano. 4 fogli. Cassel, 1884, cartoleria Fischer.

IJeber11icl.,11karte vmn me•lli,chen llus.,and.

Pod,·olm,iia Harlfl ilsiatskoi Ro1111ii 11'pl'iter1iai1111111cimi k' nei vladieniitimi (Carta particolareggia ta della Russia

asiatica e regioni limitrofe). Compilata dalla sezione topog rafica dello stato maggiore. Scala 1 : 4,200000. - 8 fogli cromolitografati L. '16. Deposito geografico dello stato maggiore all'angolo della piazza Nevski e dell'Ammiragliato.

Il Direttore

TA NCRE DI FOGLIANI ;

Maggiore dt ft:r ttleria:

DEMARCHI CARLO,

gerente.


IN CRI111EA R.ICOR.DI

..

DI

A.

RICCI

RicorTendo il 16 agosto di quest'a nn o il trigesimo anni\·ersal'io della baLtaglia del la Cernaja, dal le va t'ie società de' Reduci dal la Crimea, auspice e promotri ce quella di Genova, fu deliberato di celebra1·e con s peciale solennità quel patrio ricordo, scegl iendo a sede della festa commemorativa la città di Al essa ndria , dove a.pp 11nto, per mano del Re Vittor·io Emanuele II, erano s tate distribuite le bandiere alle truppe partenti per la spedizione. A qu est.a festa mili ta re, resa più s olenne da ll'interve nto dell e Autorità mil itari ·e civili, e a cui us:3isteranno, tutti col cuol'e, e molti colla persona, i superstiti di que lla g loriosa sch iera di veterani, la R ivista è lieta di associarsi , pubblica ndo alcuni Ricordi del generale A. Ricci, 1·elativi a quell a spedizione, alla quale egl i prese parte quale sottotenente aiut.a nle maggiore in 2° nel battagl ione de l 3° reggimento fante r·ia. Esai so no tratti da lle le ttere fam igliari da lui scritte ad un amico, che poi l'Occolte, ra ggruppate, e qua e là ri toccate, fo rm a rono il tema di due pubbliche conferenze, ch e egli, u scopo di beneficenza, 18 ·-

ANNO XXX, VOI., lll.


lN CRDIEA

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RI CO RDI OC A. RICCI

ten ne pochi anni or sono nell a ciLlà slesso di Alessandr·ia . Quanto alla parte parlata, che sel'vì a l'endere più intel lig ibili quelle lettere ad un uditorio composto per la mass ima parte di person e non appa l'tenenti a ll'esercito, la sua mancanza sa rà meno sensibil e pei let~ori a cui è specialmente diretta la presente pubblicazione. S iamo per a ltro in g rado, co lla scorto. di un g iornale a lessa ndrin o che di ede un sommario 'resocon to di quelle conferenze (l'Osservatore del 12 aprile 1882), di riferire le parole con cui il generale Ri~ci esord iva : « La spedizione di Crimen s ta per passa r;e nel dominio assoluto della sloria : si assotLiglia ogni dì più il numer o di coloro che Yi p1·esero parte, e presto la sua cronaca non sarò più possil>ile per moncanzo cli cronisti. Non vi pa ia quindi inopportuno ch e chi ebbe la Yentura di essere di quella spedizione, ne abb ia scelto la c ronaca, dico la cronaca e non la storia, a soggetto d'una sua conferenza. Non vi ho. forse alcullo in qu es to uditorio che non a bbia avuto i n Ct·imea un pa retJte, un amico, un conoscen le, e che non possa quindi prornre interesse a conoscere come colà s i vi,·osse, si pensasse, si sen tisse ed anche pur tcoppo s i morisse. <t lVIi pro,·erò a darvi un'idea di 'wtto ciò, se vorrete aver la -bontà di seguirmi, se vi parrà che al mancante orna mento dell a forma possa fare compenso l'interesse dell'argomento. » Queste parole spiegano abbastanza l'intonazione generale che ebbero quelle conferenze, e a cui sono iufonnate le lettere seguenti, di caratte1·e fami gliare e an eddotico. Esse ne spiegano anche il m ovente, che meglio ancora risulta dall o chiusa delle conferenze stesse che str·alciamo dallo stes::;o giornale. Mes s i in lu ce i frutti che dalla s pedizione ài Crimea s i ebbero nel campo intern azionale, nello spirito del paese e dell'esercito, il generale R icci così,

~onchiude,·a: « Se odu nquè la sped izione di Cri mea portò seco dei sacrifizi, 110 11 li dimentichiamo, onoriamoli sempre, ma non li rimpiangiamo rnni, perchè dobb iomo in buonn 0 • 0 ·idì di avere parte a quei sn c1·ifizi, se poss ia mo d ire o 00 . nna Patria, s e può di,-si anche di essi : tantae molis e,·at lTALICAM eone/ere gentem . » Di qui un'altra ragio ne d i opportunità per la presente pubblicozione . Nell'evocare quel passa to, il pensiero non può a meno <li ri tornare a l presente, e d i riportarsi dai lidi della Tnuride -0 quelli del l\far Rosso . I veterani della Crim ea riuniti a commemorare gl i aYVenimenti di trent'anni or sono ci richiamano alla me nte i nostri _gioYani soldati, cbe ora si trovano in Africa . All ora co me adesso assisLemtno ad analogo spe~tacolo; prima lo. curiosità, il sentimento del nuorn e dell'a,·venturoso; poi subito le prime privazioni, le prime sofferenze, le prime perd ite. Che se è ne i voti di tutti cbe onche ques ta spedizione porti frulli benefici al Pa ese e all'Esercito ricordiamo che per ottenerli si richiede quello spirito di' abnegazione e d i cos tanza di c ui, in circosta nze be n più gravi, fece ro prova le trn ppe nostre in Crimea. E sotto questo ospetto la lettura delle seguenti pagine potrà certamente se rvire come un esempio, forse come un incoraggiamento . LA DIREZIONE .


... RICOflDl DI A. RICC I

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lN CRDIEA

I. LA

NOVITÀ

Campo di Karani, maggio-giugno t855.

Quando, all'alba del ·I 8 maggio, mi svegliai, per la primo. volta, sol.Lo la tenda donde ti scrivo, mi parve per poco di proseguire in un sogno che durasse da lungo tempo. Tut.tociò che era avvenuto dacchè si cominciò a parlare della spedizione di Crimea, si no al nostro arri vo in questo paese, formava nella mia mente una confus ione, comf\ se molle e sva riale vedute stereoscopiche mi fossero passate rnpidamente dinnanzi ,una sovrapponendosi all"altra . ( La pa,·tenza da Annecy, le lunghe e monotone marcie nel la Savoia, la Lraversata del Moncenisi o coperto da pa recé hi metri di neve. ii bel sole d'Ila I ia ritrovato a Susa come il bacio del ritorno di una buona madre, l'arrivc, e la rivista reale in Alessn ndri a ('I), la partenzft mattutina da questa cilli1, l'imbarco a Geno"a, la dolorosa separazi one dalla mia famig li a venuta a bordo per darmi l'a bbraccio d'addio, i quindici giorn i di navigazione coi loro episod i più interessanti, lo stretto di Messina, l'Arcipelago greco, il l'ireo ed

(I) La rivista ebbe h,ogo il H aprile i855, o vi presero parte tutte le truppe che dovevano far parte' del corpo cli spedizione, tranne queJle si.anziate a l'ìizza. a Genova ecl in Sardegna. Dopo la rivista ebbe luogo la distribuzione delle ban!licrc ai comandanti <lei rcggimonti provvisorii, fai.la (]a Sua lllaestà il ne. ViUorio Emanuele Il. NOTA DE LLA 0 11\EZ IO~E.

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Atene, i Dardanelli, il ~lardi Marmara e Costantinopoli, il Bosforo , il Mar Nero, l'arrivo nella rada estema di Sebaslop•>li, le prim e eannonate fra i forti russi e le squadre alleate, lo sbarco n Balaclava, infine questo primo accampamento preso la sera precedente, -0rano tante immagini che halla,·aoo dinnanzi all a mia mente una rirlcla fantastica, la qufll e, come diss i, mi lasciò per poco incerto se fosse sogno o r ealtà . \\la era renltà, e me lo prova ,·ano, in modo da non lasciare dubbio, {1ne cose che vivamente colpivano l' udito e l'olfatto; un vivo cannoneggiamento cioè. ed nn odore, dirò meglio, un fetore nauseabondo . Il primo, che i· divenuto ormai la no~tra sregl ia cli tulli i i iorni, ora il fuoco maLlt1tino con cui, appena fa. giorno , assedianti ell assediati si industriano per distrnggers1 vicendevolmente i lavori fatti nella nolle, in torno e dentro Seba ~topoli. Il secondo proYen iva dai mia smi esalanti dalla zona di terreno, relativamente ristretta, in mezzo all a quale siamo accampati , in cui una popolazione imJJOrtala <li migliaia e ·migliaia d'uom ini vive e muore da più mesi ,decimala da l fuoco, dal tifo, dallo scorbuto e dal colera. Uscilo sub ito all 'npe rlo e fnt.ta rapidamente la molto semplice toelella del bil'acco, corsi all'altttra più vicinn per formarmi un'idea del paese che il giorno procedente nveva appena intraveduto alla dubbia lnce ·del crepuscolo. Ed eccoti quanto mi appan·e : Yerso ovest 1111 fitto velo di fumo proclotlo dn l ca nnoneggiamento, e fra le Yolute ciel fumo qualche punto o qualche breYe linea binnc:aslra ell e indicavano Sebastopol i. Verso sud nel lonta no orizzonte la lunga cd uniforme linea azwrro-oscura del )far t\ero, ·O più vicino la co;;ta el'ta e rocciosa co n alcune vecchie torri cito dominano ii porlo,di Balaclara. Sono lo torri genovesi, rico rdo dell'epoca gloriosa in cu i la repubblica ligure era quasi padr,>na di queste coste. Ver,;o e;;t. nn elevato altipiano, l'nllipiano di ,Jalta, e dietro a questo fulgidi sprazz i di luce precursori del sole nascente anco ra in lotta colle nebbie mattutine. Verso nord lìnnlme11te una lunga, bassa, azzurrognola striscia vaporosa che indicava il corso dellafei·nai,t e Lorreigi.in ti sovr'es;;a le brnnc ,1ltnrc di )!a ckenzie sulle qua li , coll'aiu to del cannocchia le, non tardai a distinguere qualche accampamento russo me:;so in ri~a.lto dai primi raggi ,dei sole.


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Il\ CllDIEA

RICORDI DI A. RICCI

Contornato poi da questo quadro, e tuLto intorno a me, un paese di povera apparenza, spoglio di vegetazione, ondulalo e roccioso in gran parte, qua eJ à seminalo di accampamenti francesi, inglesi, lurchì e nostri, di gruppi di tende, di baracche in legno di cento form e diverse, di qualche rara casa in muratura ; ed in mezzo alle tende. all e baracch e all e case r1 uel (',rescendo di mo vimento, di formico lìo, di ronzìo, di suonerie che annunzia il risveglio di quelle gràndi città nomadi che sono le at'mate al bivacco. Tale era lo speuacolo c~e si offriva al mio sguardo all'alba del dì 18 maggio da un 'altura sop-rastante a Karani, àggeega to di. poche case tartare poco meritevole del nome di villaggio. E lo spettacolo aveva in quel momento una grande alLralti va, quella della novi là. - ~1a ora che la curiosità è passata, si può ben dire che questa parte ·della Crimea non è bella, 0 forse meglio che è tale quale l'hanno poluta fa re le migliaia e migliaia d'uomini che da. tanti. mesi la calpestano, la spogliano, l'ammorbano, la intrisliscono. · Ma io non efo qui venuto per godere lo spettacolo di più o men belli pànorami . Di sces i quindi al campo ove mi allendevano le cure della vita. così nuova che cominciava per me da qu el giorno·. Ti forò grazia delle noie, · delle contrarietà, delle diffi co!tà che acc~rn1pagnarono e continuano ad accompagnare il nostro install amento in questo paese. Su per giù è sempre la stessa storia: i viveri che lasciano a desidera.re; alcune cose che mancano; gli amma lati ché aumentano; gli allriti det'la vita che si fann6 sempre più fprt.i, e così di seguito . Ed. è cosa _ben naturale che la lo!1l:rnanza dall a madre patria, la povel'tà del paese, la novità del clima. per tanti rispetti di verso da1 nostro, co ncorrano ,l rendere le difficoltà' alquanto più gravi dell'ordinario. §inora però ]e cose vanno passabilmente ed è da desiderare che non vadano mai peg6io . Come però avrai già pensato, la veduta panoramica del paese dii cui ti ho parlato, non poteva essere suffici ente per appagare la mia. curiosità. Perciò in questi primi giorn i, dato al servizio il tempo strettamente necessario, non feci che correre in tutti i sensi, ora solo ora con qualche amico .per visi tare minutamente questo paese ·veramente curioso, specie per la varietà della popolazione importato. che temporaneamente vi ba dimora.

È forse superfluo il dirti come il fondo della. popolazione indigena della Crimea sia. formato di Tartari, poco numerosi però e certamen te non in proporzione con la vastità. del territorio. Non è mollo remoto il fatto del favorito Potemki n, il qua.le volendo dimostrare alla Czarina la prosperità e la floridezza di questo paese improvvisa.va a forza di milioni di rubli villaggi e popolazione. Ma il denaro costava poco a quel cortigiano del qua.le si reLribui1'.a l'amore coll'autorizzazione delle più disoneste e scandalose concussio~1i. In que~li ultimi tempi però all a popolazione ind igena se ne venne a sovrapporr~una d' importa1.ione delle varie provincie d~ll'im~ero, e ciò per due fat.ti diversi, ma co ll egati fra di loro . Il pnmo s1 è la costrnzione del grande ar,;ena.le marittimo di Sebastopo li , pe1' e.ui ufficiali , impiegati ed operai russi vennero in quantità ~ prendere stanza a Sebastopoli e nei dintorn i. L'altro si è il clima normalmente buono del paese che insieme col fatto precedente fece sì che lo r,za.r ed a suo esempio parecchie del le grandi famiglie dell' impero, i Woronzof ad esempio , scegliessero la costa meridion~le della Cri me.a come luogo di soggiorno est.i vo e vi facessero costru,re sontuosi edifizi pe,ì bagni eper villeggiolnra. Come è naturare, lo sbarco degli alleati fece scomparire tuttociò che formava questa popolazione d'in1portazione, ed i Tartari anche essi, per quanto mediocremente affezi onati ai loro padroni, spaventati però dalla strana burrascascaricata,s_i sul lorn paese, emigra_ron~ in gran par[$. I pochi r imasti vive~nCI dapprima rintanat.1 ne, loro tuauri e ,•i morivano let.teralmente di farne. Ma poco alla volt.a fi~irono con affiatar·si cogli eserciti alleati ed . anzi parecch i di essi entrarono al loro servizio, sia come fa.echini agli scali di sbarco , sia come gu~tl'diani dei· parchi che servono all 'alimentazione delle truppe, sia per altri servizi congenet'i. In conseguenza la po~ polazione della. Crimea, o meglio di quella parte assai limitola d1 essa che è occupata dagli alleati , si trova ora composta di Francesi, Inglesi, Turch i, Italiani, Greci, Levantini e Tartari, donde nasce nna c(,nfosione di tipi, di costumi, di favelle da disgradarne quella della torre di Babele, di bib lica memoria. Però il punto più interessante, ecl ullimo ogg_etti: o o?bligato d! tutte le nostre e$cursioni, è sempre Sebastopoli. Tl1co Sebastopoli per modo di dire, perch è bisogna contentarsi di vedere dal là lontana,

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2.00

RICORDI DI A.

IN CRI.\IEA

da ona feri Loia, da una cannoniera ed alLri simi ii osservatori i se non si vuol fa r la poco gloriosa fine dei curiosi . E cosi capitò infatti negli scorsi giorni ad un. nostro medicò, che scopertosi t1·oppo per megl io curiosare fu co lto da una fucilata che lo uccise sul colpo. I lavori di difesa fatti dai Russi non si possono vedere, come è facile capire. che di prospettiva e molto incompletamente, nonostante le indicazioni che non è di i'tìcile procurarsi da qualche co mpiacenle cicerone delle truppe d'assedio. · Ma ~1uelle di attacco eseguite dagli alleati , che possono essere percorse. sono veramen te qmllchecosa di gigan te,co . Figurati una ven tina di chilometri di trincee, strade coperte, corridoi, sot.Lerrane i che s'incontrano , si tagliano, si aLLraver.;ano. si sovrappongorio in vario senso, e di trai.lo in Lrauo enormi batterie, ridolli. posti di guardia, magazzini interrali, lunghe file di feritoie ed altre cose simili. Ma ciò che colpisce anche maggiormente è il sinistro silenzio che regna in quesLe specie di immense catacombe scoperchiate , meni.re migliaia di uomini le occupano e vi lavo rano giorno e notte senza smeuere mai. Solo di tempo in tem po l'ariR r'i:rnona di qualche fuci lala o di qualche cannona la . È un curioso che si è l'alto vedere, è.un indizio di lavo ro che non si è abbas!anza dissimulato; e l'avvenimento, qualche volta anche la punizione non tardano ad arri vare. Nella noLLe però il fuoco si fa spesso vivissimo, e ciò proviene da ques to, che le tenebre proteggendo meglio il lavoro, quando, per mezzo di palle luminose ed altri mezzi simili, assedianti od assediali riescono a scoprirne o sospeLlarne la dir~zione, vi fanno su bilo convergere un fuo co rapido ed insistente. Non ti puoi immaginare come sia sinistro lo scroscio del canrJoncggiàmento che Lutto ad un Lrauo viene ad inter;'ompere il sonno e quale sia J'ecciLamento nervoso che produce in'!loi non ancora a rvezzi a questa 1ugubre musica notturna. Di continuare a dormire non vi è neanclie a pensarci, si gira e si rigira sul povero giaciglio che serve di letto; si fa ogni specie di tentati vo, ma quegli scrosci insisl.e1Hi, incalzanti, fas1idio:3i e l'incert.eizadi ciò che possa e:;,sere, generano un'agitazione che rassomigl io alla febbre , e per quanto si faccia il sonno non torna pìù. A proposito delle e.sctmioni a Sebastopoli eccoti un aneddo to atto a dimo:;t rart>. come la curiosi Là, queslo peccato che non è sempre di genf.mi femmin ino, abbia anche qualche volta i suoi ineon ven ien Li:

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Ignorando che occorre.sse un permesso speciale in iscri tto per circolare nei hwori d'assedfo, in una delle scorse ma ttine un arnir.o ed io ci spingemmo al quanto ava1i ti negli app1;occi frances.i e, trovato un Iuogo acconcio, ci eravamo accovaceiati alla meglio per osservare Sebastopoli. Ern.vamo là da qualche tempo, comunicandoci a vicenda le no.sire impressioni, quando una Yoce si fa sentire dieLeo a noi Jltessiew·s, votre 7Jern1'ission, s'il -vous plait. Era un uWcial~ francese che col mìglior garbo del mondo ci faceva quell a domanda . Alla nostra ri sposLa che non avevamo permesso fumm o pregati di presenL;nci al comandante di trincea r.he si trovan poco lonLano . · Il generale Troi: hu, che era il comandante in discorso, ci aècolse colla massima affab ili tà e, dopo le prime spiegazioni volnle dalla circostanza, si avviò una Iunga conversazione nella quale, fra le al Lre cose. mi venne fatto di dire che trovandom i di guarnigione a Chambéry aveva avuto occasione di cono,scerc il 5'3°di fanter ia francese allora di presidio al forLe cli Barraux e nominai fra gli ufGcial i di mia conoscenza il tenenLe Desjean col quale aveva sLret ta mag· giore amicizia. 1Intanto essendosi fallo tardi il generale ,ci domandò se avevamo pensa.Lo alla colezione ed alla nostra risposta negatil'a ci offri di dividere la sua é.he era stata preparala lì presso. Accettammo e· si stava per finire quando ecco compaFire l'u fficiale che ho pocanzi nominalo . L'incontro fu dei più cordiali ed affettuosi, e si capisce pensando àlle circostanze in mezzo alle quali avea luogo ; ma figurati la. nostra sorpresa qua.odo il generale Trochu invitanqoci a bere pronunziò sorridendo queste pa role: P·wisqu'elle est uonne à 7:ireseni, rn essiwrs . à votre sant6. Che cosa volevano dire quelle parole? Perch è la nosLra salute era buon.a soltanto all ora? Eccoli la sp iegazione che ce ne diede lo stesso generale. Contando sul la probabili tà di fa rla franca e su lla speciale allitudine poliglotta che han no le razze slave, uffiziali rnssi LravestiLi da francesi o da inglesi erano riusciti a penetrare nei. lavori d'assedio per spi1't·e ciò che si faceva, e naturalmente erano andati nei lavori francesi coll'uniforme inglese e viceversa. Alcuni gio rn i prima ancora un ufficiale russo del genio penetralo con tale stratagemma nei lavori francesi era stato scoperto, sollo posto a consigli o di guerra e fucilalo . Ii mio amico ed io eravamo stati sospell.ati nè più nè meno


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RlCORO! DI A. l\l CC I

lN CRIMEA

che per due emissari russi travestiti da ufficiali piemontes i, e quando io avevo nominalo quel certo tenente del 52° francese, che per una fortunata combinazione si trovava accampato poco lontano, il ,generale Trochu aveva mandato per esso onde constatare la nostra identità personale. Ed il generale che ebbe la honlà di darci tutl.e queste spiegazioni concludeva r idendo: Voii.s 'tJoye.z clone, messieiws. qiie 'uotre santé n'étaù pas bonne lUlltnt l'cinivée _cle votre a1ni: d-u 52' . Ed ora molto probabilmente mi ch iedera i: Ma a quale pun to si 1rova queslo assP-dio ehe dura da tanti mesi ed lui già divorato tre esercili1 Sarei proprio imbarazzalo a risponderti e credo ~he non l? s~rebbero meno di me anche parecchi di coloro che vi sono p1u di rettamente e più dall'ali.o interessati. Jr un nuovo assedio di Troia e sinont non si è trova to il cavall o che possa farlo (ìnire . Infratlan to esso dura ,ed ha tulta l'aria di durarechisaancora per quan~o tempo. . . . Per conseo-uenza sebbene arrivati in Crimea dopo gli altn pare• ù . . . che del lavoro ve ne sarà anche per noi. E cosi s1_a; venimmo qm per questo e non abbiamo ora che un desiderio: ess~re messi alla prova e dimpBlrare che anche gli Italiani sono buorn a fare qualcosa.

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II. I I.,,

OOLE·RA

Campo di Kama ra , giugno- luglio 1655.

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Ti scrivo coll'animo profondamente contris tato . Le cose nostre non vanno bene. l i corpo di spedizione sta passando per una prova di rtìc. i}e. Il colera continua a decimarci e l'i1iaziooe ci opprime, senza che si possa vedere prossimo un termine a que:;to tri3to stato di cose. Aveva sentito dir(;), e ltttopi4 volte, che la parte menodif(ìcile della 1 guerra era il combattimento e non Jo aveva credulo. Ora ne sono convinto. Non vi è alcuno fra noi che non preferirebbe nn buon combattimento ogni giorno anzichè e~sere trascinati in questo slàto di prostraz ione (ìsica e morale che ci dissolve lentamente. Certe tempre anche sal de non sfuggono al le inll uenze deleterie dell'amb iente in cui si vive . Ho visto e vedo ogni giorno talun i uomini, sui quali -avrei con lato più che su me stesso, lasciar~i prendere dallo scoraggiamento . Si appartano nelle loro tende, si rifugiano nei loro goiirby, e non si lasciano quasi più vedere . Si dii-ebbe che una cor rente di egoismo sia per infìllrarsi da per tutto e guai se n<>n si arresta~se a tempo. Nei momenti gravi il so ldato ha bisogno assoluto di vedere i suo i capi . ffldl'espressione del loro volto, dal tono della loro voce esso giudica del la situazione; è necessario, a,;solutamente nece:;sario che egli trovi nell 'una e nell'altro qu·ella fiducia che sente venir meno in se stesso. I doveri della carica ch e copro, fa tti più gra I' i dall e circostanze, furono sinora una, saivaguardia per me contro l'influsso di,;solvente di quest' atmosf~ra Ma non lo na,condo; provo io pnre i miei momenti cli abbandono,


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11'( CRIM EA

RI CORDI DI A . l\ICCl

e piu di una mila ho sentilo il freddo del dubbio e dello sco raggiamento assalire l'animo mio. La spedizione, tu lo sai, non cominciò sol.lo buoni auspicii. Per r incend io del Crms1t.S (I' , sul quale era caricato il nostro materiale di ospedale, arri,·ammo in Crimea privi dell'occorrenle per fare front e alle es igenze anche ordirn11·i e. Per le straordinarie malallie elle si manife::larono quasi subi to dopo lo sbarco, manca quasi ogn i cosa. , i è impiantato un o:-pedale di tende presso Balaclara, mari si difetla. de.I necessario, e piLl che un luogo di cu ra è considerato un luogo di agonia. I so ldati lo sanno e si riGutan o di ::rndarvi. Quando sono colpiti dal colera ed il medico ne ordina I"inYio all' ospedale, se ne hanno ancol'a la forza, fuggo no dalle tende, si nascondono fra i crepocci dell e roccie, nei ce:-pugli, onrnque possono eu accade qualcherolia che cercando un ammalalo si troni un cadnrere. In o•>ui baltarrli one si è impiantala un'in fe rmeria con tende e frasch e . d"1spenedo i solda1i'i, la preferisco no nll'o:;peda le. )fa si ma nca el ell' 1n sabile, ed io che col medico del bnllagl ione ne di,·iclo la direzione e la responsab ilità non so, come lui, che cosa fare. Del decollo cli riso e qua lche bolliglia di rhum , ecco tutt a la nostra fa rmacia, ecco ciò che possediamo per soccorrere tanLa brava gente colpi la dal morbo, che sollo le tende è esposta di gio~·no ad un calore olfocante e di no110 ad un\ unidiLà elle ass idera le membrn. Aggiungi la frequenza di un ven to moleslissimo che solleYa dei Yeri nembi cli polvere una, penetrunte, fastidiosa, e Li fara i un'idea delle ore angoscio,:;e che quei pMeri so fferen ti devono pas$are sollo la lenda. · li Ooenerale Lamarmora non smenti sce mai quella fer rea tempra di

carattere che tutti tonosciamo. Egli viene ogni giorno fra noi e fa tutti gl i sforzi di cui un uomo può essere capace perrialzar l'animo del corpo di spedìzione a lui affi dato. Ma la situazione è grave · e si direbbe talora che è più fol"tc di lui . Egli ne soITre e spesso non riec;ce intieramente a celarlo. Ne ebbi una prova in uno degli scorsi giorni e vogli o che tu la conosca perch è fa onore al suo cuore. Sino dal primo impianto del campo a Kamarn il generale slal.iilì che il corpo di spedizione si riunisse la domenica per assistere alla messa e so lare qui ndi alla sua presenza. Man ifestatosi il colera non volle smettere quella buona. usanza. e con ragione. Non è qui il caso di trallare la que:;tione dell'inOuenza che il sentimento religio:-o può avere sulle truppe, per quanto il t.rattarla alla leggiera, come si fa troppo spesso, non dimostri che una cosa sola, l'ignoranza cioè delle condizioni psicologiche degli elementi che compongono le truppe stesse . Ma , indipendentemente da ciò, quelle riunioni sellimanali, quel senLi rsi assieme, qnel ri vederci dopo sei giorni cli prove dolorose è un vero conforto, è il solo forse che ci o/Tra l'esisten1.a ioe1·1e e accasi::innte che si vive. All 'ultima di queste riunioni provai delle emozioni il cui ricordo non si cancelleril così preslo dall 'on imo mio. Figurali 11n largo spianato brnllo ed arso come r omai lui to questo paese. ~el mezzo sorge un modesto altare costrullo dai nosLri zappatori, e dinto rn o nd esw sia raccolw il corpo di sped izione, però ben scemalo da ciò che era quando assisteva ad una simile funzi one sulla nuova piazza d'armi di Alessandria. Uno splend ido sole d'e;Lale si sta. levando dietro l'altipinno di Jalta, chè l'ora scelta è mollo mattutina onde evitare i fo rti ca lori del giomo . Lonl.nno si sente il solito cannone:rcriamento di Sebastopoli, e I)iu presso lebatterierusse di Mackenzie gettano di tempo in tempo qualche innocente pro iellile 1-ui drappelli che vanno ~Ila Cejnaia a_prendere acqua? ~d abbeYerare i canlli. Pre:;so I altare la musica del I O gra nat1er1, la sola che faccia parte del corpo di spedizione, suona qualche cosa di tri5LO o che pa1·e tale anche non lo essendo, e negli nclagj, negli intermezzi spicca la voce eguale e monolona del cappellano che celebra la messa. Tuttociò inspira una profonda tri stezza, ma è u11a tristezza che fa del bene. Hanno un bel dire gli spiriti forti , ma nei m1JmenLi del le dure prove lo sguardo si alza instintivamente ,•erso il cielo perchè si sente che di là soltanlo poc;sono venirci la speranza e il /)l:)

(l) Il CnJ!/llts, va11orc inglese, avol'a iir,bal'cato iu Genova un;1 compagnia del genio, un distaccamente dol trono, una com1)agnia di sussistenza o il materiale d'ambulanza del corpo <li spedizione. Il 2'. aprile usci dal porto, rimorchianclo il legno a vela Pecleslria11, pur cs;o carico cli truppe ., di materialo cla g uerra. Vi fLt dap11rima un urto fra il frrosus. o Perle~ strian, cho non produsse 11eraltro gran danno; mt1 dopo 4, ore ci rca th n:1 v1g:1zio11c si manifestò il fuoco a bordo <lei C1·rosus. L'incendio prese ben pre.,to gra, 1 propomon,, tanto che il capit:rno, l"'rsuaso doll'impossibilita di estinguerlo, tagliò il ca\'o d'union_o col Pecleslricrn e diresse il vapore a terr.i, 1irc,,o il promontorio di Portofino. Ueqmlla'"'ÌO e 1:1 tr;1ppa r:uscirono a salvarsi, ruorchò 1•ochi uoJllini fra quell i cl, e: impa~ zie71ti, si gettarono in mare sen1.a attendere lo imlJarcazionì. li materiale ando qu.1s1 lutto p~rduto.

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èiOTA DELLA Dm~:210:-e.

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RIC•)RDl DI A. Rl CCl

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IN CRD!E A

Si trattava di scavrire dell e fosse pel seppellim~nto dei co lerosi fra i quali si ara manifestata una recrndescenza di mortal ità. Ecco a che cosa si riduce talora la poesia della guena; a fare il becchino, e non capi la mica 1an to di rado. Ri cevuta l'indicaz ione del luogo ove dove:rn o essere falle le fos se fissai le dimensioni di qne;;te e ripartii quindi il lavoro a cottimo assegnando per ciascuno degli scavi un dato numero di soldati. Nel noirare lJt1i nd i da uno scavo all'altro . per sorvegliare e sollecitare il hivo ro, chì.ì mi premeva di sbarnzzal'mi al più presto di quella uggiosa commissione, troYo uno degli scaYi di dimensioni maggiori di quelle da me indicate e ne faccio l'ossèrvazione al capo gruppo, un cerlo Roll e Pietro, di Brnn<lizzo. Vuoi sap~l'e r:he cosa egli mi ri spose come celiando. - Abbiamo fatta questa fossa più comoda per oli n ufficiali;. hanno le spalline! La risposta Li parra cinica, ti parrà segno di cuor cattivo in chi la pronunziava. Ebbene, ri crediti. Il Rolle non è cinico, nè ha cuore cattivo. L'ho visto nella ri1irata, dopò la ricogn;zione del giugno falla nella valle del Chioliù (·I), alla retroguardia, aiutalo da due o Ire altri, trasporta re a braccia per parecchie ore uno dei nostri c~lpito dal colera, e fare sosta di tempo in Lernpo per tener lontano, a sch ioppeltale, un drappello di Cosacchi insolenti che inseguivano troppo da vicino . E ciò, no n ne dub ito, avrebbe fatto per chiunqLle ed in qualunqu e circoslamrn. E difatti quando, udi la la sua risposta, gli ~hiesi fra il rimprovero ed il dolore: Ti sarebbe dunque indilTeren le vede1;mi disteso qua dentro~ vidi la sua figura allividire, il suo sguardo annebbiarsi e dirmene più col si lenzio che con tutte le parole di cui avrebbepoluto valersi. La cosa è cosi. In tutLe le compagnie vi sono uno o piùdi tali indi vidui per i quali la lingua militare pel' eccellenza, la francese, Ira gii1 trovalo il nome di ballesimo e li ch iama. i Loi,sti.ques. Sono essi che nell~marcie faticose, nei momenti gravi, nelle

confo rto. E per Dio uon si manca già di fegato per questo! Trnlto trallo si nota poi un leggiero movimento fra le file, come una di quelle ondulazioni circolari che produce un oggello gillato sopra uno specchi o cli acqua tranquilla. È un disgrazia.Lo co lpilo dal morbo che sorretto dai compagni si avvia all'ambulanza . E allora si vede il generale Lamarmora ,·olgere la tesla da quella parte e due grosse . lact·ime silenziose (narro ciò che ho visto) scendono ad irrigare quel maschio e ruvido vollo di soldato, al quale corrisponde un cosi grande, un cosi nobile cuore! Porero uomo I Gli è morto il fratello Alessandro ( I), e parecchi dei suoi amici più ca ri, su i quali egli contava di più, sono o morti anche essi o mal fermi in salute. Una respon sa bilità enorme pesa su di lui, chè sono ·15,000 vite. delle migliori vile, di cu i risponde al paese. Eppure si sente impotente contro l'influsso m~lefico che non risp::irmia alcuno e scoraggia tutti. Povero uomo I E questa la paro In che abbiamo lutti sulle labbr:i, espressione del senlimenlo di pietà profonda e rispellosa che egli ci inspira e che per poco ci fa di menti care la situazione dolorosa nel la quale anche noi ci troviamo. Non credere però che in mezzo a questo marasmo ~enerale non si senta di tempo in tempo qua lche nota meno triste. Si dànno dei caralleri CO$i feli ci , non so vera1uenle se l'epi teto sia appropriato, che nelle circostanze anche più gravi sono sempre i medesimi e trovano il modo cli distrarre sè stessi non so lo, ma qualchevolta anche gli altri. Senti questa: Il nostro ballaglione si trnvava, non ha guari, a Balaclava. È un turno che si fa. per so~ministrare le corvées sia al porto per gli sbarchi, siÙ ai magazzin i ed all'ospedale per i loro moltepli ci serv izi. Arriva un' giorno la richiesta urgente di un drappello per l'ospedale e non vi essendo per il mo mento altro ufficiale disponibile andai io stesso a condurlo. (-I l Alessandro Lamarmora, il fondatore dei bersaglieri, comanda1·a in Cr!mea. la 2• divisione del corpo ui spedizionn, col grado di luogotenente generale. Reduce 1\ '• giugno da una ricognizione, si assiso, tutto suclato, alla mons:i. deglì ufflr:iali tenuta all'aria aperta. Nella sera stessa fu colto dalla dissenteria, e nella notto dal 6 al 7 morì. AI 4 giugno gli ammalati di colèra erano 550; i morti sommavano gia a 226. NOTA DELLA DIREZIONE.

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f (il Duranto l'attacco dato dai Francesi e dagli Inglesi il _!8 giu.gnb l.855. alle opere avanzate di Sebastopoli, il corpo di spedii.ione sardo fu mandaLO m O!-S_orvazi~nc no.Ila vallo del Chioliù, al di la della Cernaìa, per proteggere il fianco rlc,~ro dc?lt allcatt. Falht~ llUOll'aU.acco anello il CO l'l}O sardo ebbe ordine di rientrare ai suoi accamp,nnenlt. Questa marcia in ritirata eb be luogo il 2'1 giugno, dopo che er,1 stat,t spi nta una rico• gnizione fino all'incontro dei primi µosti nemici.

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!'iOT .\ DELLA OlREZIO~E.


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' HICO BD[ Dl ,\ . RICCI

lN CRl~IEA

p,:ivazioni bànno sempre un mollo, un lazzo, un gesto che per pochi momenti dànno la svolta alle idee eclin fin de i conti fanno del bene. Così nel caso accennato il Ro\l e a.vea trovato il suo mollo e l'avea bu nato H1, senza calli va int.enzione, senza dargli un sign ifi ca Lo odioso, ma pel' fare dello spirito a suo modo, per istinto di natnra. Nè avea fallito lo scopo, perchè erariltscito a chiamare sul le labbra de'snoi compagn i ed anche sulle mie un sorriso che da parecch io tempo non era solito a comparirvi. Non era veramente un sorl'iso che an.classe molto giù, ma Il'Jn era più neanche qLrnll'espressione pensierosa, trista, rassegnata che è divenuta abituale per noi, ed in quel momento si trovava faLla più grave perl'ingrato lavoro che si stava eseguendo . , Come, quando finirà questo triste stato cli cose? E difficile prevederlo per ora ed è questa incertezza che ci scoraggi 11. Si vive intanto di una vita. angosc iosa nella quale nna forza sola ci sostiene e si è il sentimento del dovere, ma in tuua la sua austerità, spoglio di ogni au,·attiva, mancnnte di quel prestigio, di quell'aureola con cui il pericolo immediato, l'emulazione, l'amor proprio, l'ambizione ' circondano e rendono anche talora seducente il sacrifìzio sul campo di battaglia. Ma un'al t'ra forza ci aiuta pure, e-;l è il ricordo della patria lon tana. Se sape:;te costi quanto ci è caro ciò che ci viene da voi I l giornali ce li strappiamo di mano, le lettere private sono lette in . comune e per poco che facciano cenno di noi, che dimostrino interesse per le cose n-0st.re, che ci confortino a sperare, sono un refrigerio, sono una benedizione. Scriveteci adunque, scriveteci spesso 'e tutti; è forse ciò che po' tete fa re di meglio per noi. Al resto p,enseÌ·à la provvidenza o quell'altrn cosa che i liberi pensatori cercano dà un pezzo ma non hanno ancora trovalo per . met.lere al suo posto.

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III. LA

OERNAJ.A

Campo di Kamara, i7 agosto !855.

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1-

li telegrafo ti avrà recato a quest'ora l'annunzio della battaglia di ieri, 6 prima che questa mia li sia gi~nta ti recherà probabilmente notizie particolareggiale della battaglia stessa. M'immagino però con quale impazienza attenderai una mia lettera che ti parli dell'avvenimento, ed eccomi a soddisfarti. Il '!5 agosto, come ti è noto, ricorre la festa patronale dei Napoleonidi. Già si sapeva da qualch,etempo che quel giorno sarebbe stato festeggiato nei campi francesi. Per quanto le circosL,rnze fossero poco propizie, poi chè il colern continua e le febbri hanno preso a tormentarci, pure in omaggio all'al leanza era corso un taci to' accordo che · l'esempio francese sarebbP; stato imitato nei campi delle altre nazioni, e quindi anche nel nostro . Probabilmente _con ciò si aveva avuto anche in mira di svagarci alquanto, scuote;·ci dal torpore in cui eravamo caduti sotto il peso della prova doloro:Sa che ci affligge. Comunque sia la cosà, nella giornata del ·I5 si era fatto festa nei campi alleati e la baldoria si era protratta sino a notte avanzata con suoni, falò, luminarie, fiaccolate e cose simili . Il fatto era certamente pet· tempo venuto a cogniz.ione dei Russi, · sempre bene in formati dei fatti nostri, e pare che' la speran!a di sorprenderci ancoi·a fra i fumi della festa del giorno 45 non sia stata estranea alla scelta delle prime ore del giorno 116 per attaccarc i. Si dormiva quindi della grossa nei campi degli alleati, quando un vivo fuoco cli fucileria venne improHisa.mente a destarci un'ora circa i4 -

ANJ\O XXX, VOL. III.


111cono1

IN C!UMEA

pr ima dell'alba. Erano i Russi che, dopo avere marciato e_ rnanovii:ato una parte della nolle, ini1.iarnno la batlaglia ron nn forioso attacco direi Lo contro «li arnmposti piemontesi che ::.i trovavano i più avanzati. Il combat~imento fo cori.o, ma vivissimo; si combaltè alla baionetla. col calcio dei fucili , persino coi sassi. Ma tan to hast.ò perchè fosse ' dato l'allarme nei campi nostri che siavano indietro e le di sposizioni di difesa che erano state prestabilite foss ero attuate in tempo opportuno. Ma se gli avampof.-1.i piemontesi veglianno , non pare che faceJscro altrellanio i Francesi, e si mormora anzi che vi sia stato un po' di sorpresa. Comunque sia la cosa quando la luce del giorno permise di vederci bene, si poi.è osservare dall e nostre p<>sizioni che dalla parle dei Francesi le cose andavano maluccio. Passala infatti la Cernaja a gnado, impadronitisi del ponte di Tractir, allraYersato il canal e di d.eriYazione che conduce l'acqua della Cernaia a Sebastopoli, i Russi erano ri usci ti a metLe1·e il piedesulleal ture di Fcdi ouchine, e penetrando in qualche campo france;;e ne aveano but tate a I.erra le tende, rovesciate le marm ittee messo un po' dape1·lutlo il disordine e la confusione. Ma i Francesi hanno qu esl<> di buono, che se con una certa leggerezza si me.llono facilmente negli impicci, se ne cavano però quasi sempre con onore, pagando cioè bravamente della loro persona. E cosi avvenne in questaconginnlura. R.occozzatisi dapprima alla meglio e contenuti i R ussi coi fuoco, al sopraggiungere delle riserve non tardarono a passare dalla difesa all 'offe::a e con tanlo vigoria da rovesciAre o-Ji ay,•ersari dalle altu re ed obbligarli a ripassare la Cernaja. ~ . In questo punto però l'ala sinistra dei Russi, che dopo I' u_rlo c~, _no~ stri avamposti era ri masta inoperosa dinanzi al le nostre d1spos1z1on1 di difesa, ,,i rivolgeva essa pure con tro i Francesi e secondata da un rinnovato aLLacco dell'ala destra riuscira a riporre il piede su ll e contrastate alture di Fediouchine . Ma mentre i Francesi reagiscono di fronte , i Piemontesi passano opportunamente dalla difesa all'attacco assalendo i Russi di fianco, sicchè questi presi fra due fuochi sono obbligati a ritirarsi una seconda volta seminando il terreno di morti e di feriti. Tale è in r,o mplesso la battaglia della Cernaja che, cominciata un'ora circa prima di giorno, , erso le 9 antimeridiane era terminata-

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DI A. RICCI

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In 6 ore circa ·di tempo i Russi, con un ardim ento ed un impelo veramente degni di ammirazione, si erano lanciati per due volte sulle posizioni degli alleati e per due volte erano stati respinti con perd ite enormi . Di ecimila uomini circa fu ori di combattimento. Quale è la parte spellante al nostro corp o di spedizione nella battaglia? Spogliandoci di ogn i esageralo amor proprio nazionale questo però è lecilo di affermare: che colla buona sorveglianza dei suoi a.amposti ed il fermo contegno tenuto nella prima fase della battaglia, con1e coli' opportuna offensiva presa nella seconda. fase della ballagli a stessa, il nostro corpo di spedizione ebbe una parte importante nella bella villoria di quel giorno . Il prelendere di pili sarebbe un'esagerazione, il negarci quel tanto ,;arebbe mancare alla giustizia. Ma lascio che la storia giudichi del fatto i:1 grande che ti ho però fedelmente descritto quale accadde sotto i miei occhi. Preferisco il mio còmpito di cronista ed eccoli qualche episodio che non ti parrà ~rivo d' interesse. Comincio dalla donna. )fa come può entrare la donna in una battaglia, e per giunta in una battaglia combattuta in Crimea? Ecco la cosa. ,Il combattimento, come giit ti ho deu.o, co minciò che era notte ancora, e le truppe finivano di prendere le posizioni loro assegna.te quando albeggiava. Ed ecco una sorpresa so llo la forma di una bella e giovane amazzone la quale arrivando di galoppo viene a piantarsi proprio presso la batteria di posizione alla cui difesa era addetto il nostro batlaglione. Era essa miss Campell, fi glia del generale scozzese di tal nome, che come una eroina dell'Ariosto vi,,e col padre al bivacco, ed appena impegnalo il combattimento, lasciato il padre coi suoi Scozzesi in riserva, era venula per la più breve sulla linea di combattimento. È difficile immaginare qualche cosa di più grazi oso di quella bella fanciulla Yentenne, col suo ampio velo azzurro , i suoi bei ricci biondi agilati dalla brezza mattutina, nell'atto di accarezzare,sorriùe.ndo e cinguettando con esso, il suo bel poney che impazientito per il fuoco dei pezzi vici ni ed anche per qualche granata che di tempo in tempo gli scoppiava a breve distanza, sbuffava, sflcontorceva, rodeva il freno schiumando dalla bocca e sotto .gli arnesi. li generale Lamarmora, che dall'alto di Monte Hasfort seguiva l'andamento della battaglia, mandò più volte a pregare la bella curiosa di allontanarsi da quel silo che era pericoloso . Ma non ci fu verso di in-


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IN CRnIEA

RICO RDI DI A. RICCI

durvela, ed era piacevole il vedere la buona graziacon cui essa si schermi va. dall'aderire alle ambasciate del generale. Vi fn finalmente nn, momento in cui parve cedere, ma senti il come: con alcuni tempi di galoppo si avanzò sino· ad un'altra batteria scaglionata alquanto più. . innanzi, sicchè se prima correva il pericolo di qnnlche scheggia soltanto , da quel punto vi aggiunse anche quel lo di pigliarsi qualche pallottola che i cacciatori finlandesi, con ti1·0 a grande gitlat.a, traevano· contro i nostri artiglieri. Ecco la donna; è così fatta, ed è la ste,-sa dapertutto. Buona, cara e gentile, ma quando si mette un chiodo in testa non vi è forza umana che glielo possa levare . È questa probab[lmente· la. così ileua sua debolezza . Del resto il fatto non era indilierente, e tu ca.pira i come fosse diffici le non stare bene al proprio post.9 quandosi avea sotto gli occhi l'esempio di un,1 bella e graziosa fanciulla. di venti nnn i. Pagato così il tributo d'obbligo al sesso leggiadro, passo al sesso, for te. • Quando i Russi furono respin ti per la seconda volta dalle alture di Fediouchine vi ft1 una. vera emulazione fra i Francesi ed i nostrt che si trovaro no ad un dato punto a con tallo nell'inseguire il nemico. Ma venne il momento in c1,i si trov:irono dinanzi l'ostacolò del la Cernaja come avviene sempre in questi casi, mentre gl'inseguiti non aveano esitato a passarli1 a guado, si era manifestata una certa peritanza a fare altrettanto dalla parte degli inseguenti. Fu allora. che un bravo uffìciale- clei bersaglieri, come si seppe più tardi , it tenente Prevignano di Valenza gridò ai suoi: fieni, lassownsse nen passè avcinti dei-i ..rnavil E questo bastò perch è quei valorosi si. geuassero nella CenHij,t ed arrivassero' i primi sulla riva oppo:;;ta. Quando d:ille alture del la riva sinistra tutte coronate di truppealleate si .videro quelle poche quadriglie nere spuntare al di là della Cernaja. ed inseguire a fucilate i. !lussi che si ritiravano a frotte vers,> le loro altnre, fu un senso generale di meravigl ia e di ammirazione. E fu quello un bel momento per noi l Un momento di ·.fierezza, di orgoglio nazionale! Non esageriamo l'importanza del fatto, non ne ingrandiamo le diffico ltà. Ma il fatlo vi era , vi era che i nostri non si erano lasciati pa~sare avanti nessuno, e che Francesi, Ing lesi, Turchi e Russi ne poteano fare fede. E questo fallo -bastava per noi che dovevamo, che volevamo cancellare in faccia al-

f Europa un ricordo non disonorevo le certamente, ma infausto , qu ello

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cli Novara. Un fallo ancora e questo più importante di tutti, perchè riguarda l' intiero corpo di spedizione. Quando il cannone prese a. tuonare ,dalle due parti, e che si capì e,sere quell a una grossa ballagl ia, una -virn agi tazione cominciò a man ifestarsi fra i .colerosi ed i febbri.citanti che si trovavano alle infermerie, nè andò guarì che si co nvertì in uno slancio generale, a voler correre in mezzo ai loro com· pagni. Da principic, si tentò di fr•~narli e d'impedire che lasriassaro le tende, ma si dovette cedere e lasciarli fare. Ed invero, che cosa si poteva rispondere ad nomini che colle !acrime agi i occhi vi dicevano: -vogliamo comballere co i nostri compagn i, vogliamo morire con loro; .quando i nostri compagni s·i battono 110n pos;;iamo rimanere sotto la tenda; dateci le nostre armi e vedrete che fa.remo i I nostro dovere? E si videro allora _quei corpi macilenti ed estenuati per le lunghe -sofferenze afferrare i fu cili coll e mani tremanti , prendere posto nei ranghi ove si tene\'ano ritti a mf.l la pena e si era spesso obbligati a farli corica.re per terra ove non conservavono quasi della vita che io sguardo fiero, ri~p lulo, animo5o, rninaeciaote. · · Oh, amico mio, quando si sono viste di tal i cose, credil o, il soldato ,co l suo rozzo cappoLLo si circonda di un'aureola cli morale grandezza ~be lo leva nen in alto ; l'amarlo non è più allora un dovere imposto .dal regolamento , nJa è un bisogno del cuore; è un sentimento che ha. mollo clel paterno; é un sentimenLo che più del solclaLo il quale 11e è l'oggeuo onor.i colu i che lo prova!

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Rl CORDl DI A, RICCI

IN CRIMEA

delle modificazioni a causa del terreno roccioso molto inclinato. Si sostituì cioè allo scavo un t,iglio orizzontale nella roccia, e si ricorse alla muratura pel' sostenere la travatura del tetto. 11 problema venne necessariamente a complicarsi per questo e di molto, p,!'}rchè gl'istrumenti scarseggiavano e la calce mancava assolutamente. Con della pazienza però, e riconendo acl ogni specie di espedienti, riuscimmo a metterci al coperto anché noi . Per darti un'idea clel lavoro che si dovette fa.re, ti dirò solo che, indipendentemente da altre costruzioni, ·come scuderie, cucine, magazzini, baracche per ufficiali e simil i, 82 furono i 9011,rby che si dovettero così costrurre per la truppa, e ben inteso per il nostro bauaglione soltanto, con pochissimi slrumenti, senza calce, senza chiodi ed altre ierramenta, andarnlo a prendere, a spalle. iI legname ad una marcia circa di distanza e l'acqua al la Cernaja, più vicina, è ,ero, ma ad un dislivello di 600 circa metri dal luogo del lavoro . Sul silo non vi erano che le pietre e \a terra con cui si faceva la malta che ci ha servilo cli calce: Le prime nevi, cadute in pri'ncipio cli dicembre, ci sorpresero ancora attendati, ma la costruzione dei ,g,,nrby era ornai al suo termine. Mano mano che uno cli questi era abitabile se ne prendeva possesso sicchè ve1·so la metà di dicembre erafamo tutli al coperLo, e la Crimea contan un villa.a(Tio cli ·1. )iù di circa 500 abil~nti, al quale non so oc> chi diede il nome cli S. Alfonso, nome che gli rimase: .Ma costrutta la parte essenziale clei ricoveri Ìnverna li rimaneva quella del co1nf'ol't e della decot·azione, e qui si lasciò libera carriera alla fantasia indi vi duale che fece dei veri prodigi. Cominciando dal caminetto munito del rispettivo fumaio lo, l'uno di forma più strana dell',\llro, e da mille piccole comodi tà, cometavoli, sedie, porta-abiti , ecc. ecc ., e.olle quali si completò l'interno dei ,goiwby, sino il.gli enormi massi trascinati a braccia per farne sedili, lavatoi , cucine e simili. ecl ai grossi pini, abeti ed altri alberi resinosi trasportati a spalle da molte ore di distanza per farne viali, adornarne piazzuole, piantare boschetti, ecc.: nori vi è c~a relativamente utile o bel la cli cui non si arricchisse gioì:no per giorno il nostro piccolo villaggio; e cosi si dica cli quelli di tutto il co rpo di spedizione. La cronaca però, per essere veriti era, non può tacei-e che in lutto questo s' immischiò anche un tantino di vandalismo . Ed ecco il come.

IV. L ' INVERNO

Campo cli ~!onte Hasfort, gennaio- febbraio 1856.

Indipendenlemenle dalle molte coslruzioni speciali occorrenti per l'accampamenlo invernale di un corpo numeroso di lruppe quale era il nostro, la parte più difficile del problema da risolvere fu sempre quella di mettere al coperto da '16 a '17,000 uomini, valendosi unicamente di materiale preso sul silo e della mano d'opera degli uomini slessi. Una commissione ~tucliò un 1110de1Jo di ricovero capace cli sei individui la cui costruzione così procedeva. Fatto uno scavo rettangobre di 5 metri cli lunghezza per due di larghezza ed uno di profondità, sul terreno naturale dei lati lunghi venivano pianlati dei tra,;ice\li che inclinati verso lo scavo e riuniti. ad angolo sopra un corrente longitudinale, formavano la travatura del tetto . Dopo ciò si procedeva alla copertura del letto stesso ed alla ch iusura del ricofero, davanti e cli dietro, con araticci coperti· di malta, slrnrne, frasche, paglia e.cose simili. Un'aperlura nella facciata ed un'altra minore alle spalle ch!'t1scl con graticci mo-b ili servi vano la prima per 1'entrata, ed ambedue per la circolazione dell'aria. Restava l'sssestamenlo interno che era però molto semplice. Un letto da campo di graticcio sol levltto dal suolo e posto nel fondo serviva pee quattro u_ornin i, men tre altri due posti a destra e sinistra clell' ingres~o completavano le sei poste da letto del ricovero. · · ' Tale fu la costruzione adottata ch e, con un nome importato dall'Africà, fu chiamato ,qoiwby dai Francesi ed anche da noi. Questo modello però che servì per la ma:;sima parte del corpo di spedizione accampalo in terreno pianeggiante e di facile scavatura, per alcuni battaglioni (fra, Lìuesti appunto il mio) che le esigenze militari consigliavano cli accampare in si ti determinati, dovette subi re -

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IN CRIMEA

RlCOI\Dl Dl A, !\!CCI

Poco al di là della Cernaja è proprio di front.e al monte Hasfort da noi occupato, si trovavano i due villaggi tartari di Ciourgouna e di Karlovska che erano slati abbandonati dai loro abitanti sin 'dal primo sbarco degli alleati. in Crimea. Dnrante l'estate tali vill aggi non aveano avuto che qualche visita da parte dei nostri soldati, e se tutto non era rimasto al suo posto, il guasto non era ancora stato grande . Ma quando si trallò di costrurre i ri coveri pee l'inverno e spec.i almente di compiere la parte del co·m{ort e dell'adornamento, la demolizione cominciò su larga scala. Prima un chiodo, poi una tegola, quindi un'impannala, in seguito una porla; il fatto si è che tutto fini per essere portato via; ed al momento in cui ti scrivo, di quei due poveri villaggi non rimangono più.che le pietre. Ti lascio pensare la sodclisfazione degli antichi abi latori di quei villaggi, di cui taluno trova modo di apparire di tempo in tempo per vedere i! fatto proprio. Bisognava impedirlo! dirai tu. E non fu la voglia che mancò , fu la possibilit1t- Te ne potrei raccontare delle belle a tale r iguardo , ma mi prenderebbero u·oppo spaz io e ne faccio qÙindi · di meno , . l)er concludere su questo punto, i nostri accampamenti invernali finirono per diventare cosi bene assestati in ogni loro parte che, corsane la voce fra gli altri eserciti alleati, uffìcia li e soldati trae, · vano spesso a .vederli con segni manifesti di meravigli a e di un po' di invidia per ginnla, Ma tuttociò non po Lea bastare al la nostra attività sLimolata dal freddo e dalle frequenti giornate di pioggia e di neve nelle quali si era obbli gati a stare rinèhiusi nei gow·by. Sorsero quindi e si svi: lupparono parecch i rami d'industria, uno' più curioso dell'altro. Ne ricorderò alcuni : ad es. quello dei fabbricatori di Lastoni. Dal bastone di legno ~olce a formR di pastorale curvato col j noco a quello _ di legno duro con una tesla di maslino, di do ,ina o dì moro per pomo , tutti i generi furono tentati e mess i in circolazione. Un capitano del nostro battaglione si è fatta una specie di riputazione in questo ramo industriale, e lui solo ne ha costrntti per lo meno un centinaio certamente. Viene poi l'industria dei fabb ricatori di pipe, Da quelle dì legno conosciute dai fumatori col nome di pipe ungheresi o di schemnitz, a quelle di terra colta, o incavate in una pietra biancastra comunissima in Crimea, se ne ,v idero in breve alla bocca dei fumatori

di tulle le forme possibili e tutte d'industr ia locale. I cacciatori me~ ritano anche essi di essere ricordati. Tra le posizioni occupate dai · Russi e le nostre si stendev,l una zona larga parecchi eh ilometri che prima dell'inverno non era stata battuta che da qualche .P~ttt~glia di scoperta. In tale zona si era rif11 giata una grande quant,ta '.lt se.1vaggina, di cui tanto abbonda il paese, disturbata nella sua ord111ana dimora dall~ trnppe che vi si erano accampate. Quella zona fu lelteralmente invasa nell'inverno da uno sciame di cacciatOl'i di Lptl.e le specie, e dii penna e da pelo, dalla primitiva· della trappo la, a quella raffinata del dop1~ietlo con cane . E sul princir~io ebb~ luogo una vera. ecaLombe; cosicchè fu raro il giorno in c111 non si avesse all a mensa qualche supplemento di cacciagione. E come passava la cosa coi Russi'? Tn modo perfettissimo. Essi cacciavano da una parte, noi dall'altra senza darc i noie ecl imbarazzi reciproci. Era una spec,ie di neutralità armata sollo l'alto patrocinio di S. Uberto protellore dei cacciatori. Nè lo sviluppo dell'industria nnocevd a qnello delle arti belle. l'. na qua.nt.ità di 111,disposizioni, artistiche gino allora sconosciute commciò a rivelarsi nel\,q)ittura,, nell a scultura, nell a poesia, nella musica. Nessuno avrebbe mai pensalo che il corpo di spedizione possedesse tanti genii incompresi. Potrei ci tarti, fra i molti , un tale che finì per scolpire con un coltello due specie di fi gure un~ane abb.r~cciale insieme che egli s'intesta a ch iamare France~ca da Rimirn e Paolo, mentre i-suoi amici seguitano a non vedervi che due lucertole male riuscite (11), - ..E di versi, quanti se ne sono scritti in Crimea! Vi,sar~bbe da farne dei volumi. Senti soltanto due strofe di una poe~1a d,reLta ad una gentildonna aenovese che annunz iava ad un suo fratell o ufficiale nel nostro ba~Laglione la, perdita da lei fat ta di un carissimo bambino di pochi anni :

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Piangi, o madre: quaggiù il materno alTetto È fra gli a!Ietti il più,gent.ile e santo, E J,tssù sovra ogni altrn benedetto È del!e madri il pianto. Pianai o madre. ed a\lor che più cocen to Del ~~rduto fam~iul senti il desio, Pensa che in paradiso é l'innocent:f\ E per te prega Iddio !

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(i) Questo tenta tivo artistico veniva di recente oITerto a S. M. la Regina Margh_erita la quale graziosamente si degnava gradirlo a titolo di un ricordo d1 quelki oma1 legg~ndaria spedizione.


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IN CRIMEA

l\lCORDl DI .~ . RICCI

Vorrai accordarmi che per essere stati scritti in un r;oiirby quasi sepolto nella neve, con un vento di tramon tana che minacci,u•a ad ogni momento di schiantarne il Letto, e con un fumo da togliere il respiro, se i vers i dei qual i non ti do che un :;aggio nun sono belli, avrebbero potuto essere anche peggiori. ì'\è le distrazioni geniali ci mancarono . Sotto la direzione del lenen te Robaudi, che devi conoscere, s'impiantò un cit·colo musicale che, modesto dapprima, si allargò successivamente ed è ornai divenuto un allegro lu ogo di ritrovo oYe si passa qualch e ora lieta suonando, canlando e ballando. E le ballerine? Come si fecero venire gl'istrumenti e la musica, alcuni buontempo ni si son falli mandare da Costantinopoli dei vestiti donneschi e se ne acconciarono abuastanza bene per le serate di gala. Si potrebbe ci tare, fra gli altri, un giovane solloLenente del ·14° che col suo Yollo roseo t: sbarbato fece furore nel genere. Una sera fra le altre, fìni per far girure la testa ad un briWO ufficiale scozzese, il quale a forza di bere del gin e dello champagne era. anivato a. persuadersi di avere dinnanzi una cerla miss del suo paese che, a quanto pare, gli stava mollo a cuore. La pleto ra d'eloq11enza amatoria che, condensata da un anno di Crimea in quello sp iri to sasso!1e, venne in quella, sera deposla ai piedi elci nostro gionrne sottotenen te, :wrebbe bastato a convert ire qualunque Lucrezia. Ma se nel caso rtostro non polè convertire al cuno, fece però ridere tutti come non si è mai riso nl mondo. Per nnirla ti aggiungerò elle, in quanto ti vita materiale, si sta perfellamenle. Ammalati poch i, dopo superala un'incipiente infezione scorbutica, nutrizione buona, fatiche poche; con Luttociò e forse per tuttociò ci annoiamo a morte. E come potrebbe essere altrimenti quando si è obbliga ti a passare talora parecchi giorni di se· guilo io un'!}onrby, nntanali come talpe ed affumicali co me aringhe? )la. J'inYerno non è lontano dalla sua fi ne, e le violette primaverili ci compenseranno presto di queste lunghe noie invernali.

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V. IL

RITORNO

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Campo di ~ onte Hasfort, aprile 1856.

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Riceves ti le mie prime impress ioni qua.ndo giun:5i in questo paese. Ti mand o ora le ultim e alla vigilia di 'lasciarl o. È scor::o quasi un anno da quel le prime, ma è un anno che conta mollo nella ,•ita. Ti farò grazia del luogo comune che la Crime:t mi abbia inrecchiato; qualche mutaiione però in me è avvenuta. Starei qu.asi per dire che sono diventalo un uomo serio, e che quando li ri comparirò dinanzi a\'rai qualche difficolla a riconoscere lo scapato di un anno addietro . Ma presto ci ri,·edremo, e sarit allora il caso di ritornare sull'argomento; ecco ti per ora le noLizie di questi ulLimi giorni di Crimea. ' ' :'llerita anzit1ttto di essere ricordalo uno degli indizi, cnrioso abbastanza, che ci fece credere prima di tempo alla con clusione della pace Come sai l'irnperaLrice Eugenia il ,16 marzo scor50 diede al la lnce in Parigi un bambino, sul cui capo, per il momento almeno, sono riposte le speranze della Francia. Pervenuta io Cri mea la notizia tel egrarica del fausto avvenimento si com binò di festeggiarlo con una gcnerall'\ illnminazione dei campi. Difatti nella sera del Hl marzo la rirn sinistra del la Cernaja da noi occupata si andò sucCP.ssivamenle coprendo cli fLioch i. Ma qui \'iene l' in teressante, e si è che non appena le posizioni degli alleati furono illuminate, quelle dei Ru,-si sulla ri,;a opposta cominciarono ad ill uminarsi anche esse, ed in breve tempo Lulla la valle della Cernaja apparve seminata di

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!:-i CRO! EA

foo chi d'ogni specie che era vermnenle una bell a cosa a vedere . Come puoi pensarlo, lal fallo da principio fece senso; ma i soldat i che tro. rnno sempre il modo di spiegare lutto non lardarono a dire e far correre la , oce che la pace ern fo lta . Ed inrero sarebbe stato diffici le tfare nna spiegazione più na turale di quella corri spondenza di fuochi. ri !ripudio prese allora delle proporzioni inaspe!lale, grida di gioia si levarono dapperlutlo, fu insomma una gnzarra india vo lata che durò per buona parte dell a nolle. Il fatlo però ve nne più Lardi ~piegato ed ecc.o co_me . Si sapeva dai llussi, come sì sapeva da noi, clte vi erano in co rso dell e trallativ~ dì pace, e quando i nostri campi apparrero illuminati, i Hus$Ì pensarono che sì feste1Jgiasse da noi l'annunzio perl'en uto dell a conciusìone dell a pace. Diq:;i i fno ~hi che corrisposero ai nostri ed in conclusione un anenimento, clie segui alcuni giorni dopo, scontalo in anticipazione dì poco. L'annunzio uffìcrnle della pace fu portato infatti in Crimea verso la fin_e di marzo dnl genera le Lnmarmora stesso red uce da Parigi, oYe s, era recato per la ragione che già ti ho follo cono;;cere in una mia precedenLe; e nel darci tale annunzio il O11enerale aa,,iuncrern che . . . 00 O il r,mpalno sarebbe stato immed iato. Man cherei alla veriti1. se non dicessi che quell'annunzio fn accolto da tutl i co n gioia. La spedizione non avea, è vero, soddisfallo le molte ambizioni che erano sorle con essa, e non ri è forse alcuno di noi che ne abb ia tratto qualche vnnlaggio di carriera. Potrei citart i l'esempio del tuo corri spondente, e non è il solo, che pn rtito per la Crimea con sette anni di soltotenenla to sla per ritornarn e con olio, e doni1 allenderne ancora altri parecc hi prima di met tere la se · co nda riga . Aggiungi che le nostre cond izioni moral i e malerinli sono ora eccellen ti , e che le privazioni, le so fferenze, le ango,cie dei primi mes.i non sono omni che dei ricordi lontani nì qunÌi non si pensa più che tanto. Eppure l'annunzio del prossimo rimpatrio fu accolto co n una gioia immensa. E½lì è che que.sla lunga guena di posizione c·.i ha Yerameote alTaLicati. Sempre la Cernaja, sempre Balaclara, sempre Sebastopoli e mai altro. Di lnllociò ne arnvamo omni abbaslanza, ed il pensiero di ril'edere la patria, di riabbracc i.i re le nost re fam iglie, di r itemprarci per poco alla quiele del focolare domestico ci so rride gradeYolmente.

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01 A.

RICCI

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Alla conclusione dell a pace fe ce immed iatamente seguito quella dell'armistizio per cu i cadde la barriera che c,i aveva tenuto fin qui separati dai Russi. Fu allora uno scambio di visite e di cortesie fra le due parli ex-belligeranti che mise un po' di varietà in questi nltirni giorni della nostra permanenza. in Crimea. E fu notevole che i campi nostri furon o da. principio come un terreno neutro, dove la rivalità e gl i odì nazionali rennero :id estinguersi nelle onde di un pessimo champagne che avidi specu latori ci dànno in cambio de i nosLri poveri risparmi di quas i un anno . Ecco cosa vuol dire essere piccoli; niuno è geloso di voi; fra quei grossi potentati il Piemonte era troppo piccola cosa perchè alcuno se ne potesse adombrare, e finimm o per essere i beniamini di tuLLi . A proposito cli armistizio ecco ti un aneddoto che ha co n esso inLima auinenza. ~el giorno in cui i plenipotenziari dei dircrsi eserciti co nrennero al ponte di Tractir per tnlllare l'arm islizio , un a folla di uffìziali di tutte le nazioni qu i rappresentate si recarono a quella volta per vedere e curiosare, ed io fui uno fra quesLi. )Ientresollo una gran tenda apposi1amen1e preparata si slava discutendo e stipulanclo la relativa conrenzione, noi curiosi si anelava girando fra le diverse scorie da lle quali i plenipotenziari erano accompagnali facendo osservazioni e paragoni . La mia attenzione era specialmente rivolta ad un drappello di cosacchi del Don, che era venuto al seguito del plenipotenziario russo, e ne esam inava con curiosità i mediocri cavalli, i pessimi moschetti, le lunghe lancie, lo strano ma comodo vesLiii;rio e altri simili particolari. Ad un dato punto mi prese desiderio di fumare, ed eslrallo un sigaro cercai vanamente nelle mi e Lasche di che accenderlo . Coll'atto che è naturu le in casi simi li volsi allora lo sguarclo attorno cercnndo a chi rivolgermi pei· al'ere del fuoco, ecl ecco che Ltno di quei cosacchi, nel quale a certi distintil'i era facile indovinare un graduato, avanzarsi di alcuni pass i, pre5entarmi la sua pipa accesa e dirmi col più puro accento tosèano: Il signot'e desidera del fllo co? Era esso un cosacco di J,i vorno, o meglio un livornese che una grande fa. miglia rus:-a r imasta per qualche tempo in quella citla avea preso al suo servizio, conclotlo seco in Russia e, come uomo intelligente e fidato, impiegato quale agente suba llerno nelle sue terre del Don. l\la in una delle molle leve straordinarie falle per sopperire alie per-


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... RICORDI DL A. RICCI

I N ~R DIEA

dite di quella guerra lunga e micidiale, anch'egli aveva dovuLo partire e si trovava ora in Crimea con un grado corrispondente al nosLro di furiere. L'amicizia fu presto fa tta fra noi e si ch iacchierò per un pezzo di mille cose spesso ricordando il nostro caro paese che egli amava al pari ai me . Venuto il momen to di ' separarci lo facemmo nor. senza rincrescimento perchè si pareva già amici cli lunga data, e nel ritornarmene all'accampamento così ruminava nella mente: Vedi un po' cosa sono le vicende della vita; se ci fossimo incontrati solo alcuni giorni prima ci saremmo probab il mente industriatr del nostro meglio per farci la pelle a vicenda. Eppure egli non ama la Russia più di quello che io non a:mi la Turchia, mentre è certo che tutti e due amiamo tanto di più l'Italia nostra. Oh perchè due Italian i avrebbero dovuto scannarsi a vicenda per due paesi che non sono i loro, che certamente non amano e non poss.ono amare! E così di ragionamento in ragionamenLo l'idea del l' unitit italiana inconsciamente svolgendosi, ven_iva a farsi gigante nel mio giovane cervello di sottotenente. È proprio il caso di dire: poca favilla gran fiamma seconda. E certamente mi sarei preso del pazzo se avessi confidato a qualcuno che in seguito all'incontro di un cosacco al ponte cli Tractir l'idea dell'unità nazionale si era presentata al mio spirito come forse non era mai anenuto sino a quel punto delia mia vi ta. A suo tempo ci fu comunicato l'ordine che il nostro imbarco avrebbe avuto luogo il ,J8 aprile, ed i pochi giorni che rim(lnevano prima della partenza furono impiegati nel fare i nostri prepara1ivi di viaggio , che del resto erano molto semplici. Una cosa però a cui Lutti si teneva era quel la. di portare in patria qualche ricordo, e si ricorreva per questo alla sorgente inesauribile di Sebastopoli . Quant[ò la piazza G.l'a stata pres:i. d'assalto vi erano stati°alcuni giorni di vero saccheggio, ed ai primi che erano riusciti a penetrarvi non era stato difficile accomodarsi assai bene; tanto più che i ztÌavj, veri lanzichenecchi del secolo xrx, avevano aperto un vero mercato d' OO'oetti conquistati. Più tardi si era messo un po' d'ordine in una cosa che faceva veramente poco onore ad eserciti civili, ma non tanto però che non si trovasse modo di razzolare ancora qualche cosa, d::i. portare in ricordo alle proprie case. Chi adunque non si era proVl'edut9 prima mise a profitto questi nltimi giorni , e niuno partirà certamente di qui

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che non abbia nella sust cassetta qualche spoglia più o meno opima, da mettere nel museo di famiglia. :Ma in questi giorni ci preoccupò anche un altro pensiero e questo più generoso. Si trattava di lasciare nel campo occupato r.er tant? tempo da noi un ricordo ai nostri comm ilitoni che la morte c1ha tol_t1. Con blocchi cli pietra si innalzò una specie di piramide ed al vertice si murò una croce. Questa mane per cura dei rimasti al campo si procedette all'inaugurazione del modesto monumento . Fu una triste funzion e! Sopra uno dei blocchi di pietra si incisero queste paro le: Ai morti del 3° 131gùnento dli f'<u,terici piemontese i_l t7 _a?r·~le 18~~ posero ,i compagn:i questo ricorclo confidato wi nernic-i cli wn, wmci cl'oggi,, i solclatì della Russ'ici. Siamo cosi alla fine di quesla spedizione. Domani si partirà. e questa lettera. precederà di poco il mio arrivo, se pure qualche incidente non la. farà giungere dopo di me. Addio a.dunque, o Crimea, ove venni con tanto entusiasn~o, e do~de parto con altrettanta gioia. Dopo il desiderio la sazietà. E questa ~a legge cle..ll' umllna natura. 11 possesso non è che un breve passaggio dall'uno all'altra. 1

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IUCORDI 01 A. RICCI

VI. LA

PATRIA

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Torino, H maggio 1856

Ti scrivo so tto I' impre5si one profoncla che ha lasciato in me la festa di quest'oggi. Quale vivacità , quale entusiasmo, quanta spontaneità nelle dimostrazioni di affetto che ci ha dato la buona popolazio ne torinese! Ed io che l'aveva sempre giudicala una popolazione Davvero che o•H•i mi sono rifredda, riservata, senza espansione! , <> O creduto. Vi era della fol lia, vi era del dP-lirio nell'accocrlienza che . ci ha fatto questa intieraciuadinanza animata da un solo sentimento . ' quello di una immensa benevolenza per noi. Ma procediamo per ordine se è possibile nello stafo di ecci tamento in cui tuLtora mi trovo. Sbarcati ' nel mattino di ieri a Genova ci si fece partire subito, come già sai, alla volta di Torino onde potessimo assistere alla festa dello Statuto, che appunto oggi ricorreva . Fu un pensiero gentil e che si ebbe per noi e lo sentimmo profondamente. Si arrivò che annottava al vi llaggio di Nichellino distante selle od ot.lo chilometri da questa cii.Lii, ed era detto che in quel villaggio si doveva dormire. Ma in fatto nessuno dormì. I soldati che erano alloggiati a piccoli drappelli presso gli'abi tan ti , unitisi a.questi fecero tutta la notte un baccano da non di re. Bidla.rono, cantarono, _bevettero, insomma non chiusero occhi . E gli ufficiali? Finirono per fare altrettanto invilaLivi dalla cordiale ospital ità dei grossi proprietari del Iuogo che non erano mai sazi di interrogarci sulle nostre cose di Crimea e di scendere in crottli a rinnovare le provviste che scomparivano a colpo d'occhio. Alle 6 di stamane il battaglione ·era riunito e si poneva in movimento per Torino. Sarebbe proprio il caso di dire che quella marcia fu il più bel giorno della nostra vita . Ed invero dopo un viaggio di Yenti giorni nel quale avevamo toccato di volo Costantinopoli, Malta, Cagliari, Livorno, scontati tre ()

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giorni di quarantena rinchiusi nel lazzaretto della Spezia e lraversal~i rapidamente _(}enova, ci trovavamo come per incan to dai nostri ,qowrby 'di Crimea trasportati in luog·hi eh~ una recente guarnigione di due anni ci aveva resi famigliari: Si camminava quindi di un passo risoluto, serrati nei rangh i, colla testa al vento, di nn umore gioviale, con un'aria baldanzosa, Lantochè a vederci non vi è chi non avrebbe detto: Veh che gente contentai E contenti eravamo difatti, ~hè tutto contribui va alla nostra contentezza. Nella nolte era piovu to leggermente, ma. prima dell'alba il cielo, si era rasserenato e tolto prometteva una splendida giornata primaveri le. Snlla. strada nean che un grnnell o di polvere; era liscia e pulita co me un bigliardo . La campagna in piena vegetazione brillava per le goc,cie cri stalline della. pioggia notturna ed esalava quel buon profumo agreste che manda il fieno quando è fal ciato di fresco . Spirava nn'ariamont.ani ua, viva . !'rizzante, ossigena ta, so tto la cui az ione i polmo ni si dilata.vano, ed il corpo tutto pareva che diventasse leggiero. E poi qnale splendido panoraina, quale maestoso contorno a quella mania. ma.LluLina! Là a sini stra e~ alquanlù indietro il Monviso con quel suo profilo così nqto , cosi sp iccato , più innanzi la Ccimba cli Snsa, la Sagra di S. Michele, il )l nsinè, e più in alto la Roccia Melone colla sua caratteristic,dorma pira.mi da.le; pili innanzi ancora le masse bianche, larghe e maestose del Grnn Paradiso e del Mont.e)losa. Sulla destra im;ece graziosa, verde, folta, Lntta $eminara di case, di ville, di ca~ scirie, la bellissima collina torinese. Qui Moncalieri col suo grigio castello, più in là Cavoretlo col suo modesto campanil e da villaggi o, più in là ancora e nell'alto Superga coll e sue storiche guglie indorate dai primi raggi del sole. E dinanzi a noi Torino che in parte· avvolta. ancora nei vapori mat:Linali mostrava qua e là un cornigno)o, una torre, un campanile, adomb rando l'immagine di una bella dormen te che svegliandosi rimuove _ le coltri e stende le braccia al ·sole che viene a bac1,trla. I contadini, vestiti da fes ta, sboccava.no a fro lle dal le vie di traver~o diretti a godere dello spettacolo ordinario di quel giorno, ma ignari dell ~ novità che li auendeva. sulla strada maestra . Si univano quindi a noi guardando con quella curiosità campagnuola, che sta lra il furbo e l'ingenuo, le nostre facci e abbronzate, le lunghe barbe, J.5 -

ANNO XXX, VOL. lii.


RICORDI DI A. RICCI

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I N CRDI EA

gli uniformi usa li, e certe nostre arie baldanzose che ci potevano essere nermesse cl opo un anno ni vita come qu ell o che si era passato. Ch e dire poi dei frizzi, dei lazzi, delle facezie talora anche un po' libere che i soldati si bulla.vano e ricambiavano a vicenda? Ne avrebbero forse polnlo dire quakhe cosn le belle e tonde con tadinott e che all' nclirle arrossendo e ridendo si copr irnno gl i occhi colle mani, mentre sarebbe sta to più logico coprirsi gli orecchi. i\la sono storie vecchie sem pre nuore! i; J i è cosi che ridendo, scll erzaodo, cttntando, si arrivò che ern.no ,~irca le 8 a S. Salrario . E qui :wern pri ncipio l'accogl ienza ciLladina tanto pi ù affcu uosa che, come gitt dissi, dn non moltojl nostro reggimento J ra stato di guarni gione a 'l'orin o, e quindi poLevamo dirci sino acl un certo pnnto di casa. Come descri vere ciò che allora a,•venne~ Parenti, ami ci, con oscenti di arnho i sessi, di LutLe le età, di tulle le condizioni, quali pre, enuli, quali vagamente informali , quali sorpres i da l nostro arrivo, ci guardavano dapprima come slrnlnnali, poi lenrndo I•! braccia e spalancando la bocca ad nn oh! immenso ci si gellavano al collo, innidevauo i ranghi, li raddoppiavano, li tri pl icava no, taniOcliè presLo non fummo più élella lruppa in marcia, ma una massa di p9polaz ione con dei soldat i qua e là seminati nel mezzo . TI comandante del nostro hau.aglione, uo mo di ordine e di disciplina per eccellenza, provò dapprima nd opporsi a quell a invasione e acl impedire quel modo di mnrcia così poco regoÌamentare. 1Ja e.i voleva altro che la sua voce! Sicco me però nel fondo è il pi ù brav'uomo della terra, fin i per rassegnarsi contentandosi rli so rrinre di tempo in Lempo come il Conte Zio, e di ripclere come Don Abbondio: Oh che gente! oh che con/i"8ione/ E confu ,; ione el'a da,·vero . Sigari regalati da donato ri genLili , fiori ~offerti da donatrici ancora piLl genLil i, st rette di mano, spintoni, abbracciament.i , sca.rpi ccia.te, baci, evviva, saluti, grida di 03ni specie, di ogni intonazione. Nè LuLle queste belle cosn andavano sempre al loro giuslo indirizzo, non saprei se per errore volontario ocl inYolontario di chi da.va e di chi riceveva. Ma non ci si guardarn tanto per il sotlile; in quel momento, come aveva scritto il Mameli parecchi anni prima, eravamo tul.ti fratell i, e dei diri ll i della fra ternità si usava largamenteeseanche si abusava, non vi ertt alcuno, o per meglio dire, aie.una. cui venisse in mente di accorgersene e di protestare. 0

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ALLra1rersando così gran parte della ciLtà si arrivò , co me si polè, sulla piazza della Gran Madre di Dio nel cui tempio dovea essere celebrata là messa. Dopo poco ginnse il Re, il nostro Viltori o, come lo chiamano i soldali, e fu un'altra scena indescrivib ile. Il lle ci passò len to dinanz i, guardandoci attentamente con qu ei suoi occh i ocrriui o così vivi, così fier i e ad un lempo così buoni. Man mano che vede,•a qualcuno cla lui personalmente conosciuto gli ammiccava cogli occhi, lo salutava con on gesto fam igliare e lo chiamarn anche per nome . Rivolgendosi poi di tempo in tempo al ven erando general e De So nnaz che avea. il comando delle truppe: Che bei fiwi I Che bei soldà ! diceva. forle tan Lo da es$ere udilo da noi. E noi impallidivan10 e le armi ci trema.vano nelle mani a quella lode che 1,Jare tnnto comune ed è pure di tanto effel.Lo secondo il modo con cui è della e le labbra. da cui è p1:onunziata . Terminala la fun zione religios,t si prese per via di Po tullit pavesata a. festa e gremita di popolo per sfilare sollo una vera pioggia di fìori all a presenza di S. M. che si era posto allo sbocco della vi,t sulla piazza. Castello. Quindi per via Nuova si arrivò a piazza. S. Ca.rio ove deposte le armi , per cura genti le del municipio torinese, fu offerta ai soldaLi una. refezi one ed agli uffi ciali un d6ienner sotto i portici dell a pi azza stessa . E la. fesLa fin1 così, come tutti i salmi termina.no in gloriri , col bicch iere alla mano e dei brindisi interminabi li nei quali il B.e e l'Italia, la Crimea e Torino, la Cernaja e il Po, l'Esercito ed il Municipio torinese s' incrociavano in tulLi i sensi come i razzi in un gran fuoco d'artifìzi o. Ma in mezzo a quel frastuono, ma. in fo ndo a quell a espansione rumorosa, due idee, duo :;eutimen Li dominavano sempre. Era da una parte il saluto affel.Luoso della. Patria ai suoi figli che in lontane regioni ed a fi anco di eserciti stran ieri non si erano mostrati indegni cli lei. Eniclall'altra la gioia ricono~cente cli que i fig li fieri , orgogl iosi di sentirsi oggeu.o di tanta ben evolenza. Ed in quel pnnlo le pri vazioni, i disa.:ri i pericoli. il colera., tuLLo , tutto era dimentic:1Lo . Egl i o è che tutto si cli mentica nel bacio dell a madre, e la piLLcarn, la più santa fra le mad ri, è sempre l:t Patria! 1

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I PU:-iTAMENTO E Tll\O DELLA FA:-iTEl\lA SOTTO L' AS PETTO rRATICO

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avvenire: in attesa di questo ci accingiamo a far l'ultimo passo. Considerare la qui sLione del puntarnen Lo e rlel Li ro , come istruzioni preparatorie al fuoco di ballaglia, sott.o il punto ~i vista pur~mente pratico, ecco il nostro assunto: al quale è tuttavia necessari o far precedere l' esposizione succinta dell e nostre conv inzioni personali su l gradQ di appli cabi litit della teoria del Volozko i alle quistioni pratiche c he ci riguardano .

PUNTA:NIENTO E TIR O DELLA FANTERIA SOTTO L' ASPETTO PRATICO

I.

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Il compi uto svolgimento cli un'idea, anche a grandi tratti, richi ede sempre una sncces::ione di fasi distinte. Non esiste una cosa tanto semplice, sia pur l'a tomo, che si possa considerare sot.t-o un solo aspetto. Ispirati alla lettura ed alla meditazione d'un importantissimo libro strani ero, abbiam sen Lito risvegliarsi enlro la nostra mente certe convinzioni assiderai.e per mancanza di calore nella noslra lelleralura mil itare, e vi ab biamo a11in10 la spiegaz ione scienti(i ca di certi fall i generali coordin ali sollo un p1rnto speciale di vista. Le adesion i dei più colti ed esperimentati ufficiali di fanteria de? nostro esercito ;1pparten enti n tutti i gradi ci hanno fatto accorti , clte le nostre idee ro nsuonano quasi all ' unisono cun quell e dell'epoca aunale, ciò che ci fu cli grande confo rto a proseguire ordinatamente nelle gra.ri quistioni del fuoco della fanteria. Dopo d'avere espo~lo sommariamente i princi pì del Volozkoi, da cui prend emmo lo mosse, dopo iwer delin ento le vere condizioni def puntamento della fo.nLeria in comhattimenlo, e sulle basi delle nuove idee tracciato un 0 110 1·0 calcolo per determi nare i risultati probabili di Liro , è naturale orn rispondere a coloro ch e desiderano una conclusione, una proposta . concreta, qualcosa di simi le insomma. La conclusione d' un laroro è pur troppo la parle più dif/ìcil e, e fir~ da principio avevamo espresso l'intenzione d'aspeuare che. uomin i di ben allra lerntura se ne occupassero, fallo che non mancherii di

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In complesso accetliamo l'idea fo ndamentale dell a dispersio1~e del tiro. acceniamo quella dell 'angolo medio di tiro, delle massime e mi1{ime devia'l.ioni , e della legge che presiede a lutt i questi fenomeni, sulla quale si può con una certa avprossinrnzione fondare il -calcolo delle perdite probabili. Tutta.viri. occorre mettere in rili evo due fall i, i quali , :;ebbene non modifiC'hino sostanzialmen te i risultati del tiro di ballriglia, h:rnno t11lkwia in pratica. e specialmente nella rrnistione che ora LrnLtiamo, un'i mpol'lanza. ,·eramenle capitale. li p.rimo fatto è questo. L,L cai1sa p1;incipal e clelle élevinzioni del ti1·0 della fanteria ri siede nell'agitazione mornle e materiale della battaolia. Se quest'aoitazione avesse un valore costante per tuLla la " o cl . durata dell a ba llnglia, si avrebbero un angolo di tiro me io, ed una. devinzi one quadratica. media determinati. Sicc0me p~rò_ i I valot·: c~i questa eccitazi one, e,per ragioni mora li e p~r ragion i mater1ril1, non può essere cost.ant.e per tulla la dnrata del comhauimento, almeno la cleria'l.ione qnadratica mecfoi è variabile; sicchè si avrebhel'O diver.,e rose di tiro co ncentriche, ma diyersarnenle espanse, che si sovrapporrebbero unnal l'a.lLra succossivam cn1 e nelle Yarie fas i della bauagli a.. e che poi in co1nplesso formerebbero qnell,t certa. r osa di tiro, all a quale abbiamo applicato il crilcolo nell'articolo pre· éedente. Oueslo stato di cose però non ca mbia sostanzialmente la sitna::ion; tattica dell e truppe esposte al fuo co_nemico, finchè l'cin golo rn,~clio cli til·o rimane costante. Passare per quel la clnla zona in una od in un'altra fas e del combattimento importerebbe solo una. fa:;ignifìcante variazione nella pro bal)ilità delle perdite.

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SOTTO L' ASPETTO PR ATICO.

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41

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s~o tiro intorno al bersaglio preso dì mira, non sempre significa che il suo risultato sia più buono dì quello del tiro generale. Per quanto infatti quel tiro sia regolato , le sue deviazion i sa~·a.n?o semp:·e ~ag~ oiori cli quelle ili poligon i. Il bersaglio preso cli mll'a potra qurnd'. :sser lambito da' proiet.Li, i quali, se fossero spa rpag~iali come_gl'. al tri, aumenterebbero la vulnerabilità di altri bersagli non presi d1 mira, specie nel momento in cui questi attr~versano le zone prossime a quella. corrispondente all 'angolo mecl10. In 0 ani modo questo tiro rego lato d'una frazione delle tr.uppe non altera ~eppure sostanzialmente l'app~i cazione de!la legg.e che_presiede ai fenomen i del tiro di co mbattnnento , e~ 111 pratica. poi non ha valore, se non quando la parte più densa delle sue traiettorie tocca il bersaglio preso di mira , mentre cl'altra parte, ~nche in qu:sto caso, so ttrae una parte cle' suoi colpi ad altri bersagli. Questa f~ tt o però ha influenza anch'esso neHo spostamento delht sfera delle traiettori e di Tellenbach. , · Riassumendo: la teoria clel Volozkoi è esatla nel suo concetto fon damentale e nell'applicazione genende, m~ non esclude.che_ i~ ~l~ 1 cuni casi particolari si possa fare assegnamento soprtt ·i pnmi hri \J ben mirnti cl'iinci fanteria che apra 'il /iwco a note1Yole distanza, e soprn i tiri ben mirciti ct'nna piccola parte dei combcitte,iti per ti&tta [' la durata del combattùnento.

PUNTAMENTO E Tl!lO DELLA FANTEl\IA

Ma l'ango(o medio di tit'o riimu1e cos tan te per tutta la durata del combattimento? Rimarrebbe tale, se i fattori che influiscono sul morale e _sul fisico delle truppe fossero costanti,- perocchè in tal caso c' è una sola media. Se iO\rece questi fattori variano d'intens:tà per cia:;cuna fase, non avremo più una, ma mol te medie , le cui grandezze possono e,,sere molto differenti fra loro . Risulla to pratico di questo fat to sarebbe la differenza sensibile di perdite che una truppa. potrebbe subire attraversando la medesima zona in due fasi di verse di combattimento. Che il grado d'eccitazione e di fa tica d'una truppa s;a molto diversa, secondo che essa è al principio od al termine della ballagli a, non ha bisogno di dimostrazion e: ma ci preme far risaltare un fatto per la sua importanza pratica. Se è vero, che nel folto della battaglia, a distanze brevi e medie, 11011 si pos,,a fare assegnamento sull'impiego dell'alzo, e ciò a motivo dello stato morale e fisico della ti:uppa e delle condizioni materiali dell a pugna ( fumo sopratutto), non è men vero, che a di stanze maggiori una trnppa fresca, che fa la sua prima comparsa. sulla scena, possa far uso del fuoco mirato in condizjoni vantaggiose· e per un certo tempo . Questo fuoco non avrà l'effetto del fuor,o d.i poligono, s~rà più sparpagliato certamente, ma sposterà parzialmente la sfera delle trai elLorie dalla sua i mmobilità, secondo l'espre.,sione ed il concetto di Tellenbach . Noi non intendiamo muovei·e un appunto alla teoriàdol Volozkoi, perocchè nel suo lavoro più volte memiona.1.0 è accennato jn germe questo conceLto, che l'autore però non procu1·ò di svol;;ere, forse attratto maggio rmente dal concetto gràndioso e complessivo dei fenomeni generali. È giusto però far risalt~re l'i mportanza pratica di questo fatto, dal quale risulterebbe, che e(feuioamente si possono oltenere in battaglia migli ori risultali nel tiro della fanteria a grandi di stanze che a dista.me minori, ben inteso in modo relativo. Un secondo fall.o, accettato dall'autore, .è quello della ca tego ri a dei tiratori calmi. i quali tirano abbastanza bene a t1.1Lte le distanze. Sieno questi 1/ ~ del tota.le, come vuol Tellenbàch, sieno 1; 10 circa, · come prova il Volozkoi, il certo si è che il loro li ro va sottratto dal la. legge stabi lita dell'an golo medio di tiro, seb bene d'altra parte il loro risultalo non apporti differenza cli so1Ja in quello del tiro generale. Che una picciola parte dei c.ori1baL1.enLi concentri ma,rniormetite il i.')è)

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II.

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In p~·::i.tìca possiamo considerare hi quistione cle_l puntam~nto e del Liro sollo due aspetti ben distin ti, secondo che s1 prende 111 esame la cosa rispetto al morali delle masse, o rispetto all'iitili.tà materiale clell'istruzione. Chi avesse voluto arguire da un primo esam~ sul nostro articolo pwntamento della fa1tteria in battaglia, che la nostra intenz ione fosse inchinevole all' abolizione clel puntamento e del tiro al bersaglio, ci avrebbe attrilmito un'opinione praticamente falsa e molto biasimevole, come quella che non sarebbe fonda.la sulla conoscenza della natnra. del soldato, della rpale disgraziatamente non lutti si ricor-


dano abbastanza nella discussione dei problem i che hanno quella per base. Ammesso pure che un secolo di scuola di puntamento non abiliti il soldato ad ottenere in battaglia un risultato di Liro superiore a quello che otterrebbe senza tal€) preparazione, non si potrebbe perciò pensare ad abolire questa istru.zione e quella del bersaglio, dalle quali soltanto le masse acqu istano la convinzione, la sicurezza e le prove di possed~re un'arma di buone qnalità balistiche, sulla quale avranno fiducia in combattimento, fiducia che rialza potentemente il loro moraie. Supponiamo pure che sia un'illusione: ma questa illusione è una fo1·za, la quale; se non dit (per 'ipotesi) buoni ri!rnltati nell'esecuzione materiale del tiro, può produrre effetti meravigliosi nel campo tattico in generale. . li soldato non combat te solamente col fuoco, ma anche col movi· mento, con la presenza. In alcune battagli e i vincilori furono i men numerosi, e lasciarono più lunga siriscia di morti sul teneno: ma il morale era mollo elcwato, e perciò vinsero. Una linea di fanteria che si ri,.za per l'assalto a :iloom dal nemico, è un fai.Lo di tale importanza tattica, da costrin gere generalmen te l'av,ve!'sario a sgombrare la posizione. Per compie,e questi aLli ci vuol (egcito, secondo l'incisiva espressione volgare, ci vuole un livello morale elevato. Onde J' imporlanza che acquistano praticamente tuUi que' mezzi ed espedienti, che concorrono a mantener saldo il morale dell e truppe, fra cui uno dei principal i è senza dubbio la fiduc;itt nel proprio fuci le, che è per la fanteria !'arme dell a difesa e dell'offesa, b tnlto. Ora, perché le masse possano acquistare e nutrire questa (ìducia, ì1on basla che sappiano in teoria che il fucil·e ha buone qual ità balistiche, ma è necessario che vedano materialmente i risultati del proprio tiro, è necessario che sparino frequentemente al bersaglio , per la qnal cosa si rende pur necessario che si mettano in grado, per mezzo di razionali esercizi di puntamento, d'ottenere buoni risultati, anzi i migliori possibili nell'esecuzione del tiro. Son queste tutte piccole quisLionì pratiche, connesse intimamente una con J'al- . tra, che ravvicinano l'umile esercizio di pun tamento alla flducia nelle proprie forze sul campo di battagli a, al lauro della villoria: il complesso di questi corollari potrà pal'ere un tessuto d'assurdi atl uno scienziato meta(ìsico, ma i veri uomini di guerra, quel!( cioè che

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SOT'!'O I.' ASPETTO PRATICO

PUNTAMENTO E TII\O DELLA FANTElllA

studiano la guerra sulla conoscenza del cuo re umano, annetteranno a tali quistioni la più grande importanza. · Una conseguenza- immediata di quanto s'è detto è l'obbligo di render profittevoli le islrnzioni dì puntamento e di Liro, non solo rispello al materialismo dell'istruzione, di cui parl eremo più tardi, ma anche allo scopo esclu,;ivo di ingenerare con tutti i mezzi nel soldato la fiducia nei buoni risultati del facile. Questi mezzi, a nostro avviso , sarebbero i segnenti : 1° Abolire tutte quelle lezioni del tiro, in cu i o per la troppa. } distanz.a o per la ~i c~o lezz~ del bersagli~ si. avesse poca probnbilità di colp1tlo. Le lez1on1 del tiro al bersaglio dovrebbero esser poche, e ripetute il più sovente possibile: basterebbero due-t> tre. distanze di Liro corrispondenti alle fasi più importanti di combattimento. 2° In ciascuna lezione si dovrebbero eseguire· due serie di tiri , individuale e colleLLivo: in q~esto modo. il Liro collettivo, a volontà / od a comando secondo la distanza, d1 verrebbe la regola, e non ~ più l'eccezione, ed i tiri di combattimento potrebbero essere inclusi nel tiro ordinario. 3° Dopo ciascun(lr lezione, specialmente nei tiri colletlivi, biso- . gnerebbe condurre la truppa a vedere il bersaglio Lutto foracchiato dalle palle lanciate, a staJ)il ire i\1 suo ·presenza il /ùdei punti ,~olpili, a.Ilo scopo d'accendere l'emulazion e nei vari riparti. 4° li giorno del tiro al ber::;aglio dovrebbe essere un giorno di festa e di sollazzo: onde ci pare che non convenga allo scopo di rencler tranquilli i tiratori l'accumulazione di tante altre istruzioni isterìc\1e negl'intervalli in cu i un riparto non tira, e tanto meno l'andare osservando le scuciture dell a giubba e l'ob li quilà dei Lai Ioni nel mentre si e;:egui sce il tiro. Onmia lernpiis habent, cari signori; lasciate ti rare Lranqui11 amen te, non procura Le un 'i n(ligestione di esercizi eterogenei in q11elle povere tesLoline gius lo in quei momenti; lasciate che guardino, che riposino, che si ricordino di quel luogo e di quella. istruzione con piacere, con soddisfazione. Questo per le lezioni di Liro al bersaglio. Ammessa per base la gran sempl ìcilil di questi esercizi, deriva la non minore semplicità di quelli di puntamento. Qualunque po i sia il metodo di puntamento, di cui parlerenno rra breve, l'opel'azione del puntare è per se stessa tanto semplice e breve, che dopo l'insegnamento 1

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PUKTAME;:"<TO E TIHO DELLA FANTE~IA

delle prime lezioni ci pare no n solo inutile ~ ma dannoso impiegare 60 o 90 minuti consecuti vi, per lo più in un ambiente eh iuso, a. puntare contro il muro . Sarebbe mollo piu razionale e vanta,ro gioso, superato il '1° periodo d' istruzione, formare del puntamento un'abitudine quotidiana, intercalandone l'istruzione, per la durata di pochi minuti> in quella principale della. giornata. Quest'idea ci fu suggerita da un comandan te di reggimento, che ne ha già fatto con proullo l'applicazione, e noi t'abbiamo abbracciata con si mpatia, come qt}el la che risponde al nostro concello fondamental e, e risponde al !a natura dell'istruzion e ed alla. nat.ura. del so ldato. È ta nto . strano impiegare un'ora od un'ora e mezzo a puntare, quan to ad eseguire i due o tre movimenti della scherma di baionella, quanto a scrivere r.ontinuamente la stessa parol a fin chè la Lesta non giri. Il ragionamento del - se tanto mi da .tanto .. . - in questo caso è falso : osservaten el'eITetto in quell'occhio languido, in quella tesla ripiega la, in quegli sbadigli mal repl'essi; stringete bene, che cosa avete raccolto? Un pugno di mosche. Ecco in sostanza le nostre idee fondamentali sull'esecuzione decrli o esercizi di puntamento, e di tiro, qualunque ne sia il sistema. allo scopo di genera.re direllarn ente nel le masse la fiducia nel proprio fu cile, e di stab ilirla nelle migliori condizioni morali possibili. · Abbiamo accent uato più volte la condi~ione della diversità del metodo o del sistema: è ora tempo di parlarnè. Prenderemo te mosse uopo' da lontan o, ma non ce n'incre::;cerà, se raggi ungeremo lo scopo di posar la qui stione in un modo ch iaro. Uoa premessa razionale è infatti necessaria por poter rispondere a. coloro, che hanno un'illimitata lìducia nella forza del l'abitudine~ e che perciò, con un fì ne lodevolissimo, ,,orrebbero, a conchiusione dei nostri ragionamenti, moltiplicare an cora la.serie e la durata dogli esercizi di puntamento e di tiro . ·

I '

SOTTO L' ASPETTO P I\ATICO

235

Prendiamo un uomo qualsiasi: esso rassomigli ortL sempre in qualche cosa ai suoi genitori, e se ne distinguerà pure in qualche cosa . La trasfusione di retta della vita, lo sviluppo educativo dei primi ·anni , l'i nn uenza determinanlissima della prima nutrizione \allea, dell'am bi ente, ecc. , costituiscono un fondo di principi biologici fondamen tali, i quali si svolgeranno poi fatalmente a tempo e circostanze op. . . portune. L'uomo possiede però anche quella. certa faculta, che n1J1 ch1ami,Hno volontà., libero arbitrio, per la qtiale esso sce~lie quello che gli pare più uti le, o più buono, e si ~ssim i.ta. elementi di.versi dag_li ereditari . La. selezione, qlLalunque sia l'origino che vogliamo attribuirle, consiste sempre nella modificazione pa rziale, che per la necessità delle circostanze subi sce iu noi l'elemento ereélitari o. Que!-ta legge dell'eredità. e della. selezione, intesa in senso largo , la quale non go,·erna. l' uom o e gU animali solamente, ma .tul..~ q~ant~ \a storia della vita , è visibile ad ocohio nudo anch e nei p1u picco li part icolari della nostra esistenrn, e si manife~La sol.lo form e apparentemente di verse, che però in fondo si riferiscono ad una sola

III. Secondo il concetto dell'immortale fil osofo e naturali sta inglese, di cui da pochi ann i piangiamo la perdila, l'uomo è il prodotto di due fatto ri , eredi tà e selezione.

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. origine. Noi prendiamo un giovane ventenne, e voglian_ farne un solclatc~. Ciò che questo giovane è a ven t'anni può esser n guar~ato com~ d fondo ereditario: eredità di sangue, di provenienza sociale e regionale, di principii rel igiosi e morali, di virtù, di _v iz.i,_che .rappre~ sentano i(· lavo ro d'assorb imento fallo da quest'1nclmdl10 1n venti anni d'esistenza. Per farne un soldato, è necessario di slrnggere, od almeno neutralizzare una gran parte dell'elemento eredi tari o, e sostiLùirvi el ementi nuovi: questo à il lavoro della selezione, sia da parte dell'istrullore, che procura di disp?1Te il giovane nelle ~iù favorevoli condizion i per un rapido assorbimento del nuovo, sia per parte del soldato, che deve presta.re la sua volontà perchè questo lavoro si faccia effettivamente. La forma sollo la quale com unemente si mani resta questo lavoro di selezione è I' ab,itiidine. L' abitndi.ne è ioiasecondanatiira, è un motto d'una sa pienza incisiva. L'abitudine fa cose non meno meravigliose della natura: fa passar l'uomo per differenze di Lemperalur~ di. più ch e 4_00°, gli f~ sopportare fati che inaud ite, può renderl o rn di!Tcrente d1 fron te ai più grandi peri coli; ma .... non può fa r Lutto, non può annientar la


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\,. SOTTO L'ASPETTO PRATI CO

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l'UN'fAMEtì,Tù E '1'1ll0 DEL~..\. FANTEUIA

n_a Lurn , l'el.emento _ered iLario. Ricordiamoci della favola di' quell'a· s,_no, che s era_ abituato a mangiar poco, e poi pochissimo, e poi niente .. .. ma giusto allora morì: · La natura e l'abitudine h;nno dunque dei limiti che non p _ sono L'.·~passar~ ~ell_a:·1oro sfe ra d'azione. Sarebbe mportan tissi~;o ~o ~La_brln e que~t., I I mr_L, , per sapere fino a qual grado possiamo spin1,:,e1e r1 lavoro d, selezrone senza distru 00 o-o-ere I' oro-·m isino Oue' l -1 t · · o' . _ " a ueerm1naz1one però non può esser oenera le e c1·0· per· I· .,. . 1 · • • : ]" • , . "' ' <I ,,,, an (11ve1S1l,l ci fond~ ::ed,ta'.·10 ne~I, organ ismi nmani, per la gran varietà della natura: ~ulLav_,a _poss,i'.mo stabi lire con certezza alcuni criteri fondam_en_Lal,,., qua l, c, sern n-inno di norma nell e ricerche ulteriori. Se _d1sL111gu,a_mo le ab itud ini secondo le funz ioni degli alt.i che si comp,~n~, possiamo osservare che nella plura li tà deoli nom·u· ·l ab-itudi . . [' ' d ' 1'l · I I e . . ni m~ueria, i. s, i:a icano più profondam ente assai delle abitud,ni·moral! o mental r. Anche quando le fu nzioni ordinarie della _v,ta son? mo_m~n_ui_neamente sospese, queste nbilud ini si rivelano rn_ laiun, cas, v~s,b il m_ente. Portiamo un esempio narralo dal profe~sore russo SrecenoJ.

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«_ Essendo io studente di mei icina a Mosca, fu trasporla Lo alla cli« :lica _un cuoc,o, ~-h 'era precipitato a capo ingiù da una rispellabile « cdtezza : aveva g,a perdut~ l''.1so ~ei sensi , e si mantenne in quello « s~,Ho _fino alla morte_- Pero s, poleva osservnre una cosa assai cu« rrosn) versol_e ;I I nnt,merid iane, nlla qual .ora il cuoco eraabituato « a p,·e~arar~ ,I pranzo , a quell'ora l'ammalalo faceva aiornai mente « alcun, m~".1m enli con le mani, come se Lrinciasse c~sLoleue con << due colte1l1 ». ,

Un_ altro f:nom eno non meno degno d'aue'nzione è tfuello dell'ins~'.fic1,enza di certe ab!t~dini di fronte a una sùunzione an;,n nale. P,u ~l vo lta famos i_tiratori di pistola. di quel li abùuatia cogliere un p1c_Grn_ne_ al volo, od a meuere unn pa lla in un circolello di 2 centr~ne.:r, dr ~rameLro, hanno sboglialo in duell o un uomo alla di·tanza dr 110 passr! ::, < ,e

~ma

Speri_am~ di_n_on aver bisogno d'altre dimostrazioni per posare i seguenti pr1nc1p1 generali: . ,10 Le ab it.u~in i ~1~tèriali si radicano nelle masse. più profond,unente delle ab1tud101 moral i:

20 Alcun e auitudini fall isc~no di fron te ad una siLuazione ''1101·male. «

2.37

In base a questi principi discuteremo sulla razionali tà d' un metodo µer la scuola di puntamento e di Liro per la. fan teria. li soldato è fatto per la guerra: perciò punlamento e tiro di guarnigione dev~no essere diretti ad ottenere il massimo effello uti le del fuoco in ballaglia. ~fa non vale dire : Per ollenere questo massimo effelLo utile in guena, è necessa rio dare il massimo sviluppo al puntamenlo ed al tiro della fanteria in pace. No, quesw è troppo generico , ed in parte falso . L'abitudine al tiro del tempo di pace QOI1 ha quasi nulla di comune col tiro del tempo di guerra. Possiamo supporre che un esercito qualsiasi sia compos to di consumati cacciatori, o di so ldaLi istru iti da molti turn i in con tin ui esercizi di puntamento e di tiro , o di gen te raccolla sul momento ed inquadra la alla bell'e megl·io per raccozzare un esercito, o di giovin etti che non han mai visto un fuéi le ( tutte, meno la primo, situazioni $loriche esatte, a poch i anni da noi); eppure il ¼ medio de i co lpi è lo ste~so, fatai. men te lo slesso1 Dunque il metodo auua[e è sbagliato, o c'è da. disperare di trovarne uno e:;atto : tu llnvia. lenLiamo. Po ichè il soldato è fa tto per la guerra, diciamo noi, esamin iamo prima quali sono gli elementi ma teri al i e morali della guerra, per vedere su quali fra. essi si può fare a::;segnamenlo per ra_dic,He nel solda to fin dal tenfpo di pace abitnd!ini Lo li, che si conservino anche nel combattimen to. Allora soltanto po tremo cfoculere u11 metodo opportuno per l'istruzione di p1mlamen10 e di tiro. Finchè non sapremo distingue re gl i elementi della ballagli tt, ai qua li si possono mettere. in eorrispondenza le qua li tà educative del sol dato LradolLe in abitu_dini, sareino sempre nell'incer to, nel vago, nel convenzionale. E questo il chiodo da battere. Qual i sono le cose, i fatti, clie han luogo nella battaglia, ed a cui il soldato è avvezzo lìn da.l Lernpo di pace? La. disci plina e la fatica . La disciplina, acquistata forse da poco , tempo, anche d,t quakhe me:;e so ltanto, è d'una forza immensa, come quella che ::;' impone al soldato in tutte le operazioni ordinarie dell;1 vita, fit10 a diporto , fi n nel so nno: la discipl ina, la quale si corrobora giornalmente co ,1 la succe3sio ne di LilllLi atti diversi in apparenza. ma sosla.nzia !mente della ::;te;;sa specie, che in breve diventano ab itwili, diventano una seconda natura. So tto quest'aspello, lo notiamo di passaggio, la 1rntura del nostro soldato raggiunge un massimo di malleabi lità; è cl'oro .


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PU.NT A)fE:{10 E TlRO OELLA. FANTERIA

J SOTTO L't\SPETTO P.llATICO

Lrt fatica. d'una brtltaglia è talora grandissimo , e non è paragona- · bile alle fatiche ordinarie di guarn igione. Qualche volta il soldato comincia a combattere dopo molte ore di marcia, o digj uno da molto tempo, e seguiterà.a muoversi su e giù per molte ore, facen do spesso sforzi muscolari straordinari , arrampi cando$i, correndo, saltando. Tullavia un buon allenamen to fin dal tempo di pace , un allenamento alla i:omana, può fino ad un certo punto rendere ab ituale preventi vamente la. fatica. della bàttaglia. Il soldato invece non è abituato, e non potrà ma i essere abituato abbastanza, a tullo il resto dell a nuova situazio~e della battaglin, che si può i·iassnmere in una so la parola, il pericolo con tinuo in cui si trova la sua esistenza. Questo fa tt ore è un elemento di gravissimo disturbo nelle funzioni ab ituali: giova notare poi clrn, mentre alcuni acquistano un po' di sangue freddo nel coeso di parecchie battagl ie, al tri invece si compo rtano meglio nei pri mi scon tri che nei successivi. In ogni modo ne restano neutral izzaté in gran parte le ab itudi ni più invetera te. Resta nentral iwito in parte l'effetto della disci plina. Ri spello a questa le abitudini con Lratte rin dal tempo di pace posson o distinguersi in ma teri ali e morali. Le abitudini puramente materiali si con servano fac ilmen te in guerra, anche le meno rnional i. Così p. e. nelle _manovre del Lempo di pace le truppe sono spesso obbliga te, per n~pello alle priva te proprietà, arl occupare i ca:;eaO"iati dal di fuori. Quest'ab itudine, pro fo ndamente radicata, può p~~l.are a. con seguenze fata ii. Fu infatti osservato qua lche volt.a che alcun i riparli di Lrn ppa ( tedesca) in guerra vera occupa vono le c:ise nel modo stesso che in tem po di pace, cioè sch ierandosi allo scopeì-Lo fu ori del fabb ri calo . . In quel_Ie abi_tudini invece in cni si' r i~hiede il più piccolo sfo rzo di memoria o di volon tà o di raziocinio , il soprnVYento del l'eccitrt. zione· mor,\le della baLtaglia parali·aa in genera le l'efieLlo dell a discip lina, e ciò L:into piL1 fac il rnenLe quanto più per l'odi erno sminuzzamento delle truppe, quesLe tendono a· sfu ggire ai comandanti su periori. Quante volte, anche in tempi piLL remo ti, gli ~fficial i furono costrelLi a sollevare con le sciabole i fuci li , per ottenere la cessazione del fuoco? E vi pa r proprio possibile ancora ché in tuie stato di confusion_e e_d'orga~mo il soldato possa fare il conto delle cartucce per eseguire I fuochi a pausa, o possa fa r 1bisticciar le sue dita con le

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tacche dell'alzo per aggiustarl o ogni cento metri"/ Non si può cambiar la natura del soldato con un articolo del regolamento . lnv_ece di prescrivere ciò che il soldRto dovi·ebbe essere, biso?n~rebbe prima saper~ ciò che ess? è, e ~uindi studiar~ i_l modo di rtèavare dalle sue qualità naturali tutto 11 profitto possibile.

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IV. u'n cacciatore consumato punta con estrema prècisione e rap idità quasi senza prender la mira . In alcune circostanze speci~li si son veduti cacciatori far fuoco e colpire senza ricorrere a\l'arnl.o dell a vis~ale di mira: altri poi sparono con gli occhi aperti , e colpiscono. L'abilità naturale fortifica ta dall'esercizio, dall'abitudine, rende pos-

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sibili questi fènomeni. . . . . .. Per puntar bene non è perciò assolutamente wd1spensabile dtnrrere la visuale proprio per due punti fissi sulla canna, nè per prender bene Ja, mi ra è n;ce:;sar:io chiuder l'occhio si 1.iistro . Il cacciatore che co()"li e un uccello al volo od una leprt'l alla corsa, no n ha sempre il te:po di mirar giusto; ~a supplisce a que;;ta insu ffic i~nza col colpo d'occhio e con le braccia. Chi è cacciatore conosce ben issimo questo fenom eno (ìsico e psichic,o. l..'occhi o vede la preda e giudica la giusta di rezione da dare al fucile, le braccia lo mettono in questa preci sa direzione con la rapidità del hunpo, il colpo talora parte durante il movimento: la preda è 1:olpi ta. Ci premeva far n saltare questo fatto, che cioè si può ?JWttcire anche colle sole brac~ia e senz~ diriger e \a ,•isualc. Il fatw po i cli puntare con entramb i glt occh i ape~:ti è mo lt.o più compl es5o , e si può spiegare in tre modi distinti : per noi basta averlo accennato . , Abbiamo parloto di. cacciatori: scendiamo 0m dall'Olimpo della perfezione nei bassi fondi del tiro c'lelle masse, in ~ni l'~~i t.udine al fuoco ben mirato è quasi zero al principio della vita 1rnl1tare, ed è tutt'al più mediocre al termine di due o tre anni di serviz_io. Evidentemente l'esercizio di puntamen t1J e di tiro nel tempo di pace deve esser tale, cla produrre con una certa probabil itli il massimo effetto


SOTTO r,' ASPETTO PR:\ n eo !'U:XTA~IF:NTO E TIRO DELLA ~·A:X1'ERJA

ulile in campagna, e di due sistemi quello sarà preferibile che più profondamente s'abbarbica nel le abitudini del soldato, in quelle abitudini matcriah che sono meno delle mo,:ali disturbale dalle commozioni e dalle fatiche del com hauimento. Partendo dal principio che ormai il lettore sia convi nto del fatto, c~ie (e masse di fan~eria in battaglia non puntano secondo le prescriz1onI regolamentan, ma in un modo speciale e co n un errore angolare suppergiù costante, possiamo stabilire uu primo rafTronto fra il sistema di puntamento ordinario (con l'occhio), od il sistema di punLameqlo a getto (con le wle braccia , p. e. dalla posizione di pronti o da quella di l:rocicit-et). La sciando da parte alcune osservazioni già fatte prima, portiamo la. nostra altenzione a due cose, all'eq1iilibrio del sistema ed allo stato dell'occhio del tiratore. Nel la posizione Ol'dinaria di p'unt a braccio sciolto l'equilibrio è molto instabi le. Che la base dei pi edi sia più o meno largtif che le punte sieno coovergenli od a s<1uadra, chela mano sinistra sostenga il fucile al ponticello od al cenlro di gr,wità, cho il gomito destro .;ia rilevato od abbassato, ecc . ; tullo ciò ha certamente un valore nelJ'esecnziooe del tiro in tempo di pace: ma questo valore diventa zero in ballaglia, do,·e gli errwi medi i di puntamento sono di molti gradi. Non è necessario spiegare come tutto il sistema del tiratore e clel fucile possa paragonarsi ad un corpo oscillante, il cui asse venrra a trovarsi per un solo istante in una determinata direzione dur~nte un'oscillazione: le oscillazion i poi sono prodotto da' movimenti muscolari e da lle scosse nervose provenienti da una moltitudine di cause fisiche e morali. L'altro htto debole della posizione ordinaria di pimt si trova nello sta~o .dell'occhio . Allo stato generale della vista, stanca e logora per la_ lnt,.()a ed alternala dall'orgasmo, dobbiamo aggiungere: ,1° lo sforzo d1 chiuder l'occhi o sinistro; 2" il piegamento delln. tesla a destra; 3" ~o sfo~·zo dell'occ_hio destro per diri gere la visuale per due punti oscillanti al hersaglio. Questi sforzi, in significanti in sè, ingrandiscono per la ripetizio11e, ed anr.he senza di essi lo stato dell'occhio del combattente non è quello dei tempi normali. In co mplesso dunque, indipenclenteinente dalla manovra delle d!ta del soldato sulla graduazione dell'alzo, la posizione ordinaria d1 sparo o/Tre due gravi inconven ienti , instabilità fisica cli tutto il sistema ed alterazione profonda del l'organo della vista.

Supponiamo invece che il sol~ato punti ~o~ le s~le bracci~ P·. ~· dalla posizione di pronti, e che m tale posizione s1 possa nu.!\Cll e con \'esercizio, con l'abitudine, ad ottenere uu angolo determinato di tiro. Le braccia sono bene appoggiate al corpo e la Lesta è rilevata: non si chiude l'occhio sinistro, non si cerca una stentata visual~. In sostanza l' equilibrio del sistema è più stabile, e l'occhio meno disturbato: dne circosta nze che c1im~ nui scono di mollo la grandezza clelle deviazioni nel tiro. OILre a ciò il puntamento con le braccia non richiedendo impiego d'alzo ed uso di memoria, può radica'.·si ~el soldato più facilmente e più profondamente, e qnesl.t abiLa~1ne del tutto materiale è più cliffici lmonte clisLurbaLa dalle com mozion i del

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combattimento . Determinalo qual sia l'angolo di tiro più opportuno per il combauimento, del quale parleremo più tardi, non è difficile oaenerlo in pratica: è quistione di buon metodo, cli pazienza, di tempo: è possibile. Ma anche, qualora si volesse prender per b~se l'ang~lo mecr,o ai tiro di 4-°, che è effettivamente quello del t,ro 10 battaglia, la sostituzione del puntamento a braccia al puntamento con l' occhio mocli(ichereb be in senso vantaggioso la dispersione, concentrando marwiormente i col pi. Con \'attuale dispersione in falli ci sono dne zo~-: del campo cli battaglia, in cui, qualunque sia la fase del combattimento, i colpi non possono, o solo in casi rari possono trovare un bersao\io: sono colpi vera men Le pel'dtbhi. La prima di questo zone è \a vici;issima fino a 200 o 300 metri, che racchiude quasi il 9 °/n di tntti i col'µi, \'allra. è la più lonLana, al di Ht di •I600 metri, .oltr? la qua.le è alriuanto difocile che si possa s_is~ematic~~ente aprire il fuoco, e che racchiude pnre il 9 °/ 0 dei tm esegui ~,. Ora se led~1 viazioni Jon"ituclinali cli tiro coi nuovo sistema di puntamento 4 ventano mi;ori, resLanclo costante l'angolo medio, si riesce a render più densa cli fuoco la zona dove realmente il nemico sì muove e manovra a buona portala, che è quanto dire sì riesce ad otteMre un maggiot· 0 / 0 utile di colpi . Dunque in generale il puntamento con le br~ccia. sar.ebbe preferibile al pu1itamento ordinari o. Guarcli amo ora 11 rove~c'.o ~ella.rneclag\ia. A quali distanze cd in quali positure è possibile 11 puntamento dalla posizione di pronti: . . . . . ,. 0 •• Se si sta:bilisce un angolo mecho cli tiro rnfenorea1 ;J, , e c10 allo scopo iG -

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PUNTAMENTO E 'l'lUO DELLA FANTERIA I

d'ottenere un rnaggiorconcentramento cli fuoco alle dis tanze più deci.?ive, poiché co n questo sistema di puntamento le deviazioni sarebb(:)ro minori delle attua li, é chiaro che non si potrà far uso di questo tiro al di là d'una certa distanza:· e sebbene non sia frequent e il caso di dover far fuoco alle massime distanze, tullavia , qualora questo caso si p1·esentasse, bisognerebbe pure avere il mew:o di coprire di proietti la zona che ci proponiamo di battere. La posizione di pronti, od altra sim ile, non è possibi le che in piedi. Nella, posizione in ginocch io idealmente si potrebbe prenderla; praticamente non già, perché la diversa pos itura del corpo produrrebbe una variazione sensibile nell'angolo medio ollenuto dalla posizione in piedi. NeHe poS'1 zion i d'appoggio e da coricati bisogna neces:o.ariarnente l'icorre al pun tamento con l'occhio. In tal modo il problema è il seguente: poichè non si può rinunziare del lul1Q al puntamento con l'occhio , bisogna ammettere due specie di puntamento secondo la posizione del tiratore, o r igettare il puntamento con lè bracci,1? Se il puntamento a braccia pnò darci in alcuni casi, e specialmente a brev1:e brevissùne d:istanze , un risultato mqlto superiore a quello dd puntamento ordinario, non si potrebbero oppo rre ragiç;1i di peso aHa sua accettaz ione. Una trup pa sorpresa dalla cavalleria, o che si rizza per l'assalto, o che si dispone ad una pronta ritirata, secondo circostanze di terreno e di momento può eseguire un fuoco accelerato in p iedi: in tali casi, che il risultalo utile de' suoi r,olpi sia dell'imo o del dieèi per cento, non è cosa ind ifferente. D'altra parte in tali casi si spara pro prio dalla pos izione di pronti : non si trauerebbe dunque che di rego larequesto fotLo, dando una direzion-e costante all'abitudine, dimi nuendo cioè co n l'esercizio l'angolo di Liro nella posizione di pronti. A chi poi volesse prevedere in quest'aggiu nta al p:.111tament0 una complicazione nell 'i nti ero sistema rispondono le pagine che seguono . Jn conclusione il pnntamento con le braccia, mercé una profonda abitudine, può da re risultati utili assai superiori a quelli det puntamen to ordinario, ed è da raccomandarsi in tu lLi quei casi in cui la trnppa fa fuoco a braccio sciolto ed a brevi distanze. Poichè però d'altra parte non possiamo svincolarci dal sistema alluaie di pun tamento, vediamo se esso sia suscettivo di serii miglioramenti , che dieno garanzia di migli ori risultati.

SOTTO L'ASPETTO l'RAT ICO

V.

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Abbiamo tentato alt rove di mettere in piena luce la natura e la misura della dispersione nel tir:o della fanteria in combattimento. lodipendentemenle dall'a lzo , il cui impiego si restringe a pochissime eccezioni , indipend('ntemente dalle indicazioni, giuste o fa lse, daf~ dagli nl'ficiali all:t truppa, esiste un angolo medio di Liro , esiste una deviazione quadratica media, l'uno e l'all m supergiù costanti. Ora si domanda : Non ci sarebbe modo di ottenere un angolo medio ed una deviazione media diversi dagl i alluali? -- Domanda che ne include un'al tra .del tenore seg uente: puali sarebbero l'angolo medio di Liro e la deviazione quadratica media più vnn taggiosi in combattimento in base al modo di punta.re e di sparare dell a fanteria? L'angolo medio' di tiro- attual e, {4°) e la deviazion e quadratica media. (2° 1/ 2 ) banno per risultato i seguenti fo tli: 11° iV.T assi mo concentramen to di fuoco fra 800 e "400 metri ; 2° Probabil ità di colpire quas i costante da "200 a 400 metri. L'ideale della dispersione invece sarebbe d'ottenere un concentramento di fuoco ed una probabjlità di colpire sempre e sensibilmente nrnggiori secondo che il nemico s·avvicina. L\'on si pnò raggiungere intieramente questo SFOPO , se non avvicinando al fronte delle truppe la zona di massimo concentramento dei colpi: quest'avvicinamento però non deve essere troppo spinto , perocchè allora il terreno lontano non sarebbe più battuto . Bisogna per conseguenza scegliP-re un punto intermedio fra. il fronte delle truppt> e l'rilluale gittota co1TispondenLe ~ll'a.ngolo di tiro medio di 4,° (H 00 11200), un pnnto che indich i approssimativamente la zona dove il nemico si J ratterrà lungamente prima di . decidersi all'assnlto od alla ritirata , e stabilire lasuadistanzadalfronte per I.a gittala che si vuole ottenere con l'angolo medio cl i tiro. Supponiamo d'avere scelto pet' ciò la distanza di 300 metri, a cui corrisponde nel nostro fucile un angolo di mira cli poco più d'un grado 1° H ') . Quali meui abbiamo per ottenere in combattimento un angolo (

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SOTTO L'ASPETTO PRATICO

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PUN'L'AMENTO E TlnO DELl,A fANTE!ll A

medio di Liro compreso fra ·I e 2 gradi? L'angolo attuale di 4° è o ùn effetto puramente meccanico dipendente dall'equilibrio del sistema, e dovuto perciò in gran pari.e alle dimensioni ed al peso dell'arma, oppure è un effetlo d'un eccesso di mira costante per parte del puntatore sotto l' inOuenza di cause morali . Noi siamo convinti che la causa permanente di quest'alterazione della mira al disopra dell'orizzontale sia escl usivamente da attribuirsi a questa seconda causa: .e ciò è tanto più vero, in quanto la prima causa non puè> produrre il suo effel.lo :;e non dalla sola posizione di p·unt a braccio, sciolto, la quale io combattimento deve considerarsi piuttosto comeeccezione, anz ichè come regola. Fermi in questa cominzione noi dunque riteniamo, che a qualunque distanza il soldato pu nta sul nemico, aggiungendo per conto, suo on angolo di mira nriabile all'angolo di mira naturale del fucile: che il nemi co sin a 200 o a 11000 mett'i, il soldato punta all ostesso modo, come cioè se il bersaglio si troYnsse al punt'in bianco corrispondente alla linea di mira naturale, ecl aggiunge quindi un angolo ùul-ividitale variabi le, perchè vu61 vedere Lutto il nemico, e lo guarda con la Lesta rileva ta, facendo bensì passare pre:;s'a poco la visuale per il mirino, ma non già per l'intaglio dell'alzo. Non lasciamo sfuggirci dalla mente questa posizione. Ferma restando la visuale del puntatore, anche approssimativa, fermo restando il calcio appoggiato alla spalla, figur iamoci che sia possibile far roLare· la canna intorno al mirino,, in modo che la sua parte posteriore si elevi abbastanza sulla prima posizione, e che la linea congiungente del mirino e dell' intaglio dell'alzo si accosti sensibilmen te alla Yisuale rigida del tiratore. L'effetto di questa nuova disposizione det sistema è evidentemente quello di diminuire l'angolo di Liro , chè è appunto ciò che si cercava. In conclusione, per diminuire l'angolodi tiro, bisogna aumentare l,(curvatul'a. del cak.io. La misura.,di quest'aumento di curvatura non si può determinare che con l'esperienza: questa misura saritesatta, quando saranno soddisfalle le seguenti condizioni: 11° La tesla, e pel' conseguenza l'occhio, deve restar rilevata naturalmente nelle varie posizioni di 7mnt. Questa condizione è essenziale, non solo per mantenere l'occh io, organo pri ncipale del puntamento, in uno stato di fisica Lranquillità, ma per metter l'oc,

chio in alcune posizioni stentate ( come p. e. da coricati) direttamente a livello della canna,. · 2° In tale positura dell'occhio la linea che congiunge l'intaglio <lell'alzo stabile ed il mirino deve fare un angolo molto piccolo con fa visuale più elevala che il tiratore può dirigere per il mirino ~l hersaglio. Io tal modo sono dimipuite le grn.ndi variazioni angolan, ~he il soldato può ollenere con l'alluale sistema di puntamento, per la semplice ragione che il suo occh io non può più elevar.si sulla linea di mira che d'una quantitit molto più piccola. 3° In tale situazione della cnnna l'angolo di mira naturale risul ti aggiustato· per la distt1nza di i500 metri circt1 , cioè l'asse della Ganna faccia con l'orizzonte un t1ngolo di ·I O 1111'. Allora avremo t rasportato il punt'.in bianco alla distanza voluta. Una difficoltà. si opporrebbe n qnest'ullima condizione. Es:;endo molto variab il e la di stanza dell'occhio dalln spalla nei vari tiratori, una disposizione della canna opportunamente scel la per un indi viduo può non esser buona p,,:r un altro. Noi non intendia1?0 però raggi_ungere la precisione in questa disposizione del fu cile : se ''.oless1mo avel'la non occorrel'ebbe l'inì1nziare all'accura ta graduaz ione dell'alzo ;ttuale, che_dà poi iu pratica i risultali che conosciamo. ~oi -0.esideriamo sciogliere la qu islione pr:iticamen te; e con questo intento, conosciuta la minima distanza dall'occhio alla spalla nell'in<lividuo di co ll o più corto : su questa fonderemmo il nostl'o angolo cl~ -mira. Ciò prodnrrà una maggior varietà d'an goli di proiezione negli uomini cli sta tura più slancia ta : ma qnesto è ben certo, che qttes~e deviazioni saranno sempre minori delle altuali, e che l'angolo medio di tiro sarà pur sempre minore di i 0 • • • • Ora c'importerebbe conoscere anche per appross1maz1one la misura di queste deviazioni longituè!inali , per poter sa per~ fin? a qual -0.istanza. il terreno è efficacemente ba~luto. Da una parte e chiaro che la Z')na compresa fra. i due avversari per una distanza di 500 metri contiene assolulamenle la metil. di tulli i colpi sparati: questo ri;;ultato non ha bisogno di commenti. Vol endo Ol'a determinare lo spaz io ,battuto al di lit del punt'in bianco (500 metri), suppo~iamo c~e I.a -deviazione massi ma, la quale col puntamento attuale eh baLtagha hl ,(',alcolato a ,1o• 1,'. circa, per eO'elto del le disposizioni prese nella cu r'l"alura dal calcio -po:;sa ridursi a 6 o , 0 • In questo c.aso la deviazione

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PUNTA~I&NTO E TIRO DELLA FANTEnJA

quadrali.ca media si ridurrebbe pure da 2° 1/ ~ a 1 1/ 2 circa. Se vogliamo tener conto della zona soltanto in cui si abbia un limiLe di dispersione uguale a 2 h · 3°, fondandoci sulle quali Là balistiche del nostro fuci le, il terreno ·cesserebbe cl' e8sersufficientemente baltuto a distanze maggio1·i di ·1200 met.ri. Gli ultimi colpi della dispersione poi raggi ungerebbero la distanza di "600-11700 metri. In questo modo, è rnro . si sarebbe risolto il problema sempre vantaggiosamente, conc"!nlrando la maggio,· potenza di fuoco alle distanze più decii,ive: ma resta ancora un secondo problema da sciogliere. La giWtta del nostro fucile supera i' 2700 r!1etri : conviene lasciare intatta una zona di ,J 500 metri a libera disposiz ione del nemico? D'altra parte avremmo un mezzo semplice per concentrare il fuoco di fucileria in tutta od in parte di questa zona lontana? La convenienza, se non la necessitù, cii baHere con un ben nudrito fuoco di .fuci leria, quando si può, masse di fanteria, di cavalleria, d'artiglieria nemica non ha bisogno di dimostrazione: si aggiunga che alle grand i distanze è facile in genera le un copioso rifornimento di munizioni. Essendo il tiro lonl.anoun elemento di distruzione del nemico, perchè trascurarlo1 Si chieda un po' a' Russi , se avrebbero volentieri rinunziato al saluto ir.aspellato del tiro lontanissimo dei Turchi dalle l1'incee di Plevna ! Sarebbe dunque da battere uno spazio di ,J 500 metri circa, che vogliamo limitare a soli 1000 metri. Supponiamo perciò di potere ot.tenere un secondo angolo di tiro aggiustato per la distanza di 11600 metri. Io questa ipotesi, supponendo una deviazione uguale alla precedente, il terreno avanti sarebbe sufficientemen te battuto fino a 11200 metri, cioè fino ai limite della prima zon;1, il terreno indietro fino a 1900 melri, trascurando gli altri pochi colpi sparsi'-fino alla distanza di qnasi 2200 metri . 1n complesso si avrebbe in questa ipotesi ·nn fiboco ben concentrato fino a 2000 metri. Abbiamo fallo notare fin da principio che un fuoco ben miralo può aver 1uogo effettivamente, anche per parte delle masse. a quelle distanze in cui il tumulto del comball.in,iento non ba ancora scosso energ icamente l'organismo . Non crediamo perciò necessario di far al t1·e paro le per provare, che fra ·I200 e l 900 metri i reparti di fanteria poss,1t10 far bùon uso d'un alzo regolalo per là distanza di 11600

SOTTO L'ASPETTO PRA'l'ICO

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metri. Facciamo però notare chea tali distanze almeno i piccoli reparti sono in ordine chiuso, sotto la direzione e sorv~glianzt~ immediata dei loro ufficiali, ed esponiamo il parere che 1 fuocb1 a tale distanza débbano esclusivamente farsi ci comcindo . . Ora entra in campo una quistione importante, quella del silo di collocamento e della strutlura dell'alzo. È evidente in pL'imo luogo, come per effetto dell'at1mentata curvatura del calcio non sia possi bile adoperare un alzo ordinario. La differenza d'altezza fra l'alzo di 500 metri (che sarebbe nella nostra ipotesi la tacca della linea di mira naturale) e quello di '1600 metri è di' 7'm ,ii· circa: bisogna dunque rinunziare a questo sistema. Un'altra ragione per non accellarlo sarebbe quelJa di separare nelt.ament.e una specie di puntamenlo da un'altra, edi eliminare nel soldato il pensiero di sollevare e d'abbattere l'alzo. ~oi proponiamo perciò un congegno fisso elcitemle, da· servire esclnsivamente p·er il punlamento alle massinrn distanze sotto il comando diretto dei capi reparto . lin congegno cli questa natura fu in questi ullimi tempi applicato in Russia al fuci le Berdan per le distanze superiori a 1500 passi. Diciamo questo per dare una prova della possibilità d'appli care al nostro fuci le .un congegno ancora più semplice, in quantoébè l'alzo laterale non avrà che una so la tacca di mira, come l'afa,.o centrale. Stringiamo i frèni, e riassumiamo. 1° Per rao·ioni d'ordine morale è necessario conservare e accresce:·e nel soldato la fiducia nella bontà dell'arme con cui deve comballere, e per ottener questo è pur necessa_rio un razif;>nale esercizio di puntamento e cli tiro al ber$agli o. Qualunque però sia il n1etodo cli puntamento e di Liro, le relative istruzioni devono essere molto semplici, e l'esecuzione deve procedere in modo da non stancare, nè annoiare il soldato . In genera le sarebbe preferibile il puntamento con le braccia dalla posizione di pronti al puntamento ordinario con l'occhio, sia per la macro-i or faci lità d'inculcare più profondamente quell'abitudine 1'0 affatto materiale, sia per le minori deviazioni longitudina li a cui darebbe luogo; tuttavia questa specie di puntamento non può adoperarsi che in alcuni casi speciali, nei quali sarà sempre da rac.comandarsi a preferenza del puntamento ordinario . 3° Duv,endo perciò necessariamente far uso del puntamento con 1

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PUNTAMENTO E TIRO DELLA FANTERIA SOTTO L'ASPETTO PRATICO

l'?c~hio_nella pluralità dei casi, bisogna ricorrere ad un mezzo per d1m1nu1re l'attuale angolo medio di tiro e le atluali deviazioni longitudinali, e ciò per poter ottenere un maggior concentl'amento di fuoco alle distanze più decisive: entrambe queste condizioni sarebbero soddisfatte col dare al calcio una ma ggior curvatura e con lo stabilire la linea di mira naturale a 500 metri circa. 0 /~ Siccome però in questo modo una notevole parte del terrona lontano sarebbe pochissimo o punto battuta, si proporrebbe un alzo latera le per la distanza di 4600 metri, con che la zona efficacemen te battuta r,iggiunge i 2000 metri di profondità.

STUDI FERROVIARIO-MILITARI V. (Continuazione) (t ).

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G. FAZIO Capitano di stato maggiore.

Mat eri ale mobile ferrovi ario.

Lavoro delle locomotive. Abbiamo fotto cenno dell a struttnra e delle princ ipali funzioni della locomoLiva : dobbiamo ora studiarne il lavoro, analizzando i di\'ersi elementi che inlluiscono sulla sua potenza, per indagare il modo di sfruttarli il più utilmente possibile nel rimorchio dei treni. lnclusLrialmenle parlando il lavoro d'una locomotiva è dato dalla grossezza e dalla yelocità dei Lreni ch'~ssa rimorchia sopra una data linea; ma il problema ,di stabili re la gl'ossezza. .dei treni che con!i~ne assegnare alle locomotivé sopra date linee in corri spondenza __a determinate velocità si suddivide in altri molti minori, la soluzione _dei qual i richiocle la conoscenza scientifi ca dei fenom eni risguarclanti il vapore, altrellanto che la conoscenza pratica del senrizio ferroviario, e che devono essere esaminali a. parte. Studieremo pertanto in primo luogo il lavoro clel rnpore entro i cilindri, per determinare, in relazione alle pressioni di introduzione e cli scappamento, la pressione uLilc media che co rrisponde ai clirnrsi gradi di ammissione del vapore nei cilindri stessi; accenneremo all'assorbimento cli lavoro che produce il movi mento degli organ·i della maccl;ina ed al consumo di vapore in relazione al laYoro prodotto; de(il Vedi Jlivisla Jlfili/.a1·e, dispensa di fehllraio -1885.

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FERROVIARIO-MILITARI STUDI

termineremo la forza di !razione lorda delle locomotive., in base a.Ila pressione utile media entro ai cilindri, mostrando la variabilità di tale forza entro oo-rri o ocriro di ruota, ed esamineremo succintamente il moto delle locomotive e le perturbazioni che risente . Fi nalmente studie remo le res istenze elle si oppongono al moto delle locomotive e dei treni, e la condotta delle locomotive in relazione al profi lo della via (pe!~denze fittizie), per venire alla deteÌ'minazionedei carichi che , tenuto conto della produzione oraria di vapore e degli elementi cli costruzione della locornoliva, po,,sono esserle assegnati alle diverse velocità sn date linee.

Va;pore d'acqua. - Il vapore cl' acqua è nelle locomotive, come nella più gran parte delle macch ine termiche, il veicolo mediante il quale il calorico del combustibile si converte in lavoro della macchina . I l vapore può trovarsi in due stati caratteristici differenti : vale a dire, può esserè o saliiro o soprnscaldato . Il vapore è saturo quando, rimanendo costante la pressione cui è sottopos to, non si può togliergli nessuna per quanto min i ma quan. Li tà di calore senza condensarne una parte in acq ua liqt1ida. Il vapore saturo dicesi poi secco ed :mene asciiitto se non contiene acqua li quida, e dicesi Jim,ido se è misto ad acqua. - Il vapore com' è ordinariamen Le nell e caldaie delle loco motive, co m'è condotto ai .;ilindri e come lavora in essi è sempre ;rnito ad acqua: è, cioè, vapore saturo umido . In questa condizione di coesistenza di .due stai.i d'aggregazione moleeolare diversi, è impossibi le far camb iare la pressione senza cambiare al tempo istesso la tempem!ura; e, se si mantiene costante la temperatur~1, è impo.ssibi le n u_ment.are o diminu ire la densità o (ciò che è lo si.esso) il volume specifico, ta1Ho del liqu ido che del vRpo re col t.en tare di aumenLare o diminuire la pressione, rinserrando, per esempio, il miscuglio in uno spazio minore .Tenendo costante la temperatnra, ogni tentativo d'aumentare la pressione non ha altro e[etto che la liquefazione di una parte di vapore, ed ogni tentativo di diminuirla non fa che vapo ri zzare del liquido; ma non possono v'ariare nè il volume specifico, nè la pressione delle due parti del mi scuglio. In altre parole, fi_nchè il vapore è_saturo, ad ogn i tempera.turn corrisponde un solo e deler~1inato valore della pressione e del volume specifico, e viceversa. I valori di tal i elementi pel

vapore saturo furono esposti più addietro, quando abbiamo parlato della produzione di ,,npo re della calda in . Il vapore dicesi soprascaldato quando, mantenendo costante la sua pi·essione, si può togliergli del calore ·senza condensarlo. La sua denominazione proviene da ciò che esso può consider,m; i derivare da vapoÌ'e saturo asciutto, cui siasi c<iru unicato calore la~ciandolo dilatare sotto la stessa pressione : in ta l modo la temperatura aumenta i11 ragione del calorico comunicato e :;pari sce il carattere di saturazione. La temperatura del vapore soprascaldato è adunque sempre superiore a quella del vapore saturo a pari pressione: dal ch e · consegue la sua proprietà di potere vaporizzare dell'acqua liquida, cedendole ìl calore corrispondente alla differenza fra la sua temperatura e quella del vapore s;1turo ad eguale pressione. li vapore soprascaldato è un vero ga s : il suo volume specifico cnmb ia tanto se varia la temperatura rimanendo costante la pressione, quanto se mula la pressione rimanendo costan te la temperatura ; vale a dire che il vo lu me del vapore,soprascaldato è funzione delle due variabili tempernlura e pressione (,1), mentre quello del vapore saturo è funzione della sola temperatura . Il vapore, si a saturo , sia sopra$caldato, tende ad espandersi; cioè ad aumentare di volume per· propria forza interna e vàriano per ta le fatto la sua pressione ed il suo volume specifico, a seconda delle co ndizioni in cui avviene la espnnsio irn . Questa può essere libera, ossia

(.J) Sulla indipendenza. della pressiolic del v:1pore sopra.scaldato dalla temperatura, alcuni sapienti fisici, fra i Ql1ali Hi rn o Hankine, fondarono la speranza di una miglior e utilizzazione del calorico nelle mar.ch ine ·term iche. Il rendimento /.eoi·ico di qualunque di queste macchine, c1uanclo il flu ido che vi la ~ora passi dall,1 temperatura assol uta superiore T a quella assoluta inferiore t, è espresso da T ;;:- 1· Nelle · macchine a va-

pore la tempera.tura t non può e.sscro molto bass:1, neanche in macchine a condonsato re, e nelle locomotive poi rimane necessariamente qu:1lche poco più alta di 27".0 + 100' C, che è la tempcratnra assol uta del vaporo al l,t preS$iOne atmosferica. Non si può pertanto aumentar"l il rend imento se non che innalzando la temperatura superiore 'I'. Ma il vapore saturo impiegato ad alta temperatura richiederebbe dei vasi d'una resistenza straordin:tria, perché la s11a tensione cresce rapidissimamente coll:t tempera.tura. infa:ti mentre a 1.00'C ha la pressione cli un'atmosfera, ha quella di ,,,7 atmosfere a i50''C. quella di 15,4. atmosl'ore a 200°C, c1nclla cli 3S,9 a 250"C, e quella di ci.rea 83 atmosfern a 300"C. 11 vapore soprascaldato invece che fosse generato a 150"C, ossia al!<}. pressione di atmosfere 4,7 e si so1lrascalcbsse fino a 300"C non raggi ungerebbe che

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STUDI

non conLrasla ta da nessuna resistenza esterna, o può effe:tuar:si vincendo ad ogni isLanl e una resis tenza pnri alla pressione del Yapore: nel primo caso vi è sollanlo lavoro inlem o di allonLanamenLo delle molecole fra loro, nel secondo vi i.: lo stesso lavoro interno e Yi è un lavoro esterno accompngnaLo dalla spa rizione d'u na corrispondente quantil à di calore, che viene Loll o nl vapore in più di quello che è assorhit.o da l lavoro interno. Si comprende perciò che le condizioni fìn ali del ll uido debbono essere diYerse da un ca,o all'allro. Nei cilindri delle macchine a vapore l' espansione avviene YincendQ la resistenza opposta dagli sta ntu ffi: Yi è dunque produzione di lavoro esterno. Ma anch e in questo caso la relazione fra la pressione p per metro quadrato ed il Yolume specifìco del flu ido t (relazione dalla quale di pende la misura ciel lavoro esterno) è diversa secon dochè dur:1 nte l'espa nsione il fluido r iceve , oppure no, un'aggiunla o una diminuzione di calorico, ali' infuori di quello ch e gii1 possiede. Il calorico può essere sottratto per as~orbimenlo e disperdi men lo delle pareli dei cili ndri; può essere aggiunto per ces:;ione delle stesse pareti , che possono assorbirlo durante l' inlrodnzi one per resliLuirlo duranle l'espnnsione. Di qui l' incerlezza dei teori ci sul modo di computare :! lavoro del Yapore clurnnte l'espansione e le diverse ipotes i a lai riguardo po~te innanzi . Fra le molle espansioni che possono vel'iocarsi, meritano speciale menzione quella ci,Jiabatica e qnella i.scterm ica, rispondenti all e duP seguenl i ipolesi, assai differenti fra loro : la prossiooe di 6 at.1nosfere all'incirca. - Teorica men le aclunquc il Yapore soprasc11lùato anebbc il vantaJ?gio di pel'mettel'c un rendirnGnt o più grande, sfuggendo all' incon: veniente dello forti pressioni, che richie,tono una robustezza grandissima di tutti f!h or"ani e cho aumentano i dispenlimenti cl i l.l vol'O per attriti. In pratica però, tcrw to co~to del maggior c"lore da comunicare al vapore per soprascaldal'lo, un consid~re,·olc aumento di l'Cndimento non è stnto riscontrato: certamep.tc poi l'aumento non .: stato .. tale da compensare la complicaiione cJell'apparccchio so1w;1scaldatorc. un vantaggio rea lo d'altra ~pccio paro che il rnpore ~01irascaldato al momento d 111trodnrlo nei cilindri lo oO'rn nella minoro condonsazione che si produce dnrante l'int~ocluzionc, nella qnale osso anche se molto so1irnsc.1ldato si convel'Lc in vapore 5aturo. !.'.tria teo rica mente potrebbe servi re dn veico lo del calore anche meglio del rnpor~ soprasra ldato, ma r,;;sa ha il grave inconvcuiM te di ossidare a tomperaturn olev,1l~ gli organi della macchina, e di contrariare lo scorrimento del cassetto sullo spec~luo di distriilui ione e della stantull'o entro il cilindro por soverchio att ri to rra le- parti. Quest'ultimo inco1wenienlo il vapore che è o diviene umido, lo toglie anche quando ~1:i.nca~sero gli appositi apparecchi lubrificatori, che si usano nello macchine ad alta pressione.

1'1\RROV I,\ ntO- MJ L IT AUl

·

253

,t 0 Dopo alcu ni colpi di stantuffo i cilindri sono a.bba·l.an.za ·

riscaldati per poter trascurare la quanlilà -ii cal?re da e~s1 assorbita ~ad O"ni introduzione, e d'altra parte l'espansione avviene tn,ppo rapidamente, perchè sia am missibile che durante la medes ima ( ~:;si~ spesso in meno di 1/ 10 di l ") il vapore ,_·i_eeva calore dalle pa1:el1 dei cilindri che rimangono a Lemperalura p1 u elevata della sua. L espansione pertan to avverrebbe senza aigiunla nè sottrazione di calore, ossia sarebbe culiabatica. 2° Ouranle l'espansione il Guido ri'ceve invece dall o parei.i del ca lore in proporzione tale da mantenere costante la sua :emperalura: in tal modo l'espansione sareube isotermica. Consideriamo brevemente ques1i du e modi cli espansione, prima pel vapore soprascaldato, eppoi pel vapor~ saturo. . . li vapore so pra:;caldato è un gas d'~cqua , come t.11~l1 1 gas p~r1~anenti sono vapori soprasca ldat i cl i corpi che pa ·:;ano a1lo stato liquido solla nlo a temperature e5l rernamenle ba:;se . Quand o non ù moll o lontano dallo stato di sa turazione, noi non conosciamo ancorn bene come il Yapore soprascaldaLo si comporli, ma per ~pprossimazione_possiamo appli ca re a lui, come a tolti i gas re~l1, le. form ole de, gas perfe tti, ammetteod9 che, come qnesli , sodd1sfacc1~,Gomp.lelam~1t.te alle leggi di Gay· Lussac e di Boyle e Mn.riolte l'I ), ti c!1e 1~ sen~1b1lmente vero a ternperature molto discoste da quelle d1 saturazione. Ciò ammesso, la relazione éhé nel l'espansione adia.lrntica del vapore d'acqua soprnscaldato leghereuhe la pressione al vo!ume spe~ cifì co sembra essere: p o 1•3 =p0 v/ •3 , ove po e Vo sono gli elementi dello sta to ini ziale dell'espan s.ione. Nell 'espansione isolerrnica si ha invece, come per lull i i gas: pt= JJo'Vo = cosi. (t) 11 S,rnn-ROuEI\T, J'l'inci1ies cle 1/iermoàinamique %1,9, clii

dato Ja seguente equazione caraltoristie:!: 11 11

J)el vapore ~o prascal-

= 46,89 t, rtoduccndol."l dalla sua comro-

si?.ione cl1imica. . . . I I "", ,r Da qucsL'eqnazione cho ha la form:1 di quelle dei ga.s perfetti, si r, cava a c.,.,c . 1 Gny-Lussac che il gas a v;·essio11e costante si <lilala in 1n-oporz1011e tle!la lemperatw a assoluta, scrivenuo: 46 89 v = p• . I = cosi. X I. . ,,. · I a· Je.,., ""C c1·113,,,1e e/te ci tempcrntio·ci costante il vo!tune "' s1· ricava , . e di ·~larioUo • ci(ico vai·ici in ragione i11ve1·sa t1eU11 pressione, scri\'endo:

v

= loG,;9 1 = cosi. X f

SJJC-


FERBOYIARIO-MII.I TAlll \

STU DI

J

cosicchè, rappresentando graficamente la curva delle pression i in funzione d~I volume, si olliene un',iperbote eq-iiilatel'a. Pel vapore sa turo non è possibi le di dire null a di cosi sr.mplice come pel vapore soprascalda to. La termod in amica fornisce il modo di apprezzare con esattezza i fenomen i dai quali la sua espansione è accompagnata, ma a condizione che oltre alla tempel'/llura in iziale (dalla quale con seguono sub ito la press ione ed il volume specifico) si conosca anche il grado di umidi tà del vapore, e questò in pratica non è.facil mente determinab ile. Snppiamo con certezza che nell 'espansione adiabatica del vapore saturo avviene sempre abbassamen to di 1ernpera1.ura e che nella co mpressione adiabatica, per contro, avviene sempre eleYazione dell,t temperatura . Da ciò però non consegue che nell'espansione vi sia sempre liquefazi one di ,,apore, che anzi può qualche volta avven ire evaporazione d'acqua . Cons iderando un ch ilogrammo di miscugl io d'acqua e di vripore nelle proporzioni di :v vapore ed ·I -x acqua liquida, e indicando con t la temperatura assolu ta di tal:miséuglio (t=Lemp. cenl. + ~7 /1. 0 } quando iI binamio t - 79{ x è positivo, l'espansione adill batica è accompagnala da evapo rnz ione d'acqua e la compressione da liquefazione di vapore; quando invece di binomio è negativo vi è condensazione di vnpore in accrua dul'an te l'espans ione e produz ione di nu0vo vapore n.ella compressione; e ciò Ìlno a che le cond izioni del miscuglio in urnidit ~t e Lemperaturn non divengano t,il i da prndurre · i fatti opposti. Nelle locomol ive la pressione di in troduzione uei · ci li ndri si può ritenere com presa fnr,le 4 1/2 e le 1,1 ntmo·sfere, cui corri~ponò.ono r ispellivamen te le tem1)eralure assolu te di /1:22° e 458°, 5; nella espansione senza aggiu nta nè sottrazione dì calore vi sarit perciò conden:;azione di vapore in acqua lntLe le Yolte che x sarit . . . . 422 M:>8 5 . n speLL1vamente maggwre di , = 0, 53 e di - .0,58; ìl che . 79 1 791 si veriÌlca quasi sempre, essendo assll i raro il caso die nei cilindri entri o si formi dal fi a·I 42 p. ¼ d'acqua , rnlea direcbe vi siaquasi altrettanta acqua che vapore. - Se il vnpore è asciutto (x = 1) · la sua espansione adiabatica è sempre accompagnata da condensa · zione di vapol'e in acqua, e la comp,·essione, non potendo evaporare l'acqua che non y'è, conrert~ il vapore saturo in soprascaldato . 1

L'espansione a temperatura co;:,tante od ·iwterm ica è pel vapore saturo uri vero nonsenso. Dalla. costanza della temperaluraconsegue infatti la costanza della. pressione e del volume specifi co del vapore, e quindi, se il vapore è um ido il volume lotale del mis1~uglìo non può aumentare che per nuo va evapora.zione d' acqua, ossia per produzione di altro vapore ad eguale press ion e, senza che avvenga vera 'espansione del vapore prima esistente. Che se poi il vapore saluro fosse asciutto, allorn l'aggiu nta del calore, che deve mantenerne costante la temperaturn durante l' espansione, lo cambia in npore soprascal<lat0 e non si è più in prese111.a. di vapore saturo. - Nei cilindri delle ord inarie macch ine a vapore e delle locomotive in ispecihl modo , il vapore che htvoraè sempre vapore saturo misto ad acqua: semb1;erebbe adunque che nell'apprezzamento del suo lavoro non si dovesse mai parlare d' espansione isoterm ica, ossia di legge di Boyle e di Mariotle. Vedremo invece che è tli ess,1 che parlano i 2raticì; non perchè tal e espansione si verifìchi, chè non lo piiò mai,; ma perchè il fenomeno complesso che si produce entro ai cilindri e nel quale la iemperaLura del vapore vari a in li mili con;;iderevoli, può essere empirìc~mente e p~r approssi1~azìone valutato col supporre che il vapore si comporli còme un gas perfetto a tempera tura cos lonle, e che quindi la sua pressione va,tji in fonzione del volume secondo le ordinale cli un'iperbole equi latera. Ma è bene noir dimenticare che una tale valut azione di quanto avviene nei cilindri, non può in nes:;un modo rispondere alle vere circostanze del fatto.

lta1Jpresenlazione deUcrnoro del.vapore . - Il vapore che è in trodotto in un ci lindro eppoi lascialo espandere agisce sullo stan tuffo utilmente in due mocli : ,1° con pressione costante dura nte l'introduzione, quando aumenta. il volume assoluto per aggiunta di nuovo vapore senza che vari il voi urne specifico v; 2° con pressione decrescente io relazione all'numento del proprio volume specifico 11, durante l'espans ione. Il lavoro a pressione cosLanle è uguale a questa pressione moltiplicata per la lunghezza del percorso fa tto . Se JJ l è la pressione di introduzione rit'eri ta al metro 11uadralo ed nè la sezione del cilindro, saril. p, n la pressione reale sullo stantuffo; dicendo ( la lunghezza ./


256

STUDI

di introduzione ossia il percorso della forza p, O. e ch iamando V, il volume della camera del ci lindro dopo tale percorso , saràp, n . l, il /

lavoro del vapore; il qual lavoro, essendo l 1

=;',

si può esprimere

più semplicemente col semplice prodotto p, V, . In modo analogo per il periodo di espansione si deduce l'espressione pdV del lavoro elementare della pressione p durante un aumento infi nitesimo di volume; si ottiene poi il valore del lavoro lol~le fatto durnnte l'espansi one passando dal volume V, a quello V2

.

per mezzo dell'integrale:

JV2 prlV. v,

A. determinare quest'inte$rale serve la stessa relazione che lega la pressione al rolume specifico 1' del vapore durante l'espansione. In fatti , se in dichiamo con K il peso di vapore che lavora entro al cili ndro (peso che rimane costante durante tutto il fenomeno), il volume assoluto sarà V = Kv, epperciò si ha:

f

v• V,

pdV

=

! Kv, pd K·v ,

(Kv) .

251

FEHRO\'IAIUO-)IILITAU!

K

f v, pdv. 11 1

La stessa legge di variazione, della pressi one in relazione al volume specifico v serve adunque alla determinazione del lavoro in funzion e del volume reale V.

lavoro stente.

li lavoro complessivo del vapore entro un cilindro può rappresentarsi graficamente ne l modo seguente (fi g. 25a): Presi gli assi OA ed OP, si 0 NP , Lracci la retta AB di ordinata co· stante ~'IB = p, e di ascissa massima N I = V1 : l'area OABM rappresenta il lavoro p, V,: del vapore durante l'inLroduzione.

. Fra le ascisse V,= OM e Vt = ON si segui la cu rva BC determinata dalla relazione f (p ,v) che si conoscerà esistere fra la pressione ed il volume specifico durante l'espansione: l'a rea )1BCN rappresenta l' f :: pdV, epperciò il lavoro moloreduran te l'espansione. Se infine, nel passaggio clel volume V,. a quello finale V3 = OP, vi è scappamento anticipato del npore e abbassamento cli pressione secondo le ordinate della curva CD, l'area NCOP dar~ l,i misura del lavoro nioLore durante l'anticipazione allo scappamento; il lavoro motore totale sarà dato dall'area OABCDPO. Nella cor•a inver~a dello stantuffo il va pore, che rimane entro la stessa camera del cilindro, fa nn lavoro resistente: se EF rappresenta la curva delle pressioni nel passaggio del volume V3 e qu ello minore

=f "v.pclV, dà la 1

V1 , mentre segu ita lo scappamento, l'area PEFQ

misura della prima p'arLe del lavo ro resislent~; alla quale, per avere il totale cl i questo lavoro, si dovrà aggiungere l'area QFGAO che rapprese11ta il lavo ro nella compressione, e nella breve anticipazione all'ammiss ione, durante la quale la.pressione torna ad essere eguale a quella d'introduzione. Il lavoro iitile fi nn.le del vapore che fu introdo tto a riempire il volume V, è dato da lla differenza rra l'area OABCDPO e l'area PELrGAOP, ossia dalla parte LralLeggiata dell'intera fi gura 25 . Una simile rappresentazione grafica, ossia il diagramm a del lavoro, quando le curve corrispondono effettivnmente al vero andaA .B A mento delle pressioni , permelle (), ~ d'apprezzur_e in mo<locon~pleto ~ ~~ tulle le fas i, per le qual , pas• sano la potenza e la resistenza D e~lro _og_n_una dell e due camere E """"'"-"""~..,;; cl ogni cilindro. ! i Se si vuole conoscere il !ab M Q h .P vo ro fallo ad ogni corsa di stanFig. 26" tuffo, bisogna çoslruire il diagrnmma colla Cllrva delle pression i esistenti nella çamera motrice ~ la cuna delle con lro prnssioni esistenti nella camera resi stente: in questo caso il diagramma prende J.a fo rma della fig. 26".

~• 111 I-

~I,:, l"

17 -

ANNO XXX, \'OL Ili .

I


STUDI 258 Fino dal tempo di Watt si r,onosce il modo di rilevare praticamente i diagramm i del lavoro del vapore entro ai cili ndri. A ciò serve appunto 1'indicatol'e delle pressioni inventalo da quel sommo, e modificato po i ntilla forma ma non nel principio, in diversi modi da altri (11). Si possiede qLtind i il mezzo di conoscere sperimentalmente il vero lavoro delle macchine a vapore (epperciò anche delle locomotive) io qual unque caso ; e se ad onta di ciò regna ancora fra gli ingegneri moli.a incertezza su lla valutazione di tale lavoro, è perchè la generalità loro, non esclusi quelli che ,•ivono fra le locomoti ve, si compi-ace più delle formole bell'e fatte, che non degli strumenti di mi sura sperimentale.

Fatti che accompagnano il lavoro del vapore. - Colla scor ta delle esperienze che si conl)scono, dobbiamo ora esaminare in quali con , dizioni sia condotto a lavorare e laYori effettivamente il vapore; os sia quali falli av-,rengono, pdma entro i tubi ai' disLribuzione,eppoi nei ci lindrì,durante l'ammissione, l'espansione, lo scappamen to e la compressione. a) Periodo cli presa. - Il vapore della ca ldaia passa nei tubi di presa e nella cassetta cii distribuzione auraYersando le luci del regolatore. Se queste sono larghe non avviene in questo passaggio cl:duta di pressione; se invece sono rislretle Lanto che il volume di vapo re (il li principio su c11i si basa l' indicc1to1·e di Watt, corno tutti i successivi, è lo schiacciamento di una molla in misura diversa a secood.1 del carico cbo la comprime, e che in questo caso è prodolt'l dalla pressione del rnporc. Ad una delle camere del cilindro della macchina si collega, per mozzo di un tubo, il fondo cli utt piccolo cilindro con stantuffo a tenul;a. di vapore: l',iltra estremità del cilindretto comunic.i coll'aria atmosferica. Da questa parte il suo stantuffo è ritenuto dalla molla sulla quale esso produco uno schiacciamento che dà mediante graduazione es perimentalo, la misurn della pressione. Allo stanturro del cilindretto è annesso un indice, la Clii punl,t tìssa s'alza e s'abbassa con lui, segnando sopra una striscia di carta l'altezza a cui si trova, o dà pertanto la pressione esistente ad ogni istante nel cilindro. La striscia di c.vta si fa scorrere con un meccanismo c<,llegato all'asta dolio stantulTo della macchina, in modo che si sposta. in pivporzione della corsa. di questo, ossia del volume V genArato nel cilindl'O. Dalla coesistenza clol moto della carra e di quello dell 'indice In sensi fra di loro perpendicola ri nasco la. cur va delle pre.,sioni, ossia il diagramo1a del larnro del vapore entro la camera del cilindro a cui è applica to l'indicatore. Gli indicatori possono classincarsi in clwa categorie a seconda. che dànno diagrammi continui o diagrammi chinsi; nei primi il movimento della striscia di carta su cui si disegna il diagramma è progres.,irn; nei secondi ò io,·ece un mo,·imenlo di va e vieni corrispondente a quello dello stantulTo della maccllina.

FERRO VIARIO-MlT.T'rA Rl

259

che può auraversarle sia inferiore al volume generato nei cilindri duranle l'aipmissione, avviene esptinsione di vapore e conse~nente bassamento di pressione, in misura tanto più grande quanto più ristrette sono le luci . Tale espansione, che accade prima dell'ammissione nei cili"nclri e senza che vi sia prodnziono di lavoro esterno, chiamasi espansion~ al regolar.ore, per distinguerla dall'espansione che avviene den Lro ai cil indri. De1re notarsi che nell:i. trtwersata. dell e luci avven go no due fo ui che cagionano una momont.anea :-ollrazione di calore dal v,1pore o dei quali conviene ora. far cenno, perchè si riproducono poi nell'ammissione ai cilindri: essi sono il lavoro resisLenle dol\'aLtrilo del vapore contro le pareti dei lubi, e la produzione della forza viva del vapore che si sposta. Tanto l't;no che l'nllra crescono quando le luci :ii rnstringono; ma il lavoro degli aLlrili si riconverte in ca lore che èl'iassorhilo dal vapore, e la fo rza virn spegnendosi riproduce essa pure il calore dn l qual e era nota. Il lwn-ina,qgio del 't>a.pol'e, cioè il suo passaggio attraverso a luci ristrelte, non pr6duce adunque per se stesso spal'izione effettin di calore, e contrariamente a quanto d'ordinario si crede non può es,cre causa di abbn~samento di tempe ratura e di pressione. Tale abbassamento invece è dovuto all'espansione derivanLe dal maggior volnrr.e generato nei ci li ndri rispetto al \'olume di v,1pore che può transitare al~raYerso alle luci . Dal grado cli espansione che si produce dipende la differenza di pressione sulle due facci e del· fego lalore, e quindi la veloci là del vapore attraverso a.I medesimo e la quan tità che oe passa in un dato tempo. Più grande è la diminu zione di pressione da un lato , e più grnnde è la quanti lit di vapore che passa allraverso nlle luci e che tende a riaumentare la pressione stessa . Questa si mantiene poi costante, fin chè rimane costante l'apertura dell e luci e il consumo dyl vapo re al di qua di esse . L' influenza che la quantità di vapore che consumano i cilindri ha sulla pressione che si stabilisce nella cassetla di distri buzione, appare chiaramen te dai seguenti risultali di esperienze fatte al riguardo sulle ferrovie dello Sta lo in Austria. La pressione in caldaia era cli 70 libbre inglesi par poll ice quadralo, pari ad atmosFere 4' ,76: la luce aperta del regolatore si mantenne sempre uguale a 1/ 117 della superficie dello stantuffo.

'


l'ElU\OY!A 1\10- l!ILIT.\ IU

260

STUDI

Con ammissione media di 0,76, e compres:::ione media di O, 1·18, variando il num ero di giri delle ruote motrici da 78 a 174 ::il ,1', l;i. perdita di pressione nella casseLta rispeLLo all,1 pressione in caldaia variò dal 46 al 67 °/ Con ammissione media O, ,U.5 e compressione di O, 16, rnriando il numero di giri al 11' da 1118 a ·168, variò la perdita di pressione dal 43 al 50 °Jo. Con nmmissione di 0,31 e compressione cli 0,25, fra HlO e 186 giri aJ 1', la perdita di· pressione voriò dal 7 al H °fo. La perdita di pressione è adunqu e, a parili\ di luce del regolatore, tanto più grande qu()nlo mnggiore è il grado di ammission e, e qua nLo più grande è il numero dei giri al ·I', cresce, cioè, col e.rescere di ognuno dei due foLLori determinanti il consumo di vapore. :Nella costruzione della caldaia la luce apribile del regolatore si fa superiore alla più. grande luce d'ammissione nei cilindri. J)er lai modo, a regolatore aperto, non Yi è sensibile differenza di pressione fra la caldaia e la casseli a di distribuzione. 0 •

1

1

b) Pel'iodo d'ammiss'ione. - Durante l'introduzione del vapore nei ci lin dri si Yerificano due falli : 1° Si condensa u11a parte del vopore precipi tandosi in acqua sulle pareti del ci lindro; 2° La p,·essione del vapore $i abbassn, rispetto a quella esisten te nel la casseLia di distribuzione. È giit stato dello che il vapore trascina. con sè entro i tubi di presa una certa quantiltt di acqua. allo stat o liqu ido e che il rapporto frrt il peso di quest'acqua e il peso del. va1)ore elle la cont iene, cioè il coe/ficien/1! di sprn.z:o, può ritenersi di ci r.;a O, 15-0 ,.20. li riscaldamenlo dei LuLi di presa en tro la camera. del fumo, impedisce che l'ora. del.lo rapporto aumenti per di spersione di calore, e fors'anche lo attecua, ma cerlamenle in misura poco sensibile; epperciò tale acqua entra. nei cilindri in forma di nebbia framm ista. al vapo re. Iudi pendenl emenle da questo fatto, appena comi ncin. l'introduzione nei cilindri arvienc precipitazione sull e pareli di qnesti di alt.l"acq ua proveniente da condensnz ione di vnpore, in ca usa della minol'e temperaL11ra delle pareti stesse. I ci lindri, infoui costantemente raffreddati all'éste1·no (più o meno secondo che sono esterni o in terni al telaio, ed a seconda. della velocilit di corsa e dBlle con-

dizioni atmosferiche) lo sono in ispecial modo all'interno durante lo scappamento; ossia durante il loro contallo con vapore ed acqua a. poco più di ·I00° C La compre~sione del vapore restante nei cil indri dopo lo scappamento corregge tale inco nveni ente , ma. non lotoglie; perchè il Yapore compre:;so si restringe in piccolissimo spazio, ed il rimanente del cilindro torna di nuovo a raffreddal';;i per l'espansion e e l'anticipazione allo scappamento nella camera motrice. Durante l'introduzione nei cilindri aYviene adunque riduzione di vapore in acqua, e le pareti dei cilindri sLessi si riscaldano fin presso la temperatura del vapore inLr9doL10, élssorbendo il ca lore di vaporazionc dell'acqua che hanno fauo precipilare sopra di esse . La condensazione del rnpore porta anche di conseguenza che il sno conswno riesce superiore a quanto risiiltercbbe dal tener conto soltanto del volume di cilindro gen1mil0 dallo stcintii/fo c/nrante la ammission~, poi eh è nuoro Yaporè entra ad occupare lo stesso posto gi,1 preso dal vapore che poi si condensa .

11 2° fallo che è sto lo dello Yerifìcarsi dura nte l'ammissione, è lo abbassamento della press ione rispetto a quella della. cassella di distribuzione, ossia, nei casi r~ormali, della caldaia. Ciò è dovuto o due cause . . La prima, di lieve momento, ù che la forza vi va del vapore non si spegne subito, seguitando esso a. muoversi per alcun tempo vorticosamente entro al cilindro; epperciò la restituzione del calore stato trasformato in for"a viva non avviene l.uLta nel periodo di ammissione. L'altra, ed è l'ess~nziale, è che per la ristreltezza della luce d'.1mmissione non pnò sempre entrare nel cili ndro la quantità di vapore conispo1Hlen1.e al voi um e generalo dallo sLanLuffo , aumentato di quello del vapore condensato dalle pareli; e quindi avviene espansione ecl abbassamento di pressiooe. Ed t;n abbassamento deve necessariamente esservi occorrendo una certa di(Jereoza di pressione fra fuori e dentro del cilindro per produrre la velocità di entrata necessaria a far corrispondere la quantità cli vap<,re ammesso col Yolume generato . E siccome, a parità di volume gen~rato., tanto più la luce è ri :;tretla e tanlo maggiore deve essere la Yelocilà di entrala, così con luci ristrette dere prodursi uno


STUDI

l'BimOVJARlO -MILITARI

squili bri o di pressione maggiore, ossia un più grande abbassamento all'interno . An che qui troviamo ad unque c:;sere vero che quando è grande il laminaggio del vapore, fo rLe è la caduta di pressione; ma non è vero che sia il 1am ina~gio, come d' ordin ari o si dice e si scrive, la causa della depressione. L'abbassamento di pressione che si verifica varia da una macchi na all 'altra seco ndo i particolari dell a dist ribuzione e :;pecialmente a seconda dell'apertura di anLicipazione all'ammissione: più quesla e grande e pi ù piccola è la depressione che si manifesta.Per una stessa macchina l'abbassamento di pressione che riSLLILa dipende specialmente dalla.cltm.1,tci deU'wnm:issione e dulia veloàtà med1ia dello f<tan tnf/ò . Un'amm issione prolungala richi ede lunga corsa dsl casscllo eppcrciò grande apertura delle luci, e l'abbassamento di pressione ri sulta perciò, a pa riLà di altre condizioni , minore che non per piccole ammissioni. L'influenza dell a lunga introduzione è però soverch iata da quella di una grande anticipnioneall"ammissione, poichè l'esperi enza. confermando quanto è stato ora dello per le macchine a distribl!zione con aranzo lineare costante (di:;tribuzione di Gooch) mostra invece che per macchine a distribuzi one Steph ens0n a sbarre aperte (nelle quali l'anticipazione all'ammissione cresce col diminuire della cor:;a del cassetto) l'abbassa mento di pl'ess ione è minore per le piccole, che non per le grandi introduzi oni ('I) . L'infl uenza della velocità media della stant·nfiò, ossia dello spazio che in niell-ia èsso percorre al ,111 (2), si comprende age,rolmento: quanto più tale velocitit è grande, maggiore è il volume generalo dallo slanLufTo in un dato Lcmpo e quindj maggiore deve essere la velocilit del vapore altraver:io la luce d'ammi~sione , e più grande lo squili brio di pressione necessario a pl'odurre tale velocità. Le considerazi oni ora esposle mostrano come non ~i possa dare una regola assoluta riguardo al valore da attribuirsi nei ca lcoli ordinari all'abbassanrnnto dell a pressione durante l'introduz ion e: tale valore

cambia da uno: macchina all'altra, ed anche per la stessa m~cchina da.una introduzione all'altra. Però la depressione è il più delle.volle piccola, 0,05 - 0 , 11t> della pressione esistente nella cassetln di distrihuzione. Per i calcoli della pratica può ritenersi un abbassamento elci ,io °lo, quale, conforme alle esperi enze cli Polonceau cilate dal Couche (III, pag. 754), è stato supposto nei calcol i per la determinazione delle prestaiion i dell e locomotive sulle F. R. Nei mwvi ca lcoli per le prestazioni del le locomotive sulle F.A. I. l'ing. Pennati ha ritenuto che nell"ammissione sia vi ·una depressione costante di mezza atmosfera. Egli fa giustamente osservare che, disponenrlo di una quantità costante di vapore, non ha grande importanza il supporre una pressione cli introduzi one anche qualche poco diversa dalla vera; poichè, se si suppone troppo scarsa, si guadagna in volu me di vapore disponi bile e quindi in aumen to del grado di introduzione, ciò che si perde in pressione, e viceversa se si suppone troppo forte. - ~ei calcol i delle antiche tabel le di prestazione , delle locomotive F. A. [. si suppose dapprima una pression e cli in troduzione di soli 3/ ~ della press ione in caldaia, e in tentali, i di ca!. coli posteriori si ritenne di ~/ 5 • Collo ammettere, co m'è si.alo più sopra consiglialo, una depressione propo_rzio nale di 1/ 10 , si va già nella m«ggior parte dei casi piuttosto al di là, che non al di qua del vero .

(I) Y. CoUCIIE Ili, pag. i52-ia3. (2) Indicando con n il numero cli giri dolle ruote motrici al i', ossia in 60'', risulta per

la velucita media dello stanlttlfo il valore v tilCSSO.

= ~J,+,

dove /. è la corsa dello stan LufTo

e) Periodo d'espansione. - Abbiamo veduto che'llell'espansione adiabatica del vapore saturo, che ci priori sembrava quella che doveva realizzarsi en tro i cilindri , l1acqu isto di maggior volume è accompagnato da condensazione di vapore in acqua liquida, e su questa condensazione, che rende li bel'O il calo re di vaporizzazione, alcuni fisici francesi fondaron o la spiegazione del lavoro dello macchine a vapore. In realtà avv iene il fa ti.o con trario, e l'espansione è, invece, sempre accompagnala dalla vaporizzaz ione del l'acqua che è stata depositala sulle pareti dei cil indri duran te l'ammi ssione. Ciò è dimoslrnto all'evidenza dalle molte esperi enze fa:1,te verso il 1868 sulle fe rrovie dello Slalo in Baviera da l p!'of. Bauschinger, rilevando coll'indi catore sopra ouo locomotive parecchie centinaia di diagrammi, fra i quali i due del le figure 27 e 28. In ogni diagramma, partendo dal 1


265

ST UDI

FERRO\'IAR[O- MILITAnJ

l'origine dell'espansione e della compressione, egli tracciò le curve dellé pressioni, corrispondenti a diverse ipotesi, e sempre riscontrò che la curva reale dell'espansione era notevolmente al disopra di tutte le altre. La forma del diagramma e lo scostamento dall e leggi teoriche furono diversi non solamente da una macchina all'altra, ma anche per la stessa macchina da una fiancata all'altra, e per lo stesso .ci lindro dalla corsa diretta dello stantuffo a qùella retrograda, e ciò ìn causa delle inlluenze esterne più sentile in una direzione che nell'altra. Così p. e. la i:nl'va rea:e delle pressioni nei diagrammi risulta, $pe.cialmente durante l'introduzione, sempre meno elevata per la corsa retrograda che per la corsa diretta dell o stantuffo: il che è dovu to all'azione più refrigerante dell'aria sul davanti della macchina, ove balle continuamente per efTetto del moto del treno. Nelle fig. 't7 e 28 sono segnate in linea grossa le curve rea li , in lin ea piena sottil e l'iperbole equilatera dell' e- , ' ' spaosione iso termica dei gas ·~:-~:-:..,~ di Boyle e )lariolte)· (le,rcre a punti e tralli la curva dell'espansione adiahatica del Fig. 27~ npore asciuuo, e con linea a piccoli tra lii la .curva dell'espan~ione adiabati ca del vapore umido, e più precisamente del ,·apore rni:;to al 4-0 p. 0 'o d'acqua nel caso della fìg. 27 , ed al 70 p. °lo d'acqua nel caso della figura 28. Le cune che più Fig. 28• si approssimano alle reali sono quelle del la fogge di I\IarioUe e quelle del Yapore molto umido; nel maggior numero dei casi più le prime che le seconde; ulite pel'ò rimaiigono inferiori alla curva 1·eale. Qu ale può essere la causa di tnnta sosten utezza nella pressione del vapore? E,·identemente non -ve ne può essere altra all'infuori dell'azione delle pareli del cil indro e dello stantuffo fu'nzionanti in

questo periodo come sorgenti di calore. i\1a le pareli cedono cafore ad una quantità co,-tante di vapore, aumentandone la tempe. ratura e la pressione col soprascaldarlo, oppure vaporizzano dell'acqua aumentando la quantità del vapore mano a mano che aumenta l'espansione? A.mmettendo la prima ipotesi riuscirebbe difficile capire corne nel brevissimo tempo che l'espan sione dura (circa 1 110 di secondo) il vapore possa assorbire si gran quantità di calore da mantenere tanto elevala la pressione; ma l'esame dei diagrammi riYela in modo non dubbio che tale ipotesi non ha fondamento, e che è il secondo fatto che si veriflca. lnfall.i se, nel caso delle fìg. '.t.8, all'origin e dell'espansione il vapore fosse asciullo, non potrebbe e5servi in e la pressione indicala dal diagramma, se noo per un sopràscaldamenlo da circa 1165° C a 250° C, il che è assolutamente impossibile. Se si suppone che all'origine a dell'espansione siavi nel cilindro un mis~uglio di 80 p. 0 / 0 di vapore con 20 p. 0 /o d'acqua, le pressioni del diagramma potrebbero mantenersi con vapore saturo fino in b, e in questo punLo dovrebbe cominciare il sop1·ascaldamen lo del vapore, il quale dovrebbe avere in cl la temperatura di 2·17° C, che è pure eccessiva e non possibile. La pressione si mnntiene ndunque elevata per 1111,ova e gmnde protlt1zione di vapore: il miscnglio iniziale nel caso della fìg. 28 deve contenere almeno il 40 p.¼ d'acqua liquida, ::iJfìnchè al fine dell'espansione siavi ancora vapore saturo capace della pressione che si riscontra io e. Nel caso della fìgura 27 la proporzione inizi ale d'acqua basterebbe che fosse del 112 °lo, a.l'G nchè alla Cine dell'espansione il vapore avente la pressione ind icata dal diagramma fosse ancora ,;aLuro. I l fenomeno cbe si produce dentro ai cilindri è il seguente: il vapore entra e si c.ondensa in parte sulle pareti aventi una temperatura inferiore alla sua e le riscalda fino presso la sua temperatura_ Appena si inizia l'espansione, la temperatura del vapore $i abbassa coll'abbassarsi della pressione in ragione cli 1° C per O, "5- 0,20 cli atmosfera all'incirca, epperciò esso viene presto ad avere una temperatura infe riore a quella delle pareti; allora l'acqua aderente a queste comincia a vaporizzarsi e continua fino a completo ri assorbimento dalle pareli stesse e dal canale cli ammissione del calore ceduto loro durante l'introduzione. Si rico mpie aclunque quasi lo-

("'>ù

1

...

,

1


266

STUDI

talment e (salvo la differenza che può causare la dispersion e di calore all'esterno) la vaporizzazione dell'acqua stata condensala nell'introduzione. La vaporizzazione dell'acqua trascinala meccanicamente col vapore dalln caldaia può avvenire soltan to in piccola parte; poichè tale acqua, che al principio dell 'espansione ha ·I 70 -1 80 caforie per ch ilogrammo e al fi'.10 non. deve averne più che I '30-130, non può disporre per la produzione d1 vapore che di circa 50 calori e, ossia dell'occorrenl~a vaporizzar~e press'a poco la decima parte. - li ca lore che può forn1,re lo spegnersi della fo rza viva di in troduzione è del tutto ins!gn!ti~ante. Può invece essere molto sensi bile, nelle ;rand i compress!on1, il calore che, svilu ppato dalla co mpr·essione nello. camera resistente, è assorbito dalle pareli del ci lindro, le quali se ne spogliano appena che per lo . spostamento dello stantuffo vengono a fa r parte della camera ·motnce. Questo calore aumenta la pressione verso il fine del.l'espansion~ ~ dnrnn te lo scappamento anticipato, vaporizzando I acqua prec1p1tata sulle pareti durante la compressione.

I

FERll0\"l.,\R l0-)IILITAR1

col diminuire dell 'introduzione; ma nessun autore tecnico dà a Lai riguardo va lori all.endibili. I l doti. G1'ove, come ved remo in seguilo, propone dei valori saltuari e troppo piccoli. Tenend o conto del la r iYaporizzazione che il dott. Bauschinger ha ca lcolato essersi dovuta effelln are nei casi rappresenLali dai· diagrammi dell e fi g. 27 e 28, e del maggior hnoro indic,)[o dai diagrammi reali in confronto del lavoro che, nelle mi gliori ipotesi, po trebbe forn ire il solo vapore corri spondente al grado di inlroduzione, sembra che al coefficiente I debbano attribuirsi almeno i valori geguenti:

+a

S P ECC HIETTO I.

Grado d' introduzione {

= I 0,7 l 0,61

Coeff." di consumo 1 + ç

= j 1,01 I1,os j 1,09 I1,1.2 I1,15 j 1,21 IJ,35

+

0,51 0,4 1 0'3

l 0,21 0,1

Grazi o all'anticipazione alla scarica, la tensione del vapore al princip io della cursa inversa ha soltanto quel valore che è necessario per uscire dalla luce di scappamento e dal tubo so ffiante. Queste due aperture hanno la più grande influenza sul valore della conlroppre$sione: la luce di sc:appamenLo . si procum appunto perciò, nel regolare la distribuzione del vapore, che sia quanto più è possibi le am pia, e la lu ce ordinaria del tubo soffiante si fa sempre più grande di guella di scappamento, sah10 a restrin gerla quando si abbia bìsogno di un tirante d'ari a più potente, tirante che si paga appunto con una maggiore controppressione. · Nelle locomolive modern e a grande graticola, caricala di uno stra to sottile di carbone, il tu bo sornante si tiene quasi sempre aperto eta controppressiono durante lo scappa mento risulta picco la; era altrimenti quando si usavano piccole gra ticole sopracaricate di un alto strato di coke. · Oltre le aperture di scarica, hanno influenza sul valore della pressione di scappamento, la quantili1 di vapore da scarica re, la s.ua pressione all'inizio dello scappamento ed il tempo in cui la scarica deve compiersi; i due pri mi elementi sono funzione del grado e della pressione di introduzione, e si riassu m~no nel valore della pressione d) Pel'ioclo cli scappamento . -

Da quanto è stato esposto risulta che l'osservato rinlza1uento della ~~rva real.e dell e. pression i in confronto di tnlle le curve di espan~1one teor,~he'. si produce per la massima parte a spese del vapore della cald~1a, del qu~ le, invece di consumarsene ad ogni corsa dello stantuffo 11 volume', dipendente dalla lun"hezza di in troduzione ' o ' se ne cons~una il vol1,1me C! ~ a) V,. Il. vo lnrne di vapore a v0 conclens~n~os1 durante l ~mm1ss1ono, sparisce senza prodnrre lavoro, ep~~'. 1:1produce11dos1 lav?ra durante un tempo assai breve eppe1c10 incompletamente; 1n realt.à adnnque vi è una perdita rispelLo al lavoro che si otterrebbe da un'eguale quantità di Yapore, c(1e nor'. foss.e esposto nlla parziale condensazione dapprima ed alla r1vapor1zzaz1one di po i. La quantità di vapore che si condensa dipende da l raffreddamento delle pare~i dei ~iliodri, ~ questo raffreddamento dipende in piccola ~arto dal d1sperd1~1ento cl, calore all'es terno, ma principalmente dalI abbassamento dt temperatura prodollo dall'espansione. li raffreddamento. per l'espan ~ione è tanto maggiore quanto più grande è [a durata d1 questa, oss1aquan10 più piccolo è il grado di introduzione. Il va lore da attribuirsi al coefficiente ,f a deve adunque crescere

267


268

ST UDI

FEtìno \' JAtìlO· MILITARl

media pm , l' ulti mo dipende dalla 1rcloéilit medi a dello stantuffo 'V$ , che quanto è più gran de tanto meno tempo concede per l'efflu sso del vapore. Secondo il Grove (f-lcindbnch /iii· specielle EisenbcihnTe< :hnik, Yol. 3°, Capit. III ) per locomoliYe a ci lindri esterni la pressione di scappamen.to può ritenersi espressa con qualche sicurezza in atmosfere da:

qs

= ·I + 0,000045 (p

1,5) v' f( a~

111 -

è compresso dallo stanLulTo fìno presso al te1·min e della corsa, os:=:.i a

fin chè non si apra per anticipazione la luce di ammissione. In qneslo pèriodo il vnpore si riscalda, la sua fo rza elastica cre:=:.ce, epperc iò Ja contropressione si fa sempr~ più forle fì no a rnggiungere e laivolta anche so rpassare la pre~sione di introduzione. . Anche per la compressione si verifica in pratica, come può rilevarsi dall e figu re 27 e 28 , l'a llontanamento dall e leggi teoriche che ri tenevansi più probabili, e sopratutto da quella basala sulla nessuna comu nicazione di calore fra le pareli del cilind ro ed il vapore. Nei diagrammi sperirnentalmenle ril evati dal dott. Bau:,ch inger, la cu rva reale della conlropres~ione in questo peri odo è sempre risultala pi ù bassa d'ogni curva teorica; e ciò tanto più quanto maggiore era stata l'e~pansione. ossia il raffreddamento interno del cil ind ro. La causa di quest'abuassa ment o della pressione r'3sislt:nte, il qua le numenla considerevolmenle l'aren utile del diagra mma, risiede nella c.on densnzione di molla parte ciel \'apore compre_;so per il contallo colle pareti del ci lindro, raffredda tes i nei periodi cli espansione e di scappamento. Per l'nzione delle pareti accade adunque nella compressione il fatto inverso a quell o dell'espansione, e l'effcuo ne è molto piu benefico ancora; pcrchè la condensnzione del vapore in questo periodo, non· solo di minui:-;ce il lavoro res isLenLe ( in mi~ura assai grande se -la com pressione è lunga, ,,s:-ia se l'a mmissione è stn la breve), ma concorre ad aumentare in fi ne di corsa il lavoro motore, giovando in doppio modo al lavoro utile. In falli le pnrnli riscaldate, mentre fann o parle nella camern re::;islenle, 'di\l calo re di vaporizzazione che assorbono dal rnpore che si condensn, nppena per la fuga dello stantuffo vengo no a fa r pa rte della camera 110Lrice, cedono a favore del lavoro moto re il calore assorbito, producendo In rnporizzazione di parte dell'acq ua a loro aderent e. E cosi lo :;tesso fatto che è causa di abba$samenLo della curva di contropressione dei diagramm i concorre a rialzare quella delle pressioni, accrescend o in doppio modo l'area chiusa che misura il laY01·0 utile. Oltre quesLo vantaggio la compressione procu1',t pur quello sensibiliss imo di attenuare il consumo del ,·apore, sia coll'annu llare, riemp iendoli di rnpore compresso, i va ni dello spazio nocivo e del canale di introduzione, sia col riscaldare le pnreti a questi corri-

} +0,6C ~ )'( . .. . (a)

o

In questa formola - in die.a il rapporto fra la superficie dello as stan tuffo r la luce di scappamento dal cilindro; siccome nel maggior

numero di Jocomoti ,·e si ha: a8

= ,1~ O(nelle migliori costruzioni,

dove la lunghezza della luce è la più grande possi bi le in relazi one al

= /0 O)

diametro del cilindro, si haanclt ea5

così nella formola sur-

' ripo, lata si può fare - = ll,0 . - Con - si· e~ ·md'reato ·1 I rapporto 1·ra as bs la supedì cie dell o stan tuffo e la sezione del tu bo soffiante ; nei casi ordinari lo scappamento nel camino si tiene più ampio delle luci di scarica dai cilindri , restringendolo solo quando si vuole aumentare il tiran te normale d'aria. Il Greve però, per tCnt<r conto appunto di questa circostanza, nei calcoli che isti Luisce ri tiene come valore

O

0

1

medio bs

=

0

,J 6

, epperciò bo s

=

16. - Ponendo tali numeri nella

1

fo rmo la (a) questa diviene:

q~

=

I

+ 0,0 13i- (pn, -

269

·I ,i>) v,1 . ... (a.).

Come si vede la contropressione di scappnmento può di,,enlare mollo considerevole quando coesistano grandi veloci tà con grandi ammissioni a fort i pressioni (per produrre un'alta pressione media): in prati ca però le due cose si escludono a vicenda. e) fJel'iodo di comp1·essione. - Per una durata eguale a quella dell'espa nsione, mn sopra una lunghezza di corsa considerevolmente minoro, il vapo re rimanente nel ci-Kncìro dopo chi uso lo scappamento

1


270

n:nn,) n ., n10- )11 LIT., n1

ST ODI

a nessuna legge teorica, non può essere apprezzato che empiricamente in base alle esperienze note. JI dollor G·rove dall'esame dei diagrammi presi dal dollor Bauschinger su locomotive a cilindri esterni, ha rilevato che si ottiene un'area sensibilmente eguale ali' area OABCDPO (lig.20•1 misurante il lavoro motore, col supporre il periodo d'io lroduzioneAB prolungalo fino in B, e col supporre da questo punto, fissato come ora si dirà, un'espansione secondo la legge p Fig. 2!)~ cli .Boyl e e cli Marioue lìno al fondo di corsa; cosi l'arco di iperbole equilatera B,D, racchiudente un'area determinabile analiticamente, viene sosLituito, restringendolo su uno spazio minore, alla curva reale BCD. Affinch è tale sostituzione risponda alle indicazioni dei diagràmmi sperimentali, l'allungamento UB, della introduzione deve esser t,anto più grande quanto è più piccola l'introduzione stessa AB, e devo variarsi in ragione inversa della ·voloci tà dello stantuffo. Chiamando l la lunghezza totale della corsa, l, la lunghezza reale d'in Lrodozione, 11 Vs la \'elocità dello stantuffo al 1 espressa in metri, l'allungamento filtizi o del periodo d'ammissione dev'essere:

spondeo li le quali perciò non cagionano da parte loro condensazione di vapore durante l'ammi ssione . Dal lato meccanico la compressione ha poi il ,,anlaggio d'evitare il brusco passaggio dagli sforzi di tensione a quelli di spin ta e viceversa, dei pezz i in mov imento, di sponendoli gradatamente a risentire lo sforzo della corsa inversu.

Pressione r contropressione media. - La pressione del vapore sull o slanlnffo è grande e costante durante l'i ntroduzione, e decresce gradatamente clnrnnte l'espansione e l'ant.ici pazionealloscappamento, Yariando mollo dnl vnlore iniziale a quello finale. Cosi pure la forza resistente, vale n dire !a conlropressione, varia per tulla la corsa, passando da un valore relnlivamente tenue durante lo sca ppamento ad un valore crescente e finalmente molto gr::tn~e durnnte la compressione. La pressione effeLLiva che sol!ecila al molo lo stantuffo è in o{Yni ' o punto della corsa, la differenza fra la pressione nella camera motrice e quella nella camern resistente, e ;:;opra un dingramma e data dalla differenza fra le ordinate della ~urva ABCD 1fig. 29a) e le co rrisponden_ti da lla ~urva EFCG: come si vede, il valore della p1·essione effett1,vci od ntile, è grande in principio di corsn, decresce fino a zero in C, e diventa negativo da C al lìne di corsa. Per il calcolo del lavoro delle macchine è comodo sost ilnire ft lle fo rze variab ili stnte indicate, delle forze medie cosl::mti per tulla la corsa, determinandole in modo che il lavoro compless ivo della forza media fillizia sia eguale a quello della forza variabile reale. Indi cheremo con ]im la pressione motrice meclin, con l]m la pressione resisten le medin, e con p,,i la pressione utile media., compulando il loro va lore in atmosfere o, modo npprossimativamente equirnlente, in chilogrammi per cen timetro quadrato, quando la superficie O dello stantuffo è data in centimetri quadrati, e com11utandole in chi logrammi per metro quadralo, se la superficie O si esprime in metri qu adrati. In ogui caso si ha: Pii = p»i - q111 •

B.B'

o 9. = ..!..:... (l-l,) ......... (b) Vs

Perciò indi cando con , , la lunghezza fittizia d'introduzione da computarsi si ba: 02 , (t - !) .. ........ (b,l ,, =

r, + t·s

. I

e il grado d'introduzione fittizia diviene: Per determ inare la pressione medi(t JJm, bisogna conoscere il lavoro del vapore durante l'introduzione, l'espan:;ionc e la scarica anticipata; ma , non risponde'.1do questo laroro nei due ultimi periodi

27 1

( 0,2 ( --t-+v;-

l, _ - l-

I -

l, ) . . -l- ···· ····· · (b,)


272

STUDI

Queste formole per ammissioni reali piccolissime dànno probabilmente degli aumenti fittizi troppo considerevoli.

è soltantoDt,, maè uguale a qUesta quantità aumentala dallo spazio nocivo e Ml vano del canale d'introduzione, il vol ume complessivo dei quali corrisponde ad un'aliquota mdi quello del cilindro. Nelle locomotive si ba approssimativamentem. =0,06. Tenendo conlodi questo fatto, mediante la suespressa relazione fra pressione .e volume, si trova come misura del lavoro durante l'espansione:

Nello specchietto seguente sono indicati . per diversi gradi reali d'introduzione i gradi fittizi corrispondenti, nell'ipotesi che la velocità dello stantu(Io (la quale è esattamente proporzionale a!la velocità .della locomoliva) varì, com'avviene in pratica, in senso in· verso al grado d'introduzione, da un minimo di metri ·1 ,5 per .le grandi ammissioni fino a metri 4 per le minime. Sono pure indicati i rapporti degli aumenti rispetto alle introduzioni reali, i quali rapporti serviranno per giustificare i coefficienti di consumo del vapore alle diverse introduzioni, quali sono stali indicati nello specchietto 11°.

v;

Il lavoro totale, che deve corrispondere al lavoro dell a·pressione media ·pm per tutta la corsa, è adunque per le lor,omotive a cilindri esterni : ·

'!ì pm. l =

SPECCHIETTO II.

o') ,-

l, : l .

0,7

0,6

0,5

0,4

0,3

,, : l .

0,740

0,644

0,5M>

0,446

0,347

I 0,246 I0,145

0,057

0,074

0,091

0,H5

0,156

0,228

\ .5

1.8'

2.2

2.6

3.0

3.5

I

.,, - l ,

-zV,

.. ·I

l

V,

. vana · 111 . rag1onemversa . . deI vo Imne,oss1a . t: he pi p Ia pressione

~'1:~ = ~· P•

0,450

Il volume V, che occupa il vapore a.I principio dell'espansione, non

+\y+ m I 1og. + · I . -y+m, nat. :

In

. .

(e) .

SPECCHIETTO lll.

,,

_]

.· - 1 0,8

0,7

0,6

0,5

0,4

0,3

0,2

O,t

I!!::. . = [. 0,98 p;

0,95

0,91

0,&6

0,78'

0,69

0,57

0,40

-l

Nelle locomotive a cilindri interni, dice il Grove, « la evapo.

=vV · 1

+ fl pi\ì 1, + ml I\ 1og. nat. z11-rnt \ mll -

Nello specchietto seguente s,rno indicati i valori del rapporto della pressione JJm alla pressione d'introduzione lh per diversi gradi fittizi d'introduzione quali risull:.rno dalla formo la (e) nell'ipotesi che siam= 0,06:

4

.

n Pi 1,

della quale deducesi:

0,1

Ammesso il ripiego empirico sop~a espresso, si può faci lmente de· terminare la pressione media. Sep1 ~ la pressione nei cil indri durante l'ammissione del vapore ed fl è la sezione dei cilindri, ossia la superficie dello stantuffo, il lavoro nel tratto di.corsa AB' (fig• .29) è da.Lo da Pi o ,,. Illavoro da B', 1,;ni corrisponde il voi urne V11 fino al fondo di corsa cui co1Tisponde.il volume V,, è dato, seco!1do quan to fu già dello, da v, . pdV; per determinare il quale si sa ch e, per l'ipotesi ammessa,

f

273

FJml\QVIARIO-MlLlTAFI

« razione dura:1te il periodo di espansione non è così ri levante come <<

in quelle a. ci lindri esterni, epperciò la linea. di espansione con-

« corda. rrwlto approssimatamente coll'iE_er~ol~ equilater~. ~e~·ò a « causa della graduata chiusura, dell'amm1ss10ne e dell ant.1c1pa1s -

ANNO XXX, VQf,. lii.


STUDI

270

l'EBl\OVJ ARIO· Ml LITAI\1

zione della scarica si può computare ùna i nrroduzione minore della « reale, la quale dietro alcuni dia.grammi di Gooch fn trovala di:

<<

t, = -l-l, - O' O"è):.)'"' ( ·1 -l-

\I -

-ll,- )

1) .

È difficile comprendere come, a parità d'ammissione, la pressione rn eélia entro cil indri intern i, che si Lrornno in migliori condiz ioni di lavoro di quelli esterni, debba essore minorecbe in questi. E-cosi sarebbe so si ammettesse l'ora espressa riduzione d'introduzione; poichè, ad esempio, per un'ammissione rea le di 25 centesimi di corsa. la pressione media dovrebbe ded ursi dalla stessa fo rmola in base ad una ammissione fittizia di 0,3 per cil indri esterni e di 0,15 per cilindri interni , e sarebbe eguale a 69 centes imi della press ione d'introduzione nel primo caso e a soli J.9·cenleiii mi nel ;;econdo. Ciò pal'lni del t.ullo inammissibil e. I cilindri interni al telaio sono più difesi dal disperdirnento di calo1·e all'esterno . mari.sentono, come quelli esterni, il raffredda mento prodotto dall'espans ione e dallo scappamento del vapore : anche in e5si pertanto de\''esserri condensazione di vapore durante l'ammissione e vaporizzazion e durante l'espansione. La sola difTerenr.a possibile consiste in ciò r;he essendov i minore disperdi mento, la restituzione del calore assorbito duranLe l'espansione sarit più completa e produrrà perciò nna maggiore vaporizzar.ione. - , i potrebbe anc,)radiscuLern la di fferenza di computo che il Grove consiglia. se e~(li al meno ,:alcolasse un di[erente con-.;umo di vapore nei due sistemi , r itenenclolt> p. e. proporzi onale all'introd uzione fitrizi a invece chr. alla rea le; il che non fa e,a vero dire, non può fare, po ichè non si potrebbe certo ca pire un constrnto minore del reale. quale ri sulterebbe con l.n l computo per ci linrlri inle1·11 i. Sem brami cbe in mancanza di meglio la forma la cl, dedolta dalle numcro5e e reCP.f!li (1868) esperieme del Bauschinger, possaesten clersi con gli stessi criteri lan l.o ai cili ndri esterni, che agli inLern i; non dimenticando però che i suoi risul tali non saranno veri che in modo approssimativo, si _per gli uni, che per gl i altri .

La conlro-pressione media qm può delerminarsi con un ripiego analogo a quello usalo per valutare la pression e media p,n . Si può

cioc, tener conto dell'abbas::;:11nento della currn di compressione FG rispeuo all'iperbole equi late ra, col supporre elle il vapore sia compresso non :;ulla lunghezza reale l., ma su di nna lunghezza fitLizia. più piccola, che indi cheremo co n 1-1.; e qui ndi sostituire la cu rva di compressione rea le FG col ramo di ipel'bo le F,G1 • Dai diagi'nrnmi del Bauschinger, il doli . Grove ha rilevalo che, af!ìnchè la. linea E,f!\ G, racchiuda la stessa area che la linea EFG , lo sposlamento FF, deve es5ereegua lea ~ - /,,ossia de,·e computarsi sollanlo una lunghezza 0

fiLtizia di compression e pari ad I, =

5"·

l2.

È 11iil o st:ilo dello che durante il periodo di sca ppamento la contro pressione p t1ò riLenersi costant e e pari ad OE, = qs della. fot·mola (a). 11 larnro da E1 in F1 è adunque dato da </s O(l - t ,).

.

Il lavoro da F' al fondo cli e.orsa è dato da -

l '•

qcl V; nell a

Va

quale espressione (riferita. a coordinale con origi no al fondo di corsa .P} il volume iniziale è Va= O (12 m l ) e fJue llo finn.le è . . Y3 d. . . '\ = ml o, la pressione resistente q = qs "'f, e I1segno- s1 pone

+

perchè le variazioni ll V di Yolumc sono negaLive . Integrando risulta: v, . qd Y = qd '\• qs D (li+ 'In l) log,nat,.1,+ lml . v, v, m

!v

Jv"• ,=

Il lavoro resistente totale si ottiene sommando quest'espressione con la precedente q8 n ( l - l,), e da tale so111ma ugoagli ata al lavoro o q111 l della compressione media , de<l'ucesi: l

qm - = I - -1.l·TI [ qs

l + m,Jlog.nat.

' •

f +in

.... (cl)

m

Nella seguente label la sono indica li , traendoli dalla formala (d} , i valori del rapporto della con troprc. sione media q,1i alla contropre$sione cli scappamento qs, pet' di versi val ori del grado fitLir.io cli compressione ~, sempre nell' ipolesi ('he siam

= 0,06 .


271

Fi::111\0VI A~lO-)HLITAHI

276

STUDI

Per avere un'idea concreta approssimaLi, a delta contropressione . va Ion. rea 1·L e1·1 -(li .111 reIaz .ione ad ll, , 1· qm possono usarsi. I. seguentL

SPECCHI ET TO IV.

~

= /o,oG j 0,10 Io,14 j o,1s j 0,22 j 0,26 j o,ao / o,34 j o,4o j o,50

~:,. .. = I1.02 I1.06 j 1.10 j 1.1s j 1.21 I1.2s j1.34s j 1.42 j 1.5ic J u5 Raffrontando i dati di questo specchiello con la formola (a,) che fornisce il valore di qs, si sco rge che, dei due fauori il cui prodolto dò. la co ntropressione media qni., uno cresce col crescere della compressione ossia col diminuire del grado di introduzione, e l'altro (che è q8) cresce col crescere della pressione med ia pm., ossia col crescere del grado d'introduzione. L'effetto della. variazione in senso i11verso dei due fattori relati vamente al grado d'introduzione, è che la conlropressione media, rimane qiuisi cos tante: il che giustifi ca coloro che nei calcol i della pratica, in cui la sempl icità è pregevole quanto l' esattezza, la considerano costante. - Nei calcoli delle primitive tabelle di pre:;tazione delle locomotive sulle F.A.I. si ritenne come valore della conlroppres3ione med ia atm. ,J '/ 3 , ossia circa kg. '14,000 al m. q.; più tardi.dopo l'int roduzione dell e ocrrnndi aralicole, la si computava di atm .1 '/. ossia di ci rca kg . •13000 al m. q. In base ai dati del Grove la coutròppressione media q,,. si aggira attorno ad '/ ~ della pressione di i nlroduzione p,, se questa è bassa e allorno ad 1/ 0 Pi, se questa è alla.

quali sono stnti rilevati dal Grove nella supposizione di un ricoprimento interno i= o e di 1Jn avanzo lineare costante, inlermedio ai più grandi ed ai più piccol i d~ll'uso. SPECCHIETTO V .

=I +· =I /,,

-y·

0,7

0,6

0,5

0,4

0,3

0,2

0,1

0,09

0,12

0,1G

0,20

0,26

0,32

0,40

Conosciute le pressioni medi e motri ce e resistente ]Jm. e qin si ha la pressione utile p11 dalla relazione.

Il lavoro del vapore ad ogni corsa l dello stantuffo è qui ndi dato da. Pt~ O l; il lavoro prodotto in ogni cilindro al 11", è dnlo da Pu OV s ed il lavo ro indicalo (ossia quale risulterebbe da un diagramma. rilevalo coll'indfoatore) complessivo dei due cilindri al 1" è: 1

<')

Il valore preci:.o ·del grado di compressione denza di quello d'introd uzione

~,

?, in corrispon-

bisogna dedurlo per ciascuna

macch ina dalla conoscenza dell'anticipazione lineare all'ammissione e dei ricoprimenLi eslerno ed interno ; e in tale deduzione devesi porre mente che la :ungliezza l 2 che qui si co11sidern , include, oltre la lungllezza di compressioue, anche quella di anLi c,ipazione all'ammissione (·I) .

in chilogrammetri.

2pi& O Vs

,

_ 2'Pu n Vs

N.

ed in cavalli . . . .

7 ij

md-

Bendimenlo del meccanismo. - Non Lu'tlo questo l:woro passa a.cl essere disponibile sull'asse motore: una parte ù assorbila dalla resie con i il ricoprimento in terno o con

i.,

l'.ingolo corrispondcnt~; si hanno per detor-

minnro ~ in relaziono nel ~ le ser;ncnti e~prcssioni:

1y = ~ - ½COS ! i80" i,

{

- =2-

!

2 cos

(2 Po + a•)

j

.

(p. + cx. + i.).

In queste gli angoli cx., p0 cd i0 si deducono dalle relazioni: scn

( i ) Indicando con « l',rnticipaziooe al l'ammissione e con «0 rangolo dc-scritto della eccentricità at.torno al l't1sse motore durante il percorso a dclcasseUo; co n p il ri co1irimento esterno e con Po l'angc,lo descritto clall'cccentricità duranle il percorso P del cassetto;

L i11d=

'-"o

= ~e '

son (e:(. + p.)

= « +e e

dove e é l'eccentricità, ossia la semicorsa del cassetto.

o scn

. lo

= e'i


278

;l79

STUDI

FERHO\'L\H!O- MI LIT.\ Rl

stenza d'atlri Lo che risenLono gl i organ i ùi clislri buzi onc e di propulsione(allrito dell o stantullo conLro le pareti del cili ndro, del ca:;setto contro lo specchio cli fatribuz.ione, dei coll ari dell e bane contro gli eccentri ci, delle teste delle bielle motri ci contro i l0ro bottoni e contro i pern i delle te:;le a croce degli stantuffi, delle teste a croce conlr~ le guide, ecc.). Il lavoro di queste resisLenie per una picco la parte si cor.verte in logoramento dei pezzi, e per la maggior parte in calore; ed il calore generai.o dall'n.llrito dello sta ntuffo co ntro il cil indro e dal cassetto contro lo specchio (ell e sono le due piiì grnudi resistenze) non è tulio perduto, ma rn in parte a vantaggio del vapo i-è che ln.vorn. Conviene ben distinguere la rcsisten.:a del meccanismo della. macch ina a vapore, dell a 1·esislen.=a. clel oeicolo locomotiva: la prima è costituita dagli aL1.1·iti che si sviluppano negli organi determinant i !a rotazione dell'asse motore; la seconda dalle resistenze,d ipendenti dal tipo della locomotiva, le qual i si generano durante il moto cli qnesla.(accoppiamento delle ruole, aLlrilo nei fus i degli assi, pel'turuazioni conseguenti della posizione dei cilindri e della distribuzione del peso sulle moll e, ccc.) Non tutti però concordano in tale distinzi one, inclnclenclo mo lti (V . Couche, III, pag. 693 e seg.), nella resistenza del meccanismo anche la resistenza prodolla da ll 'accoppiamento delle ruote, la quale, essendo dovuta quasi totalmente all'ineguagl ianza dei diametri delle rnole accoppiate, sembra megli o co llocala nella resi:;tenza del veico lo. La resistenza del meccanismo per la parte che riguard,t l'attrito dello sta ntuffo contro le pareti del cili nd ro è indipendente dal grado di ammi:;sionc e dalla pressione del vapore; ma in .ulto il rimanente cresce co l grado di ammissione, perchè aumentano con esso la corsa dei casset ti e le pression i nrntn c rrn le yrn.rt.i fr eganti . In proporzione del lavoro indicato nei cilin rlri , la coslanza della resi:;t.enza dello stantuffo è sfavore_vole al rendimento del meccanismo pel' le piccole amm iss ioni; la resis tenza dei casselli è invece sfavorevo le all a grandi ammi ssioni. Siccome le due principali cause di resi:;Lenza tendono a contpensarsi nei loro risultali, ed in ogn i allra parte il laYoro degli attr iti è prnpol';1,iouale alla pressione effettiva sullo stantuffo ed ulla velocitil di qnest(I (ossia proporzionale ai laYoro indi cato e quindi

in rapporto costante con quc:-Lo); così si comprende che il rendimento del meccanismo di una stessa macchina. (vale a dire il rapporl o -11 =Li~ Li· clellaclifferen:1.a fra il lavoroincl icato e<l. ill avo ro ~1

resistente al lavoro i11dicato) non deve Yariare molto in proporzione del grado di introduzione; cd, in mancanz~t di sicure es perien;1,e, si potrà ritenere costante per lutte le ammissioni . . Intorno al valore cli -,i mancano Llati sicu ri: si sa 1:he, a ~01111 glianza di quanto avviene per le ma cchi ne fi sse, ta le valore cresce coli' aumentare della potenza della macchina, e dalle esperi enze riportale dal Conche si può appross imati vamente rilevare che il rendimento del meccanismo è compreso fra 0,90 e 0,90 del lavoro inclicato . Si potrà perciò assumere O, 90 per le locomoti re poco po· tenLi, e O,% per le più potenti. D'altra pa.rt e, siccome vi sono ~"perienze abbastanza sicure su lla resisteuza complessiva (meccamsmo e veicolo) 'clelle locomotive secondo iI Li po e la Yelocili\ loro, non ha consegltenze d' importanza. per la pratica. lo attrib uire a 'Il un valore o l'altro fra i limiti ora indi cati, purchè si varì in relazione al valore assnnto, la resistenza da attri bui re al vl'icolo -locomociw, in modo cla ouenere una resistenza. complessiva esatta. TI Grove dà per "l dei Yalori rnriahili da 0,80 \' introduzione di 0,7 , fino a 0,62 per l'introd uz i,one di 0,1 ( !) . Come rendimento della macchina a vapore tali va lori non .sarebbero ginsti11 ca.bili in nessun modo: ma il Grol'e include, come appare in un'allra pa.rte del suo lavoro (/fo,i dlmch, IU, pag, 173), nel coefTiciente ·ri anche tu lle le resistenze speciali del Yei colo- locomo tiva, in modo d::i non dovere più porre a calcolo per questa, che la resisten za comune a tull i gli altri veicoli del treno. Ciò è semplice, rna non è esa t.Lo , perchè le

(I) Ecco i valo ri dati rial G1·01•c: ossi possono servi rù in calcoli :1p prossi1nn 1ivi per

a1·cre un' ide:1 della resistenza complessiva cli una locomoti,·a, p,·osrindentlo dal

s110

tipo o dalla ,•clocità alla qnale corro, cioò prescindendo da duo cau~c di rilornnli dii· rorcnzc nelle res istenze che ri,;cnto il veicolo loco mot.i va.

,, !

11

=I =I

0,7

O,G

OJ5

0,4

0.3

O,'!

0,1

o,so

0,i9

O,iS

O,ii

0,7G

0,i2

O,G'l


FERROVIARIO - Mlf,ITARI

resistenze del veicolo-locomoLiva, variano molto da un tipo all'altro e non variano soltanto in ragione del grado d'introduzione. L'ingegnere Pennati nei calcoli dei carichi rimorchiabili dalle locomotive delle F. A. I. (,f) ha attribuito a 'l'J dei valori compresi fra 0,88 e 0,95 secondo il tipo della macchina, mantenendoli poi costanti per tutti i gradi d'introduzio.ne . Stabilito il rend imento del meccanismo 11 , il lavoro che effettivamente passa dai cilindri all'asse motore del la locomotiva al 1111 è :

, Moltiplicando ques,to peso per 3600'', si ha la qnantita cli vapo re consumato all'ora, quantità che deve corrispondere a quella pro2 ,n l dotta in egual tempo dalla caldaia. Tenendo conto che 60 = 'tis

l

in chilogrammetri . . . . . . . . L = YI 2 P,u O Vs . · . . . . · 2 Jhi O 'Vs (e) m cavalli d111am1c1 . . . . . . . . N = 11 75

Conswno di vapore . - Se non rimanesse vapore della corsa precedente, ad ogni colpo di stantuffo entrerebbe in ogni cilindro un volume di vapore eguale al v,olume O l, generato dallo stantuffo durante l'introduzione, aumentato del volume m, O l dello spazio nocivo e del canaie d'ammissione, e il tolto moltip licato, pel coefficiente di con• sumo ('1+ e ) per tenere conto della condensazione cont.ro le pareti del ci lindro. Però dentro di questo, al momento in cui finisce lo scappamento e comincia la compressione rimane un volume di vapore

velocità dello stantuffo, il consumo orario del vapore può esprimersi in chilogrammi con : Va= 2 X 3600

2-_ ('I +o)Ovs Si

,

[~+mq~ (hl +mr]) . , ,(f} l p,, \

Dividendo quest'espressione pel numero di cavall i dinamici disponibili sull'asse motore dati dalla formola, (,;), si ha il peso di w;.,pore consnmato per cavallo all'arei (ossia per 3600 cavalli al 1"), il quale p0$0 è : 1

Va= 3600 X 75 {'I N

'l'JSi}J,i

+ a) I~+ m _ tJ

C/J (~

Pi

l

+ m,) -,J . , , . . (g)

n (l2 + ml) alla pressioneqs ,equivalente ad un volume ~i_o (l1 ml) Pi alla pressione di introduzione Pi . li consumo elTettivo di vapore ad

In questa formo la pu deve essere espre~so. in chilogrammi ~I metr~ quadrato, perchè n è stato introdollo nella formula espresso 111 met.n quadrali. Esprimendop1i in atmosfere , ossia in chi logram1rnt al cen~ timetro quadrato, invece del fattore 3600 X 7i.S = 270000, chlves1 assumere soltanto 27 . In calcoli approssirnaLivi, quali sono quell i che la pratica richiede, si possono trascurare i due ultimi dei tre termini fra paren-

ogni corsa di slanLuffo è aclunque(i ntendendo O ed l espressi in metri) · di metri cubi: ,

tesi, ritenendo il ·so.lo rapporto di introduzione~ ; il che corrisponde

+

(1

'

281

STUDI

280

+ a)O (z1+ ,n t -.

~s U2 Pi

+11i l))

Indicando come al solito con n il numero dei giri delle ruote motrici al 11', e con

,i. ,' ~ 11

peso specifico del vapore alla pressione Pi, il peso

di vapore consumato da enLrarnbi i cilindri al 1111 risulta di chilogrammi: , 1 r · q 1 9.n 2. - (il +a) _i_(z, + 1nl)j . 6,..,0 , St

DI z,+11it -

Pi

Il

(1) Norme' pe;' le calcolazio'Ìvi delle tabelle di carico deU.e loco·,notive, - Milano, {883,

ad ammettere che l'effetto della compressione sia cli annullare lo spazio nocivo 1n l n . La differenza fra i risultati così oll.enuti e quelli della fo rmola (/) esatta è però sensibile : poichè l'annull amenLo dello spazio nocivo non avviene in modo esatto che per un solo grado di introduzione (il normale, in ·una distribuzione bene regolata) : vi è un più grande consumo, perchè la ~Ò Per introduzioni maacriori compressione non arri va a dRre la pressione Pi al vapore che empie lo spaz io nocivo, e per ammissioni minori il consumo è più piccolo, perchè il vapore molto compresso viene in parte :::p_i~to 1~ella cassetta di disLribuzione appena s'apre la luce per l' ant1C:1pozione ali' ammissione. V

•


282

STl.ìD I

+

Pel coerficient.e di consumo ( I o) possono ritenersi i Yalon indicati nello Specchietto I: il (', rove ne dà altri molto minori, ma non dà al ri guardo ragione ,1lcuna ( I ). La giustificazione el ci coefficienti dello SpecchieLLo I slà negli aumenti rela Livi elci grado cli in1rod11zione in base al quale si ca lco la la pressione media, aumenti clte si rilevano dallo Specch iel.lo TI.- Se il vupore non si condensasse in parte durante l'ammis$ione, il suo larnro, com'è stalo più add ietro osservato, sarebbe ma11giorcd i quantoèco lla conùensa,,ione; c1uanclo · Vv adunque con un ',1mmissione, per esempio , di 0,6 no i trov iamo che il vapore lavora co me se l'ammissio ne fos se eguale a O,GH, ossia come ra·reube sen,,tt co ndensazione una qnantilà di vapore che~ i ,4 p. °lo più grande, bi;;ogna ammettere che il Yapore effettiva mente in trodollo entro il cili11dro sia maggiore di ·I ,07ft. vo lle il volnrne genera lo dallo stantuffo. l~cco perchè nll' in troduzio11e di O,G è stato assegnato il coeffi cienLe di con~umo di 1,08 . - J'\elle piccole ammissioni po i, una parte del calore prodotto dnll,1 compressione nella camera resistente passa, come abbiamo vi;;Lo, a valltaggio del lavoro nella camera mot rice; di questo l'atto si è tenuto conto da ndo al coeflìciente di consnmo per le picco le a.mmissioni un valore alquanto minore dell'aumento relaLivo cli i11trodnzione. Cosi, per esempio, si è supposto un aumen to di consumo del 2 1 p. °/o solLanlo, i,_ 1 corrispondenza ad un aumento proporzionale cli introduzione del 2'2,8 p. 0 / 0 quale si ha con un ammi ssione l'eale di 0,2.

Con1Jenitn::<t d,,tte alti: p1·i:ssioni e dell'espansione. - La l'ormola (.g) dimostra ço me, a. parit,\ cli ~mmissi one, il vapore constlmaLo per ogni cavallo dinam ico di mi nuisca col crescere della pres-

os (I) L:1 Hgma 30 rap11rescnla colla linea ~u1 ,crio1·c l'anclamc11 t.o dei valori -i + e dello Specchietto I, e colla linea inferiore l'an-

damcolo di quelli daU dal Grove , andamento che, come ~coricsi, non ù rogobre. - Lo studio dl' I Cro,·c e ,;plendido rll insu1lrrnl.Jilc, pcl nu' ((lrlo; ma i eia ti che ei;li esriono ilernno dbru tcr,i o molti ;i 1·bcon1rano inaccettabili.

283

FEllRO\'L\ RI0 · .\11 LIT.\RI

sione di inlroduzione p;. Tale consumo infaui, manl ènendo coslanle il grado di introduzione ~. è proporzionale al fal!ore - - = - - - -Si Pii Si !p,n-qm )' il quale, essi.melo la pressione media proporzionale a quella di intrnd llzione {ossia pm = ci/ii , O\' O a è una frazi one dipendente dal grado cli int roclnzione

f

e elle può 1·icavarsi dallo specchiello Ill),

si pu ò anche $Cri vere :

--= -(/ Pi- Si- (-I _ \

11n ) . <i Pi

Ora crescendo la pressione Pi la contropressione (fin c1'esce pu re, ma sempre in propo1·zione mo lto minore, epperciò dim inu isce la · · q,n , ossia. · cresce I - -qm. ; e·1·aItra parte 1 ·1})rocl ollo Pi si quanllla ci Pi api della pressione d'introduzione pcl volu me specifi co che le corrisponde, aumenta col crescere cli /li (eh ·1,65 per Pi = ·I fi110 a ·1,95 per 1Ji = ·11). Aumenta pe1·ciò in duplice modo il denom inatore dalla frazione rrtppresc11tan1e il con:; 111110 di rapore, e qui ndi queslo consumo diminuisce col cre;;cere della prc;;sione d' iulroduzione. Questa diminuzione però, a pari t.i1. cli incremento del hLpressione, è tanto meno :sensi bile quanto più alla era la pressione prirnitiYa; così, per e;;empio, assnmemlo

ci

=

O,i (ossi:t

f = o,:3

ali' in -

'circa, specchietto Hl) qnando la pressione Pi cresee da 6 acl 8 atmosfer e, il fonsu mo cli vapo re pe1· cavallo dinamico diminuisce nelln rfl gione di I: 0,893 , e qnando inl'ece la pressione cresce eh IO a ·12 atmo5fere i I consumo di vapore varia solamen te nella ragione di I: O,%7. Per renderci conLo come varì il di spenclio di y·apore per cavallo dinami co quando, manlenenclo coslante la pressione Pi (e quindi


STLlDI

l'ERI\OVIAlllO -M l LITAlU

anche s,), facciamo vari are l' espans ione, o, cosa corrispondcnLe, il gr.;ido d"introduzi one ~. dobbiamo considera re il fattore :

e,, +

a)~ l

Pu al quale il dispendio stesso è approssimativamente proporziona le. La contropressione media q1n varia col vnt·iare di Pi e di{' , ma in" piccola misura per entrambi, oscillando generalmente fra

i

i.~ ed

della pressione d'introduzione Pi · Per facilità. di calcolo possiamo

supporre f/111 = 0,2 Pi : le deduzioni general i che faremo non rimangono granchè alterate ·se la. proporz ione è diverso. Ciò posto, mantenendo le notazioni precedenti risulta:

+

I o~

l1

·I

+o

li

. 7 = PL(a - 0, 2) · T

ed il con su mo di vapore per cavallo dipende solo da ·I

+o

l,

+ o) dallo Specchietto I ed a dal III , è facile ve-

. I ta proporziona . Ie dere cI1e 1·1 d'1spen d'10 Va N nsu

per f .. . . d

=

0,7 . . . . . ... 0, 40 . ... ... . 0, 1 1

·I , 07 X O. 7 . . . . 11,·12 X O, 4. .

. . •I , 3o

>~

O; I

a · · · · 0,95 - 0,2 . ... 0,78 - 0,2 . . .. 0,4 - 0,2 ossia ad .

., .

missioni. Il vantaggio dell'auinen lo di espansione si, fa però proporzionatamente più li e,,e quanto pii1 alto è già il grado dell'espansione stessa: così, per esempio, abbassando il grado di introduzi one da 0,3 a 0,<2 si otti ene un risparmio per migli ore utilizzaz ione del vapore, che è relativamente circa la metà soltanto di quello che si otliene abbassando l'introdu;,,ione da 0,6, a 0,5. Una grande espansione ridnce co nsiderevolmente il valore de lla press ione utile P1i; e.ss:1 non può q1.1ind i conciliar:;; i co llu neces:; ilA di nn alto valore della spinta O p11 dello stantuffo , quale è richi esta. specialmente per le loco motiYe da treni-merci, se non a condizione che il diametro dei cilintlri sia 1a11Lo grande da compensare coll'n umenlo di n, ciò che si perde pernlibassamento di p1,. Ed è appunt.o per aver modo di bene utilizzare il vapore con una grande espansione, che si procura di dare ai ci lindri delle macchine-merci e da montagna il massimo diametro , che è consentilo dalle condizioni costruttive dell a macchina. Le considerazioni suesposte, dalle quali risulta cbe il dispendio di vapore, a pari Lt1di lavoro disponi bi le, cresce col diminuire della pressione di introduzione Pt e coll 'aum~ntare del grado di introduzion e . poco con veni.ente la espa;nsiorw . l ll,' moslrnno quanto sia ·al regnato l'e. - , Si

a - o, 2 · T · Prend endo ('I

285

. . . .. . 0,77 . . . .... . 0,67

Questi numeri sebbene approssimativi fanno veclere quanto grande sia il vantaggio dell 'espansione : il consumo di vapore a pari tà. di lavoro fatt.o può 1;iclursi con p:ccole introduzioni, ossia per grandi espansioni, a ci rca due terzi soltanto di quello che è con grandi am-

può ottenere uno stesso sforzo moderato di trazione, ossia una stessa moderatLL pressione ulite JJ11, in due modi: o int1·0ducendo nei ci li ndri il vapore alla pi ù alla. pressione possibile e lavorando a grande espansioM; opp ure abbassando, col restr ingere la luce del regolatore, la pression e di introduz ione ed aumentando il grado d'ammissione. L'al ta pressione e la piccola am missione del primo modo sono onLrambi fav orevol i nlta buona utilizzazione del rnpore,equindi procurano risparm io di combustibil e; la bassa pressione e la grande ammiss ione del secondo modo, sono invece due cause di aumento del consumo . L'espansi<ine al rego latore è pertanto da ev ita rsi: essa può solò conveni re in qualche caso speciale, oYe delicate esigenze di aderenza richiedano un'azione molto uniforme degli stantuffi sull'ass~ moLore. .La formo la (/) che esprime la quantità di vapore co nsumato acl ogni ora, permette _di determinare per ogn i Yelocità della locomo-


286

STUDI

oER!IOYI.\ lllO-MI LITARJ

tira, e quindi pel' ogni \'elocita corl'ispondenle di stantuffo, il grado

a·1 am m1ss1one . .

l

I

l c 1e deve impiegarsi. affiucht'• il vapore consumato

eguagli quello prodotto dalla caldaia. Vi c,n-ersa datof, tale formola permctl~ di _ricarnre ·vs e quindi la veloci tu vL al l" della locomoLil'a, la quale indicando con D il diametro delle ruote motrici, è data da :

La stessa form ola (/) indica pure com e, volendo che il vapore consumat~ dall_a macchina uguagli quello prodolto dalla caldaia, debba va:·inre ,_l grado ~li introduz ion e (e conseguentemente tt qu esto anche la pressione utile Pu) col val'iare della ,·elocità : tale rariazione inl'alli dovrà nHenire in modo da mantenere costant e il pro-

.

/

do tto (I

+ l 0)

Vs ,

ammesso che per semplicitil di còmput.o il

dispendio di rapore ad ogni co lpo di stanlu[o si ritenga proporzio-

T/ solta11to, trascurando gli altri due tel'mini fra pal'enlesi .

nale ad

nella for rnola (/). \

For:ci di trazione. - Indichiam o con F ch il ogramm i la forza con la quale la locomotirn, Yin ce ndo le res istenze che si ·oppo orrono al molo suo e dei veicoli ai qnali è unita, l'imorchia se slessa ~d il lrent.J, ossia indi chiamo con F la /01·:;a di trazione della locomoti_va, e chiamiamo o. il diametro delle ruote motrici . ,\cl ogni giro ~, queste la locomot,vo percorl'e lo spaz io nD e compie il lavoro I< x. 1rl). Questo lornro deve equi 1 alere perfeltameole al lavoro disponibile sull 'asse motore nell o sle3so tempo, ossia durante una doppia cor5adegl i slantuffi; il quallaroroè9 x µOp x 9 l 0 --·.1 Il , """ nd 1 , (essendo n = T' ove d è il diametro dei cilindri) è: rr µ p11 d' t . 1

Eguaglian clo le due espressioni del laYoro, si ncavn:

287

Questa espressione (nella quale Pii dev'essere dato in chilogrammi al met.l'o quadrato, se cl è espresso in mell'i, e in chi logrammi al centimetl'O quad ., se cl è in centimetri), dimostra che la forza cli ll'aziòne ù proporzioni.li e alla press ione utile 7hi ed al volume dei cilindri (rappresentalo da d' l), ed è inYer5amente proporzionale al diametro delle ruote motrici. Per potere sviluppa.re una grande forz a di tl'azione, a parità di pression e in caldaia e di grado di introduzione nei cilindl'i, una locomotiva deve avere gnrndi cilindri e piccole ruote. . do co2 tante ·1I fattore D, d' l c I10 d1. I. n unast.essa 1oco mol1. va,r1manen pencle soltanto da dati costruttivi, la forza di trazione può ,·ariare solamente col variare cli ,,. P1i. o di ])i,. solta nto, se, com 'è stato dello, , si ritiene costante il rendimento del meccanismo. E siccome la pl'essione uti le ]Ju di pende da lla pressione di introduzione e dal grado cli inLl'oduzione, è solam ente co l fai' Yariare questi due elementi, e specialmen te il secondo, che si può variare la. fon:a di trazion e di una stessa locomotiva . ~ell'espre·sione (h) non entra in modo direLto la velocità della macchina., o quell a corrispondente dello stantuffo : questa però è inclusa nel valore di /Ju, che in piccola misura ne dipende, tanto in consegnenn dell'espressione (b) che dà il grado di introduzi oue fittizia pel calcolo della pressione media pm, quan to in conseguenza dell'espressi one (a) ch e dà la contro pressione cli scappamento qs , la quale serve poi a determinal'e la contro pressione media qm , J<fa. all'infuol'i dell'ora accennata lieve influenza che la velocità. ha sul valore di [lu . wia loco,notii;a mantenendo lo stesso gl'ado d'introduzione p11,ò sv-ilHpp li1'e la swssa forza di tJrli.z·ione a q·ual nnq ne 'V(:lo eitrì . !\ella pratica però questa facoltà non può estendersi che a brevi durate di tempo, poichè viene Iimitala dalla necessi tà. di raggn.aglinl'e il consumo di rnpol'c alla produzione della caldaia, la quale necessiti! esclude la. coesistenza per lungo tempo di una gl'ande veloeità. con una grande forza di trazione. Epperta.nlo la determinazione delle forze di trazione che una locomotiva può sviluppare alle diverse velo- · cità in modo durevole, r ichiede la preliminare determi nazione colla

+ +

formola (() del grado di introduzione veloci là; .ciò fallo, conoscen·losi

corrispondente ad ogni

e vs , che è proporzionale alla


288

289

FEUUO\'L\.lUO·MILl'fAUl

STUDI

velocità della locomoLiva, In determinazione di Pu e· quindi della forzn F, còrrispondenLemente ad una data velocità, non presenta difficoltà alcuna.

celeraLrìce cl ella massa Q in tal posizione della manovella è data ( I} dall'espressione: 2

Variabilità della for.::<t di trazione dimmte la corsci degli stant1ifft. - L'espression e (h) pel modo ond'è stata ricaval a ci fornisce il solo valore medio della forza di trazione. Il valore reale si scosta da quello medio, ora corsa de,.,li . in più, ora in meno durante orrni o I"> slanturrì, perchè: a) la pressione effettiva del vapol'e su llo stantu/To ora o maggiore ed ora minore della pressione media 'Pu; b) l'azione della biella. motrice sulla munovella è diversa a seconda dell a loro reciproca posizione. a) Riguardo alla varia bi Ii Là della pre5sione effeLtiva. cl11ran te la corsa, basta geli-are gl, ocr.hi sopra un diagramma per acco1~gersi quanto sia grande : tale press ione infatti (V. figura 26°), alta durante l'ammiss ione, va sempre più rimpiccolendosi fino a diventare nulla, eppoi nega.Lira in fin e di corsa; e questa variab ililil è tanto più sensibile quanto maggiore è il grado di espa nsion e. L'azio ne dello stantuffo sulla biella motrice però, e di questa su l! 'asse motore, non o variabile in cosi grande misurn; perchè a regolarizzn rla concorre l'inerzia delle porti a molo alternato, vale a dire: dello stantuffo col suo gambo e la te!.ta a croce, della biella motri ce e delle bielle di accoppiamento se vi sono. Queste parti, infatti, sono soggette ad un morimento relativo di va e Yieni , lungo quan to la corsa· dello stantuffo, e questo movimento, essendo accelerato durante la prima metà della corsa, assorbe ad ogni istante una parte di forza per aumentare cli ve locità.; ed essendo invece r itardato nella seconda metà della corsa, restitui,,ce ad ogn i istante una forza proporzionale alla diminuzione di velocità. Cosi vi è as$orbimento di forza quando più alta è la pressione effettiva, e vi è ricomparsa della stessa. forza quando la pre,-sione è più debole e perfino negatiYa ; e questo scam· ilio, quando la massa e la vclocitit delle pa rti aventi movimen to al, ternalo siano in armonia al grado di e:;pansione impiega to, può regolarizzare grandemente la azione dello stanlulTo sulla manovella. Chiamando Q il peso delle parti soggette a molo alternalo ed a l'angolo descrillo dalla manovella dopo il punto morto, la fo rza ac-

Questo valore è proporziona le a cos a, epperciò se lo l'iferiamo a coordinate aventi il centro nel cen tro del circolo della manovella (il che corrisponde a riferirlo al mezzo del cilindro), k risulta proporzi onale all'ascissa, che è appunto cos a, ossia varia secondo le ordinale il.i una relt.a. - Per a o, vale a dir~ in p1·incipio di corsa, l'assorbimento di for1.a è massimo ed è eguale in valore as soluto al valore risultante per a= 1!, (il segno è con1.rnri9 percliè il secondo indica non assorbimento, ma restituzione). Tale valore massimo è: Q ( 1t1\)2 I,tmass = - . g 2l

k=

gQ ·

( 1T Vs l

2

)

COS

a ........ . . ( l)

=

Per a

= ;... , ossia in corrispondenza alla metà della

ha k = o. Sia, p. e. Q

= 2::>0 chilogrammi, vs = kmass

=

corsa, si

3"',50, l = 0,60; r isulta:

21>75 chilogrammi

ossia, se d = 42 centimetri, e quindi, D=- 1385 centimetri quadrali, l'accelerazion e massima corrisponde a chilogrammi ,1,86 per centimetro quadrato; epperciò la pressione effettiva in principio di corsa è quale sarebbe se la pressione reale utile foss e diminuita di atmo(1)

Indic:inclo co n s lo spazio percorso dalla massa Q, la forza accelorntrice del moto

Q (l' s massa C:' y . d, t' . Quando la manovella ha descritto l"angolo ci, le masse (compresa. la biella motrice della cui obbliqu itil. si fiLq11i astra1.ionc) hanno 11ercorso: s = 1· (l - cosa). Tenendo

d. '· l

I w C

conto, che

1 ;

1; è la veloci lii del bottone della manovella (velocità costante c11c in-

dicheremo con

e),

ossia, ossenclo

1·

di1Teron1.ianclo duo rnlte l'espressione del percorso, si trova: cL s (i C< rl i s e• cos C< dt = r sen C< ifi = e son e,; TI = - -,.-

7. 11 • = 2l o e = ~ :

d' S

{"lt V•) '

ati=°2l cos" e quindi la formohL (I) , i9 - AN!(O XXX, VOL. 111


'.2.90

$'i'U Di

sfere ·I ,86, ed al contrari o, in fondo cli corsa è come se la pressione motrice fosse accresciuta di atmosfere 1,86. Il val oro cli k dipende in gran parte del peso Q, ma molto di pi(t della velocilà dello stun tuffo lJs . Nelle macchi ne per tren i-viaggia-;tori, lavornnli a grande espansione, la regolnrizzazione della spinta sulla manovella motrice avviene specialmen te per la grande Yelocità dello stantuffo: nelle macch ine pcl' treni-merci la velocità ·vs è moderala, ma è piLtgrnnde il peso Q per efTetlo delle bielle di accoppia.. mento; e d'altra pari e l'espansione,e quindi la convenienza della rego· larizzazione, non è spinta allo stesso grado che nelle locomoli \'oceleri. Per quanto ù stato ora ospostù, in vece della sempi ice spinta prodoua dal vapore sullo stonluffo, sp inta cli c di remo 'P v =O:< 7?1·ess. en:~u. agisce sulla biella motri ce ad ogni istante la sp iot.a: P = Pv +k, l:t qua le è piu uniforme di Pv, senza essere però costante. - Intendendo che + /,; rn pprcsenti asso,·bimento di forz,i e che quindi diYenti per se stes:;o - k, quando esprime l'estitu:rione, possiamo sc rivere co n maggiore semplicilit: P = I'v - k. b) La slessa spinta Pv , che il vapore comunica allo stantuffo, la risentono pure i coperchi dei cil indri, i quali, essendo uniti alla fìancara della macch ina, la trasmcllono a questa . La macchina ubbidisce alla, risultante di tale clopp itt so llecitaz ione, la. cu i mi SLll'\t ci prefiggiamo ora di determinare. Supponiamo per semplicità. che la rnota e la fiancata d'ognuno dei due lati della locomotiva siano nel lo stesso piano dell'asta dello stantuffo , della biella motrice e della manovella, flCo nsideriamo; fig. ;3,1,

FEIU\OV!AR!O - )(ILITA RI

nna posizione qualunque DB del la uiella spingente la manovella per produrre la corsa in a\'anti della locomoLiYa. . Chir.. miamo a l'ango lo descritto dal la manorella dopo il pun to mot'f:O e ~ il corrispondente ango lo della biella colla linea dei punti morti, che supponiomo essere orizzonta le; chiamiamo R. il ragg io CA della ruota mot rice, r la manorella CB, ed L la lunghezza della biella B D. La forza P nel nodo D dello test.a a croce si scompone nella. forza

verticale P tano-0 ~"' dirclla all'insù, e nella forza cos ~ ~ , diretta. se-iccmdo la biella. Quest'u ltima suppon iamola trasportala in E, punto 4.'inco~ tro della sua direzione col diametro verticale dell a ruota motrice: qui, scomponendolaorizzontalmeote e rerticalmenle, si ripro..duee la forza Pela componente rerti cale P tang (3, dirella ora al.I/,'in_giìì, epperciò concorl'cnte ad aumentare la. pressione della ruota sullarolaia in A. La forza orizzontale P decompon iamola para llelamente a se stessa ::iene forze T, passanle per il punto A, ed S, passante pel centro del.fass-e C; risulla : CE S =P . EA T =P. R Il llammentanclo che in un triangolo i l11li stanno fra loro come il seno .:deo\i rispettivamente op post.i,· si rica Vil dal triangolo E B C: o . anaoli ,.,

+

CE = r sen (oc [3) . cos {3 , ~

si ha perciò: T= p

~ sen (cc +~) ....... (m,). H.

cos (3

11 valore di S si ricava subilo, notando che E A= ll - CE e per <è:Onseguenza: S = p _ p .!.:. sen(oct f3l ..... . Il cos t'

~ me poteva anche dedur.si subito, sapendo che deve sempre essere:

P= Fi g. 3t~

+~-


292.

La forza S applicata all'albero motore spinge la fiancata all'indietro , ma la pressiono Pu contro il coperch io anteriore del ci lindro spinge la fian cata ìn avanti : la differenza Pv - S è l'aliquota di fo rza di trazione, che è applicala alla fiancnta che si considera. Indicandola con F', o Hcordnndo che Pu - P = k, si ha:

+

F' = p .,.C.. sen (°' R ::os F,.= T+k

+ (3) + k I( . ~

J

Ana logo risultalo si ollieoe dal cons.idcrare la manovella quando descriv e il mezzo giro superiore, durante il quale la biella è tirat<i r1,n~ichè spintci. Nella tesla a croce D' la forza P si scompone come nel caso precedente in P ta1rn (3 diretta all'insù, e i n ~ in direcos~ zione dell a biella. Nel punto E' ques ta seconda. forza si riscompone orizzontalmente in P e verticalmente in. P l.ang (3 cliretla alt'ìngitì, epperciò anche in questo caso concorrente ad aumentare la press ion e della ruota sulla rotaia. L&forza :P si scompon e nelle alLre du e S, e T,, applicala la prima in Ce diretta in avanti, e la seconda in A e dirella. all'indietro, i rispettivi va lori delle quali sono (facendo astrazione dal segno per T,): 0

T

'

S

'

~ tcP= P.2:_sen (a,~~,)_ .... R

R

= R + E' C p ·= p R

.

(n)

cos ~1

_i_

I

;293

FEUUO VI.\ HIO-MILIT..\ ftl

STUDI

J> .!._ sen (a, - ~,) R ~ -~-,-

La pressione P11 che il vapore esercita sul coperchio posteriore del cilindro lende a spingere all'indietro la fiancata, invece la spinta 81 dell'asse contro la fiancata in C, tende a spi ngerla in avanti . TI movimento della fi,mcata in questo senso è adnnque dovuto alla forza : 1· sen (a, ~,) F', = S, - P.v =P-~ a k 1.\ cos JJ/ } ... (11) F11 = T,- k

i

Se, invece che andare avanti, com'è supposto nei due casi ora

contemplati, la. locomotint camminasse all'indietro, la biella opererebbe per trazione nella corsa retrograda dello sLao tuffo e per spinta nella corsa diretta, c.onlrariament.e a quanto accade nella marci,t in avanti: ciò non altera 'le espressioni ora Lrovnte, ma le forze risultano in tul caso di rette in sen;;o contrario. La forza P lang ~ sul diametro verticale della ruota mol rice, nella marcia indietro non è più rivolta in basso, ma ali' insù, epperciò dim inuisce la pressione fra. ruota e rotaia. Considerando le tlue forz!:', T ed F' npplical.e nei punti A e C(fì g. 3·1) , si scorge che la prima tende a far girare la ruota attorno al proprio asse con un momento R. X T, facendola strisciare contro la rolaia; e che la seconda tende a sposlare in avanti la. ftan caLa, pi·oducendo acl ognii..stante uuarotazioneall.orno al pun to A. Affinclièanengaquesto ultimo fa t.Lo esiavi,come si vuole, moYimento progressivo, bisogna che il punto A o!Ira ad ogn i islo nte un saldo appoggio, e che non possa esservi strisciamento della mola sulla rolaia: biso!lna cioè, che la forza tan"enziale T oon po~sa viocore l'aderenza r uo ta e rota ia. Delle forz.e F 1 = T + k, npplicale alle due fìan cale della locomotiva , soltanLo le parti T, pari alle reazioni tangenzial i,che sono le sole forze esterne operanti sul sistema. che considel'iamo, p•;ssooo arere azione efu cnce sul centro di gravità. della locomotiva: la pari.e k (dovuta all'inerzia dei pez,.i con molo alternato, e ch e è convenuto sia positi,,a quando indica assorbùrwnto della forza del vapore e negativa quando indica. restituzione) può solo produrre dei movimenti relativi cil centl'o di r;mvitcì stesso. Questa. forza pertanlo conco rre colle allre fo n e interne, cui accenneremo in seguilo, a sollecitu re degli sposto.menti di una parie della locomotiv,t rispetto all'a.11.ra, ossia dei mov imenti interni; ma non ha azione sul movimento rlel suo cent ro di gr:wi tà. Risulln da quanto si è ora detto che, delle forze so llecitanti le fiancate, la sola parte uti le per la trazione dei treni è

fr;

1')

•1· sen (a+~) T= P R · {3 nell a cor&a. relroirnda dello stantuffo, e . . cos ., 1·

r.:en (a 1 - ~ ) ~ nella corsa diretta. co:; 1J 1

1' -= p - ---

R


S1'li0J

FERI\OY!A IH0-:\11 LITARI

La seconda espressione quando si faccia

a,= r, -

· nel la quale espressione l'angolo~ è determ inalo dalla relazione :

a

L sen ;3 =

div iene identica alla prima; e co~ì pure la prima si cambia nella se-conda quand o è a=

1' -

La forza di trazione della locom otiva è la somma delle fo rze sollecitanti le due (iancale, F = T T1 ; e questa somma si può facilmente trovare per ogn i posizione delle rna11ovel le, sapendosj che qncinclo la manovellci del lato cles/;1·0 della loco1no1,i1Jn è cit pmitu-. morto posteriore, epprrciò lo staiitnflò è al p1·inàpio della, corsa. diretta, la manovellci di sinistra è disposta vr1·ticalmenle alt" ùigiù~ epperciò lo stantiiff'o è a metà dctlci corsa 1·ett-og rada ('I). Pertant0 quando oc = 90 (corsa retrograda.), si ha a,= 0° (corsn diretta),. ed i due angoli aumentano poi .entrambi di un'eguale quantità acl ogni fraziono di giro delle ruote motrici . Il valore minimo clolla somma T T1 = F co rrispo nde atl:t pos izi one del punto morto cli un a cl olle manovell e ed è

+

+

=

I'

PR

+ ~) e ponendo in luogo di tang ~ il

a,.

Ciò dimostra che a posizioni delle manorello simmetriche rispello alla linea dei pun li morli cori'i:,pondono egual i valori del la fo rza 1'Tali valori però so no più picco li , a parità di valore della forza P,,. quando la manovella si trovà nella parte posteriore della rnola, che non quando è nell'anleriore; poichè nel primo caso sono proporzionali a sen (a - ~) e nel secondo a scn (a +~) -

Fmin.

Sviluppando sen (45°

l

1' (

+ ~)

(I} J.'imporlantc per la rcgolarita di mQ1•imento è che le doc manoYclle siano cli- . sposte fra loro act angolo retto; e quindi allorchè la mano,·clla di destra è orizzo11taJ1; o al cli dietro doll'asso, la manovella di sinistra c\eve csscro , crticalti, ma potrebbc essere indifforcntcmente al disop ra od ,1 1 diso tto cloll'asso. In pra tica però le si clii. sempre q11 esla seconda po~i1.io nc (Couc,-11: 11, p,1g. 30t..J. (2) Si può verificare ciò gratlca,ncnto, rammentando che i valori di T o di T sono· proporzionali .:ilio lunghez7.c Cli e e~;, (fìg. 31 ) e segnando tali lunghezze per posizioni cli due manonille a 90° fra loro.

dirn~,

·1·

= -1" _ .

valore

·I

v-2 si ricava:

'I' )

i> Il V2 + 1

= .I)

l (

-

. ?'

'

D V2 + 1)

Le espressi on i cli Fmin. e cli Fmass.sonoslale trovale facendo astrazione dalle resistenze del mecca ni smo; quando si vogl iano paragonare co l valore medio dato dr. Il a formola (/') bisogna molt ip licarli pel coe!licienlc ri li rnpporto - 1-· ;;i fa in pralica di 1 /~a l massimo, eppcrciò L

si avrà al massimo V"§"+ ~

=

·I ·,Go circa . Se arnrnclliamo che

alla pressione cffellil'a del vapore su llo stantuffo a metil dcl!a corsa (valore minimo di F), ed allfl media della press ione effelli va ad eguale distanza (circa 0,3 l) da l p_rincipio e da l fin e di co r;;a (va· loro massimo di F), si possa attribuire per approssimazione il valore della press ione ulile med ia 71 11 , siccome nel primo caso k = o, e nel secondo le e - I,; si elidono, e quind i ri sulta in . lui.li e due l) = O X press. eff., si può scri\'ere :

= P D.

l i valore ma ssimo corrisponde alla posizione in cui le du e niano-vellc sono entrambe disposle a Jo" colla. linea dei punli morti e · rivolte in avanti t2J, ed è : . _ 9 'I' -_ ,.,9 E) -r $On (~.5°- Fmass.-,.. R cos~

,

sen ~

Fnwsi. =

sen ,i.5,0

1·

Fmin·

'1t'

d' l

.i.1-

•

= rt · -;:Pii - D-

Fmciss. lt .

0,4·,;,; })11

d'l

O ·

l>erlanto i massimi scostament i della forza di t!·azione del valore ., , cIie o: · F l possono rapprescn Iarsi. appross11. 11 amec110 .' YJ p d' .,

=

11

11

ti vamenle coi seguenti numeri: F 111i11.

:

P : Fmass. F111i11.

:

= O, 'i8:,

F,,1,1ss.

= '>

: I ' I,2:SG

: 8

Ad onta di cosi forti oscillazioni rlella forza di trazione entro


296

STUDI

F ERI\O\'IARIO · ml.lTARI

ogni giro di ruota, nel molo della locomitiva non si producono sensibil i Yarinzioni di velocità, perchè la grande forza viva che essa poss iede , soverchia le momen tanee differenze di eJietto dovute a tali oscillazioni. Dovendo la forza di Lrazione essere minore dell'aderenza in qualunque momento, la verifica di questa condizion o fondamentale ileve farsi rispetto ad {< ' mass. ed invece del solo peso aderente dell a locomotiva, che di remo :u, si deve assume1:e come misura della pressione fra ruota e ruotaia, nella marcia in avanti M P tang j3 e nella marcia

+

in di cLro M - P lang /3. Tn qu este es1)ress ioni lana o. = o

J-'

v'~ .2:.._ = 2 Jl

=

0, 1ll :-il massinto, == 0,13 in media; epport.an to la co ndizione fondamentale della trazione donebbe essere:

+

f' ()'I 0, 13 O ))11) > F1111us. vale a dire > ·1,21> F Ordinariamenl1~ però si pone solamente

f'M > F .. . ... (o) e l'incertezza che si ha sempre intorno al valore del coefficiente di a_tt.1·i1 0 /, giustifica pienamen le la sce!La di tale più semplice espressione.

Moto delle loconiot.ive r; sne p11rturbazioni. - Una locomotiva che rin1orchia un treno deve SYiluppare, per man tenere coslantemente la velocità acquisita, una forza di trnzione pari alle resistenze co m-· plessive che essa e tuLLi i veicoli ad essa uniti incontrano nel muoversi, sia io se stessi, sia nell a ,:ia, sia nell'azione della gravil.à. Quando ciò avviene, la Yelocilà del t.reno si mantiene costante: invece, se la l'orza di ll'azione supera le resistenze, Jn velocità del freno aum enta, e diminui sce se lo re~istonze sono maggiori dell ft fo rza di · trazione. Una di ffereny.a fra la forza e Ie res istenze non ù d' ordinari o esprnssaruente voluta che nell' incamminamenlo dei treni e nella loro . ferm ata. Ma all'infu ori cli queste dne circosl.anzc, rich iedenl i )a prima un grande eccesso di forza e la ser.onda un eccesso di rosisleoza, nella. trazione con l1>comoti ve si procum di stabilire la arossezza dei treni in modo che abbiano da produrre alla velocita. cli e si Yuole, un complesso di resistenze che non superi e possibilm ente

297

raggiunga la forza di trazione normale delle locomotive che s' impiegano . Dopo avere imparalo a determinare la forza di trazione delle locomotive alle di1rerse velocità, per aver modo di stabilire la grossezza dei treni da assegnars i loro, è adunque necessario di dare la misura delle l'esistenze che inconlrano: 11° le locomotiYe stesse; 2° gli ·aHri veicoli del lreno. Siccome però le r esistenze delle locomoti ve e le limilazioni di Yelocitù imposte ad alcuni tipi di esse, lrovano spiegaz ione nell e irregolaritii cli movimento, all e quali le locomotiye sono soggette per cause diverse; così, prima di parlare delle loro resistenze, accenneremo brevemente alle cause cbe ne pet'lurbano : a) la di:-;trilJuzionedel carico sugli a;;si, b) il molo ent1·0 nl uinvrio. a) Tl mantenimento della rego: are distribuzione del peso della loco motiva sopra i :;uoi assi è importante pcrchè da esso dipende la buona con servazione dell e mo ll e di sospension e, l'aderenza delle ruote motrici , 0d il logoramen to dei fusi degli assi e dei cerchioni delle ruote, il qnalc t\ causa di rorti spese e cli considerevoli resistenze spcc:ial lflonte a motivo dell'accoppiamento . - La distribuzione normale, oltrechè dal catt ivo stato dell'arnrnmcnlo strndale, cagionante momentanee, ma pericolose sospensioni di appoggio di qualche ruota, è alterata : 1° Dall e pe nd enze della via, ch e spostano l'acqua della cuJda ia e ag«ravano in t:il modo il carico delle ruote posteriori in salita e v1",I del:e anteriori in discesa; 2° Dal la differenz,1 fra l'altezza del ganci o di trazione (metri •I ,02 circa) al quale è applicata In resistenza del treno, e l'altezza dell'asse motore al qualo è ap plicala la fo rza di trnzione. Raramente il gancio è più basso dell'asse motore, poichè mollo rnre sono le locomotive in cui il diametro delle ruote :;u peri i 2 metri. Generaimonte invece J'nsse mo Iore è sensib ilmente più basso del gancio di trazione, specialmente nelle locomotive-mei·ci. Indicando con h tale difierenza d'altezza e con R l'ent.itit delle resistenze del treno (tender compreso e locomotirn esclusa). il fatto che consideriamo produce la copp ia n h, tendente ad aggravare il carico delle ruote posteriori, e ad alleggerire quelle anteriori. Questo scambio <li carico si fa quasi completamenlc fra l'asse anterio1·e cd il poslel'iore, indipendentem ente


~98

FERROYJ ..\.RI0- 1f!Ll'l'ARI

STU DI

da quel.l i jnl.ermedi; ond' è che, dicendo cl il passo rigido dell a locomotiva , l'entità del pesò che grava in più quest'ultimo ed in meno il : d. . I Rh primo è ala e a· d' . Esemp(o: siJt R = ,3(500 kg, D = serie 801:H OOO F. A. 1:) risulta:

,J,30,

h = ,J,02 - 0,6t>

=

cl = 3,:40' (\oco111o tive ·

0,37 . '

. 3500 ><' 0,37 ., . . .. e spostamento del carico= ,Hl = 4..J O chilogrammi . 3 . .. E se fosse: R 5000, D ·1,20, cl = lk ,'1O(locomOLive da mon tagna F. A. I. costr. Sigl), ri su ltereb be h 0,42 e spos,larnento del . _ 5000 X 0,42 _" . · . ca ri co - 0·12 ch1logrnm1111. 4 ,110 Alleggerendo l'asse· anterior~, la copp ia R h i'acili ta il sollevamento e l'1iscita del binario dell e l'UOLe davanti che guidano la locomo ti va . Tali ruo te risentono per· mezzo del telaio l'azione della forza P tang ~. chela tesLtta eroe-e del gam bo dello sta ntu ffo eserci ta contro le sue guide (V . fig. 3:1") e che ne.Ila marcia in avanti è diretta all' irisu . Questa for;,,~, che si annulla e rinasce ad ogni corsa cli stantnffo, 1froduce dei sollevament i. della pari.è nn teriore della locorn oLiva, lét cui entità cresce coli ' all eggerimento del cari co in questa. parte, e che possoro esser causa di sviamento, specialmen le quando, come avviene nelle locomot ive celeri, essi sono troppo l'apicli ( 1). Fo rtunatamente però nell e locomotive che corrono n !!rande velocità , la copp ia R h ho. un :valore cìuasi nu llo, slanÌ;e Ì~ grtini\ezza delle rnote, epperciò i'I suo effet.to non · aggra va in modo sensibi le I' erfel.lo della. forza periodica P tany ~; · · :3° Dal consumo di acqua e di cornbuslib ilé nelle loco mo tive tender, dal qua le co nsegue una. di minu,.i.one del loro peso ed anche uno spostamen to del centl'o di gravità, qualora non siasi post:a una

=

=

'

}

=

1

(1) 1t

in considora,.iono di tale fai.lo

che

l'Unione tcicnic,1. tc<lesca, per garantire la si-

cmou:i. di marciit dello locomotive, ha stabili t.o che almeno un quarto del peso totale . cli una locomot.iva a 3 assi debbi, cachlt'e sulb due ruote antcric ri, .alle quali ino ltre,

quando % D O semplicemente portant.i come nelle Jocomot.il'e viaggiatori, clevesi dare un JJ ICfOlo diametro per rendere più stabile il loro incastramento fra Je rotaie_.

cura spP.ciale a coll ocare le casse d'~cqutt in )110c1o cla equilibrarle rispetlo a. tal centro; . . 4.0 Dalle é\lterazion i della tensione delle molle per e~etto della Jun;.;;a azione delle scosse, che i diversi moti perturba.tori ~an~10 ri-_ sentire alla caldaia. ed ai telaio. Pet· eli mi nare tali alteraz1on1 co_n vi ene verificare di frequente alla bihlncia-il ca rico sopportato da. c1ascumt ruota, e rico rreggere opportunamente la tensione delle molle, per ristabilire la di-,tribnzione no_nuale dei earichi.

b) Il moto cl-ella locomotiva no{).~ mai pi enamente regolare: entro al binario essa serpeggia, volgendo il suo asse verso destra e verso sinistra nella misnrn co nsentita dal gi1ioco dell a via, e nella sua massa avvengono n1()vi111enti clelle parli, scuotimenti ed osci ll azion i nella misura consentit,1 dall' elast icilit dei legami fra. le parli stesse. I movimenti che vengono a soYrapporsi al tJ10lo di traslazione e eh.e si riferiscono qnasi esclusivamente alla calda.ia ecl rii telai~ so~JQ:. ,1° Un movimento di va e vieni in orizzontale, che d1ces1 nnCtblo, e che è risen tito e contrastato dagli appa recchi di attacco. al tender· 2~ Un movimen to osci lla torio attorno ad un asse verticale, che pùò chiamarsi clùnenamento o sbatt.ùnento (lacet): risenl!Lo e contrastato dalle piastre cli guardia contro le bocco le 1n esse 1~ca~trate: dall'alt.rito dei cerchioni co ntro le r.otaie quando la so llec1 Laz1one e riportala dalle boccole sugli itssi, e dalla.·strella unione col tend~r. Tale movimento è sopratuLlo sensibi le e dannoso nelle macchine a corta base di sospensione, con le parli es treme mollo ìn falso ; 3° Un movimenlo oscillatorio .attorno ad un asse orizzontale trasversale, che dicesi galoppo, od a.nelle, per analogitt col movi: · mento analogo delle nav i, becchtggio, e r;he è risen tito dalle molle di sospen:;ione estreme; · , !t. Un mov imento oscill::itorio auorno rdl 'asse longitud inale, il q(rnle mov imento , co me in marina, dicesi ,1·oltio, ed è risentito e coolraslato d~lle molle latera li cli sospensione. Le cause che producono tali'movimenti ecl ilserpegg iamento entro al binario (per non parlare delle scosse irregolari dovn te acl aspe~·iLit, o discontinu ità nelle rotaie ed in genere al cattivo stato dell armamento della via) devono ri cercarsi nel modo col qu ale si espli ca e 0


300

FEI\RO\' JAUl0 · '.111 Ll'l'AlU

STli OI

varia la forza di tr,u:ione, e nell e reazioni interne generate dallo ~posLamento alternato e di ss imetri co del meccanismo di propulsione. Ii sMpeggiamento del la. locomotiva, di tuua la massa comprese te ruote, è dovuto, oìtrechè all'a1.ione che il dimenamento o sbattimento del telaio e dell a caldaia riporta sugl i ass i, alla variabil ità ilelle due componenti laterali delta forza di trnzione. Queste cCJmpon enti, vale a dire le forze T = p ~ sen (a± (3) H. . cos f3 variano fra. zero, quando la manovella è al punto morto e p _ _,;·_ · · ' H.cos~ . . r = 111 prat:Ga a circa ,J, 02 P -R , quando la manovella è perpendico lare alla bieil::i. motri ce; ed allorchè da un lnto della. macchina una dell e componenti è nulla, l'altra dal l'altro lato ha pressochè il val ore mass imo . . La sol id arietà delle due ruote motrici a1 tenua or a.ndemen le no-li ef. . . ,. ò fett1cl, qnesta. ddlerenza, ma, in cn usa dell'elastici tà delle ruote stesse e dell'asse , rion la di strugge; epperciò la risu ltante F passa ora a destra ed ori\. a sin istra dell'asse longitudinale, al quale è npp licala la resist~nza, creando così una coppia che imprime a tutta la macchina una rotazione ora ve,rso sinistra ed ora verso destra. Queslarotazione si effeLtua per gli assi e le ruote nel la misura consentita dal giuoco fn:1 g.l i _orli dei cerchioni e le rotaie, in relazione alla lunghezza del passo r1g1do della rnacch ina; e pel rimanen te si converte in sbcit- · tùnen to della parte soprnstante alle ruote Le forz.e k soll ecitanti le fiancntedel tela io, in più o in meno delle fo rze latera li T, sono .causa di sbatti mento quando agiscono sui dne lati in modo discorde, sono caus:t di rinc1do quando airiscono da amb i i li1ti co1Hemporaneamente in avan ti o co·ntempor;neamente indietro ('I) . (:l) Si noti la differenza che passa fra le rorza I,, conseguenti dall'a.ccclerazione e dal rallentamcnt.o clc.i pezzi del. mèccani,mo di propulsione, e le ren ioni sta tiche che sono l'effe tto dello spost:amento ùei pezzi stessi, e dello rr11aJi si parlorà in seimit.o. La forza 1,; . fr,1 l'origin~ e il fondo di corsa camhia senso, ment1·e non lo cambiaylo spos t;im ento del mecca111smo: la. ror~a .'' e nulla. a metà corsa, quando invece lo spostamento. dei pezzi e massnno; ess:~ rnru1e ha. il valore massimo i11 principio e in fondo di corsa, quando lo spostmncnto dei pezzi è minimo.

ilO t

Le forze P tano-o ~ che nella marcia avanti spingono all'insù. le auide della testa a croce ( e con esse la parte anteriore del tela10 e della caldaia) e che le spingono all'ingiù nella marcia all'addietro, sono causa di galoppo e di ·roUìo . Si hanno movimenti di galoppo quando tali forze agiscono sui due lati con in~ensità quasi egr'.ale; ba rollìo quando la loro intensità è molto diversa, come avviene p. e , quando una manovella è al 1rnnlo morto (tang ~=o) e l'altra

si

è a metà corsa (tg ~

,.

.

= 1 , valore massimo).

Tutti questi 1novi menti, clotnii:i. a forz egenerntedcill'azione del. va·: ·pore." si s<•vrapponoono uno all'altro e riescono più o meno. sens1b1lt V a seconda della posizione dei cilindri (il dimenamento è minore ~~n cilindri fra loro ra.vvicinati, ed il galoppo, se i cilindri sono orizzontali e le "nicle non distano mollo dal centro cli gravità, è quasi nullo) ed a ;~conda delìa libertà che loro conced?r~~ i giuochi de\l~ piastre lli goardia, l'unione col tender, e la elast1c1la delle molle d1 sospensione. · I movimen ti pn•dotti dalle forze ora accennate non possono_ ev itarsi; si possono invece attenuare granc1emente 1 con conlrappes_, opportunamente delerminati, i movimenti che le p~rli _sospese risentirebbero per le rea:zioni al moto alternalo e per1od1co delle masse costituenti il meccanismo di propulsione. Il centro di 1rravit.à della locomo ti va, come di qualunque sistema o . sollecitalo da forze, si muove per la sola azione delle forze estern_e (reazione delle rotaie sulle ruote e azion e della, grav ità nelle cliscese\. ·senza che le forze interne, le quali si elidono fra loro due a due, ,possa.no modificare la sua posizione. Pertanto quando u1~a. forza interna sposta ri:=;petto al centro cli gravità una par!.e del ,s1stema, la fo rza con traria deve spostare contemporaneamente un al~ tra parte in modo da mantenere inalternLa la positione .del cen tM d1 grav iti\. - E questo è ciò che avviene nelle locomotive a cag '. one del moto dei pe,.zi del meccanismo di propulsione (slantulTo, biella m,>trice manovelle e bielle d'accoppiamento): il loro spostamento periodi~o ed alternalo, se non si fa accompagnare da un corrispon_dente spostamento di altrn massa in senso inverso, può delerrn1-


302

STl'DI

nare nel Lelaio e nella caldaia Lutti e quaLLro i movimenti perlurbatori stati più sopra enumera ti. Supponendo non ·vi siano con trappesi, quando su entrambe le fian cate i pezzi del meccanismo si spostano contemporaneamente in nvanti ocl all'indietro, la caldaia e il telaio devono spos tarsi (in proporzione in,ers.t alle masse, cpperc iò di qnautitit molto più picco le) indietro o in avanti, e si ha il 'l'inc1tlo. Qu esto costitui rebbe la sola perturbazione ori7.zontale se ili apparecchi di propulsione clell e due fiancate foss ~10 in t.utto simmetrici, o se non vi fosse che un solo cilindro sull'asse della macchina; irwece il movimento del mecco.nismo m i due lati no:1 è concordante che.ad interva lli, e preci~amente lo divi ene e cessa d'esserlo ad ogni qnarlo di giro della ruot a motrice. E CJ'inndo · vi è discn rdan;rn,. ossia da un lato vi è sp·ostamenlo in avanti e dall'altro indietro, il tela io e la caldaia sono soll ecitati a girare orizzontalm ente e si produce lo sbattimento . Ma ollre a spostarsi avanti e indi etro i pezzi del meccani smo (esclusi lo slnntuffo, il suo gambo e la t,esta a croce) si alzano e si abbassano, ora in modo concorde su i due fianchi, ora in modo opposto. Quando da un !alo vi è alzamento e dall 'altro abbassamento , il telaio e la ca ldaia, ri sentono la'. so ll ecilazione inversa, oscillano, piegando ora su un fian co ora sull'altro , e vi è rollio . E quando il molo in senso Verticale è co ncordan le, siccome il centro di vo-rafi tà. del meccanismo non r.oincide con quello di tullo il sistema, la macchinn è so llecilal.a ad un movii11ento cli gatopp'o; quesla sol lecitazione però è' di ben poco momento. Le bielle d'accoppiamento fanno parte delle masse con movim ento alternalo, e quando, ri spello al centro della ruota, sono dalla stes;:a parte della biellÌ.l motri ce, esse aggravrrno le per'lurbazioni: quando invece (come si usa culi oca rie nelle macchine a cili ndri interni) esse sono dalla parte opposta, le attenuano; perchè il l1}ro spostamento r iesce sempre contrario a q_uel lo de61i altri pezzi. Le perturbazion i che produce lo sposi.amen to del mecca ni smo di propnlsiçme si possono distruggere cory un co rrispondente sposlamenlo in senso inverw di altre masse, che diconsi conlrappesi, perchè si applicano dalla parte opposta alle manovelle, n~lle quali si possono supporre concentrali i pesi soggetti a 1hovimento alternato.

FtRRO\"I.\RIO- lll LITARI

303

Le masse che ri sentono uno spostamento orizzontale sono: la manovella rapportata s1w bottone ( I ), la biella motrice, le bielle d'accopp iameill.o (che supponiamo conco rrenti co n quell a. Ii1otrice) e lo stantulTo, le quali tutte risenlono gli stessi spostamenti orizzontali del bottone della manovel la. - Qnelle che ri sen tono uno spostamento ,·erLicale sono: la manovelh rapportata al bollo ne, le bielle cl'accoppiarnento e parle della biella motrice (2) . Come si scorge nel senso rerticale i conLrappesi devono equ ilibrare delle masse considerevol mente minori che non in senso orizzon tn le: da l clie conseguo che i medesimi non possono annullare tutte le perLurbazioni che abbiamo e,mminate. Sesi adoLlassero contrappesi suflìcienLi acl annullare le perturbazioni orinontali, si in · trodurrebbe un 'altra causa cli perturbazione v,erticale; poichè la forza centrifuga proclolla dall'eccesso del contrappeso applicalo, relativamente a quello occorrente per annullare le sole perturbazioni rnrticnli , renderebbe variabile la pressione l'ra ruota e rotaia, o prodnrreb be rapidamente nn con:;umo ineguale dei cerch ioni con grave danno clella durata delle macchi ne, clell a. resistenza delle rotaie e della sicurezza di marcia. Riguardo alla sicure7.za di marcia soprattu tto, è irnportant.o c,he le loco moti ve celeri siano equilibrate solamente in senso verticale; poichè altrimenti l'eccesso di forza cenlrifuga1che diviene grande per la grande velocità, tende a sollevare la ruota dalla rotaia, e (quando concorre con una pertur!Jazione producente un all eggerimento momentaneo del ca rico sulla molla soprastante alla ruota) può farla uscire dal b.inario, com'è avvenuto diverse .volle t Couche, H, pag. ,1:Qf.i). - Per le locomotive merci ,

al

(ll Se )I o I:\ massa dcli,\ manovcll:1 e a la, clist.anza del suo centro cli grav ito. dal centro della mot.1., si computa. come applicata a\ bottone solt.1nto una massa )I, determinata in n)odo cho il suo momento slC1lico (O quindi anche la sua forza centrifuga) sia eguale ,11 momento st.11.ico cli M; si r,L cioò: i\11 1· M c1. Analogamente si valutano i conlroppcsi in relazione alla di:;l,tllw, del loro centro di gra1•ità dal centro clolla ruota. (2) Indicando con J. la hrngltczza dcll:i ]>iellct motrice. e con À i.i, clistan z:i elci suo centro di gravit.i, cl.i,! perno alla testa a croce, ò faci le , 1ec1cre che lo spazio porcorso

=

verticalmente dal contro stesso

e soltanto ~L .

dolio spazio percor:;o dal bottono della .

manovella. Perciò si <leve snp1>or re concentrato nel hottonc stesso solamente la frà· .

À

z1onc i:' del peso clell:i biella; la quare rraziono corri:;1iondc al peso della biella che cf· fetlivamente grn,•itn sul bottone della manovclkt.


• 30!~

STUDI FF.R CIOVIAlUO-:\ll LITAR I

nelle quali in causa della piccola velocilà la forza cenLri fuga non è molto sensibile, alcuni, nell'intento di non stancare troppo gli appàrecchi di trazion e con una for te azione di rinculo, adottano contrappesi un poco superiori a quelli delle perturbazioni verticali , senza però mai raggi ungere quelli delle perturbazioni orizzontali (generalmente non vanno pitt in là di 1/ 4 ad 1/ , della diffe renza fra i due). Ma qualche volta le picco le ruote non possono ricev~l'e completamente neanche il solo contrappeso degli spostamenti·verticali . I moti anormali della locomotiva provenienti sia dalla via, che dall'azione del vapore e dall 'insufficienza dei contrappesi, riescono tanto meno sensibi li quanto più la locomoti ,,a è pesante, quanto piit strett.a è la sua unione al tende,r, e quanto più lungo è il stio passo rigido : i cilindri interni perturbano meno di quelli esLern i. Data una certa costruzione, le· perturbazioni che si fanno sentire ad oani rri ro delle t'uoLe, crescono di numero e di intensità col creo r, scere della velociLil: è per questa ragione che le locomotive merci co n focolare in falso e corto passo rigido non possono, senza compromettere la loro conservazione e la sicurezza di marcia, correre a velocità più grande di ,W-45 chilometri; ed anche meno se iso late, poichè lo sballimento ed il rinculo aumentano in questo caso assai considerevolmente.

(Continna)

lng. L.

CONTI-VECCHT

:l(aggfore nel 1° rngg . bersaglieri.

RIVISTA ESTERA __,.,__

ORDINAMENTO DELL'ESERCITO SVIZZERO

Or sono circa due anni fu pubblicato per cura della Scuola di guerra, ad uso , essenzialmen te, degli all ievi della Sçuola stessa, un mio lavoro concernente l'oi·dinamento degli eserciti, germanico, aust1·0-tt,ngarico, {rnncese ed ital1·ano, lavoro che, ridollo alla sua vera e modesta espressione, altro non era che la rocçolta di una serio di dati rclntivi a ciascuno degli eserciti ora menzionati, coorùinati in guisa eia rispondere a quanto richiedel'asi dalla II parte del programma d'insegnamento di organica militare. In quelln ci rcostanza il colonnello comandante in '2.0 della Scuola di guerra, mi fece osservare come sarebbe stato opportuno completare il mio studio coUa e.;posizione di quanto concerne le istituzioui militari della Svizzera; isti tuzioni che, avuto rigunrdo alle speciali condizioni topografiche ed al la giacitura geografiça di r1uesto Stato, al le sue tradizioui militari cd ai pregi intrinseci dei suoi :;oldali, conferiscono alle fo rze arm:llc di esso uua importanza eia non trascurarsi, sia dal punto di vista della forza numerica, sia da quello della costituzione organica. Rispondo ora, sebbene un po' tardi, all'autorevole invito. Credo fare con ciò opera forse proficua per gli ufficiali allievi dell::i Scuoln cli guerra, risparnrnwdo ad essi, che giù hanno taute occup.izioni , e tempo disponibile non certamente eccessivo, un po' di lavoro, e fornendo loro, nel caratteristico e alT::itto specia le ordinamento militare svizzero, un elemento di piLL per la discussione e per l'esame de i ùilTeren ti problemi dì organica militare. 20 -

ANNO XXX, VOL. lii .

•


•

\

306

R IVISTA

E~ ora ?eb~o anzitutto dich iarare che per la comp ilazione cli questi brevi cenm n11 sono servito: sia di alcuni pochi elementi che già avevo raccolto mP.ntre ancora ero insegnante alla Scuola di guerr;, :;ia, e largamente, della pregevolissima opera del colonnello Feiss comand_ant_e l'ar~a. di fa~ter ia in Svizzera, sia inG ne delle varie pubblicaz10n1 ufficiali (leggi, messaggi, or~inanze, ecc. ). Genera.lità.

Nel 1393 veg1;;iamo per la prima vol ta, nella storia degli Stati elvetici, gittate le basi di un organismo militare che meri ta di essere detto federale, perchè riferentesi ad un notevole numero di queoli Stati , C?llfeclerati:;i a COn1l~ne difesa. Questo ordinamento ebi)e una prima sau· z10ne rolla convenzione di Sempacb, e fu poi confermato col patto di .3tanz il 22 dicembre 1fi.8 1. Successiv.<>.meute cruell'organisrno, per così dire, embrionale si estende, 1

307

ESTERA

. Procurerò pertanto di attenermi strettamente nella esposizione, al l'ord1n.e ed a.I .metodo .da .me già seguito nel trattare dei quattro . principali ~serc1.t1 europei; w;chè cruesta potrà riguardarsi siccome una appendice di quella pubblicazione. . Indip.endentemc~t_e po i dallo scopo peculiare che qui mi sono proposto, nvolgendom1m particolar modo ad una poco numerosa, per quanto eletta, schiera di ufficial i, mi accingo di buon grado a questo breve lavoro, per,;hè ritengo essere cosa utile per tutti noi Italìani il conoscere da l punto di vista dell'organismo mi li tare anche la Svizzera come conosciamo la Fra ne ia e l'Austria-Ung:heria. ' Chi può prevedere infatti le vice~de politicbe e le vicende militari di una guerra che noi avessimo a sostenere con uno di cruesti clue ultimi potenti vici ni? Chi può con sicurezza dirci se non potremmo, in d~te event.ualità, scorgere ulll\ minaccia là dove la n~ut~al ità terrìtorni le parrebbe ·gu"rentirci? Gli scritti ~cl. colonnello (_ora generale) austro-ungarico von . Haymede sn_l la g1~c1tnra strategica della Svizzera rispetto agli Stati adiacenti , e 1 dotti studi geografico- mil itari del nostro tenente colonnello Perrncchetti, per la parte che si riferisce al lo stesso argome;1to, mi confermano che questi punti interrogativi hanno ragione cli affacciarsi alla mente di un soldato_italiano. ·

1

•

,si svilu ppa ed acquista, a mano a mano, assetto e caratteri ben definiti, attraversando una serie di trasformaz ioni accen tuate cronologi-cameote: 1° Dalla Defensionale cli ,vyl , anno ,t64.7. 2° Dalla Defensionale federale del •I8 marzo ,t 668, a cui tiene dietro 1a Defens iona le del 7 settembre '1702, che tuttavia non modifica sostanzialmente la precedente. 3° Dalla legge 113 dicembre 1798 relativa all'orclinaménto delle mitizie elvetiche, la quale non ebbe mai piena applicazione. · 4° Delle leggi federa li: 8 maggio ·1850 sull'ordinamento militare <della Con(ederazione svizzera; 19 luglio ,1850 concern1mte le esenzioni -e le esclusioni dal servizio; 27 agosto 485·1 che stabilisce i conti ngenti 'in uomini, cavall i e materiali vari da guerra che i singoli Canton i debbono forn ire all'esercito fede rale. 5° Io fine dalla legge H nov~mbre 1814 a cui si informa, in massima, l'attuale stato militare della Svizzera, e per giungere alla quale 11100 pochi furono gli ostacoli da superare, gli attri ti eia vincere. 1

Sino al ,J866 la ,Svizzera si era creduta sufficientemente gt;arentita dal trattato del 18'15. I risultati e le vicende della guerra di quell'anno tra Am,tria e Prussia e quell i della successiva tra Germania e Francia, ~vevano scossa in parte quella' fidente sicurezza e ' avevano fotto sorgere nella pubblica opinione il dubbio che la neutr11lità territoriale non potesse, sola, senza l'appoggio di un esercito fo rte e meglio rispondente alle moderne es,igenze di guerra, offrire bastante garanzia alla integrità della Confederazione . E però quella febbre di riforme degli ordini militari, che tutti aveva invaso in Europa, si manifestò, n'on senza ragione, anche in Svizzera. La Revue m1:litaire suisse ("873) rispondendo a studi critici apparsi ~ella Schweizer Grmzpost scriveva : " La quistione dell' onlinameoto -« ~el nostro esercito ha oggi acquistata una notevolissima importanza; -« 1 numerosi progetti che sorgono da ogni parte ne fanno fede, e do« ~unq~e attorno a noi iu Europa i governi modifieano il regime sotto « ti quale hanno vissuto sinora. Non soltan to i grandi Stati attendono « a_ ricostituirsi militarmente su nuove basi, ma anche le piccole na« z10ni vi si consacrano; l'Olanda , i'1 Belgio, neutrali come noi , pro,. curano cli acèrescere le proprie forze armate, in numero e in qualitll ». ~er concreta re radicali riforme mi litari era d'uopo toccare la costi,tuzione allora vigent.e; ma 1, ciò la maggioranza del popolo svizzero si

•


308

309

RIVISTA

ESTERA

era pronunciala recisamente contraria ( mnggio 18n ). No n pochi ritenevano fosse possibile, senza distruggere da cima a fondo tu tlo quanto, già vi era, creare una nuova orgauizzazioue la quale rispondesse alla e5igenza tli avere milizie solidamente costituite , pur riman endo ne~ limiti imposti dalla costituzione del ,f 848. Gli è in quel tnrno dì tempo (1873) che furono pubblicali i progetti di riordin amento dell'esercito redatti dal tenente colonnello (orn colonnello) Feiss, e da i colonnelli federali Parravicini e Wieland; donde critiche e discussioni pi ù o meno vivaci da parte dei periodici mi litari e da parte, in genere, di tutti i competenti in materia; discussioni fr critiche che avevano il salutare effetto di predisporre l'opin ione f)Ubblic11 nel senso di quelle radicali rifo rme che i più illuminati credevario necessa rie. La vi ttori11 arrise a <presti ultimi, no!l però senza lotta Ostinata. l;rutti della vittoria fu rono: la UUOl'a COSlituziono federale (~allzionala il ~9 maggio 187,i.) e la legge •H novembre •1874 più inrianzi accennata, in virtù della quale l'eserci to svizzero assunse quel ca rattere di n:izionalitil, p~r così. dire,. di cui dianzi aveva difetto.

2° Ordinare più raziona lmente l'esercito abolendo il sistema dei -contingenti scalari già in vigore;

Colla legge 1 1 novembre 187.~ il legislntÒre si propose di rnggiungcre i seguenti scopi: ' ,fo Appl ica re severa mente l'obbligo di servizio mi litare ~ediante il migl1oramen10 dello dispo~izion i relative 111 reclut11mento ed all'ispezione sanitaria, in guisn da ridurrn in più stretti limiti le dispense (I ).

Segt,e Specchio A ,

CANTONI

•olazìoncmaschile Popolazione svizzera EITelliro di t ruppa Po1 presente in Svizzera ma~chilo presente incorrora ta noi Sin- al ,1° dict'mbre 1870, in Svizzera il t<• di· Cantoni alla 11- che non prosta sorcemb.1870ed in età goli vizio sobbenc ne abncdol 1870. di prestar~servi1.io bia l'età proscritta.

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5.ooa

230,978

35,0 3i,9 62 ,7 55,8 50,9 66,8 56.2 40,7 45,~ 53,4 29, l 57,6 4i .5

-

t,.; ,o Gl,8 58,0 G.S,6 53,5

S PE C CH IO u .

(I) Dagli specchi seguen ti, r irerenlisi ad epoca precedente alla nuova lcg6 e, risulla il mod o poco eq uo col quale ven!va riparUto l'onere del servizio, e la notevole f)ro·

porzione delle dispt'nse. s p [~Ce H I o A ,

Popolazione svizzera E..,. . , . masc hile presenLo !•Otll\ o d1, ln!ppa in Sv,1.zcra ìl 1• di- in corporata neismcemb.t870 cd in età 'goli C.1ntoni alla fl. di presta re servizio ne del t870.

CANTO N I

--------~ ------------~]~!: ! ] ~1 ·a~ «

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~ Q~S o'- e rJ)

Totale

Il(ll·O<t.

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Lucerna . Ori . . Schwyz .

A 1·iporlarsi

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Totale

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46,833 1.1,37 !O,m , J,o u,1 u 87,298 ii,72 37,122 4'" 5 50,176 24,orn rn, 12 o,s21 ~f a rn, 145 2,755 l i ,33 1,59{ :,, ,9 1,161 _ _ 7,_91_5___16-',8_5_ \_ _1•.:. ,!_8_3 _ ~ ~

169,772

CA NT O N I

CA NT ONI

~

..

o.,

Zurigo .

~ ~f~ :ii -~-a ~..=e 0

. Totale

Popolaziono masc!r,lo presento in Svi1.ze r~ al i O dicembre lSiO, che non 1>rl'Sla scr· vizio sebbene ne ah· bia l' età prescrill.l.

96,915

57,0 57,5

60,7 4:!,t

.'~7,2

--·-

.Zurigo . Berna . Lucerna Uri . . . Schwytz . Untcrwald. Glaris . Zug . .

'Frilrnrg Soletta . Basilea

I éicampagna ttà : .

1, 3 H

39 5~ 5:! 69,5 62 37 1, 4 49 33

H 27 30 t4 ¼I i 3,5 ¼2 l.3 39 t9

23

SciafTusa . Appenzcll. San Gallo.

Grigioni .

Argovia . 1'urgovia. . Ticino . . Vaud . . Vallcsc. . Neuchàtet Gi nevra .

.,

59 54,5 46 70 42

26 1. 7 22 {5

tS 29 36 1.5

52 51 53 38

l.O

5!

15

t,:2

37

43 t2 (Vedi Messagaio del Co11&i9li-0 federale all' A. ssem)lea federale, circa il pr ogetto di ,un n uovo ordinamentu militare. - i 3 giugno 1874 ).


3,1I 31 0

ESTERA

RIVI STA

30 R!ordinare opportunamente le singole unità tattiche;

Riforma re l'amministrazione mi lit"3re. 50 Riformare il servizio sanitario . , ~: ~ igliorare il reclutamento degli ~fficiali e quello dei sottufficiali.. , ssegnare permanentemente gli ufficiali superiori ai cor i· sta'" bili ,ret tuna precisa distinzione tra, oal i ufGicia .· 1·i d'i tIU . ppa e 0oli. ufnc1 p' . ·di. ' d sa o maggiore; go Ordinare il corpo di stato mn,rrriore. ul1ì~iali 'e do·i so Id at,. · 0 1goooMigliorare n· · l'istruzione · deoli ' '.partir~ l'esercito in divisioni territoriali: , ' componenti l'e.· 1 ·1° D1stribmre. il ma te· ria te da guerra fra .i corpi ser~1to, e rog_ola_re '. rapporti tra la Confedornziono ed i sinooli can toni 0 pei quanto si riferisce al materiale stesso . 1 ~o Assicurare il buon funzionament; del servizio di .rimonta in, caso di guerra ; ·I 3~ Riordinare la cavalleria mediante la partecipazione della Coofederaz1011e alle speso per l'acqnisto cle·1 cavn 11·1,. ,1~o Dare uo~·me regolamen tari por l'impieoo delle ferrovie in alJO . 0 10° Determ · d · o rra, fra le autorità p~~~t~;h:n e;~, o più plre~iso che pel passato le relazioni B I genera e m capo· 1 o Dare normo regolamenta ri circa le co:npeten;e dei mTt . 17• Istitni re il clipartimento militare foderale 1·1 l i i ari _; sponde · ·t · , qua e corriI 1 111 ce1 _al_ guisa al nostro Mj nistero della guerra. . .a egge m, ,tare dente lt ·h. . dell 'anD"o . . .1874- si dist"mgue. pertanto dalla .prece• 1'1 os rec e pe1 ~agg1ori gravami imposti sia ai sio110Ji individui O srn a o , Lato per ciò che essa è · I d Il' . , '. . ' esseoz1a mente informata al principio' . . . e a_ccentrnmento; sost1tu1sco cioè, in aran al'te il poteri cantonali con • O d Il o .p , pote1e centrale aJ. d li' .' prn itto e " omogeneità nella compaoiuo n1ca e esercito . 'o orga.j.o

1

CA PIT OL O P RI MO R ecluta.mento .

§ L . ~ RINCIPIO SU CUI RIPOSA. LA. LEGGE REUTIVc\ \L RE

d1z1oue qui u:;nta non sarebbe , . . . ·. ' _cL UTAltENTO. La sola le11rre militare ,., CJU I e~atta, dg,ncche la Sv1z.zera possiedo uua, IN') a e comprr.n ·· · clutamento "ll'o d., " · e tutt O quanto s1· nfcrisce al re-' " r mamento' ecc·, e qum · d.I non ha una legge esclusi-·

vamente sul reclutamento. E però con più proprietà diremo che la legge militare, in quanto concerne il reclutamento dell'esercito, è basata sul principi•> dell'obbligo generale e personale al servizio mihtare d·i tntt·i ·i citt<idini tleLla Confederazione.

EccEZIOKI E TE}{PEIIA~IEKT l ALL'OBBLIGO GENERALE DEL SERV IZIO MILI-

Sono nullameno ammessi, a tutela degli interessi sociali dì varia uaturn e degli interessi più proprii dell'esercito, talune eccer.ioni e taluui temperamenti all'obbligo generale del servizio sottb fo rma di:

TARE. -

A) Esclusioni; B) Esenzioni; C) Proroghe nella prestazione del servizio. J\) Escr.uslOKL - Per mantenere alto il livello morale clell'esorcito e per guarentirne il prestigio, :;ono esclusi dal servi1.io tutti gli indi · vidui i quali, in conseguenza di procedimento penalo, furono privati

dei diritti civ ili . B) EsE:-.z10~1. - Le esenzioni distinguonsi in due categorie, cioè: esenzioni de(in-itive ed esenzioni condizionate. a} Sono esenti de(i.nitfoamente dnl servizio g·li inabili per iufer· mità fisiche od intellettuali. e coloro che non raggiungono lo sviluppo fi sico ritèouto indispensabile pel :.oldato. L;esame e la decisione concernenti sia l'atlitudioe personale al servizio, sia l'assegnazione degli individui alle di ver:;o armi, è di competenza dell'amministrazione militare federale, la quale procede cl'acconlo colle autorità cantonali. La Confederar.ione emnna le prescrizioni concernenti la composizione e l il modo di procedere delle commissioni di reclutamento (art. ·1 ,~ della leggo). Questa di:;posizione dell a legge è resa esecutiva: dall'Istruzione sulla 'Visita. sanitaria delle reclute e sulla ri{o'rma dei milritari d·i·veniili inabilri al servizio iu data '22. settembre ·1875, modificata in parte dall'Istrwiione del 3•1 luglio •1877 . dal Regolamento per L'esame del!e reclute e pM' le scuole comple-

mentari iu data rn lnglio •1879. I giovani che, por ragione di età, sono obbligati a concorrere alla leva, debboosi pre:;entare a tre commissioni distinte, cioè:


312

ESTERA

I\l l' ISfA

·1° alla comm·is.çione d'esame, incaricata del la v1s1ta sanitaria; 2° alla commissione pedagogica, che constata il grado di istruzione generale del reclutando (·l); 3° alla commissfone di reclittamento, la quale procede alla ripartizione del contingente annuo tra le varie armi ed i varii corpi dcli'esercì to. · Il limite minimo di statura pel soldato è fissato a metri '1,56; tuttavia i giovani robusti e che per ragione professionale o per speciale attitudine ritengousi proprii al servizio delle truppe d'amministrazione, oppure siccome tamburini, trombettieri od operai militari, posrnno, in seguito a decisiaue motivata dal la commissione d'esame, essere arruolati purchè non abbiano statura inferiore a metri 1,M. , Per ciò che riguarda il criterio dell'ampiezza toÌ'acica, considerato siccome indizio. di auitudine fisica al servizio militare, le disposizioni attualmente vigenti in Svizzera :;ono identiche a q~elle che già erano in vigore presso. di noi (Vedi Regio Decreto 8 settembre ,1881 e Atto N. 162 del lo stesso anno) . Quindi il perimetro toracico delle reclute deve raggiungere. a!men~ la metà della statura, e non essere in verun caso iuferiore a me1.ri 0,80 • b) Sono esenti cond'iz,ionatam,ente i titolari di funz ioni o di itnpiegh i i quali rispondono ad interessi di ord ine generale. La legge (art. 2) dice: « Sono esenti dal servizio militare per la du« rata dello proprie funzioni o del proprio impiego: « 1° I membri del Consiglio fed erale, il cancelliere della Confe« derazionc ed il cancell iere del tribunale federa le; << 2° I funzionari e gl i impiegati dell'amministrazione delle poste « é dei telegrafi, dell'amministrazione del materiale da guerra federale, « dell'ammi.nisW1zione delle polveri, d_ello officine militai:i federali, degli « arsenali federali e cantona li ; « 3° Il direttore e gli infermieri iudispensabili al se1·vizio dei pub« blici ospedali, i direttori ed i guardian i dei penitenziari e del le pri« gioni preventivo, gli ufficiali ed i gregari appartenenti ai corpi can« tonal i di polizia, i doganieri e le guardie di confine; « i. 0 Gli ecclesiastici che non eserciiano le funzioni di cappel lano « mil itare; 1

·(il L' esame a cui sono sottoposte le reclu to vcrt.c sulle seguenti materio: leLLura, :~crittura e composizioM, :iritmelica, geografia, storia, legislazion11 in quanto si riferisce ali(~ costituzione federalo. I giovani e:;arnioati sono, per ogni materia, classificati in cinque categorie di merito; coloro che per deficienza in qualche esame risultano ascritti •all' ultima categoria, debbono fref]uentare una scuole, coinplernentare.

« 5° I maestri di scuole pubbliche' i quali possono, dopo aver « preso parte ad una scuola di m"ute, essere dispensati da ogni ~ti« teriore servizio, se i doveri della loro carica rendono ciò necessario; «

6° Gli impiegati ferroviari incaricati della manutenzione e della

« sorveglianza del le linee e gli irnpieg::iti al traffico; gli impiega ti di « imprese concessionarie di battelli a vapore, gddetti specialmente al ser« vizio dei battelli stessi (,I ). « Allorchè in tempo di guerra il servizio dei trasporti militari per « ferrovia e per acqua è organ izzato, gli impiegai.i ora menzionati sono <<

considerati in servizio militare e non possono quindi essere obbligati

« a p:igare una tassa militare qualsiasi ».

C) PnoHOGHE. -- I giovani che attendono a studi scientifici sono obbligati, come gli altri cittadini in genere, al servizio militare. La legge tuttavia prescrive si provveda a che l'adempimento di quest'obbligo avven"a in cruisa da nuocere meno che sia possibile al regolare andame:to de[ii studi stessi. A tal fioe gli allievi degli istituti snperiori di educ:izione possono ottenere proroghe nella prestazione del servizio. La legge svizzera, più restrittiva delle leggi degli altri Stati relative al reclutamento, non ammette esenzioni dal servizio per motivi di fami"lia e non ammette esenzioni assoli11e per veruna, causa , imperciocchè (ar~. 3), prima di essere aut.orizzato a far valere un titolo qualsivoglia che dia diritto alla esenzione, ogni cittadino svizzero, fi sicamente idoneo, deve avere assistito :id una scuola di reclute ed essere stato asseg.nato ad im corpo di truppa. · · Qnes!a relativamente rigorosa applicazione del principio dell'obbligo generale del servizio militare .personale si spir,ga, del resto, col la notevolissima differenza fra gli oneri che da quest'obbl igo derivano agli

(il VLwlsi faro una riserva in quan to concerne le disposizioni contenute negli articoli 2S e 70 della h:l'"'e relativamente agli impicgat.i ferrov iari. L'articolo 28 pres; rive che le compagnie ferrovieri (arma del genio) siano formate, sem.a aver ri guardo alJletà, cogli 011erai ferroviari addetti alla manu tenzione delle linee. - 11 personale cJ i queste. com pagnie e reclutato fra<ruello d~lle soc1eta che esorcit.ano le stiade ferratl\, in proporzione dello sviluppo chilo'.netnco d1 _c1a.scuna. rete sociale. - L'ascrizione alle compagnie ferrovieri dura nuche glt operai cli cui ,opra conservano il proprio impiego nella manutenzione; mutando impiego cessano cli appartenervi. . . In virtù dell'articolo 70 hav,•i presso lo stato maggiore generale, fin dal tempo dL pace, una sezione speciale costituik'l con personale d'ammin istrazion ~ e d'esercizio delle ferrovie.


svizzeri, p·er rispetto agl i oneri che l'obbligo stesso, sancito dalla legge, impone ai cittadini italiani, fnmcesi , austro-ungarici e germanici.

•

•

TASSA MILITARE E LIDRETTO Dl SERVIZIO. - Ad imitazione <li quanto era stato fatto in Baviera, allorchè nell'anno ·1868 vi si adottò il servizio mi litare personale obbligatorio, veggiamo in Svizzera imposta ad ogni cittad ino in età di servire ne.Ile fil e del l'esercito, abitante nel territorio del la Confederazione o fuori di questo, e che non presta effettivamente servizio, una tassa ann na detta tassa d'i esenzione. La tnssa d'esenzione const.a di due quote, l'una personale e invariabile di L. 6; l'altra supplementani e variabile, in proporzione al le condizioni ùi fortuna ed al reddito, rego lata nel seguente modo: 1° Per 4000 lire di capitale netto (beni mobi li od immobili) tassa di L. ,1,50; 2° Per 100 lire di reddi to netto tassa di L. 1,50. Allorquando il patrimonio netto di un contribuente non raggiunge la cifra di •I 000 lire, non è sottoposto a tassa supplementare. L'ammontare della tassa non può, in verun caso, $Uperare 3000 lire. La tassa d'esenzione si paga per un numero di anni corrispondente a qùello del vincolo ::il servizio militare, tuttavia dall'età di 32 anni compiuti all'età di H anni compiuti la detta tassa si riduce dellé'\ metà ( 1). Mezzo import.ante per gu::irentire la esr.cuzione della legge, il\l ord ine all'obbligo genr.rale de.I servizio, è il libretto di ser1Yir.:io dlC viene dato ad ogni individuo, sia esso obbligato a servire come saldato od a pagare la tassa mil itare. Questo libretto contiene i contrassegni personal i del portatore, l'indicazione della sua posizione rnilit::ire, e la prova che ha servito nelle 61e dell'esercito, oppure d1e paga la tassa . Oltracciò il l'ibretto d;i, serviz·io ha per scopo di consentire un controllo costante circa la prestazione eQ'ettiva del servizio, dovendo il libretto $lesso esser€' esibito alle :iutorità ogni qnal volta l'interessato lascia un comune per trasferire io altro comune il proprio domicilio. 1

1

315.

ESTERA

RIVISTA

Coloro che all'epoca della v1s1ta, pure non essendo dichiarati ass~lutamente inabili, non raggiungono la voluta statura e l'ampiezza toracica corrispondente, sono r'invia"Ti a successive visite sino ::i che abbiano compiuto i 22 anni. Se a qnest::i età non hanno ac:quist::ito lo-· sviluppo fisico richiesto dalla legge, sono, senz'altro, riformati. § 4. INCORPORAZIONE DELLE RECLUTE. - SCUOLE PBR LE RECLUTE. - Du- · DEL SERvrzro :,nuT,\RE. - L'incorpornione delle 1·cclute ha luogo entro l'anno da cui com incia l'obbligo di servire nelFesercito, tostochè · l'istruzione delle reclute stesse è com piuta. Questa prima istruzione, non tenendo conto della istruzione prep::iratoria, è impartita nelle scuole per le rechite (·I), di cui faremo cenno-· più tardi. Legalmente la durata tota le del vincolo al servizio mil itare è, per ogni cittadino svizzero, di 2.5 anni, cioè da l ·I O gennaio in cui compiesi i} 20° d'età al 3·1 dicembre dc{ll'anuo in cni compiesi il H-0 •

RATA

I

1

§ 3. Er.ì.. DELLA CHIA)I ATA AL SEl'\VIZIO MILITARE (art. 1° della legge più 1

volte citata). - Ogni cittadino svizzero è obbligato al servizio militare dal ~0 gennaio dell'anno iu cui compie il 20° anno d'età. O) Per maggiori par ticolari veggasi la legge 28 giugno l.879, il decreto 1° luglio :1.879 per l'esecuzione delhL legge stessa, e le circolari del Consiglio federale e del d ip<1rtimento 1ed,iralc delle finanze (F. F. ~I. :1.879, N. 26. - l.881, N. 42}.

§ 5.

IN ESERCITO DI n E 'zn LINEA, . E DURATA PARZIALE DEL SERVIZIO IN CIASCUNO. - Le forze militari della~ repubblica federale svizzera , sono ripan.ite come in appresso: . ,t o Esercito di ,(n Iinea o eletta (Ui te); 2. 0 Esercito di 2a linea o lane! wehr. La durata parziale del servizio militare è, per lutti indistintamente · di ·13 anni nell'eletta, e di 12 anni nella landwehr . E, più propriamente, l'eletta si compone di •12. classi dal ·1° gennaio di ogni anno sino .. all'incorporazione delle reclute, e di ·I3 classi da quest'epoc~ sino al 3,1 dicembre dell'anno medesimo. Il passaggio delle classi da ll'eletta alla landweM ha luogo, normalmente, il 31 dicembre dell'anno entro il qu3le il militare compie i 32" anni di età, fotta eccezione: a) Per gli ufficiali dal grado di capitano in poi. I capitani sono ascritti alla eletta per·15 anni. Gli ufficiali superior~ HIP.~RTO DELLE FORZE MILITAR! DEI,

(i) Le

PAESE

1 (

scuole per le r eclute di fanteria sono !6 per tutta la Confederazione.


316

possono, indifferentemente, venire assegnati all'eletta od alla landwehr, -ad arbitrio delle autorità compett'nti . /J) Pei soldati e poi sollnrtìciali di cava ll eria, i quali fa nno pas-saggio alla landweM dopo 1O anni di servizio prestato nell'eletta. Questa disposizione non si applica, tnttavin, ai maniscalchi, ai sellai od agli inl'erinicri, ai quoli la Confederazione fornisce il cavrlllo, e che ~0110 ascritti alla landioehr a 32 anni compiuti. e) Per gli operai forniti nl le compagnie del gen io dall11 società ferroviarie, relativamente ai qunli il criterio dell'età non è determinante di pnssaggio dall'eletta nlla lanclii;ehr. § 6.

Fa nteria Cavalleria

Artiglieria

45 giorni 80 ))

Genio Tuppe di sat11lil Trnppe d'11mmiaistrazione .

L'istruzione militore preparatorio concerne, gli esercizi elementari. il tiro al bersaglio e la ginnasticn, ed è ripartita in tre periodi: il primo, pei giovanetti di ,1Oa 12 anni; il secondo. per quelli di 13 a 15 anni; il terzo, pei giovani di ,f 6 a ,t 9 anni. Del termine delle scuole superiori e ~ino all'epoca in cui sono effcuivamente incorporati nell'esercito(-1) , Lntti i giovani debbono annualmenteprendere parte ad esercitazioni de Ba durata complessiva di ,t 5 mezze giornate almeno.

§ 1. C111,DIATA ALLE ARMI PER ISTRUZIONE DEGLI I~Dl\'!DUI IN CONGEDO . -

l 'ER.\IA SOTTO LE AR111 . La legge mi litare svizzera non impone una vern e proprin ferma Sùtto le Hrni agl'incli vidu i nnnna lmente incorporati, non potendosi denominare ferma, nel senso che generalment-e si attri buisce a que3to vocabolo, il breve periodo d' istruzione itnpartita alle recinte. La durata della sctiola delle reclute è stabilita dalla legge per ciascuna arma, nel seguen te modo:

baucrie da c11 mpagna compagnie do posizionf colonune da parco artiglieria ' treno

317

ESTER:,\.

RI VISTA

:(

55

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4~ 42 50 46

))

45

))

Gli individui iu congedo appartenenti all'eletta ('I" linea) sono soggetti a chiamate alle arm i per prendere parte a speciali istruzioni deur corsi di ripeti:;ione . Queste chiamate hanno luogo ad anni alternali per tutte le 11rmi, ecce1.ione fotto per la cava lleria , In quale è chiamato ogni anno. Lo dura la effetti va dei cO?'S'i dli ripetizione, non compresi il giornodi presentazione e quello di congedamento, è fissata come se~ue:

l

Fanteria Caval leria .

16 giorni ,io

))

battei,. . . . . . . ·18 \ . l' . colonne da pareo e artificieri 46 , rua0 1erw . .. compagnie eri 1 pos1z1one. . 16 treno . . . . . . . H, •16 Gen io

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Gli individui ammessi nlle scuole per le reclute non sono, tuttavia, 1111'.ltto digiuni d'istruzione militare, imperciocchè i singoli Cnntoni sono tenuti (arl. 8,f della legge) a far imparlire l'istruzione militare della -preparatoria a lutti i giovani che frequenta no le scuole primarie, istruzione che può essere completata con esercizi ginnastici, e che acquista ·gradualmente maggiore sviluppo nelle s::uole superiori.

Gl i indiviclni in t:onge<lo ap parlenenti olla landwehr so110 ch iamati, a prendere porle n co1·8i cli ripel'izione di qua uro in · quauro anni, e però tre volte clurante il tempo eh~ rimangono a quella ascri tti. I corsi. dri 1·'itpetizione della lanrlweM banno luogo soltanto per la fonteri:i, per l'artiglieria da cam p:igna, per le compagn ie da posizione, e per i qnadri· · del gen io; la loro durata è <li 5 giorni per la fanteria, o di 6 per lealtre armi. I mi litari ascritti alla l'an teria , sia dell'eletta, sia della land10ehr, (I) Epoca che, come abbiamo ,·isto, può osser protroll3, in d;iti casi, sino al 22'> anno, di età.


.. 318

· ~ono i~olt~e obl!li_gati d'intervenire per un giorno agli esercizi eh tiro in Lllttl gh anni 10 cui non sono chiamati ai corsi di ripetizione (,I) . La legge (art. 83) accorda facoltà all'Assemblea federale di decidere -ogni anno se il numero di classi da chiamarsi ai corsi d'istrnzione debba · essere maggiore di qurl lo stabilito in via normale (2). I cors,i d'i ripetizione per la fanteria dell'eletta sono reo-o lati in 0- 11 isa da_ permettere la successiva costituzione di battao-lioni, di ~-e<wimen~i di brigate e d_i divis!oni come appare dal seguen~ specchio,""riferen~esi -ad

1in

penodo di otto anni, cioè dall'anno 1885 all'anno 1892.

D I VISIONE

A:'ìNO

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I IV I V l YI I VII i~

ANNOTA ZIONI

1885

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-1886

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1889

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così dire, soltantCI apparente, o, per lo meno, si m:rntiene in li miti assai .ristretti, impercio()chè tale variabili tà dipende unic~mente dalle vicende annue della leva e della cifra della popolazione la quale si accresce, è vero, gradatamente, ma in guisa poco sensibile (1) . Il contingente anntw si com pone, infatti, di tuui gli 11bili al servizio, dedotti gli esclusi e gli esenti in base a criteri costanti e i'leterminàti ; e però la statistica ci dice che la cifra cli quello non può essere suscettibile di oscillazioni molto noteYoli, e che la si può, con sufficiente approssimazione, ritenere costante, se calcolata sulla media dei risultati di leva di più anni (2). Secondo l'ultimo censimento federale (1° dicembre ,J880) la popolnzione della Svizzera amrnontnva a 2,8!i6, ,102 ahitanti. Dalla seguente tabella, tolta dall'opera più innanzi ci tata <lei colonnello I. Feiss (I' .t-irmèe Suisse 'I 883, pag. lSO) appaiono i risultati annuali delle leve ch'ebbero luogo sino al ,f 882 sotto il regime della legge militare ora vigente, fatta astrazione della leva dell'anno ~ 875 che fu fatta ancorn per cantoni, e di quel la dell'anno ,J816, che non può servire cli termine di paragone, perchè nella primrivera dell'anno medesimo si addìvenne ad un reclutamento complementare.

ANN O

I\ deiliToin_talescri~ti ] csam1nat1

Per cento Dichiarati \ Dispensati Riconosciuti ()egli inscritti condizionataidonei dichiarati inabili idonei al servizio \ mente

1

1871

'24-,322

,13,811

i,2:3,1

6,220

57,00

1878

26,286

·12,670

5,4-lSO

8, 166

il:8,02

1819

28,M6

'13 ,97 1

5,922

8,6·23

4-8,99

,1880

29,'13-1

1

12., 508

5,731

10,892

4-2,90

188,1

29,H-6

12,961

o,4-6,1

,J0 ,7·18

,l,,\.,il:8

1882

29,319

H,0:iil:

5,835

9,510

,\.7,71

L,

§ 8.

~:I\.

~a legge stabilisce in modo fisso la durata del servizio ' militare; 11 cont·vngente annuo ed il bilcin<Jio sono variabili . È però d'uopo osservare che la variabil1·ta· deli a c1·rra del contingente è, per ,

3,19

EStEHA

RIVISTA

FORZ'.\. -

(I) I kt!~aglioni fucilieri e carabini<wi dell'esercito di p linea (eietta) debbono inoltre presentarsi ogni due anm ad una ispezione per Ja durata di un "iorno A ·ò · p_ure _obbligate le truppe di landwclv,· negli anni i~ cui non prendo~o tia;te acc,o ~ondo ripet1Z1one. · r~, 1 ., tm .· (~)/ìnanz,ari. Sinora l'assemblea 11011 si avvalse. cli questa facoltà, cd essen~ialmente per mo-

1

1

Il bilancio della guerra presenta , negli ultimi anni, un graduale e costante aumento, aumento che se per se stesso non è di entità considerevole, purtuttavia riferito alla cifra totale del bilancio stesso, ne (i) Nell'n l.Umo decenn io l'accrescimento della po110Lazione in Svizzera fu d~I 6,5 "¼•· .(2) Vedi più innanzi Calcolo dettà f orza.


320

RIVISTA

ESTERA

è una aliquota non piccola ed è prova degli sforzi costanti che la Confederazione fa .e dei sacrifizi che si impone per dare assetto all'orga-

nismo del proprio esercito, e per migliorarne l'istruzione tecnica. Vista la sostanziale differenza fra l'ordinamento mi litare della Svizzera e quello degli altri Stati europei, non si può valutare alla stessa stregua che per questi ultimi, la cifra del bilancio della guerra della primi,. Le spese militari si distinguono in (ederah e cantonaH. Le spese federali, concernono : il personale degli istruttori e quello d'amministrazione, il reclutamento, l'istrnzione deile truppe, l'arrt>damelllo e l'equipagghmento, la rimonta, il materiale da guerra, gli stabilimenti militari e le fortificazioni, gli arsenali e le fabbriche d'armi, le pensioni militari. · Le spese cantonal'i si riferiscono ai seguenti oggetti: amministrazione, materiale d,1 guerra, manutenzione delle caserme e delle piazze d'armi, sussidi alle SOCiet.à private di tiro, servizio militare cantOll<1le, tribunali militari cantonali. La somma di danaro assegnata per l'istruzione delle truppe rappre. senta il t8 p. ¼ . circa del totale delle spese federal·i. Si danno qui alcune cifre relative all'ammontare totale del bilancio della guerra svizzero (spe5e federal-i e cantona.l-i) nell'ultimo quinquennio, com preso l'anno corrente: Anno ·188,t )) ,1 ss2 )} 1883 )) ,J884 )) 1885

L. ,12,867,075 )) ,16,003,6.J() » ,J6,333,6,t 6 )) ,, 6,794,522 )) '17,530,322

Le spese cantonali annue si possono ritenere pressochè costanti, e l'aliquota del bilancio complessivo iìd esse relativa pari, in· media, a L. ,t ,,100,000 circa ('I).

I seguenti specchi danno la forza a ruolo e la. fo1·;a . mobile in' q·u adrata dell'esercito svizzero.

S PECCHIO RIASSU NTIVO indicante la / or::;a a ruolo al 1• gennaio 1884.

Tot11li

(t• linea/

2.22. 85,522 2,929 17,343 5,660 ,i-,309 ·l,051

75 ,i.95 2:396 8,680 2,206 ,J 332 '2.20

'117,036

·90 ,259

Stati maggiori Fanteria . Cavalleria Artiglieria Genio . . Truppe di sanità . . Truppe d'amministrazione

))

~

207,295 uomini .

Totale generi1le

SPECCHIO GENERALE

della Jo,.za inquadrata in te,:npo di guerra. ,,;

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ARMI, COIIPI E SERVlZl

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11 ri,p ortarsi totale ,1a linea) 21 -

ANNO

XXX , VÒL. lii ,

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»I Stati maggiori 98 )) )) Fan- ( :Fucilieri . o!! teria t Carabinieri 8 )) )) pc )) )) 2.4pc Cavai-i Dragoni . )) 1 ii, )) ,12, )) )) leria Guide . . w )) )) /~8 »' Da campngn_a ~ I Da monwgna )) )) 2 )) = <.J. posi1.ione. )) )) )) rn ! Arti- Da Colon ne da glieria )) )) 16 pnrco, "'o: 8 )) /) )) Treno, )) )) )) 2 s Artificieri . 1 8 )) )) )) Genio Q ,., Truppe di sanità .. )) )) )) 8 ~ Truppe di amministrazione »I )) »I 8 ))

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(I) Secondo un interessante calcolo fatto dal colonnello L Feiss precitato, il numcr e ·medio di giornate annue di presenza sotto le armi di individui aJJpartenenti all'esercito, fatta astrazione delle giorna te per le ispezioni e per gli eser ciz i voi.on tari di tiro, ammonta ad :l,600,000, ciò che corrisponclreboe al numero di giornate di presenza di un esercito perma.nenle di 1.3s1, uomini.

LANDWEHII

EJ.ET'f'A W linea)

CORPI

I

,::'O

TOTAU~

-o ~ ,n

o.o> -"Ì

-

2G3 36 26 82, ,rno 1H,816 67,G92 2.,92.2 2011 ,J76

!192

2,856

3,524

.I 720 ,J,312 ,1,1,938 ·13,970

1

,152 280 80

- -

304468

2.,688 ·1,2.08

3,·IM1 ,J,65 6

56

272

iO 8

- - - -- -

,'t-,53,J H,2.H 86,680 105,4,2'5

\


322

R\VIS'.('A

Il 97° battaglione non è costituito; 8 ba~taglioni di carabinien:, numerati dal N. ·I al :'i. 8 in corrispondenza delle divisioni di cni fanno parte. Ogni battaglione consta di qnattro compagnie.

(Segue) SPECCHIO GENERALE della forza inquadrata in tempo di guerra. ·,5

bO

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ARMI, CORPI E SERVIZI

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TOTALE

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1

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98 )) )) Fan- r Fucilieri . ter i a Carabinieri 8 )) )) ))"} )) 2,~. Cavai-! Dragoni . )) )) )) 12 leria Guide . . ( Da campagna )) )) 8 Arti- glieria

.

·

) n, pos;,;,n•

Co lonne du pari.;o. . . Treno . . . \ Artificieri . .

Ambulanze . - Genio ~·g Colonne d~ a)

-g ~

trasporto d1 ri;;;erva .. Truppe di amtninistrazio.ne . t:: "' ( E-<;_.;

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8

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922 111,8,1.6 67,692 82,!160

)j

H4-

492

2,856

3,4-92

·1'(:

320

703

6, 137

1, 160

Hi2

304-

2,688

3,1H

/12

290

390

:i I

I

58

I

801

1

56

27'2

.

'

8,207 27,657 166,615 202,,1.79 I \

de·i, dati contemiti nello specchio che precede.

A)

EsERCITO DI

•la

1

1

408

I

NOTE SPIEGA TI VE

3) Artigbieria: 2i regg'Ìlmenti d' art'igl-ieria da campG.f)na, ognuno dei quali si eompone di uno stato maggiore e di di due batterie a 6 pezzi ciascuna . Delle 48 batte.rie da campagna esistenti complessivamonte, 1 ~ sono di cannoni da centimetri 10,5 AR ret.. , e 36 sonC' d'i c:muoni da centimetri 8,!1 ret., alcuni dei quali di vecchio modello, cioè di bronzo, alcuni di nuovo modello, cioè di acciaio, . I reggimenti di artiglieria sono raggruppati a tre a tre in brigate; e sono numerati dall' 1 al 3 .in ci,1scuna brigata, mentre le batterie sono distinte con numeri progr~ssivi dall'·1 al !18 e le brigate con numeri progres;;;ivi dall'.1 all'8 (·I ). Le >1:2 b~tterie da 10,5 AR costituiscono i reggimenti: 2. della ,ta brigata, 1° della 3a brigata, 2° della ta brigata, •I O del la 5a brigata, 2° del la 6" brigat::i, 1• della 7• brigata . 1 r·egg·imento d:i art'iglie1·ia da, montagna, composto di uno st11to maggiore e di due batterie, ciascuna di 6 cannoni da centimetri 7,5 ret. Le batterie da mont11gna portano i numeri 6 1 e 6·2., seguendo cioè, con un· intervallo di H! numeri, la numerazione delle batterie da c:impagna; e ciò in previsione della costituzione di nuove batterie. 10 com,pagnie d'artiglieria da posiz·ione (dal N. 1 al N. 10) ripartite in ,i. divisioni,dellr quali due (1a e ,1.a) formate con tre compagnie, due (2.• e 3") formate con due sole compagnie ciascuna. 0

I --- - - - - - ,., I 3,6,613 H3 79,935 97,0M --- --I

Totale generale ( 1• e 2· linea)

1

1

))

'il.; »[

»J 3'

Totale (Landwehr)

Q ,..;,

2.) Cavalleria: 8 regg1:menti d:i. dragowi, a tre squadroni ciascuno, distinti con numero progressivo da\1' 1 all'8; 42 ,:ompagn·ie di gii·ide, in ragione di una com pagnia per ogni divisione, più quattro compagnie a disposizione del comando supremo· dell'esercito. 1

Riporto totale (1 a Jinea) .... .... .... ... . •U:i3 I H,2H- . 86,680 ,f 05,!!'25

))

32.3

ESTERA

l.I~EA O ELETTA .

1) Fanteria :

3z regrrimenti di f'u.cil-ieri, a tre battaglioni di quattro compagnie ciascuno; . ~ ?attaglioni a.utonomi di fucil-ieri , appartenenti alla 1a ed alla 5a dmsione e distinti coi numeri 98° e 99°.

1

({) Il t 0 reggimento della :1.• brigata si compone della t• e clella 2• batteria, il 2• reggimento della i" brigata s1 compone della 3• e della 4• batteria e cosi successivamente. A questa regola fanno eccezione: ' a) la 5• brigata, in cui il 1° reggimento è formato coli.i batteria 25• e 28', ccl il 1° reggimento colle batterie 26" e 273; 1>) la 7a brigata, i cui i reggimenti sono costitui ti come segue: ! 0 reggimento - 37• e 1.t• batteria; 2• id. . - 38• e 39' id. 3•

id.

-

40' e .1.2•

. id.

•


32,i.

ESTERA

RIVISTA

Le bocche da fuoco di po;izione sono di vario c,l!ibro e di vario modello, e comprendono: c::innoni da centimetri 10,5 BR ret.; can non i da centimetri 12 BR· ret. e da centimetri ,12 AR ret.; c11n nonida centimetri ,15 BR ret.; obici da centit:netri ,16 lisci; mortai da centimetri 22Jisci; mortai rla ceu ti metri ,12,5 AR ret. ; mortai da centi metri ·12 di bronzo, sistema Gresiy. ,16 colonne da parco, co,tituenti 8 parchi divisionali di 2 colonne ciascuno, addetti rispettivamente alle 8 brigate di ~rtiglieria d,1 canipagn.-i. 8 battagbioni del treno, cornpo,ti ciascuno di uno stato ma<rniore e di due divisioni (1a e 2•). La ,1• divisione fornisce le pari:iie ed i conducenti. pei c~ rri ~i ~n battaglione del genio; la 2.• divisio~1e provvede al traino dei ca m d1 una compagn ia d'amministrazione; 2. compa,gni e d'art1:fic{e1"i distinte coi numeri 11 e 2.. 1

325

è le compagnie guide della landwehr contano in tempo di pace il solo

persona le._

1

:\.) Genio : 8_ b,ittagliowi,'. og'.1~no dei quali s~ compone di uno stato maggiore e_ d1. 3. compagrne,_c1oe: 11• c~mpagnia zappato-ri.; 2.• compagnia, pont-ieri:' 3• con~pagma, parte d1 telegrn(ist·i W sezione), parte di ferrome1vi (2· sezione). ' . , 5) Truppe d·i san·ità: · 8 lazzaretti da campo, cia;;cnno dei quali consta di uno stato man-giore, di !S ambulanze, di 11 colonna di ca rri (carri requisiti) ·di ,J c~-

lonna cli materiafe di riserva.

'

6) J'rnppe di wmm,i,nfst1·azione: 8 compagnie d:i aniministraz,ione. On-"'11una, d.1 queste e• organ ·icamente costituita di 2 sezioni, cioè:, 1a sezione, di sussistenza; 2' sezione, di m<igazz'i,no. ,

3) .4.rl'iglieria: 8 batter~e da crunpagna, a 6 pezii ciascntia (dal N. ,1 al N. 8), che tventua lmentedoHebbero_essere assegnate alle 8 division i dell'esercito di 2• linea linea . Il personale per la formazione di queste batterie è designato 3in da l tempo di pace; i cava 11 i pel tra ino dei pezzi si requisiscono

all'atto della mobilitazione. · 15 compagn'ie d ti ·posizione, ri pa rtite in 5 divisioni (o brigate di {)Ompagn ie che dire si vogliano) . La 1° e la 2' divisioue si compon;gono di 4- compagaie, In 3' di 3, la 1~· e la :S' di 2 compagnie. 8 colonne da parco, le quali sarebbero :issegnnte in ragione di una .per ciascuna delle 8 divisioni di lanrlwehr da fo rm.-irsi, eventualmentil, in caso di guerra. 8 battagli oni del treno, composti ciascnno di 4 ~toto maggiore e di 3 divisioni (Abthò.ltcngen) . L.-i ·I' divisione fo1:nisce il traino pel carreggio di un l.Jattaglione del genio di landwehr; fa 2' divisione provvede in tempo di guerra soltanto le parigl ie e i conducen ti per un lazz.-iretto da campo dell'esercito di I' linea; la 3' divisione serve al traino tl.ei carri di una compagnia d'amministrazione di 1:mdwehr .. 2 com7Jagnie art-ifìcie1· i, come per l'eletta. 1~)

Geniio:

8 blLttaglioni., r;o~titui ti come i corri,;pondenti del!' e3ercito di ,1• Iinea

(eletta).

,j ) .Fante·1· i a: La '.ante_ria della landwher (fucilieri e carabinieri) è costituita in modo 1d_ent1co a_lla _fa~teria dell'e5erçito di ,1• iinea, sia pel un mero e la fo1:?a dei batwglt001, sia pel loro raggrnppamento in reggimenti e brigate.

5) Tr-uppe di sawità: 8 ambulanze, per le quali è previ,ta la formn ione eventuale i!l caso òi guerra, e che sarebbero costituite come le ambulanze facienti parte del lazzaretto da campo delJ'é/,etta, provvedentlo ai quadrupedi occorrenti · , · median te rt)quisizione; 5 colonne da trasptJrto della ri$erva sanitaria dell'esercito . I qua<lruredi abbisogoevoli debbonsi pari mente requi::;ire all'atto della mobilitazione, s~antechè i riparti del treno di landwehr, destinati al servizio saoit.irio, sono esclusivamente assegnati alla ,I' linea, come diami si è accennato .

2.) Ca'Valleria: Per la cavalleria della landwher, paragonnta a quella dell'eletta , si può ripetere q1.rnnto si è detto per la fanteria, se non che gli squadroni

6) Truppe dti amministrazione: 8 compci91ùe aventi compo,izione analoga alle corrispondenti dell'esercito di ,1• linea .

B) ESERCITO DI ,2• LINEA o LANOWEHR .


326

321

RIVISTA

ESTER,\.

C ALCO LO DELLA FORZA.

'>03 - 17 , 90,1- -- '13 1, 299 uomini Forz:.i· mob1·1·1ta1H·1e (1·1 ·1• 1·rnea ,,• -1-' 9,... · . Forza mobilitabile di 2.' linea ·I 06,002. - 12,720 = 93,28:z ))

Totale fo rza mobilitabile .. .. . . 22.4-,58·1 uomini. Abbiamo già avuto occasione di accernrn re (vedi § 5) alla composizione dell'esercito svizzero di 1' e 2• linea per classi di leva. a) Forza clfèttiv<i. - Da i risult.ati della leva di pi ù auili (vedi tabella pag. 320) si può, con suflìciente approssimazione, ritfmere essern il contingeme annuo medio di 13,;{37 uomi ni. Ca lcolando la forza effettiw a rotazione compiut~. dell'attuale legge militare, sulla base di questo coutingente annuo, ed applic:mdo gli stessi coefficienti di riduzione annui che l'esperienzn ci lta dimostrati appropriati presso di noi per le classi in congedo di 2.• categoria, ciò che crediamo di poter fa re senz:.i trop po scostarci dal _vero, tenuto conto degli s peci::tl i obbl ighi di servizio im posti ai cittadini svizzeri, si ottiene ('1) : Forza effettiva di 1' linea (eletta) . . Forza effettiva di 2.' linea (landioehr) 1

Totale forza effettiv:r.

H-9,203 uomini ·106,002 » 255, 2.05 uomini .

b) Forza mobilitabile. - Per analogia.al calcolo dianzi fotto della forza effettiva, riteniamo ,li poter comp utare ad l/w della forzn effettiva di •I• e 2• linea le cifre dei non dispon ibili in caso di mobilitazione, diminuendo inoltre la cifra di forza mobili tabile di •I • li nea così 01.tenuta della classe più giovane non istrutta. Si avrà perta~to:

Forza mobilitabile di -1' linea: H,9,20.3 - (14,9:20 -f- ·13,377) = 120,9,i6 uomini Forza mobil itabile di 2· linea : , ,t 06, 002. - 1 O, 600 = 95,!~0·2 )) Totale forza mobilitabile . . . .. 2·16,3i 8

»

Il colonnello federale. J. Feiss afferma ·a vere l'esperienza' provato che per determ inare la cirra dei disponibili in caso di guerra è d'uopo, senz'ahro, dim inuire del '12 °lo la cifra della forza effettfoa,. Adottando questo coefficien te di riduzione, si avrebbe :

(-!) La perdi ta annua dei singoli contingenti di 2• categoria si ri tiene presso di noi pari a l 3 o;. in ciascuno dei primi quattro :umi, ed al 2 °lo per t utti gli ann i successivi.

d'oride una eccedenza , non molto notevole, rispetto alla cifra di forza / mobili tabi le ottenuta dinanzi. . Ci sembra tuttavia clte per addivenire ad un risultato meno_ discosto dal vero nel calcolo ,folla forza, sarebbe d' uopo tener con.LO d1 t~n ~at.o · ·ca ci· e1·ice , el1e I a cifra,.dei c1 . t•a• di fatto non trascurabile. La stat1:;t1 <lini svizzeri, i quali annualmente ricevono eff~ttivam~~te i 1struz1~ne · mili tare e vengono incorporati, può ritenersi pari alla ci fra ~el contlllgente aunno medio, diminuita dell'8 o;. circa. Procede11~0 pertanto al calcolo della forza nel modo consueto, sulla base d~I conting~mte annu_o istrutto ed effettivamente incorporato, si otterrebbero, per la torza mob,litabile, i seguenti risultati: Forza mobilitabi le di ·I• linea Forza mobilitabile di 2• linea

•123,54-2 uomini 87,770 ))

Totale forza mooilitabile . . . . 21 1,3·12 uomini. e) Forza mobile ùtqlladrata. __ Dato l'effettivo di guer~a regola-. men tare per le singole unità organ iche costituenti , l'esercito svizzero, la forza mobile in'luadrata di quest'ultimo ascende a:

1· lioea (elettci) .. . 2• linea (landwehr ) .

·I 05, 4-2.5 uom101 97,054 »

Totale fo rza mobile inquadrata . 202.,4-79 uomini . d'ondesideduce che la cifra cli forza mobilitabile totale, a rotazione com piuta della legge militare, è più che sufficiente al bis?gn?. Riferendo li\ cifre ora accennate 'della forza mobde lllquadra_ta d~ll'esercito alla cifra della popolazione della Svizzera (2,81~6,4-0'2 abitanti) , si scoro-eche la fo rza mobile inqu·adrata di ,ta linea è pari al 3:7_0 °/ o, dell,a 0 popola~ione e che la forza mc,bile inquadrata di 2" linea ne e 11 3,,d / o circa . ·È ovvio di re che questi rapporti percentu~li non _po·~sono esse1:e valutati all a stessa stregua dei rapporti analoglu relativ1 _alla Germa nia, all'Austi'ia-Unglwria, alla -Francin ed all'I tal i~i.


328

Rl\'lST.'\

ESTERA

CAPl'l'OLO SECONDO O_r dinamento.

§ 1.

RiPART? DEL . r1<:ns9~ALE . - Il personale costituente l'esercito svizzero _sul_p_1ede d1guerra è ripartito, per armi e corp i, nel le seguenti proporz1o_n1, 1n rappo!to alla cifra totale (Ved i Specchio generale della forrn rnquadrnta.. rn tempo d1 guena) :

sua

CORPI

Stati maggiori F,mteria .

ELl':TTA

W linoa)

0,25

o/ /o

. I I

LANO\VEHll (2"

linea/

»

78,22 ¼ 3,34 O!/ 0

1 84,96 ¾ 3,60 lfS/ 0

•13,25 ¼ 2,98 ¼

7,38 °/ 0

3,24 °/ 0

Truppe di sanità .

•1,57 ¾

0,40· ¼

Truppe d'amministrazione .

0,39 ¾

Cavalleria . Artiglieria . Genio .

1

0,42 ¼ I . I!. nu~ero delle bocche da fuoco ria ca mpagua è in una di visione dt ;}, ,t 2 ctrca yer ,1000 baionette (1 ), cioè notevolmente superiore al nun~e1:~. proporz1ona(e delle bocche da fuoco,da campagna che -vi hanno nella dlVl:,~~ne g.ermamca, ne~l'austro-nngMica,, nella frnncese e nel la nostra. ~uol~i per_~, a questo riguardo, O$ServarP. che la divisione ,~ -l'unità ~ ,~rdi~e piu eleva to nella. forma:ione organ ica di guerra dell'esercito s,1zze10, non essendo prevista la Jormazione di corpi d'armata· · ct· la d'1 1. 1.0 . I . . ' . 'e qurn i , .' . v s , ~e sv1~zera ,~:'ve_s1 c?nsid~rare, in sostanza, siccome un piccolo co1po d ;umat.a, pure ponendo m·ente ,1· Il a compo~t•· · d · e a c:o s1 è rndott1 . zJOue_ el la _divisione_ stes~a . _la quale, come vedremo io seguito, ha una dotazione . . . . di carre"f;(JO "'" , per I vari servizi , , , clopp'" In d'I que 11 a deIl a nostra d1vis1one. Raffrontando i sovra accennati rapporti , coi rapporti riten uti siccome (I) li numero elci soldati armat.i di fucile é, in una ctlvisionr,, pari ~ g73 6.

normali, pel riparto del personale in un esercito ( V. F. S1sMONDO. Appunti di organica mi:litare), notiamo: 1° Lieve eccedenza nella fanteria e de!icienza nella cavalleria. Fatti questi, intimamente connessi e conseguenza delle medesime cause, cioè: il carattere difensivo che l'organizz:itore vo'.le dare ~ll'esercito svizzero, e la struttura topografica del territorio della confederazione che male si presta ·all'uti le impiego di numerosa cavalleria; '.2° Lieve eccedenza nell'artiglieria, eccedenzr. tuttavia apparente, impercioccl_1è i/ 6 circa del personale ascritlo all'artiglieria fa propriamente parte del treno. R1 PAl\TIZIOl'iE DEL CO NTIKGEXTE ANNUO TRA J, E \' AntE ARMI ED i VARI conPt. - Nessuna recluta può es~ere assegnata ad una determinata arma o ad un determinato corpo, se non possiede i requisiti richiesti pel servizio in tale arma od in tale c;orpo (art. '13 del la legge militare) . L'esame e quindi la decisione circa l'assegnnione delle recinte alle diverse arm i, è di spettqnza dell'ammini:;trazione militare fèdera le, la quale procede d'accordo colle autorità cantonali, affidando tale còmpito ad 1m'apposita convm.:issione per ogni div isione territoriale, comm issione compost~: del coJonnello comandante la div isioue o di un ufficiale superiore da lui delegato, del comaudaute del circolo di reclutamento, siccome rappresentante cantonale, e di un ufficiale delle diverse armi. Per ciò elfo çoucerne le condizioni di attitudine si tiene conto, nella ripartizione del coutingente di qnanto segue: , H La fanteria. si 1:ecl.nta tra gl i idonei al servizio 1\vei1ti statura non inferiore ad ·1 111 ,56, ed acutezza di vista da '½ a ,, (normale) (•t ) ; 2° Alla cavalleria si assegnano individui a cni è famig li are il cavallo, che posseggono i mezzi per mantenerlo, ed aventi 6tatura minima di- ,f"',56, ed acutezza visiva minima di l/2; 3° Per l'a.r&i9lieri.1t si scelgono coloro i quali uniscono al vigore fisico, iutell igenza aperta, che sa.nno leggere, scrivere e fare di conto, e che all'uopo ritengonsi più adatli. Limiti di statura: Cannon·iM"i minimo P11 ,65, eccezionalmente ,1m,60. Soldati del treno minimo ,im,56. 1irtiglie1·i addetti .a i parchi minimo 11m, 60. 11rti fìcier-i minimo 1Jm,56. 1

(I) Si richiede acutezza di Ybta normate nei carabinieri, i ·quali sono scelt.i fra le recll1te cli fanterb, ctopo che que,tc hanno ricevnto l'istruzione nells scuole delle reclute.

/


330

ESTERA

RIVISTA

Nei cauuonieri si rid1iede acutezza visi ,,a minima norniale, negl i altri di¼4-0 Ai battagl ioni del gen-io sono ascritti coloro che sanno leggere, scrivere e fare, almeno, le prime quattro operazion i aritm,itiche, e che esercitano professione in rapporto col servizio speciale cui sono chiamati a prestare. Statura mioirna 1 111 ,56, acutezza visi va minima ih,. 5° Nelle reclute per le truppe d:i sawità e d'i arnmin'istraz'ione v~glionsi CODdizioui di attitudine specifica, statura niinima di ,pn,56, e acutezza visiva mi(! ima di ih,. La cifra numerica tld contingente annuo 1)er le singole :irmi e pei singol i corpi è aDnualmentc fissata dal dipartimento militare (ministero della guerra). Le commissioni incaricate dell'assegnazione delle reclute debbono anzitutto provvedere ad assicurare il reclutamen to dell'arti-. glieria e del genio, sicchè le deficienze che eventualmente si verifìcano, sono a scapito della fanteria e del la cavalleria. La seguente tabella dà la . ripartizione numerica di uu contingente medio cli 13,337 uom ini, ripartizione che, es$endo dedotta da dati statistici, crediamo possa ritenersi siccome normale:

0 RDIN,U(ENTO TATTICO E CO~SEGUEIS:TE FRAZ IONAMENTO GERARCHICO. -

Nelle note a s;h iarimento dello Specchio generale della forza inquad,rata si è gii1 accennato, in massima, al frnziouamen(o tattico di ciascun'arma; e però omettendo inutili ripetizioni ci limiteremo ad aggiungere: 1° Due reggimenti di fanteria (6 battaglioni) costituiscono, normalmente, una brigata di fanteria ; 2° Du~ brigate di fanteria, col complemento di artiglieria, di cavalleria, ecc:, costituiscono una divisione ('I) . 1 Non è. prevedutà la forrnnzione cli unità d'ordine superiore alla divisione. La scala gerarchici,, per gli ufficiali e per la truppa, è la seguente:

. Ufficiali superiori Uffkial i

ARMI

E

CORPI

..

Ufficiali inferiori

Fanteria . Cava lleria

9,543

Dragoni.

30!~

Guide Batterie .

Compagnie da posizione Artigileria

380

76

'

Colonne da parco .

51

,1,o,i H'2

3,rn 1

Treno

383 5·1

Artificier i

Sottufficiali .

I

So\dat.i

788

Truppe di sani tà

590

Truppe d'amm ini;;trazione

96 Totale

Truppa

,1,9~0

Genio .

·1 3,337

' l

Genera le.

C [ divisionario. o1onne 11o bn.gac11.ere . Tenente colon nello. Maggiore.

I

Capitano. Primo tenente. Tenente. Aiutante sottufficiale. Furiere maggiore - Maresciallo d'alloggio capo. Furiere . Sergente - Mare5ciallo d'alloggio. C11porale - Brigadiere.

• Appuntato - Soldato.

Per quanto con·cerne l'e,;,~i·cizio effettivo del coma ndo, non vi ha sempre fra il grado di cui è ri vesti to l'ufficiale ed il riparto di truppa (i) La fanteria della 1andwehr è ripartita, io reggimenti e brigate come la fanteria dell' el,etta. Il Consiglio federale ha facoltà di costit11irc divisioni d i l(mdwehi', sulle stesse basi di quelle dell'eletta, ciò tuttavia non fu si nora fatto stante la deficienza all'uopo déll'artiglieria Ila campo.


332

333

ESTElìA

RIVISTA

dal medesimo co1ùanclato la ste:;sa relazione gerarchica che v1 e, 1101·!flalmente, negli altri eserciti d'Europa, come app<1re dal pr9spetto qui unito: 1

Dallo specchio che segue risulta h rornrnzione organ ica di guerra delle uoit/1 inferiori di fanteria, di cnvalleria, di artiglieria e del genio dell'esercito svizzero. CAVALLI

~

J

8

&l Di trup11a .g

GUADO Ol CHI LO COMANDA

TI I P A TITO DI 1 Il UP P A

RIPART I 01 TRUPPA

Esercito . Divisione

Fanteria .

j

Colonnello brigadiere. Tenente colonnello. Maggiore. Capitano

Brigata . . Reggimento Battaglione Compagn ia

Maggiore. Capitano. Capi tano, primo tenen te o tenen te.

Reggimento Squad rone. C,,al leri, ) Compagnia guide

Brigata Colonnello. Reggimento da campagna o · da montagna . .!)i visione di artiglieria da \ Tenente colono. o maggiol'e. posizione. ) Artiglieria Batteria . Capitano. Compagn ia da posizione Ca pitano. Parco divisionale Maggiore. Colonna da parco Capitano. " Maggiore. \ B,1ttaglione tre.no

l

I

Genio . . ;

·;:. l

G<merale. Colonnello divi»ionario.

~

Battagl ione C.ornpagn1a

Lazzaretto da c~m po . Compagnia di amministrazione

Maggiore. Capitan:i . l\foggiore. Maggiore.

È tuttavia d'uopo ricordare r;he il reggimento di cavalleria corrisponde al nostro mezzo reggimento nella stessa arma; mentre la brigata ed il reg· gimento di artiglieria conisponrlono , rispetti vamente, a poco presso, a mezzo reggimento d'artigl ieria da campagna .e ad nua brigata di due bat· te rie presso di noi .

....

8

Fan- \ Compagnia fucil ieri .. 5 ~6 154- 181> » teria <a) ( Compagn ia carabinieri . l'\ 26 153 48.\. · » 1

Cavall,i-~ Squndrone dra~oni . ria(o) ( Compagnia guide . .

))

)>

))

)) »

))

))

))

» »

517 1Ot ,1·24- 9 1,15 ' 8 2 7 3.\. [~3 ,\. ,1-,1 )>

» 132

3

1

))

Mi »

8 12 100 )) '120 18 Artiolie·ì Batteria dn campa~na . 7 'Ili 138 160 ,l. » 7,1 83 » • 170 8 7 '15 H8 0 ,. c) B,1tteri::i de . 1 11a . montagna y. )) » Com pagn1a da pos1z1one. 617 99 ,122 )) » .» ~

))

Compagnia z~ppatori. Genio(dJ Compagni~ P?nt_ier_i . Compagnia p1omen .

i

(a.) La compagnia f iu;ilieri cont:1 3 i·abinit,·i non vi sono tamburini, ma

» •I O t •12 137 H.3 2 4, ,121 ,107 •123 ,\. .» 7t 6 H 88 108 6 )) 26 1

12 , 3

1

»I 78 rn7_ )>

))

32.

trombettieri e 2 tambnrini; nella compagnia cavi sono invece, 4 trombct.tieri. li numero di indiv idui armati cli fucile, sia nel òattaglione fucilieri sia nel batt,iglione carabinieri è cli 67z. (b) Squadrone clragoni. Tra gli \1fficiali e compreso lHl veterinario. - Il nomero clei comb,tttenti, comt>resi gli urlìciali, è nello squadrone cli H~. cli cui i05 armati di moschetto. (e) La batteria d<i campagna, e quella cl:~ 1nont.a gna sono forro,1te di 6 pezzi. - La b1tteria d:1 mont.1gna é ino'.tro dotat.t del seguen te maLeriale: 2 affusti di ricambio, 60 ·corani da muniiion i, 8 cofan i cli attreai e di pezzi cli ricambio, 2 corani di sanità, 2 cofani pnl servizio Vl'l t.er ioario. 0 (à) Punlieri. - Il materiale da ponte regohirnentare è del M Di rago. QL 1esto materiale è ripartito sui carri cli ogni cornp:.gni,1, pontieri in guisa, che doe carri da travi· celle ecl un carro da cavallet.t.i, costituenti l'unità di vonte, forniscono l'occorrente por gettare un ponte lColon-nenll1'iicke) praticabile da tutte le armi Jnngo metri i3,20 e compost.o di clue tra.vate cl i mot.ri 6,60 ciascLrn,1. Pertanto i ·IO carri d,1 travicelle ed i !i carri cla cavallet.ti, di cui é dotata una compagnia pontieri, permettono la costrn1.ione di un pon te Luogo 66 metri, col quale si può attraversare .h maggior [>arte dei corsi ' d'acqn,t che solcano l.1 Svi1.1.era., <1ccettuati l' Aar a vallo di nerna, il Jleno e<l il co rs<> inferiore clel Rodano. Per va rcare questi ultimi e necessari o il concorso cli un r.erto numero cli com1>agnie pontieri. Pionieri. - La compagnia pionieri (3• nel battaglione) si compone di una sezione teteg,·afisli ({•) e di uoa sezione ferrovieri (2•). La sozione telegrafisti possiede il materiale occorrente per stendere 20 chilometri di linea telegrafica, di cui iOcori m,1teriale pesante (rito non rivestito) e W con mat.eri,1le leggero ((ilo ri ve:;tito).


RIVISTA

ARMI F;

conpr RIPARTI FEOER,U

Fanteria . Cavalleria Artiglie ria

Genio . Truppe di sanitù

I "'"·'"'

.

,....~

E

:::::,

Coma ndo-Stato maggiore di diYisione .

·;:

d

-~-;;

18

d

=.s o.-

e,

~e I 51

E o

23

G)

c..

9" _;) '

745

Uu reooimen to cavalfe"ria (dragoni)

19

35ì

Una compa g nia guide . . . . . .

2

4•1

.~

A

A

.,

.;

o ,....

d

28

4

32

2

168

302

78

7

,13

20

6

376 379

24

f,103

9

9,3H 13ft,

I

,

~

"' d

,....

'Due bri 0 atedifontcria ( fÙcilieri). 33!~ 9,01 O Un ba1.tngiionc carabinieri . . . .

-

CAVALLl

U O Ml N I ~

770

1

c..

CANTOW,I

o i.. E-<

Un~ ~ri~ata d'art1gheria . . . .

Bnttaglion i fuci lieri e carabinieri . C:ompagnie guide

Squadroni di dragoni.

Colonne da parco . - .

Batterie da campagna.

. ) Compagnie artificieri .

Batteri~ da mon111gna.

, Battaglioni del trono .

Compagn ie da posizione.

'

335

ESTERA

La compos1z1ono interna delle singole unità di truppa è fissata, in mod,) invariabile, dalla legge; tutlavia la legge stessa concede fncoltà all'Assemblea fedtirnle di accrescerne o di diminuirne il numero, c111alora la cifra degl i individui disponibili fosso sensibilmente inferiore o superiore alla produttivitù presunta del reclutamento. L'etfellivo poi di ogni riparto è calcolato in guisa, da dare la certezza che in caso di mobilitazione lo si possa rea lmente rnggiungere, tenuto conto delle indispen~bili deduzioni da farsi dei non valori. E però tale e/fottivo è inferiore di ·15 a 20 ¼ 11 quello previsto nei registri di controllo, cioè l'effettivo previiitù nei registri di controllo presenta per ogni unità di truppe un'eçcedenza nella stessa proporzione perceut1rnle suin<lira t11 . Gli individui eccedenti all'effettivo organico di guerr11 sono detti soprnn1mmera1·i. l o uni tà di truppa componenti l'esercito svizzero, si distinguono in federali e oontonali, come ;ippare da l qui unito specch io:

Battaglion i del genio ( Lazzaretti da campo

· ~ Colonne da trasporto Truppe d'amministra- Compa~nie d'amminizione. strazione.

LA 01v1srONE. - La divisione svizzera (formazione normale di guerra) si compone dei seguenti elementi:

,i3

,i 5

»

))

124 69 1, 22.ì

1,296 192

840 1, 032 182

Bau11gl ione treno

..

3

»

3

4

l)

»

\Battaglione genio.

22

462

484

3·1

H4

30

t"""''°

38

360

298

20

106

38

H

·157

1

17•1

2·1

(il) .

·;:; ]

..

po .. . . .. . do cam~ Una c?n~pagn_ia di ammm1straz1one.

Domestici borghesi

154-

)) 124 )) »/ - - -- -- - M 412,264 ~24 12,932 86·1 1,423 ))

-- Totali

.... 1

-

-

1

175

40

))

))

2, 284 385

(t) Pel batt.,glionc treno o indicato nello specchio soltanto lo stato maggiore dol batta 171ione essendo lo truppe del battaglione s tesso già computato tra quello ciel battagli;ne d~l genio, do! lazzaretto da campo e dalla compagnia d'amministrazione a cui for· niscono gli o~correnti traini.


-136

RIVISTA

La forza combattente della divisione stessa s1 riduce al la seguente cifra_: Fanteria Ca'Valleria Art,iglieria -

uomini » ·»

9376 dei quali 8136 armati di fucile. 386

600 e pezzi 36

. Totale uomini ,f 0,362 e pezzi 36 Osservazioni:. - ·1° La forzci tohale della divi:;iooe sv izzera è tli poco superiore al limite minimo di forza ('1:2,000 uomini) che razionalmente competerebbe a questa unità generale (V. Appunti, d'i 01·ganica rrvii'itare, colonnello F. S1s~10N1>o), ed è pressochè pari a quella della· divisione italiana; , 2° La forza combattente sta nlla forza totale nel rapporto di ,I.: 5, mentre nella divisione italiana la /'orza combattente differisce poch is$Ìmo (1h r. circa) dalla totale. Ciò dipende dalla, · relativamente, notevole copia di servizi accessori che vi hanno nella divisione svizzera, In quale ha quindi anche il carauere di unità logistica (V. quanto si è detto al § 1° di questo capi tolo); 3° La I• e la Va di·visione dell'e3ercito differ iscono dalla formazione normale sovrn iudicata contando, ciascuna, un batt.1gl ione fucilieri in più, e però la forza Iota/e di queste due divisioni ascenqe a 13,706 uomini, e la forza combattente a ,f i ,082 uomin i; 4- 0 Hanno diritto ad un _domestico bMghese ciascuno: gli :ufficiali addetti al comando dell'esercito, ngl i stati maggiori delle divisioni, delle brigate, dei reggimenti e delle di visioni d'artiglieria da posizione; come pure gli ufficial i di stato maggiore in genere, gli ufficia li di cava lleria, del genio, del lazzaretto da campo, delle compagn ie d'amministrazione. e gl i ufficial i a disposizione del consigllo federale. L'ESERCITO. - L'esercito svizzero consta di: a) .J• linea (eletta). - Otto divisioni costituite nel modo dianzi accennato, più quei riparti di trnppa dell'elettn che, 11011 essendo incorporati nelle division i, rimangono a disposizione diretta del comandante in capo dell'esercito; · b) :2a Hnea (landwehr). - I r iparti di landwebr di cui già s'ebbe occasione di fore pnrola trnttando della forza mobile inquadrata, riparti dei quali il raggrupparnento in divisioni .è previsto cd è in facoltà del consiglio federa le, ma non fu tuttorn tradotto in atto stante, prob::ibilmcnte, la deficienzn d'artiglieria da campagna.


J

-

-~

-

QUADRUPEDI

UOMINI

-

.

Trnppa

Ufliciali

-

,_

Non militari

Tot.a.le

-

~

Da sella

Da soma

Da. tiro

11 11

C,trri

Tota.lo

1a linea (ELE'l''l'A). <.

o

:"'

11

)

~

1~

1

.

\

96

1,966

ti:,., 0··3 i) ,

, 0·1,598

line a. (L:\ìl'D,VEIIR).

16 ·tnti maggiori di brigata . t 3·2 id. id. di reggimento ~ 98 b<1 th~glioui fncili~r~ .. . . ~ 8 1d. carabm1er1 . . Cavall eria . . . . . . . . Arti glieria Genio . . . . . . . . . Tropc di $Hnità. . . . . . . .Truppe d'arnmi nistnizione . . . •

1

To1..ali

Forza. totale yenerale

I

.

. . .

.

· i ,j.

3,264 73,584, ,1, 138 2.6, 026

Totali i

12,f 74~- 7'7,592 :248 27, ~1 2

22

55

Comando dell'esercito . . . . . . 6 divi sioni (a 112 battaglioni) . . . 2 id . (a ,13battagl.- ·t ae5 Truppe a diretta dispos~1zione del Comando in capo . . . . . . .

)

I

1

,18

2,080

·I , 05/~· 107,205 1

90 5, 166 ·1,736 22.9

))

1

7,221

20

})

8,538

))

2,872

))

·144 21~0 ,176 58 112

3,348

4,504 3,696

1 1

332 ·I ,256

3,652 92.,674

---- -

8/~05 191,272 1

1

37 1

11V2

,t ,t ,.i301

·1O

·13,70.~ 2 3 10 ' 782 4,608 1

1

11•J.'2 18,793 1

))

- 3,102 -

I

.

. I

2,9~2 79,538

HO

240 82,700

·I , ,11-2

rl,ii.74

))

3,636 '1-,762 ,i., 021i }) 390 80 ·1 ~J8 ' 634 96,960

., r-l l;J .3,o,_

))

385

192 ·1,776

2Ji-8 8

9Ht

))

))

'168

4:00 ,, ,232

5,523

5,986

144 118 ·152

1

1

»

))

- -»!

2 6 16 ' 1

.

681i,

72

3,7(H. 2,16 1 •1 , 160 408 1,400

296 211-0 ·190 320 - - 11·1, 5u9 1,802 1

1

1

1

~

4,688 204,·165 ·I2, 7Ji-4 11 ,4·16 1

.u.2\ 30,302.

4·, D0/1.


338

RIVISTA

La forza combattente dell'esercito si ridurrà, approssimativamente, alla segueute cifra; Uomini ·1 a

'

l :· l

Fanteria .•. 76,,\.80). linea ( eletta) . . Ca~al!er!a .. 2,920 · 85,740 Art1ghena .. 6,;3t~ò )

2:a linea (landwehr)

Pezzi

300

Fanteria . . . 76,480 ( Cavalleria . . 2.,880 80}4·1O Artiglieria . . 850 Totale . . . 165,950

3!~8

Osservazioni. - 1° Per quanto concerne la cifra deit nou militari, veggasi quanto è detto al N. 4 delle osservazioni relative alla costituzioue della divisione. 2° Le truppe .di 1• linea (eletta) non ripartite fra le divisioni e poste sotto la diretta dipendenza del comandante in capo dell'esercito sono: a) 4 com pagnie guide (dal N. 9 al N. 112); b) ·I reggimento d'artigl ieria da montagna (batterie N. 6·1 e 62); e) 2. compagn ie di artificieri; , d) 4 divisioni d'urtiglieria da posizione ( comp:ignie dal N. 1 al N. 1O); la ra e la Iva divisione sono fo r[I)ate di tre com pagnie ciascuna, la II• e la JIIa di due compagnie; e) La riserva del genio, la quale tuttavia non è peranco organizzata. Il materiale assegnato alla riserva del genio consta di : · ,\. carri da zaprrntori, 2 cassoni, 4 carri da ba"aoJio· ?> 4- carri viveri , 1 fucina da campo, M carri da cavalletti e da travicelle, •I carro da pontieri . , In totale 70 carri, pei quali occorroo·o 264 quadrupedi da tiro di cui 4 di ricambio. · Il numero dei carri da cavalletLi e da travicelle corrisponde a 8 imità di ponte [V. not~ d) allo specchio relativo alla formazion e or· ganica di guerra delle unità inferiori di fanteria, di cavalleria, ecc., ccc.], 8 delle qu,1l i furono assegnate, siccome risen1a speciale ' ai bau11oi:, liooi genio de ll'eletta. E però la r iserv/T. generale dispone di sole 1O un ità di ponte. Non è prevista la organizzazione di un treno speciale per provvedere i traini occorrenti alla riserva del genio; e però sembr:i che; in caso di mobilitazione, si ricorrerà alle truppe del treno ed ai cavalli in soprannumero, o al treno della landwehr. 1

1

1

1

<:)

1

339

ES'J'El\A

3° La I[a divisione dei battaglioni del treno di landwehr è corn ·putata nell'effettivo dell'esercito di prima li nea (eletta) imperciocchè fo r. nisce i conducenti e le pariglie . pei carri dei lazzaretti da campo di ìPrima linea. 4° In tempo di pace i dragoni,e le gui,:e ùella landwehr non sono montati; la legge prescrive che i ca ~alli occorrenti ~iano requisiti al4'atto della mobili tnzione, e però si computarono nella tabella dell'efJettivo dell'esercito sul piede di guerra . o0 Le cifre rappresentanti l'effettivo di guerra delle trnppe del ,genio, e d'amm inistrazione di landwehr comprendono i riparti del treno ,di landwehr pei servizi spec:ali a queste tr11 ppe. 6° Come di~ nzi si è detto (N. 3), i battagl ioni treno di landweh1· {II· divisione) provvedono i tr:iini ai lazzaretti da campo di prima linea , ,e quindi pei servizi sanitari di landwehr sarà d'uopo ricorrere a qua-drupedi di requisizione. Le 8 ambulanze di landwe_hr abbisognano di 8 cavalli da sella e 80 •quadrnpeJi da tiro . Le 5 colonne da trnsporto richiedono 64 quadruped i da tiro ciascuna, ~ioè 32.0 quadrupedi in totale. 1° Oltre gli ufficiali costituenti i quadri dell' eserò to di prima e di seconda linea , vi hanno ufficiali detti a disposizione, il cui numero non è fissato dalla legge e può\-,ariare di anno, in anno. La cifra •di questi ufficiali, di cui non si è tenuto conto n~lla tabella indicante fa forza totale di guerra dell'esercito svizzero, era, il 1° gennaio 1884:, ,di 2.-17. 1

'

§ 4:.' IL co~1ANDO SUJ'RE~Io DEU.'Es1suc1ro. - La suprema autorità in Sviz·zera è rappresentata da l!' Assemblea federale . Questa emana le leggi riferentisi all'ordinamento milita re; provvede alla difesa territoriale dello :Stato ; può sola dicl1iarare la guerra e conciud ere la pace; fi :;sa il bi:lancio della guerra; ha l'alta sorveglianza sul funzionamento dell'arn.mi1:istrazione e sull'applicazione del codice pen;i le militare. All'Assemblea federale compete la nomina del Co nsiglio federale e :del comandante 1·n capo dcll'e$ercito. Quest'ultimo però è nominato sùlo .allorquando prevedesi po,sibi le la mobilitazione cli un ragguardevole .numero di divisioui. ·


ES'l'EHA

31~0

3!.d

RIVJST.-\

Il Con.siglio federale è l'autorità militare esec1it~:va d'ordine più elevato;_s~10 organo immed iato è il dipartimento mil:itare, che corrispoudl~ al mrn1stero della guerra presso di noi, e che ha analo"he attribuzioni I diITer~nti_rami \li servizio presso il dipartimento mITitare sono post; sotto la d1rez1one d1 funzionari militari nominati dal Consiglio e che sono : · ,1° Il capo di divisione per l'amministrazione delia fon teria. - Capo dell'arma di fanteria. 2° I l capo di divisione per l'amministrazione della caval leria . Capo dell'arma di cavalleria. · · 3° Il capo di divisione per l'amministrazione dell'artic>lieria. Capo dell'arma d'artiglieria. "' 4- 0 Il capo di divi$ione per l'amministrnzione àel genio. - Cnpo dell'arma del genio. 5° Il cnpo dell'nfncio di stato maggiore. 6° I l capo del ln sezione amministrativa ei il capo della sezione tecnica per l'amministrazione del materiale da guerra. . 7° Il medico militare capo. 8° Il veterinario militare capo. 9° Il commissa rio di guerra capo. 10°. L'at'.ditore ca~~ (avvocato fìs~ale militare presso di noi). _Dal d1~nrt1~ento mil,t:a~·e dipende pur~ lo stabilimento della regia, dei ~in:3111 a lh1;i_n, stab1_l1mento che formsce i cavalli da sella per gli uffi_crnh e per gl 1strullor1, provvede nll'addestramento dei cavall i ed nl1' 1usegMmento dell'equitazione, costi tuendo a tale s·copo una scuola centrale cl'eq~1itazione. A capo di questo stabilimento è post.o un direttore , coadmvato da un aggiunt_O, da un contabile e da un · veteriuario. ' I ca~i delle diverse armi presso il dipartimento militare, si occupano d1 tutto qua~to, c~ncern~ spe?ialmente l'arma rispettiva , cioè: dd reclutamento e cieli effettivo de, corpi; della nomina e del conaedameuto degli ufficial i e, dei. :;ottu!fida li ; del\' istruzione del.le truppe"'; dell'arr~arne~to e dell eqm paggiamento, -ecc. ecc. Essi stabi liscono inoltre la n spett1:a quota del bi lancio ann uale loro competente. ~a ciascun capo d'arma dipende il personale ·speciale d'istruzione dell arma stessa. Questo personale hll per comandante un ù/Jrutt01·~ ccipo, il quale nell'assenza del capo dell'arma ne fa le veci. _Gli_ ?Itri f~nzio~ari a~d_etti nl dipartimeuto militare in qual ità <ii capt d~1 ~1lleren.t1 ram, tecn1c1 ed amministrativi di servizio , lrnnno l'alta d1rez1ooe d1 questi.

§. "o.

IL con1,o 01 STATO M AGGIORE. - Pel disimpegno del servizio proprio. di stato maggiore è costituito, siccome corpo speciale, il corpo di-stato maggiore. Comandante del corpo di stato maggiore, in tempo cli pace1 è il capù dell'ufficio di .stato maggiore presso i! dipartimento militare; in tempo di guerra ne è comandante il capo di stato maggiore generale dell' eserdto mobilitato. Non è organicamente stabilito che il ca po del\' ufficio di stato maggiore in pnce, debba essere capo di stato maggiore delfesercito in caso di guerra. L'ufficio di stato maggiore presso il dipartimento mil itarecorrisponde, in certa guisa, sebbene in proporzioni assai ridotte, al comando del corpo di stato maggiore presso di noi, al grande stato nrnggiore generale germanico, ali' ufficio del ca po di stato maggiore austro-ungarico. Vi si trattano le questioni relative al pàsona\e del corpo; vi si studia quanto riguarda la preparazione della guerra (mobi litazione; utiliz~azioue delle ferrovie come mezzo logistico, ecc.); vi si raccolgono dati statistici relativi all'esercito svizzero ed agli eserciti esteri. Inoltrè l'ufficio stesso ha la direzione e la sorveglianza di quanto concerne la -cnrtografia , ed amministra la biblioteca e gli archivi militari . Il quadro organico del corpo di stato maggiore comprende : 3 colonnelli ,16 tenenti colonnelli o maggiori 35 ca pitani in totale M ufficiali non compresi c1uelli da assegnarsi alla sezione ferrovie (nostra direzione trt1sporti) il cui numero non è stabilito in modo fisso, ma varia secondo le esigenze di questo speciale servizio. La cifrn di uflìci~li di stnto maggiore, !ìs:,ata dal quadro organ ico, corrisponde ·al fabisogno per la costituzione degli stati maggiori pres~o la truppe mobilitnte nelle seguenti proporzioni: Ufficiali Stato Stati Stati Stati

nrnggiore del comando in capo dell'esercito maggiori di divisione W linea 8 divisioni) maggiori di brigata di fanteria ('I' linea ,16 brigate) mnggiori di brigata cli fanteria (landwehr "6 brigate) Totale . .

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KSTERA

La ripartizione di questi ufficiali fra i differenti stati maggiori è fatta, per decreto del dipartimento militare, in seguito a proposta del capo, dell'uf6cio di stato maggiore. In tempo di pace un certo numero di ufficiali di stato maggiore ( sei, almeno) prestano servizio, per turno, e per un periodo di tempo di 2: a 3 mesi, presso l'ufficio di stato maggiore al dipartimento militare. Gli inconvenienti di questo sistema in ordine alle continuità del, lavoro ed all'uniform ità di criteri che sono indi~pern,abil i in qu:into ha tratto alia preparazione della guerra, sono evidenti; la entità degli inconvenienti stessi, tuttavia, vuolsi apprezzare alla stregun della situazione militare affau.o speciale della Svizzern . Gli ufficiali di stato maggiore si reclutano tra gì i ufficiali delle di-verse armi che banno compiuto con successo il corso alla scuola di· stato maggiore, e che sono proposti al consiglio federale dall'ìstruttorecapo, o d11i capi d'arma, o dai comandanti di divisione. Per coadiuvare. gli ufficiali del corpo di swto maggiore nel disim-pegno del servizio loro affidato, havvi una categoria speciale di ufficiali, quella cioè degli aiutanti (adrfutantit1· in Germania) . Gli aiutanti appartengono alle diverse armi ed ai diversi corpi dell'esercito e non co-stituiscooo un corpo specia le: prestano servizio in tale qualità, generalmente, per un periodo di quattro anni e sono in soprannumero nel quadro dell'arma ~ cui appartengono. Evvi infine un personale apposito incaricato del disbrigo delle incom-benze propriamente burocratiche p1;èsso gli stati maggiori, personale costituito dai segretari di stato maggiore. Questi sono in numero di 93; . di cui 77 occorrenti per gli stati maggiori delle brigate, delle divisioni e del comando in <:apo dell'esercito di ,fa linea (eletta), e 16 per gli st<1ti maggiori delle brigate di landwehr.

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a) Allo stato -maggiore del comando in capo dell' eserc'ito sono ad-

detti : ,Jo Uo colonnello d'artigherta, . . .il qua1e fnnziona · da c·omandante ocnerale dell'artiglieria; . . li 0 . analoghe a que e 11o del geni·0 , con attribuziom 2,o Un colonne · . del comandante generale del genio nel nostro esercito; . . .. 30 Un co~missario di guerra, che ba 1'~1!•' direz1_one dei serv1z1 di commissariato ed è capo dell'uffici? di c?mm1ssar1ato, il q~al~ cons_t~ rispettivamente: ' . eh• quattro sez1.ont• eJ1e s·1 occupano . delle sussistenze, dell'alloggiamento, dell'arrcdameot6 e dell'eqnipaggtamento; dc 11a con~ tabilità; del servizio di cassa; .. 40 Il medico ca po del serv1z10 di sanità dell'esercito; 5° TI veterinario capo; . . . 60 L'auditore capo dell'amministrazione della giustiz_1:i. ·· b) Allo stato m,aggiore di· una d"i11vi~wne sono as.;eooat1· < - o , . 10 Un nfficiale superiore del gemo; 2" Un commissario di guerrn; 30 Un medico di divisione; ,1,0 Un veterinario; 0 ;,\ Un giudice; 6o Il comandante de.l battaglione ~reno. , , , . , . , iQuesto personale ha, rispettivamente, m un sfern dazione pm . I . mitata, le stesse attribuzioni del personale addetto ~llo stato magg1oie del comando in capo. . . .. , :iddelli . e) Allo stato maggiore d~ una brigata d:~ (a.nterta sono ' , . ,fo L'auditorc dell:i bngata; . Jr I · 90 Un tenen te del treno, il quale provvede a che) c:wa I ne siano convenient.emente tenuti, . mentre_nelle marce e . detti a11:, briaata o . . · d 11 Jrn o• ta nei com.battimenti dirige la colonna mnmz10111 e a <'> a ' .

§ 6.

§ 7.

Agi ii stati maggiori dei grandi riparti dell'esercito mobilitato sono addetti,. in relnzione ali' importanza di ogni singolo riparto, ufficiali delle di-verse armi e. dei diversi servizi, per coadiuvare il comandante riel riparto in quanto ·concerne, più . specialmente, la parte tecnica e la parte amministrativa:

. _ In n~lazione all'ordina. . . · , ·, . . . · · c1· 1so in otto remento dell'esercito il territorio ~ella confedern1on~ \ ,v. . i,rcol'i di . . O CJfCO . 1·I COfrJS . . pondenti ctascuno ad. una d,,., t:,1one, L e oiolll · b or fi~; ... , - no ripartiti in C'ircoli di, recl11ta-mento d, atta;:, ,one. \, wv1YtS't,One ~o . d' od al prn circolo di reclutamento ,a i.mo . c1·1 ·,eri. per modo "''he ooni o 7 Il ero 1· . f c1·1·,er·1 · ·1a dell'eletta che della lcindwe ir. nnm ' we battag 1on1 n ,,

STATI :\1AGGI0RI DEI GRANDI RIPARTI DELL'ESERCITO MO.DILITATO. -

CIRCOSCR! zrn:rn MILITARE E 'CERillTORIALE .


344

ESTERA

RI VI STA

dei ~ircoli di reclutamento .in un circolo di divisione è ta le, in propomone alla produttività di recluta:Dento di ogni circolo, ùa fornire tutti i battaglioni fucilieri occorrenti per la formazione di una divi sione. Gli. ,dtri riparti delle di verse armi e corpi che concorrono a costituire la .divisione sono del pari, possibilmente, reclutati nel territorio di essa. (V. specchio B e C). La circoscrizione mi litare ha per base il cautoue, sicchè, eccezione fatta pei _cantoni di Berna, di Schwytz e del Va llese, gli altri :ipparte'Ilgono mtegralmente ad un unico circolo di divisione. I circoli di reclutamento sono ~ loro vo lta suddivisi in .çezioni le quali corrispondono, in alcuni cantoni, colla circoscrizione amminist~ativa co.rnunale, mentre in altri canto_ni abbracciano' il territorio di pili. comuni. Nel cantone il governo rappresenta la autorità. mil itare d'ordine più elev11to ._ Un_ membro del governo (d'irettore niihtare) è più specialmente 10cancato da lla trattazione degli affari concernenti l'esercito, ed è in ciò coadiuvato, in massima, da un comm issario di onerra e da un direttore degli arsenali . . e> A capo di ogni circolo di reclutamento di ranteria havvi un comandante del ci-l'eolo; a capo di più sezioni vi è un capo di sezfone. I ·còmpiti pribéipn li delle autorità Cìlntonali, le quali costituiscono la g,m1rchia territoriale in tempo di pace, si riferiscono ai seguenti oggetti: a) Reclutamento; . · b) Tenuta dei registri di controllo; guarentigie tendenti ad evitare che qualcuno sfugga all'obbligo d.el sen:izio; e) Nomina degli ufficiali, al lorcliè tale nomina è, bene inteso, di competenza 'del cantone; d) Chi·amata alle armi per istruzione' e)n caso di mobilitazione; e~ Arrerlamento ed equipaggiamento delle truppe; consegna del materiale da guerra ai corpi chiamati a prestar servizio ; d) Rifornimento di cavalli ai riparti di truppe cantonali, ecc<+ tua ti i dragoni; e) Conservazione degli oggetti d'equipaggiamento di corpo ; /') Percezione della tassa militare.

In caso di mobi litazione la chiamata alle armi de"li individui ascritti alla milizia è falla in base allo speccM,o di formazione di guerra e di è)

radunata dell'e.~ercito, documento riservatissimo, che fissa i luoghi di aflluenza dei richiamati e la dislocazione inizia le dei diversi corpi nelle varie ipotesi di guerra . La chiamata può essere fatta in tre differenti modi , cioè: per avviso verbale, per precetto personale, e per mezzo di affissione. Dei due ultimi modi è superfluo far cenno speciale; a tutti è noto in che cosa, essenzialmente, consistnno. La chiamata per aliu'iso 'Verbale ha luogo col seguente procedimento. · L'ordine di chiamata è diramato telegraficamente dall'autorità federa le ai governi cantonali e da questi ai prefetti, posti a capo dei distretti ammin istratiYi in cui è suddiviso ogni cantone. I prefetti dispongono immediatamente perchè i gendarmi, coadiuvati, all'occorrenza, da ausiliari civili, tràsrnettauo nel più breve spazio di tempo possibile l'ordine di convocazione nlle autorità comunali ed ai capi sezione; questi ultimi infine avvertono verbalmente gli individui chiamati alle arm i del luogo nel qua le debbono· recarsi è del tempo entro il quale debbono raggiun,gere la rispettiva destinazione. Ove è possibile, l'avviso di chiamata è ripetuto dal pubblico gridatore. Dai seguenti specchi ~ ppare come sia ripartito il territ,>rìo della confe,derazioue tra le divisioni, e quali siano i circoli di reclutamento e la numerazione dei singoli riparti di truppa delle diverse armi e dei diversi -corpi costituenti l'esercito svizzero.'


347

E STERA

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RIVISTA

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353

ESTR IIA.

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§ 8. DEI GRADUATI; Lono DlSTl:-{Z IO~E . 1 graduati nell'esercito svizzero si distinguono, come negli eserciti germanico e austro-ungarico, in due categorie, cioè: ufficiali e sottufficiali.

I reparti di landwehr corrispondenti a quelli dell'esercito di 1,1 linea 1

(e/ella) si ree!utano rispettivamente nella stessa circoscrizione terr: tor in Ie e sono distinti collo stesso numero di questi ul timi.

A) UFFICIALI; LORO RECLUTAUEN'l'O . - .L'art. 76 ·della legge militare determina che ogni individuo vincolato al servizio è obbligato èli accettare il grado e di assumere le funzioni ' di coma_ndo che gli sono con · !3 -

ANNO XXX, VOL. JI(.

"


351,.

RIVISTA

feriti dallo St.ito. Di fatto però lo Stato non si avvale di questo suo diritto, se non in vi:. eccezionale. Gli ufficiali, pertanto, si reclutano, in parte dagli allievi della si;uola . politecnica di Zurigo, in pHt.e, e in . grnn numero, dai sottufficiali e dagli aspiranti ufficiali. Questi ultimi sono scelti dalle Autorità cantonali fra gli individui di truppa che hanno assistito ad un corso di ripetizione, almeno, e che dimostrnno attitudine a disimpegnare le attl'ibuzioni inerenti al grado di ufficiale, attitudine accertata dagfi uf-· fìciali del ripurto a cui l'aspirante appartiene e dagli istruttori. Coloro che sono nominati aspiranti ufficiali , vengono tosto promossi sergenti, e conseguono il grado cli ufficia le solo allorquando abbiano ottenuto il i:e1·t:ifico,to di capacità nella scnola prepar.-itori.-i per gli ufficiali. Vuolsi notare che gli nspiranti ufficiali sono scelti tra i giovani che possiedono una certa istruzione, che godono di una relativa agiatezza e la cni famig lia ila una posizione sociale onorevole e in armonia col prestigio di cui' vuolsi circond.-ito il grado di ufficiale. La nomina ad ufficiale è di spettanza: _ a) Del consiglfo federale per gli ufficiali: di stato maggiore; degli stati maggiori di reggimento e di brigata , dipendenti direttamente dall'autorità federale; dei riparti cli truppa federal i; dei battagliooi cararabiuieri e fucilieri; b) Delle autorità cantonali per gli ufficiali dei riparti di truppa cantonali (eccettuati i ca rabinieri ed i fucilieri) . I segretari di stato maggiore, assimilati ad ufficiale, sono parimente nominati dal consiglio federale. Scuor,E PER L'lSTllUZlONE . E PEB . IL PEllFEZIONAMENTO DEGL I UFFICIALI, - Queste scuole, sia pel modo cpl quale sono organizzate, sia per l'elemento che è ammesso a frequentarle, sia per la durata e per il carattere peculiare della istruzione che · si impartisce, differiscono notevolmente in genere dalle scuole militari che vi sono presso gli altri -eserciti. Queste differenze sostanziali appaiono da quanto è detto iu appresso relativamente alle singole ·scuole a cui si accenna .

vi

1. Swole preparatorie d'ufficiali. - Vi l~anno scuole preparatorie {listini.e per ufficiali di fanteria, di cavalleria, d'artiglieria, del genio, delle truppe cli sanità e delle truppe di amministrazione. · L'istruzione che si frnpartisce in queste scuole consta di uua parte pratica e di una pnrte teorica, e concerne: la tattica, le armi da fuoco, gli elementi di topografia, l'orga nica, l'amministrazione militare, i regolamenti .

ESTERA

355

·~e_r 1~ fanteria vi sono annualmente otto scuole preparatorie d'uf- 'ficiali, C(l)è una per ogni circolo di divisione. La durata del corso è ,<li -1-2 giorni . Per la cavall~r·ia vi è una scuola preparatoria annuale della durata ,di otto settimnnf;'. La scuola preparatoria d'ufficia li d'artiglie,l'ia consta di d1rn corsi ; f uno della durata cli i2 giorni frequ entato da tutti quegli aspiranti che ,non hanno peranco prestato sufficiente servizio in qualità di sergente; ,l'altro del la durata di 63 giorni, a cui inter vengonò sia coloro cf.10 com;rirono con buon successo il primo corso, ,ia i sottufficiali ché furono ,esentati dall'intervenire ·a quest'ultimo perchè ritenuti sufficientemente •ist.ruùi. La sc~1ol.a preparatoria d'ufficiali del genio dura 63 giorni; quella ,per uffii;1ah delle truppe sanitcirie 2.8 giorni; quella per uffìcic1li delle truppe d'amministrazione 35 giorni. ~I. termi11e del e.orso, in ogni scuola prcpnratoria, gli aspiranti-uf1fìc1ah sono sottoposti ad un esame; coloro che sono classificati almeno -s!ccome su(fìcien'.i, ottengono il Me·vetto di capacità per l~ promo~ :zwne al grado di tenente. Gl'ins1if'fìcienti possono essere ammessi a -subire un secondo ·~same dop_o trascorsi alcuni mesi. 2 . Scuola politecnica di Z1thgo . - Sezione -mi,l'itarc. - Gli ufficia li ,del genio e più specialmente quelli d'artiglieria, oltrechè dalle scuole ipreparatorie, sonn reclutati fra gli all ievi della scuola pol itecnica che frequentarono il corso cli studi nella sezione militare della scuola stessa . ·Questo corso annuale di studi è ripa_rlito in due semestri; le materie -che_ vi si insegnano sono l'organica e l'amrnìni:,trazione militare, la tattica, la geografia militare, la storia militare, la ba listica, la teorica -e la prntica del tiro, la fortificazione, la fabbricazione del materiale da _guerra,· ecc. · Gli all ievi sono, al termine del corso, sotto posti ad esame dinanzi .ad una commissione presieduta dal professore direttore della sezione mi li1are, e della quale fanno parte, in qualità di membri, un delegato del dipartimento militare federale, ed un delegato del dipartimento fe,derale dell'interno. I giovani che conseguono la classificazione di ot~imo ~ di buono, e che poscia compiono con distinzione la propria istruzione militare pratica, poono essere ascritti all'esercito col orado di primo tenente. "' La fanteria e la cavalleria reclutano esse pure ufficiali, ma in nu mero relati,,amente limitato, dalla scuola politecnica. L' istruzione che


· 35T

RIVISTA 356 vi si impartisce agli aspiranti al grado (!'t1fP-u1c1·," 1e ·lll qnes'te dne armi v v non comprende le materie aventi carattere essenzial mente tecnico. 0

3. ~mole specfal~. - So'.to la denominazione di 5c110le specia li si comp1endon?, per ?'ò che nguarda gli ufficiali, le scuole che hanno per scopo ~1 perfezionare l'istrnzione in genere di questi ultimi, 0 di renderh attt a p~estar servi1,io nel corpo di stato maggiore., Tllli sono·: le scuole centrali, e la scuola di stato rna!,!giore. a) Scitole centrali.. , Le scu~le cen t'.·ali, post? sott.o hilta direzione dell'istruttore cllpo del] arma dt fanteria , sono in numero di .qnattro, distinte fra loro con numero progressivo . . Sctiola 1y. 1 . - Il corso d'istruzione annuale ha la durnta di 6 settimane; v'mtervengono gli ufficiali subalterni cli tutte le c1rmi desi,çmati per _l'ava_nzament? da ll_e aut.orilà competenti, ed i capi tani proposti per ser~1re s'.c~ome ~mtant1 presso gli stati maggiori . L'insegnamento verte s'.111 ammm1stra1.1one, sulla topografia e, specialmente, sulla tattica delle diverse armi . Gli allievi sono pure esercitati nell'equit.azione. Scu?la N. 2. -: Per_i c~pitan_i di ~utte le armi nuovi p1:omossi, ma e~senzwl?1ente poi cap1tan1 d1 Janter1n. La durata anmrnle del corso è d_1 s~Uimane; coloro che lo frequentàno vi ricevo·oo una istruzione ta ttlcll in rapporto. al loro grado. . · Scuoi~ N. 3 . .- Ha luogo ogn i quattro anni . Vi sono chiamati, per dn~ sett1ma_ne, 1 com~ndanti d'. b~ttaglione di fa'uteria. Insegnamento: tattica, teorica ed applicata, equ1taz1one. · Sciwla N. 4. - E frequentata dai tenenti colonnelli di nuova nomina e non h11 luogo in epoche fisse, bensì allorquando il consiolio federa i~ lo crede opportuno. Durata del corso, 6 s;ttirnane. Ma teri: d'inserrnamento: grande tattica, strategia, .Jogistica. e> ~ progrnmmi ~l'insegirn'.nento nelle scuole centrali sono regolati in gu isa da consentire lo sv il uppo pro"ressivo uei limiti conces"i da lh b "d' "' ' ~ ,, rev1ta e1 corsi, _dei primi studi fatti per conseguire il grndo di tenente. b) Scuola di stato maggiore. Questa scuola ha per scopo di compiere la istruzione militare cli quegli ufficiai!, a qua lsi~si arma essi ._nppartengono, che aspirano acL essere t:asfert1 ~el corpo di stato maggiore, e comprende d\ie corsi. Il pr11~0 corso . dm:a setti mllne, ehm delle qua li sono impiegate· . ad ~segu'. re uu v1agg10· d1 stato maggiore. Vi ~ono ammessi i tenenti ed I c11p1tan i ! di tutte le ::irmi. Ii secondo corso d11r·a 6 se t•·dmante, el ne deIle quali ~ono parimen tt·

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devolute ad un viaggio di stato maggiore, ed è frequentato dai capitani ' e dai maggiori che hanno compiuto con buon successo il primo corso~ che ,giil furono trasferti nel corpo di stato maggiore. Alla scuola di stato maggiore debbono intervenire tutti gli ufficiali del genio. L'AVANZA~lENTO. - L'avanz~mento è regolatù colle norme stabilite dall'ordinànza in data 8 gennaio 1878: -a) Per conseguire il grado di primo tenente è d'uopo avere assistito come tenente ad una scuola di reclute, o ad un corso di,ripetizione, avere consegu,ita l'idoneit1t al termine della scuola centrale N. 1, ,ed avere prestato un servizio attivo di 1'I giorni almeno. I tenenti di fant(}ria debbono inoltre aver preso parte alla scnola di tiro. b) Il grado di c::ipitano ·è conferito ai primi tenenti che ottennero un certificato di capacità avuto riguardo soltan to alle attitudini individuali e senza tener conto dell'anzianità. Il (:ertificato di Cllpacità è ri1::isciato a quegl i ufficiali che hanno lodevolmente comandato in una -scuola di reclute, una compagnia od una unità corrispondente. e) L;i promozione :i l grado di maggiore in fanteria si·consegue dai -capitani i quali, non solo dimostrarono col fatto di saper cornandllre una compagn ia, 'ma c9mpirono con buon snc0esso il COL'SO nella scuola centrale N. 2. cl) I com:tnclanti di reggimento e cli brigata ,di fanteria (tenenti -cplonnelli e colonnelli), i comunda9ti di brigata d'aniglieria (colonnelli), i comandanti di reggimento . di cavalleria e d'a1·tiglieria da cam pagna (maggiori o tenenti colonnelli ), i co1pandanti cl i divisione d'artiglieria da posizione ( niaggiori o tenenti colon nel Ii), dei parchi di visiona li (maggiol'i)', i medici ed i commissari di guerra di divisione (maggiori ,o tenenti colonnelli), i veterinari di divisione ( capitani o m:tggiori) , sono. nominati dal consiglio federnle senza riguardo alla anziauità relativa, pnrchè posseggano la richiesta attitudine, abbiano da due anni conseguito il gl'ado immediatamente infel' iore, ed in questo abbiano prestato servizio effettivo . Ln promozione a comandante di reggimento e di brigata ha 1uogo 'Ìll seguito a parere emesso da una commissione presieduta dal capo del dipartimento militare e di cui fanno parte, siccome membri, il colonnello comandante di divisione, il capo dell'arma, l'istrnttore in capo, .,e il comandante alla dipendenza del <1uale deve essere posto l' ufficiale da promnover~i. 1


359 358

E ~TEnA.

Rl\'ISTA

e) La promozione a colonnello comandante di di~·isione avneneiu seguito all'avviso favorevole di una, commissione pre,ieduta dal capo, çlel dipnrtimento militare. e di cui fanno parte tutti i colonnelli. Il voto di questa commissione non vi ncola, tullavia, in modo assoluto il consiglio federale. Da quanto siamo andnti esponendo circa la compos izione del quadro• degli ufficiali nell'esercito svizzero, circa, cioè,· il modo col quale gli ufficiali stessi sono reclutati cd il grado d'i,;truzione cbe in essi si richiéde, è d'uopo riconoscere essere assai difficile, per non dire impossibile, che il corpo de~li urticiali della confederazione sia, dal puntodi vista escli1sivamcnte militnre, al lo stesso livello del corpo di uffkiali degli eserciti permn,nen1i euro pei. E d'uopo tuttavia riconoscere che· l'intell igenza, la buona volontà e la perseveranza non difettano negli ufnciali svizzeri, e che ossi fanno quanto sta in loro, date le condizioni speciali dell'orgimismo militare del paese, per gi ungere a quel livel lo. Assai nu merose sono le società di ufficia li; e nella stagione in · verna l~ vi si ~engono conferenze su argomenti mili tari; o numerose sonopure le so~ietà volontarie .di tiro. Ciò contribuisce a m11ntenore cd a sviluppare l'istruzione generale degli ufflcia li. Nelle armi speciali l'esercito svizzero ha, ciel resto, posseduto e possiede distinte individualità, di cui terrebbesi onora to qualsiasi ese1·cito.

Bj Gn..1.DUA'fl ot TRUPPA; LORO l\ECLUTA.,rn:--To. - I graduati di truppa,. come abbi amo altrove accennato (§ 3 di questo capitolo), sono tuui com. presi sotto la denom inazione di 50ttnfficia li, come in Germ11nia ed in· Austria -Ungheri11 . I so ttufOciali reclntausi diretta mente dai corpi di truppa e sono successiv:nnentc promo5si di grndo n norma di quanto prescrive l'ordinanza io data 8 gennaio 1878, di cui riportiamo qui :;om mariamente,. le priucipali disposizioni. I• 1 1 uom:na <lei sottuffi ciali spelta al comandante di compagnia,. al lorchè questa è autonoma, eJ iu caso contrario, al coma ndante di 1,at.taglione, sempre però sul la proposta del comandante di compagnia. 2° Gli ufficiali a ldetti a I una compagnia po3sono parimente proporre la promozione di un soldato a sottul'G ciale, eccello per quellearmi i cui sottufficiali ricevono l'istrur.iouc in scuole speciali. ln quest'nltimo c.iso il capitano de,igna gl'in lividui che crede più idonei a frM1uentare la scuola speciale, e li promuove ·sottnf6ciali allorchè bannocompiuto con buon succes.so il corso nella scuola stessa.

3• Per ottenere un grado

di sotturficiale, richieggo11si le seguenti

_ Aver ottenuto un certificato di condizion'i; . , , a) f,'an !erict. - C:i po, a1e. . corso di ripetizione. I di reclute o in un · I capaci1:\ in nn:i seno a . , ·, ·0 in r1ualitù d1 c:ipor:i e. Aver prestato set v1z1 Sergente. - . Essere sero-ente o caporale. , Sergente maggiore. ·1o . do ù'1 oer<relltc o di ser~ fi · 1 t,.. vere I o-rn o Aiutante souuf eia e. - . o gente m,1ggiorc. - Gli !-tessi rcqui~iti voluti per b) Cavalleri~- - Brigadiere. il caporale di fanteria. . p . l o- ni e,,scre ri,·estito riel grado . 11 d' \locrn10 - Cl r ra .,o . li . Marescia o li ,,o . il certificato di c.apac1u in . le rruidc aver ottenuto di brigadiere;_ per o . n corso di ripetizione, . una scnola d1 reclute o .1 n I'. ,\ ,ere il "rado di rn:1resc1allo Maresciallo d'allogg10 capo . - . v o d'al\oo-oio O di brigadiere. . . te _ Aver ottenuto il O<'l • z· · {3('1"'1d1Cre C S0fgCU • e) A.~·tig ·1e1:i~-lla scu~;a dei sottnHiciali . r, certificato di capacita a . . ,1crrriorc aiutante ~ottnf11' . Il I' tlorro-10 scrrren te m, 01:i • 0 Marescrn o e a oo • d . ed'ifttan~ente inferiore er1 · · el ora o 1mm " eiale. - A vcr preswto serv1_z10 n . ~ . , t1n:i scuola di redutc. • . '(' t d1 c:ipac1ta 11, aver ott.enuto il certi ,ca o rn ~- .r cl bbono tutti essere muniti di cerd) Gewio. - I ~oLtu JClil i e . d bhono avere pre• . . i r ·ottenere una promoz1oue e • tificall di copac1w , e pe. d'atarnente in[eriore. , . 'e ·11 (!1·aclo ,li furi ere ' sen:1.:1 St •ato servizio nel -gracl.o imme · '> conseo-un o • · . . In tutte le arini non s1 po< . . ;: ,\' osita scuola dei funcr1. avere freq uentato con buon successo 3pp . El SOTTUl'F ICIALI : . f · 'tl ScUOLI~ Sl'ECl ALI p • . · ·o•tufficiali d1 an lC!'la l . y• 1nterveuo-ono 1 :. • ,10 Senale di tM·o . . . o-e~eralmente nell'anno \;uccesslVO a ee numero Vol•a ,, pcl' volta stabilito, . . . quello dell'ottenut~ prom.o _r.i:\er l'istrnzione dei graclu3ti rlci co~p, d1 20 Scuola dei quad1 t. . d" v=> criorni e vi debbono :1ss1stcre . . la, clur"HU cava 11ena, ' ' del corso e l . "" o . 1· ... Sono obbligati arl iut\ltti i sotturHci3li di quest'arma. .(i . 1· cl' ar1:1g w1 i (i. = 3• Scuola di sott1i / icia ~ . d . . r ppu ot:Hi proposti per la . e, . ol:i tutti i sol at1 e g t a lerveuire n qnesta scu • ' d'artio-lic:l'ia da campaona, . d. del treno o sero-en,o ' o .. promozione a bnga iere .. ' c1~1c11tc artificieri. 1 semplici gre_o sero-cute delle colonne da p_::u co; o s dèl Il'· mmi ssione alla scuol:i; il 0 t· appuntali all atto e a . · rrari sono nom ina i ' . d . ' di cinc1uc settimane. . o . . esta ha la ur:i,a . 1· d' t corso d'islru1.1ooe in qu . • . . vi sono corsi spec1a • i re , r·.,,,;,,ri · _ Q11n1 anno ,~o SctlO l.a pe·i 1~, w e


360

ESTERA

settimane pei sottufficiali e pei soldati di tutte le armi proposti per la promozione a furiere. scuola intervencrono anche i soldati delle truppe d'amm i. A questa . a n1strazt0ne proposti per l'avanzamento a sottufficia le (1) .

possiede complessivamente un cavàllo per ~2,M abitanti, e possiede un cavallo idoneo al servizio miÌitare per 3_00 abitanti .

. Rimonta .

§ 1. PnonuzioN~ EQ UINA. - La prod uzione equina in Svizzera è relativamente li mitata e poco uniformemente ripartita; ciò che del resto è naturale consegue~za de_lle CO'?diziooi topografiche speciali di quella regione. Se tut~: 1a_pornamo 111 paragone, per rispetto 21Ja produzione eq~l'.~a, le cond1z1on1 de_lla Svizztlra con quelle del nostro paese, non possiamo ~ra n fo tto-Jus1ugarcene, e dobbiamo riconoscere che anche la Svizzera s1 trova, per questo riguardo, innanzi a noi: Basternuno poche righe a dirirnstrarlo. . · . ~-a Svi~~era ?~:s~e~e in _cifra ton_d~ ,1O?,_OOO' cavalli, tra cni 5'2,2.39 (2) fu i on? n cono~cmt1 1done1 al serv1z10 md 11.are, in seguito al ceusimento eseguito per _decrct() chdl'Assemblea federale nel "iw•no 1877. . La popolazione dei l_a Confe·lerazione ascendendo: 2.,8-1-6,102 abitanti. si _ded ~ce che_. ~a . Svizzera pos~iede in complesso un c:i vallo p,er 28, ab'. tant1.' e po~s1ede un cavallo 1doneo al servizio nell 'esercito per 5.1, ,48 ab1 taot1.

46

~n fo1~ia'. secondo_l'u lli_m? cen~i mento, vi sono 670,000 ca valli, 95,000 (:e1 (JtHl l1 fnrono 1:1tenn~L 1do11e1 al servizio mi litare. La popolazione del iegno essendo pa n a circa 2.8,500,000 di' al~itanti, risulta che l'foi lia

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I J A t ito lo_ <li u_ota_ a ([ltC-,Lo capitolo, aggiungfamo (llli un cenno relativo ·LI sistema 1e pcns,on, mihfari nell'esercito svizwro. ' · L'ar ticoio 18 della Cost:il,ttzionc clice che « i 1nilitcwi i quali in se,·vizio f ed(}rale pc'. :d~no _La v ita O contraggono infermità 71e1·1nan~nti, hanno ,u;·iU.o ad indenni/e{ 1)~'1" e~si o M 1 la _l-1>'''J fam·t!Jha, se lrovansi nel caso di ab/1isognnrne , . _ Per J'e,ccuziouc eh _q11r~;to art.1c~Jo ,l'assem!JJ_ea federale h~ emanato i] 13 novembre f8i$ una ..Je•'"'e rc~l~t~v\all: 1_1.en, ,0:11_.e~I,alle mdco~u t_a rn1l1ta.ri. Le pensioni vi ta lixie per gl' invalidi so no }' tooo110 o 1a11a.10 d,i un m11111no cli L. 200 a111nto ad llll massimo lii '1200. _ Le 1 10 1 ~~~: n __r er lnvedo_ve, J)e'.: gl i orfan i C poi genitor i sono distinto in numeroso cau,~e .. S i,t !0 pru:ne cho le ,ccondc possono essere raddoppi,i te so l' in valido o colui che 1 01 " ~o, s~ espose al p,encolo Jlel bene della patrii, e senz,i e5scrc obbligato. (. J l''io n ,ono comp re,r lll que,ta cifra I cavatti-doi riparti di cavalleria. er

. Ponendo i termini cli confronto sotto altra forma : a) Ualia

2.8,500,000 Popo!azione Tr>tale cavali i esistenti in 610;000 paese Tole cavalli atti lìl servizio 95,000 militare

CAPITOJ,. O III .

.

361

Ill\'{.S'f A

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Rappoi·to

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o·uesti rapporti si aggravano a sfavore dell'Ital ia se si tien çonto del maggior numero relativo di cavalli che occorrono all'esercito nostro per mobilitarsi, in paragone del numero di cava lli che per ciò abbisognitno :ill'esercito svizzero.

§ '.il. R1MONTA oun1NAHtA. - La questione della rimonta fu _cd è in Sviz-zera oggetto di costanti preoccupazioni e di accura.ti studi tendenti ad agevolarla. Nell'an no 4871 fu data missione al colonnello federale Muller -di raccogliere dati sui metodi di ri rrJonta usati nei principali eserciti -europei, e quindi di redigere un progetto in base al quale regolare la rimonta nella confcderazionc.. Egli è in parte sulle proposte del colonnello Muller che colà si provvede oggi al ser vizio di rimonta. L'effetti vo totale cli cavalli corri,;pondcnte al piede di pace raggiungé la cifra cli 30 12, cifra nella quale si comprendono i soli cavalli di t~·uppa degli squ11dr11ni di dragoni t~ délle compagnie guide dell'esercito di prima linea (eletta), poichè ciuesti soli riparti sono pernrnnentemente provvisti _di cavallo. La durata del cavallo per servizio militare è computata cli .J O anni circa, cosiccliè per la rimont.a ordinaria ~bbisognerebbero circa 300 cavalli all'anno . La confederazione incetta generalmente all'estero i cavalli di truppa -0ccorrenti annualmente pc~r -tenere al completo l'effettivo degl i. accennati riparti di cavallel'ia; questi cavalli vengono :iddestrat.i durante un periodo di tempo di tre mesi circa nei corsi di rimonta presso la regia ~avalli a Thun, quindi sono distribuiti alle reclute ('I). Queste ultime,

6

(ll Onl in:mza -15 agosto 1878 e is trnzione 29 ro:ll'ZO i881.


362

363 ,.

ESTERA

Rll'ISTA

ricev,endo il ~avallo, de?bon_o ~agan1 la metà del prezzo di .stima, prezzo che e loro n mborsato tn d,ec, rate annual i. Trascorsi dieci anni il cavallo rimane di loro proprietà personale. J. cavalli così distribuiti non possono, nel limite di tempo ora indicato es~re nè venduti, nè sequestrnti, nè affittati, nè usati da alt.ri: il c~nsegnatari_o _deve aver cura e deve nutrire il proprio cavallo e può servirsene all'1otuor1 del servizio,· in modo però che non abbiano a s~ffrir~~ d~tet:ioramen to le qualità militari del cavallo stesso. Apposite d1spos1z10m eh legge guarenti;;cono la Confederazione contro la irreo-o 10 larità, le trasgressioni e 15li abusi a tale riguardo. · In determinate epoche i cavalli di cui $Opra sono visitati da ufficinli e da sottufficiali rnssegnatori nominati nll'nopo. Per ngevolare agl i ufficiali il modo di fo~nirsi di cavalli il o-overno li autorizza a provvedersene dalla regia cav:1l li di Thun, ;d a;c;he dai depos_iti di rimonta. I cavalli dei depositi di rimùnt.a sono venduti a.prezzo di costo. · . Il prezzo medio di un cavallo :1cquist~to nll'estero, compresa la spesa, d1 trasporto, ammonta a lire 1350 c;irca. . All~rc~è in tempo di pace sono c;hiarn:iti alle armi per istruzione r1part1 d1 truppe a cavallo (esclusa la cava lleria dell'eletta che comesi diss~ , è provvi~t~ _di ca.valli anche in tempo di pace), cav:\ll i occorrenti sono formtt m parte dalla regia di Timo e in parte sono affittat.i (1). 1

i

§ 3. R1MON'rA'. STRAonnrnAHrA. - La legge dà alla Confederazione il diritto di requisire tutti i cavalli esistenti sul territorio svizzero, se le· esigenze di mobilitazione dell'esercito lo richiedono. Indeua la mobilita_zione v_iene er~anato un decreto che p;oibi~ce la vendita e l'esportazione de,_cav~lli,_ pena no~ multa, che può giungere a 500 lire, pei trasgl'essori. Qu1ud1 da apposite commissioni procedesi immediatamente· alla ~isita_ ed alla _s~ima dei cavall i n~rruisiti; per quelli riconosciu ti non 1donet al servrzro militare si io tende, all'atto stesso, abrogata la interdizione di vendita . · Il prezzo cli stima può al massimo giungere a lire ,1soo pei Ga vali t da sella ed a lire ,1200 pei cavall i da tiro. (·I) P_er maggiori parlicolari veggasi il llegolameolo !5 febbraio !877 concernente l'affitto d , cavalli per l'artiglieria.

Gli ufficiai-i dehbono provveèlersi essi stessi di cavall i: giunti sotto le armi percepiscono irna indennità giornaliera fissata dal regolamento · per ogn i cavallo. Ai cavalli di truppa per l'artiglieria e pel treno provvede: a) L'amministrazione federale pei reparti di tru ppe ft!derali . b) L'amministrazione cantonale pei -rep::i.rti di truppe cantonali.. Per agevolare le opernzioni di requisizione in caso . di mobi litazione, si procede di quando in quando, ad intervalli di tempo più o meno . lunghi, e dietr0 decreto emanato volt.a. per volta dnll' Assemblea federale, al censimento dei cavalli atti al servizio militare. L'ultirno ccn-. · simcnto, come si è più innanzi accennato, data dal giugno 1877. L'effettivo totale in cavalli dell'e,;ercito svizzero di ,1• linea (el etta) ·· e di 2' linea (landwehr) sul piede di gu~rra nmmonta n : 1

------Cavalli

da tiro

·I • linea (elettci) . 2' linea ( lrindwehi')

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'11,558

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Totale genera le . .. 30,302 cavalli Essendo 30·12 i cavalli di cui i reparti di caval leria dell'eletta sono-pro vvisti sin dal tempo di p::ice, ne ri:-ulta che il fab isogoo di cavalli p::ir la mobilitazione è io totale di 9,732 ca vall i da sella e '17,558 cavalli da tiro. La cifr,1 totale dei cavalli esistenti in paese atti al ~ervizio militare · è pari, come si dis~e, a 52.2:39, di cui 5752 da sella e il:6,,~87 <la tiro. È però, sr~ notevolmente ecce,lentc ai bisogni è il qrrnntillltivo dei ca- . valli da tiro m~lfruibili per l'esercito, notevolmente scar.;o si è quello dei cavalli da sella; il che obbligherà la Svizzera ad adottare sino-dal tempo di pace mi:;ure spec;ial i per rimediare a ciò , non essendo·· oggi prndente fare a lìdanza sull a po,;sibilità' dell'acqnist.o di cavalli all'estero in C(lSO di guérra.


CA Pll'O LO IV. Stabilimenti militari.

La Svizzera possiede i seguenti $tabilimeuti militari: Vi si fabbricano armi -·da fuoco portatili -e vi si fanno le occorrenti, riparazioni. Allorchè i prodotti eccedono i bisogni del lo Stato, la fabbrica è autorizzata a ven-dere armi ai privati. Annesso a questo sta bilimento vi è un hil)oratorio di precisione, ove --si cooserv:JUo i modell i ed oYe si collaudano la armi. 2.0 Arsenale (edera/e di cosww,fone a Tlmn. - Provvede al la co·struzione del materiale da guerra e del carreggio per ·l'esercito. Si oc·---cupa di quanto concerne il perfezionamento di questo materiale e fa· le opportune esperienze su tal rigua rdo . 3° Laborcitorio pirotecnico federnle a Thun . - La denom inazione di questo s1abilimento ci indica da se stessa qua le ne sia il còmpito . È provvisto di macchine perfezionat:e, impiega normalmente 32 1 . ,operai, e produce da 15 a 16 milioni di cartucce e da 29 a 30 mila proiettili d'artiglieria all'anno. 4, 0 Regìci cvi ca,vaUi a Thwn. - Già si ebbe occasione di fare più .,innanzi menzione di qtiesto stabilimento; e p~rciò ci limitiamo a dire -.che esso: a) provvede agli ufficiali cavall i da sella addestrati; b) costituisce una scuola centrale di equitazione, ove si formano ..,i·bi li istrutwri; c) rifor?isc.e in parte l'esercito, in caso di guerrn , di cav:illi atti --a I servizi o. , Piazze d'armi. - F-er l' istruzione delle ;truppe la Confederazione possiede, in ogni ci rcoscrizione territoriale di divisione, un certo nu'imero di piazze d'armi proVl'iste di caserme., di scuderie e di maneggi per le tmppe a cavallo. Nel seguente specchio sono indicMe le piazze d'armi attualmente esi·-sten1i. Esaminando comparativamente i dati contenuti nel lo specchio, •si può facilmente dedurre il grado relativo d'irnportanzt, delle piazze <l"armi medesime ('I ). · 1 • Fabbrica d' arm1i federale a Berna . -

1

(Il Lo ,pecchio qui riportato è tolto integralmente, fatta astrazione Ila una lieve mo--,dificazione di forma, d,1ll'opcra più vo lte citata del colonnello federale Fmss.


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N° dei letti p er ufficiali e per soldati

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1,200 t,500 1, 1i30 1 070


V

366

RIVISTA ESTERA

Le piazze d'armi sono fornite dai ca ntoni o dai comuni, in base a · tondizioni prestabilite dal dipartimento militare . ~<> M~gazz-i~i. di ~eposito. - Vi hanno :z,1 magazzini federali di • <l . epo:1to d1 materiali van da guerra, di O'ro-etti di arredamento d"1 cq ·_ na,ro-1amento · . . 00 t''. o_o: ecc. Quest,· magazz1n1 sono rirrnrtiti tra 0<>li otto• cii·co·1·1·md'1 · dm,10ne ' · .·S~551·d·ta t,·iamente v_,· ~ono numerosi magazzini cautonnli . 70 . , . . Bibli~te.che_. -. La b,bhoteca mijjtare federale è posta sotto Ja __du_ez'.one d~JI ufficio d1 stato maggiore; possono profittarne tutti <>li uf:·:~'.al '. la cu, nomi~~- è di spettanz~ della Confederazione; gli al~·i uf. ~,~li debhono pe1C10 ottenere speciale autorizzazione da l dipal'timento ,m1l1tare federal e. È stata decrnta_ta la costituzione di altrettante bibl ioteche militari -- quante sono le piazze d'armi. Tnle decreto è ;u via di attuazione.

LETTERE MILITARI PRINCIPE KRAFT HOHENLOHE lNGELFlNGEN (SULL'ARTIGLIERIA)

' Uao BnuSATI, rnaggiore. Il principe Kraft Hohenlohe Iogelfìngen, già noto per altri scritti pre:gevolissimi di Hgomento militare, ha pubblicato nel corso del 1884- due vol umi di lettere risguardanti la fanteria e la cavalleria; ed ora ha compiuto l'opera con un terzo volume· in cui discorre dell'artiglierin. Dei primi due fu dato giì1 un resoconto in questa Rivista a suo tempo; resta quindi ad esaminare l'ultimo. ' Il pregio di questo volume è grandissimo, non solo perchè le nmpie considerazioni che vi si svolgono s.ono basate esclusivamente sull'osservazione 'dei fatti; ma perchè altresì l'au tore, grazie alla sua posizione eminente ed alla sua carriera, percorsa fino al grado di colonnello nell'artiglieria, parla di avvenimenti di cui per la massima parte fu testiJ1}onio oculare; e perchè anche suo I scopo precipuo si è quello <li r:condurre gli artiglieri sulla retta via, nel momento in cui le teorie cervellotiche, frutto inevitabile dei lungh i periodi di pace, pare tendano a soffocare la sempli cità e la robustezza dei principì scnturiti dalle gigantesche campagne di Boemia di Francia. Bella cosa sarebbe sta ta se queste lettere, tradotte integralmente avessero potuto mettersi alla portata di tutti gli ufficiali ; ma per motivi che ,qui non importa accennare, dovremmo limitarci a darne un riassun.to. Nel far questo però fu nostra cura di condurci per modo che il riassunto fosse per così dire una riduzione di scala; sicchè nessuna delle tante ed importantissime idee sviluppate nel testo rimanesse nascosta. Quanto alla forma, dopo aver molto ponderato, trovammo conve-


368

DEL PRINCIPE KUAFT HOHENI.OHE INGELFl.'.\GEN, ECC.

LETTlm E .\I 11, lTARl

n'. ente dì esamìna re le lettere una per una, sebb0ne questo impedìsca d'. c~are al complesso quell'aspetto di unìLà che si con verrebbe ad una b~bliog_rafia_, e ciò per la considerazione che così il riassun to potrà servire _di g111da allo studioso che volesse addentrarsi nei vari particolari del libro.

369

vut-0 scorrere un campo vastissimo, toccando tolte le fasi per le quali l'artiglierìa. stessa è passata per giungere ai risultnti del 1870. Egli però finisce col sobbarcar;;i volontieri al còmpito, sorretto dalla speranza di gettare con questo un raggio di lnce sul passato e di trarne nel tempo stesso conseguenze val ide per l'avvenire; ciò che egl i presume gìust.amentc di poter fare con cognizione di causa , a1eudo preso parte attiva nell'arma non solo nelle campogne dal ,186:i- al I87'1, ma nnche nei lavorì di trasformazione a cui essa venne assoggettata. Da queste premesse appare adunque che l'opera del princi pe Hohenlohe si di vide in due l)arti distinte: una intesa a raccooliere i materiali n che devono servirgli di base, l'altra ìntesa n sviluppare la questione proposta . Sebbene ognuno degl i ufliciali aYesse la coscienza rl'aver fatto il proprio dovere, il mcilconten to mnnifestatosi contro l'artiglieria prussìana dopo il 1866 non era certo infondato; e difatti dall'opera storica del Grande Stato ~foggiore risul ta che iu com plesso esso giunse sempre tardi e alla spicciolata; è che nella maggior parte dei casi la fa.nteria dovette fa re assegnamento soltanto sul proprio fuci le. . Premesso questo, l'autore,. colla scorta dell'opera ora detta e di quelln dello stat-0 maggioro nustriaco, si fa a scorrere rapidamen te sui campi di battr,glia della Boemia; e ìn poche pagine mette in rilievo tutti ì fo tti che valgouo a comprovare la giustezza dell'accusa, non dimen ticando nel tempo stesso di ricordare quelle circostanze per lo quali rìsulta, che, se l'opera non corrispose all'ardore da cui anche l'artigliere prussiano era animato, questo dipese quasi esclusivamente dai principì tattici e logistici che tuttora domìnav:mo. Ciò fatto, chìude la •I a leit-era dicendo : « Da quanto esposi risulta chiaro che real mente l'artiglieria non si è trovata mai in numero sul posto; perocchè anche a Kéiniggriitz, tolto l'attacco della II armata, in tutti gli altri momenti l'artiglieria nemica fu doppìa, tripla e perfino quadrupla della nostra, sebbene organicamente non fosse più numerosa. . << Che oltre a ciò non abbia colpito come era lecito sperare, che il rifornimen to non fosse regolato, sìcchè molte battaie rimasero inattive per mancanza di munizion i; come pure che si ritraesse sìa davanti nl fu oco di fan teria, sia per rifornirsi, mentre avrebbe fotto meglio di stare in posizione, sono tutte verità di cui ti iotratterò più ta!ai >. 1

1

LI:n EnA 1•. - Impiego dell'artiglier ia da campo nellu, guerra del 1866. - Questa lellera comìocia precisamente così: 1

« .. .. Tu arrischi una pa rola dì una si0'11ìfic11uza O'rand issima o q~au_ do n11. d"1man d"1: quale sia srata la causa per cui la ouostra ar1igl1erin, la riuale ~ece pur tanto nel 1870, non nbbia corrisposto per null:1 quattro anni prima all'aspettazione che a,•eva dest"3l0 in sc"uito alle sue ges_ta contro Duppel, sebbene disponesse press' a poco dellostesso materiale e fosse comandata daglì stessì uomìuì » . Mo lt.ì giii hanno cercato di spiegine questo fenomeno coll'inferiorità del materiale prussiano, consìderando che di 46 1)atterie solo 10 erano armutc di cannoni riga ti; ma questa spìeO'azione non è nè suffìt:icnte, • . b ne giusta, pe~occhè i cannoni rìgati ad avancarica austriaci, clipendentem~nte <lai sistema com~licato · di traino, dalla lentezza del sen•izio, dall mc~rtczza _dello scoppio delle granate e degli shrapnels, non poMvano n valegg,arc per gi ustezza di til'o e per efficacia coi cnnnonì rigati a retrocarìca prussìi,ni . Qmilorn pertan to non ,i vesse fotto difetto la condotla da parte di questi ul timi, 1O batterie 11 retrocarica avrebbero dovuto cou trobil,inciame 16 austriache e qn incli le 6 bntterie Jìscie che completavano l'artìglìcria dì ogn i corpo d'armata sarebbero rimaste c,1 mc preponderante p~r . dare il tracollo alla bilancia. E ciò specialmente tenuto conto che lll allora la superiorì t;ì dei c.innoni austriacì sui cannòni lisci avversarì non era tale da impedi re che questi teno;sero loro testa, come luminosamente lo provarouo un'a batteria a cavallo a Schweìuschadel e due a Kéiniggratz. Quando pertanto non si prendano a considerare che i fattori materiali, ~·artiglieri~ prussiana nel 1866 avrebbe dovuto sopraffare l'avver~ana; e se c1~ non è avvenuto << quale ne fu la cagione? » L :rn toro lw e31tato lungn mente a rispondere, temendo tli dover urtare contro q~alche personalità; ma per quanto vi abbia pensato si convinse sempr~ più che nessuno poteva essere chiamato respons;ibile, come lo prov_a ,_ I fa tto cl~e nel 1866 e nel 1870 l'nrtìglieria ern comandnta claglì stessi uomm1. Ha_ esitato anche perchè cli frout.e alla quantità dì principi che vennero sviluppandosi di poi intorno alla condotta dell'artiglieria, trovava che per rispondere convenieutemente alla questìone avrebbe do1

1

1

L ETTERA 2•. Impiego dell'a1·t-iglieri a nella campagna del 1870. ·- La seconda lettera, la quale può dirsi che costituisca colla prima il rovescio della medaglia, comincia col seguente parallelo: « Le con-

2, -

A:-1110 XXX, YQL, lii,


370

LETTERE MlLlTARI

dizioni materiali per l'artiglieria prussiana si presentano in questa campagna assolutamente favorevol i di fronte a quellè dell'artiglieria francese, perocchè mentre la prima era provvista di cannoni rigati secondo gli ultimi progressi della tecnica, la secol'!da si atteneva ancora ai cannoni trasformati Lahitte; specie di palliativo da cui non si era distolta mai perchè con quei cmrnoni aveva ottenuto buoni snccessi nel 1859 , laddove non reggevano più al paragone nemmeno con quel li austriaci del •1866 ». Quanto alla condotta· l'autore dice che nel 1870 i Prussiani avevano imparato a concentrare per tempo l'artigl ieria, sebbene anche qui come nel 1866 non avessero luogo per parte loro che comba ttimenti offensivi; il che concorre a distrnggere l'argomentazione acldolta da alcuni in difesa delle sue gesta nella campagna di Boemia·, che cioè gli Austriaci fossero sempre preparati a difesa. Argomentazione per al tro già combattuta dagli incontri di Nachod e di Trautcnau, dove malgtado il carattere del combattimento gli Austriaci avevano saputo sopraffare per numero l'artiglieria avversaria; e combattuta pure dal fatto che la seconda :irmatn a Kooiggrù tz, henchè aggressiva, era riuscita a concentrare subi to una massa preponderante di cannoni. ·ciò premesso, la lettera passa in rassegna tutte le battaglie da \Veis· semburg a Sedan, mettendo in evidenza non solo la rapidità e la pron tezza dei concentramenti,. eseguiti quasi sempre prima ancora che la fanteria uscisse dalle colonne di marcia; ma lo slancio con cui l'artiglieria ne accompagnò sempre l'attacco· spingendosi spesso fin sul la linea dei cacciatori; la tenacità con cui si man tenne. nelle p,)sizioni occupate, l'ardimento con cui si cacciò nel raggio d'azione del fuoco di fanteria, lo spirito infine elevatissimo di sacrifizio con cui seppe fare olocausto di se stessa per facilitare l'opera all'arma sorella. Interessantissimi sono gli episodi citati in questa lettera, ma il genere del lavoro ci impedisc·e di riprodurli, e quindi ci limiteremo ad aggiungere le brevi considerazioni colle quali si chinde la lettera stessa confrontando l' impiego del\':irma nelle due campagne. « ,f • Nel 1866 non si voleva impiegare troppa artiglieria per avviare il combatti mento; nel 1810 si portò immediatamente in azione tutto quanto era possibi le di portare. « 2° Nel ·I 866 si credette necessario di conservare una riserva d'artiglieria anche quando la battaglia era nel massimo ca-lore; nel 1870 scomparve perfino il nome di riserva d'artiglieria e a questo fu sostituito quello di artiglieria di corpo. « 3° Nel 1866 appunto per riguardo alle idee relati ve alla riserva, 1

1

DEL l'nINCIPE Kl\t\FT HOHE~LOHE INGELF'INGEX, ECC .

31•1

l'artiglieria marciava in coda e talvolta p,1rfino a più di una giornntll di distanza; nel •1810 fu spinta tant9 innanzi nel le colonne da esserne a mala pena coperta. « tr• Finalmt.:u te nel 4866 si veJono le masse d'artiglieria procedere lentamen te fino sul campo di batto gl ia per .poi galoppare nel pren lere :posizione; nel ,f 870 invece si procede lentamente nell'occupare la posizione e nell'avvi11rc il fuoco, ma si arriva sul c11rnpo qnakhe ora prima peri;hè l'artiglieria sa percorrere al trotto uno, dne e talvolta persino tre migl ia tedesche senza interruzione . LETTERA 3". Rffìcacici del-tiro 'dell'arl'iglie1~i.a. nel 1866. - Durante tutto il sesto decen nio l'idea dei C() nnoni riga ti era st,,ta disprezzai.a, e malgrado la bontà degli esperimenti e gli sforzi della comm is-sione, fu solo dopo la guerra d'ltaliu che essa cominciò a farsi strada. Dne carn pagne pel'ò doveuern concorrere a corroborarla ed a spastoiarla dai pregiudizi che tendel'ano :id infirmarne il completo sviluppo ; sicchè mentre in Dan imarca la Prnssia aveva già tre batterie rigate per eorpo d'armata, àl momento di entrare in Boemia questo numero era salito stentatamen te a dieci, e solo nel 1810 non si sentì più parlarn di bat1 terie lisce. Come la lentezza dell 'introduzione del materiale non poteva essere dipendente che dal la diffidenza che anéora regnava fra mo! ti artigl ieri; eosì è na turn le che fin allora non si sia nttaccata all'istruz ione sul tiro quell'importanza che sarebbe stata necessaria per far e,,triusecare tutta la bontà delle nuove bocche da fuoco . Difatti l'autore, ripercorrendo i campi di baltuglia del ,1866, trova opportunità di fare fra le altre le s~guenti osservazioni: « Io aveva ogni motivo per essere soddisfatto del contegno delle mie bat.terie. Esse si erano portate valorosamente e non il più pieeolo ordine aveva uvuto a soffrire nell'esecuzione. Nessuno si era mostrato minim:.imente esitante, ma noi non avev:.imo saputo colpire come io mi era aspettato. Gli artiglieri non avevano ancora imparato a tirare; e io stesso dovetti convenire di trovarmi nelle medesime condizioni ». Ricorrendo poi a) la testimon ianza di altre notabilità, riporta le seguenti purole del colonnello Scberbening: « lo Li potrei nominare grossi riparti d'artiglieria, i quali d u rn nte un lunghissimo cannoneggiamento and:irono continuamente accorciando il tiro fino a battere il terreno 4-00 passi avanti il punto mirato, sempre attribuendo questo all'imbrattament~ dei pezzi, e senza accorger:;i che nel rinculo gl i alzi si erano di mano in mano abbassati ». Un altro episodio che per la snn siugolari_t/1 merita <li essere ri prodotto è il seguente: • 1


DEL Pl\ lNCll'E Kl\A F'r HOHENLOHE JNGELFINGEN, ECC.

31:ia

Alla battaglia di Koniggriitz il principe Hohenlohe, spiegate le proprie batterie contro la form idabile linea di pezzi -che si estendeva da Klum a Rosberitz, osservò che dopo pochi colpi cominciarono a sa ltare alcunr cassoni nem ici, ciò che condusse ben presto la detta li11ea a sgominarsi, e si congratulò seco stesso del risul tato ottenu to: Più tardi però egli dovette provare un'amara delusione, im perocchè gli scoppi avvenuti e la conseguente confusione erano stati l'effego delle pa llottole esplodenti di cui faceva uso allora la fante ria, la quale si era a\'vicinata inavvertita fino a brevissima distanza . L'autore per altro non vuole sia detto che l'artiglieria austriaca abbia tirato megl io dell'artiglieria prussiana; e lo dimostra coWappoggio di parecchi esempi e con una considerazione assai degna di nota, vale a dire; che mentre la fanteria prussiana riferì sempre di aver dovuto procedere sotto violento tiro a granata, non una sola volta i suoi assalti ne furono rintuzzati. LETTERA 4-a. - Effìcac'ici del tiro dell'art,iglieria nel 1870. - La 4-a lettera è intesa a dimostrare quale sia staw al l'incon tro l'efficacia dell'artiglieria prussiana dnrau te la campagna del ,1870 e l'a utore con questa lettera, anzichè fa r ricorso alla testimonianza dell 'opera dello stato maggiore, riproduce mo lti episodi di cui egli o altre persone autorevoli si trovarono testimoni e dai quali possono essere ricnva ti utilissimi ammaestramenti. Così per dare un esempJo del i@do come l'artigl ieria si presentava al fuoco, accompagnava la fanteria e coronava le posizioni da questa conquistate , parla dell'attacco di Saint-Privat per parte della Guardia, e dice: « ~fovendo in massa da Doncourt su Saint-Privat il corpo fu salut11to dall'artiglieria. nemica postata sulle al ture a tergo di Saint--Privat- Aman vili~::;. Le 4 batterie della ,1a divisione presero posi1.ione successivarnent.e e rn pidamente di rriano in mano che uscivano dalla colonna di marcia. L'artiglieria di corpo si pose accanto ad esse, ogn i batteria spingendosi 200 passi oltre quella che la precedeva, rendendo così il fuoco sempre più intenso e sicuro e obbligando l' artiglieria nemica a tentennare prima nell'aggiustamento del tiro e poi a ,riparare dietro le nltnre » . P iù tardi, quando si andò all'attacco di quelle posizioni, fu dato l'ordine alle batterie che appena ne fossero mascherate seguissero la fanteria; e qui descrive come la prima che ginnse sull'orlo dello spianato vi arrivasse solo con tre pezzi, e come tuttavia l'effetto di questr fosse stato straordinario sulle masse fran cesi che si avanzavano. . )?er dare poi un'idea del modo con cui era regolato il tiro descrive

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i n che maniera fosse -per opera della sola aniglieria respinto il primo -e più formidabile contrattacco dei Francesi per ripr-endere la detta altura, e dice: « Uoa massa imponente cli fanter ia venne contro di noi da Amanvillers. Appena sn perat::i l';i ltura essa entrò nel raggio dei tiri di prova a 1900 passi, e 30 pezzi le fecero contro fuoco celere. Poco -dopo la massa riapparve al di qna della nuvola di fumo svi luppato dallo ·scoppio ·delle grana te. li tiro era stato sospeso . Un colpo di prova a ,t 700 passi segoò il punto ove attenderla di nuovo per riaprire il fuoco ,celere, e così di 200 in 200. Quelle brave trnppe, mulgrado l'orribile -carn ificina, si spinsero fìno a 900 passi, ma qui l'azione dell'artiglieria divenne co~ì micidiale che non poterono più oltre, e furono vol te in · fuga ». Anche a F lavigny fii respinto in tal modo un att;icco dei Francesi eseguito in fitta linea di cacciatori senza masse di sostegno; e il colonnello v. Dresky, il quale ne riferisce ali' autore, conchiude dicendo: « In questa occasione io mi convinsi che una linea d'artiglieria attacca ta di fronte non ptlò essere superatn }) e soggiunge: « se allora -che avevamo soltanto granate, l'effetto fu cosi terribile, che cosa sarebbe adesso, che si dispone dello shrapnel ? » Numerosi pure sono gli esempi addotti per mettere in luce la tenacità, il valore e l'abnegazione del personale, ma pur troppo a noi non ,è possibile di ricordarl i tutti.

LETTEUE '.\ULITAUI

V

LETTERA 5•. - Perdita eh pezzi nel 1866 e ne/,'1870. - Seguitando ,a parla;e degli elementi che intluirono svantaggiosamente sull' impiego ,dall'artiglieria nella campagna del ,1866, l'autore mette fra i principali -la viet:1 massima che l'artiglieria non dovesse mai perdere i suoi pezzi. A questa ma~sima s·attaccavano alcuni principi che egli comba tte decisamente, e pei qnn li una batteria non solo era autorizzata , ma ben .anche tenuta a ritirarsi sia per rifornirsi,_sia per riassettarsi, sia per evitare di entrare nel campo di tiro dell:i fanteria. Benchè sembri troppo pretendere cli far restare in posizione una batteria quando manchi di mun izioni, tuttavia ciò è necessHio, perocchè se la fanteria e la cavalleria possono avanza re e retrocedere, I' artiglieri a costituisce per le . .altre due armi una specie di capo saldo sul quale si regolano e attinoono fiducia . Si studì adnnque di far si che le munizioni non manò . chino, il che può ottenersi, come si ottenne nel ,1870, do,,e per esempio l'artirrlieria della Guardin fra Vionville, Saint-Private Stidan tro vò modo di coònsurnare 25000 granate senza sospendere mai il fuoco per deficienza di cr,riche; ma non si permetta mai ad una batteria di ritirarsi per anelar in cerca di rifornimento.


37,1,

LB'l'TJmE Mll, ITA n1

Quanto al ri,1sseuar:;i, ciò che avvenne spe.sso nel 1866, l'.rntore si e~p1·in~e nello stesso s_enso; e osserva ginsrn mente che obbligandola di rime<liare sul posto a1 proprì dann i si Jia il vau l:-t""io di ouenere l'intenl ·' prc~to, e 11~I tempo stesso di con:;crvlll'e e-;:, . o ~1~1 un numero maggiore d1 l'.ezz, 111 azione. D altra pa rte pnò avven ire t.a lvolta clic con un rruasto a ciascuno clei pez1.i vi si pos~a ri pa rare ropidamcnte, lasciando1~ uno solo i1~attivo dopo essersi serviti cl~lle sue pnrti come oggetti di ricambio. Se ~01 una o più baue_rie minacci11110 di nou poter reggere, le si rinforz1110 con altre, come anenue a Le Bourcret, mn non si ritiri no che nel caso in cni avessero a masc hernre il fu~cò di al tre batterie, o per espresso comando. Seguenchi. il prinripio d_i riparare !e Yetturc stando iu lioea , l'aniglieria della guardi.1 a Sa1nt-Pr1vnt, uel momento di accornpaguare la fonter it. nou ebbe che Ire pezz~ i quali non po1esscro mnoversi, mentre In gran ~nassa aveva sempre agito. A r111e5t1l inteuto snpplil'ono ns$ai bene anche· 1 carri di bnueria . Che fin :i lmeote il principio di dover evitare di cn<lere 5'Jtto il domi nio del fooco di fa nteria, tnnto fedelmente seguito nel 186 (i, nori avesse fonda mento, fu provalo splendidamen te nel 18ì0. Lo due batterie che . c~rouano. il Rotl1berg a Spichere11, i pezzi che si spi 11gono fin snl ciglio del losso a Weissenburg, quelli che si cacciano fra le stra<l~ cl.cl villaggio cl i Bazeilles in fia mme sono ge, la eroiche m:i non eccezion ,_. Le. b~u~rio che Hccornpng11<1uo l'attacco di Elsassl1auson, la ~Hiss:i ~lt art1.glier1~ che supera il burrone a Colombey, l' incrollnbile lrnca .di pe7.7.L a V1onville ~far:5-la-Tour, l'artigl ieria del o• corpo e della guard ia ~ Gra~relotte.Saint-~rivat lo provnno, e più che tutto lo provano I~ mgo~t1 p~rd,te ~ublle per azione dei chassepots. . Il vie~o P.r1r1c1p10 che t tiragl iatori scaccinssero l'nrtiglieria non trovò, P.t~ .n!>pl.1 caz1one n.el I8?0 e ciò pen;hè nessuno più si curò della poss1bil1ta d1 ponle1:e '. pezzi. Al con trario la perdita cli 1111 pe7.Zo a Boa uneLa-Rolande cost1tn1sce no pnnto lum inoso nella ~torin del X corpo. 1

6n. - Come si pen Jenne a far sì che l'tu·tigher ia gittngc.~se e.on questn . lettera l' au tore spiega i motivi pei cpw li nel •I ~66 I arr~rglieri.a prnss,a na non agì mai in grandi m:isse; e come tale 1nconven1ente tosse rimosso prima del ·1870. Che l'artiglieria ,dovesse adoperarsi in massa lo si sapeva assai prima, del :t866, per.occh: I~ guerre napoleoniche ce lo avevano iusegrrnto; n!a 111 allora il cr1teno col quale queste ma sse e r.1110 chimnate ad n"ire· 0 si foncl:iva sul principio che esse dovessero servire esclusi vamente pei,·,. L ETTERA

in tempo,, - .

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DE L PRINCIPE KRA F'I' HOII Ei\'LOHE 11'.\GELF!!\GEN, ECC.

dare il colpo decisivo uon appena il momen10 opportuno si fosse presenlato. E ciò era giusto, dipendentemente dalla breve porlnta dei cannoni d'allora, i quali uoa Yoha messi in linea su cl i un punto , difficilmente avrebbero potu to portarsi sn di nu altro, sfuggendo così in cerla maniera dalle mani di ·chi ve li aveva spinLi. Su questo principio e sull 'esperienza fa tta nelle ca mpagne del 18 1318,t;S ern fondala appuuto l'orga nizzazione dell'mtiglieria prnssiana; organizzazione per la <1t1a le una metù dell'artiglieria di corpo doYeva essere tcnula iu riservn, aspettando l'opportun ità di portare quel tal colpo decisivo, in allesa del quale intanto era costretta a rimanersene inoperosa . Erri 11aturnle quindi che ali' apparire <lei cannoni rigati, capaci di battere un'estensione grandissima intorno a sè senza bisogno di cambiare posiziono o senzn sfuggir <li mano al conumdan1e di corpo, questo ordi11C\ di coso dovesse cambiare. 11a qui come sempre il nuo\'o ebbe a lotk'\re per farsi strada attraverso al l'ahitu1liue r. ai pregiud izì che per più di mezzo secolo erano andali incarnandosi, e che ben si potrebbero personi6c:arn in quel generale, il quale spiuso la sua anersione con tro le artiglierie rigate fino al pu uto cli dire, morendo , che all:i sua inum~zionc voleva essere salutato sollanlo d:i ca uooni lisci . Nessuna meraviglia quindi che i Prussiani nel •1866 si siano lasciati iudnrre a formare uua riserva speciale cli 96 pezzi per la 1• armata; nessuna meraviglia che le risen e d'artiglieria di corpo, aggregandosi le colonne cli munizioui, dove:;sero marciare in coda aJJ'ultimo dei combattenti; nessuna mer.iviglia infine che all'atto di penelrarc nelle gole dell:i Slesia, esse riserve si siano l:i~ciate indietro fino a due giorni di marcia per Lema che av1~ssero a riuscire cl i im pedimento alle altre !ruppe. I primi combatti menti fece ro bensì aprire gli occhi sull' errore nel qua le si perdurava , e indussero ad emana re o·rdi11i in proposilo; rna ue,;suoo era preparato a riceverli ed a capi rli, porchè stonavano colla istrnzione e coi principì avuti, e quindi non agirouo che imperfettamente. L'alllore narra infa lti che due brigate della riserva dell a ·I• annata giunsero per tempo n Koniggriitz e narra pure di esser giunto egli stesso col la sua artiglieria a Jericek; ma que:.to risultato fn ottenuto dovendo percorrere di Irotto tale distanza, e dovendo fare tali sforzi per sopravvanzare le colonne di fanteria, che parecchi caval li gli caddero morii fra i fìoimenti. Non basta dunque, egli dice, voler impiegare l' artiglieria 111 massa , 1


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DEL PRINCIPE KRU"'l' llOHEN LOIIE INGE LfIKGEN , ECC.

tETTERE M ILITARI

bisogna che questa abbia imparato e sia abituata a raggiungere rapidamente il campo di baw1gl ia ed a concent.rarvisi. Per alLro, soggiunge, è duopo ammettere che a rendere. innu.iva l'artiglieria nel 1866 coutri bu ì non . poco lo slanci ,) della fan teria, la quale fidu ciosa nella superiorità del proprio fu èile era sprezzante d'ogni ostacolo e ben presto mnscher:n•a l'artiglieria; come pure vi contribuì lo spirito di diffidenza che anim ava alcnni fra i c:ipi della fa nteria, i 1prnli affettavano di non volor ricorrere all'arma sorella. Comunque sia gli ammaestramenti raccoIti in Boemia non restarono infruttuosi , perocchè non nppena conchiusa l::i paci, tutti si misero n corpo perduto per rimuovere le pecche lamentate. Così una delle prime riforme fu quella di cambiare l':t.rtiglieria cli risena in c1rtiglieria di corpo; riforma che trasse con sè quel cam biamento radicale nell?ordine di marcia per cui nel 1870 si vide la batteria d'avangua rdia dietro il ~ 0 battaglione, la brigata di visionale dietro il ·1° reggimento, l':-irtiglieria di corpo dietro la P brigata; e per cui influe a Sedau si trovò una linea di pezzi estesa per 3 chilometri protet.ta solo ad nu' ala dalla fanteria. Dopo l'ordine cl i marcia fu il modo di marciare stesso che influi grandemante sui. concentramenti del 1870, perocchè nccadde sovente in questa cam pagna che le batterie dovess&ro percorrere uno, due e perfino tre miglia al trotto; mentre per converso, dipendentemente dalla lunga gittata dei pezzi, si smise affa tto di percorrere piccoli tratti di carriera per reca rsi in pl)sizione. « Non si tratta più di secondi che si vogliano guada.guare per tirnr presto il primo col po, il quale anzi va sparato con calma e prncisione, ma di ore che si avvantaggiano nella marcia per trovarsi presto $li l campo , . Il genernle von Dresky, narra che, ti.I 6 d'agosto dopo •18 chilometri cli marcia in montagna , giunto a Ostweiler, ebbe ordine di portarsi si.1 Saarbriicken e che iu segui to a tale ordine la brigata a cavallo percorse 3,i: chilometri in 3 _ore. Del resto non deve din1cnticarsi che ai risùltati splendidi del ·1870 per parte dell' artiglieria, contribuì non poco l'ardore da cui ognuno era animato di lavare la macch ia del ·1866; ardore pel qnale non solo gli ordini venivano immediatamente e:iegui_ti, ma spesso aucbe prevenuti. Così accadde allo stesso principe Hohenlohe, che a St. - Privat si trovò l'artiglieria di corpo sotto mano, non appena spedito· l'aiutante a chiamarla dalla coda della -1 a divisione. 1

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L ETTERA 1a. -:-- Dello spirito dli casta. Fra le tante cause che inOuirono sulla condotta dell'artiglieria nel 4866, non sono da di menticarsi le conseguenze dello spiri to di castil , che per tan to tempo aveva dominato quest'armn, producendole il vuoto e l'isolameuto tutto d'attorno . Se,•ere e mordaci sono le p::irole con cui l'autore biasima questo sent:ment.o, il quale, a suo parere, si fo udava più che altro sulla vacuità di nua denominazione « arma geni ale », sulla qualità dell'ispettore che doveva essere un pri11cipe di casa reale, e su quel poco scibile di più che ven iva impartito all'artiglieria an1.ichè .1lle altre armi, e che gl i artiglieri avevano sa puto gonfiare al grado di scienza . Benchè fin da prima del ·18G6 questo spirito di casta fosse $Com parso, grazie al l,uon senso di coloro che si erano nccorti che, per farne mùirma utile, più che la rama cl i scienziata era ne,:essario l'affiatamento colle altre armi e il ravviciu:imento tattico con esse ; pure esisteva ancora una specie di distacco, causa to specialmente cla quel!' aria cli mistero che l'artigliere si compiaceva cli assumere quando, dovendo parlare dei, supposti segreti dell'arma, soleva tagliar corto, pretèstando trattarsi cl i cose tecniche intorno alle qual i non potevii spiegarsi . Ora la parola tecn'icn non solo faceva indietreggiare inorridi to ogni ufficinle dell e altre armi nella conversazione famigl iare, ma esercitava anche grandissi ma int1uenza nel ca_mpo dell a tattica; sicchè spesso ac· cadeva che durante una manovra, qualche vecchio uffici::ile superiore di fanteria subordinasse le proprie vedute a quelle di un gio1•ane tenen te d'artiglieria per motitii tecn'ici che lìn ivano per non essere mai ben. precisati. l\fa peggio ancora influiva, tattic:-imente parlando, l'uso in·veterato cli ritenere responsabile l'ufuciale d'artigli eria dell'impiego dei proprì pezzi quand'anche si trovasse in sott'ordine; perocchè in base a questa mas sima l'ufficia le d' artiglieria, senza sua colpa diretla , veni,·a allevato pensatamente e pel bene del servizio all' indisciplina tezza, :ill' ind ipendenza, allo spirito di contr:iddizione, e all'abito di creare difficoltà. È quindi naturale che spesse volte gli ufficiali superiori delle ::iltre armi prererissero nou servir:;i dell'artigli eria, piuttostochè esporsi all'eventual ità di ricevere una mezza mortifìc,1zione; e a ciò appunto deve ascriversi se ancora nel 66 accadde i ll'artiglieria di non ricevere ordini, di essere lasciata indietro e quasi dimenticata. Un altro moti1•0 che concorse ad impedire che l'artiglieria si 11flìatasse completamente colle altre armi, è da ricercarsi nella tendenza espressa in molti scritti a credersi un'arma indipendente. L'iitiica a·rma ind:i-


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LETT&HE MJLITAlll

pendente ìda fcmteria. Le altre scino ausiliarie; e solo in questo senso l'artiglieria può rendere immensi servigi , come difatti li rese nel ·1870, dopochè coli' incòrporarla ai comandi generali fin dal tempo di pace, ave;,a avuto campo ad assimilarsi tale principio. Qui l'autore si fa a pal'l,,re dei servigi che l'artiglieria rese alla fanteria uel la campagna di Franch anche fuori del comba ttimen to, aiutandola nelle sue cor1:ées; e ricorda come fino dai primi giorni parecchi comandanti si congratulassero con lui di questo fatto. Parla pure delle scambievoli facilitazioni che nascono quando il comandante d'artial ieria si trova in buone relazioni col ·comandante delle truppe; e dà m;a dipintura vivissima del modo di marciare di queste due individualità nel 1870 di fronte al modo tenuto dapprima, quando la diffidenza regnava fra di essi. · In base a tutti questi fatti si trovò quind i giustissimo di togliere di . mezzo l' isolamento organico anche in tempo d.i pace e • io fui ben stupito quando più tardi udii esprimere da molti scrittori assai r:putati che l'artiglieria è un'arma indipendente». Che se m nn c?mbatt'.mento frontale difensivo può per accidente far da sola; . cessa 111 ogni altro caso la sua indipendenza, come lo attesta il generale V. D1·esky quando dice che, un ica mente col fuoco d'artiglierin non si snida da posizione coperta una buona fanterin. . . . . L'autore finisce questa lettera dicendo che a distruggere lo spmto d.1 casta, contribui assni il perfezionamento dei fucile, pel quale il fan taccino fu obbligato d'in vadere il campo dei misteri dell'nrtiglieria famioliarizzandosi colla traiettoria , colla rotazione, colla deviazione, col b . . rapporto fra la cnrica e il proietto, colla resistenza atmosferica e via dicendo . 1

LETTEl\A s•. - Come impa·1·ò a tircire l'a-rtigbierfo. - Volendo spie11are come sia avvenuto che l'artigl ieria prussiana, la quale io Doemil\ ~veva dato prove così · meschine del suo modo di tirare, abbia saputo in così breve volgere di tempo mettersi in grndo di ottenere gli splendid i risultati che tutti conoscono, l'autore crede necessario di indagare come fossero coudotte le 6sercitazioni; e cominciando dalle scuole di tiro, osserva che prin.1a del 1866: una batteria rn cinque settimane di poligono tirava 8 o 9 giorni; i bersagli erano sempre gli stessi e quasi t.ntti allo stesso posto; le. distanze quasi sempre conoscinte; le correzioni arossolane e non fondate sull'osservazione, la qua l~ era abbandonata0 ad un personale fisso; il servizio trascurato e il col pire ascritto puramente al caso. Era così piccola infatti l'importanza che s'auaccava 1

DEL PH!l'\CIPE KRAFT HOHENLOHE lNGELFINGEN, ECC .

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alla giusLezza del tiro che i premiati di sol ito disti-ibuivauo l'importo del prem io fra tutta la batteria. Quanto alla scuola delle distanze si capisce clie dovesse esrnre imperfeua lìnchè non intervenne la granata Il stabilirne le nonne col SllO scoppio. Tuttavi.1, ma lgrado l'adozione di qnest' nltirna, poco o mil i~ si era avvantaggiato in r1uesto senso; peroccnè, sebbene fin dal ·I 860 s1 avessero cannon i riga ti, il tiro, per ragioni econom iche, si fa cevll sempre colle grnnate scariche. . . In segu ito nlla cn mpagna di Danimarca l'artiglieria sentì il bisogno di una scuola norm,1le di tiro; ma sebbene gli ufficiali contribuissero cl i loro borsa per impiantarla, pure, per delìcienza di mezzi, essn non ebbe vero sviluppo che dopo il ·186Cì. D'allora però il suo incremento fu cosi rapido e i frutti cosi abbondan ti e ricchi che ora il giovane artigliere si meraviglia di sentire corM :20 anni addietro essa non esistesse. Qui l'nutore stabilisce un paragone fra la. istruzione. vigente oel ·I 869 e quelle anteriori per dare un'idea dell'enorme percorso che si era fatto e trova: h~rsagl i piccoli , sagomati , numerosi, mobili; il tiro dir~tto prima dai capitani reduci dalla scuo la normale, P?i. da!le singole bat~ terie, ma sempre con granate scoppian ti; le murm1on 1 aumenta!~; 1 puntatori scelti e yia dicendo. Parla quindi del processo ten uto per giungere a stabi lire le regole pel tit'o contrn bersagl io mobi le e di·ce clte allo scopp i,1r della guerra tutte le batterie vi erano perfeuamente esercitn_te; 'ii cbe auribuiscf' in oran parte alle razional i dispos;zioni date da ll 'ispettorato generàle d'arti<rlieria che cioè al ln scuola di t.iro facessero da istruttori gli ufficiali 0 re duci da lla scuola normale. « Immagina pertanto il mio stupore, dice Hohenlohe, quando da un'autorità estera in fatto di artiglieria, cui dirnandai se a,,essero unn simile istituzione, ebbi in rispo$ta: ,{ q1w'i bon 11ne ècole de t'ir ? !ls tirent assez bien dcms la troupe » . Oltre a ciò l'autore creJe che abbia avuto grandissima influenza l'im· portanza che nelle ispezioni annual i si . diede alla capacità di marciare rapidamente e a lungo, e le mod ificnion i ilpportate ai regolnmenti nel senso di . trascurare tutte le (Jl!estioni di forma e di parata di fronte all'abi :i tit nel tiro e nella nrnrcia. LETTERA \)' . Del ·1·if'ornùnento di rnunie{onì fa guerra. - L'im . portanza di questa lettera è tale che ci dnole proprio di non potei:Ja riprodurre per e~teso. Suo scopo è di dimostrare <Juali fossero i motivi

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LETTERE MILITARI

perchè nel ,J 866 l'artigli eria mancò cosi spesso di munizioni e rruati misure si si:ino prese in seguito per rimuovere queslo' inconYeniente. L'autore comincia col dare una picwla tiratina d' orec.:chi a certi ufOciali di stato maggiore, i qual i ~i sen tono venir malo quando devono orcaparsi di quelln zn\"Orra che sono le colonne di munizioni, ricordando loro che oggidì il comhattimeuto non si fa più colla spada e colla lancia, e cho il merito personale consiste nel cousiderare se stesso come parte di nna grnnde macchina e uol muoversi quindi per modo che questa non abbia a risen tirne scosse; peroccbè per essa tanto vate quello che spara le munizioni , come quello cl1e le fa pervenire sulla linea di comba ttimento. Ciò promesso, e premesso pure che la questione del rifornimento si fa sempre più difficile a motivo dd la celeritit del tiro e della ropiditit con cui si succedono i combattimen ti, a· motivo del la nuova tallica che vuol sempre l'artiglieria impiegatn·in grandi massr, e a motivo dei maggiori ingombri che ne derivnuo; l'autore pigiin aù esnminare come procedessero le cose fìno al 186b e tro1 a da criticHe: 1° Il sistema di con trol lo che si era fi ccato dappertutto, e pel quale il. comandan te di batteria alla fin e di un comba ttimento doveva olt re al l'll J)porto e allo schir.zo relntivo al combattimento stesso, e oltre la nota delle perdi te, e la lista delle proposizion i, riempire anche uuo schema pel riforni mento rlelle munizioni; schenrn che dovendo toc,·arc il comando di corpo e il comnudo d'nrmata per giungere al deposito di campo, finiva per sortire il proprio c/Ietto dopo un numero incletermiuuto di giorni. 2° La formazione rli due scaglioni cli casson i uno a 300 o .tOO e l':dtro n mil le pns:;i: il che mentre dava luogo a disposizioni <l iflìcili per se stesse, sia per tenersi in relazione, sia per coprirsi, sia per non riuscire d' ingombro, esponevn auclic al pericolo di vederseli sfuggire di mano. 3° La riunione di tutti i pezzi in testa e di tutti i cassoni in cod a; al qual riauar<lo citn il caso di un suo ma eo <Toiore a Koniooratz ... 00 , i cui cassoni cred uti semplici colònnc cli munizion i furono tngl i:ui ftl(lri d,dla 2• divisiooe della Guardia, e uon si ri11venoero più per tutta In giol'llata. -l • Finalme11te· egli lamenta che in allora non esistessero prescrizioni precise a riguardo del rifornirnento. Affatto ditfereoti si presentano le cose nella campagna di Francia . In marcia ogni pezzo era sempre scguìto dal rispettivo cassone, e ogni bauerin dagli altri carri e dnlla fucina . Nella formazioo e ùi fronte, lo stesso; ogn i pezzo ~eguito dal proprio r.assone, e in terza linea il resto . 1

DEL 1'Rl1'CIPE Krt.-\FT IIOHEXLOHE IXGELFl~GE:-1, ECC.

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Soìo al momento di prendere posizione si da va il comando: formate gli scagl·ioni; e allora, il primo, costituito di 3 cassoni e di un carro seguiva immt"11atamcn te i pezzi; gli altri ca"rri riuniti per brigata sotto il comando di un ufficiale Yeaivano collocali in l11c,30 desigoat.o dal maggiore. Il primo scagl ione, se null a lo impediva, si rneueva a sinistrn dei pezzi, sulla stessa linea e cogli stessi intervall i. Questa disposizione è bensi vero che allunga la front e del In batteria, ma per es,;a si facilita l'osservazione lasciautlo uno spazio libero fra batteria e batteria: si copre meglio J-a scorta e si espongono a mioor pericolo i cassoni stessi, che collocnndoti 300 passi all'indietro, sia perchè questa distanza diventa iosignilìcante rispetto alla rndenza del tiro, sia perchè il nemico tira sempre con tro i pezzi. L'autore infatti dice che a Saint· Priv111, grnzie a tale misura non ebbe a lnmentare lo scoppio di nessun cassone, foddove pu r troppo parecchi ::ivaotreni erano salta ti io aria. i\'leno il caso del primo colpo, o di dover far fuoco celere, le rnu-· niziooi durante il tiro si prendeva no da due carri posti dietro il 2° cd iI 5° pezzo; i quali non appena vuoti, si caricavnno coi feriti e coi morti, e si mandavano al 2° scaglione, il cui comandante inviava immed iatamente altri carri a surrogarli e nel tempo steS$0 spediva <juei vuoti al primo scagl ione tielle colonne di munizioni. Le nove colonne dn cui era seguito ogni corpo d'armatn si di videvano io due scaglioni, il primo, formato <l i due colonne di c;irri di fon teri11 e di uno d'artiglieria (proporzione che fu invertita dopo SaintPrivat) , 11 mezza giornata; il secondo colle altre sei colonne ad unn giornata di marcia dal corpo. Il comnndante si teneva col primo scaglioue e riceveva ordini da l comandante l'artiglieria del corpo. Per faci litare la trasmissione degli ordini si stabilì, fondandosi sull'esempio del 1866, una ca teon di guide a cavallo fra i vari comnndi e i due scagtiooi. Nel caso di combattimento però fu rono anche mandate staffette apposite; e del re$tO era stabilito che in simili ~si il comandante dove~se agire anche per propria iniziativa, pur di non lasciare le truppe senza n'lnnizioni. Qui l'autore dedica qualche · pagina a de~crivere ciò di cui fu rono ~paci diversi di tali comandanti, e specialmente il suo; ed è veramente mern viglioso di vedere come per inizintiva di que;;t'ultimo il secondo scaglione, che a marce forza te era giunto da Berlioo n Dieulouard la s,ira del 17 agosto, abbia potuto la sern del ~8 spingere due colonne fin sul campo di battaglia, in modo da distribuire le munizioni direttal!lenle alle batterie. Degno pare di nota si è il fatto che a mezzodì de] 19 queste co-


DEL PRINCIPE KRAF1' Jt OllENLOllE IKGF. LFINGEN , ECC.

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LETTEnE MILITAI\!

loane :ivevaao già ver~alo a! le batterie non solo le munizioni, ma anche una pa rte dei cnvalli, degli uomini e degli uf!icial i, senza che uuo scritto si si,1 lì ccatò per lo mezzo, ad eccezione di semplicissime ricevuto per parte di ch i ritirava gli oggetti. Finalmente passa a parlare delle marce falle dalle colonne di munizioni per rifornirsi; e ~ni sareùbc U(>I cnso di segnirne la descrizione per Vl'derc di che cosa siano capaci lo zelo, la discipl ina e il dorere . Le colonne della Guardia, partile da Saiut-Privat la sera del 19, dovettero recar$i fi no a Snarloui.s. Ciononpertanlo il giorno 3 1, va le a dire olla vigilia della Jrnuaglìa di Scdn n, si erano ricongiunte di nuovo al corpo dùpO al'er percorso 50 miglia (375 chilometri) io H gioroi. E più I.ardi ve oc furono pure che in due seuimane giunsero a superare 70 miglia di cammino. « Naturnl mente, dice l'a utore, io non climaudai uè c1uanti cava lli fos sero scoppiati, uè quanti uomini si fossero seduti sui ca rri , nè quanta strada fosse staW percorsa al trouo, non sembrandomi vero di lrov:i rmi le munizion i sottornauo ». Malgrado lutto ciò, e anzi appuolo in visla degli sforzi fatt i in nllor:i , egli couchiude affermando che il munizionamento attuale non basta; peroccliè se a Saint-Pri vat il fuoco fosse cominciato alla mattim1 am.ichè a mezzodì, o si sarebbe rimusti senza muuizioui prinia tli notte, o consumando quelle delle colonne non ~i avrebbe avuto di che rifornire le bauerie per parecchi giorni . Parlando poi della proporzioue fra le munizioni di fanteria e di artiglieria, egli ca lcola che a tiro rapido una compagnia consumi un peso di munizioni uguale a quello che consuma una ba tteria, per cui essendovi in uu corpo d'nrma la 100 co mpaguie e 19 batterie il rnpporto dovrebbe essere di 1.;5 ; rapporto che però riduco ali' unità, ctilcolando il campo d'azione dell'artiglieria 5 volte circa maggioro di quello della fon teria. l?er dare finalmente un'idea della re't:iziono che deve passare fra le varie qualità di proietti ricord a che nel 1870' la guardia sparò 25000 granii te e una sola scatola a mitraglia. LETTERA 1O•. - Jn qual modo si saltò l'artiglieria nelt'ult·ima campagna. - Sollo que~to titolo l'autore intende e,amina1·e in qual modo sia avvenuto che nel ·1870, seoza ritirarsi nè davanti al fooco di fanteria, uè per rifornirsi, nè por r:,ssettMsi, abbia potuto evitare il pericolo di cadere nelle mani del nemico . Per far ciò segue il soli to metodo di analizzare~ d'onde procedessero i dife tti lamentati dapprima; e come ven issero

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poi eli minati; e trova che In condotta uell'nrtiglieria nel 1866 non era stl'ltn che l{I conseguenza delle istrnzioni e delle abitudini vigenti ab antiquo. A tale riguardo, accennando al ca pitolo « Manopore di forze e ripieghi » iuteso esclusiva mente ;1cl impedire che i pezzi cndesser? uell~ mani del nemico, meue in e\-idrnza con molto brio l'inutilità degli sforzi fai.ti in tal senso e il danno che anzi ne deriva . Così dice che in quattro campagne non vide una volta applica lo il famoso ripi3,,o e del travicello, e binsima sopratutto la prescrizione per. la quale trattandosi di guasti di rilievo si dovevano ritirare i pezzi por riassettarli . L' istinto della conser vazione, osserva, non si manifesta mai direttamente nell'uomo istruito; rnn se un pretesto piansibile si presenta, allora assai facilmente fa capolino; e aggiunge, adopera ndo un'arguta metafora, che per quanta possa allettare l'acqua fredda, si è sempre più allegri dopo il bagno che prima. Biasima inolt1·e tulli quei movimenti che, colla pan'enza della destrezza, insegnavano a scappare davanti al nemico; e critica pure a questo rignarJo quelle larve di attacco a cui si addestrano i ca nnonieri a c:ivallo per coprire la ritirata dei pezzi , co me spavalderie pri vedisenso di fronte alle armi ed alle masse di combattenti attua li. Egli vorrebbe anzi che i cannonieri non avessero altr'arma che il cannone, sicchè si abituassero a non cercare la prppria ~alvezza che in esso; mentre certi casi di gu:ù~ie, di vedette, di pattuglie per parte dell'arligl ieria non possono essere che eccezioni ; e non è snlle eccezioni clrn si devono stabilire i sistemi. L'unica difesa dell'artigliori11 sta nel non cedere terreno, pcrocchè nel far ciò si priva di ogni mezzo d'ozione, senza speranzn di sour11rsi al pericolo che la minaccia . A questo proposito ricorderemo un episodio degno di nota. In una delle. graodi battaglie del 1870 un urficiale superiore d'artiglieria, avvel'Lito che stnva sotto il fuoco della fauteria e che avrebbe iilla fine dovuto ritirarsi . «. È vero, rispose. Trombettiere, suo-, nate: conducenti pied'a terra. Così adesso non possiamo più andar indietro ». Anche per ciò che riguarda la sceltadel terreno il principe Hoheoloho adopera parole cli biasimo contro le antiche prescrizion i, secondo le qua li l'artiglieria non avrebbe dovuto mai occupare una posizione senza essere sicu ra di poter muoversi in qualunque scuso e specialmente in ritirata. Se si fosse agito secondo questi principii probabilmente Spicheren e Vionville sarebbero state due sconfi tte. • :\'el 4870 si era eretto a·dovere -sacrosanto che l'artiglieria coronasse le posizioni espugnate dalla fanteria; e questo novt:: volte su di eci avvenne, lasciando a tergo una stretta che toglieva ogni libertà di movimento ». 1


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LETTEEIE )!IUTARl

DEL J>RINCl PE KRAFT HOHENLOflE INGELFINGEN , ECC.

Come dunque potevano essere·sorte tutte le viete prescrizioni di cui si è parlato? Dal principio che si cloves~e evitare il fuoco cli fanteria e peggio ancora che fosse un ·disonore la perdita di un pezzo; principii che, come tanti altri , si fan no strada e si radicano durante lunghi periodi di pace; e l'au tore appunto cli fronte alla mania che si va sv iluppando di anal'izzare, discutere e sminuzzar tutto, fa voti perchè non si perdano le tradizioni e gl'insegnamenti dell'ultima c:nn pagua per ricadere negli antichi errori. Degne di nota sono le parole con cui si chiude questa lettera, cioè : « Se l'artiglieria vuol .salvarsi deve tirare fino agl i estremi . Questa è l'unica via di sa lvamento per essa. Se così operando non vi riesce, avrà almeno salvato il proprio onore..... >)

menti sarebbero da introdursi nell'impiego dell'artiglieria; e siccome la · ·guerra non ha ancora avvalorato i principii posti in.base alle nuove armi, così dice essere mestieri di procedere per via di induzione. Ecco pertanto quali sono le sue idee in proposito. · · . L'azione della fanteria comincia a '1600 metri, diventa apprezzabile a 12.00, cresce fino a li OO, dove può dirsi decisiva; ed è annientatrice a 200 o 300 metri. · L'azione dell'artiglieria è già ap prezzabile a 5 chilometri ('1). A 3500 metri comincia l'azione dello shrapnel; da 2000 a 1500 è decisiva e dai ,11100 in qua diventa ann ientatrice, specialmente dopo che la graduazione dello shta pnel fn estesa fino a zero . Ciò premesso, la lunghezza della gittata cosL1tmsce un vantaggio per l'attaccante, perocchè egli troverà sempre fra 3 e 5 chilometri posizioni dove metter·si in batteria senza essere visto; salv·o che non debba giuJ1gervi percorrendo strade mollo driue e dominate, nel qual casci il vantaggio sarà del difensore, il qua lù pot,rà cominciare a rnnlestarlo anche oltre i 5 chilometl'i, obbligandolo così a formarsi e ad abbandonare la strada assa i prim1i. di cpianto non vorrebbe. Nell'un caso e nell'altro però diventa importantissimo di concentrare al più presto l'artiglieria, di ponderare assai il primo col po, di tirar bene, e di seguire un sistema ben definito nel bauere bersagli mobili. _ Contro la fanteria dapprincipio l'artiglieria cerchi di tenersi oltre i 1600 metri; in seguito potrà portarsi 'anche a H 00 p ,12.00. Non s'avvicini mni più di tanto se è isolata, e se ha che fare contro fanteria intatta. All'incoutro se questa fosse scossa, e se essa fosse accompagnata da da altre armi, non tema di spingersi alle più brevi distanze. . Finora l'artiglieria col suo duello non faceva che avviare o tutt'al· più sviluppare il combattimento. Ora grazie all'azione micidiale dello shrapnel e deHa granat2 a doppia parete, il combattimento con ogni probabilità riuscirà favorevole per quella perte che sarà riuscita a sopraffare l'artiglieria avversaria; perocchè da questo momento la preponderanza contro le altre armi si farà assoluta mente sproporzionata. Quindi la necessità di insistere sul princ·ipio di impiegare subito ,grandi masse d'artigliP,ria e possibilmente di portarsi in posizione non per b~iterie, ma per brigate . Stabilito il piano d'attacco, converrà avvicinarsi a tiro efficace di shrapnel e indugiare in questo tiro per dar tempo alla fanteria di spiegarsi e di ap-

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LETTEEIA H". Hindersùi. - L'au tore crederebbe di non avere ricordato uua delle più importanti cause del rapido pcrfeziouament0 dell'artiglieria prnssiarrn, se non tene$se parola del generale Hindersin ispettore dell'arma, al quale spett;:1 di aver dato l'impuls0, di aver gnidato tu tte le forze ad una mira e di aver accelerato il conseguimento dello scopo. Se il carattere del lavoro ce lo permettesse noi vorremmo estenderci come fa il principe Hohenlohe intorno a questa personalità, la quale ben potrebbe servir di modello a molti che sono chiamati ai più alti gradi della milizia; ma non potendolo, ci limiteremo a ricordare che egli diresse l'artiglieria nell'assedio di Dùppel, che fu sempre Lmo strenuo propugnatore dell'adozione dei cannoni rigati, e che alla sua insistenza si deve se nel 1866 i corpi d'armata ne ebbero almeno 10 batterie; che alla sua insistenza pure si deve la creazione della scuola normale di tiro e le lunghe esercitazioni nel giuoco di guerra; e Hnalmente che a lui si deve l'orcranizzazione dell'artiglieria da fortezza i-0 reggimenti autonomi , e il. e . nuovo incfirizzo dato all'istruzione di questi ultimi. Per opera sua infatti questa parte dell'arma fu sradicata dal suo eterno bastione, dalle sue eterne manopere di forza e dal suo eterno punto di mira, e trasportata nel campo più vasto delle esercitazioni d'attacco e di difesa con tutte le particolarità che ne sono conseguenza ; esercitazioni che iniziate nel ,1869 ora sono già erette a. sistema per modo che non un anno trascorre senza che ogni reggimento vi pigli parte. LETTERA

12•. - Norme per l'impiego dell' art igli eria da campo in 1

r

(i) Le tavole di tiro a granata dell'artiglìeria da campo in Germania giungono fino a

avvenire. - Di fronte all'ampliamento della sfera d'azione dei cannoni

7000 metri, e a questa distanm la metà dei colpi è contenuta in una larghezza di i5

e dei fucili l'autore crede ?Ssere pregio dell'op'3ra il cercare quali cambia-

passi. 25 -

ANNO

x:-;x, VOL. lit.


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LETTERE MILITARI

profittare del successo dell'artiglieria, la quale [}Oi dovrà accompagnarla all'assalto e coronarne le posizion i. Quanto all'ordine di marcia, in base ai princip ii sovraesposti, l'ar-' tiglieria dovrà tener3i più iunanzi possibile, e quiudi sarà suWciente che abbia davanti di sè tanta truppa che basti per perlustrare il terreno e per servirle di scudo. Ari avvalorare l'applicazione di questi principii dà alcuneregole le quali non sono altro che il riassunto di quanto espose fin qui; vale a dire che l'artiglieriii debba fare di tutlo per imparare a tirare e per · mettersi in ~orado di. superare lunghissimi tratti di strada al trotto; che senza perdere tempo, il primo col po sia aggiustato con tutta calma ; che il primo scaglione dei cassoni stia sempre coi pezzi, e che il secondo non se ne stacchi trnppo presto, e non si faccia mai marciare in coda alla divisione; che non si permetta mai ad una batteria di ritirarsi per qualsiasi motivo, senza ordine espresso; che finalmenle si ponga la massima cura affinchè non abbiano a mancare le mu~izioni, specialmente in vista della probabi lità che il combattimento abbia a cominciare assai più da lontano, ed a clur:ire per cùnseguenza assai più a lungo di quanto avveniva per lo passato. Parlando poi della posizione di marcia, trae argomento dal le accidentalità che possono presentarsi per sostenere che le clivisioui sono poco provviste di artiglieria; e vorrebbe che a cia<;cuna di esse · fosse .1ssegnato un reggimento di 6 batterie, sn due brigate, e magari anche di 8 batterie_; e che l'artiglieria di corpo fo5se costituita da un reggimento di 9 batterie su 3 brigate. Da questa organizzazione scaturirebbero diversi vnntaggi come quello d; focili tare la mobilitazione mantenendo i reggimenti riuniti, di aumentare di 2 batterie il tot~le dt>l corpo d'armata; cli poter assegnare 3 batterie ad una brigata di fanteria distaccata e via dicènclo. , Quanto all'artiglieria da assegnar:;;i alle Di visioni cli cavalleria, egli dice che tutti i motivi tattici, organici e amministrativi parlano nel . senso di dar loro una brigata intera di 3 batterie; e qui s'intrattiene sulla convenienza di far accompagnare o no la cav:illeria in avanscoperta a seconda dei casi che possono presentarsi. · Finalmente chiudé la lettera dicendo che, in genere, egli non vorrebbe che l':irt.iglieria avesse una scorta speciale, dovendo la sua sicurezza procedere dalla sua inquadratura fra le altre truppe; ma che quando una delle sue al i non fosse appoggiata, dovrebbe bastare che da quel punto un plotone di cavalleria spingesse i propr1 tentacoli tanto lontano da impedire qualunque sorpresa.

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DEL PRIKC!PE KRAFT HOHENLOHE 1:-ìGELFJNGE~, ECC.

ma. -

LETTERA Q,irca la proposta di non aprire il fuoco d'arit·igli&1·ia che a distanza dP-cisi va, e poco prùn~ che si ~i;ila?pi l'a-

.:t·ione della /'anterfo . - Questa lettera ha per 1scopo cli conlutare la proposta messa innanzi da qualcuno circa il modo di attaccare il nemico -dipendenteinente dallo straordinario potere distruttivo di cui è dotata rartiglieria; e pel quale l'annientamento del nemico dovrebbe essere cosa di brevi momenti. L'idea sarebbe di lasciar àvanznre la fa11teria fino al punto cbe fosse pronta all'assalto e allora cli aprire il fuoco dell"artiglieri:i co n tanta violenza da scnotere l'a vver;ario in brevissimo tempo, :Sicchè non potesse poi asso Iutamentc resistere :ill'immediato urto che ·ne seguirebbe. In uno scritto mol to import:inte apparso di recente, si ginnge nnzi a precisare i limiti di tempo e si dicé che i/4 d'ora de\'e ·8$Sere sufficiente per vincere il duel lo d'artiglieria a 2000 metri ed r,ltrettanio per iscuot.ere la fnnteria; CO$icchè dopo mezz'ora cli fnoco l'artiglieria dovrebbe trovarsi mascherata dalla linea dei propri cac-ciatori. Per dir vero a noi sembra strano che l'autore si sia. dato la pena ·di confutare una simile idea e saremmo tentati di s:iltare di piè pari ,questa lettera se l'obbligo <li bibliogrnfì non ce lo viet~sse. Pigliando dunque le mosse dall 'enorme efficacia attribuita ali' artiiiieria, egli passa in rassegna le battaglie più sanguinose combattntesi <lai temp i dell'arco e del giavellotto fino a Vionville e a St.-PriY:it; e dimo.;tra coll'appoggio delle cifre che la mortalità è' andata sempre diminuendo col succe:;sivo perfezionarsi delle armi da getto. Più lunga ,infatti ò la gittata, più da lontano cominceranno le offese; e a seconda delln piega che il comb'.lttimento sarà per pigliare, si procederà a\l'att:icco oppure si hatteri1 iu ritirata, sicuri di poterlo fan~ appunto in <lipendenza dalla grande gittata delle armi, per la quale raramente le due parti avver5arie si troveranno talmente impegnate da non poter svincolarsi. Quanto all:i prete,a di in ~ominciare il tiro non più lungi di 2000 metri, l'autore osserva che sarebbe una bellissima cosa, ma et.e la sua effettunzione ha un po' d'ana logia coli' impresa del campanello tentata <lai sorci col gatto; come lo prova i I fatto che merHrè nel 1870, si era generalmente stabilito di non metter:;i in batteria a più di 2000 p~ssi, .a Gravelotte tutti furono costretti' d:ille linee di cacciatori a tenersi fra i 2500 e i 3300. Del resto come può la fanteria giungere a 500 metri, cioè :il punto <l'<lnde dovrebbe muovere all'assalto, e l'artigliel'ia fino a 2000 metri senza ti rare, mentre il nemico comincerà a batterle a 3500 e oltre? 1


DE L PRI NCI PE KC\AFT HOHENLOHE JNGELFINGE:S , LETTERE MlLITAHI 388 Perchè siffatta proposta abbia la possibilità dell'applicaziùne , bisogna, immaginare il nemico, il terreno, gli accessi e tatto c1u:1nto può influire su di una battaglia, fa tti appositamente. · , ' Ma 11 mmesso anche che tutto questo si trovi, come si può garantirC' di fa r tacere l'artigl ieria avversaria in i / 1,, d'ora? Clii può garan tire di aggiustare .subito il tiro? Uno sbaglio di osservazione, il fum o dei pezzi· nemici, il tiro contemporaneo di più batterie, l'emozione e mille altri fattori accidentali possono rit:ird11rne d'assai l'aggiustamento, come avvenne 11 Sedr,n , ~ove rart.iglieria della guardia impiegò circa un'ora a questo scopo; e in tal caso, che cosa avverrebbe della nostra fant eria, la· quale dopo i / 1,, d'ora di fuoco s11rà uscita da' suoi ripari per lanciarsi· ali' attacco? Qui l'autore entra in diverse considerazioni a questo riguàrdo chen,ii possiamo tralasciHe senza nuocere gran fatto_alla chiarezza, (~.con-· chiude dicendo : <lacchè i cannoni sono capaci di lunghissime gittate, si cominci da lontano, purchè si colpiscn, e procedendo di mano inmano si passi a tempo opportuno dal tiro a granata, al tiro a shrapnel; .., e quando si avrà la <:ertezza di aver soprnffatta l'artiglieria avver:,aria , allora si faccia uscire la fan teria dalle sue posizioQi di aspetto e nwntrc, questa percorri.'\ i ,1500 o 2000 metri che la dividono dal punto d'attacco, le si spiani il terreno, scuotendo ciò che ancora il nemico può· opporle.

LETTERA ,1 t ·. - De ve l'art·iglieria •in am,enire evitare i'l raggio di azìone del fuoco d;i, fanteria? - Sebbene l'obbiezione fatta da alcuni , i quali affermano che l'efficacia dello shrapn.el non aumenti gran fotto oJ di qua dei 2000 metri, abbia un certo fondamento, e induca a credere inop~ portum> di for avanzare oltre tal~ limite l'artiglierw; l'autore dichiara d1· dover rispondere negati va.mente alla dorna_nda posta in testa a questa let· tera per le considerazioni che qui ria,;sumeremo. , . Prima di tutto c'è il pericolo cl1e a ~000 metri di distanza non si disunguano bene le linee di fanteri a e si colpiscano quindi le proprie truppe, come avvenne nel ·1870 ad un suo dipendente diretto, e come avvennepure talvolta al tempo delle artiglierie lisce, quando le distanze· di tiron,m erano così forti . In secondo luogo l'artiglieria non ha più tanto da temere per parte· del fuoco di fucileria quando questo sia tenuto in iscacco da altra fucJ·leria che si trovi più innanzi della linea dei pezzi. Certo sarebbe pazziaspinaersi a 600 o ad 800 metri da fanteria coflocata in buona posizione; m:1 dai 1000 metri in lit l'azione del fucile non è più così micidiale, e può-

~cc.

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tollerarsi. Del resto nè al Rothberg, nè a Weissenburg furono distrutte le batterie che si spinsero lì n sulla linea dei cacciatori. Un'altr,a ragione per.cui l':Htiglieria non deve perilarsi _di .affron tare il fuo co di fucileria, stn ill ciò che, qua lora la si lasciasse 1Dd1etro, non -solo non prenderebbe pnrte all'nzione nel momento decisiv.o, ma potreb~e · .anche corn1re perico lo di qualche sorpre~a, e rendere r1u1ncl1 necessano -di nffievoli re l'attacco stesso per lasciarle una se.orta. L'.autore perù crerle eh& J'argomentazion~ pi ù ef[i cace sia da attingersi <lella nobilti1 dei sentimenti che devono llnimarc il solda to nei momenti :Supremi e di manda: « Come si po~sa supporr~_che l'_art_igl iere .neJJ' ist~nte più critico se ne stia a guardare I suo, commtl1ton1 d, fa nteria an_da1 e a ,capolìtto all'attacco senza soc_co rrerli , unicament~ ~er no~ e,por:;1. » Il soldato deve agire colla testa e col cuore; e J'art,gliere agtrebbe solo col ,cuore se si spingesse lìno a poche centinaia di ~etri da un b.osco fo rte· mente occupato; agirebbe solo colla tesla se Jascia,~e la propria fanteria ù1 asso p& non entrare nel cam po di tiro dell a fnctl eria. . . Fin rrui per ciò che riguarda l'offensiva . Quauto alle reg?Je ~a segu1~.s1 nel la difensiva, esse si possono dedurre da quelle dell'ollenstv11 , e 1'10-scono anche teoricamente più semplici, sebbene più diffi cili nell'appli,cazioue. Innanzi tutto sarebbe un grande errore, potendolo, di non cominciare .a battere il nemico a t\000 metri di distan.za. Circa la questione del fuoco di fan teria egl i è del parere che i_o gene~ raie si debb:i cercare di evitarlo, tenendolo in iscacèo collo spingere t propri tiragliatori 500 metri innanzi ai pezzi, quando _accidentali tà del terreno non permettano di più. Con ciò la fanteria nem ica non potrebbe .accostiirsi a p:ù di un chilo metro, e questo basterebbe probabilmente per 1mped ire la perdita di troppi cavalli , e le conseguenze che ne derivereb' l)ero iu caso di movimenti retrogradi. Il caso si fa rebbe difu cile però quando la propria linea cli tiratori ve'l1 i:;se re;;pinta, perocchè se l'artigl ieri a si unisse al_ movimento in _ritir,1ta tutto sarebbe' perduto. A questo pun to l'autore ~·1solve h1 qt'.est1?n~ ta-gliaudo corto·e dimandando: « come sarebbe fini ta la b_auaglta_dt V100ville se la fanteria prussiana incalzata da fo rze doppie e triple, non .av.esse trovato un puoto d'appoggio nella linea d'aniglieria, che '.enne fermo anche sotto il ~om inio del fuoco di fu cileria. Più s'avania il uemico e più il fuo co dei pezzi della difesa diventa micidiale, e t~lvolta un~ iultima scarica a bruciapelo varrà·a volgerlo in fuga; laddove 11 tentar di i'itirar5i segnerebbe la perdita dell'artigl ieria ». .· Qui, temendo gli si rimpro1'eri di dire co,;e conosc1~te, fo la s~gueute ~onsiderl)zione: « Io vado leggendo studì el opuscolt anche di gente


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LETTERE MILITARI

DEL PR INCIPE KRAFT HOllENLOHE IKGEU~INGEN, ECC.

che stimo assai, nei quali frequentemente si parla di manovre e di c11 mbiamenti di posizione all'in(lietro; e ciò mi riem pie di' inc1uietudine, perchè temo che per opera cl'induzioni troppo sagge si caschi nel manierato, e per via di manovre troppo àrtifiziate e studiate si abbia a porre i u non cnle la semplicità, l'energia, e ciò che più monta, lo slancio ·morale. Dopo tutto però 0011 è deuo che talvol ta non conl'enga ritirare i propri pezzi per sottrarli all'azione soverchiante 1!el nemico, ma in tal caso di sol ito pochi passi sa ranno suffì cienti per mascherarsi dietro il cu lm ine della posizione occupata, e se la distanza del nemico è molto grande potrà forse anche bastare il far tacere completamente il fuoco per qualche· tempo. Certo l'artigliel'ia dovrà ritirarsi qu ando ne riceva l'ordine es presso; ma quest'oi·dine generalmente rerrà dato prima che essa si trovi sotto il dominio efGcace della fuc i-leria nemica, o subito dopo averne respinto nn attacco. LtTTEHA ,15•_ - Qucsti,o ni odierne ·intorno all'artigll:eria. Circa la;. ?"Ìser Da. - Di fronte alla potenza distruttiva dello shra pnel credono alcuni che diventi , nuovamente necessaria la formazione di uoa risèrva d'artiglierin, peroccbè e:;si pc•nsano che ,~olui il quale rimanesse schiacciato nel duello di. qnesl' arma, nùu ne anebbe più per sostenere la fan teria nelle ulteriori fasi del combattimento. L'autore ribatte questa, opinione, osservando che per la stessa rngioue anzi con l'ienc ;;forzarsi di portar in linea tutto il disponibile affin13 di riuscire superiori ud duello, altri menti quel terzo o quèl (Jtuirto che si sarà tenuto in riserva verrà ben presto annientato dal nem ico già prevalente. .J<'orst:' si potrebbe credere necess,1ria una riserva d'armata dipendentemente dalla circo:;tanza che il tiro dei cannoni non giunge a dominarne tntta l'e:;tensione del fronte; ma u·1'(Hmata di solito avrà cpalchocorpo in riserva e l'artiglieria di qnesto potrn servire all'uopo. Oirca l'aggiustamento del t'iro dalhndietro all'inna.m:-i:. - Preoccupati dall'idea di non pùrdere tempo col la rettificazione dd tiro pe, non essere sopraffatti nel duello d'artiglieria, evvi chi propone di procedern in questo modo: aggiustare il ti'i·o contro i' avvers:irio che si trova per esem pio a 5000 metri, quindi fare lo stesso relati va mente· ad una data po~izione intermedia che si ha iutenzione di occupare per· , portarsi a distanza decisiva. Supposto che questa risulti secondo i dati· di tiro a 3000 metri si galopperà verso di essa coi pezzi carichi e ap· pena giunti colà si · aprirà il fuoco contro il nemico coll'alzo dovuto. -al la differenza fra le due di:;tanze, cioè a 2.000 metri. L'autore dice d1e a prima giunta era stato allettato da questa pro-

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posta, ma poscia ponderando meglio le cose trovò che cont.ro di essa militano troppi argomenti, cioè: , . . . la posizione può essere in mano al nemico e allora non v1 si va'. può essere in mano ai nostri, e allora uon vi s_i tira c?ntro_; s~ essa poi non si trova proprio nella direzione del tiro I calcoh fatti c1 condurranno in errore; tiranJo alla distanza di 5000 metri si può credere d'aver colpito ed essersi sbagl iati; . . se le bauerie nemiche invece di trovarsi su dt una sola lmea fossero disposte a scaglion i, noi ne colpiremmo una sola e le altre tutte colpirebbero noi; . . andando cli galoppo o di carriera per occupare la nuova pos1z1ooe è faci le sbagliarsi nel riconoscerla; . finalmente giunti sul posto può essere che di là non solo non s1 scorga più il nemico; ma può accadere anche che non vi si possa colloca re che una piccola parte dei pezzi. · Del tiro a salve. - Il principe Hohenlohe è un nemico dichiarato del tiro a salve, perchè facilmente genera confusione e sovreccitazione, perchè togl ie la responsabilità ai singoli pezzi e impedisce le correzioni, perchè non iscar:ca contro il nemico una quantità di proietti maggiore che col tiro celere, e fa sciupare un numero di shrapnels maggiore nel caso che a pezzi carichi si tratti Ji . cambiare distanza; perchè finalmente se una salva esce a vuoto aeprime il rnor.ale, lascia la batteria inerme, e concr.cle un tempo prezioso d'avantaggio all'avversario. La salva può usarsi solo per dedurre la distanza, come accadde all'arti. glieria della Guardia a Sedan, ma in tal caso ogui p('zzo dev'essere verificato da l capitano stesso. A questo riguanlo l'autore fa plauso alla proposta · di far aprire il tiro ad una brigata per salve di batteria a d_i~ stanze crescenti di 2 in 200 metri; ma questo solo nel caso che CLO si possa fare con tutta la calma, e quando riesca di ir.e~tersi in posizione ad insapnli.1 del nemico. Della disposiz-ione a scaglion·i. - Que;;ta disposi1.ione secondo l'autore non è da prendersi che provvisoriamente per rendere più diffici le al nemico di aggiustare il' suo tiro;. ma quand'anche il terreno lo permetta, con verrà, una volta preso piede, portarsi su di una stessa linea per aver tutto il campo libero e per non esercitare cattiva iuOuenza sul morale dei soldati. Circa ·i.l fuoco in diagona.le. - Dopo aver esaminato (n qu,a~e modo si dovrebbe eseguire e i v-antaggi che ne deriverebbero, dice: « 10 credo che questo genere di tiro sia troppo artiO~ioso e ci allon~ani troppo da quella semplicità che si dovrebbe cercare 10 tutte le cose d1 guerra . >>


392.

LETTERE MlLlTAlU

DEL PRINCIPE KRAFT HOHEN LOHE fNGELFJNGEN, ECC.

Del modo di coprù·e gli a·vantreni e i pezzi. - In genere è bene che gli avantreni stiano al loro posto regolamentare dietro i pezzi, perchè qualunque riparo per vicino che sia, obbligherà sempre una parte dei serventi ad uno sforzo troppo grande per provvedere le munizioni . Solo nel caso che si occupi una posizione difensiva preventivamente scelta lo si può fare e in allora si potrà anche collocare dietro . i pezzi due cassoni senza pariglie. · Qnnnto ni ripari da campagna per i pezzi, l'autore si limita a far osservare che la prima volta che ne fece uso in guerra le ruote gli si affondarono per morfo che dopo pochi colpi dovette cambinr posizione. Dell'artiglier1·a a cavallo. - Io seguito all'introduzione dei seggiuoli d'affusto si credeva che l'artigl ieria ordinaria avrebbe potuto far le veci di quella a · cavallo, la quale coi suoi serventi montati presentavn troppo bersaglio. Queste opinioni tacquero dopo la ca,mpagna dèl 1870 quan~o si vide, come nella giornata di Spicheren, che una brigata a cavallo · poteva percorrere in 3 .ore la stessa strada che altre brigate non avevano percorso che in ~ ore e mezzo. A questo proposito l'autore adduce parecch i esempi e conclude dicendo che l'ideale sarebbe di avere almeno tutt:i l'artiglieria di corpo a cavallo, visto che le risorse equine del paese non permettono di far di più. Dell'abobiz'ione dell'arltig/.ieria d·i corpo. - Il de$iderio di abolire l'artiglieria di corpo ,3 di div iderla in parti uguali fra le divisioni è stato messo inctauzi esclusiv,1mente dall'artiglieria, perocchè :i i .colon. nelli di quest'arma dispiace di vedersi sfurrgire di mano il propri·o reo. ~ gimento nell'i;;taute d~lla mobilitazione. L'autore non troverebbe opportuna una simile misura pcrchè con ciò ,:;i verrebbe a sciogliere il vincolo che cost.ituisce il corpo rl'armata, e perchè questa parte d'artigl ieria perderebbe uno dei suoi caratteri principali quello di potere piombare con prevalenza in un dato punto , unendosi nl l'artiglieria divisionale. Egli piuttosto trova che si poti·ebbe· accontentar tutti ·senzn alternr nulla, formando 3 re~gi men ti per corpo d'armata . 1

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LErrnnA 16•. - I/. regolamento . - D:)po il 1870 si è cercato di semplificare il regofomento d'istruzione; tuttavia l'autore trova che esso contiene ancora molti movimenti che in campagna non si fauno m.ii e che portano quindi ~d una perdita di tempo inutile. Già altrove lo disse e lo ripete qui, fondandosi sul la propria e sul'l'esperienza altrni, che in campagna non vi hanno che due formazioni possibili: la colonna per pezzo e la marcia in battaglia e assai . giustamente osservn che se il colonnello von Dresky si fosse presentato nl ponte di Vionville i~ colonna di sezioni, come prescrirn il regolamento, forse non

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l'avrebbe passato. Nelle marcie di fi;inco la colonna per pezzo presenta un bersaglio di piccol issima profondità e numerosi sono gli esempì che egli adduce di lunghi tratti percorsi in tal modo sotto il fuoco del nemico senza perdite rli sorta. Le esercitazioni che !;autore vorrebbe assai sviluppate sono appunto . le marce, nelle quali secondo lui si dovrebbe percorrere s0vente almeno un miglio di trotto. Anche le marce forzate di una cinquantina di chilometri al giorno sarebbero assai convenienti per insegnare a compierle col minimo danno possibile dei quadrupedi. Sebbene ritenga convéniente di impiegare l'artiglieria per brigate, pure crede che le evoluzioni per briga te no,n siano necessarie, e che raramente riescano ·possibili; e se le ammette in tempo cli pace gli è soltanto per la considerazione che di fronte alla pen uri a di quadrupedi questo è l'unico mezzo di far acquistare l'idea cli ciò che sia una batteria in guerra, e per nbituare tutti a muovere ed a muoversi in una simile òrnssa. Aggiunge po.i che le evoluzioni di brigata valgono per fornire un criterio dell'abilità della truppa agli ispettori, i qua li non potrebbero scendere alle particolarità cli batteria·. Per altro egl i vorrebbe che ci.ò si limitasse alle formazioni più sempl ici possibili, sempre allo scopo di utilizzare il tempo insegnando colla massima precisione ciò che è strettamente necessario . A questo punto l'autore si fa ad esaminare capitolo per capitolo tutto il regolamento, indicando ciò clw vorrebbe togliere e ciò che vorrebbe manten,~re. Noi non possiamo seguirlo nelle ;;ue ricerche, ma se qualcuno volesse vedere quali. sono gli appunti e le proposte che fa, guardi i( ·,testo da pagina 2'11\ a 22.L LETTERA ,17•. - Risposta ùi forma di estratto. - lo questa lettera l'au tore non fa che riepilogare tntte le regole sviluppate nel testo risguardanti gli obblighi dell'artiglieria, la sua condotta nel com battimento in genere, e in ispecie nell'offensiva; nella difens iva e nei combattimenti di cavalleria, l'organ izzazione, il suo im piego per parte dei comandanti delle grandi unità e fina lmente il regolamento. Ora, avendo noi parlalo già diffusamente di tutte queste cose crediamo di poter far a· meno di soffermarci più a lungo su quf;)sta lettera, alla quale rimandiamo per altro coloro che fossero desiderosi di conoscere complessivamente quali siano gli argomenti disCl\SSi nel complesso del li bro.

F. M.


LIBHJ E l'El\IOD!C l

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noi pare un difetto . Non volendo discutere sulla con \'eu ienza d'adottare · questo o quel sistéma in materia di lingua italiana, cnidiamo fer mamente che la mas:;;ima parte degl'Ital iani, sia nella pronunzia , sia nello si.:ri vere, non abbia ancora e! imi'nato i di ttongh i, come !'autore ha fatto sistema tic:uncute nella sua opera. - È que~til un'opinione, che può avere il sno va lore; e pregh iamo l' illustre autore a vol,ffla prendere in considerazione .

LIBRI E PERIODICI

11liti.t éi,· \llocl1.enbl"U. -

N. 55 dell'8 luglio e 56 dell'-1I

lugl io.

Stm·itt: n•U·i tm·e. - CARLO Consr, maggior generale. - Torino, tipografia Candeletli, 11885. È un'opera di mole, 3 grossi volumi in ottavo a fitti caratteri, di ·1300 pagine in complesso, con l'aggiunta di ,1'.25 tavole; un'opera completa, d1e dalle remote origini storiche viene a toccare gli ultimi fatti militari lìno al ,1878; un'opera complessa, in quanto abbraccia l'organica, le guerre, la letteratura militare. L'ecc,nomia del l' opera è la seguente. A parte le 01·igini dell'arte bell:ica, tntta la storia mili tare è divisa, dal!' autore, in p:irecchie età, cominciando dalla. greca; e quindi per la ro1nanci, b·izan:ina, medio evo, svizzera, .çpagnuola, P'IJeclese che vien giù fino all'età nostra, la seconda età pnissiana . Per ciascuna eti1 sono trattati i seguenti argomenti : ,a) caratteri gener<1li, b) istituzioni ed arti mil itari, e) guerre, d) scrittori militari, e) opere principali che trattano di quell'età. La buona conformazione dello schcletrr) è buona promessa di robustezza . Vole.udo parlare della parte muscolare e nervea del!' opera, ,diremo in due parole qual sia stata l'i mpressione prova ta in una rapida lettura della medesima, notando che avevamo già letto quan to in varie pubblicazioni l'infaticabi le ed illustre scrittore aveva scritto sullo stesso soggetto sotto una forma alquanto diversa . - Vivacità di col~rito, robustezza di stile, sobrietù cli paro le, ricchezza cli concetti, larghezza nelle osservazioni, indipendenza nei giudizi, sicurezza ed ordine nel maneggio cli fatti vari e complessi; ecco in breve i pregi principali che si scorgono a prima vista in quell' opera: basta legger una pagina, a caso, per couviucersi della verità del nostro asserto. N~teremo infi11e francamente un difetto , od almeno un vezzo che a

La carnpagna inglese del S·ndan orientale, Gli approvu-igioncimenti di esercit·i, mob·i li,. -

J

Conferenia tenuta alla :;ocietà degli ufficiali di riserva di Monaco dal luogotenente della landwehr e consigliere d'intendenza Enrico Lenz. · L'frnpiego clei volunteer,ç ·in giwrra . - Nel pericolo di guena in cui l'Ingh ilterra venne ultimamen te a trovarsi si affar.ciò la questione: qn!) li trup pl\ dopo l'invio di due co rpi d'arnrn ta in fo,Jia, <fevono assumere il seniizio di guarnigione nella madre patria? Le tru ppe 1!i. linea rimaste sa ranno intente a _compleia1'e la loro mobil itazione ed a riempire i vuoti form atisi per l'invio fatto ai .battaglioni attivi di uomini istrniti; i battaglioni di milizia saranno ridotti a quadri ·per la partenza di volon tari e di ri servisti cli milizia epperciò in n~ssun modo utilizzabi li. Restano rJer la difesa del paese i soli ·voluntrrnrs. La questione, (lgitata dapprima sull a stumpa da l. genera le l-Iamley, sarà trattata alle Camere. · Secondo le ul time notizie questi volnnta ri sono in nnmerod i 2,15,0,15. Sulla curta figurano altn 800 mila uom1111 che potrebbero servire io guerra perchè hanno ricevu to l'istrnzione presso i volontari, ma su questi c'è poco da contare: il distogliere quasi un milione cli individui dalle fa!)briche e dagli affari sarebbe per l'Inghiltena oltremodo dannoso; e.l inoltre una buorìa metil di ,~ssi si mostrerebbe non pi ù atta al servizio. In Inghi lterra si illudono su l valore dei volontari ; questa truppa ha poca disciplina e poca istruzione. Nel primo anno devono assistere a 30 istruzioni ,e nei successivi a 9; la durata di qu este è di almeno un'ora . L'istruzione è molto superficia le e non può certo prepara.e la truppa per le circostanze della guerra; le manovre di Pasqua hu nno più che altro il carattere di una fes ta popolare; l'is~ruzione


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LIBRI

E- PEI\IOOICI

sul tiro è molto difettosa . Non e:;istono tabelle organiche per la formazione dei battnglioni; gli uornio i sono accettati là dove si'preseotano e così vi sono battagl ion i di '.2.0 o '.2.2 compagnie, ed al tri di 3 o 4. Il aeneralc Han1lev' richiede llrima cl i tutto esercitazioni dei battagl ioni ::, nei di,tret.ti nei quali potranno prevedibi lmente essere chiamati ad operare; e clesiclcra che già in pace si comioci a prepa rare una posizione per Ja difesa di Londra, posiziqne che viene indi..:ata dai punti di Barkina Plumstead Shoottr,hill , Beckenham, Upper, Norwood, Poucn hari ' e Woodfort'. e un aumento dei volontiiri nelle vicinanze di Londra e nelle contee di E~seo, Keot, Sussen, Hants e Surrey gli sembra di assoluta neces~itit. I voloot11ri mancano d'istl'llmenti da zappa tore, di cappotti, marmitte, zaini, carri , insomma di tutto ciò dm occorre per poter ~tare anche per pochi giorni in campagna . A.llegato 1V . .1 al Mil1tnr Wochenblatt. - Von KnAMEI\ . - Il teat1'o di giwrr-a russo nelhi sua .influenza sugl'i, esercil·i in esso oper-ant•i, d1,_1·ante la campagna del 18.J 2 e la g1ien·a cont.ro la Polonia nel 1830-31 - L'autore, giù assai noto pei numerosi scritti sulla Russia e sull'eserci to russo, mostra, per vi.a di esempi tratti dalle guerre sopra nomina te, le difficoltà gravi cui andrebbe incontro un esercito operante in Russia a causa del clima, della s~arsità della popolazione e delle immense distan ze. Allegato N. 5 e 6. - Maggiore ,,on PmTER. - !( 1·e9gi mento a piedi l'ecch·io-Wnrtomberg al serpiZ'io imperiale.in Sicilia neg li anni 1719• e 1720. - E una pagina interessante dr.Ila storia militare del secolo scor:;o . Col corredo cli. numerosi documen ti l'autore ci presen ta un quadro della vita militare iu uno di q,1ei reggimemi che i principi della Germania mettevano, per via di capitolciz·ioni, al servizio cli questa o cli quella potenza; è l'epoca d'oro dei recrn,J,enrs, dei disertori, dei mag:mini e dei comm issari di guerra.

Non essendo permesso diffonderci riportiamo solo qualche passo. Dopo aver dato un cenno della situazione politica e militare generale e parzia le dell'esercito napoleonico, ciel suo raggruppamento nei v.ari teatri d'operazione (Germania, Francia, follia, ecc .....). dcii piano di ~apoleonc (girare l'ala sinistra dell'esercito pruss~ano e piombare s~1lla _sua • linea d'operazione) e della linea d'0perazione prescelta da questi, viene alle seguenti conclusion i che spiegano le vittorie frances i e le sconfi tte dei P russiani. Da parte dei Francesi: rigcrosa, osservanza dei jn·incipì fonda mentali (come ad Ul ma e Marengo); gù.tsla scelta deliri linea cl'o11erazione, delle operazion i per rispetto :i ll'obietti vo (colpire le comu nicazion i semi-scoperte dell'avversario coll'Elba girando l'ala sinistra) e della di, rezione (le strade lungo l'alto Meno e le sorgen ti della Saale); abile. applicazione dei principi, simol taneità nell'esecuzione . Da parte de'i Pntssiani: mancanza di preparazione politica alla guerra: sparpagliamen to di forze, fissa ndo gl'inutili staccamenti del principe di Sassonia-Wei mar, in Francon ia ('12000 uom ini), del priocipe di Wiirtemberg a Magclburg (-18000 uomini), di Leston nella Prussia orientale (2500 0 uom ini), e ciò coutrari~mente al principio fondamentale, cizione conco·tde e sfmullanea de/.le propi·ie forze ; costituzione erronea elci c11U1ando supremo eleggendo in opposizione al pl'incipio uniià cli comando, due general i in capo (duca di Brunswik e princi pe di Bohenlohe) qua_si incl ip,mdenti l'uno dall'altro ed i!nbarazzati dalla presenza del re, e creando parecchi quartieri generali; strategia antiquata, facendo approvvigionare le truppe esclusiva mente dai magaizioi e mediante tra. sporti ( l'esercito soffri la penuria in territorio ricch issimo); tattica altrettanto antiquata, cioè perfetta nelle evoluzioni in terreno scoperto e piano, impotente nel combattere in terreno accidentato e mosso.· I Prussiani per trattenere i Francesi avrP.bbero dovuto, o prendere l'inizi::itiva e concentrare tutte le forze sul cam po di battaglia (per ritirarsi in caso d'esito sfavorevole sull'Elba inferiore), ovvero ripiegare sollecitamente dietro il fi ume Unstrutt, soslentJti dal principe di Hohenlohe (retroguardin); e qu~$ti ~ t~l effetto avrebbe. dovut~ malll~ne_rsi i_l possesso , prima della nva sm, stra della Saale, 111 segu,to dell Il m, 1mpe. gnanclosi nel l'azione solo come retroguardia . La guerra di part·ig'iani. - F. HERSCHELLMAN?< (seguito). - Viene tr::ittato degii npprovvigiooamenti degli eserciti sul teatro d'operazione; della composizione della cavalleria incorporata negli eserciti ; della scelta del comandante di qnest::1 ; dell~infiuenza che esercita sulle ulteriori ope 7 razioni ·il 0oiusto concetto del comandan te in capo dell'esercito circa l'an. •

T'o j enn i Sbo , ·n.il;, 11° tri mestre 11885 .

Studi strntegici. - GENE.RAt.E LEER. - In forma, si direbbe, quasi didattic,1 sooo dal chiaro scrittore (professe.re all'accade,nia cli stato magaiore n Pietroburao) esposti i più alti princip1 di strategia e gran tattica 0 ~ . . des umendol i in rpiesto articolo, che porta il titolo di ·1°, clal1e operazioni rn:ilitari citi .Tena ('I 806) .

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Ul31\I

damento delle intraprese di part1g1ani; della convenient•! scelta dei comandanti di partito; delle operniou i affidate ai comandanti di partito nel periodo dj mobilitazione e di c_oncentramento dell'esercito. Le vnrie tesi sono convalida te d.i opportuni esempi tralti dalle guerre, in specie moderne. Il servi.zio d·i campagna d.:i stato magg'iorc. - A. SKUGAREVSKL _ ì\'~anc@do nell'esercito rnsso )lll regolamento speciale che regoli il serv1z10 dello stato nwggiore in campagna, lo scrivente ne traccia l'orditurn, dm1d~ nn cenno, in aitrettauti capi, degli obblighi generali dello Blllto maggiore e delrordinamenlo di quel corpo, dei doveri dell'utiì cinle di stato maggiore prinrn delrapertura delle ostil itb delle funz ioni dello stato maggiore, primn e durnute il combattimento; dei bivacchi ed accantonamenti in nrnrcia, ecc. . L1:, lo~1tane esc1wsion'i d_clla cata lle1•ia, - A. T EnEKOv - Una specie · d, foga mdusse in questi ultimi tempi scrittori e ,:omandanti russi ad inculcare col le mas5irne e colla prati ca la grande ut.ilit::1 di e,;;ercitare la cavalleria n frequenti e lontane es.;ur:.-ioni. La mobilità certamente è utile e pnò (:on_du'.Te n grandi risultati, ma essa è mezzo e non scopo. Per preparare gurnd, la cavalleria a percorrere grandi di stnuze con economia delle f?rze dei cavalli e per istruire nello stesso tempo le varie unità di quel1 arma fa d'uopo soltanto cli esercizi metodici e per una durata non eccessiva, si che anche il persona le abbia il tempo di attendere ilei altri servizi ed occupazioni istruttive. . L' ei;entuale cost'it·nei.one della posta e telegrafi nell' eset·cito russo. V. KuENKE. - Si discute l'eventuale utilità per l'esercit.o di fond ere (Decreto ~2 1?aggio !1884) i dipartimenti della posta e dei 1elegralì in unv sola d1rez1oue generale di poste e telearafì. Il d1:staccarnento di Kabulet nella ·~ampagna del 1877-1878.- éapitano KoLINBADKI~ (segnito) . - Descrivonsi i fa'ui d'arme del ,12, '13 e 1,i ~iu?~o ·1878 impegnati contro i Turchi nella vi ciòaoze di Muklia-Estate, ti nt,ro del quartiere generale a Kutais, sito centrale pella dife:;a del litorale del M. Nero rispetto ai punti Mukha-Estate, Nikolaievsk ~ Sukburn. Conchiudesi dimo$trando l'importanza militare di Batum e della vallata del Rion nella difesa del litorale sopra menzionato. ilfc·1n_orie sulla campagna conti·o Sama·rkanda 1868. - /\ - Le memorie sono precedute da un breve cenno storico delle conqniste russe nell'Asia centrale. I_?;,s':;'izionc delle operazion'i m'iUtari di flewna nella campagna del _1811-18. - Sottotenente AsouRA.HMAN. - E una traduzione in lingua russa dell'opera omonima, compilata dal maggiore Tal-at al servizio del-

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399 l'esercito russo. La traduzione mira a porre io evidenza il modo col quale sono interpretaled alla Turchia le operazioni dei Russi sotto Plewna; essa è completata da una carta ed un piano. J/,blocco d:iPlewna (con un piano). -A, KunoPATKlN.-Il presente articolo fa seguito ad altri egualmen te im portant.i menzionati nellà Rivista Mili ta,1·e Ita/riana del •I 884 sollo il titolo: Plewna, LovC'ia e Sceiko'IJ. Per la competenza dello scrivente (il generale Kuropatkin fu durante la guerra cnpo di stato maggiore della 16• di visione fanteria), per Ja ricchezza dei dati statistici, per le utili considerazioni e raffronti, l'attuale scritto può certamente dirsi uno dei più ragguardevoli documenti storici della guerra turco-russa. Esso, dopo aver dato un'idea della situazione e forza delle truppe russo-rumene (85,000 uomini) e turche (46 ,000) al 15 settembre 1877, giorno in cui per consiglio del generale Todtleben s' iniziavri il blocco di Plewna, ed un cenno dei preparativi generali del blocco, passa alla descrizione particolareggi:it:i delle operazioni d' investimento compiutesi dal -1 • settembre al 1'.2 ottobre, raggruppandole in: operazioni del IV corpo; operazioni del IX; · operazioni delle truppe rumene; operazioni della cavalleria. Circa, le attribuzioni de:i comandanti di distretto ?Wilita1·e. - V. Vornov. Polotzlc. - LL. K..... ". - È una storia di quella città, illustre per · avvenimenti mi lituri. . Dowmenti pe1· lo st-ud-io delle operazioni del. d'istaccamento russo di Rustsci-nk (overazioni dell'8· di'IJisione d·i ta'Valler·i a nella Bitlgaria orientale, 1877-78). - Colonnello FoN-FocnT. - Quest'articolo è il p~osP-g_u(m~nto di altri pubblicati nelle dispense del •I 88(~ ; comprende: d1spos1z1om pel concentramento delle truppe à Ciairkioi (1O settembre) : mandato dell'8• divisione cn valleria nel combattimento di Ciairkioi (·11, .. 4~ e 13 settembre); ripiegamento e situazione dell'esercito di Mehmet-Alì sul fronte orientale; còmpito del distaccamento di Rustsciuk (XII e XIII corpo d'armala agli ordini del principe ereditario) e situazione strategica del medesimo hr sera del 2.•I settembre; importanza e còmpito del distaccnme11to di Ciairkioi (collegamento dell"esercito russo colle truppe del principe imperiale) comandnto dal t.enent.e generale Delinshausen. Oi1·ca l' arbicolo « Esper·'ienze di tù·o contro opere di fortifìcazione ». - E. VonoNEZ (seguito). - Per mezzo di esempi storici, tratLi in grnn parte dalle guerre napoleoniche e da quelle più moderne, commentansi le deduzioni enunciate dal signor Pliutzinski trattando dQgli esperimenti di tiro esegu-iti in vari ~nni al campo degli zappatori a UstjIgiorsk. . E PERIODICI

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LIBR1 E PERIODICI

Il regolamento sul set1,"'izi.o d·i giwrnigione (pubblicato nel ,1 884).1. V. EvnoKrnov. - Riassunto e commenti. Gvrca l'.art'icolo « Il tiro indiretto contro ostacoli coprenti, ». - Tenente colonnello GLINSKI. Il reggimento dragoni n'isgegoroclski (di Nisgegorod) nella gi1erra !877-78 nella Turchia asiatica (con un pinno). - A. KELNER . Da Tiflis a Dengh·,:l-tepe (seguite). - A. RcEvusK1. - Trattasi delle operazioni militari nell'oasi di Akhal-teke. Il servizio d'informa:à,one. - E. U. - Comment.i alla parte corrispondente dell'opera: « La st1·atégie appliquée » par H. C. Fix, colone\ dans l'infaoterie beige.

· IL GEN .ERALE

LUIGI MEZZAOAPO E . I SUOI TEMPI

I.

SOL LETTI NO BIBLIOGRAFICO

Carte e Piani.

1

Carta del teatro tielle opera~ioni del Smlan orientale (scala I : 1,500,000), compilàta

ISTITUTO GEOGR AFICO MILITARE.

sulle migliori fonti; tre fogli a cui faranno seguito degli altri. Prezzo di ogni foglio sciollo, L. 0,60; su tela, L. 1,20. Le· richieste ed i pagamenti dovranno farsi aH' I~tituto geograficomililare in Firenze. L'Italia nel 8110 aspetfo flaico, in rilievo, a s uperficie curva,· nel rapporto di •

ISTITUTO CARTOGRAFICO-ITALIANO IN ROMA.

1 : 1,000,000. Costrulta da Cesare Pomba, disegni e riliev; di G. E. Frilsche. -

Ca,•ta fl•ìca e politica del regno d'Italia ( scala di

1: 2,800,000). Redatla da G. E. Frilsche.

Il Direttore TANCREDI

FOGLIANI

Maggiore di fanteria,

DEMARCHI CARLO,

Federico ,il Grnnde, il quale 1'i:,;f)etta-va gli ·eserciti i•n modo ·dégn~ di un pri~)ci·pe che fu ch iamato·Gnrncle, vogl io di·re, che•li rispeltan senza :;ulularli' s~risse -nell' Jinstmction cl1b roi de Prwse 1)01b1' SI!,$' gén6rciux qtteste parale: « la ph1s gra·nde partie d'une armée est. « compos6e de gens indoieos ». Ciò, se ·non si deve adul:\re nimt paese -e niun pe1,i0do della ·storia, ,è-:vero in tÙUi ,i paesi ed in liÙt<i i tempi; ma, ern principalmente vero, quando il generale Luigi Mezza.capo cominciò la pr>ofessim e militare. lmperocchè, quali furon@ cotesti tempi?·- Chi consideri élie egli ehte il ·grado di ufficiale né! ·I83:2, comprenclerù che cominciò la professione militare, nel periodo storico, che s'iniziò con quel memorabile anno· che fu it 118-15 e che fu tanto diverso dal bellicoso e rivoluzionario poriod@ antecedente. Non · era più arbitro dell'Europa Napoleone, tua ~IeHernich. Sebbene, i,n tale periodo, ci fossero state, ,....:... e come evita:rle addiritbut'a? - e gnerre e riroluzioni; pure, vivissimo era il desiderio di pace, la quale si volle sotto tutte le forme ~ Non sò. volle più l'indagine ed il libero esame, ma la fede religiosa, che è pace, perchè impeclisce la nascila del dubbio, foriero cli quelle battaglie dbe si cornballono nell'intimo ·della coscienza. Non si volle più. la libet'Lit :politica, ·che genera que:lle guerre che si combattono coll,1 penna e coi disc©'ri'i; ina ti go,vemo assolulo, d1e +mpE'di-soe quelltt

gerente.

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AXXO · X:l.:'C 1 YOL. lii,

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IL GE:-ìEU.\LE LUIGI )IEZZAC.\PO

.guel're, che genera una pace, la quale sebbene è vii uperosa, perchè ha per fondamenlo la servilù, pure è pace. Non si volle più la guena propriamente della, la guerra cruenta; e perciò fu ricordata e lodala l'importanza del rispelto ai traltati, che è la condizione necessaria per impedire la guerra. Le guerre napoleo niche si ammiravano, ma non si desideravano: non appartenevano più alla vita ma alla sloria, ed erano abbandonate al l' ammirazione principalmente dei vecchi uf(ìciali superstiti, ed alla Cl'iLica degli si.orici e degli scriLlori miIilari. La reazi one ali' anlecedente periodo storico, fLl generale, profonda, compiuta : dominò tulli i polentit quantunque la potenza fosse per sua natura ballagliera; perch è, è naturale che chi è potente, voglia adoperare la sua potenza. E perciò un re clella più bellicosa delle nazioni , dovelle dire che egli sarebbe stato il ~apoleon~ della pace; e 1jerciò il i\lanzoni - cosi potente e libero ingegno! - dovelte ricordare, ranrirare e dilTondere, colla incomparabile sua magia arlisiica, la rassegnnzione cristiana, anche in questa Itali a, che era dominala dagli strani eri; e perciò doveLLe porre in dubbio la gloria di Napoleone, e rimandare rri po5Leri la critica di quella gloria, e la sentenza che da quella critica dovea nn:;cere, elle chiamò ltrtltia. Tanto le leggi della storia sono più poten ti dei potenti I · Ricordati i tempi, pal'liamo adesso del paese in cu i il llezzacapo cominciò la sua professione. Egli nacque in quel regno di ~apoli, che adesso si chiama l'Italia meridionale. Essendo questo re gno la parte cl' ft alin più lontana, più sequestrata dal resto cli Eu· ropa; per una e,•idente ragione geografica, poteva evitare la guerra, anche quando questa ferveva nel resto di Europa. - Nel ·I,DG, dopo che Napoleone vinse a Monlenotte, a Millesimo , a Dego, a Mondovì, a Locli, ch ie5e la dimissione, quando il Di1·etlorio voleva che una parte clell' esercito france5e, comandalo da Kellermann, aYesse invaso il resto d'Italia sino alla sua parte meridionale. E pure che Napoleone dovette es5ere molto contento, quando il re di Napoli chiese l'armistizio, co:ne si può desumern dalle seguenti sue parole. \( Comme le ro i de Naples - egli dice - pouYait mettre soixante « mille hommes sui· pied cel arn:ristice était un événement impor· « lant, d'autant plus que ce prince, éloigné du théùtrede la guerre, « est, par sa posilion géograph ique, hors de I'infiuence de l'armée

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E I SUOI 'l'Em•r

,< qui domine l'Ita!ie superieure; du Pò à l'extrémité de la presq'ile « il y a deux cenls lieues ». Ciò non era. capilo dal Direttorio, che giudicava - c,>me egli dice - « stins calculer les clistances, !es chances, les forces » ( I). Nel Vi98, il regno di Napoli non sarebbe stato in\'aso dall'esercito fra ncese comandato da Championnet, se l'esercito napoletano non axesse marcialo contro i Francesi che erano negli Stati del pontefice. E nel 180G, il regno non sarebbe stato invaso un'altra ,,olla dal!' e,;ercit':l france$e, comandato cla 7\Iassena, se questa inrnsionenon rosse stata provocala dalla politica dissennata, ostile ai Francesi, del goYerno napoletano, a causa del I~ quale Napoleone, indignalo , disse: - « i Borboni di Napoli , hanno cessato cli regnare ». Ma, ollre di questa ragione, dipendente dalla geografia, v'era nell'indole del re Ferdinando lf di Borbou e, che allora regnava, un'alLra r~giorte per la qual e si poteva presumere che il regno dovesse essere pre5ervaLo dalla guerra. Imperocchè l<erdinando II, per molti rispetli, può essere pal'agonato a Federico Guglielmo J di Prnssia. Come il principe tedesco, il prin cipe italiano funrnYa perpeLuamenle, non era dissipatore e detestava le scienze e le lettere; come il principe tedesco, Yolle avere un esercito numeroso, e5uberantemenle fornito di fastose divise, di armi e di quanto materialmen te occorre per avere un esercito; e come il principe tedesco, in fin e, Ferdinando II ama va l'esercìLO e detestnva la guerra , e per conseguenza, lo aman con amore capriccioso e che non era yero amore, giacchè deteslaYa ciò che è caro a Lulli gli eserciti, quel tali-smano c.l1e nasce dal valore e Cl'Ca aiLro valore: - la gloria mi~itare; quella gloria militare che creò la resistenza della fanteria spagnuola a Hocro~·. la quale resistette eroicamente. perchù .da tanti ann i si diceva che era la prima fanteria di Europa; quella ,gloria militare cheè reò l'eroica resistenza clella vecchia guardia a Waterloo, la qLrnl e a~sueratta a vincere in tante guerre, non poteva fiaccamen te resistere; quella gloria militare che fa. tanto amare chi ,la procaccia, anche se clopo cli essa cagiona poi disastri. Perocchè, se è vero che -il poeln (il rero poeta), ·sa le più riposto latebre del 1

( I) .lfct11--0i,·cs de iYcipolèon. § X.

pilrc V II. -

P-.1.1·tc di .lfonlllolon. -

Guerre d'llalic. -

Ch1-


40!~

'.L GEXEllALE LUIG I MEZZ ACAP9

imore umano, bisogna citare la poesia cli Heine, che ricorda la ritirala cli Russiu: - I llne grana/'ien: (11}. - Se muoio, dice uno dei due granatieri nll'al t1·0, ponimi sul cuore la croce d'onore col nastro rosso, che m· l1a cfai:.1 l'imperatore, e tra le mani il fucil e. Im mobile,. èome una sen Linell n, voglio aspetlare l'i rnperalore, e se uclrò il cannone, il. nitrire dei cavalli, il rnmore della ballaglia, bolzerò' dal!a tomba per difenélere, anch'io, il nostro imperalore. Avendo parlato del paese, pariiamo adesso dell'esercito in cui n Mezzacnpo cominciò r1: serv ire . L'esercito napol etano fu ciò che può essere un eserr.ilo in un. paese il cu i governo è assoluto. Fu buono e vinse gli Austriaci a Vellelri, quando il paese fu governato da Cariò Ill, che fu buon principe. Non progredì ma r·egredì, coi_tralignati discendenti di Cado III. Ma, tutloché in regresso, l'e_sercito napoletano era sempre un eserci to ital iano ; e perciò, quando si trovò in quelle condizioni politiche e militari che a qµalsivogl ia esercito sono necessarie per compiere il suo dover.e, compì il suo dovere; e dimostrò anch'esso, quel valore militare iLaliano, che si osserva in tutti quei periodi di storia italiana, in cui v'erano le condizioni necessarie per apparire: valore militare italiano, che non è '.l ncora compiularn en le conosciuto; perchè gli archivì italiani (e pub- . hlici e privali), contengono documenti gloriosi, che erano nascosti nei tempi della servitù politica, itali ana, e che il. progresso degli studi storici deve rendere noti, ·affinchè gl'Italiani compiano il primo. f1.o vere che è necessario per nrri vare alla granclezza: conoscere se· .stessi. Sebbene, come si è detto, nell'esèrcito napoletano il progresso fosse stato interro tLo dai discendenti di Carlo III, pure, nelle guerre napoleoniche, le truppe di spedizione napoletane compirono il loro, dovere, nella valle del Po, in !spugna, in Russia ed in Germani a.. · E tnlt.o l'esercito poi, nel ,t8 14,, quando l\turat si alleò coll' Austria · e lnahilterra fu semwe vincitore ~2) . E nel ,18·13, quando Murat " ' J~ tentò l'uniltt d'Ilalia fu vinto, ma combattette valorosamente e meritò le lodi del nemico. I Napoletani, in somma, nelle guerre di quel,

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E

ì suor TElf Pl

1Jellicoso periodo combaLtetter:o come Lotli gli tLltr! Itai_i ani , ci?è _a ,di re, valorosamente; perocchè Napoleone parlò d1 Lutti g\ Jwlrnn,'. ..quando nella guerrn di Spagna disse ell e gl'Ilali an i avean,o _emu_latl gli antichi Romani ,qu:uulo (ll\'itlusLre storico dell e re?ubol~che Ita· Ii ane,(l!S ismond i, P"d andodegl'ktlian i disse: «Oh! tlséla1en~tout ·« aussi braves que !es Français, ils ava ient la rnème arclem: au leu_et « ht méme constance; » e qnnndo nel ~ 813, dopo la sanguinosa vittoria cli Wurtchen, riportata dai Frnl}cesi e dagl'Italiani contro i Prussian i·ed i Russi, voleva che sulle a\pi·si erigesse un monumenLo pe1· tramandare ai posteri la memoria di quelìa bat~a~lia: «~n n~o.·« nument - egli disse - sera élevé snr le rnon t-Cen1s, a l enclt 01t << plus apparen t on Jirn : L'ernpereur Napol~on, du clrnmp de ba~,<., tai!le de Wurtcb en, a ordonné l'erecLion de ce monum,ent en le« moignage de sa reconnaissance envers ses peup les de France et

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« d'ltalie » ( l).

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405

.. . · Il ~fezzacapo·, dunque, comi nc_iò la professione m1h~are rn. L~mp'. pacifici, in un paese che per ragione geografie~ po tev.i sp_e1aie cli non esseremole$lalo dalla guerra, e militando !Il un eserc1Lo, che, . I ·sebbene avesse dato chiare prove di valore, pure, a ca usa dell'indole 1 del principe che governn\'a il paese, doYea considerare léi guerra \ più come una calamità da cansar~, .che.c:im~ un fa~Lo che un uffi- J -ciale debba fervidamente desidérare: tre faLL1 che doveano au~ne1~tare (ed in. effetto l'a_ument~1.·ono) que.·ila ind~l~nza _che_Fedenco ,11 -Grnnde osser;vò ne~l1 eserc1t1. Non ostan te t,\1 1 cause d1 decadenza mili tare, cbe fece :\'lezzaca.po? - Ecco ciò chè si di1_·it, dopo. al- _ ,cune indi spensalJ'ili noLizie biografiche ed alcune con:;1deraz1orn .•

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IL Il ..,enernle Luiai Mezzacapo 11acq11e in 'fr(lpani il 25 gennaio -de\ ,18 14 dal cav.(}aet;_ino e dall a signora Amal ia clel Re dei duchi di Accadia. FL1 educato nel col legio mi litare di Napol i, il quale era ,Y ,i,1ot,;Jn e,i 1s 1.1 p:U' le l):lron J,.ux, secreta ire chi caV ,14' , ,:o, ,. \ ' I v • (I) e~unJJCl(I' !V• e'• i···"lJ"J"e"J' .J:i i not d c J'cmpcrm1r, - Baletille cii Ba iil:en et de Ww·l,clwn. ~ t.;;

(1) H1(i1'E,

canzonicm.

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(2) Say[Ji slorict-politioi- m ilitari <li C.wr.o

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Storia ilei r eame-cli Jì°al)Oli cli l'lETHO CoLL!>T TA. -

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S,1gg10 O, pagina ·I,6 e !,.ibro Vll.

P1SAC.1N E, -

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rr, GE:\:EllA u; LUCI MEZZACAPO

uno dei migliori istituti di educazioné militare, che erano allora in Italia, sebbene le lettere non vi fossero insegna.te come a.des., 0 si è· compreso , che si debba.no i_nsegnare ai giovani che debl:0110 (li\-enire ufficiali. Usci dal collègio col grado <1i alfiere d'artiglieria, il 4 novembre del 1832. Fu promosso al grado di primo tenente il '.?4 apri le· del 11838, e poscia al'g-rado di capitano, il 2 agosto del '1847. - Si èdetto di sopra che l'eser_cito n{tpoler.ano, sebbene in decadenza, aYea dimostrato rnlore militare nelle guerre napoleonich e, quando si trovò nelle condizioni necessarie per dimostrarlo . Ma, in quale stato si trovava, in questo esercito, quella im po rtan te forza morale cheé la coltura?- Eccoci giunti al punto di fa re un 'osservazione, che si attnglia !1on solo all'esercito napoletano, ma a Lutti gli eserciti italiani di quei tempi. Nel[' esercito napoletano, compivano il dovere di studiare, solo gli ufficiali dell'artigl ieria e del genio; e perciò queste due armi si ch iama vano le arm i dotfr.. Questa cultura concentrala solo in due arm~. le quali poi sono ausiliarie e non sono il nerbo dell'esercito, è una la cuna, una mutih{zione di quella fo rza morale che è la colturn, degna di essere notala. Ma. ciò non è tut.t.o quello che si deve dire. Che cosa studiavano gl i ufficiali dell'artiglieria,e del genio ? - Studiavano l'artiglieria e la forti(icazione, ma negl igevano lo sl.udio dell'a,rte della guerra propriamente della, che è necessaria per adoperare in guerra, non solo·gli artiglieri ed i fortificai.ori ma tutto l' esercito; e neg[igevano tutto quel corredo di cognizioni, che è bisognevole per comprendere davvero l'arte della. gu~rra; gi~cchè, se fossero sufficienti le sole regole'che si leggono nei trattati, quale so1totenente non potrebbe dirigere una· campagna ? - - Questo fatto è la causa· intima di un altro fallo che i· degno di essere accu ratamente oss~rvato. ·' · Salvo che non si voglia negare la storia, non si può negare che ninna nazione ha iniziata la sua letteratu ra militare come ''n1al ia, cioè a dire con uno scrittore pari a.I Machiavelli; che è tro,·a to del..: l'intell etto it;-i[i~no !anta parte della fortificaz ione e (per ricordate . quel che si ri ferisce alla strategi a, che è ciò clie principalmente ci" occorre di considernre) che l'Italia iniziò il i-inascimen to della strategia, spent a nel medio.evo, coi suoi capitani di ventura, che fu rono ' i primi elle cominc iarono a far la guerra. non solo col braccio ma anche colla mente; e che l'Italia ha dato ar,li ,.., sl.ranieri molti "~ene-

E I SUO I TEMPI

1

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rali: il marchese di Pescara, Tri vulzio, Emanuele Filiberto, Alessandro Farnese, Ambrogio Spinola., .Medici, Alfonso e Ottavio Piccolomini, ~Jontecuccoli, Eugenio di Savoia, Na.poleone, Massena. -- :Ma, bisogna anche dire, che. saho che non si voglia nemmeno negare !a storia, si deve osservare che, come .ippnre nell'ultimo periodo di storia militnre italiana, all'anticri esuberanza. sfrategioa iY s~cceduta Ja. .poverlà strat~g~ca . In _Na~oli, _nel .fì\)8, do".endosi diJ ricrere una auena contro 1 1r:rnces1, si chl[Jmò un generale stra." : il Mack " . In Piemon te, ne.I ·186-9, dovendosi dirigere una niero guerra contro gl i Austriaci, si scelse un polacco: lo Chzarnowsky . Povertà slra tegica, dunque, tan to nel sell enlri one quanto nel mez2\ zogiorno d'Italin, povertit strategica, tanto tra i retrivi quanto lra liberali,, se si consideri ehe in Napoli i ret.rivi ed in Pi emonte i liberali, affidarono ad uno straniero il comando di un e~ercilo italiano; povertà strategica , lall'to nella. parte d'Italia ove era nato Eugenio di Savoia. qnan to nella parte d'Italia ov' era nato/lma,rchese di Pescara, che fu il vincito re dell~ l~all,~!' ia. di Pav~( I), Jfci: quale _f~ h~} ballagli a di Sédan del secolo x,,I. E vero che, me1Hte 111 Napoli s1 affidava· a. Mack il comando di un esercito italiano, poichè erano nari in paesi italiani Napoleone e Massen:1 , si potrebbe dire· che l'Italia produceva ancora generai i, e che la decadenza stra Legica era negli 'eserciti e non nella nazione . MaNapoleO!)e, per colpa italiana , per la tirannia dell'aristocra~ia genovese che costrinse la Corsica a div.en ire un'isola francese, nato in Cors'ica., era ci ttadino francese; e Massena, perchè non era abbastanza pedante, abbandonò l'esercito piernonte:;e; e così per colpe ·ita!iine, Napoleone e Massena furono generali francesi invece di essere generali italiani. Ot bene: tra questa povertà. strategica, che era negl i eserciti italiani; e la defi cienza di coltura mi litare che di sopra si è notata, v'è

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(i) Il re. Francesco !, ch11 fu fat.to prigion iero a Pavia, clisse cho la viLto1 ia si doveva ·a1 marchese di Pescara, come si desume clal brano seguente: • Tous Ics offìciers .. généraux s'emprcssèrent cle visitcr le roi. Le marqu is dll Pcscairc, assez grievemen t • lilessé resta quoJrrnos jours sans le voir et alfccta do no se montrer cJcvant lui qu'en , habit :1e drap noi r.. On ava it r;lors transfc_ré le roi aì1 chàtcau clc Pizzighettone. Pes• cairc lui parla commo otant très-a f01gé cle ,a capti,•ité. Le roi l'emlir.1.ss::i et lui at• tribua le crain do la bataille ». - Introdnction /1 l' Ili.sloire poUtigtie et m.ililliil·e des Frnnçais. _::: lJibliolhèque ltislorique e/. mililaire publiéo p:1r MM. L1s1rnxNi:: et SAUVAi'i. Tome IV, pag. 358.


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E I SUOI 'fE)lPI

lL GE;sEUALE r,U!Gf llfEZZACAPO

fJ tl".dche auinen·za.? Uno dei due-fatti non fa forse capire l'altro? La poverLà strategica, non è fol'se una conseguenza della scarsa cui. tura milit,are"? - Certamente sì. ' E nppunto per ciò il ~·Iezzacapo, non ostante l'ignoranza che dominnva nel l'eserci to in cui serviva, e che· era non so!o tollerala ma. anche lodata, perchè · si diceva che Blùcher era ignoranv~ e vinse ~apoleone. volle compiere qnei doveri, che un ufficiale, nei temp i in cu i vivea, po teva (;ornp iere . In Ial i tempi, succeduti alle gue·rre napoleoniche, si poteva più studiare la guerra che farla; e perciò -vol le - ecco un suo pri mo incon leslab ile merilo . - snpere non solo ciò clte deve sapere un uffìciaJe di artiglieri a, ma tulla.l'arte della guerra. E. roll e saperla non so lo astrallamente, vale a dire studiando Luuo ciò che si è scri llo e disserlalo intorno ad essa; ma vol le stt~di:wla concreln.mente, volle cioè slucktre, non solo le regole ma nncli e le operazioni militari, che si fece ro nelle guerre più celebri; e non vollestu- . diare so lo le operazion i militari, ma anche la geogra(ìa la storia e la leLtern.lura. Volle stud iare la geogrnHa, che fa vèdf\re i limiti tra i quai i un conceLLo strategico p uò di ven_i re un fallo slrnlegico ,-e ~he è quella inflesgi bi le domina trice della strategia, dell:i- logisti ca e della tallica, che si fa terri bil mente rispel!are se ~ a rispettale. Volle studiare la storia, che vi dice qnei fatti che rese1'0 15ossibi'le una manovra gtralegiea, che vi fa capire le cagio..,'1 i inti me -dei di- · versi modi di fa r la guerra, e·perehè ciò che sì può fare in un per iodo storico non si può fare in un altro. E voll e, infine, studiare la leUeratura, che vi fa penetrare nel mondo moi:ale, che vi fa conoscere qnelle forze morali , ehe so1io la p;1rte recond itn, ma essen. ' zjale, della guerra; se è vero, c.he negli,eserciti vi so no, non solamente fucil i e cannoni, ma anche uomi ni ; se è vero, che è profoilda Yosservazione del Lloyd, il qu,1le di::;se, che non si possono ùnp1inemente separare le fo rze mo ral i dalle forze materiai i; e se è vero, che è non meno profonda l'osservazione di Nnpoleone, il quale disse, the la maggior parle di ciò che accade in guerra si deve alfo forze morali. Non fu però il i\fezzacapo, il sola ufficia.le, che in quei tempi ~ompì il dovere di studiare l'arle della guerra. Poic h.è i'ill ustre sc:ritiore d~lla scienza ,!iilita-re considel'cita nei suoi rapporti colle Ltlt·l't! scienze e col sistema socicile, Luigi Blanch , era un ufficiale di fan-

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te11a, un uf(ìciale cfol reggimenlo .llecd Ji'cmwse, si potrebbe concl11dei·e,· che anche nel la fanteri a v'erano ufficiali sapienti . ì\hi, considerando che il ·Blanch chiese la dimissione, non per poco àffetto all'eserci to o perchè detesta:S:5e la gr,erra, giacchè prnseguì a sc:rivere di cose militari, anche quando noi1 era più ufficiale; si deve concludere, che in quei temp i, per pensare davvero alla guerrn, erameaJ io es+3ere foori dell'esercito che nell'esercito; il che pare, ma non v ' è un parados.so, perchè al lor.a s.i pensav;t più fuori dell'esercito che nell'esercilo .

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III. La guerra, intanto, che il periodo paci(ìco in cui si vivea , la lon tananza del regno di Napoli dal resLo di Europa ·e l'indole .cli Ferdi~ nando II, fac evano presagire che diffici lmente sarebbe vennta, venne. E non venne sola, ma in compagnia delln. rivoluzione . Alludo agli avveni menti élel ,1848-49 . Quegli avvenimenti confermano un fa LLo, che prnceclenteinente si è ,no tato; cioè il valor militare degl'Italiani; perocchè si dimostrarono valorosi gli eserciti., i volontari, le popo lazioni e perfino le donne iLàliane. Coraggiosan1ente in· sorse la Sicilia e, ::;alvo la ciwidelladi Messina , tutta l'isola fu sgombra dalle truppe napoletane. Milano, dopo cinque gloriosegiornate <li guerra, si liuerò dagli Austriaci. Venezia, irn it.ò il nob ile e:;em,pio <li Mi lano, e si liberò a.nc.l1'essa dagli Austriac i. Rottasi la. guern1, i 'Piemonlesi conquistarono il ponte di G-oito, strenuamente di feso dogli Austriaci, e poi occuparono Monzambano e :Valleggio. A Pastrengo ]a, divisione del generale Broglia è :trrestata dagli Anslriad , fort i per il 'numero e per la posii ion e;.ma sopravviene Carlo Alberto, ~olla di visione del genera.le Federi ci, e Pastrengo fu conqnslato. DL1e volte fu pre$o dai Piemontesi il villaggio di San1·,1 Lncia ; ma non ~ssendò insorta la popolazione di \'erona (perchè, questo fu lo scopo <lelÌ a balla.glia di Sani.a Lucia), il vil laggio fu a bbandonalo. Laritirata, prolelta dal duca di Savoia, fn 01·di nali::;sima . Se la conquisi.a . dell'indipendenza è. un d,were maggiore di quello della conquista <lella libertà politica, grave fu la colpa di co loro che il ·15 maggio,


4•10

E I SUOI TE11Pl

IL GENEllALE U;IG! )IEZZACAPO

in Napoli, fecero le ba·rricale. iVIa, folte le barricale, bisoo-na notare che le· giovani ed in.esperte guardie nazionali, le difes~ro- con bravura degna di veterani ( 1). A San Silvestro, alle Grazie·, a ~Iontanarll, a Curtatone, i Toscani ed i Napoletani resistellero eroicamente contro g\i Austriaci che aveano forze triple. A Goilo, j Piemontesi , i Toscani e i Napoletani (questi ultimi in molto minor numero dei primi), riportarono · una brillante Yiltoria. Furono tra i feriti Carlo Alberto ed il duca di Savoia. Strenuamente il "enernle Durando, coi Romani, coi Veneti e colla popolazione vic:nt.ina, difese Vicenza. I Piemontesi, direlli dal duca di Genorn, dopo lungo combattimento. s'impadron irono delle alture di Somma Campagna. Gli Austriaci perdettero due bandiere, "800 di essi furono faui prigionieri ed ebber0 400 tra morti e feri ti: A' Custoza è vero, si perdette, ma il valore dimostrato in tnle oaiornata fu ; m. . mirato anclie dal nemico; perchè combattettero 20 mila Pi e~1ontesi contro 54 mila Austriaci. Gli Austriaci enlraròno in Bologna, ma dopo aspra guerra mossa loro, alla Moi1tagnola, dalla popolazione bolognese, furono costretti ad uscire da Bologna ed a ritirarsi verso Ferrara. Eroica fu la resistenza della ,popo lazione di Brescia, che per quattro giorni, guer!'eggiò contro gli Austriaci, sortendo dalia · ?illà, vincendoli due volte, sebbene senza artiglierie; ed uccidendo il generale Nugent. Eroica, insuperata, fu L1 difesa di Yeneiia, nella quale i difensori capit.olarono, non per le offese di nn assediante, che avea forze preponderanti, e che oramai era villorioso , mn. per la manc~nza di munizioni e per la fam e. E non meno eroica fu ìa difesa di Roma, as,edia-ta da i F,pincesi. Carlo Alberto. fn uno dei più int.repi<.li soldati dell'indipendenza d'Italia. li duca di Savoia ed il duca di Genova, emuli:u;ono l'intrepidezza paterna. Garibaldi, comballolle coll'inarriral)ile suo valore. Il glorioso difensore di Venezia, il generale Guglielmo Pepe, seb1

(1) • Les. soldats dc la ga rdo nationalo, ,ieunes pour la plupart, sans expérience et • tout_ a fait noviccs, clans le maniement des armcs, lìrent dP.s procliges de v,ilcur: Je.:; " bamcades, mal constmitcs, n'ètaient ((Lt'un faible obstaclc coni.re lo choc cles tronpes « royalcs. I.o,; barricadcs lrs plus solidcs, ccllcs qui résistèrcnt après toutes les antres, • furent les poitrines de ccs générenx jeuncs gcns, infortnoés et. béro1qucs, qui laute « de chef,, et r.dblcs anssi pa.r leu r nombre, tombèrent comme des victimes inno« ,ccnt.cs ~ons le c,utcau d11 boucher • . - llistoil'e cics 1'èvol1itions et des 01ie1Tes , · tiflal,e ,,n 1817_, 1818 e 1849, par le générnl G. P.i::ri::, pag. lii.

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411

bene vecchio, rit.roYò nel nobile suo animo quell'antico suo valore che, rnolt'i anni addietro, in ~apoli, fu ammii_ato al ponte della Maddalena., e poi a Marengo, in !spugna e nelle campagne del ,(8114 e del mm. Il colonnello Alessandro Larnarmora., che seppe l:anlo _amare l'esercito e l'It;llia, gravemente fe rito al me!1to, non discese da cavallo., e credendo mortale la suri ferito, si cacciò t.ra i nemici combatt.enclo come un semplice .soldato di cavalleria, per morire~ gloriosamente. Carlo Pisacnne, gravemente feri to , non . capiva sublime ignoranza I - che non poten più proseguire la campagna. li Cialdini, lasciò uri alto grado che a.Yea nell'esercito spagnuolo, e fn intelligente e strenno difensore di Vicenza, ove fu gravemente ( ferito·. Il d'Azeglio, lasciò la penna ed il pennello, divenne ufficiale e fu ferito difendendo Vicenza. Alessandl'O Poerio, lasciò la sua cara / poesia, volle essere soldato e morì nella presa di Mestre. Il Pilla, I 1 lasciò la geologia. e mori combattendo a Curtatone. Il Rossa.roll l'Argante delht laguna - morì eroicamente a Venezia, difendendo la balleria s·. Antonio . L'Ulloa, rivelò nella difesa di Venezia, sapienza e valore militare . 11 Cosenz, fu quàtt.ro vo lle ferit.o e fu valoroso quanto modesto . Il Sirtori, Carlo Menacapo, il Noaro, il t Boldoni, il Rizzardi, il-Materazio, furono tra i più strenui difensori 1 di Venezia. Il colonnello piemontese Caccia, colpilo in petto da unà palla, morì dicendo:· come soii fdfoe di -morire· 1'->el' la mia I talia I li\ generale pierriontese Perrone. colpito:da una palla in fronle, rnorìl dicendo a Carlo Albf\rto: offel'si a voi ecl all'ùidipenden.::a clel mio paese gli nltimi giorni della miei vitii. 01'et il mio dov,we è conipìto ! On vecchio colonnello piemon_lese, giubilalo, volle fare, col fucile, tutla la campngna. Un Lrombet.La napoletano, il Fioto, l'erilo da due palle a. Montanara, va 'all'ambulanza, si fa fascia.re le ferite e torna al suo posto, accanto al capitano 'della sua. compagnia. Un minatore napolelnno, il Yeneroso, a Venezia, visto che una mina non brillava, si accosia intrepidamente al fo rnello e riaccese la miccia che s'era sp~nta . Un sergente lombardo, il Monfrini, a Roma, co lla mano traforata da una palla, non abbal'ldona il sno posto. Nella di-: fesa di Brescia, parecchie donne armale di fucile, comballeLLero anch ' esse contro gli Austriaci. A. Messina, sbarcule le truppe napoletane per ottàccare ·i Messines i,· due donne percorsero la cittit col fuci le 'in ispalla, e. esortarono i cittadini ad armarsi ed a com-


lL GENERALE Lt:IG[ MEZZACAPO

battere. Quanto valore 1nilitare ! E, in tulle le classi sociali, in tnLLi i 0,.,.rad i, in tutte le .I.'nl'ov~1ce d'llal ia ! E noLisi, che non ho ric,ordali, perchè ciò non è consentilo dall'argqmenlo, tuUi i fatti e tnLti gl i Italiani degni di essere ricordati. Il Mezzacapo, nel ·1848, era capitano d'artiglieria nell'esercito napolelano. Quando il governo veneto chi,ese al governo napoletano degli ufficinli per isu·ui)·e gli artiglieri dell'~~ercito che dovea formare, fu scel to lui , e partì per Venez ia con due ali:ri ufrtcial i, il capilano ~Iu-sto ed il tenente Vergili, Giunto a Venezia, gli fu oITerto il grado di colonnell o; ma egli lo rifiutò perchè· non v'era ancora. niuna ragione per abbandonare l'eserci to napoletano , e perchè egli era parliLo da Napol i per difende re Venezia e non per avere ·gradi e onori . Quando Nugent, mentre Iladetzl,i era a Verona, pa.~sò l'Isonzo e si a,vn,nzò nel Friuli, la divisione dei. volontari roman i, comandai.a dal generale Fèrrari , a Corn uda, combattette valorosamente per cioque ore contro gli Auslriaci. Ma questi volontari, non si con1portarono allo stesso modo, in una sorti la che dovettero fare a Treviso; perciocchè si sb:indarono a.i primi colpi di cannone degli Auslriaci, e dissero che i generali F.errari e Du.rando erano traditori. Il generale Ferrari era u11 esilialo napola\ano ed il gen~rale Durando era un esi liato pi emon tese. Entrambi aveano soITerto l'esilio, perché aveano amata la pA.tria, entrambi nelle guerre di Africa, di Spag na, e di Portogallo; aveano fa.Uo .onore al nome iLéi.l iano, ed i volon tari li chiam,trono traélitori ! L'indisciplinata forisione, ebbe ordine di r itiràr~i a Venezia. E quando, dopo la resa di Vicenza, il generale Pepe, colle truppe che erano a Rovigo ecl a. Padova, si rilirò a Venezia, il Ft}rrari gl i chiese, per suo· sapo di stato maggiore, un ufficiale abile e qu.ale .era richiesto dallo stato della sua divi:S ione. Il Pepe gli propose il Mezzncapo, il quale nel 25 maggi0 ,J 81'8 fLL promosso al grado di maggiore; grado c.he allor:t potette accellare, · po iché avea abba,ndonato l'eserci to.-napoletano, chè fu costretto, . ignominiosamente, a disertare la difesa,_ dell'indipendenz:t d'Italia ed a tornare in Napoli. A Cavanella cl' Adige, il generale Ferrari fu indotto da quel ri spelto che si deve al vn,lore, a, lodare ed a premiare il suo nuovo capo di str1lo maggiore. Il canale di Y:tlle mette in comunicazione l'Adige e il Bren ta. Ove questo canale incontr:t l'Adige, v'è un-fa rle

E I SUOI TEMPI

I·

bastionalo, che è una testa di ponte sul basso Adige e che si ch iama Cav:tnella d'Adige. Tra il canale di Valle e l'Adige, v'è ht strada Romea, che passa per il villaggio Sant'A·nna, costeggia il bosco • Nordio e conduce a Cannella . ll generale Pepe avea saputo , che a Cavanella v'er:t un pres'iclio di 950 Croati, che per· armamen lo v'erano due spingarde., che i parapetti erano in cattivo stato e l' o.pera, di fortificazione aperta alla gola (-1). Pe_r agguerrire i volontarii, per ravvivare le forze morali, ab.battute dopo la resa·di Vi.,cenza, e perchè il pas~aggio dell'Adige è importante per,Ja oomuni-. cazione di Venezia colla. ricca provincia di Polesine, il Pepe coneepì l'idea. di òccopare di virn forza questa testo. di ponte sull'Adige che è Cavane\la: Tale operazione militare fu affidata al generale Ferrari, il qLJale ebbe le lruppe seguenti: il ballag:lione dei volontarii lombanli, comandalo dul maggiore Noaro; il secondo battaglione dei volontarii napoletani, comandato dal maggiore Materazzo; il bauaglione dei volontarii ,bolognesi ed il battaglione dei cacciatori del Sile, comandato dal tenénte celonnello d'Amigo: ascendevano in tutto a ,1600 uom ini ed avevano due -pezzi di campagna dell'nrLiglieria napoliLana. Concentrate a Chioggia queste trnppe, che costituivuno il corpo d'attacco 'e ispezionate dal generale Ferrari, élo,,eano marciare su ,.BrondoJo·, valicare il Brenta e, per la strad:t Romea, ari·ivare, a mezza.notte del 6 luglio, al villaggio Sant' Anna. :Quivi giunte, doveano essere divise in tre <!olonne: la colonna di clestra, formata dai cacciatori del Site e comandata dal cl'Amigo; ·quell::r del cenLro, formata dai Napolitani e dai Bolognesi e comaù-dalri. (lai colonnello Bignami ; e quella di sini stra, formala dai Lombardi .e dalla sezione della batteria napolilana e comandata: dal Lenente éolonnello Ulloa . L:t colonna di sinistra, all'alba clel 7 luglio, dovea _valicar l'Adige, a Portesine, e al.laccare il forte alla ,.,.ola· e c1uando- c1uesto attacco era cominciato, la colonna di destra, n , ' . marciando 'lungo l'argine del canale di Valle, e la colonna del centro , marciando per la strada Romea, doveano attaccare il forte, peroorrendo i settori indifesi innanzi ai salienti, discendendo nella fossata, montando sul parapetto ed assalendo il l)residio.

(-0 G1te"1Te de l'inclé11cntl1mce itcilienne en 1848 et en i S-19 par le général ULLo,1.''l'ome II, p,ig, Hi.


E I SUOI 'l'E~IPI

IL GEXEfiALE LUIGI MJ;;zzACAPO

Gli ufficiali e le truppe compirono esattamenle le operazioni preliminari dell'altacco. Ma, siccome il co mitato di Chioggia, non fece trovare ìe barche per val icare il Brenta, né al!' ora. prescrilla. nè in numero sufficiente, cosi le truppe arrivarono a Sant'Anna, non alla mezza~otte del 6 ma all 'alba del 7. Un ostacolo sill}ile trovò la co lonna di sinistra, che dovea val icare l' Adige e attacca re il forte alla gob. Le barche furono poche e vennero con ritardo, e perciò il passaggio dell'Adige non si po letle terminare che alle ore ,1·I. Gli . Austriaci, intanto, er:rno stati rinforzali da altri '.2:50 uo min i, che erano vennli per cambiare il pre,,idio, si ernno accorti del nemico e fecero una sortita. La colonna italiana di destra, marciando troppo cel erement.e, incontrali gli Austriaci, li allaccò, senza altenclcre il colpo di cannone, di e era il segno che la colonna di sinistra itvea comincialo l'allacco alla gola del forte ( 1). (j li Austriaci resistono valorosamente; ma, assali Li di fronte e di fian co, da una. parle della colonna del centro, si ritirano nel forte, e s' inizia poscia un vivo fuoco da ambo le parli ; sebbene con molta difTerenza d'efficacia, perchò gl'Haliani erano in rasa campngna, e gli Austriaci dietro il parapetto del forte. La colonna di si nistra, che, co me si è dello, dovelte valicare l'Adige con ritardo, lrovò che la gola dell'opera non era indifesa come si era dello, perchè v' era una casina fo'i'L iGcala ed una palizzata. Questa colonna, occupata una casa che era. sulla 'deslrn dell'Adige, fu divisa in due parti: una , apri nn fuoco vivo e ben diretto, dalla casa occupala, e l' allra, dall'argine del fium e. Gli artiglieri, collocati i pezzi sull'argine, inizi arono un fuoco rapido e preciso, sebuene senza riparo di sorta e sotto il Liro, a breye distanza ed 'efficace, dei difensori (2) . Il generale Ferrari, vivamente censurando il comitato di Chioggia, « seguilo dal suo stato maggiore, sollo una pioggi:1. di proiettili» (3) , sebuene il nemico fosse fa rnriLo dall a posizione e non si potesse più sperare di sorprenderlo, perchè si era accorlo, che l'attacco non ~ra solo alla gola, e seuhene cinque ore di fuoco avessero esaurita la IDllO izione dell'artiglieria; pure, animato dal proprio valore e da

(1) ManoscrillO di un dircnsore di Vùnezia. (2) DeUa difesa ài l'e1w,;;ia negli anni tS 18- 1/J. - NarrHi ono di F nANCESC 9 CARRAXO. (3) Manoscritto ci lato.

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41 5

quello de.gli ufficiali e delle truppe, non disperava di potere assal·tare il forte. E per ciò, ingiunse rd suo capo di stato maggiore di riconoscere la fossata, per opernre la discesa. Il Mezzacapo, sotto il fuoco del forte, si accostò sino al ciglio della fossata, e vide che non solo questa el'a moll o larga , ma era piena·,d'acqua e fortifìcata con una pal izzata. Allora il l<'e rrari, sentito il pnrere dei comandanti delle colonne, ordinò la l'i tirata, la quale fu dirella sul villàggio S. Anna e non fu molestal a. dal nemico. Gl' ltnliani ebbero ,1Omorti e U feriti, e gli Austriaci, secondo notizie av ute da una ~pia, 8iS mol'ti e 107 feriti, tra i quali il comandante del forte(,1).11.Mezzacupo, in lalo occasione, si dimostrò ufficiale intelligente, solerte e coraggioso; e perciò, a proposta del generale Ferrari, « per essersi « distinto nel fatto cl'arme di Cannella e per i servizi resi in cam« pugna » agli ,1,1 luglio ,18,i,8, fu promosso al grado di tenente colonnello. Fu poscia prescello per essere mèmhro del Consiglio di difesa cli Venezia. Ma non esilò a dimettersi, risolutamente, quando non fu accettala la sua proposta di aYValersi clel\'arsenale e degli eccellenti ufOciali, cannonieri , marinari e operai veneti, per allestire ed armare la squadra veneta che doyea d:fendere il prezioso possesso d~ll' Adriati co. Non fo a~~etlala questa proposta, perchè, parli la la squadra napoletana, ::ii credette che basi asse la squad'ra piemon Lese. I falli posteriori climostrar~no, quan to era assennata la proposta di armare la squadra. Perocchè, dopo l'armistizio Salnsco: la squadrn piemontese doYelle parli re, e la sqttadra au striaca, che avea ufflci.:.li senza esperienza ed i Croati per cannonieri , polette bloccare Venezia. Soub/ne però il Mezzacapo non fosse più membro del Consiglio di difesa, non fu lascialo inoperoso, e spese il resto del tempo che ~teli~ a Venezia., a me ttere in islato di difesa il fo rte di Bro1idolo, il cui rnlore difflnsiYo era stato aumentalo mercò la costruzione di un campo trincerato. . Fuggito il papa da Roma, il 24· novembre 1184:8, l:1. Gmnla cl~e provvisoriamente assunse il governo·, rich ia111ò nelle Jlomagnc la eh visione r(lmana che era a \'enezia. li ,rezzacapo parli con questa di,,isioo1e, di cui era il capo di _stato maggiore, come di sopra si è (I ) ULLOA. -

011era cìtala..


dello. FU poscia chiamalo a Roma, ove, il ,16 feLbraio ·I849, ebbe it posto di. 8ostit%i-io del ministro delle arrn i, che era il copte di Cam.:. pello. Lo aiutò, come fu possibile, .ad iniziare la formaiione dell'esercito, in uno Stato, ove ,da una parte era prontamente e im-periosamen Le necessario, e da11·a1tra v'era difetto di tradizioni m,ililari, di abilità militari, di danaroediassue.fozioneapagare peravereuo esercito. Il 26 marzo ,J8!-9, il Mezzacapo fu promosso al grado di cqlonnello ed inviato a Bologna, ad assumere il comando di una divisione·, per la seguente ragio.ne. La mentovala divisione doveva congiungersi con una parte del presidio di Venezia e con una divisione conÌandata dal Lamarmora, per operare coll'esercito piemontese. MaJadisfaLLadi Novara, avvenuta il:'23marz.o 11849, rese inutile qu(?lla congiunzione, Il foterrnppe le operazioni che s\ erano cominciale per compierla. Il papè1, intanto, dopo la. battaglia di Nova.ra, esortò i governi cli Austria, di Francia, cli Napol i e cli Spagna, a 111Lrover guerra alla repul~bfica romana, la quale si e1:a costituita sin dal \J febbraio. 11 go·ver.no dellaJ'epubblica impose ul Mezzacapo ·,c11 con.ch,rre oeleremente la sua di visio.ne l.Roma. Ovvie .eran0 le ragioni di tale celerità, perniocchè i governi a cui il papa si era· rivo Ilo non erano stati sorel i al suo appello. r- Frp.noesi erano sbarcati à Civitavecchia, gli A.ustl'iaci avevano invaso lo Stato romano; e il re .di Napoli, ta:oto restio nella difesa del:l'indipenclenza italiana, mar.ciava alla tesla di un esercì lo, contro la reptiliblica romana. La divisione comandata dal Mezzaca.po, era così composta: gli Svizzeri che erano a B.ologna,, la legione .polacca, i civici bo!og:nesi, due squadroni cli cavalleria e l'artiglieria che con~isteva in dodici cannoni (11). l\'la non ostante ché chiara era la ragiòne per la quale divisione dovea anelare a Romo; pure, i principali cittadini bolo.gnesi viva.mente si opposero alla sua partenza, non comprendendo che uno Stai.o si difende difendendo i principali suoi punti strategici ( ed in qu.el case> Roma era il principalissimo), e non già sperperando per tutto lo sta.lo le forze difensive. L'opposizione fu tanto viva 'che dovette rasentare la minaccia, se.si osservi che il Mezzacapo cloveue dire che si sarebbe aperlti la via colle armi, ove gli s'impedisse di ·compiere, il su0 dovere.

la

Tale risolutezza ammorzò la resistenza, e così potette porre in marcia ia divisione. La qnale marcia, è da osservare, che non fu una facile operazione mili Lare, poi ehè dovelle essere rapida, per ar• rivare a Roma a tempo opportuno, e dovette essere molto cai.ita, perchè la divisione poteva essere attaccala ad un fianco dagli Austriaci e all'altro dai Francesi. Il Mezzacapo fu aLUvo e vigilante, non omise l'adempimento di quelle regole, a cui hisognavaaLlenersi quando è probabile che s'incontri il nemico, e forzò le tappe per . arrivare presto a Roma. Giunto ad Ancona, diede quelle disposizioni che polelle, per metterla. in istalo di difesa, e che non dovettero essere inefficaci, gia.ccbè, poco dopo, la piazza fu as:-ediata da un esercito ·austriaco comandato dal Wimpffen. La divisione giunse a Roma il 116 maggio. Entrò per la porta del Popolo, nello stesso giorno in cui Garibaldi e Roselli erano uscili dall:i porta San G·io.vanni per attacçare a Velletri l'esercito napoletano. Al Mezzacapo fu affidato temporaneamente il coma.udo delle truppe che doveano difendere la. cillil.. di Roma. Promos;;o al grado cli generale il 30 gingno 1849, ebbe il comando di una brigata. In una sortita di otto mila uomini, che si fece di nolle, perinterrom.perei lavori d'approccio dei Francesi, a causa dell'o;curità della notte, si scambiarono gli amici per i nemici, cominciò il fuoc·o, pa recchi forono feriti, la prima brigata si disordinò, e il disordine si sarebbe propa.gato, se il Mezzacapo, che conwndava. la seconda brigala, non avesse tenuta forma la sua, e rio 1:(}~nat:r;-...:fQ:~e--pote:tce, umi.-pttrCè'tlella,-pl4mrlrri-g::rt-a-E1l1.~ / l~ fesa di Roma e partilo Garibaldi, fu oITerto il corti::u'!do di LulLe le trnppe al Mezzaca.po. Ma egli rifinlò questo co1l~ndo , che gli- si offri,;a quando non v'era. da fare altro che Lral. \b.re ]a capitolazione. Era .in~ignalo, e uvea r~g_ione; perocchè nel~'.1 l èlifesa di Roma gli uomi01 d1 S1ato vollero d1rJgere la guerr~, pm 1 di quanto doveano, vollero essere generali; e ciò arrecò danno alla \ difesa, come si può desumere dal fallo e dalle osservazi'oni ~eguenti. Il 30 aprile o-l'Italiani che difencle,,ano Roma, comandati da GaJibaldi, vinsero i Francesi, e la villoria avrebbe potuto produrre <:)

(!)

,

11/emorie stoi·iche sull'intervento francese 'in Roma nel 1S 19_<li

- Voi. Il, pag. 201. (1) Storia della

rivoluzione tli 11011m cl i G11:SEPPE

SPADA. -

q.(7

. E I SliOI TEMPI

lL GE1\E!IALE LUIGI ~IEZZACAPO

·voi. lii, pug. 547.

27 -

A:INO XXX, \'OL, lll.

\

FEDEIIICO

TonnE.


IL GENER,H, F. LtnG'l MF.ìZZ..\CAPO

una. 110.Ua ·l,)@•m,pleua. (H, se &t 01&serv·i, che i Pnrnces-i non a ve amo il, vaa;tag;ijÌ10 €lici .ll:l!lil'l:MM1&; ·che -c@·mhlatte~:mo •per l'.' ~-n.ofe m.iiifare . e Jl:01ìl. perfi;n:c}i·p:e-tHjenza dellrr pmtria C0,lil'J:-e i difer;i.so!'Ì dii llorna.; eh-e·, a•p,p:r1'1'.1(0. per1:t,iò., ril ,L~rn valore non p0tew.a .an:.j,v.a,re e non ~rive ti.no ahi' eroism0, €t'@iVe nrrwò fJ-l!eUo, dei difoTl.~o,;i; e che diJ;,en(lte,r.11n,© Rt(;)1mn,. ~Ga:rr,baI,di, Avezzam,a,, Medie-i, Bi,xio, Mezza.ca.po,. F~s:a,cwne e· tu[.ti. qu.ei valor0si - meM noti mà non meno n.e:cessi1:r.~i - e-he 1rnscono. 'qlHIIIldo l' e1:oi-sm0 d:ifv-e1Ma fac ile, natua:a1le.,. comag;ios0, perchè è forhemente· -compressa l'i·n"\éisibi le ma potente molla de.Ile for.ze mora.fii. E la vi~t0ria del 3Q n'I}Tile non fu c~m,pl-ecta, perthè l.'inseguimen'lo del nemico fu iRrpedito per or dLne del go,vemo della repulr,b~tcn, il · qual,e confida:va ancora nell'arn,i.ci,zi.a- €lel'la: rep-obìb}ica francese, seh,bene (!Jùesta a,r. esse dimost1:ait~ ~a+e amicizia, ~wl:la guerra, con una guerra da-e è tra ·1e pià ca-pr11tc10se d1e nella storia si· JlQsso»o trovare. E.i.Hr,Hi i Francesi a. Roma;., il Jlezza-capo ·vedendo che ·non v'era da farn :pià mrlla in l;ta.l.ia, pa1'. tì da Roma e- se ne at1:dé a i\faHai.. Poc0 dopo la resa di R00.1:a., accadde fru.eHa di Ve:n:ez.ia, o·rn era tra i difensori il suo fraLell? Cado, il. ~un.le ,andò a G-enova e persuase il Mezzacapo a uecars.1 anche LUJ 'l'fl q,iesta ,e-iHà, netta qu:a:1-e i dt1e frateHi viss-ero, tre annii, v·i,t:r m-0-dt:stt1. e -stutliosa.

IV. '

' Si è ricordato il valore militare, che@-i,moslraran-0 ofHaliani · nel {D@iod0 del ,f84-8-49. Ma, a·desso, una dimmHla è·r,rnc;S:saria. II 'sentimento (re!l'.fr14i FJende-nza ed il senno politico, in qu.eUi che diressero la poht1.ca., e la strabegia, in 1:fltell i che d,iressero ta auerra fu. J' . o , r @nH qurnII se 1 sarebhe meri lati i·I valore -i:nifita!'eHalian0, quel valore mi:l,if are cbe rivelarono· i so·ldati itali.a:ni, i volontari i·lal iani, le popolazioni italiane e perfino le donne ilaliarie? - No. - Colori'.> 1

(1) Uuo,1 . - Opera citata, tomo [I, pag. 35 e VECCHI. - Libro XV, pag. 1,u..

e 1849.

Slol'iCL d i due anni 18 18

'

E l Slì0f TEMPI

-che di;resre,0' e:comrubMrarono;,,n.on si comportn-ro,no,00,ine- coloro che -0hbeùir0lliff. <Jum'll!to a,l'la r)olitica., fa gelosia, le paure (i: governi temevansi l'un l'altro e t.en111evano i.l popo:Jio), ed i1:1 taf,u,ni Italiani, la. fede cieca in una pl'edìleLta forma cli governo piuttosto che ia un'altra (sebbe111-e, che è .Jllcii la Jorm~ sen:ia la.sostanza?)) impedlrono che -si pensas:se wt.L'n,ni-ca cosa a cm si sa,r1ebbe dovut-o pensare: - aliht indipendenza ll'IUali,a;;. .e q,xa:nto- alla strategio, si ri·,i:el@ quella pove1'là straleticd i'lk'l.lr-a:na di-cll'i prec.e-dentementesi è parlato. E.perciò tl1Lto d-o·vea cadere, e tu1:tt0 caclde rrel •1-84:8-.i-9. Cadde l'impresa del-. i'indipende1na, c:Hilden> le forme di regime libero~ caddero parec,chi Italian.i che erano 6p-uta ti cima d'ingegn,o e di sapere politico e miJitare. T1 e soli Italiani., in tM1Le cadute, .rimasero in piedi: un poeia, UB politico, un principe. Il poeln fu GiambaLtista Niccolini., li c11,rnle ebbe rnai0ne di di:re, che una rivoluzione di oriaine ouelfo , . . ., o i."'> non po leva redimere l' [taLia; il poli:tico fu i\fazzin i, il quale ebbe ngione di dire che, all<wn, la monarchi.a non fu pari ai suoi (loveri; ed il r>-rirrcipe f11 Vittorio E.man1rele: il solo principe che non ruppe fede ai pùpol i det'suo Slato. Dop-o hl camragna del ,184-8- ,W, qua;le Italinno intelligente ed ama:nte della pwtria, non (lovea coniprenderc l::t nec.essiti:I. di ridestare lo st\1dio deVl'itrte delfa g11erra? Ebbeu~; a ciò si açcinse il Mezzaca,po , iRsieme cui suo fratel:lo Carlo. Nel ·1850, a Genova, cominciò la pubb licazione della Biblioteca militare.nella qunle ·erano tradotte e comentate le ol)ere di p:xrecchi rinomati scriu.ori militari. Il Corso d,' arti~e ste>ria militare del Jacqu i,not cle Presle, che trovasi in questa biblioleca, non è solamente tradotto, m:i si può dire, rifatto, se si os:;ervino le nole e le aggiunte che furono necessarie, !perchè l'operit francese era 5criLta per gl.i u((icial i di cavalleria. Nei ·1857, a Torino, ove i J1;Sieme col fratello si era ti:asferito, comi1t<Jiò I ~ '-, a pubbli~~zione del.la ~hvistci 1nilit~1:e,. la qu~le po_i ,.nel ,1859, - ~,quando ero che era 1La.l1 ano non fu p1t1 rn [taha pro1b1to,-ass un:;! eJ , ) -il titolo di Rivist<t milita1·e itciliana.. La Rivista fu fatta coi 1101.JU:i/ -scopi, di ffr leggere in lingua italiana quell e discussioni mili Lari éh prima. si doveano l1eggere nelle Riviste strnn iere; d-Lelevare le conver:5azioni. rnrlit.wi &i.no all',tltezza dell~t crit,ica; di a:umentare il n11mero degli urfici-ali che. in Lern1)0 d:i pace pens:rno alla guerra.; di -agevo·lare la ri relnzione degl i ufficiali forn iti di maggiore ingegno. 1


E I SUOL TE)[PI

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IL GE;(EllALE LUIGI

~Ezz.\r..u•o

In questa Ri vista furcmo pubblicati quegli sludii militari sull'l lal ia, che poi nel 1809, comparvero col titolo di St.udi topogrnfici. e strategici s1ill'ltalia, e che sono un'opera che merita una più diffusa menzione. È cotesta un'opera che ha per iscopo la difesa d'Ilalia. Questa difesa è considerata, arnmeLLendo quelh1 condizione che è necessaria per risolv~rc l'imporlaute problema; vale a dire, l'unita dell e forze difensire italiane. Le idee cardinali che si Lronrno in quest'opera , sono quelle di Napoleone, il quale - come è nolo - nelle sue lflemorie ha stup•enclamente descritta l'I talia, ha prevedu ta la sua futura unilit pol itica ed ha dello, sommariamenle, come si deYe difendere l'Ilali a unita. Queste idee di Napoleone, non furono solo oppo1'Lunamen te, ricordale ai pochi che a quei Lempi le sapevano (gli eruditissim i) ed esposte ai molt i che le ignoravano, ma furono anche profondamente studiale; e perciò trovansi in quest'opera i corolla rii stra tegici che derivano da esse. L'opera di cu i si parla è divisa in due parti . La prima parte conti ene la descrizione dell'I ta lia. L'aspetto generale, i monti, le valli, i fiumi, i laghi, le CO$te, le strade dell' Italia continen tale e peninsulare, sono descritte con precis ione, con quella sapien te diligenza , propria di chi intende l'allinem:a che v'è tra la strategia e la topografia, e che un concetto strategico direnta un fallo strategico, non in modo arbitrario, non come piace a chi lo concepi sce, ma secondo è consentiLo dalla topogra fia del teatro della guerra. I1 iù rnpida, più concisa è la descriz ione dell'llalia insulare, perchè non ha l' importanza. delle nitre due parli , nel problema della difesri. LJl seconda parte contiene la strategia della difesa d'Ilalia.--11 concetto strategico dominante in questa parfo clell' opera è il seguente: quando le fo rze difensive italinne sono unite, perduta la valle del Po, non è perduta l'Italia. Verissimo concetto strategico, giammai abbastanza ricord,110, perchè designa un dovere all'esercito ed a Lulti gl' !Lai iani. Perocchè, si è penluta. l'Italia, perduta la valle del Po, qtmndo l'Ilalia è stata divisa, ma non quando è stata unita_ Qu rindo l'It al ia è stata div isa, le forze difensive italiane, erano separale strategicamente, perchè erano separate politicamente. A causa di ciò, nella n:lle del Po, il nemico trovava forze infe1·iori a quelle ch e aYrebbe clo,'. uto trovare. Egli, con tulle le sue forze, combatleva. 1

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contro le frazioni del difensore. Or questa condizione è appunto quella che è necessaria per vincere. Yincilore nellu rnlle del Po, il nemico trovava nell'Il.alirt centt·ale, lTtal ia piLL divisa e, per conseguenza, più imhelle. Gi unto nl regno di Napoli, lrova.va - è vero ·- la parte d'Itnlia meno divisa, più unificata, e da cui a.vrehbe potuto temere un ri torno ,iffcnsiYo. ~fa colit avven iYa un fatto che ·solo a coloro, che non han no meditato sulle forze morali, può.apparire di poco momento . Il nemico avea. la coscienza di avere molto Yin Lo· et)' Ilaliani· del mezzogiorno aYeano la coscienza che in Ital ia si era n10llo perduto; e perciò, anche essendo pari le fo rze materiali, v'era tale disquilibrio di forze morali , che la lotta era disugual issima, ed il vinci tore vi nceva anche il mezzogiorno d' [talia . Sebbene strao rdinarie fu rono quelle villoric che, nel 179G , riportò ~a poleone nella valle del l'o e elle stupefecero l'Europa, e -sebbene le classi colte ita liane ne gio issero, perchè creàellero che i Francesi erano i liberr1Lori d'It.alin; pure non è inutile che si ri- \ cordi ciò che Napoleone dice che am1ddé in Italia dopo quell e v.ittorie. li duca di Parma« egli dice>) gli chiese armistizio e prote·zione, il duca cli Modena pure chiese armi , tizio o prolezione, il re • d,i ~apoli chiese armistizio e pace, il pontefice chiese pace, ed il gran· rluca di Toscana, infine, lo i1witò a pran7\o ( I ). Mollo grarosc furono · le conlrihuzioni imposte all'Italia, le •lOa f'!-se/4 rono non solo per le -spese di guerra, ma anche per sovrenire la Francia. « ,J 'ai envoyé en << France» dice Napoleone « an moins 50 milions pour le serv icf\ dc « 'l'Élat. C'est la première fo is dans l'hisloire modernequ'un c arrriée ' « fournit aux besoins de, la pa trie au lieu de lui èlre à charge ». A -ciò bi sogna aggiun gere tulle le opere d'arte e i manoscritti che fnrono trnsporlati in Francia. Armistizii, dLrnque, protezioni, paci, pranzi, milioni, immortali opere d'arte e preziosi manoscritti, ecco ciò che ·trovava in Itali a clli a.vea violo nella. valle del Po. Ma., ben altro può trovare, quando l'Ilalia è unita . Ciò è attestalo dalla. storia, ·e dnll'opinione di ~apoleone. È auestato della sloria, perchù i Romani, i quali nell e guerre puniche, perdel.lero sul Ticino, snlla Trebbia, snl Trasi,neno ed a Canne, non perdettero solo nella valle .del Po. )la, non ostante tali perdite, po tettero resis~ere e po i ripor'l')

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Opora citata. -

Pal'le cli .l/011tholo1i. -

G11e1'l't cl'Jtalie

• Capitolo VI e VH,


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H, GE".'llsRALE LU!Gl MEZZACAPO

tare I.i Yi!Loria del )Ietauro, che liberò l'Italia dai Carlaginesi, perchè J'unità. politica (s.ebbene avesse forma fede1mlce), 00nse0ti quella, concentrazioue di forze dìfensiv,e, ohe e necessa:nia Jler resistere e per vfocere. Anzi, se si pon mente che i gerterali roman i aveano ingegno mino1:è di quello ~li Annil.i:ile, ohe gra~'is~ime f.uroi:io Je · sconfitte dei l10mani (in quella di Conne perì la sellima pnrle deg!'ltali~n_i ?tti.alle ar~li), e che non o::;tanLe ctò, la maggior parte· delle c1tLa 1.talian e d1,1u.de va le poTte e si prep::wava a.difendersi, all'~ppres~arsi.di lnni bale, e cl1e a causa di tale re~istenza fu possi~ bile la v1Llona del i\Ietaqro; se, dunque, si pon mente a tutto ciò si potr~bbe clire che, non Fabio e Mal'cello, ma l'nnità politica fu iÌ; Ye1·0 scudo e la YCra spada d'Italia; o (se non vogliamo offendereuna cara lrndizione patria), che Fabio potette essere lo scudo e~larcello la spada di Roma, percM Annibale, solo in parle, ·e non qu~.i9:JL\.:ea~per.n.Lo..._pMelle dissolvere l'un itit politica. È alleslalo, po, da Napul eone, che p~dula J-.x valle del Po non è perdu1a l'llaliri. perch~ ciò chiaramen te emerge da quello che egli ha scrillo inlorl).~· alla d1f~sa dell'Ital ia unita. Or se si consideri da un lato, l'importanza, d1 _qttcslo concetto strategico, il quale rivela uno dei ma o-,riol-i, -ranlaggi dell'Italia unila, perchè questa, mo lto più cfucace,~~nt'e. dell'Ilal ia divisa, può difendere la sua indipendenza; e se si consideri dall'altro, che sino ad alcuni anni fii, molti erano coloi·o et'/ non comprendevano tale concello, e che ernno piGrocfin a d;re· ciò che si era eletto, anzichò a pensare alle conseguenze mili tori élell'tLnilit poli ti ca; è evidenLe, che basterebbe solo qnesto-conceu ol per concludere, che gli Stu.di topografici e stmteyici snlt'!tal iar ( no~ so_no solo un prege,·ole libro, ma, anche 1111 grande :servigio res . ·-J}jl rnd1pendenza d'J La.Jia.._ Ma, ~rt,·e dr ~slo concello-:-nm:ì vene" ha~-de"ni<li essere· . E n notn l.1 ." os~ervalo, cli c num erosi so no i v.llichi a:pini, mn che pochi cl, .essi poss.ono essere scelti. come linee di operazione per u~ es~rc1.to. che __im:acla l'Italia. E necessnrio che questa spec iedi val1cln s1fort1hch1110. Se, nel 1800, iI forte di Bard avesse cosirettoNapoleone nd assediarlo, i\Iclas a:vrebbù ripresa la sua naturale linea di operazione, non sarebbe stato altaccalo sulle sue comuni0aiioni, · .e l'Hai i~ non sarebbe slat.a riconquislata con una sola balLagli n, con q~1ella d1 }I arengo . Ciò è detto anche da ~apoleoue. « S'il en eù fallu »·

E I S-UOf 'l'E,'1·l'l

egli di~e ~ a:t.t'e'ndre la prise da fat1, ~ur fa.ire passer i'ai'tilhwi:e, • t0u:t l'e&13&ir de· la eampa-g11,e èuit élé perdu ·:. (·I). l.'i!l,np.0,ta'fr,;a della fort:ili ca~-one dei v:1lid1,i a~pi'l'loi, è a.4esso ge.-ne1,a lm~le cap~ta; ma bis0gnann.che capire6òchei.a quesfope1•a. s,i leg,g-e ira.t-&mo ruHa l0ro di.fesa cioè a dire, che la: d.ife;.;tt~rllÌ i~fpin,i, n0n ~>e-f'es,se.re passivama.aLtiv-a.. È d'1i-op0 perciò, che poder~~guar-d.ie s.i av-a.11-' . zino, esplori no,J·i tard1no la m,wcia-del nemico eÌ;com bfl·~laÌlo ai1 1ch~ il qualecomibaittimenlo, può essere efficace, peiic-hè il ne.rnfoo, ll1•0vandos,i tra i monli, non può adoperare Lu Ile le sue forze. È ci lato Lecour.lile, eh-e a quel modo , nel 11i99, nella valle di Reuss, si difese contro Souwarow;_ e Moli Lor che nel canlorH~ di Giuri$, pure a quel modo, si di rese contro Linchen, .Tellachich e Sotrnarow. ~ Tulle le linee di @perazion i, che p0ss0Mo essere scelt,e da clii invada l'I1alia, e tulle le linee di difesa di cui gl'Ilali,'l ni si possono · aY\'alere, dalle al.pi sino all'estrema Calabria , sono in quest'opera, notate ed e~n.minate; e s-0110 pure intlicati i punl-i stra.l,cLigici che si debbono forlificaJ·e. Sebbene però ques4a indagine sia prolraLla fin o alla esLrema Calabria, è però osserya.10 che essa è folla solo per compiet·e lo studio delle proprieti1 slra,Legiche d, LuLL.a l;llalia; perocchè, se gl'I1aliani sano padroni per mnl'e, se sono fortifi cati i • punti s-trat,eg ici , e se s'jmpieg.fLn0 tutte le forze cljfensive, il nemico non potrà arrivar-e sino all'eslremiti1 meridionale d'Italia. Le proprielà dife.I?sive dell'Italia peninsulare, tanto neglette qnando si credern che la valle del Po fos$e l'unico t-eatro clelle o.perazioni militnri iLJliané, sono osservate nel modo seguente. La ristrettezza dell'Ital ia peni.nsulal'e, rende dirn cile al nemico di girare le lin ee di difesa; perchè, so Lenta di girarle, sc0 vre le sue comunicazioni e corre il rischio, in caso di rorescio. di reder:-i caccialo io un o dei mari, senza speranza di salvezza. La breYili1 delle lin ee di difesa, li mila la libcrtit di manona dell'offensore. Qu esl.'offe11so1:e 1 poi, addentrandosi nell'Italia peni1rularc, è coslrello ad nlfungare la sua linea d'operazione, a scemare la s-ue forze, per assediare o ossen·are le fo rtezze che lascia dietro di sè. e, per conseguenza, ad indebolirsi e ad ageYolare un 1·itorn o olTensiro. Gli appennini dividono l'Italia nei clue versanti ciel Tirreno e clell'AdriaLico. Poche 1

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Opera ci tata. - · Pai·tc cli (:on1·ucuul. - ~I,1111:::,rco, %H5.

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E I SUOl TEMPI

IL GE:SEJULE Lù !Gl llEZZACAPO

sono le vie per passare da un versante all'altro. Or costruendo delle fo r'lezze in !ali vie, l'offensore deve espugnàrJe, per passare da un versa1He all'altro; dove che il difensore, senza bisogno di al cuna e~?u~nnzi_on~, passa da un versante ali 'a ltro. Il difensore ha, dunque, p1u liberta dr mano\Tra dell'offensore. Si è dello, cbe a causa della r istrettezza: dell'Italia peninsulare, l'offensore, non può girare il difensore, senza sconi fe l_e proprie comunicazioni; ma, siccome, per la medesima ragione, il difensore non può girare l'offensore, così è · d'uopo che il difensore sia padrone del mare, o col proprio naviglio o mercè potenti alleanze marillime; ed è anche necessario, che abbia lun~o le coste, punti strategici foitiri cati, come, per esempio , Venezia e Genova, per influire sulle province occupale, e per tentare operazioni secondarie sulle comunicazioni del nemico. Per vincere nella vàlledel Po, occorre che ivi si trov i il massi mo delle_forze ital iane. Ma per raggiungere questo scopo, è mestieri, ' a\l M1are l'esercito clall'obligo cli presidiare le fortezze e di compiere le operazioni secondarie della, guerra.. Sono perciò proposte le mi!izi~, p~l pre,-idio delle fortezze e per le suddette operazioni seconda.ne. E dunque preveduto, sebbene !"opera-fosse scritta mol ti a;rni fa, l'atLLHlle• ordinamento dell'esercito. - Sono ricordati i vanta rmi (_ .. <')t')' che ha ch i fa la guerra nel suo 1iaese: l'aiuto delle milizie, l'economia. ~ei t,·asp~rli, ~lte nasce dal possesso delle piazze fort i, degli a'.'senal,, e clegl, stabtlimenti militari, che forniscono Je trnppe (li ci ò che occorre; e l'ordinamento amministrativo e la sponlaneil.\ 1 dell'obbedienza, che agevolano gli approvvigionamenti. - Qnanto .agli sbarchi'. è osservat<'. che i pr~gressi avvenuti, hanno di poco aumentato, 11 numero dr 30 a 40 mila. uomini, a cui in una sola voltn; (come dis,;e Jomini) può ascei;dere uno sbarco. In Crimea, la Francia, l'Inghilterra e la Turchia, sbarcarono 59 mila uomini . Erano però scarsamente provvedu ti di ar.tiglierie, cli cavalleria, <li carriaggi. Se fossero stati meglio pro vveduti , invece di 59 mila I uon:ini, lo sbarco non sarebbe asceso che appena a 45 mila uomini. ' ....:.. E osservala Ìa lentezza colla quale può nascere quella pol.ente1 marina che all"Italia è tanto necessaria. La costrnzione delle navi richiede grandi stabilimenti marittimi, grandi prov,•iste di matel'iali, numerosi . ingegneri navali ed oper:.i, ingenti spese e tempo considerevole. Costruite le navi poi, occorrono ufficiali e marinari /

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E se in Ital ia non v'è clifetto di questi ultimi, quanto ai primi è os ser:ato, che es$Ì non possono aversi che dopo molti anni di na.l'igaz1one. La. difesa d'Italia, non essendo in quest'opera considerala solo come un probiema militare; ma. anche_:_ come è davvero - un problema nazionale; è osservato l'aiuto che ad essa,può prnvenire dalle popolazioni italiane: ed è opportunamente ricordato ci ò che accadde, nel ,1798, quando Chiampionnet·, vinto )Jack, inva se il regno di/ Napoli. Giunto al Volturno, fu attaccato al le spalle dalle }Jopolazioni. insorte, che s'impadronirono del parco, al Garigliano, sconfissero due battagl ioni inviati a riprenderlo , e negli Abbruzzi combattettero e ritardal'ono la. marcia. "dell"aht sinisll'a dei Francesi . Giunto po i Championnet in ~a.poli, i popolan i, per Lre giorni, comballeLtero l'ingresso dei France:;i. E maggiol'·e sarebbe stata. la resistenza, se una parte dei Napoletan i (quella che aveva una mezzana. coltura e che aveva letto gl i enciclopedisti), non avesse prese le nnn i contro i popolani ; i quali, combattuti d:1i loro conciLtadini e dai l<'ranr.esi , furono vinti . Se, dunque, la di resa d'Ital ia non è solo un problema militare ma anche un pt" oblema nazionale, opportu- . nagtente, nel l'opera di cui. paifauno, è ricordato l'aiuto che sideve ' ~ aspeLto re dallei~OP?~nzioni ita_liahe. E,;posla la par Le esseniit1le clel contenuto cieli opern, lmogntt ade,;:,o' / os3ervare, che (se è vero che la concentrazione delle forz e è necessaria, tanto nel la guerra offensi va, quanto nella guerra difensiva) , il nLLtnet"o delle fortificazioni che-si propongono sembra ma ggiore di quanto è richiesto dal principio della conceatrnione delle forze; \ e oltre a ciò, che, nèll'esposizione, si de:;iclera una magg iore so- 1 brietn, perch~ la ridondanza offusca. in vece di chiari re gl'importanti 1 '. r.oncetli che,l'o pera cQntiene. Non ostante però queste mende ....:.. e , .\ quale opet'a umarra ne è immune? -mollo noterole fu il merito di '\ cruesti studi topografici e strategil:i snl_l'l ta.lia, come apparirà chia-l ra.mente considernndo , che c'livulgarono le idee di Napoleone sul la \ difes;t d'Italia, e che ful'ono ispirati dalla nobile febbre della ricerca strategica., e scritti in tempi in cui l'art~ della guerra in Italia. non era studiata, e per conseguenza., nel teatro della guerra accadeva ciò che dovea au;~1dere, cioè a dire , che !a vittoria dipendeva, non tanto dalla, di rezione, quanto dal valore dei soldati e dagl,i errori del nemico. _ ,'

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42.6

I L GENERALE LtlO I MEZZACAl'O

E 1 St;OI TEML' l

V. . È nolo ciò che a.ccadde iu l lali.a nel I 8/S!}-60. Un valoroso esercito_fran cese, comandato d-aH'ìmper:atore Xapoleone HI, discende in 11.a'. w, _no,n co_me le al_tre Yolt.e discesero i Frn.ncesi, ma per liberare d:n v~i ~ I It~l,a; p~r 11 berare quest'I talia, che :n·ea dato alla Francia la la_t,n,zzazione, il cristian esimo, la scienza e l'arte dell'autichi fr e~~,, _ca~~rina ~~i }Jedi,:i, che_ io mezzo alle turbolenze, seppe co~~ s~n~,e ~ •nte?r,_ta della Fran crn; Maria dei Medici , che recò e diffuse H~ l•:·anc,~1 li gusto delle belle nrti e che come dice Yollairèadoucn ~ ,:s~r'.t de fer~cit.é q11,i tftait dans la nation ( I); Mazzarino, che conL1nuo I opera. di It1chelie11, che ~al vò la Francia drilranarcb ia ~he ab.ba;;sò ca,_a d'Austria P. che aggiunse al!a Francia, Pinerolo'. I ~l~a~,a: l'Arto'.s ed il H~ss-iglione; ed infine, lttlle que ll e migliai,~. d ft,ll,an,, che ,·er.5arono il loro sangue nelle guerre napoleoniche combattendo, non per l'Italia , ma per la Fran cia . ' . Que,;to val~roso esercito francese ~ insieme col va loroso esercito piemontese, libera la I.omb:11·dia, merce. una sequela di vittorie: Pal_estro, ~Jagenla , Melegn~mo, Solferino, S. Martin o. A que::-le vittorie suc_cede l'annes~ion e al Piemoute ed alla Lombardia, della Toscana, dr Parma ed, Modena. 1 Piemon Lesi, invadono l'Umbria e le March e. A_Cast~l(ìda1·élo, è vinta una parte dei difensori del potere l~mporale de, papi. Ancona è espugnata. I Sici liani iniziano corarr. g_,~samente la .rivoluzione del mezzogiorno d'I1alia. Discende in ~, 11.a Ga_~1bald1 _cogli eroici suoi. Mille, il q·uale, - aiutato dal go 00 . .P"'.m?nte~ti, da l goYerno inglese, dall'op in"ione dei più liberi u?m 11~1 di }<,uropa - e principalmente - da~l'Italiani del mezzog,o,~no, . - gen:r·n l':i_nn ~ss ione dell'I talia del mezzogiorno, la quale con~enL1 che gl1 Stai, 1tal1 an i un ificati si cl, iam:usero B.1:gno d'italia, sebbene mancassero Roma ed il Veneto. Il Mezzacnpo offerse i :;no i servigi, all' unico govern o italiano che

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(IJ Yor.T.Hnr;. - Essal sw· /.es mrem·s e/ t'esp1·it des 1wljo11s. - Cha11itrc CT.XXY.

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,:olle essere italinno, al go\tern~ piemontese; e, il 24- aprile ·I 8!,;9, rie~~-he ,i f gr.l'do di maggior ge1\.twale, a Cll'i era p.erMn1111to nel 118-i:9. Qunudo p,wli dalla T osc.111a il granduett, vinto non dalle arm i, ma da una paci,fica ri vofozione, (falla fo rza iner me deUa pubblica opinione, il ì\fezza~a pG fu inviato in Toscana; ed iYi org.anfazò wia. divisione di Romagno,i, i oui quattro reggi men li aYeano sede, in Firenze, S. Cascia110, ì\farndi e Pontassieve . In Toscana v'era il principe ~apoleone con una divisione francese, e quella specie di particolaristi rancida, che era nem ica d,ell'Qnità d'Ital ia. Le tru,ppe toscane di.penderano dal principe. Napoleone II I consigliava di.conserYare .l'antonomia della Toscana. Erano ostacoli cotesti, che si opponevano all'un ificazione politica , che il Rica.soli vinse gloriosamente, e ch e doYetle vin cere anche il }[ezzacapo; peroccliè, in tutti i modi si prntendevn, che l.t divisione da luì comandala dipendesse da l prin· cipe. )la egli fu abi le e tenace, ed insieme col Ricasoli , iniziò quelle ann essioni necessa rie all'11niucnz ione, ma che poi esagerate <fa llo scar;;o senso del la libertà tli coloro clte dirigevano e di coloro clie eseguivano, nocquero invece di giornre all'unità polilicn, la quale sarebbe più ricca di unione, se quelle annession i fosse ro stnle più razionali. Insorte le Ilomagne, il Mezzaca,poassunsei l coma ndo delle trnppe che i1•i fret1olosame1lle e, come era possibile, srfo rmavano, e il 30 giugno ,f 859 , fu promosso al grado di tenente genernle. Qui è d'uopo far menzione di una cen:mrn che allora gli fu fatta. Nel mese di giugno, e propriamente il giorno H, inso rse Perugia . L"insurrezione fu crudelm ente pu11itadnl governopoutiOcio , il qnalH, il20 inYiò da Roma un corpo di ci rca duemila Svizzeri, che Ot<'upò e saccheggiò la cillit. Ebhene - si disse- perchè il Mezz:i capo, non soccorse l'infelice cillil, perchè soldnti i1alinni dovettero ,,edere, colle arn1i al braccio, una ciUit italiana saccheggiata da soldati stranieri, pe1· ordine di un governo detestalo? - Ora è da osservare, r lie non c'è dubbio che il )Iezzacapo, area l'ob bligo di obbed ire al gm·erno che serrirn, e che n.on c'è nemmeno dubb io che questo gol'erno, sebbene fosse stato l'unico goYerno italiano che fu propenso a realizz::i re le aspirazioni degl' Itnlinni, pure, allora, fn costretto nd arre5lare la marcia delle truppe ita liane al confine delle llom:igne, a causa della ri provazione dei governi europei per i fall i riYOluzionari che si erano com-


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Il,

GEXERALE f,UIG I ~IEZZACAPO

piuti in Toscana , nei Ducati e nelle Romagne. Ciò emerge dall'ingiunzione falla a Garibaldi di abbanclonare Modena, e dal ;lfe,morandwn alle potenze, del conte di CaYour, in data del ·12 sellembre •I 860; cioè a dire, più di un anno dopo, quando l'occupaz ione delle Marche e dell'Umbria, divenne un follo poi i~icaruenle possibile. « Le gouvernement du roi - si legge nel citato 1lfr.mrora·1~dwn << a cm devoir jusqu'à présent empecher et prévenir tonte lentatirn «· désordonée pour d&livrer les peuples de l'Ombri e et des l\farches « du joug qui les opprime». L'occupazione dello Stato del pontefice, patelle progredire, dopo che Gariba ldi avea vinto in presso che Lulla , i'Il.alin. nfe rid{l)nale, dopo il 7 seuembrA ;f 8GO, che fu il giorno in cui enll'ò in Napoli. Allora il conte di Cavour potette, auzi doveue dire, che l'inerzia sar~bbe stata una colpa.« Si legouvernement du « roi - si legge nel citato Memorandwn - serait coupable envers « l'Ita lie, il ne le serait pas moins vis-it-vis de l'Europe. Il man« querai t ~t sfis deYoirs enver:; les Italiens, qui ont toujours écoulé « les consei ls de modért1Lion qu' il leur a donnés et qui lui ont conlìé . « la haute mission de diriger le rnouvcmenl national. Il manquera it « à ses devoirs l' is-à"vis de l'Europe, car il a conlraclè envers elle « l'engagement mora! de ne pas lai sser le mouvemenL italien se « perdre dans !'anarchie et le dèsordre ». ll Mezzacnpo, dunque, compì il suo dovere, obbedendo al governo , il quale poi noli può essere tacciato di apatia o indol enza, se non fece ciò che non potette fare che più di un anno dopo, e dopo i grandi folti politici e militari avvenuti nell'Ital ia meridionale. Tenninate le più essenziali operazioni della rivoluzione e dell a guerra dell'Italia meridionale, fu ~ffidala al ~fezzacapo l'espugnazione di Ci vitella del Tronto . Questa piazza ù sulla riva deslra del Salinello, in cima di un monte ed ba due lati inaccessibili e due fortiri cati. Cl terreno circostante è non solo alpestre, ma presso che spro vveduto di sLrnde, ecl ha poc.ll'i ed erti se.ntieri , interrot.li di tratto in tmtto da frane, nei qua li possono camminare solamenle i , pedoni. l i Mezzacapo giunse a Civiteila il 17 febbraio ,f 8G,1. Trovò che la piazza era bloccala da sei hattagl ion i: quattro del 27° ed uno del 39° reggimento di fanteria ed il 27° ballaglione bersaglieri. ~fa queste trnppe essendo insufficienti , il blocco non- era abbastanza. stretto , e per conseguenza, le comunicazioni della piazza non erano 1

E l S1.i01 TEMPI

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tulle interrolle. All'intinw1,ione di resn, folla cl.al generale Pinelli, prima che il Mezzacn po arrivasse, ~l comando della piazza ave1i risposto che. era ri soluto a difendersi. E poichè il mentovalo gen~ral~, a rendo fotto sapere ai difensori che Gaeta si era resa, ebbe m nsposta che tale notizia non poteva essere vera, chiese per telegrafo al generale dell a n occa , di trasmellergli offi cinhnente la notizia della resa di Gaela. Il della Rocca inviò un telegramma, che annunziava tale reso , al Mezzacapo: il quale prontamente si recò a.I conventiJ cli Santa Maria, ove, per mezzo del maggiore Campo, suo capo di sta io niaggiore, e del tenente colonnello Pallavicini, fece mostrare il telearamma e iniziare le tratt,1tive della resa. Si rispose dai difensori, ~he si sospendessero le ostiliLtt, che fosse permesso ad al~uni di essi di aìidare a Gaeta, ma se costoro non tornavano, nel periodo necessario per :mdare e tornare, ciò non dovea obbligare la piazza ad arrendersi. Tali condizioni , essendo repulate inaccellabili; il Mezzacapo siabili :I suo quartier generale a Ponzano, sollecitò l'invio del parco di assedio, che era gii stato chie3to dal generale Pinelli, e incominciò ,,, , ed·10 rerrolare. Nono:;lante le piorrc,e e l'im1)ra ticabilità del ter-• . l u.:,~5 O · ()V reno, furono prontamente costruite' cinque Latterie e armat~ ~01 pezzi che si potetter0 avere, nella zona che si distende Iungo S. Eg1d10, Borrnno ed il convento di S. Ma ria ; e fu costruita una strada da S. Egi<lio a Borrano e rn igliorata quella che esisteva. da Borrano al coùvento di S. Maria. Terminati tali lavori, alle ore 8 del 94. febbraio, gli assedianti aprirono il fuoco , il quale continnò lutto il c,iorno e la noue e s'interruppe all'alba del giorno appresso per la . ;agione seguente. Da eiò che si potette des~rniere dai col!oqui avut! coi parla.mentari , e soprattutto da ciò che d1cenmo alcurn gendarn11 fu •rniaschi e dalle asserzi.oni di parecchi abitanti, si dovea co!1clunn dere che tra i difensori della piazza v'era disordine e chetaIe d'1sordine proveniva dal dissidio delle opinioni . Per tale ragione il Mezzacapo fece sospendere il fuoco, e poichè si pote,? pres~mere c!1e, se era vero il disordine, f~acca sarebbe stata la difesa, dispose l attacco di vi\'a forza . Civitella ha tre porte: porta di Roma, porla di Napoli , che è la principale, e porla di Teramo. Fatto venire da Ascoli il 9° bersaglieri , il comandante ,generale dell'asseclio formò tre colonne, eia-


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scuna di esse mullita di sca le e preceduta da un distaccamento di z~ppat~ri forn~ti di 'Petardo. La prima colonna comandata dal magg,or_e ~·nnpo era forrrmtada dne ·compagnre del tì 0 bauagLione bersagl,er, e da due compngnie del 27° reggrmento di fanteria e dovca · anaceare porta di Napol:i; la seconda colonna coina::l°data dal tenente colonnello Palla,icioi, era formata dal 9° bal!aglione bersaglieri e dovea 0Lla0care p0rla d,i Teramo; e la terza colonna comar.idatn dal tenente colon11ello Sircana era formata da due compagnie del 27° bauaglione bersaglieri e da due compagnie del 2i0 1·eggimento di fanLer_iri e cfo,vea al'taeen~·e il lato ri ,,ollo verso il passo di Civitella. Le prime due ccrlcmne si riunirono dietro il convento di S. )Iaria e la terza andò al passo di Civitelhl. In nmbo i detti luoo-hi v'erano l~u ~~e di ri;;e·rvn. T~a t~rz.a colonna che ayea innn nzi a si il lat o più d1fhcile, doren com,nc,are l'al!aeco; quello delle altre due dorea comin_cinre ~cl un :segno di tromba follo dare d,11 comandante generale _ dell as$ed ,o. Alle ore cinque del giorno 2ii, cominciò l'allacco nel modo in cui era stato predisposto . )fa gagliarda fu la difesa fatta dalla guarnigione. L'attncco della prima colonna-, arrivata a breve disl~nz~ dn_l le mura , fu arreslalo da una gr,1 ndi11 e di mitraglia, da · cen tina,~ d, gra~at~ a mano e da un vivo fuoco di fucile ria, quantuncrue 1 bersagheTI colfoca ti in una prominenza per proteggere la scn law, avess~ro potuto efficacemente far fu oco contro i difensori , quando appar,nin,o sa,I parnpetlo. L'.na shnile resislemm trovò la seconfl~ co l·on,n:a, sebbenè ·non sì foseapprossimata. alla pinza q 11 anto la prima, a cn t~sa del terreno che era scoperto. I l te·nente del "enio ~e1:il~cq,_ia gi,u,a!.o ,l porta di Teramo, fece collocare il petnrd i, ma fu. lento in un braccio, e fu costretto a 1·itirnrsi, per il vivo fuoco della ~ucil~ri.a nemic,1. Il com balli men to durò un'ora, dopo di cu i, po1clte la_res,sle~~a non fu fia ccn , come si era presagiro, il Mezzacapo orcl111ò la nlirata. « Dopo un'ora di coml>attimento - ecrli dice · « - vedendo che la piazza ora troppo b.en difesa. e che in ;ecc di « disordine e di diss idenza, era vi online ed accordo, ordinni la ri« tiral~ » ( I). Fallito l'attacco di viva forza, a cagione dell a vigilanza e del va lore C1) llela;:;iouc del!' asseclio di Ci eile/la clet Tro11to de l tenente generale Lmcr )h;zZACA l'O.

E I SUO I TElU'l

IL GE:'>ER ALE LUIGI MEZZ.\ CAl'O

dei di.fensori, furono ripresi i lavori dell'assedio regolare. li Mezza.capo,stri,n.se maggior mente il hlotco. l?atta uno. 1•icognizione, si av,,ide che era·possibile avvi'C ina-rsi utrln1enle con un ramo di tri nce,i verso porta di Napoli;per costruire una baueria di breccia e spingere lo. tl'incea fi,w alla cinta nel punto in cui v'è la chiesa di S. Lorenzo e fani una mina. Essendo\'i imrnnzi Civi~ella. una sola compagnia del genio ed un'altra di artiglieria egli ne fece venire due alLI·e: una del gen-io ed ana di arligtie1'ia. La. Ll'incea fu cominciata e proseguita per metri 6=>0 alla zappa volante, nonostante il vivo fuoco di fucil eria e le granale a mano, che·ernno lancia.le da l campan ite di·una chiesa (I J. 11 10 mnrzo giun:,e il materiale d'as sedio e gi unse con l'itardo inevita bile a causa del mare tempestoso e del cntti vo si.alo in cui ::;i trovavano le stra de. Non potendo Lransitard i cani e non essendosi po) ut.o requi:;irn animali, il trasporto <lei gnl>hioni si dovette fa re a spalla per oltre selle chilometri. Per le medesime difficoltà, il tl'aspo1·Lo dei proielti e dell a polvere, da S. Egidio al deposilo di Borrano e da questo luogo ai magazzini delle batterie, si dovette pure fare a spana , e perciò do.elle ven ire da Ascoli un batlaglione del 39° reggimento di fanteria.. Nonostante lulte queste diJficollil, il ·I4 nrnrzo si riaprì il fuoco contro la -piwlza , la qunle 1:ispose con vigore ed èsaltezz,:i. t2), e nel mattino del 15 si ebbero due obici da quindi ci èenLimetri fuori servizio. Alle ore qualt1•0 e mezzo pomeridiane del IG, la piazia i.nalberò la hnn<lie_ra bianca; ma essenGlosi detto al parlamen tario ch e la re.,n doveva. essere a discrezione, il fuoco continuò <la ambe le p·1rti sino alle -0re otto antimeridinuc del t O marzo, in cui la piazza accellò In resa a. discrezione. Negli assedianti vi rnrono due ufficiali feriti, du.esol<lati morti e sedici feri ti. Si eb bero 26 bocche a fuoco di gro.sso ca iibro, 1 1,000 proiettili, 1-19 ca r:abinl}, 005 fucil i, 3000 ch ilogrnmm i -di polvere e 29 1 prigionreri. Espugnata Cirilolla del Tronto, il i\lezzacapo ebbe la croce di -commendalore dell'Ordine militare di Savo ia, « per essersi distinto -<< nel comando dell'assedio e presa di CiYilolla del Tronto» . Gli fu poi affidato, il 25 marzo ·1860, i I comando della. ·Io• diYisione at1

Cl) Raj,po,·to tu~ lavo1·i eseguili dat genio ne/t'assedio <li Civile/la det Tro11/o. (2)

Rehzione citala.


IL GENERALE LUIGI MEZZACAPO

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tira, e il 12 giugno ·186 1, quello della diYisione mililare e territo riale di Piacenza. ~ell'agoslo ·I86 1, chiese di e:-sere collocato in disponibil itit. Il 4- giugno del •l863 fu richiamalo in servizio, ed ebbe il comando della di visione militare e territoriale di Cagli ari .·Ebbe po · scia. alti e onorevoli incarichi . Fu presiden te del consiglio superiore degl'istiluti d'istruzione ed educazione mili lare, membro della Commiss ione per la verifica dei titoli degli aspiranti alla med,1glia commemorativa italiarrn , membro snpplente del co nsiglio dell'Ordine militare di Savoia. Quando la capilale d' Ital:a, da Torino fu trasferita a Firenze, egl i scrisse, nel ,18135, un breve opuscolo intitolato: Lei (Njesci clell'Italici dopo il ,i,l trcu,/~rimento della wpitale, nel quale propose tullo ciò che, in quel la condizione transi toria, reputò opportuno per la difesa d'Italia . Nel ·1866 ebbe la maggiore sYen tura che un ufficial e può avere . Una periostite al brni.:c io sinisl ro, che durò sei mesi, e per la quale restò col braccio anchilosato, gl''impedi di fare quella campagna che tanto avea agognatn, e nella quale il governo gl i avrebbe affidato un posto degno di sè e quale era richiesto dalle spel'anze che in ltti ri poncnwo l'esercito e il paesfl . Non potendo però fare la campagna I diede Lll1 consiglio che se fosse stato ascoltato, le sorti delle al'mi italia~e sarebbero stale differenti da quelle che furono . Cons igliò quell'unità di comando, che fece dire a Nnpoleone T, che val e più un mediocre generale che due buon i, 1 e dell a quale, dopo la campagna, tutti compre:'>el'o l'alta importanza. Proposto dal ministro Ricotti, con decreto del IO dicembre ·1870, fu nominato senatore. Quanto tale nom ina onorò il Ricolti, tanto dimostrò - se si o5sen' i che il Mezzacnpo non fu mai ·deputalo sino a quale segno gli elelLori oùliano il dovere di eleggere i più degni, i migliori, quegli Tlaliani, i qual i poi sono, di fatto, i rap· presentanti della nazione. - Nel ·1873 gli fu aflìdn to dal min istro Ricot.li, il comando generale di Firenze. Il 25 marzo 1876, ebbe il portafogl i della guerra. Per comprendere l'opera del ministro, è necessario il ricordare ciò che anenne nel periodo ·precedente. Le vittorie riportate dalla Prussia nella gnerra contro l'Austria nel ·1866, e quelle ripMtate contro la Francia nel ·18,0, produssero, non solo in Italia ma in tult:. Europa, la medesima conseguenza militare delle Yillorie di Federico il Grande:

433 l'imitazione pruss iflna.. Dopo Sadowa e Seclan, i Prns:;iaoi furono imit~ti, come dopo Rossbach e Leuthen; quantunque si debba dire che la seconda imitazione sia sta ta meno esteriore della prima, nella qu~le .si a.rrivò sino _ad introdurre negli eserciti, gli aùit.i streu.i, gli alt, st1vnl1, le alte pistagne, le vernici, le pomate, i nastri attaccati alle intreccia te criniere dei carnlli; tutta quella folla d'inezie, in somma, che era stata introdotta cell'esercito prussiano, non da Federico il Grande, ma da Federico Gugli elmo I, di cui si è detto al princip io di questo sc1·illo, che a maya l'eserci to e detestava la gue/J'a; folla d'inezie che non fu certamente la cansa delle vittorie di Rossbach e di Leulh en , e a proposito delle quali Federico il Grande so leva dire: se la pace fosse durata più a lim 0"o si sarebbe arrivato ai nei ed al belletto. i\J a, sebbene l'imi tazione prussiana del secolo xix, non sia sta;a pedantesca come questa del secolo xv111; e sebhene appartenesse:\ quella specie d'imitazione, che l'orgoglio nazionale deve sopportare, perchè sono consigli ate dalla ragione, dal l'obbligo di non conservare una inferiori~ militare cbe scema il volore dell'escrci10; tuttavia, l'opera del Mezzacapo trovò il medesimo ostacolo, che avea trovato quella del suo predecessore, il ministro Ricott.i, cioll a dire, le finanze italiane. Di qui quella disnrmon ia tra ciò che el'a stato votato dal Pal'!amento per l'esercito e ciò che si era fallo, e che fu forse meno di quel che si sarebbe potuto fare , a causa della naturale e prevedi bile reazione finanziaria. li Mezzacapo ri velò· al Pal'!amento, cl1iaramente, con vera sch iettezza. militare, tale disarmonia, e risolnt:imente cominciò l'opera sua. Aumenlò la forza delle compagnje alpine, siqo a porle sul piede di guerra; aumentò il numero dei ca.valli degli squadroni della cavalleria; a.boli i licenziamenti anticipnli delle classi di prima categoria; aumentò le dotazioni d'armamento; costituì le unità organiche ancora mancanti nell 'artiglieria e nel genio; e colla r iforma della circoserizione militare territoriale, aumentò la rapidità del passaggio dal piede di pace a quello di guerra. Le fortificazioni di Roma furono la parte dell'opera sua più specialmente lodata, perchè furono una degna risposi.a alle minacce straniere, perchè impediscono che Roma si conquisti con un colpo di mano, e perchè ricordano anli I taliani, ..ehe l'Italia si difende non solo sulle Alpi, ma sino alle i~E l SUO I 'rEMl'l

2s -

ANNO

x_xx,

VOL. Ili.


IL GE:\'Elt.\liE Lli'tGI .!IEZUC.\PO

terne,1s11e li nee tdi ~Hfes,t. ·E, quanto al mono .in 1c,ui ,codeste for~ificaz.ioni di1H.oma f.0t10llO oonc:epit-e,.~ chrnsserv;ape,.che si derem0=1to a ,J.ui, .se do"endosi cosmuire la cinl!a conurnua, cioè la ·cinta ·di sicurezza .tli ll~ma, ,p1iev.a:ise l'id-eadi ·abhamìorraTe totalmente te Yecchie nn1Te auTeliane, ·e •costrniTe,da ,nu0vo t1Hit-.vliacin:ta, p•iernand@la alle -oo:r.rdizi(rn.i, d~l ~el'l'f,mo•e ,f.acendo la,assai ·più ;ampia dell ';Lluale, p&r' lel½·er conto del fui uro in:g11:.ndim,ento rdeHa ci~~itale. -0.uiu.to ·col secoutlo 1u~ni6tero fomiato dal ~preL~s, il -94. marzo 1 1878, il Mezzaca.po non ai.:oetLò il portalogJii a~lla ,g,uerra, c;he 1rnovmnen,te gli era stato off'e1'to, percliè non credette ohe -le finanze dovessel'o ·essere :un .ostacolo insormontn:fujle, q,u,aiudo si tra I.lava di 'COmJ)Ì'ere·c1'Ò ·che egli ·c1•edeva indi spensabile per ,La ·d ifesa :deHo Stato. Non a,,endo accellal.o il portafogli della guerra, fu posto a dispos~i@ne del,min.istero. iAgli ,1..1aprile fu ·nominato aiotanle 'di campo onomr;io di S . lf. Il -2 nov.eml:Jre ,(879 ebhe il 'Coma-nòo del \' f[ corpo .rl'a1:ma-1.a., divenuto [1>0i D'.. corpo per la l,egge <legli 8 luglio '1883. JI :O mano H~~2 'fu ·nominato aitt~ame rdi ,IKNnpo .ge:i.1ernl'e onomrio di S. 1~1. "6elxlìle-1re il minisl:110,ftico tti abbia. un' 01<)ini0ne :cliff-er; nle .da .quella cb.e aYe-va il ~fouacrcp0, itllorno nlle relazioni ehe vi sono tra le (i. ~arrze e lag11erna, -pure, i fatti obbligam:ni. dire .cli~ egli ri-velò Yero 1~egno e ,,ero p~trio1:ti·smo; 11erchè la .dii/Ierenza idelle ·convinzioni non.-gttimpedì -d'a..vere q.uel rispetto eh-e si cleve sa i ·v:ulorB, perchè votf·e ·avéir·e mn :colloquio e@l ~·Iezzaca1qo, q.u:ai11'Clo :a·ccel.tò il Ji)'Ortafogli d-eLlaigu-erra, e:peFohè·gli .affr.dò l'importante pPes-i'.cleMa della commrss.ione dei:genernli, dep.utatn a studiare ie pr~poste per dimiuuir•e l'_aci~e.ntramento ministeriale: ·rilev-antissima riforma, che -è imperiosamente .nec-essaria, affinchò il ministro possa ·~ompiere i veri suoi 'doveri . Fu pure il l'I-ezzacapo, preside-n~e de'Ha commissione clte ,stttdiò il p:fa,.10 generale Klr.lla dife~a cl!'ll.ln •M1mi'da.lenn e ,cieli.a, S~1~iieg,t1~ e fese tri0nfa1•e ,in ·questo studro i veri Jl>'rirtoi.pii <lell'arte mtl1tm,e in .genere e della forLi,fi.oar.ione in rs10eoio. In questi ulLim i ,toni ·si è .di nuorn elai.:>011a10 il piano generale della ·difesa d'Italia, per ope,·a .del c&mrtato di .stato maggiore generate, costi.tuilo dai com,tndruuti èli-col'po d'arm.ata·:e da nkuni n.nùni,m·g:li. JJ.a '[JPesi:cJ,enza del comitato fu qu.asi :sempre, pe1· Tagione di u,nzicTni tu, l@ni111a d1t lu i; prese pa:rte,i.111J'ro1·t,mtissima a.,tutti i lavor i del ·com itato ·e ·contribuì

0 I SUOL-TEMl'l

mt1l~o, cdll'auto11ità ;del inome•e -ilegli &tutli a .for ,pPevalere i ,,e,•i p11inci,pii tdell!m:te 1della •guerl'a. :I riepilqghi che ,egli faceva delle <lisoussioni, st>no,l!wori :mira.bili per Ja. chiarezza delle idee·e per la precisione•ecl evidenza idei ra~ionamento. Non ò Jnopporluno che -si -ricordi che ·e~li ,10Jern .fol'biijcaz'Jioni ipoche una uuone, perchè ~omp1-endeva cbe ila ,fo1'ltfìcaz'Jio11e è . solameote .nna parLe ·della difesa, la quaile .non :deve ,o:nocere aMe :111l'il'C; ie uh.e r~nlla. la difesa sla nefl'impiego •n-rmonico .detl'.eserttto, 1della llotln·e rdelle fortificazioni . Non più ministro, mn ferv,idamente ·creden.te .alle riforme olÌe :avev.a inizi!l'le, pP~e la penna e valorosamen.te le difese, in I.re opuscoli. rrHtlolati: f)uid, (aoùmdum ?- Siam<; p1·atù.:i. - Atmi 1• poliJù;a. :~el (J111id /iwienduni? egli,dice: « Uno Stato, sia ·pu1•e il più .no« bile, 'il pii1 giusLo, il più totelligen te, non ,può vive11e vita sicura << se non provr:ede in pniomo luogo a basarsi su ,di un forte ed effi« caoe oNlr,namenlo nnilitarc, ·poichè così solo può al-tendere con as<< sidua e lulelata faLica al proprio ;!Jerft"zionamenlo morale, al pu1•0 « trionfo .della,g,iuslizia assoluta . Epperò .questo dev'essere 1'11a i « primissim i soÒp i r-he si ,proponga un.a n-azi0:ne, ,quando rnglin « sorgere a ·vila Tigogliosa che le ipormetla .cì'ava,nzarsi coJl li-« bero e ,fe11mo pa,;so ,nelln. via del ·p11og110:;~o -». ~oi Jtaliani , tn questo ul1,~mo qunulo .òi ,secolo, abbiamo fallo oiò che non è stato fatto, in così b11e\:e tempo, ,da niuna altra nàzione. Ma ciò non -0slante si dern 1di1•e che non si è fallo abi:lnstu.nza, e che molto di ciò che si è fallo è inutile, ·non ave1lclO ·pensato ; ue anni quaiMo si doveva . Quail i sono siate le ooasegueo,ze di tale .no. st.1'a omissione? - .. « Noi <non siamo crmsiden\.ti .nWestero, quanto << a,Temmo diritto di •esserlo: ,di ciò 11rov.ino l'efTeLLo i nostri « diplomatici presso le va1·ie potenze, i quali _non ricernno mai « quei segni di 1defercnza che lu:-_inga.no l'amor proprio dei paesi.« La simpatia che ·gode l'Italia. all'estero o!Lt•ep-a;.;s.ii ,di poco l'am«!lUirazione flo i suoi 1rn unumen1.i ,d'.a11te; ·l!J(ua:nclo si tocca p0i il « campo ·polilico, si 1pmfa.<li fine;;::a :itciLicma, .di accor,qi111ento di·« plonwtioo, di blt,Qn senso polilico, ma di Ye1·a. importanza politic:i , << nulla o qunsi nnl !n. Di qui una delle ,diftrooLLà grm1di di svo lgere ..,< l'indust1·ia ed il commercio estero . Giù n1cicmrno corne i Fran·« oesi seppe1,o, conl.110 la 11osl1•n ·volonlà, èlude11e in grnn 'IHlllle i ,< vantaggi che ci ·p1:omet1evamo clnll' n,pel'Lura della gallei·ia del


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lL GENEUAl,E LUIGI MEZZACAPO

« /i'}'({jus; perchè loro premeva di mantenere aUiYo il commercio « nel gran porto di Marsiglia. Gli stessi Francesi ci rifiutarono un << [.rallato di commercio, 'soio perchè non leonino a vantaggio loro; « ed intanto da quel trallato fall ito da cui governo e cittadini si pro« mettevano un equo guadagno, .dovendo anche essere l'esempio · « per i traltati d& rinnovarsi .cogli al tri Stati, quanto danno non ne « venne al commercio e all'industria? Guadagni fal liti pel governo << che avrebbe potuto cosi avvantaggiare vieppiù la finanza ed av« viarci con sicurezza verw lo sgravamento delle imposte pi ù .« odiose : guadagni falliti pel commercio, perchè impedita alla no« stra industria una novella via. Ciò non sarebbe avvenuto se la « Francia avesse sentito, che l'essere amica dell'Italia era per lei << un grande vant::iggio ed un pegno cli sicurezza per l'avvenire. i< Sino l'Egitto non cura punto i nostri diritti! Ingiusto e perfi do « quel governo; ma intanto esso rispella gli interessi dell'Inghir« terra e della Francia. Perchè? Perchè Inghilterra e Francia sono <( stimale nazioni forti e l'Italia non gode di talo opinione». Tutto ciò è avvenuto , perchè non aQbiamo compresi i do,,e1iche ci erano imposti dalla campagnà del ,J866. Se non ci lagnassimo saremmo logici. Ma noi ci lagniamo e diciamo che i nostri diplomatici non sono abil i e che dovrebbero iini lare quelli delle altre nazioni. Ma , anche se fossero abil i come Talleyrand,. o · gli ambasciatori ì;eneti dei tempi gloriosi della repubblica di Ven ezia, che potrebbero fa re, se la forza mili tare dello Stato che rappresentuno non è su fficiente uer rendere ascoltata e rispettala la loro parola? , Ignatieff potè sostenere, a Costantinopoli, una politica energica · « e utile alla Russia, perchè ai rif1,.uti della Porta fu 11ispòsto con « Ple,vna. La Germania polè tener fermo sui suoi interessi nel ·I870, « perchè pronta a qualunque evento, ed oggi, amici e nemici di << Bismark, nessuno osa rimproverare al gran cancelliere la ferrea << pol itica di quei giorni ; epperò splendida' figura oggi fanno gli « ambasciatori di quella nazione rispettata e dalle alle alleanze ri« cercata ». - Che cosa, dunque, bisogna fare '? Qu id /aciimdwn ? - È cluopo non essere isolati; ma, per non essere isolati davvero, è necessario es·sere per l'alleato una forza e non un peso, ed essere attivi e non inerLi, quando le buone occasioni si presentano. Il conte di Cavour, non si disanimò dopo Novara, ma volle

E I

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suor TE)f PI

un Piemontè forte,che gli consen tì la spediiionecli Crimea, la quale ali diede il diritto di essere asco ltato nel Congresso di Pari gi, e poi Yalleanza francese del ·1859, senza della quale l'Italia non sarebbe politi camente risorta. Noi siamo in~rti, e_ "?gliamo la pace cul 0~1~i costn di Luigi Filippo, perchè repu tiamo rnlrultuose le spese militari. Eppure, è~ ero precisame1Ùe il contratio. Se non bastasse l' esempio della politica del conte di Cavour, bisogna 1:icorcla.r~ _eh~ i Paesi Bassi, quando furono forti e si liberarono dagli stran ien, divennero ricchi; che Venezia, quando fu forl e, si arricchì coi tesori dell'Asia, e quando fu debole, divenne povera e poi facile preda di un generale francese; che la. Grecia, dopo le guerre Medic~e, e?.be il fiore cli ogni r.oltura inlelletluale e ricchezze cli commerc., e ~l industrie; che Roma, dopo cli aver vinta Cartagine, eb be una vigorosa vita let.ternria; e che l'arte, le lettere, le scienze. il commercio e ['agricoltura, fiori rono in Francia, in Ispagna ed in Ingh ilterr~, quan do fu.ron o mili tarmente potenli, ci_oè a dire, quando el~hero R1~ chelieu, Carlo V, Elisabetta. La poliLica della pace ad ogni costo d1 LL1icri Fi li p1lo · crenerò l'umiliazione fran cese nella, quistione d'00 · ' n . riente, e per conseguenza il danno del gom mercio francese e spra~ò la virt a Napoleone HI; il quale -po i, colla guerra, res~ la Francia rispet.lala e prospera. Nel ·I 866, la Camera franc'ese neg.o :\I g?r~1:no le somme necessa rie per l' esercito , adducendo ragion, s1mil1 a .q uelle che si dicono oggi in Italia. Di qi.1i una de'ile cagion i essenzi,ili dei rovesci fran cesi nel I 8ì0. Ma la Francia è rinsavila e paga !'i,G(l' mi li(Jni annui perle spese orclinariedell'esercilo e mo milioni per fa marina; e appunto per ciò , la forte Gern~ania è costre_tta ad accarezzare li sua vicin:t; benchè l'abb ia strepiLosament.e vinlft; e appunto per.ciò, la Francia può rinnovare i ~raW:,li di_c~m,~~rcio con suo Yantaggio. La !<'rancia dnnqu.e. dopo il 18 ,o, s, e mil ,_Larmente peeparata megl io cl~ll'ltalia, dopo il. ·l 866, seb_L~en: po , un rovescio militare italiano possa generare conseguenze pm disast rose di un rovescio militare francese; perchè in Ft·ancia il sentimento unitario è reso potente clalla t1'allizione, perchè i clericali, libuali ,e repubblicani francesi son:o unitarii, e perchè la Fran'cia ~ uni La da mo lte anLiche e splendide glotie mi li tari e da una letteratura che glorifi,;a la Francia wme un tutto e no n questa o qu~lla provincia dello Stato.- La potenza militare, insomma, secondo il Mezzacapo, 1


E I SUOI TE;\IPI If, GENERALE' Ll)ltl( MEZZACArO \

non è lusso, ma·neccssilit, utiliti1. « C'irrcombe, egli1 c1-we, il dovere (<· di seria men le pensa\lc a.i mezzi dell.-i nostra.difesa, unse su!la quale « :;i eleva snida e si<nwa la•,pi1:::nniidc· delfo,Stato. N~i non· vogliamo « essere conq urstat0ri•, ma noi dobbiamo esse1·e: fotti p.er poter fat· (< rispeHare il no::.tro•dirit10, e•pm· rispewmdo l'alt1•wi, vegliare af.x· finch è nessnno attenti alla- giustizia. Forti, potPemo esse1·e mode« l'atori d'inginsle•pretese, eYitare pit'.t d'una voi La la.guerra per noi «· e mantenete la pace in Europa•, perchù la nost1:a parola ispirata «· all'idea del diritto e dell'equilà sarà ascoltala, mentre oggi il no« stro adoperarci in pro della pace e della giustizia ci viene impu« tato a debolezza. Quindi non credo sia fnori dì luogo, rammen« lare un precello che la pra~ica della vitn insegnò ai Latini: S i « ris pacem, para bellwn » . Nell'opuscolo Siamo pm1ici, censura la riduzione delle spese mililat'Ì. che si fece dopo il 18613; indag,1, t HHe lo ca use· per le cru::lli pochissimi dovevano essere i nostri rnri uomini di Stalo; dice che le nazioni debbono essere prima forti e p1Ji ricche; ricorda che il noslro diriuo è trionfato, quando siamo stati forti; difende gl i eser ciLi stan.ziali , colle cifre e con noviLit cli osser\'azioni storiche; c1ice che l'esercito italiano è scuola qnolidinna di unificazione e cli virlù civili e militari; e 1ermi1hl osserrnndo che le spese che occorrono per J'eserciLo si possono fare, se si freni la corruttrice ambizionedella ricchezza. L'opuscolo Armi e Politica coni iene i folli e le osservazioni seguenti . Il problema della difesa. del paese, dev'essere anteposlo a. quello della sua pru~perit:1. PÒichè la Francia, che ha irna popolazione di 38 milioni, ha nn esercito di prima lin ea cli 800 mi la uomini, e l' [talia che ha una popolazi one di z8 milioni, ha un esercito cli prima linea di 300mila uomini; l' ltnlin, considrrnla militarmente, rappresenta una nazione di 11. e non di 28 milioni. Occorre un considere,,oleanmento cli armi portatili, di artigli erie, di munizioni, di pol,eriere, di sale d'armi . Se sono di mollo mo men lo, la rapidi là di mobililazione e la faco ltit di mnnovrare con libertà, è d'uopo che il 1avoro sia più divi.so, che l'esercito trovi t.ullo il personnl e ed il materiale necessario per mobilitarsi rapidamente e per manovrare liberamente. Occorre far progredire più celerem.enle i la, ori di forlificnzione; a propos ito dei qual i, a coloro che credono inutili le piazze 1

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forti percl:n~.si, p:©ssonOiespngnare,, leg:gesi questa.1Tisp0stoi. L:.esercito fra.n(l.ese: fu·via,te a Sedao. Dnnqtte,.sono fol'se- inutiH· gli eserciti? Il rit.lrda wn eui, peu economia, .si chiamano le lere, specralmente se- si consic!er.i la brnve.· ferma a,Ltual.e, nuoee- a,U'istrullion.e- ed n.1l'educa,zione dei soklali. La ferma albuale non.dev'essere c1i,minuita. Roichè l'[lalia Mn abbonda di cavaHi, de,·e a.Yooe la. sut1 ca.rnHeria meno sforni,ta di cMalli dj un allro paese che ne-abbcmda. L'indolo degli alL[tali ordin~menli militari, richiede l'~el\enza, della qualità nei quadri e·specialmente negli uJ{icia.Ji; mtL, intanto , lo scarso numero di professoTi negl'istiluli di educazione militare, gli sLudi accelerali e lo scarso stipendio degli ufficiali, tendono n peggiorare qn.ella q~t:1li Là. che adesso è, più di prima, necesso.1·itL. L' ltaJin, se non è riwt è agiata, e può sopportare le spese indi spe,nsabili per la sua diresa.. E siccome non solo bisegna. fare , ma anche far presto, cosi è. d'uopo che il Parlamento accordi in una sola v·oll.a ht somma bisognevole, che è di 500 milioni di lire, e la. facollit di spenderla in modo pronto. Ciò è necessario, a({ìnchè la diresa. d'Jtalia, dipenda dalle sue armi e non dalla giustizia degli stranieri, la quale p0Lrehbe generare amari pentimenti.

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\'ecchio d'anni, ma giovine di mente e cli cuore, a questo modo il oenerale ~Iezzacapq proseguiva. a serrire il suo pne;;e, ponendo i/cima dei suoi pensieri il vasto problema della difesa. i\fa, una malaLtia interruppe i suòi lavori . Sebbene infermo però, prosegui a comanda.re il corpo d'nrmala . .)la il mal di cuore che lo avea assalilo, dopo lunghe sofferen7.e progredì a segno che lo uccise il '27 ...,ennaio dell'anno corrente. ~'lori colla .:;erenità dei forti, con quella ~ edesima serenilit che area dimoslrata nei casi più difficili i:lella sua vita. Sebbene rrioribonclo , non obliava l'esercito. Le ultime sue parole si riferiron o all 'esercii.o, a quell'esercito che avea _realizzalo uno clei suoi ideali, l'indipendenza d'Italia; a quell'esel'Clto che do · vea realizzare un nlLro suo ideale, la grandezza militare d'Ilalin.


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lf, GENElULE LUIG I ~IEZZACAPO

L'opera sua fu interro~ta dalle condizioni italiane. da quella leo-"e di Oò evoluzione che impera, su tutto, e per conseguenza anche sulla preparazione'mil itare. Ma bisogna anche soggiungere, che snrebLe umt vera sventura se si obliassero le nobi li intenzioni che l'avevano iniziata; perocchè in esse è il germe della grandezza politica e militare d'Itali a. E siccome la cognizionè dell 'uomo è il miglior commento dell'opera sua, il mezzo più sicuro per poterla comprendere; così è opportuno di terminare qnesLo scritto, ricordando )fl qurtlità sue. · Il Mezzacapo ebl.ìe statura men che mezzana , membra ben proporzionate, ampia fronte e occhi neri, vivaci, dai qual i traspar·iva ia potenza dell'ing·egno e dell'affetto. La vi1a mil itare non ayea impressa nella sua persona, quella impronta speciale propria deo-li uffi_ciali; e se ogni fatto ha la sua rngione, ciò em avvenu to, perchè egl, non era solamente un ufficiale. Come versatile era la sua mente e alla a comprendere, non solo la scienza della guerra, ma tutto il . resto del sapere che ha aLlinenza con quella scienza; così il nobile suo cuore era aperto a lutti gli affetti , ed amò non so lo la patria e l'esercito, ma la sua famiglia, i suoi amici e persino i conoscenti: amava come comprendeva, senza sforzo, facilmente. Fu tunico della giustizia, non solo per dovere, ma per ingenita bontà di animo. Fu caldo difensore de lla verilù, anche quando , capi ta da poch i, arreca danno a chi la difende; e ai timidi amici di essa, in un suo scritto dice :,_« chi potreb_,be, a, p1·iori, valutare l'efficacia, dhe può ,Here « un idea esposta comunque al pubblico esame?» La sua. conversazione era modesta, senza pretensione, senza amb iiione dottrinaria. ma era calda, eloquente, e r ivelava una svariata coltura ch e abil~ mente sapeva concentrare su i punti èssenzinli delle quistioni ; come quei generali che meritano di viucere, co ncentrano le loro1orze su i punti decisivi del teatro della guerra . La pompa, il fasto, il lu5so, erano da lui sinceramente d'elestol.i. Era ~emplice e raccomandava la -semplicità. << La serietà - egli dice - si veste di forme sem<< plici in tulli i rami della vita. Semplici sono i ver:1111en1 e grandi « scienziati, semplici gli artisti insuperati , semplici i maggiori poli« tici,»_. Si è detto che amò la patria; ma appunto per questo.predilesse la.patriapiùcheipartiti. «Io mi teno-o lontano - eo-li clice - daoo-ni V . « gara di partilo, perchè sento il bi sogno di rivolgermi a tutti, a « qualunqnegraclazione del grande ,partito italiano appartengano J>. I

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suor TEMPI

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Fu unitario, ma non pedanle5camente . giacoùlnescamente unitario; fu un unitario il quale comprese che la va;·ietà, italiana è dovizia e forza italiana; e, appuntò perciò, avrebbe voluto che si fosse più rispettato quel particolarismo italiano che è consigliato dalla ~eografitt e dal la storia itali ana, e che avrebbe consentito di ferire il minor numero d'interessi possibile. « L' flal ia - egl i dice - ci << ha infiammato più degl'ltaliani , e non ci siamo ricordata , troppo « spesso, la volgare massima, che la somma d~i beni degl' indiviclui « forma il bene dello Stato ~>. Se da que::;Le parole si desume r,omè il Mezzacapo osservasse gli errori commessi, il seguen te aneddo to dimostra come era proclive alla riparazione A Ci vitella del Tr,mto v'era ,m monumento, il qnale ricordava la bella difesll del 4806, nella quale pochissimi difensori resi:;teuero valorosamente pe,· tre mesi contro i Francesi. Ques to monumento, nel 1861, qnando non era terminalo ancora il parapiglia della rivoluz ione del 1860, da , Civi tella fu trasportato ad Ancona. Informato il )Iezzacapo, quando fu ministro , di questo allo barbaro, non,solo fece r icollocare il monumento a Civitella, ma ringraziò chi gli avea proposta la traslocazione. Avendo egli lungamente medila le nella slorin, quelle vi rlù ilaliane, che brillano c,ome stell e, nella fosca no"ILe deJ lu servitù politica. italiana , seppe fortemente credere e non disperò, dopo Novara, delle sorLi della patria: non potendo allora più, colle armi, difese colla penn a, l'inclipt:lndenza d' lla lia . Seppe fortemente credè.re e per conseguenza, fortem ente volere, e perciò non v'era in hLi più ve$tigio - tanto si era. italiana.mente educalo! - di quell' italfano del cinquecen to, non ancora compiu tamente scomparso, èhe eobe ingegno forte e fiacco volere, e che scri sse, dip inse, scolpì -stupenda men te, e vide ecnpì la servitù.ital iana ma non seppe brandire un'n rrnaper l'indipendenza d'llalià. E si può dire che non v'era vestigio in lui' cli quel tralignamenLo itali.nno, perèhè disse qnel che pensò e fece quel che di%e, sempre: qt!,\1ndo studiò davvero ì'al'te del la guerra, come pensò e disse che si do vesse s1udiare; quando porti da Napoli, volenteroso, giubiìante, per la dife:;a di Venezia; quando non tornò in Napoli co l corpo cli spedizione n:1~oletano; , quando co ndusse la. sua,divisione a B.omn, vincendo la resistenza dei Bolognesi; quando in Toscana resistell.e ai maneggi fore.3Lieri, alle meschinità par:ico1


I L GE NEll ALE: LUl6-l MEZZAC.\ PO

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Jaq·is le; all e ambi~ioni-irraizionali ;.e- cruando;- in, fine, non. a-ccetLò il p@rtn-fG>gJi dell~.guerrn, offerlogli dal Deprcti~, p-ei:chèle sue-conrinlcie.ri gl'imp-ecl-ivano di accettarlo. · 11 ri~orgirn.,eato•p@J<i.lioo d' ltalin, non fu p~r loci.u n,~lfo re; un·occnsione o.ppoi;luna per r iavt're l'an t-ieo suo grndo; ma fu e1.rna serie· di doYeri nobi li e diflìcili , una promessa di ch·ilLà più nuoYa, più progreru ta; a maatewer la qunle è d'uopo clre s:ì reputino- responsn:hi!i - non sola:mente i ministri - ma lull.i gl'Ilaliani educali. E! ciò che egli repnlara principalmente necessario per adempiere tale promessa. em q11eslo: che l'Italia, innanz.i Lu-llo,.fosse it alir.na. <J: Essendo I1aliani tutti -egl i dice questo sentiva alla frnn cese, « qnello all'inglese-ed t!n le-rzo nlln. tedesca; echi voleafarn l'ecclet<f tico sbagliava , perchè per scegl iere occorre- aye1•e compacrna al« l' ingegno l'esperienza e questa ci mancnYa totalmente. Inr;bevuti « di tali idee andaYamo continuamente paragon~ndo la parte este<~ riore delle altre naz.ioni, quale c& la davano i libri, colla streLta « cerchia nella qua.le viven1mo. L'entusiasmo delle cose straniere} «· ci fece apparire gli usi di oltraipi be-llissimi, ·da imitarsi, pessimi « i nostri. Ci vergognavamo che il popolo aYesse pregiudizi, quasi <f che gl i sLranieri non ne abbiano e molti. Volemmo faro dectl'I n ta« liani tanri Francesi o Inglesi, e però il popolo, forlunatamenle. «· si ribellava. Quali non fn rono le nostre invettivo contro questo «1 p0Ye1·0 nostro popolo, che non si ribellava giit nl,progresso ma alla « perdita dell'italianiti1? Attribuiamo anche. oggi al popolo colpe che « non ha, attribuiamo al popolo ciò che è errore nostro, p~rchè anche <f ogg i, no i cono;:;ciarno megli o i paesi ei-teri che il nostro; e pqr lai « via non giungeremo a fare che un' Italia foggiala nlla straniera, a <f quel modo che Pietro il Grande fece uua Rnssia alla francese, a i (\ snccess iv i czar, alla tedesca, che fu sempre in contra.ddizione col « sentimento vero della Russia, la quale pote.a progredire rapida« mente, purchè la ci, ilrù non la forzasse a mula re fisonomia ». Se, rico rdale le doli poli tiche, bisogna aclesso ri cordare Jc do ti militari, i fatri impongono l'obligo di dire, che egli, in guerra, fu nffkial e intelligente, solerte e valoroso, e in pate compì in modo vero i snoi doveri ; perniocchè la pace non ruper lui solamente l'udem · pimento formale dei servizi militari, in conformil il dei roo·olamenli · . o ' ma fu anche il periodo che der'essere adopernlo per prepararsi e

E' l S l10\. TE1II/ I'

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per pr eparare•gli altri alla gnerrrr. N~>lill flil soktni·endie- l@Blllll!©, m.n alllelw amato dai su®i infe ri ori; e perci&, il suo modo cl-i· comondane ricorda ciò che il ~fat bi.welli, di:ce dei capitani roma:ni: << E mol-re (<- Yolle si vide-che migli or frtrtto fecion'G< i ca-pi•t,alll)~ ro1rnm~- ch:e' si \(• face-vnrn@ arrn:imo da:g.li ese·rci-ti e con. ossecruro gli mameggi:rn:mo « che qoeH i si focernno straordinariamente temere». TI )Tezzacapo flt adnnque· po{iilico veramente itafamo·, perch'è rivel ò senrroo ital1iano,, .e· fu uffieiale vaJorosc;, nel senso compiuto della paro la: due qualiti1. più cbe sufficienti per concludere che gli IlaliaD'i compiramlO un chiaro dovere se non lo obb lieranno. Mn, tultochè i;osì no~evoli sien'0 coteste iJua,li 1i1, pure non sono la rngione principnle e piu opportuna per la quale la memoria del generale .Uezzacapo dern Yi,·ere nella coscienza italiana. - L'Italia che era creduta un'.l na1.io·u1e morla. si è mostrata tan to Yin-1. che, risorg.endo politicamente, è stata la causa di grand i folli, di grandi progressi : l'unificazione polilica della Ge1·mania, la. propagnzfone del regi me I ibero, la d,isl1·uzi·one del potere temporale dei pontefici. Poichè la civi lLi1 è a.rrnonica, poichè inLima è la relazione tra la politica e la guerra, l' Itnlia che è stala tnuto riva politicamente, non può esse1·e mort a mili larmenl e, e perciò noH po trà essere sempre paciuca. E se fosse· sempre paciuca (poicht· la sLoria è la guerra e non la pace), che significalo anehbe nella storia il suo risorgimento politicò?-Or questa Ita lia che non-può e:;sersempre pncifi ca , se· condo il giudizio di Kapoleono ( 1), può acquistarn tale potenza militare, che potrà resistere ad eserciti che irrompan o dalle Ire sne frontiere alp ine, vale a dirn che marcino dalla Fnmcin, dalla SYizzera e dall'Austria. L' (talia dunque, che non può essere ~empre pacifica o che può acquistare la potenza militare di cui la crede~le capace Napol eone, de·vc aml>,ire una ., iuoria. militare . Ln. rruale Yilloria militare poi, sari1 utile non solo all'Italia, ma a lulla l'Europa; pcrchi• è nlile a lnlli, che il 1•iù giovine Stato di Europa aumenli l'i ntluenza sua, sYecchi questa. Europ:t che cla tropp i ann i si clit:e decrepit a, apporli il Yigile tlubi>io, in mezzo alla sonnacchiosa fede della diplomazia, la. quale rn più riconoscere ciò che è accaduto, che prcYede1·c ciò 1

(!) Oporn cit~ln. Pai·fe cli ,IJ0111/1olo11. -

G11err c cl'llalie, § \' I.


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IL GEXERA.LE LUIGI MEZZACAPO E I SUOI TEMPI

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che potrebbe accadere. Ma, affincM l)!alia possa ambire una vittoria militare, è duopo che la meriti; e per meritarla è necessario che gli_ I talian i non ::;olo combattano valo1wament.e sui campi di battaglia, ma anche pensino valorosam ente. Appunto perchè non si è pensato valorosam ente, l'ultimo periodo di storia militare italiana, è ricco di Yalore e po\•ero di vitlot"ie. Ebbene, se si ambisce una vittoria militare, la. necèssitit di ~tudiare l'arte della guerra, è ciò che principalmente spicca, è ciò che principalmente dev'essere ricordato del~ vita del generale .Mezzacapo::_ìr que-stvSluélio , egli, cost.rello pe i· -pai·èèchi a nìli--dellasua-;-rita, più a meditare c)i ~ a _fare. è naturale che vi aùbia apportata una fede truppo r1g,da m alcun.i principii; in questo studio egli non ha introdo tto quel metodo posit ivo che adesso domina la scienza e l'arte moderna e· che il Marselli ha introdotto nella moder~a leLt.eratura militare italiana, come apparisce prinèipalmenle nella Gne1ni e la sna stOJ"ia, ove accanto a tanta dovizie di concelli trovasi tanta dovizie di fatti ed ove il metodo sperimentale è la 0r,uida costante dell'investigazione. )fa, no n ostante ciò non si può negare che Ù Mezzacapo sia stato il primo a di vulgare cogli scritti, coi discorsi, e _coll'esem1,io, la necessità ~li congiungere al valor militare pro-· pnamente dello lo studi o dell'art.e della guerra e la fede che in que:-ito s~udio si ,dev e avere. E poichè ho dello fede, ho impliciti / m e.i1ke r1cordat~.uu'altra dole del generale Mezzacapo e che · è una conseguenza della fede: la potenza di . realizzare ciò che si è pen1 salo, cioè adi re, il carattere, senza di cui poi , lo studio della guerra L.. è lett~raturn; e non arLe· della guei·1~a. - Gli uffìciali ital ian i, da parecchi anni, compiono il dovere di s~lldiare; e non si può dire che sieno poveri di caratte,-i gli ufficiali della nazione d1~ . ha saputo credere e volere il suo risorgimento p0litic0, in mezzo allo s~~Llicismo ~uropeo . Se, dunque, alacremente progredirar.no nel sapere e nel volere, l'Italia rinata politicamente, rinascer:\ anche' militarmente; rinascerà, voglio dire, non l'antico· valore italiano - che non so, in verità. quando sia morto - ma rinascerit quell'anLica strategia italiana, che fece dire a Carlo V, il qLiale aveva nei suoi eserciti ufficiali di Lulte le nazioni, che U)1 esercito deve avere test(i ita.lianci, e l'ftalia meriterà una vittoria militare. G.

FE1rnARELLI.

D.EL

PROGRESSO T A T-rfICO NELLA FANTERIA

I. Determinanti del progresso tattico.

Perchè la società possa fruire dei vantaggi del progresso è necessario che le isti tuzioni eh~ la reggono conservino stabile assetto, rifuggendo dal soverch io mutare del pai·i che dall'immobi li tà assoluta, est.remi perniciosi entrambi all"organismo sociale, pel quale tanto--finerzia quanto il prol ungarsi di una febbril·e agitazione sono cagione di debolezza. La stabilità adunque delle istituzioni, intesa e mod'eral.a in questo senso, è condizione necessaria, affìnchè i pnrlati dell'umano sapere escano dal campo della 'teoria astrai.la e penetrino nella vita della nazione per eccitarvi quell'attivi là, alla quale appunto si suol dare il nome di prQgresso. La stessa·.legge è applicabile all'esercito, il quale non vi si può in alcuna guisa sollrarre, perchè è parte integrante della nazione, viYe della stessa sua vita, e sollecitato da identiche cause, percorre una, stessa via. Ond'è che parallelamente al progresso social,e, e di conserva con questo, vediamo svolgersi il progresso mil!tat'e. L' esercito adunque cammina., e l'arte milita.re, pur posand.o sopra i principi i inconcussi che reggono l'impi ego delle forze in guerra, si va gradata~enle modiO cando nelle $Ue manifestazioni in relazione col Yariare <lei mezzi guerreschi. <( Così gli ordinamenti


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DEI. PROG RESSO TATTICO

« mili Lari, del pari ch e la. condotta della guerrn, conservano fo t'ma \( contin uamente variabile. Il modificarsi è loro naturale bisoano, e « l'esperienza insegna che il riordinal'li a tempo debito li rav~iva e « COt'robora. Disse giù. ~apoleone che la lattica doveva mutare orrni « di eci anni; si può ben soggiungere che in periodi determinati ~iò « deve pu ,•e ayyen ire degli ordinameoLi ·mil.i.tari » (I) . Ammessa questa successione di mutamenti , specialmenle nella tattica, sorge sponLan ea fa domanda : se e quanLo pos3a nello studio d:ll_a medesima seni re l'esperienza del passato. Certo non è :;uppo . , n,bile che nel suo s,·olgersi e modificarsi la tattica proceda senza legge, \.e che luLti. questi mutamenti ai qua li soo-rriace sieno opet"t, del . on caso. E lar.;Jle aJ1ZI scorgere come oggi sieno questi specialm ent e cfoterminnti dal continuo perfezionnrsi delle armi da fu oco; ma appunto per tale loro dipendenza essi assumono piullosto cara ttere di evoluzione che di rivoluzione; il passato non rimane " iil per loro effetto disLrnllo, ·ma sofo in pa,,te t)rù o mono.,profo nda~11ente altern to secoudo i casi . ' . Come fra l'ncme 1p rima e dopo dell a mod iilìcazfone 9ltb:ìta -e:;i;te somiwe uua.oe1:tr. 11ela~ione , così ,o~ni -slato 1tle!la La:utiGa, co.nsidern.to in :\Hl dato momenlo, si .trova in egua.l i ,'.a11porti 0().11 lo slalo precedonte, e conser~a.corrrquesto,un·. corrispondente.legame. Solo un 'arme nuova potrebbe detenmioa,·e forme e !modi di coulibaHere .del tutto nuovi, ~~n più in relazione coi precedenti; in altt1e · par·olc: pot.1•eùbe dare 0111grne.ad un::u nuo\èa .tatt ica . Però finchò inon si a neri queslù caso a1Tuuo-ecoeZ1ionalr, uisogna 1:i.teoec:e che ogni $ucoessivo svo~ gimeoto -dolla la~tica ,11011..distuugge alfat.Lo, .ma modifi ca soltanto ,in senso •più o meno .largo ·il1p11ecoden.te suo ,stnLo. L'autore della 1Ya:::i01~e annata scri,·e in propGsilo : « L'anmento di ·elftancia nel fuoco dolla fanteria, ohe territ dietro al l'in.L1·oclu.1ione idéll':ll•me a lltpetizione ,negli,ei;eroi,ti , •non apporferil cento rradiGali a~leraz ioni al presente modo ~li combn~tere. -È inrcoe a~sai probaliile ohe qneste abb iano luogo •quando si sarà scopc1fa una nuorn forza id'imp tTlso da sosliL11ire arquella della .pol vel'C\ ora in U,SO. ·Se si liene oonLo dello staLo gene11nle della ,tecniaa odierna, la. polvere non ,può ·e5Serc considern ta che come un mezzo anliqoato,

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, clre -su-$$iste·semp·1e1Jer1lu-sd!anvgione, ·clre•n:on •$i è 'f)emnoo L1:ov,ato nessun ,altro ttgente•Ghe1fo .s0stiLu~sea cGn vantargg~o. JLa .sua el imtnrrzione l:)ePò v.uol •ess.ere rig,uanlat.a Mlo come questione di t~mpo . Quando <;i riesca a t.romre una :forza cl'im1mlso, la quo{,e ,agiscn,sul proiettile oollo: neres&a1fa f)0lenza, senza 1b,~Jre1·m· fumo nè forte (letonnzione, al10ra -strcce.de.11anno ,neHa ma.nienadi ·combattere lai i mutamenti, dei quali·Ron ·è·possibile ora farsi giu-slo con cello »('I). ·Si couchiude tla q-0este•prnmesse, ·che rulla 1~e.rfetLa corwscem,a, tlel presente ·non rimnn-e •estranea l'es13erienr.a del passalo. Que$ta. ci sommi ntstrerà pure quafehe ·norma per giudicare intorno alle ([ltestioni che si -st.anno·ora agilando, la soluzione delle quali non nmncherà di f'ar st11..lire alla Lattica nuovi cangia menii. ;Cosi in pe,~iodi non troppo lungh i di tempo il pa:ssat.o si collega.col prosen ~e, ed il presenle cc.Hl l'miY~ire. ·Esiste dunque un progresso tnttico, che proc-ecle tli conserv,1 eol progresso te~nico, e rinm.ne ool meùe,-imo nella relazione di effetto a caus:i. Questo· detiwmina unn nuova siluazione m-e<liilnte.opp,,rtuno innovnzioni in trodotto nell'armamento: quello rencle le trnppe atte a trar partilo dalle innoYazioni slns3e mediante eongnte motlifìcazioni suggeri te.èlJall'e-s-per,ient?n,praLica ,nei modi di ·comballere e nelle forme· tal.I iche.· IndipendentemonLe però dalle ca.me di n àlnPa. tecnica, noi JH}Ssiamo renderci ragi:one dei loro effetti, cioè tkd ·1wogres.so taLLico, in ·ciascunn ,delle ·.armi ,oombaLtenti, -esaminandone lo srnlgimento storico . Rivolgiamo le no;;tre indagini alla fanteria. · Noi troviamo clre questa, coll'aiuto cli un perrezionamento tallico contin!llo, andò 1nan mano acquistando l'aL~itudi11e ne:;-essa.ria-per usufruire delle innorn· zioni suceessirnmenle in11·od'0Lte nel suo a,•mamento, e con lal mezzo seppe mantenere in!;ontaslato fra le armi comualtenti-il primalo assunto fin d.,. -qua:ndoconfolire comhinar.ionefa ,p iccn ed il moschetto si fusero in un'arme -sola. · Ora se ben consideriamo, ·nello scopo -e natura I.oro, l·e. man ifesti~zioni dell 'evoluzione tattii:a intesa a-secondat•e il pTogresso tecn ico , ' noi trovinmo ai:rcorn che tuue tendono ad un in:rpiego -sempre più 1

0

(I ) 'V. <kr GotTZ, Da$ \ 'dli, in ll'o(/i'11, p:1g. :!1. (I) I'. der Got n, op. cit., nota a pag. 29S.


H8

,

~ELLA f'AXTEl\IA

DEL PROGRESSO TATTlCO

largo ed intenso dell'azione lontana: alcune direttamente, e riguardano i modi di combqltere; altre indireLLamente, e riguardano le forme taLLiche e l'individuo, che vanno successivamente adalland0si alle modificazioni che subisce-la lotta della fanteria. , Tal i manifestazioni si potrebbero pertanto distinguere in lre classi: ,1° Quelle che riguardano i modi di combattere. Mentre l'azione vicina rimase coslante nei suoi effetti decisivi, la sua applicazione. si fece s~mpre più rara. L'azione lontana invece mantenne a tendenza continua a trasformarsi da semplice mezzo di preparazjone, in cui era p.rima te'nula, in mezzo di decisione, fino a. ques'ti ultimi tempi in cui la preponderanza del fl\oco è ritenuta assolutamente decisiva per la lotta. L'estensione drdla zona della decisione crebbe pure col cre:;cere dell'efficacia del fuoco. · 2° Quelle che riguardano le forme taLLiche. Rispetto alla lotta, appnrve nelle forme una tendenza continua a soddisfare di preferenza all'impiego del, fuoco e ad uno svolgimento più energico del!f.t lotta. Ciò produsse uno sviluppo crescente nell'at.Livi tà individuale, e le forme tattiche acquistaront man mano l'elasticità necessaria per secondare tale sviluppo. Rispetto alle manovre, apparve una tendenza continua ad accrescerne la celeri.Là. Per secondare tale tendenza le forme andarono continuamente acquistando in mobilità. . 3° Ql1elle che riguardano l'individuo . Apparve la tendenza continua ad accrescere la celerità dei movimenti, ed in aenerale l'attività del fante nella lotta, per usufruire più ampiamente di tuUe le sue facoltà. Questo è quanto la storia c'insè"gna; le più recenti campagne ri-velano ancora in modo indiscutibile il perdurare della fanteria nelle accennale tenclenze; nè, per quanto si esamini lo stato presente di quesl' arma, si scorge ragione alcuna che possa indurre a mutare l'indirizzo lìno ad oggi seguito, o ipdizio che talfalto possa verilLcarsi in un avvenire non lontano. È anzi da ritenere, che quando anche si avverassero le modificazion i precedentemente accennate, esse non sarebbero tuttavia forse su(lìcienti ad alterare la natura delle indicate manifestazioni, perchè non tratterehbesi ancora di , arme nuova. Se ora si domanda quali sieno i provvedimenti c.he , nella situa<')

[

zione presente si mostrano alti a promovere il progresso tatti co della fanteria, è evidente che tali saranno tutti quelli che direttamente o . indirettamente concorrono allo sviI uppo delle accennale proprietà; cioè: li) Ne!l"impiego del fuoco: ne aumentano la potenza decisiva; b) Nelle forme tattiche: ne a,~ccescono la mobil ità ed elasticità; e) Nelle qualità clel fante: ne accrescono la celerità di movimento e l'altività in genere. E poichè codeste proprietà col loro S".,i luppo, oltreché servono oome norma direttiva, segnano in pari tempo la misura del progresso tatl ico della fanteria,.noi le distingu iamo perciò con l'espressione di Detenninanti del progresso medesimo. Colla loro scorta ciascuno pu~ rendersi facilmente ragione dell'ulilità di tulle quelle proposte, che di quando in quando :;puntano nel campo della lattica, e non mancano di ·essere esaltate siccome fattori indispensabili di villoria . BastcrlL per questo tener conto del ri sul ta to cui mirano tali proposte, e vedere se co l medesimo concorrano all'incremento di taluna delle proprietà. indicate. È evidente che solo in questo caso esse potranno essere gi udica te utili ed oppor-Lune. Nelle parti che seguono, questo studio inlencl~appunto ad appli· care tale metodo all'esame di quei provvedimenti ch e hanno per iscopo di elevare il valore tattico della fanteria . Quantunque la .normri. sta bilita sia generale, tuttavia per rngione di brevitii si escludo.no da]l'analisi tulle quelle quest.idn i che riguat'clano il miglioramento delle Lrnppe in genere, ma non sono di esclusiva pertinenza, dell'arma suddella,

II. Il pr~g-resso nell'impiego del fuoco.

1 perfezionamenti successivi apportati alle arm i da fuoco ebbero per efiello di accrescere con tinuamente la loro portata, radenza, pre.;isione e celerità; e quantunque la tatlica abbia procuralo di trar pani to del continuo pl'ogreclire di codeste proprietà bnìisticl1e, esstt andò presto incon tro a lali dif.fìc?llù, che le impedirono di usufrnirne 29 -

Al\l\O XX): , \'OL. Ili,

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450

NELLA FA:'\TRRIA

DEL PROGRESSO TATTICO

pienamente. Così oggi avviene che la po rtai.a è di tanto cresciuta , che l'occhio non giunge a puntare alle distanze enormi alle quali arriv3:. il proieui le. Così orn la Lrnppa non è neppu1·e in grado di utilizzare Lutla la ce.Ieri Là della quale sono susceltibili le armi, senza rinunciare al puntamento; questo infaui richi ede un certo tempo, che in nessun modo si può eliminare. Ciò non perLanlo il progresso tecnico continua; da un !alo si cerca di accrescere la radenza del Liro per avere più esteso spazio battuto; dall'altro si cerca di accrescerne lit celeritil, per dar modo alla truppa di ollenere, col maggior numero di colpi, risultati superiori a quelli che per il passato si ottennero col ptintamento preciso ed accurato. Le conseguenze che lo sriluppo delle propri età balistiche sovraccennate produce nel campo della tattica vogliono essere particolarmente esaminale. Gli elTelli delia maggiore p<irtata si manifestano non solo allo arandi distanze, ma anche alle medie e alle brevi allarrrando la zona b della preparazione e quella decisiva insieme. Essi perciò non sono da confondere con quelli del tiro lontano, modo speciale del combattimento a fuoco, col quale questa proprietit del fu cile vi ene direttamente utilizzata. ParrehlJe a primo aspetto che i vantHggi del'ivanti dall'aumento della portata debbano andare più a beneficio della difesa che dell'oITes:t. Infatti, si dice, il difenso re che transi in posiz ione, costringerit l'avrersario a spiegare le sue fo rze più da lontano, gli renderà più faticoso l'avanzare, lo terrà per maggior tempo soggetto al suo fuoco, e allontanando cusì il momento della decisione, le forze dell' agressore saranno esaurite prima ancora che esso sia giunto acl occupare la posizione di distanza decisiva. In qu esto ra gionnmenlo però non si Lien conto, che mentre il difensore può essere obbli galo a disperdere il suo fuoco sopra esteso spazio, l'aggressore in,ece trae dalla sua stessa iniziativa la facolliL di poterlo eone.entrare e regolare a seconda dei suoi disegni. << Nei comballimenli del futuro si dorrà procurnre più ancora clte non-si fece pel passalo, che i fasci dei proieLLili sieno direi li su i punti più importanti. Ora, siccome questi all'aggr~s~ore che more verso determinati oubieLtivi risultano più evidenti e in generale \_J

'

~51

1

meglio noli che al difensore, così avviene che è grande errore il credere che i vantag0rri del cornballimenlo a fuoco stieno ocrni oo esclusivamenle dalla parte della di fesa » (,I). Havvi inoltre una ci rcostanza elle torna ad esclusivo beneCTcio delfoITesa , ed è qnesla, ch e la maggior portata consente all'ng-gressore di far concorrere simu ltaneamente all'azione una qnanLitiL tan to maggiore di forza, quanto pi ù estesa è la fronte che può occupare, ed effettivamente l'estensione tlella fronte cresce in ragione diretla .della distanza . In lai guisa esso piLLfacilmenlegiungerù ad ottenere .Ja preponderanza di fuoco, che oggi clipende quasi per intiero dal numero, cd è il mezzo principale per·assicurnre la decisione in suo favore. Per tale ragione l'estendersi delle zone di preparaz ione e decisione, in rapporto con l'aumento della parlala, è più vnntaggioso all'aggressore che al difensore, e contribui sce in pari tempo ad ac crescere la poter.za clecisi\'a del fuoco. Il Liro a grandi distanze è staio finora di esclusiva spettanza. dell'artiglieria; ora è il caso cli esaminare se il suo impiego costituisca veramente una con<lizione di progresso taltico per la fanteria. Che rispello all'efGcar.ia del fuoco alle grandi dista:ne, la fanteria non possa co mpet ere con l'artiglieria , è cosa che non ha biso 0<•no di dimostrazione, come pure sarebbe superfluo il dip1oslrare inv ece la sua preva lenza alle brevi distanze. Considerale sotto Lale aspetto, queste due armi presentano nelle loro proprietù caraLlerisLiclte tali differenze, da non consentire un paragone esalto fra di loro, e quando pure lo si ,·olesse tentare, questo non potrebbe avere altro effell o se non di mostrare ciò che, ~ome si e dello, risulta già per se stesso evidente. ~on è senza ragione clte un 'arma debba incominc:-.iare la lolla, e l'altra condurla a ccmpimenlo. Alle medie di stanze il preralere dell' una o dell'altra cli qttest.e due -armi può dipendere da pecu liari circostanze, che possono essere .bensì apprezzabili caso per easo , ma non in senso genernl e. Solo si può asseri 1·e che, per un determinalo ber~aglio, deve esistere una terta distanza dalla quale le due .irmi produrranno risultali eguali. (I) V. dcr Go1.T7., op. cit. pag. 2si.


DEL J>I\OGl\ESSO TATTICO

' Partendo da lla medesima, se ci allontaniamo dal bersaglio prevmTà il fnoco dell'artiglieria, .se al contrario ci avviciniamo sarii. prevalente quello della fanter-ia. Ciò posto, se col ti ro alle grandi distanze la fan teria intendesse sostiLuirsi all 'arLiglieria, mirerebbe evidentemente ad un r isulta to impossib ile. Se poi avesse per ·iscopo di bastare sempre più a ~e stessa, e di rende1'si sempre più indipendeute, allora si osserrn che la sua in dipendenza è già grandissima; oltre a ciò tale iuLe.cto si fonderebbe sopra uu concetlo poco esallo dell'impieg-o cornbinat0< delle tre armi . L'af'tiglieria che, sola, è impotente, è invece potentissima quando trovasi associata con fanter ia o cavalleria. Non bisogna mai dimen ti care che l'imp iego normale di ciascun'arma non è quello isolato, ma sì quello combinato con le altre armi, il quale non si dern illa i perdern di vistc1 quando si tratta di esaminare i partico la ri uffìci di ciascuna nel combattimE:nto. Ora , se si tiene per base l'impiego delle Ire arm i, il Liro a graucli distanze non risponde a venm uUìcio speciale nel comba llimento. Esso non potrebbe trovare la sua applicazione che nei period i della preparazione e dell'insegnrmento; cioè quando le fo rze dei partili sono a distanza co1weniente per eseguirlo. ".Ifa in questi periodi l'incarico principale è sos tenuto dall"artiglieria, e la fanter ia non potrebbe funz ionare in essi che come arma accessoria. Sul periodo della decisione, quando cioè l'azione della fanteria raggiunge la. sua importanza massima, l'influenza di tale specie di Liro è nul la, o per lo meno as;;a:i indirella .. Bisogna pure ammeLLere d'altra parte, che si possono presentare casi c11 vantaggioso imp iego del, tiro lontano; più rari veramenle contro grosse colonne di fanteria, più frequenti invece contro artiglieria. Ond'è che anche quelli che lo comba ttono come regola , non esitano punto ad ammetterlo come eccezione (,1). E fra le eccez ioni è da annoverare anche il com uau imento cli sola fanteria, nel quale il tiro lontano può tronire impiego pienamente giustif1cato. In questo caso sarebbe da esàminare, se non convenga

l\ELLA FANTERIA

453

destinare particolarmente qualche riparlo aH'esecuzione del tiro, intanto che il rimanente della forza si avau:::a occupando posiz ioni più ravvicinate. Tn ogni caso l' imp iego del tiro lontano rich iederebbe l'uso del telemetro, solo mezzo col quale si eviterà che all'eccessivo consumo <li muniz ioni corri$pondan() mesch ini 1ùuìlali, tanto più che lalrn.ppa difficilmente sarit in grado da poterl i verificare. A slltbiiire il caraHere eccezionale del Li ro lontano concorre anche il terreno che ne favor isce l'imp iego solo quando è undo lato e scoperto. No i non abb iamo che terreno monlnosoepianuracoperta.Per tal ragi one le c.ircos tanze favorevo li al suo impiego non saranno presso cli noi certo troppo freq uenti. · Codesto carattere del Liro a grandi distanze ern pure già slalo perfeLtarnente riconosc:iu to dalla nostra istrnzione provvisoria sul tiro ( 1;; è considerato sollo questo a~pelto n0n v'è ragione perchù il suo impiego non debua essere ammesso. Solo è da ev itare che la truppa vi facc ia sopra troppo grande assegnamento, perchè all'eccessi11a fiducia polrebbe tener dietro una delusione falalè (2). _ La questione della radenza si presenta sotto aspetto ben di/Terente. Colla maggiore estensione dello spazio battuto si ottiene insieme un corrispondente allargamento della zona en tr o la quale la decisione avviene; donde risulLerà uno svolgi mento più pronto dell'azione lattica, ossia nn proporzionato aumento nella potenza decisiva del fuoco. Ciò basLerebbe per confermarne la convenienza, anche se no n si volesse tener conto cli u.n altro va.ntaggio considerevole chè deriva dal l'aumento della, radenza del tiro. Nell'orgasmo in cui si trova il soldato durante la lotta, specialmente all'avvicinar::;i del momento decisiYo, è fac ile il rendersi ragione della difficoltà grandissima che esso incontrerà nel regolare Pag. H5. Pòr quanto sicno teoricamontc gi11stc tL1tto q11cstc s11eculazioni che escono clalle ~cuole cli tiro, per quanto ;;i sieno esse ancora dimostrate va ntaggiose nel senso di promuovere lo studio snlla naLma del nostro arn;aroento e sul fuoco della fanteria, esse tnttavia l'ccano con sè il pericolo di cullarci co:1 lusinghiere siicranze in pace, che non :1dcm1)ìc1Hlosi poi al momento della Joua, p1·ocl11rroL>ilcro o!Tctto dcmoralizzaote •. (i)

(2) •

(1) • Non intendiamo. rigettare assol utamente l'impil,go del così detto fuoco in rnass:i. • da qualche tempo cotanto esaltato, ma lo ammettiamo solo in cnsi singolari e coLlle « eccezione alla regola. L:i rogola è semrre il tiro alle tre\'i distanze». (A. Y. ll0G rsLAWSK1. - Die E11/wichetitng {ler 1'a klil,, ,,oJ. II, pag. 93).

(KnA n

P n :1-z Zll !lOH8NLOUE L,GELFIXGE:'>,

pag, 4i).

1'/ili liirisçl\c Briefe, TI, Ue/Jer lnfanleric,

)


NELLA FA~TEHLI. DEL PUOGUESSO TATTICO

spazio battuto teorico è stabilito ordinariamente all'altezza di 1•n,80, mentre effettivamente vorrebbe essere calcolato all'altezza media d'uomo, che non è più di 1,65; tuttavia i risultati ,ittenuti sono tali che non possono ri manere senza. consegnenze nella talli ca della fanteria. 1

l'alzo secondo la distanza . Le osservazioni falle in proposito confermano Gome que5la semplice operazione, da wi dipende tuLta l'efficacia del Liro, sia pur troppo in tali momenti trascurata (il). Ora lo, aume~to della radenza. tende ad eliminare questo inconvenien1.è; ~erch~ _col crescere della medesimrt si estendono pnre i limiti entrn· 1 qn_ah tl soldaLo può colpire senza modificare l'alzo; perciò quando '.a.d1stanza_che lo sep;:ira dal nemico sia ài tanto diminuita, quanto, e necessario perchè lo spazio interposto rimanga tutto battuto, non avrà più bisogno di regolare l'alzo per, le distanze inferiori. Colle presenti armi in generale si ottiene di ballere tutta la zona della decisione; oltre n. questa lo spazio battuto non si estende di molto. Stando in ginocchio e puntando coll'alzo dì 300 metri, co~ n?st'.:o fucile_ possiamo fare assegnamento sopra uno spa1.io battuto dt 300 metn. Portando In. linea di mira a livello del suolo la trniettorin, si abbassa, e l'estensione può crescere ancora aiqmrnto. Questo, e non altro, è il vantaggio che si ottiene col puntamènto al piede del bersaglio. Con tal mezzo noi potremmo far uso dell 'alzo di 400 metri come ~ ammesso dalln, nostra istruzioue sul tiro (2). :Bisogna però tener conto che una partr, di questo spazio verso il mezzo non è battuta dall'intiero fas cio di tiri; cosicchè quando il soldato si servisse di questo alzo per far fuoco sul nemico a 200 metri, questi ne soffrirebbe poco o nessun danno, specialmente se fosse in ginocchio o a terra. Se il punto più eleva lo della traiettoria coincid~sse con una alL.ra distanza l'inconveniente sarebbe forse meno gr~we. RispeLLo alla radenza del tiro J'arrnamcnto odierno non rappresenta ancora l'ultima espressione: Meritano t.ulla J'auenzione le -esperienz: che si fanno in L,vizzera, le quali hanno già dimostrato ?he_, mediante la di'.11inuzione del calibro e l'allungamento del pro1etltle, ht radenza si può ancora cons,iderevo lmente aumentare. . Col f'.lci!e Rubin del calibro di 0,008, puntando al centrv del bersaglio allo ,1,80, lo spazio ba~tuto si estenderebbe sino a 4.36, metri (3). Tutti q11esti dati dovrebbero subire qualche riduzione, perchè lo (l ) Yedi

Rivist,a .~ Iililare, pu ntate di febbraio, aJ)rilo e ma""ÌO tSS5.

(2J Pag. a2.

(3) Revue Nilil,:tii·e 1ie l'èlra»gci·, 15 fevricr, 18St, no 592:

co

1

La precisione del tiro è cli grande utilità nell e csercit:uioni del tempo di pace per formare rocch io , per apprezzare l'ab ilitit del ti ratore, e sopratutto per infondere nel soldato un'ide:i elevata del valore dell'nrme propria, affinchè ei possa riporre nella medesima tntt:t lasna fìducin. Sotto que;;to aspetto il fucile non sarà mai troppo preciso. In gne:-ra, invece, le cause cli,errore indipendenti dall'arme sono tante, che qna lclie grado di precisione di più o di meno non potrebbe certo avere grande influenza. Ad ogni modo non si può metlet'e in dubbio, co111e la precisione contribuisca coi suoi eITelli ad accrc,icere la potenza decisiva del fu oco . S'è dello che la fanteria non è in grado di trar partito di tutta la celeritil, della quale è presentementesuscettibile il fucile, senza rinun ciare in pari tempo al puntamento preciso. E non è neppure dimostrato finora che, ri nuncianclovi, possa ottenere col mezzo dell a celeriLà. -tiro più erncace a qunlnnquo di:;tanza. · Secondo la no5tra istruzione sul tiro il numero di colpi che si po::;sono fare in un minuto, ptrntando ogni volta sarehbe al massimo di otto ('I); se pei-ò ci contentassimo di spian~re semplicemente !'arme e far subito fuoco, si potrebbero fare doclici colpi e più. Il rapporto adunque di celerità fra il tiro mirato e quello non mirato, per il nostro fu cile, sarebbe cli 2 : 3. Intanto che col presente fu cile si fanno due colpi non mirati, co l fucile a ripetizione, scaricando il serbatoio, se ne possono fare tre (2). Si ha per conseguenza, che nello spazio di lr~nla secondi circa $i possono fare: qua . . ttro colpi mirati . . '\ co 1 fuc1.1e ore1.,nano, sei » non mirali nove colpi non mirali ) col fuci le · a ripetizione scaricando ) il serbatoio. (i) Pag. 37.

(2) V. Rci•ue 11/ililaire de rètr arifl(S, n° cit.


MS6

DE L 1'tl0GRES50 TATTICO

Il numero di nove cartucce può essere consideralo siccome la media di qL1 elle che possono essere contenute nel sel'batoio del fu.~ile a l'ipetizione. Ora dalle esperienze, che si fecero anche presso di noi, è ri~ ul tato che il rapporto di ,:I : 9, che corre fra la prima e l' ulti ma specie di tiro, non è sufficiente per dare a questa maggior grado di eHìcacia; anz i sru·ebhe dimostralo il contrario, pcrchè a 200 metri gli effeui de i quall ro colpi mirati sareb bero ancora sempre superiori a quell i dei nove non mirati. Ammesso qnesLo risultato , la semplice riflessione ci porta a stahilire cli e per ottenere risullali eguali bisogna dimi nuire la distanza, o accrescere le dimensioni del bersaglio, iI ch e torna alla stessa cosa . Ravvi adunque una distanza inferiore ai 200 metri, nella qnnle i risul tati del tiro celere e del tiro miralo si fanno equ ilib rio; partendo dallu medesima, se ci avvicin iamo maggiormente al bersaglio, gli e/Ielti del tiro celere crescono; se al r.onlrario ce ne allontan iamo , scendono al di~otto di quelli del tiro mirato. Stando a queste conclusioni, parrebbe che la fanter ia non dovrebbe trovare grande utilit.à nel servirsi del l'arme u ripetizione, la cn i superiore ertìcacia sarebbe soltanto applicabi le in casi mol lo rari; cioè quando per il lerreno coperto le truppe dei due partiti si trovassero improvvisainente di fronte l'una. all'altra a brnv issima distanza . Ordinariamente però la lotta dovrebbe già essere decisa prima ancora che la truppa fosse giunUt a così breve distanza da po tersene servire; e se fosse tentata di farne uso prima, cosa pro babile, ne ricaverebbe più danno che vantaggio. Malgrado tutto questo, le cons ideraz ioni che seguono portereb l)ero a conchiudere prP,cis,nnente per il contrario. Lascio in disparte la ques tione del l'influenza morale, che deriva al la truppa dalla coscienza della superiori là dell'arme propria; poichè codesta ragione più non varrebbe, quando entrarnb_ii partiti foss ero provvisti di armamento eguale. Sarebbe solo da tenerne conto. e grande, per decidersi a fa r presto e preven ire l' avversario, quar{do l'u tili là di tale innovazione fosse stata pi enamente dimoslrnla . Pal'mi invece mollo in l.eressanl.e l'osservare che i r isultati sopra r: feriti si ottengono nelle e;;perienze cli pace, falle nei poligoni ed eseguite in condizioni affatto d_iverse da quelle che poscia si verifica.no sul campo di battaglia.

NELLA. FAC'ITERIA

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1n generale tutti sono d'accordo nell'ammettere il divario gra.n. diss imo che corre fra l'efficaci it del tiro in pace e quella del Liro in guerra, bench è poi non tntli sieno d'accordo nel delermi nare il rapporto esistente frn loro . Ln. diffico ltà grande che s· in conlra nella ricerca. di tale rapporto fa sì che i giudizi in proposito sieno assai cli- . sparali. Ciò dipende pure dai dati che si prendono per base del calcolo, potendosi tctl e rapporto riferire ad una intiera campagna, ad una. o più l.mttaglie di una sola o di campagne diverse, o finalmente a particolari momenti di qualche battagl ia. Così havvi chi assegna al Liro in guerra il valore di non più che 1,5 p. 0 / " di quello in pace, e chi va. fino al 6 p. °lo A.pplicando il dalo più. favorevol e al ti ro a 200 metri, se vi si as segna in pace 1'80 pe r 0 /o di tiri utili, il r isul tato dello stesso tiro in guerra non giungerebbe al i> p. ¼ . Quaìunque però sia il rapporto che corre fra il tiro in pace e il tiro in guerra, non mi pare che es;,o delibasi r itenere eguale tan to per il tiro mii-alo, quanto per il tiro celere. Tale rapporto infatti rappresenta la somma di tulle le cause perturbatr ici <:he ,;i possono elirninal'e in tempo di pace, e che col tiro mirato si el iminano eITet-: Liva.mente. ) la quando nel Liro cele1·e non si fa più. assegnamen to sul puntar preciso, e per la s11a esecuzione basta lo sp ianare l'arme ver::;o il bersagli o, è naturale che un certo numerò di tali cause eserciti eguale i r,ll uenza tanto sul tiro di pace quanto su quello di guena, e sa.rebbe co me vr,ler·ne tener doppio conto se si assoggettasse il Liro celere agli slessi criterii del tiro mirato. È su per(luo !'aggi ungere che quanto maggi·ore è la celeri là clel Liro, tanto minore dev'essere la differenza che corre tra il Liro in pace e quello in guerra. Cod~sta considerazione mi pare di non Iieve importanza, perchò dal la medes ima si può direlta.men le arguire che sul cam po di battaglia la distanzu di eguale efficacia fra il tiro celere e il tiro mirato sarà certamente superiore a quellt1 che si tro va essere in pace. Ma di qL1anto1 i'lon è faci le rispondere a questa domanda, essendo tale questione stretlamente co!legata co ll'alLra deìla determ inaz ione dell'eftìcacia del fuo co in guerra. Forse un esame più profondo di queslo argomento porterebbe a stabilire certi lim iti nei quali l'accennata distanza si dovrà eontenere . La qual cosa sarebbe pur sempre di grande interesse per la 1


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DEL PROGRESSO TAT,TICO

tattica del fuoco, percbè servirebbe a giudicare con maggiore esattezza intorno alla convenienza di provvedere la fanteria d'arme da fooco a ripetizione, e perchè somministrerebbe una norma sicura per determinare a quale distanza dal nemico si ~oLrà com_inciare ad accelerare il fuoco. Oggi La.le questione è affatto rncleterminata; solo si sa, e si dice, che il tiro celere vuol essere adoperato sol.unente alle brevi distanze. . Perchè la potenza decisiva del fuoco si avvantaggi della celeritù, sarebbe già sufficiente che la fanteria potesse farne uso dalla posizione cli distanza decisiva, cioè fra 200 e 300 metri . Ora se si tien conto della enorme diminuzione di efficaci,1 che il fuoco mirato subisce in guerra, la prevalenza del fuoco celere sul medesimo nei limiti indicati ò tull'altro che improbabile. Quando tullavia non si volesse ammettere questa prevalente effi · cacia a distanza superiore ai .200 metri, · sarebbe ancora da tener conto che nei terreni coperti non è raro il caso che la decisione avvenga a distanza minore, e perciò in tali condizioni da non potersi negare l' efficacissi rno impiego del tiro ceiere. Giova noi.are in proposito che questa circostanza è per noi di particolare interesse perchè i nostri terreni di manovra si trovano in generale nelle accennale condizioni. L'aumenlo nella celeritit non potrebbe nndare più a vnntaJgio della difensiva che dell'offensiva, per le ragioni che già si dissero rispetto alla portata. Qualunque aumento nell'eifìcacia del fuoco in crencrale non farit che accrescere il valore della forza nnmerica, la D . quale con tal meno più prontamente acquisterit la prepon<'iera,nza, e più facilmente sarit in grado di conservarln . Nel caso speciale del tiro celere, giacchè questo non sarebbe impiegabile che alle hrevi distanze, l'aggressore non incontrerebbe dif(icollit snP,eriori a quelle che presentemente trova per conquistare la posizione di distanza decis iva , al quale scopo pu'ò e del'e fare assegnamento sul concorso dell'artiglieria. Raggionla la posizione indic(l,ta, se la sua forza è, come dev'essere, preponderante in numero, il Liro celere non farà che acci·esccre marrD 0rriormente ,~li effetti di tale preponderanza. , . La celerità e la radenza del tirn mirano ad uno stesso risultalo per vie indipendenti J'uua dall'altra; perciò nulla osta a che si tro-

NELLA FANTERIA

459

-vino codeste due proprietà riunite in un':irme sola nel gbclo più eminente. Sarebbe questa senza dubbio la migliore arme di guerra per la fanteria. L'esecuzione del fuo co, in quanto si riferisce al moderarlo a seconda della situazione, presenta serie di fficollil, il superare le,qual i è di rrrande interesse per l'efficacia del fuoco stesso. Con truppa perfella;ente calma, intelligente ed istrnita basterebbe il semplice ordine per incominciarlo e sospenderl o, accompagnato tuLL'al _Più cl~ brevi indica,zioni circa l'obbiettivo e ii grado di celerità. E pero questo un ideale impossibile a ra ggiungersi , perchè l'orgasmo ~enerato dalla lolla distrugge quella calma che è tanto necessana, anche quando intelligenza ed istruzione non fanno ~i f~tlo ·. Ond' è che tnlli convengono in questo; che il fuoco a volonta sia r1serv::ito soltanto a,l momento decisivo della lotta, quando cioè, per la breve . distanza e per l'evidenza del bersaglio, si ha la cert~zza di pol~r far uso del tiro celere con successo . Fuori di questa circostanza e necessario che il fuoco sia regolato per modo, che il danno cagionato all'avversario sia proporzionato al ~onsumo di munizioni, e in ogni caso compensi ampiamente le perdite che si subiscono. , , . di La necessitit di comb inare insieme codeste due cond1z1on1, dominare il fuoco, e in pari tempo renderlo tanto vivo quanto può essere richiesto in partico lari momen ti della lotta, si fa ogni giorno più sentila. Il fuoco lento e misurato no~ è _Più nell'ind?le del combattimento odierno, e la truppa che v1 ricorresse, s1 troverebbe · presto sopraffatta dal fuoco vivace ed aggressivo dell'avv_ersari~ Poichè la lotta si riduce a.cl ollenere preponderanza d1 effetti ,a 1 fuoco vivo bisogna t'i:spondere con maggiore vivacità; e così è che l'azione lontana sosti.uendosi a quell,1 vicina nella sua potenza decisiva, ne acqui;;ta pure in qualche modo il carall~re; m_a perchè l'avversario ne subisca l'effetto rnornle, è necessano che non solo dallo stringersi delle distanze, ma eziand io dalle nostre scariche traspiri alcunchè dell'energia dell'assalto. , . Alfìne cli regolare il fuoco adunque, v' ha chi propone che s1a lat.lo a salve, e chi negando la possibilitit di servirsi di tal mezzo, eccello che nei tiri lontani, propone che col restringersi della distanza, al fuoco a salve Yenga sostituito quello a panse . I sosteni tori del p1:imo, e quelli dell'al tro modo, si appoggiano egualmente sull'esperienza


NELL A FANTECIIA

4:60

DEL PROGRESSO TATT ICO

delle u!Lime guene , nelle quali non mancano fatti che possono servire a conoborare l'nna e l'altra opin ione. La qual cosa non provereb be altro se non cbe l'uso delle salve non fu sempre possib ile , e si spiega facilmen Le osservonclo che l'imprevedu to ha dominalo alquanto nelle ul time guerre, specialmen te per ciò che ha tratto all'impiego del fuoco . 'fntto questo però non rassicnra punto into rno oll a buona riuscila del nuovo mezzo che venne proposto in sostituzione delle slllve, del quale alcuni es:-igerano eviden temente l'impo rlanza e ne predicono risultati meravigliosi . L·obb ligarc il solda to a rener con Lo del numero delle cartuc:ce ch e deve consumare, qn.1ndo appuuro altre più gravi esigenze nella lolla ricliianwno LuUa la sua attenzione, è già per sè tale inconveni enLe, che non cesserebbe neppure se il numero dei c.olp i fosse stab il ito in modo costante ed invariabi le. È poi dubb io ancora se con tal mezzo riuscirà ch i comanda a moderare il fuo co. e;;sendo fin d'ora prevedibil e, che, costretto a subire la situazione'. non sempre po trà prol ungare le panse a. piacimento, sjJec ialmente' alle hrnvi cli sranze alle quali il loro impiego, iene consigl ialo. La questione rimane perlanLo dubb ia, e non potri.essere risolla che nelle future guerre. Ciò malgrado l'uso delle pause si è esteso a. quasi tutti gli eserciti. La nostra istroz ione provvisoria sul 1iro , ammettendo il fu oco a piwse e quello a sai ve n qoal nnque dista n:i::a, aveva. lasciata la questione inso luta.; la presente istl'll:i::ione in vece l'avrebbe risolL,t in ftwo re del fuoco a s:i.lve. Non sarebbe del tutto inopportuno lo sperinreutare un temperamento che tiene il mezzo fra i due modi' accennati. Questo consisterebbe nell'abbandonare affalto l'idea cli esigere la perf'eUa simulta.neilit nel fuoco a salve, e soppri mendo il comando di pnnt, ordinare il fuoco dalla posizione di pronti. Al comando di /oc il soldato spianerebbe il suo fuc ile, e farebbe il sno còlpo con calma senza attendere alLri comandi. Si avrebbe co n ciò un fuo co a paose.ridol.to a un colpo per volla, e nello stesso tempo un fuoco a ·salve che non sareb be più p~rfettamenle simultaneo . Come fuoco a pause, sarebbe più faci le rallentarlo od accelerndo, potendo anche essere eseguito per riga nella linea dopp ia; come fuoco a salve, l'orecch io non resterebbe più piacevo lmen le imp ressionato dalla simulLanea e precisa esecuzione del tiro colleui vo, m:L i risultati del tiro stesso, in compenso, sarebbero alquan to ·migliori . ·

III. Il prog·1·esso nelle forme tattiche.

Ghe per il modo presente di combauere dell a fonleria le mosse ardite e rapide cost.i Lniscano una delle principali cause di succc;;so , è cosa che non può essere messa in dubb io. La truppa, che ne possiede tuttrt l'attitudine, è in grado di occupare prontamen te quelle posizion i cl1e le occorrono per l'efficace impiego delle sùe armi, e di abbandonarle con eguale prontezza, non appena ciò le sia imposto dalle peculiari circoslanze del momento. E la celerilà nel compiere tali movimenti è di Lanta importanza, che non vi ha nulla di esagerato nell'asserire, che può decidere dell'esito di una gio rnata, il prevenire so lo di pochi momen Li l'avversario nell'occupazione di qualche punro importante, o l'essere dal medesimo prevenuti. Quan to più mob ili , lMLO più pron tamente potranno le truppe sottrarsi al fuo co dell'avrnrsario; quanto più mobili , tanto più fac il mente po tranno superare gli ostacoli cbe il terreno prernnta, e cadere. sul nemico impreparato uti lizzando gli effetti de-Ila sorpresa. Anche la fante ria in altri tempi fu costretta al pari delle altre armi a scegliere per combatterri terreno confacenfe alle sue masse rigide e pesan ti; oro. invece per effellÒ della mobil ità acqu islntll essa non subi sce più il terreno, ma lo utilizztt comunque si presenti, e appena appena si possa èli r praticabi le, vi svolge ab ilmente la sua lotta. La potenza del fuoco, oggi tanto cresciuta, ha impresso al .co~ba~- . timènto tale carattere di celeri Là, al qunle tutto è forza che s1 p1egh1; e la. truppa che non sapesse manovrare abi lmente e rapidamente, potrebbe senz'altro rinunciare a.l la vittori.:i . Col cresceTe del numero dei combattenti, crescono in pari tempo le diflìcoltit dell'ai ione colleLLiva, e solo con movimen ti celeri e ben ordina,Li si può oltcnere che tuLLa la massn. concorra all'azi~ne, ~enza che alcuna parte giunga in ritardo. SoLto ques to aspetto s1 pno ben dire che se il numero è il fattore pi ù potente di vittoria, esso si mol ;iplica col mezzo clclla celerità . f: evidente che, a paril~t cli nu-


i62.

DEL PUOGUESSO TATTICO

mern, la maggior probabili Lit di successo sta in fo.Yore del partito più mobile. Le forme lattiche, in quanto corri spondono all'impiego collettivo, devono pertan to possedere quel grado di mobilità e d'elasticità, che è richiesto dalle odierne esigenze della manovra e del comballimento. · Cotali esigenze però andarono per il passato continuamente crescendo, e noi troviamo perciò che nello svolgimento storico della· Lallicit le forme andarono continuamente acquistando rispetto alle accennate proprietà. È però necessario avvertire come colali proprietà dipendano in generale da condizioni che si.anno fra loro in opposizione. Le forme più mobili infatti sono quelle serrale, nelle quali gli individui e i reparti, sono a contatto, e conservano appena lo spazio sufficien te per muoversi. Entrn certi limiti di forza, la forma più mobile è appunto quella che, nei lo spazio più ristretto, raccoglie il più gran numero d'individui, e presenta minore differenza tra ie dimensioni di fronte e profondilit. Sono codeste le condizioni che favoriscono il movimen~o collettivo, la celerità del quale, oltrechè dolla forma, dipende ancora da quella dell'individuo, e dalla praticabililii. del suolo. Le forme più mobili sono a,d un tempo le meno elastiche, perchè costringono l'azione degli individui e dei riparti entro limiti assai rislrelli; in falli esse non consentono che i movimenti col!ettivi, perciò qualunque movimento parziale, turbando l'ordine, tenderebbe a distruggerle. Per effello dell'elt1sticiti1. invece, la-. forma non è più legata. a dimensioni fisse ed invariabili, ed inollre'i riparti e gl'individui conservano una certa libertà di movimento che non alterala forma. Devono però questi essere separati da intervalli tanto più ampi quanto maggiore è la liuerlà d'azione che loro ,i vuol concedere. ~fa con l'aumento dello spazio aumentano pure le difficoltà dell'azione collettiva, e la forma perde sempre più della stta mobili tà . Ora nel comhaLLimenlo la rapidità dei movimenti è assolutamente 1;ecessaria, come si è visto, e qualunque ritardo verrebbe tosto utilizzato dall'avversario a nostro danno. Da ciò chiaramente appare, come il largheggiare nello spazio sia cosa pericolosa; questo perciò non

NELLA FANTElllA

463

donò.essere conces:;o oltre quelia stretta misura,che è richiesta dal- l'azione dell'individuo nei ripa1ti, e dei riparti nella massa.

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Prima ancora di entrare in particolari rispetto alle forme, occorre premettere, che il cre~cente bisogno ~li mobilità d~ve necessaria. mente tar sentire i suoi effetti sull'orclmamento ta tti co, moderando la forza numerica nella costituzione dei riparti organico-Lattici. E nel caso nostro particvlare questa ragione si combina con l'altra del terreno a consirrliare tale moderazione. · Non si può mellere in dubbio come nello stabilire la forza_ di eia~ scun riparto, oltre allo speciale ufficio proprio del me:les1 ~o, s, debba pure tener conto del terreno sul quale l_a trup~a ~ chiamala ad operare; come non si può neppure mette1:e m du_bb1_0 il carattere affalto speeiale del no3tro naturale teatro d operaz10111 , nel_ quale, per l'impiego efficace di tutta la loro forza, grosse compag~,e e bat• taglioni grossi inconLrerebbero grayi difficoltit, Lanto nel manovrare, quanto nel combattere (,1 ). .. . . Per quesLe ragioni l'esercito nostro nella compos1z1~ne dei quadri, nella forza dei riparti; nella forme e nelle manovre tattiche dovrebbe.' assumere carallere e (ìsonomia sua propria, per nli verrebbe a_d_1stingtLersi dagli altri eserciti, che non _poLreb~ero essere da 1101 in tuLLociò imitati senza evidente nostro danno (~). Altre ragioni estranee alla taLLic(t possono bensì far senLire la loro inllnenza ~ella soluzione del problema. dell'ordinamento; certo è però, che se noi dovessimo ispirarci alle sole e~iget~ze dell'(mp iego tattico, dovremmo far ritor:no all'ordinamento Jll vigore p1:ima d~l :\ 866, dimint1endo la forza. del haLLaglione, e aumen tando rn,,ece ti numero dei battaglioni nel reggimenLo. Sarnbbe inoltre nece.:;sario che i battaglioni si distinguessero nel reg-gimen to col mezzo di qualche segno (fftbidone) di colore diverso, (L) Qnc;to carattere spe;i:ile del nost,ro :eatro ,fopernzioni è ricon osciuto ,an~he all'estero. li colonnello Ncnwirl h dell'cscrc1to aust riaco, tratL.1nclo del comb,1 t.t11n~~ lo ···~rva che l' ltali:1 non ha foreste se non .nel\i1, regione nei· l) 0:,·c111,· 0:,:)v ~ ·1·t alpina, . ma~. tntt,1 . • b . li del p 0 per la sua ri"O"liosa vegetazione sotto l'aspetto m1 i ar~ puo es,eie con~;~c~ata come una rmh rire~lèl (V. Stre/{lew·'s mil. Zei/sclwi(I,. 3° tnmestr~ :SS!i). . (2} Per èl,l tre r:igioni, che c1u i non è il ca:;o di ;u~cenn,1rc, hu,i_tore della 1,a•. ione M mata scrir2 : , Ogni buo n ordinamento militare <leve portare 1 impronta netta del suo car:1ttoro nazionale ». (V, der GoLTz, op. cit., pag. 23).

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DBL l' ROGRBSSO TA1'l'JCO

arnnle posto fisso al cen tro o ad un'ala. Que:;Lo segno, che :;erri l'ebbe a <lnre rn ar,«ior ri lievo alla IÌ!!ura tnLtica del batla!rlione nella serie no v dei riparli , sarebbe ut ile per la mauona ed indispensabile po i per il comba tlim enLo . L'o mogeneità della Lrnppa è il mezzo principale che serve n, conserrare o:·di ne, r P,golarilit e preci:;ione nei movimenti : cose tulle che nello manone bisogna procurare di oltenere con lutti mezzi poss ibili, perchè ogni disonline aocil e leggiero , in nilima analisi, si risolYe in consumo di tempo e fatica nrnggiore del neces~nrio. L'a ttitudine alla nrn·cia e alla corsa varia d'assai per rapporto ,d ia ~talura; iiia po ichè non è poss ibile che i' intiera massa sia costituita d'individui di statura egual e, si dovrebbe procurare di pareggiare nlmeoo quelI i appartenenti nd una stessa com pngnia, Basterebbe per questo distribuire tulla la forza del Lauaglione nelle compagnie del medesimo per ordine di statura , e con ciò non si altererebbe punto l'omog'eneitit della massa. l i far questo nel plotone, come si suo le ora, non e rimedio sufficiente acl impedire il disordine. ~

,

Le condizioni precedentemente stcb ilite per le odierne fo rme tatti che ri,:ponclono ad un bisogno unirersalmente sentito, come è prornto dai regolamenti in vigore presso i var i eserciti d'Europa, i quali presentano su questo pnnlo differenze insensib ili ; perciò le osservazioni che seguono, non si presentano già come rim edio ad una situazione dil'ellosa, ma servono pi ntlosto a dimostrare, che la lattica formale è ancora sempre suscettibile di perfezionamento, senza punto deviare dal ca mmino che finora ha seguilo. Le fo rme per manovra so no semprn complesse, e la loro mo bi lilii dipende principalmente da quelle elementari, o di base, che servono alla loro cosLilu:r.ione. Esaminiamole brevemente. Sono fo rme elementari la lmw doppia e la colomui di file , alle quali bisogna pur aggiun gere la linra semz,lice, che serve esclusi~ vamenle per il combaLLi mento. La linea doppia senata, come o'.·a s1 ndooera, è rimasta come l'ultima espressione prodolla dal contrnuo nss~lliO'liarsi clell'anlica ordinanza, che serviva all a fan te.ria tanto per In ;1:1.novra quanto per il combattimento. SostiLuila in quest'ultimo ufficio dalla linea sempli ce, essa rimase sempre come elemento

NELLA. FANTERL\

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principale costitnente le forme da manona . Consideratn sotto questo speciale aspetto , tuLt:i sanno che è assai rigida, onde facilm ente si scompone e disordina, per poco che la fronle sia estesa. La sua eccessiva sottigliezza è di danno alla sua mob ilìLi1 . Se pertan to vi fu ragione di conservarla come for ma pri ncipale fintantochè corrispose al doppio scopo del manovrare e del combattere, oggi non ve ne sar ebbe più nessnna, perch è risponde imperfcu ameole nll' noo e all'allro; e come nel comballimento ha cedu to il µosto alla linea semplice, così nella manovra doYrebbe pure cederl o ad alLr,t forma meno soLLìle, perciò meno rigida o più mobile. Quest'altra form a, che donebbe sostituirla, sarebhe la linea quadrupla in uso presso vari e$erciti, e ritenuta da noi come forma ecCf)zionale ('l). In confronto della doppia, essa conserva maggiore consistenza per effetto dell a maggiore profondità; può conserYare fronte eguale, diminuirla della metil restringendo gl'intervalli; la sua trasformaz ione in colonna di file non potrebbe essere nè più fa ·cile, nè più semplice. Per queste ragioni non mi paro si possa mettere in dubbio . che ·ì_nl sno impiego la mobilit à delle forme riceverebbe aumento sern.ibile. Ln. linea doppia non dovrebbe essere eliminata, ma dovrebbe servi re di anello fra la linea sempli ee per il combattimenlo e la qua,drn pia per mnnoYl'a, soddisfacendo alle condizion.i di forma accessoria in entrambi questi uffi ci. TuLLnvia perchè vi possa convenientemente soclclisfare, sarebbe necessari o accrescere di pochi centimetri lo spazio assegnato all'indi,-iduo in riga, portandolo a un passo giusto; cioè n 0,'7?-j . (}uesta leggiera modificazione però non sarebbe da nppl iGu re esclu5i ,·amente alla lin ea doppia, ma doYrebbe essere generale per LutLo. Essa porterebbe con sò non pochi vantaggi. Ci conLentiamo cli accennarli . ' Per la manovra: a) Dal numero dei so lclaLi in prima riga si deduce immediatamente l'ampiezza della fronte in passi senza bisogno di misure o di calcol i. Ci ò contribuisce~ semplificare tulle le operazioni inerenti alla manovra.

o

(I) V , Rcgolumento cl'esel'ci;:; i,

30 -

ANNO XXX, YOL, 111.

parte i", pag.

82).


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DEI, PROGRESSO 'f..Vfll1ICO

NE[.LA FAN1'ER1A

b) Essentlo, coneai;so all'individuo magf io11e sprizio qt\es.to può ess.eoo utili:zz;rl:o-per accresrnre la c@ler-ilà dei movimenti. e} La profondi là della colonna, di file, che si ottiene mediante trusformazione del la li neit doppia o quadrupla, r isu lterebhe alquanto maggiore; ora l'esperienza p1;atica i o-segna, clre questa maggiore pro· fondi là è necessaria per compiere speclitamente la mai,cia in tale forma. Per il combatLimento : a.) Nell'esecuzione del fuoco con le due righe in piedi la seconda r iga spianerebbe le armi più comodamente, menlre al presen.t.e incontra qualche diffìcoltà. Ciò contribuirebbe acl accrescere !'.efficacia del faoco. . b) La fronte di combau.imento si calcola orclinariamente ad un passo per ogni combattente . Se qneslo spazio si ritiene come normale. allora., prendendo per base la fronte della linea sem pli ce, la linea doppia e la quadrupla a. parità di forza hanno rispeltiv~tmente la metà e un quarto di fronte della prima. A parilà di fronte poi,_ques.te stesse linee conten~~no rispettivamente forza doppia e qmulrnpla . Questa semplicità di rapporti contribuisce a sempliG care il calcolo della front.e e tuLte le operazi oni del combattimento. La c~ onna cli file è fo rma àssai mob ile e perciò di grande utiliLà nelle manovre. Essa però ora non è acloperata che nelle trasformazioni , mentre invece dovrebbe concorrere alla costituzione di parecchie forme utilissime, come sarebbero : la linea di plotoni, <li ' mezze compagnie e persino di compagnie, in co lonna di file . Non bisocrna dimenticare che il noslro tea tro di operazioni non presenta '\m;lta praticabilità, e che perciò quaÌunque riparto troverà in queste foFme il mezzo più conveniente per mo versi con celerj t.it atlnwerso agli osLacoli del terreno , evitando in pari tempo di olirire musse troppo vulnentbili al fuoco dell'avversario . .. In relazione con le accennate disposi,,ìoni sarebbe pure il caso di utilizzare alquanto cli più l'attività dell'inclividuo con lo stabilire nn passo di manovra più solleci to che quello cli marcia, e in pari tempo col fa.re piiì lttrgo ltso del!acorsa modernLa. Tutto questo servi rebbe acl imprimere nelle manovre maggiore celerità e sciollczza, rneLLendole cosi in armonia con l'odierno modo di combattere, ,~he preferisce la corsa al passo !(ml.o e mi suralo, col quale una voll.a la massa tj avanza,•a imponente verso il nemico.

La linea semplice trova la sua( normale appEicax.ione nel. èombattirnento. Per I~ sua costituzione si ù già osservato che un passo pe1· ,imlivirfu:o è lo-spazio necessal'io e sufficiente per combaLt~ue; perciò fa linea dovrebbe 0rdi-nariamérite essere serrata; per ~asi eccezionali tale spazio si raddoppierebbe; e allora la linea sarebbe (tperta. Altri intervaHi non dovrnbbero sussistere nel piota.ne o nei riparti :inferiori al medesimo. È da ritenere che, per l'efficace impiego.della truppa, la densità. -della linea non debba scendere al disol.to dei limiti indicati, mentre al contrario quando fosse necessario. accresceda., si fa:rebùe ri corso alla linea doppitt . .. Il cominciare il combal.lime~Lo con lllla linea molto rada, come venne (ìnora consigliato cli fan\ non pare opportuno. Alte grandi distanze il di radamento non può a\'ere altro scopo fuorchè l'evitare . di offr ire bersagl-io troppo favorevoic nll'arLigl ierra. Ciò però non richi ede frazionamento e,:cessivo, e basterà. che i plotoni in linea sieno separati dit intervalli variabili secondo i casi. In generale la i)inea di pl0toni ad inlern1.llo risponde meglio a. tutti i bisogni del ,combattimento, che una lunga lin ea rada, la quale diffic ilmente si muove, e trae con sè difficollit gravi per il comando così dei piccoli · ,come clei grossi riparti . . L'ultimo elemento indivisibile delht linea dovrebbe esse.re la squa·<lrig-lia slessa , come è formata nella linea qnadrnpla. J quaHro individui che f:1 compongono dovrebber0 ri manere costantemente a ~}on tal lo in riga, se fermi; in lìla, se in marcia. ·~; necessario che fra. .i movimenti della li nea semplice e quelli ·dell e altre forme esista la pi4 perfeua analogia; ciò non ha bisogno di dimostrazione; rimane perciò superfluo l'osservare, che ,ogni suo at~o deYe compiersi con gli stessi co mandi ch e sono :lsali per le a!Lre forme, e che solo il comandan te del riparto polrà con cedere che i sold::iti prenda.no una posiz ione a loro scelt11, o trnscu1:ino il contat.to o J'a.llin èamenlo per adauarsi al lel'l'eno. B.ia.ssumendo quanto è sla.to detto intorno alle forme elemen tari, -Oltre all a colonn a di file si avrebùero tre linee: la linea semplice: forma principale da. combat.Limento, la linea doppia: fo rma. accessor ia da combattimento e da manovr::i,

la linea quadrupla: forma principale da manovra . I

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-i68

DEL PROGRESSO TATTICO

La linea semplice e la quadrupla , per l'ufficio al quale rispondono, derono essere impiegabil i secondo i casi con fr,m Le serrata o ape1·ta. Per la linea doppia ciò non sarebbe assol utamente necessario; tutlflYia per analogia con le altre, e per facilitare il passaggio a quella· semplice, tale disposizione si potrebbe pure estendere alla medesima. Le forme elementari servirehbero alla costti tuzione della linea cli colonne della colonna di sr:;:ioni, che sono forme complesse. da manona. L'ordin e di combattimento non può pi ù essere co nsiderato ,;emplicemente come forma, perchè comprende in sè le SLlCcessive modificazioni della forma inizial e. Le accennate disposizion i sembrano sufficieor.i per provvedere all'efficace impiego delle truppe nel combattimento, tempèrando opportunamente la mobiliLà e !'elasticiLà della forma, come si con viene alle esigenze del medesimo. In generale esse tendono a conservare per quanto e possibile la truppa in mano ai propri comandanti, Ja qual cosa negli ese1·citi odierni è non solo utile ma necessaria. Esse non si oppongono direllamente al frarnmischiamento, ma è indubitabi le che contribui scono ad impedi rlo . E finalm ente considerato il caso nostro pat·Licolare, si osserYa che tali provredimenti sarebbero pure in relazione col cantttere speciale dei n~Lri terreni coperli e diffic ilmente prati cabi li , per i quali è <la raccomandare piuttosto il ri~tringimenlo degli ordini, che l'ecccs · siva di spersione. I V.

' Sviluppo d ell'attività individuale.

)~ stato dello che la forma tattica deve consentire il manifestarsi delt 'allivilà indiriduale in qt1el massimo grado che è conciliabile con l'azione collelliva al ln quale deve soddisfare. Dove tale qualità facesse difetto nell'indiriduo, l':lllitudine ddlri fo rma a sodd isfarri dire1Tebbe inutile. Ciò serve a confermare che l' influenza della forma è indiretta, e che il fondamento dell'attivilit della tmppa è ripo~to nell'indi viduo . Orn se si ammette che per le-esigenze dell'odierno modo di combat tere l'energia della trnppa debba mani fe-

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starsi specialmente nella celerità dei moYimenti, la qual cosa d'altra parte fu giit dimostrala, risulta tosto evidente la convenienza grandissima di cominciare dal fante, e di promovere in questo la necessaria. allitudine per poterne poscia u~ufru ire negli enti collettivi, cioè nei riparti . Osserviamo solranto come complemento, che dalla mobilila individuale di pende un.i delle do ti prin cipa li della l'a nteria: la fa coltà di ul iliizare il terreno quale si presen ta, non solo per comballere, ma, ezia.ndio per mano\'rare. E siccome non si ha sempre terreno perfettam ente pratic.1biìe, così deve la truppa acquistar·e la necessaria attitudine a superare le diflìco lLiL che incontra, le qual i si fanno tanLo più gravi , quanto mnggiore è la celerità cli mov imento che dalla medesima si richiede. Seguitiamo un plotone, una compagni a nell o sYolgimenlo della lolla, e ci renderemo ragione di queste difficolLi1. Giit parecclti chilometri prima di arrivare al punto dove clonà impegnarsi nell'atto supremo della decisione, la lruppa nnà abbandooa te le strade , percorrendo campagne co!Li11ale, in ogni sens,i intersecate cla ostacoli; ohligalt1, a seguire uua di rezione (letorminata, non potri.t servi rsi dei sentieri, n0 di quel trat ti del ::uolo clt':l ne co;;r ituiscono la parte praticabile. Così in un punto dovrà affroolarn le ;:olle di un ten eno arato. in un altro avrit nn vigneto o un cam po' cli alle me:;~i da attraver:;are; qua, le bisognerh arramp icars i per l'erta di uua colli na, là scendere un declirio roccioso: ogn i trallo un fosso da saltare, una siepe da attraversare, e così via. Solo dopo qualche ora di fa ticoso lavoro giungeru il momento di dover richiedere al soldato il massimo sfo rzo di energia fisica e morate . 1\è si creda che in ciò sia esagerazione, perchò sara nno anzi rari casi in cui que;;te difficolti1 no n si presenteranno tulle o nell a loro massima parte . È unii siLuaiione questa che si è anelata lentamente producendo, e in questi ultimi !empi si è sensibi lmente aggravata . Oa un !alo cresce. la coltivazione del suolo , e questo si va gradalamenLe coprendo cli osLacoli; clall'alLro laLo gli eserciti odi erni vanno continuamente ingrossando, e solo con rapide mos;;e si ottiene di far concorrere in tempo le numerose truppe che debbono pa.rtccipare alla loua.


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DE t -PROGRESSO TA'l'TICO .

La conseguenza che si trae drr!Ie .accennate premes·s-e è facile:· oltre alla celeriLà, occ-0rre.al fante.agiliti1 e forza di r e$is-tenza. Sono queste le qual ità che, un ite alla pot-enza del fuoco, conserveranno all,t fan.tel'ia il sno prin1a10. Ma per otten~rle non baw~rà che il sol. dato possegga robusta fibra; sarà ·pur necessario che sia addesLrat,oq1wr110 basta, e sopraLul .~o leggùmnenie eq.n-ipaggfoto: Per ciò che ha LratLoall:addestrameillo, sarebbe sufficiente al nostro propos ito l'averne rilevala e res,t eviden té lu necessi t~. Su tale argon1ento pertan to non riggiungiamo che pod1e considerazioni. L'~ddeslramento, inteso nel suo giusto significato, -non è quello scozzonare nè ragionato nè ragione,·ole contro il q1JD.le si scaglia con tanta fo rza, e altrettan ta nigioue !'.Arciduca Giovanni d'Austria (-1). Es_so è ·i1~vece quella parte del!' educazion e generale che si ,ìi rige at fis1?0, e forma ti necessario complemento delle al Ire due pal'ti: l' ed ucaz10ne morale e la intelleLLua.le . · · Considerato sotto questo nspello, l'addestramento è specialmente per il fante, non diremo d'impo t'lanza, ma di assol~ita necessità; esso dovrebbe i::osti tuire il fon damen to di un ben ragiouato sis1ema del la sua istruiione militare. Se infatt i l'isLruiione mi liLare ·ha per iscopo di preparare il fante alla g~rra, e se si ritiene in pari tem po che. per tale effetto qnesli debba possedere le quali lit che si sono indielr0 accennate, è natu raie che sja fa ua la1·gh issima parte a tulle quell e esercitazioni che tendon o direttamente nl!o svi luppo dell'energia fisica. Così la scl1errna,, l;i giri'nastica, specialmenle In. corsa e il s<'i lto, le marcie celeri e di resi~lenza dovrebbero per il fan te co-stituire i! principale lavoro della sua ?reparazione alla guerra. E si ott.el'rebbe con ciò doppio Yantagg;o: con la coscienza dell a propria fo rza, l'individuo ncqnisl. erebhe· p ure _quella fiduc ia in se stesso, della quale ha bisogno per superare le fot1d1e,e conservare la calma duran te la loua . l\on vj ha cosa che tan to con tribuisca a rinvigori re l'ani n10 qnanlo gli eserci,. i del corp,> . . I programmi cl' ist1·uiione ell e presenLemente si seguono dov 1·eb- · bero per consegnenza essere modificati in relazione con le accen nate· idee, togliendo o res tringendo quelle parti_che sono di minore imW V. Rivis te, Jhlilm·e, pun tata. (l i apl'i lc -JS8t.. ·

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NELLA FAN1'EnI A

J)Or tanza, per assegnare maggior tempo-e maggior eura alle ind~eate esercitazioni.. Le qoali si dovrebbero s:volg-ere :con met.oclo progres sivo per tullo il tempo in cui il soldato rimane sotLo le armi, evitando i~ sistema di r ipetere ogn i anno, anzi più vol Le lungo l'a-1mo, un numero assai ristretto di esercitazioni troppo rudimentali. del fon te 11011 si può trattare senza• toccare l) e\l'p,quipaac,ianrnnLo . ~cl nello .stesso te!l.npo dell a sua rolrnslezza; questi due argomenti sono così strettamente coli egati fra di l<iro che non si posso110 scindere. Ognuno sa che mentre la forza intellettuale è indipendente dal peso del corpo, quella muscolare invece vi è dir.ellamen~e proporzionai.a. Lasciamo che altre cause ancora possano esercìtare su questa ]a lol'O inl1uenza: ci basta il confermare che, dato il peso clel corpo, la quan titù di fo rza fisi ca corrispondente può vari are ~nfro limi~i assai r islretli. Un individuo che pesi solirmto cinquanta cl1 1fogramm1, per quanto robusto e ben proporzionato di membrn, sai-à sempre meno fo rte di nn all.ro che ne pesi ottanta, ancorché questi non. ragc,jun aa nel fisico la. perfezione del primo. E poichè ora si tratta di indi; idui elle debbono soddisfare a tutte le altre condizioni di robustezza, ne consegue che il criterio del peso ,tcquista per no i impor. tanza grandissima, perchè mentre o/Tre nn' idea su l'ficien lemen~e esalt,, della corrispondente forza muscolnrc, può servire a deterrm~ · nare le relazion,i di questa coll'equipaggiamento. Lo stab ili re on rapporto cosLanLe frn. i! peso dell' incliv iduo e il carico che il medesimo sopporta è per la fanteria c.ondi:,,i(rnc di assoluta neccssilit; e siccome il primo non si può moclifìcare a l)iacirnento, sarà pertanto il se,~ondo che si dovrà meu.ere in re:azione coi p1:imo . Oltre a ciò è d,t consi llerare cbe l'equ ipaggiamento e l'armamen to devono essere eg uali per tulti, come eguale è i! lavoro o consu mo di .energia che per ciasc un individuo si richiede, men lr_e invece il peso del corpo può so lo essere compreso entro cerL1 !1m1L1, essendo impossibile ottenere chè luUi ~)'individui sieno di pes_o ef!ua l-e. Ciò posto, è evidente che il carico del fonte deve essere n f~rito non al peso medio del corpo , ma bensì al limite inferiore, e che per tale ragione non com iene che qoesto limi te si scosti di troppo , dal peso medio. Si osserva d'altra pa rte che, se la deficienza di peso può essere


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considerata come ragione d'esclusione dal servizio nella fanteria, non pnò essere ritenuta come tale per il servizio in altre armi o corpi. Non sì hanno dati sufécienti a stab ilire in modo assoluto e oc,ene,, . raie la media, e i limiti del peso incF viduale. Da parziali indagini fatte si sarebbe ottenuta una media di 58 chilogrammi; risulterebbero però fra gl'individui cl1iamati sotto le armi differenze piuLtoslo sensib ili. Si avrebbe infatti il ,17,:25 p. "l, che rimane 4, chilogram'rni -e, più sotto la media, e il 3 p. ¼ , che vi rimane so tto di 8 chilogrammi. I limiti estremi varierebbero da 48 a 72 chilogrammi . Quando il peso individuale varia entro limiti molto larrrhi le dif. o ' ferenze troppo sensibili che risultano frn gli individui devono necessariamente turbare l'armonia. dell'azione coJJetLiva., ed essere perciò causa di disordine . La parte più debole inoltre, che assorbe tulla J'attenzione, le cure più premurose dei quadri, si manifesta in proporzioni troppo rilevanti per lasciare speranza che il faticoso lavoro J·esti compensato con ri,;ultati soddisfacenti. Le consideraz ioni esposte non possono in alcuna guisa essere trascurate nelle ques tioni che riguardano l'equipaggiamento della fanteria, quando si voglia giudicare intorno al medesimo con conoscenza iii causa. Non sono però·le sole che vi abbiano influenza. Ammesso ch~il fonte porti un carico proporzion ato alla sua energia fisica, nello stabilire tale rapporto si deve ancora tener conto della naturn del servizio da prestare, dal quale dipende il grado di mobilitit, che la fanteria deve possedere. Si è pure già osservato , come all'in tensità del lavoro richiesto non rimanga estranea hi natura del teatro ,d' operazioni . ' La convenienza di non avere il fante eccessivamente carico è, per <lirvero, generalmente ammessa; solo parrebbe che a tale questione .non si attribuisca tutta, l' importanza che merita. Ciò è fo!'se conse.guenza del lungo periodo di pace, durante il quale la considerazione del vantaggio immediato, che il soldato può trarre da piccole aggiunte falte al suo carico, vince sempre quella del danno possib il e, ma lontani). Così avviene che il carico lentamente .si va facendo sempre più grave. Giova pertanto non perdere mai di vista il campo ,di battaglia, nel quale il soldato che si accascia sotto il pesante far-

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dello, vri consumando le sue forze in guisa tale, che l'avversario contro cui si combatte, ne risente più vantaggio che danno . Il soldato trova nel peso eccessivo del carico un eccitamento più polente a disfarsene nei momenti supremi, ed è cosa prudente l'evil a,re che nell'animo suo il sentimento del dovere sia. messo a,troppo durn cimento, giacchè la corda si rompe faci lmente quando l'arco è troppo teso. Ora quando egli ricorre atali estremi, è segno evidente che il primo passo nella virr dell'indisciplinatezz;1 è fatto; dopo si scende a precipizio. Avvenne talvo lta clie i cap i stessi, stretti da imperiosa nece,;s itù, ordinarono alle loro truppe di deporre lo zaino; ordine, che con peso più moclerato si sarebbe forse potuto evi tare .. t perfeltameute inutil e il vag-heggiare un'ideale di soldato .che mnrcì(L con pesante carico, e combatte poscia alleggeriLo di tut.lo fuorchè delle armi; ciò che ai tempi di Cesare era logico, oggi è diYen!ato assurdo. « Si riduca lo zaino al minimo possibile, disse giit Nrtpoleone, ma il sol dato l'abb ia sempre con sè ~,. · Ritornando al rapporto fra il carico ed il peso del corpo, osserviamo che lo stabilirlo non è cosa facile, t,antopiùche all'esperienza nostra poco pu"l servire qoanto si pratica. in proposito neil i altri eserciti, per la quantità e varietà grandi:;sima di circostanze che esercitano la loro influenza sulla soluzione del ' problema. Contentiamoci pertanto di cercare i limiti est remi en Lro i quali il detto rapporto può va,·iare, e procm·iamo di fermare le id,~e basando il nostro r(lgionarnento su quakhe cifra. La media del peso individuale non ha per noi grande importanza , ed è indilforente che essa.s ia di58 piuttosto che di GO ch ilogrammi. C'ì nteresstt in vece slabili1:e il li mite inferiore (}(quale, come si disse, deve essere riferito il rapporto del carico; e questo supporremo che sia dt 34 chilogrammi. Un altrn dato uLile lo potrnmo ricavare dal peso complessivo dell'arma.mento, delle munizioni d,t guerra e da bocca, e degli oggelti cli vestiario di prima necessità . Siccome questo peso si avvicina ai 18 eh ilogra.mmi , si vede tosto che il carico del soldato di fllcilmente potrebbe scendere al disotto di 1/ 3 del sno peso. D'altra parte l'esperienza c'insegna e.be il soldato, per quan to sb sufficientemente allenato, non potrebbe utilmente operare sopportando un peso che oltrepassi la, metà di quello del proprio curpo. 1


DEL PROGRESSO TATTICO

Da ciò si conchiude cbe il caricò del soldato dovrebbe essere compresso fra 'I:: ed 1/ 2 del relativo peso : limiti estremi dai quali non sarebbe leci!.o uscire senza andare incont,ro a gravi inc@nvenienti. Enll'0 tali limiti converrù. avvicirniTsi all'uno, oppure all'altro se~ condo il maggiore o minore grado cli mobiiità cli cui vuolsi dotata la truppa. Or:1 si è visto essere naturale tendenza dellafonterin quella di accrescere la mobilità dell'individuo; ma .siccome questa è in ragione imersa del carico sopport(ito, ne consegue che tale carico dovrà tendere a diminuire avvicinandosi al più basso dei limiti sopra indi cati . Applich iamo ora queste conclusioni al caso nostro . Il peso complessiYo degli oggeLLi di equipaggiamen to, armamento e vesti ario del nostro fant e supera i 28 chil ogrammi, comprendendovi la copert a da campo ed una razione d.i pane che per solito viene distribui ta prima che la truppa si metla in movimento. Sono escl usi gli mensil i da zappatore e tntti quegli altri oggei.ti che sono portati per turno, come lanterne, bidoni, ecc ., che darebbero ancora l'aumento · d'un alt.ro chi logramJT.a almeno . Questo carico può ancora andare soggetto ad eventuhli aumenLi dei quali però non è qni il caso ~li tener conto . Poste qnes té cifre in co nfronto co:1 quelle precedentcmcnt.e indicate-riferen tisi al peso individuale, si t.rova: 1° Che 'il carico del fan le supererebbe, benchi; di poco , la metà del peso medio dei corpo; 2° Che la meli~ del peso costituente il limite inferiore poco innanzi stabili lo è superata di ben due chilogr<nnrni; 3° Cb e il rapporto del caricll' aì peso minimo effettivamente !.l'O vato ò di ·/ 8 • La si lnaz ione che risnlta da! paragone stab ili to non può essere considerala. come normale, e a parer nostro occorrerebbe rimediarvi. Da un lato sarebbe necessario elimin are l' elemento deficiente di forza , col lo stabilire un li mite nel peso individ ua le al disotto del quale non si deblm scendere; dall'altro bisognerebbe prendere in esame gli oggetti tulli costituenti il carico, per eli rn inare tu tti queìli che non sieno assolutam ente incli:;pensa.bili, ed alleggerire quanto più si possa. quelli che debbono essere co nservaLi . Ciò avrà per effe lto di ridnrre il carico entro quei li miti nei quali è neces,;ario che , rimanga coslantemeiHe. 1

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Stabilito il carico, l'adallrerlo· al corpo .in modo che 11011 eserciti sul medesimo pressioni dannose o dis-Lurbi in alcona guisa il libero ~ercizio delle membra, è questione non meno interessante, nè meno diflicile a riso!Yersi. In falli umt soluzione soddisfacente non si èfino ad ora ottenuta presso nessun esercito. È utile tuuavia restare a giorno di quanto si pratica aliro\'e, alfine di un'Ila trascurare per i l perfezionamento del sistema che presentemente si usa. L'entrare in maggiori particolari su questo argomento non istà nell'indole di qnesto studio, uè si conviene ai limiti che ci siamo imposti. Diremo tuuavia , che chi esamini a fondo l'argomento trattato, i convincerà faci lmente come non sia impossibile, anzi nepp.ure ·difficile, una ri duzione di quattro o cinque chilogrammi sul caricamento del fante, migliorandone in pari tempo il vestiario e l'equipaggiamento ( 1). Ci basti rover dimostrato la necessità di diminuirlo; :irnperocchè il dilemma, che d,i sè s'impone, è questo: o alleggerire il carico, o r in unciare a quel grado cli mobilità, che è richiesto dalla natura del co mbattimento odierno, ed è impos(o del progresso tatt ico del la fan teria. 1

Non è possibile discorrereI dell'equipaggiamento dell a fanter ia senza .toccare di un argomento (;he ba streua attinenza col medesimo; vogliamo dire quello della corazza. Veramente le premesse che abb iamo poste, e le conclusioni alle quali siamo giunli, <;i dispenserebbero dal dire allra cosa all'infoori di quesla, che per la corazza non v'è, nè vi può essere poslo disponib ile nei limiti del carico conven iente del fante. Si po treb be tuttaYia semp re du bitare della sua uLilitil, se non fosse che, esam inato lo scopo cui l<3nde, è gli effelt.i che indubitab ilmente terrebbero dietro alla sua introduzione, ·in relazione con le condizioni di progresso stab ilite su l principio di questo sL11dio, è facile toccare con mano, che la corazza non, sol o non lende al loro s,i luppo , ma effettil';:unenLe vi si opp,me. , La questi one della corazza per il ran te fa capoli no di quando in .

(l) V. !livisla 1nilitnre, pnn t.ata di in:1rzo 1ss:;. Queste 11ag ine erano ·giù scri t te, ,wando fLt pubblicato nolla <li:;pcnsa suddel1;1 l'articolo Dell'eguipCl!J()iMncnto ni i/.ilcire, il quale

conferma in qualche puu lO le nos Lrc Rsscrzioni.


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' DEL PUOGUESSO TATTICO

quando, ed ha l'aria di {spellare dal lempo una soluzione, che non viene mai perch& non può venire. Parrebbe superfluo addiLarne le ragion i; ma poichè l'argomento è stato sollevato ancora non è mollo, accenniamo sommariamente le principali (I). La ragione prima, s'intende, è quella del peso. Le corazze inglesi pesano 5 kg .; quelle tedesche altrettanto circa. Sono però tal i corazze da ritenere piuUosto eome ornamento che come riparo effieace, ed è assai dubbio d 1e esse resistano alla. forza di penetrazione clel fucile presente e delle pail eu.e dell o shrapnel!. Il tenente colonnel lo Bi~ncardi, che fece esperienze in proposilo, riLiene che per ottenere sufficienLe resistenza bisogna ricorrere all a lami era dello spessore di 4 mm . (2) . Questa pesa 32 kg. al metro qmtdral.o , e calcolando che per ogni corazza non ne occorra meno di m. q. 0,:25, se ne de~u~e che questa non potrebbe avere un peso inferiore ad 8 kg. Non 1st1amo però a discutere sul peso , e concèdiamo volentieri che sia possibile nel medesimo qualche riduzione. La quale, per quan to sia grande, non sarà tuLtavia mai ude, che il caricamento del fante non abbia a risentirsene in modo sensibile. Così la prima conseguenza dell'adozione della corazza dovrebbe essere una eliminazione su più vàsLa scr1la degli individui di minor peso, e perciò di minor forza muscolare. È faci le però vedere come questtt operazione raggiungereb be tali !imiti da renderla assolutamente impossibile. fofatli applicando anche nel più largo modo le precedenti norme circa il rapporto tra il peso del corpo e quello del carico, l'eliminazione si dovreb be estendere alla massima parte della fanteria. Le alLre ragioni si trovano nell'itùpiego. Per truppa così equipaggiata occorre terreno :ula tto, pianeggiante e facilmente pra.ticnbi le in ogni senso; cosicchè la. fanteria per la diminuittt mobili tà perderebbe tosto una delle principali sue propri eli~ carau.eristiche, qual è quella di poter lottare su qualunque terreno . Ma non basterà certo che essa rinunci alla corsll, a saltar fossi, ad arrampicarsi e sceni.rere lungo i declivi semp re difficili per poco che sieno coltivai.i: dovrà rinunciare :tncora a far fuoco shtndo in ginocchio o a terra, (·IJ V. lli'vista inilil<we, puntata rt i ottobre ISSI. (2) V. llivista mili/are, puntata di giugno !883.

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posizioni troppo difficili per un soldato corazzato; il quale pe/ciò stando fermo in piedi durante il fuoco, corre maggiore '()ericolo di un altro a terra benchè non corazzato. Anche nell'impiego dell'arme bianca il soldato pesanlernente equi· pagg ial.o di fronte ad avversario leggiero ed agile si troverà sempre in condizioni peggiori; perciò l'us0 della haionelta non sarebbe per esso troppo adatto. Crediamo che basti quel che si edetto senza che sia il caso cli esaminare gli altri generi di coprimento, fra i quali la corazza, benché inapplicabile, sarebbe ancora il più pratico di lutti. Anche la questione della vanghetta, della quale si vorrebbe caricare il [ante; come giit si è fati.o pr-esso vari eserciti, ha per un lalo attinenza con l'eqniptiggiamento. Se però ci facciamo ad esaminare la convenienza di adottare questo strumento con la scorta dei criteri stabiliti in principio, l'idea d'introd~rlo a far parte del caricamento del fante, dovrebbe senz'altro essere rigE;Wtta. RisL1lta in~alti evidente che mentre la potenza deci:;i"Va del fuoco non si avvantaggerebbe punto, ne soffrirebbe invece la mobili Lit della truppa. E noi ci fermiamo a questo solo argomento, essendo d'altra parte già stato provato in modo luminoso in questo stesso periodico, come l'adozione della vanghetta risponda ad un concetto non pienamente es::1tto dell'impiego lallico della fanteria (·I). Quando' si perdono cli vista. le condizioni alle quali li fanteria deve il suo sviluppo e la sua importanza tatticn, la speculaz ione manca cli norma certa. e sicura che la guidi verso uno scopo ben definito; ed è fac ile allora che ceda alla seduzione cli escog itare nuovi mezzi, die possono bensì a primo aspetto parer vantaggiosi, ma sottoposti a se1•era critic;l, mostrano che il vantaggio loro è più illusorio che reale, se pure non si man ifestano dannosi. Conchiucliamo: I lunghi periodi cli pace sono dannosi all'esercito e alle isti tuzioni militari, non solo perchè in pace si rammollisce la fibra, ma altresi, e hen più,·perchè il senso pratico dellrt guerra si va perdendo, e (I) V. Rivista. mililiire, puntat:i. tli fellbrnio 1882.


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l DEL PROGRESSO TATTICO NELLA ,FA'c\TERIA

l'arte .si converte- in rmitine. La scienza della guerra è essenzialmente sperimenmle; ma l'esperimento praticato alla distanza dti parecchi lustri difficilmente può valere a dimostrare laveriità dell'oggi, e servire di guida al Lempo presente. I far.ti guerreschi osservati alla distanza di tanti anni non s i possono esaminare nei loro particolari, che sarebbero di grande interesse per lo studio della tattica. Di I.al une circostanze si-esagera , di altre si attenua l'importanza; i fatti vengono registrati nella storia soltanto nelle loro grandi linee; ma , così non servono che alle grandi operazioni, la vera nozione del1' impiego Lattico della trnppa rimane alterri.t.a . È appun to il difetto di quest.o senso pratico che da un lato genera du.bbi che non si possono dissipare col mezzo della prova, dall'nllro dà origine a certe proposte, che caclrebbero da sè di.fronte alla reallit dei fatti senza uopo di 'confutazione. Le teorie sul fuoco attendono la loro conferma, e intan to la sua po tenza enormemente cresciuta fa dubitare che si possa riuscire là dove una volta la certezza del suc· cesso era piena. Di qui le proposte della vanghetta e della corazza, per le quali noi ci domandiamo se non comincia forse un peri odo di decadenza militare . La r i11essione però ci avverte che ciò non è, oè può essere: ò piutto.sto la corrente delle idee dominan ti nel momento, che oscillando ci trascina lontano dal vero pei: farvi più tardi ritorno. Per corazzarci contro le medesime basterù ricordare che la ,,ittoria fu, è, e sarà sempre della parte dell'offensiva inteli igente ed illuminata. (}iovel'à altresì ricorda.re come fosse opinione di Napoleone, che diecimila uomini capac i di fare venti !nigfia al giorno valessero ben ventimila att i a farne sole dieci ; il che ò vero non· solamente nel campo logisLico, ma ezi::rndio nel tattico . Mai come oggi appare evidente il detto del marnsciallo di Sasso nia, che la vittoria sta nelle gambe dei so ldati. Dobbiamo pertanto ritenere che, quantunqnè le circostanze vadano con tinuamen te mutando,. la fanteria· non dève abbanclonar:e In, via Gnora seguita, e insieme alla potenza del suo fuo co deve continuare ad accrescere l'éitl,ivi,il dell'individuo e la sua, mobilità. A queste condizioni deve il suo splendido passato ; in queste sta il suo avvenire. Venezia, ,IO giugno ,188i) . G. V. .}{OGNI.

PALLONI LIBERI E -PALLONI FRENATI -

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LORO IMPIEGO I N

GUEREA

L È ormai un secolo che l'aerostatica concentra Lutti i suoi sforzi infru ttuosarnente per la risoluzione del p,robl<-)ma della direzione dei p~lloni. )'Jentre tan te scoperte, oscure in origine, ottennero .sì n~pi~i sviluppi e divennero punto di partenza cli tante feconde applicaz1~J11, l'arte dell'aerea naviga7;ione, si ricca ili promesse al suo apparire, rimase da un secolo intieramente stazionaria. Se consièleriamo che il primo viaggio aereo fo fatto nel 11783, e che da ·quel tempo in poi, .svariatissimi e potenti ingegni se ne occuparono, f~ r_à m~ravio'foi il vedere come non siasi ottenuto ancora alcun decisivo risultà~rnnto , QLiel bambino·di cui parlava Franklin (11), in vecchiò senza aver fatto notevoli passi , Là navigazione aerea è oggidì poco più inna,nzi di quello clie fosse / a nautica ai te?1pi di quei roz:i u?mini i quali ?coprirono come nn pezzo cavo eh legno potes~e Jarst .abbastanza ·grande cla mantdnere sopra l'onda un corpo più pesante dell'acqua.- E di vero t.ufto quello che si è otrnnuto consiste nel potere, nei casi ordinari, :re e discen dere a volon tà, ma Lutti i mezzi finora escocritati per vincere la resistenw dell'aria e navigare a be-

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(-~) li ; l ~embre i7S, nen iamino Frankìin che assisteva al pri m_o viagr;io aereo eseguito d,t Pihìtre dcs llf~iers e dal marchese d'Arlan<ICS "1wo1'.unc1~_un d.e ~,° st~to so.venti volte ri11etut:o. y- Dicevasi lui dmanz1: • A che sei l'll po,,ono 1 .,,obi . ' • .\ che s.cr vir può il rn/ iullo neonato? ~ soggiunse 1l nlosofo amen cano,

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co no l~ll' IEGO

l'ALL0 1i:I r, lllEUI E l' Al, LONI FHl,~ATI

neplacilo nell'atmosfera non condus3ero che a hcn in certi e pal'zial i successi. Cos'i , lei Collcma ('1) di Monge, il Cervo volcinte (2) di. Giaconi,i ~ egcn, la Bal<:'.ia (~) di Pnuly, il Pesce aer1'0 del barone Scolt (.i), 1l !al~one,.,ovo_zde dt Edmondo Genet (5) e di Eubl'iot (6), qnello e~lisso~rfo (,) d1 Depuis-Delcourt, i Va.~celli aerei di Lennox (8) e cli Pel i!! (9), l'.l e1·osiato a vapore ( 1O) di Giffal'd e tani e altre mn.cchinc ideale per nari gare nell'aria, o rimasero allo stato di progello, oppure poste in escCllzionc non reafoza rono le speranze di co loro che le aveyano concepite. . Kon po~hi scienziati che in questi ullimi !empi st udiarono la qnes1 1one n1T11'arono alla conclusione« cbe nello stato attuale delle nos tre cognizioni , e dei nostri mezzi meccanici, coi sol i motori che sono oggidì a disposizione è im pos:;ibile risolvere il problema re1

. (JJ - .\nno 178: - Consi,tova in un sistema di 2;; Jl.l lloricini; allaccali l'uno ~1hltro, o formanti un~ uniono IICS$_ihile in tulli i sensi o sn~cettibilo di svilupp,mi in lmea retta, <1 1 curya_rs1 er.c: - Ogni globo munito di una barclietta poto,·a ri corcr.: nuo o cl uc aoronaut1. - H,masto a Ilo stato di 11rogctto, (2) - Anno 1812. - Venne csporiment,1to a P:irigi con i11s11ccesso 1.1lc ch e l'aereonauta fu ba51.ona to eia! 11opolaccio, il <Juale foce a poz%i la macchina aorostati~l (3' - .\ nno ·1816. - .\erostalo C')lossale a forma di balena, cspcrimeutato ~onza buon successo. (4) - Anno 1S17 - Aerostato mpprescnl antc una specie <li pesco ae reo mnni t(• ~tell,1. su:, vo~çic,i ''.al.iloria articolata e mo l,ilo cho doveva ri col'darc col suo cammiHO in ~na la progres:rone del p~sce nell'acqua. - llimasto allo stato di iirogett-0. <~>- Ann~ 1820. .-: Macchina aerea a forma ovoide, od allungata nel senso oriz1.ontalc, lunga 1..,0 p,cLI , inglesi, fargn 46 o alla ;;4, Il mezzo meccanico cli cni l'autore ,·o· leva fr11' nso cm 11n maneggio mosso da cavalli. - Himasto allo stato ili 11rogetto. (6'. - . \11110 :l83a. - Macchina della fonmL prl'ccdonle. - Mozzi di direzione cJuc mnli· ~1cll1 a ,·en to a (Jllattro Vl'ntagli riascuno. - Po~ta in esecuzione diede un completo ITJSUCCCSSO.

•

Anno 1831.' - Aerosta to a fo rma cllissoille sos tenente un tavolato su cui runz1ona un albero ingr;1n:rnte su di una manove lla. J.'albcro i) munito d'un olicc dos tin.it" a far avanzaro ll pallone orizzontalmcnto. - Himasto :ilio stato ài prorretto. (8) - .\nno l.83i. - J,a macchina di Lonnox che pott>1.1 ()orla re nella ba;chctta 1; versonc ccl era munita di un timone e di re111i giranti, ottenne un insuccesso tale che fu rli, tJu tta dalla moltiL11clinc che assisteva agli esperimenti. (9j - Anno 1850. - Consisteva di un ire in un ico sistema quattro aeros t:ili co n"i1inti per h h~~c acl 1rn' arm:itura cli legname che formava un:i specie di pont o e sul "quali• ele,·a,·ans1 sostenuti <la due pali ,·asti telai ;;neroili di tela disposti oriaontalmentc. n,masto allo stato ili progcllo. (:10). ~: An'.10 :l~j2. - Acrostr1_1:o messo in moto rlt,. 1111;1, macchin;t :i vapore. Mcnlrc cci te ,lis1ios1Z10111 molto JJeno ,ntosc rer l'introcluzionc della c,lld:1ia mostrarono che rra llOssi_bilc_ fi_no ad 11n certo 11unLo el'itaro i pericoli risullant.i dalla Jlrcscnza d'un focohro_m ncm:mza di un sorhaloio di gaz idrogeno, la potenza meccanica dcll'apparcccluo 1111 ccc nnrn so msurlìciontc per trionfare dcll3 resistenza cJell'a ri:1. . (iJ -

48·1

1N GUF.RRA

la l ivo alla di reziune degli areostati ». È dllnque l'Ìserbalo ~Ile venturo generazioni il veder risolto il problema della direzione degli aerostati; ma grandi sono le dirflcollù, cla. sormontare e che manife· slamenle emergono da un breve conl'ron lo delle circostanze che regolano la. naYigazione acquea con quella aerea e che qui brevemente esponiamo. Nella n:w igazione acquea le contlizioni sLaLiche e dinamiche si.anno in ciò, che la nave è un corpo galleggiante sopra un liquido, e che può quindi solcarlo in mille direzioni, tutte comprese in uno stesso piano orizzontale; l' arcostaLo invece è corpo immerso nel fluido aereo, e quantunque per la legge cl' Archimede, possa ugualmente serbarsi sullo stesso piano orizzontale in una esperienza di gabineLLo, non )o\può corto, abbandonato che sia all' int iera atmosfera, suscellibile di mille cambiamenti di densità, lanto nelle sue diverse regioni, quanto successivamente nella stessa regione in i:ausa dei venLi . La. nave aumentando o diminuendo di peso per qualsias i ci rcostanza non ìa che sprofondarsi od emergere alcun poco più dell 'acqua, che dotala qual' è cli un peso specifico relativamente alto, esercita sulla nave stessa una spinta pl'oporzionalmenle maggiore dal basso in alto. L'aerostato invece per il più piccolo cambiamento di peso si alza o si ,1bbassa considerevolmente prima di raggiungere le condizioni di equilibrio . Nè ciò può recare meraviglia ove si rifletta che il fiuidÒ aeriforme nel qtiale esso è immerso ha una densi lit variabilissima la quale è di circa 800 vol Le minore di quella dell'acqua (11) alla pressione cli un'atmosfera ossia al livello del mare, e che la differe nza di spinta dal basso in alto esercitata a due di verse altezze sopra l' aerostato si esso è unicamente dovuta al differente peso del volume d'aria scacciala (2). Quindi l' aerostato, innalzandosi o di(,I) Il

rapporto flella d ens ità dell'aria nl livello dol mare a quella dell'acqu11 è eguale

a 0,001293.

(~) Chiamando V il volume dell'aerostato, P il suo peso, à la densità dell'aria ad un'altezza. H. Diminuendo il peso del pallone di p, sia H + h l'altezw alla quale <levo salire il 11nllono prima di raggiungere l'equilibrio, e si,Let' la densità cleJJ'aria a quesl,t nltcr.r.a.. Sussistoranno cvidcntement.e lo due uguaglianie: Vd

=P o V à' =P -

p onda Yd. - V d'

p::::V (d' - à').

31 - ANNO

:tn,

YOL.

in.

=P -

P+ p


-183

P,\LLONL LlBEl\l E P:\l,LONl FRENATI

LOno n!P IEGO I'.'! GlJEUlU.

scendendo, s'arresta pure finalmente ad una certa altezza ove Lrnva le opportune condizioni di equil ibrio, ben più incerte e mutabili però di quelle della nave. V'ha di pitt: la nave posa sopra l'acqua, te cui traslazio!1i per effetti di burrasca o di correnti, sono limitate, e di solito superabili dal!' abili fa del nocchiero per la forza di cui dispone per le vele nuotanti in altro iluido, e anche più sia per quella dei rematori o del vapore; l'aerostato al contrario, corpo_completamente immerso, è costretto a seguire il movimento del fluido aeriforme che lo ci rconcfa per intero, le cui traslazioni sono più irregolari , subitanee e violent.i. A motivo di queste difficoltà, il problema della direzione è tuttora all'ordine del giorno ; e le esperienze fat.le in questi ultimi ann i in Inahilterra dai ca.pitani Templcr, Lee ed Elsdale, edin Francia dai V . fratelli Tissandier confer:mano l'asserzione. In Ingh ilterra però si abbandonò l'idea della ricerca di un motore per loti.are contro la resistenza dell'aria, i111prendendo invece lo studio delle correnti che regnano nell'atmosfera; al contrario in Francia si continua con alacrità nella ricerca di un motore per lottare .contro le correnti ('I). Non staremo a giudicare se nelle attuali condizioni scientifiche, il sistema seguito in Francia sia da preferfrsi a quello seguìto in Inghilterra, poichè per le limitate esperienze finora eseguite sarebbe ·imprudente il pronunciarsi. Ci limiteremo a mailifestare soltanto alcune idee che possono agevolare la risoluzione del problema e che qi1i succintamente esponiamo. Il vero spirito della nayigazione aerea deve consistere nel fare un dili 1'c.•ente uso dei venti .• studiand~ la loro successione dietro le tavole > d'osservnione che si hanno e che si potranno perfezionat·e sempre più in seguito. È nolo come nell'atmosfera regnino dei venti regolct1·i che soffiano tntlo l'anno in una direzione costante; altri denominali periocl!ici ch e spirano regolarmente nella stessa direzione,

alle stesse stagioni, e alle stesse ore della giornata. - Così nella regione inferiore de\l' atmosfera regna regolarmente una corrente fredda che da nord va a sud. ed una seconda nelle regioni superiori che dal!' equatore si dirige alle due estremità della terra. Le brezze di Ìnare e di terra. spirano nell'atmosfera a periodi assai regolari nell'Europa centrale e meridionale più che nelle altre regioni; e difatti venti periodici dalla Francia si dfrigono in Olanda, altri dall'Olanda in Inghilterra, dal la Francia in Italia, ecc. ecc. Or è evidente che facendo uno studio diligente sulla ricerca delle correnti e sulla loro direzione, più che rendere doviziose di dati le tavole (li osservazione, sarebbe questo un mezzo che condurrebbe probabilmente alla soluzione del problema della direzione degli aerostati tuttevolte si venisse a scoprire, e non è improbabile, un numero multiplo di correnti che spirassero regolarmente od a de.terminati periodi nelle varie direzioni ed a differente altezza dell'atmosfera. Se si verificasse che nell'atmosfera regna un numero assai considerevole di corrent.i di cui si può determinare la legge, l'avvenire della navigazione aerea sarebbe, direi qLrnsi, assicurato; poichè comprov~l.a ht loro esistenza e conosciuta la loro direzione, basterebbe collocare l'aerostato nella zona ove spirano queste conenti per usofn1ire della loro velocitit(,I) onde fa.rio trasportare nel punto in precedenza stabililo. Sarh però raro il caso in cui basti servirsi di una sola corrente per veder portato l'aerostato nel luogo anticipatamente fissato. - Converrà il più delle volte usufruire cli due o più correnti; e siccome queste regnano sempre ad altezze differenti, si dovrà dopo un certo percorso abbandonare la prima corrente e salire o discendere per mettersi nella zona dell'altra che approssimi

t

O) 1 fratelli l'iss,tndicr idearono \Hl aerostato di forma allungata della r.ap,ici tiL. <'.i · mille metri cubi m1rni to di un propulsore ad elicc che è an imato da una rnacchiJM din.imo-elettrica' Siemens. L'eJctCricitit. é generata ·da una batteria. di pile a bicromato

di potassio. Con det.to' ,tcrost.ito vennero escgnit.c dueascensioni, l'altra l'S ot.tobre !883, con qu:1Jchc successo.

n1fa

il 26 settembre,

,,

I · I

')

(1) La velocità dei venti varia assai dall'esser~ ,ippcna sens ibile può essa giungere a tale in tensità <l'aver k1 forza d'atterrare gli ecli!ìci e più che mai d,L for naufragare gll aerostati. Riportiamo i seguenti dati tolti <!alle tavole di osservazione di Babinet.

Vento appena sensibile Id. sensibi le . . . rn. moderato . . . Id. fresco o brezza . Id. eccellente . Id. tempestoso Uragano . . • . . .

Metri i<!. id. id.

0,5 i ,O

velocità al minuto secondo

2,0 ii,O :10,2

id. id.

id. id. 25,5 id. 36,0 a 45,ù

id. id.

id. Hl.


l'ALLO"l

ummr

E l'ÀLLOK J FRE)IATI

il pallouo alla meta, e così successivamente fintantochè non s1as1

giunto al disopra clel luogo stabil ilo e quivi opernro la discesa(,!). l\e consegue in massima che in un viaggio aereo esel{uire si cleùbono parecchie manon-o cli ascesn e discesa. per entrare su1.:cessivamentc nell e zone delle COl'l'euli che trasportino l'neroslato al punto, stabililo. - È noto· cho per discendere bisogna aprire la valYola posta all' cstremit[t superiore clel palio no e fa r usc i!'e una certa quanti Lit cli gaz idrogeno; e cbe per salire invece fa duopo gettare una clcLerminata quantiliL di zavorra contenuta nella naricella. di gl1isa elle rendendo più leggero il sistema, permella al pn.l lone di portarsi an,:,ora nelle region i superiori dell'atmosfera. - Se le accennate manone si dorassero ripetere più ,olle, è e,i<lente cho dopo 1rn certo tempo la zavona verrà a mancare; ed. inolLre per l'uscita di una parte del gaz idrogeno il pallone avrà perduto della forza. ascensionale necessaria per ritornare nelle alte regioni dell'atmosfera e raggiun gere la conente che porterebbe o avvicinerebbe l'aeroslato al luogo designato. In tal caso non potendo proseguire il cammino hisognerit discendere definiLi,·amente.-=-- Ad impedire che il p::dlone perda della sua fo rza ascensionale, come pure a togliere la presenza della zavorra nella navicella, basLerit rirestire l'aeroslato , pi eno di gaz idrogeno, cli un secondo invoglio destinalo a conte11ere dell'aria compressa. Il tubo di un~i tromba. premente posto nella naricella comunicherà coll'invogl io. Facendo agire questa tromba. s' introdurriL fra i due invogli una quantità d'aria atmosl'erica, la cui accumulazione aumentando il peso del sistema darìL agio di discendere ad arbitrio . Per ascendere nuovamente bastcrù dar u::;citaall'a.riacompressa; ed il sistema àll eggerendosi, permetterà, :11 pallone di portarsi nuovamente nelle regioni superiori atmosferiche. Con tal mezzo non è più necessaria la ztworra, pcrchè l'aria atmosl'erica ne fa le veci; e poicbè l'impiego di questa è in nostro potere, potremo 111:monare a piacimento , eliminando e scongiurando il pericolo che fi n ad oggi si verifica di dover prender terra prima cl i Vol endo a mo ' ct·csempio, eseguire un viaggio aereo e passare dalh Francia al· I' lngb ilLcrm si do,•rA ap profi ttare dei venti (nord) cho co n frcrquonza ed a pcrio_di regolari si dirigono 1·crso l'Olanda da dove dei venti nord-oves_t condurrcbber.o. 111 In· ghilterra; siffatto cammino in apparenza più lungo condurrebbe invece molto pm proo1.amcntc alla meta. (,t)

LOHO Il\f PrnGO IN GUEI\I\A

aver raggiunta la meta propo;;Lasi over mancanza d: zarnna o pcrche il pall one per l'uscila di una pnxtc del gaz abbia perdutn della fo rza ascensionale ncce.:;saria ( I). Le dimensioni dcli' inrnglio esterno donanno commisurarsi alla qua1ttili1 ùi aria che deve essere compressa _pe1· _o bb!ig::i re il sislcm.a a discendere da qual sia:;i altezza. -Si dona cziandto tener calcolo della elasti<:ilù dell'inrngl io onde questo re;i~ta alla pressione dell'aria iniettai.a; ed aucora chr,l'aument.o clipe;o prodotto tlal ,econdo invo<rlio non to]<ra al 11allonc la forza ascensionale necessaria per .., <> • I portarsi nelle region i superiori e raggiu ngere quelle correnti e 1e debbono condurlo al punto ohbieLLivo. La forza. ascensionale è data dalla formula

.\ = " (i + '1)) -

p

in cni Il è il peso dell'idrogeno contenuto nel pallone; /S' il pe~o speciri co dell'itlrogeno alla pressione ed alla ternpcraLura che po·siede nell'istante in cui parte il pallone; d il peso specifico dell'aria nelle ste;;.,e condizioni ; 'V il volume di lutt.i gli altri accessorì, che 1.1:asporta con sè il .. . pallone (co1•dami, navicella, invogli, ecc.). p il peso totale ùel pallone, cioè dell'idrogeno, degli mvolucn, ,e di LULLÌ g[i accessorì. " 11 r•oichè il volume occupato dall'idrogeno è dalo da 8 , il rnlume totale del pall one con

,.

g 11

'

• Il

accesson sarn ""§

I

T

v.

Essendo ll il peso specifico clell' al'ia, ossia il peso del!' unità di volume dell'aria, il peso d'un Yolume (~

+ v) di aria saril

(Il Tornerebbe rorse anche acconcio l'impiego del manometro per misura.re !.:'. pres· sionc ctell".tria iniettata fra i due invogli. - Ed 11lfatt1, aù una data altc1.1.a. com,ponde sempre una ffttitntili, determ inata di aria immes~a e quindi 111:a data [lr€ss.wne _' '.ltcrn~. Oodo, detonninal·t speri mentalmen te la legge cli van:wo11c dt r1ueste ~r~osi?'ll_ ,ìll? di· ,·erse altezze, si polril por o~ni pallone com1>ilarc una tabella. c~e Il md1ch1. d,modochò il ,nanometro servi1à di guida per poter arrestare a <1uah;ias1 altezza l'aerostato.


486

PALLONI LIDER! E l'Al,!.ONI FRENATI

et(~ + v) la qual for mula rappresen1a il peso dell'aria che ,·iene spostala. dal pallone uniLamen le ai suoi accessol'Ì. Ora la forza con cui ascende il pallone essendo costiLui La dalla differenza fra il peso del pallone stesso ed il peso dell'aria <la esso spost.at.a, avrnmo indicando con A questa !-pinta o forza ascansionale, la fol'mula

NOME DEGLt AEROST;\TI

DATA DI PARTENZA

logrammi . Questo volume che è~ lo indicheremo con x (incognito) A, v, cl si eno noti.

li peso P si compone di due parti cioè, del peso 1\ fo rmato da tutte le parti che devono essere solle,•ate (inrnlucro, col'clami, navicella, ecc.) e del peso dell'idrogeno . Ora il volume del!' idrogeno II 8

ossia x e la sua densità essendo o', il peso è :t' 6'; onde la

formula della spinta di cui sopra potrà anche scriYersi

A= dx+ vd- P, - clx equazion e che dà la x ricercata. Ma fìn tanLochè il problema della direzione non avrà avu to una feli ce soluzione, sia con mezzi meccanici, sia coll'uso delle correnti, i pallon i liberi non potranno venire con vantaggio inpi egar.i in guerra come mezzo di corrispondenza o di comunicazione fra due -piazze assediate, o fra una citlit assediala e la parte del territorio ancor li bero dall'azione nemica . Basta dare uno sguardo allo specchio qui di seguito indicante · - tulti i palloni stai i innalzati a Parigi durante l'assedio del 1870-7·1, per rilevare com e non pochi di questi caddero jn polere dol nemico ; e come altri ancora operarono la dìsce~a in te1:rìtorio diverso dal desiderato. 1

LUOGO Dl DISCESA

Nep time

23 settembre ,t 870

Presso Evreux.

id.

id.

Yernouillct.

Etas-Unù;

25 29

id.

id.

Mantes.

Célcste

30

id.

id.

Dreux.

id.

Montdidier.

. Yille de Florlm~e

7 ottobre

Ar na1td Barbés .

ch e rappresenta la relazione fra gli clementi costituenti il pallone. Con della formula si ricaverà il volume ch e donà avere il pallone perchè sia dotalo della forza ascensionale di un dato numero cli chi·

essendo

487

J.0 110 IM PIEGO IN GUERRA

Washinglon

12

id.

id .

Cambrai.

Louis Blanc .

12

id.

id.

Ignoto.

God. Ca i;aiynac

H,

id.

id.

Presso Bar-le-Due.

Guillamne Tell .

,t/i

id.

id.

Nogent-sur-Seine.

Ju/eR Faure / cr .

IH3

id.

id.

Ignoto.

1( 6

iù.

id .

Id.

Yiclor Ifogo

·18

id.

id.

Id.

Lafayetie .

49

id.

id.

Id.

Garibaldi

22

id.

id .

I d.

Montgolfìer

25

id .

id.

Id.

Vauban

27

id.

' id.

Colonet Charras

id. 29 id. 2 novembre id .

Jean-/Jart

F'lleton

.

Presso Verdun. Ignoto. Presso Angcrs.

Ferclin Flocon

'•

id.

id .

Ignoto.

Galilée

~

id .

id .

Presso Chartres.

Ville dc Chàteaudun

(ì

id.

id .

Reclaìnvilie{Eure-el-Loire)~

Gù·o1ul..e

8

id.

id.

Presso Conchcs.

Da.guerre

12

id.

id.

Ferrières (catturato).

Niepce

12

id.

id.

Presso Yitry-Je.français •.

Général Uhrich ·

18

id.

id.

Luzarches.

1

id .

id.

Castclzè (Olanda) .

id.

id.

Christiania (Norvegia).

1lrchimède Ville d' Orléans .

l

21 24.


488

LORO rnrtEGO

11ALLONI LIBERI E P,\I.LOXI FREXATl

sm1E DEGLI AREOST.UI

LliOGO DI DISCESA

D.\T.\ DI PARTE;'.\Z.\

l

Jacquart . htles Fa'l;re 2e

:28 novembre 1870 Ilonncur. id . itl. Belle-Islc-cn-mer. 30 Presso SaiuL-:\Tazairo..

Frnniclin.

5 dicembre id.

Denis Papin

7

id.

id.

La Ferlè-Bornard (Sarthe).

Généml Renaitlt

H

id .

id .

Neuchf1tel (Scine-Inf.) .

r ille de 1-'aris

15

id.

id.

Wetzlor (Nassau).

Parnienl'ier

n

id .

id.

Silly <Oroe).

vnlem/Je1·g

17

id.

id .

Id.

Dary

18

id .

id.

Nujts (Cùtc d'or) .

Gén1wal Chanzy

20

id.

id.

Ignoto.

Latoisier

id.

id .

Bcaufort (Mai ne et Loir1!).

Délù;.rnncc

22 23

id .

id.

Jgnoto .

1'011,rcilie

27

id .

id.

lsymonthiers (l.l'• Vicnue).

Bayarcl

29

id .

id.

La-Mothe-Achard (Vendée).

11-rmée de la Lofre .

3'1

id .

id.

TvfouLbi1.ot (Sarthe).

J::,;(

4-89

GU ERRA

Durante nn a guerra i piccion i viaggiatori potran no è voro far-o le veci degli aerostati liberi sempre che in tempo di pace s'i:;Liluiscano, nell e fortezze di !erra o cli mnre e nelle ciW1 che in ca,;o di guerra cliventar possono centro di una 1.ona d'operazione, colombai mil itari, i quali non ricl1ieclon o elio una mite spesa annua ch e sar /1. largamente compensata dai sen-izi che in gLtena renderanno i pie· cioni viaggia.Lori (,I). Ma ogrnw vecle com e tali servizi non siano di natura tale cla poter compensare quelli èlie si richiedono agli aerostati.

n. Se i pallon i liberi non possono, per ora, vantaggiosamente Ycnil· impiegati in gucna., i palloni frenali imcce fin clalla loro scoperta vennero utiliuati per le ricognizioni ;;u l campo di battaglia. Dun:mle le guerre del primo impero, parecchie ascensioni in palloni frenati Yennero eseguile con prolillo da CouLclle e da' suoi aerostatieri; e Lra queste ricorderemo rruelle effeUuate n, Charleroi, a Flenrus, a :Bonna, alla Certosa di Liegi, a Kiel, a Coblenza, a Strasburgo, ad Andernach, acl Anversa, ·ecc . I pa lloni frenali furono parimenti utili ali' esercilo franco- sardo nel 183\) alla bat.la.glia di Solferino, nel ·186·1 all' esercito federale clurante ltt guerra di secessione d' Amcrit'a, nel 1867 ai Bras iliani nella gu errrt contro il l'aragua,y, ed ancora ai Francesi nel 1870 duranle l'assedio di Parigi per esplorare le mosse del nemi co su tutlo il 1erreno d'at.lacco . :-{ell'epoca in cni gli aeroslaLi capti vi vennero per ,la priiµa volta adoperati sul cilmpo di balLagl ia come mezzo cli ricogn izione e ancora in L11tt.e le principali guerre avvenute in questo secolo, l'aeronauta corrispondeva cogli uomi ni che tenevano le funi del pallone mcncè banderuole di ùiver$a forma e colore. Siffalt.i segnali servi-

Neu:ton

4- gennaio ·18,1

Duquesnc

9

id.

icl.

Ileims.

Gambetta

'10

it!.

id.

lgnoto.

Kepler

H

id.

id .

La,al .

Générnl Fai dher/Jc .

1

13

id.

id.

Libomne.

rancanson

15

id.

id.

Ignoto.

Poste dc Pans

,1s

id.

id .

In Olanda.

Gènèral Bow'baki

20

id .

id.

Ignot.o.

Géneral Daumesm'l

22

id.

id.

Noi llclgio.

Torricelli

id.

id.

Nell'Oise.

Richa1·d Wallace

24'z.7

id .

id.

Naufragato . .

nuta.men Le descritti In una. )!cmoria pubblicai.a <!allo scrivente sulla Rivista à' Arti-

Gbnéral Cambronne

28

id.

id.

St-Georges-lc-Gau Iticr.

glieriri e Cienio (dispensa. di giugno ISSi;).

Mort-11gnc.

1

(Il I di\·crsi serrizi cl1e arrecar possono in guerra. i piccioni riaggia.tori trovansr mi-


490

Lono

PALLONI LIBERI E PALLONI FRENATI

vano per indicare ai conduttori i movimenti da eseguire, come sarebbe salire, discendere, avanzare a destra, avanzare a sinistra, ecc. I conduttori corrispondevano alla loro volta coli' aeronauta appostato in osservazione nella barchetta, coll'estendere sul suolo delle bandiere simili di diverso colore. Per trasmettere poi con sollecitudine al comandante le truppe il risultato delle osservazioni l'aeronauta gellava a terra dei sacchet_Li di sabbia sormontati da una banderuola su cui era infissa lii nota. Questo procedimento richiedeva un tempil relaLivamenLe lungo, e non andava esente da inconvenienti. Infatti se le manovre e!Iettuavansi allorquando l'aerostato trovavasi nd un'altezza piuttosto grande, e se a questa altezza l'atmosfera non era molto limpida, i segnali non potevansi ben distinguere, e venivano soventi volle interpretali non nel loro vero signilìcato. Inoltr~ il sistema a segnali usalo dall' nerohautt. potendo esser noto al nemico, tutti i movimenti che il pallone andava man mano cffeu.uando, venivano ad essere dal nemico interpretali. Non era quindi improbabile, sempre quando il pallone manovrava ad un'altezza non troppo grande, che una batteria nemica pun lando i suoi pezzi. nella direzione verso la quale l'aerostato doveva muovere, lo avesse a tempo opportuno aoche a colpire. TuLti questi inconvenienti vennero eliminali coll'adozjone del telefono. Sicurezza, celerità, segretezza di comunicazione sono i vantaggi che questa nuova invenzione offre alle ascensioni mililari in pallone frenato. Il comandante un corpo di truppe può ora nel modo il più sollecito esser costantemente jnformato delle mosse nemiche poichè l'osservatore, se munito di b1~oni istrnmenti , ha mezzo nell~ stesso istante che le rileva di riferirle mediante il telefono ali' orecchio del generale. Quindi se in passato gl i aerostati captivi apportavano non indifferenti vantaggi a quegli esercili che ne erano provvisli, non v'ba dubbio che ancor più utili torneranno ora mercù l'ingegnosa scoperta del telef'ono cbe ne rese facile e sicuro il mezzo di comunicazione. Eserciti che nell'avvenire volessero muovere a far guerra sprovvisti di questi prez iosi mezii cli osservRzione e di comunicazion e rin uncerebbero ad una rilevantissima probabilità !li villoria sul nemico.

IMPIEGO IN GUERRA

Lo stato dell'aeronautica mii ilare in Europa da quanto ci consta è ora il seguente: In Inrrhilterra fin dai primordi dell'anno 11879 l'amministrazione " adottò un equipaggio aerostatico per servirsene nelle della guerra, guerre foture alle ricognizioni miliL.iri. Quest' equipaggio si compone attualmente dei sottonotati aerostati tutli costruiti nell'arsenale di Woolvich, ove risiede la commissione per l'aerostatica militare composta d,ii capitani Lee-Elsdale e Templer: i due primi del genio, il terzo valentissimo aeronauta ascritto alla milizia di Midlesex. Gli aerostati sono: il Salad-in. il Crociato il l'alisman il Sara,zin . il Vedetta il .Alola

del volume di 850 metri cubi id. 800 id. [S30 id. id. id . 425 id. id. 396 id. ,170 id . id .

In Germania nel 188·1 si costiluì a Berlino una società per incoracraiare ed esperimentare le invenzioni attinenti all'aeronautica. on Sullo scorcio del ,t 883 i palloni incominciarono a far parte del matertn.le da guerra germanico, poichè in quelr epoca venne istituita presso la stazione ferroviaria dell' est in Berlino, una stazione di aeronautica sotto il comando d'nn capitano del genio . in !?rancia fin da.I ·187,1 fu riorganizzata l'antica scuola. di l\leudon soppressa nel ,1800 da Napol eone I, una seconda venne impiantata in questi giorni a Grenoble. In esse scuole si istruiscono soldati del genio nel sen'izio aerostatico e vi si conserva il relativo materiale (1). L'esercito francese al pari dell'inglese con la già valentissimi aeronauti, e meritano d'esser ricordati i capitani Renard e Krebs, i quali insieme a parecchi scienziati siccome Gifford, Depuis de L6me, e Tissandier contribuiscono a far progredire questo ramo di tecnologia militare. La Russia ha commesso non ha guarì all'ingegnere Yon di Parigi una certct quantità di materiale aerostatico per sen'irsene per le ricognizioni snl campo di battaglia. (!}

Venti 1ialloni costituiscono il materiale aerostatico francese.


LORO DIPrnr.o lX GlmRR.\ PALLO)([ L!DEI\I E PALLOlO FRE~A1'1

L'Italia non poleva a meno di ammettere puro fra i suoi maleriali da guerra gli aerostati ormai adottali dai principali eserr.ili di Europa. Fin dal 188 1 in una :\lemoria pubblicai.a in questa Hioi.~ta Jlilitare, lo scriven te espouonrlo brevemente i vantaggi ch e da noi, più cho in ogni allro paese tali <;Lrumenti possono arrecare ml campo dell'azione, faceva ,oti affinchè non :;'indugiasse più oltre <li ammcllorc gli aerosl(tli fra i nostri materiali da guerra. Sul principio. del dowrso anno un clisl.i nlo capitano del genio trattò assai più largnrnente lo stesso argomento (,l ) accennando uti li proposi.e. Sono appena pochi me:;i dacchù il nostro Gorerno acquislò dall'ingegnere Yon di Parigi, due palloni co i relativi accessori, destinai.i a costituire il materiale di una sezione cli aeronaul.i, la rgrnle è attualmente stabi lila nel forte Tiburtino, e fa parte della brigata genio di stanza in lloma . I due palloni denominati .I f1·ico e Torricelli di forma sfericn del diametro di metri '10 ,08 e quindi della c.apaci!.;'.t di circa !j3(3 metri cubi, sono fatti di seta della China robustissima, e spalmati con più strati di una vernice speciale alta a trattenere l'idrogeno, anche per diversi giorni, rendendo perciò insensibil e il fenomeno dcl i' endosmosi. - Ogni pallone, oltre il peso proprio e quello degli accessori, può sollevare due uomini nelle ascensioni frenate, e quattro in quelle libere. E ciò naturalmente perchè nelle ascensioni frenate bisogna tener conto del peso del cavo di ritegno, e della necessità che il pallone conservi sempre una di screta forza ascensional e per resistere all'azione dei venti moderali e fa r sì che la fun e di ritegno non si scl}sti troppo dalla verticale. · Pel trasporlo dei palloni vi è per ognuno un npposito cano. In esso vengono convenientemente allogati tutti gli accessorì, quali la rete di sospensione, il cerchio , la navicella, la zavorra, ecc . In un seconllo carro trovasi disposto l' apparncch io eh imico per la generazione dell 'idrogeno il quale si compone: di un gencrntorc d'idrogeno, di due corpi di pompa, di un apparecchio di laYaggio, e di un apparecchio cli disseccamento . Per il gonfiamento di un dei palloni si richiedono tre ore. (il L' aeronauU~a e sue applicazioni t11iUlal'i. e Gc,ii-0, anno !881t.

F.

Lo FORTE. - Rivista à'Artiglieria

4.93

Un terzo carro trasporta il mMeriale meccanico clesri~alo ~s:)enzialmento ;tllc manovre in pallone frenalo. Queslo maler1ale s1compone cli una caldaia a vapore con una supcrfìcie di ris~~ldame~,t-~ di circn 8 metri q. ; di un molore a vapore colle_1~uleg1,1e motu v1, di un verricello per \'avvolgimento deUa fune_ cli nlegno _con '.r~no r errolatore· di una canucola a movimento un1\'ersale e d1 un rni~l· to;e ordin~rio per l'acqua d'alimentazione da ini ettars! nella caldaia. Ollre a questi cnni si hanno ancor~ ~]Lri lr~ cai:ri d~ tr~sp~.rlo ordinari, caricati ùi 2:>00 chilogrammi di fe rro in_ n_Lagh'. ~ cli ~oOO cbilo"rammi di acido sqlforico contenuto in special, rec1p1ent1. Gli ora accennati materiali co;;tiluiscono il nostro parco ~erost_a~ tico. Es:;o , da quanto consta, I) destinato uni~ament~ per '. s~rv 1z1 in pall one [renalo. No n dubitini~o pc~·ò che 1 ~~stri u:fìc'.~h pr~: posti al servizio aeronautico, a1 quah non f~ dif~lt~ n~ ~ in~r~~1 _ . ne· \a sc·en·" ufficiali ae10:,tat1 c1 m .i z..., .si adopereranno come <rii r.i • dezza · f,.,· ncesi per far proo-redire anche fra noi questo importante gIes1 0 u n . · • ] , . ramo cli tecnologia militare, escogitando nuovi ~~zz1 _a_L~1 a )en us.tre anche i palloni liberi e a renderli così ancor prn uL1h lfi guerra pel servizio cli comunicazione. Roma, li 20 agosto ,1885 . BELTR AMI ETTORE

Capitano cl' artiglieria.


l\lVISTA ESTERA.

RIVISTA ESTERA

L A

F RANCIA E

LA GINA

DAI.LA CONQUISTA DI l,ANG-SON ALI..\ CONCLfiSIONK DEI.LA PACE

Verso gli ultimi di febbraio ·I 88li, le forze francesi noi Tonchino (Juelle almc~o .che teneva~~ I~ campagna) er:1no divise in tlue parli: f una, su lle 11ve del S0ng-K1 -Kong, muoveva verso la fronti era cinese cacci~1Hlo~i i~nanzi i residui dei corpi b:ittut.i nel!a rapida e fortuuat; marcia oOens~v:1 su L:1ng-Sou; l'a ltra, ccutoseuan ta chilometri più a sudovest,. sulle rive del fit~me Rosso, muovera :illa volta di 'fuyen-Quao P?r l1bora.rc .crue.s ta p1azz!l dall'assedio che le aveva posto un corpo cli regolari cmesi, sostenuto dn pirati e da banrlie1·e nere. Conrnndavn <lirct~mc~1tc la prin~a il generale \legrier; la seconda il generale GioYann1nellt (~he trovi:uno anche seri tto Giovannelli) cd era con essa i1 generale Onère, comandante supremo al Tonchino. Anche sul teatro di guerra mari uimo, le forze francesi ( 11ou~ 0 tru~pe da sbarco) erano divise: una parte della flotta , a.rii ordini di0 retti del contrammirngiio Lespès, incrociava davanti alle coste di Formosa bloccantlolc e sostenendo un corpo di Francesi sbarcato e bloccato '. dal. lato di terra, a Kelung; l' allra parte, agli ordini del viceamm1ragl10 Courbet ( cornandnn te supremo della notta nei mari della Cina), provvista di mnteriale e di truppe da sbarco, si arrrrirava nel0 l'arcipelago delle isole Chusan, bloccando gli sbocch i deJ1' Yuoa e rlel1'.Yang· Tsc-Kiang, spiando se appariva all'orizzonte qualche incr~ciatore crnese ria colare a foudo, e tentando cittù e fortezze costiere, per· trovare <pialche peg_no,. su cui mettere la mano, o almeno qualche punto debole su cu, ripetere, a buon mercato, l'operazione cli Fu-Tcben .

495

La divisione delle forze sul teatro della gnerrn terrestre dipendeva da ciò cbe, per mandare presto a Parigi la notizia della presa di LangSon, si era andati :ivanti, lasciando5i un corpo nemico alla spalle, o almeno di fianco; per il che appena arriva ti in detta citti.1, Brière aveva dovuto tornare freuoloBamente indietro, con una intiera brigata, rin,,araziando forse in suo cuore la inettezza cinese che gli lascian libera la stradn. La divisione delle forze sul teatro marittimo dipendeva da una ragione 0onsirnile: l'impresa contro :Formosa era oramrii riconosciuta da tutti i milik'lri come una impresa sbrigliata; ma non se ne poteva desistere d'un tratto, per timore dell 'effetto che la notizia avrebbe fatto a Parigi . Si teneva pen nuto inutilizzata <lavanti a Formosa una parle della !lotta, e sulla spinggia, un corpo a morire di tif~idea . . Tr_ist~ condizione quella di comandanti di truppa che, nelle loro nsoluz1om d1 fronte al nemico, devono tener conto non tanto della situazione come !>i presenta, quanto ,lei modo con cui, per ragioni politiche, venne presentata :il paese. . Bencliè l' ultima volta elio abbiamo truttato della guerra franco -ctnese ('I) il racconto sia stato condotto fino ai primi cli marzo, pure trauandosi di avvenimenti allora imperfettamente conosciuti solo per teleoramrni, è necessario, per la chiarezza di ciò che ~egue, fare un passo ind ietro e ritornare sulle ri ve del Song-Ki-Kong, all'indomani della caduta di Lang-Son . . . , I vi (H· febbraio) si trovava !'iutiero corpo che aveva battuto I C111es1 e conrrnistato la piazza: due brignte di fanterin coi rispettivi generali , artiglieria, truppe accessorio e il comancl:mte in ca po . .Fino dal giorno 'inn:inzi il nemico era scomparso; si rnccoglievrino i feriti, si sotterravano i morti, si nnmer;ivano le prede. Queste, al dire di Brière, erano enormi: « materiali, munizioni, approvvigionamenti accumulati nei Yil" Jaoai, nei forti e specialmente io u n ridotto stabilito nelle roccie cui:1 nord della citta<lclla , i cui magazzini sono costituiti da rnste « grotte, ccc., ecc. ». • , Dopo un'operazione iu cui, sopra nove gion'.i ~i marcia, se ne avevano avuti sette di combattimento, uu poco d, riposo alle truppe era 'luasi necessario. Ma da una parte il governo, volen.do abilmente sfruttare l' impressione degli ultimi ratti, aYeva proposto o rnten~eva. P:oporre al nemico condir.ioni di pace, e, per fa rle accettare qullli che iossel'O, 0 per rincarare l:1 dose so la risposta avesse tardato, instava presso i comandanti che si n!Trettassero a d::trò qunlcbe altro colpo vigoroso, e

" .,;a~i

(1) \'cdi

Rivista .llllitarc, puntata di marzo 1885.


RIVISTA

h~ttcre i_l ferro mentre era caldo; dall'altra parte si s.ipeva che fa piazza d, Tuyen-Quan trova vasi agli estremi, e non si poteva abbandonare un'eroica guarnigione, che, avendo dato lauto tla l'aro aù 1111 corpo nemico incocciatosi di prendere una fortezza, l'nve,·a 1e11u10 lonta~o dall~ str_ada di Lang-Son . Che fa allora Brière? ·Pigli.i u11a Lrigata ( ~rnvauumelJ1) e una batteria (Jourdy) il che è quauto · dire In metil circa delle forze che si trovav::no a laog Son e la sera del ,f i> frhbraio o il mattino nppresso, s'incammina a marce forzate verso Jfanoi . Nearior 0 (rim;isto n Ln ng- Soll) farà da sù. « L'obbligo <li portare In prima brigata al soccorso di Tuyen -Quan « uon era In s_ola ca 11sa (dice Brière) che Je impediva· di restare più Iun« ga mente n Lang-Son. La deficienza dei nostri mezzi di trasporto esi« geva una pronta diminuzione del numero delle bouches à nourrir a « taot~ distnnz~ dai_ nostri nrngazzini ». Questa paura della fome, all'indom~n1 della _v,_t.Lorin, coutr11st11 un poco coli.i pomposa euumeraziouc degli approvv,g10n11menLi tro,·11ti nelle grotte calcari, ecc., ecc.; ma dimostra sop.rntntto In precipit11zione con cui si eru undati a Laug-Son; dove non s, _pot~va restare se non con forze insuflìcien1i , 1milgrado che lutto fosse riuscito al di là delle speranze. Questa coloun~ di ~'itorn? prese In strada mandar·ina, ampia o bolln, ma guasta m var, pu111.1. Su di essa alcuni mesi innanzi avevano i Cinesi accumulato forti e trincee per contrastnre ai Francesi Ja marcia su Laug-Soo; ma costoro erano passati per un'altra strnda,.ed ora, tornando per questa, ridevano dei lavori del nemico, e forse taluuo avrà pensato quanto poco , algano le fortificazioni, quando non sbarrano un passo necessario. Il nrnttino del 2~ febbraio In colonna era sul le rive del fiu me Bosso all'altezza di Hanoi; c1uivi l'aspettnva una fl ottigl ia che la condu~se a_ Bnc-Hat, ove giunse la sera del 2i detto. Aveva percorso in nove g1,1rn1, sulla strnda mandarina, 1-i-O chilometri ed una cinquantina pel fiume Rosso, seuzri incontrare un nemico. Il grosso corpo cinese, che as~ed'.a1:~ Tuyen-Quao, tutto intente ai lavori di zappa, pareva non cura:si_cli cio cl!e succedeva oltre i confini del suo campo; doVf~ alcnn1 uflì~iali d~l genio, europei, avevano impiantato uun vera scuola di fornelli da mrna. . Quali erano frattanto l_e istruzioni lasciate a Négrier ? ChinOCflIOcrederebbe ~be, portando via da Lang- Son quasi la metà delle forze , si fosse ordrnato a! comandante del resto di tenersi sulla difcusiYa, Gno a che, o pei ri nforz_i ven~lti di Francia., o per la liberazi one di TnyenQuan, 1 due reggnnentJ e la batteria par1.iti, od altri in loro vece fossero tornati in Lang-Son. :\fa le istruzioni lasciate a Né1rricr (o si~ che . o

ESrn nA

la responsabililit ne spetti a Hrière, o sia che risalga al governo) erano ben diverse . Egli doveva: donner de l'a·ir à /c, 11/ace et maintcni•r renrie1wi cm-delà de la (rontiiwe (pa role di Drière nel suo rapporto) . l\fa per mantenere il nemico al di lit della fronti era, bisognava anzitullo cacciarvelo, e a questo s'accinse subito Négrier. fino dal gioruo 17 febbrnio mandò in gi ro una ricognizione composta tli un battaglione di fan teria, una seziono d'artiglieria e quattro cavalieri . Qnesta trovò il nemico in posizione duvauti a Dong-Dang a circu 8 ehilometri da Lang-Son. Le notizi e degl i eniissuri si nccorda,·ano n<'I rappresentare Dong-Dnng come punto di rnccolta dei Cinesi dispersi nei combattimenti dei giorui innanzi, e non era necessario agrtiunrtere clie appena giunti sul luogo, mettevano mano alla zappa e ~cnv;va no trincee. Négrier era impazien te di cacciarneli. Più si tnrdava, più il nemit:o aveva tempo di riaversi e costrnrre, come al solito, un ca mpo tricernto. Si oggiunga die se i Francesi erano poclii, aspetttnndo diventavano anche meno. « L' effettivo delln brigala già dcboliss;mo « (dice Négrier in un suo rap porto) diminui,·a continuamente per l'nu« mento degli amnrnlati ». Poii;hè snlla difensiva non si doveva re~tare, conveniva prendere l'offensiva il piLL presto possibi le o, per meglio dire continuarla. ~fo. con tutti gli npproYVigionamenLi predati, i Francesi <:rano senza viveri; pocn cnrue, poco pane, nien te vino; vivevano specialmente di riso, zucchero e t:affè; ol tracciò mancav[lno qnasi assolut3meote di mezzi di trasporto. Nértrier mandò iudietro tutti i coolies (pol'la- bagngli) a cercare,, viYeri. Costoro lornàrono la sera del 2 1. All'i ndomani si fece il riparto di crò che avevnno portato. Qc:rni nomo ebbe sei giorni di vi,•eri dn ca"' ' . ricar$i su lle spalle. Era impossibi le fare cli vc rsn rnente per mnncanza cli quadrupedi . li 23 di buon mnuino I' intiera colonna, l11st:iatc poche trnppe in Lang-Son a guardia degli ospedali, mosse incontro al nemico. L'al'::111gua rdi a comprendeva un Ù{1ttagli one dì caeciatori cl' Arrica, un battaglione della legione strauier:1, una compagnin del genio, una l.iatteria, un distaccamento di tiratori tonchinc$i e unn sezione d'umbulnnzn. li grosso (colonnel lo Herbinger) era composto cli un battugliono della legione straniera, quasi tuuo il 3° reggimento di marcia. (batta~ glfon i spedizionari del 230, H1 ° e ,fl3° di linea), u'.rn ha_llena ed ,I resto dcll"rimbulanza della brigata. La strada serpeggiava 111 mezzo a colline, per lunghi tratti incassata, formando qua:.i una continua stretta. \'i erano molte posizioni che il nemico aHebbe polLLto difendere, ma non si l"ct:e vivo. Solo una quàrnntina tl'uorniui, ripiegando di cresta in cre5t;_1, davanti ai Francesi, pareva che facessero loro da battistradn. 32 -

Al'INO

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nIVISTA

Trech1lometri circa prima di Oong-Dang, la strada sbocca in un allargamento a cu i mettono cupo due piccole v::illi, per le qua li essa proseguendo si biforca, e un ramo mette alla vicina frontiera, l'altro a That-Kr.. Quivi al bivio stavano i Cinesi: il centr:o sopra un altipiano fra le due vnlli, le ali a caval lo del le due strade, la sinistra appoggiata a fort ini , la des trn al villaggio di Doug ,Dang, il fronte difeso dal ripido pendìo e da trinceramenti. La posizione era bella; troppo bella per, Cinesi. Se I' uffìcia le (probabilmenw europeo) che l'aveva scelta o consigl iata, , avesse beu considera to la natura e il mora le delle sue trnppe, iol'ece di presentarle schiera te a battagl ia davanti al lo sbocco, in posizione forse per esse troppo estesa e troppo lontana 'cla llo sbocco mede$i rno, avrebbe cercato di contrastare l'interno della stretta, con piccoli riparti, successivamen te disposti nei (uoghi opportuni. Il comhauimcnto si svolse e term inò come era prevedibile, data lit posizione e il carattere dei combattenti. Appena la testa della :;olouna francese si presen tò :il io sbocco, l'ala destra cinese si av:inzò offensivamente per sopr:i ffore lo prime truppe sboccate e impedire al re$tO di spiegarsi . Qui puro (a pnrcr nostrrJ) si vedr~ l'uflì cirde europeo, che ccrcil di applicare le regole, ma lta per le mani uno stru.meo to disadatto. La Dl0$Sti, cominciat:1 tardi, si esepiì lentam.3nte e male. Kou solo l'avanguardia francese eube tempo di spiegarsi , ma anche parte del grnsso. Ln batteri.a dell'ava nguardia, e poco app re$,O anche l'rdtra, presero posizione in modo da battere efficacemente il corpo cinese. Que:;to, dopo nver ondeggiMo alquanto, volse le sp:i lle e spar$e, fuggendo, il disordine e lo scornggiamento su tut.ta la linea . Il comancfonte frances•\ senza porre tempo in 111ezzo, approfitta del momento opportuno per dare l'assal to al cen tro della posizione, tngl iare il nemico in due e rigettarne metit su di una strada e metà sull'altra . Le due strade alle spalle erano pei ~inesi un beli' inv ito a fngg ire. Tosto l'artiglieria francese concen tra i $no i fuoch i sull' altipiano. La cinese risponde debolmente, tirando or di qua or di lù senza far danno. Quando parve a Négrier che l'altipiano fosse abbastanza lciwralo dai proiettili del l'artiglieria, lanciò a1J'assnlto il hattngl ione del ,1·H O (colonnello Herbinger) sostenuto da quelli del la legione strnn iera e dei tiratori t.onchinesi. Malgrndo le difOco lt/1 del terreno e un fuoco di fuci leria abb:1sta nza vivo, ri usci ai FrancesiJd' impadronirsi 1lel l'altipiano; e i Cinesi (come aveva preveduto Négrier) presero la fuga, metà per una stradn e metil per l'altra. Sono appena le tre pomeridiane, vi è tempo cli arrivnre lìno al la Portci clèlla Cina, distante appena tre o 11uattro.cbi lometri. Si lasci::ino in pace

499 ,quell i che fuggono verso T hat-Ke; e s' inseguono vivamente, con faniteria ed artiglieria (cava lleria non se ne avevn) quelli che fuggono verso .Ja detta Porta. Costoro travolgono e trascinano appresso tutti i posti che <incontrano iungo la via e la gua-ru igione dei forti che fi:rncheggiano la . Porta. Alle· 5 e mezzo vi ginngono ie prime truppe fr:rncesi, alla sera vi si raccoglie l'intiera hrigata. Il quartiere genernle sì pianta in una vi-cina pugoda ; le truppe trovano uuon alloggio nei forti abbandonati. Le perdi te dei Francesi (stando ai loro rapporti) furono relativamen te minime: una decina di morti e poco più. di 4-0 feri ti. Maggiori, ma non grandissi-me, quelle dei Cinesi. La poca resi$tenza opposta e la celerità .della fuga sa lvarono loro la pelle. Le prede l'u rano quat.tro cannoni Krnpp d:i montagna, tre mitragliatrici, grande quantità cli poh·ere e <li n111nizion i, molte lrnnd iere, moltissime tende, nn magazzino di-fu cili ,e un altro cl i vestiario; disgrni,atari1ente, ne$5UG magazzino di viveri: I Cinesi ca mpano di riso e d'aria. Lasciamo uo momento Nègrier alla Porta dell;i Cina, e torn iamo a Brière che ma rcia verso Tuyen-Qn:in. Questa piazza si trova r{liasi s-nllo stesso par;i llelo di Lang-So n , ma 180 ehilometri più ad ovest. Però non essendovi strada diretta da Lang-Son a Tuyeu- Quan, si dovette. torrrnre indiNro a1l Hanoi e poi risa li re per nn tratto la valle del !iurne Rosso , indi quella clel suo allluente il lìume CIJ iaro, facendo in .tutto non meno di 300 chilometri . I prim i HO (da Lallg-Son :1cl Hano i) .,si fecero (come abbiamo detto) marcia ndo per strada bnona; un'altra ,cinquantina da Hanoi a Bac-Hat si fece viaggiando in baréa; poi com in·Cinrouo le dolenti note. , Qualche ,giorno prima che Erièrc giuuges~e ad Hanoi, l"nftìciale su,periore ivi rimasto a farne le veci, aveva raccolto, dalle guarnigioni di Hanoi, H,mg-Hoa e Song-Tai, un piccolo corpo composto di due compagnie di tiratori algerini, una compagnia della legione strnuiera, due ·,com pagnie e mezzo di tirntori tonchinesi e qiiau.ro pezzi, e l'aveYa nvviato per J1arcil a flac-1-fat, donde partiva il ~,i. febbraio, il giorno stesso ,c.he vi giungeva Briòre ·colli brigata Giovaninelli, alla quale il detto -tOl'[)O 'servì cli· avanguardia. · Le truppe rimontarono la riva destra del fìn me Chinro, su cn i sorge ,Tuyeri-Qnan; ma non s'trada ca rreggiabile, nè buona mulattiera ; sentieri ingombri da -cespugli sce11,dono in profondi burroni, sa lgono su ri1)idi co·ntn1fforti, e qua e là spariscono affntto . I pezzi devono essere stra·scinati a braccia dagli indispensahili cootù.~; i viveri e le munizioni vengono su pci acqun con una fiottigli(I di giunche leggerissime che, per ~ruan to facciano , re5tano sempre acldieL1·0; il lìume è in magrn, e atl .ESTEThA

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ogni momento qnalchcdnoa dit in secco. Oltre le giunche da trns porto, Drière aveYa condotto a Bnc-Hat cinque cannoniere e, sapendo di ,prnle aiu10 cffìcacissimo era 110 state le cannoni ere iII tutti i com batti men ti a cui nrevnuo potuto pnmder parie, aveva dato a quesie l'ordre de tcnte1· l'i111possih/e , per mantenersi all'nlt,mn della colonna eJ arrivm·c} nssieme ad essn, dav:111ti nl nemico. Forse l'avranno 1en t:ito, ma l'i mpossibile non posso110 forl o neppure le cn rmonicrc l'rnnce; i; e qniucli non arri va rono. ì\fa cbe cosa era venuto in mente ai Cinesi d'iunti lizzare un corpo di dodici o quindici mila nom ini d:wan ti a 'JUlllla bicocca fuori di strada? Vernmente fuori di strnda per essi non crll; ma siccome non sbarrnva loro il canimino (e per conviucer~ene basta dare uu'occhi:ita n!la ca rta; potevn no ngevolmenle schivarla, e, senza pericolo, lnsciarseln dietro le spalle, pen:hè ln ,ma piccola guarnigione non ern in grado di tentarc imprese fu ori delle mura. Nel mese di ottobre 1884- i Cinesi mirrncciando di invadere il Delta si erano avnnzati i11 due colonne ( 1); l'una proY011iente dnl Quang-Si entrò per la Porta della Cina , passò per Lang-Son, prosegu ì per In strada manclarina e per le str:,clc laterali, lì nchè venne ad urtare contro i Francesi, che la fermarono e respinsero a Laug-Kep e a Chn; l'altra colonna, proveniente dal l' ì"unnan, venne giù per il bacino del fium e n osso, specie· per la vnllata elci s110·:iffl11ente il fium e Chiaro; e, proscgu:mllo la propria strada , sarebbe rin scita precisamente ad Hanoi, alla capi tale del Tonchino, alle :;palle dei Francesi, che fronteggiavano l'nltro corpo d' invasioue. Fu il timore di questo movime11to che impedì ai Fra ncesi di sfruttare le vitll)rie di Lano--Kep e di Chu ; li indusse (cosn nllora per noi inesp:cabile) a chiud er~ i p·~s:;i dietro il nemico che fuggiva, e a volgere un:, parte del le loro forze contro l'nllro che si avanzavo. Ma qucw, VQlt/1 i Francesi (cosa loro insolhn) avern no sti mato troppo il uemico. Il sistema cli mnrciarc sulle capi tal i nou è ancor:.i ina ugurato in Ci rin, e il com:rndante del corpo ùell' Yunnnn (generale Liu-V1nh-Phuoc) nvc,,a In. rnauia cl i attaccare le fo rtezze. Si provò contro Hong-Ilon , sulln ri va del fium e Rosso; ma riconosciu lnl,nun osso clnro, concentrò i suoi sforzi contro Tnyen-Qnan, rnlle rive del fit11n c Chiaro e forse sulla strada della colonna principale. Però dapprincipio non era nè vero assedio, nè rigoroso investimen to. O cbo il corpo cinese nou fo sse ancora al completo, o che il suo comandan te non fosse nucora deciso, l'uno e l'a ltro vagnrono tutto il mese· di novembre, e quello di dicembre sulle rive del fi ume n osso e quelle1

i l) Vedi Rivista .Uililare, punLila di marzo 1885.

1lcl nume Chi.1ro; ora tent:rndo inutil mente quesla o crnclla delle due piazze nomina te; ora ottaccando, semprr. colln peggio, le colo_nne clre re,cnv:mo rinforzi o le cnnnonierc che, profìtt.ando del la pien;1, rccn,•nno approvvi"ion11menti. Gl i uhimi soccorsi gi nn5t\l'O a 'l\1 \'en- Qunu nel 111ese di dicembre. Iu gennaio ·188;,i tutto il corpo co-:;ì dotto dell' funnan composto di soldati cinesi, di pirati e di bandiere nere si raccolse attorno a 11uesta piaiza e1l intraprese url nsscdio formnlc, con regole europee e con peda nteria cinc5e, tr:rnqnillr,mentc, come se 11011 si fosse guerreggiato altrorc, o si trauasse di un campo d'istr11zio11e nella guerra cl a ro rtezzn . La guarnigione con tavn ~llora circa 600 11omini (l'ra t 11i molti ausiliari e molti dell ::i legione straniera) comaudnti eia un nomo energico, il mnggiore Dominé . La piazzn è, colllc qnasi tutte quelle tlel Tonchino, una ridottn 1rn:Hlr::1 ta. Unn portn si npre snl fin mc Chi:i ro, che fi an cheggia il lato est; per un'alt ra (q nclla del lalo sud) entra la stracln che viene da Ilnno i où esce per l'opposta; alln porta ovest mette una stradn di collcgnmento tra quelln ora ind icata ed un'nltrn 1111:1,;i pnrn llela clre costeggia il Soug-Cli ai afllueute del Gnmc Chiaro. La prim:i cura dei Cinc;i fu di cos1rurrc grandi tri11ccramcnti su tulle le ,;trade cln cui poteva,10 venirn corpi di soccorso. Avrebbero nuche ::,bnrrnto il fium e, ma a questo prov,·edcva In magra, clre nou solo impcd i,·a nlle cannoniere di ocriun o"erc, ma ue teneva unn scquestrntu davanti alla porta . Ern. questa . . la caonon11icra .llitrnil/eu;e, ;\rmatn di un pezzo da ·I 1- ccnt1me1ri e di un cannone llotchiss; la rrualc nnchc s~qucstrntn rese ottÌllii servigi . Assicurntisi, c-om·es. i cretlcvauo , le !<palle, i Ciuesi cominciarono i larn ri e le operazioni ù'assedio. A le~gernc la descrizione nel giornale d'assedio, tcuuto·clnl c,1mandau tc della piazza e recentemente pubblicato, si direbbe clre i Cinesi sticno molto avanti uell' arte poli orcc.tica. Ma noi crediam o che -v i fosse ro in mezzo ad essi degli ufli-:i:ili ,)rropri . Ml ogni modo, vedendo costrurrn nic11l,emcno clrn la terza paraì lcla e gcavare immense gal lci·ie di min~ nllorno a una ridotta , in cni mczzn batteria da ca1npagna in uo'orn :ipre la breccin , e di c:ni rnClZO rcggirn unto (uon ciuesc) in un'altra ora si rende pad rone, non si può non sorridere del tempo e della fatica $prcc:itn; q11an L11nq 11e n forzn di foruelli da minn si si:1 fa un snltnrc in nria f[lia lchc dozzina di difensori e molti metri di muro. Che se Tu )'eu-Quan fosse stnta pi ù fo rte di L(trnìlo che crediamo, rngionc di più per non incn ricar;;eue.. Se qnnndo ai primi di febljra io i tre gencrnli frn ucesi, con tutte le fo rze dispouibili, si posero in ma reia su Ln ng- Son, iI gcncr:i le ci11ese, ' lascia La in pace Ia povera guarnigione di Tnyen- Quan, abbaudouat-C le trincee, le parallele


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RIVISTA

e i '.or1~el Ii, ~vesse marciato su Hanoi, c·on le sue trnppe, bandiere 1ie1"1; e p1rat1, Bnère ,arebbe torna to "indietro subito, non coa nna brigata, ma con tutte e due. Invece, continuando l'assedio, cioè tenendo dodici o_ qu indici ~11i l_a uomini_immobiliizati con tro ciuqnecento, si diede tempo, a1 F 1_·ances1 cli _bat_tere d corpo_ de l Quang-Si , impadronirsi di Lnng-Son e poi tornare md1etro, c9n una p:1ne delln forza, n liberare TuycuQuan. LI 2_7 febbraio la testa del lo colonna di Brièrc giunse a Phu- Doan, dorn 1l fiu me Chittro riceve il Son-Cimi n <.:irca 25 chi lometri da Tnyen-QuRn . ll 28 Yi si riuni J'i utera colonna. Qui si pre5entavauo trestrade cl1e, rispettivamente, mettevano capo al le tre !)Orte, Iìord, ovest esud delln piazrn; ma di queste strade la prima era troppo lunga, I:. seconda poco cono:;ciu ta; si prese quindi la terza elle con tinnava arimontare il .Gnme Chiaro . Per essa si veniva ad urtare contro i trin'cera men ti cretti dai Cinesi a Duoc; rna più o meno ve n'erano sn tutti t,uu~ le str~dc. Il ·IO marzo a sera l'avanguardi.a fra ucese gim1s"l a ci rca 6 chilometn d;1 lle pri me posizioni cinesi, le qua li erano a 6 0 7 chilometri dn Tnyen- Quan. Si presero gli accnmpa men ti e si lanciarono rnzz, pcr avrertire la gnamigione dell'imm ineo te soccorso . Era tempo. La guarnigione si trova va nssolutamente nll'est.remo; non_rer maHcanza di viveri , nè di munizion i, ma per esanrimeu to di forze_ La guerra e le malattie l'avevano ridotta di un terzo. Giù da più "iorni· vi ~rnno breccie operte e 1111 salien te roviuato. Le gallerie cli mina ~rano arr:vnte so~to le_mura e <li tanto in umto focev:rno un nuovo squarcio, !~andando iu ana qualche scntiuello. Hiparnre i guasti ern impossibile; SI combatte va coutiniwmente. li 2(1, ali' alba i Cinesi dànno I' nssalt0, (era i! sesto in pochi giorni) nl sal ien te rovinato; e sorprendendo i difensori, en trn 110 uclla ciuadeJJa, rna fin iscono per esserne ribuuati fu ori. I l 25 ripetono la prova co llo stesso insnccesso. I rn pporti francesi chianrnno f'urios·i, questi aitacchi; ma, pur t'ributando alln rlifosa la dovuta ammirazione, è lecito credere che, se fossero stati soltanto ener"ici sar?bhero riusc_iti: È impossibile che ([00 uom ini in quelle condizioni'. restsW no a migli<1ia e miglia ia se queste vogliono veramente entrnre.. Forse Liu-Yinh-Phuoc, che non calcolava per nul la il valore d~l tempo, aspettava ad entrare dopochè le mine avessero folto saltare tutta Ja cinta .. In quest'impresa lo colse Hrière . · · F in dal giorno 27 febbraio, prima ancora di vedere il se"na le dei libera tori, gl i asseLliati avevano visto nel campo cinese, ~n at·a~:le mo vimm:to; e quindi a poco a poco il nemico diradnrsi. Lo ; tesso giorno tento ancora un assnlto; ma chi nou era riuscilo prima non poteva spe-

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ESTERA

rare di riuscire adesso. Decisamente i Cinesi non sono faltt per l'offens iva. i giol'l1i segnen ti , nelln difensiva , si comportarono rneg_Jio .. 'Il -2 marzo nclnnque i solclati cli Ilrière si svegliarono quasi 1u vista clei trinceramenti cinesi . Sorgevnno questi su di una lillen di piccole alture che ch iudono da sud la pianura cli Tuyen-Quao, e fm Je quali corre incnssata In strada proveniente dn Phu-Doan. Er:mo stnti GOstrutti colla solita p:izienza e con insoli ta raffinatezza; non mrrncavano neppure dei picchetti di legno piantati sugli spa lti per for inciam pare gli assa litori. Consisteva no in tre linee di trincee, appoggi,1\e da nna parte a fortini , <!a ll'altra al Jiumc Cbiaro ed iugombrnnti quasi tutto lo spazio fra Hao- Moc e Duoc, sci o sette chilometri prim( di Tuyen -Quan . Appena gli esploratori segnalarono la vista di u~1 _forte, il g~ne1:ate ~iovanine! li si portò innanzi per riconoscere h, posm ooc. Era difficile onon~ tarsi . I cespugli e l'erba aItissima ricopri vano t.utto . Si misero nlcun1 pezzi in batteria e si aprì il fuoco contro il forte che si Yecleva . Cinesi non risposero. Il resto dell'art.i.glieria pres~ posizione e alcun, b~tta"ìi·on i cominciarono a ;:;pi,~garsi, secondo I' ,den che il genera le s1 era forma to della posizione. I Ci nesi sempre zitti. Forse, avevano avnto l'ordine cli non sparare fìn chè non avessero il colpo sicnro, sio per fa re più effetto col ln sorpresa , sja per 110'.1 ~masch~rare, _in~an:'i tempo, le proprie posizioni. Qui r:ome altrnve ci s1 vede il cons1gl 10 d1 qnalc\ie uffi ciale europeo. . Quando si tratta· cli aspetta-re, i Cinc:;i ubbidiscono sempre. ì\'Ia lrnttanto, mentre essi nspe.ttav:rno, i Frnncesi avnuza vano ed in qmilclie pnuto erano giunt.i fin sot:o i pnrapetti . Improvvisament& da nna trmcea non ::ivvert.it.a, parlo una salva qnasi a bruciapelo contro una compa gnia di cacciatori tonch inesi e uc_rnett_e a t.~rrn nn terzo d~ll'c [fo Ltivo. Così dice la conispondenza da cnt toglia mo il racconto, ma e probabile che il terzo dell'effettivo questa compagnia l'abbia per<lut.o durante tutto il comba ttimento, non alln prima sc::iricn; al tri menti bisognerebbe -dire che rpiesti Touchinesi, i quali c,:,ntinuarono a battersi tut.ta la giornn ta, valgono oramai quanto i loro maestri. Poco appresso il fu oco è acceso sn tulla la linea . Le pos:zioni cinesi sono smascherate, nlmeno qnnnto ])astn, perchè l'artigl ieria fra ncese scelga i suoi bersagl i e vi concentri i suoi fuochi; la cinese, come è sol ita, tira n c.:nso . La fnnter ia francese è vicinissi ma ulle trincee, rna i cespugli e l'erba , come uasc,)Jldevano queste, così nasconùooo gl i assalitor!. yers~ I~ tre pomeridian~, du~ ore dopo che ì'artigl ieria aveva commc1ato il luoco, un battagliooe dt tirntol'i algerini è Jànciato all'ass:ilto di nn forte, i cni parnpctti ap pariscono abbnstanza sconYol ti dal lo scoppio dolio grn.nate. Questo b:ìttaglione,

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malgrndo uu fuoco di fuciler ia abbastanza vivo, si annza lìoo a pochi passi dal forte, quando improvvisamente una linea di mine scoppia sotto i suoi p_iedi, manc!a in aria una quarantina d' oom ini e fa volgere le spalle ai r@anenti. ~fa altri bn ttaglion i si portano- subito in lin ea; le tri ncee sono aw1ccate su vari pun ti; il forte è preso, e contcmporancameu te o dopo di esso, vari altri. I C:inesi si difendono con un'ostinazione insoJita; ne é causa il v:i lore che an nettooo alle loro fo rtificazioni. I Fran<:esi att:.iccauo con ardore nucl1e maggiore del solito; ne sono causa i successi di Lang-Son e il desiderio di libernrc la guarnigione di TnyenQuan. All e 6 e mezza 1·0,cnrità mette term ine al combattimento ; oli 0 .-ivversari si fe rmano dove si trovano. La notte s'impiega , da p;wte dei Francesi, a rr1ccoolic1·c i feri ti· cosa difficile, fra i ce,p ngli e all'osc11ro. Non si posson~ accender/ lumi nè fuocli i, percliè diven tano punti cli mira alle fuci late del nemico. · l~'ir~dorrwni_, all 'alb:i, i vari l>:ittagl ioni , senza manco a$petwre ordini, r1p 1gliano tl lavoro al punto a cui l'h un no lascinto, cioè ricomiocinuo ciascuno per proprio conto, l'nttucco della posizione che hanno dinnanzi; nrn non incontrano la stessa resistenza. La notte lrn dato ' ai Cinesi il c~nsiglio di fuggi rr . Alc11 ne compagnie di fanteria di marina si precip1tnno sopra un fo rte e se ne irnpadl'oniscono; quando sono dentro 5i .accorgono clw gli spalti erario minnti e con tanta poh,erc eia far saltare ,una montagnn. Ncila precipi tazione i Cinesi o si erano dime11ti cu1.i di rnetter:i fuoco, o non Jw nno nvuto tempo, o non credono più nrnnco alle mrne. Ad una :.id uua le tri nci:ie abbandonate, o debolmente di fese , cadono in mano ai Francesi. Al l'estl'ema sinistra, in un fon ioo recinto da una fo rte palizzata, uirn cinq11 auti na di ostinati resiste ancora malgra~lo i ripetuti asso lti di noa compagni:i di tirato ri nlge~·ini. M.a questo fo rtino, che ormai si può avel'e per nnlli1, non conviene pagarlo a caro prezzo. Si fa desistere la fan teri a dagl'i assa lti e si puntano con tro esso alcuni pezzi che in poco tempo lo riducono -a dovere. La lotta è fi nita .· I Cinesi ,fu ggono nei terreni boscosi a nord-ovest di Tuyen-Quan. I Francesi si raccolgono e forma no la colonna; Brière si mette alla testa; · si fan no ancora alcuni chilometri fra le co l!ine, poi si shocca all'aperto e si yeJe in fnccia Tuyen-Qu,HJ . Parte delln gnarnigione è ven uta incoutro e presenta le nrrni sch i0rata su lla strada. Il comandante aspetta al la porta . Brière appena lo vede, scende a terra e l'abbraccia . I l resto è inuti le descriverlo; ch i è militare l'immagina facilmente ed anche chi non è milito.re. G-li assediati avevano passa to la gioruata precedente uella più viva ansieti1, sen1endo lon tano il rumore ciel combattimento, che doveva dec idere della loro sorte; accortisi

poi dell'esito, avevano vegliato allegramen te tutta la notte per fare l• ultime scariche su chi, (uggendo, passava troppo davvicino. Dopo le pl'i me accogl ienze :;i visitarono gli ospedali . Yi erano 150 fra amma lati e feriti e troppi più stava no per giunge1·vi. Fra la giornata del 2. e la mattina del 3 marzo i Francesi avevauo avuto, secondo i dispacci ufficia li, 481- uom ini fuori di combattimen to, fra cni uu'ottantirrn cl i morti sul campo. Secondo corrispondenze priva te le perd ite fnrono anche mnggiori. La dilforenza forse proviene dal calcola re o no i fe riti leggermente. Questo com battimento del 2 marzo fn pei Francesi il più sang11inoso di •1 ua nti ne abbiano so,;timnti nei Tonchino. Le perdi te dei Cinesi no11 vennero indicate, proba bilmente non forono molto rnnggiori di qnelle dei Francesi , ·eciò pcrcl1è si batterono quasi sino n sera dietro le trincee e fti ggirono, speciu lmente clnrantc la notle. Brièrc attri buisce iu gran pal'lC le pcrt.lite dei Francesi al la mancanza delle cannoniere che, 1mlgra<lo tulli gli ~forzi, non poterono 011.repassare P liuDoan,- e si larneu t::t che (contr(lriarnente alle condizioui stabi lite coi costrnLtori) non vi fosse al Tonchi no una c:i nnoniera capace di manovra re in meno di un metro di fond o. Certo che, se questi legni avessero potu to portarsi fin o al l'altezza delle tri ncee cinesi, ehe appnntoal Gume apun fian co' l' i111 1iresa dei Francesi sarebbe statn sin golarmente po,wiavuno 00 V

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agevolata. Se l'unuwiti.l , la giih;tizia, l'onore, uon avessero iJllpo,:;te ai Francesi la li berazione di Tuyùu-Qu::to ; se la guen:a al Tonchino non !"ossei senza <Jlllll'tiere, ~arebbe stato meglio, rn ili.taimenle rrnrÌnudo, lasciaro il nernico rodere quest"osso, piuttnsto che partirsi da Lang-Sou sguerneudo 1::t frontiera cou quelle cooseguenze elle si videro di poi; fo re 200 clti lomctri lasciando chi sa qua nti uomini per istrncfo , e git}ngere infi ne a Tu yen-Qnan, dopo avuto , fuori com hattimeino più uom ini di quelli c_he si souo liberat i. Qtrnndo una fo1tezw uon sb~1-ru uu pa,;so nece$Sil l'10, o non vi è dentro u1ùrmata da far prigion ier:i, uon vi è convenienza d'intraprenderne l'n::-:,ed io, rrn ppnre al Tonchino ; e se c:ipitn un nemico così buo uo da intraprenderlo, conviene l~tsciarglielo fare , sa ivo che qnesto $ia l'unico fn;;tidio. Ad ogn i modo, se si voleva liberarn la au: rni(Tione di Tuven-Ouan, ern mealio li berurla primn di andare a Lan gv <.1 n .. .... o Son. ~la in Francia allora non 5i peusava qnasi neppure che TuyenQnan esistesse; in vece si :ispettavn, di giorno in giorno, la no tizia dell a marcia su Laug-Son. Dunque bisognav:i affreuarsi. Il pubblico s' impazientiva corne quando si wrda ad alzare_ il sipario. Il subire queste · in Ouenze è uno c'.ei (;arat.teri del le guerre moderne. . .Liuerata Tuycn-Qnan , riparate le hre0cic e distruui i lrirori dei Ci-

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ESTERA

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,ntVISl'A

nesi, si lasciò nella piazza una grossa guarnigione, ,pecinlmen te a gunrdia degli ospedali ripieni, e 1te' suoi dintorni , l'intiera brigata Giovauinelli . Brière, coi distaccamenti tolti tille gua rnigion i, ri toruò nd Hano i, e strada focèiH!lo, 'inflisse wna punizione nd nn villaggio indicato come ri fugio di una banda elio, in nitri temri, ave1'a assnl ito un posto telegrnfico. I distacca menti tra tti da Ilong-Hoa e da Song-Tai rientrProno all e loro, guarnigioni . Liu-Yinl1-"?.linoc, cu i ern passa ta ln mania degli as,;edi, cont inuò ad Dggi rnrsi, colle sue hande, nell'al to bacino ilei fìum e Rosso.

IL Volgiamo ora uno sguardo al teatro della guerra maritti ma, ed anzitntto a quella parte che è costitu ita dalle coste dell' isola di Formosa e da lle acque che le bngrrnno. Quivi i Frn ncesi furon o se111pre disgrnziati. Bom bardarono Kel nng f' Tom sui e mandn rono più volto la notizia di essersene impadroniti. Ma intierament'e pad ron i di Tn msui non lo furo no mai, o fi nirono per nbbnndound o. Di Kelong po;;edettero lerov ine, mn non ie cave di ca rbone, per coi specialmente era no andati a Fqrmosa . Quale fn la causa rli é1oosta impotenza.'? lo primo luogo pare cbe gli abitanti di Formosn , isolnn i e montanari, valgano rrualcosadi più . che i Cin esi di piann1·a; in se1·o nclo luogo, il terreno mont~gnoso e boscoso oppose ai Francesi diffico lti1 grnndissime, forse prevedil>ili, ma non pre1·edntc. A Kelnog si trovava da mesi e mesi un co rpo sbarcato; i rinforzi giunti in genunio aveva110 messo a disposizione dell'::unrniragl io Courhet circa 31500 nom ini. Non s;i ppinrno se li nbbia slrnrca ti tuui; in ogui modo una p:irto ue ripigliò rprn 1:do, ai primi di fe bbraio, divise la llolt:1 é portossi colla rnaggi~it parte dello navi rbvanti le foci dell'Yung e dell 'Yan-Tse-Ki::111g. Le condizioui dei ri masti nè migliorarono, 11è peggiorarono. I Francesi OCCll J)a,,·ano un baraccamento trincerato, npcrto snl mare. I Ci!')esi occupav:1110 unn linea cl i posizion i trincernte che circonda va il bciraccarnento . .La flotta bloccava le coste , approvvigionava il corpo di sbnn:o, gl i rnau tcueva aperta In via della ritirata, e ti rava sui Cinesi qun ndo si avvicinaYo no tr-oppo alla spiaggin. Costoro investivano da terra il corpo sbarcnto, e Lrovavauo nell'isola qnauto bastava :ii loro liisogui . I mpotenti erano i Francesi a romper~ l'investimento' im1)otenti i Cinesi a ri o<Yetlare il neG~ ico ìn rna,·e. G-h uni e gli nitri ci si erano prova ti più volte, sem pre inutilmente. Tale era stota la situazione iu <licernbre, geurrnio e febbraio, tale si mao -

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tenne in marzo e .per tutta la clurnta dello guerra. Comanclav:i le n:wi il ccrntram mirnglio Lespès; comandava gli sbarcati il colounello Duchesue, che (se J'identit/1 del nome e del grado non ci trae in inganno) aveva già-fo lte le sue prove al Tonchino in novembre cd io dicembre. Nei pri mi di marzo (o sia che l'ordine <li far qualcosa fosse anche giunto a coloro cl1 e non potevano frll' niente di uti,le, o sio che realmente i Cine~i-al'essero ristretto la cerch i:i, ,o sia che il bisogno di muoversi e d'agitarsi almeno, in quella si tuazione penoso, fosse più prepotente di qualunque altrn considerazione) i Fraoccsi attaccarono le posizion i nemiche. L'nttacco e l'esito è nununziato per dispaccio dal contro amm iraglio L6spès nel modo seguente. « Il co lonnello Duchesne all a «testa. di 11300 uomini attaccò il 4 marzo,.Je posizioni dei CinHsi. Dopo « 111w serie di brillanti combattimenti clrn non dm'arono meno di qnattro << giorni, in mezzo a un paese aocidenw to e ùiffìcile, i Cinesi vennero « scaccia ti da tutti i punti che occupavano e rigettati sulla strada di «' Ta1m ui. Le loro perdite furono gravissime. Quelle dei Frnncesi 2.00 « uorn ini fuori di combattimeu to ». Non r1bbiarno sor-L'occhi il rapporto disteso ( forse non venne publicato) e il dispaccio è naturalmen te moltn conciso. Toglieremo pertanto i particolHi da UIH1 lettern che troviamo nei giornali france.si scritta da nn ufrici::dc che prese parte nl combat. tim ento. « I 0«iornali vi avranno giù narrato, almeno all'iugros,o, ciò che furono . « per nqi le giornate elci 5 e <lei 7 marzo .. Essi avra~no magnifica~o i « nostri successi, cau tato le nostre glorie, enumerate le nostre perdite, « ah imè molto gravi ! V' banno CS$i detto la sterilith assoluta di tante fa<< ticlte sostenute e rii tnnto sangue versato? >> . Il !i- marzo prima di giorno i;-i parti da Ke1ung; la colonna era. composta di un bn ttagl ione di fanteria leggera d'Africa, due compagnie della Jecrione straniern, tre di fouteria di maniua e una sezione d'artiglieria montngoa. Si trnttava di sloggia re il nemico da due posizioni poste all'estrema destra dei loro trinceramenti. La strnda, ca ttiva per se stessa, avevn peggior.ilo per le pi,)ggie dei giorni antecedenti; ma la giornata era magni Gc:i . « Avemmo (dice l' uHìciale) assolntameute bisogno di fare « qualcos:i . I Cinesi stri ngo\'ano i.I cer~ilio a-vec ii~e auda~.e qui noiis << étonna'i,t ». In questo giorno non vi fn comb11 1.t1rn ento . ~1 prc~e una posizione e.ile si ab bandonò ol i' indoma11 i per prenderne ~n'~ltrn._ I l terreno era poco conosciuto;« si aod::m:i alla ciec~ rnn s1cu!'' di r1n1va 1:e _»: L'cs1.eemità clelln po,, izione cinese era cost.1tu1ta da un oltura il np1d1 coronai. o da una linea di parapetti nppoggi~ti ad un Pendii ' col ciolio o . . I. l forte. I Froncesi cercavano un'altra nlturn da cui s1 potesse uattcre co -

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HIVl $TA

l'artiglicrin questo fo r1e, p1·endere di fian co i parapetti, e, al momen to opportuno, lancinra facilmen1e In fanleria sulla posi;:ione nemica. Qnes1a altu ra la trovarono il mattino del 5 e pare che vi siano sa liti senza contrnsto. Le p1:i mc tru ppe vi nrrivarono alle· ,11 antimeridi:ir1e ed a:;pcttarono, co ricate 11cll 'erba, che giungessero le altre e i tre pezzi . Alle due tutto cm pronto e si cominciò il fuoco contro il fo rte e i parapotti. I 1,inesi risposero co ll'artiglieria e la ntosc:heuerin. Ln pri 111 :1 ti''" va malr:, la ~econda Lene. « Quei bri cconi (dice l'nflìciale) hanno impar<1lO o « fo ro la guena, dopo cht: noi loro l'insegniamo» . Dopo mezz'orn ~i diede 1\,ssa lto nlln Tarala. Così i Francesi avcv:1110 lrnttezzalo la posizione nemica pc1· l'aspetto che il fo nc e le viçine trincee presrntavnno, viste da Kelung. Alle Ire la Tawla ern con'] ui~l:tln e i \'Ìllcilori potevano sedervirsi cornodvmente. n csta1•a da prendere il Circo; ma per la giorn at~ s'ern fa tto ,1bbast:rnza. Si pcruoLtò !-nlla posizio110 conquislnta e vi · si restò lutto il giorno appresso, impiegnndolo n ril'onoscere i luoghi ,,d a 1raspor1are i feriti a Keln11g. « Per qua li strade (cl içe l' uffi ciale) e cou quali me7,zi ! » Il giùrno 7 si diede l'assalto ul 0i1'Co. En1 questa una pn~izione attigna alln pretilde11tc, co:;tituita du unn Yentina di picchi disposti nttoroo a un altipi:1110 e riuniti con trincee . L'im presa fu più diffici le che quel la della Tcitola. Durò quasi l'intern giornnLn. Atl og11i modo, verso le tre pomcridi.1uc. i Fnincesi ernno padroui ar1 clie del Circo, attorno e dentro ad esi,O giaccvauo morLi e feriti, 14-0 dei loro e uu nnmcro nwggiorc di nemici. Vo lendo rrosegui rr, potevauo i Frnnccsi attaccare all'indo1naui la posizione successiva, e po i l'altr:i il giorno nppre-s::;o, e così via vin; ma (come ben dice la lettera da cui àbhiamo 101!0 questi particolari) « nou erano abhnst:rnza nn 111ero,i per sopport:irc molte di << qneste vittorie ». La con clusi·one dell' ufficiale ò < rne~ta: « dal punto « dì vista puramente mi litare l'operazione è staia bene e vigorosamòntc « condoua; dal punto di vista della nostra po3izione a Formosn, non « mutn nssolutam ente nulln. I Cinesi c'investir,,uno sop rn 1111 perimetro « più sviJnppalo. Ecco tutto». All'indomani il gro:;:;o delli, colo1rna rien trò a Kelnng con cinque c:mnon i invece di ire e un gr::in numero di fuci li predati; una gunnlia restò, HOn sappiamo per quanto tempo, sulle posizioni co11c1ui:;tate. L'investimento dei Cinesi e l'ìrnpotenz.n dei Francesi a romperlo durnrouo come prima . . Il corpo di sbarco a Kcl u111:r, alloggiato i11 comode har:,cche e nello case o cnpanne di Kclu11g, clie ancora restavauo iu piedi, e approvvigionato nbbondantcmen te dal la squadra, sembrn, a prima visla, che fosse ill cond izioni assai migliori delle truppe mobili nel Tonchino. E

ESTEI\A

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certo ebbe a soppor1are meno fotiche in marcia, meno disagi nel dormire, meno prin1zio11 i nel vi tto, meno perdite in combattimento, che le brigale Giovnn inelli e N6grier. P ure tutte le corrispondenze d:11 Tonchino dimostrano che fra le truppe di queste brigntc non mancò mai . il buon umore. Im•ece tu lle le corrispondenze cl:i l{clung sono piene di lamenti . • Qui sotto 110a pioggia incessante, carezznti dalln brezzn ma« rina, mal vesl iti, m:il nuclriti , gelinmo, ci rattrnppinmo pei retunatismi, « moriamo il i tifoidea» . Anche più malcontenti de:le Iruppe shn rcMe erano t li ef!n ip::i ggi in crociera, :rnzi uDa volta si parlò v:igamente di ammutiuamentu a bordo di uon sappinmo qual legno e rela tive fn cilazìolli . Come ciò ? Forsechò i Francesi a Formosa non erano della slcssa natura deì Frnncesi nl Tonchino? Lo erano perfeuameute; ma era essenzialme11le divers;1 la posi1.ione, e peggiore assai (quantunque apparentemente 111iglìore) <1nella dei F rancesi a Forrnosn. l i m'.1011ersi, l'.ngitarsi, il pensare e fare ogn i giorno qualcosa di nuovo sono uu grande solli evo morale e lì:;ico, un compenso alle fatiche e ai pericoli, uno stimolo al buon umore, un r11·e$ervativo della salute. Questi vantaggi li avevano le truppe al Tollchi no, non quelle a I< clung, rose dal 1arlo della noin e accascinle sollo il peso della propria impotenza . I e stesso guarnigion i delle pinzo asseclinte (clic ò la pe&!gior condizione in cui una trnppn possa trovarsi) s'aùntla no nl loro dc:slino, perchè non vedono rimedio; tulle le strnde sono chiuse. ~fa una tru ppa sbarcnta sn di nw1 spiaggia pt:r andare a,·an ti e poi fermnla li, pcrchè :rndar.e aranti non si può, restando però sempre libera la strada per lornare indiet.ro, noll comprende le ragioni della sua posizion e ; è nelle cond izioni di una· guarnigione assediata con una porta apert.1; tr ntazionc continua. Iu qncsta posizione qualunque truppa si s1anca, si :rnnoia e perde col buon umore il pri mo reagente contro le cnttive inlluenze del clima. \"eniamo ora a Courhet. Egli ave,,a lasciato, ai pri mi di febbra io, con una pn rte clelln fl otta e con trnppe da sban:o ( I) le acr1uo di Formosa. Avea colato a fondo ( I,I,. febbraio) presso le roci deJJ'Y nng duo vecch ie nari ,;incsi e andava cercando qua e lii sulle coste e negl i arcipelaghi, ,prnlche punto ~ensibile su cui b:illere il colosso, senza sprecare il colpo. Di trovare io mnrc navi da guerrn nemiche, aveva perduto la spcranz:i; si sarebbe (letto che erano fu ggite iu montagna. Si cr:i imp0S$ess:ito (ullimi di febbraio) dell'isola di Protoo, s:icra pei Cinesi, ma questi non se n'erano nlTatto commossi; pare che le cose sacro sieno in ribasso ani;hc nell'Impero Celeste. Poi aveva tentato ('1° e :2° (1)

Vcrli llivì~ta .ll ilitare, puntata cli m,1rzo -1885.


ESJEUA

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nt VISTA

mnrzo) di rimont:1rc I' Iung ed atwccare Ching-Hai (scritto anche Tsinbai) ava mporto dell'importa:nte città di Ning-Po sulle ri ve di detto . fiume. Ma il. tentativo non era riuscito, e di esso, come di tutte le imprese fo llite, si parlò pod1 issimo e non si conoscono i particol.iri. ·Sembra elle il fiume· fosse difeso da fo rtificaz ioni sulle sponde, sba r. rato da ost.aco li nel lllèz.zo e che dieiro gli ostacoli vi fossero navi ci,11esi. Due torpediniere~ francesi si a vanznrono forse per far saltare gl i -Ostacoli, ma furono respinte. Allora i cannoni di grande po rtata man- Elarono in Ching-Hai alcune granate, di cui per la di~tanza no n si potea110 vedere gli e/fotti; quindi, nel dubbio di sprecarle, si abbandonò . l' impresa. · Le Ìrnvi non impiegate in qmiste operazioni incrociavano nel <rolfo del Petchili, specie d:wauti al le foci clall'Ynng e deìl'Tnng-Tse-K~ng, per tenere lontani o cauurnre i carich i di riso,. cbe sogliono affluire in .questi paraggi per :ipprovvigionare Pecl1 ino . È inutile <lire che oltre i carichi cli riso, si sequestravauo anche le altre merci di cout.r11 bb:rndo, e che dove è cli co11trabba11do il riso può esser0 consi.dcrata t.ale <fLla hrnque merç_e. Quando la cr,tLu ra co lpiva proprietà cinesi, non se ne parlava neppure; ma sorgevano question i curiose, se per caso c' incappavano gl'{nglesi. Una vol ta venne raggiunto e ca tturato un legno inglese cn rico <l i piombo. Dove è coo trablwndo il riso, non si cnpiscc davvero perchè non debba esserlo iI piom bo; gl' Iuglesi però sostenevano che crutsto piombo doveva ser\'ire non per fo ndere palle, ma per fasciare scatole di the ed invocavano le dichiarazioni del governo fraocese di applicare, agli Inglesi, con molto rigunr<lo, il diritto di I i,i ta. )fa i Franct•si erano risoluti di a11 1Jlicarlo come O'l'[ncrlesi av rebbero ' V t> .ippli•:ato la recente disposizione, che proibiva al le nav i bcll i!!eranti nei ma ri della Ciua, di ,1ppro vvigionn rsi ad eseguire riparazi~ni porti inglesi. La sospensione del le ostÌ!itiL è ven uta in hnon punte, a troncare l'applicazione di tutti questi di ritti, che minacciav:,no di allargare fo questione fra nco-ci nese. Frattanto Conrbet, pe;' interrompere . un poco Ja noia della crociera e segni re le istruzioni ricevute, che gli impon_erano di fa re presto qualcosa di éclatant, aveva posto gli occh i su lle iso le Pescadores. Q-neste in numero di sette rrri11cip,1 li Jormauo un arcipelago nel cmrnle di Formòsn ; racchiudono baie profo nde e di fac ile accesso, fra cui quelle di :N'i u- Kung e di Pong-Hou. In fou do a quest'ultima, cl1e è ampia e ben riparata, s'apre il porto di Makuog, la cni entrata ern difesa dn un forte casa nrnttato e da vnrie ba tterie, ·alcune delle qua li collocate sn vici ni i:;oloui. Dietro al porto il terreno si ele,·a fino n un piceolo al ti.pi.mo; sul pendìo sorgeva 111 pie-

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cola ci ttà di ~l;b1ng e sull 'ahi piano si snppoucva cl1 e vi fosse il campo cinese. Quale importanza militare abbiano realmente queste isole no11 sapremmo dirlo. Quando un dispaccio ebbe annu01.iato .che CourbeL si {)!'a im pad ronito di Makung, i giornali di Parigi trovaron0 clte essa era Ja chiave dell'isola di Formosn; oude rr~stò spiegato percbè i Francesi non nvev:rno ancora potuto penetrare in quest'ultima: erano andaLi senza chiave. Altri chiamò Maknug la Mail~ della Cina; altri infine trovò, nell a storia militare cinese, mezza dozzina di casi, in cui i padroni delle · isole · Pescadores avevano costretto a cedere i pndroni di Pechino. .Senza credere a queste esngerazioui, non si può disconoscere die, nel le successive trattazion i di pace, i Cinesi mostrarono di annettere In massima importanza allo sgomliro di queste isole; onrle reca meraviglia che da una parte siasi pensato co:,.i tardi ad occu parie; e dall'a !tra sinn~i lascia te q nasi senzn diresa. Per le opernzioni contro Makung, Courbet aveva dato convegno nella haia di Ta i-Wan-Fou a due corazznte (Bayard e l'·rioinphante) due incrociatori (D'Egtaing, e Dnchaffaiit; un trasporto (Hannain-i.te) e mia torpediniera (V'ipère) . Le corazzate e dne incrociatori avevano a bordo ciascuno una com pagnia da sbarco, cliè ,. pare, vi fo sse permanentemen te. Il trnsporto (Hannainite) avev;i a bordo. un corpo da sbarco di 4-00 uomioi, forse presi a Kelu.ug. Questi legni si trovarono il 28 marzo al luogo di convegno, snlvo la v-ipère rimasta inclietro per il cattivo tempo. 112.9 , a punta di giorno salparono per rec;1r~i ùella baia di Ponglfou, ciascuno al punto asscgnatogl i nel piano cl' attacco, cioè la Triom,JJhante, la Bayard e il D'Eslaùig, per battere chi cli fronte, ch i di fianco, chi di rovescio, il forte e le batterie che difendevano il porto, {) l' incrociatore Duchalfaut per lnnciar bombe dove si vedevano o si suppouevn che vi fossero attrnppamenti cinesi. L' Z:fonnrwiite doveva tenersi fuori portata dal cannone nemico i4 uua baia che i F rancesi !avevano ba ttezzato baia del Di3me, pronto a sbarcare le truppe, quando ne ricevesse l'ordine e a battere un istmo, pel quaic si credeva che i Cine,i, fu ggendo, dovessero pnssare . Alle 7 antimeridiame ('29 marzo) la squndra entrò nella baia PongHou, saluta,ta da i tiri del forte e delle batterie. Dicim:no salutata, perdiè <1nei colpi ebbero lo stesso eITetlo dei colpi di sa.lut.o . Nfa ben al tro fu l'effetto della risposto. . « In breve le nostre artigl ierie (di ce Co urbct) ~, écrasent le opere nemiche. I proiettil i da 2ft. centimetri demolissent cc le caunoniert> del forte casamat.Lo.lo, qnelli da ·14- centimetri e gli Hot~h« kiss criblent i difensor i dei pezzi in barbeLta ». Il fuo co dei Cinesi,


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RIVI STA

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EST EU.\

,,ivissimo durnnte mezz'orn, n 'atte'irt /. aucun dei bastimenti francesi. Verso le seuu e mezzo, comincia a ralleutar5i. Alle otto, nnn batterin è ridou:i el silenzio; da uu'al tra i difensori fu ggouo verso Mnkung; da una terza si gettano a nuoto in mare. Il fo rte cnsamnttato ed una batt~ria vicina tirano aucorn cprn lche colpo inoffensivo, ma è quasi inutile ri spondere. Per la truppa c'è il rnncio pronto, e per gli ufficiali c'è I~ co!azionc in t,1rnla. Si dii il segnale di cessnre il fuoco. Le opero crue~1 eh1110 sn1antel latc, i cannoni smontati, due polveriere s:i ltate in aria . li primo alto dell'operazione era compito. Courbet non aveva perduto un uomo, nò soff,mo un'ammacca tura nella coque dei suoi bastimenti . Ap1·ès le cHner des érwi7Jages eom incia il secondo ntto . Si trattn di co mpletare la distruzione dei forti e delle batterie. Le due cornzznte 'L'rio111phanle e Bayard si portano a poche centinaia di metri ùa! fo rte c~sa m_nuato. Potevn110 accost:1rsi quanto volevano, perchè i proietlili dei C1nes1 ( se p11 re costoro ti r:mrno a ucorn) focev:rno ·sii Ile pia5tre di corazza lo stesso effetto chdlo pal le di neve . In poco tempo il for!J:l e le lmterie vicine sono ridotte a mucchi lii terra . Ln Vipèl'e, arrivn ta t.nnli ma ancora in tempo, aggiusta nello stesso modo la batteria dell'Isola piatta e non $ttppiamo quale altra. l i D'Estain9, non trovando ricino nessun bersnglio couvoniente, va a bombardnro nn forte dell'isola Fischer, abbandonato e senza_c.:annoni , il quale natu1·n lmente uou risponde. I~ D~chalfa11t tira contro I fuggen ti e sugli edifici do\'e possono rifng1~rs1._ ~fakung è in fi amme. I torpediuieri, per trovare lavoro an clfèss,, Sl:~nùono a terra e fanno scoppiare col la dina mite i cnn noui smontati. E uu'opernzione che potrebbe compirsi più comodamente u senza perico!o domani; ma lo spirito della distruzione si è trasfu so dal com:iudante negl ...,. i cc1uiparrrri on . , Si dii nuova mente il segnale di cessare il fuoco. Oramai è inutile di sprecare le granate. Sj vorrebbe entrare in porto ' ma il pnssn"oio . ...... c." te,o è sba rr:ito. Si vede chiarnmente atlrnverso alla bocca una ca tena sostennta da galleggianti. È uno sbarra mento ridicolo, se non vi sono torpedini e di questo appunto conveniva accertar:;i. Comincia a cadere I~ !tùtte; ma gli ammirngl i moderni, per prolung:i re il giorno non hanno bisogno, come Gio:;uè, di dare ordini al solo. La· luce elettrica delln Bayard e della Trio,nphante rischiara le rovine, do,·e potrehbero annidarsi dei tiratori nemici. Le imbarcazion i vanno n riconoscere lo sbarrnmento o constatano che realmente ò costituito dn sole cntene. Appena giorno, si mnnda a tnglia rle. Qnnlche fuci lata parto dalla rivn; un ma· rinaio è uCXi$O, ma l'operazione si compie eon:,lmen te e tostochè il Yarco o

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è operto, In Bç1ym·d entra in pono e prenùe di rovescio cogli holchlciss i pochi tirntori. Il secondo atto è finit o. Courbet ha perduto liii uomo, ln coque delle Sll e navi è inwttn . .Prima di passare al terù1tto , nul quale fignr:rno speci11 l111c11te le trn ppe sbnrcnto, fermiamoci un mor11e11 to a crncsti due compiti 1rnicamento dalla tlotta . Se Pechino fos se snl mare, se i fiumi sulle cui rive sorgono lo grandi ciuù cine,i non fossero stati sbarrati, se dappertnlto in quei fiumi o su quelle ri vo non si urtnsse contro qualche diritto dei neutri , sarebbe bastato Courbet con quattro o ciurp10 coraz7:ate per fa1· capfre (come dice,·ano i Francesi) la ragione ai Celesti. E un pri,·ilegio delle flotte, massime delle moderne, poter fare lln gran (fonno sullo,ri Ye, senza riceverne 11lcuno. Poco nmmiratori dell'eroismo a l)Uon mercato nbbiamo altrove riferito senza entnsias1110 ( 1) le openizioni, militarmen te inappuntaliili, della fl ottn francese nel fiu me Ruè e nel fiume ì\Iin ed ora quelle nella baia di ~faknng, riserbando il plauso e In simpatia per coloro, che gli allori hanno conquistato col sangue. Ma non possiamo chiudere gli occhi dava nti aJl'enorme potenza di crueste fortezze .. ocral lecr"ianti ~o , che si trov:1110, ad ora fissa , al punto _assegnato, e si dispongono come cuccintori rispet to a un bersaglio mmnne. E dalla Ciua il pensiero ricorrendo all'Europa, ci dom:rndiamo qunle sll!'à la fo rtezza costiera , anche bco e armaln e difesa da Enropei, che risponderù vittoriosumentr. al tiro COncentriCO cli (JU/lltl'O O Ciur1ue Corazzate, e quale sal'it, C:lSO di guerra con mia grande potenza mari ltima, la condizione di uno Stato che ha sulla spiaggia la maggior parte delle sue grandi ciuù, quando non ubbia snl mare una fl oua capace di assicurarne la difesa; e ciò iu questa pienezza di tempi umanitari , in cui le ostilità si fnn no senza dichiarare. la guerra, e la distru:;ione intelligente è divenuta un'operazione come tutte le altre; a legittimare la quale, se ve ne fosse bisogno, non mancherebbero pretesti, come già non mancano esempi . Torninmo in Cina. Padroni della baia, del forte e delle rovine di M.akuog, i l 'rancesi non lo ~rano ancora dell' isola; nè tanto fac ilmen te lo sarebbero poi di\'entnti, se questa nvesse avuto un numero di difensori proporzionato alla sua importanza, o si fosse almeno trovaw in conclizioni di terreno simi Ii a quelle di Formosa. Avvognachè i Cinesi dentro terru , in posizioni buone e trinceralC', tengano abbastanza fermo contro le truppe da sbarco, anche quando sieno fuggiti dnYanti alla tempesta irresistibile ,:he è venuta da mare. l\Ia l'isola aveva poco più di un migliaio tl i di fenso ri (i Francesi li stimarono n 1500), era qnasi piana cd 1

in

(J) Vedi Rivista MiUlore, pun tale di grnnaio e novembre 1884.

33 - ANXO XXX, YOL.

lii.


.' RIVISTA

accessibile da varie pani . Conrbet, che, nelle sue operazioni mar;tt1me, ha sempre sprecato molte bombe. ma pochi soldati, ammaestrato dall'esperienza fatta a Kelung e a Tamsui, prolìttando abilmente delle condizioni del terreno, trovò modo di conq uistare tulla l'isola con perdite minime. Egli aveva giudiziosamente llrevednto che i Cinesi fuo-o-endo Ju 1 tiri della squadra, si sarebbero raccolti :;nll'altipiano che sor"e a nord di Makung, e-qnivi avrebbero atleso le troppe di sbarco, for;e dietro parapeui ·da gran tempo preparati. Ora dare l'assalto a quest'altipiano che, verso Makung, presenta ripicii pendii, era impresa del cui esito non potern dubitarsi (dato il numero dei difensori e la bravura dell'attaccante) mu che poteva costare assai cara. Perciò iuvece di sbarcare nel porto di Makung, Courbet aveva preparato lo sbHco nella baia del Di3me, dove fino dal giorno 2.9 avevn ma11dato l'A.nnam~te, con 4-00 uo mini di fan teria e una sezione d'artiglieria da montognii . Egli è vero che, sbarcandù colù , si avevauo poi molti ch ilometri da fare per giuugere alle spai le della supposta posizione dei Cine~i, rna il terrsno era piaoo e scòperto e la strada, per gran tratto, costeggiava la riva; quindi in ogoi caso si poteva calcolare sull'artiglieria della squadra per tenere lontano il nemico. Ne.I pomeriggio del 2.9 Conrbet, k,sciaodo ad altri lii direzio•Je delle operazioni pressochè finite davanti a Makung, si recò nella baia del Dome per presiedere allo sbarco. Le truppe scesero a terra la sera stessa e pernottarono in buona posizione. All'indomani (30 marzo) dovevano rnetter$i in marcia di bùon mattino, ma lo sbarco dell'artiglieria avevu fatto perdere del tempo e la colonna si mosse solo verso le nove. Un'ora dopo, JU una strada incassala, si incontrò nna specie di posto di guardia. Avvenne un piccolo ,scontro, in seguito al quale i Cinesi fuggirono perseguitati dai proiettili della Vipère che accompagnava la colonna navigando riva riva. Si marciava lentamente in' uu terreno sabbioso, strasdnando i pezzi. Alle 4 si giunse in una posizione buona per stabilirvi il bivacco e non si andò più avanti . La notte pa,sù tranqu il la . Il 3 I a puuk'l di giorno la Triomphante, la Bayard e il D"Esta'ing mettono a terra le loro compagnie da sbarco, con quattro pezzi d'artiglieria leggera, in nna baia d'onde faci lmente si può raggiungere il detto bivacco. Al le 8 th_. si fa la congiunzione e si ripigl ia la marcia in una sola colonna (650 fucili e 6 cannoni). Poco d'opo si incontra un villaggio, si entra senza contrasto, ma allo sbocco si è presi a fucilate. La testa del la colonna continua ad avanzare attaw1ndo di fronte, la coda gira il villaggio e prende il nemico al le spa lle; questi fugge insegnìto dai soliti proietti della Y-iz,ere. Restava 800 metri più in lit quell' altipiano sul 0

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~ì!)

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{Juale il grosso dei difensori si era raccolto, e che da questa parte non presentava accessi troppo difficili e, a quanto pare, non aveva trincerameu ti . Si concentra su di esso il fuoco dei sei pezzi; poi &i lancia la fanteria all 'assalto e l'altipiano è pres,). I Cinesi si sbandano _da tutte le parti. La colonna scende a _Maknng e prende alloggio negli edifizi rimasti in piedi, trovando forse che si è distrutto troppo. 'Si raccoglie ciò che resta d'armi, munizioni e ,,iveri . Nei giorni appresso si i:;pcziona l'arcipelago, si piantn la bandiera in varie isole trovate vuot,l di difensori; e si stabiliscono qua e là posti di guardia. Le scialnppe va•rno jn giro per dare la caccia alle giunche piene di Cinesi che fuggono, i torpedinieri vanno in giro per fare scoppiare colla dinamite i cannoni che non si vogliono portar via. L'incrociatore D1wha,ffau.t torna alla sua crociera di Formosa, il D'Estt1ing va ad Hong -Kong a portare i telegrammi da spedire in Eu ropa. Fra tutte le descritte operazion i i Francesi _!,anno avuto 5 morti e ,12 feriti . Le perdite dei Cinesi sono calcolate nel rapporto di Courbet da 300 a 4-00 morti ed altrettanti fer iti. · L'nnnunzio di questo successo giunse a Parigi nei primi di aprile, nia non vi si prestò l'attenzione che meritava perchè ero stato preceduto dall'annunzio di una scon fitta, che ebbe gravi conseguenze non solo al Tonchino, ma anche in Frauc;n. (Con!inua).

SUL SERVIZIO SANITARIO APPUNTI DI VIAGGIO

I. Il Tirolo è un pae~e s:ngolarmente classico per la sua configurazione toilografica, e per il suo ordinamento militnre, subordinato alle con<lizioni del terreno ; è il paese istruttivo ed educativo per la guerra mon tana. La campagna del ,f 870 non diè insegnamenti per la guerra sui monti, e ai Tirolesi, nostri vicini, ed abitanti delle montagne, così omo-


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ESTEUA.

RIV ISTA

genee alle nostre alpi , restò ,ompre il primato di essere i maestri di guerra éli montngna; essi hanno però idee proprie sn questo genere di guerra, che e;si app unto, perchè sono prop!'ie, credouo lo :;ole vere. L' ultima sentenza per la guei-ra cli montagna, essi dicono, uon è an-· corn pro nunci:ita; impresa ardita non ven ne ancora compita colle· >J.rrni a retcocnrica; non si conoscono da tutti i progressi degl i stndii· tattici iù relazione con queste armi; non tu:ti sanno che le cognizionF del teneùo sono così progt·edite da potersi già in tempo di pace stabilire quali siano i punti superabili, o no, e rendere per tnl modo illu. sorie le difese. Passnggi, che una volta arrestavano o~erciti, e ne svigorivano l'atliviti1, divengon0 per l'estensione data alle opernzioni stra-· tegiche, inu tili ; le strade stesse per ::ivvicinnrli sono ma lsicure, malfide , perchè facil mente sono bauute e tenute sgombre. Passi già insuperabili per trndiiioni, oggidì sono supernti , dimenticando il veto posto dalla natura , La cognizione del terreno è tale, da rimanere poco ::i fars i per me-glio. impratichirsene; le difucoltà, che una volta si evitavano, ora si cerc,mo;· gli eserdti ~algono sempre, e gli ingenui mont::inari si chie-dono sino a quel punto un ardito capitano potrù trarre· i suoi soldati• armati ed equipaggiati. l\Ta con tanto e sì accur;ato studio del terreno, probnbile teatro di• guerra, quali sono i corrispondenti provvedimenti falli poi feriti, ch iede· il colonnello medico am,triaco, capo del senizio sanitario in Tirolo 1 Le scene di dolore dei feriti io montagna sono ben più orribili, e.ho non· altrove; i feri ti hanno ff.ui da combattere col male, cogli elementi della natura, e spesso cogli ani mali ospiti di quelle al ture. In Bosnia e nell'Er-· zegovina molte furono le vittime, che copersero dimenticate quegli inospitali diru~; molte sarebbero state preservate da morte certa, se fos-· sero state raccolte a tempo, e avessero avuto unn pront::i cura, e un subito trasporto. È necessario un riordim:imento che non si limiti solo ai provvedimenti d'unu regione, o d'un ramo speciale di servizio sn· nit.ario; esso deve essere un complesso di .ordini, stabili, coordinat.i alle, condizioni peculiari del terreno. Il servizio obbligatorio generale deve· suggerire l'ordinamento di questo servizio, 3flìdanclo il raccogl imento· dei feriti ugli abitatori indigeni delle valli e <le' monti. Stabilito in tesi generale, che il personale pel raccoglimento, o pel trasporto de' feri ti' deve essere locate, deve pensarsi innanzi tutto alla scelta del materiale· da trasporto. Un apparato da trasporto per un solo portatore deve· essere così comodo e di facile maneggio da poter trarre v::intagg! 0 di tutte le forze di e.bi porta. Deve potersi così st(lticnmeute distribui re sui punti di contatto della persona, che il peso le torni oatu-

;aie, e le parmetw di impiegare tnt.te le sue"forze, senza sperpero _di 1:at:iche. · Serv iranno perciò bene gli stnunenti giil usati dal le ro.polM'.wU I rnù1~ , (Jene che aiit adtlestrate a portare pesi, più facilmente s1 accouceranno : 11·o;ercizi; degli apparati moùifìcati per l'uso dei feriti. L'a~1ltura, uel porwre pesi, non è che l'abituale e permanente, corre~io_ne d1 ,~vor'o' dl~ stribuito nella muscolatnra delli, persona; coli as:;oc1azL(ll.1e _d.e_ lll\,scolL in qnesto \avorb de' L.rasporti, facilmen te s'_incontra I~ facil ita d1 \lor-, tare i piLL grandi pesi. Il colonnello medico, De-M1chaelis, capo _dc! :,ervizio ~anitnrio rnilita·re in Tirolo, invita)O dal comit(lto del la socwta della croce ro~sa a stud iare nn a p1rnrato pel trasporto dei feri ~i i~ montagna., lo cercò e to trovò nella vita domestica degli llbitaton d1 que1 monti,. lo studiò e to ada ttò pel trasporlo cl ei feriti. Il vecchio ed esperto medLCO ne fece prova per lungo tempo : venne comballuto, lodato, Nl rn mezz~ a mille ostacoli, egli sostiene pur ~emprc essere 11 suo ::ippnrato J\ p1u approprinto pel servizio dei fer iti in montagna . .Della forac:.hse, /cri.ichse, krasce, kraxe, secondo il Gri mm, $pec1_e ·tli gerlo , si ~ervono i montanari del Tirolo per por.tare legna, ,'"1,v~r_i, merci, portnndc,la attaccata alle sp~ lle. La K·1.·axe,, n clotta pel s~1vmo sànit::irio, h::i la forma di sedia a lunghe spaU1_ere gros:e 1~ me: ·, (O 0·1··· ) · Jarrrhe (O 027). Le spalliere sono I due p1u robusti so::.tegm (l Id , • ;) , ' v ' ' ] J · dell'orditura dell'::ipparato, si rinniscouo inferiormente ud angu o.,,. e ~ diso pra si ma 11tcogonodistanti circa (0,28) ..Dall:J purte e~trema'. ~ti .1~st~, delle spalliere, incastrate sporgono due .tra:er_se, che !~sciano g~11 J.1:,te~e ,due cin(Jhie · con staffa per sostenere 1 p1edt del fertto. Lnnoo l;i d1~ stesa d;Jle cinahie /) inanellato un cercine: questo 'posa sull_a tosta del . portatore nel ;asporto. Commesso ~ell~. sp~ll'.ere . vi_ è il se?tl~, con cu·scino, dove si mette, come a cavalc1011t 11 ferito, rn filaudo I p1cd1. ncll~ staffe. li sedile è lungo (0,30) , e largo (0,21)'. e ,sotto a questo v1 e un incavo per .appoggiare il bastone d'appoggio ~alpenstoch), quando il portatore vnolr. riposare. ., , . ., L'esperienza ha confermato_, che il trasp,H'to colla Ji..raxe e ~I pi~ · . I l ·1 peso si s[Jart1sce r1arte sul cn po, e parte su Ile :,pa Ile, ·raziona e; c. 1e 1 < . . . . · , I e si proceJe avanti con sicurezza, senza necessità d1 alluns1 provo c 1 < · . . . iil)e, .ier tenersi in er1ui librio. Soldatt non ab1tuat1 a portare , t g::ire· 1e aa • .. , 1 · lo 0 un ()O' di tirocinio coufermavaoo, che I1 peso cosi scompa1 pesi, e pO ' . 81 . · .. · ·1 tito si· rendcwa più fa cilmente tollerabile. , 1 apparati prov<Ht con 1 contatto r:sclnsivo della sc.hiena , rendevano troppo larga la bnse <~1 contatto, agivano intollerabilmente sul pi~ r~~usto port~ tore. I p:st esercitavano ta le pressione da opprimere 1 p1u gag\i,ard'. P?rtatoL1, a ~ale se•:rno che si sono dovute smettere le p1:ove. Gl'Iud1am po!'tano v1ag-

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, giatori io terreni difficilissimi su sedie .. con una cuffia di pelle snlla te·t . portatili, sospese alla schiena t . ' ::, a, ripartendo così il [ ' . esta . S1 provò a passare colla M . . . .leso tra spalle e arrivò sin là dove oiunse un sold,ato axe perdbosc~11, P:r cespugli, e si armato e equi paoo1,11 L . O ne I. portare . . · e [) '. i!>e . :;i acquista col eon t'tnuo eserc,z,o · • o. n. s,cnrezza per1colos1, e per oli orli di f l rec·p··. l' . .' .e1 1 121 , apprensronee f'at passaggi • e, · angusti · , eia a poco per voi ta vincendo le t· . . . , vverst0ne si scac. d. ' ver J01U1 solite ai 110 b' · taton i mestiere tolleranos·n . o 1' . ,. n a ituat1. I po ri . o nn qumt;i e di pe·o colla l . senza deporla, a c1uartLd'ora, , ..,. m · 1an · d . d ' ::, . ' d craxc, . ost ell apporro10 I b riposano, . . ò0 e astone. Nelle d,scese vanno per Junolte 1o 1a, mano1auo e m·ol' bevono f cornodarsi. I cacciatori di me·tiere ,~ , , umano, senza ins . . ::, sa 1rono colln kraxe pe. d. ,. 0 e1.1za . S Id . d' ,1 erte 1 1i • ' O ., 1. . . amto, e senza' scavai·e ' ' .,1 .,erm per saltre . ell esercito austriaco acquistarono . 11·· : o att ogm provincia d st'at-t+tudine di portare pe--i c·' Il ' co istruz,one e coll'esercizio que. ' ::, 0 a ,craxe· sold·ui re ·I ta · , ' ~ u lt su quel di Sal tsburgo portarono sino a 9i krr Dal mazia . soldati Rumeni ,., :; y~r terreno lnbn co e sdrncievo]e. I n Ed in Tirolo è ·talmente abt::e,og1a1ono nel portare i feriti coi tirolesi. . ' ' e que:;to modo di porta . ·I . . s1 possono comprendere nerrli '8 . 're, o uom·1111. dn. .. 1 ., :it 6» an 1 · c. ie t porta ton robuste più che mai nel .. d ~ D , non esclu~e le donne, L l ' servtz10 el portare a . •rnxe è s~a ta usata nelle montaone d I ' . di medièi competenti fece le p· . f ' e e C?rso, e qnando fu iu mane> · ·r tu >e 11e prove 81-oona . · e 1 colonnello De-Michaelis del! . d · " o .esser prat1c1, come 1 vissuto lunoo tempo tra i n;onf a v,ta e mont:inaro, vivere ed avere U / ' d. '. t, per saper.sene servire bE-ne n me reo t hattagl10ne dei cacciatori . I . ,. . della Dalmazi,1 riferiva non . tiro es,, durante I msurrezione , ' essere manerroiabi le l k1. . · · e dalle prove fattesi, non poÌ . t _e,::, a axe, non servire, tatore nel risollevarsi ricade er~td~n er,to sedere, sopra, I)èrchè il por. ' ' va tn 1etro Tale medi . co non era stato mai f ra 1 monti; ei stesso non ern atto a · 1. . c~I tenente medico Kraussch~ieider 1~) ;;:~ 0 D,:ersament~ succedeva dtnato un serv 1·z·10 coli·, '·•·a . . . ~ovma. Questi aveva or• · ' '"' xe ne aveva 15,i · ·1 rendendosi degno d' ooni en~m i d ' ru, lo 1 persona le, lo dirigeva, 1 d'occupazione. Il timeite Kr ol ~ comandante generale delle truppe aussc rne1der era nato e c .0 , · t . . . · conosceva le diffic·olt;. ciel 1. • ' 1 ,:sctu o tra 1 mout1, " sa ,re v1 ave ·a · · . · personale. ' ,., percto sa puto abituare il suo

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Si dice essere la kraxe sol d i portai ori erano Slavi Rume:i a atta_ta ~( soldato tirolese. In Dalmazia infermieri dell'ospedal; d. fJ· ' ' e:e'.c,tat, m Innsbruck, traendoli dagli e "guarni rr1one· erano d' · r· · , . ' calzolai, e molti anche se ,.tt . r O og111couc 1z1one, sart.1, 1 aveva solo Ja cura d. } '. ui~ presso fa cancelleria . Nella scelta sù ' ' 1 preier,re 1 robusti t I· · I' . . . per fo re dei buoni portntori. ., are uat1, qua tta suffic,ent1

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Un ferito, colla pnrte superiore delle gambe o delle anche rotta', non è, si dice, trasportabile. I chirnrghi della facoltà medica d'Innsbruck, della guarnigione, e il medico federa le svizzero, relatore snll'uso della krcixe, sono invece di parere contrnrio . Non si può passare tra 1 cespugli colla kraxe, dicono gli oppositori, perchè i piedi del Cerito urtando, producono crude sofferenze. Nel maneggio della krnxe , uno dei portntori è destinato a procedere, e rimu_overe ogni ostacolo, nppunto per evitare urti ed impigli nei piedi. Per usare la lcraxe, dei tre portatori uno. si pone di fronte ali' app,mto, che tiene fermo colle due mani alle estremi tà delle spalliere. Gli altri due sollevano e depongono ,,nl seggio il fe rito, lo aiutano ad infilare i piedi nelre staffe, lo as:;icurano, se occorre, con una benda alln testa, alle spalliere. Sostitniscono ri uindi qnesti due numeri colla mnno sinistra il numèro uno per tenere sa lda la fora,xe, e colla destra introducono nel gancio apposito il b:istone. Il numero nno così libero · fa passare le braccia tra le cinghia ed :iiutato dai due numeri col mezzo del bastone, si alza sollevando l'apparnto col feri to. Il portatore nel lev,1rsi, deve chinarsi in avanti per meglio adattare il peso alla schiena, evitando di chinarsi prima, percliè in allora si adatterebbe male la 1-.raxe alla schiena. Le cinghie .devono corrispondere ;i llc varie stMnre dei portatori, per evitai·e per<litn di tempo negli sc;imbi. I portntori devone> . perciò essere di una stessn statura; oppure prima di mettersi in moto col pe$O, devono segnarsi i buchi corrisponden ti alla stat.ura d'ognuno. I portatori per cambiarsi, depongono n<lagio, col niezzo del bastone, la l-.ra:1:e a tefrn; il portntore liberatosi dalle cinghie prende il posto di uno degli aiutanti, e presta. mimo a sollevare il peso. Per riposare, si pone dall'aiutante, che segue, il bnstone nell'incav0 sotto .il sedile; · il portatore vi appoggia su il prso, e riposa. Portatore ed aiutanti hanno 'seco loro il capotto; il portatore lo rotola sulIn kraxc, o lo affidn ai compagni; gli aiutnnti lo hanno a tracollo. Usano un berretto a lunga visiera per pre;;ervare la vi;;ta dalla luce; calzano scnrpe con chiodi acuminati, c,ln talloni bassi; chiudono il paÙtalone assieme alla scarp:-i con una uo3a di tela: cingono una cravatta comoda·, per non llvere affanno; di lann, perchè assorbà i1 sudore ; le camicie sono pure di lana: ed infiné per non rnsudiciarsi .-li sangue dei fer iti si farà uso cli un caoutchouc da levarsi all'occorrenw . Si suggerì pure cli ungere con grass.o il corpo del portntore, poìchè il grasso, cattivo conduttore del calore, limita il sovverchio sudore, in Dalmazia però si ungevano solo, con buoni risultati, le parti delle giunture. Quest'uso di ungere di grasso il corpo dei port:itori venne praticato dag\'Inglesi nella campngna di Abissinia. ·

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I porlu lori uvrunno l'arma, un badile, uuu· vanghett.11 Linnemann una au~rn n da attac~a r,i aìl'cstrem ità d'una spal li cr,l per ill nmiuar~ al~ t;t1 11 1 me~n ava.ntt del portatore . I ci bi per essere igienici 11011 dovranno ;i~serc_ne d1· c~ruc d1maiale, n/! di latte, perchè la c.1rue destn. set.e inestmg-u1bde, ?d il latte_rapp :endeudosi sullo stonrnco , vi :;i fcrm.i , come nna pietra , lorse per il rnp 1do _separarsi del la parte sierosa . Si_ potrù discutere sul modo migliore di adattare la krao:e sulle sue 1tiod1fi cnzioni possi lJili; ù un rl1tto però, che fra gli appanni r; orta tiii, da mm pèrso11a sola, r.sso è il più nppropriato, il meglio nda uo . Nelle montagne del Carso, i fe ri ti non trasportabili con bnrellc si dovettero · spesso nbuandonare, ovvero CS:lèl'f\ presi sulle spnlle dai compao·ui e.be 11 r~ortavano per un po' e li dep<Jnevano quindi sn slitte, lr~~ci;iand~l, nel I~ va li ,.. L~ _so fferenza ùci feriti per questo modo cli trasporto e1 ano t,ll, , che I p1u soc(·ornbeva110 :i i dolori. Nè si parli di cacolet o d1 lcLllere sui muli, dice il De-)l ichaelis, essi hanno fa tto il lor~ tem po. Il . mulo· prod_uce b;1 lzi,. traball io, cnosse dolorose. al ferito, strn1~az:1.1,. sofl,,rr.nze; .eri 11 m1_ilo è un animale cocciu to, che appena si av: ede del c/lrn?10 della gn,da, s_'iococcia, e non c'è più verso per f5rlo anda re avan t1. Nella guerra cli secessioue d'America 111 igliain di mn!i com pr,u , pel tra,porto non potevaosi adoperare pel servizio dei feriti· e se tiil tini citano gli esempi della guerra del Messico, dovrebbero pn;. confron tare le relazioni inglesi. della guerra di Crimea. Il colonnello J~e-.111ichaelis i~ventò_pu1:e nna bnrella, che, fra le tante proposte ed esper1_mentate, ha 11pregio d1 e_ssere portatile a due, e ad un tempo adatt.iJ~tle ad un carro quals1as1, senza necessità di trasm111are il forito. È J,atta tale barella per trasportare i feriti sino al l' im boccaturn delle va lli dove.poi sì sostituiscono i veicoli; è subord inata all 'ordinamento "Cnera l; del servizio sanitario in montagoa. · " · L'ordinamento sa nitario di montagnQ proposto dal co lonnello Dc Mich_aeli~ su~pone una guerra tra eserciti regol~ri e popolazioni civil i. Tra gl, abita nti delle località destinate probabilmente ad e5sere t.entrn delli avvenimenti mili!a~·i, saranno gii1 state sin dal tempo di pace scelte l<i persone per· serv1z10 volontario sanit.nrio, ed iilscri tte .al comita to della Croce rossa., Qtiesta si assumereLbe di fa r istruire uo proporzionato personale pel servizio d' iufermi,1re e d'accompagnamento dei feri ti. Sar~hbero come alt.rei.tante riserve della Croce Ros,a nelle valli, noi vil~aggi di montagna, ent.randovi a far pnrte i primi del paese, il medico, 11 parroco, il farmacista. Questi gruppi di sanitit, che la Convenzione ùi Ginevra nou potrebbe considernre come enti neutra li , lo diverrebbero al momento dell'azione, come po polazione volontnria nel servizio

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; ani tario; essa metterebbe il distintivo. di neutralità e sarebbe autorizzata co5Ì a percorrere la zona del co01 battimcnto p3r r:iccoglierc i fc t'iLi . Entrerebbe in servir.io solo diCLro il rermcs;,,o del com:mdan tc delle truppe, spin.gendosi alla ri cerca dei fc ri~i nelle più ascose loéal ità , note solo ;igli abitatori . . Si designerebbero giit sin dal tempo di pace i punti dove dev.ono essere impiantati i ricoveri sanitari, elle a seconda della loro posllJone topogralìcrt crescerebbero d' imporLanzn . Co~i iu wlune località ~,rnlbhc clesti ual.o l' impianto d'ospedali, la cn i direz-ione sarebbe dn nffì dars1 al 1~1~dico del vill,,ggio, aiutato dal parroco, da l farrn'acista, e nel hasso scn·1z10 di iufe1·miere, dalle donne e dagli uomini esenti dal servizio milita re e gi_à preceden temente istruiLi. Sin dal tempo di pace questi ~tabilirnenti.samtari verrebbero provvisLi del materiale occorrente, . d1 !)nrelle, dt let-:tighe, di Jcraxe, di biancheria, di oggetti lct.terecc1, d, bcndag_gi, clL strnmenti chirnrtrici; tosicchè, ordinata la mobil itazione dell'esercno, nn delegato della C; occ Hossa si recherebbe sul luog_o e ~urei-e!Jbe l' _i m~ pi1into immediato di questi stabilimenti cli sanità. Al tn posll detti d1 necessità sarebbero pur crenti lnugo le va lli, di pendenti dall'ospednle principnlc, cd al quale essi dovrebbero far ca po, si_a per ?li or~in'. come pei movimenti dei feriti. Dei ricoverati in quesn punti sanllnrt verrebbero date dnll'ospedale della valle alle autorità militari regolan e precise notizie; morti nell' ospedale o dei dispersi ritrovati si rndi<rerebbe recrolare documento accertandosi dell'identità del dcfn nto dagli 0 ' indumen ti,"'dnl libro personalè, dal la matricola che ogo,. so Id ato p_orla in tutti gli eserciti ordina.ti. L'esattèzza 'cli queste notizie evita irrego · larità amministrative, . pr,wieue dissesti sociali e toglie le ansie a molte fomi"lie che bramano notizie sulla sorte dei loro ca ri. I posti. di ne. ~essiotl1 Iungo le vali i hanno la missione proprinmente di accog1·,ere pel momento i feriti leggeri trasportabili e di dirigerli al pu nto cen trale di raccooli mento fuori delle vall i, diretto ed ,11i1ministraLo dalle auto· ·rità mili~a ri di sar1ità. Da questo pun to l'opera della Croce Rossa cessa, e vi snbcntrll il servizio sanit.ario militare. Il posto centrnle di raccotrlirnen to si scco\ie all'imboccatura di diverse valli , conllne11ti, come ~ nti raggi al c: ntro; dovrà essere provvisto di materiale· suni tario cli · ogni spe~ie, sovvenire all'o,ccorrcnzn anche i posti cli uece55itil . Di tutti qncsti punti chi presiede al principale avrù convenuto col comnndnnLe delle tru ppe un segnale d'n ll arm.e da darsi da l comandante rlelle truppe a ppena esse vengono alle prese col nemico . A qne~t? pos_to sarà yure un man ipolo detto d' in(fog:l!.ori con un capo, mnrn tt degh attrezzi necessari , corde, vanghe, badili, per penetrare nei Jnoghi meno prati-

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C1'bili della moutugna. L'ordinamento ~di tutti questi stabilimenti sani tari snrà già fin dal tempo di pace ponderatamente studiato ed attivato all'iniziare . della mobilitazione. Cosi unn compagnia che isolntamente venisse ma ndata in missione di riconoscimento o incaric.:ita d'iniziare le operazioni e che trovasse ogni tanto contrasti, potrebbe, senw preoccupnrsi dei feriti, sempre avnnzare. Essa diffici lmente av rà un medico, e se · pur l'avesse non potrebbe lasciarlo indietro nè distaccare da sè i suoi portnferiti, che deve assicurare d'aver .con sò ner non essere pri\'ata del loro ser~ vizio in con tingenze più critiche. Essn può salire sempre col suo personale saliit:irio, poichè sa che i suoi fer iti, gli inetti a più oltre procedere sono umannmente raccolii, curati o spediti, nppena rimessi, a ragginngeda. Questo benefico inOusso potente ad incoraggiare l'animo del soldato verrà ancor maggiormente sentito da drappell i isolati, che costretti ad r, vauzare pel sentimentò del dovere, si rinfrancheranno nel vedersi assicurati in quelle balze inospitali, dove più che colla fame .spesso si ha a combattere cogli in lìdi elemen ti della natura.

II. A Monaco di Baviera visit.ìi l'oflìcina diretta dul maggiore Port, scuola pei -rncdi(ji militari, per trovore il materiale sanitario in campaana. È questa istituita in un fabbricato .nel recioto dell'ospedale milik'l~è, per turno frequeut::ita dai medici militari dell'esercito per appre!1der vi l'cserciz(o inventi:o di snper va lersi nei m,)menti più. calzanti d'ogni materiale per r!durlo a servizio dei feriti. Da 25 anni si dedica r1uesto maggiore con grande amore a questo studio, ramo di servizio pratico non ancora Len inteso e che cerca di supplire ad una lacuna grandement~ sentitn nella chi~urgia rni! itare. Gli encomi pel Port sono -tanto· più meritevoli per questa istituzione, perchè esso armonizza potentemente la potenza dello studio teorico colla pratica. La sua esperienza è nnta dall'esercizio della sua professione nella campagna rlel ,I 870, . dove ebbe campo di apprezzare quanto utilo fosse un tirocinio in tempo di pace per non ri manere mai impigliati nelle calzanti nec_essitit della guerrn. Scrisse sull'arte di improvvisare il materiale sanitario in campagna un'operetta premiata, in concorso con altri scrittori, dal com itato internazionule della Croce Rossa . E chi destinò il premio furono i più celebri medici mil itari, che giudicarono essere. l'opera migliore pef la sua pratica atttwzioue.

L'officina a prima vista si sarebbe creduta un ambiente di lavori manuali; nè mai so rebbesi potuto credere che colà dentro si studiav:i, si raffinav a in elucubrazioni in servizio dell'nmani tà.11 maggiore direttore passa buona parte del giorno in un gabinetto attiguo all'officiua intento a nuovi studì, gl i ufficiali medici lo assecondano a maturare i concetti, od ain t!lno a realizzarli. I soldati fab bri e ferrni di proJessione sono· i focitori manuali delle opere che si traclucouo mano mano in atto. Una fora Mine 0 d"aruesi, fucine, ri10rse, martell i, tanaglie, chiodi, assicelle, borcll:, \ettighe, sed ie a bracciuoli , a spalliera per feriti, stampelle ad uno e a duplice appoggio, piatte, curve a piedi, legno greggio, e qua e là lavori o incominci:iti e in via d'essere compiti. È un nuovo sagrificio che richiede al ch irurgo mil itare, che non potrà trova re altro confortò, in questa nuova cura che gli si vuol dare, che la soddi!'ìfazione della propria co• scienza di tornare maggiormente utile ai feriti . I modesti principii di .questa istituzione non dicono fin d'ora a quale grado di perfezionamento possa salire; è certo però che la sua importanza impone nuovi oneri, che sempre metteranno in piena luce la grande differenza tra il chirurgo militare e quello civile. Sianvi pure appnrati chirurgici, bendaggi, veico li per trasporti prepnrati in gnrn numero dalle società pubbliche o private, si accumuli pure quanto si vuole materiale in tempo di pace, il ti rocinio gradua lo di questo lavoro d'invenzione da parte dei medici sarà sempre snggio provvedimento per prevenire coll'a!Jilitil del chirurgo la deficienza del materiale in campagna. I mezzi disponibili non sono mai troppo abboudonti per supplire ni bisogni del materiale sauìt:irio in campaana perchè anche quando vi sia, può succedere che arrivi in ritnrdo, o che quakhe vo lta sia anche inadatto; il medico inoltre non solo in molte circostanze deve fare, ma è necessario faccin subito e presto. La necessità, d?po I~ gra ndi_ b:ittaglie, sta nppn nto nelle sproporzionate esigenze tra i b1sogn1 e tra I mezzi disponibi li si di personale che di materiale. Se fosse possibile ,li avere per ogni mezza dozzina di feriti un medico, ogni fe rito raccolto sarebbe pre$tO fasciato, medicato, adagiato e ricoverato; ma i medici invece sono sempre pochi ; e questi pochi è necessario si .abiti~(no a f~r pre~to e be'.1~ ~ a non lasciar:;i sorprendere da ll' imprev isto. L 1?cogn '. to. e I 1mpr~v1d1btle seguono pure il corpo sanitario in guerra ; est Yorra lor$e per 1nconsnlta trnscuranw rinunciare di rimed iarvi? I depositi sanitari di riserva suppliscono, vi dicono, a tutte lc .delìcienze che potranno nvven ire nel servizio del matei·i.:ile; e non :si pensa che basta un'interruzione di cornnnicazioni per rendere fru stanei tutti i vantaoai di questi deposi ti. Si dice ancora che la necessit.\ ed il buon senso ;;i frnngenti supplir.:inno all a deficienza d'invenzione e di prontema nel meV

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dico militure in Calll pagna. V1 sono sì dclln capncit:1 proute, ricche d'i nV(·n_zione, prou te di ripieghi prr cu vn r~cl.ì da q u;i l:;iasi i 111 parei o; non t11lt1 però sono di eguale wtlore, e il tirQ··iuio di que;:ta ,;cuoia è fa llo non 1an10 pci pochi capaci cttrnuto pei molti che ~i trovcl'C bbcro in1 p11cc:iati in un a loie circo;;ta11za. E questo è ~tudio che non si ra all'un iversitù e cho è cscl u:ivume11te pci n,_rdici pre,:so gli eserciti . Si dirir r.hc qm•sto del s:iper npararr materin le s:i ni lario ò cosa trivinle 110n concil iabi le coll a scicnz:1 ; qu i è il caso di prns:it·e al solo scopo n cni si mira; di proneclero 11 1111 salute drl fe rito. Del re~,o in1 pronisarc non de,c intcndcr~i in sen$o tauto ri ~treuo, o:;:;erva il Port, come sarebbe di fa re di u1w porta u na barella o _<l i uua sedia scounessn uua portan ti1rn; deve i11 lendersi più lnrga111entc, d1 approrìitnre d'ogui nw teri nlc più greggio, più rozzo e sa ·flCrlo ridurre ucl modo più razionale n serrirc pr·i feriLi. Lnvorarc in tempo d_i pace su quel l,!enere di materiale proprio ùel pnese probnbi le te,1tro <lt guerra, è fo rse giit u1rn metà lnvoro pel tempo di guerra. Nell'offi cim del Port vi era nua mezza dozzina d'appnrali tutti diversi l' nno da ll'nltro pel tr:isporlo dei feriti in montaona costruibili nl momento, stud iati in?nbi1.a tamenle dn i rnrdici milii.ari, ~)nssati per qnclln scuola; v'erano sl itte trascinabili da c:nalli, d,1 uomi ni, rozzamente costruite io brevissimo tem po, Hudiate, spcrimentnte. Xci li bro del Port souo descrilli i trasporti dei feriti per mezzo di cn mmclli, di cava lli , coo n~ovi !·i trovati, a seconda delle esperienze delle ultime campagne. .S1 studia no le varieti1 d~I terreno per le p1,obabili operazion i militari: pcrclrò dal ~1e'.lit.:o non si studiernnuo le risorse del materiale pei bisogni delln sua m1ss1one? Nelle marce in campagna, dice il Pori, il medico deve uotare, osservare, requisi re cnnoni, latta ,. letti, biancheria; tlar da fo re al le donne nel preparare bendaggi, disporsi se mpre come se Ja un momento all'n ltro avesse davan ti gli occhi i feriti d'una grande ba tlaglin. B1$0g1Ja fì gnrarsi quei giorni della ca mpagna del ,f870, iu cui tttUC lo p_rovv i:,;ioui imm.iginnbili ernno insuffì cicnti.nì bisogni. È nnova l"isti tuzrone, o 110 11 può certo ancora destare tutto l'int~rcsso che essa merita; è irn por1anteche!-i fo c:cia strada perchè venga conosciu ta e colti vata, poi('hè se non lutti i medici di verranno esperti i11 questo ramo cl i servi1,io sanitario, si otterrit almeno che col tempo se ne ednchi nn numero dei destinati alle prime cariche dtli la gerarchia medica milita re, cd otte11erc per mezzo loro d;o <fuC~I.Ostudio sin avviato allo ~tesso livello in cui si trova presso le altre nazillni. Tra il medico esperto e l'iuetto in qncsra istruzione si avrit quo.sto risultato : che il primo, pronto, raccoglierà, medicberù, farà ricoverare i suoi J'eriti, li avrà sempre souomnuo_; l'al tro invece si troverù sempre impicciato, avrù feriti dappertu tto, non troverà

ESTE!\A

per loro ricoveri: giungeranno quell i agli ospednli senzn essere stati fasc iati, soJfrirnnno, e i pi ù soccomber:inno alle crndc sofferenze E questa vigile prevideuzn di pensare giù in tempo di pace al guardarsi dagli int\1rtu ni della guerra è dote irnwta 11el popolo te lesco. Giù fi n dal ,1866 s'era fa lt:i a Monnt.:o uo'nssocinzionc di benefattori pei fori ti in goerra, rifo l'ma tnsi ben tosto rnlle basi della conl'crenza di Ginevra del ~ 863. Si costi tu i allora un comitato centrale a Monaco e sottocomitati nelle singole provincie. L'ordito iu genere della _società ri mase sempre tale, riconosciuto suffìcient~ per assorbire le largizioni e i doui del paese li comi Lato delle signore bava resi, emulo per auivitù e gaglia rdia di propositi , non era stato da principio compreso nell"orcl ioamento, e male si rnsscgo:wn a larorare senza nlcuna considerazion,1 e senza nlcuna rapprcseu 1auza nl comitato ('entrale. I due com itati degli uomini e del lt> signore ~i fusero insieme nel ,1872 costituendo un CPmitato nazionale bava rese con un seggio per un rappresentante delle signore. Nella c:i mpagna del 1870 lavorarono insieme, e con essi in modo specinle taluni ordini religiosi, con gli elogi delle autorità militari e colIn rico. noscenza di tutto il p.iese. Dopo la cnm pogoa anche gli ordini religiosi ambivano un posto in quell'ordinamento, nel cui nome e sollo la cni egida a,,evano resi tanti ser vigi senza avervi una corrispettiva posizione. In questo fra ttempo il ministro della guerra prussiano pubblicava il servizio s:inilario militare rnodifi cnto ed armonizzato col servizio sani tario volontnrio; la Baviera, a seconda del trattato di Versailles, doveva pure modiftcare il proprio regolamento e coorqinarlo colle nuovo istituzioni volontario della Croce Rossa. Il regolamento veune preceduto da un nuovo ordi namento delle associazioni pel benessere dei feriti cd ammalati in guerra. Si costituì il comitato nazionale bavarese di soccorso coi comitati dell'ordine cavalleresco, degli uomini e delle signore. In pace queste a::soci:izioni rappresentate nel comitato centrale si dedicano ad accumulare, d'accordo coll'autorità militare, quanto può occorrere alla cura dei feriti ed nmmalali in guerra; destinano parte dei loro introiti a benefi care i bisognosi reduci dalle cnmpngne del 1866 e 4870; ed il bilancio generale , comune , è dimostrato sono i due ca pitoli principali degl'introiti per i feriti e dei sussidi pei superstiti del rn66-70. L'ultimo biilmcio offriva un fou dò sociale di mnrchi 590 ,4-76 per i feriti in guerra, e marchi 'i!Oi,293 pci reduci , ossia per l'istituto Guglielmo . Quest'istitu to fon dato dopo la camp~gna del 1870 per soccorrere i reduci poveri (') sovvenuto da tutte le regioni della Germania; e nella Società della Croce Rossa bavarese è un ramo amministrativo separato.


ESTEUA

52.7

Ili VISTA

~I lnvoro pri,.1~i pale dell'associnione è speso a preparnre personale inferiore pel Sflrv,z,o. d'ospedale, e cli trasporti. Il personale viene scelto tra ~ ~ perso.ne meno, a?1ate, servendo a queste l'obolo pagnto nei giorn·i d'ìstrnz10ne, · " 1·to sono nei· . come . .un amto . .nlla loro 1iovertà. Le colonne da ti·"spo ca~:lu,o~·h.1 d1 prov~nw1 n Monaco, La_odsliut, Speyer, Regensburg, nambere, ro. 011ni co lon II"-«11, " l·ia 9 C"r .· ·bT Nu111berg, ,\ urzlmrg e ad Au<r.,;bu o,:, o serv1 1. 1 pel trasport.o dei feriti, e, al l'occasione, anche pel materiale· ad ognt C.OI_Ol~na SOIJO se_gn~ti 2,1, uomini, in due manipoli, (:iaSCUIIO d/ sci fi le, 1~11· 1s1 per gruppi d1 ·~ uomiui . Ad ogni m::rnipoiÒè preposto un capo, e u.': :,~t.to~npo, e .ad_ .ogn1 .~olonna un c~~1~iglio.ristretto medico. Appena decret.it,\ Il personale 1 · · · ·1la molnlitaz10ne, .· . ,:,<ria mscnuo, èchinniato , , · , ot·d·lilato, e< n~ 1zi:1 1 ~erv1z10, senza rng10ne alcuna di possìbile esenzione. I c:>.valli pel tiro, ed Il loro eqnipaggiamento sono dati dal ministerodel/a ouerra. Conte~p?raneamcnle alla mobi litazione delle colonne, si ordina il personale d1 riserra delle colonne. , I primi treni sanitari tedeschi comparsi in Francia nel ·1870eranodella ?roce_Bo~sa bin:3r~se, che fecero 33 viaggi con,:;ecnti vi, stando in marcia '1 0~ g'.on~1. I pnm, ospedali impia ntati sul territorio francese furono della s~c1~ta ;!1 soccorso bavarese, serviti da studenti di medicina e da relig10,s1. S1, coudu~:ero _iu G.er:man.ia. 8?81 feriti, accompagnati in gt'an pane cl~ . 111 emlJ11 degli ordrn1 rel1g1os1; le st.izion i sanitarie di Saarbriicken, \\teiss~nburg, ~pernay, Lagny, Meaux, Nanteuil, Nogent, Corbeil, A_bloo e Iuvi~)~, e Vdlcneuve S. Giorgio furono s ombre daìla società ~1 ~~:,coi:$? . _Nei ~~8 stabi li mc~ti san itari, istituiti i,; patria, vennero cu1 ti.':'' ,~3,~t1_? f~nt1 ed ani ~nalat1, co.n unn permanenza di giorn aie 6i.i,Ha5. ;St.(lzion i d, 11nlrescamento furono 1rnpia11tate dalla So~ietù dei la Croce Rossa M ·N,:111cv. a Cl, wteau1'1 · bavnrese. a.Zauero, Luueville' Chàlous 'S· ,u., ue'.:r!: a .Br'. . Com.t~ Robe1:t, a Vi.l le?eu'\e S. Giorgio e ;d Epirw l. Le asso,cwzion, grnna~t1che e de pomp1en prestarono pure un "rande aiuto nell ace~,~ pagn~re 1 convogli de' ferit i, ed iu com ples:;o andaro1~0 in .Francia P:( se~~· 1z1o san'.1ario più di '1 ,1,00 persone: AMonaco venne creato un uffì1c10 d .rnformaz10111 dut'ante la, ca111 1)a<r ·z1e · de1· f·enti · ·. • ' , 0 11a, per dare Ie not1 e degli amm~lat, alle famiglie senza distinzione di nazionalità. Dopo la · guerra la società bavarese aprì pei conv:de5centi i ba•,ui, dove molti tro:aro?,0 la loro perfetta guarigione. Durante la guerrn ~ rnccolsero mard,i 5,970, 091.i·I, se ne spesero 523,52.0.52. , ~'a:soc.iaziohe bavarese di soccorso è una delle più importanti della societa tedesc~ della Croce .Rossn, sia per l'aùivitù, come per il numero della popolazione che essa rappresenta. · Dell'associazione femmini le non è abbastanza detto; essa è la più dif0

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fusa, la meglio diramata nelle condizioni sociali della donna , e ·contribuisce colla sua gaglia rda vitalità a tener viva la carità. Essn penetra nelle fomiglie dn cui trae abbondanti largizioni, se vi trova ricchezza; vi porta lavoro, se vi trova povertà, conciliando co3ì l'interesse della società e le condizioni de' suoi menibri. Raccoglie biancheria, bendaggi, tiene provvisti i magazzini, e nelle calamità pub~liche concorre col suo servizio al soccorso . L' associazione femminile è ordinata in un comitato cen trale, in sottocomitati ;di provincia, e in società succursnli. Sono istituibili queste sino nei mandamenti·, e bastano ancht solo 6 membri , per essere riconosciuti in societll : vi sono membri ordin:iri e straord inari; e per gerarchia le società succursali sono sottoposte ai comitati di circoli, pcl ct1i mf\zzo, pagano al comitato centrale nn terzo dei loro introiti annuali. Le società succursa li non possono spendere tuue le loro ·entrate, se non nei casi di calamiti.i pubbliche, qi cui debbono chiarire le ragioni ne.Ila relazione annuale. Concorrono per l'istruzione delle infermiere, spendono una certa somma limitata a questo scopo, coadiuvano ad assegnare nel momento del la mobilitazione il personale adalto ni diversi servizi ; svegliano la carità pubblica, la indirizzano, e se ne fanno centro nelle locnli tù, dove, per essere lontane dalla città, non potrebbe arrivare l'infl uenza dei comitati dei circoli. Ogni anno le sociefi succursali indirizzano al e.ii-colo un resoconto deducendovi un contributo dovuto al ,comitato centrale. I comitati di circolo seggono nC'i c~poluoghi di pi:ovincia ; nella gerarchia sociale sono l'intermezzo tra le società succur:;ali e il comitato centrale, banno un'amministrazione propria, e pagano una somma annua le al co.mitato centrale. / Il c.omitato centra le ace-entra a sè tutta l'autorità dell'istituzione, provvede per l'istruzione degli infermieri, tenendone u11'amministrazioue a parte, sorvegl ia i comitati di circolo, le società succursali, raduna sotto la presirleoza della regina i membri del com itato a consigliogenerale, invitandovi pure i delegati de' circoli, per discutervi gli interessi sociali . Ogni due anni pubblica un resoconto genera le di tutta la i.,;tituzione, dà. tutte le notizie per chiarire i progressi e lo sviluppo della societù, indicandone i miglioramenti, e la pnrte avutavi da ogni consorzio, diffonde colla stampa la relazione per la m:aggiore pubblicità. Le faccende della società sono nelle mani di persone scelte dalla fidncia delle signore e sono per lo più ufficiali dell'eserci to in riposo, con- mandato di rappresentare la società anche nei possibili giudizi davanti ai tribunali. La societù bavarese femminile di soccorso per ct'earsi un 1~ersonale


5.28

Rl \' IST..\.

permanen te infer miérc sempre a sua disposizione, ed as.:'-icurare nel un tem po a questo una posizione, fond ò un istituto per educare 1n donna al scr Yizio d'infermiera. L'idea prima era di creare tre di tali isti tuti, uno per ogni citlit, sed i cli uniYersitù, a Monaco, Erlangen e ad Augsburg, sia per facilitare l'ordina mento, come per trovare i professori da proporre all'istruzione. Le ammesse debbono essere d'età non infe riore a 2 1 anui, e _non superiore ai ,'f.5 : di moralità irreprensibile, volontarie, avere l'assenso del padre o del marito, obbliga rsi di restare dopo l'istruzione ricevuta , a disposizione della Croce Rossa . La postulante deve fare un tirocin io di cinque settimane prima cieli a sua acceuaziouedefi ni tiv:i; a li ora depouc 150 marchi, messi subito a frutto a fav ore dell'nmmcssa. Si può essere nrneltata srnza tale: deposito; ma in questo caso l'allieYa lascia mel:'t delln snn pag~ mensile do_,,~tale come infermiera. Una volta accettata non può uscire dallo stabilimento se non t)Cr gnrvi ragioni o di famialin o di sa. . o ] nLe; puo rnvece essere rim:indata per caniva coudolta, o per dichiarazione del medico insegnante essere rallieva non adatta alla sua cnrica. ~e esclusioni ripetute cl.1110 stabilimento fauno perdere anche il deposito, e proroeano in certi casi anche l' indenn izzo del mantenimento an1 to. Ad ~gni sci mesi è_dato un esame, che decide se l'allieva è approvata infermiera, o se debba con tinuare alLri sei mesi la su.i istruzione. L'infcrmie.~n. appr?vata_ o r!mane nell'istituto, o è notata per essere impit•gata ,rngli stab1hment1 sanita ri, che ne facciano dimanda; cd in questo caso ricere nllorn , per paga mensile, marchi 21 nei primi tre anni di serYizio' 11c1Yli . . o anni susseguenti marcbi 25, e sino .28 marchi, oltre l'alloggio e il vitto. Se veglia per mnlati ha pure una tarilTu d'indenizzo; di marciti 1,50, di marchi 2, <li marchi da 3 a 5, a seconda che è di oiorno di notte o di ' ' uoue e gioruo . Questa tangente è fissa sin pei privati, come per oli stnbilimeuti pubblici; gratuito è questo servizio pci privati poveri. Gli stabilimenti sanitari che chieggouo infermiere debbouo pagarne il trasporto, se queste debbono andar fuori della loro residenzn. I doni fo tti alle infermiere souo depositati nella cassa dell'istituto per essere, per metà, d~stinati a fondo di cassa per pensione, e l'altra metà. per essere condivisa alla fin e d'nnno tra le infe rmiere. I doni non conser1nati escludono la infermiera di partecipare agli introiti accumulati. Do~o dieci anni di servizio, l'in fer miera di venuta inabile al servizio, !.a assicurato noa modesta pvsizione, e ~e cade ammalata, hn allo.,.aio ·e mnntcn imento ![ratuito C'O '~ nello srab!li m,ento. Contribuisce pure al fondo pensioni il 5 per 0 ,'o delle entrate an nuali avute come premi negli sta bilimenti di sanitù. 1

;:)

V

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ESTE RA

III. E questa prcvidena, con sì larghe Yeclutc, clic ha di mira il sernz10 san itario militare volontario, concil iando tanti interessi sociali cosìdispnrati, ha uu degno riscon tro solo nell'alliviti1 a propnrnrc e a discipl inare una razza forte, vigorosa, primo clemc11to per la costitnziouc degli C5tlrt;iti. Le osserrnzioui più ovvjr,fattenl la sfuggii.i, sulln vita, sulle nbitudiui e sui cost.um i elci popolo tedesco non lasci1100 a lcuu cl n bbio, <.: he iII esso si educa un elcmo11to proprio a fa r presa nella vita militnre. S'i ncomiucin a -,entirc la gerarchia nella ramiglia, di 11ui pnssa nella vita sociale, e poi nell'esercito <love ,•ienestreuada inti mi e rigorosi vincoli. È qncsto una propricti1 tutta della Germanin , dove la vita, per ragio ne di clima, è passata quasi intcrnmeute in consorzio; l'nuo accanto all'altro, abituandosi cosi a dcfc~rire il giudizio eia parte Jel minore sempre al maggiore, :i l più vecchio, a sentire così ad ogn i momento questa gerarchica soggezione. E questa prcùominn nel pubblico, nel pri valo ritrovo, nei di vertimenti, in tutte le rin nioni , cd ho osscr vatÒ, appena pas~ato il confine, che persino nelle . stazioni dd le fo rrov ic, nel dc5 ignare i lo ·ali per rcfocillar~i, si vuole far rileva re rruesta graduazione socia le, propriet:t <leIla vita tedescn. E que:-tn gcrarcliia sociale, cosi spiega ta, uou è mal sentita, nè fi ttizia; essa è il portato storico della vi t:1 gucniera di questo popolo (Germano; Herm:10, uomo di guerr:,), mod ilìcato si col progred ire di secoli , in fondo rimasto scmpee cogli Qrdini guerrieri . L'alito, che si respira, io credo, inOuisca anch'esso a crea re l'olli tndinc e J"inclinnziooe di questo popolo; esso anche nei più grandi ccut.ri assorbe l'aria silvestre delle sue foreste, acquistando Jn temprn di soldato gagliardo. F uori di Monaco, vi è u11a foresta vergine che si prolunga per fHll'Ccchi chilornetri. Nn111 ra cd arte si dànno qu i la mano ad nllcvarc una geucrazionc fo rte. Quegli edifìzi elevati, isolali, a larghe fiu estrc, a limpidi cri stalli, bi sognn assuefarsi a crederli addiri llura scuole, ta uto sono distinti, tanto sono comuni a Monaco. E nccanto I\ questi un corti le con attrezzi ginnastici, e più in là un nrcna di ghiaccio, dove convengono a Indi pubblici uom ini, 1ionne d'ogni coudizioue e d'ogni età . Ad ogni passo il concetto della gagliardia, tiella forza, è ricordato. La vita militare della Baviera potrebbesi descrivere a grandi trctti co' suoi monnmeuti , colle sue memorie s parse per la città. Due idee pri me, mi pa rve, predomi nano in questi ricordi, le 3 ~ ·-

ANl'( O :'Cl.'.'C , VOI.. 111.


RIV ISTA 5:30 virtù militari, e il senti mento religioso . Nella chie~a principale, allearcate, vi è una bandiera, come trofeo, tolta ai Turchi dn Re Massimiliano I. Nel centro della città è un obelisco iu onore dei 30 mila Bavaresi morti in Russia . Le con tese tra Bavaresi ed Austriaci, discusse ancora oggidì con passione, sono illu:,;trate da ricordi e da monumenti. La campagna del 11870 ris plende d'una luce propria, a vnto riguardo alle località in cui essa è magnificata. Nell'università , al politecnico, nelle chiese, dove lo spirito non distratto s·: raccoglie, sono scritti a caratteri d'oro i nomi dei caduti . Ncll'universitii, cruesta pn!estra dell'intell igenza tedesca, i nomi dei cadnt.i sono impres:;i in oro nl piè del grande sc11.lone. Il ritro vo più srlazzevole del giorno, dove C1Jnviene tutta la eleganza della cittit, ha uu 110rne mili tare, la loggia dei mal'Csc:ialli. Quì dove tratto trallo risnonano le melodie, che accompagnavano la partenza delle tru ppe per la Francia, spicca, nei (.re monumenti, il carattere della storia mi'l itare bavare~e. Vi è la statua di Wrede, capitano dei Bavaresi iu Russia, in Austri~, in Spagna, indi ordinatore uenemerito dell 'esercito. Vi è quella di Till v al levato dai gesuiti, nl soldo di Spagna co ntro i Turcl1i, maresciallo r1ei'1; le.ga cattol ica, successore a Vo. ll1mstein, nel comando delle truppe imperiali, ordinatore dell'esercito bavarese , generale rinomato per il suo soverchio zelo religioso nell'estinzione degli eretici in Germania. li soldato poi è qnale la natura e 1·a n e lo fa; robnsto, gagli:mlo, grave nelle sue mosse, esatto nei mo vimenti <l' insL,eme. Le recl ute muovev11no co~ì compassat.c, che snbito fa cevano correre alla mente ii pensiero come mai potevasi couciliare la tanto decanta ta iniziati va dell'individuo c:on quel la maccll inale rigidezza. Ern uu addestramento, cl1e s,fril sem pre impossibile di voler imi tare in un popolo diverso dal tedesc0. E più si avanw al nord; e meglio si spiegaqnesta cara tteri ~tica, che, diceva mi un uffi ciale }Javarese, è un'assolutn propriet;\ dèl soldato prnssiano. Qnesw rigidità è ora studiata,ricercata, nell'esercito bava~·ese; e può dirsi, che la tendenza ad imitare i Prussiani predomina in tutto. in gerarchia militare. Dell e istituzioni prOfJ rie si è gelosi assai nell'esercito bavarese e macrcriormente qnando queste sono credute migliori. Nei giorni nella min di mora in Mon_aco nel RC'ichstag si discusse l'anuninist.razione della giustizia ne'll 'eserc1to tedesco. Siccome nell'esercito ho. val'Csc, fun zionano i giurati militari, e dove si ha perciò la istituzione più li berale di qnabiasi e~ercito, si era molto compiacenti , e gelosi di questo pi'irnnto . . (')Q

V

.

O. l3osco . Tenente nel 85° regq. {an!el'i<t .

ESTERA

53 1

DOCUMENTI STORICO-MILITARI

S ULL' A Z[O N E DELL'ARTIGLI ER IA HUSSA. . DUHANTE LA SP!-:OIZ!O;{E Dl ACHALTEK INSK (G P.OK-TEPlf) lSS0-1881

L'esempio dato dalla Germania ~li pubblicare docu menti ufficial i sulla memorabile cnmpagna del 1870-7,1, in cui , olt re nll'azione di ogni singola unili1, sono riportati i colpi spnrati e le perdi te sofferte, venne re-centcmente imitato dalla Russia, per C{lH\nto riguardi, l'azione dell'n niglieria che faceva parte della spedi7.ione del generale Skobdeft contro ,gl i Achaltekioski e che terminò colla presa di Geok -Tepé. Per cura del!a Direzione · generale d'artigl ieria del :\Iini$tero dolla guerra russo ('I) furono pub blicati quattro documenti storico-militari i quali ·compendiano l'azione presn dall'artiglieria da ca mpagna , d,\ montagnn e da nrn ri na ai varì cori:ibatt.imenti che, iniziati il ,\,. dicembre '1880, ebbero termine nl 12 gennaio 488L Na turalmente queste rPlazioni ufficiali, che comprendono il memorando ordi ne del giorno dril gencr.1le Stobcleff, emanato alla vigilia dcll'assa lt.o contro Geok-Tepé, non hanno per sco po di riepilogare la storia di tutta la spedizione e qnind i non clilllllO un resoconto generico Ji 1ruesta; ma se mplicemente espongono l'azione e l'erficacia di ogni batteria, le posizioni occupate, i Lwori eseguiti, i co lpi spara ti, le per'-litc sofferte. Essencl.o questa una delle poche volte in cui sia stltlo descritto da · ·documenti a.tendibili l' impiego del tiro a shrapnel in campagna, tn:i ttandosi di cc·rnbattimenti eseguiti contro trup pe selvnaae temerarie fino nl Jana tismo, e prive, <lai c;n to loro d'an iglieria, rit~n~11uno di fo re cos:i u tile riassumendo que.;ti documenti, la cui lettura non può riescire che interessante. 1

(J ) Giorna le d'ar liylieì'ia !l11sso . -

rns;;.


ESTER A

532

RIVISTA

I. Azione delrarliglieria durante la ricognizione innanzi a Geok-Tepè li 4 dicembre 1880.

Partendo nlle ore cinque ::rnti rneridiane dall'accampamento di EdiianBatir-Kala, l'artiglieria stava colla ri~ena cd aveva per scortac sulla destra i zappatori e sulla sinistra i Cosacchi. La direzione del movim.ento si svolgevn lungo il inonte Eogli-Kala coll'ol,bienivo cli b:.ttere il nemico_ che si. snpponeva dovesse presenta rsi lnngo la parte ·occidentale eh Dengli-Tepé. . Verso le 9 antimeridiane, dopo iwer percorse nppcna tre Yerste(3·198 m. ), la colonna prese fo rmn ione di combattimento ed all'articrlieria furono . . . v assegnatl 1 seguenti posti. Sul liancJ destro, in .mezzo a due compagnie del ,1° battaglione dd1'84° reggi mento di fanter ia Sc.;hirvanski, due batterie da mitragliere dì marina; sul fìnnco sinistro, in mezzo a due cornpa_gnie del !~ 0 battaglione clell'S,1° reggimento tli fanteria Apschcronski; altre dne batterie di mit.rngl ierc di marina e la ,ia mezza blllteria della 4' balleria della 20" brignrn d'n_rtig:ieria; al la riserva la na batteria mobile colla scorta d'una cc,rnpa!,{nia zappntori e dei Cosacch i. Alle 9 cominciò iI tiro di fuc.; ileria dei caccintori in catena che occupavano i con trafforti più avanzati innanzi ai gia rdinil ed :,i mulini di Eogli - Kala, dove scùrgen1~i forte nerbo di nemici. Allora furono mandate a prendere posizione, una sezione della 3· batteri~ mobile con ordine (li b11ttere i giardini ed i mulini, ed una sezione della ·I a mezza batteria della fi.• batteria 1lclla 20• hrigatn d'artiglieria che, giovandosi d~lle s_ne _bocc~1e ~a _ruoc? di mnggiore portata, doveva essa pure coprire d1 proieui i g1::i rd111i cd i mulini, ma principa lmente battere la zona di terreno nella rpiale si vedevano i nemici a co1Tere per ripararsi nella parte arborata dei giardini. Se la sezione della 3a batteria mobile da distanza da 800 a 900 sagene (HO.i a "9'17 m.) e~eguì a shrapnel un fuoco potente, ancora più eflìcac:e riesci il tiro del la sezione della ti.• batteria da distanza di 800 a ,1300 sagene ('1704- n 276!) rn .) il qua le forzò il nemico a ripararsi i1ella fortezza pri11cipalc. Contemporaneamente tutta la colonna coll'artigl ieria, in ordine di com bauimento, proccde\•a lungo il fronte occidenta le di Dengli-Tepè. Durnntc rprnsto movimento le dne sezioni d'artigl ieria rimasero costautcmente in posizione

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battendo i limiti dei boschi di Engli-K,1la ove rnccoglicvansi masse di nemic:.i. Con tiro ben diretto da distanzi'\ di 600 ad 800 sagcne (-1278 a ,[704, m.) , l'art.igli eria pitì volte forzò il nemico ad ahbanrloo are cp1elle posizioni coperte e rifugia rsi verso Dcngli-Tnpé; pure _contro qnl\stc masse furnno sparati alcnoi colri a shrapnel che s~oppiavnno snl nemico fuggente ed in questa circostanza fu straordmariamente efJì ,:ace il fnoco della mezza batteria della I~" batteria della 20" brigata che bntte,::t ancora il uemico con tiro a gr(l n::tta dalla distanza di 20:25 sncrcnc ('i,3·13 m.). Mentre avveniYa il mov imento della colonna lnngo il 0fro1ite occidentn le di Dcngli Tcpl;, pér t'Cs pingcrc gli attaccbi del nemico contro la retr-oguanlia , a qncst:.i fu assegnata una sezione della 3" batteri a mobile co n unn scortn di cavalleria e la predetta sezione ripctutnmente cd ogni qua lvolta le si presrntava rosi1,iooe fav? revolc'. dovette levare gli avirntreni e con tiri hen diretti arrestare glt assalll che il nemico t~nt.twa con tro la retroguarùi.:i. Avvici11i11Hlosi a Dengli TcpG si scor~c un a rn nssa rli cavalleria 11c1ll ica che. dimostrava pu!esctncn tc intenzione lii pre11dere gli aWlCCiìOti alle spalle e per tale moti vo rn ordi1into alla ':!" ,ezione della ,\." battcrin ed nlln 3• sezione della 3(• batteria mobile di portarsi alla retroguardia; l'azione riunita delle cfue sezioni del la· 3" batteria e di quel!;, del la lk" batteria, in totale sci pezzi, forz.ò bcu presto il n·e mico a ritiriir, i nell a fortezza. . . . . Giunti in prossiiniti.1 alla cinta fu prcscriLLo ., tutl(l l'urLigl icr1a d1 concentrarsi in una p()sizionc situata con tro la faccia occ,identalc delln pinzn e di là i11iziarn il til'O contro la fo rtezza. I:a 3• ban~r'.;'. mobile e lrl ,1' mezza b)tteria della ,i," bntteria eseguirono I seguenti tm <;ontro la piazza: contro al IHlH'aglionc della fu ccia occideotn le da 600 s:igene (12?'8 in.); contro al S;"1licnte di sinistrn da 72.5 sngeuc (I M-4 m.); contro al snlic'nle di destra da ,1,1-00 sagenc (2980 in.); con tro la parte cuh'nioaote di De:ip;li-Tcpé da 800 s;1gene (001~ m.). Nel mentre si batteva Ja fortezza la colonnn ohliquò verso la uscita setten trionale di Dengli Tepé e mentre essa percorse 300 ~age~1e (63~ rn .) tulla l'artiglieria fermn in posizione sparò 30 colpi ~lei quali 20 a gran~ta -~ ,10 a grnnata - rnitrnglia; protetta da que:,;to _lnoco, la colornrn coin111c1_0 a ripiegarsi verio Eghian-1\atir-Knla . Grazie a questa ~nanovra_la n tirata si iniziò senza c.hc la colonna fossP, battutr. da tiro uc.mico ed erano già state percorse 3 1/i verste (3!31__ rn .) t'.llorc_hè nuovamente riunitasi la cavalleria nem ica cs~a coinmcio a minacciare la colonna nlle spnlle. Allora alla cavalleria della retrngua rdia della colo_nr.a vean~ aggiunta la ·I' sezione della mezza batteria della ,I.· battern~ e po~ln colpi rapidi::;:;inri valsero Ml impedire l' urto della ca\'allcria neJHica


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.531,

RI VISTA

I

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contro 1~ coda della colonrrn. Nello stesso rnomen ., rn11ssa dr ·cavalleria nemica che a[)[)~,· I li to s1 ::,Corse un'altra . ' ' «Il va ea a parte oppo ' t · zona el L terreno sabbioso·, contro . t rnp1la venne ' · questa e- :sa · sopra . un~ perto ela quDttro pezzi dell a ,,. 1 . .' · :;egm to Liro co_t, . . . . · • ·J Jatterw mobile e da . _ .. i ba_tteria; s1 tirò a shrnrrnel da d. ' " 1· 9 . ' una ~ez1one del la, ·1 · · • JS,.anz,, e 1 · 50 sa"ene (900" ) 1 nemico fn disper ·o L'a ·t· I' . . . . . 'i,, - ·J 111. cd continuando a tirar: .coi;t;,~gat~:n:1ic:l1'.'o da lle ,P'J~izioni per scaglioni prendere la colonna di fianco dalla nr~he tento in frnttuosamcnte di pnscolo che sopravvenne e lri t t l p e del m~nle . Frattanto il ere, o a e n111ncnnzn di Junn · 1. contiuuazione del tiro d'nr'ti·rr· i· ,· ' " , 1mpcc rrono h < v lelHl. Durante tutta la giornata di cornbattim' f 11 .0 10 . . mezza batteria della 4, batteria della 20, '. ~ ~pa_ ra1.1_: dnlla ·1" nels e 32. c,ranate· dalla 3·• J 't . . b' 110Dta cl a1t1gl1em : b'.2 slirap-· . o • , ' ' Ja • eria rno o· · , , mitraglia. · ile 4 1 oranate e 'H, granatc-

/~:o

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Furo, no fo.• ri ti 2 soldati della 3• bn tteria; ferito due dd la ,1 mezza ba tteri;1 de.li a ,i, , bn tterin. ·un cavallo ed ucr isi.

II . .

nem ici, tanto appiedati, come montati; questi, riparati nei giardini , dapprima risposero con tiro giusto di fucileria , ma poscia divenendo sempre più debole e più len to il lorc, fuoco, a1le catene di tirn lori nttaccanti riescì di occupare i mnri anteriori dei giardini. La :;ezione fece fuoco da distanze di 4-00 a 650 sagene (852 a H9 l rn .) e sparò ·1 granata e ·12. shrapnels. Le nitre tre sezioni della balleria, che perdcuero qualcpe po' di tempo ad attrnvcrsare un ruscello fangoso , giunsero a11a stessa posizione a mezzogiorno cd unitesi nlla ,1a sezione, col loro ti ro bene agginstato, da distanze di 600 a 700 sngenc ( 12.78 a ,u.9,1 rn.) forzarono il nemico n ritirarsi dai giardini. In quel momeu to contro la faccia po·; teriore di langli-Kala e contro la fortezza di Dengli Tepé, sboccarono la colonna settentrionale ed il grosso. Contemporancanwnte la 6· batteria della 21<1 brigata prese posizione ed aprì il fuoco a 700 ::ngene (,[.i,9,1 rn .) contro nl nemico che tiravn· da Oporno Kala e dai circonYicin! giardini; nssieme a questa batteria prese ln stessa posizione la sezione delle mi tragliere della batteria di rnnriua. 1"lezz' ora dopo, per rinforzare l'azione dell'artiglieria e per operare la breccia coutro Oporno Kala, furouo chiamate sulla stessa posizione e sulla destra della 6• batteria della '.2 1• brigata, pure la 1' e 3' bat.teria mobi le coi loro dodici pezzi, per modo che in quella località era concentrai.a l'azione cli 20 bocche da ruoco e 2 mitragliere. Dopo due ore di tiro, e!Tettuatn la breccia, il nem ico cornin<.;iò, prima gradatamen te e poi precipi tosamente, ad abbandonare , tnnto OpornoKalo, quanto i giardini, e quésta ritira ta porse alla fant.cria attaccanie la possibi lità di occupare senza perdite quella parte cli Jnngli -Ka la. La ,tu e :3a batteria mobile, ch'erao:o pi ù vicine alla località attaccata , dal le prime posizioni cli t.iro, pa:,sando attraverso a ginrdini, occuparono altri pnnti situati n distanze di 800 a 150 sa gene ( oor~n %8 m.) e durante il corso delle due ore, intanto che il nemico si ritirava e che la fan t.eria attaccante guadagnava man mano terreno, le due batterie cambiando posizione a seconda del bisogno, si portarono, fra le alt.re, Di trono, ad una distanza di 1150 sagene ( 330 m. ) cl' onde la fan teria si spi'nse nll'auacco; nello stesso tempo la 3° e t~a batteria della 19" brigata si portarono in posizione e batterono a granata la cintn della fortezza tli Diengli-Tepé e di Melnichna Kalé, d'oude il nemico tirnva con vivacissimo fuoco di fuci leria contro la colonna sinist.ra d'::1ttacco; la 4• batteria della 19" brigata tirò contro la uscita della faccia meridionale dello fo rtezza , da dove ripetute volte grandi rnnsse nemiche tentarono di avanzare per accorrere in aiuto di Jangli- Kala, rna il tiro bene regolato della bntteria forzò ogni volta il nemico a ritinirsi con 1

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Azione dell'artigl_ie ria ~urante l'assedio di langli-Kala li 20 dicembre 1880.

Nelle colonne clic, a termini delle dis o ., . . . . 1880, dovevano assalta1·e Ia11"lt' J' '. I :IP ~1z1om emanate il ,J 9 dicembre· ' < < v - ,,I Il l "1 0!"110 ' l . Q appartenevano all'ar tirrl1'e1··1a 1· ' • "· . • "' icccssivo .... O dicembre,

' o· $C"uent1 riparti · c Ji , . meridionale ed accerchiante, la t,~ bnt.te11a . ,.. eIel la. ,">O' o .abr.., c?1011na di destra, 'k t d' · 1. . r, cl _,1 sezione d'arti..,lieria da mont"rru·' cl I 'f .k , . ,è)a a artrg ,cr1a, "'o " e ur ·estt.ln u t t J 1o · · ' O colla colonna settentrionale la 6· batteria d •li· 0,1~ 1 ',. , o~ e .' . p~w '. S. A. I. la Gran<l uchessn Olrr T d e, ,,.., JI igata d art1gherra rJt. . . · i:,a eo orowoa e due n·t · 1· d' 1 di marina, in totale 8 p"zz· 9 . 1 · . ' " • •1 e"' nutra a JCrc· col a 1 ·os n rag l i ,iere J Jatteria, . della ,ig,1. brioata d'ort' ' 1· ,· J 0 so a ,)• e, 4' battena, 1B JClla, a ,,, e 3· ba tterie 1n bT " · · 0 ' ' pezzi da ti, funti una sczi·o.i d' .. . . ' o 1 1, ognu1H1a sei· • ' • ie 1 arti" 1iena d dne mit.ra..,licrc 1·11 tot"le "O . 1'> ' a montagna a caval lo e o , " ·.> pezzi e <=> dionale "Ile "ì'Cì'" · ., '"' mi• t rag1·rcre. La co lonna mori-· , ,, " , " per scopo eh pren 1J . 1·1 . . da Samnrsk. alle 8 1; . . eie ncmrco sulla destrn, parti ' 2 a. 0 rrnrnl.a alle 4,1 , 1 • • d 1599 ) d li ·f . ) . . 12 ,L a una Yersta e mezza (1 ' 111 onal · . ve 1· · . a a accra mend1 . ' e elelia cmta J1Cm1ca dalla colonna nnepo-· e istaccata una ~ez10ne de· 11 a 4,• battena . della . 2.0•' JJriaata . 0 clero . ~ n f)ren.' . . questa sezrom~. miziò im::,izione.. per proterraere . ç)è) • cosi' 1a caten:i de,. tiratori; mec1i<H.amente il suo fuoco , t·rran do contro mnsse sparse di è)

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ESTER,\

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gravi perdite.


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lUVISTA

La 3a battcri:i fu qnel l:i che maggiormente coad iu vò l'attacco della <."avallcria contro le masse nemiche che ~i avanzavano nella zona ~omprn,:i fra J:rngl i-Ka la e la fortezza e tulle dun le batterie, alla J111e ?el ?ombattimcnto, cop rirono con tiri hene aggiustati il nemico che_ J_ug? iva da Jangli-Kala verso la fortezza . Le b11uerie occup:irono • ~0~1zrùni compr~sc fra ,1200 _e 70il sng<~ne (2556 e H9l m.) d.i lln lortezza._ La sezione del le m,t_::igliere , lasciando la prima posi;:ioiH' -presa, si tetll~c di prcfereuza presso al la fan teria ed mizi si spin$e sulln lioe:i delle più_ avanznte cntene di tirn tori, dai qua li punti dirigeva fuoco potentissimo con tro :il nem ico ogn i qnalvoltn q uesto accennava ·o _fornrnrs , a grnpp r e qninJi conco r~e ;rnelt'essn ad accelerHe l'a tt:icc,J ed ad r,rlìcvol ire l'erncacia del fu oco ncrni,o. La sezione dell 'a rti1rlieria da montngnn a cava llo stette colla c,nalleri a sul llanco sinistro"' delIn colonna dr.J ;srosso e din;sse il suo tiro contro la cava lleria dei Tckinzi che teutnvn di atlacc:ire 'quella russa. Dur:in te q11c~t'nzione fnro no sparati: da lla ,i • batteria dèlla 20• brig~la, ,fG grannte e 4-5 sl1ra pnels; dnl la 6" batteria della 21a brigata, io grnnntc e 2G granate a metraglin ; dal la ·I· hatterin mobile 40 irranMe e 18 gr.inatc n .mclrngiia; d,illn 3• batteria mobili; ' 4-8 V:rana~e e r. ·, c. (. :iG granate a mctraglia; <fol la 3" !Jn tteria della ,19• briga ta, 16 gra nate e _i shrapncis ; d,d ln !~« ualteria del la ma brigntll, 3i granate; tfa lle n1itrngliern della batteria di marinn, ,1-00 cartnccie; dal la sezione della "balleria da mo'.itagnn a cnval lo, 8 grannte e 6 granate a mctraglia; dalla se~io'.1e di. battet'1a da mont;igna del Turkestan , ..:18 grnnnte a rnet ragl,a; 111/rne, <iall:i sezione da rnzzi del Tnrkestan, che pnrc era colla -colonna, ·17 razzi d;1 guerra. ~u complesso qu ind_i furono sp::ira ti r~oo colpi, ,17 razzi da guerra e ,iOO cartucc,e da m1tr11gl iere. Le (lerd itc _dell'artiglieria furono miuiL'i1e, perchè si ebbero ucci si due -caval i,; feriti 2 cava lli e co ntuso un sold..ito.

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III. Azione dell'artiglieria durante rassedio della fortezza di Diengli-Tepé (Geok-Tepé) dal 21 dicembre 1880 al 12 gennaio 1881.

Dopo la presa di Jangl i-Kala, nl 20 dicembre 1880, tutte le forze die _a'.' evano preso parte al! 'atwcco si stab ilirono innanzi alla predetta loculita, accampando a dist.aoza di 2 verste (213'.2 m.) dalla fortezza di

ESTERA

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Diengli-Tcpé. Una sezione della 3· batteria mobile, ancorn alla sera del ·2.0 dicembre , occupò Opomo-J(ala, posizione est.rema Ml fian co sini~tro della posizione presa dall' attncca nte, a ,i-00 sagene (85'.2 n1.) (l.:11 riurnnente accamparnento; In sezione dcll'art.iglieria da monwgna a cava llo occupò iinecc il punto estremo del fianco destro delle forze. L'accampamento, nella notte dal 20 al 2 1 dicembre, Yenne fortilìcato; ivi convennero tutti i ri pnrti d'nrtiglieri a che già avevano cornhattnto al 20 dicemb re ccl nitri ne arri varono alcun i giorn i dopo dnl ca mpo trincerato di Sr1m11r,;k presso Jegen-Bntir-Kala. Ali~ ore 4- an~ ti mcriJ iane del 2·1 dicembre, partirono cbll':iccarnpamento sei squadroni di c1,valleria, nna sotu ia di Cosacchi e la sezioue dell'artiglieria da montagna a cavallo, per efftt.tnare una ricogiiizione lnngo le faccio orientrdc e settentrionale della fo rtczz::i. Come appena aibeggiù, qne:;Lo piccolo col'po scor3e nn11 mas:;a di cav:ili,~ri ucmici d1c gn loppavano da ogni parte: la sezione delb batteria dn montng11a a cav:1 110, c~ngia111Io spes~ sissi mo di posizionù e mnoveodosi sempre nlla rnrriel'a, trrando coi snoi pezzi in ogni direzio11e, nrrcstò il nemiGO e !"C$pÌHSe i di lui ripetuti attacch i. L'azione cli qnesto r11parto di trnp pa Ycnnc r itardala di molto da lla natnrn del terreno ch'era tntto sparso di elevazioui sabbiose, giunti a!la sommit:1 delle qua li bisognava ogni ,,olt,'l rar app iedare gli uomini per e~cguire il t.iro a snlvc con tro nl nemico; consegncn ternente l'azione co ntinuò lìno a che i sci squntlroni, la sotoi.1 e la sezione giunsero nll'n ltezza dcll',11rnolo 11ord-ol'est della fortezza. Allora il genernle comandnnte h1 spedizioue, sc:itcndo come sempre piti vi\'O si facfJva il rombo del cil nnonc e della fnc ilcria , mandò in ain to al piccolo corpo un ha LLnglione ri i ran_teria, In 3· ba tteria della <I\:)" brigata cd una sotu ia del règgirnento Cos:1cchi cl"Orcnbui'g. : L\1 ri-i 1io di q·ùesto ri n forzo faciIitò rilevan te mente l',nionc della cr,vnlleria e rese meno poricolooa la posiziono della "czionc cl'n rtiglieria da montngna a cavnllo, il cui ti i·o· ven ne i11rn1cclii.H;:imcnte coadiuvnto da quC'llo della 3• batteria della -19· hrigat;1 . Verso le ore 3 ponwridiane le tr-11 ppc riontrav:mo :.d l\1cca rn pamento d1J po ,1 vcn' r,1ggiunto completament.c lo scopo prcfi,50 per In ricog11iiionc attorno al la fo rtezza di Dieogli-Tepò. A que;;t'azionc cooperarono pure le ,\.• batteria della 20a brig_aw, la 4" batteria del la Hl" brigatn, la ,(" e 3· bat.terr a molJ1le, le rprn li tutte col loro tiro batterono gli sbocchi dove presentnvasi il nemico in grandi mas~c. Lu rimanente parte della gionwta venne occupata dn ll'artiglieria ' ili!' acc:nnparnent,1 riel la costruzione di r ipari coperti e nel continuare il tiro contro diver$i punti delle po~izioni nemiche. Durnnte questo cornballirncnto furono ::pa rati: clnlla sezioùe della bat-


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teria da montagna a cavallo, 50 granate, 29 granate a melragl ia, 1 scatola 1\ metraglia; dalla 3• batt.eria della '19" Lrigata , 16 granate, ·12 shrapnel$; dalla ,~· balleria della 19" brigata, ,t 6 granate, 3 shrapnels; dalJa 4,• batteria della '.i!:O' brigata, 16 granate, H, shrapnel$; dalla 1• batteria mobile, 8 granate, 9 granate a metraglia; dalla 3· batteria mobile, ,18 grnna1e. In complPsso , il 2.·1 diyembro furnno sparati 192 colpi, ferito un cannoniere ed ucciso un cavallo. · All'alba del 2z dicembre la 1• sezione della ·1 • batteria mobi le e la sezione di mitragliere della batteria di marina furono a:;segnale ad una colonna la quale aveva per scopo di occupare e mettere in stato di difesa nna posizione situata al di là del fianco destro dell'accampmnento. Attraversando il ruscello che scorreva sulla destra del cnmpo, la colonna, rapidissimamen te, sotto l'azione del fuoco vivacissimo del nemico, raggiunse ed occupò la predettà posizione. Siccome però il nem ico, che occupava le murn della fortezza, continuava a tirare contro ai lavoratori che fortificavano la posizione, la sezione d'artiglieria venne spinta a braccia fuori dall a locnlitit èhe si voleva porre in istato di difesa , e battendo con tiro ben regolato il nemico, che tentò ripetuti assalti, porse fra ttanto la possibilitit alla colonna di fortificare la posizione, quasi senia subire perdite. Alle ore 12. tli quell' istesso giorno al comandante della sezione ll'artiglieria fu ordinato cli rivolgere il tiro dei snoi pezzi contro giardini situati sulla destra della posizione occupata, collo scopo di poter prendere possesso di qnegli orti: ì'operazione riesci completamente perchè il nemico fu forzato a sgombrare i giardini e ritirarsi nella cinta sc1.ientrionale della fortezza. La sezione della 6.. batteria della ~t.'I' brigata d'artiglieria, che nccom · pagna va un convoglio proven iente da) campo trincerato di Samursk e diretto all'accampnmento situato innanzi a Diengli Tepé ebbe a far fuo co contro truppe di Tekinzi a cavallo. Alla sera del 2.2. dicemltre occuparono la posizione forti fìcaJa di JangliKala una sezione della 1• batteria della 'iH • brigata d'artiglieria e la 2.' batteria mobile. In quel giorno furono sparati: dal la 1• sezione' della 1' batteria mol)ile, 54 granate e 35 granate a metraglia; dalla 3' sezione della 6• batteria della 2.1' brigata, 4 granate e 3 _shrapnels. Gli altri reparti, dall'accampamento, spararono: la 3' batteria mobile,· ·1O granate e 3 granate a metraglia; la 3·' batteria della 19' brigata, 1 grana ta e 2. shrapnels; la 4· batteria della 19' brigata, 9 granate; la 4' batteria della '.~0' brigata, 1

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RIVISTA

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3 o"ranate·' la sezione di batteria da mon1.aana a caval lo,(~granate; le miu trngl ier~, 200 ca rtucce; la sezione da razzi del Turkestan, 12 razzi da guerra. In complesso furono sparati 1;28 colpi, ·l'.z razzi eia guerra e 200 cartucce da mi tragliera . Non si ebbero nè morti, nè feriti . All'alba del 23 dicembre partì llall'accamparneuto una colonna, formata da 5 squadroni, 1 sotnia ed 1 sezione di batteria eia montagna a cavallo, diretta a giardini si tuati sulla dostrn della posizione fortilì cala e dai c1uali il gioroo innanzi si aveva cacciato il nem ico; questo distaccamen to aveva per obbiettivo di distogliere l'auenzione del difensore dai lavori che avrebbe cominciato l'attaccr,nte per stabilire la prima pnraJ.lela. Allorchè la colonna si mosse dall'accampamento era ancora scuro e rflrnndo levò il sole, una densa nebbia copri la zona d'azione; il distnccamento.si avanzarn colla sicurezza cli trovill'e sgombrati i giardini, ma giunto iu prossimità _ad essi fu accolto con una repentina salva di fuci leria: il comandante del riparto formò immediatamente la sua cavalleria in ordine cl'i comb:ittirnento spingendo la violentemente nl l'attacco e tenendo in riserva soltanto la sezione d'artiil ieria. Iot11 nto una massa cli cavalleria nemica, npprofittanclo della nebbia, si porlò sul fianco destro dell'attaccante e si diresse alla carica contro la sua riserva; la seziolle della batteria eia montagna a cavallo levò rapidissimameutc oc,Jj ava11treni e con, una sola sal va a rnetraglia ' . forzò il ne-. mico a ritirarsi precipitosamente. Mentre durava il cornbauimento nei giardini, la sezione d'artiglieria eia moo tagna a cavallo rivolse i suoi tiri successivamente contro tre p1mt.i diversi delln massa di c~,alleria nemica che ripetutamente caricò per poter combattere ad arnrn bianca: proietti di questa sezione fecero strage dei cavalieri nemici che si spinsero fin ai pezzi . Siccome alla sezione di artiglieria da mon tagna rimanevano orrnai poche munizioni , e siccome intanto che la colonna cli cavalleria si ritiraYa dai giardini, vedevansi sorgere da ogni par-te sempre più fitti i cavalieri nemici, cosi, per mezzo d'un'ordinanza alla carriera, fu chiesto aiuto d'artiglieria alla posizione forti6cata . Venne immediatamente una sezione d'artiglieria la quale protesse la ritirata, tirando i:On un pezzo contro la fanteria neinica che ripeteva contiuuamén te i suoi tentati,:i cli attacco . Conte;nporaneame11te da ll'accampamento partiva di propria iniziativa del comandante di t.ntle le trupp~ e solamente p~rch_è il rombo del cannone e della fucil eria lasciava comprendere come 11 distaccamento si tro1'asse seriamen te impegnato, un rinforzo costi tuito da due compagnie di fanter ia e da quattro pezzi della (I.• balleria della 1ga 1

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.lll'igata; qncsto secondo di:;laccamento ioeon t.rù la colonna clic si ritirnva, e falla nvanzarc nlla carriera la sna mezza baueria contro alla cnvallcria JtJlla difesa clic podcro$amcntc e con prcva lcnu di uumero insegni_va, ~u iuvi~ta 1111:1 salva da i quauro pezzi che prod usse strage e co.stnusc I pochI sopra visst:ti a ritirnrsi nuova mente nella fo rtezza . Iu quello sti;sso giorno due sezioni della 6· balleria della 21' JH'ignra ~r~tc:;scro i la,,ori d'impianto della primn pa rallela, e grnic iti loro tm bene rego lali coulro al difen$ore, che , iolc11ternentc e coutinnamcnte disturl1nva i lavori, le perdi te degli as.sedi1\ll ti furo no n1 inimc. La 3' baucrin della 19' hrigat;1 dall'i1cca mpamc11to dires,c il ::uo tiro rontro la c~,·allcria n_emica che tentò t.1gliitre la strada ed aVl'iluppare un convoglio che arnrarn all'accampnmeoto da l campo tri 1u.:crato di Sii mur$k. . La .~· batlc1·ia cl..dla ·20' hrig;'JL3, per proteggere In riti rnla del primo d1st.1ccnmcnto, ballò coi suoi tiri gli ~bocciai dall:i fortezza . D11raute 1111ella giornatn vennero arm.atc ::livcrsc lrntterie che crnn~ i costruite; la liaueri,1 .'{. I ru ::ll'lnata c0n ,~ pezzi da :3 funti della ,1• kutr ri~. mobi le; In ridoua .'{•> ·I f"n arn1nL:i con 2 cnnnoni da montagna del l urlestan; e nella llOlte dal 2:3 al '.:.H dicembre fu armata la ridotta X. 3 con 2 pezzi della (i' batteria della .2 1· brig,1la . Durante r[lic•I giorno spnr:irono : la sezione dcll n ljatte:ria eia montngn~ a c,wa llo, 38 gra 1rnte; :J;j gran/Ile n m,:trtiglia, 3 sca tole n rnetr::igl,a; l_a I' lwltcria mobile, 11 granale, 19 gr:innte a metn1f!lia; la J• battena della ,J!)• hrigHta, •15 ~Tanntc, 11 sl1rnpocl3: la (ì• bnttcria della 2·1· brigata, 3-~ grnnotc, 35 gr;1nnle a mitraglia;, la 3• Jmteria dell a ·I 9, brigata, 9 grn11nte, 6 shrapuel;;; la 4,a ha tterin dell,1 20• l1rign ta, S gr:inatc; la 3· batteria mobi le, 1.~ grnnatc· le mitraoliere .f 800 cartucce; la sezione d::i ritzzi del T11rkcstitn, 4- r~zzi da g~crra.' In complcs,o fnrnno sparati 268 co lpi, 4- razzi da 1.rnerra e 1800 c;1rtu<.:cc rii milraglicre. v ,. Da~ 24 al 28 dicc1'.1!Jre non s_i venue a contatto col nem ico . Le trupp" s in~p,cgarono a stabilire fa pnma e la seconda p:irnllcla . L'artigl ieria Yen1va occupnta nelle triucee e soltanto verso sera Lirnrono un determinato nu lllcro di col pi contro speciali pun ti dello posizioni 11cmicl1e e della fortezza per dist urbare e dist.rnggere i lavori io terra dell'assediato . Xclla notte dnl ;1- nl '.:25 dicembre furono armalr: l:1 ridottn N° ~. con u11 can11011c eia 3 fnnli del la 6" batteria della 2 1• brìgnta e con un cannone da J. funti tr;1sporl.atol'i da lla batterin <l'assedio l\". ·I; la baucria l\". 2, con quattro per.zi da 4- funti della 3• batteria mobile; 1

la batteria N. 6 , con un c11unonc dn 3 funti della Ci' batteria dell a 2·1' brignt.'\ . Xella none del '.:21 dicembre: In ri<lott:i X. 4 fu armatn con due c:innoui da 9 fu nti, invece di due bocche d:i fuoco tla montagn:i del Turkcstan che furono trasportate alla ba tteria N . 6; la batteria N. 5 fu nrmat.a con tre rnorwi da ·1/2 pud; l:i battcrin N. i, con due mìtra"liere: la bntterin ~. 3 con tre cannoni da 9 funti . AII' acc.:ampn~iento cli c:1valleria fu, i11stnlln10 1111 cannone E11gstrem da marina . Dn l :H nl 28 dicembre si spin·:-n·ouo in co mplesso 317 colpi e •I O rnzi da guerrn; per l':1rtiglicri:i 11 0 11 si ebboro, nè morti , nè feriti. Al 28 fcbb r:iio l"artiglieria era 1i partit.a ·ud modo seguente: 1° nel1·acrnmpame11to sul lìnnco destro della p~sizi~nc 2 _c:in110'.1i d:i '.l funti della ,1• bat:cria mobile cd 1 sezione cl, rn 1trngl1 ere il, man nit ; 2° nell'acc:1111p:i111en to di c:ivnllerin un cannone Engstrem d~ mnri'.in; 3° uella ridoun N. ,1, 2 cnunonì da 9 fu nti delln 2• bitttOl'l:l molJ1ie; 4- 0 nella hattcri11 d'ilssedio X. 1, 3 cn nnoui da !• funti della 1• batteria mobile· 50 nella riJottn N. ·2, 1 cannone dn ,~ fu nti dell:i 1" batteri,, mobile' ccl ,1 ca nnone da mont,1gna della 6• batteria della 2,1" brigata ; (io nella batteria d'assedio N. 6, 1 c:innone <la 3 funti della Ci' b:itteria della 2 1• brig:!tO, cù i 2 pezzi d'una soziooe da mont,1goit del Turkestan; 7°) nella ba tterio d' nsscdio N. 5, 3 mortai da '/. puù: so nelIn ridotta N. S, ';2 cannoni tl n 3 funti della (ì« biittcria della 2·1" hri11ata; 90 nella balleria d' as:;edìo :'{. 2, ,\. cannoni da .\. funti del!., ;Ja balleria mobile; ,10° nella b:iucriit d'assedio N. 3, :3 can noni dn il fttnli della 2" LK1tteri:i mobile; •I ·I a nella batteria d'as,;edio ~- 4-, 2 mi trngliere tlcll:.t batteria di marina; ,12° in Oporuo-Kala, 2 cannoni da /1 funti della :3• bittteria mobile. T utte le rimanenti arti olierie trovavansi all'accampamento generale. Alle ore 7 di sera, qu;ndo già era notte o~cur:i, ì Tekinzi effettuarono nn:i ~ortita ed in grande numero si $pinsero sul tìanco dc6lt'O delle trincee russe e sul la sinistra di Oporno-Kaln. Approfittantlo dell a oscnritit il nemico pervenne lìoo alle 1rincee e le se11tinelle non ebbero !1eppure il tempo di dare l'itllarme che _gii'. i ~ ckinzi 11 _sciabole sgua_ruat,· avevano invaso Ja batteria da morta,, 1 cui serventi dovellero difendersi coi revolvers. Contemporaneamen te una massa di nem ici si get~ù ~ulla ridott.'l ;{. 2, d'onde però si riuscì it spernre un colpo a met.ragli:-1 ucl momento in cui i Tekinzi appa rvero sulla ridottit; quiri pure comì oeiò la lnlt:l :ill'armn bianco , d,ti·an tc 1:i quale caddero tuui i serYcn1i dell :i 6" battorin 1lclln ':H• brig,1to; un puntatore teutò <li togliere l'ottnr,1tore del suo pezzo, ma venne $Ciabolitto e calpe~lato dai Tekinzi . 1

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RIVISTA

Disgraziatn mente il n~mico s'impossessò d'un cannone da montao-0 <l' t ·1 .. . , na e 1 recarn e a mum z,011 1. Grandi masse nemidie si precipitarono anclw contro la batteria d'assedio N. 3 e contro la' ridott"" N · ambe • r . ,f , m" " 111 que~te local,itù i Tel~inz.i f urono respinti con salve a metrnglia; col primo suo attacco i1 nenuco massacrò quasi t.ntta la fanteria nissa che occupava le trincee della seconda parallela ed occupò la zoua di terreno CO\npr:sa frn la s~c.onda e la pri ma part,llela ; le batterie N. 3, e N. ,f ~ la ridou~ N. ·1 furono circondate da ogni parte e soltanto 1uercè la fermezza, 11 sangue freddo e la presenza di spìriLo dei loro 11rti"lieri che <la ogni purte rivolgevano il tiro dei loro pezzi, battendo il n~mic~ con colpi ~ metraglia, queste opere non subirono la sorte che tòccò alla batteria N. ti. ed 11l~a ridotta N.. 2.. Intanio soprnggiunsero Je riserve .frcsclie ed il nemico venne battuto eia ogni parte col tiro della f~nter1a e con quello dell'lll'tiglieria . Ad Oporuo- Knlu, grazie alla vigilanza deHa guarnigione, il nemico appena apparve fu accolto con sai ve a met.~·agl 1a e rapid:imente respinto. A preservare da mnggiori danni prov,·1de v11lorosamente l'artiglieria , estendendo· 1a efficace sua azione fuori da lle trincee e dall'accnmparnenLo e coprendo con ruoco potente pure tutta In zo.na ~1 terreno compreso fra la fortezza e la seconda paral leh:i; es~a contribui strenuamente n respingere il nemico dopo il sno secondo ,'1.ttacco. Durnnte .la brern loro permanenza nel la batteria N. 5, i Tekinzi nescirono n cagionare non pochi chrnni: guastarono tntLc le munizioni e porta rono via qm,nti. oggetti di corredo, veuov,1gl iarnento, armi , ecc., twvar~nc, nella batteria. Durante la difesa dell a batteria N, 5 e della ridott11 N. 2 venne ucciso il tenente co lonnello comnndunte della 4• b11tten11 della 20• hrigata, clw comandava pure l' artiglieria del fianco destro. e fu gravementr. ferito un tenente. Per.., respingere questa s~rtila, spara'rono: In J111tteria rnobil~, "30 gra,n?te, ' granate a rnetraglia, ,J scatola a '01etrag:lia; la 2• batteria mobile, 11-5 grnuato, 35 gr1rnate a meLraglin, ,1O scatole a metrng'lia· lo 3· ~atter_ia mobile, 7,1 grana te, 25 grant.1 te a metraglia ; la baucria dei 1;10rt11 i, ;~ g'.annle, 73 cartucce dn revoll,cr; la 6· batteria deJJ;:i 2 1• brigarn, ,H grnnate, 2·1 gr:111ate u metraglia, 3 scatole a rnetragl ia; la scziouc da montagna del Turkeslan, 68 granate, 87 granate a metraglin, \) scatole n rnetraglia; In 1• bntteria del la 2 1• brigata, 8 gr'anatl!; La ,i • batterw della 20· brigata, fi.3 gra 1Ù1te; la. 3a batteria dol là ,ig• bri"nta, 8 0 granate; la ,\.' batteria del la ~ 9• brio-ata, ·IO o-r11na1e. L'artiglieria ebbe lo seguenti per~lite: ucci', i, ,1 t.enente colonoello, j. artificieri e 9 soldu ti: gravemente fer iti. 1 tenen te e ;1 solù.iti. :\l la nrn!Lina del 2.9 diècmbre si le·: ò :1·accamparnento per tni.,.portarlo

ESTERA

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ìn altra località più vicina alla prima parallela; la balleria più avanzata si trovava.a 350 sagene (7!~5 metri) dalla fortezza , quella più ritirata a 500 sagene ('I 065 metri). Da questo momento sino alla fine ?cl.l'a~sedio l'accampamento rimase sempre nel raggio d'azione della !ucile1:1a nemic:i e non passò giorno senza che si avessero a deplorare perclite d'uomini e di cavalli. Il 28 dicembre, era stato deciso di prendere d'assalto le opere avan:zate del nemico su lla focci11 oricnt11le della fo rtezza, Velikokniascheski Kal Turkestanski Kal e O.x.otnicltki T<al. Conseguentemente le disposizio~i per quel giorno prescrivevano di prender porte all'azione a tnt.ti i riparti d'artiglieria eccettuand.o la sezione d'artiglieria da rnonwgna :i cavallo e la s;zione di razzi del Turkestan . Per la fi.' baueri::i della 20' brigata , per la mezza batteria dell a ·1' batteria della 21' brign ta e per la 4.• batteria del la 119• brigata era stata presa una posizione comune s.nlla destra di Olgiuski !{al di fr?nte nJl.a faccia orientale delle fortiCicuzioni nemiche, t.1d un~ distanza d162.0 sege{1e ('I3:/0 metri); còrnpito di queste bat.terie era c~i produrre .br~ccia in ogn un:i delle opere fortificate dal nemico e poss1bdmente di brne srron~bra re i di fen~ori. 0 La 3• batteria della 119• brigata prese posizione sulla cle:,tra dellu ri~ dotta di Stavro polski di fron te alla faccia rnericlion::ile dell a rortezza, nel uua di,,tanz:i di 350 s.agene (7!~5 metri) da questa faccia cd arnva per scopo cli prenderl3 d'ioliiat.a, la faccia eù il fos~o orieu~ale dell:i fortezza, come pure di battere tnttc le usci te dalla faccia on ent;i le per 11npedire al nemico di raccoglier:;i nel foss·) ed effott~iare sortite in massa . Dne mitragliere furono assegnate al le colonne tl1 fon terw che dovev:.n10 eseguii·e l';ssalto: iu tutte le batterie le rispetti ve hocclie da fuoco ave.vat;o fissato il relati l'o bersaglio. A.Ile ore ,12. di quel giorno tutta_l'ar~ tigliei:ia era in posiiioue, alle~ aprivano il fuoco, tanto le battene di assedio quanto. quell a di riserva di Olginski Kal. Ap pena .un' or~ .clopo, alle 8 pomeridiane, non solamente era prodotta un.a breccia suflicr ente, ma conseguentemente al fuoco energico. e ,heu~ aggru.stat? del!'~ due bntterie e mena che stnvano ad Olgrn,kt h..al , 11nem 1co lu fo1zu to, dopo .,eavi sue perdite, di ggombrare tntte le opere, di modo che la fan teria ; ussa potò oc:uparle qunsi senza resistenza. Intan~o il fnoc~ ben rerrolato della 3• batteria del la ,J9' brigata non pe1·m1se al nemico di raco 1· . coo-lier:;i e concen t1-:.1rsi sul p1ra pet!o del muro ( 1 cmta e conseguen1ei10nte Je perdite dell a fanteria attaccante non furono mol.Lo rilevanti; q uesta stessa batteria letteralmente ~ìi:,trusse forti. nrnsse dr nem!CI che ten Larono cli uscire cfogli sboccl1i oneutalL della lortezza per nccorrere in aiuto ai difenso ri delle opere avanzate.


1U\'1STA

ESTERA

Grandemente cooperò al snccesso l'a rtigl ieria che era ripartita nelle trincee. La batteria di 3 mortlli da i,' 2 pnd , dal !., sccontlll parallela, nd una distanza di 200 s:igenc (f26 metr•i), cou tiro areato, colpì continuamente l'inlorno delln fortezza e h batterin dei razzi inseguì coi suoi tiri il nemico che dn llc opere avanzate si ritirava Yerso la forlezza. La 1• balleria mobile (3 ,llnnou i alla batteria d'assedio N. ,1, ,1 can uone nella ridolla X. :2, e 2 ca nnoni nell'opera fonificata del lì anco destro) accelerò la prodnzionc della breccia e cannoneggiò l'in1erno ,lel la piazza . La 2• batteria mob ile, 3 cannoni della guale teuel'ansi sul la batteria d'assedio N. 3, e 2 11cl la ridotLn N. ,1, concorse c~sa pure all,1 formazione della breccia ed al bo.rnbarclamentodella f0r tezza. 3" ba tteria mobile, 4 pezzi della qu:ile trova r:msi nella Latteria d'assedio N. 2, oltre che cooperare alla brecc ill, quando appena questa fu forn1:i tn, ns:;icrne alla 2' batteria della 19' brigala, eseguì il tiro d'infi lala contro la cin ta e battè gli sbocchi della fortezza. . Duran te tutto questo combattimento l'azione dì ogni singolo pezzo <l',miglieria fu commendevolissima, ogni bù tteria sl'Olse il còmpi to affidatol e con sngacia e sicurezza e si può asserire che la presa di rpell,} opere avanz/lle, si tuate non oltre ·I 00 pa ssi dall::i fortezza e le lievi perdite sofferle, come pure il Lrcve tem po di combattimento, si devouo cornp!etamente all'ari.iglierin. Spararono per quest'azione: la 3' b:iueria della t9• brigata, 3 f{rr,nate, 89 shrapnels; la ,i.• balleria della 19• brigatn, 35 granate, 26 shrap· nel:;; 111 4" batteria della 2.0' brignta, 6 grauatt:, 48 shrnpnels; In ,Jt< baueria clclln 2 1' brigata, ,1,1 granate, 6 ,.,hrapnels; la 6· ~rntteria della ~.W brigata, 2·1 grnuate, 5i granate a metragl ia; la 1• batteria mobi le, ·133 gra nate, 162 granate a metragli:i; la 2• batteria mobile, 77 gr:inate, /i.5 granate a rne1rnglia; la 3' batteria mobile, 90 granate, 75 granate a metragli a, J sc:i tole n metraglin;, la mezza batteria di moftai, ,1.JO gnurn t,\ .J2 cartticce da revolver; la batteria di marina, 2·1 proietti Engstrem, ,J920 cartucce; la bntteria da razzi, 38 razzi da guerra; la sezione eia montagna del Turkestnn, 1 gra nata , 39 granate a metraglia . In complesso si spararono 1OQ5 col pi, 38 rnzi da guem ,, '1\)20 cM'tucce cln · mitragliere. F n contuso ·I s,ildnto, uccisi 4 e fe rit~ 2 cavn lli. Dopo quest'n ione, nella batteria N. 6, un cannone da mon1agna della 6' batteria della 2·1• brig:ita venne tolto e trasportàto nella ridoLlll N. ~ e la sezione eia montagna dei Turkestan trasloc:itr, a Tnrkastensk i.Kal. A Velikokniascheski Kal furono im1a llati due cannon i da 3 funti della 6' bntti>.ria della ~ :W brigata e clne mitragliere, i vi trasportate 1.fo lla batteria N. i.

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Alla sern del 30 il nemico cficttuò una seconda sortita che questa volta fu diretta contro al fianC<J sinistro e precisamen te contro la rìdotta N. 3 (Stavropolski) e con tro la batteria d' as~edio N. 2.. Nella ridotta Stavropolski v'era una sezione della 6· batteria da_ montagna della 2,1• brigata e 11e\la baHcria d'assedio N. 2 trova vansi 4 can.noni da ,i. fu nti della 3• batteria mobile. Alle prime grida del nemico, che si spinse vicinissimo alla ridotta N. 3, i due pezzi da montagna eseguirono una saiva a mitra:,{lia ma questa non valse ad arrestare le masse irruenti del nemico che si gettarono sul fianco e penetrarono n.ella ridotta. La mezza compagnia di scorta fu in un attimo massacr.ata dal nemico e l'artiglieria si tro vò in posizione molto critica. Mentre i serventi difendevano i pezzi colle sciabole e cogli armamenti, i N. 2 tolsero gli otturatori ai cannoni. Ad uno dei pezzi, attorniato dai Tekinzi, il servente N. 2·, quantunque feri to, riesci n levare l'otturatore e cadendo sovr'esso e coprendolo col suo corpo, ne tolse l'anello che rrettò via. Tutta la fanteria che trovavasi nelle trincee innanzi alla bat~eria d'assedio N. 2, in totale 3 corn paguje, in parte era rimasta uccisa cd in parle·si ritirnva , dimodochè il nemico pen_etrò direttamente. nella, b.atteria: e.gli ftt accolto con una salva a metraglia ma qu~su\ _n o~ Jo trattcnu:e. Attorninti cla tre parti, col nemiCQ. nell'opera, ai ~itensori della batteria fu, dato ordi o.e di ritirarsi, ma non a,,tnr-,mo fotti neppure· 50 p.a 3 si clie incontrarono i riufor~i,i_ qua.li_ ~ccorre~ano in a:Ìt:to e- CQIL questi si ritornò a carieare i Tekmz1 ~be nur~varm e che si m~ sermi:rono col tiro. Allorchè si riprese al r1em1co la ndotta Stnvropolskt vi si troYò più uno cl·ei cannoni. da montagna e l'otturatore dell'altro cannone· della sezione,, mentre invece si rinvenne· l'anello dell'ottu,rat0rc di. quest'ultima bocca eia fnoco. . . . A Pravoflangovii Kal il nemico giunto a. 70 pa.ss1 dai pezz L fu. re. . .. . spinto dalla mctraglia . Le rimanenti batterie frattanto rapidamen te s1 posero !Il condiztone d1 rintuzzare la temcrilù dei Tekiozi , coprendoli da ogni parte con fitta pioggia. di. proietti e batt1rndo in p_::iri tempo la z?na comp~esa_ ft:11 ,· le trin.cee . e Ja fort.ezza. Appena r<::sprnta questa, sortita, tutt:i I art1glte11~, tanto delle trincee, com~ dell'accam pamento, bomb:i.rdò l' interno deha. ~ fortezza. , . Dorante quest azione spa1:arono: la 6· batteria della '.tY brigata, 9- :i a metrao-l ia ,1,I, scatole a metrnglia; la ·I• graJlat , ·I o ç)o-rnnate (, (. e, e a· batteria. della stessa brig,'\ta, 4.grana te e 11,shrapneb; In mezza ba,ttena t morta i, 170 rrranate; la 3• batteria, della ·I9' brigata, 52. granate, 4- shrapnel~; la ,1:/Jrntteria della ,19' brigilla, 40 granàte, 11 shrapnel; la 4' batteria

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ANNO XXX, YOL lii.

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ESTERA

RIVISTA

del la 20' brignta, 53 grnnnte, ,12 shrapnel,; la ,1• batteria mobile, 82 granate, ,15 granate a metrnglia, 3 sc.'ltole fl mctraglia; la 2' batteria mobi le, 4-8 grnnate, 24- granate a metrnglia, 1 scatola a metraglia; la 3· hattcrin mobile, 66 grnuate, 4- granate a rnetraglia e 5 scatole a metragl ia ; la sezione da montagna del Turkestan , 8 granate, 8 granate a mctraglia; la batteria da razzi, 86_razzi da guerra ; la balleria di marina colle mitragliatrici, 895 cartucce, I?urono ucci~i 5, ferit i 7 soldati d'artigliere. Dal 3·1 dicembre 1880 al ,I. gennaio ,1881 continuò senza interruzione il tiro cieli' nrtiglieria contro. la fo rtezza e le opere in terra del difensore. Il 3·1 dicembre ·1880 l'accnm pamento fu maggiormente avvicinato alla fortezzn, presso alla prima paral lela. Alla sera del 4- gemiaio il nemico effettuò una terza sortita che si estese nel suo svil uppo lungo tutta la linea delle trincee, mii questa volta fu ricevuto con sai ve regolari e poderose dalle truppe che stavano in gnarùia cd in ttttesa di sorpresa dietro le trincee. AI nern ico però riuscì di spinger$i lìuo al la batteria da mortai ed a quel la da razzi: alla prima di queste, impegna tosi il combattimento all'arma bianca, gli artigl ieri di servizio ai pezzi, senza ai uto di scort.a, seppero mantenere il possesso della batteria e sciabolarono non pochi T.ekinzi: alla seconda una· sezione di fanteria di scortn parte uccise, parte respinse i uemici. La ridotta ·stavropolski, che dopo il 30 dicembre fu rilevanternente ingrandita, nella notte dal 3 al ii, gennaio , veime armata con una .sezioni\ della ,I,• batteri:.1 della ,19• brigata d'artiglieria, colla 1· batteria mobile (6 pezzi), colla 2.• batteria mobile (6 pezzi) e con 4- pezzi della 3' batteria moLile: in totale ·18 bocche da fuoco. Il nemico tentò di . penetrare dalla parte di goln nella ridotta StavropQlski, ma accolto con salve a metrngl ia che lo colpivano di fronte e di fianco uon potè avvicinar:;i al fosso dell'opera. · V<idevansi di;seminate le truppe nemiche su tntta la zona di terreno situata lnngo le trincee e si può dire sotto i loro occhi, appena re- . · spinta la sortita, il comandante delle trnppe si portò alla batteria da mortai ed ivi di;tribuì tre croci di S. Giorgio di i" classe, meritata ricompensa al valore dì tre artiglieri . Spararono in quel giorno: la mezza batteria da mortai, ,176 granate, ·I 07 cartucce da re voi ver; la ,I,• batteria della (9• brigata , 8 granate, 5 shr:ipnels, 10 scatole a metrnglia; la •I ' balleria m·obile, ,I, granate, 2. granate a metragl ia , 6 scatole a metraglia ; la 2• batteria mobile, 4 granate, ,16 granate a metraglia, ,!.i. scatole a metr:igli:i; la 3' batteria mobile, 8 granate, 2.0 granate a metraglia, 2,,1, scatole a metra1

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oJia· la 6• batteria della 2·1" IH'igata, 9 granate, 5 gr.mate a rnctraglia; l:, ' fo sezione da montagna del Turkes lan, 5 granate, 30 granate a me•r~(11·1a 0. scatole a metra(flia ·' la batteria di marina 4-80 cartucce; la c. " o batteria da razzi, /1, ,t rnzzi da guerrn. Durante quest'azione furono feriti gravemente: ·1 capitano e 9 sollf:lati d'Ùrtiglieria. . . . Il 5 crennaio la ridotta N.• 2 fu armat(I con unn sczt0ne di cannon1 {la 4 fn~ti, tolti dall'opera di sostegno Keli:it, situata in vicinanza dell'accampamento. Dal 5 al ·12 gennaio non avvennero incontri in campo ?per.lo c?I nemico. Di giorno si tirava contro la fortezza dalle bauene eh tnnce(I , di notte si eseguiva il tiro in ftfeata coi mortai. . Nella notte dal 7 :ili' 8 gen naio, dalla ridotta N. 3 ( St_a~ropolsk1 ) fnrono portati sulla baueria di breccia costruita sul fi::rnc? s1111st~o della seconda parallela: 4, cannoni da fi. funti della ,1• batteria mobile , <'· 4, , · ~ caimoni da ,I. fonti della 3• batteria mobile. Alle ore 8 aut. dell' 8 gennaio, da tutte 8 le bocche da fnoco della batteria di breccia e da_6 cannoni da 9 funti della 2a batteria mobile situati nella ridotta N. 3, fu iniziato il tiro contro la faccia meridionale della fortezza, per poter constatnre se era possibi le aprire la breccia. Entro due ore s1 produsse nel muro una breccia della lunghezza di ,1O sugene (21 ,33 m.) .e tale '.:he · potevano scorgersi all'interno le sommità degli :ittendament1: Assicu-, rat!l così la possibili lit d'aprire· la breccia, al le ;I O ant. precise fu ordiMto di riprendere contr'essa il . fuoco. \•

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IV. Azione dell'arliglieria durante rassalto della fortezza di Diengli Tepé li 12 gennaio 1881.

Ordiine del giorno deU'i I genna-io 1881. - « Domani.' 1'2 corrente, · " dovrà essere pres3. d'assalto la cinta principale della lortczza presso « al suo angolo sud-est, . « Per l'assal to sono comancfate le seguenti colonne : '. · , « La ,1a colonna, composta della 1" e 2." compagnia del ·IO batt~ghone. « Schirvanski, del 3° battaglione Schirvanski, di 3 .compagme ~et . ~ Tnrkestan, di 1/2. compagnia zappatori, di ,1 dist~ccam~nto ~ac.cia.« tori e lavoratori, di ·I s,)tnia di Cosacclti, di 1 sezione di art1gl1ena 1

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nn·1srA " da mo?tngna del Turkcstan e di una sezione della G11 balleria dell a, « 2 1a l! r1~a~a, di dne mitragliere, di due lnii"cia-razzi , di 1 eliografo « e qumdt m complesso costituita dn H 1/ 2 compaguic, ,1 distacca« mento, 6 pe~:'i, 2 lan?ia-razzi ed ,J cliogrofo, sotto gli ordini di un « colonncl_lo, s .'m!)a~ron1s_ce della. zona franata prodoua dallo scoppio « della n11n_n_ d1 , chkokn1aschesk1; prende possesso della posiziono 0 « ,,, s1 fortdlca nell 'nngolo sud-est clelln fortezza; procede assieme alln « seconda colonna . P unto di adm1ata la posizione Yllliko-Kuinscbeskr « nlle ore 7 antimeridiane. « L~ 2• colonna, composta del 3° battaglione Stavropolski, del 40 bar« taglwne Apsehcronsk i, di •I sezione zappatori, di 1 distaccamento Ja« "?rnlori_ di 1~1arina,_ cli 1 sezione della 6• batteria della 2·1a brigata,. « d1 ,1 rn11r~gl'.ern, d1 2 lancia-razzi, di 1 eliografo, e quindi in com« ples:o cosHLt~1ta eia 8 1/ 4 cornpr,guie, 2 distaccamenti, 3 pezzi, 2 Jaucia1 11 ram ed 1 ~hografo, sotto gli ordini di un colonnello, prende possesso«· della hr~ccia _fo rm:ita dall'artiglieria e procedo assieme ;dia prima co« lonna: s1 fort ,fi cn sullrt breccia con reciproco aiuto colla prima co« lonua . Pn!lto di adunata innnnzi alla piazza d'armi della 3n 'pnral« lela al le ore 7 atttimericl i.ane . « Lo cl" col0n11a, composta del 11° hattaglioue Snmnrski, di ,1 di« staccamento cacciatori o lavoratori, di ,, sezione zappatori, di ,1 sezione « della ,1-" batteria della 119a briga ta,, di 1 1n icragliera , di 5 lancia, razzi, « della : ". mezza con1pagn (a ~ella ,1~ compagnia e della 3• comp.1gnia « del rc,,gnnento _Tama nsk,, cli ·I sezione di artiglieria da monrnrrnn a, « caval_lo, d, 'I. el,ografo, e ,ruindi in complesso costitui ta da 4 1111/com« pagnie, 2 d1staccnmenti, •I •I .2 sotuia , o pezzi, 5 lancin-razzi · 1 elio<< gra~o, ? tt_o &! i ordini di un tenente colonnello, occupa Melcl:inoi Iùil « ed 1 vicrn1 tnnccramenti, collo scopo di facili tare e <rarantirc il sue« cesso alln seconda colonn:i; co111empo)·aneamente diri"e fuoco ri\'a0 « cissimo di. fucileria e di artiglieria nel·l' interno del.fa rorrezzn, bat« tendo continuamente pure alle spalle il nemico che deve conccut rarsi « per resistere all'nuacco pri ncipale, ed in fine, dipemleutcmente dal « ~ucc~sso ~el pre~ctto attacco principale, In 3u colonun occupa la cintn " rnte1 na. 1 unto cl, rtdunata Oooruo 1:al, alle ore 3 antimeridiane. « L~ ~·isc rva gcn~rale a disposiz ione del coma11<l.o 1lcllc truppe di « spedmone neila r1dot.t:i Slavropolski nlle ore 7 aut, è costitu ito d:iJJa, « 9n e ,fon co~pa~nia del rc1girnento di Cri mea, dnl 3° IJattagliooe di « A_pse::he1·011:;k1, dn lllt 1f« e 2R compagnia e dal 6, 0 J1a.u:iglione dclo reg-· <t g, mcnio del Daghestan , dalla 3· e .l,acomp,io:nia del re!!O'imcnto Schi r-· ] . il o ~r <{, 'lì n $ ", a 3 cornpagn io del 3" battaglioue di SamursJ, , cln 11 tom1

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5i9 ·« pnguia ferrovieri, da 3 sezioni d'artiglieria della 3· e -1-• batteria deìla -« rn• brigata e della f~a battel'ia della i o• brigntn, da 1 mezza balleria « della -I • batteria della 2 1• brigati•, da ,1 batt.aglione della di visione "'< dr:igoni, eia ·\ sotnia del reggimento Poltava , Ja I eliogl'llfo; in co m·<< plesso quindi 2·1 compagnie, 21~ pezzi, •I eliografo. << L'attacco viene iniziato dalla 34 colonna, alle ore 7 aut imerill iane. ·« Contem poraneamonte tutta l'artiglieria apre il fu oco contro la fortezza , ·« tanto con tiri di lancio, come co1 1 quelli in arcata . « L'assnlto ai due punti d'attacco deve aver luogo contompornnea·<< mente, irnmodiatnmente dopo lo scoppio della mina MIia posizione « di Yelikokniascheski, e l'ordine ne sarà trasmesso dal comandante « clelln spedizione all' ufficia le del genio a tal uopo incaricato a Ve{( likoakniasr.heski-Kal. « L'artiglieria agirit nll'in terno della fortezzn corrispondentemente iigli ·<< ordini che •il comando ·della spedizione darà al comandante dcl l'ar·« Lig.lierin . ·« La trn ppa rrvrù un munizionamento di 1-20 cnrtucce per ogni SI}) ,< dato; · stl'c,menti da zappatori, biscotto, zucchero e ~he per due giorni, « piccole marmitte, ecc. « I fHH!Li cl i collegamento sarnnuo: "1 °, sulla posizionn cli Velilvak·« _niascheski; 2.0, sul fianco sinist1·0 delln 3" parnJlela; 3°, nella 1idotta ·« Stav11opolski; 40, ad Opot'no -Kal; 5°, a ì\'Ielnich noi Knl; ·6° sulla ·« strada ·fra la· ·la e la 2• parallela; "'1n, all'accampamento; il comondo ·« della. spedizione al ,principio •dell'auac-co sarà nella ridotta St~vropol·(< ski ··» . « Vi sar&nuo t1'U,ppe ' t'1partite nel modo seguente: •I 0 , a Pravolla:n« govoi Kal, ·l mezza sotn ia ael reggimento Upolski. '2 cannoni ,da « ,4 fonti ·e 2,·camnoui :da ,9 funti ; ··2.0 , •a O.lghinuskoi '-.Kal, ·l mezza -« sotnia ,-òcl reggimento ,ài Qrebburg; -3°, ad Opoi•no,: 1 mezza sotoia ·«· del reggimea lo Tamanski; .i 0 , ,nolla ,,t a ridottn e.nelln Jlntterin '<l'as·« ·scdio · N° l·I , mezza oompoguia ·del ·,batt.aglione ''Zakaspiski ; 50, ,uelfa « ridotta \: 0 2, ~ comp3gnin del Jmltaglione .Zakaspisli, · ,I-seaione del!a « 3• batteria 1clèlla•19" fo,ignta;•~iO, 11ella 1Jmtte1:ia·,N° 3 ,della,-ridotta ·ceu·« trale, mezza compa·g ufa del 1ba:ttaglione ·Y,akaspiski, ' ·I -sezione ddla Ga « ·batte1:ia ,loHa -21 • bri·gnto; 70, inella ,batteria N. ,5, >I cannone Eug·« . strem, .t ·canuoui ,da -4 fonti,1,1 oom pagnia:clel batta·glione Zalrnspisk.i; « 8°, sulla ba1teria di breccia, 8 e.annoni da ,4 fun ti , ,i. cannoui da ·« :9 funti; 9°, nella 11idoua :Sta:vropolski, '•I compagnia ,del ,3° bntta· « ·glioue Samurski; ,10°, st11;lla batteria da mortai del fì nnco sinistr-0, -~ 6 mortai; H 0 ,•a Yelikokuiascheski Kal, 9 mortai; 12°, all'accampaESTB UA.

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ESTERA.

RIVISTA

« mento, 1 s.otnia_ del 5° reggimento d'Oremburg e lo stato maggiore « che non segue il comandante della spedi~ione ».

Il com11ndante in c11 po della spedizione dopo aver conferito coi comnndanti delle coloune d'11ttacco, l' H gennaio 188 1 raccols~ sulla batteria di breccia i comandanti dei riparti d'artiglieria per lerrnere loro tutte le istrnzioni relative :ill'azioue cieli' Htiglieria per il seguente; questa azione venne distribuita nel modo se"uente : ,, Dodici pezzi, 4 da 9 funti ed 8 da 4- fnnti della 1•, e 3a hatteriti · mobile, in ragione di !~ pezzi per ogni batteria, mezza batteria della, ,J • batteria della 2·1" brigata e 3 sezioni dell a 3• batt.eria leggera dei,la ·1~· brigata, i_J~iali p~zzi si trovano tutti nella ri1Iotta Stavropobki, a 3o0 sagene (Ht> metri) dalla fortezza, devono iniziare alle 7 antim. del •I 2 gennaio 1881 il tiro in breccia contro la faccia sud della fo rtezza, cominciando la breccia a •IO sagenc ( 2·1,33 metri) dal!' anr,olo . . d v s11Hstro a su· -est _della J:ortezza presso all'antica breccia. La larghezrn della nuova breccia , unitamente a quell a antit:a deve raggiungere le 20 sagene ( 1~2,66 metri) . Per le ore •IO ant. la brecci11 deve essereeffot~na~a e t.utta l'artiglieria, meno la r~,1 batteria della 2.0• brigata, deve commc1are_a bo.mbar1fore l'angolo sud-est delln fortezza : questo tiro curvo conturnera fino a quando sarà dato il segnale delI' assrtlto nècesserù a!lora il fuoco , ma invece, man mano che le colonne d'att~cco p_r~cederanno ~nlla breccia , la direzione dei tiri sarit trasportata più a , s1111stra eù all'rnterno della fortezza, per non impedire l'avanzata ùell'a uaccante, per non permettere al difensore di respiocrere le colooned'attac~o ed infine per battere i Tekiozi all'interno della fonezzn, oveprobabtlm_ente; si rifugiernnno dopo che le colonne d'attacco si sn ranuo rese padrone della breccia. L~ i• batter(a del la ;2.0• briga ta d'artiglieria dBve, fin da principio, coad 1u vare l'azione della 3• colonna d'~ttacco, tirando di fianco contro al ~e~ico, ~ poscia, 111~p_eoa la fanteria :ibbla preso possesso della brcccir,. Jor~1ficars1 ?ella pos1z10ne conquistata e re$pingere il nemirn in caso di· resistenza, insegui rlo .in caso di fuga, La ,j.• . batteria in seguito n questa"'disposizione rimnne agl i ord ini .del · comandante. la . 3• colonna d'attacco e parte con f]Ues ta. Alle :2. ant .. comiuciarono i movimenti dei varì reparti e le ba tterie si 1~ortarono alle località indicate nelle disposizioni. Alle 7 ant. s· iniziò. ili tiro e la 3a_colonna si mosse da Oporno Knl. · Ad 800 sagenc ("70 1lmetri). da_ .n~elcl_1inoi _Kal la_ ,i.• ba tteria della ·19' brigata prese posizione e comrncw ti tiro d1 breccia contro la predetta posizione; giù al sesto col po la lireccia era elfottuata e. la batterin procedendo rn·pidamente avanti. 1

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. riprese pos1zJOne a 800 sagene ( 1065 metri) di distanza da ll'opera ed iniziò immediatamente il tiro in arcata bombnrdantlo il trinceramento, . attraendo tutta l'attenziouc del difensore e porgendo per tale modo opportunità alla fanteria russa di avanzarsi. Gli attaccanti frattanto poterono scorgere come i difensori, gio11 andosi d'un avvallamento che Ii copriva, tentav11no di prendere su l suo fianco sinistro la colonna d' attacco; fa tta qui ndi avanzare sul fianco sinistro una mezza batter:a che si portò a 300 sagene ( 639 me.tri ) contro al nemico inompente, fin dai pri m, colpi si riesci ad arrestare e- res_pingere i Tekinzi che da princip io si . opposero alla 3• colonna d'aw,cco. Per tale modo però la batteria rimase esposta nl vivo fuoco del nemi1:o precisamente nel momento dclJ'assnlto e ciò non pertauto il suo tiro continu:ito e bmi rcgol11to, non solamente facilitò ed accelerò il successo dell'azione generale, ma rintuzzò gli ostinati e continui tentativi del nemico di tornare alla riscossa . e Ji respingere le colonne Ll'attacco. Nè meno efticacemcnte o. con minore sncccs:;o cooperò all'azione e . disim pegnò il suo còm pito la ,~· batteria della 20° briga ta; dalla ridolla Stavropol'ski , da 550 sagoue (H , ,1 metriJ di distanza, essa battè cou . fuoco effic,ici ssimo il nemico lungo tutti i stioi trinceramenti. Soltan to la assoluta e materiale impossibi lità di traversare una zona battuta da fitta vcrran.Jine di proietti SL)flrati continuamente con tiro bene. regol11to dall'artiglieria, soltanto le immense perdite del nem ico le cm masse di caduveri s'ammonticchiarono in meno tl'nn'ora, per,misero al:le colonne russe, di gran lunga in feriori in irnmero, cli respingere vittoriosamente l' impeto dei difensori . Alle ore 7 ant. cominciò il tiro iÙ breccia contro la fortezza: a tal uopo , nell'antecedente giorll/lta ,1 I gennaio, ,~raoo state prese disposizioni così accurato, che giil il primo col po diede ri:;;ultato utile. Si continuò a ti rnre in breccin per '2 •1/ z ore e verso le 9 -1/'.2 ant. la breccia era effettuatn; il muro superiore era :;mantcllato pet' una larghezza di /i sagenc (8,50 met_ri), il fo:,50 era rnlcnato e lo scoscendimento delle terre franate, largo c1rc11 2.0 sagene (4-2. metri) aveva un:1 pendenza di 35°, tale che la breccia si presenta~rn nccc,sibile, non solamente alla Fanteria, ma pnre senza gran~li stenti all'artiglieria. Non appena fotta In breccia e fino al momento n1 cui scoppiò la mina, l'artiglieria eseguì tiro n shrapnel contro la breccia ed attorno ad essa per . impedire al difensore di rintlarla e di mantenersi in sm, immediata vicinrnza . Alle ore •I ·I ,2.0 ebbe lnogo .lo scoppio della mina e si può dire non un minl!tO dopo tutta l'artiglieria cangiò crlio ' diricrendo tutti i suoi tiri all'interno della fortezzn, s1)ecialbe r~a ...,(_ o mente ulla parte nord cd ali 'angolo nord-est della piazza . 1

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552

RIVISTA

' ESTERA

Immediatamente dopo lo scoppio della mina la fanteria uscì dalle trincee, seguita dall'artiglieria; non appena si _potè occupare il ciglio -esterno della breccia vi si stabil il'ono i cannoni da montagna e,le mitragliere che apersero fuoco vivacissimo contro il di fensore il quale cercava ·di riattare la breccia e cli opporsi alla sua presa. ED quel'l'istesso momento la ,i.a batteria della ·2,• brigata avanzatasi al trotto occupò lo scoscendimento della breccia ed iniziò fuoco celere a shrapnel contro le masse nemiche all'interno della forterni. Il tiro bene aggiustato di ·questa batteria costrinse il nemico a ritirarsi e siccome nello stessoJem,po da tre punti diversi penetrava nella cinta la fanteria· rnssa, il difensore preso da panico irresistibile si volse repentinamente in fuga di rigen, dosi alle uscite settentrionali della piazza. Ma le masse fuggenti cli ca·valleria e fanteria nemica, accavallantisi nel massimo ·disordine non pervennero che nella parte settentrionale della fortezza contro la quale con effetti disastrosi continuava a tirare la ,ta batteria della ·2.0• brigata. 'M.dui ·nem ici, r,resi ·da pazzo terrore, ·gettate le ·armi, si preci·pitarono nel fosso dall'a.lto delle mura. Allora la .i-11 batter:a della -2.011 brigata, che intanto aveva seguìta la propria fanteria irrompente nella .piazza, penetrò 'Più avanti nella fortezza, ne {)Ccupò la collina centrale presso all'angolo nard-ovest e ;di là mwvamente. iniziò tiro n shrnpncl contro il nemico ,cirn fuggiva. In ta-le~10.do aHe 0re-:"A ·p0rn. Jlel ·gio·r-no ··t·2 ·gennaio ·.J88·1 ebbe ·fine il ln·ngo e sa11gt1;inoso assedio ·della fortezza 'di ·oiengli -'f.epé. 'Gli specchi seguenti-indicano Je--bocche rda'fiuoco impiegate·,nelle varie opere, i, colpi sparati e le perdite so1fer-te.

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IUVISTA

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ESTERA

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Oiotnale di tiro delle batterie d'assedio e ddle Mie, ripartiz;one delle artiglierie nélle varie o~ere. Velikokni,1s-

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536

IIIVISTA

557

ESTERA

(Segue) SPECCHIO I.

Giornale d, firo delle balle rie d'assedia e dél'e rid~l!e. riparli zinne delleartiilierìr. .o,lle varìe opere -~ I .... ~.,

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Numero dei colpi sparali e del!, perdite soffe1fe io namioi e cavalli ali'assallo di Dieogli Tepé {Geok Tepé) li 12 gennaio1881

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558

559

ESTEl\.\

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SPECCHIO IV.

SP E CCHIO III.

Num ero e specie de i colpi spar:li.

Numero dei colpi spara( e delle perdite soffertein uomini e cmlii durante lul!a la spedizione. MOllTl

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LIBRI E PERIODICI

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Ost-, · ~ · ·" · ·· ..,, .,,e ic,usc,ie :t,u·,it<i1•isclie Zeitsclwift . .- (V e VI Heft) - - Ultima Thnfo (Englancl 'tmd .llusslwd tn Cant1'Clll-Asùm), Yon genernl-major A1, 01s RtT'l'E!l

,'i/t1·e ,Pne,.,.·s ,.,

YOn H .nl!EHLE.

, Col titol? ~i UtTJMA ! HULE, clte rarnmc11la l'isola favo losa posta al] estremo l1m1~e setteutnonale della terra, secondo gli antichi, è comparso nel fascicolo 5° e 9° del Giornale Militare Austriaco, uno scritlo col q~ale l'autore d~ll'It~~i~ae 1·es A. von Raymerle, vuol far comprender~ 111. che rapporti pohttc1 e militari sliano l'IughiJtorra e la Russia nell ~ sia C~ntrale, s~nza indagare peraltro se il confl itto diplomntico a~dr,'. a_~nir~ o no m. una guerra . Il lungo articolo di cento e più pagwe o ùmso rn tre partt: la prima è intitolata Storica, la seconda Geo[prafìca, la terza Politico-m'il'ilan,. Nella pane storica descrive in breve lo svolg_er;;i della questione anglo-russa dall'origine nno nd oggi, facendo risaltare la condotta sempre energica e coerente dei R~1ssi che coli' occupare Yia via TscbimkelH, Taschkent, Cbodschent, Chol,.and, Sa.m~rkand, B~1ch~ra, Chiwa, Merw, andarono sempre più aizzando la oprnrono pubblica 1J1glese che non poteva corto rassicurarsi alle dichiarazioni del_ cancelliorr di Stato, principe di Gort.schakoff, le quali iu sostanza dicevano: • la Russia è st.ita spintn a questo conquiste dalla necessitit di assicurare i coufìni oriep.tali darrli nttacchi di tribù semiselvagge sulle qua li nient'altro può che la f'; rza : e per essere i nuovi terri!ori :iunessi soggetti ad invasioni di tribù più lonu1ne, essa è stata obbhga1a ad un avanzamento continuo, nel quale ha minor parto J'am-

PEn1001cc

5GI bizione ,;he la prepotenza delle circostanze; e la difficolti1 più gravo consiste nel giudicare quando o dove si debba far al 10 ». • Dopo la conqu ista di SamarkanJ il governo inglese spinto da un memorandum di Sir Jlenry Rawlison che attaccaYa Yiolentemente la politica russl'I, pronosticnvn il soggiognmento totale del!' Afganistnn, e poi il fìnis lndiae, con una nota del gennaio ·1869, domandava alla Russia la dctcrminnzione di una zona neutrale cho separasse le due potenze nell'Asia: e il principe Gortschakoff si mostrava prontissimo nel acconteutar l'Inghil1err11 in qnantochè, diceva, l'imperatore l'aveva ripetutamen te nutorizzato a ùichiarare che S. :'Il. considerava !'Afganistan come affatto fuori del campo in cui la Russia era chinmata ad osercitare il sno predominio; nei disegn i del governo russo non entrava alcun intervento, alcuna ingoreoza che potesse offendere l'indipendenza di questo Stai.o. Dopo lunghe trattative nnlle qual i l'Inghilterra cercò di tracciare più al nord che potesse i confini dell'Afganistan o i Russi più al sud, cedettero gli ultimi; e in una nota del ·12 gennaio 1873 il principe dichiarò stabilito, per d,ire unn nuova prova delle · intenzioni amichevoli e concilianti della Russia, che l'Amu-Darja dal conlluen t.e del fiume Kuchta fino a Chodschali-Salih segnaSS(' il confine sottentrionale, o che i torritc,ri di Badachschan e Wachan considerati sempre dalla B.ussia come indi pendenti fossero incorporati nel!' A fga nistan. L'Inghilterra so ne contentò sicura che ormai s'alzerolJbe una barriera tra i suoi possedimenti indiani e la Russia: ma la presa di Meni' ridestò le animosità; il ministero inglese fu costretto a dnr le proprio dimissioni e i tories sotto la guida d' L;rneli d3pprimo, e cli . Lord Deacon:;fi cld dopo, tennero 11Da condotta più energica, non na• scondendo i loro sentimenti poco benevoli per la Russia, sì che fino nl 1878 fu uno scambio di Note pungenti fra le concellerie dei due Stati: la qur.stiouo s'anaspriva, e la Uussia, sempre la prima n fare il pnsso avanti, negoziava uol Calmi, ri tenendosi scioltn da ogni promessa di non interveoire nell'Afganistan. A questo punto l'autore fa una digressione per trattare dei rapporti tra l'Inghilterra e l'Afgauistan, e quindi viene a parlare del fatto d'arme del 30 marzo di quest'anno tra Afgnni e Russi comandati dal generale Komaroff: espone le due diverse rolnzioni date dai due governi e dà il torto agli Inglesi perchè questi avrebbero dovuto per prima cosa for ritirnre gli Afgani da Pendscbdeh, dove si trovavano fino dal giugno dell'anno pa~sa to quando vi si raccoglieva la commissione per la determinazione dei confini , a decidere •appunto intorno a Pendschdeh. Come questo non bastasse, vi si trornvano ingegneri ed ufficiali inglesi LIDRI E

36 -

Ai'i:10 XXX, \'OL. IIJ.


E PERIODIC I Ll:llM

eh.e preuù:evano pa-rte a lavwi cli difosa~ chi ocottpa prima il territl)rio che è ~ncora in q_uestione cbw.e e:;sere considerato corne l'aggressore: « non_ 1mpout~ poi do qual p.arte sia-ti1:;rto il primo col poi qui sa-ranno « s1a~1 pnobabJlmènle _gli :\.fgani, il cui natmale irritabile ed- ineqtrieto « puo essere entrato 111 g1uooo con gr-tm piaaern. dei Russi ». Viene qniaclr lo Baymerle a parlnre dei mezzi che potrebbero impedire lo .scoppio cli un-a• guerra: crede iuutJile il ricorrero ari un arbitrato pei:chè la Russia non 1:inuncerebbe certo alla posizione ZulfrcarPeodsclldeh: non si pot1·ebbe pensare al buorn esito di una med iatione, se non st~.ppoueutl~ che g.l i arbitri fo s,iwo fa.vore"oli su questo punto alla . Uussrn, purche ([liesta promettesse poi d; uo1t pretendere altro per J.a s1cu rnzza dei propl'Ì. coufl oi. Fa_q.ui_ndi_ [! a_utore un'altra digressione, e· tr.itta dei rapporti tra i Rus~1 _e ~ c_,ues,,. e tr~ i U11ssi e i Persi:ini. Mostrando in cruali tri · ti eond1z1om si trovi oggi la Persia, di<Je che solo la Russia potrebbe dare un ~sseuo r<'golare a quella regione-come h:i fauo, iu pochi.-;-:,ùno tem~o, coi Turco manni, gli Ushccd1i e i Ti irghis-i. d-al 111ar" Caspio oltre le rn'e del Syr-Dmja . Già fin d1ora la Pcr::;ia presta orecchio nlla ,,>ce della nu_sssia: in tempo non•lontano essa sarà tutta cruan ta soggeua allo Czar; pr11m_ come stato vassallo e tribtttario, ,J poi come rcrn provincia del .grande impero russo che arriverù senza contrasti al m:iro aperto. Nella seconda- parte lo Ila~merle dii una 1,; hinra idea delle condizion i geogr:ifiche eù. etnografiche dell'Afgnuistai1, e la ,;ua e,;posizioue è corredata d, 1111a cnl'la cti quella regione, disognatn ,dalJ'Impcrialc istituto geografico militare di Yiet1n.i . Intorno alla costituzione politica <lcll'Arganistau dice l'autore: « non « è uno Stato unito che ub!Jidi::;ca a un signore uo muae, ma è ~w :n• siem_e di molte stirpi (da .300 a -~00) le qua li si credono indiirnu" d?nt1, legate soltJn to ali' Emiro da un' viacolo di sudtlistanza assai " lento, ciò che rende diffkile il govemarle e il condurle a combattere: « Le stirpi s( dividono in sottostirpi, e mentre- negli altri Stati asiatici « l~ forma _cli governo ò un dis-potis.mo illimitato, qui trol'1amo 1111 par« 11col~retg1amento feùerativo. Jl'Emiro è alla testa del paese, ò vero, • ma il suo potere è sempre in forso, p-erchè avendù ogni s-chi:.l!la il • :-no Khan gli Md ini cli lui sono eseguiti solt:into nllora clic, col Je« 11aro, gli riesce di co111.;il iarsi le varie scbiatLe: ma le contliziou i dei " si_ugoli Khan nou sono punto migliori ; percbè i loro sll!ldi ti li uhbi « d!::ieo 110 solo nel c:iso ch'essi ci trovino ' il tornaconto ,>. - Del carattere dnll 'Afgano l'autore scril'e: « l'.\ fgano è al'ido di denaro, · in" fede le, sica le, cli ffi cil i~$imo a: governarsi, mili a II latore; ma da f3 tti,

563

" o-, gcmoralmunte, valoro:;o....... cura- fino ad un certo segno l'edu« caziouo- dulia: gioventù, eù• ogni luogo ha In sua scuola, dbYCs'im « p1H-a iJ leggere, lo sc.rivern e il Corano, di cui l'Afgano cita spesso « e volontieri, le,s.entonze ne" suoi, discorsi - ». Intorno ad Ilerat così ·parla « .... è· mt punte d(importallzo., straordinaria non solo pel com« mercio, ma -anche per la guerra .... . un proverbio orientale dice e< il « Chorasan è la éoncliiglia d'el mondò eù 1:Ierat n'è la perla "· Nella « campagrrn intorno ad Herat, fertile, ricca d'acqua, con clima ecce!« lente, si possono radunare in .corpi d'esercito e fornirsi <li vi1,eri per « le opernz-ioui ulteiriori, le colo,rno cho vi pen ,enissero da Yn.rie parti ·• ....... quando i Russi fossero padroni di Herat, Jominerebbero la « valle dell'Iforirud o eia questo foto premerebbero la Persià...... la ·« Rus~ia non si contenta dell'inOuonza ch'es~a lrn giit io Teheran ma ,< vuole essere sicura della Persia, per giungere nel contro del com« marcio.e del-la so"ran it;\ iugloso nell'Asia. Se delle truppe russe muo" vesscro :id un tempo do Tiler:it e dnll'Amu-Darja non sarebbe un' im« prnsa dil'fìoi le- l'impadrnn irsi di tutLo il territorio nfga.no al nord clella e< linen l:lerat-Cabu], conciliarsi le stirpi elle l'occn1lano le quali non « souo propr.it1111eot<} afgane d'origiue, e con un secondo passo avvi(< ciunrsi alla gran mota, le Indie. Quando il coofìne rnsso fosse sulle « alture dell'Hi11dli-Kuscl1 la Clussin sarebbe padroua di C:1hul, e 11ello e< sti,sso tempo l'Inghilterra sarebbe costretta a difonde!'s i su lle rive <lei« l'Indo ... ». l\fa veninmo alla terza pnrte che ò la pit:t importante. L:i questione anglo-rus a, dice lo f.Iaymerle, s'anicin:i. a grnn passi .;illa sua risoluzioue, e se anche orn si dovesse \'C11ire nll un accomod:imento , questo non dovrebbe e,:;ere consicltlrato nltrimeuti che come un armistizio, il qunle desse tempo alle due potenze tl'npp:irecchi nrsi ,'\ Ila lotta dl)cisiva,. E:;nmi•na l'auto1•e qnnle si:i lo scopo della Russia, quale quello dell'Inghilterra; per che vie e con che mezzi p1·oc:acci no il loio inteNto: 'l'~anio sia probabilo o improlrnbile b riuscita a ciascuna: quale i11fi11e possa essere il risultato di questa gran lot-ta politico-militare che si dcre cornbntterc sotto i nostri occl1i. L:i Russia tende al gol fo Persico da una parte, all'!Ddo d:ill'.illra: il preLesto della questione odierna, la 1leterminazio11e prcci;;a della frontiera rnss0 -afgana, non ò che nn 111c.zzo per im padroni rsi più fa cilmente, -coll':iiuto delle razze non afgane, cli Hcrat, arrivare nlla catena principale dcll"Hinclu-Kusch e portarn a,,anci la linea d'at.tacco. Le due potenzo dovranno dcciclera a quale cli esse toccherà il monopolio del com. mercio nell'Asia: tuue I l! grandi guerre, dice l'autore, se si eccettuano

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LIBRI

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quelle di religione e le imprese conquistatrici di qualche despota, si sono fatte per interessi commerciali, perchè il commerciò pori.a denaro, e il denaro, pot&oza . - Ma la Russia deve prima assicurarsi della Persi(!, e dell'Afganistan; e se le verrù fatto di allontanarne il commercio in• glese, darit loro unità commerciale con ferrovie che da' suoi possess~ europei muovano al golfo Persico e ::ill'Indo. :Ma non è difficile l'immaginar~i che la Russia, rnggiuoto l'intento nell'A sia, non si fermerà nel suo cammino. « La politica non conosce moti vi $eutimentali; e$sa non muove che « ::i conquista e a gua·dagno. Ma i popoli banno pure un idenle, e bu.9n « per quelli che l'hanno, perchè stagnerebbero o soccomberebbero nel « fervor delle guerre, se nno stimolo interno e vago non facesse loro « intravedere una mèta più alta ove i loro istinti più nobili potessem « spernre di acchetarsi soddisfoui. Per il popolo russo questa mèta è « Costantinopoli. L'affaccendarsi inconsul to della pol it ica che munisc(} « di forti, di torpedini, di mine sottomarine gli stretti più importanti, « è vano al paragone dei desiderii ideali di tutte le classi della popola« zione russa, che vuol veder risplendere, nella città natale della rel i« gione cristiano-ortodossa, sopra Santa Sofin, la croce greca» . La politica inglese ha soltanto uno scopo negativo: interdire ai Russi · il mare, e la viciuanza immediata alle Indie : ma come in ogni cosa così in politica e in guerra è in condizioni migliori colui che vuol raggiungere un fine positivo, determinato. Già da tempo l'Inghilterra avrebbe, dovuto aggregarsi )'Afganistan, e condurre la sua difensiva in senso offens ivo . Gli Afgani pensaro110 che gli Inglesi dopo la guerra del ·1878-79 non si fossero impadroniti di tutto il loro paese pcw timore della Russia,. o questo non poteva a meno d'indebolire l'autorità inglese; e se si obbietta che gli uomini i quali allora guidavnno la cosa pubblica non potevano prevedere la piega degli avvenimenti , bisogna convenire rhe essr non seppet·o essere veri nomini di Stato perchè « è carattere dei grandi « uomini correre coll'ingeguo più innauzi del )oro tempo, guardare at<t traverso il v~lo del futuro, e apparecchiarsi quasi istiutivamente ne1 « presente, in modo da far fronte» . Non sm•ebue impossibile che Russia ed Inghilterra avessero a trovare· ~ un modu.~ vfoendi, da ])Uoui vicini , e fu pubblicata una « Memoria» in russo, nella quale si dit la vicinanza immediata come il miglior fondamento di un accordo dure1·ole tra Russia e Iughilterra « Se Russia « ed Inghilterra » vi si legge fra l'al tro « si dessero fiduciosamente, « la mnno e dimenticassero le prevenzioni :ippassionate, dimostrereb« boro che il vero incivilimento consiste nell' unione delle forze per iL

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565 ·« conse"uimento di un fine comune, degno del secolo decimono'Uo ». - Ma ;ibatte lo Haymerle: dica ognuno se oggi è possibile che gli In<rfesi diano retta a queste belle parole. "' Dopo aver commesso lo suaglio d_i ~on i1'.signorirsi del.l'Afganist~n dia procurato almeno l'Inghilterra d1 r1acqu1stnre la su& rufiuenzu rn Persi:i? « In politic:i come in guerra il sistema più siéuro per il buon sue« cesso /: ìl dar da fare all' avversario in ogni punto, il contrastarlo « dappartutto, J'attr2vcrsare ogni suo disegno, il non trascurare :ilcuna ,< cosa che gli poss:i nu'ocere, e così distrarre non solamente la sua at<< tenzione ma anche le sue forze. I Homani ce ne diedero un grande << esempio, nei quattordici anni che seguirono la rotta s1~ave~1t?~a ~i ·« Canne, quando si opposero ai Cartaginesi dapperlutto, m Sicil ia, m ./ Sardegna, in Ispagna, nella i\Iacedonia; perfino .in Africa ,tr~~tarono « coi principi nu midi e prcpararouo così la grar:de c:i tastrole di_Zama « che pose fine alla '.z" guerra punica, e abbattè affa~to Cartag~ ne ». ·Che se l'Inghilterra avesse tentato di cattivnrsi la Persia e non _ci fos~e riuscita avrE:bbe minori probabilità di vincere nella contesa coi Russ1. . Tuuavia si errerebbe assai se, viste le cattive condizioni poli tiche delnn,,hilterra si iutonasse il fin;is Britanniae. Un popolo come l'Inglese o ' . . . . non va ;n rovina per i tentennamenti di un piccolo ~rlllCl[~e asiat,~o <) perchè teù1porariamente guidato da uomini di ?tnto ~~1 quali « me~lio « si afl'à la sapienza contemplativa elio J'euergrn polit1ca. » - Ne le ·condizion i delle Indie sono tali da far paura. all'Inghi lterra , e dare spe· rauza ai Russi. J principi indiani, non c'è dubbio, hanno_ on·ore della signor:ia 1:u~~sa: relif(iosamente, intellettualmente e anche fisicamente sono ~l1fTe1~o t1s~1rn1 <lai ~l'urcomann i, dagli Usbecchi , dai Kirghisi che la Russrn è n~~c:ta a sottomettersi e in parte ad assimilar$i: dovendo scegliere .tra Hussia e Inghilterra o,si sono per <p1est'nltima: nè.~i ribcl!ere?b~ro se n.on qm,;1_do ~entissero che )'Inghiltena non fosse p1u capace d1 difenderli da un 111vasione russ:i . Ma lascerà l'Inghillerra nndar le cose fino a questo punto? Davvero non pare, non ostante tutti gli errori cl~e. si ~ono commessi: . Passa qui nd i l'autore a considerare le fo rze m1ltt~r1 del~e due naz,om. Nell'esercito russo si devono distinguere due grandi classi: le truppe destinale specialmente alla gnerrn, in cui devono essere culcolat~ anche le guaruioioni per le fortezze, e le truppe di complemento. 1a pn~na classe compr:nde: ,f ,122,500 soldati di fantct'ia, H3,,[00 di cavallena e 2.96:2 pezzi d'artiglieria . Le truppe della second~ classe, p.er quanto ~u,merose possano essere, non con tano per la battaglia se uon rn quanto ,et vono a E PERIODICI


E .l'.lillUOD I CI

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r_icmri.ro i vuoti ~l1e si facessero nel segu ito della guerra . La porenza delI ~se:r~1to ru,s.so~ 1~ ca~o di un~ gue~Ta cog~i Inglesi in.A:iin, dimiuuire,bbc· cl :.issar, se I lu,,hrlteria non losse i.solata ,m .Emopa perehè aHora non si 1~otreb_be mandare .in Asia il grosso dell'esercito russo; e <ruand'.:,nche l foghrlter.ra non avesse allenti, sarebbe causa di dehole1.za per la Russia b grave d1ffic0Ità dei trasporti e degli appronrio'iooementi per un tal mi0 • nwro d'uomini. . La Uott(I 1,nssa J)asta a difendere i porti nel Baltico e nel ~far Nerò, ma e troppo dcbole .peropcra;:ioni offensive contro la !lotta inglese in alto mnre. . Alla fì~e dc! :t ~8+ I~ forze inglesi (diYise in esercito permanenre colla riserva, m m1hz1a e m volon tad) sommavano a 550 000 solclati .0 rn . . , • e 11 118 99{, .,:..:..f n .'.c1al1: _lo l'orze_ au_gl0-indiaue, formate di truppe prese dalla .madre pat11a e d, truppe mcl,gene, sommnvMlo a 1133,000 soldati cli fon.t~ria; '.25,500 cli caYalleria e 358 cannoni; in questa somma le truppe indigene entravano per 98,000 soldati di fanteria, 1i,000 cli c~valloria e· 10 CllllU(llli. L'Inghilterra, sicma da ogni invasione nemica per Ja sun posiziono insulari! e P?I' In forza della sua flolta, può mandare, all'orcorronza, un l,el nu_m~ro dt truppe nazi~~ali JJell_' India, e ne potrebbe mandare i quattro qumt•, se no~ avesse all 111terno 11 punto debole dell'Irlanda: e nell'India e nelJ. Afgan1stan le forze inglesi possono tener .testa a quello .russe clw sono tre vol te più numerose, peruhil la natura dei Juoahi è monttwsa e· perc_h~ l_a scarsez~a dei mezzi di comunicazione e la difflcoltù degli :ipproH1g101~ament1 nou p~rm~ttercbbcro :i i !lussi di adoperare le loro truppe ol tte una certa misura. Crede l'autore che l'Irwlt ilterra forehbe· .bene a _rendere il servizio militare obLl igatorio come in ~tti gl i altri Stati europei : essa manca del numero necessario d'ufficiali perchè oTa i aiovani più ~·icclti, più intelligen ti e robusti 1·imaogono Jontani dall'esercito. tutta la v ila. ~e fo,:zc di gntll'ra clell'Afg:inistan sommano a 4i>,/l00 ·soldati di fanteria_, 16, I O~ cli cavalleria e '22~ cannoni: q,uando a queste·s'nggiunga il contmgenh' 1rregol:u'e, si ha un materiale piuuosto importante, di cui• deve teuer conto la Rus;;ia, tanto più clic l'Afcrano è vnloroso·e rrue1Tesco. S.i diffo,nde l'aut.or,e uel pondenire i mezzi dell',una ,e dell'al:a potenza e :conclude che se l'Inghilterra Yenissc a cozzo colla nussia non aYrobbe lo svanta?gio: solo è da ossenare che il dover dipenderf' dall'EmiTo è ~· essa ti tallone ·d'AchiUo: che se ancl10 l'Emirro ,le ·r,imanesse fedel e, n~~1-rel1)ero ·sempre fedeli le irnfocili suhiaue a.fg,ane? J, Emiro attuale ,potrebbe esserc ,dotronizzaio, e quando a lui succedesse un pretendente, il paese si troYercbbe diYiso in due campi: l'io-

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glese e il :russo. E ·uu ·tal protendente è già in vista: è .E.yub Khan, fi.glio ·di ·Suhir-Ali uhe, allo scQppirur della co11teso .presente, Yoleva dalla Persia dirigersi a Sarn~ rkand, ma fu dai iPcrsiani, par consiglio degli Inglesi, internato a Teheran: il che _non toglie ch'egli possn comprrrire al :momento opportuno stille <c!.i de-i, 1·ubl'i, come di ce l'nuto11e, a for 'Ylllere i suoi diritti. .Dalla condotta dcli' Afganistan di penderà l'andn.mento della guerra: o !'Afganistan sta coll'Inghilterra e tulle e due muovono coutro ln Bu,;.si~.• o I' Afgnnislnn si dà alla l{ussia e l'Inghilterra deve dife11<le.rtii dal foro assalto consocio10 . Data la lega orTensin dell'Inghilterra r.oll'Afgauislan, bisognerà portar la guerra al confine settentrionale di qnesto paese: porre in istato di forte difesa Ilerat e Cabul: forti fi care i pnssi au.raverw l'Hindu-Kusrh e provvederli di sufficiente gunrnigiouo: mun ire quelli di Cheiber, Curum, G9bal nll'est e-al.sud di Cabnl perchè, nel caso in cui Cabul cadesse, l'ala sinistra degli Inglesi fosse in tempo a ritirarsi so pra Kandahar. ~el caso invece elle l'..lo-ghilterra si 1rovasse di fronte t1cl una lega russoafgann, la sua nzione doY!'ebbe avere per hnse l'Indo, non ditHro questo fiume come cliJ'esa passiva, mo dal'aoti colla po5sibilità di un ayanzam.ento olTens~vo. Se la fortuna della guerra porterù i Russi sull'Indo, essi avranno già s,ol ta unn gran pal'te dol·lorn progrnmma ·e saranno un fotto le parole di quel gene-rn lcrusso: ,« Noi dobbiamo andare avanti, sempre a-vnnti finch è l' o:.rdine non -venga a cozzare coli'ordine ». GI i lngl esi dovranno allora pensare ad un 1nodus 1Yiue11di: assontirc ad uno sparrimento del guadagno av-veuire tra i principi del corone di ,_Manchester e i merc1111ti cli NijniiN.owgorod. ·lVIa non p.er questo sai:i1 disfattn la potenza dell'lngbilt&ra : « i giganti non muoiono a colpi di spillo se questi non feriscono il cuore « e le .tempie.». Yiene quindi l'anlore a considerare I' imOuenza inci~,ilitrice delle .due nazioni sui territori conquistati e dice che sarebbe leggei:ezza di mante il riclunre tutta l'qpern della J{.ussia., ?ui lontani paesi asiatici, al knut, e il negare che l' Ingb.ilterra .a:bbia fatto qualcosa ·per la civiltà n-elle :Indie. La Russia ha portato l'ordine e il rispetto alla legge, fondamenti della ch•iltà, in territori fevaoi nve da secoli, la rapiua e il soocheggio inwedivano l'ngricoltnra e il commercio. L'Ingl1ilterra, .colle fcr.roYie, la .regolarità .nell'amministrazione e:nella giustizia, ile molte .scuole, ha faLto sì .che in centin::ù.a di città indiane .si viva .g.rode,,oJmeme ·come in 1ì.ucopa. L'autore spera -che lo sciogfanento cl.ella questione anglo-Tussa, qua-


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lull.qu~ ~ia, non ~arù dannoso alla civiltit perchè tÙtti gli uoinini, grandi e p1ccrn1'. che guidano ln storia ùegli St.iti, servono a quella secondo la legge universale dcll'evolnzione : questo non si può disconoscere nello Stato russo, anche se i suoi frutti non sono maturi. Quando SU()nerù la voce della R.nssiil? cou tale domnnda lo Havmerle conc.hiude il suo lavoro, dopo di a\'er citato alcune belle parole di Carlyle che 111 un suo li~ro tocca dell.i superiorità del genio ingle~e per aver t;·ovato la sua vace 1n Slwkespeare, in par.igonedclla potenza co.lossale, non ancora organata, ancora informe muta degli Cznr.

Norme per l'istruzione iudiviùuale del soldato sul modo di eseguire il servizio di campagna, quando è corirnndato in avamposti e di pattuglia . L'autore couch{ude il ;;uo lavoro con queste parole: per ottenere qualcosa nell'istruzione è necessario buon metodo nel complesso e pazienza nei particolari. Cenn·i stari.ci su.Ila coltm·a ed istit·uti: medico-m'ilttari (continuazione). - Nelle punwte precedenti si era tratlHto questo tema rnpporto .ill'Italia, alla Franéia, alla Spagna, al Portogallo; in questa puntata si tratta rapporto alla Germania, all'Austria, alla Scandinavia. Rela.zi.one siltie mtttazioni nell' onbinamento delle forze mil-i tari dell.' Jtal·ia durante la seconcla metà dell'cinno 1884 . - Questa relazione (che fa seguito a quella riguardante le mutazioni avvenute nella prima metit di detto anno) è, per quanto appari sce, lavoro di un osservatore ::ittento, diligente e imparziale. Naturnlniente non contiene cose che, in Italia, ogni militare studioso non conosca; ma è wnto più utile ull'estero, inquantochè quest'anno manca, nel Jahresbel"ichte ( Relazioni annu::di) del colonnello Lobell, la solita relazione sull'Ita lia. Parlando della nostn1 marina da guerra, si accenna nll'importanza capitale che essa ha per uno . Stato con tanta _distesa di coste e che aspira a far valere i snoi dirilti nel .Mediterraneo. E dopo un breve cenuo su i nostri legni da guerra, si aggiungè : Questo basti a dimostrare di quali forze marittime disponga l'Italia; non uppena i legni in costruzione sicno ultimati ed armati, pos. sono, col resto <fo lla flotta,assicurare allll penisola la sua pa rte di dominio nel mare che la bagna, il che è per essa nna questione di vita . L'·istruz,ione wi, 1:0/onlm·i rZ.i un anno e agli aspirant·i iiffki.a li nella r isena . - L'a:~·tore sviluppa questi due concetti: ,to Se la ferma d·ei volontari di un anno non può allungnrsi, diventa necessario dare alla loro istruzion~ un carattere più indiv iduale; 2,• S'istruiscaoo i volontari di un anno anzitutto per sottufficiali, poi si scelgano tra essi gli aspiranti . nfDciali di riserva. Le nostre truppe per la piccola 91w1·ra. - Col nome di picco In guerra l'autore intende qnel\e opernioni che potrebbero essere affidate al la lanclstnrm tedesca o al la nostra milizia territoria le; per esempio; distruzione di strade e ferrov ie difesn di lJualche passo, attacco di un conyoglio nemico, pacificazion/ di un tratto di paese ìns~rto e simili. Dice "che la Germania non ha trnppe ordinate per.questo scopo, perchè agli uomini disponibili mancano i quadri e tante altre cose; dù per ultimo un cenno . dell'ordinamento che simili truppe lwnno in vari paesi d'Europa. Le {ortific1iz·ioni del/ci Francia gùulicate da·i Francest - Sj ripor-trino e commentano brani di giornali militari francesi, i quali (d'accordo

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lt'et~e ltlilit;~,.;,sche BtÙlle,•. -

2° trimestre ,J 885. 1

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Espe•rienze di tfro contro pùistre di corazza francesi. e tedesche. ScHtiTZ (contintrnzione). - Cou questo titolo, nel fascicolo di settembre del suiudicato periodico, si erano esposti i risultati dì esperienze dì tir·o fotte in Germ:1nia centro piastre di ferro fu so indurito, per corazpture, prcsentnte dalla fobbrira Gruson, in confronto di altre fatte in Francia contro piastre della fohLri ca di St. Chamond. Le piastre francesi avevano curvature cilindriche, le piastre tedesche unu leggera curvatura a volta. Dopo d'al lora le esperienze continuarono in condizioni mutate. La fa bbrica di. ~t; ~hamond sottopose nlle esperienze delle piastre, non più con c~irve cil.rndnchc, ma a volta come quelle tedesche; però, invece di essere d_, ferro luso,. erano ~i ferro baUuto; la fabbrica Gruson continuò le espel'Jenze con piastre cli ferro fu so indurito. (Si descrivono riiioutamente quec;tc ulti'.ne ec;per_ienze: pezzi, proiettili, b~rsagli, angoli di tiro, di rn<lutn, cfTett1 ottenuti , ecc., CCC'). , Sto·1·ia dell'esercito sassone. - È un'estesa biblioarafia della recente opern puùblicata ..:ori qneùo titolo dal tenente colon;ello Schustcr e dal dott. Francke. Berlino, ·I 885, tipogrnfia Duncker e Hum!Jlot. lf. mwvo rni,nist1·0 'della gne1Ta 'iii Francia. - Dati biografici intorno al generale Lewnl, ministro della guerra in Fraucin, quando fu scritto l'articolo. Scr'ittùu cose d!i ccwalleria pubblicate nel 1884. - Si continua l'es~me dì ~uesti scritti cominciato nel fascicolo precedente, e fra gli altri s1 passa 111 rassegna il nuovo regolnmento frai1cesc intitolato: Instniction. pratiqtte SIL1' /e Ser-oice ·de cava{érie en, Campagne. koa.rnposti e pattugl'ie ( continuazione). - Il ucrHu, nrnggiore. -

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iu ciò _coi toaesclti) esprimono l'opinione che le nuova fortificazioni, per cui la Fr:mcia ha spaso tanto, gioveranno, all'occorrenza, assni meno di 1rnello che il puoblic·o crede; so ' [lln'C tnlYolta nan ·s::irnnno :pericolose per il JJl'OJ.JTÌ O esercito. « Oggi, come sempre, il successo in guerra dipende dalle truppe di campagna e cl:llla volontà di superare ogni ostacolo» . Da un f.ibro d,i ·parola d'ordine di 1m corpo di lgndwer i;ll!sianQ nel 11N3.- METZKE, tenente. - Estratto e commenti,. Domodossola nodo sh·ategico del co1tfìne 'italiano. ~ un breYe scritto della categoria dai non pochi ultim amente appar~i, i quali lFattauo l'ipotesi di una guerra tra l'Italia e la Svizzera , muovendo dal falso ·supposto, che vi sia ·in Italia un parti to, il rruale mira all'annessione del Canton Ticino, e xppoggiandosi a un opu scolo pubblicato, con tutt'altro scopo, da uu nostTo ufficiale (maggiore Attilio Yelini}fino dnl f877; elci quale op11scolo Tedeschi e Svizzeri paro cbo si sieuo,accorti appena adesso. È l'A11st1·ia pl'eparata alla guerra ? - L'autore premette che tale questione intffressa al tamente i Tcclesuhi stretti alleali dell'Austria; to.uto più in .tempi, nei qunli le gnerre non solo scoppiano impronise, ma si fanno -sen1.a dichiarnzione. GI' Inglesi in 'Egillo e i Francesi iu Cina ne ·hanno dato l'esempio. Ornmai il tema guerrci senza dich'iara:.ione formn giit :n·gorncu to di opuscoli ·e di conferenze, con -tanto più r:igione i11quantochè'la ·pratica ha preceduto la teoria . Alla domanda-speciale, se l'Austria sia pronta alln guerra, l'autore risponde negativamen te. Non la trova 1)ronta nè pe.r terra, nè por rn:.rre o termina coll'aniso : caveant consules . Satira o non satira? - È la critica di un articolo ai un giornfile rrancese sulle condizioni dell'esercito in l<'rancia. Oondiz1:oni d1ri gitidùii d·i camp-o e della m·il'ica neUe grand'i ma'novre.·- Si Tipartano alc~ne i,Hruzioni di un generale belga, in cui, fra le altre cose vien detto che i giudici di campo non devono troppo le-ggermente clit hiararc fuori combattimento 1mreparto, ohe ha attaccato in·condizioni svantaggiose, o si è fermato troppo ostinatamente sotto il fuoco nemico. Condannare assolutamente t-0l i fatti è dire al soldato cbe, in guerra, non si de-ve combattere, se ·non <rurrndo si ha i-l' vantagg-io ·del numero, o della -posizione. Con ciò si viene ad escludere la bravma, Si pensi alle conseguenze di queste ·teorie, nello quali si è già anelati tl'Oppo oltre. In •'J:1,anquebar. ·- :ELSJJEN , tenente. ·- Note·di viaggio di·un ufficiale tedesco in 'Sel'vizio nelle colonie danesi. li m:inistro il,e[{a guerrn Campenon. - Cenni biografici.

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La Svizzera in caso di guerra. - E la bibliografi.a di un opuscolo recentemente pubblica to sotto questo titolo: (Die Schwe-iz ·~n ti:.,riegsfalle) , Dotto opuscolo l'abbiamo avuto por le mani anche noi e 1 non credemmo cli farne cenno nella Rivista, pcrchè ci panre-1m amma$o di assnrclitil, l)iù paziente lo scrittore·tedcsco l'esamiun da c:rpo a fondo. Secondo l'op11scolo la situazione doll'Enropa coutincU'tale è In seguente: l'Austria e la Russia si tengono in hcacco reciprocamente; la Germania e la Francia spiano il momento di sa ltar$i addO$SO, l'Italia pende incerta tra l'una e l'altra. (Fin qui la cos:i può anelare, ma adesso viene il buono). Scoppia In gnerrn tra J?rancia e German i,1, quest'ultima invade il ter:ritorio .svi1.zero; l'esercito repubblicano, per quanto eroico, 110n può resistere; ma nello stesso tempo i Tedeschi sono battuti dai l•rnucesi sul 11eno o ·,piindi sgombrano la Svizzera. L'Italia che finora è stata a vedrre, senza aver neanche l'anertenza di prepararsi, si fa innanzi con un esercito male ordin::rto o sprovvisto di nitro, per prenclcre il canton Ticino. Ma gli Svizzeri, rimasti liberi per In ritirar.a dei Tedeschi, vengono giù con nna divisione, sbnragl iano quest'c•sercito ed entrauo in ~limno. Frattanto i clericali insorgono ia Roma, i borbo11ici in Napoli, i irepubblicani non sappiamo doYe; il go"erno italiano scrivo al comandante dell 'eserci to di aggiustarsi ad ogni co.~to col .generale svizzero e tra questi due si conchiude la pace in Nil:mo, colla cessione alla Svizzera di u:na fetta di Lomb:irdia, Intanto a qualunque modo finisca la guerra tra la lhancia o la Germania, la Svizzera ha un ,-guadagno assicurato: se Yincouo i Tedeschi, piglia.In SaYoja; so vinc<JUo i Francesi, 1•euifica i conlini dalla parte del Reno. « Ingenuità ropub:blicanal » (esclama il hibliografo tede5co). « 'Molti massi ~i ghiaccio dononno ven ir giù por il Ileuo, primn che ila s,,rtzera si nl lm~ hi ùa q:ue:sta parte». C:he cosa doHommo dir noi? L'educazione xli Federico il 9rande. - :DllA:TUSCIIEK . - Note .biogrnfìche. L' impùgo clell' elettrù:;itcì nelle a1·ti g1·a(bche. - WoLK~nm, ·nrng- , giore. Il nuono ngolamenLo d'.eserc'Ì"z'i francese . - Esame critico. - La .couclusi.one è la seguente : .in c0mplesso non può negarsi ohe il ·nuoYO regolamento segna un progresso, e .risponde olle iLlee che aunalmente prevalgono, Yi è uno -studio accurnto e una cert'll imitazione delle prescrizioni tedesche. Però in 1110110 cose si ò fatto ·troppo presto nel aJJolèr.e le prescrizioni antiche. Qnm1tunque iLt1egolame11to dol ,1·875 si risentisse del la .fretta con :cui ru fatlo, c.onlcneva alcu ne cose intono, ,-cho mall'cano in qne,;to. ìI regolamenti, perchè inspirjoo fiducia, non de,·ono essere


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spesso cambiati . L'effetto delle nuove prescrizioni si com incierit forse a vedere nelle pwssime grandi mnuovre. Fo1·mazion:i iinprovt1·isate e s·istenia d;,; dif;isa. - Si dimostrano i difetti dei corpi _improv:,7i_sati sotto l'impulso delle necessità della guerra, come per esempio quelli 1m provvisati dai Francesi nel , 87·1 e la convenienza di avere un sistema preparato. '

.lt1lu•esbericl1,te ,~be,• tlie 1re,•,~11,le1·,~11gen t.ua,f Fm•tsclu•itte ,·~be,• 11.lilit~~,. 11/esen (Rela::ioni annua{;i

siille mntazioni e p1·ogressi nelle cose m·il-itari). - Pubblicazione di V. LonELL, colonnello, coll'a iuto di collaboratori di varie nazionalità. - Berlino, ,( 88,5, tipogr<,1(ia l li LLler e figlio. Di questa interessante pubbl icazione annuale venne testè in luce l'XI ~o_lurne riguardante il "884. Per la forma, per la materia e per la ripart1z1one di essa, è simile ai precedenti. Nel la prima parte tr.ittn delle mutazioui nell'ordinamento militare dei singoli Stati, che, per il •I 884 sono i seguenti: Germania, Belgio, Brasile, B'.1lgaria, Chi lì, Chinn, Danimarca, Egitto, l<'rancia, Grecia, Ingliilterrn, Ornpp~ne, -~Iontenegro, _Olandil, Norvegia, Austria, Persia, Portogallo, Romeha orientale, Russia, Svezia, llumenia, Serbia, Spngna, Turchia. Nella seconda parte contiene le relinioni sui progressi iu diversi rmni dell'arte rr01itare: sulla tntticil della fanteria, dell'a1~iglieria da campagna e della guerra da fortezza; sullo sviluppo' dell'arte fortilìciltoria durante il ·1883-8,i ; sul materiale d'artiglieria; sui prooressi dell'aereonàutica e suo 1mp1ego a scopo militare; sull,t letteratura militare nell'anno ,f 88,i . La terza pane, dedicata alla storia militare dell'anno contiene i sunti storici c)elle ~pedizioni francesi nel Tonchino,· al Matla~ascar, nella Senngamlna, e d racconto degli avvenimeuti nel Sndan Egiziano. Seguono le necrologie dei generali ed altri uflìcinli illustri morti nell'anno, appartenenti ai vari eserciti europei. . ' · Chiude l'opera il solito indice cronologico degli avl'enirneuti più rimarchevoli, che ebbero luogo durante il ,f 884. · . Le varie relazioni sono collegate a qu elle degli mmi precedenti. Nel pre: sente volume vi sono di più le relazioni sull'orclinamento deoli eserciti del Brasile e del Chili ed una sull'impiegù .dell'aeronautica a sc~po militare. •

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Manca la solita relazione annuale sulle mutazioni aHenute nell'ordinamento dell'esercito it.ali:ino. Si pr,rla solo delle cose nostre nel ppporto sulla tnttica della fanteria, ove si dà un cenno delle Norme generali per la Di,vi.sione d·i fantet·ùi in combattimento; nel rapporto ~ulla tattica dell'~rtiglieria da campagna, nel quale si porge un sunto della Istruz·ione per l'ammaestramento tattico delle truppe d' art·igl·iM·ia ·in campagna; nel rap1iorto sulla tattica dell'artiglieria da fortezza, ove si danno brevi notizie sulle nostre fo1:tificazioni in via di costruzione e recentemente ultimate e sul loro armnmento; lìnalmente nel rapporto snl materiale d'ar· ti ù11lierià , ove si poroono ampi particoh,ri intorno alle esperienze di tiro " ' dell'artiglierin es,:iguite al campo di Muggi:mo presso la Spezia. Crediamo iuutile entrare nel merito particolare di questa notissitna pubblicazione che, a poco a poco, acquistò una supremazia incontrastata su tutti gli altri periodici di tal genere e fu causa indiretta della morte di vari di essi. . ~ Nella prefazione premessa al X volnme, trovinmo la curiosa not1Z1a che varie copie dell'Jahresber'ichte partono annualmente per l'Asia, e il loro numero va crescendo. Forse :i il.che in Asia hanno cominciato a cnpire che, in questi tempi di civiltit avanzata, senza un buon ordinnmento militnre non si è più sicuri del!' indomani, epperò ricorrono all'Jahresberichte per studiare gli ordinamenti europei. In Europa l'Jahrcsberichte è tenuto quasi un libro di tes:o; non vi G uffìcinle studioso che, dovendo trattare di ordin:unento di eserciti stranieri, non ricorra, per diiti di fatto, ali' Jahresbe1··ichte. È questo pertanto un libro, che non dovrebbe mancare in nessuna biblioteca mil itare.

BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

Carte e Piani. Ca,•ta dei di11 t torui ,ti 7'o,•illo, secondo le più recenti pubblicazioni, colle

ISTITUTO CARTOGRAFICO ITA LIANO IN ROMA . -

indicazioni delle ferrovie, tram vie, strade, ecc. (scala di :1:'100,000). Disegno cli G. E. Fritsche.


llOLLBl'1'1:NO

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Jlll}J,!OGUA FICO

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L'1i-1J.èt~a~io ,tell,ir t.-er.~a a.ped,i ~oue,. A;f~ie_a>: ,li;. GmtlA<IJO Bi,mchi, (scala, di 1: 8.©.0,000) ...È. la, rapp.re.s.ei1,taz.i0ne- ca11to.-

g_ratlca. d.elle sc.o.P..e.rle. di. Bianchi. n el. su.o penuHimo via,ggio d·a l\ìfakal a Z:ereliia neI de.s:erlo. dei DanakH.'. \

Kart,e.. vo.n ;IJ/;!1,lùrn.i,slkf,u.. (CaMa- dell' A-l'ganis.tan. ~seala, i : 2,1.00;DOO) .. Vienna-,. 1885., ti p0grafia: Hartleben .. Ques.la carta flL re.dalla sulle ultime migliori cade, ingle.si e. r.u,<,,'5e..

EREl'L\,G..

conte;nnt~, 1tolle_d.isneinse. di. luglio, agoslfJ; s&llentb1·r.·-l88!S

C .. V1RA-.NO: €.11>1!ta; ,,.,11.s,u•.b. e di,,.f.'()Jtn.i (scala 1 : 300,000). RDmn,. 1883. B un.a · bellis.sima carta a colori, che comprende. gran tratto. de.Ile. coste clel J:vlar H0sso, coll'indicazione M i passe.di. men li italiani, francesi, ing_lesi e turchi , e colla dislocazione delle lru P:re- itali.ane su dette cosle.

MAcmn.

Atlfls oo.loHsilfl. P ar ig.i, "1885, s tabilimento Bayle. È un'o-

pera in cor so di pubblicazione e deve constare cli. 5 f'ascicoli. I1 3° faE>cicolo teslé uscito conlie.ne: 1° carta della iWarlinica; 2°· i' possedimenti fra nce-si nelle Indie·; 3° possedimenli fra ncesi nel i\lfatr· Rosso~ 4°' eocincina e Cnrnbodgia; 5° i.s ole di· &. P iet r o e 'Ferrano-va,. Il pi•euo dell'abbomunenlo a,ll'inflel'o atl'an le è, di L. tO : lW.-icovro m ...~1n 1·d -eli/tr, (;,'1•e6'i«', puhb1icata di1ll'Islit11to geogra.frco cli· Vie-nna per conto def governo greco (scala 1 : 300,000). Vienn&, t&S-5. Jt. una;b.elia carta: a c·olori e.on minute indicazioni di strade, ferrovie, porli, fari, ecc.

LlJGi,JO.

L..\c 01 rnS,\ 01 UNO ST.,To,_coru:E LA I NTE::-SDLUIO :xo1 . -A..F. _J. . Pag . o LE· FEnnoyrn c .1LAH~1Es1. - G. G.oiran, tenente colonnello di stato maggiore _: . » r~o 1 ·ocCUPAZIO:'.'<E AUSTIIO-UNG.UUCA DELLA l3os:s;J,\ E D EnzEGOVINA NET.1:Aè\NO 1878 . - Studio politico-militare. Felice De Chaurand de S1aint-Eustache, c.:ipitano di stato maggiore » 70 D ELLA '.\fll,lZIA PllERAUATOlUA. - è. . » 88 LE l~Of\ MJ;; ED I MODI TATT ICI DELLA F ANTEHL\. Dl FRONTE ALL' AITTlGLl EIIIA (C0ntimrn~io~e e_lìne). - Gius.e1111e Sala,. capitano di stato maggiore, . » •I Oi J_E UL'mrn OPEHAZ IONl DEG LI INGLESI NEl DJ:--ITORNI Dl Su.-1.Knr. Manfredi, capitano » 1:t8 1

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I segnali ottiÌ;i ìn èarripagna: - A. SK UGAREWSCK! Lettere militari. - Ho,rnNLOHE I NGELFIXGE:--1. l\filitiir Wochenblatt. . Organ der \\Tilitac-Wissenschafdi chcn Yereine Stremcur's Òsterreiçhische Militi:irische Zeitschrift Neuc Milit-l'irische Bli:itler . DentscÌ1e Heères Zcitung . Vfi hr- 'Zcitung. -

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Rrcono1 DI A. R1cc1 . P ag . DELLA FA);TERlA SOT TO L'ASPETTO P R ,\TICO. - G. Fazio, -capitano di s tato maggiore . » ST UDI PEUROVI..\.RIO-MIL!T..\.IU . V. - l\IATEIU .\.LE lll p OILE l'ElU:OYIA.ntO (Continuazione). Ing. L. Conti-Vecchi, maggi ore n e l 1° reggimen to ber$a~ li eri » O noINA)IENTo DELL'EsEncrro sv1zzEno . - Ugo Bru~ati, maggiore. » LET TERE MILITAUI DEL PHINCIPE KRAFT fIO IJENLOHE l:-iGELFI.XGEN I N Cnn,rn.i... -

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F. M.

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L'ibri e periodici: Storia militare. - CARLO Consr Mili!iir W ocheoLlatt Yojenni Sbornik

39i 395 » 396

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SETTE~IDRE.

-G. Ferrarelli. Pag. G. V. Mogni, tenente co» P ALLONI LlllEIU E PALLO"N l FilE~ATI. L ORO DIPIEGO IN GUERRA. Beltrami Ettore , capitano d'artiglicrin » LA FnANCIA E LA CiiXA DALLA CONQU l STA DI LANG-S ON ALLA COnCLUSIO:-SE DELLA ' PACE. - C. Manfredi, c:ipi ta n o . » S uL sEnvcz10 sANtTAnxo. Appunti di viaggio. - G. ·Bosco , t e n ente nel 35° reggi mento fanteria . » Ir.

GENERALE L1.;101

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PROGRESSO TATT 1co NELLA F'ANTEn1A Jonucllo n el 39° r eggimen to fanteria

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SULL 'A ZIONE DELL'ARTIGLIERIA

SPED,ZlO~E DI A.CHALTEKl:'i" S K (G-EOK-TEPÉ)

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Libri e per·iodici: Stre flleur's Os terreichi sche l\filitariscbe Zeit.schrift: - A. S .. » 560 )) 568 Neue i\Iiliti:irische Bl atter Jab rcs berichtc uber dic Yeri:inderungen ·uod Fortschrittc ttber l),'li» 572 !iti:ir \Vescn . ......: V. L òBELL •

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