RIVISTA . MILITARE .ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILITARI
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Serie III. -
Anno XXVI
Tomo IV.
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ROMA, 1881 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE Via Nazionale.
DEL METODO NEGL I
STUDI PER LA DIFESA TERRITORIALE CA.PO V. A·
I còmpiti delle fo1·tificazioni di frontiera nella nostra difesa.
Proprietà letteraria.
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Il lettore.che ci abbia seguiti .fin qui, abb ia bene ponderati i criteri dirèttivi della nostra difesa, esposti al capo III, e conosca le condizioni topografiche delle nostre frontiere di terra e di mare, non chfrerà fatica a persuadersi della natura ed importanza degli scop i che la difesa nosJra deve proporsi cli rnggiungere colle for~ificazioni di frontiera; ma forse di una cosa durerà fatica a rendersi ragione e cioè che, passati venti anni dalla costituzione del regno, non,si siano ancora raggiunti, neppure in piccola scala, quegli scopi, mentre da venti anni si sarebbero potute iniziare le costruzioni od almeno i riattamenti sulla. frontiera verso Francia e da quindici anni quelli verso Austria. Che diremo poi cli tutta la. costa maritlima ove attorno ad un so lo punto s'è peeso a studiare e lavorare con larghezza di vedute da quasi vent'ann i, e si è ancora ben lungi dall'avere finito? Alieni da ogni pensiero di recriminazioni cbe a noi non spetta nè conviene di fare (11), scriviamo questo per constatare un fatto e ( !) Ne fu già detto abbastanza da altri e ben più a utorevoli milita ri, e del resto oramai, me rcè le continue pressioni dell'au tori tà mili t<1re che sente la g rave res ponsabilità della difesa, mercé le preoccu pazio ni c he da qualche anno la situazione politica ,;a gene-
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quindi indagarne le cau-,e e, se non la giustificazione, trovarne la spiegazione, cosa sempre istruttiva e feconda. Fra queste cause conviene distinguere anzitutto quelle cli ordine organico, che qui ci dobbiamo accontentare di accennare sollanto, e cioè : 11,0 la mancanza cli un capo permanentemente responsabile della difesa del paese e di Lutto ciò che si riferisce alla preparazione di questa, mancanza veramente grave in uno Stato che seriamente voglia tutelare la propria si curezza e di gnità; 2C) i continui aLLl'iti e gli inciampi portati dal congegno burocra tico, per colpa del quale l'azione di chi dirige sui luoghi la costruzione ·delle fortificazioni è continuamente paralizzata da uffici lontani, organizzali secondo • un sistema che ornrn i in quasi tutti gli altri Stati di Europa è abbandonato, sistema al quale però anche presso di noi si è voià co. minciato da circa un anno ad a!'recare ufiì.cialmente qualche modificazione, <lacchè. per una parte delle costruzioni ulti mamente decretate, furono affidate ad un generale le facoltà ·necessarie (2) per dirigerle con unità d'impulso e con quella fennezza e deci;; ione che sono il portato cli una responsabililit ben delin ila. Altre cause però, non meno gravi, e che con qualunque organismo tenderebbero a far se1Hire la loro cattiva infl uen;::a) pesarono sull'indirizzo d8l!e nostre fortificazion i, e furono le idee poco correLle che per molto tempo dominarono nel .pubblico e anche fra mili tari circa la difesa delle nostre frontiere ·di terra e cli mare, idee che, in gran parte, vennero modificandosi in questi ultimi anni, ma che tuttora pesano su parecchie menti inerti, nelle quali sono ancora radica.Li molti pregiudizi e non riescono a p~netrare !e idee nuove. Già, nel trattare dell'azione militare nei teri·eni di monlagna, abbiamo combattuto buona patite dei pregiudizi e delle idee alle quali alludiamo, e poco ci rimane ad 'aggimigere. Però dobbiamo rammentare : .che filìo a pochi a.nni or sono non credevasi possibile una difesa aLLiva deEe Alpi (le qual i, ed è vergognoso a
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rando , si acce nna seriamente a fare. Però allo stud ioso gi oYerà di Jia ndare la storia dogli studi e de i lavori relativi a lla nostra difesa , s toria molto istruUiva, c he esso. pot1·à trovare, per esteso, negli atti parlam en ta ri, Hl, io ;,noto, ne l t.:apo X del la,·oro « La difesa delle coste » pubb lica to q nest.'anno ,ial Mald ini in questa llivista. (2) Era g.ià spedito alla stam pa ques to lavoro quand o col Bollettino èet ¾7 ,agosto fu pubbhcato 11 decreto che estendeva simil e misura a tut.te le for tificazioni del regno.
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dirsi, erano più conosciute dagli stranieri che non da. noi stessi); e che si riteneva da molti bastasse creare su ogni strada carreggiabile che le auraversa uno sbarramento ca:pace di resistere almeno alcuni giorni, colle sole forze proprie di presidio tanto da. imp~clire il passaggio del tra ino delie grosse colonne. Era naturale pertanto che, dominando simili concetti anche fra i militari, su . ciascuna strada si cercasse il sito ove l'i mpedimento ri uscisse più agevole a. stabil irsi, e che, non preoccupandosi del mutuo appoggio fra forti e difesa attiva, non si pensasse ad avere in si[atli forti nè i caraueri còntroffensivi che agevolassero l'azione delle forz~ operanti nelle vicinanze, nè gli ampi magazzeni necessari a. dar alimento a quellefor.ze. Mancando il concelto cli una controffensiva largamente intesa, era anche nalurale che non si pensasse a subordinare il col. locamento dei singoli fort i ad una idea complessiv~ della clifesci generale di una fronlicra, che non si cercasse insomma mercè la costruzione ilei singoli sbarramenti cli ottenere, co l loro insieme, una lineit la quale costituisse un fron te difens ivo-controffens ivo bene conformato; fronte che, completato colln costrtJz ione di opportune strade e trincee ed apposlamen Li per artigli erie, fomisse alla difesa attiva un vero campo di baltagl ia prepara Lo, sul quale muovere conLroffen~ivamente ad attaccare il nemico , arrestalo di fro nte dagli sbarramenti, imbarazzato sui fian ch i da ostacoli spesso insormontabili; in una parola: organizzare un sistema difensivo che permettesse di cogli ere il nemico in flagranle passaggio cl' Alpi, nel momen-t.o più crilico. In vece del generale che, esaminai.e le singole valli ed abbracciata colla mente tutta una frontiera, lraccia uua complera linea difens iva-controffensiva, non si vedeva che l'ufficiale del genio, il quale percorreYa una valle dopo l'a!Lra, cercando col lanternino in ciascuna un sito angusto, comunque situato; ma soddisfacente alla condizione di poterri con pochi qualtl'ini di spesa sbarrare la grande strada. L'incubo di quesli ufficiali era un novello Napoleone che, fatte fasciare di paglia le ruote ai carri, e sparso il suolo cli strame) passasse, come a Bard, impunemente sulla strada, battuta sì, ma non materialmente sbarrala dal fo rte. Indi una vera smania cli tagliate,
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con caponi ere e caserme diferisi ve per fìancheggiarle, tanto che se non sì fosse opposta la spesa, avremmc, visto delle tagliate spinte fino alla vetta dei monti, chè tanto sarebbe veramente necessari o per impedire materialmente il passaggio degli uomini, mentre per quell o dei carri, finchè un for te ha munizioni e fa fuoco, nessun carro può passare, .e tutL'al più, per eccesso di precauzione, si può tagliare la strada. Tuuavia, questo stes~o operare che noi critichiamo, segnava già un progresso, mentre qualche anno pri ma sì osa.va sentenziare che bastava preparare clelle interruzioni sulle strade ordinarie e fer ra.Le, e che gli sbarramenti erano uno .sproposito, poìchè, cadutone uno, tutti gli altri diventavano inutili ('I) ; quanto poì alle strade alpine secondarie, col qual nome si sogliono indicare quelle vie non interamente carreggiabili , che in tanti punti atlraversano le Alpi, quasi nessuno pensava a proHedere, od .almeno solo sopra una o due dì esse fermò In, propria attenzione l'antica Commissioile permanente per la difesa dell o Stato. Questa specie cli ostracismo éontro lo sbarramento cli qualsiasi strada non Ìllteramente carreggiabil e, sancito da una Commissione parlamen tare fin dal 11873, non ci ha mai po Lu Li persuadere, .malgrado la grande stima da noi professata ai membri di quella ; ed anzi, dopo matura riflessione, non potemmo a-meno dì combatterlo in alcuni nostri studi, che, stampati in numero limitato cli copie nel 1874 e 1878, la maggior parte dei nostri ·lellori d' oggì non avrà forse avuto occasione cli leggere. Ci si perdonerà adunque se ripetiamo qui cose già dette alt.rove. Anzituttto noi ponevamo questo quesìlo: << Do.Le, in uno scacchiere alpino, due strade: l'una inLeramente can·eggiabile, la quale, attraversata la frontiera, sbocchi dai monti lontana dalle altre, senza rapporti. con esse, $ll'aLegicamenLe iso lala e fo rse anche lunga a percorrersi e ricca di posizioni favorevoli alla difesa; e l'al tra in massima parte carreggiabile, e solo mulattiera per qLialche breve 1
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tratto al valico dei mc,nti presso la frontiera, e fo rse fac ilmente adattabile al carreggio, la quale sbocchi vicina e tatticamente legata ad una grande strada rn ìlitannente assai importante per l'invasione, e sia per gim1ta comoda e breve, sicchè possa per se stessa dar luogo a considerevole minaccia, ben combinata con altre, quale delle due strade sarà più urgente sbarrare? ». La risposLa a noi non pareva dubbia a favore della seconda e la nosl(a mente ricMreva aglì storici esempi di invasioni alpine, ricordati in parte sul principio di questo lavoro, e specialmente rammentavamo che nell'ann9 115 115 attraverso i n1ontì che separano la Duranza dalla Stura di DemonLe, per i successivi valich i di Yars e del!' Argentera, a quei Lcmpi in massima parte non transi Labili che con bestie da soma, sopratLulLo nel tratlo fra Gui llestre sulla Duranza, 'l'ournoux sull 'Uba.ye e le Barricate di Stura, erano passati ('1) circa 50,000 uomini (411,000 fanti, 4,000 cavalieri, 72 grossi cannoni e 300 piccoli pezzi da mon tagna). t t) « A;riva la marcia della colonn a francese_ una for te avangua rdia coma ndata dal co~ ~ nestabile d i Dorbone, gt.1ida la dal mar?scrnllo Gian Giaco mo Tnv.uli ,o e composta d1 molt i '/11 va le nti cavalieri, di 6 mila fanti guasconi e 4 mi la Fra ncesi, movendo da Emh run precedu ta da 2 a 3 mila zappatori i ucar icati di r iattare i seotieri dell' Argente1·a. Segui vala 11,·a ncesco, il q uale c ol grosso dell'esercito e la l\umcrosa ar tiglieria leggicra (300 pezzi portati da muli .e non più lung hi d i 2 pied i, secondo il De -Fleurage) movova da Lione il so luglio . Fina lmente l'ar tiglieria grossa, la qualo a LUUa prima era stata avviat a con adeguata scorta d i fanteria per Jlrianzone al Mongh1cHa, fu pe1· ord ino del re richia mat a ad Embru n onde fosse trasportata al seguito dell'esercito , Sul Mongi nevra non furono qui ndi mandati c he poche cen tinaia d' uomini per teoer e a bada gli Svizzeri. " Al '! d'agost.o l'avanguardia, presi seco i viveri per ci nq ue giorni, rimontò la destra della ·nl,)ranza fino a s. Cl<lment.e, ed ivi guadatala giun;e la sera a Guillestre; l'in doman i per i l borgo di Vars ed il colle d'egua l nomo toccò l' Ubaj a a S , Paolo nella terza marci a, di gra n lu nga pi ù fa ticos,,, passata l'Uhaja a ll a conOuenza dell'Oronaja, Dorbone e Trivulzio , a ritroso d i quest'ultimo torrente guadagna,·o no la vetta <lell'Arge ntera, ed impiegal'O nO i due giorni successivi nel l'Om pern a forza di mine la rupe d.i .Pietra porzio, sbarrante allora l'i ntera Yalle ». - Arno,"o. Le g·11er·1·e alvine, Vol. li, pag. 22. Secondo la cronaca ciel Grasso , c itata dall' Aymonioo , al 14 agosto arrivò òl. Dorgo San Dalma1.zo l'ava oguai·dia , e la s fila ta delllesercito, che quegli confer ma d i 50 mila co mbatten ti , durò 8 giorni, ossia fino a l 22 agosto. Sarebbero per ta nto s tati impiegat i 15 g iorni da ll a partenza d ell'a vanguardia da Guillestre al finire delle opernzioni di ti·a versa ta delle Alpi, e 13 di quei giorn i sarebbero stati spesi a sfi lare pel versante ital iano. L'aYer fatto s ussistere per tar. ti giorn i una celonna cosi considercl'ole in una valle nemica e c osi scarsa di p rodotti quale è quell a di Stura, senza altra l inea d'approviglonamento che la mul attiera de ll' Argentera, fil certamente cosa pi ena d i d ifficoltà, ma è bene rico rdare' c he tali d ifficoltà furono superate, e ciò c he u na volta è avvenu to pu ò ripetersi, purc hè si verifich ino certe circos ts nm. È su questo faf,to special e della sussistenza, c he noi qu i chiam i11cno so pratUJ tto l'attenzione del le ttore ,
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(I) Fino dal JS'i'l noi co mbaUemmo questo co ncetto in un opuscolett o : Stt la difesa di alcuni v alichi alpini e t'o1·dinamento 1nilitare te1--i-itoriale della zona alpina, lavoro c he abbiamo ristampato quest'anno in appendice alla 3" edizion e de llo stud io: Il Th·olo . Cred iamo inu tile ripete,·e qui gli argome nti allora addotti: a vrem o però occasione p iù inna nzi di presentarne altri e non meno importan ti.
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Nè con minore ins istenza la nostra mente ricorreva al passaggio di Buonaparte con 38,259 uomini (11), muni ti d'artiglieria da campagna, per la via mulattiera del Gran San Bernardo, l'atto troppo noto e recente perchè occorra ripeterne i patticolari . E pensa ndo alle condizioni nelle qLrnli si svolsero quei fa.tLi, alla preparazione che richiesero (2) e confrontando coi nostri i tempi nei quali essi si svolsero ed i mezzi d'allora coi mezzi odierni, venivamo alla conclusione.elle: nelle condizioni d'oggi nessuno ¾gli Stati limitrofi all'Italia tenterebbe certamente, µon che per una via in parte mulattiera, neppure per una carreggiabile, la quale riuscisse isolata, la 1:ipetizione di fatti simili a quelli ; ma per contro, ogni qualvolta l'operare per una via secondaria (quand'anche in parte mlllattiera) potesse pennettere di concorrere all'az ione di altre e più grosse co lonne operanti per·vicine strade carreggiabili, l'invasore non rinuncereb be certo a questo vantaggio, e ripeLerebbe, occ;irrendo, quegli sforii per i quali si resero altllabili le citate invasioni, malgrado le difficoltà d'ogni sorta opposte dalla natura delle strade , da.ila mancanza di risorse locali, tlall' inclemenza del clima; e con tanto maggiore ardore lo tenterebbe quanto più la strada secondaria, cni alludiamo, permeuessse o di Gadere all e spalle delle migli ori posizioni tattiche, o degli sbarrnmen'ti artificiali della vicina grande strada, o consentisse per la vicinanza . dei rispettivi sbocch i in pianura, di dare la mano a!Ja vicina colonna nel momento critico dello sboccare dai monti . Ora, coerentemerHe a questo nostro giLldizio, noi os iamo dite che per esempio: allo stato attuale del le cose , sulla fron tiera verso (1) Da uno stuclio puhblic~to nelio Spcctatw1·.Militai1-e dell'anno 18J6 ·cN. 4 1, pag. 194) r isulta che seconclo l'unica situaiione della forza che possa dirsi attenc!ibile, I' armat.a che invase l'Italia sotto la direzione del I° Console novcrara al 24 Florea l (!<i maggio) 62,158 uomini, dei quaii: ,Jl,85"1 diretti verso la valle d'Aosta . 5,063 " » ,, di Susa. 15,2,n • » il Sempione (d is taccati dall'armatn de.I Reno). Dei '11,85·1 d:roUi verso la valle d'Aosta (37,116 di fanteri a, 3,600 (H cavalleria e J ,18S d'artiglierio): 33,%9 passarono per il Gr,11Hlo San Bernardo e 35n5 (Divisione CIÌahran) per il Piccolo San Bern ardo. (2) Si co nsultino special men te i documenti contenuti nei vo lu mi deila corrispo ndenza d, Napoleone I da.l genna io al maggio 1800, e l'interessante lavoro del maggiore Za nelli sullo stesso argomento, pubbl icato in questa l!ivista collo dispense di gen naio e febbra io 1880.
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Francia, troveremmo più urgente che ven issero spesi nelle vall i di Germagnasca, di Luserna e cli Vraita, interamente sprovviste di artificiali difese, quei denari che ancora si spenderanno a migliorare le difese nell'interno della valle d'AosLa. Nè diciamo ciò pE>rchè crediamo queste meno necessarie o superflue chè anzi .per essere looaici dovremmo compiere so lleciLamente anche. la feffovia di Valle d'Aosta ed erigere fortifìc:1.zion i avanzate verso il Piccolo San Bernardo per prepararvi, a complemento cli quanto si sta compiendo al Cenisio, un.fronte con lro.ITensivo, atto a sorvegliare le tesie delle valli di Taruntasia e Moriana. ;\fa, posti alle stret.te, ripetiamo essere oao-i che nelle valli accennate si organizzino in DO I)iù uro-ente O . (, modo permanente speciali difese . Tutti sanno che una colonna francese basala, in vicinanza all a frontiera, sul piccolo for te di Chàteau-Queyras, può per i colli d' Abries, scendere in val Germagnasca e di lit sboccare nella valle del Chisone a Perosa, all e spalle dei nostri forti di Fenestrelle; oppure, occupato il campo Lazzarà, clominal'e la va lle di S. Germano e per ess~1 agevolare lo. sbocco verso Pinero l.o allR colonna ~ he, snperato Fenestrelle, scendesse per va l Cli isone; od infine pei monti fra San Germano e val d' Angrogna stabi lire il legarne fra la linea principale del Cl1isone e l'al t1'a secondaria ma vicina del Pelice o di Luserna. Per quest'ulLima valle poi , mercè le condizion i ora accennate, un' altra colonna dell'invasore, basata sul forte già accennalo, p,)trebbe, dal colle della Croce, scendere per via assai più breve della precedente fino agli sbocchi nella nostra pianul'a, a Luserna, di dove per nl d.'Angrogna si _legherebbe colla precedente e con quella maggiore che scendesse per il Ch isone sulla vicina. Pinerolo. Analogamente polrebbe operar il nemico con vantaggio -per valle di Vra iLa a fine di fiancheggiare e rinforzare l'altra minaccia diretta con Lro di noi per la rotabile del'la Stura di Demonte, minaccia già L:onsiderevoliss ima per il fatto clella comunanza dello sbocco a Borgo S. Dalmazzo colla lineit del Tenda . Ed invel'o la vicinanza (25 chilometri) degli sbocchi delle valli di Vraita e Stura verso la nostra pianura, vicinanza resa anche più sensibile per l'esistenza dei _dne sbocchi intermedi delle valli di ~'Iaira e Grana., la relativa facilità dei rappol'ti fra tutt.e queste valli e fra la testa della Vraita e quella delle vall i frances i del Gu il
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e clell'Ubaye, sopra Lutto per i colli dell'Agnello (già celebre per considerevoli passaggi di truppe), clell' Autaret e del Longet (senza contare altri 9 valichi raccolLi dai valloni di Bellino e di Ponte·chianale), la poca lunghezza (circa 45 chilometri) e la notevole ampiezza del fondo, soprattutto nella sua parte centrale, ed il fa tto che una buona carreggiabile corre dalla pianura fino a Casteldelfino a poche ore dalla frontiera, fanno della valle di Vraita un efficace ausiliare alle operazioni dell'i nvasore che avessero per direttrice la . linea dell' Argentera. Tali considerazioni non erano certamente sfuggite all'antica Commissione permanente per la difesa dellu Stato, la quale preoccupandosi anche della facilità c0lla quale potrebbe essere ridotto a car-reggiabil e il val ico clell' Agnello (dove la maggior parte dei lavori a farsi saeebbe di faci le esecuzione ('I} comechè fra terre e detriti, fotta solo eccezione per qualche breviss imo tratto ove si presentano piccoli affioramenti di roccie, non difficil i ad appianare coi mezzi potenti d'oggidì) proponeva, nel suo Piano G~nerale cli di fesa, di eriB"ere un for te « a Ca.steldelOno, non nella posizione ove esisteva l'antico piccolo caslello, che tan ta pa rte ebbe nelle guerre franco-sardf e che ora avrebbe poca o nessuna azione verso fa valle, nrn bensì a cavaliere deil'abitato >>. Più tardi però la stessa Commissione, obb ligata a subo rdinare i -progelti della difesa dell o Stato ad un preventivo limite di spesa, -eliminava col suo Piano .riclotto la suddetta proposta, sulla considerazione che: tra la Francia e l'Italia non 'V' e1·ano anco?'a, in val di Vraita, strade veramente rotabili. Dello stesso avviso fu la Commis~ione parlamentare del 11873, fedele, scriveva essa, al principio che soltanto le ·vie vercmiente carreggiabili si abbiano a sbcoTare con forti pernwnent'i. Co1ùe già accennammo, trattandosi qui di una via che sul cominciare delle ostilità, in breve tempo, potrebbe diventare carreggiabile (poichè i lavori da farsi di là della cresta alpina possono ad ogni momento essere apprestati, comechè su territorio francese, e quelli di qua non si riferiscono che ad un breve !ratto in discesa) a (I) Così è scritto nella terza relazione della Giunta della Camera dei deputali, 2 aprile 1878, N. Hl e, pag. 43.
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noi pareva che la Commissione padamentare avrebbe potuto tenersi piLt allo spirito che non alla lettera di quello che e3sR avea chiamato un principio; ma è d'uopo rammentare che otto anni or ·sono l'ideti di una difesa durevole e seria sulle Alpi. non era per anco matura, malgrado gli sforzi lodevoii ma isolati , fatti da pochi m·eden,ti per spingerla a galla. D'al tra parte .la situazione finanziaria tiranneggiava, e più che il compasso erano allora di moda la· lènLe dell'avaro e le forb.ici . Per le ragioni addotLe più indietro 11oi propugnavamo tre anni or sono malgrado il contrario parere di una autorevole Commissione parlamentare , la costruzione di un for:Le a Casteldelfi no ; mentre dobbiamo confessare il nostro torto , per volere essere parchi nell'impiego delle fortificaz ioni, ci astenevamo allora dal proporre sbarramenti per le valli di Germagnasca e di Luserna, alla difesa delle ccuali confidavamo potessero essere sufficienti la vulnerabi.lità delle vie, e gli appigli locali (invero considerevoli) ad. una efficace difesa attiya, che troverebbe appoggio ed anima in forti popolazioni,. fra le quali è ancora vi vissi ma la memoria di gesle veramente eroiche. Ma oggidì ripensando a queste valli, ed essenzialmente tenendo conto di un nuovo punto cli vista che esporremo più innanzi , sotto il quale v~rremmo fossero considerale le vicine valli del Chisone e Dora Riparia, le quali in real tà costituiscono una sola e grande linea d'operazione, oggidì ripetiamo non è più prudente, a nostro giudizio, l'accontentarci per le valli di Germagnasca e Luserna della sola difesa attiva. Il' farlo, potrebbe in dati momenti indurci a distaccani maggiore forza, che non convenisse nell'economia generale della .difesa, ed in ogni modo potrebbe esporre il valore dei . difensori a troppo dure prove, sagrifìcio che, ogni qualvolta si può, è vero interesse e sacro dovere di risparmiare. Si pensi adunque, come già si disse per la valle di Vraita, a fortificare anche le valli di Pelice e Germagnasca, ecl in generale, come già premetlemmo, si proceda assai guardinghi nel giudicare del valore delle vall i non percorse interamente dalle strade rotabili e si badi sempre ai rapporti . che esse hanno colle vicine linee di operazione cli maggiore importanza. Si pensi che il più delle volte queste valli così neglette dagli stra'
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teghi di facile contentatura, sono percorse da buone rotabili fino presso alla loro tesla; e che il tratto mulattiero si riduce spesso a 4 od 8 ore di percorso auraverso una cresta alpina non sempre asprissima, talora a forme collinose (come sui colli di Bousson e di Chabaud 'presso il Monginevra); che di siffatto tratto mulattiero, una metà, d'ordinario, è al di Ht della frontiera, sicchè il nemico può riattarlo per tempo; e che, perciò, le sole vere dif(icoltà sulle quali la difesa può contare si riducono ai tratti da rialtarsi sul nostro versante, tratti che però verrebbero dalJ'invasore percorsi in, cli~cesa e quindi senza grandissimo sforzo (11). Ora, ogni qualvolta l'operare per una strada secondaria possa permettere al nemico di efficacemente concorrere alle operazioni di ttua colonna principale (cosa che si può fare sul versante italiano delle Alpi occidentali senza scosLarsi in generale di più di 2 a 3 giorni dalla frontiera per la quale possono n'. ungere i rifornimenti) pe1·chè si dovrà credere che il nemico trascurerà di farlo? È bene che lo confessiamo, questo lato della questione fu fin qui un po' troppo negletto. Pa.te1· et jnvenes, patre· digni, clecipimiw specie ·recti. ,. Uno dei meriti maggiori di Federico il Grande fu quello di avere lealmente confessati, nelle sue Memorie, gl i errori mili Lari che egli avea commessi. I suoi ammiratori tedeschi non hanno mai mancato di seguire quel nobile esempio di.modestia. Imitiamoli in questo, e mostriamoci più devoti alla ricerca del vero che ostinai.i nelle idee preco ncene. La storia ci narra che le ardite imprese da noi poc'anzi accennate scombussolarono la difesa, la quale non ne sospettava la possibilità. Ed è noto che se Melas non fu .materialmente sorpreso. come Prospero Colonna dal cavalier Ilaiardo in Villa.franca, moralmente non lo fu menò dall'apparire di Bonaparte acllvrea. Perchè dunque vorremmo noi addonnenLarci :::u troppo comodi calcoli logistici e rimet- · t erci nelle morali condizioni di quei sorpresi ? Tanto varrebbe bfociare la storia. Però, ritornando alla questione da noi posta, intendiamoci bene,
per non·esser fraintesi. Noi diamo peso a quelle vie secondarie che soddisfano alle condizioni che abbiamo sopra enunciate, crediamo che le minacce addensate su quelle abbiano un reale valore iu qllanto si combinino con quelle maggiori delle linee lateral i, ed essenzialmente per tuLla la durata delle operazioni entro alla zona alpina, ma siamo ben lungi dal preoccuparci troppo di operazioni isolate che pei· simili vie tende~sero od obbiettivi lontani, entro alla pianura. Come combattemmo il concetto cli adoperare una eguale misura nello sbarramento delle strade rotabili, così combatLeremmo ogni esagerazione che portasse a. sbarrare egualmente in modo permanente tutte quelle secondarie.
.·(I) I 1~ostri carbonai traspol'tano sulle loro spalle, dalle più aspre mon tagne, per sentieri omb1l1, normalmente, nella discesa, un carico di 65 a 70 chilogrammi. Dadiamo ai porteurs !
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Rivolgendo ora Io sguardo al cammino fatto dalle idee sulla nostra difesa, noi troviamo che dapprincipio si pensava potesse bastare il preparar qualclw., roLta sulle sLracle ordinarie e ferrate, e non si teneva alcun como di quelle non interamente carreggiabili. Indi si credette opportuno avere sulle prime uno sbarramenlo materiale capace di difesa passiva od almeno limitata al presidio. Poscia riconoscendo che questa avrebbe avuta troppo breve.durata, si cominciò ad allargare la mano, e ad ammettere un largo concorso della difesa I attiva in appoggio agli sbanamenti . Finalmente .ora co• mincia a farsi strada il concetto di una larga difesa manovrala e ben preparata nelle Alpi, ed è naturale che non restringendo più il problema al campo limitato dello sbarramento delle rotabili si facciano entrare oggi nel calcolo nuovi elementi e si dia anche ad alcune delle strade secondarie la importanza che meritan,). Vi è però uu àltro punto sul quale le idee vecchie vogliono essere rettificate, e cioè quello relativo alla difesa delle strade ferrate che attrnversano la frontiera. Fin. qui si è ritenuto che i guasti, considerevoli in vero, che noi possiamo arrecare alle poche strade ferrate che attraversano la frontiera fossero più che su/Iidenti al bisogno. Dalla parte di l?ranci~t infatti due sole stra.de ferrate entrano nel nostro territorio : l'una per la Cornice, non sbarrata efficacemente che dalla piazza di G-enova, ma così ricca d'opere d'arte fino presso alla frontiera da potere essere guasta lungo tuLla la riviera ligure. L'.a.ltra, quella del Frejus, soggetta ad interruzioni a cominciare dalla frontiera e fino
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al di qua di iVIeana, è sbarrala da un forte, quello di Exilles. Verso Svizzera una sola strada ferrata, che sarà presto compiutaattraverso il Gottardo, coperta dalla neutralità svizzera, e per il mo-:mento non tale da creare preoccupazioni. Verso 1\ustria tre strade ferrate, delle quali : una, quella del Tirolo, sbarrata dal gruppo dei forti cli Rivoli, che sta per diventare il più potente dei nostri sbarramenti cli frontiera, e dalla piazza di Verona; una seconda, quella · della Pontebba, ricca di meravigliose opere d'arte, ponti e viadotti elevatissimi, di facile distruzione per tntlo il .tiercòrso fra i monti dalla Pontebba a Moggio; una terza quella del basso Isonzo, unica che at.traversi la frontiera in rascipiamtrci , epperò lontana dalle difficoltà di riattamento che presentano le strade ferrate di montagna, ma provvista di h~nghi ponti sul Torre e sul Natisone presso la frontiera, e più indietro sul Tagliamento, ove il ponte misura 960 metri. Un buon sistema di interruzioni (supposto che i relativi a·pparecchi riescano bene ed in tempo) che profitti delle condizioni sopra accennate, potrà (ed almeno così si diceva) danneggiare così tutte queste strade ferrate éla impedirne l'uso al nemico per uno o due mesi. I tecnici invero fanno qualche riserva su queste cifre, e dicono che uno Stato il qttale si dispone a far guerra ·entro al paese nemico, non trascura di preparare quei mezzi di riattamento che l'odierna meccanica ha tanto pet:fezionaLi , e che coll'impiego dÌ questi si può guadagnare assai tempo . Ma supponiamolo pure, per essere largh i, che le cose procedano nei limiti accennati . C'è forse da tenersene paghi? · Per lo addietro si diceva di sì; ma noi, con ferma convinzione, opponiamo risolutamente un no, che speriamo sarà trovato ragionevole per i motivi che adchtrremo più innanz i. Prima però di esporre le nòstre ragioni, dobbiamo dire se non a giustificazione, a spiegazione delle idee che correvano dal 11859 al 1870 su questo argomento, come esse fossero basate sulla osservazione ché le guerre del ,1859 e del 1866 ( allora le più recenti) · erano state di assai breve durata . .Gli osservatori superficiali, che danno sempre ragione all'ultimo che parla, che hanno smania di scoprire novità e qualche nuovo e terribile segreto per vincere dall'esame dell'ultima. guerrà- avvenuta, e non hanno mai studiato seriamente la storia, si sbracciarono a
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gridare che oramai le guerre non sarebbero più durate che pochi giorni, che il primo incontro c1ovea decidere di tutto, e così di seguito. Per mol to tempo le colonne di parecchi giornali ripeterono l'eco di queste prelibate scoperte. Ci volle la guerra del ,J 870-74 per mettere un po' di freno a questi pregiudizi, e forse ancor più la recente guerra fra la Russia e la Turchia. Sì, bisogna confessarlo, ci vollero proprio i Turchi per confondere i dottrinari. Tornando all'argomento, questa idea fissa della assolutamente necessaria brevità delle guerre moderne, una volta penetrata nel pubblico, rese questo assai faci le ad accontentarsi della accennata possibilità di rompere per un ·discreto numero di giorni le strade ferrate di fronti era: ciò che spiega, se non giustifica, hi facilità colla qua.le la generali tà si tenne paga e non si preoccupò maggiormente delle gravi conseguenze che puq avere un insuffici ente sistema di sbarramento delle strade ferrate di frontiera. Ma oggidì non sarebbe più cosa seria lo insistere nelle idee del passato : epterò ~10.i_q,ui pro~lamiamo altamente che quello Stato il quale ha la ftoss1btl1la (11) eh precludere senza esagerato sviluppo di opere, efficacemente e per la massima durata, al nemico·1e strade ferrate attravt:irsanti la frontiera, e non lo fa, commette un gravissimo errore. L'import{nza. delle ferrovie sull'andamento di un'invasione, non . è generalmente abbastanza conòsciulo e studiato. Chi legge la storia delle guerre recenti, e spesso anche ch i la scrive, colpito ordinariamente dalla parte eroica di questi terribili drammi, non cura tutto quel meccanismo latente che prepara i grandi atti. Più di una ·. volta osservaLori superfi,ciali pungono di acerba critica le lentezze ne.i movimenti straLegici, le esagerate ampiezze dei fronti assunti durante le marce, l' inazione di annate quasi arrivate alla meta; e non sanno dove trovarne la causa, che va appunto cercala in quel meccanismo latente, del quale le ferrovi e sono la prima molla. L'argomento è troppo importante, e l'asserzione da noi falLa poc'anzi, troppo recisa perchè a schiarimento del primo ed a giustificazione della seconda, non s'abbia a. fare qualche po' di luce . {I) E l'Italia ha non solo la possibili tà ma la focili tà cli precludere le strade ferrate cli frontiera mercè quel sommo favore datoci dalla natura, con queste fortissime Alpi , fra le quali scri viamo.
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Speriamo pertanto che soprattutto ai più giovani fra i· nostri leuori non sal'/1 diw:i.ro se ricorderemo qui cose che già. souo nel campo della storia, epperò note ai più. AnziLLttt.o rammenteremo quale parte ab biano avuto :in recenti camp,tgne le fo rtezze ché sbarravano le .strade ferrale, e faremo conoscere quali grandi sagri 6.ci si doveLtero incontrare per ottenere interrnzioni colà, ove per difetto od insnfficienza delle fortificazioni si doveLte ricorrere a guasLi, praticati SLl larga scala, i qua li fin irono per costare più di quanto sarebbe stato nec~ssRrio spendere nei rnialioi-amenti Rlle fo rtiftcazion i, e privarono poi la stessa difesa dell'uso di quelle linee che èss_a andava rovinando dinanzi all'invasore. · Nel ,J8.66 , durante la guerr'a austro-gerrnanica, comincia.mo a trovare che la protratta resistenza delle piazze di Theresienstadt, di Jos.ephstadt e cli Koniggratz, le quali intercettarono il Lransito .sulle strade ferrale della Boemia per tutta la campagna, fece sentll'e la sua influenza e per poco non creò seri imbarazzi nelle operazioni dei Prussiani ; imbarazzi che potevano diventare funes ti nel caso di una controffensiva austriaca. t noto infatti come, a.nche · dopo la splenclidét serie di vittorie che condussero l'esercito teclest-o a Saclova, questo era obbligato (in ca.usa della resistenza delle for tezze sopra.accennate, e delle serie distruzioni praticate sul tronco di strada ferrata Turnau-Kralupnon sbarrato da fortificazioni) a trarre i propri. rifo rnimenti Praoa a ' dalla sola tesla di linea ferroviaria di Turnau . çol procedere poi clelle operazioni, riescendo questa Lesta di linea troppo lontana, fu giuocoforza, per non sub ire tropp i rita.rc1i, rin.nnzia.re alle sussistenze fornite dalle retrovie, e far vivere esclLlsivarnente le armate per mezzo cli requisizioni, le quali sebbene si trai.lasse qui di paese ab])asta~za ricco e popoloso (circa mo a.bi tanti per chi lometro quadrato), obbligarono J' esercito prussiano ad assumere, per vivere anche stentatamente ( 1), dei fronti talvolta assai estesi (2), cosa
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(1) v. Relazione ufµciate d el grande stato maggio re prussiano, pag. 397. (2) L'armala del p:rincipe Federico Carlo che all'indo!lla nl di Sad~va. avova sull'Elba un fronte di 5 chi!. circa, ne aveva 30 il 7 luglio ve rso Bruno , e 70 il l Z luglio, alla rgamento impos to più dalla necessità d i vi vere sul paese c he da <1ucllo cli utilizzare 'ma ggior numero cli ~trade per marc iare più rapidamente, e certame nte dannoso; vi, ta la necessità di nuo vamente restringersi nell'avv icinarsi a Vienna, d ina nzi alla qua le a d ue giornate d i marcia si pi·csentava poi il 20 luglio con un fronte di 35 chilometri .
che se nelle circostanze del momento poLè essere impunemente fat ta, non sarebbe stata senza pericolo per poco che le circostanze avessero mula_to, oppure avrebbe reso assai meno celeri e meno sicure le mosse dell'invasore. È noto infatti quanto l'accennalo stato di crisi fosse penosamente sentito dai Prussiani e come quando il generale Gablenz si presentò al qua1't.iere generale prus:,iano per stipulare un armistizio gli venigse posta, come con dizione, la ·resa di quei le tre piazr.e, senza delle qual i la situazione dell'esercii.o prussiano, ancorchè vittorioso, era, dal punto cli vfata dell'alimentazione, abbastrrnza malsicura. Ci si opporrà che i Prussiani hanno vinto e ·stravinto egualmente, anche malgrado quell e difficoltà; e forse l'osservatore superficiale cercherà di ritorcere conLro di noi l'argomento che qui :;tdduciamo . Ma, siamo siwri che tutti coloro che ' sono usi a ponderare le numerose cause che entrano come determinanti nel problema. della guerra, coloro cui non abhaglia. il fascino delle vittorie, e che in moltissimi casi avranno potutv persuadersi come l'esito di una lotta sia stato a lungo in bilico, e· come il menomo favore o sfavore pel' l'una o l'altra parte abb ia potuto far traboccare la. bilancia, tuLti costoro diciamo non potranno a meno di grandement<1 apprezzare la critica situazione a cui abbiamo accennato, e ritenere che in circo' migliori avrebbe potuto essere per gli Austriaci un stanze un po' fattore di successo, E di ta.li favori non fa mai spreco iwrnno chi ha la. responsahil_ità della guerra. Ma assai più che nella campagna di Boemia. ecl anèhe cli quella d'Italia dello stesso anno (nella quale Lutti ricordiamo quante difficoltà abbia incontrato il nostro Corpo di Spedizione a vivere, quantunque fosse i1elle amiche e patriottiche provincie del Friul i, mentre le ferrovie alle spédle erano ancora rotte o sbarrate dalle fortezze tenute da.gli Austriaci) assai più che in queste campagne, diciamo, si rende palese la grande parte che ebbero le fenovie in guerra, quando si esaminano i fatti del 1870-7-11. · Risulta incontestabi lmente da tale esame che se 1~ piazze periferiche della ]!rancia non potevano per là loro ubicazione e qualitii e per la natura stessa della front iera, aperta in più luoghi, costituire uno sbarramento completo di questa, non mancarono però, malgrado i loro gravi difetti organici, cli esercitare unR notevole in1
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fluenza col rilardare in generale, nel terreno invaso, l'uso delle ferrovie ai. Prnssiani, ed anche col mantenerne in qualche caso libero, ' l'uso ai Francesi. Certamente i risul tati ottenuti dalla difesa francese fu rono quasi insignificanti in paragone di quanto sarehbe stato ragionevole pretendere da. quelle piazze se meglio preparate, poichè se, come già si disse, esse non costituivano un vero sbarramento ·rispetto alle· strade ordinarie auraver:;;anti la frontiera; costituì vano però UJl sistema qtwsi completo (11) di chiusura, rispett,i. alle strade ferrate. Di tulte quelle piazze però tre sole avevano un certo sviluppo: Metz, Bélfort e Strasburgo, e soltanto le prime due erano munite· di un sistema (ancora però incompleto) di forti staccati; le altre erano semplici piazze forti bastionate, della vecchia maniera, ingombre nel loro interno dai caseggiati di città popolose, e tutte esposte, per conseguenza, agli orrori di un bornhardamento. All'infuori di Bélfort e cli Bitsche, che gloriosamente tennel'o alt.a la loro bandiera per l'intera durata.'dellaguerra, tutte le altre piazze capitolarono .... colle ·1niira ancora.intatte ... fatta solo eccezione per Strasburgo, ove in seguito a regolari operazioni d'assedio erano state praticale due piccole brecce .. Poche morti. qualche campanile rotto , qualche tetto foralo ~ qualche incendio, e, più che tutto lo sbigottimento, che, sulle p·opolazioni inermi, eser~ita sempre il mezzo barbaro ma speditivo del bombardamento, indussero i eomandanLi francesi, dopo resistenze poco significanti, ad aprire le porle al nemico , ::t lasciare così in sua balìa armi e depositi di vettovaglie, preziosissimi in
quei momerili, e (ciò che più ancora interessa,va al nem'ico, ed era slato il vero determinante di tutti quegli assedi) a lasciargli libero l'uso delle ferrovie che quelle piazze avrebbero dovuto padroneggiare . Malgrado però l;i nsufticienza ed il cattivo uso fatto di queste fortificazioni, ogni qual volta quelle resistenze si protrassero, almeno per parecch i giorni non mancarono di CÌ-eare seri imbarazzi ai Prussiani; i quali po i, in questa. memorabile campagna, dimostrarono colla febbrile alliviti~spiegata nel rimettere in esercizio le ferrovie, quale gran conto debba e possa talor·a fare di queste l'offesa anche sul teatro delle operazioni. Chiunque però esamina attentamente la campagna del 1870-74 non può a meno di ritrar:re un'prÒfondo convincimento che per poco che i Francesi avessero pensalo a prep.arare le loro fortezze almeno in riguardo dello sbarramento delle ferrovie, le operazioni dei Prussiani .non avrebbero potulo procedere così spedite. . Ma così non fu. €ome risulla dai falli che le relazioni ufficiali 1·~-::0rdano e lo .Jacquemins riassurn~ in uno di quei lavori (•1} che non sono mai lelli e·studiati abbastanza, si vide· cli raro come nella guerra del '1870-711 h\nta imprevideoia da una parte ·e tan ta prontezza dall'altra a profittare ·degl i erro ri dell'a_vyer:;;ario in fauo di impi ego militare delle ferrovie. Il 7 agosto aile ore 3 del maltino l'ultimo u·eno fenoviario francese lasciava la stazione di Hagemiu, ed alle ore 1 O antimeridiane dello stesso giorno vi enlrava il primo treno tedesco, e tutto ciò dopo avere riparata .la via (che era stata semplicemente smonta,ta fra Weissemburg ed Hagenau) e cominciava subito il servizio portando via i feriti... l Pare che lfagenau non avesse neppure chiuse' le porte .... Sulla l.inea Weissemburg-Parigi si fecero dai Prussiani avanzare i primi t1'eni il ~H ago.sto fino a Nar1cy, ove .il 25 arrivavano regolarmente i viveri pèr ferrovia. I Francesi non aveano pensato a bene sbarrare sulla fron tiera questa linea 9 roniperfa efficacemente .... È noto di quanto giovamento essa sia stata ai P-russiani.
(l) Credia mo qu i opportuno di ra mmentare che: Soissons, Meziéres, Sédan, Montmedy, T!lionville sbarravano la ferrovia che dalla bassa ~'losella, ed even tu almen te dal Luxemburg, per Reims mette a Parigi; · La. Fèrè; chiudeva. la d iramazione che staccandos.i dalla precedente pei· Laon e Compiègne mette pure a Parigi ; Verdun coprwa la testa della ferrovia Verdun-Chùlons-Parigi (che avrebbe dovuto essere e non era continuata da Verdun a :'!Ietz). Haguenau, Ilitsche, Metz, Vitry lè Français chiudeva no le linee che da Weissemburg ·e dalla media Saa r por tano per de tte piazze a Chàlons e Parigi; Strasburgo i ntercettava e Pfaliburg avea azione i ndiretta sulla linea che' per Saarburg e Nancy si tega alla precede nte evi tando Bitsche e Meti, e manda una diramazione per Vesou l a Langres a di là nel bacino della Senna, d iramazione in tercettata a sua volta dalla piazza di Langres ; Scblettstadt, Belfort, Bésançon ed Auxonne intercettava no la li nea dall' Alsazla al ba· .cino del Doubs.
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(lì Les chemins de fer pendant la guerre de 1870-il.
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È ben vero che più indietro la piazza di Toul, la quale tenne Jìno al 23 seLlembre, creò poi un momento di sosta nell'ulteriore utilizzazione della linea stessa al seguito dell'esercito tedesco che avanzava, e che solo il 26 settembre, riattata la via, potevano i treni ferroviari dei Prussiani arrivare fino a Commercy; e meglio ancora, che a ritardare l'ulteriore impiego della linea contribuì la ben riuscita distruzione della .Galleria di Nanteuil, la quale, comechè praticata fra terreni franab ili, riuscì di difficilissimo e lungo riattamento, tanto che dopo i primi ed inuti li s~orzi per aggiustarla la si dovette dai Prussiani evitare mediantfl la coslruzione di un nuovo tronco. Questa interruzione portò infatti altri due mesi di ritardo, essendosi solo al 29 novembre aLLivato uno scarso transito per l' incomodo tro1ico aperto allo sccìpo di e-Ìritare la galleria rovinata (la quale non potè po i essere completamente riattala che al .211 ~ettembre ,f 87,'I , e cioè dop~ 9 mesi) . Ma tutto ciò se produsse qualche ritardo fu ben lungi dal rispondere sufficientemente ai bisogni della difesa. Attivato il transito pel tronco sopra accennato, la testa di linea potè essere portata fino a Lagny, ove_ arrestatasi perchè sotto l'azione del campo trincerato di Parigi; polè largamente provvedere ai bisogni dell'asseclia,nte. . Fu cei'tati1ente una grande fortuna pei Francesi quella riuscita delle mine alla galleria di Nanteuil; ecl i ritardi dovuti a questa ed a quella poca resistenza della piazza di Toul, iinpeclenclo sul prin. cipio ilcelere arrivo dei materiali d'assedio fecero si che Parigi non fosse seriamente bombardata nei primi tre mesi clell'investimeIHo. Risultato certamente considerevole, ma che, con nn po' più cli previ~enza, nella preparazione della piazza di Toul e di qualche altra difesa più avanzata, sarebbe stato di gran lunga inaggiore. La piazza di Metz sbarrò, finché tenne, e cioè .fino al 29 ottobre una deìle più importanti ferrovie. I Prussiani cercarono di sottrarsi a questo sbarramento, i.mprovvisando un tronco di ferrovia fra Re. milly (,J) e Pont à Mousson, ma questo tronco , al pari cli quello praticato per evitare Nanteuil, poco valse per le difficoltà che il
terreno avea opposto a stabi lire celeremente un buon tracciato . Si ac,oiurJO'a o che ' a·perto il ,1. ottobre dovette cessare di funzionare il 30 per una piena deìl a i\fosella, quando appunto la capiLolazione di Metz lo rese superfluo. Ed infau.i occupata Metz due giorni bastarono ni riattamenti della grande ferrovia, ed i Tedeschi ebbero così un nuovo, sicuro e comodo legame fe!'roviario colln. loro bctse per Forbach . La linea da Metz a Rheims per le Axclenne, coperta dalla piazza di Thionville, ~iontmedy e Mezières fo impedita fino alla metà di dicembre; ed ~wrebhe dovuto e potuto esserlo comodamente per tutta la guerra se quelle piazze fossern state. in. condizioni appena appena raz,i,onali. 1'Ia cosino.nera , eThionville soccombette il .24 nove1i1bre, Mootrnecly il H. dicembre. · Strasburgo e Sch lettstadt ritardarono solo fino al 24.- ottobre ai Tedeschi l'uso della ferrov ia d'Alsazia. Bitsche tenne invece, per tutla la campagna, preclusa la linea da Ben ing ad Haguenau pe.r Sar.reguemines e Niederbronne. Bélfort (che tenne 11110 a'I ,JG febbrn io ,1871, fino a quando cioè ebbe ordir~e dal proprio govè1:no di capitolare), e Langres (che non fu investita) coprirono per l.ulla la campagna la linea Miilb ouseParigi. 1 Sulla linea da Nancy e 'ftray a Dijon numerose dis.trnzioni e le resistenze parziali delle piazze. impecli1'01-io ai Teclescli i di ristabilire là circolazione uno ad Epiual prima del lo novembre ed a Vesoul prima del 1O marzo 187,f. , Snlla linea Blesme-Chaumont (priva di piazze) si dovettero far saltare otto ponti, co l qual mezzo si ritardò la ci1:colazione, che solo potè essere attivala ji 2·1 gennoio fino a Blois. Sulle linee da Rh'eims ~t Parigi per So issons, da Laon a Terqnier ed a S.t QuenLin, Amiens e Rouen per la Fère, crearono impedimento le piaz1.e: di Laon che tenne fino al ,f O settembre; di Soissons fino al 116 ottobre; di La Fère fino al 27 novembre. -La caduta di Soissons aprì ai Tedeschi una nuova via su Parigi. « Se la linea di Saverne o Sarrebourg, se il tronco Frouard« Commercy fossero stati convenientemente distrutti , forse le sorti « della campàgna sarebbero state meno disastrose per la Francia». Così S(~riveva non senza fondamento lo ,Tacquemins nell'accennato
(1) La linea era stata occ11pata il 27 agosto fino a Remilly. Riattati i guasti, fino ,dal 17 agosto comincia\•a por Jerro,.ia il trasporto dei feriti, ed il 15 Remilly funzionava re•
golarmento come testa di linea.
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suo lavoro, nel quale poi paiticolarmante insisteva sulla necessifa cli creare, per lo sbarramento delle strade ferrate, appositi forti, capaci di resistere per tutta una campagna, come resistettero Bitsche e Bèlfort, e cli risparmiare quel mezzo disperato, mal sicuro e non meno costoso (il) delle distruzioni, le quali anche quando riescono recano, oltre alla spesa dei riattamenti, un grave danno alla difesa, privandola delle vie che essa stessa colle proprie mani si è rotta dinanzi. Ma queste savie considerazioni, che si sarebbero potute fare anche prima, al pari cli molte altre coraggiosamente fatte e per tempo dal Niel, dal Trochu e dallo Stoffe!, non potevano trovare ispirazione od appoggio presso la gente dal cuor leggiero, e fu ancora ventura che lungo le strade ferrate fr:rncesi si trovassero delle vecchie bicoccb~, o dei punti vulnerabili, alti a creare qualche ritardo. Ed invero, la somma di tutti questi ritardi non potè a meno di avere peso nella bilancia delle operazioni, e rappresentò un tempo che, in un paese meglio preparato a difendersi, avrebbe po· tuto forse far cambiare le sorti della guerra. Ad ogni modo quel ritardo, sommandosi ed inOuendo sulla resistenza di 'Parigi, diede occasione al mal preparato 'esercito francese di 2a linea di mettersi insieme e tenere alta con onore se non con fortuna la sua bandiera.
se pensiamo a tutto ciò non possiamo a meno di concludere che la natura ci ha gran_demenLe favoriti dando all'Italia, meglio che ad ogni altro Stato di Europa, se si eccettua la Spagna, un potentissimo mezzo per raggiungere, con lavoro relativamente assai piccolo, vantaggi difensivi veramente grandi e durevoli . · · Ora noi domandiamo al lettore, .non sarebbe egli un errore, anzi una colpa il non profittare per la nostra difesa, ·di questi doni della natura? Noi confidiamo che ch iunque sappia cosa voglia dire il provvedere ili materiali d'assedio, cli munizioni e di viveri attraverso ad una zoniJ. alpin~ mi' esercito di gran mole, ancorchè aerivato a sboceare in una. ricca pianura quale è·la nostra, non potrà a meno cli . ammettere che l'avere o non avere almeno una ferrov ia alla spalle, equivale all'avere o non facoltà di operare celerè,rum,te, .ed efficacem.ente, epperò in modo decisivo; e l'averne poi ~ue o tre o più arrivanti con cliver;;e direzioni dietro le ali ed il centro del fronte d'operazione, vuol dire avere facoltà di mutare celeremente direzione alle proprie basi eventu~li, facoltà di eseguire senza pericolo e senza ri'lardi arditi cambiamenti di fronte, con tutti i vantaggi inerenti alla )'elativa maggior libertà di manovre strategiche; manovre che or10'idì con enormi eserciti, diventano o lentissime (epè><:> ' però non più decisive) od impossibili senza il sussidio delle fer. . . rovie. Per apprezzare .i dati del problema sul quale noi chiamiamo l'attenzione del lettore, e l'entità del peso che nella · bilancia delle grandi combinazioni puù recare l'impiego di una ferrovia, gioverà. ricordare che i viveri occorrenti per un giorno ad un'armata di 400 mila uomini e 20 mila fra cavalli ed altri quadrnpedi, possono essere trasportati con soli H carri ferroviari (11), .se si esclude il fieno, e con 64 compreso il fieno (compresso} os;;ia, in media con due soli treni relativamente non grandi (2), sicchè con una ferrovia la quale desse ,14 treni militari al giorno (che è la prestazione media), si potrebbe giornalmente dare alimento a 700 mila uomini. Una
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Se ora noi confrontiamo le condizioni- e11ormemente differenti della quasi aperta frontiera franco-tedesca e delle nostre frontiere di terra quasi completamente sbarrate dalle Alpi, se badiamo al numero piccol issimo delle ferrovie che attraversano le nostre frontiere al paragone di qÙelio della frontiera dianzi citata, se teniamo conto del fatto che sbarrando seriamente queste ferrovie nelle Alpi, sarà assolutamente impossibile, anche durante una lunghissima guerra, che il nemico costruisca, come potè fare attorno a Metz (fra Remilly e Pont à Musson) un tronco (2) per ev)tare lo sbarramento, (1) Sulle ferrovie francesi furono distrutte 59 opere considerevoli, per interrompere il transito ai t reni dei P russiani. e le compagnie francesi ebbero poi a spendere da 34 a 35,000,000 di l ire per rimettere le linee in istato di far servizio. Se quei danari fossero invece stati spesi per difenderle! - Vedi hcQUEMJNS, Opera citata, pag. 825. (2J S i noti che io causa dei dislivelli che si ebbero a superare dai Prussiani attorno a Metz, ed anche sul tronco costrutto per evitare Nanteui l, quei lavori riuscirono di piccolissimo profitto, e si era in terreno quasi piano . . . . . Si aggiunga che se colà occorsero mesi, nelle Alpi occorrerebbero anni ed anni a stabilire tronchi di evitamento.
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(I) Vedansi i calcoli del BAn.1.T,n (opera citata, pag. 1<15 e seguenti) per il materiale da trasporto francese. . (2) Rimarrebbe la possibilità di aggiungen·i le "etture necessarie per il trasporto delle muniz ioni.
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D8L '.\lETOOO NEGLI STUDI 26 c-osì enorme massa di sussistenze, qualora dovesse essere tra5purtatagiornalmente per via ordinaria, richiederebbe parecch ie strade, e su ciascmHJ. molti scaglioni di carri, è cioè tanti quanto sarebberole tappe fra la test.a della linea ferroviari a alle spalle dell'esercito , ed i magazz ini volan_ti del le armate . Sulle slrnde alpine ·poi, ove non solo si incontrano grandi pendenze nel superare la cresta, ma spesso anche lungo le ,Tallì si hanno a vincere contropendeuze e disce,;e fo rtissime, il numero dei carri diven terebbe assai più grande, non potendosi trainare che un carico equivalente a circa la metà, e talora anche meno, di quello che si trasporterebbe in pianura. /• Noi riteniamo che per fa r avanzare di ima tappa sola, per i singoli valichi rotabi li alpini tutta quella n~assa di sussistenze si richiederebbero oltre a 4000 carri, cifra elle moltiplicata per .il numero degli scagli oni ossia delle tappe (calcolo alquanto .ristretto poichè calco lando l'andata e il ritorno ogn i tappa si raddoppia per i movimenti di cal'reggio) raggiunge presto i 20 ,000 carri pei soli movimenti entro la_regione alpi na, e va poi a diventare enorme di -mano in mano che si suppone avanzare l' invasione entro i°I paese ; tanto da creare insormon tabili difficoltà, e necessari e soste, per poco che la difesa abbia pensato ad aumentare quelle difficoltà col requisire ed asportare per tempo i meu.i di trasporto ordinari .e ferroviari, e taluni prodotti dalla zona che essa è costretta di abbandonare al nemico . Per scongi urnre tal i difficoltit, che dicemmo poter diYenta t'e in.:. sormontab ili, il grande esercito dell'invasot'e dovrebbe cercare di vivere sul paese. Ma è troppo nota. la mass ima: all argarsi per vivere, riunirsi pee combattere; ed è troppo chiaro i.I vantaggio che la difesa (la qLtale ben proHista di ferrovie non _prova quel bisogno di allargarsi) può trarre eia quell a necessi là che iInemico dovr~ subire. · Si pensi ~ra che questo allargarsi e restringersi, se era agevole . e non tanto pericoloso nell'epoca napoleonica. che viene così premurosamente citata dai sognatori delle grandi battaglie e grandi vittorie, se lo era per ese!·ci ti cli forza quasi sempre inferiori ai mo mila uomini, i quali potevano ad ogni momento rimiirsi per com.battere; non è più agevole, anzi spesso è impossibile, per gli eser-
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citi colossali d' oggiclì, vista l'enorme estensione che essi assumono-coi loro fron ti , per poco si allarghino per vivere (,1 ). Ora chiunque pensi. alle even tualità. di una grossa (2) invasione · nel nost1;0 paese, Yede troppo chiaro che per un periodo di operazion i, assa i lungo (e tanto più lungo qL 1an1.o più seria sarà la no:;tra resistenza sulle Alpi) l'invaso!'e dovrà cel'ca!'e di trarre il massim o profilLo da.Ile ferrovie che lo legano alla surt base, e metterà tulto l'impegno per ristabilirle se guas~e e per liberarle se sbarrate, menLre, parzialmente in un primo periodo, e, .quasi totalmente nei rimanenti, cercherà èti stabili re quel legame anche pel' ma_re . La questi one è troppo vi tale perchè e per tena. e per mare si.. possa. indugiare un momen to a prendere una risoluzione adeguata alla sua impoi·tanza, Per tena la soluzione è relati vamente facile e chiara , Dovendosi·impedire l'uso di ferrov ie attraverso le Alpi anche dopo che l'esercito attivo abbia dovuto sgombrare la zona di frontiera, riesce evidente la necessità di pl'ovvedervi in larga misura. con fortificazio1ii capaci per se stesse della più . lunga resistenza ed essenzia lmente tendenti ad impedire per il più .lnngo tempo possib ile l'esercizio delle ferrovie, A ciò non occorrono grandi fortezze. Nelle Alpi qualche nido d'aqui la, quasi. inattaccabile, dominante (anche con semplici mol'tai) qualche alto viadotto o qualche ponte sul quale la ferrovia è costretta. a passare, e soprattutto colà ove l'angustia della valle non pennette all'invasore alcun ripiego per evitare la rol.la, (1) Dall'osservazione fatta SH qualche r.ampagoa recente ab:>ia mo trovato che alcuni · grossi corpi operanti ia paesi abbastanza popolosi, allarga nd0si per vivere, riduceva no · la densità del fronte a 8 uomini circa, ed ancbe mono, per metro lineare. Su questa misura un mezzo milione d'uom ini dovrebbe tenere 167 chilom. di fronte od anche di pi ù , per vivere sul paese. Diciamo ques to tanto per non restare nell'inde terminato , ma non vorremmo _però che questa misura fosse troppo presa alla lettera. Essa è evidente• mente, per dirla col preciso lingu aggio dei ma tematici, una fun zione di più variab ili. Ess!)nzi almente con vien ricordarcl come sulla facil ità o meno di requisire viveri influiscano • cause molteplici, quali l'avere propensi od a-;versi gli abitanti, l'essere più o meno prossimi all'epoca del raccolto, la natura ed abbo3danza dei prodotti locali, lo stato dei m·ezzi · di trasporto locali al momento della requisizione, lo stato delle s trade, la densità e modo di raggruppame nto delle popolazioni, il rapporto rra i prodotti locali ed i bisogni della · popolazione, l"andamento dei movimenti di e~portazione ed imp6rtaziç>ne , <' perfino le con- -dizioni me teorologiche. , .. : Ciò che dimostrn anche quali grandi servizi può rendere a militare una buona statistica. (2) E dovranno per forza essere colossal i le forze di un invasore che si proponga di rar guerra all'Italia, e necessariamente assai su periori a quelle già considerevoli di cui questa~ dispone,
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volessero chiiulere nell'a1·senale eh Spezia, in tal caso meg Zio sa1·ebbe stato 1·isparrniare i qiiatt?·i!JM:. << Io credo invece, soggiunge il De Saint-Bon, che dovranno « stare in mal'e e comunicare eventualmente coi semafori per 01·« clini e notizie. A questo patto potranno giovare immensamente « ed impedi1:e uno sbarco , chè nessuno oserebbe tentarlo col peri« colo evidente di una. gran strage di personale.... )) . La nost.ra nave, soggiunge più innanzi, dovrtt << a guisa cli falco <e librarsi per lungo tempo sulle nostre coste, piombare improvvi« samente e rovinosamente Slll nemico reso debole clall'isolamento << o dal callivo tempo, seminare la distruzione in un convogliò di « truppe da sbarco, chiainare su di sè tutt.i i conati del nemico <e troppo molestato per intraprendere qualche cosa ,>. Noi siamo lieti e fieri di vedere così unanimemente ed a!Lamente sentito dalla gen Le di mare il còrnpi to della nostra arnia ta, che è il nostro braccio destro; che è quella senza la qtwle il nostro e-sercito non basterebbe quasi se anche fos?e raddoppiato, e mercè la quale, con ragionevole e relati vamente piccolo anmento, esso potl'à giungere a sfidarn qnalnnque prepotenza. straniera; quella, in rine, sulla quale specialmente riposano le maggiori nostre speranze di futura grandezza. e prosperità, essendo chiaro che l' Il.al ig, non cercherà mai dalla pn,rte del continente di raggiungere altro che le condizioni di una vera sicurezza, meillre sul mare ha prospettive larghe ed invidiabili, e tradizion i ancora recenti che le tracciano chiararqenle la via. . È nece:Ssario però che tutto il paese la senta questa grande verit à, e che talla .la stampa concorra onestamente a portarvi la lnèe. È necessario che tacciàno gl i strilloni, i quali per farsi sentire o a destra od a manca punto si preoccupano cl i falsare le idee del pubblico. seminando diffidenze e sfiducie, svisando e rimpicciolendo meschinamente le più grandi questioni tecniche. :È necess-arìo che negli studi su la difesa del paese si faccia eh iaramerùe sentire quale grande parte debba avere la marina. Date agli uomini di mare un bilancio qual~ è veramente richiesto dalla dignità e dall'avvenire delh1 patria, toglieteli alle angustie del questionare per posporre una all'alLra, per mancanza di mezzi, Je cose di prima ed assoluta necessità, e, come si sono Ìntesi
potl'ebbé probabilnwnte bas.Lare: Ad ogni modo anche con qualèhe maggiore sviluppo di opere non si correrebbe mai rischio di far spesa che oltrepassasse l'importanza del compito, poichè come di-cemmo il problema è assai determinalo e Je ·Iinee da guardare, fortunatamente, pochissime. · Verso il mare il problema offre ben 'altre difficoltà per essere risolto. Le nostre coste non presentano, come invece le germaniche, o -come le D?stre Alpi, .pochi punti ben determinati sui quali soltanto possa pronunciarsi seriamente l'attacco; ma d'altra parte l'elemento della difesa non può mai esserì3 obbligato a lasciare del tutto libero ,e sicuro il mare al nemico mentre per lo contrario, per tena, ed ove non si tratt.i che di assicurare una o·due ferrovie attraverso a breve zona montana, c·iò può ottenersi da un invasore che abbia grandi nrezzi a disposizione. Per conseguenza sulle coste nostrn, non le fortificazioni di sbarrament,J, che divent.erebbero q.uasi innumerevoli, come i punti vti!nerabili di quel!~, potranno rispondere al bisogno (come rispondono invece per terra ancorché abbandonate dalle forze at.tive della difesa); ma bensì, le forze attive rnariuime, se celeri, ardite, se appoggiate a convenienti basi, se tali per organismo .e numero da creare contimrn preoccupazioni al nemico, da rendergli mal sicuro ed incerto l'impiego delle sue navi da tràsporto . Tort"1eremo più innanzi su questo argomento che ha stretto legame colhl nostra difesa interna; per intanto ci accontentiamo di notare che fra i ~ostri marini questo concetto si è falto strada, come chiaramente lo dicono il Vecchi nel suo« Sa,q.r;io St-rategico », il Bonamico nella « Di/e-~a marittima dell'Italia» il DeAmezaga ed il Ross.i nei loro scritti su « La difesa delle nost1•e coste, e, La nostra ma1·ima mercantile>>, che si vorrebbe preparata come ·ausiliare alla militare per co1·rere il mare « forzare blocchi, 1nolestare il conimercio netnico, esplorare l'orizzonte ve1·so wi ·vol.qono le navi co;nbattenti », e lo stesso vice-ammiraglio De .Saint-Bon, il quale nel suo libro·su · <e La Qnes!ione delle navi>> esplicitamente di-ce (_11) che se queste, si
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esse non avvierai che due corpi d'annata, non hai che 5, 6 o 7 strade per attraversare la nostra fronti era, non mi attaccherai per conseguenza che con 11O, 112 o H corpi, non uno cli più ... . raggruppali così e così, dipendentemente dal raggruppamento delle strade che tu devi percorrere ..... Ma al caso pratico, quel ragionamento non regge, sebbene in esso, bisogna dirlo, vi. sia una parte di vero, soprattuLLo ogni qual volta si tratti di nn esercito colossale che debba attraversare un ostacolo così poco provvisto di strade quale è quello clelle Alpi . Le cose da noi delte circa l'imp~rtanza che possono acquistare certe strade secondarie le quali fanno sistema co ll e princ ipali, ed a!Lre cose che q1.1.i ~sporremo, persuaderanno il lellore che male si avvierebbero quegli studi pel' la nostra difesa i quali seguissero la comoda maniera di applicare rigidamente l'ora detta uni là di misura. Noi comprendiamo che quando era diventato di moda il credere alle guerre cortissime (che pareano inYentale dai ministri di finanza) e ad una prima. battaglia .c!1e dovea deciclcre di tutto (11) , -ch iunque si basasse su quella piacevole idea del far presto potesse imaginare nn nemico amante delle sole grandi strade e non curante deìle sp·ade secondarie si.:lle q11ali si incontrano invero tante diffico ltà ad operare; che per consegLienzri si applicasse con entusiasmo la sopra accennata uni tà di misura. ~fa l'ora detto pregiudizio (e non possiamo chiamatlo altl'imenti)' sebbene ancora assai radicato (2) comincia a scadere di credito e, senza élubhio
sui compi Li, si intenderanno sempre sull a misura dei mezz i pet· raggiunger! i. Tornando ora alla frontiera di tetTa, no i accennammo al sussidio ,ecl ai vantaggi st.rategici che le strade ferrate attraversanti le frontiere potrebbero dare ai nostri avversari, avuto riguardo a)la influenza che eserciterebbero sull 'andamenlù generale dell'invasione; · dimostrammo la necessità, ed, in modo generico, la possibilità cli precludere queste stracle al nemico , ed ora (mentre ci riserbiamo di ritornare più. in nanz i su questo ultimo argomento) sentiamo il bisogno cli affermare che se tutto ciò che si è detto è altamen te interessante per l'indirizz(I generale del la invasione, lo è poi in un modo specialmente marcato, nel periodo più critico dell'ìnvasione stessa, quello cioè della traversata delle Alpi; poichè è qu i che: accumulandosi le difficoWt, mancando le risorse locali, tornando anguste e scarse le strade ai riforn imenti, il sussidio delle ferrnvie può arrecare i più grandi squ ilibri, preparare le più gravi sorprese, moltiplicare la minaccia di alcune linee, e dare ad esse un carattere preponderan Le e di una efficacia ben superiore a quanto comunemente si creda. · ·Uno dei noslri più reputati scrill:ori, dopo avere lungamente ponderate le diffico ltà logistiche che presenta una strada alpina, venne a'lla conclusione che l'avviare per uria cli esse più di 50 mila uomini, od, al mass imo, un paio cli corpi d'armata, rappresenta uno sforzo tale; da non potersi oltrepassare quelht ci fra -senza andare incontro ad una situazione assai cri tica e crravicla di co1npli caz ioni pericolose, di conscgueni; gravissime, conclusione che. in termini . generali, non può certamente dir;;i senza fondamento . · , Ma se questa conclusione è vera per buona parte delle strade di montagna, non può senza grave pericolo essere applicala rigida1:1-ente a tulle, ~pecialmente quando si prendono a considerare partitamente frontiere come le nostre, le quali siano attraver:;ate da poche linee d'operazione, o(ferenti,, l'tma condizioni assai clifferenti . dall'altrn. · Sarebbe certamente cosa assai comoda per lo stratega, il prendere quella unità di misura, e con essa lep-are le rrambe al nemico c1· J" v èl · e 1rg 1: tu non passerai che per le grandi stnide, per ciascuna di •
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è)
(lì Pel' certuni, invano sct'isse il c ,.~ussw m nel VI libro della sua memorabile opera: Della g·u en·a, che: ness·tmo Stato deve crede,·e la vropria sorte , cioè la p1·opria esistenza attaccata all'esito di iinci sola battaglia, fesse ella detle più decisi·ve . Net caso di una sconfitta, il 1·iprodw·si di nuove {or::e, e !'indebolimento ·na.11,.., a~e che l'attacco p1·ova a lungo andare , possono co11d11rre 1t11 mutamento negli avven·imenti. (2) Dovremo noi l'icordare le puel'ili paurn cli alcun i nostl'i giornali che clue anni OI' sono, quando le nostre t'elazio ni coll' Austt'ia-Unghct'ia erano un po' tese, a.ve vano presa sul set'io la fanfaronata cli qualche giornale d'oltr'alpi che immaginava l'esercito dell' impero piombare colla celerità di uu telegramma in mezzo all' Italia e, ripetuto il veni -·vidi-vici, sba.· razzatosi della noiosa Italia, ritorn are a prendere il suo posto per uoa guerra europea? Chiunque scriveva o credeva quelle . ... . ameni tà.. . . .. era certamente un povero ·ignorante cli cose militari , eppure quante paure non nresel'o alior, tel'l'eno nel giornalismo! E ci volle1·0 ancorn i Turchi per insegnare qualche cosa a costoro , ci vollel'O quelle po,•ere bande male organ izza te della nosnia e dell' Erzegovina, di un paese non preparato e che rappresenta per abitanti la ventiquattresima pane dell'lta li a, per persuadere che anche i! grande e ,·aloroso esercito austriaco non può \'Olaro l
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scomparirà del tutto se gli scrittori militari vorranno occuparsene e rompere una lancia contro queste ecl altre vedute troppo rigide ed unilater.ali, le quàli .possono essere gravide di disillusioni e di sventure. Per parte nostra speriamo che le cose dette e quelle che ancora diremo potranno portare qualche luce sull'argomento. Se infatti prendiamo ad esaminare qualche caso pratico, e cioè le reali condizioni· di passaggio, così della frontiera vel'so Francia come di quella verso Austria, vediamo sub ito saltare all'occhio uila straordinaria differenza di condizioni fra linea e lineà cli operazione. ~~ominciamo dal tronrne per esempio una costituita da valle lunga, 1s.olata dalle altre, solo provvista di una .carreggiabile, appena mediocre, che haforte pendenza, ed in alcuni punti è così strett;t da non consentire lo scambio ai carri: Questa valle chiusa· ed angusta per lunghi stretti, non offre che qua e là, a sp izzico, siti per accampamento di piccoli riparti e nessun'ampio fondo per riun ire divisioni o corpi d'annata, e nessun aiuto di ferrovie. Vi si incontrano posi zioni di sbarramento ad ogni passo appoggiate ad enormi ostaco li alpestri. La valle non offre alcuna risorsa, i pochi prodotti locali non ba~tano ehe per qrntlche ·mese agli scarsi abitanti, il clima vi è rigidissimo e solo per pochi mesi dell'anno la neve lascia aperti. i passi attraverso la frontiera. Qui l'invasore non può avanzare che a disagio, quando. pure la stagione non lo impedisca, ed è costretto a movere lentamente, a piccoli scaglioni , e può ad ogni passo incontrare resistenze micicliali ed imboscate. Nè può far massa sulla testa del.la c~Jo:ima per man· canza di spazio, o manovrare; ed arrivato. al monientò sosp irato di uscire dalle angustie dei monti si t,~orn di dovere sboccare isolato e lontano dalle co lonne moventi per altre linee d'operaz_ionè, ed obbligato ad affrontare un ne11aico libero cli muoversi e concentrarsi nelle pianure ed aiutato da ferrovie. . In altra parte della stessa frontiera alpina vediamo invece una linea d'operazione cost.it.uiLa da un gruppo di valli. Fra queste ne · troviamo una bella, liirga, a fondo piano e ben coltivalo, poco ele-· · vata sul livello del mare, sgombra di neve per la maggior·.parte dell'anno. Due .strnde rotabili ed una ferrata. agevolano qui l'entrala dalla fro~~iera all'invasore, che trova poi faci lità ad accampare dappertutto a corpi d'arrrrata riuniti, ad avanzare su più di una strada
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con colonne indipendenti, e senza incontrare posizioni ristrette che gli chiudano il passo. Lateralmente poi alla bella valle ora delta, altre valli minori vicine e pressochè parallele alla prima, possono permettere all'invasore di incamminare alt.re colonne concorrenti allo stesso obbiettivo ed aventi opportunità di collegarsi giornalmente così durante la traversata della zona alpina come nel momento dello sboccare al largo nella pianura. Fra due linee d'operazione alpine costituite come le due ora messe ad esempio, è evidentemente enorme la differenza di profitto che ne può trari'e e certamente ne trarrà l'Ùwasore; epperò di fronte a tanta dispari fa di minaccia è ass0lutamente necessario che la difesa proporzioni i ·suoi mezzi di resistenza. Ed infatti è facile prevedere che cosa avverrebbe se la difesa facesse altrimenti, se essa adoperasse una eguale misvra pe1; resistere, un dato tempo, in ciascuna valle, se essa basasse i suoi calcoli sulla comoda ipotesi che da ogni si.ugola valle dovesse sboccare una stessa quantità di forze nemiche. Simile difesa disperderebbe probabilmente senza scopo buona parte delle sue forze e sareobe soverch iata colà ove il nemico può operare con efficacia ed insieme. Or bene, il quadro che abbiamo fotlo delle due così .differenti linee d'operazione alpina non è un sogno della nostra fantasia, ma una fedele riprncluzione dal vero, preso su due strade del nostro vei'sante alpino . Possiamo soggiunger~ che questo quadro si riproduce nel modo più spiccato 1'.erso ciascuna delle nostre frontiere. Così stando le cose, gli studi special i della nostra difesa per 1fascire praLi1~amente utili, per basarsi sul vero e non sopra ·concetti astratti dovranno tenere conto nel modo più scrupoloso delle accennate condizioni peculiari delle diverse linee di ciascuna frontiera, e per ciascuna frontiera ricercare se fra quelle linee d',0perazione ve ne sia qualcuna che in modo veramente spiccato ammetta una minaccia assai più grande ed assai più celere delle altre, o possa servire al nemico per stabilire il legame fra le diverse minacce. . Se tale linea è indiscutibilmente indicala, di ventà assoluto dovere della difesa di prendere su cli essa misure speciali e largamente proporzionate alla sua. importanza; misure che valgano a scongiurare per là massima duratn cli tempo il pericolo della più imminente e ANNO XXV!, VOL. l V .
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grossa minaccia; che val gano a rompere eiii cacemente il· lega.me fra le linee d'operazione nemiche; a creare fra.-esse un elemento disgiuntivo poten te; a preparare alla difesa una. vei·a superiorità ·di condizioni di manov!·a, la qual e possa portare i suoi frutti così sopra gii alti che dovranno svolgersi entro alla zona. alpina come sopra quelli che potranno avere per teatro ·1a stessa nos~r.a pia11ura; nel qua le ultimo caso, il nemico che sia arrivalo a sboccare dafle altre linee alpine, e non abbia potulo fo rzare la linea sopra accen nata, continuedt. in certo modo a subire l'azione disgiuntiva che avrà prima subìto nei monti, mentre la difesa continuerà a fruire dell'appoggio ai-monti stessi. Ora di tali linee se ne trovano appunto designale in modo da non lasciare alcun dubbio su ciascuna delle nostre frontiere. Per·essere bl'eYi, e, trattandosi cli cose note ed amp i,tn1enle gii1 discusse da altl'Ì e da noi stessi in altri studi, non faremo che accennare qui cli Yolo quali linee, a nostro modo cli vedere, ri chiederebbero quesla speciale preparazione sull e nostre due principali fronliei:e.
La principale poi dell e ·colonne formanti questa massa, qua~1do sia . . ' . ( . irmsc1ta a !orzare le eh I use dinnanzi.ad Avigliana trova sull'anfiteatro m oren~co di Rivoli una vera fo rte?a naturale, ·a guisa di grande testa dt ponte,'alta a dar agio ad nn'intera e gro:,;sa armata di for . marsi e serrare sulla testa prima di avanzare nella pianura, oppure ,(,u caso di• ripiegamento della invasione verso le Alpi) accoaliere • -<"I u.n.a grossissima armat,t in ritirata, e darle protezione e niezzo si.~uro di far sosta per ripigliare, occorrendo, più tardi l'offensiva, ovvero per coruoclamente sfi lare in ritirata. Presso a Pinerolo, in proporzioni minori, ma adeguate.· all'a\np.iezza della valle che vi" ·sbocca.: trornrebbe pure l'invas·ore (ed analogamente a Luserna ) con~izioni soddisfacenti. Ma. è dà notarsi che l'ampiezza della posi_zione di Rivoli è tale da comodamente bastare a dar ricetto a tuue . .le masse ·sboccate per il fascio di -_valli che abbiamo qui sopra nomi.:. · nato. Si aggiunga: che ove il nern_ico fosse riescito a mettere iii eser...: ,cizio _la ferrovia d,i Val cli Susa,··esso avrebbe tutta la qomodilà. pe1: .far nvere quella massa, e per dare a qu elle posizioni ·un ~rmamento formidabile. · ·· In conciusione -questa posizione della Ri voli torinese può· dare :all'invasore. e su grande scala, va.ntaggi simili a quelli che dinnanzi al/Tirolo òffre la Rivoli veronese, a dispuJare i qu(].li, si fu -così unanimi nel decretare ampie forti fìcàzio_ni ii1 vnl d'Adige. Ora, siffatte condizioni sono tali da doversi seriamente ponderare, non solo in ri guardo del· primo momento nel quale una invasione ::Si può pronunciare, ma ri spetto a tutta la durata presunù bile di una .guerra. · Per le cose dette, a noi pare che la difesa nos'tra Yerso Fra.nei~ debba consideràre come un'ass·o]u(a necessità tutti quei provvedimenti che valgano a garantirle per tutta la durata di una guerra l'assicurato possesso della valle cli Susa. Si dirà, e già lo accen·na.mnio, che la ferrovia può essere rott~t ai viadotti ed alle gallerie .:-t,opra Meana e fino al Frej us, che la via del Cenisio è. sbàrrata dai tre fo rti .che si· stanno ultimando sulla insellatura di quel colle al Yarise\lo, alla Cassa ed alla Roncia, che l'alLa Dora e 'la ferrovia ,sono anche sbarrate dal forte cli Exilles coll'opera avanzata di Serre J a Garde,·e la valle del Chisone dalla pi-azza di Fenestrelle .. l\fa quanto alla ferrov ia ossèrviamo .che i gtJasti possono essere
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Verso Francia, a primo sguardo, si vede spicca.re (·l) l'ampia valle di Susa, a fondo piano, poco elevata sul mare (Susa, sebbene al piede delle masse formant i la catena principale, è a soli 503 ms. m.) ricca di strade e comunicante collo Stato limitrofo per due grandi rotabili (quella larghissima del Cenisio e quella pure comoda e larga del Mongin~vra) ed una strada ferrata., strade che possono ricevere largo ~ussidio. da altre vie quasi per intero caneggiabili quali sono quelle di Ilousson, di Chabaud, dell'Echelle, e dalla mulattiera della Roue ed altre. Arri ~·ato l'invasbre in Val Dora, trova poi modo di avanzare verso la nostra pianura e per le strade della n lle di Susa ed attra.,,erso al colle di Sestriere, per quella del Chisone, la quale, a sua volta, può ricevere sussidio, come già dicemmo, dalle vall i di Germagnasca e di Pelice. Cosicchè sul breve fronte da SanL' Ambrogio a Luserna può presentarsi, con insieme, una ma:;sa relativamente enonne. (!)
Farà bene il iettore di dare un·occbiata alla carta alt' 1;
Sardi.
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deg li antichi Sta.li
OEL :IIETOOO NEGl, I STUDI 36 ripara Li in Lempo, se non per servire duranLe la guerra nelle Alpi, per servire nei·périodi successivi; e, d'altra parte, un solo guasto havvi che durante la guerra nelle Alpi (la quale potrà anche esser lungbissima) produrrebbe un vero effetto considerevole, e sarebbe quello della galleria del Frejus . L'interromperla è della più grande importanw, ma l'arri,•arvi a tempo non é altrettanto sicuro, nelle condiz ion i d'oggi, epperò resta anche qui qualche cosa a fare. L'importanza di della interruzione viene essenzialmente daquesLo, che qualora non vi si arri vasse a tempo (ed un colpo di mano è qui fac ilissimo poi ehè lo ,sbocco italiano della galleria, a Bardonecchia, è a poche ore dai Colli dell'Echelle e della Houe sui quali passa la front iera francese, vicinissima a sua volta all e fo rtezze di Briançon e Lesseillon), poco gioverebbe l'avere guaste invece di quella le· altre gallerie ed i viadolli fra ·Exilles e Meana., inquantochè l'invasore impi anterebbe ad Oul x od alla peggio a Bardoneccb ia la sua lesta di linea ferroviaria, ed uti lizzando la rotabile che accompagna la ferrovia. da. Bardonecchia alla Dora, avrebhe · un mezzo economico per ali men lare con grandissimo risparmio nel 11 Lnne,·o elci carri (non trattandosi più che di un servizio a carri carichi in sola discesa) ,urn. massa d'uomini che potrebbe in tal caso oltrepassare d'assa i certi ~alcoli .preven Livi . Pensato così all'alimentaz ione della difesa in Val Dora, ed a suo tempo al celere arrivo dei grossi materiali d'assedio per demolire i forti cl i Exilles resterebbe libera la. strada da Bri ançon pel Monginevra ed il Sestriere al Ch isone, affine di al imentare in moclo indipendente le masse dirette verso questa valle sia per il Sestriere sia per Val Germagnasca. È di suprema necessità a nostro avviso che tutto ciò non avvenga, od almeno avvenga il più tardi possib ile. I nuovi forti del Cenisio, l:l piazza di Fenestrnlle con qualche complemento in una nota posizione avanzata, potranno, noi abbiamo fiducia, fare largamen te la loro parte; ma Exilles , il quale costituisce il centro del fro nte clifensi.vo Cenisio-l<'e neslrelle ecl il punto di gravitazione delle maggiori minacce, Yenienti dalla vicinissima piazza di Uriançon (la quale orna.i coHe opere del .Tanus e del Gouclran domina coi suoi cannoni l'insellatura clel Monginevra), e dalla fer-: rovia di Bardonecchia, è troppo poca cosa per rispondere al bisogno . E conviene anche pensare che caduto Exill es ogni difesa atti,•a del
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Cenisio è compromessa, poiché nulla fu preparato al nodo stradale di Susa, e dopo Susa la valle è aperta fi no alla pianura. L'attuale forte di Exilles è, a nostro avviso, abbastanza. bene situn.to per il còmpito limitato dello sbarramento passivo momentaneo ~ con qualche perfezionamento tecnico varrà a rappresentare l'impedimento materiale al passaggio. l\Ia considerato Exilles nei suoi rapporti di rettissimi col contrafforte dell'A.ssieLta (1) e con Fenestrelle, a noi pare che non soddisfi abbastanza. al concetto controffensivo di una difesa. prolungata ed attiva. Come Fenestrelle si adagia da una parto ad uno dei versanti del contrafforle suddetto, così le nuove opere di Exilles dovrebbero stender.si sull'altro versante, per modo che le due difese tendessero a darsi Ja mano verso la cresta del contrafforte stesso, o conconere così alla difesa di questo. La nostra difesa allora potrebhe proprio dirsi bene a. cavallo di quel contrafforte, ed avere lui.li e due i pi edi nelle staffe, a Fenestrelle ed Exilles. Per somma ventura le condizioni Lattiche vanno qui appunto d'accordo colle esigenze generai i della difesa ora dette ed appunto sui versrinti cli qLrnl contraliorte si trovano i siti adatti per le nuove opere. Supposto però anche completale queste difese, ri mane sempre l'inconveniente del colpo di mano su Bardonecchia, e l'altro della grande comodità colla quale le colon ne scendenti dal ftfon ginevra, dal Bonsson e clal Chabaucl, possono r iunirsi, come hanno fallo già in tante guetTe, nella conca di Cesana per operare di Ht a piacimento verso Dora o verso Chisone. Per togliere èruesLi inconvenienti noi crederemmo veramente necessaria la costruzione di un piccolo forte (forse basLerebbe una torre corazzata) su ll'altura di Bramafama da dove si domina lo sbocco clit'ello della galleria di Bardonecchia e si balle tutta la galleria di raccordamento, ed un altro, di pari solidità e con potentissimo armamento sul Monte Cruzeau, ad est di Cesana, da clovc si batte e si può mahténere rotta a cannonate la grande strnda elle scencle dal i\ionginevra, queJle provenienti dai Colli. di Dousson e Chabaud. Coi miglioramenti già accennali e con ques ti_ due avamposti e 1
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(l) Intendiamo iodicaro con questo nome il contraffarlo che divide la Dora dal Cbisone, non la parte li mitala alla storica posizione dell' AssicUa.
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DEL METODO NEGLI STUDI
qualche ·rafforzamento in alcune posizioni presso Susa, il fronte~ Cenisio-Exilles-Fenestrelle acquisterebbe caratteri di manovra• portantissimi ed una grande attitudine difensiva pe,r impedire la: più efficace e grossa dell e minacce nemiche. Esso potrebbe dar luogo a. lunghissimo periodo di resistenze anche con forz~ limi Late e lasciar libero il grosso dell'esercito della difesa per altre manovre· conLro un nemico che da nessun'altra parte potrebbe presentarsi in condizioni per lui a!Lrettanto propizie, per poco che anche Ie· forze di mare concorressero attivamente aJl.a difesa generale. A. dare poi· il necessario carattere di resistenza al fronte ora detto,, ·converrebbe che gli sbat'!'amenli che lo cosLituiscono fossero orga-· nizzati a doppio fronte . Cosa che nel caso attuale poLrebbe agevolmente ottenersi . · Impedita l'irruzione del nemico con questi e gli altri provvedimenti più inclieLro accennati, lungo le mlii del fascio Dora-ChisonePelice, rimarrebbero all'invasore: da una parte la linea di Val!ecl' Aosta, diffici le a forzare, ed una vo ita forzata. non favorevole ad operazioni combinale, cornecchè sboccante isolata e lontana dalle· altre, ed eventualmenLe, la linea del Sempione, ancora più lunga ed :isolata, e non uLilizzabile del resto senza violare la neutrali tà della Svizzera; dall'alLra il gruppo cli strade fra la Vraita e la Vermegnana, costituenti certamente una seria minaccia per la concorrenza degli sbocchi, ma non offerenti all 'invasore un complesso di vantaggi cosi pronti e grandi qua li quelli sopra accennati, infine le linee della Liguria ove le minacce di terra e di mare si sommano, e contro le· quali è bene che noi ci serbiamo I.e mani libere per operare essenzialmente colle forze attive di tel'ra e di mare, traendo dalla preparazione del terreno quei vàntaggi che qui appunto per la. natura dei siii possono essere notevoli solo ove anche le fo rze attive concorrano-m,olto ef!ioaceniente, nunon sufficientisenza un concor:;;o di forze assai · numerose. Potremo, in una parola, colle fort iricazioni (sussidiate da forze relativamente non grandi) diventa.re foi·tissimi là dove lana-tura ci ba resi già forti e t~·ova.rci essenzialm0nle numerosi ed attivi,, là dove i siti più ap&rli possono, se ben pl'eparaLi, daregnrncli vantaggi al li bero manovrare della. di~sa .
PER L A DIFESA TERRITORIALE
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Nella zona di fronliera. versò Aus tria incontriamo una serie di linee d'operazione offerenti fra di loro, per le rispeLtive attitudini militari, una, varieLlt a11'cora più spiccata che non. quella già notata per la. fl:ontiera ·verso. Francia . Ed invero: se sulla nostra. frontiera occidentale abbiamo trovato un gruppo di . vall i, ·costituente una linea: cl'operazion~ di prevalente effica.cia, ma. offe rente alcune serie difficoltà allo sviluppo delle operazioni d' invasione e, dopo qnello, linee isolate o formale da gruppi di valli ancora meno propizie per l'invasore; qui invece troviamo anziLutLo una linea di massima. efficacia, costituita da una vera zona aperta e larga. cli pianura, per la qoalè l'invasore pllò alLr,nr.ersare la frontiem sopra una. cl iecina cli strade; troviamo inoltre considerevoli valli costituenti alt re linee cli importanza veramente assai grande. Ad aumentaie la di1Ierenza aggiungesi ancora un fatto assai delerrn inante, e cioè la diversa. distribuzione delle ferrovie dietro le due frontiere. Ed. in vero se sul confine francese le ferrovie si pre. senLano quasi uniformemente disLribuite lungo il fronte, e cioè una nella. valle clell' Are, una in quella della Duranza, ecl una nella Pro:.. venza, sicché tuU'al pi LL due cli esse possono concorrere. verso la linea, d'operazione principale coslituil-a clal gruppo Dora-Chisone; dietro il confine UJlStriaco invece, .cru.asi tulle le sLrade ferrate·(ci~c1ue sopra sei). affl uiséono verso un estremo del fronte, e danno per ciò un ca-: rattere ancora più preponderant~ alla maggiore linea él' operazione che appunto al.travers,1. la frontiera nel trallo ove questa è aJTatto aperta ed indifesa. . · .. . Descrivemmo e considei'ammo già. in altro studio O) le linee che attraversano la nostra- frontiera. ver:50 Austria., epperò ci limiteremo qui a pochi cenni per ricord~i:1:1 al lettore le condizioni · generali ed·, essen,. ialmente, il raggruppamento,clelle medesime, che cominciando da occidente può stabi li rsi così: · ,1° Un ventaalio di tre linee isolate, di ·disuguafe sviluppo fra o i monti (2), mal prestantisi ad azione concorde, sboccanti in modo divergente do! Tirolo verso la pianura lombarda sopra un fronte che misura oltre f40 chilometri: (I) Il Tirolo - Sagg io <li geografia militare (Rivis ta .JJWtare 18i4 e 3"' edizione I88Ii (2) Presentano fra i nostt·i monti il seguente s-'iloppo: la linea di Va ltellin a 170 chilometri, quella di Val Camonica 104, quella di Val ~abbia 36. - Le distanze rispe ttire degli sbocch i nella nos~ra pi((nura alla ferrovia austl'iaca so no ~72, 176 e 92 chilometri.
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PEI1. LA DIFESA TERRITORIALE
DEL METO DO NEGLI STUDI
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2° Una vane assai considerevole, quella dell'Adige, proYVisla al passaggio della foon tiera di .2 rotabi li ed uno. strada fonata, sussidi,1ta lateralmente da vie mulattiere per il Monte Baldo ed i Lessini, e shoc~-ante per il punto più avanzato della frontiera trentina. :3° Un grnppo di cinque strade aventi disuguale percor:50 fra i monti nostri (1), ma convergenti dall'amp io fronte Roveredo-To~l~ch (200 chilometri circa), verso le prov incie venete sul fronte, relativamente breve, Schio-Vittorio (9o chilometri). h- Due strade montane aventi breve percorso fra i nostri monti (per la Pontebba due tappe, per il Pulfero ima) sboccanti a 38 chilom . l'ùna dall'allra ad Ospedaletto e Ch,idale, ed, a rnezzri. marcia più a sud, una _z?na piana, larga una ventina di chil ometri e per la. quale 10 rotabd, attraversano la frontiera verso il basso Isonzo senza incontrare alcuno ostacolo. Due ostacoli montani assai estesi, creanti ciascuno Junr,o la nostt·a falda alpina una separazione di rn2 chilometri, che tanti se ne misurano sulla strada da Ospedaletto a ViLtorio, e su qllella da Schio a Ri voli , clivi dono il 3° gruppo dal 4° e dal 2°. Questo a sua voiLa è d_ai monti e dal lago di Garda separalo dal ·I O per un percorso di circa 60 ch ilometri misurati da Ri,oli Yerso Yobarno . Queste cifre, e la convergenza già accennata delle strade ferrate austriache verso il 4° dei fasci sopra accennati, dicono chiaramen te che la linea d'operazione del Friuli è quella che costituisce la minaccia prepondernn te, che dopo qnesta vuol essere seriamen te considerata la linea di Yal d'Adige, assai meno ricca di slrade ma corrispondente al punto più avanzato e minaccioso della frontiera : infine ch e una grandiss ima importanzrt va data al 3° fasc io come q~ello che lega potentemente il 2° al 4° e fiancheggia qnest'ulLi mo. Ora le buone condizioni difensive dello sbocco di Riroli che si stanno mi glionindo· con opportnni provvedi men Li parano all e minacce pro1renienti dal 2°, le decrelate costrnzioni cli forti nelle valli dal Leogra al Piave, eia preparazione militare del Cadore pareranno 0
_(li 11 pcrco:so fra i 11ostl"i monti va grad~tame nta crescendo da lla sti·ada d i Schio cho misura 24 ch ilom . a quella d'Alemagna che ne misura 85. Le distanze degli sbocchi di dette strade dalla ferrovia austriaca sono rispelti,·amente di chilometti 50 (ROYeredoSch,o, e poco più da Calia110 per Val d'Astico u Piove ne), 87 da Trento a Bassa no , 150 da Egna a Cornuda , 128 eia Toblach a Vitto rio.
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a quelle del 3°; ma per il 4- , che.è il più mi naccioso, resta tutto a fare per quanto pubblicamente risulta. Ed a noslro avviso è qui che si rendono sommamente necessari, giusta il criterio già esposto ed applicalo in queslo studio alla frontiera francese, i più grandi proYvedimenti. Come_accennammo, sulla nostra estrema fron tiera ori enln le non è una larga rnlle, nè un gruppo di valli che ci si presentino le quali per quanto favorevoli ad una invasione opporrebbero però sempre delle seri e difficoltà; ma invece è addi!'ittura una vera zona cli pianura aperta e praticabi le per la larghezza di una ventina cli chilometri, ballata da una di ecina di strade le quali nel tra,,ersare la linea cli confine non incontrnno alcun ost'.acolo, poichè questa in gran parte eone a casaccio fra èamp i, Yigne e casali senza seguire alcuna traccia di linee geografiche. Dietro n. questa specie di grande porta aperta, ad un C5tremo della frontiera alpina, riscontriamo poi, come s'è accennato, condizioni tali da renderla oltre ogn i dire pericolosa. Ed infatti su di essa n).ette capo una strada ferrala proYvist.a cl i due binari da Vienna a Monfalcone e di là con un hinario per Gorizia.ad Udine. Detta strada poi riceve poco più indietro a Sant PcLer ed a Lubiana altri clue binari provenienti il primo per Fiume ed Agram dalla Croazia ed Ungheria, il secondo per Vi llaco dalla Ca rinzia e Stiria. Per modo che è dato all'Austria cli raccogliere celcremente dalle diverse provincie dell'impero considerevoli forze, e portarle con dt1e binari fino all a ora detta pianma di frontiera, e con altri due a dislanza di 3 a 5 giornale di marcia dalla medesima. Ed alle fo rze che qni possono giungere non mancano gli spazi necessari per concen trarsi, dappoichè cmto ottantci ch,ilomeLr( quadra.Li di terreno pianeggianLe s·incontranò (per due terzi circa) fra il confine e l'Isonzo e (pel rimanente) appena al cli là di quel fi ume e clanno opportunità al più co lossale elci concentramenti; l'Isonzo poi colla sua riva sinistra dominante, coprendo un terzo circa di quei terreni vi rendo sicurissimi i prim i movimenti di adunala . Se si ponderano bene queste condi zioni, se si osserva che dei sei binari ~li strada ferrata, dei quali l'Austria può servirsi per portare dalle estreme provincie dell'impero le sue forze Yerso le nostre frontiere, quattro poss,ono essere adopera ti per giungere a quella
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larga porta aperta che abbiamo segnalato e per profittare dei vantaggi sopra detU, è forza concludere che la breccia aperta all'estremo oriente della nostra linea difensiva di frontiera, costituisce ·un gravissimo peTicolo. Se poi si paragona la linea d'operazione che passa peÌ· quella brecci'a con le altre tutte te quali si svi luppano fra i monti dalla frontiera austriaca fino alla nostra pianura non si può a meno.di rilevare la enormemente preponderan te min accia che queila rappresenta al paragone di queste. Si aggiunga che con la prima, come si disse, fa sistema la via del Pulfero, la quale shocca in grande vicinanza ('I ) e senza incontrare grandi diflicoltà e éhè.quanclo pure si ammetla il caso probabile che questa linea della Pontebba possa rimanere a lungo inLenotta e preclusa all'i nvasore, è ovvio che le forze avversari e preparale verso Tanis per operare su del.ta linea, troverebbero sfogo per il Predile su Caporetto e Civiclàle;· epperò sul breve fronte fra Ci vidale e Cervignano verrebbero pròbab ilmer.te sempre a.gravitare le fo rze arrivanti dall'interno dell'impero per cinque dei sei binari cli q1i l'Austria.potrebbe disporre nel caso di una adunata contro di noi . ' Se poi il lettore esamina bene la bella carta all[L staia di ·,1:75,000 pubblica.La dal nostro staLo maggiore, troverà che a partire da ·quel fro nle l'invasione non manca oggi cli stracfe per svilupparsi in pianura, e può avanzare verso il'Tagliamento ed il .Piave con 8 a ,io colonne indipendenti, c.he si darebbero continnamen~é la mano, ciò che vuol dir13: piiò avwnzm·e con tante fol'ze ,r i1,111iite cla far fi·onte, a qiielle che, in wn prùno rno1nento, noi.vi potremmo cont·l'appoiTe, il cbe equivale per l' Auslria alla facoltà di sottrarsi àll'azfone cl-isgiwntioa ùnposta clnlle Alpi sn t1itta la 1·ùnanente frontiera . Quando si pensa che dei 620 chi lometri circa che misura lo sviluppo della linea di conGne 600 s'ono protetti dalle Alpi, e si vanno ogni dì raffo rzando, e sol i 20. ci1:ca, sono aperti, e pern;iettono veramente di gircwe le Alpi con itn ,grosso esercito; quando si pensa a ciò, diciamo, nun si a.rriva a comprendere come non solo non si sia per anco chiusa questa breccia pericolosa, ma anzi, clti taluni non . q
O) Lo sbocco è a Ci vidale, e riesce ad una mezza marcia sol tan to, dalla più settenlnonale delle strade form anti la linea d'operazione dal basso Isonzo al Friuli.
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si mostri verso questa frontiera allra premura che quella di volere · persi no abbattere · quella povera vecchia fo rtezza di Palmano va . La quale . per veri tà, abbandonala .a sè sola, anche resistendo, ben poco po.Lrebbe sbarrare, ma pul' limiterebbe sempre di qualche cosa la enorme e celere rn inaccia cui abbiamo accennalo . Mentre che con poche opere nuove, ed utilizzando anche, se si vuole, quella piazza, si polrebbe costituire un grande sbarrnmento alto a sconaiurare del tutlo una così ...,arancle minaccia, od almeno a togliere t'.> ad essa l'impeto del la prima irruzione, limitarla, privarla {e questo dovrebbe farsi con nuovi fo rti della rnassinrn efficacia) cli quella sola ferrovia che l'Austria potrebbe faci lmente uti lizzare, e mercè la quale, agevolando gli approvvigionamenti, l'invasore potrebbe rendere celere ecl enorme la massa di armati operanti clall'lson:r.o per il Friuli all'Adige. Quando, dopo il ,f 87·1, fu pubblicalo qualche brano della celebre Memo)·ia compilala dal màresciolfo Molt.ke clne anni prima della guerra di Fra.ncia, parve a tut.Li di riscontrarv i un prodigio di profezia sulle presunle prime operazioni cli adunala dei Francesi; non fin ivasi cli farne le meraviglie. Eppure quelle previsioni, non erano che il frutto di un al.lento e scrupoloso calcolo dell'azione determinante che la rete delle ferrov ie francesi ùvrebbe avuto sopra l'adunata, Lenuto conto, naturalmen ~e, delle condizioni generali del teatro di guerra. . Ora, anche senza essere un Moltke, chiunque può dall'esame della rete delle fe1T0Yifl austriache venire. per analogia alla concl usione, cui n.bbiamo accennato, osservando: che la massima parte dei. bina!'i cli strade ferra~e farebbero aft1uire le forze .µus t.riache verso .Jalinea cl' operazione .del Friuli; che ove l'Austria vole:;se spingere da tal parte la quasi totalità delle proprie forze, ve le potrebbe por-· tare, e da tu lle le provincie dell'impero per G binari indipendenti fino a breve distanza dalla frontiera Friulana, nel quadrilatero Villaco, Lubiana, )fonfalcone, Pontebba , ed anche dai probabili siti cli adunata lun•ro tut.La la 1.ona di frontie1·a. La qua l cosa può farsi con a<:sai macraiore fa cili tii sp.ostando verso oriente le fon::e scaglio-· nate dietro al Tirolo ' che non in sen:,o inferso; poichè .nel primo caso, per Ire binari indipendenti movenclo da Trento, da Franzensveste e da Sal isburgo, con due o Lre giornale cli percorso fer<)
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roviario si possono far giungere tre teste di colonna da quei siti di adunata fino ali~ Pont~bba ed al di qua dell'Isonzo, e cioè proprio fino siilla f1·ontiem orientale; nel caso inverso invece una sola testa di colonna arriverebbe per ferrovia fino nel Trentino, le altre si arr~sterebbe;o l'una a Franze~sveste, e cioè a 1168 chilometri pitt in,d_,etro, e l altra presso Salisburgo o tutt'al più a Bischoffshofen. e ·ClOè a 444 chilometri più indìetro, dai quali punti si dovrebbe ava~1zare poi per via ordinaria. · Queste considei·azioni mentre mettono in rilievo la enorme importanza d_eU~ linea del F,~iuli (che .abbiamo ::;empre proclamata come la pnnc1pale (11) anche quando tutti gli occhi erano rivolti alla punta del Trentino), pongono anche in chiaro, quanto sia relati:7arnente ~1i1_1ore !'_efficacia della (seconda per valore ma pur sempre 11~po~·tanl1ss1IDa) h_nea_d'operazione di Val d'Adige; la quale se, per dir~z1on_e e per ubicaz ione, ha certamente un alto significato ~1.rateg1co, e però, per le speciali condizioni del suo percorso fra i monti, attraverso la frontiera, e per quelle verament.e eccezionali -della posizione di sbocco, di gran lunga meno alta allo sviluppo di -considerevoli forze (2) . Già l'antica Comn1.issione permanente per la difesa dello Stato si ,era preoccupata della necessità di parare alla minaccia che viene da~la fronLiera orientale e proponeva di cominciare a limitarla, chiudendo ad Ospedaletto ed a Stupizza le strade della Pon tebba e del Pulfero, e lasciancl0 in piedi Palmanova, e poi di arrestarla _preparando più indietro la linea della Livenza. Ma_in seguito, per . rispa_rmio di spesa, quest'ultima proposta fu lasciata da parte e s1 confidò che la lontanam,za dell'Isonzo dal wore del Regno, e l'esercito attivo (al quale si voleva però creare un su~sidio e_fficac~ di fer_rovie per operare verso il Friuli) potessern ·scongiurare il pencolo di quell'aperta front iera. Di~nostrnmmo altrove quanto fosse pericoloso questo adagiarsi su mezzi non per anco sviluppati nè preparati abbastanza, e dicemmo come Yenezia., ingrandì ta verso terra, e fatta appoggio ed efficace (I) Vedi Jlev. Milit., maggio 1Si2.
(2! Chi desiderasse in proposito maggiori particolaJ'i può trovai-Ji nel "'ià citato stud' .H Tirolo, e nell'interessantissimo libro del maggiori vuaNrtxo Cui,u ~ulla campa"io, del 1796-97. · · ,,na
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tesla di sbocco ai sussidi del mare, ed il Cadore dall'altra ben preparato ed agguerrito da un ordinamento territori~le e. comp\et~delle milizie paesane, dovrebbero rappresentare 1 ven perm d1 quelle manovre atLive, cui alludeva la Commi5sione di difesa . .:Ma ripensando alla gravità.della mimtccia arr:cala <!al~a aperta frontiera del Friuli, allo squilibrio che, in daLe 1p?tes1 eh ~uerra po~rebbe· venirne, dal lasciarvi aperta una così grande porla, al g!'ave mconveniente di lasciare io balia dell'invasore una esLesa provincia fin dall'aprirsi delle oslililò,, siamo vennti nel convincimento che l'It_alia non debba risparmi§tre sagri Gei per togliersi dal cuore questa spma. Si dirà, è un'aperta pianura, manca il sussidio della natura, manca · una linea di difesa alla quale appoggiarsi; ma noi osserviamo che le· alture di BuLLrio ed i monti di Cividale da una parte e le lagune dall 'altra, possono dare solido appoggio, a che a qualche cosa dev~ e può concorrere l'arte, quanclo si traLti di ~hit~dere un'~pertura d1 soli venti ·chilometri circa (quanto appena è il dtametro d, un campo trincerato moderno), e che nulla si deve risparmiare per d~re va~ Jidilà ad una intera frontiera ('I.) che nei rimanenti 600 ch tlomet.n può essere efficacemente difesa. , Chiusa qtrnsta pericolosissima breccia, le minacce austriache dovrebbero diyidersi fra le linee alpine, ecl essen1.ialmente fra quelle· che abbiamo parti t.amenle descrilLe nello studio ~ià cit'.tlo su~ T_irolo: E qui ripetiamo che, ridotta la que::;tion_e m_.tal1 t~rmm1 , 1101 avremo trasformala la peggiore delle nostre Jront1ere, m una delle più favorevoli a difesa. · · . · Certamente quel cuneo del Trentino cbes'interpone fra Lomba1:c1i~ e Venezia è un grave .inconveniente; ma per poco che da pensi a paralizzarne gli e!Ietti (e gii:L dimostrammo co1?'e c10 sia. possibile) noi potremmo metterci in grado di non sulmne tanto danno come da taluni si crede. Vi fu un tempo nel quale, come dicemmo, tut.Li gli occhi erano rivolLi a quella punta rnel'idion.ale del Tirolo, e si diceva che la linea
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(I) Già nell'epoca romana una piazza da guerra, Aq~ileja, reso da questa parte s~gnaQuesta fortezza, .minacciando il fianco d1 chi ava~zav: qu,el la g'. ~nde apertura della cerchia alpina, ne rendeva oltramodo penc~los? 11 pa_sa.,,,10 , E~sa a11. e~tò Massimino, e per poco non rendera disastrosa la man:1a d At!1la, Senza .d1 Aq~tlAJa'. scrive il Pambri nella sua Venez ia Giulia, i fatti ·di Attila ant1c1pavano d1 un p,110 di secoli.
lali servigi.
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· di Val d'Adige era la principale linea .d'invasione del!' Austria e si temev\Ì che di là dovesse sboccare come un sol uomo l'esercito austriaco e dividere·le nostre provincie e piombare sul Po. A furia di fissare lo sguardo su quella punta si perdeva di vista il rima,.. . 1~ente. Presso a poco si seguivano le orme deH'Anstria, la quale forse ~nc?ra so_uo la penosa impressione della perdita della Slesia, non nfi111.va di guardare a quella provincia che come il Tr·entino · penetra fra le austriache provincie di G,dlizia e Boemia. Per auardarsi dalla Germania infatti l' Au:;;tria cercava parare alle mi~acce · della punta slesiana, creando il campo trincerato di OlmiiLz e non preoccupava~i. della più lont~na front_iera di Boemia, avviluppata ~a! lo,Sta~o v1c11:o, come lo è 11 nostro Friuli. La campagna deltl 86(3 · ~hrnn_?ll A~lstr1a quale gnwe efrore fosse il fidare (cbmè si fidava 1.ta 1101_per 11 Friuli) sulla lontanan.za della frontiera boema-pru~8iana dal cuore dello Stato. · . . . . Ner già citato nostrn studio Sn la difesa ·d:ei, valichi ·a.lpi·1vi noi dicemmo abbastanza come, a somiglianza della invasione di Boemia potrebbe· pronunciarsi l'invasione austriaca, epperò crediamo superfluo ripetere qui c_iò che da dieci anni abbiamo chiaramente ~spres_so; solo vorremmo che il leLtore riflettendo a quella nostra ipotesi ten~sse ~resente la grande importanza ed entità che potrebbe ~vere la_ minaccia prncedent: dal ~<'riuli, importanza ed entiLà posta in sufficiente luce ~alle brevi co1)s1derazioni fatte qui sopra circa il valore della rete d1 strade ferrate dell'Austria. Avrem~o troppi argomenti in sostegno dell'esposto concetto e · d~ll'assenla necessità di chiudere il tratto indifeso della fronti:ra frrnlana v~rso il basso Iso~zo, e non potremmo nei limiti di qu esto lavoro sviluppare tutto 11 · nos tro pensiero; ma più che le nostre . p~role varrann_o, a p~rsuadere il lettore quelle ben più autQrevoli , dt una delle p1u chiare nostre individualità; che in uno scritto r~cente chia~ava l'attenzione degli Ital iani sulla assoluta necessità d1 <: n~n lasciare nel nostro sistema cli clif'esa q-ualche lacuna ove « ~ i si.a o sprovvist! affatto o debolm&nte rn-un'iti. Poichè spesso · « in, giber1·a, come 1-n tiitte le cose del rno f.1-do, il danno viéne da « qibella parte che si era stimata m,eno pericolosa. Vuofsene una « ?rova? L'Austria prima del 1866, memore che durante il primo -« impero, e nell'epoca successi va i pericoli le eran sempre venuti
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p~r la nllata del Danubio, o per quella del Po, non aYea mai pensalo al confine della Boemia, che rig_uarda:a I~ Pru~s,_a. Là « essa si senti va sicura, ed accumultwa gh sforzi suoi a difendere « le altre linee della front iera. Ebbene? dal confine della Boemia le « venne il disastro, che si nomina Sadowa, ossia perdita della pre<< ponrleranza in Germania, perdita dél Veneto in Itali a» ('1). Ii paragone da noi fatto fra il' sagl iente austriaco della Bo·emia e e quello italiano del Friuli , fra il sagl iente prussiano della Slesia e quello austriaco del Tirolo, calzano troppo, perchè il lettore non .si per,rnada a vedere nelle ora citale riOessioni, il più :al id~ argomento in appoggio alla nece5sità sopra propilgna.La d1 assicurare la frontiera. del J!'riuli .
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Dopo la linea. d'invasione del Friuli, dicemmo, venire seconda per importanza. quella di Val d'Adige, provvista come è noto, al passaggio delle frontiere, cli due strade rotabif i ed una. ferrata, sussidiata da vie secondarie su pei Lessini e sul Baldo. Questa linea, sboccante proprio alla punta meridionale del Trentino , colà ove più si pronuncia contro di noi la posizione avanzata dell'Austria, individuR in se stessa la più pericolosa minaccia che da tal parte possa. tentarsi contro di noi; poichè, operando per essa. si vie~e più presto che per ogni altra a cadere sulla base del Po, e nello stesso tempo si eviLa. la nostra linea difensiva dell'Adige veneto, chè, come è noto, non si sbocca. militarmente per val Lagarina senza occupare l'altopiano di Riroli, e q1iesto è sulla destra dell'Adige. . L'evidenz~ del pericolo ha fauo sì che si pensasse seriamente a scongiurarlo: e fortunatamente le condizioni .della nostra frontiera ci eonsentono di raggiunge1·e colle opere testè decretate per Val cl' Aclige la, soluzione del doppio problema, cli sbarrare cioè la valle Lagarina, e dare alla nostra linea di difesa. dell'Adige un solido appoggio d'ala. Fu certamen'te questa una grande fortmia, e senza dubbio ben differenti sai'ebbero state le cose, se la front iera austriaca si fosse (I) Lo1G1 Mezz!CAPO . 1881.
,lrmi e politice1- J'(uove1 Anto logia; -
Fascicolo Xli, 15 giugno
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avanzata verso mezzodì di altri pochi chilometri, se avesse incluso l'altopiano di Rivoli! Uno scrittore austriaco, vagheggiando per .vena poetica l'ideale . d'una frontiera comoda verso l'Italia espresse, sei anni or sono, il concetto che, per rendere più sicuri i distretti austriaci cli frontiera sarebbe opportuno cercare appunto di correggere in favore dell' Austria l'andamento della. frontiera. Senza dubbio, ove lo si fosse chiamato a fare il co modo suo, pér quanto riguarda la valle dell'Adir,e costui ?i sarebbe qni accontentato cli quei pochi chilometri cbe allb!sogna_vano per arrivare al largo, e cioè per acquistare la facoltà eh congmngere_le colonne. arrivate per il fondo cli Val Lagarina a quelle scendenti per le cattive strade del Baldo; in somma si sarebbe accontentato cli prendersi l'altopiano di Rivoli. :Migliorata così la. frontiera dal punto di vista austriaco non avrebbe certamente ma.ncato, e con tutta ragione, .quel chia;·o autore, di proporre che la strada la quale ora fiancher,aia il !acro 0 lungo i piedi del Baldo (ino a Malcesine fosse continuata fino a T~r~ bole, e che anche quella sulla opposta riva fosse proseo-uita da Garg~gnano a Riva. Ciò fa.tto, per togliere l'incomodo della sepaqtz10ne oppostadalago di Garda, e per convertire anzi questo in un valido elemento d'aiuto, non avrnbbe rrìancato di proporre ·la creazione di una bella tlouiglia a vapore, che soverchiasse quella at. tu~lmente posseduta dall'Italia, o magari persuadesse noi a soppnmere questo importantis~imo mezzo ('I) di difesa. S! 1:ifletta cbè, ove .così. stessero realmente le cose, dalla punta mendwnale del Trenlrno potrebbero sboccare cinque grosse colonne per strnde rotabili indipendenti, e cioè: clue per le rotabili di Val_Lagorina, d11e per le strade che si completerebbero sulle rive del Garda ed una per val Sabbia. L'attuale disgiunzione fra Val Sabbia e Val d'Adige che <Yià costò all 'Austria i disastri che si ch iamano Castiglione, Lonato~ Rivoli, scomparirebbe, e la flott iglia del lago approvv igionerebbe le linee laterali. Se a qtrnste strade già numerose si aggiungono le secon( 1) Esortiamo il lettoi·e a rivedere le poche pagine del no~ ro stud io Tl Tirolo relative al lago di G.arda, ed essenzialmente a ben ponderare l'impresa .dei Veneziani, 'mercè fa quale f~ portata una fl ottiglia da Venezia per l' Adige a Mori, e di là attraverso il colle d 1 Lopp10, a Torbole sul lago di Gal'Cla.
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dari e, si vede quanta facilità acquisterebbe l'Austria a sboccare, a ripiegare, ed a bcisarsi Sthl T1·entino con 1iina eno1'nie massa cli arrnati, massa che, mercèla ferrovia del Brennero, potrebbe essere alimentala, ed acquistare uno sviluppo senza dubbio di gran lunga maggiore di quanto comunemente si créde. Colorò che non guardano che alle forme geometriche di una frontiera, avra:mo potuto forse supporre che, anche fino ad oggi, presso a poco così stessero le cose, e se, ignorando le condizioni della rete stradale, la supponevano quale ora dicemmo e si preoccupavano quindi ·tanto di quella punt~i del Trentino che sporge a cu11eo verso di noi, non avevano torto cli temere: bensì erravano nei dati sui quali basavano il loro ragionamento. Ma, già lo dicemmo, oggidì lo stato ·delle cose è ancora fortunatamente ben alt1.-o: le strade sono ancora poche e sui due sbocchi meridionali già. si sta rendendo veramente formidabile lo sbarramento e già si pensa anche agli al fri ; sul Garda abbiamo ancora una flottiglia tenuta da un distaccamento dei nostri bravi marin i; e le due strade rotabili che fiancheggiano questo lago si arrestano a molti chilometri dalla frontiera , e richiederebbero lunghissimo lavoro ad essere prolungate. Però .un triste dubbio ci attraversa la mente. , Se sono vere le voci che corrono, e che raccogliemmo di questi giorni sul Garda, noi ·staremmo per guastare qui il nostro edificio difensivo, e per prepararci colle nostre stesse mani gran parte di quel male elle potrebbe venirne alla rn,stra difesa, qDalora il quadro r.he esponemmo poc'anz1 si attuasse; iriquantochè, si tratterebbe ora di compiere fino alle frontiere le due strade lacuali ('I} e si vorrebbe sopprimere la nostra flottig lia. Interessi locali ecl altl'i dei quali non ci vogliamo occupare spingono tenacemente a ciò. Le autoritii che vegliano alla nostra difesa, si opporranno sempre senza dubbio; e ci fu assicurato su! sito che già si sieno opposte al compimento cli così dannosi disegni; ma forse in dati momenti dinanzi a situazioni speciali potrehbero trovarsi sopraffatte da una
--(I) Strade che verrebbero tosto proseguite anche al di là della frontiera tìno a Torè Ri,•a.
bole
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troppo grave pressione, qualora una delle parli interes::ale rns1slesse per queste misure delle quali non si apprezza abbastanza il pericolo. Noi sapp iamo per lunga esperiem:a quanto sia pieno di Lriboli il. cammino per le aulorilà militari, ogniqualvolla per un interesse generale, quale è quello della difesa, esse debbono urtare contro interessi particolari, ed essenz ialmente loW.tre contro gente non abbastunzn, persuasa della importanza dell a questione, chè, se fosse persuasa, il patriottismo il quale ha così profonda radice in Ita lia, la farebbe certamente Lacere. 1:: pertanto nel do~iderio di ill uminal'O il pu bb lico, ò fac ilitare il compito della difcsri che noi ci siamo permessi di esporre questi nostri timori e chiarirli. Dobbiamo ancora soggiungere che avendo e;;pres3i, trovandoci recentemenle sui siti, quei nostri concetti, ci veni va risposto che riguardo alle strade mediante qua lche rotta, o qualche piccolo forte cli poca spesa si sarebbe potuto scongiurare il pericolo da noi accennato. Ma pri ma cl i tuU.o osserviamo che, in generale, sono ancora troppe le strade aperte aLlrave1·so la fronti era ed al le quali non si è arl'ivali On qui a provvedere con fortificazioni di sbarramento e che è punlo des iderab il e se ne aprano altre, e specialmente di qnelle che, come ie due in di scorso, potrebbero servil'e quasi esclush·amente contro di noi e non a noi, cosa che a prima 11 isla appa l'e chiara a chiunque esamini le condizioni tattiche delle rirn del Garda. Quanto al mezzo delle rotle, trullandosi dì stracle in riva ad un lago di fronlie1;a, epperò esposte a colpi di mano, noi vi portiamo ben poca fiducia. Del resto qui non è tanto il pericolo cli vedere irrompere gl'andi masse in un pl'ìmo momento che ci preoccupa seriamente, quanlo ed essenzialmente il pensiero dei prevalenti vantriggi che si lascerebbero all'anersario e dei conseguenti grav i peri coli che noi stessi ci andremmo preparando per il momento della nostra controffensiva, nel caso clte.4 uelle strade , che sul principi o sarebbero forsè state precluse da roUe o cla piccoli sharramenti, diventate li1lere per l'avversario durante il primo periodo della gue~ra, venissero acl agevolare a questo la facoltà di operare con grandi masse
basandosi comodamente sull,t punta ;nerìdi onale del Trentino, cliyentata. por esso una larga porla aperta e non più un laberinto di · ostacoli , crean ti disgiunzione fra poche strade .. . disgiunzione cli ,cattivo augurio per l'invasore, poichè gli rn.mm6nt,\ Lonalo, Castigli one e Ri voli . Per queste considerazioni non le rntle, e neppure dei piccoli forti capaci di breve resistenza, brn;terebbero qui a scongiurare i pericoli che la costrnz.ione dell.e progettate strade creel'eb bero. D'altra parte .anche se si volesse abbondare nel la spesa per creare sbarramenti di maggiore entità, difficilmente sì raggiungerebbero qui co.ndizioni di sicurezz:t quali sono garantite dal l'assenza di strade, inqua.nlochò se a lungo IU1llare anche solidi fort i po trebbero cadere, e lasciare aperte quelle vie così pericolose, non basterebbe invece neppure la c~Ltrala di una. lLrnga guerra per clar tempo al nemico dì costruire cli pianta le slrade stesse. Badiamo dunque seriamente ,t uon pregiudicare con improvvide .costruzioni la nostra difesa, e non mostriamoci di cuor le<r!!'iero nel On cercare cli dissimular un pericolo; non illudiamoci di arrivare con mezzi incerti e r.aduchi a prevenire un pericolo che no i stessi ci andremmo a çreare. Quanlo a.Ila flottiglia., la storia del lago cli Garda dice abbastanza come possa essere importante per noi il mantenerla e migliorarla. Non ripeteremo qui ì fatti storici che riassumemmo nel già citato nostro sludio, nè le raccomandazioni che Napoleone I faceva in proposito al vicerè d'Italia. Solò diremo due parole circa una. voce abbastanza strana che abbiamo udilo mettere in campo a prova delle inutililtt di questa nos lra. fiotti gli a, e cioè che nel 1866 essa servì a. nulla. 'È doloroso, ma sempre istruttivo il richiamare gl i errori del passato , e dobbiamo qui farlo per 1:isponcle1·e alla voce ora eletta. Dobbiamo dunque rico rdare che nel 1866, all'aprirsi di una guena aspettata da sette mini, e proprio fino allei vigilia della battaglia di Cnsto:a, di sei cannoniere che noi possedevamo sul Garda, quattro non potevano essere adoperate per cambiamenti che si doveano fare nelle caldaie, unà era a terra per racconcia.menti che richiedevano ancora almeno una ven tina di giorni, ecl una sola era ilisponibile; epperò le nostre nari anzichè sonire come armi di-
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fensi ve offens ive sul lago, dovettero esse stesse essere difese da terra con batterie costrutte attorno al golfo di Salò presso Gardone, Portese e Tuscolano . . Vi fu perfino un momento Ml quale temendosi di vedere quelle. cannoniere preda dei nemico, si era pensato ad affondarle, divisamento che fu poi stornato da un ordine di Garibaldi di costrurre nuove batterie di I.erra e zattere da armarsi e condursi a rimorchio .. Quando alla vigilia di una guerra sopra un lago di frontiera. le cose sono la,sciate arrivare a questo punto, pon è cosa seri.éL il citare siffatti esempi per dimostrare che le floUiglie sono inutili .. A tutto questo si aggiunga che nel 1866 anche l'Austria aveva sul Garda una flottiglia e che questa.era basata su qu~lla piazza di Peschiera che oggi è nostra. Fu anche detto che una batteria a Malcesine basterebbe a sbar.:. rare il lago, e che con ciò si potrebbe far senz11. la flottigliti. - Ma. evidentemente in tempo di nebbia o di tenebre dense, la batteria ora della servirebbe a ben poco. Se poi anche potesse essa servire,. non perciò sarebbe meno utile una flottiglia ed il dire.che questa · in tal caso diventerebbe superflua non dimostrn altro che l'ignoranza in chi io dice, del grande profitto che può dare e diede sempre in caso di guerra una flottiglia bene armata e ben condotta sopra un lago quale è il Garda . Certamente il tenervene una in cattive condizioni, l'esporsi a ripetere quanto avvenne nel 1866, non sarebbe opportuno; ma il migl iorarne l'attuale stato non deve costare gra~1 cosa ed in ogni modo dal migliora.re al sopprimere vi è un gran passo. Un distinto ufficiale di marina ( 1) accennando in un recentissimo. suo scritto alla flottiglia del Garda dice che essa è « men che nulla ed in istato di liquidazione» e soggiunge « non credo già che si debbano costi tuire flottiglie permanenti; parmi però che sarebbe prudente studiare qualche tipo cli cannoniera che all'occorrenza potesse trasportarsi da Venezia sui laghi, imitando con minore fatica ed ardimento ciò che fecero i Veneziani nel 11438, quando da Ve-·
nezia per l'Adige e per bene 13 chilometri attraver.s_o i monti trasportarono una trentina di galee e fregat~ sul !~go d1 ~~rd_a,» . . No i non possiamo che desiderare che s1 facciano d1 s11n1h studi; ma amici del fare più che del distruggere, amici d~lle cannoniere ancorchè vecchie. più che delle cose allo sta to di progetto, vorremmo -vedere risolto ed attuato qualche cosa di più soddisfacente, prima di disfare quel poco che si ha. · . . Ripetiamo però che, trattandosi di un lago di frontiera, prefer11·emmo avervi delle navi armate anzichè essere obbligati a trasportarvele nei momenti critici della mobilitazione, nei quali ogni lavoro può riuscire soverchio, ed ogni misura presa un po' per tempo destare un allarme. Ma supponiamo che tutti i timori da noi ora esposti svaniscan~, e speriamo che il compimento dei lavori già. in corso a~Lorn? a Rivoli e l'attuazione · di uno sbarramento della aperta fron tiera del 'basso Isonzo, quale noi abbiamo dimostrato necessario, diano a queste due linee di preponderan ~e rn inaccia quella fac?_l t~ di .str~or~ dinaria resistenza che, secondo tl concetto esposto p1u md1etro, e cosi vantaggiosa· sopi·a linee di tal fatta. Suppon iamo che le altre linee d'operaz ione sieno convenientemente sbarrate, e che tutta la l)opolazione' alpinaatta a prende,·e le armi venga preparata mercè un piano completo deJ. genere di qriello ~henoi cercammo di formular~ dieci anni or sono ('I). È faci le veàere come con qnesto, che no1 abbiamo aiit chiamato nn se1·io assetto della zona difensiva della frontiera,~si porrebbe attorno a quella punta meridionale del Tirolo una tale mnseruola di fono, da farpa~sare la voglia allo Stato vicino.'di affrontare qui : gli imbarazzi e le lentezze di un grosso concentramento; le difficoltà. di avanzare fra i nostri monti; e, l'incon-. veniente di sboccare per linee divergenti ed isolate contro un , difensore che potrebbe tenere riunì te le sue grandi ri serve per soverch iarlo. È con questo concetto ed a condizione di attuare i proHedimenti difensivi necessari, e non di lasciare ro,Tinare le nostre con dizioni di dife~a da improvvide misure, quali sarebbero le costruzioni delle strade accennale ed altre, che, concludendo il nostro 1
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" (1) O. llo,nuco, tenente di vascello. - Conside·r arioni wgU studi di geog,·a.fìa milita,,·e continentale e n,1arittima. - Estratto dalla Rivista Ma1·ittima, fasr, di se ttembre.
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lSBl.
·(:) Riprodotto in appendice allo studio Il Tfrolo,
,
sa
edizione 1$81.
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studio sul Tirolo, noi cercavamo dissipare certe esagerate pauremostrando essenzialmente: che le cattive condizioni di collegam,ento àel Tfrolo col 1·imanente dell'impero aiistro-1mgarico renclono lento e difficile (ciò che non vuol dire matet'ialmente impossibil e) lo addensare nella sua posizione avanzata del Trentino una mole cli annat1:, quale è 1iecessaria per t.rar profitto cli quella posizione avanzala; che la swrsità, la direzione, la distribuzione e le incli·vidtiiali condizioni (tattiche e logistiche) delle lin,ee d'operazione uscenti dalla ora detm posizione avanzata, tendono ad impedire cli i1·1·ompere cla essa c:on quello insieme e quella celerità che sono necessari; che 1,1,.11, serio assetto difensivo della zona montana che di qua della frontiera recinge il Trentino ed il Til'olo potrebbe Lrovarsi così frtvorilo dalle condizioni topogl'afiche e dalle traclizion i locaii, da pa-rcilizzare qiiali1iasi rapido ed 'improvviso tentativo da lal 1Jarte e rendere sicifri 'Ìn caso di giier,ra l'ad1.mata e gli schieramenti delle nostre forze verso qualsiasi parte della fron liera minacciata . Noi speriamo che il leLtore Lroveri.t queste conclusioni abbastanza chiare, come scrisse cortesemenle il generale Hayrnerle, ma non mancherà di comprendere che se con nuove ed improvvide cosLru- · zioni noi lasceremo acquistare all'A.u:;tria quella faco! Là cli irro1npere dalla sua posizione avanzata del Trentino con. quello insieme e q'uellci celerità che sono necessari,; se., non 1preparando iI Cadore renderemo più ·sicwro il collegamento di Pusteria fra Cari nzii:1e Tirolo, se in una parola non daremo un serio assetto difensi:vo alla nostra zona alpina., non solo non sarebbero più siciiri l'adimata e lo schienimento delle nostre forze , come testé dicemmo -verso qualsiasi pa.rte della rrontiera minacciala, ma le stesse nostre grandi màn-ovl'e difensive nella pianiira pot?·ebbe,1·0 esse1·ne gravenientè pregùidica.teedallora, come scrisse il nosLro benevolissimo criticodella !Hvistci (1l), ricorrendo colla mente alle.classiclie camp.agne napoleoniche, troveremmo che manovre assai miglior.i di quelle
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di Alvinzi-e Davidovich potrebbero dare seriamente a pensare ( 1) al comandanle supremo élell'esercito italiano, come in quell'epoca omai remota f!ellarono lo sconforto nell'animo inviLlo cli BuonaparLe, che il ~ i3 novembre seriveva al Direttorio << •• • • rnon àme est déch il'ée . .. peiit-el1'e l'hei1,-re dib brave Augerecm, cle l'intrepicle Jllasséna,, lle Berthie1·, la niienne est prete à sonne·r . 1
Le cose dette fin qui avranno , noi speriamo, portata qualche luce su cerli concetti poco correlli ed incerLi che senza dubb io ebbero in pass.ato ad esercitare una dannosa influenza sugli studi per la nostl'a difesa. di frontiera.; ed il lettore potr.à giudicare se ifosse opportuno e prudente il ritenere: che bastasse il ritarclare, con semplici sbarramenti, per rilcnni giorni la marcia dell' invasore sopra ciascuna delle grandi 1·otli.bili a!;ine, e non fosse nece::;saria in certi casi qualche preparazione permanente di altt'e strade non inler::unente carreggiab ili; · che fosse sufficiente cercare questo rallenla111ento dell' invasi eme su tulle le linee d'operazione, in egiwle misnrci; che bastasse rompe1·e le strade ferrate di front.iera, o sbarrarle nella stessa misura di qualsiasi altra rotabile, tanto da oLt.cnere che per alcune/seLLimane, od al più qualche mese, iI nemico non se ne potesse valere; che, infine, si dovesse· consiclera,re la difesa alp ina come un semplice alto preliminare, isolato , senza badare al legame che essa può avere colli difesa ·interna, mentre, invece, come \•edemmo , alcune delle più efGcaci manovre cli questa possono e devono trovare in c1uella la loro preparazione, e, Lliremmo , il lqro germe. i e Dr,[i esemp i addotti nel trattare siffatti argomenti. 'Le raoion ò , , indica,no abbastanza. quale dovrebbe invece, a nostro aniso, essere l'indirizzo delltt difesa alpina; epperò, anche nel desiderio d'essere brevi, .ci acconlentel'emo cli pregare il leLLore a ben rifieLtere SlL c1uel\'li ar0 ·omenti ed t1 cercare nelle ragioni e neali esempi adcloLti è> ç)
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{!) Osservia mo tut taYi3 che per noi, basati sul Po, epperò di fronte a l Tirnl o e co ll'in tera pe nisola die lro le spalle, la sit uazione non po lre!lbe ma i dive nta re così critica come la e ra per Bonaparte, quando, trovandosi egli colla maggior parte d e lle sue scarse rorie verso Arcole, sul medio Ad ige, vectc,,asi minacc iato di fianco dalle strade di Val j:.ogarina e Val Sa bbia la sua linea nat u,·ale di riti rata verso le Alpi occidenta li .
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la misura necessaria per applicare alla difesa della nostra frontiera i due primi concetti direttivi formulalj al capo III, cioè : 1 ° Assicurare con opportuni provvedimenti sulla frontiera di terra e di mare il completo sviluppo delle operazioni di mobilitazione, adunata e schieramento strategico delle annate di terra e di mare; 2° Preparare l'offensiva, considerata come il miglior modo di difendersi, e qLrnndo questa non sia etfettuabile in buone condi zioni al di là delle frontiere, esplicarla ill di qua di esse, senza scoprirè soverchiamente il paese e per modo che la difensiva possa raggiungere il rnassinlO' grado di attivi là ed un carattere energicamente controffensivo. Rammen tiamo però al lettore, per agevolargli lo studio, che quando si ha una frontiera come éJnella delle Alpi, se si vuole cavarne il massi mo proGttoJ bisogaa meuere in pratica quelle massime cbe abbiamo formulale trattando dell 'azione mil ita.re nei terreni di montagna, e cioè: 1° Fare in modo che il nemico debba proprio attrnversare le Alpi e non le possa girare, cosa che rispetto ad attacchi drtl la parte · della Francia può solo efficacemente ottenersi dando alla nostra marina lo sviluppo, le basi ed i caratteri controffensivi necessari, e ve1;so I' Austt;ia sbarrando la zona aperta dell'estremo Friuli. 2° Obbligare il nemico a dividersi col precludergli, in modo assoluto con una preparazione abbondante di difese ed occorrendo con successive linee fortificate (if), quelle linee d'operazione ove esso potrebbe trovare per convergenza di strade, per ampiezza di siti , per faci lità di collegamenti, ed aiuto di strade ferrate, mezzo ad esplicare molte forze, procedere rinnito, e collegare altre offese. 3° Togliere ogni speranza all'invasore di profittare delle risorse 1
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Come avel'a fatto l'Austria prima del 1866 per la fron tiera fra Tirolo e Lombar.dia, dietro la quale, dopo una. prima linea d1 forti cost1t.u1t1 dalle opere eh Gomagoi, Strmo, Lardaro, Ampola. aveva steso una seconda lin ea di sbarram en ti, costituita dal le fortificazioni di Nauders, Franzensveste, Rocchetta, Buco di Vela, s. Nicolò, Nago e Dos Tl'8nto. Queste fol'tificazioni permisero ail'Austria di tenere con ben poche truppe il Ti• rolo e para lizzare gli sforzi del grosso corpo d'armata coma ndato da Garibaldi. Senza di esse, o l'arciduca Alberto avrebbe dovuto trovarsi assai più debole a Custoza, o Garibaldi sarebbe arri vato lìn dai primi giorni a Trento. Altrettanto e più recentemente fece~la Francia su lla nostra frontiera, ed in fatti dietro una prima linea di forti ficazioni costituita delle opere della Turbia-Sospello, di Tour~
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locali : epperò avere predisposti rin dal tempo di pace tutti gli ordini per lo sgombero del bestiame, abbondantissimo_ nelle: Alpi, per l'esportazione verso nascondigli predisposLi, o la d1struz1_one delle derrate. Come gli Olandesi hanno chiamato il mare ad amto dell~ loro difesa contro lo straniero, noi non rifuggiremo ove occorra di creare col fuoco, come già i nostri padri contro Annibale attorno a Roma, comè i Russi a Mosca, una situazione disastrosa per il nemico. Jt bene che tutLi lo sappiano. 4° Rendere impossibi le la cornpleLa occupazione della zomi alpina dando modo all e gLrnrriglie pil.esane di ann idan'.is\ e rimanere sui fianchi delle linee d'operazione anche dopo che il grosso dell'invasione abbia attraversale l Alpi . 5° Preparare lungo le linee d'operazione dei veri e successivi campi di battaglia, con accessi e spazi P:r a1:1igl_i erie ~e_i ~ili favo revoli alla di fesa, con foga.Le e mine sugli orli dei prec1pm che dominano le strette, con Lutti insomma qnei mezzi e quei ripiegh i che la oauerra di ·monLaima insegna, e possibilmente avere una di tali .. posizioni preparate a huona portata dalla pianura pc~· a~evolar~ 1_11 oani staOaione il pronto a.ccorrere dell e riserve genera!1. Dn suss1d10 . <li<'l ferrovie hmgo le linee alpine varrebbe t:u1to ela meritare e1·I falJbricarle d'oro. 6° Or(janizza.re di lunga mano osservatori i in siti bene scelti, un servizio"s1.abile di segnalazioni Lelegraficbe, o telefoniche, ed un servizio mobile di segnalazioni ottiche, poichè, lo ripetiamo, soprattutto nei monti , ove le disLanze sono così lungh_e a p~rcorr~rsi, il guadagnare qualche ora nel ricevere un avviso di mov1menl1 nemici, può essere il delerrnina.nte della vittoria. · Ove tut.to ciò sia fatto, non si dirnei1lichi però.mai che, per quanto sia perfolla la preparazione del Lerreno, per quanLo sieno numeJ
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noux (CondamineJ , Ch,,teau-Queyras, Briançon, Lessei llon stende en tro ai monti una seconda linea per Enlre,·a ux, Co lm,1rs, S oyne , Sa in t-Vincent, Embrun, ~font Dauptn n, Grenoble , Barreao, Aiguebellc, Albe1· tvill o, e ad alcune di quegte come Gr euo~te, Bn an-: çon, Aigucbolt e, Albertville ha dato veramente il carattere cli campi .t n~cerat1 di mon tagna. Si noli che non rifuggi la Francia da questo l usso eh fon,lìcaz,om . sebbene. possedesse una zona alpina profonda tre volle la nostra, già ·fo,· te. per successm fronti formidabili come quello formato ùa i tre massi della Chartl'euse, dei llauges e dei Bornes, e rafforza to ancora da lla retrostante fortisssima linea dol Rodano, sul qua le. è il grande campo tr ince.,.ato di Lione , Se tant o ha fatto la Franc ia in cond izioni quali bo de tto, sarà leci to ~ noi di adoperare la leri te dell'avaro nella difesa delle Alpi ?
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rose, so lide e bene armate le fortiucazion i della difesa, per quanto sieno aspre le vie da percorrere, non bisogna mai addormentarsi nella lusinga che tulto ciò possa bastare da so lo:« Anche nei monti . ' sopra.ttutto nei mon ti , lo istrumento primissimo di guerra, sia pei~ difesa, sia per offesa, è tuttora, cornc sempre, quello che pensfl, sente ed opera, l'uomo » ('I). Solo quando anche a questo ed in modo speciale si sia pensato, si potrà dire che le Alpi non solamente soddisferanno largamen I.e al còmpito di assicurare il co1npleto sviluppo dell e operazioni di mob ilitazione, adqnata, e schieramento strategico, ma daranno modo di espl icare nel loro seno una così attiva. controliesa, da arrestarvi e logorarvi qualunque potente ne- · mico; da far passare inntilmenl.c per l'1nvasione I~ stacnrione l)l'O. . p1zm pee le operazioni , e lasciar giungere l'inverno, il più terribile alleato di una difesa montana che possa tenere le sue grandi massever·so la pianura; e da dar t,em.po forse alla siluaziond politica generale di modificarsi favorevo lmente. · I~Gne, se per fare larga parte alle probabilità sfavorevo li , supponiamo che da qualche l,1.to la difesa alpina abbia a, cedere. noi potremo ancora ricrn;are un grande beneucio dalle Alpi se c;l l'aceumnlare le prepara.te difese permanenti sulle linee strategicamente più vantaggiose al nei:nico, avremo obbligato questo a presentarsi dalla parte che per noi è meno pericolosa, o divi~o così da subire con danno l'azione delle nostre grandi mano vre controffensive dellct pianura.. G·uai all'invasore che attraversi le Alpi non avendo dietro alle spalle che una sola linea di ritirata. · Il generale Clausewitz nel suo trattato Della qi~erra scrive:· « Quando l'aggressore avanza nelle montagne, ancl;e indipenden« t~mente da ogni altra cons iderazione, esso non può marcia.re su \( di una sola colonna, per il solo fai.Lo che esso si espo rrebbe ad « una battaglia decisiva, non disponendo che di una sola linea cÙ « riti rata )) ( 1). . .È q_uesta la migl iore risposta e confutazione che possa darsi alla asserzione che nella difesa delle Alpi , caduto imo $barramento ,. 1
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--(I) Cons, - DeUa guerra di montagna (2) Op. cie. - Lìb . VI, pag. 314.. .,
Rivista ,lfitita,·e Italta,ia marzo 1881 '
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~perla una linea d'operazione, tutti .gl i altri sbarr,:n:en.ti diventino inutili . Aggiungeremo che l' invasore m quelle cond1z10111 non potra, senza o-rave pericolo per le prnp rie cornunicationi, esegui re alcunri · rnanov~·a ardita la quale richieda un cambiamento cli direzione, ed andrà po i incontro dal puoto di vista dei riforn imenti a diflìcoltà straordinarie . Ora, siffatto stato di cose potrà aìterarsi evidentemente in alto grado a seconda delle cond izioni relative delle di rezioni di ritirata delle duè parti belligeran ti, come premettemmo nel§ 3 del capo 2° e come meglio $piegheremo qui con un esempio. Supponi,uno che l'esercito sboccante dai monti sia il fran ccs0, e che esso sia riuscito afo r cadeee tutti gli sbarramenti. Esso potrà occupa re, per esern pio, colle sue teste di co lonna il fr onle Novi, Ovada, Sassello, Dego, Montezemolo, Ceva_, Bo rgo S. Dalmazzo, Pinerolo , ·Rivoli, lvrea, e (se avrà. violato la neutralità svizzera.) anche Gozzano ed Arona. La linea degli sbocchi ora accennala segna circa i 3 qliarti di un'el isse ed avvi luppa da tre lati il Piemonte. E la c~ifesa che si trovi nel centro di questa regione , potrà da un momento ali altro essere costretta a fa re fron te a·suc1 , ad ovest., a nord e fino a nordest, e non avrà dietro di sè che una direzione sola di i·itirata, verso est, esposla,acl atf.acch i di fianco, sia clte e:;sa ripieghi ve1:so l'Emil ia per Ja destra del Po, nel qual caso sarà premuta dalle mn~acce provenienti dal Genovesato, sia che si ritiri verso Lombard ia, per la sinistra di quel fiume nel qual caso sarà moles tata da quelle scendenti dall'alto ~onrese. Supp~niamo ora che la piazza di Genova da una parte res ista, e che dal l'altra la neutraliti.t della. Svizzera. e la difesa di Valle d' Aosla restringano il fron i.e alle minaccie nemiche, ed ecco che iI1Yece di quei 3 quarti cli elisse avv illuppant.i la dire,,a, non vi sarà più che la ta.naglialli voli-Borgo-S. Dal mazzo-O vada; ed il legame verso Lom_barclia per la sinistra del Po direnterà sicuro. Però la difesa in tal caso, avanzando per tenersi centrale colle sue masse di rise1·va,nella. pianura innanzi a Brit. dovrà, per raggiungere questo vantaggio di ubicazione, esporsi a perdere quello di una piLt sicura ri tirata. Nè potrebbe trascurare di farlo se non a preuo di vedere riu nirsi impunemente le due masse nemiche sboccanti verso Rivo li e versoBorgo S. Dalmazw.
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DEL METODO NEGLI STUDI
Pel' accorrel'e poi dagli sbocchi di Rivoli a quelli di Ceva e di Dego, quelle grandi riserve (forse un'intera·armata che dopo un · successo momentaneo da una parte corre all'estremo opposto ad ar,restare l'irrompente nemico) dovranno eseguire un intero rovesciamento di fronte, e forse giunte a mezzo cli questa laboriosa operarazione, interromperla per prendere una direzione, perpendicolare alle altre due, e per accorrere invece contro l:t massa sboccante da Borgo S. Ihlmazzo. A chi non ha mai studiati nei loro particolari questi grandi movimenti, a chi fo. ,Btrazione dal numero delle stt'acle di cui si abbi·sogna , dal le condiz ioni effetti ve della rete stradale della quale si può cfopòrl'e, dagli spazi da percorrere potrà parere che un grosso ·.esel'cito (il quale oçcupa necessariamente molti chilometri di fronte, .e parecchi di pt'ofonclità) possa.'come un sol uomo vo ltar:Si e rivo ltarsi e correre per ogni verso; ma., la realtà è ben differente, e nes.. suno peccato d'ambizionè potrebbe essere più fatale di quel lo cli · credern, novelli. Na.po leon i, di ripetere agevolmente co i gl'Ossi eserciti d'oggi le rap ide corse da Rivoli alla. Favol'ita, e quelle che resero inutilmen te bril lante la campagna del 118 11.~,. Supponiamo ora, per ultimo, che il grnppo di valli ché più indietro abbiamo proposi.o di preparare in modo speciale, anche con più di una linea.fortificata ed a doppio front.e, tenga efficacemente · Contro i ten tativi del nemico . Anzitutto con ciò si saranno paralizzate molte forze dell'inva:;ore; ma, nell'ord ine di idee che qui esponiamo, questo fai.Lo, limitan~lo il fronte delle minacce nemiche, porterà ben altri frutt i. L'invasore invece di una tanaglia avvi luppante la nostra difesa, non avrà piLt che -un fronte retti lineo, per esempio da. Dego a Borgo S. Dalmazzo, e non avrà per linee di ;.iLira.L'a che quelle che si stendono obliquamente dietro al fronte per il Nizzardo ~ sul prolungamento del fronte stesso per l' Argentera., e l'appoggio, non sernpre sicuro del mare. Le parti saranno quasi invertite, ed una energica controffens iv:t che I.agli quel fronte, se favor ita da tentativi sul mare, o dal caLLivo tempo che impedisca ali . l)archi potrà essere disastrosa per l'invasore. o 'tm Da tuLto ciò l'isulta chiaramente che anche indipendentemente "da lle condizioni di spazio la nrnnovra per linee interne, fatta, nelle pianure contro nemico che sbocchi da una cerchia di monti, riesce
PER LA DIFESA TERR lTORL<Ì.LE
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ta.nto più difficile quanto più è pronunziata le concavità della fronte · avviluppante dell'invasore perché obbliga la difesa a cambiamenti . di fronte e cli direzione più sensibi li , !a cui difficoltà d'esecuzione · cresce col crescere della mole dell'esercito. Orn ogni sbarramenLo che tenda a diminuire quel carattere avviluppante del fronte d'invasione, che privanclo l'attaccante di linee cli ritirata in direzioni diverse gli tolga la facollà di avanzare e ripiegare in direzioni cli- verse, rende certamente un grande vantaggio alla cli fesa e come ve- demmo nell'esempio sopra citato può renderne tanti da invertire a favore della difesa quei favori che le condizioni geografiche aves- · sero fornito all'attaccante. Dopo ciò, sarà egli necessat'io che aggiungiamo altro riguardo . alla massima (,J ominiana fin che si vuole,.ina non applicabile agli esercì ti odierni ed ai cas i nostri) che nelle Alpi caduto nn sbarramento tutli gli. allrì di"fentano inutili? Achmque tentamo bene per fermo che, le nostre Alpi non solo potranno rendere grandi sei-vigi arrestando probabilmente, come in altri tempi, l'invasione; ma, ancorchè ven issero forzate in CfLlalche punto potranno tuttavia rèndere ulteriori grandi serv igi alla difesa interna.. Però come dicemmo già, è solo con una larga preparazione, f~tta di lunga mano, che questi grandi vantaggi potranno essere pienamente conseguii.i. Troppo a.lto è lo scopo, tròppo grande il vantaggio promesso perchè sia lecito per meschinità dei mezzi sciupare la soluzione di u11 cosi grande problema; troppo lunga è una buona preparazione (11) (1) È necessario sapere che gli studi di un piano di difesa, ed anche della sola pre• • parazione permanen te di una frontiera richiedono già pe1· se stessi un lungo tempo. Che · per ciascun pun to eia fortificare, se si vuole risolvere coscienziosamente il pr<lblema, è · necessario esaminare palmo per pa lmo tutto il terreno all'ingiro fino a molti chilometri di distanza, o studiare tutti i lavori che l'attaccante potrebbe fare. Né a ciò si arriva .. cos\ facilmente o presto; anzi, a po rre in evidenza tutti i caratteri dell 'attacco e della difesa, spesso sono necessari molti occh i che vedano bene, \e meglio che tutto delle · prove o simulacri d'attacco e difesa della località, delle manovre eseguite possibil mente con tutte le al'mi sui siti da fortificare; cosa questa assai van~aggiosa per evitare che si verifichi il caso di cominciare delle costruzioni, spendervi delle grosse somme od arri- . vare poi troppo tardi ad accorgersi dell'errore commesso. Scelte le locali tà restano gli s tudi tecnici che pure assorbono ·tempo, sicc hè prima d·i · cominciare un lavoro passano molti mesi e talora qualche anno. l lavori po i nvn possono farsi che ·assa i lentamente, do·,endosi lasciare consolidare le · robuste fondamenta prima di alzare le opere. Se in pianu ra si richiedono da 3 a 5 ànni per compiere delle grandi opere io stile permanente, richiedesi assai maggiore tempo in ,.
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DEL METODO NEGLI STUDI
perchè in vicinanza alle frontiere, possa credersi di arrivare a farlo lì per li al momento del bisogno. Non si elevo aspettare che la patria sia in pericolo per cercare cli sn lvarla . Ci siamo limitati a r ichiamare e sviluppare a modo di conclusione poch i con celti, ma speriamo che sieno fecondi essenzi almente nel per.;;uadere il paese della necessi tà di largamente concorrere a queste vitali difese. Molte altre cose avremm o potut.o dire ma forse, di alcune è meglio tacere, di altre non potremmo dire abbastanza senza scendere all'esame di troppi casi particolari mentre asserzioni generiche non sarebbero :;tate di alcuna pratica. utilità. Nel ch iudere però questo capitolo cred iamo opportuno di aggiungere ancora una raccomandazione. Trau.andos i di organizzare una difesa in u·na zona montana cost.ituita da tante valli, ciascuna. dell e quali può considerarsi come una fortezza avente caratteri propri, bisogna guardarsi bene dal volerle preparare tutte co lla stessa modali Là, ne pretendere di trovare in ciascnna una metodica altunzione di difesa ni valichi che sono in Lesta alla \'alle, od agli sbocchi nella pianura, ma bisogna per ciascuna trovare la soluzione che meglio risponda alle esigenze della cl ifesa genera le. « L'esprit de sysléme, scriveva Talleyrand, est dans les sciences montagno, ove, per rngione di climo, il più delle volle, non si può lavoro1·0 che per a a 6 blesi dell'anno, sicchè, come appunto si verifica ora per la frontiera francese, assai fa cilmente corre una diecina d'anni dal!' inizio degli studi al compimento delle fortiOcazioni. Se ora si riflette che in dieci anni la situazione politic~, lo relazioni cogl i Stati limi trofi (e noi ne abbiamo parecchio p1·ove) subiscono molto vicende, appare ch iaro tutto il pericolo di far subire le stesse \'icende alla preparazione della difesa. Sarebbe pertanto puerile la condotta di quello Stato il quale faccsso delle armi politiche d'occasio·ne coll'atfaccenda1·si o collo smc tte1·c i lavori necessari alla propria difesa, secondo che si n\lentano o si restringono le relazioni diplomatiche. Cosi facendo potrà darsi cbe al momento del bisogno si tro,·ino le porte aperte pl'oprio colà doro il pericolo e l'urgenza sono maggiori. Eppuro pare questa una tendenza del nostro tempo , e non poco , i contribuisce una s tampa cho, ignara delle nostre condizioni militari, poco si cura di creare ostacoli al governo, purchè riesca a far,i della po rlolarità, col dire al popolino che si spende troppo per la difesa del paese, e che si potrebbe fare con meno. Gli errori di questa natura si pagano a pro"incie ed a miliardi, ne abbiamo sotto gli · occhi un esempio, e snrebbe una colpa il non pensan·i.
PBI'\ L A D IFJ::SA TERRITORIALE
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-« ce que l'esprit de parli est dans !es socielés, il lrouve le moyen -<< d'abuser mème des faits, car il les denalure , ou il en detourne les « consequences , raison de plus pour apprendre ìd.>ien connai tre.ce « qu'ils sonL et ce qu'ils prouvent». Più di una volta vedemmo proclamare errori gravissimi, falsare persino la veri Là topografica per gius~ificarli per farla servi.re ~d id~e preconcet.t.e .. più di una volta senl1mmo con gran conv111z1one npelere per esempio che la vera ed unica difesa di uoa valle è quella ch e si fa alla cresta, e vedemmo una smania di occupare posizioni sopra p~si,.ioi1i, e di proporre ad ogni passo rotte di strade od una voal ia cli eh iuder tutto, cli romper tutto, senza alcuna misura o coordi1;amento delle singo le cose prepara.te acl un chiaro concetto del1' insieme. Nè siamo so 1i in qnesta preoccupazione. Nell'npp Iicazione delle opere di difesa, scri,'e il Còrsi « dopo avere provveduto a ciò « che è assolutamente indispensab ile, e poi a ciò che appareneces« sa.rio ad occhio scrulatore, e poi a ciò che potrebbe essere utile, « a misura che sopravnnzi tempo, perdurando i timori si scivola « di leggicri al superfluo, come sempre, e si giunge a non credersi « sicuri se non si turino tutti i buchi: si ritorna insomma per altro « verso ai cordori,i difensivi. Non dico che siamo già tanto inuanzi, « oh no; ma v'è chi cammina già per qu~lla Yia, se non m'inganno» . Crediamo prudente il 110n climenticarc questi timori, quantunque a noi appaiano ancora lontani assai da ogni principio cli attuazione. Prima che sopravvanzi tempo e danaro per fare del lusso nella prepar azione dell a nostra difesa passeranno necessariamente parecchi anni. Ad ogni modo però speriamo che se si po trà un giorno vedere spiegata una vera larghezza di mezzi nella difesa alpina, non la si andrà sparpagliando per chiudere tutti i buchi ma la si accumulerh essenzialmente su quelle linee che, come dicemmo, hanno vitale imporlaoza. Così pure speriamo che i viaggi d'istrnzione, e le manovre colle truppe e co i quadri, già da tempo diretti con tanta cura ed opportunità verso le Alpi dall'autorità superiore e dagli illustri generali che comandano i nostri grandi riparti cli front iera ed alle quali vorremmo che in pi tì larga misura prendessero parte gli ufficia li del 0oenio I faranno entrare nella mente dei nostri uf-lìciali il vero spirito dell a guerra di montagna, e soprattutto varranno a per-
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DEI, METODO NEGI.. I STUDI PER LA DIFESA TERRITOR IALE
suaderli, che in tal genere di guerra è necessa1·ia in sommo grado la ·mobilità, ed è sommamente pericoloso il !asciarsi sedurre cfao-li 0 apparenti vantaggi al prendere pos1:zioni con troppa facilità; al 1·ipor·re t1'oppa fede (il) 1iella bontà degli appo,qgi; al non credeni sic1111·i s~ n,on si tii1·ino t~itt·i i buchi;al dimenticare che ,gli ostacoli montani devono essenzialnum,te consicle·rarsf come elementi disg·iuntivi per il nemùo, e che noi clobbùuno cercare cli sfmita1·e spostandoci dietro acl essi. . Come appunto notava il Clausewitz (2). « Si è condotti da una « china così sdrucciolevole, alla difesa puraÌnente locale delle mon« tagne che non è a meravigliarsi se la si vede realizzarsi così di « frequente ». · Speriamo che basti segnalare questo pericolo e fissare le idee sul carattere controffensivo e non mai passivamente difensivo che deve mantenere la guerra di montagna perchè ciascuno dei nostri aiovaui lettori se lo imprima bene nella memoria e lo rammenti al bisor:rno. ~on fidiamo. anche che i nostri lettori dopo · avere imparato ~osa siano le Alpi rammentino, e lo ripetano a tutti coloro che non hanno pera.neo la coscienza della nostra forza che: in una casa ricinta di robuste mure e ben preparata ·a difesa, trenta uomini diretti da un solo capo, risoluti, bene armati e vigilanti, possono vivere sicuri e comodamente respingere gli attacchi di 40 assalitori, ma se essi srrecano il !oro denaro ad adornare la casa, lasciano le porte aperte, s addormentano e non sanno essere concordi e forti, non avranno ?~1e ad incolpare se stessi se un giorno vedranno compromessa l'i.nd1pendenza, perdute le ri cchezze e l'onore. Tale è il caso nostro, chiudiamo le porte, armiamoci. non meno dei vicini; rendiamoci forti, siamo concordi e teniamo asciutte le. polver!. Nessuno . c).egli Stati vicini sarà mai forte abbastanza per poterci attacca.re m casa nostra, o fo rse la storia potrà registrare. una vo.lta di più che l'Italia fu tomba agli eserciti strnnieri. Venezia, settembre ,188if. G.
PERRUCCHETTI.
. (l) Dalla ,eroi~a ma male riuscita difesa delle ;rcrn1opili fino ad oggi fu sempre questo-
11 tallone <.l Acl1ille, della guerra di mon tagna , e non saranno mai troppe le precauzion·
per guardarsene. (2) Op. cit., lib. VI.
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L'IMPIEGO DEL FUOCO DI FUCILERIA
Il tiro alle massime d:stanzc vuol essere considerato s iccome cosa eccezionale . , . (Istruzione pro1>tiisoria sul tiro per la fanteria, pag. 145),
II fucile fu munito di un alzo che arriva ai 1600 metri ; furono pubblicate I.avole di tiro per :' Ja fucileria, le quali oltrepassano quella distanza; furono date le norme per approfittare cli tutta la gettata utile delle armi portatili. Diguisachè anche presso di noi i regolamentf hanno spostato i limiti del fuoco di fucileria, i quali per il passato non andavano _oltre il chilometro. Se questo fatto non è il più essenziale tra quelli posti in luce dalla nuova Istruzione sul tiro è certamente il più appariscente, perciò ha '?uscitato maggiori timori e maggiori dubbi . Le obiezioni non sono nuove, e si possono riassumere in un esagerato timore di veder consumate anzi tempo le i:nunizioni, per vedersele poi mancare nei momenti più deci:,;ivi del c~mbattimento. Escludiamo affatto l'idea che queste munizioni debbano essere assorbite dalla precipitazione del tiro . Alle brevi distanze si può dubitare e forse essere certi che tutte le cautele e le norme di cui ' i regolamenti .circondano il tiro vadano travolti nell'orgasmo suscitato dalla imminenza di supreme -yicende, e che il soldato minac,ciato da vicino approfitti della celerità di tiro per consumare con forza febhri le quante cartucce ha nella giberna. Ma che succederebbe se i vincoli della disciplina e dell'ubbi1
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L'IMPIEGO
dienza fossero così fragili da temere di vederli già spezzati quando l'avversario è ad un chilometro o ad un chilometro e mezzo di distanza? Se appena cominciato il fuoco, quando il nemico si manifesta solame.nte coll'agglomeramento delle sue colonne, si deve perdere la speranza di trattenere il soldato dal consumare ciecamente le cartuccie, allora bisognerebbe rinunciare affatto a conservare qualche influenza sull'intelletto e sulla volontà delle truppe in qualunque momento del combattimento, ed a dirigere i!)- qualche modo la loro azione . Il pericolo dei fuochi lontani non sta nel consumo irragionevole e prematuro delle cartucce; ma nell'aumentr, delle occasioni di far fuo~o, nella maggior durata del fuoco, e nella poca fiducia che le munizioni cous·umate alle maggir,ri distanze trovino compenso nelle perdite inflitte al nemico. In altre parole si teme di veder aperto l'adito ad una quantità di spari inutili. In- questo timore vi è molto di esagerai.o. Le condizioni necessarie perchè il fuoco allè grandi distanze sia possibile ed utile non si verificano che rara1nente. Presso di noi più raramente ancora che negli altrì paesi. Per questo tiro occorrono largo C'rizzonte, ampi e convenienti bersagli, truppe relati nmente numerose e subordinate ad una sola volontà. Ogni qual volta manca taluna di queste condizioni il fuoco alle grandi distanze diviene meno proficuo, fino a riuscire sterile affatto . Presso di noi non si trovano tanto facilmente campi di tiro che oltrepassino il chilometro sui teatri probabili delle opera,.ioni militari di maggior 1:ili~vo. Nella vallaLa Padana per e;;empio i centri abitati sono attorniati di case, di muri, di siepi che restringono a poche centinaia di metri il raggio visuale. Un po' più all'infuori nell'abitato, quando non si vede la vite maritarsi all'olmo, la mohotomt coltura del gelso costituisce un vero bosco a poca altezza dal suolo,, a traverso del quale è difij.cile il vedere ed il dirigere i proiettili. · _ , È-vero che gli eserciti hanno quasi sempre attraversato la pianura senza sparare un colpo, per andare a litigarsi le sorti della
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guerra in cruel terreno collinoso che ~erpeggia a pie' delle Alpi . Sopra esso l'orizzonte s'allarga, e diviene tanto più vasto quan.to più quelle colline somigliano alle lunghe ondulazioni ed ai pianeggianti dorsi, che formano la fisonomia della campagmi romana o delle alture siciliane. Se questa somigliarrza s'incontrasse più frequentemente; dovremmo proprio provvedere seriamente al consumo maaaiore di cartucce, evitando di cominciare anzi tempo una fuci1::>n lata, ogni qualvolta manchi uno scopo conveniente ad impedire con ogni mezzo, che continui irreflessivamente, e contro ogni ragione, per il solo impulso istintivo dei soldati . Ma nelle colline moreniche frastagliate, confuse, ed irregolari, che si protendono nella vaUe del Po, se pure si incontrano tratto tratto hughi campi .cli tiro, l'esecuzione del fuoco e la sua opportunità s'incontrano in altri ostacoli. La natura del terreno da un lato offre difficilmente spazio adatto a spiegarvi un numero di uomini ,Proporzionato agli effetti presun ti di ti1·0, e di disporveli in modo da mantenere fra essi quel collegamento ch'è necessario, perchè cooperino allo stesso scopo animati da unrt sola volontà; e dall'altro lato rimpicciolisce ~d eclissa affalto i bersagli , e con essi lo scopo del .fuoco. Spariscono ~uindi le condizioni essenziali dei fuochi alle maggiori distctnze. Beri.'lglio conveniente, molti fucili, simultaneità, ed armonia di sforzo. In ciò sta la ragione del loro essere, e dei loro risultati. Formiamoci un chiaro concetto clell~ circostanze tattiche, le quali rendono utile e· necessario cli aprire il fuoco, a gran distanza. Talora si tratta di cogliere una occasione fuggevole in cui il nemico presenti, quasi per distrazione, un bersaglio profondo. · Tal altra invece il fuoco alle grandi distanze rappresenterà una parte essenziale nella preparazione del combattimento ecl anzi si conterà sovra esso per l'avviamento dell'azione. Dopo quanto si disse e si scrisse in questi ultimi dieci anni per inculcare la necessità di spiegare presto I.e truppe sarà difficile di trovare ancora.qualche comandante, che accondiscenda a mantenere ordini profondi entro il raggio della fucileria avversaria. Tuttavia può succedere che bersagli cli una ampiezza così grancle << da render possibile di far cader sovr'essi il fascio dei proiettili ~
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si presentino improvvisamente; ma ancl~e in questo caso non sarà tan~o ~acile di c~ncent'.·arvi un tal numero cli colpi da produrvi effelL1 d1 certa entità, prima ch e si nascondino, o si trasformino. Non si.potrà otlenerlo ~he impiegando una fo rza considerevole, ovvero affrettando la successione delle salvo. E le diLQ.cc,lLà. aument~no, perchè l'acceleramento del Liro ha un limite; ed il voler impiegar~ .un grai~ numero di fucili, esige che il bersaglio sia veduto da lutt., 1. repa.rl1 che ~evono far fuoco, e che l'attenzione di questi reparti sia chrnmata simultaneamente ad acrire contro Io stesso ob0 bietlivo. Ammettiamo pure I~ circostanze più favorevoli, ed aumentiamo il valore dei risultali, che reparti rela1.i, amente piccol i possono ottenere, salvo l'analizzare più tardi quali si eno veramente i risultati proba bili. Mantenendo però la supposizione che il fuo co avven•la su quei ~;rren i, ai qual i più sopra. fu alluso, e contro bersagli fugg: voli, dobb iamo contare con altre cl1fficollà per la sua esecuzione. In. quei terreni di cento in cento metri la prospettiva può mcitare 111 modo che il bersaglio, che vedevasi chiaramente in un punto di una fronte anche poco estesa, si veda molto meno O niente affa.tto da un _al~ro punto della stessa fronte: ed in quelli stessi Lerrem la tra~m 1s~10ne degli ordini ba luogo con tanta difficoltà che può avv~n'.1·e _di vedere scomparso il bersaglio, prima di aver avuto tempo cli richiamare sovra esso l'attenzione ed i fuoch i di due reparli vici~i, tant? più che l'esecuzione di un fuoco a queste distanze non è cos1 semplice da non consumare una certa quantità di tempo nella prepat·azione. Si dovrà quindi ascrivere a fortuna· se presentandosi una di qu,el.1 ~ ~ccasio.ni in cui per sbacla_laggine o per _insormontabili ne1 ce~sn.a il nem1c~ ~~re ~n conveni.enLe bersaglio, si combinano per ~01 tu~te Je cond1Z1on.1 necessa'.·1e per approfittarne. Bi sogna che Il nemico oll'r~ un amp10 bersaglio, per tanto tempo quanto basta per ess~re seriamente danneggiato, che da parte di chi fa fuoco un con:'en1ente numero di tr'uppe lo veda, e lq ved~ bene ed abbia Lutto l'agi o necessario a dirigere e ad eseguire una sufficiente quàntità di salve contro esso. In questo m?do l'esp~e~s ione di fuggevole, cui fu più sopra accennato, deve mtenders1 lll un senso assai Iimitato, e le occasioni 1
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imprevedute cli cui approfiLtare per aprire il fuoco a grnn distanza diverranno tanto più rare, quanto sarà più difficile di conciliare il desiderio di scansarsi, che hanno le truppe trovatesi senza volerlo a servire di bersaglio, col bisogno di tempo che hanno quelle· che devono far fuoco , se vogliono prepararsi in modo da ottenere risultati, che valgano la pena di bruci are lfL polvere. Per rendere meno raro il caso di poter approfittare utilmente del tiro a gran distanza conLro bersagli , che si presentino inopinatamente favoreYoli converrà fino dal tempo cli pace moltiplicare quelli esercizii i quali rendono pronta l'esecuzione del Liro all e grandi distanze, e stabiliscono quella corrente fra chi comanda e chi ubbidisce, per la quale facilmente si trasmettono ed esattamente si eseguiscono gli ordini. A questo proposi Lo si può ossei·vare, che l'Istruzione proVYisoria sembra troppo tw;ativa nel riserbare ai comandanti di ballaglione la facolttl di aprire il fuoco alle grandi distanze. Vi sono occasioni nelle quali i com&ndanti di compagnia dovrebbero pure essi averla. Il c~rnandan te cli baltaglione non è sempre lì pronto quando appare un bersaglio conveniente, e spesso può mancargli l'occasione opportuna di far apt'ire il fuoco . Si figuri poi se due compagnie attigue ed appartenen ti a battaglioni diYersi segnalano nella zona della loro vista una colonna degna di essere presa. di mira dai loro fuochi. Prima cli averne fatta relazione, di avere otLenuto l'assenso di aprire il fuoco, e date tutte le spiegazioni necessarie per ottenerlo, la colonna nemica avrà fatto tanto cammino da essersi nuovamente nascosta. Non vale nemmeno il dire, che in questi casi il comandante del battaglione può aver delegata a quelli delle compagnie una parte della autorità sua. Se si tratta di casi eccezionali non è facile il prevedere che sorga da un momenL.o all'altro il bisogno che il comandante di compagnia apra il fuoco a gran distanza, per indursi a sacrifi care una parte delle proprie fae:,oltit a vantaggio dell'inferiore. Senza not.are· che il pensarYi ed il provYedere aggiunge un nuovo sopraccarico al comandantfl del battaglione, la cui attenzione è sufficientemente assorbila da altre cure. Se si tratta poi di casi frequenti ed anzi della generalità, tanto
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L'IMPIEGO
valeva che il regolamento provvedesse egli medesimo ad estendereai comandanti di compagnia un'autorità che sai·ebbe .per riescire, loro tanto utile e necessaria. II regolamento di esercizio austriaco è più largo; lascia ai comandan_ti di compagnia il diritto di apdre il fuoco alle grandi distanze; anzi lo estende fino ai comandanti di plotone se sono isolati. E" questo è troppo, e contraddice alla massima fondamentale secondo la quale il fuoco deve essere eseguito in modo che i danni sieno, · proporzionati alle munizioni impiegate. Un. plotone non ha forza sufficien te per rendere efficace il suo fuoco senza replicare numerose volte le salve, dò che presume troppa bontà da·parte dell'avversario nell'attendere di piede fermo i colpi successivi di cuj è' fatto segno. Forse la nostra Istruzione provvisoria vuol temperare la· severità e, dici~molo pure, ~a ~fiducia, usata nel ·1° capoverso (pag. '144): a danno dei comandanti di compagnia col successivo capoverso. In questo si ammettono circostanze d'improvviso incontro col nernico· nelle quali la facoltà cli disporre per l'apertiwa del fuoco va esten-· clendosi anche ai ·comandanti via via inferiori per qtbanto conce1·ne la sfe1·a d'azione assunta dai loro ri.spetti·vi riparti. QLiesto è certamente un correttivo ; ma l'importanza della compagnia nella azione, . Io scaglionamento del battaglione nel senso, della profondità, la fiducia che si clevè avere nel comandante di' compagnia, e finalmente il vidore numerico di questo reparto inducono a desiderare che anche in massima generale sia esteso ai comandanti di co1i1pagn ia un diritto, il cui godimento è dalla istru~ zione limitato al comandante del battaglione. ~el ricercare quanto sia probabile che il fuoco di fucileria .possa ventre aperto a gran distanza dall'avversario sui nostri teatl'Ì di guerra, finora furono considerate solamente le occasioni fortuite e fuggevoli di usarne. In questi casi si vide quanti ostacoli sorgano a rendere ardua la coesistenza di tutte quelle condizioni, senza le, quali il-fuoco non può avere che poca o nessuna efficacia; e quindi quanto raro avverrà di potere e cli dovere in tali circostame usare· di un tiro di fucileria a iunaa portata. Si noli ora in aaofonta che . 0~ , m q~elle poche volte il munizionamento del soldato non subirà' considerevoli diminuzioni, pen:hè il fuoco non durerà un ·pezzo a ~ansa della celere scomparsa o trasformazione dei bersagli. •
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Non è dunque in queste circostanze che si debba .prevedere un consumo straordinario di cartucce. · . Passiamo ora ad esaminare quei casi in cui il fuoco lontano di fucileria per la sua durata, e per la sua intensità assume ~rna influenza molto più considerevole sullo sviluppo del combatt'.rn~nto. Le armi da fuoco perfezionandosi presero la parte prmc1pale nell'azione, scemando il valore di quelle da pun ta, e della lotta pe1:sonale, la quale se pure trova parte nell'ultima fas~ del _comb~ttimento non rappresenta più che l'attestazione matenale d1 un mul-. tato, che può dir,;i ottenuto dalla forza del f~1oco._ . . Pei'ciò il combattimento divenne un segmto di atti, tn cui c'.ascuna delle parti cerca di sviluppare e di mantenere una superiorità di fuoco sull'altra. La SL1perio6là si può ottenere con chte mezzi; col numero, o colla precisione cli tiro. . .. Qtiesta è il prodotto della preparazione educativa f~tla ' .1 tempo di pace,. e cli una condizione cli animo, che in guerra SI subi~Ce, che difficilmente si può impone. Perciò durante l'azione gli sforzi diretti a conquistare nna supel'iorità col fuoco, non p~sso~~ avere altra mira che di ottenerla soverchiando col numero det fucili quell~ dell'avversarìo e rimettendosi in quanto al resto a quel grado cli ' disciplina e d'i~truzione che le tmppe possiedono entrando in campagna, e che non si potrebbe-accrescere da t\n m~mento all'altro. Ma nel maggior numero dei casi è difficilè lo schierare un nu~e1:o di uomini armati di fucile maggiore di quelli che possono capll'e m una determinata fronte, a meno di ricorrere a formazioni artificiose._ Siccome offesa e difesa hanno fronte eguale, l'intensità clel fuoco s1 equilibrerebbe dalle due parti, senza ricorrere al concentramento dei tiri. L'adozione di questo principio, forma veramente il _fa_tto capitale ed il più tecondo della nuova Istruzione provvisoria d1 tiro. Da essa derivano l'uso dei fuochi a massa , e tu_Ltè le norme, che ne regolano l'impiego. · ·. Nulla si oppone ad immaginare nel combattimento offensivo u~a situazione tatti.ca primordiale nella quale la linea più avanzata sia schierata in modo cl'.e per quanto lo consentono le circostanze locai!, nessuna delle sue parti accenni più di un'altra ad azione offensiva.
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Ciò corrisponderebbe al momento tattico in cui lo schieramento è finito; l'azione ofl'ensiva, si manifesterebbe forse dallo scaolionamento delle truppe nel senso della profondità, ma sarebbe difficile il rilevarla dall'esame della fronte. · Naturalmente escludo affatLo quel tipo di combattimenti diso-ra.. ' ~ z1atamente troppo comuni, in cui !?azione procede irrecrolarmente 0 spinta d~H'ist~n_to pi~1ttostochè guidata dalla intelligenza. Sono quei com_b~tt1ment, m cui le truppe si consumano senza un concetto prestabilito nel ~occorrere l'avanguardia, e questa data di cozzo nell'a:':ersario assorbe e trascina nel suo urto ·impreveduto il corpo, cu'. rnvece avrebbe dovuto dare agio di sviluppare con calma la sua azione. · L'arte e l'intelligenza non hanno nulla a che vedere in un modo simile di procedere. Le truppe sfuggono di mano a chi deve dirigerle; il caso solamente può condurle alla vittoria la quale in 0 5ani modo costa sempre sacrifici i straordinari . . In un con~battimento, che si svolge 1·azionahnente, l'avanguardia ha un còmp1to nettamente delineato, secùndo il q11ale non può e non deve strascinare nell'azione del corpo princ.ipale. Questo invece muove ed agisce secondo l'impulso, che riceve dal suo comandante, le cui disposizioni sono dettate dalla coscienza ch'eali du' o ' . rante lo scontro dell'avanguardia, si è nettamente formato intorno · alla situazione tattica ..Allora solamente le truppe invece di consumarsi in una lotta. sparpagliata e senza scopo, convergeranno armoni camente i loro sforzi contrn un solo obbiettivo: opportunamente scelto, e ch iaramente delineato. . Seguendo le vicende di quella linea primordiale, cui più addietrò fn alluso, noi dobbiamo necessariamente vedere pronunciarvisi in qualche punto un movimento innanzi, secondato, ed in parte, ma con maggior lentezza, seguito dalle trnppe adiacent i. · L'intérn linea prende a po' per volta la forma ~i un cuneo, il cui vertice spinto dal comandante, va ad insinuarsi nel punto più debole .del!~ fronte avversaria, mentre il restante coi suoi fuochi gli apre · . . la via. Se l'azione offensiva si sviluppa con pari energia, lunao tutta la fronte i suoi effetti saranno limitati. Bisogna che aali sforzi ;i concen. . trmo rn un punto solo. Le trnppe disposte lateralmente a questa parte
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della fron te in cui si manifesta più energicamente l'azione offensiva. . donde muove l'attacco, possono concorrere anche esse alla riu8 scita se invece di sparpagl iare i loro fuo chi contro tutta la estesa · linea della difesa li fanno convergere verso determinati obbiettivi . . per agevolare la marcia di coloro che si avan~ano .. A ciò deve necessariamente alludere la 1strnz10ne provv1sona -quando parla di fuochi, i quali si effettuano.« ne! ~ri~ordii del« l'azione, ed ·alte grandi distanze di etro le clisposizwni emanate {( dai comandanti cli reggimento o di brigata». Le disposizioni naturÙlmente devono essere ertuinate prima, che avvenga lo sch ieramento delle truppe destinate a ~ar fuoco._ p~l'ch~ riuscirebbe assai malagevole il dirigere il fuoco d1 parecchi npartL -contro un solo obbiettivo aspettando a indicarlo, dopo che le truppe sono spiegate. Anzi lo stesso schieramento ha da. es_sere subordinato al fuoco, perchè vi deve concorrere un numero d1 truppe p_roporzionato allo scopo, che si vuol raggi ungere, e deve esser~ d1sposLo in cruisa da ottenere la massima eflìcacia di tiro . . queste condizioni spella necessa.riamente a colui, il quale esereita la maggiore influenza sullo ·svolgimento dell'azione tattica l'emanare le disposizioni opportune a. prepararla, anche quando esse ri!Ìettono il fuoco. Nelle clisp;sizioni del comandante di brigata o cli reggimento, non po!'>sono certamente essere detLate minutamente le. nor~n: s~conclo le quali ogni ripaito eseguirà il suo fu oco. Le d1spos1z1orn, cui accenna la istruzione, consisteranno nell'indicare lo scopo tattico, cui si mira col fuoco, _i bersagli cui dare la preferenza, e spesso · Ja. distanza media di tirò. A.Ila materiale apertura del fuoco, ed alla sua esewzione penseranno i comandanti di plolone, sott~ la s~rv~glianza cli quelli di compagnia., e suborclinatmnente alle 1struz1on1, che furono loro impartite. . . ,. Non bisogna. nen;nneno intendere, che l'avere nomrnato le grandi distanze, significhi che questi fuochi si debba1~0 as:olutamente aprire dalle di}tanze estreme. « Il tiro dalle massime distanze vuol « essere considerato siccome cosa eccezionale >>. È utile che l'alzo arrivi ai 1600 metri, perchè il fucile possa essero adoperato in tutte le circostanze anche le meno probabili; ma sarebbe dannoso il cercare nella gradazione dell'alzo la scusa ad un
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irragionevole spreco di minuzioni, e riten~rla un inèéntivo a cominciare senza motivo il fuoco così di lontano . Nella pratica, essendo i risultati in proporzione inversa della distanza dal nemico, si trnverà maggior vantaggio avvicinandosi a lui, perchè occupando la stèssa ampiezza di fronte, e con un eguale numerò di uomini si otterranno risultati sempre più grandi. · . Nel maggior numero dei casi sarà la configurazione del terreno quella che indicherà in modo assai_preciso la linea di questo fuoco di fucileria, che deve apparecchiare a sostenere la marcia avanti delle truppe destinate più special men te all'attacco. Il numero degli uomini da impiegare per ottenere l'effetto vohilo sarà stabilito sùlla base delle tabelle,annesse ali; Istruzione provvisoria sul tiro. A pagina 1139 uno specchio riepiloga praticamente le tabelle arrotandando le cifre a servizio della memoria (il). Malgrado ciò sarebbe imbarazzante il ricordare tutti i numeri co"mpresi in quello specchio, e più imbarazzante ancora il consultarlo durante il combattimento. Noi lo dobbiamo piuttosto ritenere come una norma per stabilire quale sia la minima forza da impiegare colla speranza di ottenere un certo e!Ietto. Considerato in questo modo si poti1à. dedurre dà quello specchio che fino a ,1000. mefri basta mezza compagnia, che ne occorré una intera fino a f300 metri, una e mezza oltre quella distanza, e due compagnie a ·I60.0 metri dall'.obbiettivò del tiro, penwere untt ventina di colpi buoni per ogni salva. Ma le tabelle non tengono conto delle diminuzioni, che dovrebbero subire le cifre nel tiro di guerra, imperocchè le squadre che servirono all'esperienze del campo di S. M:.i.urizio composte di tirato)·i d'ogni qualità non si trovavano davanti al nemico. o sotto il suo tiro. Quale proporzione co!'l'e tra i risultati del fuoco di pace e quelli del fuoco di guerra? I pratici cercarono da un pezzo una risposta. .Maurizio di Sassonia, cui non mancarono nè spirito di os'>er(lJ Il numero dei punti C9lpiti_ dagli 800 metri in po i oscilla fra 18 e 22, salvo quello corrispondon,.e a .la dist~nza d i 1000 me tri ch"è 25, e quello d i rnoo me tri , che potrebbe ridursi a 19, ritenendo d'impiegarl'i 300 soli colpi.· In tale modo basta rammentare la le<>ae di aumento del numero dei colpi impiegati seconcto lo distanze, per ottenere un:~vcn- · tina di colpi buoni; legge molto semplice. come si vede dall'esame dello ;pecchio, perchè 11 numero dei colpi varia di 5_0, e poi di 100 per ogni dugento metri di aumento nella distanza dal bersaglio.
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;azione, nè pratica di guerra, concluse che per uccidere un uomo: occorre tanto piombo quanto pesa il suo corpo. Ogni tremila colpi uno di buono all'incirca. Questa sentenza non fa grancle onore al-· l'abilità dei fantaccini ed alle armi del secolo scor$O. Oa(J'i mercè O'li studi del Plonnies, del Gatti, ma sopratutto mercè· queltt' più dili(J'~nti del Fonio, comparsi nel 1876 su questa Rvvista, possiam9 cont~re sovra dati più concreti e più attendibili: Tuttavia in qltesti tempi di statistica ·e di positivismo siamo ancora be~ lon-· tani dal poter _stabilire con tutta la precisione il risultato medio del tiro di guerra. · Il problema non ·è invero complicato, e servono a risolverlo da ~n· lato la cifra dellil munizioni sparate, dall'altro quelle delle perdite· prodotte. Ma queste sono numerate in modo sommario, invece di essere distinte a seconda delle armi che le produssero; mentre che, le amministrazioni sono in caso cli indicare _quante munizioni furono· consumate, ma non quante ne furono elTettivameale sparate. Molte cartucce rimangono nelle giberne dei morti , dei feriti e dei prigionieri; molte ne vanno pe:dute; gli uomini i~caricati_di por~ tare le munizioni dai carri ai combattenti le smarriscono, 1 solcla.t1 che credevano cli aver preso posizione stabile ad un tratto devono lasciarla, ed allora'climenticano sul terreno le cartuc~e che vi avevano deposto per averle più alla ma.no . Le proporzioni tra i feriti d'artiglieria e quelli dj fucileria non son? le stesse pe1: ogni combattimento. Plevnanon somiglia a Séclan per la proporzione tra le-armi impiegate. Nella guerra del 1864 i feriti . per cans~ di artiglieria variarono in ogni combattimento tra 11 :20 ed ti 40 per· cento del numero totale, e non arrivarono al 11O per cento nell'ultima guerra: e que::-te proporzioni sono ricavate dal num.ero. dei soli ricoverati negli ospedali, perché i rim_asti sul campo g1acc10no coperti dalla onorata zolla che bagnarono del loro sangue, _senza ch~·alcuno siasi curato cli sapere e notare da quale arma siano stati uccisi . . Malgrad~ tutte queste incertezze si può ritenere cli_ avvic.inars! al vero asserenclo sulla fede delle autorit1t citale, che m guerra s1 hanno almeno da 5 a •I5 colpi di fuci le buoni per ogni mille sparati. La inedia _che si ottiene·presso di noi nell'esecuzione annua del~ 1
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tir~ ordinario, come ern pres~ritto nella istruzione testè abroaat arl'lVa al 60 per cento dei colpj sparati ('I) . n a Non è solamente la comodità che mi fa scealicre per te ·n · . . . . o 1 11ne d.1 para?one risu 1tat1 del LJro ordinario qual'era comfanato nella passata 1struz1one. La_ serie delle 1_ezio1~i può nel suo complesso l'appresentare con sufficiente app~·os~1mazione quello dei tiri, che la fanteria è chiamata ad e.seguire m una giornata campale. .M~sso a ~~nfro~to il risult~to m~dio del tiro cli pace e que llo dete1 mrnato ~1 u add1_etro pel tll'o d1 g1rnrra, si conci ude che sopra cent~ col~t buo?1 al bersaglio, si può valutare di averne 3 al mass1~0 d1_buon1 in g~cna (da 8,3 a, 215 per 1000) (2.). ano un comp t Que~te I rci fre a.bbi:acc1 . . lesso di colpi a varie d'1s lanze ra_ e_qua , prec1om,nano le più bre\'i in cui la dilTerenza tra i rfsul~t1 d1 gu~rn\ e quelli di pace è massima, perché da una parte iÌ -~1ratore s1 r1~ente di tutta la imminenza di una Cl'isi, e dall'altra rn:ece approfitta della vicinanza e dell'ampiezza del ber~aalio. r ~t~o _conduce a credere che i risultati oLtenuti al bers:a1· . 11· I . < o IO s1 rav V1cmmo a_ que t c ~e s1 otterrebbero in guena. a misura che au1~ent~no le ~istanze cl'. tiro. Infatti da una parte riesce sempre iù difficile al tiratore d1 esercitare l'influenza' dcli"" sua ab·1·t· pii •· .• . 1 1 a su a , iusc1t.a del Liro, e dall'altra vanno diminuendo d'intensità q Il cause che alterano il tiro durante il combaLLimen lo. ue e :O:~ll'esame_ dei ri~~l.tati ~li ~iro al bersaglio si ricava che al di de.i 600 melr1 le abil1là dei tiratori si vanno pare"aiando I t· tt ·d · · · · on · pun I o en. ut1 a.1 m,glton . . . non superano di· molto quc11·1 deli a maao-101° . ranza; le cause di mesattczze di tiro sono più potenti del'a 1 , " d JI' J ·1· I · · · , , o onta e e.. a )1 ità. nfatt1 gran parte della. forza di proiezione comincia ad e:,:,ere perduta, e con essa la direzione data a1 proiettile dall'oci_
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chio e dalla mano. Forze perturbatrici estranee trovano maggiore agio di allerarne il cammi no e le loro azioni si ·.rendono tanto più sensibili quanto più lungo è il tiro, e quanto più è andato perduto dell'impulso ricevuto dalla polvere. Queste perturbazioni estranee al tiratore non dipenclono nemmeno dalle condizioni di pace o di guerra; ma bensì dallo stato atmosferico, dalla ,:artuccia e via di se· guito. Perciò si può credere che i loro effetti si manifestino in modo identico tanto nel comballimento quanto sul poligono. A sua volta non può ritenersi che la situazione psicologi~a del soldato che fa fuoco a più cli ·I 000 metri di distanza dal nemico, sia la medesima di quello che fa fuoco a tre o quattrocento metri, ed anche meno: a un chilometro dal nemico si può e si deve sperare che il soldato conservi ancora una ce1:ta calma. Il 3.percento di colpi utili in guerra rappresenta una media fra molti tiri, tra cui quelli vicrni ~ono sproporzionatamente più numerosi di quelli lontani: Dunque sesi tenesse conto dei soli tiri lontani quella media salirebbe, e per quelle distanze i risultati di guerra anderebbero ravvicinandosi a quelli di pace, a misura che la lunghezza. del tiro aumenta . Non sembrerà qu indi esagerato l'asserire che av\' icinandosi al chilomet1·0 di distanza il tiro di guerra potrà dare il 20 per cento di tiri utili . Ma sarebbe at;rischiare troppo, sc si volesse oltrepassare questa proporzione. Siccome però le tabelle annesse alla istruzione del tiro contengono i risultati ollenuLi al bersaglio, converrà far subire loro qualche diminuzione perchè espri mano q11ell i, che si presumono nel combattirn_ento. Secondo la conclusione, cui giungemmo poc'anzi per le distanze superiori agli 800 metri, bisognerà. ritenere che la proba.bili là. cli colpire nel centro della zona in guerra sia un quinto .di quella espressa nello specchi o inserito a pagina 139 della istruzione; e, ciò che torna lo stes50, che per ottenere i risultati espressi in quello specchio bisogna sparare un numero di colpi cinque volte maggiore di quello in esso inclicati. Così una compagn ia per avere quei risultati donii sparare due o tre salve (500 colpi) tra gli 800 ed i 11000 metri, e 5 salve (i!OOO colpi) alle distanze superiori, mentrechè oltre i 14-00 metri si può ritenere che questo numero 1
(Il La meòh cloi ris ultali di tiro dcdoUa da un note1•ole nume d "I 1 · .seguenti cifre: rv e ocumontl dà le
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Media della l ,.· parte del tiro ordinario ~i· Media della 2" parte, 68. Il; ' ' ' Media delle duo parti, 60 55. (2) Se 600 ne danno da 5 a 15, I COO ne daranno da 8 3 a 25 li PI.. · · nevo. che i risultati d i pace fossero 70 volto s upe riori ; quelli di gu~~;.':s nel 1;1s_r,te-
coll precedenti sarebbero suporio1·i 20 volto solamente Questa cif·• 1 , al, secon o , calùerata come u -· d "ffi . . · u 'uo e essere cons1• • I c1lmcnte arnrn!>ile dalle truppe le pi·u· d' . 1. 0 mas~1mo 1slrulle. 1sc1p 1nale ed
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.di salve sia sufficiente, aumentandosi ancora mollo l'influenza di ,~ielle_ ca_use, 1~ q'.iali, come sopra fu accennato, tendono a pareggiare 1 r1sultat1 cli pace con quelli di guerra. Questa è la stregua secondo la quale deve essere bilanciato il .numero delle cartucce da sparare per ottenere un effetto determi.nalo. A tale sti·~gu~ le linee di fuoco incaricale di dirigere i colpi .nello .stesso obb1etL1vo devono essere molto estese, tanto più che non s1 tratta solamente d'ottenere un risultato, ma che bisogna anche .ottenerlo i1\ breve tempo . Se una compagnia basterà per produrre qùalche sconcerto « in ..-<< una batteria che tenti levare gli avantreni o stia regolando il . -<< tiro » per ottenere risultati degni di qualche considerazione, bi· sognerà impiegare più compagnie. La difficoltà non consiste nel disporre di numerose truppe di ·fanteria, o nell'approfiuare del loro fuoco per ottenere un c:rrande risultato; ma è sempre quella di trovare un terreno adatto pe/5chie.rarvele in guisa che tutte abbiano scoperta la visuale allo stesso obhietti vo. Questo è il vero inciampo, che tende a rendere meno .frequenti di quanto si immagini le occasioni di aprire il fuoco alle grandi distanze, e quindi meno freq11ente e meno pregiudicevole .alle ulteriori fasi del combattimento il consumo delle munizioni. Se l'occasione che diede motivo al tiro è fuggevole, cesserà su_.bito il bisogno di consumare cartucce. Se invece si tratta di un fuoco accuratamente preparato per ottenere un risultato più solido sullo sviluppo dell'azione, un gran numero di fucili vi prenderà __parte, ed in questo modo il consumo ·delle cartucce ripartendosi sopra un gran numero di giberne, sarit minore per ognuna di esse. Il criterio secondo il quale si dispone del fuoco della fucileria .mutò alquanto da quello che si aveva per il passato. Allora. i comandanti subalterni, anche gli infimi, e perfino gli individui erano _giudici del momento opportuno per aprire il fuoco, della scelta del .bersaglio, ed entro certi limiti perfi~o della posizione da occupare. Oggi gli individui spariscono confnsi nella massa; i comandanti .subalterni hanno il còmpito di sopravvegliare alla materiale esecu_zione del fuoco, e l'altro ben più serio e difficile, di mantenere la ..disciplina, e l'obbedienza ai comandi. Ma il fuoco di fucileria è divenuto un potente mezzo di guerra
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p~sto in mano dei comandanti superiori , col quale fanno sentire la loro volontà e l'azione della loro intelligenza sullo sviluppo del combattimento. Questo è il carattere dei tiri a massa; il fuoco alle maggiori distanze ne partecipa . Rimane a vedersi se le condizioni del combatLimento comportano l'esecuzione dei fuochi accompagnati da tutte le norme che l'istruzione provvisoria suggerisce. . Ritenendo che alla distanza dal nemico, in cui si suppongono eseguiti questi fuochi;: la disciplina non abbia ricevuta alcun?- scossa, figuriamoci . cli vederli praticati per esaminare .tutte le modalità della loro esecuzione. Sia data per ipotesi la preparazione di una azione offensiva. Un re•rnimento cli fanterìa rice,,e l'ordine cli concorrere al fuoco dell'aroo tiglieria, per aprire la via alle truppe destinate all'attacco. La, lii~ea lungo la quale deve succedere Io schieramento è indicata nettamente dalla configurazione del terreno; essa ha un chilometro di estensione, e dista 11200 metri dall"avversario. L'obbiettiv(\ da prendersi di mira è lo spazio occupato dalle batterie nemiche. Queste disposizioni sono dedotte dall'apprezzamento di u~a situazione tattica facile a determinarsi . L'a,ranguardia con un combattiménto temporeggiante h~ dato tempo al comando sup~riore di rendersi conto della. posizione, e delle condizioni dell'avversario e di formulare un concetto sommario sull'azione; una parte della linea preparerà a sosterrà. col fooco l'avanzarsi dell'altra parte. Il ·. terreno si presta a coordinare il fuoco dell'artiglieria con quello della fucileria. L'uno si dirige contro gli ostacoli più resistenti, distruggenck>li; l'altro spandendosi sopra maggior superficie come una mitrac:r!ia aumenta il disordine e la confusione. I l~o(1hi nei quali il difensore può disporre i suoi mezzi di resio d . stenza, è quelli lungo i quali l'offensore può sten ere vantaggiosamente una lunga linea di fucileria, devono avere tanta importanza nella configurazione plastica del terreno da non poter essere trascurati in una carta topografica, la quale servirà di mezzo a valutare la distanza cli tiro con qualche precisione. Non c'è oramai paese in Europa che non abbia la sua carta to-
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pografica, perfino la: Turchia sta per averne; ed è sperabile che almeno presso i comandi superior_i non manchino le carte del teatro d'operazione, Non vi è mezzo più preciso nello stato presente della scienza di misurare le distanze in guerra per parte di truppe di fanteria; tanto più che non $i chiede 'l'approssimazione maggiore di un centinaio cli metri equivalenti alla lunghezza della zona battuta, Sulla indicazione data da chi ha ia direzione generale del combatlim'3nto, i comandanti dei riparti regoleranno l'alzo, a seconda del posto che occupano nella. linea di fuoco, Il comandante del reggimento schiera otto· compagnie lungo la linea indicata, Ogni baLtaglione mantiene una riserva; più forte degli altri la mantiene quello si tuato al centro, Secondo la tabella 5a con i 500 fucili si ouerrebbero per ogni salva 360 colpi buoni alia distanza di 1200 metri; e ritenendo che a quella distanza si possa contare in guerra sopra un quarto dei risultati che si hanno al bersaglio, poco più di uno settantina di colpi per ogni salva toccherebbe l'avversario, Questo risultalo corrisponde ad un ventesimo delle cartucce sparate. Veramente le tabelle della istruzione parlano di truppe di fanteria in col0'1ina serrala ed in piedi, L'esame di alcune esperienze fatte in vari paesi lascia credere che questo bersaglio corrisponda a quello di una batteria di artiglieria (6 pezzi) disposta in modo da far fu oc.o (•l ), · Collo spingere più a fondo le indagini sul risultato del tiro non si otterrebbero conclusioni più precise, Bastino i pumeri indicati di sopra per ammettere, che la forza impiegata è più che sufficief1:te 1
(1) In Austria tre pezzi d'artiglieria a 1400 metri di distanza ricevono solamente il g '/o dei colpi sparati, cioè quanti ne riceverebbe una compagnia schierata, e poco più di un . terzo di quelli elle colpirebbero una compagnia in colonn.1 (Revue M. cle L'i,tra,(ger, N 895), In Baviera ed in !svizzera tra i risulta ti ottenuti a 800 metri di distanza con tro un bersaglio che rappresentava una compagn ia, e quelli avuLi contro un bersaglio rap presentante quattro pezzi in batteria coi rispettivi avantreni in seconda )inea le differenze non sono rilevanti (Jo1w11aL cles Sciences Militai-I-es, torn. 24, anno 1879, pag. 402), Il bersaglio elle olTra l'artiglieria è ampio ma moderatamente profondo. Ciò che spiega la differenza tr::1 i risultati ottenuti nel primo e nel secondo esempio, tenendo conto che quanto il Uro è plù lungo ed altrettanto divengono più pericolose le formazioni profonde. Volendo t~ne1·mi entro i li mili molto moderati nel valutare gli effetti del tiro, ho supposto che a 1200 metri di distanza i risultati avuti contro una compagnia in colonna equivalgono a quelli che si avreb,bero contro una batteria'che fa fuoco, e lo ritengo come un m·in!mum che sarà certamente oltrepa~sato.
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per ottenere rapidi e notevoli effelli, ~uali appunto si .devon~ cercare nell'azione offensiva sernprechè s1 possa sperare eh eseguire almeno più di un paio di·salve, , , . _ _ Notisi che se il far fuoco contro art1gher1a che ten.t1 levare gh avantreni, o che ·stia regolando il tiro ha somma efficacia per il disturbo che apporta a queste delicate manovre, può essere anche utile di continuare il fuoco quando le batterie avversarie esse pure fanno fuoco· ma non deve credersi che l' Istrnzione avendo accennalo qn;i primi dne casi come favorevoli ai risultali cl~l tiro coll'averne taciuto escluda poi il vantaggio che ha la fantena nel prendere di mira l'artiglieria, offendendo senza pericolo di ès:sere offesa, presentanclosi in una formazione rada e po~o profon~a. . Le truppe sono schierate su due righe, formazione assai sott1le, la cui vulnerabilità corrisponde alla metà di quella che presenterebbe in colonne cli compagnia (11,t : 23). Ogni plolonn è strettamente riunito sotto il comando del rispettivo capo colla fronte alquanto obliqua per facilitare la direzione del tiro. F1~a ogni P:oton~ è lasciato un intervallo dai 1 O ai 15 metri, secondo 1 suggenment1 dell'istruzione, Nella ipotesi stabilita le indicazioni relaLive alla distanza sono così precise d }e non occorre adoperare più alzi; però st_ant_e la lu~: ahezza della fronte i tiri estremi divengono molto obliqui, e pm iunrrhi a misura che si allontanano dall'obbiettivo, Bisogna che i co;andanti di compagnia ne tengano conto nel dis~~ne le truppe e nell'aumentare l'alzo a misura che · esse sono pm lontane clal punto in cui la linea di tiro è perpendicolar~ alla front~- Alla distanza cli 4200 metri di scostamento perpendicolare del fronte conviene spòstare di una tacca l'alzo volendo che tutta una linea faccia fuoco confro lo stesso obbiettivo, Essendovi cltù)bio nella stima delle distanze si impiegano clue o tre linee cli mira; non creclo che questo ripiego sia così difficile ad applicarsi, come taluno ritiene; tanto più se in tempo di pace i soldati vi furono abituati, e se gli alzi si ripartiscono per plotone, . In~ece io credo che sia molto difficile di trovare un terreno, 11 quale permetta di rettificare il tiro tenendo conto dei 1:isult~ti ~~Il~ prima salva, Questo mezzo che non riegce sem~re coi p1:01ett1h eh . artirrlieria fornita cli spoletta a percussione, abbisogna d1 un con1
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ANNO XXVI, YOL, IV,.
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DEL FUOCO . DI FU CILERIA
corsò straordinariamente favorevole di circostanze per riuscire coi proiettili della fucileria . . Convienç pure notare che a queste distanze la differenza di .1ivello fra il tiratore ed il b'ersaglio ha poca influenza sull'ampiezza della zona battuta.: e generalro,ente non vi sarà. bisogno di aumentare le linee di mi.ra per evitare i dann i di un tiro troppo ficcante (11). I comandanti ~i battaglione precisano l'obbiettivo , quelli di r,ompagnia sorvegliano la preparazione del fuoco, quelli di plotone curano l'esecuzione coadiuvati. dai graduati di truppa, i quali si accertano che l'alzo sia ben collocato da. ogni sÒldato. L'1iione dei graduati concorre tutta allo stesso scopo, ma i limiti delle attribuzioni sono così nettamente designati, da non esserci pericolo che l'azione di un comando intralci quella del comando inferiore. Preparato in questo modo il fuoco si attende il segnale per co·comincia.rlo. Porse ogni plotone dovrà aprire il fuoco tosto che sarà giunto sulla posizione ed avrà compiuto tutte le disposizioni prelimina.ri. Più spesso il fuoco si svilupperà. su tulta la linea simultanea.mente per aggiungere all'effetto materiale un effetto morale colla'. sorpresa. Un segnale di tro1nba potrebbe riuscire ·opportuno, se bastasse a farsi sentire sopra una I inea di un chilometro d'estensione, senza aver bisogno di essere ripetuto . Ma nel combaltimento i segnali di tromba si dovranno, per quanto è possibile evita.re, chè senza essi troppe altre occasioni vi sono per generare confusjone: Il migliore tra i segnali possibili sarà. il veder aprire il fuoco dal plotone che si trova più pronto a. ricevere gli ordini del comandante di tutta la linea. In questo solo senso si può interpretare l'istruzione , che dà la facoltit di aprire il fuoco ai comandanti' di battaglione ed anzi ,ad ufficiali di gi·ado più elevato, perchè non c'è da supporre che ,un segnale di altro genere possa avere azione sopra upa linea, che nel ~aso più favorevole supererà i 500 metri di estensione.
'Tostochè i risultati di questi fuochi cominciano a farsi manifesti, ·qe truppe destinate all'attacco si muovono innanzi. Ma il seguire l e.fasi successive escirebbe dai limiti di quanto era necessario di dire, per l'applicazione del fuoco alle maggiori distanze. Ciò che fu detto fin qui ebbe per scopo di dimostrare che i fuochi ·alle grandi distanze per varie cause sono raramente applicabili, e quindi non deY0110 destar timore di un soverchio consumo di cartucce. Però quando le circostanze sono favorevoli alla loro ese•euzione sono di aiuto non solo all~t difensiva, ciò che faci lmente si potrebbe comprendere, ma. eziandio all'offensiva., che li fa concor9:"ere alla riuscita dell'azione decisiva. Per essere utili allo svi luppo del combattimento, essi hanno bisogno di una preparazione che non offre grandi difficoltà sernprechè ognuno porti dal tempo di pace quel corredo di abi1udini e cl'intelligenza, che sono necessarie per imprimere la stessa direzione ad un numero considerevole di fucili -e per valersi utilmente del risultato che sono in grado di da.re i :loro colpi coordinati verso uno stesso obbietLiYo.
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(1) Sono necessa ri 66"',SS di differenza di livello parchè la linea di mira faccia un angolo di .3° col terreno; e .221 m per avere un angolo di 10°. Queste sproporzioni di livello ·crescono col crescere delle distanze, e perciò attesa la difficol tà ch'esse si ,·er ifichino all'atto pratìco , lasciano ri tenere, che rinOuenza esercitat a dalla inclinazione del terreno in vara guerra non si man:fes tì, che alle brevi distanze.
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C. FABRIS Capitano di fa11,te1"ia.
GLI OSTACOLI N,A TURAL! E LA FORTIFICAZION E
GLI
OSTACOLI NA1'URA.LI E LA FORTIFICAZIONE
OSTACOLI MONTUOSI (1)
§ ,J. Prerogative p1·incipali e difetti clegli ostacoli 11iontiwsi. Gli ostacoli montuosi sono ìndubitatamente il più potente ausiliario·' della fortificazione quando siano abilmente utilizzati. Le loro principali prerogative sono:' 1° il ~-i levante dominio che procurano ai forti della difesa perchè possano haltere utilmente tutti i punti nei quali importa di impedire l'occupazione od il trans.ilo nemico, e possano scoprir~ da lontano le operazioni di questo; 2° le difficoltà d'ogni genere, e bene spesso insuperabili, che essi oppongono ad ogni camminamento d'approccio verso i forti stessi; 3° la faci lità di efficaci defìlamenti dal fuoco nemico per vaste èstensioni di terreno, sia nell'interno dei forti che nelle dipendenze di questi, e per ricoveri e magazzini d'a1Jprovvigionamento di varia natura, e per raccolta al sicuro delle riserve. Hanno però un difetto es·senziale inerente alla prima delle tre prerogative suddette, ed è quello di lasciare visibili e scoperti alle offese nemiche, fino dalle maggiori distanze, i forti che esistono sulle loro creste o sommità e le bocche a fuoco che li armano; e ciò in ragione della altimetria relativa delle posizioni contrapposte. Ed. (1) V.
Rivista 'miUta1·e, settembre 1881.
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hanno pure il difetto che molte cleHe posizioni più vicine al piede del monte e d'attorno ai forti suddetti non possono esse\·e viste nè battute da questi in cau.sa della loro troppa depressione e vicinanza, il che obbliga a costruire all'uopo ope1;e dipendenLi più basse ed . :arretrate che battano ed infilino quelle posizioni. Questo complesso di qualità p1:eziosissime per una buona ed effi·Cace difensiva, e di difeLLi che la possono sensibilmente attenuare, dev'essere continuamente presente all'ingegnere militare nella scelta delle posizioni montuose da fortificare, affinchè non accada che il e.umulo·dei difetti superi nell'imporlanza quello delle qualità, o che queste non possano venire utilizzate in tutta la loro estensione ed B.fficacia. . Il difetto d'essere visto e di poter essere bersaglio ai colpi. anche tutte le posizioni circostanti, non ha grande importanza se ~ueste posizioni siano convenientemente dominate dal forte della difesa ; ed allora divieire anzi un vantaggio ed una qualità, perchè questo forte potdt a sua volLa rendere con pochi colpi delle sue più potenti artialierie insostenibili colà le, posizioni al nemìco. Un numero, anche considerevole, di bocche a fuoco leggiere di campagna che spari contro un fo rte. mo Ho elevato, non può avere alcuna presa contro di CfJlesto, a meno che no~ al)b i~ le mu1:ature scoperte _come le avevano i forti di montagna dei secoli passati, e come vorrei sperare che non le avessero i nostri cbe si sLanno coslrnendo . Il massiccio dei grossi parapetti in terra, indispensabili adesso in ogni genere di fortificazione, ed anche in montagn~, n~n ha nulla a. te·· mere da colp i provenienti dal basso sebbene dtrett1 con grande elevazione. li nucleo di roccia arresterit sempre i proietti, e lo strato di terra sovrapposto ne attenuerà gli effetti di scoppio. . Le bocche a fuoco dei forti, anche quelle in barbetta, restano m massima parte ~ottratte alla vista clelle.posizioni soggiacen~i e non possono fornire .un buon punto di mira per tiri molto curvi. ed arcuati. Di guisa che può presagirsi con sicurezza che ogni colp~ della clife;a produrrà. sulle batterie soggiacenti c1ell'.atta.cco_ d~m~1 almeno decupli di quelli che possano produrre le leggiere art1gltene di questo; e che pochi colpi cli grosse artiglierie basteranno v.olt~ per volta a far sgombrare la posizione occupata d~U'altacco, perche
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è_ cos~ troppo lunga e difficile il costruire in montagna buonfssiré npan contro fuoch i :inolto dominanti. Ma se alcuna delle posizioni circostanti fosse più elevata del forte ed in modo assai rilevante, in allora le parti si invertirebbero; e ar~iglierie d'attacco, sebbene leggiere, si potrebbero faèilmente copnre, ed avrebbero Luona presa sulle bocche a fuÒco della difesa che distinguerebbero perfettamente, e che potrebbero benissimo, prendere di mira; mentre queste distinguerebbero assai male le· prime, ~ darebbero tiri incerti emeno efficaci, i quali permettereh-· bero fac1~mente_al numero maggiore di ottenere la prevalenza. Che dire poi_ se quella vetta controposta più elevala potessey anche a costo eh grandi sforzi , venire armala dall'aUacco con artiglierie _c~a ass_edio? La prevalenza del fuoco dell'attacco su qu:ellodella ~t!esa_si_otterrebbe assai più facilmente e più presto, ed iF forte m qu1stwne potrebbe venir ridotto al silenzio, e fatto sgombrare. Una c_o~di'zione assoluta pei forti di montagna è pertanto queJfa del domuuo su tutte le alture contraposte da cui possono essere controbattuti. § 2. Sbarranienti delle willi contrn le dùcese. - Le enormi portate delle attuali artigl ierie da assedio , e quelle ancora maaaiorr che è l_e~it~ (ed anzi obbligo) di prevedere, impongo1io pel'ta~~o In: necessita cli tener conto delle alture contraposte in misura immensamente più larga di quanto occorreva per l'addietro, e di occuparle addirittura con nuove opere, come unico mezzo di sottrarsi: alla loro malefica influenza. Ciò riduce e diminuisce, assai più che per lo p~ssato il numero• deile posizioni di montagna che si possono utilmente' fortificare ·giacchè condurrebbe in molti casi ad un numero esorbitante diopere f~rtilizie da costruire; e dà la ragione del perchè tanti sbarrament1 costrutti nei tempi andati a traverso alle valli montuose· p~r opporsi ad un'armata che le discenda, non possono ora mar più rag-giungere il primitivo scopo, ed è giocoforza l'àbbandonarli e cercarne dei più efficaci in alcre posiziooi. ~ ~ill~t_ti il pretendere, come pensano taluni partigiani di vecchiepostzio111 illustrate da vittorie patrie, di defilarsi dalle alture dominanti, e di poter mantenerne la posizione combattendo, non sola,
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contro il nemico discendente, ma ancora contro il terreno che lo favorisc.e, è farsi una strana illusione che sarà fonte indubitata di · dolorosi rovesci . Il dominio clel fuoco è una condizione indeclinabile per una b~ona difesa, ed è tantò più indispensabile in montagna dove le differenze cli li vello sono consiclerevolissime, ed i defìlamenti dai t.iri dominanti r.icurvi sono asso Iutamente impossibili. · Certamente gli sbarramenti ·diretti delle strade che percorrono il fondo delle valli non possono farsi che in basso; ma. le alture ·circostanti dei fianchi debbono essere guern ite in modo da impedire qualunque postnione delle batterie avversarie in posizioni tal_i da poter haHere con vantaggio e con dominio quegli sbarramenti ; e , quando si può, bisogna stabilir questi in posizioni mascherat~ ~la alture anteriori fortemente occupate. E dove ciò non è poss1b1le bisoana far ricerca di una posizione migliore. · antiche chiuse dei Longobardi allo sbocco della Dora Riparia furono, in tempi da noi 1i1eno lontan i, sostituite dalle fortificazioni di Susa e della Brunet.ta portate più in alto delh valle al conflue1He · .della Cenischia, per appoggiarle fortemente, da un lato al Rocciamelone, e dall'altro agli scabri con_LrafTorli discendenti dal Col le delle Finestre. · 1 ' . Il ri levantissimo dominio e la vastità del contraposLo lVlonte G1ao-lione renderebbero adesso insostenibile questo sbarramento contro o un attacco potente proveniente daUa Francia. · . II. che non fa rimpiangere la demolizione eseguita in segu:Ho a trattato di quella magnifica creazione del celebre generale Bert.ola, che fo il forte della Brunetta demolito mentre non era ancora completamente ultimato . .Ma aià anteriormente si era pensato dal Piemonte.a sbarrare più avanttacl Exilles la Dora Riparia, me111.re la v~ille della Cen i~chia era completamente coperta in Savoia dal forle cli Lesseillon nella valle dell' Are . . Ora dopo la cessione definitiva dell a Savoia alla Francia risulta indispensabile di chiudere dal canto nostro la valle élella Cenischia, il che si sta òra eseguendo con logico concetto alla sua origine ed al Colle del Cenisio con fortificazioni dominanti dappertutto e fortemente appoggiate a dirupi impraticabili, e difese anche in parte di fronte dal laghetto del·Cenisio stesso.
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Ma la posizione çli Exilles, nel basso della vatle di DNa e rivolta verso l'alto, non è più al coperto dai tiri do1ninanli ed efficaci delle moderne artigli erie; nè potrebbe ridursi tale senza moltipl icare quasi indefinitamente le opere sulle alture elevatissime che la fronteggiano, e sui valichi laterali. È quindi il caso di cercare anche qui un'altra posizione migliore di sbarramentò della valle. Una ottima posizione si avrebbe a tal uopo all'origi ne stessa della valle e precisamente a S. t-Gervais presso Clavieres, la quale rimarrebbe robustamente appòggiata a destra dal monte Chaberton, ed a sinistra dal contrafforte, pure sinislro della valle di Thures, ·e chiudereb])e contemporaneamente ogni passo per la valle del Clusone sovra Fenestrelle, liberando dalla necessità di pensare anche alla sistemazione di questo importante sbarramento . In ultima analisi il dom inio costante ed incontrastato dei fuochi è sempre la qualità indeclinabile che deve ricercarsi nello ::;tabilire la posizione dei forti di montagna; e qmrndo tralta$i di chi udere una valle, la soluzione migliore e la più efficace di tu LI.e sarà sempre quella di stabilire i forti alla sua origine, e possibilmente cori azione sul versante opposto, arn nchè il loro dominio risulti incontrastato . Esalvo combinazioni eccezionali della natura, come per esempio di lunghe e tortuose e ristrette gole .fra due roccie a picco inaccessibi li daUa parte superiore della valle o facihnente padeoneggiabil i, la chiusura d'una valle lungo il di lei percorso e contro u n nemico che la discenda, sarà sempre cosa difeltosissima e bene spesso inefficace affatto e dannosa. Nel ricercare la posizione opportuna pee lo sbarramento di una vallata rivolta verso !'allo, bisogna che l'ingegnere mi li tare parta dal principio che le posizioni cattive e di/ettosè per se stesse non possono fortificarsi e difendersi che male assai. E bisogna sopratutto che non si facc ia l'illusione di poter correggere wlle risorse dell'arte i difetti essenziali della natura, com,battendo contro qiJ:esta, e credendo di poter premunirsi a sufficienza contro la sua nociva influenza: e che non ammetta senza il più serio e minuto esame l'impeaticabilità di alcune vette controposte ed apparentemente inaccessibili. · Ciò che l'opera deH'uomo può erigere, l'opera dell'uomo potrà
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:anche sempre distruggere; e ta:ntò più facilmente quando sia favorita dal dominio del terreno . Di guisa che tutte le risorse dell'arte .accumulate a difesa di una cattiva posizione potranno facilmente ' risultare inutili , e per conseguenza dannose. Le sole opere titaniche della natura sfideranno sempre tutti i mezzi cli distruzione possibili in guerra, giacché non si troverà mai un cannone capace di spianare una montagna nè di aprire una breccia praticabile in una cinta di roccie a picco ecc., nè si potrà mai scavare nella roccia e contro il contrasto nemico una galleria .così lunga ccl una mina così potente da far saltare un forte esistente .sona un'alta montagna. Importa perciò essenzialmente che tutti i vantaggi del terreno venerano a risultare di esclusivo appoggio e sussidio per .l.a. difesa;, e , . . -e dove ciò non possa ottenersi, bisogna cercarsi una pos1z1one nugliore risparmiando studi, te,npo , e denaro che andrebbero inutilmente e dannosamente spesi. . § 3. Sbarramenti contro le ascensioni delle valli. - Come sono ·ingenerale difficili e scarsi gli sbarramenti delle valli montu_ose contro un nemico che le discenda, così sono per contro relativamente facili e numerosi gli sbarramenti rivolti ad impedirne l'ascesa . . . . . o l'ingresso 1 .. Ed infatti in questo caso la cond1z1one mdecltnabile del domm10 incontrastato per le opere della difesa è sempre facile a raggiungersi, perd1è questa trovasi sull'alto della valle od al suo sbocco, ,ed il nemico viene dal basso o dalla pianura . È qL1indi sempre fac ile al difensore l'occupare quelle al _ture lat~· rali e posteriori che meglio possano tener lontano e s_ogg1acente il fuoco delle baUerie dall'attacco contro lo sbarramento m basso sulla strada che percorre il fondo della valle, e che possano meglio con. traslare al nemico cli scavalcare i contralTorti laterali , per riuscire sul fianco od alle sprtlle dello sbanamento. .· La prima condizione però a cL1i deve soddisfare l'ingegnere nella scelta delle · posizioni, dopo quella del do minio incontrastato del fuoco, deve essere che non possa veni re girata v.erso l'alto della · valle mediante valichi o colli delle valli )àterali; e la seconda che il sussìclio della natura sia il più valido possibile. Siccome in generale agli sbocchi delle valli nella pianura i con-
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traforti laterali si abbassano gradatamente in dolci pendenze, e divengono praticabili pressochè in tutte le direzioni; così le posizioni opportune a questi sbarramenti non possono trovarsi che piuttosto molto avanti nel loro percorso e nei loro restringimenti, dove la fronte da tenersi diviene più limitata, e dove l'asprezza delle giogaie laterali aggi unge molta forza passiva alle -opere fiancheggianti, ed i salti rjsentiti del fondo, e le salite molto jnclinate del la strada ne aggiungono pure assai allo sbarramento diretto di questa. Le posizioni molto anetrale hanno anche il vantaggio che i valichi del le vall i laterali divengono assai più 1:acli, se talora non scompaiono affatto; e che le troppo lunghe colonne impegnate nelle gole sono per contro più facilmente esposte ad attacchi o gravi molestie di fianco od in coda, per parte del difensore discendente liberamente lungo le creste delle giogaie laterali. Gli sbarramenti migliori e più potenti si hanno colà dove la valle corre fra una o due pareti cli roccie a picco, o doYe le pendenze delle giogaie laterali sono cosi ripide da permettere di lanciàre e rotolar'e massi di piet1;a dalla sommi tà al fondo, e di minacciare· , alla colonna ascendente la fine dell'armata di Càrlo il temeràrio fra le gole della Svizzera. Per quanto p1·imiti1Jo possa sembrare a taluno questo mezzo di guerra, ed indegno della sapienza di un ingegnere militare moderno, io sono tuttavia tanto intimamente per~ suaso della sua tremenda efficacia, e dell'effetto morale grandissimo che la sola sua minaccia può ingenerare, che non esito, e non ·m i ,vergogno di raccomandarlo caldissimamente, come un'arma di tutte le epoche, dapertuLLo ove sia efiettuabile, ed a preferenza anche di altri mezzi più moderni e più studiati. · E ciò specialmente perchè a questo mezzo di difesa, abbondantissimo sulle montagne, ,;i possono far concorrere più facilmente le robuste popolazioni alpine (ed in molte posizioni non esposte, anche all'occotrenza donne e ragazzi), e non si richieggono che poch i e sommamente economici preparativi, fra i quali qualche trinceramento attraverso le creste per coprire le raccolte di massi, e qualche ricovero per gli uomini contro le intemperi e ed i rigori del clima. Gli sbarramenti aJl'mgresso delle valli si possono utilizzare soltanto quando la prevalenza delle forze attaccanti non è molto grande, e si può facilmente provvedere ai mc,vimenti giranti: e ser-
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-vono allora a dare O ricevere una battaglia campale con molta pro-· babilità di bui.ma r iuscita, e con sicurezza di ritirata verso l'alto della val.le. Id l g 4. Dire~e dei fianchi . - Tanto nel caso cli dover_ pr~c u e1:e a · 1 S nemico la 'discesa di una valle, ·quanto •in queli o d1 v1etaro-\ieneo . l'ascesa i fianchi della posizione debbòno sempre essere solid~rnente ;ssicurati: e quando esista all'indietro qu~lche varco praticabile colle valli laterali, questo deve essere soltdament.~ tenuto_~ sbarrato al suo punto culminante, o dove meglio si prest1.1 alla pm ostinata difesa. E fra questi varchi è necessario di ~ompre~c~ere a_nc~e quell! percoi·si da a;;pre strade mnlattiel'e o da cl(Wc1li sent1er1; . percl'.canche la sola fuc ileria alle spalle e :;ui fianchi dell_~ opere · della di fesa può arrecare gravi incomodi e pericoli al d1tensor_e, ~ _m?le., ·001·.. e 11 : esce sempre d1ffictl1ss1mo starne r,ravemente le comun1caz1 . . e·rnicidiale lo snidare uomini accovacciati fra le balze, ed amtf\,l1 da un ara.ncle dominio . . . ' Le .;imanenti truppe nernich~ dietl'O a questi possono rnfine si-slemare in pochi giorni le mulattiere ecl i senLien'. e tras~orLare si~ quei valichi artiglierie più o meno potenti, _I_e quali _ane~h11~0. clan~~ più gravi ali~ opere, e 1e· rendano forse prn oltre rnah1tab1I1 al dt fensore. · . L' antìco adagio che ~e dappet tutto ove P.assa DI~ uom~ p_uo pa_s~ sare un esercito » è vero più che mai ai tempi ~osl.n, 111 cui '. ,,i·andi proaressi delle scienze iìsiche e della mr.ccamca, e le. ?ran~~ ;isorse degli arsenali e delle costruzioni in ferro, r~nclono l)!ll -~aci!L e solleciti i lavori di sistemazioni di strade. Non bisogna perci? assolutamente trascurare sui fianchi nessun sentiero o rnula.Lliera, per quanto aspri ed intransitab~li essi possano sem~rare p~r_t.1:u.p~~. e materiali , nè illudersi facilmente sulla assolltUt 1mposs1b1ll ta d'. renderli praticabili in breve tempo. ~ ciò in realtà non potrà n~at riuscire cli molto aggravio, in qnanlo che bast~~·annoye~· la maggior sul . . rnob1 . . h slab11It1 , . ,punto_ parte clet· casi· p1·e\;'oli picchetti di trup·pe più elevato del sentiero, o dove megli:o st puo ve~le1 e la ~ai te ct: ce_n _ dente dall'altro lato; e balleria eff1caceme_nte. _e pe1 quesll P_1c chetti basterà pure quasi sempre un semplice ricovero per le mtrincera- · temperie, soLtratt<i ali ~ vista esterna, e qua lche leo-o-ero ""
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mento, ed alcune abbondanti raccolte di macioni da rotolare al 0 basso nei punti piti appropriati all'uopo. . Ne~li sbar1:amen~i al!'origine delle valli principali non esiste più il pericolo d1 pa~s1 difficili laterali in addietro della posizione; ma sol o quello dei passi sulle origini delle diramazioni della valle stessa, quando ne esistano, esclusi naturalmente quelli attraverso i ghiacciai, impossibili affatto a gente armata ed al traino di materiali da guerta. Ed anche tu lti quei passi alle origini debbono essere Lenuti e guardat!, ~on escl~si quelli che rimangono aspri e difficili pure n~IJa migliore stagione: e ciò m~diante picchetti più o meno forti di truppe mob ili sussidiate all'occorrenza da qualche trinceramento o. fortin o o blockha~ts di piccola importanza, e sempre da un buon ricovero contro le mLemperie, ed abbondanti raccolte di macioni e con sentieri d'accesso relativamente comodi dal In.Lo intern/ ' § o. Di.fesn delle /i·ontiere e clelte catene montnose. - Dalla difesa e sba.rramento delle :alli, di che ho parlato.finora , a quella di una fr~~L1era mo1:Luosa d1 un grande paese è naturale il passo, attes.oc?e I passaggi aL~raverso le catene montuose non possono esegu1rs1 che per le valli che solcano queste: e gli eserciti odi ern i non P.Oss~no scender.e in grandi forze, fuo rchè percorrendo le valIi princ1pa li contenenti strade larghe e praticabili pressochè in tutte le stagioni dell'anno, salvo brevissime interruzioni in occasione di · eccezionali bufère: il che non esclude però che anche scendendo in parte, per le valli minori, possano recare gravi imbarazzi ali~ difesa. ·
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per impedire la loro congiunzione, e ricacciarle, con allo energico e risolutivo, rotte e disordinate colà donde fossero venute . Per quanto seducente possa parere a moltissim i fra i nostri mili tari questa idea fondamentale edirelli va per la difesa del nostro territorio continentale, a mc pare che si facciano troppo disgraziatamente i conti senza l'oste, e che sì dimentichi fin o dal bel principio: ,J° Che la. pi·ima ed indeclinabile condizione di riuscita in una baLtaglia offensiva in pianura si è una rilevante superiorità di forze · sul terreno ove si combatte: e che di fronte a.Ila non piccola inferiorità delle no.;;lre rispetto a quelle che qualcuno dei nostri vicini potrebbe, un bel giorno, lanciarci addos:'\o altra.verso alle Alpi e · lungo le nostre tstesissime coste indifese, non è certamente infondato il dubbi o che ci· riesca non tanto facile di ottenere la superioritii necessaria sulle colonne sboccanti liberamente dalla cerchia alpina; 2° Che so anche r iuscissimo ad ottenerla, ed a. rompere qualcuna. delle col onne nemiche sboccate nel pia.no; queste trovéreb bero dietro di sè all' ingresso delle valli percorse, posizion i forti e dominanti al segno dtt arrestare ben presto il nostro inseguimento, e da attendervi, riordinandosi, l'arrivo degli scaglion i già in marcia dietro a loro, od il successo delle altre loro colonne laterali: contro le quali dovremmo ripetere la stessa operazione, e certamente con mino1·e probabil ità di riusciLa, perché già. indebolì ti e scossi dai primi combattimenti; 3° Che il privilegio delle manòvre sapien ti ed energiche in · campo aperto potrebbè averlo il nemi co al pari di noi e forse me!rlio di noi: e che questi potrebbe for5e fa rci pagare assai cara, fino dal principio della campagna, la spensieratezza ·d'averlo laséiato penetrare con poche lo tte e poch i ostacoli nell'interno del nostro territorio, nella avventata persuasione cli poterlo battere ed·annientare al primo scontro. giuocando così sovra una sola e prima carta tu lte le sorti della guerra; ,i.° Che la nostra frontiera alpina essendo foggiata ad arco, e special mente verso la Francia:, le linee d'invasione attraverso cli essa ri escono convergenti, ed avvicinano fra loro le teste di colonna, a misura che queste si avanza.no verso .gli.sbocchi in pitt-
. La :asta cerchia del le Alpi che cinge il nostro paese dall'Appenn_ino ligure alla valle dell'Isonw; è stata in tutti i temp i, ma spe·C1almenLe poi dopo la redenzione~ libertà della penisola, ocro-etto di numerosis?imi studi e disquisizioni su l moclo migliore di c;~tra~tarn~ il passaggio ad tùl esercito nemico, e di provvedere ad un mvas10ne continentale della valle del Po. L'idea più accarrezzata in genere, perché forse più solletica l'amor proprio naz ionale, si è quella di contrastare il valico dei monti soltanto quanto può occorrere per dar tempo alla mobilitazione completa dell'esercito difensore: e di attendere quindi le varie colonne nemiche al loro sbocco nella pianura, operando per linee interne ì
GLl OSTACOLI NATURALI
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.-nura e procedono oltre: mentre all'opposto le nostre linee d'operazione contro quelle teste di colonna diverrebbero divergenti perché interne: e potrebbe darsi il caso che noi procedessimo per prima ·cosa contro la colonna meno importante, la cui rolta non sarebbe un disastro pel nemico, sgombrando così il passo alle più potenti, ,ed esponendo fino dal principio della guerra le nostre più vitali comunicazioni; . 5° Ed infine che nei primi anni della rivoluzione frrmcese e ,fino alla bauaglia di Montenotte, il piccolo Piemonte, quasi solo, mantenne costantemente intatti i propri confini verso la Francia e -la riviera, ligure di ponente, difendendo quasi dovunque le origini delle vallate con truppe mobili, ed i vel'sanLi esterni delle Alpi marittime e dell'Appennino; e che senza l'eroica ostinazione dei difensori di Monte-Legine, e la trascuratezza incorsa per parte degli ,·alleati Austriaci, la vittoria cli Montenotte non avrebbe se••nato la prima giornata campale gloriosa di quel fulmine cli guerra che fu -il primo Buonaparte. Per quanto seducente (ripeto) possa apparire il concetto di mar,,ciare risolutamente. fino dal principio col maggior _nerbo di forze1 disponibi-Ii contro le teste di colonna irrompenti nella pianura, e per quanto J usinghiera possa essere la speranza di · batterle e ri.,cacciarle indietro con una brillante vi tLoria: io credo che una na· zione, la quale sa d'essere più debole di quella che la viene ad attaccare, 110n deve illudersi nella speranza di grandi e clamorosi trionfi contro esercì ti valorosi, agguerri ti, e più numerosi. E credo -sche essa non debba mai offrire batta.glia al nemico, salvo casi eccezionalissimi di sicura ed incontestabile riuscita: ma che debba invece contrastare fino all'iiltirno liniite il passaggio della potentis.sima. barriera che la provvida natura le ba dato a difesa: e. quando questa venga for~ata, non deve accetlare battaglia che in posizioni preparate di lunga ma.no, dove gli ostacoli naturali ed il sussidio della fortificazione aggiungano al suo esercito quel tanto cli forza che gli occorre a pareggiare l'avversario, ad' arrestarne l'invasione ~-ed a respingerla. Non è mia intenzione di esterclermi su questo argomento delle ·manovre dell'esercito difensore contro un nemico proveniente dalla , cerchia alpina, poic!1è ciò mi porterebbe· troppo fuori da quello ()
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speciale .di questo scritto; e lessi in proposito un recente e molto assennato lavoro del maggiore Dabormida d'artiglieria sulla difesa per linee interne ne.Ila Valle del Po, al quale egregio Javoro·i'imando ben volentieri il cortese lettore. Ma parmi che quanto ho:detto finora sia più che sufficiente' a. dimostrare l'assoluta necessita pel nostro paese di_contrastare con ogni sua possa, per prima e primissima cosa, il passo della frontiera alpina ad un esercito inyasore: e di non limitarsi solLanto, come fu detto e ripetuto da moltissimi, aritardarlo, finchè si abbia avuto tutto il tempo necessario a.Ila mobi. litazione completa dell'esercito nazionale. E questa massima vale anche, ad e,,idenza, -come regola genera.le per qualunque nazione conrìnante con un vicino di lei più forte, mediante una grande e po tente frontiera di montagna. § 6. La gmn battaglùtn,ella Valle del Po. -Dappoichè la pro_,,_ vida. natura ha fatto all'Italia il dono preziosissimo di una frontiera insuperabile per lunghissimi tratti, e transitabile soltanto per poche strade falicose (le cui origini sono quasi sempre in nostro potere) alle numerose e pesanti salmerie degli eserciti odierni, sarebbe a mio credere una vera pazzia ed una colpa il non àpprooLtare di questo do.no in tutta la sua estensione, chi udendo inesorabilmente sovra questa barriera potentissima. ogni passo praticabile ad un esercito invasoré, ed ogni porta d'acce~so al nostro paese. · Eppare quante volte non mi è avvenuto di sentire a. proclamare da persone stimate fra le più competenti nella malel'ia, che in ca.so d'invasione continentale della gran Valle del Po, invece di resistere ·sulle Alpi, bisogna assolutamente dare wta gra'l'I, battaglia al nemico, · giu'l'l,to che sia nella piw1iiira e q'lii-vi sconfiggerlo: ecl in caso di insuccesso e di sgombro forzato della. Valle del Po, rassegna1·si ad accettare dolorose condizioni cli pace! .... E dietro questi principi i, fondati in massima sullct fisima esagerata della difesa-offensiva, e sui miracoli che questa deve operare a beneficio dell'esercito difensore, respingere pure in massima ogni resistenza ostinata e polente sulla frontiera montuosa O"ve il terreno si presta assaissimo, e consigliare uuicamente_i'occupazione di posizioni arretrate (e talvolta anche enormemente arretrate) pe"rchè stimate centrali, e perni possibili di operazioni contro il nemico -entrato liberamente; e ciò senza tener contò che queste posizioni
GLI OSTACOLI NATURALI 96 sieno girabili facilmente al coperto lungo il piede delle alture e pet fon do delle valli e dei burroni . E mi è pure avvenuto cli leggere consigliato in un recente scritto, cli distintissima penna militare di cessare ad un dato momenlo la difesa di alcuni passi alpini, e di aprire un varco alle colonne nemiche, perché possano pur finalmente giungere alla agognata pianura, e quivi rimanere vittime inconscie e temerarie del grande atto risoltiti'VO della battaglia, che deve naturalmente tutlc distruggere d'un sol colpo le forz e dell'invasore!. ... A me pare che il solo enunciare crudamente questi dotLrinari concetti equivalga al confutarli: e credo che se per nostra sventura dovessimo venire allaccati da qualcuno dei nostri potenti vicini di terraferma, il comandan te in capo nemico non potrebbe augural'si nel nosL:-o, concetti e piani di campagna più favorevoli di questi alle sue imprese. i\la fortunatamente non sono molti fra noi quelli che la pensano· in tal modo: ed il principio fondamentale di una ostinata difesa alpina, inizio.Lo già colla creazione delle compagnie alpine e colla successiva costruzione di numerosi forti di sbarramento, predomina gigante nelle nostre più autorevoli sfere mili lari; ecl"io mi sento più libero in questi studi sul modo migliore di approfittare, a beneficio della fortificazione, di tuLLe le risorse che possono offrire le catene montuose . . Laseio dunque in pace i fautori e partigiani clella gran battaglia da darsi impreteribilmenle, e quasi a tema obbligalo nella ,•alle del Po per giuocarvi in un sol colpo tutte le sorti del paese , e mi conforto nella speranza che nella patria e fra i discendenti di Fabio Massimo si possa trovare qualcuno che voglia e. sappia ali' occorrenza degnamente imitarlo: e che, non solo non corra ad olfrire improvvidamente battaglia ad un nemico superiore in forze; ma abbia invece al pari di quello la coraggiosa prudenza di rifiutarla ogni qualvolta · non gli offre le più sicure condizioni e probabilità di riuscita : e che riparandosi costantemente dietro le migliori linee difensive naturali e preparate, arresti e slancheggi di continuo l'invasione, quando fos~e penetrala dalla Valle del Po, la molesti e depauperi ad ogni suo passo con piccoli combattimenti ed operazioni di fianco partenti da sicure basi secondarie, tenendo alto e rilevato il morale
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E LA FORTIFICAZIO)IE
delle truppe nazionali: e prepari così, lentamente bensì, ma con tutta sicurezza, un felice complesso di operazioni e di risorse, le quali valgano a rintuzzarla definitivamente davanti le nostre basi principali di operazione e di difesa, ed i nostri più potenti baluardi, ed a costringerla alla ri Lirata. Ma perchè ciò avvenga è indispensabile che le difese della frontiera sian~, quanto mai possibi le, eflìcaci e diuturne, e che si ahbandoni il falso e deplorabile concetto di limitarne a p1'iori la durata, quasi che si avesse paura di 1·esistere troppo colassù e di perd~re l'occasione di una colossale villoria in pianura, e non fosse già di per sè una splendida gloria il sapere teuere inesorabilmente chiuse ad un nemico più polente le porte del proprio paese: e come se non fosse per contro una grave colpa rispetto a questo, il non volere approfittare nella più ampia misura delle cli rese potentissime che la provvida natura agglomerò sui nostri confini. Sostenendo e prolungando sino all'ultimo limite la res istenza all'origine delle valli che adducono all'interno del paese, si ollerrà sempre, a peggio andarn, il vantaggio che il nemico non po trà pe~el1:are che a grave stento e con gravissime perdite per pochi va1'. ch'. soltanto (e forse da principio per uno solo): e che ccuesti val1ch1 saranno separati fra loro da grandi intervalli e da recrioni tenute in forza ri spettabile dalle trnppe alpine e dalle loro ris~rve: ed in Lal maniera riuscirà meno difficile al difensore l'opporsi più a lunao .con vantaggio alla discesa del le colonne lungo le valli, ed al lo;o sboccare nella pianura, e così pure alla congiunzione delle colonn-3 invadenti; dando così tempo alla regolare e sicnra ritirata e mccolta delle sue truppe impegnate nelle zone invase ed in quelle adiacenti . § u". Obbiezioni alle difese avanzate all'origine delle valli. Ma all'idea cli portare gl i sbarramenti alpin i alla origine delle valliho sentito più vo lte oppon e, ollre all'infesto pregittdizio del timore d'andare troppo avanti, .che ho combattuto, e credo abbastanza, nella prima parte cli questo lavoro, anche un a!Lro non meno falso ed infesto pregiudizio, sebbene forse più specioso, che può espo,;si così : « Quando il confine fra i due Stati percorre la dorsale di displuvio della catena montuosa, e specialmente ove i colli di passaggio sono. A NNO XXVI, VOL. IV.
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GLI OSTACOLI NATUR ALI
lun rrhi e percorrono pressochè orizzontalmente qualche chilometro, il vicino potrebbe aLLuare dal suo lato lo sLesso no~tro concetto ed erigere fortifi cazioni in vista delle nostre. o baLle?t1. ~gualruent~ _Io stesso valico, ecl in alcune località esso può aver~1 gia prevenu~1. e · ciò potrebbe dar luogo a seri imbarazzi e_d ostaco! 1n~lla_ coslru:.10n~ delle opere in tempo di pace, ed a gravi compl1caz1orn e pet 1colt all'aprirsi delle ostilità n. . . Questa obbiezione, ch e apparisce seria, non distrugge a n:110 avviso la regola gcnen)le che o_gnuno ha diriLt~ di p1:ov".edere ali~ propria difesa come meglio crede n_~l pr~pr10 .territorio; e~ a'.1z1 la conferm a e ne dimostra sempre p1u la necessità e conven~enza. Dove infatt.i il confine territoriale èliYiderà il percorso Ol'IZZO~Lale del valico. in modo da lasciare pure spazio al vicino yer _en·· rrervi opere di difesa e di sbarramento egli è certamente m piena libertà e diritto di approftttarne, e potrà eh iudere completamente all'altro il varco per sbocca re sul suo territorio. Ma ciò conferma sempre più per questo la necessità di pr~c~uder~ lo ~Lesso varco dal proprio lato , e cli valer~i dello stesso dmtto d1 chiudere, quando gli occorre, le porte della sua cas.a I . . Se il vicino occupa in prevenzione e stabilmente colle sue opere in Lempo di pace la porzione di colle che tr~vasi sul su~ territorio, è questo un indizio ed una climosLrazione e:71denL.e clella:1mpo'.·Lanza che egli an:1elte a quel passo e della sua mtenz1o?e d1 se1·~1rscne con tutti i suoi mezzi all'occorrenza, ed anche per invadere ·" paese opposto. . . Egli risulta qu indi indispensabile, anche alla parte conlran~, cli chiudere essa pure quel vali co dal suo lato, onde parare al pericolo minacciato , occupandone stabilmente le posizioni più forti e dominanti . E ciò anche nel caso eccezio nale che le sue opere dovessero necessariamente risultare contraposte ed in vista a quelle del vicino, e che potessero· determinare, fino dalla apertura delle ostili tà, una lotta di opera contro opera. . . ·. E sarebbe assai deplorevole ed indecoroso cons1gl10 11 cedere il campo in prevenzione per paura della lotta, e Io s_tabilire le proprie opere più indietro (e perciò più irì basso e domma.Le o dominabili) fuori del tiro di quelle stabili del vicino. TI fatto pertanto che quesLo abbia preventivamente occupato, o
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lpOssa occupare, alture e posizioni contrapposte alle nostre sovra un colle o lungo passaggio di una frontiera montuosa e difficile (od al di là del colle, se questo è corto) risulta una evidente conferma del diritto e dovere per parte nostra di Jccupare noi pure fortemente ,e stabilmente quel passo istesso, a preferenza di qualunque altra posizione arretrata nel Jlercorso dell a valle : e di accumulare su ,quel passo tutti i nostri mezzi difensivi più potenti. Se si ammette insomma. che il vicino possa trovare, od abbia. già ,trovato la sua. conveni enz::.t nel!' occupa.re posizioni contrapposte alle noslre, non si può non ammettere la. stessa convenienza dal lato nostro, ed anzi la suprema _necess ità di proVYedervi nello stesso modo, e con ogni nosl.ro potere. Nessun vicino ragionevole può offendersi se noi ci valiamo dello stesso diritto di cui si è valso egli stesso, l' di cui non rinuncierà mai a valers i: e da. questo lato non sa ranno mai a temersi difficoltà diplomaLich e, o pericoli di male intelligenze o rotture fra due nazione limitrofe. Nel tortuoso percorso cli quelli fra i colli alpini che misurano ,qualche chilometro in senso pressochè orizzontale, come per .es., .nel Monginevra, esisl.ono sempre lateralmente dall'una e dall 'altra parte della dorsale alture dominanti che infilano una buona pari.e del colle, e possono utilmente servire a fiancheggiare e sostenere g li sbarramenti di qt1ello: e queste alture dal nostro lato dovranno essere da noi munite con forti della maggiore consistenza, con ac·· cessi interamente coperti dal lato eslerno, e con batLerie sui fta.nch i coperte e defilate dai tiri delle alture contrapposte sulle quali il vi,cino potesse erigerne delle proprie. I domini i di queste alture principali e contrapposte dai due lati della dorsale non sono mai tali da rendere impossibile una buona difesa; ed i lunghi tratti scoperti a ripido pendio pei quali dovrebbe :avanzarsi l'alta.eco sulle nostre opere, ne assicure'.·eb·bero sempre la conservazione in nostro potere, e la resistenza. degli sbarramenti più in basso protetti da quelle. La posizione poi dì questi sbarramenti diretti dovrà essere sempre studiata. in modo di sottrarli ai tiri diretti delle alture dominanti, ,che possa occupare il vicino nel suo territorio. Trattasi in sostanza in questo caso di preparare il terreno ad una
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GLI OSTACOL I NATUHALI
E L A FORTIFICAZ IONE
lolta, non pi1ì di posizion i fonificate contro opere campali o d'assedio possibili, e truppe mobi li , ma di posizioni foi·tificate contro altre di egual natura: lotta che può essere studiata con.tutta la calma e profondità, e la cui soluzione si troverà sempre assai più agevolmente e con spesa min(lre, di quanto richiederebbe la scelta e la sistemazione a difesa di un'altra posizione arretrata nel corso della·valle, con tutti gli inconvenienti che abbiamo a lungo enumerati. In conclusione, chi rinunziasse per qualunque motivo a difendere direllamente sul posto la nostra potentissima linea di fron·tiera verso Francia, ecl in parte ancora verso Austria, ed il versante meridionale dell'Appennino ligurn, dove poche centinaia di risoluti alpigiani, con qualche sussidi o di fortificazione, potrebbero resistere lungamente in ogni passo contro eserciti intieri , per poi tentare di ch iudere più indietro i passi nel percorso delle vallate, ove sono meno aspri e difficili, e dove esistono sbarramenti df epoche anteriori alla n·ostra, alla cui difesa, anche ampliata che 'fosse, occorrerebbero al certo forze assai più ril evanti con incertezza di risultato, mi farebbe l'effetto come di chi volesse lasciue spaìancata. la robusta porta di una casa alla invasione cli una grossa masnada. di predoni , per combatterli meglio negli anditi, nelle scale, nei corridoi e nelle camere 11 § 7. Condizioni fondamentali pei forti di sbarramento . Perchè le difese stabili alla origine delle valli possano riuscire efficaci e diuturne quanto occorre (e cioè quanto più è possibile), egli è indispensabile che la posizio.l).e dei forti di sbarramento venga . scelta. col massimo cri terio sulle alture più dominanti ed aventi azione possibilmente sul versante opposto, e sempre sul piano det valico o colle di passaggio; e che sopratutto le oper~ a costruirsi non lascimo scoperta la min1:rna parte cli niuratura alle artiglierie leggiere che l'attacco potrà sempre portare in appoggio e sussidio alle sue colonne, e molto più poi a qu elle pesanti che armassero i forti nemici in vista sull'altro versante, quando ve ne fossero, come si è supposto più sopra. Il costruire al giorno d'o.ggi opero in muratura scoperta sulle montagne, ed anche nei luoghi più aspri e diITici!i, sarebbe un vero anacronismo; perchè di sconoscerebbe i rilevantissimi progressi veJ'ificatisi in questo ultimo quarto di secolo in tulle le aitigliori'e, e,
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perciò anche nelle leggiere e da montagna; e darebbe una tristissima idea del criterio di quell'ingegnere mi li tare che ricorresse ancora a simili costruzioni , come se le artiglierie fossero tuttora a .canna liscia ed a potenza limilaLiss·ima. Non varrebbe addurre anche in questo caso la scusa che le opere di .sbarramento fossero destinate soltanto a ritardare la marcia del nemico rino alla completa mobi litazione dell'esercito difensore, e ~he fino a quel limite possono bastare anche opere a muratura scoperta. Ho già risposto anticipatamente a questo deplorevole sofisma the vorrebbe limitare a priori ed a tutto vantaggio del nemico la potenza difensi va di una nazione, quasi che questa potenza le potesse far danno se completa e veramente efficace. Ed ora credo bene di aggiungere che, in appoggio a quel concetto, non può nemmeno. acldun,i, o l'economia della spesa, o la maggiore facilità di costruzione; giacchè l'abbondanza ed il buon prezzo dei nuovi composti esplosivi, permette adesso cli spianare faci lmente e scaval'e le sommità rocciose dei monti quanto possa -occorrere per scolpirvi ed assidervi piccoli for ti collo loro parti principali intagliate nel vivo della roccia stessa, e pienamente al riparo da ogni offesa esterna; e la spesa ed iI lavoro necessario a coprire tutto attorno e superiorm ente questi forti con un metro o due al più cli buona terra, non saranno mai paragonabili con quelli di trasportarvi invece l'enorme sovrabbondanza cli laterizj , pietre concie, calce, sab bia ed acqua che occorre a costruirli in muratura scoperta. Non v'è perciò alcuna ragione plausibi le, o comunque tollerabile, in favore di questo antiquato genere di costrnzione militare nell e montagne, per quanto aspre e difficili queste possano essere, e per quanto lunga e costosa possa risul tare la loro costruzione appropriala .all'epoca nostra; giacchè i forti scolpiti nella roccia e ricoperti da un sufficiente strato di terra nei parapetti e rampari e nelle piazze, costerebbero sempre meno, e verrebbero sempre costrutti più presto. Il costruire in montagna fo rti a murai.ura scoperta sarebbe per-tanto adesso una aberrazione ed un regresso, che giova sperare non .si verifichino fra noi. Si può comprendere infatti la cessazione delle difese su qualche punto, e lo sgombro dei forti , facendone saltare le parti utilizzabili ,i
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GLI OSTACOLI NATURALI E LA F ORTIFIC AZIONE
dal nemico, quando circostanze eccezionali lo possano imporre; manon si comprende affatto ii togliersi da se stessi la possibili tà di resistere a lungo, e talvolta quasi indefinitamente, costruendoli in modo che l'attacco possa in poco tempo obbl igare a sgombrarli con, gravi e dolorose perdite .
A L CU N E P A R OLE SUL L'
(Continua).
AEROSTATICA APPLICATA ALLA GUERRA ANTONIO ARALDI Jlfaggior generale_
I. Non v'ha chi ignori l'invenzione degli aerostati essere dovuta ai fralellì Stefano e Giuseppe :\iongolfier, i quali pei primi fecero una pLtbblica esperienza nella nativa città cli Annonay il 7 giugno dell'anno •I 783. i\la non era la prima idea. Prescindendo da alcune favole mitologiche di divin ità alate, e dai molti racconti di uomini che volarono come Icaro, Bladad, il padre Lcar, ricorderemo qui soltanto alcuni fa tti i quali meri tano intero. credenza. Sebastiano Lenomard, professore di tecnologia nel conservatorio d'arte e mestieri di Parigi, dice di aver letto in alcune . relazioni di viaggi cl\e in certi paesi e fin da tempi remotissimi, gli schiavi per divertire il loro monarca, lasciavansi, cadere, IDLrniti di un largo ombrello, da grande alte'tza senza farsi alcun male. Egli stesso, nell'anno 11783, si lasciò andare da un'altezza di dieci metri tenendo in ciascuna mano un ombrello, e la caduta gli parve insensibile. Verso la fine del 117° e sul principio del 118° secolo, i geometri s'occupano della costruzione di macchine capaci di navigare ·nell'aria. Nel 11670 padre Lana dedica un intero capitolo di un suo libro(1l) a descrivere la costruzione di un vascello aereo. Nel 11755 (I) Prodromo o.li' arte maestt·a,
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ALCUNE PAROLE
SU LL'AEROSTATICA APPLICATA ALLA GUERRA
padre Gallien cl' Avignone scrive un op uscolo sull;arte di navi gare nell'aria. Chi non ricorda il Lrisle fine di Giamballisla Dante, valente matematico di Perugia, che avea fabbri cato delle ali artificiali. ('1) le qual.i applicate al corpo doveano permetLergli d'in nalzars i e volare nell'atmosfern? La macchina da volare ideala dal Le Besnier di ede qualche guadagno a coloro che se ne servirono nella fiera di Gui bray l'anno ,, 678 (2!. L'esperienza fat ta a Lisbona nel 11736 in presenza cli re Giacomo Y da un Gusmano, fisico portoghese (3), il quale s'innalzò nell'aria in un congegno cosLituito da un paniere di vimini coperto di carta sollo il quale eravi un braciere acceso, ebbe un discrelo risultato (4) tale che gli spettatori entusiasti gli diedero il nome di ovado1· (vo latore). I l volo do! marchese di Baqueville attraverso alla Senna a Pari.,, cri la triste sorte toccata ad Alard a S. Germano, la carrozza volante di Blanchard ed altri congegni simil i che s' idearono nel secolo xvm, confermano vieppiù che l'idea della possibilità d'innalzarsi nell'aria era già, da tempo che balena va nella men le di persone colte ·e intelligenti.
giugno 1783. Un immenso invoglio formato di tela da involti ricoperta di cark't della circonferenza di 35 melri, sospeso in·aria, della capacità. di 7128 metri cubi, a gran sorpresa cli un pubbli co intelligente si solle,,ò nell'aria fino all'allez,za. di 500 metri. Applicatovi il fuoco per disotlo, l'in voglio si andò gradatamente dispiegando ed assunse la forma di un grosso globo, che esercitava uno sforzo sempre crescente sulle funi che lo ritenevano. Abbandonalo a se sLesso si alzò con grnnde rapidi lit, ed in meno cli 1O minuti raggiunse l'altezza indicaLa. Descrisse una linea orizzontale di 2300 metri e calando gradatamente giunse a terra. Questo pallone non contenern altro che aria riscaldaui., manlenn LR in uno stato di rarefazione da un fuoco il cu i ricellore ( 1) era appeso al disotto del globo nell'orifizio che ivi si apriva. L'ascensione era dovuta alla dilatazione dell'aria riscaldata, la quale divenendo più leggiera dell'aria ambiente tende quindi ad a~cendere lìnchè incontra uno strato o degli strali di densità. uguali alla sua. Siccome però il fumo prodotto dalla combustione della paglia bagn,tla e della lana non ,faceva che aumentare il peso dell'aria calda e non si potea sali re che ad altezze limitale, _così in segui to all'aria calda si sostituì l'idrogeno il quale, ognun sa, come pesi •14 volle meno dell'aria atmosferi ca . L'i drogeno veniva in principio preparàlo per mezzo dell'azione dell'acido so lforico cleluito sulht li matura di l'l:'n o, in appresso con tuLli quegli a.Itri mezzi che i progressi delle scienze chimiche anelavano man mano suggerendo.
II .
Un corpo più leggiero d'un egual vol ume d'aria atmosferica ascende fino all'allezza in cui si trova in equil ibrio coll'aria ambiente, vale a dire, in cui l'aria è rarefaLta in guisa che un egual volume al corpo asceso ed equili bratosi abbia il peso di quello . Tale è il pri ncipio su cui è fondala la teorica degli . aerostati ideali dai .Mongolfier, conseguenza di quello di Archimede applicato ai fluidi. La prima applicazione cli questo principio si vide in Annonay il 7
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HL « l grossi palloni » dice Giuseppe Mongolfier « potrebbero essere « adoperali per recar vettovaglie ad una città assediata, per far ve-
(l) Memoria iul volo aereo , Mouo&R. (2) Giornale dei dotti (13 settembre 1678) . (3) Histo,re de la Zocomot ion a erienne. G. TonGu.
(4) 11 paniero s· innal1ò, ma giunlo all'allezza dei !elli urlò contro la cornice del palazzo reale, si ruppe o cadde. Nondimeno la cadu ta avvenno adagio, guanto bastò perchè Gusmano rimauesso sano o sal vo. - G. TuRn.lN. Hhto ire de la locomolion acriennc.
« nire a galla un bastimento naufragato, forse anco pei viaggi, e (l) Il ricettore era: costiuito da un caldano di filo ùi rerro sul quale si abbruciarono
10 li bro di paglia bagnata e laua sminuzzata.
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ALCUNE P AROLE
SU LL'A ERO STA TICA A PPLICATA AL LA GUER RA
« cerl~mente in casi particolari per osservazioni diverse, per rico-
all'altezza di metri 1550 nel pallone ritenuto prigioniero . Due funi erano auaécate alla circoferenza del pallone, dieci uomini a terra stava no in ritenuta. Si verifìcò che da quel l'altezza si poteva abbracciare uno spaz io molto esteso e riconoscere chiaramente gli oggetti non solo col cannocch ial e ma anche co lla semplice vi sta. Detti esperimen Li ebbero un risul talo tale <·.be Coutelle fu incaricato dal governo di organizzare una compagn ia d'aerostatieri e col brevetto di capitano venne aggregalo allo stato maggiore generale. Ricevette quindi l'ordine di portarsi colla sua compagnia presso Jourdan, comandante l'esercito di Sambra e Mosa. G·iunto a Maubeuge, s' innalzava due volte al giorno per osservare le posizioni, i movim enti e le forze oemicho . La manovra eseguivasi in silenzio, e la co rrispondenza cogli uomini che ritenevano le fun i si faceva mercè banderuole di diversa fo rma e colore; siffatti segnali servi vano per indicare ai conduttori i movimenti da esegu ire, come sarebbe sali re, discendere, a vanzare a destra ecc. I condullori poi corrisponde.ano col cap itano appostato in osservazione nella barchetta coll'estendere sul suolo delle bandiere di diverso colore. P~r trasmettere poi con tuf.La sollecitudine al genernle in capo il risul tat.o delle osservazioni, l'aeronauta geltava a terra dei sacchetti di sabbia sormontali ciascuno da una banderuola su cui era infissa la nota. In tal modo' ,Tonrd~n poté tra rre grande profi tto da questo nuovo mezzo d'osservazione, venendo a conoscet'.e ogni giorno le· sen;;ibili diITerenze nella. forza degli Austriaci o nei lavori che essi esegui vano durante la notte a Maubeuge. Fra le osservazioni mili tari cogli aerostati si ricordano ancora quelle di Coutelle insieme ad un ufficiale superiore nelle vicinanze di Charleroi, un'altra da so lo nella pianura di J umet ed una terza ancora a Charlero i insieme al generale Morelot. Alla battaglia di Fleurus si prevenne una sorpresa mercè l'aiuto di un pallone. L'aerostato fu po i cli grande utilità durante quella memorabile giornata ('I) e lo stesso .Tourdan non esitò di proclamare l';mportanza dei servigi che ne a,,ea ottenuto.
« noscere le posizioni di un esercito od il corso di navi a cento ed « anche a centoventi chilometri di distanza (,I ). · _L'aerostatica militare ebbe vita nel ~794. Guyton di Morveau, il quale facea. parte con J\1ouge, Berthollet, Fourcroy ed alcuni altri dotti, d'una commissione che il Comitato di salute pubblica aveva insti tuita per applicare agl i interessi del lo stato le recenti scoperte della scienza, propose d'impiegare gli aerosta ti come mezzo d'osservazione negH eserciti. La proposta. venne accettata dal comitato di salute pubblica col la sola riserva di non impiegare acido solforico per la preparazione dell' idrogeno, inquantocbè in Francia in quel tempo, a causa delle gnerre esterne, lo zolfo era rarissimo e ricercatissimo per la fabb ri caz ione della polvere. Fu quindi applicata largamente l'esperienza che per la prima volta venne eseguita. dal Lavo isier su piccolissima scala, ossia di ricavare l'idrogeno mercè la decomposizione dell'acqua mediante il ferro riscaldato a rosso. Lo ste;;so Guyton cli Morveau propose alla commissione cl' incon1benzare iI giovane Conte] le, fisico espertissimo, di preparare l'idrogeno nel modo sopradetLo. Contelle fu istallato alle Tuilerie nella sala dei maresciall i, e là mun ito delle macchine occonenti, procedette alla prep[trazione dell'idrogeno necessario per innalzare. un aerostato di nove metri di diametro che servir dovea per una prima esperienza. Il ri sultato fu tal e che la commissione essendo soddi sfatta, diede ordine a Coutell.e di partire pel Belgio ed andare ad assoggettare al generale ;rourclan la proposta di appli care gli aerostati nel suo esercito. La pMposta venne accolta e Coutelle ritornò a Parigi per significare al com itato l'assenso del generale. La commissione decise allora di continuare le esperienze. Coutelle fece costruire un aerostato capace d'innalzare due persone; costrus5e egli stesso un più largo fo rnello (2) per la preparazione del gas, mercè il quale poté ottenerne in abbondanza. In seguito, alla presenza di Guyton, di iUouge e di Fourcroy ionalzossi a più riprese (I) Memoria di Giuseppe Mongolfier all'accademia delle scienze di Lione. . (2J. Nel .ror?el.lo si collocarono sette cannelli di rerro ruso, lunghi tre metri con trenta centimetri d1 diametro. Erano pieni cia sc uo o di 200 cbilog. di frammenti di rerro che si cacc1a\'ano dentro o. colpi di berta.
(1) Sul finire della battagli, il pallone di Coutclle innalz.ossi d ietro ordi ne di Jourdan: esso rimase per più ore in osscrvaiione, trasm ettendo incess antemente note sul risultato delle opero1.ioni del nemico. Durante la botta glia furono tira ti su di lui alcuni colpi di cara bina senza coglierlo.,
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AL CUN E PAROLE
S ULL'AEROSTATICA APPLICATA ALLA GUERRA
Dopo la battagl ia di Fleurus l'aerostaLo segui i movimenti del- . l'esercito, prese parte ad alcune ayyisaglie che segnalarono la cam. pagna del Belgio. f:outelle venne in seguito richiamato a Parigi per organizzare una :;econda compagnia d'aerostatieri, la quale, costituitasi il 3 germile dell'anno III, fu subilo diretta sull'esercito del Reno, ove le riconoscenze ehbero lo stesso buon risultato . Durante la. sospensione delle ostilità fondò, d'ordine del governo della repubblica, uno stabilimento conosciuto sotto il nome ScUtOla aerostatica diNeiidon in cui parecchi giovani ufficiali usciti dalla scuola militare venivano esercitati alle manovre aerostatiche. Le compagnie degli aerostatieri vennero ancora impiegate negl i anni seguenti. Furono singolarmente utili a Bonna, alla Certosa di Liegi, a Kiel, assedio di Coblenza, a Strasburgo e ad Andernacb, presso gli eserciti comandati dai generali Jourdan, Le Febvre, Pichegru, Moureau e Bernadotte. Bonaparte voleva. anch'esso imp iegare l'aerostatica i.o Egitto e seco condusse sotto il comando di Con tè la seconda compagnia d'aerostatieri. Ma essendosi gli Inglesi impadron iti del trasporto che conteneva la maggior parte degli apparecchi necessari all a produ.zione del gas, non poterono venire imp iegati. D'allora fino al 1839 gli aerostati non appaiono nelle riconoscen·ze militari. Eugène Godard pretende che mercè il suo aerostato non . solo potè segnalare il ritorno offensivo dell'avanguardia a Castigli one la vigilia della battagl iarl i Solferino, ma ancora potè rilevare il piano clel forte .N . 8 di Peschiera. Durante la guerra di secessione gli aerostaLi furono a più ri. prese ugualmente impiegati nelle ricogn izioni militari. Nell'anno ,18(l'I un areonauta mi litare, grazie ad una ascensione, rese eminenti servigi al generale Mac-Clellan. Il pallone partito dalle sponde del Potomac, ove trovavasi allora accampato l'ese1;cito federale, passò al di sopra di Washington. Arrivato ad-una certa altezza, l'aeronauta tagliò la corda che metteva il pallone in comunicazione col . suolo e fu portato direllamente al di sopra delle linee nemiche. Potè osservare a suo piaci mento le posizioni e i movimenti dell'esercito confederato. Egli operò la sua discesa nello stato di Maryland, e fece . tmmediatamente pervenire al generale in capo le osservazioni raccolte. Nella campagna del 11870-7·1 si fece grande uso di palloni non
tanto per le militari ricognizioni q1ianto per il senrizio postale. M. De Chen ral asserisce ( 1) che durante l'assedio di Parigi furono spediti cinqnantacinque palloni liberi per cura e per mezzo dell'amministrazionepostale. Furo.no impiegati parimenti gli aerostati captivi per osservazioni mi litari siccome alla piazza cli Saint-Pièrrea Montmartre al forte di Vanves, ad AuLeuil ecc., ma sempre con· poco soddisfacente risultato . Anche nella guerra contro il Paraguay i Brasiliani davanti a PasoPocu fecero delle ascensioni in pallon i prigionieri . Fin dall'anno 11879 era intenzione del governo inglese (2) cli attuare il servizio aereostatico in Africa nella guerra contro gli Zulù, e nell'Asia contro l' Afganistan; ma sembra che tale intenzione non siasi LracloLLa in fatto, inquantochè i globi che servir cloveano alle militari riconoscenze in quelle regioni, si trovano ancora presso l'arsenal e di Wolwich, 01'e i capitani Templcr, Lee, Elsclale ed· altri distinti ufficiali studiano indefessamente per migliorarli. 1
IV.
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Una ricoan izi one mi litare fatta in aerostato captivo dev'essere di breve durata, direi quasi istantanea. Scoperte le forze nemiche, il rimanere per lungo tempo in osservazione potrebbe esser fatale e per l'aeronauta e per l'aerostato, stante la potenza, la portai.a e la precisione delle armi attuali. E qui non sarà fuor di proposito ricordare il seguente esperimento fatto nel settembre 1880 dalla com missione inglese per l'aerostatica militare. Gonfiato uno degli aerostati di servizio adatlo per l'ascensione di una o due persone, lo si lasciò elevare prigioniero fino all'altezza di 250 metri: allà distanza di 2i>OO metri vi era una batteria armata con obici cli 7 pollici. Essendo ignota la distanza. ai cannonieri, il primo colpo andò a vuoto; corretta però l'elevazione in seguito a questo tiro, nel se/')
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(1) Les ballons pendant le siége de Paris.
(1) Naval and Milita·r y Ga:.telte (1° marzo 1879),
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ALCUNI': PAROLE
condo lo shrapnel scoppiò da,•a nti al pallone che rimase laceralo in mofLi punti e cadde rap idam ente . A togl iere la pr~enzadell'aeronauta nel pallone, ed a raggiungere lo stesso scopo, ossia a conoscere le posizioni occupate dal nemico coiwe1'r·ebbe a mio avviso adottare il seguente sistema, ·il quale qualche affinità con quello proposto dal professore Porro per il rilievo delle carle catastali ( 1) . Si raggiunge lo stesso intento mercè una ID(l.cchina fotografica. ottagonale, con otLo obbietti,,i globulari ciascuno dei quali abbia un angolo visuale cli 4.5 gradi . Detta macchina, che verrà stabi fmenLe e convenientemente allogata nella navi cella o cesta sottostante al pallone, dovrà essere costruita io modo da dare a tulle le lenti un'inclinazione qualsi asi i.:oll'orizzonte, e ciò per potere mai rnmpre ottenere rappresentala l'im magine di quello spazio o reaione che o s1. vuo l conoscere. Il meccanismo per riprodurre l'immagine deve differire da quello usualmente impiegato solo nell'applicare un congegno elettrico che apra e chiuda (2) a volontà l'obbiettivo per dare alla fotografìo. la durato. di posa necessaria a riprodurre ciò che si vuol conoscere. II piccolo meccanismo comunica per mezzo di un filo elettrico attaccalo alla fun e che trattiene il pallone. Arrivato l'aerosta to all'altezza voluta, si cerco. uo islanLe di riposo (se per avventura vi fosse dello. oscillazione nella navicella o cesta che sostiene la uiacchina), si fa agire le macchinetto. che apre e chi ude t'obbi ettivo e compiuta. l'operazione in non più di tre secondi, si può ritirare ii pallone e ripetere l'operazione se è necessario. Le otto immaoini ottenute rappresentano la superficie genel'ata dall'an(J'olo visual~ cli ogni obbiettivo . Per orientare le vedute 1·iprodolle b:sla marcare il meridiano magnetico o terrestre che passi o per una velia cli un 1~onte, o per un albero o in qualsiasi capo saldo visibile e che venga nprodouo dalla fotografia. Per cui ognuna d_elle otto lastre resla orientala in qualsiasi posizione che si fosse trovata la macchina allo
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(1) Il prorijssore Porro propose, pel rilievo delle carte catastali, l'impiego degli aerostaUi fornendo [·aeronauta, sito nella no.,·icella, òi una niacchioa fotogru6ca ad un soio·obbicttivo per rilevar~ ii terreno sottosta nte. (2) Per ottenere l'aporlura o I n chiusura dell'obbiettivo non richiedesi una corrente , troppo forte. Una pìia costituita da due coppie può raggiungere larsamente lo scopo.
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istante della impressione della immagine, e prendono la loro r ispetti va posizione in rapporto al meridiano marcato e conosciuto. Con sicurezza si vengono a conoscere le posizioni occupate dal nemi co; e la loro distanza dal punto di stazione di leggieri si rileva avendo soLL'occhi la carta topografica di quella contrada. Con tale sistema {•1) si raggiunge lo scopo accennato in un tempo relatirnmentc breve, si elimina la presenza dell'aeronauta nel pallone, e si ha ancora il vantaggio, di far:;i un cri Le rio esalto, mercè la fotografie, della natura delle accidentalità del Lerreno più di quello c_he le carte topografiche.possono fornire.
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La costruzione degl i aerostati in modo da renderli di facile trasporto sembra pggidi una questione quasi risoluta. Secondo l'Enginee?'ing, il signor Board di Bristol (2) « propone di « ~on costruì re più i palloni in un sol pezzo , ma di costruirti pi ullosto « in parecchi scompartimenti o spicchi i quali sarebbero facilmente 4 trasporta.bili anche gonfi e potrebbero venire riuniti rapidamente « per formare l'aerostato. Por rendern minimo il volume di questi « spicchi, e perciò più facile il loro trasporto·, egli propone di co« slruirli con materiale affatto impermeabile e di riempirli di gas idro« geno puro. La realizzazione cli questa proposta metterebbe a clispo« sizione delle armate in campagna, palloni trasportabili per parti, · (1) Con lo stesso sistema si possono rilP.vare dei punti trigo nometrici inaccessibili econoscere qualche o.ccampameuio o batteria visibile dall'aerostato, e ciò tutte le volto che non si ha o che la carta topografica 1100 iodica la posizione precisa del punto che si vuole determinare. Allora si fissano due stazio ni, come por rilevare un punto trigonometrico, le quali sono · gii estremi di una base conosciuta. Da queste due stazioni , con il sistema sopra indicato si rilevano le immagini che si vogliono ticonoscere, delle quali conoscendosi la distanza focale dello obbiettivo al piano di proiezione normale all'asse ottico, che ò la lastra dove si imprimono le Immagini, conoscendosi puro l'altezza do re venne presa l'immagine e la sua orieutozlone, si hanno tutti i dati per riso lvere i triangoli. Lo due !astro, nelle quali ò riprodotto il punto o I siti che sì vogliono conoscere, si fissano su di un tavolo e con .un piccolo sogno metro a semplice trasuardo piazzato alla dist3nz.a focale corrispondente al la staziono di rilievo dei due estremi ,della base, ~i tesgono i valori angolari, e risolvendo una sorio di triangoli si determinano io rispettive distanze dai due punti di staziono. Si noti che le duo lastre e la linea di base devono essere coordinate col meridiano. In succinto sarebbe di ridurre l'operazione in piccola scala e operare per la lettura degli angoli come se fosso sul vero. Lo operazioni ind ubitatamente non rioscono di grande precisione, ma sono sufficienti da poter servire a bisogno dell'arte della guerra. (2) Dalla Rit11da estera inserita nel Giornale d'artiglieria e genio ISSO, Parte 2"', puntata O".
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ALCUNE PAROLE
« le quali pot.rebbero mantenersi gonfie anch~ per parecchi mesi e
« passare per tutto dove può transitare una. leggera carretta, e~ « anche ali' occorrenza potrebbero essere trasportate ,t dorso d1 « uomo, quando si dovesse attraversa.re località dove non vi fossero « che semplici sentieri. . « Il sig. Board propone anche di sostituire agli spicchi ora detti « tanti cilindri di uguale capacità e di dia.metro abbastanza piccolo « perchè si possano trasportare dappertutto. . « Ciascuno di questi cilindri sarebbe poi diviso con diaframmr « impermeabili, in compartimenti s-imili ,~ qnelli nei quali son di« vise le navi d.t guerra per renderle i11sommergibili >). Per tal modo si avrebbe il vantaggio che il pallone potrebbe mantenersi sospeso nell'.-atmosfera anche quando qualcuno dei suoi compartimenti venisse à romper::;i, e quindi avventurarsi a far.ericoanizioni da poca altezza, sopra. zone occupate da truppe nemiche, se~za correr rischio di es$er messo fuori servizio dalla primi pallét che lo venga a colpire.
Un'altra difficoltà che presentano i palloni captivi è quella di mantenersi anche per breve durata ad una determinata. altezza nell'atmosfera quando essa è perturbata. I più piccoli perturbamenti atmosferici producono sull'aerostato delle violenti oscillazioni, delle . sensazioni fortissime e tali da obbligare gli uomini in ritenuta a raddoppiare i loro sforzi per non lasciarsi sfuggire le funi che ten· gono. prigioniero l'aerostato. . Però soventevo!Le in questalotta succede che l'aerostato si.rompe e cade pel contrasto delle correnti aeree. Altre fiate forti raffiche provenienti dalle regioni superiori lo ricacciano verso Lerra. Ciò per i palloni captivi . Pei palloni liberi, così detti perdnti, la que_stione è assai diffe1:e~te: Infatti il loroscopo non essendo più quello di .osservare le pos1z1onr del nemico, ma bensì di comm1icare fra la piazza assediata e la. . parte di terri torio ancora libero dall'azione diretta cM nemico,. alla necessità di poter sempre far salire e discendere l'aeros tato, s1 ag~ giunge quella di poterlo dirigere nell'atmosfera per trasportarlo da un punto ad un altro. Fin dall'epoca in cui si effettuarono le prime e$perienze cogli aerostati, alcu~1i dei più eletti ingegni , come
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Meunier, ~'.louge, Lalande, Guyton, Bertholon an:imettevano senza esitazione la soluzione del problema. Pu'rò. tutti i tentativi , tutte le esperienze che in seguito a tale riguardo s1 eITettuarono, rimasero senza sµccesso. Meuniers, Calais, Giacomo Degen, Panly, il barone Scott, Edmondo Genet, Dupuis, Delcourt, Lennox, Eubriot, Enrico Griffard e moltissimi altri che sul finire del secolo 18° e durante questo secolo progettarono e sperimentarono macchine per navigare a loro benepla• cito nell'atmosfera, furono sempre senza alcun felice risu!tamenlo. Non pochi scienziati che in questi ultimi tempi studiarono la questione sono arrivati alla conclusio·ne « che nello stato attuale delle « nostre cognizioni, e dei nostri rnezzi meccanici, coi soli motori « che soì1o oggidì a nostra disposizione è impossibile risolvere il « problema relativo alla direziolie degli aerostati». Nondimeno in questi ultimi anni, la perseveranza e le continue esperienze fatte ·specialmente in Inghilterra, hanno migliorato alquanto la navigaiione aerea con . palloni J iberi o perduti. Tutto quello che si era. ottenuto in passato consisteva nel potere ascendere o clis.cendere a volontà. · L'aerostato abbandonato a se stesso sali va sino a qnell'altezza nella qùale lp strato d'aria ambiente era di densità uguale alla sua. Il pallone veni va allora trascinato dalle correnti aeree, percorrendo linee sinuose con velocità uguale a qu.ella della corrente che Io spingeva. Se il cammino avveniva a non troppa distanza dal suolo (non maggiore di 1500 metri) e se l'aerostato non era coperto dalle nubi, da quell'altetza l'aeronauta poteva scorgere il · corso dei fìu1ni, le città, i campi, ecc. Munito nella sua navicelladi mappe geografiche egli effettuava la sua caduta allorquando trova.vasi approssimativamente al disopra del punto obbiettivo. È però facile inferire che il più delle volte le correnti trasportavano l'aerostato in direzione opposta a quella da percorrersi e parimenti non era raro il caso che la caduta avvenisse nel territorio occupato dal nemico. E di vero, i palloni conosciuti sotto il nome La Ville d'Orleans, - La Poste de Paris, - Le Général Daimiesnil, che cogli aeronauti Rolier, Turbiaux e Robin s'innalzarono a Parigi il ~H novembre ,1870, il 118 e 2-i, gennaio ·18711 per servizio postale, anzichè operare la loro discesa nel terri torio francese, a causa dei 1
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ANNO XXVI, VQ[.., IV,
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perturbamenti che in quei giorni domi navano lesupremnegìoni atmosferiche, andarono a cadei:e a Cristiania il primo, in Olanda e nel· Belgio gli altri clue. Pari menti i palloni .Va1iban, Daguerre, Niepce, che cogli aeronauti Guillaume, .fubert e Pagano s'innalzarono durante l'assedio cli ·r arigi, an elarono a cadere lungo le linee prussiane a Yerdun, a Ferriéres e a Chà.lon-sur-;\Jarne. . In questi ultimi ::i.noi il capi tano Templer, membro della commissibne per l'aerostatica mili tare in Inghilterra, utilizzando, nelle molte ascens ioni che esso fece, le divel'se correnti che spirano a differenti altezze, ha ottenuto risullati alquanto soddisfacenti . Generalmente soprn una stessa verticale s'incontrano due o più correnti aeree che si muovono in direzioni diverse, le quali si possono convenientemente utilizzare ogni qualvolta tendono a condurre laddove si vuole operare la discesa. Si tratta quindi di conoscere la direzione delle correnti che si trovano lungo la linea d'ascensione. Il procedimento pl'aLico usato dal Templer per riconoscere la direzione dell e varie conenti che regnano a diverse a!Lezze nena atmosfera è quello di servi,·si cli piccoli globi esploratori di circa 6 metri di capaciLà, cbe si possono lanciare al di sopra e al di sollo del globo principale. Di guisa che l'areonaula può sperare di trovare una corrente favo revole al suo cammi no , e così arrivare al punto eui ·tende mantenendosi all'altezza ove il vento ha precisamente la di rezione che si vuol segu ire. t que5to un nuovo passo nell'impiego degli aerostati; ma ognun vede eh.e fin ora esso non costituisce. che un eventualità precaria. Quindi nelle condizioni attuali l' impiego dei palloni liberi non può rendere in guerra qliei grancli servizi che da essi si potrebbero ottenere se il prob lema relativo alla loro direzione fosse risoluto. Egli è certo che se si potessero dirigere a piacimento gli aerostati oltre alle comunicazioni fra città assediata e territorio non ancora occupato dal nemico , potrebbero servir benancbe per rifornire di viveri 1luoghi bloccali, come pure per gettare lungo le li nee nemiche prnietti e materie incendiarie.
posero all a loro applicazione per iscopo militare. Nelle guerre pas-sale il gas veniva preparato laddove si doveva effettuare l'ascen.s ione. Non potendosi trovare sul luogo lo macchine ed elementi necessari per la sua produzione, era indi spensabile che tutLo ciò ve · nisse trasportato al seguito dell'esercito. Inoltre siccome il gas si .doven. preparare in larga quan Lità per potere solleciLa.mente gonfiare gli ael'ostati, cosi le macchine corl'ispondenti non polernno essere di p iccole dimem,ioui e consegnentemenle legge·re. Perciò un materiale imbarazzante e di difficile trasporlo. · In questi ultimi anni in Tnghilterra si è l'isolto il problema di on·ial'e alla difficoltiL di trasporto delle macchine occorrenti pel' la l)reparnzione del gas. E di Yero, il forno a slorte che serve per eletto scopo, del peso complessiYo cli circa 3300 chilogrammi, è divisibile in parti che non superano i 15'.2 chilogramm i. Due uomin i bastano per caricarlo ( 1). La. composizione del forno richiede pochissimo tempo e con esso si fabhrica il gas-icll'ogeno puro necessario per un pallone in un tempo corrispondente a. 12 ·ore. In Inghi lterra parimente l'ingegnere Griffard è r iuscito non solo a preparare l'idrogeno .puro in proporzioni enormi, ma ancora a conservarlo per un periodo cli Lempo abbastanza Iungo in un tessuto impel'roea.bile. Ques t'ultimo vantaggio però é più apparente che reale. E di 'Vero, ind ipendenlemenle dal fatto cbe il tessuto per quanto imper· .meabile esso sia, Mn sarà mai così perfeLLo da impedire il fenomeno dell'endosmosi, fenomeno che si mani festerà con maggiore intensità quanto maggiore sarà il tempo che il gas trovasi nel tes·suto conservato, astrazi one della dec:rescenza della fo rza ascensionale del gas dovuta all'accennalo fenomeno, se l'averlo conservato può essere giovevo le per dispi egare in breve tempo un pallone ed effettuare sollecitament-e un ·ascensione, le precauzioni che costantemente si devono osservare per evitare ogni poss ibile accidente o i mezzi speciali di trasporto che si richieggono, son tali che consi,glia.no a rinunciare all' indicato vantaggio . · Inoltre, non potendosi prevedere la quantità di gas che si deve preparare e conservare per tulle le ascensioni che effetluar si deb-
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La non troppa facilità di procurarsi il gaz necessario pel dispietamen lo degli aero·stati, fu sempre uno dei forti ostacoli che si op-
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(I) Poi trasporto d i questo romo cccor,oao tre carri del treno.
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bono durante una campagna, non si potrà certamente eliminarel'inconveniente di portare appo gli eserciti le macchine e gli elementi necessari per la sua fabbricazione, richiesti in ogni caso che il" gas conservato venisse consumato. A togliere quindi tutti gli inconvenienti menzionati, sarebbe a mio avviso utile che i palloni captivi, ossia quelli destinali alle riconoscenze.sul campo di battaglia, venissero gonfiati con aria calda .nell'islesso modo come fecero i fratelli Mongolfìer. Si sa che i cosi detti palloni ad aria calda si elevano precisamente in virtù della differenza di densità fra Varia calda che li riempie e l'aria alla temperatura ordina1;ia che li circonda, differenza che può _andare sino a metà se si scalda l'aria a 1100 gradi. Delle disposizioni ingegnosesi potrebbero prendere nella costruzione dell'aerostato per evitare con l'aria calda ogni incendio, come pure si potrebbefacilmenteprovvedere alla conservazione dell'aria alla stessa temperatura durante l'ascensione. In tal modo oltre all'avere tutti i vantaggi che si ottengono col gas-idrogeno, si ovvierebbe all'inconveniente di trasportare le macchine per la. preparazione del gas, come pure si risparmierebbe non poco tempo pel gonfiamento degli aerostati. Infatti it pallone che s'innalzò a Parigi l'undici settembre 11783 si riempì d'aria calda in 9 minuti e potè innalzare un peso d_i 12/JO libbre. II pallone coriosciuto sotto il nome di Ai,qle, della capacità di ,J,i. mila metri cubi, uno dei più grandi finora conosciuti che s'innalzò a Parigi nell'anno 1864:, · richiese pel suo gonfiamento meno di un'ora. Quando si pensa che pei palloni a gas idrogeno bisogna prima preparare il gas e poi riempirli, operazioni che richieggono un tempo abbastanza lungo , quando invece si rifleLte che pei palloni ad aria calda queste operazioni òltre al ridursi ad nna soltanto richieggono un tempo relativamente insignificante, egli è certo che questo secondo sistema nei palloni captivi è da preferirsi . Coi palloni liberi dovendosi invece percorrer-e spazi soventi volte non indifferenti e conseguentemente obbligati a rimanere per non poco tempo nelle regioni atmosferiche, è necessario che siano riem. piti cli una sostanza la cui leggerezza sia natui.ale. Infatti nei palloni ad aria calda, se l'aria che li riempie vien meno alla sua alta temperatura per esauri1ùento di mezzi che in tale stato la 1
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mantengono, egli è certo che il pallone è obbligato a discendere. Coi palloni a gas invece, sono meno possibili accidenti, come sarebbe lo scoppio del pallone, essendo la discesa subordinata alla volontà dell'aeronauta. I prtlloni li beri si gonfiano tanto coll'idrogeno puro quanto col'J'iclrogeno carbonato che serve per l'illuminazione. Sebbene questo secondo gas sia più denso del primo e quindi di minor forza ascensionale, pur tuttavia a mio avviso è quello che a,l presente meglio conviene, sia pel suo minor costo, sia perchè è molto facile ritrovarlo nelle cii.Là assediate ove questi pDlloni liberi si elevano. Essendovi lin gazometro si può guidare il gas da questo all'aerostato mediante un condouo cli tela gommata.
V.
Dietro queste brevi considerazioni chiaramente s'inferisc$ come gli aerostati capti vi adoperati nel modo p1:eccdentemente indicato possono rendere, sul campo di battaglia, grandi servigi, eliminando quasi tutti gli inconvenienti che in passato presentavano al loro impiego. Inoltre la recente e ingegnosa scoperta del telefono ha arrecato un altro vantaggio '. Per mezzo di esso l'areonauta potrà éon maggior sicurezza comunicare cogli uomini in ritenuta, e così · ovviare alla corrispondenza c!ie in passato facevasi coi segnali, la quale soventi volle per l'altezza piuttosto forte alla quale trovavasi l'aerostato ,era causa di equivoci e conseguentemente di seri inconvenienti. · Pei palloni liberi, visti che i mezzi meccanìci di cui disponiamo . -sono attualmente impotenti ll condurci alla soluzione del problema relativo alla loro direzione, converrà che ogni nazione per spingere più innanzi la navigazione aerea continui con perseveranza ed in- · teressamento lo studio -già iniziato dal Templet· sulle oorrenti, per ricercare se a certe altezze ne esistono talune con direzione costante. 1
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ALC UNE PAROLE
È ammesso da lulti gli scienziati che in alcuni punti del nostro,
globo devono esistere correnti con direzioni invariabili. Lo stesso FrankÌin ammeltevachenella regione in feriore dell'atmosfera regna una correnle l'redda con direzione da nord a sud , ed una seco nda che, nella ref{ione superiore, dall'equatore si dir ige alle due estremi là della terra . Continuan~o quindi su larga scala le esperienze aerostati che, fami gliarizzandosi, dirò . cosi, il soggiorno atmosferi co, non sarà: forse improbabile trovare a certe allezze correnti la cui direzione · sia sempre co:;lanle, o almeno .si manlenga tale in epoche dell'ao~o determinate. Se ciò si verificasse, l'aerea navigazione otten ebbe per tutte le sue appl icazioni, specialmen te per quella di .carallere militare, un immenso vantaggio, inquantochè provata la loro esistenza e riconc,sc iuta la loro direzione, haslerebbe portare e man.tenere l'aerostato nella zon a della corrente per vederlo trnspo rtato nel luogo in precedenza stabi lito. Se ·poi le ri cerche suaccennate portassero a ritrovare un numero multiplo di tal i correnti egli è certo che il problema dell a direzione si troverebbe risoluto assai più scrnplicemenle che co.lln meccani ca, la quale è nncora lontaru dal compiere qnesto fatto . Tutti questi vnntaggi che si preparano nl futuro progresso dell'aerostatica dovrebbero spronare anche noi ad adoLLare un equipaggio aerosU.tLico che ~ervir possa in tempo di guerra all e rico noscenze o per .quegli altri scopi che nel premute lavoro si sono sommariamente enumerati (•I). TI nostro paese più di ogni altro per le acciclent.a.lità. nalurnli che presenta., per la fitla co ltivazione che nelle cttmpagne si riscont ra, privando o almeno limitando il campo di,
(1) Fin ·clai primordi ùell: anno 1870 I' am min, strnzio ne della guerra inglese adottò un equipaggio aerostatico per servirsene nelle guerro future alle riconoscenze militari. Quest'equipaggio si compone attualmen te dei sottonotati aerostati tutti costruiti all'arsenale di Wolwich, o,•o risieèe la commissione per l'aerostatica militare. Saladin , del volume di S:,O metri cubi. ralisman , 580 » Sai·a,..in, H5 » Vedei.te, » 390 » Pilate, » liO l i l'ilate serve unic.imeote pel servizio di trasporto del gas agli altri palloni.
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SULT),\EROS TATICA AP PL ICA TA ALLA GUf.RRA
vista, trarl'e pot.rebbe nell e guerre futu re non comuni vantaggi dall'impiego degli aerostati . Si dovrebbero quindi creare ·delle compagnie d'aerostatieri, le quali autonome in Lempo di pace, verrebbero in tempo di guerra aggregale ai supremi comandi dell'esercìLo pel' esse1;c a. disposizione di questi ogni qualvolta sia necessario operare riconoscenze. i. i.
E TTORE B ELTHAì\II
Tenente aint. magg. 10° artigl.
A PROPOSITO DEI QUADRI DE:LLA MILIZIA
A PROPOSITO DEI QUADRI DELLA MÌLIZiA
davvero, e perché le fatiche, le malattie, il fuoco mi eteranno pure entro a questa così detta suonda linea come nell'altra. Dunque, se vorremo potere adoperare presto t1itte le nostre forze mobili, dovremo aver·pronti quadri per cinque corpi d'armata, dieci divisioni, di milizia mobile, di soprappiù, interamente di soprappiù a quelli dei dieci corpi, venti divisioni , di prima linea. Più di tremilacinquecento ufficiali, non contando i medici b i coni.abili. - Dove abbiamo noi fu ori del servizio auivo un tale nuIl).ero di -ufficio li dei vari gradi buon i e validi? E come potremo . averii? Per la milizia tenitorio.le si, ne avremo quanti ne vorremo, ollimi, adatt.alissimi, dagli ausiliarii prima di tutto e poi dalla piccola schiera dei dimi ssionarii e dai giub ilati . )la la milizia mobile vuole, non ci stanchiamo di 1:ipelerlo, ufficiali adatti a marciare alla lesta di uomini nel pieno vigore degli anni e delle forze . Una metà degli ufficiali subal terni (2/ . degli ufficiali di compagnia 11200 a 11300) potrit esserci somministrala ·dagli ex·sottufficiali, buono elemento senza dubbio. Pel rimanente d'ogni ordine non -sappiamo veder meglio che quadri stabili in serv izio attivo. Lo spedienle più sempli ce, più ovvio, sarebbe che tali quadri fossero coslil11iti col~t dove devono fo rmarsi le compagnie, i bauaglioni. cioè aggregali ai distrelli . Si adoprerebbero per gl i offici dell,t leva, per· la istruzione delle reclute e dogli uomini di 2• e 3a categoria, da cui verrebbero ad essere eso,1.erati i reggimenti, per quella dei gioraneLLi innami leva, come oggi si vuole, a sopraregliare al tiro a segno; sarebbero al loro posto ad ogni ·chiamata di classi della mi lizia. Vi si potrebbero forse destinare a preferenza ufficiali ammogliali, pel vantaggio della sede stabile; gli altri dovrebbero ess.er mutali ogni tanto (ogni due anni , ogni anno). Questo s,webhe fors e il modo meno costoso. Un altro potrebbe essere quesLo. Estendere la. chiamata annuale alle armi a circa 100,000 uomini della classe cui tocca la leva; formare co i meno adaLLi alla guerra mi lizie presidiali inquadrate nei quad ri destinate alla milizia mobile, ed impiegarle nei servizi di presidio e sicurezza pubblica, a sollievo dell'esercito auivo . All'atto della mol)ilitazione, quadri di terza linea (della milizia territoriale) proOssali darebbero la mula a quelli che dalla milizia presidiale passerebbero allri mobile. Ne vantaggierebbe mol to tanto l'esercito )
Scrivendo non ha guari ali'/talia llfilitare a proposito della milizia mobile, io diceva: « II cardine della intera questione sta nei << quadri e tocca. pure il solito supremo argomen to della 11ec1mia » (e non della peiuiria, come mi fece dire l'Italia Jllilitare). In sostanza si tratta di costituire i quadri della milizia mobile di uffi ciali così proffttame1He alti a guerra come lo sono i mi li ti e di bon là corrispondel)le a Ila bon là di questi, quali non possono essere i riposati nè i dimissionari in generale, e nemmeno ,.,li ausiliarii o ' secondo lo sp irito della legge, tranne qualche rara eccezione, quali a dir breve non si possono avere, qui in Italia a questi giorni, che dal seruizio attivo e dalla eleLLa dei complementari, data propor· zione. Ciò risuHa evidente da quan to è stato eletto e scritto in quesli giorni in argomento. Intanto che la suprema autorità militare prepara quelle pronidenze che le p,u-ranno migliori, è lecito a noi discorrerne: a cose fatte poi, ognuno ·che debba avervi parte s'adoprerà con tutto l'impegno , com'è rel igione nel nostro esercito, affinch è ciò che sarà divisalo sia recalo ad effetto nel miglior modo possibile. Cosi inten- . demmo sempre la polemica. nella nostra stampa militare. La milizia mobile ci rappresenta dieci divisioni, cinque. corpi di armala. I suoi quadri non p·ossono es:;ere più magri di quelli delle corrispondenti unità .cli prima linea, perché insomma per condurre in campo compagnie di 200 a 250 uomini, sieno di 211 a 29 anni 0 di 29 a 33, cinque ufficial i, compreso il capitano , non sono troppi
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A PROPOSITO
di prima linea quanto il servizio territoriale (di presidio e sicu-· rezza) in pace e in guerra. Anche in questo caso converrebbe mulnre ogni tanto gli ufficiali della milizia presidiale con altri delle truppe atti ve. Sarebbe un ter,zo modo, più vantaggioso per l'esercito attivo e più acconcio a. mantenere in perfetta attitudi ne al seev i1.io di guerra i quadri destinat.i alla mi lizia mobile. Ch iamare alle armi ogni anno, come ho detto teslè, ·100,000 uomini , aumentare di un batlaglione ogni reggimento di fanter ia, di due ogni reggimento di bersagl ieri , formare quaranLa bai.tagl ioni di fan tel'ia di presidio nei principali distretti, oppure mettere due quadri di compagn ia a disposizione di ciascun comando cli reggimen to di fanter ia, che potrebbe adoperarli per la leva, per l' istnli.'. ione delle reclute, dégli allievi istruttori, degli uomini di '2" e 3· categori a, ecc . All'aÙo della mob ili tazione i quarti ba l;tagl_ioni dei rr.ggimenti di fanteria, e i quarti e q(tint.i battagl ioni dei reggimenti di bersagl ieri verserebbero i loro uomini negli altri battaglioni, i battaglioni presidiali si trasfonnerebbero in milizia territoria le, come ho detto di sopra, e i quadri di Luttè quell,e truppe servirebbero per !a milizia mobile. hr· l'artigli eria e pel genio quest'ultimo modo so llanto . I comandi .di reggimènlo potrebbero essere somm inistrati da certi dati comandi di distretto, ovvero nel terzo caso, dai reggimenti di prima linea, e n.el secondo esser costituiti pernianenlemen te nella milizia presidiale. I comandanti di brigata, di divisione e di corpo d'armata si tranebbE1ro dai colonnelli più anziani dei reggimenti cli prima linea, dai comandanti superiori dei distretti, dai com itati, ecc. t manifesta la necessità d'un aumento abbastama considerevole delle due anni di cavalieri.a ed artiglieria campale, che scarse ora per un esei·ci to di dieci corpi d'armata, tanto più lo sarebbèro per uno di quindici corpi. Converrebbe formare almeno cinque nuovi reggi menti di Cll,va ll_eria e due nuovi reggimenti d'artigli eria campale. Ma consillerando la dirticolli,1, grahdissi1m di costi,tnire in breve tempo quei buoni quadri per la milizia mob ile cogli elementi ch0 ora ab biamo e con 'quelli che ci po tranno som1J1inislrare entro pochi anni l'esercito e il paese, siamo condotti a pensare se per avventura non sarebbe partito rnigli0re e più confacente ai prevedibili. nostri bisogni di guerra, cambiare aJcun poco il nostro militare .ordina-
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DEI QUADRI DELLA MILIZIA
mento nel senso di un maggior sviluppo delle forze di prim_a li~ea; per esempio: aumentare di due corpi_ ~·a~m:tta_l' ese1_·c1 to ~'. prnna linea, aumentare da 200 a 250 uom1n1 l effetL1vo _cli. guet r.a _clelle compagnie, assegnare all'esereito di prima linea d1ec1 classi dt. l:''.a invece di otto, comprendencfovi le clue più giovani della ll1111Zla mobile asseo-nare alla terriLoriale le altre due classi della ora eletta, 'acl~p:i·are gli ufficiaii del le due categorie ansi liarie e cli r iserva pei quadri cleÌlà milizia territoriale, c~istinguencl~ forse · questa in due partite, presidiale (le quattro o .crnqlte classi meno · anziane) e provinciale (le allre). Avremo cosi_tra_non molto un eserci to di circa. 4-00,000 uomini mo bilitabile cli pn mo momento, spalleggiato da un buon fondo di comp l_emento! e ~olremmo , costituire prontamente i presidii clelle costiere, dell.e iortezze, del!~ città , delle fenovie, secbnclo i bisogni eventuali, con truppe dt ' uomini dai 30 ai 35 anni, assai bene inquadrate per potere rispon- · . dere alle esigenze cli quei servizi locai i. ·comu11que però sia, qnesle Lre necessi t1t ernerg?no ya_les!: au.~ · mento di quadri, aurneillo di cavalleria, aumento cli art1gher1a.
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C.
C6RS1. ·
DE L P RO GRESSO LET TE RAR IO NELL' ESERCITO IT ALIA:--10 ECC .
VARIETÀ
DEL PROGRESSO LETTERARIO NELL'ESERCITO ITALIANO DAL 1860 AL 1876 ('!) .
. L~ fli'Vista, Militare Itahana dell'ottobre 1864 nella ,ma Rassegna b:bho~t·afica lamentava la scarsezza dello pubblicazioni mili tari presso d1 no,, dandone colpa non tanto alla deficienza d'ingegni. quanto alla man~anza di coraggio nel prodursi, ed anche colpa del poco favore che 111co11travano tali pubblicazioni. Ciò la Rioista stessa diceva nol4'imprende_re a padare di' un libro del maggiore di artiglieria Giu~ep?e ~ ov1; ed ossa non aveva torto, che a quel tempo i libri militari 1talran1, scarseggiavano in modo desolante. ~ ell'anno 4860 erano venute alla luce soltanto cinque opere, eioò: Z..u1i>ox1 F1u:-.c1::sco . - Manuale di stmtegfo e di stori<t militare 1noderna . Firenze, 1860; Rovrc: m CESARI~, capitano. - Storia della 3· divisione dell'esercito sa1·do nella guerra del 1859. Torino, 1860. )iA111i.1, maggioro alla scuola militare di fan teria - 1Yo 17 leiioni s-1_,i _prim~ eleme_~ti . del tiro delle armi da fuoco poriati li, a pareti liscte e -rigate. lor1110, 1860, tip. Cassone. r. AnttANÒ 11RANcesco. - Siilla fr ontiera nattirale lle/l' Italiia 1·i-volta alla Francia. Torino, ·1860, ti p. Cassone;
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SACHERO cav. CELESTINO. - Corso d:i fortificazione permanente· d'atta.cw e difesa delle piazze (01·ti. Torino, 1860 ; lavoro di profonda erudizione e degno di venir scelto a testo pella scuola com plementare d'artiglieria o genio. Non ho tenuto conto del Trattato elementa1·e di fortifìca:1.ione campale ad uso della fante1"ia, del capii.ano di sta to maggiore Giovanni Corvetto, perchè esso non è che una ristaro pa della prima edizione pubblicata sullo scorcio del 1859, quando il Corvetto si trovava addetto per l'i nsegnamonto alla scuola militare di fa nteria in Ivrea. , Fin d'allora la Rivista Milùare lodando quella pubblicazione, si augurava che molti_ufficiali dell'esercito non tardassero a comparire nella palestra letlernria militare; che il ministero aiutasse, incoragginsse e ricompensasse an che gli scrittori militari, specialmente quelli che non potevano arrischiarsi senza ,valido appoggio ad affrontare, più che la critica degl i intelligenti, il gran cfo,pendio che imporla la slumpa di opere scientifiche. Del CorvC'tto sono ancora il Jllanuale pe1· le op&ràzioni secondariP, della g·ue·1'·1'a, pubblicato nella « l1.iccola bi))lioteca dell 'esercito »: la Narrazione 1ni lita1·e della campagna nell'Umbria e nelle Marche, lodata dal sig. Lecomte nella « Hevue .Militaire Suisse» e il Nuovo fMilerigato adottato pe'I' la nostra fante1'ia, librettino del quale in rncuo di un mese si esaurirono due edizioni. Tanta scai-sità di libri militari trova però una giustificazione. L'anno 1859 fu un iu tiero anno di battaglie, di en tusiasm i, di glorie e non ri mase ad alcuno nè modo, nè tempo di scri,·ere libri. Nel 11860 gli an imi erano a!!cor più sopraffatti dalla titanica impresa di Garibaldi nell'I talia meridiona le. Tutti gli sguardi, tutte le menti, le preoccupazioni, lo ansie erano per i glorÌO$Ì fa tti che ad ogni dì si compievano . Poi sorrnnne Ja guerra dello Marche e del- l'Umbria; ind i l'annessione al Piemonte del Napoletano e della Sicilia, o lìnalmentc la proclamazione del regno d'Italia. Como mai potevano pen$are a scrivere libri coloro che prendevano parte alti va allo s,olgimcnto di così grandi avrenimenti?
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(l). La direzione ~ella Rivista militare lascia in tera la responsabilità all'egregio scrittore s.,a por h menzion e ,Jci libri, articoli od opuscoli, sio prr giudizio in merito ai ruedes1m1, p_ur osservando cho in lavoro di tal fatt-:i. erano inevitabili parecchie am missioni e dime_n ucan~e. Unico scopo ò quello di mostrare il movimento letterario italiano nel ..suo pri mo periodo dal 1800 al !876.
Venne il 1861. La maggior parte dell'esercito andò alla repressione del brigantaggio ed il rimanente si pose in quiete nello rispetti,·e guarnigioni. Avrebbesi dovuto perciò aspellare qualche pubblicazione seria, ma gli auimi si mostrarono tuttora preoccupati della trasfo rmazione che subiva l'Italia, la qua le, gettate alfi ne le catene, si presentava forte e sicura cl i sè al consesso delle nazioni. Noi corso do! ,J 861 non si pubblicarono che pochissimi libri , e cioè : 1
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S ,UNT-ROBET\T conte PAOLO. Teore,na snlla sim,ititudine delle tra;ieitorie de,5cr1:tt~ daii proiett-i nei mezzi resistenti - Appbicaz·ioni al tiro delle armi da fuoco, Nuovo cimento » dei mesi di m.aggio e giugno di quell'anno. . F.ucu1-MA11SIDA Luw1, -La legislaz'ione militcire del regno a: Itabia. BAROFFJO. - A1'imentazi,oné del soldato, memoria scri tta in unione . al dottor Quagliotti . Poco dopo, compariv::i il libro del tenente-colonnello Linati col titol~: ~ioz!owi ele~entçiri di a.rte e storia militare ad 'UM deg li iiffic1,ali dtt fanteria, libro che corrispondeva al fine che l'autore · si era proposto, quello cioè di allettare i giovani ufficiali a studi serii, profondi e degni di loro. · · · ~a R·i~i,st~ . pr~ndeva . la pal la .al balzo e ritornava alla carica . per eccitare 1 m1htar1 a scrivere cd 11 governo a proteggere i primi che scendessero nella Iizza. Il governo per :mo co1~to fondava nell'anno 11862. parecchie bibl iot_eche mi litari, istituiva scuole specia li di presidio per ali utliciali, aun:entav~ i fon.di ~lestin~ti al la R:iu·istci 1nititare e proteg;eva la fondazione d1 nuovi gwrnal1. La Rivista poi , esponeva la idea di fo rmare u~ C~mitato. scienti(i~o composto di mil itari fra i più eminenti per dottrma . rn o~rn ramo eh scienza militare, e la idea fo, al suo primo annunz.10, accolta ·con entusiasmo. Tale comitato avrebbe dovuto esaminare·qualunque opera gli venisse sottoposta, proporre temi di scienza e di tecnologia da trattarsi per pubblico concorso, tenere conferenze ecc. · « Q~est? . è 1:nnic~ mezzo, s~riveva la Riv'i.sta, di dar la spint; àgli ·· studi mihtari e d1 sollevare rn pochi anni la letteratura militare italiana a .quel r~n~o che I~ compete e ciò senza f~r caìcolo dei grandi vantaggi matenal1 che s1 potrebbero ottenere ». (<
Ma la .éostituziolle del comitato scientifico non ebbe effetto; però mentre s1 adottavano talune delle proposte misure e si viveva fra timori e speranze, incominciarono a comparire con alcuni scritti taluni nomi nuovi nella palestra letteraria _ed a rnanifestal'Si alcune indivi,. dua lità che poi acquistarono bella fama in diversi rami di letteratura militare. Gli ufficiali si diedero a studiar volentieri l'Introduzione allo studtio deWarte rivUitare del capitano di stato m;:iggiore AGOSTINO R1ccr. Veramente il Ricci aveva compilato il suo libro fin dall'inverno del 1853-M, ma non lo faceva di pubblica ragione che nel dicembre · ,1862, cedendolo alla (e Piccola biblioteca dell'esercito" e cJedicandolo ·
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~d 3° reggimento fanteria, al qnalc egl i aveva appa rtenuto col grado .:Cti I11ogotenente. . I lettori della Ri.·iJista incominciarono a conoscere una n~ova scienza e cioè l'A.1·cheolog'icb rn,.i~itan, per . mezzo di un dotto artigliere, il capitano A NGJ~LO ANGELUccr, il quale pnbblicava: Delle cwtiglier·ie da fuoco italiane del secolo xiv e spe,ei.alnwnte citi nna spingarda e dti, diie bombarde es·istent-i, nel R. Museo d'artiglie?'ia (e Ri vista Militare» -dicembre 1186 11. Le O!rtig lforie cla fnoco 'Ìt~biane ~ le atti.nenze loro n&i secoh xm e Xi\' C!l'Onologicamente 9•eg'isfirnlie, (( Rivista giugno ,t 862. • P,,oLo 'MIOTTI colle sue Confessioni d'i un disertore preludeva a qnel gcuern di letteratura semplice e di sentimentp ad uso ' dei sol{hti, che doveva poi esser reso così si mpati'co ed a_ttraente dal De Amicis. Ad onta di ciò il ·186:t non fu più fecondo del 186,t, ed ecco il bJ·ne r.lenco dei libri di quell'anno. ANACLETO RE. Noz·ioni di tri.gonomet1·ia . ))JE'l' RO MATERASSI. r1'Vveivimienti politici militari dal settembre al novembre 1860 compùtt'i tra Capua, Sa,nt' Angelo, S. Iorio . ecc. _Napoli, ,1862. ALREHTO FEBÙEno LA MAnMOHA, l,uogotenente generale. - Le vicende di Ca1·lo di Simia-na marchese di· I:iuorno, poi dli Pianezzn tra il 1672· e il 1706 . lavoro ricavato da corrispondenze diplomatiche e private e . da man~scritti di quei tempi . Torino, 1862 . L'autore stesso lo faceva s1~guir'e, in sul principio del ,1863 , clall'.:dtro libro col titolo: Noliizie suUa vita. e snUe gesta nii_litari cJ;i Carlo Einil·io San Jlla.r'tino .d:i Pa1·ella, ossia cronaca · militare aneclottica delle guerre di Piemonte dal •1672 al 1706 . Anche l'illustre generale e senatore 11iANFREDO FANTI mandava alle -stampe le sue Osse,n;azioni dirette al senato del, regno sul l),i[,a,.ncio 1HLSs·illio rlcllci giierra pel ·1863. - Queste osservuzioni causarono l'inaspettata comparsa cli un intere$santissimo opuscolo di sole 76 pagine col titolo:. I.a f'anteria italiana nell'ordinamènto del .1861 e 'in quello del 1863. - Stiidio cornparati·vo di wn ex-fant<Lccino , opuscolo che fu il segnale d'una polemica che occupò per pareQchio trm1po l'Italia e l'e5tero e del quale in due giorni fu esauri ta la prima edizione. La stampa, i militari, i cittadini cli ogni classe non facevano che discutere sulle due ultime menzionate ptÌhhlicazioni. Si voleva che sotto il p!;endonimo cli un ex- fantaccino si nascondesse il nome del generale Petitti. L'eco di siffatta discu,sione giungeva fìno nei più umili paesi -dell'Italia meridionale, là dove una grossa parte dell'esercito, lontana >),
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da tutto ciò che è vita, società, movimento, sacrificavasi combattendocontro numerose e grosse bande di briganti, Il colonnello GALLETTI, in ·.m ritaglio di tempo, tirava giù, in fretta, alcune riflessi,mi sul l'opuscolo dell'ex- fantaccino e le spediva all'Itabia Mil-itare, Esse riguardavano le formazioni centrali. a quattro compao-nie' che {)resentavano l'inconveniente che nessun capitano comandava h la propria compagnia, L'ex-fantaccino fu pronto a rispondere nel N, 3 dell'Italia Militare e rincalzò i suoi argomenti coll'altro opuscoletto di 2.8 pagine Rif'cwmeremo la nostra /'cin ter'ia? AppencZ,ice alt' op1tscolo la Fanterili italiana nell'orchnamento del i861 e~l in quello del 1862, Il Fanti non poteva restare sotto le impressioni gravissime prodotte dai due scrit.ti dell'ex-fantaccino, Ritornava perciò , a sostegno delle sue idee, in lizza coll'.opuscolo Come riordinare la fanteria, oss'ia appendice alle osservazioni mU'ese-rcito i talicvno cli.rette al Sencito del 1·egno dal generale Man,freclo l"anti,, nel quale campeggiano due c~ncetti dis.tinti e cioè: ,1° Quale dovrebbe essere il processo a tenersi. per riordinare la fa nteria onde ritornarla dall'ordinamento 185:2.-6:2.. a quello del 186•1, ampliate però fino a 72 reggimenti , al c1ual numero dovrebbero essere ridotti gli 80 attuali. :2.0 I risultati che si otl:errebbero da, questa trasformazione, Allora lo psendonimo. si manifestava coll'altro opuscolo L'ordinamento dell'e,e,rcito itat,iano esposto · col bilancio per il 1863, Esarne delle osse;rnaz·ion'i, <f,i, 8, E, il generale .Fanti, per A, PETITTr, I nog, generale e deputato. · L'interesse di queste pubblicaiioni giunse a tal punto che perfino, il maresciallo Randon, ministro della guerra in Francia, incaricava un distinto ufficia le superiore deJJo stato maggiore francese di estendergl i un rapporto intorno a quanto era segnito. 1
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I l maggiore d'artiglieria GI US EPPE Novr arricchiva di dur nuovi lavori la sc;irsa messe di libri militari italiani, pubblicando: •1° Il teatro della giierra dal 15 settembi·e al 15 iw·oembre 186p, 2° Confronto del materiale dei ponte d'i, ·vari sfatem.i d'Europa con qiwllo p1·oposto da G'iuseppe Noti, E clappoichè ho parlato di questo bravo soldato, riescirà gradito il sapere, che allorquando appena qualche sparsa pubblicazione compariva sulle artiglierie rigate e sugli inneschi fulminanti, il Novi pubblicava due lunghe memorie sul proposito, acciocchè fossero accettate le armi rigate a cassula; e nel Poliorama 1852- 53 scriveva che it
,. .I.
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D4 L '1860 AL '1876 129 fuci le a retrocarica ad ago accenditore sarebbe stata l'arma di tutti gli eserc1 t1. Cercò ancora di determinare la nomenclatura. delle nuove armi, fu tra i primi a scrivere suHe polveri fulmi nanti , sulle torpedini, sui vantaggi dei cannoni d'acciaio, sul fondere ferraccio di s,~condo getto e su moltissimi altri particolari di cose di guerra, che ben mostrano come egli abbia sempre progredito nel cammino della tecnologia mil itare. , Lungamente aspettato cotnparve il Dizionario -milita;re compi lato da GREGORIO CAnDONE, colonnello d'artiglieria e direttoi·e della bil5Jioteca militare di Torino. Esso comprende l'ampia materia già trattata nel Dfaìonario militare del Grass i e in quello d'artiglieria dei capitani Carbone ed Amò, accresciuto d'ogni nuova voce dell'uso militare moderno contenute nei regolamenti mi litari e in altri simili, scritti, e dei vocaboli delle arti e mestieri affini alla milizia . La forma del . dizionario non è l'ordinaria; i vocaboli sono divisi in artico li a seconda del loro uso e significato o per meglio dire il dizionario è un as$ieme di tanti dizionaretti per mat~ria.
Dal 1863 al 1865 aumentarono gli scrittori e. la massa dei libri. Sulla topografia dettarono: Trno:NE, professore nella regia militare accademia. - Corso di disegno Hneci1·e, Torino, ,1863. BELLENTANL - Manuale &i topografia, facente parte della « Piccola biblioteca dell'esercito, serie 3a ». AcMETTl FnANCEsco. - Sunto .delle lez,ioni &i topografia militare per norma delle scuole tecniche, d:i1;·isionali e reggimentali., i865, che faceva seguire nel . 1867 dai suoi: Elementi di topografia 1n-i,litare. . . ALAS I A GUGLIELMO. ~ Leziowi tecnico-vratiche snlle levate topog1-cifi,che militari, compilate per uso delle scnoìe tecniche e reggimentali, Torino, 186'5, con l'altro lavoro: Soluzione di alcuwi quesiti sulle sccile di proporzione pei· le carte topografiche. Distinti per buoni lavori di questo genere si rivelarono il colonnello in ritiro comm. LUIGI DE n:u:rroLOillEIS e il capitano BIAGIO DE BENEDtcrrs, Il primo, già autore delle Noti.zie tovo[Jra;fiche e stat,ist'i,che sngbi Stati sardi pubblicate nel 4859 e collaboratore indefesso nella grande opera l,e Alvi che c:imgono l'Italia conS'iderate 1nilita1·mente · da,i, ten1;pi più re-moti fino a·i g'io1·n;i nos&1·i, dava al la luce la Idrografia del regno d'Italia, Torino, 18M, pregevolissimo lavoro e.ostatogli più cli 30 anni di studi. 1
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DEL PROGRE.SS0 LETTERARIO .NELL'ESE.RCITO ITALIANO
Il De Benedictis pubblicava il Nuo·vo Metodo facilissimo per calcolare la spinta dei terrapieni, TorinO e Firenze, 1865. Il capitano ì\'.Iarselli, facendo l'analisi di questo libro nella e< R·ivù;ta Mi litare an. XI, voi. 1, pag, 13,i » lodava l'autCtre, benemerito della scienza per svariati la vori quali le Memorie snl la t.coria depa stadia, sullo stereoscopio, sull'uso multiplo e sopratutto per l'importante scoperta di un nuovo .lst:rumento per mi.stirare /,e distanze inaccessibili. Chiudeva quella. $Ua rassegna col dire che« quando a tanta copia di sapere scientifi co si uniscono virtù civili e mil itari come quelle che ornano il Deneclictis si può affermare che individualità cosiffatta onori non solo il suo corp~, ma l'eserèito e il paese n. Sulla mi lizia in genere scrissero : · Il capitano SABA . - Memorie deU'ufTic,iale d·i, fanteria dell'esercito itaJia,n o. Biella, 11865. Luogot. generale P1NELU F.ennrnANi:>o. - Qiiestioni mititai·i snll'organizzazione dell' es1wcito, Bologna, 1863, tip. Monti , scritte con quel brio e retto !lindizir, .che fan çonoscere a primo tratto l'autore della Storia 1nilit;1·e del .Piemonte i,n conlinuazi.01?,e di q·uella del Saluzzo, cioè dalla pace di Aquì-sgrana fino ai dì nostri (·1850) e che egli aveva pubblicato a Torino fin dal 18M, essendo in allora maggiore in ritiro. 0:A~AzZI, capitano n~llo stato maggiore delle piazze. - Prontuario . alfabetico e Guida teorico-1Jratica ai comandi militari di circondario, Asti, 186H, tip . Pagliari. GrnaoNE, lnogot. generale. - Relazione al Jlfinistro rlella.giierra in-_ torno gl'i, awment,i, e le diminuz'ioni ve1"ificcitesi nel personale degli ufficiali dell' eserc·i,to italiano, dall' annessione delle va,,rie provincie al 3,f dicembre 1864, Torino, 4865, tip. Fodratt.i. Sulla cavallena scrissero_: Della cavalle-r ia del Begno d'llalia, dedicala a S. A. R. il principe Umberto dal magg. genera le CACCIA conte MAss1mLIAKO, . veterano dell'esercì to. ~fa,miore generale ANGELINI. - il[an·uale teorico-pratico di equita"r)c) . zione militare, Torino, ·1865, tip. Cassone. ANoon KovAcs. - lstnizione per la c(l;JJalle;ria, Torino, 1865. Scrissero sulle armi e sull'artigìieria: ANGELO ANGELUCCI. - J.L tiro a segno in Italia dal secolo x.11 al xv1. Cenni storici con documenti inediti. Torino, ,1863. - Il /.VJ·o a segno in Italia dalla siLa origine fino ai nostri giorni, Cenni storici con do- . -cumenti inediti) Torino, ·1865, - Di. uno. schioppe.~to1' di fer1·0 fatto a 1
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t umaca es·istente nella rocca di Gwi..stalla l'anno .J478, Lettera a Giuseppe Novi, maggiore d'artiglieria, Tori rio, 1863, tip. Cassone. - Di itn frammento di fa,lconetto dti, Vico signori di ilfi1·a.ndola g°ettato iiel 1500, Torino, 186(]. , t.ip , Cassone. - Degli stiletlti o fusetti con tacche · e nmne-ri. Lettera al chiarissimo cav. Gio . Battista di Sardagua . - Notizie sugli organ•i italiani, Torino, ·1865, tip. Cassone. - (;li schiop·· pettieri ,rnilanesi nel secolo xv, Milano, 18615. CAo l\'.11cHELE, - Cen1ii siil tiro del fucile della fante-r,ia d:i, lùiea, Palermo,· 18M. • BALLATORE CAnLO, luogot. nel 5° fanteria.- Teoria del tù·o a segno. Trnttato elementare sull'uso del fuci le come arma da fuoco e cli punta, Milano, ·I 865, tip. Faini. G10YANNE'l'Tl, maggiore d'artiglieria. - Della costrnzione delle batter'ie, Torino, ·1864-, tip . Vercelli.no. Ar,n1Nr. - Sulle carabine caricantefi'i, daUa wlatta, Londra, '1865. Scrissero sulle operazioni di guerra: PrnnAN'l'ONI Lu1ci1 Fn.1rro, uno dei volontari Napoletani in Venezia nella campagna del 184-8. - Pr-incip·i di stratb(J'ia, Chieti, 1863, nel qual libro l'autore dopo aver diviso l'arte della guerra in strategia, tattica, piccola guerra e fortificazione imprende · a dire della prima ed .ammettendo in essa termini e ipotesi finisce con teoremi ed aforismi , CoRSI CARI.o. - Della lattica elementare della fanteria in Aust1·ia (·1 856- 186~), ;Torino, ·1863, tip . France, pregevolissimo lavoro di studi analitici e comparativi sulla tattica elementare ausLriaca.' RAoAELLI, colonnello.:__ L'assedio di Venezia nel 1848-49, Salerno, •1865. ì.\-bNABUEA FEDERICO, luogot. generale. - Il genio nella cam,pagna -d'Ancona e della bassa Itcilia nel 1860-61; al quale può fare oppor·t:nno riscontro la relazione sulle: Operazion·i clell'artiglieri·a negli -assedi cl:i Gaeta e di Messina negli anni 1860-61 coi;i. appendice e carta di Gaeta e dintorni, Torino, 186il-, editore Loescher, del generale d'artiglieria V.u,FRÉ. Sull'amministrazione mi litare usciva il pregiato li bro del marchese CIBO-OTTONE, capo divisione' al Ministero della guerra - Dell'ammi.nistrazio·ne 1nibita1re, Torino, 4863, tip. Cassone. BoURELLY scriveva sul Brigantaggio nelle zone di Jlielfì e d:i Lacedonia dal 1860 al 1865, ALESSANDno BIANCO 01 SArnr-lomoz, maggiore di stato maggiore, trattava l'istesso argomento in un interessante libro che procurò molte noie all'autore, contenendo documenti dimostranti la connivenza del 1
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aoverno pontificio nel kigantaggio . Del Saint-Iorioz è pure un libro ~ubblicato a Torino nel ,18M col titolo : Le stor·ie del la c.a.serma , ovvero cinquecento aneddoti militari tratti dalle migliori istorie delle guerre dei tempi moderni. Il cav. Luwr Bonom p1.1 bblicava : Sul presente e sull'av·ven·ilre del1.'a.rmata nwoale italiana e il capitano DE BrANCHJ dava la relazione sui suoi Yiaggi in M·menia, Kurd:i-stan e Laz•ritan, descriziowi statistica, politica, civile, militare, Milano, 1863, _tip . Boniotti. Nel 1865 i'a letteratura militare perdeva in CESARE CAv1, capitano d'artiglieria, un distinto cultore. Egli aveva dovuto ritirarsi dal servizio per imperiose esigenze di famiglia e per suo ultimo lavoro pubblicava IJ.el la Riv-i.sta •m:i,/,i,tare, an. X, voi. •I , pag. ,17fi.. Alcune notizie di bibliografia rnilitare. Ecco <qualche cenno sullo stato del giornalismo mi litare di quell'epoca: Il Cavi, benchè collaboratore della Rill) ista Jlfi,l,itare, non aveva potuto astenersi dal lo scrivere, che quel periodico mensile non era ancora all'altezza delle riviste militari straniere. Dal canto suo la Ri'VÌStci non poteva non lasciar correre questo severo giudizio, ma contempQraneamente si lamentava della mancanza di ~onco~so per part~ degli ufficiali « quel co·ncorso che molte volte abbiamo invocato e d1 cui oaodono le riviste militari straniere che ora ci primeggiano >> e diceva che con rrue\lo « la Ri,vista l}I·ibitare Italiana cesserà di essere seconda a qualsiasi altro periodico mil_itare, poichè nell'esercito italiano v'hanno, forse più che iu ogni altro, ufficiali coltissimi >>. Lo stesso Cavi però non si meravigliava che poche e modeste fo ssero tra di noi le pubblicazioni mili tari, riflettendo alle varie cause che contribuirono ad infl'enare la penna, cau;:;e identicamente manifestantesi tra i militari di altre nazioni, provando lo lo Spectateiw Jllilitai1·e del ,1863 che cnrcava cli giustificare i suoi collaboratori de.Ila taccia di poca attività e la Re'liue M:i,li.taire Suisse del :t 864 che faceva appello all'ufficial itù federale perchè si destasse dal suo lette; rario e scentifico letargo. Esaminava quindi il Giornale d'Artiglieria, giornale ché vide la luce in Torino nel 186,1 per cura del com_itat0, di quest'arma e che era da poco succeduto all' Anrnia1·io d'artiglieria 1860-61 . Ne diceva tutto i\ bene, senza però tacere alcuni difetti. . Il 'G-iornale del Geni,o 1lfi/:itare nel quale collaborava il SACHERO che vi aveva pubblicato il bellissimo studio Sulla stabilità delle ar1nature dei, tetti, veniva dal Cavi ricordato con predilezione. Faceva 1
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voti perchè in esso si raccogliessero le migliori memorie e non si dimenticasse la Relazione del genio nella campagna d: Ancona e della bassa Italia, meritevole di figurare in cruella raccolta più assai dello scritto Sull'assed-i.o di Duppel nella campagna d'ini·e1'.no 1864 del capitano RosSETTI. Diceva .che l'Italia 1lfil·ita1·e, giornale nato nel ,1862 sotto i migliori auspicii, fu nei primi due anni scritto con un gusto poco comune, gusto che perdette del suo primitivo sapore allorchè vennero introdotti L'<mnuario. la Rassegna dell'Italia Militare. Pensava ancora che la Rassegna ilfonsile, ad onta del b~on volere di coloro che la. fondarono, era dammeno di quanto si poteva sperare, che essa pur viveva assai di riproduzioni e difettava di lavori originali. Notava con compiacenza gli articoli che l'Italia Militare aveva pubbl icati o andava pubblicando, quali i Ricordi d'Afr'ica o No tizie dtlla Tunisia del brioso scrittore AGOSTINO H.rccr, la vi va polemica sosteDuta col giornale La Stampa intorno ali' amministrazione del la guerra ed alle finanze del regno, le interessanti notizie raccolte sulla guerra d'America, i resoconti dei giganteschi sforzi che aveva fotto l'America stessa a riguardo delle grosse artiglierie ccc. Ricordava pure l'Esercito Illust1'ato, il quale dal- ,1° gennaio 4865 si era trasformato nel giornale l'Esercito ; La Gazzetta Jl!lilitare Italiana; L' A.lm.anacco militare ·illitStrato, tutti però meno importanti dcli' Itcilia Mibitare e eh~. se avevano comuni con essa i pregi, contavano ciò nulla meno maggiori difetti. Il Cavi non faceva cenno della Ri'Vista 11-ilitare che si era pubblicata a Napoli per cura di Giuseppe Novi e dell'altro giornale La Guerra, preceduto alla Rilvista nel settembre del 1860. L'anno ~ 865 finiva o per tutta Italia giravano ancora lè dispense numerosissime dell'opera I fasti militar'i della guerra dell'indipendenza d'Italia del 1848 al 1862 del maggiore nel 4-fi. 0 fanteria MARTINO CELLAI, della quale, fino dall'anno 1863, se n'era incominciata la pubblicazione con lusso tipografico e molte carte. Il generale N_rno D1x10 si com piaceva rnoìto di studi storici; amava anche che i suoi ufficiali vi si applicassero. Stando egli nel 1865 al comando della divisione cli Alessandria, apriva un concorso letterario al quale chiamava gli ufficiali della guarnigione, dando temi da svolgere e promettendo lodi e pubblicazione a chi ne riportasse il premio. Il capitano ELIA CATANZARITI scriveva sul tema Gli scrittori italiani, che 'dettarono sulle fo1·tifì,;azioni dall'origine ai teinpi presenti.
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La commisione esaminatrice giudicò questo lavoro « come opera utilissima e che chiarisce l'autore .dot~o in questo ramo delle scienze militari ; tutto che si riveli for:;e troppo riverente al Yauban e poco ai predecessori italiani, da cui il Yauban, auinse senza citarli i>. Veniva questo pubblicato nella R'Ì!Vista 1ll'il-itare an. XI, voi. II. pag. 2i9 e seguenti. Il 1866 fu anno di guerra, epperciò pochi furono gli studi militari pubblicati. Non vide la lu·ce adunque alcun li bro, all'infaori di talunememorie, tra lè quali, buonissima, quella del capitano Tiro T.rn,1.ccu1: Profilo del giornalismo miltitare au.s/Jl'iaco. Il Tabacchi, che promeueva di diventare un valido campione della letteratura militare, non ebbe che il tempo di scrivere ancora, La d:i'Oisione Medici nel Trentino; nari-azione storico-mil·ita1·e, Firenze, ,1867, tip. Botta. e prematuratamente moriva, compianto dall'esercito intero. Dopo gli avvenimenti del ,1866 e 67 gli appelli della stampa, le discussioni di gravi qnestioni d'alto interes$e mil itare, il sentito bi-. sogno di studiare seriamente e profondamente, parve che scnotessero dal letargo gli scrittori mi litari e mentre i provetti moltiplicavano le loro opere con opere nuove, i nuovi si venivan man mano manifestando. con alcuni scritti e maturando con rei tirate e non inutili prove. Nelle colonne dei giornali avi'damente si leggevano nel 1867 i primi bozzelli militari di EDMONDO De Amc1s, allora sottotenente cti fanteria. La patetica istoria di Carmela aveva 1;ommosso gli animi delle donne italiane; le marcie di giorno, di notto, l'Ordinanza ed altri racconti avevano riscosso gli applausi per la verità delle tinte, per l'abbondanza dei particolari, per la dipintura fedele dei costumi e delle usanz~ militari e forse più per esser un tal libro scri tto con eleganza di eloquio e mirabile purezza di lingua. L' Angelucci, . del quale ho giù ricordato alcunr lavo,ri, pubblicava le: No tizie di a1·1Jisti e di mi l'itari dell' Umbr ia, Perugia 1868. - Rico1·di e documenti di uomini e di t1·or;ati itali-ani per servire alla storia italiana, Torino, 1868: - Dowmenti'ineditiper la storia délle m·m,i da fuoco italiane, Torino, ,1869, raCCJlta quesla di una quan tità di documenti scoperti negli archivi del regno, annotati, illustrati e spiegati con una pazienza ed una erudizione veramente rara. E l'erudizione di questo· ~rtigliere non si fermò qui ma diede ancora successivamente: - I cannoni veneti di Fornagosta, l' Anne·1'ia dell'arsenale ed il Museo civico di Venezia, pubblicato nell'Archivio 'lìeneto, ·tom. VIII, p. 1•. - Notizi~ con docwmenti inediti sul till·o a
135 segno a Jlfantova, Torino, 1874- . - Le selC'i romboidali, ·i pugnali delle ina1·iere, la spada e la scm·e d' arme di b1·onzo dell'armeria di Torino. - Le palafitte del Lago di Varese e le armi di pietra nel Mi,seo Nazionale d'artiglier·ia, Torino, 187 1. - Ricerche p1·eistoriche e sto1•iche nella Capitanata, Torino, ~ 87z. - G-lossa1'io delle -roci 1nilita1'i che si -t'iscontrano neU'in·oentariO deglci, a1·redi e delle cwmi di S·inibaldo Fieschi del MDXXXII, Genova, ~ 876'. - Agli errori cl~/. Vocabola1·io della Crusw (qwinta impressione, lett. B), notati dal prof. Alfonso Cerqii,etti - append'ice di A. ANGELucc1. NICOLA }lAt\SELL1, già favorevolmente conosciuto per molti e buoni seri tti, diventava ·colla bora tore assiduo della Rivista 1filitare, e dell'Italia ill'ilila1·e e pubblira\'a i'n questi giornali i segueot-i importanti lavori : Il problemci nvibitan dell'·indipenden:rn nazionale: - Un dtialogo sull<i strategia. - Il gen,eral !omini,: discorso pronunciato il 6 di aprile 18fi0 nella scnola su periore di guerra. · CARLO Con:;1 11011 lascia va passar giorno, senza dare un suo artic.olo ocl una rassegna bibliografica all'ltal-ia Mil-itcwe . Un lavoro di un certo' valore veniva n·cl ,J869 posto alla luce dal tenente ALESSANDBO BALLAtoiTI col titolo: Della filosofia deliri guerra, Firenze, 11869, tip. Cassone. Il grandioso ·temo, a giudizio cli competenti per,;0110, venne lodevolmente trattato ed è perciò, questo del Dal lan Li , un lavoro di pregio, ma al Cùrto non privo di mende che egl i a,•rebbe potuto faci lmente evitare. Il R.ovram CEsAnR pubblicava In sna Storia dell'cirte tnilita1·e, ~fodena, ·I 870, coprendo il posto di prnfcssorc d'arte e storia mili Lare alla scuola di fa nteria e rii cavalleria; cd onorava la memoria del generale RibotLi , con una dissertazione hiograCTrn , che stam patn dapprima nella Ricista ,JJililare, veniva poi pubblicata nel. ,1866 a Tori no e Firenze, coi ti pi Cassone e com p. Il Saggio di corografia statist;ica e storica delle 'Valli di Lanzo per Lum i CLA.VAl\INo, tenente colonnello cli fa nteria e membro del Comizio agrario ùi Torino, Torino, •I 868, tip. della G-az:;etta del popolo, è una opera condotta con lena e con ammirabile diligenza e che avrà sempre un buon posto tra i lavori statistici italiani .. La pia;;;za d'armi dell'esercito it<ilia110, l'istrn:ione e il1·ecl1,tamento 1nilitare eu:na nuo 1)(1, guardia nazionale, Verona, ·I 867, è iI lungo titolo d'un opuscolo che il luogot.eneute nel () 0 granatieri, GrnoLuro OuVATI ,scrisse nell'intendimento di giovar,1 al l'esercito, estendendo il più possibile l'educazione militare. La giwrdia naz-ionàle pubblicato nella Ri1Yista Militare ~el ~ 868 DA L
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fece conoscere nel luogotenente Lonov1co C1sorT1 la stoffa di scrittore e di giornalista, e diventava po<lo appresso Direttore dell' Ttalia Militare e collaboratore del Jharesbe,richte, annuario militare che fino dal 1875 viene pubblicando in Germania il colonnello LonELL. Dopo i successi d'attualità della commedia militare, Il caporale d,i settimana di PAULO FAMDl\1 che ne era l'autore, si dimetteva dal grado di capitano del genio, senza pertanto dimenticare l'esercito ed a voce quale deputato e con gli scritti egli sempre dimostrò e()'uale amore alla divisa del soldato . ç) Sono suoi lavori: Volontari ereg.olari, nella N1t0vr1, Antologia, ,1868. I 'liolo~ita;ri, della rivolu:zi.one e quelli della contro rivoluzi,one ( 179:2), pubblicato nella Rwista Ai'ilita1·e, gi uguo 1869. Volontari inglesi, nella Ri1;ista suddetta del gennaio 1870. Nel 1871 al Parlamento sosteneva la causa dei ber:;aglieri e pronunciava un brioso discorsg che venne poi pubblicato col titolo La questione dei be,rsagbieri, Milano, 187 1, ed it. Brigola. Nel ·187·1 a Firenze coi tipi Le Monnier pubblicava Le nostre frontiere maritl'i11ne e la Spezia, opuscolo col qua!e tendeva a dimostrare l'importanza della Spe'zia come piazza marittima e terrestre· e la prevalenza delle dighe su ogni altra specie di sbarramenti per la chiusura dei porti, golfi e rade', non chè c1uale del le tre dighe proposte per lo sbarra men Lo del golfo della Spezia fosse a preferirsi . Nel 1873, a Venezia, compari va ancora un suo importante lavoro La va-rte della marineria nella difesa degli Stati e nel ,t 874 a Firenze pubblicava .Il duello e la r.ifornia del codice penale.
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mggi e ri:nionte m,iiitari, B?logna, ·I 873 . tip. Fava . Questione ippi,ca ot·vero niwvo lJiano d'ippocoltur.a nazionale più spediente e pilÙ eco- . nom1ico, Torino, ,t874, tipografia Speirani. La questione ippica rispetto all'ese1·cito, 1875. . Sull'importante argomento del la coltura degli equini dettavano pure : FnANCEsco PAPA, segretario generale della società nazionale veterinaria, profes:;ore di medicina veterinaria ecc. ecc. col Manuale per l'alle-vmnento del cauallo, Torino, 1867, tip. Cassone. • CAVIGLIA. CARLO, veterinario in primo nei lancieri Vittorio Emanuele. - Sulla ?)'l'Oditizione equina de/lei capitan1ita, nella Riv'ista Milita;re del marzo ,J869. · 1
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Str~nuo sostenitore della ippocoltura in Italia fu il veterinario del reggin~ento cavalleggeri Saluzzo DANIELE BERTACCHI, il qual.e dal 1867 al ·1875 pubblicava: L'mvvenire del cavallo italiano, ovvero progetto generale di ippocoltura in Italia con proposta di uno stabilimento ippico nel Friuli, Torino, 11867, tip. Cassone. Provosta di1innuovo modello di sella a bwnde mobili e senza coperta per iLSo della ca'Oalle-ria, con ;rarie modificazioni nella bardatura e nell'insellamento, •1869. Un ricordo del campo di Pordenone, Pordenone, 1860, tip. Gatti, che comprende la soluzione di •18 quesiti proposti dal veterinario capo il.i veterinari dei reggimenti di cavalleria stanziati a quel campo d'istruzione. S1~l proposito del Gov&rno d,i sopprimere i depositi stalloni ; considerazioni, Ud;ine, 1870, lavoro pieno di svariate considerazioni, le quali influirono non poco nella soluzione di alcuni quesiti sul miglioramento delle nostre razze equine. Modifìcaz·ioni nel ser·vizio fo1
Nella Ri'IJi.sta incominciava nppunto a pubblicare i suoi stud i il colonnello di fanteria Prnrno VALLE e questi sono : Studio intonio alla canipagna del 1866 in Ge1·mania, maggio ·1869 . Dopo le grandi manovre. Considemz•ioni, gennaio ·1870. La tatt-ica stiidiata cog_bi esempi e ooi confronti desunti dalle campagne del 1866, luglio 1870. Coi tipi del Cappel li di Modena nel 1870 stampava La yeogr.afìa ·esposta co1npendiosMnente e dedicata alla gioventù dell'esercito italiano, compi lata sulle tracce del Lanllée, corredata di un'utile appendice cli nolizie geogralìé-0-stati8tiche intorno alle strade ferrate, agli scali mari ttimi ed alle linee telegrafiche d'Europa. . Coi tipi del Perino di Palermo nel 187:2 mandava fuori l'opuscolo Sulle overazioni ,rnìlita:ri che etbero l1iogo nei giorni 23 o ~4 giugno. del 1866 in Ttalìa: sttul:io ' analitico, ed a Firènze, tipografia militare, il Mamiale per l'uffi1Yiale di fanteria e dli cavalforia, ,J875. Nel 1870 il generale NuNZIANTE Duu nr ì\'lIGNANO aveva sollevato una grossa · questione in occasione delle economie che si volevano introdotte nell'esercito. Egli pubblicava coi tip i Civdli in Firenze l'Opuscòlo Economia senza r·iduzione. - Rif'o1,nw an111nini.stratiroe deU' e.sercito itabia no. Su quest'argomento il maggiore d'artiglieria FnANCEsco BAVA faceva agli. ufficiali- di presidio in Bologna una conferenza, pubblicata poi col titolo L'a1n11VÌ!nisbrazione milit(l;re e l'opuscolo del luogote.:. nente genercile dtica di Mignano . - Economia senza riduzione, alla quale PAOLO Bov1, luogotente colonnello a riposo, rispondeva con un altroì opuscolo dal titolo : Bi.sposta alla lettum fatta dal maggior Ba1Ja agli ufficiali della guwmigione di Bologna il giorno 24 aprile
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1870 sul/:opuscolo del generale Nunzfanle diica c];i, 1lfignano, Bo- . logna, 1870. Ricordo qui che il maggior Bava anva già dato le Considerazioni siiU' ordi.naniento 1wiltita1·e del regno pubblicate nella Bw ista rrvilitare clell'apnle ,186\) e cbe perciò era competentissimo nella materia. · Fra un gran nu mero di opuscoletti, memorie, considerazioni, ecc. compariva, nel 1869, a Torino nn libro il quale venne accol to con grande favore nell'esercito. Esso ha per titolo : Il soldato ìta liano
'Ìstrutto n&i, fasti nt<ibitar'i dellci stia patria dcii.le epoche più 1·emote fìno ai nost1·i giorn{ - Dizion1w·i.o storico biogrnfìco-topografico 1ni htlire d'Italia, compilato sulla scorta delle piiì, accrecltitate op/!Jre antiche" e moderne, Torino, ·1869, di Pio B0s1, lnogorenMte di fanteria. La $lampa italian'1 , unanime, ne- faceYa elogi.
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La campagna del ·1866 diede occasione alle seguen ti opere: ~elcizione sui p1'01Jvecltimen(;i dell'amministrazione della giwrra dal 1° gennciio al ,JO ago,~to 1866, firmata dal luogotenente generale D1 P1,TTINENG0 .già ministro della guerra , documento importami:;simo per la storia contemporanea e nel quale si trova: ,1° Uno sguardo retrospetti vo sulle forze clell'esc1·ctfo e sul bi lancio ann uale dal 186 1 al 1866. ~0 L'opera di riclnzioue e di economia compiuta da l 1° gennaio al' 20 11prile ,t 866. · 3° Lo sviluppo e la mobilizzazione della for1.a operante sotto l'imminenza della gnerra. ' . Relaz'ione sommarici sull'andcimento del serviz'io delle si1.ssistenze mihtari presso l'esercito mobibi.zzato dii1·ante la cwnpa.gna di giierra del 1866 pubblicata per cura del maggior g~nerale ETTORE BERTO LÉ· VIALE, intendente generale dell'eserci!o nella campagna del i 866. . L'esercito i,taliwno e la campagna del 1866 , memoria di un exufficiale dell'esercito italiano Eo·oAnoo Auain. Inoltre sono a notarsi : La proposta citi iin artiglùJrici speciale da /'cl!nter-ia, Firenze, 1869, tip. Cas,one, di OaAz10 DoauoTTr, maggiore d'artiglieria . Le Ri forme per l'esercito ita.liano, Firenze, ·1867, cli Aca1 LLE ANGELINr, aintaute di cam po di S. iYL il Re d'Halin . Il R'iorclinrJJmento dell'ese.r<Yito itciliano., Torino, : 1870, ti p. Falletti, del lnogotenente generale PAOLO GnIFFIN I. . Dell'imp'iego dell'cwt·iglieria in guerra, TO!'ino: ·1870, di EMILIO PnATEsr, capit~no alla scuola d'applicazione delle armi d'artiglieria. e genìo. Il capitano G10. BATTISTA RoGNETTA pubblicò ì Ce.nni siill'im,piego
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139 dell' artig leria campale.unita1nente alle altre anni in seg·nito all' ado.zione delle cwm·i, a M11·0 rapiclo, ,1870, Torino, Unione tipografica. ANTONIO GANOOLFI, capitano di stato maggiore è autore dell'opuscolo La tatt;i,cà, e la st1·ategia, sotto Fedeh ,co II e Napoleone I, lettura fatta all'ufficialità del presidio cli Bologna e pubblicato nella collezione di Lettiire militari che si stampava dal Vorrhera in Fi• . o renze nel 1810. E questa una succosa e brillante sintesi dello stato e del progresso dei due rami di scienza lattic.a e st.rategica dall' epoca di Federico a qnella di Na poieone. Più tardi e cioè nel ·1876 lo stesso· Gandolfi pubbl icava L'obbligo generale al servfaio militare nella sua appl:icazicme e ne' s1t0i 1•isitltat·i, presso le potenze europee. Un libro cli naturn più igienica 'clic tecnica, legislativa o civile e nel quale la critica della legge sul reclutaiuen-to non è svolta bastantemente è La scelta del soldato, cons,ideraziowi e proposte sulla coscrizione militan in Italia, Pisa, ·1870,. tip. Nistri, di EUGENIO FRANCH1Nr, medico mi li tare. Il Franchini è · quel medico che nel 187,j. con un opuscolo dal titolo La carne dei cavallo per l'g,limentazione clel soldato proponeva al Ministero che non· si vendessero più i cavalli di riforma, ma uccisili, se ne avesse a distribuire la carne ai soldati stessi, ma ciò at.tiravagli gli sdegni cli tntti i nostri cavalieri. Teodoro Pateras, editore di Napoli , nell'intendimento di divulgare e facilitare gli 1 studi militari , aveva iniziato la pubblicazione della Biblioteca 11vilitare dedicandola· all'eserc.ito italiano ed intitolandola a S. M. Vittorio Emanuele II . In.questa andava pubblicando i Disco1·sr sulla soienza111,i/,i tare del napolitano illust.re BuNCII, i l 'r·incipii di strategia dell'arciduca Carlo, La g1uw1·a d' Am&l'ica di Lecom te e Rousselen, non che lavori originali dei migliori scrittori dal nostro ·esercito, ma quella . pubblicazione non attecchì. DA L
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La guerra del 1870--7 1 tra la Fr.:incia e la Prussia che apportava la caduta dei Napoleonidi e quella delle vecchie teoriche dell'arte e della scienza mili tare, fece sì che gli ufficiali in genere si applicassero con più fervore agli studii e ne uscissero frutti migliori e vieppiù promettenti per l'avvenire. Se dapprima si leggev.:iuo esclusiva ment.e libri fran cesi, dopo il ·I 87·1 nou si vollero studiare che opere tedesche perchè ritenevansi più perfetto, più approfondite, più sapienti. Però pochi conoscendone la lingua, era naturale che sorges~ero traduttori e questi non mancarono. Iu(atti si contarono: 1
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prussiane in Boeni-ia nel 1866. - I combattimenti presso Slcalitz e· Schweinschitdel , Milano, ·187i, tip . Bcrnardoni. Ordinanze sulla educazione delle tmppe pel servizio di ca1npagna e pei· le grandi manovre approvale per l'esercito prussiano con re;;critto reale del 17 giugno ·1870, Milano, 1873 .
Il CARLO Cons1, colonnello di stato maggiore, il maggior generale CARLO SAcàEuo e il tenente dei bersaglieri C111AFFHEDO HucuEs ch e si assunsero il còmpito di far conoscere agli Italiani i lavori letterari militari della Germania. 'Del p'.·imo non si banno che ra~segne bibliografiche pubblica te per la maggior parte nella Ri'lìi~ta Militare, nella Cronaca estera e nell'Italia Jllilitm·e. Ebbe contempora neamente l'alta direzione della traduzione _della G~e1-ra. !ranco-Germanica del 1870.c71, . co mpilata dalla sezione stonco-m1 litare del grande stato maggiore prussiano. . De~. Sa_chcro ~b_biamo la bella traduzione dell'opera La guerra dPgli assedii d1 Maum,o Brunner, capitano nel o-enio austriaco Torino
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Il luogotenente
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GATTA in~rece traduceva dall'inglese la Geo- -
grafia fisica del mare e sua nieteorologia del celebratissimo M. F. Maury, Torino, 1872, editore Loescher, e il tenente d'artiglieria AN-
TONIO G10Prr voltava dal russo il libro di Christian di Sarrauw col t\t-010: L'esenito 1·i~o, Verona, 1876, tip. Kaiser.
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Intanto sorgevano due gravi quistioni d'interesse vitale per l'Ita lia; quella della difesa territoriale o quella delle ferrovie. Riguardo alla prima accenno gli opuscoli usciti dal 187•1 al ,1873 : R elazfone a corredo del piano generale 'di d·ifesa dell' ltalia, pre- . sentata al Mini.,tero della guerra il 12 agosto 187•1 dalla Commissione permanente per la di l"esa generale dello Stato istituita con Regio Decreto dèl ,13 gennaio 1862, Roma, ·187 1, tip. Voghera. V.1!:RROGGIO IlE~EDETTO, colonnello del genio. - Della difesa territm·iale in Italia , pubblicato nella R wista Mi litare del giugno 1871 .
Dell'Hugues, di,,entato poi professore alla scuola militare di Mo:.. dena, abbiamo: Lei guerra di 1nontagna del luo"oteneute oenerale baron Franz Kukn, i todcua 1872. La campagn: di R,oh;n nella Valtellina del luogoten1mto generale baron Franz Kukn, Modena, 1872 . L_a i_sti ttJ,zio~e d!i ,i tna scuotei del cornbattere in ord!ine sparso e i l significato di essa per l'.applicazione dei fiwchi di combattimento, non che per lo svilwp,po della tattica della fanteria di Tellenbach maggiore al Ministero della guerra cli Berlino , Modena, ·1873. Elementi _pe1· un r cgolam ~nto di esercizi della fanteria ·corrispondente alle esigenze di vari te1np-i dell'autore predeito , Roma, 1875, tip.
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Sulla dife.5a territoriale dell"Itabia, Stud!io 1i'un p rogetto completo,
Torino, edit. Loescher, 1872, nel quale lo stesso Verroggio propugna il principio esposto nella sua ,1• Memoria , quello, che la ca pitaie dello Stato - naturale obiettivo d'ogni invasione nemica - debba essere il punto di partenz:! d'ogni studio che si voglia fare della topografia del paese per sistemare la di.fesa· tcrl'Ì toriale. P.iacenza o Bolo.qna? Memor·i a sulla d-ifcsa territo1"iale d'Italia, nivista militare del febbraio •1873. Difesa ten'itoriale d,' I talia. Studio relati~·o ali' interno . della valle del Po, Casa le, ti p. Bertero, 1874- . Il Verroggio aveva ancbe pubblicato nel 187 1 coi tipi Bertcro di Casaltt l'opuscolo: Sen ;,i tù m-ilita:1'i, osservazioni sullo leggi francesi e sull'ita liana, del 19 ottobre 1859. R1cc1 AGOS'l'CKO, colonnello. - .4.ppiinvi sulla di(esa dell'Italia in generale e della sua frontiemnord- ooest in particolare, Torino, 4872, nel qual lavoro l'autore si diparté d~I . puu to cardi·nalc, che il ~1czzo migliore per difendere gli Stati consiste nel prendere l'i Diziativa cd attac~re chi sta o si prepara per aggredirli . La piaz:,a di PiacenzaStradella nella d!ifesa della fronf;iera nord-est dell'Italia, Torino, cdit. Looscher, 1872. Qui l'autore stesso d.ì schiarimcnt.i su lla massirna·da lui esposta nel precedente lavoro, qnella che, la piazza di guerra nella
Yoghera. Il ?onerale -Ca~ no~'a ~cc_re~ce~a _la b1bliotcca dcli' esercito con parecchie traduz10111 cle1 m1glior1· libri tattici appar:;i in Germania con grande uti lità dell'istruzio~rn _nostra e d~llo studio delle carnp::igne del 1866 e ·1870 dal punto d1 vista germanico. Frattanto il tenente Torn_ag~i tra~uceva. l~ llora in_teressantissimo li bro di Blu me sulle operazioni dcglI eserc, t1 tedesclu nel torritorio di }?rancia. . Ancbe il nostro corpo di stato maggiore dava parecchie traduzion i dal tedesco, tra le quali vanno ricordate: Considerazioni sitl combattime:ito d!i loc~li_Là, tip: Voghe~·a, ,1876, volumetto di sole 50 pngilll', ma 1m~ortant1ss11no. Un 1·eggimento di, ca:calleria in a1Janscoperta davanti a un grosso corpo d'esercito dei ca pitani Forster e Pidoll Roma, ·1 873 , tipografia Voghera . Idee sull''imp·iego dell'arti(Jbieria d~
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campagna in contimuiz_ione coli~ altre armi dopo l'introd11zfone d~lle armi rigate, conferenza tenuta dalta società militare di Berlino il rn maggi~ 1869 ~al pri~cipe ~li Hohenlohe-Ingclfìngen, maggior generale d1 S. M. li Re d1 Prussia, comandante l'artigl ieria della guardia, Roma, ·1872. Escursioni attmverso i campi di battaglia delle armate
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posizione di Piacenza, Bobbio, Stradella è in grado di rispondere ai bisogni della difesa sia per rispetto alla nostra frontiera nord-est, come per rispetto alla frontiera nord-occidentale. Questi lavori ne richiamarono altri, i seguenti : ARALDI AN'l'ONIO, colonnello del genio . - Bologna; o Piacenza? Bi.sposta agii scritti dei colonnelli Verroggio e Ricci, Roma, tip . Voghera, ·1873. ANTONIO GANnor,Fr.' - Bologna o l'Apennino nella difesa d'Itabia, con.~·ideraz·ioni a proposito del piano generale proposto dalla Corwrnis. s-ione permanente perladii{esa dello Sta.to, Bologna, tip. Zanichelli, 1874. · .Stradella ed AlessanJ.,,,ia nella difesa occidentale d'Italia, Bologna, tip. Zanichelli, 1872, coi quali lavori il Gandolfi tentava di provare come il vero punto stra tegico decisivo sia Bologna e ·cue Bologna coi suo i due perni :;econdari di Mantova e Stradella costituisce il perno principale della difesa permanente. · · . Il medesimo Gandolfi pubblicava ancora nel 1873 a Verona La nostra rete ferroviaria e la difesa· dello Stato, mentre il Ricci nello steS$0 anno dava in luce a Torino La nostra clifesa inte1·-1Ìa nella ,valle del Po. · Molti entrarono nella quesLione primamente combattuta tra il Verroggio, il Ricci e il Gand,ilfì, inondando l'Italia di opuscoli, di lettere, di considerazioni pitì o meno serie. li generale GrnoLHIO UuoA scrisse I due sistem;i, di difesa d'Ital'ia 1n·esentati alla Camera, Firenze, 1872, tip. Capponi. L'autore non · svolge completamente i suoi concetti, nè dà conclusione alcuna sem:... brandogli che tutto ciò si pos~a dedurre dalle considerazioni e;poste. Dell'Ulloa va pure ricordato: L'ese,rcito italiano e la battaglia d:i Cu. stoza. Stndi polivico-m,ilitari, Firenze, •186.6, tip . Gaston, e G-li eser. ci ti e la politica degli Stati, Firenze, ,1868, Civelli. ' Il luogot. colonnello del genio M1cHEL"E MAssA111 pubblicava a Palermo nel 187,1 prima, Sulla dife.sa generale d'Italia, poi Stilla nece.~sità delle fortiflcazioni per la d:ife.sa deg1'i Stati in generale e dell'Italia in particolare. Il colonnello pure del genio Lurnr G1ANNO:rT1 disse la sua nell'opuscolo L'Italia e le sue fortificaz•ion'i,, stampato in Milano dal Treves. Il maggior generale G10. B,HTISTA Bnuzzo pubblicava le Conside.razioni sulla difesa generale d' Itaz.ia, Firenze, 18'7L Sulla necessità ,di p·rovveclere a Ila difesa d' Ital-ia, Napoli, _,1870, tip. dell'Unione. Considerazioni sulla difesa generale d'Ital·i a con modificazioni ed -aggiunte, Napoli, ,1871, tip. Dtira. 1
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Si pubblicarono poi anche i seguenti lavori: FRANCESCO RAMONDA, maggiore. di fanteria. - Una pagina sulla difesa e sull'avvenire d' Ita!ia dalla sua storia e geogmfìa, Torino, ,1872, Stamp . Reale. ARTURO GALLETTI, tenente d'artiglieria . - Stiidi w/.la difesa nazionale, Roma, 1873, tip . Bartoli. FELICE l\1ARTINl, colonnello del genio. - Stiu1i suUa d:i(esa d'Italia., nella Rivista M·ilitare del settembre ,1871. · · Do~rnN1co AsT1, capitano del genio. - Considerazioni ~-uua difesa genera le d' Ita/,ia, nella Rivista ilfi litare del settembre ~ 869. È questi l'autore Dei prinoipii fondamentali della fortificazione pe1·niànente, non che Del passato e dell'avvenvre della (01·[;ifi,cCLz·ione, Venezia, "873, tip. Nava~vi6h. · Il ca pitano di stato maggiore V1NCBNZO P1zzocARO in Alcuni cenni sulla di,fesci ter·1vi,tori,ale interna e delle coste d'Italia e più speciaimen/.e del.la frontiera nord-ovest, Tori no, ,f872, tip. Candeletti, voleva: •1° Offesa a fondo contro una o due masse nemiche ancora disgiunte ·sia acrl i sbocchi che oltre i medesimi . '.2° Offesa contro quella parte delo l'esercito che rimane e che avesse avuto il tempo cli riunirsi . Pubblicava fJUindi Stradella e Bologqia nel sistema difensivo llella valle .del Po, Torino, 11872, tip . Candeletti, avente per iscopo di dimostrare l' inopportunità delle propos_te di coloro i quali vorrebbero sbarrata la stretta di Stradella con opere pitì o meno importanti di fortificazione e che ~rorrchhero fare di Bologna il nostro perno principale di . difesa territoriale. Nella grave questione si intrometteva anche l'autorità del generala ANTONIO BRIGNONE, il quale nella Riv·ista militare del febbraio ,187'1, aveva già trnttato Sulla difesa degli Stati in genemle e delt'Italfo i-n . particolare e che nella Rimista stessa del febbraio ·I873 trattava Sulla di,{esa generale degli Stati e dell'Italia in particolare. Esame detcontro progetto di d!i,f esa co_inpi lato dalla G'i,unta della Gamem dei Depu,tati, sotto lCL dcita del .2 agosto ,/873 . In qu,1st'ultimo scritto egli dimostrava , che il piano difensivo dello Stato, detratta la spesa di '.z,I milioni già approvata per la Spezia, esigerèbbe l'approvazione di una spesa complessi va di 102 milioni, la quale dovrebbe essere accresciuta di . 4O milioni quando fosse deciso di fortificare Roma. Tale spesa di .10'.z milioni sarebbe inferiore di 35 milioni e mezzo alla proposta della Giunta parlamentare non comprendendosi la piazza · di Roma e di soli 27 milioni e mezzo nel caso contrario. Il colonnello dello stato maggiore E~rnRrco M.no scriveva nella Rivista
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DEL PROGRESSO LETTERARIO NELL'ESERCITO ITALIANO
del marzo ·1873 La nuova guerra e le niwve fortifìcaz'ioni. Rico1·di e deduzioni pel problmna della difesa d: Italia. . I miei pensieri sulla difesa dell' Jtabia sono dodici lettere pubblica te a Verona nel 1873 coi tipi Vianciùi, dal colonnello comandante il 2i0 .fanteria FILIPPO PAGNAMENTA . 1n queste lettere egli tratt~ i seguenti quesHi: 1° Se sia necessario che per l'Italia si crei un ben ordinato sistema di difesa col mezzo delle fortificazioni. ;2. 0 Se l'attuale tracciato del la maggior parte delle sue fortezze sia adatto per resistere ai potenti mezzi dell'artiglieria. 3° Se la posizione di ciascnna fortezza rispetto alle altre sia la più opportuna per la difesa. (i.o Quali sono i punti più stra~egici che conviene fort ificare per farne i perni..della 'sua di fesa? ~ Il colonnello ANTONIO Momcr, oltre ai due opuscoli Alciine qi,estionimilita·t i,, Roma, 1873, tip. Voghera, e Aumentare l'ese·tcito e non gm'Vare l'enirio, Brescia, "87,1., vol le anch'egli trattare la questione della ·difesa pubblicando a Brescia nel ·1873 La clifesa clell'Itali ci e l'o1·ganiz.zazione dell' eser<Yito. Il capitano di stato maggiore Ecrn1~ Osw clava in luce l'opuscolo Ve1·ona e la linea dell' ,1d!ige nella difesa della front•i.era nord- est; Verona, •1873, tip. Civelli, col qnale intendeva combattere le proposte della Giunta parlamentare incaricata cli riferir0 sul progetto di difesa dello Stato per quanto riguarda la piazza di Verona che la Giunta voleva disti:ntta. A.voaAnno 01 QuAREGNA Luror, maggiore generale, con l'opuscolo Ancora sulla difesa d'Italia, Torino, ,187,'t., edit. Loescher; PAuLO F.rnnm colla memoria già citata Lei pa1·te della mar-ineria nella difesa degli Stati; D. II. con .rilciini cenni 81Llla difesa territoriale interna e del/.e coste d'Italia e più spe,.,vialmiente della frontiera .nord-ovest, Torino, 187~, tip. Candeletti; N. N. con la Prossima g1iefm d'Italia, l'o(fe,w;, e la d'ife.sa rispetto alla Franci n ed all'1i1i,str,ia, Torino, 1873, tip. Dc Rossi, tenevano viva la discussione, èhe pareva dovesse non aver più fine. · ( Cont·iniia)
CESARE . Q u ARENGRI.
LIBRI E PERIODICI
Ceor11·tt/i.t1 nosologicte ti'It,elite, Studio del dott. GrnSEPPE SoRMANI. - Roma, Tipografia Eredi Botta 1881. (È il Vol. 6°, Serie 2• degli Annali di statùtica, 1881).
È il primo tentati'l;o cl' uu;:i geografia medica italiana: dobbiamo esser grati alla Direzione di statistica del Ministero d'agricoltura, industria e commercio che r ha pubblicato nei suoi anna li. Un simile lavoro non troverebbe nel nostro paese un editore che ardisse a suo. rischio e pericolo incontrarne le spese di stampa; e le ragioni val .meglio tacerle. Dicendo tentat'i/oo non ilitendiamo di menomare i pregi elci libro, nè.i l merito dell'autore. Questi, uscito da poco dalle fila militanti del nostro corpo sanitario per assumere il posto di professore d'igiene nella università di Pavia , è ben noto ai leuori della Rivistci, ove il suo nome è stato soven te cita to in qnesti ultimi anni, ora pro, ora contro, , sempre con onore, dai vari scrittori sulla mortalità del nostro esercito ; sul quale tema egli chiamò l'attenzione universale con un lavoro che ebbe un' eco grandissima nella stampa e nello stesso Parlamento (1 ). Il libro che prendiamo ad esaminare fu scritto pel concorso su quel tema, aperto dal R. Istituto lombardo di scienze e lettere, uell'agosto del 1877, e fu prern iato come la più meritevole fra le memorie presentate. Non o.;;tante l'immensa fatica che è costata. all'antore, l'opera non poteva riuscir completa perchè man{I) D. S o tudANI. Mo1'talità, dell'ese1'cito it~lia110; estratto dagli A'nnali del MiniHel'o di ogricolttti·a, industria e commercio, Anno 1Sì7, N° 100, '2° semestre. - Veggasi poi nella Rivista. - Inchiesta statist-ica .~'t tlla eccede,1:a della 1nortalilcì. del!' ese1·cito, dispensa di settembl'e 1878. - La statistica sa11ita·1·ia delt' esel'cUo; dispensa di fobbraio 1879. - Le ri(oi·me pe1· inabilità, fisica ecc.; dispensa d i !ui;lio 1881. ANNO
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VOL. IV.
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LIBR( 146 crrno Je fonti d' informazioni per molte provmc,e , e i materiali che esistono non sono raccolti con un unico metodo, come sarebb1:: necessario per coordinarli e dedurne !e~gi gene~·ali. ~esta ancora molto da fare in Italia per dare al:a stat1st1ca medica I rncremento che deve avere, e senza il quale non sarà mai possibile_sC~'ive~·e un Trattato completo rJ;i, Geog1·a~a nosologica, che dalla d1stnbuz1one .delle malattie permetta di riconoscere le cause della loro eccedenza (ocale e di ridm:ie a quel m·ùn'i?num fatale che è condizione necessar:a della lotta per l'esistenza. . .. Il lavoro consta cli due parti: la ,1•, analitica, o raccol~a d_elle _notizie statistiche; la 1za, la più importante, tratta della d1stnb?z10ne delle varie imperfezioni fisiche, malattie e cause cli morte e ne mclaga le cagioni presum ibili. . . . Le osservazioni e i dati. che servono cli fondamento ai calcoli e alle dr.duzioni di qnesto ~tudio comprendono ,15 am~i. dal 1864 ~l 1~ 878 . L'autor~ ha compubato e messo a profitto tutti' le pul)bl1c_az10m sta. tistiche ufficiali d1e i)otevano giovargli; i volumi del cens1m~nto del 187·1, i bollettini periodici delle città italiane \'.lCC. Si servì a11~1n~mente <lelle Relazioni sulle leve del generale Torre e delle Rel~zt0?1. st'.11~ statistica sanitaria de\l'esercito; e benchè questi clocument1 md1tan s1 riferiscano soltan to 3 lla popolazione maschi le di una cla~a. e_tit, pur~ sono essi i più utili come qnelli che rapp·rese1Jtano ~ull1 1 ~1rco.nclan del Regno. Come cose di maggiore int~r~sse pe1 nostri l~tt~r1 ~01 ~-ac~ còrrlieremo dal volume in esame le not1z1e e le osservaz1om prmc1pah eh~ rirruardatlO più da vicino l'esercito. La ;eog1·cifìa ~ielle ma/atti~ e_d j;m~e1·~ez'ioni che es·imono ~~L set·-: y;. z 1 ,io m·ilittwe è fondata su 1 nsultat1 d1 H \~ve_ e della ~1s11.a ~J_1 2.050,295 inscritti; essa comprende 18 cause d1 nforma, osgia le piu j 1~ portanti, esposte per circondari e ria~sunte per prov'.ncie. . . La geografia delle basse stature è rile,:3ta cl~lla m1suraz1~ne cl~ 2 333 ,~88 inscri tti di leva dello stesso periodo . Sovra 1000 misurati ebbe corno media generale ,12.,1,3 riformati j,erchè non raggi unsero all'età della leva l'altezza cli metri ,1,56 . ·Il maggior numero di bassi di statura appartiene alla Sardegna , ove nel circonda1:io. cli Lan~1se! furono il 4,38 per 1000 misurati; il minor numero 111 Cll'condar1 d1 Castelnuovo di Garfagnana e cli Lucca, ove di~cesero al 32 per 11000. Le regioni ove predominano le basse statur~ sono: l~ S~r~legua in primo luogo, le Calabrie e la Basilicata subito dopo; rn?1 il centro .della Sicilia e la valle di Aosta . Le alte stature abbondano nella To.:i:èana , nell'Emilia, nel Veneto. La statura è noto dipendere princi-
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r:pa1meute 'dalla ·-razza; ·ma all'innuenza etnica deYoosi af[ginngere le ,condizioni esteriori ,' le ~ruali ora ·Sono favorevoli , ora contrarie allo :-sviluppò normale del la razza. A se1: diverse origini si possono ripor:.tare, secondo • l'auto1'e, le popolazioni ·italiche.· ,1• I Celti che popola:rono il, Piemonte e la Lombardia; sono affini a quel li che abitano la Francia (con 80 a 12-0 per mille di basse stature). 2" I Liguri, provenienti dai Pirenei,· che .occuparono la Liguria, la Corsica e l'e stremo ,nord del ia Sardegna (poco dissimi li dai precedenti) . 3• I Cimbri o 1'eutoni, che occupano · il Veneto, parte dell'Emilia e la Toscana (con ;·60 per ,1·000 cli basse stature) . 4" I Latio,i e gli Etrnschi, che abitano ,.13 media Italia, ossia i! Lazio, l'Urnb1:ia, le Marche e gran parte della ·Toscana (con 70 a mo -per mille). 6" ed ultima, i Saraceni ed altre ,stirpi del ce1)po semitico, che popolarono.l'isole di Malta e di Sardegna, fo coste meridiona li della Sicilia e delle Calabrie (con 2.00 a 400 e più per ,1OÒO di basse stature). L' attit·udin1i della !J'im,entù italiana al se1·viz'io m-ilitare, I' Antore , la dedusse dalla ri pai:tizioJie fra i vari circondari del Regno dei 62.9,2.·19 ,iinscritti di leva, che per malat.tie od imperfezioni ( esclusa la man,..canza di stat.ura) ,non furono riconosciuti idonei al servizio mi litare. La cifra media pel Reguo corrisponde a 307 su rnoo visitati . La ,;minima attittidine .si trova nel circondario di Aosta (628 su ,t 000), in ,<1uelli di Sondrio e cli Tt-e-i,i,glio, cui seg'uono i circondari di Crema , ,,di Mih:tno , cli Monza, di Lecco e altri della regione Lombarda . Il massimo numero di giovani ;itti alle armi si trova nella zooa compresa fra Roma e Napoli , e pi ù <;he su i littorali, su i contrafforti · del!' Appennino, negli Abruzzi e nel Sannio, ove la cifra degl'inabili :Sce.nde a ,t,1.,1 per ,100.0. La g·1·ac-ilità. fu causa d'inabilità per 62. su '1000 inscritti vi$itati . :Ma questo rapporto, med ia generale del Regno, raggiunse il ,165 per ,J 000 nella Lombardia e discese al ,13 per '1000 negli Abruzzi e nelle · Puglie. Il massimo numero di gracili si trova , dopo la Lombardia, nel Veneto e nella Toscana ; inni nelle Ca labrie e nelle due isole; il ·m inimo, dopo gli Abruzzi , nelle Pnglie, nella Campania, 11ella parte ·~entrale del Piemonte, sulla sponda .tirrena da Albenga a CiYitavec·<Chia. Le ca.use sono: la . insufficiente alimentazione , le malsane ahi·tazioni, specialmente nella , classe ag1;ieola fra, la quale è più estesa. Sci·ofola e rachit'isino . - Dal ·1863 al 1:876 furono riformati per ~ neste infermità 721,t giovani, cioè il 3,5 per 1000 visitati nel Regno. "Predomina la scrofola nellP, provincie settentrionali. L'ercdit1t in primo >luogo; poi il cattivo allevamento .dei bambini, l'ambiente freddo , umido, ,oscuro, , le malsane .abit1!Zioni ne ..sono .i più potenti fattori. 1
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1'?°~i e titbercolosi. -
La di:-tribuzione geogrnfì ca cl i queste malattie, che sogliono aggrupparsi statisticamente, dimostra la loro predominanza nelle provincie settentrionali. La mortalitù per 1000 abitanti oscilla da 11,1~2 (Ca tania) a 3,8i (Dologna, )Iilano) . È grave~ tu t.tav ia c' ,è cla consolarsi nei coufronti internnziona li . La tisi è meno frequente in Italia, che nel Belgio , u~lla F rancia, nella Germania, ncll' Austria, nell'Ungheria, e mostra altresi tendenza a diminuire. Causa precipua, l'eredi tà. Gozzo e cretinismo. - La catena delle Alpi è il contro del cretinismo in Europa; in Italia la mnssima intensi tà è nel Pir,montc, specialmente nel circondario d'Aosta; è rarissimo nell'Italia meridionale ; altrettanto vale pel gozzo; le due inl'crmità sono molto spesso unito. L' agente generatore del gozzo ,· non ostante le tante ricerche fatte, ò ancora sconosciuto; s'introduce probabilmente nell' organismo per mezzo delle ae<1ue. Cause elci cretinismo sono, secondo l'autore, le condizioni topografiche. e le condiziòni sociali ; fra queste specia lmente i matrimoni fra consangtiinei. Ma lattie tifose. - Si osservano ugualmente in tutte le regioni it.aliane, e danno la mortalità da 0,50 a 1,30 per 1000 abitanti. Nell'eserci to , però, durante il C(lladricnuio 11874,-77, la propor1.ione annua corrisponde nl 2,00 per -1000. Nello stesso periodo cli tem po l'eser-· ci to francese ebbe la mortal iti1 cli 3,37 per 1000 pc1' qneste infermi tù. Sono ma latlie d'infezione; l'aria e l'acqua sono i principali veicoli del Ye)eno. Infezione dct mnlar·ici. - L'Ita lia è in Europa il più vasto campo dell'endemia malarica, ha eletto Hirsch; ed ò una dolorosa veri tà. La zona laziale, con la maremma Toscana,· la Sardegna e la Basil icata ne sono le ragioni più infette. La mortalità oscilla ·da 4 ,51 (Roma) a 0,3 (Catania, Udine) per ·1000 obit:rnti. Jlfalatt·ie veneree. - La geografi a delle malattie venoi'ee in Italia, è falla dall' aut.ore sulle sole sta t.istichc militari . Sono più frequent i nelle pro,·ioèie meridionali e nella Sicilia; più rare nella Sardegna. Rispetto al irn mero dei venerei l'esercito ita liano tiene un posto cli mezzo tra il francese, il portoghese, il belga o l'inglese da un lato, l'austriaco e il prussiano dall'a ltro. Geografia dellci mortalità generale in JtaHa. - Nel decennio 1868- 1877 morirono in Italia 7, 939, H-5 individui; corrispondendo alla media annuale cli 29,6 morti per 1000 abitanti. Nel confronto con le oltre grandi nazioni' d'Europa l'Italia occupa un posto di mezzo per la mortafoà . Supera quella dell'Inghilterra (22 per ,1000), della. 1
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Francia (2.i per 1000) , dell' impero germanico (27 1 per ,10 00 ); è minore che nella Spagna (3 1, 2 per 1000), nella Russia europea (36;7 .per ,f 000), nell'Austria cisleitana (34,3 per 11000 ), nell'Ungheria (38 per 100 0), Croazio e Slavonia (,\.3,7 per 11000) . Le cause, cui} i può addebitare la for le mortalità italiana, sono : ·I" essere l' Itali a regione meridionale d'Europa, e Ì<! temperature elevate sono più micidial i che le basse; 2• Essere largamente infestala dalla malaria; 3a I progressi della civiltà, dell'istruz ione, del benessere econom ico e della pubbl ica e privata igiene non aver ancora portati e diffusi i n ogni parte ciel paese i loro benelìcì; 4° Avere molto elevala la. ci fra della natalità (37 nascile per mille viv<!nti), mentrn che la mortalitù dei bambini, dalla nascita fiuo al ·10° anno, ò più grnnde in Italia che in quasi tutto Je nazioni civil i d'Europu. Completano il volume sette bell issinrn 1avvle grafi che a colori , lo sole, per ragioni finanziarie, potute pubblicare fra le 80 tavole acquarellato che erano auuesse al manoscritto presentato al concorso . Esse 'hanno nuo speciale in teresse niili tare perchò dimostrano quanti co·scritti furo no ripu ta ti inabi li al servizio su mili<! visitati innanzi ai consigli di leva nei H anni, .dal 1863 al ·1876, distinti per circondari, per I<! seguenti cause: Tigna - Carie dei denti - Gozzo e gola grossa_- Varici - Mal11 ttie croniche dei visceri addominali -· 'Scrofolo - Difetto di statura. I brevi limiti assegnati ad una recensiouc non hanno consentito di ·dare u<!mmi:mo un qualche cenno di tante :iltrn malattie, e delle molte} 'Osservnzioni che il chiaro autore fa segu ire all'esposizione delle cause e ai confronti internazionali. Ma la gcogrolìa medioa interessa non meno i cultori clell' arte san itaria eh<! gli nomin i di Stato <! quan ti 1rnnno do\'ere cli veglinr<! alla prosperitìi ciel paese; ed il poco che ·abbiamo riportàto del volu me del dottor Sorrnani va rri1, speriamo, .ad invogliare i lettori della Rh··ist<.i a procurarsi , leggcuclolo, nn a nozione meno incompleta d'un tema. cosi poco conosciuto e pur<! tonto interessante. 1
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LIBRI
L'!!Sponente pi'Ù co,•,•etto tlellt, · c ttpticit,ì · v'iti,lè y,
del dott. MAESTRELLI (estratto dall'Archivio per l'antropologz·a .e l'etnologia. ,-. Voi. Xl, fasc icolo 1°). Gli studi per la scelta del so ldato si moltipl icano fra gli ufficiali, medici; e la lvivistci nel presente e nel passato anno più volte ha. avuto occasione di informarue i. lettori . Sebbene non comprovato (a parer nostro) suffi cientemente dàìl'espAricnza , non pertanto dalla maggioranza dègli scriuor-i medici militari è ritenuto come assioma fisiol ogico che l'energra della funzione respiratoria sia la misura del vigore della costituzione organica nell' uomo;: e chiamano perciò capacilà vitale la qiumtità d' a1·icL che viene i.n- · troclotta nei pol1norvi con la più pro/'onda.inspirazi.one e che 1;-iene emessa in se.gwito con tina forzata e.spirazfone. La capacità vita]~ (o, polrnonale, come alcuni la dicono) può essere rn i$urata e~a ttamentc · dallo spirometro, strumento che raccoglie il volume d'aria introdotta o emessa negli atti respiratori. Non potendosi però usare dello ·spiro-metro nell'esnrne delle reclute, perchè fa mestieri la buona :·volontà,· e un sufficien te esercizio da parte dell'esaminato, la capacità respiratoria Yiene valutata misurando con un nastrino metrico la circonferenza del Lorace in una determinata sezione . . Questo metodo (peri-• metria) accettato di preferenza nella pratica per la sua semplicità, ha, teoricamente, contro di sè molte e ginste obbi ezioni; e non è gran, tem po ('1) che nn altro medico. militare, il clou. )\fonti , pFopose dr sosti tuirvi la diamctria, ossia la misu ra dei diametri autero-posteriore e bi-cosLale della stessa area toracica. Scientificamente era questo nn-· progresso. Il dott. J\'Iaestrell i, ora va più innanzi e propone che si adotti la, cuba tura del torace. Per dare alle sue ricerche nn salùo fondam ento• che gli :;ervisse poi come termine di confronto fra i TisuLtati del suo, e degli altri rnNodi di misurazione, egli prese con lo spi1·ornetro la capaci tà vitale di 166 soldati debitamente preparati e scelti fra quelli, aventi condizioni qnasi identiche di età e di sta to fisiologi co organic:o;e le osservazioni tutti~ classificò in noYe f,rnppi a capaci tà vitale cre-scente di 200 in 2.00 centi metri cubi. Ciò fatto, raccolse la perimetria; 1
(I) V. nella Rivista (ùispensa X,. ottobre 18i0ì la bibl iograf:a doli' opusc-o lo: L'indice• più appross imativo per ta scelta del so/da,to, ecc.
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e la diametria toracica clegli stessi individui e i valori medii ottenuti per ciascun gruppo posfl in .confronto coi valori similari avuti p_rima con lo spirometro. Dal paragone risultò, afferma !'autore_, c_he la misura perimetrica (e poco meno) la diametric.1, son~ mcapac_1 d1 r~pyresentare fode imente la capienza polmonare , man il estanclos1 i m'/:im esa,ge?'afli delle capacità 'l)it<ili basse e ùisufficie;nt'1: delle alte. La ra~ione ~ta in ciò che es~endo la perimetria (a ltrettanto vale per la d,arnetna) nn'1~nica misura lineare di un corpo variabile · nella forma, qual è il torace, nori può rappresentarne il va lore cubico. Questo ben consta~ tato, e considerato altresì che il peLto umano nella ?ua parte essenzialmente tc,racica, cioè dalla volta cliaframmatica ìn su, è ritenuto come un cono tro11 co a sezione ellittica, il clou. Mnestrelli p~n:;ò che pote,se rihwar,ene la cnbatnra rnercè la formula che ùà il volume di wn cono-tronco quals'ias'i,. · Ma pnr tenendo con to delle sHe più volte ripetute dichiarazioni , che noir faccìa bisogrio di uoa valutazione rriatematica nello stretto senso della paro la e che bastino valori approssimativi, non possiamo a meno di notare che non a rigore di calcolo, ma arbitriariamente egli è stato costrello a sccgliei'e l'nrea media (fra le due basi del torace), la quale, moltiplicata per l'altezza (lun~liezza dello sterno) _gl i s~rve a va lutare il volume del cono- tronco-torace. Questo necessarw diletto nel calcolo da cui è infirma ta gravemente la soluzione ma tematica eh~, secondo le premesse, p:.ireva dovesse avere la tesi, di pende, a parer nostro, dall'aver {olu to attribu ire o.I torace una somiglianza reale e non già largamente approssimativa , _come è, col .sol ido geometrico, la formola del valore cnbico del rprn le c;i è voluto, forzandol:i , adattare a quello. Le , differenze fra le figure del cono tronco geometrico e del torace umano nelle sue mol tepli ci varietà di conformazione tipìca, sono tali e tau te, che · non clnbitia mo di asserire doversi alla loro chiara manifestazione il fatto che ncs;;uno dei tanti scrittori in argomento tradusse ìn atto l'idea , non clirlìci le ad aversi, di rilevarne il valore cubico con le formole della geometrìa. La brevi th dello spazio non ci permet.te di nota re le molte e gravi difficol tà che in non pochi casi renderebbero inesatta· nella pratìca la mismazione delle volute dimensioni (specie la lunghezza dello sterno) , d'onde inevitabili errori nel calcolo a fo re, data pure per giusta la teo rica presen tata. L'egregio autore alTerma che i valori cubici medi, avuti mercè la formola adottata da lui, messi a confron to coi valori medi rappresentan ti le capacità vitalì dei nove grupp i cl' incliviclui esamìnati; si approssimano molto e sono veramente proporzionati. Non dubitiamo della
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sua asserzione; ma perchè il fatto. non sembri una fortunata combinazione e si addirnostri, invece, dipendente da una legge, sia pure empiricamente trovata, sarebbe bene che le esperienze .del dott. Mal~strelli si ripetessoro, come egli stesso domanda, sn larga scala, e noi non eisitiamo di aggiungere con quella stessa non comune diligenza che il Maestrelli vi ha posto . L'autore si rivolge all'uopo ai suoi colleghi militari presentando Cl)n belle e modeste parole il suo lavoro, e, anzi, per rendere loro · più facile il còmpi to aggiunge in fin e dell'opuscolo due tavole di calcoli fatti dei valori quadrati e cubici necessari alla valutazione dei volumi de,· vari corvi- tronch-i,-torcici . Non vogliamo chiudere questa breve _recensione seùia raccogliere una proposizione che ci pare molto importante e sulla qnale avremmo desidera to che l'egregio autore aves~e speso maggior parola. Scrive a· pag. "3 •< è già ben dimostrato che aum ento cli capacità vita le risponde assa i strNtamente ad aumento di statura, e ,r,iceversci » e in una nota, a piè cli pagina , aggiunge: « questa . verità non vi è. sperimentatore di spirometria che non abbia constatata >) . A moggiore conferma dà uno specchio, nel. quale, confrontando le capacità vitali. e . le stature trovate nei suoi ,1 G6 esaminati, . fa vedere che _la pro..: gressione delle prime si comporta regolarmfhe con· la scala delle seconde. - Se quesia è verità dimostrata, conie egli dice, saridecito domandare a che scopo dnnque le tante ricerche (non esclusa questa laboriosissima del dott. Maestrelli) fa tre e che si fanno per determinare quali proporzioni debba avere il torace rispetto. all'altezza, al peso, all'età, ecc. dell'individno per essere l'esponente dei vigore cleila sua organica costituzione? - La statura degli inscritti si 'rileva già con la desiderabile esattezza; essendo la c.apacità vitale. proporiionata alla sta tura, la misura di questa diventa nei consigli di leva l'indice migliore della robustezza fisica . Il progresso stai:ebhn ·oggi, secondo tnle dottrina , nel tornare indietro a quando si era contf:lnti di misurare l'altezza del le recluta senza le tante malinconie della perimetria, della diamétria, della cubicità toracica e delle al tre condidizioni venute dopo ad intralciare nn prob lema così semplice. - Qu:csta la conseguenza; ma è <lessa ammissibile?
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{1797•1870 ). Bi.co1·,li ,n·i lit,.u•i del E'1·iuli, raccolti
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da ERNESTO n' AGOSTIN I e messi in relazione alle vicende politiche del paese. - Volume primo con t avole topografiche . - Udine, Marco Bàrdusco editore, 1881. Nel la dispensa di ottobre dello scorso anno rendevamo conto come il signor Ern'esto d' Agostini in una sua menwria avesse preso a trat.t.are delle ca mpagne di guerra in Frinii dal '1791 al •Ì866 . L'importanza storica cli quella parte orientale della nostra penisola, cli· quelle vigorose ·popolazion1, sulle qoali passò formidabi le, sanguinosa la bufera dei secoli rovesciando don1 inazioni, mutando cost.umi e istitut.i, modificando l'umana razza, confe ri~;a uno speciale interesse alla nuova pubblicnzione. Gli avvenimenti erano stati costretti in breve spazio, come comportava l'economia del lavoro; ma però co.n cura in tell igente vi si erano raccolti parecchi dati di fatto , che spesse volte si ricercano invano negli scrittori di storie più o meno geiierali, nè vi rnnncavano i precipui ,elementi per rischiarare lo stud ioso nell'analisi partit:ol/J-' reggiata di una· campagna . La .Memoria, anno passato nrbuscello, fecondato drilla pazienza , ·clal oiio1·~ , dcii pat?'iottismo dell'au tore, ci ricompare quest'anno come nna bella pianta. Assunto i I titolo preposto al presente 'cenno bibliografico, ci si presenta ora in volume di oltre 400 pagine chb ne prorneue nn altrettale. I l D'A.gostiui consacra a'l Friul i questi t'icord i de' suoi dolori· e delle sue glorie 'dopo averli scritti in quella stessa casa oYe al trattato di Lcobcn fo posto l'ultimo sucrcrèllo ov } ove ;;i rati ficò il famoso articolo 2° in cui è eletto : « sari1 « in Ud ine stabilito un con!!'.resso per la natura dei compensi da fissarsi « alla Casa d'Austrin,- che ~qoivarraano in siicldit'i e ·rendite ai ·Paesi « ~ìassi ceduti , e per dar l' nlLimu mano al trattato di ·pace tra la « Repnhhlica francese e l'augusta Casa d'Austria ». .Premessa una rapsodia lettèraria , mi iitare e politica, che attinge in gran 'part,1 allo storiem1il'itar·i cli San J orioz, l'autore traccia i confini , i cor$i d'acq!)a, la viabilità del Frillli, ne rammenta rapida. mente le vicende. sino al ·.J'i97 e ne descrive le istituzioni ìni li tari dalla caduta clell'Ir:.npero romano alla :invasione francese. Entra quindi nel cuore ·del suo tema espoliendo e documen tando le origini, gli ordini cli bat.tagl ia, le marcie,· le soste, i co mbattimenti, le loca li tà della campagna ciel •1797 e dedicando un capitolo al trattato di Campoformi·o. Lo· stesso procedimeùto segue per la campagna del ,1805 cui
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1..IBRI 154 tien dietro una rassegna delle istituzioni del regno d'Italia dal ·I 806 al "809. Descritta la campagna di quest'anno, discorre delle condiziooi poli tico-militari del Friuli dal ,f 809 sino alle imprese del Prin- · cipe Eugenio (1 8 13), dopo ,delle quali il li'bro offre una cron istoria sino. al 18l 8 per terminare con documMit·i e memor·ie, di cu i merit~no speciale attenzione il fra mmento del diario cli un patrizio di San Daniele, il qua le dalli H marzo al 3·1 maggio descrive gli avvenimenti del 97, e l'al tro interessante frammento del diario di un fattore di S. Dan iele, che, dal 1809 sino all'atto finale del congresso di Vienna , ri ferisce le vicende memorabili dei l<'rancesi . Alcu ne · tavole topogra fi che faci lita no la lettura e. l'intelligenza ·delle cam pagne. Il li bro del D'Agostin i è una raccolta di notizie, delle quali parecchie erano ignote, o poco note, alla comune dei lettori , intorno a periodi storici di grnn morùento. È una raccolta, della quale si potranno giovare gli scrittori per la ricostruzione "toricll-seientilìca degli avvenimeiiti di quell'epoca, per rjtrarre le arti guerresche d'allora, per dedu rre insegnamenti utili al presente. È una compilazione, non un li bro di critica storico- mil itare: e se l'autore si propose tale sco po, egli vi si è assai lodevo lmen~e avv icinato e l'avrebbe splendidamente raggiunto se gli abbondanti materiali con Lanta dil igenza racco'lti, avesse disposti in più boll'ordine ed espressi in for ma piL'L eletta. Pel difetto di cri tica e di elocu1,ione, da no i notato nella 1neniorù;, e ri prodotto nell'opera, non si può · questa classifica re fra i lavori storici a base scien ti fica, nè fra quelli Lecnici mil itari, come s'intendono oggidì: sibhene fra le compi lazioni giovevoli agl i uni ed agli altri. 1
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Cenn·i, s1dl '<n·o-i tl 'l'OtJ'l"t.1/ì,1 tl e l Bolognese con ·uua
carta idrografica di D. G rA NNITRAPANI, capitano del genio. Bologna, Nicola Zan nichelli, 188 1. Con uno cl i c1uei gioicll i ti pogrnfici che snno gli elzeviri dello Zannichelli, il capitano!Gianni trapn ni rito!·na sulla secolare questione dell'inalveamento del Reno. Ed alla ni tidezza ccl eleganza della edizione fa bel riscont.ro Ja'Jnitida carta idrografi ca della· provincia bolognese all a scala: ,t a 250,000.
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Quel tratto di cate,na ap penninica , che forma l'ossatura' della regione bolognese, dal Corno alle Scale al monte di Paganico, è percorso dall'auLore in tntta la sua tortnosa lunghezza di 93 chilometri , in tutle le sue deprc3sioni e sol lev.ameo.ti, in tutte le sue . deiezioni di monti e contrafforti , in tutto l' intricato sistema idrogralìco , in tutta la vasta rete delle comunicazioni stradali. Osserva to che i bacini idrogralìci non derivano tutti dalla catena appenninica , ma parte anche dai contrafforti e da i monti subappennini ,~ come la teo.- · <lenza generale di essi sia l' invasione della gran va lle padana e più particolarmente dell'avva llamento delle paludi di Comacd1io, l'autore si pone sulle traccie ·preistoriche e storiche del corso del Reno e dell'antica pa lude Pad osa, descri\'e le successive fo rmazioni geologiche e la presente strutturn, pa5sa in rassegna i moltepli ci corsi d'ac.qnn, le loro inondazioni, i lavori di riparo che furono eseguiti e termina coll'esa me del corso del Reno, Quale fosse· il suo primitivo anda mento, quali le condizioni, che crearono ad esso ed ai suoi inOnenti le rotte del Po, quali le in·ondazioni, quali i lavori che vi si vennero facendo di secolo in secolo, di generazione in generazione per oppone un argine agli immani clisa,;tri che da quelle inondazioni derivarono ci espone il Giannitrapani rapidamente, ma con incisiva evidenza. Riuscite inefficaci tutte le opere cli r;paro tentate fi nora, esclusa la . probabili tà di migliori risultati pe1· gli altri progetti di simi l na tura, egli si.ferma ed accetta la p roposta del l'ingegnere Ma nfred i dell'esca- · vazione, c1oe, a' piedi dei contrafforti , cl i un fi ume appenninico, che raccoglierebbe tutte le acr1ue torrenr,iali della montagna per u nirsi poi al Panaro e al Reno, ricevere ana logamen te i torrenti cli Ilo- · maf>'na e'sboccare i11 Adria tico alla foce dei lìnmi uniti Ronco e Monton: . Per tal modo « scomparirebbero le paludi , cesserebbero le « disast.rose inondazioni, verrebbe rigenerata ed arricchita una im- · « portante regione, che nell'acquisita prosi~erità, troverebbe un com- · « penso economico agli ingenti capitali impiega ti nella grandiosa opera· idrauli ca ». Il ca pitano Giannitrapani ha trattato nn argomento gravissimo in sole 56 piccnle pagine, bene equil ibrate fra loro, Epperò noi diamo ad esso sincera lode e raccomand iamo il mo lavoro all'attenzione degli studiosi. Conciossiacchè l'argomento , lo dicemmo, è di somma importanza e noi·sottor.criviamo pienamen te all e seguenti lìMl i parole del' ' libretto esaminato: « Qnesta del Reno è una questione che s'impone iu tutta la sua gravità e richiede una pronta soluzione. Mentre Governo e provincie di:;cutono e non riso!vono, propongono e non . (<
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LIBR[ 156 - « r~alizzano, provvedimenti invocati, « càrattere cl_i maggiore urgenza .per la « responsabilità si accresce di fronte a , « ritardatrici cli oggi potrebbero · esser « rabil i ».
di anno · in anno assumono presente generazione; e la cruelle future, cui le cause cagione di disastri irrepa-
_ A,•tisti lot1tbtt1•1li in Bouut, tfei secoli X V~, -;I' JTI e x VII di ANTON[O BERTOLOI'TI. - 1'1ilano, tip . Hoepli, 1881, 2 vo lumi, lire 8. · ·
Se vive;se ancora il compianto generale Mariano d'A'yala. sarebbe ben felice di avere tra le mani questi due volnmi, nei quali si ' trovano notizie inedi te ed i~Heressanti sopra parecchi arti ;ti lombardi · vissuti a Roma dal 1!i:00 al. •I 600 : uno stuolo peeclaro {li ingegneri mi litari, di armaiuoli , di bombarcliP.ri, di spadari. È da pochi anni che in Xtalia si sente il bisognò di ricerche archivistiche. In pochi auui il .materia le raccolto aumentò: e gi/1 ·a quest'ora mol11 e!'fvri consacr,1ti .da s~rittori men che informati o trascurati , o da fa lse tradiiioni, vennero corretti, e non pochi nomi cli artisti caduti in oblio ricomparvero in tutto il loro antico splendore. Il Berto lotti, i11stancabile.escaoatore di morti, preoccupatosi della ri. cerca d' un centro artistico nel qnale ·avesse allh1ito il contingente cli · ogni provincia d'Ita lia, lo tro1•ò a Roma, a Roma, questo ventre mondiale, che .cli tutto e di tutti usufrui. · La cosa ·~ra più che natmale. A Rom;1 il cultore dell'arte clovev_a accorrere per studiare le antichi t.à greche e romane: a Roma dovevano accorrere gli artisti d'ogni p·aese, irnrchè la snntuosità dei Papi forniva lavoro coutinuo e proficuo . _Non convenivano soltanto i pittori, - gli scul tori, gli orefici, i ricamatori, tutta gente, che SP. dotata cli qualche abilità, era sicurissima di trovare impiego neJla corte· pontificia, presso le ricche famiglie patrizie, o pres,o le chiese ed i monasteri, fonti vivissime di commissioni dispendiose e fruttifere all'arte_: vi venivaùo pure i cultori delle arti afiìni a quella della guerra per distingùersi e far ,. denari . · Gli architetti, gli ingegneri mi litari dei secoli xv e xvc bisogna rin1
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tracciarli fra i murator(, i fo legnami,gli scarpeHini. Modesti, essi si accontentavàno del nome cli mastro; m<1stro M'i,chelagnolo era il divino · Buonarroti, che eresse a cupola ·di S. -Pietro il Panteon di Agrippa Quando agli ingegneri veJ1iva a mancare il lavoro ordinario, si trasformavano in maestri bombardieri e perfino in fondi tori di palle e di can- · noni. Da ciò la frequenza cl i trovare riunite in un sol uomo la scienza del fortificare per difendere città e piazze forti e l'arte cli fare e di ma:_ neggiare · le _artiglierie per distruggere le difese. La istoria militare può trarre grande profitto da questi studi e pnò formarsi co$Ì lo stuolo degli apostoli dell'arte ancor poco conosciuto . I l D'Ajala , l'Angelucci ed altri diedero già un bel contingente cli nòmi, e man mano che le ricerche progrediscono questo si annienta: il velo che copre il pa~sato di tanti va le!1ti uomini si squarcia e così si rifà la storia. Nei due volumi che sto esam inando leggo una ricca serie di questi nomi nuovi affatto allo storièo mi litare, tra i qunli JlOto : un mastro· Beltramo cli Martino da Varese, che nel •IJ34- la voraYa alla rocca d'Orvieto ; un mastro Giovanni Lancillotto da Mi lnno, che nel 1!i53 dirigeva i hwori di Castel S. Angelo; i ma,;;tri Gio vanni cl i Giacomo da Milano e .Tanni :mo. compagno, i qnali nell'anno H5a ristaurav:rno la rocca di Castelnuovo e i mastri Stefano di Gio. da. Savona e Giovanni di Giorgio lombardo, che lavoravano in quella di Civitavecchia. · Ad Ostia ergevano ripari i mastri Matteo da Lugano, Antonio cli Castiglioni e Lione da Como ed un Orlando de Matteis da Como era detto nel ,14-55 faliriccit01*/>alat-iti et wrc'is 111rbeiieteris. ·/rovo un Paolino da Binasco, un Lorenzo da Milano , Alberto 'cl!l Vigevano, Paolo ·cla Campagnano. Quest'ul timo, oltre ad essere p_alatii apostobici ?wttrator, era anehe bomba1·der-io e fabbricava pontes bombwrdarum et citias a1·tiglia.ria·nvm.. · Sarebbe una pretesa fnori di proposito il voler dare qui i nomi di tutti gli artisti militari scoperti. da l Bert.olotti . Hicorclerò soltanto fra i rnql ti il Giovanni Mangone, del qoale fino ad oggi s'f:'bbero poche notizie e che ciò nullo$tante fece parte delle commissioni stabilite da papa Paolo III per studiare le nuove fortificazioni cli Roma, commissioni nelle quali entravano il De Marchi, · il Fusto Castrioto, il Galas~o Alghisi, l'Antonio Sangal lù, il Buonarroti, tutti veri colossi nell'arte del fortificare. Nè le notiz.ie si restringono ad indicazioni generiche; s'addentrano col ·mezzo cli curiosissimi documenti ; quali spno gl i inventari di case · e di officine, i testarnenLi, le suppliche, le lettere, i processi criminali, nella vita intima degli ~rtisti e ne risch iarano, ne delineano il . carattere, l'indole, l'ingegno . 1
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. Interessantissime' sono le notizie che riguardano l'ingegnel'e Dorne·rnco Fontana , il qnale fece lavori per 1,002,2.45 ,4 5 1/ , di scndi, come risulta da una sua nota autografa . Tra questi rrnmerosi lavori conta le forti_ficazioni al la città Leonina, i ripari a Castel Saiit' Angelo, la cost.nmone d'un torriorie nel giardino di Bel vedere al Vaticano il disfacimento del famoso Settizonio, i condotti d'acqua di Civitavecdhia e qu_ell! per l'acqua Felice; facen la guglia di S. Pietro per 38 mila scuch, il prezzo del condot.to dell'acqua Felice l'esponeva in 255 mila .scudi , mentr~ i ri:taùri al palazzo di Montecavallo compiva per 3 1 mila . .Ed a proposito di Montecavallo vi trovo la « Misura et stinia et spese fatte per calare et trasportare li cava lli " del monumento che colassù si trova, e che per opera appunto rlel Fontana veniva completamente cambiato di posto. · . Dag!i i~ge?ne~·i. passando agli ~rmaiuoli, ai bombardieri, ngli spadari .ed arti alfin1. I rnteresse non v.,en meno. Anche qni v'/~ una· lunga ·serie di nomi, in ispecie di bresciani e cli bercramaschi i r,rimi l)~r . b ' le armi da fuoco, i secondi per le spade e le armi bianche cl' ogni . ~enere., <( Q berg_arnasch i o bresciani, osserva il Bertolotti, semÌ;re lnrono in Roma I provveditori cli armi -per lo Stato pontificio ,1• Un maei;l.ro Pietro Brarnbilln, coadiuvato da un Nicolò·francese · e ,da un Ber.nard ino Tlnce\lini, fabbr icava, nell'anno 115i3, per ordine del papa Pio V e per serv irsene .contro i Turchi a benefìcio della Santa 1 Lega , una macclftua, un nrtilicio cli 50 archibugi « li quali tutti scaricano in un tempo medesimo ». li Hertolotti, che non ·è miìitare, fa I~ merav!glie come tre se~oli 1f~·ima dell'invenzione delle rnitragliat.rici, v, fosse rn Roma una m1tragl1atrice, e si dà la- pena di rivendicare all'Italia la priorità di siffatto congegno . Ma siffatto genere di arti.,.Jierie anelava già conosciuto sotto il nome di Organi in I talia,'di Rebaud:ch·in~ in Francia. L'org~no si componeva sempre di più cannt) d'archihuo'io · o di spingarde o cli col11brinette che spara vano o successivament/ o -con~e~poran~amente. ~umero!:li ~ono i tentativi fatti per ottenere profieni rJSu ltat1 da questi ·Congegni guerreschi; ma la imperfezione dei me7:zi ed in !specie_le ?iffic_oltà immense per caricarli , non permisero mai una seria a ppl1caz10ne rn guerra. Da I 1300 al ,J870 fn un con tinno · studio, un provare e riprovare anni siffa tte, ma sempre s~nza frutto: -ed ancor oggi, benchè si abbiano le ca riche metalliche, le cnlaue mobili e tntti i perfezionamenti 1Sossibili, non sono di pratico ed utile uso: Celebri i Lombardi per la fabbricazione di armi bianche e da fuoco· -,dalle officine bresciane e bergamasche, che avfwano succursali ed acrenti ,loro in Roma, non solo era armato l' esercito pontificio con b~one 1
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lame, con 8icnri archibugi e con corazze a pr·oi,a cli botta, ma anche gli eserciti di Spagna, di Napoli, delle 1·epubbliche di Venezia e di Genova ; dei Ducati, insommà di tutta Italia e dell'estero. Glispadari e li coltell inari formavano a Roma due distinte corporazioni, e per i lavori ornamenta li e decorntivi eglino meritarono davvero un posto . fra i veri artisti. La s~eciali tit del periodico nostro restringe queste note agli artisti mi litari; pel' cui a malincuore lasciamo cli ricordare arch itetti, pittori ed orefici onde si gloriava la Lom bardia a Roma ed alla memoria dei quali .l'aùtorc ha eretto un monumento. Critica sopra un libro come questo non se ne pnò fare, percltè i <lati, tolti da documen ti sincroni, d1wono essere esatt.i~simi, e 1:ordiue tenuto nella cli:;posizione è veramente commendevole.
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Les Fnllées 11mulo·i.ses. Étt1de de topogr<1,ph ie et d'lristoire milit1;tires par A . DE RocHAS D' AIGLU N ~hf!f de bataillon de génie. - Paris, 188 1.
Dopo la gterra 11810-7·1, l'attenzione degli studiosi di geografia mi litare si è in Francia particolarmente rivolta verso le pianeggianti regioni nord-orientali, ilo qnali per la loro topografica struttura e per il. nno,•o tracciato della fronti era franco-ted esca, male , si prestavano a contrastare Dno dal primo momento una grande invasione, che avrebbe in e--se tro \fato numerose e comode vie, non sbarrate da ostacol i· nat'nrali cli molto rilievo, per marciare sollecitamente sopra Parigi. :- Còsì, mentre con grande ardore si dava mano alla costruzione cli un gagliardo sistema di forLifica1.ioni, quell'importante scacchiere strategico era minutamente studiato, tanto che non crediamo esagerare dicendo, potersi oggirnai fare una grossa biblioteca con gli scritti riflettenti la sua difesa venuti alla luce dal · 18i0 in qua. Le Alpi ed i Pirenei, formidabili ostacoli difensivi , fronteggianti popoli meno temuti , vennero per contro lasciate in disparte ed è solo da poco tempo che hanno formato oggetto di nuovi studi. Per le Alpi, ad esempio, fi uo a due o ire anni fa non esistevaì10 in Francia altri libri propriamente militari che gl i ottimi, ma u,{ tantino antiquati 1
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LIBR I 160 di Bourcet e del Montannel e la più recente descrizione della frontiera franco-ital iàna ciel Borson; comparvero poi gl i studi del Niox. e del Marga, che sebbene descrivano le regioni alpine a grandi tratti , pn1:e sono ·eccel lenti da consultarsi. Accanto a questi viene· a. collocari il lavoro del maggiore De-Rochas, che oltrcpassnndo la linea di frontiera , ci presenta uno studio sulle. nostre valli Valdesi e sulla loro storia . Comincia in una breve prefazione a far spiccare la somma importanza che verrebbero ad acq uistare in un'invasione auraverso le Alpi, le valli secondarie, lateral i alle grandi di linee, percorse da gros::;e colonne di truppe, potendosi da quelle, se OCClJpate da corpi leggieri e rotti al la guerra di rnont.agna, recare estrema m.olestia ai fianch i e alle spalle di qneste : accenna poi, come ad illustrare questa proposizione abbi:.i trovato ottimi esempi nel le lotte secolari dei Valdesi contro oo-li eserciti del Piemonte e della Francia, lotte che si dispone a narrare. Viene la Parte prima, . che comprende· la descrizione ' in seo-uito e o-eoorafica del!e va lì i Va ldesi divisa fJi~r bacini, creste, passi e.vie di ç, ò l' • cornunicaziouc: l'ana lisi militare dei singoli elemei1.ti topografici vi è a parer nostro accuratissima; si vede cbe l'autore ha percorso in ogni senso il territorio descritto e ne conosce le minime partieolarità; fu poi felicissiprn idea quella di dare in uno specchietto la spiega· ~ione di· tutti quei nomi di località, che si ripetono infinite volte , nelle regioni alpestri e derivano le loro origini della forma e natura del terreno, delle abitazioni e della coltura loca le . . Nella .Pa1·te seconda si raccontano le vicende dei Valdesi da ll'epoca della ior~ prima costituzione (xm secoio) al dì cl'oggi , irrcprnttro ca·pitoli: il primo va fino alla revoca t!cll'eclitto di Na11tes e comprende. le campagne del H.87, •1560, 156•1, 1655, •1663; il secondo descrive. minutamente la cam pagna del •I 686; il terzo narra il ri torno dei Valdesi dalla Svizzera nelle loro va lli natie e la campagna del ·1689 ; il quarto si es.tende da l ·1690 ai giorni nostri. Lo stile brevr. e vivace, l'opportuna .citazione di documenti, parte inediti , pai;te ·.s parsi qua e lit in opere dimentica te o rare, il carattere speS$0 meraviglioso delle· imprese dei barbotti , rendono gradita la lettura del libro , se ptirc non bastasse l' interesse · ognor crescente destato nel lettore militare da una ricca <,;cric di bri llanti operazioni di guerra di montagna . Non ci è possib'ile, nei limiti d'una breve rassegna, far citazioni di sort.a: segnaliamo tuttavia, come ·le più degne di studio, le cam1
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pagne del xvu secolo, le quali comprendendo il periodo più be!lo dell'epopea Valdese, si chiudono con lo straordinario episodio della Balsiglia. Fu infatti presso quest.a località che nel ·1690, 370 Valdesi, l't1ltimo grosso nucleo . di quegli intrepidi montanari, trincerati sulla montagna dei Quattro denti, passarono tutto l'inverno, facendo continue scorrerie nelle valla.te vicine, senza che l'esercito franco-piemontese riesci-;se, nè a completamente ·accerchiarli, nè a tagliarli dalla loro base; respinsero il 2 maggio un furioso attacco di 4000 Francesi ,ouidati da l Catinat in oersona, mettendone fuori combattimento 2:2.0: <;) t e nuovamente attaccati il ~U maggio dal Feuquières, con forze soverchianti spalleggiate da cinque pezzi d'artiglieria, resistettero l'intiera giornata e poi col favore della nebbia e della notte, tutti si sa lvarono per un · periglioso sentiero da cacciatori. In queste sanguinose fazioni seicc.:1 l'eroica e leggendaria figura di Janavel, l'ardito' partigiano, che dopo avere gloriosamente cornbattntù con la spada , impiega gli anni della vecchiaia a dirigere le imprese dei suoi correligionari e detta loro precetti cli guerra chr. potrebbero anche oggi figurare degnamente in un ammaestramento tattico per le truppe alpine. . Non possiamo poi tacere in merito alla parte storica (lel libro, come l'autore non abbia sempre saputo mantenere serenità ed imparzialità di giudizio. In quelle guerre feroci, dove Ì Valdec;i per loro stessa confessione uccidevano i prigionieri e terribilmente infierivano · contro i mil'1istri cattolici, le chie$e cd i conven ti, dove le truppe ducali e reali componcvansi pc1: massima parte della feccia delle popolazioni, in un'epoca, si aggiunga , io cui le passioni religiose turbavano . le menti dei più, non a stupirsi se si commettevano eccessi: ed è sovranamente ingiusto il farne rimQntare troppo in :.ilto la responsabilità. Il signor De-H.ochas, che ha limitato il campo delle sue investigazioni storiche a pochi autori , che ha creduto· trovare la verità . ascoltando come suol dirsi una sola campana, quelfa degli scri ttori valdesi ed ha Gnito per prendere [)Cr oro di coppella quanto riferisce l'infido Legcr, ha <fato sentenze che ci hanno sorpreso. I documenti dell'ep~~a e gli stori ci nostri più imparziali qualificano il Leger cli turbolento, di calunnia tore, e, peggio ancora, di rapace« perciocchè 'i suoi Yalde.si, scrive Botta, gli domandarono conto, e nol poterono a·oM·e, cfoi clenari racco lti nelle qwistue. da tui fatte a fa·vore clelle 'Dalli clencwi che som11narono a 600,000 scud:i 1·oman·i ». Tra la tradizione, vivissima ancora nelle vallate, che attribuisce ai Francesi tutte le passate sventure, e l'asser~ione gratuit.a del De RoANNO XXVI , VOI., IV .
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chas, che ,;, p·~ù criidel·i persecutori dn; Valdesi furono gli Ita/:ian-i, noi stiamo per la tradi;1,ione confortata dai documenti dell'epoca (vedi Botta, Gu iclrnnon, relazione sui fatti di Luserna, atti del processo di Leaer, ecc.) . Alla lettera del Petìt- Bourg strlle crudeltà delle truppe ·pi:moutesi, possiamo contraporrc le seguenti frasi contenute nelle lettere di Catinat a Louvois in data 9 e •18 maggio 1686 (< J'cii or(< àonné qiie /.' on e:ust iin peii de c1·nauté pour ceux qiie l' on t1·ouvc « cachés dans les 11iontagnes qni donnent la peùn:~ de les aUcr ch1Yrçher « et qui ont soin de paroistre sans armes lorsqu:,i l ~e voyent .mrpris « estant /.es plas f'o!ibles; ceax que l' on peiit JYl'endre les ar mès à la -rnain et q1ii ne, sontpo'Ìllit tnés, passe.nt pat· les ma·i.ns du bwr•reciu . 1
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Jl y a en qlielque.~ 60 pe:rsonnes des 1'i'lìo ltés de tués tcmt hornmes que " fenimes tronvés caché, clans 1:lti s roches à ·my coste com.me des nids « d' ai y le où, ·ils croyoi.ent que les soldats ne pourroi'ent j amiais aUer·, « its ont t;ué /.es fenimes com.me les ho1nmes parce qtb' elles ont soiwent « toiirmenté nos peti te pcirti s en faù,nnt rou ler des piM-res , il n'y a « eii, q1.i'iin sm l prisonnier qttej'M, ordonné qtii {ilst penrfa. (Questa strage. f~l c_ommessa alla presa di Baceigla, dove si erano rifugiati . 60 Valdesi che il Catinat atwccò con 550 soldati). Se Vittorio Amedeo qualifi cò i Valdesi di oscen'ità, è anche vero che avutili a discrizìone 1i nutrì <1 pro p1·ie spese ed a proprie spese li fece accompagn<1l'e in Svizzera, rifiut.ando le offerte dei Veneiinni che gli avevano proposto di comperarli a pronti contanti per impiegarli sulle loro navi. Ecco infal.l.i che cosa scrive il Catin<1t a Louvois i! 29 gi nguo ·1686. « ... . Le " VéniMens hty ont fait varler, commieje orois, par l'cibbe Grfrnany , << pou1· en avofr· des hmnmes mesnie à pr i.x d'a:l'gent ; ce q11'1:l n'a, « point 'l.)onlu, parce qu'ils les ailraient mis à lcmrs ch:iourmes, ce << q1.i'i l cro1:t c.ontrnire à la pa.rolle q11'i l a donnée qit',i,l ne fera'it « soufl'rfr a:iu;une pe'ine corporelle à ceux qui se nmettraient à .sa « d;isc·rétfon . n m.'a pa,ru fort sensitJle à l' obliga:tion de le1.1,r tenir « fldellernent cette prome.sse » . Luigi XIV al contrario raceva scrivere da Lou vois a Catiuat come seaue circa la man iera con cni dovrvano essere trattati i Valdesi che an~or; resistevano alle sue armi: ..... tout ce que Sa ilfajesté ·vous permet de lm r cw~order co1is,iste à se rendre à cliscrétfon, Sa 1lfajesté e.st-1:mant qu'il ne convient po'i,nt a son senYice de donner la liberté à ces niiserablc.s-/à.... .. et lorsqii' eUe 'oo·us per-met de les recevoir à diiscrét'1:on ,cous rle.vez ente,nclre gu'elle a •résolu clc les envoyer aux' . gtiléres. Lasciamo :il sig. D_e-Rochas di pesnre la diITerenza esistente <<
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B PERIOD ICI 163 .fra la ·discrezione del potente re cli Francia e qnella del pìcc·o10 duca . di Savoia, 11!. cle Sa:vqùJ , come lo chiamavano Louvois e i generali francesi dell'epoc,.L Altro assai potremmo dire i,t proposi to, che i documenti esisten ti negl i archivi· di Torino non fanno certenrnnte difetto nè per numero, nè per importanza ; ma ci b<1stano questi estratti del libro stesso del De-Rochas per met.lere in rilievo la poca attendibilità di alcuni suoi ·giudizi. • · . Il libro termina con un'accurata descrizione del le nostre com paguie ,alp ine, di cui l'.:intore e;;pone ii siswma di reclntamcnto e di equipaggiamento, i \'ari metodi d>)struzione e le sedi invernali ed estive; ,consiglia poi alla Francia ·di or-ganizzare delle truppe sii11ili di cui .abbondano ollimi elementi nelle regioni montuose del territorio. Uni ta al libro finalmente vi è una nitida ed esatta carta delle vall i Valdesi in crornolitogrnfia a ii colorì ed alla scab di •;, 00000 • In com plesso lo st.ucl io delle vall i Vnldesi ci sembrn un buon hnroro mil itare, il primo del genere che, se. non erriamo, ne tratta un poco estesamente. Consigl iandone la lettura ai nostri colleghi dell'esercito, esprimiamo il voto perchè ana loghi studi si fa cciano anche da noi per queste e per le aItre vallate alpine; che. se qrielle fi er·e popolazioni non hanno bisogno cl i leggere sui libri ie loro passate imprese, di cui forti tradizioni loca li religiosamente conservano la memoria, ne abbiamo bìsogpo noi della pì:rnura per apprezzare con maggiore cognizione di ca usa tutta l' import.anza mil itare della formidabile barriera . naturale che ci separa dai popoli vir.ini e che sarà terribile ostacoio per l'irnrasore se gl'indomiti guardiani delle Alpi verranno debitamente sostenuti. P. M:.
Histoi,,•e ,le l' ex-co,•t>B t.l'étt1t-nut.Jo1•, par un' ancien officier superieur du corps . - Paris, 1881. È la riunio1ie d'una serie di articoli pubblicati dal periodico Le Spectate:iw Mil!itaire nelle cl ispense del 2° semestt'e 1880 e ,1° del 188'1 . Chi ha tenuto dietro al ricostituirsi dell'esercito francese dopo le ca-· tastrofi del 1870-7,t , avrà mille volte notato le difiìcoltà veramente enormi incontrate pel riordinamento del servizio cli stato maggiore, 1
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sulle cui attribuzioni, come ri:;ulta dai progetti di legge e dalle discussioni parlamentari, vi erano nel seno stesso dell' esercito fortissimi dispareri . In nessuna altra riforma~ forse, parve così prevalente il i)redomiuio dei <;riteri negativi -su quelli positivi; cosicèhè può dirsi come, più che la fiducia nella nuova istituzione, il desiderio di farla finita con l'antico corpo di stato maggiore fn catisa dell' appr•Jvazione della legge del 2.0 marzo ·1880, la /,o•i, cle lassit·1.Lcle, come ebbe argutamente a ch iamarla nn senatore. ... L'autore comincia con alcuni cenni sugli stati maggiori clell'-ant1co regime e passa poi a quelli dell'epoca rivoluzionaria e imperiale; espone in seguito la mioya organizzazione data al corpo del marescial lo Gouvion. che fissando stabilmente le norme d'ammissione .nel corpo e le attribuzioni degli ufficiali di staio maggiore, pose fine ad un periodo di favoritismi e d'intrighi che demoralizz::tVano lo spirito dell'esercito e compromeu.evano il funzionamento di uno dei suoi più interessanti servizi. Ino ltre l'autore, anno per aiino,, riferisce tutte le ordinanze che apportarono qualche mod ificazione alla primitiva orrranizzazione e ne -ricorda nnche talune assai cnriose relativamente ~ . alla tenuta degli ufficiali del corpo, dalle quali apprendiamo per esempio che nel •18% fu proibito a detti uflìciali cli portare \ baflì, nel,•183~ i baffi divennero obbligatori, per essere poi dopo poclu mesi dichiarati nello stesso anno facoltativi. L'nuonimo espone le vicende dei vari corsi della scuola d'applicazione di stato maggiore, segnalando per ciascun ufficiale la carriera, le guerre . cui prese parte, gli atti di valore compiuti, i . particolari servizi e le, opere pubblicate. Per ogni campa(rna così cl' Emopa come d'Africa è nel libro minu tamente indicata Ja "composizione dei differenti stati maggiori di corpi d'armata, cli divisione e di brigata, e per ultimo sono date numerose notizie sulla grande carta topografica di Francia alla scala cli '/soooo . In tutta questa lunga esposizione storica, l'autore dando ognora abbondanti, anzi soverchie informazioni sui singoli ufficiali, evira quasi sempre cli parlare del corpo in complesso e del modo con cui questo disimpegnò nelle varie guene cbe si succedettero .dal ·l 8~3 al 187·1 le propne delicatissime funzioni. Eppure questa c1 pare avrebb~ dovuta essere cura principale a fine di dimostrare che qucll'orgarnsmo non si era corrotto, nì: consumato per colpa propria , come dal 1870 in poi hanno costantemente asserito ! nemici di . tale i_stituzionc. Per quanto il terreno fos:;e sdruwolevole, 1101 crediamo che dopo Ja ca Ida e coraggiosa difesa dcli' ex- corpo fatta dal Troèhu ( 1) era 1
{\) L' Armée {ra11çaise en 1879
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possibile ribattere con abbondanza cl1 prove siffatta accusa, ciò che sarebbe stato assai meglio dell' asserire gratuitamente , che il corpo nvrebbe potuto conservarsi nel nuovo r1sercito pur di ristabilirlo sulle · antiche .basi fissate dal maresciallo Gouvion e d,ill'ordiuanza del •I833. Avremmo anche desiderato una narrazione più particolareggiata della parte presa dall'ex- corpo a quel rinascimento degli studi militari, che iniziatosi in Françia dopo il 1866, 'fu troncato da lla successiva guerra franco-tedesca, per essere poi ripreso cop maggiore intensità <~d energia nel 4871 ; nè sarebbero stati inopportuni alcun i cenni sugli ultimi dieci airni d'esistenza del soppresso corpo, periodo di vita travaglia. tissimo; dove certo le noviti1 non mancarono, come la creazione della scuola superiore cli guerra . i nuovi gràndi lavori cartografici ecc. La critica alla nuova legge è sommaria ed incom pletissima ; laddove avrebbe abbigognato procedere anzi tutto alla determinazione delle principa li esigenze di un buon servizio di stato· nrnggit>re, per poter poi mostrnre fino a qual punto la nuova legge Yi soddisfacesse e quali ne fossero le contraddizioni c. le lacune; si impiega invece il metodo assai più comodo dei giudizi sommar·ì e delle accuse vaghe che scemano autorità allo scritto · e mettono in giusta diffidenza il lettore. Certo, non negheremo nè che l'~x-corpo abbia in altre epoche reso buoni servigi nè che esso sia ·sta to di:;ciolto o meglio li qil'idato, come dice l'autore, non senza ferire ' mol te :;uscettibilità e danneggiare molti interessi; ma il còmpito del ministro della guerra era oltremodo difficile... ecli al postntto, se errori cd ingiustizie sono state commesse, ciò non ha che fare , ci ~embra, coll a nuova legge, nè è un buon motivo per qualificarla di vcirod·ia. Mancheremmo infine alla verità se dicessimo che i dife tti riscontrati nel libro hanno destato in noi maraviglia; troppo scottante era il sog<retto perchè fosse possibile trattarlo· bene ed a . fondo, con la. seo . renità dello storico che giudica tempi rcmol.i ed estinte generazwm ; il velo dell'anonimo ha tutta via perme:;so di dirè una parte della \ verità : e uoi consigliamo la lettura del libro ai nostri colleghi dell'esercito, perchè potranno in esso trovare parecchie utili notizie. P. M. 1
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lt'e·,.i e Ht ilitii, •·i sclie Bliitte,.; Fascicoli del 3° trimestre.
Concentramento e sp'iegarnento delfo armate; studio fa tto colla scorta del le disposizioni date alla I , II e III arma ta tedesca da l principio della campagna del ,1870 alla battaglia di Gravelotte. Il 1"iord·ina1nento delle (orze 1wUitciri olandesi hspetto al s'i.steuia di(ens'ivo . - HiiNING . - È difficile tradurre in atto il servizio militare obbliga torio nel i'Olanda : per tradizione, per abi tudini, per posizione topografica l'olandese è essenzialmente mercante; onde troppo gli pesa . La piccola borghesia e la piccola nobiltit sono assorbite clall' armata di mare. Perciò anche l'esercito ri mane in certo modo scredi tato ; o gli olandesi non sentono i legami che ad esso !'avvincono. Così maJe può un min istero introdurre una vera rifo rma nell'ordinamento, a meno che gravi sventure non provino ancora una volta ia verirù delle parole dell'arciduca Ca rlo: che la responsabili tà di una sconfitta ri~ide all'in tero paese. Non è dunque da rar meraviglia nel vedere che in Olanda pi·ima si pensò alle fortificazioni e poi all'esercito. Si operò a rovescio, dimenticando che la vera difo,a si basa sopra l'eserci to, e che le for ti ficazioni non sono che punti cl' appoggio cleHe sue manovre. Quindi mentre fino dal ,18 aprile ,18'1fl. fu pubbli c!,'ta la legge sulle forLificazioni, nella quale fu impegnata l'enorme somma di 33 milioni di fi orini per opere da costrnirsi entro un periodo di tempo, che donà chiudersi nel 1884 , la legge sul riorclinamento dell'eserci to porta la da ta ciel 22 dicembre "880 . La costruzione delle fJrtifica zioni allora decretate è giunta oramai ad un punto tale che si può dare un giudizio sul loro complesso. La parte più importa·nte è rruella chiamata: la mwva li.nca dell11 acqiie olandesi. Il suo centro è in Utrecht e nei dintorni; l'ala destra a Gorinchcm , la sinistra a Naarden. Perciò essa si divide in tre gruppi, i quali hanno lo svantaggio che il destro è sep,1rato da l centrale da una la rga corrente priva di ponti. La linea di fortific.:izionì di ULrecht è assai breve, più acconcia a una difesa passi\'a che base ad utili manovre. Il comhattùne,nto della fa.1:it1wù;, a bre'Vi distanze. - Pcirnllelo trn il fuMlc Gras e i l Mauser . (Joiwnal des sC'iences 11i-il-ifa,i1·es) . Eswrsione ,,nf l'i,tare a Dresdci e d!into1·ni . Rf:.corcli del 1813 . Im,viego del reggùnenlo dei f'c,n·ovicri tecleschi nelle costruz,ion·i, e nei la.v01"i di ferro 'O·ia diinuite lii pace. Le f'orz11 mil'i.tari del niwvo ngno d!i Rmnari-ia. - Sono costituite
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dall'esercito pei'rnrinentc e dal terri toriale, dalle rispettive riserve, da lla milizia e dalla guardia nazionale. Il servizio ò obbligatorio generale dai 2,1 ai 29 anni. Gli assegnati ali' eser:cito permanen te dopo una ferma di tre anni pas:;ano g! i al tri cirnruo nella riserva . La sorte decide su ll'assegirnmento all'esercito permanente od al territoriale . In se"u ito oli individui sono ascriui por ,1O anui nella milizia, e finalrneo.te' o o nella guardia nazionalE\ fi uo ai !~7 ann i di età . Si ammettono volontan cli nn anno e di sei mesi, e congedi anticipa ti. La fante ria dell'esercito perrnaneu te è di visa in 8 reggimenti di 2 battaglioni attivi cd uno cli riserva; ogni battaglione di i compagnie_ a ,t 20 uomini in pace e 250 in gucrrn; i ft. battoglioni di cacciatori hanno la medesima forza . La cavalleria, che prima della gtrnrra contava 2 soli reggimenti, oggi ne ha tre; quelli a 5 srprn:lroni, il nuovo fo rmato a 3 squadroni di 100 cnvalli in pace, e di ,110 in guerra. L'artiglieria ha 4 reggimenti a G batterie, di cni· il:. da 8 cont. ( una delle cr.uali a caval lo) , e 2 dì pezzi eia 9 cent. In pace non si tengono che t pezzi : ' La forza cli guerra dell'artigl ieria ascendo a 2,996 uomini, 2240 cavalli e,14.4. cannon i. Il genio ò composto di un ba ttaglione con sei cornpagr1ie, 4.di zappatori , ,1 di minatori, 11 cli pontieri, oltre al di.;taccamento telegrafico . li treno si mobilita in 5 srruadroui con 250 cava lli. Contano coll'eserc.ito permanente '.2.G6 geiJdnrnLi a piedi, 350 a cavallo e 9il4 pompieri ordi nati mili tarmente. In tot::de la fo rza di pace ammonta a ,19,,103 uomin i e quella di guerra a 33,0ti6. Colla riserva si completano le 1{1e dell'esercito; gli nfn cial i 11~cessa ri in caso di. mob ilitazione si tolgono cfogli cx uffi.ciali , dai volontari di un anno, da i migliori sottuffieiali che hanno compiuLo due f'errnc cli 5 anni. Gli ufficiali dcli'eser.ci to attivo sono norn inati per esame da i sottufficiali, od escono clai la :;cuoia di Buk<1 rost. li reclutamen to dei. sottul'ficial i è assicurato med ian te premi cli ringaggio. L'esercito territoria ie ebbe ultimamente nn grande sviluppo. Esso con:;ta di 30 rerr"imenti cli fau teria a due hattauliot1 i: 011:ni haua crlione 0 porta il nome del dipartimento in cui si rr,cl uw; ò com posto di i compagnie a 200 110rnini l' nna. Pressu la sede dello sta to maggiore cli reggimento esistono i quadri cli 200 nomini , per lo più volontari, i quali si addestrano ncll'in:;egnamento degli esercizi militari. I reggi menti cli cava lleria sono H a 4- squadroni cli no cavalli l'uno. L'artiglieria ascende a 33- hallerie, o ,,i sono i prepara tivi per creare un secondo reggimento del genio . Il pnnto debole sta nei trovare ufficiali. All'epoca del reclutamento gli uorn ini~assegnati all'esercito territoriale sono accaserma ti ed istrui ti per un paio di mesi; in segui to ~
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entrano nello schimbs o reparto di battaglione, di cui ogni battaglione ne ha 4, che si alternano il servizio uno ·per settimana . Di guisa che i territoriali stanno . ogni mese per tre settimane alle case lor". I territoriali" servono pure otto anni, dal ~,I O al 2:9°, dei quali se di fanteria i tre ultimi, se di cavalleria i quattro ultimi, nella riserva. Il fucile è l'Henry-i.Vlartini: ogni uomo ha ,100 ~artucce; la cavalleria è armata di sciabola e di carabina. I cannoni sono quelli prnssiani del ,1867. La milizia è divisa per battaglioni e squadroni, uno per ogni distretto; gli uomini si esercitano nelle domeniche, e devono riunirsi · annualmente per le grandi manovre. Vestono a proprie spese; sono armati di fucile Peabody, ed ascendono a 73 ,000 circa. La guardia nazionale provvede alla difesa illtei'na del pac1>e. Fino al 4 890 nella Dobrudcha il servizio militare è ordinato in modo speciale,· e gli uomini sono tenuti ad ìrna 5ola sNLirnana di servizio annuale. I reparti !-OUO costituiti in maniera da mantenere una assolu ta distinzione tra cristiani e musulmani . In complesso la H.nmania pnò·contare in caso di guerra sopra "90 ,000 uomini (33,056 dell'esercito permanc11te, e 60,000 circa del territo. riale) oltre a 73.000 uomini di ~1iilizia, seliza tenere conto della guardia nazionali), Le istittizioni 1nilitar'i S1)edesi. - Basano sopra la Viir(r;ade, l' Indetta e I~ Be'oiiring . Le forze mi li tari si recl utono sia medianw arruolamento volontario, sia media~te prestazione personale inerente alla proprietà sia mediante \'obbligo_nniversnle al servizio militare. La Vi.i!r{vade .è l'e$crcito annoiato. Istituito da ùn· paio di secoli, oggi si foclu'ta irn i cittadini, · i quali vi concorrono ~,olontariamente per prestarvi un servizio di ,6 anni . Essi ricevono. paga e vestiario, e sono alloggiati. in caserme assai comode. Il soldo è scarso, 3 corone al mese ('I), di cui una parte va alla cassa di rispatmio per l'epoca del congedo . Formano ÌI nocciolo del l'.esercit,i r, somministrano i presidi i. Spinti da vari moventi, vi si arrnolano giovani c\elle migliori fami glie. La fanteria comprende: 1° la brigata della guardia di .corpo; due reggimenti di dne battaglioni l'uno e quattro compagnié; 2° il rcggi m(lnto di cacciatori del ·werrnlanci con sei compagnie. La cavalleria conta : 1° reggimento della guardia ·c1el corpo a cavallo con 4 squadroni ; 2° il reggimento ussari a 6 squadroni. L'artiglieria consiste in tre reggimenti , ciascuno a dieci batterie da cent. 8,4. Vi si aggiungono 6 compagnie d'artiglieria da fortezza, ed· un c_orpo operai. 1
<lì Una corona vale lire l,?.9.
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Vi è uu battaglione di pontillr'i, uno di zappatori,.ed una compagnia di telegrafisti da '.campagna . In tutto la Yéilrfnade conta 6,000 uomini circa. le reclute vengono in maggio, ed il corso della 1oro istruzione dura sino all'autunno; ·in setterpbre cominciano le riduzioni; gli uomini sono ]asciati in permesso fino al principio clelle istrnzioni estive; con quelli che non ne profittano si cbstitniscono nuO\;i quadri abbastanza forti per il ~erviz!o di goarnigion<,, . Di gnisa che si ottengopo grand i economie. i.Vla 1'istruzione non vi gua?agna, tanto più che la brevità della st.agione calda restringe il tempo .indispensabile agli esercizi militari. L' Indelta trae origino dalla · pr~prictà fondiaria . I possessori cli uria certa qna'nti tà di suolo dovevano mantenere un soldato per l'esercito, che doveva partecipare annualmentè ad l.111 breve periodo di esercizi mititari . lt una prestazione di forma · antiquata che pesa esclusivamente sopra una classe. Perciò i f)roprietari del suolo insistevano da un pezr.o ·per l'abolizione, cl ell' Indelta. Ma il governo a sua volta non voleva perdere codesta forza, senza còrn penso. Quindi nel -1873 si venne ad un · compromesso, secondo il quale si costituirebbe l'esercito con volon.tari tolti da·lle 5 dassi più giovane della .R1ri;iiring fino alla cifra di 30,000 uomini, 'oltre a 12.,000 ufficiali, sottufficiali, ccc. Nuov!~ divergenze · riguardo alla durata del servizio è delle esercitazioni annue fece ro sì che il progetto Ì·i'tnase ancora in sospeso. L'Indelta ,è costituita da !f3 battaglioni di fanteria , da ~7 squadroni cli cavai Ieri a. · Nella Bevii'l·inq entrano tutti i° eittadini dai 20 ai 2.5 anni: ed in cas9 di 'guerra , i, congedati dell'_eserci to permanente .fino ai ,~o anni di età. Servei di truppa di complemento e di riserva all'e$ercito cli pr:ma linea: Gli uomini prendono .parte ad un eserciiio · di una quindicina di giorni l'anno. Vi sono per ultimo le mfl-i,z,ie locali, cioè società cli tiro , -clie $Ì pro11ongonq di dil'endere Ja ,propria .città in caso di guerra: fra le mili1.ie loca li· si può contare· quel la ordinata a difesa clt'lla lontana isola di Gothland. · · Con ~utti 9uesti elemen ti e con un piccolo bilancio ("9,000,_000 di corone) la Svezia conta sopra 11,917 ufficiali, ,127,674 gregari e 234 cannoni, cui . in·. t:aso di guerra difen~iva potrebbero unirsi anche "77 ufficiali ' 26 698 g1;eirari e 24 cannoni delle milizie locali. Il suolo V ' • svedese · per la sua natura si presta ad una guerra di partigiani, nella quale là vigoria degli ahi tanti ed i loro sentimenti patriottici possono essere di gran giovamento; dlfonsivamente l'esercito svedese non potrebbe contare che sopra 69,,1,.74- uom ini e 234 cannoni. ilfa.~SMne secondo le qua/,i deve · regolarsi la d·i(esa della fanteria 1
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130LLET T INO BIBL!OGHAFICO
LIBRI E PERIODICI
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in 1ma. grossa f'o1"tezza mode1·na contrn tm Mtacco formale, dcil p1··wicip·io delle operazion!i cilla presli delle OJJe1·e Stll concent1·amento degli esercit'i tedesclvi a1: confini della Francùi. -· (V . Journal des Sciences Jh l-itaires) . Ordinamento, a-rmamento e modo di ·combattere degli insorti ·nella Bosnia e nell'E~·zegorrina. - A proposito degli eITetti del fuoco si nota che gli insorti provvisti di una qnantità cousiderevòle i:li munizioni, cominciavano il fuoco a gl'an distanza (a 2000 passi nel comba uimen to di Kaka ry) con scarsi risulta ti. Vera men te non bada vano alla natura del bcr::;aglio ; prendevano di mira con numcr-osi tfri così riparti d'una certa entità, come pattugl ie e fi no nomini isolati. Poi erano muniti di rucil i di nuovo modello che non erano abituati a maneggiare, o dei loro antichi fucili ereditati di padre in figlio . · I tiri eràno quasi sempre alti. Le ma,rcie p'iiì. l1inghe e pù.ì. cele1·i di ogni tempo . - La narrazione si li mi ta alla campagna del 1805: Notizie a proposito di arini cla fnoco . :- Cri pitano HBN'l'SCH. Eserc'iz·i c/Ji t1·wppe tedesche e'/hinces·i . - (V . Z&itschri(t fur clie Sch1oeiZf;l"Ìsche 1irlillerie) . L'inciv'i,/:imento r.le/la guer·ra. - Riepilogo di un opusco lo del sig. Lucas in risposta alla lettera del generale Moltko al professore Blnntschli .
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PAJOL, général de clivision . /Jlistoii•e de 911er1•e d e Louis ~ J/1.Firmin Didot, Editeur, '1 881. - Si è pubblicnto il solo1 • volume, il quale contiene idocumenli autentici relativi alla guerra di Spagna, alla successione d'Aus tria, di Germania e d'Italia. L'ult.imo per iorfo della successione cl' Austria formera oggetto del 'i.O e 30 vovolume; la guerra dei sette anni e la fine del regno ciel 4° e 5°. P orranno termine 1il lavoro altri due volumi: il 6° intor no. lespedizioni di Mabor, di Corsica, del Cai1adà, intorno alle colonie, ai differenti campi d'istruzione o alle molteplici manovre; il 7° conterrà la storia son1marin dei corpi di fanteria, di cavalleria e dei corpi franchi. Come ognun vede, è questa un'opera di. gran mole, la quale potrà reca re luce sulla fisonomin di quell'epoca conosciuta pi ù per ln sua corruzione che per le sue qualitu militari. P eccato che il genei-al Pajol abbia trascueato, come egli dichiara, la s tòria intima della carte, poiché é noto quanto potere avHssero le arti dell'alcova nHlla sceltà dei genero.li e nella condolla degli esercili!
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E. DuBAIL, capi taine au 8L'' régiment d'infan tcric, attaché au minis tére de lu guerre. P ,·é<.• i.<, Jfflistoil-e m ·i lil<,il'e, deux ieme pm·l·i e. - Libraire rn ilitail'odeBeaudoin et C., passa go Dnuphine. - Comprende il periodo .'dello. guei-ra franeo-germanica dall'inves timento di J\,folz. alta battaglia di Sain t-Privat; comprende inoltre gli (lvvenimenti della gueeNt di Oriente del '1877-78 I
BOL LETTINO 81 BLIOGR AFI CO CLAUDE. li. lél~e,• et i'Hai•ceau, auec G c,u•tes. - Baidoir et C. successeurs de I. Dumai no, éditeurs, 188!. - Jt un volume in-·180 che delinea le figure dei due generçli in.mezzo agli uomini pl'incipali ed ai grandiosi avvenimenti in che visser-o. Scrii.lo con cr itica scientifica o coscienzioso., questo.lavoro offre notevole inteeesse p'<:' r gli s tud i ~torico- rnilitari.
DesPRE Z
, E. BERTILLON, lieutenant d'ilifan Lerie. Cm··uet de 71'fr (1Uemen to ·e t Btu•éme) a l 'uslfge tl~ r,u•mie . In ·vendita presso M. V. Bertillon, 3, rue du Polygone, Vincennec;, al preuo di L. 2,90.In questo abbaco di poche pagine si ha is tantaneamente e senza calèolo il per cen to dei colpi utili nel tiro al bersaglio.
PAUL LEHUGEUR Jlli.<;t,>i,·e ,J.e I' llr,née J,•ouçaise. - Paris ,. Hachotto. - I n un volume di 22'1 png. con illus tra;:ioni e vignette l'autore passa in rassegna gli ordinamenti mili tari della Francia dall'epoca degl i antichi Galli sino a quelli derivanti dalla leggo 27 luglio 1872
E. HABERLlN. L ~· ca;,itlfine Bends-loi . S o uvm,.irs ,l'un soldt1l. - Paris, Lalovetle. - È uni~ specie di romanzo militare che presenta ai lettori la vita avventurosa del capitano Girard, soprannominato Rencls-toi. PAQUIÉ, chef de bataillon uu 40' de ligne. lttflu e nce tles
,li.<1.tau-
ces e t tltc ter1•1JiH S UI' le 'tll.l leu1• des /(n•111olfrnt.<i la.Cli• ,ques, avec pl,uacl•es e l f$91w e .,. - P aris, Bou<loin .
F ouJNEAU, comandant. 'l',wl frJt1e tl'iufmalerie et A i,Je méinoire tle ctJmfJRfJHe . - P aris, Baucloin et C. - L'ordinamento generale d'un corpo d'arrnata in campagna; le principali forrnazioni in ordine chiuso; le forinazioni normali .da combatti-
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meolo; la fanteria in stazione-e in marcia; le generalità intorno al combattimento moder no formano l'oggetto.di questo memoriale, il quale, a parte le nozioni par ticolari relative all'esercito francese, con tiene dati utili d'inter esse generale . Léopoltl. llm•li/lcntim,.y et Cl,em.ills <lt-J fer. - Paris, · B$lu_d oin. - T ratta l'importantissima quest~onedal punto di visto. francese.
BRE SSON
conser vateur des archives du Dépòt de la guer re. lliP aris, Dentu. - S ebbene la figura di Desaix fosse nota nella massima parte de' s uoi , particolari e parecchi scrittori si fossero occupali a r itrarla, tuttavia nel presente lavor o del Bonnal si leggono molle notizie ig norate sinora.
BONNA L,
stoi,•e ,le IJuaix . -
Markus. Cnvtdle,•istis,!l,e .511.ulien. - Vienirn., 1881, vV. Seidel e Sohn. - P rezzo L. '10. - Questi s tudi sono tre.
·C:t.ERLIEN
Nel primo l'autore cer ca dimos trare, che lo. rivoltella è oggidì l'arma migliore per g li a tto.echi di cavalle~io., come to.lvolta si è praticato duran te la guerra di seccessione amerjcana. Il secondo é un interessan te s~udio ,sui_combattimenti di cavaller ia che ebbero luogo alla batto.glia di Vionville. Il ter·zo s tudio intitolato: l'mmeufre della cavolleria, è una critico. di altre· opere che harn;io trattato lo stesso argomento.
BIBLIOGRAFICO
giudicare dei cavalli in rappor to ana loro costituzion e e capa-· cita di ser vizi.o). -:-- Stuttgard, 1881, Schicka rd ed E bner. Prezzo in Italia L. 4,90. - Questo libro si distingue da altri cli simil genere in quanto che l'autor e, invece di avvolgere le sue idee jn un linguaggio tecnico, si sforza cli rendersi intelligibile a tutti, e vi riesce. E gli posa pe1~ princip io, che la facili~à di giudicare un cavallo si acquista solo colla pratica, ma soggmnge che questa deve avere per base una buona teorit'J.. L'opera si suddivide-in nove capitoli: 10 osservazioni gene-· r ali; 20 riconoscimento dell'età dei cavaJJi; 30 colorito; 4° delle singole parti del cor po; 50 dell'andatura; 60 osservaijoni speciali; 7° condizioni necessarie per servizi speciali; 80 difetti nelle for.m c esterne; 9' altri difelb. DAnov1cq P : E. K. K. Schiffsbau Tecniker. 1'1m1liscl• te.cniscl,es ll'ot•lerbucl, de,• : lflm•ine. (Vocabola rio nautico tecnico deJla marina). - Vol. 1• fase. 7. Pola, 1881. P resso la r edazione delle pubblicazioni rela tive all'ordino.mento marittimo . Prezzo L. 2,75 la dispensa. - I p r imi fascicoli cli questo lungo e pr egevole lavoro, vennero pubblicali fino dagli ultimi mèsi del 1879, ed incontrarono molto favore. I fascicoli che fecero seguito non smenliscono la buona idea fatta concepir e dai pr imi. Coll'ultimo sopraènun.ciato, il vocabolario giunge fino alla parola « Ha varie ".
major. !lttleilm•!I rzu,n la•iegsmiia s igen Scliies.,;en aus Fel,lgesclrutzen. (Guida- pel tiro di combattimento dei pezzi da campagna). Ad uso degli ufficiali d'artiglieria svizzeri/ _s econda edizione migliorata ed ampliata. - Thùn '1881, libreria I. Christen . - Prezzo in Italia L. 2,20. - L'au tore pai·te dal p rincipio che il buon impiego di una batteria i_11 campagna djpende esclus ivamente dall'istruzione della tr uppa e dei quadl'i; pel'ci6 comincia con trattar e diffusamente di tutti i particolar i dell'is truzione . Passa poi a discorrere delle varie specie di tiri,· a gr anata, a shrapnel, a metraglia; dice quando debbono essere impiegati, e quali ne siano gli effetti. T)n capitolo speciale, aggiunto in questa seconda edizione, tra tta del modo di dirigere il tiro cli ·più batteri<~ riuniti. Un appendice contiene la gtiido. per l'uso dei petardi e pei tiri fatti smde mis urare le dis tanze. ·
RATZ, Capitano d'artiglieria . De,• llelt19eruttgsmli.uir1e Ang,•iff r1ege,i m qd°e,•11e Ji'estungen. (Attacco (per assedio formale) delle for tezze moderne). - Olm utz, '188l. F. Grosse. -· L'opera è dhtisa in 5 parti. Nella 1• parte si trattà dei prfncipt generali dell'ar te m ilitare , applicali a lla guerra di assedio. Pei· offrire~ al tiro dell'attaccante il minimo, bersagli9 , l'autore vorrebbe eh.e i for ti staccati fossero piccoli, p referibilmente tor·ri coraaate g iranti. P er il nodo centrale, domanda lunghe fronti collegate insieme. I n fine cli questa prima parte tratta dei var i sistemi d'artiglie ria, dei parcl1i d'assedio, e fa un sunto s torico della g uerr a da fortezze. È interessante il capitolo che r ig uarda le nuove invenziÒili, cioè la luce eleUrka, i pt1lloni areostatici , la posla coi p iccioni e via di~endo. La 2• par te tratta dell'avviamento clell'atlacco; la 3• e la 44, delle prime e delle seconde posizioni, o. prender 9i dal'l'ar tiglier ia ; la 5' , dell'attacco di zappa, delle sor tite , e delle mine e contromine, della breccie, delle capitolazioni .
D ·i e Leh•·e vo,i der Bet1,:.ll1eiltmg ,les Pfer,les, in Bezug .a uf N.o,·pe,•bau ,md Leisltmg. (Istruzione per
BoGUSLA W KI. De,• li.lein li.t•ieg tmd seinè Hedeultmg fih• die Ger1eu1Vf!t•t (La piccola guerra e sua attu·a le importanza).
'VILLE,
..ADAM.
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BOLLETTI NO
- Due conferen1.e tenute nella socie tà mililare <li P oscn, con 5 schizzi. Berlino, 1881. F . Luckhardl. - Prezzo in Italia L . 4,'10. Si fa r'isallare l'importanza della piccola g·uerra n elle cam· pagne moderne, specialm en te per l'attacco e la <liresa delle linee d'operazione , avvcgnaché se una volta queste erano . costituite eia strade ordinarie, ora lo sono da rerrovio, lanlo più importanti o più facili a distruggersi. L'opera è corredata da esempi stor'ici tratti dalle ultime guerre. V.
TJ1. F1•ie tiri(•I• de,•. Gro1Jse al,., Fel,11, en• ( Feder ico il grande com e generale). - 2 voi., Berlino, Mittler o figlio, 188 1. - Pt·czzo, in Italia, L. 28,55. - F ederico Il venne finora studiAto più. ne' suoi scritti che ne' suoi ntti. Il Bernardi s i propone di s lntliado specialmente come generale; quindi il suo libro può dirs i la sto1·io. militfll'e delle campagne cl i F eder ico; mn l'autore non si limita a quest,o;· egli esamina le principali opero che hanno trnltnto lo stesso argomento, e confrontandole ·coi fatti, quali appal'iscono dai documenti uHimi pubblicati, ne r ei.Lirica i l l'acconto ~ i g iudizi. Ne riparleremo.
BER~ARD1
G. V.
PEL F:T NARBONNE . Det• Cavalle,•ie,lie 11sl mul tlie ff'e lu•ht•iifte ,Jes IJeuts('/, e n Rei,:l,s (Il servizio di cavalleria e le forze militari dell'impero tedesco). - Libro d'is Lru1.ion e per i g ioYani ufficiali, con un'appendice che tratta delle ricognizioni, delle inrormazioni, delle formole per ordini e relazioni e degli schizzi. -:- Berl ino, 1881 . M iltl er e figlio (prezzo in Ita lia, L. 9,50). - L'opera si divide in quattro parli. La '1 ' tl'olla dell'ordinflmenlo delle forzo dell'impero ledesco; la 2• del servizio inter no dei quartieri e s ervizio di guarnigione; la 3A del servizio in campagna; la 4' de) cavalcare. Segue l'appendice ìl cui scopo e contenulo apparisce abbas tanza dal titolo del libro .
Die Compag11ie, a.16 liampfeinl,eil dea Balaillons ( La compagnia come nnit.à di combaLLimonto del baLtaglione con riguard·o speciale al combattimento a fuoco). Tipografin Lilbel, Berlino 1881. - Prezzo in Italia, L. 1,25. - L'autore è contrario all e sottili lince cli cacciatori. Il concetto generalo dell'opuscolo posa sul principio, che la forza della fanteria s ta nel suo fu oco, ben clirelto, e che una buona direzione del fuoco non è possibile, so la compagnia non è nelle mani del suo comandante. Die IJ'eh1•stener i,a Deulsc l1e,a Reic/1 (La lassa militar e in Germania). Suo sviluppo storico, sua impor-
MARCINOWSH I.
DIIJL!OGRAFICO
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tanzo politica, finanziaria ed economica. - Berlino, 188'1. R. v. Bcckers. - L'autol'C lraUa in quest'opera dei principi fondamentali che g iustificano un progetto cli legge per la tassa . m ilitnre; entra in particola ri s ull'nmmontal'e di esso., sulla suo. ripartizione e riscossioue; r iporla i giudizi emessi a proposito di della tassa da ragguardevoli personaggi tedeschi, e narra come si s ono comportali, riguard o ad essa, alcuni parlamenti s trani eei. Ge.tcl1icl,1e tle,· P,u·ise,• Co,,,un,uevou1 Jaltre Berlino, 1880 E. S. MitLler. - P rczz:o in ILa lio., L. 6,50. - P er cominciare ab ovo, l'autore piglin le mosse dnl 1793, e segue le evoluzio11i e lo sviluppo del pensiero socialistico fino al suo scoppio nel 18i l. L'opera del cosidelto governo della Comune, lo stuLo della società pHl'ig i na , in quel periodo di tempo, le oper azioni dcll'nnnala di Vcrsnill e$, e finalm ente il combattim enlo per il possesso di Parig i e la Yitlorin delle truppe del maresciallo Mac-Mahon, il tutto ò clescrit.lo con vivacilà cli colorito cd imparzialità di racco11lo. Chiudo l'opera un'appendice contenente le biog rafi e dei principal i uomini della Comune . Queste biografie ci sembrano alquanto superficiali, e più adatto per un giornal o, che per . un'opeea s torica.
MEEfUTEf.::vrn .
181'1 (Storin della comune di Parigi n ell'anno '1871). -
Dic ii llet•e A , •1 ,te,·· Gelllbe.tclwf fm,g im ll1·ieg e (T .'antica a1·lc cli far denaro in guerra specialmente
B EKH \,VJTHIANSL ETTER .
nel 15• e 16° secolo). - Vienna, '1880. Commissionario \.Vo hlfarl in Gratz. - Prezzo L. 1,60). È un piccolo ed inte1·cssanLe lavoro storico letto dal s:uo autore in una conferenza al circolo mililare scientifièo cli Gratz . lla11tlbucl1 ei11e1• Ge!icl,icl,1e de.<1 6i1•ie!Jl!WC1Jen.<1 uou der l],•zeil bis zm• Re11aist11rnce (.Mnnunle di storia degli ordinamenti militari clnlra ntichitu nl principio ~lell' cpocn moderno). - Parto t ecnica: Armamcuto, mod i di.combattere, fo rtificazioni , a5:sedi marina. - Lipsia, 1880. F. V. Gt•unov. P1•czzo L. 62,20. - QuesL'opera Yastissima, corredata da un atlante con 100 tavole, ha doYulo esser e il frutto cli molli anni di lavoro. All'anti.ch.it.a sono consacrate 900 pagine o 400 al m edio evo e all' epoco. del rinascimcnLo. La parte più difficile dell'opera (e, che ci pare dall'autor e egregiamente trattata) è quella che riguarda il medio evo . Gl i ordinamenti militari dei popoli classici furono , lhl molti autori, studiali e descritti a fondo; ma non cosi quelli dei barbari. Sotto quesLo aspelto l'opera del maggiore Jahns riempio una lacuna.
JAHN S.
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fJOLLE:TTINO BlfJL!OGRA J:ICO
Cari IJ/eyp1•ecl,1~ der i>ster,•eicliiscl,e No1•tlp,>lf,,l,re1•. (Carlo vVeyprecht, l'austriaco· navigatore del polo).
LITTROW.
- Memorie e lettere raccolte.ed ordinate. Vienna1 Hartlebens. - Prezzo L. 2,45. - Carlo Weyprecht, tenente nella marina . austro-ungarica, fu l'anima della . spedizione al polp nord dal 1872 al ·1874. Detta spedizione non raggiunse intieramente il suo scopo, perchè la nave, come è noto, r estò imprigionata nei ghiacci. P er ò rimane a merito speciale . del Veyprecht . !'energia dimostrata nell'organizzar<:i" e accompagnar e la spe~ . clii.ione, e le osservazioni scientifiche da esso fatte durante la stessa. La recente morte di questo viaggiatore diede occasione al suo amico v. LiLtrow cli comporre l'opera suenunciata . l<'eldm,,,.scliall Gr•tif ;Jloltl,e-Ftb•st Rism,wcl•. - Sono due
GLI
OSTACOLI NA1'URA.:LI E LA FORTIFICAZIONE
OSTACOLI MONTUOSI
cenni bibiografici scritti per il popolo e per l'esercito da ZoBELTITz e pubblicati a Berlino, 1881. Lib.rerio. per la letteratura militare. Prezzo in Italia L. 'l,'10 ciascuno. Obe,· Il lbanien untl seiHe Liga (L'alta Albania e la s ua Lega). Etnogruficamente, politicamente e storicamente descritte da
Spiridione GoPq:vrc. Con cinque tavole. Lipsia '188'1 . Buncker e Humbet. Prezzo in Italia, L. '18. - L'autore conosce i luoghi e le persone cli cui parla. Le descrizioni sono facili, chiare, vivaci; ma nuoce alla serietà del libro, up :certo spirito d'ironia, cli scherno. Ci6 che riguar·da le forze e le intenzioni della lega ha oggidì· perduto il pregio dell' attualità; ma ha sempre un pregio stor ico, ove si consideri che l'autore ha vis:;;uto qualche tempo nel campo degli insorti, ed ha faLto anche porte del loro Consiglio di guerra. Più tardi dovette fuggire, onde non pssere appeso, pc~rchè .sospettalo cli spionaggio; la s tess a sorte gli toccò nel Montenegro.
Il Di rettore
ORESTE
BARATIE:Rl
,lfagglO,·e nei Bersaglieri.
DEMARCHI
CARLO,
oe1·ente.
<1l
(ContinuazioneI.
§ 8. Carntte1·i predorninanti delle frontiere m01itiwse. - I confini degli Stati in generale hanno la loro primithra ragione di essere nella necessità di premunirsi contro le incursioni ed invasioni dei popoli .vicini. Spesso questi confini, stabilili da secoli e secoli, e dopo le migliaia di esp~rienze favorevoli o dannose di lunghe gtterre e micidiali combauimenti fra le primitive popolazioni stabilì tesi nelle varie regioni della terra, seguono le dorsali primarie cl/ grandi cate11e montuose, lungo le quali i passi praticabili sono pochi ed invarLabili, e presentano sovenLi'anche gravi difficoltà nelle stagioni· migliori: e ciò perc.hè su questi passi è ri uscito in ogni epoca assa·i più facile che non allrove il contrastare l'accesso al temuto vicino. Dove la dorsale principale è posseduta per intero sui due versanti da uno dei due vicini, l'altro ha genei·almente portato le sue frontiere sulla linea di dorsali secondai"ie possibilmente parallele alla prima, le quali sono certamente meno aspre e meno difficili di quella, ma pure sono irte anch'esse di ostacoli in modo da limitare mai sempre i punti di passaggio ad un numero più o meno 1:,istretlo , e da renderli più facilmente difendibili con forze limitate; dove infine manchino · le montagne, od il mare, e vasti deserti ed aride steppe di difficiie e penosa percorrenza, i confini sono segnati dal (I) lliv ista ~Iilitc,re , ottobre 1881, ANNO XX.VI. VOL. IV.
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GLI OSTACOLI NAT URA L I
corso cli fium i importanti non guadabili, o dalla linea med iana di rr,·andi Jac,hi o paludi' ovvero corrono davanti a questi. a tafo div ( ' .e> . . ' stanza che poca sia l'estensione d1 p~iese esposta alle nnprese del vicino, e che questi trov i dopo piccolo tratto un,rilevante ostacolo che lo arresti e permetta di fronteggiarlo anche con minori forze, e tenervel,) stazi onario; finchè-sorga una eventualità favorevole per assalirlo in forze sufficienti a ricacciarlo nel suo lel'l'itorib e seguirlo all'occorrenza. . Dovunque le combinazioni poli tiche e circostanze eccezion.ali ~o~ hanno profondamente modificato le successsive agglomeraz10111 eh popoli e razze per formarsi a ùazione, i confini .cli quest~ s?~o tuttora segnati da quelle linee principali di os(acoli natural1, dietro le quali avevano in origine stabil ito le loro difese le razz.e o popolazioni primitive . , . Nè durante il tenwo di pace e negl i amichevoli commerci e nelle mutue transazioni delle attuali nazioni, amiche talvolta cd alleate ad uno scopo comune, le difficoltà accmnn late sulle linee cli frontiera riescono inutili o nocive all a loro comune prosperità. Poichè quell e Iinee servono a defin ire le reciproche circoscrizioni doganali che portano un cosi rilevnnte contingente nell e rispettive entrale nazionali, e concorrono così sensibilmente al benessere delle nazioni ed al fiorire dell e loro industrie e delle loro forze mi li.tari. Se nell'attacco di una linea di fron tiera è sempre da supporsi che l'invasore non lasci intentato alcuno dei passi, anche somrnamenteaspri e difficili, pei quali può penetrare nel paese vicino : tale supposizione é sempre più spontaneR e naturale qua.Ìlclo trattisi, i_n pace, di linee doganali; perchè l'interesse degli inclivid~i,. e .1:av1clità del guadagno induce incessantemente i contrabhand1er1 a ncercare ed a calcare tutte le vie, che possono sfuggire alla sorveglianza dei do oanieri vicini: e produce una lotta incessante di tutLi i giorni, di tult; le ore, ed _in tutte le stagioni, per ingannare la vigilanza altrui e penetrare nel paese coi propri prodotti esenti da dazio . . E queste condizioni doganali stabilite esse pµre da secoli, e studiate sotto. tutti gli aspetti negli ozi e nella calma della pace, hanno esse pure indubbiamente influito nel fissare le linee cli fron tiera sui più con.Yenienti ostacoli naturali , e nel modificarle convenientemente negli accor.cli e nei trattati coi quali si è dato termine alle guerre,
E L A FORTJFJCAZION E
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,che funes tarono dovunque ad intervalli, e pe1; témpi più o meno lunghi i paesi civilizzati . Nessuna meraviglia pertanto se le linee cli front iera, specialmente le mon tL1ose e sta bili te dopo un lungo volgere di secoli sull e demarcazioni dei popoli primitivi, riescono in genere cli così foc,ile difesa contro le invas"ioni esterne: perchè esse costituiscono il portato di lunghissime meditazion i, esperienze ed esami minutissimi del terreno eseguili dri parecchie generaz ioni successive, nel doppio in.tento cli preclttdere ai vicini la via per invadere colla violenza i _prop l'i territorii, o di versarvi non visti i propri prodotti con danno della finanza. Il concetto della difesa ha prevalso pertanto in modo principa Jissi mo nella fissazione dei con fini degli StaLi e non è da menwigliarsi se su quesli la difesa territoria le riesca pilL agevole che non altrove .Tale concetto della cli resa diviene di sua natura essenzialmente periferico, ed ha la sua ragione d'essere pL'ecisamente in quella stessa clei con(ìni medesi mi: poichè non fa che attu are quanto è stato da secoli studiato e riconosciuto conveniente dal consenso di tutte ·le generazioni che ne hannop1-eceduto . . § 9. La difesa periferica,. - Questo nome cli periferica app licato ,alla difesa i.ncontra però di primo abbordo le più grandi contrarietà 'in alcune sfere militari , perchè vi si unisce naturalmente l'iclea cli cosa sminuzzala e debole dappertutto, e vi si contrappDne immediatamente q uella della difesa. concentrata e potente ancbe per la contro offensiva, che è l'ideale che ciascuno deve prçfissarsi per la sua migliore riuscita. Ma ben poch i si accorgono che la prima loro impressione è fallace, eperessére sm inuzzata, la difesa periferica sopra éonfin i difficili può essere assai più potente e diutuma cli quella concentrata; e che i ritorni offensivi efficaci cd improvvisi possono aversi più facilmente con questa, ché non con quella arretrata e concentrata. Ecl infatti ove trattasi cli sbarrare il passo ad uno stretto ripidi ssimo sentiero clove le colonne ascendenti non possono presentare che due o tre uomini di fronte, stanchi e trafelati da una affannosa salita, so llo una pioggia cli proiettili cl' ogni natura, cinquanta uomin i al più sono sufficienti acl arrestare continuamente la testa cli colonna pE·r quanto possa questa rinnovarsi per la intrepidezza ed il sacri-
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ficio eroico degli assaiitori, e per assicurare la riscrvn occorrenteal drappello che trovasi in prima li nea : e ciò qualunque sia la forza nem ica che tenti il pas:rnggio sovl'a quel seutiero. E qui se si tien conto del grandinare e rotolare dei massi lungo Ja china della montagna ed attraverso le inferiori tortuosità del senti ero occupato dalln colo~n~, tanto più esposta alln strage quanto più profonda e stipala; se s1 t1en conto della ritirata dei f'oriti che possono ancora crunmi nar~, e del trasport~ incl ie~ro .ai ~uelli piùgraviperteneresgombrn la via alla foga degli assai1Lor1; s, comprenderà facilmente che attacchi di simile mtura sono assolutamente imposs ib il i contro nn drappello di uomini determinati, coperti quasi in teramen te dietro ~ppropriati ~·ipari e sicuri di rimeuere le proprie ovcntunl i, e rela·· t1 vamenle piccole perdite, col mezzo delle vicine riserre: e che la d1~r?l~ cli simili, lolt~. non può essere cll ehreve assai, perchè troppo m1c1drale per l assalitore, ed c3tremam ente fat icosa, mentl'e lo è poc.hissimo pel di fensore. In una distesa di confine <lella natura ora considerata e di ,10 a 20 chilometri di svil uppo, come por esempio il nostro confine dei Lessini a nord cli Verona. dal Co mo di Acqu igli o al Monte dell e Tre Croci (che riveste tutti ·i caratteri dei confin i primitivi fra le rnrie razze a.borigene), se anche fossero cinque o sei i semieri e vali,;hi diffrcilissi mi che lo aumversano, occorrerebbero tutto al più 300 ~omin_i di buone tn~ppe alpin e sussidiate da qualche opera di fort1~ca.z1one, e gnrnd1 raccc,lle di massi, e qualche pet·r.o c:'arligheria da campagna opportunamente situato, per shaJTaro ineso rabilmente tu tti quei passi per un tem po indefin ito. E vo lendo abbondare ed anzi eccedere nelle precauzioni per assicurare i rinforzi abl~ondantis,;imi ~i .drappelli in prima linea; un solo battaglione alpino sarebhe suffìc1ente a tenere indefi nitamente tutta quella cres ta delle prealpi tirolesi con tl'o qualunque esuberantissima. forza nemica; e si po trebbe nndar sicuri che dopo uno o due attac,: hi fa lli ti sovra qualcuno di quei passi , il nemico rinuncierebbe affollo a ritentare la prova . T?n(amo adun.que co1~to che ~er difendere ~n modo sicuro e poten.t1ss1rno Ul~a cltslesa. di 20_ chilometri circa, la difesa pel'ife1·ica P.u~ n?n abbisognare che dt un migliaio d'uomini al massimo, e c1oc dt un uomo per ogn i Yenti metri del confine.
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E ciò essenzialmente perchè Io svi luppo praticabile complessivo -di quella Cl'esta di con 11ne non misura e non può misurnre che qualche diecina ~i melri ; e la forza difensiva accumulala su questa è realmente enol'me in p1'oporzione; giacchè ascendo a. 20 o 30 uomini per metro corrente! ... . § 1O. La di/esa concentrata - Vediamo ora quali siano o possano essere per conll'Ole condizioni della difesa concentra~a in addietro dell a cresta , e sugli altipiani che le fanno seguito, per· quanto questi possano essere variati e rotti da valli secondarie e da burroni . Davanti ad una distesa di conlìue di una ventina di chilometri solclll.a da cinque o sei passi, diffic il i bensì ma non difesi od im-' perfcllamente per progetto, i forti arretr.ati per la difesa concent rata non potranno ceri.amen te essere meno di quattro o cinque, e saranno certamente situati sulle alture dell'altipiano contraposto al · confine alla distanza di quattro a sei chilometri almeno, e che meglio dominano tutte le accidentalità dell'altipiano stesso, sul quale deve .ivanzare il nemico per scendere alla pianura . Ma salvo casi eccezionalissimi, che per esempio non s.i verifican o nei Lessini, queste alture saranno sempre soggiacenti all a linea del conlìnc, e cioè dominale da. questa. Abb iamo pel'ciò un primo elemento,principali:;simo di debolezza e di inferiol'ità in queste lin ee al'relrate della difesa c.oncen trala, e cioè le opel'e dom inate dall e posizioni che può occupare l'attacco, come le rimarcammo negli sbarrament i lungo il percol'so aelle vall i. 1Ta abbiamo di più in questo caso la continuità della linea dominante di confine, sulla quale il nemico può distendersi a. sua voglia e costrni re bauer.i e cl'auacco in numero assai maggiore di quan to possa fal'e allraverso alle valli nella parte superiore a.Ilo sbarra.mento: e ciò importa che i fo l'Li an ctrati potranno venil'e battuti da un numero cli b0cche a fuoco assa i superiore à quello <lel loro armamento, non appena che il nemico, supel'~to il confine e quivi rassodatosi, a.nù potuto con molto sforzo e lavoro sistemare qualcuno dei sentieri percorsi, e farsi seguiré da numerose a rtigli erie da campagna e da posizione. Siano pure gli altipiani rotti da valli e da burl'oni, anche poco praticabili , e siano pure poche le si.l'ade che lungo questi adducano 1
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alla pianura, e bene infilate e battute in alcuni Lral.ti .dai fuochi dei forti : ma la parte maggiore dell'altipiano-sarà. praticabile sempre alle truppe mobili dell'aggressore, ed alle sue aniglierie in pressochè tu tti i sensi, e praticabili pure saranno per lunghi e lunghi tratti i dorsi interposti alle valli e btìnoni, e che con questi scendono al piano. Non basterà perciò il tenere con sbarramenti stabili dipendenti e difesi dai forti le strade od i sentieri più o meno praticabili, come basta ordinariamente nel le alte valli montuose: ma per mantenere la continuità di resistenza tra fo rte e forte sarà invece inclispensabi le che per ogni dorso praticDbile fra valle e valle, e fra burrone e bu rrone, siano stabi lmente situate buone truppe mobili della·. difesa col necessario corredo d'artiglieria e protette, ove più ecl ove meno, .con alcune opere di forli fìcazione passeggera: e ciò tanto più perchè quel le valli e burroni toglieranno necessarian;1.ente ogni comunicazione tntsfersale fra le truppe occupanti i vari dorsi; e queste dovranno essere in grado di resistere da sole, o col solo aiuto di fuochi fianch eggianti , alla forza irrompente del nemico sulle posi-: zioni a loro affidate. La difesa concenfrata sarà per conseguenza non solo dominata dai fuochi dell'attacco, e per gi~mtu. avviluppata da fuochi superiori: ma ancora sminuzzata e divisa sovra ognuno dei dorsi inlesposti fra forte e forte, e sovra ognuna delle strade percorrenti le valli e burron i, senza poler disporre di comode comun icazioni trasversali fra tutti i vari suoi posti, c·ome invece accade genernlmente nella difesa periferica. E questi sono altri elementi considerevoli di debole;,,;,,a per la difesa concentrata, la quale non potrà ripararvi che con grande sviluppo di forz_e immobilizzale per ogni sua posizione, in modo da assicurare la conservazione di questa contro il massimo numero di assalitori che vengano ad attaccarla. Certamente che le{,iserve dovranno venire situate indietro in punti centrali dai quali possano facilmente acco1Tet'e al rinforzo dei passi o dei dorsi attaccati realmente dal nemico. Ma se 11011 dovranno essere frazionate come le truppe e presidi i diprima linea, non potranno però a meno di esserlo di più di quanto può ottenersi per una linea continua perifericà non rotta da profonde valli e.burroni , tanto pii1
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difficili a sca valèare, quanto più si procede verso il basso , e dovranno per conseguenza essere tenute.p_iù numerose e fo rti di q_u~nt~ oc~ co rrerebbe per la difesa di una lin ea non 111terrotta da tanti 1 ilevant1 ostacoli alle comunica;,,ioni trasversa)i. · . . Per conseguenza la forza necessaria a tenere la linea _:ll'~·~tr_a,ta delle posizioni centrali dovrà essere nec.ess~riamen te as~a1 p1~ rtlevante di quanto occorre per la linea penfet:Lca,_ com~res1b~n m~eso i presidii stabili dei fort i; e questi esposll a fuochi clomrnant1 .ed anche avvilnppanLi, giacchè ogni posizione centrale è necessa~'iamente esposta ad essere avviluppata, dovranno avere la maggt0re consistenza: e ciò malgrado poLranrio in tempo più o meno longo venire in oTan parte riclotLi al silenzio . . E per p:rsuader.,;i di queste veriti1, e del vantaggio ch'3 potrn avere \'attacco sovm queste linee soggiacenti al suo ·fuoco, hast~rà anche considerare: come riesca facile in montagna e lungo valli e bureoni, scendenti in direiione perp·endicolare alle line: a~Laccate, il coprirsi e percorrere lunghi tratti non visti dai fuochi eh ~anco, tenendosi sui sentieri o terreni praticabili a mezza costa ~e1_ ver~ santi interni delle valli o burroni stessi, e coperti pure dai iuochi d'infilata mediante le pieghe e le sinuositft di questi versanti: e come perciò i difensori dei dorsi o contrarorLi in1errnec1i Ross_ano ~ssere esposti ad {t.tn.cchi cli fronte ed.i fianco , ed a mtnacc~e cl1 venll'e,o.ltrepassati ed assaliti improvvisamente alle spalle; e debbano pelCl.ò essere relativamente assai mimerosi per parare a tutte queste minacciose eventualittt. . Non temo quindi cli essere creduto esageralo se calc~lo cil rrri1iiriio alla forza di una rrrossa divisione quella cr.mplessmt occorrente e tenere una line~ arretrata di ,J 5 o 20 chi lometri di sviluppo comprese le guarnigioni dei forti, e le riserve a portata dei bisogni evenibil i: chè anzi sarebbe prudenza il calcolarla almeno a 20 bat1aglioni cli buone truppe con nn rilevante corredo d'artiglierie da campagna. . E ciò malgrado la potenzialità. assoluta della resistenza corr1sponderebhe appena ad un . uomo circa .per metro corrente della fronte da di fendere: e se pure vogliasi questa fron te calcolare solo per melit, tenendo conto dei terreni non pra.ticabili per truppa che intèrpolatamente la intei'rornpono; lfl poténzial1tà assoluta della difesa ammonterà tutto.al più a due uomini per metro corrente.
184 GLI OSTACOLI NATURAL I Abbiamo adunque una differenza veramente enorme fra le condizioni difensive delle due linee periferica e cen_Lrale od arretrata, e tutto a vantaggio incliscutibile della difesa periferica, per la quale basta abbondantemen te, come abbiamo dimostrato , un solo baua. glione a.lpino con pochi pezzi d'artiglieria, e pochissimi lavori di fortificazione. La differenza sarebbe come uno a venti in quanto alla forza impegnata, e come venti o come trenta a due in quanto alla potenzialità di resistenza !.. Senza tener con to che il vantaggio del dom inio, a, f,wore della difesa periferica, e le difficoltà dei passi ne aumentano grandem_ente e forse ne raddoppiano il rapporto suddetto . § 11. Considernzion-i diprevide11,za. - Ma vi è un'altra grav issima cons ideraz ione la quale deve necessariamente far traboccare la bi lancia in favore della difesa peri ferica dovunque essa possa present.are vantaggi consimili, od anche sensibi lmente minori, sulla forza assoluta e sulla potenzialità di resistenza rispetto alle linee arretrate. Siamo no i si'.'.uri che, in qnalunqiÌ,e 7Jeriodo d'una guerra. difensiva con qualcuno dei nostri potenti vicini, la forza di truppa destinata èd indispensabile, a. tenere i forli arretrati e le loro linee di collegamento, ed a manovrare fra queste, n.on sarà mai chiamata in buona parte, per imprescindibili necessità di momenti critici, ad operare in quakhe altro scacch iei-e a distanza più o meno rilevante da questo L.. . · E se questa forza od una parte non piccola di essa dovesse essere distolta dal suo scopo prim itivo: e se il nemic_o ingrossatosi all'improvviso, da quel lato rompesse la troppo debo le barriera oppostagl i dalle poche truppe mobili rimaste; in quali tristissime condizioni non cadrebbero, tanto queste poche trnppe, quanto i for ti arretrati e centrai i da esse appoggia.ti'? Queste truppe non. sarebbero più sufficienti ad arrestare la marcia vittoriosa del nemico discendente, quasi una valanga irresistibile, perchè a mala pena avrebbero potuto farlo quand'erano al completo: ed i presidii dei forti (già ridotti forse al silenzio dai fuochi dominanti) sarebbero ben presto avviluppati e ri clotti alle loro sole risorse, ed esposti ad ulteriori operazioni d'assedio o ad un blocco rigoroso, colla, prospettiva di dovere finire ad arrendersi per fa1i1e, 1 1
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quando le sorti del paese non volgessero presto in meglio, e non pqtes.sero venire soccorsi in tempo e li berati, Ed intanto il nemico avrebbe in ogni modo forzato il passo nell'interno del·paese: e le conseguenze tristissim e che ne deriverebbero, sarebbero lotte giustamente imputabi li alla so;nma ed imperdonabi le imprevidenza d'avere scelto e preferito posizioni cli difesa nelle quali ri:rnlta indispensabile l'immobilizzazione di un grosso nerbo cli truppa: nientre se ne avevano dispon ibili allre dove poche truppe, ecl in paragoné poch issime, avrebbero bastato a qiudunque bisogn,o; ed appunto perchè poche, ecl'anzi pochissime, queste ultime truppe non avrebbero mai potuto mancare in qualunque più cri tico frangente . Ecl inf,Hli, quando é,lla difesa cli una estesa cresta montuo3a cli confine non occorrano che poche centinaia di uomini ripartite in piccoli posti r inforzati dall'arte e·d eventualmente dalle artiglierie; non è asso lo.tarnente possibile e ammissibile che queste poche centinaia debbano essere r ich ieste altrove, perchè non potranno mai servire a mutar la facc ia delle cose: e non è supponibile che manchino ai posti loro assegnati. Ma se invece si tratta di intere divisioni, od anche pe&gio, di corpi d'armata, -la cui presenza sovra nn altro campo di battaglia, può decidere clella vittoria, e la cu i mancanza cag ionare disastri; egli è un fare troppo a fidanza co lla sorte il supporre che siano tenuti pressoché inoperosi ed immobi lizzati durante una intera campagna a gnflrdia lontana di valichi montuos_i, sui quali il nemico potrebbe, per avventura, non concen trare il SU(i obb iettivo. E ciò specialmente poi se l'esercito attaccato è sensibil mente più debo.le dell'esercito aggressore, e può avere bisogno momentaneo bene spesso di tutte le sue risorse contro una parte soltanto del!' esercito nemico. E pertanto anche sotto questo aspetto la clifesa arretrata dei passi montani è un concetto sommamente difettoso e~ illogico, ed accusa una imprevidenza ecl una imprndenza che potrebbero avere conseguenze fatai i. Se v'è una raaione adducibile con tro il concello delia difesa pe" estesissima tratta di confine montuoso e diffkile, riferièa sovra mia che vi si presti vàntaggiosamente, non può essere altro che 'questo, cli non immobilizzare permanentemente una fo rza troppo ri levante di truppa.' ·
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Ma quando le condizioni speciali del confine stesso non presentano sovra quella vasta este11sione che pochissim i valichi tenibil i con ·forze meschinissime, qnella ragione non esiste più e non può essere addotta contro la difesa periferica. Ed il ricorrere per contro ad una difesa anetrata e concentrata la quale richiede, e richiederà sempre per la sua stessa natura e pel dominio cui è soggetta, forze assai pi ù con,,iderevoli; è un cadere volontariamenle nell o stesso difeu.o che si proclama di volere evitare, e man,care sopratiittto di previdenza sulle mille e mille combinazioni, le quali possono rendere necessaria od indispensabile quella forza sovra altri scacchieri di operazi one. § ;J2. Difesa colle sole tntppe rn,obili . - Ma per giustificare la difesa arretratci ci si obb iettel'à e si obbietta ben sovente da taluni: che le posizioni avmnale del co11fìne e sul limitare del territorio viciuo debbono essere tenute soltanto co ll e Lrnppe molJili senza azzardare for'lifìcazion i tanto avanzate, le quali debbono venire riservate al le pos izioni centrali; attorno cui sòltanto son(J possibili manovre cli importanza per distruggere o prender di fianco le colonne i1~'?denti, ed arrecar loro danni tanto grrni da costringerle alla
molti e molti altri casi che occorrono o riescono convenienti per molestare l'avaùzarsi del nemico , e tenerlo incerto sul vero punto ove trovisi concentrato il grOS$O delle forze difern;ive: affinchè queste possano, al momento opportuno, piombargli addosso più o meno inaspettate, e trovarlo meno concentralo in qùel punto e meno capace di sostenere l'urto . Ma non comprendo affatto che si ricorra all 'impiego delle sole trqppe mobili nella difesa di posiz ioni di vitale importanza, fortissime per sè sole, e suscettibili di diventare inespugnabili quando siano convenientemente mun ite dall'art.e. Se la prndenza ia più volgare insegna a non lasciare aperte e spalanca te le porte del proprio paese ad un vic.ino invasore, fa stessa prudenza insegna pure che queste porte debbono essere ben solidamente munite perchè egli non possa sforzarle . Il rinunziare spontaneamente ad una resistenza ch e si può rendere insuperab ile con pochissi,:rie forze, per tentarne poi un'altra in posiz ioni difettos issime, dopo d1e il nemico abbia avuto tutto l'agio cli schierarsi e distendersi a no3Lro danno in posizioni dominanti, mi pare che cozzi completamente contro le regole più elementari di una tattica prudente ed assennata.: e che rimetta gratuitamente alle sorti di una Jotla accettata da noi in condizioni sommamente sfa,vofevoli, ciò che poteva ouenersi in modo sicuro co1i piccolissimo sforzo. Ed in questo concetto non vedo che la ripelizione di quello che ho combattuto più sopra dei fo rti cli montagna a muratura scoperta, e della resistenza di pochi giorni soltanto sugli sbarramenti delle · valli, per assicurarsi di potereacldivenire in breve a qualche grande atto risolntii;o ; il cui esito però, se potrebbe, nel caso cli cui trattasi ora riuscire fata le a: noi, non potrebbe mai esserlo pel nemico, rafforzato come sarebbe dalle sue posizioni dominanti . Se non·si ha l'i ntenzione di tenere la posizione della cresta montana con.tutta l'ostinazione e tutti i mezzi possibili, è meglio cen-to -vo lte il non contrastarla ,tffatto; e riservare il sangLte prezioso ed il coraggio cli qltelle brave truppe a rinforzare· le dìfese delle tanto peggiori posizioni arretrate,, dove non saranno mai troppi i difensori . Ma questi , pcrchè troppi, potranno forse mancare . Sia pure che si possa nutrire grande fiducia nella solidità e neN
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nt1rata.
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In questa obbiezione parmi che si fraintenda completamente lo scopo e l'applicazione delle truppe mob ili nella difesa territoriale: e che nell'intento cli riservare il grosso delle proprie forze per le lotte più potenti e decisive, si cominci dal porre tanto le truppe avanzale quanto le altre nelle condizioni più sfavorevoli per combattere le lotte a cui sieno chiamate. Io comprendo l'azione delle sole tnippe mobili o l~ggiere per coprire Ja fronte d'un esercito in posizione od in accampamento, e garantirlo dalle sorprese, ed allora prendono il nome di avamposti e funzionano come tali, dando tempo colla loro prima resistenza all'esercito da loro coperto di presentarsi al combattimento perfettamente ordinato, e pronto ad operare: la comprendo in posizioni secondarie non troppo forni te di ostacoli naturali perchè abbiano maggiore libertà cli movimenti ; e specialmente su i fianch i delle ar- . mate nemiche per mantenervisi quanto più Jorò ·è possib ile, e ;ninacciare cli là, le comunicazioni del nemico, ed obbligarlo a fai:e distaccamenti dannosi alla sua marcia in avanti : la comp rendo ·in
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valore del proprio esercito, e soprattutto nella abilità dei propri generali: ma ciò non può giustificare menomamente il concetLo di porli sponLaneamente in condizioni difficilissime, e dar loro un còmp ito troppo grave od impossibile, in om:iggio ad idee puramente dourinarie: e d'altronde lo stesso valore e la stessrt abili tà non si pol_ranno mai negare gratuitamente agl i eserciLi agguerriti erispettab ili, cd ai genera.li delle nazioni finitime: e qualunque calcolo avventalo su questa base potrnbbe esser causa di troppo amari disinganni e di troppo gravi sventure. § ·13 . Conclusione stilla di/esa delle frontiere montuose. - RicapiIolando e riassumendo quant.o ho discusso finora sulle fron tiere perconenti la dorsal e primaria di grandi e diffì.cili catene cli montagne, ovvero in pa rte le dorsa li secondarie e prossimamente parallele alle prime dove accade un distacco risentitissimo fra i due massicci mon tuosi, come nelle nostre Prealpi Svizzere e Tirolesi, mediante valli difficilissime pure parallele alla dorsale primaria: io spero di avere ormai ampiamente dimostralo che t'iinico sistenw logico ecl accettabile cli cli fesa è- quello di irna potente difesa perimetrale, utilizzando in modo stab ile con opportune e semplicissime opere d'. arLe tutti gli ostacoli che la natura ba accumulato sopra i passaggi dei val ich i; e med iante i quali poche cenLinaia di uomi ni, nei passi più im porlanti, epoche dieci ne nei minori, possono sempre bastare ad arrestare inesorabilmente tulle le teste di colonna di eser<Cit.i anche numerosissimi , ed a tenere sLabil menle e potentemente chiu se al nemico le porte del propri o paese. Il frazionam ento della. difesa. che serre di pretesto agli opposi·t.o ri di questo ~istema, vi ene am piamente compensato dalla es iguità dei dislaccamenti o presidi i immobi lizzn ti sovra quelle posizioni e tuttavia esuberanti al bisogno, in confronto coi corpi e presidi iimmensameote più forti che occorrerebbero a tenere posizioni arretrate al di qua del con une, meno numerose bensì, ma generalmente -esposle al dominio dei fuoch i d'attacco; poichè ai difetti essenziali delle posizioni difensive non è possibile di riparare, ed anche bene spesso malamente, che con maggiore svi_luppo di fo rze combatlenti . La vicinanza e·quasi contigui tà di qDell e position i avanzate col torritorio nemico, ed anr~he Laivoi ta la loro spo rgenza en tro di questo, cl1e si vorrebbero ascrirere a dollrinario difetto, qualificandoli sen-
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;,;'altro co ll'inevitab ile parola. troppo, di cui si stenterebbe po i assa i a ,,instilìca.re la misura e l'applicazione, sono ben lungi dall'essere u; difet.Lo quando quelle posizioni sono forlis:;ime e n~n dominale, 0 quando i loro fian chi sonognaran~iti da Lerreni_e r?cc1~ ve~-a~uente impraticabili , o da posizioni laterali , o dasterm1nat1ghiaccia.] come conti nuamente nelle nostre Alpi . Che anzi !;Ol1o un vanlaggio e grandissimo, perchè sono u~la_c?ntinua minaccia sui fian chi ed all e spalle delle colonne 'assnlitr1c1; e· potrebbero col tempo servire cli base ad una l~gica e pote~te controliensiva, quando le sorti della guerra cambia:;sero mediante _alleanze o compl icazioni d'altre nazioni; mentre questa conlrofTensiv~ riuscirebbe pee contro impossibi le o difficil_is_sin~a parLe?do dngl 1 sbarramenti nel corso delle valli , o dal le pos1z1on1cen trali ecl an etrale su trli altipiani dietro le creste minori . Il co~cetl.o dei fort i di sbarramento, che è logico ed nmmesso ormai in ma:;sima datulli i nostri mi litari, non può ·avcrealtrn, pure · logica, e:;plicazionesui nostri c~n fini della do_rsa le delle Alpi, _s~ non che la di fesa. periferica ali' origioe delle ..-ali, e dovunque e, v1 una porta da tenu ch iusa in faccia ad un vicino in vasore; e _n_on v'è ragione'alcL1na di cambiar sistema, e c1 i volere y ~·ep_aran,1 ,nv~ce ~1'. rasto campo di lotta e cl i manovra (in cond1z10111 sempre ,nfehct perchè domi nato) al cl i qna del confine, quando quest? ~ercol'l'e l~ cresta dirupata e diffi ci le cli una giogaia dorsn lesecon~arta con_rari 0 scabrosi passi che la. allraversino: e m1)l to meno. po i se la d1festi di questa cresta riesca facil issima e sicura_ sul conf~ne stesso._ . § H .. Di.fesa dei confi;ni altra'Oel'santi _le vall1. - Alloi~l1e _la linea del confine percorre dorsali sec.onclar1 e, come n~lle nosL_, e ~ iealpi, essa deve. necessariamente aLLravers,tre_l_e vallt nrng~tori nel loro percorso; e la di fesa cli quesle non può p1u esser~ p_ot tata all_e loro origini, come abbiamo finora. costantemente cons,gliato, e cltmostrat~>essere il partito migliore. . . . Imporla perta.nlo di studiare anche la difesa delle valli principali nel loro percorso . . . . .. . Salvo casi ecéezional issimi questa. difesa. non po tra m~, .a.s~tde1:,1 sopra la. linea stessa clel confine o ~resso di e~sa:_ m~ sarn mdtsp:nsab ile cl i ricercare ali' indietro un nl evanlc r1stn~g 1~nento o sti ozzamento della valle, che possa yenire fortemente mhlato e battuto
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dalle !;latterie e dai foochi della difesa, senza che questi sieno mo lestali da quelli dominanti dell'aHacco. Ad ottenere quest'ultimo scopo egli è indispensabile che le .alture laterali e gli allipiani sul da,ranti dello stror,zamento siano occupati foi'Lemente dalle nostre truppe in modo da precluderne comp leta mente l'accesso al nemico: e che questi rimanga assol utamente costretto, se vuole avanzarsi, a percorrere il fondo della valle dove rimarrebbe esposto a tutti i fuochi d'infilata, tt quelli dominanti dei fian chi, ed al roto lare 4ei macign i da questi. qualunque volta la ri · pidezza delle alture la.ternii Io r enda possibile. - Date queste condizioni la va lle sa rà indub itatamente bene sbat'l'ata, anche nel suo percorso, ed ogni tentalivo di forzamento ne sarà facilmente e sicu· ramente resp into . Sarà a tale uopo necessario che le difese clirelle ed immedia te della dorsale secondaria vengano, dove questa giLrnge alla Ya lle in di$COrso, ripiegate all'indietro lungo i fianch i della valle fino allo strozzamento sbarrato, ed impediscano in modo assoluto al nemico qualunque l.entativo di arr,:nnpicarsi snl le alture laterali perivi stabilirsi, e per battere con fuoch i doiuinanti le opere ed i forti di sbarrameni.o. Per meglio rischiarare e concretare questo concetto di massima .indeclinabile prendiamo ad esempio la linea dei Lessini sulle Prealpi Tirolesi, la qualea Ltrarersa la gran valle dell'Adige fra il Corno d' Acquigli o sulla sinistrn del fi ume, ed il monte Cerbiol sulla destra e sul versan te orienlale del monte Baldo: mentre lo strozzamenlo sbarralo della valle esiste invece a '15 chi lometri circ;:i. al disotto fra i forti di Rivoli .e Cera ino, ed è infilatopotenlementeclalla murena semicircolare di rnonle Pivolo. · La difesa in tal caso de,,e ripiegarsi sulla sinistra del fiume dal Corno d'Acquiglio, posizione fo rtissima ed inespugnabile, ai monti .l)aslello ·e Pàstelletto. per precludere al nemi co i difficilissimi sentieri, che da Ossen igo e da Peri salgono a Coste, Fosse, e Breonio. Ed a destra del fiume deve ripi egarsi dalla posizione fortiss ima del Cavallo di Novezza, al di sopra della Ferrara, e dl~l Palloncino di Cerbiol (ove esistono tuttora fortificazioni fatte dai Francesi nel 11799 ed inaccessibili affatto dal lalo avversario, mentre sono accessib ili dal nostro) a Monte Corno, a Spiazzi, ed a Monte )lagnone, tenendo
. pure all'occorrenza l'altipiano di Festa perchè sensibilmente sporgente ed efficace lungo la valle; e ciò per impedire in modo assoluto al nemièo cli progredire dal Pian di Cenere, pel colle di Cer. biol e per Campione verso FesLa e Ferrara., o cli inerp icars~per diffic ili e fa ticosi senti eri, dal fondo della valle e per Festa, agli al tipiani di Ferrara e Spiazzi, ed anche per la lunghissima e fat icosa gradinata della Corona. Tanto a destra, quanto a sinistra dell a valle le pendenze della montagna sono così ripide, ecl i dirupamenti a picco sono cosi frequenti, che riesce poss ibile in molti punti rololare massi fino al fondo della vRlle sull e due strade rotabili e sulla ferrovia che la percorrono: e semp1·e poi rendere impossibili gli assalti e le salite sui sentieri dirupa.ti e tortuosi che si arrampi ca.no su qnèlle aspre e ripide fa lde. Delle due posizioni di testa, quella de.I Corno cl' Acquiglio forma l'estremità della linea dei Lessini, e fo rtissima come è chiude ogn i accesso diretto da Ala e Borghetto agli alLipiani di l?osse e Breonio , ed ai monti Pastell.o e Pastelletto dominanti la sinist.ra del fi ume: e quella del Cavallo di Novezza e del Palloncino di Cerbiol chiuél.e · potentemente sulla destra· del fiume l'-nnicastrndci mulattfom prat icabile, la quale cla Brent.onico, lungo la fald~t orientale del l\ionle Baldo conMce alla l?et'rara ed agli altipian i di Spiazzi e di Monte Magnone dominanti il fo rte .di RivoÌi e le ultime for ti ficazioni ivi costrnite, e a. quell i più elevati di Pradonega, Castiol e Vilmezzan scendenti al coperto sovra Ca.prino e Costermano alle spall e di RiYoli. Con questi provvedimenti perlanto l'invas ione rimarrà assoluta- . mente costretLa a percorrere il fondo della ,~alle.; e quivi le sue colonne saranno C<>stanlemente esposte ad essere schiacciale e spezzate dai massi rovinanti dalle alture laterali, ed arrestale in testa, con tuWt fac ilità dallo sbarramento fra Rivoli e Ceraino. § 13, Confini attraversanti le g'ioyaie . - Allorquando la linea di confine aura versa una giogaia in senso più o meno perpendicolare alla sua cresta, la difesa deve cercare di _chiudere tntti i passi pralicabili lungo i due versanti della gioga ia, e le due strade che ne seguono il piede nel fondo delle rispettive val late, o nelle pia.nure od accidentali tà che la conterminano.
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Le posizioni più adattate t-1. tali ch iusure o sbarrame~ti .lungo ~ versanti, sono quelle dove i passi; o le strade. e. sent1en che lt percorrono, sono nel minimo numero: e dove si riducono ad uno soltanto , ivi è certamente la posiiionemigliore perlo sbarramento, perchè può tenersi evidentemente con minori forze e con minor e aiuto di fortificazion i. Tale è il ca~o del passo del Cavallo di Novezza di cui ho parlato poc'anzi, perchè quivi tutte le strade prati.cab ili lung~ il ve.rs~r~te del )1onte Baldo si riducono ad una so la addossata al ha neo rip1d1ssimo della giogaia principale, e questa è battuta fortemente ed a pochissima. distanz;1 dalle fortificazion i inaccessib ili ed in espugnabili del Palloncino di Cerbiol, sulle quali passa la line~L di confine, e che può pure sbarrarsi potentemente di fronte al Cavallo di Novezza . Quivi la difesa può tenersi prossimamente sulla linea stessa del confine, che riveste veramente i caratteri dei confi ni primitivi frn le va!·ie razze e popolazioni aborigene. Sul versante occiden tale invece del Monte .Baldo, la posizione migl iore per sbarrare i passi lungo il versante stesso è a S. Zeno, o,'e questi passi si riducono ad una sola mulattiera molto aspra .e ditncile: e ciò tanto più perché io sbarramento ·della strada lungo 11 Jacro ed a piedi del versante può chiudersi potentemente davanti a c:ssone cori acconcio fiancheggiamento ali' isola Trimelone, ed una efficace protezione dalla posizione stessa dominante di S. Zeno. Qualunque altro sbarramen to più in avanti di questa linea, come per esempio a Malcesine, sarebbe esposto ad essere aggirato per la fitta rete di strade mulattiere che solcano colò. il versante del Baldo, .ed alle quali si accede ~fllla valle superiore dell'Adige per 1~ Bo~ca di Navene e per quella della Stalla altraverso la crest~ della gwgaia. È questo uno dei poch i casi nei quali torn~ più .il cont·o· ascecrJiers i posizioni arretrate dal ·confine, perchè 1 punti da difendere ;isultano meno numerosi, ed egualmente sostenibili con pochissime truppe per l'asprezza dei luoghi, e per la reale impraticabilità del terreno ·attorno . St11l'altra riva del Lago di Garda la linea del confine riprende a percorrere una giogaia secondaria di Prealpi , assai di fficili e dirupate : e quivi v::ile quanto abb iamo detto in generaie per simili condizioni éli confine, ecl in particolare per quella. dei Lessini.
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§ 16. Gi"gaie o catene 1nontnose 1iell'intemo del paese. - Le catene montuose che solcano l'interno di un vasto paese lo divi clono naturalmente in diverse Regioni orografiche ed idrografiche, le quali corrispondono necessariamente ·ad al trettanti scacchieri di operazioni mili tari . fo questi scacchieri è interesse principalissimo della difesa che il complesso delle operazioni proceda coordinato e sicuro ad un unico·scopo, e che sopratutto i limiti di uno scacch iere non vengano facilmente superati dalla invasione operante negli scacchieri vicini: ma che questa sia contenuta quanLo più è possibile ne{ limiti pai·ziali di questi, e quivi ·arrestata poi e respinta. . Così la catena delle Alpi marittiìrte e del successivo Apennino, che tutta percorre la nostra Penisola nella sua lunghezza, determina coi suoi versanti principali, dapprjma il limite sud della gran valle del Po, ed il corrispondente scacch iere della Riviera Ligure fino allo sbarramento della Spez ia, quindi l'altro scae,chiere della Ri. viera Carrarese e della Toscana fino alle sorgenti dell 'Arno e del Tevere: ecl è intere:3se vitale iflella dife'>a'nella Valle del Po, che l'invasione di qnestéRiviere non possa scavalcare le giogaie dell'Appennino, e di qui rovesciarsi nella Valle del Po cli fia,nco, od a tergo delle sue lineé principali .difensive nella pianura. E cosi pure sarà sempre interesse vitale dell::t ,difesa nella parte peninsulare del nostro paese cli. tenere fra loro costantemente divise l'una dall'altra le armate nemiche, le quali· avessero invaso i due versanti Adriatico e Mediterraneo clell' Apennino dalle sorgenti del .Tevere fino alle Calabrie: e ciò . per poter meglio operare colla maggior parte delle foi·z~ nazionali sovra quella delle due armate, la quale offra maggiori probabilità di successo. Questa proprietà delle catene montuose interne di limitare e segnare con potenti ostacoli naturali i confini dei vari scacchieri di 01Jerazioui, sia offensive per l'invasore, sia difensive per l'esercito nazionale, ne pone la dorsale o cresta principale in condizioni consimili a quelle fino ra da noi considerate per le dorsali percorse dai conuni di Stato: colla differenza che ora la dorsale segna i confini cli uno scacchiere o d'una regione, che importa pure cli tenere immuni dalla invasione nemica. E colla clifl'erenza pur~ che ambedue· i versanti della catena so~o 1
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ori oinariamente in potere della difesa, e questa è sommamente ?iù li o:ra nello se.egli ere Iungo questi le posizioni più adattate a~ impedirne lo scavalcamento: nè verrà mai i~ me_~_te a nessuno cl, scegliere al(uopo posizioni dominate o dom111ab111 da quelle che occupar pòtesse l'invasore. . .. . . . Anche in queste giogaie pertfJnl.o s1 tratta d, tenere c~rnsL alla invasione· tutli i valich i praticabil i della cresta., e le slra~e che I~ a.umversano, il che può fo.rsi a libera scelLa della difesa, o agh s.bocch 1 in pianura delle viilli pt·incipali, o lungo il percorso di queste co_nl1:o un nemico ascendente, o infine sulla stessa dorsale o cresta prmc1~ pale· della catena. Poichè ~erò il bisogno di tener chiusi i .v~lich, può bene spesso presenLar.s1 tanto per un versant~, quan:o. per 1~llro d.eila catena: così la soluzione più semplice e logica sara m tesi genét:ale quella cli sbarrare i valichi sulla sommi là de!IR cr~sta, dove si avrà sempre il dominio e l'azione efficace contro Jl nemico ascen· · . · .. . . dente. Lo sbarramento nonnale pert,mlo si comporrà cli uno o p1u fort i sulla cresta ed a traverso al val:co, come posizione norma.le e centrale, e di un complesso di opere minori clipendenti sui clue ver, santi opposti nelle posizioni che megl io possono vedere e baUere vantaon·iosarnente le strade o sentieri ascendenli .. e "- ?:>r> , • Secondo però la natura e configurazwne delle vallate cont_ra.poste dello stesso valico, potrà accadere che queste Yen gano megl10 sbarrale in ui1 qualche strozzamento dèl loro percorso; e .qliando ciò . accada per ambedue, si potrà risparmiare il forte ~!la so1~_mifa, del valico, poichè questo rimarrà. ugualmente bene difeso prn cla lontano. § ,J7. Delle teste d·~valle. - l\'la la di fesa .cli que~Le caL~ne mòntuose interne ad un paese,non dovrà solamen te prefiggets1 lo scopo cli vietarne il valico alle colonne nemiche. Essa dovrà inoltre prepararsi i mezzi di valicarle essa stessa con tutta sicurezza, e cli sboccare in forze ragguardevoli dall'uno all'altro versante della catena, pei· poter po·rtare all'i mprovviso, ecl a ~ua scel~~ , il g.rosso. clelle 5ue forze 01,e meolio le conviene per respwgere l mvas10ne m quello 0 scacchiere ch e le offre nìigliori probabi lità -di riuscila. . . A tal uopo è infapensab ile che siano p 1tent~men~e co~ertL da opere in pianura gli sbocchi .delle valli per le quali la difesa mtende 1
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<Cli poter sboccare nel limitrofo scacchiere : e perchè questa sua ope- .
,razione riesca veramente eflì.cace imporla che questi sbocèh i sia.no ,ampi quanto più è possibile, e corrispondano anche a diversi va!ichi fra i più comodi e carreggiwbili per potere piomba.re sul nemico con una fronte ampia, e con tutto il corredo indispensabile -delle sue aet.iglierie e munizioni e mezzi d'attac.co. ·• · Il complesso clelle opere che coprono questi sbocchi di una o più valli principali, e di diversi valichi della cresta principale c·ostituisce ciò che chiamasi testa di valle. La condizione cli riunire almeno dlie diverse valli, e pos-si bilmente un maggior numero di valichi, è indispensabile perchè la. testa cli valle riec;c<1 vera.mente efficace, e possa offrire la possibi li tà di sboccare all'improvviso sovra una larga. fronte con forze impo. nenti, e tali da cant bia.re eventualmente la faccia delle cose sullo scacchiere a cui apre l'accesso. A meno che non si Lra.tti di una sola valle molto ,ampia e comoda e solcata da due largh~ strade rotabili ed urnt ferrovi<L come era , quella dell'Adige in mano ali' Aus~ria, la quale per.ò non ha mai ,dato quel maggiore sviluppo di bui era suscettibile a quella sua :testa di valle estesa soltanto da Rivo li a. Pa.strenio. Nelle nostre;Alpi marittime e nell'Appennino non esiste al certo :alcuna valle paragonal:iile a quella dell'Adige, ·sia sul versante Meditefraneo, che sul l'Adriatico: ed è giuoco forza il ricorrere aJJe teste di :valle coprenti possibil.mente due vai li principali ·vicine, e ,qualchP, valico in più. La grande piazza· cli Genova· può realmente considerarsi come :una tesla cli valle per le due della PolceYera e del ·Bisagno, e pei valichi della Bocchetta., dei Giovi e della Scoffera; e .nqn occorrerebbero fr:irse molti lav_ori per copri re completa.mente in alto il corso della Polcevera e della strada rotabile e ferrovia che la percorrono: ma non soddisfa però ad altre condizioni di efGcace offensiva di cui -0ra parleremo più deUagliatamente, come non soddisfa a· sbocchi potenti sovrn una larga fronte. La prima condizione di efficace offensiva si è che lo sbocco delle forze discese entro l'area fortificata possa operarsi su tutto lo s·viluppo esterno protetto dalle opere; e che davanti a · queste ·esista .una vasta distesa di paese priva di ostacol i i qnali possa.no arrestare Ja forza delle colonne irroropenli alla contro-offensiva . . ' .
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Davanti a Genova si distende il mare, e gli sbocchi non ne sono possibili che lungo le due strade liUoranee delle Riviere. Ogn i altra testa di valle su quesle Riviere cadrebbe negli stessi difetti . Un'altra condizione ìnclispensabile in una vasta e sicura testa. di valle si è che le valli da essa coperte allo sbocco, lo siano pure polen temente lnngo tutto il loro percorso discendente dalle operazioni di fianco che lenlar potesse il nemico nel versante montuoso che le contermina: cli guisa che le colonne discendenti siano completa.mente si~ure e coper~e durante tutla fa loro marcia dalla sommi là del n lico fi no allo sbocco, come se· percorressero una lunga caponiera di comunicazione fra la catena montuosa e la tesla di valle. Che varrebbe infatti la forte difesa allo sbocco della valle, se la strada a percorrersi per giungervi non fosse sicura, e se le colonne discendenti pote:Ssero venire at\accale di fin.neo. durante la loro marcia?. ... Un'ultima condizione, se non assolutamente indispensa bile, utilissima almeno per l'efficacia e potenza della tesla di valle, si è: ch e le valli coperte siano ampie e ricche di proclo~ti, ed offrano lungo il loro percorso, e specialmente presso allo sbocco, frequenti comodità. agli accampamenli di truppa ed alla concenlraziono dei parchi e delle salmerie, senza ingombri al rapido progredire delle truppe combattenti, quando ciò occonn.. Le condizioni che siamo rnnuti esponendo non sono troppo facili a verificarsi in Lulte lo caleno monluose, e riducono d'assai il numero delle posizioni adattate a sen,ire utilmenle come teste di vall e. · Quelle catene montuose le quali cosleggiano il mare per luoghi tràLLi, come il nostro Appennino da Ventimiglia a Massa cli Carrara, e cla Rimin i fin presso Foggia lungo l'Adrialico, non presenlano spazio davanti a sè per vast.e manovre ed operazioni, e non o!Irono perciò posizioni adallate a divenire buone tesle di valle, sai vo qualche caso eccezionale. fo questi casi non sono veramente utili e possibili ngli sbocchi delle Yalli, che dei potenti sbanamenli della strada litoranea, comè a Genova ed alla Spez ia lungo il mar Tirreno, .e come potrebbero farsene in alcuni punti lungo l'Adriatico. Ma di questo argomento traLLcrò più avanti.
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In quei versanti invece dove la catena monluosa clelimi ta estese pianure, la condiz ione di un ampio sbocco e di un vasto scacchiere d'operazioni davanti n questo può completamente verificarsi e ' quivi divengono veramenlè utili e possibili ,le Leste di valle. Ma le allre due condizioni indispensabili o sommamente utili ~ella. sicure~za del percorso della valle, o della sua larghezza ed atl1tudme agli accampamenti e raccolte di truppe e provvioion i d'ooni 'd r., natura, n ucono sempre d'assai il numero delle posizioni adatlale. E ciò tanto p·iù perchè la difesa laterale del percorso delle valJi po.treb?e '.' ichiedere un numel'o troppo grande di opere e cli forti sui valichi laterali delle valli vicine. Ed imporla evidentemente che i con~raforti o .giogaie intermedie siano molto aspri e difficili al trans1lo, e terminali al piede od in sommità da lun,,.hi scoscendimenti , i quali riducano al minimo il numero dei vali~hi transitab ili da guardare con poche truppe.~ La posizi one di Bologna, su lla quale si sono fatte per l'addietro tante discussioni, soddisfa ammirabilmente a tutte le cond izioni indispensabili e conveni en ti elle siamo venuti esponendo: ed ora nessuno fra i nostri più accreditali scrittori militari osa rivocare in dubbio l'importanza capitale clella vasta e fortissima testa cli va lle che si può ricavan•ene, completando e rinforzando le attuali fortificazioni cosLrut.te in allra epoca con un conceLLo direttivo assai più limitato . . Ed infatti questa tesla di valle è cle,;tinata a coprire r.,ali sbocch i delle due valli principali del Reno e della Sa.vena con due ampie strade nazionali ed una fenovia, ed i tre valich i, dell'OspednleUo,. della Futa, e cli Ìllonlep in.no: e non è Jonlano il momento in cui la strada provinciale ora in costrnzionc di Cnst.igl ion dei Pepoli, che mette per quest'ultimo valico a Prato , verrà prolungata per Badalo direttamente sovra Bologna; portando cosi a tre il numero delle buone slrade rotabili che vi affluiscono direttamente dalla Toscana auraverso l'Appennino . E qneste lrc strade sono tnlLe perfettamente coperte e difese dalla prorvidenziale asprezza e difficoltà delle o,,.io o()'a ie e conlraforti lun110 o le valli esterne del Lav ino, della Zena e dell'Icl ice e Sillàro, sal\'o pochi punti facilmente difendibili; i quali apriranno l'adilo n potenti manovre e sbocchi controffensivi sui fianch i della posizione è)
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principale, aumentando così l'.ampiezza del fronte su cui può eseguirsi lo sbocco di una armata imponente, Ja quale scenda ad una:.. vigorosa riscossa. , § ;J8. Sbarramenti littomnei. - Ho detto poc'anzi che lunao il' piede delle .catene montuose costeggianti il mare sono soltanto ~cis. sibili ed utili buoni sbarramenti della strada liLtoranea, ed ora non sarà inutile l'esaminare a quali condizioni prindpali d~bbano sod-·· disfare questi sbarramenti situati al piede della catena, e rischiarare con qualche esempio pratico le idee.che espon·go. Se .lo sbarramento viene e::;egni to mediante una gran piazza di guena, come quelle ,per esempio di Genova e della Spezia pur· dianzi citate, la condizione essenziale si è che tali piazze sieno gagliarde quanto è possibile; il che è d'altronde richiesto dallo stessoscopo speciale al quale sono destinate. E ciò cade in un campo ed in un ordine di idee piµ vasto dell'argomento particolare di qoesto mioscritto, e sarò scusato se non imprendo a trattarlo . . Se trattisi invece -;oltanto di precludere alla inva;sionè nemi ca iI · passo lungo la stradà littoranea per ivi arrestarla, e piombargli poi cli fianco od all~ spall e drtl tratto di giogaia che essa ha lasciato clietr'o· di sè: in allor.a la prin1a e pdncipalissima concli?,ione cli questo sbarramento si è che esso non possa in verun modo essere presl) o battuto di fianco nè sul versante della catena, nè dal mare, qnando il nemico ne abbia il possesso incontrastato; e molto menopoi che 1)0ssa venir pr'3so alle spalle dal versante suddetto, ovveroda un corpo sbarcato più avanti sulla costa indifesa. Per impedire gl i attacchi di fianco ed alle spalle dal versante della catena, occorre che lo sbarramento venga solidamente allacciato, alla dorsale di questa, o ,td un suo punto più basso non suscettibile cli venire aggirato o dominato da posizioni esterne. Per impedire che sia battnto di fianco ed alle spalle da una flotta nemica padrona del mare occorre che lo sbarramento sia difeso da secche, o bassi fondi , o sc.ogli a fior d'acqua abbastanza avanzati in ma.re per tenere a grande distanza i cannoni della flotta nemica, e· · che venga, sostenuto da batterie a fior d'acqua, o meglio anche assai dominan~i per controbattere con artfglierie da costa della maao ·iore. 00 potenza quelle della flotta. Per impedire infine che lo sbarramento venga assalito alle spalle, . l
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da uno sbarco improvviso operato più. avanti sovra una costa o spiaggia indifesa, occone eviclent.e1~E;Jnte un all1_'0 sba1:rame~t~ rivolto in senso .opposto snllà strada lt ltoranea, e s1 tuato m posizione abbastanza forte e conveniente per 1'esistese con tutta sicurezza ad un colpo di mano ed : 1;lle operazioni poco estes,e, che sole sono possibili per sim ili corpi di sbarco, come purè al fuoco della flotta dal mare. La forza relativa di questo nuovo sbarr,miento, o controsbarramento che vagli asi chiamare, potrà. per conseg\ienza essere assai minore di quella dello sbarramento principale; _perchè non -occorrerà prolungarlo cli molto sulla costa montuosa: ma anche per questo occorrerà qnalche buona batteria. da costa in posizione clominant~, e possibilmente qualche ostacolo molto esteso cli bassi fondi o d'altro in mare per tenere lontana la Gotta nemica. Con tutte queste condizioni egli è chiaro che le posizioni addat.tate . ad uno sbarramento stabi le e veramente efficace 5ovm llna strada littoranea delht.marina non possono essere molto numerose; ·e sono anzi piuttosto rp.re, ·anche in una costa mollo lunga Gancheggiala dal lato di (erra da un a:ILa catena di montagne . Ove si hanno promontori molto sporgen ti in mar:e, come p. es , a Portofino, a Monte Argentaro; al Gargano ecc. il problema si semplifica assai dal ·latò della marina, percb è il nurriero ed il dominio delle batterie da costa che si possono costrnire su1 loro. aorsi terranno certamente a rispettosa. distanza le flotte nemiche, e queste batterie non abbisognano del complemento di bassi fondi e secche per allontanare quelle Gotte . La massa stessa del promontorio coprirà poi del tulto lo sbarmm_ento ihlle. offese dal mare ..D'altra parte quelle ripide vette, lambi te al piede dal mare,_sono dt pe~' se stesse al coperto da qualunque attacco e sol'presa, Ma ciò non esnne dall'obbligo del contro-sbarramento per provvedere agli sbarchi improvvisi elfettuati alle loi'O spalle e fuori della portata delle loro , . artiglierie. Occorre adunque in sostanza, per ogni efficace sbarramen~o 1t t:toraneo, di costituire: od mia piazza chiusa-di guerra addossç1.ta più o meno alla folcla montuosa, come Genova e la Spezia col ·suò àrse.: nale ed il suo aolfo· od una sp·ecie cli. piazza ·o carnpci fortificàto ò ' ' chiuso da tre la.ti(uno dei quali difeso dai bassi fondi del mare o
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· coperto da un promontorio) ed addossato pure per il quarto lato aperto alla falda montuosa il cui possesso sia in ogni eventualità assicurato alla difesa. Se anche pertanto fossero numerose le posiz.ioni addattate a simili sbarramenti, il che non è çertamente, non vi sarebbe convenienza di eseguirli su t11Ue, o sovra un gran numero di esse, in vista .dell a grave spesa che necessariamente essi sbarramenti richieggono. e per non moltiplicare inutilmente piazze di guerra );:t cui utilità può essere talvolta soltanto eventuale. · Fra gli sbarramenti eventuali più decantali nel nostro paese attraverso la strada littoranea dell'Adriatico havvi quello della Calto-· lica a20 chilometri circa da Rimini, il quale è stato più volte nei tempi andati teatro di lotte guerresche, ed ove si osservano ancora vestigie di fortificazioni fatte dall'armata di Gioacchino Murat nel 1.8 15 nel suo troppo tardò ed insano tentativo di ristorare in Italia la fortuna napoleonica e la sua. Quhri l' Apennino sporge a picco nel mare alle Gabicce, e la strada litloranea entra in una piccola valle, che può essere assai agevolmente e potentemente dominata dalle alture laterali ed al Monte Trebbio tenuti da un difensore che volga. le spalle alla vicina Pesaro. Però se l'assali tore, invece di a.t.taccare cli fronte quelle alture assai facilmente difendibili, volga alla. sua destra . risalendo la. va.li e del Conca, potrà scavalcare facilmente a Macerala Fe!Lria la bassa giogaia che separa la va.Ile del Conca da quella del Foglia: e scen,. dendo quindi per questa larga e comoda valle può giungere improvviso in due marcie al più in Pesaro alle spall e dei difensori di CaLLolica. Questa posizione non può perlanto sllrvil'e come un acconcio e si..: curo sbarramento se non venga sol idamente all acciata a.cl un forte sbarramento dellc1 valle del Conca; e questo sbarramento non può a sua ·volta riuscire efficace e non girabile, se non vènga solidamente allacciato alla rupe di San Marino Iungo la.cresta della ·giogaia sinistra del Conca ' e lungo le sorgenti del piccolo torrente Marano che si altaccano a. quella rupe inespugnabile. Ora. poich~ questa giogaia sinistra. del Conca corre continua dalle dette sorgenti del Marano al mare presso la. torre delle Fontanelle; e pùichè
la sua cresta, pure continua, presenta ottime posizioni difensiYe, come Monte-Scudo, Monte-Colombo, Croce, S. Clemente ( tutte antiche rocche dei ìVÌalatesta), Misano , Scacciano, e Palazzo Cecca· rini; ed il terreno contrapposto a. portata. d'artiglieria è tutto continuamente dominato e rotto in modo assai favorevole ad una buona difesa: così egli è per me evidente che questa linea può presentare uno sbarramento assai migliore di quello di . Cattolica, ed assai più faci lmente Le_nibile con limitate forze di trnppa. Le posizioni molto dominanti delle Gabicce e di Monte Trebbio, come pure quella abbastanza dominante di Monte-letl9 serviranno egualmente per le batterie di cosla da tener lontana la flotta. ne·mica, al che pure concorre in gran parte il poco fondo del mare in tulto il golfo di Cattol ica e nella spiaggia soltilissima da Catlolica. oltre la ma.rinà di Riccione. Ecco pertanto un caso in cui lo sbarramento della. strada littoranea può non 1enire prolungato ed allacciato alla dorsale della catena, e può arrestarsi acl un punto assai più depresso e prossimo a.Ila marina : e ,ciò grazie alla continuità e dominio relativo della cresta o giogaia prescelta. st1l terreno antistante conformato in modo f~vorevole al la. difesa.; e grazie alla inespugnabilitàclella Rupe di San Marino ed a quella del poco lontano strozzamento della Marecchia fra Verrucchio e. Scorticala, dove quelli valle pure può essere sbarrata con tutta solidità, e tenuta con forze limitatissime, liberando i difensori da ogni preoccupazione sul loro fianco sinistro.
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(Conti1w.a).
ANTONIO ARALDl
ilfoggior generale.
L'IMPRESA DI CHIOMONTE E L'ESERCITO PIEMONTESE NEL
L' IMrRESA DI CHWM~NTE E L'ESERCIT~ PIEM~NTESE NEL 1704
S TU D I O S T O R I CO cu
l. Il ci ttadin n'alberga , e n'alimenta, Servo a noi di famiglio, e n'imbandisce- ' L'asciolvere e la cena; il contadino I suoi bufali attacca, i suoi giumenti · Ai nostri carriaggi, e duolsi i11vano. Mostrisi alla lunga un caporale Con sette fanti, e subito diven ta Il padron del villaggio, e vi comanda Come gli gusta. Scn11.LER. 1Vallenstetn, P. I. se. Xl.
La strada che rimonta la valle della Dora Baltea, nell'uscire da Susa incontra un intricato ammasso cli monticelli e cli rupi isolate che si stendono da un versante all'allro della vallata e la sbarrano. Sono gli avanzi di un'antica morena che da una parte soYrasta a Susa e dall'altra cinge un'amena convalle, e vi forma la posi,zione delle Barricate. Lungo il piede di questa posizione corsero fino al principio del secolo scorso i confini fra gli Stati di S. A. R. il duca di Savoia e · (J) Questo studio ha pe1· base i docu menti che si tl'ovano negli al'chivi di Stato d i Torino e specialmente le lettere originali ciel cavaliei·e di Blagnac e del conte di Càrron contenute nel Mazzo 9 r!ell e Imprese militar i, quelli che si trovano nell'archivio ca rne-· raie pure di Torino, nell'.ai:chivio della gu~rra e nell'archi vio municipa le di Chiomonte.
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e quelli di S. M. Cristianissima il re di .!.[rancia. Il trattato cli Utrecht restituì al duca la valle di Oulx. Al di là delle Banicale la valle si apre, e la strada continua a traverso di un ferlile piano finchè le montagne, rinserrandosi l'una contro l'altra, tornano a strozzarla sotto il dirupo di Exilles. Una fortezza vi chiude ermeticamente la vallata, e lascia a mala pena il passo della Dora, che scende spumeggiando entro un profondo burrone scavatosi da se stessa contro i fianchi del monte, finchè, sboccando a Susa, prende un éorso più placido e più 'regolare. A mezza distanza tra Susa ed Exilles, e proprio nel punto in cui la valle comincia a restringer.si cli nuovo, giace il villaggio di Chiomonte, o Chaumont come chiamavasi allre volte, prima che negli uffici amministrativi se ne italianizzasse il nome con tanto poco riguardo degli abitanti, che si ostinano a chiamarlo Cimon. Per la sua posizione Chiomonte fo compreso fino al '17·15 entro i confini 'della Francia; anzi apparteneva·a1 Delfirntto, e ne ritrae,,a l'onore cl'iiiquartare nel lo stemma i delfini convulsi ed arroncigliati di cui faceva parte. Onore pagato un po' caro a causa di quei confini , che trovandosi proprio alle iJorte, gl i toglievano ogni mezzo di far comniercio dei suoi prodotti, e mollo più ancora a causa dell'aver vicine Su$a ed Exilles, i due antim(rrali degli Stati limitrofi . Questa vicinanza di due fortezze non rassicurava affatto i Chiomontini, anzi li teneva iJ1 continue inquietudini. per l'andirivieni dei disertori, che infestavano i dintorni lasciando del ittuose Lraccie ·del loro passaggio da una fo rtezza all'altra. Scoppiando una guerra tra la Francia ed il Piemonte, alle molestie ordinarie dei Cbiomontini si univano l'obbli go di concorrere colle bra.ccia e colle bestie nei lavori di miglioramento della fortezza cl'Exilles ed il peso degli accantonamenti per le Lruppe che si concentravano alla frontiera. Così successe negli ultimi mesi del 11703, quando Vittorio Amedeo, duca di Savoia, e Luigi XIV, re dt Francia, i quali erano stati per tre am1i diffidenti alleati, simularono in aperli nemici. Il for te di Exi lles fu apparecch iato a difesa, intorno allo stesso Ch iomonte i cittadini dovettero elevare fortificazioni che tutto Io cingessero, tre baltaglioni dei reggimenti Damas, La Farre e Mar-· . silly furono accantonati nel villaggio e nelle circostanti borgate.
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Ai giorni nostri l'esercito è reclutato in tutte le classi della so·cietà; ed una saYia disciplina regola le relazioni fra i mili tari ed i cittadini. Ogni famiglia .accoglie e fa festa ai soldati che hanno il bigl ieLto d'alloggio presso di lei, per far onore al figlio ed al parente .lontano, ma è difficile che la prepotenza venga a turbare l'armonia tra gli ospiti e gli ospitati. Q11esto non succedeva un paio di secoli fa. Un0 dei nostri reggimenti somiglia agsai poco ai reggimenti di quell'epoca. Le tradizioni dei soldati di Tiily e di Wallemtein .erano ancor fresche, ed (soldati vecchi aveyano conosciuto da vi-cino gli avanzi delle loro bande. L'opera di Louvois contrariata dagli ufficial i per spirito d'indipendenza non aYeva potuto penetrare molto profondamente nell'interno dei reggimenti. Nel principio del xvrm secolo la vita intima di un reggimento .francese presentava poca differenza da quella delle truppe del secolo precedente ove voglia eccettuarsi quella vernice di eleganza, che la corte di Luigi XIV aveva saputo dare al vizio ed alla dissipa-:zione. Gli ufficiali appartenevano quasi tutti alla nobiltà. Coraggiosi, anzi temerari i sul campo di battaglia, fuori d'esso erano prepotenti, giuocatori e dissipati. Passa.vano gnm parte cfoll'anno lonta_ni dalle truppe ed in lice'nza. All'aprirs i della campagna la maggior parte di loro raggiungeva il reggimento, mossi da quello spirito avventuroso, che spingeva i loro antena ti a porsi a capo delle bande feudali. Sognavano spedizioni, assalti, perìcoli, conquisi e e r icchezze, ma non trovavano che le noie prodotte dalle lungaggini della guerra metodica di quei tempi . Per sfogare l' irrequietezza che li tormentava, trasportavano nel campo le abitudini della loro vita .spensiernta. Consumavano il tempo in imprese galanti , in cui coglievano per forza e senza scelta, quanto non era concesso colla persq.asione; i duelli si succedevano :;eriza un serio motivo; i pranzi erano così son tuosi che il re aveva dovuto moderarli con ediLti (11}; ai pranzi succedevano i bagordi, 10 gozzoviglie, un giuocq in fernale, che assorb iva le paghe dei solda ti, quando erano sfumati i patrimoni. (I) Editti del 2'1 marzo 167.2 e del 7 apri le 1·707, del re di Franc ia .
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Più pesante ancora degli ufficiali era per le comunità il loro numeroso seguito . Cavalli, cani, valletti, cuochi , lacchè, staffieri, servi di ogni genere, petulanti, orgogliosi della loro livrea, liberi da ogni disciplina, consci i della condotta dei loro padroni, poco o punto pagati da essi, e spesso ministri dei loro vizi. Gli elemen ti da cui si traevano i soldati, il modo in cui si arruo_Javano, la violenza morale che accompagnava generalmente l'arruolamento, i privi legi che distinguevano i mi litari, il loro modo dì vivere e le loro tradizio.ni, tutto concorreva a stabilire ed a mante. nere un vero antagonismo fra la soldatesca ed i cittadini . Non mancavano coloro i quali aspiravano a far carriera; essi appartenevano per lo più alla nobiltà, ma entravano esclusivamente· nei corpi speciali, nei moschettieri e nelle guardie. Per riernpiere gli altri reggimenti « si ripulivano le stalle, le· « cucine e le taverne ll, dice un contern1Joraneo. Erano gente disoccupata, schin di fatica, pronta ·di mano, che aveva bisogno di trincerarsi dietro i privilegi che coprivano il militare per far tacere le per3ecqzioni cìei creditori, o per far cessare l'azione della giustizia che Ii reclamava. Costoro fuggivano dalla: società per aver agi·o di continuare le prepotenze cui Ii chiamava la loro natura;, o per evitare la punizione di quelle commesse. Ad essi agginngevansi quei poveri diavoli che un cattivo quarto· cl' ora o il luccicare di poco denaro n.lLirava fra gli artigli del sergente, reclutatore. La firma all'atto d'ingaggio doveya esserè posta liberamente, ma le ordinanze reali non prevedevano le lusinghe, le false promesse, e Io stato di ebrietà sotto il cui impero la recl uta si obbligava al servizio militare. . Minore non era l'abuso che si commetteva dalle comunità nel somministrare un certo contingente che lo Stato richiedeva da loro, quando i.mezzi ordinari di reclutamento non bastayano ai bisogni . della O'uerra. Quando con questo pretesto si allontanan dal paese. qualcl~e vagabondo pericoloso, era meno male. Ma il più.del~e volt~, -senza tener conto delle.leggi che regolavano questa specie cli_coscnzione, si consegnava all'esercito qualche infelice il quale non aveva alcun mezzo di difendere i proprii in teressi. Erano grandi ingiustir,ie, e portavano i loro effetti. ·
L'IMPRESA DI CHIOMONTE 206 Questi uomini strappati al loro paese per opera deìle bugiarde ~eduzioni dei sergenti reclutatori, ovvero per la · pr~potenza delle comunità, tornavano ben presto alla coscienza dell'abuso comrnesso sulla loro volontà. Avre)Jbero vol~1to sottrarsi al vortice che'li tra- scinava ad una nuova vita, della quale non sapevano bene apprezzare le vicende; la diserzione, questa piaga degli eserciti nei secoli scorsi, era il prim o pensiero che si affacciava al nuovo soldato. InfaLti gli uomini pratici suggerivirno cli vendere subito il vestiario borghese delle reclute, per togliere loro la possibilità. di disertare « ciò che succede spesso mancando a questa precauzione » . Guardate. a vista e controsegnafo dal vestiario, le reclute giungevano ai depositi esacerbate della coazione cli cui si vedevano vittima. Nella. loro intelligenza si formava una confusa idea, che or;amai una gran barriera si fosse elevata t ra loro ,e la società da cui erano escluse. Questa idea. si aff~rmava e si rendeva più chiara, per l'obbligo che aveano le reclute cli abbandonare. il nome cl( famiglia, per assumerne uno cli fantasia detto di guerra. . Sebbene avessero firmato il conlraLto per quattro anni, si sentivano oramai consacrati per tutta la loro vita al mestiere delle armi, la .cui vocazione si era sviluppata in essi sotto auspici così infelici. Ridotti a quel puntò, e faLta di necessità virtù, a po' per volta si adattavano ai nuovi desJ;i ni, e confortati clagl i esempi e dalle tradi. zioni dei. soldati più vecchi, rompevano ogni Jeg'ame colla società, alle cui spese invece cercavano di procurarsi con ogni mezzo il benessere momentRneo, senza troppo curarsi dell'avvenire. Il tenore di vi La vi si prestava, ed a sua volta si scavava sempre più profondo l'abisso che separava la soldatesca dal resto della società. Erano disoccupali lungo tuttala giornala. Appena quelli uomini chè dovevano montare la guardia., condotti SLllh piazza principale del pre- . siclio facevano un po' di maneggio d'armi prima di anelare ai loro posti. Daqu,dcheanno invero per due volte la settimana tuUe le truppe prendevano parte a questa parata, che si faceva con LutLa la solennit~ cli una seria operazione, e serviva a mantenere una certa gai·a tra 1 reggimenti. Ma all'infuori di c1ueste rare occupazioni, i soldati non erano Lenuti che a tornare in quartiere all'ora del coprifuoco, ed a non oltrepassare i limiti prescritti dai bandi, per non essere presi come disertori. Trascinavano quindi la loro vita nelle taverne,
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litigando coi borghesi. Le tru[e, le bricconate e le prepotenze commesse a danno di costorn, Lrovavauo l'indulgenza nei superiori, purchè fossero condotte con furberia, e sopratutto non facesser stridere l'auditore. Alcuni di questi fatti rimanevano tradizionali nei raéèonti di caserma a perpetuo insegnamento dei nuovi venuti . In campagna l'indulgenza aumentava: e negli accantonamenti sparsi era più facile.lo sfuggi1;e agli occhi del maggiore e del prevosto incaricati di sorvegliéire la disciplina e di reprimere i disordini . Malgrado il pericolo delle vergate e del cavallo cli legno les sotdats mnçonnaient d'ordvnaire les pa1.Hn·es gens, presso le quali . avevano il biglietto d'alloggio cì fond per-du. Nell e campagne essi sciupa.v.ano le messi per fal' mangiare i cavalli, rubavano le frutta, guastavano i raccolti con quella lib\cline di distruzione, cui li spingeva il loro · animo esacerbato, ed il sapersi impuniti. Talora le peggiori passioni li spingevano a delitti più gravi. I vivandieri. i merciai ambulanti, le pro.slitute, che si presentavano più num erose intorno.ai soldati, quanto più si cacciavano, aggiungevano i propri · guasti a quelli della soldatesca, e ne rendevano sempre p_iù infesta ai contadini la permanenza. . · Costoro ricofrevano agfi ufficiali, ma ritraevano più spesso beffe invece di giustizia dal loro r icorso: ed allora indignati si vendicavano alla 'sordina derubando e trucidando i soldati, che s'allontanavano di sovercbio· dai loro compagni. Se non erano sorpresi in delitto flagrante difficilmenté' si facevanq scoprire (·1); il morto si sepellin alla chetichella, l'auclitore r.isparmi(l.va le noie del processo, il pa11egirico Slill'esliuto era breve e non lodéwa le sue qualilà, e tutto pareva finito: Ma gli animi·si esacerbavano, l'avversione tra i s9ldati ed i cillaclini s'accresceva, e posti gli uni e gli altri sulla via del farsi giustizia da sè le vendette trascinavano nuovè vend~tte. .:. Questa pittura è fosca; ma chi ha scorso i documenti contenuti negli archivi, gli editti sovrani con cui si ce,rcavadi porre argine ai· mali più.grossi, e le memorie degli scrittori militari di quell'ep'Oca non la troverà esagerata. (I) Le situazioni dell'epoca hanno una colonna sr,eciale per té)ler conto dei perduti . essendo alla maraude, tanto era comune il fatto . Duran te la campagna del 1703, sopra una forza di 3500 uomin i, se ne per(lettero 61, elle non tornarono più al campo uccisi ~ai contadini. (Archivio di Stat'o di Torino, Mate·r ie militari. Ufficio genera le del soldo, marzo 5).
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L'IMPRESA DI CHIOMONTE
Per dire la verità l'èsercito piemontese non somigliava tanto al francese, che qualche linea della pittura fatta non debba essere modificata a suo riguardo . L'organismo era lo stesso ; piccole compagnie, reclutate nello stesso modo, ed amministrate pure nello stesso modo, ma Fessenza era al_quanto diversa a causa dell'e diverse relazioni tra la nobiltà e là corona. La nobiltà, che circondava il duca di Savoia, non aveva le tradizioni, là potenza e le ricchezze di cui godeva ancora la francese ai tempi di Luigi XI.V malgrado i colpi patiti dal cardinale di Richelieu, e dallo stesso gran re. A Versailles il fasto della potenza reale impediva a quell'aristocrazia di brillare, ed il suo splendore, le sue glorie aumentavano quelle della corona .. 1\fa nei reggimenti ed al campo i rampolli della nobiltà francese trovanrno posto per esercitare in qualche modo l'antica potenza e l'antico splendore. Il re si trovava a disagio presso gli eserciti, e vi lasciava libero _campo ai generali ed agl i ufficiali di acqui"stare gloria e ricchezze. I gradi militari si vendevano caramente, ed erano avidamente cercati, perchè davano ampia~ente il 1nezzo di ripagarsi della spesa. Gli abusi mantenuti dalla nobiltà nell'esercito di èùi formava quasi esclusivamente la ufficialità, male si potevano reprimere dal potere centrale troppo lontano. D'altra parte questi abusi erano troppi · per consumare nei minori le forze adoperate per togliere i maggiori ed i più dannosi allo Stato. Invece in Piemonte ai tempi di Vittorio Amedeo II la nobiltà non era nè così ricca, nè così potente da poter mettersi a pari col duca. Le sue glorie militari erano confuse da quella di casa Savoia i cui duchi non avevano mancato ad una delle guerre fatte per accrescere lo Stato; primi nelle battaglie; compagni nelle privazioni della vita de.l campo. I gradi nell'esercito non si compravano, ma erano conferiti dal .duca. Vi concorrevano coi nobili, anche i migliori, i più disciplinati ed i più valorosi tra gli uomini di truppa. L'anzianità ·ed il valore erano base all'avanzamento; ed il duca era giudice di coloro, che conosceva personalmen:te, ed aveva veduto alla prova. F°overi piuttostochè ricchi, scelti con Cllra, frenati dalla continua presenza del duca, gli ufficiali piemontesi non potevano essere trascinati assai lontani sulla via degli abusi .
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209 Questo solo fatto bastava a stabilire una· certa disciplinatezza nell'esercito piemontese in confronto agli altri e soprattuto a mantenervi molta sobr-ietà, ed a togliere quell'enorme codazzo di dilapidatori che attornia,•a l'esercito cli Francia. La speranza di un certo avvenire à compenso dei meriti, il vivere ed il guerreggiare quasi sempre nel pro.prio paese, la molti Ludjne dei regolamenti e la presenza del sovrano che li aveva emanati ra.tteneva anche i soldati dal malfare. Dimoclochè se la stoffa dei soldati era eguale a quella degli altri paesi, il loro modo cli comportarsi verso gli abilanti era diverso, e nel percorrere i ruoli dei reggimenti di quei tempi .se dobbiamo rimanere maravigliati della moltitudine dei disertori, è estremamente raro il lea. v gere d1 talune passato_per le armi in segno di gravi delitti . l\fa le truppe francesi destinate ad accantonarsi in Chiomonte e n,elle borgate circostanti non erano molto diverse dalle altre, tanto · più che le lunghe guerre •di Luigi XIV avevano consumato .troppa gente, per essere mo! Lo meticolosi nella scelta dei soldati. Quando l'int~nde'.1te della provincia ~hi~se ai; Chiomontini alcune informazioni circa 11 grano e le produz1om della contrada, il capo della comunità rispose che quelle domande erano fuori di luogo dove erano pas.sate le truppe. La minuta èlella lettera esiste ancora negli archivi muni· cipali. No tisi che quanto era stato sott1:ano alla ingordigia delle truppe, e nascosto sulle montagne, fu rubato dr1i Yafdesi, che ogni tanto v'irrompevano. li ·generale francese aveva tentato cli porre un argine a qneste scorrerie col fare le più tremende mi1iacce; però era riuscito a poco malgrado le fresche memorie delle distruzioni operate pochi anni avanti nel Palatinato dal Ttirenna (if). E L'ESERCITO PIEMONTESE NEL
(l) Ecco la lettera che fu in viata al comandao to del forte di Susa per mezzo di quello del forte di Exilles; la ortografia originale fu scrupolosamente conservata. « MonsieU1·. - c·est par l'ordre de Monsieur le Ma rese ha! de Tessè que je suis obligé . « à vous dire qua' sy les Trouppes de Son Al tesse Royal le les barbets ou autres gens a « son service b1·euslent le moindre village de les domination du Roy on fera un desert « de touté la Savoye Coniptes surement sur l'execution de cest advis. Je snis autan t .. que mon devoil- ·le permei-. « Monsieur . « Le 4 avril 1704. « Vostre humble_et tres obeissant
« serviteu1• G8VAUDAN. » Era probabilmente maestro di campo o, come noi diremmo, colonne llo di un reggimento di dra goni. · ANNO XXVI,
vor..
I V.
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Senonchè un nuovo disastro si aggiunse a tante disgrazie degli sfortuna.ti Chiomoritini ·. Il 28 marzo '1704 dormivano ancora:, quando lo stormire improvviso delle campane, il confuso. vocìo, l'affrettarsi dei soldati alle armi, li fece balzare di soprassalto dai loro letti. Un contadino di Gravere era venuto trafelato ad avvisarli , che precedeva di poco le truppe dnci:d i mosse da Susa per invadere il paese.
Le major est dans un régiment comme le prin cipal ressort, q1.1i fa it mouvoil' tous !es autros, et do la bonté duquel depend le regle ment, ou le déreglè ment de la macb ine . En effet on pe ut dire que quand il auroit a utant cl'yeux qu'Argus, et autant de bouches que la nenommée, il tt·onve· r o it à !es employor, s'il veu t fai re so,n de,•oir. GUIGNARD, - L'Eco le de Jllars, l, pag. 700.
Il duca ViLLorio Amedeo non aveva ricevuto che amarezze, . in cangio dell'alleanza, cui ·1·aveva costretto Lu igi XIV, e · ch'egli. aveva confermato col suo coraggio sul campo di Ch iari, e col sacrificio delle sue trnppe migliori. Già scontento della prepotenza del re, e della burbanza dei generali francesi sofferte per tre anni, quando vi si aggiunse l'affronto di vedere disarmati i suoi reggimenti , menLre campeggiavano a lato di quelli dei Francesi , e resi prigioni dai suoi stessi all eati non esitò più un istante a bandire arditamente la guerra <1,lla Francia, che ricambiava così male i suoi aiuti. Desterà sempre l'ammiraz.1one questo valoroso principe, il quale posto alla testa di un piccolo Stato, povero di finanze, disarmalo prepotentemente delle sue Lruppe, separato e lontano da i suoi alleali possibili, poco fiducioso dei !_oro soccorsi, attorniato dagli eserci Li cui intimava la gnerra, rispondeva colla voce dell 'onore offeso all'ollraggio del più potente fra i re di Europa. « Finisco di « rompere una alleanza, che fu a mio danno gia violata;>> egli dice
l
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nel suo manifesto « preferisco di morire colle arnìi alla mano al< l'onta di lasciarmi opprimere })·. li re di Francia rispose facendo occupare colle sue truppe senza. colpo ferire la Sàvoia, questo paese continuamente aperto, e di-" -viso violentemente dagli stati ducali, ogni_qualvolta sorse querela fra i sovrani limitrofi . · Nel gennaio del ,170-1- al duca non restava più che Montmélian oltre le Alpi . Egli aveva tentato di togliere dalle mani dei Francesi 1e provincie savoiarde, rimettendole alla. Sv izzera; ma i suoi 'tentat ivi diplomaLici non avevano approdato a nulla. Ora aveni radunato mezzi di guerra per r iprendere colle ar mi ciò che gli era stato preso, e per respingere, se gli era possibile, . i Francesi oltre il Monginevra riacquistando la valle di Oulx. . Un articolo segreto del trattato conci uso c0ll'Jmperatore gli garantiva di poter conservare quanto avrebbe posseduto all'epoca della pace, verso il Delfinato e la Provenza. Tostochè la stagione lo aY!'ebbe acconsentito le truppe ducali dovevano penetrare in Savoia per,, la Morienna e per la Tarantasia, rinforzare il presidio di Montmélian, e riprendere Chambéry. Per faci litare queste operazioni la colonna destinatit a scendere in Morienna attrà:versando il Moncenisio, aveva prima da. fingere una punta sopra Exilles, con tan ta energia, che i Francesi dubitando di vedere attaccato qtiel forte, vi dovessero accorrere, sprovvedendo di tmppe la Savoia. In Susa erano concentrati vari reggimenti sotto il comando del eavaliere Renato di Blagmte ·co lonnello del reggimento Piemonte. Egli fo incaricato direttamente dal duca di muovere per fare una ,dimostrazione sopra Exilles. L'impresa non poteva essere meglio affidata; il colonnello godeva di molta reputazione nell'esercito ducale. Egli apparteneva alla famiglia degli Arbalètriel' di Valencenel Delfii1ato (11). Quando il duca Carlo Emanuele volle trattenere alcune truppe anche clurante la pace, preferì agli altri un reggimen10, che ~ra stato recintato in Francitl sotto il comando del colonnello cle Mall:olles, lo stesso che nel 11660 prese il nome cli reggimento delle (! ) Come risulta dal decreto di naturnlizzazione d el 1° luglio 1676 presen tato il 19 gen11aio 1707. - Archivi o. Camerale - Registro del controllo di fi.nanrn. ·
),
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guardie di S. A: R. ed anivò ai noslri giorni col nome di granatieri . In quesLo reggimento vi era da cruasi una trentina di anni un de D!agnac, che appunto il 26 settembre •I 659 in ricompensa dei suoi Iunghi servigi fu fatto capitano Lenontedellamaslra di campo (1} godendo di Lutti les honn,ewrs, preemin,ences, pre1·ogatives, privileges, {ranchises, libertés, immuniiés, droit, profites, mtions, quar· tier, payes de 2000 liv1·es cl' argents de vingts soiis piece pal' an, et a·utres aclvantage q1.i'en depencleHt. Egli passò in seguito capitano eifeui'vo nello stesso reggimen:o, e siccome un capitano delle guardie precedeva di rango, ed aveva il comando sopra i luogotenenti colonnelli degl i altri reggimenti, il suo grado era pareggiato a quello di colonnello. Tale rimase per altri venticinque anni, avanzando di anzian ità, poi i documenti cesl'ìano dal parlare di lui, che probabilmente sarà morto di vecchiaia (2) . Prima però di sp.arire dalla scena del mondo, il vecchio cap itano aveva fatto incorporare nel suo reggi mento due fìgli o nipoti che sia, insegnando loro sotto la sua paterna scuola tutte le minuzie del serv izio. L'un d'essi, Pielro, nel •1700, dopo aver fallo la sua carriel'a nel reggimento delle gua rdie, surrogò ii principe della Cisterna nel comando del reggimento Saluzzo (3) . L'altro era Ronnl.o , che riLr,)v iamo ora in Susa. Passò a!Oere so-vrannurnerario nel 4678; nove anni dopo era incaricato delle funzioni di garzon maggiore. La guerra del •I690 lo trovò in queste condizioni, e concorse ad accelemre la sua carriera; nel no,,embre dell'au no dopo fu promosso a lnogotenentc, nel 46!)4 a capiLano, e nel ·1695 fu inca ricato delle funzio ni di maggioro, cioè di quella carica dalla .quale in quei tempi dipendern tulto l'andamento del servi.zio di un reggimento in pace ed in guerra .
Nell 'anno seguente furono raccolti per la prima volta i granatieri ch'erano sparsi nelle varie compagnie del battaglione, ne fu formata una compagnia specia le, eh iamata a comp iere tulle le azioni di qualche impor tanza in tempo di guerra . Nel •1° ballaglione del reggimento guardie questa compagnia fu pogta sotto gli ordini del maggiore di Blagnac; nuova prova della stima in cui era tenuto . Infatti dopo gli incarichi reggimentali, cominciò ad a,·ere missioni di maggiore impol'tanza da pa rte del governo. Fino da quando era garzone maggiore nel 1687 la fiduc ia in lui era tale,. che lo troviamo destinalo a ricevere 3000 lire che il duca aveva stabilito di distribuire tra i capitani del suo reggimento (11). Nel novembre del •I 6!)8, mentre om maggiore, il ducn. slesso gli affidò l'accompagnamenLo del conle Denso a Vcrrua, dove avea da r imanere agli arresti. ~el far la relazione al duca di questa missione, e nel ehiedere iI rimborso delle spese, potè ria vere anche •I34, lire cho aveva speso per 60 vesti già soniminist1·ate ai grn · 11,atieri clelreg,qùnenlo guardie, liberandolo S. A. R. dalla prova per esserne pienam,ente informalo. ~on saprei se solto quesle parole si nasconda ht sanatoria di una spesa fatta, senza essere comprovala da tutte quelle forma lità che ri chi edeva l' ufficio del soldo per riconoscerla, ovvero un regalo per il serriii o prestato (2) . Nel •I70 I il Bla-gnac aveva il comando del 3° battaglione delle guardie, e con c::;so fece la campagna d'llal ia. Finalmente un decreto dell'H iiprile 1702, riconoscendo i. servigi che da fongo tempo prestava come maggiore e cap itano nel reggimento guardie, il duca gli conferiva il grado di colonnello del reggimento Piemonte al posto del con le de la Roclie d'Alery . A questo posto andavano uniti gl i appunLameut.i di 2027 lire annue, oltre a tre furieri d'alloggiamento (o come noi diremmo la paga di tre soldati considerati come serri) e gli utensi li. Fino dal ·1692 il Blagnac go-
(1) La compagnia mostra di campo ora quella del co lonocllo, o fu più tardi chiamata: la colonnella; il tenente più anziano la comandava a nome ed invece del colonnello. (2) Quanto è detto sul Blagnac ,·ecchio e sul reggimento guardie è basato sui bilonéi roilitnl'I conser"ati ncll'urchi \'ÌO della guerrn, e sui documenti dell'arch ivio came1·a le (3) È que llo che essendo aiu tanlo maggiore nel ,·oggimcn to guard ie ebbe nel 1G9o: con patento del 3 gennaio, un trattenimento ann uo cli li re 500 per i servi1.i prestati nei moti, Ji Lucerna, quando il duca Vittorio Amedeo sotto la pressione di Luigi XIV do\'ette cooperare alle dragonato ratte contro i Valdesi dalle truppe di S. M. Cristianissima (Patenti - Archi sjo della guerra) .
(I) Decreto del gennaio 1687, registrato nel controllo (Archivio camerale). (2) Nel rendere conto al duca della missione, il cavaliere do Blagnac gli scrivo che d,vendolo alloggiare nel costello, sopra il corpo di guardia, o,~ a pri8 les cllamb·res <lu médecin de la garnfaon, nv en ayan t.pas cle p lus seures, ny comodes. - (Lettera da l'errua del 16 novembre 1698 nelle Lette!'e pa,·ticolari dell'arcllivio di Stato. Per la tra.
duzione furono spese lire 688 comprese quelle date in rimborso al Blagnac. - (Controllo delle f!na11ze).
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deva di una pensione di mille lire su! bilancio, per servigi di cu, non sapremmo dar conto. Il reggimento Piemonte era allora a Torino> ma nel 11703 fece la campagna di Lombardia, a fu uno di quelli disarmati e fatLi prigionieri per ordine del re di Francia. Il cavaliere cli Blagnac con . altri ufficiali fu chiuso nel castello di Pavia, donde arrivò ad evadere con altri dodici compagni. Questi arrivarono subilo in Piemonte, egli, il t1·edicesimo non po10 seguirli per l'impossibilitit di fare molto cammino a piedi. Je tne cachay dans wne 1naison dou. Jen sort?°s clewr .Joiws appres (così racconta. egli stesso in una Jet- · tera ad un alto personaggio del contorno di S. A. R.) et ensiiite, Je men mis venti ci gene, et gyarivay hìer soir (9 dicembre 1703), · les chemins ùnplaticable.s q'iie .Tay fai t jouit au nrniivois tems q1;e Jay eii man clmsé un pende fieiire des q1.ie Je seray iin peu ·l'em:isJe ne perclray point cle tems powr men, aUer .... e colla medesima ortografia continua ad informare ch1 egli avea dovuto riparare. presso l' inviato imperiale, perchè quello di Francia presso la corte, dogale voleva e poteva arrestare tutti gli ufuciali piemontesi che eransi riparati a Genova (-1). E non p~rclette tempo, se la. sorpresa a S. Laurentpresso Cagne;, · verso la metà del gennaio veni.uro, è cosa sua e non del fratello (2) Certamente che l'inverno dovetle passarlo nel riordinare il suo reggimento ricostituito con gli avanzi del precedente rimasti al deposito, con gli evasi dalla prigionia francese, con nuove reclute, e· cogli avanzi cli alcune compagnie del reggimento FL1cilieri (3) . Il Blagnac doveva essere u~o di quell i ufficiali i_quali non si, limitavano a considerare l'esercito -esclusivamente come un mezz0c di sfog~re il proprio spirito avventuroso, ma vedevano in esso una istituzione, i cui risultati erano proporz ionati alle cure che le si dedicavano, (I) Lette1·e partico lari dell'archivio di Stato. . (2) Anche qu esta risulta dalle Lettere pa,·ticolari dell'archivio, e dalla calligrafia della relazione pnrrobbo che lo scrittore fosso il Renato e non il P ie tro, cli cu i non trovammoa lcuna lettera segnata col nome pe r riconos~erne l'identità. (3) .Tutti i documenti sui quali fu ricostruita la ca rr iera del c avolic1·e di Blagnac sono nelle Patenti conservate negli a1·chivi de! ministero della gue1-i-a in Torino, nell'archivi~ camerale della stessa ci ttà e nella racco,ta sta mpata del Duboin. Essi da nno una idea. della ca rriera militare di qu ei tempi oell'e~ercìlo piemon tese .
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Questi ufficiali non s'incontravano frequentemente a quei tempi; anche nell'esercito piemontese i più venivano a. porre la loro spada ed il coraggio al servizio del principe, ma non si creçl.evano per questo obbligati a. subire le noie di tulle qllelle minuzie cui è col leaata l' istruzione ed il mantenimento della disciplina nell 'esercito. o Lasciavano questi incarichi ai poch i, che per naturale temperamento vi si sentinmo chiamati. Questi poch i nel corso della loro carriera coprivano i grad i di garzoni maggiori, e di maggiori, ed in Lali posizioni riassumevano, riguardò all'andamento del servizio, Lotte le attribuzioni che ora sono divise tra gli ufficiali di un battagl ione. Nei quartieri avevano l'inc:ll'ico della istruzione e del la disciplina; e sorvegliavano nello stesso tempo gli interessi del soldato e quelli dello Stato, i qua.li non erano semp re salvaguardati dalla. capacità dei capitani;o di coloro che in nome di questi amm inistravano . Donde la cura e là verificazione dei moli, che passò tra i doveri delle nostre rnao-aiorità, eredi in parle clelle attribuzioni dei ma,r.tno ,,, giori . Gli esercizi di piazza d'anni si facevano esclusiva.mente sollo il comando del maggiore, il quale, avvisali 1r[essieiirs les officie1·s che on vçi marcher, foce·m eseguire rp1ei movimenti che gli sembravano opportuni, all 'infuori del loro concorso . A queste cure del tempo cli pace i maggiori et'l i loro ai'utant·i e garzoni univano le altre del comandare i turni, e far r ispettare le prerogative e le precedenze del reggimento e di co loro che lo componevano. Era una bisogna assai con}pl icata in quei tempi, nei quali si moltiplicavano i pr'iYilegi per dat'e una solidità ai reggimenti da pochi anni formati, e re~i permanenli, e per attii:arvi i nobili. Oggi molti di quei privilegi ci sembrano puerili, eppure aveva.no tanta irnporlanza, che ma lgrado la tendenza livellatrice del nostro secolo le loro vegLigia. giunsero sino a noi. Nessuno infatti ha dirnenticato le famose inversioni, omaggio reso alle compagnie _più vecchie dei battagl ioni, alle quali si voleva mantenere il posto cli onore: ed oggi ancora tra le pagine del Regolamento di piazza, e negli emblemi di cerli corpi speciali si possono vedere gli avanzi di un passato non troppo remoto. In o·uerra il rnaao-iore riceveva gli ordini e li faceva eseguire se · v · nv v • si trattaYa di una battagliaordinata; se invece si trattava cli piccoli combattimenti cli posto , tanto frequenti nel secolo scorso, essi lì. di-
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rigevano adoLtando tutti quei mezzi di difesa e di offesa che erano loro suggeriti dai preceui di tattica e cli fortificazione.' Questa l1reve enumerazione delle atLribuzioni riserbate allora al maggiore, mostra quanto dovessero essere estese 'le sue coanizioui e nello stesso tempo,· quanta parte gli fosse assegnata nel comando del balLaglione, .il quale nominalmente dipendeva dal colonnello, ma in realtà era comandato dal maggiore. Coll'andare del tempo le attribuzioni del colonnello furono meglio precisate; ì reggimenti furono costituiti regolarmente e stabilrnente di tre hatlaglioni ed il maggiore, ceduta una parte dei suoi incarichi all'aiutante maggiore, ebbe grado adeguato a quel comando che esercitava da tanto tempo, ed in luogo di essere un braccio del comand9 .fu comandarile egli stesso. Nelle nostre maggiorità possiamo ritrovare larghe tracce dell'eredità che esse raccolsero dagli antichi maggiori, e dei costumi dell'esercito nei tempi scorsi in cui l'ufficiale generalmente viveva lontanodalle truppe, esernprenoncurantedi esse. La più appariscente fra queste tracce è quella dell'azione diretta della maggiorità sui sèrgenti delle compagnie, avanzo di un tempo in cui non solo si era lontani dal dubitare che la compa.gnia potesse assumere l'importanza e 'l'indipendenza che ha oggidì, ma in cui anzi essa non esisteva nè LatticamenLe nè disciplinariamente, ma era appena un ente amministrativo, ed un elemento di reclutamento. · Questa J unga digressione- era necessaria per formarci un concetto chiaro suJJa importanza delle funzioni affidate al cavaliere di Blagnac durante la sua carriera. Egli lasciò una testimonianza delle sue cognizioni in un libercolo compilato da lui stesso, in cui raduna Lutto quello che riguarda il serl'izio del reggimento guardie ('l). Questo librello si deve considerare come una specie di manuale o promemoria; in cu i sono successivamente indicate le evoluzioni e gli esercizii militari, i donri diciascun grado , il soldo della tr-uppa e degli ufficial i, le loro competenze, iI modo di staccare la guardia, è)
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(I) Evolutions et e.xe,·cices ,ltillttafres (sic) que l'on pratique dans le 'régiment des gardes de S. ,t. R. dictées pa1· ~f. de Jila!Jnac major du dit Régimmt en l' année 1701 le 30 mars Tu,·fa. Questo è il ti tolo del mano3critto esistente p,:esso la biblio teca di S A il duca di Gen ova . Se ne tro,·a una copia nell 'a rch ivio di Staio a Torino sotto la rubrica Jlaterie militari. Non vi è indicato il noma clcll'a.utore. Si noti che il primo regolamento di evoluzioni p er l'eserc ito francese ri monta al 1700.
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funzione più importante di ogni altra in quei tempi, il modo di .accampare, di dar un ordine di marcia, di trincerare una posizione, -e finalmente le competenze di onori e di guardie che spettavano ai varii personaggi secondo il grado nella gerarchia sociale, e le prerogative godule dal reggimento delle guardie, e da coloro che -vi appartenevano . Noi troveremmo difficoltà nella compilazione di un libro analogo per la cop ict dei regolamenti; il maggiore di Blagnac dovette invece trovarla nella scarsità delle fonti . Le norme di servizio erano in editti, vecchi perfino di cento anni prima, e stampati in fogli Ì,solati, ovvero erano raccomandale alle tradizioni ed alle consuetudini . li maggiore di Blagnac, fin-da ragazzo era stalo nel reggimento; ed. al'eva conosciuto gli u(lìciali che quaranta anni prima avevano assistito alla creazione di esso, aveva combattuto a fianco dei Francesi e degli Spagnuoii, e sapeva. a menadito in quali occa.sioni si desse la destra. o la. sinistra agli eserciti strani eri; suo padre aveva probabilmente fa tlo parte dell'esercito francese; egli stesso aveva assistito ai successivi amnliamenti ed all e successive rifon11e J.1 • del reggimento; nessuno meglio di lui avrebbe potuto cornpdarn una raccolta simile a quella che ci resta, e dall:t quale derivano probabi lmente in linea retta i nostri regolamenti. Pfl.ssato ir{ seguito a colonnello nel reggimento Piemonte, e destinato nell'inverno del 11704 al· presidio di Susl:f, 'H Blagnac diresse tutte le sue conoscenze al miglionùnento del le opere difensive di qLiella fortezza. Finalmente nel marzo ebbe l'incarico di fare una. dimostrazione offensiva verso Exilles, sorprendendo ·il villaggio · di Chiomonte, tostochè lo stato del Moncenisio acconsentiva di far :Seguire a quella sorpresa il passaggio nella :i\iorienna.
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1II. Vi andare[ alla muta ·et alla sorçla doi hore auanti il gioì·no , et polendo con ogni mio magg10r artificio prenderei piena informatione dello stalo in che si t rova il nemico, et di u1 tte le sue forze, et proponere i a uno dei Capi miei, che paresse a me più ua loroso in. <lfUO negotio cli anda re con una bu ona di soldati da quella parte doue il nem ièo aspetta li soccorsi, et con li miei con ogni maggior potere e bt·au ra battendo il ta mburo e con una buona rosala <ii arch ib ugia te assa lterei dalla parte più opportuna; douecchè il nemico sorpreso restarebbe facilmen te disordinato; ~osi pare a me. Jst,·utioni mititari.
La guarn igione di Susa si componeva del 11° e 3° battaglione del reggimento guardie, dei reggiment.i Piemonte ed A.osta, cli alcuni mercenari svizzeri , di qualche compagnia di soldati imperiali cli quelle die l'imperatore prometteva con mo lta generosità nel firmare i trattati, per concedere scarsamente durante la guerra, e di due compagnie di milizia. ·Sarebbe difficile il dire con precisione a qual cifra sommasse. Se i quadri fossero stati a numero avrebbe dovuto essere superiore a 4000 uomini. Invece non doveva ammon tare nemmeno a 2000. I battaglioni dovevano essere di 600 uomini; ma non arrivavano mai a questo numero, per le vacanze prodotte continmunente dalle diserzioni e dalle malattie ( 1). Invano si fondevano i rimasugli dei 1
(l) Duran~e la cam!'.)agna del 170l sopra una forza nominale di 8000 uomini circa, ,·t furono le seguenti perdite nei sol dati : Morti sul campo . 169 Feri ti sul campo . 86 Mo1• ti all'ospedale 154 Prigioni . . . . 83 ' Disertori . . . . 47 1 Tot<1le . 963 In vece nella campagna del 1702 sopl'a ona forza di 4000 uom ini circa, ne furono perduti .sao, di cui 65 sul ca mpo di bau,,glia, 193 neg li ospedali , 6 passati per le arm i, 01 uccisi essendo all a maraude, 443 diserr.ol'i e 2 congedati Queste cifre ricava te dalle situazioni provenienti dall'ufficio generale del soldo (che corrispondeva ili presente ufficio di revisione) e conserva te negli archivi di Stato a Torino, danno una idea delle condizioni delle tru ppe di quei lempi.
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reggimenti. si moltiplicava il numero delle compagnie per aumen-tare i centri di reclutamento, i qu:tdri non erano mai riempiuti . Si· amnistiavano i disertori, s'incoraggiavano i prigionieri ad evaclere( 1I), ma tutte queste mism·e non valevano a riempire i vuoti esistenli nelle compagnie. Il danno portaro dal disarmo delle truppe piemontesi al campo, di S. Benedetto, era ~tato enorme. L'esercito del dl1ca fu talmente disordinato, da potersi clil'e che egli siasi trovato ad un tratto senza forza militare . Un compiuto rngguaglio di ciò che fu.fatto per rico- · stituirla non sarebbe forse così facile per la mancanza cli molli documenti che dovrebbero serv ire di base al sottile studio; tuttavia dalle no tizie .sparse neali è) arch ivi si può arguire quanta fat ica e quanta operosi tà. sieno costati al duca il formare nel corso cli un inverno, e con LulLa Europa in guerra, un esercito pari alla nuova situazione politica. che aveva affrontato. In nna. rassegna passata precisamente nell'inverno del 11704 al\ reggimen to Piemonte (il quale, come, quel lo.A.os·ta, si componeva di un so lo ba.ttàglione) si trovnvàno appena 303 uomini disponibili. Devesi aaaiu11aere a loro ono~:e che 207 cli questi facevano parte t>t> dei battaglion i piemontesi disannati e fatti prigion ieri dalla Francia, ed ora. eva.sj dalle fo rtezze avevano rnggiunto le lo_r~ b~ndiere. Il recraimen to Aosta ne conta,•a 226 nelle stesse cond1z1on1. è)Queste deficienze non ers1,no però di gran momento negli ordini iattiéi , perchè ogni battaglione, dedotta la. r.ompagnia dei granati eri disti\ccata per le operazioni speciali, ne.l metLersi in arme for-· rnava una sola. massa dispqsta in otto od in quattro righe, e com'batteva· in questo ordine. Ri ouardo alla qual ità dell e truppe ce ne possiamo formare una idea, ~lesumendola da una nota dei 24 marzo, proprio si può dire alla vigilia dell'impresa, e reclatla dallo stesso colonnello di Blagnac. Da essa risulta che il distaccnmento clei 39 Svizzeri era.buono, mais très ·mal habi:llé; che le compagn ie di milizia. erano m,cil ent·1·eten1ies, et sa-ns discipline (e notisi che fra tnlte clue con 75 1:10mini presenti, avevano .29 cfoertati); e che il reggimento A.osta era assez 'bon, m,ais 1ncd entretenu. Questo reggimento abbastanza. i')
(l) RdiUo del 16 ottobre e del 8 ottobre 1703. - Raccolta Dunot'.'1.
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bibon,o sopra una forza .di 2811 uomini non po tea disporne che 240 compresi 119 ufficiali, contava 20 disertori, e nel giorno stesso cui . si riferiva quella nota fuggivano 7 soldat i in una volta, e nemm~no dei stranieri, ma proprio piemontesi. È vero che li aveva trascirmti . seco un tale della Novalesa venuto giusto tre giorni prima a prendere partito in quel reggimento, ma che po i si seppe essere stato a Chiomonte a servire un ufficiale francese, le quali rndagini servirono a tranquillizzare l'animo del Blagnac, il quale, come tutti i suoi coetanei, era pago di rintracciare le cause prossime di un male troppo profondo per e.ssere rimosso coi mezzi ordinari. Tutti questi fatt i che il colonnello.descrive direttamente al duca dipingono il momento e gli uomini. I battaglioni erano disorganati o sciolti; all'estero si potevano trov:are e comprare soldati , ma nel paese il· l~voro delle reclute non dava ·notevoli risultati; un forte sentimento militare s_pingeva i vecr~hi soldati a sfidare i rischi di una evasione per_accorrere alla propria bandiera, e vendicare col loro principe la prepotenza subita. Senonché il disordine amministrativo, maggiore del solito in quelle difficili circostanze, affievoliva le magnanime risCJ!uzioni, e spargeva il mal seme dél!'indisciplina e della diserzione perfino in quelli che avevano dato di recenle sì . bello esempio di virtù militari. All'impresa, di Chiomonte dovevano prender parte 600 uomini àll'incirca, tolti secondo le regole discipl inari di qnei tempi ~a tutti i corpi dellu gnarnigione. Oggi vi destineremmo un buu.aglione o :più haLtaglioì1i interi secondo l'enLità dellu spedizione; mu ci asterremmo dal · mescolare truppe di vari i. corpi sotto lo stesso comando. Allora tutte le imprese straordinarie erano condotte a fine dai _granatieri che formavano la parte scelta dei reggimenli, ovvei·o dai ,picchetti, i qua.li erano formati da un certo numero' di uomini presi a tumo, e tenuti pronti ogni giorno per eseguire tutti i servizi di cui si presentava la necessità. La parola fu conservata anche oggidì, ma il picchetto annato che -.si tiene pronto nei nostri reggimenti, è una frazione organica, comandata dai proprii ufficiali, e non ·uoa miséela di uomini tolti da tulle le compagnie, e soltoposta al comando di ufficiali scelti per :-turno. Il principio che le truppe dovessero sempre dipendere dagli
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stessi ufficiali, cominciò ad applicarsi da. Federico II, e non fu attuato nemmeno da lui in tutta la sua interezza. Ma nel principio del secolo scorso si pensava che la gloria, come i guadagni ed i danni, si dovessero ripartire su Lutle le compagnie, quando non si Lrattava di giornate campali in cui pTendeva parte tutto l'esercito. Anche q1testa era una conseguenza del sistema di reclutamento, e · nessun capitano avrebbe permesso che la sua compagn ia raccolta ~on . tanta cura e con tante difficoltà-avesse da subire so la i danni di una operazione mi lit,ire. Il Blagnac avevu intenzione di chiudere contemporaneamente i quattro sbocchi che uscivano dal villaggio di Chiomonte, ecl assalendolo di fronte, obbligure alla resa le trnppe francesi che vi erano accantonate, ed imporre una forte taglia agli abitanti. Un drappello cli 150 uomini posto sotto il comando del signor clelI'Escherain; e composto di 150 uomini presi dal 3° battaglione del reggi mento guardie e dai granatieri di quello cl' Aosta, precedendo la inarcia, e girando attorno al villaggio , doveva portarsi rapidamente alla estremità. opposta per tagliare le comunicazioni con Exilles, ed in1pedire che dalla fortezza arrivas$-ero soccorsi. Anii, per rim,;cire meglio nell'intento un bravo sergente con 112 uomini dovevano angare a bruciare o tagliare il ponte che stava sotto la for tezza. Un allro drappello, il più, forte, composto di 230 uomini, tolti, fra i granatieri imperiali, e quelli del reggimento Piemonte, e portati a numero con un picchetto di quest'ultimo reggimento e. con una trentina di soldati svizzeri, doveva allaccare di fronte il vii- · · 1aggio. Lo comanduva lo stesso caval iere di Blagnac. Questo drappello avrebbe a suo tempo staccata una riserva di otto granatieri per wmpagnia, di otto uomini del picchetto di Piemonte, e degli · Svizzeri; questa riserva, posta sotto il comando del maggiore della . piazza di Susa, aveva cla.regolarsi a seconda delle circostanze. Sui fianchi del villaggio da un lato verso mezzogiorno si elevano con moderato pendìo le montagne dell'AssieLta, ricche di pascoli e seminate di casette in cui gli abitanti passano l'estate occupati nelle cure dei loro bestiami e nel raccoglier le messi ; dall'altro eon ripida ehina si scende alla Dora. Il conte Solaro, ufficiale nel reggimento cl~lle guardie; con ,1oO· 1
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,,1,10mini tolti in parte dal ·3° battaglione del suo reggimento, ed in parte dal reggimento Aosta, frammettendosi tra il paesee la mon.tagna, aveva l'incarico di tagliare la fuga agli abitanti e di mantenere il collegamento fra le t:uppe dell'attacco frontale co11 quelle che stavano all'estremo opposto del ,;iJlaggio. · Il cavaliere Solaro del reggimento Aosta con una sessantina di .uomini del suo reggimento passando per la strada che allora costeggiava il fiume, e che oggi non esiste più perchè è stata ,~01Tosa dalle acque, doveva impadronirsi del ponte sulla Dorn ed impedi re ,.che le truppe accantonate nell e vicine borgate del Sciò e della Ramà venissero in soccorso di quelle che era.no a Chiomon te. Il con te Colonna -con 2/5 uomini perco l'rendo la sponda sinistra della D0ra -·~ rnovendo dal villaggi'o di Giaglione (Jaillon} avrebbe raggiunto ··li drappello del cavaliere Solaro. AUora, levata qualche tavola del ponte per impedire definitivamente il passaggio al nemico, e las~iatovi a guardia un ufficiale con 20 uomini, tutto il drappello riunito doveva entrare nel villaggio. Queste disposiiioni erano contenute in un lunghissimo ordine del giorno comunicato due ore prima dellR partenza ai comandanti' -dei drappell i. A quattro ore di notte del 27 marzo +704 le truppe atlraversavano il ponte levatoio del castello di Susa. Le sorprese erano un'operazione molto usitata a quei tempi, in ,·cui la guerra veniva difficilmente ad atti risolutivi, e gli avversari preferivano di consumarsi lentamente evi tandosi con 6apienti con:tromàrcie , finchè uno di essi non presentava una favorevo le occa. sione all'all.ro di batterlo vantaggiosamente. D'altra parte le condi. zioni degli eserciti vi si prestava110. Erano sparsi su laro-hi territori ..coli,~ pretesa cli lro,~ars'. in tutLi i punti che presenta,;:no qualche motivo per essere d1fes 1; le regole di sicurezza si applfoavano enteo .un raggio proporzionato alla portata delle armi, dimodochè a 500 passi di di,-tanza una truppa poteva dare le sue disposizioni di at~acco non solo al sicuro del nemico, ma conservandolo nella perfetta 1guoranz..a di quanto gli stava per cade.re sulle spalle. Il colonnello di Blagnac, nel combinare i suo i ordini per la sorpresa di Chiomonte, dovern rammentarsi di quanto era avvenuto tredici anni prima proprio s? tto i suoi occhi: Le truppe piemontesi erano accantonate so~to a l\ioncalieri. I l marchese di Feuquière,
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.saputo che il presidio di Sa vigliano non stava sulle guardie, parti da Pinerolo con un migliaio cli soldati o poco più, sorprese il presidio, lo fece prigioniero senza fare un colpo nè incrociare una spada, e ìo riportò i? Pinerolo, prima. che i Piemontesi se ne accorgessero . · Egli aveva percorso ventotto leghe in trenta ore; è vero che avea posto i soldati di fanteri a in groppa ai cavalli degl i squadroni di cavalleria. Poi c'era stato il tentativo del principe Eugenio di Savoia cli sorprèndere Cremona, occupata nientemeno che da t utto l' esercito francese. .Benché penetra.Lo in città non riuscì a rimanervi, ma gli· restò tra le mani il maresciallo francese in persona. Era stata un'impresa che aveva fatto gran chia~so nel mondo, e de.state le rneraviglie degli uomini dì guerra.. Era avvenuLa pi·ecisamente un paio di anni prima, e se non era riuscita lo si ascriveva ai malintesdanto facili a succedere in operazioni di questa natura. Due mesi prima lo stesso B!Agnac (se non fu suo fratello) sorprese S. La.urenL presso Cagne, come fu già accennato . Le disposizioni somialiavano a quell e ideb.te per· l'impresa cli Chiomonte, e per tutte sorprese di quei tem pi, e di cento anni dopo quelli: Tre distaccamenti tentano di notte tre al.tavchi cont.emporane1; trovate I • . corte le scale porLate pel' scavalcare le mura, s1 fa saltare la porta con un petardo (il); succede ,una piccola. scaramuccia del la gua_rnigione per debito di coscienza prima della resa; segue l'o_ccup~z10.ne del luogo colla sol ita contrib uzione agli ab itanLi e l'obbligo cli spianare le mura . Questa vo!La il colonnello cli Blagnac aveva cercato cli prevedere tutto. aveva messi d"accordo i comandanti dei quattro distaccamenti, sciolli i chibbi che via via sorgevano. Gli uomini era.no stati scelti; dati il segnale di riconoscimento (due colpi di mano sul calcio del fucile) e la parohi d'ordine, che fu_S. Vitt~rio, Ungheria., Pareva che si volesse ad un tempo onorare rl propno sovrano e I alleato.
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(1) Generalmente di questa operazione era incal'icato on ! ndi viduo apposito. Quello ehe applicò il petardo alla porta. di Chiomonte era uo veneziano. Il goveroatore _d, Susa lo cedette a malincuore al Dlagnac, cllo lo condusse in Savoia. Pa reva pr~sentim ento; infa tti fu ucciso sotto Chambéry .
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Furono fatte le più calde raccomandazioni che i soldati non si sbandassero; essi dovevano 1·especte1· les eglises, ne povnt toiicher aux choses sacres, ne point viole-r, br·uler, q1iitte1· sa t1·oupe, ni pill~1· sous pefoe de la vie; però erano nello stesso tempo avvertili qii'on permettra le pilliage qtband il se1·a teinps. Entrando nel paese ogni drappello doveva lasciare allo sbocco un picchetto di riserva per far fronte a tutto quello che poteva succedere; si doveva impadronirsi subito della piazza, del campanile per impedire i segnali, della casa abbaziale, e della grande strada; erasi perfino pensato ai medici, ai confessori. Insomma parevache non avesse a mancare nulla. Ma non erasi evitato il peccato ori ai"' nale di tutLe le opeeazioni di quei tempi: la pCCessiva dispe'rsione delle forze. Erano quattro, anzi ci~que drappelli, uno dei quali diviso dagli altri da un fiume inguadabile per la sua rapidità. vorticosa e per l'altezza delle sue sponde; e questi drappelli dovevano percorrere di notte strade di montagna, malamente segnate, arrivare concentricamente nel pun to occupato dal nemico e girarvi attorno. Sebbene nulla dovesse lasciar balenare al nemico l'imminenz~ di un attacco fatto nell'inverno, quando secondo le abitudini mancavand due mesi a ricominciare la campagna; pure non era così facile che questi drappelli non arrivassero successivamente alle porte di Chiomonte, e dando l'allarme al presidio togliessero gran parte alla riuscita del piano stabilito. · Infatti così successe; la sorpresa mancò, e mancò pure l'aécordo fra i varii drappelli. Ognuno di essi avl:lva ricevuto l'ordine di portarsi, quanto più vicino gli fosse stato possibile, al punto destinatogli per l'atta.eco. Ivi giunto, e senza s'a1nuser· à fai-re ~fre1· les soldats doveva irrompere nelle trincee di cui il nemico aveva circondato il paese, non appena udiva il rumore dell'attacco cominciato da qualche parte . . FL1 già detto che un contadino di Gravere, vedute le truppe che uscivano da Susa., subodorò le loro in tenzioni. Attesa l'oscurità potè scivolare tramezzo ai soldati senza. esserne veduto, chè altriwenti sarebbe stato fermato, e precedendoli a tutte gambe e.orse a dare l'allarme al paese ;minacciato. · I contadini gettaronsi giù dai letti, e finchè poterono ripararono nella vicina montagna, portando seco quel po' di ben cli Dio che
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arrivarono a raccogliere in fretta; molti però non giunsero a tempo a sfuggire alla imminente burrasca. . I soldati del reggimento Marsilly, ch'erano cli presidio nel paese, corsero all'armi e si schierarono dietro le fortificazioni erette intorno al vi llaggio, ed alle palizzate innalzate agli sbocchi. Perciò le truppe piemontesi, arrivate a. poca distanza dal villaggio, dallo stormeggio delle campane e dai segnali che si facevano . per chiedere soccorso a Exilles, si accon,ero che il foro arrivo era ~tato annunciato . Affrettarono bensì la marcia, ma il drappello che.doveva essere alla uscita opposta del villaggio non vi giunse a. tempo. Il colonnello cli Blagnac trascinò i suoi di corsa nlla porta che dal paese metteva verso Susa. Al qui vive della guardia rispose egli stesso ·1Jive Ji'ranse (sic) per ingannare il nemico e continuò a spingersi innanzi. Una scarica repentina l'accolse; non per questo si arrestarono i suoi soldati animati dall'ardore del comandante e dalla promessa fatta del regalo di un luigi d'oro al primo che sarebbe entrato nel villaaaio e · del saccheggio agli altri. Li arrestò la barriera attraverso la quale i due avversari incrocicchiarono lei baionette. Il fuoco era cessato per un istante, non si risolveva nulla. Una decina fra i più esperimentali dei granatieri aveva ricevuto alcune granate a mano, che ognun cli e;si, dopo averne accesa.la miccia gettò al disopra della barriera fra i difensori. · Questi scapparono subito per evitare i danni dello scoppio. La barriera fu rovesciata a colpi cli ascia; le palizzate furono segate. C'era ancora la porta; ma con un petardo fu facilmente sconnessa e reso facile lo svellerla dai cardini. Il nemico dopo avere fatto un paio cli salve contro la. densa colonna,, che irrompeva nel villaggio, apportandovi serie perdi te si decise alla ritirata. Attraversò il villaggio, e trovata libera l'uscita di Exilles, potè andarsene. In quel momento arrivò il drappello clell'Escherain, ma non fece altro che precipitare la ritirata. delle truppe francesi inseguendole con qualche scarica. Gli altri drappelli arrivarono a tempo di raccogliere molti prigionieri, ed entrando nel villaggio si riunirono al grosso delle truppe. Il villaggio era preso. Il combattimento stava per finire, e non •
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si udiva più che qualche rara fucilata . La. casa: cli villeggiatura dell'abate di Oulx, un ico fabb ricato di qualche 1mponanza, che domina tutto il villaggio, fu occupato militarmente; tutto intorno ai trinceramen ti di cui il nemico aveva cinto il paese furono opportunamente disposte guardie e sentinelle per guardarsi da un attacco repenLino, che i Francesi avessero tentato per r_ip1:en~e1_·e Chio~ont~; i prig ionieri furono consegnati ai soldati lasciati . l'.I riserva; 11 chirurgo ed i due confessori, che seguivano la sped1z1one, ?restav~n? . Je eme ai corpi ed alle anime dei feriti, e finalmente ai so!daL1 fu permesso il saccheggio . . . Esso fu assez considerable come è delto nella relazione, che 11 colonnello di Blagnac fece al duca, et sans aucim desordre, co,r j' ai fait prendn toiis !es besticiux, et co·ndwi1·~ à Sus_e p~r un clétachement, pour les {aire 1Jenclre à l'ancam, (.ne) et cltstribiie1· le to1it aiix solrlats . , Alla comunità fu imposta una conlri buzione di 5000 lire: Oramai lo scopo della impresa era stato raggiuntò, e le trnppe piemonlesi, che non avevano null a c1a guadag~are n~l restare a Ch iomonte, e che cloveva.110 disporsi a passare 111 J\'lor1enna, se ne tornarono fL Susa, passando pe1· le vie di montagna. Esse avevano lasr,iato addietro ·13 morti, ed avuto 55 feriti. F11a i primi 4 uffici ali, e 2 fra i secondi. I fer iti più gravi furo no portati a Susa sulle letti crhe destinale a questo uso . ~~n si conobbe l'entità delle perdite sofferte dal reggimento fran cese, ma le truppe conducevano seco 65 prigionieri, tra i qual! 2 capitani e 3 luogotenenti, oltre al Castellano di Chiomonte_, e sei fra i principali componenti del consiglio comunal~, ed alcum fra le più ragguardevol i persone del luogo. Ques~e ul_t1me ~rano tenute ·come ostaggi fino al pagamento della contr1buz1 one imposta alla comunità.
E L'ESERCI TO PIEMONTESE NJ;:L
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lV. El le ne permettera de lui representer que
cc n·est ricn fait·e, que dc faire contribuer Ics vilagcs, ni meme !es vilte5, courir, butincr, brusle r , donner l' alarm e et s'en re-
to urn cr....... Su.ggerhnen/.i del m inistro Arnaud al d1tca di Savoia nel 1704 (l).
I Ch iomontini si dettero premura di raccogli ere il denaro necessario per liberare i loro compaes;:mi . ·v i concorse il parroco del paese per520 lire, e, quello ch'è più strano, anche il maggiore del forte di Exilles per 11300 lire, delle quali fece garanzia l'abate di Oulx. All'indomani della memorabi.le giomata i 5000 franchi pari a L . 6666, ,] 3,4 furono versati iJ 1mmo all'intendente ducale, e la ricevula esiste ancora negli archivi municipali di Chiomonte. Questa ricevuta fu mostrata al conte Carron, governalore di Susa, e spe1 ravasi che nel vederla egli avrebbe dovuto mettere in libertà gli ostaggi. Invece il governatore intimò ai Chiomontini di consegnare tosto le armi che avevano nel .paese, radere al suolo i trinceramenti Bretti intorno al villaggio, e raccogliere gl i strumenti, ch'erano stati dispersi nel paese per la confusione successa ali 'attacco di Chiomon~e. · I legati v0levano protestare pel sopruso, ma fo loro risposto ch'erano sta.li trattati più dolcemente di quello che si meritavano, e (vattela.pesca che razza di demeriti avessero quei disgraziati) che non era stata saccheggiata nemmeno la terza parte di quanto poteva essere loro preso, che non erano stati commessi nè stupri, nè incendi ed erano state rispettale le chiese, e che finalmente la contribu- · zione non era altro che un compenso cli tanta dolcezza usata verso di loro .
(I) Da un manoscritto dell'arcbiv!o
cHStato
di Torino. - Imprese militari. - Marzo 9.
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L'IMPRESA DI CHIOMONTE
Figurarsi come si ritirarono mogi mogi i poveri Chiomontini acluna simile intemerata; ed anzi essendo fuggiti due degli ostaggi dovette presentarsi al governatore di Susa, e trattenersi a sua disposizione, il medico Francesco Rostolan, persona de!Je più ragguardevoli nella vallata, finché non vennero a costituirsi personalmenteil padre ed il fratello dei fuggitivi . Le fortificazioni furono rase al suolo, ma sulle armi si tentò di eludere le pretese del' governatore di Susa presen tanclocrli una rice~ vuta del comandante del forte di Exil les, come se esse fossero stateivi depositate. Però il conte Carron tenne duro, o dopo molte tergiversazioni al 5 di aprile gli furono presentate 73 armi da fuoco, di cui una parte rotte e fracassate, e dieci spadasse di poca bontà: come avverte nella ricevuta il segretario del governatore. Fu ritenuto che quelle armi così logore fossero state sostituitedolosamente a quelle che appartenevano ai cittadini, e che dovevano consegnare; perciò gli ostaggi non furono ri lasciati , anzi il duca stesso proibì il loro rilascio, e forse ,,Lavano ancora nelle carceri del forte di Susa, quando i Francesi nel giugno seguente se ne resero padroni . Gli ufficiali ed i so ldati francesi del reggimento Marsilly rimasti prigionieri furono mandati a Torino accompagnati da alcune milizie, e da un drappello di dragoni, ch'erano venuti a Susa per prenderli. Prima di partire essi fu rono sovvenuti di 2/S luigi cl'oro, che i loro compagn i li avevano inviato da Exilles per mezzo cli un trombella. Il colonnello di Blagnac fu soddisfattissimo della sua spedizione, il comine .gli parye buon augurio per il seguito della campaana ~ ciare così bene. Mandò una lunga e minuta relazione a S. A. R. il duca, ed anzi per migliore intelligenza vi unì un piano à peuprès del villaggio invaso. Nel giorno sussegue.nte a quello in cui avvennero questi falli le truppe del colonnello di Blagnac passarono il Cenisio ed entrarono nella Morienna. Erano 23 ufficiali , H- sergenti e 360 soldati. In una brillante scaramuccia s'impadronirono di Lanslebourg, e vi prosero un centinaio di prigionieri, e 62 cavalli alle tre compagnie di dragoni che vi erano al presidio. I prigionieri ammalati furono resi; 82 sani mandati a Susa; i cavalli distribuiti fra i soldati perché non vi erano uomini per custodirli, nè foraggi per mantenerti. Il
E L'ESERCITO PIEMONTESE NEL
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{luca più tardi reclamò questi cavalli, e le armi dei prigionieri, che nel biso~no in cui versaya perrifornire l'esercito, gli sarebbero venuti utilissi mi. A Thermignon un disertore fa mancare la sorpresa: tuttavia riesce ai Piemontesi di prendere ,tltri 74 prigionieri, tra cui sei ufficiali, e due stendardi, i quali furono inviati dal colonnello cli Blagnac al principe di Piemonte come primi trulli della campagna. I Francesi si ritiravano precipitosamente inseguiti chi Piemontesi, le cui fì 111 erano accresciute da nuove I.ruppe venute da Susa. La campagna si apriva coi più favorevoli presagi; il faudroit laisse1· i·epose1· le Piemont (scriveva al duca il Blagnac) et {aire la giierre ,clans ce pays (la Mori enna) poiw les en chasser entierement, et entrer dans le dophiné (Delfinato). On dit qne le f'anatiq·iies font beaiicoup de ravage. Ma la colonna che scendeva in Tarantasia sotto il comando delle, Schonlembourg (ufficiale tedesco nl servizio del duca) proc.edeva lenlamenle; gli eserciti in Piemonte si rinforzavano difficilmente· verso Briançon i Francesi ingrossavano minacciando ad un tempo' Susa e Nizza; al colonnello di )3lagnac mancavano notizie esatte sul nemico, cbiedeva carte topografiche per conoscere meglio il paese; egli stesso ebbe ordine di arrestarsi a S. J ean de ~fa uri enne. Abbandoniamo que,,la spedizione, la quale sotto il comando del barone cli Saint-Remy venu.to a sosi ituire il Blagnac, andò ad urtare contro Chambéry, che bombardò semrn. prendere, e contro Barraux che non riesci ad attaccare, e non ebbe alLro risultato che quello cli rinforzare il presidio di filontmélian . Il colonnello di Blagnac il H aprile ritornava in Susa. Si aveva troppo bisogno di lui in quell a fortezza per finire i lavori che egli stesso aveva indi ca to per sbarrare h:: strada che veniva dalla Savoia. I Francesi alla loro volta riprendevano l'offensiva, ecl il duca della Feuillacle alla testa cli numerose truppe calavn in Italia e poneva l'assedio a Susa. La fortezza non resistette a lungo, e col presi elio anelò prigioniero anche il colonnell o di Blagnac. Secondo l'uso dei tempi fll presto scangiato, e ritornò ad impugnare la spada per il suo sovrano, che stretto cla tutte le parli da un potente vicino, male soccorso dagli
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L'IMPRESA DI GHIOMONTE E L'ESER ClT O PIE1IONT ESE NE L
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imperiali, si dibatteva con tutte le armi che il coraggio e l'astuzia: gli somministravano. Il colonnello di Blagnac ebbe ancora la fo rtuna di vedere ne1'1706 risorgere la causa clel duca, quando i Francesi furono sconfitti sottoTorino? Nel diso1·dine di quei tempi burrascosi le sue tracce si perdono, e nel febbraio del 11705 il reggimento Piemonte era passato sotto it comando del conte di .Rochat.
EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE COM UN E E MI LI T A.RE
FABRIS CC1;pitano di fa1ite,ria. CECILIO
Prendendo a discorrere d'un argomento che q11a:1i tutto ap1)artiene all'intelletto, due cose mi propongo: primo, esporre liberissimamente opin ioni mie, voglio clire non prese a preslito da altri; secondo, esporle in modo che tutLi possano cap irle alla prima. Lo scopo sarebbe che qualche utile pratico. ne deri vasse, poichè l'argomento, per se slesso, è cli ttde e tanta importrmza che nulla più; ma questo non os,J sperarlo. Reco la mia pietra alla gran fabbrica; valga que!lo che può valere.
L Ai dì nostri è anenuto un gran cambiamento nell e idee intorno alla educazione della gioventù, in genere, e di quella che vuolsi più colta in ispecie. In Italia, forse più che altrove, sotto ai nostri occhi ,.fu come uno straripamento cli un'acqua l.rnppo strettamente inalveata, che rompe gli argini e allaga. Del chè le cagioni sono a tutti note; da un lato la liberLà politica con tutte le sue conseguenze necessarie, dall'altro la resistenza della Chiesa. E vi s1 ag-
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EDUCAZ IONE EO ISTR UZ IONE
COM UNE E MILIT ARE
giunge come terzo, prepotente, preponderante, lo spirito del secolo, pratico, positivo, tutto terreno e mondano, che tira, come suo l dirsi, al sodo. Cupidigia di ragione e cupidigia di senso, sempre più acute, sempre meno raffrenale, procedenti a gran passi ambedue, quella col suo stuolo d'eietti, questa col gran volgo d'ogni condiiione. Quindi abbiamo Yeduto e vediamo svolgersi due correnti di libertà, che molto volentieri vanno compagne, quella cioè del pensiero e quella del costume, le quali con andamento diverso e piii o meno dritto vengono a metter foce nel mnre magno della materia, tranne qualche rivolino che ten ta altra strada. E nel campo dello intell etto vediamo la ragione, infran ti i vincoli e gettata la benda della fede, farsi arme dello studio alla ricerca del perchè del perchè, ed accettare altri vincol i, quelli della scienza; e nel campo fisico vediamo l'uomo adoperarsi ad accrescere potenza alle sue facollit corporali per poter operare e O'Oclere più e me,,.Jio· o o . Che la educazione debba essere indirizzata ad una mela affatto ideale, ad un b~ne, ad una virtù considerata in astratto, prescindendo dalle condiiioni di fauo del presente, può essere concetto di clollrinarii, ma gli esperti non possono ammetterl o. Tale concetto sal'à guida all'educatore, come la bussola al nocch iero, ma la via, i mezzi, i modi dovranno essergli suggeriti dalla considerazione del presente stato socia le, morale, civi! e, politico, per ogni qualità di ciltadini, e professionale per le singole arti. Così la educazione, messa a riscontro del huono e del_ cattivo che nel presente si scorge, avrii un dopp io scopo, didatti co cioè e corretti vo; sicuro il primo, non tanto il secondo. Val quanto dire che i cittadini vogliono essere educati per la società in cui debbono Yivere, muniti clella maggior qu:mtiLii pos~ihile di cognizioni e prati che utili per vivere in quella, avvisati dei difetli ch'ella ba, delle conseguenze cui pos sono condurre.. del modo cli e,·iLarli e corre•r"erli, e ciò tutto unifi.00 cato nello intento di fol'mare nomini poss ibilmen te buon i ed utili. Non utili, nè per conseguenza relativamente buoni, sarebbero, per esempio, a questi tempi i gion1ni educati alla maniera dei fieri Spartan i, o de i garruli Ateniesi, o dei cristiani ascetici dei vecchi tempi, o dei gesuiti o gesuitanli di ieri. Ho deuo che la buona educazione deve somministrare ai giovani la maggior quanlità possi bile cli cognizioni e pratiche ·uti li.
Qui s'incontra uno scoglio contro del quale si va oggi a tullo vapore , cioè il pericolo cli cader nel soverchio. Tante sono ormai le cose che si dicono ut'ili da sapersi dalla persona colta, sia in fatto di coltura comune, sia per quanto concerne le diverse culLure professionali, che a volei' farle entl'ar tutte nel tempo relativamente breve concesso alla educazione, vi stanno a gran disagio, si soprammetlono, si storpiano tra _loro e producono sopraccari co e confusione, e quindi resultato tuU'altro che uti,Je. Da ciò quE:I « sapere un pò cli tutto, ossia nulla di nulla » che turba lo intelletto e ab· buia la memoria, mentre genern presunzione. Ed è cosa notissima, e tutti quei che pensano alla educazione vorrebbero trovare modo cli rimediarvi; ma quanclo si viene a distinguere quel che sia da prendere e quel che sin da lasciare, 1'1aile, o poco o molto, scatta sù da ogni parte, se ne vuol vedere qualche briciolo da per tutto, e si finisce per solito col serbare a bordo, insieme col carico necessario, molta zavorra supeL"fiua. Quel troppa robci ch e udiamo ri pctere così spesso, non solo clagl i scolari e dagli estranei, ma dagli stessi maestri e retlori delle scuole, significa nel tempo 1 stesso, le più volle, che si vo gliono abbracciare troppe materie diverse e che si pretende clal'e a talune di esse, esagerandone la importanza assoluta o relativa, uno sviluppo maggi(lre di quello che ragionevolmente dovrebhel'o avere. ))i più vuolsi considerare lo effetto che lo studio delle singole maLeri e produce sulle menti dei discepoli, pefla particolare nat.ul'a delle materie stesse, senza badare cioè al tempo che il loro svolgimento richiede, perchè talune ve ne sono che alletlano e svagano dagli altri studi ed altre che tediano, e non sempre quelle prime sono più utili di queste ultime, anzi per mo lti è l'opposto. E chiunque ha esperienza di scuole anà pure avuto occasione cli notare cosiffaue parassite. La giusta propf)rzione ed armonia delle parti, benchè disegnata in qualche prograrnma cletLato da profondo stud io e lunga e lucida esperienza, nll'atto pratico non si riscon tra quasi in alcun sistema d'educazione, perchè o non fu osservata nel primo assetto, o non conservata poi . Io mi ricordo cli aver yecluto in diversi tempi e in diverse scuole ora questa ora quell a delle materie secondarie (rispetto allo scopo dei singo li istituti) rubare a man salva il tempo alle ·materie principali, e non istarò a dire ora sino a quali eccessi.
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EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE
}la più che da tale esuberanza e da tali squilibri i, l'odierna educazione parmi prenda cal'atterr. cla una nuol'a combinazione dei tre elementi, intellettuale, morale o fisico, nella quale al primo è concessa una prel'alenzagrandissima, e il secondo , che, o bene o male, prevalse in passato, va abbassandosi tanto che semu ea debba r idurs i al grado di risultante degli altri due. Infaui il conceuo diretti,•o dell a ed11caz ione mi pare oggimai si possa riassumere cosi : educate la mente, educate le membra, il carnltere verrà. da sè . Ossia, quanto maggiore sviluppo darete all'educazione dell'intellet10, non trascurando ~nella del. corpo , e tanto mino r bisogno avrete di un'apposita educazione ~orale. Dunque educar l'animo per mezzo della mente e coll'aiuto dP.I corpo, salva , per certe profess ioni che di loro na·tura la richi edono, l'opera concorde d, una regola o disciplina pi ù o meno strella, secondo che quelle siano più o meno remote dalla Jiberlil. Il che in vero è co nforme all e ragioni dellrt libertà stessn, intese, come oggi è il caso, nella mrissirna loro ampiezza, ed al conseguente predominio dell'individualismo. ~e deri,·a insomma cl10 la ùtnizione si ass ume la maggiore e_ miglior parLe del comp ito della educa::;ione, la regola del ben vil'ere si trasferisce dal sabbione della pratica all'empireo della clourina, il cuore rn a rimo rchio dell'ingegno. E pur nondimeno, se guard iamo agli effetti, vediamo non iscemare, ma crescere il numero di coloro « che la ragion sommettono al tal ento,, e non solo tra gl i incolti. e i poco colli. Che cosa ci serb i il fu turo lo vedrà. chi verrit élopo noi·; ma intanto il mondo è così, e così conviene prenderlo e ringraziare che non sia peggio. Ho puro accennato che l'educatore deve scrnLare i difeu i o i vizi dell'età presente e indicarl i ai discepoli . E non dere contentarsi di vedere e mostrare le cose quali ora sono, ma dal presente studiarsi d' indov inare il prossimo avvenire, perché il giovineLLo dell'oggi dev'essere il cittadino del domani, e il mondo intanto prosegue il suo cammino e dice : « Raggiungimi » e non « T'aspetto». E l'idea che oggi appare come nuvolella su ll'estremo orizr.onte, tra breve sarà fatto, e forse tempesta. Perciò seguendo quella catena che lega. al prima il poi, debbons i prevedere le aspirazion i, i bisogni, . le .voglie del futuro prossimo e preparare le menti e..,ali animi dei giovani a trarne quel maggio·r bene che sia possibi le per ·]oro
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COMUNJ:: E iWI L. ITARE:
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stessi, per la patria, per la umanità. Così non potel'ono fare, e noi fecero, pu r troppo , i nostri maestri, costretti in angn:;to spaz io tra sbane insuperabili ; ma oggi la strada è aperta e piana. Se dunque la educazione deve adallarsi ai tempi, oggi fa me.stieri ch e l.enga conto cli questi fall i : svi luppo rapido della scienza tanlo noi dornin io· delle idee quanto in quello delle cose, trasformazione progressiva della sociel/1. in senso liberale e · democratico, bramo~ia dei heni mrtleriali, insoffel'enza d'indugio in LuLlo. .Per quanto concerne il primo di tali fatti, non si potrà dire compi la la educazione se non pervengit a mostrare ai giovani n qual punLo siano giunte le diverse scienze in particolare e la scienza in generale, a quali rnète, più o meno prossime, intendano e per quali strade, o buone o male che sembrino . Non ne viene però di conseguenza lo studio e la minuta disamina di ogni ramo dello scibile, che sarebbe perdila di r.empo, se pur non fosse impossibile. Basteri.t uno sg,rnrdo generale, m;lla più di un invern iciatura n compimento della cultura comune. Ed anche tra le discipline che hanno qnalche aninenza colle professioni che i singo li gion.n i intendono segu ire con vien di :;tinguere qLielle, la cu i perfella cogn izione è necessaria e le altre di minore imp11rtan1.a rispello allo intento pratico della educaz ione profe::;sionale, e confo rmo a ciò distri buire Ira di esse il tempo e regolarne lo svolgimento. Util issimo per tutti un corso, pratico ma ben ragionato, d'Igiene e d'Economia domestica, che, spoglio degli Ol'pell i scient.irìci, pnò riclur::;i in sostanza a proporzioni assai modeste e far corpo colla istruzione dei Diritti e Doveri del ciuadi no e colle cognizion i elementari della Società e dell o Stato. )la su questo Yastissimo campo della scienza pura ed applicata, insieme ad una messe copiosiss ima d'idee e cose bnone ed ottime, pull ulano a' dì nostri, come già. dissi (e piacemi ora tornarci sopra) molte erbe parassite, specialmente della gran famiglia delle esagerar.ioni, e vi fanno le loro sca1Tierate quei gonfiatesi.e che deificano il pensiero umano. Vi si colti,•acon amore mo lta scienr.aoziosa, supetfata, verbosa, vento e nebb ia, cui si pretende allribuire una uti-
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EDUCAZIONE ED ISTRUZIONE
,lità obbieLtiva o subbieLtiva che ella non ha, o mollo maggiore di ,quella che può avere, forse come ginnastica dell'intelletto. Maestri di grande ingegno e grandissima cultura, persuasi della sanlità di .loro missione, vi fanno le loro ascensioni aèreonantiche sino a perder di vistala terra, e di lassù spargono il Verbo, che i discepoli raccolgono come manna piovntil dal cielo, non accorgendosi che per la maggior parte di loro l'utile vero da ricavarne è ben pocit cosa. La .scienza, ttitta la scienza è sempre 'tbtile, si dice; e bene stà, ma in senso lato, cioè per la intera umanità, che abbraccia tanti coll aboratori diversi, dal pensa~ore solitario al lavoratore operoso, e non in senso partico lare, vale a dire per ogni singola persona. Da tali eccessi guardisi dunque )'educatore e ne avverta i suoi alunni, ,qlUt~tunque possa occorrergli d'e5ser tacciato d'ignoranza ed empieLà, come avvenne a Socrate. Patirono singolarmenLe di eccesso in passato le dottrine matemaLiche, filosofiche e teologiche; oggi, nonosLante il saldo fondamento sperimentale,. ne sono infelLe, per ,conseguenza di abuso del processo induttivo e di soverchio raffinamento sintetico, anche le scienze sto,:iche, mora li, sociali, le naturali e persino, in qualche loro parte, le discipline puramenLe professionali . Dallo eccesso degli assiomi e dei fatli ascendiamo allo eccesso delle ragioni. Ogni maestrucolo delle cose più materiali spiega il volo verso la sfera delle specula;,,ioni, pretendendo a scienza..-Le stesse idee generali sulla uni Là. della scienza nella varielà dello sci.b ile sono Lratlate con una prodigalità che supera di mollo .-i l necessario e sovrappon~ le tenebre alla luce nelle mentì di molti . E quei che stanno in cattedra non se ne avveggono, o non vogliono avvedersene, come i doltori bizan tini cli un tempo . Hanno creato . un gergo doLLrinale, a somiglianza dei fisici, che serve mirabilmente, non v'è dubbio, al giuoco delle sottigliezr;e speculative, e può essere una gran bella cosit per gli iniziaLi, ma rende pure astruse le idee più ovv ie, richiede sLudio, tempo, fatica per imparare a capirlo, e Lanto pià poi per poterlo usare, stanca i cervelli dei giovani e finisce col dare alla scienza. un falso e tedioso aspetto negromantesco. Come hanno conciato con CJltell'abraca,dabra certe geniali dottrine che potrebbero essere così limp ide, facili é care, se Lratlate in istile piano col lioguaggio comune! _ . . . . . . . . . . . . . . E notate: ve lo danno per un gran
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progresso , perchè. ci veggono vantaggio di chiarezza, precisione e· concisione , e y'addilano una bella quantità d'idee nuove o corrette, e perfezionate che chiedevano, dicono, nuovi segni, e vi accusano, al solito, di asiniLà. e di bestemmia se ardite esprimere la opin ione· che una buona cultura non debba consistere in gran parte in uno studio di vocabolario per arrivare a parlare e scrivere in modo da non esser capiti se non da pochi, pur trattando cli cose che interes-· sano tutti o molti . - Pure questo nuovo mostro, questo frascoso scientificismo di sostanza e di forma, oggi trionfa e sale, favorito dalla moda più che dalla persuasione, credo io, e le armi che vi si adoperano contro lo trovano talmente corazzato che vi si spuntano. Non volendo pretendere lo impossibile, converrà du-nque lasciare· al fnoco la parte sua e contentarsi d'isolarlo . Quanto a.I seconclo dei fatti poca.nzi notati come carattP-ri singolari dell'età presente (trionfo della democrazia) vi troviamo ·nel fondo la libertà individuale trascorrente a grado a grado, dove piw pre5to, dove più tardi , e in taluni siti già pervenuta all' inso[erenza d'ogni freno, con un procedimento che rassomiglia alla legge fisica della gravitazione. Non siamo/ peranco molto innanz i, nè qui in, Italia, nè in altre parti del mondo civile, e molte resistenze vi si oppongono tuttavia, ma già ne vediamo gli effetti sotto diverso a.spetto e in diversa misura nello scetticismo che va diffondendos~, specialmente in materia di _religione, e nelle dottrine e sètte che · mirano a sovvertire la società, dai progressisti impazienti agli sfrenatissimi nichilisti ed anarcl1isti: moto crescente, tanto in estensione quanto in profondità., tra la gioventù e nei bassi slrati de(la soc_ie,tà, con fondamen to individuale sì, ma con tendenza collelt1va, dmso tultaYia, discorde negli intendimenti e nell e dottrine dei capi, bensì· redisposto alla concordia nel distruaaere. L'ottimista che non lo 00 P, véde o non lo cura, del pari che il pessimisla cui par di vedere già: il mondo in rovina, quegli che non sa o non vuole scorgervi altro che ragazzaLe, cose d'ogni tempo, malcontento parziale, inqui.etez7:a:c d'animi torbidi, come pur quegli che si stizzisce contro ogni desr-· derio o proposta di novi tit e se ne sbriga con un dispettoso e sprezzante « Ubbie cli socialisti I n non sono gli educatori che fanno per · noi . In quel fermento, volere o no , vi sono i segni della caducità . del presente e i germi dell'avveni re. Chiuder gli occhi e gli orecchi,,
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e vo ll ar le spn lle e crede,.e che ciò possa bastare pel quieto trapasso dall'oggi al domani è da sto lti. Si devo ill\·ece, pel bene della società e della umanità, ficcare lo sguardo a fondo là dentro, scanclaglial'e ~ frugal'O, senza pas;:;ione, con calma, con benigniLà pel',;ino, met te~·.s1 a pe1Lo a petto. co I socialismo, clte non è nè lln vano spaurac~l110, ne un mostro infernale, a guardarlo da presso e spoglio di ogni ,·esle. E allora Yi si scorge quel che ,•'è di ra:rionevole di necessar!o, di b~t0no, da doverne tener conto pel ; resen te ; per lo avveni re, lo si ~cevera dal suo contrari o; e quello e questo si mostra ai discepoli. Co.;i è possibile assicurare il progresso, appianargli la strada, e nel tempo $Lesso premunire i giorani contro lo seduzioni delle dottri ne o dello sètLe sovver.~ìrn, ossin. toglier le arm i di mano al nemico e farne istl'umenti da lavoro, a vantaggio dell'ordinato e pacifico sviluppo della civiltà (per quanto possibile! ;. E il crisli~t_nesimo e il ~o~1erno liberalismo che cosa fnl'ono nei loro primord11 se non socialismo? Il nich ilista può ben dire al prete : 1~[einentol ricordati di dove vieni. Io di1:o insomma, siano fondam ento all'rducazione vel'ità, gius~izia ~ carità, e non cieco ed r.goislico spirito di parte quu.l si v?,glia. M1 vengono a mente m,rnarchi e ministri ed altri rellori di popoli, che assediati da gente levata a rumore, sorprnsi non meno che sdegnati o sgomenti, domandavano « Che cosa vogliono costoro?» . Domanda che sarebbe stata mirabilmente ingenua, se non fosse nata d'una ignoranza o d'una trascuratezza, sp iegabili sì secondo i tempi, non perdonabi li mai. Che cosa vogliano coloro che non sì adallano al presente lo si deve sapere sempre, e tanto da potere eqnamenlo discernere in che, e quanto, e sin dove abbiano ragiune - chè o poca o molta n'avranno sempre. ,\. tale spassionato esame conviene siano predisposti i giovani colla persuasione che indietro non si torna, che fermi non si rimane, che la trasf~rmazione necessaria della società deve pel"ò fa rsi pel' via di mirr[ioramonto progressivo, e quindi ben ponderato e acconciamente ~)reparato , e non per ~1Utamenti capricciosi, repentini, continui , appunto come il regolare sviluppo di un corpo sano nella vita animàle. Tutte le discipline educativo oJirono occas ione, o prima O poi, 0 poco o mollo, a generare tale persuasione, ma più specialmente le dottrine filosofiche, naturali, morali, sociali, storiche, geografiche,
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quelle stesse che in allri temp i furono ado pernte a persundere l'immobilità. E quella persuasione vuole essere, non semplicemente specula tira, ma opera tira, cioè tale da condurre a cedere o resistere, secondo i cas i, e con giusta mi sul'a, e con serena cognizione delle cagioni e degli effetti, all e asp irazioni che si palesano a mano a mano nel seno della società. Xon è arte nnova d'educnzioue neppure quesla, e prima ancora che fosse giudica la lecita e conveniente la usarono taluni maestri, che n'euhero nome di •rossi o rossegqianti; e fu bias imata e rimase monca, qu indi inefficace. Oggi nessuno, credo, vorrà tacciarla di so,·erchio ardimento . La bramosia del bene materiale non è un fatto staccato - come nessun altro - è una conseguenzn. dei due folli precedenti, che sono pure tanto stretLamenle connessi tra loro. Vano sarebbe pretendere di combatterla, poichè ella ha il suo fondamento nella natura, e Io spirito di questa età la incita per ogni ffi{)do con fervore giovanile, Ctti fa omai debolissimo contrasto la religione; ma l'educazione può almeno tentare di l'l'enarla e guidarla. A Lale uopo l'animo umano offre tuuavia saldi app igli al l'educatore avveduto, lit do,,e sono o possono essere infusi i germi cli quei sentimenti che tuttora si dicono nobi li e generosi. L'egoismo non è ancora impinguato a tal segno da togliere a[atto il posto alla carità, anzi la ci Yiltà moderna si è falla un cloyere e un particolare studio in questi ultimi temp i di adattargl i, come ha potuto meglio, l'amore del prossimo e l'amore della patria, sì che ne gradisse o ne sopportasse almeno la compagnia, magari facendosene trastullo. }fa torno qui a dire : voler fare degli Spartan i,dei Piagnoni, clei Puritani al giorno d'oggi, di questi giovani che ora vengono a scuola, sarebbe fatica inutile, t.empo sciupato e grandissimo errore. Insomma non è questo il Lempo do' cinici o degli s(oici; rotti o allentati i fren i, i gusti vanno giù per la china naturale, e la dottrina cli Epicuro trionfa . Se ne prenda il buono e lo si coltivi; si sveli il guasto e se ne dimostri la sconcezza e il danne>; chè nessun saggio vo lle mai si riducessero gli uom ini a vivere come porci in brago. Persino il cristia1iesi1no ammelle che , i possa servire Dmnino in laetitia. ì\la non si speri troppo dalla educazione per qnesto !alo - ch'ella possa cioè sanare quelle due pesti che iu contrario senso, ma pur muovendo da cagioni d'un medesimo ordi ne, ammorbano ora la società,
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voglio dire il gaudentismo da una parte e il suicidio dall'altra. perocchè la su:.1. potenza è scarsa appetto a quella del suo formidabile avversario, l'esempio. Per ciò dissi tentare, ·nello indicare l'opera sua moderatrice. La sua efficacia, uniforme e debole nella sfera elemèntare e comune, di verrà poi, diversa e più sensibile in talune parti nelle sfere superiori e professionali. L'amore dello studio e del lavoro potrà esser freno e guida alla sete dei materiali godimenti: non ci illudiamo però, ch'egli è caquco. Ragione, attività, abitudine sono fragili ritegni ai tumulti dei sensi, da non paragonarsi .con ciò che può una religione di carattere spirituale, come il cristianesimo., sino a. che non sia sfatata. Se la intolleranza degli inclugii non dovesse avere altra conseguenza che una maggiore operosità, sarebbe virtù molto pregevole; ma ella produce altresì lievità d'opinioni e precipitazione cli giudizii e di atti, e quindi turbamento'.e danno nella vita privata e pubblica, specie tra le genti più sensitive e nei tempi di maggior libertà. Ne abbiamo frequenti prove nella stampa quotidiana, nella vita padamentare, nell'amministrazione pubblica. Ne vediamo pure gli effetti bene spesso nei suicidii. Quante cose si dicono e si fanno che non si direbbero e non si farebbero se si avesse la pazienza d'aspettare un poco e riflettere a mente posata! Quanti errori si potrebbero risparmiare, volendolo I Ho qui sotto gli occhi un giornale cli stamani , che, per semplice, precipitosa induzione, dà come avvenuto un fatto, il quale potrebbe avere una singolare gravità politica, e vi fa sopra commenti quasi furi bondi. Domani , credo, la notizia sarà smentita; ma intanto le teste si scaldano, gli animi s'irritano, le lingue fanno gara di spropositi; poi la stampa, che dovrebbe esser maestra di verità, giustizia e saviezza, cade sempre più in discredito; e cosi si semina a mani piene lo scetticismo. Quando predomi'na quel triste vizio, dfoa pure il catechista che le tre virtù teologali sono mol to malate. Ora questa disposizione, cui tutto oggi fomenta, deve esser combattuta nelle scuole, non già opponendole quei contrari i che traggono all'inerzia e all'apatia, ma sottoponendola allo scalpello della sana ragione, che ne metta a nudo i capricciosi e sproposi Lati motivi e gli effetti perniciosi e miseramente ridicoli. Siccome $i tratta di un difetto comunissimo oggimai, così sarà il caso di metter nelle mani al-
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l'alunno quello utilissimo specchio morale che dovrebbe essere uno dei più .efficaci istrumenti della pratica. educazione e dirgli: « Guard,iti I ». Ma v'è nella educazione un punto sul quale non devesi assolutamen te venire a patti con quella impazienza; ed è la durata della educazione medesima. Si vorrebbe affrettare, cominciar presto, finir presto, ammucchiare in poco spazio molta materia, oppure tagliarla a casaccio, perchè i giovan i (e parlo qlli dei giovani di buona condizione, cui si conviene una educaz ione compita) possano presto cominciare a guadagnare e imbrancarsi tra gli uomini. Educazione a spron battuto! a. vapore! Istruzione a mo' di lanterna magica! Guai alla società e alla civiltà se, dimostrato che per preparare buoni ed abi li cittadini ci vogl iono, poniamo il caso, dieci anni, si pretenda ottenere lo stesso in otto anni. Non si sprechi il tempo, lo si impieghi utilmente, ma non si venga misurando con mano avara in cosi grave bisogna. Qualunque poi sia la parte ch'ei possano esser chiamati a sostenere nel mondo quando saranno uomini fatti, non si educhino i giovani a parteggiare, ma si gitti invece negli animi loro il seme della. santa concordia. [o non verrò qui a discutere sul merito delle metodiche scissure coll e quali vtwlsi infrenar la discordia, disciplinarla e farne 1 strumento di governo, di civiltà e di progresso. Sono cli avviso che nelle scuole. do.Po aver dimostrato l'artificio del parlamentarismo e le discordanze tra la teori ca e la pratica cli esso, quali veggonsi tultodi, giovi insegnare come il buon cittadino non debba farsi schiavo del le opinioni sue o d'alt.rni, e tanto meno degli interessi edellepassioni d'un po.rtito, qualunquesiasi, perchèselalotta. è feconda, più fecondo ancora è l'accordo; come non debbasi fare litigio per ogni piccolo dissenso; come, dopo aver francamente sostenuto quelle idee che paiono migliori, si possa senza vergogna, e si debba, rinunciarvi quando ne divenga palese la. inopportunità; come a tutto debbasoprastare la consideraz ione del bene della patria; come il p01-ro umim est necessnriv,m, si riduca in sostanza a questo : verità, giustiz ia e carità, che hanno una sola, medesima. insegna. Pur troppo la discordia sta là fuori dell'uscio acl aspettare i giovani cittadini alloro uscir della scuola, per divider! isotto bandiere diverse. Li trovi preparati non a fare a' pugni , ma a darsi la mano pel bene ANNO
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Le 1·1·e, fino a tanto che avremo una patria, siano; serbate · . contro i nemici cli lei. Così pote~sirno almeno avere per l avvemre maO'o·ior cortesia e eispeuo reciproco nel discuteee clella cos~ pubbli;;, come lo rich iederebbe quel graclo di civiltà cui siamo già pervenuti! Sopra tutto s'infonda nei giovani la rive,..en_zu verso la _legge, che in immondo come qnesto non può andar d,sgrnnta dal rispetto verso quelle persone che la legge rappresentano. Non ".'è ~ivile società 5enza disciplina civile, fondamento della quale è il n spetto a sè a,1\i altri, alla legge. 'L';duca.zione fis ica dovrebbe comprendere, oltre la ginnastica, la scherma e il Liro a segno, anche l' istruzione militare, quale è prescritta pei soldati novelli clal rcgolamento_p~r l_a fan teria. _Questa sareb be, ti parer mio, la più logica, e quasi d1re1 la necessan_a_con~ seguenza clell'obhl igo generale dell a miliz_ia ~ del breve ser_v1z10 di arme. Istruttori discreti, se non eccellenL1, s1 troveranno 111 quantità sufficiente t.ra i graduati che l' esercito manda ogni anno in conaedo illimitato. Ne avYantaggerehbenon poco l'addestramento delle rrnppe, che, per e/'fet.lo della ferma triennale e per.lo sviluppo dat~ in questi ultimi 1empi alla istruzione tecnica e tattica, sofire ora d, 1 sopraccarico nel periodo annuale, cosicché l'_istl'uz'. one g~n~rale e specialmente quella del tiro e l'istrnzione taLt1rn: dei q1~a~rJ si fanno impaccio a vicenda. In ciò v'è argo_ment~ a_studio e ~rnghol'a.:nento. Abbozzati così, con questi pochi tratti, 1 contorm generali della eclucazione, vengo a trattare delle singole parti . Dirò prima dell_a istruzione comune, poi delhl istruzione speciale, professionale, militare, e per ultimo della eclucazione propr~amen te detta, per quanto si riferisce più pal'Licolarmente alla milizia. S'intende che parlando dell'istrnzione comune non al'l'ò bisogno di fare distiniione tra le scuole civi li e le scuole mili tari. Il giovane che aspira a far carriera nell'esercito deve possedere un dato grado di colt.Ì,mt comune, e ciò basta a noi come punto di mira', e poco ci imp9rta ch'egli attinga ad una piuttosto che ad altra scuola. Su questo proposit~ di~ò dun~u~ ci0 che parmi facci11 al ca~o per qualunque giovane eh cui voglias1 fare persona colta.
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Nell'istmzione comune il primo posto apparti ene, clappoichè
'la religione fu messa cla pa1'le, all'istruzione rnorale e civile, cui -l'istruzione rel igiosa fu già (ed avrebbe potuto continuarè ad es-
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serlo) un'ottima intl'ocluzione e un l)Ocleroso coefficiente. ~fa questo i sapienti d'oggidì, se pure non lo negano apertamente, non vogliono udirlo dire, quantunque possano insegnarci che anche delle migliori cose può farsi pessimo uso, il che non basta a dar motivo .di condannarle. Comunque sia, stando a quello che è, a me pare razionale che la fa truzione morale e civile cominci coll'insegnare ai fanciu lli i doveri. del fanciullo nella fam iglia e nella scuola e dar loro le prime regole di rispeLto a sè ed agli altl'i, cli osservanza delle più. elementari norme morali e civili per laone.sta convivenza nel loro piccolo mondo, di nettezza, cli igiene e di eMnomià. Non dirà che ciò spetti alla famigtii~ e non alla scuola, come materia di domestica educazione e non d'i struzione scuolastica, chi conosce che cosa sia di venuta oggidì: la fam iglif Siamo lontani dal tempo in cui i vecchi in genera_le. i nonni, i genitori, le mamme più di tutti, dicevano ai bambini tante belle cose sui riguardi dovu ti alle persorìe, sul contegno da tenersi nelle sLrade e negli altri luoghi pubblici, sulla carità verso gli infelici, sulla sconvenienza del farsene beffe, sul rispetto · verso i ,maestri·, e via dicendo, e che i bambini ascol tavano ed obbedivano, per virtù cli ragione o di altri più sensibili argomen ti . Molti che ora sono fanciulli , à, giudicarne da questo andare, arriveranno ad aver la barba bianca senza avere udito parlar cli p roposito di quei doveri così elementari, se nori ne discona nella scuola il maestro. Non conoscete per avventura clei signo1·i;ni (non dico monelli plebei) cui s'allagli perfettamente qùanto io.dico? ·~ Infatti nei libri che si mettono in mano ai ragazzi tutto ciò sta scritto, ma che vale quella roba compitata e messa da parte, e non ben chiari ta e ribadita, le più volte, dalla parola viva del maestro coll 'efficacissimo sussidio degli cesempii? Passa. come farmaco troppo blando in un corpo infermo.
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EDUCAZIONE ED I S TRUZIO N E
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E sù sù, d'anno in anno, con quella importanza che un tempo s~ clava al Catechismo cristiano, l'istruzione morale e civile proseguirà insegnando ai giovinetti i doveri e i diritti 'del cittadino in genere, e di quello della tale o tale altra condizione o professione in ispecie, discorrendo della co:>tituzione e vita dello Stato e della Società, delle leggi, dei partiti e delle sètte, della stampa, ecc., · con. perfeLLa equità, come già dissi, e svolgendo pure le idee più necessarie di igieùe e di economia domestica e pubblica,. E tutto ciò nel modo più piano e pratico, scansando le disquisizioni :;cientifiche, ' cli che risulterà cbiarewi, risparmio di tempo e di noia, utilità positiva. Si tratta invero di cose, la cognizione e persuasione delle quali si ottengono molto meglio mercè di quella forma didattica che dicesi vopolare e si appoggia sugli esempi, di quello cbe. coll'altra che si chiama scientifica e s'arrampica su pel' le ragioni. E dico sin d'ora che questa considerazione può valere per la massima parte delle materie dèll'istruzione .comune, appunto perché questa deve esser com.nne e fruttificare nella pratica della vita, che molto si dilunga dalle dottrine astrali.e e può app:tgarsi di ragi oni meno remote da i fatti. 2). lstriizione letteraria. - Qui è pl'Oprio il caso di scrivere ,Cave ab extremis: guardiamoci dal voler troppo o troppo poco; perocchè l'i struzione letteraria nell'istruzione comune èandataai nostri. tempi oscillando tra il soverchio e lo sc,u·so nelle scu,olenosLre, per conseguenza di diverso a.pprezzamento del suo valore assoluto e relativo, aurnrnenc}ole taluni uri'imporlanza sLragrande, e Lalnni altri temendo ch'el la rnbasse il tempo ad altre discipline a parer loro. più utili. Lo scopo cui ella deve mirare (dico sempre nell'istruzione comune delle persone colte) parmi pos:,a essere formulato così: procurare a tutti i giovani di buona condizione una sufficiente coltura letteraria e schiudere la via a coloro che intendoì10 progredire poi nel campo delle JeLtere od esercitare tali professioni che richi edano di natura loro più vasta e profonda cognizione di tale materia.· E quella siifficiente colt1.ira sarebl1~, a parer mio: ,f O sapere esporre con ordine, chiarezza, precisione e concisione, a voi:e e in iscriW.o, le proprie idee nella lingua, propria; 2Q sapere parlare e scrivere abbastanza bene il francese, lingua più generalmente nota e per noi più fac ile d'ogni altra, per Je relazioni cogli stranieri, e come istru-
mento di maggior coltura nel corso della vii.a; 3° avere qualche cognizione elementare di grammatica genera1e e della struttura e del carattere delle diverse lingue europee; 4° conoscere la sto1·ia delle principali letterature antiche e moderne. Di queste quattro condizioni, Je due prime solt.a.nto appartengono interamente all'istruzione letteraria, mentre la terza si collega alla logica, e può conconervi pure la geografia p.er la parte etnografica, e la quarta può trovar posto Lra gli studi storici. Quanto all'utilità dello studio del latino e del greco nella comune istruzione letteraria, gli argomenti delle egregie persone che la sostengono e l'esempio degli stranieri non valgono a per:,uadennene. Ho studiato a. lungo io medesimo, sotto maestri ottimi, quelle due lincrue lie serbo carn e è>rrrato ricordo, sono l)ieno d'ammirazione e V ' venerazione per le due splendide letterature che ne cleri var-ono e convintissimo della loro importanza, della loro assoluta necessità, in un ampio corso cli lettere; ma non posso credere che per potere parlare e scriv·ere correttamente, ed anche benissimo, l'italiano sia necess,ìrio, o soltanto molto utile, studiare il latino (del greco non parlo); credo che un buono sl'ndio della nostra bella lingna e leUeratura possa bastare da sè solo ad educare il gusto e ingentilire lo spirito, e che a ciò pure possano conferire efficacemente quegli altri elementi di istruzione lettera.ria che testé accennai. A riscontro di ciò che vuole l'educazione comune a questi giorni, il tempo che si può concederle è scarso. Volendo farvi entrare il latino, certamente non v'entrerà. più o v'entrerà male qualche altro studio d'utilità più immediata e pratica. Aggiungo che quella ripugnanza che i giovani mostrano pnr lo studio delle lingue morte non è da trascurarsi da noi che sapp iamo « che buon prò facesse il verbo, imbeccato a <1 suon di nerbo ;) in tempi nei quali l'orario dell a scuola era largo e il .proriramma tau Lo ma oor·o che vi srrmi.zzava dentro, e la disciplina. o e scuolastica era stretta, a.nche tirannica. E cbe non sia da trascurarsi, se non bastasse i.I senso comune, ce lo dice il consentimento delle persone positive, degli uomini del presente, che hanno senso e praLica cli mondo, mentre dal Iato opposto chi vediamo? dotti, latinisti, grecisLi,.leLterati, che vissero e vivono, la maggior parte, sul margine appena della società o in una piccola società fatta a somiglianza loro, cui fanno seguito tali che vogliono darsi aria cli sapienLi e giurnno snlla parola del maestro.
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EDUCAZIONE ED ISTRUZ IONE
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Dunque lo studio delle lingue nell'istruzione comune st rnLringerebbe all'italiano ed al francese. D'altre lingue vive, voglio dire del tedesco e dell'inglese, non credo che alcmrn abb ia parlato mai sul serio, d'imporne a tLltti lo studio . Il metodo poi sarebbe questo: per l'italiano: regole grammatical i poche e ridotte aHa massima sempliciti1; molta, analisi; mo lto esercizio di componin1ento e di esposizione orale, al che concorrerebb'ero pure e la istruzione morale e civile e la storia; lettura e studio delle opere dei nostri principali scri ttori d'ogni tempo , non omettendo qualche sa,ggio dello sceivere difettoso a confronto del buono, per dare maggiorè spicco ai pregi di questo e affinché i discepoli veggano del pari quello che sia da seguire e quello che da evi tare; pel francese : lo stesso procedimento, però in. limiti più ristretti ; da ultimo, a modo cli riepilogo, un breve corso di grammatica generale combinato con un corso elementare di logica; un'idea (appena un'idea), come di ssi, della struttura e del carattere delle diverse lingue parlate oggi dai popoli ci vili, che potrebbe trovar posto nella geografia ; storia letteraria generale, e più particolarmente dellaletteratura greca, latina e italiana; e questa può stare tanto nella istruzione letteraria quanto nella storica. i\'Ia la parte vi tale del metodo , per la qtiale la istruzione letteraria viene ad avere somma potenza educatrice, molto superiore all'arte del parlare e scriver bene, sta nella inOuenza che le lettere hanno sullo spirito e sul gusto dei giovani. Il maestro di letteratura è come un incan tatore che padroneggia le menti e gli animi dei suoi discepoli; li padroneggia coi precetti, colla scelta delle letture, degli esempi, degli argomenti .che dà a tratta.re, colla cri Li ca incontrastata, dispotica. Egli può quindi contribuire moltissimo a. rallentare o sollecitare le trasformazioni, i pervertimenti del gusto, con azione che dalle lettere andrà:'1 ri Gettersi sulle opere. E tanto più lo può <1ggi che anche a lu i furono allentati i freni . Da lui dunqnedipencle in gran parte che si prenda a dire e po i credere bello ed anc.he btiono ciò che prima si diceva e credev\t brutto e malvagio, e all'opposto. Egli ha tra le mani un'argilla di cui può plasmare a suo
talento eroiche figure o ignobi li vasi. Ma, pur troppo, per 'ismania del nuovo e per seguire la moda, s'egli è gionne, per dispetto o per convinzione che sia inuti le resistere, s'egli è vecchio, per non esser detto cod,ino in ogni caso, vi sono nove probabilità contro una ch'ei s'adatti all'andazzo del tempo o vi si metta tra i primi. Ora, passate le feste del classicismo, del romanticismo, del sentimentalismo, abb iamo sull'allare il verismo , semp re più crudo e cinico, che va diventando materialismo pretto e ~uro . Al solito, da un estù mo ali' altro, dalle esagerazi oni del .sentimento n:lle esagerazioni del senso. E infatti il gusto s'è buttato a corpo morto al vero , al vero materiale, plastico, palpabile, godib ile, annientabile, e vi grufola cercando il nuovo, lo strano, che spesso non è altro che il triviale e l'osceno, quello cl1e sino ad oggi fu reputato sconveniente in le~tera e inahe. Voglio dire, non più il Yero · sublime che s'am mira e s'adora leYanclo gli occhi e l'anima, ma il ver~ volgare che si scruta co ll'occh io a te/ra, co lla mano, col piede, un vero pi1ì di so,1 ente brutttJ che bello. e non cli rado fetido e maligno. E con esso la scienza, la scienza naturale e sperimentale, fredda, ca!colatrice, nemica dell'estro . 'E per di più ia precipitazione, la smania cli frll' presto. E così, come abbiamo giil unascultura pigm.ea. e abborracciata, una pillura, senza composizione, senza disegno, senza colore, una musica senza rnelodia, abb iamo pure una poesia senza rii.mo, senza grazia, senia 'clignil.à, ora truce come un barabba briaco, ora bracalona e bordelli era, ed abbiamo una prosa alla barullè, scunile, sfacciata, imperLinenLe. E la gioYentù batte le mani gridando; Vero! vero! ad ogni crudilà o sddicieria elle le si regala, dal chè la gara di correre sempre più innanzi in quel senso. Son cose che avvengono sotto i no$tri occhi, e vediamo benissimo dove ci conducono . - Ottimà scuola è quella del vero, senza dubbio, e sicura s;~òrta allo umano ingegno; ma le lettere e le arti, se debbono chi vero ademp ierei Iloro officio cl' educare e con(ortare, élovrebbero attinger quakhe cosa che non sia il peggio, il meno geniale, il più schifoso ch'ei possa offrire. Questo vorremmo fosse oi·a lo scopo su. premodeimaestri cli lettere. Non si bandiscano, no, clailescuolei saggi· della odierna letteratura: verista, beffarda., scettica, comunque ella sia, masi sottopongano ad.una critica onesta, spassionata, che insieme ai pregi ne faccia rilevare i dife tti e ne a?cenni pure le conseguenze
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intelleLluali e morali . Cosi dico perchè conosco maestri che vanno in estasi nel gustare le salse acutissime che o.ggi ci ammanniscono certe audaci Muse scapigliate, che molLi meriti pònno avere, e tra gli altri una sfrenata sincerità, ma non verecondia, nè delicatezza di gusto e di parola. Quando noi, giovinetti del mio, ci inebriavamo dell e vietate poesie del Leopardi, come ci avrebbe ·giovato avere al fianco un Mentore, pratico cli mondo, di poesia e cli prosa, che ci avesse cle.,tto: ammirate, ma compiangete, percbè chi non ebbe natura e fortuna così nemiche come codesto sublime ma infelicissimo ingegno ha cla far ben altro che sdraia1'si nel dolore e balbettar di morire a cl'iciotto a1ini, e l'amor cli patria meglio s'attesta operando che·imprecando I Gli elementi cli grammatica generale, di logica, cli linguistica siano veramente semplici nozioni elementari. Io son convinto che se ne possa fare un trattatello, da svolgersi in poche lezioni sul finire delJ' istruzione comune o contemporaneamente alla istruzione professionale. Ma ci vogliono maestri adatti, che non soffrano la· febbre dell'analisi e sappiano resistere alla tentazione di addentrarsi e dilungarsi troppo i11 disquisizioni che potrebbero essere utili in un corso speciale di letteratura, ma nel caso nostro sarebbero superflue. 3). Storia e Geografia. - Accoppio qui questi due titoli , per~hè suppongo che ne:;suno possa omai più figurars i affatto disgiunte e indipendenti l'una dall'altra le due dottrine cui accennano. Considerato poi la natura delle reciproche attinenze di queste e la conven ienza cli stabi lire il loro accordo per modo da evitare ogni inutile ritardo e spreco cli tempo, specialm ente per quella delle due che ha maggiore . importanza e corso più lungo e dritlo (la storia), credo che il migliore svolgimento sia questo: a) un rapido corso elementare di geografia generale, '.consistente dei principi i della oro-idrografia e sua rappresentazione grafica e della descrizione della superficie terrestre, come base allo studio della storia; b) storia generale, e con temporane; men Le geografia particolare antica e moderna ed etnografia; . e) storia d' Itnlia; seguilo della geografia particolare; d) elementi di geografia fis ica, e matematica e cosmografia, da concordarsi collo svolgimento della istruzione fisir.a e matema.tica;
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e) storia delle leLter~ (come già dissi, qualora non sia compresa nelht istruzione letteraria) delle arti e delle. scienze. Il corso di storia generale nell a i.;;truzione comune non può e:;sere altro che un compendio dei principali fa tti. disegnato ecolorito come si conviene all e menti novizie dei discepoli giovinetti, aiutalo col rico rrere continuo alla, geografia (carte murali, schizzi geografici) che gioverà a forn ire appoggio cli memoria locale. corredato delle ragioni più piane e semplici, scevro di elucubra1.ioni e locuzioni scientifiche, sobrio quanto più possibile di nomi e date. Comprenderà bensì un cenno, un brevissimo cenno, delle div'erse opin ioni circa le origini del mondo e del genere umano e circa i tempi preistot:ici, la.le da non mettere in orgasmo quei fervid i cervellini. I~ questo un tasto molto delicato , perché fa duopo evitare ad un tempo di spargere negli an imi degli alunni seme di materialismo o cli scet:ticismo e di colLivarvi credenze che presto saranno abbattute. Il meglio dunque sarà scivolare dicendo : cosi dicono le tradizioni, spP-cialmente la bibl ica, e così allo ingrosso le interpretano oggi gli sr ienzinti che si oc,cup,rno di quelle oscure cose; questo vi basti per ora; a sno tempo, iquando avrei e fatto altri studi, potrete saperne cli. più. Il tacerne non gioverebbe, perchè lo scolaro d'oggigiorno non soffrirebbe cli .prender le mosse da una misteriosa cortina. Sia breve il discorso degli antichi popo li d'Asia e d'Africa, un po' meno breve quel degli Ebrei, perchè la storia di quel piccolo popolo, mentre oifre molta materia necessaria cli erudizione comune, di un'idea assa·i precisa delle vicende dell 'antico mondo orienta le e del passaggio dalla barbarie alla civiltà. Più diffusa, s'intende, la storia della Grecia. Nel seguito poi, ogni grande epoca storica, s~c0ndo la sua importanza mondiale, abbia la parte sua, · e tanto più quanto più vicina ai tempi nostri: abbia però sempre presente il maestro ch'egli insegna ad Italiani, non a Francesi o Tedeschi od altri, e non s'ingolfi più del bisogno in falli che non ab,biano attinenza colle nostre cose. La storia d'Italia. potrà cominciare tostochè la storia generale le abbia aperto l'adito, e procedere contemporaneamente ad essa, ma con molto maggiore sviluppo di fatti e di ragioni. Benchè le due materie debbano esser trattate separalamenle, sarà bene che siano
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affidate ad un solo maestro, che possa regolarne lo andamento concorde e segnarne i riscontri. Ed anche là stor_ia nazionale s'aiuti colhi geografia, ma sopra tutto le sia raccomanclato cli smettere quanto le rimane dell'antico difetto cli non cercare o non accettare, quandole torna comoclo, l'altro pJù nob ile e potente aiuto della schietta veri Là. Eccessivo amor proprio nazionale e male intesa carità cli patria indussero troppo spesso, quì e altrove, i maestri e gli scrittori di storia scolastica e popo lare a svisar fatti e persone, e quindi far· torto al vero, talvolta per attenuare errori, demeriti, colpe della propria gente, più spesso per esaltarne oltre ìl dovere la virtù e la gloria. Tali artificii, sempre indegn i, oggi che la storia non so{Tre più.sbarre, nè veli, nè maschere, e la menzogna non ba più schermo di fronte all a libertà della parola e della penna e al rapido e con-· tinuo scamb io delle idee, tali artificii, dico, sono troppo caduch i, son vani. Badiamo però di non cader nello altro eccesso, cu i propende nel diffondersi la moderna scuola critica storica, di voler trovare errori e menzogne dappertutto e tutto demolire e rifabbricare, attèrrando quel che sinora fu detto e creduto grande, esaltando invece quello che parve piccolo, baratt<mdo le parti di Achille e di Tersite. Tale disposizione è oggi più comune che forse non si creda là dove l'azione di questo grande lavorio di ricostituzione della storia sì giu- · dica soltanto dall'opera dei sommi cri tic i. Mette conto studiarne gli effetti con molta cura nelle sfere più umili, dove la storia ha la sua efficacia immediata su lla educazione della gioventù. Quivi si vedrà che strazio possano fare gli scalpelli della cri tica adoperati da mani poco abili e poco esperte . Abbiamo, già visto gli effetti della fornicazione clelhi storia col romanzo ; vedremo ·questi altri. Non andrà molto, si può pensare, che qualcuno scoverà il caporale cui Bonaparte dovette la vittoria di Rivoli . (}uardando più d'alto, esagerato mi sembra pure il giudizio che generalmente si fa della utilità pratica clegli studi storici, specialmente dopo di averli levati alla presente subl imità scientifica. La quale subli mità non mi pare davvero nè un argomen to nè una guarentigia sufficiente che la storia debba per l'avvenire essere agli uomini miglior maestra che noi fosse in passlrÌo. Le sue lezioni erano solenni e chiare anche prima clJ'ella s'ammantasse della gran
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toga dottorale onde oggi la vediamo coperta; anzi erano forse più chiare allora, appunto perché meno trascenden ti. IJ. buon senso bastava a cap irle, in quanto. aver potessero e{Ietto utile di insegnRmenlo e rego la alle azi oni umane dentro la portata delle umane facolLà. E fu leu.a e studiata da coloro d1e ebbero ìn pugno le sorti dei popoli , degli Stati-e della uman ità intera, ognuno dei qual(potè trovarvi qualcosa che facesse al caso per lui, tenuto conto da un lato delle somiglianze e dall'altro delle differenze degli uomin i e ,. .dei tempi. E pure quanti errori ch'ella accennava, mostrandone le conseguenze e come si possa evitarli o correggerli, furono commessi e non corretLi a tempo, e talvolta aggravllti I Percliè le strette vive · clel presente han ben altra potenza che le sepolcrali ammoni,,ioni del passflto . No; se uomin i di Stato, se rettori di eserciti e di popol i, se tali insomma che furono maestri e duci ai loro simi li negli scorsi secoli così spesso errarono e ricaddero là dove altri erano già caduti, non fu per la ignoranza loro della storia o per difetto di metodo in chi la scrisse o la insegnò o in loro stessi nello studiarla, mrt perchè il senno del prima val troppo spesso poco più di quel lo del poi, che non è nato Ìlientre batte l'ora presente. A chi la colpa? Non alla storia, ma all'uomo, all o indiv idualismo ch'è tanto polente in lui per natura. E senza andare più per le lunghe, io clurnando quile maggiore uti le possiamo prometterci dall o studio della storia adesso ch'egli è,più comune e più ampio , dappoichè ne partecipano tan~i e tan ti cittadini che nel gran dramma storico non avranno parte se non come coristi o comparse, o come spellatori? Forse che le teoriehe deìle necessità e leggi storiche, dell a evoluzione, della selez:one, del derivismo, dei ricorsi, ecc. , somministreranno al principe, al min islro, al l'uomo politico, al capitano, al pubblico educatore, e tanto più al priva to cittadino, allo individuo dell' immenso volgo una guida sicura per le sue . azioni, più sicura di quella, non sicurissima certo, che può somministrargli la semplice esposizione dei fatti e delle loro prossime ragioni, cJ.i cui seppero contentarsi i padri nostri? Dobb iamo creder sul serio che questa scientìficizzazione accresca la efficacia della storia? che possa cleri varne ai giovani piuttosto una ma,ggior somma di cognizioni veramente utili, che una maggior dose cli vanità e presunzione? ....
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Ci dicono : « Imparate dal passato >>. Sta bene ; tale fu sempre ,.,la morale della storia. Procureremo di imparare. Ma ecco, passato, presente, futuro, tullo in una bracciata, si bult,t dinanzi ai giovani · sbalorditi, con un .condimento di litaniche dottrine che misurano i tempi a passi di secolo e ind,1gano i moti mondiali della umanità . ··Si tirano i fotti ~cl alli nearsi sopra una falsariga rubata al buon Dio, se ne spremono le cagioni, si riducono queste alla più semplice espressione mediante un procedimento di subli mazione che le spoglia d'ogni accidente terr-eno e le tra.:me vv su nell'em1). ireo dottrinale. Troppo, troppo per imparare il passato, troppo per dar norma a vivere e comportarsi come si può meglio, da buono ed utile cittadino, una cinquantina d'anni fo rse, senza potere uscire molto probab ilmente dall.t sfera dei p iù. Come la meccanica celeste per uno che debba costellare cli carta dorata il cido d'uno scenario. O dobbiam forse fabbrica r nuovi mondi"? Io penso insonnna che la utili tà vera e pratica degli stndi stori ci 11ella istru~ione comune ddle persone colte (po ichè di questa di, scorriamo ora) si ricfoca propriamente a questo: che i giovan i nel .giungere al pieno esercizio de i loro di riui e do veri di citLadin i · siano provvisti di qLlella storica erudizione che conviensi ai di ·nostri alle persone a modo; che dagli esemp i del passa to siano persuasi e pred isposti a concorrel'e, secondo la condizione e potenza loro, all a grande opera comune e costnnLe del progresso civile e socinle, in quanto può convenire al l'età e· allo ambiente in · cu i vivono, convinti dell a opernsit1t, aborren ti dal quietismo , premuniti conLro le insidie e le seduzioni tanto dei rei.rivi qunnLo degli s traconidori, ammoni ti delle tristi conseguenze della impreveg . genza, della ignavia, della superbia, dell a discordia, della indisciplinatezza ; che sappiano quali forme nssumano e qual peso abbiano nello svolgersi delle umane sorti la ragione e la fo rza, e a quali errori troppo facilmente si trascorra nello apprezzarne il valore e la efficacia, per effetto di qLrnlle .passioni che agitano uomini · e popoli; che comprendano la necessilit e santità dei sacrifizi 'd'ogni sorta che un grande interesse comune può rich iedere dai · singoli ciLtacfari e dai p·opoli interi, e sino a qual pun lo sia vera, cosi nella vita pubb lica come nella privata, l:t sentenza che « il .,meglio è nemico del bene» e l'altra pur-e che « Yol~ e è potere »;
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che non confonclano il progresso morale col materiale , e que!,primo non trascurino, e distinguano nel giudicare della propria . gente e delle genti straniere i pregi e i difeLti, le virtù e i vizi della,, giov inezza , della maturità e dell ,1 senilità.; che imparino sopra tutto come debbnsi a.mare la patria. E tutto ciò non è poco l Poi, secondo le loro condizion i e professioni i aiovani attincreò ranno da quegli stndi un patrimonio cli esempi che loro potranno·· servir di guida in certi casi nel cor::;o della vita ; ma il numero di ; quell i che veramente si troveranno in grado di sperimentare tale· utili til non sarà grande, neppure tra i non molti che a$cenderanno . molto allo sulla.scala dei pubblici uffici , nella socieLà, nello Stato o~ nella milizià, o in qualunque modo primeggeranno sulle masse . . Se penso, per esempio, ai miei discep9l i di un tempo , non veggc>, cui potesse giovare, come regola di condotta, lo avere studialo con, singolar cura le arti clie condussero Cesare alla signoria . .Ma ch i sa I. ... . Io mi contento di ripetere: non esageriamo nemmeno la utili tà della ·storia, la quale in verità non è nè poca, da potersi impunemente trascurarn, nè ill).mensa, dct giustificare il sacrifizio~ che si volesse farle di alLre dottrine praticamente utili . Offrirà però sempre la. storia occupazione sommamente ùcreniale ' . diletto , con~orto a. chi le si volga per empir gli ozi o ingannare le tribolazioni della vita. G·iov<;rà. dunque che l'uomo sia preparato . sin dall'ado lescenza a proGttare di tale beneficio; e quanto siagrande lo sirnno coloro che lo hanno sperimentato . Una succin ta ma. sugosa storia delle leLtere, delle arti e delle ~ scienze, serbata al term ine della istruzione comune, od anche ac- . compagnata alla i;;trnzione professionaie, se la buona economia del tempo e l'equil ibrio degli studi lo consiglino, compirà molto bene, a parermio, il cor;;o delia dottrimL storica. Quivi vedranno i gioYani a che sian giunte e dove accennino le opere dello ingegno e dell'attività umana su quei tre campi, e come siano spinte, benchè in grado , diYe1·so, da umt potenza medesima. E qni ,, tratLandosi di semplice . erudizione, si r ichiede la massima sobrietà e'un modo d'esposizione pianissimo. L'insegnamento della geografia, trascuratissimo e miserrimo in · passato, lrn fauo ai di nostri rapidi e graGdi progressi. Quei preziosi n,1aterial i che ora abbiamo, di piante plastiche e carte colorite , '
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. da muro e da tavolino, agevolano la dimostrazione e lo studio e aiutano la intelligenza e la memoria. Dalla meschini là d"un faticoso e pappagallesco esercizio mnemoù ico , tutto nomi propri e nume1\ il metodo s'è levato ad un esame utile e piacevole della superficie del globo, dei singol i Stati, dei popoli che vi abitano e delle loro presenti conclizioni, ·coll'occbio sempre sulla carta; interpretando questa e lasciando dire a lei ciò che di fatto elht dice. L'occhio e l'intellel.Lo scambievo lmente si aiutano e si completano; la menle non s'affa tica più a supplire ·alla vista, dove questa vale. Quindi eITetti di pratica. ut.ililà di gran lunga maggiori di quelli che prima ' si potevano pretendere, tanto nella geogratìa generale quanto nella partico lare. Proc!3dendo in isLretto accordo colla storia, la geografia, mentre soccorrerà a questa, n6 avrà ricambio di non meno efficace sussidio, sì allo intendere sì al ritenere. Ma il maestro non dimentichi che il mondo materiale non è altro che la scena di questo immenso drau'lma della vita, di cui gli uomini sono gli attori. Dia dunque, sì, agi i elementi geografico-fisici quel tempo e quella cura che loro si convengono, ma non posponga loro gli elementi vi.vi , attivi, predominanti, l'uomo. Dia sfogo alla parte etnografica quanto basti a chiarire le origini, la compofizione, lo sviluppo dei popo li, faccia risalta.re il temperamento e il carattere di questi, dei principali voglio dire, ne accenni i costumi , leatlit.udin i e le aspirazioni . Quando parla cli uno Stato, non si con tenti degli aridi dati numerici della statis tica, ma dica brevemenl~ il valore dei singoli foLtori di potenza cli quello, le sue condizioni pÌ·esenti sociali, civili, industriali, commerciali, i suoi rapporti cogli altri Stati . Qui troverà occasione a dar qualche giusLa idr.a delle questioni di politica internaz ionale flagran ti tuttora, o di recente sciolte o sopite, o di prossima esplosione. Non sono cose trtnto sublirni da superare la intelligenza dei giovanetti d'oggigiorno, semprechè siano trattale con quella temperanza e semplicità che il-caso vuole, senza inerpicarsi alla scienza. econom ico-politico-sociale ; perocchè lo intento sarà che per lo avvet1ire non si lancino più. nel mondo, in mezzo al fermento delle passioni poli ti che e socia! i, sotto la tempesta babelica degli asserti, delle ipotesi e dell e opinioni d'una stampa sguinzagl iata e d'una miriade d1 ciarloni, i giovani ig;iari ed . inermi, privi cli fondamen t,. per opinione propria, ad esercitare in
libero Stato gl i offici importantissimi del libero cittadino. Io non ·so vedere modo migli ore di educare a saggezza la pubblica op inione, in quanto precipuamente concerne le relazioni internazionali . i\i i vergogno q;iando sento gli spropositi che si dicono e si -credono in Italia nelle questioni delltt poi itica esterna. Informino Grecia, _Egitto, Tunisi. Vale a dire che il maesLr:o di geografia deve essere innanzi tutto mìo spassionato cultore del vero . tHi elementi di geografia fis ica e matematica e cosmografia nella istruzione comune vanno trattati succin tamente, come materia di semplice erudizione. Per ciò e per la dipendenza loro dallo svolgimento della istruzione scientifica propriamente detta, da cui sarà determinata la loro sede in Òrcline di tempo , si possono considerare come, staccati dal corso di geografia. 4). Matematiche. - Ristrette all'ufficio che loro si conviene nella istruzione conrnne, cioè di modeste cooperatrici e moderatrici, le matematiche elementari sono istrumento utilissimo, anzi necessario per la efficacie educazione delJ'intelletfo, come quelle che colla' l0ro limpid<t precisione raffrehano . la fantastica influenza deali studi letterari, stori ci e filosofici, e quindi aiutano la ragione a mantenersi 1dri tta sul retto cammino del vero . Furono talvolta, come già clis<;i, soverchiatrici e parassite, pretendendo ad eccessiva larghezza di tempo e spazio e trastullandosi con oziose disquisizioni, ma ht didattica odierna le considera .a ragione come un elemento indispensabi le di equili brio dellét dottrina e della mente. :Perchè ciò sia, ragion v11~le ch'elle siano sobrie, semplici, pianamente dimostrative, cosicchè l'ingegno dei giovani non debba affaticarvisi oltre il bisogno, e che abbian~ appiglio, quanto più frequente e stretto sia possibile, alle cose della vita reale. Con ciò non voglio dire che l'aritmetica debba ridursi a fare i conti e la ge0met.ria a disegnare e misurare : no; mantengo anzi come primo officio delle matematiche elementari quello che i vecchi maestri loro assegnavano, d'insegnare cioè a ragionare tranquillamente e correttamente . Debbono attinaervi i giovani !;amore e 0 l'abito dell'ordine e dell'esattezza. Proc~da dunque questa parte della comune istruzione a passo a passo srn dai primordi di questa, con andamento re.,olare con tinuo
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di conserv~L colle altre dottrine, col sussidio, e po trei dire col ristoro.costante delle applicazioni. Ne sentiremo presto la bene~cu virtù sn tutto il campo didattico, come la terra d'un acqua placida che lenta lenta s'infi ltra. . Ma dove quello equilibrio didattico si. ro.mpa a ~e~efici? .cl~gli studi matematici, per. voler fare, come s, dice, uomini pos1t1v1, enon poeti o romanzieri, le 1nen1.i giovi nette, tran~e le fortissin:e: irrifficfocono, si assuefanno a clar peso molto maggiore alla quantita, che°alla q1ialità, e il criterio morale, nei. giudizi. ~nl mer ito degli uomini e delle cose, si ottunde. Ecl ecco tl ·nurne1·is1no, ecco la falsariga su cui s'adagia volentieri la turba dei medio_c1:i, m·entr~ gli eletti vi stanno come sul letto di Procuste e taluno vi rimane evirato e irracchitisce. E si formano uomini che soaopongono la dignitiL all'economia, il gen io alla regola, i sentimenti egli spiriti alle C·OmlJinazioni aritmet.iche e geometriche, i portali de.Ila storia, della tradizione, del costume agli artifici monchi e cadaverici della. statistica, e misurano le ragioni della patria, della società, della umanità alla meschina stregua del quattro e quattro otto. L'istruzione comune non sia. intesa a fabbricar poeti e romanzieri, • sta benissimo; · 10 divenga. chi vuole e può; ma. non intenda neppure di .proposito a regalarci legioni d'CÌ,bbachisti: N'a..vremo sempre d'avanzo , chè a questi tempi, anche senza.coltivarlL a. bella posta, venaono sù come i fun ghi sulle sconfinate plaghe dell' uti lismo e delo l'affarismo. Un orn cli matematica ogni giorno, di pl'ima mattina, e basta, come ripassare i ferri prima di mettersi al lavoro . . · 5). Scien,ze fisiche e ,natiirali. - Nomoni che e~n~10~0 la bocca. ed abbracciano un inondo di idee e di cose, ma qui s,gmficano soltanto nozioni e!emen La.ri cli fisica, chimica e storia naturale, ridottealla più semplice espress ione, Lanto yer la sos~a~za quanto per la. forma , bensì corredate cl' una piana esposlZlone del!~ loro applicazioni ai bisogni ed agli usi dell,t vita.. E questo è 11 momento cli mettere dinanzi ai discepoli il quadl'o dello stato presente delle inélustrie meccaniche, fisiche e chimiche, dei loro istrumenti e delle opere loro: quadro ho eletto, ma intendo dire un semplice abbozzo, cui farà compimento ~i~cacissimo, sempre chè possibile, la vista delle cose, sia. nel vero, siam modello
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o in disegno. Tutto ciò che si capisce facilmente a vederlo, lo si mostri, se puossi, e serbisi a migli or uso quel fiato e quel tempo che ci vorrebbe a descriverlo, senza riuscire forse a farlo capire. Qui il metodo sperimentale è sovrano. Ma questa è cosa che tutti sanno. Io aggiungo soltanto che si veggono ben di rado gli scolari delle.scuole comuni visitare le stazioni delle ferrovie, le officine dei telegrafi, le fabbriche ove sono in atto· i trova.Li delle scienze di cui discorro, i musei ecc., colla scòrta dei loro ma.estri, e credo non sia tìato male speso raccomandare tali visite, sia pure a. scapito cli alcune ore di lezione e studio a tavolino. Perchè insomma il_giovane còlto, a qualunque arte o professione si volga, deve sapere a che punto siano le diverse industrie ed avere un idea chiara dei mezzi che adopera.no e de~li effetti che ottengono; e que,ta io, non adorator'e della materia, non fanatico ammiratore dell'umano ingegno e della scienza, questa la cl~amo anch'io cultura utile. 6). Nominai già la logicci parlando della istruzione letteraria, alla quale la vorrei, come dissi, strettamente congiunta. Alla. logica vorrei associato nn bre,•e corso d'ideologia; il che non basterebbe, a mio senno, a dare a quest~ parte della istruzione il diritto a qµel nome solenne di Filosofia, del quale si fece e si fa tanto strapazzo. - q,come faranno a capir Dante, poniamo il caso, chiederà taluno, quei giovani che non abb ian0 studiato psicologia e meta·fis ica? - Come fanno ora· quei che sono digiuni di quelle dottrine o non le hanno capite; o le hanno dimenticate, cioè col soccorso dei commenti e delle spiegazioni; e se pure non riusciranno ad afferrar bene il senso cli certi passi della Divina Commedia e d'altri libri gravi di filosofia speculativa, non sarà così gran male da meritare che per evi tarlo s'accresca di quelle materie il fardello della isl.l'llzione comune (e ripeto comi111ie) . 7). JJfaegno. - Pongo anche H disegno geometrico, utile per tutti, con applicazione alle più. ovvie occorrenze, come il ritrarre alla buona la pian la cl'una casél ? d'un Ìhtto cli. terreno. Vi aggiungei:ei volentieri la lettura delle carte topografiche, la quale può giovare a molti nelle svariate bisogne della vita privata e pubblica; affare cli poche ore, parte a tavolino e parte in campagna per confrontare la. carta col terreno . -'Quanto a 1nnemonica, tutta l'istruzione vi conferisce, e smgo·: 17
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larmente la storia e la geografia da m1 lato e le 11}.atematiche da\'.. l'altro. Ma vi contribuisce più direttamente la istruzionè letteraria coi suoi esercizi di memoria, ai quali appt1nto per ciò non vor·r~m;.Q.o rinunciare, quantunque debbano avere già avuto grandissima parte nella istruzione elementare. Si, _la memoria deve essere coltivata con molta cura perchè possa poi resistere all'azione perturbatrice e deprimente delle pratiche e consuetudini del vivere odierno, in cui abbondano lo svago e lo abuso degli eccitanti e dei narcotici . Questa educazione dell'inlelletto, cui si accompagnerebbe, come dissi, quella del corpo, mercè di un corso d'esercizi ginnastici (non limitato ai semplici movimenti elementari del capo, delle braccia, delle gambe, del busto) avrebbe campo sufficiente tra il decimo e il sedicesimo anno cli età. Le succederebbe, e potrèbbe anche mettersele a lato a un dato punto, o prima o poi, l'istruzione professionale, secondo la natura cli questa e il bisogno più o meno strin.gente del guadagno, di modo che non vi fosse perdita di tempo. L'anno scolastico potrebbe essere di otlo mesi, dal principio di ottobre alla fine di maggio: le ore di lavoro (lezioni e studio), non · compresa la ginnastica, sci per giorno; le lezioni non più di tre al dì, di un ora l'una, per esempio una di matematiche, una di ·lettere o di morale, una di storia o geografia; il disegno di tanto in tanto; ripetizioni e i'nterrogazioni frequènti, destinandovi intere lezioni un paio di volte al mese almeno; libri di testo di poco volùme chiari e concisi; aiuli grafici, plastici, d'ogni maniera, quanto possib.ile, affinchè il senso sovvenga alla mente; lavoro scritto piuttosto accurato, sia per la sostanza !;ia per la forma, che molto; es.ami s~ri a fin d'anno, più per obbligare i discepoli allo studio che per fare intoppo ai passaggi di classe, nei quali taluni difetti d'istru_zione spesso si correggono per semplice virtù di progresso. C'entrerebbe clunque, chi lo volesse, anche qualcos'altro, senza :Soverchio aggravio . Il tal giovinetto potrebbe cominciare i suoi -studi di lati no e greco, il tale altro studiare invece altre lingue straniere o avvantaggiarsi.comunque sulla via della professione éhe intende seguire, perchè insomm.a un ragazzo di buona volontà dai dodici ai sedici anni, e tanto più se focitato dai parenli o dal bisogno, può benissimo sopportare più cli sei ore di 1'1voro al giorno, ,
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tre ore cli leÌione non richiedono sempre e da tutti -a:ltrettante -0re di studio . E passo alla istrnzione militare.
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III.
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Dai confini di quella istruzione comune prenda le mosse la istru·zione militare, e sovr'essa edifichi. Non riscenda ai principii delle ·dottrine già studiate in quella, che sarebbe tempo sciupato; si conten~i di qualche rap ido ricorso, dove occorra, P.er rinfrescare le -cognizioni acquisite e farsene fermo appiglio e fondamento. Oramai dovrebbe essere .finito il tempo di quelle necessarie ripetizioni per minulo che tanto disturbarono negli anni scorsi il processo deali .studi p11ofessionali nelle scuole militari . " Suppongo per primo un isti1tulo per la formazione degli ufficiali -delle tre armi combattenti (fanteria, cavalleria e artiglieria), che per ciò appunto distinguo dalle scuole militari preparatorie (quali sareb!)ero i' nostri collegi militari) e dalle scuole militari speciali ,e superiori (di cui parlerò. poi,}, col nome cli sc1wla delle t?·e a1·1ni. :Potremmo anche chiamarla 'accademia 11iilita1·e a somi 1?O'l ianza deao li • • • • ,1st1tutt ove s, apprendono le altre arti . ' In quella scuola. l'intero corso sarebbe cli tre anni, diviso in due :periodi, cioè: 1' 0 periodo (due anni} istruzione comune per le tre armi, al termine del quale si farebbe la destinazione degli alunni alle singole armi, secondo la loro inclinazione ed attitudine; 2° periodo (un anno) istruzione speciale per le singole armi, pur continuando talune parti di istruzione comune. Gli studi ·e le pratiche sarebbero ripartiti nel modo che se()'ue: o ' 1). Disciplina. - Comprenderebbe lo.studio dei reaolamenti di <disciplina e di servizio , del codice penale· e di quello di rrocedura .. · ·e la lettura di buoni scritti di morale militare; 2). Leggi. - Studio ragionato,. non però_troppo diffuso, delJ:e, n.ostre leggi mi litari, eccetto quelle che riguar,dàno la disciplina,
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e senza addentrarsi nelle particolari tà organiche e amministrative, che hanno proprie sedi , come or ora dirò . E siccome trattasi di cognizioni d'importanza secondaria, che possono benissimo acquistarsi dai giovani ufficiali nel corso della loro carriera, dico che qualora convenisse guadagnare tempo da qualche parte, lo si prenda·da questa piuttostochè da un alt.ra. 3). Organica. - Cominciasi con un quadro dei mezzi cli potenza militare d'un grande stato in genere, non esclusi i mezzi marittimi; poi si viene a trattare del nostro organamento militare, e si investigano le ragioni e gli uffici d'ognuna delle sue parti e se ne chiarisce il congegno e lo accordo. Non si fanno minuti confronti con altri sistemi, o più antichi o stranieri, il discorrere dèi quali è serbato alla storia e alla geografia.' Giova sovvenire allo studio colle dimostrazioni grafiche e coi prospetti sinottici p~riscolpit· bene nell e menti dei discepoli la composizione e partizione dello stato niilitare. Allo incontro non è caso d'ingolfarsi in qLtelle q'uestioni onde s'è fatta irta questa parte dell 'arte mil itare, dappoich& fu levata ali' onore di dottrina a parte, come quelle del reclutamento degli ufficiali e sottufficiali, dello avanzamento ecc., dalle quali non è difficile esser tratti R discussioni eccessive e vane . Anche questa organica è una di quelle saputelle che si gonfiano a più non posso per la smRnia di dm·si aria di scienze. La conosciamo abbastanza noi che l'abbiamo vista nascere e tenuta al sacro fonte . Son pochi annt ch'ella era ancora. nulla più che un modesto capitolo primo nei corsi di tattica o arLe mi litare e non avea nome ... ma ciò poco imporla. I tempi le furono propizi, eh scuola superiore di guerra tra noi fece il resto . - Le si diano poche lezioni, perchè si tratta di fare dei sottotenenti (per ora) e mm dei giornalistt o deputRti o ministri . della guerra., pei quali v'è ancor tempo lungo e lunga scala. 4). ·rfrmi . - Compr.endo sotto questo titolo lo studio delle armi di cui ora fanno uso ia fanter ia, la cavalleria e l'artiglieri a, con tutto ciò che alle armi stesse appartiene. Si dovrebbe procédere, a parer mio , -nel modo seguente: a) per tutte e tre le armi: (1° periodo del corso) istruzione tecnica, a modo d'introduzione, sul!o armamento degli eserciti ai giorni nostri, rapido esame dei diversi sistemi, fondato, per quanto concerne le armi da gitto, sopra nozioni generali del tiro; studio-
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della fattura, struttura, nomenclatura e proprietà delle singole armi usate da noi e dei loro accessori (sul vero); b) per ciascuna delle tre armi (2° periodo del corso): studio pRrticolare delle proprie anni e munizioni, del loro governo, del loro uso. Questa parte si collega intimrtmente co lla relativa pratica, . vale a dire col maneggio e co l tiro; e qui avrebbe il suo posto la istruzione tecnica del tiro, minutamente trattata per ciascun arme, secondo che prescrivono i relat i,, i regolamenti. 5). Tattica. -Qui prima di tutto vorrei un qtiadro dellaguerm e dei suoi atti, e vorrei si facesse toccar con mano ai discepoli chè sia preparazione e chè condotta della guerra. Si verrebbe a dire che cosa si intenda per st1·ategià e che cosa per logistica, ma nel modo più piano, senza impelagarsi in distillate definizioni e di-' stinzioni . Ch i ci abbia gar bo e sappia scolpir bene le idee con quattro parole alla buona e quattro segnacci, potrà arrischiarsi a buttar là, nel discorrere dello svolgimento della guerra, quei pochi concetti che sono il fondamento della strategìa, con quelle loro voci d' uso comune, senza di chè f avrebbero inciampi ogni tanto, non solo nella storia e geografia mili tare, ma anche nella tattica. Non v'è bisogno di sfoderar le teoriche.di J omini , di Bii.low, dell' Arciduca Cado 1 per fa r cap ire a giovani già rotti allo studio che cosa siano basi, linee, fronti, obbietti'VÌ strategici, ecc. Mi pare che tali nozioni stiano megl io qui a capo dell'arte del combattere che sole, come do ttrina a parte, o alla testa della storia militare, ove ad ogni modo converrebbe porle se non fossero altrove. Notate che mentre diciamo al discepolo come si combatte, mettendogli il combattimento dinanzi come un fatto isolato, egli rumina nel suo cervello: ma perchè, ma quando, ma do,,e si combatte? Ch'ei sappia come stia il combattere nel. guerreggiare mi par dunque ragionevole e buono. Venemo poi alla tattica·.propriamente eletta. Ma ·per carità, non costringiamo il giovane ad inghiottire e rivomitare lunghe, sottili, noiose disquisizioni sulla tattica del fuoco e la tattica dell'urto, sulla disciplina del fuoco, sul· tiro alle corte o alle ltl'.lghe distanze, spicciolato o a massa, sugli atti frontali e. gli atti avvolgenti, cose tutte che con poche semplicissime parole si rendono evidentissime a chi abbia oncia di buon senso. Non tanto scialo di generali tà e teorie,.
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non tanta solennità di scùmza, non tanto germanismo. Nei libri tedeschi v'è del buono molto_:_ chi vorrebbe negarlo? - ma talvolta. vi si t.rova anche qualche buona libbra di superfluità, cli vaniloquio, di" nebbia dottrinale. Che cosa direste, per esempi0, d'unoche si stillasse il cervel lo, e lo torturasse a voi, per definirvi e dimostrarvi the cosa sia vittoria, e poi altrettanto per definirvi e dimostrarvi che cosa sia sconfitta? Bastino dunque poche regole e chiare, confortale da esempi storici bene scelti e accertati e fedelmente esposti; si abbondi invece nello studio del terreno e nelle applicazioni. Vi si adoperino piante , plastiche e carte a grande scala ; vi si adoperi la manovra sulla carta, sciolta da quei perditempo che spesso la opprimono nelleconferenze di presidio, fatta cioè come si conviene perchè dia Lutto quell'utile che può. Oltre al combattimento, che comprende lo studio, la occupazione~ la r icogn.izione, l'attacco e la difesa delle posizioni, la ta.Uica abbraccierà anche tutti gli altri atti di guerra, che si possono riassumere così: sicurezza di stazione e di marcia; informazione ed esplorazione; tò!Le; scòrte; scorrerie; guerra di montagna; guerra di fortezza; guerra di partito. Le suceederà la logistica colle marcie e le· stazioni (alloggiamenti e accampamenti), i trasporti per terra e per acqua, il servizio delle retrovie, la occupazione e custodia dei paesi conquistati, e poi un'appendice delle tregue, In sostanza sotto il nome di Tattica faccio passare tutto ciò che nelle nostre v.ecchie scuole militari andava sotto quello d'A,l'ie Milita1·e, con qLiesta differenza però che quanto si riferisce al combattimento sarebbe riunito tullo assieme, come oggi si costuma (e non sparpagliato come pÌ·ima tra una lezione che trattava delle· battaglie, o semplicemente degli ordini. da battaglia, un altra che discorreva degli attacchi, una terza che portava per titolo Attdw> ~ Difesa di località, con suddivisioni di villaggi, boschi, alture, ecc., e un poco nel capitolo degli avamposti, e via dicendo) e avrebbe il primato assoluto sopra tutte le altre parti che ho eletto di sopra~ Così ordinata, la tattica rispond,erebbe alla domanda: Come si combatte? e all'altra: Perchè, quando, dove si combatte? Non so dar torto allo scrittore o al maestro che sorvolando a, tutte quelle sbarre faticose per le quali si distinguono, per semplice-
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ragione dottrinale, la strategìa, la tattica {grande e piccola), !a l.ogistica, la éastrametazione, il servizio cli guerra o di campo, mttlola il suo libro o il suo corso Della giierm. E tale insomma è il significato convenzionale ch'io intendo dare a quel vecchio nome Tattica, limitandolo però agli atti esecut~vi, a quello che i Tedeschi chiamano 'Truppenverwendii11,g ( uso delle truppe) e lasctando intatta l'azione direttiva, quello che i Tedeschi dicono Truppen{iihrung (condoua delle truppe).. Non credo: affatto necessàrio tripartire la tattica nel secondo periodo del corso,. cioè fare una tattica a parte per la cavalleria e l'ar.tiglieria, in quanto che le regole particolari tattiche per quelle due armi non sono così gran cosa da offrire materia sufficiente per un corso separato, o eccessiva pel comune bisogno delle tre armi, nè pur son tali da doversene o potersene fare dei segreti cli mestiere: Bensì converrà regolare le applicazioni in maniera che gli alunni , destinati alla cavalleria e all'artiglieria si esercitino di proposito in quanto s'apparlien.e all'arme loro; il che è ovvio. 6). Ingegneriçi. - Si principia con una esposizione ge~erale degli offici della ingegneria militare in pace e in guerra, sia per difesa, sia per offesa, distinguendo ciò che spetta al genio da quello cui posson6 i1astare le truppe combattenti. Ne emergono i rapporti · dell'arte Ìngegneresca colla stralegìa, colla Lattica, colla logistica, e la sua dipendenza dalle armi che s'adoperano. E tutto ciò pure si può dire e far capir bene senza montai'e sui trampoli della scienza trac;cendente, senza lanciarsi a voli subli mi sù verso la punta della gran piramide dello scibile; anzi andando per la piana s'avrà il vanta.o-aio di dui·ar meno fatica maestro e scolari, e intendersi molto· ~D 1· più presto e molto meglio. Le ragioni utili, specialmente eI queste cose così materiali, stanno basse basse; a pQchissima distanza da teri'a, sì che ci s'arriva facilmente senza pigliar le. ali dell'aquila, che portano troppo troppo alto e a moltissimi non s'attagliano . E sia pllre ripetizione questo che ora dico, chè non la credo oziosa a questi tempi, per quel motivo ch e accennai prima nél discorrere delle condizioni cui deve adattarsi oggi l'educazione. Poi si tratta delle opere improvvise, campali, occasi on ali, sia per creare od accrescere difese, sia per aprire o chiuder passi, vie, compreso lo studio dei.materiali da ponte e del loro uso, delle mine,
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del guastare e racconciar le ferrovie. Quivi pure entra lo a~setto a difesa.dei luoghi, qualunque siano, che ha tanta parte così nella fortificazione come nella tattica dei nostri tempi. Non si ricorre indietro a cercar quello che si faceva in passato e che oggi non è più ammissibile; ci si contenta di ciò che si fa e si può fare oggi. Il vecchio alla sforia. · Succede la. fortificazione stabile e quella ·che si dice m,ista, quali oggi sono, quali si trovano nelle fortezze che meri L.ano l'onore dell'assedio, e per ultimo lo studio delle opere ossidionali. A questo punto si rappiglia lo studio delle armi, per quanto concerne le artiglierie e le altre materie per la difesa e l'attacco delle fortezze. Utile in questa partita molto più dello scritto il disegno, utilissimi i modelli plastici, più ancora il vero. Sono cose che, viste ed esaminate una volta, non si dimentic1;1no. 7) . Arnrniniswazione. - Una idea generale dell'amministrazione militare, dei suoi òrgani e loro còmpiti, un quadro del nostro sislema amministrativo militare, col sussidio di tavole sinoLLicbe. Dell'amministrazione del reggimento in particolare. Studio pt:atico della contabilità di compagnia e di distaccamento. Delle requisizioni e dei rapporti colle autorità civili per fatti annninistrativi. Delie quali tit e prezzi dei generi alimentari nelle varie parti d'Itiilia. 8). Sto1·ia ..- Lasciai spoglie della loro parte storica le precedenti dottrine, per raccogl iere in un sol corpo tutta la storia delle istituzioni ed arti militari insieme con quella delle guerre. Ciò mi · · par meglio che spicciolar la storia qua e là o dar pretesto a ripetizioni, che spesso generano contraclizioni e sempre spreco cli tempo. Mi vi induce la esperienza. E non Ib.i dà pensiero che la storia di questa o quella partila tecnica, come l'artiglieria e la fortificazione, non sia trattata, in una scuola come quella di cui ora parlo, dai maestri di quell.e materie, perchè mi giova supporre capace di trattarla·.per sommi capi e brevemente, come qui si conviene, quello ufficiale, a qualunque arme egli appartenga, che sia chiamato a insegnare tutta la storia mil!Lai·e. Dunque in questa parte troveranno i discepoli.la genesi storica e razionale delle arti di milizia e di guerra che studieranl)o divise. Un solo metodo conosco per trattar la storia militare, quello cioè ~be, per quanto so , fu sempre seguito; vale a dire: distinguere
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çronologicamente i tempi (età) o periodi dello svolgimento dell'arte bellica; in ciascuno cli quelli accentrare lo studio nel popolo o nei popoli, nel capitano o nei capitani che in esso prevalsero, studiarne i caratteri a paragone di quelli delle altre genti e degli altri duci meno fortunati (donde il carattere dell'età), le armi, le disci,pline, le arti, le gesta; o~servarè il' trapasso da un.periodo all'altro e .investigarne le ragioni; allargarsi ed approfondirsi sempre più nello avvicinarsi al presente; tenere il dovuto conto di, tutti gli elementi storici estranei alla mii izia che influirono sulle vicende dei popoli, sull'incl~le degli uomini e sullo sviluppo dell'arte militare, e perciò non trascurare cli segnare i punti di cOnLatto tra la storia militare e ta storia generale. ~fa nel seguire questo melodo tanto sperimentato CO'llvien guardarsi da certi errori non meno provati, qua.li sarebbero il dilungarsi troppo nell e antiche cose, · lo ingolfarsi troppo nei fatti o il toccarli appena appena, che nòn sarà errore purtuttavia quando ai più importanti dei diversi periodi diasi quel risalto ch'è loro dovuto. Poco imparano i giovani qa certi abbozzi sfomati, affogati da un diluvio cli ragionamenti, che lroppo spesso sono ripetizioni di . ripetizioni ecl hanno corpo microscopico solto la gran veste magistrale. Le inenti giovanili han sete di racconti e non si appagano di sole dissertazioni. Fatti e ragioni dun1ue, con giusta misura, dipingere e discorrere. Ma la storia militare, a questo punto della militare educazione, non potendo essere che una rapida scorsa, rimane semplice materia d'erudizione. L'insegnamento di immecliata e veramente efficace utilità è serbato agli esempi.storici .onde si abbelliscono le dottrine prima delle, e più particolarmente la tattica.J quali in sostanza han posto qua e là, e possono es~er narrat i e discussi in due o tre partite diverse da due o tre di rnrsi maestri. Atten t.i alle contra:dizioni l 9). Geografia. - Abbiamo già un ·substralo di cognizioni di geografia fisica e politica e cli statistica dalla istruzione comune; abbiamo pure dalla introduzione alla tattica un'idea generale cli ciò che debba essere a' di no5.tri un perfetto stato rnilitare. Possiamo dunque cominciare subito lo esame degli elementi di potenza mi litare e i'uaritlima dei singoli . Stati, e .più particolarmente clei maggiori di Eurnpa. Di ciascuno studieremo ·1e
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milizie, le armi, i navigli, le ferrovie, le difese frontiere ed interne. gli istituti di preparazione e rifornimento, i caratteri militari, tutto, insomma che vale a dar la giusta misura della possa difensiva ed offensiva di quello, con' ri~rnardo Ialle sue condizioni 0aeoo-rafiche e politiche e sociali, e del suo peso nella bilancia militare. Si capisce anche qui la necessità dello accordo tra la geografia e la» storia, pe1~ la solita ragione di evitare ripetizioni superflue e contradizioni, essendochè i discepoli non sono ancora in grado di farsi un opinione propria tra due contrasttmti. Ma neppure qui vuolsi uno studio minuto di instituzioni e paesi, come se quei giovani allo uscir della ·scuola dovessero imbastire guerre, e comandare eserciti, o per lo meno dar lezioni di storia e scienza bellica. Pèr ora si tratta soltanto di gettare le fondamenta d'una sana e robusta co ltura militare. Né si affatichi la memoria degii alunni collo imporle un gran carico di nomi e numeri, che, come sapp iamo, non sopravvivono all'esame e lasciano spiaceyole ricordo e nausea della dottrina cui si riferiscono. ~O). 1'opogrnfia. - Quello che ora. si Ja per la topografia nelle scuole militari non mi pare nè poco né troppo, considerato lo scopo cui si mira, cioè che l'ullìciale capisca qualunque carta, e sappia ritrarre e rappresentare iI terreno speditamente e bene, in modo cioè che altri lo capisca alla bella prima. Nella scuo la di cui discorro non si può voler di più. H). Lettere. - Continua l'istruzione letteraria per via di frequenti letture e composizioni, e si volge più particolarmente agli argomenti militari d'ogni genere, cui insegna a traLtare con !in·· guaggio puro qlranto più possibile, ma bene appropriato e intelligibile per tutti e con istile degno, conciso e chiaro. Si leggono e si correggono pubblicamente gli scritti ora di questo ora di quello, e il maestro ne approfitta per rammentare le regole grammaticali e retoriche. Anche il francese v'ha la sua parte. 1 12). Le pnrliche sa1·anno: ginnastica, scherma cli spada e sci,abola, tiro col fucile e colla pistola (esercizi di prima importanza tutti e tre) equitazione, scuola del soldato, del plotone, della compagnia, del battaglione per tutti nel primo pei·iodo del corso istru. ' z1oni speciali nel secondo periodo per gli alunni destinali alla cavalleria e all'artiglieria, maneggio delle artiglierie da campo e da fortezza e lavori da zappatori per tutti·. V
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Ho delinealo oosì un programma d'istruzione strettamente professiona:le, praLiC<t, intesa ad uno scopo netto, far buoni ùfficiali per· le tre armi'combattenLi, brutalmente militare dirà taluno, ricisamenteavverso allo spirito scientifico e sintetico di questi tempi. Vi si scorgerà un segno cli quel nuovo praLicismo che oggi, per opera, si dice, dei Prussiani, predomina nella milizia. « È noto » scriveva non ha ·guarì un ufficiale tedesco nei ,Neiie· milì-iéil'ische Bldttel' « come in tutti i rami della umana attività. si « lavori oggi con iscopo materiale, diretto, immediato; la direzione·· <<scientifica.o artistica che, specia lmente alla melù di questo secolo, « governava il movimento intellettuale in Alemagna, perde terreno · .« ogni cli più, e le succeda un nudo, arido, brutale utilismo. Il « quale non sola111enl.e regna sovrano in ciò che è di sua propria « spettanza. cioè nel commercio e nella industria, ma comincia a « far sentire la sua intluenza perniciosa e dispotica nell'arte, nella « scienza, nella educazione, nello insegnamento, negli usi e nei « costumi. - Non rim1~ iangeremo il tempo in cni il pensiero ger<t. manico si levava sopra le purnle, sino a meritarsi il nome cli « primi pensatori e nllimi pratici del mondo. Ma ora che seguiamo « una via affatto opposta, dove andiamo? Benchè i principii siano « sLati feliof, oggi lo vediamo tutti ·dove si va .......... \< Sarebbe certamente molto strano che l'esec·cilo non si risen« tissé di tal condizione intellettuale e morale della società in cui « vive e cli cui è parte. Non pochi dei nostri compagni hanno ere- . « cluLo che dall'ultima campagna si dovesse dedune In conseguenza. « che ~ulti i nostri studi e lavori debbono intendere a ciò che può « avere applicazione diretta, pratica, immediata, palpabile. Ma già · « i risultati li obbligano a confessare apertamente che quella con« seguenza è un grave errore; che noj, col trascurare e rimuovere« tutto quanto inalza e nobilita il sentimento, collo abbandonare e \~ sprezzare ogni ideale, danneggiamo ancl'~e la nostra istruzione tee« nica, togliendo splendore al nostro stato. - Coloro che sosten« gono, come assioma, che il sapere e il praticare quanto conten« gono i regolamenti militari . può e deve bastare ad appagar la « mente, provano di averla scarsa o sviala. -L'ufficiale cli ingegno, « (e ne se trovano anche fuori dell'accademia e dello stato maggiore), « se cade in una picc~la guarnigione, s'adatta talvolta a limitare··
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« tutta la sua attività fisica e intellettuale alla ·istruzione dei soldati ·« e alle minuzie del servizio; questa rassegnazione col tempo di« viene abiLu,dine; e cessate quelle condizioni che la. motivarono, · « la intelligenza ha preso una falsa piega, la socievolezza ·è perduta « in gran parte e s'è deturpata con rigidezze e nudità che cluran « tulta la vita. Solamente col contatto intellettuale, colla dimesti« chezza coi grandi testimoni del potere dell'umano ingegno nei « secoli passati e nel presente, l'ufficiale,.senza punto trascura.re i « suoi doveri e la su,1 istruzione speciale, può conseguire quella « freschezza, libertà ed elasticità cli spirito, senza di chè un corpo ·-~< di ufficiali, instrutti in una sola materia, prenderebbe l'aspetto « d'una società di artigiani. - Per quanto i doveri del nostro stato « ci pre~dan tempo ecl esigano attività, p_erquanto abbiamo da pen« sarealla soluzione di prob lemi tecnici, attinenti direttamente alla ·« nostra professione, tuttavia ci rima11 sempre qualche ora libera « per acquistar cognizioni le quali, sebbene non ne vediamo l'ap« plicazione nei servizi cli guarnigione o nei le manovre autunnali, ·« servono di ·schermo al nostrn intelletto contro la strettezza e la « esclusività dello specialismo ». Onon si direbb~ che siamo alla vigilia di veder risuscitati i condottieri, i lanzi, i raitri? Io non so figurarmelo. O non è lo spiri to di ,questo secolo precisamente una garanzia che quello esclusivismo soldatesco, se pur può nascere, non può du l'are? Onon vediamo invece Jo scientificismo irrompere nel campo delle dotLrine militari, abbatterne le barriere e introdurvi un po' d'ogni cosa, tanwche ci vediamo ,costretti a spianargli le armi contro? O forse lo scibile militare non offre oggi di per se stesso un immenso agone svariatissimo ove possono scarrierare a piacer loro i più grandi e poderosi e versatili ingegni, senza perdere nè la freschezza, nè In. libertà, nè la elasti"cità? E se loro non basta, chi chiude loro i cancelli? L'ufficiale che vL1ol fare il suo dovere, sin ch'egli è nei gradi inferiori, sia nelle piccole sia nelle grancli guarnigioni, difficilmente .può trovar tempo per istucli e lavori estranei, non dico già alla sua professione, ma persino al suo servizio quotidiano ; purtuttavia, se veramente lo voglia, lo troverà, quantunque la scuola militare e la militare soci'3là non abbiano assunto tra i loro còmpiti di preparare -~ aiutare in lui il lenerato, il filosofo, lo storico, il matematico, il
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meccanico, il pitLore o che so io, nel tempo stesso che il soldato. Quegli che si contenta di fare il suo dovere militare, oggi che questo, vuol tempo e studi e cure tanto più che in passato, molto probabilmente farebbe lo stesso se fossero continuati sino ad oggi quei tempi che l'ufficiale tedesco dice di non voler rimpiangere. Ad ogni modo, siccome non voglio dar pretesto a taccia di troppo corte vedute e di proclività a barbarie (chi sa.?), farò osservare che in quei tre anni di scuola quelle dottrine e pratiche pu-· ramente militari che accennai, trattate in quel modo che dissi, quantunque siano largamente svolte, secondo la relativa importanza~ loro, lascieranno tempo a chi voglia estendere ì suoi studi nei domini depe lettere, delle scienze e delle arti, il che·potrà es~ere agevolato con lezioni speciali, anche obbligatorie, se così vuolsi. E vi saranno mesi cli vacanze che gl i alunni più studiosi (quelli cioè·che poi riusciranno ufficiali aman Li dello studio e degni del plauso dello scrittore della N. lVI. B. e del nostro) non vorranno perder nell'ozio e nei passatempi inutili. Avviato ed assuefallo oramai allo· esercizio della n1enle, il giovane salirà sin dove vnole coi filosofi e gli scienziati - libri e maestri non gli mancheranno - e farà tesoro a piacer suo anche di quelle ideone e di quei paroloni che· non trovò r\.el corso militare; chè buon prò gli facciano! oppure s'affiaterà coi pittori, cogli scultori ecc. Nessuno glielo impedirà. MR che debba portarcelo la scuola militare, In, quale deve e vuole far dei soldat-i, nessuno può pretenderlo. Il militare come· lo si vuole oggi è un ci uadino molto utile. La scuola c.he abbia per unico scopo di insegnare a fai· bene i l militare è dunque per ciò solo uno istituto altamente ci vile. Ho detto vacnnze: sessanta giorni soltanto, luglio agosto. In giugno gli esami, in settembre esercizi mi litari. Negli altri otto mesi 2 o 3 lezioni al giorno (di materi e mi litari) di un'ora o un'ora .e mezzo l' una, 3 o 4 ore in tutto; altrettanto di studio; un paio d'ore almeno di e3ercizi ginnastici o militari ogni giorno . I libri di testo sarebbero proposti o compilati dai maestri e approvati dal direttore; i lavori per iscritto degli aìunni, correda ti degli opportuni disegni, consisterebbero piuttosto in soluzioni di temi dati dagli insegnanti.che in esposizion i teoriche . Ca01.po libero, s'intende, per g.l i studi di soprappiù ~i maestri rispettivi, purch è non togliessero ·
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al che avrebbesi compenso nel tralasciare quelle di 2° anno ch'essi già conoscono. Ciò sare])be conforme allo spiri lo democratico dell'età nostra . A questa scuola pei sottii/ficiali, cui sarebbero ammessi anche quelli del genio , potrebbesi unire un corso di contabilità ed amministrazione militare inteso a :,omministrare gli ufficia li contabil i (un anno cli corso) e gli nfuciali commissari (due anni di corso). Vi si potrebbero ammettere per esame anche giovan i volontari che intendessero intraprendere la caniera dei contabili o commissari. L'intero corso dovrebbe comprendere (,I) oltre la contabilità e la"' am,ministrazione milita1·e, trat!ate, come ragion vuole, colla maggiore larg_hezza, lo studio del " diritto am.niinistrntivo, della çontabilità ed aimninùtra.zione dello Siato, 'della legislazione m,ilitare, del1'organamento dell'esercito i?i pace e in guerra, un esame sommario dello "'slJolgimento clella giierra e dei rapporti dell'amministrazione milita.re coi disegni della strategia e cogli atti dell a. logistica, un breve corso cli geografia statistica, esercizi di lettere italiane e lingua francese, ed un corredo cli nozioni teorico-pratiche sui generi pel vitto, il vestimento e gl i altri bi;;ogni delle truppe, quali sono somministrati da i nostri paesi o d'altro,•e, sui modi d'accertarne la bontà e la quantità, di conservarli, trasportarli, adoperarli . - Ecco dunque una o due scuole speciali. Quanto agli istituti per formar buoni sol.L ufnciali, se vuolsi mantenere il volontariato di un anno e se non voglionsi prendere quelle radicali e benefiche disposizioni per lo avven ire dei sottufficiali, cui accennò il signor Gambetta in un recente discorso, io li credo più che necessari. Ebbi già occasione più d'una volta di trai.tare tale importantissimo argomen to, e quantunque io non sia di coloro ~he pretendono alla immutabilità delle idee, pur non veggo motivo a dipartirmi da quelle che espressi allora. Nè pur mi parrebbe motivo sufficiente la soppressione di quel privilegio cui combatte il deputato di Belleville, semprecbè non si assicurasse ai sottufficiali, come egli dice, una posizione sociale degna, agiata, migliorabile dopo un certo numero cli anni di grado . Perchè non so persuadermi che
il_tempo alle doll rine profe:,sionali. Il profitto dei qiscepoli si giltd1cherebbe nel progresso dell'anno scolastico da i lavori e dalle ri. sposte loro, anzichè mediante esperimenti riassuntivi a momento prefisso, che disturbano lo svolgimen to delle dottrine e rompono a mezzo il lavorio della mente. Gli esami a fi n d'anno per incitamento agli alunni ed ai maestri altrettanto che per accertare la idoneità dei primi a progredire. Tale giudizio non si può lasciare ·all'arb itrio degli insegnanti, bensì devesi tener mo lto conto dei loro pareri che sono fondati sulla conoscenza dei giovani e sugli sperimenti fatti della assiduità. e capacità loro nel corso dell'anno . Per ultimo non si ammetterebbero tra gli ufficiali di cavalleria, al caratlere prop rio d.i quest'arme, se non quei ~aioper .riguardo . vam che v1 avessero perfeU.a altitudine fisica e morale. Il che s'è deLto sempre, ma non si è sempre fatto . Passo alle scuo le militari speciali. V'è egli bisogno d'una ·scuola a parte pei sottufficiali aspiranti allo avanzamento ad ufficiali?-1\on esito a rispondere sì, perchè l'interesse dell'esercito e lo spirito di quest'età democratica non permettono di esciudere- i sottufficiali dallo avauzamento al grado · d'ufficiale (per nostra fortuna!), mentre poi non è con veniente mandare giovani fatti, forse anche uomini alquanto maturi, già graduati, a scuola insieme con ragazzi o giovanetti, e per di più freschi di studio. Bensì non veggo ragione a parer mio sufficiente perché il corso professionale non dovesse avere la medesima estensione per il sottufficiale come per l'alunno della scuola che chiamasi . delle T1·e Armi, cosicché dovessimo poi avere di fatto due categorie d'uffic iali, l'una più ricca cli mililiJre istruzione e l'altra meno . SoltanLo, avendo giìL i sottufficiali cognizione bastante teorica e pratica di alcune materie di quel co rso , potrebbe questo essere ristretto, come lo è ora di fa tto (ma nun per quel solo o principale moti vo) a due soli anni. Cesserebbe il bisogno d'una scuola a parte pei sotluf/ìciali quando la scuola del le tre armi fosse gratuita, e gli alunni vi si ammettessero soltanto dopo compiuti i 18 anni, quindi co me soldati, e il corso fosse regolato in guisa che i sottu fnciali potessero essere ammessi al 2° anno, fosse pure col ripiego di qualche lezione partico_,fare per loro per quelle ma terie del 11° anno che loro fossero nuove,
~Il L'asterisco (') indica quelle materie che apparterrebbero al secondo anno del cor so poi commissari e non sarebbero quindi comprese nel corso pei contabili. i"
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in questo mondo d'oggi il reggimento possa fare e conservare per un tempo discreto quei tanti sottufficiali che gli abbisognano; perché da un lato il breve tirocinio obbligatorio di tre anni e men0 e le lusinghe esterne e dall'altro il gravame del servizio del sottufficiale hanno gran potenza avversa alla costituzione e conservazione dei quadri di bassa sfera. Io sono dunque di opinione che sino a tanto che si avranno questi annisti e non si darà al sottufficiale un impiego conveniente, per decoro, stipendio e progresso, in capo a una diecina d'anni di buon servizio (con immenso vantaggio del pubblico - uno di quei tanti impieghi pei quali è molto più adatto un buono ex-s'ergente cbeun mediocre~ men che mediocre avvocato) gioverà avvreistituti appositi, comunque chiamar si vogliano, per la preparazione dei sottufficiali. Ciò posto, il meglio, secondo me, sarebbe una grande scuola militare (specie di reggimento con gros~i quadri pel governo e la istruz ioneì gratuiLa, per giovanetti, con corso d' istr°uzione comune ed istruzione .mi li tare elementare, quale si richiede pei sottufficiali; uscita. a 20 anni compiuti con grado di caporale, caporal maggiore o sergente, secondo la condo tta e capacità, e.on ferma permanente di 5 anni almeno, rinnovabile con premio; 1 passaggio alle scuole speciali per la cavalleria ed artiglieria, a ;f 8 anni, cli quelli che vi abbiano inclinazione ed attitudine; e se non una sola grande scuola, più d'una del genere medesimo . Se questo non garba, viensi alle scuole d'adulti per lo scopo stesso , come sono i nostri battaglioni d'istruzione. Acl ogni modo, tali istituti int~ndendo precipuamente a somministrare sottufficiali alla fanteria appartengono al la categoria delle scuole speciali. Prima però di lasciare questo argomen to dirò che stimo io pure, nello interesse del servizio, preferibili" in generale i.sottufficiali ve. nuti . su da soldati nel reggimento, e quindi non più ragazzi , ed esperti, ecl assuefatti all'esercizio delta autorità ed al peso della r~sponsabi li tà, a quei sergentini usciti di collegiu, i quali sono appena appena abbozzati, hanno da matura1·e, non si sa bene che cosa r'Ìllsciranno , e spesso non· ispiegano carattere e Mn si afformano nel loro grado se non che in capo a qualche anno. Accetto questi ultimi, piacemi ripeterlo, perchè non bo fede che di quei primi, nelle condizioni presenti , possiamo averne se non pochi, da non essere certi cli poter tenere a numero i quadri. D'altra parte poi debbo
anche dire che si contano già a centinaia gli alunni dei riparti di istruzione divenuti ottimi sottufficiali dopo qualche tempo (anche brevissimo) di pratica, talchè i reggimenti dovrebbero compiacersene, se non foss.e ·che quei bravi giovani sono genera.lm,3nti travagliati , come conseguenza di peccato originale, per così dire, dalla febbre di divenire ufficiali, che non s'appiglia o non è tanto acuta nei sottufficiali venuti su nel reggimento . La utilità, se non precisamente la necessità. d'una scuola citi, fanteria (come quella che abbiamo a Pal'ma) non può esser messa in dubbio in tempi d'esperienze e cambiamenti in fotto d'armi di tiro e d'altre cose appartenenti 'all'addestramento della milizia p~clestre. E quando la scuola c'è, si trova comodo di addossarle qualcos'altro, cui non si sa trovar posto migliore, se~bene non corrisponda forse . nè al carattere nè pure al nome di quello istituto, come facciamo noi del corso prepara tivo alla scuola di guerra e della scuola di contabilità. Ma a cose ferme, allorchè tutto è bene incamminato nei reggimenti, e le scuole ovè' si formano gli ufficiali e i sottufficiali ·hanno il loro buon corso regolare teorico e pratico delle armi, del tiro e dei lavori di campo, il dutJbio è lecito circa l'utilità di un'altra · scuola, cu i scopo principale sia trattare cli tali cose. Si domanda ~llora se sia1 proprio il caso di recar disturbo ai corpi -e aggravare 11 servizio dei loro ufficiali una buona parte dell'anno col chiamarne un certo numero ad una istruzione o ripetizione che, se pur fosse veramente necessaria, potrebbe esser fatta nei presidii con eguale pro fitto, benchè talvolta da professori di minor levata. Yiensi quindi a considerare la convenienza di una scuola temporanea d'armi e tiro nei momenti di novazione, che , per quanto possiamo essere amanti del progresso, dobbiamo desiderare meno frequent i che sia possibile; e l'altra di aftìdare al ,genio.-la istl'Uzione dei graduati per gli zappatori di fan teria e cavalleria, qualora non si credesse da senno cbe potessero bastarvi le scuole mili tari inferiori (o riparti d'istruzione) e i reggimenti. · Si può riguardare la scuola di fanteria anche sotto un altro aspetto, cioè co1p.e uno di quei serbatoi di ufficiali di <mi abb iamo bisogr.io per poter rispondere alle esigenze del grande assetto da guerra. Ma questo riguarclo non regge, perchè a soddisfare quel bisogno vi sono tanti altri modi.
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All'opposto, affatto indiscutibile ritengo la uti lità d'una scuola di cavalleria per compiere lo addestramento degli ufficiali novelli cli quell'arme e somministrare buoni sottuffiz iali e istruttori di equiLazione e di scherma ai reggimenti . Così pure non può cader dubbio che il sottufficiale di cavalleria debba essere non meno istruito cli quello di fanteria, sia ch'ei venga alla scu.ola volontario, sia che vi faccia pa ssaggio da un'altra scuola militare. Può bensì clarsi nell?, cavalleria che un giovane abbia così spiccata attitudine al servizio di quell'arme da dovergli aprire la carriera di sottufficiale; nello interesse del servizio stesso , quantunque ei sia debole i11olto in quanto concerne la educazione dell' intelletto. È il caso delle così dette specialità, e lo si ritrova anche nelle altre armi, e specialmente nei sottufficiali formati nei reggimenti. Scuola speciale per eccellenza quella di artiglieria e genio . I suoi còrnpiti sarebbero : · 1 °) _dar gli ufficiali al geni o; 2°) dare all'artiglieria gli ufficiali tecnici; 3°) completare la istruzi one tecnica degli nfficiaJi d'artiglieria provenienti dalla scuola comune clell e tre armi. Io suppongo, come si vede, l'artiglieria divisa in due rami, tecnico e tattico, al primo dei quali appartengono gli ufficiali ecl altri per le fabbriche e i magazz ini (stabilimenti), le palestra- balistiche (poligoni) e le direzioni, costruttori, custodi, direttori, tutti coloro insomma che preparano, conservano, dispongono, distribuiscono i materiali che gli ufficiali e soldati combattenli (secondo ramo) debbono adoperare. Suppongo quindi due carriere distinte, non però separate in modo che dall'una non si po$sa passare all'altra, semprechè vi siano validi motivi cli inclinazione e attitudine, che l'interesse del servizio lo richieda. Non en tro nei particolari; non è qni il caso , nè a me s'aspetta; ma la cosa mi par possibile, seb bene all'atto pratico_possa incontrare difficoltà .non lievi. Conscio della mia incompetenza rispetto alla dottrina tecnica cli quelle due armi e compreso cli reverenza verso gl i egregi uomini che le illustra.i10 nel nostro paese, non ardi sco forinulare un programma d'istruzione per tale isti tuto . renso bensì che lo si possa ottener~ sommando o fondendo insieme i due clell' Accade1nia m,ilitare e della Sciwlci d'applicazione cl'artiglieria e genio, e fissando l'in-
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tero corso a cinque, forse anche a quattro anni . .Mi basta proporre il quesi to e fare osservare che quelle materie militari del corso delle tre armi le quali non hanno carattere strettamente tec,nico, dovrebbero essere ristreLte a minori proporzioni nel corso speciale d'artiglieria e genio. Tali quelle che chiamai disciplina e leggi , 01·gcinica e tattica, che potrebbero esser riunite in due sole dottrine~ · tali pure le pratiche ginnastiche e tattiche. Anche la stofia e la geografia potrebbero esser tenute in più stretti confini, se ciò fosse conveniente per lasciare maggior agio ad altri studi più importanti per lo scopo cli quel corso: cirmi, ingegneria, topografia invece piglierebbero il sopravvento. Gli ufficiali dell'artiglieria tattica, provenienti dalla scuola delle tre armi, farebbero un corso cli studi complementari alla scuola di cui parlo per acquistare quelle cognizioni tecniche ·vera-niente necessarie che non avessero potuto attingere nel terzo anno dei corso precedente, pel che forse potrebbe bastare , un anno solo . Raccomando all'attenzione delle persone competenti quel vera·mente 11:ecessa1·ie, nel senso che meglio può corrispondere al concetLo ·cl'un'artiglieril}- tattica distinta sì ma però sussidiata sempre da un'artiglieria tee1iica, la quale po trebbe, anzi dovrebbe, avere suoi rappresentanti nei reggimenti da campagna e da fortezza, ed &,i poligoni . Io proporrei pure che si annettessero a quella scuola le batterie e compagnie cl'istrnzione per gli aspiranti al grado di sottufficiale d'artiglieria e clel genio, il che darebbe moclo di esercitare nelle pratiche della loro professione gli ufficiali di cui testè parlavo durante il corso complementare, mentre gioverebbe alla uniformità dell'istruzione speciale cli ciascuna cli quelle due armi. Si avrebbero dunque le seguenti scuole speciali: Scuola pei sottiif(iciali: aspiranti ufficiali delle varie armi, contabii'i e commissari; Scnola di fante1·ia: aspiranti sottufficiali; Sc1iola di cavciUeria: ufficiali novizi e aspiranti sottuf' ficiali; Scnolci d'cirtiglieria e genio:· aspiranti ufficiali tecnici, ufficial i tattici novizi e aspiranti sottufficiali; più, quando necessario, scuole temporanee d'a1·1ni e tiro per le singole armi; '
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e similmente s1Y1wle temporanee per i sottotenenti medici negli , spedali militari principali. Non parlo delle sCllole minori o preparatorie (collegi mili lari) nè . · delle scuole dei corpi. Ay.remmu finalmente un~scuola 1nil,itare·su,periore per quel doppio intento cui fu indirizzata fin dal suo nascere la nost'ra sciwla. di . guerra, cioè somministrare ufficiali di stato maggiore e preparare i più eletti ufficiali d'ogni arme ai maggiori uffici dell'alta milizia. V,i sarebbero ammessi, mediante concorso, tenenti e capitani delle tre armi (non più di 60 per anno) , in determinate proporzioni. U corso sarebbe di 15 o '16 mesi, ma diviso in tre anni, così: ,1° anno: o mesi, dal principio di oLtobre d'un anno alla fine di marzo dell'anno seguente; 2° anno: lo stesso; 3° anno: 3 o 4 mesi, dal principio d'aprile a.Ila fine di giugno o luglio . .Pel rimanente d'ogni anno gli ufficia.li tomerelibero a far servizio ai loro corpi, ma quelli del ·3° anno che fossero designati idonei per lo stato maggiore sarebbero addetti ai comandi delle truppe e ai giudici di campo pel tempo delle manovre. I due primi anni del corso sarebbero destinati agli studi, il terzo alle escur~ioni . Il programma. d'istruzione potrebbe essere questo: 1l O anno. 11). Storia ed arte milita1·e. Studio particolareggiato di alcune delJe principali guerre dei tempi antichi e moderni sino alla metà. di questo secolo, traendone occasione a svolgere i principii della. strategia, della gran tattica, della logistica e dell'economia mili Lare; 2). Geografia militare. - Studio delle presenti condizioni geografico-strategiche e politico-mili Lari delle principali potenze, e specialmente dell'Italia, della Francia, de\l' Austria e della Svizzera: esame delle questioni in Lernazionali non ancora risolute e delle loro possibi li conseguenze politiche e mi litari; 3). Servizio cli stato maqgiore. - Una esposizione dei diversi uffici dello stato maggiore in pace e in guerra e del modo migliore • di adempierli, con particolare svolgimento di quanto s'appartiene alla logistica, specie ai trasporti ferroviari e mari ttimi.
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4). Nozioni di sociologia. - Uno sguardo alle condizioni presenti della società e della civiltà ed al presente stato e indirizzo .delle scienze filosofiche, morali, economiche, sociali, giuristiche: materia d'erudizione, se non necessaria, certo molto utile per uo. mini destinati ad ·uscire dalla folla, tenere alti uffici, trattar forse la penna, sedere in Parla.mento e chi sa che cos'altro!. .. . l'anto per non trovarsi disarmati e igMri affatto dinanzi a chi palleggia quelle cose e ne fa gran casu . E s'accetti pure che là dentro si trovino pre·-cisamente le vere ragioni e le buone regole del governo e dell'amministrazione della milizia. E veggasi di trarne fuori i principii fondamentali del diritto pubblico, del diritto delle genti, nella. loro forma modernissima. Badiamo però di non perdersi tra le astruserie e i vanilòqui. 2° anno . 11): Storia ecl arte militare. Stadio minuto delle ultime guerre; 2} . lstitiizioni militari. - Esame dello stato presente delle istituzion( mili tari nei principali Sta.ti; compresa, s'intende, l'Italia, dei recenti progressi, ·delle qrtistioni ora flagranti e della piega che vanno prendendo gl i studi e le arti mii ilari. Questa è materia di cui un l1ffi9iale di qualche levatura dev'essere padrone. 3). Diplomazia 1nilitare. - Nozioni di dirilLo internazionale e diritto bellico , regole ecl esempi di diplomazia, studio dei negoziati mi litari o politico-mi litari più recenti e dei documenti che ne risultarono, notandone, quando ne sia il caso, gli en't)ri e le omissioni; 4). Bibliogmfia e cartogmfili. - Rapido esame storico-critico della letteratura. mi litare e delle sue opere principali, e così pure della cartografia.. Anche questa è materia d'erudizione non inulile per l'ufficiale che ha nome d'eletto. 3° anno. , Studio di terreno, visita di fortezze e campi di baLLaglia, cam-. pagna logistico-tattica (manovra coi qlrndri). Anche nel corso dei primi due anni si potrà fare qualche esercizio tattico sulla cat·La osul terreno (coi quadri), in alcuni dì festivi. Di materie facoltat,ive la scuola offrirebbe: Lingua tedesca e inglese;
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Stol'ia generale; Matematiche superiori; Scienze fisiche e naturali. Vi sarebbe poi un corso i parte per quegli ufficiali c,he volessero diventare i1igegneri geografi,, per essere ammessi all'istituto topografico mil itare, consistente di matematiche, geodesia, geologia e mineralogia, topografia e disegno topografico, fisica, chimica, meccanica applicata alla geodesia e fotografia. Questo corso potrebbe essere della stessa durata dell'altro e scomparti to nel modo stesso. Nel 3° anno, invece delle escursioni mi litari aHebbe una campagna geodetico-topografica. In quella scuola non vi sarebbero esami cli passaggio da un anno all'altro, ma solamente un esame finale rigoroso, che potrebbe essere fatto dopo le grandi manovre. Lascio intatta l'ardua quistione dei vantaggi cli carriera da concedersi agli ufficiali che superassero quella prova. Non si può toccarla senza sviscerarla, cosa lunga che non ha luogo qui. Se fossimo già. a tal punto da non vedere più altre differenze se non d'età e di grado tra i diversi ordini della gerarch ia militare, ' potremmo arditamente sostituire a quella spinosa quistione questa altra più linda: Se una scuola militare siiperiore sia propriamente necessaria.
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fortuna e di sacrificarsi, come giurarono, pel bene inseparabile della patria e del re. Or bene, quali sqrebbero nella noslra gioventù d'oggi le buone qualità, natural i, tradizionali, abituali, che I' eclucazione dovrebbe coltivare, e quali i difetti ch'ella dovrebbe emendare, e come? Prima il male. Tra le accuse che per lunghissimo tempo ci furono prodigate dagli stranieri, con quella malevolenza verso di noi e quella compiacenza di se stessi che oggimai ci muovono più a riso che a sdegno, primeggiarono, a dirla colle più brevi e crude parole, quelle di pigrizia, perfidia, servilità e codardia. Che in passato, mentre durò quella lunga e tristissima età cli servitù e d'avvi limento ch'è finita ieri appena, non vi fosse nei nostri popo li nemmeno un'ombra di quelle brutture, che sono le stimmate del la schiavitù, non lo dicò io: ma che non fossero nella nostra natura lo mostra il fatto, palese oramai agli octhi di Lutti, che quelle vergogne. anche co là dove furono più visibili, rnno già sparite o vanno dileguandosi rapidamente al soffio della libertà e a mano a mano che s'estende e s'afferma il sentimento dell'uni Lii e dignilà nazionale. Per questa parte P.Ossiamo invero guardare con orgogli o indietro e rallegrarci dell'ess'ere migli9raLi tanto in così poco tempo . Quanto merito v'ha la 1!_1iliziocl Mentre la li bertà rinvigoriva gli animi - e cornei - nelle città, tra le genti aggl,omerate, dov'è maggiore la v.irtù della parola e della sLmnpa, la milizia Li tempeava ed estendeva la santa opera molto più là, tra la gente sparsa, e pers ino ritrosa, delle campagne, sin nei turrùri delle Alpi e del!' estrema Sicilia. Non per questo però è cessato il bisogno dello sprone all'oprare e al perseverare, specialmente in quelle regioni ove il clima è piLt molle e gli uomini sono naturalmente più neghittosi, nè pur quello d'una sana educazione morale e civile che insegni per ogni modo a grand i e piccoli a discernere il bene dal male, a non confondere l'utile coll'onesto, il hbito col licito, a capire dignità e.decoro, e a tali idee conformare gli atti . In tal senso molto operano ed operarono le scuole, moltissimo polrlt fare la pratica stessa della libertà, se ben regolata, . se non infetta di vizi essa medesima, moltissimo sempre quello. stesso benefico istituto cui l'Italia deve già tanto, la mil izia. Perocchè la disciplina militare, qui tra no i, forse più che altrove, ha e)
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Quale è, quale deve essere lo intento dell'educazic,ne oggi in ILalia? Vo rremmo uomini saui, forti, svelti, sinceri , sobri in tutto; vorremmo cittadini colti quanto basta, cioè non saccenti, non presuntuosi , gentili sì ma dignitosi, probi ed onesti anche più che colti e gentili, industri, operosi, perseveranti, concordi almeno nella scrupolosa osservanza dell e leggi, nella rei igi one del dovere, nella devozione alla patria; vorremmo soldali intell igenti , valorosi, disciplinati, capaci di sopportare viri lmente gli oltraggi dell'avversa
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veramente la piit efficace azione correttiva per quanto concerne quei difetti che ho deuo, depri mendo questi e suscitando le opposte virtù . Provveggano gli educatori tutti, compr~si il Governo e il Parlamento che sono cap ifila, affinchè alla pigrizia no_n sottentri l'affarismo, alla perfidia più o meno greca o puni ca la elasticità giudaica o la ruvidità americana, alla servilità abbietta la so-arbatezza o villana, alla pusi llanimità la spavalderia e la ferocia . Dalla perfidia al tradimento il passo è tanto breve che si può dire · .non vi sia stacco. E fummo detti traditori. Ma se le nostre istorie sono ricche di biechi fatt i, non ne son povere quelle delle altre genti. Mettiamovi una pietra sopra, in3piPiamoci dai recenti esempi di lealtà che splendono -nei fosti del nostro risorgimento, addi tiamoli ai giovani e procuriamo che manchi ogn i pretesto a quella ·taccia per l'avvenire. Accor'li sì, ab ili sì, così nei politici come nei civili negozi, ma sinceri e fidi: non lasciarci ino-annare dao-li altri ma non ingannar noi. Abbiamo pure una vecch ia riputazione cli gente permalosa e vendicativa, pronta all'ira, alle male parole, al sangue. Italiano e brigante o assassino per molti sono quasi si nonimi . Sappiamo benissimo noi come siano spropo.:; itati ed ingiusti tali giudizi, ma anche qual fondo di vero vi sia. Conseguenze qua e là del nefando passalo , che debbono sparire. Vi provvederà la buona educazione, ma sarebbe necessario che vi concorresse la legge, la quale, checchè ne pensino· coloro che oggi la volgono sempre più ad estrema mitezza, pur troppo non vi provvede come potrebbe e dovrebbe. Così almeno lo. pensano moltissimi d'ogni colore politico, italianissimi al pari di chiunque siasi. Data necessariamentè colla libertà la stura alle passioni più cupide e basse insieme coi più alti e generosi sentimenti, non era il caso di toglLer la spada alla giusLizia , e darle invece il ramo d'olivo . Se non si corre presto al riparo, poco potrà l'educazione, e i fatti di sangue, commessi ad animo caldo o freddo, alla luce del sole o tra le tenebre, per uno od altro inotivo, cresceranno di numero e passeranno impuniti sotto il gran manto pietoso della. forza irresistibile o di qualche altra nuova teoria di quel genere. Poteva sì la religione coi suoi precetti, le sue promesse, le· sue minaccie, le sue arcane paure, !a sua gran potenza insomma, a cui non isdegnarono piegarsi i più sublimi ingegni, del pari che i V
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più umili , pel corso di tanti secoli. Che cosa è avvenuto, che cosa avviene di questa potenza qui dove pure ella raffrenò e vinse chi ~a quanle mai ire e cupidigie'? Educazione e legge insieme, disciplina ci vile e disciplina mii itare, e qu1tnta scienz,t vagliasi per sopnunmercato, non varranno tutte in una a pareggiare la efficacia della religione contro le passioni, Lauto al credente empie l'anima l'amor di Dio, tanto agli occh i suoi son misera cosa i premi e le pene del mondo a petto a quelli e a queUe di Dio, tanto all'idea del tempo sovrasta nella mente di lui quella della eternità. Ma si grìda scienza! scienza!, come se fosse possibile metterne I.anta nel cervello d'ogni uomo che basti a renderlo tranquillo, saggio, virtuoso, come se bastasse di re all'uomo, qualunque ei siasi, all'uomo volgare: tu devi far questo e non far quest'altro per queste e queste ragioni e perchè ne verrebbero queste e·queste conseguenze. - Perchè io m'adatti a soffrire mentre gli altri godond? .... dice quegli che ba voglia della roba altrui. - Perchè io mi lasci oltraggiare e wverchiare impunemente? .... dice quell'altro d1e fu o si credeoffeso - Perchèaltri goda di quella donna che a. me piace, di quella. cosa che io bramo, di quello oaìcio che dovrehbi esser mio'? .... ecc. - La scienrn un freno al mal fare! .... Forse per alcuni eletti, di buona pasta e cli mite anim9, che possono tuffarvisi a loro talento, che sarebbero probabilmente otti111_e persone a-nche se ignoranti; ma pèi più no. Per taluni fu, è, sarà incentrvo e mezzo a sfogò di malvagie passioni, .a delitti. L'educazione senza la reli gione è guida e freno sì, ma come spesso insufficiente! Se dunc1ue dobbiamo rimaner privi dell'aiuto deUa religione (sia detto qui anco una volta per sempre) non potremo a meno di accorgercene dovunque entri passione. Altri difetti ché di frequente s'incontrano nei nostri popoli sarebbero la leggerezza, la incostanza, la. volubilità, però in grado molto minore che nei nostri vicini di ponente. In ciò la educazione p~lò molto; bensì le sarebbe un form idab ile avversario il malo esempio dall'alto, voglio dire lo spettacolo d1 quei difetti medesimi nel Governo e nel Parlamento - che il nostro buon senso e la nostra ottima amica, la fortuna, ce ne liberino( - Vizio più generale è il malcontento, che trova pure spiegazione, se non iscusa, nel passato, ina per colpa un po' di quello, un po' di questo, molto ~el rapido passaggio dalla servitù alla libertà e delle discordie politiche, mol-
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tissimo della stampa libera, è omai divenuto malattia cronica. Nulla può esservi, nemmeno quella grettezza d'idee e di atti cHe pur da taluni ci si rimprovera (la famosa p.icci!nim,er·ia del!' Alfieri a proposito dei Fiorentini) che abbia aspetto più pigmeo , più misero, di quel ~ontinuo sparlare delle autorità d'ogni ordine e dei loro atti, ora lagn,1,ndosi, ora biasimando; ora imprecando, e non trovandone mai una che ci vada a verso . Per ogni piccola ragione che pos.siamo avere, e che per carità di patria dovremmo forse trascurare, pretendiamo averne dieci e cento, pur di brontolare e lavarsi la bocca cli ciò che altri fa, o dice o pensa. Questo vizio vuol essere combattuto sin dalla prima educazione, mostrandone la scol).venienza e il danno morale, opponendogli ciò ch'ei più merita, lo scherno. Badiamo però che anche il pubblico malcontento ba le sue radici in alto; deriva da irriverenza, la quale a sua volta viene da mg[ governo, cioè o dissennato o debole, o dis~ennato e debole nel tempo stesso. I partiti ne approfittano, la stampa vi soffia dentro, e il male cresce, si dilata, si mantiene e genera quell'altra peste anche peggiore, lo scetticismo. Noi, rinati ieri, così giovani, le conosciamo già per esperienza queste cose, pur troppo. Or dunque nella educazione dei giovani fa d'uopo resistere a quelle maligneinfluenze, reagi re contro di esse e prnparar gli animi a sostenerne e rintuzzarne, se possibile., gli assa.lti. Moltissime accuse su cui il malcontento si fonda, se afferrate e sviséerate, si risolvono in calunnie o in nulla; in molte altre è facile scoprire la esa,rerazione .. ~ ' lebbra malnata che infetta le lingue e le penne e sfugge ai rimedi, vorrei dire al castigo. S'insegni ai giovani a giudicare con ponderazione, con calma, con equità ed esprimere i loro giudizi in modo degno e moderato, e loro si raccomandi tale reui tudine, a confronto, del suo co.ntrario, sì che ne spicèhi il pregio. A quel malcontento si aggrappa un altro malanno tradizionale,. voglio dire il gusto e l'abito della congiura, che prende ·diverse forme in diverse parti d'Italia, secondo le sue origini, o liberalesche, o scheranesche, per eITeUo dove cli .lunghe e crude tirannie, dove di aspre discordie civili , dove di prepotenze religiose o politiche, o simili, insomma di malo assetto e sgoverno secolare e violenzefatte o sofferte, e mira col le segrete associazioni e con atLi fuori legge ad intenti o politici, o sociali, o anche soltanto personali.
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L'Italia seLtentrionale ne dà oggi appena qualche segno quasi invisibile in certe combriccole di barabba, la media invece n'ha dovizia nelle sue società segrete, e la meridionale ne oITrn due troppo famosi saggi nell a wmorra e n~lla mafia. È spirito d'associazione sviato sino a volgerlo al male, che si fa arme del più vergognoso senso, la paura. Ne sono sprazzi quelle·· brune figure di bravacci che qua e là si presentano come tipi del barabba, del becero, del biilo, del vassallo , del giwppo, del picciotto. Ma tal canaglia si trova, sotto altri nomi, anche fuori d'Italia .. Un mostro da conquidersi affatto , tanto è schifoso e infame, è· quel turpiloquio, ributtan te d'oscenità e trivialità, o·nd'è impestato nella più sconcia maniera il linguaggio comune di quasi·tutta Italia, e specialmente delle provincie centra.li, ove si trovano marchesi e conti che non possono aprir bocca sema vomitar bestemmie e sudi-· cerie, come facchini, e scambiano tra loro ridendo, a modo di saluLii e d'augùri, 1~ impertinenze più sbracate e furfantine. Il forestiero che ammira la gentilezza del popo lo fiorentino e la sua melodica parlf1ta, se capisse che roba sgargarizzano quelle bocche!....... . E i giovanetti che fanno a chi le di~e più belle dinanzi a un uditorio di ogni condizione che sghignazza e plauclisce l ...... Le persone per bene, che dovrebbero tutte ndon,erarsi a togliere quella bruttura, veggono, odono e non se ne danno per intese, e se qualcuno ardisce, dico ar<lisce, aprir bocca per ammonire, per sentimento di dignità e civiltà, si trae addosso le baje, gli scherni,. le minacci e e peggio. Ci vuol petto e ghigna da matamoro per osare di .dar su la voce a chi fa quel vituperoso .strazio cli lingua e di decoro, personale e nazionale, e non esser chiamato codino. calabrone e-tutto il resto. Poichè !~1 famigli a non sa, non può, non vuole più ri-· mediarvi, anzi troppo spesso fa il rovescio di ciò che dovrebbe, procuri di rimediarvi la scuola, vi si mettano di proposito e d'ac-· cordo, se possibile, tutte le persone a modo che non patiscono di tremerella, e vi s'adoperi ancora la milizia dal canto suo, più che· sinora non abbia fatto . Veramente in tal une genti nostre il sentimento della dignità personale, in sè e nelle sue man ifesta1. ioni, ha tuttavia gran bisogno di esser rialzato e conetto; e che ciò sia possibi le, ch iunque conosce il nostro esercito, specchio fido della nazione bene educata, non può non esserne persuaso.
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brare una felice condizione, perchè implica· diversità di altitudini e, quindi alliviLà larga e svariala, pure per riguardo alla educazione non è gran fortuna, a motivo delle difficoltà che suscita e della varietà dei mezzi che richiede . Pregio insigne, che tutti ci coosenLono, è lo intelletto sveglio , pronto ed acuto, istrumento polente ed utilissimo per ogni occorrenza. Gli stranieri ci slimano non solo mollo intelligenti ed accorti, ma anche mollo astuti, furbi, cosicchè non di rado si pi gliano soggezione di noi, e s'insospelLiscono. Tale riputazionedi inLelligenza, possiamo dirk', per la maggior parte degli Italiani era ben meritata anche anni addietro, ma oggi lo è più che mai, perocchè questo bel pregio cresce in eslensione e profondità co l diffondersi ed approfondirsi della istruzione e colla pratica della libertà.. Ne fa suo prò la educaiione. In fallo di senno o senso pratico (che per gli effetti sono una stessa cosa) non ln cediamo invero a qualsiasi alt1·0 popolo. Questa opi · nione sbocciala di fresco, l'abbiamo noi e l'hanno già pure gli stranieri . In questo ventennio di vita libera abbiamo mostrato, come dice una sentenza che corre per le bocche e le penne, che siamo capaci sì di dire dell e sciocchezze, ma non di l'ade. Tal senso, tal senno debbonsi coltivare nei giovani, e convien giovarsene come scòrta nella educazione morale e ci,•ile. Dinanzi a loro svaniranno gl i errori, i pregiudizi, le e~agerazioni , le passion i parligiane, lasciando campo libero alla verità e alla giustizia; e per loro virtù non correremo pericolo che degeneri in boriosa presunzione (chauvinisme) quello amor proprio nazionale ch'è pur venuto così rapidamente svolgendosi tra noi cloppoichè riconquistammo la signoria di noi stessi. E questo eziandio, se man tenuto nei confini del giusto, è buona arme per l'educatore. A molti dei nostri popoli, non a lutti, ben si conviene la lode di sobrietà nel mangiare o nel bere; ad altri quella.cli sopporlar cl i buon animo la fai ica; a tuLLi il vani.o della sveltezza e della doci lità alla disciplina mjlitare, di cui noi stessi, considernndo la temperatura morale, politica e sociale di questa etit, restiamo piacevolmente sorpresi. Non a torto si dice e si scri ve cli noi in generale che, al bisogno e per dovere, sappiamosopportarecaldo, freddo, fame e sete. Chi sappia ralersi cli tali qualità può, credo, ollenereda noi, in mo-
Ho nominato la fami glia; ho toccato così un'allra piarra e che piaga I Ah pur troppo uno degli efTelli più sensi bi ii delle nu~;e idee <lei nuovi costumi, è tra noi nn rilassamento crescente dei vincoli di f'am i~lia I La disci?l ina domestica, la religione del foco lare, vanno d1 gran passo dietro alla disciplina civile e alla rcli rrione d!ll_'alt.are, ~he L~l~i vediamo dove son traile. S'è comballul~ per 00 n1 verso I auton.ta sollo qualunque forma; che tale non fosse l'intenzione dei primi campioni e condottieri poco importa; il fa tto è ~he. !a battaglia è già vinta, almeno dove la gente più agglomerata e pm soggella .alla potenza dell'esempio, della parola e della penna·; ed ora ne ve~1~mo le. co~s~guenze. In alcuni strati sociali, specialmente nelle c1tla, la fa1111gl1a, combnttuta da disrrusli discordie cup idigie, ?ngusLie, non più frenale e len ite dalln ~elig/one, minat; dalla s~1an1_a del lusso, del godimenlo, della vita girovaga e spendereccia , dileggiala e vin ta facilmente dal la vaga Venere, sollo le sue nuove e seducenti forme, la famiglia va diventando nn'osteria una sen tina, un luogo di pena, qualcosa che non ha nome. Lo neahi chi ha occhi buoni e non si tappa in un piccolo mondo di elet/ Io neghi se può. Che cosa imparino a casa i ra,.razzi di cento e ce;ito. fr'.m i~l ie di braccianti, artigiani, negozian Li, i mpiegati, po$sidenli e VHl dicendo, a chi non abbia pratica tra quelle mura Io dicono ooui di i gio'.·nali; lo ~ltò dedurre ~alla gazzella dei trib~nali, chi sap;ia · leggerv1. Cert'.l I~ entro. n_on s1 apprende la reverenza alla legge, la padronanza d1 sr., ma s, il culto del denaro, la sele dei 0oodimenti materiali, la sfrenatezza dei desideri mascherate sotto i bei nomi di libe1tà e progresso, clo\'e ancor si Cl'ede che ne valga Ja pena. Dunque soccorra la scuola, con educazione correttrice e moderatrice, e vi conco1:ra pu1·e la u~ilizia., e ne aiutino la santa opern, per quanto possono, 1 gornrnanl1, i legislatori a tulli i buoni cillad ini • d'ogni ordin e. I ~i f; tti. s?pra 1~otati 1101:1~o no comuni a tutti i popoli itali an i, diver,;1 cl orrgin_e, d1 c?!llpos1Z1one, di tradizion i, di costumi. Nèquell i · che ne sono 1nferm1 lo sono tulli nel medesimo grado. Più comun i e più equarn~nte riparli Li sono i pregi di cu i ora dirò, ch e perciò si possono c.ons1dcrar~ come ?arat.t.eristici non di questo o quel popolo ma della 10tera nazione. S1 capisce del resto che la diversità di carallere tra i membri di una stessa famiglia, quantunque po5sa sem-
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COMUNE E MIL ITARE
« contengano come debbono nella scuola, il resto non mi riguarda.. Io son maestro di scuola e non prefetto di collegio» . Questo modo di ragionare è conforme al pensa1:e d'oggi; ognun per sè. l\'Ia se tutti i maestri pensino e facciano a quel modn, la educazione morale e civile si -ridurrà alle lezioni di quel solo che è propriamente incaricato della relati va istruzione, che dovrebbe essere elelLissimo sì, ma potrebbe non essel'lo; e ad ogni modo ciò sarebbe troppo poco. Bisogna che sia ammesso e sancito per ogni modo, che il mandato del maestro, qualunque ei sia, si estende, per do"ere per le()'ae se fa d'uopo, all a educazione morale e civile dei di- · ' ' òt'> scepoli, quanto può;, che la scuola sia posta in grado e tenuta a debito di sovvenire,' come dissi, alla famigl ia. Dove non sia necessario quHll'aiuto, tanto meglio; ciò che più montét è che non manchi dove sia necessario , e che qui vi sia quanto più possibile elìicace. Qo-ai che il p rete è messo al bando dalle scuo le, non v'è più prete~fo a temere o·fingere di temere che la scuola abusi dell'autoritit educativa per interesse di casta. Il padre che dicesse « Voglio es« sere io solo il giudi ce della condotta dei miei figli, e se io non me « ne curo, nessuno !1a da pensarvi » meriterebbe più severo trattamento di quello che non voglia piegarsi all a legge della istruzione obbligatoria1 di cendo « I miei figli debbono essere ignoranti perchè << così mi pare e piace. » Lo aver buoni cittadini, vale adire cittadini bene educati, è interesse superiore d'assai a quello della fam iglia, e la sCL1ola di fronte ai giovanetti rappresenta il co:11un~, l.o Stato, la nazione, la patria. Considerata sotto tale aspetto, 1 suoi diritti allo esercizio amplissimo della educazione, specialmente colà dove la famiglia trascura il dovere suo, o fa anche peggio, sono inoppugnabili. Dop~ ciò non fa meraviglia ch'io esprima il desiderio .di vedere moltiplicati i collegi convittuali, c0Ji1e il'più eroico r1med10 a quella crescente infermiUt sociale che in parte produce lo sfacelo della famiglia e in parte già ne deriva. Nell e scuole militari l'e.ducazione ha tutto ciò che può desiderare al t>aiorno - - d'oo-ai wn , nel nostro presente stato.· e quindi si trova nelle migliori condizioni possibil i. Ella dù infatti frutti eccellenti. Ma non trascuri neppui· là dentro di combattere assiduamente i difetti nazionali e regionali, sui quali troppo di leggieri l'occhio assuefatto
menti di prova seria, tutto quello che si può pretendere da milizie valorose, destre e disciplinat~. Le arti e i modi dell'educazione sono, come tutti sanno, come ragione ed esperienza ci insegnano, l'esempio anzi tutto, i precetti, gli elogi, le riprensioni, i premi, i castighi; condizioni prime la ·durata sufficiente e l'assiduità. Tutte sono adoperabili oa,,i come prima, nei co1witti, dove la efficacia loro è accresciuta da ll:t disci·plina, sicchè quella è maggiore ove questa è più stretta e forter e da ciò il vantaggio della milizia; non tulle in ugual grado nelle scuole ove i giovani stanno a studio soltanto, se la famiglia e il comune non sovven gano per quell'uopo alla scuola. Edl.lcatori sono tulli i maestri, coi rettori a capo, e nella milizia gli ufficiali tutti, ma prin·cipalmente i comandanti dell e compagnie e dei reggimenti . È dunque necessario prima di tutto che la condotta del maestro, dell'educatore, come uomo, come cittadino, come soldato nell'eser. cito, sia esemplare, cosicchè egli possa dire ai o0 'iovarii « Specchia. tevi in me» e non debba dire invece« Badate rt quello che dico e non a quello che faccio». Si accemiino, specialmente da coloro cui è commessa la istruzione morale e disciplinare, si accennino spesso colle più schiette parole i difetti più comuni, quell i che sono propri tlella nazione e del popolo cui gli educ,indi appartengono, se ne fc:icc~ano toccare e ritoccare le brutture e leconseguenze, e vi si ritorni semprechè se ne offra il destro, per qualche fatto che avvenga in paese o sia riferito dai 'giornali, o per qua.lche mancanza -che alcuno degli educandi ste$Si commetta. Non si lasci sfuggire occasione a correz ione, a biasimo, a lode nel contegno e nella condotta dei giovani. Se ne coltivi con gran cura lo amor proprio, usando opportunamente lo encomio e il rimprovero, ma con modo delicato . in guisa cioè da non esaltare o deprimer troppo gli animi . L'idea del dovere primeggi sempre; il nome della Patria sovrasti , ad ogni altro, poiéhè,lehova rimane lassù lassù . Chi può Ùsi il premio e il castigo quando e come ne sarà il caso; non ne 'abusi però . Lo può la milizia. Ma i maestri e rettori delle scuole civili adoperino anch'essi con reLto criterio e con intento veramente educativo quella poca autorità che hanno cli premiare e punire, e non soltanto per ragioni di disciplina scolastica. « Io inseo-no la tal cosa · l< dice il maestro, e procuro che i miei scolari la imparino e si ,
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EDUCAZIONE ED ISTRUZIO NE COMUNE E MI LITARE
si chiude. S'avrà largo compenso all'improba, noiosa fatica nel progressivo levarsi del carattere e del contegno dei nostri graduati, sì che presto nessuno potrà più dirlo troppo ncitnrale, volendo dire non abbasta11,za a1itorevole. Basti accennare certe volgarità, specialmente fiorentinesche e napolitane, che dalle scuole mi litari dovrebbero essere affatto sbandite, e rammentare che il contegno è lo specchio del carattere. · Nei corpi militari, il circolo e il rapporto di compagnia e il rapporto di reggimento sono, chi lo voglia, scuole di morale e civile -non meno che di militare disciplina: sopra tutto il circolo di compagnia. Come il colonnello in mezzo agli ufficiali superiori ed ai capitani dà Io indirizzo all'istrnzione ed alla educazione del reggimento, e accenna, suggerisce, ordina, corregge, biasima, loda, premia, castiga, egli educatore e rettore supremo in quella scnolafam iglia, così il capitaùo, circondato dai suoi soldati, parla loro nel modo più chiaro, persuasivo e di lettevole (potendo) dei loro doveri militari, innanzi tutto, ma poi anche dei morali e civili , quando il caso lo richiede, narra questo o qnel fatto, mostra dov'è il male e dove il bene e donde vengono, aiuta e guida il criterio di quei giovinotti a giudicare rettamente delle azioni loro e delle altrui, e Ii assuefa a poco a poco a pensare prima di operar~. Mette loro dinanzi agli occhi uno specchio in cui si veggono tali quali sono e ne solletica l'amor proprio, ora, collo stimolo . della vel'gogna ora con quella della co111piacenza. Egli è il filosofo che parla volgare, come dovevano esser quegli antichi che svelavano il vero alle turbe. Ed io ne bo conosciuti e visti al!' opra, e plaudisco ancora a quel santo apostolato dal profondo dell'anima. Concludo. Non è compiuta l'educazione se·non abbraccia il corpo, la mente, il cuore. L'educazione del corpo è sempre vantaggiosa; quella della mente conferisce a quella del cuore, però non sempre nè tutta bene. L'educazione del cuore è il fondamento della virtù e prosperità privata e pubblica; i mezzi più potenti per ottenerla sono l'esempio e la persuasione.
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VARIETÀ
DEL PROGRESSO LETTERARIO NELL' ESERCITO ITALIANO DAL 1 8 6 0 AL 1 8 7 6 (1).
Con~inuazione e fine {,2) • .
Allorquando io volgo il .pensiero al passato, mi conforta l'animo allo scorgere, come in pochi anni, nel decennio dal 1860 al ,i 870, sia si venuta creando una letteratura mi li tare ·italiana . Noi l'abbiamo veduta sorger~ frammezzo al frastuono delle patrie battaglie, dapprima incerta e titubante, qpindi più franca e spedita , per stabilirsi poi definitivamente con pribhlicazioni, con riviste, con giornali . E questo risveglio letterario è , tanto più degno di ammirazione, in quanto che nou aveva antececlent.i Inf'atti , prima dell'anno ,1359 i parecchi eserciti dei vari Stati italiani. li?n a_vevano una letteratura mi litare propria. I pochi ufficiali stuchos, attrngevauo da ·autori francesi o tedeschi e soltanto talune scarse individualità si manifestavano di tratto in tratto con alcune opere, le quali, fra la soverchia scarsezza , avevano però il merito 0rrrandissimo d'essere originali e serie. 1
.{l) .La direzione ~ella Riv1s!a milit~re. lascia inter~ la responsabilità all'egregio scrittoi~ s.,a per la menzione ,Je, l!br,, art ,coh od opuscoli, sia per giudizio in merìto ai medes,m,, pur osservando che in la voro di tal fatta e1·ano inevitabili pareccbie ommissioni e dimenucaoze . Unico scopo · è quello di mostrare il movimento letterario italiano nel suo primo periodo dal 1860 al 1876. (2) Nella dispensa X, pag, 12s; linea 22, è incorso un erro1·e . Là <love dice: « Allora lo pseudonimo si manifestava coll'altro opuscolo » si dove leggere: « Allorn entrava nella que.st,.on e anche il generale I'etitti coll'opuscolo ecc.», non essendo mai stato il generaie Pot,tt, l'autore degli scritti firmati dall'ex fantaccino.
CòRSJ.
L'Autore.
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ANNO XXVI, VOL. IV.
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Nella Toscana, esordiva il luogotenente CARLO Cons, col libro Della ,educaz·ione mora.le e disoiplincwe del soldato, stampato a Firenze nel 4857. Altrove, nei Ducati, nelle Romagne, nulla: nessuno . A Roma, ·credo di non sbagliare, ricordando il CAi\llLLO RAVIOLI, · -oggi maggiore del genio a riposo, promotore di un Bollettino di scienza e d'arte militare, nel quale erano chiamati a collaboratori i due Du·rando, Alessandro Calandrelli, Filippo Cerroti, il Roselli e qualche altro cli minor nome. Non è adunqtre a merav·igliare se nel 1859 li scrittori e le opere militari italiane si potevano contare sulle dita. Non v'era a quei tempi alcuna spinta a scrivere, non questioni da dibattere, non mezzi da propugnare idee proprie, non facilità di stampa. La letteratura per espandersi e per rinvigorirsi ha bisogno cli libertà e non cli catene, e la libertà ·venuta dopo Solferino e Gaeta, la tolse in pochi anni dal ·letargo nel quale giaceva. D'allora molti ufficiali si diedero agli studi ed i librf. crebbero. Come si è già veduto, una spinta assai larga a scrivere ed a discutere per mezzo della stampa veniva data dalla grossa questione sulla difesa del paese . Un'altra questione non meno importante, come ho già eletto, -servh,a · a dare un nuovo e più vitale impulso agli scrittori militari. ·Questa .fu la questione sulle ferrovie considerate dal punto cli vista strategico -0 su di esso/ scrissero in vario modo i seguenti: Maggiore ALESSAND_no DE CHAHBONNEAU, ufficiale d'ordiuauza di S. M. - La qiwstione ferro'O·iat·ia in Itn/.ia, 181 1. SAMUELE lVIATTEJ. - La stra.da fe1·rnta r·idotta da Luccci e da Spezia ci, Modena ed a Pracchia, suoi ·1Jantaggi anche rispetto alla difesa nelle condri,zimii P'l'esenti dell'Italia, Firenze, 1872., tip. Ricci. A quest'ultiino rispondeva un .G. B. coll'opuscolo Sul progetto di fer·rovia Parma-Spezia, nel quale con poche osservazioni dirette al Governo e~ al Parlamento richiamava la pubblicazione del M.attei e ·le opinioni espresse da parecchi periodici nazionali sulla convenienza cli adottare la li nea Parma- Spezia a preferenza di quella LuccalVIodena. Il maggiore cli fanteria FRANCESCO RAMONDA con: Una lettura al presid:io di Par-ma stilla, qiiestione ferroviaria •niilitan, Parma, 4873, tip. Ferrari, trattava della procluttibilità delle reti ferroviarie e della potenzialità ferroviaria che gravita intorno a un dato punto; faceva alcune proposte sul modo migliore di giovarsi della rete ferroviaria .per raggiungere il massimo acceleramento e dava aUre nozioni interessant.issime in argomeqto .
Così a Napoli acquistavano fama di letterati militari valenti~simi il Luwr BLANC col suo libro. - Del.la scienza mibitare conside1·ata nei siwi rapporti coUe a/.tn scienze e col sistema so~ale: J~isc_orsi no'oe: - e il generale Francesco Sponsilli con pareccln lavori sc1en_tifici e filo logici, tra i qnali merita d'essere ricordato quello pubblicato fin dal 18,1,6 col titolo - Lingua mihta1·e d'Jtaiia. In Piemonte gli ufficiali non avevano a che fare cogli edito:i e si può dire che gli studi militari erano coltivati a preferenza dai borghesi. L'autore del Dizion-a1·io mibit1111"e pubblicato nel 1 s,17 fu l'ac-: cademico G rnsEI'PE GRASSI, che per sua confessione non aveva mai manco-criato un'arma. Non militare era il dottissimo CARLO PROMIS annot~~ore ed illustratore del Trnttato d'architettu1·a militare di France$CO di Giorgio l\'lartini e che fu segretario e relatore della Cornmissioue d'inchiesta fotta sulla campagna del ·184-8 e ,184-9; neppure lo erano Lu1GI C1BRARro scrittore pregevolissimo di cose antiche militari e LUIGI · 'fonELLI autore della StM'ia del &i1·0 federale , pubblicata nel 1851. Soltanto più tardi e dopo gli eventi sfortunati del 48!i,9 pei quali il Piemonte si raccolse oncle ritemprarsi a nuovi cimenti, i duefratelli CARLO E LurG1 l\'lEZZACAPO, napolitani, gettarono a Torino il sem,e cli stndi per l'esercito, ; sordendo colla magnifica monografia - Stiidi topogrnfioi siill' Italia e fondando nel 1856, cli unita a RiccAnno CERONI da Milano , morto col grado di tenente- colonnello dell'esercito italiano, Ja RIVISTA MILITARE , con invito agli ufficiali di correre il pallio letterario. Non fu che nel decennio 184-9- 1859 che comparvero in Piemonte dei veri scrittori militari. Tra questi GrovAN.Nl CAVALLI coi suoi studi sulle artiglierie a retrocarica che egli fin dal ·1$ì6 aveva fatto fondere ed esperimentare in Svezia c,1), ERCOLE RICOTTI capitano del genio, il conte PAOLO Dt S,wr-RollERT, FERDINANDO PtNELLI, i generali fratelli LAllfARMOHA, fra i quali l'ALBERTO coi suoi lodati lavori topograficomilitari ed archeologici sul l'isola di Sardegna. In Lombardia dapprima lo ZAMBELLI ANDREA La, guerra lib. 3 Milano ,1839, poi CESARE CANTÙ per la sua storia universale, quindi quell'illustre pensatore che fu il CARLOCAT'rANEO, tutti e tre estranei alla milizia, parlavano e seri vevano di cose cli guerra. 1
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(l) Mémoire s,w la Théo?"ie de la résistance statique et dynamiqtte des solides surtout aux i@ipuliions comme ce!les du Nr des canons. - Mémoi?'e sur les canons se chargeant 1iar la culasse, stw les canons ,·ayès et sur lettr applicati on à, la dé(ense des p laces et des c6tes. - Mémofre sur les éctatemens 1·emarquables des canons en Belgique , de 1857 à 1858, etc.
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II generale CEnnorr pubblicava la : Fe1·ro:1Yici 'Vertebrale italiana.tronco manr,ante da Terni pl!lr A.vezzano e Roccasecca, Roma, '1873 , tip. Salvjucci, progetto che si riferisce a un tronco spéciale della reteferroviaria e importante, perchè si collr-iga alla difesa generale d'Italia. Da FEDERICO G-AnEr..Ll si ebbe Le (er1·ovi,e italiq,ne nel caso -di unci guerra, memoria pubblicata nella Nuova Antologia, an . 1873, mentre il maggiore C.ur.o AY1\lONJNO dettava le sne - Considemzioni 1nilita1·,i, sulle (e?'tovie ital-iane, ,j 873 . Più tardi, nel 1876, il maggiore ZANOLINI entrava nella questione del riscatto delle ferrovie che turbò per un momento l'Italia tutta e pubblicava in Roma : I/. 1·iscatto e l'eser&iz'io governativo delle ferr·ovie 'Ì1Ji relaz'ione agli interessimli,ltita1·i. Tip. Voghera . Da ultimo anche il generale Lo~rnAt1D1.N1 in unione all'ingegnere Emanuele ARTOM parlava di ferrovie col libro S1ii progetfJi di ferrovùi da Parma a Spezia e Sa1·zana e da ."41odena a Pescici e Liicca, osservazioni piibbl:i-cate pe1·cura del Corn'i,tato inte1·pro1,ineciale p&r la ParmaSpezia, tip. Botta, Roma, 11816, e tendeva a dimostrare la preminenza tecn1co-econoroica, commerciale e militare della ferrovia Parma-SpeziaSarzana sulla Modena-Pescia-Lucca quale traversata intermedia dell'Apennino tra quelle dei Giovi e di Porretta. . Dì ben clifforente nat.nra, ma riferibile alle ferrovie , è il li bro del luogotenente di stato maggiore Luwr GiLETTA Prngetto di 1.m tra'ino mil·ita1·e a 'Vapore, Napoli, '1873, tip, De Angelis, col quale l'autore si propone di dimostrare la convenienza e l'util ità .di sostituire in guerra ai caval li e muli necessari ai servizi speciali delle artiglierie, clel genio ed ai servizi general i di 2.a e di 3· linea, un nuovo mo-. tore atto al traino dei convogli sulle strade ordinarie, os~ia la loco11iotù;a ThO'l'n,çon. Il Giletta è pure autore d' un altro lavoro - 811 lle locomotive sti·adali . Sulle Loc01niti·ve stradali .4'1Jelùig-P01·te1· scrisse molti articoli il eapitano cl'artigliel'ia SABINO STELLA, il quale viaggiò per parecchio tempo in Inghilterra, dapprima per istudiarle e poi per provvederne un determ inato numero affine di esperimentarle ai campi di istru zione.
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Parimenti dell'a ltro traduttore Hugues abbiamo due monografie pubblicate nella Rivista militare, Della tattica dal 1866 al 1871 · (dicembre ·187,1) e Deduzi oni tattiche della giLerra, del1870-71 (giugno ,1873) .
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Ho accennato il luogotenente Gatta q~rnle tradnttore, ma va ricordato anche come autore. Sua è: La sismolog,ia e il magnetismo terrestre secondo le pi;ù recent'i, osserva;;ioni fatte in Itcilin, relazione presentata al congresso internazionale delle scienze geografiche di Parigi per cura del la società geografica italiana, Roma, 1875, tip. Cenuiniana .
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Ecco poi qui uua serie dì altri libri, per alcun i dei quali mi limiterò a brevissimi cenni, per altri al solo annunzio del loro titolo e nome degli autori . . Loor Fn,IPPO, lnog~tenente, Compendtio d:i, geografia, -militare d'Eurova, Roma, ·1 872, ti p. Bencini , buon lavoro che attesta la crescente importanza che acqnistano in Italia gli · Studi geografici militari. PEitnuccHETTI GIOVANNI capi tano dì stato maggìorcÌl T'Ìirolo: Saggio -dì r.Jeogra;fia. militare precediito da bre,vi consideraz'ioni sull'·indri1J·,izzo cla se91iirsi nello studio cl'i, iin teatrn cli giiMTa, pubblicato nella Rivista militare del 187(1. e che ri,c.osse gli applausi degli intell igenti. · B1rnTO 1VI1cHELE, veterinario in 2a nel corpo veterinario militare, 1lfanuale d:i 'ÌpJJologia , Torino , 4873, tip. Candelettì. ARAI.or AN'rosw, colonnello del genio . Saggi.o di una niwoci teoria <Lella derivaz'ione dei p1·0,ietti lan&iat'i dalle a1·m1i a fuoco 1·igate, Roma, 1873, tip. Voghern, scritto che fa buon riscontro all'altro pubblicato dallo stesso Araldi nel 11867 col ti tolo: - Sulle tra,,ietto1·ie ideniiche e SU'Ì proietti equiJJollenl'i,: stuch e p1·oposte sull' arrnwmento dell' ese,rC'ito e della marùia, Torino, tip . Ca5son1i. - Dello ste:;so autore sì hanno ar(cora - Esperienza deC'is'i'Oa mlla der'11vazione de'i p1·oietti, lanciati dcille a,rmi a {iwco 1-igqte. - Sagg'io cli ,una nuo1Ja teo1~ia della .deri'Vazìone de·i proiett'i obliinglvi lcirMfiati dalle armi a fuoco 1·1:gate. - I camipi trincerati e le regfoni fortificate. · RonECCHI GrovANNI, tenente nel 47° fanteria . - L'esercitoiialiano: -Considerazioni d,'attiwlità, Verona , 11873, tip. Vianini, libro cli piccola mole, nel quale però si trovano esposte diverse considerazioni su alcuni punti importanti del nostro ordinamento militare specialmente per quanto riguarda la fant1~ria , Goi!mLLA AMEDEO, maggiore nel distretto di Piacenza: Sunto dei1:1ari 1·egola1nenti e coclice JJenale per renclere più f'ai:ile e profìciia la istnlzione delle ,rechite, Piacenza , 1813, op uscoletto autografato nel quale con facile liriguaggio , i spiega alla recluta tutto ci_ò che più strettamente si riferisce ai . suoi doveri . CAsnnno GADU'l'TI or B8STAGNO, maggiore generale- Delle e;DOluzioni cli combatt'Ìlmento con le tre cirmi riunite, Verona, ,1873, tip, Vìaninì. L'autore espone brevemente i principi i e le regole le più essenzialì della tattica; adoperando uno stile adatto alla comune intelligenza. ·
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II capitano ANTONIO Cu YARINO ha: - La pol'Ue1'e da cannone, le a1·tiglie·rie e le ar•nvi da fuoco , Milano, 1873, edizione Treves, "' L'a.rtiglieria da campo in Europa nel 1876 , 'formo, 1876, - Sulle ntlove polveri da g1te1Ta adottate dall'<irtiglieria spagnuola, Rivista militare 187 1. - Progetto di, 1ma carretta pe1· il trn,sparto di m1tnizioni da fanteria, Rivista ·I 872. li capitano Go~·FREDO Gozzi ha: - Parallelo dcli' <trtiglieria da campagn<t i taliana con qiiella delle principal'i potenze. - Conferenze militari sui l'ir·i · e mll'effecacia delle nuote boC1;he a filoco da carnpagn<i. Il capitano P mtno BARAOINOha: - L'artiglie;1"Ìtt da campagnci in Italia, Roma, 1875, Yoghero; libro 1·iputato di molto valore dai competenti nella materia . La versione del libr,) dell'Hoffman dal titolo: Tattfra dell'artigl·ieria da campo ad uso degli utficiaf,i, di tutte le arnii completata tenend,0 conto dei 1·isuUati delle guerre d.()l 1866 e del 1870-71, non che del 1noclo d•i, com-battere della fante1'Ì<L e della cav<illeria. Il •I 5 gennaio 1872 il Ministro della guerra prr,sent4lva al Parlamento il nuovo progetto su ll 'ordinamento dell'esercit11 . Un anonimo pubblicava in Roma, 1872,, edit. Bocca , L' a1·tigliwia ed il progetto d·i legge sull' 01·dinament-0 dell'esel'c'ito : Timo1·,i, e speranze di un ltrt·igliere. - Quella qualifica di 11n m·tighere era cosa contraria al § 570 del Regolamento di disciplina, ma non ci si badò . Il libro, per quanto riguarda l'artiglieria, si palesava in sostanza contrario alla fusione dei comitati dell'artiglieria e genio, sosteneva la ripristinazione delle batterie a cavallo, voleva che si facesse . ritorno alla batteria a sei pezzi e proponeva la formazione cli 100 compagnie di 2.00 uomini cadauna per l'armamr.nto delle piazze forti ecc. ecc. Sulla fortificazione : Il capitano del genio ENnrco CosENT1No, già autore della - P1·elezione al corso cli fortificazione camp<tle prepa1·atorio per la scuola swper•iot·e dli guer·ra, libro ordinato dal ~1inistero del la guerra, Verona, ti p. Ci velli, 1868 e delle - Prelezioni a due corsi d·i fortificaz ione campci/e lette alla settala speciale di Verona, Verona, tip. Civelli, 1869, dava alla luce nel ,1873 il libro - S1iU'ùidvr'izzo negl'i studi della fort1:(lcaz·ione campale, Modena, tip. Cappelli, 11873. In unione al capitano GAETANO CAnoss1 il Cosentino pubblicava ancora gli - Elernentì di fortificazione, Modena, ,187/i., opera pregiata non solo per elevatezza di concetti, ma eziandio per proprietà di forma . 1
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• In fatto diartiglierie e cli for tificazioni vediamo qui ciò che fu pubblicato: · Corso sul materiai-e d'artigliel'ia, Torino, ,f 87.z, del capitano GrnSBPPE ELENA . L'Elena unitamente al capitano LErrENJTZ ALFREDO compilò anche il_ libro: !'1ozi?ni siil 1nate1'iale d'artigliet·,ia ad ttso delle scuole 1·eggvrnentah dell arm~ con atlante, opera molto encomiata e premiata al coucorso a?~rto 1_1 1 novembre 1868, dal Miuistro della guerra . Da solo poi 11 Le1tcn1tz volle concorrere al premio asse«nato daJ Ministe!'o della guerra con manifesto del 26 marzo ·1870 e"' lo auadagnava col suo libro: Nozioni sul servizio di artiglier-ia, in gi:'e1·ra ad uso delle s~uol~ 1·eggim~nta/.ti, dell'arma.., Torino, 1874, Unione tip . Codesta pnbbhcaz10ne veniva fa tta per cura ed a spese del comitato d'artiglieria. A~tri s~ucliosi capi t4lni d'artiglieria diedero alla luce opere interess.~nt1 e d1 non comune bontà .
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AnM,\.NDO GuAnxrnnr. - Sulla convenienza di situare grandi stab-ilimenti milita1·,i, nei cbintorrvi ·della città cvi Terivi, Firenze, ,1872.. CAMPOFREGoso CONTE Luwr tenente. Stilla straordinaria importanz(l) militare indust,1,iale d:i val Temana, Terni, 11872, tip. Tommasini, eDel primato i taliano nel 1l'ledi terraneo, Roma, ,1872, cd. Loescher. PO}lZA nr S. MARTINO ConroLA}lO, capitano nel 5° reggimento d'artiglieria. - Studi sulla condotta delle l!ruppe e mi se·n iz·i di seconda binca. Roma,1874, tip Voghera. Bosco Dr RuFF1xo FEDERICO, maggiore nel 5° bersaglieri . - Sulla manoura della compagnia in ordine sparso, Roma, ,1874, tip. Voghera. - Esempi di combatltinnento risoluMv'i e dùnostrati·vi eseg1iiti da iin battaglione in pt·ùna linea odisolato in terreno piano e sgombro~ opuscolo di sole 18 pagine. QuErnAzzA FEDERICO, maggiore nel 41 °Fanteria.- Guida pratica per l'educazione ed istruzione del soldato italiano in ar1nonià ai tempi ed, allo sp·in'ito dei ·regolamentiper l'istruzione, Torino, 187~, tip. Candeletti. • ALv1s1 POMPEO, maggioredi fanteria. -Ricordi militm'Ì d'arte niilita1·e, Firenze, 1869, tip. Associazione. AnmvABENE ALESSANDRO, capitano nel ;2° bersaglieri . ~ Del modo d!i combattere dei Prussiani, Roma, 187,1, tip . Voghera. . OT'rAVI FERDINANDO, maggiore nel M 0 fanteria. - Precetti tatt'ic1i perle t1·e arm·i, illu.strati con esempi stot·ic'i, Faenza, ti p. Condi, 11874.
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DEL PROGR ESSO LETTERAl~IO NELL'ESERCITO IT ALIANO
FERRERO ANXIBALE, tenente colonnello di stato maggiore, pubblicava la Esposiz·ione del metodo dei minim,i, quad!rati, Firenze, 1876, tipografia Barbera, libro utile pei giovani ingegneri che si occupano • dei grandi lavori geodetici e topografici per la formazione della carta del regno e del catasto.
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I l nuovo metodo di combaltere _usato dai Prussiani nella guerra del 1870- 7,J aveva indotto i più a ripudiare tutte le teoriche della scuola francese e ad ammettere invece le germaniche e naturalmente un tal fatto offrì opportnnità a nuovi libri . G1usEPPE BEsozzr e FELICE S1Sòl0ND0, maggiori di stato maggiore, scrissero i - Rico1·di pM· le esercitaz,ioni tcittJiche e log'i.stù;he, Torino, ,1876, eccellente guida per le eserci laziooi tattiche e per l'arte di conven ientemente ·ordinare le marcio , guida speciale per gli ufficiali della scuola su periore di guen;a . FRANCESCO BosEu1 colonnello nel 20° fanteria pubbl icava a Voghera nel ,1872: Il libro di campo acl uso della bassa /'orza dii cavalleria, pure utile operetta a domande e risposte, divi8a in due parti, la prima che serve all'istruttore per fare le lezioni; la seconda per interroga re gli allie~ri sulle lezioni fotte. 1 I l magg10r genera le CARLO MIGLlARA dava - I r icord;i, log'istici dedicati agli ufficiali superior,i, delle tre a,rrrvi, Bologna, ! 872., nel qual volume l'autore raccolse tutti i precetti e i dati togistiei sparsi nelle opere aHrui , nell' intendimento cli offrire una guida sicura a quegli ufficiali superiori che fos3ero nella contingenza cli disporre con proprio criterio della dire7,ione e delle 01osse delle truppe a loro .affidate. Successivamen te pubblicava i - Ricordi tattJici sull'vmpiego delle cwm,i dedicati agh iifficiali .supe1·ior'i, Bolog1Ja, 1872 , concernenti più specialmente l'impiego delle tre armi nelle esercitazioni di brigata. Il maggiore Cr,EMENTE Doux dell'.J:1° reggimento cavalleria inventava poi per le esercitazioni tattiche il Lib-retto per le itn(m·mazioni, qrdi,n,i, ed r.1,vvisi nelle esercitazioni tattiche ed ,i,.n ccvmpagna, libretto a cui anelava uni to tuuo ciò .che occorre per scri vere, una matita, un portapenne doppio, un pezzo d'inchiostro di china , da servire agli ufficia li e sottufficiali nella trasmissione delle informazioni e degli ordini. Interessanti temi di diversa specie trattarono i seguenti: RossET GIUSEPPE, colonnello d'artigli eria: - Della potenza delle navi corazzate e delle bocche da fìwco in relazione alt' a,ttacco e di difesa delle coste, Torino 1872, tip. Fa vale. - Esperienze , neccaniche sulla
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re.s'istenza dei In'incipa/.i metalli da bocche da fiwco ; 4 vol. con atlante, Torino ! 874.. DELù D.uuo, maggiore cli cavalleria. - Studio sullo stato attuale della produz-ione eqiiina in Italia, Vercelli , 11875, tip. Guidetti, che è l'e,-posizioue e la confutazione delle dissidenze fra gli scienziati e gli ippofili circa i sistemi ed i mezzi per ottenere l'incremento e il miglioramento delle razze equine. . BALUTORE CAnLo, capitano nel 58° f'au teria. - L'esercito italiano nello stato di pace wns·iderato ù i ord-ine all' educaz,ì,one ci-iYile delle ·rnas.se ed all'wiificazione del sentimento nazionale, Piacenza, 187 1, ti p. 'l'ngliaferri, monografia che venne clist.inta con menzione onorevole dal cong1·esso pedagogico italiano del ,J 37,1. BEl,LINA dott. EUGENIO. - J treni-ospedabi della Ge1·mawia nella gue1·ra del 1870-7 ,J, Firenze, 1872, 9puscolo contenente buone considerazioni sulla necessità di preparare nel tempo di pace un bnon -Organismo di servizio sanitario per il tempo cli guerra. - I comitati di soccorso ai malati e feriti in gue1-ra. - Sui primi soccors•i ai /'eri.ti,. LEOTARDI Pmrno, tenente nel 2° bersaglieri . - Gli ufficiali di compl.emento, Roma, 1874. L'aut9re tenta di mostrare i vantaggi che la isti tuzione degli ufficiali di complemento apporta all'esercito ed al paese sotto il u iplic.e aspetto dei loro rnpporti militari, economici, sociali . / CARETTA ENmco, tenente. - - Sull'orgawizzaz,ione del corpo de'i 1'eali. .carabi1iieri, stiulio , Firenze, tip . Bencini, 1874 e Sull'istruzione obbliga,tor'ia ne' suoi ra,pporlii con l'eserc'ito. Considerazioni e proposte, Bergamo, 1870, tip . Bolis. BoT'ro ANTONIO , Qapi tano nel genio . - Le mode;me macclvvne magneto-elettriche e le anJvicazion·i loro all'ill'Wniinazione elettr·iccL, cLlla telegrafia nii/.i tare ed all'accensione della mina e delle tor:vedri;ni, Roma, tip. Voghera, 1876. · Col Bacconto d'tin guardJiano d·i spiagg·ia si gettava nel 187'2 un grido d'allarme sulle condizion i della nostra marina, che veniva mitigato poco appresso dalla comparsa in Torino ,I872 , tip.. Botta, dell'opuscolo col titolo La battaglia di ~inerolo in r·isposta al Racconto di un guardiano di spiaggia. Tra i lavori del maggiore CAULO AY)ION INO noto: - Sull'organamento e suUa mobilitaz'ione dell'esercito itatiano, Torino, ·1872. Le guerre alvine: StwJ;io sto1·ico-rn,il-i,tai·e , Roma , 1873, tipografia Voghera, opera in clne volumi, che narrando alcuni faLti storici, offre 1
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DEL PROGRESSO LETTERARIO NELL'ESERCITO ITALIANO 298 modo cli trarne ammaestramenti per le guerre future d'Italia e criteri politici su cui fondare i concetti più razionali del nostro sistema di difesa. - Paradossi tattici, 4873. -- Idee suU'cir-mmnento della ca'Oli ller-ià, 4813 . Sei iniziali C. F. B. C. D' A. ci offersero un libro col titolo: Idee sul 1·eclutamento ed ordlinarnento deU' e.sercito e sul '1Jestia1·io ed 'igiene del ~oldato, Firenze, tip. Barbera, il87,L
CESARE QuARENGHI tenente nell\1 ·1° fanteria che nella Rivista militare aveva pubblicato Le bombarde a Brescia nel 1341. - Le Cernide ed i soldat<i delle ord·incinze del ter·ritorio bresciano sotto la repubblica ve;neta, 18J2. - Da Saarbruch a Sedan, studio stilla campagna franco-pr1issiana del 1870, pubblicato nell'Esercito del 3 1 agosto 187 1 e numeri seguenti. - Saggio d~ fèmnazione e cl;i 'istruzione di i1;n plotone di zappator·i di fanter·ia, giugno 1873, e che aveva dato in luce a Brescia ne.I 1870 - Le fonderie di ca1mon·i bresciane ai te;mpi della 1·e;pubblica 'IJeneta , pubblicava nel •1875 a Genova, ti pografia Sordo-muti, la Storia dell' 11° reggimento fwnteriaraccontataaisqldati. Quest'idea di dare la storia del proprio reggimento qualè libro di ·lettura pei soldati, piacque e fu seguita da altri scrittori, per altri 1 reggimenti . Così vennero: l"icende milita1·i del 13<) reggimento fanteria coll'aggiunta di un breve discorso ai giovani soldati del tenente DAvrn 1Vl.eNIN1, Verona, ,1816 . RicM·di crorvistorici del 29° reggimento di fanteria del · tenente EncoLE AzIMONTI, Ct~neo, ,t 876, tip. Riva, già autore questi ·dello - Sttidio sinottico S'ulla disciplina wilitare in ordliine ai niw'Oi principi-i socùili e mi/ri,tari, Mi lano, 1873, argomento che contemplando il cardine principale su cui devono poggiare gli eserciti, presentavasi come cosa grave e delicata a trattarsi, e che ciò nulla ostante venne sviluppato con giusti criteri. Anche il ,16° fanteria trovava il sno storico nel capitano DEMETRIO DucA, il quale stampava in Pesaro nel •I 876 la - Storia del 16°·reggimento f'ante,ria.
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Ora, come parlare di tutte le altre pubblicazioni che mi passano tra le mani? L'arte 11iilitare, libri sei, di VINCENZO MouNARJ, Parma, 187 1. Sull'ordinarnento tatt'ico della ccivaller:ia del capitano di stato mag1
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giore fam10 LonRJNI, Torino, ,J 87 ! , e - Saggio sull'ordinamento, dellli fante1·ia , dello stesso. Stlll'tlSO alimentare delle ca1o.r1,i cnvalline del dottor FEUCE DELL'ACQUA Del SM'·DÌZ'Ìo d,i, sawità nvil'itare di G1usEPPE RollANO , Catania-Barir 187~. Il monumento Cavour cons1:dercito in rnpporto coll' ar:te, colla· storia e col pensùwo itabiano del capitano conte .Lurm CAMPOt•REGoso, Torino, 1873, tip. Bona . l.)ei reati, delle pene e de.'i, gitidiz'i militari presso i Romani confrontati, colle disposizioni del codlice penale per l'esercito del regno, d'Italia del tenente ìVIrcRELE CA.RCANr, J\1ilano, •1874-, tip . Agnelli. Siil passo -militare, lettura fotta nel 4875 in conferenza agl i uffi.:... ciali del presidio di Livorno dal tenente colonnello GIOVANNI CEcCoNr, ·autore del libr~ - 01·igine ·e scopo della giie1Ya. Note per tln corso rki tattica di GIOVANNI MoGNI capitano di fanteri,a e professore alla scuola militare di M.odena , Bologna·, ,1876, tip. Zanichelli. Manfredo Fanti generale d' a1·matci, sua vita, pubblicata per curadei figli CAMILLO ed ANTONIO FANTI ufficiali nell'esercito, Verona, 1872, tip. Civelli. Delle e'IJoluzioni di co1iibatt'imento con le tre wrmi 1·iunite, Verona, 186,3, di un anonimo . Mecca;n'ica delle mine del capitano del g<:mio ANTONIO VERRI, Bologna, 1874-. Conferenze d',igiene mil'itare del dottor IsAcco SEGRE, Milano ,I87(L Le ,yie d'i comunicazione dell' Appenn1ino f"m la ri1Yiera dii Levwnte• ed i l Po clel maggiore di stato maggiore .LucCHINO DAL-VERME , Siinto d:i lezioni silllo s·volgimento st01·1'.co dell' a1·te della guerra prima dellci rivoliizione francese, Torino, "874-, tip. Cassone, pubblicato dal capitano VrrTomo DAHORMrnA professore di storia alla· scuola cli guerra. Sull'lippliwzione delle cucine aiitomatiche ad itso dell'esenito Fi-reuze, ,J87•i , tip. Sborgi, del tenente Prnn ALBERTO COPPI del 20° fanteria . Guicla del graduato di fCtnte·rìa nel combattimento in 01·dinesparso, Chivasso, ,187,\., del capitano DANTE TAnun1 del 30° fanteria. Tavole sinottiche del 1·egol/JJmento d' ese1·c,i,zi e cli e'Ooluzioni pe1· le t1·-iippe a piedi; Verona, ·1 870, e - Is'l!mz,ione te01·ico-pratica sul.. 1
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mame.9g1·0 delle bocche cla fuoco da mtvr·o ad 11so della fanteria , Verona , 1870, del sottotenente CosTANzo FEA. Un lavoro congenere a quello del Fea veniva pubhli~t-0 nel 1872 a dis?ense n.rn.nsi'.i dal capitano ANou1.u PAvEsr, co l titolo - Gli csemp·i degh ese1·i'iz'i d·i coni/Jatt·imen to i llustrati da 50 sch1::tzi topografici, dedicati agli, ufficiah di fanteria dell'esercito, Salerno, tipografia ;\[igliaccio. Una specia le menzione meritano i seguenti : ì\L\nsELLI ~1ccoLA. maggiore cli stato rr.aggiore, il quale con tre lavori
militari,. chè dei politici qui non debho occuparm i, elevò gli s,tnclii della scwnza della guerra nel campo speculativo e ne svolse le teorie col lume della filosofia della ~toria', mo,·cnclo pnssi più decisi verso la scnola germanica di Clauscwitf. Essi sono : - Gii ctvi:enim.mti del, 1870-7-1. Studio politico- militare, 2 voi. Torino ,1874. - La scienza della storia e le fasi del pensiero storico, Torino 1873. _ La giterra e la sua storici, Mi lono, 1875. Saggio di [Jeografia strategica, Torino, 1873, tip. CandeletLi, del luogo tenente colonnello di :;tato maggiore G1ovAK:x1 S1110:x 1, l'autore dol,l'app lan<li ta monografia Lei Serbia pubblica ta nella R·bvista 9~ilitm·e del . settembre 1870. È un libro pregevole che appagò un bisogno sentito nell'esercito, poichè i pochi trnttati cli "eo,,rafia mi. I . I') o I1~arc c 10 s1 avel'auo non rispondevano sufficientemente alle esirronzc 0 dei tempi e dei progressi dell'arte militare. Lei tattica, :Firenze, "873, che è la ripubblicazione con a•miunte ? cùrrez1.on1. CJ·' CIl e Conferenze d'arte militare stampate tra il 1'.>o1865 e Il 1867 dal lnogotenento-colounollo di srato maggiore CAnLo Consr. R icord'i della storia inilitan d'i Yerona del ma""iorc del D"enio Vò ~M~uo_ PAGANO, V~rona_, 1876, edizione Ci velli , vo lume di 200 pagine, dmso m ,i- gruppi e cioè: 4° Epoca romana . 20 Della caduta dell'Impero romano fino ai primordi del Comune . 3° Il Comune . rk 0 .Dominio veneto. Le armi del la fanteria nei 1n·incipali eserciti d' Eii1·opa cil princip·io ciel -1876 di IProu-ro V1cu:zz1, Torino, 1876, tip . Candelet.ti. In esso l'autore esamina pnrti tamente i di versi ti pi di fu cili a retrocarica, i Chas,,epots, i Dc Beaumont, i )fauser, i Gras, i Berdan , i Wetterli, gl i Ilenry-Martini, i Werder, i Wernd l ccc. Norme p1·ati'.che ·1"is!jtu.rrlanti, le leva,tc .~pcd#ive ecl ci vista, Roma, ·1876, tip. Voghera, del maggiore nel f}o fanw ria CARLO B uFFA 01 Ptmneno, li bretto basa to sulla pratica e ta le da raggiungere Jo scopo ,che l'autore si era preOs~o di ottenere. 1
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Geografia fisica ç politica, Modena, 1871, di T AXCREDr Focu.:.,x1 copi tano professore al la scuola mili tare, libro destinato dal Ministero della guerra all'i~trnzione degli al unni ;della scuola mili tare di fanteria e di cavalleria. Dello stesso antorc sono i due bvoretti pubblicati nella R ivi sta ?n'ilitare. - Del niioro 1·egolamento di disciplina 1 d:icembre 1872 e - iUi/i:;ia e fotte1·at1ira, 18i4-. Trattato di storia m ·ilitare, Dologna , 11874, tip. Zanichelli, del capitano cli St.ato maggioro GENNARO J\loRENO, libro scritto specialmente per i gio\•ani allievi aspiranti al grado di ufficiale. Grande rnmorc, più però nel campo poli tico che in quello letterario militare, produssero i volumi pubb licati dal generale d'armata ALFONSO LAM .\RMORA . - Quattro discorsi ai suoi colleghi della Camera sulle cond:i:àoni dell'esenito ilalinno Firenze, ! 87·1, tip. Voghera, che ottennero da un anon imo la Risposta ai qiwttro di,co1·si de l genemle Al fonso Lamarmora sulle condizioni dell'esercito , Firenze, 1871, tip . Sborgi. - Un po· cbi lttee siigl'i euent·i politici e mihta;ri de ll'anno 1866, lavoro diviso in due parti, la pri ma delle quali si riferisce agli avvenimenti che prepararono l'alleanza prussiana e alla condotta politica del governo it::t liano dal :2.7 scttembre 1864 al 17 giugno 1866; nella seconda trallava della guerra e della po litica durante la medesima, ma ne Yenil'a sospesa la pubblicazione. - Schiarimenti e ntt'i(tche, F irenze, tip. Barbera, ,1 868, opuscolo scritto in seguito ad un'inter pel lanza alla Camera dei deputati relativa a certi passi della Relazione dello stato maggiore prussiano sulla campagna ciel •I 866, al qna le rispondova il generale E'.'(nico C1AJ,D1N1 colla R,isposta, al/.' opuscolo Schia1·iment-i e rettifiche del gen. Lama1·mora, Firenze, 1868, iniziando iu tal modo una polemica che per ventura dell'Italia vo11 iva troncata fì n da l suo principio. I l generale C1ALD1NI più che con questa pubblicazione acquistava nome di buon scrittore colle sue Relazioni annuali sulle grandi manovre, tra le quali va distinta quella col titolo Le ,ryrandi mano1we autunnali del I° C01']JO d'esercito nell'anno 1869 . l stnizion-i alle truppe e rapporto al nfinistero della guerra di S . E. il yenerale Cù1,ldi.ni, Firenze, tip . Voghera, 1869. Dal goncrale Auoxso LAMAR~IORA, si ebbe ancora Un ep1·sodio d-el riso1·gimento italicino, Firenze, 1875, tipografia Barbera, che riguarda i fo tti compiutisi dnranLe l'insurrezione di Genova nell'anno 18,t9 . Un genera le, il Nino Bixio, uomo d'azione più cbe scrittore, ci diede le Riflessioni sul sistema di difesa dello Stato e particola1·mente ml 1
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pe1·no stmtefrico d'Alessandr Ìa scritte in compagnia del capitano G-1noLAlIO BusETTO e pubblica te nel maggio 1869 pri ma cbe scoppiasse la gran lotta su lla difesa dello Stato, di cui ho già fatto cenno . Il Busetto ci diede pure le Notizie del generale Nino Bixio in un bel volume dettato con grande cura ed amore e che contiene piu minuti e precisi particolari dell'altro libro Vita d·i Nino Bixio scritta da G1uSEl'l'E G-GERZON[ nel 1875. A tutti questi libri troYo da aggiungere - Otto a,n ni cli storia m·ilti,tare ·in Jtalia ('1859- 1866) di ARM ANDO GuARNJEHI, Firenze •1868 . Sguard-0 cronologico sulla ca1npagna del 1870 del maggiore FuAN.cEsco CEnEsA 01 BoxvrLLAIIET. J,c resistenze e le di fese del cavallo da sella dal pimto di trista dell'equitaz,ione nvil-itare, Torino, ·1873, tip. Dcnf, di G·JUSEPPE GLonu , ufficiale nel 18° reggimento cavallPria Reminiscenze di un viaggio in Ge1·mania per missione d' 1lflìcio e per iscopo sanitm·io militare 1·elativo alla campagna frnnco-ge1·manica 1870-71 , Firenze, 1873, del dottor FnANCESCO CORTESE, il noto autore delln - Relazione della campagna combalt1tta dal.le arnti italiane nel/.'anno 1866, 1·isgua1·dante lo st-0.to sani,ta1'Ì-0 dell'eser· cito, Vf!nezia, 4866 . Del rn,etodo slat-isti co cons,iderato SJJecialmentc ne' suoi, 1·cippor&~ coi fatti della medicina , Milauo, 187 1. - La sc;ienza 1ncd1ica e la filosofia COl},temporanea, Bologna, I sn, del maggiore medico CEs.\.RE FIORI.
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Nel 11876 si parlò del Tiro rùlotto che è uDa nuova iuvcnzione per addestrare i soldati al tÌl'o del bersaglio e più specialmenLe alla scuola di_puntamento senza sprecare troppe munizioni. Il sistema, consisteva nell'im piego di apposite cartucce con fol sa ca mera, e VQniva provato, riprovato, modificato per ogni verso. Il capitano d'artiglieria DoMENrco CORAZZI fu il primo ad ideare cd a studiare in tutti i più minuti particolari siffauo congegno del Tiro 1·idotto e siccome pa rve non gli si volesse accordare la priorità di sua invenzione , così egli cercò di rivendicarla coll'opuscolo Sulla esecuzione 1,ral!ica del Piro, Napoli, 1876, ti p. Trani.
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Oltre alle ordinarie isrruzioni dell'arLe si è riconosciuto molLo tHi le, -anzi necessario, di intrattenere i soldati su cose di morale, parlando loro di tutto ciò che può infondere nei loro animi amore alla patria, alla società, ol lavoro e renderli buoni, ottivi, educati . QuesLo genere di istrnzione è difficile e invero non vi sarà alcun Lrattato che possa insegnare a ben praticarla dovendo essa scaturire, più elle dal li bro, dal cuore del maestro e dal senti mento di chi p11rla . A ciò iwcva in parto provveduto il maggiore QuEIRAZZA col già citato libro - Gti1·da p1·cit-ica per 1:educazione clel soldato, ecc., ma quel primo tcnLativo non era sufficien te al bisogno. Il capi tano nel 69° fanteria AcGusTo RollAXO avendo fatto talune lezioni cli morolc, per dame un sargio ai suoi colleghi le pubblicava a Pisa nel 1873 col tito lo previ lezion!Ì, educat-ive e morali pei soldati della rnfo compagnia. Il buon esempio venne ben· to,;to seguito e si ebbero nel lo stesso anno i:
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Raccon fli st01·ic·i m'ili tari ad 'uso dell' esercito, Piacenza, 1873, tip. Porta, di G-1.\crnro TnussAnn1, capitano. Questo libro del Trussardi, autore anche del - Maiiuale d:arte 11iitita1·e compilato sulla scorta dei irniglio1·i scl'ittori m,oderni , Milano, t 873, è destinato all'educazione morale del soldato per mezzo di racconti cl1e ricordano i nomi e le gesta di quegli Italiani i quali si distinsero por azioni di patriotismo e di volore. Nel ,f 87/i, l'infaticabile colonnello Cnrlo Corsi, ridottolo a miglior forma, ripubblicava il suo antico libro « Della educazfone inwrnle e disciplina1·e del solda to, libro che ebl;e l'alto onore cli essere tradotto in tre lingue e cioè in francese, in spagn uolo e in russo . Si ebbero ancora nel 1876 : Del dovere, precetti di educaz'ione 1wili twre e sociale, Torino, 1876, cdit. Paravia, del ca pitano V1'.'{CENzo Pozzo. Delle virtù 1n1'litari, pensieri del ca pitano Grnv.uc-<1 DATTISTA 1\11CHEL, n oma. ti p. Voghera . ·1876 , bel libro di morale pel soldato . Il merito principale cli questo è, che esso tocca veramente la vita reole dHll'ufficiale e del soldato e vi si scorge che l'autore ha fatto tesoro della sua lunga esperienza e dell'accurata osservazione di Lullo ciò che avviene fra coloro che vestono la militare divisa .
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In un bel volum e edito a Firenze nel 4869 venivano raccolte le Conferenze tennte dal cap'i:tano cl;i f'1·egata cav. l ovERA DI .MARTA al co1·so speciale della scuola superiore di guer1·a del luglio 1868. Snlle coni11agnie alvine, fu il tema di una conferenzr.. fa un agli ufficiali del 11° battaglione del 3° reggimento bersaglieri dal capitano Gro. IlATTISTA M,cm,:L, Lugo, 11873, tip . Brugnoli . Una conferenza veni va tenuta dal tenente del 2.8° cli~tretto TEMIsrocLE MAn10TT1, agli ufficiali suoi colleghi in Treviso nell'inverno del
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·1876- e trattava -Le funzioni dei d1·streUinell'o1·dinaniento del"ese1·cito, argomento utilissimo, vitale, necessario pei distretti. Dello ::;tesso 1Iariotti è l'altro scritto pubblicato nella Rivista .lfilùare del 1875 col titolo - St1id'io teorico-pratico sulla gcivetta-rnarinitta, rnod. 1872 e sulle ;;ne attinenze col 1·iforrl!imento delle mttn'izioni della fantcrùi dwrante il com.battùnento. A oche CARLO B,u~r.AronE, capitano nel fi8° fanloria, faceva freqnenti conferenze agli ufficiali del suo reggimento: tra le altre interessante riuscivi, quella sulla topografia e con i materiali di essa compilava un uti le libretto col titolo - Sullci lettiim delle carte topogm(iche, Torino, 1873. Il BallatoI·e è autore anche dello - Risposte a,i, 1n·ograrn1ni d,ellp materie sulle qual-i dovranno esset·e esam1inati ·i liwgotenent•i, c}i, fanteria e cli ccivalleri<i che aspirctno all'avanzamento a capitano, in ~uat.1.ro volumi che com prendono: 1° Cognizion i del 1 terreno. '2° Cognizioni tattiche. 3° I,trnzioni teorico-pratiche sullo armi e sul ~ro. 4- 0 Nozioni elementari, di fortificazi one e ordinamento militare del regno e dell'cscrciLo, Torino, 11874, tip. Candelotti. Tutte queste conforenzc provano all'evidcnzu che lo studio e l'amore alla coltura militare progrediscono a grandi passi, e ciò è dimostrato -anche dal bel numero di scrittori che sono entrati a far parto nella com pi !azione della RiDùta 1nilitare italiana, la quale prima del 1866 a grande stento aveva modo di riempire ìe suo pagin e, trovandosi soven ti costretta a ricorrere ai giornali d'artiglieria e del genio per ricarnrc discussioni scientifico-esperi~cntnli ora sulla r9sistenza delle cor11zze, ora s_ulla penetrazione dei proietti Ii. 1
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Dopo il 1870 invece In Rivista militare abbondò di buoni articoli originali rncrcè la cooperazione che le venne data dai nostri ufficiali. Il Corsi che vi aveva gìà pubblicato i - Jlic01yJ,,i, del 1860-61: la dfr,i.. s'ione di 1·iserva nella carnpagnci d'.4ncona, e - Italia e A.ustr'ia, seguitò ad csgerle largo di lavori, qual i :i<l es. i seguen(i: - Del 1nilitarismo ai dì nostri, 1871 , maggio. - Dello studio dell'arte rnil·itm·c , 187/r, agosto . - A lciiwi riiscontr i a proposito di stiicli tatti<Ji trattati col 1netodo applìcati;;o, ,1875. Il capitano Omwri.,: BAnATIEnr, che noi 4870 ra ccogli eva in un volume le sue lettere militari intitola ndole - Da We·issemburg a Metz vi pubblicava fra le altre cose: - L'ese1'Cito riisso nel 1871. - La tattica od·ìerna della fanter-ia. - Regolamento d1; ese1·e izi e liti evol1.tzioni per le truppe a piedi in 11tist1·ia e in Prus.s'ia. - Recenti pubb/1"cazioni di tattica in Germanici e Austria. - il n1iovo 1·egola,mento 1
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di se?"'V'iz io per l'esercito austro-ungherese. - Del t'iro al be1·scigl·io. I Sottufficiali in P1'ussia, n oma, 1187,1. Sua è anche - La g11etra di Spagna, che è descritta in parecchi articoli e che pubblicava nella Niwvci Antologia del 1875. Fra gli indefessi collaboratori del periodico in discorso si contarono il BrAGTO DE IlENEDICT1s, nrnggiore alla scuola superiore di guerra, il MARZIALE B1ANCHI o' ADDA, luogotenente ,di caval leria, e R.HFA ELE BIANc.rno1, sottotenente nei bersaglieri. Del primo si leggono: - Meccanica appl icatci. Nuove appl,ica,z'ioni delle rllote a cllneo per se111plifi.ca1·e alcune macchine co"mµnissùne pe·r i(si mil-itli1·1: e citil,,:, 1869 . - l,a trnzione a ·Mpore applicata ai trasport'i, mil·itari in guerm, 1869, ottobre. - I ponti rniUtari a catencirici adot.tati in Inghilte1Ta, 11870, marzo. - Gli a1·eostati nella 91ter1·a, 1870, luglio. -- Sulla vent ilaz ione delle caserme, Roma, 11875, tip. Voghera. Del secondo per amor di brevità ricordo soltanto: - Note sul se1·vizio della cavalleria in campcigna, 1871. - Il nuovo regolamento di esercizi per la cavalle1'ia prussiana, 4873. - Della condotta d&i grossi corpi di cavalle1~ia, 187,1,. Del Biancardi avevasi : - L'eReroito ùal iano e la società modernci, •I 87 1. - Alcune riflessioni s-uU' e.~ercit.o considerato in 01·dine all' 'iìrwi'Dilùnento naz ionale, 11875. - Uno studtio Sttl sentimento del do-vere osservato nell'eseroito nostro, 1876. - Sulle ·ofrtù milita,'i, 1876. - Sulla 'Dita clel generale Nino Bixìo, 1876. . . Ecco altri nomi elci collaboratori, i qua li con gli scritti loro concorsero a darle maggior importanza. Il maggioro generale conto C ,uHLLO LINATI, l'autore dei Pens ieri d'un colonnello sulle, imipo1·tanza e difficoltà ciel comando, al quale rispondeva un anonimo collo scritLo - Il comandante d1: co9·po secondo le es·igenze de'i ternpi -moderni e consegiwnte az'ione dei comandanti in sott'01·dine. DEL MAYNO Luccurno, maggioro nel 20° fanteriri. OnERO B,u,OASSARE, maggiore di stato maggiore. GruoICI VIè><CENzo, medico direttore. STELLA SAorno, capitano d'artiglieria. M.u11 dott. GEROI,AMO. TAno1r1 CESARE, capitano di stato maggiore. NEGHI e CAPPELLI, capitani del genio. PELLOux LuIGI, maggiore d'artiglieria . CoN'rAnrnr G10 , BATTISTA, maggiore nel genio. ro ANNO XXVI, VOL. }V. 1
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LEvr :FrLrPPO , luogotenente. VERATTI Gi;ALrrnno, luogotenente di cavalleria . STRADA ANNIB.\LE, capitano n~i bersaglieri. RIGHINI bar. ALESSANono, il noto autore dei corsi di topografia e di trigonometria sui quali studiarono tutti i nostri ufficiali usciti dall'accademia e dalle altre scuole militari. PurnANr BENEDErro, capi tano . NAGLE GAF.TANO, maggiore d'artiglieria. G-NECCO G,ovANNI, maggiore di cava lleria. Gu.RAsc1 CESARE, capi lano di sta to maggiore. FEnRARELLI GIUSEPPE, capitano del genio. C,mnurr A1.1m1rro, capitano d'artiglieria. CAVALLI GiovA!'sNI, luogotenente generale. C1uALA VAt.ENTINO, capitano di' stato maggiore. AnM.\N ErronE, sottotenente nell'8° fanter ia. S1Acc1 FttANCESCO : capitano d'artiglieria, autore di un Corso di bal'istica teo1·,ico-vratica. SALETTA TA:-<CREDI, maggiore d'artiglieria . OrrOLEXGn1 G11,;SEPPE, maggiore nel 62° fa nteria. F10nA e ConTtCELLI, sottotenenti. C.\STELLUCC1 Looov1co, luogo tenente cli vascello. Cr.HESA nr BoxnLLAni::,· Fn,n;cEsco , maggiore. ZAxOmir CE ·AnE, maggiore d'artiglieria. AYOGADllO ·01 VcGLIANO CAnL'ALnEnro, tenente. MonENO ÙENNABO F1rnn1NANDO, 'capitano ecc . Dal ,t 870 al ,t k.76, in qnesta vera palestra letteraria per gli ufficiali, si producevano ancora i segneuti scrittori: In questioni risguarclanti l'ordinamento dell'esercito. , MORESCO N1co1.ò, tenente nei ber,,agli eri. - Stiuitio sii dli, 1tn metodo genernle d'insegnamento per l'i,st1·uzione del soldato. àfaLAGozzr C.\ULO, capitano di stato maggiore. - Del t1·attam,ent,o cilimentare del soldato nei modern,i eserciti eiwopei. ZANELLI Sevr,;n1No, anpitano di fanteria. - La conferenza dri, Brusselles e le leygi della guerra. R.u>Ern SrrwA.'iO, capitano di fanteria. - La q1testione dei sottu,fficial,i. SANTARELLt GcovANXI, maggiore nel ,1° granatieri. - Into1·no alla esigi1;ità, clella fo,rzn delle piccole uni tà cleU' esercito sul p'iede di pace. Fwoon Lurc1, c-0.pitano di slal.o maggiore. - Della prepa1·azione della 9ue1'1'a a~ dì nost1·i.
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MAnANoorr1 STEl'AXO E1111uo, capitano d'artiglieria. Siill'importanza delle 1•icogni:sioni dei fiu1ni . Sopra manovre ccl esercitazioni : PEno-r·1·1 E-ironF., moggiore dello Stato maggiore. - Dette 111anov1·e eseguite dalla cavallrwia tedesca nei,mesi d/4 agosto e settem/Jre 1878. Bcso F&norn.rnoo, capitano di Stato maggiore. - La raccolta in ..avanti . DE FAnms Ci;:cruo, capitano cli fanteria. - Appunt'i rnll'itso delle carte tovografìche e sul disegno spcdit:i'uO del ter1·eno . Rocco GwsEPPE, tenente di fanteria. - Del còmpito delle trn,J>pe di sic111·e:;;::a e della condottli loro . GABUTTr 01 BrssTAcxo CASIMIRO, maggiore generale. - Sii/le 1noci'ifì· .cazioni clel Regolamento d'eseroi,z,i, e di evolnzioni. Fo:-110 F1uPPO, eapitano nei bersnglieri. - Studùi snll' ef!ìcacia del fuoco di fucileria. . CoNTI-VEcCHI Luir. r, tenente cli Stato maggiore . - Espe'l'ienze di .nuove /'o1·,1nciziowi da combatti1n1mto in P1·ii,ssia ed in Prand.a. MELANDIU Acun,r.B, lenente cli fonteria . - 11/cwne parole suU'ap,plica;;ione dell'ordine sparso in battaglione. DE BASSECOURT V1NCE~zo, colonnello di fan teria. - Le grandi manovre clell'ese1·oito 'inglese . . TAVERNA RcxALDO, capitano di Stato maggiore. - Sull'andamento ile/, seni::io e delle ist1·11::;ioni dei, corpi di fanteria pn,ssiani, ./872. Gwn,cr Ynronro, medico direllore. - Cenn·i sidlo stato delle truppe .della clfo,is-ione dli Roma al campo d'Annibale nel 1871. VENrxr Gcuuo, tenente di fanteria . - Degl·i orclri,n·i dli, combattimento. Sulla cavalleria: MoN'fANr Do~rnx1co, capitano cl'nrtiglieria. - Cons'ide1·azioni sull'ù111>icgo del.la cavcille1· ia tedesca nei m,es'i di agosto e sette1nb1·e 1878. MAN.\\'RA PAOLO Emr.ro, colonnello medico . - Sull'opportunità, dell'ippologia, ecc. Il colonnello Manayra ac<)ltistò nome cli buon scrittore per vari lavori cli polso, <ruali sono: - Delle vacciJna.zioni e 1·ivaccina:sioni eseguile sulle t1·uvpe del Veneto . - Rela:;ione noso/o gi~a ed appunti into1·no alle svecialità, 11wrbose che si ebbero a c1wa1·e nell'ospedale di"C'isioncile eh Ve?'Ona cbnrn,nte il 18(ì8. ·- Sui 'Vecch'i ..e snl ni1ovo vrogetto dii rionltinarnento del corpo sanitar,io rniJitare. CAmE farnrco, ct1pitano d'artiglieria. - Note raccolte .mila cavalle1·ia e snl suo i,mpiego wiitamente alfa1·tiglieria. 1
DEL PROGRESSO LETTERARIO NELL'ESERCITO ITALIANO 308 TosI GwvANNI, capitano d'ar.tiglieria. - Considerazi oni s·utla lettiera de,i, ca·valli. M1cmELI Fo1rruNATO , sottotenente di ('avalleria . - Sidl''lttilità dli: avere una sola specie di ca1Jalleria.. Sulle armi e sulle artiglierie: :NIAzzA bar. ADRIANO, capitano di stato maggiore. - L'a1·ti.glie1·ia: da campagna pNss•iana dal 1866 al 1870-7 1. SrnRPONE ALFREDO, tenente colonnello d'artiglieria. - Da Wei-sse-rnb·nrg a Bonmy: Imp1·essi on·i cii un C<Lnnowiere. l\'.l,illIANI FELICE, tenente d'artiglieria. - Cenni intorno alle arti-· glierie d,,i, grande potenza. DEL FRATE SE'rTm10, capitano cli cavalleria . - Il moschetto ai ca1Jalleggie•ri. - Sulle proposte r idiiz'ioni nell'arma di cavalleria. Azione uwitci della la,noia e del moschetto per 1·egg·illnen&i, d·i, ca'!icdler,ia ece. ConvETTI RAFFAELE, tenente d'artiglieria . - Del fulrnicotone e della: dinarn•ite. MARCARIN! SEllAS'.l'tANO, capitano d'artiglieria. - Delle rnitragl1iat1·,i,ci e del lo1·0 i mpiego in campagna. Su cose varie si riferiscono: CRAVOSIO Gruuo, cap ita.no di fanteria. So)!ALE FRANCESCO, capitano di fanteria . °CASSOLA GABRIELE, capitano d'artiglieria. MAnrANt GAETANO, ca pitano del genio . BBLLTNI SALVATORE, capitnno del genio. CASSO:-<E CLEME:<TE, capitano d'artiglieria . SroNZILLI FnANCEsco, maggiore del genio. PAGA~I ENmcc, tenente d'arti~lieria. Ricordo pure che il tenente genera le PIANEL cav . G'fusEPPE vi pubblicava le sue annuali R.elciz,ioni snllc grand:i, ,mano1Jre, veri capolavori molto apprezzati anche all'estero. · Nel 1872 la Rivista :;i arricchiva anche di un supplemento col titolo Cronaw 1n-il'itare estera, utilissima raccolta di tntto quanto si fa, si scrive, si pubblica all'estero, redatta da· alcun i ufficiali del, corpo di stato maggiore. . E con Ja cronaca anche il giornalismo militare aumentò. . Oltre al C,i01·nale della ma1·ùia, cill'.4nniwrio militare , ad alcuni almanacchi mi li tari illustrati, all'Ann-1.@·i o cl,,;i ccwabinieri real·i, venJlero dal 1867 in poi: L'Avvenire m'!:11itwre, giorna le quOLidiano di legi:;lazione e di am1
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rum1stra-zione militare, in continuazione al cessato giornale « La legfalazione e ammini'strcizione 1nilitare. .. . . It g-iovine esercito, comparso nel 1872 a Livorno, pnbbl,cazwne Jleriodica settimanale compilata per cura di ex- ufficiali e sottufficiali. Lei Panf"cira, Livorno, 11873! giornale pei musicanti militari . Jl Veterano, Torino, ,1872. Il Carabinie,,·e, Roma, 1872, edito dal Voghera. Il Giornale cf!i, llledi<Yin a , nilitare. L' Amm.'irii,st.razione. 1nilita-re 'it<ilriana, Roma, ,1876, redatta dal.l'avvocato GIOVANNI SANTA.NERA, segretario al Ministero della guerra, ·,e quindi anche dai tenenti commissari VITTORIO TuRLETTl, MARTIN! GIOACHINO e PAGA'NI CARL' OsvALDO . L'Ital-ia ,nia·l"itt·inia, comparsa nell'aprile 4873 sotto la . direzione ,di GusTAvo Uzrn1,1,1, basata al concetto di Napoleone I. « Prima con·dizione di esistenza della nazione italiana è d'essere potenza marittima ». Jl Cori··iere dell'esercito, il cui primo nnmero porta la data del ,1° a11os10 ;!868 . R'i1J1·stci mr.ir'itt·~ma usciva pure nel 1868. Fondata dal Ministro .(lella marina ne devono essere collaboratori gli ufficiali clei corpi della re"ia marina e specialmente quelli di vascello e del genio navale. 1n° sulle prime ebbe a sostenersi stentatamente, poi progredi e quiu~i .acquistò tafo credito da essere una fra le rassegne che onorano 11 paese. . . . . Ultiino eompariva nel 1873 in N'apoli l'Italo, giornale sc1ent1ficopolitico-mi litare, diretto dal colonnello d'artiglieria a riposo GIUSEPPE Nov1. · Contemporaneamente allo sviluppo di questi nuovi giornali J:Ita/.i.a, ll;[ilita1·e mercè l'opera del suo direttore LoDovrno _C1so:T1 e$p_oneva in molti articoli , con. grande esattezza e ricchezza eh dati, le v,cen~e <1e11li ordinamenti mi litr.ri in Italia dal 1866 al 1876. Lo st~sso Clso~.i poi pubblicava nella:Nuova J-intologi a dell'anno 18'15 alc~rni &~oi studi speciali che hanno per titolo - La pac1:_, armata e l esM'C'btO itabiano - Stato m·i-l'itare deU'lta,li,a nel 187:,. . . Col ,J o àonnaio ,1874 i due Giornali dell'artiglieria e del gemo si fondevano:;;,in uno solo col titolo cli Giornale delle armi d'a1·tigbie1·ia ~ genio e veniva diviso in due parti distinte, ~ioè q~ella ~ffi.ci~l~ e l'altra Non itf{iciale. In qnest'ultima sern pre r,_cca d_t b~o111.. scr1tt1 e {li tavole topogeafiche si riscontrano i nomi cl, scntton ~rn eia_ m~ più volte citati quali sono quelli del (5,>lonnP.llo Rosget, dei cap1tam Biancardi, Donesana ecc.
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Nel fin q11i detto io mi studiai di conservare per quanto fu possibile sia l'ordine crono logico, sia l'ordine per materia, abbenchè pel mio assunto non vi fossi tenuto a rigore e per non sacrifìcare l'un ordine e l'altro disposi i miei cenni risguardanfr opere vario in un. gruppo a parte, che è il seguen te: Cons1 CARLO Venticinque c~nn·i ·in Italici, dal 1844 cil 1869 , due voi., Firenze 1870. - Delle 'V'icende clel ./ 0 corpo d'a·rmata cltirnnte il primo pe·1'iodo della campagn<i 1866, pubblicate nella Perser,eranza e poi in un volume sul finire del ·1866 . - Gtterra (1·cvnco-prussiana e guerra civile di Pa1·iyi, 1872. - Sommario d·i storia milita.re, ./870, tutte opere cui basta il nome solo dell'autore per dar loro la più grande importanza. Gw~EP~E ~ov1,_ colonnello d'artiglieria. - Storùi delle principali esvloswm, Napoli, •1873 . - Della consenazfone del {e·rr·o, dell'acciaw, clel fen·accio ~ del bronzo nelle arti, nelle in.iitstrie e nelle costr·uz-ioni ci;;ili, 1m'filit<iri e nm1cili, Napoli, ~874. - Di taluni especlient'i, 1isat'i a dcinnegg·ia1·e, conq1wssa-r·e e d!istnigge1·e •i pont'1, da guerrn,, le navi corazzate e le difese dei [iwn·i e delle coste, con b1·eui cenni .intorno allo stato pre.sente delt' arte di o{fencle1·e e d:ifendere, Napoli, ·1870 . - Uso del ferro e suci conservazione: t1·w}i-· zioni ed espe1·ien;;e, Napoli, •186~. CESARE. Qu:rnF.NGHC. - Storia cleUe giier,re ed •irnp1·ese per l'ùid:ipendenza·italianariiccontata ai soldati, 1"e2•cdizione, Genova, ·1873. --:- L'Italia da espression~ geografica a grande potenz(i, Napoli, ,[875, libro approvato per premio nelle scnole pro vinciali dnoli i,;pcttorati 0 scolastici di Napoli e di Brescia. RINALDO NEGRI, capitano del genio. - Memorùile pei {a, vori da campo ad ~tso clel sott'uffi,cfole, Verona, •187,t. 1 D' AYALA MARIANO generale. - Vite degli Ita.lian·i benemeriti d~lla_ l~be,1:{(ì, ~ eletta pat1"ia, Firenze, 11868 . - Degl'i ingegner•i, militari, 'italiani dal secolo xm (il xvm, nell'Archi-i;io sto1·ico italiano, Firenze, 1869 . TORRE F1m&nrco luogotonenLe generale. - Relazioni annuali a s. E . il Ministro della guerra col titolo: Della leva sui giovani nati nell'anno i8 ... e delle u·icende clel Reg·io eserc'Ìto ecc. eccellenti lavori ~i statistica mi litare .degni del miglior elogio, e d;ll'nutore del bel libro .. - Memo1·ic snll'intervento francese a Romei nel 1849, stato pubblicato nel 1852. CADORNA RAt'FAELE, luogotenente generale. - Opera::ioni tnilitari clel IY c01·po d'esercito nelle pro~·inoie gùi pont1fic'ie dal /O al 20 settembre 187O. 1
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CmALA LuIGI, capitano. - Cenni storici sui p1·elfrn:inari della guerra del 1866 e stilla bcittaglùt cbi Ciistoza , Firenze 1187·1, libro che precedette La politicci italicina e l' anuninistrazione del la yiwrra dal 1863 al mwrzo i 866, ed i Rciggua[Jl·i ed appiinti per· seroi1'e alla conipilazione d'una storia della campayna del ·1866, ent.1ìamb~ nella Ri-cista militare, febbraio 1870 e agosto 4873. - Sunto di lez·ioni siilla ccvm,pagna del 1866 . - Relciz·ione ml/a rrue·tra wust1'oprussiana del 1866. - Note storiche snlla guerra del 1866, con tavo le. - Il capitano Chiala fu per parecchi anni direttore della Jliv•isla Jlfi l•itarc itahana . OrrOLF.XGHI GrusEPl'E, maggiore. - La tattica. e. le operazioni speC'iali, i\fodenn, 11873. CoxTI Pmrno, tenente colonnello del genio . - S1tll'att.1·ito, memorie varie estratte dagli atti dalla R. Accademia dei Lincei, Roma, 1875. R.M10~0A FRAXCESCO, maggiore di fon1eria . Il barometro ane1·oùle pe1· l' app1'ezzcimento del terreno nelle 1'icogm·:::, ioni deyli uffi,cicili delle compagnie nlpine, Torino ,[873 . - 'Valori del 1will1i,net1·0 aneroidùo per le forale lopog1·afiche, Torino, edizione Paravia, ·1871. C,rnLr,VARIS prof. Pnosr1mo. - Lez·ioni stille antù;he e snlle niwve pohe1·i da guerra e sul fulminato di argento e di merrnri'o, Torino, 187•1. )lu IslDOHO, avvocato fi scale militare. - Il Cod!ice penale pe1· l'ese1·cito iUtl'iano illt1.st·rato dalla giurispnwen;;a, del tribuncile suprenio d·i uiierrn e ma·1·inci e i.lelle cassctz•io;ii del 1·egno, Verona, 11874-. DoNES.\NA GrovA.KNI, capitano del gen io. - Acwsermamento de.I.le truppe, considerazioni generai i e cenni storico critici sulle caserme d'ltalici, Roma 11876 . - Storia clella tettogi·afi,ci mi,lùa1re ·in P1·1issia dctl 1851 al 187.J, Roma, 1816. BAnOFJ?IO dott. FEr.rcE, medico divi ~ionale. - Campi d'1·stru::;ione in JtaUa nel 1865, Firenze, 11866 . - Delle (er,i,te ll'arma da ftwco. Memoria. - Notizie 1ml/ct stati.stica sanitm'ia dell'esercito . VALLE .P1E1'RO, colonnello. Ore d'oz,io d'un soldato, libro di lett1tra, ~Iodena, 1181 O. FERRAUI E~ur,10, luogotenente nei bersaglieri. - L' aspirnnte capomle, li bro completo in base ai progr-ammi ministeriali :,;tabiliti per le scuole eleo-li aspiranti caporali, Piacenza, 487,L - ll libro del solclato di /è;ntwia, che è una raccolta della parte teorica di tutti i regolamenti in vigore nell'esercito ita liano, Piacenza, 1874. GRAZI.\NI GrusEPPE, tenente nei carabinieri. - Ammaestramenti 1
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per i casi d'in.cendio, Roma, •1873. Sono alcune norme alle quali i carabinieri possono attenersi nei casi di estinzione di incendi, per sa Iva re e soccorrere le persone, particolarm ente va Iendosi delle sole loro forze. - A rnmaest-rament-i pei ca.~i wrgenti fo medfoina e malattie pi·ùcomuni con precetti: di igiene ad itso dei 1·eali carabinien, Napoli, 1873, Rossi FE0En1co, capitano modico . - Il soldato senza medico, 4873, opuscolo di poche pagine, nel C[trnlo trovausi compendiate alcune prescrizioni mediche affine di poter arrecare quei primi soccorsi di assol uta necessit-à e che possono dar tem po all'arri vo del medico . . Nozioni di storia antfra, media e 1node1·na ad 1iso clegli aspirnnt'i 1tll'cimm1ssione degli ·ist1il nt 1i ·militari, del professore nel collegio mi litare di )Ii lano, P1Ento Ro,·As10, Firenze, '1868. La scuola di qnad?·igl-ia, Torino, ,1871, del maggiore Grusi,PPE DA1, Pozzo 01 \.\fo~mEr,Lo e La scuolci d;i, or·-ientrwiento spiegata popolarmente al soldato di fante1·ia dal l' ufficiale E. V. , Udine, ,1872, sono due pubblicazioni speciali, la prima cli soggetto rno'dilìcabile come . in fatti il sistema ivi esposto ebbe a subire in riguardo vari carnbiabiamen ti e la seconda invece di argomento invariabile. Jllentana. R elazione dell'ù1.su1··1·ezfone romana dal 30 ottobre al 4 novemb1'e 1867, del colonnello f:-rnvAN.)H PEnETn, Firenze, 1868. - La cm;alle1·ia 1·tal iana e fo sue riforme re/alita mente alle finanze clelto Stato, ai n novi portati de lla sc'ienza ed al progre.sso dei tempi di A. B., Torino, ·I868. Della cora.:::::a !lforatori: considM"az1·onisull'opuscolo del 1naggiore generale cav. Sa·ve1·io Griffeni, del maggioro STANISLAO M.oc1mN1, Torino, 1868. In questo lavoro l'autoro confuta gli argomenti propugnati dal Griffini per l'adozione della corazza ~foratori ad uso dcli'esercito. Lez ion-i di fort?'. ficaz-ione passrggiern date nella scuola milita1·e di fanteria e cavalle1·ia eia{ capi tano del gon io SuiuELE SE:'\NI , Modena, 1869. Bre·vi lezion-i di topografia e forti ficazione ciel tenente ACHILLE MoNzAXI, Torino, 1869. Delle a1·mi vortatili e dell'artigbi,eria, ciel ca pitano lVIAssmru ANO BERNI, Modena, 11869. Tattica d~lle tre anni del capitano FILIPPO (}A 7.Z tRELLI, Modena , ·1869, e - .L'iniziat'i-va, monografia. Sinossi di'. leyislaz,ione ed wmministrnzione militare del luogotenente LUIGI FnEscunA, Modena_, 1869. 1
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Studi sulla ca"Valleria del maggiore G10nNN1 G NECCO, 1869, Torino. L'ord'inainento mi /.itare e ·il vrogetto min·iste1·iale nei siw'i rapport1i colla situaz-ione pol-it·ica,, econo ,nica imilitar_e dello stato; con:idera.zioni e proposte di FnANCESGO DE Lu1c1, Milano •1869. Nozion·i stori co-cronolog'1:che siil programma stori co per l'cwimi ssione alla scuola superiore di guerra, raccolte del tenente NrcoLA CHncoxE CELESTRT, Napoli, 11869. ])ci granlli capitan·i ital!iam:, cenn·i, biogra(ici del tenente A NTONIO PA01,1:xc, 'Mnntova, 1869. Sull'ordinanwnto d~lle forze militari in [lalia, pensieri del tenente FisHDHi ANDO l\11AGL1 A, Ancona, 1868. I seguenti gono scritti di anonimi: . . . - Xote e commenti mila swoki dei caccuiton per sen;ire al/'apJJl'icaz-ione, Bergamo, 1867. . . - Alc11ne osser vazioni sulla campagna di Boernia t1·a Prussiani ~d Austm-Sassoni nel 1866, J..'ireoze 11867. - Un d·iscoi·so di iin ami co dell' a1·t1iglieria, 'Ìn _un crocchio di u[[iciai'i dell'arma, Roma '1873. - L'artigUeria e la 1·ela:sione della G'i1mla dd.la Carnera per l'or.d;inamento clell' e.~ercito, Roma, ·1873. - Cose pratiche nlative cill'artiglier"ia, Bologna, 1873.. . - L'avanzaniento 1wU:ese1·cito e il corpo di stato maggwre, Firenze, •I 876. - Della necessità d:i nvigliorare le condù'ioni del corpo sani1,atrio militare italiano, Bresoia, •1863 . Va finalmenLe ricordato fra gli scrittori militari l'avvocato fiscale presso il tribunale superiore di guerra OscA n P ro il _qua~e _1mbbli-:cava dal 1870 al 1876 coi tipi Politti di Milano, e m d1ec1 grossi volumi la Btor,ia popolare d'Ita.l'ia dall'orig·ine fìno cill'acqwisto di Roma nell'anno 4870, arricchita di molte e belle incisioni in ~ame, opera pregevole ma forse trop po voluminosa per poter esser~ dd'fusa :tra il popolo com'era inLcndimento dell'autore e come menterebbe per lo stile· corretto e, per l'ordine facile e chiaro segui to. 1
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DA L
CONCLUSIONE.
In questa rapida rassegna io mi sono studiato di annotare le pubblicazioni militari fatte in Italia dal ·1860 al 1876 . Le ricerche alle quali mi sono sobbarcato non furono po~he e nutro fiducia cli non aver mancato alla dovuta accuratezza per non dover poi lamentare veruna lacuna. Ma se per avventura fosse sfuggito alle mie indagini un qualche lavoro, non me ne tenga broncio l'autore non ricordato e. ne addebiti la mancanza non alla mia volont~, ben:;ì alle inevitabili imperfezioni in ogn i cosa creata dalla mano del!' uomo. Avver·to ad ogni modo che non lro crednto tener clietio ai mo lti ed interessanti lavori fatti da ufficiali deputati al Parlamento o da Senatori rivestiti di cariche militari beuchè ta luni ·di essi abbiano un valore maggiore d'un volume pubblicato su di un argoment.o qualunque, e siano lavori , che sebbene fatti a scopo legislativo, ebbero ed hanno tuttavia una grandissima importanza per lo studio delle questioni più gravi che si riferiscono all'eserci to stesso ed · alla difesa del paese . E siccome in oggi tutto si finisce col ricorrere alla st.atistica per avere un idea pronta e sicura dell'incremento e della diminuzione di uua data cosa, così chi udo anch'io questo mio povero lavoro con qualche cifra. Sopra 26/i. scrittori ll_lil itari che ho ricordato, posteriori al ,1859, distinguendoli per arma , trovo : I Ufficiali generali (senza distinzione cli corpo) N. 30 Corpo di Stato maggiore 39 Arma d'artiglieria . . 4-3 Arma del genio 25 Arma di cavalleria . 9 Arma di fanteria e dei bersagli eri 79 Medici )) 3 Veterinari )) 7 Commissari di gnerra . Carabinieri rea li )) 2. )) ,J 5 Professori, impiegati, avvocati fiscali ecc. 1
)) ))
1860
AL
315
1876
mentre clividendendoli per gra(lo, si hanno : Generali Colonnelli e teuentì-co!Ònuelli Maggiori . Capitani . Tenenti e sottotenenti A~similati Totale
N. 30 32
)) ))
36
))
85
)) ))
58 23
N. 26~-
Dalla rassegna qui compiuta risnlta evidente il risveglio let_terar_io manifestato;;i nell'esercito 1talia110 iìno dal l'alba del nostro morgtmento politico, vieppiù accc?tuato c~l maturar~ degli eventi ~h_e co~solidarono le sorti della nazione ed tOJposero m coloro a cui e afh- · dato il aJorioso incarico di vegliare alla - sua difesa e al suo onore, obbligt/maggiori corrispondenti all'importanza speciale all 'esercito di una grande nazione. . . · . . . ., Indubbiamente, il sen ti mento eh cotali obblighi sara ognor p1u a vivo sentito in "ltisa che cessi il rimprovero chti ci viene diretto della manca~za di una letteratura militare propriamente detta. 1 primi passi fatti sono promf'lteuti d'un . ?vvenir~ che soddisfi . esig~n:-~· portate dai confronti con le opere oel p_ens1ero prodotte dai}1 ~se1c1~~ di altre nazioni aià costituite ed orgarnzzate da lunga sen e d1 an111, e non mol~( ne ias~eranno a non aver più bisogno di ricorrere alle· pubblicazioni straniere, di cui le biblioteche militari it.aliane sonoprovvedute a dovizia . . . Se ho potuto io qui trovar materia_ ad u~a ~·as~egu~ non es~gua d1 opere pubblicate in questi nostri pnmordn d1 riso~·g1me'.1t.o , e c.cr_to che in un successivo periodo d'anni, un ~ltro studioso. s1 trove_ra . m grado di fare nonchè un elenco, bensì la storia d'un intera b1blio-· teca militare italiana .
I:.
)) ))
))
))
Totale
)) 26/i.
'
CESARE Q UARENGHI.
3 [7
LIBRI E PERIODICI ·
Gl'inscritti snlle liste preparatJrie della classe ·I859 erano 6619, dei quali 1·006 passarono alla leva di terra , non avendo i requisiti per coilcorrere a quella di mare, cosicchè ne rimasero 5·173; ma agg.iunti vi 180 giovani delle clas~i antecedenti dichiarati ri vedibili, si ebbero 5853 concorrenti all'estrazione a sorte. Di que.,;ti 18 furono cancellati, · cioè 0,30 °lo sul totale, laddove nella le\'a del 1879 ve ne ebbero nella proporzione dei 0,63 °/ o. Le riforme accorclate dai c.onsigli cli leva ascesero a 230 , quelle ottenute in segui LO a rassegna speciale 5·1, in tutto 28·1, ossia in ragione del 4,80 °lo ; mentre nella leva anteriore le. riforme ri$ultavano in proporzione del 5,02 °lo- Le esenzioni dal serYizio militareraggiunsero la cifra di 1396, le quali stanno in ragione del 23 ,86 O/o;. nella Jevu dell'anno prima se ne accordarono 1338, il 23,33, o;o. I militari della classe 1858 furono 94, cioè in proporzione del1''1 ,64 °/o; quell i della classe 4 859 ascesero a 90, cioè in ragione di 1,M sul totale dei giovani che presero parte alla leva. I capitani di porto arruolarono in seguito a deliberazioni dei consigli 3516 uomini così di:;tinti : . ,j 539 Di 11° contingente 1
1
LIBRI E PERIODICI
1
.Belt1::::ione sulle ope1•t1::::ioni eseg,dfesi ,,,ell'ttnno 1880:,1e1• ,,,, lev,.i 1,li ,~uu•e SHi 1111,ti nell'cnnio :I.S59. - Roma, Bencini 188 1.
1
1
Le vice.ud~ annuali dell'esercito e quelle della marina hanno fra ,loro. tale mt,mo. legame, da non poter sfuggire all'osservazione dello statisi~, che voglia studiare sopra elementi di fatto ed in modo complet~ ,' pri~1 i fatt?r_i di ogni potenza militare, cioè il numero e /a -qual1t~ d~glt uo,~101 .ch~ conco~rono a formarla. Perciò l'importante ,pu?hl,1caz1one, d1 cm c1 occupiamo, a giusto diritto merita di essere qm 1:1cordata, essendo i dati che essa contiene un complemento di que~l1 che r~ppresentano ~li, effetti della legge di leva sui giovani nati ~ell anno ,J 859 e del servJZJo personale obbligatorio esteso anche ali armata. ~l '1 ° contingente per l'anno ,J 880 fn stabilit9 a 2000 uomini, ed .a lire 2.000 la somma da pagarsi per passare dal ,10 ,al 2° contino-ente 0 ' sen~~- por~·e _limite alcunò alle domande per tale passaggio. i · G.l rnscr'.tt'. d~ll~ classe • 1859 che presero parte all'estrazion·e furono .,>673, cosi chstmt1 per arte o mestiere: Marinari 36119 iVIacchin:sti, fuochisti e addetti al ser.vizjo cieH; macchine a vapore. 24 Pe$Catori . •1297 Barcaiuoli o battellanti . 301 Operai maestri d'ascia Id. calafati. 72 Addetti all~ costruzioni navali in ferro 60 0
Tota le
5673
Di 2?
»
i!977
Quindi la media proporzionale degli .wruolati fu del 60,06 ¼ sul totale degl i ipscri tti, mentre nella leva della classe 11858 raggiunse il 611,70 °lo,
. In quest'ultima leva si ebbero 78 inscritti, i quali desiderosi di
pres.tare servizio attivo rinnnciarono al benefizio del 2. 0 contingente, ad altri due che pure rinunciarono .all'esenzione che I.oro spettava per titoli contemplati dalla legge . Il contingente di 20H inscritti risultò composto nel modo seguente: ·I 539 Inscritti arruolati da capitani di porto Passati al 2. 0 contingente mediante il pugamento di lire 2.000 · 70 Surrogato da fratello ,1 Volontari cd ufficiali nel corpo Regi equipaggi ed in altri corpi 39 1 A.llicYi della Regia scuola di marina i10
I. 2.0"'1 di primo con tingente danno la proporzione di 34-,36 ¼ sul totale deg\'inscritti di leva; i •I907 di secondo contingente il 32.,1>8 °fo,.
/
318
LIBRI
319
E PERIODICI
.laonde in complesso si ha la proporzione del 66, 9,1, °/o, cli poco superiore a quella della le,·a sulla classe 1858 che fu del 66,80 o;.. Durante le opòt'a1.ioni della leva si presentarono per adempiere al loro obbligo verso il militare servizio 3 1 giovani, che erano stati di,chiarati ren itenti. Di questi ,f,I furono assolti, "2 condannati, ed 8 rimasero sotto processo al 3·1 gennaio 488·1, giorno in cui si chiusero le operazioni cli leva sulla cla,;se 1809. Ai 23 giovani, pei fflll'lli fo da i tribunali pronunciata sentenza, 'Venne definita la porzion1: di leva nel seguente modo: Furono designati al servizio . ·17 Esentati 3 Iliforniati . 3 Circa l'istruzione degl'inscritti s, ebbe il seguente risultato : Sapevano leggere e serivere 1963 Sapevano leggere soltanto . 2,1 Xon sapevano leggere nè scrivere 3869 Quelli che hanno un principio d'istruzione elementare stnnno nella proporzione ciel 33,89 °/o, mentre nella leva antecedente la proporzione fn del at,93 °fo. Come non tutti gl'inscritti si presentarono ai consigli cli leva, così rispetto al totale cli quelli che furono esa ~1inati i 198,1, giovani aventi un principio d'istruzione s1anno nel rapporto del 35,26 °/ 0 • Tutte le operazioni sul la leva della cla;se ·I 859 diedero i risultati che qu i appresso sono rias;unti: Cancellati dalle liste .dopo l'estrazic)ne 118 Riformati . 281 Esentai-i '1396 Rimandati alla leva n ntnra ,, 50 Arruolati di ~ 0 contingente 20"'1 Arruolati di 2° contingento 1 1901 Renitenti 90 Totale 5853 I movimenti avvenuti nella forza del corpo negi equipaggi durante l'anno 11880 sono riepilogati come segue : La forza sotto le arm i al io gennaio ·1880 era di uomini . 8753 Gli aumenti asccro a 1905 To1ale ~0658 Le diminuzioni ammon tano 22:iM Reslano al ,J O gennaio 189·1 84-37 1
Gli ammessi a continuare il servizio furono Riassoldati . Riaffermati por anni 6 Riaffermati per anni 4 Riaffermati per anni ~ Passati ::illa ferma permanente
~oguenti: 96 •I
3483 29
Totale
2i3
I permessi cli matrimonio accordati furono 89. I volontari che concorsero alla leva sulla classe 11859 raggiunsero la cifra di 385. Al 1o gennaio ,188·1 le classi in congedo presentarono la forza qui sotto indicata.
1
Uomini cli 1° contingente Uomini di 2° contingente .
•
1'18,l,O
1
. 124-07
Tota le
. 2t2A7
Infine togliamo dal riepilc,go generale delle op~razioni cl.ell~ leva marittime sulle clas~i dal 185 1 al ,J858 le seguenti propor1.1om stabilite in base agl'inscritti ed al per cento. 1
Classi
Rim_andati
I
Cancellati Riformati Esentati all a leva
I ventura
I
---------I D~siguoti a formaro il 1• contingente
2° contingente
Ren!Lonti
1
181}1
0,88
6,45
30, 57
1,1~8
20,0:2
36,27
2,33
4852
0,66
7,29
28,66
2,0 1
33, 47
2,~,88
3,03
1
1853
0,6!~
1,.12
26, 112.
2, 04 , 37,59
2,3,22.
3,2.7
,1 854-
0,68
5,87
~M,65
1,98
4-:2,09
20,80
3,93
4855
0,12
5, 1'9
24-,51
2,57
38,05
26,74-
2,72
1856
0,75
5,75
2,~ ,95
1,99
36,50
28,2.0
4,86
1857
O,M
5,3,\,
25,02
1, 90
36,30
2.9 ,04
4 ,86
1858
0,63
5,02
23,33
2,58
35,06
31,74-
,j ,64-
1
1
1
320
LIBRI
La bt1tt,,g.li,, tli Ctivina•u,,. per
E PERIODICI
E DOARDO
AL v1sr. -
Bo-
logna, Nicola Zanichelli editore, 1881. Il librò dell'Al.visi vien fuori a proposito per riaccendere la polemi.ca che giù in addietro arse vivissima per sapere se Fabrizio Marama ldo fosse veramente quell'uomo senza fede e senza Je11qe che a Gavinana, fattosi venire innanzi il Ferruccio prigioniero ;"ferito mortalmente, lo finiva con una pugnalata al.la gola. Ferdinando Martini fu il primo ad annunciare che Edoardo Alvisi era intento a fru11are negli archivi cli stato e nelle biblioteche per trovarvi documenfi e notizie sulla battaglia di Gavinana, aggiungendo come dalle ricerche già fatte appariva bea chiar" che Fabrizio Maramaldo non era il feroce 5olclato dipinto dal Giovio e dagli storici che lo seguirono e che eglr non fu nè poteva essere l'uccisore di Ferruccio . A questa notizia il patriotismo ital iano si destò irato. Parve quasi delitto di lesa patria cercare la riabilitazione di un condottiero che aveva combattuto in pro' dell'imperatore contro la indipendenza d'una città illustre, e fu scagliato aspro rimprovero ali' Alvisi cli volere offuscare una 11luria italiana. Si soggiunse che . in tal modo non facevasi che celeb1~re a scapito della fama d'un grande italiano le gesta inique d'un avventuriero spagnuolo. Questo, a dir vero, non dava uu concetto troppo lusinghiero della dottrina storica di chi tanto schiamazzava, poichè sanno anche i bambini che Fabrizio Maramaldo era napoletano: cosicchè, alla stregua dei conti, si sarebbe trattato di togliere un po' d'aureola a un Italiano per lavare un altro Italiano da una tndCchia d'infamia . Il libro dell'Alvisi è venuto alla luce, e gli :;tudiosi se ne sono impossessati subito come di una ghiottoneria letteraria. Risolve esso il problema? dà ragione all'autore o ai suoi oppositori? A cli'.la franca , a noi sernbra che lo scrittore per voler troppo provare, riesca a provar nulla, o poco. Ei principia ad affermare che il Giovio, per primo. scrisse di Gavinana e delle barbarie di Maramaldo - ciò è vero; poi dimostra che gli storici venutigli appresso quali il Guicciardini, il Segni, il Varchi e il Sasselli non fecero che riprodnrre il tremendo annecldoto sulle traccie del dotto abate, adop_raudo di l Lli qualche volta perfino le parole. L' Al visi è fel ice in questo nscontro che egli ha fotto per un'idea tutta del suo cervello e non si può a meno di convenire che gli storici fiorentini abbiano tratto dallo scrittore stranier0. i concetti ed i motti per le loro narrazioni.
321
E in questo pensiero trascinano anche le ingegnose induzioni con cui l'autore cerca cli mostrare in che modo fossero condotti a copiare dal Giovio e a copiarsi quindi l'un l'altro, il Guicciardini , il Guazzo, il Roseo, il Segni, il Sassetti, il Varchi, il Nardi e l'Ammirato, i quali differivano nel cercare la causa determinante il l\faramaldo alla vendetta, solo di quel tanto che a ciascuno pareva conveniente per dare maggior parvenza di verità al suo racconto. Un'induzione arditissinia dell'Alvisi ò quella cli attribuire la narrazione primitiva del Giovio a un cantore pubblicato nel ·153.0 - quattro mesi dopo l'assedio di Firenze, da tal l\fambrino Roseo da Fabriano, nel quale poemetto, dopo aver raccontato che il Ferruccio fu condotto · davanti al Maramaldo, soggiunge: So ben ch9 per sua man qual freddo gelo Divenne da zagaglia al cor passato. S'odio o sdcigno non so che a cìò gl'i ndusse Da ciò che il Prince vendicato russe.
E anche da un altro poemetto il Giovio avrebbe tratte le fila del sua racconto, quello di Donato Callofilo di Lucca, stampato a Bologna nel H>3'1, dove, dopo essersi rappresentato il Ferruccio innanzi a Maramaldo, il po~ta narra: E cosi senza dìrgli altra pal'ola Gli trasse della 'spada entro la gola.
Notiamo an'zitutto che il Giovio pubblicò la sua Ji'istM'iae siti tem-
po·r'is nel ,1552, vale il dire ventidue anni dopo la battaglia di Gavinana. L'Alvisi afferma che in Firenze prima del libro del Giovio non si sa e non si dicé altro che il Ferruccio nella battaglia di Gavinana fu morto, senza che della uccisione si dia colpa a n.essuna persona nominata. Dunque secondo l'autore la leggenda. viene dal Giovi~ che primo la narra, ha1,a ndosi sul racconto drammauco contenuto nei due cantori. A noi sembra invece che da tutto il libro del!' Al visi scaturisca una consegneuza affatto opposta a quella ch'egli pretende stabilire. Infatti le relazioni della battaglia precedenti al ,1552, anno in cui scrisse il Giovio, sono in realtà quasi tutte concordi nell'affermare che fu veramente Maramaldo che uccise di sua mano il Ferruccio, sicchè Mambrino Roseo e il Callofilo non fecero che raccogliere nei loro poemi quanto veniva attestato da molte parti. Secondo quanto narra lo stesso Al visi la mattina del 4 agosto ·1 530, giorno sussegueute alla battaglia, l\fal'Lino Agrippa, segretar(o del Vice . Legato di Bologna nel campo imperi1.1lc, scriveva al suo signore che « fu il Fennzzo morto per mano del signor Fabrizio». Paolo Antonio ANNO XXVI, VOL , IV.
21
LIBRI 390 -·Torelli scrivendo al Duca di Ferrara affPrmava che <e Fabrizio Maramao _per levare la lite accesa tra fanti italiani e spagnuoli che avean fotto prigione il Ferruccio lo ammazzò ,i. Ad Antonio cli Leva a Piacenza nella stessa da ta del ,i- ngosto scriveva che « il ,dello Ferruccio sianclo rimasto prigione dr dne capitani del signor Fabrit.io, esso signore lo ha nmmazzato pcrchè così aveva jnrato se gli capitava nelle mani ». Il Giovio scrivendo a Mnrco Contarini in Venezia, cinque giorni dopo la bauaglia diceva: « el signor Fabritio li caziò la spada ne la golla et disse: amar,zate lo poltrone per l'anima del Samburino. qual impiccò a Volterra ». Final mente Giambattista Gaudin narrò in Y_enezia che Francesco Ferruccio fu ucciso da Fabrizio perchè il primo di settembre, nell'assedio di Volterra, gli aveva mandato a dfre di avere nella guerra maggior grnclo di lui e lo aveva provocato a duello, onde Fabrizio quando lo vide prigione gli corse ad:losso dicendogli: cc Ah! poltrone che v,1lcvi combattere meco! ,i. Queste notizie, come nota l'autore, sono contra dcli t,irie non c'è dubbio; ma ciò ch'egli non mette in luce si è che tuue le versioni, pm differendo circa la causa che poteva avHr indotto il Maramaldo · a far~ i cnrnefice ciel suo nemico , cot1cordano mirabi! mcnl.c nella sostnnza del fatto che cioè l'uccisione del condottiero fiorentino avvenisse per· mani del Napoletano . Che l'origine ·cli queste ve.rsioni sia unicamente la lettera di Martino Agri ppa è un'indù?,io~e tutta particolare dell' Alvisi. Se n.elln lettera di Giovanni Ba lclini elci ,\.. agosto diretta al gonfa loniere de Lucca Diagio Mei, e nell'altra del 5 scritta da Ser Gerardo cancelliere cli pa lazzo, si narra lò sbai·aglio dell'esercito fiorentino la morte del principe d'Orango e: élcl Ferruccio senza fare mott~ deì come qnest'.ulti mo fosse ·ucciso! ·egli 'è che il 'primo scriveva da Pescia, il ::;econdo da Pistoia, dove la ù.otizia della disfatta doveva essere giunta in confuso senza .contofoÒ cii particolari. Le relazioni dell'Agrippa e del Torcili, per tacere delle allrc, partivano diretta' mente dal campo imperiale,, doYe era molto facile aver notizie sicure la sera stessa della battaglia. Si noti che il Giovio era così sicuro delle avute informazioni che ncll'acce1tarn_c il suo senatore gli diceva ·che quando sentiva racconturc il f~tto - altra mente da qneJJo che è stato in verità - egli poteva riderne; e il'dotto abate aveva ragio_ne d'essere così certo ciel fatto suo, perchè aveva inteso il suo racconto dui capitani che _furono a Roma dai Pàpa e che per i primi avevano recata in Roma la nuova prima, cibè, che il Cant.alu po, per ordine di Ma ramaldo, partisse per le poste · il 4 agosto dal campo, per portàre a Si.la Santitit Clemente VII la nuova dell'eccidio . Dunque il Giovio non
E PERIODICI
323
aveva bisogno cli ricorrere ai cantori dei -due poeti del popolo, ma fino dal 6 agosto aveva notizie sicure del come era avvenuta la morte del Ferruccio; se nel pubblicare le sue istorio 22 anni dopo il fatto ript~tè nè più nè meno quello che pochi giorni dopo la rolla di Gavinana aveva scritto al Contarini, ciò vuol dire che, in tanto tempo non gli era occorso cli rintracciare notizie ta l,i da indurlo a modiucnre il primitivo racconto. Ma l' Alvisi crede avere la spada dalla parte del manico quando nota che _in :Firenze nel giorno -1- e seguenti la voce che il Ferruccio fosse morto così barbaramente non ebbe riscontro e non fu più ripetuta, quasi che subito o non si certificasse per vera , oppure fosse smentita da chi poteva. Egli fa gran caso che nel giornale di un giovane della milizia fiorentina si noti che il Ferruccio l:)ra stato rotto e ammazzato sen1.a accennare punto al modo clel!'uccisioue e senza che maggiori notizie abbiano gli altri in Firenze e fiwri .
Lasciamo a parte che quelle duH parole e {11,or-i sono inesatte, perchè l'azione atroce del Maramaldo era·, siccome vedemmo, scritta eri pemta da molti; ma non si può a meno di notare che dentro Firenze era molto naturale ohe eh-i, poteva cercasse smentire i particolari crudeli relativi al Ferruccio, poichè tale e tanto doveva essere il dolore del popolo per la nuova fatale, , e il commissario generale fiorentino chiamato perfino il Gedeone novello era rilevnto in tal fama d'eroe, che meglio conveniva farlo apparire ucciso nel furore della · mischia d'una palla d'..archibugio al pari del principe d'Orange, anzichè ridotto prigione, fatto ludi brio ai vincitori e trnciclato dal Maramaldo a vendetta di offesa patita. , Se poi guardiamo ai documenti pubblicati dall'Alvisi in fondo al suo volume troviamo vieppiù confermata, se è possibile, la notizia storica che attribuisce al colonnello napoletano la morte del commissario fiorentino . Nei diari di Marin Sa1i udo è detto che: « Fabricio Maramaldo rupe i Fiorentini et amazzò France-sco Farduzi fiorentino ». Nel sunto dei diari al l'ambasceria di Bartolomeo Gualevotti a Venezia è notato ·che: « il Ferruccio morse per mano del signor Fabritio » e in alt1'0' ·punto: • Ferruccio fu morto da. Fabritio assassino cli strada p:er isdegno e inimicitia particolari i>. Uno lettera scritta ai 4 agosto _ da Lt1cca, diretta a Matteo Strozzi afferma che: cc :Fabritio di sua mano sca-nrii> :il Ferruccio ,i. Nella relazione dllllo Sperino, veramente comrnendev:ole per ricchezza di particola.ri; è dettò che Ferruccio fu ammazzllto, secondo la pubblica fama, da·Fahl'.itio Maramaldo, colonnello napoletano; ma il vero ~ ch'egli non fu il primo che gli dette, ma
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.
(
E PERIODICl LIBRI
un gentiluomo spagnuolo detto Garaùs continuo del principe . Il Cresei nella sua Storia d' ltalici narra che il Ferruccio fu scarso della vita sua per essere liberale della fama al Maramaldo che di propria mano l'ammazzò. Che di più? Costantino Ca:;briola nella sua vita del marchese del Ya5to parlando di quel genti!uomo dice: « fu libero e sciolto cli li ngua, anzi mordace, benchè con gentil modo, nell'opere indegne. E ciò mostrossi in tempo che Fabrizio uccise Ferruccio a sangue freddo, dicendo, domandalo se dovea farlo benchè fusse st~to tante volte provocato da lui - in confNttn pi1ittostochè in tcil nuiniera - come . dire che i degni s'infamano, e i valorosi si avviliscono con opere simiglianti. · Insomma da tutte le relazioni , da tntti i di:"".ti e da tutte le storie più autorevoli,- non parte che un'accusa; rp1ella contro il Maramaldo. Le narrazioni variano sempre, come si è notato altra volta, nella causa che J;e>teva aver mosso il Napoletano a farsi assassino, ma tutte combinano nell'accertare la verità del fatto. Che i maggiori storici fiorentini abb iano copiato dal Giovio, questo non monta, e possiamo ammetterlo anche per vero; che ii Giovio copiasse la parte drammatica del suo raccon to dai due famosi can tori è assai dubbio; ma il fatto che i due cantori, a quel modo narrand'o, non si raccomandavano già alla loro sbrigliata fantasia, ma bensì alla voce generale che da ogni parte levavasi e ai racconti che nelle lettere scri tte nei primi giorni dopo la battaglia cli Gavinana, concordavano tutte nell'indicare cosi triste fino del commissario della repnbbl1ca. Il capo saldo della questione 110n consiste già i1ci due poemi su cni tanto batte e ribatte l'Alvisi, ma bensì nelle lettere di Martino Agrippa e del Zorelli scritte dal campo imperiale il giorno susseguente alla catastrofe. Ecco le prime notizie importanti, autentiche che da sole bastano a distruggere l'edificio così abilmente edifìca tù dall'Alvisi, il quale, innaoiorato troppo del suo suhbietto si · è affaticato a meuere in luce rruauto poteva giovare al Maramaldo, dando per lo contrario interpretazioni, a nostro credere erronee, a tutte le notizie che potevano rocllre ombra all'opera di rivendicazione. Quest'amore sviscera to per la sua tesi si rivela nel\' Al visi in ·q uasi tutte ie pagine del suo libro e giunge fino al punto cli compiacersi che Nicolò' MarteJli lodi Maramaldo per il trionfo cli Gavinana . A noi che, leggendo le sdolcina te epistole del Martelli al Napoletano , ci siamo sentiti mossi ad ira e disgusto per tanta cortigianeria vigliacca, è semlmto invece che delle lodi di lui poco si dovesse lusingare il Marararnaldo, e poco dovessero tenerno con.to i SllOi Jauc\atori . E mentre
325
l'Alvisi si compiace di ciò, scansa notare la mirabilè coincidenza che e5iste fra il citato periodo del Castriola a proposito del giudizio del marchese del Vasto, e la confessione ingenua di quel soldato cbe trovandosi al servizio dello stesso marchese, aveva co' suoi orecchi udito esprimere dal suo !:'-ignore lo stesso giudizio riportato dal ~iografo. E l'autore cerca quindi di mettere in dubbio la voce che 11ttribu1va all:.i fl ol ia di Silvestro A.ldobrandini il nohi [e e disdegnoso rifiuto di ba llare cii Maramaldo perchè trop po vi lmente aveva ucciso il Ferruccio. i\fa che importa tutto ciò, alla parte di Dio, se la v~rità del fatto _come si è detto non la si deve mica cercare ·nell'Amm irato, nel Segni, nel Varchi, Giaunotti, nel Guicciardini, e nemmeno nel Giovio, e nemmeno nei dué cantori, ma beasi e unicamente nelle testimonianze autorevol i di oratori e lega ti che scrivendo ai loro signori poche ore dopo hat.t.aglia, avevano il m_ezzo _di . avere_ le più _pre~ise no.tizie nel cnrn po degli imperiali? E s1 noti che essi, parteg?wnc10 per 1 peratore, avrebbero avuta ragione di nascondere anz1chè lumeggiare la feroce azione del Maramaldo . Lo ripetiamo, il libro cieli' Al visi è stato scritto evide~temente coll'idea preconcetta di riabili t.are ad ogni_ costo la ~1emor_ia del Maramaldo, di cui il libro racch iude tutta mtera la vita . C1 Stl1~bra ~he esso sia piuttosto la biografia d'un illustre estinto, che uno studio stonco sulla battaglia di Gavinana, poichè l'affetto :;peciale_ per ~a figura _del Napoletano, ; pare vieti in tutto il libro all'autore d1 esprimere_ gmdizii spassie>nati sopra un punto :,;torico di tanta irnportan_za. B1~0~11a infatti che l'autore sia stato molto dominato da quella sna idea d1 riabil itazione maramaldesca per non accorgersi èhe tntte le notizie e tutti i clocurncnti da lui raccolti, coodttcono a dimostrare nn asserto assolutamente contrario a quelk cui egli lnsingavasi _di yerveni:·e. ~~i ,siamo certi che chiunque legger!t spassionatamente 1! hbr_o dell_Alv1!:'-J , resterà più che persuaso che il Marn rnaldo uccise veramente 1l Ferruccio di propria,mano e che quest'atto nefando non è leggenda , rna storia.
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gue1•1•t• e ,,. s,u, sto,•ia per NICOLA. ÌYlARSELU colonnello di stato maggiore. - II edizione. Milano, fratelli Treves, 1881.
Sei anni o!' sono il colonnello l\iarselli pubblicava cogli stessi ti pi del Treves tre volumi; « Ln r;iierra e lei sita storia •, opera che gl'intcndenti reputano eccellente. L'autore, delineando la storia della guerra, aveva inteso mostrare la necessità di uscire così dallo stato cli schiavitù come da quello di ribelliouc, conquistando la libertà del pensiero scientifico e dell'arte pratica; e, per quanto non mancasse chi muoveva obiezioni contro i principii fondamentali della nuova teoria, ·pure gran parte dei pensatori militari comprese che quei principii racchiudevano il germe di un nuovo indirizzo di studi e, in 011ni modo ' si avvide ch'essi erano il frutto d'un'intellia:cnza di primo ~ ..., ordine. Fra gli sc1·iuori che scelsero allora in campo contro il Marselli ve ne ha uno il quale appunto nelle pagine del nostro periodico prese a combattere due opinioni ('I), quella cioò, che le recenti guerre abbiano infirmati i principii della strategia ritenuti prima come veri e quella che i detti principii si debbano formu lare in modo meno esclusivo . Ciò facendo, egli negò la necessità di trovare, per i µr incipii della strate11ia una fo1vla diversa . e a[ermò recisamente che il Marselli, o questa forma non l'aveva trovata. A questa cf'i tica il Marselli volle rispondere da par suo con uno scriuo ch'egli intitolò « La guerra 1·eale ", scritto che l'autore ba pubblicato nelle colonne stesse della Rivista Jllit,i,tare (2) ed ha poi permesso venisse aggiunto a questa secorida edizione dell'intera opera . La « Guer1·a reale » è dunque da considerarsi c-0me un'appendice al primitivo lavoro; appendice che spiega, commenta, illustra i principii fondamentali enunciati in avanti. fu sostanza, la questione è sempre questa : ha la strategia principii assoluti dai quali non è lecito dipartirsi sotto pena d'insuccesso, oppure qu,:sti principii sono inutili, ovvero c'è una via di mezzo per concludere che, fatta anche più larga parte alla teoria, ossa deve, in qualche occasione cedere il posto alla pratica? (I) Noto sopra alcuni particolari della battaglia di Gravelotto Saint Pri\'at (18 agosto 1880) « nivis ta militare Italiana " mesi di ottobre, novembre, e dicembre 1875. (2) Rivista militai·e Italiana dispensa del febbraio 1S76.
Il Marselli appartiene a questa ultima scuola. Nella sua difesa egli ha cura anzi lutto di fare la dovuta distinzione fra 1n'incipii e regole. I principi i sono as:,olnti e si adattirno a tutto lo circostanze, o tutti i tempi, a tulli i luoghi; lo regole invece soffrono eccezioni e variano o sccoucla delle occn~ioni. Il dire, p. es . che " la 'liitlm'ia pitì effu:ace è quella che si conseyue 'in modo da separa1·e Ceserc'ito battuto della sua base » è un principio assoluto. Infalli sarebbe impossibile che una vittoria la quale si risolve nella catastrofe ciel nemico, fosse di per sè meno effi cace di quclh1 che restringe semplicemente l'esercito nemico sulla base. L'a[ermare invece « che debba sempre operarsi in guisa da m,inacciare le cmniinica:iioni del nern·ico senza espo1·rc le prop·rie » è una buona regola di guerra da valere nei cosi ordinari, ma non è un principio generale da abbracciare htlli i casi della gnona reale, tutti i modi coi quali le gl'andi vi ttorie possono essere e ful'ono consegnite. Di queste regole cc ne sono a diccine, come p. es: « Son fate marcie cli (tanca davanii aà un esercif.() in vosi:::'ione, soprat1itto quand'esso occwp·i le allii1·e al ciii pfodc do·vete sfilwl'e i> e l'altra : atta p1·esen::a delt'inilni.w non lii dividete mai, non fate distaccam ent'i ». Sono c1uesti due ottimi precetti - dice il Marsclli - ma ch i avrebbe il coraggio di chiomarli principi i assoluti? E anche come re11ole quan~e volte esse potiscono d'ccce1.ione! Così del pari egli critica coloro che non vedono soluto scnonchè nello linee interne e dimostrò come a' cli nostri, nella guena reale l'accresciuta mole degli eserciti obblighcrit spesso a scgnire linee convergenti, o che, in questo caso, basarla unicamente su una linea interna, equi varrebbe a farl a diventoro un lungo budello. E quanto alle linee divergenti, è prova che con un esercito di 300 mila uomini non si potrebbe fare a mèuo cli adottarle; il che non costituisce un pericolo et purchè si tenda a rinnirsi senza csilozione verso un punto fìsso •. Ma dove il Morselli spiega maggiormente il suo concetto si è a proposito della regola che prescrivo di _non comprometter~ mai le proprie comunicazioni. Egli dimostrò che, in corti casi, quando tutte lo probabilità si presentano favorevoli, può essere permesso ad un genorole lasciare scoperte queste comunicazioni per ottenere nna grande villoria. Dui·ante il bmve ma importantissi mo periodo di manovre dell'esorciw tedesco o monte di )letz, ~ioè dal n al 18 agosto, i Tedeschi lascinrono esposto le loro lince cli comun icazione e se Dazaino non era neghittoso avrebbe potuto mettere io scompiglio il 4° corpo d'a1·mata, parte del quale sarebbe stato costrcllo a ripassare sulla destra 1
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della Mosella; ma la inoperositn dei Francesi consigliava questa viola1.ione della regola, la giustificava, la rendeva aD2i meritoria. C'è chi dice « nassun uomo di senno abbandona le sue linee di operazioni » al che il i\iarsolli risponde; • Certo tutti sarebbero coli.tenti di portare « una vittoria risolutiva senza correre alcun pericolo, ma quando una " sim ile vittoria non altrimen ti si può ottenere che coll'esporre le " comunicazioni, ed esistino fondate ragioni per esporle, l'uomo for" nito di grande iniziative volontariamente tenta la ardita manovra: « E il pregio sta proprio ucl farlo volontariamente , . Un identico esempio cli comunicazioni esposte il Marselli lo trova • nella battaglia di Jena. l'\ell'aggiramento precedente alta battaglia, Napoleone intendeva separare l'esercito prussiano da Drosda e eia Berlino, in modo che, dopo avere eseguito la conver5ione si trovò colla fronte alla Saalc e colle spalle all'E lba. Sarebbe difficile negare - dice l'autore - che Napoleone espose le proprie comunicazioni, nè giova dire che il gran capii.ano crasi formata una base secondaria sul Meno, perchè una manovra, e più una vittoria dei Prussia11i, avrebbe potuto .igcvolmente sper.zare il minacciato sottil filo che legava l'esercito frnnccse con quella base. Ma Napoleone sprezzò il pericolo e 'r,i-Olò la formula., perchè, inspirato dal concetto dt separare l'esercito nemico dal cuore della monarchia prussiana, si sentì tanto forte e sicuro di se da poterlo tentare. Dopo simili esempi, il l\larselli crede funesto il dogmatismo nella guerra la quale, non è nè algebra, nè geometria e nemmeno meccanica pura, poichè bandire dal Vaticano della scienza militare una specie cli Sillabo gli oppositori ciel qua le vengono riguardati come eretici, non sarebbe che recidere i nervi a quella parte cli oioventù studiosa che, formandosi nelle scuole militari, deve, col temp;, tenere in pugno i destini dell'esercito. Però - come dice il !lfarselli - bisogna tenersi lontani anche dall'eccesso opposto, cioè a dire da quello scetticismo insanabile che fa riguardare tutte le regole di guerra come non sensi e le chiama gingill i inutili e cagione di caos e null'altro. Questo scetticismo, di cui di recente si ebbe una prova nell'opera cli un distinto militare ('I) ridurrebbe a zero !a storia e le tradir.ioni e condannerebbe al rooo ç le opere di Jomini, di Clausewitz, di Napoleone I. Noi crediauio che in un periodo qual è quello che l'Italia ora attraversa, periodo di risveglio nazionale in cui sembra si capisca fìnal~ (1) La gue,·ra e i s11oi 111ome11li, del capitano Asitu~oo
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mente quanto rrrande sia la ·neces:;ità d'esser forti e parati a ogni evento il libr/ del colonnello Marselli meriti più che mai l'attenzione non ~lo dei militari ma anchedei profoni. E utile ehe tutti abbiano un eoncetto esatto della guerra nei suoi rapporti colla soeietil e colla civiltà; è opportuno tutti sappiano che negli studi militari i.I ~ogma erde 0 oni rriorno più terreno, e ben gli sta; è indispensabile rnfine P 0 o cl • • :;i conosca che non a,-romo grandi capitani, cioè a dire con ott1en di genio, finchè e-olla propria inizia tura non si abitueranno a combattere la « gue·ri·a reale >>. V
Bico,·tli 1lellt1 gio,v inez~" ,li Alfouso Lt• 1'.la,•n-•01•a
per Lu101 CHJALA - vol. II, 2• edizione grafì.a eredi Botta 1881.
Roma T i1io-
La Ri'Oùta ha gii1 parlato del primo volume di questi ~icord~. Il secondo volume complnta egregiamente il lavoro del Ch1ala, d1most.rando come 11 La )farmora ritraesse non scarso premio delle sue virtù militari nella stima e ne\l'atietto di ufiìciali stranieri ragguardevolissimi per grado e per cultura, fra cui principali il De Brack e il Walmoden. Il volume testè pubblicato non contiene che lettere di c\u·esti personaggi al La Marmora; lettere che a dir vero non r~cchmclono argomenti di grande interesse, ma che pure hanno particolare i~portanza per i let101·i italiani, tanto vi emergono chiaramente la st11~a ~ confidenza di cui ali serittori onoravano il La Marmora, bene.be d1 loro molto inferior~ di grado. Ciò che l'autore ha messo cli suo, cioè a dire le note illustrative delle lettere e varie pagine intercalate nel volume allo scopo, più che altro, cli spiegare l'origin~ d_elle_ relazioni tra il La Marmora, il De Brack e il Walmoden e d1 g1 ust1~care altresì il buon sangue che passava fra l'ufficiale sardo e. il generale austriaco governatore a l\iilano; presenta uno speciale interesse e costituisce la parte più attraente del libro. La imprc;;sione che produsse il La l\Iarmora nel colonnello De Brack e neoli ufficiali del suo reggimento, quando si conobbero a Limoges, è t~tta dimostrata in una frase eloqnentissima di quel coman~ dante « Vous nous a'Oez tant à f'ait séd-iiits . , , qua:nd on -vous a
connue on ne peut pas
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Quanto al Walmoden l;autore ·vuole diniostrare come fosse naturale la di lui intimità col La Marmora, e giustifiare come si è deuo le relazioni di quest'ultimo coll'austriaco, notando che in tìn'epoca in cui Carlo Alberto dimostravasi tanto amico degli Asburgo ~a scegliere a sposa per Vittorio Emanuele la figlia dell 'arciduca Raniflri vicerè di Lombardia, i rapporti di cainerntismo tra ufficiali sardi ed austriaci, dovevano essere cosa indispensabile. La giustificazione, seppure ve n'era l)isogno, è chiàrissima tanto più che il Walrnoden era uno dei più umani fra i generali austriaci che a vevavo comando in I talia e, a giudizio dello Steedhal, uno dei meno avversati dal la popolazione milanese. I l D'Azeglio ne suoi Liitti d:i Lomba,r dia gli ha reso giustizia per là nobile parte da lui sostenuta in occasione dei tristi avveuimenLi occorsi a Milano nel gennaio 1847. Sospesa nei 1848 a cagione della guerra, la corrispondenza viene ripresa nel 1850; però lo stesso La Marmora, un mese dopo la battaglia di Novara, scri$Se al Dabormida inviato I come plenipotenziario a Milano • Saluta quel canuto guerriero (Radetzky) no~1 che tutti quelli che sono di mia conoscenza e che si ricordano di me. Comunque nemici non posso a meno di apprezzarli come galantuomini e di stimarli come militari. Se puoi far tenere i miei saluti al generoso Walmoden, mi farai gran piacere » . Ma nel ,f857 inacerbate nuovamente le relazioni fra le corti di Vienna <-' cli Torino, il Walrnoden stesso credè prudente troncare i rapporti epistolari éol La Marmora divenuto Ministro della g.uerra in Piemonte. Differente è l'impressione che si risente leggendo le lettere del De Brack e del Walmoden. Il primo apparisce un ufficiale studiosissimo, tntto intento a migliorare la istruzione dei suoi ussari e in ciò ha molti punti di contatto con La ~larmora: il secondo si dimostra un po' er.i'cureo che parla volentieri cli cavalli e di balle,riue; ma soldato e gentiluomo in tutta l'estensione della parola. Ambedue sono tipi militar_i interessantissimi e in ogni caso, degni della defer11nza che loro dimostrava il La Marmora, come questi era degno dell'affetto con cui essi cordialmente lo ricambiavano. Il Cbiala ha col secondo volume clfl' R icordi dimostrato fra le altre cose come nell'animo generoso di due prodi soldati non ·basti nemmeno l'inimicizia delle armi e il trovarsi avversari in campo, per menomare Ia scambievole stima, e nel sarcio la gratitudine. Il La Marmora, si vantava di aver sal vato a rastrengo molti so ldati austriaci • dalle fau ci dei nostri • e d'aver fatto altrettanto a Sommacampagna . E scriveva al Daborruida narrandogli la cosa • questa fra
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flo i &i può dire ma non a certa gente che· non vive eh~ di odi.o ~ non sa ai doveri di Stato riunire i non meno pregevoli doveri eh umanità e di gratitudine». Le lettere del \-Valmoclen banno anche la velleità di battere la politica , ma il generale non ci vedeva più chiar~ di Metternich. Il tumulto del 5 settembre ·1847, era stato per lm « ime pet-ite démonst-rat'ion ément-ière que /es bons !lhlano,is on cm dwooù· offrir commie tribiit sur l'li·utel de la pat1"ie » . Nell'ottobre ·1847 (vedi lettere) credeva ancora che Milano si gover~asse co~le cantanti e colle ballerine e pochi mesi dopo doveva scoppiare la lafamosa .rivolta. che cacciava Radetzsky. Che avrebbe dettò il Walrnoclen ·se avesse potuto vedere l'impératore Francesco Giuseppe far visita a Venezia a Vittorio Emanuele e re Umberto diventare col.onnello austriaco in queJla Vienna da dove Metternich martoriava i po· poli italiani e costingeva lui vecchio e valoroso soldato a desiderare il co)locamento a riposo, e a scrivere al suo amico piemontese "voglio a~cfarmene; il servizio m'è venuto in uggia « il n'est pliis de saison depuis que le métier est de11enit genda1·rnet·ie ».
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B elte~io11,e del '.l.'01•1-ieo inte,•,ui~ion,de ,li scliet•ttu.i tenuto/ in i1.l'il1.n1,o 1-iel giug,1,0 1881.. -
cav.
principe di Bel monte N3:p?li, tipi Ferronte, 1881. ·
D OMENICO C ARIO LATI,
GRAN ITO. -
Relatori G IOACCHINO
È un libro di oltre 150 pagine, diviso in tre parti; considerazioni intorno alla storia della schehna, storia del torneo e verbali della giuria ; osse~vazioni e conclusioni . Esposte le differenti vicende per le quali passò l'arte della scherma nella successione dei tempi; com'essa ,n~cque, si venne diffondendo, si rese popolare; come si formarono e st con- · tesero Junoamente il primato le due scuole principali, l'italiana e la francese; descritte le armi che vi si usarono; tratteggiati i fatti e gli uomini più cospicui che illustrarono l'istituzione, vuoi con le opere, vuoi con ,gli scritti , con critica storica si fa risaltare l'incontestata superiorità della scuola napoletana cui spetta il nomè d' italiana. Lo scopo del torneo fu cruello d1 unificare. l'a~·te del_la sch:'rma, esercitata in Italia con. metodi ed intendimenti d1fferent1 , e ridurla alle migliori discipline. S'inspirano a tale concetto i~ ~egol~m_en_to, l'esecuzione delle gare fra elementi ·di scuole e metodi dl\'ers1, 1 grn~
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dizi le decisioni della giuria composta del pari da persone di studìi di pratiche e di opin ioni tra di loro non comuni. Nell'nltima parte considerate alcune particolarit.à artistiche, discussi alcuni giuochi speciali al tale o tal altro schermitore, proposti i rimedi atti a· condurre al fine indicato, si viene allf: s0guenti conclusioni che, a cagione dell'interesse che hanno per l'esercito, riportiamo testualmente; « 1° Il torneo ha ri:;posto perfet.tamentc all'idea informatrice, che lo promosse, dimostrando l'inconLesta superiorità artistica della scherma di spada italiana, deua abitualmente scuola na.poletana , ed il ·valore dei suoi rappresentanti )). << 2° Per la sciabola, con leggere moclifkhe e qualche perfezio'namento in parte accennato, è accettabile il metodo serbato nel tirare dai migliori tiratori di sciahQla della scnola Radaelli, i quali con la pratica hanno modificato e perfezionato il regolamento scritto della loro scuola )). · « 3° Tra la gioventù che frequenta la scuola magistrale vi sono degli ·splendidi elementi , i quali cleplorevolmente sono sciupati con un ca ttivo indirizzo >> . ' . 0 << ,\. È tanto più a deplorarsi l'indirizzo non corretto della scuola magistrale, in quanto da quella escono, terminata la fern1a militare, gran numero di giovani, i quali si spargono per l'Italia col nome di maestri e pretendono d'insegnare con serio danno clell 'arte )) . « 5° Un irn pulso per l'unificazione dellr scherma in Italia è ~tato dato per parte della società cl i scherma di Milano, seguito dalla società di Torino e si spera vederlo im itato nel resto d'Italia , . « 6° Si deplora il fotto cli vedere che ognuno può da sè crearsi maestro di scherma, e come ta le ingannare il pubblico &pacciando istruzione che non possiede >> . I principali rimedi proposti sono due: l'azione coUettiva della società private, provviste di buoni maestri, che promuovano, generalizzino, unifichino la scherma; . l'azione del governo, il quale riconoscendo che i risultati Ùon .corrisposero all'aspettativa, dia un nuovo e serio indirizzo alla scuola magistrale di Mi lano, costituisca colle piLL rispettabili individuali Là tra i maestri cd i forti dilettanti un tribunale superiore, il qua le riunendosi una volta l'anno nella capita le, esamini gli schermitori e conferisca diplomi e patenti di maestro senza delle quali non sia permesso il pubblico insegnamento . A ciò sono sopratutto interessati i ministri dell'istruzione puhblì"ca e della guerra. A quest'ultimo specialmente s'indirizza la relazione perchiJ 1
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vo11l ia fare qualcosa in favore dei maestri militari onde incoraggiarli a ;rosegui re nello studio ~1 migliorarsi _nell'arte .. Al m_i~istero del (a o-uerra J)Oi si raccomanda in modo particolare eh stah1hre un umo I . . forme pei maestri militari, " acciò, di~e la Re_a7:1~ne, no~ s1_ pre« senti no in pubbliche gare e congressi scherm1st1c1 con gli ab1t1 che « indossano in sala; nou e;;scndo nè bello, nè dignitoso per l'armata « vedere i suoi rappresentanti in si misero arnese, nè potendosi per« mettere acl1 ognuno di scegliere un costume di fantasia a suo tae< lento >> .
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nll'estu:ne tli 1.n•ouio ~ione til g11•,u8@ compilata dal tenente FEA GIOVENALE. - Asti , 1881, s tabilimen to ti po-litografi co G . Dresco.
G ·«iitlt/1,
ctipittt/H@
Di cruesti libri, animati tutti dal lodevole intento di facil itare i~ còm pito della preparazione agli esami di.avanz.am:nto: se ne _so~10 01:ma.: pubblicati parecchi e ognuno presso a poco all altro som1gli~nL~, llf, al presente si faceva sentire il bi!logno cli una nuova pubbhcaz_io'.1e. favoie,,olSe non che il lavoro del tenente Fea sarebbe stato anchH · ·1 t l mente accolto se avesse recato qualcosa di noovo, vuoi per I m~ _oc o di disporre 10 svolgere gli argomenti, vu~i !)er la forma espos1t.rrn ; ma in quattro fascicoli, 4° programma_cl,1 t'.ro, ~0 progr~mma c~1_t~pografta e temi svol Li , ;3° progra_mma ~ 1 lor,t1fì~az,one,.~ c~1 -~ontab1~1ta, 40 appendice al fascicolo ,1°, post1_lle ali ap penc~1ce ,dell l!:>trnz_1one p1ovvisoria sul tirn per la fanteria, il Fea non ci da· nulla cli sno, no~1 ci offre che una fa tica meccanica, come dicemmo , ripetu~a cl~ altri. Noi non neghiamo l' uti lità delle compilazioni pel risp~rm10 ~1 te'?p() che procurano negli stùdi, nelle ricerche, nel cletermrna~e smtet1camente le idee ed i fatti e nel manclar questi alla memoria,. 1:1a vorremmo che fo 5serò fatte a tempo e lnogo e sopratutto, ?gg1d1 eh'.~ le speculazioni hanno assunto così grnn predominio nel!a vrta pubblica , che sfuggissero anche al sospetto di un affa~e l1_brano . 'l'ille non è per for mo il caso della pubb!icaz1on~ del te~ente Fca , Ja qnale dimostra l'interessamento ch'egli ha pe' suoi coll~gh1, il bu~~ volere che ha posto nel suo lavoro par rendersi loro utJI: e_ ~er c10 merita. lode e incoraggiamento. Studioso e volenteroso com egli e, farà certo di, meglio in avvenire.
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LeUe1•e i 11e 1.lite 1.li Giticinto Co lleg no a Giuse1,18e n,.ibo,•u1,i1l ci ( 1848-:1855). - LUIGI CHIALA. Firenze,
Cdlini alla Galileiana, 1881. Estratto del fascicolo · di ottobre della Rassegna Nazionale di Firenze. Le corrispondenze degli attori più. benemeriti e più. noti del nostro risorgimento nazionale sono scuola di virtù cittadina alla quale è O'ran ventura si educhino le crescenti generazioni . I promotori di tale sc:>la, i raccoglitori ed editori di cosiffatte corrispondenze fanno opera patriottica tanto più commendevole, inquantochè, rinunciando alle soddisfazioni dell'autore,' liruitano la loro personalità artistica e letteraria nei modesti confi ni di un sobrio annotatore. Ed il Chi11la fra i promotori e continuatori della scuola accennata è dei più operosi : dopo La i\'larmora, d'Azeglio, .Brignone, Durando, Dabormida ci dà ora il Collegno nella sua corrispondenza particohir'e, l'uomo qualificato dal d'Azeglio, com'egli opportunamente ricorda « uno dei perfetti. modell i delle virtù più rare e più costanti nella vit.a pubblica, come nella privata ». · 1 Le · lettere del Collegno sono scritte, ognun vede, nei tempi eroici della vita italiana, i ricordi e gli ammaestramenti sono perciò inte·ressanti,· preziosi. Di questa..evocazione di morti illustri, che parlano il loro linguaggio e la maggior parte militari, il paese e l'esercito non possono non saper grado al Chiala, del quale in questa .e nelle altre simili pubblicazioni più che ciel merito letterario, che qui non può, nè potrebbe esser molto, tengono conto dell'opera cittadina.
il disegno di legge dèstinatò a dar vita vigorosa e duratura nelle nostre popolazioni ai tiri a seguo e renderli elemento potente cli forza , ausiliari dell'esercito e della marina, fuocolai patrii di spirito militare. L'istituzione, ognuno sa, non è nuo.va ed il senatore Torelli, che vi ebbe gran parte e vi recò sempre grandissimo amore, ne ritesse la storia esponendo le vicende ch'ebbe ad attrave.rsare dal 1850 sino ad oggi, le cause di deperimento e l'abbandono in che fu lasciata dopo un periodo di svilu ppo e cli entusiasmo che aveva fatto ,, sperare il di lei consolidamento. Paralella a tale storia egli descrive quella. del Tiro federale sviuero, il suo incessante progresso, l'alta fa ma che ha acquistato in Europa e come esso servì di modello all'italiano . Merita att.enzione il rendiconto che l'autore offre del modo onde vennero organizzati ed atlùati i tiri n~zionali cli Torino, Milano, Fi · renze, Venezia, p(~r il confronto tra il numero dei bersagli impiegati, le distanze a cui vennero posti, i colpi sparati, il valore dei premi, gl'i ntroiti e le :;pese e. per le uti li deduzioni che se ne possono trarre. Nel considerare il rinascere a nuova vita dell'istituzione in virtù del progeuo di legge 1,1 marzo 488 1, l'autoro esamina le condizioni presenti d'It.a lia, quali siano, per accogliere quella istituzione, le favorevoli, quali le contrarie. Consta ta come qua e là in alcune provincie, soprattutto dell'alta Ita lia, sopnwvisse l'istituzione sorretta da private iniziat.ive, che 1il guadagno, poichè guadagni e progressi vi furono realmente, dei tiri nazionali non sia anelato interan1ente perduto, ma nota ciel pari che, dopo ,13 anni di abbandono governativo, le condizioni di oggidì sono assai peggiori di quelle del 4868, epoca dell'ultimo tiro nazionale. In ocrni modo sta in fa,,ore dell'istituzione l'avanzo di vita che serbò, vi sta l'esperienza passata, vi sta l'esempio cli tutta Europa; . si hanno però contro l'indifferenza · cli una gran parte delle nostre popolazioni, il maggior costo che in passa to delle armi e delle munizioni, lo stato finanr.iar io di moltissimi comuni, i qua li sono chiamati a condividere lè :;pese dei tiri .. Tutto d'altra parte sarà facilmente superato , ove si sàppia eccitare l'emulazione, ove per mezzo · della stampa e con alt1:i 1riodi di · pubblicità si renda popolare l'istituzione e la lègge che le' clù vita. ,, Ben poche leggi, osserva giu« stamente l'autore, hanno . d'uopo di esser sorrette cbll'opinione « pubblica come que:;tà : o l'istituzione dei tiri diviene popolare " davvero ed allorii la legge raggiungerà il suo scopo, o non lo (< diviene o solo parzialmente e lo scopo andrà fallito e frus trato nella ~ massima parte ». 1
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L'l Ti,•o n<i~iontile e su<i iuipo1•ttin~ti ·e sto,•ia ,lei Tii•o reae, ·cile s ·- ,i~~e,·o~ di L UIGI TORELLI, senatore del
R.egno. - 'forino- P inerolo, Chiantore e Marcarelli, t ipografi-editori. - 1881. ·'
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Con cuore di patriotta e colla personale esperienza di quaranta anni , il senatore Torelli ha impreso a trattare un argomento, del quale è ormai generalmente riconosciuta l'im portanza per l'avvenire del carattere e delle istituzioni militari nazionali. Non andrà molto che il Parlamento dovrà qccnparsenc ; gli sta dinanzi da alcuni mesi
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I premi, a parer suo, dovrebbero consistere in armi; così verrebbe eliminato l'ostacolo frapposto ai Jrnoni tiratori dall'elevato costo delle medesime cd a poco a poco si avrebbe la vera nazione in armi. La Svizzera nel 1850 in ogni tre famiglie aveva una carabina così acquistata , vale a dire ;J 70,000 carabine e, quel che più monta , 470,000 tiratori. Noi colla nostra popolazione, potendo raggiungere quell'ideale, avremo nientemeno che 1,800,000 fuci li! Entrando poi ad esaminare direttamente il di~egno cli legge, l'onorevole Torelli non approva l'itigerenza nell'istituzione di due Ministeri, cli quello, cioè, della guerra per la parte tecnica, di quello dell'interno per la parte amministrativa; l'unità cli vedute e d'indirizzo è troppo necessaria per un'istituzione così importante. perchè s'abbia a trascurare, d'altronde nulla impedisce che anche la parte amministrativa possa essere abilmente esercitata dal Ministero della guerra. Quanto alle direzioni dei tiri, egli osc;erva che la legge restringe soverchiamente il cerc.hio per la scelta dei componenti, obbligando il consigl io provinciale e il comunale a scegliere nel proprio seno ·un membro ciascuno. E se non ne hanno d'idonei? l'autore nell'interesse dell'istituzione preferisce che possai10 eleggerli anche fuori cJel proprio seno. Nella composizione poi delle direzioni constata la not~volissima e pregiudiciale minoranza dell'elemento militare, il solo fra il prefetto il sindaco, i due rappresentanti ciel consiglio provinciale e . comunale che possiede competenza Jtella materia, quello in una parola che può rendersele utile più d'ogni àltro. Per conseguire i vantaggi determinati dalla legge, il senatore Torelli dimostra come l'obb ligo cli 1,parare non meno cli ·150 colpi anche frequentando per due anni il tiro, anzichè giovare, serve per far eludere lo scopo dell'istituzione, poichè molti non penseranno che a sbarazzarsi dei '150 col pi senza badare più che tanto ai risultati, potendo ::iparare la metà dei col pi il primo mese e l'altra metà('ultimo . del biennio . Realmente efficace non può essere che l'obbligo di una prova, di un esperimento e con tale concetto l'autore propone che vengano modificati gli articoli H e ,12 della legge. Un'altra modificazione egli addita, quella, cioè, di determinare nell'articolo 20 le . modalitil per la costituzione e direzione dei tiri nazionali, o genern.li, com'ei preferi rebbe di chiamarli: sono dC';si la gl'ande palestra ove concorrono tutte le energie dei titi provinciali e comunali, sono il gr1,.nde fnocolaio dell'emulazione e dello spirito marziale e perciò richiedono cure speciali. A tal uopo propone una suprema direzione di 7 membri, due nominati dal Senato, due dalla Camera, due ed il presidentH dal
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Ministero della guerra. « Questa direzione dovrebbe essere ~t corpo « morale che dirige l'istituzione; quello che si tiene al fatto cli ogni « progresso si all'interno che all'estero, quello che avvisa il Mi1ti« stero degl'inconvenienti ehe si verificano, dei provvedimenti che « conviene prendere; quel corpo dev'essere il · suo vero braccio destro, « il corpo morale responsabi le avanti alla _ nazione » . Giunto alla questione del nuovo carico derivante al paese dall'introduzione dei tiri' nazionali in tutte le loro gradazioni, l'autore afferma anticipatamente che non sarà piccolo, ma esso deesi porre in relazione con i grandis;;imi vantaggi che ne risulteranno. Divide le spese nelle tre categorie: impianto dei bersagli, esercizio, premi: c~lcolando a mille i bersagli eia impiantarsi alla distanza minima cli 300 metri e la spesa media. di ognuno a L. 200, provvedendo anche all'impianto di una dier:ina di bersagli alla distanza di ·1600 metri e dell~ spesa di ,10,000 lire l'uno, si avrà un carico complessivo di lire 2.,100,000, delle quali 3/5 addossate allo Stato, 1/5 alla provincia, 1/ 5 ai comuni. Altre 300,000 lire, da mettersi ad esclusivo conto dello Stato, sono da com putarsi per la dotazione minima cli ogni bersaglio di 6 fuci li al prezzo di 65 lire l'uno e così le spese d'impianto, a cifre rotonde, ascenderanno a L. 2.,500,000. Non si comprende come l'egregio scrittore, in tanta penuria in cui ci troviamo, non intenderebbe di utilizzare nulla, neanche i bers11gli alla distanza di 300 metri, di ci~ che dell'istituzione è r!masto in pied_i d~po il tredi_cenne abbandono. Escludendo qu~sto ostracismo, punto g1ust1ficato, noi pensiamo che la spesa possa essere a)cun poco diminuita e resa meno sensibile da l razionale e gradunto sviluppo che si dovrà dare all'istituzione. Delle spese di esercizio l'autore tiene specia lmente conto di quelle per le munizioni da somministrarsi gratuitnmente_in ragio_ne di 4O~ cartucce ad ognuno dei nulla tenenti, ed ecco 11 procedimento cle1 suoi calcoli circa 'i frequentatori de' tiri: 510,000 giovani a 18, 19, 20 anni, 170,000 l'anno, tanti quanti se ne presentano alla leva a 2.,1; 150,000 di tre contingenti di 65,000 l'uno di ·1a categoria in conj)'edo illimitato; ma qui è da notare che le classi in congedo illimitato se possono, per le perdite subite, almeno le più anziane, calcolarsi al di sotto di 50,000, sono però cinque invece di tre; ,J 80,000 cli 2.a catego6a, in cui l'autore non conta le perdite che riducono la cifra a 130,000; 8!~0,000 che a cifra rotonda il sena tore Torelli stabilisce a 800,000, ANNO XXVI, VOL, IV.
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de' quali nei. pr1m1 anni non più di 200,000 freq uenteranno i tiri e 1/1 0 cli questi si presenteranno con fede di povertà, ossia H0,000, ai quali si dovranno somministrare gratuitamente H:,000,000 di cartucce che a 5 centesimi l'una costituiscono il valore cli 700,000 lire. I dati di questo calcolo non sono tutti esani; per esempio, le considerazioni sulla mihzia territoriale e la di lei esclusione dal calcolo, l'ayere ritenuto che la legge sul reclutamento dati da 5 anni, mentre risale per gli effetti utili al ,t872, in ogni modo si possono accettare come abbastanza approssimativi al vero. Per i pren1i a tutti i 1,000 bersagli l'autore stima necessaria . la somma di un milione, e tali premi · dovrebbero specialmente consistere in armi e munizioni . Altre 150,000 lire saranno nece::.sarie, ,100,000 cli premi, 50,000 d'impianto, per i tiri generali , che lo scrittore vorrebbe biennal i, non eseguiti nelle città, ma in campagna ed ogni qual tratto alla distanza di 12.00 e '1600 mefri. Senza seguire i criteri particolari a cui si vorrebbe informata la direzione generale progettata, il modo come essa dovrebbe costituirsi un piccolo museo di tu·te le armi adoperate presso i differenti eserciti, tanto più che nei nostri bersagli si deve far uso essenzialmente delle armi militari d'c)rdinanza italiana, criteri questi e desiderati non attuabili certo nei pri mordi dell'istituzione, le sp(lse conteggiate dal senatore Torelli si riassumono:
,cingere le alpi cli bersagli e di organizzare militarmente come in Tirolo le gagliarde popolazioni alpine intorno ai campi di tiri a segno. Il libro si chiude colle più calde raccomandazioni agl'Italiani di prendere snl serio questa istituzione. Scritto con competenza, le considerazioni e ·proposte in esso svolte. meritano senza dubbio di esser ponderate.
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Lti 111ar bie rlJ•tin!Jti'i Se "'"' 11.le:riqeie VIÈRE. - Paris, Challemel, 1881.
par
HENRY
Rr-
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L. 2,500,000 Per im pianto 700,000 Per muqizioni gratuite 1,000,000 Per premi Totale L. t,200,000 più ogni biennio per tiri generali. I» '150,000 •
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Il senatore Torelli non ha abbastanza tenuto conto dei vantaggi conw,si nella pre:;tazione del servizio militare dal progetto di legge governat.ivo; non ha suggerito altri vantaggi e non ha esaminato punto per punto il, progetto di legge governativo. A lui, studioso dell'ordinamento dei tiri a segno all'estero, non sarebbe sfuggito come la maschia istruzione potrebbe darci il mezzo di istruire economicamente e praticamente la milizia teiTitoriale, questa immane forza nazionale che sta ora ordinandosi e preparandosi e cbe a nulla servirebbe senza armi e senza addestramento militare. E più addentrandoiii in argomento, lui, fondatore del tiro a segno di Sondrio nei primi momenti del nostro risorgi mento, ci avrebbe per avventura suggerito di
Il libro del signor Rivière è una breve ed interessante descrizione di quanto operò la marina francese nell'ultimo e più triste periodo della spediziòne messicana, vale a dire dall'autunno 1864 alla primavera del 186'1. Dopo lo sbarco, la convenzione di Soledad, la presa ,di Puebla e l'entrata a Messico , parve nn momento assicurato l'esito della spedizione; cessarono quindi ì grossi invii cli trnppa dalla Fr1.1n.cia e il naviglio da guerra. fu ridotto nei limiti di una semplice divisione sotto gli ordini del capitano Cloné. La missione a questi affida ta non era dell e pi ù facili: trattavasi di sorvegliare una distesa di litorale di olfre' 2t>O leghe, da Matamoros a Campèch/. cli stabi li rvi punti sicuri cli collegamento coll'esercito cli terra, di dàr la caccia ai corsari J uari,;ti ' ed Americani , di accentrare a Vera- Cruz il servizio dei trasporti e quello dell'approvvigionamento clell' intiero corpo di spedizione, cli concorrere infine colle truppe di terra in cruelle operazioni che avevano per obbiettivo l'attacco o la difesa dei porti _più importanti della costa . Ma pel disimpegno di tanti e cò.;ì svariati servizi il capitano Cloué non disponeva che di poche navi, alcune delle quali in cattivo stato, scarseggiavano gli approv.vigionamenti d'ogni genere a ' cominciare dal oarboue e le febbri malariche mietevano numerose vittime nelle fil e clegli equipaggi. L'egregio autore descrive con colori molto vivaci le diverse operazioni che in condizioni così difficili ebbe a compire la marina francese costretta a fare continuamente la na1;ette fra le CO$te nordiche e le meridionali del -golfo del Messico, fra Matamoros e ·Tabasco, riportando donrnqne vittorie, ma nou potendone mai trar profitto, per l'insufficien te concorso dell e truppe cli terra, le quali se francesi erano scarse <li numero, se messicane mancavano di armi, di disciplina, di fedeltà. 1
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Il Rivière poi, come tutti gli altri storici della spedizione, ri;olge al mare$ciallo Uazaine l'accusa di aver condotto le operaiioni più con segreti scopi per3onal i, che con criteri militari. Vi era al Messico un partito il quale mostravasi favorevole alla protezione francese e desiderava assicurarla mediante altri che non fosse ~1assimiliano, cui negavansi le qnalità necessorie per governore la nazione messicana. Nessuno, bene int.cso, indicava il nome di questo nuovo elouo, ma si accarezzava il maresciallo, già imparentatosi con cospicui persona("'Ì 00 del paese, lasciandogli intravedere una gran parte da rappresentare cd una suprema missione da compiere. Ingannato da queste lusinghe, auzichè ri volgere i propri sforzi contro gli Stati del sud, i più sa ldamente organizzati ed i più accaniti e pericolosi nemici del nuovo ordine di cose, mo su i quali pare fonda sse segrete speranze, egli ostinavasi contro il nord, dove le bande dei guerriglieri trovavano l'appoggio degli Americani, do1re quindi non era possibile milmente combattere senza un perfe tto accordo col "Overno degli Stati Uniti, il quale invece accennava ad un interven~o, le cui conseguenze pel cor po di spedizione sarebbero state di:;astrose. Donde le slegate operazioni di Matamoros, di Tampico, di Tuspan, di Tlacotol pam, le quali sprecnndo fatiche, munizioni e sangue non conducevano a verun risultato· pr11tìco. . Così lo imprese di mare come quelle terrestri , anzichè consolidare il trono imperiale ne mettevano sempre più in evidenza la debolezza, i I partito repnbblicano acquistava di giorno in giorno nuovi aderenti e le città più notevoli cadevano l'una dopo l'altra 11elle sue mani. Questo rapido sfasciarsi del giovane impero mise ben presto la Francia nella dnra alternaLiva o di abbanclonalj'e il proprio allento, 0 di proseguire in una costosissima im prnsa, cbe poteva da un momento all'altro tra3cinarla ad una guerra cogli Stati Uniti ; i consigli della prudenza prevalsero ed il rimpatrio delle truppe francesi fu deciso. Sotto la protezione della sr1uaclra corazzata dell'Oceano si compì nell'inverno 4867 l'imbarco ed ultima la divisione navale dei Cloué abbandonò le rive ciel Messico ove aveva lasciato tante viLtime e mietuti tanti sterili allori. Il libro del Rivière, sebbene lim itato al le sole oper11zioni della marina, è di una leuura intoressaute e gradevole e getta molta luce sulla condotta mili tare di quella impresa che ebbe una così tragica fine. Es~o è pure ricco di molto e svariaLc notizie sulla costituzione delle guerriglie, sulle condizioni politiche e militari delle ci ttà messicane, sulla organizzazione dei servizi del!a marina. P. ì\I .
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G escunuaelte tr,ktische Aursat~e. B egle!nent- Stutlie~, ( Raccolta
di questioni tattiche . Studi regolamen-
tari; del colonnello HorzE. Il volume . - V ienna, tipografia Seidel. Questi seri tti com parsi ad uno ad uno nell' Oesterreiclvische 1rvilita1'i.sche Zeitschrift non hanno perduto nulla della foro freschezza: essendo sgorgati uno dopo l'altro, secondo il bisogno, da lla penna cli un ufficiale sempre a con tatto colle truppe, il quale mon ta tutte le mattine a cavallo, vede i suoi soldati, ha una chiara nozione di ciò che si può e si deve esigere, di ciò che è utile di insegna re. Oggi prende nota di quei mezzi, ch'egli stesso adopera colle guide, perch è adempiano meglio alle loro funzioni, e serbino più intatto l'ordine nelle file; domani estrae dai regolamenti cli caval leria ed artiglieria lo nozioni che renderanno i nuovi ufficiali più capaci a condurre con maggior intelligenza le truppe. Spesso trova in un opuscolo, in un regolamento straniero qualche concetto di pratica utilità , ,id allora lo raccoglie, lo spiega,. lo rende pratic.o, e lo mette alla portata di tutti. Ma cli lui scopo primo è l'istruzione del suo reggimento. Questo pensiero cost.nnte dù al libro vita, interesse, collegamento, spirito pratico. Ne rise_nte perfino lo stile; qua conciso cd imperativo come una spiegazione fotta in piazza d'armi; là minuto, insistente e quasi prolisso per acconciarsi all'intelligenza dei subordinati. I regolamenti per l'Rotze non sono un.i lettera morta che escluda ogni studio ed ogni inter pretazione. NelJ'applicarli i graduati debbono investigare lo spirito che informa i precotti ed adattarli .ille circostanze. Col volgere dei tempi una parte di quei precetti invecchia, ed altri totalmente nuovi cercano d' insinuarsi. Di mano in mano il legislatore rivede l'opera sua, no rigetta una parte, e la sostituisce. Ma l'opera del legi:;latore è lenta per essere sicura; e male verrebbe a quei graduati i quali conoscessero il valore di ognuna .delle prescrizioni regolamentari, e si ostinassero a praticare quelle che non trovano più altra ragion<\ di esistere, st1 non nella prudenza o nella lentezza del legislatore ad abolirle. Quindi il diritto d'esame dei regolamenti non tl'ova altri lìrniti che quelli imposti dalla inLelligenza cli chi esamina; ". un giudice deve in ogni occasione interessarsi per il miglioramento, <e o per l'abolizione cl\ un articolo cli legge; la legge soffrirà dal nort '
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essere eseguita , ma non dalla discussione sul suo valore etico e " pratico. È necessario di non fraintendere la portata dell'opinione suespressa; ma crediamo inutile il notare che all'autore non pa:.sò nemmeno pel capo cli poter ritenere opportuna la discussione nel campo della pratica. Lì si ordina e si eseirnisce: ma vi si ordinerà e vi si ese"'uirà tauto ç) meglio, quanto più le intelligenze saranno abituate a concepire ed a comr1rendere. Ecco un sommario dei singoli articoli: Eserciz1; d:i, m<ircia. -;- La trasmissione delle notizie e degli ordini da un capo all'altro della colonna di marcia è sempre un elemento di ritardo . L'attenzione che il soldato presta a colui che attraversa la colonna a c.av_allo, gli fa rac.c.orciare il pa-sso: donde allungamento tanto maggiore quanto più stretta è la via . Propone l'autore di supplirvi per mezzo di uomini a c.iò destinati di c.ento in c.ento metri. Snppongasi un ordine, od una notizia da trasmettere dalla testa alla coda della colonna che marcia . Il soldato incaricato s'arrest.a, lascia sfilare 1a colouna, finchè [)assa il soldato della compa()'nia seo-uente ç) ç) ' che ha lo stesso incaric.~. gli consegna l'ordine, e raggiunge alla corsa il proprio posto. Altrettanto fa il soldato che ha ricevuto l'ordine; e co~ì di compagnia in compagnia . La ba-ionetta della fante1·fo ._ - A che prò così lunga? Si raccorci fino a ~1 cent. (lunghezza del ferro della Janc.ia) ed in compenso si faccia portare un peso corrispondente di cartucce o cli vi"\reri: se ne avr~ un gran vantaggio oltre quello c.he deri va dalla maggior precisione di tiro. Regolarnento d'eserciz,io per l'a,rtiglie-ria. - N! sono estratte que!Je nozioni generali che possono interessare l'ufficia le di fante ria e quello di cavalleria . Am;rnaestramento della fanteria al com.battere. - Nell'esaminare un opuscolo pubblicato in Germania con questo titolo, l'autore coglie l'occasione per deplorare, che anche presso il suo esercito l'indirizzo dato alle esercitazioni di com.battimento conduce a battaglie microsc.opicbe, a soverchi allargamenti delle fronti , ed a concetti erronei . La marcia in linea, serio mezzo cli diminuire le perdite, è attuabile semprechè vi sieno abituate le fanterie. I rinforzi pos'ti ad un centinaio di passi dalla linea dei cacciatori giovano tanto meno quanto più si spera che sieno atti a trascinarla innanzi negli slanci successivi . A questo uopo debbono servire truppe fresche tolte dalle linee retrostanti, meno tartassate dai fuochi nemici . «
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A'l)'l)iamento al se,r'Vùtio di carnpagna per le tnippe S'Vizzere. È ·l'analisi del regolamento provvisorio 4 fe bbraio ,1879. Jl ngolamento di e.~erciz'i per la ca'Oalle1·ia tedesca del htgbio 1876 . Mezzo di ammaesware /,e giii,de negv~ eserc'izi eh wmpagn'ii1, e di bcittaghone. - Sono dodici esercizi per coHeggere certi errori che le guide fanno di solito per marciare in varie direzioni, o dopo avere eseguito qualche movimento della persona. A.ggiunte alle osser:'Vazioni sid combattimento della finte.ria. La niwva ediz·ione del 1·egolamento dii esM·cizio pm· le ,;,. r. /'ante1·i,e a-iistriache. La marcia in li nea spiegata è, $econdo l'antore, la formazione più acconc.ia per una truppa clacchè entra nel dominio del fuoco di fucileria. Bisogna abituarvisi. Gli es~eri menti cli tirò danno ragione all'autore circ.a alla prima parte del suo ragionamento; la sua persona le esperienza lascin giudicare eh' egli abbin ragione anche nel la seconda parte. Tnuavia non bisogna dimenticare, che se il terreno è rotto, come lo è per soli to nel nostro paese, alle difficoltà della marcia di fronte si aggiungono qnell,~ del manovrare, ed a questo è molto più difficile l'abituare tanto il soldato eia non temerne danno essendo sotto il fuoco. I rinforzi ad un centinaio di metri dalla linea cli fuoco sono coinvolti nelle peripezie cli quella linea: perciò essi devono <~sse:e tennti più l9ntani; ma nllora la compagnia non può esser~ sp_ezz~ta 10 molti reparti nel senso della profondità, per non rendere d1ffic1le 11 e.ornando a causa della distanza fra le linee . Il fuoco è oramai il perno dell'azione, e !a b:,se del risultato. Tutto deve cospirare a renderlo efficace; a ,ciò si deve dedicare l'intelligenza degli ufficiali e l'opera dei regolamenti . I balzi devono essere fatti per scaglioni della maggiore :ntitil possibile, allargando gl'intervalli tra gli scaglioni per non perdere il fuoco degli uon1 ini collocati all'estremità del!o scagl_ioue, e che sono posti a repentaglio di sparare addosso a quelli che s1 avanzano . Il qua le intervallo ci pare più facile a tenere in piazza d'armi, che in un vero auacco concentrico contro un punto determinato . Infine l'autore ha una fiducia illimitata nella iniziativa dei comandanti in sottordine così largamente concessa dal reg·olarneuto austriaco, nel quale un capitano pon dà eh!:! indicazioni generali ai suoi uffi_cial_i. Noi in massima crediamo, che i movimenti di una compagnia 10 guerra sieno molto limitati ; che le circostanze improvvise sorpren~ano clillicilm~nte un c.omancla11te oculato ; che in esse la conservazione della calma sia la mi()'liore arra di riuscita; e che fina lmente l'efficacia del fnoco dipenda dalla, sua preparazione e dalla sua disciplinatezta.
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Queste convmz10ni non sono certamente opportune per acco(rliere certi comandi , i quali dettati sotto l'impero di una sorpresa, p~ssono perdere molto di chiarezza, ed ingenerare confusioni tanto più tem ibili quanto più gravi sono i momenti.
Le Spectatean~ 11Iilit,ii1•e. tembre. - Parigi, 1881.
Fascicoli di agosto e set-
Due evoluzioni a1nminist1·atvve. V. D. - Ammesso per certo che la nuova legge amp)inistrativa sanzionerà il principio della subordinazione dell'amministraziolie al comando , si svela la causa perchè fu tanto contrastato . Posto comunemente il controllo locale nelle mani dei direttori cli servizio, era naturale che essi temessero per la necessaria loro indi~endenza minacci_ata, e :;i opponessero alla proposta riforma legislativa . Nella lotta impegnata, le polorniche contro l'intendenza svilupparono un'influenza tendente a distruggere la disciplina amministrativa. Gli agenti incaricati della direzione di essa furono screditati . non so_lo nella loro autorità cli controllo, ma pure nell'attitudine_per la gestione. La conseguenza di ciò sarebbe un ordinamento dell'amministrazione fondato sopra un'eccessiva autonomia dei servigi e delle responsabi li tà . Ma questo sistema per la Francia non è creduto adatto ne scevro cli grandi inconvenienti economici e morali, vista specialmen te la tendenza delle truppe al sistema delle rer1uisizioni. Si segnala quindi la gravità dell'errore di avr.r resi esigenti gli amministrati, ciò che aumenta le difficoltiJ nelle campagne tli guerra. Terminata dt~nque l'e, oluzione per combattere l'intendenza, e posta questa sotto la dipendenza del comando, esso deve provvedere a stabi lire la disciplina, mostrando quanto sia difficile il compito amministrativo, e come si debba riporre in onore il corpo che attende a disi mpegnarlo . · Hta del 9ene1·ale Marguerì.tte (Continuazione).- Generale PmLIBEn·r. Considerazioni storiche pratiche e se:ient'ifìche a proposito · della malattia ti(oidea die attuaimente infierisce sui ca'lìalli delt' esercito e delle grandi compagnie industriali di .Parigi. Dott. V. DE P nAYE. Vi si esordisce con la storia di tutte le celebri epizoozie, cominciando dai remoti tempi biblici e venendo ai giorni nostri. Si analizzano quindi i sintomi, le manifestazioni del morbo, l'anatomia 0
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patologica, l'alterazione del sang1rn, le cause del male ed infine il trattamento . Studio .nlll'eserc'ilo francese . - (Continuazione) O. H. - Nello svolgere la · questione relativa ai quadri inferiori dell'esercito, ammesso per base del la qualità dei sottufficiali , tanto delle conoscenze mi litari indispensabili nelle loro funzioni, quanto . dell'autorità nel comando, dell'energia e del tatto, l'esperienza acquistata con la lunga abitudine e con l'età, se ne trae la conseguenza che bisogna cercare di ritenerli il più lungo tem po possibi le nell'esercito attivo. Però si disapprova il li mite che le leggi progettate pongono al m1mero dei riassolclamenti , e si espri me il desiderio che tutti i sottufficiali siano riassolclati, come anche parte dei caporali . Per fore che i graduati di trnppa si formino del loro sta to una carriera non giova allettarli con la speranza di rarrrriun"erc il 0(1rado di ufficiale, ma si deve far loro una 00 O situazfone presente vantaggiosa al pari cli qnella che potrebbero conseguire nella vita civile. La logge donebbe quindi sanzionare i seguenti vautagg.i, cio~: 1o Posizione pecuniaria dei sottufficiali migliorata; - 2° riparto dei rrradi e dell'avanzamento in modo da assicurilre ad ognuno di essi <>ima situazione in rapporto col suo tempo di grado e di servizio; - 3° vantaggi ai sottufficiali ammogliati; - ,1,0 paga di assenza, ossia di licenza o cli malattia nell'ospedale; - 5° guarentigia alla posizione del I • • • ' ' sottufficia le élal giorno della sua nomma, mediante comm1ss1oni reggimentali e consigli d'inchiesta ; - 6° rias~olclameoto con premio. Riguardo al servizio si prop·ugna l'autonomia della compagnia come risparmio d'ingerenze e di tempo e la soppressione delle scuole, n~n essendo pecessario insegnare ai sottufficiali le matematiche, la stona e la geografia. - Si propone anche il modo di migliorare le loro c,re di libertà, ripartendo equamente il servizio e permettendo pure ai sergenti maggiori ed agli aintauti di alloggiare fuori a proprie spese. Per ciò che rignarda l'avvenire dei sottufficiali, che ~opo lunghi anni lasciano la loro posizione mil itare, si esamina la questrnne clegli impieghi civil i, i quali ciime ricompensa incoraggi_ant_c s_erbata a detti (1raduati non hanno corrisposto alle speranze. Qu111d1 s1 preferisce sì:;tema adottato in Prugsia d'impartir loro, in cambio di ~m certo tempo di servizio, nna istruzione che li ponga in -grado di aspirare con ·grande probabilità di successo ai migliori impieghi ed anche al grado di uffiziale. Inolt.re i quadri inferiori dell ·esercito dovrebbero essere alimentati da esso stesso in mani01;a utilissima, perchè renda un serio favore ai medesimi, educa ndo i figli dei sottufficiali a spese
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dello St.ato . Infine per quelli che vogliono farsi una professione della loro carriera militare è bene st.abilire un limite di tempo cli servizio, oìtre il qtfa le si deve aver diritto ad una pensione che ponga al riparo del bisogno. Il programma militare della niw'tla Camern, X. - Le nuove elezioni pÒlitiche lo hanno delineato, dice lo scrittore, il quale vuole che il Parlamento abbia un tipo di ordinamento militare, non ammetta cosa che possa alterarlo, e intenda attuare tutto ciò che vi si riferisca. Fa distinzione dei caratteri degli eserciti passati e degli odierni, rilevando come- sia erroneo l'applicare a questi la mole delle istituzioni preesistenti; segnala i vantaggi del sistema di reclutamento regionale, sia per la più pronta mobilitazione, sia per la sp irito che da esso emerge, sia perché la parte permanente dell'esercito diventa la scuola militare della nazione. La permanenza delle guarnigioni, attualmente oggetto di lagnanza, diventerebbe un reale . van taggio; i quadri godrebbero della stabi lità che pt1ò dare a quelli che li compongono la con5iclerazione e I' influenza necessaria alla loro autorità. Il limite cli tre anni del servizio sotto le · armi clov~·ebbe segnare il massimo, adottandosi il principio d'inviare i giovani in congedo appena ultimata la loro istruzione. Per proVl'edere ai quadri di sot-' tufficiali bisognerebbe disporre per legge, che nessuno potesse conseguire un impiego civile, senza aver prima servito uu certo tempo alle armi. Infine bisogna ridurre il numero degli impieghi di ufficiali e snttufficia\i , tanto più che Ù loro aumento non è certo favorevole alle promozioni . Le sedtizioni 'in 1ltgerfa. - Una escursfone 'i?i paese ,insorto. N. D. - Vi si descrive il viaggio a partire da Oran ber Nlosbah ,- ultima stazione della ferrovia franco- algerina, Kheicler e Sidi-Khelifat, villaggio arabo abitato da Marabuti inoffensivi, e punto neutro dove s vettovagliano le colonne, e dove g]'inscJrti vengono a ch iedere noti.zie. Come posizione militare è ammirevole il poggio che domina il villaggio dalla qualB altura corre la vista alle sabbie del Chott- Cnergni, il lago salato dell'est, ed alla corona di monticelli del Kheider, donde son partite le mosse offensive contro i Tvafis. Una pianura sabbiosa e melmosa, uno stretto, un guado, dei passaggi difficili sono stati la salvezza dt Bou- Amema, quando era inseguito da cinque colonne, oppres~e dalla soITocante ed umida temperatura che ivi regna . Dallo çhott, attraversato a Cha1b, salendo le ultime pendenze ciel DjebelAmrag, il lettore è condotto ad A'i!1-Fekarine, la fontana dellfe tartarughe, dove la colonna francese Innocenti, di cui non si aveva no..:
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velia , incontrò la colonna di Daya, che nel giugno era incaricata cli di fendere il passaggio di Bott-Guèrn. Costeggiando il letto del- ~ l'Ovecl-el-Hammam, la riviera del bagno, si arriva a Djarf-el-Ghorab. Si nota che i ruscelli e le riviere in Algeria sono a secco durante· una gran parte dell'anno: oncl'è che si è ingannati dall~ c~rte, poi.chè solo dopo le pioggie d'autunno, l'acqua delle riviere è buona . e sufficiente. L'escursione termina a Bel-AbMs, donde la ferrovia riconduce ad Oran . Le di1Jisioni di fanteria indtipendenti. - N. D. - Si dimostra · la necessità di riformare la legge organica del ·13 marzo 1875, riconosciu ta, speciB dopo l'a spedizione di Tunisi, difettosa dal punto cl) vista della crnerra . Si constata in massima l'accordo sHlla qnestionein. generale," ma non può dirsi lo stesso riguardo ai particolari. L'or· di;rnmeoto della fanteria fin dall'origine ebbB clne difetti così espressi: 1° Il sistema attuale tende a rispondere unicamente alle necessi tà di una guerra generale: ancora non vi corrispond e che imperfettamente do!io gli ultimi aumenti dell'esercito tedesco; 2° esso. rende . i~p?ssibile in tempo di pace l'istruzione degli ufficiali, dei sottuffic1ah e · dei soldati a causa della debolezza degli effettivi cli . ogni unità . Si-. rileva l'inferiorità numericà dei battaglioni francesi cli 1u linea rispetto ai corrispondenti della Germania, accennando in conseguenza al bisorrno di· quadri. Ad imitazione delle sei di visioni di cavalleria si pro;one cli creare dodici divisioni di fanteria indipcnd~nti. Il. bi- lancio non ne dovrebbe soffrire perchè per queste nuove unità tatllche s'impiecrherebbero i quarti batiaglioni, imbarnzanti come · oggi sono . <lrgar~iz~ati. Circa la questione della difesa dell'Algeria · si nota !'insufficienza del 19° corpo, al quale potrebbero prestare appoggio le di visioni indipendenti una volta formate. Per assicurare poi l'istruzione in tempo di pace si vorrebbero riunitp più. compagnie per formarne um sola,• e così tutti i battaglioni del reggimento per otte-uere un solo battaglione, allorchè si tratta di eseguire esercitazioni · con queste unità di forze. . Sttid·io sulle vromYiande delle w11ppe ùi campagna, (Co\ltmuazione)' G. DE ConLÀ.Y. - Alfo1chè l'esercito non 1?~nch.imai di pa.ne, l'autore dice che se ne deve fabbri care una quantJta tnpla della b1so- · gnevole. Esamina la questione dei forni e quel la del nurne~o d'uo: mini che vi si debbonb impiegare, facendo confronto con c10 che e praticato in altri eserciti stranieri . Su~ ~1ocl? cli provvedere l~ · truppe durante le operaz.ioni rileva, che 1.viver'. non !)o_sson~ .t~ars1 dai ma"azzini mobili che mediante convogli reggimentali . La rrnn1one-1
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.delle provviste nei magazzm1 per mezzo delle requisizioni deve cominciare appena la testa d'avanguardia ha oltrepassato il punto assegnato al bivacco della colonna . All'avanguardia dovrebbe essere ad.detto un intendente, un personale sufficiente per procurare da"li abitanti 1 v1ven necessari alle truppe che la compongono. Il giorno della battaglia i soldati consumano le razioni di riserva, e si possono riempire le vetture di provvisioni tolte dai magazzini mobili , se si sa diri"ere ..., cl il convoglio sul punto dove può attendere senza pericolo il risultato ·d~lla lotta ..rn cas? di ritirata non è possibile giovarsi che dei magazzini di tappa, 1 quali debbono perciò essere ben prestabiliti sulla linea di ritirata. I viveri· che non si po5sono distribuire all'esercito nè trasportare dr~bbono essere distrutti. L'a1·te della guerra all'esposizione d;i, elettricità. W1Lr1uo DE FoNvmLLE. - Si accenna, come, senza pregiudizio di altri mezzi di tra,smissioni di ordini, la telegrafia ottica non debba essere trascurata per la guena. Si descrivono alcuni strumenti che servono a tale 00'getto e nei quali l'elettricità non entra che come potenza luminos:. Indi ~i passa (n rassegna la telegrafia con fili, menzionando l'appa?'eccluo telefonico svedese; le vetture telr.grafiche austriache e belghe, 11 signal l'Orps degli Stati Uniti, il telefono italiano del GuO'lidmi e 0 ,J'esposizione eìettrica francese. •
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sola strada, avendo a corta distanza un'avanguardia, circonclandrsi di una leggiera rete di esploratori e spingendo lontano dellé pnnte irrerrolari tale unità [)UÒ rneO"lio che in r1ualu11qu.e altro modo rago ' giungere il suo scopo . Ciò permesso si stabilisce l'estensione della rete protettrice delle unità isolate cli cava ìleria y la forza che. debbono comporla . Il servizio irregolare d'esplorazione si effettua con gruppi più o meno con~derevoli , che si nza esserè indipendenti hanno bisogno cli qualche liLertit d'azione. E possibile e vantaggioso dar loro un insieme direttivo, ma non pretenderne una metodica sistemazione. Quanto alle forze da spiegarsi per il servizio irregolare si di,cutono i vari casi ed elementi che la deter'nrlnano, e sì svolgono i criteri che debbono presiedere alla co:;tituzione dei gruppi franchi, pci quali occorrono uomini e ca va lli atti ad affrontare con lunga resistenza intemperie e fatiche. Il legame fra i gruppi sarebbe sistema ristretLo e dannoso, essi vogliono libertà di manovra e, di andatura; è necessario che siano individuati ma non frazionati. La loro missione deve per altro e:;:,ere delì nit.a con precisione. Si danno pnre norme circa l'estensione della zona ,di ricerca da assegnare ad'. ogni gruppo . Le 1·eti d:i (e1·1·ovie francesi e tedesche ed •il loro prodotto strategico. Fr. D'E .... - Questo articolo tende ad esaminare l'inferiorità della rete ferroviaria francese dal punt.o di vista mi lital'e in confronto alla rete tedesca. Per ripararvi in parte cd esser più sicuti fin dal prin~ ci pio delle ostilità ci vorrebbero misure atte a perm.ettere di stabilire nuclei di fon;e sulle importanti posizioni della front iera nord-est. Da ciò la proposta cli ordinare i ,i.O battaglion i di cacciatori a piedi in reO'O'imenti e brwate formanti truppe di guarnigione della frontiera 0 b 1· . I f · indi pendenti dai corpi d'armata, conservar~do. ai a.tt.ag 1~n1 a orza sul piede di pace di 650 uomini coi mezzi d1 mobtl1tarsL snl posto . Svolti i princi pii tecnici dell'attivazioM delle ferrovie per un grande tras~rto strategico, si conclude : ,1 ° che una linea a doppio binario, cli tragitto più lungo di un'altra ad un binario, è più vantaggiosa ; 2• che le sinuosità delle linee di concentramento hanno importanza secondaria ; 3° che se più corpi d'armata debbono impiegare la stessa · Jinea di concentramento, il loro movimento non si deve eseguire succes:;ivamente per ciascuno di essi, ma simnltaueamente, in maniera di potere intercalare, i treni dei Cllrpi più vicini 1:ra qn~lli dei corpi più lontani dalla fronti era . Si studiano le sette lmee cli concentramento principali che la Francia possiede verso la frontiera tedesca ele due itinerarie ausi Iiarie. Lo stes:.:.o si prnliCà per b rete ferroviaria, e)
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,,I0u1•nnl des scienees m,iUtc1,ires. Fascicoli di agosto e settembre. -
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Parigi , Dumaine, 1881.
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Tattica delle informaz'ÌOn'i . -
(Continuazione). - Generale L EWAL. -- Questn parte ciel lavoro comincia da ll'occuparsi dei concentramen ti, e per il ca lcolo della durata necessaria a compierli offre no qnadro in cui sono riassunti i dati che servono a ttile scopo. Si st11biliscono le norme atte 4 regolare la distanza degli esploratori ed il tempo ,occorrente per essere avvisati della presenza del nemico. Dimostrata la difficile maniera di concenlrare una formnzione su molte strade, .a causa di che furo no respin 1e da molti scriuori le tre colonne, e se ne [ICCettarono due, si passn a rilevare i vantaggi della co lonna unica . Le piccole unità non possono riconoscere il terreno alla lontana, e lo sparpagliar:;i nella speranza · di formare una rete im· penetrabi le è utopia. La forte concentrazione cli una unità di ca·valleria non impedisce i distaccamenti utili. Marciando sopra una .
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g?rmanica, e in due quadri sinott1c1 s1 riassume la potenza strategica delle une e dell'altra. Ciò premesso, fa uo un confron to elci dati che la rappresentano, l'autore analizza le due questioni, cioè: se la ~ra_ncia possa in una lotta con la Germania prendere l'offensiva; e se lim1taudosi alla difensiva abbia tutti i mezzi per concentrare rapidam~n,~e tr~ppe sulle importa nti posizioni della frontiera. Al primo qu1s1to risponde ne~ativa.mcute ; qt'.anto• , al secouclo ·osserva che lo stato attua le clcllc ferrovie francesi permette di accettare in buone condizioni la difens iva, ma nell'ipotesi che la mobili tazione dell'esercito francese sarà almeno tanto rapida quanto quella dell'esercito tedesto. Che se ;vvcnisse un ritardo di uno o due giorni, lo Francia sarebbe ~oi;presa in pieno trasporto strategico, specialmente verso la stretta d1 Epinal_ e le teste di colonna ()bbligate a combattere, potrebbero essere resp111tc sullfl lince di ritirata con gran disordine. Essa deve quin~i da 15 portar_e a 19 le linee di concentramen to per essere a pari d~lla ~erma~1a: la quale ne ba 48, ma può riunire per t~p~e .tre dei suoi corpi d armata; mentre .la l?rnncia non può 5ervirs1 d1 questo mezzo che per una parte del 6° e 70 corpo . Il _rec_l'titammto e la mobilitazione (Conti nuazione). - O. L. ì\1. - S1 dimostra quan to sia necessario di semplificare la chia mata annuale del contingente, di abbandou.ire il si~tema di accentramento che è I~ causa pri ncipale di ogni complicanza, e di adottare il reclutamento regionale esistente in German ia. Questo non è solo vantag~ios,o ?nl. punt~ di vista ~)~Ila mobi li tazione, ma offre altri pregi. Cosi I ellett1vo d1 pnce stabilito per legge dovrebbe essere tenuto . sempre ~l completo, ripa~ando alle deficienze ,che aHengono per de' cesso, n forme , ecc. Ogm corpo avendo il suo di::tretto di reclutamento, il proprio contingente, ne prenderebbe all'atto dcli' incorporai1onc qneJJa parte di cui abbisognerebbe per colmare i vuoti lasciati della classe partita. A misura di nuove necessità si prenderebbero, ·S?c.ondo l'?rdine dei nnm~ri d'estra~ionc, gli uomini rimasti \ dispos1z10ne. S1 combattono gli argomenti contrari al sistema re"'ionalc. Non è' ~erio il timore cbe 1111 ca~tonc possa ri manere spopol:to per le perdite della guerra. Un reggimen to distrutto in lin"'na""'io militare vale 'disordinato pei molti danni S()fforti, ma non c~rn ;~tamento annientato . L' unità francese è così compatta che non si possono avere inconvenienti politici dell'adozione del SÌ$tema proposto . Si srnlrrouo infine. varie cousiden:izioni por pcrsnaclere che l'istruzion e, la · discipli na, le q:ualità militari non ne sarebbero danneggiate, viste da! ponto del progres50 della civiltà.
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Memoria relat'i'V a aU'istritz'ione dell'8 di.cembre 18~9 suit'impiego della ca-oalle1'ia collegata alle alt•r e armi. - Contiene u:w studio sul servizio d'esplorazione e di sicurezza dell'esercito. Quanto al primo si analizzano le tre ipotesi principali che riguardano la divisione di cavalleria, cioè quando essa marcia contro il nemico, quando lo insegue , quando deve coprire una ritirata . comb~tte il .sistema del velo cli pattuglia scoperta perchè debole e. 1nsnflic1ente d1 fronte al metodo offensivo di esplorare usato dalla covalleria tedesca. Per Cl•ntrapporsi a questa vuolsi di videre in due parti la .massa ?ella , cavalleria nddetta ad un'armata : una forte di due o tre brigate, mcaricata dell'esplorazione sul fronte; l'altra forte di una briga_ta al_mcn~, situata avanti il fronte sull'ala meno coperta dell'avversano, rncanca ta di esplorare sul fianco manovrando innanzi al nemico, girandolo, cadendo improvvisamente sul suo fìanco per penetrare la sna marcia, allacccarlo al bisogno e scon<.:ortare l'esplorazione avversaria. Si esamina infine un argomento non d1::term inato nell'istruzi,me dell'8 dicembre ,1879 circa le disposizion i della brigata di cayalleria che debbono a:.:sicurare il fronte e i fianchi . A. pro-poi;ito d~lle f';onferen:ze di Toll9'S - Il combattùnento a pi edi della caoalleria . - Si ri leva l'esagerazione della cavalleria nell'uso della carabina, biasimando coloro che magnifir.anclo l'utilità ciel fuoco, ,•orrebbcro fa r cambiare meLodo di combaLtere a quella truppa. L'armamento, l'educazione, lo spirito che si sviluppa attua lmcute nella cuvalleria tende a fa rle perdere ìa forza morale che Ja rese finora temibile e la couficlcnza in sè medesima. L'autore dell'articolo sostiene che fi no a quando non s'intenderà fo ro una fan teria a cavallo, la vera arma della cavalleria saril ta lancia, la sciabola, e la carabina non sarà per essa ch e un aCCCS$orio cli poca importanza . Gli ultimi fatti in Algeria provano che si è sopra una via oppost.a e dannosa ed in appoggio cli ciò si cita il combattimepto di Chellalah,.ncl quale furono contro Bu-Amema immobilizzati due squadroni a fia nco della fanteria , che non ne aveva bisogno. Eppure quella era l'occasione per Ja cavalleria di dare splendida prova della sua opportuna azione nella lotta. La durata del scr·vizio atti'Vo. - G. L. M. - Vi si dimostra anzitutto che tale questione dev'essere discussa dal punto di vista militare evitando di collegarlo alle questioni politiche e sociali. Bisogna porsi soltooto J1el ca mpo tt)cnico ed esaminare semplicemente se tr~ anni di servizio bastano per formare un soldato, senza preoccuparsi se ne abbisognano di più per formare dei sott'uffìcialì , poichè neanche
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gli attuali quaranta mesi raggiungono lo scopo di provvedere ai loro quadri. La necessità dell'educazione mi litare impone come limi te minim.o il servizio di tre anni. iVIa si cit.a l'esempio della Germania, as::;ai competente . in fatto d'istruzione militare, per provare che tre anni sono sufficienti per fare un buon soldato, e che senna durata maggiore si desidera non è certo per le così ·dette armi speciali, ma per la _caval leria. A colnro i quali avversano la riduzione del servizio permanente si osserva, che se tre anni non valgono a dare dei quadri di sottufficiali, tanto meno se ne possono avere con nn solo anno, tempo assegnato alle seconde parti dei contingenti, le quali perciò e per altre rngioni dovrebbero sparire. Si accenna pure alla necessità di migliorare i metodi d'istriizione di romperla con le vecchie nsame che paralizzano. La spedizione del genera le Skobeleff contro i r,urcomanni e la presa di Ghéol~ (Denghil) Tep'é. - C3pitano WE 1L. - Fa un quadro della situazione clelfa Russia nei paesi al di là del Caspio a! principio dell'anno 1880 e delle cause che indussero i I governo di Pietroburgo all'i mpresa di cui si tratta . Vi :;i narrano quindi le dispozioni prese dal generale Skobeleff per condurla ad effetto . e le mosse del le sue truppe, riportando altresì le istruzioni da lui da te, nelle quali traspare tutta la esperienza, la logica e lo spirito valoroso di quel capo . La narrazione in questa prima partegiunge fino alla marcia incominciata dal. corpo di specliziow~ per avviarsi a Gheok-Tepé. La gue1·ra e la sita storia. - Colonnello i\'LrnSEL LI. .l convor;l'i rnili tar'i in tempo cli giie,rra. - L: T. - Determinato .lo scopo e la loro natura, si scende a particolareggiare i doveri del comandante del convoglio, la sua autoriti1 ::issolu ta su tutte le truppe di qua lsiasi arma che lo compongono, le precauzioni da prendersi prima dei'la partenz3, l'estensione del convoglio, l'ordine di marcia, la condotta di esso, le marcie di notte, gli alti, i parch i, la protezione del convoglio, la forza che vi si deve impiegare, la maniera di difenderlo, di att::iccarlo. Si danno speciali norme tanto per quello a vetture, quanto per gli nitri a dosso di mul i, per acqua, per ferrovia e di pri gionieri. Nota sopra 1.m 'indicatore delle marcùi. - Contiene vari. dati utilissimi per regolarle, i quali si riferiscono aJJa lunghezza delle medesime, all'ora del la partenza opportuna, al tempo necessario per eseguirle. Osservazfoni sopra una meinorcia del magg101· genlJ!rale 1'1·oloff i!ntitolata: B.icerche sulla penetrnzione dei proiettili. - Professore I-bw:.
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353 Si rilevano le differenze di alcuni dati relativi ad una formala dell'auto,re di, quest'articolo r.ubblicato molti anni prima dell'altra trasformata dal generàle in seguito alle esperienze di Gavre. E PERIODICI
St1•e,ffle1/f/l•'s O.este1•1•eicliiscl,e n iilità,•isclie Zeit-
.s clu•ilft. -,- P,untate di luglio, agosto e settembre 1881.
· Niklas Ji11rischiez barnne ,di Guns. - Schizzo biografico d( questo colonnello austriaco, vissuto al tempo dell'Imperatore Ferdinando I. Di.ngua, scritti ed 01·tografia tedesca, 'in ·un pross,vrno a,vvenire. Capitano • KuPsA. - Studio letterario-scientifico delle trasformazioni subite e di quelle presu:nte prossime, nell~ forma delle lettere alfabetiche, nell'ortografia , nella pro_nuncia, nelle parole, nella costruzione. Cavalcatg,...da Budq,pest a Kis-Ber e Babolna. · ,Tenente-colonnello C:Ennr. - Racconto cli un viaggio d'i:;truzione, fatto dagli ufficiali del 5° reggimento d'artiglieria da campagna austriaco, e di una visita agli stabilimenti d'allevamento di caval!i di Kis-Bér e Babolna . .Eserciz'i per /:itso clelle armi 1bianche e delle a1'nt'i da fuoco, p1··esso la ca,i;alle-ria. Maggiore DEMDSHEn . - « La prima cpia lità « del cavaliere è quella di saper cavalcare; egli deve essere sicurn e « sciolto sulle gambe del cavallo, come su lle proprie; la seconda è quella • di saper maneggiare le proprie armi; cioè la lancia e la sciabola , come se fossero penne; la rivoltella, così da potersene servir bene (< stando a cavallo, e benissimo essendo appiedato. Quando sappia (< tntto questo, deve esercÙarsi nelle diverse evoluzioni, e quando « gli avanzi ancora tempo rendersi famigliari le tavole plastiche »: · La nitova 'istruzione per gli eserciz·i delle truppe. - _Studio comparativo fra l'istruzione dell'aprile 1881 e quelle del 1875. , I combattvment i clegti Inglesi e de'i Boer·i nel Transvcial. - Racconto abbastanza dettagliato, tolto quasi i11teramente dalle relazioni ufficiali dei generali inglesi, che ebbero comando nell'ultima guerra. Sull'im,p·iego del (twco. ·w. ·P. - I l giusto impiego cli qnesta o di quella specie di tiro, dipende da varie circostanze: dalla nat1~ra del terreno, da quella del bersaglio, dalla distanza , dalla provvista di munizioni. La scelta è uno dei còmpiti più difficili , perchè deve fars i in mezzo all 'ao-ilazione febbr ile del combattimento; e questa scel ta spetta per lo più ai::, comandanti di piccole frazioni. Gli ~fficiali, da maggiore in su, · raramente possono avere un'influenza diretta sulla (<
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disciplina del fuoco, la quale enlra quasi esclusivamente nel dominio dei comandanti di compagnia, di plotone, di $quadra. Il fiioco a sahe ha un doppio effetto: fisico e morale; ma se grande è la distanza, non conviene tirare a salve se non con molti fuci ii. Vi ha grande efficacia il comando energico e tl'anquiJ\o . Il fuoco rctpido ha rimpiazzato nel regolamento austriaco l'antico (uoco a volontà, col vantaggio, sul fuoco a salve, di ùsufruire meglio l'abi lità individuale. Non conviene impiegarlo a distanze maggiori cli 300 passi; per cui precede immediatamente gli atti decisivi. Il fiioco in cacciatori dà tutto il campo all'abilità individuale, ma ha lo sv.antaggio cli resta"re quasi abbandonato al criterio del tiratore. Mentre nel fuoco per sezioni l'effetto moral.e ha un·a grande importanza, nel fuoco in cacciatori viene in prima li nea l'effetto fisico. Per fuoco in massa s'intende, nel regolamento austriaco, il fuoco rapido di tutti i fncili disponibili, al momento cli respingere o di dare un assalto; consiste quindi nel fuoco della linea di cacciatori, delle sezioni chiuse ed eventualmente delle riserve{. Dopo ciò l'autore passa a discorrere del modo di giovarsi del teneno, e. delle varie posizioni del tiratore: dice doversi badare anzitutto alla facilità di colpire, poi a quella di coprirsi . Circa il bersaglio da scegliere (quando sé ne presenta più d'uno), l'autore dà varie regole; fra cui una, che sarà probabilmente seguita: <e tirate su quelli che vi inquietano di più ,, . Viene in ultimo a trattare della cura di non sprecare le munizioni, e trova eh' essa è più necessaria al difensore che all'auaccante; perchè questi ha per ul tima risorsa la baionetta; mentre il difensore, cui mancano le munizioni, è perduto. Ritiene però che non siano .nfai sprecate le cartucce sparate contro la cavalleria, stante la difficoltà di rimpiazzare uomini e materiali di quest'arma . A.fo,risvm:i suU'organi.z.zazione del/:ese1·cito /1·ancese. - Si dà la composizione delle grandi unità dell'esercito francese e il loro ordine normale di marcia. La giia-1·il:ia sul Hm. Schizzi degli avanipost·i p1·esso P1·iepoije. - Si descrivono varie specie cli casotti in terra, muniti di feritoie, co-:;trutti dagli Austriaci, pei loro corpi di guardia, a preservarsi dal freddo e dalle sconerie degli Arnauti . Piccolo cont.,.,i:bnto p1w /.'istruzione e la r,i ta d!i, ser1,iz,io negli eserciti - Souoqnesto titolo è compresa una miscellanea di cose d"interesse militare. Scegliamo : Niwvo a1Jpa1·ecohi o 1Jer cont1·~llare il puntamento. - Fu inventato dal generale russo Tunarn, e posc1 sulla legge del la riflessione
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-delle immagini. Esso consista in uno specchio, che si rivolge in modo ·da presentare, da un certo pnnto, contemporaneamente l'immagine dell'istruttore e quello del puntatore. I l soldato punta sull'immagine ,dell'istruttore, e questi che vede benissimo la propria immagine e quella del puntatore, è in grado di correggere, senza difficoltà, i difetti del puntamento. Con tale apparecchio si evitano disgrazie. I nostr·i eserci%i di combattvrnento . - L'autore osserva che una truppa in terreno col tivato trgva dovunque limitata le sua azione, il ,è.11e costringe a prendere posizioni diverse da quelle che si prendeTebbero in guerrn. Si ha un bel dire: " in guerra non saremmo qui ma là; non prenderemmo questa formnzione, ma quella »; il soldato non bada molto alle parole; ciò che gli resta impresso è il meccanismo dell'esercizio che fa; quando esso poggia sul fa lso, le impressioni che restano· fa lse, le abitudini che si pigliano sono cattive. In questi casi val meglio la piazza · d'armi. · Imp,iego della cavalleri<i nelle mcinovre. comltina.te colle alltre a1·1wi. Tenente Bum. - Perchè la cavalleria possa esercitarsi nel servizio ti'esplorazionC>, su larga scala, bisogna che al principio delle grandi manovre si lasci, per un certo tempo, fra i · due partiti, lo spazio necessario. Nel corso e nella cleci$ione del combattimento, l'autore vorrebbe che la caval leria fosse nelle mani del comandante, onde non ·consumasse le sue forze in azioni parziali. Il comandante solo può sapere quandd, dove e come, la cavalleria deve portare il suo colpo. Negli ingeguimenti e nelle ritirate stanno i momenti più propizi per 'l'impiego della cavalleria. Essa può mutare. in fuga diretta . la ritirata del nemico, o garantire, alla propria truppa, una ritirata in -ordine. La difesa del for·te di Bar·d, nelle campagne del 1799-1800. -cap. TREUENFEST . - Tutti sanno come il forte di Bard, fermando nel ,1800 l'esercito francese, sceso dal Gran San Bernardo, abbia rischiato di mandare a vuoto il disegno del primo console; cli riuscire inaspettato alle spalle degli Austriaci, disseminati, in Liguria . Gli storici generalmente attribuirono ìl passaggio dei Francesi ad nno stratagemma; -il generalo Bona parte avrebbe messo in moto di notte la sua artiglieria e il suo carreggio, dopo aver fatto spargere di letame la strada e fasciare di paglia le ruote. Non mancò pure taluno a cui parve che tal . stratagemma fosse più atto a coprire un mercato, che un passaggio in ·quelle condizioni. Noi abbiamo letto col più grande interess~ il lavoro del capitano Treuenfest, sperando trovarvi la chiave dell'enigma; ma , ruantunque l'autore ·abbia avuto (per quanto pare) sott'occhi le note
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stesse del comandante del forte, e pubblichi la corrispondenza corsa tra questi .e i generali francesi, pure, nel racconto del fotto principale, lascia qualche lacuna, per modo che il lettore non è pienamente soddisfatto. Una cosa riesce chiara, ed è che se pure lo straltagemma fu tentat.o,, non ebbe alcuna influenza su ll'esito del passaggio, perchò questo fu su.bilo avverlito e durò pareccMe notti. Ma tolto lo stratagemma non si comprende più bene come 5ia riuscito il p.~ssaggio, e non si può convenire nelle lodi al comandante· del forte. l\1a val meglio riepilogare il racconto. Il 9 settembre 1799 il capitano S~okard Giuseppe; dell'esercito· austriaco, veniva nominato comandante del forte di Bard. Egli aveva a suoi ordini una divisione del reggimento Kinski N. n, più ,100 veterani piemontesi e 1'2.0 contadini ,•aldostani. Il forle 3omiofo,,a o ' piucchè ad altro, ad un castello medioevale; ma era sicuro per la sua posizione, era ben munito e provvisto; bastava poi a chiudere l'unico passaggio che allora si apriva attrnverso il villnggio di Bard. La popolazione del luogo parteggiava per la difesa. Il 47 settembre 1799 è segnalata una colonna di Francesi; banno una forza di circa 4300 uomini e sono c~manclati da un generale di brigata . Vengono per impadronirsi del fortn, o almeno por riconoscerlo. Succedono scaramuccie, che non imped iscono ai Frances·i di avanzarsi; però· prima di giungere a tiro, questi si fermano e inérpicandosi, colla fanteria, per sentieri da capre, girano il forte. È impossibi le impedire cruesta manovra. Quando essa ò compita (20 settembre) giunge al comandante del forte un' intimazione di resa. Questi rifiuta. I Francesi allora preparano un attacco, e la guarnigione, che ò sempre informata di tutto, si prepara a respingerlo. L'attacco ha luogo il 23 settembre e termina colla peggio elci Francesi . .I quali allora mu tano tat1ica . ·Si arrampicano sulle sporgenze cli rupe vicine al forte · ed aprono contro esso, per vari giorni, un inutile fuoco di fuçileria . _Foi lasciano correre: la voce .di un nu0vo assalto e, alla sera, mandano una seconda lettera d'intimazione, che sa di spavalderia lontano un miglio. Il comandante risponde come alla prima; all'indomani i 11rancesi spariscono. Ricompaiono il 18 maggio dell'anno seguente ('180,0), e questa volta sono davvero l'avanguardia dell'esercito condotto dal primo console. La sera stessa del loro arrivo, si preseula al comandante un parlamentario, annunziando che ,a generale cvi di- . 'Disione Lannes desidera a'Vere un abboccami.ento col coniandantc. Non ottenuto il colloquio, si ricominciano le intimazioni, col formulario dell'anno anteceden te. Lannes stesso si prova pel primo, e porge oc-
. .casione al comandante di fare una bella risposta. Allora (20 maggio) E PERIODICI
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i Francesi ricominciano la manovra di gi rare il forte, inerpicandosi pei noti sent1er1. Dopo ciò il generale Dupont ,prova se il suo ·stile abbia, sull'animo del comandante, maggiore efficacia che quello del generale Lanncs; ma ottiene un secondo rifiuto. Non c'è più altro che aprire il fuoco contro il forte, è questo appunto si fa . La guarnigione però risponde cosi bene, che i pezzi nemici sono obbligati a ritirarsi. Il generale del geu io Mnrescot dichiara' la fortezza imprendibile, coi mezzi che si banno a disposizione; perciò il generDle Ber'tier fa a1T~stare il movimento di tutto l'esercito. Appena Donaparte sente que;;ta notizia, va su tutte le furie e manda ordin i fulminanti di passare ad ogni costo. A Bertior non resta che far inerpicare la fanteria, e trascinare i cavalli a mano per sentieri quasi impraticll.bili, che presto divengono ·impraticabili del tutto. Ma per l'artiglieria non \r'è strada possibile, se non attraverso il villaggio di Bard . fo queste critiche circostanze il generale Dupont teni...'\ l'effetto d'una terza intimazione. Fra le altre cose, dice al comandante del forte , che la stui 1·e5isten;;a non è pfù, conformeayhusidigne1·1·a. Il capitano Stokarcl sembra sco:;so. Chiama a consiglio i suoi ufficiali; espone la situazione e soggiunge che egli opina per un'ulteriore resi:;tenza. Tutti rispondono che sono della stessa opinione. Qui sia leci to osservare che non era ancora il cas·o cli porre sul tappeto la questione della resistenza, o della resa. Si era visto col fatto che il nemico ora impotente ad impadronirsi del forte; i viveri e le munizioni non mancavano, quindi l'accerchiamen to contava poco. La parte delle forze nemiche, che era passata al di là, aumentava l'urgenza di passare col resto, e perciò maggiore diven tava l'importanza del forte e più imperioso 11 dovere di difenderlo. Il capitano Stokard risponrlendo al nemico con un altro rifiuto, sente il bisogno di dire che, la guarnigione ha ancora poco sofftwto e che possiede ancora cibbastanza coraggio; spiega al messaggero le alt1·e ragion'i dell<i stui ostinatezza. Pare quasi che si scusi; ma sono difetti di form a. ._ Il giorno 21 vennero ritirati alcuni µosti che si trovavano ancorò. « nella parte inl'criore del villaggio, e che si temeva potessero restare « tagliati. La mattina del 22 il nemico attaccò, con t[uattro compagnie « di granatieri, le porte e le barriere e le fece saltare, impadronen~c dosi di Bard inferiore, malgrado le gravi perdite cagionategli dal « forte "· i\Ia anche padroni di Bard in feriore, i Francesi non erano neanche al principio dèll'imprcsa, perchè il generale Bonaparte, giunto
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sul luogp, ali'indomani, non trovò di meglio che ordinare l'assalto de[ forte . • Il generale Marescot gli fece osservare, che nori si sarebbe « venuti a capo cli nulla; ma il primo console ripeteva che bisognava « passare ad ogni costo, e l'assalto fu dato ». Il 26, prima dell'alba, mossero le colonne cl'aLLacco; contemporaMa~ente .l'artiglieria aprì un fuoco vi vissimo. La guarnigione rispose a mitraglia e con granate a mano . Il risultato fu che dopo poco tempo 2.70 Prancesr erano stesi al suolo, gli altri in. ritirata. Qui. viene ca.mpo lo strattagemma della paglia , del letame e (secondo il capi tano Treuenfest) anche dei materassi, stesi lungo la via. Taluno potrebbe - domandare, se è possibile fare tali operazioni, e mettere in moto l'intero carreggio cli ·un esercito, in faccia al nemico . in mezzo a una popolazione avversa, senza che alcuno se ne avveo-aa'. ~o ' senonchè quanto segue dimostra che sorpresa non vi fu, e che la paglia nelle mote e il letame per la via, se non furono un passatempo. . dei Francesi, fur[Jno una spiritosa invenzione. Ecco quanto dice il cap itano Treuenfest, che parla coi documenti alla mano, ed intende esaltare il comandante del forte: « Qnest.i, il « quale . aveva pr1roednto che i Francesi si sarebbero appigliati a tale « mezzo estremo, di passare sotto la mitraglia, aveva provvisto perchè " nottetempo fossero lanciate nel villaggio bombe iUunvinant'i . Mercè quèst'espedient.e ,il tentativo del nemico fu snbito avvertito e « da « tutte le batterie, da tutte le cannoniere che avevano azfone verso « il villaggio si tirò a palla, a mitràglia e con granate a mano; per « lo che veniva reso difficile il passaggio. Lo scoppio di alcuni carri » di polvere sparse la confusione e lo spavento. Nuovi volontari però· « si affrettavano subito a rii;npiazzare i morti ed i feriti . Cosi il pas~ « saggio, malgrado grandi perdite, durò per parecchie notti» . Ma allora dov'è la sorpresa? A che si ricl.nce lo stratagemma del primo console? Se il comandante aveva preveduto (e non vi voleva molto acume) il partito e.:;tremo a cui si sarebbero appigliati i FranC'3si , perchè non provvide a sca ,,are un buon fosso attraverso la strada, con che -avrebbe reso quasi impossibile cosiffatto passaggio? Perchr\ non fece .salt~re ~na dozzina delle ~asi pole, che, in due lunghe righe, formano }1 villagg10, attraverso a cn1 passa l'angusta via? Si dirà forse che non era più a tempo; ma doveva far lo a tem po. E se il passao-gio durò parecchie notti , perchè nei giorni d'interva llo, non si ro; in ò talmente il villaggio, a fur ia di cannonate, da ingombrare cli rottam i la ::-trada, ed obbligare al nem ico uu lungo lavoro, sotto la mitraglia? Inyece il villaggio /-li dapprincipio 1·ispa1·miato e 'Venne dato
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alle fiamrn.e soltanto i.n fine, Jìe?' scawi,are i F1·ances·i che 'Vi s·i eran~ an1iiclati. Questo è quanto dire che fn bruciato inuti lmente; i Frances1 avevano altro a fa re che stare annidati in Bard . Vi è inoltre un pnnto o<;curo. L'autore, in una descrizione che, in princirio del suo lavoro , fa della posizione e delle fortifi cazion i cli Bard, accenna a clne ponti levatoi , che esistevano alle due estremità del villaggio, direttamente dife 5 i da muri a for itoie e collegati col forte. Poi cli questi ponti non se ne parla più. affatto in tutto il corso della narrtizi0ne.. Ep-:pnre essi dovrebbero avere una grande importanza nella stona d1 •questo passaggio. Del primo ponte si può ammettere (benchè no~ sia eletto) che i Francesi l'abbiano pigliato qnando si resero paclrom di Bard inferiore; ma l'al tro ch 'era in fondo della stretta, -come cadde nelle lore mani? Forse per opera dei distaccamenti che avevano girato il forte? Valeva la pena cli dircelo . Non è presum ibile che i ·Francesi si cacciassero nel villaggio, con i carri, senza essere sicuri del ponte levatoio che si trovav:-i al l'estremità . E se vi si cac. ciarono, come si trassero d'impaccio davanti alla tagliata? I l capitano Trenenfest seguita narrando il bombardamento, che fu proo,eguito coniro il forte di Bard , dal 26 maggio a tntto i_[ .'1° .giugno; finchè alla sern cli quest'ultimo giorno, essendo la gna r111g1one affatto esausta e il forte ridotto aua$i in un mucchio cli rovine, il comandante decise di capi tol,1re. 'sembra st.rano che i Francesi sentissero il bisogno cli sp1:ccare ancora rnuniiioni, contro un f?1:to cli .s~arrarn.ento che restava alle loro spalle. Ad ogni modo passati 1 nen11c1, la difesa non aveva più scopo, la qnestione era fìoi ta; il resto non presenta interesse. . Regolamenti ed istrtizion·i, JJ er lei truppa e pei suoi co~nan_d(t:1'ti · - È questo il titolo cli un lungo cd interessante lavoro, cli Cl'.l viene . pubblicàta solo. la prima parte. Esso deve contenere u?o stuello, comparato dei vari regolamenti ed istl'uzioni , che ebbero vigore nell esercito austriaco .dalla campagna del 1805 a quella del ,J866 . La parte ora pubblicata contiene: 1°l'introcliizione, che tratta d'idee generali e distingue e classifica le varie specie di regolamenti; 2° l'esame del regolaniento cl'ese1·cizi per la f'cinteria aiistriaca, ernanato nell'anno 1807. Fisita dti 1ino sq-iuul!rone. Sogno . ·- - Con questo titolo il ma~gio1;e D EMBSHER racconta la sua visita; in sogno, ad uno squadrone 1clca ,e che manovra ai Campi Elisi. Narra minutamente ciò che si fa in qn~llo sr1naclrone pcl' l'addestramento dei cavalli, .l~er l'istruzione della truppa, degli ufficial i e via discorrendo; e con c10 espone quelJo che, 1
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a suo giudizio, si dovrebbe fare per gli squadroni di questo mondo. Piuita la sua visita, girando pei Campi Elfsi, incon'trlt Seydlitz. Bene accolto da lui s'arrisch ia a domandargli: « È proprio vero che la rivoltella sta per ~ive~tare l'.arm~ d'attacco della cava lleria? ·)) A questa do1~anda la. faccia d1 Seydhtv s1 oscura, gli astanti restano istupidiii e I au.dace '.uterrogatore sente una scossa· e si sveglia; Si//~ forni da campagna. - L'autore WoREL, ufficiale d'intendenza, d?~o aver acc~nuato all'imp~rtàuza che hanno i forni da c,impagna, cl.1(-~.' :he qu.el11 ~ttu~l~ne~te m u~o pogg1a~o tutti sugli stessi prino'. P1,1."'en~ral1, . eh. rglt .md.1ca e sviluppa; pt>1 passa a parlare delle special1ta dei vari s1stem1, 11 confronta e li discute. L'alzo dei nuovi fu.citi di fanteria, p1w tirare alle grand!i dristanze . . L'autore. comincia con dire che il fuoco a grandi distanze, usato d.a1 Fr~nces1 nella cam pago a del ,1870-74, diede qualche volta buoni risultati,. benchè i Francesi fossero, come è noto, cattivi tiratori. Nelle guerr~ ~uture, si continuerà probabilmente a far uso ciel fuoco a grandi distanze, per quante ragioni si possano dire in contrario . Perciò forse la Germania ha graduato il suo alzo fino alla distanza di ,;i,100 passi, la Fr~ncia fino a 2,i-00. L'Austria, che aveva l'alzo. grad~iato a 1400 passi, ha, col nuovo modello, portato la graduàzione a ~~00; ma 12 altre potenze hanno limitato le lorO' graduazioni a distanze molto minori, cioè:
Cavalleria, contro fanter·ia. - L'autore, maggiore D EMBS HER, dice d'aver sempre sostenuto ·l'opinione, che, rnal~rado i .fucili a retrocarica, la cavall eria può ancora ottenere grandi successi contro la fo~tcria, sempre quando riesca ad attaccare di sorpres:i. In appog~w déJla sua opinione, 1'aut9re narra quindi il seguente fatto che d1~e avvenuto in una delle ultime grandi manovre che ebbero luogo m Austria: due squadroni giunsero, inaspettati, presso i_l fianco di un reggimento di fanteria, e partirono alla ca~ica; quel reggimento, benchè si tratt-asse di semplice manovra, fu cosi scosso, che no~ s!rnrò un 'colpo, e fece immediatamente i quadrati. Se i cornandan~1 ~1 ~a valieri a conchiudc l'autore; in vece cli restare sempre app1cc1cat1 alle loro \ruppe, si portassero innanzi ad osservare il comb~ttimento,. s_imili casi sarebbero meno infrequenti . « In ogni combawmento v1 e u~ istan te propitio per nn attacco cli cavalleria; se si lascia che passi, l'occasione è irremis:,ibilmente perduta » .
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Inghilterra fucili Henry-Martini. Italia Vetterli. Turchia Peahody-Martini . Svizzera Vetterli . Belgio Brandlin-Albini Olauda Béaumout. Russia Berdan ))
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. D.opo ci? · l'autore pas:a ?d esaminare gli alzi per distanze gran-:. chssime, h trova complicati ed incomodi, pel maneggio dell'arma , onde conchiude, che non sembragli conveniente mnnire i facil i di simili alzi; ch'e una graduazione fino a •l 300 o ,1.1;00 passi deve ritenersi sufficiente, e che, se in casi affatto eccezionali, si volesse tirare al di. là. di ~uesta dist~n.za, si. ~otranuo indicare al soldato speciali punti d1 mira, o dargh 1struz10n1 analoghe alla circostanza. (I_) Qui evidentememte v'ha errore perchè l'Italia sent e il bisogno di trasformàre i suoi 'alzi fino a a 1600 metri, ìl ché vuol dire oltre 2100 passi come la Germani~. 800,000 dei nostri fucili hanno l'alzo cosi migl iorato. Si provede per il rim anente.
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO I . l;es lois de t,, 9ìce1•re stw terre. 1Jl·, uauel pulilié par t'lnslittft de droil inler,uitional. - Bruxelles, Muquardt,
188'1. - Questo piccolo manuale di 27 pagine in-8° si propone
lo scopo di servire di base in ogni Sb:1to ad una legislazion~ secondo i progressi della scienza giuridica ed i bisogni degli eserciti civili. TraLta: ·I ' Civilizzare la guerra, poichè non si può impedire; 2" Metodo per cosiffatto incivilimento; . ,. 3° Ricorso alla mediazione e all'arbitrato per prevemrla, se possibile; : ' . . . . . 4, Non potendosi prevenire, limitarla all'~serc1z1~ di leg1tt1ma difesa· abolire la o·uerra di ambizione e eh conqmsla; 5° Moderazione ~1el condurre le ostilila ed i negoziali di pace, perché la riconciliazione sia duratura e non la:;:ci lo strascico di rancori nazionali, che perpetuano la guerra. l~olio ::s t1'llyd,•of1rapl1ie. _: Èxposé des mét_lwdes prt1• u,1ues ,le levé et tSe cm1sh·11ctfon empl<>yees en. 1\T~utielle C,dédonie 1'"·'' (.:. /H. IL. Cliambe11ro11, captl.auae de fregate . - Paris, Berger-Levrault et C. 188'1. - L'autore
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esponendo il me_todo da esso seguito nella levata della Nuova Caledonia, fa conoscere tuUi i più minuti espedienti e cure cheha posto .in opera e che sì devo'no usare, per ottenere nelle _levate l'esattezza, nella :redazione e costruzione il fare preciso e sicuro. I principianti specialmente nei lavori di cartoo·rafia idrografica vi troveranno ottimo indirizzo ed utili amma:stramenti.
Tascl•enf,uc ll zmn Geb1•aucl• in l<'elcl-llrtitle,•ie-Reg i menle1• , md Gebii•gr/ IJlalle,•ien . (Manuale ad uso dei reggi-
menti d'ar tiglieria da campagna e delle batterie <la montagna), per E. \V. seco1_1da e migliorata edizione, con 43 di~egni. .-· Vienna, SeicleVe figlio. Un volume legato, . prezzo m Haha, L. 3,80. . . .. . È un libr o di 100 po.gine, in cui s\ contengono i datl prn nnportanti, cioè: regole per giudicare le dis tanze, modo di co~truir~ le b1:.tterie is truzioni s ul ser vizio campale, sulle marcie, sui trasporti i;1 ferrovia, s ulle varie specie di tir o e via dJ.cendo.
Con/é r e 1wes su,• la Guerre cl'Ot•ient en t.S':7-7'8, ptit• le eouite von de1• SlegeH, etr,t Jiltiine ou corps d'état- n1a•
Bruxelles, Muquar dt '1 881.. - Sono due confé-· renze fatte dall'autore agli ufficiali della guar nigione di Gand: si prefiggono lo scopo s pecialmen te di ser vire ad un raaionamento di arte militare, applicato per trarre utili insognam,; nti e pratiche lezioni. Descrive i differenti teat1·i delle operazioni guerresche, sottopone queste ad esame cr itico osser vando la: diversa parte che vi" presero le varie a r mi, e con cinque schizzi topografici permette di seguire l'o.ndamento del terreno, le dispJsizioni e le mosse delle tr uppe.
Bucr<, tenente colonnello. lf lljtd m~ae,~ Dienst. (Servizio degli. aiutanti). - Linz, t 88J, Eredi Ofe1cht111ger. - Prezzo in Italia, t. 4,10. . . _ Il libro s i divide in sei par ti. La J• tratta dei dover t degl~ aiutanti; la 2• del disbr igo degli affari; la 3·' della tenuta dei r uoli; la 4• del personale; la 5" delle scuole; 1~ 6' fi~alment: del servizio speciale degli aiutanti nelle ma rc1e, nei campi, nelle parate, nei combattimenti.
j<>r. belt1e. -
• F EJ E~ DE
ne,• S iclte1•1wysdi e11sl.
(Il servizio di sicu1·ezw). - Lucerna, · tipografia Bucher. - É u~ pic.co~o. lib~o ut!lissi'.110 .~ei ~?tt~fficiali cli fanteria e cavalleria. S1 dtv1<le u1 sei cap1tolt, 11 l tr ~tt~ del se1•vizio cli sicurezza in generale; il 2° degli a~ampost1; 1~ 3, delle pattuglie; il 4° deìla sicurezza neìle. mar,c1e; '.1 5~ de!casi in cui si devia dal sistema d'avampost1, . ormnar10, 11 6 dei rappbrti. KRAI-rnER , maggiore. Das l'oi•,ll'iugeta Ruose,~ i1t Tu,:· comenien . (La spedizione dei Russi m Turcomama). Fa~c1colo pubblicato in append~ce al l'..f_ili.td,r· Wocl~enblatt. - Berlmo, 188 l. Siegf'.ried e figlio.- E un chiaro ed or.~mato racconto delle due ulhime spedizioni dei R ussi, nell'Asia ceplral~. Il libro· comprende quattro capitoli: 1• territorio e popo!tlZlo.ne del!~ Tul'comania· 2° antiche relazioni dei Turcomanni coi Russi; 30 speclizion~ dei Russi contro i Tekké, nell'anno '1879; 4o spe: dizione dei Russi contro i Tekkè, nel ·1880-8'1. Il racconto d1 queste spedizioni é tratto in gran parte dai telegrammi e dai rappor ti ufficiali. Una car ta aiuta all'intelligenza del testo .
lllbu,n ,le la Cavalle..-•ie {,•,uiçaise.· Com.p ot1ition et 01•9t1• nis,ilion ti dive,•r.es éJJoques, depuit; ,,~. fo,m urlion tles cor11s 11ern1aue11ts ju.tJqu'ti n osjo1u•s; unifo,•1nes ,~, é• le,ulat•tls, cle ssinées 11t11• Aruu, nd Du,na.,•esq, tivec· texte en r,~gar,l p,n- le coulle L. D e Bou.ille. - Paris,
'!e•·
Baudoin et C. '1881. - L'albo in foglio oblungo consta cli 66 tavole colorate ; è una s toria letterar ia ed artistica delle uniformi e delle insegne dell'esercito francese. Colla scorta dei documenti o descrizioni autentiche che si poterono r invenire, ogni tavola rappresenta le uniformi e gli stendardi di un reggimento: a mar gine sono <lescri tLe le differenti denominazioni prese dal reggimento stesso, i nomi dei colonnelli dal '1815 in poi, le bo.~taglie cui esso ebbe parte dopo ìa sua creazione, non che le azioni d'importanza compiute nei vari tempi. È un lavoro di curiosità militare interessante.
colonnello degli Honvecl. Das Ho- (Il regno di Romania). - _Gerolcl e figlio. P rezzo in Italia, L. ;:i,80. - L'autore aveva pubblicat? fin o dal '1869 un'opera sullo stesso .argo mento; rn~ ..le .gra?d_1 mu- · tazioni o.vvenute dopo quell'epoca, neìle cond1z10n1 pol!trche e militari della Romania, hanno reso necessario un completo ·
La gue,•re au jou,· le jou1•. t<Bu btweau du Spectateur mililaire. 1 voi. 'P rix 6 fr. - È una specie di calendario d~llo. guerra del 1870-71 'scritto giorno per gior no dal '15 luglio '1870 al 28 febbraio, '1 e~ ma rzo 1871 , data dell'ingresso dei Tedeschi a Parigi. Fa seguito · uno s tudio interessante delle cause che condussero. la Francia ai suoi disastri .
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11;gs,•eicll lllumiÙiien .
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che appartenenti all'esercito o alla .marina, i qqali devono servirsi di dette materie. ·
ri111àneggiamento dei libro. L'autore consicfera. la: Romanfo• specialmente dal punto cli vista geografico e militare·.
H. MULLER, lenente colonnello. G escl, icl•l e des P esltmgs Rriegs. (Storia della guerra da fo r tezza) . - Berlino, tipografia Hoppenheim. - Prezzo in Italia L. 7 ,30. - Questa storia co-· mincia dall'introduzione delle armi da fuoco negli eserciti e giunge fino al 1880; però si estende in modo speciale su~l_i attacchi e le difese delle _fo r tezze, che ebbero luogo ne11e p1u recenti campagne.
ilu9ust vou Go eben e ine L e be,uf u nd éh ara k ter S h izze. (Schizzo della vita e del carattere di Augusto Goeben) -:- Da_rmst~cl. e Lipsia! 1881. Zernin. - È u~ opuscolo di 66 pagmc m cm l·autore ritrae, con molto 5pirito e tnolto cuore la vita e il carattere del suo personaggio, il generale prussi~no V. Goeben, morto il 1:{ novembro- 1,880, rimpianto per qualita
.Z ERN!N.
personali, glorioso per la parte avuta nelle campagne pruss iane del 1864, 1866 e 1870-71. · ,SUBDETUL
B eil,•age zur. Gescl, icl•te ,le r o s te·r reicliis c l,en Cavallel'ie
(Materiali per la storia delln cavalleria austriaca), 1• dispens?- Vienna, '1881, Seiclel e figl_io. Prezzo in Italia L. 8,15. - E. questa una pubblicazione dell'i. r. archivio cli guerra. Tratta della parte avuta dalla cavalleria austriaca nelle campagne del principe Eugenio e in quelle del 1859 e del 1866. Sono uniti al testo 6 piani o carte.
Sam11&l1'11g ausgew,ilter IJokumenl e ans ,le•t t m •cla isc l,enSta ats-Jlr cl,ive,t. (Raccolta di sceHi documenti tratti dagli archivi turchi). Versione tedesca di A. C H AK AIK.
Drygalski.- Berlino, 1880, libreria Lukhardt.- Sono documenti importanti pe1: la storia dell'ultima guerra russo-turca; Ciò che più salta agli occhi in questi documenti è il fatalismo e l'ignoranza turca. Fra gli altri ivi si trova un dispaccio tele grafico, del ministero della guerra, a Schefket pascia, concepito in questi termini . .. Che distanza vi è da Plewna a Orchanie1 Die fflelu•frar1e 1uad das T ur11vereinweseu . (La questione militare e l'ordinamento delle societa di gin:1astica) . - Vienna, Maurizio Perles. Prezzo in Italia L. '1,10. - E un piccolo libro che tratta ll'na questione impor tante: la .
.BEcKG1ovANN1, tenente colonnello. Taktisc l,e ilufgaben. (Terni tattici) - Vienna, Seidel e figlio. - · È questo un piccolo libro, utilissimo per chi abbia da proporre o da svolgere temi di tattica. L'autore espone e tratta 29 temi, che egli s tesso haavuto occasione difar svolgere, essendo professore di raLtica, al corso degli ufficiali superiori di Landwer.
.M A T ZKA V INCENZO .
questione dell'ordinamento e dello sviluppo delle societa di ginnastica, come mezzo per abbrev·iare la durata della ferma sotto le armi. L'opera comincia con una memoria storica dello sviluppo di queste società in Germania; parla quindi della loro organizzazione in detto paese ed instituisce un parallello collo sviluppo e l'organizzazione delle società stesse, in Austria. Tratta in ultimo dei mezzi d'incoraggi11mento e dei premi· discute il modo di estendere tali società fra le popolazioni rurali. D.r BocKMAN. D ie exvl<>sive n st(Jge. (Le materie esplosive). - Vienna, Pest, Lipsia, tipografia Hartlebens. Prezzo in Italia L. 6,80. - L'àutore fa la storia delle materie esploBive, e tratta delle loro proprietà e del loro impiego; un'appendice tratta specialmente delle torpedini e delle mine suba.eque. L'opera in complesso è, come dice l'at:itore, un manuale pei fabbricanti e venditori di materie esplosive e per gl'ingegneri, sia ciYili
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_DRYGALSI·tv, tenente. D ie 11eu -ru ssiscl.e Ta.l.tih i n_i/,r.en g e -g e mviil'ligen E nttvU, e ltm g . (La nuova tattica r.ussa_nel s~o a ttuale sviluppo). - Berlino; Mittler e figlio . - Prezzo 1u Italia L. 8,'15. - L'autore ci porta, per così dire, nella storia intima dello sviluppo della tattica russa;· egli ci mostra quale è attualmente in Russia l'ordinamento dell'esercito, le forme di combattimento, gli ordini di marcia, il sistema di avamposti e via dicendo . Nella scarsità di notizie che si hanno intorno al detto esercito, e nella difficolta di comprendere la lingua russa,. riesce interessante e ben accetta l'opera sopraccennata. BRANDEIS F EDERICO. Die m o ,ler n e G~we l,,. Ptib1•ik a.tion . (La moderna costruzione dei fucili).- Vienrla, '1881, Federico v oigt. È un' opera di oltre !iOO pagine con unito un atlante; tratta della costruzione e delle riparazioni dei fucili, delle carabine,. pistole e revolver di qualunque specie. Costituisc~. un m~n~al~ utilissimo pei fabbricanti d'armi da fuoco, per gli armaioli dei per tutte le r)ersone incaricate dell'ispezione della, r e"'<>·imenti 00 ) .conservazione delle armi. f
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I. !DliUliit• Lexicon (Lessico milital'e). - Lipsia ·1881. Istituto bibliografico . - I~ un'opera di 384- pagine in so, la quale t1:atta di. tuttociò che si riferisce all'esercito e alla marina, cwé ordinamento, armamento, fortificazioni, tattica, amminis trazione, servizio sanitario e via dicendo. Le nozioni con tenute in questo lessico riguardano le forze milit-ç1ri di ogni paese, ma si estendono maggiormente su ciò che si riferisce alla Germania.
dell'allevamento dei cavalli, delle malattie del poledro, della cura, del nutrimento, dei ricoveri e via dicenòo . La seconda tratta dei criteri, con cui si deve procedere, per giudicare cli un cavallo formato . Ventisei tavole aiutano all'intelligenza del testo.
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.Fosc1-1, maggioee. Die Pfei•,le:zucl,.t in @este1n•eielA-lh11itu•n. (L'alleva1:1ento dei cavalli in Austria-Ungheria). - Klag~nfurt, .· 1881. Klemmayr. - Prezzo in Italia L. 2, ìO. - L'autore tratta brevemente .dell'allevamento, e dello sviluppo crescente di quest'industria. Accenna quindi aile principali pl'oprietà delle diverse razze di cavalli, mostra come, dopo poche generazioni si modifichino le proprietà delle razze importate e accenn; a!ìe cause che più influisco.no sulle modificazioni stess;. Dimostra in ultimo che i grandi mezzi di locomozione, inventati · e messi in opera dalla civilté. moderna, non hanno menomamente cl.im.inuito l'importtmza del cavallo, il quale ne acquista anzi ogni giorno di più. Il libro termina con una statistica comparata dei cavalli che hn l'Aus tria-Ungheria in confronto di qu~lli chi hanno gli altri S tati principali. ' ~SCHEIBERT .I., maggiore. Die Illefesli91mgslm1u1l uml
'ZDEKANGR CORRADO. Hriegs-und Frietlensf,ilbrlen. (Viaggi di guerra e di pace), 2° volume. - Vienna 1881, tipografia cli Carlo Prochaska. ' Il libro si divide in due parli . La primo. tratta cli un viaggio in Bosnia. ed Erzegovina, fatto al tempo della spedizione aus triaca. L'autore seguiva il quar tier generale come direttore dell'ufficio della s tampa. L'intestazione dei co.pitoli basta a dare un'idea chiara del contenuto del libro. « Il primo giorno di ma,·cia. Il nemico. La vita del campo. La presa di Sel'raievo. T ipi clella capitale della Bosnia, e via dicendo. La s econda parte tratta di un viaggio fatto dall'autore attra,,erso la Svizzer a e la Francia meridionale. Carte e piani. DES DEUTSC.HEN RE!Cl·IES' llbtl•eiltmg Honigreicl• Preussen . (Car ta dell'impero tedesco. Frazione· reg no di
KARTE
P russia)( scala i:100,000, compilata cla\Ja sezione cartografia dell'ufficio di catasto 1881. N. 5, 12, 20, 35, 37 e 336, con foglio d'unione. Impr essione in rame e colorita. - Berlino, Schropp. - Prezzo al foglio in ltalia L. 2,10.
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JLelu•e vo,n B.,011.pf. 2 Tlieil. lui lt',•ie,len vm•b,weileten Be_f ealigu11!1en. (L'arte fortificato ria e l'istruzione pel combattimento; 2' parte; fortificazioni preparate in tempo di
pace. - Berlino, Luckhardt. È questa la i ' parte di un libro pieno di idee nuove ed ardite, che possono dar luogo a discussioni. I principì che l'autore sviluppa sono esseHzialmente i seguenti: « La lunghezza dei preparativi cli un assedio formale è tutta « a vantf.lggio della difesa ». " L'attaccante non deve tradire, coi suoi ·stessi lavori, la di« rezione dell'attacco ». « A poche fortezze moderne sono applicabili i tipi normali « d'attacco ». « assedio che debba durare 6 mesi, non c'è convenienza « a mtrappenclerlo » .
t:n
~LEHNÒOR FF.
Hlandl,ucli fii>• Pfe,•,leziicl,ter . (Manuale per l'al-
levatore di cuvalli) . - Berlino 188 1. - Prezzo in Italia L. 14 50. L'opera si divide in due parti. La prima tratta specialm:nte
367
DES DEUTSCHEN REICHES . 111,tlieiltmg Honigreiel• Sacl•sen. (Carta dell'impero tedesco. Frazione regno di Sas-
KARTE
· sonia). Scala 1:100,000. Compilata dallo stato maggiore sassone 1880. Impressione in rame e colorita. - Lipsia, Hinrichs . - Pl'ezzo in Italia L. 2,10. H.
Generali.arie ,ler siidostl. europaiscl,en llalbiltsel. (Carta generale della penisola europea sud-orienta.le) - 3 fogli, scala 1:1,500,000. - Berlino, Reimer. - Prezzo pei
K1Ei?ERT.
5 fogli 4,90. H. KIEPERT. Spep;ialluirte vo,a IJl-ittel-ltaUen mit Beri,chs-icllligung des !llte,•tl,mus. (Carta speciale dell'Italia centrale con riguardo all'antichità) - 4 fogli scala ·1 ,250,000. Ebencla. - Prezzo in Italia L . 13. ·
368
R.
BOLLETTINO BJBLlOGRAFICO
Genertdl.arle von Deutscl•lantl u~d den Nacl•barla11dern (Carta generale della Germania e paesi confi-
K IEPERT.
n,anti). Disegno di ~L Hammer e C. Ohmann~ scala 1:1,000,000 - Augusta '1881, 9 fogli di cromolitografia. Reimer in Berlino. - Prezzo della carta intiera L. 16. Seehar(.en tler hdiserl. (let.1lscl•J!.n .4,lmiraUtiil 1:1.00,000
(Carte marine dell'ammiragl iato tedesco), compilate dall'ufficio idrografico, foglio N. 70; scala 1:100,000. Reimer in Ber lino. Prezzo L. 3,40. •
ATTREllI, ARMI E· MUNllIONI DELLA FANTERIA
E. Scl,ulwandkarte von Spanie,a und Portugal. (Carta murale della Spagna e del Portogallo), scala 1:100,000, 4 fogli in cromolitografia. Miltenberg, Halbig, 1881. - P rezzo clell'intiera carta L . 14. .
MA YR
..4dt!ialic Sea, B1•indisi lo Ortona 1:31'1,ooO, (Mar e Adria-
tico, da Brindisi a Ortona, scala 1:3'17,550). d.rografico, foglio N. 199. - Prezzo L. 3,45. ,lfediterranea,a Sardinia
lo ,Ualta,
L'ideale nostro è mobilltà. e fuoco .
Londra ufficio i-
including
S.fcil'!J
(Mediterraneo dalla Sardegna a Malta, la Sicilia inclusa), _scala 1,695,580. - . Londra ufficio idrografico, foglio N. 165. Prezzo L. 4,15. 1Jl,ap o/ .'.l.tcsh•alia aud il'ew-Zealan d , ll'ill• ,1/,e Fiji lsla,uls·. (Carta dell'Australia e della nuova Zelanda) con le isole F iji, scala '1: 20,000,000. - Londra.
H uGHE S . and T 'uRNER. -
Silver ·1880. - Prezzo L. 1,40.
Già fin dall'adozione dei fuçili a retrocarica sì manifestò una maggior celerità di tiro. - I perfezionamenti poi recati alle armi la vennero ad aumentai;e e rendendo inoltre il tiro più preciso.e le traiettorie p.iù tese.· - La maggior tensione delle trai ettorie portò all'impiego di ti.ri più Io11tani, e, ciò che equivale, alimentati per un tempo mà.ggiore. - Radenza quindi e fuoco celere richiesero un consumo di munizioni semIJre maggiore. E noto l' «insciente » impiego dei tiri a grandi distanze da parte dei Francesi nella guerra 1870-"8711 e quelle sistematico« à balles . perdues J> dei Turchi nella campagna del 11877-11878; se ne è parlato tanto che qui sarebbe auperfluo spendervi altre parole. Basti solo ç1ffermare che, pur riconoscendosi la importanza di quei fuochi nel dominio pratico, non la si volle confessare così unanimemente in quello speculativo . Due correnti cli opinioni si fecero strada, una la quale prescrive tiri fino oltre i .2000 metri , l'altra che non gli ammette a distanze maggiori cli 600 a 700 metri. - A capo della prima sta la scl~ola russa (Zeddeler, Leer, Skobelev ( 1) ), in 1
North .4naerica, east coasl. (America del Nord. Coste orien-
tali), scala '1 :182,591, foglio N. 2890. grafico, 1880. - P r ezzo L. 3,45.
Londra, uffizio idro-
Il Direttore ORES T E BARATIERI
1
Maggiore nei Bersaglieri.
D EMARCHI CARLO,
ger ente.
(1) Leggere nena Revite militaire de l'étranger, 1° maggio 1881, N. 526, le Deuz insiruction$ de ccmbat del generale SKoe atav alle t ruppe di spedizione nel territorio dei Teké. Ivi. sono inculcati fuochi a sah'e da· 600 passi (426 metri) a 8000 (2IOO met ri) ; si avverta cho l'alzo del fucile Berdan N. 2 è graduato fino a 1500 passi soltan to . ANNO XXVI, VOL. IV.
24
"' 37i
ATTREZZI, ARMI E MU NIZIONI
PER LA FANTERIA
testa all'altra l'antesignano dell'opposizione Bogouslawski (•I ) e proseliti (2). Svolgere le ragioni di quelli che favoriscono ocl avversano le nuove dottrine sul tiro sarebbe estraneo al còmpito prefissoci, basterà solo accenn'are che alle ragioni d'ordine generale opponentesi o tendenti a·dimin uire l'importanza del fuoco in massa a grandi distanze, in I talia se ne aggiungono alcune affatto peculiari. Il nostro suolo oltre ad essere in gran parte montuoso ed ondulato, cioè favorevole a riparare dalle offese, è altresi coperto da foltissima vegetazione o da altri oggetti alti a limitare la vista; da ciò la grande difficoltà (anche sovrastando, poco si guadagna) di scoprire nettamente i bersagli da !ontano, di giudicarne l'entità, la distanza e di batterli eflìcacemente; e la difficoltit non mi nore (quando si volesse fare largo uso di quel fuoco e quin,di si dovesse adottare un numeroso carreggio reggimentale pel rifornimento di munizioni) di far circolare parecchie vetture sull11poche strade comprese nelle piccole ed intricate zone che abbracciano tre o quallro battagl ioni, senza ingombrare il libero muoversi. delle truppe: diciamo strade, perchè la maggior piwte del le volte s'incontreranno tanti ostacoli , come muri, siep i fossi canaH ecc: che impedirànno loro d!aggirnrsi liberamente pèr le campagne. l'ila~grado queste Vqrie uagioni, pare doversi ammettere, che se in Italia il fuocoalle grandi distanze, non sarà impiegato in scala tanto vasta quanto negli altri paesi, tuttavia esso anche qui verrà adottato in tale misura da re cidere qualche fila alle Parche; donde i:a necessità di trarne da parte nosLra il massimo effetto per offendere altrui, non trascurando in pari tempo di avvantaggiarci di tutto quello che può metterci al coperto dai suoi eiiet~i; doppio risultalo· da. ottenersi rendendo il so ldnto il più che ~ possibile atto a validamente combattere
e difendersi, o-ciò che è lo stesso, alÌegerendolo e mettendo a ~ua disposizione sul campo di balla.glia una conveniente quantità di cartucce e d'attrezzi da trincea. Inspirati al principal issimo pensiero della preminenza dei due elementi mobilità e fuoco su qualsiasi altro argomento, esternammo . già a. ta,l riguardo il modesto nostro avviso in un articolo La vanghetta Linnemann ('I), suggerendo di liberare il soldato, compresi gli attual i zappatori di fan teria, del peso d'istrnmenti .portatili, pe1' affidarl.i ad una carretta già esistente presso i reggimenti: ID3 pe1; brevità non completammo il nostro pensiero, in virtù del quale, accordando un'importanza ragionata ai ripari artificiali, si vole.va proporre l'addensamento verso la 11• linea dei mezzi esistenti per crearli. Le parole che seguono hanno dunque in mira tre scopi : ,1° Avvicìnare alle truppe combattenti gli utensili di loro spettanza esistenti presso il parco del genio di corpo d'armata:, per completare cosi la doLaiione già. proposta al seguito der corpi. · 2° Lib_erare più che è possibile il soldato dai pesi cht attualmente .trasporta, o piuttosto, .ripa1·tirli e adattarli nel modo più con,. 1 venient e che si può. · · 3° Completare l'effettivo suo munizionamento sul campo di baHaglia ne~la misui-a richiesta dal moderno combattere, aumentando alquanto la dotazione che porta, e roeglio assicurandogli i+ co.1).Ja:Lto con quella delle riserve mobili retrostanti; il t ~Uo. a raggiun!?er:51 di ·p.referenza coi mezzi esistenti (o Je,rner~ente modifi()è} cati) per evitare il disturbo che recano ali' e~onomia ed al l'egolare andamento di qualsiasi servizio le rinnovazioni tro.ppo rad.icali.
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0
·(,l) Questo respinge sen z'altro l'impiego di fuochi a grande distanza " • . .. si ra già ,~c;,)lUlla grazia alle armi perfezionate dei nostri giorni quando si ammettano tiri radenti .e putritj fino ai 300-400 me tri e tiri eccezionali a salve fino ai 600-700 metri . •.. . Le t~uppe cho tirano per principio alle grandi distanze rischiano · assai di manca1·e di mu;, 'Dizione al momento derisivo • . ·Rev11e mllilaire de l'étranger: Lts no11vea11z -procédés ,de tir de l'in(anterie a,!lema11de jugés par le major von Bocousuwsll (1877). (2h « • . . Si è generahnen!e d'opinione che ·Ja gittata di 1.200 metri, ftssHa daf nuo\•o ,regolamento prussiano, promettente .qualphe vantaggio.i o un tiro coa.tr.o bersagli estesi, ,è. il limit.e eati:emo nel quale si può imp.iegare l'arma ~. L.'in(.an/er,ie au combai del: ge· ·Derale ScHJ.ocn~.,;.
v
.t\.ttrezzi.
Se gli utensili da zappatore trainati dal parco del genio del corpo d'armata, devono realmente servire qualche volta all'uso della fanteria, tre ragioni pare ne rendan-0 illusoria l'esistenza. {ll Rivista Militare Maliana I•
MarJ:o 1881. ·
/
372
PER LA FANTERIA
ATTREZZf, ARMI E MUNIZJOKJ
,1° La grande distanza a cui si trovano; 2° La loro quantità; 3° II riparto loro . La prima è facile ad intendèrsi . - Il parco del genio costituisce nell'ordine di marcia il primo scaglione del carreggio di corpo d'ar.mala; tuttavia, muovendo su d'una sola colonna non sarà mai a minore distanza di 28 o 30 ch1lometri (profondità della colonna ,( 8-20 chi!., distanza dalla·coda di l questa alla testa del carreggio mezza giornata di marcia cioè, 8~110 chi!.); muovendo su tre éolon~e (due costituite dalle divisioni, una dalle truppe suppletive) risulterà. a H, chiL circa dalla testa della colonna che segue immediatamente, e a magiior distanza dalle altre laterali; e si troverii poi a 26 chil. dalla testa.delìe truppe comballenti, quando le truppe suppletive fossero state distaccate per qualche missione speciale. Le tre distanze 14, 26 e 30 chi!. tradotte in tempo dimostrano a conti fatti, come, tenui.o calcolo del tempo per la ri~hiesta e spedizione al centro della linea di battaglia (alle ali occorre un tempo anche maggiore), per Io scarico e distribuzione ai corpi, e del tempo necessario per preparare una semplice trincea cli tiratori coricati o ' in ginocchio C,I /2 ora), le fruppe impegnate nel combattimento non sarebbero in grado di procurarsi la più esile delle coperture se. non àopo 6,8 1/2, iJO ore rispettivamente. Le alti:e..due ragioni si spiegano anche facilmente. - Gli utensili da zappatori per .i'usò deifà "fantei{i no"ri oècupano veicoìi destinati esclusivamente al loro trasporto , nè sono ripartiti in egual numero su ciascuno di essi C,I). 1
1
(1) I carri del p3rco ·del genio di corpo d 'armata destinati ai trasporti degli utensili da zappatore per uso della fanteria sono in nu mero di 7 , cioè: 2 del N. I, 3 del N. i>, 1 del N. 3 e I del N. 1, tutti a quauro ruote e trainati da quattro cavalli; vuoti pesano 970 chilogrammi, ed oltre ad uno svariatissimo caricamento di metall i da costruzione, da zappa , mina, di macchine da lavoro, istrumenti topografici, sacchi a terra, ccc.• trasportano; Badili gravine manna resi picozze picozzini roncole 10 IL earro del N. ·l 51 31 10 G JS 10 » » 2 '221 . 95 10 8 10 » 8 21 20 20 20 » » ._4·· 21 20 20 20 cioè in totale 817 badil i, 402 gravine, 90 mannaresi, 78 picozze, 75 picozzini, 50 roncole (Specchio' della dotazione e del caricamento dei parchi mobili del genio, voi. 1° pag. 0 e 7, 42 e 13, ed izione !Si7). ,
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Avv~nendo dunque di doverli spedire alle truppe combattenti, è mestieri o scaricarle dai veicoli di modello indicati nella ilota N. 1, per passarli su di altri speciali, con una certa perdita di tempo, o inviare sul fronte le vetture cariche · d'una farraaoine d'orroetti "Uol"> D0 perflui in quei momenti; co_ll'inconveniente che cadendone alcuno in inano del nemico, si perderebbe senza necessità, un capitale non piécolo, e del quale gli utensili non rappresentano forse il de-, ,r.inio ('I). · · .Non esiste veruna istruzione regolamentare indicante il processo a seguirsi nella richiesta e.spedizione degli oggetti in parola; si suppone che pel primo ca$O debba provocai·sene l'ordine delle autorità superiori e pel secondo possano impiegarsi i due carri trasporto }lod. ·1876, non ha guari assegnati al parco (2), forse appunto a <!uesL'uso. Quanto a.I numero (8117 badili, 402 gravine, V. nota •I a pa.g. 372) evidentemente non basta nella maggior dei casi ai bisogni dei :I 8 a 20 mila uomini cli fanteria del corpo d'armata. ~
Ad evitare i tre inconveni'enti di cui sopra sembrerebbe opportuno : ,JO Ass~gnare a ciascuna divisione fanteria (unica forse fra le divisioni degli eserciti europei che non comprenda stabilmente nel sao organico un reparto ,c~eLgenio e relativo materiale) du.e carrette con utensili da zappatori (una per brigata). ·' 2° Lasciare. tutti gli utensili del parco,eli corpo d'armata (destinali alla fanteria) sui tre ,:arri Mod. N. 2 (Nota ·I) . passando negli a ltri il caricamento de.Ile macchine, congegni, sacchi ecc .... in
(l) ' I carri del parco del genio del corpo d"armata senza car icame nto , costano ciascuno
lire 1310, e col caricamento: Lire 4189.73 . il carro del N. J. ~ , 4660,05 . . . . . . • . » 2. » 3768,4] . • ·. . . . . • 3. » 31S9,24 . . . • • . • > 4. (Spec~hi della do tazione e del caricamento dei parchi mobili del gen io, voi. !°, edizione 1877, pag. 6 e 7). Il badile l:mgo costa lfro· 3, la gravina del genio, lire 7 ( f>rqnt,uarlo pel servizio d.el gmio in 91,erra (Roma, t ip. Voghera). .Pel resto vedasi la no ta precedente. ( t) Specchio N. I del Prontuario accennato - Nota l".
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PER LA FANTERIA
ATTREZZI, . ARMI E MUNIZIONI
modo, come pare possibile (1 ), da rendere i primi all'occorrenza in. dipendenti , ed essere in grado d,i disporre per alt1;i usi di uno almeno dei-carri trasporto. La carretta da battaglione pesa 458 chi!.; veicolo e carico compreso non si devono oltrepassare i 1509 chi!. Supposto che alcuni congegni speciali possano accrescere il peso délla carretta vuota fino a 500 chi!. resterebbero disponibili chi!. rnoo. La gravina ed il badile di nuovo modello {2) esistenti presso i parch i del genio.pesano in media rispettivamente chil. 2,80 e ,f ,80; cosicchè ogni carro potrebbe es<;ere dotato di 150 gravine e 300 badili, ciò che d1t per le prime 420 chil.. e MO per j secondi; totale 960 chilogrammi. La necessità degli strumenti, massime quelli da terraiuolo, può farsi sentire fin dall' iniziarsi dello schieramento. Le avanguardie, nella dotazione reggimentale, trainata dalle carrette di sanità (,14 badili e 4 gravine per compagnia; vedi l'articolo sulla Vanghetta Linnemann) avranno cli che far fronte ai primi bisogni. Le carrette divisionali (ove verrebbero a rifornirsi i muli da basto dei battaglioni) rappresenterebbero una prima riserva mobile, e troverebbero posto: nelle marcie, presso il parco d'artiglieria clivisionale(5-6.chil. dalla testa dell'avanguardia); a schieramento compiu~o, in prossimità. {500 a 600 metri) indietro delle riserve del la brigata rispettiva (3 .ch i!. circél dalla catena): dove, nell'intento di liberare al ·momento -detrazione il comando superiore dél preoccupazioni d'ordine secondario, rimarrebbero e si comporterebbero analogamente a quanto è detto a pag. 399 e seguenti relativamente ai carri del parco cl'artiplieria divisionale clestina~i al rifornimento munizioni della fanteria. Ai reggimenti bersaglieri , i quali hanno 4 battoglioni e possono trovarsi tolvolt.a molto lontani dal parco di corpo cl'armata e dai carri della divisione, sarebbe conveniente assegnare Rimeno una 1
1
(1) Durante le grandi manol'l'e del !S78, eseguite da l primo corpo di manovra agli ordini del tenen te generale co nte Giusep pe l' ianell, alla 10a compagnia zappatori (facente parte della briga ta zappatori· del le truppe suppletive) YOnnero assegnati per'l'eve'ntuale impiego di truppe di fanteria in lavori campalì, due carri del N. 2 con caricamento speciale di 6-00 b1>.dili e 100 gravine (mvista !Iilitare Italiana, 1879, pag. !Hl), (2) Nel Registro di caricamonto dei parchi del genio, gli antichi utensili {di qualità più scadente e di peso maggiore) sono compresi sotto l'appellati vo : di gt avine diverse, liaàili diversi ; quo!li di nuovo modello vengono detti gravine del genio 9 badili lunghi.
375
·car1 etta da utensili da riserva; la quale marciereòbe col carreggio d~lle truppe suppletìvè, e, distaccandosi il reggimento da questef lo seauirehbe onde funz ioMre come riserva immediata dei muli da da bi:<;to, spinti eventualmente innanzi coi rispettivi battaglioni. In tal modo il mate1'iale utellsili risulterebbe in genei·e scaglionato nel corpo d'armata e tripartito come segue .: 8 carrette di san ità degli 8 · 4344 badili; 384 gravine reggi menti fanteria ,1• Linea ,1 carreu.a di sanità del reg64- )) 224 )) gimento bersaglieri 600 )) ~ 4 carrette delle 2 division i •1200 >) 2a linea (. ,1 carrett~ c~el reggimento bersaglter1 . . . . . 400 » H50 )) 7 carri del genio del parco 402 3a linea el ' arma t a . . . . . . 8:17 » 2 c~rri della brigata del ge ,120 » nio . . 200 >) presentando p.n totale complessivo di 4-1185 badili e ii720 gravine (11). Dotazione pre:rnmibilmente bastevole in un corpo d'armata, vuoi pér numero; e potenza degli utensili, vuoi per l'appoggio che r:ciprocamen te possono prestarsi i vari scaglioni. Insistere maggiormente sop ra una questione affatto tecnica eccederebbe il limite prefissoci cli una co1piclerazior.i.e. .genèrnle. ~asterà av.erla accennata. 1
i
II. Arredamento.
Per non ismarrire la via in un laberinto di piccole esigenze, di piccole comodità, terremo costantemente fisso lo sguardo sulla polare della tesi : mobilità. (I} Qui non si fa cenno c he degli utensili di cui può valersi in qualche modo la fa nteria; tacendo per conseguenza 'della dotazione che è presso il parco di visiona le d'artiglieria·, presso queHo .:la ponte ed al seguito dei vari caneggi, come pure della dotazione degli zappatori d i cavalleria, ecc,
376
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ATTREZZI, ARMI E MUNIZIONI
PER LA PANTERIA
Lo spirito è schiavo dell'involucro di materia che Io avvolge. · Oppresso questo da gravoso fardello, anche l'anima s'accascia, onde varcati certi limiti, anzichè avere nel soldato un combattente, si rischia di avere un sofferente: con quale danno di quella auivi tà intellettuale oggigiorno indispensabile anche nel semplice gregario, :;i lascia pensare. Ma quali saranno questi limiti? ---: La questione non è assoluta, dipendendo dal vigore dell'individuo, variabile secondo le latitudini . . e posture geografiche, secomlo le consµetudini più o meno laboriose o sobrie, s~condo particolari dispòsizioni psicologiche, e se vuolsi, secondo la forma e collocamento del carico. - Tuttavia oseremmo dire incompleto quel risultato, che si limitasse ad una riduzione di uno o due ch i!.; ben maggiore e la differenza d'attitudine muscolare e di forza tra il robusto alpigiano, ed il molle abitatore dei centri popolosi; e perciò noi prenderemo come limite . minimo di riduzione il peso di cinq1ie o sei chilogrammi.
e foggiata a comoda cacciato1'a, con due i:obuste tasche esterne nel petto, per riponi in tempo di guerra due sacchetti di pe!J.e capaci ognuno di 30 cartuccie (di guuaperca, i saccretti forse terrebbero più fiss-e le cartucce, e meglio le con:;erverebbero), una grande ~accoccia dielrff che abbracci le reni, per contenere: in una metà, una porzione del pane, éucchiaio, bicchiere di cuoio; nell'altra fazzoletto, pipa, e quelle altre piccole cos.e che il soldato porla nella sacca a pane, la qnale potrebbe venire così eliminata. Ìn guarn igione ques.te saccoccie essendo vuole, non pare che dovrebbero adattarsi. male: dando . loro forma e guarnizione conveniente, sarebbero forse un ornamento non dispregevole. li cinturino traversando appositi tagli verrebbe acl. abbracciare esternamente la metà anteriore della giubba (condizione indisp,msab ile per poter adattare le giberne ed utile dal lato igienico, impedendosi l'immediato contatto dell'aria esterna co][e regioni addominali ), menlre_iascerebbe libera quellR posteriore, la quale, volendo, poLrehbe anche adattarsi ai la vi La mediante una martingala. Aflinchè il peso delle 30 cartucce non fosse tutto a carico della tasca rispettiva, i sacchetti dovrebbero es'sern uniti da unacinghia (o fascia di tela grossa) convenientemente lunga, . la quale girando dietro il collo e poggiando sulle spalle a modo di collare, cudesse colle estremità sul p;uo, e senza ivi incrociarsi, mettesse capo alle due saccoccie. . . Rispetto al mantello avvertiamo come esso, confezionato di stoffa buona e -leggera (condizioni conciliabili ove non si guardi all'economia di qualche lira ) e tagliato con raggio di 11"', coprirebbe fino a 2 cent., e più sotto il ginocchio, e non peserebbe oltre i 2 chilog., mentre il peso della mantellina varia tra i cbilog. 1,600 e 1,800, e quello del cappo"tlo o!Lrepa:;sa talvolta cbilog. 11,900. - Il peso dunque dei tre capi su per giù eguale (2 chilog.) ma il vantaggio del mantello sugli altri è incomparabilmente maggiore. L'uomo che abbottonato nel suo cappotto marcia nelle ore più calde del gioi·oo, e più o meno abbottonato deve dormire in quelle maggiormente fredde della notte, non può dirsi certamente ben coperto; e quand'anche gli fosse consentito dalle circostanze di toglierselo per riposare, non avrà -mai una copertura sufficiente: P.erchè, se Io tira sulla testa espone i piedi al molle e fresco bacio
Cominciamo dal vestiario. Rapportandoci a quanto è indicato nella Nota 411a dello specchio N. 158 del Tomo ,1n sul'le Istruzioni per la mobilitazione·(1) proporremmo di general izzare a · tutte le truppe di fanteria l'uso della giubba e di adottare per esse un mantello anzicbè la mantellina. La giubba attuale è tropps mesçjljna e manca di saccoccie, tanto comode a chi mena vita instabi le (2); prendiamo per modello l'uomo di campagna. Es.;a dovrebbe farsi alquanto più lunga (Om,1115 circa)
1
(1) ~ La giubba di panno da fanteria · è portata da tutti i sottufficiaÌi e da tutti gli uomini di truppa cli quei reggimenti ai quali vien ~ ordinata dal Ministero. - Agli uomini di truppa appartenenti ai reggime nti nei quali tUltf vestono la giubba di panno, viene distribuita la mantellina a vece det cappotto ~. (2) Si l'Olle conciliare il comodo col bello, ma disgr3ziatamente non si ottenne nè una cosa nè l'altra. Al bello s'immolarono 2, 3 e fino 4 saccoccie, tanto che ora non si sa dO\'O diavolo mettere un fazzoletto. Alla comodità del cinturino sotto la giubba (eOme1·a perchò infìne cinturino è sopru , cinturino è sotto: e noti si che quelli proHeduti di cappotto lo hanno sopra), s'immolarono la parvenza ùelle formo e le norme più evidenti dell'igiene, giJcchè l'aria trova ovunque libero adito. - Una giubba-giacca ed un acuminato kepì; e peggio una giubba-giacca ed uno sfarzoso elmo l Oseremmo dirli innesti inçoncilìabìli: ibridismi non ·degni della patria èlei grande Urbinate. - Questo valga a scusarci se alterammo alcune forme di vestiario di un'estetica molto dubbia a vantaggio d'una comodità a nostro avviso abbastanza reale.
378
PER LA FANTERIA
ATTREZZI, ARMI E MUNIZIO NI
della brezza notturna, e viceversa vi espone la testa quando tenti coprirsi i piedi. Della mantell ina non ne parliamo! Un mantello conserva gli abiti asciutti quando piove e am~i av,vollone un lembo sulla testa con un facile arlifizio, e fissatolo poscia con nn giro di un cordone (simile a quello che avevano una volta gli uflìciali dei bersaglieri) si riesce a formare un cappuccio posticcio, paragonab ile al famoso baschlik della guardia russa, che mantiene asciutto anche il capo, ed inoltre impedisce all'acqua di penetrare dal collo tìn dentro la camicia. Quando si riposa, adattato diagonalmente rispetto al corpo, cuopre t~sta e piedi, e ripiegato per bene sotto la persona ne concentra tuHo il calore. Chi ha fatto campagne ovvero ha preso parte alle faz ioni del brigantaggio può di re quanto sia prezioso quel capo di vestiario, particolarmente nelle operazioni notturne. Manch ino le tende, manchi il bagagl io: nn boccone di pane e cli mantello, e s,: dorme. Del resto l'esperienza è maestra : prendiamo l'uomo di ca1)1pagna di qunlunque paese. di qualunque condizione; contadino ; guardia boschi, cavallaro, alpinista·(fìno il piccolo pievano del villaggio) e vedremo che esso per affrontare le intemperie e i rigori del clima non usa altra copertura che il mantello . Resterebbe l'estetica .... . .. Un cappello ed una penna la salverà. Notando anzi che il cappello, per ragion delle falde, deve considerarsi una copertura valid'issima cont1·0 l'acqua e il sole. L'adozione poi del mantello presenta nel caso attuale l'incomparabile vantaggio di poter sopprimere definitivamente dne capi: ]a coperta da campo (chilog. 2,00) e il telo da tenda (chilog. ,1,800, compresi i bastoni e picchetti). Telo da tencla. - Non ci nascondiamo l'opposizione che può incontrare la proposta (si dirà spartana) di togliere l'uso della tenda, tuttavia c'inducono a persistere nel proposito, innanzi tutto le ragioni fondamentali espresse in pri ncipio di questo capitolo ed in secondo luogo: l'esempio di altri eserciti, come il francese ed il germanico, notando a proposito dell'ull:imo , come l'espediente di accantonare (Kan,tonùrwng} , per l'indole geografica, si presenterà molto più difficile ad esso che non a noi; la considerazione inoltre che dovendosi ritenere l'impiego della tenda piuttosto un'eccezione
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che una regola, giacchè le guerre sono normalmente intraprese in stagioni asciutte, il vantaggio d'nna copertura eccezionale non fa equi li brio allo svantaggio d'un peso di circa dne_ch ilog. accollato in, permanenza al soldato; ('.a!Lra che la tenda nel nostro paese essendo, piuLtostò un preservativo dalla malaria notturna di certe regioni, il mantello può sotto questo aspetto igienico sostituirla as:,ai vantag-· giosamente; ed infi ne la considerazione che trattandosi di pioggia dirotta e continuata al punto di reridere inutile il mantell o, anche, la tenda, infine giungendo all'accampamento, è pel soldato (intriso . da capo a piedi) un tardo e liefe conforto , giacchè non gli risparmia il disagio di coricarsi in un giaciglio di fango, in una pozzanghera d'acqua ('1). Non si crede di esagerare: leggasi a questo proposito· le triste condizioni del ,13° corpo d'armata austriaco nella sua marcia su Doboi, 4. e 5 agosto 1878, Rivista JJ[il-itare Italiana giugno ,J 881 pag. MS. - Notisi un espedienle adottato in questo mese (giugno)' in Francia (2). Lo zaino. - È lo scoglio contro cui naufraga la nave, cli tutte le· 1
(1) Del resto pe i casi eccezior13h si potrebbe aYer ricorso o ai c osì dc tti · ripar t artiJlciali improv visali (quei circolari hanno la capienza di 40- 60 uomini ed un focolare in, mezzo) in<licati n6l Prontua,·io dei genio, p~g. !;5, ovvero all'espediente di far trasportare
alle carrette disponibili (quella di san ità porta gli s tru menti da zappatore) dei reggimen ti di fant~ria di t(nea (N. _Ili, de i bersaglieri (N. 14) alcuni tendoni im permeabili (analog~1i alle coperte regolamentari del N. 7 per le carrette). - Siamo ;in gu~rra: uno spazro · di om,50 per '2 me tri di nudo coperto.sono bastevoli pel so'clato.; il tendone per 50 uomini (forza che del resto il plotone elfetti1•a!)l~.n.l.~ .non r,,ggiunge mai} avrebbe 12",50 d i lun· ghezza, ,1m di larghezza ed il peso approssimativo d i 30 eh logra mmi ; foggiato a due pen- · dici, sostenuto lun go la med iana cuspidale da tre ri tti (due al!o estrem ità , uno al centro), grossi a guisa di paletti di cavalleria. soli~amente pia ntati, sporgenti dal terreno soltanto, un metro per ragione di solidit à, da rebbe ricetto a due file <li soldati d isposlivi colla testa wrso il mezzo. l lati lunghi dovretbero ess~re to talmente liberi per l'uscita , onde· l evando il cam·po, anche im provvisamen te e di notte, le due file d'attendati con ordine e massima celerità, possono convertirsi nelll• due righe del plotone. - S opra ogni veicolo · si ada tterebbero a guisa cli coperte (per non imbarazzare) 5 tendo ni i quali darebbero un peso approssimato di 150 chilogrammi: i ritti non sarà difficile in guerra procurarseli sul posto dell'accam pame nto. . . Questo modo di accampare corrisponderebbe in certa maniera al i' Hiittenlager dei Tedesc hi (capan ne per 10 o 21 uomini secoudoch è hanno forma quadrangolar~ o tonda), e come q uesto vNrebbc impiegato quando debbasi permanere un c~rto t empo nello stesso-• silo (Leit(aden bei <ler instruction der /,ifante,.isten ·von I. G. GRAV v . WuoK•s•e, ge- neràl- lietttena11t. - Verlag, 18i9, pa g. l1, (2) La tenda (Valdej o) è stata soppressa ne ll'esercito fr.incese da oltre 6 a nni. L'ammi• nistrazione .si riserbò di decidere ii modo d surrO!;a rla ; tuttavia nulla si era stabilito fino, ad ora. Il generale Fa rro per altro, dopo di avere consultato il comitato di fanteria, che· si è pronunciato in favore. di una coperta di cautchouc , ho attenuto da lla Camera i fond i> per introdurre questa innova zione.
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pie intenzioni. - Bisogna schivarlo restringendone l'uso al tempo ,di pace (se pure è necessario) . In guerra venga sosti lui lo da un sa e-ehetto di tela impermeabile, senza intelaialm'a, fodere, ca$Setti, .ecc,, tutte cose le qual i non influiscono sul heness.ere di ch i le porta, ma ,s.olo ne accrescono il carico cli 1 chilog. a 1 chilog. e 200 grammi. - Il sacchetto (chiam iamolo di, giter·ra) all'atto della niobi lit.azione prenderebbe il posto dello zaino, e questo servirebbe a contenere _gli oggetti; i quali, a tenore delle istruzioni cli mobilita.zione:deb. bono eliminarsi dal corredo, per essere conservati nel sacchetto degli oggeui usali. L'attuale zaino, è un corpo rigido che, per effetto dei peso e delle dimensioni in altezza ( I ), ad ogni passo si sposta, si abbassa e viene ad urlare contro le reni . Istintivi e continui sono i tentativi del soldato di riportarselo in alto, mediante raggruppamenti e scosse delle spalle. Il sacchetto di guerra potrebbe avere la dimensione di quello per gli oggetti usati (2), .un peso t300 grammi) -alquanto maggiore, dovuto al bagno per renderlo impei·mea.bile ed una spaccatura longitudinale (a modo di pagliericcio), per faci li Lare· il collocamento degli oggetti appresso specificati (3) . Non conter1·ebbe le ca-rtuccie,· le quali, per la nota ragione di mai disunirle dal soldato, verrebbero da lui trasportate nelle tasche del petto e nelle giberne (4). Al sacchetto c,ovrebbe andar unito il mantello piegato in forma . . ,quadrilatera e aclallato .esternamente. L'involto così formato vor-
rebbe chiudersi c~n due lunghe corregge, e con larghe fasce di· grossa lela,·provvedute, a conveniente distanza daHa fibbia, di una o più campanelle. Serrato il sacchetto più che si può (vantaggio, che non si ha collo zaino), le parti sopravanzanti delle cinghie passerebbero sopra- le spa:l le, girerebbero sotto le ascelle, e traversate ivi le corrispondenti campanelle andrebbero (senzainc1·cciarsi sul. petto) a fissars i median te appositi gancetti al cinturino della giberna; equilibra1ulo così i due pesi: della munizione e del sacchetto (1). Il pane (metà razione circa) troverebbe luogo tra il man..: · tello ed il sacchetto, e la ga:vetta esternamente a questo, fissando la: con una correggiuola unila trasversalmente alle due grandi correm:rie ~" . ....:.. Il sistema di queste vari e cin .....ghie, come si vede, è iden. · tico a quello delle correggi e por.ta-mantello da viaggiatore. Il sacchetto di natura cedevole, essendo, per la forma cilindrica e per effetto delle combinazioni delle cinghie, trasportab ile quanto alto si vuole, pare debba combaciare e adattarsi assai bene a.Ila parte superiore degli omoplata, cioè quasi sulle spalle: ed inòltréper effetto della sua piccola mole e della leggerezza, debba permettere in qualche caso in cui richiedesi grande celerità di caricarne sopra ùn sol carro più centinaia. · Tasca a pane e bo1Tacciri. - Togliere dal corredo questi due articoli, equi'vale, durante le marce, liberare il soldato da una fasciatura di cinglie sul pelto che lo so[oca, e da un fagotto d' ogg·ett.i, ohe, impiglian(losi dietro !o zai:io e donuoiandogli innanzi alle gambe, lo imbarazzano ed infastidiscono; durante i piccoli alt, equivale· dar"li di libera.mente coricarsi ed effettivamente riposarsi. V arrio O Si è dello come la 1(1. grande tasca-cacciatora dietro la giubba .debba sostituire la tasca-pane, resta a dirsi della borraccia. La borraccia (2) ~ov.rebbe dar I uogo ad una fiaschetta di pelle·
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(1) Lo zaino ha om,3~ di a ltezza, om ,41 di larghezza e om ,IO di .pro(ondità; pesa chilogrammi 2,25 q,wllo di fanteria di linea e c hilogramm i 2,40 quello clei bersaglieri. (2) S<1cchètto per · gl i oggetti usati (vuoto): lunghezza 0°',50; larghezza 0"',30; peso .grammi 165. (3) In Russia l'ar,tico zaino d i pel le di vitello d i chilogrammi 2,S15 ven ne cambiato con altro di tela a vela impermeabile, di chilogra mmi 0.601 ; rigual'do a q uesta ultima cifra .notisi che vi è cakolato anche il peso di un'astuccio di tela unito allo zaino, e nel .qu~le H s oldato deve colloca re i! secondo paio cli stiva li. . (1) Come appare dalla nota a dell'un ita tabella ogni i:idividuo, anche quando sia preved ibile il comba ttimento, lascia sempre 6 pacchetti (48 colpi) nello wino, cioè Qll numero maggiore cli cartuccie che presso gli altr, eserciti non vi s i lasci nei ca s i no,·mali - Ora, av,•enenclo cli do,•er ricorrel'e a quella riserva . s i può egli a mme ttere che il nos tr~ ·soldato impressionabile s'acc inga tranquillame nte sotto il fuoco a toglier Io za ino, sfibb ìare il cassetto delle mu nizoni, sciogliere il s a_ccheuo che . involge i pacc hi , prender da {JuesU il nume ro occorrente, e poi, invertendo, riporre a s ito i pacchi su perflui riallac<:iare. il sacc hetto, r ia'llbhiare lo zaino e r iporselo sulle spalle? ' Otto operazioni dL sang,,e fre ddo lè quali, in ispec ie, se la truppa ne l frattempo muovesse, probabilmente s i po trebbero riassumere in un fatto solo: p erdita dello zaino e forse àetl'11omo stesso.
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(I) Un ripiego consimile è in uso nell'esercito gei·manico. . .· . !TALii\ . .. . . Borraccia d i legno; vuota pesa 260 grammr, p1enn c hr logr. 1,10 con tiene 80 centilitri circa. .
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GE R~I.AN IA . . JJorraccta da campo (Feldflasche), di Ye tro, rivestita di cuoio, pesa 627 grammi. Si sta nno espel'im~ntando borraccie di vetro inclurito senza e con rivestimento ester110 di latta e annesso bicchiere di latta smaltalo. AUSTRIA . . . Grande bon·accia di latta bianca per i porta fel'iti. - ;Piccola borraccia d i cris tallo ,·erde, coperta da latta di ferro sta gnato, della capacità d i 53 centilitri, portata da tutti i 80ldati. FRANCI A . .. G1·osso bidorie per ,1 uomini ('h l pesa grammi 230 - l'iccolo, bidone, indiriduale,
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senza cuciture (parrebbe molto adl,ltto uno scroto d'animale come :si pratica nelle ma l'emme, giacchè è fortissimo) della capacità di ,50 a 55 centillitri e ~,uindi (pieno) di peso non maggiore ai 600 grammi, da appendersi al cinturino mediante apposito passante che permetta di farla scorrere avanti e indietro, munito,a sua volta di una r~ticell~ di corda. o ~orsetta di tela (per COlllenere la fiaschetta) ,d!}. str.m~ers! col cappio d1 unacorreggiuola all'altezza che conviene, •OI)de '.' l1qu1do della fiaschetta non sbatta allorchè quel recipiente · n.QIJ. è mterarnente colmo. Tali ripieghi, quando la borraccia è vuota, ridurrebbero quasi a zero gli inconvenienti del pe.,o e del volume ·-O permetterebbero al soldato cori mo! ta faci Ii tà di bere anche mar-cia.n~o (ciò che avviene stentatamente colla borraccia). S1 proporr~ùbe adouare due giberne chinse (,1J senza sparti¾ioni e molla per cbmdere, e quindi più leggi ere, della capacità di 80 car,tucce sciolte cia~cuna, da portarsi sul davanti, come attualmente P.ratic.a,si per qu~lla esistente; potendo scorre1;e nella rispetttiva ,cm~l11a quanto s1 vuole non imbarazzerebbero l'uomo quando si corica. Una buona dotazione di cartucce è illusoria quando il soldato per un solo momento di distrazione (e avanti al nemico tai minuti ,sono frequenti, massime allorquando si procede a sbalzi) può perdere 20 e più colpi per volta; l'estrazione della cartuccia dovrebbe ·avvenire automatic_!lmente,_senza aprire la giberna. Una piccÒla ·molla spir.ale, simile nell'ufficio a·qu-ella. d.,~j. '-'~.,~·r·11·,~·.~i rl,,; ç.. ~:1; ~ . .,... ..., , . ,,vt .ripetizione, dovrebbe con sforzn orizzontale spingere continuament~ le cartucce, t.enute verticali nella giberna, verso un foro (o ,due secol)do le file di cartucce) dal ql!.ale non potessero estrarsi se llon ad una ad una, premendo da sotto la giberna un bottoncino, .r:golato nel suo ~oto ver.ti~ale da apposita spirale. Questa disposi-· ·z10ne, essendo d1 correttivo alla eccessiva impressionabilità del nostro soldato, gioverebbe non poco a mantenere la c-elerità del ,tiro nei giusti limiti; giacc~è egli dovrà impiegare necessariamente '*l\.lVltl" • et,
· Cl) Vuso di due giberne è oramai esteso a quasi tutti gli eserciti. Vedi nota a dello ·Spec.cb,o annesso. A rfguardo della Russia avvertasi che ogni giberna contiene 40 car•tuc~1e e ~ho qu~ste h~nno peso e dimensioni molto maggiori delle nostre. _ Gli zuavi ed I car,c1_ator1 d Algeri portano anche gran parte della munizione in una saccoccia fatta •nella fascia azzurra che cingo loro il ventre.
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qualche tempo per estrarre IQ. cartuccia; e permetterebbe ~i _re~dere o•rni individuo strettamente responsabile delle sue munmom, essend~si tolto ogni pretesto di smarrimento. Volendo, si potrebbe anche prescrivere che il capo squadra avesse in dotazione, unitamente alla spirale e cacciavite, anche uria chiave a foro quadro, e che regolasse in persona il rifornimento delle giberne vuote mediante le cartucce portate nelle tasche del petto. La sciabola baionetta. - Suvarow disse: « Pulija dura,, Stik molodiez » (la palla è pazza, la baionetta è savia). Le perdite in- · flitte dalle armi da fuoco dimostrano che la pazza del grande Sarmata va diventando ognora più ragionevole e che ora lo è diggiit.25.2 volte di più (il). L'impiego dunque del fuoco è divenuto una regola, quello della baionetta un' eccez,ione (2). · . Se così è, a qua.I fine dare a quell'arma occa11ionale tanta grossezza, tanta lunghezza da trave,rsare per be1) due n,lte i·I più pingue dei· nemici? Si dirà che la baionetta foggiata a sciabola, può, oc• correndo, servire agli usi· del campo. Che un sol capitano non senta. Ci pare di vedere quest'uomo t~tta.cura pel .soldato ec~ i suoi e~fetti, rosso dalla collel'.a, sciorinando rnnproven, e peggio, darsi alla caccia di quegli sconsigliati che menano imefficace scempio di u~ oggetto pre ioso e frag_ile. lnv~rt'.ti e.moltiplicati a qµel mod.o gh uffici èlella 1 sciabola-ba1onetta s1 nschia, al momento che sei vono delle b110ne punte., di aver~ dei semplici moz,zi.coni. . Com'iene, come praticasHn- I·nghillerra ed in Russia, ritornare :;ti· primi ti.vi usi di Baiona? (3), conviene adaltµr.e una piccola daga'?
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(l) · aci:ettato dai migliori ·scrittori che il numero d'uomini messi_ fuori _di con:ibattimento dalle armi da fuoco adoperate al tempo di Su.waroy, fosse m, r~g1011e d1 I per ogni ,700 . palle sparate, mentre adesso quel rapporto è salito al 18 •;,, al 20 ·•;, e Ono al 36-'/, (Saint-Pri ·;at, 1870-71), · .... (2) Leggasi a questo proposito l'articolo Da• .J/aionett(ecttn, - .ltihtar~Wochenblalt,
N. 5, pag. 79, anno 1881. . . _. . . (S) ITALlA . ~ La sciabola baionetta (lama) m1sura.metri ,0,020 d1 l~11ghe:za, o, seco~do che appartiene al tipo regolamentare o a quelh D ed JI, pesa 6~0, ,00, 750 grammi, '.I foder,o pesa lU5 grammir -.La, baiorietla !iei nostr-i fucili a retrocarica pesava· 355 grammi, il fod.ero 130 .e!i avi,va la lunghezza di metri 0,450. . . . :F RANCh\. ~ J1 fucile a ~etrocarica. modello ' 1874, .slstema Gras. ed 1l r.uc1le ~866-74 4 (trasforma~ione di quello .modello lj!G6 (;ha.ssepo~., per adattarvi .la cartuccia 187 1 porta UJ}p spada b,aì_on.etta del p,e~.o di 5~0. grammi e ~ella lul)ghezza di om,~~. . .GERM,:\.NIA. ~ l fucili a ret.rocarfoa sistemo, Mauscr, modello .187,, por.ta sciabola Qaionetta del peso di, 735,_grammi e della lu!}gh,ezza di om;47 •.--: Cf m~· ~u acceqn~t9 nella nota l", a pag. 13 dell'articolo la vanghetta Linnemann (nw,sta H1htare Jta.hatl/J .del
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(V. nella nota a pag. 383 l'.Hirschfèinger degli SchiHzen tedeschi): ad ogni modo è sempre possibile occorciare l'attuale sciabola-baio-
netta e rispettj va borsa tanto da diminuire il peso cli un 400 crrammi · v ' e quel che più monta, da impedire che battendo essa fin sotto ai polpacci ed oscillando fra le gambe, non vada ad imbarazzare il s.oldato quando marcia. Si noti un'espediente studiato in America (2). . ll panciotto dovrebbe togliersi dal corredo di · guerra: innanzitutto perché si è adottata una giubba chiusa sul davanti, in secondo luogo per la considerazione che il soldato non l'indossa con c131·tezza se non quando gli è impossibile fare altrimenti ; cioè quando marcia sotto la sfer1.a dei ·calori merid..iani; mentre all'opposto è tutto sollecito a tentare di liberarsene, allorché sarebbe necessario che l'indossasse, cioè appena giunge accaldato al luogo di fermata. Una buona camicia di flanella (doppia al ventre occorrendo) indossata di necessità in qualunque momento, evita al corpo esquilibri di marzo 1881) le sciabole baionette in Prussia ecl in Baviera $0110 foggiate a sega nel rapporto del 10 ¼ e rispettivamente 6 °;0 dei fucili possecluti dai reggimenti cacciatori e carabinieri /Schiit.:rn). hanno una baionetta a foggia di un coltello da caccia (llfrsch(ànger) di om,40 di lunghezza. AUSTRIA. - Fucili morlello 1873 e 1873-77 per cartuccie ra(]'orzate portano sciabola baionetta di om,468; gli ·altri modelli (fucile cortp detto eaitra corps-Gewher, modello 1873, fucile s iste ma Wlinzl) sono provveduti di baionetta. • RUSSIA. - Fucili sistema Derdan N 2 a retrocarica (è l'arma adotta ta per tutto l'esercito, attualmente ne è armata circa la metà), porta una /laiomlta a quattro sgusci del peso di grammi 454 e della lunghezza di 0"\511. - Fucile a retrocarica sistema Karlo ad ago (ne sono ai·mate specialmente le truppe del Caucaso, Oremburgo e delle due Siberie) , è provveduto di baionet.ta a tre sgusci, del peso di grammi 401 e della Jungheùa di 001 ,486. - l'ucile a retrocarica sistema Krnka a taba,;chiera; vi si inasta una baionetta a tre sgusci del peso di 410 grammi e della lunghezza di 0°',4S8. - im. Gli uomini di fanteria della guardia e dei granatieri, i tambur;ni, trombe, musicanti e sottufficiali portano il tessali, sciabola cort3, modello 1848, affilata ai due tagli, del peso di chilogrammi 1,30. INGFIILTERRA. - Fucile Jiartini·Henri (per l'esercito regolare} porta una sciabola baionetta (pei soli sottufficiali e cacciatori) del peso cli gramm i 723 e una baio,ietta di , grammi 680; la sciabola baionetta ha la luoghezz~ di om,561; la baionetta d i om,514, _ Al fucile trasforma to Snider-Enfteld (per fante'ria a usiliaria . e ·dell'P,sercito indiano) s·adatta una baionettu def peso di 380 grammi e della lunghezza di om,.141. (2) · STATI UNITI D'AMERICA. - (Revue d'artillerie, maggio 1881, pag. !88). - " Le colone) Deuton, directeur de l'arsenal natiooal, a soumis à l' approbation du sécretaire de la gu9rre une baguette-baio11nette, qu'il n'est d'ailleurs' qu' un e simple modiHcation de celle dont on se servait, il y a 70 ans envfron, dans la carabine Hall . Cette disposition reduit le poids porté pat· le soldat; elle produit en outre une cer taine écon()mie. - On a dejà mis en expét·ienco un milrier de ces fusils, munis de banuettesbafonnette,, qui réunissent toutes !es conditions désirables de simplicité, do solidilé et de légérté , . .
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temperatura; e permette di economizzare due capi: il panciotto è una camicia di tela, ed eventualmente il farsetto [V. Avvertenza3a allo ,specchio N. 58 del tomo 2°, Istruzione per la mobilitazione). Si obbietterà che una camicia non è sufficiente. Rispondiamo innanzi tutto che questa essendo di stoffa più forte di quella di tela avrà una durata molto maggiore e presumibilmente può fare una intera campagna, in secondo luogo che mediante la proposta di un maggiore fondo di oggetti di vestiario sui carri, di cui è parola in seguito, si avrà mezzo di cambìarla quando ·è rotta. Quanto poi a lavarla, ricordiamo che anche delle mutande, secondo le vigenti disposizioni, se ne ha un paio solo; e qt1indi come si rìpiega per questo capo, molto più suscettibile a sporcarsi, si può ripiegare per la camicia: un fosso e un fugace sorriso dell'estivo Febo, aiuteranno alla bisogna. Scatolettapel,qrasso e lticido, - In guerra è superflua: una piccola scatola, metà dimensione e peso dell'attuale, piena di grasso puro e senza sale, può servire contemporaneamente per l'arma e le scarpe: in tal modo resterebbe superfluo anche l'a1r11polli,no da olio, · articolo piuttosto tradizionale che praticamente utile, La spazzola (sia da scarpe, che a.a panni} in campagna è un oggetto di luss9. Tuttavia si potrebbero assegnare due buone spazzole da panni a ciascuno dei quattro trombettieri dellà compagnia, portando essi meno munizione degli altri; il sacchetto da guerra ha. capacità sufficiente per contenerle; altreuante (8) potrebbero caricarsi nella cassa vestiario della compagnia. La tazza di latta ha un piccolo peso ( 100 grammi), ma fa volume e, peggio, fa rumore: _nelle operazioni no.tturne quelle campane sorde sono altrettante spie. Un buon bicchiere di ciioio in marcia vale quanto la tazza; al campo non mancano recipienti, disponendosi di secchie di tela, gavette e coperchi di gavette ('I). Le iiose di tela. - Basta il paio indossato; sporche o rotte non è una calamitit; si lavano e s'aggiustano alla meglio ; giungendo alla tappa, quando siavi imperiosa necessità, si prelevano dalle casse vestiario. 1
(1) In Germania, per esempio, è stabili to che il soldato adopri la ga vetta per cuocere il caffè ed il coperchio (Decltel) per b ervelo. - Leitfaden bei der 1nst1·-i1ctio11 des I-nfantei·isten, 1879, pag. 201. ANNO XXVl, VOL. lV,.
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ATT REZZI, ARMI E 1'1UNJZIONJ 386 Il nettritoio ritiensi necessario o nelle condizioni ordinarie di
· marcia, o dopo un combattimento; cioè quando la quesLione del tempo non è così imperiosamente limitata; quindi ne basterebbero quattro per squadra cla unirsi agli altri accessori del sergente che la comanda, ed il quale porta meno munizione. Converrebbe altresì ridurre alquanto la dimensione e la forma della borsa di pulizia (togliere .per esempio la piccola traversa) per aver minor v0lume e qualche grammo di guadagno. La gavett.a di lanifrra (11). - Eco, la vaga ninfa del fium e Cefisio, alla vista di Narciso , amante ingrato, seccava di sconforto. - Il giovine nosteo soldato, t1;tto vigore (ed appetito} al desolante e derisorio spelLacolo di due dita di zuppa, inabissata nell a tenebrosa cavità d'un ·enorme recipiente, scorato s'arresta, e par che dica : « Un ch ilogrammo di peso per tante miglia, e così poca zuppa I valeva la pena? » È sempre la questione di carichi in permanenza, per godimenti più che eventuali. Se aumentando la dimensione dell'antica gavetta(~) s'intese sostituire i bidoni stati aboliti, rispondiamo che questi potrebbero essere rappresentati dasecchie di tela (grammi 400), in ragione di una per squadra, come venne fauo l'anno scorso in qualche campo cl'istrnzione (3); se poi s'intese di porgere un mezzo per la cottura (J) ITALIA. - Gavetta di lamie ra. della capacità di tre litri, del peso di 800 grnmmi, misura om, rns nel seoso longiwdin,,le, om,134 in quello t rasversale e om,155 in -altezza . « Serve a lla cottura del rancio ogn i qualvolta non s i possano a t al uopo adoper~ re le marmitte. Normalmente s erve per cuocerò il rancio per tre u om ini e preparare il caffè per s ei ,. (Giornale militai·e ulf!c·i ale. 1872, pal'te prima , ali.o 111, pag 303). GE f\MAN IA. - Gave.t ta· a fuoco (Kochgesèhirr) i n latta d i fe,·ro; serve a preparare il ranc io per due a quattro uomini, pesa 932 gramm i compresa la coreggia per fibhiarla allo zaino . In Ge rmania il soldato ha pure il m.acin·i no portatile' (grammi 514) in ragio ne. di uno og11i 20 uomini. AUSTRIA . - Gavetta gra11de percuocer·e il rancio (Kochgeschin ) in laUa, portata nella fanteria e nei cacciatori dai soldati di 1a. riga, cioè in ragione di una ogni due indivie.lui; piccola gavetta individuale (Esschale) i n làtta d'acciaio Bessemor della capac it-à ,li un litro . FRANCIA. - Marmitta gamella per quattro uomin i ('/.), pesa 750 gramm i; gamella individuale, 420 gramll'\i. , nus·s!A. - Gavetta di rorma simile alla nostra , ma d i rame, stagnata nell' interno; ha lateralmente una sporgenza ad Pccbiello ove si può incastrar~ un manico, e quir,di, a guisa di cassen1o!a, metterla o toglier la dal fuoco. (2) Un li tro d i capacità . -190 grammi di peso . (3) li 10° reggimen to bersaglieri s i servi dell e secchie di tela nel 1880 al ca mpo del Maso (Verona ) e,! alle grandi mano vre sull'Apennino tos;a110, ecl ebbe luogo di riconoscerne tutta !"utilità.
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del rancio, soggiungiamo che tanto è possibile infila.re in _un bastone 24' grandi gavetLe (Istruzione per gli zappatori ·di fanteria e cavalleria pag. 339, ediz. 11879), quanto 28 o 30 più piccole. La gavetta (sempre di lamiera} vorrebbe ridursi alla capacità (un litro) e, forma dell'antica; e sopprimendo alcuni }tccessori (orec~ ehiette lateral i. orlo con fil cli ferro, ecc.), avvicinar~i al peso cli 400 grammi. Una ga1ret.ta che abbia un peso maggiore cli un'altra di 400 grammi vuol dire nella compagnia un aggravio superfluo di 80 chi log.; 8 secchie di tela danno invece 4 chilog. Dal sacchetto cli guerra convenebb~ togliefe i 50 gramnii cli sale: materia non di primissimit necessità, e la quale, per essere deli·· <ruescen te, nei te1npi ùmidi si scioglie, e bagna gli oggetLi clel sacchetto. Più opportono sarebbe, ad imitazione d'a ltri eserciti (Au.stria, Francia e Germania) di provvedere ogni individuo di alcune razioni di caffè e di zucchero da tenersi costan.temente nel lo zaino. IJ caffè è una bibita esi larante, ed il soldato intingendovi il pane ia rende anche corroborante. Quante volte innanzi il combattimento o nelle marcie, quando ritardano i carri da viveri, non riescirà egli vantaggioso con due fogl ie sec~he, con due frasche sotto il rramellino far preparare al soldato esausto cli forze, un paio di dita di caffè caldo? Ri fociIlato con quel modesto asciolvere egli potrà 1 . sostenersi forse per altre due o tre ore, e sollevare l' ammo alquanto abbattuto . Si proporrebbe adunque di provvedere il soldato di t1na scatoletta cilindrica divisa in metà e con due coperchi per mettervi da una parte cinque razioni zucchero (iJ 11O grammi); clal·1'altra cinque di caffè (grammi 7o) c,1). Ed ora riassumiamo : (I) A titolo di cul"i<lsità e d'interesse trascril' iamo alcune disposizion i : he presso l'eser~ cito germanico regolano l'affardella men to dello zaino in guerra .. ~elio zamo, ol_lre ad altri oggetti, deve esser posto J)as Gesang/Juch (i! !iòro dei ca11tic1/), un _pa,o d1 suole, un_ puntale, chiodi e pezze, una borsetta pel sale, u na p~I riso, un pa ,o eh_para~orecch1 (Ohrenltlappe,i), questi u!timi pe r a ltl'O soltan to d ietro ordme supenore. Le r1paraz1oni alla calzatura (Scluihzeuo) vengono eseguite dal calzola io della compagnia; le _piccole nparazioni agli st.ivali ed alle camic ie debbono·essere fatte da l solda to stesso {l,e,.t(aden bei der Jnstruction des fllfante,·isten, l8i 9, pag. ·29).
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-e più; mentre il saccheUo di guMra provveduto di tutti gli effetti . non raggiunge il peso di chilog. 7 e¼, come apparedallaseguente specifica :
PESO I N PIÙ
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I N MENO
sacchetto di guerra Kg. o 180 ,, zaino per fanteria 1
cinghfo del sacchetto » o 1150 (quello dei bersa,1 fta?chetta . di pelle glieri 2JO) Kg. piena . . . . o 600 ,f tasca-pane . . 2 giberne . . . . o 800 1 borraccia piena . 1 telo da tenda . :2 sacchetti cli pelle per le cartucce portate ...9 bastoni e picchetti nelle tasche del :I giberna . . o 100 ,1 cinghia da borraccia petto ,1 gavetta . . . . o 400 1,, gavel.ta . . . . 1) baionetta con fodero o k45 5ciabola-ba i on et ta ,J camicia cli flanella . o ,150 con fodero . • ,j scatoletta pel caffè e :2 camicie cli cotone zucchero . . . o :200 ,J scatoletta pel grasso ,J bicchiere di pelle . . >i o 020 e lucido . . . • o 030 ·1 spazzola . 1 bo1;sa cli pulizia vuota • ,1 100 1 tazza di latta 1J giubba cli panno » ,, ,1 mantello . . . paia uose di tela e 2 000 ,J scatoletta pel grasso . o 075 ,J sottopiedi ampollino da olio di stagno . Totale in più Kg. 6 550 ,J neu.atoio . • 1 borsa di pulizia vuota • Sacchetto con 50gr. cli sale . . . . . Cappotto . . . . Coperta da campo (eventualmente) • ,f
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2 250 ,,o 500 100 ,J 200 o 600 1
o 450 o 100 o 800 o 84.!S. o 900 ·o 180 o 100 o 100 o 225 o 08'0 o 030 o 040 ,,o 070 1
1
900
2 000 ·- - Totale in meno Kg. 13 680 Deducendo . • 6 550
Totale peso diminuito Kg. 6 930
Avvertasi inoltre che lo zaino attuale col corredo e 8 pacchetti di munizione pesa chilog. 8,700, ed aggiungendovi gli oggetti disposti sopra (telo da tenda, bastoni, gavetta ed eventualmente coperta da campo); chilog. '13)HO . Pei bersarrlieri a<rofon rrendo ò ' c:,c, -V 150 grammi pel maggiore peso dello zaino e chilog .. 1,700- 1,800 della mantellina, la cifra di cui sopra si cambia in chilog. ,, 5,00 1
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Kg. o 330 / Sac~lrntto .di guerra e cinghie . . o 160 Asc1ugato10 . ·. . . . . . o 160 Berretto di panno . . , . . , . Borsa di pulizia con souopiedi, bottoni, ecc. ecl assortimentù per cucire . • o ·120 ~ Librettò personale . "' ..e:: " o 080 o" Scatoletta da grasso . . • o 075 o 020 Kg. 4,691) Sacchetto da inedicazione . "' o 700 Pantaloni di panno . . o b::, Un paio pezzuole da piedi • o 080 o 430 Due sacchetti con galletta .Q ,f 100 ·. Un paio scarpe . . . . . 1 200 \ Due razioni carne in conserva Cinque razioni caffè e zucchero • o 200 Cravatta . . . . . . . • o 0110 o ,l,00~ 1: Mezza razione pane o 400 • 2, 800 ~ ::::,g Gavetta . . . . 00 2 000 ~ Mantello . . . . Sacchetto da guerra completo Kg. 7,495 1
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, E quindi il peso che gravita snlle spalle del soldato, quello che effeuivamen te risente di più., viene r,idotto di ci1·ca 6 chilog. per la fanteria di linea di e 7 abbondanti per i bersagli eri. Lo scopo dunqne di alleggeri re il soldato del peso che attualmente trasporta parrebbe soddisfacentemente raggiunto, quan1 d'anche si v0Je3se impiegare ,J cbi log. ad ,J chil og. e /2 dei 7 trovati per accrescere la dotazione di c:arluccie, o provvedere l'individllO di una terza raiione viveri di risona, come da molli reputasi necessario, poichè resta sempre un vantaggio di 5 o 6 chilog., ~ome ci eravamo prelìssi ; non solo, che ripartendo, a nostro debol~ avviso, p;ù equamente il carico clelle spalle fra !e varie par~i_ del corpo; ,liberando il soldato da fasciature che ~l1 s.offo~ano 11 petto, da impicci che lo infasLidiscono, e dandoglt agi.o d1 ~vere più alla mano alcuna piccole comodi Là., come la borraccia; glt ot getti riposLi nella tasca cacciatora, ecc ., ecc., sembra eh esso pm di buon animo sia in grado di sopportare la già diminuita fatica . A temperare il lavoro da S atul'no condotto a termine, propor-
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ATTREZZI, ARM I E MUNIZIONI
remmo per ultimo che, modificando alquanto la dotazione dellecasse per vestiario di campagna e stato maggiore (ciò che non pare difficile, molli oggetti risultando superflui), si cercasse il mezzo di provvedere meglio a quegl·i a.rticoli che vennero tolti dal corredo· del soldato: come sarebbero: uose, camicie di .flànella, mutande, spazzole da pannj, ecc. ( 1). Del resto, riandando ad una Nota sulla Vanghetta Linnemann, la quale nel carreggio dei reggimenti di linea e dei bersaglieri presenta un peso complessivo utilizzabile di 24Hl, e rispettivamente 2900 chi!. (200 chi!. per carretta circa) ; esaminando di volo gli Specchi 2, 3, 6, 7, 8, 71, 72 e 75 del. Capo I e II del Tomo 2° sulle Istr1izioni per la rnobilitazione, egli Specchi 9, 12 e 13 dell'Appendice allo stesso tomo, e spilluzzicando ivi l'abbondante mèsse di marmitte, mestole, padellotti,. ceste, sacchi a corda, cassette per cancelleria per compagnia, badili, gravine, zaini (del resto ora alleggeriti) (2) ed altri cirmnim,icoli, si scorge, come, senza esagerazione, potrebbesi alleggerire ogni carretta di altri 80 o 1100 chi!.; e quindi essere in grado, noo solo di accrescere la dotazione vestiario da compagnia o di aumentare il numero delle casse, m.a altresì di dedicare ,J 50 o 200 chilogrammi pel caricamento, su ogni carro, delle 5 tende da plotone, di cui fu parola innanzi, pur serbando un peso d'oltre un quintale, utilizzabile per caricarvi il materiale di someggio da rifornimento, cartuccie, di cui è parola in seguito, ed altre cose.
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III. Cartuccie.
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(1) Le casse vestiario cta compagnia o stato maggiore di reggimento devono contenere 86 paia scarpe, 80 paia uose, 2o·mappin e (per fanteria) , 80 dischi di metallo per kepì (per fanteria), 80 bombe di metallo giallo da trofei (per bersagliel'i), 80 dischi), per berretto (pe 1• fanteria), 5 metri ùi fil di ferro per legature (Nota 4• allo specchio 66 de l tomo zo del-· l'Istruzione per la mobi litazione). (2) Il solo allegge rimento degli zain i porterebbe uri guadagno di chilogr·a mmi 180 p~i reggimenti di fanteria di linea e di chilogramm i 357 per quelli dei bersagliel'i (Ved~ 11ota 2, pag. 395).
Il nostro soldato porta con sè 88 colpi, dotazione quincli (falla eccezione della russa) superiore a tutto quelle stabilite dai vari eserciti europei. Sarà tuttavia ~ssa sufficiente nelle varie fasi d'una batt.aglia1 . Cercheremo desumere le risposta dall'esame del qui unito specchio indicante il riparto della dotazione cartuccie presso i princi- . pali esercì ti d'Europa. Avuto riguardo al modo con cui le munizioni della fanteria risultano addensate verso la linea combattente, quanto clire ripartite sui carri della compagnia, del battaglione o distribuite sul carreggio della divisione e clel corpo d'armata, si hanno tre categorie. Occupa il primo posto l'esercito russo.(si esclude il Germanic~ perchè i carri bagaglio della compagnia su cui trovansi 1111,52 colpi per individuo, sono incolonnati col carr~ggio del corpo d'a~·mata (vedi:nota g dello specchio annesso) presso tl quale le compagme, tra le munizioni portate dal snidato e dal rispettivo carro che le segue, dispongono senz'altro ed i'mmediatamente cli •165 cartuc~ie. Ve~o-ono in secondo luogo l'austriaco, l'inglese, il germanico ecl 11 francese, presso i quali i battaglioni fin dai primi inizi di uno scontro, calcolando le munizioni del soldato e quelle del carro al loro seguito, dispongono rispettivamente cli 123, 1100, 99 e 96 car~ tuccie circa. Segue per ultimo l'italiano, il quale non assegna carn speciali per rifornimento carmccie ai suoi corpi, e perciò questi al: l'impegnarsi dell'azione non possono fare assegnamento che sugli 88 colpi portati dal soldato. . .. L'esercito italiano figura anche ultimo in ordine al munizionamento totale da fanteria disponibile sul campo di battaglia, giacchè esso presenta un totale di ,f 311 colpi, mentre che la Russia vi figura con 2·1Ocolpi. l' Austrict' con if45, la Francia con H3, e l'Inghilterra con 1137.
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ATTREZZI, ARMI E MUNIZIONI
PER LA FANTER IA
Illusorio è per noi l'essere (con 11811 C()lpi) secondi in ordine alla dotazione complessiva del corpo d'armata, giacchè in questa fiirurano le cartuccie trainate dal carreggio del corpo d'armata,"' le quali rappresentano soltanto una riserva mobile dove possano rifornirsi a comodo gli scaglioni più avanzati a combattimento finito e non i I quantitativo realmente disponibile nel oiorno stesso del!; "' . battaglia. Ad accrescere la nostrn inferiorità aritmetica sul campo di battaglia s'aggiunge che gli altri eserciti hanno un servhio prestabilito ed un personale e m~teriale in genere destinato esclusivamente al rifornimento delle cartuccie sul foogo dell'azione, mentre noi manchiamo di regolamenti che nettamente delineino le nonne da seguirsi in quel frangente. - Tutto si limita a gratuitamente siip· por1'e cl:e il pa1:c~ d'artiglieria divisionale segua le truppe sul c~mpo d,_ battaglia e che occorrendo di rifornir di munizioni qualche nparto dr truppa, a quello s'abbia ricorso, provocando disposizioni opportune dal comando della divisione. Manchiamo quindi degli organi che riversino il sangue dal cuore alle estremità.; manchiamo dell'anello di congiunzione che (~i oa- ' rantisca nelle fasi dell'azione perenne quella superiorità di fuo~o, che le 88 cartuccie del soldato ci ripromettono semplicemente al suo inizio. . Urge dunque di avvisare a mezzi semplici, pronti, sicuri ed economici. Il rimedio non sembra. molto difficile, bastando forse: ,1 ° accrescere alquanto la dotazione del soldato ; 2° stabilire qu~lche norma: e dotare i cor~i di alcuni pochi mezzi necessari per attmgere con sicurezza nelle nserve del parco divisionale. Entrambe le misure vengono facilitate dal più pic,;olo dei calib1·i e per conseguenza dal più leggier·o dei proietti in uso fra gli eser· ' citi d'Eurrpa (11). Di qua.nto dovrà accrescersi la dotazione cartuccie del so ldato? Innanzi tutto assodiamo il fatto che se per virtù del razionale im.
piego del fuoco dei nostri giorni non si osserverà più il caso di battaa-\ie date da 1100 o 1150 mila uomini con nn consumo finale generaie di 95 cartuccie (4) per individuo, sarà altresì difficile, per le · mutate condizioni -tattiche e logistiche, di vedere svolgersi tutte le fasi di una giornata campale, coll'impiego della fenomenale cifra di ,j ,5 cartucce per soldato (2). . . Si è parlato di dare a.I soldato 150 · 200 e fin 250 cartucce; ~ criteri su cui basano quelle cifre dipendono essenzialmente dalla maa-O'iore o minore irnportanza che si annette al fuoco impiegato <')0 1 . . a o-raneli 'distanze. La qLlistione è dunque troppo re at,va; e per nsolverla più concretamente ricorreremo ai tre dati di fatto seguenti: a) alle cinque cifre ;165, ;J23, 1100, 99 e 96 esprimenLi, com~ si è vecluto, il quantitativo in cartucce cli cui dispongono immediatamente le compagnie ecl i battaglioni degli eserciti meglio provvisti ; b} al consumo cartucce avveratosi nelle ulfime guerre; e) alla natura peculiare del nostro terreno. Quanto al primo dato ricaviamo la media 1117, che terremo presente. Ouanto al terzo se ne è già detto qualche cosa e non occonerh qui~se non rico rda.re come esso, rendendo per noi presumibilmente più difficile che non per gli altri eserciti l'impiego sistematic.o, e sopra ,1asta scala dei fnochi a grandi distanze, rappresenta direttamente od inclirettamente la ca.usa modifica tric~ degli altri_due. Non resta quindi ~he accennare qualche cosa intorno al secondo.
(I) C~l;HJ LTeRRA {fucile Ma,·tini-Honry) calib. mili. 11,43 - Peso della cartuccia gr. Ji·RA NCIA {fucile JS7,1) » • 11,00 > • » GERMANIA ;Ma user) » > 11,00 > » • AUSTRIA (Wcrndl 1873) » > 11,00- » > , RUSS I A IBenfo n N. 2) , 10,37 • • ,, ITALI A (fucilo modello 1870) » • 10,35 • » .,,
18 30 1a'.so 42_ 69 42,50 39, 0 5 35,00
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(J J I 130,000 Francesi impegnati nella battaglia di Bo,·odino spar ar.ono )2,000;000 di cal'tuccie, cioè quante ne consumarono i vari corpi d'armata p,·usstarn nell rntera cam. . . . . · pagna I8i0-1Sil OHlit<w-Wochenblatt, 21 marzo ISSI). (2) I Prussian i con 21 ,000 uomini a Rossbach ed una perdita d1poche centrna1a ~ J soldati nel termine cii un'ora e mezzo hatterono co mpletamente l'esercito avversan o tl'e volt~ superiore. Il combattimento dell a fanteria durò solt_anto un ~uarto d'ora. Du~ bat~ taglioni prussia ni spararono eia 12 a 15 cartuccie per uomo, altn cinque meno, gli. altri diciassotle non spararono a [atlO. In complesso vennero consumati ap,,ena due carncartucci e ( Rossbach e Je,ia. Conferenze tenute a Del'lino, dal magg,vre dt stato maggiore barono Go1.Tz, 1831 - Mili-tar Wochenblatt, 1881. N. 74).
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ATTREZZI, ARMI E MUN IZIONI
risnltato di una batLaglia non è che la somma dei risultati cli fatti parziali) e la tendenza- ormai manifestata.si, in chi ebbe luogo di modificare il munizionamento della fanteria (V . nello specchio annesso Aiistrici è Russia), d'ingl'ossare le riserve mobili prossime al' soldato a detrimento di quelle più lontane. · Provvedendo ogni soldato di 120 cartucce, una nostra compagnia, un nostro battaglione si troveranno in grado di sostenere a llmgo il combattimento da una posizione importante, quand'anche non prov. veduti, come negli altri eserciti, di carri propri che li riforniscano· di cartucce; e tutto ciò coll'accrescìmeuto di 32 colpi per individuo, ossia aumentandogli il peso di chilog. 1, 20 ; al quale calcolando la riduzione fatta di 7 chilog. sull'arredamento riuscirà quasi inav- · vertilo . Ed anzi si può aggiungere che tenendo conto degli otto invogli di cartoncine '. chilog. O, 165) stati soppressi col ripartire (in guerra)' le cartucce se.iolle, nella giberna e nelle tasche del petto, l'aggravio· effettivo risulta in ultima analisi inferiore al chilogranima.
Campagna 1877-78 (:1) . Col pi pe r fucile .
Consumo massimo di cartucce per eserci to (russo) - 27.2000 fucili presenti . . . Consumo massimo ~'. cartucce ~er .divisione ('I 6a Skobelv) - 9'12~ fucili presenti . . . . . . Con~un~o massimo di cartucce per una brigata di 4 battaghom (3" cacciatori) - 2729 fucili pre~enti 243 Colpi per fuci le.
Consumo massimo di cartucce per un reo-O'imeuto \ o ("40° a Kara-Hassan-Kioi) . . . . ~ Consumo massimo .di cartucce per un i)at~aglione (,13° cacciatori a Scipka} . ,1•~Q ] c)è)
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!Confrotando le cifre. del primo gruppo colla cifra 2311 data dalla co .o~n~ dello .specch io e relativa nota, si vedè come le nostre utena _n~ta d1 ,guerra· siano a sufficienza provvedute di n1t111 1z1on1 ··. . da 1.ranper una . Italia , mtera . . campa<rna· '? . ' . tanto · p iu' eh e Ie guerre m saranno pr esum1bllm~nte d1 (ens1ve cioè di naL.t11·a da , i 1 ·1 ·t· · · · ' ' , , ' enCtere a<revo e i n omirs1 nei.depositi sca<rlionati dietro la zona. d' occupaz10ne. . 1'> Quanto al secondo gruppo, confrontando la c·f. J 9" . 1 ra ' ,..,z. consumo m · d' · ·. assnno espenenza d1 un giorno e la mecli·t I ,1 '"'1 • :• . . ' ' ' ' mnanz1 tro, ata consumo me dio teorico, vi troviamo tale analo()'·· 1 . d . ' prenderle come tipo di base. n1a ea m urei a
Gli otto sei'genti della compagnia ed i cinqne trombettieri po- · trebbero avere una dotazione di 1100 cartucce, aumentando quella . · attuale (64) di 36 cartucce (chilòg. 11,26). Il furiere stesso il qua!P. ha il comando di un plotone (11), pare" debba annov~rarsi fra i combattenti, e come tale potrebbe (allo· . stesso modo del caporal foriere) essere armato (sia pur di moschetto);. e provveduto di 1100 cartnccie; disponendo, se credesi conveniente, che il suo zaino trovi posto sui carri; ciò che non presenterebbe dif- · fico I tà (2).
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~i con.ferma in quesl'avviso il linguaggio dei pochi d t" t, ... ~ai. quali s'apprende che il bisogno di cartucce cresce _aco1ll'~ asc:1 tt1' hn · · (<i>. :, dell' unita "" ) e collo sminuzzarsi dei fatt· . .nnp1cco. . .Il < 1 (e a1· nostri giorni (l) Prendia mo per esempio la guerra turco- rns . . ,•eriflcato il maggior consumo di munizioni D sa,l pe1 chè più recente e percbè vi si è . . · · a que la fran co-germa · . . . . mca, pe1 esempio, si ha e tie I vari corpi d'armata, tan to francesi che r u ,. . . scuno un consunio med ia di 20 cartuccie per fuci! . ssiani m un singolo fatto ebbero eia11 nella battaglia Spicberen dove sparò 50 ca t . e, soto lii superò d'assai la media . . ' ' r ucc1e per fucilo ~iguardo a1 battaglioni ve i.o furono che consumarono 70 d . . . . pa1 ten en ti al Ili corpo • nel fatto . heren spar· , , ·oe alcuni poc.h1ss nni ap· accennato d'1 S pie 111 100 (~) A questo riguardo llUÒ riuscire cli qualche utT à ·Ì no colpi per fucile. sunti nell'a1·ticolo Calcu.t de la consommatto d i it i confronto dei dati teol'ici de11 . . " ,es cartouches da is i• ' armee allemande ( evue 1111 1,taire de t'étranger • p J'uil let 1881 ' lN. o. 30).
(I) neqolame11to d'eserciti e di evo!tizion·i per la (1.111tel"ia, § 32-1. /'l) Diciam~ non present i difficoltà; e re, lme11 te. d,1gli specchi,71, 72, 75 <!ella Parte 2a,.
tomo 2° d~ll'lstrnz ione sulla ,i1obilitMione, si l'il eva il seguen te quantita tivo e 1·iparlo di zai ni : .
80
Bersaglieri
Linea
l l Sulla carretta bagaglio dello sta to maggiore ùel re~gimento • ,li cucina » 1~ 18 KB. - Gli .;aitii sono quelli del mulattiere, del (w·ie,·e maggiore, sergente trombettiere, sottt,ffeciale ;;appato,·e, sottu(Jìciale arn1ai110!0, di 5 musicant·i che suonano-,·
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ATNREZZI, ARMI E MUNIZIONI
Còmpito dei souufficiali in genere non è di sparai·e ma d' . J' 'J f ' I SO!v.eg rare 1 ~o~o:. la loro dotazione quindi rappresenta una piccola riserva mun1Zton1 da compagnia dj 900 colpi, la quale andrebbe ad aumentare all'oc~orrenza quella dei soldati di altri 5 colpi circà. Il nostro. esercito. è quello che presenta il minimo numero di non -combatt~n t,, tuLrnvia non sarebbe egli possibile aumentare questo v?nl~gg10 ~1:mand~ ~ provvedendo di munizioni molli elementi non d,sp1~zz~b il1, quali 1 sottufficiali zappatori e trombeui eri i forier' ma~g10n e ~aporali maggiori di maggiorità, particolarme~te di bat~ taglio.ne, gl i a~tendenti degli ufficialimonLati , ecc. (,1). Chi può prevedei e le contingenze della guerra! Un giorno il batlall'l ione circon.daLo c~a fo'.·.ze ~revalenti, chiuso in un caseggiaLo, no~ può trovarsi 11 ~a::,o d impiegar~ _ con vm~ta:;(gio anche questi vari individui? Ad oon1 modo quanto pm , eccez,onalmenlo essi vorranno impieaati a .co~battero, tant~ più ord.i nariam~nte la loro mun izione rapp;esen.te1ù sul campo d1 battaglia una r1:;erva pei reparti ai quali appartengono . Ai. guadagni diretti ottenuti coll'aumentar·e la dotaztone · ·lll car. . t.ucc1e dei soldati e sotl'ufficiali, altri se ne dovrebbero aaoiunoe 0 re ""
:1
.gr~ssi 1strumenti, .!! atte,identi del colonnello, mi. atlendente del!' 1 t t · prima e qiiello del medico di reggimento. a u an e m agglore rn
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indirettamente studiando tutli i mezzi atti ad evitarne qualsiasi dispersione durante il combatLimenLo. Ritiensi avere già fatLo un qualche passo stabi lendo a tale riguardo per massima che le cartucci e sieno fuori dallo zaino e modificando le ai berne nel modo che si è eletto. }la. converrebbe fa rne ancora un o altro col prescrivere, mediante istruzioni ben definite, fin dal tempodi pace, le norme a cui debbono attenersi durante il combaUimento i vari graduali, i porta-feriti e gl i ufficiali sanitari. I capi sq1badm donebbero invigilare, co[ldiuvati se occorre da. qualche soldato, percl)è senza dilazione venissero ritirate tutte le cartuccie dei feeiti o morti, e venissero ripartite tra quelli che ne difettino o tra. i vari solclati della squadra: in qualunque modo la grande tasca-cacciatora riuscirà utilissima.. I portaferiti (a. complemento del disposto del § 6•1 del Regolamento sul ser1>izio in. guerra) nell'atto che raccolgono un soldato caduto, dovrebbero (quando non l'avesse già fatto il capo squadra.) ritirarne la. munizione e consegnarla immancabilmente a. qualchegraduato della compagnia. Gli 1iffeciali medici dirigenti i posti di medicazione (completando i §§ 72 e 1108 del sopra. citato regolamento) dovrebbero curare che le munizioni, per avventura non ritirate dai capi squadra e portaferiti fos:;ero recapitate alla rispettiva compagnia.
Sulla ca~retta baguglio d'un battagliono Nll. -
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GU zaini sono quelli del (111·iere '.nag~ior;, att~n
-dente. clel ~omandante di ba.ttag lione, attendente dell'aiutante m.~gy,~i·e tn .~', d~l soldato po,·ta-.::aino di sanità e conducente· P'." ,1~ 1 regg,ment1 bersaglieri i .f .::aini degli attendenti dei p1tan1 comandanti di compagnia. Totale per 4 battaglioni 44
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8 batt.
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M:l~~:ii::n~~,.~cn~~::~~.::i;;t~i:;e~~~,~:r~es~ :~:~~/:~nniz:\,~~ti~~oe~~ bers;:neri danno, nel pn rno caso, chilogramm i 4.80, nel seco nd o chilo r•immi . ogr.. .o 13,,o) pel peso del sacchetto (chilogrammi 7,5) invece rispetli,·a;e~to ·10 ~ olt1ph':.ond_olo h . d e tl Oor. e 42, chilo.grammi Donde si Yed . ·. . . · e e e t 1 gua agno per le sostituzioni dei sacchetti è • nn · menti dt linea, d1 chilogrammi 180, per i bersaglieri 857 t. ·1 . ' pe1 reeo ldi~ 9s0ace- . ·Cl~ttih.dl ei furiè~i non rappresenta nel reggimen to che u~ ~oet:1: ~v e I og·amm1. · · (I) In !'rancia gli ufficioll, gli aiutanti, i sotto capi di cr.usica i •erne r tamburini maggiori (ora essendo Stati aboliti i tam buri onal~nia 'so o n i magg,or1 e -ciali t·rombettieriJ di fanteria e genio , i conducenti dei , carri mu~zi rann~_1 sottt11ffima'.,o sono armaL_i di revo'"er e r ice"ono (oltre alla dotazione ordina~~8 d: c cav~ a .fucile) 3_6 cartu~c,e da reYolver. GI i scri\'ani presso gli stati mijggiori i com a. tu( ccie ~a e o11era1 d'amm inistrazione bann o I~ caru bina di ~endormeria, . • messi comm,s)
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Ed ora passiamo a!l'ultima queslione: quella di procurare di lunga mano i mezzi necessari, perchè non improvvisato, ma regolare e· spontaneo sia il contatto delle prime linee colle riserve di rifornimento, onde questo elTettivamenle abbia luogo in tot.ti i periodi dell'azione senza l'in tervento dell'autorità superiore. "l\Ia. innanzi ci sia. permesso tornare alla mente o chiarire il nostro· moclcsto avviso su dL1e questioni, una riflettente l'opportunità dell'impiego di carri-munizione sul campo di batLaglia, l'altra quello deoli individui destinati a prelevare le cartuccie dai carri stessi . Quanto alla prima. rimandiamo il letLore per brevità alle poche parole dette in principio dello scritto - il nostro suolo non permetterà fo rse sempre ai carri cli seguire i corpi - ed osiamo affermare che l'appellativo Ein. Sperling in, der Hand, da. alcuni autori dato al carro di munizione per di rlo cosa sempre disponibile e sicura, in Italia non troverà mai l'applicazione.
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ATTR EZZ I, AR'M l E MUNI Z IONI
llispeno alla setonda vorremmo che, il servizio di rifornimento si comp iesse incondizionatameme dall'indiet1·0 in avanti, e mai in altro modo. Ci spieghiamo: quel soldato o gradualo il qu.de dal si lo dove continua e densa si rovescia la pioggia dei p1·oiet1.i nemici, dove il Leneno è seminato dei caduti, dove vi vissimo in ogni parte è il parossismo dell'azione, cli buon grado si adatterà all'ordine di recarsi indietro per farrichiesta o tolta di cartuccia. S'accingerà egli, perniLro , con egual ani mo acl abbandonare la pacifica quiete delle linee.retr~s_lanti per f,'. r _ritorno al suo posto o non prevarrà piuttosto m I_m Il naturale 1st10to della conservazione? ( Il Il più piccolo . spostarsi della truppa da cui fu distaccato, la più lieve diffìcoltà da sormon Lare via facen do potrebbero essere addotti da lui a pretesto per non andare innanzi. In quali frangenti non si tl'Overebbeegli il reparto che lo spedirn? Tacci?mo degli inconvenienti cli distogliere truppe dal combattimento e di altre ragioni anche involontarie di smarrimento di uomini, ca1Ti o cartuccie, e passialUo al nodo dell;i. questione. Sommando le •120 cartucce di cui vorremmo provveduto il Sùld~to, coli~ 5~ del parco divisionale, la nostra dotazione sul campo · ~l bal!agha drverrebbe d'un lraLlo la più copiosa. Non pare dunque 11. caso. di parlare _d'u!Leriori aumenti, ma. solo di regolare la fusione d1 quei due nuclei nel modo qui appresso accennato. S_i a_ssegn i im miilo ad ogni battaglione (le ri serve in quadrn,ped1 de_l corpo d'annata e divisionale potrebbero forse provvederli senza ~·1co1Tere a~l acquisti straord inari - V. nola d e g dello specchio annesso) . Questo dnranle le marcie potrebbe servire di rin fo rzo alle c_anette _cl~! baLtagl!one ri spettivo, ed al momento opportuno, mediante basti e cofani del modello ad0LLato nelle bau.erie da montagna, sarebbe destinato a trasporlare.2400 colpi. Sullecarreue del b·aua.glione vorrebbero caricarsi il materiale di some"aio ed i sacchi pel riforn imento delle munizioni. (Le varie note dcllo ·specchio relative a.i vari eserciti possono dare qualche norma). (I) • Talvolta an-onne nella citata guerra (russo-turca) che il soldato consumate le sue · 80 _cal'tuc_cie, do,·e tto provvedersi le oltre andando n frugare nelle giberne e negli zai ni do1 mort~ e dei feri ti ; e questo fu per molt i una scusa onde allontancwsi dal combatti. mento:_si mand~1·ono altr~ rnlte ùcgli uomini a carira1·si d i cartuccio presso i i·imasti,
, ma de, mandati non tutti tornarono. • (Le muni:ioni s ..t luogo det combaUimento _ Wehr Zeit ..ng, 20 aprile 18.Sl). ·
PER LA FANTER IA
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Il parco d'artiglieria nelle marcie in prossimit11del nemico segu~ la rispeuiva diYisione, sia essa isolala od incolonn.ata n~l corpo ~ 1 armata, ad una distanza media di 6 a 7 chilometn ed :I c~rregg1.o dei corpi lo segue immediatamente a qualche centina:o cli rnetn. Or bene· converrebbe sLabilire che all 'i.niziarsi dello spiegamento e combattimenlo della divisione i muli reggimentali, di cui sopra'. riuniti e provveduti dell'occorrente fossero da u~ ufficiale (qt~ello d1 amministrazione, il quale ordinariamente marcia col carreggio, ~otrebbe servire all 'uopo) senz'altro av,•iati o meglio accompagnati al parco d'artiglieria per caricarvi le cartuccie: terminat.'1 la quale operazione, nuovamente senza dilazione, per cura dello stesso ufficiale dovrebbero essere spedi ti verso il fro nte. I reggimenti poi dal .canto loro, a_H'inizi~rs_i del!? schi~ra_~1_en~~ potrebbero lasciare i nd1etro un uflìc.mle (gli amla.~t1ma?g1011 m '"' essendo provvecluti di cavallo ademp irebbero assai b~n~ li mandato) per ricèvere in consegna dall'altro addetto al carreg~10 1 quadrupe~, carich i delle munizioni e quindi avviarli verso la rrserva dell a bngata, nelle cui vicinanze_ i battagl !o_ni, _per _e~etto d'ist.ruzion,i p~·.e~ stabilite dovrebbero lasciare degli mcltcanti; 1 graduati zapp<LL011 1 quali in qltCI momento non hanno nessuna attribuzione sp~ci_ale a disbrigare ed, in pace. il muniziona.mento è il loro pane q11ot1d1ano, potrebbero servire con vantaggio . I muli dovrebber? per regola_arrestarsi ad un 600 metri dalla riserva, .ciò che eqmvale a~ chilometri dalla. catena, cop1·enclos i come meglio se ne presentn loro l'occasione, ed i graduati zappatori fermaBi in posizione. in~ermedia. per il collegamento (11). Si sposta la riserva, ovvero nch recle essa che il mulo s'avanzi colle munizion i, il caporale zappatore tosto mediante un ser,no stabililo col conclucenLe o un grido fa spostare od a;ranzare il ;ulo. Avvenendo che un qualche reparlo di 2" linea inizi fuochi a massa a grandi dislanze, questo, risultando pe~· ~ecessità vicino alla r iserva e quindi assai prossimo al mulo, sara immediatamente provveduto di munizioni per cura della 1:iserva stessa'. che, senza pur aLLenderne richiesta, v'invierà uno o più qua.drnped1 secondo che occorra. Il mulo anivato alla linea combattente e vuo(I) In Austria, per ott.enero quest'in tento, si suole i_ndicore la località do,•o si ~rovano riuniti i ,•ari carri piant.andovi una bandiera rossa di giorno o una lanterna verde d1 notte.
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ATTREZZI, ARMI E MUNIZIONI
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P ER L A FA NTERIA
tato il carico raggiungerebbe subito i carri del parco per provvedersi d'una nuova dotazione di cartuccie e ritornare senz' induaio at posto dov'er~. N:i casi d'm~genza il mulo giunto alla riserv~ po• trebbe depos1Larv1 senz'altro il carico, e mentre questa coi sacchi fa traspor_tare ve_rso il front~ le munizioni ai reparto che ne abbisogna, queUo 1mmed1atamente ntornerebbe indietro a rifornire i cofani di cartucc.ie per quindi ritornare al suo posto e 'regolarsi in seouito 0 come si disse. . A.1;endere vieppiù spedita ed indipendente l'operazione del riformmento, sarebbe mestieri che il capitano o l'ufficiale che ha il comando della sezione treno d'artiglieria, tosto avviati i quadrupedi da basto dal parco divisionale ai rispetttvi reggimenti senza attendere ulte1:iori istruzioni d~l c~m~ndante del parco stesso, in quel momento mtento ad operaz1om d alta importanza, disponesse che quattro ~oppie di _carri dacartuccie (.2 carri per reggimento), provveduta crnscuna d1 urt graduato (11) seouissero 'il rispettivo oTuppo " . . d1 quadrupedi reggimentali, coll'ingiunzione di mantenersi con essi sempre colleg,iti e; allorché quelli si fe1·mano, di arrestarsi ad un migliaio di nietri da loro in posizione coperta e centrale: aJi aiutanti ·maggi~ri di ct~i sopra, regolerebbero il collegamento ed il postamento_dei 2 carn e 3 quadrupedi del proprio coi·po. In tal guisa, mentre i carri, trovandosi a circa 3 chilometri dalla catena (2), risuHerebbero fuori della portata efficace·anche dell'ar~igli~ri~ i m~li verreb~ero ivi, .per la ~trada più coperta a riempir 1. cofam vq.ot1, senza bisogno dt recarsi fino al parco divisionale: il quale dovendo .(oltre a quello della fanteria) provvedere anche al rifornimento dell'artiglieria, potrebbe essere costretto a spostarsi ·(m.a~si~e sul princip~o, i~ cui l'azione di quell'arma è più intensa) e qmnd, a rendere v1epp1ù grande la distanza tra esso e i corpi e' difficile il collegamento. Tolti gli 8 carri'pel servizio dei reggimenti di fanteria ne rimar<')
(1) L11 ·sezi,? ne treno d'artigUeria del _par~o d'artiglieria di divisione ba 3 sergenti, 2 capornl1 maggiori e 9 caporali (Specchio :.'l. 42, Tomo 1 • del!' Jstrn.::ione Stflla mobili-
tazfone).
(2) Qai si prende per norma il tipo regolamentare d'un primo schieramento della brigata" di due re~gimenti, le cui distanw s_ono: 450m dalla ca tena al grosso dei battaglioni d1 l hnea; 100 n da questa a1 battaghon1 eh 2" linea e 600"' da quest i ai ba tta otioni di riserva (schieramento per ala). . "
rebbero nel parco ancora 1O: da destinarsi vuoi a sost ituire quelli che vengono mancando cli munizioni, vuoi a costituire una riserva, della quale si possa valere il comandante della divisione per fare fronte alle evenienze della giornata. Il comandante della riserva, a norma clelle indicazioni ricevute innanzi o sul momento cl.al comandante della divisione, o di propria iniziativa, disporrebb~ pel riforni mento dei ripa1·ti che a suo avviso più ne abbisognano o fossero per abbisognarne (1) ed in pari tempo regol erebbe a tempo opportuno il movimento in avanti e (con maggior cura) indietro degli elementi vari che debbono eseguirlo. Col processo accennato parrebbe raggiun Lo il vantaggio (pur evitando gli inconvenienti che derivano dal fornire i corpi di carreggi da munizione più o meno numerosi) di un armonico funz ionare nel servizio di rifornimento, le cui branche irradiando da un punto comune (parco divisi onale) emettenéfo capo alle linee avanzate, stabiliscorio un anello di spontanea e non interrotta relazione dal centro alla periferia, senza l'interv-ento dell'autorità superiore, e il vantaggio prefissaci di non distogliere neppure nn uomo dalle linee avanzate per essere inviato indietro. Riguardo ai reggimenti bersaglieri, avendo essi un battaglione di più e ·le due dotazioni (l 00 colpi), divisionale e di corpo d'armata concentra(e nel parco cli q[test'u!Limo, sarebbe opportuno assegnar loro, ogni volta si distaccano delle truppe suppletive e per tutta la durata del distaccamento, forse un 6 carri del parco (50 cartucce circa per fucil e) od un numero corrispondente di carrette, provveduti della quantità necessaria di graduati e di un ufficiale della sezione parco colle attribuzioni di comandante della colonna. Disposizione questa che avrebbe una certa analogia con quelle in uso presso gli eserciti germanico (Nota b e g) e russo (Nota d dell'unito specchio) a riguardo dei cacciatori. Per tutto il resto il rifornimento verrebbe regolato analogétmente ai corpi cli fanteria.. L'espediente qui accennato cli assegnare ai corpi, solo p1·ovoisoriamente, il carreggio ed un piccolo personale per rifornimento cartucce, mentre ha il vantaggio di non esigere che le tenuissime 1
1
(1) Si pratica ;n Austria di togliere un pacco di cartucce di riserva dal carro munizioni da battaglione e di distribuirlo ai soldati di questa o quella compagnia che sta per prendere parte al combattim8nto. ANNO XXVI, VOL. IV. ,
2G
403
A TTREZZl, ARMI E MUN(ZIONl
P ER LA FANTERIA
spese per la provvista di qualche basto o cofano, non esclude che un giorno prevalendo altre ragioni speciali, quel materiale provvisorio si converta in dotazione permanente. Chiudiamo questo capo riportando il seguente brano del!'« Istruzione russa pel rifornimento della fanteria in munizioni nel campo dì battaglia» . · « Le assai ont cependant amené à reconnaìtre qu'it était néces« saire de prescrire aux troupes de fafre des exe1·cices de réappro<< visionnement en munitions, dans le co·urs des t;raveaux de camr « pagne, car ce se1·Dice ne peiit étre ass·tt,r6 qtb'd l'aide d'un per« sonnel farn?liaris6 a·Dec des manwiwres de ce genre >) . (Revue « }!ilitai1·e cle l'Etranger, ,16 mars 18$11, pag. 116'1).
ma per contro assicurerebbe al soldato, senza aggravarlo, il costante sussidio dei suoi strumenti nelle varie fasi dell'azione e contingenze -di guerra. L'aggiunta di un quadrupede e relativo materiale pel servizio di rifornimento cartucce ad ogni battaglione apporterebbe una spesa .Presumibile massima di :alOO mila lire (1 ); ma garantirebbe, analoga. mente alla proposta precedente, il contatto delle trupp.e coi cespiti -di rifornimento, e pel modo come ordinato il servizio, senza distogliere uomini dal combattimento od ingombr:are troppo il campo di battaglia. Sarebbero in totale un 600 mila. lire le qua.li, quand'anche non si volessero o potessero ridurre a forse meno della metà,,ricorrendo ··agli espedienti, come si disse, di utilizzare qualche veicolo o quadrupecle delle riserve ~ivisionali e di corpo d'armata, non rappresenterebbero tuttavia che i clue terzi della somma occorrente per la ·sola provvista delle vanghette Linnemann (2) . Le proposte cli adott.are un mantello, una giubba, ecc.; di provvedere il soldato di (fLtalche piccolo oggetto di vera utilità, cli scambiare lo zaino col sacchetto non pare·debban tenersi in conto di spesa · .seria, perche in genere un capo sostituisce l'altro. Questo t riguardo della spesa; circa la convenienza ci permettiamo ·osservare comel'impicciolimento di un qualche centimetro nella gavetta o sciabola, l'adozione di una fiaschetta in vece di una borraccia, di una saccoccia invece della tasca-pane, l'eliminazione di un paio cli uose, di qualche spazzola o scatoletta, di un ampollino da olio, di un nettatoio, e che so io, non renderanno il soldato gran che più infelice, mentre imece permettono cli conseguire lo scopo altis,simo di aumentare cli 32 colpi la sua dotazione senza rico!·rere avei-
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Pervenuti al fine riassumo brevemente il pro e contra delle tre quistioni. L'adozione di due carrette (a 2 cavalli) per strumenti da trincea ogni divisione e di due quadrupedi da basto da uni1:si alla. carretta utensili di ciascun reggimento (gli altri essendo provislì a tenore della Nota allo specchio N. 73 del tomo 2° delle Istruzioni sulla mobilitazione) apporterebbe la spesa forse d'un 400 mila lire (,1): il) Dal Regolamento sul mode llo degli illvenl,a ri del materiale d'artiglfrria e ge11io si ,·ica va no i seguenti prezzi: Cavallo o mulo da ti,·o, lire 500-800 - Carre tta a 2 ruote·, lire 6.20 - Car1·0 a ,1 ruote, lire 1335 - Badile lungo, lire 5 - Gravina, lire 7 - Basto completo per cofani, lire 5-1,rn Cofono da montagna per cart11ccie, lire 28,80 - Sacco di tela, lire 2. - Da cui i calcoli che seguono: PP,r 180 quadrupedi da soma addetti alle carrette (di sanik\J pel lrnsporto utensili degli 80 reggimenti di linea e 10 ber.· saglieri L. 117, 000 0~ Per 180 basti addetti, idem. » 90,000 - ,,OOO NO. - Gli strumenti sono · forniti da quelli attua lme ntè in dotazione presso gli individu i o presso i magazzin i d_ei reggimenti. Per 50 carrette utensili delle 20 divisioni e dei LO r~ggimenti bersagliei·i . L. 30,000 ( 95,000 Per 100 quadrupedi da tiro addeUI alle 50 carrntte da > 65,000 ) utensili 75 • 000 l 127 500 Per i 15,000 badili delle 50 carre tte (300 per carretta) Ì,. » 52, ooo I •. Per le 75,000 gravine ,. ~ (150
l ., Ì
Totale utensili e mater iale trasporto L. 429,500 Sono circa 430 ,000 lire; per altro, tenuto conto dell'economia che potrebbe farsi (cit'ca 50,000 lire) colla soppressione di un carro trasporto a 4 cavalli e relativi accessori per ogni parco d el genio dei IO corpi d'armata (V. pag. 374 dello scritto) tale so mma potrebbe calcolarsi a 400,000 Jfre.
.(1) Per 280 quadruped i da soma (1 per bauagliooe) addetti al trasporto
cartuccia degli 80 reggimenti di linea .e 10 bersaglieri Pei 280 basti dei quadrupedi di c ui sopra Pei 560 cofani » » Pei 1680 sacchi pel tr;sporto cartuccie (6 per basto) Totale pel trasp0rto cartuccie .
L. 182,000 " 15,120 " 16,028 » 3,360
L. 216,20$
('l) Secondo i computi del colonnello Conveno le spese per la provvis:.a della van• ,ghetta Linnemann ascenderebbero ad 1,500,000 lire e quelle per la manutenzione annua .ad 1,000,000 di lire.
404:
coli incomodi e cosLosi e lo scopo, si direbbe quasi wnanitcvrio, di · alleggerirgli il carico di 5 o 6 chi]ogram1ni. Innanzi pronunzia.re severo giudizio contro un lavoro cli sottile _ limatura, anzi cl' appa1·ente de.molizione, preghiamo l'indulgente lettore a riandare pazientemente sui particolari di ciascuna quistione, onde dall'esame tragga norma per provare il positivismo delle ])asi a cui attingemmo e cagione, se non di aderire alle nostre più o meno giuste idee, almeno di non relegarle nel novero delle fantastid1e utopie. Tah olta esagerammo forse nelle citazioni, talvolta nelle minuziose indagini; scusa al primo fallo sia lo scopo prefissoci di compensare in tal mo<io fa nostra inesperienza, al secondo, la sentenza « Das 19 .Tahrhimdert ist das Zeitalte1· cle1· 111ikroskopie, - Sein JfCJtto clas-: Wort La1·ochef'O'lbCauld'.~: Tl {cti&t s'éléver .fiisqu'ai& détail! >l
SPECCHIO indicante il l'ipa1·to della dotazione di cartucce presso i seguenti Stati.
.
______.,.__- - --:---Disponibili su l campo di battaglia
Stati
al Francia .
~~I , ol
Austria
70
Cmmorr Tenente nel 10° 1·egg. be1·saglie1··i
Russia .
. '120
Ingh ilterra 70 Ital ia
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Germ:wia . 80 (l1,52) ÙTTAVrn
405
PER LA FANT ERIA
ATTREZZI, AR M I E MUN1 ZI0 N l
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145,00 6,00 '151,00
115,00 H4.20 56,52170,7212,00182,72
)) 145,00 210,00
30 ;36,601
»
)) 2'10,00 '13,00 223,00
1:36,60 ;36,60 173,20
?
?
)) 143,001 )) 1131,00\50,00118'1,0016,671197,67
88
I NOTE FRANCIA - a) Cartuccie '1874 riuni te in pacchetti di 6 del peso di ciascuno di 27'2 gr. 1 pacchi sono ripartiti fra le due·giberne (4 pace.betti per giberna) e lo zaino i5 pacchetti) ; le due giberne si portano in guerra, ai campi ecc., negli altri casi di servizio si porta una sola giberna. - e). Hìu•nite in casse di '1512 cartuccie; cioè 9 fasci (troussesj di 28 pacchetti. La cassa piena pesa 76 chilog. Le cartuccie ·1874 sono trasportata da cassoni modello 4858, io ragione di 48444 · per cassone (36 fa sci di 28 pacchetti in ogni cofano). Ciascun cofao~ · porta inoltre ~'2 bisaccie 136 per cassone) ·p~r le distribuzioni. Il cassone ha tre cofani cd è a 4 cavalli, con conducente a cavallo. Le 1ì bisaccie di ogni cofano contengono insieme '1008 car-tuccic, e ciascu11a di esse da 52 a 56 pacchi. Ogni battaglione è provveduto di un cassone mod. 1858. - d) li parco d'artiglieria dividesi in 2. sc~glioni ,di sezioni di muni1.ione da fanteria. - Il ~· scaglione comprende 2 se1.ionL - · Ogni sezione conta .32 cassoni mod. 1858 carichi completamente (eccet- • tuato un cof,ino d'avant reno contenente munizioni da revolver) i quali por,tano 574560 cartuccie. Totale dunq ue del primo scaglione: carri 64, car,·
406
407
ATTREZZI, ARMI E MUNIZIONI
PER LA FANTERIA
tuccie H49·120; cioè 46,40 cartuccie per fucile della dh•isione. - g) Il !!°' scag lione del parco d'artiglieria costituisce la riserl'a cartuccie della fanteria del corpo d'armata e comprende 3 sezioni di 45 cassoni mod. 4858 (cioèda 48H4 cartuccie) con 272160 cartuccie per sezione. Tot~le dunque del 2° scaglione: '145 carri e 8'16480 cartuccie; vale a dire 34 ,5 cartuccie per . fucile del corpo d'armata. Atr;:;TRIA. - a ) Cartuccie rafforzate (mod. ·18i7) sqno racchiuse in pa~chi(7 da rn carturcie) e portate dal soldato in 2 giberne, io una delle quali il soldato mette inoltre un ampollino da olio, un cacciavite ed une strofi-· naécio; le due giberne sono indossate in guerra, alle manovre, nelle marcie ed ai campi; negli altri casi si porta una sola :<iberna. - e) Dotazione stabilita dalla circolare ministeriale 8 settembre '1879, quella circolare prescrive pure (invece di un carro com·e pel passato) due carri-cartuccie da battaglione, mod. 1863-75 (a 4 cavalli); ogni carro trasporta 2·1 000 cartuccie mod. 4877 ed è identico al carro d'artiglieria, cioè con avantreno e· retrotreno, allo scopo di portarli facilmente in vic.ioa.nza delle truppe durante il combatti.mento senza tr0ppo esporre le pariglie e i conducenti. Il retrotreno ha il5 casse (•1000 cartuccia pe_r cassa), cioè -15000 cartuccie;l'avantreno 6 cas.~e, cioè 6000 ed inoltre ~ 6 sacchi per la distribuzione delle cartuccie alla truppa com.battente. · I sacchi contengono 36 pacchi di cartuccie rinforzate. Con . questo carico un soldato io assetto di guerra può· percorrere 1000 passi in 42 minuti: in montagna il carico è di 26 pacchi •. , - Il peso del carro completo è di '1925 chilog. - Coll'equipaggiamento da montagna sono trasportate 43 cartuccie per fucile, adoprando gli stessi carri, ma togliendo una parte delle munizioni e sostituendola con della stoppa; il peso del CJ!rro pieno è di 4748 chilog. - Nelle località impraticabili ai carri le ~artuccie so.no caricate su bestie da soma mediante 46 casse più piccole, di 'i60 cartuccie, .del peso di chilog. 41.i; cioè complessivamente ~!!160 colpi. - d) Allorchè una divisione agisce indipendente essa non sf rifornisce più nei parchi d'armata, e la dotazione del parco divisionale è· portata a 30 cartuccie per fucile. - () Per effetto delle nuove disposizioni essendosi accresciuta la dotazione de) carri da battaglioni di 17,5 cartuccie· per fucile (da 35 fu portata a 52,50 colpi per fucile), si ha luogo di credere che il parco divisionale venga lasciato indietro, ed allora le cartuccia disponibili sul campo di battaglia si ridurrebbero a 122,5 - g) Nel parco di, corpo d'armata non v:è che la munizione per rifornire la cavalleria. i) Oltre. queste 6 cartuccie per fucile trainate costantemente al seguito dell'armata dai carri del parco d'armata, ve ne sono altre ì2, 5 sui carri del parco di riserva d:armata, i quali si spostano periodicamente a mezzo cli, quadrupedi di requisizione: e di più 45 ai deptJsiti di campayna d'armata, ed una riserva in munizione noo confezionata di 70 colpi per fucile; ciò che dà pel rifornimento ua totale g,•oeralc di !88,5 cartuccie. GERitJANIA. - a) Le 80 cartucc:c mod. 1871 sono portate dai soldati, metà (40) nello zaino (Tomister), metà nelle due giberne (Patronentaschen),
(20 per giberna) sospese al cinturino sul da vanti del. c_orp~, facendo così
contrappeso alle cartuccie dello zaino le cui bartelle_ 1v1 s ~gganc1ano. Le cartuccie sono riunite in pacchetti {Pappsohachtel) d1 20 c~lp1 (Patronen}. Le giberne sono portate tutte e due soltanto quaodo la truppa porta il sacco, . nelle altre circostanze le autorità suptlriori determinano se debbano portarsene due od una sola. - b) Sul carro bagaglio della compagnia {mod. 1870, a 2 ~avalli) sono caricate. 2880 cartuccie, allog~te in 3 picc?le casse contenenti 960 colpi ciascuna, e quindi sui 4 carri da compagnia s1 hanno 115!00 cartuccie cioè 11 5ì colpi per fucile. - - Questi 4 veicoli peraltro restano indietro ~resso la' colonna bagaglio (V. nota g) - I battagl~oni cacc_iatori non possedendo vetture speciali da munizione, hanno 2 carri bagagl10 _per compagnia, ciascuno provveduto di 2880 colpi: ciò che dà nel battaglione un totale di 38400 cartuccie, cioè 38,4 col·pi per fucile. - e) 11 carro-munizione da battaglione, mod. 1874 o 1859, è a 6 cavalli e 2 cofani, e tr~sporta 19200 cartuccie mod. 1871 mediante 20 piccole casse (a 960 colpi), collocate 8 nel cofauo dell'a\·antrcno e 42 in qur.llo del retrotreno; vale a dire ,f9.2 cartuccie per fucile. - Le casse-cartuccie pes~no chilog. 46,5 e racchiudono ciascttna 58 pacchi, dei quali 38 da ;!0 cartuc cie e 20 da 10. _ Sui carri -cartuccie trovasi · pure allogato un .certo numerò di sacchi pel trasporto delle cartuccie a dorso d'uomo sul campo di batt~glia. - d) Presso }a divisione tedesca, come apparo, non è assegnato orgamcaqient.e un servizio speciale pel r ifornimento d.elle munizioni sul campo di battag_lia come presso g li altri eserciti (V. coìonna d); questo è costituito d·~i _c&~r1 da battaglione (b) e da una parte (1° scaglione) delle colonne muo1z1on_i del co~po d'armata (e): parhi che segue le truppe fio sul luogo del combattimento 1g). _ e) Trairiate dal 1° scaglione delle coloune munizioni di fanteria del co_rp~ d'armata (V. nota g) - g) Cioè, 45 colpi portati dai carri di tre ~caghon1 delle colonne munizioni di fanteria del cor:>o d'armata e 11,52 colp'. ~er_ fu~ cile dai carri bagaglio da compagnia. - N. B Le colonne m1m1zion, d'. fanteria addette ad oaoi corpo d'armata sono 4; ogni colonna ha !!3 carri a 6 cavalli ed 1 a i carr.i a 6 cavalli sono identici a quBlli di balta glione e trasportano q11iodi ciascuno 19200. colpi. Su 24 di ~u~sti carri sono caricate le 399360 cartuccie della colonna; le 4 colonne 10s1eme forniscono 1597440 · colpi, vale a dir~ 60 cartuccie circa per fucile del c?rpo d'armata; peraltro il solo 4' scaglione, con 15 cartuccie, tor~& ~arte rnte~ g rante nelle operazioni di marcia {e), mentré gli altri t~e s~aghon1 .(45 colpi per fu cile) unitamente ai carri bagaglio delle ~om~agn1e d1 ~anter_1a (H,.52 colpi per fucile, b) e la metà dei carri bagaglio d1 compagma dei cacciatori restano dietro oresso la colonna bagaglio , come è detto nella nota g). _ i) Per cura dell;amministrazione centrale, è p~evista la fo~mazione d_i un arco munizione da campagna di 8 colonne, c13scuna destrnat.a al r1for~imento di ,1. colonne mun izioni di fanteria e artiglieria, e quindi equivalente a 4 di quelle colonne. Ammettendo che ,me~à ~iano_ munizi~ni da fan: turia, si ;,vrebbero 46 colonne munizioni le quali ripartite fra 1 ~8 corpi d'armata tedeschi danno poco meno di una colonna per corpo d'armata.
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ATTREZZI, AR:\H E MUNIZIONI
PER LA FANTERIA
RUSSIA. - a) lnnanzi la guerra 1817-78 le c:irtuccio portate dal soldato e: a_no 60 . e r·ipostc in 2 giberne; in sPguito alle esperienze di quella guerra sr e contrnuam_en~e studiato iI modo di accrescerne il nu me ro, valc n 1osi a~~ho dello zarno per pr,rtare il di ppiù, fin chè in quest'anno esso Yennc stabd 1to ~ ~20 c~rtuccii; del le quali 60 in due giberne, 60 in una saccoccia di cuoio, _o nelle tasche dei pantaloni (Revue mililaire de l'dtra11_qer _ fé rrier ~ 884, N. o~o,. - b) li carro mu11izio1ie da compagnia è a 2 ruote e 3 cavalli; contiene "4 340 cn rtu ccie, cioè 45 colpi per ciascuno de i 252 combattenti de_lla compagnia o dei sacchi pcl rifornimento di cartuccie sul campo di battaglia. ~a. nuo_va istruzione per quel r1forni meoto (V. nota e), sembra acconci i ad una d!mmuz1one del cnrrl ggio, prescrivendo che in certi casi ven"ano assarroat· ,o • b . . ~ "t> I 2_ ca rri per :ittagl,onr; ciò ridurrebbe la dotazione a 22,5 circa ed allora si avr,ibbero sul ca mpo di bottaglia •187,5 invece di ! ·to colpi per fucile. -- N. B. Nel confr<1ntare ie varianti all'antica dotazione (V et e b). si scor"'c com~ siansi volu te CQ nciliare le opinioni del ge n. Skobelev. il quale vu~o eh~ 11 soldato porti con sè tutte le CP.rtucciP. occor renti per alimentare il fuoc o durante _il comb~ttimeoto . e quella del gen. Zeddel~r, il quale opina che le cartuccse s1ono portate al soldato sul terreno del combattimento mediante ~o servizio co11venienteru11ute stuòiato' di trasporto e distri buz ione. - d) R~guardo alla divisione russa si ri petono le ossenazioni fatte per quella germanica (d). - e) Portate dalle sezioni de l parco vola nte di\·isionale. I parchi volanti divisionali sono 48, cioè qu ante le di vision i di fanteria · io tempo di paco non hanno cho i quadri. il materiai~ ò conservato ne: ma~a zzini di olc une circoscr izioni Joc~li; coostano ciascuno d1 5 colonne 0 sezioni da munizionr., 2 delle quali per cartuccie da fanteria ed ha noo due organici; il recente (prikas ,1 ma rzo 1877) eh~ vr rrà man mano generalizzato, e che prendiamo per base, ~omp rende ~ 2·0 cassoni da munizione a 6 cavalli e 4 ruote: il vecchio ha 12i cassoni a 3 caYalli e 2 ruote; le sezioni dei parchi voìanti ( orga nico recente) sul piede di guerra hanno 33 carri (uno dei q_uali ~a uteosili); ogni carro t rasporta 11340 ca1·tucrie. - N. B. Negli esper1111cnt1 fatt, recentementP. a Krasnoie-.S1elò per studiare " La nuova istruzione PCI rifornimento dd la fantP.ria in mu nizion i sul campo di battaglia " ( Revue mili ta i9·c de l 'étl'anger - mars ~881, N. 523) vennero imP!e.ga ti .carri a 4 ru otè coo H430 cartuccie; ciò che fa supporre I' intenzione d1 aumen taro la cifra sopra riportata, ~ 1340) - ed i 64 carri delle 2. ~ezioni .t~asportuno 725760 cartuccie per i combattenti (~6552) didla div1s1one, cioe 45 colpi per fu ci le; le sezion i dei pa1·d1i ,·olant1 sc.,.uono i corpi di truppa in tutti i loro mo viwcoti sul campo di batwglia e riforniscono p:esso_ i_ parchi ~ob'.li (i )' .prima riserv~ dc11J"~ r mata - Og ni brivta cacc'.ator1 (4 battagl1 0111) possiede una se:wme da cacc-iatori del parco volante d146 carri da mun izic,nt\ ciò che dà eg ualmentc45 ,iolpi per fucil e. - i) Caricate sui <'arri dei parchi mobili d'a rtig lieria; qui•sti parchi sono in numero di 14 a 4 sezioni, cioè io t otale 56 sezi oni. Una sezione è addetta a ciascuna dr lle 48 dh•isioni; le altre costituiscono una r iserva pP.r le uuo,·e formazioni. Ogni
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sezione at t ualmente consta di 49 carri a 2 ruote; io se.guito i carri saranno a 4 ruote e vcrrauoo ridotti al numero di 48; la sezione corrisponde col relativo parco ,·olante divisionale. ·- Ritenendo anche qui eguale il ra pporto fra le munizioni d'artiglieria '.l fa nteria, si avr11bbero un 19 carri per la faoteria, cioè un tota le di 2HH60 colpi. - k) 0 11.ro i t re scaglioni menzionati (carri da compagnia, del le sezioni di parco vr.lante divisionale e delle sezioni di parco mobile) v P n'ò un quarto costituito dai depositi di muni::ioni stabiliti sulla base d'operazione o sulle linee di tappa, composto di ~92 cassoni a 4 ruote. INGHILTERRA. - a) Le 70 cart.uccie sono riunite in 7 pacchetti da '10 e portate dal ~oldato: 40 in 2 giberne (pouches ); 10 in una saccoccietta pftrt ic<.la re detta ammtmition bag, e 20 nello zaino. - e Portate dai t. e carri munizione del battaglione a 2 ca\'all i. Og ni earro t rasporta 9600 cart uccic, ciò che dà un to ta le di 28800 cc lpi, ossia 30 cartuccie pnr fucilo del battagliono (8 c\1 mpagnie e 985 (uci li). - d) Presso la colonna munizione della divisione che su '!9 carri cartucci~, trasporta 278400 cartuccie, cioè 36,6 colpi per ciascuno d~i 7570 fucili della divisione. - g) S,,pra gli 87 carri 'dell~ colonna m·unfaio11e del corp o d'armata, 111 quale comprende 3 sezioni, corrispondenti alle 3 colonne divisional i e trasporta 835200 cartuccie pel loro riforoimt·nto, cioè 36,6 colpi per fucile del corpo d'armata. - Nei maga;i;zmi mobili e stabili sùlle retrovie del corpo d'ar::inta si ha un totale di altri 3110 colpi per fuci le. JT ALIA. - a) Gli 88 colpi sono uniti io H pacchetti di 8 cartuccio; s pacchetti sono ripr,sli nello zaino, 3 ne lla gi berna. Quando si pro\'eda prossimo il combattimento, ogoi individuo armato di fucile o moschetto deve tener sciolto uno doi pacchetti chd ha nc:Ja giberna e riporre nella tascapaoc 2 pncch~tti ch'ernno ue Ilo zai no. - Allorché la truppa pH qualsiasi motivo deve muovcro seozn zaino. ogni armato di fucilo o moschetto riponà nella tssca-pane tutti i pa<'C bt1tti di cartuccio chP. aveva nello zaino (Istruzione sulle armi per la fanteria, § 483). - d) La dotazione del parco div isionale ò effettivamente di 50 colpi per fa cile, cioè 468000 colpi pei 12 battaglioni di fanteria di linea componenti la divisione, ma considerando che la riserva del reggimento bersagl ieri (100 colpi per fucile) rest o presso H parco di artiglier ia di corpo d'a rmata e quiodi quel reggimento, distaccandosi dalle truppe suppleti,·e, dovrà rifornirsi nel carro d'artiglieria della divisione a cui sarà addetto o più prossimo, la cifra lSOsi cambi in 43, risultaoto dalla divisione .delle cartuccie dei due parchi divisionali poi fucili del corpo d'armata. - Le munizioni della fanteria son o portate da ~8 carri per cartu ccie (a 4 ruote o 4 c:l\·alli) della se;:;ione del parco d'artiglieria di\'isionalc. Ogni carro (mod. '1858 o 4863 ,, mediante tro cofani ('J d'avantreno, 2 di retrotreno), può trosportare 26000 cartuccie per fucili ~ 8'10 (quello mod. ~ SU ne trasporta 24000) riunite in p~cchi di 400. La sezione ba una 'l'iserva in materia/e di 20 cavalli o 2 carrette da battaglioM (lstruzionB sulla mobilitaz ione, tomo 4., specchio N. 4! ). - g) Caricat o su 28 carri per cartuccie
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A TTREZZI, ARMI E MUN!ZIONI PE R LA FANTERIA
identici a quelli del parco divisionale e 28 carrette per cartuccie (a ~ ruote e 2 cavalli) delle due sezioni del parco d'artiglieria di corpo d'armata. Ogoi carretta ha 2 cofani nell'impalcata e trasporta 20000 cartuccie per armi mod. 4 870. - Le due seziooi corrispondenti alle due divisioni d.,,I corpo , d'armata hanno insieme uoa riserva in materiale di 24 veicoli (carri e carrette) e 64 quadrupedi da tiro (Istruzioni sulla mobilitazione, tomo 1°, specchio N. .44). - i ) Trasportate dai carri (10), dalle carrette (8) per cartuccie delle 2 sezioni del parco d'artiglieria d'armata e da veicoli del là squadra del treno borghese. - La dotaziooe io cartuccie del parco d'artiglieria d'ar mata è realmente di 50 colpi; ma di questi 1/ 3 soltanto segue l' armata, mentre il resto rimaoe nel deposito d'inteadenza di ciascuna armata, sicchè .alle 197,67 cartuccie dell~ colonna I(, andrebbero aggiunte· le 33,33 cartuccie del deposito centrale d'armata. li materiale di riserva del parco d'armata consta di 24 quadrupedi e 40 carri (Istruzioni sulla mobilitazione, tomo 4°, ·specchio N 40). N. B. Le cifre delle colonne d e g nel caso che qualche batteria da montagna fosse assegnata alle divisioni o alle truppe suppletive, verrebbero aumentate rispettivamente di circa 20 e 8 colpi per fuc ile della divisione o C,>rpo d'armata per ogni batteria aggiunta. - La sezione di parco da montagna, mediante 20 cofani ( rn mulij, ciascuno contenente 3 pacchi da 400, cioè UOO cartuccie (totale 24000 colpi) e 8 carrette (a 2 ruote e 2 cavalli), .contenente ciascuna nei due cofani d'impalcata 50 pacchi ( totale ~ 60000), trasporta rn4000 cartuccie per armi mod. 1870.
GL!
OST .LL\_CQLI N A 1'URA :LI E LA FORTIFICAZIONE
OSTACOLI MONTUOS I
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(Continuazione e flneJ.
§>19. Sbarramento clelle grandi vallate. -Anche le grandi e mago-iori vallate di pianura in cui sia divise> un vasto paese possono tal;olla venire sbarrate solidamente, almeno sovra una ri va del fiume principale, quando questo scorra in qualche suo punto al piede od" in vicinanza degli ultimi contraforti discendenti da una catena montuosa. Le condizioni dello sbarramento sono consimili a quelle indicate · per le strade littoranee; ma bene spesso si può.prescindere dal contro sbarrame~to, e specialmente quando esistono a non grandi distanze · sul fiume principale grandi piazze a cavallo di esso, o forti teste di ponte semplici sulla riva opposta al progettato sbarramento, oquando irifine il fiume suddetto costituisca una potente linea di difesa. Un esempio rimarcbevoli ss imo di un consimile sbtirramento possi bile l'abbiamo nellaslretta di Stradella ove l'Apennino viene col suo ultimo c.ontra.forte della Rocca di Stradella ad avvicinarsi al corso · del Po cli tre chilometri appena. E ques~o sbarramento deve servire a. delimitare e difendere verso . ponente la vasta e ricchissima pianura in destra del nostro gran fiume che si estende da Strade Ila ali·' Adriatico formandone così una . polente e principalissima base d'operazione nell'Italia continentale, e nella gran valle del Po. (l) V. Rivista JIJililare. -
Dispensa di novembre.
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GLI OSTACOLI NATURAL!
L'allacciamento delle opere di difesa di Stt'adella alla dorsale dell' Apennino è sommamente fac ile, e può divenire solidissimo malgrado il suo considere1role svil uppo . Di falli fra il )fonte Cret.o ed il passo del la Scolfera si dipart.e una giogaia continua per Torrigl ia, MonteAntola e }lontedelle tl'e Croci, la qualedivieneqni pressochè rettilinea fino rdla Rocca di Stradella, e costitLtisce una im1)o r10nte difesa per coprire completamente e potentemenle tutta la regione montuo~a che le rimane a levante, e forma un vero e solidissimo sharl'amento naturale in senso pressochè perpendicolare alla dorsale dell' Apenn ino, coprendo anche le comunicaz ioni dirette di Piacenza conGenovaper Bobb io e la Scoffera. Quesl;a imponen te giogaia è interrotta soltanto pre.sso Yarzi ove passa la strada i'ra Voghera, e Bo bbio; e q nesta dovrnbbe essere fortemente qni vi sbal'l'ata , come vi si presta egregiamente la conformaz ione del terreno . Dietro il riparo di quest:1 potentissima barriera naturale, quando veng::1 tenllta acconciamente occupa La con fo rze anche assai limitate e pochi Sllssidi dell'n rte, e cliet.ro la difesa fronta le del corso del Po fino all'Adri atico, tutta la v,1s Lissima pianul'a in destra del .Po rimane cop,~rta e sicura per servire di base primaria allenostre operazion i di difesa: e la testa di ponte cli Piacenza, col la regione fort ifica ta del quadrilatero es imono completamente dn!la necessilà di un con.Lro-sbarramen to. Su lla l'iva sinistra del Po non sono possibili sim ili sbarramenti montuosi, perché il gran fi ume scorre costantemente a grande di. stanz1t dagli ultimi contraforti delle Alpi, ed è giuocoforza di combinare e co llegare gli ostacoli montuosi con quelli acqueì di cui abbiamo parlato in principio c'l i questo lavoro. · E due sb_arramenti potemissimi e rivolti in senso contrario , quali - contro-sbarramenti a, protexione l'uno dell'a ltro, si possono realmente effettuare dall a linea for tissima delle Prealpi veronesi su i Lessini, di cui pure abbiamo a lungo parlato fino al corso del medio Po d,i Borgoforte a Serravalle di Ostiglia. Il primo di questi sbal'rarnenli, ri, olto ad occidente, avrebbe per sue linee potentissime cli difesa dapprima il lago di Garda a partire dall'a ltezza dello sbal'rarnento occi dentale del Monte Baldo a S. Zeno · e Cassone, fino a Peschiera; quindi la piazza di Pesch iera e Lutlo il 0
E LA FOR'f1FlCAZl 01'E
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corso del Mincio superiore, rafforzalo dall e colline che lo costeggiano fin.o a Volllt Mantovana, e poi rafforzato a GoiLo e lcrngo il r!ma-· neiue percorso fino a Ri valta: ed infi.t1e le linee esterne cl:lla piazza di Mantova e Serragli o cla CurLatone e Montanara a BorgoIorte lungo le valli inondate di Buscoldo . . Il secondo sbar ramento, pure fortiss imo, r ivolto nd onente aHebbe il suo principio al Monte delle tre Croci_ suiLessi~1i, e seo·uenclo htscabro~issima giogaia sinistra dell'Illas1 fino alla Presa, e ~nincli la gi_ogaia destra dell' Al pone scenderebbe con questa a 1\'Iontefo rte ed alla stretta di S. Bonifacio la quale dovreb b:' e:;set'e potentemente munita e rafforza la: indi seguendo il margrne 111terno delle paludi di S. l~onifacio e la riva des~ra dell'. Ad.ige d~ Albaredo fino alla Rosa al di sotto di Legn:igo, s1 allacc1erebb~ fort_e~ente con voche e fac ili opere alle risaie e palL~di _delle grand1 Valli \i eronesi, colle quali scenderebbe per Ost1glta e Serravalle al corso clel Po . · ·d· Questi due grandi sbarramenti, ai quali occ~rre ben_~Joco sus~t 10 dell 'arte per renderli inespugnabili, congiunti alla dilesa perirne~ tra le dei Lessini e del Monte Baldo e della valle d'Adige co1?e l'~tb1)iamo a suo tempo descritta., delimiterebbero l~i regione cl1fensiva e fortifìca ta1 del quadriIatero quale già la clcscri vemmo n~l nost~·o studio sui Ca.mp·i trincerat'i e Le 1·ègioni fortific(J,te pubblicalo rn questa Rivista nel ,1876. Ed ·una fo rte armata nazion~Je concentrata in questa regione e schierata a difesa di quel ~u_o yerunetr~ che ~otesse venire minacciato ; non solo sarebbe qnm rnsuperab_de p~t I~ fo rza .grandissima delle posizioni ; ma, colla continua ~nlll~CC'.a eh potenti operazioni sul fianco del nemico e sulle sue pm vitah_ co. · · ne 1mpe · d'-·1·0 00111· la lmea mun1caz1om, 11ebb e al ce1,. ,. , I)i·oor·esso o . .verso , clel ))o , nostra potente base d'operaz ione e fronte cl, clifesa. . Di guisa che l'invasione porrebbe venire costrett~ a co?sumars~ in inutili e sanffuinosi conati e tentativi per forzare il p~rn:1etro ~1 quella fortiss i1:a regione e per penetrarvi a discacci_a~·e 1 d1fe~s~~·1: finché sorgesse })er quest( una favorevole opporturnta e ~~ss1h1hta cli attaccarla a sua volta, e costringerla ad una com~leta rit!l'ata .. un altro esempio di grandi sbarramenti montuosi sovra un amp1_a ed importante valle principale possiamo averlo sgl versanl~ 1:1en- · dionale clell' Apennino, e precisamente nella gran valle del! A1,no a
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E LA FORTIFI CA ZIONE
GLI OSTACOLI NATURALI
,.difesa diretta degli sbocchi che mettono alla grande testa di valle di Bologna , ed [l. difesa. pt1re della maggior parte della Toscana e di Fi,renze stessa contro una invasione proveniente dal mare media:n·te grandi sbarchi improvvisi di truppe. Di fron te al contraforte che scende dal colle delle Piastre e da . ,,quelli. ~i Marani, di Montigne alle sorgenti della. Pescia, e di Cocciglia · sulla Luna, e che termina alla stretta di Serravalle Pistoiese, cominci~ l'ampia ed aspra giogaia di Montalbano , la quale girando in ·retta lrnert a ponente del bacino di Pistoia·va a terminare sull'Arno ,di fronte a Montelupo, e costeggia il fiume .risalendolo fi no a Signa. Questa giogaia copre pertanto da un attacco proveniente dal mare tutto il vasto bacino di Pistoia e di Prato, ed i c<mcentramenti e riserve di truppa che quivi si dovrebber_o eventualmente riunire per sboccare sovra Bologna, o sovra Modena pel passo dell'Abetone; copre pure lrire)1ze e-tutti i suoi sbocchi, e specialmente quelli della Yal di Sieve di grandissima e vitale importanza per la difesa di Bologna · e delle Romagne. . Il. . pendio abbastanza ripido di questa gioaaia nel suo versan te e ·Occidentale ne costituisce d'altra parte un potente ostacolo ed un -ottimo baluardo di difesa verso quel lato, mentre dal versante in;,terno è abbastanza accessibile e praticabi le per ·una buona difesa. La facilità. di sbarrare la stretta di Serrava.Ile e quella di difendere la china da questa ai passi di Femmina morta (avanti Marani) e di Cocciglia è d'altra parte grandissima. · · E perciò questa linea montuosa dai pass.i sovradetti (i. quali sono ·.solidamente collegati per loro natura alla vetla dell'Apennino) fino . a Serravalle ed a. Signa sull'Arno può indubi tatamente costituire un fortissimo sbarramento della riva destra del fiume, e protecrirere potentemente la massima parte della Toscàna che ·ha dietro :$è .la quale non impropriamente viene da molti considerata come la Git~ tadella d'Italia. § 20. Sba1·ramento completo del Te·vere, - Un altro esemnio di 1 ·.sbarramento possibile che può farsi potentissimo, abbiamo in Italia nell~ v~lle del Tevere poco al disotto di Roma; e questo potrebbe .cost1tu1re, volendo, un difesa vera.mente insuperabile della nostra Capitale da. ogni att.acco proveniente dal mare mediante sbarchi .. quanto si voglia, poderosi. '
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Sulla destra del fiume ed a circa 18 chilometri dalle mura di Roma sorae un elevato gruppo di alture appoggiate alla riva orientale del la;o di Bracciano, attraverso alle quali passa la via Cassia che conduce a Viterbo e direttamente nella Toscana, ed al loro piede e lungo il lago passano tutte. le strade che da Civitavecch ia addu. . cono a Roma. · Un ciglio continuo ed assa,i risentito,, la cui fo rma ri corda il contorno d'una testa (appoggiata al lago) e cli un torso umano compreso il ventre, delimita un vastissimo a~tipiano ~ baci~o ?iù basso del ciglio, con entro due laghi di non piccole d11nens1on1. Questa .cresta è ripidissima sll tutto il suo e.onlorno esterno; ed i stretti ed aspri contrafforti che discendono d~lla massima parte ~i. questo (e quasi sempre in direzione perpendicolare) sono separ~t1 h:a loro da. burroni profondi ed impraticabili senza alcu~1a comum~az_ione_ traversale possibile. Solo nel versante sud-est di questo c1glto nvolto verso Roma, e nella posizione che corrisponderebbe al collo, si apre un vano praticabile assai ristretto per la via Cassia al Baccanaccio, Ja quale via ivi sale sul bacino clell'Impiccato, e ne esce_ dal lato oppos(o, seguendo uno dei contraforti che h~ sopra des~ntto. Da questa semplice descrizione appare evidente che 11 cont~rrro di cui parlo. forma una posizione fortissima di sua natura, ed rnespugnabile 1affatto da qualunque attacco che poss~ venir!~ dal. lago da tutto il suo contorno; e che malgrado lo sviluppo d1 forse 24 0 ~hilometri cli questo, può essere tenuto stabilmente e vittoriosamente con una forza moderatissima di truppa e pochissime opere d'arte in sussidio alla difesa . Davanti al lungo contra.forte percorso dalla via Cassìa per scendere a Roma e cioè per Posta della Storta, Isola !?arnese, Guardia Giustiniani, e più avanti al Procoio S.t Maria sulla diramazione che va a Civitavecchia, si estende una vasta plaga di versante tuuo nudo e ripido, e scoperto per quattro a S1.,Ì chilometl'i d'e~tensìo~e, ne_lla quale scorre il Rio Galera; e le posizioni succes,srve . ad1acent1 _a quella strada e degradanti verso il Tevere e Roma domma~o ~onttnuamente la detta plaga e ne scoprono completamente ogm smuosità e ree.esso. È possibile perciò dì stabilire in ognuna di queste posizioni, .opere fortificate di alto dominio su quella difficile plaga d'accesso
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contraposta (sulla quale scorre a mezza costa Ja, via Aurelia ed. al piecle la via Portese, ambedue provenienti da Civitavecchia.); le quali' opere, sostenendosi l'Lma l'a ltra e scoprendo perfettamente il térreno davanti a sè, impediscono potentemente ogni accesso verso Roma. Di q[téste opere la più bassa potrebbe situarsi presso Cappell a di Cardinali dietro al fosso della Magliana e quivi si allaccerebbe solidamente al fi ume sbarrandone la sLracla che lo costeggia. Sulla riva sinisLra del Tevere esiste pure a 1! 8 chiiometì'i circa da Roma il vasto massiccio dei Colli Albani, il quale alLro non è· che un vasto cratere di vulcano estinto, di fo rma pressoc:hè circolare, del diametro di 1O chilometri ci!'ca, con pendii dirupatissimi ed impraticabili affatto, fonnati da enormi massi sovraposti, quasi dappertutto all'intorno, meno che pel trauo di 6 chilometri circa rivolto a Roma da Frascati e Marino ad Ariccia e Nemi. Quasi nel centro di questo vasto cratere, sorge il.cono elevatissi mo e pure dirupatissimo di Monte-Cavo, la cuisommità è pure conformata a cratere estinto di fo rma circolare con tre chiiometri circa di diametro. Al sno ingresso sorge Rocca éli Papa, doi1de si ascende· alle estese pi,.mure che por tano tuttora il nome di Campi cl' Annibale, dove questo temuto e valoroso nemico dei Romani stette lungamente a minaccia e sfida. cli Roma, sen~a che il prudente Fa,bio Massimo abbia mai pensato ad avventurare inutilmente le sorti della patria per tentare cli sloggiarlo da quella inespugnabile posizione. Che quesw sia tale veramente è cosa tanto evidente, anche a chi esamini ·soltanto con attenzi one la carta dell'86400, o quella al 75000 di quei luoghi, che non occorrerebbe nemmen o citare l'esempio tanto conosciuto cli Annibale per persuadersene; se non che questo esempio può mettere in avvertenza del grandissimo partito che potrebbe trarne, occupando la, un accorto nemico che marciasse da Terracina o da Ostia e Fiumicino all'attacco della ,nostra Capitale, coprendo così con tutta sicurezza la sua base marittima e la sorgente delle sue risorse. E la stessa cnsa può dirsi dell'altro massiccio a11'est del lago di Bracciano per un nemico che avesse la sua base cl;operazione a Civitavecchia, a Palo od a Piombino. Questa riflessione gravissima deve pertanto indurre necessariamente i I comandante delle for,,e nazionali ad occupare in ogni modo
Rocca di Papa e Monte-Cavo, il che può farsi con pochissima truppa; e meglio ancora dovrebbe persuaderlo ad occupare il contorno del cratere più basso, il quale, sebbene assai più esteso di quello, può egualmente tenersi contro qualunque esuberantissima forza nemica con uno sviluppo limitatissimo di forze, grazie all'alto dominio sui terreni antistanti, ed alla assoluta impraticabilità delle falde ascendenti ad esso. Ora se presso Ariccia e precisamente a cavallo alla strada di Velletri si costruisse un fo rte od un piccolo complesso d'opere che co· prissero acl ovest il tratto unico praticabile delle falde di cui sopra ho parlato; e se da questo punto si sviluppasse una linea di pochi forti sovra lo ~tretlo clorso che sorge fra i fossi di Acquacetosa e di Acqua Ferentina, e che si prolunga fino al Tevere avanti alle Tre Fontane; questa linea di forti sarebbe dominante rispetto agli altri vari dorsi presso che pùalleli che si distendono ad occidente di esso fìno alle paludi ostiensi; e si avrebbe un altro eccellente sbarramento della vallata del Tevere, e che si collegherebbe alle Tre Fontane e Tor di Valle co11, quello della Ti ,,a destra che ho descritto poc'anzi, e completerebbe solidissimamente lo sbarramento di detta valle sovra ambedue le rive del fiume. f\aaiun aerò che la base itrandissima dei due arancli massicci di • c)0 _, montaPne che sarebbero i due perni estremi della difesa, e la mancanza ;ressochè assoluta di comunicazioni traversali, e l'intervallo fra cli essi, renderebbero sommamente difficile il loro contemporaneo -aggirnmento. Ed alla espugnazione diretta di questo estesissimo fronte di difesa, che potrebbe sempre tenersi con forze limitate,.si opporrebbe infine un elemento potentissimo di resistenza, di cui mi riserbo a parlare distesamente fra poco, e cioè la malaria che domina pestifera e tremenda nel fondo dei fo'ssi ove l'attaccante dovrebbe tenersi coperto, nelle paludi Ostiensi, nel fosso Galera, ed in pressochè tutto il vastissimo sviluppo che prender dovrebbe Fattacco cli fronte ed attorno .:iuesto completo sbarramento del Tevere contro le provenienze del mare Tirreno. . ' Non mi estendo più oltre su questa importantissima parte della difesa della nostra Capitale, perchè il farlo mi condurrebbe fuori dei limiti, unicamente teorici e generali, che mi sono prefisso; ma
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non posso ristarmi dal dichiarare francamente in massima che a mio avviso le chiavi di Roma sono i Colli Albani. e su:lle alLure ad · est del lago di Bracciano; e che non può aversi una difesa completa e sicura di Roma senza occupare e tenere fortemente quelle due importantissime posizioni naturali. E ciò sopratutto e principalmente perchè quelle due posizioni inespugnabili, occupate dal nemico, coprirebbero completamente la sua base d'operazione sul rnare e gli darebbero agio di proseguire . e trasformaire in 1m attacco potente e continuato, un colpo qualunque di mano che egli potesse aver tentato e che fossegli stato respinto. § 2 l. Forme speciali montuose favorevoli alla difesa. - Fra le infinite varietà di forme che assumono le catene montuose, ed i contraforti che ne discendono, come pure i gruppi isolati, o pressochè Lali, di montagne o colline, non tutte sono favor~voli ad una buona e logica difesa di un grande paese, sebbene possano essere favorevolissime a quella della località ove sorgono, o di altra da questa coperta. I lunghi ed alti scoscendimenti che per esempio corrono .lungo il piede d'un dorso montuoso, o presso la sua cresta, come in tante vallate delle Alpi. e degli Apennini, sono cert.amEmte un ostacolo insuperabile· f\ prezioso per la difesa lli questi dorsi. Ma prima di agsidervi IR difesa bisogna bene assicurarsi che la posizione non sia facilmen te aggirabile, e che la direzione del dorso sia tale da comprendere e coprire regioni e$senziali alla difesa stessa, e collegate invariabilmente alle basi principali di questa. . J?urono rese celebri nel 1855-56 le alture di Mackensie in Crimea, difese da lunghissimo scoscendimento presso la loro sommità, e, pochi anni or sono, quelle di Somorostro _in Biscaglia, dietro cui poche trùppe éli esaltati montanari respinsero così a lungo gli sforzi éle'll'armata regolare spagnuola. Ma mentre le prime non furono mai potute girare dagli alleati, le seconde furono invase a lungo andare, e dovettero cadere quasi senza combattimento. La prima condizione pertanto perchè una posizione montuosa, forte per se stessa, possa venire · utilizzata per la fortificazione è sempre quella che non si presti ad un facile aggiramento·, e che questo possa venire efficacemente impedilo mediante poche opere
,di fortificazione o di asseragliamento dietro altri polenti ostacoli naturali. I gruppi isolati di montagne o cli colline riescono talvolta utilis:simi ad unab uonadifesa, e specialmenLequanclo coprono basi o linee ,di operazione, purchè però non possano facilmente venir girati. Sono celebri nel nostro secolo le linee di Torres-Yetlras dietro le quali l'esercito inglese sfidò per lungo tempo tutti gli sforzi delle ,armate napoleoniche . nella penisola Iberica, e cl' onde prese in ,seguito le mosse per ricacciarle interamente al di là dei Pirenei. Il gruppo di queste alture lungo la destra.' del Tago fino alla sua foce, e lungo .l'Oceano per tratto considerevole, non presentava invero sul suo fronte nord ostacoli troppo rilevanti all'attacco, -meno che un discreto dominio e possibili Là di fuochi abbastanza radenti; ma tale parsimonia di forza difensiva assolula venne corretta con numerose opere a.cconciamente situate; e la solidità delle .truppe inglesi bastava al resto. Però quel gruppo copriva ed assicurava all'Inghilterra la foce del Ta:go e la sua, base marittima pel rifornimento delle sue armate con ·vasti e comodi sbocchi nel Portogallo; e la sua grande importanza ,strategica fu subito riconosciuta ed afferrata da lord Wellesley (poi Wellingtoii), il quale profuse senza akun risparmio le opere forti;ficatorie lungo lo sviluppo esterno delle colline, e si preparò cosi a quella solida ed ampia base che occorreva alle sue operazi oni fu,ture nella penisol'a. . E quel gruppo appoggiato al mare, di cui l'Inghilterra era al-lora padrona assoluta, non poteva in modo alcuno venire girato ..ed auaccato di rovescio dalla potenza. napoleonica. Nel nostro paese, che è in massima parte montuoso, non man,cano certamente i grnppi isola.ti di montagne o colline che potreb,bero offrire alla fortificazione· if sussidio di potenti ostacoli ad un ;attacco, ed àssirnrare lunga durata alla re,;istenza. Primo fri questi grnppi è quello delle colline del Monferrato in ,sinistra del Tanaro ed in destra del Po, il quale gruppo comprende mna vaslissima estenzione montuosa da Bra e da Moncalieri fino ;a Bassignana al confluente dei due fiumi suddetti. Questa vasta regione montuosa, che fu teatro nei tempi antichi ,di migliaia di falli d'~rme, si preslerebbe certamente, volendolo, ad
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una buona ed efficace difesa lungo il suo contorno, assicurando ai, difensori le risorse di un territorio assai fertile, ed il concorso cliuna popolazione belligera ecl a/Tezionata alle sorti del paese e della Dinast.i<l . Ma la sua vastità è troppa e richiederebbe una spesa ed uno sviluppo di forze troppo sproporzionate allo scopo parziale che si potrebbe raggiungere; e d'altra parte questa regione può essere age-· volmente girata, tanto in sinistra, quanto in destra del Po, da una, invasione là quale provenga dalle Alpi e dalla riviera Ligure. Si potrebbero anche restringere le linee difensive-della regione a quella sola sua porzione orientale che giace fra le due piazze eh Alessandria e Casale, limitandola cioè a ponente fino a Pontestura,_ l\foncalvo, Montemagno, Fubine e Lù, ed assicurando così le comunicazioni fra quelle due piazze; ed aprendo la via a potenti operazioni eventuali di controffensiva da quel perno d'operazioni che· si potrebbe realmente costituirvi assai robusto e c0nsistente. · Ma pdichè questo perno d'operazioni potrebbe venire completamente girato ed isolato, come sopra ho eletto, non credo che posso: mai convenire di profondervi la spesa rilevante che importerebbe, e le forze troppo considerevoli che bisognerebbe concentrarvi, col pericolo di vederle, un bel giorno, tagliate fuor1 completamente dal nemico . . Sia pure che la piazza cl' A.lessanclria non possa sostenersi a lungo, senza una solida occupazione delle colline di Valenza, e che questa occupazione non possa veramente divenir tale se non si difenda fino alla piazza di Casale comprendendola in un solo sistema fra Tanaro, e Po, come in parte funzionò egregiamente sui primordi ch•.lla· guerra del 11859. Ma le condizioni generali dell'Ital ia unita sono ora assai diverse· da quelle del Piemonte nell'epoca indicata, ed il fronte di difesa e le basi d'operaz ione ne sono ora completamente cambiate, ed anzi. invertite. E benchè allora fosse prudente e savio consiglio il concentrare· gli sforzi della difesa passiva nel perimetro indicato fra Alessandria. e Casale, finchè giungessero sul teatro della guerra gli aspettati. soccorsi ·dell'amica Francia; non potrebbe più ora convenire di ripetere la medesima operazione contro un attacco dal nord, e molto, a
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meno contro ùno dall'ovest, col manifesto pericolo, che al corpo concentrato in quella posizione potessero venir tagliate le vitali comtuiicazioni colla sua base principale d'operazione sulla destra .del Po a levante di Stradella. § 22. Monti Berici, colli Euganei, e promontorio del ~~,.~ gano. - Altri gruppi importanti ed isolati di ~olline, e s~scelt1 b1lt ,e(Jualmente cli una buona difesa sorgono nelle pianura al piede delle Alpi Retiche al sucl di Vicenza e di Padova, e sono quelle dei monti Berici· e dei col li Euganei. Il primo cli questi due grnppi potrebbe ammirabilmen~e servire ft sbanare tutte le strade che convergono 'dal Veneto superiore sopra Verona ed il quadrilatero, passando per Vicenza, e per le valli dell'A(Jno e del Chiampo; e tale sbarramento stabilito fra le alture di 1\fo~tebello, della Favorita, e . Meledo, e sostenuto in addietro dal Junao dorso di Major potrebbe realmente acquistare moltissima for~~ difensiva ed efficacia, quando l'intero grnppo dei Berici fosse -solidamente occupato. Ma. la forma lroppo ali ungata e frastagliata di questo gruppo non permetterebbe di assicurare le pos!zioni estreme dello sbarramento, ,e cioè le alture della Favorita e d1 Melcdo, senza occupare tutto ·intero il g.ruppo.con opere assai numerose con rilevante sviluppo di forze imn1obilizzate; e d'altra parte tutte le strade suddette che ,conver(Jono sovra Verona possono venire, anche assai più solidamente,"'sbarraLe alla stretta dell'Alpone di fronte a S. Bonifacio, -come ho !{ià. notato nel § 119; di guisa che non vi sarebbe realmente pe;· l'occupazione di quell'intero gruppo_di_ colline, un interesse difensivo proporzionato alla spesa che nch1ederebbe, e soprnttu Lto alle forze piuttosto rilevanti, che quivi dovrebbero eventualmente tenersi immobilizzate. Considerando poi questo grnppo sotto l'aspetto delle operazioni .offensive possibili contro un attacco proveniente da~l'est, esso non potrebhe abbastanza servire utilmente, quan~o ~on_ i~sse contempo~ -raneamente occupalo e tenuto in modo stabile 11 v1crno gruppo de~ ,Colli Euganei, lungo il cui piede corre a levante!~ grancl~ s~rada d'. Padova per Monselice a Rovigo ed al basso Po, lmea_ p1:rnc1pale d1 operaz~one cli qualunque atlacco che prove?ga dal. Fnuh contro la il)arte inferiore della· nost.ra grande base d operazione sulla destra del Po, e contro Bolegna.
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Questo secondo gruppo clei Colli Euganei, sebbene più lontano del' precedente dalla Regione del quadrilatero (c.ontandosi non meno dr 30 chilometri da Legnago ad Este, ove il gruppo tiene la sua• estrema punta s~d), presenta realmente un maggior interesse· p~r u?a occupaz1_one permanente; e ciò pei·chè potrebbe allora d1vemre un perno efficacissimo di operazioni offensive di fianco. contro le colonne nemiche, le quali si dirigessero da Padova sul basso Adige~ su! basso Po; e costituirebbe come una grande opera. a:anzata e d1stac~a.~a della regione del Quadrilatero per battere d1r~_uamente da v1cmo la grande strada e la ferrovia di Monselice, e ~m da l?nla~o que!l~ di Cagnola, e Bovolenta per Monselice, e per· ag1~·e e mmacciare d1 fianco ogni operazione nemica in quella direzione. P_erò anche per questo gruppo una occupazione permanente che· lo mlucesse ad un campo trincerato stabile, condurrebbe ad una mol~ cli lav_o_ri sp~·oporzi_o1~ata forse allo scopo, e condurrebbe pure alla 11nmo_b1lizzaz1one eh forze troppo rilevanti. Oltrechè questo, campo trmcera~o . n~ancherebbe c~ella condizione e.~sen.ziale per tibt~e le ?pere di sim,1.le natura, e cioè della proprietà di non poter mai vemre completamente accerchiato dal nemico, e tao-Jiato dalle sue comu~icazioni, e ridotto ad arrendersi per fame in °tempo piùi o meno lungo. Ma: fortunatamente la n~tura e la forma specialissima dei colli; che compongono questo gruppo offre l'adito ad una combinazione la q?ale può diminuire radicalmente il pericolo dell'acce1:chiamento, t?g_t,endo a questo lo scopo p1;incipale di farne prigioniero il presid10 per fame, e permette di costituirlo in modo da poterlo conser- · v.are_q~al per_no importante a dispos izione della difesa per un tempo· quasi mdefin,to, finchè si presenti l'occasione favorevole per utilizzarlo. · Le alture principali infalLi di questo gruppo sono tutte confor.male a coni elevatissimi con falde assai I'ipide, di guisa che il .co. cuzzolo risul ta di superficie assai piccola, ed appena sufficiente ad ?n pic~ol~ forlino capace di due o tre bocche a fuor,o al più; mentre i~ mass1cc10 del monte è tutl.o di roccia più o meno dura e friabile, nco~~rta ap~)ena da un leggero strato di terra vegetale. E la dillpos1z10ne d, questi coni lungo il contorno del gruppo è tale, d~
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delimitare fra. di essi una superficie ab ba.stanza vasta per contenere ao-evolmente un corpo d'armata, e da tenervelo abbastanza coperto 0 e riparato dalla vista esterna, mediante gli orli delle alture perife. · riche del gruppo stesso. Ora se sovra oo-nuno di quei cocuzzoli (i quali si riducono ad una dozzina al più) v:nisse costruito uri piccolo forte scolpit? in iscavo nella roccia stessa, e fornito di molti ricoveri sotterranei e magazzini ed una va:,;ta cisterna, sufficienti per 25 o 30 uomini al più di presidio per la durata di un anno, e se ogni fo:tino :osse armato di due pezzi, od al più tre, di gra~de portata;_~gli è ev1~~nte _che questi fortini sarebbero veramente mespugnab11I, perche ,ogm atLacco contra di essi non avrebbe nessuna possibilità. di riuscita anche solo sotto il rovinare dei massi che pochi difensori potrebbero far roto. lare lungo le chine ripidissime del colle. E le arti,.,.lierie d'attacco non potrebbero avere alcuna presa t1rando dal basso all'alto sovra quel.le troppo elevate della difesa, le quali invece potrebbero sempre rendere inabitabile ecl insosteni_bU_e al nemico qualunque suo stabilimento nell'interno dell'area clelim1tata clai forti . . Si avrebbe in tal modo una vasta estensione di ·ter.reno delimitata al suq, contorno da creste naturali_ cli piccole_alture, 1:affiguranti quasi un trinceraiuento continuo pern~etrale d1 f?i:m~ 1r~eg?lare, rafforzato di tratto in .tratto dai fortini 111espugnab1h, 1l cm piccolo p,residio, fornito ~i tutto l'occorre~te per ?n a~no , potrebbe consi.llerarsi pienamente foori del caso d1 doversi ma1 arrendere per fame, e potrebbe rimanere indefinitamente, cl~rante_ la campa~na., quale permanente sentinella morta, alla guardi~ e d1f~sa del campo, an che quando non fosse occupato dall'esercito nazionale. E questo esercito potrebbe lasciarlo a sua scelta, od occup~trlo e mantenervisi con tutta facilità, servendosene come perno alle sue operazioni offensive contro il fianc~ delle c~lonne invadenti, secondo che richiedessero o consio-liassero gli eventi dalla guerra; senza dover preocCLlparsi della sorte "ai quei 300, o 400 uomini al più, ~he rimarebbero immobilizzati nei forti, e che avrebbero la loro resistenza assicurata per un periodo più che sufficiente ad u_na_ buona difesa. Questa combinazione eccezionale, la quale el1m10a da questo campo trincerato naturale il clanno ed il pericolo derìvanli dal com-
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pleto accerchiamento, è realmente dovuta alla speciale ed eccezionale natura e conformazione de!le allure principali che ne costituì.:. scono i punti più i1nportanti del perimetro; ed in tal modo è cerLamente possibile di ricavare dalla occupazione permanente di questo gruppo di allure un vantaggio grandissimo per la difesa e le sue operazioni contraffensive, senza esporsi ai disastri cui possono andar soggetti i campi trincerati accerchiabili. Le guerre attuali sono troppo somiglianti alle antiche irruzioni e trasmigrazioni di popoli per poter durare lungo tempo; perché lo stato di civi ltà avanzata "delle Nazioni finitime al nostro paese, e la grandissima estensione del loro commercio non possono tollerare a lungo la tensione e lo sconvolgimento prodotti da una guerra prolungala oltre misura, ed obbligherebbero sempre i loro rel)"<Yi. ~G ton a c.oncludere la pace, non appena si presentasse loro una soluzione, anche solo discretamente accetta.bile. Di guisa che l'approvigionamento di quei forti per la durata di un anno, il che è possib ilissimo con presidii tanto limitati, può considerarsi più che sufficiente per tutte le eventualità che possono a vverarsi; e ciò tanto più che nel corso della guerra poL~à certamente presentarsi più volte qualche occasione favorevole per rinnovare e rinfrescare gli approvigionamenti, ed assicurare in tal modo una buona resistenza per un periodo anche più prolungato di un anno . . Uo altro grnppo isolato di monbgne (ed importantissimo per la rnespu~nabilità quasi assoluta del suo contorno) abbiamo nel promontorio del Gargano, il quale richiede pochissimo sviluppo di forze immobilizzate per la sua difesa, e può raccogliere ali' occorrenza anche più di un corpo d'esercito . Questo gruppo può servire ammirabilmente ad assicurare il fianco esterno di un sbarramento della strada littoranea del!' adriatico tanto sulla linea del Chieuti rivolta contro una marcia nemica dal nord al sud, quanto sovra a quella del Cervarc, rivolta contro una marcia ascendente dal sud al nord, La forza natl1rale di queste alture del Gargano, i cui orli esterni sono presso che dovunque a picco, è così grande ed evidente, che non credo dovermi estendere più oltre per farla risaltare, e per esaminare partitamente il modo migliore di servirsene a vantaggio della difesa. •
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ANTONIO ARALDl
Jllaggiore generale.
STUDI FERROVIARIO-lULITARI
IV. Via, stazioni e materiale fisso .
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. J.vve>"te,ua. - In qllesto e nei due seguenti stud;, di indole più spiccatamente tecnica, avverrà di dover dare alcnn0 dimostrazion i, le qual i sono necessarie per chi vuol conoscere cd appprezzare senza incertez1.e le ferrovie ed il loro lavoro , ma potrebbero essere per diverse ragioni superflue per coloro, che non desiderano acquistare intorno ad esse che una conoscenza più superficiale. Affinchè q uesti ultim i possano subito distinguere quelle parti che possono leggere da quelle che possono sal tare, saranno sLampate in carattere ordinario le primo e in carattere più piccolo le seconde.
Dal tracciato ( 1) di una ferrovia, o meglio dal suo andame1ito generale Qonseguono le principali condizioni della sua costruzione. La lunghezzct della linea, 1~ sue pendenze e le sue. flessuosità'. molte opeee d'arte e modalità di costrnzione restano, dentro certi limiti, determinati, allorquando siano fìsgati i punti principali che la strada deve congiungere; poichè esse dipendono dalla distanza di tali punti fra. loro, dalla loro differenzR di livello, dalla fo rma e dalla natura del terreno ad essi frapposto ecc., elementi tutti iil gran patte determinati dalla scelta del tracciato. 1
(1) l'er tracciato di una strada si intende, propriamente parlando, la sua i~dicazione attraver$O al terreno, il risultato cioè del suo tracciamento: in questo senso 11 tracciato com~rende elementi planimetrici ed altimetrici, e si dice che la tale strada ha u n tracciato tortuoso c,ome s i dice che ha un tracciato a forti pendenze. Nel linguaggio comune s'intend; per tracc iato l'andamento generale della strada, quale può rilevarsi p. e . da una carta topogra fìca a piccola scala. - Alcuni non danno invece alla parola tracciato che un significato · puramente planimetrico, qesumendolo dalla tra~cia dell'a~se str~dale! se<>nata sui rilievi del terreno, la q uale non è che un assieme d1 curve circolari e d1 allineamentò, e che t>iù propriamente costituisce la planimetria delta sbrada. Inseparabile da questa nei progetti s tradali è il p,·ofilo longitudinale detta st,•ada: nel quale sono esclusivamente indicate le sue variazion i di livello, e sul quale la traccia deU•asse stradale è segnata median te vari tratti di diversa pendenza, che costituiscono le li-
vellette stt·aàa11i.
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STUDI
All'ingegnere che redige il progetto della nuova strada rimane il, còmpito importante di adattarne alle circostanze naturali la traccia, in modo d' adempiere a certe condizioni tecniche, relative, oltre che alle dimensioni delle varie parti, alle pendenze ed alle curve della via. Egli deve, ciò facendo, non perdere mai di mira i due scopi seguenti : ,1° Costruire· la linea in modo che soddisfaccia nel miglior· modo possibile all'uso cui è destin.ata.; il che trattandosi di ferrovie equivale a dire che non siano creati ingiustificati ostacoli all'esercizi() di essa. 2° Costruirla colla minima spesa possibi le. Il conseguimento del primo esige che l'ingegnere che progetta: una fetTO\'ia, sia non solo un costruttore, ma conosca anche l'esercizio ferroviario e le leggi della trazione; il cònseguimento del secondo scopo s.i raggiung~ sol tanto, anche dai più provetti, con un• lungo studio sulla carta e sul terreno ed uùa lunga serie di confronti fra le di verse varian-ti, piccole e grandi, di cui è suscettibile la soluzione del problema che si esamina(1). - Nonsi potrebbèasserire che gli accennali due scopi siano stati raggiunti nella cosLru-· zione di tutte le ferrovie esistenti,.nè che si conseguiranno nelle nuove· linee: molti degli ingegneri privati o dello Stato incaricati di studiarle, non hanno dell'esercizio lecnico delle ferrovie che cognizioni meno che snperficiali, e questa circostanza, unitamente alla lentezza dei rilievi ed alla freLLa delle decisioni che altri motivi producono, saranno causa di una spesa considerevolmente maggiore d_iquanto con più studio potrebbesi fare, e di ostacoli non sempre necessari all'e-· sercizio delle nuove linee , ·~ La scelta del tracciato di una ferrovia vien faLta in base a considerazioni politiche, commerciali, o militari; se nella c:ostn1zione della linea vi è da vincere quald1e grande ostacolo, l·e con6iderazioni tecniche possono pure avere un'influenza predominante. La Il) Nell'inchiesta parlamentare .. sur les ré(lime des chemins de (er d'intérèt génér.al »· fatta-si in Francia,nel 1877, il signor Jacqmin, d!rettore della Compagnia delle ferrovie dell 'Est, parlan,lo delle spese di costruzione di nuo,•e linee, astrazione fatta dal risp;;rmio con seguente da minori esigenze cli esercizio e specialmen te dall a diminuzione di velocità di c01·sa, cosi si esp.resse; « Je ne crois pas qu'il y ait d'économie à faire autres que celles « qui résultent d'étudos bien et complécement faites. Il faut,' selon rnoi, tlix-hult mois ou « deux ans d'études acharnées sur le terrain pour arriverà foire un chemin dc fer é~onomique ~. (Sénat, session 1878, N. 2.21, annexe au procès verbal de la séance du 17 avril 1878).
FERROVIARIO MILITARI
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soddisfazione degli interessì militari, data l'imporlanza dei due ob-· biettivi estremi che devono congi nngersi, si -riduce a costruire una linea sicura contro facili operazioni del nemico e capace del massi1110 movimento che le condizioni generali di tracciato possono·permettere. Quest'ultima condizione, chè si risolve nell'aumento di capacità. di traffico della Iinea, si accorda sempre colle esigenze commerciali. Le considerazioni politiche sono invece assai spesso un elemento perturbatore dell'interesse commerciale e militare ( 1) e· sia per esse, sia per vecchio antagon ismo burocratico, i bisogni della difesa del paese, da tutti invocati in appoggio del b. convenienza di qualunque piccolo tronco, sono all'attuazione dei progetti assai trascurati; e clevonsi poi, spendere somme considerevoli per eseguire ulteriori lavori, che un po' d'attenzione all'atto della costruzione sarebbe bastata ad evitare; nè sempre riesce possibile il rimediare completamente alle trascuranze commesse. 1
Una strada ferrata consta di tratti sui quali i Lreni devono soltanto correre e cli altri appositamente adat.tati per le loro formate e manovre: i primi costituisc~no la via propriamente eletta (pleine vaie, freieBahn), i secondi le staz,ioni (stations, ·Bahnhofe). Le condi-· ,doni degli uni sono evidentemente differenti da quelle degli altri: . è nella via che si concentrano le maggiori difficoltà di tracciato; è nelle stazioni che si riscontrano le maggiori complicazioni di bi -· nari e di apparecchi per la fo rmazione dei treni, il loro ricovero e le loro manovre; di fabbri eati per il servizio dei viaggiatori e delle merci , per la rimessa delle locomotive e la loro facile alimentazione. in acqua e carbone; di apparecchi per le segnalazioni di sicurez1.a ecc. Tanto nella via, che nelle stazi oni bisogna distinguere il corpo stmda.le dalla sopra.stnittura. Qllello consta del l'assieme di argini, di trincee e di opere d'arte d'ogni specie, necessari per istabilire la piàttafonna st1·adale, ossia é1uel piano su cui riposano i consoli- · damenti e gli apparecchi necessari per l'utile impiego della linea: il corpo strada.le è adunque la parte più essenziale, com'è anche .Ja. (ll se ne. ha un esempio ntilla decisione stata presa ,·igual'dO alla linea Faenza Pontassieve,,o. Gl'i ntel'essi milital'i e quel.i commel'ciali della l'iCCll vallata della Sieve, sono stati., posposti a malintesi interessi di Firenze. Colla sos,ituzione del la Paen:a-Pirerue alla Faenza Pontassieve si è decretata la costruzione cruna linea ass,,i cli p1ì1costos~, ri i più diffìcile · esercizio, o si è sacrificato l' interesse nazionale al mol'IJoso amor proprio di una grun città .
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STUDI
più costosa , d'ogni strada. La soprastruttura inYece ne è la parte caratteristica e distintiva: essa consta di tutto ciò che è necessari o sovrappone alla piattaforma stradale per rendere possibile il ti·ansito, eppertanto nelle ferrovie la soprastrutLura comprende le rotaj~, i loro sosteg~i e la massicciata sulla quale i sostegni poggiano_ ( 1). Le rotaJe co i loro sostegni ed accessori di coll egamento , s, comprendono anche sotto il nome di armamento della strada. Le diverse parti accennate si riscontrano in tutte le ferrov ie ma . ' non 10 tutte devono essere egualmenl e condizionate, perchè diversi sono i servizi che alle varie linee si richi edono. - Fra le grandi arterie del movimento nazionale ed internazionale, sulle qu;li de/ vono correre numerosi e celeri treni in servizi o di persone cui prem~ più di vinggiare rapidamente che di spender poco, e le linee destinate ad un servizio locale, che devono soddisfare ai limitati bisu~ni di una ristrella zona di paese, cerèando di servire i più e a! più bu_on mercato possi bile, piuttostocM i pochi a gran prezzo, v, sono dnrerse altre categorie di strade di di versa importanza. Si possono comprendere sotto il nome di fertovie pti-ncipali, quelle sulle quali devono correre tren i diretti con grande rnlocità, e soll.o quello di ferrnvie secondar·ie tutte le alt.re, di:;tinguendo!e po i in varie classi, a seconda che il movimento commerciale cui sodi:;fanno o, come dice.si ordinariam ente, il ·traffico loro, ò più o meno in transito, meno o più locale. Costruire colle stesse norme le une e le allre sarebbe evidentemente un errore: conviene spender molto per produrre strumenti destinali ad un grande lavoro, ma sarebbe puro spreco lo spendere altrettanto quando l'util e che se ne atlende è mode3Lo. Per .lo addietro però, nella coslrnzione delle ferrovie non si faceva.no distinzioni riguardanti l'importanza loro, (l ) Non tuui comp,·e ndono la mnssicciar.a nella soprastru t tura: la commissione i nca.ri•Cata. di •·endere possibilment e uni{,>rme le modalità ea i pa.rticola1·t clellu armam ento e delta. sopraftruttura det:e ferr ovie ne!IJ s ua rel11zionc al llin isu·o dei lavori pu bblici ( ~orna 1877) , comprend~ la mass iccinta ne l corpo s trada le cd nitri molt i fanno Jo stesso . Crò u.~ " p,ire .I\Satto : :a .m ass'.cciat~ ha ~in. ofOcio perfetcamcme analo;:o a quello delle travci,e, c he ln alcuni s1st~m, anz , scst1tu1sce; essa, com·e vie n d isposta nell e ferrovie ò_ porte caratteristica di qu este s ow a pposta " ' pia no di formazione, e ppe,·c iò dove c las·siflcarsf ne lla soprastruttura Cosi fu anch e il "· WalJegg nel VI capitolo del suo "rande Mauuale, d icendo ~splic ita men Le: Ocr Oberb3u bestehtnus ctre i Haupuhei len cte,1 ~cltie·.t1en, den U11terla-ge1t u nd der Bett11ng '
·,
F E R ROVIA R! O-MJL I T A tH
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ed in Europa. è assai recenle l'appli cazione di norme diverse ne1 tracciato e nelle modalità di costruzione a seconda della cla.ssiucazione delle linee. · In Italia quesl.a questione si è imposta dopo I a votazione della legge per la costruzione di nuove ferrovie: allora fu dal governo nominata, e con gran freua. radunata una Commi"ssione tecnica. per la classificazione delle nuove linee e la fissazione delle principali norme di ~ostruzione per le diverse classi. Questa Commissione, istitwita con decreto :2 9 agosto 18i 9, pe1· ,lo studio delle ec,nwniie da introd11,1'Si nella cosbn1,zione ed esercizio delle 'nuove (e;rrotJie >>, ha sLabil ilo che tutte le linee votate colla legge 29 luglio ·1879, eccettuate la NoYara-Pino, la Parma-Spezia, e la FaenzaPontassieve, classiricate fra. le ferrovie principali, abbiano ad essere studiate e costruite secondo tre tipi economici per binario normale e due tipi per binario ridotto; e per ogni linea delle quattro categorie contemplate dalla legge ha poi consigliato il tip~ da adottarsi. Il }J inistero dei lavori pubblici a.vendo in massima accettale le proposte della Commissione, da lui stesso 'inviate agli ingegneri incaricati degli studi delle nuove linee, giova conoscere le condizioni in base alle quali i tre lipi a. binario normale (chè i due a binario ridotto non l1anno dal Iato mili tare che un'importanza più che secondaria) furono sLabi li i i. « Es:;i si distinguono essenzialmente per la velocità massima di. corsa. che vi si ammette e che sarebbe pel primo tipo di 40, per il secondo di 30~e por il terzo di 20 chilometri all' ora >>. « Il primo tipo sarà da applicarsi a quelle linee, le quali trovan-· ·dosi compl'ese entro a.Ila rete delle ferrov ie ordi narie, devono essere capaci diricèvel'ne i l mate1'iale mobile, eccettuate forse quelle locomotive di lungo passo rigido e di grande velocità delle quali può non essere il caso di far uso su queste linee ». « Il secondo tipo conviene alle diramazioni, alle linee trasversali di ::'econdaria i111portanza, c!10 possono esercitarsi con materiale speciale e con treni di una velocità più moderata, ma siille quali t1ittavia devono poter transitare le vettiire eta viaggiatori e,t i carri m,erci delle linee principali . « Finalment.e illerzo tipo èspecialmente approprialo a quelle linee· sulle quali si presume che il traffico delle merci abbia ad essere prevalente, .sicchè la vel.ocità massima dei treni può esservi molto Ii-
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STUDI
FERROVIA R IO-M IL ITA R f
mitala, e basta che la via sia stabiUta in, condizioni tali da permettervi it transito dei carri merci d.elle ferrovie principali ( I ) ». La base dell 'economia nella costruzione clelle nuove linee è stata adunque cercata nella ridu:i: ione della velocità di corsa: base i-a,rio0 nevolissima, poichè colla · Yelocità diminuiscono la quantità e più .ancora la po tenza degli urti dei treni, i quali più del peso delle _grosse locomotiYe sono causa cli deteriol'arnento della strada. Il merito di a,Tere pili. specialmente sostenuto in seno alla Commissione quest'idea, conforme al parere emesso all'unanimità daoJi . o in rregneri tedeschi fino dalla riunione di Drcsda nel •I 865 (2), piuttosto ,che quella da molti favor ita di una grandc estensione del binario ridoLLo, sembra spcttareprincipalmente all'ingegnercAgazzi, capo del servizio della I.razione nelle Fcrro,•ie Romane (3); e la Commjssione adottandola ha evi• tato saggiamente i due oaravi in conYe11ienti della necessità di numerosi trasbordi lungo il percorso della nostra reLe ferroviaria e del sacrificio del miglioramento avvenire di quell e fer:rovie che acquistassero in seguito un'importanza maggiore di quella -che auualmente possono avere. Dal lato mili tare la riduzione della velocità di corsa, anche spinta al limite estremo, sarebbe senza conseguenza, se le modali1à di co.struzione che no conseguono non impedissero l'uso di macchine potenti e se le disposizioni e la collocazione dello stazioni permet·tes:;e1·0 .di far treni o numeros i o discretamente grossi. Ma comunque modesti debbano essere i servizi che possono attendersi da una ferrovia dol 3° tipo economico, essi saranno sempre mat1aiori di quelli . o~ ncavabili da una linea a binario ristreuo. Anche queste però hanno i _loro vantaggi: come i piroscafi lacual i, come le diverse categorie ·d1 tramways, anche le ferrovie a binario ristrello servono ad accelerare l'affiuenza ai distrel Li di reclutamento degli uomini chiamati ~
(1) Relazione del la Commissione per lo studio o l'applicazione dei sistemi economici
,all o nuov~ ferr?v.ie ..- Si ve~a la pubblicazione del MiniSLt>,ro dei lavori pubblici in tito lata . « D'.spos1:ion1 e stu,LI sulla e.ec-untme d ella legge 29 luglio 1879 -.. 2• edi -
·:z,ono pagma ,15 e 46 , ' (2) La commissiono tecnica doll'Uniono ferro, lori a tede~ca ha reda tte nel 1800 IP. norme _fvn_damenLali por la costruziono delic ferrovie secondarie, Je quali furono ritoccate nella riunione. d' Amburg? (1~71) e di nuovo r!veduLo uclla riunione dì Costanza (1876}. ·Q_uantn maturità <11 st.ud10, m confronto del:e affrettato decision i delle nostre impro,•· ,,sate commissioni! (3) S. AG.zz, « Memoria sulla principale ba,e dell'econo mia ferroviaria,.. .
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alle armi, e concol'!'ono pertanto nel solo modo possibile anche a molte f~rrovie di maggior importania, a rendere più pronta la mobilitazione dell'-esercito e le leve annuali. Corpo stradale, pendenze, curve .
Intorno al corpo slradale l'indole di questo studio poco consente di dire: basterà accennare ch e esso non differisce da quello delle vie ordinarie se non per la moltiplicità delle opere d'arte, come ponti, viadotti, gallerie, muri di sostegno delle terre ecc., e per l'entità e frequenza delle trincee e degli a!Li argini , resi necessari dalla piccolezza delle pendenze ammissibili e dalla grandezza dei raggi delle currn. Obbligata a salire od a discendere assai lenl,1menle ed a svolgersi con grandi curve, la via ferrala non pnò seguire come le .vie ordinarie le sinuosità del Le!'l'eno e deve ora innalzarsi al disopra di esso, ora. a/Tondarsi nei suoi fianchi, ora penetrare nelle sue viscere; e da ciò conseguono la moltiplicilà e la grandezza dei lavori che una ferrovia richiede. I quali lavori differiscono pme da quell i analoghi dell e vie ordinarie per la. maggiore solidi tà e resistenza, che è loro necessaria per sopportare il peso delle grosse locomotive e più ancora le scosse che producono i tren·i al loro passaggio. Senza gl i urti che derivano dall'impetuoso movimento dei treni sarcl.Jbe necessaria, una. minoro solidi lit della strada., ~cl anche una mediocre via ordinaria, rafforzata dalla soprastniltLira ferroviaria, potrebbe bastare al sicuro transito dei treni, se questi corressero colla velocitit dei cavalli. P er renderci ragione :della potenza degli urti in confronto di quella dei pesi statici , consideriamo il caso di una spranga me: tallica fissa ad un capo e urtata all'altro da un peso cadente. È questo un caso speciale di urto, mo. essendo dei più semplici, serve bene per dare un'idea degli effetti che può produrre un peso animato da una certa velocità in confronto di un altro o fermo o moventesi senza urlo. Quando una spranga di lunghezza L e di sezione trasversale <d è sotto l'azione di una forza di trazione P, l'esperienza ha dimostrato che si allunga di una quantita l tale che (essendo E un coefficiente relativo alla materia di cui la spranga si compone, detto
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FERROVIARIO-MILIT ARÌ
STUDI
modulo di elasticità) si ha: Z = : : ; dalla quale sj ricava !;espres-
sione della forza traente P, pari alla reaz, -·one molecolare della spranga, P = E w ~-:
l
I l::.·
11
Cerchiamo ora l'allungamento che produce nella
i spranga AB (Fig. 1') il peso p cadendo per un' al-
;
p
L.
i
~
tezz_a h, ~ pres_cincliamo dal peso proprio della spranga. Giunto ~n B, 11peso P sollecita alla trazione la spranga, laquales1 allunga opponendo una reazione molecolare sempre più inten~a. Dopo un tempo t l'allungamento prodotto sia x : la r eazione molecolar e sarà E
w .:: ,
L
e la
• r::!:::,::~.i 1orza soII ecr"ta t'rrce s~ra P - E w L , epper ciò : (fig. l") d' :r: p . m d t2 = - :E L . J ,. ,.
X
.
X
(>)
Chiamando sempre l l' allungame'(tto statico ed osservando che m_ p d' X d V d V d rrJ dV - g e c h e d7! = dt = d re · d t· = v dx , '. si ha,dopo avere eli-. minatQ P dai due membri dell'egu~glìanza: 1 dv . X g vdx = 1-7,, e integrando e determinando la costante d'integrazione in base al · f~tt~, che quando il peso P giunge in B si ha: :r: = o, v = J/ 2 g h, s1 ricava:
f - yh=g [X - :~ 1 Noi vogliamo conoscere l'allungamento massimo, che indicherò con a, e questo evidentemente corrisponde al momento in cui v=O; . J/ l' 2 l h . La tensione che risente la spranga perciò t:a = _z per effetto della caduta del peso P dall'altezza h, corrisponde per-· tanto alla tensione che ris~ntirebbe sotto l'azione cli un peso sta-
+
tico Q=E w
{-
+
ove a ha il valore ·ora trovato.
' ·Sia, per esempio, la spranga in ferro (E= 20000 kg. al millim et~o quadrato) e sia L = 5m, w = 10mm. q. , p = 5kg. , h= om ,25: si. avra :
l=~: .
om,000125
e quindi
Q=321 kg .
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=
Cosicchè il peso P 5kg. , che produrrebbe da fermo una tensione di kg. 0,5 per mm. q·, cadendo da soli 25 cent. di altezza cagiona una tensione di kg. 32,f pèr mm. q., la quale è assai prossima al carico di rottura. , Se in B vi fosse un carico statico P', l'ef:f'.etto dell'urto del peso P sarebbe di tanto minore quanto più grande è P'; e precisamente, fermi restando i dati precedenti, se P, 5 kg. diventa in totale Q =235kg.; e se P,=45 kg., si ha Q=150 kg., cioè15kg. soltanto per mm. q. Questo valore però é ancora triplo cli quello che corrisponderebbe senz'urto ai due pesi riuniti. Se invece di tensione sì trattasse di pressione~ r isultati sarebbero perfettamente analoghi e non si dovrebbero cambiare neanche le formo le im'J)ie-ga te. P er la flessione invecé, i calcoli cambier ebbero; ma meglio di essi · giova a dare un'idea della potenza degli urti il fatto che rotaje di ferro le quali collocate su due appoggi distanti 1"'.,10 possono ·sopportare senza rompersi un peso superiore alle 30 o 35 tonnellate, non resistono &empre all'urto di un maglio di 200 o 300 kg. soltanto cadente da 1",50 o 2"' di altezza.
=
' Lar_ghezza della strada e clel binm·io . -Tenuto conto delle speciali circostanze accennate, le dimensioni delle ,•arie opere del corpo stradale, siano poi in terra, in muratura, in ferro od in legname, vengono stabilite in modo da ottenere una certa larghezza di strada prestabilita. Questa larghezza deve essere tale da poter contenere l 'intera soprastruttura, in modo che resti ancora ad ognuno dei lat i di questa una banchina tanto larga da impedire la dispersione della ghiaia della massicciata e cla permetter e il passaggio a piedi lungo la via. Queste due condizioni sono indispensabili: la soppressione di una banchina, o la soverchia ristrettezza di entrambe, riesce di grave aumento nelle spese di esercizio, poichè porta impaccio nei lavori cli rifacimento, ed ogn i qualvolta occorre cambiare le traverse o rincalzare le loro teste, si sciupa una gran quantità di ghiaia; e se p_e r altra parte fosse incomodo il percorrere la strada a piedi, sarebbe resa meno facile la sua sorveglianza e il pronto trasporto di avvisi di servizio (correntali) lungo la linea. Nelle ferrovie esi~ stenti la larghezza delle b[!,nchine varia da metri 0,45 a metri 0,60 per ciascuna, nè per le ragioni ora dette converrebbe scendere molto al disotto clel primo limite in qualunque altra costruzione. Risulta da ciò che qualunqQ.e riduzione -di larghezza della strada si voglia fare, bisognerà ricercarla quasi unicamente nella riduzione ANNO XXVI, VOL, lV. '
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STUDI
FERROV IARIO-MILITARI
delle dimensioni ac!~essorie della soprastruttura, quando però si voglia lasciare inalterata la dimensione principale che è la làrghezza del binario. _ Questa larghezza, che ora si comincia a ch iamare in Il.alia anche calibro clella via, si misura fra i lembi interni delle teste delle ro- · taie e non da asse ad asse delle teste stesse. Nella pluralità dèlle ferrovie d'Europa la larghezza adottata è que11a tradizionale inglese, che fu applicata da Stephenson, (m. 11,435) e che i molti tentativi di cambiarla. faui in Ingl1ilterra., in Germania (Baden), in Olanda ecc. non valsero a vincere mai ( 11) . In Inghill.erra ed ìn Germania, Austria compresa, è l'esatta larghezza di m. 11,435 che viene applicata; in Francia è stata. modificata leggermente portandola a m. 11,44 e 11,45 e cla noi è stata ora adoLLata da tutte le reti la larghezza di binario di m. 'I ,,i:45., intermedia fra quella delle ferrovie Paris à Lyon et à la Mediterranée ( 1,45) e quella dell a Siidbahn austriaca ( 11,43:5). - Nei Lralli in curva la larghezza del binario viene aumentata Lauto più quanto è più piccolo il raggio della curva; l'allargamento però ha, un limite nella larghezza dei cerchioni delle ruote dei veicoli. In natia è stato stabilito dalla commissione del ,f 8711 che non debba mai superare i 20 mm.: eppertanto la massima larghezza di binario che potrà ammettersi sulle più ristrette curve sarà di m. 'I ,465. La larghezza della piattaforma stradale misuraia da ciglio a; ciglio dell'argine stradale, e fra i due cigli esterni dei fossel.ti laterali se la strada è in trincea, nelle prime ferrovie eh.e si costruirono per un 1
(!) In Eu ropa banno una lar~hezza di binario di(ferente da quella normale di Stephenson le ferrovie irl andesi (lm,6oì , c ui la conser.te il loro isolamento; le ferrovie russe {lm,525), e le spagnole e portoghesi (lm, 681, pe,· ,·agioni di difesa. La Russia e la Spagna non ha nn o voluto c he un n em ico potesse col proprio materiale mobile servirsi delle lor o ferrovie; esse banno avuto in mira di obbligarlo ad arrestare i trasporti fe rrovi11ri militari ai loro confini od a rifo re la ferrovia. La semplici tà dell'armamento ferroviario rende assai fac.ile lo spostamento di una rotaja, epperciò lo scopo cbe quei paesi avevano in mira, non si può dire raggiunto: il nem ico modificherà la larghezza dei binario e farà correre il suo materiale mobile sulle loro ferrovie . nesta il va ntaggio di impedii'gli l'u so del loro materiale mohile, poic hé questo non è sì (acilmentì'l modificabi le come la via; e tale vanLaggio lo ha ~aggiunto la Russia col suo piccolo allargamento del binario inglese (Om,o~) e non· la SragM. Infatti sulle fel'l'ovie russe è impossibile, con la posa di una terza 1·otaja i ntermedia, ot.tenere sulla stessa via l'unione del binario di 1m,435 e di quel'o russo; ma questa impossibilità non sussiste sulle linee spagnole, ed un invasore, .ponendo una .to,·za rotaia, farà cil'cola re il proprio muteriale in union!l con quello spag.nolo senza di.fficoltà al: una.
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:solo binario fu tenu:tadi metri 6, ed in seguito fo ridotta a metri 5,50 ,che è la larghezza della maggior parte delle attuali ferrovie, imposta dai capitolati d'oneri all'atto della loro concessione. Quando però la ,massicciata, invece che sovrapposta liberamente, fosse stata incassata nella piattaforma fra banchine laterali in terra o in muratura, la lar_ghezza della sLrada imposta dai capitolati era soltanto di m. 4,50. Per le nuove costruzioni la larghezza della piattaformà stradale, mant enuta di metri 5,50 per le ferrovie principali, è stata ridotta a metri 5, 00 pel ,f O tipo economico » 4,40 pel 2° >> .» » 4, 00 pel 3° » » Nei tratti in trincea attraverso teri·eni rocciosi è consigliata la màs. ,sicciala incassata ed allora (esclusi i fossi laterali per lo scolo delle acque), la larghezza della strada vien ridotta nei tre tipi economici rispeuivarnente a metri 4; 3,80 e 3,40. Se la piattaforma invece che per uno, dovesse servire per due binari, la sua larghezza dovrebbe aume11tarsi, oltreché della larghezza del 2° binario, anche della distanza necessaria fra~ due b!nari per il libero e sicuro passaggio contemporaneo di un convogho :su ognuno di essi, la qual distanza verrà in seguito accennata. /
P·rofilo di massimo ·carico , profilo libe1·0 delle opere d'arte. ,Oltre alla larghezza della piattaforma, ha una speciale importanza nell'esercizio della linea la luce di tutte le parti del corpo stradale .sporgenti al disopra del piano delle rotaie; poichè, qualora fos~e troppo ristretta, potrebbe rendere irnpossib_ile, o per lo meno pericoloso, il passaggio del materiale mobile ordinario, e così sarebbe _perduto il vantaggio grandissimo del libero transito .del materiale mobile· della linea su tutte le altre linee della rete e s1 cadrebbe nel grave inconveniente della necessità dei trasbordi. Per evitare ciò ed ..al fine di dare una norma sicura tanto agli ingegneri del materiale -che a quelli della strada per regolare le dimensioni delle nuove co.struzioni dell'uno e dell' altra, in tutti i paesi è stato adottato un :profilo no1·male di rnassirno carico, o sagoma li1nite del materiale rotabile dentro cui devono rimanere comprese le dimensioni di tutti ' . i veicoli e del carico loro. Per le ferrovie ital!ane tale profilo fu stabilito, con relazione del 26
I
FE RROVIA RIO-MILITARI
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STUDI
gennaio 1187 1, da una commissione di ingegneri rappresentanti letre maggiori società ferroviarie ed il ministero dei lavori pubblici,. radmiatisi coll'intento di stabilire l'unificazione di quelle dimensioni della via e del materiale mobile che interessano il servizio, cumulativo. Le sagge decisioni di questa Commissione, acceHate da tutte le amministfazioni ferroviarie e dal governo, formano una specie di codice pratico, che ognuno deve rispettare, se pur non vuole restare isolato dalla rete ferroviaria principale. Essa, tenendo conto delle condizioni della più gran parte del materiale e delle· opere d'arte esistenti, nonchè dello scambio di materiale nell'interesse del commercio colle ferrovie adiacenti, francesi ed austriache, stabilì come profilo di massimo carico dei veicoli e di massima sporgenza d'ogni· loro parte, quello che si scorge nella, fig. 2a. - La sua larghezza è di metri 3,1 O, la sua altezza sul piano1
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(Fig. 2")
:
I
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,delÌe rotaje è di metri 4,30. L'analogo profilo delle ferrovie Par1·~ à Lyon età la Medité-rranée ha metri 3,20 di l~rghezz~ e 4,30 d1 :altezza; quello della Siidbahn austriaca h3: metn 2,90 dt larghezza e metri 4-, 425 di altezza; nelle altri parti non discordano dal profilo 'italiano . · Nella considerazione che la posizione del carico e dei veicoli pos.~ono risentire delle perturbazioni, in causa· dello spostame~to _o dell'eventuale slegamento dei massimi _carichi posti sopra i vercoh, delle o~cillazioni verticali e del serpeggiamento orizzontale del con.,yoo-lio dello strapiombo prodotto nei veicoli dai carichi inegual-· . men te ripartiti o élal cedimento di una rotaia ecc., 1a me de_s1ma Commissione stabili va., che« per i l reqolare e sicuro passaggio ed .andamento del veicolo carico sia necessaria wna dista1iza di almeno 15 cènt. tra i pnnti più saglienti della sagoma di carico e il :profilo delle ope1·e d'arte »_.. · _. . , Questa ·condizione cletern11na la mm1ma luce libera delle opere d'arte al disopra della . via, necessal'ia. pel passaggi~ del ~ateriale mobile. - II limite della sporgenza sul terreno 1mmed1atamente in prossimità delle rotaje, è stato st~bilito dalla stessa _CommissiQne e~risulta pure dalla fig. 2". Le parti della _strada che m~an: o-ono al disotto del telaio delle locomotive .e dei loro meccamsror .:sterni non possono essere rilevate'più di om,12 sul piano delle rotàje; le parti al disop_radelle quali ~as~~no?.e~anchine ~elle car:·ozze pei viaggi~tori, n~n devono alza.r~r pm_eh O_ :30_sul piano ~~e:,S~Nei tratti in curva il profilo d1 canco st melma verso l mte1 no della curva in causa della sopra.elevazione che vien data a.Il~ rotai~ esterna: questa circostanza non va dimentava. ne!- deten~mar~ i Ì profilo interno delle gallerie e delle Lranture m ferro dei ponti o ,viadotti. La sagoma di massimo carico e le C?nseguenti ac_cennàte ~rescrizioni per Je dimensioni delle opere d'arte, non varia.no_ per 1_ ~re tipi economici delle ferrovie seconda.rie, essendo _per tutti stab1hta la condizione della libera an:rm'issione del ma.ten a.le da trasporto .delle linee principali . 1')
'
Il profilo libero strettamente limita~o in base alle prescrizioni 11della Commissione per servizio cumulat1vo, che avviluppasse cioè
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FERROVIAl'\lO - MILITAR l
la sagoma di carico a 0 ,"5 da ogni punto di questa, se basterebbeper assicurare il passaggio del materiale mobile nelle condizioni normali, non garantirebbe però la sicurezza del personale della via, nè· quello dei viaggiatori affacciati ai finestr-ini, nè il libero passaggio di una carrozza con uno sportello aperto, ecc. Come minimo profilo, libero ( da tollerarsi nelle costruzioni esistenti prima del 118711) ne-. cessario per la sicurezza del'personale della viR e del treno è stato,.. sulle ferrovie romane stabilito quello che è indicato con linea trat-· teggiata nella fig. 2a. - In tutte le costruzioni più recenti però, sono state adottate, e sono prescritte per le nuove costruzioni, alcune dimensioni principali delle opere d'arte, le quali so;passano considerevolmente il limite .minimo imposto da t:al profilo, come· appare dal seguente accenno: Larghezza delle gallerie al piano del ferro: per le ferrovie principali metri 4,70, per i tre tipi economici metri 4,,20. Altezza delle gallerie: per le ferrovie principali metri 5,50, per i tre tipi economici metri 5 (1}. Larghezza fra le facci e interne dei parapetti nei manufatti: per· le fe rrovie principali e pel tipo 1° tipo economico metri 4,50, per· , il ,2° e 3° tipo economico metri 4. Luce dei cavalcavia (2), nelle ferrovie principali metri 5,50, loroaltezza mett·i 4,80. Per le gallerie. è inol.tre generalmente ammesso che la saetta ;dei loro fianchi, rispetto alla verticale che passa per l'origine dei piedritti, non debba essere minore cli metri 0,25. Sulle ferrovie principal i è prescrizione che nei fianchi delle gallerie siano praticate a distanza alternata. dall'una e dall'a.ltra parte, non maggiore di metri 50, delle nicchie in cui possano riti-· rarsi tre o quattro persone: la Commissione del 11877 emise il parere che le nicchie inveve che alternatamente da una parte e dall'altra dovessero mettersi tutte della stessa parte, « affinchè il cantoniere mal sa}llendo in un caso stringente da eh~ parte si trovi la prossima
nicchia di cui và in cerca, norn1bbia a, prendere fal:\a via e Lrovarsi forse a mal partilo ». . . . Per i tre tipi eco nomici le nicchie sono state prescn.Lte. d1 30 m 30 metri e tutte dalla stessa pa1;te: sono pure state cons1g1tate delle piazzette di rifugio sopra le pile dei manufatti di più luci .
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(I) Per le gallerie che superano i 200m di lun ghezza, l'altezza sol pi"no' del ferro deveaume ,i tarsi fino a <I avere in quelle assa i lungne m 5, 50. (I) Si chiama ca·valcavia l'edifizio per me1.zo ciel quale una strada ordinaria attrave rsa, la ferrovia passandovi sopra; quando invece la via ordinal'ia pasM sotto alla strada 'rer-· rata si ha il sottovia.
Dùpp io bina1·i(). - Allorquando la strada ferrata deve. essere~ doppio birtario, la sicurezza di passaggi o con tempor~neo de1.co.n v?g.h su entrambi i binari richiede che da a-;se ad asse dei medes1m1 v1sia uno spazio tale da contenere due metà del profilo di massi.mo ca~ rico, aumenta Le ciascuna di om, 115, ossia una distanza dt metri 3,ilO 0,30 = 3,40. . . . . Con questa distanza la larghezza dell'interbm~r10,_ ~11Surn~a fra i lembi interni a ciascun binario delle du.e rotaie v1cme, ns~tl:a di metri a 40 - 1,4,i.5 =4 m,955: la Commissione pel serv1z10 cumulativo' però è stata · di parere che la larghezza .del.l'interbinario dovesse essere almeno di metri 2, 112. Nelle stazioni, come ,,edremo, conviene :wmentare ancora più lo spazio libero fra dna binari contigui.
+
È assai difficile che nuove cos.truzioni di ferrovie .deb~ans! fare in condizioni tali da, richiedere l'impiego del doppio bmar10: le linee cli gran traffico .sono già tutte fatte e per m?lti anni su ~gnuna delle nuove un solo binario bdsterà a dare sfog? al ~0~1me~to · le . - D'a·ltra< par·te assai mutate sono a1 nostri g1orm le commercia • • condizioni che possono gi~1stifìcare la posa cli un second? bman?. Nei prirrii tempi delle ferrovie, quand~ il te~eg:afo ele~Lrlco e~a 1~ sul nascere e quando un ben regolato s1stenM cli segnal~ non si er,~ ancora formato, il secondo binario appariva com.e l'un'.co m~do d1 ottenere la necessaria sicurezza di esercizio su lm~e eh co~s1dere~ vole movimento: ma ora che il telegrafo ed i segnali sono d~ventat1 potenti aiuti clell'esercizio, la via a ~emplic~ ~ina'.·io. è d1~em~ta forma bastante a sè stessa anche per lmee prmc1pah di cons1de1 ~vole movimento, e solo circostanze eccezionali lJO~re~bero cons1rrliare l'impie(ro del doppio binario in nuove costruz 1on 1 • ~ Ma se appt~nto una di queste èccezioui si presenL_asse e po.tesse prevedersi uno sviluppo di commercio tale da obbligare po i alla
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posa cli un secondo binario, si dovrà costruire la strada per un binario solo oppure subito per due, salvo a non collocarne a posto cbe uno pel mc,mento?- Nelle prime ferrovie si. è fatto in quesL'uftimo modo, e 1nolte ancora ve ne sono di linee ii un solo binario, che · hanno la piattaforma stradale per due . L'esperi enza però ha mostrato ~he la ~ecessità del_ dop~io binario non si manifesta che dopo un periodo d1 tempo assai lungo, durante il quale il capitale stato speso in più del bisogno (dal 1 Oal 20 p. ¼) rimane perfettamente ~or~~; dimoclochè la perdita di. interessi sorpassa d'assai la spesa m prn occorrente per la costruzione al momento in cui diventa necessario. Dietro questa considerazione altre linee furono costruite non pi_ù c~n l'inte1,-a piattaforma, ma con le sole opere d'arte per due bman: però 11 calcolo degli internssi perduti esclude anche questo sistema, ed ora tuU'al più si acquistano i terreni necessari alla costruzione del corpo stradale per due binari, ma ogni lavoro :ien ~atto per un solo. La maggiore. spesa nell'acquisto dei terreni, e ass1a tenue, perché la zona da acquistarsi in più, zona di lar,t ,445, cioè 3,60 circa, non rapghezza costante cli metri 2,H~ ~resenta che una frazione piccola, da 11/5 a ,1J1l Of od anche meno, della espropriazione totale : per la qual cosa gli interessi perduti no~1 a~qui~tano mai valore grandissimo e possono essere compensati dai mrnon fastidi ed aggravi di ulteriori espropriazioni. Anche escluso il caso dell'estensione del doppio binario ad un'intera line~, vi ~on? però circostanze che possorio ob~ligare a porlo su alcum traU1 cli essa, qualunque ne sia l'importanza: Ciò pili. specialmente può avvenire: . a) qua11do un tl'atto è comune a 1iverse linee; nel qual caso ll doppio binario produce il vantaggio cli rendere il movimento di ognuna di esse più indipendente da quello delle altre. Questo caso comprende quello della diramazione di due o più linee in prossimità di una stazione. · b) quando un tratto· a forte pendenza è inserito in una linea di pendenze assai più miti, cli modo che su esso non possano pro ~eguìre che o con macchina di soccorso, o spezzati in due o pìù parti, i treni che possono effettuarsi sulla maggior parte della linea. La macchina di soccorso , . che deve ritornare alla stazione di partenza, raddoppia il movimento sul tratto a forte pen-
<lenza e lo spezzamento dei treni anche in due sole parti lo moltiplica ancor più: può aclnnque avvenire che un traffico appena sensibile ~ull'intera linea, cagion i in quel tratto una grande intensità_ · di movimento ed obblighi alla posa del doppio binario. Considerazioni cli convenienza mili ~are possono affrettare questo fatto su alcune linee.
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Penclenze. - Come la costruzione, così lo studio ed il tracciamento cli una strada ferrata si fanno in modo al tutto analogo a quello che sì segue per le vie oeclin.i:trie, avendo però speciali avvertenze alle pendenze ed alle curve ·che si adottano . Rispetto alle pendenze, nello Studio I è stato .dimostrato quanto rapidamente diminuisca l'efficacia di trasporto cli una ferrovia col ·crescere dì esse : le spese per il suo esercizio crescono con ugualerapìdità, sopratutLo pel maggior lavoro che esige la trazione .cli ogni unità. di carico totale, aggravata dalla maggior quantità di peso morto che affetta ogni unità di carico utile. - In questa questione però la convenienza di esercizio lotta colla convenienza di costruzione. Quando devono superarsi considerevoli diffic.oltà di terreno, · esse si vincono tanto più facilmente qua::ito maggiore è la libertà. -che si ha nell',1pplicazione delle pendenze, e la lunghezza della strada rìs~lta di tanto mino!'e quanto più è elevato il valore della pendenza media applicata; per le quali ragioni il cos.to della costruzione rimane grandemente alleggorito dall'adozione cli for ti pendenze e, a linea compiuta, si hanno bensì maggiori spese di esercizio, ma si banno minori interessi clel capitale cli costruzione da pagare o cla perdere. · Quando un forte interesse politico o militare è. quello che determina la costruzione di una nuova linea, lo scopo che si deve ragaiuncrere è queHo cli produrre uno strumento che lo soddisfaccia ~eolio eh~ sia possibile: le considerazioni riflettenti l'esercizio devo:o quindi predominare su quelle di spesa di costruzione. - Ma se Ja ferrovia è d'importanza secondaria, si dovranno contemperare equamente le esigenze di esercizio e quelle del risparmio di spesa nella costruzione; dando po i a quest'ultime un predominio deciso, quando si tratta dì una linea il cui movimento è prevedibile non sia ma i considerevole, ed i cui introiti, nonché esser tali da rimune-
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rare i capitali staLi spesi, siano appena bastanti a sopperire alla spesa annua di esercizio. Quest'ultima categoria di ferrovie, dopo che sono compiute quelle che rispondevano ad un vivo bisogno del commercio e gran part~ _di quelle che avevano un grande interesse politico, Le~de ogni g10rno a prevalere nelle nuove costruz ioni;... e questo' ci sptega perchè i limiti di pendenza una volta ritenuti , come insu=. perabili, ora siano varcaLi al punto da aver raddoppiata la pendenza massima di una volta. I progressi nella cosLruzione dei motori a . vapore entrano per un poco in quest'aumento; ma siccome essi non hanno alterato sensibilmente il costo dei. tras}1orti , la sua v~ra !·agio_ne va_ cer_cata_nella_sca~·sità del traffico probabile, la quale giustifica J! desiderio d, non nnp1egare troppo considerevoli so:dune nella costruzione di linee di importanza piccola e quasi esclusivamente locale. Nell'aumentare la pendenza non si deve però dimenticare, che quando si v-arcasse un limite oltre il quale il servizio utile diventasse irrisor_io , la migliore economia sarebbe quella di risparmiare di costnure la strada; poichè il farla in condizioni tali che valo-a ben, ' poco più di una via ordinaria, giusLificherà assai raramen~ una spesa .sempre considerevole. È antica classificazione delle ferrov ie quella che le divi de in linee di pianura o a pendenze leggiere, se la loro massima Rendenza ra<rgiunge appeva il 5 per mi lle; in linee di collina o a pendenze medi: se queste non eccedono· il 11O per mille; e in line~ di montaana O ; p~ndenze fo1:Li, qi~a~do 1~ pendenza può_spingersi fino al per mille. I capi tolat, d onen per la concess10ne a società private delle ferrov ie attualmente esistenti, riserbavano al governo la facoltà di accordare « m casi eccezionali e cli 1·iconosciitta necessità » che venissero adottate pendenze maggiori del 25 per mille, « non,. m.ai al di là del 30 per 1nille ,, . . Per le nuo,,e costruzioni approvate colla leo-o-e 29 lualio ,1879 il !~mite rnassi~o dì pendenza è stato fissato al per m,ille pel pri~o tipo economico e al 50 per 1nille per gli altri due : raccomandando però di non adottare tali pendenze massime, che in via eccezionale.
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3;
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La raccomandazione è opportuna, perchè una ferrov ia con pendenze tali sulle quali in certe giornate la locomotiva potri:t soltantotirare dietro di sè un treno di peso appena eguale al suo, non sembra. meritare che in casi affatto eccezionali di essere costruita appo-· sitamente. - Il limite di pendenza del 50 per mille è forse la; meno giuslificàta.e la meno difendibile di luUe le prescrizioni 'risguardanli la ·via, state stabi lite dalla Commissione dei tipi economici: la Commissione tecnica dell'Unione ferroviaria tedesca non ha osalo spingersi' tanto in là ecl ha limiLato ad 4/25, cioè al 40 p. 00/oo, la pendenza ma~sima che può darsi alle ferrovie econ~miche, anche le meno importanti. I Tedeschi hanno limitata assai più di noi la velociti:t di corsa dei treni, fondando una classe di ferrovie sulla condizione fondamentale di 115 chilom. all'ora cli massima velo-cità ('I), ma pure non hanno ammesso sì forte elevatezza di pendenze. Nello studio di tni'progetto per ferrovia deve evitarsi cli frapporre livellette a pendenza massima od anche semplicemente a penclem:a elevata, acl altre tutte moderate . Così, per esempio, quando la pendenza massima per gran parte di linea fosse stata tenuta continuatamente infei·iore al ,f 2 per mille, l' ingegnere che, per supen{re un ostacolo topografìco con più facilità frapponesse un tratto al 20 o .22 per mille, danneggierebbe tutta la linea, limitan- · clone la potenza cli trasporto a quella corrisponclente alla maggiore pendenza introdotta. od obbligando ad impiegare permanen- · temente una locomotiva come rinforzo ai treni in quel tratto. Anche.a costo di una maggiore spesa di costruzione, qualunque sia l'importanza della linea, non è lecito guastare in tal modo il reg(me deUe pendenze. Si può creare, se conviene, un'intera·sezione · a forti rampe estendendola fra due o più stazioni consecutive; ma . non si devono porre nel mezzo di una sezione a miti p~nclenze dei tratti che li;) tolgano ogni serio valore. Q.uesta limitazione non è pero necessana quando l'altezza da superare è picco la, come potrebbe accadere, p~r esemp io, in alcune· rampe d'accesso. ai ponli; allora la velocità ocquisita dal treno neh (1) H«USING~I\ voN WALD8GG . -
flandb11ch (iir specie lte JJisenbahm-Tech11ilL. -
5° voi. .
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FERROVIARIO - MILITARI
,tratto che precede la salilabasta da sola a superare. tale altezza (4) e tutlo l'inconveniente si riduce acl una piccola diminuzione cli velocità. per breve tratto. Qui, come ovunqUf:, si dovrà però evitare la tmppo grande differenza di pendenza fra due livellette successive, raccordando le pendenze non solo nella posa delle rotaje, come 'Verrà. detto in appresso, ma col frapporre possibilmente alle due westreme una piccola livelletta a pendenza intermedia. Allorquando due forti penclenze in senso contrario si seguono, è prescrizione, per le ferrovie principali, di frapporvi utl tratto ,:orizzontale di 1100 metri almeno, affine di evitare nella trazione dei veicoli le brusche scosse, cagioni di rotture negli attacchi . Per le fenovie secondarie non è stata data relativamente a ciò prescrizione alcuna: è però chiaro che un raccordo nelle pendenze diventa tanto ·nec.essario, quanto più grandi sono queste. Tale raccordo dovrà. farsi parabolico, quando l'interposizione di una livelletta orizzontale riuscisse troppo gravosa. . Per le ferrovie di pianura, come per quafonque tratto di àltra ferrovia, che potesse costituire.da sè 1ma sezione speciale di ca1·ioo a pendenze Jeggiere, è ammesso da lungo tempo il principio -che non convenga fare nella costruzione alcun sacrifìzio per tenere la pendenza inferiol'e al 5 per mille; poichè il lavoro meccanico ne-cessario per la trazione in doppio senso su questa pendenza equi. vale a quello che è necessario in orizzontale. Ciò è in parte vero, ma .si dimentica che la pendenza dei' 5 per mille non consente la stessa grossezza di treni dell'orizzontale, e che pertanto, a. confronto di questa, produce hnconveniente di un maggior peso mo,to che affetta ogni unità di carico utile (2) . L'equi valenza fra le pen- . {I) L'altezza dell'ostacolo da su perare do,-rà ragguagliarsi alla velocità dei treni merci ·-~he è minore di quella degli altri_, e poi quali è minore il margine di rotenza di trazione ·lasciato per eventuali resistenze. Se V'=SO chilometri:a11·ora, ossia v =Sm,33 al I", l'altezza che il t,·eno potrà superare indipendentemente dallo sforzo di trazione della mac.
.
..chiQa sarà h
t>' = -2g = 8,M.
-
.
.
(9,72)1
Se V= 35 ch1lometr1 h == - ~g 9
,
= 4,32.
(2) Ritenendo come medio coefficiente cli resistenza della via al moto dei treni in orizzontale r 5 chilogra mmi per tonne llata di carico, lo sforzo 'di trazione necessario a •·rimorchiare una tonnellata sulla pendenza del 5 per mille, è: alla $alita cllìlogrammi ~ 5 10 / media chilogrammi 5. a.Ila rtisccsa » "- 5 o . La pendenza del 5 per mille esigerebbe ad\mgne in media per unità cli carico lo s!e,;so •,consumo di forza che l'orizzontale. I treni merci però correndo gener11lmente colla velo -
=
+ ==
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denze leggiere e l'orizzontale non è aclunque vera; e potendo si dovrà sempre procurare di tenerle quanto più basse è possibile, anche quando sono comprese nei ristretLi limiti accennali. Un'altra importante avvertenza, che bisogna aver presente nel regolare le p~ndenze di una ferrovia, è quella di assegnare ai tratti" in galleria, od in tri ncea assai profonda ecl umida, una pendenza minore della massima adottata allo scoperto. In tali tratti, essendovi diminuzione di aderenza de.Ile ruote delle locomotive con le rotaie, in causa appunto dell'umidità di queste, la locomotiva non può più fare lo stesso sforzo cli t1:azione che fa allo scoperto; epperciò, affine cli non essere costretti a diminuire il carico dei treni, conviene climi-nuire le resistenze opposte alla trazione abbassando la pendenza. La permanente umidità, che si riscontra in ispecial modo nellegallerie, trae origine sia dalle infillrazioni che, in quantità più o· meno grande, vi sono sempre, sia dal vapore di scappa,nento delle · locomotive che vi transitano; ed influiscono sulla sua intensità la frequenza dei treni, la lunghezza della galleria, la sua sezione, la sua orientazione , la traccia planimetrica, ecc., insomma tutto . ciò che ha influenza sulla ventilazione interna. La polvere di carbone incombusto che sfugge dal camino delle locomotive, mesco-landosi al vapore che va a condensarsi sulle rotaie, aggrava l'in-· conveniente dell'umidità, perché forma in tal modo una poltiglia talmente lubrificante, da rendere spesso insuffici'ente l'azione della sabbia. - L'abbassamento del valore dell'aderenza nelle gallerie pe1: le cause suaccennate non è contestato da alcuno: esso è va-. riabile da un luogo all'altro a seconda delle speciali condizioni. di ventilazione interna, ma è sensibile dovunque. Conseguenza immediata di questo, fatto è la limitazione dello sforzo di trazione· della. locomotiva, il quale sforzo agisce appunto colcìtà di SO ch ilometri all'ora, non incontrano in orizzontale che 110a resistenza di chilo-grammi 4,4 all'incirca; il limite della pendenza equivalente all'orizÌon tale dovrebbe adunque . abbassarsi. · D'altra parte lo sforzo di trazione della loc omotiva, F, mantenendosi costante, il peso· totale del treno sulla salita del 5 per mille (tonnellate F: 10) è metà di quello rimorchiabile in orizzontale (tonnellate F: 5). Questo fatto può essere causa che il rimorchio di un Jato treno esiga due macchine invece di una; in ogni caso il peso morto (locomotiva e tender} che è necessario di trasportare, riferito allo tonnellate di treno util", sul 5 per· mille e prn che doppio che in orizzontale; epperciò i trasporti su questa pendenza costano di più che sull'orizzontale o su un'altra minoro.
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l'intermediario dell'aderenza o pel' questa ragione non può mai su~~rar!a. s_e pertanto · P è il peso aderente delle locomotive ed . f e 11 coefficiente di attrito fra i cerchioni delle ruote e le rotaJ·e 1 · , o .•s:torzo e1·1 t razione F deve s empre soddisfare alla relazione
F~fP e quando , . il valore del coefficiente di atlrito divent'<i f' <f, lo sfìorzo d1. .razione potrà tuU'al più essere f'P<fP
.
. Dove~do adunque aver luogo una d_iminuzione di sforzo di tra· z~one, s1 dovrà diminuire o il carico del treno o la pendenza dcll via; ,e sicc_o~1e la ~i11:1inuzione del carico ridonda in pura perdi~ per I eserc1z10, , · · , all'atto della cos.ruz1one, . . . cosi . s1 dovra .procura"e una d1.mmuz1one di pendenza m tuUi quei tratti nei quali come nell gallerie, deve diminuirsi lo sforzo traente. ' e «
~o~~ peine, .de créer
à l'exploitation de sérieuses difficultés, ou
de n 1,1til1~er qu mcomplétement la puissance cles machines,· dice il C~uche, 11 ne faut pas admettre dans les souterrains d'une certame longueur des rampes ausssi fortes qu'à ciel ouvert ». _ Quest~. norm~ si s~mplic~ è stata però dimenticata anche nella costruzwne di g randi arterie ferroviarie , e l'esen1 p 10 · 1·1 pm ·, . . . . manifesto dt s1m1le trascuranza si ha nella ferrovia della P orretta, sulla · quale la pendenza del 25 per mille é stata indifferenteme t , t t · . . n e es.esa ~n o a1 tratti scoperti, che alle molte e lunghe 0rralJerie eh Il linea presenta. e que a Riconosciuta la necessità di diminuire la pendenza ove l' d d. · · a er enza or, mar1a :'ie_ne ~ mancar~,. riman~ da determinare quale <leve esser e tale d1mmuz1one. TuU11 trattatisti accennano all'abb . assan1epto l 1 valore del coefficiente ·Ce di attrito nei sotterr anei , ma nessuno . . . e1a m proposito r egola alcuna (1), e lo stesso Couche, minuto calcola(JJ Il Goscm.sn nel su~ tra ttato s u• L'ent,-etien et l'exploitat· d . seconda crt izioue, 1871, rimanda od una suo memori• S ' 1,011 • es cllem111s de fer, , .. d · " ur .es c iemins de 'er eonsuI .... n o ques ta s1 trovano le seguenti parole: '' suiss · es. • < li est reconnu auj,,urd'hui que, toutcs choses égales d'ailleurs "VOn t dans los tu nncls humidos une dif!lcult6s de tract1·0 é . I ' 1es maclunes éprou•Ce1les qu ,ellos rencontrent en plein air· aotromeot dit n , qoiva ente . . à 1/4· on sus de tra io de v,ngt voitures en plcin air à' une ,•itesse d , q~ un~ maclu ne remorquant• un . • a I8 mème vitesse, que quioze dans un •souterrain bumidonueo, n cn remorquera . . . p,us, dehors ,. e ayant meme rnclino1son que au
. La spiegazione non è esatta; se la velocità del treno è tale da . . d1 traz1ono assai niinore dello sforzo aderen•ft . . determinai o uno sforzo .., non v1 sarà motivo di d. · · .1 • . m galleria. Questa necessità si impone soltanto ai treni lenti ne . im_inu1re i carico , trazione assai vicino allo sforzo aderente come son o i tr" I , . i cess1ta~t1 ~no ~forzo di n mei O· - A g1ust1/lcaz1one del '
•
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tore in ogni quistione, sorvola affatto su questa, forse reputando facile
;cl ognuno un calcolo esalto in ogni singolo caso. Ma l'esempio degli inesplicabili error i che sono stati commessi nel progetto e nella costruzione della ferrovia do! Gottardo (1), deve togliere a questo proposito ogni illusione; e d'altra par te noi vediamo anche i più elev ati corpi tecnici, come il Consiglio s uperiore dei lavori pubblici, mancare di g uida scientifica in questa quistione e basarsi unicamente su d i una r egola empir·ica e non sempre giustificata, quella di abbassare di un quarto il valore della pendenza massima esteT'na 'per ottenere la pendenza da darsi alle lunghe gallerie. Non è però difficile dedurre con criterio scientifi<:O una regola che presenti tutta quell'esattezza che la pratica anche la più esigente può desiderare. Indichiamo con
~
la pendenza esterna delermi-
minante il carico dei treni (pendenza che non è sempre la massima, a meno che questa non si estenda su assai lunghe livellette), e con
.t
la pendenza massima da ammettersi in galleria, con ,. la resi-
i
'
sl~nza alla trazione riferita al chilogrammo di carico e con Q il peso totale del treno in chilogrammi. Uguagliando lo sforzo di trazione alla resistenza tota.le noi abbiamo, all'esterno: f P= ( .e all'interno:
}+ 1· ) Q •
1 f'P= ( i'+ r ) Q. I valori del peso aderente P e del carico Q sono identici nelle . ,due eguaglianze; eppertanto, dividendole membro a membro, si ricava: ,suo usserto il Goscntsn riporta la seguente nota dell'Ingegnere Ko1.t•a del Cen~ra l Suisse :
, o·uprès les renseignements pris aux chemins de fer piémontais, les difllcultés olTertes
.a la traction pnr un tunn el en rampe, succèdant à une m6me rampo cn plei air, sont augmen tés de 25 ¼ par suite de l'hu midité grasse que produisent les brouillards t>U voi.sioage de la mer (? !l; ainsi une rampe de 35 mm. pout· mètre en pleln air, n'est pas plus difllcile à gra,·ir, qu'un tunnel ayant 27 mm. pour mòtro d'ioclinallon ,._ Questa nota ci rivela la fonte a cui glì ingegneri anche stranicr: hanno atlinto le regola empirica della diminuzione di un quarto; è l'esperienza della trazione sulla rerrovla dei ·Giovi, cioè l'esperienra di un solo caso, posto in circostanze speciali, che è stata .assunta a regola generale. (1) Li ho accennati n,el Glorriale del Genio civile, maggio 1880.
44,8
FBHROV I A l110 MILITMU
ST UDI
1.
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1
ì!=] . ,; -
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(a)
la quale r elazione dimostra che la pendenza irite,·na non é propo,·zionale a quella esterna, nè vi é fra le due una d(ffe1·enza costante. Se con la pendenza si cumulasse una resistenza fl, dovuta alle curve, di questa si può Lener conto fondendola nei valori di
fe
cli ~ ; si cercherà cioè coJla formola ora trovata qual valore df t
(} : p) corrisponde a ( 1+ p) e si avrà in seguito l'espressione ' 1 (1 + p) - p . . della sola pendenza interna facendo i' = ~
Il coefficiente di resistenza r dipende principalmente dalla velocità di corsa. Nelle ferrovie del!' AILa Italia fino allo. velocità di 30. chilometri all'ora si ritiene: r 0,002 -f- 0,00008 V essendo la velocità V espressa in chilometri all'ora. D'altra parte, è un dato della pratica che i treni merci sulle linee a pendenze leggiere hanno una velocità che ben di rado si scosta dai SO chilometri all'ora; la velocità di corsa diminuisce col crescere· deJla pendenza, e sul 25 per mille essa non è più che di 18 a 20 chilometri e discende ancora fino ad essere di circa 15 chilometri sul 30 al 35 per mille. In base a questi dati, che è facile riscontrare coll'orario di servizio alla mano, si può ricavare la seguente r elazione fra la velocità e la pendenza:
=
. V =30-450t t
r
= 0,0044 -
1
0,036 i
e ponendo questo valore nella (a), si ricava : 1 _ fl'.--1 00361- f'J !-0 0044/-.f• (b) ri1 - , 1 i , 1 · Dalla quale espr essione si rileva che il oalore della penden:.a in-· te1·na non dipende dal valore assoluto dei coejftcienti d'attrito, ma: soltanto dal loro rapporto. La conoscenza del r apporto
j
il dete rminarlo però non è senza difficoltu, dovendosi volta per volla prendere in esame i due termini del rapporto stesso e stabilire il loro valore probabile. ll cocfficienLe di nLLf'ito esterno non è costante: anche a condizioni utmosferiche apparentcmenle eguali è dive1·so da luogo a luogo e <lai piano al monte. Cosi ai Giovi esso non supero. or dinariame11Lo 1 : 8, men tre al Brennero e al Scmering è per solito di 1 : 6; in quasi tuLLa l'Italia peninsulare (meno lungo le coste), s i può fare assegnamento sul va lo re di 1 : 6, ma sulle ferrovie del1'Alla Italia, come in tutta la Francia, non s i conta che su 1: 7, e questo valore può ritenersi sia il solo realizzabile sulle linee di m ontagna, quali sono per l'appunto quelle ove occorrono gr andi Lunnels. Al coefficiente d'attl'ito all'esterno s i può o.dunque assegnare il valore pratico cli 'l / 7 nella massima parte dei casi, salvo ad abbassarlo, se circosta nze speciali lo consiglieranno. Il criterio stesso che guida l'i ngegner e nell'apprezzare lo ventilazione dolio galleria, serve in gean parto n determinnre il coefficiente di a ttri to nll'inLe rno: qm1ndo la galleria è a grande sezione, corta, dil'ilta, ecc., si potrà indurne che il coefficiente d'attrito non vi si abbasserà di molto; un andamento tortuoso, la piccola seziono trasve1·snle, gli imbocchi rivolti a ll'azione dolio s tesso vento, la lunp·hezza considerevole, ecc. sono invece con<li7.ioni che devono condrtrre ad opposta conclusione. ~cll'interno della galleria elci Giovi si ha quasi in permanenza e ad onta del gronde impiego di sabbio. d m vi si fa, f' = '.l : '10, nelle go.llerie del Semering e in quella di Hauenslein sulla linea Busilea-Lucerna si .f' :.f è odunquo di~:
epperciò:
è adunque necessaria~ sufficiente-
per istabilire quale abbassamento di pendenza convenga adottare:.:
449
h:/' = !.
Il rapporto
1=0,800 ai Giovi, e di i : i= 0,750, nelle
att/e due localitù: - Sulla linen della Porrc lLo, ad on La de l piccolo movimento che vi si effettua, sembr a che si verifichi assai spesso .f' = I : li; ma te osservazioni non venendo presso di noi r egolarmente r egis trate, non si hanno s urtìcienti clementi per dare un numero preciso. - Il va lor massimo da adottarsi pel coefficiente all"inlerno, appena che la galleria sm·passi in lunghezza il centinaio di metri, sembra poLer essere,/'= l : 7,5, verificandosi tale coefficiente irnchc a ll'esterno appena il tempo sia un poco umido. Il seg uente specchio dà per olcuni valori tlel rapporto dei cocdficienli di attrito, il valore dello pendenza interna delle gallerie in r elazione alla pendenza esterno : ANNO XXVI, VOL.
J\' ,
•
29
450
Pe ndenza intPrna r:orrispo11de11 te ad u11a pende11za esterna di
-
f'
n apporto .-(
I
I
I
0,005 o,o I o [ o,o 15 J 0,020 0,025 0,030 \ 0,035 \ o,o4o [ o,o5o_ I
7:7,50 = 0,933 0,004-4 0.009'1 o,orn O,Ot8'i· 0,0231 0.0278 (),032'• 0,037'1 0,046 5 =0.875 OO(W~ O0082 0,0126 O0170 0,02·14 0.0258 0,0302 0,034-6 0.043 4 7:8,5 = 0,823,0,003:J O0075 OOl'lfi 00158 0.0'199 0,024·1 0.0282 0,0324 OOH)G
7:8
7:9
=0,778 0.0029 O0069 0,0 108 0,014-8 0.0186 0,0226 0,0265 0,0304- 0,038·2
7:9 5 = 0,7:37 0,002') 0,006:l O,ùiOO O,O·i38 0.0175 0.0213 0,0250 0,0287 0,0361 7:10 .= O700 0,0022 0.0058 0,00931°,0129 O,OI64 0.0200 0,0236 0,027'1 0,03ti'2 I
Dall'es8me di questa tabella si scorge come per uno stesso rapporto dei coefficienti cli attrito, ossia per uno ste9so abbassamento nel valore clell' atlerenza , la diminuzione· assoluta di pc:1clcnza , -~ i
t, l'
451 .-,,.iene sulle linee di montagna. - D'altra parte le ristrette curve .sulle linee a for.ti pendenze presentanò minori inconvenienti che sulle miti pendenze, tanto dal lato della sicurezza, che da quello ,della resistenza alla trazione . Per la sicurezza, perchè su tal i linee la velocità dei tren i è piccola, epperciò è poco l'impeto che può ,assecondare la tendenza delle- ruote a scavalcare le rotaie; per la re,-istenta, perchè sull e linee ove grande è quella creata dalla pendenza, si può introdurre anche una considerevole resistenza di ,curve senz,i aggravio delle c;ondizioni cli trazione, piw di ,cwnnlare sullo stesso trntto la resistenza delle cw1·ve di piccolo ragg·io con quella delle più forti pendenze. La resistenza creata dalle curve equivale infatti ad un aggravio di pendenza, che altererebbe le condizioni della linea se venisse posto ove quella è già presso al suo massimo valore. La valutazione ,della resistenza delle curve, per l'ordinario materiale in uso sulle .nostre ferrovie, può farsi con suffi()iente approssimazione mediante la formo la seguente dedotta da. recenti esperienze del Bodeker:: FERROVIAR!O-MILITARl
STUDI
sia tai'ito più grande quanto maggiore è la p en.
<lenza esterna: così, supponendo all'interno l'aderenza di 'l/9,5, tole. diminuzione non è che del 2.5 per mille, se all'esterno vi è i)_ 5; ed invece r:aggiunge il 14 ·%. se all'esterno vi è il 50. La. diminuzione relativa invece segue il carmnino inverso; infatti, nell'~!Limo -caso sarebbe op pena 1/4; mentre nel primo, col 5 per mille all'esterno, sarebbe di 1/ 2, Dalla tabella si pu6 pure rilevare l'incostanza della regoia rn7 pirica del Corisiglio superiore rlei làvori pubblici, poiché, considerando le pendenze esterne fino al 25 per mille, che costituisce il lim·ite cui finora tale regola potè essere applicata, sì ha che l'abbassamento di 'l;t~ nel valore della pendenza corrisponde ad ammettere all'interno l'aderenza di 1/8, se all'esterno si ha il 5 per mille, <l i. '1/8,5 se si ha il ·JO, cli ·1/9 se sì ha il 25; il che è eviclentèmente poco razionale, poichè l'aderenza all'interno dipende da ben altre circostanze che dalla pendenza della via.
Cwrve. - I raggi delle curve che si ammellono sulle ferrovie sono tanto più piccoli quanto più forti sono le pendenze; e la ragione di ciò si comprende faci lmente. Sarebbe infatti desiderabile 1i poter sempre adottare grandi raggi , ma in pratica conviene rinunciarvi là dove e$SÌ esigerebbero troppo grandi lavori, come appunto av-
non
P
= 0,92 - o ooov R . ' o
·nella qua.le R. è il raggio della curva espressa in metri. Si rileva da. -essa che la curva _di 11000 metri cli raggio equivale acl una pendenza poco minore al 0,5 per mille, quella di 600 metri equivale all' 1I per mille, e più par ticolarmente si hanno poi le equivalenze ,seguenti: 1100 raggio di metri if 50 200 250 300 .WO 500 pendenza per mille 8,7 5,6 4, 1 3, 2 2,6 1,8 11,3 A questi val ori devesi por mente nelle assegnazioni delle pen0denze ai tratti in curva: essi sono dedotti da esperienze fino al ,raggio di 300 metri, al disotto sono puramente induttivi e assai _probabilmente troppo picco li (11). 1
1
(!) Durante la costruzione della ferrovia da Richmond all'O hìo , ru costru tta pel pas,s aggio delle Montagne Dleues una ferrovia provvisoria a curve con raggi di 91 m,50, dando .ai tratti in cun•a una diminuzione di pendenia de Jr Il per mille. Ad o nta della speciali tà del materiale americano, cbo circoia assai meglio del nostro ' , nelle curve, si riconobbe che tale diminuzione cli pendenza non e ra s u(flciente per co.mpensare la loro resistenza o la velocità del treno diminu iva rapidamen te durante il passaggio in curva (V. Coucse, Voie et matériel routant, Il, pag. 691).. Tale dimin uzione · --era ciò Òon pertanto superiore a quella c he la rormola s1J csposta co nsiglierebbe; si può · ..quindi concludere c he i suoi risultati pei valori del raggio . inforiori a i 300 metri sono troppo tenui, e assai probabilmente dorrebbero rispettivamente sostituir~i con ù; 7,5; · ..s; 3,5; 2,6, ecc. •
PP.RROVIARIO· Mll ,ITARI
STUDI
Il limi Le minimo dei raggi delle curve fu tenuto nelle antiche fer-
rovie assai alto: nella prima da Liverpool a Manchester il minimo, rn ggio era di '1000 metri, e in quella da Londra n, Bristol di 6500; nelle ferrovie da Parigi ad A1tteuil e da Parigi a Saint-Germain fu imposto come minimo raggio 2000 metri, e nell o ferrov ie di primiuia importanza non si discese per molto tempo al disotto· dei 1500 metri. L'America però diede sub ito l'esempio di rnggi assai piccoli , e sono sopratutlo dovuti al rifl esso dell 'iniziati va americana lo ascendere continuo nella scala delle pendenze e la continua diminuzione dei raggi delle curve, che si sono verilìcati in Europa da quarant'anni in qua. Numerose ferrovie si costruirono all'estero con raggi di 800 metri, eppo i di 500. La ferrovia del Somering fo costrulla nel ·185 1 con molte curve di t19Q metri di raggio ('100 kl:tfter) ecl anche la: recente importantissima feri·ov ia del Brennero è stata coslrulLa con curve cli 285 metri ( 150 Klafter) di raggio . Da noi i capitolati governativi imponevano fino a questi ultimi anni di non scendere al di sotto di 4o0 metri; però tolleravano ({ curve sino ad un raggio minimo cli 300 metri, ovunque lroppo gr;i,vi difficoltà si opponessero a s•ffpassare questo lim ite ». Anzi « ove ·in qiialche caso eccezionale ne fosse dirnostmta l'assol'lita: 1iecessità », il Governo si riserbava di permettere che il raggio della / curva fossa ridoLLo n 250 metri . Per le nuove cosll'Uzion i delle ferrovie secondarie il limi Le minimo, dei raggi delle curve è stato abbassalo a metri 200 per il primo tipo economico metri ,it;o per il secondo » metri I00 per iI Lerzo . » 1
Il mov imento dei treni ferroviar i nell e curve avviene in condi-· zioni speciali non tutte faci lmente apprezzabili e diverse dalla salita alla discesa , ed a seconda della Yelocità cli corsa, della categoria dei veicoli, ed anche della qualilit dei treni (se viaggiatori o merci) in causa della differente inte11sitit di unione delle parti . La fig. 3" mostra la disposizione che ordinariamente prendono i veicoli nelle curve: per apprez7.are la difficoltit di movimento che essi incontrnno-
453
bisogna por mente a due circostanze a/Tallo speciali ad essi, vale a dire la solidarietà delle ruote di uno stesso asse ed il forzalo paralleli smo degli assi (sale) di uno stesso veicolo . La prima è causa di considerevole resistenza, perch ò una delle ruote è cos tretta a. strisciare di tanto quanto è la ditTerenza di sviluppo fra la rotaia interna e .l'esterna: la seconda obl;>liga le ruote a disporsi obbliquamente alle
.:r Fig,
aa..
rotaje cagiona.udo così una tendenza a scavalcnrle ed una considerevole resistenza per lo sfregamen lo della ruola anteriore esterna contro il fianco della rotaja, e per qu ell o che avvi ene ad ogni istante nei punti d'appoggio delle ruote in causa del rigido girnmento del veicolo allorno al suo asse verticale . Lo strisciamento laternle della ruota anteriore esterna e la tendenza di questa a scavalcare la rolaja sono aumen tale dalla posizione che nella corsa prendono i veicoli, accostandosi sn l davanti più alla rotaja esterna e di dietro più all'interna, e ciò tanto più quanto maggiore è quella parte della differe nza fra la larghezza del binario la carreggiata dei veicoli (differenza che prende il nome di gi1-wco della via) che rimane ancor Jiùera do po l' inserzione degli orli dei cerchioni fra le rotaie.
e
L'angolo 9 (fig. 4') che segna l'obliquità del piano delle ruote colla rotaia viene ad osse1·e la somma dell'angolo a che la corda, lunga <ruanlo lo scartamento d'assi dei veicoli aum.entato come sara detto più sotto, fa colla I.ungente nel punto cl i contatto della ruota anteriore, e dell'angolo~ che il giuoco della via, che indicherò con ò, può permettere.
454
STUDI
Il punlo di contatto dell'orlo delle ruote colle r otaie in causa dell'obbliquità rispettiva viene a trovarsi distante dal!~ verticale che passa pel centro della ruoLa cli una quanlito. che é funzione del raggio cli questa e dell'altezza dell'orlo, e che' precisamente è la semicorcla della ruota determinante una saella alt.a quan Lo l'orlo. Pertan to se r é il raggio della ruota, ed m l'altezza dell'orlo, il punlo, cli contatto sarù ad una distanza pari a V (2 r - m ) m, ossia con g rande approssimazione pari a V 2 r ,n, e la corda che il contati.o· delle ruote del veicolo determina sull"a curva della via viene p er ciò ad essere lunga
d
+ 2 V2 r m,
ove cl é lo scartamento cl'assi dei veicoli. Dicendo R il raggio della curva é facile veder e (flg. 4) che s i hanno· le relazioni seguenti:
ct+ 2V21·m .
Lonn· - -=-==--- 0 a= -
tana·~ =
~
0
d-j-2 V 2 ,. m ed in causa della piccolezza di questi valori si ha: 2R
lang q,
-
m = tang (a+ ~) = d-j- 22V'>r ~ ,_- -.-ò -=R ' d -i-2 V 2rm,>
la quale esprime il valore massimo dell'angolo di incidenza delle . ruote colle rotaie. - Il valore cli ò, secondo le decisioni delJa, Commissione del 1871 per il servizio cumulativo, é negli allineamenti metri '1,441: - '.L.422 0,02J, ed in curva viene, come ve-. dem~o, aum~nlalo tanLo più quanlo piu piccolo è il raggio, fino a raggrnngere 11 valore massimo di 0°',043, o ciò por ageyolare il movimento dei veicoli che è ta nto piu rigido e clif'flcile quanto minore è la libertà di sposlamonLo laterale che essi hanno. È facil e comprendere che se il valore del giuqco s fosse nullo, l'inser zione dell e ruote fra le r otaie non sarebbe possibile che in linea rotta; in curva essa diventa impossibile quando il ra,rnio 00 R scende al disollo del valore limite
=
- ), R= tà(:fr m-j-dV2- r m
F Efl l'lOV IARIO-M I L rf'A BI
Le diverse cause di resi;;tenza al movimento nei Lratli in curva e le modiri i.:a,. ioni da arrecarsi alla via sono Lnt.Le proporzionali alla larghezza del binario; risulln da ciò che nello slab ili re il limite minimo di lunghezza dei raggi si può scendere Lanto più in basso , quanto min ore è tale largher.za, aneli e mantenendo costante lo scarta men Lo fra gli assi dei veicoli . Che se poi anche questo scartamento, oss ia la base ri gida dei veicoli, viene accorciato, in proporziono uguale po trà. ulteriormente ridursi il ragg io del le curve, senza · allerare le condizioni di sicurezza e di resistenza che si hanno con ragg i più grandi, ma con binario più largo e con maggior scartamento cl'assi. Sono queste le ragioni principali per le quali le ferrorie a binario ridotto riescono vantaggiose: esse possono tanto più adattarsi alla forma del Lerreno e conLornarne flessuosamenLc la supero cie, quan Lo più sono piccole la larghezza clel binario adollato e lo scartamento d'assi dei veicoli usali: 'dal che consegue un grandissimo risparmio nella spesa per movimenti di Lerra ed opere d'arte. Col binario nornmle però fo rti riduzion i nell a grandezza dei raggi non possono !'arsi che a patto cli ridurre di mo lto il solo elemento modificabile, lo scartamento degli assi ( I) : ma se sulla nuova ferrovia deve pure circolare iI maLerittle della rete prinei pale, cioè se le condizioni della linea devono ra gguagl iarsi ad un tipo di materiale già slab ili t.o, bisogneril arrestare ogni riduzione a l punto in cu i la sicurezza cli co rsa dei treni poLrebbe essere compromessa. Nell'occasione clell'insLalla111 onlo del sistema Fell sul )Ioncinisio fu studiato e determinalo sperimentalmente il raggio li rn ile di currntura al di sotto del quale la i·uota Lende a scltva.l care la rotaia. Queste esperienze furono eseguite clall'ingognerc R.uva: il loro risultato è questo : (Il niguardo a questo scn r tament o è notevole In ch'costnnza che 11 011 è ri ducendone indefinitamente Il ,·alore cho si garan tisce meglio la s icurezza di mi,rcio e ~i ri,luce la resistonia dovuta allo srrega mcnto laterale: queste dipendono infatti dollag rande1.ia dell'angolo di incide nza q,, e l'espressione ùi tong ,p . uilferenziarn l'isre uo n ti, da un valore ,ninimo pc,· à
o ciò . ~er gl_i ordinari ~alori cli ~. dr r [Qi•,50 per i vagoni), di: m (0'",03) e d1 d (da 2"',2<> a o") é ben lungi dal potersi mai veri-
ficare in pratica.
455
+ 2
V;;,:-;ji = V 2 ò 11 .
Ogni va lor " di d inferio,·e n quello che si deduce un q ucst'espressisi,rno ,1umenta l' angolo <p, epp,•rciò in dn te conrlizio,i i 1111che le ,·csine nzo: Il che ~piega il fa tto stai.o osservoto s ulla ferrOl'ia ria Colonia a SteiPr<lorr, o,·e '" resis· rn,n prou otta attrarerso c n,·re cli l l,tm di raggio ,la ,·cicoh con scartamenti ,h 2"' ,53era minoro di quella che cagionava no i ,·eicoli co11 scuname n1.o di soli 2m ,05.
456
457
$TUO I
F E RRO\Tl'A ruO-M LLlTAR I
« La sicurezza del veico lo sul bin/\ri~ dipende dall'angolo che il piano della mota fa con la. tangente dell,L curva; -cioè dal rappo rto dello scartamento degli assi estremi o della lunghezza della base rigida del veicolo, al raggio della curva. 1l ti1nUe pratico di siw1·ezza cor1·isponde a ci1·ca 2 centimet1·-ì di scartamento pe1' ogni 1netro di raggio (il ) ». I carri merci ordinari, che devono poter circolare sulle linee costrulLe secondo tuui e Lre i tipi economici, hanno ordinariamente uno scartamento di assi di metri 3: il .raggi•> min imo delle curve
Allorquando due curve di senso contrario si seguono bisogna frapporre ad esse un tratto in rettifilo, per e\'itare il brusco cam- . biamentodi senso nel la forza cenLril'ùga dacui è solleci talo il treno . La lunghezza. del trnlto rettili neo deve èssere tale da poter con Le11ere i raccorda.menti necessar i fra le disposjzioni normali della via ·e quelle che' si adottano nei I.ratti in curva . Per le ferrovie della rete principale era. prescrizione che « doye di 11000 metri S·i succeclonò . due O Più ctirve di ra11<rio vn non macr,riore no · J'1urn all'n.ltrn, osse non poLr,urno congiungersi immedi;1 tamenLe, ma <lovranno e~sere separate da un LntUo rettilineo che non :i.bbi,L mi11ore lungl1ezz,i ,di metri 60 » . La Commissione del ,1877 per l'uniformi fa della soprast.rutLura. ecc ., « ·considerando la necessità di ammorzare la sopraelazione del!a rotaia esterna delle due curve adiacenti e di lasciare anche un piccolo tratLp fra i due raccorda.menti in senso .contrario, conchiuse che il rettifilo fra. le due curve di flesso contrario non debba rnai essere minore di metri 60 sulle linee cli.~ontagna; e che .anzi esso debba estendersi a metri 1100 nelle linee di pianura eser·Cite con q1rnlche velocità, onde -almeno il tn,no viaggiatori non abbia a Lrovarsi per una parte considerevole contemporanea.mente ,sulle due curve >>. Questa prescrizione sarebbe soverchianiente onerosa per ferrovie secondarie e dalla·commi~sione del 11879 per lo studio dei tipi economici, la lunghezza mini ma del tratto .reLLilineo da interporsi fra curve cli flesso contrario è stata ridotta p~r le nuove costruzioni a metri 30 per il ;J O ti po economico metri 25 per il 2° >} · ,, metri 20 per il 3° }, » . La riduzione della · velocità di piena corsa diminuisce gi·andemente la sopraelevazione di darsi alla rotaia esterna nelle curve, -epperciò la ~·arnpa. di raccordamenLo cli · tale sopraelevazione può estendersi sopra un tratt.o assai piccolo·. Questa considerazione giu:stifìca pienamente la· poca lunghemiclei tratti retti linei da interporsi .a curv~ di flesso contrario sulle ferrovie secondarie e i limiti prescritti sembrano assai ragionevoli. (Se,guita). lng . L. CoNrr-VEccm.
ammiss ibil i sarebbe pertanto R = /;~
=
'150 metri.
. I;: questo anche il limite minimo che ha prescriLLo per le ferT~vie secondarie con 'IJelocità massima cli corsa cli km. 15 all'ora, la Commissione tecnica dell'Unione ferroviaria tedesca. Ritenuta la nonna pratica stabilita dall'ingegnere Ruva, il limite stato· ammesso pel 3° Lipo econom ico sarebl?e adunque troppo basso; e basso pure ;;~rebbe quello anune$SO pel 2° tipo, se si considera che sulle linee . costrutte secondo il medesimo devono circolctre le vetture viaggiatori, il m i scarlarnE:nto supera sempre i 3 mell'i e raggiunge spesso (anche quando hanno due soli assi) la lunghezza di metri 3,80. 1t vero che nelle cul've di 1100 metr.i di raggio è stata prescritta la posa di controrotaje: ma quest'espediente se gioverà ~dia sicurezza, aumenterà grandemente la. resistenza, la quale per lo sfregamento delle mote contro la doppia rotaia, entro cui sono forzatamente ed obbliqu.amenLe incastrate, sarà. portata ad un o11rmHlissimo valore. · In pratica vi sono esempi di raggi ancor più piccoli coll'ordinaria larghezza di binario: le ferrovie del 'Palatinato bav<J,rese hanno raggi di i[ oom e alcuni raccordamenti colle linee della- Siidbahn austriaca banno raggi di 85m (2) e su entrambi passano i carri merci delle linee principali . Non si potrebbe pertanto dubitare della possibilità di rircolazione sulle linee del 3° tipo economico ; ma con 20 km. di veloci Là esse non possono forse dirsi sic.ure, e colla controrotaja il passaggio ne sarà difficilissimo . {IJ Commissione pe r lo studio o l',ippl ir.azione dei sistemi economici a llé nuo,•c rerrovie, reh,ione del co mm. G. Lanin o intorno alle ques t ioni genera li di' esercizio. (2) V. WAJ,OKGG. - fla.rul/;11,ch,, ecc., I, pag. 55. ·
OEOUZlO:sll STORICO -TA TT ICHE
DEDUZ10N1 STORICO-TATTICHf~ -"'('~ -. .... .
La tattica, ch i disamini profondamente la storia militare, come tuLt~ le a!L'.'C estrinsecazioni umane, va anch'essa soggelta alle fatal i leggi del ricorso; e noi vedremo, nelle lunghe ere trascorse1 anicendarsi dt'.e. grandi mezzi di villoria, la difesa e l'offesa, qnella avvalendosi della massa di armi o di fuoco, questa della mobilità e dell'urto, e. riuscirne vincitrice alla porfine l'oITesa. 'Ecrli . . " non è mest1er1 aggiungere che i fatti si ripresentano d'assai modificati pe1·~hè, a volw. a vo lta, cambiano fattori importantissimi, quali armi adoperate, gli eserciti contrapposti, e le altre condizion i relative alla varia civillà delle epoche dì,erse.
I;
·I O Periodo.
Come prima i popoli, a scopo d'invasione o di difesa, s'azzuffarono, mossero senza ordini, a frolla; onde la lotla, risolvendosi in tanti duelli. parziaìi, Olleneva In vittoria quello che numerava più combattenti: Dovette essere uno dei primi modi tatlici Ja massa, che consentn•a, a chi l'adoperava, limitare i duelli al perimetro, e clan faco ltà di raggiungere, più o meno prestam ente, il sito designato; e tale massa doveLle crescere di mole man mano che, a sfondarla, s'impiegarono o masse di fanti, o pugni o masse di cavalieri o impeto di carri falcati o di elefanti: Egli è certo, e Senofonte iÌ
459 ·
racconta nell.tsua Cìropedia, che alla batLaglia di Timbrea, vjnta. da Ci ro il Vecch_io re di Persia contro Creso re di Lidia, l'anno i.>4 1 innanzi l'era volgare, nel!' eserci I.o cli Creso , forte di 60 ,000 ca valli, di 360,000 fanti e di 300 carri da guel'ra, e composto di Lidi, di Babilonesi, dì Egizi, di Arabi e di altri popoli, la fanteria e la cavalleria erano schierate sn 30 uomini di profondit~t, meno gli Egizi, ordina.ti a qmtdrati di cento uomini cli lato. Ed alla batta.glia d'Arbela~ vinta da Alessandro il Macedone contro Dario re di Persia, che aYeva. , in armi circa un milione di gente, tanto la cavalleria che la fanteria. di costui, era.no for·mntc in c1uaclrali di enormi dimensioni. A pello dì tali mMse, la falange macedone appare leggieru, coi · suoi 16 uomini di fondo; eppure "inse, e Yinse per virtù d'animi, pel' bonlà di armi, pel' abilità dei duci, e per la stessa sua forma lati ica, che, più spigliata, più offensiva, rispondeva meglio opportuna alla necessità del manovrare e dell'avanzare. ,)la essa stessa era troppo rigida quella lunga linea di 2i16 uomi ni di fronte. Du- ranle la ritirala dei diecimila, nella Colchide, Senofonte al.laccò il nemico, postalo in sito poco accessibile, con ottanta colonne di cento uomini l'una, coperte :mi fianchi e sulla testa da t1:e corpi cli 600 fanti lcggel'i . Ad Isso, le falangi del centro d'Alessandro, nel pas:;are il fiume Pinaro, si sconnellcrono; e la ritloria pe'Macedoni la sì dovcue all'irrompere vcnl.uro,;o delle ali, formata l'una di fanti leggeri e l'allra di cavalleria. All a terza hallaglia di Mantinea, Filope- · mene, re di :\Iacedonia e capo della lega ache.a, sì pose in bauaglia di etro un burrone, eò. attese che le falangi spartane di )facanicla s·i scompigliassero, per auaccal'le e porle in isbaraglio. Onde Filipomene appunto, l'ultimo Greco, a rendel'e più elastico l'ordine fnlangita , in qu ella bauaglia sì presentò con le falangi degli Opl iti rotte in sezioni di •I 6 uomini di profondi Lit, con interrnllo fra l'una e l'a.llra,.. in due lince, e con le sezioni di rnconda linea in corrispondenza a gl'intervalli della prima . Egli aveva divinalo, troppo lardi per la Grecia , qi1ell'ordinc giusto di compattezza e di mob.ililà. Tuttochè i Greci, in cohl'ronto degli Orientali, adducessero poca cavalleria, pure Ale:;sandro il Granite ne usò fino acl un scslo della forza totale e foce buona. prOY[t. L'unitit lallirn l'ila; e l'ila macedone . era un lJLUtdralo di ·16 uomini di fronte, su quauro righe. L' ordine di ballaglia rnlern le ile una accanto all'altra, con interralli noie-·
vi
460
nr::001.10N1
voli; forma e ordine che, in quello che davano facollà di accerchiare i grossi mucchi di cavalleria nemica permettevano, con la loro forza
viva, di sfondare masse di fanteria e di cavalleria. ])oi vennero i Romani con le loro legioni. La pri ma usata da loro, quella di manipoli, t~on le tre linee ·di astati, di principi e di triarì; con intervallo di manipolo fra i manipoli di 'prima e di seconda linea; · con fronte di dodici uomini negli asi.ali e nei principi, di sei nei · Lriàri; e con profondità di dieci uornin i per tutti i manipoli, si mostrò troppo debole alla prova, quando ebbe a front~ gente di core, ordini densi, o p1:evalenza di cavalleria. Alla bauagiia di Eraclea, i Romani contro le falangi di Pirro, pare fossero in una line:t sola, con . grande profondi tà; onde gli elefanti dei Greco, non trovando adito · alla loro corsa, ne fecero macello. A Canne, Varrone, contro Anni-. bale, restrinse i,nterrnlli e distanze; però questo fatto può accagionarsi alla soverchiante cavaUei-ia. cartaginese: ma non certo quest'itltro della battaglia di Zama., dove Scipione, dopo aver distrutta la cavalleria nemica. e le falangi di prjma e di seconda. linea ca.rta.. ginesi, se pur volle venire a ca.po della resistenza opposta. dalle ~ecchie {alangi cl' Annibale, dovei.le, a sua volta, formare una falai1ge, rest.ringendo i manipoli degli astali, e pol).bnclo negli intervalli dei manipoli di prima linea, i manipùli ristrel:li dei principi e dei triari. E la linea piena. dovettero pure usa.ria i consoli contro i Galli Cisalpi ni, che assalivano in massa furiosamente; a. rendere vano qt~el pri1:no impeto loro, essi incastni.v:tno la linea degli astati in quella de'. principi, e distribuì va.no le picche dei triarì lungo il fronte . · Si legge nella: Bibliothèqiie histol'ìqne et inilitaire, pubblicata da.i signori Liskenne e Sauvan. << Finchè i Romani ebbero da combattere i Cartaginesi, i Gr eci, gli « Asiatici, non si curavano di cambiare la loro I.attica.; mal' impe. « tuosità dei Galli, la. numerosa ca,,a.lleria dei Numidi, il foro re dei « Cimbriedei Tetttoni, barbari che si battevano c0Ypoacorpoco11la << sciabola. e con I' accett,1., dovettero consigliarli a stringere qnella « sparsa truppa di manipoli, a. fin di presentare fronte più compatto. « Ab biamo detto che, in diversi a.ffrontamenti, erano già stati ohbli« gati di fo rma.re linea piena.· Sovente si riuniva un manipolo delle « tre maniere di soldati armati pesantemente e se ne formava un ··« corpo chi!unato coorte. Quello che non era che accidentate; pµre
STOR \CO T A TT!Cll E
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(( quando il duce lo giL1dica.n1. .oppot'Luno, divenne regola. fissa)) , Mario adoperò primo la legionè di coorti . La coorte era mm m~ss~ di trenta uomini di fronte, per dieci di profondila; · e, nell e d1ec1 righe; le prime quat.Lro erano d'aslaLi, altre quattro ~i 1~rinci~i, le ultime due di tra.rì. Le coorti d'una legione furono d1e!;1; ordinate in '.due o tre linee, a scacchiera. E la legione di coorte, finchè durò· la virt1~ d'animo nel petto dei legionarii, signoreggiò il mondo . conosciuto . Già Antonio, cont.ro i Parti, numerosissimi cavalieri, formò le Jeaioni in cruadra!i; in peocesso di tempo l' imperatore Alessandro s :vero, ·anche contro i barbari dell'Asia, formò la legione-falange , eh· era un enorme retLa.ngolo pieno formato cla. sei legioni . Ma i Romani non era.no più quelli d'un giorno, e s'affidavano a~ : sussidio delle macchine da gitto. Nel basso impero, gli eserciti d1 Belisa1'.io e di Narsete usa.vano coorti con 1100 nomini di fronte, su quattro righe, nella prima. riga. mettendo i rin~i?i, ,nella se_conda . arceri cora.zzati, nella terza e nella quarta, veliti : v era u~ riserbo d'una linea di ,100 triari. Sessanta macchine per legione. Fu l'ul- · timo lampo dell:t virtù greco-Ialina,. Neppure i Romani forono molto ricch i di cavalleria; n'ebbero ~er~ · di buona daj popol i conquistati . Ad ogn i legione erano addette .d,ec 1 torme; e la torma era una massa di 8 di fronte, su _quattro nghe: · ln batta.glia., le torme s'ordirnmi.no in una, o due hn~e, sulle a.h della leaione, o dietro i trari, o l'ultima linea di coorti; e tale ord1- · narnent~, preso dai Greci, aveva sull'ordine della falange il van- · taggio che, se poste dietro, era d,Lto all~ torme sbocca~·e .~ul fl~ont~ · e caricare di galoppo, e col centro avanti, passando per gl mter valli dei manipoli, o delle coorti. . . . ._ . È sin"~Jare riscontro questo che, mentre gli Ori!3ntali dagli ord1~1 profondi s'assottigliarono, i Romani, da.i sott.i~i di l~gione cl'. rnam- · poli, passarono alla. legione di coorte, Rlla legione ~a.tange ~1 Alessandro Severo, e quella segnò l'ora della loro agorna; fecero un ul- timo sforzo, a Bisrmzio, fitlenti nella macchina, e fi'.1irono . , . Il duello fra. la falange e la le~ione ftl quello della dife:;a contro l ot- · fesa., deHa linea di battaglia contro le linea di colonna, dello st.ar fermo contro il correre; e vinsero i Romani. La fa.langa, con ]e sue li nee rette,sorridev,t all'animo estetico de- -
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.gli Elleni, la, legione rispondeva al bisogno indomabile di menar le mani dei Romani: fu contesa fra l' immaginazione e l' intell eLto e Tintelletto vinse. Ed i Romani fLlrOno vinti, a volt.a, loro, quand~ il loro positinismo sodisfatto, degradato, li avvi lì di core e di corpo, e però non ressero al!' urto di gen te uscita vigorosa dalle sue fore;te, e che un istinto prepotente menava per le prescritte vie della .·migrazione.
1° Ricorso tattico. Alla notte nei tempi preistorici successe la noLLe del medio evo , dolorosa geslazione dei tempi moderni. I popoli '.scomparvero soli.~ l'oppressi~ne di poch i vincitori, chesi divisero le spoglie e s'aizulfa~-rono fra cl, loro. Necess ità di guadagnare, o di conservare, ordinò ·in minutiss imi organismi questo sfacelo di tutta grande costitu7,ione· e ne addivenne una società fittizia, nella qua.le i capi, montati ~ ,,cavallo, ripeterono. la storia del mondo. Ad Ercole tenne d'ietro Orlando, alla lotta dei primi popoli le battaglie dei cavai.ieri, che al pari di quella, si soLvevano in duelli singolari. A dare un'idea d~lle batLa?lie di _quei tem~(, narriamo i seguenti episodì di quella di · ~ou~1~1e~·-, :mta d_a Filippo Augusto re di Francia sopra gli eserciti r1_un1t1d1 G1oyanrn re d'Inghilterra, dell'imperator'*Ottone, del conte .-di Bonlogne, del conte di Fi~indra, del conte di Olanda, del duca di Lo:ena e di Limbourg, come che in quella pugna s'adoperasse fanteria dalle due bande. All'ala destra francese il èavaliere Guérin ' fece ,caricar_e un:i schi~radi cavalleria fiamm inga da centocinquanta -,ca~alleggen, sostenuti dalle genti d'armi del conte di Saint-Poi messi a riserbo. I Fiamminghi, offesi di non essere assaliti dalle , genli ~·armi, ch'erano nobili,non mossero d'u~ passo contro la ca-::. vallena leggera; e furono disfatti e dalla cavalleria le()'O'ern e dalle genti. d' arm,. . .AI centro, la pessim:i fanteria franceseo1':>cedette ·$otto , l'urto della mediocre tedesca, e re Filippo, alla tesla delle sueaenti d'armi, si trovò di botto attorniato dai nemici. Un fante tedesio lo aggrappò, con un giovellol:to munito di uncini, fra la corazza e la ;b~~·bozz.a dell'elmo, on~e fu ~ittato da cavallo e trascinato per terra . . L imperatore Ottone s1 slanciò, per prenderlo o per finirlo, i suoi,
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per salvarlo. S'ammazzò il fante, si sovvenne il re, gli s1 died~ un cavallo. ln quello stante; altri affrontarono l'imperatore, e gli ~ ,presero la briglia del cavallo, gli detlero d'un colpo di ,spada ~ortunalamente sull'usbergo. L'imperatore volse le terga; il cavali ere Des Barras gli si mise d'ietro e l'avvinghiò nelle braccia, e fu più volte ad un pelo . a menarlo v.ia, sei Tedeschi non vi si fossero opposti. Le genti d'arme si schieravano generalmente in umi linea ·sola, rade fia!e.vi fu riserbo, come opportuno re Carlo d'Angiò usò • ,.a Taglia.cozzo. M~ il popolo vero era stanco del soperchio della prepotenza dei .:pochi; le GiUà s'intesero, ed i cittadini, fanti pieni_ c~i cuore, fron4eggiarono i signori , e, a volta, come a Legnano, h.vmsero. ~vendo da provvedere contto cavalleria, i fanti si disposero in grossi batla.gliorii, e con tali ordini gli Svizzeri riportarono l'indipendenza del loro paese: e così vien fatto vedere ripetuti i grossi quadrati e le · grandi masse degli éllltichi popoli orientali. Dapprima gli Svizzeri usa,rono picche sul contorno, alabarde e spadoni nel mezzo, e. ha·lestrieri fuori a difesa clei lìanchi; ma, in processo di tempo, ai ba- . lestrieri vennero sostituendo gli archibugieri ed i colubrinieri. Venuti in fama per lé loro vittorie, gli Svizzeri furono assoldati dai potenti Stati ~icini che andavansi costituendo: quelli scesi in Italia ·sullo scorcio del secolo XV erano 5/~ picche ed i alabarde. Per ogni · '1000 picchieri ed alabardieri v'erano cen:o. archibugier_i. Si ordinarono in battaglioni cli 6 ad 8000 uomm1, , colle armi corte nel mezzo e gli archibugi nella fronte o sui fi~nc~i. Generalmente , m: ,corpo él'esercito era formato di tre battaghorn. Na,t~ral_ment~ tutti a)i Stati e slaterelli vollero, a volta loro, avere meglio fautena, che ~on fosse stata quella dei tempi feudali, e chi ne ordinò di paesana, .come gli Svizr,eri, gli Spagnuoli ed i Tedeschi; e chi ne pigliò di ' condotta. · · Come un giorno i Greci idearono la falange, ordine leggero ri·spetto alle ,enormi masse orientali, e ·vinse1:o, così nel ~eco!~ _X~~ gli Spagnuoli vinsero e Svizzeri e Tedeschi, a m~zzo d1 ordmi pm leaaieri più offensivi di quelli svizzeri. -A proposito dell'epoca spa_g;1~ola il colonello Carlo Còrsi? nel suo S0m,ma1··i6 di storia rnili,.tare, così si esprime: · « Del resto in questa epoca gli istituti e le arti della milizia pie-
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« garono dalla imitazione dei Greci, che fu manifesta nell'epoca « precedente, a quella dei Romani, che nella seguente giunse al medesimo grado. TI passo 1isolutivo ru . opern di .Maurizio << (di Nassau) ». Co,nsalvo cli Cordova, il ,..,aran capitano, aveva inteso• i vantarrc, c>o1· rilevanti dei battaglioni SV:izze:ti, che nella carica valeva a sfondare, e li aveva adottati pei suoi Spagnuoli, armandoli di picche. diane· e di pugnali, e di pesanti archibugi, i quali fulminavano da lontano il nemico, anzi le picche lo disfacessero . ~fa tale ordine massiccio· era.poco atto a procedere,: ed esposto di troppo ai tiri di archibugi e delle artiglierie nemiche. onde ne vennero ordini più spirrliati . o ' rispe~t.o a quello, ma assai densi in sè stesf.i, per la paura della cavalleria. Non vi furono regole fisse; volta per volta il capil:an g-ei:erale statuiva, secondo la pratica e le circostanze, : l'ordine di battaglia~ Loro unità di massa era il terzo, o reggimento, di 2 o 3000 uomini , di cùi '/3 archibugieri e moschettieri , ed 1/ 3 picchieri. In sostanza, il terzo si formava jn ordine compal.to (battaglione o, · squadrone), afforzal:o èon due, tre o quattro squaclroncini di archibugieri, o .mosèhettieri, posti sugli angoli, dinanzi <,1,lle facce, ed in tal caso, col loro fuoco, le defilavano. Le forme pi tì usate erano: lo squadrone quadro ·di gente {per esempio .{O uomini di fronte e· 40· di profondità) , o quadro di terreno (cioè, ta~to profonclo quanto, la.rgo), quello di gran fron t.e (per' esempio 60 di fronte su .20 di fondo), e il prolungato (per esernpJo 20 di fronte per·60 di pro fon~ dità). Il grosso dello squadrone' era fornito cli picche, ·e le quattro,. cinque file later~lì cli archibugi. Gli archibugieri sparavano per riga; cioè spn.rarava prima la pri1na riga, poi andava a caricare l'arme· dietro l'ultima; e quindi intervallo conveniente fra. uomo e uomodella stessa riga. In un esercito di 40,000 fanti e di 116,000 cavafli v'erano, almeno, 30 cannoni. , ,Quando la ciivaUeri a s:nvv ide che ,n~n vi ei'n. ·più modo di sfondare di galoppo queste m~sse mobili irte di picche, lasciò la lanci.a, ·ed impugnò la pistola, e s'adoperò a sconnetterne gli .ordini a pisLoleua.te. I reitri (cavalleggieri tedeschi) si ordinarono in isquacfroni di 20 o 30 di fronte e 15, o3Q di profondità, con intervalli di due o tre passi: s'avanza.vaJ10 al passo o al trotto fin sulla line~t dei picchieri, e la prima 1;iga _sparavft il suo pistolone, e poscia an<<
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dava alla coda a ricaricarlo , e così si continuava, finchè non si vedessero roll.i gli ordini , ed allora si caricava colla spada. Modo cli azione della cavalleria reso possibile dalla poca efficacia delle ttrmi da fuoco, e dal non essers1 ancora trovata un'arma adatta al combattimento da lungi e da presso, che supplisse quella partizione di picche e cli moschetti . Erano in pochi contro l'immensa Spagna, ma avevano a difendere la loro fede, e, ribellatisi, l'indipenclenza del loro paese; e gli · Olandesi, tolto a capi i principi cli casa cli ùra.11ge, tennero in scacco e vinsero i poderosi e :valenti eserciti del duca d'Alba, e di D. Giovanni d'Austria, di Alessandi'o Farnese duca di Parma.. Al Taciturno succeduto Maurizio cli Nassau, questi, innamora.LO delle ' arti rommie, dette ai suoi bravi Olandesi òrdini romani. E,noi veggiamo risorgere la legione di coorti , in tre linee di t:.esare. Separò i .picchieri dai moschettieri; e formò coi primi masse _di 30 cli fronte per 1O di fondo, e coi moschettieri, masse cli 20 di fronte per ·1O cli profondità. Ad ogni massa di picchieri era situata dai due lati, e ad un certo intervallo, una massit cli moschettieri: sicchè una coorte ern formata cla una.mas$a centrale di picchiei:i e da due lal.erali di moschettieri. La cavall eria era ordinata. in isquadre di venti di fronte, .per 8 di fondo, e pigliava posto in se·conda e terza linea, in faccia agl'intervalli della precedente. L'artiglieria grnve afforza:va la parte del campo destinata a difesa, la mobile seo·ui va. le truppe nello avanzare . 0 Ove si studii htbattagliadiNieport, vint.adaMauriziodi Nassau, il '.z luglio 1600, contro gli Spagnuoli del!' arciducitAlberlo d'Austria, si vede l'opportunità. d'avere acl0Ltalo quelle fo1ane leggere romane, su qu.ella-sahbia,mobile,del-lido di ·Fiand·ra, ove le grosse masse ,spagrn.lOle a\'anzava,no impa:cciate e disordina.te, e l'impiego. dei rincalzi .all'uso romano, ·e forse la non •molto saldezza intrin-: seca dell'ordine ·presce·lto·. Tahmto di gloria, disegni d'mnhizione, e forse difesa-ciii religiqne, spinsero Gus tavo Adolfo ad entrar mezzo nelle guerre di Germania~ e ad offrire il sao allo intelletto, la sua vita ed il suo esercito al servizio ·della Riforma. Scese in AlemagM a. capo d'nn piccolo eser~ito , n1n. baldo per le vittorie ri1Jortate in Polonia. delle migliori 1
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armi fornito, eci uso a manovrare e ad ordinarsi, s~condo un modo escogitato dal re, ud imitazione dei Romani. ' 1 2 Nel suo esercito v'erano /n di "]?icchièri e / 3 di moschettieri, i qua.li porta.vano un moschetto da maneggiarsi senza impiego di forcella. Partiti i picch ieri da' moschettieri, co' primi si formavano drappelli di 36 uomini di frrJnte per 6 di fondo, e co' moschettieri maniche della stessa fronte e· della stessa profondità, e manipoli . di 12 di fronte, pure su sei righe . Le maniche servivano ad afforzare le ali, i m~nipoli a riserba coperto . L'unità di formazione di Gustavo Adolfo era la brigata di due reggimenti: egli ordinava le sue schiere ordinariamen te o per brigata, sn cinq'ue linee, o per me~za brigata su tre linee~ o a quarti di briga.La su tre linee . E proprieLà del sistema di lui, riunire le l)icche al cen tro in ' da manic11e di moschettieri.e serbare riserve ' più linee, spalleggiate di moschettieri, ed anche di 1jicchieri, cui è procacciato passao-ofo negli intervalli delle linee anteposte . I moschettieri facevano f~ico con lo scamuio della prima riga.. Se si paragonano gli ordini di battagÌia di Maurizio di Nassau e di Gustavo Adolfo si vede, ripetuto, nel concetto e in grande, il passaggio della legiol'\e cli manipoli a quella di coorti, poichè dal!' unità coorte dell'ordine di Maurizio si addiviene ali' unità brigata, o mezza brigata, ·o quat·to di .brigata, più grossa e più opportuna, avendo in sè stess~ gli eleme_nii di risérva, che in quella clell'Orange n~n sono. Del resto le unità di formazione deìlo Svedese erano· schierate in due linee, come quelle di Mario, ciascuna col suo riserbo. · La cavalleria ei;a formata in- squadrorii di 115 o 116 cavalli di. • fronte su 4 righe; fra uno squadrone e l'altro erano disposti ·drappelli di moschettiei·i; fu ridato l'urlo veloce alla. ~avalleria, · carica,;a di galoppo; le prime righe, a breve distanza, sparavane le ·pistole, e quindi, tutti di conserva) venivano ai ferri. Se la carica era ·mal r iuscita, i cavalieri s1 ritraevano ·per gli intervalli, e protetti .dal fuoco dei moschettierL Nell'ordine di battf!,glià la cavalleria era messa o ~Ile ali, o.in riserva, nel qua.le ulLi~o ca.so, poteva sboccare coperta, ove ne fosse stato l'uopo, per gl' intervalli della fanteria. Egli è .innegabile che quell'impiccio di fanti . mal convenisse alla · mobilità. della ·cavà.lleria; e pare che il re lo intendesse, poichè 1
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,a lla batta.gtia di. Liitzen, dove fu morto il ·6 novembre· ·I63~, àdoperò sola cavalleria. Ebbe molta e buona artigliet·ia, e di due specie: quella di posi:zi~ne, che formava grandi batterie, nei ·punLi irn.porlanti d'attacco o di difesa,, ·e quella. leggerissima partita fra i reggimenti . ~ . Sullo s_corcio del secolo XVII ebbero· il · primato i Francesi, più per virtù di capi t~rni sommi, quali il Coudé ed H Turenne, che pei:amore degli ordini loro, che anzi, ove si raffrontino a quelli di Gustavo Adolfo, segnano un regresso, c_òme avvenne dèi Romani dopo la legione di coorti, ma non nel senso. di aunienlare la massa,_. che il fuoco non permetteva più. Il regl.'_esso si fu ihitorno alleggerito alle masse spagnuole, poichè il Turenne, come che nipote' ed al,lievo di Maurizio di Nassau, anzichè tenere spartiti i picchieri dai moschettiet·i, Ji tenne uniti in ordinanza di 6 righe ordinar;iamente ,(2 di picche e 4 di moschetti). I moschettieri parte avevano il mo.schello a forcella, altri il fucile con_la ba1onetta, la qua.le era un lungo pugna.le da inastarsi sull'arma al momento dell'assalto: La proporzione fra i picchieri ed i moschettieri era di ,1 a 3. I mo:schettieri esegui vano il fuoco con lo ·scambio ,della prima riga. Una ,còmpagnia per ciascun battaglione era cli . granatieri, fanti scelti, ,cbe negli assedì precedevano le colonne d'aUaccQ e lancia.vano gré!-nate a mano: erano a,rmati del fucile con ,baionetta. La cavalleria, divisa in squad'roni di forza .diversa, secondo il tempo e la specie, , era formata su tre righe, cQn distanza di sei passi; gl'intervalli fra gli squadroni tln quarto del fronte, e questo '8ra un progresso sulla fanteria interpolata da Gustavo Adolfo, ma :.segnò per converso un regresso il ritorno, meno casi rari di ca•riche a galoppo con la spada snudata, ai fuochi di righe avvicendate ~on pistole, o con moschetti . . Artiglieria i Francesi ne usarono poca. E così col finire del secolo XVII è fornito il primo ricorso tattico: in esso veggiamo un santo a.lito d'indipendenza richiamare le prime forme greche, ed una lotta per la libertà di coscienza, le romane; :veggiamo adoperare, e sempre più perfezionati, i cannoni ed i rno:Schetti, che a bella prima, assottigliando gli ordini) romaneggian,o; · -onde un passaggio dal greco al romano, che nel primo periodo sono n~turali estrinsecazioni di due società distinte e diverse, qui venir
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fu ora per necess ità delle a1·mi e (per coltura dei duci. ~fa del!' epoca roma.na ~an~a lo slancio manesco, percht\ la lunga picca è arma meglio d1fens1va, che offensiva. Ed il cannone ed il fucile. rendendo !,e111~1·c più danni alle grosse ol'dinanze, ·chierano gli· e:-ercili, e 9rec1::::ano a vol!a loro: ed il 2° ri corso comincia. .
2° Ilico/'so tattico. . Nel_la, pi·i ma. metà àel secolo XVIII ebbero il pri mato gli austro-rngles,, con Eugenio di Savoia e con )falborough . Il colonnello Còrsi che ha intuito la falal'C legge 1di Vico, chiama gli ordin i usal i in co~resla epoca un nuovo ritorno all'ordine falangita. La soslilu1.ione del fucile ·con fa baioneua a manico forato alla picca aprì nl1ove vie alla tattica; e poichè l'uomo è innanzi difensivo che offensivo nel prowedere, e ne fa prova onorevole la precessione-· costanl e degli ordini greci sui romani, questa epoca si vantaggiò , largamente della massa di fuoco, che diYenne, da allora in poi, ~rgomenl.o cftpil.a.lc di difèsa, come era stata. prima. la. massa ertii di · picche delle falangi . Onde i minori corpi Lallici di fanteria, i balla-· glioni, schiernti in baUnglia in lunghe linee parallele, a breve intervallo, che scompariva nella prima linea, per l'interposizione di compagnie di granatieri, a rendere in tera la Ji,rna di fuÒco . L'ordinnnza era su /4. o 3 righe, e le prime 3 o 2 s' inginocchiri.vano. Con l'assottigliarsi delle masse, la cavalleria riprese la e;;rica a fondo; però in questa epoea la maggior pal'Le move,;a al tl'otto, 8 , !,parava aneom le corte anni da fuoco. Gli sqL1a.droni erano su Ire ri_glie aJJer~e: ave~~n~ illterval li e?uali alla me!à della fron te. I corpi cl, cavall eria. su pru lu1ee, eon gli squadroni n. scacohiem. L'artiglieria andava alleggerendosi : era spa rsalunoo ltlllo il fronte di battaglia. 'Dfl 1t1no ti quattro pezzi ogni mille uomi~i. Da colali 1~1ezzi l?~de~'ico '2", anima greca e gagliardo campione delhi 1rno va l,erma111a, innalzò a sommo gr,1clo l'a.i·r e greca, quafo il cannoue ed il fucile, a.i suoi tempi, il consentivano. e rese la massa di fuoco, ch'è essenza difensi,,a, mezzo tremendo di offesa: fu il passaggio dalle masse orient,a li alla falange difensivo-offen sirn di Alessandro. E d'Alessandro Federico aveva intera la vfrile natura.
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l\1eno Haclikirch, offensive tul.le le sue ballaglie, quantunque; quasi sempre, (;On forza inferiore a quella dell'avversario; ecl a Lale un animo al'dito, nei primi !empi, non tornavano le lungaggini dei foo chi d'a uaceo, ed anelava all'assalLo in linea. alla baioneua. Alla battaglia di IIohenfriedberg (4 giugno ·1745) la fanteria r icevelle l'ordine di adoperare, a preferenza, lit bai òneLla. e cli far fuoco solo a ·150 passi. E nella hLruzione da lui data ai suoi generali, prima della guerra dei selle anni, parlando del modo di regolare l'attacco delle varie ~rnn i in una battaglia campale, così si esprime : <l La. cavalleria atlaecherà di gran galoppo e impegnertt il com« ballimenlo. La fant eria avanzerà a presti passi contro il nemico . « I comandanli di ba!laglione u.vranno curn di sfondare il nemico, « di sbaragliarlo, e Lli non far uso del fuoco , che quando si sarà « messo in ritirala . « Se i soldati cominciassero a, sparare, senza ordine, si fo.rit loro « rim ettere l'arma sulla spa lla, e procederanno senza fermarsi . << Si eseguiranno scariche di bauaglioni , qnnnclo il nemico co« mincerà a c-·edere. Una battaglia in cotal modo impegnala sarà « tosto decisi va. ». Egli è probabi le che, qu~nclo l'esperimento lo fece scorto che operando in tale maniera perdeva di molla gente e che avreb be potuto avanzare, producendo anch'egl i assai danno al nemico, avn lendosi del fuoco, si sia arvisato diversamente. Certo è che, nel prosieguo della guerra dei sette anni , feco grandissimo ed effi cace uso del fuo co cli fuci le; e specialmente aìla battaglia di Rosshach, di Zomdo1·r e di Liegn ilz. Ordine ·costante di battaglia h1 linea., che risponclern al Jnoco ; e se ne servì per tutli i suoi int enti, e per gli attacchi fronLali, e per gli attacchi di fianco . Adoperò mollo attacco obliquo , a.cl ala rinforzata., cui fu st.reLLo da.Ila poca sua for,m. E un altro mezzo tremendo d'azione fu per lui la cavalleria; non più avanzata ,1 11asso, o a trolto, e spari di pistola, ma cariche t1 fondo, sterminate. Alla balla.glia di Zorndorf, Seycllitz caricò i Russi nlla Lesta di 6·1 sq uadron i. Artiglieria ne usò effi cacemente; ma l'orn dell'artiglieria non era ancora suonata. ~'ebbe da posizione per le grosse batterie, e cli leggera, che, lungo il fron te, si clisponevti 50 passi avanLi ai bat.La.glioni . Creò le batterie a cavallo, che segui vano la cavalleria.
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STOnlCO-TATTIC[[f.
DE DUZION I
_L'or~i_na1~za di _fanteria ·era in 3 righe, di cui, per far fuo co, la prima s rngrnoccluava; v'erano fuochi dibatlaglioni,o di sez;oni al-ternatenelle divisioni, a comando. I reggimenti prussiani conlavano due ba!taglion i ~i 6 co~1p~gnie di 1120 uomini; una compagnia per batt~gli~neerad,. granatrer1. V'erano 4 reggimenti di fanteria leggera .. L ordinanze d1 cavall eri.n em in 3 righe, Lutto che in certi casi :ossse ridot!a a due. I reggi menti di corazzieri e di dragoni erano di' o squad1:orn a ·l.t.o c:walli,.e. quelli del{li usseri di ,10 squadroni . ~ed~nco ?rdrnava le suo schiere in due linee; nella prima i bal.!.aghon~ e gh squadroni fo rmavano umi linea quasi non interrotta; ed m faccia al nemico, con la cavalleria. partila fra le due ali . A Federico 2°, che fece miracoli offensivi con l'ordine lineare· greco. l.em10 dopo Napoleone Bonaparte, genio romano estrinsecalo. dalla grande rivoluz!one francese, che usò, modi voluti dall' epoca tendente al romano m tnl.lo, colonna e baionetta, onde la lin ea fa-langita prussiana andò ,t sbt1.raglio, per la mane efftcace essenza offensiva di .essa. ~ vediamo tornato, nell'impiego della baioneua, ar~1aacconcia.qua:1_quan10 la daga, lo slanr:.io manesco , almeno per ' qu,rn to da.va facolta il fuoco del cannone e d'el faci le aJl,t pugna . manesca. La rivoluzione francese, aYendo . a combattere contro esercitì spm·.si di _mezza l'Europa, ideò, corpo tt1llico essenzialissimo porchb· forrnto d1 tulle e tre le armi poleva fa r moll o da sè, la Divisione, la quale f~ce a~che .troppo a.a sè, onde si ritornò quasi ali' organamento leg1onan o de1 roma01, come dice J omini, nel suo studio :: De la gr~nde tactique et des batailles. Napoleone- vi pose riparo al campo d1 Boulogne; ordinò corpi d'esercito, sollo gli ordini di marescialli , che si componevano di 2, o 3 o 4 divisioni di fanteria di. alcuni reggimenti di fanteria leggera, di unn divisione cavall~ria leggera, di 36 o 40 pezzi . La cavalleria pesante riunì in grossa riser~a, composla di due di visioni di corazzieri, qualtro di dragoni ed una di cavalleria leggera. La guardia ecl i granatieri riuni ti for_marono grossa riserva di fanteria; più tardi, nel -1812, la cavai~ le,rm fu pure formala in corpi di tre divisioni. Il reg~imenLo di f~1He!'Ì-u. era cli 3 1Ja.ttaglion i: il batl aglione di 8 c~mp_agnie, 800_uom mi circa. L'ordinanza della fc1nteri a su Ire righe, di cui le due prime facevano fuoco e la terza caricava le armi. Le
'
471
unità cli attacco normali, offensive come ~apoleo ne, le colonne di battaglione per divisioni di due compagnie, erano ordinate generalmente in due linee, con grosse riserve, munite di tutte armi e disposte a massa serrala. Però è da notare elle « anche sul ~ampo di battaglia Napoleone fu più che Lattico, slratcgista », come osserva il col onnelli> Còrsi , e voile masso poderose da lanciare sui .Pun ti tolti da sfondare, e spesso, specialmente nelle ultime guerre, adoperò colonne cli divi.siano per baltagl ioni; di che ne adclivenne una st;age c1i gente, per la l'Ovina ·che in cotali masse e11ormi menava il ·cannone, e a 1:ale . formazione è da accagiÒnarsi il poco frullo ricav~tp dalla fanteria francese a Waterloo. Fu pure l'epoca sovrana dell e cariche di cavalleria, che rispondevano alla ofTensivilà della natura di ~apo leone. Ad Eylau, Murat alla te:.ta di 80 squadroni, disposti in più linee, caricò il centro dei llusso-Prnssiani . Al la. Moscowa, lo stesso re di Na:poli, con una immensa carica di cavalleria, s'impadron ì del gran ridotto. Impiegò pure l\apoleone potentemente l' ar11glieria : ecl è rimasta fa:mos,t la batteria di ·I00 pezzi, ch 'egli form ò a ,vagram, per riempii' il vano rìmasLo fra il corpo di :Vlassena:e fa guardia. Fu l'abuso della forzacl'urLo, chesetornara ai tempi dei Romani,_ doveva, a poco a poco, cedere il camp,, · innanzi ai progressi sue-· cessivi delle armi da fuoco; e.nòi veggiamo le colonn·e, vincitrici altrove, avere meno buono efTetLo contro il fuoco efficace degli Ingl esi a Talavera, ad Albuern, a Waterloo. E ci sia dato rilevare che questa. fiata il ricon:o tattico non è determinato, come nell'antecedente, dall'azione delle armi da fuoco, che anzi vi é contrario; fu uno spontaneo e voluto r itorno a quei modi romani,. per coscienza offensiva, perché più del falangiLa rispondevano ad ordinàre vo.Ion Larì, pieni di core e poco disciplinati; notiamo inol tre il fatto rilevante che, anche in_questo ricorso, il passaggio cla ll 'ordinegreco·al romano è ingenerato'da nnarivoluzione . Abbaglial i dalle splendide ,·jLlorio di tale un'epopea meravigliosa, la Francia e la maggior parte degl i Stati meridionali d'Europa in progre:3so cli tempo, restarono fidi all'attacco alla baionetta, alla colonna d' urlo ; allri , la Germania specialmenl e e l'Austria, ne ponderarono i tremoncli roye:;ci, e quel cruento sciupio d'uomìni,
ma
STORICO-TA T'TICI-IE
DÌMINUZ!ON J
che ne acco1i1pagnava anche i successi rnnlurosi, e ch'era dovuto appunto al le forme massiccie, e divinando i fu tu1i progress i delle armi da fuoco, escogilarono forme e modi meno vutnernlJili, più adaUaLi al terreno; ed ebbe inizio quella laltic~1 d'ordine sparso, che dol'eva porlare tanto in auge i Prnssiani nel 66 e nel 70. E poiché si metteva in secondo pc)sto la baionetta, Lutto che la si tenesse sempre come mezzo risolutivo, doveva ripigliare il sopnwvento il fuoco, che da lineare, com'eraai tempi di Federico 2°, divenne sp icciolato nella catena di cacciat01:i. {in primo scontro fra la nuova tal.ti ca d'appostamenti, locale, e la Yecchia di puro coprimento, e di colonna e di baionetta, s'ebbe nel . 4,8, e ci sia·lecito riferire, dalla relazione delle operazioni militari dirette dal generale Bava, il seguente episodio della ricognizione offensiva sotto Verona, del 6 maggio . « Fu allora che inolti tiratori nemici, dirigendosi sulla nostra « destra riuscirono ad occupare inosservati alcune case davanti a.ll:1 · << linea di colonn~ della seconda divis ione: la quale preccdula sol<< tanto da pochi cacciatori, siluali a piccola distanza, non poteva. « impedire al nemico cli recar considerevoli danni alle delte co« lonne, che, sorprese dall'attacco inatteso mentre stavano in ri« poso, non ebbero tempo di spief!arsi, e si diedero c1uindi a fu00 o-aire' ~ (( non valendo a rallenerle gli sforzi e le preahiere decrli uffiziali O ' << che si ~pponev'ano. Alcuni vennero fino a gill:are il sacco; e « senza l'intrepidezza dei loro capi, senza l'opposizione presenlata << al nemico dalla mezza baHeria del luogotenente Salino, dalla « compagnia Grifffni, senza la natura boscosa del terreno, che « impediva alla cavalleria di vedere quanto succedevo: e di opera.re « in conseguenza, l'accennala divisione avrebbe sofferto imniense « perdite, derivate solo dal non essersi ~enuto. conto dei principiì « dell'art.e, dall'aver cioè trascuralo d'occupare le .case situate a (( .piccolo tratto, dall'aver appostata la linea dei tiratori a poca di(( stanza dal corpo princi1)ale, e dall'avere infine lasciato iì corpo « medesimo in linea di colonne ». Sorvoliamo sulla guerra del 59, ultimo trionfo della colonna e· e dell'at.tacco·alla baionetta; dovuto più che altro, a che l'Austria., ai modi francesi, schiettamente oITemivi. contrappose un'azione offensivo ~ difensiva cli posizioni· parate a difesa, di grosse riserve. ,
,
V
Poscia improvvisa,, preporente, apJJarve, sui eampi di bat.taglia d1 'Germairia, di Boemia ·e su quelli di Francia, la nuova tattica prussiana: offensiva quanto la francese di colonna di battaglioni, ma men o vulnerabile d'assai, più aceoncia al terreno e che, all'urto dèllahaionet.ta, sostituiva un tremendo fuoco . Nel 66, perchè avevano i Prus. sia,ni vani.aggio di fucili, le battaglie le vinse la fanteria,; una ca.lena fitta filla a Nachod, a Neu- Ifognitz,, a Sadowa, appostata dietro i -coprimenti del terreno, ad ora ad ora, decimava e sconnetteva le . schiere nemiche, find1è l'urto di baionetta., atto élefiniLivo, le metteva in rottt1. Nel 70 i Francesi ayevano fueili più po Lenti; cd i .Prus.sìani fecero masse non mai viste innanzi d'artiglieria, e, da lontano ' .schiacciavano, annichilivano le. colonne nemiche. E stata l'epoca splendida dell'artiglieria: a Gnwelotte 192 pezzi, riuniti in umicolossale baU.eria, menavano a vuoto ogni qualsiasi tenlativo di contrattacco francese, e preparavano l'assalto tedesco contro S. Privat. Dinanzi a questo fuoco formida,bile di cannoni a massa e cl:i linee inlcnnim1te di cacciatori, addio cariche alla .Murati I corazzieri caduti o-loriosamcnte a Vorth insegnino. E questo fooco procede, e ..semp~e più nutrito, e avvolge le ali dell'oste nemica, e la colpisce da roveseio, brucia i villaggi, nerbi di difesa., e conl,inua incessante ·,e non <~essa, altro che quando ha vinto; e l'assalto ultimo conquist_ a la posizio~ie; è la testimonianza dell'atto di fatto. E ora ci è cl' uopo considerare che il passaggio dalla. tattica francese alla prussiana risponde a quello dalla legione di manipoli alla legione di coorti del primo periodo; poi cl10 alla colonna,, eminentemente offensiva, eome il manipolo, vien dietro la massa di fuoco , invece della. massa d'armati , çl_1'era la coorte, entrambe più difensive, entrambe usa.Le offensivainente. SinLesi della nuova tattiea prussiana si é: l'offesa, il fuoco sterminato, i :vantaggi offensivo-difensivi dell'ordine _sparso. E qual' è la sintesi della difesa contro tale un tremendo mezzo èi' attacco? Il fuoco sterminato, la controffensiva ed il vantaggio della posizione. E a lungo andare chi ne caverà maggior prò da cotesto duello di fuoco? Pare la difesa.; perchè ii fuo co è essenza difensiva. E infaLLi veggiamo i Fra.ncesi stessi, nella guerra del 70, far difesa di posizioni, e, se non sepper.o provvedere opportuna.mente e vincere, si. fu che la, tal.tica prussiana compane allora, inaspettata, ai danni 1
~?4 ,
. . . loro . Ma 1Yel 77 i Turc;bi d'Osnuuipascià s'avvalsero.p.otentemente e della posizione e del fuoco dei loro .fucili; e· a Plevna. ottennero quanto è dato alla· schietta difensiva; onde ci paion_o ritornati i giorni ~i Belisario e di' Narsete, e le vittorie bizantine, dovute . non alla virtù dell'animo, ma alla efficacia delle aqni da giLto . E questa. difesa di fuoco non la teniamo ultiinata ora che, da tutti gli eserciti è adoperato un nuovo argomento di difesa,, il fuoco a 111i1ssa di fanteria: Fuoco di non facile esecuzione, con la sua scelta degli alzi, e coi ;plotoni riuniti in modo da obbedire agli ordini dei capi, a . cui male ,risponde l'avanzare a , sbalzi della. <~atena, il • procedere ,scaglionato delle squadriglie. Per lungo lasso ancora avrElmo una tendenza difensiva e controffensiva, uno àfforzarsi' di trincee di battaglia e d'opere campali, uno aggruppare d'artiglierie, .un raffittire di catena, un fuoco sterminato di fucileria. E se così·è, è neèessario procacciare efficacemente e prontamente i mezzi, che· tale Lattica ric_hiede:. grosso munizionamento del fante ed attrezzi .da guastatore. · E notia~10 c~c questo modo offensivo e controffensivo, del prossimo rwvenire, nota il passaggio tattico all'epoca greca del 3°· ricoi·so, ora che le linee spiegate di Federico :t>,0 non potrebbero, p_iù apparire sui campi di battaglia. Quale sarà il modo d'azione del, successivo e co:rrispondente- periodo roman.o? Ai posteri l'ardua sentenza. .
DEDUZ IONI STORICO-TA'f:T'ICHE
R!'VISTA ESTERA
SGUARDO STATISTICO MILITARE Al COSACCHI di M,
CE!OROSCKI N
/dal russo) .
Fino al prmc, p,o ci( questo secolo il servizio dei Cosacchi non enr sottoposto , a regole speciali . Tutti erano soldati e per turno stavano . nelle fi le. Colla pubblicazione ciel regolamento del 1835 per i C.:i- · sacchi del 'Don : estC$O poi gli altri, furono per la prima vo!'ta fis-· sale le norme degli obblighi' loro mili.tari. Verso il· ·I 860 cominciarono le innovazioni, specie nel reclutamento. Fu fissata /a forza che ogni ii;o.'isko doveva tenere in armi - un_ terzo· dèlla forza cli guerra; le perdite si riparavano con arruolamenti vo-· lontari, nè bastando questi, c,ol sorteggio per la leYa. I liberati dal servizio pagwano tasse militari . ì\ia nel 187,\. anche ai Cosacchi fo esteso l'obbligo generale al servizio. I soli Cosacchi del Kuban, del Terek e dell'Ural ne vanno esei1ti. Secondo · le disposizioni attualmente in vigore i Cosacchi devono fornire in servizio il seguente numero di riparti, senza contare la leva in massa: 1
1
ALFREDO DUR]):UI
Capitano d'.a1·tiglieria.
1
• P.lEDE DI l'ACE
Don -- Reggin;ento combinato e 20 reggimenti di li nea (t squadroni e ·12.0 sotnie), H- comand i, ,1 batteria della 'guardia (a 4- pezzi) e 1 cl i Iinea ( a 6 pezzi) .
PIEDE DI GUERRA
Dne reggimenti della guardia, 60 di li nea, ~ sqnadroni di comple-rnento (H, SC[LHHlroni e 360 sotnie) ,1,j. comandi, ,t batteria della guardia , 2·1 batterie di linea (_a 6 p~zzi}
476
Kuban. Due squadroni della ed una di complemento (a 4 pezzi) . ,scorta, ·una divisione di due sotnie Due squadroni della scorta, divie ,1O reggimenti (2. squadroni e 62 sione di due sotnie e 30 reggimenti. sotn ie) 5 battei·ie :.;u 6 pezzi. (2 squadroni e 182.sotnie), 6 bat· Teirek - Squa.~rone delle scorta, taglioni di planstunki a o sotnie, 5 reggimenti ( 1 squadrone e 20 5 bauerìe, a 6 pezzi. ,sotnie), 2 batterie a 6 pezzi. Squadrone della scorta, •I 5 regA.straka;n - 1_ reggimento di ca- gimenti (1 squadrone e 60 sotnie), 2 batterie su 6 pezzi. valleria -- ( 1i- sotnie). 3 Reggimento cavalleria (42 sotUral - Squadrone della guardia, .sotnia di istruzione e 3 reggim enti nie). -(·I ~quadrone e Hl sot.nie) . Scptadrone della guardia, sotnia Orembm·g - 30 sotnie a ca- di istruzione e 9 reggirnen ti C,1 vallo riunite in 6 reggimenti, 2 squàdrone e Mi sotnie) . 18 Reggimenti ('I 02 sotnie). 8 batteria a 6 e 2 a 4 pezzi . Siberia - •I 8 sotoie a cavallo batterie ( a 6 pezzi) ed una di com.e plotone della cavalleria della . plernento 11 ,j. pezzi M sotnie, e plotone nella cavalleria della guardia. guardia. 3 Reggimenti cavalleria (if'.z sotSemirecen - ·1 reggimento canie) 3 Reggimenti caYalleria (;I 8 sotvalleria (4 sotnie). Zaba;ikal - ·1· reggimento ca- n ie), 6 biltt.aglioni fanteria (30 sotvalleria (6 sotnie), 2 battaglioni nie), 3 batterie• a 6 pezzi. fanteria (i,1 5 sotnie), 2 batterie a -1 Reggimento cavalleria (6 sot4 pezzi. nie), 26 mezzi battaglioni çli fan A:inur - 2 sotnie cavalleria e teria (6 so tuie). :2 sotme fanteria. 1
1
1
Quindi: ·'
Piede d i gue1:ra
Pi ede di pa ce -
~quftd!'O!li l Sotnie I P ' . Squadroni! Sot ni~ e so1 n1e a piedi J eni u sotn ie a piedi
Cosacchi della Russia ·europea e del Caucaso
263
Cosacchi della Russia Asiatica
;30
1O
1
12
1
lf.77'
EST ERA
RIVISTA
108
789
8
90
1
IPe zzi
30
2.30
36
,18
I
,Colla forza di guerra: Cosacchi del Don Kuban. )) Terek. di Astrakan dell'Ural )) di Orembnrg Siberia Semirecen Zabaikal »· del!' t\mur ))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
))
Totale dei quali 90/o di fan:teria . 84. °lo cli cavalleria 7 °lo di art.iglieria
Truppa
Ufficiali
61,886 3i,0·11 9,901} ·I ,812 8079 ·18,696 s,1 ,18·1,962 9,2!S8 2,·109
1M9 823 24-5
1
45
·136 398 •126 4-5 2'·1O ,i,5
•I 56,343
3,622 . -320 3,0~3 2.39
13,54-7 ,1,32;2'.2-4 '10,572
Devono inoltre esservi 8 generali. Attualrneiw,: tutti i Cosacchi hanno le carabine nei loro depo~iti ed· anche una riserva di armi bianche. Così al princ(p_io (~el ,t 878 s1 avevai~o ,123,ft:55 carabine. Tutti i calcoli pella mob1litaz1one s~no pre-~ parati, sono stabiliti i punti d_i rad:rn~ta, e sono prese_ le mt.~u~e pe~ assicurare ai reparti nuovi c;hiarnat1, d loro numero dt ufficiali e d1 im piegati. . . , . , . ~ · cl Il nnmeto totale di cavalli pel piede dt guerra e fi ssato m 137,303 a sella, 5,397 di artiglieria e 13,.i-08 da tiro. Il totàle della popolazione co.sacca maschile rss~ndo di 1,069,954-, ne consegne che il •I 4-, 6 °lo è chiamata alle arm1. . Ora il numero degli idonei al servizio non solo è. s\1ffic1~nte ma-. offre un -margine· tale da costituire all'òccorre~za nu~v~ nparti; fann~ a c~ò eCCl~zione i soli Cosacchi dell'Ural, nei qni~h- 11 n_umero. det chiamati· ii1 servi~io è un po' minore di quello stabilito dai quadr1._ J.l numero clil'atti degli uo mini di truppa che possono essere chiawati al servizio in guerrn è il-segnente: 75,380 Cosacchi del Don ,l.- ·1,050 Kuban • ·10,250 )) Tereck 2, 190 Astrakan 9,380 Ural 26 ,800 Ornmburgo ·» 1
))
,
Totale generale .
293
22
,J,((j
66
879
•
2/i-8 '
))
C:osacchi della Siberia i> Semirecen ,, Zabaikal Amur ·
9, 2.70 3,860 ·11,880 1,850
))
In tutte ,queste cifre non si tenne conto della leva· in massa (apot.cenie) . ~assando ad esaminare là forza realmente for~ita dai. Co~acchi. nelle varie. guerre, si vede che. già nel secolo scorso non rare volte i Cosacclu t~o:a.vansi. tutti in s~rvizi? .. Nel gennaio ,f so,1 J' imperatore J>aolo 01.d~no la 1a~unata dt tutti 1 woisko . L' ataman Orlof ordinò .~he tut_t, 1. ~os~cch~ d~I Don sino alt'itltimo dentro sei giorni partano •,con qumd1c1 giorm d1 foraggio » 18,12 il. woisko tutti ,gli ab·1· 15 Nel 60 . . del Don mise in campa~na ., 1 1 da1· · ·a anni c10e circa 60,000 uomini.
Nèl 18:3 erano in armi 2,060 ufficiali e 79,4 16 individui di truppa » ,J8o6 i> » 3,453 >> 158, 179 i> » 2865 » )) 3,,(64 )) 105,259 )) » ,J878 ( in luglio) >J 3,038 i> 1'18,078 » )) 1880 » )) ,J,941 )) 47,31J'.i) )) 1
1
1
Sopra 1000 individui maschi erano iu armi: .nel 1853· 137· I 1856: 2!11; nel ,1878: 4H; nel 4880: 4,L ' ·' ' ne Per ~on~ludere si riportano i seguenti dati, dai quali si può in parte"gm~1care d~lla _rropo~·zi?n~ esistente fra le truppe cosacche e .le reio,olar1 (esclusi gli ufficrnh) m servizio effettivo. ·
Truppe regol.ari Tl'uppe cosacchè Queste fol'mavano
Nel ,J 853 ei·ano in armi 911 ,"50 · » 1856 » 2,106,763 ' • 1865 ,. 904 ,8,1,5 " ,1878 » 1,626,165 » 1880 » 894 ,094
479
ESTERA
RlV1$TA
79,4'!6 . 8 °fo ,J1S8 ,,119 1 °lo ,J 05,259 più del 1O °lo 448,078; meno del 7 o;d 47,3,12 5 0;0
. Qu_i no~ furono. c?nsiderate le truppe dette non nazionali; ma ciò .non 1.nO.uis~~ sen.s1b1lment13 nella proporzione. · \ Pc1 gmd1care m parte del l:><>ravame 'soppoi·t"to dai· c osaccI11· 111 · rap• " · porto al..la rimanente popolazione dell'Imi)ero , conv1·e,1e esa1mnare . Ia prop_orzwne fra la popolazi?Ii.e ed i chiamati in seryizio (qui no1i si -co~s1dèra cl~e la. s~Ja Russia europea, poichè mancano datì precisi .,r e la Russia asiatica). Questa popolazione era al principio del ,f 856 .
<li éirca 60 milioni dei due sessi., la popolazione cosacca era di un milione, ossia costiti.1ivà 1/ Go della popolazione; ma mise in arrùi 1/ 14 -dell'intiera . forza;' attua \men te la popola?ione della R t~ssia europea 'arriva ad 80 milior.ii, quella cosacca a 2,'11:\0,000 ossia forma 1/3'7 di , tutta la popolazione, mentre in servizio si trova ¼Ò di tutta la forza ' armata; considerando la siessa popolazione, ·alla metà del ·,f 878, .si 'vede che i Cosacchi formavano ¼o di tutta la popolazione e . fornirono -circa 1ii,1 di tutta la forza. Sulla rapidità della rnobilit.az1one durante l'ultima guerra non si hanno dati che · per i Cosacchi del' Don e del Kuban. Nell'uno e nelraltro woisko i reggimenti erano pron li a partire in mèno di un,mése . Così i reggimenti di :2° bando del Don chÌamati il 8/rn aprile del 187'7 . -cominciarono a porsi in ferrovia il 1/ 13 maggio; i reggimenti di 3° bando chiamat,i il . 17129 aprile del ,1878 cominciarono l'imbarco il 3fi5 mag'gio. Nel woisko del Kuban ru· ordinata fa radunata ai primi ,1 O reggimenti il 6/ 1s novembre e dopo '10 giorni erano·.riuniti. Rispetto a .rnob1litazione i Cosacchi del Don si trovano nelle- migliori condizioni;, tutti i comandi cli. distretto sono riuniti telegraficameu.ie col quartiere generale del woisko, ed i punti di radunata s1 trovhno vicini alle fcrrnvie. · I Cosacchi al 11° gennaio del _188,1 tenevano in arm.i ,i,8, 000 uomini -<li truppa dei quali 8,800 nel Turchestan, 3,450 neila Siberia orientale, e 910. nella Siberia occidentale; 'le .truppe non :naz,iona/1i '(sono ' ,così chiamate alcune milizie esisten!i specialmente ·nel Caucaso) tenevano in armi 7,!I 80 uomini di ténppa; gli uomini di truppa dell'esercito regolare ~rano 835,000 dei qua li Id ,000 al. Turchestan, 15,600 nella Siberia orièntale e 114, 1100 nella Siberia océidentale. Esprimendo le dette cifre con dei per cento .si ha che su ,f 000 individµi di truppa i ·cosaçchi. erano 54 in tutto l'impero, 177 nel Turchest~ri. -181 nella Siberia orfontale e 64: nella Siberia occidentale. '. Secondo la specie dell'arma, i Cosacchi formano in pace meno delJ' 1 o.; 0 di tutta la fanteria, ,più del 42 °/o di tutta ·la ·, cavalleria e • il 31 .0 /o di tulta l'artiglierià a cavallo. Nelle tre circoscrizioni della Russia asiatica, 1'urchnstan e due Siberie questi rapporti cambiano affatto; così i corpi a piedi 'formano il ·,a °lo della fanteria della Si.heria orientale, tutta la cavalleria di q1Ìeste tre circo~crizioni e una parte 'considerevole della artiglieria. · Possono entrare in campagna di . truppe regolari: 1366 battaglioni di fanterja, 391; hatteriè a piedi e27 a cavallo con 33,J.!1- pezzi, 22.6 squa..droni; qui non sono compresi il genio ed altri reparti; in t.otale, com1
1
480
RIVISTA
E$T P.R ,\
presi tutti i comand i cd i reparti ausiliari, si avranno circa 2 . 300, 000· uomini. I Crsacchi , non ·ca lcolando i_ c~rpi di istruzione o cli complemento possono ~resentare ·18 battaghom , 878 squadroni e 24-0 pezzi. Le truppe n?n naz-ional.·i _metterranno in campo H batta& !ioni e ·139 0 squa_d ron1. I Cos_ac~hi for_meranno. dunque 1'4, 3 ¼ della fanteria, il 70 °lo della c~val_ler:1a ;_ 1 pezzi sarnnno1l 7 ¼ tutti quanti ed il 60 0;0 dei soli pezzi d_ art1gli_e1:1a _a cavallo. - Separando le truppe stabili te nelle tre dette c1rcoscnz1on1 della R ussia asiatica si avrà l'effe1tivo delle forze mobi1i russe in guerra espresso come segue; ·Nella Russia europea e Caucaso
l3a ttaglioni
(ogola,I
.Nella Siberia occidentale
1 ,328
6
Non nnionali 11 Cosacchi ,1•I
r
Turchestan
7
25
Nel
6 2
tegoln.-1
221 Squadroni Xon nazionali ·139 Cosacchi 56 piedi 3 072. Pezzi a cava llo: di artiglieria regolare •156 dei cosacchi 2'10
Nella Siberia orientale
4-2 8
2,i 16
56-
rn
•I 2.
M-
(ì
. La forza d_ell'esercito del T_u rch_cstnn in guerra è eguale a L[nella d1 pace, aggiunte solo 8 sotn1c dei Cosacchi di Semiricc. Per rafforzarlo vi hanno nella Siberia occidentale J.2 sotnic, delle qua li circa la metà può essere inviata nel Semirccrn ed oltre, lasciando l'altra metà a guardia dl'i confini 1nel territorio -della circoscrizione. Nella Siberia orientale i Cosacchi formano quasi Ìa metà di tutti ) riya_rt! (non contando i distaccamenti locali) che possono esscre1~viat1!tn campagna. Finalmente nella Russia europea e nel Caucaso a'. ,363 squa~r~ni regol~ri e non ~azionali ne·pos.,ono essere aggiunti c1rcn 76~ 0~~1a 1 Cosn_cclu ~orm~no _i l .70_°lo cli tutta la cavalleria e presentnno 11 o7 0 /o de, pezzi doli art1gl1er1a a c:rva llo. Supponendo che una parte dei corpi cosacchi dell'Oremburg(', Ural, Terck e T(uban r:est! a guardia del. paese e come riserra rlellc forzo operanti noli Asia ceutrale, possiamo con· tutto ciò ammettere che circa 600 squad roni faranno parte degli eserciti schierati sui confini . Dai dati sopra riportati si vede quale im portanza ha ogn uno dei
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woisko nella compos1z1one dello forze dello St.ato . Quest'importanza è diversa, anche a causa dell'immenso sviluppo dei coufini dell' impero e della varia est.e11sione dei paesi Cosacchi. I woisko doll'Amur e di Zabaikal hanno un proprio teatro di guerra estremnrnonte vasto e variato. Grazie al fiume Amur od ai suoi amuenti, si lrn la possibilità . <li di rigere dei corpi ùel woisko di Zabaika l auche nel sud del lontano terrilorio clcll' Ussuri, se, ben inteso, le operazioni comincicranno nel tempo della navigazione e se non riescirà al nemico cli intonom pcrc le c.omunicazioni sull 'Amur. La scelta dei pllnti di radunnta per la formazione dei corpi risponde infatti a questa missione ma non bisogn:.i perdere di vista che, forse, le circostanze inworranno l'avanzata ve rso il sud e dalln parto del Zabaikal. Le vie migliori saranno : da Verchneudim,k sn Kiacbl~ e Ugra e da Cinda tskaja e Novozuruchaitai:1 egualmcute nella Mongolia e Mnngiuria. In queste circostanze è necessario il cnmbiamento dei punti di radunata e il loro trasferimento più vicino ai confini . Il woisko cli Sem irecen ha egnalmente un proprio teatro di guerra, molto vasto - il tenitorio di Semirecen; gli altri woisko di Cosacch i occnpano già una tale posizione che i loro corpi possono essere diretti per diversi teatri di guerra. Riguardo ai Cosacchi dislocati nella Russia europea si ha l'esperienza di più che una guerra. I l dubbio può manifestarsi soltanto riguardo ai Cosacchi cli Siberia ·i quali sono ancora lontani dalle estremità della rete ferro,·iaria. illa coll'attuazione della linea dn Nisgnji ·Nowgorod per Kazan sn Ti.imen o su uua delle città del governo cli Tobolsk, la parte occidentale del woisko, propriamen te i corpi del I e II riparto ( linea di Priesnogor) potrà 1.rovnrsi q.uasi in condizioni analoghe coi corpi lontani del woisko di Oremburgo, cioè col III riparto, dal quale, nella guerra ult.imn, i corp i mobilizzati furono direlti su Orcmburgo. La cosLruzioue clelln linen delln Siberia avrà anche importanza sotto un altro riguardo, darà cioè la possib ilità cli trasportare ngcvolrnente cavalli dei quali è ricca la Siberia occidentale. Il fiume Irtisc ha una grande · importanza, servendo cli buona via di collegamento fra le stazioni del woisko di Siberia disseminate sopra una vasta estensione di territorio. Corno completame11te liberi, vale ·a dire non legati da qualsiasi servizio localo, appaiono specialmente due woisko: quùllo del Don e quello di Astrakan ; degli al tri woisko della Russin europea può essere presa, in mnssima, non meno della metà ed inviata su qualsiasi teatro di guerra. A NNO XXVl, VOL, JV.
482
1
RIV ISTA
ESTERA
I Cosacchi cominciarono la loro vita istorica colla occupazione di terre deserte sui li miti dello Stato: essi furono i primi colonizzatori ed importatori dell'influenza russa in lontani paesi. Sni confini della terra nativa essi fo rmarono una barriera vivente dietro la quale poterono darsi alle occupazioni pacifì.che il mercante e l'11gricoltore. Co l corso del tempo i Cosacchi, aumentando in forze, cominciarono a servire anche fuori dei loro paesi ; non v'ha battaglia dove insieme alle trnppe regolari essi non si siano trovati . Col trasporto dei confini dello Stato molto più in avanti, il compito dei Cosacchi, cli servire di barriera contro l'invasione delle orde asiatiche, è qu.:i.si finito. Essi attulllmente servono di colonizzatori dei paesi IÒntani e da poco conquistati. Così .duran te il regno decorso i Cos11cchi cli Zabaikal colonizzarono •-l'Amm e !'Ussari e solo da poco tem po è nltirnata la loro emigrazione nel paese dell'Ussari meridionale . Quelli di Siberia formarono il nocciolo degli stabilim enti Ì'ussi nelle steppe e continuano a nmover.si lungo rfrtisc erl i guoi affluenti, sem pre piùversoicon fini chine,;i; i Semirieci; una dell e ultime colonie dei Cosacchi di Siberia vanno sem pre avanti , occuparono gìà la cresta del l'A latau e si mostrarono nel bacino del lago Issik-Kulia . Quelli del Mar Nero in sedici anni occU JHH'Ono il paese al di li\ del Knban. Frna!mente i Cosacchi formano ancora una non piccola parte delle · forze dell'Impero in generale e della caval leria in part.icolare. Grazie ad essi, si può dim inuire sensibilmente la forza della cavalleria sul piede di pace. Certamente i Cosacchi d'oggigiorno non son pi ù quali erano i loro padri; il corso degli avvenimenti facilita lo sviluppo dello incivilimento fra quella popolazione e poco a poco si perdono le sue qualità militari : ma ciò non vuol dire che sia giunto il momento deÌla loro fine, e si debbano fondere col rimanente della popolaiione. Le misure energiche prese negli ultimi tì:mpi hanno già rialzata , e rialzeranno in seguito ancor più, la loro istruzione militarn e daranno loro dei buoni ulliciali e quanto si fa per lo svi ILl ppo del loro benessere permetterà Joro di sopportare p,iù faci lmente il peso del servizio militare.
483
LE FORZE DELLA RUMANIA E IL LORO RIORDINAMENTO (1)
L'ordinamento e la forza dell'esercito rurnano s6no poco conoscrntl .specie per difetto cli pubblicazioni. ufficiali. Mancano annuari, raccolte, ·. statistiche, regolamenti sistematici, neppure esiste un corso di arnministrnzi~ne : l'ord! irnmen to reale poi è assai diverso 'cla ciò che appare cl~ leggi e decreti. Que,te note verificate snl posto si riferiscono alla si, uiazione 1° rnaggio ·188·1 . · Le .forze ~rmate comprendo.no: 1°) l'es,ercito, 2, 0) la milizia, 30) la guardia nazionale. Della lev.a m massa (glota) .non: si fa cenno perchè non esiste se non sulla carta. . · · · La guardia nazionale non è che una istituzione poli tica, dipendente ,·dal ministro degli interni, il cruale ne nomina, ne promuove e licenzia , gli ul'ficiali. In teoria, tutti i cittadini, salvo pochissime eccezioni, devono passare per ' le fil e dell'esercito ; sotto que:;to · riguardo la legge rumena sembra informata al la più larga interpretaziolie del servizio rrenerale obbligatorio. Ma nel fotto il numero dei deboli, dei pic~oli ·~i ~t~tm:a , dei ~rimogeniti, e degli altr~ esenti; .tocca il 40¾ degli rnchv1dm soggetti alla leva, inscritti sulle liste ufficiali (48,000). Il restante 60 °lo (circa 30,000 uomini) è inscritto nell'esercito e . si divide in due cont'i,nge,n&i,: per·rnanente e territo1·iale. · · Il servizio nell'esercito dura otto anni. · Gli individui del contingente perrna1iente sono obbligati a servire .s,)tto le armi tre anni, con riduzione di ferma di un anno e più a -coloro che hanno finito il corso delle scuole eleinentari o che hanno .subìto_ un corri~pondente esame; nell'assegnazione ,de.lle·reclute ai corpi non s1 prende Ill considerazione il luogo di na~cita nè la distanza da -questo alla sede del corpo. Non esi stono distretti per un normale completamento dei riparti dell'esercito permanente; l'assegnazione del contingente dipende perciò da circostanze casuali e dalla dislocazione .dei ,corpi , la qnale va soggetta .a frequenù mutamenti . 1
1
.()) In valido Russo, 6/18, 7/Hl nO l'embre !8SJ. /
48{
RIVSITA
Il contincrente penncinente è destilla to al completamento dei corp e servizi d;ll'esercito permanente, dei quadri del l'esercito, territoriale, e delle sezioni di pompieri delle HS città principali della Rumenia, Finito il senrizio sotto le armi, gli individni vengono ascritti per il tempo restante (sino agli 8 anni) alla riserva dell'esercito permanent~i· · Gli individui del cont.ingeute territoriale servono egnalrnente 8 anm' di questi, per cinque anni sotto le armi, per tre nella riserva . Ma. non stanno sotto le arm i che al massimo una settimana al mc<.e carnbinnclosi a turno (sckimha). Completano sempre i riparti loca li dell'esercito territoriale stanziati nèl proprio distretto , dai limiti del quale. in t.em po di pace, non sortono che durante i quindici giorni cli manovre autunnali. · · Non esistono stati normali dei corpi, nè in pace uè in guerra. n piede di pace è stabilito annualmente seco~1d? i fond~ stanziati dal parlamento, ma però esso è fissato quale limite mass1'.n.o, am~1~s.;;o, solo temporaneamente, poichè nel bi lancio stesso è stabilita una ~,fra. tonda di economie da far.,i per mezzo d<~I cc non completo obbliga-· torio » nei limiti fra 1'8 e il 27 °/0 • Relativamente al piede dì guerra ei\iste la prescrizione normale del ,1868, la quale però durante la guerra del 1877-78 non fn messa in, pratica ; in quest'epoca gli stati dei· corpi erano fissati da_speciali decreti, secondo le circostanze e secondo la forza della r1$erva e del complemento dell'esercito. Riguardo a questi stati, prescrit.ti da una. lecrcre non avente forza, fu emanata nel 1881 una circolare del mi"'"' pel caso speciale delle gr<lndi manovre. nistro · I corpi dell'eserci to sono· i seguenti : A. - ESERCITO PERMANENTE. Fanteri.a : otto reggimenti di linea e· quattro battaglioni cacciatori (venatori). - i r.eggim:nti a due battaglioni, i battagliou i a quattro compagnie; ogni reggimento ha .un plo~one di deposito. La fo rza bilanciata dell~ compagnie è di ,100 baionette, di fatto ve ne sono meno di 60. -Armamento: fucile Henry-Mar-· tini. Vi sono pure due compagnie cli gendarmi a piedi per la pol izia cli campagna in tempo di guerra, e in pace dipendenti dalla polizia civile· delle due capitali, Bucarest e Iassy. . Cavalle·ria : due reggimenti di Usseri i·ossi (rose:i1wi), un reggi. 'mento di gendarmi, tutti a quattro squadroni con un plot.one ftiori r:rngo. La forza bilanciata dello squadrone è di ,129 uomin i, dei quali f,G a. piedi; in un reggimento in tutto 378 uomini, in realtà si mantiene• meno dei 2/3 di questa forza . Gli squadroni entrarono in ca mpagna colJa forza di ~00 cavalli. Vi sono pure due squadroni cli gendarmi
ESTERA
485
1oc.ali poi serv1z10 di polizia . - la caYalleria è armata con carabina Henry-Martini e sciabola ; il primo rango dei rosc:iiiri di lancia . A.rt'iglier·ia: cinque reggimenti (cioè uno per ogni divisione terTitoriale) ('l ), ciascuno a sci hauerie, cinque a piedi ed una a cavallo. Le prime batterie delle divisioni ( 1' e 4a) sono da 9 ceut., le alt.re ,da 8 cenl. (calibro di 7, 8) . Gli artiglieri sono armati di revolver e cli sciabola; vi sono 89 colpi ·per pezzo, nelle batterie a cavallo HL L'effeuivo bilancia to è di 550 uomin i di trnppa per reggimento (cli rp1esti 4-30 nelle batterie), cavalli da sella e da tiro 32.9; vi sono clne -cassoni ogn i tre pezzi. Genio : Due battaglioni a cinque compagnie; di ,esse la prima è di telegrafisti, la seconda di pionieri, la terza e quarta di zappat.ori,miuatori, e la quinta cli pontieri; non esistono riparti di ferrovieri ; il\ 11ateriale da i)Onte è di modello belga; non :si tengono cavalli. sul piede di pace. La forza bifanciata delle compagnie è di 1.1O uomini. Treno : Quattro squadroni, uno per ogni divisione territoriale della riva sinistra del Danubio . L'effett.ivo bi lanciato di essi è vario : da 54 .a ·168 individui di truppa e da 47 a ,179 cavalli . Cornpagnie d,i, scinità: Sono due formanti il quadro dei riparti d'am.bulanza del tempo di guerra; la prima annovera ,194 infermieri e '.2.79 uomini di servizio; la seconda 11:2.2. dei primi e 90 dei secondi . Flotl'iglici : Consiste di tre vapori e cli alcune c.annoniere. Alla flottiglia sono addette delle compagnie e degli operai . Lo stato della Bottiglia è di GOO uomini . Sczion'i di vomp'ie.ri : sow> comprese nel!' esercito di prima linea . ·Oltre agli oblilighi diretti dei pompieri, fom iscono i serventi ai · peZt.i '. dell'artiglieria territoriale, colla rpiale ent.rano iu campagna venendo in allora sostitniti da territoriali . Yi sono H di tali batterie con quattro plotoni staccati per le città più piccole. In tempo di pace la forza dei rom pi eri è di ,1939 nomini. B - ESERCITO nmniTOIUALE. I riparti suoi corrispondono ai trenta clistretti . Ogni distretto completa il proprio reggimento di fanteria ed uno o due squadroni di cavalleria. Fanter·ia,(clo·robt'tnzi o satelliti): 30 reggimenti, portanti il nome del proprio distretto. La forza dei reggimenti in pace non è uniforme e 1
(l/ Tutto il paese è diviso i11 cinque divisioni te,-ritoriali, le qua li abbracc iano: la prima, ·la Piccola Valacchia; la seconda , la grande v,1 lacchia !ìno a ll'altezza d i Buzeo; la terza la rimanen te rane della Valacchia o la Molda,'ia sino all' a itezza del fiu me Tl'otascia; la , qu1ll'~t1, la •rimane nte parte della Moldavia ; e la quinta, la r ira destra del Danubio , cioè il a 1Dobruc ia.
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ESTER /\
RIVISTA
dipende dalla popolazione del distretto . L'effetti vo portato dai quadri' si divide in quad,-o penna;nente (composto di individui ciel conti11gente,. permanente) della forza di 1125 a '1,1,,i. uomini di truppa, fra i quali ,16, graduati, 2,0 tamburini e trombettieri , 12 scrittural i, '16 operai e ~8 attendenti, e nel· contingente varùib'ile (schimb), che si cambia ogni settimana, della: forza da 71 a 553 uomini . Nel contingente variabile sono inclusi : gli individui che fanno sec:vizio amministrativo (guardie di dogana, di guarnigione e di polizia) e. gli individui del riparto di istruzione (da ·1 /4 ài 3/ 5 di ogrii sch imb). L'armamento dei dorobanzi ed il loro equipaggiamento in campagna e nelle manovre è uguale a quello della fanterii:t di linea : l'unic3 distinzione è la copertura irnzionale del capo (kolbac jn pelle di pecora coù una penna lateralmente) ;: nel servizio ordinario portano una blouse: l'uniforme e:;t.crno è :!elio, Stato, tutto il resto è proprietà clell' individuo. Oltre que.sti trenta reg-· gimenti a due battaglioni, ne furono organizzati nel marzo del 1881 altri 30 di riserva, portanti lo stesso numero e denominazione dei: primi. Gli ufficiali e gli im piegati furon o presi dalla riserva . Qu esti rtiggimenti si èompJetano con tutti gli individui di truppa della riserva del contingente territoriale ( tre classi) del corrispondente distretto . Cavalleria : Il reggimento di calarasci ba ii- squadroni . I calarasci sono d'ordinario volontari appartenenti . alle c'lassi più agiate della popolazione ; e~si so?o obbligati ad Fere un cavallo proprio ed a man-tenerlo a loro ·spese nel tempo che non sono in servizio. L'effettivo di pace è distinto çome quello dei doi;òbanzi; il quadro permanente ,,aria dagli 8·1 ai 90 uomini (9 trombettieri, 8 scrivani, H opera i e· 22 piantoni) per reggimento, il contingente vnriabile comprende dai H5 a 255 uomini, ·100- 180 cavalli e un ri parto di istruzione cli 36 a 6 1 uomini. L'armamento è come quello .dei rosciuri , ma ·senza lancia. L'equipaggiamento è dello Stato e molto. elegante. In pacf fa nno anche servizio di polizia. t Col decreto del .-2 maggio ·188 1, fn stabilita per l'esercito térritoria leJa forza :;eguente :
C - MmzrA . A da lare dal 1879 la milizia è forma ta quasi esclusivamente da individui che sono passa ti per le fil e dell'esercito . Ogni distretto è obbligato, in caso di guerra, a-d armare non rneno di un battaglione e di uno squadrone di mil izia. - Lo stato di pace della compagnia è di 90 uomi ni ; in caso di mobi litazione di. ~~O, pe~·ci_~ la forza del battaglione è di ·I 000 uomini e tutta la rnil1r.ia a piedi conta non meno di 30,000 uomini . - La sola milizia adunqtie sarà compl etamente su flìciente per sostenere non solo il servizio cli guaruiÒ'ione e di polizia ma nnche c1nello di tappa alle spalle dell'esercit(). "Le forze ddla Rumenin , , sul piede completo di guerra, sono espre?se nella seguente tabella , nella quale i corp i sono indicati non secondo l'esercit~ al quale appartengono (permanente o territoriale) , ma secondo il contingente cl::tl quale i corpi sono comph\tati, poicbè in questo sistema di completamento sta la principale caratteristica del sistema militare rumeno . a) Contingente dell'ese-1-c-ito permanente.
0
1
1
Battaglioni
8 Reggimenti fanter ia di li nea .
,\. Battaglioni cacciatori 2 Reggimenti rosciuri Reggimento di gendnrmi Gendarmeria locale 5 Reggimenti d'artiglieria ,J,i. Batterie di pompieri. ·2 Battaglioui del genio 4 Squadroni del treno . 2 Com pagaie di sanità . Quadri dei dorobaozi e dei calarasci . Fl,)ttiglia e stabilimenti (circa)
Squadroni
3,,H1,i.
8
~2
•I/2
2
Qu3dro permanente
Contingen te va riabile
'180 8(i. ,\,
·1/2 ,
Per
servizio ammiu istrau,·o ·
Dorobanzi Calarasci Totale
Per i ri))M'li cl' istruzione·
3,988 9,l.6
ii-,7Q6 ,, ,598
2., 797
,i., fJ3t~
6,30(i.
3,3:25.
528
60
To ta:n
14,•H2. ,t ,05H 528 ' 505 ,i-,600
1,9GO 2.,·l (H '1 ,560 556 5,388 .i-,!~58 40, 3iH
1
b) Cont'ingente dell' esere'ito territorùde 30 Reggimenti di clorobanzi. 30 Reggimenti di riserva di dorobanzi . H Reggimenti cl, cala rasci Sezioni cli pom pieri
Pezzì
16 .i-
1
-
4-8,390
,\.~.
52,920 !~,950 11,989
60
,tÒ8,2/!9 I nsieme
,14.8,600
.,
488
RIV IST A
E/Iettivamcntc esistouo, tralasciando il contingente del 188·1 che fu acc;rescinto, non più di 137,230 uom ini, e secondo i calcoli del generale Augelesko, precisa mente 129,930; 'mancano perciò circa 18,700 uomini. Dal deuo numero di 1129, 930 vengono a togliersi. annualmente: a) coloro che hanno servito otto anni, in massima 5,400 uomini del contingente permanente e 8, 100 del contingente territ.oriale; b) i morti, i riformati, i. disertori, ecc.; circa 1' 11% ossia 270 uomini del contingente permanente e 900 del territoriale, - in tutto 5,670 del primo e 9,000 del secondo. Vengono ad aggiungersi per le nuovc, leve 9000 uomini del contingente perrnllnente e 24,000 del territoriale. Per conseguenza ogni anno il totale viene ad aumentarsi cli H,330 uomini del contingente permanente e di H/,000 elci terri toriale, ossia in tutto di ·l 5,300 uomini non compresi i volontarii . Perciò ann:rnlmcnte verranno ad essere disponibili in piLt Al 1° gennaio del 1882 uomini 6,400 (( (( ,f 883 (( '.ili! ;700
Henry-Martini nuovi Id . id. vecchi , presi ai turchi, circa Peabody Nuovo ca rabine Henry-Marti ni Di vecchi sistemi utili all a mi lizia, circa.
1
1
1
Totale
b) Si hanno cannoni: d'acciaio, Krup p . ,cli bronzo (poco buoni) . La biue, francesi d'assedio
1
1
«
1885
1
((
65,500
Al ·1° gennaio 1880 la forza complessiva dell'esercito sar} di 195,,l:30 uornm1. Svilu.ppo della mrilizia. Insieme allo svilup po dcll'esercilo comincia Hd acquistare importanza anche quello della milizia, sui ruoli del la quale, a datare dal 11878, cominciarono a fignrare anche individui che presei'o parte alla campagna dal 11877 ed alle manovre del 11876 e 4878 . In caso di chiamata della milizia, la presenza di tali indi.:_ vidui non pnò non avere influenza sullo spirito di essa. Contando i militi soltanto da l ,f877 in poi , e supponendo il loro numero cli '10,000 all'anno (cioè togl iendo il 33 °/ 0 cl i perd ite dall'effettivo primitivo di ogni contingente) si ha in tutto : al 1° gennaio 11880: r~o,ooo, e al ·1° gennaio del 1885: 90000 uomini . La qualità dei. riparti di milizia dovrà senza dnbbio migliorare mail mano che saranno messe in pratica le misure ora · adottate per· una pi~t solida istruzione dei territoria li , da l numero dei quali verranno in gran parte ad essere costituiti i eontingenti della milizia. In massima per la forza della milizia bisogna contare un reggimento per distretto, in tutto 30 reggimenti, o 60 battaglioni , cioè circa 50,000 uomini. Mobilita,z ione ·clell'eseroito . a) Si hanno fu cili nei depositi, o sono ordinati , al 1° gennaio del 1
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188 1 :
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ESTERA 1
80,000 2.0, 000 25,000 8,000 30 ,000 163,000 ,J60
24 . Totale
Hfi. ;28 356
/
.e) JI piccolo armarnenio-sciabole, daghe ecc. si trova m quantità molto cOn$iderevole. cl) L'equipaggitimento. sta presso i corpi iu quanti tà wfficicnte per il rjiede rinforzato . ' e) La sussistenza .delle truppe sarà agevole nei primi tempi di mo'bilitazione e eoncentramento, grazie al sistema di requisizione, che ha fatto eccellente prova nel 1877; · ogni distretto è i.n caso di forn ire :Sufficienti prodotti per il sostentqmento, sul sito, di forze consid0rnvoli, e tutto ciò con quasi nessuna spesa da parte del tesoro; i possiden ti hanno da pagare immensi arretrati .per contribuzioni dirette degli scorsi anni, arretrati che sarà quasi mai possibi le di esigere in .contanti ma che molto facil mente si potninno realizzare in natura . Fanno difetto p~lvere, munizioni, vestiario e ca lzatura . V è ora un disegno di riordinamento studiato dal •l 819 e 1880 dal ge11cralc Slau icea no, disegno che mira 11 : 1) ripartire tutto il territorio dclln sponda sinistra in quattro zone cli corpo d'armata , seguendo i limiti delle attuali divisioni territoriali; 2) destinare ognuna di <Jneste zone a circolo di reclutamento del corpo a· armata corrispondente ; il) conservare senza cambiamenti la suddivisione delle forze in permanenti e territoriali e il carattere di servizio di queste ultime ; 4-) alla leva annuale sottomettere tutti coloro che raggiungono i 2,;f anni cli età, sa lvo le eccezioni prescritte dalla legge del ,J868; 5) del contingente arrolato assegnare ali 'esercito permanente ed ,ai calarasc;i una parte stabilita anno per anno dal parlamento, il rimanente ai clol'Obanzi; 6) fissare la durata del servizio a 9 anni, dei cjnnli, sott.o le armi per l'esercito permanente tre anni , pel te1:ritoriale cinqne ann i; 7) dislocare i corpi dell'esercito permanente ì11 1
1
,mo
'R.IVISTA
guisa che ogui corpo possa, i11 c,1so di mobilitazione, entrare in campagna in pieno assetto di guerr:i; perciò non assegnare :i i torpi cava lleria n:golare, cioè rosciw'i, i quali fo rrnera·uno invece una brigata di riserva isol_a t.a, all'infu ori dell 'ordinamento generu le, oppure saranno completamenLC aboliti; assegnare ai corpi i bauaglioni cacciatori non quali reparti di campagna, ma come b11 ttaglioni d'istruzio ne ; 8), tenere i reggimenti di fanteria di linea se1{1pre snl piede risLreLto, rnai più di 700 uomini ; ed in gnerra portarli a 2100 , separando da essi un battaglione di complemento; 9) rinforzare l'esercito territoriale in modo che ogni distretto formi un reggimento di doroband ccl uno o due squadroni di calorasci; ·I U) mantenere permancn tcme~te in ognuno. dei reggi111euti di dorobanzi, oltre la compagnia di deposito, un quadro di 200 uomini; H ) mantenere in servizio per il cor:;o di due o tre mesi del primo anno tullo il contingente territori ale senza eccezioni, per una solida istl'uzione individuale e riunire mrnualmente le milizie per esercitazioni di quindici giorni ; 112) a misnra che si formerà un suflìcieute nnmero disponibiie di uomini di riserva , costi- · tu ire qu adri di secondi reggimenti e squadroni di riserva per ogni distretto. Calcolando la cifra annuale del comingente di circa 32,00 0 e la ,1 . '
perdita annuale di 'I 9
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0,
la forza dell'esercito ò stabi lita çol la
somma dei nove contingenti, io 258,200 nomini, uon compresa la milizia. Una gra1; parte di que:;te proposte è giù io via di esecuzione. Le forzo della Rumonia saranno in tnl modo, iu tem po di guerra di circa H 0,000 combottenti, sostenuti da 30,000 uom ini di truppe· locali; in Lompo di pnce si tengono Hon pi ù di 18,000 uomini del contingente perma nente e 9629 del terri toriale; il mantenimento degli uomini di quest'ulti mo costa al tesoro la metà in proporzione a ciò cho costano quelli del primo . · Tutto l'effettivo (cioè la somma delle ott~ classi dedotte le perdite) presentava alla fine del ·1880 circa 50,000 uomini del conti ngente permanente od 87,000 del territoriale. - Per conseguenza il contingente permanente è sufficiente non solo per complAtare tutti i riparLì prescritti, ma anche per formare ri parti di com plemc11to e di marcia; il contingente territoriale presenta un vuoto di 20,000 uomiui· che dove essere riempito completamente solta11Lo nel ,1882. 1
LIBRI E PERIODICI
I
g,illoui <l '<11·ge11to di G. R o BECCHI. grafi a H.oux e Favale, gennaio 1832.
Torino, Tipo- -
È opinione genernlmente accettata che a ritemprare il c:irattere del soldato e sopratutto del sou' ufficiale, illanguidi tosi da alcuni anni in qua, giovi in parte l'aiuto elci libri. Noi ci guarderemo dal recare innanzi l'osservazione che senza cosilfotLo aiuto nbbonda vano non è gran tempo fibre ~ane e vigorose, poichè t.ale ordine d'ideo ci condurrebbe nel esaminare le condizioni presenti della società e l'inOurnza ch'esse esercitano snll'educazionc, sul la disciplina e sul governo degli eserciti . lJi ogni modo l'u tililà dei libri educativi oggidì è iudiscutìbile, ma le condizioni alle quali essi debbono soddisfare sono così molteplici e così grnvi, che reudon o il eiettarli un' impresa quanto nitra mai malagevole. Ne sono oggirnai compars~ mir iadi; quanti se no giudicarono confo rmi allo scopo? quan ti ne furono accettati? Quale si disse che aveva saputo nascondere la rigiditì1, la monotonia della ·massima, del precotto sotto una forma nuova, 11tt1'11eJlte, ch 'occitava la curiosità, che · teneva desta ln fant.isia, e cbe parl:lva al cuore rlCii lettori 9 La difficoltà dei_libri educatir i pur troppo è solennrmente dimostrata dal poco bnou successo che ottcnuero sinor:1 i , le difficoltà però non debbono spaventare, specie quando cr;se atl.rnversano il conseguimento di un nobile intento : quanto sono più grandi, altrettanto virile ed onorevole è l'ardimento di cimentarsi con esse . I galloni d'(l!1·r1 ento del cnpit:rno Rcbccchi è un nuovo tentativo contro quelle difficoltà. Nel porre innanzi ngli occhi del sott'ufficiale i propri dornri dal suo primo esordire nella carriera sino all'o~ del combattimento, l'autore si è proposto cli contribuire al benessere di questa im portante categoria di graduali , di 1·enderle fac'i le i l procedere nella sua delicata m issione ed aiitt.arla nella conquista di
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splendida aureola cli prestiy'io. Le intenzioni sono eccellenti e proseguit.e con grande amore del Jiene, il libro è scritto con spi!!liatczza, ma non è riuscito a schivare lo scoglio del la rettoriZa e della predica prolunga~n, ond'è che il problema di un libro di lettura non può dirsi risoluto. Se nou- che al capitano Robecchi non mancano le doti che si rich iedono per trattare abilmente argomenti d'indole morale, ed ,i, gcilloni d'Cl!rgento ne fanno fede in più luoghi .. Noi non potremrno'essergli avari cli parole d'incoraggiamento, persu,asi che procurando di dir cose nuove o di present;,ire le già note sotto forma non comune, aùop.cnmclo colori vivaci e vari che agiscano sulla fantasia e sul cuore tenendo sempre desta la curiosità, ch'è il vero antidoto della mono~ · tonia e della noia, egli senza dubbio potrà arricchire l'esercito di un l(bro . di !ettura, che, letto, non lascia il tempo che trova, ma il cles1dert0 cli tornarlo a leggere. Il capitano Robecchi ha ingegno e studi, e ~en,za ~ubbio avrà meditato sulle condizioni psicologiche delJa . socrnta odierna e sul gusto letterario emanato da essa; ad,rni cosiffatto gusto i11le speciali condizioni de' sott'nfficiali e può esser certo che lo scopo di un nuovo libro di lettura che snrà per scrivere Yerrà splendidamente conseguito . · · 11·1ui
1.l'l•ud, '111/J'#'tt:tUa.,
lo,•," 'd'te~bll•ictt:.~ione etl
Lettera dell' in gegnere
PAOLO FAMBR!
ilf.St/J .
al professo re
FRAN-
CESCO BRIOSCHT .
Giur~to delle a.rmi all'espo.sizione di Mili1no, il Fnmbri si era pro.posto d'. tr.attare m una ~onfcrenza l'argomen,to di cui abbiamo premesso. 11 titolo, e la conforenza sarebbe rinscitn ])riosa, arguta, appl~ucl,~a c~me ?gn ( altro clisc?rso di questo noto parfotore. Obbligato . ,a ,asciare improvvisamente lH11imo, supplì con una lettera .i l Brioschi, la quale possiede tutti i vivi colori , tutte le attraenze dello stile del Fambri, ma la tra'tazione utile clell'argoment.o assai vasto, costretta i~1 nn fogl~o circa di stampa, ci si trova a disagio e per ciò, Io di. crnmo subito, essa è rimasta incompleta. ~on senza compiacenza si legge in questa lettera che in Italia la macchinci fuoile f!nnziona e che niun altro fucile di modello europeo .ed americano esaminato nll'Esposizione ci fa pentire della scel ta da no, fatta del nostro Wetterli, nel quale si vorrebbero soltanto ve-
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dere brillare un po' più le condizioni « di un numero non grande di << pezzi e di una superficie esterna liscia e robusta, la quale non « offra ricetti alla po]HWC, nè sia penetrabile nll'acqua. » · Quanto ~ costruzione, indi,;ate le principali qualità che deve possedere un fucile di fanteria, l'autore acc.enna ai vantaggi della permutabilità delle parli d'armi e conl'essa siasi finalmente ottenuta in Italia . Piglia eia ciò occasione per narrare le vicende per le quali passò la nostra fabbricazione de!le armi ; ritesse brevemente la storia delle singole fabbriche e s'int.rattiene intorno a particolari tecnici e scientifici d'importanza. Dalla qnestione del tiro accelerato entra in quella del fu cile a ripetizione, il quale combatte per lo spreco delle munizioni che ne deriva, per gl'inconvenienti del ricarici1meuto, per il successivo sposta- · mento del centro di gravitil dell'.irrna, per la complicazione ciel meccanismo. Tutt'al più il Fambri accettà il fucile .i ripetizione per i carabinieri reali, per i marinari soggetti alla lotta vicina. e per le sentinelle. Non eschtde però che in un tempo più o meno remoto ne·possano essere armat.e le fanterie, quando, <;ioè, un ufficiale, almeno iperbolicamente, pofrà dire: sii ogni g·rilletto non 1>rem.e che il mio drito . Nè esclude la probabilità che tale arm l'imento possa esser consigliato auche prima da ragioni politièhe. Anche delle nrmi da caccia discorré il Fambri segnalando l'incred:ib,i,le progresso constatato all'Esposizione di _Milano e dovuto specialmente, oltrechè al Glisenti, babbo clell 'inclustrin delle armi in Italia, alla lima del Toschi da Lngo, i,i fratelli e nipote Izzi di Nnpoli . Fra le armi da taglio giudica belle quelle del Perez e buone le nuove sciabole di cavalleria di Torre Annunziata; lamenta però che per le· · lame da scherma siamo ancora tributari dell'estero e fa voti perchè, contentm1doci meno della modesta gloria dei manichi, si arrivi a tern prar mèglio. , . L'autore, lo ripetiamo, uon ha svolto tutto quanto e .racchrnso nel titolo che ha posto in testa alla sua lettera, ma qnello che ha scritto si legge volentieri e tutto d'un fiato; egli poi dichiara di avere riseri,a.to il mollo altro che aveva a dire per ima stiidio cui, sta attendendo in , compagnia cl' iin egregi o uffiànle wper·iore d' l1;rt'ig lieria dell' eseroito, . e noi assai cli buon grado registriamo questa promessa .
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'<1uali parecchi inediti e cli molto interesse, NoLoremo lrn questi i framment'i <li un d'iario sui fatti rei Palmanota dal 1° ap1'ile al 24 giiigno 18:\.8 ed una lettol'a in /'cic-~imile elci generalo Zucchi. Ad il lustrazione del testo l':lnno seguito alcune carte topografiche, fra le quali meritnno auenziono quella alla scala ½ssoo della posizione della Chiusa o P:isso della 71Iorte in Carnia, e lo schizzo visuale della Chiusa stessa, che si riferiscono all'eroica resistenza del Cr1clore nel 1848 ed all'inconsulto abbandono di quella formidabile posizione. II lavoro del D' Agostini è una ricca sorgente di notizie toriche e ,(li dati militari, che avranno seuza dubbio costilto non lieve fati ca e pazieuza allo s!'ri ltore. Sebbene noi vi avremmo tlosider11Lo una disposizione di parti meglio ordinata e la forma, come ossen•ammo nell'altro volume, talvolta un po' più accurata, .tuuavia non esitiamo a dichiararlo lavoro patriottico cd utile agli studiosi militari. 1
.11.tconli ,,,,i1U,11•i ,lel FR·itdi (1 ·7 97-1S70) raccolti
da ERNESTO D'AooSTINI e messi in relazione alle vicende politiche del paese . Volume secondo, con tavole topografiche. - Udine, Marco Bordano, editore, 1881.
n. ~econdo volLtme,. ricco
di quasi 600 pagine, col quale iI D' A-
go~t1~1 pone ora te1·m11~e al suo lavoro è di una singofore imporranza,
po,che narra le battaglie sacre della nostra indipondeuza, le lotte cui noi abbiamo partecipato, o cui presero parte i nostri fratelli marraiori o. i nostri genitori. Vasto è il campo ch·e si è aperto all'autort co~ p1~sa .la raccolta . ?elle notizie, dalle più rilevanti ali~ più minute, eh egh ebbe la diligenza e la fortuna di fare, oud'è ch'eoli assume un far~ più largo. che nel precedente volume, dà luogo ragioname?to_ mt?~uo. agli avv.euime_nti, giudica t.alvolta gli uomini e le operaz1om mil~ta1:1 ~d og111 parL1colare si studia di mettere in opportuna luce. Com111c1a 11 volume dall a mernornacla epoca del 18,..S, nè la narrazione si ~ircoscrive nell.a provincia del Friuli, ma si occupa minutamente cosi del blocco di Osoppo, come delle faiioni tra Piave e Dreuta, sia della espugnazione di Vicenza , sia dell'assedio di Yo11ozia, e d~scrive il terreno e nurnera da una parto o dall'a!Lra le colonne, e le loro composizioni, dei belligeranti, seguita le marce, passa da questa a quella posizione, espone gli intendimenti ed i mezzi messi in ~pera per conseguirli, la vita affannosa in una par~la che agitava il campo austriaco, non meno che le città e lo milizie del Veneto. Tuui gli altri fatti fuori del Yeneto si accennano per il nesso logico degli avvenimenti. Collo st~sso metodo si continuano a narrare le c:impagne -del ,18,rn · ? 59 .e_ poi qu.~lla cl.el 60 per la parte che vi presero i Friulani, poi 1 moti 1nsurroz10nah del Friuli nel 4864 e da ultimo largamente Ja . guerra del 66. Segu,o un interessante capitolo di episodi ed azioni valorose dal 18"1 al 1870, in cui l'autore ci presenta i suoi concittadi~i a Lissa nel ~ 8,t,1, a Visco nel 48, a Novara, a Roma, a s. Martmo nel 49 e nel 59; a Maddaloni, nel brigantaggio, in Aspro., rno11te nel 60- 6 1-62; a Custoza, Caffaro, Villa Glori Monterotondo _Digione nel 1866- 67-70. ' ' La seconda metà del volume contiene documenti o memorie, tra i
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Sto,·in RoH1ann sc1•iltr, pe1• gli nllievi dei collegi tHilitn,·i dal capitano GE ROLAMO OLIVATI, professore d i ,storia e geografia al collegio militare di Milano. - Ditta
·G. B. P aravia e Comp., 1882. Un tef-tO di storia romana chi{ soddisl'acesse allo esigenze tle' nostri collegi militari, che adattandosi alla intelligenza ed all:i coltura dì qiovanolli di 4ii :inni ed in pari tempo alle molteplici loro occupa~ioni ed al breve tempo cito possono consacrare a siffatto studio, fosse nè troppo breve, nè troppo prolisso, nè troppo elevato, era un bisognò generalmente riconosciuto ed a cui sinorn uou si era riuscito a provvedere. Il libro dal titolo annunziato, che ora presenta al pubblico il capitano· Oli vati, intende appunto a rendersi utile e pratico ponendosi nel ginsto mezzo fra i prolissi, gli elevati e i troppo ristretti, e procurando colla chiarezza, la semplicità e col seguire rigol'osamenLo l'ordine cronologico di col m.ire l'accennata lacuna. Dato uno sgmu·do gehcrnle alla, storia romana, ne cli vide In trattazione in due parti principali: i fatti politici e militari o la coltura. La suddivisione in· lozioni dei singoli argomenti di ogni periodo storico; i frequenti riassun ti; le postille e date mnrginali; le tavole geneologichc e cronologiche; l'indico prospeuico e sommario di tutta la materia .costituiscono il metodo seguito dall'autore per classificare e concretare
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le idee nella mente dei giovanetti. - Nelle. questioni controverse,. accettando l'opinione elci più competenti, non ha mancato di accenrrnre e discutere a piè di pagina anche le altre, per modo che mentre una parte di studio obbligatorio del libro è consacrata allo svolgimento dei programmi dei collegi, una seconda, di cui i tipi sono più . minuti, si occupa della crit.ica storic11, che giova ad ampliare l'orizzonte alle menti più deste ed in generale sarà utile agli adulti che s'iniziano in cosiffatte discipline. Il capitano Olivati non ha scritto cose nuove, ma lrn il not.evole pregio cli aver saput.o scegliere, ordinare e presentare , con chiarezza quelle già note, facilitando e semplificando così lo insegnare e l'apprendere la storia e la sua critica. I giudizi suoi convalida sempi·e coll'autorità cli scritt.ori per competenza fuori cli ogni discussione, epperò a noi pare meritata la lode che si ebbe dai fratelli Cipolla, i qrn1li giudicarono il suo libro non soltanto scolastico, rnci anche scient'ifi,co. E noi augurimno al capitano Olivati che all'onorevole accoglienza trovata dal suo libro presso la Corte faccin riscontro quell n del pubblico.
ll1' Hti dtr, r,uoco illllit111te· con; tig(li1H1t,,, tli uoti~ie sugli sc,•itto,•-i tli t11•Uglie1•it1 e tli ro'l·tifi,C(l~iOH,e di CESARE QUARENGHI, Parti~
Tecno-c1ronog1•,1,fi.t1, tielle
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Napoli, 1881.
La 2,a parte cli questo libro dell'infaticabile tenente Quarenghi è non· meno interessante delJa prima. Lo studioso può trovarvi tutte cruelle notizie preziose che costano tanta fatica a ricercar~ quando occorrono;· il curioso vi si può anche dilettare. Infatti è un vero diletto a leggere certe stramballate opinioni che· i nostri vecchi avevano in materia di polvere pirica e di armi da, fi.ioco. Un Bonaventura . Pistofilo da Ferrara nell'anno di grazia ,1 6i·1 scriveva che le incassature degli archibugi dovevano farsi o di legno· di noce o di legno di acero « simboli l'uno dell'ambizione, signifi« cataci per la sua amarezza e per lo pessimo suo odore; e l'altro « sotto specie di prndenza e di fortezza significati per la corteccia « dura e nel di fuori canuta e simbolo d'empieù, crndeltit ed insta« bilità, dimostrataci per la qualità ciel legno dentro tutto ondeg-
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« ()'iante a similitudine d'un mar turbato che non sa trovar riposo ». Lo<> stesso autore insegnava il modo di preser~are le canne del arm i da fuoco coll'ungerle con l'olio cli oliva nusto a sUigi~O calcinato ed olio di cera tenuto per !I.O giorni in letame ca ldo clt cavallo; insegnava « che il tener le palle in bocca può _servire ~er la prc« stezza (del e.arie.are) ma ancora, mercè della lortnna lavorevole, « per salvar la vita, sì come io ho co~osciuto . uno,. c'.1 e a;rend~ . la « bocca piena di palle nello scaramuccrnre, glt amvo un archibn« sata in bocca ed esse gli salvarono la vita. » Astrazion fatta da queste stramberie, che come abbiam detto servono a farci conoscere l'ingenuità e la fede dei nostri vecchi, dal libro del tenente Quarenghi si possono dedurre parecchie buone cose e cioè: L'origine antichissima della polvere pirica senza forza proiettiva, usata in Italia, per produrre i fuochi artificiali; . · L'applicazione della forza pi·oiettiva. della polvere alle armi da cruerra avvenuta pure in Italia in sul finire del secolo XII; 0 Lo sviluppo dell'industria, la scoperta di pe'.·fezionamenti, l'adozione di invenzioni successive in materia d'armi da fuoc~ precedono sempre in Italia lo sviluppo, le scoperte_ e le invenzioni avvenute in altre nazioni. Molte sono le prove che dimostrano questo fatto e basta confrontare certe date nostre con quelle di àltri paesi per convincer<:ene. Infatti J'oricrine italiana di tutti i nomi delle armi da fuoco 0 ~ • aa noi· d'1 ....'>2. antiche ne fa fede; la rigatura delle canne è anteriore anni a quella cotanto. proclamata dello Zollner di_ Norimber~a; i cannoni rigati, quelli a retrocarica, le bombe, 1 trabocchi e così via figurano ne()'li inventari delle nostre rocche e dei castelli aviti cÌ~rnndo altr;vè non se ne sospettava l'esistenz~.. . . Interessanti sono poi le notizie che riguardano gh rngegnen e gli scrittori militari. L'elenco di essi figura nel ricco indice alfabetico ed è abbastanza lungo. Colla scorta di questo v'è modo di rinvenire in uri attimo qualunque notizia che giovi conoscere. _ . IJ Quarenghi si è fermato all'anno ,1859 e . n~ dice il perchè: « D~l « ,1860 in poi, il perfezionamento delle arn11 ncevè ~n nuo\~O . ~ v1~ « ,roroso impulso e tante sono le modificazioni, le rnnovaztom, gh . « ~sperimenti che hanno . luogo tutto dì,. eh.e !l. v?ler s~lt~nto farn~ « cenno ci porterebbe molto al di là dei l1mit1 1mpost1c1 e quah « sono richiesti dalla natura del presente lavoro . » . Parlando della prima parte della Tecno- cronografia no~ abbiamo osserfato che questo genere di lavori si pnò dire non .mai finito ed
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ANNO XXVI. VOI,. IV.
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abbia1110 consigliato l'autore a tener dietro alle continue scoperte di documenti che servono a sparger luce sopra molti punti storici. Egli . seguì volonteroso il nostro consiglio ed in un'appendice apparvero nuovi ragguagli . Prosegua . pt1re il bravo, colto ed operoso ufficiale in questo lodevole e nobile studio e verrà giorno eh' egli potrà dare tanto materiale nuovo ed abilmente riunito da far venire la voglia a qualche valentuomo di scrivere una storia delle armi da fuoco italiane, storia che finora non figtJ.ra nelle nostre biblioteche. Intanto fa cciamo voti perchè le biblioteche del regno si provvedano di questa notevolissima pubblicazione, la quale merita un posto onorevole fra i lavori mil itari della giornata.
.Ln l!Cns sie cl1.evn:U11ae et les cq~·~e11•ses ,le -,•esist1111-o,ce, par PAUL SA L VI. - Milan , 1881. l
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L'autore divide il libro in due parti b,m disti1~te; la prima è uno schizzo storico sulle istituzioni ippiche e sulle razze cavalline della Russia; la seconda è una narrazione particol,1reggiata delle corse cli resistenza da lui eseguite ·dal 181o al ,J 880. - :È difficile l'indicare in modo esat.tto e sicuro tutte le n'1oheplici razze equine che si allevano in Russia, incominciando dal cavallo puro sangue fino a quello selvaggio della steppa; però si possono nomiprnre le razze particolari appropriate alle diverse esigenze delle po pozioni e queste appunto il Salvi descrive e commenta. · Ma prima di discorrere delle razze è bene presentare alcune note storiche d'importanza. Lasciando da · parte i tempi anteriori all'invasione dei Mongoli, ne i quali la sola tradizione è d'appoggio ai fatti che constatano l'immensa predilezione dei popoli russi al cavallo, troviarho che sotto il regno di I van III, alla fine del X.V secolo, si stabiliva a KhoroschoIT presso Mosca, la prima mandria cavallina di proprietà della corona. · Poco dopo le mandrie si moltiplicarono, specialmente nei domiuì ·dei conventi e dei vescovati e lo sviluppo alla produzione cavallina acquistò moltissimo sotto i regni di I van I V e di suo fi glio Fedor Jvanovitch. La prima importazione di cavalli dall'Europa risale al regno di
E J'EFHODICI
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I van III sopracitato, quando cioè il ' principe Sten-Stour rega lava a --quello cza r uno stallone che per la sua bellezza e l'armonia delle sue proporzioni veniva de$tinato alla monta. Sotto Pietro il Grande l'allevamento e l'industria cavallina .p.resero slancio vigoroso cd i mercanti cli cavalli , oltre all'essere mantenuti a spese della corte, godevano di certi privilegi e di molta considerazione; questi pensarono a popolare le nuove mandi'ie di Kazan, ,di A.zof{ e di Kiev fonda te nel ,1'7'12, non che quella <li Jistra, kan stabilita. nel 1710 con stalloni persiani e giumente circasse. -Queste mandrie aumentarono costantemente sotto i regni cleJJ' imperatrice Elisabetta Petrowna, di Caterina 2n, dell'imperatore Paolo, di Nicolò ,1°. La prima provvista di. riproduttori per le mandrie milik'lri facevasi ·Ilell'anno ,18:19 estraendoli dalle mandrie rinomate della contessa t -Orloff- Tchesmcnsky, mentre la prima importazione di cavalli inglesi per la produzione del 1niro sangue risale al '1774 per cura del conte Orloff e poi del suo contemporaneo il coute RostopschinE!, che possono chiamarsi i primi organizzatori delle corse in Russia per le · quali poi il governo consacrò somme favolose. Per raggiuugere gli immensi risultati che oggi ·si constatano nell'industria e nel commercio cavallino in Russia, il governo ed i grandi proprietari nulla hanno mai trascurato . Sotto il regno cli Alessandro II la direzione .generale de.Ile mandrie emanava tali prudenti e benefiche disposi: zioni da ottenere splendidi risultati; le esposizioni generali e periodiche d i tutte le razze dei cavalli nati in Russia concorsero al desiderato . scopo. La prima di queste esposizioni aveva luogo a Mosca nel 1862. Alle esposizioni tenuero dietro i concorsi scientifici, le scuole ve. !erinarie, delle quali oggi se ne contano quattro, quindi le scuole ippiche destinate ad istruire gli allevatori ed a formare .degli homme/5 . de che·val pratici, e da ultimo la scuola fondata nella mandria d1 Khrènovoi, scuola speciale d' entraineii·rs, di jockeys, cli bracchieri e di cocchieri e nalla quale si insegna la preparazione, la prima educa: .zione dei giovani cavalli . Di razze cavalline il Salvi ne . conta ,1O e cioè: Cavalli dei kirghisi, popoli nomadi cliscendent.i dai Mongoli ed ~ abitanti fra il 43 e il 53 grado di latitudÌ:'J.e nord, dal , settentrione del mar Caspio fino ai confini della China . Questi cavalli sono pie, coli, ma forti e resist.~nti; percorrono facilmente dai 70 ai il 00 chilometri senza fermarsi; sopportano la fame, il caldo o gli strapazzi ,.d'oi ni sorta; la forza, il vigore, l'agilit.à di essi sono tradizionali.
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Cavalli mongoli o della Siberia ; sono parchissimi, portano pesi' immensi durante lungbi viaggi e sono eccellenti corridori . ·ca valli calmucchi : di piccola taglia, di testa un pò grossa, piedi ben conformati, resistenti ad ogni privazione. Cavalli baschi r: impiegati specialmen te pel servizio della posta ed in lavori ordinari i. · Cavalli -d0l Don: leggieri, non mai superiori a rnet. 1,50 di statura, ben conformati, agili, pronti al salto, pieni d'energia, infaticabili . Cavalli dcll'Ucrania: agili e resistenti, servono ai predatori delle· st.eppe fra il Dnieper e il Bug. ~avalli del K~rabagh:_ prediletti dai Persiani, dai Turchi e dai po- poh d~lla Georgia che 11 pagano ,100 ducati l'uno . · Cavalli circassi: « I cavalli circassi, scrive il Salvi, che sono pressochè sconosciuti in Europa, possiedono l'eleganza di forme, la fl es- sibilità delle membra e la bellezza della testa. Il circasso ama il suo cavallo, si corica con lui sotto lo stesso riparo e lo tratta come un suo figlio. 'Non lo maltratta mai nè col bastone, nè colla frusta; scherza con lui e lo accarezza. Unica punizione per questi i;avalli sta nel privarli per qualche tempo dei soliti giuochi, delle bramate carezze». Cavalli dell'Estonia : razza quasi perduta, della r1nale non si tro- · vano che pochi esemplari nelle mandrie di Torciuel situate nel distretto di Pernoff. Cavalli fìn landcsi: di questi si hanno ancora parecchie specie e· cioè: il cavallo ,del!' Obwa nei distretti di Perm, cli Ocha11sk e di Solikamsk, rimarchevole per la vigorosa statura e per velocità stra- · o~:dinari~: il cavall? di _Wiatlca n~l distretto di rKazan, piccolo e legg1ero, d1 colore rab1cano,con .screuature snl dorso; l'hnond nei distretti di Ros::;ieny, di Kowno, di Schavli e di· Telschi; quello di 1l1ezen .e di B·itog . « Esistono oggi in Russia 26 società di corse che ricevono dal governo 89000 rubli e le Società dal canto loro spendono ,150 mik . rubl i in premi. « L'esercito consuma aunnalmente circa 6000 cavalli acquistati· per tre milioni di frÌnrnhi. « La ricchezza cavallina della Russia oltrepassa in oggi i '.20 mi- · !ioni di teste, delle 4 rwli Ht-00000 sono giumente. « Si. contano in Russia pièt di ,HiO fiere di cavalli, nelle quali sono-· vendutt annualmente 3ÒO mila animali per la somma di circa ,\.O• milioni di franchi. » Nella seconda parte, en tra in ballo l'autore . .
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Descrive egli la traversata da Pest a Parigi, che, doveva essere i.fatta in 1o giorni, ma che per nn accidente toccato al cavallo Radamante nel .villaggio di Moncel, a· 20 chilometri da Nancy, non potè giungere al punto prefisso. Ad ogn i modo il Salvi, partito da Pest 1'8 ma<11rio ed anivato a Moncel il 2·1, aveva l)ercorso in ,13 giorni t>V ,e 7 ore, con un cavallo ungllerese di , tagl ia mezzana, la eguale distanza che qualche anno prima aveva fatto il tenente ZnbO)Vitz in ,15 giorni col cavallo Caradok, più otto chilomNri. Nell'autunno del '1876 lo .stesso Salvi eseguiva il passaggio dei ' Carpazi · in 5 giorni, montato sul cavallo Napoletano-C01·a, vecchio produttore eh' egli aveva compcrato per 11,\,O franchi ad E periez nel]' alta Ungheria. Nel dicembre dello stesso anno, volendo provare se con nna cavalla piena si potevano tent.are delle corse di resistenr,a , andava da · Chorselow a Leopoli, ~88 chilornefri in 313 ore, con una cavalla da razza , di anni 11O d'et.à, gravida di 8 mesi e presa nei pascoli_di pen,denti dalla mandria del conte Tarno\Yshy. Arrivava, senza che la cavalla mostrasse stanchezza. Nel ·1878, compiva · felicemente il lungo tragitto da Bergamo a !\a poli in soli J O giorni, sulla cavalla sarda la Leda di . proprietà · del generale Finazzi. Più tardi faceva altri esperimenti quali qnelli della corsa da Bergamo ad Asti, da Torino a Cas1,1l M:onrenato e ritorno, da Bergan10 .a Palazzolo e ritorno . In tutti questi esperimenti i caYalli montati dal Salvi, non mai preparati prirna e sempre presi a caso, giunsero a meta in buonis:.. . sime condizio11i. Il Salvi inseo-na il modo da tenere.. le precauzioni da usare, le v previdenr,e, le cure, i mezzi onde riuscire in questi esercizi, che vengono a formare un nuovo genere di sport. Egli raccomanda tali esercizi particolarmente ai nostri ufficiali di cavalleria, ai quali riusciranno utiÌi sempre, specialmente in guerra, quando è necessario percorrere enormi distanze Ml minor tempo possibile. Possiarno dire che i nosrri ufficiali non si sono fatti ripetere l'in. vito e fra ·1e varie corse di resistenza da essi eseguite vanno ricordate: quella di 4-60 chi lometri in 5 giorni fotta da 8 ufficiali del reggimen to Novara cavalleria lungo la pianura del Po; quella di 50 ,chilometri percorsi in meno di due ore da 7 ufficiali dei reggimenti Monferrato e Savoja e lìn::dmentc la bella corsa sostenuta dall'intiero :8° reggimento (Monferrato) con alla t.esta il ,,uo ~olonnello »oselli,
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LIBRI
E PERIOD ICI
da Voghera a Robbie e ritorno in sole 2.0 ore, e cioè H 7 chilometl'ì,,.. dei quali 70 in istrade di montagna .
F1•ie ,te11•i,cli dei• t,1·<>sse <ds PeltU1-e11•1·. (
grande come generale) di 1881, Mit.tler e figlio.
TEODORO
Federico
v . BERNHARDI. -
iu·
Berlino
Federico II come generale, non manca certo di storici nè di cri- tici , P.erchè le sue gesta furono sempre oggetto di particolari iute- . resse, non solo per il militnre, ma per chiunque studia O'li avvenimenti'· e gli uomini, ehe ebbero un11 decisa influenza sui de~tini dell'umanità,. Senonchè i contemporanei di Federico non Io compresero, e . quelli che ven~1ero a!)pres~o.' fino a quasi questi ultimi tempi, . noll' ebbero sotto gh occlu t.utt1 1 documenti necessari per ben giudicarlo . Il te~tam~n.to . ~1ilitare di Federico Il, le sue istruzioni ai genernli,. ed altn scntt1 dt recente pubblicazione, gettarono nuova luce sui fritti e sulle loro cause , sui principii dai quali partiv11 Federico e sulle . norme, che lo diressero .nella sua condotta della guerra. · Il v. Bernhardi, ultimo sceso nell'arringo, si trovava perciò solo , · in ~ondiz.ione migliore dei suoi predecessori, e quanto profitto egli abbia snputo trarre da questo vantaggio, l'opera sua stessa lo prova. . La qnale consta cli due grossi volùmi e tratta dalla guerra dei setteanni. L'introduzione comincia con una sentenza cli l\fachiavelli : <e Chi sà bene presentare al nemico una giornata, gli .altri errori .· eh? egli facesse nei maneggi delJa guena sarebbero so pportabili; ma, chi manca di questa disciplina ancora che negl i' altri particolari va- _ l~s$e assl:li , non .condurrà mai una guerra ad onore, perchè una giornata che tu vmca cancella ogni tua mala azione, >> Federico II, dice l'autore, solo fra tutti i suoi coutcmpornnei, cùm- _ p~ese l_a profonda verità di questa sentenza, Egli solo sapeva che la d1struz1one delle forze militari del nemico è la decisione della e)O'UPl'I'"(-, ..' . per~1ò .fece sen~pre de\l'e$ercito nemico (come oggi si direbbe) il suo , obb1ett1vo. Egli solo sapeva che ogni vantaggio, ottenuto con manovre , strategiche, 1prnndo non sia una preparar.ione per l'atto decisivo, è' una vana appnrenza, che ha valore soJo· in quanto il nemico se ne· lascia imporre. lìederico solo,. fra i suoi contemporanei, condusse Ja·· g_nerra secondo questi princip ii, per quanto la situazione generale. . d'Europa e quella speciale della Prussia glielo permisero. ~
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In qnei tempi regnava ancora sovrana la teoria, s.econd~ la _quale il comba ttimen to era considerato come il mezzo più arnschrnto _e pericoloso di raggiungere }o SCòpO della g'.1el'l'~, e si riWneva che l~ sommo dell'arte consistesse nell'ottenere p1ccol1 vantaggi, a for_za d'. manovre. Gli storici mili tari con tem pùranei a Federico torcono ~ fr~tt1 per conciforli colle lor? teorie'. e quando malgrado t~iuo no,~ c1 riescono, allora , non dnb1tano dt segnare, p~·r part0 d, fedenc?, iin e1-rore. Fra coloro che meno comprendevano il re, v1 era il suo stesso fratello, il principe Enrico, il crnt1le diceva: « Mio fra tello VU<JI sempre battagliare; tutta la su~ arte st~ Cf~i "·. . . Qual'è dunque il segreto dei successi d1 F0d~nco? .cc Qu_a11clo ad un nem ico che, portalo cfollo spirito dei tempi, ardrto, nsoluto e se~ia riguardi, oltrepassa i limi ti del consueto, conducendo .la gu_~rra con inu;itata larrrhez.za di mezr.i, libertà d'azione e di mov1ment1 , s1 di front; O'enerali, ricch i soltanto di idee arretrate e nrtl·ovano ::, più non rispondono al la s1tuaz10ue . . mnti, di mez.zi che el aIl'. epoca'. accorgendosi costoro della propria irnp9tenza, e _non . sapendo _liberarsi dai legami e dalle pastoie, cadono in una specie d1 scoraggiamenLo, che r~ddo ppia Je forze del nemico e _gli assicura il soprav,,ento , senza pure bisogno che egl i sia ~n ge~10 >> •• • • • • • militare tecn1c1 e. perfìuo 1.1comauI prol,essori cl'·1rte , · , oO']l 110mm, · l' danti di truppa , cadono generalmente ne'.l'~rr,Jrc ~li cre~lere c rn, ~r-~~ del loro tempo, 0 almeno quella che essi nanno imparata od cserc1 tata, sia la sola conforme, ,;e non .1Jla _guerr~ assohita, alm~no alla aucrra normcile. I confini convenzionah che 1) loi:o. tempo, ,o il tempo ~ cui appartiene la loro istrn1.ione, l:n.nno tr~ccrnto . a(l arte '.lolla gnerra, sono rigonrdati c?rrH' im01ut,1b1li, Cfl~~s1 le~~'. d, natut ~, : quando effettivamente avviene cl1e un condottwro a, dito, o per 1m peto proprio, o. pe1: altrni ~pinta li vni:cn , allor:a, .o snccom•b,e e fu · ('.ai'lo XII di Svezin, o vmce, e il !atto sembra inepnzzo ,· come . . . · l 1 splicabile. Lo stesso sconcerto d'idee, la stessa merav,g!rn un'. versa e, .c 1e destarono le vittorie cli Federico II , si ripete ai tempi M_lla prnna rivoluzione francese, quando forze affatto nuove sces~ro m cam~o · · · . nn nuovo 1neto ,'o di ,..,c:uerra . I generali. della coah- _ ecl m1ziarono sione trovavano inesplicabili le proprie scon!ìtte, e S(T1ve1:an~ nell~ Ioro re.1az1·oni che s~condo il · e.orso ord·inario delle cose 1 1!· r::rnces1 , ·t avrebbero dovuto essere vinti . Caratteristico_a. ques.to proposi_to e 1 cfoLto d'un generale prussiano, il principe di Ho!10n lhoe « Co, Fran-
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cesi bisoizna far pace 1)erchè ~o·no c11·veu.t~,n-t.1· ma t'.i, · e COI· matti· non si può nè vincP-re n.è impallare. » Napo leone ~· il genio sfrutatore delle forze della ri voluzione, non p,otè essere vmto s~ non allorqmmdo le nazioni spogliate e tradite, s accor~ero che egh 11?11 . portava guerra soltanto alla politica dei govern~, . ma p~~e all esistenza dei popoli, onde misero i propri goverm m cond1z1one di opporgli truppe, simili alle sue, e allorquando, fra i genrmili degli esercit.i coalizzali, cominciarono a sorgere uomini, che sapevano orientarsi nella nuova situazione monclial:, e condurre !a guerra i~ mo~o corrispondente; allora Napoleone .fu cornlrnLLuto e v111to da armi pan alle sue. Volendo rendersi esMta ragione della condotta di Federico, come generale, 0011 bisogna dimenticar mai che egli era nello stesso tempo gener<1le e re assoluto . Una cosa, che salta iigli occhi nello studio delle campagn~. di Federico, si è che tutte _le sue battaglfo, eccettuate C[t_ielle mcontro, ~ome pres~o Lawositz e presso Liegnitz, e quelle 111 c111 venne egli stesso assiilito, come presso Hochkirch '.nrono ttttte preparate pe1· es:sere battaglie deciswe. I suoi avversari mvece volev@o for conquiste, senza quasi com battere. l\fa Federico II sape,:a che la guerra è soltanto uno strumento della politica, quindì_ non vo lle mai spingerla al di là cli quanto era strettamente necessario ;:illo scopo che si era prefisso. Egli·non volle mai ,_ anc~ie poten_clolo, _abbattere _il nemico di oggi,' a vantaggio del nemico cli dom~u1. Egl i satrnva moltre far ])ene i conti colle proprie fo1:ze e '.ern~ars1 a tempo, m mezzo alle vittorie; ciò che non seppe pnrna eh lm Carlo XII di Svezia, nè apprese da lui Napoleone I. Premess~ ~ru~stc _:n:verte1_1ze, come cri teri per spiegare ·ed apprezzare l'.: ge~ta m ihtan eh Federico II, l'autore delinea a grandi tratti la s1tuaz1onr~ generale d'Europa, allo scoppiare della ouerra dei 7 anni 1757), dimostra l'importanza 'mondìale e spiega 1: cause storiche ,lì qu_esta Jo_tta, cl~e cli~e 1._erminata nel 1866; quindi passa al racconto dei fatti ~n v1'.r1 c11p1tol1 che prendono nome dal le. prindpali battaolie 0 o dall a s1tuaz10ne nei differenti stadii della guerra. I pianì e le operazioni rn ilìtari di Federico e dei generali avversari, vengono esposti, esaminati ed apprezzati con libertà e sicurezza di giudizi, in éui si rivela molto acume di critica, conoscenza dei fatti e profondo studio delle loro cause. Si citano, si discutono antichi e nuovi documenti,_~i passa al vagli~ quanto, intorno a detta guena, scrissero gli st,oric1 e commentaton precedenti: Tempelhof, · Bulow, Ret.zow , Cerrini, Iomini, Clm1sevilz. A proposito di rrnesl'ult.imo V
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]'autore dice che le sue deduzioni avrimno sempre importanza, perchè rigorosamente vere, date le premesse, cioè i fatti C?nH} Clauscvitz li ,supponeva. L'opera termina con una rassegna degli scritti miFtari di Federico e . con un breve pan1llclo fra quest.i <~ Napoleone I. Il quale parallelo si thiude con un giudizio a cui sarà molto diflìcile che la rnag._ gioranza sottoscriva: « Federico II (dice J'nutore), come uomo, corno principe e come generale, st.a molto nl di sopra dell'imperatore dei Francesi. »
,tJce1·l~i sietJe1J•,1io : ~,.i;_Hu.l1rioi H.Jl.01,.goÌ-ii - l.te;;:1.1 1,lt,di .1net,~scetJiwJ", isp@l'ltaeH,11unvo iv. :I.S'16- 1 '1 t1o«l"cl1, 111@ 1un•,.,,;ettie Jt11n.'jJ;e1•u.to·1ra lu,w,, 1·•·H ss1.,,nv,, geo -
91•,,fic~sGu.1ra.1v@ @bst;iest'vti cie11uun-sob•·o.ubtili@n. o o-e ,~·wo q-;:., N . P,it,,-o,.babn - ( Schizzo della Mongolia
no1·d-occidentale. R isultati de l via_ggio compito negli anni· 1.87 6-77 per incarico clella Società Imperiale geografica russa, dal J.11ernbro collaboratore di essa). Due vol umi 1881. Il lavoro del signor Pataninim è una interessante apparizione nel ,campo della scienza ·geografica ed un tesoro cli conoscenze sull'Asia . Ma oltre a ciò le notizie raccolte dal chiaro viaggiatore foi·niscono un ricco materiale scientifico per la storia naturale ed un.a massa di indicazioni pratiche e cli dati importanti per le relazioni commcr·Ciali russe colla Mongolia del nord- est. Qnesto lavoro è notevole inoltre sotto il riguardo mi litare, contenendo numorosi raggnagli topo_grafici ed economici pel caso in cui il paese descritto si facesse il teatro di operazioni guerresche. << La nazione mongola, dice l'autore, presenta una popolazione compatta per l'estenzione di 16 gradi sul meridiano e di 45 gradi sul parallelo (cioè circa 1800 chilometri da nord a sud e più cli !i800 chilometri da est ad ovest); già il solo fatto di una tale unità nella lingua, nella coltura e nella religione, che trova forse la sua spiegazione nel carattere piano del paese, è cosa molto rimarchevole; un'altra circostanza, eh.e salta agli occhi al primo contatto con questa nazione ,è quel grado della sua civiltà, che obbliga a riconoscere che la nazione mongolica non senza frutto visse sino al tempo presente; ciò 1
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che noi troviamo presso di essa, mostra che anche in un paese cosi deserto e povero, gli uomini possono crearsi condizioni di ,;ita pacifica e civile. » L'autore espone osservazioni e notizie sotto forma di diario nell'ordine cronologico seguente : . rl O Dalla stazione militare di Zaisansk sino a Kobdo (nella seconda metit dell'anno '1876) ; 2. 0 da Kobdo a Cama; 3° da Cama 3; ~liasutaja; fi da UViasutaja a Kosogola, 5° da Kosogola dd Ulango~a ; 0 ~ da ~!angoma a Ko?d? e di là a Kosciagacia . Gli ultimi cinque· 1tenerarn furono compmtt nel corso del 1877. Questo diario form a il pri1?0 voìu~e dell'opera del signor Potanin, nel quale entrano sotto, •!orma dt appendice gli articoli seO'uenti · viaO'O'io del luo"otene11t ·e O > Db V Raffatlow da Ulangoma a Kosciagacia, compiuto nel ,j 877; Scliainh.orst - risultati delle osservazioni barometriche per la determinazione del113 altezze in Mongolia; Berezowski-catalogo della collezione· di volatili formato nella spedizione di G. N. Patauin nella MonO'olia de] ~iord-ovest negli anni 1876-77; Wagner - osservazioni a~ronom1èhe del signor Raffailow nella Mongolia occidemale; Matu:;ow- · ski - note topografiche sulla strada che conduce da Kobdo ad Ulia-sutai e di là verso il nord, nel paese di Minus; spiegazione per ·1a carta della Mongolia nord- occidentale, composta dal signor RaÌTailow all~ scala di 50 Werste per un pollice ( I a ¾il0,000) ed annessa al prn110 .volume, cd una spiegazione dei nomi ~o-eo"rafici contenuti uel V testo. n sccond.o :1olur~1e racchiude studi etnografici, accompagnati da 2.6 tavole d1 d1segnt. In questo volume trovansi descritte: I.. Le stirpi e le fam iglie che popolano la Mownlia del nord-est la stirpe turca (Kirghizi, Uriank.aizi, Sarti ;iventi nel Cama e i Cato~i, che abitano sulla sponda occirlentale del fogo Kirgiz-nor) e, la stirpe mongola (Mongoli orientali, Chaichi e Mongoli occirlentali, Dubruti, Haiti, Uraugi e Torgouti) . II. Monumenti cl~l'antichitit nella i\'Io~go!ia ~el nord- est; i Kerensuri, i mostri in pietra ecc. III. Osservaz1om sm costumi religiosi; forma esterna della . vita, usi fornirrliari e socia ~i. IV. Denominazione dei fenomeni astronomici, degli ani~a li,. del le p~an~e e c1:eden~e. popol~1·i su di essi. V. Racconti e leggende. ,~a rmn1~ne ~1 nottz1e pr~c~se s.u~ paese, specialmente su lla popoJazt0nc, sm suoi momunent.L 1stonc1 13 sulla sua letteratura, deve, secondo l'autore, svegliare anche negli stessi Mongo li la sete di conoscere l,ene la propria patria; d'altra · pal'te anche gli Europei non possono non ·interessarsi dell'avv.cnirc cli una nazione così n~merosa quale è la Mongolica . 0
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J~ll!.11•(1iiclU!!J' fUJ' Qf;ie ,Jlg•r;IJU-!'2 au-a.rl ill(tl'i1r1,e , -
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me~tre 188 l. Soil1ipvo stòrù;o delle (onne rJ:i, combatvirnento deUa fcmterici .. (Continuazione) . - L'autore, che s'era arrest.ato alle forme d1 com-battimento dell'epoca, 1prnndo le picche contrastavano ancora il pri• malo ai fucili, passa ora in rassegna quelle dei tempi di GustavoAdolfo, di Federico II, dei generali della rivoluzione. e di Napoleone I, giuugendo lìno alla vigiglia dell'epoca attuale. « Nel ·1835 comparve, per la prima volta, in Prussia, il fu<Sil e ad ago; nel "81~7 esso era adottato per tutto l'esei·ciLo. Questo è il punto di partenza di un epoca nuova, perchè al fucil e ad avancarica· che non avrebbe mai potuto essere l'arma decisiva del combattimento, venne sostituito il fuci le a retrocarica, che ha in se tutti i requisiti per essere tal arrna; ciò che diede origine alla nuova tattica, e alle attuali forme di com- battimento. » Lei 'P.rcsci di Ka1·s . (Continuazione) . - Il racconto dei fotti venne , tolto dai documenti ufficialt e da altre fonti russe; la critica è fatt.a con molto acume. La presa di Kars diede in mano ai Russi, nooo prigionwri e 303 pezzi. Le perdite dei Tmchi non possono precisarsi , ma furono gravissime. Quelle dei Rnssi, piccole ~l paragone, asce-sèro a 2,100 uomi'ni . Lo stato dei feriti da ambo le parti fu mise- · rahile, perchè mancarono di tutto. Nel corso dell'impresa gli errori degli Russi · furono tali, che sn- · rebbero costati cari, se non si avesse avuto a fare con Turchi. Ad o<rni modo la conc1uista di Kars, al principio dell'inverno, fu per l'e- · o . f' sercito cl' Armenia una vera fortuna, e come tale lo salutarono uhciali e soldati. « Tutte le nostre sensazioni in quel tempo, scrive un ufficiale· russo, sono difficili a descriversi; ma una ci rese qnasi pazzi dalla gioia: la sensazione del caldo. Avere i pi~cli all'asciutto, pareti all'intorno, un tNto nl disopra, un ca minetto davanti era un paradiso per · gente, che da tanto t.ernpo batteva i denti all.'aria aperta . Noi riscal- darnmo le stufe fino ad abbrustoli rci. » • Consùleraziort'i genernl,i, sngl-i shm1nid e snlle spolette clei pezz,i, eta cam.i'Jcignci. (Continuazione e line) . - L'armnmènto dell' artiglieria, cogli shrapnel e le spolette, d'ultima invenzione, aumenterà talmente ,
\ 508 LIBR I gli effetti di quest'arma sul carqpo di ballaglia, che rruelli delle ultime guerre possono darne appena un'idea . Dopo l'introduzione dei fucili a retrocarica l'armamento della fanteria è rimasto stazion11rio; invece quello dell'artiglieria ha· continuato a progredire nella portata, nella precisione, nell'effetto ·dei pro ietLili . Quindi da qualche anno le relazioni di queste ciue armi sono alterate, . a vantaggio dell'artiglieria. Essa deve oggi più che mai cercare posizioni dominanti, pèr avere un gran campo di tiro; perchè fin dove può vedere, può battere . .Alla fa nteria non ·è più lecito presentarsi scoperta a 2000 metri dell'artigl ieria, perchè sarebbe distrutta dagli shrapnel. Questa cresciuta importanza dell'artiglieria non può mancare di avere un'influenza sulla condotta della guerra e sulle f'ormazioni tattiche. Gherardo v. Scharnhorst. Schizzo biogmfìco . - i\'Iaggiore CnousAz. - L'autore si diffonde specialmente sulle opere di Scharnhost come geuerale e come riorganizzatore dell'esC'rcito prussiano, senza tralasciare di tratt.egiarne il carattere e l'ingegno anche sotto gli altri aspett.i. e< Egl i fu il motore principale del suo tempo e il preparatore del futuro; fn uomo poJitico, filosofo, scrittore, soldato ed eroe: Creò il nostro esercit.o; fabbricò le armi con cui abbiamo combattuto il nemico e liberata la Prussia e la Germania . Rifatto l'esercito ebbe il tem po di vederlo vittorioso, e poi rnorì. La sua missione era finita. » Niccolò MachiaveUi ma,est1·0 cli g·ue1-ra al nostro temJJO. - V. RaucHHAUSEN . e< Nei giorni dei gnrndi Mrvenimenti, delle mutazioni profonde, dei progressi affret.tati, l'uomo cerca le formolc che valgano ad esprimerG le nuove idee, e quando le trova giil stampate, in ~orma classic;i , nelle opere dei grandi ingegni che ci hanno preceduto, prova un sentimento cli soddisfazione e di tran<J.ui lli tà; perchè le sentenze, che resistettero ai secoli, devono esser più che rispettabili : devono essere vere. Tal.e sentimen~o appunto si prova leggendo oggidì le opere di Mach iavelli. >i Dallo studio di esse l'autore trasse la convinzione che Machiavelli, . come scrittore tr}orico di arte militare, è molto superiore all1, sua fama, e senti vi vo il desiderio cl i farlo meglio conoscere ~i suoi comp:1triotti . Porge un breve cenno della vita cli Machiavelli e delle sue opere in generale. Si scaglia contro il pregiudizio che considera Ma. ch iavelli come un uomo e uno gcrittore diabolico, ed avverte i let·,tori che presenta loro non solo un grande ingegno, ma un uomo
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rispeuahile e sim patico; quindi passa a fare un'estesa rassegnn del libro dell' arte del.la yiw·ra, notando le parti che ora sono antiquate, perchò si fondavano su di uno stato politico militare e sociale affatto diverso dal nostro, e queùe tuttora vive fresche, perchè si fon- · dano sull'essenza della guerra e sulla natura stessa dell'uomo, che Machiavelli èonosceva così intimamente. L'autore riporta molte sentenze che, dice, non solo· ·valere ancora oggidì, ma avere . avuto in questi ultimi t.ernpi la loro conferma. Eccone una: cc Uomin_i, . arm i, denaro e pane sono i nervi della guena. Però fra questi, 1 du~ • primi sono i più importanti; perchè uomini ed armi trov.:1uo denari e pane, ma denaro e pane non trovano uomin! ccl . m:~1i .. >> I Te- · deschi, in questi ultimi tempi si sono appunto mcancat1 eh provare · che tal sentenza è più giusta del trito proverbio, l' a1·gent fcl'it Ili giierre. Co1·pi fmnchi e dtilvisioni dii ca-vallerict. È uno studio sull'impiego · della cavalleria nel ·1870-7,t. Si fa rimarcare la facilit11 con cui la cavalleria teclesca potè compiere, al princjpio della campagna, il suo servizio d'esplorazione, e le difficoltà invece a cui si trovò di fronte · quando la Francia riuscì ad organizza~·e i su_o~ c?rpi di f'.·an~l~i ti-:ratori. Si osserva poi che le farnre,volt cond1Z1om, del pnnc1p10 d1 quella campagna, non si ripeteranno for~e mai ~i~, per~hè la lezione ha giovato; le difficoltà invece _op post~ da1 fra~cln t.lJ'at.on, ~, da ,trup~e simili, si troveranno sempre m ogm paese mvaso . Perc10 1 auto1e vorrebbe che si mettesse la cavalleria in grado cli combatterle, provedendo tutte le truppe a cavallo di un' arma da fuo co, ed ur!endo sempre reparti di cavalleria, in servizio di esplorazione, qnal?lrn . sezione cl' artigliel'ia a cavallo ; cosi si potrebbe fai:e a meuo della l?~teria, il cui aiuto non può sempre ottenersi, senza danno della veloc1ta . Fece Napoleone dell'a1'!na da fuoco· l'agente pri:nt:ipale delta bat- · taglia, pùì, che Fede-rico ? - L'autore comba t.te l'ofinio~e espressa da uno storico (Denison) il quale ha detto; « da ~eden~o a_N_apoleone non furono introdotti, nelle armi da fuoco nlevant.1 m1ghouamenti; pure Napoleone fece dell'arma da fuoco l'age_nte pri~cipal~ , del combattimento, ·più che Federico . » Con numerosi esempi tratti dalle campagne dell' uno e dell'altro dei dett.i cap!t:ani, ci di'.11ostra essere questa sentenza così inesatta, eh~ sar~l~be. lor_se vera _l opposta ; ·perchè Federico, in tutte le sue d1.spos1zt0m d1 bat~agha, ebbe· per mira principale di usufri re tutta l'azione del suo fuoco, e , a questo specinlmente dovette le sue vittorie ; mentre Napoleone fece·
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maggiore assegnamento sull'urto delle sue colonne, e in questo cercò -ordinarinmente la decisione della battaglia. Le nuove ·mattric e..splosvve e i lorn mod'i di accensione. HEurscH, capitano. - .La polvere da sparo, malgrndo i suoi difetti · è sempre la poh;ere delle nostre cartuccie e dei nost1;i cannoni, e ciò per due preziosissime qualità: la prima è il punto di temperatura piuttosto alto, richiesto per la sua accensione, il quale ne ronde quasi scevro di pericolo il maneggio e il trasporto; la seconda è la , .facilità, con cui mediante lievi differenze nella fabbricazione , $Ì rende adatta a diversi usi : poi vere da caccia, polvere da guerra, poi vere da mina . Come materia esplosiva invece, la polvere da sparo tro,;ò . seri concorrenti, prima nella dinamite. poi in modificazioni di essa, poi in altri preparati essenzialmente diversi. Cenn·i topografie-i,. - Capitano TI.E1C~ÌEBT (Continuazione). - Si tratla del modo di vincere alcune difficoltà, che, in corti casi, si presentano _nel rilevamento del terreno. La r-i01·ganlzzazione dell'esei·c•ito ùiglese. ~ Si riportano le di. sposizioni andate in vigore, nell'esercito inglesè, il ,1° luglio corrente anno, e riguardanti la durata della ferma , le truppe ausiliare, la . riserva, i quadri, le pensioni e via dicet1do. « Il minimo. della pensione del tenente corrispondr. a iooo marchi, che si percepiscono dopo 2.0 anni di servizio. Gli uffìciali del grado da tenente a mag. giore, che lasciano il . servizio dopo -12 anni, ricevono per una sol volta '.iH mila marchi; dopo 15. anni 32 mila , dopo 48 anni ti,O mila marchi. I limiti dell'età per gli ufficiali sono : pei si.ibalterni e capitani, 40 anni; pei maggiori, 48 ; pei tenenti colonnelli e colonnelli , . 55 ; pei maggiori generali, 62; pei tenent.i generali, 67. » Apptilt·i di ca1Ti del trenQ JJer la Ru,,.m :a. Si pubblicano i manifesti d'appalto, e si, fanno vari commenti sulle forme , sulle di- · mensioni dei carri e sulle altre condizioni specificate nei detti manife·.sti, facendo notare le differenze tra questi nuovi carri .e quelli attualmente in uso. Tassaert. _:, È il titolo di uno schizzo biografico dello scultore di tal nome, . l'issuto alla corte di Federico II. L' Aut.ore ha per iscopo ,di mostrare Federic_o II come protettore di belle arti . Parn.llelo tra. il passaggio dei Balcani esegiii to dai J{'nssi: nel.l''in'ùerno del 1877-78, e quello eseguito nell'estate del 1829. - Le acampagne russo- turche sono un fenomeno periodico nella storia della guerra . É destino siùgolare della 11.tlssia avere un esteso confine mar·it..timo, senza un accesso al .mare libero . A nord è chiusa dai oohiacci '
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,a sud e ad ovest da stretti, che si trovano in mano di altre potenze. Questo accesso al mare libero è · consicleri1to, in Russia, un' . e~igeuza vitale, e siccome soltanto dalla parte di sud si trova un v1cmo che, $'anco vincesse non può guadagnare, così appunto vers~ sud la Rus:;;ia dirige i suoi sforzi . La questione di. pigliare la_ clnave del M.ar Nero , corre sotto il falso nome di liberazi one dei crtstiam della penisola dei Balcani. Da Caterina II in poi, una guerra colla ?111:<ehia è nel programma di ogni Czar. In questo secolo ebbero 1 più. gravi ri,;u ltati le due campagne del 11829 e d?l 1877._ I n ambedue , la catena dei Balcani fu usufruita, come l' ultnna barriera dal vitito -contro il vincitore, e in ambedue questa catena , una volta ritenuta · , inseparabile, fu superata . Il probalrile schieramento strategico dell'esercito tedesco al confine (rancese. - Traduzione dal ,Joiirnal des Sc'iences M·ilitaires. · T combattù nenti- siLl Lom dal 21 bngli o ai 20 ottobre 1877. t una risposta alle critiche fatte da scrittori russi, a un lavoro .sullo stesso argomento pubblicato nei fascicoli precedlmti. Gli esercizi delle d·ivisi owi di ca'ùalle?'1:a in Francia, e il pro:!J1'a1mnci per le grandi ,manovre del gruppo concen~rato in Cl~a,lon. - In tal programma si notano per quest'anno van progress1. ~~ disposizioni relative allo svolgimento delle manovre _non vennero _p'.u ,concertate, secondo un disegno stereotipato, nel galnnetto del mm1stro della ouerra · ma si lasciarono al criterio del comandante delle " , . manovre stesse. Questa maggiore larghezza concessa al capo fa sentire i suoi eITetti anche sui comandanti in sott'ordine. La formazione delle divisioni è la normale; anche quest'anno, conrn gli antecedenti, vengono assegnate ad ogni di visione tre batterie a cavallo, p~rò l~ ·milte di cavalli sono tali da non dar luogo alle lagnanze degli anm scor$i. - Una dispo$Ìzione affatto nuova è l'assegnamento .perrna-: nente di u·n capitano del genio, ad ogni division(} di ca:allena. Egh fa parte del suo Stato Maggiore, o deve accompagnarla m ~uerra. In t empo di pace ha l'rncarico . di fare conferenze s~lle maten_e ~splo:sive, sui modi di guastare prontamente le ferrovie e lo stazwm telegrafiche, e interrompere comunicazioni di qualsiasi speci~. !~1 temp~ ,di o-uerra seo-ne i corpi srJediti in ricognizione, lrn la chrez10ue cli 0 O . d' :tutti-i lavori sopraindicati, e di quelli alt.ri, che un corpo m rpen..dente può trovarsi in caso di dover fare.
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01•g1n1- tlea• hlilitiil· JJrissenscl1,nfftlicl,en i re,•eine..
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Vol. XXII, fascicoli 2°, 3°, 4°, 5°.
I confin·~ della Bosm·a e dell'..Er;;egovina. - A S-rnocH capitano. È la descrizione topografica di una zona che, estendendosi dal confluente della Drina alle bocche di Cattaro, comprende i confini delle provincie ultimamente occupato dall'Austria . Come conclusione viene descritta la grande strada carreggiabi le, che l'Austria r;cento~ mente cosLrusse, onde mettere in comunicazione le bocche di Crrtta ro, col )Iontenegro, por l'insellatura <li Love.on: « Questa strada, mirabile per l'arditezza del concetto e la grandiosità dcll'esec l17.ione, dove porgere, agli abitanti, uno splendido esempio dullo l'lSorso e della pot.e111.a ciel nostro impero. Essa non fu costruita per la mezza dozzina <li carrette che si trovano fra Cattaro o suoi d'intorni; :id bisogni locali, l'antica strada era più che snfiìciente. .La nuova deve la sua osisteoza agli interessi politici ed economici tli un prossimo futuro, allo necessità della nostra influenza in Oriente. « Questa strada è indirettamente lega ta al progressivo ava nzamento della nostra posiziono mi litare,. per · il pascialato <l i Novi-Dazar, verso lo sbocco di Salonicco; essa costituisce una lo,,a di quella missione civilizzatrice, che si è proposi.a di sollevare, al grado della civiltà moderna, tutta la parte meridionale della penisola balcanica ». Il trntto più interessante è la salita da Ca ttaro all'insellatura di Krstac. Le bocche di Cattaro sono recinte ad oriente da una catena di montagne, simile ad un muro di rn1~i . Per transitare nel )fontenegro. è necessario salire fino all'insellatura suddettn, alta 3500 piedi sul livello cle'I m::ire, e distante da Cattaro, in proiC'ziono orizzontale1 appena mille piedi. « In tali cond izioni di terreno, si è costrutta una strada larga 3 metri e di tale pendenza che una vettura con un buon cavallo potrebbe salire al trotto. Partoudo dalla parto sud dalla cintura di montngne, dopo lunghi giri e rigiri viene a passare a 500 metri al disopra o quasi a perpendicolo sul punto c\i partenza; qurndi 'ricomincia a serpeggiare per modo che, vista dafl'alto mare, sembra un'elica incavata nella ru pe. Dal colle girando lo sguardo si riceve· un'impressione incantevole: ai piedi le bocc he di Cattaro; a ponoute la distesa del mare; a sud un panorama fino a Budua; ad oriente, un altro fino a Centinje. » Havmondo Montewccoli . È titolo di una conferenza del maggior~ -
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austriaco O. Bancalari. L'autore si lamenk'\ che il Montecuccoli sia troppo dimenticalo. Di questo grand'uomo cli guerra non resk'lno popolari nella sua patria d'elezione, se non alcuni molti spiritosi. Egli non ha storico speciale, non ha monumenti , salvo una semplice tomba nella chiesa dei cappuccini di Linz. Neppure ttrtli. i suoi scriui vennero pubblicati, m~lti, anzi la maggior parte, giacciono polverosi negli archivi. Epptire egl i fu non solo un bravo generalo Ìll tutla la forza del termine, ma un abile ministro della guerra, un diplomnlico pieno d' intelligeuza, uno degli uomini più dotti del suo tempo, uno scrittore classico che, per la pienezza del pensiero e l'efficacia della frase ricorda Machiavelli. in Francia, in Prussia hanno guadagnato fama .irnmortale, e sono proposti come esempio a1la gioventù, uorn ini per ogni ragione, assai inferiori al l\foMecuccoli . Dell'opera, Afo1·isnvi dell'al'te bellica, vennero fatte quindici edizioni; venne tradoua in tutte le lingue. Essa esercitò una certa innncnza sui piani di genera li come Condè, il principo di Anlinlt, il principe Eugenio. Nell'arte fortificatoria, Montecuccoli pose il germe <lei sistc:mi che Vauban e Coehorn svilupparono; nell'arte militnro, molti de' suoi insegnamenti h:inno ancl10 oggidì il loro valore pratico. J1ontecn<'coli nacque nel 1608 presso Modena; si arruolò a 15 anni nell'esercito austriaco, dove era generale un suo zio; fu capitano a 2.i, colonnello a 27, generalo a :H. Prose parte per ven tiquattro auni, a tutte lo guerre che l'Austria ebbe a sostenere in quel t9mpo, specialmente (;ontro i Turch i. Vinse molte battaglie fra cui priucipalo quella del S. Gottardo, condusse a lmon termine molte campagne. Noi I 668 (a 60 anni d'età) ru fauo pre:;idente del consiglio di guerra, o, come si ùirebbç oggidì , ministro della gLterra ; sette anni dopo condusse ancora una campagna contro Tureona . Poi visse occupandosi d'arte e di scienza; l'accademia dei naturalisti dovo a lui la sua origine; mori il ·16 ottobre "68 1 per una tra ve cadu111gli addosso da una casa in costruzione. ~1ontecuccoli scrittore deve riguardarsi come il fondatore della moderna scienza miHtare. SegLte uu'.cstesa rassegna dell'opera Afot·ism1; dell'tirte belli.ca, quindi l'autore continua: « ma se la gesta 111ili1ari sono inscritte nella storia e le opere lellerarie parlano da se stesse, piCL difficile riesce a provare l'influenza, (jhe l'azione lenta d'un nomo ebbe sullo sviluppo milit,are cl'un paese, specialmente quando l'intìero carteggio si trova ancora negli archivi. Ad ogni modo non mancano le prove dell'opera riformatrice del Montecuccoli, nel .l'istruzione delle truppe, nell'armamento, nelJ'arte fortificatoria e nella tattica. )> Sì con1
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L 1BRI
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chiude e~primendo il desiderio che lo Stato Maggiore austriaco, poichò si è finalmente deciso a far parte al pubblico dei tesori do' suoi archi\'i, e stampa la relazione dello campagne del principe Eugenio e la sua corrispondenza, faccia presto altrettanto per l'autore degli Aforismi. La miopia e i l ser1Yizio militare. - C. VE SZELE Y medico di reggimento. - Il tema è trauato con linguaggio ed argomenti scientifici. Dimostrati gli effetti del la miopia ~Ile condizioni della vita militare, on indicati i mezzi per accertare questo difetto negli inscritti di 1cm, l'autore propone che gli inscritti riconosciuti abili siano, rispetto alla vista, distinti in tre clossi : quelli della prima vengano ossegnati alle truppe combattenti, quelli della seconda alle tecniche, quelli della terza ai servizi amministrati,·i e contabili. L'obbligo al senYizio 1nilitare e l' ordùiamento degli eserciti nel loro stor•ico svilnppo. ·- CzuLA, Int.endente militare. - 'Presso gli antichi popoli dell'Asia ora in vigore l'obbligo genera le al servizio, o almeno la volontà del monarca imponeva, all'occorcnza, f'(ue:,t'obbligo. Le moltitudini che Dario e Serse portarono Jn Grecia non avrebbero potuto raccogliersi senza l'obbligo generale. Questo masse però si radunavano solo in tempo di guerra, i nuclei d'esercito permanente, erano piucchè alt.ro guardie dr,l corpo o di polizia. Presso qualche popolo antico, come gli Egizi e gli Indiani , l'obbligo si ristrinse :id una casta . In questa era generale; le altre ne andavano e.senti. Presso i Greci l'obbligo al servizio mi litare aveva per base il censo, ed era diverso secondo il diverso grado di ricchezza. In Atene la 1a classe di censiti serviva nella fl otta ; la 2a nella cavalleria, la 3" nella Janteria pesante e la ,~" nella leggera. Ognuno pensava al proprio armamento e mantenimento. Quelli della 14 classe dornvano anche far le spese della fl otta. Lo stesso principio fondamentale del censo aveva vigore negli altri Stati della Grecia; l'applicazione era diversa secondo le diverse leggi che governavano la proprietà . La costituzione degli eserciti si modellava pertanto sulla costi tuzione sociale. Anche presso i Romani, il censo fu dapprima la baso del servizio militare. Ai tempi di Mario e Silla si disse che l'obbligo o il diritto di servire nell'esercito apparteneva a tutti i cittadini romani; poi si estese · coli' estendersi della cittadinanza, prima a tutti i popoli italici, poi a tutti i popoli dell'impero. Ma nell'estendersi diven!ò un obbligo non soddisfatto , o un diri tto non esercitato, tanto che convenne ammettere nelle legioni gli schiavi e si finì per assoldare intiere popolazioni barbare. Presso i Germani che rovesciarono l'impero vigeva l'obbligo gen_erale, per la difesa della propria tribù; ciascuno
poi aveva il dirruo di arruolarsi sotto un capo per imprese speciali. Queste erano sempre conqu iste di terre, che il capo vincitore ripartiva fra i suoi compagni, i quali si obbligavano di accorrere alle sue ulteriori chiamato. Tale obbl igo era inerente al godimento della. terra, e con ciò veniva croato il feuda lismo e l'obbligo al servizio ritornava sulla base del censo. Però questa aveva forme assolutamente diverse · dalle antiche, e quindi essenzialmente diverso risultò l'andamento degli eserciti. La fnnterin scomparv·e quasi affatto, la' cava lleria restò padrona del campo. Più tardi le monarchie assolute o le città li bere sentirono il uisogno di appoggiarsi su di un altro elemento; nacque il sistema degli assoldamen ti e rinacque la font.eria. Quando un principe od una città voleva assoldare ,10 reggimento, dava il brevetto di colonnello ad un nomo già conosciuto; questi pubblicava i suoi bandi, raccoglieva il suo reggimento e si metteva a disposizione di chi gli aYeva dato l'incarico. Dapprima era stabilito che non si orruolassero i pregiudicati, m:i"'·a poco a· poco questi formarono la maggioranza. Negli eserciti di Valtonst.ein vi era la feccia d'Emopa; in quelli di Federico II poco meno. E così si giunse alla rivoluziono francese; quando, apparizione inaspet.t.ata, vennero in campo i soldati della pat1·ia. Le vittorie di costoro contro i mercenari pan;ero allora incomprensibili; ora sembrano ·naturali. Colla dichiaraz'ione de:i diritti l'assemblea nazionale adottò l'obbligo generale al servizio; Napoleone lo modificò colla coscrizione ; per tal modo raccolse quei grandi eserciti con cui vinse l'Europa. I vinti, seguendone un po' tardi l'esempio, adouarono la coscr.izione anch'essi, e la Prussia, andando più in là, accettò il principio dell'obbligo generale al servizio, e lo tradusse in atto. L'itnità della ca'liallerìa e alcune questioni sull' istntzione e l'vmpiego delle t1·iippe a ca'Vallo. - CrnnLIEN, tenente colonnello. - È un lungo lavoro di cui viene pubblicata solo la primà parte. Si comincia ad osservare che te truppe di fanteria sono organizzate, armate ed istruite nello stesso modo in tutta l' Europa. Le distinzioni fra fanteria e fanteria furono tolte dapcrtutt-0; se alcuni stati conservano fanteria scelta, è solo un omaggio alle tradizioni, ma non vi è differenza nell'armamento e nell'istruzione. In questi ultimi tempi la fanteria, ha mutato il suo armamento e modificata la sua tattica, senza scosse, senza contrasto. Quest'accordo generale dimostra che vi è unifonnilà di vedute, · circa l'impiego di clett'arma . Riguardo alla cavalleria la cosa ò ben differente. Vi sono c.orazzieri, dragoni, usseri, ulani, lancieri, cavalleggeri, carabinieri ecc. ecc. una dozzina cli de-
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nominazioni ed altrettante varietà . Pjù yario ancora è l'armamento. In Russia i corazzieri, gli ulani e gli usseri portano la lancia, solo nella prima riga; in Austria, in It.alia, in Germania, in Turchia l'anno anche nella seconda ; in Russia i dragoni hanno un fuci le con baionetta, i cosacchi una picca, i carabinieri un revolver; in Germania gli ulani e in Italia i lancieri hanno, coll:i lancia, anch n la carabina; in Francia, nel Belgio, ne1IO'landa, nella Serbia,, nella Romania, vi sono cavalieri con due armi da fuoco; la Turcliia, che nell'ultima gnerra impiegò la sua cavalleria ai trasporti dol treno, l'armò di fucile a ripetizione. Tutte quest~ differenze dimostrnno cho non si è ben d'accordo sulla missione della cava lleria. Il colpo d·i Stato d;i, Luigi Nnpoleone. - Zr.nNIN, capitano . - È uno st1~dio st?rico-:-mi!itare sui documen li .P'.1bblicati dalAarone du Casse, m van fascicoli dello Spectatem· militaire del •r87(:i sotto il titolo: Le role des annèes fmnçais~s dwis les rel'Otutions pohtiques. Costanti,nopoli. - E. lvAxossiclf Capitano . - Descritta la posizione di Cos·antinopoli, !'aut.ore dice elle ivi convergono 7 grand i lince. ~ 0 la linea occidentale, o italo-macedonica, cho viene dal camdo d'Otl'anto; 2.0 la pontina dalle rivo meridionali deì mar nero; 3° la sarmatica, dalle va lli del Volga, del Don, dol Dniester; ,1,0 Ja marittima occidentale da Sud-Ovest; 5° l'egiziana da sud; 6° quella dell'Europa centralo, pei· la valle e gli sbocchi del Danullio; 70 il gruppo dello orientali, provenienti dalle Indie, dall'Arabia e dall'Asia Centrale. Tutte le sovra indicate lince vengo no minutamente descritte nei loro rapporti geografici, topografici, militari e commerciali; quindi si ricercano le cause na1.ur1J li e sLori che della prosperità e della decadenza di Costantinopoli, e quelle, che, in diverse epoche, diedero la prevalenza all'una o all'altra linea ; in ultimo l'autore entusiasticamente conchiude: « Diventate potenze marittimo gli st.ati d'Occidente sorta Trieste, risorta l'Italia, è Costantinopoli più importante che mai. La stessa apertura dell'istmo di Suez non la danneggiò. Poichè gli Inglesi hanno fondato il loro impero indiano e portati i germi della civiltà europea nella massa inerte di '.z4.0 milioni di abitanti, la strad:i più breve tra l'India e l'Inghilterra, cioè la linea CalcuttaEufrate-Costantinopoli-Vicnna-Londra è diventata o sia per diventare, l'asse intorno al quale si aggireranno gli interessi e il destino di tre p:irti del mondo . ., Dovesse anche l'India essere un giorno libera o cambiar padrone n.'on muterebbero le condizioni di questa linea, perchè chiunque
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fosse il successore degli Inglesi non potrebbe cambiare la strada del commercio fra 2.'iO milioni d'Indi:rni, ed altrettauti Europei. « Costantinopoli, al punto di passaggio di detta strada . dall'Asia in Europa, Costantinopoli, col suo porlo frequentato fin d'ora da ,1,0 miia bastimenti n!l'anno, colla rete di linee che ne irradia, con la belleZ7.a che ginstifica le iperboliche espressioni degli orientali, Costantinopoli t:rnt'l vol te distrntta e tante volte risort.,, è destinata ad una ·gr~ndezza maggiore dttl:a passat,'I, romana-bisantina . Allora si avrnrerit complntamente il detto di Napoleone: « Il possesso di Costantinopoli è il dominio del mondo. » Colori di difesa in guerra. - Uu1.\1-sm, maggioro. - Si comincia col dire che la natura stessa per difendere gli animali li pronide di colori, che poco risaltino sul fondo del terreno su cui vivono, e così diede bianco il manto all'orso del nord e biondo alle belve dell'Mric.a. Si stabi lisce <[U indi che gli uomini o gli oggetti da impiegarsi in combattimento, non devono avere colori che spicchino da lontano, nè che troppo contrasLino fra loro, nò col colore del suolo e degli oggetti circostanti; poichè altrimenti vengono offerti nl nemico eccellenti punti di mira . li colore che più spicca è (dopo il rifles~o dei metnlli) il bianco, quindi vengono il rosso, il giallo, il bleu; colori buoni solo per le bandiere. Perciò l'autore non li voncbbc affatto sulle uniformi . Solo, pt:!r rngioni speciali, farebbe, a questo riguardo, qualche concessione alla cavalleria. I colori convenieu!i s:,rebbero il nero, il verde, e il grigio nelle loro varie degrarlazioni. Dopo che quasi tutti sanno leggere, o almeno conoscono i numèri , non è più c-0sì imperiosa la nccessitÌI di distiaguP.re i reggimenti per mezzo di colori; bastano le cifre . La vulnerabilità degli uom iui ò sempre ](I stessa, e l'efficacia dolle armi da tiro cresce ogni giorno. Provvedersi di corazze che difendano dai proiettili, essendo cosa impossibil e, non è da disprezi:arsi la difesa chò può dare il colore dell'un iforme. Sguardo alle più importanti innouazùmi fatte negli eserciti, stranie'l·i clurante, l'anno 1880. - Si tratta delle ri for me introdotte nell'organizzazione e nell'armamento, e dei nuovi regolamenti ed istru~ zioni andate in-vigore in detto anno . Questo studio (di cui è pubbl icata solo la prima parte) si aggira sugli eserciti della Turchia, della Gre{:Ìa, della Francia e della Germania.
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Ottobre e novembre 1881.
Sgitardo ai lwvori del corpo topografi,co m:i,bitare dal ·1855 al 1880. - V. DE LivRON . Assalto clel forte Araba nella presa della piazza d:i Kars . Maggiore Mo1SEEW. - Le accurate ricognizioni intorno a Kars e le notizie avute dagli emissa rii mostrarono che prendere la ciii.i pei· mezzo del blocco ora impossibile: la guarnigione era provvista ·per sci mesi . L'attacco regolare nel cuore dell'inverno non prometteva alle truppe che malattie e mortnlità. Fu deçiso l'assalto. L'nssalto di giorno sarebbe stato causa di gra,•i perdite; le opere della fortezza avevano un gran dominio sul terreno circostante ed i pezzi, che su esse si trovavano avrebbero aperto delle gnmdi brccèie nelle colonne d'attacco; cd oltre a ciò, il movimento dcll'auaccaute sarebbe stato visibilissimo; i Turchi :wrebbero subilo riçonosciuto la direzione doll'att..'lcco principale. Fare dello dimostrazioni ora impossibi le. D'altro lato coll'attncco notturno, i riparti potevano sbnglinr strada e bnttersi fra loro. Oude fu deciso l'attacvo di notte colle seguen ti istruzioni: 1°) Ncll'avvicinnrsi alle opere si osservi il più profondo silenzio. · 2°) II ·ruoco di notte è quasi senza risultato, epperciò inutile; rispondendo ai colpi del nemico gli si fornisce un bersaglio ben marcato pcl suo fuoco. Di notte non si deve far fuoco che a bruciapelo. Senza decisione del comandante di c-0mpaguia non si deve mai cominciare a sparare. -:- Risparmiare le cartuccic perchè nella notte non si può eseguire il rifornimento. 3°) Le colonne d'a·tacco procureranno adunque di arrivare sino alla fortezza senza sparnrc. - Lo sparare contro un avversario al coperto· è inutile : si pnò far fuoco quando osso trovisi su l parapetto; ma allora val meglio çnçciarlo colla baionetta , che è lu vera arma per l'asstillo; quanto meno i soldati spareranno, tanto più presto raggiungeranno lo scopo. +0 ) L'assalto deve essere uno slancio di tutti seuza eccezione per imposcssarsi del l'opera. che verrit mrlicata; epperciò il sostegno reciproco cd amichevole, uoJt è mai così necessario in nu combatt.imento come nell'assalto. Non devesi abbandonare il posto per soccorrere i ferili: li cnrcrnnno gli infermieri. 5°) Avendo co1H1uistata l'opera, 11011 bisogna lasoiarsi trascinare all'iusoguimento, ma invece fare il possibile pet' renderla un sito forte per se stesso, e rivolgere i pezzi contro le alt.re opere del nemivo.
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6°) Il grido rii Urrnh! gel!:.1to troppo presto non fa che scoprire per tempo l'attaccante al nemico, incoraggia ques·o e gli dà tempo di prepararsi . - Non si dove gridare che giunti :ml parapetto. Sll!i moderni teleg1·afi ottici mihta1·i. Capitano Ku11N. - I telegrnfi ottici ora in uso possono ridursi a duo sistemi: il primo consis10 in ist.rnmcuti più o meno complicati fondati sulla riOessiono degli sp<'cchi e la refraziooo attraverso i prismi e le lonti dei raggi di luce; il secondo: di Yari apparati di costrnzionc più semplice come p. es. b:111clierc, telai , palloui, sostituiti nella notto da fonal i o cristalli. La trasmissione di segnali cogli apparecchi del primo sistema è fondata :;u lla. riproduzione di due segni fondamenta li: un chiarore momentaneo cri uno più continuato, analogamente ai punti e lineo della LCl()grafia elettrica. .JI risultato ouennto dalla segnalazione con tale sistema eguaglia quasi quello raggiùnto dal detto 1eleg1·11fo; ma. per questo si richiedono ·elegrafìsti esperti · ed nttenti . La comt\nicnzioue col secondo sistema consiste nella trasmissione di due segni nffatto distinti uno dall'altro, coll'impiego dcli' alfabeto )forse, oppure nella "' t.rasrnis:;ione di un grande n umero di segui , supponendo in essi lettere, parole e frasi complete. I sem pl ici apparecchi di questo sistema che non richiedono cognizioni speciali e lunga cspcricm:a in ch i li usa, possono essere adopcrn ti anche da non specialisti nelle cose telofraf:ìchc, come p. es . dalle truppe combauenti, presso !e quali essi dovrebboro esperimentarsi e pcrfezioni1 t':;i . I l migliore apparecchio pe1' lo oper:izioni di guerra è ritenuto nttualm~nte l'eliografo o telegrafo solare dell'inglese Mause, da lui proposto nel 187,'i- e fondato sulla trasmissione da un sito all'alLro di raggi solari rincssi cla uno specchio sia durante un tempo breve o lungo. Con questo trasmissioni si compongono, ·coll'alfabeto Morse, tnttc le espressioni .possibili. Secondo l<'ischcr l'eliografo servì nelle Indie sino a distanze mnggiori di ·160 chilometri. Un difetto di tutti i telegrafi ottici fondati sulla riflessione della. luce solare è quello di non potersi adoperare che rii giorno con tempo chiaro. Questo difetto è .;tato ora in parte tolto dal mccc.1nico Siemens che applicò la lnce elettrica iuvece della solare per la segnalazione, nnchc in staziono eliografiche provvisorio cli campagna. }la già parecchi anni pri ma, nel ·1856, il meccanico francese Lesuard proponeva per · t' Algeria uno speciale telegrafo solare, batezzato da lui parimenti col nomo di eliografo. Era disti nato per stlizioni distanti fra loro dai 50 ai ·I00 chilometri. Questo apparecchio fu molto utile ai F_rancesi nella C.'1111 pagna del 1
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per lo stabilimento di una comunicazione telegrafica da Parigi al ~font Valerien . I più reco,iti perfe1.ionameriti portati all'el iografo consistono ·nell'adozione della luce elettrica per le segnalazioni durante l'assenu1 del sole, e nella costruzione di un eliog.rafo con regolatore meccanico automatico; ma oltre a ciò ora si tenta cli togliere all'cliogrnfo solare ii difetto cli non lasciar traccia dei segnali , l'ingegnere inglese Makenzie obbligò i raggi provenienti dalla stazione lontana a dirigersi sopra un nastro di carta preparnta por fotogritfare e moventesi per mezzo cli un meccanismo di orologeria, in guisa da lasciare visibili le traccio dei raggi. Altri perfezionamenti si fecero ma, :i danno della :;empliciti1 necessaria ngli usi di guerra. Fra gli apparecchi del secondo sistema il più utile è forse quello adoperato dagli Austrinci all'epoca dell'occ1i"pa1.ione dalla Bosnia, apparecchio che meritò l'appronziono generale. Esso consiste in un telaio triangolare mobile, attorno ad un asse orizzontale, nel senso vertic11lo ed in nn disco; la posizione del triangolo e la presenza o l'assenza del disco danno la possibi lità di rappresentare 1u11e lo lettere dell'alfabeto . La legge a:ust•r,iaca per l'aoan;;amento ad ·uf[i,ciale. - N. N. A p1·oposito dell' wn namento dell'arùglie·ria da cam1pagna oon an na bianca. - Capitano DwuonsGIZKI. · Nurenberg ( Brani di lettere) L. L. K .... o,· Sguardo statistico miNtare alle truppe Cosacche. - )1. C110Rosck1~. (Se ne dii un sunto a pllrte) . Sgna1·do all'opem del corpo de·i,· topografì m,i/litari dcil 1855 al
rnso -
N. Os
LivRON .
Cfrca le operazioni che hanno per scopo di ~nipedfre e 1·itarda1·e il blocco o l'assedio delle {orle;;ze . - Capitano OnLOFF" Forme comum; di adoperwre le triippe A. F. A vroposito del regolamento per le esercitazioni est·ive - L. Lem. Circa l'istruzione del soldato di cavalleria. - X. Gon1ACEt\. A proposito del pro[Jello di una nuova organizzaz-ione de·i ser'Dizii san'ilari nel tcmJJO di guM·ra . - Ki,:u EH. L' eseroi-to di Bucara nel ·1881. - A.RENDA HENl(O. La fa;;·ione del 23 decembre 1880 - B1·ano della storia della cavalterìn clurante /(I. spewizione contro gli ilhal - Tekè. ~- N. Dispo~'iz,ione della giiwr·rvigfone 1·ussa .rnl vasso di Sc'i1Jka. G· K1SNE:usk1 Memorie del tempo passato presso la .2° divisione di fa.1iteria della guardia nella guerra. del 1877. - Y. ATANAs xvrcn . 1
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Ricordi dell'opera dell'artiglieria presso Rustciuk e Plevna - Colonello EksT.EN . . Sguardo cilla ca'lJalle1·ia frnncese d'ogg'i giorno - Maggior Gener3lc L.u,Ts. . Lettere di, wi Inglese da Mero (dal Daily-NewsJ. - A. n. Bi-_ bliog1·afì.a. . Ri1;ista rttssa - Estratti del comita/.o per l'ordmamenfo ,, l'ist·ruzionc delle tnippc nel. ,1879 ·1880. Rùoista estera. La vromozione ad ufficiale nei vari Stati.
BÒLLETTI NO BIBLIOGRAFICO LETTO VV- V ORBEK,Mt.jor. -
6.,eil f "'ten /iir ,len l.l•~ter~·icl, t i~i
,tel' 'l'al.til. (Guida per l'insegnamenlodella tattica) ferza edizione migliorata cd ucr esciuta -- Berl ino 188'1, Lipogr afiu .Decker. _ Prezzo in Italia L. 5. - i~ libro adottalo pcr'l'insegnamento della tatlica nelle scuole milit.ari tedesche, e venne red~t~ per incarico del generale ispettore cL_e~li ist:itut.i militari m P russia. Specialme nte rimarchevole e 11 capitolo che _ tratta del servizio di esplorazione, e comincia colle parole d i Fe_derico II: « Chi po Lesse sempr<J conoscere i disegni de: 1Jem1co, gli sat'ebbe sempre superiore, anche con un e~erc1to m~no forte "· Un'appenrlice I.ratta bl'evementc dello sviluppo stouco dello. taLtica . v. RECHKRON, ObersL Lieuten ent. Feltlziiye_ ,l~s :e 11 Eugeu vou S,nwyen (Campagne del principe
RECHBEROER
p
1 .;11
Eugenio di Savoia) - Vienna ·J881, tipog rafia dello stato mag"'ior c: in commissione presso Gerolrl e fi glio. Con questo ti tolo è stato pubblicuto il 7° volume d'un' oper~ mollo _estesa intitolai.a Storia delle guerre dell'Austria, compila~ sui docum enti che esistono nell'I. R. a1·chivio di guerra. 1 rat_ta d~lla g uel'I'8. per la SUCCCSSione O COIDincia COn UI1'introd~Z!Oll~ m,~ titolatfl: Situazione milita,·e nel 170.5; poi seguon? 1 cap1lo~1. Piano di gue1·ra e scelta dei generali. A rma~ienit. Gue1Ta in I talia. Guerra ai confini orientali della Francia. l nsurrezwne in Baviera. R ibellione in Un{Jheria .
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BOLLE TTI NO
P ARIS, Genera} Major. Da11 Reglemenl'a miissi9e Exe,•f!iren i,a T1•11pp, der Compaf1uie tmd ,les Bo.ttaillon. (Gli esercizi r egola mentari di compag nia e di battaglione, in or dine spa_rso) . - Ge1·a, 1881, A. Reiser viL2;. - P rezzo in Italia L . 2,40. - E un commentar io al regolamento (tedesco) d'esercizi, del 1° marzo 1876, e a lle norme per l'is truzione dei caccia tori del 18 giug no 1868. L'autor e si è p roposto di rischiarar e i dubbi che potesser o nascer e nei particolari d'applicazione dei detti r egola menti. Sono unite al les to 52 figuro. CARDINAL v. VmDERN, Hauptmann. ,tlarscl1- florp"., 1en-u ,ul Gefec111-'l'ah1ih (Tattica di marcia, a vamposti e comba ttimento). S econda edizione ampliata . . Metz, tipografia Giorgio Lang, 1881. - Prezzo in Italia L. 1,35. - L'autor e si è pro posto per is copo di po rger e agli allievi delle s cuole militari tedesche un libro dove br evemente si contenga quanto da loro s i richiede nell'esame di tallica, per la pr omozione ad ufficiale . STAR~ME PAOLO , Oper s t Arzt. Der 11a1,,,.9emiisse Stie/et (Lo s hvale conforme a natura). Seconda edizione riveduta e cor r etta. - Berlino, 1881. Siegfriecl Mitller o fi g lio. - L'au tor e partendo da considerazioni fis10logicbe e anatomiche , parla della cur a che s i de ve a ver e ai pied i, specialmenle nelle marcie, e tratta della conformazione che è necessario dar e alla calzatura, perché non con trasti colla for ma na Lura le del piede e non lo danneggi.
I. MEKL, Major. Tal,ti/, llllgemeine Lelwe vt>n. ,le,· T,•ttppen Fii ln •tmg im Felcle !Tattica-Istruzione generale per
la condotta delle truppe in campngoa) . - L'oper a s i divide in 5 par li: 1• introduzione, in cui si tratta d elle esigenze del com ando, del modo d'impartir e gli ordini e dell'obbedienza per parte degli ufficiali; 2° detta condo tta della guerra, ordinamento degli eser citi e suoi effetti sulla condoLLa della " uerra · ferrovie, telcgrnn, fortiDcazioni, g uerra offens iva e di~ nsiva' piccola g uerra; 3° delle singole armi, e delle grandi, unità im~ portanza e m issioni delle s ingole ar mi, divisioni e corpi d'arm~t~, ris~rv~ c~'artig lie ria e cli cavalleria , istr uzione ed impiego dei r1pnrL! m1st1; 4• condotta delle truppe fuo ri, dal campo di battaglia, sussis tenze in campagna , accantonamenti accampamenti, marcie e rispettivo s er vizio di s icurezza ; 5° de lle battaglie e dei combattimenti, con~lottu cli una batta glia in (J'enerale dell'attacco e della difesa cli una posizione, ritirale , inse;uimen t/
BIB LI OGHA FICO 523 - Sono uniti a l testo ven U piccoli scl1izzi e un pia.no cli battaglia . Ci torner emo sopra .
Gescl,icl,te der 3° Ga,•cle G1•enatlier11 negim eut's iuili.,•i'-!Jt! :Ul'70- ":t (Storia del 3° r eggimento gran atieri della guardia; nella g uerra del 1870-71) - Ber lino, 1881, l\l iltler e figlio. _ Prezzo in llaliu L . '12,25. - E unn delle tan te s tor ie cli corpo che abbondano in Germania ed in Austria, e servono a mantener vi vo in quegli ese1·citi lo spirito militare. Il 3•· r eO'rrimen to g ranatieri della guardia combatté con g rande s ucc:;so o.Ila battaglia di S. Privat-Gravelotte, all'ala sinistra òel I X corpo d'nrmat.o.; du ranle l'assedio cli P arigi s i dis tins e nei combattimenti pel possesso di Le BourgeL. Sette car te e tre schizzi sono unili al testo.
ReITZNER, Huu ptmann. Uillfsttl/eln f iii• ,ta11 Plau-mul N.arle11lese11, R e co911iscii1•1111ge11 1111,t ,Ue Te1r1rei11-Jluf"""cme . (Tavole di a.iulo per la lettu ra delle car te e dei piani per la ricognizione e il rileva mento del terreno) . Vienna , 1881: Seidel e figlio. - È un manuale utile per chi deve eseguire ricog nizion i e rjlevamenli cli ter reno. Il tesi.o contiene, a ll'uopo, tulle le norme e le nozioni necessarie. È unita o.I testo una tabella numerica pet· calc<:>lore speditamente le altezze, e varie tavole per la spiegazione dei segni convenzionali. Generai Major . IJebe,• ,ue ll t111bil,t,mg de,· Comp,-gnie /iir rl(lle mo,le1•11e G e fecl,t (Istruzione della compa-
CAM PE ,
gnia per l'odier no combuttimenlo). - Berlino, 1881, Mittl er e figlio. - Prezzo in Italia L. 3,40. - Si comincia coll'esposizione dei p rincipii generali sul modo cli combattere della fanteria; quindi in base ad essi e nei limiti delle pr escrizioni r egolam enta ri, si traccia una g uidn per l'istruzione della compag nia, 1° negli eser cizi preliminari in piazza d'ar mi; 2• negli eser cizi di comballimen to della compag nia isolala; 3° neg li esercizi di combattimento della compagnia inquadra la. io unità superior i. KARPINSK Militar Arzt. Stu.,lien iil,e,• 1't1n.slllcl,e Glie,ler. (S tudio f"Opra le membra artificiali) - BHr lino, 1881, Mitller e figlio. - Prezzo in Ila lin L. '13,nO. - Quest'opera redatta per commissione de l Ministero della g uerra, tratta delle condizioni a cui devono r isponder e le membra ar tifi cia li, r ispello al moncone, e dei difelli che più s pesso si riscontrano in quelle, di cui vongono provvisti g li amputati. È unit9 a l testoun aliante di 50 pag .
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BIBLIOGRA FJCO
BOLL ETTIN O
DONJN, Gen_eral Major. Die /Lli e,•e vom Fe.'Jltmfi-H,,•iefle fiir 0/lfl~ee,•e alle,• 11':,lfeu. (Istruzioni sulla g uerra da fortezza, per g li ufficiali di tutte le armi) - Berlino '1881 MiLUer e .figlio. - Prezzo in Ita lia L. 4,90 - L'aulor e ~i tie~e a disegno lonLano da tulte le parLicola rita che possono interessare soltanlo gli uomini tecnici limitandosi ad esporre in modo breve e chiar o i principii generali sui quali poggiu oggidì la guerra d~ fortez~a. ~ono interessanti la notizie che porge intorno agli es crc1z1 d1 a lLacco e di ùife!"a di fortezze, clte le truppe tedesche fecero negli airni scorsi presso Strasburo-o Me tz, Colonia , e P oscn. · "' ' SCHE11F, Obers t Lieutenent. lne '8'lwil11a./,me ,lei• IIDe.vsis<!lieu 1/Ji~isiou an tiella iflelcl;:uge •s1'0 -1i gef1e11 Fra1tk'N! wl1. ~L! parLe presa dalln d~visi~nc assiana nella campagna ciel 1810-71 contro. la Francia). , • cd s• fascicolo. - Darmsta?t, 1881 , ti!)ogrofia del governo,. - Preu o in Italia 4,65. - E una rclnzrone r edatta su documenti ufficiali . I due fascicoli s?~r~ indicnti contengono il raccon to delle oper azioni di detta ~1v1sione c!a.l 3 al 10 dic~mbre 18?0. Fr~ i. principali episodi, e da ~ota1 s1 un combattimento d1 cavalleria appiedala contro fa nterra, e la presa del castello di Chambord. L ieutcn<~nt. l.la.mifmcli /éit• J/issc11 scl111ffticl,en lle.vcl,~i/t~gu~,g- ,tes ~eut:"e_l, eu O/fi;:;en1. (Manuale per gli
MEDELL,
studi scienttfìcr degh uffictal! tedesch i). Seconda edizione corr etta cd aumentata. - Berlino, 1881 , tipografia Eissenschmidt. - Prezzo in Ha lia L. 9,50 - Tratto cl'twte e di sLoria miliLnre di geografia , di topografia ecc. L' esposizione è s emplice ' chia ra ed ha specialtnen.te in m ira il la to pratico del!' argo~ n:iento. Forse nuoco al merito del libro la soverchia pr oliss1ta di a lcuni capitoli . Rcgiment's Arzt. 1Uilitiit• ,w~tlicl,e, • Ratl,f/t' btir /iir Gesmullrnitsfle!Je (Cons igliere medico militare pel manteni-
. ALTE R '
m ento dellR salute). - Vienna, ·188'1, tipografia del circolo militare scientifico. - L'autore, premesso che schivare le malattie è meglio ch e guarirle, dice che nelle condizioni della vita militare si danno circostanze, che hanno g rand e influenza sull'ig iene della truppa e sono affatto indipendenti dal medico ~ a non lo sono ug ualme~t~ di tutti . P er questi casi appunto'. I opera citata porge cons1gl10 a coloro cui s petta provveder e. Essa s i diYide in 6 parti; la prima tt'atta delle condizioni atmosferiche l'ichieste per le località dove accam1)a od a lloO'o-ia ·
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truppa, della cura del corpo, elci nuLrimento, del vesLiario, delle caserme, ccc; la seconda LratLo. degli esercizi , delle marcio, delle fatiche del soldato; la terzo indica i modi di r egolarsi in vnri casi di. leggicrc indisposizioni; la quarta lralla delle fe rite e del modo cli provveder,i; la quinta degli avvelename11 li e <lei contro veleni; la scsLa finalmente, clell.e disinfezioni. BR rx , Oberst Licutenent. Ge,111111,en iibe1• ,Ue O,•ganiturtion, .4 usbilt1,wr1 tuul Ilei•we11dtU1fJ ,let• C,rnalfori~ ( P ensieri soprt~ l'organizzazione, l'istruzione e l'impiego della caq11Jeria). - Berlino, 188'1, Mitller e figlio. - P1•ezzo in Ita lia L. 4,90. - L'opera tratta delle condizioni e della proprietà dell'odierna cavalleria, della sua n.1issione nelle guerre moderne, del migliore o rdina mento, del vestiario, delle armi, dell'elemento morale e via dicendo.
S CHAFF'ER, Kauptma_nn. Das Deulscl,e Jllee,•f iit•luv,!sen E11ttviel,lu11g 'ttnd G e,çltdlu11g tle.'J,<1elbe11 iui Lt1tr/ e
der lalu•lm11,le1•1e. (L'ordinornento del tr eno tedesco. S viluppo
e J'o rmaiionc dello stesso nel corso dei secoli) - Berlino, 1881, Milller e figlio. - Pr ezzo io Ita lia L. 2. - L'opera porge un quo.cl ro, possibilmen te completo, dell'ordinamento e della ripartizione del servizìo dei trasporti, negli eserciti tedeschi, dai tempi più anLichi al presente. L'autore ha il merito d i aver scelto un argomento mollo importanle e poco trattato. Begish•amle ,te,• geogra1, l1ist?l1 - 11laliscl,en /I btl,eilung clt's G, •m;sen Geue,•c,I-StHbes . (Registro della sezione geo-
aro.fico-s tatistica del grande stato maggiore) Undecimo fasci~olo. - Berlino, 188'1, Mittler e figlio. - P1·ez7.o in Italia. L. 17. - Questa pubblicazione annuale, che desta sempr e maggiore inLeresse, contiene un cenno di tutti i principali avvenimen ti che ebbero luogo durante l'anno nel campo dell'arte militare, della geografia, della cartografì a e della s tatis Lica, nei diversi Sta ti d'Europa e nelle loro colonie. Gen. Major f/ete,·,, Casl••n mii seiuen lft1fJeb1111ge n aie Stiìl~pmahl ,let• Bomise/1-gP.rma,,.iscl,en lit•ieg e .
VEJTH,
(Antichi accampamenli e loro circonv~llazioni, come punti d'o.ppogg io delle guerre r omano-germamche) - Bcrlmo, 1881, 'Miltler e figlio. - Prezzo in Italia L. 2,20. - L'autore parla den-li accampamenti forLificati stabilili dai Romani sul Reno, nell'ultimo secolo antecedente a Cristo e nel primo susseguente;
: 526
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO specialmente di quelli costrutti da Augusto, ampliati da Druso e dis trutti dai Batavi, nell'insurrezione ehe ebbe luogo l'anno 70 dopo Cristo.
. UMLAUFT F RIEDR!CH Die Oster,•eicl•i scl~ -u ugar.i s c l,e ,t lo11tn•chie. Geoy1•a11/iisc/,.statis cl, e s lla11 tlb11cl,. (La monarchia austro-ungarica. Manuale geografico sta tistico) Vienna, '1881, - Seconda edizione correUa ed aumentata, 20 fascicoli, tipogr afiia Hartleben. -- Prezzo d'ogni fascicolo L. 0,85. __: La detta monarchia viene descritta sotto il punto di vista geografico e statistico, con speciale riguardo alle condizioni politiche, economiche, sociali e civili delJe varie parti che la compongono, e coll'indicazione dei principali dati del censimento della popolazione testè u!Limalo. Sono unite al testo 150 figur e.
somIAR IO DEU E ~UTERIE
conten~1le nelle dis1rnnse di ottobre, novembre, dicenibre i88t. •
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DEL METODO N~GLI STUDI PÉR LA DIFESA TERRITORIALE CAPO V, ! COMPITI DELLE FORTIFICAZIONI DI FRON'.flERA . NELLA NOSTl~A DIFESA. - G . l "errucebe lli, maggwre d1 stato maggior e . . . . . . . . . . . . . . . · · . · P,ag: 5 L'IMPIEGO DEL FUOCO 01 FUCILERIA. - t;. fi<'abris , capitano di fanteria . . . . . . . . · . . . . · . . · · » 65 (;:LI OSTACOLI NATURALI E LA FORTIFl~AZ!ONE : OSTACOLI MO:::· ,. TUOSL - ~ntor1io ,araldi, maggwr e generale . » 84-117-411 ALCUNE PAROLE $ULL' AREOSTATICA; 'APPLICATA _ALLO GU~RR~. - IEtto1•e H e ltr am i , tenente aiutante maggwre nel 1 art1aJie1·ia . . . . . . . . . . . ,. •.• • . • . . . )) 103 o 1'>0 A PROPOSITO DEI QUADRI DELLA M)LIZIA. - "'· ' o rs,. . .. )) - DEL PROGRESSO LETTERARIO NELL ESERCITO ITALIANO DAL 1860 al 1876. - (.;e11nr e Q uar e n~ b i. . . . . . . . "_1~4-289 L'IMPRESA Dl CHIOMONTE: E L'ESERCITO : IEMON:rESE N_EL i 10½. ') 9 STUDIO sToR1co . - C . l<'a bris, capitano eh fanteria. . » _o_EDUCAZIONE ED ISTRUZlONE COMUNE E MILITARE:. - C . (;?rsi; » 23'1ATTREZZI, ARMI E MUNIZIONI _DELl,A FANTER!A· .- O llll\'10 { .erroti tenente nel 10'' r e 0 ·a1meoto b1~rsagher1 . . : . . )> 369S-ruoi /ERROVIARI MILITAifi~ IV. Via, ~taz1oni e ma~er1ale fisso. , _ - a, t.:0 11ti-'il'e (1cbi, capitano d1 sta.,to maggiore ...· » 420 DEDUZIO~l STORICO-TATTICHE. - ,llfre do D ure lli, capitano d'artiglieria . . . . · · · · · · · · , · · · · " ~ SGUARDO STATISTICOMILITARE Al COSACCHI. - I l. (;boros ekin l>. 'f {() fi:: /.' LE FORZE DELLA RuMANIA E IL LORO RIORDINAMENTO . » 483 /?. /: _
BERTHAUT, général. - Etud e sur la c o11tl11it ,tes trr111ées . Paris, Baudoin et c •. - Un volume di 450 png. con atlante in- foglio di 82 car te e piani di battaglia. - Quest'opera é il complem ento dell'altra intorno alle màr cie e ai combattimenti, che in Francia ha acquis ta to a l generale Berthaut la riputazione di abile scrittore militare. Nella prima parte si tratta dell'offensiva strategica, unica veramente risolutiva nella g uer ra, la quale non può ottenersi che mediante un'efficace prepar a·zione. La seconda è uno studio intorno l'ordinamento, la mobilitazione, i trasporti ed i concentramenli, i piani provvisori di oper azioni per ogni eventualila di guer ra, l'organamenlo difen·s ivo delle frontiere, l'istr uzione delle truppe e degli stati magJ;ior i. Nella terza parte tratta della strategia così dal punto di · vista offensivo, come da queJlo difensivo; nella quarta si occcupa dell'istruzione dell'esercito. - In Francia è giudicato ques to lavoro come l'ultima espressione dell'arte della guerra dei nostri tempi.
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Il Dir ettore
l , ib1·i e periodici .
Jtalia_ni.
0 RE STÈ B AR ATI T;: Rl ,lfagglore net Bersag ltcrt.
DEMARCHI CARLO, gerente.
Geoa rafia nosoloJJ"ica d'l ~1lia. - G1usEPPE SoRMANI . . . » 141 L'esponente più'.corretlo· della capacit~ v\tale.- MAESTRE,J,,Ll » 150 (179..,-1870) - Ricordi militari del ,Fr1uh - ERNESTO D AGO · ~TINI. . . . . , . . . . , . . . . . . . . » 153-494 Cenni suli' oro idro"'rafia del Bolognese. - D. GIANNITRA. PANI . . . . o · · · .· · . . . . • . » 154 Ar tisti lombardi in Roma, nei secoli xv, x vr e xv11. » 156 ANTONIO BERTOLOTTI,
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•
R el a~ione sùll~ op~razi ~)l1i esc~ ~itesi n cll'ann-0 188'1 per la l eva cli mare su1 nati nell anno ·l ~.:>9. . . . . . . . . Pag . 3tG La battaglia di Gavinana . - E DOARDO A Lv1s1 . . . . . »J:320 L a g uerra e la sua storia - NICCOLA MARSELLI. . . . . »!_326 Ricordi della giovi nezza di Alfonso L a Marmora. L urcr CIIIA LA . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 329 R el azione del tor neo internazional e cli scherma tenuto in Milano n el giugno 1881 - D O:\IENICO CARIOLATI E GIOACCHINO GRA:-<ITO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 3:31 Guidn delFeso.me di prom ozione ai grado cli capitano . - FEA GIOVENALf; . . . . . . . . . . . . . . . . . » 333 L eLte1·e inedite di Giacinto Collegno a Giuseppe Dabormida ' ( 18'18-1855). - L UIG I Clll..\LA . . . . . . . . . . . » 33i Il ti1•0 nazionale e sua importanza e storia del tiro federale svizzero. - Lu1G1 TORELLI . . . . » 334 I galloni d'argento. - G. RouECCH t . . . . . . . . . ,, 4!H Armi portatili, l or o fabbricazione ed uso. - L ettera dell'ingegner.e P AOLO FAM ARI al professore Francesco Brioschi » 492 Ricordi militari del Friuli (1797-'1870). - ER tsESTO o'AGOSTJNI " 494 Storia Romana sm'illa per gl i allievi dei coll egi mili tari. GEROLAMO OLIVATI. . . . . . . . . . . . . . » 495 T ecno-cron ogr afia delle armi da fuoco italiane con aggiunta cl i notizie sugli scrittori di artiglieri e di fortificazione. CESARE QUARENGUI . . . » 496
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F rancesi. \
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159 163 331, 34-i
31-8 PAUL ,, /~9$
.
Tedeschi. Neue milit.i:irische B li:itter . . . . . . . . . . . . . Gesammelle tak tische Aufsi:ilze. Reglement Studien. - H oTzE Stretfleur's Oesterreichische Milit.i:irische Zei tschrifft . . . Friederich der grosse al s F el dherr . - TeoooRov. B rc:RNH AHDI JahrbUcher fi.ir di e Armee u ncl Marine . . . . . . . . Organ der M iliLar W issenscllaffLlichen V er eine .
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Russi. Ocer.1<.i si evcrno-zapadnoi M ongolii. - R ezultaLi J?Utescestwj a, ispolnennawo w. 1876-77 godach po parucerne I mper ators.l{awo russk awo geografìcesk a.wo obstci estva cl enom-sotrudnikom onawo. - G. N. PATANINIM » 505 vVaj ennji sbornik . ,, 5'18
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