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RIVISTA MILITARE 1879 TOMO II

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RIVISTA MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILITARI

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ROMA, 1879 vOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE Via Nazionale.

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DUE CONFERENZE SULL'ALLENAMENT0(11 (Con tinuazione e fine).

IV.

Proprietèt letteraria~

Nell'eseguire le pl'ime lezioni cli lena in piazza d'armi alle rnrie -andature, l'istruttore useri1 di molta calma e pazienza, affinchè taul:o cavalieri che ciwal li vengano a superarne gradatamente le difficoWt. All'uopo ad ogni pratico e:;ercizio deve precedere le corrispondenli spiegazioni ed avvertenze: mentre nel corso del lavoro Lasl.a sorvegliarne l'andamento e coneggere gli errori. Non sarebbe nelle buone regole il condurre una tale esercitazione sino alla fine senz;1 assicurnrsi più volte clello stato dei cavalli. Anzi è mestiere farlo nelle prime. esercitazioni dopo ogni ripresa ad andature veloci, e specialmente dopo quelle clel ga loppo e dell a caniera. Comunemente quando la respirnzione funziona liberamente, i moti dei fianchi sono regolari e uon diventano corti ccl accelerati al p1·in;io faticoso Javo rn. Trnvandosi in istato di qu iete il carnllo sano respira circa ·IO YOILe al mi nu to, senza che il moYimento delle nari, dei fian chi e del ventre sia troppo marcato. L'alterazione della respirazio11 e è piit o meno fo rte &econdo l';rnclatura e la vcloci tà, ,durata e cnlma delln. medesima. Con un moderato moto al pas::;o l'alterazione è insignificante, e qualche minuto dopo fe1·mati j ca valli, la respirazione riacquista la calma nor.µ1ale . I moYimenti del trotto, specialmente quelli del galoppo e clella carriera, rendono. di molto piit fre<iu enLe la respirniione; questa, dopo pochi minuti di fermata o di passo, relaLivamenLe al lavoro sostenttto, riprende la cnlma e (I) Ved i Rivista m ilitai·e dispensa di marzo.


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SULL'ALLENAMENTO

DUE CONFERENZE

funziona normalmente . Di consueto, dopo una moderata ripresa al troLto occorrono circa cinque minuti, mentre dopo il galoppo e la carriera ne occorrono da 8 a ;JO ed ancor di I)iù dopo una luno-a trottala per riottenere la respirazione normale. L'esperienza dimostra che torna allo stato normale più tardi un cavallo afLerato d,t UlHL lunga trottata cli quello che un animale alterato nel grado stesso dalle anclatltre più veloci del galoppo e della carriera. La raQ"ione di un tale fenomeno sembra stia logi cmnente nella maggior clit;{tazione subita. cl.ai lobi polmonari nell'andatura del galoppo che permette mediante potenti espiraz ioni e sbuffate, di rimettersi più presto d 1e non dal LroLto il cui hlanclo ma persistente esercizio lascia. cli sè più durevoli conseguenze. Altr~ osservazione si è quella, che nel la pratica del galoppo (di lunga durata) il cavallo slanciato con impeto soverchio, per poco p iù d'un chilometro vi perdunt vigoroso, ma dopo rallenta per a.1cun~ centinaia di pas~i, per indi riprnndere con. la primiera en-er""ia. -, . • • • •· ·. . _, ,t> C,o s1 spiega ritlettemlo cùme la dtla.tai ione dei polmoni non possa succedere istantaneamente e si faccia invece poco per volta.. L'aria. inspirata repentinamente nei primi slanci rende difficile l'ar.ione degli organi respiratori che riacquistano hi loro potenza solo ~opo Lrn dato tempo, 0ql1ivalenLe presso a poco a·quello che impiega il cavallo a percorrere un chilomeLro e mezzo . : Genera.lmente LRnto ~fopo ,un prolungato galoppo, quanto.· dopo. la. ca.rriera.i cavalli sblJlfano e mandano Cuori l'al ilo con iinpet'ci ; se ciò avviene nei chte od al più tre primi minnti cli passo, è buon segno, stantechè quest'atto non può aver luogo che aJlorquando i polmoni abbia.no riacquistata la capacità di clilata.rsi; mentre se questo ,wviene pil\ Lardi o non a.vv.iene del tutLo anche nei cavidli che ne hanno l'abitudine, allora è segno che il lavoro fu troppo raticoso . [ cavalli di poca apertur,t di ~ari, e di petto stretto e poco profondo alJhisognano sempre di qualche minuto di più, per r imettersi alla normale loro respirazione, la quale nei grandi calori d'estate è sempre pièt alLera.hile che nei freddi dell'inverno . Qualora. coll'allenamento un po' più il1oltrato avvenisse che un ca~,allo conosciuLo calmo e freddo, cambiasse d'indole, e cfo,entasse vivace, irrequieto ed irascibile, ciò sarebbe indizio di soverchio lavoro, poichè non è già per eccesso di forze e Yigore eh' ebhe luogo <')

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un tal cambiamento, mi~bensì perchène venne sovraccitat.a la fibbra dal troppo o mal regolalo ese1:cizio. Il cavallo che non ha sofferto dal lavoro, mangia la sua razione sema aviditii, ma. lJastantemente presto, e la digerisce bene ; i suoi escrementi non sono ne troppo liquidi, nò Lrnppo piccoli ed aridi, nè puzzolenti. Si corica come al solito o poco p'iù. Qnnndo nelle 24 ore restasse cori calo più cli' otto, dimostrerebbe di aver troppo l~vorato, salvo soffrisse ai piedi, nel qmil caso avrii sernpre disposizione a restare coricato . li pelo lucido, la pelle si.acca La, l'ari i tranquilla e serena, come la buona volontà al lavoro, sono pure ·indizi cli non aver sofierto . Imporra ar~che mollo elle gli uomini conoscano tntti questi particolari, tanto nell'interesse dell'igiene dei cavall.i, co.me per sapersi regolare quando dovessero eseguire da soli un lavoro di qualche importanza. Ciò premesso conviene passare alla pratica. Q1iesta, per esser meglio diretta e sorveglinta vuol esser esercitala, per le prime volte in piazza d'armi od altro terreno adatto . . Per mez:1.0 cli otto pali si traccia un quadril atero grande al possibile, con angoli &1nussati marcati da due pali. Con altri pali si se~ guano le dislame corrispondenLi alle velocifa del passo di :J4.0, del trotto di 270 e del galoppo cli 1,30 passi. Perchè l'esercitnzionc riesca pil't proficua ha da procedere conie segue : I cavalieri cli ciascun plotone cavalcano l'nno dietro l'altro alla distanza di quattro o sei passi, alle andature indicate dall'istrnLtore, tenendosi al!' infuori dei pali e rotonclando bene gli angoli. Chi perde la clisLamm deve senz'altro ordine tagl iare l'angolo , cavalcµ.nclo a.ll'indentro d.ei pali onde poterla riprendere senza ac;celerare la caclema. Qualora qualche cavallo s'inquietasse, prendesse il galoppo dal trottare, o galoppasse fa lso o òìsnnito, ed il cavaliere non riescisse a rimetterlo all'andatnra prescritta approfittando della dislama che ha anmli e clieLro di sè, doHi1 entrare nel qu.adrato, ove con mezzi più calmi cercherà di vincere le difficoltà del suo cavallo . Ottenuto questo, si dirigerà. per la via più breve e coll'm1dat.ura ·e cadenza prescritta al suo posto, che gli verrà con.servato per cura del cavaliere che · segue.


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DUE CONFERENZE

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SULL'ALLENAMENTO

Tutti gli esercizi verranno eseguiti tanto ali' una, che ali' altra mano, per cui, a metà d'una ripresa si cambierà di mano per mezzo d'un cambiamento trasversale. Esercitando il galoppo, questo cambiamento si fa le prime volte al trotto, dal quale entrando sulla nuova pista si passa al corrispondente galoppo . In tale cambiamento i cavalli non devono in nessun modo essere inquietati. Le diverse andature sono regolate coll'orologio alla mano. Nell'esercitarsi però nel nrimo periodo, tanto del trotto che del galoppo, siccome detta velocità non s'ottiene che all'ultimo giorno, l'istruttore a·uà la massima cura, penhè in ogni lezione venga mantenuta la velocità e .cadenza indicata per quel giorno, ed insisterà che in ciascheduna di queste lezioni, per ogni minuto venga anche percorsa sempre l' istessa distanza. Quando si allenerà colla velocità definitiva, sorveglierà che vengano percorsi in un minuto di passo ;J40, di trotto 270 e di galoppo 450 passi. L'istruttore ponga molta cura nel badare che i cavalli · non prendano l'abitudine di andature irregolari; ciò che d'ordinario dipende· dai ,cavalieri, Non si potrebbe condurre i cavalli alla per.fezione delle loro andature se non che moderandole da principio, consenando un perfetto equilibrio, e distribuendo egualmente il proprio peso sul cava.Ilo. Quando il lavoro al trotto fosse di lnnga durata, si varierà la diagonale sulla quale si trottava ogni 4 chilometri circa; al galoppo si cambierà di piede ogni due. Con un convenevole ed alternato cedere e trattenere delle mani, ed un corrispondente e concorde aiuto di gambe, i cavalieri manterranno fresca la, bocca del cavallo; morbide e flessiJ) ili le vertebre del collo e delle reni; distesi, slanciati e cll denzati i tempi del trotto; lisci, ca.l mi, sl~tnciati ecl elastici quelli del galoppo; e decisi , regolari ed armonici tutti i movimenti del cavallo. Tornando dunque al primo giorno del primo per-iodo, abbia.mo la sezione disposta per uno al passo. Dopo 115 minuti di passo, si mettono i cavalli al troLlo di via (220 passi al minuto) e per '10 minuti non si· cerca altro· che di mantenerli calmi e nella cadenza, regolare e corrispondente alla velocità di tale trotto. Questa ripresa di trotto di via della durata di 1O minuti, venne scelta come punto di partenza nell'intraprendere l'allenamento al 1

trotto, Essa è la più pratica, perchè ogni cavallo di truppa resiste faci lmente a trottare 1O minuti di seguito con quella veloci'Là. Se durasse più, od il trotto avesse una maggior velocità, alcuni cavalli potrebbero affaticarsi di soverchio al principiare dell'allenamento; se durasse meno allora oltre di tardare con 1111 inutile rispa.nnio il progredire del lavoro, si renderebbe quasi impossibile ai cav11lli, e specialmente ai focosi ed irreqnieti, il calmarsi e raffermarsi nella cadenza del trotto. Dopo ,J O minuti di trotto si mettono i cavalli al passo e vi si tengono per ,1O minuti; dopochè si. ripete la prima ripresa cli trotto . Dal tempo che si ha disponibile, dipende il numero delle riprese di trotto di un a esercitazione, così p. es. avendo da principio una sola ora, si possono fare due trottate della durata di 11O minuti per ciascheduna; aLLenendosi alle intermittenze stabilite negli uniti prospeui. Nci giorni segnenli cl cli ' istesso periodo si conlinmt l'esercizio del trotto colla durata di 1O minuti; ma si aumenta giornalmente la velocità del trotto stesso, in modo di raggiungere nell'ultimo _giorno del su~ nnato primo periodo la prescritta velocità di 270 passi . Dello aumento dovrà farsi da giorno a giorno, e non già nell'istesso di: p. es . al luneclì s' incomincia ad eseguire il trotto coli.a velocità di 2.20 passi; per tu tta quella lez ione è mestieri attenersi alla suindicata velocitù; al martedì dopo uno o dne giri di trotto con la cadenza del dì precedente, si aumenla la velocità del lrotto di 1Oa ,t 0 passi per minuto portando la così a 230, o 235 passi circa : e cosi accrescendo e regolandosi cli giorno in giorno si raggiunge al la une del periodo la prescritta rei oc ilà del trotto cli lena, cioè di 270 passi al minuto . Questa velocità resLerà invariata per tutto il corso dell'allenamento, e nei diversi periodi che seguono, non si aumenterà più che ht chtrata del trollo, la quale appena ad a.llenamento avanzato, potrà arrivare a 30 minuti di seguito tratt,rndosi di cavalli di truppa. L'aumento da dar;;i alla durala del trotto , nei periodi di progressione, sarà di due minuti giornalmenlenell'allenamento di due mesi; mentre lo sarà di uno in rruello della durata di 3 mesi. f: faci le il concepire che tendendo qnesti due allenamenti di differente durala a preparare i cavali i alla stessa quantità di lavoro Gnale, stabilito per 1

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DCE CONF EREN Zl::

St; LL' ALLENAMENTO

i cavalli di lrnppa, l'aumento giornal iero da farsi nell'allenamento della durata di 8 mesi sarà inferiore a quello da fars i nel l'allenamenlo di 3 mesi; per cui il primo preparerà piit blandemcnte i cava lli e dari~loro una migliore condizione finale, come venne già osservato più sop ra. Una volla. arri rati ai 30 minuli di Lrolto, rolendo prolu ngare l'esercitazione, lo si farit ripetendo la ripresa. del trotto in pa rte, oppure per in liero; cioè l'n.ccnclo una nuova r ipre:m di trotto interpolandosi per nna o più vo lte ,10 mirrnti di passo. Non si clovrìt mai prolungare al cli là elci stabil iti 30 minuti la. clumta della trottata.. Regolala nei due primi periodi la. velocità. del !)asso e del trotto, è giunto il momento cli passare a.I galoppo che si eserc ita. nelle seconde riprese, mentre nel.le prim e prosegue l'esercizio del trotto. .Nei primo giorno, dopo i 5 minuti cli passo che si faranno seguire al troLlo, si melleranno i cava lli al ga loppo cli mnnovra, e vi si terranno per tre minuli cli seguito, ciò che corrisponrlc a circa 1200 passi. Indi dopo ,1O rn inuti di pa:;::.o si ripeterit l' istessa galoppata all 'altra mano . Durante la quale ogni inut ile spingere orinuirc \ errà severamente proibito, come pure LLLLLO ciò che potrebbe inquietare i cri.valli, attesochè unila consunm sì prontam ente le loro [orze, li anima e li disordina , come la mancanza di cn lma, scorre, olezza e cadenza in qucsL'a.nclalnra . NP.i di seguenti si c:::erciterà il galoppo di unovo per tre min uti di seguitò, come nel giorno preced ente, ma aumentandone giornalmente la. velocità coll'estendere il salto; sino a che coll' ulti mo giorno del periodo si abbia raggiunta la Yelocilà stabilila per ii galoppo cli lena, di 4,jO 11assi al minuto . Una vo lta raggiunta questa velociLi1., essa resl:erit pure invariata, ecl in Lutt i i periodi che seguono non si potrà aumentare, che la ch1rnla del galoppo, la quale in un giomo non dovril mai crescere oltre il minuto end allenamento compiuto poLUt al'l'i vare ad otto, e tutto al più a rn min uti, per i cavalli di lrnppa. Come si fece nell'aumentare la. velocità del trotto, così anche aumentando qnella del galoppo bi:;ognerà attenersi ad una rnzionafe progressione. Dietro invito dell'isLrnttore:i Cltvali eri, coi mezzi più so tto in dicati, determineranno i loro cavalli a.cl allungare salto per salto, per ·I5 o 1

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20 salti cli segnito . Dopo f[uesta ventina cli snlti, all' avviso dell'istruttore i caval ieri non allungheranno più, ma proseguiranno il galoppo per due o tre cenL> pas;;i, mantenendo nei ~ingoi i salti la lunahezza ouenuta co!rultimo salto allungalo. ~el giorno seguente clo1;"'0 aver galoppati .i cava.lii fiu ch6 andrann o tranqui lli ed in appoggio, cioè per clue o trecento passi colla Yelor itit e lunghezza. clei il oaiorno 1Jrecedente, si chiameranno cli nuore ad Sa< lto raaainnto '-vv estendere il ,-u.lto; ciò che fo.rassi con gli stessi mezzi e nell 'istessu proporz ione del giorn~ prei.;eclente, vale a cli re per ,15 o '.20 salti dì seguito . . . . , . Si agirtL giornalmente 111 C(tiesla m rm1era , smo a che coll u!t11no qiorno clel l)el'ioclo si sar;'t arri vati a darn al salto ri:uella estensione, ~110 deve a\~ere per corrispondere all a prescritta rniocit:t clel galoppo di 4-50 pa$Si al minuto . ~egli altri periodi, il galoppo verri\. esercii.al.o colla .-eloci tit prescritta aum entandone la. clurata. Per c.;;lendere il salto del galoppo, al comando (allungate) cli c l' istruttore clariL quando si sara.nn() percorsi due o trecento pnssi al galoppo di manovra, i ca.,•(lii eri cercheranno, ~on. ripetuti aiuti cli gambe di fa i· entrare i cavalli in oppoggio; indi premendo sull e staffe ecl incli nando leggermente il corpo innanzi , lauto pe1· fender meglio l'arin e-seguire i movimen ti dei ca m li i, quanto per alleggerire ai medesimi il posteriore, e contemporaneam enle cedendo ed ab~ bassundo le man i in maniera che le reclini semiLese, permettano a1 ca, alli di distendere ed al,bassare il collo e la Lesta, li determineranno, rinvigorendo sempre pitt gli aiuti delle gambe, _ad entrare macwiorm cnl.e in appogl.!iO, a distendersi ~cl a allunga.re 11 salto. no v • 1· Ciò ollenuto, i cavalieri dovranno da sallo a salto ritornare ag 1 stessi a.iuli, per: nuovnmenlc allungare il salto che segue, e così per •I5 o 20 salli successir i. Fa cl'LLopo ben imprimere nei cavalieri , ell e ii nuovo appoggio non lo diono ritiran clo i pugni, poichè questo moYiment o rnal esettuilo inchlce i cavalli ad inarcare él i nuoYo il collo e perdere con ~iò l'alleggiamento aclaLlo per il galoppo di lena; l'appoggio rn dato col tenere i pugni sempre elasticamente fermi all 'altez:z,t clc'. ga:1T~se'. e coll'attendere che i caval li stessi, in segui to ai ripetnt1 arnl1 cli ttambe clistendenclosi sempre pitt nella forma e nel salto. io vengano n


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a prendere da per loro . Ottenuto questo appoggio, ò còrnpilo dei cani ieri il conserrnrlo per tutta la durata del galoppo, spiegaado con le gambe l'attività necessaria per sostenere l'estensione del salto . :-fe devesi credere che questo ecceda la c:ipacitit dei soldati di cavalleria; le andature laterali richicggono maestria ben maggiore. E qu i, non sarà fu ori proposito indi care per gli ufficiali e cavalieri più distinti un nltro e più eflìcace modo di allungare il sa iLo. Questo consiste nel ritirare orizzontalmente e ad ogni salto i pugni nel momento in cui il cavallo si rilèra del daranti, ciò ~he serrn a compri mere le molle del treno posteriore ed a riunire in esse una maggi or forza per lo scatto ; poi all'abbassarsi dell 'anteriore, premendo bene sulle staffe ed inclinando il corpo innanzi, nel cedere cd nbbassare le mani in modo cla rli minuirc di mol to , ma non perdere, la tensione delle redini. Accompagnnndo tanto l'una, che l'altr:a azione dell e mani con corrispondent i aiuti di gambe, e ripetendo per ogni salto detti uiuLi , si pen el'l'à ad csLenclerlo conserrnndo nei -cavalli la massima ca lma.

Y. Otlenuta coll'allenamento in seziontt per uno la sicurezza e la cnlmn nelle andature, nelle cadenze e nelle distanze, si pass.,t all'esercizio a due o lre pas,i d'intervallo, e tre o sei di clist.anzn; indi ginocch io a ginocchio col l'isle~sa.distanza; finalmente in colonna per due o per quattro. All enando in colonna per due o per quauro, con uno o più squadroni, bisognerà far sì che l'andatura e In cadenza non abbiano a soffrire ,ìllcrazioue cli so rta. Ora, siccome ogni inaLLesa altcrnzione d'andatura che ani va alla test.a d'una colonna, passa alla coda cre.,cendo in proporzione della profondità della colonna stessa; così ne avriene, che riclucenclo la colonna d'uno o più scruadroni in tante colonn e di plotoni, che si seguono a 15 o ?O passi di distanza, si rid ucono pur-e a poco gli effetti elci summenzionato inconrenienle. Per cui, tal misura dovrassi

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adottare ogni volta che si alleneranno più plotoni insieme. Il mettersi in mot.o, l'arreslarsi, ed il cambiare d'andatura si eseguirà. da tutli i plotoni nell'istesso tempo . A tn l fin e, tanto alla testa della colonna,, che d'ogni sjngolo plotone verrà destinato un ufficiale o sottufficiale, che per abililà e per il cavallo che monta, sappia mantenere sempre invariata l'andatura e la cadenza prescrit.La. Queste guide (si passi l'espressione) incominciano sempre con un'andatura moderata e non passano alla velocità prescritta che allo1;quando la co lonna abbia preso dalla lesta alla coda un movimento uniforme e regolnre. Qualora succeda che la. distanza fra i plotoni successiv i si faccia di poco maggioro, procurano di rimediarvi con moderazione, senza scosse. Se all'incontro, per ostacoli cli terreno ocl altri impedimenti fosse arrivato a qualche plotone di perdere la distanza restando indietro di molto, allor11, la rispettiva guich aspetta a mettersi alla distanza prescritta quando la colonna sia al passo o ferma, val endqsi sempre della slessa andalura . . Sarà anche uLile disporre che a mclit lavoro la colonna prenda l'ordine inverso, specialmente se questa fosse piuttosto lnnga. ed il terreno polveroso. Ora che i cavalli sono portali al punto cli galoppare, dopo un significante lavoro al trotto, per 8 minuti di seguito colla mas::;ima calma e facilità, e che coll'ul ti ma esercitazione abbiamo daLo loro anche l'abitudine di eseguire quesLi esercizi in colonna per due e per quattro, è giunto il momento opportuno di esercitare i cavall i alla carriera. I cavalieri verranno disposti l'uno dietro l'altro alla distanza di zO o 30 passi. Dopo due o tre minuti di galoppo d'allenamento nelle prime esercitazioni, si chiameranno i caval ieri a mettere i cavalli alla carriera, aumentando gradatamente il salto del ga loppo di lena.. servendosi a. ciò degli stess i aiuti, ma pit1 vigorosi, ed agendo dietro le stesse norme che vennero indicnte per estendere il salto del galoppo. Una volla che i cavalli hanno presa la carr iera, i cavalieri conservando sempre l'istesso assetto, con ogno t· crescenti aiuti di gambe cercheranno cli eccitare l'energia e la forza del cava llo, e questo non solo per dare ai singol i snlti la loro massima esten-


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sione, ma ben anche per ottenere che questi si seguano colla massima rapidi Là, Negli ultimi 1100 passi clel_la carriera però, i cavalieri dovranno cambiare la loro posizione; e mentre prima, appoggiando bene sulle staffe tenevano il busto inclinato leggermente innanzi e le mani basse ed appoggiate sul garrese; ora, tanto per imprimere ai cavalli un maggior impulso per avanzare, come per mettere i ca,,alieri in questo momenlo decisivo, che corrisponderebbe a quello dell'urto, in condizioni di meglio maneggiare le armi, essi portando il corpo indietro siedono meglio in sella, tengono i })ogni ben fermi ed alquanto ritrnui e agiscono vigocosamente colle gambe, Ad una trentina di- passi dalla meta si r.icorre agli speroni; che clevono essere imp.iegati con l'orza e con distaccati, e ripetuti colpi. nel ventre per sviluppare nei cavalli la massima velocità colla massima distensione, Nella carriera le redini dovranno ri manere sempre lese. Trnttandosi delle prime esercitazioni la carriera potrà venir usata dalle chle alle tre volle per setlimana: , ma una volta addestrati bene . uomini e cavalli, basterà esercitarla una voi la, altrimenti i cavalli pe\·derebbern Ìa calma necessarir.1 per le nrnnoYre ecl alt.re esercitazioni al galoppo . Per mediocri che siano i cavalli prima d'intraprendere l' a.llenamento, giunti a questo punto d'esercitazione, potranno percorrere .con faci Iifa da 500 a 600 passi dì carriera senza che per questo vengano di soverchio a[aticati. Non $Ldovrà permettere l'ahuso degli speroni; altrimenti i cttvalli perdendo.poco ~1 poco la sensibilità, si abituerebbero ai medesimi ed i cavalieri si priverebbero con ciò d'un potente mezzo per . spingerli ad uno sforzo straordinario. S'incontrano, e non dì rado, c,walli flemmatici che -dimostrano poca voglia di slanciarsi alla carriera,; questi vogliono esser scossi -subito da principio con forti spronate, e guidali per il rimanente con leggerissima mano. Si torner~ poi di quando in qua1:do ad animarli collo. sperone. Sonvi pure cavalli i quali per la loro eccessiva pigrizia servono . d'impedimento al progredire dell'istruzione degli altri: questi dovransi istruire separatamente, e montati da buoni cavalieri, esercì-

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tarli a correre alla caniera dietro un generoso e veloce cavallo; così verranno a.nch'essi in poco tempo ad acquistare tanta velocità da poter correre coglf altri, senza recare il minimo disturbo. Siccome è impossibile passare repentinamente dalla carriera alla fermata, al passo od al trotto, così sarà meglio ch iamare prima i cavalli. al galoppo cli lena. Questo verrà fatto poco a poco impiegando gli aiuti indi cati per diminuire le altre andature, servendosi in parti colar modo d'i freq·iient'i e complete ce(htte di mano sino al pendere delle redini, onde ridonare alla bocca del cavallo la sensibili lii, e prepararlo in tal guisa ad accettare ed obbedire alle ch iam,1te del cavaliere. Questo galoppo durerà per una cinquantina cli passi, poi s'arresteranno le sezioni, oppure si metteranno al passo, ciò che sarà ancor meglio, perchè più igienico per i cavalli: In quest'esercitazione ognuno sarù. tenuto a mantenere lt1 distanza. Si dovrà disporre che alla lesta vi siano possibilmente i migliori corridori, acciocch è col loro esemp io incoraggino quelli che li seguono, e che nei cavalieri stessi venga provocata una emulazione che ridondc1 poi tutta a vantaggio di questa lezione, la quale, per gl'incontestabili vantaggi che reca tanto ai cavalieri che ai cavalli, non può venir ,bastantemente raccomandata. Per meglio i·egolare, dirigere e sorvegliare quest'esercitaz ione verranno marcati tre punti a mezzo di tre sottufficiali; uno verrii collocato dove si dovrà incominciare la carriera, l'altro 5 o 600 passi dopo, eioè al posto dove si dovrà rimettere il cavallo al galoppo di lena e finalmente il terzo cimi 50 passi in là dove si darà il segnale per arrestare o mettere il cavallo al passo. Qualora però si eseguisse la carriera con uno o più squaclroni per volta, ciò che non potrebbe aver luogo che su estesi terreni, allora leandatureecl i passaggi clall'una al l'altra si faranno contemporaneamen te da lnttì i crtvalieri. · Molto mancherebbe alla petfezione dei cavalieri militari se non fossero atti a cavalcare da soli e per propria iniziativa, come l'esige assolutamente l'odiema tattica, e come dimostrasi indispensabile per poter prestare all'occorrenza un buon servizio di guide . Aportarli a tal grado d'istruzione ser·ve ottimamente l'esercitarli ad allenare in ordine sparso od anche da soli, per le prime volte in ,

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piazza d'armi; da principio con un plotone iutiero od una squadra, in seguito con due plotoni, ed in fine anche con uno squadrone per volta. A tale scopo messi a volontà i cavalieri, mantenendo l\m~atura e cadenza prescritta, essi prenderanno diverse direzioni. Avranno poi cura di scegliere una linea che non sforzi a: formarsi, prima d'esser stati chiamati a fa,rlo dall'istruttore, ocl a girare stretto in modo da perderne la cadenza. Guardando bene inmmzi loro, i cavalieri cercheranno di schivarsi per tempo. Acchè quest'istruzione sia cli vera utilità vuolsi che i cavalieri esercitandosi al trotto perdurino in q1iell'andatura per dieci o quindici minuti di seguito, e tre o quattro minuti esercitandosi nel galoppo . Ciò non toglie che si debba, seguendo le norme di sopra espresse, esercitare il cavaliere al passaggio d'un 'andatura all'altra, superando anche gli ostacoli senza/ cambiare di andalura. A tal fine, l'istruttore avvicinandosi all'ostacolo, chiama uno o più cavalieri che si trovano alla portata, per saltarlo; ognuno deve farlo nella direziona in cui si trova e di mano in mano che arriverò. al medesimo mantenendo invariata l'andatura e la cadenza. L'istruttore disporrà anche in modo che qualche volta arrivino nello stesso tempo diversi cavalieri all'ostacolo. Questi poi, guardando bene innanzi loro dovranno regolarsi in guisa cli saltare insieme senza urtarsi od impedirsi fra loro; la loro attenzione dovrà crescere quand'àrrivasse di saltare l'uno con tro l'altro, perchè anche i più tranquilli e sicuri saltatori, vedendosi venir contro un cavallo quando stanno per saltare, per le prime volte resteranno impressionati e titubanti, e po tranno anche rifiLttarsi al salto, se i caval ieri non arrivemnno .per tempo ad impedirlo, o meglio ancora a prevenirlo conducendo i cavalli in modo verso l' ostacolo, che vi resti fra l'uno e l'altro almeno un passo d'intervallo. Dopo il salto ognuno riprenderiL l'andatura e cadenza cli prima; ecl egli è precisamente in questo avvicendarsi di andatura e salto e viceversa, che l'istrnttore dovriLmaggiormente insistere. Utiligsimo sariLpure esercitare i cavalieri ad uscire e rientrare dalle righe, a formarsi in gruppi irregolari ad altro, dall'andatura e dalla formazione in cui si trovano, continuando ~empre coll'istessa andatura e cadenza anche della nuova form azione.. Dovranno pure

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venir istmi ti a conoscere i T[lezzi del proprio cavallo, deducendolo dal fiato e condizione del medesimo e dal lavoro fatto e giudicando cli quello da farsi. Nè devesi credere che ciò sia superiore ~i mezzi intellettuali dei soldati. Anr.i, essendo questa. un'isl.rnzione che li lascia per qualche 1~omento indipendenti, li dil etta ed interessa, e li mette in impegno cl, far bene anche senza l' immediata dire7.ione dell'istruttore· con pochissime di queste esercitazioni impareranno a regolarsi ed aiutarsi da loro, senza l'intervento d'alcun superiore. Il cavaliere fatto in tal guisa indipendente e reso assoluto padrone del proprio cav_a~lo si sentirà forte e sicuro e disimpegnerà con inteli igenza e prec1swne tutti gl'jncarièhi che gli potranno essere affidati. La coscienza della propria capacità· gli fomisce iniziativa, fiducia ed audacia, qualità indispensabili ad nn soldato di cavalleria.

VI.

Coi due primi periodi d'allenamento, Lanto cavalieri che cavalli debbono esser pervenuti a quel grado di istruzione che loro permelta di eseguire l'allenamento all'aperto. Nella terza settimana, devesi già incominciare ad allenare sulle strade, o meglio ancora attraverso pa.scoli, campi , od altri favorevoli terreni. Venne stabilito a due seLtimane il tempo prefisso per le prime esercitazioni d'allenamento in piazza d'armi allo scopo di poter regolare con maggior sorveglianza sia uomini che cavalli. Lrt ristrettezza della piazza d'armi potrà in alcuni casi consigliare al comandante .di esegttire queste esercitazioni all'aperto fin dal principio, lascifrnclo al criteri o ed alla. sorveglianza. dei capitani di impegnare quella maggiore attenzione che sarà necessaria, onde non scostarsi dalle massime d·ettate. Queste esercitazioni all 'aperto dovranno esser dirette in modo da lrovarsi di ri torno in piazza d'armi aJl'orn. precisa stabilita per le istnfrioni ordinarie. ANNO XXIV VOL . Il.


18

DUE CONFEllENZE

SULL'A LLENAMENTO

agevole intendere come quesl.'es igçnza. obbliga gli ullìciali a tener con Lo della veloci Là e i·esistenza dei cavalli, del tern po che hanno a loro disposizione, della qttantiLà. cli lavoro che debbono far eseguire ai medesimi, nonchè della quali Là del terreno da percorrere e delle condizioni atmosferiche: fattori tutti che contribuiscono al risultato finale, epperciò di massirna importanza. Ecl è pur facile il concepire, come sia poi in guerra, elle si racwlgono i frutti di qu,~sla eccellente istruzione; poichè, avendo l'abitudine e sicurezza di un tal calcolo, si pos:;ono regolaJie con nuiLernatica precisione i concentramenti e l'occupazione di posizioni · tattiche. Di tal maniera non si arrischierà di mettere in forse l'esito d'una giornata coll'arrivare in ritardo, oppure di altra.versare i disegni del comandante in capo cOl presentarsi :ml posLo indicato priìna dell'istante stabilito. Come in tutte le istruzioni . così anche nell'aJle11are all'apert~) bisognerà attenersi, riguardo alla :.; r:elta del terreno, ad una ragionata e giudi1,iosa progressione; e per le prime ,volte sceglierassi un terreno ageYole, e di mano in mano che i cavalli gnadaguera.nno in 1.ranquill itil:e sicureua nelle andature, ed i cavalieri maggior facilità nel condurli e nui.ntenel'li in cadenza, si passerà. ail esercitarli su terreni malagevoli. Allenando fuori di piazia d'armi, i cavalieri non solo imparano a condurre i loro crtvalli su terreni disuguali, ciò che è di somma importanza; essi di,•entnno anche più arditi e svegliati; qualiLà.crueste, che per quanto si facc ia non s'arriverà. mai a dar loro col far li manovrare sull'istesso pi:1110 livellato di piazza d'armi, anche sal.tando tuLti i giorni gl i oslacoli. In aperta crtrnpagna gli stessi cavall i approGWrno molto in agilità e ~icurezza, poichè sono costretti a mantenersi sempre intenti e pronLi a variare la direzione del loro crnnmino ecl a regolare e modifìcare il loro equilibrio ed ogni loro movimento secondo le accidentalità. del terreno e gli aiuLi dei caval ieri . . Importa poi molto l'abbandonare talvolta la piazza d'armi, la quale, se è utile per addestrare e disciplinare le truppe, toglie loro, prolungata troppo, quella spontaneità d'azione che è pur tanto necessaria alla cavalleria. È dimostrato dall'esperienza che gli stessi cavalli, i qua.li all'apmto sostennel'o con la massi1rni facilità una trottata di 10, 50 mi-

nuti di seguito colla velocità di 270 passi; nell'allenamento in piazza d'armi, dopo soli 20 minuti di trotto, non pure avevano perduto molto cli velocità, ma davano ben anco segni evidenti di stànchezza; tornando nel dì seguente ad allenare gli stessi cavalli in aperta campagna trottava.no di nuovo e con fac ilità 4.ò, 50 minuti di seguito, conserrnndo sino alla fine invariata la veloci Là prescritta. Si aggiunga che l'allenamento a traverso i campi addestra ad agevolare l'.orientarnento, il che se è utile per ogni militare è utilissimo, anzi indispensabile, per un soldato cli cavalleria. Per la conservazione clei cavalli è pure da considerarsi la scelta del terreno . In generale, il terreno duro e sassoso logom le estremità, le articolazion i e le unghie; il terreno ove i cavalli affondano li affatica troppo. Più favorevoli per i cavalli sono: i prati, i campi, i pascoli e le strade. Le strade a.bi tuano i cavall i a.i veicoli in movimento che vi si incontrano . Egli è perciò bene il percorrerle cli quando in quando, avendo CLU'R cli evitare i tratti inghiaiati, e lenendosi invece ai due lati, ove son~ men· durc, perchè meno battute. A.vvertasi che dovendo per circostanza. di localiLà. esercitare l'allenamento sulle strade postali, non bisognerà percorrerle al galoppo che di quando in quando, perchè per la loro durezza n·e verrebbe danno.alle esLremitit. Per le csercitaiioni al trolt.o le strade sono buone e preferibili ai terreni sabbiosi ed argillosi. li terreno sabbioso, sebbene buono per le articolazioni e per i piedi, diventerebbe dannoso quando vi si allenasse giornalmente per più ore (li seyiiito, perchè mancando di elasticità rovinerebbe i tendini e renderebbe anche lenti i cavalli stancandoli estremamente. Un terreno argilloso non conviene mai, perchè quando è umiclo affat,ica i cavalli sforzandoli acl andatme troppo rllevate; se invece è asciutto, non solo è <foro, ma è anche pericoloso per le ineguaglianze e le frequenti buehe. · Le strade di campagna si prestano per le loro tortuosità, più pel' le esercitazioni al tl'otto, ch e al galoppo . Esse olTrono però il miglior terreno essendo elastiche e meno polvel'ose delle postali; di più esigendo la loro tortuosità un contin110 variare di direzione, tengono risvegliata l'attenzione tanto clei cavalieri che dei cavalli.

t


20

DUE CONFERENZE

SULL'ALL ENAMENTO

Debhonsi pure qualche volta. perconere colline a dolce pendenza tanto al trotto che al galoppo, perchè al cavallo danno anca, lomr~o e Jena nell'ascendere, ed al cavaliere destrezza ed ardimento nel cltscenclere. . . Così pure si dovranno cercare occctsioni. d'es:rcitar.e i cavalli co~la inclispensabile rnoderaiione ~cl a;rrainp1~ars1 e .d1scen~er~ er t.e pendici, ad eseguire il passaggio eh stagni, luoghi p~lL1dos_1, t~~renti e fiumi a guado ed nuoto, a trottare, a, galoppai e a ttave1~0 boschi. Torna qui inutile cli parla.re del salto come salto giit contemplato nel regolamento;' ma bensì del salto come salto d'allenamento; vale a dire, come mezzo di superare un ostacolo qualnnqu.e ~antcn~ndo invariata l'and~itura; e stancando il meno ch'è possibile I cavali '.. Per raggiunger queslo i cavalieri non· dovranno e.sig~re dai ~avalli che saltino più di quello che è. assolutam:nte 111c'.1s~ensab1le per superare l'osLacolo. Essi ~uindi _limitando ~ lor?. ~11~t1 ,al_p~~·~ necessario, rivolgeranno ogm magg10r cura, ad 1mpe~l1re_1 s,dt1 e:,,l aerali a quei cavalli che lo facessero per troppa gagl1ard1a, _oppur~ ;er paura dell'ostacolo O degli ai'.1ti de_l cavaliere. ~ grandi sl~~~l aono ai·andi sforzi e con cruest1 conviene economizzare. .Pe1 l les ·1o <') stesso principio, non ' si ·dovranno mai saltare queglL. ostaco J'I cl 1e ' si possono passare. . . . .. . . I sol iLi ostacoli di piazza d'armi o d'altn appos1t1 1:ecmt1,. come pure qltelli che d'ordinario s'incontrano attnn~e1:so L camr~1, non sono Lali da esigere dai cavall i degli sforzi eccessJVJ; ma bens1 ~ono piutlosto numerosi. Nelle piar,ze d'armi trovansi sempre da sei ad otto eél anche più ostacoli, ecl in aperta campagrnt, se la cavalcata durerà un po' a lnngo, se ne inconl.rernnno qualche_ vo)ta anc_or u~ maggio r numero . Per cui i cavall i, dovendo saltarli d1 seg1'.1t.o,. s1 sta~~herebbero senza necessilà se ad ogni saito facessero un nrntile forzo: e con nn tnl procedere non solo perclerebberola loro cadenza e molto della loro velocità, m:i ben anche queJJa scorrevolezzrt . che deve aver lun/ Odall'andatura al salto e da qnesto a quella. . Dopo un ,: :1\0, che eseguito in _tal modo p_otreb.·besi c<!nsiderare (;0lll0 Ull salto L[i galopp<>'t!l1 po' j)IÙ prOllUflWttO, I Cavalli l~Otrann~ continuare il loro cammino conservando l'andatura e caclen:'a _clt prim;:i; ciò che del certo non potrebbero fare qualom ari ogm pie-

21

colo ostacolo avessero a far salti straordinari. Con ciò non s'intende tutta.via che quando allenando s'incontrassero degli ostacoli piuttosto forti ma superabi li , si debba disviare; anzi se non s'.incontrassero per caso, dovransi qualche volta cercare accio,cchè a/meno due o tre volte per stagione, tanto cavalieri che cavalli s'esercitino a salti rilevanli, essendochè questi più d'ogni altra cosa s·ervono a temprare l'animo clei cavali eri_. che fident i nella propria capaci tà, affronteranno ardit,tmente quanto loro si parerà dinanzi. Del resto allenando in aperta campagna, bisognerà saper evitare per tempo quegli o~tacoli che per la. loro natnra o dimensione non si potessero superare nè a piedi nè a cavallo. L'ardvare sin'all'o~tacolo per po i I.ornare indietro è cosa umiliante perdH~è confessione d'impotenza. Oltrecciò un tal procedere impressionerebbe male i carnlli, i quali poi, l'icordandusi che altre voli.e hanno fatto dietrofronte, fipirebbern per rifìulare di saltare anche gli ostacol i che potrebbero superare coll a, massima facilitò.. Dopo il salto, si .continuerà sempre coll'andatura e cadenza di pl'Ìmn, e sa.l vo bisogno assoluto non si darà indietro per risaltare lo stesso ostacolo. Continuando il cammino il cavallo oltrepassa volentiei-i tutti gli ostacol i che gli si presenlano, perchè riconoscerà la necessi tù cli saltar! i pe1· poter continuare il suo cammino ed ·arrivare alla suR destinazione. Ed all'incontro perderà la voglia al sal to e finirà per opporvisi, quando, venendo costret.lo a saltare più volte lo stesso ostacolo, s'accorgerit che non c'era la necessità di farlo ·per restare sempre a.Ilo stesso poslo. Se l'ostacolo è l,a.le da saltare dall'anela.tura in cui si trovano i cava lli al momento che arrivano al salto, si sall:erà; ma se l'ostacolo esigesse d'esser ~alla.lo ad una andatura che imprima un maggior slancio. allora dovransi mettere, ma per tempo, all'andaturn più veloce; nella quale si doHanno anche manlenere dopo il salto e finchè l'ultimo cavaliere abbia superato l'ostacolo. Dopo ciò prenderassi l'andatura di prima. Per regola, quando si salLa dal trotto, cinque o sei passi prima dell'osl.aculo, si prende il trotto cli maneggio per dare al canllo, alleggerendolo davant.i, maggior disposizione al sallo. Gli ostacoli d'elevazione che ollrepassano 80 centimetri, sa rà prudente superarl i al galoppo; che i cavalli galoppino a destra od a.

.......'

I

I


22

DUE CONFERENZE

sinistra poco importa: a loro la libera scelta. Se alto sarà l'ostacolo, nè troppo corto, nè troppo disteso ed abbandonato dovrà essere il galoppo; ci vorrebbe una gran destrezza e forza nel cavaliere per rialzare d'un lratto ed in tempo giusto un cava.Ilo, che abbandonato sul davanti s'avvil:ina con velocità acl un ostacolo fisso e d'altezza considerevole; come ci vorrebbe nel cavallo una gran potenza cli anca per eseguire tal salto dal galoppo riunito. All'incontro, più larghi sono gli ostacoli d'estensione e più slanciata dovrà essere la andatura. Per un salto d'estensione straordinaria, relativamente ai mezzi clel cava.Ilo, lo si potrà spingere anche àlla carriera. Le erte molto ripide, ma non più aite cli quattro metri, si clebbono salire al galoppo slanciato e deciso. Quel le più alte invece si superano al passo calmo, arrampicando a zig-zag; se sono molto alte però, bisognerà ferrnal'si cli quanclo in quando, altrimenti i cava.lii perderebbero il fiato . Le erte poco r ipide sono più facili a prendersi di sbieco. Quelle liscie o mo lto ripide invece non si dovranno superare cli sbieco, speci~ lrnente scendendo, att.esochè il cavallo potrebbe cli leggieri sci,;olare di fianco. Terreni paludosi o coperti cli gelo si traversano al passo corto ed accelerato, essendochè in tal andatura i piedi si appoggiano con minor peso e non si fermano sul terreno che un brnvissimo momento, ciò che è necessario per ev itare cli affondar tr:oppo nelle pallidi , e cli sdrucciolare sul gelo. I guadi si possono passare anche al troLto e galoppo qllando l'acqua chiara, lascia vedere un tef'l'eno piano e solido, e non ollrepa~sa i 30 centimetri di profondilò.. Guadi cl' a.equa torbida, che non lascia disting1iere la natura del terreno, come quelli nei quali s' incontrano delle buche o delle pietre, debbonsi passare al passo lento, corto e sosl:e1rnto: Fiumi e torrenti non guadabili, si passano al nuoto conducendo il cavallo speditamente di sbieco in senso della corrente.

SULL.'ALLENAMENTO

23

VII. Come nel far lunga stracln, così nell'abi tuare il carnllo al peso, si dovrà progredire a poco a poco . Saril quindi aumentando gradatamente il carico del cavallo che si arriverit allo scopo prefisso. Per quesLo esercizio scealiernnsi 1r}referibilmente quei t)oiorni in cui si fa l'allenamento ordinario, mentre nelle giornate cli lunga lena basterà esercitarsi una o due volle col!' intiero equipaggiamento . · E qui sarà a proposito osservare, che l'arte non può dure al cavallo la Cflpaci tà di portare maggior peso di quell o che gl i è concesso rlalla natura; rna bensì può renderlo capace di portare quel certo. ma~s im.o cli peso invece cli una. sola, per due ed anche più ore di seguito. .Per dare ai ca.valli questa capacità, basteril frapporre nell 'allern1menlo orclinal'io, cioè della durata cli circa ouanla min·uti, delle esetcitaz-ioni cli /;unga lena che razionalmen te dirette, va lgono ad abitua.re i cavalli a resistere diverse ore di seo·nito t'J • I periodi ne' qual i verranno poste elette esercitazioni di lunga lena, sono i pel'iocli misti, de' quali si fece cenno parlando dei periodi in generale. Xell'all cnament.o della durata di dne mesi si eseguiranno questi periodi misti appena nelle due ultime settimane; mentre nell'al lenamento della durata di tre mesi si incomincieranno nel secondo periodo del terzo me.se. Le esercitazioni saranno due o tre per set.tiniana. L'aumento nelle eset'cita.zioni di lunga lena, consisterà nel far ripetere una o più volLe la troLtata cl.i 30 minuti, frapponendovi naturalmente i 11O mirrnli cli passo . Il galoppo e la ca rriera si eseguiranno in questi periodi soltanto nei giorni in cui si pratica l' allenamento ordinario , cioè clel la durata di circa 80 minuti. Ciò non toglie però, che non si pos~a eserci~arrisi qualche volta anche in una giornata cli lunga lena. Gli uniti prospetti inseg1rnno come bisogna ripartire il lavoro ed i giorni ne' qual i viene aurnentnta la durata dell'esercitazione. V


21:

25

DUE CONFERENZE

SULL'ALLENAMENTO

-Tanto i giorni di aumento che la quantità dell'aumenLo da farsi nei singoli giorni, sono in questi prospetti messi per indicare il modo di procedere praticamente in delti periodi. Secondo poi le circostanze, la maggiore o minore condizione che intendesi dare ai cavalli, si potrebbero anche ·fare delle variazioni nelle cifre, purchè non si alterino troppo, e non si trascuri il carattere dei per-iod:i m,isti., nei quali sla il mezzo cli giungere allo scopo pi·estahilito. Nei giorni in cui l' allenamenLo s,trà molto forte, si ,potranno sospendere le alLre esercitazioni di piazia. d' armi . Ad una forte esercitazione non dovrà mai seguil'e un giorno di riposo assoluto, poichè una. sì grande differenza di stato e funzioni nell'organismo animale, non può' che danneggiare la salute. I cavalli, che non sortono di scudei·ia che quando fa bel tempo, incorrono in gravi pericoli, quando per una causa qualunque dovessero restar esposti alle intemperie. È d'uopo qllindi a.bittuu·vi i cavalli cli truppa. La primavera è la stagione più favo revo le per l'allenamento; la mitezza dell a. temperatura rende facile e piacevole il lavoro, LanLo agli uomini che ai cavalli; l'aria fresca e pura. rigenera. l'organ ismo animale, fa che le forze vi lai i sieno regolarmen te riparlil.e ·in tutto il corpo, che la digestione sia facile e la nutrizione buona. È bensì vero che da principio cambiando il 1ielo, i cavalli t.rornnsi un po' indebol iti; ma passato qLlesto corto periodo cli Lempo, divengono più fo rti e meno soggetti alle malattie che in qua.lunque. altra stagione. Incominciando l' allenamento nella prim,wera, i ca valli si abitueranno graclaLamente ai crescenti .calori, climoclochè giunti all'estate resistera.nno al ca.Ido con fac il itft. Continuando po i a lavorare giornalmente per diverse ore cli séguito all'aria aperLa nell'antunno essi s'induriranno alle pioggie ecl al frecldo die si fa già sentire .alla fine cli questa stagione; cli maniera. che giunti ali' inverno sa. ranno preparati a.cl affrontarlo senza soJTi-ire. Sia con esercitazioni, siiL con passeggiate, i cavalli dovrebbero venir abituati a sopportil.re anche le più crude intemperie dell ' inverno per un'on, a.I giorno. , I cavall i, che passarono regolarmente per i vari suindicati pe-

riodi avranno del certo raggiunto la. condizione che si volle dar loro. Essi potranno intraprendere senza verun pericolo, anche un Javo1:o di molto superiore a quello a. cui vennero esercitati cbrante l'allenamento e per diverse settimane ed anche per mesi di seguito. Con tale metodo si po i.ranno portare i cava.lii a.I massimo .della loro ca,racità, senza che per ciò sia stato necessario prepararli con <:ontinue esercitazioni sforzale. Tal i esercitazioni sareùbero certo torna.te di danno, ment.re un esercizio razionale e giudiziosamente moderato otterrà lo scopo, per la giusta. distribuzione del lavoro. Per questi cavalli l'entrare in campagna. non porterà variazione, stantechè le faLiche e gli strapazi i cl'una guerra potranno considerarsi per loro come una continuazione dell'allena.mento stesso. ' E qui torna acconcio il far presente come si avranno cavalli che stante la loro condizi01ie non subiranno alteeazione nel loro stato di nutrizione; le selle che vennero misurate ai loro dorsi, in guarnigione, rimarranno adattate anch e nelle'fatiche delle marcie e di una campagna. Coi cavalli non allenati e quincli soggetti a dimagrare, si avrà l'opposlo colle conseguenti contusioni e loro clisastros i effe tli .

PROSPETTO DEI.LA l'llATI CA n'uN ALLE~ AMENT O DI DUE MESL

L'allenamento dovrà ~empre incominc.ia.re e fìnire con 1ii minuti di passo di lena. 1

I Prmrooo ('I) ('I· seUimana) . Dopo il passo prescritto di 15 minuli, si comin cierà il trotto di vièt clella·velociLà di 220 passi al minuto. Dopo il primo giorno si aumenterit giornalmentD la velocità del trotto cli 1O a 15 passi, regolandosi in modo d'arrivare coll'ultimo giorno del periodo alla. velocil.il di 270 passi al minuto. 1

1

(li Periodo progressi ro.

1


26

-

--- ------~-=---------- Giorni del I periodo.

minu ti

Primo

Tot.

d'allenamento .

()0

Ul.imo

minut i

,15 di passo 110 dì lrotto cl i lena (270) )) ,1O dì passo )) 'IO di trMlo )) ,15 di passo

'15 cli passo :JO dì I.rotto di via (220) ,io dì passo )) ,io cli lrouo )) )) ,f 5 di passo

II

-

Tot. 60 d'allenamento .

PERIODO

(2) (2· sei.I.imana) .

Durante il corso di questo periodo si ripeterà giornalmente il lavoro fatto nell'ultimo giorno del precedente periodo . III

P ERIO DO

('I) (8" settimana).

In questo periodo si aumenterà giornalmente dì dite minuti la durata della prima ripresa di trotto . Dopo "5 mi11uLi di passo invece della seconda ripresa dì trouo, alleneransi i cavalli di galoppo, cioè, incomìncìando lale esercitazione nel pr.imo giorno col galoppo di manovra. (380), ed aumentando tutti i giorni di velocità sino a che coll' ultimo giorno del periodo si ,thbia raggiunto la velocitit del galoppo dì .lena.di 4/50 passi al minuto. Sì famnno due riprese di galoppo, l'una a ma.no destra l'altra a sinistra, e ciascheduna delle medesime saFà della duntta di tre minuti . Primo

Ser.onclo

·15 cli passo cli lena 1 O di I.rollo >> 1O dì_passo » 10ditrolLo » "5 di passo J> 1

Tol. 60 d'allen. (I) Periodo sta1.ionario. i2) ~ progressi, o.

Ultimo

minu ti

minuti

15 di passo di lena 12 di Lroll:o n ,15 di passo 1J 3 cli gal. di man. 1O di passo di lena 3 dì gal. dì man. '15 di pas·so di lena 1

1

1

Tot. 73 d'allen .

NB. Per ristrettezza di tempo si potrebbero ridune questi totali ommeltendo la. seconda ripresa di galoppo , i 1O minuti intermeclii di passo , e 5 minuti dell'n!Lima ripresa di passo. Si avrebbero con ciò le seguenti cifre: I Tot. ;:;5 m. d'allen. II ToL 55 m. d'allen . Hl Tot. 63 m. cl'allen. 1

IYP EHIODO .(il)

·15 di passo di lena 20 di trotto 1> 1/5 di passo » 3 di galoppo )) ,f O di passo » 3 di ga loppo l> H, di passo >> 1

ToL 811 d'allen.

(.V set.Limana,).

Durate il corso di questo periodo si ripete1'il giornalmente il lavoro fallo nell'ultimo giorno del precedente periodo. NB. Dal Iil periodo (inclusivo) in poi, ogni periodo incomincia col lavoro dell'ultimo giorno del periodo precedente. V 'PEnrooo (2) (5" $eUimana) .

In qLiesto periodo si aumenterà giornalmente di clue minuti la. durata del Lrou.o e d'im minuto quella del galoppo. QuesL'ullimo verrà. eseguito giornalmente, m;i una sola volta, metil per ma.no senza interruzione. "'

Giorni del V Periodo minut i

minu ti

15 di passo di lena 20 Jl frollo )) 15 JJ passo »

1

1

3 J> galoppo

Ullimo

Secondo

P r-irno minuti

n

1O J> passo >> 3 » ga loppo » 11t1 » passo »

1

Giorni del I 11 periodo. minuti

2T

DUE CONFF.RENZE

DUE CONFERENZE

Tot. 8·1 d'all en.

·15 dì passo di lena .22 >) trotto ·I15 >) passo » .i J> galoppo n 1 10 n passo »

Tot. 7·1 cl'allen .

,i

1i> di passo di lena 30 n trotto » ,f 5 >l passo » 8 >> galoppo »· ·I 5 » passo » 1

Tot. 88 d'allen .

N. B. Sebbene nel 2° e 8° giorno di questo V periodo , le esercitazioni àl galoppo siano inferiori per quantitat.ivo, esse sono per fatica élì lavoro superiori a quelle dei due precedenti periodi; perchè riesce più. difficile e faticoso ai cavall i il galoppare una sol volta quattro'minuti di segiiito, che due Yolte tre minuti, con ·I O minuti. di passo frame,,zo. (I) Periodo stazionario. (2) • progressi r o.


.·28

In questo V periodo si eseguir/t due volte la carriera p. es. al 1nartedi e venerdì.

VI

29'

DUE COKFEHENZE

SULL'ALLENAMENTO·

PERIODO (,1) (6a settimana).

-

·--------~------------~ Giorno di

minuti

minu ti

Durante il corso di questo periodo. si ripeterà giornalmente il laworo fatto nell'ultimo giorno del precedente periodo. VII PERIODO (7a settimana). 1n questo periodo m-i.sto si frapporranno tre esercitazioni di lwnga .tena, mentre negli altri giorni si pra.ticherà l'allenamento della chl-

rata ordùwria esercitando la carrier~'l alla fine del galoppo, al mar·tecli ed al sabato. L'aumento chi farsi sarit di 1ma trottata di 30 minuti nel primo giorno, di chie nel secondo e di tre nel terzo giorno di lunga lena; nei quali Lre giorni di aumento non si eserciterà il galoppo. Per aver meglio distribuite le esercitazioni di lunga lena, nei periodi misti si aumenterà anche al lunedì.

venerdì

martedì, mercoledì, giovedì e sabato

lunedì

,15 di passo di lena '30 » trotto )) ,io » passo » 30 » trotto )) ,10 » passo » 30 » trotto )> IO >> passo >> 30 >> trotto )) 10 » passo » 30 >> trouo » ,f 5 » passo »

di passo cli lena » trotto » » passo >> » galoppo .» ,15 » passo » 15 30 1 15 8 1

,J5 di passo di lena 30 » trotto » •I O » passo >> 30 » trotto » 1O » passo » 1

30 » trotto >> 1O » passo » 30 » tl'OUO » 11b » passo » 30 » trotto » 1O » passo » 30 » Lrotto >> ·15 » passo » 1

1

Giorno ,ii

- --- - -------"'--------- - - - lunedi

martcdi, giol'edì · e sabato

minuti 15 cli passo di lena. 30 » trotto id. 10 • passo id. 30 » trntto id. H, > passo id.

· Tot. 100 d',ulen~m.

mercolcdi

sa

d'allenarn.

,·cnerdì

PROSPETTO

minuti 15 di passo di len a. ao » tro tto id. 15 » passo id . 8 » galoppo !5 • passo id.

Tot.

minuli 15

cli passo di lena.

30 » trotto id. 15 » passo id . 30 > trot to id. 10 > passo id . 30 » trotto id . 15 » passo i d.

ToL 110 ct·auenam .

m inuti 15 <l i passo di lena. 30 » trotto id. 10 » passo id. 30 • trotto id. 10 » passo id . 30 » trotto id. 10 • passo id. 30. » t,·otto id . 15 • passo i d .

Tot. 180 d'allc,wm.

VIII l):imooo (8a seUimana). Jn questo perioclo misto si frapporanno dne esercitazioni di litnga . lena; negli alLri giorni si eserciterà l'allena.ment.o della durata ordinaria, la carriera come sopra. (I) P~ri odo stazionario.

Tot..220 d'allenam. Tot. 83 d'allenam. Tot. 260 d'allenam.

Della pmtica. d'·11,n cillena.1nento di tre 1nesi. L'allenamento dovrà sempre incominciare e .unire con nuti di passo cli lena.

rn mi-

I. mese.

l PEHJODO (11) ('la settimana) . Dopo il passo si comincieril col trotto (di via) della velocitit di 220 passi al minuto. Dopo il primo giorno si aumenter;t giornalmente ht velocilit del trot.Lo di dieci a quindici passi, regolandosi in modo d'arriva.re coll'ultimo giorno del periodo alla velocità di 270 passi al mitrnto, fissata per il trotto di lena; <'l questo attenendosi alle qui sotlo stabilite intermittenze. (1) POl'ÌOÙO

)ll'Ogress iro.


H.

Giot'ni

I

Ulti mo

Primo minuti

PERIODO

III C S(l.

('1) c,1•• setl'imana).

minuti

,15 di 1O >> 11O » 1O » ,15 » 1

H>

passo trotto . di via passo trotto » passo

di passo 10 » trotto rn » passo rn )) troLto 11O >> passo 1

di lena » )) (270) » » »

»

>>

»

Tot. 60 d'allenamento.

'Tot. 60 d'allenamento .

LI Pmuono ('I) (2a settimana). Durante il corso di questo periodo sì ripetertl giornalmente il la·voro fatto nell'ulLimo giorno del precedente periodo.

III

PERIODO

(2) (3a seltimana) (3)

In questo periodo si aumenterà gionrnJmente di

minuto la

Giorni

15 di passo di lena ,1O » trotto >> 1

1O >>

»

1

»

1

»

passo 1O » trotto 15 » passo

minut i

minu ti

1

1i> di passo di len~i 1,1 >> tro uo » )) ,1O » passo H » trotto » )) 15 » passo

1 1

1

Tot. 62 d'allen .

'Tot.60 d'allen. IY

P ERIODO

Giorni

---------------~----------

'15 di passo di lena 1r> » trollo >> ·IO » passo » 1115 » trotto » 11i:> >> passo »

1i'\

1

(4,) (V' settimana) .

DLltante il corso di questo periodo si ripeterà giornalmente il ·1avoro -che venne esercitato nell'ultimo giorno del precedente periodo . (1) Pe riodo stazionario. (2) Periodo progressivo. (3) N. B. l>'orn in poi, ogni periodo incomincierà col lavoro che venno esercitalo neld 'ultimo giorno de l periodo che precede. (<I) Pe riodo stazionario.

m inuti

di pas::;o di lena »

15 » trotto ,J O » passo ,15 >> t.ro Uo 1

15 » passo

1

1

Tot. 70 d'allenamento .

Secondo

minuti

Ullimo

Secondo

Primo

In questo periodo si aumenterà giornalmente di un minuto la durata della prima ripresa di trotto. Dopo 115 minuti di passo, invece della seconda ripresa di trotto, si alleneranno i cavall i al galoppo, incominciando tale e::;ercitazione nel primo giorno col galoppo di manovra (;180 pass i) ed aumentando tut.1.i i giorni di velocità. sino a ell e coll'ullimo giorno del periodo si abbia raggiunta la velocità del galoppo di lena, cioè di 4/50 passi al minuto. Si faranno clLie riprese di galoppo; l'una a mano destra l'altra a sinistra, e ciascheduna delle medesime sarà della durata di tre minuti . Primo

i in

,durata del trotto . A metà eserci'.l.io si cambierà cli mano .

minu ti

31

DUE CONFERENZE

SU LL'ALLENAMENTO

U l timo

minuti

1i:> cli pas;o di Jena il 5 di passo cli lena Hi » trotto » · 20 » trotto » 115 » passo » » ,1o » passo » » 3 » galoppo di 3 » galoppo » manovra 1 » ·I O » passo di lena 1O » passo » 3 » galoppo di 3 » galoppo » manovra ,15 » passo di lena 15 » p,tsso » Tot.. 77 d'allen. Tot. 811 d'allenam ento . 1

1

Tot. 70 cl'allen.

II P1wiooo ('2) (2a seLl.imana) . Durante il coriio di que,;to periodo, si ripeLerà giornalmente il lavoro esercitato nell'ultimo giorno del precedente periodo.

llI

PEBlODO

(3) (8° settimana).

In questo periodo si aumen~erà giornalmente cli ·1Hi minuto tanto la durata del trotto, quanto quella del galoppo. (I) Periodo progressivo. (2) Periodo stazionario. (3) Periodo progressivo.


32

SULL' ALLl::l';IAMENTO

- --

I

Giorno UJLimo

Secondo

Primo

minuti

minuti

minuti

115 di passo di lena di passo di lena 15 di passo di lena 25 » trotto » ili! » trotto » 20 » trotto )> ,t 5 » passo » ,J 5 >> passo » ;I 5 » passo » 8 » galoppo » · 3 » galoppo » 1- »galoppo» ,1O » passo » 1O » passo » 1O » passo >> 8 » galoppo » 3 » galoppo » 4. » galo11po >> 45 » passo » 115 » passo )> 115 •> passo » Tol. 96 d'allenamento. Tot. 84-cl'allen. ToL.81 cl'allen .

15

1

1

1

DUE CONFERENZE

II

e~-" settimana).

Dnrante il corso di questo periodo, si ripeterà giornalmente il lavoro che •venne ese,ruiro nell'tiltirno giorno del precedente periodo. t> N. B. Da.I giorno in cui la ripresa del galoppo avrà raggiunta la durata di 5 minuti, dovrnssi cambiare cli mano a metà della medesima, senza interrompere 1~1 continuazione della galoppata .

·- -=--~Giorno -·~-._di _ _,,.....,.___ ___ )lartrdì, gio,·ecll · Lunedi Martedì Venerdì e s,,buto minuti minuti minuti minuti 1,; di passo di lena i5 ,li passo di lena 15 di passo di lena 15 di passo di lena 30 > trotto » :io • u·otto » 30 • trotto · > ,, 30 » ll'Otl,O 10 • passo 15 • passo IO • passo » IO • passo ao • trotto 8 • galoppo 80 » trotto " 30 • tt·ouo 15 » pnsso 15 • passo .IO • passo > IO • passo 30 • trotto 30 > t,·otto » Iò » passo IO » passo 30 < trotto » 15 • passo Tot Tòo·d·anen . Tot.AAd'allen Tot 110d'a llen. Tot. 180 d'alleo.

I

PERIODO

(2) (:I ' settimana) 1

In questo periodo si aumenterà giornalmente di wn, minuto la durata della ripresa del trotto; mentre quella. clel galoppo resterà invariata. Al martedì e sabato s'eser<~iterµ la carriera alla fine della seconda ripresa·del galoppo. Giorni

·---------- -

Pi'imo minuti

,J15 cli

passo di lena 25 >> trouo » ·I 5 >> passo » 8 » galoppo i> 1O>> passo » 8 >> galoppo » ·I t) n passo n Tot. 96- cl'allcn : Tot. 1

(I) Periodo stazionario. (2) 1'01·iotlo progressiro.

U!Limo

Secondo minuti

;J5 di passo cli lena

milluli

,1~) di passo di lena

26 » trotto » 30 » troLlo )) 15 l> passo » 15 >> passo )) 8 >i galoppo 1> 8 » galoppo l> )) ,1O ii passo ii 1O» passo 8 »galoppo» 8 »ga loppo>> 115 » passo ,i 15 » passo )) 91 d'allen. Tot. 10·1 d'allenamen Lo. 1

1

.

..

.

..

..

"

•

III lii. mue.

(2a settimana)

_In questo periodo misto si frapporranno tre esercitar.ioni di lunga lena.; mentre negli altri giorni si praLich el'it l'allenamento' ordinario ' esercitando però itnci sola ripresa di galoppo. Nell e esercitazioni del martedì e sabato s'eserciterà la carriera. come sopra. L'aumento da farsi sarà di nna l.rottala di 30 minul.i nel primo giorno, di due nel secondo, e di tre nel Lerw giorno di lunga lena.

1

IV PERIODO ('I)

PERJODO

33

PERIODO

.

(3" settimana)

In questo periodo misto si frapporranno cvue esercitazioni di lunga lena; l'aumento da farsi nella prima sarit di 4-, nella seconda. di 5 trottate di 30 minuti. Negli ·,1ltri giorni si eserciterà l'allenamento ordinario. La carriera come sopra.. Giomi Lunedì minuLi

15 di passo di lena. 30 >> trotto ))

Murtedl, mercoledì giovedì e sabato

minu ti

VtJnerdi minuti

15 di passo di lena 30 » trotto )) 15 » ))aSSO ))

1

1

1

1

1/5 di passo di lena 30 » trotto )) 1O» passo )) )) 1O i> passo ::w » trol.to )) 8 J>galoppo n 30 >> 'trotto )) 1O» passo )) ·I li Jl passo )) ,1O i> passo )) :JO >l Lro tto )) 30 J> trollo )) ,f Oi> passo )) 11On passo )) 30 ?> troLto )) 30 n trotto )) 1O» passo )) ;JO Jl passo )) 30 J> troll.o ·)) 30 » trotto )) 15 » passo )) 1O» passo )) 30 » trotto )) 15 » passo » Tot. 220 = 3 ... 4,oru d'ali. Tot 83 = 11or, 23 "'·d'ali, Tol..260 = 4ore 20'" d'a!L 1

1

1

1

1

ANNO XX JV, YOT.. . tl.

3


SULL'ALLENAMENTO

34

DUE CONFERENZE

IY JltRIODO (/4,• settimana)

In questo periodo misto si frapporrann~ due eserciL~zioni ~i lunga lena; l'aumento nelle medesime sarà dt 6 trottate d1 30 minuti per ciascheduna. La carriera come sopra. Giorni Martedì, mercoledì, venerdì e sabato

,15 di passo di lena >)

m inuti

m inu ti

mir,uti

30

Lunedì e giovedì

trotto

>)

· ,J 5 n passo » 8 i) galoppo n ,1r>)) passo n

15 di passo di lena

1

trotto ,1O )) passo 30 » trotto rn )) passo 30 >1 lrolto '10 >l passo 30

>)

)) n

Tot. 83= ,1 .,,23 '"· d'ali.

1

l)

»

Tot. 300

passo 30 » trotto ,1O>l passo 30 >> troU.o · ,J 5 l> passo 1O >l

)) ))

))

30 di trotto di lena )) ,1o » passo :> 30 >) trotto ))

>)

n l) ))

= 5 ••• d'all enamento.

All'occorrenza si potranno percorrere nelle 24 ure sino ~ HW chilometri, colle stabilite intermittenze di andature; ma meta alla mattina e metil alla sera. . . Per l'oppprtunil.à d'un confronto si LrascriYono I seguenti d~ti: In una marcia accelerata eseguita dietro le norme prescnue dal regolé1mento in 4 ore si fanno chilom3Lri 28/i62; . . Jn un'eserci tazione cli lunga lena della durala d1 4 ote e 20 min . si fanno chilometri H,850.

VIII.

Una volta otteJ1uta nei cavalli la condizione di lena con:ien anco saperla nrn,n'tenere per quel cla.to tempo che esigono le Cll'costanze militari. . . un cavallo che presta giornalmente un ser1.nzw modernto può

i,

3

mantenersi in condizione sino all'età più avanzata; ma per un cavallo che deve prestare un servizio molto faticoso e veloce, come le corse, la caccia, è necessario, dopo alcuni mesi d'un tale e continuato lavoro, assolutamente un periodo di tempo di diverse settimane ed anche di mesi per riposarsi . Ora, siccome la condizione · di lena dei nostri cavalli altro non è che quello stato di attitudine fisiéa che si ottiene mediante una. giudiziosa e ben calcolata ginnastica combinata con un convenie1ùe trattan1ento nutritivo, ne viene che questa condizione nulla avendo .d'artificiale, non potrit recare danno alcuno ai cavalli, qnando anche questi la conservassero per sei o sette mesi di seguito; bastando per riposarli, se pure ne abbisognassero, quei due o tre mesi della stagione inverna le in cui il lavoro è limitato. Siccome i cavalli mi litari debbono tro,,arsi sempre in istato di . prestare un buon servizio, o per lo meno da primavera ad autunno innoltrato, cosi. dimostrasi di somma necessità di saperli mantenere in della condizione di lena, per tutto il 'tempo ·che si possa averne bisogno. Per bene ;i.Ilena ti che sìano, i cavalli perderanno presto la loro eondizione, ove ciò non s'impedisse, esereitandoli di quando in quando con un lavoro corrisponden te al grado di condizione in cui si voglio1w conservare. Non occorre l'allenamento di tutt.i i giorni ma per conservarli in condizione, basterà esercitarli. cliie volte per iìeltimana in andature veloci con le solite intermit,tenze, per la durata di due ore; ed una volta al mese, colla durata di tre o quallro ore. Negli altri · giorni però non si dovrà concedere loro un riposo assol{1to; ma sottoporransi ad un lavoro molto leggero, anche di una semplice passeggiata al passo di due o tre ore. In caso di necessità ·sonvi ancorcL due modi per mantenere i cavalli in ·un ce·rto grado cli condizione, anche quando, .non potendo fare le esercitazioni più sopra prescritte, si fosse, p. es. per , mancanza di uomini , costretti a mandare i cavalli alla passeo-ofata (con uno o due cavalli a mano). L'uno di. questi due modi co1:~slerebbe nel portare a circa cinque ore la durata di detta passeaofata· Vt> ' ~età ~lla mattina, e metà alla sera. L'altro sarebbe di far passeggiar.e 1 ca".aili per un'ora e mezza, o due al giorn_o per colline od altn terreni che presentino delle salite piuttosto erte.


36

SULL' ALLENA:'l'I E NTO

Ai vantaggi della precedente, questa passeggiata unisce quello di occupare meno Lempo e di esercitare e rinvigorire i polmoni e la muscolatura; attesochè la salita esercita i polmoni , rinforza l'anca distenclenclo!a vigornsamenLe, la èlisces:i richi ,unanclola soLto ed annervandola fo rtemente. Non conv iene però alrnsare nè dell'una, nè dell'altra. di qnesLe due passeggiate, perche ripetendole giornalmente per più di due o tre settimane di seguilo, si conser verebbe bensì nei cavalli la condizione di lena, per quanto riguarda il fiato ed il vigore muscolare ma non per quanto riguarda lo s~'lto clell_e loro estremità. t da preferirsi la prima maniera, perchè conserva il carattere dell'allenamento stesso, anzi puossi considerare come la sua vera continuazione acl onta dell e modificazioni incorse nella distribuzione del lavoro. Il pr1Ssaggio repentino da. un esercizio attivo al riposo assoluto può produrre danni al cavallo come gonfiezze, ingorgh i alleeslremit.à, inappetenzs1. od altro. Fa quindi mestieri qturndo si prevede 1111 periodo di forzala immob ilità, come sarebbe una lunga naviga1.ione ' ocl altro, cercare di clistrnggere nei cavall i ht condizione di lena, diminuendo tutli i giorni poco a poco la durata del lavoro e quella dell:i. ripre~a. clcl trot.Lo; vale a dire disullenancloli. Gli effetti del troppo o del mal calcolalo lavoro nel dar lena ai cavalli man ifestasi ainituuo clall'11.~petLo abbattuto e sfinito, dall'avversione al lavoro e il.al facile sudare clurante il medesimo; dall'eccessiva magrezza e cfo lla muscolat.ura poco clclincata. e noscia; dal veni re ristretto n. gnisa di quello del cane le\ riere e dal (iauco con moti corti ccl a.llerati; dal l'occhio vitreo e triste, dul pel o irsuto e dalle cstremiti1. logore e tremolanti; dall'aria irrequieta, dall'inappetenza e ca ttiva dige~tione e dal freque11te coricarsi. All'incontro il cavallo bene allenato lavora volonteroso e calmo ; con energia, pronLeiza e leggerezza, e con facilità e piacevolezia di chi lo cavaicci. Suda poco ; ha forme non troppo rotonde, i muscoli del collo, dell e :::palle e clelln. groppa dnri e ben marcati ; il ventre rimpicciolitn e rar,coltQ; il fianco leggermente rientran te, lascierà vedere i suoi rnoLi aspiranti lungh i, pla,~idi ed eguali ; avrà la pelle staccala e morbi da ; il pelo 1uciclo, corto e liscio ; lo sguardo mobile e scintillante. Un tal cavallo mangia bene, ma senza. avidità, la sua

3i

DUE CONF ERl-:NZE SUL L ':\ L LJ:::X AME :'-ITQ

•

raz_io1~e, ~ I~, digeri:;cc perfellamente. !'fon si corica cli e poco più del sol_,to, h,.t I t1spcL~o svelto ed nllegro e dimostrasi ryuasi snrnnioso cli lavo'.·~re nll'a1:1a libera. Egli è d'uu carallo che riunisce in sèqueslc q~n!tLa, clt e d1cesi: e in èondizionc di lcnn, o semplicemcJLle in condi.:wne. Eccoci lìnalmcnte pencnuli ' lJer· i ec,radi ·t·Ji·<i hu i·c ,,,, a. 1 · ,, c1· 1 1 t111 esLo meto~o'. ,~ I.la mela p'.·~fissa, cioè : ad a\·ere tanllli ntti f: percorrei-e con. factlt.l.a e veloc11:a ,~.o'. t,O ~ più. eh ilomelri giol'flalmente, per sell,manc ed anche mesi d, segu ito, da sol i od in colonna nl trotto . a_galop?are da :,oli , in colonna od a/t1;a forma zion e, per olio miuuli di seg~1.10, e pi~;;sare alla carriera co n calma ed or<liue, senza clie il Joro l lJSICO alJ hta minimamente • ' •SO/l'erto • ·\h< J10ll (.;\ "Il e (Jlli1 J1(!() )· cai•~, I, saranno stati_Prep~rati _da tulle le proposte discipl ine, t he pot1cJ11no 1.)l'eslare si cm111eut1 sen izi. E c1ui giova ripetere rhe cadrebbe 111 gmrn errore citi roles.)c ottenere tnli risnltati con un _,1_lle.1~n~e11to della <lu.ra~a 1.Hino1:o di d11e me;.i, nnell e af.leuendosi, pe~ 11, 1nw1entc, alle clrsc1pl1ne più sopra citate. Preciprl.n ndo in lai g~isa. ht ~) rogressione, avvilirebbe il morale ed impornrireh hr il vigore cl~, c~r~IJ'. pr~ma che cpwsti a,-esscro potuto fare tanto lavo ro, qun~Ho r,ch,eàe,,, per rnggiuugere queJJo svil uppo di forxe di cui ~bbi:iog-nano per sostenern il iaro ro lìuale . li-ragionevole poi ,;a1 ehb.c, chen lcunovole·seo ucnereclai cavalli tali risultali, facendo co~s,st.cre In pr~tica dcll'alle11nmento in una pura. e semplice .-riornal,era progressione; o peggio ancora, lo pralicasse senuL alte~ersi ad alcuna progress ione. . 'l'ant? procedendo nell'lwa, che 11rll'altra maniera, ·forzerit bensì ', carnlli, ahu~amlo della !oro nnturn generosa, tl prcsuire clnranle I al lenamento anche ~aticosissimi sen-izi, per alcu ne seUimane ; ma d?po trneslo .lasso. cl , tempo, la natura, ehc è stata si crudelrnent.e viol~ntala, .1·,rend1clierit senza fallo i suo i diriui , ccl inrnce di cavalli allenati , n.vri1., salvo poch e eccex ioni , C'nvalli distruL!.i e rovirrnti. 1,


DEL MODO DI COMBATT ER E DELL A CAVALL El1 1A APPI EDA TA

DEL

MODO DI mMBATTERE DELLA ~AVALLERIA APPIEDATA

La sloria delle recenLi guerre ha· somminislrato dati sufficienti . per r isolvere o risch iarare parecchie qnestion i cli tatlica rimaste lungo tempo sospese o controverse; m.i. rispeLlo al combnttimenlo della cava lleria appiedata, se essa cc ne mostra la: conven ienza, e, più che la conven ienza, la necessità, non ci offre tale copia cli fatti d,i costitnire un solido fo ndamento per la soluzi one dei fo•crsi problemi atli nenli al medesimo. E quantunque l'argomento sia· di qualche importanza, non mi sembra che sia stato finora suffi~ienteroente discusso, in gltisa che le massime direuive cli questo modo d"impiego della cavalleria, seLbene non avvalorale dall'esperienza, al)b iano al meno l'appoggio del ragionamento. La questione principale che si presenta al l'indagine è: se la cava lleria appiedata debba essere in tutto e per tutlo considerala come fanteria; nel qual caso, per il suo impiego uel combattimento, sarebbero applical>ili le. norme stesse che regolano l'impiego cli quest'arma. A primo aspe I.lo può forse parere elle così debba essere, tantochè la questione ha l'aria di essere risolta. prima ancora che posta; tutLavia mi fan no·dubitare clel contrario le considerazioni possibili inton10 all e qualità che elevo possedere la truppa, quando sia destina la. di preferenza a com battere da lontano, come è il caso della. fanteria, o a combattere da vicino, come a\'V iene per la cavalleria.

•I

•

39

Que.ste qnaliLà devono necessariamente essere in relazione coi caratteri che presentano i due modi cli combattere. li coraggio, che consiste nella vilt.oria che l'individuo olliene svpra sè stesso nella lolla fra. il sen1i me11Lo del dovere e l'islinto della conserrnzione, è sempre la prima delle doti del combattente; e~so però, nei due casi accennati, va soggetl.o a prove assai clifferenLi, e le forz e morali che son'eggono il fante non !-o no le slesse che rendono va loroso il carnl iere. Nella lolla vicina l'imminenza del pericolo si manifesta chiara e terribil e ,dia coscienza cli ogni singolo co1nbatteote, e per conseguenza all'intiera massa ; la quale, repentinamente scossa . è porlat.a. a prendere una decisione subitanea. per prevenil'l o o scansn rlo. L'innuenza della. forzo. morale sull'esito della lotta è troppo e,·iclente perchè occorra dimostrarla; anzi nella maggior parte dei casi la forza materiale no n è punlo impiegala. Infaui quel partito che si sente più forte costringeritbcn presi.o l'avversario a volge1·é la. fronle e a sgombrare la. posizione ocwpala senza. pnr far uso delle armi . llisnlta immediatamente da questo fatto da qna l pal'le rimanga la \Tiltoria e da l1uale la sconfìtta. Si ha adunc1ue ragione di dire che -gli effetti del!' azione vicina sono decisivi ; e ciò costitnisce il suo carattere principale. Nell 'azione lontana le cose procedono in modo assai differente; l'individno impegnato nella. lolla ha. bensì la coscienza del pericolo, ma non ne vede e non ne sente l'imminenza; e così i due parti li µossonll pcrclurni-vi lungo tempo e soli.ostare a perdite anche gravissime, prima elle ri,;u lti manifesto quale dei due è snperiore. Soltanto allora che le perd ile hanno rnggiunto un certo grado d' intensitit, la. forza mot'ale, che diminuisce in propo i-zione col cr-escere delle perd ite, scende a quel limite che costringe uno dei due partiti a ritirarsi, lasciando libero il campo all'avversario. Se ciò non avviené, bisogo.i. rico!'l"ere per la decisione alla lotta vicina. Anche quando però uno dei parti ti !'i i r itira, la decisione non è mai perfetta, e la vittoria r imane dimostrala solo in parte, perch è rimane ancora a compiersi il fatto dell'occupazione della. posiz ione ayyersaria. La differenza cli cffetli fra i Clue modi di az ione era. forse per il passato assai maggiore; col continuo perfezionarsi delle armi da fuoco, l'azio·ne lontana non solo andò acquistando effelli sempre più deci-


40

DEI, MODO DI COMBATTERE

f

sivi, ma est.ese anche lo spa.zio entro il llUalc è possibile ottenerli. Cosi se una volta ern necessario portarsi sino alla distanza di un centinaio di passi dal nemico per ollenere tali elTetti, oggi si ollengono fac ilmente ad una di.stanza quaUrn volte superiore . E questa modificazione non è rimasta senza conseguenie, perchè mentre una voltasi ricorreva più l'acilmente all'nione vicina per Jadecis ione, oggi invece la diffìco ltà di superare spazio tanto maggiore, battuto da fuoco effic,tcissimo, rende piLì frequente h1 decisione col mezzo del fuoco. Tali essendo i caratteri di questi due modi di combattere, è naturale che l'indirizzo da dare alla truppa elle deve servirsi del- . l'a.nne bianca differirà essenzialmente da quello che mira ad ottenere truppa pienàmente istmita nel com ba ti.ere con I' arme da fuoco. Diversa sarà l'idea del combatUmento che dovrà rappresentare alla mente dell'una e dell'altra, diverse le massime che loro s'i nstilleranno, divèrse le quali tà clie nelle medesime si eercherà di sviInppare. La vittotfa per il cavaliere è l'dfouo di uno sforzo supremo, ma cli breve durala, mediante il quale egli acquisLa quella superiorità che gli è necessaria nel momento della crisi . QuesLo slancio dell'ci.nimo , che assorbe l'energia tutta dell ' incliriduo, non è il prodotto della fredda rngione, ma del sen ti m~nLo; es::;o non può dnrare a lungo, perchè non è fuoco fatuo , ma vampa potentissima che in breve Lempo distrngg~ la forza morale da cni trae alimenLo. La fantei:ia alla sua volta dovrà r:ercal'e il mezzo pel' riuscire nel mantenere quella calma. e freddezza, che tanto le sono nlil i·per I' efficacia del suo fuoco, nella ostinala conservazione del 'terreno che occupa, o che va gradatamente acquislnndo, e sopratutto in qneila energia di volontà e fel'mezzadipl'opos ito, d te sole possono servirle per res istere a quella tensione nervosa, che non l'abbatle d'un tra.LI.o, ma lentamente e in~ensi hilmente l'<iccascia. La tenacil.ù. del fante riuscirebbe di nessuna utilità peJ cavaliere in un'azione che rapidamente si svolge e sì compie, e lo slancio di questo sarebbe pel fante piulloslo di danno che di vantaggio . Si pLlÒ obbiettare che la fanteria possiede oltre all'arme da fooco anche la baionetta; e dovrebbe perciò possedere anehe le qualit~t necessarie per la lolla vicina. L'assalto della fanLeria però si svolge in condizioni alfatto differenti da quelle che accompagnano l'assalto

r

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DELLA CAVALl,.EfUA APP !f:OATA ,

41

della cavalleria, e megl io che un modo di co mlrnJLere particohtre, esso si manifesta piultosto come il complem.ento dell'azione lontana . Di fronte all'effienci,t ognor crescente del fuoco; non si può dire che quella dell'assalto sia scemata; tutlaxia sta in fat to che quello è pr.r la fante ria il modo prineipale di combattimento; all'altro dovrà solo ricorrere quando il primo r iesca insuffic iente a produrre la decisione. Per lale ragione le rego le dì cornbaLLirn enLo e l'ordine co.l quale queslo si svolge ad altro non rnir,rno che a trar· prntiLo della tenacità e costanza della Lrnppa, e a metterla ìn grado di pro lungare~ razione, quanto è necessario per ottenere la vittoria. Sì avverte in,fàLLi che il combattimento deve incom incir~re con poche forze, che l'intensità del fuoco deye anùm·e gradatamente crescendo ·sino nl momento della decisione, e perciò la truppa deve essere distribuita nel senso dt'illa. profondità in r iparti tanto pìLt grossi, qnanto più $i allontanano dalh1 fronte, ìn modo che l'ali mentazione possa essere proporzionat~L al bisogno , e i rinf'o1-z i abbiano a succeclersi' senza interruzione. E si noli che i rinforzi elle si avviano snll a linea dei tiratori non servono solo ad accrescere 'l'intans ilit del fuoco , ma ezianélio a rinvigorire l'anìrno cleì co rnbatt.cnti. È troppo intimo il legame trn la forza materiale e q uHlla mora le, perchè l'incremento dell'nrm nonporli con sè J' irn:remento tlell'altra . Ora la carnlleria che possiede quell'impeto sub itaneo, tanto utile nell'mt o, non polr/,, essere preparata per l'impiego del foo·co nell a medesimagnis;i.che la.fonteria, sen;mchelequalititst.esse, dell e quali deve essere dotata ìn altissimo grado, non ne abbiano a soffrire nocumento, D'altra prti·te sarebbe pure cosa dif'fi cile ouenere che nell'imp iego del I\Joco cssr1. abbia a rinuni iare alle qnalifa dte possiede, e cambiar natura operando in modo, se non contrario , certo non corrispondente a quelle. La sua tendenza sarit sempre cli trnspo r-, tare nell 'impiego del fuoco lo slancio del quale si serve nell'urto, e piuttosto che cercare cli sviluppr1re nel cavaliere la stessa. altitudine al fuoco del fante, parrebbe assai piLt conrnniente seeonèlare questa sua tendenza, lasciare ehe esso porti nell' impiego del fuoco, quella prontezia di operare, che è compatibile con siffaLl.o modo ili combattere. La neces;;ità che la cavalleria debba, quando le occorra, senirsi del fuoco per la sua piena indipendenza nel teatro d'operaiioni fu


4.2

DEL MODO DI COi\HIA TTERE

ammessa come dimostrata; dalle considerazioni esposte però risulterebbe che l' impiego del fuo co è per la cavalleria afi'al.Lo eccezionale; e tale per essa, deve rimanere per quanto ne sia grande l'utilità. Essa non deve ricorrere a questo mezzo di combattere tanto contrario all 'indole e natura sua, se non quando l'impossibilità di riuscire col mezzo del cavallo e dell'arma bianca risulti pienamente manifesta. Ed anche in questo caso la rinuncia al suo modo cli combauere nat1Jrale non deve essere che moment.rnea, e al medesimo ritornerà, tosto che possa farlo sernm pericolo. Quanto all'uso che la cavalleria potreb be fare dell'arme da fuoco stando a cavallo, nessuno certamente oserebbe sostenerne la convenienza. L'impiego del moschetto e quello del cavallo si elidono a vicenda . Di fronte a truppa a piedi, quella. a carnllo, e per l'incertezza del tieo, e per il maggior bersaglio offerto, si troverebbe in condizioni troppo sfavorevoli, perchè si possa consigliare tal modo di combattere anche solo in casi eccezionali. Nella lotta della fanteria è malagevole separare i due mtlfli d'a- · zione che e::;sa adopera; an1.i uno dei pregi principali di quest'arma consiste ,tppunto nella facì lith grande colla quale essa passa dal fuoco all'urto senza ·interruzione, e perciò senza da.r tempo aH'avveesario cli riaversi e di proVYedere. Anche in questo punto se la cavalleria cercasse di applicare le norme che servono per la fanteria. non ne potrebbe trarre grande vantaggio, e nell'assalto a piedi rimarrebbe molto al diso tto di qnesLR, specia lmente se fosse follo, come ordinariamente avviene, dopo un fuoco più o meno prolungato, che ha per eJietto, come sì è visto, di prostrare le forze fisiche e morali. della trup])a che lo sostiene. E poichè l' urto del cavaliere è cli gran· lunga superiore a quello del fante, parrebbe perciò conveniente stab ilire la regola che ogni qmtlvolta si preveda la, pos-,ibilitit clell'ass,1lto , e il terreno non sia di ostacolo all'impierro ,., della cavalleria ' una 1· mrte di questa debba rimanere a cavallo, per cooperare alla decisione col mezzo dell'urlo, in unione con quella a piedi che si serve del fuoco . In tutti gli altri casi la truppa appiedata dovrà piuttosto cercare 1a decisione col mezzo del fuoco che coll'assa lto. È da osservare che quando la, cavalleria si appieda solo in parte, qttella porzione che rimane a cavallo non vuol essere punto considerata quale sostegno di quella che combRLte a piedi, come inten-

DELL A CAVALLERI A APPJEDATA

dono alcuni; ma entrambe le parti debbono operare come se appartenessero ad armi diverse, applicando in tutto e per tutto le regole che si dànno per l'impiego clella combina/,ione binaria di fanter ia e cavalleria. La parte che rimane a piedi avrà i suoi sostegni appiedati, perchè qnesti, per rispondere alla loro missione, devono presentare la pi11 perfetta omogeneità con la truppa che trovasi in catena. La parte che sta a cavallo ordinariamente si collocherà sul _fiànco più esposto, e stando possibilmente al coperto osserverit lo svolgersi del combattimento a piedi, per intervenire nella lotta, piombando sul tìanco dell 'avversario, proprio nel momento in cui il fuoco ha raggiunto la massima intensità. Dipenderà dal comando il regQlare l'a.zione in modo che quella a.piedi possa continuare il suo fuoco sino all' ultimo istante che precede l'assal to cli qllella a cavallo. Tenendo conto delle considerazioni esposte, !o svolgimento dell'azione llella trupptt app iedata si pnò brevemente tracciare nel seguente modo: · Nell'offensiva il combattirnento deve essere preceduto da una ricogni1.ione falla da riparti a cav:tl lo, che somminisLrerit al comando tutte le inforrnazior1i intorno al nemico e al terreno, che sono , necessarie per impegnare la truppa nelle più favorevo li 'condizioni. Così non sarà quest,iolJb ligata ad appiedarsi e a mettersi in ordine da comha.Uimento a Lrnppo grandi distanze, con$umanclo la sua energia in un faticoso avanzare, e in un fuoco lontano, che le tornerebbe cli pochissimo giovamento, L'appiedamento non dovrehbee:ITetLuarsi ad una distanza molto superiore ai ,I000"', e solo nel penetrare nella zona, di tiro efficace del fuci le la trupptt si formerii, in ordine da combattimen to. Il limite di questa zona si può ritenere a 750m . A questo punto la metà circa della forza si stender~t in caLena,; l'altra rnelit r imarrà in sostegno alla dislania di 200m dall a catena, septtrata in più riparti o riunita in un solo, secondo la forza. · Una terza Iinea in generale non è necessaria; nut quando si volesse fòrrnare, questa dovrebbe rinrnnere a cavallo , ell in tal caso solo il terreno sfavorevole potrebbe indurre a tener indietro questa truppa inoperosa, e a non impiegarla sui fianchi . La catena procurerà. di avanzare r isparmiando il fuoco, e guaclagnanllo terreno possibilmente senza l'aiuto dei rinforzi, sino a quella distal17.a dal nemico, dalla quale gli effetti del fuoco cominciano ad essere decisivi. Si


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DEL MODO l)J COMBATTERE

DELLA CAVALL!>RI A APPIEDATA

può rilenere,che il limite della zona del fuo co decisivo sia a 350'". A questo punLo il fuoco si fa più virn, e l'opportuno rinforzo su tuua Ja fronte, o sopra una parte soh1 della medesima, secondo i casi, portato innanzi pI'ontam.ente in due o Lre riprese, o anche Lutto in una volta, se occorre, p-ermetterit alJa catena cli guadagnare altri 100 o 1i:>0"' innanii, eallora l'in tcnsilit .del fuoco dovrà nnclare rapidamente crescendo al massimo grado . Se l'azione è wndoll.a con quella superiorità di l'orza, che è di assoluta. necessitit per l'aggressore, difficilmente l'avversario potrà resistere a lungo; ad ogni niodo se f:lsso resisterà, allorn hisognerit 'ricorrere all'assalto, facendovi concorrere, come si è detto, i ripm-ti a ca.vallo. In questo r:nso si dovrebbe procurare di restringere maggiormente la distanza che separa la truppa d,tl nemico, non essendo la cavalleria alla a supernre a piedi con molta celerità Lrnlti troppo l nnghi e scoperLi, In ogni casn ht prontezza nell'operrire deve dominare in tuLLn l'azione clal princip io insino alla 11ne. Tntto il éombattimento deve conservar-e il carattere di uno sforzo; esso non rassomiglieril ad una: carica, ma pol'terù sempre t'impronta della celerilit, Ciò d1e non si ol liene coll'impelo è perfettamente in ntile cerca.re di ottenei'-lo con la pertinacia e 1:on fo, prolungai.a a.:r.ione ùel fuoco, Avvenuta. la decisione r:on es ito farnrevole, i carnlli degli appiedati rimasLi fino allorn iodieLrò al coperto si avvicineranno prontamente, e t.ulti gli app iedati, o la maggior pr~rte di essi, monteranno in sella per proseguire d,t carnllo ad estendere il successo ot1e1111to, e ad impedire che 'il nemico si r iordini e rinnovi In resisLenza in altra posiz ione, ,In caso poi di ::;favorevole riuscita, i riparti a cavallo con rninaccie sui fiànclii trattengono il nemico clall'inseg:tlire, e dànno tempo agl i uomini appiedati di rirnonl.nre in sella, Nel la difensiva si dovri~ ancorn evitare un prolungato combµ 1.1.imenlo a 'fuoco, e si procurerà di servirsi di que::;to, e con vivncil.it, qua.nc1o l'aggressore giunge collo sae forze n buona portata di tiro , l i poter dispotre di una porzione di truppe a ca,,atlo è di sommo vanLnggio, anc,he nella difensiva, Se il fuoco è convenienternente rego la to, si polrit rinscire acl arrestare l'aggressore nel suo moviment.o avanzante, e questo è il momento opportuno per i riparti a cavallo di mostrarsi sui fianchi su.oi, caricarlo vigorosamente, e eosLringerlo a volgere 1<1 spalle. Anche in questo caso il fuoco sn 1

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tutta la fronte dovrà continuare in tensa.mente sino all'L1ltimo istan.Le, procurando che l' inLernùione (inevitabile C[l~ando ~lt'.re Lru~p.e ~ntervengono, e si passi:t dal fooco all'ass,tlLo) sia. .la mnH_~1a po~s1b_1le. La continuazione clel fu oco per parte degli app1edatt s1~0 t~ll u_lt1mo momento è Ja regola migliorn, non potendosi, per le_rag'.oni a~ldolte, ritenere ct,e il contrassalto degli appiedali possa 1:msc1re dl molta ·emcacia. Per questa stessa ragione non si può_ntenere co~1rn et' rore l'essere la fronte coperta da osLacolo continuo, purche, ben inteso, sia libera sui fiaiù:hi l'azione dei riparti. a ca,?llo._ . , In caso di farorevole riu$CÌta una p;irle degli app1_edat1,. com~ l, stato eletto per l'offensiva, dovril montare in sella e mse~u1re, rinforzando e sostenernlo l'azione dei riparli che trovanclos.1 ,1 c~vallo avranno giit inizia_to il moviment.o . Se la ~.rn.pp~ .resp'.n_ta .e ~;~valleria appiedata si procurerà pe1· qnanto e possib ile di_ 1mpedu~ che essa monti in sella, sia tagliandola. dal punto dove sono raccoltt i ca,•itlli, si,t battendo questo punto stesso con vivissimo fuoco, Se la truppa respinta è fanteria, bisognerii ~'inunciare tosto, a! fuow, appena decisa l'azione, per inseguirla e disperderla con l aiuto del cavallo. · Le conseguenze che si deducono da qnant.o i: slll.to sin ora esposto si possono r ia$sumere come segue: . ,. . ,1o L'impiego del fuoco per parte della cavalle.rnt e ~nezz? al~ fatto eccezionale; essa vi don-tt ricorrere soltanto rn quet c~:1 nei quali l'assoluta.impossibi liti1 di operare con~e ca_v~llerio: è man_ites,t~, e trovandosi isolata,le manca ogni appoggw d I tant.ena o di a.i l1glier-ia. SotLo questo aspetto l'azione del fuoco n~l ~~rvizio cl'avan-· scoperta è non solo utile, ma neces3aria a.lla ~ua rnd1~).end~nzr1. In ogni caso non è an11i.1issihile per il com1Jaa,1ment.o I nnp1ego dcl1\wme da fuoco sta.ndo a cavnllo. , 2° La cayalleri,1 è dolnta. di nU.itncline fisica e qualiti1. morali speciali che d~no da quelle di fanteria. Se ne dednr:e. che la cavalleria appiedata paragonai.a. con la fanteria _rresen;?· di~erenze sensibili, le quali necessariamente si fanno sentll'e nell,m1p1ego d:-1 fuoco; perciò le norme che regolano l'azione lc~ntana della fanterrn non sono perfett,unente c1pplicah ili all,t cavalleria.. 3° La cavalleria non è alla a sostenere con successo un fuoco prolungato; perciò nell'impiego del fuoco essi deve porla.re tutto


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DEL MODO D( COMBATTERE DELLA CAVALLER I A APPIE DATA

quello slancio che è compatibile con la natura di questo modo di combattere, e del quale molto opportunamente si serve nella carica. L'ordine da combattimento deve comprendere due linee appiedate. Se di etro ad·esse si fo rma una riserva, questa, rimane a cavallo. Tn massima generale non si deve rinunciare all'impiego del cavallo con parle della truppa combattente, e appena cessi la necessitò. dell'impiego del fuoco, la truppa appiedata monterà. in sella·. ,t.o La cavalleria non poss iede neppure altitudine all'assalto a piedi; perciò dovrà tendere alla decisione del combattimento pilrttosto col mezzo del fuoco che con quello dell'assaito. A qnesto potriL ricorrere soltanto quando il nemico sia. molto scosso, e il terreno si presenti in condizioni favorevoli, tantochè vi sia grande probabili tà di riuscita . Normalmente l'assalto sarà. fatto da riparti a. cavallo, o ·almeno questi vi dovranno concorrere insieme a quelli appiedali.

LE TRUPPE ALPINEITT NE LLA DIFESA TERRITORIALE D'ITALIA

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II. G. V. '.\foe,m Jlfoggiore nel 77° fanteria.

In un paese eminentemente montuoso come l'Italia. clovea nascere e nacque una truppa. eminentemente montanara, la truppa alpina. Un dilemma dovea presentarsi per la stessa natura del nostro suolo studialo sou:o l'aspetto della sahaguardia della unità nazionale. O ricavare dalle noLre montagne una piccola pa\'le solamente degli utili che mil itarm ente parlando esse valgono a prestarci - cioè servir~ene come materia greggia - o ricavarne Lutto il loro valore e·farne un tesoro di materia layorata. Nel, senso militare, l'adagio che le montagne non si muovono come gli uomini, è solo vero nel senso puramente materiale dell'espressione; ma la storia militare è ricca cli esempi che ci mostrano come un esercito sia stato costretto dalla manovra del nemico ad urtare contro un fiume o contro un monte atl onta. di ogni precauzione presa per sch ivare un tale ostacolo. I nostri uomini di guerra pertanto debbono far tesoro delle nostre condizioni favo revolissime di difesa locale e cercare che un terreno montano rir:co per la difesa di tante risorse abbia ttd entrare come elemento intrinseco nel piano della nostra difesa . Ma i concetti (1) Vedi Rivista milita1·e dispensa di marzo . ·

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LE T R UP P E AL P IN E

cli manovra non bastano da soli; essi segnano la. scena d'azione, vi colloc.ano i personaggi della grande Lragedia e quindi si rimeuono allo svolgersi delle operazioni che sole conducono al risulLaLo final e. Nell 'e::;(!rcito nostro nacquet'O e crebbero Je truppe alpin e, sorte dal terreno cli montngna ove trornrono le loro origini , la loro cuJla, le loro radici per crescere rigogliose. Poco fa erano in emlirion c, oc,rri sono formate' domani certamente cos[ituiranno un nuo vo peri"Jo sonaggio completo di membra. e maturo cli forze. . È di conrnne w noscenrn la storia. organica delle truppe alpine: il terreno cli montagna le reclamò ed apparvero, domandò crescessero e crebbero. Ora abbiamo al l'elemento vecchio di forza, la montagna, aggiunto un elemento di forztL nnovo, la trnppa alpina; all'elemento greggio, alibiamo aggiunto lo strnmento per lavorarlo;. occorre fi nalmente l'azione. Le prime quindici compag-nie alpine di .f20 uomini l'una, form aro no il noc:ciolo di tale stru mento, impo tente nl lavoro, soffocato nell 'azione; si anelò alle 3,f. compagnie che accentuarono ch iaramente la gmnde sproporzione delle prime di fronle a.I loro còmpito; ora siamo alle trentasei su '.250 uomini ciascuna e l'umile strumento, di tempo fa, si delinea chiaramente nelle sue forme, e con esse ci mostrn la sua potenza e ci lascia prernclere la sua fll lura maniera cli entra re in azione. l mezzi proporzionati al fin e; que;;to crescendo a dismisnra, quelli, :;e stabi li, cfo•engono microscopici; quello che scn in1. per un semenzaio cli guide di mo ntagna, non hasla più per averne coorti di clirensori di ogni vall ata, nè qnesle haslnn o per fnrnc Leste di colonne, e que.5Le, pur troppo sono piccine per lrarre dal le nostre alpi il mas~imo guadagno . Quindici piccol e compagnie: sentine!le avanzate alle po rte di casa nostra; - bella simili lLLdine, quanto modesta. Venl.iqualt.ro piccole compagnie: corpi di guardia e primo sostegno nl nostro destarci .1llarmati , al nostro n.ccorrere alle difese - similitudine cui la cerch ia alpina rispetto alla Yall e del Po, dà fo rza, colore ecl eridenza. Trnntasei. coinpngnie grosse: . .. .. . ebbcnc~ i'\ on po trebbe cessare la fi gura retloricfl, ecl il paragone delle truppe alpine col servizio di avamposti delle truppe in cnmpagna.,

49 non potrebbe mettersi in seconda e magari in quarta riga? È bene ostinarci a disconoscere l'eloquenza di falli compiuti, mantenendoli in una cerchia affatto angusta, e dando loro un carattere ed un'estensione affatto in urto ai bisogni presenti ed agli insegnamenti della scuola di guerra odierna? Fissiamo su cli una carttt d'Italia l'ub icazione delle nostre compagnie alpine attuali ; essa ci può essere maestra di utili insegnamenti, ed alzarci un velo snlle future cose della nostra difesa in montagna. Osservandole nel loro complesso nel circuito alpino da Garessio a Tolmezzo, noto: un forte addensamento sul confine francese·l un addensam.ento minore, ma di poco, sul confine austriaco; un semplice e sottile cordone di fron te alla Svizzera. Se discendo a più minuto esame,,noto: diciotto compagnie fra la riviera di ponente ed il colle del Moncenisio, e più su due compagnie in Val d'Aosta; queste due compagnie intanto accentuano il fatto che la valle della DorRBaltea, sia pei suoi ostacoli naturali, sia pel suo lungo svil uppo slradale, sia pel suo obbiettivo - Ivrea-, prende poca parte al grosso delle probabili operazioni di invasione; quelle diciotto per contro ci affermano che per cli lit riceveremo l'urto principale. E se spin110 l'analisi maggiormente, le sei compagnie vicinissime che con to f1~1. i passi del Moginevra e del Moncenisio, e le selle che trovo pur vicinissime nell'angolo alpestre a sud-ovest cli Fossano, mi dicono che Avi11liana o l e Borgo S. Dalmazzo saranno le due posizioni più caldamente vagheggiate come precipui obbiettivi da un invasore che muova da occidente ai noslri danni. Finalmente se guardo dalla parte dalla quale « si girano le alpi » m'accorgo che in quei pressi, quattro compagnie si danno la mano e testimoniano cli aver let.ta la storia. 11 settimo battaglione di slama a Chiari, aguzza lo sguardo per tener l'occhio sulle sue quattro compagnie di Domodossola, Chiavenna, Sondrio e Tirano , da esso lontanissime e lontanissime fra di loro. Anche senza saperlo, si indovinerebbe ·ch e ci troviamo con esse di fronte alla libera e paci fica Elvetia, liberi e pacifici noi pure, cui appena è passato per la menle un lontanissimo sospetio: quello che tutto quaggiù è mutabile, anche la neutralilà di un paese. Proseguendo un tale esame, da Edolo ad Agordo inclusi, vedo nove compagnie che segnano il contorno del cuneo che racchiude NEL LA DIFESA TERRIT OR IALE D'ITALIA

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ANNO

x xvr,

V OL. H.

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LE Tl~UPPE ALPINE

NELLA DIFESA TEI'll11TORIALE D' l'l'A LJA

Trento ; e finalme nte vedo due compagnie a Pieve di Cadore e Tolmezzo, senLinelle avanzate, o se vogliamo, gran guard ie, prima tagliale fuori che messe sotto le armi . Politica.mente parlando, noi vediamo che nel complesso, e nei più grossi· parLicolari cli essa. dislocazione, le compagnie alpine sono messe a dovere: ed apprendiamo a priori a leggere su due pagine del futuro, delle qual i certamenLe una sarà, tosto o tardi, la buona. L'aver portate le compagnie alpine a trentasei. e l'averle poste stabilmente su l piede di guerra, ba diradate molte nubi che avvolgevano l'alpinismo militare.· Ammesso il dato cli fatto che una generale invasione delle Alpi nosLre da Garessio a Tolmezzo ci costringerebbe senz'altro a muovere in ritirata sul Po facendoci appoggio dell'Apennino, lo studio della difesa delle nostre alpi mi sembra solo razionale nella ipotesi di un'invasione parziale per esse, nord-orientale cioè e norcl-occiclenta.le. Quando il cannone tuonerà sulle Alpi Cozie, le truppe alpine co mprese fra Domodossola e Tolmezzo saranno già sparite cla tempo dalle loro sedi; se luccicll ernnno le armi sulla strada Bolzano-Verona i nostri montanari piemontesi le vedranno sLando sulle vette del Tonale o dei Lessini. Tutto ciò in oggi è elementare, nè mi curo di provare alla stregua di documenti che Lutto ciò, per parecchi nell'eserciLo e fuor i era un volo icariano o poco meno, ab iluat.isi, non so in forza di che, di vedere i nostri alpini rannicchiati nelle loro rocce, fermi alla consegna come Cerberi, ad. 1m vali co alpin o prestabilito, ,enisse poi il nemico o non venisse, questo non era a curarsi. Nè, supposta la guena colla Francia, coloro cl1e considerano le compagnie alpine come semen~ai di guide di montagna. e null"altro possono schermirsi dal vedere come· cinquecento guide a Borgo S. Dal mazzo e cinquecenlo a Fenestrelle sotto alle anni, sem:a. contare le centinaia in congedo illimitato di Ia categoria, sono cento volle più num erose di quelle che potreb bero nelle pegg iori ipotesi abbisognare, e dovranno concludere forzatamente che l'essere guida alpina è pel soldato di montagna come un pi ccolo coeffrcienlc, per quanto indispensabil e, della sua tecnica e pra.Licu istruzione. V' ha di più; aflluendo le truppe alpine della zona non minacciata. sul teatro delle op.erazioni, si stabilisce: ·IO che la inanon,i in montagna cli-

pende dalla con~scenza topografica della località che serve di scena· 2° cbe tr~ntll gu ide bastano a cinque mila. soldati: 3° che u~ huo~ soldato cl, montagna non vuol dire buon soldato soltanto sulle Al i Graie o sulle Carniche perchè egli sia cli Cuoronè O di Tot p I r b o mezzo, ma vuo e 11:e uon soldato di MOiXTAGNA nel senso generico della pa.rola. . Tutte queste cose ben sapute e ben ammesse, noi a dir molto non siam? che '.t me~,\ del cammino . Du e questioni principalissime sulle q~al1_~?gg1ano I fuLt~ri destini delle truppe alpine si pre.sentano alfa. cl1scu:,:,t0ne, e .con vien attaccarle senz'all.l'O. La prima., ha riferìmen lo allo st~bil e, _e cl~lìn it.i,'.o organico delle truppe alpine; la seconda, concerne I 1mp1ego cl, queste truppe in guerra. . Entr~mbe qu_este quistioni sono, a. mio vedere, determinate nei risultati e suffic1 ent.ernenLe sostenute dagli elementi che abbiamo fra man_o; ~ntl'é1mhe sono sob-ibili in tempo di pace e lo debbono essere assat prtma che nna a uerrn ci incolrra t)(, • A~ni sono io pure eh iecleva si arrivasse dalle ::H alle 36 compagn.1e, ed .ebbi assa! p1~ _di. q~ant.o osassi spernre che, col portarle s~l piede ~lt gue_r,:o, i_ mtet des,cler, furono dupli ca li. Ora può ,tvvemre che s1 trovi fu ori proposito che io domandi di passare dalle 36 alle 4~: sen.~nc)1è nelle mie domande di un tempo io guardava ad una uie~a p1u cl1_1~1essa, per la quale le truppe alpine rispondevano ad. un ~'.sog~o ~llt lo?ale, a~ un ~oncelto più sistenìatico, più elementare, pm al.l,iccctlo a1 I.empi acld1elro, ed an cora avvolto nelle ricor~anze di -~pisodi trop_po vicini per poterrn~ne di botto dimenticare. - fa la. co11 eule delle idee man mano estncantesi a fotti, tra volo-e m~ pure per moclo che di fron Le a diecimila alpini sotto le armi ,"il mio _sguardo comprende più vaslo orizzonLe, sia nel campo orga nico che 111 ~1nello della m.anovrn sulla zona alpii:ia. . Se g,ung.'! p~rò al n_u~er·o quamnlotto per le compagnie, vi giungo coll 1nt1mo convmc,mento che rfuel numero abbia ad essere le ~olonne d'Ercole vere dello sviluppo dell'alpinismo mili tare in !~alta; non mi rimane quindi che ad indicare la ra<1ione complessa 0 (h. questo • t · d · · · l · .. .tu~e~ o, ~ 1 p1 o,,are e annoso Il volerlo superare. Se 51 l.tattasse dt n vend,care a qualcuno l'idea della costituzione cli trupp~ di montagna, veramente non saprei fin dove risalire, comeche, orn e sempre, la natura del terreno fu quella che modellò V


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L E TRUPPE ALPINE

le varie specie di truppe, e di terreni montuosi ve ne furono sempre e non in Italia solamente. I paesi eminentemente marittimi, la .Fenicia a capo fila, diedero sempee ecl in proporzioni alla loro potenza, eserciti di marinai: che un paese montuoso faccia nascere up. esercito di montanari, ecco un fenomeno vecchio come il mondo. L'idea però che non è tanto vecchia si è quella di creare in seno ad un esercito una specialità di truppe per agire sui monti, che nè · il .Montenegro, nè la s ·vizzera, nè il Tirolo, ci pres.tano di tali ese~1pi , che là ove tutto è cli regola - sol dati montanan - una eccezione da pigliarsi ad esempio non la saprei rinvenire. A~tra cos.a è ad ogni modo il mobilizzare poche truppe in un gruppo cb monti, altra cosa è pori.are su di un grnppo di monti un esercito ~!pino; quella disp.osi~ zione può essere utilissima per un paese piccolo: e preS$OCI~~ d1 tutte montagne, ma non per noi. Vi sono dei paesi che per d1fenclerli basta. che ogni abitante spari, starei per dire, lo schioppo dalla sua finestra; od ~ilri che quantunque meno piccoli .ne hanno a sufficenza. cli diminuire notevolmente lo spazio scoperto ai colpi dell'aggressore, mobilizza.nclo 'in alcuni tratti montu?si poche bande di cacciatori che molliplicano il loro nmnero mille volte col solo aiuLo passivo dei greppi ai quali stanno abbarbicati . Ma per un paese però di 26 milioni di abitanti, cl~e nell'interno della cerchia alpina ha la valle del Po nella quale s1 possono p~rcorrere centinaia di chilometri senza incontrare neppure un' umile collina, e si possono dar battaglie ciclopiche in cento punti div~rsi, senza poter collocare una batteria dieci metri più in alto del prn1~0 generale, quelle risorse difensive sono o irnpossillili o troppo 1111~roscopiche e gli esempi sviizeri ò tirolesi non calzano. nè punto nè poco. Infau.i una battaglia tra Ferrara e ~ologna. ncev_erebbe troppo magro ausi liario dai comuni che, armati fino ai denti, st~ssero appia.t.lati sui contraITorti del .Monte Adamello .e cluecenLon11la francesi vittoriosi fra Casale ed Alessai1dria, anche senza averne altri centomila fra Albenga e Mondovì, si afniggerebhero molto mediocrememe rhe i Valdo,sLani avessero ostruito il piccolo S. Bernardo, o quri Ji Sus1 :n:e~sero ripreso possesso dei forti di sbarramento. Ouesle elementarissime riflessioni non servono sola.mente acl accen~uare il fallo materiale dell'influenz1 molto relativa della nostra

NELLA DIFESA TERnITORIALE D'ITALI A

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zona alpina nelle operazioni militari moderne _:_ una volta superata-, ma mi sembra che molto apertamente ci indichino come i nostri' alpini immobilizzati o sparpagliati sulla cerchia alpina, e come le nostre colonne all'Andi'ea Hofer cli troppo celebrai.a memoria, farebbero ben ridere Tedeschi o Francesi che giocassero con noi una partita decisiva o sul Tidone o su l lleno, verso Piacenza. cioè o verso Bologna. Nè con ciò io voglio menoniare il grande valore delle difese locali impiegate a tempo debito : ne vogl io solamente limitare l'estensione pratica. Anzi per me sono preziosissime le parole <~he nel 711 scriveva a tale proposito il colonnello Massari: <e In ora le tl'llppe distrettuali, tanto opportunamente create, rendono tale còmpito. ll la difesa delle valli « immens.amentè più. facile, giacchè i montanari stessi del luogo, cacciatori per natura e per istinto, organizzati in compagnie e battaglioni e guidttti da ufficiali che per natura. della loro istituzione saranno col tempo i proprietari stessi dei luoghi èhe avranr10 a difendere, meglio di ogni altra truppa, potranno conoscere quelle valli, essei; atti alla vita ed alla marcia in quelle contrade, cow,iclerare come cosa propria il terreno a difendere ed otLenere cosi il voluto intento ll. ì\fa ove io mi. inalbero si è là ove scorgo una confusione di idee sull'alpinismo militare tendente a fare una miscela di milizia provinciale e di trnppe alpine cli primct linea, di difesa locale e di difesa 'mobile, cli risultati piccini e di avvenimenti colossali , di tutta una popolazione montanara e di un corpo d'esercito attivo . Parlando della difesa locale delle Alpi, il generale Ricci dice: « Creare a.nzituLto alle colonne aggredienti sulle strade che debbono necessariamente percorrere tutti gli ostacoli permanenti ed eyentuali e.be per essa si possono. Escludo però quelli che potessero pregiudicare gli ulteriori periodi della difesa, fra i quali metto principale di non impegnare nell'interno delle valli corpi di prima linea di qualche entità ». Bra.voi potrebbe esclamare qualcuno \( ecco che non vuol impegnare in montagna lè truppe alpine perèhè sono cli prima linea ». Si disinganni eh i mi crede ca.pace di dare a quella citazione un'estensione tanto intransigente, ma si ricordi tuttavia essere mio scopo finire col provare che quella misura prudente che consiglia è in


NELLA DIFESA TERR ITO RIALE D'ITA LIA LE TRUPPE ALPINE

aran parte appiicabile sostanzialmente, se non nella forma, alle ;ruppe alpine. Ma non precorriamo nell'esposizione. Lo st~sso autore propone nella prima parte dei suoi « Appi1J1tfi s'.illa d~fesa ge~ nernle d'Italia» l'aumento di due corpi d'esercito 111 aggmnta ai nostri dieci auuali; non è così prnvvidenziale che noi possiamo, quandochessia, dire: l'undicesimo corpo d'esercito, è bello e trovato nelle truppe alpine? · lliferib ilmente all'utilità di un I.al corpo cl'esercilo, se ne è già detto molto perchè io voglia. copia1:e gli altri o ripetere me stesso, e credo si possa ammetterla effettivamente provata senz'altro discutere. Va.rrà meglio entrare brevemente nell'argomento circa. alla. sua organica costituzione, costituzione alla quale arriveremo volendo, chè non si tratta se non di giungere in cima di quell'erta che già per tre quarti abbiamo superata senza pure avvedercene. . . . All 'aumento delle truppe alpine vi sono clelle obb1ez10n1. La prima fra tutte quelle si è: che la zona alpina è già ta.lmente sfruttata colle .attuali trentasei compagnie, che per la costituzione del 4° batta()'lione alpino · si dovette ricorrei-e al mandamento mont11no di c~;nplemento di Parma. Questa obbiezione era seria nel caso che il 1·egionalismo piiro del reclutamento alpino fosse condizione voluta dal buon risultato finale, ma l'argomento venne tratta.to, ed alla stregua cli fatti successivi, venne viuoriosame~te comb~tl.uto. Fu sempre mio sogno che un tal fatto venisse sancito maten~lme~te e pregiudicasse, anzi aprisse in breccia la teoria del regionahsn~o· pUirO sulla zona alpina come contrario alla maggior conosc~nza rec1~ proca degli Italiani fra loro e come punto concorde allo sviluppo cli un grande elemento di forza all'esercito. . . Io mi servo pertanto di questa obbiezione per dare che 11 mandam~n.to cli Parma concorrente alla formazione delle compagnie alpine sulle Alpi Cozie, incarna il principio che la re~bibta 1~ontana.ra italiana è una sola sia d:i Parma o di 11,rezzo o di Aqwila o Calabrese o Sarda. Tale obbiezione ci apre anzi un vasto orizzonte sul quale scorgiamo la ricchezza. montana di tutto il.nostro po,ese, l~ quale in linguaggio militare quando per posizione geogra.lica non c1 potesse dire « colle mie falde rocciose servo di ba~uardo _contro lo straniero invasore, o servo di appoggio ai campi trmcera.t1 d1e racchi udono le ultime forze del paese » può sempre dire « le mie

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montagne sono meno superbe del Monviso, meno nevose del MonteBianco, ma non pertanto meno difficili, meno alpestri , mçno terreno specialissimo di manovra, ed i miei figliu9li sono purissimi montanari come quelli di Cuneo, di Sondrio, di Feltre >> . Cosicchè non solo abbiamo in Italia campo di mietere recinte per altre -1.2 compagnie alpine, ma sì ancora per scarlflre alcuni inandamenti di reclutamento attuali, inquanLochè confesso come certi pescatori dei laghi d'Iseo e di Como menati sulle vette montane, se dall'un lato mi provano la pieghevolezza e la mansuetudine della natura umana, mi fanno ·d'altro lato accorto che le marcie fatte a vela sono agli antipodi_di quelle fatte a forza di polmoni. Si parlò di portare le truppe alpine a 71:> mila uomini, montanari tutti e tutti presi sulla zona cli confine; io qui non parlo che di 30 mila uomini, montanari scelti su tutta l'Italia; questa antitesi di cifre e di superficie di reclut1tmento valga ad affermare la differente idea che io mi faccio .da altri, del ,,ero e purn montanaro che io cambio in vero e puro soldato alpino. Per me, .quando si tratta di formare una eletta schiera di truppe di fanteria, che sul terreno di montagna possa cogl iere quei frulli di grande, di diretto, di certo benefizio al-. l'esercito di prima linea, quando a questi montanari io prefiggo un serio e grnve còmpito, io non posso aver manica larga .all'aumento delle schiere alpine, io non posso confondere truppe mobili alpine colle miliz,ie territorial i, il che val quanto dire colle levate in massa. di lutti gli alpigiani per quanto siano agguerriti ed at.taccati saldamente al suolo natio. Per me basta il fatto di essere truppe mobili alpine, perché ud evitare amari disinganni non si debbano vedere con una lente di ingrandimento che le coinvolga con un fattore di difesa certamente notevole, ma che ha la pratica s, entura dell'immobilità. Trovata la messe per formare 48 compagnie sul piede di guerra. di veri montanari, non so se si possa seriamente obbiettare che in oggi la zona alpip.a è anche troppo popolalfl di truppe, tanto che Borgo S. Dalmazzo, Fenestrelle e Susa racchiudono due compagnie alpine ciascuna; che se no, io 1ni servirei di tale osservazione per far notare corne il fatto di due compagnie alpine ìn uno ste5so paese e quello di parecchie COI!Jpagnie aggiornerai.e in· un piccolo settore al_pino, ci dimostra che lo scopo di tale riunione, a parte le politiche 0


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LE TRUPPE ALPINE

considerazioni, quello si è addestrare la truppa alla vita ed alla manovra s.ul terreno di montagna là ove i caratteri della montagna ·sono meglio spiccati ed ove quindi la scnola può viemmeglio riuscire proficua di utili insegnamenti; e che nell'interesse della istituzione nulla impedirebbe che vi potessero essere tre compagnie riunite ove ve ne sono due, o per lo meno che altrove si imitasse l'esempio su citato di duplicarle. Ma questo fatto stesso ci fa palese ancora che la truppa alpina non è semplicemente truppa di confine, ma essenzialmente truppa di montagna, maggiormente condensata là ove con ogni probabilità sarà chiamata ad operare in guerra. Ciò stabilito saldamente, io rivolgo, come anni sono, uno sguardo ali' Apennino settentrionale, terreno di montagna rna1wvrabile per eccellenza e terreno che con qualsiasi ipotesi di guerra sarà sempre importantissimo teatro d'azione per truppe alpine, ed ora come allora, domando vi sieno dislocate quattro compagnie a Pontremoli, Fivizzano, S. Marcello, Borgo S. Lorenzo, formanti un undicesimo battaglione che racèolga le prez ·ose notizie di quel bastione, sulla importanza militare del quale sono ormai tutti completamente concordi, e rivendichi a sè quei difensori naturali che le Alpi Cozie hanno tolto oggi a prestanza per colmare quelle lacune per le quali abbiamo largo mezzo di pensare con altri proventi. « Del vero montanaro se ne faccia un vero soldat.o alpino-mobile; si dia al soldato alpino lo studio e la manona di quel terreno che presumibilmente o cerLamenle formerà la sua scena di azione; si rivendichi alla truppa di montagna tutta l'estensione clel suo specra.le e logico impiego ». . Poichè, pel momento, collocai quelle quattro compagnie sull'Apennino e poichè ne chiamo dodici in aumento, parlo senz'altro delle rimanenti otto. Mi cònvien premettere che per queste otto compagnie entra per nulla come precipuo scopo la conoscenza locale della zona alpin;:i.. od una maggior riunione di gente armata al nostro confine in tempo di pace, e tanto meno vi entra l'idea simmetrica di portare tutti i battaglioni all'egual forza di quattro compagnie - misura questa del rimanente che ha molti buoni requisiti; - ma per me scorgo in 48 compagnie ,J2 mila. uomini divisi in 112 battaglioni e costituenti le basi di un forte corpo d'esercito: se l'aumento di tali compagnie ri-

NELLA DIFESA TERRITORIALE D'ITALIA

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sponde ad altri buoni numeri néll'interesse della difesa nazionale tutto di guadagnato. ' Gi~ dissi del poco conto nel quale tengo il grande cuneo che fa la Svizzert nel nostro territorio con vertice a Chiasso, ma tenni in buon conto Domodossola e Chiavenna, pel che, una compagnia a Varallo e 'l'altra a Morbegno mi sembrano politicamente e militarmente giustificate. Dissi pure che l'alta .Valtellina e la Valle Camonica le riten(1o nÌolto più al contatto delle possibili operazioni militari di difesa, ;pperciò oltre Tirano, una compagnia a Sondalo e l'altra a Bormio le trovo opportunamente poste anche perchè in terreno eminentemente al·pestre. Altra volta accennai al carattere alpestrissimo delle prealpi Bergamasche e Clusone sarebbe eccellentemente collocato per avere una compagnia alpina, che completerebl)e così l'ottavo battaglione. Verso Francia, una compagnia a Bard darebbe la mano alla dicianovesima a Cuorgnè e la unirebbe alle due di Aosta e Chatillon· una compagnia a Lanzo completerebbe il 5° bauagiione e forme/ebbe ~nello di c01:itatto col 6°, e finalmente una a Valdieri completerebbe il 2° battaglione. Per tal modo il 7° battaglione di Chiari si scinderebbe in due e si avrebbe così il 112° bàttaglione. Dopo l'esempio recente del riordinamento delle truppe alpine, a nessuno verrà certamente in capo di trnvare un ostacolo od .un disturbo il cambio di un numero al berretto ed alle contro-spalline, che lo spirito di corpo di una compagnia mi sa del troppo piccolo e . del troppo frazionato di petto allo spirito di corpo che deve vivificare e rendere robusto l'alpinismo militare italiano. I 112 battaglioni alpini sarebbero così costituiti nella sede delle rispettive quattro compagnie: 1° battaglione - Garessio, Pieve, Triora, Chiusa di Pesio; 2° id. - Tenda, Valdieri, Borgo S. Dalmazzo (due); 3" id. - Dernonte, Vinadio, Dronero., Venasca; 4° id. - Luserna, FenestreUe (due), Oulx; 5° id. - Giaveno, Susa (due), Lanzo; 6° id. - Cuorgnè, Bard, Chatillon, Aosta; 7° id. - Va.rallo, Domodossola, Chiavenna, Mor.begno; 8° id. · - Sondrio, Tirano, Sondalo, Bormio;


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9° battaglione - Edolo, Bremo, Rocca d' Anfo, Clusone; •10° id. - Caprino, Bosco Chiesa-Nuova, Valdagno, Asiago; ,J;J 0 id. - Feltre, Agordo, Pieve di Cadore, Tolmezzo ; Hl 0 id. - Pontremoli, Fivizzano, S. Marcello, Borgo S. Lorenzo. Di fronte alla quasi magica ed inaspettata formazione di un 1 11° corpo d'esercito di trenta mila uomini di truppe scelte, l'aumento di spesa per altre ·12 cpmpagnie alpine, sparisce nel suo valore, nè certamente tituberebbe un istante dal dare il suo voto in Parlamento anche un abolizionista degli eserciti stanziali, poichè egli purè si troverebbe di fronte ad un fatto quasi compiuto e di un importantissimo valore. Nè pel carattere speciale di un tale corpo d'esercito si avrebbero aumenti cli cavalleria o d'artiglieria che ne rendessero notevolmente maggiore la spesa, come avverrebbe qualora si volesse creare un altro corpo d'esercito còstiluito sulla base organica degli attuali . Ai Hl mila uomini sotto alle arm i aggiungansi i "9 miht di prima categoria in congedo illimitato, in ragione di circa /1-00 per compagnia., ed abbiamo un totale di 34 mila uomini, dei quali facendo ben larga parte ai non presenti all'appello per qualsiasi motivo. 2 mila sui '19 mila richiamancli, ne rimarranno sempre a un dipresso 29 mila. Due squadroni di cavalleria reclutata all'uopo basterebbero per ogni possibile evento. In quanto all'artiglieria, fissarne il numero cli batterie e la loro specie a priori, mi pare non si possa in modo inva.ria,bi le, poichè a · seconda che l'azione si svolge difensivamente od offensivamente, sulle Alpi o sull' Apennino settentrionale o sul centrale, molte con:siderazioni verranno in campo a COI}sigliarne un impiego maggiore o minore; senonchè l'unico mezzo perchè un'artiglieria in montagna possa corrispondere bene al suo ufficio, quello si è di esercitarla in tempo di pace alla manovra colla trnppa alpina. Le condizioni nostre militari sono poi tali che all'evenienza una o più batterie da campagna possono esser destinate al ·corpo d'esercito alpino senza punto turbare l'equilibrio delle proporzioni nelle quali quest'arma è ripartita. Senza entrare in altri particolari riferibili all'ambulanza, all'arma

NELLA DIFESA TEHRI TOHIALi::; D'ITALIA

del genio, ecc . ecc. ecco i trenta mila combattenti formanti il corpo d'esercito alpino, montanaro per eccellenza, cioè : forte, robusto, abituato al clima delle alpi; abituato al terreno di montagna, alle sue speciali fa tiche, alle speciali peripezie di una guena nella quale al sol leone succede la neve, la roccia tien posto delle zolle pratili., i polmoni subentrano alle gambe, e l'orologio si presenta a scacciare i calcoli chi lometrici. Non mi fermerò a cercare altri argomenti a sostegno di una tale misura organica, che certamente ch iunque·che di cose mi litari non sia affatto digiuno, potrà trovarli solo che pensi quanto diJlìcile a ben condur'ii sia una guerra cli montagna, e quali proporzione prenderà cer tamente una tal guerra in Italia. Si pensi quale guadagno si possa ricavare con milizie che se in robustezza valgono un terzo più del loro numero, questo numero lo duplicano ancora di petto a qualunque avversario che ci si possa presentare, ben lontano dal seguire le nostre tracce nell'alpinismo militare, per motivi che non importa scrutare, e quindi ben lontano dal potersi sostenere di fronte ad una truppa specialmente montanara ed ammaestrata ad operare su di un terreno caratt.erisLicCt e per vari motivi specialmente fo rmidabile. Dall'opuscolo sulla Di/es(i occid&ntale d'Italfo del capitano Dabormida, rilevo l'appuntç stato mosso non so da ch i, ma di vecchia data, che le truppe alpine in rasa campr~gna sarebbero inferiori all'altra fanteria, per la non ab itudine al terreno di manovra. Ma i concentramenti invernali, se ve ne fosse bisogno, risponderebbero ampiamente per far conoscere alle truppe alpine i terreni cli manovra piani o lievemente ondulati ; del resto, a titolo cli riempitivo, riporto quanto su tale proposito io scriveva tempo fa: « domandatene ai Russi se abili e dis<~ipli1)ati marinai seppero in Crimea essere ab ili e discipl inali soldati cli terra-ferma, e vi risponderanno come, affondate le loro navi per ostmire il porto cli Sebastopoli, i ~attaglioni di marinai fecero, dai bastioni di quella fortezza, stupire ~l mondo cli meraviglia>> ('I). Quanto potranno far le truppe alpine m aperta pianura, lo si può dedurre da quanto fecero uomin i levati daila tolda di una nave e trasportati sulla banch ina di un bastione. Ora rimane a dire, senza prendere la cifra a. stretto rigore aritme(1) .d pt ed ,Hptni, 187C.


LE TRUPPE ALPINE

tico, come una forza di truppe alpine superiore ai 30 mila uomini sia di nocumento alla qualitit di detta truppa, alla bontà dei quadri di essa, alla forza complessiva della fanteria, ed all'economia dell'organamento totale dell'esercito . · Chi conosce la montagna per averla lungame,1te percorsa unitamente alla truppa, è solo in raso di apprezzare tutti gli elementi che concorrono a formare un vero soldato di montagna. Non si tratta solo per esso di esser nato in una valle; non si traW1 solo di essere forte, robusto, tarchiato, ma si tratta.specialmente di essere abituato e rotto alle fatiche delle alpi, fatirhe che a superarle non basta la forza e la rohus'tezza, nè basta l'essere valligiano, fatiche di cui molto se ne discorre e da ben pochi so.no durate, di cui tutti se ne vantano salvo a schivarne l'esperimento reale. Se si aggiunge il fatto nel quale il soldato che cammina sui monti non fa.portare ad altri, ma porta da sè viveri; fucile, sc.iabola, zaino pesantissimo, e spesso quando giunge sudato alla mela si asciuga al sibilar di un vento turbinoso, spesso non può rinforzarsi lo stoma.Co con una tazza di vino, per mancanza di carri e di muli, non può fare il rancio o sgranchire le membra dopo una notte passata a zero gradi, ·per mancanza di legna, non può rizzare la tenda fra roccie e frane e crepacci : se si aggiunge un tal fatto, tutt'altro che esagerato, se ne . può concludere che l'essere vero soldato alpino è cosa troppo ardua non già solo per la tempera dei clubisti in genere, ma per quella an· COra di molti e molti montanari in ispecie. Sono talmente convinto -cli quanto affermo, da concludere come, anche facendo concorrere tutto l'elemento montanaro.itrlliano, nelle truppe alpine, queste andrebbero man mano perdendo la loro intrinseca bontà se dalle 48 . compagnie si volesse passar oHre. Io vagheggio un ideale di trnppa che stia tre mesi sui rrionti senza staccare dai suoi registri una bassa d'ospedale; sono questi soli regi:stri il termometro della forza viva che la sostiene: quando un alpino in montagna non regge alla fatica sono, per lo meno, due uomini perduti all'effettivo combattente. Del resto quanto dissi or ora, è tutt'altro che una noviti1; poichè coloro che domandano un grande ::.viluppo di truppe alpine, sapendo ,che la quantità andrebbe a detrimento della q'ual ità, scrivono: << La miglior soluzione a questa questione, sarebbe forse quella di formare

NELLA DIFESA TEH RITOHJALE D'ITALIA

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in ogni battaglione alpino una compagnia scelta, da impiegarsi di preferenza nelle fazioni che richiedono maaO'ior ener()'ia e ·n1aO'O'J·or . 00 O 00 destrezza. - DADOUMJDA ». ~è di ciò pago lo stesso scrittore ci rip~rta una identica opinione del generale Dufour (( Nous devrions, outre les troupes légères, qui sont attachées à bataillons, créerdes compagni es de co·ut·e1M·s, composées d'hommes habitués aux montagnes, faits aux fatigues eL cap~bl~s de frane?(" en tout temps, en loute saison les passages le plus dlflìcil~s et de la1re ainsi douze ou quinze lieues (4,8 o 60 chilom.) en ~m Jour pour les porler sur !es clerrières de I'ennemi >> . Io ho il massimo rispel.lo pel libro di tattica del .<1enerale Dufour . o ' ma m, permetto di dichiarare come detta citazione è ben lontana dal calzare alle nostre truppe alpine. I reqtlisiti che dovevano avere secondo quel ~O'enerale Jecompaonie . n d1 coureurs, sono appunto e precisamente quelli che hanno tutte le nostre. compagnie alpine, quindi cessa qualunque bisogno di fare da no, qualche cosa che assomigli a quei coureurs, a meno che si volesse credere che le nostre truppe alpine siano nei terreni cli monta~na, ~ppena al livello delle troupes légèi'es unile ai battaglioni svizzeri. In secondo luogo si noti che la massa della fanteria svizzera, per la natura di quel paese, non può non essere tutta più o meno alpina, e ~h~ tal fatto. autori·zza, anzi costringe a farne la scelta della parte migliore; cos,cchè quello che là. era razionale propone, qui sarebbe causa di conseguenze ·meno che desiderab ili, mettendo di fronte a quattro compagnie alpine una compagnia di coureur:S, eloquente dimostrazione che le quattro compagnie alpine non sarebbero capaci di pori.arsi sur les derl'iè1·es de l'ennemi col f,i·anchir les 71assages le plus difficiles. Giacchè in Italia lo possiamo, è bene avere trenta mila coureurs tutti di una. specie sola ed eccellente per giunta. . L'epiteto di coureurs, e la frase<< si potrebbe fra le truppealpine formare dei corpi scelti corrispondenti ai bersaglieri >> mi fa venire alla mente che ben spesso si trnvano similitudini di tal fatta. In tal l~ateria però, similitudine come questa mi pare ingarbugli l'idea; bisogna per Io meno dichiarare che in montagna i coureurs corrono lentamente, e la similitudine sfuma. L'idea del correre ci riporta a spazi lunghi pe1·c01·si ìn breve tem,po; ci riporta alla misura chilo-


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l,C T f\UPPE ALPINE NELLA DIFESA TEfiRITORlALE D'ITALIA

metrica; per tal modo ai bersaglieri rn di co1~1petenza il lusi~ghi_ero epiteto complessivo cli truppe leggere: Jfa m 1:nontagn,t no, misuriamo a barometrJ, e per essere sinceri, col ch ilometro all~ mano, noi facciamo una pesantissima figura. Acl ogni modo poi, se _I~ truppe alpine sono in mon tagna celeri, ?e'.' ecc~llen.za, tale _c~l enla sia nel campo tattico come in quello log1~t1co, s1svol?e con lo1_m~ e con misure talm ente speciali che il nommare, sollo 11 punto di_v1sta ,della mano Ha, alpini e bersaglieri promiscuamente, non vorrei portasse a risullati affatto negativi quando si credesse che l'esser truppe scelte cli fanteria, fosse titolo bastante a supplirl e l'una l'altra ocl a farne l'una dell'altra un complemento. Be1·saglieri i,n mo.nt~g1ui e~ alpini. 17~ pianiira, eccellenti {a11terie sempr~, eccellent1sstme 1~at e finchè i l te,,·reno lo perme~te 1ioi abbiamo bisogno clel ~n1:erlativo assolnto. In comples:;o in pianura può occorrere un po cl a1~1~aestramento tattico speciale e per una truppa cli montagna è qu1s~ion~ ,di tempo per impararlo; in montagn~ è quesl.i?ne di polmo111, c~i occhio, di piede, cose che per averle e necessario un lempo effettivamente troppo lungo e certamente sp,·ecato. Uno sviluppo maggiore cli !ruppe alpine ci geuerebbe contro. lo scoglio della mancanza dei quadri per potervele contenere. ~el' I uf: fici alc specialmente, convien notare che per es~o devono es1ste1·e. l requisiti richiesti a un dipresso pel soldato alprno. Intanto P?cl: 1ssimi ufficiali sono nati in montagna, o Yi hanno fallo lungh1ss1ma dimora; si noli che ht vita alpina è so tto mo lti rappo rti tutL'allro che tale da innamorare un ufficiale a farri lunga permanenza; che l'islrnzione tecn ica e prat ica della manovra in montagna ha b~n pochi punti cli contfltto coll e morlalitit coll e quali si eslrin:,eca 111 pianura. . . . Occorrereb bero ancora 64 uffi ciali, e non parlo ne cl, colo nnelli, nè di generali , clei quali l'alpi nismo rnil:lare non ne couta e so1~0 i più importanti e meno facili a trovarsi, per portare I~ compagn i~ al nnmero di .i:8 ; eppoi ne occorrereb bero poco meno d, /r.00 per '. ,18 mila uomini da r ichiamarsi. Ecr,o un altro ostacolo che m1 dice : basta. . . Non dimentica ndo la mole del nostro esercito di primn linea, c1 corre il pensiero che la marina,, la cavalleria, l'ar~iglieri a, il ?e~io, i carabinieri, i hersaglieri e gli .ilpini, pescano tut11la parte migliore

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63 nel mare magno del reclutamento annuo che la nazione olTre a propria difesa, e che la fan.teria mnane depauperata certamente con notevole danno sul risultato di c,1mpagne e battaglie nelle quali la fanteria fi gura sempre corno parte incomparabilmente più grossa di tutte le alLre messo assi eme, ed anche ciò ci fa sovvenire elci eletto « il t.roppo stroppia» . · Finalmente quando un (:orpo ci'esercilo alpino per gli eventi della guerra si trovasse nel abbandonare i monti per mellersi a contatto di gomiti con altri corpi d'esercito, so,·gP, la nf!cessitù di complelare questo corpo colle altre due ,u·mi nelle proporzioni vo lute dai dettami della Lattica moderna; e se si polr!)bbe riparare a tale frangente col far capo per cavalleria cd art.iglieria alla riserva generale senza pregiudizio notevole, la cosa camminerebbe altrimenti, qualora una ingente massa di fanteria scendesse in campo sprovveduta del bisognevole, e la si dovesse o i rnpiegare com'è, in urto ad esigenze quasi inviolabili, oppure si depauperasse la riserva di un elemento che già a priori era tenuto in serbo per coprire quei vuoti, o per formare quei concentramenti che l'esperienza del guerreggiare ha dimostrato di essenziale bisogno e di massima utililà. Si è in tal modo e con tali proporzioni che mi pare debba risolversi il quesito dcll 'organamento delle truppe alpine, che nelle condizioni alluali reclamano un asscLLamento defin itivo. un nome che le comprenda nella costituzione generale dell'esercito , e che le unisca in un sol fascio completo, uniforme, forLe. AIIermanclo l'esistenza. di questa gmnde unità strategica, cui tulta l'Italia alpina concorrerebbe a formare, noi alTcrmiarno un elemento poten le di forza che gl i eiìercili un giorno a noi ostili non potranno vantare; alTermiamo lu certezza cli poler dare alla nostra cora::za alpina tutto il volare clifènsivo di cui è capace, e cli munire !'A pennino settentrionale per modo che la grande fase delle operazioni mi li Lari possa svo lgersi con quella imponenza di forme, con quella grandezza di vedute che sule danno carattere alla guerra moderna, e che sole comprendono il modo di condurla a buon fine.


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L E TR U PPE A L P I NE

III.

Passando a discorrere dell'impiego di un corpo d'esercilo alpino nella difesa territoriale d'I talia, io parto dal principio che questa grande unità strategica sia pienamente giustificala neJla sua formazione, mentre forse avrei. dovuto venire a questa conclusione dopo di aver esposto il mio concetto sulla sua azione in guerra . Ad ogni modo però, un corpo d'esercito di 30 mila uomini di fan teria sceltissima, quantunque specialmente montanara, trova impiego utilissimoin aperta campagna, e fa sentire tutto il suo peso nella bilancia di un campo cli battaglia, sia nelle operazioni intermedie fra l'esordio della guerra e la sua fase decisiva, sia in quest'ultima, anche senza che questo corpo tragga la sua prima ragione di essere da condizioni speciali topografiche del nostro territorio. Inclipenclentemente da un impiego in massa delle truppe alpine sul terreno di mon tagoa compreso nel teatro della guerra che si combatte, sta il fatto che il fo rmare un corpo d'esercito di tulle le sparse compagnie alpine, risponde a prio1·i ad una necessità miliLare di pl'imo ordine. Sfondata la cerchia alpina dall'invasore, la difesa nel raccogliere le sue forze per un cimento, decisivo o no, questo non monta, vedrebbe accorrere a sè d'in torno queste compagnie alpine, sparse membra, e fra tulle le più logorate, senza un capo, senza indirizzo, senza un centro d'attrazione che le raduni, senza un legarn e gerarch ico che le vincoli, senza un impiego chiaro·e definito al quale dover rispondere. Per Lai frangente, la difesa sarebbe costretta o di servirsene come cli bersaglieri, falsandone il carattere, invadendo un campo altrui, e certa di non raccogliere i fru l.l i sperati, o di improvvisare li per lì un comandante non cono::;cente i suoi subordina.ti, nè cla quesli conosciuto, riunendo ufficiali pllnto affiatati fra cli loro . Questo fatto, già gravissimo di per sè, quando avvi ene poco lungi dal rombo del cannone e dopo una. ritirata col nemico in casa. nostra, lo cliviene maggiormen te ailorqL1ando per maneggiare trenta

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NE LLA DIFESA TERRITOR IALE D'ITALIA

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mila sol~ali, tr~va~o il ~apo, ~on si avrebbero che soli maggiori a segnare Il grad1~0 _mfer_rore di gerarchia, il che se disciplinarmente può esser_cosa dt lt~ve inconveniente, tatticamente parlando, assu. merebbe il ''.alore dt u? ~anno certo e gravissimo. Tutti sanno come ~~nno fra ~1 loro avnnt1 lrenta battaglioni percbè si muovano alI '.mpulso dt un solo comando, e tuni sa.nno com e non sia affatto cosa pian~ l'ave~· sottomano colo~nelli e general i da impiegare all'uopo, e tab che nspondano alle esigenze richieste da un inquadramento fatto a tamburo battente. Questa minaccia di pericolo pur troppo inevitabile-in una uue~ra fut~ra,_se le cose restassero nei termini presenti, basterebbe da sola a_gmstificare la for~az ione per·lempo di un tal corpo d'esercito, in?'~end~ntemen~e ~01 dal modo d'impiegare le singole compagnie ed 1 smgoli bnLLaghom sulla zona alpina nelle prime operazioni uuerresche . I)

Parlando della difesa della zona alpina, io mi intendo di riferirmi solamente alle truppe alpine di prima categoria, impiegate su quel terreno, senza toccare alla parte tattica, e senza pregiudicare Ja difesa della z~na a~taccata rispetto alle sue risorse locali. Si ingannereb~ea ?~rt1to cl~1_credesse che io in queste pagine tentassi l'apoteosi ~el_l al_prnismo m1l1ta1·e mobile a danno del valore intrinseco dei val-· l1gian_1 non n10J:ilizzati, che anzi assegnando all e trnppe alpine un còmp1to che sp icca molto chiaramente nel campo strategico, io accen l~o qu~nto ~o ~ po_sso tutto il prezioso conto nel quale tengo quei mezzi che i v_a~ltggrnn1, armati a difesa delle loro terre, seppero svolgere a henef,zw della patria. Le nostre montagne di confine hanno un valore militare che in mag~i~re_o minor misura tutti riconoscono, e che si compone di tre tern11n1 , due certi ed il terzo eventuale: il primo, dar mezzo ad un piccolo numero di difensori di uuadagnar mollo tempo per concentrare !e nostre difese, trattener: le col~nn_e nemiche i.n una zona povera di risorse, porera di comuniC~7.ton1, e nella quale alle angustie logistiche si aggiunge la somma difficollà della manov)·a tattica per parte loro · . il secondo, dividere l'attacco per modo ~he In difesa possa valersi della sua massa por battere nel piano le frazi oni sboccanti· il terzo, ripresentarsi una seconda volta come tea tro d'op~raAN No XXIV , VQJ,. Il .


LE TRUPPE ALPINE 66 zione al nemico battuto nel piano, dando mezzo alla difesa cli rac6ogliere i frutti della vittoria, inquantochè le operazioni di ritirata su di un tel'l'ello di montagna, prima povero, ed ora spoglio a!Tatto di mezzi di sùssistenza, nÒn potranno se non svolgersi nelle peggiori condizioni. Questo terzo termine del requisito difensivo delle nostre montagne, non è che un corollario del primo, e da questo riceve tutto il suo valore.· Una zona di terreno non munita in tempo di pace a valida. difesa contro un presumibile attacco, non potrebbe assumere alcun valore dopo che il nemico, già impossessatosene, la dovesse ripassare in ritirata. Prima di parlare dei due primi termini su ci tati, convien notare che le nostre condizioni geografico-politiche ci permeLtono di trarre. sempre da esse un utile impiego, che altrimenti la moderna scuola utilitaria ci potrebbe domandar conto della utilità solamente probabile dei nostri studi e dei nostri quattrini spesi. Gli sbanhi marittimi di mezzo milione di armati a Savona, a Livorno, a Napoli o nel golfo di Venezia, soinati in certi scritti , furono già ridotti nelle loro vere proporzioni. Anche a volerli esagerare ai nostri danni, colla potenza difensi v,l attuale nostra, essi sbarchi non possono preoccuparci più di quanto lo poLrebbe un valico alpino carreggiabile.di più dei presenti, valico alpino che siccome sboccherebbe, nella peggiore ipotesi, nella valle della Bormida a partire da Vado, non saprebbe esserci cli molestia al punto da alLerare appena. sensibilmente il cont~etto difensivo della nostra cerchia nlpina occidentale. In quanto agli al.Lacchi terrestri, noi sappiamo a menadito in quai i condizioni ci Lroviamo. Si può ammettere un'invasione che rompa la neutralità del confine svizzero, si può ammettere la Svizzera alleata ali' Austria od alla Francia ai danni nostri, il che aumenterebbe di poco il rnlore militare dell'invasione contemplat.a cli sopra; ma l'ammettere un'inyasione completa da.i nostri monti mi pare un'offesa all'ammaestramento storico delle epoche trascorse, per nulla giustificata dalla situazione storica odierna. Limitare ragionevolmente il settore dì invasione, val quanto a(ferm;tre che in ogni caso la zona alpina in esso settore compresa, si tron nelle più felici condizioni di svolgere il suo primo requisito·di

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form, poco sopra accennai.o. Tale requisito poi aumenLa in ragione diretta del carattere dei monti, della loro viabilità, delle opere di sbarramen to, delle altre difese locali e delle difese mobili di cui il paese può disporre. I nostri monti furono, specialmente negli ul timi anni, ampiamente e degnamente illustrati, non solo nel ramo geologico, ma ancora in quello mili tare, e parlarne sarebbe superfl LlO; solo la questione dei forti di sharramenlo cadde come il pomo della discordia, a dividere le opinioni circa alla loro utilita pratica. Fa. però parte del patrimonio delle cognizioni comnn i il foLto che le opere di forLificaiione accrescono potentemente le qualità difensive del terreno Sltl quale vengono erette, qualillL che specialmente in un zona montuosa, non solo occupano il campo delle considerazioni tatl.iche, ma invadono quello delle opbrazioni logistiche e fanno sentire la loro potente influenza negli avvenimenti militari i più decisivi. È pure cli conoscenza comune che tali opere di fortificazione, mentre accre$cono il valore del terreno che loro serve di base, quel terreno n. sua volta centuplica il loro valore intrinseco cli clifesa a grande econornia di denari e di uomini. Coloro che in un forte di sbarramento vedono una pori.a cl.i ferro a tanto di catenacci, e per la' quale con vien passare per procedere oltre, rivolgono ogni loro cura allo spessore ecl alla tempera di quel ferro. Nessuno vonebbe spendere una parola nel dire che la quesLione di difesa territoriale ridotta così in hricciole, è perfotl.amente fuorviata. La generalità p;irlando di tali forti dice: (( Creare anzi tutto alle colonne aggredienti sulle strade che debbono necessariamente percorrere tutti gli osÙtcoli permanenti ed eventuali .che per essa si po.ssono ......... Chiunqne ebbe occasione di percorrere le strade delle colonne invadenti, ed abbia presenti gli insegnamenti della storia patria, ammetterà senza difficoltà quanto questo pri.mo compito del la difesa possa essere fecondo di l'Ìsultati per essa » R1ccr. L'appunto principale che si muove al valore clei forti alpini lli sbarramento è questo : (< Di più, quando uno di es':-i è preso ed il passo è forza Lo, tutti gli altri non solo perdono ogni importanza, ma tutte le truppe, Lutto il materiale occorrente alla loro difesa viene immob ili.zzato a detrimento dell'esercito combattente,, MASSAHL


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Mn il dire che un forte di sbarramento, una: volL:t caduto, fa, perdere n Lntti gli altri ogni importanza, è di re e.osa lut l'alLro che dimostrala. Per verità, caduto, putacaso, il forte di sbarrament o di Bard, non so proprio vedere il perchè da questa caduta, nonchè tntti gli nitri forti, ma neppurB uno solo, quel lo per esempio di Susa, cessi dall'essere importante. Il forte di Susa ha per mandato di Lrattenere la colonna che sbocca dal Moncenisio con obbiettiYo Aviglinna; forsechè si potrà seriamente dubitare che la ·colonna francese, vinto Bard, voglia fare da sola la passeggiata da I vrea ad Avigli ana per prenclere poscia il forte di Susa alla gola? L'e:;empio di Napoleone non calza evidentemente più dal mornento ch enè cinquanta nè ottantamila uomini sbocca.nLi da Ivrea, haslano a rendersi padroni del piano; ormai nll'assioma « chi è pn clrone delle vette è padrone del piano » convien fare l'aggiunt.a « quando però una ]Jattaglia campale combattuta con 200 mila uomini gliene alJh ia, dato il possesso n. Si noti che parlando di Bal'd, ho scelto un forte di sbarramento di ala e che. l'invasore da h rea non avrebbe forse a curarsi punto del suo fianco sinistro, che se consideriamo un forle centrale, l'influenza della sua caduta, rispetto ai forti laterali, è ancor meno pericolosa. Che poi il materiale e la truppa di quei fo rti diventino immobi lizzati ·a detrimento dell'esercito, ciò sarebbe solamente esatto quando la difesa desse al pl'imo periodo della resislenrn un valore esageralo e non sapesse prevedere a tempo, per ordinarne lo sgombro, almeno par1.iale, l'ora inevitabil e nella quale la fase di invasione sta per passare dal periodo di traversata a quello di sbocco nel piano . Del resto, pochi soldati e qualche cannone resi passiYi in un fo rte, non convien rimpiangerli cli troppo, che negli evenli di una guetTa potrebbero o cli1·etlamente o indireUame11te esser alla loro vo ila cagione di cambinre una ritirala nemica in una completa catastrofe. Un appunto per contro che assume ai miei occhi un serio valore ù invece quell'altro che domanda se convenga costrurre un forte a cinscun passo, o coslrurne uno più importante all'affi uire cli due o più vall i che a qnei pnssi conducono. Per nollrt tenero a Lun,, <,r 1rnnto sa cli cordone nei sistemi cli difese· tanto stabili , come mobi li , trovo la ri:;post:1 all'appunto e la riporto integrale : le · opere di sharramcnto « debbono imped ire ma teriai-

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.menle la strada carreggrabile, essere situate in luogo ore i passaggi laterali sieno lunghi e difficili ed a.vere tanta consistenza pcrchè le artiglierie da campagna non basLino ad espugnarle » R1ccr. Ovunqnc un forte alpino possa riunire tali requisiti, lo si eriga e nessuno si spaventi sul loro nnrnero: le nostre Alpi sono poco carreggiabi li e le nosll'C prea lpi lombarde si pos:;ono considerare nel complesso appena mulattiere in pochissimi tratti . Su questo proposito pel'ò siccome alla difesa mobile alpina io do un carattere affatto speciale al terreno di montagna , così alcune consicleraz.ioni che ad essa si riferi:;cono, potranno logicamente connettersi nlla questione elci for ti cli sban amento. Il valore della cerchia nostra alpina trova, come si disse, parte del suo peso in quella struttura che non permette alle colonne invadenti di trornre un reciproco appoggio al loro sboccare nel piano. Sino a che i 1nolti hanno eagionecontro i pochi, e fin chè le corde rimangono più Lrevi a percorrer:> i clegli archi che sottendon o, ad onta di mille ragionamenti più o meno classici e pedagogici, starà sempre intatto tnlto il rnlore che conlrafforti pa rallel i e massicci , o contrafforti divergenti, se ancI1e sotti li, danno alla difesa rispetto a1l'aggressore. Ora se alla difesa è facile centu.plicare le sue risorse nell'interno di una massa alpina, è impossibile far sì che le colonne aggressive sbocchino fra di loro lontane nella pianura, quando p. e. il contrafforte fra Chisone e Pellice finisce a punta verso Pinerolo, che può cli un colpo essel' attaccato da due colonne fra loro appoggiantisi anche prima di essere nel piano; oppure quando un punto come Cuneo segna il luogo di concorrenza di vari contrafforti , e nel caso, di varie strade . Ciò osseudo, la difesa deve ricordarsi che le sue disposizioni delJbono compensare i difelli del terreno entro i limi ti del possibile, e vedet'e se una buona occupazione della zona alpina per osteggiare la trave1·sat<.i non possa eomb inarsi·colte esigenze difensive per osteggiare lo sbocco. Ciò posto : « accrescere le di fficoltà della traversata al nemico, menomando nel tempo stesso gli inconvenienti cli dispos izioni orografiche favorevoli al suo sbocco nel piano, » ecco il mandato a compiersi dal corpo d'esercito alpino nel primo periodo della guerra. L'utilità della prima parte di un tale mandato per quanto grande,


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è considerata da tutti aliauoprecaria, èquistione di tempo. L'utilità della seconda parte è cento volte più grande come quella che potrebbe troncare la guerra alla sua prima fase e appena alla soglia di casa nòstra. Partendo da tale mandato come dall'enunciato di un problema a risolvere, io naturalmente non potrò scompagnare mai le due parti di esso, che dalla loro unione solamente io vedo sorgère il più razionale e reale impiego delle truppe alpine, se esse debbono essere di potente ausiliario alle operazioni militari, ese debbono far risaltare un motivo di esistenza che sia degno del carattere della guerra moderna. Non scompagnando mai i due termini del problema, io inoltre implicitamente comprendo lo scopo unico cli questo mio scritto, quello cioè cli accentuare che le trnppe alpine çlebbono oombatte,i·e in 1nassa, e che impiegate qnincl,i in tal maniera debbono essere comprese in quadri che ne costituiscono una sola unità. È unicamente alla solltzione di un problema militare che io tendo, e quindi passo sopra a considerazioni politiche che per quanto potessero alterare il numero delle truppe alpine disponibili, non !>aprebbero certamente alterare cli una linea il loro caratteristico impiego; ondechè, impegnati in una guerra snlla frontiera francese, le ,15 compagnie alpine comprese fra Domodossola e Tolmezzo si tolgono dalle loro sedi senza pur lascian'i un solo soldato . Sarebbe poi ammettere cosa assurda quella che il nemico che si prepara ad irrompere in casa nostrn, abbia avuto campo di ing1;ossare le sue colonne col richiamo delle sue classi in congedo, senza che noi almeno con eguale sollecitudine avessimo fallo allrettanto, epperciò si pilò senz'altro contare che, in quell'ipotesi, aH emo concentrati per tempo nell'alto Piemonte i nostri ,18 hatta(rlioni cli vecchi soldati alpini. Con qnesti 30 battaglioni in mano cli truppa scelta e montanara, l'azione loro in guerra si delinea &piccatamente sull'orizzonte delle operazioni militari .di difesa, clelie quali passo $enz'altro a parlare. « Ecco che cosit sono oggidì le alpi per l'l!aJia: la necessità cli dividersi per chi si accinge acl attaccarla, con forze proporz ionate ai suoi mezzi di resistenza » R1cc1. Trattasi aclunque con questo primo nucleo di forze alpine sotto mano cli riparare ai primi frangenti, e di esordire con buon avviamento nelle operazioni militari. 1)

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Le colonne invadenti nel prirno. periodo della traversata, astretle drtlle forti dimensioni di un esercito che si prepara ad aggredire l'Italia, dovranno, secondo ogni razionale probabilità, perrorrere qnal i altrettante direttrici di marcia le strade Scez-Ivrea, Lanslebonrg-Avigliana, Les-A.lberts-Pinerolo, Glaisoles-Cunco, BreglioCuneo, Mentone -Ceva, e \VJentone-Sa.vona-CarCiìl'e, e ciò per trovarsi a sboccare nel pia.no il più soll ecitamente possibile, e diminuire notevolmente la durata della criticasittrn'.1.i.one cli una truppa ri nserrata in una zona·montnosa, preparata a dif'esa non solamente, ma la ben più crilicasitna:r.ione di umt colonna longhissirrm serpeggiante nell'impluvio di valli che generalmente impediscono ogni henchè menomo spiegamento dì forze e mantengono anche cen to mila soldati nell' impossibilità di far valere il loro nttmero di peti.o a pochi bauaglioni nemici debitamente sitnati e mossi dalla mano di un abile manovriero cli montagna. Senza. per nulla pregiudicare la favorevole ipotesi di u1u nostra manovra controffensiva nella rnlle del Rodano, io prendo per ora le mosse delle prime operazioni di contrasto all e teste delle colonne attaccanti, si trovino poi e.,se ancora basse nel territorio fra.JH',ese, o più su verso ilclisplL1vio, questo non monta. ~on così conv iene passare inosservato che il displuvio, militarmente parlando, è in mano nostrn, he11efìcio questo che sftrebbe grave eerore attendere a trarne partito, inqtumtochè, specialmente nelle prime avvisaglie, conviene tener conto di tutto quanto, oltre don1trci mezza giornata di guadagno, possa concorrere a rialzar·e l'animo di una truppa non abituata alla guerrn. Considerata la. quistione .così per sommi capi, io mi domando: i 25 battaglioni alpini che abbiamo sollo mano come li impiegheremo noi1 Se tale problema avesse una sola l'accia, la risposta sar~bbe elementare : si dividano i trentamila uomini alpini'· in tante parti di quattro o cinque mila uomini ciascuna, e si oppongano alle rispettive colonne invadenti; ma il problema ha pure la faccia che riflette il periodo di shocco, per la qualH quella. disposizione non serve punto. Non mi nascondo che l'avere cinqne mila soldati alpini invece cli mille soltanto nell'alta val d'Aosta, od al Moncenisio, sia assai miglior cosa per le prime operazioni cli difesa, ma la difesa parmi


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debba considerarsi non tanto nelle sue singole fasi, quanto nel suo complesso, nel quale avremo bisogno di elementi più colossctli per portare colpi più decisivi. Può anche parer strano che quelle truppe ·create apposta per la difesa della zona alpina, io non le voglia metter tutte e subito a contatto col fuoco nemico . ]\fa io sol9 domando se mille alpini non bastano ad ottenere lo stesso scopo che si cerca cli raggiungere con quattro mila. Notisi intanto che: if O un soldato alpino come cornba.Uente se vale per due, Io vale solamente là ove il terreno si distacca fortemente dalle forme collinose, le quali soho di competenza di ogni buona fanteria, e che ove cessa quel caratteristi co terreno, il soldato ·alpino , cessa di Lrovare il suo carattei'istico impiego per entrare nella sfera ·comune; 2° i colli pei quali passano le grandi direttrici di marcia dell'invasore, offrono tutti un buon impiego alla,fanteria di linea che li occupasse, qualora mille uomini alpini ne sostenessero le ali, il che val quanto dire, manovrassero nel loro terreno speciale sul 'quale da mille divengono due mila; 3° che la parte di zona alpina propria.mente di competenza delle truppe alpine è ricchissima di 'quelle risorse di difesa a tutti note, appunto perd1è povera di spazio alla manovra di grossi riparti di truppa. Oltre ciò, non appena ripiegatici snl no:;Lr·o versante, noi con'tiamo moltissimo sui forti di sharriimenLo, nel·presidio dei quali solda.Li alpini non ce ne d·ebhono essere,· chè qualche guida-per -eventual~ bisogni non conta nel numero; dopo di essi for ti noi contiamo moltissimo appunto sulle milizie territoriali, che sarà allora giunto il momento cli tenf!r alto l'onore della propria vallata, di ri·dest.arsi ai gloriosi ricordi medio-evali, cli mettere in pratica l'isLruùme popohtre del tiro a segno, di fare di ogni fosso un burrone, d' ogni fuscello un tribolo, d'ogni frana llna. tempesta cli sassi, d'ogni ·sperone cli monte una trincea guernita di prodi; ma in LuUo ciò le trnppe alpine entrano nella sfera comune; quarnlo essi hanno dato guide, indirizzo, intonazione al m9viment.o di resistenza ad olLranza, quando hannq occupato il posto, in montagna·sempre largo, che occupano mille alpini aggueniti, che si vuole di più? Io mi figuro intanto :trentamila. soldati alpini sparsi dal monte Geapillon a Carcare: chi le vede più? Rete sottile su qtiei mille e mille sentieri, impegnati i~ una guerricciuola di partigiani, scon-

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nessi fra di loro di ordine e di comando, p1-ivi di reciproco appoggio, sepa1;ati da burroni, da rocce e da nevi, to ne vedo ben pochi ammassati sulle strade e sui colli principali, contrastare il terreno pas:-o passo sì, ma sema sosta, senza riprese oJTensive; ritirata cruenta e non celere, ma continua, continua, fatalmente determinata a priori nella sua breve durata. Mettete mille alpini ad un passo e li_vedrete in massa; aggiungetene al tri tre mila, e sta.Le cerii che non ne vedrete al massimo più cli due mila:. e gl i altri ~ Quella sirena che si chiama montagna ve li avrà involati. Il guardare a tutto, l'opporsi a tutto, il sentiero traditore del!P. Termopili da cercare, l'occupazione cli cento e cento belle posizioni da preparare, ecco il nosLro cordone teso, eccoci diradati, -eccoci scompars i dalla scena. I mi[le, i rl.ue mila alpini al colle combattono, e gli altri non vedono il luccicar delle armi, non sentono il romho del cannone ; i mille, i due mila alpini ripiegano e gli altri"? Per quanta esagerazione io metta, starà sempre il fatto « che una resistenza form idabile in montagna non può farsi che con un numero di tr uppe molto forte, ed in montagna molto forte significa cli sole truppe alpine, éssendo le sole che in montagna, soggiogando il terreno, possono farsi valere in ragione di quante sono. Del rest6 poniamo pure quattro 1nila uomini su di ogni strada di valico principale, che ne avverrà? In ogni valle si sarit contrastato per dLle giorni di pi1ì; ma delle truppe alpine che ne sarà avvenuto? Rotolate verso Ivrea, ,higliana, Pinerolo, Cuneo e Ceva, che cosa varranno? Un reggimento di fan teria di più l ! Avremo a.dunque guadagnati due giorni, e ci Lroveremo di fronte alla fase di sbocco delle colonne aggressive senza che il corpo d'esercito alpino sussista di fatto, senza che esso abbia una posizione strategicamente situata ri~petto.al 2° periodo delle operazioni·di invasione, senza che esso abbia concorso a menomare la vizia.tura dei nostri conLraJTorti convergenti. fo mi intendo invece, se possibile, di conciliare tutto ciò al guadagno di quei due giorni avuti durante la traversata, mi intendo di -oppormi all'occupazione cli cordone appl ieata ttlle trnppe alpine, come quella che impedisce lo sviluppo della loro maggiore vitalità. In fin dei conti, per guadagnar due giorni all~ difesa, vi è egli forse


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necessità di una azione pretlamente intrinseca? Il fatto grandioso che questo aggressore ci attaccherà da sette parti , se vorrà attaccarci nelle migliori condizioni, lo sfrutteremo noi coll'applicazione di una semplice legge antidiluviana, cioè opponendo sette difese a sette attacchi, o per di più correttamente, opponendo sette difese a(l oltranza di eguale intensità, pel'chè il nemico è costretto ad attaccarci con intensità pl'essocbè uniforme su tuua la zona alpina di confine? Non potremo noi alterare la simmetria.delle nostre disposizioni per modo che esse, men tre pesino intrinsecamente soIle linee magistrali della manovra, pesino solLanlo per riflesso sulle mìmile operazioni di guerra? A paralizza re una mossà non può esser sufficiente una minaccia? Non è forse staio sempre elemenlarissimo . far front.e col fooco, cioè taLLicamente, da una parte, ed essere nel contempo situati strategicarnenle sul fianco di una dìref.tri ce di rnareia dell'avversario ? · Se Ivrea, Avigliana e Pinerolo saranno i tre sbocchi quasi certi di tre masse nrmiche costi tuenti un primo esercito con obbieLtiro Torino, e Cuneo, Ceva, Carcare, altri tre sbocch i con obbiettivo Alba, ne risulta che Torino ed Alba, premio alla riunioné rispellivamente di quelle lre masse, includono una simultaneità di operazion i di sbocco, che non sarà. certamen te nelle mani della difesa cli poter sventare. Se una, so la colonna, non potrà avventurarsi ad una baltaglia campa le, come sembra certo, essa attenderà che le altre siano in misura cli sboccare, onde stornare d' innanzi a sè una parte delle forze della difesa. Orà sé ciò è vero, come è verissimo, e se è pur vero che le colonne invadenti arriv.eranno alle pos izioni di sbocco tutt'altro che conlern.po l'aneamente, sia per lo sviluppo delle di[erenti strade, sia per la rispettint potenzialità di trnsporto , larghezza, pendenza, ecc., sia per la resistenza locale di ciascuna vallata, domando a che tanta sollecitudine e tanta cura nella difesa, perchè proprio tutte sette le colonne invadenti abbiano a tardare cli due giorni o tre a fare la r ispettiva travers11la , Se tale traversala fosse, per ci11scuna colonna, unita all'operazione di sbocco, indipendentemente dall'azione delle altre colonne, allora sì, che tali giorni di tempo peserebbero come oro sulla bilancia della nostra mobi litazione generale; ma dal momento che questi sbocchi sono subordinati l'uno all'altro, ed in uno spazio di tempo nel quale due o tre giorni . . .

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vi sono largamente compresi, in allora posso senza scrupolo tener in pugno fa. truppa alpina e servirmene per esernp~o allo scop? c~i aJ_terare la verità della prima ipotesi, dalla quale siamo parl1t1 . Se 11, paese fa il sacrificio di mantener~ costantemente sotto le armi ,12 inila alpini, non si deve impiegare questo sacrificio ad otte_nere un frnt~o aià datoci da due fatti positivi: il 1° che un esercito mvasore ogg1,;iorno non può venire di Francia se~za dividersi i1~ varie c~l?nne; il .2° che la simultaneità degli sbocclu delle colonne mvadeutl e con- · dizione essenziale perchè l'allacco proceda oltre, e che nel contempo la slrutLura della zona alpina interposta è tale da non permettere la simultaneità dell'arrivo sui punti di sbocco all e varie colonne nemiche. Questi due fatt i sono assolutamente veri e stanno in tutto il loro Prancle valore militare anche senza il concorso delle truppe alpine. Ciò essendo, io mi domando se è proprio inev itabi le che una colonna attaccante, od a.nche due contigue, debbano o tosto o tardi fare la loro traversata e giungere al sito di sbocco nel piano . Se ciò non è proprio vero, non si potrebbe fare in modo che questa o queste colonne dovessero andare ad add iziorntrsi in coda a co- · !onne lal.erali cui l'attacco fosse riuscito megl io ? E ciò ammesso, non si potrebbè ancora fare in modo cbe la colonna o le due colonn.e vi~· cine, che non potessero passare, fossero proprio quelle le dt cui strade avessero servito meglio a far trovare prossimi l'un l'al L1·0 punti di sbocco nella piann l'a? · . Siccome le truppe mobili non si hanno lì per lì sottomano , e siccome le occupazioni sulle vette dei monti sono più presto dette ehe fatte, a'lutle queste domande io veramente non saprei rispondere, qualora noi di fronte allo straniero non avessimo nelle trnppe alpine una notevolissima superiori lit di forza nel primo inizio delle operazioni di guerra . 1\fa con 12 mila soldati sul posto ed nitri 1_8 mila che la previdenza nostra ci fan\ trovare per istrada, la mposta spunta da sè. . La. t.rnppa alpina , come ogni altra del resto, ò troppa sena per vol er accogliere banal i elogi, ed io ho messo fin qui la sua flzione·· alla sLregua comune di tutta la fanteria. Ma. io ora non potrei seguitare in tal misura che, ove dicessi che su l grnppo di monti fra Mo- · clane, le origini della Dora e della Durance, ,enti mi la alpin i non 1

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·valgono p_er quaranta mila Francesi, darei alla nostra difesa un valore che non teneb be conto .nè di una truppa scella, nè di un ammae:stramento speciale di essa, nè di Unfl. scena alla di· cui alpestre imponenza non è condegno attore chi non è montanaro. Ho parlato di q11arantamih1 Francesi, mentre molti più vi potrebbero muover contro da Briançon .e da ~lodane, ma pur troppo qui rnitwver contrn non è sinonimo di c'Olnbatter c011,tro, e così il numero resta dimezzato dal teiTeno. Una truppa di montagna potrà far guerra alle alpi stesse quanto basta per presentarsi con un fronte di difesa ·sempre doppio di quello col quale inizierà l'aHacco una 1.ruppa non montanara. Quando si svolgono le operazioni tattiche, sia minute, .sia grosse, una truppa alpina ha sotto ogni rapporto superiorità tanto incontestata di fronte ad ogni altra sui monti, che per noi montanari .questa credenza forma un vero articolo di fede. Sulle alpi una truppa montanara non si trova mai di fronte al nemico senza un corteo di ·alleati ad essa estrinseci; i dirnp i, le roccie, i precipizi, le frane, le nebbie, le tempeste, il gelo di notte, la canico[a,di giorno, la scar.sezza del carreggio, dei muli, delle ambulanze, sarei per dire la miseria stessa di ogni conforto materiflle, formtt la f~rza. prima di questa ,,gente che ne frònteggia un'altra, alla quale se non faràdil'etto il morale sostenuto da un ferreo volere, faril. certamente· e subito difetto' un fisico che sin dai primi passi combatterà cogli elementi una guerra ben più seria, ben più implacabile, ben più inevitabile e continua, ,di quella. cei'tamente non scevra di triboli che le preparerà una truppa nata, vissuta ed educala. sui monti. Ostrnita per tal modo una o due strade contigue - che la conti_guità è necessaria ogni qualvolta vogliasi agire su di una direttamente e sull'altra come minaccia al nemico - non restano che due partiti: o cercare di superare l'ostacolo colla forza e quindi una fermala che assomiglierà a cruelht dei Turchi a Scipka, nella quale ·se anche perdenti~ avremo guadagnali almeno dieci volte quei tali due giorni avuti in più colle truppe alpine stese in cordone : o allungm·e le altre sue colonne d'attacco ed a quel grave inconveniente aggiungere l'altro maggiore di sboccare nel piano senza ·appoggi laterali. · Sboccare ad ll'l'ea ed a Pinerolo mancando AYigliana, ecco 1m primo fattore di 'v ittoria per la difesa che si trova centrale ai ten-

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tativi di riunione di un esercito del Nord; sboccare ad Ivrea e ad Avigliana, ma non a Pinerolo, ecco che la difesa. si trova di sua natura s1illa linea Torino-Brn che dovrebbe servire a tutto il corpo di invasione per procedere su Alessandria. In ambe le ipotesi poi ecco una grossa pal'le dell'attaccante immobilizzato sul versante· francese, inquantochè per tenere sul l\fonginevra a bada i nostri 20 mila alpini in una 'difesa passiva, gli assalitori dovranno _essere· almeno doppi cli numero, chè le dimostrazioni di forza collo spostamento cli truppe su quei terreni non sono possibili quando un. comandante montanaro stia spiando l'occasione per getLarsi arditamente sull'attaccanl.e. Jon è mio intencliment.o, nè lo potrei, di fermarmi in ipotesi di tal natura : a me basta accennare un fatte} ricco di fruttuose conseguenze, alle quali si spererebbe vanamente, quando le trnppe alpine non fossero impiegale in massa . Sancito un La.I principio, non è più allora che quistione di appl i-carlo, e tal cosa dipende cfa molti fattori che hanno riferimento sia al terreno come venne preparat.o a difesa, sia alle condizioni poli-· tico-milil.ari dei dne Stati belligeranti. ' , Non è però troppo arrischiato l'affermare che nè la. valle clel Sempione, nè quella ~· Aosta vedrn.nno mai accorrervi un corpo d'esercito a.lpino, come quelle le quali già largament.e corrispondono alla mira cni si tende per la loro natura locale e per rispettivi, punti di sbocco. Nè pare arrischiato segnare il triangolo montuoso compreso fra Modane-Ilriançon-Onlx. come centro di gravità di 20 mila uomini alpini, inquantochè per di là converrà far fronte subito, tutto indicandoci da quella parte il giungere della massa principale: le ferroYie, le strade carreggiabili, il colle spazioso del Moncenisio, il Monginevra in possesso più al!rni che nostro, l'obbietti\'o Torino. Non occorre alle truppe alpine per Ja dife,;a. del )foncen isio cli portarvisi in massa; sopperi ti i bisogn i più urgenti, co lassù vi. manovra bene ogni genere di truppa. . · Moda.ne ed i Uourneaux sono sotto alla. minaccia dei co lli della Roue e del Frejus, terreno cla alpini; nè questo basta.. Il colle del l\fonginevra appunto perchè al displLlvio non ci appari.iene, lo ùobbiamo assolutamente far nostro, ed assolutamente cacciarci verso Briançon; col 1\fonginevra saldamente in mano, il che val quanto ·


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L,8 TRUPPE ALPINE

dire co lle òrigini della Dora in possesso, noi teniamo l'occhio alla testala del torrente G·uil; cioè copriamo Pinerolo non solo, nrn le .,origini della Yraita, paralizzando l'azione del colle clell' Agnell_o . La teslata della Dor-a. è proniclenz.ialmente disposta, che di lit si cade su Queiras e si impedisce il danno che può venirci dal Guil. L'alta Dora in nostro possesso ha ancora un altro significato: essa è una continua minaccia pe! nemico che avesse superato il Moncenisio. Se le fortificazioni veÌ'so Susa fossero situate per modo ..che alla loro difesa passiva potessero concorrei·vi efficacemente le truppe scendenti da Exilles, ne verrebbe cli conseguenza che tali truppe sarebbero in misura cli concorrere due volte a contrastare -l'avanzarsi di quella. colonna, prima a i\fodane, poi a Susa, mantenendosi tnWtvia saldamente al Monginevra. Cadute poi le fortifi. cazioni cli Susa, le trnppe alpine al Monginevra rimarrebbero permonentemente quale terribile rninac,f;ia sulla linea di ritirala di quella colonna nemica che ad Avigliana toccasse un rovescio. Tali mi sembrano i risultati dell' occupazione del Monginevra: fatta da. un corpo d'esercito di trnppe alp ine. Se il semìcerch io con convessità verso ovest che fa l'alta Dorn è provvidenziale per In difesa, ne è clegno .corollario la valle del Chisone che si apre verso est e scende a P inerolo, naturale linea di riliraLa per chì si prepari alla manovra anzidetla, linea d(ritirata che non teme danni nè da Suso, nè clall.t va lle del Peilice, quando custodita da truppe alpine. Questo foLto è di somma im:porlanza qualora si pensi che l'avversario padrone del Moncenisio fino ad Avigliana, nulla, assolutamente nulla può verso l' alta Dora, non solo in via. cli foti. i, ma neppure in via cli rnìnacce . t ben vero che il coi)Lrafforle fra Dora e Chisone da CesRnne fin contro il massict)io dell'Oriiiera con la mol Le mulattiere che lo · attraversano e tratti di cresta·pmticah il e. ma è pur vero che cessata la difega dei colli della Iloue e del Frejns verso }focfane, e di IJUello del Moncenisio, noi abbiamo truppe sufficienti per munirlo formidabilmente e tenerci aperto il varco su P inerolo. A ciò . s i aggiunga, che all orquando lé colonne nemiche saranno verso Ivrea e verso Avigliana, le poche truppe alpine a loro già contrapposte, avranno lasciato il loro posto ad altre e si saranno , radunate verso l' alto Sangone ad occupare per la loro natura il

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terreno di loro competenza e concorrere al secondo periodo della difesa che si svolgerà allo sbocco, e forse evenLualmenLe allacciarsi a quelle truppe alpine che, tutte od in parte, accorressero da Meana dopo ayer sguernito il i\fonginena. In questo scacchiere alpino di operazioni, il valore del passo del Monginevrn, 1·ispell:o alla diresa del Moncenisio ,1rande . , è tanto V quanto è nulla la difesa di questo rispetto a quello. Dal }Ioncenisio per di fendere il M onginevra., bisogna porLan'isi effettiva.mente, mentre ~lodane è solto l'azione dei coll i del l<'reius e della Roue. Dal i\Ioncenisio si tien guardata l'a lta valle dell' Are soltanto, mentre clall'àlta Dora si domina, oltre l'alta Durnnce, la valle del Guil; i difensori del Moncenisio non potrebbero conconere a sostegno dei l'orli di sbarramento ne di Oulx, nè di Fenestrelle, mentre i forti di Susa lo sarebbero validamente da chi scende da Oulx, e lo sarebbero ancor meglio quelli di Exilles. Finalmente caduto il l.\'Iongineua, Oulx e Exilles, il i\foncenisio è preso, il· che punlo non aniene in senso ::onlrario quancl'anche caduta Susa., il nemico fosse giunto alla stretta di S. Ambrogio . Con un paese potente sul mare come la 11rancia., con una riv iera indifesa come la nostra di ponente, con una cerchia montana relativamente depressa che l~t contorna, e colla stmcla della Cornice per giunto, anche senza tener conto di considerazioni strategiche di molto rilievo, l'invasore avrà di mira Alba corne obbiettivo ancor più prezioso acl aversi di Torino. Le colonne che vi si avviereb'bero, avrebbero per dieeLtrici Cuneo-Alba, Ceva-Alba, CarcareAlba. Quella di Cuneo-Alba sarebbe formala essenzialmente dalle colonne provenienti dall'Argentera e dal colle di Tenda, riunentisi a S. Dalmazzo. Quella che parlireb be da Ceva scenclerebbe dall'nllo Tanaro. Ciò stabilito, il fatto di non esservi ad oriente di Garessio neppure llfla compagnia alp ina, ci dice manifestamente che il teneno è tale cla non cosLituire una special ità per le truppe alpine, e che d'altra parLe, prima che l'attacco sia giunto a Carcare, la difesa avrà avuto campo cli porvi riparo . Vediamo invece ove convenga ammassare le truppe alpine rimaste disponibili dopo munito il Monginevru nel tratto fra Castel Delfino e G·aressio.


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1.1-: TRUPPE AL P INE

Convien occupare l'Argentera, o convien occupare il colle di Tenda e l'alto Tanaro.1 Una forte occupazione all' Argentera è, per rispetto a Borgo S. Dalmazzo, troppo cliscostn. cli quanto non sin. un nemico sboccante clal colle di Tenda, e ammessa pure la difesa certa con poche forze del colle di Tenda, le alte valli del Tanaro con obbietti vo cli manovra. Mondovì, ne determinerebbero la ritirata che forse non potrebbe riuscire neppure abbastanza sollecita. D'altra. parte la difesa dell'alta Stltra obbligherebbe ad uno sperpero cli forze alpine; e finalmente tale occupazione non si rifer irebbe che allo sbocco di quella massa che Lende a S. Dalmazzo . nieci mila uomini per contro di truppe alpine alle origini del Timaro con fronte Tenda-Triora-Pieve-Garessio, costituiscono una. forza che, tenulo conto della posizione formidabile del 'colle cli Tenda, ci assicura completamente Ceva contro un attacco che ci sia mosso per le due strade rotabili che staccandosi normalmente dalla Cornice vanno a Ponte di Nave ecl a Garessio sull'alto Tanaro . Dico completamenle, sempre nel senso di impedire uno sbocco concorde nel p.iano alle colonne che da S. Da.lmazzo e da Ceva volessero procedere oltre con mutuo appoggio. Oltre ciò, il sostenere assolutamente il colle cli Tenda, mette l'invasore giunto verso S. Dahnazzo in posizione simile cli chi, occupata Susa, non si Lrovi padrone del Monginevra, che veramente S. Dalmazzo fra i due punti di comune accordo Cuneo e Tenda, non sarebbe troppo comoda posizione di sbocco, mentre la valle dell'Ellero si apre ai difensori di Tenda quale sicura ritirata in Mondovì, fiancheggiata dal Pesio ad occidente e ad oriento dai corsi d'acqua che sbocecu10 nel Tanaro a valle cli Ceva. Questi dieci mila uomini cosi impiega~i, potrebbero eventualmente influire anche sul · procedere della colonna lungo la stracl,l ·della Comice con obbiettivo Carcare, inquantochè il tratto in ispecie da Oneglia ad Albenga e nel complesso la valle dell' Arozia co i suoi contrafforti in mano ad un difensore em inentemente montn.naro è tale una perenne minaccia di fianco , dio In, co lonm~ in marcia per SaYona non potrebbe proseguire se prima l'occupazione dell 'alto Tanaro non fosse staw, comp iuta; o questa occupazio ne, che forma l'obbiettivo principale, su quel trat.lo cli difesa, influi rebbe sulle operazioni da compiersi su Gar_cssio per vin. di Lerru.

NELLA DIFESA T t:RRITORIALE D'ITALIA

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Non mi dissimulo il largo tratto di terreno compreso fra Borgo Dalmazzo ed Albenga per un'occupazione di dieci mila uomini di truppe mobili. Le operazioni militari peeò di invasione sarebbero quelle che all'atto pratico indicherebbero se queste truppe alpine dovessero gravitare in massa da Tenda a .13orgo S. Da!mazzo, o cla Tenda alle origini clell' Arozia; che anzi, se le esigenze lo ree,lamassero, questi di eci mila uomini basLerebbe bene occupassero Tenda e Ponte di Nave alle sorgenti del Tanaro, spazio' sul quale dieci mila uomini. vi si troverebbero. assiepati ~ che permetterebbe di difendere val iclamenle anche li passo dt Garessio in modo indireuo, poichè l'invasore non vorrebbe certamente scendere lungo il Tanaro lasciandone la testala in mano al difensore. A ch i mi obbiettasse aver io tenuto troppo poco in conto le esidenze amministrative e logistiche che richiede un corpo cl'~sercil; al SlLO manten imento comp lessìvo ed alla sua salvaguardia, ,risponclerei che un corpo di montanari finchè opera in montagna, non va misurato alht stregua comune. Se mi si domandasse qual valore ct·edo io cli aver dato ad una occupazione così sta bilila; risponderei col dire che, soluzione per soluzione a tale problema, io mi attengo a quella che mantenendo le truppe riunite, mi cla mezzo cli infiuire su entrambf i periodi nei quali è suddivisa la dife~a alpina: accre,scere la res1st~nz.a locale nei limiti del razionale; togliere alle linee Ivrea-Av,ghana.Pinerolo, Borgo S. Oalmazzo-Ceva.-Carcare un solo punto cli rac~ corclamento dei tre, correggendo la viziatura di linee convergen LL e dando al grosso della dil'esa maggior spazio di manovra. "Passiamo alla. frontiera opposta. · Dalle valli del Chiese, Camonica e Tellina già dissi per mettere in rili evo la nostra potenza difensiva da quella parte. .. . Il passo dello Stelvio è poch issi~o te~ibile: 11° p_er cond1z1ont topografiche che permettono una difesa mcspL1gnab1le_con poche truppe; 2° per esser alLrav-ersalo da nna slrada che s1 può c~rn~ pletamente r uinarc; 3° perchè il contrafforte fra Aclda e. Ogh? e più clifendi bile della catena principale; 4° perchè la Valtellma concluce a Lecco, punto assolutamente fuori di m~no, ~on ~ovendosi tener conlo della carreggiabile del colle d1 Apnea, ne-

s.

A:-11\0 XXIV, YOL. li.


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LE TRUPPE A LP!NE

ehissima di opere d'arte ed oslruibile quindi 111 cento punti diversi. Dal passo del Tonale a quell o del Croce Domini , nessuna preoccupazione per l' inlerposl::t linea, montuosa: qua e lò. è superabile da muli quasi scar ichi e solo in certi sili sui qua li otto uomini basi.ano a rinl11zzare qualsiasi velleità di passaggio. Rirnane seriamente da pensare al Tonale ed al Caliaro. llicordiamoci che la testata della valle di 'Fumo, origine · del Chiese, è iu mano nostra. La rottura delle ostili tà si potrebbe iniziare con Yenti mila alpini per la strada clel Tonale con obhieUivo la st,·eLta di S. Mi chele, con otto mila alpi sboccanti dalla Valcamonica, sull'alto Chi ese, obbiellivo le (;inclicarie. La situazione complessiva è tale che mi semb,·a potervi applicare le prime linee colle C(u,tli il generale Ri cci comincia i suoi Appimti sidla cli/'esa dell'ltalia « Fra i molti insegnamenti dell e clue ultime guene, ve ne ha uno che colpisce per la, sua evidenza e si è che: il mezzo migliore per difendere gli S1ati consiste nel prendere l'iniziativa ed attaccarl3 ch i sta o si prepara per aggredirl i ,1 . Dunc1ue facendo teso ro di questo insegnamento noi potremmo invadere il Trentino senza nemmeno avere lo scrupolo dell 'invasore, senza dover loUare colla resistenza anche assolulamen re pa-,siva delle popolazion i, senzn. pregiudicrtre la nostra situazione primitiva di clifesa, ::tl Ia quale ritomere mo dopo uno scacco, senza i111pegnare molta gente, poichè il terreno eminentemente montuoso ce lo risparmia, e seuza terna che le opere cli sbarramento in Yal di Sole ed in Val di Chiese abb iano ad arrestare il corpo cl'esercito alpino, il quale, non potendo far cli meglio, lascierà i [orli ove sono, senza dnre nè ricevere da esse molestia di sorta. Una truppa montanara non impiegata così, acchè dorrebbe mantenere il suo Litolo? qualora non fosse una speciali tà cli fronte alla guerra metodic:a dell'avversario, pel'Chè mantenerla una speci.alità di fronte alla noslra fanteria? Se acl un corpo d'esercito alpino noi togliamo la Yal di Sole o le Giudica1·ie dal suo teatro di azione, che guadagno ne potremo ~perare a1Tahatlandoci al co lle dell 'Apri ca, alla strelta di Breno ocl in val Tromp ia? 11 primo sistema ci allaccia a Yerona, l'altro ci conduce a Brescia, il che val quanto dire sulla destra del Po, inquantochè da Paclorn a rerram la strada è co,fa, e monl,Dgne non ,,e ne sono.

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Ma è tempo che io riassuma per sommi capi la questione dello sviluppo dell'alpinismo mili tare italiano e del suo impiego in guerra : conciliare I.e esigenze locali di difesa al concentramento in massa delle difese mobili alpine tutte; dislocare quesla massa per modo ch e questa grande unità strategica corregga il danno che ci deriva da linee di invasione convergenti , e possa fal' sentire il suo peso su l'una o l'altra di due linee contigue quando le eventualità della situazione militare lo consigliassero; cercare di moltipl icare questa truppa col fissarle un terreno di azione sul quale facc ia spiw1re tutti i suoi requisiti cli bontil e di forza, pt"ocurandole un ta le terreno anche a costo di una invasione decisa ogni qualvolta tale operaiione· mil itare non sia sconsigliala da cons iderazioni rl i mass ima levatura; Sllll a zona alpina del nostro confine politico, gravitare colla ma.'>Sa delle truppe di montagua sul Tonale e sull'alto Chiese da 1ma pat"Le, sul Jlonginevra e sull'alto Tanaro dall'altra; accrescere con ogni cura i mezzi locali di difesa cli ciascuno. vallata oncl'essa possa degnamente r ispondere alla speranza del paese. Sull' Apennino seLtentrionale l'impiego delle truppe alpine avrà certamente lll1 inclirizr.o sul qllale non vi possono essere clivergenze di opiuioni. Si t1·atta dell'occupazione alpina del grande bastione cli difesa, Lutto in mano nostra, tutto rettil ineo, e sul quale convergono in parte le difese da Stradella a Rocca S. Casciano, qualunque poi sia il punto di gravilà di Lui i difese, Bologna o Piacenr.a. L'occupazione alpina mobil e su tale massa montuosa si compone di due parti principali : l'una in relazione immediata con uno dei campi Ll'incerati, anzi parlo integrnnte rli esso; l'aHrn tendente a mantenere le relar.ioni colln, peni~ola e ad, irnpedirn unR mossa girante al sncl dell'Apenoino od almeno a ritardarla di quel tanLo finchè l'esercito abbia tempo di operare clal campo trincerato nel quale si trova prima che il basti one sia superato . Prend iamo le mosse, per alcune brevi parole, dal campo trincerato che avrebbe per triangolo cli occupazione Stradella-Piacenz:1Bobhio.


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L E TRUPPE ALPINE

« .. .... il nemico _potrebbe formare il progetto di girare lap iazzaposizione di Stradella per il sud ..... Per il sud .... sbarrata l>ene la sLrada Voghern.-Bobbio, non saprei vedere come si potrebbe fare per girarla da quella parte cou forze proporzioaate all'opernzioile. Se si tmtLasse poi di qualche colonna leggera lanciata alla ventura nell'al to Apennino, la cosa sarebbe diversa, ma nessuno, io credo, potrebbe pensare che qualche migliaia cli uomini, senza artiglieria. potrebbero inspirnre apprensioni ad un esercito di 150 mila uomini stabili.ti in una posiziono for tificata come qnella. di Stradella ». - R1cc1.. Senonchè, proseguendo nella disamina della posizione, l'autore stesso occttpandosi clell'aggiram!.)nto da Ila pnrte di nord, accenna all' importanza. che potrebbero avere in questa ipotesi (e le strade gitt esistenti od in costruzione o costruibi li , che da Bobbio rimontando la Trebbia o la vallo di Avelo, manterrebbero le relazioni della piaz1.a per Pontremoli-Varese o Toniglia col resto del paese». Onde vediamo che il traLLo monlno:;o che racchiudo l'alta Scrivia e l'alta Trebbia, tanto in una qmmto in altra clelle ipotesi r.iveste un'importanza note.:ole, che potrehbe per a,1 ventura accrescersi m~ggiorm.ente quando tq1 nemico iwesse fo rze stif'fici enti da tentare un girnmenLo per il uord e nel contempo lanciare pel sud di Bobllio quelle qualch e migliaia di l.rnppe leggere che anche senza. cn,nnoni poLrebbero troncare le relazioni co lla penisola. Oltre di che, quesLe strade per mantenere tali relazioni, sono Lutto compre:;e fra Ge,nova e Snrzana, e nessun si può nusconclere la verità che le relazioni per via cli terra colla penisola sono moiLo ndclossnto ::i!Ju. marina dai contra/Torti a.pennini che formano il fianco <lest1·0 della Magra, e che tali essemlo richiedono possibilmente un maggior ~rogo appunto verso la. Lunigiana. frn Magt'a e Serchio . A tuU.o questo si aggiunga, nell'ipotesi che la piazza Piacenzn.-Slradclla. potesse essere a.I.Laccala sulla destm del Po, che il generale Ricci si muove prudentemente la qui$Lione: « che il nemico trascurerà. la. piazza Stradella-Piacenza, traver.;erà l'Apennino e 1mtrcerà oltre >> questione alla quale ampiamenLe risponde citando puro le op inioni di Cavour su tale proposito . Nella risposta si accenna a qualche forte di sbarramento sull' A-

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penpino etrusco e nel complesso si Lien mollo calcolo della natura del terreno dal parallelo di Bologna in giù. Convien qui notare come i forti di sbanamento però , e la natura. del terreno, nssurnono un carallere eminentemente difensivo solo quanclo siano appoggiati (la una valiclu èlifesa 1~obile alpina. ~enulo conto di queste considerazioni generali, abbia.mo duo nodi montuosi sull' A11ennino che richiarnano maggiormente la nostra attenzione: quello che forma l'ossatura fra il liltorale o le alte valli della Trebbia, del Taro e dell n. Vara, e quello incluso nel triangolo Veroato-Castelnuovo- Pistoia; tale sembra la. sintesi delle considerazioni ;ulla clifesa mobile alpina clell' Apcnnino scltentrionale con una piazza-manovra. a Piacenza-Stradella-Bobbio. . Ch e cosa dicono clell' r\.pennino i partigia,ni del campo trincerato a Boloona? Il signor A. G. , nell'opuscolo più volle citato Bologna e l'A.pe~11nino , parlrmdo del fascio ~i slra~e le.più. br:vi.' con~ocl~. e dirette d 1e attraversano l' Apennino, dice che cosl1tu1sce I un ica linea militare di operazione, ne accentua t11Lta l?t sua imporL~nz~ per fare n1'11nire in .Bologna le forzo e le ri~orse del paese e qu1n cl1 soo"iunge: << .Cungo que;;ta Iinea di operazione potranno es:;ere prepa~·;ti al sicuro ritorni offens~Yi cli importanza e da es~~ sboccar.e compatli contro il nemico situnLo nei pressi dell a posmone for l1ficata cli 'Bologna» . ' . Nell'ipotesi di una ritirata da Bo.logna ~~po u~. msucces:;o, . no:a la faci lità cli transito che presenta lil tutti I sensi 11 versante mendionale del dello Apennino « la quale :;ervit?· me~·avigl iosame'.1te a collegare la difesa cli Bologna con quella dei pass1 clell Apenruno >> e infine riassume l'a.roomento con queste parole: « Ebbene queste due grancli posizioni i,strategiche di s·. ~'f.arcello cioè e cli ".al di Sieve, che trovansi a rovescio clell' A.pennino etrusco, sono I due grandi centri della difesa mobile clei suoi vD.rchi, sono le due piazze d'armi del saliente sul quale è pos~a Bologn~. e sul quale si concretizza la difesa dello stesso Apen111no dalla C1sa a S. Godenzo » . Dov'è il tallone cli Achille cli questo tratto di montagna'? Per osteggiare il campo trincerato cli Bologna, n~ll'o.puscolo la piazza di Piacenza-Stradella, fra gli altri argomenti, si legge: « Ma il pericc,lo più grave che io veclo si è quello che sovraste1


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LE TRUP Pt ALPINE

1·ebb~ alle l!nee stradali del Reno, per i tentativi che potrebbe fare 11 nemico, parlendo dalle valli del Panaro e della Samoo-oia nella direzione cli Vergalo ». "" . .. . . . . . . . . . . . , . « 81 vedrebbe proprio qualche cosa cli straordinario net fatto di un nemi_co che_ utilizzasse la. sua superiorità morate e materiale per tentar_e 1mmecl1a~an~ent~ una punta a.cl una marcia o poco più dalle propne occupazioni, dt~Lruggere la ferrovia e stabi lirsi alla testa delle valli delt'Anevo e del YergaLello, come una minaccia costante contro le linee stradal i della valle del Reno?» Ricci. U~tima qne~ta di tutte te numerose citazioni cla me prodotte onde f~r ril_evare l'importanza dell'Apennino, e l'impi ego di una sua mobile d1fe~a; ultima citazione a risparmio di altre molte le quali , sia c~e parlino d~II'Apennino guardandolo da Slradella o da Bologna, sta c~e osteggino o l'uno o l'altro cli tali campi trincerati, sia che ne trattino solo come di un corollario ad uno speciale sistema di difesa d?nno !urga ~aLeria a chi voglia occuparsi dell 'impiego di un corp~ d esercito alpino, per trarne utilissime deduzioni, facendo risultar sul!' Apennino toscano quei punti che chiamerni cardinali nel sistema di difesa mob ile su quell'immenso bastion e. . ~on si p~trebbe praticamente pensarn, quando il centro di gravita della difesa .fosse a Piacenza, Stradella, Bobb io, cli poter portare a :;ua volta il cenlro dell a difesa mobile di montagna a gravitare fra la Po~Tetta e la strada Forlì-Pontassieve ; il fatto solo del gran c~mpo trrnce1·al-0 ve~'So occidente, in clude già che la difesa dell'Apennino etrusco, verso 11 passo cli S. Godenzo non può a,,ere un caratter? c:he mqll_o preca.rio_ quan~lo Bologna fosss, perduta. In tale ipotesi, 11 massimo der n sut(at, sarebbe già quello di continuare a mantenern per qualche giorno ancora in relazione Parma colla valle della ~lagra e i~tercettnrn la strad,i Modena-Pescia coprendo il Serch 1~ con una forte occupazione su.Ilo sperone che sepam il Lima (Serch10) da detta ~trada., ~llo scopo, se possibile, di prolungare il contatto fra la Spezia e la linea li ttorale del Mediterraneo. Ma ~!tra cosa è il correr dietro ad applicazioni ipotetiche, altro è ~eners1 s~re.Lla.mente legati a quanto in ogni ipotesi vi è cli' comune in fatto eh sicurezza difensiva. Ad ogni modo, il passo del Cerreto sulla s•1 1·a.da R egg,o· Spez1a, ·

NELLA DIFESA T El'\RITORJALE O'!TA LI A

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dovrebbe essere fortemente sbarralo e la sua cli fesa non occuparsi che cli se stessa, ma in modo validissimo. Queslo fallo determinerebbe in allora nettamente il campo di azione dell e Lruppemobili alpine su tutto l'Apennino settenLrionate. Col campo trincerato Straclell a-Piace11zn, il nodo fra Scrivia, Trebbia ed il mare, e l'altro fra Pontremoli , Borgotaro e S. Pietro di Vara, determinano i terreni per te truppe alpine: qnesto sec-ondo, est1:inseco a.I campo trincera.Lo nel :;enso dellu. manovra, vi è inLrinsicissimo net senso logistico e amministrati vo per mantenere Ja. relazione colta peni:;ola : quel primo, intrinseco net senso Lattico come quello che sventa una mossa girante al sud e che completando il grnncle triangolo del campo-manovra di cui Bol>bio scgn,t il vertice meridionale, sbarra complet.amente la destra del Po sino al golfo di Genova . Vedo sibbene il ,·asLo spazio intercluso, ma mi rammento tuttavia che fra alla Scriyia ed alta Trebbia ed il mare, il nemico non può gellnre nè batterie, nè squaéll'oni, nè carreggio, e dte il terreno, duplicanclo il numero elci difensori, rende più che dimezzato quello dell'attaccante, per concludere che 20 mila montanari colassù appostati si trovano in punto non solo di precludere il passaggio, ma di operare clirelt.ament.e di comune accordo col corpo uscente dal campo trincerato, da qualsivoglia parte si ~vo lga la manona. Con fronte occidentale, le Yatli della St.alTorn, della Scri\•ia e le intercluse, cadendo sulla linea Nov i, Tortona e Voghera, sono lit a tracciare una mos:;a di fianco, alla quale il genere delta truppa e la natura del terreno, danno il più va lido dei significati; se con fronte verso oriente, la valle della Trebbia e delta ~ure, ed in più vasto concetto quella del Taro, presentano uguali vantaggi acl operazioni di fianco. Conviene tener ben conto del ta felicissima configuraiione della estremità occidentale del nostro Apennino. Si parta dal dato di fatto che frt1 le sorgenLi del Taro e quel.l e del la Seri r ia, il che val quanto dire dal monte Penn,t al passo di Terriglia, la distanza è così minima che 20 mila alpini colà. stabiliti costituiscono il vertice di un grande triangolo di cui il Po, clalt'affi t1enza. della Sc1·ir ia a quella del Taro, forma i.I lato Nord, e questi cluc rinmi form ano gli altri tlne lati. Si consideri che tale triangolo circoscrive con simmetria il tr·iangolo Piacenza, Stradella e Bobbio; si tenga conto che restringendo le


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NF.Ll, A DIFESA TE RRITO R I ALE D'ITALIA

L E TRUPPE ALPINE

proporzioni, noi ci riduciamo a cambiare la Scrivia ed il Taro nei due fiumi int.erni St-affora e Nure. A lutto ciò facciano complemento i molteplici corsi d'acqua che si mantengono a questi para.lleli e.non alteran o la simmetria 1:opografica di quel terreno, e si vedrà quanto pro.vvidenzial~ sii~ tal fa~to'. perchè un corpo d'esercito di truppe a.lpmc possa riuscire forL1ss1mo ausili ario alle operazioni di difesa e di attacco da quel campo trincerato. Alcun i dei buoni requisiti dell'Apeunino rispetto a Stradella-Piacenza militano pure a favore di Bologna; senonchè mentre da un l~to noi riassun1ia~o in brevissimo spazio il terreno di occupazione d1 una truppa alpina al sud cli Bobbio, dal quale manonare liheramenLe da ogni parte, la configurazione orografica dell'Apennino sn Bologna non ~ più tale, che per agire in Valle del Panaro od in quella del Sillaro, convien portarsi da S. Marcello alle Filigare. Perchè Bologna si mantenga in relazione colla pen iso la., necessita che I' Apennino sia guardato dalle origini dello Scolt.enna (Alto P~.naro) al Mo~le Palterona. Questo tratto è lungo in Yet·o e per di pm ha caraUer1 meno alpestri che non l'Apennino occidentale; ma ad ogni modo la trnppa alp ina vi trova il $ 11 0 impierro me"lio di 0 . . l'.'; un' •aI tra qua lsiasi. È utile rammentare che mentre per il campo trinc"8rato PiacenzaStradella-Bobhio, il fronte d'atta.eco è ben denrn rca.to sia dal nemico che vi muove contro, sia dall'ostacolo che presenta il Po, sia dall'Apennino che a quello si acldossa, per Bologna sarebbe molto arrischia.Lo fa l'e tali spartizioni su lla r.ona d'attacco e cli difesa comechè d~ qunlsiv_oglia pari.e venga il nemico, nessun carattere t;>pografico ci sen'e d1 nol'ma percbè si possa dedurre come un nemico . entrato nel triangolo )lodcna-Fel'l'ara-Imola, abbia ad attaccare in massa più verso mattina elle verso ponente. Questa incertezza frattanto ci insegna prndentemente a clarc a S. ~farcello ed alla Valle cli Sieve eguale importanza. come saggia1nente disse il signor A. G. e cosi ripartire in du.e masse le truppe alpine pet· modo che includa.no come in una grande parentesi il fascio delle comunicazioni di 13ologna colla Toscana ed eventualmente si trovino in misura di concorrere, o da una part~ o dall'altra, alle grosse operazioni di riscossa: Coronare pertanto la testala del Panaro con meta delle truppe alpine, coslrnrre una solida opera di sbarramento verso Pieve a Pe-

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lago con azione diretta di impedimento alle due vie che mettono a Lucca per Tereglio, ed a Pistoia per Cutigliano, in modo che la ma$sa della truppe alpine possa, così appoggiala., gravi tare verso Veroato tenendo il i;ontraliorLe frn lleno e Panaro . Risparmiare molti dei denari coi quali si vorrebbe sbarrare la Porretta e la strada delle Filigal'e, coslt"uendo una. forte opera che copra recisamente a S. Godenzo l'adito alla troppo preziosa Valle di Sieve, danclo ·per tal modo all'altra metà. del corpo alpino mezzo di collocnr:;i fra. Ma.radi, Palazzuolo e Firenzuola con centro di gravitil in rp1est'ultimo punto, cli c è quanto dire in I>i etramala, avendo in mano le importantissime origini dell' Idice e del Sillaro. I forti cli sbarramento ~L S. Godenzo e verso Pieve a l'ei a.go ri:\strinaono il fronte della dif'csa mobile, In. qnale difende direttamente Mar;,.cli, le Filigare e la Porretta; Vergato e le origini clell'Idice punti cli a.Lt.rn.zione delle forze alpine, significano 15 mila uom ini almeno cli Lrnp11e scelte in più sul campo cli bauaglia. Così adunque a partire da Ponte Decimo fino al i\Jonte Falt.erona abbiamo segnato quattro punti (dei quali i due occidentali rispetto a Stradella-Piacenza, ed .i due orientali rispetto a Bologna) che concilierebbero per quanto poss ibile la difesa clell'Apcnnino col principio della massa appl icat.o alhLmanovra delle truppe alpine. . Qnale esigenza a tale manovra risulta quel la. ehe al Cerreto, a Pieve a Pelago, ed a S. Godenzo si erigano tre opere di sbarramento di valida resistenza da poter ha.stare da loro stesse alla difesa di quei passi svinr,ol:rndo la trnppa alpina cla legami che al~rtrgando l'occupaz ione, la renderebbero debol issima. e l'llori m_isura da( ~oter concorrere col rimanente dcll' cserciLo ad una operazwne dec1s1va . L'opera di fortificazione a.I passo cli Cerreto, una HJl:<~· ~retta in~ dicherehbe alla compagnia alpina c:he avrei proposta a 11 1v1zza.no d1 portarsi p. e. a S. Stefano fra alto Taro cd a.Ha Trebbia molto miglior luogo per quanto si disse della cli fesa apennina da quella parte. . Non ag·uiuncrerò parola sull'Apenn inn centrale come terreno d.1 n ~ .. operazione per troppe di montagna inquantoche sn di esso non è p1u quistione che di manovra attiva nella q1rnle deue truppe dovrehber_o presumib iImente proteggere le relazioni fra i clue principali versan Li , tracciando verso Borgo S. Sepolcro, verso Gubbio od altroYe una specie di testa di ponte - mi si passi il paragone - attrave1-so alla e)

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LE TRUPPE ALPINE

dorsale apennina. e mantenersi in massa per cadere da una parte o dall'altra sul fianco dell'aggressore. Ho cosi esaurito per mia parte l'argomento. - Lungi dal voler menomare il valore difensivo delle singole vall11te in quanto ha riferimento ali' azione dei terrazzani che combattono in uno e per la patria e per le loro proprietà, ho fatto di quello il miglior elogio col lasciarvi ad alleati il minor numero possibile di truppe alpine, volendo così segnare spiccatamente la difesa locale alpiha da quella mobile. Ma un episodio guerresco che si comp.ia in una stretta gola di monti selrnggi, se può tramandarsi di padre in fig lio colla splendida veste di un poem.a epico, non può orma.i ·pesare che insignificantemente sulla bilancia della difesa territoriale italiana . Quando questo fatto rimanga diviso da molti altri di egual natura non accaduti su di un tratto limitato di terreno che, comprendendoli tutti, ne faccia una sintesi, da portarsi a sua volta come semplice e singolo elemento di un'operazione colossale, quel f'àtto solo, o quei fatti slegati e lontani, brillano e tosLo si spengono soffocati barbaramente da quel terreno stesso che poco prima aveva presa tanta parte a farli splendere. La montagna sminuua l'azione: si faccia q~lindi guerra a. questa tendenza che la. sfascia e la indebolisce; ~i faccia guerra all'idea di cordone abdicandovi sin da principio nella certezza di un utile ben altrimenti maggiore quantunque meno immediato. Non si invada il campo cli quelle locali difese cui un pugno soltanto di so ldati alpini basta a far germogliare floridamente. Far concorrere tutta l'Italia alpin,1. al reclutamento di una vera truppa monl.anara, ecco un dono nazionale da sfruttare. Trar partito da uno stato presente d1 eose, sorto quasi di per sè, per completarlo e stringere in un fascio le compagnie alpine presentandole all'esercito sotto forma cli un formidabile corpo montanaro compatto, ecco nn tesoro militare da raccogliere. Quando si scende in campo con qualche cosa. di nuovo, siano poi le armi da fuoco, i sistemi a retrocarica, la manovra per linee interne, un'avanscòperla di ca:valleria con cento chilometri di raggio, l'attaccare per difendersi, o che altro mai, i risu ltati sono là ad attestarci che la vittoria sta da quella. parte. Tali sono i dati dell'esperienza.

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NELLA DIFESA TERRITORIALE D'ITA LlA

Scendere in campo con 30 mila montanari uniti, pov~ri di can~noni, di cavalli, di carri, vuol dire scendervi con Lu.ui glt.elementi della celeritit; soggiogare un clisastroso terreno alle hbere hnee della propria manovra vuol dire, di un terreno ~emico farsene un alleato'. vuol cioè dire scendere di fronte al nemico con qualche cosa d1 . nuovo: saneire finalmente il principio dell'impiego in massa applicato alle truppe alpine, signifìca costituire un valido elemento di forza per la difesa del nostro paese.

Tenente G.

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BERTELLl.


ARTIGL l EfUE D I GRAN POTENZA

RASSEGNA TECNOLOGICA MILITARE -··-~

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ARTIGLIERIE DI GRAN POTENZA

'li maggiore MOiie,: e,I i perfezionamenti ai cannoni rigati - Esperienze di tiro fatte · 111 Inghilterra ed m Germania sui cannoni cli ~rande potenza r a ques• ·o .,·

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scero la 'e!oc'.ta de, pro1ett1 in Italia. - hspcnenze con cDnnoni di grosso calibro 3 Mcppe;1 ne, <h 2 e 3 luglio 1878. - li cannone da 32 cent. italiano. _ Tiro a grandi veloc1t<1 con cannoni Armstrong: del calibro di 15 cent ; tiro cootro cora1.2e; tiro col c_annone da 20 ccnt. - Krnpp: de! calibl'o di 15 cen t. e di 24 C<mt . confl'onti. _ Esperienze a Mcippen con proietti allungati. - Gli ultimi progressi ~!elle artiolierio e le na,·1 da ~ue1·_ra. - Le navi inglesi lnfle:cible, J~me·r aire, ,Yelson, Noi·th;mpton , ed Jtahane l>u1ho e Dandolo. - Il generale Jounghsband e Krupp. _ Ait:olierio di grande potenza 111 corso_ di cost.ruzionc e J>c·ogettat.e. - Artiglierie di grande p~tenza tedesche e di calibro med,o_cl'altl'i Stati. - Scoppio di un cannone da 38 tonnellate sul Thimderer. - Probabile sue conseguenze.

~a. <J~anto fu detto nei capitoli che precedono appttre essere le art1gl1~r1e da. campo e d'attacco e difesa dei principali eserciti europ~1 prossime a raggiungere c1uel limite. di perfezionamento o!Lre 1[ q'.iale non è dato spingersi senza rimettere da una part; ciò che si guadagna dall'altra. .r.~:~t~i la re,sistenza dell'a:cia.io fuso non si può dire appieno utilizzata ~el cannone da ,f 5 cenL. cerchiato pmssiano, dal momento che il rapporto fra la forza viva del proietto ed ,1 chi/or•r d. ~eso de_lla ~occa c!a fuoco non è che di 1; 1 1z,s, mentre come vech·;mot m seglllto s, raggwnse nelle esperiem::e fatte a Essen il dì if 4 dic?1;1ure 1878., con un cannone da costa di 24 cent., il rapporto di Quando adunque non s'avesse da tener ·conto che della resistenza del metallo, si potrebbe benissimo avere velocità iniziali superiori ai 485 metri, che è quella attuale del cannone di 15 cen1

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timetri RC d'assedio sopra menzionato. Se non che la resistenza del metallo non 'è che uno dei fattori che determinano la costrnzione del pezzo, e se· sotto questo rapporto la potenza delle artiglierie d'assedio è suscell.ibile d'aumento, resta a provarsi se l'affusto nel suo stato presente reggerebbe al maggior tormento di più grosse c~triche. In caso negativo, ed è il più probabile, converrebbe farlo piit robusto, oltrepassando quei limiti di peso della. vettura-peuo che sono imposti dalla mobilit.à.. Ma pure ammesso il contrario, è ancora a vedersi se con i mezzi di cui si dispone in campagna è possibile la costruzione di p'aiuoli che reggano ai più violenti sforzi. Il rapido sviluppo delle nuove arl.iglierie cla. campo e d'attacco .non vuol qt1inéli essere interpretato, come taluno vorrebbe, nel senso che il sistema rig,ito sia suscettibile di infinito perfe1.ionamento; bensì dimostrn come la scienr.a faccia progredire l'arte della guerra con prodigiosa celerità, e come la razionale applicazione dei principii di meccanica alle artigl ierie, evitando i tentennamenti, conduca diretti e sicuri alla meta, con risparmio di tempo e di spesa. « Egli è un disconoscere completamente le più semplici leggi della natura (scrive il Miiller nella sua opera: Soit,uppo dell'artiglier,ia d'assedio prnssiana), il credere che i cambiamenti debbano · sempre succedersi senza. fine come è avvenuto fin' ora. Ciò accade soltanto fino al limite in cui non sono ancora stati sfrut~at.i per iutiero, vale a dire nei limiti del possibile, i principii che servono di base al cannone rigato, ed i mezzi a tal uopo disponibili non toccarono il punlo di perf'ez ione umanamente raggiungibile. « Il sistema dei cannoni riga.ti riposa sul principio della rotazione del pi·oiet.to intomo al suo asse longitudinale. Le prime costruzioni hanno cerr:ato cli trarne partito, impiegando proieui relativamente corLi con cariche e velocità relativamente piccole. << La possibilità di portare al massimo la misura dell' efficacfa coll'aumentare quei due fattori è stata. riconosciuta lentamente, ed i mezzi e le vie che vi conél11cevano sono stai.i solamente rinvenuti dopo numerose esperienze. · « Quando quel limite sia toccato, non si vede il modo di spingersi oltre per gettarsi in una via di infinito sviluppo. Non è sostenibile che ben tosto si potrà tirare con 600 ad 800 metri


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ART!GLIEHIE

[li (;HAN POTENZA

di velocità, come ora si tira ali' incirca con 400 metri (,J) ». Qtieste considerazioni, giuste per le artiglierie d'assedi.o e da fortezza, non hanno tuttavia ugual valore pèr quelle di grande potenza, per le quali le condizioni d'impiego sono ben differenti da quelle che sussistono nelle artiglierie d'attacco. Lo provano in modo indiscutibile i progressi fotti .da queste ultime dal 187(> (epoca in cui il. Miiller pubblicava il suo libro), ad oggi. Basti il ricordare le numerose esperienze · eseguite in Inghilterra ed in Germania nell'anno scorso . L' Annstrongottene,,a nel marzo 11878 al poligono di Shoeburyness col nuovo cannone da '15 cen L. a retrocarica e con chilog. ,15 di polvere pebble una. velocità iniziale di 6215 metri, ed il 23 agosto 1878 con un cannone da 20 centim. e carioa di 83 chilog. •di ugual polvere velocità dì 638 metri. Nel tiro di confronto eseguito il '19 ottobre 1878 al poligono di Essen tr:a un cannone di ,J5 centirn. K.rupp e quello equivalente Armstrong, le velocità risultarono di fH ,1,6 metri misurati alla bocca in questo, e di. metri 6·13,'2 alla distanza di 4,1 metri da essa. in quello. Le cariche erano si può di.ee uguali di peso; cioè cli chilog. ,15 pel cannone Krupp e cli chilog. '1/4., 95 per il cannone Armstrong, ma differenti le polveri, essendosi nel primo impiegata polYere prismatica a 7 canali e nel se~ondo polvere pebble. I proietti pesavano rispettiY,tmenl.e chilog. 7 1,65 e 70. Il Krnpp in altra circostanza portava Ja velocità del proietto da 15 centirn . a metri 65 1, e con un cannone da 21· cent.im. raggilmse il ,J 4 dicembre 11878 h1 rnlocità di 624 metl'i, sparando un proieLto di chilog. 13i5,5 con carica di proiezione di 70 chilog. (polvere pl'ismatica ad 1 canale) . Il limite di 600 metri di velocitit iniziale che il Muller, e wn esso i P!ù accreditati artiglieri, credono debbasi non che sorpassare nemmeno cercare di raggiungere con le ,trtiglierie da muro, . è quindi già stato varcato dalle artigli erie che sono più specialmente destinate ad agire contro le corazze. Queste esperienze oltrechè risolvono ltt questione circa. la possibiliUt di arrivare all a velocità inizinle di 600 e più ·metri, dimostrano

in modo evidente l'utilità che vi ha di cel'care l'aumento di potenza delle artiglierie da éosta e di marina piuttostochè in·uno smisurato accrescimento del calibro, nell'aumento di velocità dei proietti . t qnesto un fattore del quale non si t.enne prima il debito conto negli studii e nelle ricerche fatte per pecfe1,ionare le artiglierie da costa; ma che al pnnto in cui siamo oggidì, ove l'ammiragliato inglese cerca di dare al cannone da 100 ton nel late italiano un successore clel calibro di ft.6 a 5 11 centim. e del peso di 1160 tonnellate cir~~t, il quale dovreblte lanciare un proietto·di H>OO chilogr., può far cambiare totalmente aspetto alle cose, e d,u·e a.Ilo sviluppo del le artiglierie di gra,n potenza. 1111 nuovo indirizzo. Ad onor tlel vet'o riwrderemo come il capii.ano Clavarino richiamasse pel primo in Italift, cioè fi.n dal 11877, l'attenzione SLllla convenienza. di accrescere la velocità dei proietti nelle artiglierie di gran poLenza a fine di migliorarne le qualità perforanti . E sicco·me le sue previsioni sono ora sanzionate dalla. pratica, e quanto egli scrisse in proposito rencle facile anche al profano il · formarsi una esalta idea circa l'a1.ione dei proietti perforanti, così raccomandiamo al lettore che desidera approfondire la quistione, l'articolo: cam.none e corazza (,1) . (< A pa1·er: mio (dice il Clrwarino) ciò che varrebbe a migliorarne molto più le qualità perforanti sarebbe un incremento nella velocità del proietto. « Questo elemento della forza viva disponibile nel proietto, a differenza di ciò che s'è fatto per l'altro, il peso, è stato troppo trascurcuo nei venti anni da che dura la lotta fra cannone e corazza. E sì che le diffi.coltà di fabbricazione dei grossi cannoni, e quelle che anche si incontrano per installarli co1ivenientemenle nelle batterie od a borclo delle navi, e per tutlo cpwnto si riferisce alla loro manovra ed al cariea.mento, avrebbero doruto indurre gli art.iglieri a tenerlo in maggior conto )>. L'autore entra in una serie di considerazioni, per remìer eviclente tutta l'importanza del proposto aumento di velocità, e col calcolo dimostra la possibilità cli sfondare l'istessa corazza che è forata dal cannone da 32 cenLim. italiano, dotato di velocità. di .1-50 metri, con

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(I) Mtii.1.en. Derlino , 1876.

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der 1wcssischen Bel0,(lersun(]S ·Jrtille1·ie,

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ecc. (l) Gior110,le d'0,i-li(llieri.a e geriio, ~nno 1811, patte Il, pag. 39,1.


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ARTJGLIEHIE

cannoni di 30 centim. e velocità di 4-80 metri, con cannoni di 28 centim. e velocità di t>'I 4 metri, infine con cannoni di 24 centimetri e vel,ocità di 600 metri. In seguito il Clavarino spiega come per ciascuna grossezza di piastra e per ciascun diametro di proietto vi deve essere un valore · minimo per la velocità, al disotlo del quale non è possibile rimanere, ossia come dato il diametro del proietto: un aumento nel suo peso possa andare in compenso di una diminuzione di velocità, solo però fino ad un dato valore di questa, al di li:1. del quale l'effetto di penetrazione da otlenersi diminuisce e cominciano a prodursi gli effelLi contundenti. In pratica, soggiunge l'autore, coi successivi ingrandimenti del diametro del proietto aumentò considerevolmente il peso, ma la veloci Là rimase poco meno che stazionaria. << Se a vece di attenersi al partito, messo in opera forse con un po' tl'oppo di precipitazione in questi ultimi tempi, di ingrandire smisuratamente il calibro dei cannoni, partito in cui pare vogliasi continuare, si fosse fatto lutto il possibile per aumentare, in un certo r~ppotto col calibro, la velocità del proietto, non si sarebbe probabilmente ancora manifestata la necessità di ricorrere a, bocche da fuoco del peso di 80, 1100 e più tonnellate, la costmzione delle quali, ·ove resa necessaria per ulteriori progressi ;iella corazzatura, avrebbe potuto essere rimandata ad epoca posteriore )) . Passand.o poi ai mezzi da lui r itenuti atti ad accrescere la velocità iniziale dei proietti, il capitano Clavarino ravvisa all'uopo acconcio : 1° polveri a combustione progressiva migliori di quelle comunemente impiegate; 2° un convenient.e rapporto fra il peso della carica ed il volume dello spazio di cwl'foamento. ossia di quel Lratto d'anima. che rimane dietro al proietto; 3° una ben'intf)sa 'distribuzione della carica nella camera, e · modo d'accensione d'essa conforme alla più razionale applicazione dei principii che regolar dev,ono la combustione del[e polveri da sparo nelle art.iglierie rigate; infine, · 4° fare l'anima del cannone assai più lunga che ora non sia. Queste condizioni noi le vediamo in gran parte soddisfatte nei cannoni di gran potenza di più recente costruzione Krupp ed

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DI GHAN POTENZA

Armstrong. Infatt i sia quelli sopra accennati, sia i cannoni di 35,5 centim. e di 30,5 centim. Krupp, sia infine il ca.nnone did.-0 tonnellate (diametro .cent.im. 30, 48) Armstrong, hanno l'interno del!' anima tracciato in modo chL utilizzare la carica meglio che neHe bocche da fuoco che le precedettero; di più la lunghezza deU'anima dei cannoni da 115; 24; 30,5 e 3:5,5 centim. Krupp e da ,15 e 30, 48 centi.metri Armstrong supera quella del nostro cannon e da 32 centimetri, il quale ha l'anima. lunga calibri ,19, 9 e sopravanza sotl.o quesr.o rapporto tutti i cannoni di gran potenza adottati dagli altri Stati europei, rispettivamente di calibri 2,6; 2, 1; ,1,9; 3, 1 e 2, f. . In quanto aHe polveri poi sono noti gli sforzi che generalmente si fanno perchè sodclisfino alla. condizione della. progres:,ività. Venèndo orn alle esperienze fo.tte in Inghillerrn ed in Germania dal 1878 in poi, esporremo : 1 1° Le esperienze falle con pro ietti e cariche normal i su cannoni di grosso calibro; 2° Quelle che più clirettamenl.e concorrono ad avvalorare i principi i più sopra esposti, confermancio la conveniernrn.cli accrescere la velocità piuttosto che il diametro del proietto per aumentarne la potenza cli perforazione; tratteremo poscia, · 3° Delle esperienze che tendono allo stesso scopo, ma ricorrendo a cariche meno grossed i quelle impiegate nelle esperienze f 0 ), cercando compe11sare la perdita in velocità. mediante aumento della massa del proielt.o, allnngandolo a vece che aumentandone il ca.libro. 1

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ESPEIUE~ZE CON CA~NO~I DJ (,HOSSO CALIBRO.

li 2 e 3 loglio ,J878 gli nllìciali che avevano assistito alle esperienzè di Hredelar ( 1), in numero di 27, più parecchi nltr1. ufficiali ed impiegati governativi prnssinni , convenuti da.i dintorni, assistevano al poligono di i\ieppen a.il nn interessante Liro fatto con cannoni da centim. %,ti; 30,0 e 28 tutti cli fabbrica Krupp. I cannoni da 35,5 e da :30J> centim. erano in balleria, il primo Sll apposito af1

(I) Vedi la preceden lc Rasscgn~, pag. 5:?3. ))a parte dell'Italia vi erano : li colonn ello d'artiglieria Giovar1netli, di,·ettore d~lla [onderi a di Torillo; il maggio,·e <J·art.iglieria Biancard i èd il capitano del genio Donesrna. ANNO ~X.V ~ ''OL . H.


ARTIGLIERIE

fusLo da costa, ed il secondo su a[uslo ridotto. Il cannone da 28 cenlimelri con a!fosto era ancora caricai.o sui carri della ferrovia. Dalla stazi~ne di. )1eppen, un binario speciale conduce al poligono e permeLLe ai carr.1 cl'anLnzare 1111 so uo un robustiss imo ponte in ferro sul cui palco scorre il meccanismo destinalo a :-ollerare i can- · noni egli affusti dai carri per trasportarli alla piazzola. La me;sa in batteria di questi enot'mi colossi é cosi resa mollo faci le. I cannoni erano d'acciaio fuso e cerchiati secondo il sistema Kt upp, l'ol.l_uralore era a cuneo cilin dro prismatico. L'interno dell'anima, adatro. pei proietti con guernilura di rame, era traccialo secondo gli insegnamenti forniti dalle più recenti esperienze. Il focone lrovavasi nel cuneo di chiusura nella direzione dell'asse dell'anima, ed era munito di apparecch io di chi u:;ura [1 palloLlola. l cannoni da 325,n, da 30,ij centi111. e da 28 centim. erano coll ocati su atrusli da cosla con freno idraulico c,1). La direzione laterale si clava media1He l'E\J'rice!li a. catel)a rissali al solL'cdTnsto. Una 0T11e ad ingranaggi <issa pure al sotL'affuslo provvcde,,a al sollevam~nlo dei proi eLli . L'affusto era munilo d'apparecchio d'elen1zionc a dentiera. l proielli, lungh i indistinLamente 2, 8 cal ibri, ernno mun iti di guernilnra di rnme consisLentc in due corone, una di centrnment.o sul davanti ed una di forzamento verso il fondo. QL~elli ~erf~rnnti d'acciai o e di gltisa indurita pesavano 3,2 volte, quelli ordrnari z,7 mite il proietto sferico corrispondente al calibro. La polvere era prismrì'tica ad un sol canale della d.ensilit di ,1 75. Dati cli cost1·1i.zione dei cannoni . ' . Cau_none lungo da 3i>,i.> su affusto da cosla : Calibro 35i> mil1,,me_tn; l~nghezza Lolal e del cannone 8880 millimetri; lunghezza d anima 7, W; peso del cann~ne con olluratore 52000 chilog.; prepondera~He ~; n.11mero delle nghe 80 con pi eni dell,l larghezw costante dr 4,n mili., e pa~so mii/orme della lunghezza di 16 metri (I ) 911estl freni co11stano di due cilindri ca.vi assicm·ati olle tisce (lìa nchlJ del sott.'affusto rnte~11omente, e contenonle glicerina. Entro i medesimi scorre uno stanturro la cui cstrenuta interna e forata ; l'estl'c mità opposta <lcll'a·:;; t•" e· guc·I UI·t a d'I OCC IHO · Il O per a SSl·• , , ,· , ,

cura'.'.' una lei~ cho_s, collega alla pa,to anteriore dell'aff11SL0. La foria di ,·inc ulo viene sens1b1lment-e d'.mrnu1ta per emitto della pressione del fluido sulla faccia iuicrn a dello stauturro, la c41 asta seguendo l'impulso comunicatole all'atto ,1ello spa ro vlone spinta nel tubo, '

DI GRAN POTENZA

(45 cali bri); altezza dell'a:;sc delle orecchion iere 2670 mili.; massima elevazione "8 gradi ; massi1na depressione 6 gradi; peso. dell'affusto 32750 chilog. _C,rnnone lungo da 30, fi centim. su all'usto da costa: Calibro 30G mil L; lunghezza I.o tale del cannone 76o0 mili. ; lunghezza d'anima 6720; peiìo del cannone con otlilralore 38700 chilog.; preponderante O; numero dell e righe 68 con pieni clellil larghezza costante di 4,5 mili. e passo nniforrne della lunghezza di 13,725 metri (45 calibri); altezza clell 'asse delle orecchioniere 2380 mili .; massima elevazione 18 gradi; massima. dcpre::sione 6 gradi; peso dell'affusto 20950 clii log. Cannonè corlo da 28 centim. Sll aJiu:;l.o da. costa: Cal ibro 280 millimetri ; lunghezza totale del c:rnnone 6,tOO mili.; lunghezza d'anima 5262; 'peso elci cannone con otturatore 27500 chilog.; preponderante O; numero delle righe 64 con pieni della larghezza co:;k·rnte di 4.,1:> mili. e con pas:;o uni(ormc della lunghezza cli •12,6 metri (45 calibri); altezza dell'asse delle orecch ion iere mili. '.24,65; mnssima elevazione '.:H grndi; rna:;sima cleprcs!ì ione 6 gradi; peso dell'affusto 13800 chilog. ti tiro cominciò il nrnttino del giorno 2 col cannone da 35, 5 centimeLri a 200 metri conlro un bersaglio di legno cli 5 meLri di lato, misurandosi le velocità alle distanze di Oi:i e di ·1979 medianLe due cronografi T,e, Bonlengé. La carica era di "'15 chiI. ed il proiet.to di ghisa indul'ita impiegala in questa c.:ircosLanza pesava 525 cliii. f\o~-e colJJ i fatti coll'elernzione di V2 millesimi (2"-24') diedero velocità medie cli circa HM metri a 95 metri dalIn bocca, e di 432 metri circa a I9i9 metri da essa. Le dimensioni della rosa dei tiri furo110: Dispersione totale verticale. 2,40 metri id. orizzonlale . 1 ,3o n id. longitnclinale 4,8, 00 >> . verticale . . 0,626 >> Devia;,;ione media orizzon tale . 0,3075 J) ( longitudina le 9,67 » Il rin cuio fu coslante n. tutti i colpi, e misurò ,1, 60 metri . Il servizio ern fatto da ,17 uomini. L'introduzione !lei proietto nell'anima si comph'a da IO uomini; dne dirigevano il calcatoio (loro


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ARTIGLIER lf:

presentato da, altri due uomini} e quatll'O uomini da ciascun lato dell'affusto, tirando a due corde a;;sicurale all'estremil~ lihera. del calcatoio lo facevano :wanzare nell'anima. L'operazione eseg11ivasi con LlitLa agevoleua cosicchè sar~bhero bastali da ogni lato dell'a[usto anche sol i tre uomini. Tre nomin i attendevano al trasporto dei carlocci di po lvere e quattro a quell o dei proietti. · · Pel caricameulo In bocca da fuoco em inclinata dopo ogni colpo di tre gradi. E per facilitare I' i11troduzione del proieLLo si ver;;ava ad ogni vo lta un poco d'olio sulln. suola del porta-pl'OietLo. Tl fuo co fo dato qualche vo iLa stando a terra, qualche volta stando snlla, parte posteriore del sotl"nffusto . Il ::;ol lev:tmento del pro ietto non ri ch iese mai p iù di un minuto di tc111po; l'apertura clella culnua dopo il 6° co lpo non durn.v;t che 35 l'econdi. [ dieci colpi , compresQ quello di prora, eseguit i a 2000 metri ri chiesero in totale (ii:> minuti di tempo, e co~i in media t3 ,ti minnt.i per ciascun colpo, 11el qual tempo però ò compre~o quell o impiegato sia nella misura della ,elocili1, sia per la trasmi~sionc delle notizie, sia infine per i ~egnali da farsi prim:t di ciaschedun colpo . :'11otcremo al proposit,o come si face:::se uso in qnesla circo:-lanza, oltrechè del lelegrafo a quadrante, del telefono con bnonis~imo esiLo ( l) . ~el pomeriggio dello stesso giorno si sparò con grn nate ordinarie, portate al peso di 1-q.fi. chilog., e carica cli .J,15 chilog, cd elevazione 1· La g,'L La Ia mec1 r 111 r1 · esc1 · 01 1· ,u lB .. + 40 5 d1. 1-, grn(ll. :, ,M · J ,t> _ , metri. La .

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85 ' 5

dispers ione Lotale elci dieci t:olpi fn di 1126 melri in lunghezza e di I z melri in larghezza. Otto colpi riescirono compre.3i nella lunghezzci di ii'.l metri : Le deviazion i meil ie furono cli :29,o in lunghezza e di :3,B metri in senso laterale. Col mezzo cli un oro logio ,t'secondi fu misurala la durata tolale della trnieLLoria, e fu trovata cli circa 27 secondi. Duranle le dnc serie cli esperienze ora citale, nè l'anima nè il fo(l) Ciò Coglie o:;ni dubbio sulla possibili tà di imriicgaro quesl'istrnmento nel tiro co n lo grossP. a rtiglierie, dubbio nato in taluni per le forti ,·ibrazioni c he si producono nell'aria sotto il tiro di artiglierie cotanto colossali.

'10'1

01 (ìRA N POTJ,:NZA

eone furono menomo.mente ripuliti . Ciò non dimeno la carica polè sempre e:;sel'e introclotta senza alcuna diffi coWt. Per contro l'nllog.: giamento della sfera del focone si era a poco a poco talmente r iempilo di feccia, che negli ullimi colpi si ebbero Lre scatti a vuoto. Siccome però dal principio nell e prorn lino a quc,;to puuto si erano sparati 2G colpi senza nulla ripnJire,· e siccome nella reallii delle cose non se ne sparerit mai un cosi gran numero senza rhc si abbia il tempo di e:;eguire nna pnliturn, co;;ì non è d:i, dar,;i iut gran peso a questo in conveniente. (Oltre di ciò è cla ,tvvertir:-;i che la f'a bbr,ira K.rupp ila in esperimcnlo un altro sistema di cltiu:;nra del focone, col quale questo inconveni ente snrà. rin1os,;o). Finite lo prove il grano a focone f'u. e,;lrauo tlal c1111eo e ripulito. Il fo cone slt'S:'\O non prr~:;ent:n a trnccie di corrosione; l'alloggiamento della pallollola, guernilo cli platino, aveva sofferto, ma pure il grano ero ancora, sel'l'ibilc. LR pallottola di platino ern, a dir vero, defor mata ma non però imerribile. li mauino del 3 luglio, impiegando sem1we il r,annone da centimetr i ~j[),,;, si eseguì il tiro a,1000 metri con proietti di ghi:=-a indurita. La granai.a ed il rartoccio furono mantenuti elci peso di 5<25 e d.i 11 5 chilog. Si spar:u·ono dicci colpi con 03 millesim i d'alzo (5 . 0 Hl') e co n 1 3 /! millesimi di scostamento. t a giLtala media, fu di cirea 3975 metri. LR dispersione l.o lale in lunghezza frt di 78 metri ; in larghezza di 3,4 melri; oho colpi si raggrnpparono in nna lunghezza di W2 metri. Le deviaz ioni medie furono in luughezzèt di 17, oO metri , lateralmente di 0,9'2 rneLri. Il comando wricat fu dalo alle ore \) e 2i>'; l'n ltimo colp~ parti · alle 110 e H)' 1/ 2 , cioè ij ,\. 1/ 2 minuti più tanl i, cosiccli ò in rneclia occorsero iS 1/ 2 minuti per colpo; e[eltivaµtenle i primi colpi ri cl1i esero un tempo alqn:mto maggiore; e gli ultimi invece alquanto minore, cioè k 1/ 2 minuti . Dopo le esperienze fu veriricalo il sistema cli chiusura, e si riconobbe che tutle le superficie erano afTalto immuni da guasti. Nello sLesso multino si iniziarono le esperienze col cannone lu ngo 1


102

01 GIIA:-1 POTEN ZA

AfiTIGLIEHIE

da 30,5 centim. tirando a 2000 metri con p1·o ie~ti di gh isa indurita.

. Essi e'.·ano ~ortati a! peso prefisso di 333 chilog. La carica era di 72 chilog. 111 due cartocci di 36 ch ilog. ciascuno. Dopo un colpo_ cli prova con 43 millesim i d'alzo (2° '.28') si spar~rono nove colpi con 4.3 1/! millesim i d'alzo (2° :10') e 2 millesimi cl, scostamento a sinisL1·..1. I risultali danno una dispersione verticale di . 2,05 metri id. laterale di .' 0,90 » id. longitudinale di 38,00 n r verticale di . . 0,412 » Deviazioni medie . IaLera1e e1·1 • • o, ,1811 n . longiLudinale cli 8, 2 ,, Le velocità misurate a 75 metri e H)75 metri dalla bocca risultarono di circa. 4,95 edi /4., 17 metri . li ~aneggi~ d~lla bocca da fuoco proceclè agevole e spedii.o, e senza mten·uz,on,. Il turno s~~tlava !n seguito al cannone corto da 28 ceutim. , col quale avevasi mtenz1one d, sparare a circa I O mila. metri con oTa0 nate di ghisa indurita. ed ordinarie. 1 .con /1_gradi d'elevazione e iS5 cliilog. di carica. si spararono pr,_m~. ~- colp,. con proietti di ghisa indurita di 2i>i:> chilog. di peso ; qu1!~d1 o c_olp~ c?n p~o_ieHi ordinari di 215,5 chilog. di peso . l•1~ 0 da, ?1·1m1 colpi ti rocchio del maschio si era rotto in parecchi punti, ed 11 soLloposto cemento sgretolalo. Essendo la rotaia anter!ore costituita appunto da questo rocchio, il pezzo si inclinava anter10rmMte di colpo iu colpo sempre più, ed anche lateralrne11 te, come lç prova 1'.alTauo anormale dispersione avutasi in questo senso . . La ragione dell 'inconveniente stava in ciò, che pochi <riorni n.dd,elro er~ stato tolto il rocchio prima esistente, e collocal~ l'attuale necessario alle esperienze. Le dispe,·s~oni longitudinali e le deviazioni medie ton"itudinafi furono tuttavia soddisfacen ti, cioè : I') Per i proietti di ghisa (dispersione. . 53 melri indurita . . . . ? deviazione media ,16,i.>6 >l Per le granate ordinarie Idis~er~ione ·· : 59 J> ?deviazione media . 13 0 n La gittala media dei proietti di ghisa indnri ta fu di 987,J ,2 metri,

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103

e quell:t clelle granale 01·clinari c di 9921,2 metri. Perciò le gittale delle due specie di proietti rie-~cirono molto approssimativamente eguali, e la dispersione totale cl i ,1O colpi fu sola.mente di ,1,, 8 metri . Co l mezzo di un orologio da lasca a secondi fu misurala la durata totale della LrnieLLoria per i proietti di ghisa induri ta in 31> secondi, e per le granate oi·dinaric in 3,1. secondi. Sgraziatamente la ro ttura del rocchio irnpedt il proseguimento 'delle esperienze con qliesto cannone e, come si aveva in vista, la misura della velocili1. dei proietti. ltt un' esperienza. e:;eguit.a antecedentemenle ~lcl Essen con lo stesso cannone e con l'istessa polvere, ma con prn.ietto cli 259.75 ch ilog. di pes:i es;;endosi LuLLavia a 'i.O metri dalla. bocca raggiunta la velocità cli 47 1, I metri , così $pera vasi di ottenere per un proietto di 2Jij chilog. nelle esperienze clel 3 luglio, una velociti cl.i 476 metri circa . Nella Lavola qui appresso, che riportiamo nella. sna integrità d,dla relazione pubblicata dal Jfrupp sulle esperienze fatte a ~Ieppen il 2 .e 3 luglio 11878, sono raccolti i dati principali dei cannon i lùupp, provati a Meppen e dei cannoni di calibro prossimativamen1 e ugua le, di altri sistemi. Osservia.1110 fin cl'aclesso che le cifre riflet.tenli il cannone da 32 centim . italiano non sono e~aue.


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INDI CAZI ONI

lungo lungo \ corto 35,5 30,5 . 28

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I Co libro .

. rnillirnet.ri I Pe~o. . : . . . . tonnel late · Lunghezza d'anima j11 caj libri . . . . . . Peso del proieuo pcrfomute. . . . . chilogr. Peso in proietti sferici . Peso per ceut. q. delln :-;cz1one · . . . chilogr. Carica di sparo . metri \ Ycl oci tà in izia le . . Forza viva totale. . di narnodi titrI Forza per ccnt. di . conferenza Forza per cent. cr. cl i se)) z10nc. . . . . . _Forza per eh. delJa bocca 1 \ da tuoco , . . . . cbihigrammelri , Forza per chilogr. <li poi\ vere . . . . . . dinamocli .

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01 GHM, POTJ::NZA

105

Dalle cifre ivi conLenut.e il Krnpp crede poterne dedurre : 1° Che i proiel.ti del suo sisLema sono comparativamente i più pesanti, poichè essi raggiLmgono 3,2 volte il peso della pall a sferica corrispondente. I pit't prossimi a. quesLo rapporto sono i proietti dei cannoni inglesi da 80 e da :18 tonnellale come quelli dei più 1m0Yi modelli inglesi. In generale si riconosce in queste cifre l'intenzione di Lull:i gli artiglieri di fare i proieUi avvenire più pesanti che pel passato . Il maggior peso dei proietti Kmpp è di gran momento per vincere la res istenza dell'aria . Come lo dimostrano le cifre del pe,;o per cent im. quadnLto dell.l sezione, i proietti Krnpp non solo sono in migl iori cond izioni dei proietti di pari cal ibro degli altri sistemi, ma l:t granata Krupp da 80 ,5 çentim. è anr;ora superiore a quelle da 32 centim.; 2° Le velocilà dei pro ieui :;ono nel sistem,t Krupp maggiori che negli ii.Itri sistemi . Fn1. i più prossimi trovasi il cannone da rn tonnellate di Armstrong : ma in qn.esto il proi etto è so ltanto tli 8,0{), menlL'e nel crmnone da 30,G ,Krupp è cli 3,20 volte il peso. della palla sferica. Hidou.a àd egual' peso di proieLLo, la velocitil del cannone Armstrong sarebbe di soli /~82 metri. La velocità di i-,00 metri pei cannoni lunghi di Krupp è t111t'allro che un li mite. La resistenza degli acciai cla cannone di Krupp ed i. progressi nella fabbricaz ioue delle polveri rendono possibile di aumentare talmente le cariche da rnggiungere ed oltrepassare velocità iniziali (li 600 metri . Però il vrmln.ggio sarebbe super·ato d,Lgli inconven[enli . Le velocil.'t di 500 metri sono sufficienti. pl'r tu I.ti gli scopi ( 1) che si vogliono ragginngern; come il segttentfl para~one lo insegna. 8° Egua.Jmen[.e ::;ia che si cons ideri la forza vi~'a. per centiliwtro di (;il'conferem:a o per centimetro quadrato della sezione, qnal sistema. di rnisnrn della forw perforatrice di proietti, in ambi i casi sou più potenti i cannon i Krupp che gli altri di pari cal ibro coJHro corazze. Lit potenza del cannone Krnpp da 33,/5 centi m. è nella prima ipotesi di poco inferiore, nella seconda rtlqnanto maggiore, di quella del cannone inglese da 80 tonnel late. 1

1

{l) Vedremo in segu ito come, siffa tta opinione . si modificasse. forse in c.onscguenza. · delle espùrie nzc fatte dall' ArtnStl'Ong con canoon i da l ~ e 20 ce nl:m .


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ART IGLI E R IE

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d!ffi cil~ di dedurre dalle esperienze eseguile conll'o corazze in d,ver:;1 p~ies, un'.1 legge pc_rchè i/ materiale e la forma dei proiel.ti e delle p1aslre, 11 modo cl1 costruzione del bersa"lio non sono ma.i sta Li egual_i nelle di~e~se esperienze, oli.re di che Pi nOucnza dei colp i prececlent, sulla sol1d1tà del bersaglio e l'inlluenza delle chiavarde di 11ss~zione clell~ piastre non possono essere rappresentale con cifre. Le an1.,che e~pe_nenze non sono orn acw ncie ad un confronto, perchè son~.state m1_gl 1orat:' e la f~rma e la materia dei proietti. Anche per le p ,u rece1~~· esper,_cnze bisogna conlent~rsi cli una regola la quale nel modo p,u sempli ce possibi le rappresenti l'insieme dei risu ltati. Questa l'egola sarebbe la seguente : l/n bu on proietto perfornnte au.raversa tanti decimetri di ferro quante ha dinamocli cli forza vira per cent. quadrato della seziono trasversale. I c_uscini di legno senza fer l'i d\,ngolo eq uivalgono a circa I con_ fern d'angolo a circa ·I / I O della resisten za cli una piastra cl,_fe_l'l'o d, eg~tal grn,-sena. Con piastre meno buone e p1·oieL1.1della m1gl1ore qualità, la grossezza cli piastra perfo rata può essere 11110 a 10 ¼ maggiol'e, e l'opposto succede nel caso inverso. . Ne consegue che il cannone Krupp da 315,5 cenl. all e brevissime distanze può perforare una pias1.1·a· di ferro di 60 a. 67 cent.. , ed a 2000 metri di distanza una di 45 a 50 centimetri. 0 . 4· • I numeri rappresentanti la fo rza viva del proieLlo per ogni chi/. _d, -~1eso d~l c~nnone sono interessanti, in quanto che essi sono , p1u grossi per cannoni di Krupp ; inoltre essi lasciano riconos~ere sulle antiche un progresso generale dell'artiglieria nel trar rro_frl.Lo dal materiale. E ne consegue l'apparente contraddizion e che 1 ~11:i. _gro~si calibri sieno comparativamente pi i't torrnentati dei

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1

Jl1 lll Or1.

. 0° P_ur tr?p~o no_n si /~anno dati di giustezza di ti ro pei cande!I' altn s1stem1 , cos_,c~hè non siamo in grado di fare un paran~n~ :,otto _qu~st_o pnnto cl, vista. Altrimenti si potrebbe dimost1·are che , r1sultat1 cl, o•1 ru·tezz" oL' e t· · 3 J . . .· . . :,. · •.• ~ nu 1 111 Il eppen sono da riguardar:;i tra 1 m,_glror, eh~ 1~1:1.1 s 1_ens1 ottenuti con cannoni a retrocarica, e che !a gr~stezza cli tn·o d, quelli ad avancarica è ad essi notevolmeiite rnfe r,ore. 1~0,~1

I dati rillellenti il cannone da 3.? cent im. itnliano vanno ~utlavia notevolmen t,e modifi ca ti : Il su~ peso è di 39 nnzichè di ::l8 tonne!-

DI GRAN POTr.NZA

late; la carica di sparo è di 33 chil og. maggiore cioè cli 1105, e non cli 73 chilog., por cui anche la veloci ltl iniziale non è di metri 4,tH, bensì cli metri 495; la forza ,,iva del proiollo aumenta di conseguenza da dina modi 3629 a dinamodi 4372; riferita quindi ad un centim. di circonferenza dà 43,,~ a recc di 36 dinamodi , e riferi ta ad un cenLim . quadrato di sezione sale da 4-,/4.9 a 5,4-0 dinamodi. Sotto il rapporto della Yelocilà iniziale il cannone da 33 ceni.. italiano è superiore a quello Armstrong da .f.o tonnellate, e 110n ù che di 5 metri inferio rn a quello Krupp da 30,='> e 35,5 centim. Conseguentemente la forza cli penetrnzione llel cannone cht 32 cent. itali,tno ù nlqnanlo superiore a quella del cannone Annstrong da 40 tonnellate e pari, o giù di lì , a quella del cannone da 30,l> centim. Krupp. Le cirre indicanti le l'orze per chi lol. dalla bocca da fu oco e per chil og . cli polvere po i sono rispettivamente dinamodi ,102 e 4-·l ,6 e non dinamocli 95,0 e 40,t. In comple;-so per qualità pe1·foranti il cannone in ghisa con cerchi d'acciaio da 33 centim. italiano è s1.1periore a quello Annstrong da 40 tonnellate, cd nguale al cannone d:t 30 ,5 centim. Krupp; ha su ent.ramb'i poi il vantaggio di costare molto meno, oltredichè si può fabb rirare in paese. ( 1) Allungandone l'an ima fino a 22 èali bri·, cioè alla misurn elci cannoni sopra citnti, la snu potenza ncquisLereb he certamente in proporzione e lascerebbe dietro di ~è anche il cannone da 80,5 centirn. l'\rupp. Prima di procedere riteniamo bene avvertire una cosa d'importanza per l' ingegnere mil itare. Nel tiro del can none da centim. :J5;5 coll'elevazione di 2°'.2.i-', le granale fuori uso di ,poste a modo di selciato a vani i I.i bocc,1 del ·cannone, per i mpeliire eh e iI terreno !';i'l.hbioso si sollevasse. venivano smosse dalla veemenza della vampa, anzi quelle pii1 piccole, de! dinmelo cli ,rn cenlim., snuivano dei completi rovesciamenti. (I) Non conosciamo il prezzo di questi canno ni, è cer to tuttavia che esso supE>ra qu ello di un cannone o.la 38 tonnell al<' inglese. Ora il cos to di q,iest' ultimo, secondo le notizie · dell'E9i11eer, figureret,be nel bilancio consuntivo per l'anno 18ì6-i7 in lil'e s terli ne 31<!1, pari ad italiano lio'e 8,850 in oro. Il nos tro can no ne da 32 cent. non costa più di ~0000 lir<', bene inteso la sola bocctt da fuoco.


01 GRAN POTEN ZA

'.108

ARTI GL IE R I E

2) Tmo

A GllA:'{01 VELOCITÀ CO" PROIETTI UI COlJUNI! l.lii'iGHEZZA

COK CANNONr A 1msrnON'G E KH Ul' I'.

fl cannone a retrocarica Armstrong da (i pollici sperimentato al poligono di Shoeburyness ha il calibro di centim. 15, '24, e pesa chi I. 3963; la lunghezza comp!essiva rnggìu.nge metri 3,(Hl8 e quella clelt'anima metr-i 3,4:87 = a 23 calibri ; le righe in num ero di 1J G sono a passo progressivo, la lunghezza loro nell'anima misura metri 2,91-1 . TI cannone è camerato, mie a dire alla rgato nella parte che ha cl,1 ricevere la carica. · Nelle esperienze del 1° marzo Hl78, il tiro si eseguì con cariche variab ili fra i eh ilog. ·I 0,9 e ·15 e con proiett i del peso di chilog. 30,3 a:l7,2 . La massima velocità di 62i>,'i metri si ouenne con cn rica di. 1 1Gd1 ilog. e proietto di chilog. 30,3, la prcssiolle nella camern non oltrepassò i 11'2702,2 chilogrammetri. La forza. viva totale del proietto corri:sponde a di na.mod i 604. , ìz . La mnssima potenza fu sYiluppata dal proieLLo pesnnte chilog. :37, 2 con carica di proiezione di Hi chilog. e 111.isnrava dinamocli 637,0iL La · velociUt ini;dal e fu di ·metri ,S80 cil'ca; la pression~ a.r ri,·ò lino a.chil ogrammelri ·lk0z3 . La forza Yirn d'urto di ((Ltesti proieLti supera di molto quella del cannone regolamentare inglese dì 20 centim., e non è che cli poco minore di quella, del cannone da centi.rn . 23. E questo cou un peso del cannone da 115 cen ti m. della meLit cil'Ca inferiol'e al canuone da lO cent\m., e cli due terzi circa inferiore a. quello da?3 cent im.; infatti i pesi di queste Lre bocche da frroeo e~pressi in t,onnellatei'.tonno nella proporzione cli 4 : 8 : HL Altre esperienr.e di Lirn e.seguite nel mese· di settembre dell'anno ~ 878 con lo ,-Le.~so cannone riuscirono doppiamentr intere~santi perché; misero nd un tempo in evidenm la grande inferiorità del cannone regolamcnLare da 2:1 centim . cli fronte al cannone Al'm.s lrong da ·15 centi m,. nei rappol'Li di potenza di penetrazione, e perchè o!Trirono occasione di fa l'e paragoni fra il modo di rompol'Lar:-i dei pro ietti di ghisa temperala o in cluril.a , e d'acciaio nel Liro conLro cornzw. A viemmeglio far sp iccare lo straot'dinario progresso poniamo sollo gli occhi clel letlore i seguenti dati sui cannoni in servizio inglese da 2il centim. : 1

'109

Veso del cannone, tonnellate ,12, chi log. 11'.iH 92,7G Calibro . pollici 9, cenlim. 23 Carica libbre 65, chilog. 29 Pesodelproi ètto libbre 2u0, chilog. -136. Dalla distanza di metri 9·1,/4. fu l'nlto un primo tiro con un proietto in acciaio Whitworth del pt>~'>O di chi!. '.38. e carica di H-,97 chi!., . contro una piastrn di ferro fucinato, sprovvista cli Cltscino, grossa mi llimelri 2i.>L li proietto, dotato cli una velocitil. d'urto di metri '5kG , 2, oll.repas:;ò Ia piastra pra Li candovi un foro di ,[ ,j:l mi Ili metri di <lia111etro, e penetrò cli metri 2,4. nel fermapa lle di s,tbbia eretto dietro la corazza . Tenuto c;onto della forza viva on d'era animato il pro ietto anr,or dopo aver atLrnversalo la corazza, si pt1ò senz'altro ammettere che In poten:w di questo cannone uasli a pel'fora re le corazze di grossezza si no a '?8 renlim ., dimensione oltrepassata solamente uelle navi di costrnzione po::;terìore all 'anno 18()9. 11 proietto dopo lo spa ro noJL presentava sensibili •va riazioni di forma, e ciò che stupi fu di trovarv i anco 1· fi ssato il tnraYento (ya,s-check}. :\ ltro identico proietto lancialo tl,1, ugual distanza contro una piastra dello stesso meta ll o, ma g'. l'O:-:-a rni ll im . 3:-W,2, con carica , di chilog. ·16,31 e velociLit c1' nrLo di me tri !5'ì5.1, si deformò sch iacciandosi la punta considerernlmente. Tntlaria es;;o penetrò di millimeLri 2,t3,8 nella piasl.rn, per po1;cia rimbalzare inò ietro di circa meLri 4i:> ,7. La, paite c:ilindrica era bensì fesp.ura,la ma in tiem. :.'-lel tiro ,susseguente si sparò contro la prima piastra dalla mede- ~ sima dislanza e con carica di c.hilog . 11-, 97. impiegando un proietto in ghiP.a Let11perata del peso di ch ilog. 36,z!), nl quale venne impressa un,L velocità d'urtò di mclri :;:-,/i.,k. Li piastra fu co me nel primo caso passala da pn1te a parte. ed il foro rni:;m·a,a i11 diametro millim. I o'.l,9. Nel fermnpalle si rinvenne la tesla del proi.etLo LuLLa cl'un pezzo JnR con la. punta rotla; il corpo, ossia la pnrte cilindrica di C$so, invece, si era fatta in pezzi, ma essendosi rinvenuti tutti dietro la piastra, si ha ragione di supporre a,verla essi attraversata composi.i, la quale circosl.Anza si inL<~rpreui dai. fanlori clei pro ietLi in ghisa, indt11·ita, in sen~o favorevo le nl loro imp iego, cleducendone che lri, fon::a di penetrazione non può gran che es.,ere dimin uita .


110

A HT!GLIEl-l. lE

H1

DI GRAN POTENZA

Conservando Ja solita distanza e Ja cari ca impiegala nel secondo tiro, cioè cl1ilog. 116,33, in un quasto tiro :;i lanciò un proietLo di ghi,m temperata del peso di chilog. 36,29, con velocitit d'urlo di metri i:>8/i.,9 contro una cor,tzz,ì di ferro fucinato gros::,a mili. :J04,8 disposta liberamente; cioè senza cuscino. Il proietto penetrò di millimelri 287 nella piastra, quindi iuillim . 43,2 in più che nel secondo tiro, Ja piastra si rigonlìò e si fessurò SLllla facc ia posteriore. La testa del proieLLo rimbalzando fu proiettata a 23,8 melri indiet.ro, nut cornpletamenLe intatta, menl.rela pRrlecilindricafu rotta in sei pezzi. Un aumenlo, for:;e non lìrn~o sensibile, nellR forza viva cl' urlo del proietto al'l'ebbe probabilmente bastato per forare completamente la corazza, ottenendo con il cannone da ,15 cenlim. e di 4 tonnell.ate lo stesso risltlLalo che con il cannone da 23 centim. e di H1 Lonnellate con carica di 29 chilog. e proieuo pesale chilog. 1135. Le esperieme di Liro in gittata folte con il nuovo ca nnone da 115 centim. Arrnstrong, impiegando cariche di ch ilog. 1.1-,97 e peoietLi di chilog. 3,1,76, coll'elevazione di 3°, diedero i seguenti risullalt: gittala medi,t metri 2181,3, deviazione longitudinale melri ·1 1,89, deviazione laterale metri O, 69, durata della Lr:t1ieLLoria 5, 60 secondi. Con l'elevazione cli 5°, i risultali furono ; gittata media metri 3469, 9, deviazione longitudinale metri 11,J ,7, deviazione laterale metri 11,83, durata della Lraieltoria 8,,6 secondi. Le aumentate velocità iniziali non solo moltiplicano l.1 pol.enza assoluta del cal).oone adunque, ma hanno plLre per effetto di migliorare il tiro sia in precisione, sia in gittala, e ci.ò corfoponde ad un reale e sensibile aumento del suo campo di Liro . Infatti il nuovo cannone da 1i:> centim. estende la propria azione di eirca metri ,1000, oltre quella del cannone da 20 centim. inglese in servizio, le cui giltftte, a parità di circostanze, non superano i metri 1543, i:i e 1

1

1

1

23,I..4.,i:>.

Il peso della massima carica essendo di c~ilogr. 43, ,1 e q~ello del proietto di chilogr. 8'.~,3, il rapporto fra esst è 1( 1.n; la press1?ne nella camern fu di chilogrammetri 118697. La canea suddetta nnpresse al proietLo una velocilà iniziale eh me.tTi 638 ,8,1'. c~ti corrì ~ sponde mm; forza vi va Lo tale di dina modi 17~2 ~i rea e d1 d1~1a1~od1 26,952 per cent. di circonferenza; supera quindi sotto quest 1dl_tmo rapporto di circa 16 dimtmodi qnella del cannone d'ugual calibro inalese in servizio. Per e,ser imparziali noteremo che malgrado la straordinaria lunghezza d'tinima di questo cannone non s1 e)111e1:o a lamentare dilftco!Li1 di caricamento, e ciò smentirebbe le preYlsioni de"li tLVYersari del sistema ad avancarka che di questa circostanza se" ne facevano arma. per combatterlo. U Krupp e,:;eguiva ,i l poligono di Meppen esperienze <li ~iro a arar~di v-elocitit nei giorni n, "8 e 311 di cembre 11878. ~ Il cannone di cui si servì aveva il calibro di cent. "4, 9·1, .era lun r,o metri 4. 20 , che equivale 28 colibrì, e pesava chilogr. 3960 con~preso l'ott;irator~. L'anima .lunga m,etri :3,7~, '.)ssia,~alil:,ri 25,4, era solcata da 36 righe ad elica protonde m1llunet11 1,,) con un passo di 25 cal ibri ugt~ale ~· rneti·i :3,7:28. . . . . , ~~·. Le polveri erano a) pnsrm1t1chc a 7 canah e densita d1 ·I, 1,>, b} prismatiche come le prime ma con d~nsi.l.à di. 1,6.!~, e} p:'bble di Waltharn Ahbey in Inghilterra. I pro1ett1 ot'duHt1'1 lunghi calibri .2,8 con due corone di rame, pesavano <~hilogr. 3 11,3. I.e cariche di sparo variavano frit i chilogr. ,13 e 117 per quelle a; erano di 3 5 e ,14,5 chiJocrr. per qltelle be di 15,5 chilogr. per quelle e; chil~gr. 15,:.S di po~·ere a e b impressero ai proietLi v-elocìtà ini~ial'. di 624 metri r ispeLtìvamenLe di 633 metri, sviluppando pressLO_n_i di 2490 e di 2670 aLmos(ere ali' apparecchio !{od.man. Le velocita misurate alla distanza di ,1955 metri clalla bocca del pezzo fneon c'. di metri 401,6 e di 408 cui corrispond.ono 26 1, 1 e 266,fi dinamodi di forza viva totale. La massima velocilrt iniziale fu 6i:>·1 metri e si ottenne r:on la carica di ch ilogr. '17 di polvere a; all a distanza di 4 5.00 m:tri d~lla bocca si riscon l.rò iU1cora una vel ocì tà di .1:72, 5 metn; la iorza vt va totale del proieU.o quindi viene ad essere uguale a dinamodi 35li,_'z: Queste esperienze dimostrano la pos~ibilità di porLare la velocita inizi ale dei proietti lunghi calibri 2,80 a 650 e più metri. 1

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Il 23 agosto fu sottoposto pure ad esperimento un cannone dello stesso autore da 8 pollici (centim. 20), m:t ad avancarica,. Eccone i dati di costruzione : Calibro eent. 20,32; peso della bocca .da fuoco ,1,1635 chi logr.; lunghezza totale melri 5,689, dell ' anima metri 5,295 = a 26 calibri; della parte rigata metri 4,269; numero de!Je righe 17; passo progressivo e lungo 85 calibri a principiarn dall'origine delle rìghe. 1


'11 2

A RT IGLIEfUE

Mentre sir William Armstro ng attende alla costrnzione di cannoni da ·1,1 tonncllale, i qnali saranno dotali di forza di peneLrazione superiori ai cannoni in servizio in Ingh il terra da 28 ccnt., pesanti 2ij tc,nnellale, e di c,m110ni da 118 tonnella,te difrnnteaiquali rimarranno soccoIUbenti gli alluali cannoni inglesi da 38 tonnellate, così almeno si assicura , il suo ·competitore di Essen sperimentava, il U dicembre ·1878, un cannone di 24 cent., pesan te chilogr. ·18000, lungo metri 6, ·1z ossia calibri '.25 112 con lunghezza d'anima di :.l2 112 cali bt·i. L'an ima è solcata da 34't·ighe, profonde millimetri ,J ,o e del passo di metri I 0,8 cioè calibri ~-5. Le cariche impiegate in queste esperienr.e arrival'ono li no ai 78 ch ilogr., con le quali si lanciarono palle di chilogr. ·160,:j. vale a dire di peso qnasi doppio di quello della polvere. La grandezza di questa cari ca a.ppa.re maggiormente, quando la si pamgona con quella adottata pel no~tro cannone da 2,i. GllC (Rel.) lungo, che è di 28 chilogr., mentre .il peso del proietto rngginngc i H50,:1 chilogr. La velocità in iziale rudi 583 metri e la forza. viva totale di dinamodi 2780, -i-, quindi quasi doppia. di quella del cannone itafou10 sovra ciLato, ché misura cl inarnocli u.5,1. Ma . 11011 solo tfllt'sto cannone supera il no:-ll'o d' ugual cnlihro, ben:ù an che qu elli di maggior cliamelro estel'i , e cioè queJii francesi da 27 cent.. inglesi cla 30,4.8 cent. ( I? pollici) , e russ i da 27,9,l. ce111i1ueLri ( 11 pollici), le cui forze r ive totali sono cli 2064 , 2534. e 2/r.36 dinnruodi. Ulteriori dati cli tiro ricavati da queste esperienze sono raccolt i nello specchio che segue:


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(1) e == peso della carica di polvere.

'160,5 '1268 286 81,.'r,6 ·1,04 58·1,4 533 2780.4 :36,87 6,H :35,64 '154,4 2800 2770


114

DI GRAN POTEN ZA

ARTlGLIEnIE

E che la qualità del metallo nel cannone da 24 cent. Krupp sieno convenientemente sfruLta.le, fa fede la circostanza che la forza viva impartita al proietto pesante chi!. •I 35,5 da una caric11 di 70 chil. di polvere, dà per ciascun chilogramma .di peso de.I cannone H:9,4 chilogrammetri, mentre si hanno: 80 chilogrammetri nel cannone da 32 cent. francese ì questi ,, due 95,5 ii » da 32 n italiano ) in ghisa 102 » i> da 80 tonnellate inglesi 90 » » da 38 >l )) 7,1 >l )> da 35 » » e 52,8 )) )) da 30,5 cent. russo il che taluni potranno interpretare come soverchio ardire, mentre altri lo ritengono una prova della bontà del meta.Ilo Krupp e dei progressi da esso auuati nella costruz ione delle artiglierie. 3°) Tmo

CON' PROlETTl ALLUNGATI SINO A

4

CALlUlU.

Il Krnpp intraprese di migliorare le qualità perforanti delle artiglierie di gran potenza aumentando il peso dei proìetti, a.Il ungandol i. L'impiego di proietti lunghi oltre i 2,8 calibri con cannoni-ad anima cilindrica, fLl .tentato prima del '1870 in Prussia, e più. tardi anche da noi; ma ovunque con esjto infelice; e ciò essenzialmente per la ragione che il proietto allungato oltre i tre calibt'i non possedeva la voluta stabilità, senza della quale il movimento riesce irregolare, al punto da rovesciarsi nell; aria. Pare tuttavia che nel le officine di Essen si sia riusr,iti a vincere anr,he queste diflìcoltà, come Jo provano le esperienze fatle a.I poligono di Meppen nei mesi di arrosto , v e di genrutio scorsi . li cannone impiegato nelle esperienze. dell' 8 e 9 agosto aveva. il calibro di cent. ,J 5,25 era. lungo me~ri 3,85 ossia calibri 25,2 e pesava, chilogr. 3985. Le due specie di proietti avevano uguale diametro, ma differente lunghezza, misurando gli uni calibri .2,8 e gli altri calibri 4; pesavano chilogr. tH ,5 questo, e chilogr. 35,5 quello. 1:,a bocca da fuoco fu incarnkala il dì 8 sull'alfnsto ordinario da costa ed il 9 su afTusto chi marina. La cari ca di Lirn pesava. chilogr. •I 3,5; le velocità dei due proietti a 50 ed a 1500 metri dr1,lla bocca del pezzo, furono in media di metri tHì9,8

115

alla prima distarmt, e di metri ,U 5,5 alla seconda per il proietto lungo calibri 2,8, e di 470,5 rispe~tivamente 388,0 metri per il proietto lungo /1, calibri. Le forze vive dei .due proietti erano quindi di dinamodi 537,9 alla di:;Lanza di 50 metri e di dinamodi 28'6,0 alla distanza di ,J 500 metri nel primo caso , di dinamodi 58,J ,2 e 395,2 nel secondo caso. · La misura delle velocità fu continuala il giorno su.ccessivo, 9 agosto, ed i risul La.li sono i seguenti: Proietto da 2,8 cali bri: velocità. media alle distanze di 50 edi 1500 metri dalla bocca; 57•1, 9 metri e 4'I 6,'I metri, alle quali corrispondono dinamodi 544,4 e 286,8 dì forza viva; proi eLto da. 4 calibri: velocìtit media alle distai1ze sopra indicale 472,6 e 3\H ,3 e fo rze vi,,e di clinamodi 585,9 e 402,0. Le· clechlzioni che si possono trarre da queste esperienze. secondo gli ingegneri del Krupp sono queste: 11) Mentre i I prnìetto leggiero per arrivare dalla distanza di 50 metri a quell a dì 1500 subisce una perdita, di 155 metri di veloci tà, il che corrisponde a metri 4 ,07 p13r ogni rn metri, ìl. proietto pesante non ne perde· che 82, ossia cent. 56 per ogni 110 meLri. 2) La djfferenz,t fra le velocità dei due proietti clìminuisce sensibilmente dai 1100 metri in avanti cli guisa che alh~ distanza di ,1300 metri essa non è più che di 26 metri in media. 3) Col proietto pesante si utilìzzano meglio le forze della polvere, il vantaggio è del I' 8 °/o; infatti l'apparato Hodman segnava una pressione cli 2•140 atmosfere pel proietto leggiero e di 2U5 atmosfere 'per quello pesante. ~,) li proieLto pesanLe alht distanza di '1500 metri non conserva che il 53 "/ 0 della forza viva che aveva alla. distanza di metri, 50 dalla hocta Ml pezzo, mentre quello pesante ne ha in . proporzione del 68 ¼ . Cinque colpi a proietto corto cira.Li coli ' elevazione dì ·1 °33' contro un bersaglio <li legno dalla distanza di metrì 15'.iH diedero una portata media di ,1608 metri e dispersioni orizzontali e verticali di metri ,t ,80; e quattro colpi tirati il giorno dopo con l'istesso proietto e l'istessa carica ecl elevazione, diedero una media giUata di metri •I629, una dispersione verticrtle di metrì 0,85 ed una orizzontale di metri ,J ,20. 1


116

AR TIG LIERIE

117

DI Gl1J\N POTl::NZA

Due colpi a proietto lungo con elevazione di 2. T diedero gittate di metri 11G,2[-S e 116.27 e dispersioni sul bersàglio di 5 cent. tanto in senso verticale che orizzontale. A 25 metri cla!Ta howi del per.zo i bersagli di cartone presentavano dei fori perfetfamente rotondi. Questi risultati autorizzano a ritenere la giuste.n a di tiro di1I cannone da 115 cenL. uguaie, sin che si lancino vroietti lunghi 4; 2,8 o 2,5 calibri non so!o. ma ad. ammettere la superiorità. balistica d.e i proietti lunghi. Questi ,risultati messi a confron to con quelli ottenuti nelle esperienze di Liro a granclé velocità dei giorni 47, 18 e :}t dicembre 11878, dirno::;l:rano essere più conveniente di cercare l'aumento di potenza mediante l'allung;mento dei proietti, che mediante lo svi luppo di eccessive velocità . In considerazione di ciò nelle esperienze successivamente fotte co! cannone da 15 cenL $i impiegarono unicarnen te proietti di .4, calibri e .di 3 ½ cal ibri di lunghezza, ritenendosi gli ultimi specia·lmente acconci a fol'are piastre. T proietti lunghi 4 calibri . non differiscono da quelli usati nelle esperienze del mese d'agosto; i proietti <la 3 1/ 2 calibri s'approssimavano di molto ai primi e pesavano quasi lo sLe,:;so, essendo cli 50 chilogr. questi e di 1.>'i chilog. quelli. Non volendosi raggiungere che velocità iniziali di circa 500 metri, la carica cli fazione si fissò in chilog. ·HS,5. Gli scopi che si avevano di mira nelle nuove esperienze da farsi al poligono di Meppen l' I,1 gennaio i!879 col cannone da H5 centimetri e fungo 28 calibri erano i seguenti: determinare le velocità inir.iali e finali, provare la giustezza di tiro alla distanza di 11500 metri, misurnre le pressioni dei gaz nell 'anima del cannone con l'.ipparecchio Roclrnan. II bersaglio distava di metri. 1526 dalla bocca da fuoco. I dati ril11e1.tei1 ti le velocitit iniziali sono consegnati nel seguente specchio, il quale contiene pure alcuni ragguagli dedotti dalle esperienze fatte nel p·recedente mese di dicembre, a fine di render più facili i confronti. 0

1

1

1

1

.llala dell' esperienza

Peso dol p1·oie tto

Carica poll'el'e prismatica

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PressiOri e dei gas

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~)

2.688 267 9

Le forr.e vive per chilogr. di polvere, come si vede, .ragg!un?ono dina.modi 39,8 nei proietti leggieri e chilog. !1:3,31::i net pro~el.lt pesanti; il rendimento della polvere è quindi del 9 °/o magg,o~·e ne( secondo caso. E ci.ò che importa assai si è che con l~ .canea. eh ,J i! r- ·hi'Jorr. di polvere il proietto JJesante era animato d1 forza YIVa. .... ,o e o ' . . . r pari q~asi a q11ella ,del ~l'oietto leggiero .lanciato, co.n ca1:1;:- / .~ 47 chilog., i cui ga;,; esercitarono una presstone nell ~nnn~ dt .... 890 atmosfere mentre con la carica di chilog. ,15,5 non ns~lt9 eh.e nua pressione di 2688 atmosfere, inferiore quindi alla prnna dt 207 atmosfere. . Le velocità risultanti alla distanr.a di 1500 metri dalla bocca del cannone sia nelle esperienze del dicembre, si,t de.I gen~aio, e le relative potenze d'urlo si rilevarono da quesL'altro specchw. 1


DI GRAN P OTENZA

118

119

ARTIGLIERIE

Devia~ione media orizzontale; palla pesante: centim. 27,6; palla Proietto

Da ta delle esperienze

Velocità a motri

~ Vc loci tit . s pcc10

pe so

I

chilog.

in iiiole

....--.,,.- ----.. ~ ' 1500 50

I

d~lla bOCC<1 d el pcuo

-metri --

I

Forze vive del proietto a

o

I

, 1500

metri dnlla bocca del peno

- -dinamod - --i -

1878 31 dicem. proietto ordì-

31,3

3·1

))

31

))

31,3 3·1 ,'.{

1879 1 genn. ~

))

nario lungo c·alibri 2,8

630 62.3,5 .\.5'z,,I 63.\.,6, 32.6 ,,\. sr~o 632.,5 .\.60,9 653,,I, 339,0 Ern1 G.rn,5 -1~1,1,7 676 ,,1 3lS5,2

'

proietto perfora~te. lungo ca hbn 3,1) !proietto lungo -i calibri

5·1 508,,}

50.i-, 5 ,t·l 3,(j 67·1,O Hi,7

5·1 511 ,1 506 ,8 .\.07,8 6G5,7 i23 ,8

Queste cifre dimostrano : 1°) che i proietLi leggieri scontarono _ da 178 a. il 79 metri di velociLà ~er arrivare alla distanza di metri 1500 dalla bocca e quelli pesanlt solamente da 93 a 1103 metri · 2°) che la differenza tra le velo~ità il).iz iali dei due proietti si rende sempre meno sensibile nei punti suécessivi della traietl.Oria · così a. mo' d'esempio nei tir i numero 3 e {. essa è alla bocca cli metri ·142,6 e di soli 58 metri alla distanza di metri 11500. Questa circostanza può esser interpretata in senso favorevole alla regolari Là del Liro; 0 ~ ) che .'.ì~o ali~ clist~~za. di '!500 metri i _ proietti leggieri perclono 1~1 _medt<t il ~-8 /oeh Jorza viva, vale a dire la metà, e quelli pesanti 11 33 ¼ cioè solo un terzo. La g~ustezza di tiro con i proietti lunghi fn molto soddisfacen te, c;ome s1 scorge dal seguente confronto delle deviazioni medie av11te nel tiro con la palla pesante e leggiera: · Deviazione media verticale; palla pesante: centim. 50,0; palla leggiera: 41 ,5.

leggiera: '17, 6. . Per mcLLere qoindi alla distanza di ·I526 metri il 50 °lo dei colpi in un I.J ersaglio, questo dovrebbe a,,ere altezza di 84,5 centimetri e larcrhezza di >H>, l.i t:entim. nel primo caso e 70 centim. e 30 centio metri nel ~econdo caso. Ya. poi notato che a rendere meno esalto 1'l Liro con la palla pe3:rnle contri buì la poco favo revole direzione del vento, clie ern qua;;i normale alla linea di tiro, mentre soffiava a seconda di questa nel Liro con la palla leggiera . I bltoni risultali oLLenuti con le palle di 3 1/! e 4- calibri incoraggiano, ed il signor Krnpp si pl'opone di contin uare le esperienz~ n fine di chiarire qualsiasi dubbio, e cli confermare anehe nel tiro contro bersagli resistenti, I' util ilit d'impiegò delle palle così allungate. E se le speranze giustamente concepite risulteranno anche in seguilo fo ndate, possiamo attenderci a.cl una rivoluzione nello sv iluppo delle artiglierie cli gran potenza. I cannoni da 1100 tonnellate segneranno il limiLe clei cali bri massimi raggiunti non solo, ma è a supporsi che dolltnclo bocche lht fuoco anche di minor diametro con proietti lunghi calibri 31,12 , la loro poten:1.a di penetrazione sar_il maggiore cli quella che_ attualmente pos~iedono i massimi cannoni. E quand'anche si dovesse nelle nnove costruzioni allungare la bocca da fuoco lino a 28 cali bri, ne risulterà però sempre 11n' econo1nia cli fronte ai calibri maggiori; quest'economia sarà pi ù sensi bile ,tncora nei cannoni di ..,(lhisa cerchiati d'acciaio, essendo noto che il costo clei cerchi aumenta grandemente coll'aumentar del diametro . Voler fìn d'ora trarre da ciò conseguenze sull'rivvenire della marina sarebbe tnllav ia cosa assai arrischiata, anche nella fa,·orevole ipotesi che le future esperien1.e sortissero esil.O felice contro cora1.ze disposte normalme11te alla direzione di tiro . Contro ben,agli dotati di ragguardevole mobilità e velocità, quali le navi cla guerra m~~ derne, p. e:; ., il Nelson ecl il Northampton, che filano H , nodi (metr i 2384-) all'ora, difficilmente si polrit colpire la murata sollo angoli di 90°; gli effetti di penetrazione quindi di minuiranno ma saranno maggiori quelli conLurnlenti. Quesl.O però è certo che le e::;perienze del Krupp con le grana_te lunghe 4., e 3 '/, cal ibri dimostrano non avere le artiglierie rigate in


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l){ GP.AN POT ENZA

ARTIGL[ERlA

!ioni e 7i50 mila lire italiane), voglionsi quindi anche. r itenere a buon prezzo rispetto all' fo{lexible che si valuta a circa ,1-1, milioni. roco dissimile da quest'ultima nave sono, in quanto a: costruzione, il nostro D,wilio ed il Dandolo; meno il sislema di coraaaturn che sopra la linea d'acqua dell'Inflexible è a sandwich, e sotLo di essa a piastra intera. È noto invece che le navi italiane sopra indicate hanno la corazzatura composta di piastre intere di ferro acciai oso grosse 35 centim. Lagrosseua di ciascuna delle due piastre, divise da c1;1scino di legno grosso cen Lim. -15, dcli' Tnflcxible. è di centim. 30, 5. Istituite da, due uomini quali il Krupp e l' Armstrong le esperienz~ di cui fin q11i ci occupammo non possono n meno di interessare vivamente; i risull;a,ti ottenuti lunino LuLLavia bisogno di maggior confermR, e specialmente l'impiego dej proielti all,mgati a 3 i e 4 calibri. 1,'inora è stato riso Ito so lamente il problema balistico; la regolarità del Li ,·o non costi tuisce però l'nnica condizione d'impiego di proietti consimil i; mm grande lunghezza pnò anche essere di danno é!,lla penetrazione nei bersagl i duri, « Il metallo del proietto, dice al proposito un nostro.autore, soffre in Lai caso spostam:enl.i molecolari considerevoli; la parte posteriore tende a schiacciarsi sulla anteriore; .inoltre essa soffre vibra7,ioni che, se il proietto è assai lungo, possono cagionare la rottura prima che la penetrazione sia compinta.

g,enete ancor r~ggiunto il loro limite massimo d'efficacia.; esse sono specialmente d'importanza per le. artiglierie d'attacco e difesa, alle quali s'apre una nuova via di perfezionamento. Sia per le maggiori velocità, sia per l'impiego .di palle. talmente nllungat~ ~oi . è a prevedersi un ulteriore aumento di potenza pure nelle .artiglieri~ da costa; aumento cui non sarà. tanto facile opporre sufficiente resistenza da parte degli ingegneri navali. La lotta fra cn.nnone e corazza si pronuncia sempre più in favore dell'offesa, dando ragione a coloro che sostengono essere i giorni dell~ corazze contati, ed a quegli uomini di mare che vorrebbero diminuire le di~.e~sioni ed il costo delle singole navi, scostandosi dai principii seguiti fmora,nella loro costruzione. . . Tra questi uomini va annoverato il signor Barnab_y, attualmente cltreuore delle costruzion i della marin?' inglese. ln una, conferenza tenuta ancor prima che l' Annslrong ed il Krupp intraprendessero le esperienze di cu i sopra ci occupammo, egli disse di non ritenere come ideale di navi da combattimento .nè il pesante Inflexibile, nè la fregattt cornuat1:1 Teineraire (navi a torre) sebbene costruite secon~o i suoi piani, bensì il Nelson, ed il No1·thanipton, le quali sono per Il momento le due navi che meglio d'ogni allra compendiano lo qualitit di legni da. combatlimenLo, e da incrociatori dotati di 1,;rande velocità. · e Queste due navi costituiscono da parte del direUore deile costruzioni navali inglesi un riedito tentativo di armonizzare condizioni a pr!ma v_isLrt incompatibili fra loro, e di risolvere un proble~na che ~rn~a s1 mostrò refrattario a Lutti gli sforz i·. Tanto il Nelson quanto 11 l\'orthampton sono di. liniitata grandezza, hanno un armamento di :' 2 cannoni e~ una ."e~ocità di 14 nodi all'ora. La loro speciali tà più mtel:essante e la lrnutat.a g1·ossezza deHa corazzatura, la qmlle è appl ,c~La sol~mente a pi:otezione delle parti così dette vitali, quali le macclnne ed I magazz1111. La corazzatura si estende a due terzi della h'.nghezza delJe _navi'. e da m~tri ;J ,20 al disopra della linea d'acqua, discende a metn if ,83 sotto d1 essa. La grossezza della corazza superiormente è di 23 centim. ed inferiori~ente di centim. 15,5. I cannoni non sono che parzialmente copert1. Queste navi dicesi non costino più di 35000 lire sterline (8 mi-

Si arrcriun,ra infine che coll'imt)iccolire il diametro si rende mio"' o nore la capa,cità interna del proietto, e questo meno atto a produrre potenti effetti collo scoppio >> ( 1). · Le esperienze fin qui falle non si possono altrimenti considerare che wme i forieri di un nuovo avvi:m ire. Il Krupp si propone di continuarle e di impiegare i proieL1.i· allunga.ti appunto contro bersagli resistenti; egli seppe conclurro a. buon fine operazioni cli questa non meno ardue, vi ha quindi ragione .a sperare che riuscirà ancora aclesso. L'inglese genera lo ,Jounghuslrn.nd, in una delle l'iunioni degli ufficiali imilali acl assistere alle esperienze clel mese cli lu gl io ,J 878, ,di cui si è parlato più sopra, osserYarn al proposiLo essere il nome 1

1

(I) Corso di ·m ateriale d.'arti(llter,a di

•I

)

G1us&PPR

Er.llN1, volume H.


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DI GRAN PO TE)';ZA

ARTlGI.IEHIE

di Krupp intimamente collegato a tulli i progressi fa.tti dalle arLigliei·ie dopo l'in troduzione della rigalura, e quesla giusta lode acquista maggior ,•alore dalla persona che l'ha. pronundala. Dopo aver descrilte le pl'incipal i esperienze eseguiLe con i cannoni di gran potenza dell'anno 1878 in po i, daremo un breve cenno delle . artit ierie di simil genere che sono in costruzione. Fra queste, sia per grossezza della bocca da fuoco, sia per i meui limitRti di cui. si disponeva pella suit fondila, sia iniine per la buona riuscita, merita un posto distinto il cannone Rosset da ,f 00 tonnellale, geti.alo in ghisa il 30 gennaio I 878 nella fonder ia di Torino . Esso è a retrocarica, è cerchiato con tre strali di cerchi d'acciaio messi a coni.al.Lo ed avvolgenti il co rpo del cannone sino sul davanti degli orecchioni, aualogamente a quanto è stato praticato per il cannone da 32 cent. 1 che però ha solamente due strati cli cerchi. La lunghezza totale tlella bocca da fuoco raggiunge i ,JOmetri; ed il diametro dell'anima misura f.5 ceni.., e quello esterno in corrispondenza della parte cerchiata metri 1,862. Questo cannone è destinato a lanciare un proietto di I 000 chilog. , quindi di olLre 90 chilogrammi piii pesante del proietto ndottalo pel cannone corrispondente della marina italia1w; la lunghez;m del proietto sarkL di poco superiore ai 2 1/! calibri . La carica di fazione è prevista in 2:,0 chilogrammi almeno. Il rapporto· di peso fra le parti in ghisa ed in acciaio del cannone è di ·I : •I circa. L'otturatore pesa da solo su per giù un 935 chilog. L'anima è solcata da 60 righe ad elica, a fianchi paralleli e profonde millim. 2,5 . Nel munizionamento oltre alla palla pefforanle enlreril la geanata ordinaria di peso uguale alla prima, e forse anche nna granata torpedine, ideata dall'autore ste.;;so del cannone . · Con una carica di 200 chilog. si sperava in principio di oLLenere velocità iniziale cli metri t20;Tau mento fino a 250 ch ilog. di essa , concesso dall e nuo ve polveri progressive , e la miglior qualil.à di quesle tuttavia permolterà di superarla di mollo. Checcltè piacesse di scrivere al giornale The Engineer noi suo m1mero 11111H, sollo la data .2.2 febbraio 11878, in occasiono della Condita di questo cannone sul conto delle nostre artiglierie di ghisa, gli ollimi risultati di quella massima per ora adottata, i cui precedenti

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mettono l'aulore del l'articolo in apprensione circa la sici,re.z.za di 1m camione costrnito con tali. tnMeriali ed in si grande scala (sic), infondono neU'anima degli uomini compelenti ital iani In massima ficluci,t nell'esito dell a. prova, elle :;i farà Lostocl1è i1e sia compiuta la fabbricazione, m ie a dire fra non molto ( I) . I lettori della Rivista gii1 conoscono il cannone da 100 tonnellate A.nùstrong, adottalo per l'armamenlo delle navi <la guerra italiane Dwil'io e Dandolo, dalle esperienze cli Spezia (2) . Da quell'epoca sono staLe apportate al cannone snc1clelto modifificazioni che ne migliorano le qualità hali$Liche; crediamo perciò bene cli aggiungere i i.eguenti dati. Cannone (ht'IOO tonnellale dell a marina italiana. Ca libro millimetri 4:50; peso tonnellate ,101,5; lunghezza. d' anima in calibri 20,1-9 ; peso del proietto perforante chilog. U08 ; caricfi cli sparo chilog. 250; velocità iniziale melri :-,26; for1,a viva totale dinamodi ,I 28,f .2; forza per centimolri di circonferenza dinamodi 8G, 9; forza per centimetro quadrato cli sezione clinamodi 8,058; forza per chilorrram mo del là bocca da fuoco chilogrammetri I z7; fo rza per o chilorrrnmrni di polvere llinamocli i.·H ,'2L o . l Dal conl'ronlo fra questi ecl i pochi ragguagli che abb iamo rnlo sul cannone Rossel è lecito fin d'ora sperare che que:;t'ultimo, di fabbri ca italiana, po l.rtt compolere con quello Armstrong. Il Krnpp ha costrnilo, ma 11011· ancora pmvato , un cnnnone da 40 centimetri sr.condo il nolo suo sistema con chiusura cilindro-prismatica a cuneo. Esso è lungo metri ·10 e pesa 72 Lonnellale, quindi 20 di più che quello sperimentalo nel luglio sco rso a Mep·p·Q~ ..L'.t cari ca di fazione è per ora sla.lìilitn in ·171j chilog. e la veloc1La 1111ziale del proietto in ghisa inclu1·ita ed in acciaio. e clel peso di cl~ il og . 7tit>, si calcola di 500 metri; la granata ordinaria pesa chilog. 62,i. e verrà lancio.La con velocità di ii~.o metri.

(l) L'articolo cui ci riferiamo, e dal quale non s\ sa so più t.rapeli la poca co~oscenz~ dello coso nostre, od ìl d ispetto per aver noi intrapreso lo stndio o la costnmone ~o · canno 11 o da 100 tonn ellato por t·a11sietù. rii co mpetere, se possibile, collo st,·aniel'o (SIC( è stato debitamente confu tato ncll'Jtal!a militare del 11 marzo !8ì8, n. 82. L'aver I nusSi seguito l'esempio nostro, prova come essi non c!i,iù,rno le apprensioni dc!l'a rt,collsta inglese. (~) nlvlsta militare it,.iliana, anno 1S77; dispens3 prima.


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/\RTIGLIEH IE

' DJ GlìAN POTF.NZA

Le o.Qicine di Essen tengono pure in pronto il progetto per la coslrnzione di un cannone eh 4:6 cent., di cui ecco i principali dati. Cannone da cent. 46 Krupp in acciaio fuso, cerch iato col solito sistema e con otturatore a cuneo cilindro-prism,Uico, lunghezza total e metri •I,t )>; peso tonnellate 112./4.; earica 250 eh il og . ; proietto pesante chilog. ,, ·150 se di ghisa indurita o d'ncciitio, e chilog. 9t)0 se granata ordinaria; velociriL iniziali rispettivamente 500 e !HO metri. In seguito ai risultati delle ullimeespericnze fotte a Meppen è tuttavia probabile che l'idea di costruire un simil cannone venga abbantlona.ta; il costo ne sarebbe enorme per l'alto prezzo del metallo in sè stesso, ed ancor più pe1· l'aumento di spesa proveniente dalle diflìcoltà di fucinazione di blocchi d'acciaio fuso cotanto col.ossali. Il governo russo ha commesso fin dall'anno 11875 alla fonderia di Perm la fondita di nn .cannone in ghisa, cerchiato d'acciaio di 1( 4 pollici (del calibro di cent. 35,5) progettato dal colonnello Sp itzlierg. Questo cannone secondo notiz ie del Gio?'naled'artiglieriar1isso (11) pesa 1,onnellate 65,5, di cu i tonnellate 30,:1 rappresenl:ano il peso delle paTLi in acciaio;. il rapporto di peso fra ghi:m ed acciaio adunque s'avvicina a quello notato pel cann,one da costa da mo tonnellate llosset. A maggior siwrezza i cerch i d'acciaio si fJl'OLendono sull'anima. di più di quello che si i'iscon1.1·a in altri cannoni russi con- . simili, per render sicuri che la resistenza della sola ghisa superi , e non di poco, la tensione dei gas della carica ; pÌ'i ncipio che fo seguito pure nella costruzione dei nostri cannoni da 32 e da. 4ò cent. La lunghezza totale del nuovo cannone da H pollici russo venne dnl cornitnlo d'artiglieria stabilita in 2 1 calibri, e lalunghezia dell 'nnima in 49 calibri. Non sappiamo .tuttavia se posteriormente sieno state introdoll.e varianti al primi Li vo progetto. Nell'arsenale di Vienna sarà nel corso di qnesVunno, pare, compita la costruzione di un cannone da 28 c~nt. in bronzo accia.io, pel quale vennero da! ministero della guena assegnate circa 625 mila lire (2). Al proposito il giornale inglese Hoy ctl Artille?'y Fn.\·titiitior1tin Woolwi.ch osserva che, ,;ebbene le considerazioni economiche ed il .desiderio cli poter costrnire ceJeremenLe nei propri arsenali le artiglierie necessarie, abbiamo spinto I' Austrfa ad abbraccia.re risoluta-

mente il sistema Uchati.us, pure alla lunga il metallo di tali bocche da fuoco non potrà sostenere il paragone coll'acciaio, nella cui produzione e lavorazione si sono fatti e si fanno continuamente grandissimi progressi, come si potè scorgere all'esposizione universale a. Parigi (,1). · . . . Dacchè gl i Americani del nord si sono convertiti al s1sLema di caricamento asoppres:;ion cli veni.o per c01npressione, il che avvenne un paio d'nnni fa, posero mano con quell'energia che li cfo;l.ingue alla trasformazione dell e loro artigl ierie di gran potenza . . Nell'anno scorso fu conclotla a .termine la coslrnzione cli un cannone cla. centirnefri 30;6, del peso di Lonnelklte 40,iS, che soltoposero alle pl'ov~ stabili te a. Sandy Hoo lc Secondo le notizie che ne clit l'I:lera.ld dt Wash ington esso consta, di un tubo interno di l'erro fr~so , :~vvolt~ d'altro tubo a fascie di ferro fucinato. La lunghezza cl'an1ma e metri 5 75 = a calibri 18,2. Il giornale suddetto vantct le meraviglie del 1ovo cannone e delle pol;eri impiegale nel!~ esperienze di Liro ; e noi null.1 abbiamo da e(:cep ire al ri gliardo ; ma ciò che non ammetr.i.-tmo si 0 ehe la lu11gl1ezza dell',animtt possa contribuire aél assicurargli una. superiorità. sui canhoni d'a lt.re potenze :europee, eo~e vorrebbe il giornale americano, peroccliè uno sguaruo allo specch 10 dato a pag. ,104- ci insegna e:;::;ere il cannone americano so tlo questo rapporto inferiore ai cannoni Krupp, frances i, italiani ecl A.rmsLrong, e superiore solo ai cannon i inglesi e rnssi in serviz io: . . . All'arsenale di Woolw ich si è ultimala in sul J1111re dell anno scorso la. costruzione dei C(Ltatlro cannoni da 80 tonnellate destinali a.!l'In~exible , meno la rigttlura, cui si pose snbito mano: ~be p~·obahilmente sarit ora finii.a. Quesl'nlliuta non è del $iste1rn1 Woolwich ma poliriga. (3:3 righe); il calibro fu mantenuto di M)o rnillim_. nell'anima e di M\7millirn. nella ca.mern come nel progetto origmale. II primo cannone da 80 ton nel late nelIe prove cli tir? a vev_a sofferL~ screpolature; ora. verrà sottoposto, senza che il tubo _si can:1~1, a nuovi sperimenti con potenti cariche di polvere pebble <lt quali ta alquanto differente da quella usata. presentemente. Le cariche segnate nello specchio pag. 1Q,1. pel cannone cla 80 to~1neÙa.te inglese sono quelle stabilite dàlla commissione di tiro, 111

n;

1

(!) Dispensa d'oLtobr e 1876. (2) In questa somma natural mcn te sono co mpl'esi pul'e l'a ffusto, il munizionameuto ecc.

12;.i

1

1

ì (1) Gion1ale ct'a1·1ig lie1·ia, e genio, anno 3Si9, parte seconda, puntata 3'', pag. 307.


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Dl GRAN POTENZA

A HTIGL lEHI E

seguilo alle prove definitive' fatte nell'anno "876. Dovendosi preparare i locttli per le munizi.oni dell'n.rnÙi.mento a bordo clell'lnflexible, l'ammiragl ialo ha ammesso tu li.a via un Mment.o, e cosi essa .sal'it crJnlenuta nei limiti di ch ilog. '166 n '19'.2 circa, i prnietti rimangono quali sono auualmente (;!). Nello specchio più sopr~t menzionalo, il_è1uale contiene le principrtli art.igl ieri e di gran potenza.degli Sta li coil esteso litorale, non sono con template le bocche da fuoco da costR tedesche e quelle di minor calibro in genere; lo completeremo quindi con le seguenti indicazioni , oltrn alle gii:t date nel corso di questo scritto. Ai cannon i francesi vanno aggiunti i calibri di 26 e di ,19,4 cent. GRC ·; all'ilaforno clà 32 cenl. i cannoni cfa cent. 24 GRC lungo e corto e da ,16 GRC, infine l'obice da 22 cent. CrRC; ai cannoni inglesi quelli da ,18 tonnellate di poli ici 4O( cent. 25 ,4) ; da 112 tonnellale di pollici 9 (cenl. 22,86); da 8 Lonnellal.e, di.poll ici 8 (cent. 20,32), ed.a 7 tonnellate di pollici 6 1/ ~ (cent. '17,78); lutli di sistema Woolwich . Ai Russi i cannoni da 8, 9 e 10 poi Iici ecl un mortaio rigato da H pollicr, parte in acciaio e ·parte di ghisa con cerchi. Meno quelle inglesi, l'obice da. '.22 ed il cnnnone da ,JG cert. italiani le altre bocche .da fooco sono indistintamente a retrocarica: Le artiglierie da costa tedesche sono d'acciaio fuso e cenh iate, es<;e comprendono; cannoni d,t '15 cent. lungh i, da 2'1 cent. e da 28 cent. TproieUi pedoranti di ghisa indurita degli ultimi due pesano chi log. 98,25 il primo e 23(3 il secondo; le granate ordinarie pesano ch il og. 79,73 e 184,, 3f, ; le cariche di fazione pesano chilogrammi 119 e 40 di polvere prismatica. La velocità iniziale del cannone dR 2,1 cen i. e di 4,46 metri . Pa1fanclo di artiglierie di grosso calibro non po~siamo a meno di ricordare il caso funesto toccato all a nave da <'lcruerra inr,Iese v . Thun.:. .. derer, nella ba.ia cl'Ismid il 2 gennaio scorso. ' Il Tlut1ide1·er conta fra le più poi.enti coranate a torri della marina britannica. Esso ha uno ;;posLamento di 9·190 tonnell ate, forza motrice di 5600 cavalli vapore, ed è munito cli due torri ,,irevoli armate quella prodiera con due cnnnoni da 38 e !'nitra da 35 tonnellate. Nel tiro d'esereizio uno dei due cannoni da 38 ebbe la vo1

è)

(1) Times, O no,·ecnbre l87iL

'127

lata rotta nello sparo , disastro che costò la vita a dieci persone; altri trentatrè inclividtti furono ferit i, dieci gravemente. Com'è naturale il caso occupò in alto grado la stampa. di tullo il mondo e molle ipotesi si fecero per spiegare il fatto. Uno sguardo allo specchio dato a pag. 104 ci apprende che la principale differenza fra il cannone da 38 tonne! late, e quello da 35 tonnellate, sta nella lunghezza, misurando l'anima di quesLi calibri ·13,55 e di quello 1ij,8; alla quale circostRnza più c,he al diametro vuolsi attribuire la differenza di peso dei due cannoni. Notisi poi che solo i cannoni da 38 tonnellate cli costruzione posteriore all'anno 11874 , banno il calibro di millimetri 3·17,(5; i cinqu.e cannòn i da 38 tonnellate cosLn~it.i nel 187 4., dei quali due erano sul Th1uiderer sebbene armato nel 11876, hanno l'istesso calibro dei cannoni da 35 tonnellate e lanciano proietti perforanti pesanti chilog . 3,17 con cariche di chilogr. 49 ,8, quindi sia gli uni che le al tre ugna li a quelle di serviiio del cannone rneno potente ('1) . Dal rapporto della commissione d'inchiesta risulta che il fuoco si comunicava n.lle cariche mediante accensione elettrica. Operando col commut<,1tore per introdurre nel ci rcui to gl'inneschi (canelli) delle cariche dei cannon i, il tubo cli comunicazione che metteva al cannone di destra della torre di poppa si ruppe; e si ebbe uno scallo a vuoto. La commissione volle da ciò inferire essere il colpo mancato pure nel cannone di sinistra della torre prodiera. Dopo la. scarica degli altri cannoni , venne dato .l'ordine di sparare isolatamente, pezzo per peno, con la carica di :38,~> chi!og. e con la granata ordinaria pesante chilog. 28/i-: precedentemente si tirava a proietto perforante del peso di ch ilog. 3"7 e con carica di fazione di chiloo·. J.9,8. Caricati adunque i due cannoni della torre, ante0 . riore, si cornirnicò il fuoco prima a.I cannone di destra, ed il colpo parli, poi a quello di sinistra che scoppiò . Le ipotesi della commissione d'inchiesta a. spiegazione del fallo sono le seguenti: ,i O il canno11e f11 caricato in modo normale e lo scoppio avvenne per deficiente resistenza del cannone. QuesLa deficiente resisLeilza (l) Nell'anno 1$7,1 furono costruit i 5 cannoni rla 38 tonnel late; <.!I nell'anno 1875 e 33 nell'anno, 1876. Deutsche Hceres-zeilur,g N. :?I, 1870


'128

129

ARTJGLrnnrn

DI GRAN POTENZA

potrebbe derivare da difettoso tracciato, da cauiva qualità del meLallo, infine èlal concorso di ambedue le circostanze ora dette. ,2° TI cannone ent ben fatto ma, indebolito dai tiri precedenti, non potè pii1 reggere allo sforzo dei gas cl.ella polvere. 3° Il proietto si è incaglialo nell'anima per effetto sia dello stoppaccio collocato avanti il medesimo, sia delle alette, sia infine perchè introdotto non regolarmente. 1° li cannone era ben fatto; l'e:;;plosione è dovuLa ad uno strato d'aria esistente avanti o dietro la carica, avanti o dietro il proietto, sia perchè la carica non fu spin la uno in fondo, sia perchè il proietto non fn introdotto fino a con tatto della carica , sia perchè scivolalo av,uHi,, sia perchè lo stoppaccio fu estrailo dal calcatoio, i:>" Caricamento difettoso; i cannonieri enlro la torre consci che il colpo llon era parli lo, avevano dato al pezz.o la posi?.ione di· carico.mento soltanto per,)hè venisse dalo al proietto un nuovo colpo col calcatoio, Se non chef segnali regolarn.entari adottati per la comunicazione, fra i servienti che stanno entro la tone e quelli cl1e trovansi al di fuori, corrispondendo solo ai comandi di swvolate e di caFicaie, essi vennero eseguili alla lettera e così fo messa una seconda. carica di chilog. 38,5 di polvere ed un,t granala ordinaria sul proietto perforante di prima. La commissione d'inchiesta respinge in modo asso] n1.0·1e I.re prime ipotesi e non ammette la possibiliti1 ·della quarta. Nel suo rapporto essa si estende di. molto sttll'azioue che può esercitare la stoppaccio, perclimoslrarel'insussistenzadelle versioni cheaquesla si riferiscono, e che più trovarono credito nel pubblico. Furono anche falle esperienze a bordo del Dreacl1io1ight al riguardo e per esse si fece palese 1° che senm stoppaccio il proietto con una depressione di 7° in su scivola, ma che con stoppaccio e colla depressione corrispondente all'angolo usato per il caricamento questo inconvienle non si verifica; 2° che ~e il cannone del Th'tinderer esplose perchè il proietto non era nell'anima bene collocato, lo spostamento deve attribuirsi all'omissione dell o stoppaccio durante il rapido cari cmnento. Vopin ione dei capi del Royal Uwn Fltctories è che nel caso di cui trattasi il proietto abbia scivolato nell'anim:. di ci rca'/~ della sua totale lunghezza, spa1,io che corrisponde esternamente all'allexza degli orecchioni. E questa loro opinione }Jasa sulle

esperienze fatte a Woolwich il 2 1 gennaio, in cui rimase accertato che il proietto scivola sempre c,oll' inclinazione dell'anima di 40° a ,I 2° circa, che risponde all'angolo di caricamento col meccanismo idraulico, e talvolta anche con depressione di 8. 0 Malgrado ciò la cornmissione d'inchiesta ammette solamente l'ultima ipotesi. Essa dice: il cannone è stato caricato due volte; accesa Ja prima carica, i gas infiammati appiccarono il fooco pure alla seconda, prima ancora che il turavenlo del proietto perforante avesse avuto tempo di dilatarsi . La spinta impressa al primo proietto aumentò enormemente la pressione dei gas della seconda carica ed il cannone scoppiò nellà posizione cimentata cla sì eccessiva pressione. Questo giudizio soddisfa meno di quello emesso da una commissione d'ufficiali di marina, ricordato dal 'l'ùnes de! 9 gennaio, secondo il quale la.causa del disasLro altra non può essere che il non regolare caricamento. Oltre all'appoggio che le viene dalle esperienze fatt.e posteriormente a Woolwich ed a bordo del Dreadno1i,ght, la versione deal V i ntlìciali. suddetti , accrL1ista. valore dal fai.lo che il solo cannoni ere scampalo da morte' dichiara non esservi stalo alcun scatto vuoto al primo tiro, e dal rapporto dell'amm iraglio Hornby che è concepito in questi termini : «-il cannone aveva ti 1·a,to con la carica di 1·IOlibbre (chi« logramrni 19,8), nel momento di scoppio esso non conteneva che « mfa cal'ica di 80 libbre (chilogrammi 38,iS) >>. I 0criornali in(J'lesi ed altri non menano lrnona l'ipotesi della comn . missione cl'inch iesta e fra altro si domand.an,,: « Com'è mai j)o$sibile una seconda carica senza accorgersi che non può es:,er sp inta fino in fondo dell'anima? Il calcatoio è provvisto d'indice e da esso si rilev,t se la carica Lrovasi a posto; nel caso di doppia carica il calcatoio non avrebbe penetrato nell'anima che per meLà circa dell'ordinaria sua. corsa, vale a dire di. 0 pi edi e sei polli ci invece che di n piedi ('1) ». In tutte le cose dove non è daLo spingere a fonclo le investi gazioni, come nel presente caso, un giudizio assoluto non è possibile; tuttavia sia che pre,•alga l'opinione della commissione cl'inchiesLa, sia

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(I) Revite d'artilterie, marzo 1879, notizie rica vate dai giornali inglesi .Engi.neel', Enginee1·ing. ,trmy and Na-v y Ga.-ette. · ANNO XXV . VOL. II ,

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ARTIGLIERIE DI G RAN POTENZA

quella emessa dalla maggioranza dei giornali speciali inglesi, questo è certo chenè l'una nè l'altra ipotesi sono possibili nel sisLema di 6gatura a.soppressione di vento per compressiòne. Un guasto all'oLturatore ocl alla culatta non produrrà mai i funesti effetti che si ebllero a lamentare in questo accidente; il quale si ripeterebbe certamente in guerra, nel calore della lolla, quando fosse vero ·ciò che la commissione d'inchiesta inglese ammette come possibile nel tiro d'eser~itazione, cioè che i servienti del peizo fuori della torre possano framlendere i segnali loro dati da quell i che si trovano entro essa. La notizia di un giornale tedesco ( I) secondo cui il disastro avvenuto a bordo del Thunde1·e,1· avrebbe per effeLlo di converti.re i ma;ri~a.i. ingl~si,_rtl ~i~tema c~i . car_ic~_mento dalla ·culatta, è quindi verosrmtle. _Gl rndm appar1scent1 dt una tale rivoluzione potrebbero essere 11 lavoro di molto diminuito nell'arsenale di Woolwich e l'auività colla. quale la direzione delle officine cerca. riunire dati' e d!segni sulle artiglierie a retrocarica. I giudizi favorevoli all'impiego· dell'acciaio fuso,. come metallo da cannone, emesso ripeLutament~ c1-a periodici inglesi, fanno poi anche ritenel'e possibile l'abbandono del ferro foci nato nella fabbricazione dei cannoni di grosso -calibro, come annuncia lo ste::;so giornale tedesco. 0

OO NESANA

Capitano del ge·nio. (I) .4Ugemeine 1lfilit?ir-Zelt"ng di Darmstadt.

L'ARMATA LATINA NELLE GUERRE PUNlLHE

Una ben cemenLata. federazione ·italica avente a capo e gu.i da uno Stato fortemente costituito per vigoria di buone leggi e per saldezza d'interna disciplina ha combattuto durante l'evo antico tre guerre contro una repubblica. libo-siriaca, la quale vantava una preponde- ' ranza nurinaresca e commerciale, che - avut.a relazione ai tempi - è stata. raggiunta oggidì appena dall'Inghilterra. L1 contesa. fra le due citfa rivali ha durato centodiciott'anni . Con qua.li alternative di trionfi parziali Lutti lo sanno; come pure tutti sanno ch'essa Ler.rninò colla finale vittoria di Roma, cioè <fi quello fra i due Stati che in sè conteneva germi più perfeui di civile pro. gresso e di bene. Tenterò dimostrare ( ragionando sui fatti accaduti) come la metropoli la quale seppe conquistare il predominio sul mare fu qu.ella che vibrò l'ultimo e più feroce colpo, malgrado che avesse a fronte (e per lungo tempo sul proprio territorio invaso con sommo ardire) un capitano di sapienza straordinaria, d'animo ineoniparahile, di invincibile cu.oré ecl altrettanto awto nel trattamento c\i politico negozio quanto nel maneggio pratico della mili:àa. E tenterò pure trarre da fatti antichi conseguenze che s'attaglino a contingenze moderne cd attuali e nostrane. Perchè è verissimo che la vita ·1utzionale d'Italia scorre liet::1 e tranqui ll11 cullatR


L'AR1'1'1ATA LATINA

da benefica pace. i\fa più d'una giornato. incomincia con aurora rao-giante e gaia per terminare in tempestoso vespero. E, più che f.~d ogni altra contrada, all'Italia hanno sorriso le aurore ma non i crepuscoli vespertini. L'antichil:à classica conosc<~ un sol mare, il Jfediterranco ed un immenso fiume, l'Okeanos. Sul mare s'aggirano la eroide egizia, la greca, la. siriaca, ma sotto il ri_camo rabescato del mii.o scorgesi la'. orditura della stoffa, hlfJ sLona. Storia di scoperta e di navigazione, storia d'uno stuo lo numerosi.~sirno di marinari, scriLLa qua e là sulla pietra di costruzioni ciclopiCh~, storia_ senz'_eroi, rimasta, siccome leggenda pia, citata come un ncordo d1 gratitudine di cui ogni popolo serba traccia. Fernando Corlez dice nelle sue leltere ché il Re J:Iontezuma gli narrasse che i suoi antenati eran venuti da um terra lo1Hana guidati da un uomo della pelle bianca e dalla lunga barba. . To'.'qnemada (il1ona1'qiiia focliana IH 7) dice che fra gli Am encam _cor1:evala tradizione dell'arrivo daJl'Oriente di venti ;;ap i tutti obhcd_,entt ad un Re; vesti, ano lunghe tonache; in~egnarono le arti e pa1t1rono; nessuno mai più li vide (-1). E qual fu la sorte di codesto popolo che innalzò i monumenti che Plinio asserisce aver i Romani trovato nelle Canarie disabitate? di codesto popolo che noi chiamiamo ora. Pelasgi, ora Tirreni ? T.o sommerse il nrnre o lo distrnssero i padroni del SllOlo: ma rimase agli 11omini del 1.ido l'arte sua, il 1m;igare. Ed nH:alba dei Lernpi istorici mi compiaccio figurarmi questo nostro Medi terra.neo solcato allora da galee forse ed anche più di quanto esso noi sia oggi da piroscafì. . .Perchè m~ntre Ron1olo mura Ronui quculratn (754: A. C.), i\Iileto fo_nda A1:1sba sai lido della i\foia, Tios in Pallagoni.a, Phasis in Colclrnle(750 A. G.), Dioscurias anche in Colchide e nel 735 ,1!i Ionii di Calcis popolano Naxos lungo la marina orienl.a.le di Si~ilia e l'anno dipo i il Corinzio Archylas getta le fondamenta di Syracosion 0

( I ) Actes d.tt r:01igrés Inter11ationaL de.~ Amfrica,nist e 1875.

v. 1, pag. 112:

N E: LLJ:: GUJ::I·UU: PUN ICHE

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e dopo ecco so1·gono tempii ed acropoli d'a!Lre città greco-siwle, Leontium, Catana e M-egara, L'ottavo secolo è un secoio marinaro: sorgono Sibari e Tarauto in Italia. Corcira nelle isole che ora r,h iarnansi Jonie e nol sono , Melhone in Macedonia, Thasos che fra i snoi prirni cittadini novera Archiloco il poeta: è il secolo in cui Amenocle da. Corinto insegna ai Samii l'arte di costrurre navi con tre ordini di remi. Arte che forse il greco ingegnere ha appreso da un urdimenLoso popolo di marinari, il Fenicio che nei suoi due rami, il Tiri o ed il Cartaginese ha domato ogni terrore dell'ignoto e scelto per sè vie a tutti paurose fuori delle colonne d'Ercole, a lramonlan,t fino al Balt.ico, a mezzogiorno Jìno alla costa di Gu.inea('I), a. ponente fino alle Azzorre e forse fino ali' Antille, nel Mediterraneo dovunque. E come lo Stato di Massachuseus non ha n.vnto tutti i suoi primi colon i dalla sola nave ;Jfay(lower, ma anzi P?-recchie furon le navi che questa seguirono e sbarcarono sul lido americano le famiglie dei Puritani fuggiaschi dalla terra natirn, così vedo da una parte il mar di Sicilia, l'A.rr:ipelago e l'Eusino frequentemente solcaLi da scafi che racd1i11dono nei fianchi capaci, guerrieri ed agricoltori, donne e fanciulli di Grecia ed altresì eleganti Ellenici, implementi di culto di.vino e poetico ed utensili di art.i belle e cl'industrie. Dall'altra, nello specch io di mare racchiuso da Spagna, Italia. e Libia, immagino ancor più vivace il traffico, perchè Cartagine sola ha trecento colonie sulla costiera mauritana (3) e l'intero commercio del mondo occidentale. Nel s~colo VII Cartagine non è sola a disporre delle merci galliche ed africane, perchè SparLa. fonda Cyrene; e Focea Massiglia; i Greci combattono un nuovo popolo marinaro e predone, l'Etrusco, nemico trtlvolla di Roma, talaltra su.o amico e pro Lettore fino a darle nella casa Tarquinia una sch iatta cli re. · Ed all'alba del VI secolo vedo il Mediterraneo su lle acque bianco di vele, sulle costiere bianco di città. Lo corrono le navi migranti cli greche metropoli, le piratiche di (l) Templi Pe1·iplo d' Ilcm11011e (collezione T\amusio). (2) Strabone. XVII,'IV, N. 3.


NELLE GUERRE PUNICHE

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L'ARMATA LATINA

« ubbidiscano a' Romani e da quelle città. astengansi che a'. R?mani

Cere e di Tarquinia, lepescherecciee commercianti di Roma e delle consorelle latine città, le armate cli Cartagine e cli Syracosion. La moneta di Rom~1 ha per insegna una prora rostrata. Nè quesl:a della monel.a è la, soht prova che Roma fosse fin dal principio una potenza navale; ma lo fu grado a grado ed a seconda del bisogno, gim:to come in tempi a noi prossimi lo è slata la Republica americana del settentrione. Finchè Roma subì l'influenza etrusca, governata com'era clalht famiglia Tarquinia nulla fu la sua influenza navale. Rinserrala da Antium, da Cere, da Pyrgos, arsenali militari e commerciali dell'Etruria, la città fluviale armò in commercio, ma non in guerra; però appena liberatasi dalla famiglia Tarquinia e postasi a capo della Simmachia latina, guerreggiò, vinse e prese Antium (338 A. C.), valendosi di un'armata fornitagli dagli alleati latini; d'onde rimase poi sempre ai mç1,rinari delle squadre romane il nome di Socii navales che è quanto dire alleat'i. Ed alla baLtaglia che concedeva un porto sicuro alla lega latina aveva preceduto un trattato con i nemici mori.ali del vinto Etrusco, cioè con Cartngine (i'.HO A. C.). Eccone il testo che Polibio ci ha conservato ('I): « A queste condizioni abbian i Romani e i loro all eati amidziR « coi Cartaginesi e i loro alleati . Non navighino i Romani nè i loro « alleati più là del promontorio Bello, ove da burrasca o da nemici <e non vi fossero costretti. Che se alcuno vi fosse forzatamente por« tato non gli sia lecito comperare o prender alcuna cosa fuorchè ciò « che gli occorresse per rassettar la nave o per uso di sacrificio. << Entro cinque giorni se ne vada chi colà ha approdato. Ch.i viene << per mercanteggiare nessun negozio abbia per consumato che << fatto non sia innanzi al !Janditore od allo scrivano. Tutto ciò che « in presenza di questo sarà venduto sia sotto pubblica fede dovuto << all'esitante per q[uulto spetta alle vendite faue· in Africa e Sar<c degna. Ove alcun Romano Yenisse alle parti cli Sicilia soggette ai << Cartaginesi abbia esso in ogni cosa eguali diritti. « I Ca.rtaginesi non offendano il popolo Ardeate, Anziate, Lau« ren.tino, Circeo, Terracinese, nè qualsivoglia altro de' Latini che

non obbediscano. Se alcuna di esse avran presa, la rest1tu1s:'ano intatta. Non fabhric.hino cast.ella sul territorio latino e se Yl en<< Lrano come nemici non vi passino h\ notte» . Data la potenza punica, si comprenderà age~olme.nte che. I~ ~ondizioni del trattato fossero ai Romani favorevoli; unica pro1 b1z1~ne l'andar a mezzogiorno del capo Bello che è l'atlnale Rts Addar, c10è arrl i emporii tm C,trtagine e la Cirenaica. . . 0 Non era dunque ignobile marineria commerciale codesta latrna, che percorreva le marine d'Africa, di. S~rclegna e Sicil!a·, . ,,. , E nell'anno 34-0 un secondo trattato ncorda che le c1tta d~ Ino e d'Utica furono comprese nella convenzione ed al promontono Bello si ·aerai unsero come J imiti Tarseio e MasLìa.. 1Frarseio di Polibio sareb])e Tartessus in Spagna Y Lo Shweigl~auser poggiandosi su quanto Strabone asseri:a,. ~ioè che i Carta?Lnesi affogassero lutti i mercatanti d'altre na1.wn1 Juor chela prop'.·ni, i quali alle Colonne d'Ercole s'accostassero, suppor~e ~be Torse10 e Mastìa fossero citfa situate a levante del promont.or10 Bello . . Ma ove si pensi c.J1e gli storici e geografi del l'evo a~Hico fu~·o11? ,tu~l'. avversi a Cartagine perdi è nati di sangue greco o Ialino_ e :1' . inch iacil'. al biasimo ed all'accusa di crudeWt, ove poi si esarn111L ti test.o t~t codesto seeonclo trattato nel quale sono nominati tassativamente 11 promontorio Bel lo, Tarseio e Maslia, io crc~lo d_is~ei~ti1.'e. dal. filol?go rrermanico e vedo nelle due colonie cartti.g111es1 1 l1m1t1 conce.ss1 al il·affico Ialino ad Occidente e nel promontorio il limite ver::;o Oriente. Reco n~lla sua integrità il Lesto della nuova convenzione. « A: questi patti ahhian amicizia i Romani e i loro aneati èol po<< polo di Cartagine, Tiro, Utica e i loro al(eati. Più là del prmnon<< torio Bello, di MasLìa e Tarseio i lloma111 non predino, non mer« canteggino e non fah l.Jri,;hino ci tlà. Ove i Cartagines~ pre1:da~~ « nel Lazio qualche cillà. che non ubbidisce ai 11.omaru abb1~'lns1 1 . (< denari e gli uomini, ma le ciltiL restibnisc.ano ..se qnalche Carta~ « crinesc prende ulcuno cli quelli con cui i Rornam hanno trattato clt « ;ace rrm che non sonò loro soggetti no] co~1du~a ~e· ~or~i de' .Ro« mani e se essendovi wndotto un Romano il piglia, sia libero. Le « stesse cose non facciano pure.i llornani. . . « Che se da alcuna contrada ch'è sotto il dorninio de' Carlagrnesi <(

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(lj ('01.1nro, lib. III, XXII.

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un Romano traesse acqua o viveri, non offenda esso nessuno di « coloro che hanno pace ed amicizia co' Cartaginesi. cc Lo stesso faccia il Cartaginese. , « Che se il faccia la vendetta non sia privata, ma abbiasi a recc putar pubblicrt l'offesa. In Sardegna e in Africa nessun Romano « mercanteggi nè fabbrichi città, nè vi approdi se non seperpren« dere vettovaglie o per acconciare la nave, e se una tempesta ve lo « porti, entro cinque giorni se ne spacci. In Sicilia ove dominano « i Cartaginesi e in Cartagine faccia ogni. cosa e venda ciò che è lecc cito a un ciUadi no e lo stesso possa far un Cartaginese a Roma n. Quanto durò l'amicizia delle due repubbliche? Durò finché ebbero comune una veduta politica, l'astio contro i (_i.reci cl' Italia; Cartagine li combattè in SiL·,ilia, Roma in terraferma; e difatti àl trattato di commercio ne Lien dietro uno d'alleanza militare allorchè il re Pil't'o minaccia guerra (279 A. C.) in Sicilia ai Cartaginesi ed ai Romani in Italia. In esso Cartagine pone l'armata a disposizione di Roma e Magone con '1:25 vele copre il litorale del Lazio dalle incursioni che Pirrn, diventato arbitro di Siracusa e Taranto, può tentar con successo. Che fece la marina militarn di Roma nella guerra contro il Re epiro[.a? Nulla. L'alleala di Cartagine economizzò le sue forze navali'? Oppure esse le mancavano per causa d'un'imprevidente amministrazione? Economizzò le sue giovani forze come tanti secoli dopo Luigi XIV alleato dell'Inghilterra praticò contro l'Olanda. Studiamo un istante il progr~dimento navale militare di Roma. Ho detto che Anzio è conquistata nel 338 A. C. Nel 329 ecco Terracina. che riceve una colonia marinaresca con obbliryo di fornire Socii nwDales ('I); nel 3,13 annettesi Ponza, cui vanno" aggiunte le colonie anteriori di Ostia, A1·dea e Ch·ceo. Nel 295 jJfintwrno e SvniMssa sono anch'esse colonie, nel 273 Pmstum e Cosa, nel 283 anche il mare d'Oriente lrn colonie, fra cui SenagaU'ica e Castrwm, Novum,, nel 268 è colonia anche A1·i·niinnm.. Tutte quelle terre furono astretLe al servizio marinaro ed esenti dal fornir legionari. <<

(I) Momua,, lib . II, cap, VII,

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Notisi che come porti erano di poca entità. Immenso guadagno invece fu l'annessione delle città greche commerciali Neapolis, Thiiriwn, Loc·ri ed Eraclea, coronamento del. 'opera l'occupazione di Tamnto che la squadra cartaginese tentò sorprendere durante l'ultima fase della guerra di J).itTO. Ed anzi codesto tentativo rafireddò l'amistit secolare della città italiana e della metropoli punica.. La Simmachia italica si coinpletò allorn assorbendo coll'elemento greco miche quello che. le mancava, cioè le vasLe auitndini marinaresche. Le foreste del continente diedero il legno, le miniere il metallo, il lido gli :irtefici greco-ita.lioti, la cosLiera i vogatori ed i piloti. Qual era l'organamento della marineria latina.? Se ne conoscono pochi particolari; ma nno dal 3,11 A. C. per legge vengono nomillélti due urJìciali genera,li (i dnw,nvfri navali), specialmente incarica.Li dell'armata; furon essi che condussero all'assedio di Nuceria difesa dai Sanniti un nucleo di na,,i. Nel 307 ecco un altro armamento importante; sono venticinque vele che si recano in Corsica a fo11darvi una colonia. Nel 267 A. C. qua.ttro alti uffidiali sono adibiti all'armala; sono i classici qiuestol'es. E clal loro sito di comando possiamo inferire qualche cosa determinata e precisa. Tre questori risiedono singolarmente ad Ostia, a Cales lungo il corso del Volturno e ad Ariminum; del quarto ignorasi l'nsuale stazione. La istituzione di comandi permanenti dinota l'intenzione d'impiantare una cosfL cluratum, la spartizione del comando dinola la cura di Roma rivolta alla difesa delle sue costiere; però c'è più ambizione che rnra potenza; fino al 306 mi par <li scorgere l'ordito amministrativo grandioso d'una marineria in fiel'i, non la marineria medesima. Roma preparava i snoi CftWdri 1rnvali per h prossi1?1à ngognata anne;;sione élell e città greco-ilaliche alla Simmachia come il conte di Cavour preparava nella marineria sorda,l'e1nbrione della marineria italiana la. quale non avrebbe potuto esistere senza che s'incastonassero nella corona sabauda quelle gemme preziose che sono Napol i, Sicilia e ·Pugl ia. Quando Rom.a ebbe Taranto e Reggio (270 A. C.) - un'abile occupazione rnpidamente eseguita impedì che CiLl'tagine le tenesse coll'armata - quando poi mise guarnigione a Brindisi (279), Rom a ; 1

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era virtuaJmente una nazione marinaresca e marinaresca.mente parlando apparteneva alla scuola ellena, quindi nemica a Cartagine. Perciò nuovi trattati di Roma con )fassilia, con Rodi, con Appollonia, con Siracusa; ponga menLe il lettore che l'ellenismo marittimo ha vinto i Fenici nella campagna di Egina e Salamina. La prima guerra cartaginese mostrerà alle prese ora l'ellenismo italico contro il fenicismo africano . È i' impero del Tirreno il motivo della fiera contesa, come l' impero dell'Arcipelago fu il motivo della campagna cli Serse.

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I. « Che bel campo di battaglia lascio a' .Romani e Cartaginesi! J> Co~ tali parole il condottiero epfrot.o salpò da Sicilia. Il buon stratego di sangue macedone sapeva esser pr-ofeta. « Cartagine saprà perf11no irnpecli1·e colte sue sq1uidre che i Romani si lcwino le m,an,;ùi rnate 1> 'fati furono i. eletti sarcastici degli ambasciatori punici allorchè lascia rono Roma diventata loro nem ica. E caddero nel medesimo errore clie aveva condotto i loro éonsanguinei ·c1· Asia alla disfatta di Sa.lamina. Fenicii ed Elleni appartenevano a cfoe scuole diverse. I primi fonda.vano ogni loro speranza nell'eccellenza del materiale (quinqueremi e triremi) e nella pratica della manovra: d'onde la loro strategia Lulla rivolta all'urtare con grosse navi le più sottil i degli avversari, all o spezzar pala.menti e scaG con a.bili ed esatte evoluzioni, all 'evitar gli arrembaggi per quanto ciò fosse possibile. D'onde ancora la composizione dell'armamento, che consisteva in abili capitani, in· buon i timonieri, in vogatori ubbidienti ed esercitati, ma in pochi soldati.. Per i Fenicii la gente da remo era una forza. motrice e nulla più. Gli Elleni preferirono sempre mvi più sottili. La nave greca cli battaglia è Ja trireme armala di uomini att.i alla voga ed alla hatt.aglia corpo a corpo. Ebbero anche quinqueremi i G-eeci tanto d'Ellenia. che d'Italia e Sicilia, ma ,,erso la decadenza e non nel grandioso loro duello con l' Asià. Roma colle ciUit cl' Apulia e Carnimnia aeqnistò r1ncora il concetto

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sttategico-marinaresco dei soggiogati alla propria influenza. Nel corso della guerrn Rom a rincarò 11ncMa nell' idea fon~,unentltle della strategia navale ellenica. e seppe spogli arsi a tempo cl, qu.e'.le fattezze che l'erano di pregiudizio e di danno, pigliand.o a. prestito dal nemico quant'esso aveva di pregevole in ciò che risgui1rda la costruzione: e così fose in una te due scuole rivali. . Non è scopo di questo st.udio il raccontare le vicende della pnma guerra punica; laonde trasvolerò sui motivi tolti a pre~est~ dalle_dt~~ metropoli onde romper l'una all'altra la guerra. Cartagme 11~co~1111c'.o a tenere un'annata sulla costiera di Sicilia che fronteggia I Italia (264- A. C.), Roma a radunare nel porto di Reggio le navi cle!le città. greco-italiche '.'{_eapolis, Locri, Tr1ranlo, T~rnrium e Velia . Dentro il porto cli Messina ancorò l'armala cartag_111es~ corna_ndata da Annone. La srruadra. italo-greca e l'esercito !almo cl, Regg10 ob-· hedivano a Caio ClattcliÒ . , Il ccmis belli nnn ern da Cartagine dichiarato che ove ~ om:t Lr~tasse' occupare Messinn. cl1e Annone guarclav.a da mare e herone circondava cla terra . . Clauclio non esitò punto a far salpaee le sue nav i ed t~ vogare pet: Messina. Annone si dispose in orcline cli ballaglia, respinse le navi claucliane. ne circondò e cattLtrò alcune; [!indomani codeste prede fnron rest.itnite al generale romano. Il quale altese una notte scur~, imbarcò la sua legione e ruppe il blocco cl' Annone pene~rando lll cillà. Così dicono Po li hio, Livio e(l Appiano tnt.ti concordi. . Roma preludia dunque alla guerra contro la più poten te 1:epnbbl rea navale dell 'evo antico, alle,tlll. di Sirawsa ancor essa marm~ra, co.n un'operazione navale favorita dalla lieta ventura e di cò1~cet.to ar~ 1tissimo e cli esecuzione non faci le, cioè collo sbcwco d.1, 1rnpp~ Nl,nanzi a.cl w,w. sq1wd1·a di blocco . Or tutti sanno di quanta coesione debba gloriarsi una squadra per tentare un l~voro _com~ quello .che riuscì al console Clm1dio e che richiede ordme, s1\enzw e perfetta manovra di ogni singolo capitano. . . Annone che non em monito di poteri stnwrdmari e che nelle pieghe dell a nera t.oga pnnir:a. non racchiudeva la. guer'.·a., '.,ccel,tò -~in convenio am ichevole offertogli da Claudio: contro ogm dntto In ~ostenulo priuione Gnchè non dasse corirnndo alla guarnigìone punica chè muniv~ l'acropoli me'>Sinese di salir sulle navi dell'armata; con


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L'ARMATA. LATI NA

·queste navigò a Cartagine, che dichiarò gnerra. a Roma e dannò alla crocifissione l'ammiraglio for::;e debole, forse pnsillanime, ma cer,tamente sventurato. Nei primi due anni della guerra che ebbe la Sicilia a campo di operazione non si vede nessun importante lavoro navale del la Simmachia latina . Cartagine infesta le m:1rine italiane con gli scorribanda dei 1nanipoli di truppa. imbarcata, taglia i ,,iveri ~ll'esercito romano intento all'assedio di piazze forli punico-sicule e provvigiona le proprie mi lizie. Che faceva la mar ineria latina che aveva incominciato in modo sì brillante hL campagna.'? Si trasformava adottando qual nave di_linea la quinquereme fenicia invece della trireme ellena, cli\'enLava onninmnente lat-ina reclutandosi nell'immediate pos-;essioni romane e non fra cittil alJettte cui rimase il còmpito cli fornire un contingente di uomini da remo e nulla più. Cartagine fornì il modello della costruzione perchè una sua galea a cinque ordini di banchi investì sulla costa e fu ~opiata esattamente. Cento quinqueremi e venti triremi scèsero dagli scali latini per combattere Cartagine tL mare aperto. .Polibio racconta, e tulLi dopp di lui hanno ripetuto, che mentre ferveva l'opera sui cantieri, la gente da remo sulh rena del lido faceva il simulacro clella voga l:inciando il corpo e le braccia avanti e ,poscia ritraendoli indietro al cenno cadenzalo degli hortatores. Quel passo dell'acuto storico greco amico di Scipione si riferisce sicuro alle nuove reclute che Roma chiamò-sollo le aquile; come mai si può ,egli supporre che i Socii navales forniti dalle città etrnsche, greche e campane avessero bisogno di un sì elernentare sistema d'esercitazione? ('I) Assai 1nigliore addestramento fu lo spedire la squadra tosto armata a. percorrere le marine dell'Halia s<~ttentrionale, onde lun,;i ,dal raggi.o d'azione d.ei Cartaginesi, che incroei,Ìvano uel has;o Tineno e nell'acque sici liane, potessero le nuove qninqueremi esercitarsi nella tattica (26 1 A. C.) . Dell'enorme stuolo sul qu,de Roma fondava, ogni sua speranza Caio Duilio ebbe il supremo comando; l'antiguarclo obbedì a Corneiio Scipione. Questi con dici~ssette galee approdò a Messina guar1

(L) Un esercizio cli recluto si è con fuso coll'esercitazione c1·un' a rmata e della str ana ,confusione s· è perpe tuata la credenza; nessuno s' era mai data la pena di J iscuterla.

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NELLE GUE11RE PUN ICHE

~lata da una divisione navale nemica; poi lieto del successo oLtemtlo· vogò alla volta di Li para che da possedimento cartaginese dimostrò, voler passare ci Lt~1 romana. Ma Annibale, ammiraglio della squadm punica stanziata in Panormns, non appena ebhe contezza delle diciasseue navi di Scipione· penetrate dentro Lip1tra, inviò venti navi comandate dal suo luogotenente Boocle a blocca!'veJo. Roode eseguì il suo 1novirnento col, favor della. notte; cosicchè al sorger del sole nella divisione romana sbigottita dal sapere tagliata la ritirata entrò un terrorn sì forte che le ciurme abbandonarono le·navi e rifuggironsi a terra. Boocle tornò colle prede a ranormus; Cornelio Scipione vi guadagnò il poco· lusinghiero nomignolo cli A.sin.a. Pochi giorni dopo una seconda divisione latina valicava da Ostia a Messina; Annibale correvagli incontro con cinquanta navi, se no.n che giunto in ordine cli marcia. cioè in colonna., cli contro alla punta meridionale del golfo di S"'. Eufem ia (Hipponium) gli si apparò, .innanzi la squadra romana che prudentemente stringeva la costa seguendone le sinuosità ed ancor più prudentemente e saviamente marciava aLtelata in battaglia. Lo scontro fu breve. decisirn e favorevole ai Latini; Annibale scampò i.nsciando molte nnvi in preda~ al nemico . Chi era a.I comando delle qu inqueremi di Roma '? Gl' istorici romani tacciono il nome cli quell'avveduto cap itano. Forse egli non era del gentil scin,gtue latino come Asina prigione e· come Duilio, rinrn:;to ancora in Ostia a gnernir di corvi il rimanente, dell'arnrnta. Mi compiaccio suppot-re che egli fosse uno frn quei G·rcci-i talioti allievi degli strateghi greci e maest.ro nella scbennfl navale come gli Ateniesi della guet-ra pelopones iaca di cui ci nana le gesta Tucidide; uomo pratico e duce cli navarch i pratici nell'unbole (che era l'investimento per il fianco del nemico), nel prosbole (che era l'a::;salto prora contro prora), nel periplo (che era il giro tondo intorno all'avversario ed il susseirnente correre clriuo luwro del \--' D · la t.ano-ente . cerchio), nel diekplo (c.he ern la contra,mmarcia ad arco sollii.e). II passaggio dalla trireme alla quiquereme se e!'a cla un lato un · progresso per Roma era clall'r~ltro una c1iJficoltit. .\Ietter in accordo di voga tre ordini di remi alla voce cadenzata del l'hortator od al ('>


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L ' ARM ATA LAT INA

,costui battere del martello (11) era cosa più fac ile che ottenere la , istessa esattezza in cinque ponti differenti. A Duilio, che comandava in capo J'arma.ta romana, non isfoggirono le difficoltà della manovra clella strategia greca quando avessero a.d adoperarsi còn un naviglio più complicato e di recente adozione. Polibio racconta dm fuvvi tal·iino che consigliò all'mmniraglio il C01''VO . Molto s'è scritto da Polibio in qua sul cor 1Jo ,romano ed in occa:sione di un recente varamenLo opuscoli e giornali hanno rinfrescalo la memoria a tutti intorno all'invenzione di quell'innominato talimo consigli ero d'arte al console romano. Non entrerò dunque in.vemn particolare descrittivo; solo mi limiterò a dire che il corvo ridusse la manovra cli battaglia della nave che n'era guernita al prosbole, cioè alla più semplice moda.lità fl'assa!Lo . , Col nuovo ingegno di guerra siccome mezzo di avvinghiarsi al nemico, col prosbole come iniz io di scherma, coll'ordine di colonna per squadroni cli fron te come formazione.d'assalto, fo vinta. da Caio Duilio la battaglia di 1lfilae (Milazzo). <( Cfiio Duilio non si Loslo seppe il caso avvenuto al capitano della forza navale, consegnatè le forze di teera ai tribuni, recossi alle navi. Sentito colà che i nemici guastavRno la campagna di Milazzo, vi andò con tuLLa l'anMta. Come i Cartaginesi li videro, lieti e pieni d'ardore si fecero innanzi dileggiando l'inesperi enza deì Romani e navigavano tuLli coll e prore volte tii nemici non istimando il pericolo da tanto che d'uopo fosse cli schierarsi, non. altri menti ,che se a manifesta preda corressero. Annibale n'era il duce, colui che di notte furtivamente aveva condotto l'eserciLo fnor d'Agrigento ed allora trova.vasi in umi nave dtt sette palehi ch'era stata clel Re l)irro. Avvicinati che si furono veggendo i Cartaginesi ùlla prora di ciascheduna n,ive i corvi in alto sospesi, sLeLtero alc1nanto sopra sé, ma.ra.viglianclo dello strano apparecchio di cotali macchine. Ciò non dimenb, sprezzati alla fine gli anersarii, quelli che prima rnwigarnno arditamente gli assalirono . Ma i vascelli venuti ad affrontarsi ernno l'uno dopo l'altro afferrati dalle macchine; e gli uomini incontanente passati pei corvi combaltevano sul le coperte. I Cartaginesi (I ) I.le~ Ll BoLINA . su.ggi starica-marincu·esch;, pag . 60.

NELL E OUERRG PUNICHE

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parte venivano uccisi, parte arrenclevansi, sbigoLtiti di quanto accadeva, pérciocchè era la. battaglia simile ad un conflitto di terra. Perdettero adunque le prime trentr1 nav i ch'eran ite all 'assalto, colla gente, e fra queste fu presa la comandante. Annibale inaspettatamen te e con grave rischio sai vossi in uno schifo. L'altra fiottade' Cartaginesi avanz,ivasi per dar la carica, ma come in appressandosi vide ciò cb 'çra accadulo alle navì che l'a.vean precedvta., ripiegossi ecl eiritò i colpi delle macchine. Tuttavia affidati nell'a.gilitit delle loro navi, chi ai fianchi, chi alle poppe,volteggiando speravano impunemente far impressione; ma circondati affatto da tutte le parti e sovrastando loro i corvi per modo che qttelli che avvicinavansi emno cli necessit,\ a.fferrati, andarono in volla spaventati dalla novit~t del caso, dopo av er perdute cinqt1anta navi >> . Codesta è la narrazione di Polibio .. S'immagini il lettore qual clo lore d'ogni Cartaginese corrispose alla vittoria romana. Cartagine l'invitta suJl'acqua a.zzurra, Carlagine contro cui le armate di Siracusa. erano state sen1pre perclentì, Cartagine che nmtava i più audaci capitani di nave del tempo , Cartagine patria di Annone e di Imilcone-- il Diaz l'uno, ·11 Gama, l'altro dell'evo anlico - Carlagine provava la sconfiLta a largo mare. Annibale si ridusse in patria; ebbe ordine di salpa.re e coprire la Sardegna; colà incontrò n11qva.mente l'inimico; fu bloccato in un. porto, sconfitto, poi dai suoi racéolto, trasportato a.Cartagine ed ivi impiccato; sorte usuale clegl i ammiragl i vinti. Ma se la diffalta spronò i vinti ad armarsi, la villoria inCllorò gli avversarii ad oprrtrc ugualmente. L'anno che alle battaglie di Myhte su.sseguì (2o9) fu di raccoglimento per ambe le parti. Furonvi è vero due fazion i navali, la prima d'esito dubbio a Tindaride presso alle Lipari, l'altra favorev ole ai Roma.ai, che vi guadagnarono il posseclimento cl' Aleria, in Corsica; ma l'attiva opera dei governi e dei generali fo quella del eurar l' armamento più formidabile che mai in passalo od in avvenire abhia mai solcato i mari. Roma raccolse in robusto fasc io t1~tte le forze navali italo-greche per formarne la flotta che alla primavera del 25Gsi radunò in Messina. Essa consistette cli centotrenta navi èht battagl i,t tutte coperte; ogni nave mossa cla lrecenLo uomini di voga e guer-


N ELLE GUERRE PUNICHE

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J.'ARi\'!ATA LATINA

ni.La di cenLo venti combattenti alti allo sbarco, un totale di un cinquantamila marinari ed epibati ( I). Comr letava l'armata di battao-lia nn numeroso convoglio di onerarie e d'i.ppa"O"e (9.) " . L'annata scompartirono ìn qùaltro squadre che appellaronsi indifferentemente squadre o legio"ni, poichè ognuM doveva poter allo sbarco forn ir una legione completa. · I due consoli eleUi imbarcnronsi sopra navi a sei ordini di remi · ch iarn.avansi i\>farco Attilio Regolo e Lucio )fanlìo Vulso . ' . La repubblica punica armò trecentocinqnanta navi con cenloc_mqnan:tnmila uomini e l'immenso stuolo salpò per ancorare a Li~ ltbeo, piazza d'armi. forLiss irna dei Carta"inesi. D'onde rinfrescatosi dì viveri e d'~cqua, ~nosse pe~· Eraclea i1inon (presse; Girgenti) a mezzo ct'.mmmo tra t due capi Lilibeo e Pachino onde da quel punto frontegg iar l'armala consolare da qualunque rombo venisse ai danni della costiera africana . Appoggia_ti alla marina di Sicil ia, attenti alle vedette, aspettarono. I l~omam_ mos~~ro da Messina, prolungarono la spiaggia fino a P~1chtno, po i usc1L1 a mar largo misero la prora su Ph-intias in ordme tale che Polibìo r.i ha con accuratezza di veterano tramandato lodandone concetto strategico ed aLlelamenLo tattico. L'armata coli!, imbarcò le sue quattro legioni dell'esercit.o in vista deo·[i ammiracrl i cartaginesi che non disturbarono per nulla l'operazio1~e. t.> Cl1i era.no i due ammiragli di Cartagine che tanta fiducia nutri.:ano ne}la.bnona stell_a della patria_da non profittar dell'imprudenza 1 on~ana ~ !Jno ern A~11 !care che a Tmdaricle aveva fatto buona prova ~ ~ ·1sl.abil I te le sor~, della pugna. L'altro era Annone non troppo lel1~e conumdante delle forze di terra che due anni innanzi eransi Jasw1.te vincere ad Agrigento . . O c:!10 gli strat~ghi c~rtaginesi fondassero migliori speranze di v1ttor1a o~·e a lor fosse dt fronte un'armata ingombra di truppa da sbarco,_pruttos~ochè un'altra del tutt.o sgombra, è cosa diffidle a detenmnare. E certo che essi in nulla disturbarono l'imbarco dei cavalli lungo la spiaggia dì Phintia.s, 1na si disposero a contendere è)

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(1) E PrnATl el'ano i gregarii combattenti s ullo navi, insomm a la infantel'ia di marinn com<i l~ ser~ano tuttavia gl' lnglesi e gli Ame ricani del .se ttentrione. (2) Navi d1 trasporto per la cavalleria.

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il passo ai Romani attelandosi in tre plotoni di fronte perpendicolarmente alla costa ed in un plotone più. avanzalo parallelo all a costa medesima. · Dunque punte riserve, puntfL seconda linea, m,L per ·c:-mtro una fronte vasti::.sima e spezzata con tu.t.ti gli svantaggi che né derivano . La sinistra cartaginese appoggia vasi alla costa presso alla punta di Ecnomiis che al dir di Mommsen corrisponde ali' ,ittuale Monteserrato. Pol ibio non ha dimenticalo riferirci che Annone erl Amilcare di. mostrarono con calde parole ai propri capitani la massima importanza delI. a imminente battaglia; poscia Ami lcare andò a. porsi alla direzio ne dellJ1sin i::;l:ra, Annone della destra ala cartaginese. Atti lio Regolo e Lucio Manlio Vulso, conso li e du umviri naval i, insieme videro qual fosse l'errore del nemico e postisi alla testa di 46!~ galee al verlice dell'angolo formato da due linee éli r ilevamento fecero completo il triangolo mediante uno squadrone ordinalo su linea di fronte cli cui ogni nave rimorchiasse una oneraria. Ad intervalli poi ·ed in guisa di riserva posero la qu,arta armata anch'essa in ordine cli fronte pai;allelarnente alla sqtiadra rimorchiata e nell a scia di questa . Messo in moto l' immenso stuolo, i due consoli assalirono lo sq11adrone del centro nemico. Ed appena principiata l'azione la battaglia si scornpal'li ìn tre battaglie speciali: · L'urto elci cuneo latino ruppe il centro d'Annone, ma la costni squadra di. destra manovrando con molta sagacia corse a prender /\.Ile spalle la r iser\'a. roma1rn, cioè la quarta a!'mala; fu movimenl:o d'ardire supl'emo ma ancJie non ultima. càusn, de)[a perdita cartaginese, poicl1è quella, squadra si tolse da. ogni contatto colle al tre. Le otlantachte navì cli Manlio e le ottantadue cli Hegolo c;ombatterono allora il centro già sgominato e la sinistra inlatla cli Annone. In quel. men tre Amilcare, memore clegli allori colli a Tindarièle, slanci ossi c,orne a sicura preda sulla i,erzo arma.La tentando prenderla. per fianco e calargli a picco a, colpi di rostro le onerarie che la componeflmo in buon dato. Allora la terza armala seioliasi cfal rimorchio delle onerarie fron teggiò il nemico ed urtandolo del terribile corvo gl'inflisse perdita ANNO XXIV , VOL. IJ,

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L'ARMAT A LATINA

NELL E GUERRE PUNJ CII E

tale che la squadra cartaginese prima a rompersi in fuga fu quella di Amilcare . Nel fr:tttempo l'al a destra d' Annone Yinceva la quarLa armata e se maggior fosse stata la tenacità. cli Amilcare la temeraria manovra girante di quella, :i.vrehbe sciolta I.a. baW1glia a prò di Cartagfne; ma fngato Amil care dalla terza armatit ed Annone ferocemente sLretlo da i\1anl io, Attilio Regolo girò di bordo e con quante navi polè si huttò conlrn gli a:;sa.liLori dell a rcuarla armata, La giornata era perduta per i Punici : ma cou sangue sparso cla ambedue le parli. L'ultimo crollo alla, fortuna di CarLagine diede Manlio, che sbarflzzatosi d'ogui nemico a fronte unissi a Regolo per arrnnarinare le prede. VenLiqLwltro navi italiane calarono a picco nella, giornata d'Ecnomus, trenta cartaginesi eb bero l'isle:;sa sorLe, sessantaLrè caddero in poter dei consoli. I du e magistrati di Carl,tgine veleggiu eono 1_;011 Lulte le forze rimaste loro a difesa della metropoli minacciata . ( consoli ro mani rinfrescaronsi d'ogni veLtovaglia, aLtesero nei porti della Sicili a al riattamento dell e navi conquistate; poi pronti d'ogni cosa mossero per la marina cl' Africa . · · Se l'entrare iu haLLaglfa con tLna buona. fo rmazioned'assalto logica e strategica eun meri.Lo, non v'hn, dubbio che Attilio Regolo elVIanl io Vulso meri tarono vincere la giornata di Ecnomo. Qnanto poi alle singole navi , il solo fai.LO cli essere sn~ccLti, e cl' un attclamento così composito come quell o idealo clai consol i, dimostra che i navarchi erano uomin i cli mare pt·oyetti. E qui parmi.rifnlga d'una nuova luce l' organarnm1Lo delhi marineria la.Lina. Ad E(;nomo i nav,Lrchi furun degni degli ammiragli e qnesti cli quelli . L'a rmata romana pigliò terra a.Clypea (ora Aklih, piccolo castello a mez7.ogiorno da capo lierine1111n (ora Capo Bon) . J Ca rtaginesi, che probabilnienLe eransi schierati a rl ifesa della città dentro il golfo nel quale essa si rimirava, non s'opposero allo sbarco. f: l"llori dello sèopo di questo s·tudio l'occuparsi dell e marce tlegli eserciLi. Regolo imitò in campo Agatocle, rnaquest.i aYe,·a incendiato la propria armata per arditissimo concetto d~ cnpitano; quegli fe' la cosa a mezzo, mandandone a casa grnn parte con la metà dell'eser0

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cito. Se il venturiero siracusano era stato alldace, il console romano fu temerario e fra i due aggettivi il divario è grande. Quaranta navi sembrarono bastevoli a Rec,o}o. Ma non furono sufficienti ad appogg~are 1~ tr?ppo onerose co;dizioni che egli pose alla pa~e che Cartagrne n ch1edeva, nè pure il furono ad impedire eh~ Amilcare - non l'ammiraglio, ma altro che era avvedutissimo capitano - recasse dalla Sicilia le vecchie bande c::u'Laginesi che ubbidivangli. E _l'imprudenza fu causa di un disastr9. A primavera del 255 Xant1ppo da Sparla ed- Amilcare sconfissero H.eo-olo e ,~li uccisero qua~i tutto l'esercito. i:-, n Roma svegliossi e riarmò la squadra, la quale forte di trecentocinquanta navi comandate da Marco Emilio e Servio Fulvio consoli nuovi eletti , volse le prore ad Africa. Corse loro inconLro all'altezza del capo Hermeurn il naviglio cartaginese ricloLtù a duecento vele. La zuffa fn 1_;orta e decisiva; centoquaLl.orclici navi caddero fra mani romane. Ma codesti vittoriosi cl1e ogni vantaggio dovevano alla prudenza ed al freddo consiglio , dimenticarono la fonte d'onde era loro scaturito ogni bene; ed allorchè al solstizio della estate dovettero i consoli tornare in patria non vollero ascolLare la voce dei piloti che solennemente protestava esser imprudente l'accostar Sicilia dalla parte di mezzogiorno in quella stagione dell'anno, ma piuLLosto doversi veleggiare JJl:lr Liliheo e poi riparare dentro l'insenata. che la costiera settentrionale dell'Isola fa colla punta dello stivale d'Italia, La. vaniL~t del far pompa della vittoria., mostrando le prede agli abitaton della marina ed il desiderio di piglial' qualch e castello siculopunico spinsero i consoli a 1ener in poco conto i consigli dei piloti. i\fa allorchè le navi andarono marina marina. fra Nlodyca (Modica) e Capo l.'achyno <,_ Capo Passaro) lo scirocco lcvossi, e col vento il mare, e di qu.ella potente ,wrnata vincitrice che rapprcsenlav,t Lutto !o sfo rzo ma.riu,imo cli Roma, e dell 'TLalia non rimasero a galla che otlant1rna galee. La brillante armata di Mylae, d'Ecnomo e del Capo Hermeum, l'op~rn di Du ilio e dei SllOi savii questori eccola distnitt,t per la stolida vanagloria di due consoli. DaecenLo venti navi furono prontamente messe in cantiere; ma 10·


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L'ARMATA LATINA

nel fr~ttempo Cartagine aveva il mare libero e-potè sbarcare Asdrnbale, figlio d' Annone, a Lilibeo con un eserdLo che noverava centoquaranta elefanti di guerra. , Tre mesi di lavoro febbr ile diedero a Roma il suo uuovo naviglio. Polibio non solamente ci narra la rapicfaà dell'esecuzione, ma l'assicura come cosa meravigliosa eppur vera. Le · olta.ntuna. navi scampa.te alla furia del vento africano eran . rimaste allo sverno in Sicilia; alla primavera del 254 Aulo Attilio e Cneo Cornelio si congiungono a ~l,essana colle galee rimaste in Sicilia, operano coll'esercito all'assedio di Palermo; resasi questa fortezza, in gean parte per merito delle navi che bersagliarono le torri del fronte di rnare, l'arma.mento tornò alle stanze dei porti . L'estate del :25ì1 nuont uscita delle navi; questa vo lta erano consoli Ca.io Servilio e Cneo Sempron io. Andò l'armata sul lido africano ed a qual fine non è chiaro, perchè governò per l'isola Meninge (r dei Lotofagi, che è quella che noi chiamiamo di Gerba; qLiesta spedizione non co llegata con mosse d'un esercito somiglia più ad una corsa in cerca di saccheggio e di taglie che a grossa guerra. Fra le sirti s'imp igliarono le navi la.Line; le acque basse lasciarono in se~co le carene; la marea ginnse in lempo a salvar la fortuna. navale cli Roma. !\la i consoli scampati al naufragio Sll.lle spiaggie dell'Africa dove J'imprndenza avevali condotti, per altra imprnclenrn subirono una disfatta meritata; poiché quanclo venne il Le111po di lasciar Panormo per anda,re ad Oslia al èlisanno; insorse conflitto d'opinione inlorno alla rotta da tenere fra a.mmiragli e piloti. ()tdeva l'eslate per dar luogo all'autunno. Temendo i libecci, volevano gli uomini d'arte seguir la marina cli Sicilia Cino a Mylae, poi risalir cosla cosla l'ILa lia. Gli amtniragli ordina.rono tagliar dritto; ma in mare la. linea retta non è sempre il più corto cammino fra due punti, e la ostinazione dei due supremi magistrati si tni,clusse in cencinquanta galee affondate a largo mare. Le navi hanno sempre costato caro. Se oggi le somme che versiamo nelle casse della marineria sono di milioni, gli è che tutto è salito di valore; ma anche ai Romani le squadre costrnite in così breve tempo furono gravi all'erario .

NELLE GUl!:RRE PUNJCIIE

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Nel senato le dne gravi sciagure marittime dell'anno 253 e 255 , bilanciarono le viUorie di Duilio, di Regolo e Vulso, di Marco Emilio e di Fulvio. . Una nuova dottrina polilica consigliò di tenere sessanta navi di guerra. .in armaniento e nulla più. Gretto pensiero fu quello dei padri coscritti e del quale Roma ebbe a penlirsi. U disarmo cfolle lloLLe romane segna. un periodo di vittorie carlaginesi; la. Sici lia è il campo di battaglia, chi è più potente di navi meglio vettovaglia gli eserciti. Roma però ha sempre marinari che cla lei clipenélono; sono i suoi prodi italo-greci i quali si danno al corso contro le piccole colonie puniche di cui eran gremiti il mar d'Africa, la Sardegna e la Sic:ilitt e di cui alcune anche nelle isole italiane non avevano ancora subìto il giogo di Boma. Nel frallempo l'esercito romano di Sicilia ponern l'assedio a Lilibeo; giova no tetre che questo è il primo assedio romano cli cui faccian cenno le istorie, poid1è i 11ostri avi - e questo è meril.o non lieve - furon mai sempre geni.e cli guerra da campo aperto . Imilcone, difensore delia miglior fortezia r imasta ai Carta.ginesi in Sicilia, fo pari all'evento . Già la for1.a di resistenm di quella famiglia siriac,t trapiantata in Africa è nota caratteristica della razza. Come Tiro ad Aiessandro, come più tardi Cartagine a Scipione, così Li li beo resistè strenuamente ai Romani. Se il partilo anti-marina.re~co fosse nel falso lo dimostra l'assedio di Lilibeo. CarLagine poLè spedire ad Imilcone, già agli estremi e minaccialo dalla defezione elci suoi. mercenari, cinqnanta nari carich e cli soldati e guidale dall'ammiraglio Annibale figlinolo d' Amilcare. La sqt1aclra carica cli diecimila uomini approdò ctll'isola Egusa (Favignana), donde col vento favorevole sfenò coperta di Lela e di · fronte alltt divisione rorrnrna che 11011 osò opporvisi (proha.bilmente perchè debole), corse la quintana e diè fondo. J>ochi giorni appresso Anni baie, anche questa. volta non molestato, ritraevasi a Drepana (Trapani) colle, sne navi . La resistenz:t di Lilibeo, la celebre sortita di Imilcone che riuscì ad incendiare le macchine ossidionali de' Romani, le frequenti quintane impunemente corse dai capitani di puniche galee, in ispecie da un Annibale lloclio che forzava il blocco di pieno giorno, indus:;ero


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L 'ARMAT A LA TIN A

Roma a ritornare a miglior consiglio ed il Senato decretò la conscrizione di dieci mila marinar i. ' Con il nucleo dei suoi equipaggi vecchi rinforzati dalla nuova leva il console P ublio Claudi•> armò centoventi galee sulle quali imbarcò il fiore delle legioni e mol ti volontarii . l\fentro tal armamento operavasi ,l Liliheo l\ 1mmirnglio Aderbale teneva per Carlagine Drepana. Scopo dell'impre:;a di Publio era di penetrare dentro Orepana, assnJirvi e sconlìggcr l'armata, po i toltosi quello spino dagli occhi , 1·itormrc ai danni d' Imilcone. La distanza era hreve; laonde. alla mozzauotle sferrarono i Romani ed al nuovo giorno comparvero a lel'ante del porto ncrn ico inaspcuati. , Ma Aderbale convocati i suoi capitani li esortò ad esegu ire strettamente i suo i ordini ed a imita.rio in una fini.a fuga . )Ientre i Romani entrasano da. levante nel porto, che è foggialo a semicerchi o, e rasentavano la marina, il Cartaginese usciv a da ponente; ma giunto al farrro ecco che si pone in ordine d'a~salto colle prore volte al nem ico . 1 Romani ,icculati contro la costa tentano meller,;i in linea; ma A.dcrbale ava.1iza la fronte aHersa dalla parte del largo di cinque poliremi rostrale. Allora alza il segnale cloll'assalto. Impo;,;sihilo ai Roman i il rin culare; chi era stretto clappre.:;so investiva ,L terra; non così i Cartaginesi che ove inferiori nella lotta parziale cli nave contro nave prendevano il largo e poi caricavano a riprese il nemico; poi c'era la questione delle ciurme; le romane eran di leva recente. · l 1 oli bio narra che lo po liremi, cartaginesi erano anche più sottili cd allo al correre. Malgrado l'11sato valore latino, un po' per l'errore <li Pubiio, molto per causa dell 'a rmamento repentino e del lungo disarmo, A<lerbalr. terminò la giornalrl. colla cattura di novantatrè navi . Circa trenta navi fuggirono col console. Correva ,l'anno 249. Aderbale lasciù Carthalo suo collega al comltlldo dell 'armata e cor::;e a C;t1'Lagine co lle prode e coi numerosi prigioni. Cartlinlo per!-eguitò le ,\lire navi romane lungo le tre marine sicule. Quanto a Publio Roma lo colpi d'una. forte multa siccome cagiono d'una disfatta le cui eonsegctcnze furon o disastrose. Ad Adernale e CarLhalo succedette uo maestro d'ogni fi nezza di guena: questi era Amilcare .Barak, cioè il folgore. è)

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NELL E GUER R E P(JN IC l!E

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Se 1derbale aveva sconfitto Publio Pulcher, se CarLhalo aveva distrutto la squadra latino-siracusana radunala a fretta e furia da Giunio Vullus(l'alt.roconsole), essi non avevano però osalo assalire la terra.ferina. Amilcare Folgoro l'osò; spogl io il paese de' Locrii e de' Bmzii, predò por ogni dove e poi forrnò s::I monte Pellegrino quel campo trincerato che res istette a lutle le armi romane. Amilcare trovò la sua patria indolente giusto nell'istante in cui doveva non esserlo. Roma non ha più armala; Cartagine in vece d'assaltar la rivale sul proprio suolo o cli coprire il Tirreno colle sue galee YitLoriose, lo riconduce al disarmo nel magnifico e colossale suo arsenale. Sei anni durò ancora la guerra che è di partigiani in Sicilia, di corsari in mare. Roma è spossala. Il part ilo anti-navale grida in senato all' ingente spesa. che l'armamento vuole . .Mylae ed Ecnomo e lo sbarco in Africa e la brillante giornata del ~apo [[ermeum sono di mentina ti; solo rammentansi i naufragii e Drepana. Alla cecità dei molti rimediò il senno elci pochi. Ci foron allora in Roma uomini dì ricco ~enso, forse guadagnato in marinaresche imprese, che aprirono come ora direbbesi nnasotLoscrizione nazionale per clonare allo Sla.lo una nuova armata. E furono alu·csi ricchi d'esperienza; perchè ricordarono quella velocissima nave di Annibale Rodio che tante Yolte era penetrata dentro T.ilibeo malgrado l'armata di Publio Pnlcher; poi era stata catturata e gelosamente . conservai.a. La buona camminatrice del Roclio fu il modell o dell'ultimo e definitivo armamento di Roma nella prima sua guorm con Cartagine. L'opera incominciai.a dai privati ft1 dallo Stato ~cguita; la nuova armata fu 1nessa in cantiere non col denaro dell'erariomacon quello de'privali; ma questi ebbero promessa a guerra vinta di rirnhorso e d'un interesse proporzionato alle prede. DuegenLo navi a cinque ordini di remi la costituirono; la comandò Go.io Luta.zio Catulo. Del perioclo in cui Roma era rimasta in disarmo Cartagin~ av~va profittato per chi uder le navi nella propria darsena e per licenziar le ciurme. Il Folgore dalla sua rocca di monte Pellegrino operava cose mirabili; ma la patria contenta d'un generale che tu tLo faceva.


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·NELLE GUERRE PUN ICHE

L'Afù1ATA LATINA

da sè e che con le prede sosLèntava la sua falange cli mercenari senza nulla chiedere alle casse della sua metropoli, nulla spendeva per spinger innanzi la campagna. Gl'istorici rammentano che Amilcare mulinasse pensieri di distruzione contro Roma; e se Cartagine non gli avesse negato l'ausilio della squadra, ·egli avt·ehbe tentato per mare ciò che Ann i baie suo degno fig li uolo tentò nella famosa campagna d'invasione. l\fa gl'istorici dimenticano cl1e se Roma ei·asi impoverita, Cartagine non era in acque migliori . Pensi il lettore che il suo commercio coll'Italia un tempo sì florido le era impedito; che Sardegna e Sicilia. eranle sfuggite cli mano; che per conLinuare la campagna dopo Ecnomo aveva contratto un prestito e trovatolo a concfoioni onerose in Egitto . In cosiffatto stato delle faccende amministrative di casa, Cartagine era senz'armata in grado di combattere quando Lulazio Catulo salpò da Ostia . Vogò a Lili beo ed a Trapani, ecl entrambi i po1'l.i forteinente occupò e munì. Lula.zio m'appare siccome un marinaro della buona scuola, siccome un seguace dei metodi che a Caio Duilio ed a Regolo forn irono gli elementi della vi ttoria . Egli non si chiude nei porti ad oziare ed a perdere il suo tempo , non corre le costiere ad imprese di sacco le quali procacciando trionfi lucrosi ma facil i, snervano e conompono le armi; Lutazio ha deciso che una battaglia, navale e non altro terminerà la lunga e quasi ventenne contesa; laonde si dà ad istruire la smt gente con ardore instancabile preparandola c~on gli esercizi d'ogni maniera all'assalto dell'armata. che il nemico armava. Polibio ce lo t1ice chiaro e·preciso (( ricliisse i mari1w,ri a c01npi11,t'i aileti pel so1Jrastante ;;imento ». Cartagine armò le sue navi e ne affidò il comanclo ad Annone con ordine di caricatsi di vettovaglie e munizioni, di recarle· all'eroica falange del monte Pellegrino, di chiedere ad. Amilcare il miglior nerbo di essa per rinforzùrne gli equipaggi raccogliticci della, squadra ed infine di accol'dare una divisione di questa ad Amilcare . Annone in esecuzione de§li ordini sferrò da Carta()'ine sovracca~'

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rico e·diè fondo all'isola di Hiem {ilfarittirno); Lutazio salpò da Tra:pani e si pose ad Aegnsa (Fai,ignana} per sbarrargli il passo . . Sembra .che Lutazio abbia saputo ·che Amilcare Barak doveva assumere un comando poichè quel pensiero gli consigliò a dar la battaglia prima che Annone ,wesse conferito col giovane generale. Lutazio alleggerì le proprie navi d'ogni imllile peso, ed avvisò l'armata che l'aY!'el.Jbe condotta contrn il nemico. L'indomani soffiando ven to fresco da levante ed essendo il mare concitato ed a~pro, Annone si lasciò cla IIiera dando fuori le vele. ' L'ammiragl io latino non esita a salpare, metter in ltnea l'.armata colla prora al mare: ecco a quanto furono utili i severi esercizi instiLttiLi da Lt1lazio (( i ·marinati rli leggieri ,i-oinp1ivcino il fiotto merci; della loro ,robtbstezza >) dice Polibio. Annone accortosi che gli è gìuocoforza combattere, ammaina. le vele ed arma i remi; ma perde tempo e (assai probabilmente) si dispone male in quella fretta, equipaggiato com'è di gente mal pratica e per soprappiù troppo carico di veltovaglie e cli munizioni: non ostante corre su l nemico che Jo att~nde è che gli affonda cinquanta navi e setl.anta gliene cattura: i prigionieri furono diecimila. Così sul cader clellri state dell 'anno 24,1 A. C. chiuse Roma con una vittoria navale la prima gLterra punica incominciata con lo sbarco dì Me:ssana e colla battaglia di )Iylae. Ronrn (o per meglìo dire la Simmachia italo-greca) Yinse Cartagine in quattro fra i più gl'a.ndiosi scontri di rnt,·i c,he le istorie ricordino; Mylae, Ecnomo, l' Henneum ed Aegusa; fu vinta solamente a Drepana. i\fa il frequen te Ctlmbiar di comando la consacrava all'ugualrnente freq uente naufragio; oncl'è che le arma.Le latine rei.te da uomini non marinari e che ogni anno scambiarnnsi perdettero settecento quinqueremi chtrante la crnda conte;;a; Cartagine ,ne perdette cinq1Mcento . Due dottrine ammini;;tral.ive agitarono e divisero il senato di Ronia in clue partiti; l'uno numel'oso, ma piccino d'idee, escl usivo, gret.to , avversò la maeineria perch è in essa vede\'a giganteggiar l'elemen lo italo-greco a scapito del cittadinesco romano . L'allro, al primo anerso, che condusse al consolato Duilio, llegolo e Lutazio e composto di plebei e non d'otLirnaLi, apd e chiuse la guerra e la fe' gloriosa e degna non di Roma sola, ma dell'Italia intera .


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L' ARMATA LATINA NELLE GUERRE PUNICElE

. Premio agli sforzi di questa scuola furono il trionfo finale la Sicil_ia fuorchè S!racLtsa ed adiacenze, la Sétrdegna e la libertà' dei man e della nav1gazicme. E per esso il trattato d'alleanza umiliante fra Cartagii1e e Roma che aveva due secoli pesato sull'orgoglio italiano fu cancellato.

LIBRI E PER.IODICI -~--

(Continua).

A. V. V&ccar.

TtnJoletta . tlitive. -

SolHMATI

per levate topografiche spe-

Ferrnra, 1879.

I lavori topografici compiuti dagli u!liciali delle compagnie alpine spinsero varii tra essi a cercare nuovi m·ezzi per rendere più facile e preciso il rilievo dei terreno. Tra i varii strnmeuti, propogti finora a tale scopo, quello descritto nella :,udcletta Memoria e che prende nome dall'egregio ufficiale il quale l'ha inventato, è uno dei migliori per la leggerezza deJle forme, l'acuità con la quale sono congegnate ·le par.ti, e per la facilità nel maneggio. Le compagnie alpine ne trarranno certamente un gran profitto, srvratutto in quei terreni al pcstri e dirupati che le carte topografiche rappresentano in modo · difettoso od foesatto, Questa tavoletta può essere trasportata con molta 11gevolezza, ed ha su quelle del Fàvre e del Frinquier il vantaggio clrn la migliore di$rosizione delle sne parti, permette di fare contemporaneamente le opernioni p'l.rnirnetriche ed altimetriche, e che un sw1plic1~ congegno rende agevole il misurare le distanze sfmza percorrerle .

.Il rachig,•t1/'o-Pa1'e11i. - Nuovo strumento topografico · per le lev,ite spediti ve, di ANDREA PAVESI, maggiore nell'esercito italiano. -Napoli, R. Stabilimento tipografico, 1878.

DnC' anni or sono (1 ), rendemmo conto di una nuov.a stadia a mano a base visibile, d'invenzione dello stesso maggiore Pavesi. I buoni

risultat.i ottenuti con questo semplice e poco costoso istrumento , che (l) Rivista .Uililare, anno 1877. Tomo III, png. 12:l.


LIBRI

l'inventore chiamò Diastimetro, pare l'abbiano indotto a dare a' suoi .;;t.udi maggiore larghezza; sicchè egli ci presenta oggi una tavol<ma da campagna per levate speditivc affatto nuova, cui egli dà il nome di Tacl11igra{o. Il giusto vaLore di nno strumento si può apprezzare solamente dopo ripetuto uso; di propria scienza JJratiw nulla possiamo quindi <lire circa il medesimo; tuttavia dopo averne letto attentamente la descrizione, crediamo che il Tachig,rafo- Pa·Desi corrisponda allo scopo di rendere assa i spedite e abbastanza esaue le operazioni topografiche. Il Tachigraf'o-Pltves'i è uno strumento portatile senza $0Stegno, le cui parti principali sono: 1) Una tavoletta di legno con mauico a 5lloclo per impugnarla; sul piano superiorH della tavoletta è steso un foglio di carta rigata a guisa di falsariga; , . 2) Una specia le. diottera a traguai:di, dall'autore ch iamata Amascopfo, composta di cinque parti distinte: il regolo, la bussola, l'ccclirnctro, i riflettori, il quadro trigonogra1ìco. Il regolo ad una estrem ità è doppiamente ripiegato a scpiadro, dì gui$a che nno de' suoi bracci, il più corto, si fissa mediaute vite alla :,mpedìcie inforiore della tavoletta . L'altra estremità è libera e gira a volon tà attorno al perno costituito dalla vite. Ai due c:;tremi del regolo si inna lzano traguardi articolati in modo da picgarn in due ed abbattere su l regolo, che consta cli un,ùloppia riga divisa in niillimctri. Al c<~utro del regolo è fi ssa ta la lntssola, che si distiugue dalle comuni per uon avere indicazioni di sorta sull'orlo, cd anche perchè ha il fondo di cristallo. Tale disposizione permette cli vedero I.e righe segnate sul piano della tavoletta attraverso la bussola. · L'ecclùnctro è unito al regolo mediante cerniera e consta di un quadro con pendolo. I ·riflettori sono due specchi di dimensione diversa assicurati a due lati contigui elci <Juadro dcll'ecclimetro, ciascuno mobile attorno ad un asse, parallelo al rispettivo lato del quadro . Tutte queste disposizioni hanno per i:;copo di remlcr poosibile all'operatore, col locato dietro l'cBtremità ripiegata clell 'conascop'io, l'esccuziorw contemporanea dell' 01·,ientarnento,. del la li've/.lazfone e della comniaz'ione, e costituiscono la specialiti1 del Tachigrafo -PaDesi.. I l qua,drn t1"igonografico è uoa scala di ridnzioue applic,ita sul rove$cio del.lo specchio più grande, mediante la quale è dato risolvere in modo spiccio il calcolo di triangoli rettangoli. 3) Il di.aBtimetro serve per la misura delle distanze. Esso è co-

E PERIODICI

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struito sul priucipio di quello già noto ai lettori_ de_lla :f{,i,vista 1Ifilitar~,_ dal quale differiscr, per essere di cristallo _an~1chc _eh _ottone, ~ome il primo, e per aver invece di traguar~i aperti, hncc rnc1se sul cnst.a_llo. Il d;iastùnetro Ì:\ assicurato al rnamco della tavoletta per mezzo d1 un braccio munito d'anello all'estremità libera. . . <::bi legge l'opuscoletto pubblicato dal rnaggio~·e Pavesi. per :;p1~gare l'uso del suo stnnncnto, può essere indotto a ritenerlo più complicato di qur~llo che eff.ettivam<i~lc lo sia. A r:nd_cre 1~oi 1:1eno chiara la ''.'..quanto ingarbugliata descrizion_e,_ cont_nbmscc ti disegno dello stes~o oggetto in diverse figure con difJerent1 lctter?· . . , ., · Ad 0 o-ni Jnoclo merita lode srngolare cd wcoragg,amento elhc3V, colui che con intelligente opcrosiù , con studio diligente e. pro l:ornlo: con amore vivo e costan te pel' l'a rte sua si ado1Jera a forn ,rc_a, su01 coJleghi strnmenti util i, sia nella preparazione alla guerra, srn nella guerra stessa .

Histoit·e ..:ae J'aubnn, pàr GÈORGES MccHEI, . E. Plon -~et C. éditeurs, 1&79 pag. 473.

Paris. - ·

L'arte militare progredi$Ce, ed una gran 1~art~ del_lc innovazioni e scoperte, fatte dal Vauban 11cl ~ampo della fort1G caY,.l()~e,. V,'.n1wper~ dendo valore diunanzi ai perfez1onament1 delle armi ,t J~LO<:o , senza ]asciarci chiaramen'tc scorgere in qual modo saranno sostitutt_e. M_a~grado ciò Yauhan ha lasciato una traccia no~evole ~el la s~oria ~ ·il 1-:tare. Trovò un'arte bambina, inca pace a resistere a1 nuovi mezzi di guerra, e portolla così avanti, chr1 per più <.l'_un s<~cclo nessnno :;cp po trovare cose nuove, ch'egli non avesse previste. Jr inutile perù il rarnmeutarn quanto abbia fatto il Vauban per mic,liorarc la difesa e l'auacco delle piazze forti . Non v' i'. t_ra~tato , pe; elemen tare che sia , che non ue parli. A ciò so_[~ non s1. Jnrutan~ i meriti acquistati dal Vauban in raccia alla postenta. A~1.1tu_tt? egl~ ebhe un gran carattern e fu un uorno sincero in tempi in ~u_i Lm_g, ,xr.,, con eccessivo potere soffocavn ~u tutte le labbra la vcnta. Ne l airocrante prepotenza di Louvois, nè l'onnipotente volontà. ~cl gran M;narca impedirono mai al Vanban di vedere il vero, H d1 esporlo . . frane Iiezza. e,osi' egrI po tè e·ollaborarH con convincente e persuasiva


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E PERIODICI .

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LIBHI

utilmente alla grandezza del suo paese, cd avere non piccola parte nell'introdurre quei principii di mor~lità o di saggia economia, che sul fini re del secolo x.v11 hanno mutato l'esercito francese da una riunione di bande raccogliticcio e vagabonde in una istiluzione sociale. Il Roussct nella sua preziosa ~toria del Louvois accen11:mdo alle relazioni 0or::;e tra questo ministro od il celebre ingegnere, colla scorta di documenti autentici an;;a mes::;o ju bella luce le doti em iuenti di quest'ultimo; ora il }lichol cou intell igenza acuta, con spiri to poetico, con geniale pazienza, con senso artistico, disponendo tlei ricchi materiali esistcnli negli archivi rraucesi, ha completamente illustrato ogni atto della vita di Vauban. Vita atlivissirna, passata tra i pericoli della· guerra cl'assedio, ed i profondi studii sul la difesa del suo paese. Nella mente del Vauban rruosti stuclii pert'J non erano che una parte di un disegno più ,,asto e più umanitario, che non fosse esclusivamente quello di sbarrare i confini della Fraocia. Egli volea che il suo paese, assicurato diii pericoli esterni, potesse sviluppare tutta la sua attività, cd acquistare por mezw del lavoro un benessere invidiabile. Perciò egli deplorò le conseguenze della revoca dell'Editto di Nantes, nel qu ale atto vide la ruina d'arti e manifatture sconosciute agli strauiiiri, e l'esiglio di parecchio migliaia d' ufficiali e soldati, presi tra i migliori ed i più valorosi· le cui braccia sarebbero stato .-idopc'rate dallo straniero a danno della Francia . E più tardi quando la potenza di Luigi XCV ueclinava rapidamente, trascinando seco la gloria cd iI beuc:;serc dell:i Fr:mcia, iI vecchio rnaresciallo si faceva interprete del lo miserie uuiYer:,;ali, o rcclnmava dal suo re con giusto ccl energiche rimostranze i rimedi a Lanti mali. Radunò in un libro iutitolàto la. Decima 'l'eale il risultalo dell'inchiesta cfo lui continuata per quaranta anni della i;UH vita sulla situazione economica della Fraucia. E potea fa!'lo poichè :wea girato passo a passo il suo paese, e profondamente lo co nosceva. Egli chiese che lo imposto l'ossero equameuto ri parti te su lutti i SLidditi del re. Ma la sua voce riusci infruttuosa, e fu necessaria una ri voluzione por rove~ciare l' iniquo sistema d'imposte che aggrayaudo la parto più laboriosa dogli abit.auti, lascia va libera la più oziosa. Lo ire suscitato nell:1 uobillà, i cui interessi erano seriamente miuati dal libro del Vauhan , rica<ldc1·0 su,l lo scrittore, il quale morì cli dispiacere, vittima • dèlll' Yeritit che avca osalo di mani fostare. Il libro ,lei Miche!, scritto co n scrupolos:i coscienza, ed elaborato con paziente amore riuscirà indispensabile per lutti coloro i quali nella storia militare non si contontauu di vedere solamente qualche

episodio, m~ voglioo~ stu~iare pr~foudamente lo svolgersi, ed _il. concatenarsi degli avvenimenti. Il Miche\ narrn, ma ~1011 com~enu , ~uttavia nella narrazione riesce cosi ordi nato e preciso, che 11 suo hbro deve preferirsi di molto a tutti quelli, uri quali lo :;~riLLor~ so.vrappooendosi ai fatti li travede e li svi,;a colla prete~a d1 studiarli.

l lee,•,Desen untl Dienst ,ie,· k . bnyerischc ,t,•,nee.

_ ( Ordinamento e servizio dell'esercito in B~viera). A. R mrnrrARD, maggiore -! Monac:>', Olclemburg editore, 1878, pag. I-XVI e 1-659. Usano no<rli eserciti del settentrione raccogliere sotto <rucsto titolo tutt~ le leo;i e tulle le disposizioni, c.he hanno interesse per l'esercito, ordi:ndole in modo, che il lettore in pict:olo volume e con una cc!'la facilitit abbia a trovan·i quanto gli occorre. ~aturalmente il merito principale ili questi libri ~ta nella scelta dolla materia ù noi modo in cui essa vi è ordinal3 . Questo del Rci11 hard ,;i di vide in otto parli .. cioii : Ja Forza, riparto o redutamo11to dell'oscrc110; ~.'' Formazione e rtunclri rl oll 'cscrcito; 30 Tribunali rl' onore, amministrazione della giustizia o luoghi d\ penn ; . . 4.0 ~formo generali di :;orvi1.io, gi uramcrnt~, dove~, dc,

T 011

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Ilari,

SLtbordinazione e gradi, doveri dei varii gradi e car,clrn; ~aiuto orl onorificenze; rncl:imi, pcme di;;ciplinari; licenze; ;jo Peusioni; 6° Vestiario où eq uipaggiamento : 70 Ordini militari, :-cgni d'onore: go Armi e munizioni. Come si ,·ede da questo indi(;(), manca LUttoc1il i;ho rigL'.a.r~a I!'. i,;truzioni, il servizio interno, !' nmministraziono, la contab,hta cfo, corpi, ccc. . Per noi la rac0olta non ha unn cert.t importam11, LauLo più che un intimo leoarno fu ;;!abilito dalla convenzione federale del 23 novom. · . ·e bre 1870.:,fra l'esorcito bavarese cd ·il gcrmaruco . n1·aLlt· l' un o forrna· parte inteorante dell'altro, ed afferma l:i propria indiviclualit:'1 a nwl:i pena ucll'~pp:mmzo. c:;tc:rna tleL vestiario e dcll'armarncnLo.


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In tempo di pace l'eserci to bavarese si arnnrn11stra da sè, sotto la sorveglianza del sup Re; ma a primo cenno di mobilitazione esso pa:;sa agl.i ordini del comandante delle forze federali. Quest'obbligo è inserito uella forrnola del giuramento. Il s;oldato dopo aver giuraLO obbedienza ai superiori « in pace ed in guerra , « sull'acqua e snlla terra, di nouc e di giorno, in marcia ed al bi-« vacco, negli assedii, nelle zuffe, nelle battaglie », giura eziaudio cieca obbedienza iu gncna a S. M. l'lrnp(m:itore t;1rlesco. le leggi e lo prescrizion i che riguardano l'ordinamento, la for mai ione, reclulamcuto, l'istruzione, le competenze, la giurisdizione militare, e la mobilitazione sono le stesse che regolano sifoltH materie nell'ei\ercito tedesco . Appena qua lche regolamento serve ad applicare · quelle leggi, ,,econdo le $pcciali condizioni del regno . L'e$ùrcito in tùmpo di pace si compone di '16 reggimenti di fanteria, a 3 battaglioni ciascLmo; di 1O Lattaglioni di cacciatori; di 2 reggimenti di corazzieri, '2. d'ulani, e 2 di cavalleggieri a 5 squadroni ognuuo; di .1. reggimen ti d'artigl ieria da campagna a 1O riparti e 2.8 batterie, oltl'e a 2 riparti d'art.iglieria a c;avallo con 6 batterie; di 2 reggimenti <l'artiglieria a piedi a 2 battaglioni di ii compagnie ognuno; di ·I compagnia l'crnwieri e (li '.2. battaglioni del Lr'eno . Oltre a queste truppe vi sono 32 hauaglioni di Ja11dwchr. Quesli: forze costituiscono 2 corpi d'ar mata, formati nel modo indicato. L' addentrarsi poi ·nell'esame delle modificazioni d1e i regolamenti ricevono nell'app licare le, leggi mi litari germaniche ai bisogni dell'esercito bavaresr, ci ·condurrebbe in un dedalo di minuzie. Gioverà solo il fermarci un istante n considerare l'armamento, che la Baviera continua a tcnern distinto dal tedesco . .Essa aveva ado ttato fino da l ·186\) il fu 0ile a retrocarica, $econdo il modello presentato , da I. L. Werder, direttore cli una fabbr ic;a di 0annoni a Norimberga . Nel ·I 875 il fuc ile fu modificato in modo da aumentare l'e/Ticacia, e da poter usare la stessa cartuccia del fucile \fouser distribuito all'Hsercito tedesco. Il fucile Werder ha un calibro di ·1·I milimetri, è rigato con quattro righe; coll'yaga tau è lungo metri •1,780, senza metri 1,307. Lancia 1in proiettile cilindro ogivale (li piombo com pres,;o del peso di grammi 2·1,96 e della lunghczza di mill imetri 24--,3'2 . La carica ha 4,3 grammi di po lvere. Il proiettile (>-sce dalla canna 00n una velocità iniziale d1 .t3i:i metri; ed il raggio del circolo, che c0ntienc la migliore metà dei colpi sparati, misura 16 centimetri a JOO passi · (225 metri); 62 centimetri a 600 passi ( 450 metri); e metri ·1,75 a rnoo pasRi (900 mùtri). 1

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E PER IODIC I

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Pararronato col nostro, il fuci le Werder è alquato più corto; mentr(~ la velo~ità iniziale e la giusteiza di tiro non sono molto superiori a quelle del nostro rucile. Parrebbe però che gl'inconvenienti :verificati nell'adattare al Werder la cartuccia del fucilo Mauser, abbiano indo tto il governo bavarese a sospendere la fabbricazione d({i 50 mila fuci li Werd.er, i quali mancavano ancora nel ,1876 a compiere il numero di <[Uel!i che erano . necessarii p(~I' armare la fanter ia, e a sostituirli con altrettanti. fucili di modello 187·1 (Mauser) . Nell'ago$tO del ,1877 infatti , il re eh B~vicra ordinò, che l'armamento d(~lle fanterie dd ,1° corpo d'esercito fosse portato al completo con fucili modello ·18711; i fuci li ~Verder modificati passerebbero alla landwebr, la quale a sua volta mnettercbbe alla landstu1·m i fu cil i Podewil (i) . Ecl ora dopo qnc;;ta digressione tornando al libro , da _cui f'.irono trane alcune dellfi soprascritte notizie, ci sia permesso cli esprimere un desiderio; cd è, che ancl1e prc,so di noi sulle traccie di questa raccolta, o cli quella dell'Hclldorf, o d' altre (chè molte ve ne sono negli eserciti au,Lriaci e germanici), qualeuno raccolga in 11n solo volume le molte 1(-:ggi e disposizioni che formano la basC\ cl(.:I nostr~ ordinamento n1.ilitare, e (jhe 01·a giacciono sparse tra i molti volumi del (;,iomlile ·rrvi.l:itare snl quale a volta a volta videro la lt1ce. Un libro siffatto troverebbe utilmen te posto nella biblioteca piuttosto limitata degl i ufficiali, con maggior faci lit/1 che non lo trovino certi indici e certo rnbriche, le qual i riport,1nrlosi al Giorncile, m·ilù(J;re presuppongono la comoditi1 di poterlo con-.;ultan\ e servono meglio alle amministrazioni, che non agli inel ividui. 1

Col b tn•n!s "l'.!nited S e , ·vice 11Iregn~ine . genn aio, febbraio e marzo 1879.

Fascico l i di

Creolfoe. - Il.acconto mi litare. La spediz·ione dii Pushoot. - Episodio della guerrn d'Afganistan del •1838-.\/Z . - J:>ushoot, ci ttà forLificata sul Kooner allluente di si nis~ra del Kabul, è espugna ta da t!n distaccam.ento.anglo- indiano spr~ditovi da Jellalabacl nel gennaio del 1840, · (1) D!c lfand[rnerwafl'm seit dem K1·iege 1870-71 nell'Organ der Militar

.gchafllichen-Yerei11e, XV I pag. 389.

1Vissen-


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E PERIODIC{ LIBR I

Storia dell'86 reggimento di {anter-ia br·itann·ica. V·iaggi in Persia. - Comandante Pomcroy l\fason. (Contin uazione). Da Ispahan a Harnarhrn , via Konsar. L'arredamento militare fi·ance.çe . - È un sunto dell'articolo pubblicato dal !01.trnal d.cs sci.en.ces militaires, novembre 1878. Le battaglie di Leipzi,g e rl'i Wa.terloo narrate da un ufficiale di fanteria francese. L'in·oasione dell' lnd'ia d-0/l'interno . - Prima degl'lnglesi ahri hanuo tent.ata la conquista dell'Iuclia, ma nessuno al pari di quelli seppe compierla e manLonerla. Alos5andro e Nadir Shah penetrarono con numerosi eserciti in lotlia , e il secondo dopo una facile vittoria sull'esercito del Mogol, :iv:iuzò fìno a Delhi e la pose a sacco. Ma poscia se ue tornò in Persia, bastandogli il ric(:o .bottino e il titolo assunLosi di conq-u.istato•re dell' ln1lia. Di vct·so priucipio e svolgi111euto ebbe la conquista inglese. La ini1.iarono pochi trafficonti, i quoli accordaudosi col l\1ogul <' combaucnclo gli Olnndesi si stohi lirono uel ,16•1·I a Surat, Ahmenabntl, Cnrnhay e Gogo . Nel 16,1.,I. ò ceduta all'Inghi lterra dal Portogii llo l'iso la di nomhay, <pwle doto cieli' infanL<' Caterin:i, pass:ito in moglie a Carlo II. Dieci :inni dopo gl'In~lesi sono n )1adras e in qu~tlche pu11to del litorale .bengalese. Sta bilitisi così gul vertice e sui lati del vnsto trinngolo inclostaoico, poterouo poscia grndatarne111e, cou passo lento ma sicuro, avanznro nel suo interno, distruggere l'impero del Mogul e inalzare su lle sue rnine n11 edifizio elio nei più vasti concepimenti (lei suoi fo ndatori non ru orn i iutriivveclu to. Potcnia siffatta non potrebbe essere facilmente clistrulla d:i invasioni che come le preaccennate irromp:ino dall'interno .dell'Asia e si sYolgano dalla ba,;c onzichè dall'a pice del v11sto triangolo. Le coudizioni interno dell'bdia non sono favorevoli, come vuolsi, ad u11'inYasio11e. L'iutli'I come il musulmano non· aspira a libertà civile e politica , la quale per lui i! cornpre~a in quel)(I tolleranza religiosa che le leggi inglesi gli assicurano . Ni: si può attri buire nlle popolazioni indiane molto fervore per l'indipcnclenzn nazionale; poichè esse non fornu\uo ttna nazione, ma un nggrngato di sett.c, di cast.e e di tribù, fra loro discordi e preferenti la supremazia britannica al dominio · rii m1n fra c:;se. Giova pur ricordnre cbe l'Iudia non contiene nlcuno di quei grandi centri di ,•italità la cui pertlila è così fatale alla dife,;a; per farne b conquista è d'uopo quindi occuparla tulla e distruggere il difensore; e per far ciò occorrono esèrciti nnmero,;ì e risorse immense , delle quali non può di,;porre nè la Russia, nè altra potenza asiatica. Inlonw aUe na'O'Ì, ed alla na-r;igazione dei 1noderni,. Luogoteuentc Low.

Jnt01·no alla naa'igazfone ed alla COS//l'UZ'ione dei Yatch . . lhcordi di S . Cyr nel 1812. La nostra, macchùui viverite da g1w1·1·a. - H. B. FnA"N K l, YN . Codesta 111acchina e, :,;' intende, l'esercito britannico, le cui condiz_ioni iu ordine al recl11ta111e11to, all' nrredame11Lo e all' olimentazioue sono brevemente esam inate daJl'auto1·e. La sal1ite dei nostri ,ma,rinll!i, nel J 877. - 1t un ,muto della relnzione ufficia le sulle condizioni sanitarie del Jlersonole della regia marina britaunicn (escluse la fauteria e l'artiglieria marina). Sopra una forza media rii ! ,)000 uomini dislocnti nr.l Regno Unito ( cirl'n 20500 imbarcati), vi furono 18682, casi di malattia o ferite , ossia I' 88~ per ·I 000 della forw. li numero degli ufncinli e doi gregari (iivcnu~1 inabili al scr\'izio (inMlided} fu di 650 ossia il :i0,95 per I 000 , e il numero dei morti "30, cioè il 6, •19 per mi lle. Il persona le dell:1 :;rpiadra del }lediterraneo (29 n;wi delle quali 1;l cornzzat<:) , ammontava a 5920 uomini e Yi furono 72l5 casi di malauia e ferite '.it3 I i,n;,_alicled e 36 ,norti . .L'intera forr.n imb:ircn l:i dnra11t() il 1877, fu di H9/~0 ulficiali e grega ri, 2J380 dei qunli no11 a,·evauo oltrepassato il 250 anno d'età; 13990 a,·e,•auo da 2i.i a 35 anni, :Sn5 da 35 a 45 anni e ,13.}5 avernno oltrepassato il .\ ~i0 anno rl'ctit. Per l'intera forza vi furono ti0li8:3 m:ilati i quali l'imasero in cura p1!l' il periodo mellio di giorni ,13,88. Il numero tota le cl e:rl'inralidecl fn <li ,16 1li e quel~o dei morti 317. ~ cl 1877 furono ammc:;si nel ma11icomio della regia marina a Grenl, Ynrmonth, 110 u ffi ciali e /~6 gregari (nrnrinai e gregari cli fanteria u1arina) . Ordinamento (li guerra clel senùio sanita·1·io ·nell'esercito twit.(lnnico . - Il corpo d'.irn1ata britannico Hovern con1 plcs,;iva uwntc (iuclnso il servizio cli 2" linr~::i) 2.~)ti ufficiali medici. Il numero totnle clegli ufTicial i sanitari 11ei turpi d'anuala prns:iiano 1• ' i?nc~~e ii in:·e~c di ·174 e 17'.2, rispelti\'amente essendo inclusi in queste cifre I f:\l'lnac1st1. L' aut.ore 11 0 11 crede giustificata truesla 1.1r-ofusionc cli ufficiali medi ci nel corpo <l'armata bri tannir-o, e nota clrn nel Be~no Uni to il nun:1cro normale dogli ufficiali medici d'ogni grado essendo 3.\.4., la formazione d'un sol corpo d'armata _esaurirebbe compiutam ente' rrueEto personale, rimanendo disponibi li per l::i direzione e l'csecuzioue del servizio ~anitario iu tulio il Regno Unito soltanto !~8 ufficiali medici . Sono falle quindi alcum} propo,;t.c per migliorare codesto sen•izio in tempo cli pace o in guerra. · . Gl•i ammaestra-in.enti mil'itari rlel/o scorso anno . - La pi11'z 1rilc ·mohiliLazionc dell'c,,ercito hritanuico anenuta nella primavera tli•I 1878, allorchè intravedevosi la possibi lità di 1111:i guerra contro la Hnssia, 1


L.IBRI E PERIODI.C I

porse modo cli apprezzare giustamente il valore intrinseco degli ordinnrnenti militari brjtannici. L'autore constata in primo luogo come le riserve cl ell'r~sercito regolare climosl.rarono di non essere, come alcuno asseriva, uu simul::icro (sham), m::t una realtà. Chiamate per la prima volt.o alle armi esse accorsero premurosarneJite alle bandiere accrescendo notevolmente ( 1) J'e!Tettivo rlell'esercito regolare. Constata eziandio che IH rorze ausiliarie dimMtra rono di essLirn ani mate dal migl ior :::pirito militare. Milizia e volonta ri offri rono i loro servigi nell'imminente guerra, cli guisa che ove se Hf} fosse presenta to il bisogno si aucbbci-o potuto 'tra rne ouime truppe di complemento . ~\Ila mirabi le concÌotta delle riserve non corrispose l'opera dell'a utorità militare. Sia per .difettò di regolamenti, sia n cngione dell'accentramento che informa lullo il sistema amminis trativo dell'esercito britannico, esse non riuscirono a vestire e armare le riserve che dopo mo lto tempo e con grandi diflìcoltà. E fu anche mal regolata J'11,;segnazione dei ri5ervisti ai vari corpi mobil itati, di modo che l'effettivo di alcuni corpi riu:;cì superiore al prescriuo per il piede di gnerra cd al tri rimasero al di ,;otto del piede di pace. In ordine alla forma zione dni eorpi fl'anrrnta, n al l'uti lizz,.izione della forza disponibil(), la passala rnohi iitazione ha . prova to: 1 1) Clrn per mobi litare un primo corpo d'arma ta occorrono da due a 1.re mesi e che altri due mesi sono necessari per formare un secondo corpo d'armata . Ciò è il risultato del' sistema di mobilitazione in vigore; in qnanto clrn i l rir·imo corpo si forma a spese (clrai.nùig) del secondo corpo, e questo si rifà esaurendo i rimanenti quadri. Inlanto il secondo corpo potrebbe dinìcilrnento prender parte n una prima campagna; 2) Che per difotto d(quadri e per una serie cli altri difetti organici, con una foria massima disponibile di 1139000 uomini (6000 dei quali 5ono tratti dai presidii del Mediterraneo), no.n è possibile formare più di due cotpi d'armata; cli guisa che~ la metà d<~llc forze Ghe possono essere adoperate all'estero .qon sono utilizzate. n ptrsonale sanitarfo niilitare. - Difficoltà a reclutarlo. - Proposto. . · Le invi,ssioni (religiose) ct,l campo d:i, 11.ldershot. Con i, Rwmani nella ccimpagna del 1877. - Capitano Salusbury. I Ca(fri e la g1.1,l';rra, cont?"O i Ca/fri al Capo e nel Na taL. -- Come combattono i Zulu , ecc.

RIVISTA ESTERA

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(!) 8lS57 uom ini.

L'ESERCITO FRANCESE NEL 1879. (L'a.r mée fra.nça.ise en 1879, par un offlcier en retraite) (! ).

È stato pubblicato in Francia, pochi giorni addietro ( e siamo già alla 3~ edizione) uno scritto attribuito al generale Troclrn. L'elevatezza .dei concetti militari e lo spirito filosofico e d'osservazione onde è informato, e che è pure una caratteristica del generale francese, confermano nell'opinione che realmen te gli appartenga. Ad ogni modo, questo nuovo .lavoro militare è opera di non comune intelligenza, la quale si è accinta all'esame di un esercito che sorge ora poderosamente dalle grandi sciagure toccate alla valorosa nazione. Il nuovo libro ricorda quello del ,J 867. Il 11867 ed il ,1879 r Ecco du~ date che si possono porre di fronte; e quanti insegnamenti ! Prima e dopo la grande disfatta . Le 'glorie passate, le facili speranze, l' illimitata fiducia , e gli eroici. sacrifìzi, i crudeli disinganni e lo s~onforto. Un quadro a grandi sprazzi di luce, abbagliante nell' insieme,. difettoso nelle parti, ed un quadro a tinte oscnre, a linee non ancora hen definite, lr, quali non troveranno forza che nell'azione del tempo. Allora solo quando il. tem po avrà operato, si potrà giµdica re: ora non si può che intuire. Questa intuizione sarà realismo o illusione? Seguendo a h,rglti tratti il pr3nsiero del\' autore, speriamo di correre dietro ed afferrare la vcritit. « Nella lott.a , ecrli dice ' tra il o O) Paris, I; Hetzel. - I YOL di 35U pagine . .Rivista estera


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RIVISTA

realismo e le illusioni che si disputano la vita delle nazioni come quella degli individui, ho avuto un còmpito, altre volte, sul terreno « delle cose pubbliche mi li tari. M.i schierai sostenitore del realismo « che di;;;piace, contro le illusioni , che piacciono e fui sconfìt.to, in(< contn:rndo la sorte di tutti gli sconfitt.i di quegto mondo, aggrnvata « dall<i sYent.ure del mio paese ». Quando in Franeia la /ebbre dell' orcl:ina;mento rfoll' esercito sa rà diminuita, non ,-i potrà retrocedere dina1izi al lo sforzo nècessario per soÙevare l'enorme macchina, per porla su basi più solide e più durevoli di quelle che ossa non abbia. Quest.e hasi sono le ist'ituzi.oni mili tari . Il che non vuo l dire lanciare agli organizzatori il rimprovero cli avere co111;inci ato verinco1wincia,,1·e. Hanno fatto.del ìoro meglio. · Lo stesso Governo non ebbe nè libertà di spirito, nè tempo per coordin.:ire il tutto in un lailoro d'·ins'ieme, fatto da nomini competent.i. J.' iniziativa dì un' opera così speda le, malagevole e complicata fn anzi presa dalla stessa Assemblea, spinta fnori dalla sna çerchia cl' azione, originando cosi tentennamenti, incertezze e léntczze, che sono il. carattere particolare di cosi grande riforma o d1e pesano e poseranno sui destini dell'esercito. Il Governo e le Assembl<~e, trascinati dallo spirito pubblico e dai propri eccitamenti, hanno concentrati i loro sforzi nell'ordinamento dell'esercito cd hanno date ampie dimensioni all'edifizio; ma si ebbe ristrettezza e debolezrn alla baso. La l~rancia ha oreato un _grande esercito; ma ha pure due problemi a risol vere: 1° In troclnrre nella sua buona legislazione mi li tare i cambiamenti che l'csperienrn invoca; 2° Sviluppare nell'esercito le i.stititz·i,oni. e fondarn e nel paese dello nuove per l'esercito. Preparare la Francia a q1rnstc esigenze dell'avvenire. Talé lo scopo del libro. «

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I. In Francia, lo spirito pubblico, altamente imprnssionabilc, è semprn colpito dagli effetti. Non ha pazienza e serieti1 per cercarne lo cause o ,;tucliarle. Nelle questioni militari prendo per guida l'orgoglio naziom1le e i rncconti enl'a tici elci campo di battaglia; quindi la già tra.clizionale sentenza: « il nostro i nvùicibile esercito. » E l'autore g1'ida:

E STERA

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Nari ·Di sono e,.çerciti i r1;1iincibili, e lo sono tanto m-eno quanto più loro lo si dice. Dopo la rivoiuzione ed il primo impero, le simpatie, le sollecitudini, l'ammirazione della .Francia, furono per l'esercito, che è la forza prodotta; abbandonando , lasciando da un lato le istituzioni militari che sono la /rH·za genemtrice. Ha sempre coufuso l' esercito colle istituzioni fìno al giorno delle grandi sventure . Ed ora nel trasformare le forze militari, si sono forse ratti penetrare nello spirito pubJJJico i pr,i.nC'ip,i,,i e le ·regole che le genémz·ioni debbono tra.smettersi ptrchè lo sf'orzo, da, legislativa e finanzi ario ch'egh è, rl;iv1mti nazi onale; perchè sia ù i tntl'i, ,;, tem1:ri. la leggii comwie e ·inipr·e.sm·ittibUe, perchè sia, nelle d:is/àtte possill'ih dell' a:vr1eni,re, la sabve:mi? E ponendo così la questione, l'autore dice che le istituzioni militari creano gli esertiiti , lii fctnno diirn.re, ·e fanno ri·vù ;ere quelli che le vfoi.ss,i,tudini della g11MTa hanno disfatt'i,. Le storie antiche e moderne mostrano: ch e le ricchezze o gli eserciti non_ sono stati, in nessun ~empo, sufncienti por fondare solidamente, ed m modo durevole, la s1cmezza delle nazioni. Oggidì, in vece, ab. biamo visto di fatto nella Prussia, ciò che possauo le istituzioni militari senza la riccheua e senza gli eserciti. Gli uomini di Stato prussiani, stretti dalla situazione creata dagli avvenimenti del ,18071808, scoprono, sessant'anni prima dogli altri popoli, la grnnde legge deUa cost,i,tuzione degli eserci ti per la gue1Ta modenia e la trovano nel servitio obbligatorio a brev<3 durata, combinato colla creazione di riserve scaglionate, che sostituiscono, sotto l'apparenza di un piccolo effettivo, atl'11seroi.to incari cato della di fesa della nazione, la nazi one tiitta armcita, p1·onta a, d1i/endM'S'i essa steSSli ! Cosi gli eserciti non sono ch e il mezzo e le istituzioni io scopo. Coloro i quali disconoscono questa veriti.t commettono errore por due cause prineipali: l'orgoglio del la vittoria; l'affievolimento dello spirito di sacrificio _per il benessere e per la ricc.hezza. La creazione e la conservazione dogi! osereiti non impongono alle nazioni ct1e sforzi limitati, intermitt.ent.i, proporzionali alle promesse di pace ed alle rninaccie di guerra che contengono gli avvenimenti. Per creare e mantenere le Ì$tituzioni militari che sono indipendenti dagli avvenimenti, ci vogliono gravi saerifìzi, ai qua li sono sottomessi e ricchi e pov!>-ri . e dei qùali il carattere è permanente. È qwind·i più farJi,le a'ver soldati che i,çti tnzi.o ni. Ecco la grande qu!stione.


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RIVISTA

Le istituzioni mili tari sono esclusivamente l'opera della pace. Ma in Francia, dove s'ebbero tregne più o meno lunghe, ma giammai lunghi periodi di pace, furono l'opera alternata e diversa di uomini superiori, cb Louvois a Carnot a Napoleone I. Le guerre fran cesi · non furono preparate che al momento di farle, con una confidenza che è propria di ciò che si dice partito preso; confidenza comune al paese, al governo, all'~sercito. Le guerre f~n·ono sempre improvvisate, poichè in buona fede si credette esservi serriprn preparati. Sully, Richelieu, Louvois, Carnot, Napoleone I, senza togliere nul la ai loro grandi meriti, non furono che.. preparatori di guerre prossime e organizzatori di eserciti disposti per un'azione prossima e determinata. Quindi il principio: ottenere dalla Ncizione, per i l magyfor tempo possibile il maggior nwmero di soldati possibile, con tutti q·u&i mezz·i che si s·uppongono non do·v1w olt,repassare la 1wi.swra dellct sua rassegnaz·iòne. Così, alle istituzioni si pose di fronte la leggenda, opera brillante cd effimera delle guerre fortunate, dalla quale la que, tione delle armi, non apparve più alla naziorie che attraverso l'illusione ed il fra stuono delle grandi riviste, degli artico!i di giornali, degli ordini del giorno enfatici, dei numerosi e brillanti stati maggiori, delle splendid9 uniformi, dell' abuso di decorazioni francesi e straniere. E sebbene il consiglio superiore di guerra cd il generale Morand sotto la Ristorazione, avessero intraveduto la grande riforma del servizio obbligatorio a ferma 1·iclotta , nè gli uomini di Stato d'allora, nè cp1elli che succedettero, no1t cessarono di far penetrare nello spiritò pubblico e nella legge il principio dell'associazione direttiva ed effettiva della nazione allo sforzo della guerra . . La loro attenzioùe d' altroncle fu sviala e qualche volta assorbita dalla guerra d' Africa , di alto interesse nazionale, ma che colpiva profondamente l'esercito nel suo spirito, nelle sue abitudini, falsando irrimediabilrrwnte, per parecchie geru~razioni cl' ufficiali , per il paes<~, per il governo, l'ottica de!Ja guerra. Si ebbe l'abitudine di vincere e la, soC'ietà di m,uttuL 1in1.m:iraz'ione africana. Quale ù, si dornanda l'autore, fra i ùi(forenti sistemi d' istituzioni militari che la •Francia contemporanea potrebbe adottare, quello che rispondcrehlJe meglio alla sua indole particolare, ai suoi bisogni, e che contribuirebbe più efficacemente a rialzare la sua fortuna? Le i:;tituzioni mili'tari che realizz~rcbbero qnest' avvenire, e le sole che lo realizzeranno, sono quelle che fara nno p::mctrare nelle gern~razioni fra ncesi, lo spirito militare, sosti tuendolo allo spi.rito yuerrù ro.

85 Principio nuovo, educazione nuova: la verità invece della finzione; e lo spi1·ito mibitare, è la veri là coi suoi effetti di certezza , solidità e durevolezza; lo spirito g'u&rricro è la finzione con tutti i suoi effetti d'incostanza, di miraggi inganna tori e di inevitabili cadu te. Lo . spirito guerriero è il iJOrtato della leggenda; lo spirito militare è il risultato delle istituzioni . Com pilare perciù, applicando il grand e principio dell'educazione naz,ionale per opera cl&i poteri pubblic-i, un catechismo militare, che, nelle classi cl' edùcazione secondaria della Francia, diventi il formulario cl ' una educazione virile, del la quale non è traccia nei programmi delle scuole francesi, treando Ja realt;ì delle dottrine e delle /'ticoltà, ·1wi,litari efl'ettù;c; completare qLtesta preparazione del popolo coi doveri della difesa nazionale, con misure diverse, che produrrebbero quel la situazione psicologica, la quale sarebbe il punto di partenza delle istituzioni cli cui gli eserciti sono il risùltato definitivo. Qmisto {t1:ande lavoro cli riforma dell'educazione uazionale sarebbe imperiosamente voluto anche <la lla sicurezza e dalla pace pubblic:i , quando pure l' interesse militare non l'esigesse. Per ora, le leggi militari francesi non creano nell'esercì to che i I r'ispetto regotamenta:,·e e non i,l ri.spetto d'i principio e, di servtùnento. ESTERA

I l:t

•Vi è un fatto del quale gli statisti non si occupano punto. La statistica cioè dei morti nelle loro famiglie clop) l_\Ua guorra, per esaur.imento di forze fisiche, e degli ammalati e degli uomini resi inutili al lavoro. Ebbene, se vi fosse, si constaterebbe la soppressione o l'invalidità, per effetto d6lla guerra, di più rriilioni di produttori, quasi tutti nel fiore dell'età, tolti dal reclutamento fra gli uomi ni pitf virili del paese, e che sarebbero stati, cia;;cuno in una famiglia , l'origine di più generazioni le qnaii rimasero così schiacciate con essi. Quanto non hanno co5tato alla razza francese - quantitit e qualità i massacri continuati del ·primo impero, quelli periodici dal secondo, e, per vent'anni, la guerra dì conquista algerina, pro~eguita dicci anni con un effettivo di centomila uomini, sottopo,;ti a clima divoratore e a grandi lavori! La statistica non vi pensa ; la :Frapcia neppure CS$a; ma le madri francesi vi pensano e vi penseranno sempre. Un tale fatto, congiunto alle tendenze generali della società contemporarwa, che cerca il bene e la ricchezza, allontana la giov<mtù dai servizio rni litnre consideralo come carriera. Quindi le difficolt,ì grandissime d'ayere quadri superiori ed inferiori solidamente costituiti. Per combattere efficacemente disposizioni così prcgiudichevoli


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R IV IS TA

al grande interesse nazionale, è mestieri impiegare mezzi capaci di trasformare le abitudini d'u na parte della po polazi one. Bisogna riattace8re la sua esistenza, con legami di simpatia o di solidarietà interessate, all'esistenza rlell' esercito. Un mezzo , cerca rlo nelle f'a,1ni9 /1ie mili tari,; in quelle fa miglie doro il mestiere delle armi era già od è ancora una 1)0ca:;ione trasmessa, ·n fa rla rivivere coll' assicur:m; loro la protezione effettiva della legge, e le sollecitudini dello Stato. E l'aut,)re ne accc11na il modo : grandi istituti cl' Hducazione professionale, il cui accesso sia largamente apcl'to e per 7will'ilegio ;;-peciale alle fa miglie mi litari. Noli' esercito, anc-0ra [liù chf; uella societii civi le' il reaime doali o o applausi eretti a sistema intacca la viri lità dei caratteri u provoca le ambizioni o le pretensioni. È d'uopo rifare l'educazione dell'esercito: i programmi non sono ancora fatt i; il metodo non ne i: ancora stabili i.O. Gli eserciti si compongono di grandi frazioni organizzate e di piccole uniti\ . Gli indi vidui che le costi1.uif-c;o110, sono destinati nelln pace a vivere, impar:ire e lavorare ; nella guerra, a marciare ed a combattere ·i11sieme. 1 legami fra essi sono giornn lieri , di ogni momento ; i loro bisogni, i loro interessi ~ono gli stessi ; e una comuwmza dalla quale nasce la camam,cforic de ln chambrée. Alla guerra, questi uomini sono generalniente i sol i che il combauimento ravvtcini così ·sLrcuamente gli un i agli altri pcrchè snssiste quella mutua assistenza dulia qnale nasco la confraternité dn champ de bata:itle. Ognuno di questi gru rpi è perciò più che una unitit militMC, è n11a fam iglia militare . Ecco la grande forza clic ,·a util izzata. Risogna che i l solda to t1·01yi, nella compagwia la contùmazfon1: dellri scuol<i primcwfa e del colleyio per l'fosegnwnento, diventato speciale e pratfr.o, dei principiri, e dei. d~vtw'i del suo stato. Errore quindi il cousiderare come secondario il grado e la missione del capi tano; tanto, che pure si dice qualche volta d'un sououfficiale : non a,ndrà più -in là d:i capitano . Eppure il ca pitano è il direttore, I' cclucatorc ed il Lutorc del soldato; esso è il solo che abbia sui g1'uppi di soldati che combattono i~net azfone i.m meclfotci rNnuimu,, effettiva e personale; a lui spella perciò, su lui poggia I' ecluc.uioue Yera dell'esercito, considerato come scuola di morale, cl i rispetto, di ,;acrifì zi. Dall'e.ducazio~e così inte;;.'l devo ::;ortirne pri ncipal mente la ragione, os0nr1s~,IHHl ed rncornp let:1 dei 'l"ispelt·i,, chr è bene distingnerc in: t·ùpetti <li p,.incipio e di sentimento che sono lihcri ed apparten,,ouo a tutti , r i~petti cli regola;menl!i, e (l'obbbigo. I primi sono co~sc-

Sì guenza d' una edt~cazione nella qua le domina il sentimento religioso e la credenza ; anz, sono a loro volta una credenza la quale forma nella vit::t delle 11azioni il più ,;olido fondamento della pace pubblica e dell'equi librio :;ociale. I rispetti obbligati uo11 hanno che meriti relativi, cd i loro c•ffeui d' equ ilibrio, subordinati alle circostanze, 110n sono durevoli. '.\'ella vi ta degli esnr<:iti questo Cljuilibrìo è distrutto e! fa post~ al _disordine, cruanr~o alla guel'ra la sanzione peuale, la sua protettrice, e soppro,;sa Jagli ane11i 111e11 ti . Vi souo eserciti ai quali una educazione perfetw ha iuseguati tu tti i rispetti. Souo gli eserciti cbe rimasero tetrllgo ui noilo $Ciogure d'uoa guerra perduta. . Per assogget1a1:e all'obbedienza ed alla regola le masse organizzate, vi sono tre mczz, : la repressione del malo, l'emulazione del bene, e l'impiego couvonieìllr mcute alternato dei due metodi. li primo fu il rr~ezzo che resse fino ai no:,; tri giorni : orii , il mezzo miglioro è quello d1 associarn l'opinione al cw;tigo secondo la gmvità del caso; di rendere lìOlidale l'onore dei colpevoli coll 'o11ore tlei gru]Jpi dei qnnli fa uno parte: compagu ia, h.1t1aglionc, reggimonto. Il mezzo migliore è quindi quello che combina iu giusta m.isnra la repressione del male coll'emulazione• del bene; qùesta è la ,·era cfo:ci11liua ,lei rooaimento conor:, ' s1'derato come ceutro (l'ordi ne e di vita militare. L'esercito _e l'ed:icazione miiitnre hauno a loro volta bisogno d1e ~a nazione sia essa pmc educata per l'esercì Lo, pcrchè lo stato sociale, · lo stato politico, lo stato mili tare, sono gli elementi solidali di un tu~to eh? ìJ la patria. In Francia, per eccez,ione alla logica orcUnw1•ia ckt fcitt-1 , la 1·iformci delle isW w:ionì soàati e 7Jolitù:lte scirà prered·tita e prepam Ut nello spfrito JJttbb/1co della 1-i/'or,na delle isti ttiz,ion:i · m.·ili.ta ri. EST EHA

H. .L'autore, dopo ,1,,ere con l.ll nto spirito lilosolìco posti i principii 1'0 11dameutali delle isti tu1.ioni mi lita ri, qual i .'gl i crede più opportuni per nazione così ca1:attc1•isticconente gue1·riem quale ì; la Francia , dopo d'aY_erc di mostrato clic esse sono il fondamento di qualsiasi potenza mil1Larc e d10 app1111Lo per c~sere r.n lc bisogn::i clHi le ist.it.uzioni posino esse sle:,se :Hl due forze ausi lia ri cho non esistono in Francia, cwè.: l: ecfaca.:r-ione· nvili tar e del/ci nazione e, l'ediicazfone verje;;·ionata dell'esercito, abqaudoua il ca mpo purainente specn lati\'O, ed cutra nel campo pratico rleJJ; esame :,\pecìalt: di qua lcuno dei grandi ele111eJ1 ti clclìe istituzioni militari .

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89 2.° Ch~ la loro esitanza ad appropriarsele è tanto più grande -quanto più furono grandi i risultati otte1mti per lo passato colle wtituzioni e cogli stnimenti c/;i, giic1Ta, che si 'Vogl-iono abbandonare. :Solo i fatti del 1806- ·1807 poterono far operare alla Prnssia la sua rivoluzione militare. E la Francia , la quale in fatto di rivoluzioni politiche non è mai indecisa, tentenna sempre in fatto di rivoluzione nelle istituzioni militari. E così la legge cli reelutamento andò soggetta a tentennanienti, fra il nuovo principio della ferma a breve · durata e quello antico a lunga durata, così che già si sentono i lontani s_intomi di nuove modificazioni in ciò che è stato sanciio ieri . La legge sul reclutamento dell'esercito, cercando di conciliare, nel regime del servizio obbligatorio, l'ohbligo colla durata, ha voluto risolvere un problema insolubi le. Ha posto a contatto dclie fortune diverse : soldati che servono cinque anni e soldati che sen"ono pochi mesi: ha forse sostituita l'invidia all'emulazione, e distrutto lo spirito di cameratismo .e di solidarietà. Una vera legge di reclutamento fondata sui grandi priucipii moderni, cambia di forma e di meta per rispetto ali' antico sistema, e si formola in questi due scopi : 1° Su.lta sol-idità déi qnadri (quantità e qualità) ; 2. Siill' evidente necessità di fa1· passare sotto le armi e di p1·edispo1·1·e al se;r1;izio militare, .~ne;rcè ·un' ·istriizione media /,irmitata ·nella s1.ia d1.1;rata e comune a t1itt-i, il 1nass ilmo nmne·ro dC'i, gio tJawi. La Francia non ha risolto il probl<~ma. EST ERA

RIVISTA

Il prnno d1 questi grandi elementi è dato dagli stabi limenti d'educazione militare, perchè, in tutti i tempi, la solidità dei quadri fu garanzia sicura della bontà degli eserciti. Oggidì la_ missione dei quadri acquista importanza preponderante, e pr~pararh è per le nazioni un bisogno di primo ordine e pei goverm un dovere imperioso. Saranno grandi sacrifizi finanziari; ma sono necessari ed è forza sobbarcarvisi. Per ciò che è qnadri in Francia il problema non è stato risolto felicemente non solo; ma essa è in ciò stata oltrepassata dall'Austria, · dalla Russia e perfino dall'It.alia, giovane potenza militare, L'auton), ~opo ave~·e esaminato, come tipo, il modo con cui si provvede ai quadri m Prussia, trova naturalmente che cli fronte alla ricchezza di quantità e qua_litit di quadri in quella nazione, la Francia è indigente non solo, ma anche inferiore a quanto essa stessa ebbe altra volta. Dal 1~30 a! '1_810, in un perìodo di . 40 anni che comprende parecchie rrvoluz10m, con altrettanti governi ·div<wsi quante furono le rivoluzioni, gli stàbilimenti d'educazionr militare francesi ricevettero, come tutte le isti t1_1zioni, come i costumi pubblici e come tuuo il paese, le çontrospinte di tali crisi violenti . Avvenne anche che ·1a scuola Politecnica e quella di Saint- Cyr ebbero, in mezzo a cosi pericolosi avvenimenti, una parte a volta rivoluzionaria ed a volta ·moderatrice, la . gravità depa quale, in tutti i casi, non può sfuggire a nessuno, dal punto di vista degli interessi della disciplina, del buon ordine e · dello spirito di tanta gioventù alla quale l'inesperienza non permetteva di giudicare nè le cause nè gli elfelli di sì grandi commozioni politiche e popolari. E qui l'autore entra in un esame profondo, minuto della storia, dello spirito, dei risultati dei diversi istituti militari di Francia, mostrandone l'insullìcienza sotto il triplice punto cli vista del numero, dei principii d'organizzazio11H, e del metodo di educazione, e svi luppa un programma completo di scuole di figli di militari, di ~cuole di_ sottuf1ìciali, di collegi militari preparatorii e di scuole d'ufficiali rispondente al concetto fondamentale dell'educazione militare della nazione, quale fu da lui già :iccennato, · La legge sul reclutamento è il secondo grande elemento delle istituzioni mi litari che il Trochu esamina . È uu fatto provato dalla storia delle nazioni: •I° Che esse non si decidono ad i~troclurre nel loro stato militare le innovazioni che trasformano i procedimenti della guerra e la costituzione degli eserciti, se non quando sono sta.te uittime sul campo di- ba,ttag lia;

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Un'ahra grave questione è quella degli stati maggiori . ll corpo di stato maggiore francese è stato sacrificato, come l' intiero eserci to e come il paese, alle illusioni sulla guerra moderna, alle credenzr leggendarie, alla confidenza temeraria dei poteri direttivi; egli non ha perciò me.ritato il trattamento che gl i ha fatto l'opinione pubblica. · Ma la sua organizzazione ed il suo funzionamento niale determinati lino dalla -origine domandano riforme; e a questo riguardo i'esp.erienza e la_ prudenza con~igliano.: •I Di ricercare attcntamnnte, e senza partito preso, tiù che l'isti. tuzione ha di difettoso nel 1·eclntamento, nell'ediicazione special-e, e nelle att1··ibnz·ioni d<~I persona le; 2° Di operare su questi tre clementi principali dcli' esistenza e dell<~ . funzioni dtil corpo nell'esercito, le modificazioni riconosciute neces!::arie, non domandando agli ordinamenti stranieri se non ciò che sarebbe profìttevole e.d appbicabUc, senza portare grandi colpi al la istituzione che già si possiedH. E l'autore fa l'analisi della cruestionc sotto questi trH punti di vista. O


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R I VIS'I;A

I n tempo di pace, il modo con cui ·si recluta · il corpo di stato maggiore è difettO$O e male inteso. In teni po di guerra l'effettivo non è sufficiente, e per dargli l' estensione voluta dall1} esigenze di guerra mancano gli clementi, perchè non si sono preparati . ~:auto~e trovn che il vero concetto base per creare uno stato magg10re rispondente ai bisogni della gnerrn, sia stato praticato dnlla Prussia col principio di am mettere solo nello stato maggiore ufficiali che hanno già csp·erienza di mondo e di servizio; che hanno cioiJ fouo le prime prove, alla stregua delle quali po'>sono essere giudica ti. li corpo di stato maggiore deve poi essere una. corporaz,ione milita.re a,perta, ·ma aperta solwnente al bas.ço. La creazione e l'impiego delle spec\aliti1 formano una delle leggi più imperiose della guerra moderna, -e fra tutte le specialità, quella degli stati maggiori è In più importante, perchè abbraccia a volta n volln tut.t.i gl i interessi della direzione e dell'esecuzione. Pe1·ciò è neces;;ario: 1° Che iI comando sia as$isti to da un corpo speciale di. stato 'nwggfore; 2° Che il redntamento di questo corpo si operi per mezzo di concorso· fra i giovani · ufficiali di tutte le armi (t<menti e capitani), che hanno compiuto la scuola di guerra e che siano nel primo terzo <li classilìcazione di merito . Gl i altri due terzi degli uffìciali che hanno percorso la scnola di guerra dovrnbbero avere il. titolo rli nf'(i.àcwi aus,ilù.tri di stato maggiore. Così, la buona esecuzione del servizio in rrnerra avrebbe [Wr garanzia gl u i sforzi combinati del cor[)O speciale operante con provnta cap:wità, cogli ausilial'i che vi concorrono con sufficient.e preparazione. E rrui ci è impossibile segnire l'auto1:e nella serie delle considerazioni, nell'osarne minuto del come il servizio cli stato maggiore si pratic11 in Francia,. e del come dovrebbero essere modificate l'educazione specia le e le attribuzioni dello sta to maggiore, per rispondere alle vere esigenze del la guerm. Diremo solo volere egli che gli ufficiali di stato maggiore siano puramente chiamati a disimpegnare lo speciale servizio della prepamz·i,one alla giierrn e perciò , in permanenza chiamn ti agli studi topografi co-militari delle frontiere e dei teatri di guerra. Lo stato maggiore non deve considerarsi una scnola d:i genera.vi, perchi~questa idea si mnta f'acilmente in quella di scuola, di. pretenz,i.one al geme,rala.to . Lo stato maggiore dev'essere una scuola di veri cap,i. di stclto m,agwi,ot·e e di nffìciali eh stato magg'i,ore. 1

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ESTERA

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Non meno interessante è il cnpitolo snll'a mministrazione degli e$er-citi , lo scopo della quale è, secondo l'antore, di :.issicurare sia in p:.ice· sia in .anerra In loro esistenza e la loro azione. I mezzi di cui dispone l'amministrazione sono diver:;i ; ma non meritano la confidenza dei· governi e non creano la sicurèzrn delle nazioni, se non alle condizion i seguenti: ,( 0 Essere JJratic.'i., ciOl\ conformi alla realtii dei bisogni e degli in t.eressi ; 2° E:;sere ben coordinati e sottoposti ad nna llirez'ione coni-petente" ed iln controllo e.ffettiroo. L'autore esamina la storia dell'arnrni nistrazione francese, i principii che la hanno informata per lo passato, quelli sui qual i poggia attualmente, e trova che appunto i princip ii fonrlamentali altrevolte posti ed applica ti in Francia ria uomini maestri in fatto d'ammini:;trnion.e di eserciti, si sono profondamente rnodific:ati o sempn: pi tì alterat1, in guisa dm gli ammini;;tratori moderni li hanno perduti ili vista . ' Dopo avere toccata del pari la qnestionn cli souufliciali, ·i quali, per gli effetti nell'inquadrnment.o degli eserciti, si possono paragonare a ciò c.he la semenzct è risp1:tto a,l rnccolto, l' autorn l'iepiloga nel la conclilsioue i suoi studi, cl1e egli delìnisc!{ di circostanza e di inf'or-· mazionc per la discussione f'utura, la quale saJ'à ben più mabgevole, perchè avrà doppio scopo: com.pl1ill1;1·e le ,1·if'orme ,(nco1l11i·1u1i.ate, e· ritornare per retl!ifìcarle quando sa1·à oppoi·tnno 'il, farlo, sn qnellenelle qiwbi l'e.spel'ienzci mostrerà dette imp1wf'ezioni,. E uu pr~gn~m~n~ il sno che sot.topone a11 ·e~ame degli uomini di Stato , degli ulfìciah che osservano e studiano, clegi i amici del la patria e clHll'esercito. III.

Del librù del generale Trochu non abbiamo dato che pallido e rapido resoconto. Crediamo sia però snf'ftciente per invogliare a studiarlo profondamente, inqoantochiJ le nostre tr-adizioni mi l_itari_, s<i.b~ bene giovan i, hanno, sia pel' indole di nnzione, sia per v1~1ss1tudrnr di guerra, con quelle francesi rnolti punti di contatto, cos1c~he n_on è difficile in talnni dei vivi quadri dello scrittore francese, rrnvenirc: il profìlo di rprnlche difetto che pure ci nppartien~L Lo spirito di osservazione profonda del genei·ale Trochu, _la sua esperie1Ìza di gncrra, hanno cla to al lavoro nu'.impronta filosolica che


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.seduce. Qualche volta però la tinta si fa più. oscura e traspare certo senso di amarezza e di sconforto. Ma nelle pagine dello scrittore bisogna sempre intravedere, ed avere presente l'uomo pubblico, le sue . glorie, le sue speranze, i suoi servigi, i suoi errori ed i suoi disinganni. G. Z.

IL SERVIZIO SANITARIO NELL'ESERCITO AUSTRO~UNGARIC0°)

ne. Stabilimenti sanitari . Si dividono in per-manènti, da ca:mpo e di ·riserva. Appartengono ai permanenti: a) Gli ospedali dei gua·rnigione (Garnisons-sp,itdler) e le loro succursalà; b) Gli ospedciti delle truppe ( Truppen-Spitiiler), non che quelli -degli istituti militari, delle case degli invalidi e degli stabi limenti di pena; e) Le infermerie (M(/}l'od&n-Hiius.e r); d) t e case d:i, con-ix1lescenzci (1~fiHtiir- Heil-.4n.stalten); e) Gli ospedali da fortezzci (Festimgs-Sp,itdl&r). Sono stabilimenti da campo : a) Quelli addetti alle divisioni allive (compresovi le colonne sanitarie dell'ordine dei Cavalieri Teutonici); b) Gli ospedali da campo; e) Le ·i.nf'ermerie da campo; d) Gli ospedah di riswoa stabiliti sul teatro della guerra ; e) Le stazioni d:i (erniata degli ammalàti (Jfranken- Haltsta. tionen); · /) Le squadrn sanitarie J'e!rroviarie; g) Le sqiiadre-a-rnmalati (Kranken-liige); k) J,e a:mlnilanze fiivviali; (1) Vodi· lìi·vista estera, dispensa di marzo.

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i) Le colonne-traspo1·to de:i feriti ( 1Jle.ssi,rten- Transpo1·t.s-Kolonn&n); l) Il deposito da campo (ti 1,estiario e ·ma.teriale sanitcirio (Jlfon- · twrs-nncl Sanitdts-Materìcil-Feld-Depots) . Formano infine stabilimenti di risM''oa durante una guerra : a.) Tutti gli stabilimenti sani tari militari permaneùti che trovansi fuori del teatro della guerra ; b) Tutti gli ospedali militari di riscrv::i, le case di convalescenza e tutte le case civili di salute. ' Stabilimenti permanenti.

Gli ospedah di gw1;rn:ig·ione sono indipendenti e provvisti cl' un · personale medico, religioso e 0ontabilc proprio, non che di una sezione di sanità. :Loro còmpiti principali sono: in tempo di pace, la cura degli ammalati e l'istruzione dei volontari- me/lici d'un- anno, degli assistentimedici e del persona le sanitario ausiliario; al momento della mobilitazione, la costituzione di tutti gli stabilimenti da campo necessari aJJ'esercito mobile ed al le piazze , forti poste in istato di difesa ; durante la guerra infine, la provvista e la spedizione degli oggetti di vestiario e di materiale sanitario occorrenti agli stabi limenti di seconda linea e la costituzione degli stabil imenti di riscnra. Il servizio ' è così ripartito tra il personale che vi è effettivo: ,1° L'nfliciale-medico più elevato in grado dirige il servizio sanit.ario cd esercita la sorveglianza e disciplina sul personale assimilato e civile; 2, 0 Il comandante delle truppe san itarie (e nei grandi ospedali un nffici<\lè superiore dell'esercito) dirige l'istruzione cd esercita la sorveglianza e Ìa disciplina sn tulli i militari. La sua autoritit si ·estende al servizio dei viveri, al vestiario, aH'erp1ipaggiam1mto della truppa, alla provvista e eonservazione del materiale; 8° Il perwnale far maceutico provvede, somministra , ed amministra i medicamenti ; · /~o La _contabili tà in danaro ed in natura è tenuta da contabil i, coadiuvati da sotlufJicial i del le truppe sanitarie; 5° Il servizio di assistenza e di sorveglianza sugli ammalati è disimpegnato dalla sezione di sanità ; 6° La direzione infine del servizio economico-amministrativo ii di competenza della conrniissione-cim11iiwislrativa ( Verwaltungs-Ko-mmis-


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sion) ('1 ), la quale è composta d~~l medico-capo, del comandante d1~!1e -truppe sanitarie e dei contabili militari . Gli ospedali di guarnigione sono 23; ognuno di essi ha un numero di s11ccursa li proporzionato al numero e dislo_cazione delle truppe. Dipendono, ptir il servizio militare, dal comando generale o militare :Per il servi1.io ·sanitario, dal clirettore di sanità addetto nl lo stesso, per il servizio ammiqi;;trativo, dall'intendenza milit11re. Nelle localitil occupata da n\olta truppa e prive d'un ospeda le da g1w.rwi.r, ione o d'una succursale, si provvede al servizio sanitario mediante ospedali speciali, detti ospedali d1iUe tr11;ppe. Di questi trovasene uno presso ogni istituto mili tare, ogni casa d'iuvalidi (2) ed ogni stabilimeuto militare cli pena. Al momento della mobilitazione poi, si provvede a fondare uno cli questi ospedali in tut.ti i circoli cli reclutamento che ne mancano; e quelli di essi, che si trovano già .stabiliti nelle fortezze vengono Lr,isformati secondo il serviztP presumibile cimante la guerra. Tali ospedali sono regolati o costituiti analog,nnentc a quelli da _giiarwigfone, colla differenza, che invcc·e di avere un personale proprio, sono riforni li di tulto il personale necessario dai corpi di truppa cui prest.ano servizio. La direzione doll'ospeda li~ spetta nl modico-ca po del presidio, e, in ·sua mancanza, al medico più anziano del presidio ste~so. La sorveglianza sul servizio militare e su quello economico- amministrativo viene allidata ad un ufficinlf: subalterno dei corpi del pre.sidio, op pme ad un ufficiale giubilato. Al servizio d'ospedale~ infine sono do5tiuati gli individui cli truppa che hanno ricernta l'istruzione da porta-feriti o porta- fasciature e, quando questi per soverchio numero d'ammalati non bastino, ·vi viene comandato temporaneamente un distaccamento della seziono ùi sanitb ,.dell'ospedale da r,iui-tni,gione più vicino. Gli ospedali delle truppe dipendono direttamente dal rispettivo comandante di presidio per la pnrte mihtarn, e dall'intendenza militare per la parte amministrativa . Le infermerie hanno per iscopo di curare gli ammalnti leggeri e quelli gravi elle non possono essere trasportati. In tc~rnpo di paco havveno una per presi.elio :;upcriore ai 300 uomini ccl nnche in qualcuno dei presidii minori , ogniqua lvolta il nu(I) Corrisponde al nostro Consiglio d'amministi:a::ione. {2) Quello addetto alla casa invalidi di Tyrnau è provvisto di un manicomio miI Haro.

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mero degli ·ammalati è relativamente grande e non vi è mezzo di ricoverarli in qualche ospedale civile. Temporaneamen te ne vengono pure stabilito nelle localitit ove si manifesta un'epidemia o si concentrano truppe. Al momento della mobilitazione vengo110 sciolte man mano che le truppe partono per il campo . Le infermerie :sono ununinistrate dal corpo di truppa che se ne serve. La direzion11 no è a/Ticlata all'u('fìciale-medico più an~iano, la disciplina e l'amministrazione aa un ufficiale inferiore ~id il servizio ausiliario ui porta-feriti del corpo stesso . A Baclcn (presso Vienna), a Karlsbacl e Schonau (Boemia), vi sono appositi stabilimenti ·per la wra delle acitue, i qnali souo considerati pc! trattamento come succursali dogli ospeda li da gtw1rnig-ione. In Hofgastein, Budapest, Pystiam, l\ielwdia e Topnsco (Croazia) invece si trovano stabilimenti cli bagni, nei quali ulTiciali e gregari proposti dal rispettivo direttore cli sanitù, ricevono i>olamente l'alloggio e gli oggetti necessari per il bagno. In Teplitz (Carniola) e Tepli tz (Un-. gheria) sonvi infine stabilimenti di bagni ,isclusivamente pei gregari . Codesti stabilimenei, ad eccezione di quello di l\aclou, sono solamente aperti nella stagione estiva e sono provvisti del personale nec~ssario ('I ) nl momento del bisogno per cura del rispettivo comando generale o mi li tare. In tempo di guerra però sono tutti aperti per la cura dei feriti. Al principio d'una campngna, ogni piazza forte posta in istato cli difesa, deve ricevere il materiale sanitario occorrN1te alla cura di un dato · per cento della massima guarnigione di gnerra . Siccome però glì ospedali da, giuirniwi,one. non hanno mai un material e di riserva stiperiore ai 1000 letti, cosi nelle piazzr~ fort.i più grandi vengono istituiti ospedali da fortezza, i quali sono amministrati e dfreui come un· ospeda le da guc1;rnigione e souo forniti di un personale proprio. In massima un ospedale da (ortezz1.i non ::.upcra i HlOO letti, o quando il per /o e la guarnigione assegnata aÙa piazza ne richiedono una quantità maggiore, vrmgono per lo più istituiti altri stabilimenti sanitari. G·li ospedali rilt fortezza poi 110n staccnno succursali che in vicinanza al centro principa le. 1

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(lJ Tutti gli stabilimenti di bagni però, eccetto quelli di Karlsba,I, Sch6nau e Mobadia, hanno un pl'Opl'iO comandante permanente.


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Stabi,l,i,m enti da c(un,po.

Ad ogni di visione mobile viene assegnato uno stabilimento sanitario· (Dimsion~.Sanitats-.4nstalt) che è fornito di tutto l'occorrente per

prestare un primo soccorso ai feriti e trasportali poscia agli stabilimenti che sono scaglionati indietro. Gli stabilimenti divisionali sono: ci) Stabilimenti per una divisione di fanteria con equi paggiamento ordinario; b) Stabilimenti per una divisione di fanteria con equipaggiamento da montagna ; e) Stabilimenti per una divisione di cavalleria. . ~s_si dipendono per ogni riguardo dal comandante della rispettiva d1V1s10ne; la sorveglianza sul servizio sanitario vi è esercitata dal medico- capo cli visionale. Ogni stabilimen to a) si compone di: Due pc)sti di primw soccorso; Un posto fasoiat-i1;ra deUe ferite; Un'arnbitlanza.; Mater·iale cli riser1>1i .

Esso ha un personale medico, il quale durante il combattimento· e lo sgombro dei feriti è coadiuvato dal personale · sanitario addetto direttamente ai corpi di truppa. Ohre a ciò ha per solito ima colonna sanitaria da campo dell'ordine dei Cavalieri Teutonici. · La direzione dello stabilimento è affidata al medico-capo che vi è· addetto; la disciplina miJitaree la gestione amministrativa al coman-· dante della sezione di sanità. I posti cli primo soccorso sono destinati a ricevere i feriti ci,e sonotrasportati o che si ritirano dal combattimento, e ad aiutarli a giungere al più presto al posto fasciatura-delle- ferite, che ii il puntò di riunione di tutti i feriti della divisione. Quivi, avuta la prima cura medica, vengono trasportati all'ospedale da campo o alla stazione di sgombro mediante le colonne trasporto-feriti o mediante carri requisiti. L'ambulanza funziona, secondo le disposizioni in ogni caso emanate del medico-capo divisionale, presso il posto fasciatnra-delle-ferite, o quale stazione intermedia tra queste e l'ospedale da campo od. infine quale stazione. di sgombro, col mandato cli trasportare ì feriti più gravi e ristorare gli altri con cibi e bl:)vande. Durante però i lunghi accantonamenti , l'ambulanza. può essere staccata dallo stabi limento divisionale ed essere im piegata quale infermeria presso le truppe. ·

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Il materiale d'~ ris&roa consiste nelle provviste necessarie per rifornire di med icamenti , fasce, filacce ecc.; le trnppe ed il posto fasciatu ra- delle- feri te e viene tenuto al completo per cura del deposito ·vestiat'io e mliteria./.i:. sa.n·i,la.rfo da camvpo e (lei deposito ·medi,cc1;menti da carnpo . La colonna ~an~taria dcli' ordine dlii Ca val ieri Teutonici è ord inariamente addetta all'ambula11z:1 divisionale. Gli sta bilirncuti /J) sono costituiti c.ome quelli a), ma con un materiale speciale e cou niw :;ezio11e di sa ni tà di forza doppia . Uua metà di questa vieue impiegata, iu u11ione ::i i porta-feri ti dei corpi, per tenere i posti di primo i'O<:corso collegati colla linea dì battaglia·, e l'altra meth ù divisa tra il po;;to rasciatnra-delle- reri te, l'ambulanza ed il materiale di riserva . 11 persona le tnttavia ed il ruateriale ne è ripartito costanternente in modo da powr staccare con faci lità colonne sanitarie indi penden ti pre,;::;o ciascurw brigata ; il materiale è traspor, tato tutto a dorso di mulo, ad eccczioue di qnello di riserva. · Il materiale da traino, i quadrupedi ed i couducenti uecessari agli stabilimenti ci) e /J) vtfngono forniti dal · 1° plotone dello :;quadrone da campo del treno che t\ addetto al quartier ge11 erale della divisione. Gli stabilimenti e) sono costitui ti in modo ideutico che cruelli a), ma iu proporzioni minori, non a-vendo essi che il personale e materiale occonenw per J' i mpiau to dì un posto di primo ::;occorso e di un posto rasciatura-delle- ferite. Il personale ~ specialmente de;;tinato al trasporto dei for iti dal campo di baw,glia al sito cli mefo:amento. Essi non sono inoltre provvisti di inateriale di riserva, che in caso di bigoguo viene loro fornito da llo -;tabilinrnnto tlella divisione di fanteria più vicina. Gli osperla/.i . da ca:mpo sono addetti immediatamente 11 11' esercito mobile e costituiscono unit.il amministrati varnente indi pm1denti. Essi hanno uu perwnale medico niilitarc ed una sezionH di sanità propria, non che un soldato d'artiglieria per la conservazioirn delle armi degli ammalati. Tali ospedali sono divisibili o indivisibili. 1 pnm1 possono accogliere 600 ammalati e sono :igevolmente tripartibili; i secondi invece possono accogliere 500 ammalati per ciascuno. Al principio di una campagna, nel fissare :il nurnèro degli ospedali da campo da mobi litarsi, si prende per base che ogni cor:po d'armata non isolato abbia due ospedali divisibili ed uno indivisibile ( in tutto 1700 letti), affinchè ciascuna <lc!le tre divisioni possa aver·e due sezioni (iOO letti) , di un ospedale divisibile e ri manga l'ospedale~indiR ivista. este,·a


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fl!VISTA

visibile per le truppe dip,mdenti direttamoutc dal comando ciel corpo d'armnta . Gli o,perlali da ca mpo dipendono tuui iurli:;lintameHtc rlall' in tendenza d'armai.a , la •ruale provvede al loro im pianto, dislocnzionc e pronto sgombero. Orwono ~empre ess1•1·r· dislocnti in modo che nei giorni di c.ombaU.inwuto ~ia far.ili' e eornodo il tL'osporto in essi dei feriti prornn icnti dai po,;ti rn~cialnra-dclle- forite, e che po:-sano 1',5<'1"1' sgombrati con prontezza o rinforwti rl.ngli ospedali di ri ,e1'va . Al principio della mobilitazione. si tiene poi per norma c.ho /Ili os.pedali ind ivisibi li siano i prim i a costituir, i · in punti ns~i delle linee di marcia e clw quelli di visibi li inYeco ~iaoo pronti a segnin· il movimculo delle lrnppe. I di,·ersi servip:i hanno dipendenze a11alogh L· n quelle degli ospedali di guarnigione. La ~orveglianzn poi su prcorn su ltLLti gli n:-pedal i ùa campo addetl i ad un'armata :-pelta naturalmente al ri speui,•o Uledico-capo. Gli o,;pednl i da cnmpo nppa rtenenti ali ' ordin o dei C,wnlieri Teulon ici dipendouo dall'intendenza della rispeui va arinala, cd a motivo della loro :;pecialo co,;Li tuziunc, n ~u~ono preforibilm onte impiegati per rico·verar vi i fe1·iti piiL {!l'avi : in marcia sono posti in t,csta a tn lli f! li altri o~pedali o colonne ~a 11i1aril' . Le infermerie rlci campo vcugono stnbi litc :;111 teatro della guerra od in prossimitit di e,;so dalle intend r nze cl' armat.1 col persouale ,, materiu lo di riscn•fl; servono a ricoY01·nrn gli spossati cd i co11 valescenti che possono anche esser,• acca111pati ::otto wnde o baracc·he. Ogni in fermeria costituisce un ' nnitil ammi uistt·atinl inclipoudentu ed è forni ta del pci·sonale inferiore dal le tru ppe s::111i111rie n da quelle addette al servizio cli tappa . lii media d1,n' poter contont'rr' alt11<·110 500 amrnalati ; ad ogni annui.a ne vcmg-0110 a::sc~gnate almeno tonte rruaoli sono i ~noi corpi d'armat.1. Agli ospednf.i, cli 'l'iserva è allidato il còm.pilo di sgombra re o rr,11dcre mobili nel pi ù bl'eYo tempo quelli da campo e di fonda re in punti opport1Lui del teatro del la guerrn ~tahili menti san itari di c.iratterc quasi permanente. Essi ;;ono costituir.i col personale e materiale :sanitario cli riserva , sono ammiui:.-tr,Hiramcnle inrlipendcuti e non sono provvisti cl i nlcun mozzo di trasporto . La sezione cli sanitù che loro compete è presa dalla laudweh1· o <·Qslituita con personale volontorio. Per regola generale si calcola che . ogni corpo d'armata ha bisogno di tre sezioni capaci cli 2.00 ammalati per ciascuna e che perciò ogui

P.ST.EP.A

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::innata deve aver'.: i 1n(•zzi por l'ourl:i1·r uu nspedale capace di 600 ammalat1 por ogn, ,;uo corpo. I I fondarli e dirigerli spetta al!' intcn1l1•11za. Lr- -~ta::ìo11 i di /im"ala l)c•r .!!li am111:i lnti r ,,,. 1.1·i,· ...-·,· ,orma110 r a tergo , drll',:scrcilo 111ohil,: lungo le li111•n di ,;gorn!Jci·o. E~M· si cli,-1,ingo1w: 11) Iu st.izi.011i. •li_ h1·,,, ,. ripo,;o, ristoro e n1edica tnra momcutancn; .. Il) In ~lnz1011~ di p1:ni0Lt;1 11ir•11 to o cli eura più lunga. . ~·· lll''..!u:' ,·c'.'.g°''.o s~1l~iii1· m.'llr srnzio11i fc•rroviariP ~d,,stinatn per !,t cOttltl,t _clr l 1anc·10 e d1 1n::igg1cJre lo1'111ata pci courngli. V'è ltlllo 11 .ncces~a,:w prr ili l't• jJpa•, ··n(l 1·1 ~·en .·11.10 · samtano · · . n1 m cJ,,1 comando · è fatto per solito tln 11:r 111e•dic:o horghe,;c. ~e ~eco11d 1•. si _Lro:·a 1to ll:·lle :<!azioni J'ernw iarie lii l.l fjpa e, fungo le :,tr:idc 01_·tlrnan e, 111 !flll' I posti · f'r>rniti cli lot·ali capnri p<:I pernottarncn tù cl~fd'. ammal,ìli. E,-~e dP1·0110 a rnre fa capacitù di .1.oo letti (~ne soz,0111 tl1.'200 nmnrnlnti ria::nma), per ogni corpo d'a rmala che s1 scr v,: dC'I la I 11H'll di sg,rni IJ1!m. . La f.!'. 'stiow· a1111ninistratirn 1w ì: a flidara al comandnntc della stazione cl i tap pa ~d ·\ll'nfficialn cu11t.ihi lc più :im:iano addette} a questa . Per la I.oro <·?st,_tuz,one poi vir1,c1 i111pic•gn ta uua parte del persona le e matenaln cli r1sf'n ':1 :ill 'u opo prcventÌ\M11r:n1,, dc·$i1•11ata tlrdl' intendenza dell':irmau,. · Lr .w,1wclr1• sanitarie /e1Tociw•ie suno equipaggint<' IH'lla stessa gnisa. clni ,erv(r.i sn 11 ila ri da c·,unpo. Essn sono provvist.e di t.t1Lli i t11ezz1 11ecessar1 per la cura cd il traspm·to degli am malati ed hanno per rn,H11lato non sol.o di pnl'tar Yia i f'Priti gruvi d:igl'i ospedali da c:impo, rna anche d, trns11ortarli dirett.1111nntc' rlalle .,· · · · · . . . . . ~ • UI\ISI OIII aLL,vc a, ~1!1 1! 1. ~1co, cro. ~,;sn sonv 1rniti1 i11di pewlenti et! ltauno un [) OC's~nale. 1~11 l1tarc . me~ico e fitl'lnacentico proprin 11011 t:lie uua sezioue '.li san11a. La rl1rez,011r: 1w è afTidata al n,edico più elevato in grado 11 11ualo ha anche, per In p1111i1,ioni (1), su. tu LLo i I persona le u1ilitar~ d~lla s,p,arlrn la Sll':;::;a autoritù di comandante di compao-uia in 0 distaccamento. Ogni squadra sPrV<' a Io.~ ammalati ('t ). l e srpiadrt• ~0 11 0 26 . (I) -~ <1~esto uno ùei poc hissimi cosi in c ui un ufficiale-m edico abhia autorità d. cli su mt11tan dell'escrcilo ntti\·o. tr a (2) Ogni squadru ha un vago no ic · 1·1 · t · gli J • • i ' pe1sona o medico, 13 l'a~oni senza freni pe r vestm~a al1, 6 ,icr ,t personale inferiore, per la cucina, per i vi,;ri per il magazzino8 di per il ba.g~gli?:. in tu~to 90 vagoni; il personalo è poi com.posto di un medico <>o1 mCn to, un fJ , ma.1stu e 10 uonnm dell e tn1ppe di sanflà.

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R IVI STA

La formazione di queste squadre :;ncccclc im111cdiatamr11!.t' all'o rdi ne della mol,ilitazione cd il IOl'o impi ego /i rcgol:i to cfoi eom:11Hli rl'a rma ta ( crentunhncntc dal (Omnudo supremo), per mezzo dr Ile rispr.ui,·c inte11dc11 ze. Per: In elisei plina però esse clipendono dirnuamc11 te da queste 11l timc durante In 101·0 permanenza presso_ le truppe attive, o dalle nu toriti1 mi li tari tcnit.orinli dur::1 11 tn il t1·asporto dngli am111alati. Il loro i1iner:irio è poi fissato da lla <'0111missio1111 dei trrrsporti 111ilital'i fÌWl'OuÙl1'Ì .

Sq11acl 1·c s;rnitarit• rcrroriaric souo pure in trnipo rii )?t101T11 rp1cllr dcli' ord ine dei Cn\'ttlieri di .\lrdta C,1)Qnanclo per il rapido !>Ucceclersi degl i nncnimcnti le ~quadre sanilMi11 l'c1To,·iarie n:;:;cgn:Hc ad un'armata si rnaffi 1'1'.:<lano i11surfi ci1!11ti , la ,·ispettiva i11ten1lcuza può, rli 'concerto coll:i direzione-trasporti, formare dr lle squadre- am111alati r 1:onisorie, adoperando ·i migliori vagoni onlinn ri ed il personale sani tnrio di ri::;cn ·a clispo11ibill'. , I noltre uclle stazioni principa li cli sgombero cd iu rrnellc 11cHe qua li i CO!lvogli devono sntltli,•idcrsi o subi rn grandi tra~formazioni, vcngouo co:;titniw apposi lc com,u,ì.,;.s·ioni per il trai;por/.o deg/,i am11uilat'i .

Le squad,·e .wmilnrie fl,nicili sono d1isLinatc al Lra:;porto degli ammnlati pi1'L gr:wi tra i punti di fa cile app 1·0Llo rlelle linen fluviali che attnn-ero:nno il teatro clrlla guerra . Esse sono pro, ,-ist~ cl' un pcrson:ile proprio e di una sr,ziouc cli , nniti1 ed h:rnr10 tutti i mezzi necessari per 1:i CUl':l, il trasporto e: l'imbarco e lo sbarco. O~nu na sen-e d.-i -116 a 13'2 ammalati (2) . La dirczio1rn ne i'. affi rlat:i al mctlico-capo, cu i spettano gli stessi diriui del 111cdico- Llir!'ltorc d'una squadra J'enoviaria. La costruzione delle chiatte spetta alle società Ji ,ia,~igazione del Dauubio e ~ucccdo in vio nor male a Budapest; il loro equipaggia1

(I) La direzione centrale di quest'ordine tro\'asi in Boomia e dispone dei seguenti mczii sanita ri: a) Sci squadro snnitnrie fc1·roviarie. composte ognun a di 10 vagoni-a mbul anza e G vagoni per il personale med>co, la farmacia, le prov\'iste, la cucina , ccc. Ogni \'agoneam butanza è capace di IO a mm a lati ; b) Un parço- vetturc per il trasporto de i feriti dalle stazioni ferroviarie di Vienno. agli ospedali dello c iUà. Tale pnl'co si compone d i 1~ vetture d'ambufanza e 2 ,·et.turo per cucine da campo. (2i Ogni ch iatta devi, D\'Cre sopra coperta due grandi eabinc per 6.2 ammalati di bassaforia cadu na (d'in\'erno soli M) , una cabina più piccol3 pe r 8 ufficiali, una pe r il medico, una per lv cucina cd unJ per il m~ca,.1.ioo degli utensili da ospedale; sottocope rta u n magazzino per \'ive ri, un deposito vestiario ed un looale per gli uom in i dell'equipaggio.

ESTERA

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mento invece ì.! fo tto cln l ministero dellu gut'ft'a . Da due a lJttatlro chiatte riuni te formano un convogl io, rii!' viene rimorchiato da un vapore della socictit . . ~e.colonne trasporto- /'eritì ~ono formate dagl i ospedali d:i ca111 po più v1cm1 alle tr.111~P~ _mob,.li e souo <lcstinate ad eseguire al più presto il trasporto_ dc, ler1t1 dal,c ambulnnw agli o~pedal i da c11mpo, oppnre ~a. quc~tt alle, . stm:ioui di pa rtenza. Es:;e devono inoltre preudere notma dc, 111on1 ri ma:-Li , ul cam po Lli b1lttagl i:, e pro, vedere al loro seppellimento. ~ali co lonne devonu po:;sihilmcJtte co;;tituir:;i con perwnalo voloutano, essere orgauizzalc come corpi milit:iri e portare il distintivo delle societi, o dei privati cltc le hanno formate . _IL depo~·il~ dci ~w,_ipo di restiltl'io e 111atel'iale .~anital'io pron-cde gl, oggou1 d1 ve:;t,rll'IO, 1·quipaggianiento, sellnria e: 111atcriale ;;anilario alle truppe mrbili cd ai :;er,-i1.ii ausiliari addetti alle medesime. Vi si trovano tutti gli oggetti d'equipaggiamento sa nitar io occorrenti all 'i11tenden1.a f~Cr attiY3r<: gli ,;tabiliruenti sanitari lungo le lince cli tappa. A.cl ogu1 armata. corpo d'.,nnntn o di visiuuc operante isolatomente è .as.seg11ato 11no di Lali depositi, ('Ostiluito ogni Yolta per ordine del mm1stcro della gn•irra i11 base alle cond izioni del momento. Quarl!lo poi le condizioni speciali del tcmtro della gucna nc: rcuclono inutile la forrn n iouc.' il ministero assegna ad ogni .-i nnnta uno dei depositi pcrmanc11_11 rmforzaurlo(o all' uopo cli pcrson:de e di pro,·visto ('I). Il 1~1ovmHinto · e la d,~locnioue dei predetti depositi sono l'cgo l:Hi dal_l~ 1'.1tcndonz~ d':.1r·nwta in modo che essi si trovino scmrrc in lo~ lit.a_ t:i.vorcvult tanto per comoùi 11iagazzini , quanto per faci li comnmcaz101t1 c.ollc t-l'llflJle operanti C COi depositi per111auenti più vicini. Inol_tr~ ~e il dcpos, to s,a 1.roppo lo11 tauo <lalle truppe operanti, vengono cosL1tu 1tt lungo le lince Lii marcia , depositi succursali (Expo~·itur des l~eld-_Depots) adoperando il pCl'som1le e le provviste dei deposi ti pri11c1pa\.J. Finalmen te se a c.1:np3g11a iuoltrat.a si manifesta la ll''Cessi t;', d'ingrandire uno dei dcposili snccursa.li, il rnecfo:.imo viene costituito in modo. indip_enc.lcu te lraendo il rinforzo di per~onalc e di provri:;tc d:il deposito pnuc.1palo dal cprnle J'n in origi11e i111piau1ato.

Stabili menti di, , ,iserw. Per sopperire al serfi1,io :;auik1rio nel l'interno della monarchia durante u11a guerra, gli o!\pedali d:i guarnigione possono cs~erc porta ti (I) Ogni: deposito dcl'C c0ntc11ere le prorl'iS tè per due o t1·e set timane .


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R I VISTA

ESTr. HA

sino ;1lla capaciltt òi I 000 ammal:ù i, util izwndo all' uopo ancl1 I' baracche e tcudo rou,·enicnlcmcule coslrntlc. Dornndo però oltrepa~i:are questo limi te si prcfcri~cc di fo rmare dcll r' :;nccu1·,;ali, affine rii llft ll irnperli rc l'uui lit cli direzione ·e noll ro111lcrn troppo diffi cile il :-crvizio interno. I n 111a:-si111a lulti gl i :;Labilimenli :;auitari militari co1i:;cn·auo rl11raute iuta ca 111 png-na Ja stPs~a destinaxionc del tc111 po di pace, ad ecceziouc dr.gli sLahilinH'n li JJali1cari, i q1rnl i ,engono utilizzali pnl ncovero dei rc1·iLi , rirnvrntclo il materiali· e pcr:;01tnlc a ('iù urlnLL,1 ::in dal priucipio c\1'11:i mobili 1,1zione. Gli ospedal i di r i:;errn e le casfl di cou,·alesc,•nza, cosliluitn tla coeporazioni ci, ili, socictil o prirnti con lll ezzi propri per il scrrizio doli' c,err ito iu can1pag11;i, sci·vono per il ric:0 1·,·1·0 rlcgl i an1111alati gra, i e di qu<'l!i r lic alJbisognano di una lnuga cur.:i . Tutti quH,ti stabilimenti passano momcutaneamentc sollo la dipl'nrlPnza dello Stato, il quali• ,·i oscrcila la sua sorveglianza per mezzo clrii m,!diri-ra pi addetti ,Ùle antori tii mili tnri territoria li. Infine dernn::i considerare r1uali :slabilimenti di l'Ìscrrn lut.ti /!li ospedali cir il i. Organico d el personal~ a ddetto agli stab ilimenti: da campo.

STA Il i LI MENTO

Per una 1.li\·isionc cli fanlCria P er una rli visione di fanteria con equipaggiamento da montagna . Por un:i divisione di canllcria . Un ospedale irnlivisibil e Un o:;pedale divisibile . Una s,ruadra fon oviaria

Una sq uadra fl uriale Un' in fermeria poi· 500 ammalati . Un ospedale di riserva por 2,00 ammalati . · Una stazione di rermata per 200 ammalati

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1° :\.cl ogni sta hi Ii11 u:11Lo per div isione di frrnteria è addetta una colonna sanitaria del!' ordi ne Teuton ico alla quale viene as$Cgnato un caporale e 12 :;oldati delle trn ppo ~:rn i!arie . 2.0 A.cl ogni ospeda le da cam po di visibi le 01l indivisibile è assegnato un coutabile r~d Hll sol1lato tl'11rtiglieria cli pro fr,s:;ionr nr111aiuolo. 3° Ad ogn i st.a liil i111c11LO per clivi;;ionc di fante ria i: asse/!uato un soldato tromhctticre, o dne se la di,·isiono ha I' <lrfui pag~iamento da montagna. Inollre dnl'anto un com b.ilti111unto ,·i ~olio coma 11tlaLc quattro guide 3 ca rnllo tlal r iparto di mi itllrria aclclctLfJ ::i l qua rt.iol' generale. 4- 0 Aci ogui stabilinwu to ì· a:.:segnato un drapjwllo del tn•no mili taro.

I\'. Stabilimenti farmaceutici.

In tempo di pace tli1w11d ono, per la proyvista rlcllc medicine, da una d!irezione centmle (ilHN,tiir-MediJw.111,.mten- ìJ i1·ekt'i.on) e con , i,;tono in: a) Un depos ito ccntrule a Yic11na pron isto di un Inbora torio; b) 2;) {armucie pel' i 23 ospeclali da 91w1·ni9io11e; e) H {llrmacie da r11wrniy io11e . Il deposito cc11trnl!! dipcrnlc per ogui riguardo tlalla dir(•ziouc centrale, e le farrnacio di pendono: por '(uauto rignnrda il scn izio inlt'rnO, dal med ico-capo rispeiliYo; >> » » il ,;cr vizio milit:irc, dal co111andan10 del presidio; » 1, l'ammi nistrazione, d;dl' iu tcmdenza rnilitare. Il persnualo aildeuo il qnesti ~lflllilimcnti si di\'itle in: 4° Tmpieyati militari (.llilitiir-.lferli ka111entm-Bea111te), impiegati tecniri au.~il'icwi cd w1sistcnti-/cm 11acist·i, i quali 1wl loro insieme for111:1no la classo clegN, i111p ieyati fa1·nw.centfoo-1rvilitari (!lhbitiir-ilfedi.lcamcnten- B,·anche) ; 2° G1·C$1ari sanitari , i quali Yengono impiegati solo nei servizi

ausiliari. L'organ ico cli pace degli ·impùgati n11ilita1'i è il scguentL! : 1 1 Direttore ; 7 Amministratori ( l'eÌ'u-altem) ; n Ufficiali (Offi.sialen) di .fa classe ; 17 » » di 2• » ,, di 3a )> ; n (_;lkzessi~ ten). 6 Assistenti Totale 6'"i) ))


EST[-:RA

R I VISTA l Oi Il direllOl'I.} . sorl'Cgl ia il rednta111cnLo del corpo rannacoutico , la pronìsta, cou::;eevflzio11c ccl :.irnministrazionc elci rnatc1'iflle, l':11nmì11i strazio1w del depo::;ito cen trale; i} ca po inO nc dei far111aci::;ti militnri . ln l:-iò tutla,·ia egli deve for pervenire tutte le :;uo proposte 1d ministero dellfl gncrra per me?.zo del r,0111andaute del corpo degli uHicia li- medicì; co111e pnre è ìn obbl igo di chiedere il pnrcre della com,mi$sione. i,~pe:zional'rice /'a1·1nnceutico-m:il-i.tare ('I) ognìqna lyolta ,i tra tta deJl'acqui::;to e dellfl di:sLribuzione delle provYi-;te. La direzione d'una fa rmacia spetta all' i111pieg.1to miliLare più elevato di da,;::;!.), il <ruale ha per còmpito di dirigerne il :servir.io interno non che di cmare l'istruzione tecnica di lutto il per-;onale clie da lui dipend e. I voion Lari di uu an110 che hanno il diploma di frH'maçi,;ta o di chimico, fanno il loro servizio presso una rarmacia mi litare quali vra·ticant·i, cd alla Onc dell'anno, snbìta la prova, vengouo tr:.isferti quali a,s,istenti.-/cwmà.ti-sl'~ nel la riserva , cd in caso contrario, rimango110 in questa come praticanti ('I ) . Nessuno viene accetta to quale :.is:;iste11le-J'armaci:il-,l se non ha un regolare diploma, 11 0n meno di 32 anni cd è di cost.iLuzione fisiea robusta . Gli impiegati tecnù1i aus-ili.ari. uou sono assimilati :ul alcun grado militare, ed il loro organico di paee è il ~egnente : ,1 Capo- tecnico cli ·I" classe ; ,1'~ Tccniti ansiliari di ,Ja classe: (2). •IO Il capo-tecnico è addeno al depo:;ito <:entrale e sorveglia sulle mac. chine dello :;tabi Iimento; i teènici ausiliari in \'t'CC sono clistribni ti rra i va ri stabil imenti farmaceutici per l' isp~zione e con$ervazioue delle maccliinc e per dirigere i lavoratori. I volont:lri fa rmaci, ti d'un anno, che non hanno ancora ottenuto il diplo1na cli magi:sLero (ilfag,isterqrnd), fauno il loro anno di servizio presso uno stabilimento farmaceutico in qual itiJ di wi ,1tan t·if'arnuLc·isti (Apote/r,er- Geh·i,lfen-). Essi appartcugono al personale ausiliario (corne gregari) e si cliviclono in : ))

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(l) Questa co111mi:,sio11e ,lipenùti dal co ma.ndo nte del corpo d egli ufficiali medici e ri·ceve gli orJi ni dal ministero per provvedere le med icine cd il materiale farmaceutico abbiSogo evol<l a t ut ti gli stabilimenti s 111: ta,·i o corpi di tru·ppa. (2) 1 praticanti costituiscono rul tima. classe del ra mo degli_ im piego ti formaceuticomilitari. (3) Sono presi dai sottufficiali dell' esercito che hanno llo ito il loro servizio e ris pon.do,10 a certe condizio ni tecniche.

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a) Aint.anti cli I" Giassc (col geado di sergc11t1: d.elle trn ppe sanitarie); b) Aiutanti di 2" classe (fpia li ::;oldat.i semplici). J volont.ari snrldctti entrano in servizio come aintant.i cli :2• classe ecl al la fine dell\111110, prn vata l' ìdoncitit , vengono tmsfc rti alla ·I" r:lasse, (nella riserva). Quelli però che clùrantn l'at1uo di :;c1·vizio ottengono il diploma ùi merliciua o di c.: lrirn irn possono nssnre to::;to nominati assi~tt:rnt.i-formaci,;ti o solo prat.icanti-l'nrrnaci~Li secondo ln loro capacità; quelli invece clw non ottengono alcun diploma nntro tre anni, sonq trasferti rpiali soldati nelle t.rnppe san ita rie. Gli aiu tanti-ì'armac.isti al momento rkila mohilitnionn ve11go110 di,,isi tra i va rii ~tahilirncnti fornw çeutici e $Unitari e so no ·i mpiegati per scrivere le Ot'di nar.ioni rncclicllC è rli,;tribuirc lo nieditine. Le fa rmacie chè devono esscrn addette agli stahiliincnti s;in itari da campo sono costituite rer cura degli ospcrla li cla gua rn igione o· rlagnest~1 provviste di tnlto il necessario ; quelle invece !li ri serva sono formate ed 1i1r11 ipaggiattl da ll' inlell(lcnza d'ogni armata, la quale dispone a tal uopo del rfoposito /arm.aceutico dei compo, cli. e a sua vol ta è costituito (} c:ontintwmcntc rirornito da lla direzione cnntrale dngli stabilimenLì farm:.icent.ic:.i. -'ella co:;titnzione delle fa rrnacie da ca rn po viene preferì bi Imente impiega to il persona le pcrmanent.1 \ e quello di ri~c1'va vinnù invecr1 assegna to agli o,;pedal i da guarnigione. Il personale ausiliario necr1ss1u'io al 1r1t1rnonto della inobilitazione è preso tutto 1lallc trnppc sanilariH. Il deposito centralè (di Vienna) fu nziona iufìne in· tempo clì guerra quale grnnrle centro di rifornimento per tutti gli stabilime11ti da campo.

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DELL'JNFL UENZA

mE LA NATURA. DELLE ARMI ESERLITA SULLA TATTICA

'l'ovog1·t1pl,i.<.clw

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Il D i r e t tor e

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0I'l J::STE BA RAT! EH! ,l:faygiore nei Bersagli eri,

DEM,\H CH I CA11 LO,

[Jer en,te,

Il motto (< ad armi nuove, tattica vecchia» erroneo sempre, noi fu mai tanto quanto oggidì; e nessuno, anche fra i meno familiari nelle scienze mil itari, oserebbe ora ripelere col maresciallo cli Sassonia ciò che era vero nel 1760, cioè che<( il fucile non è che il manico della baionetta >) e tanto meno pretendere, come pretendeva Federico Guglielmo cl i Prussia, padre di Federico il Gran cl e ('I770), che la cavalleria abbia ad iniziare le cariche a non più di 4oom dal nemico e ad eseguirle al piccolo Lrolto. L'adozione clelle armi rigate prima, e cli quelle a retrocarica poi, rese talmente micidiale ogni attacco di posizione occupala da fanteria e cl'c-1r liglieria, che ormai molti principii tattici, particohtrmente fra quelli inerenti alla natura delle armi e che fino a questi ultimi anni servirorio, qual i indiscuLi bili dogmi, cli base ad ogni regolamenlo di manovra, dovetLero esser messi da banda per far luogo a nuovi principii informati non ad un cieco rispello, ad anliche tradizioni, per quanto gloriose, ma acl un giusto apprezzamento della terribile efficacia delle armi atlmdi, sanzionato dalle ultime grandi batlaglie. Fortunatamente l'esercito italiano, seguendo le auliche tradizioni dell'esercilo piemontese, si mantenne assiduo, intell igente e felice scrutatore delle trasfo rmazioni che i successivi perfezionamenti delle 1

ANNO XX1'': VOL. J L

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DELL'INFLUENZ A

CHE LA NATU H A PELL E ARMI ESERCITA SULLA TATTICA

armi rendevano man mano necessarie nell'arte di combattere ed, ammestrato dall'esperienza propria e dall'altrui , affrettò l'introduzione dei nuovi principii nelle sue discipline. Epperò i nostri regolamenti cli manovra, così come le istruzioni , per hl loro pratica applicazione nei combattimenti , corrispondono benissimo alle esigenze delle armi attuali e sono quindi tenuti nella dovuta considerazione non solo presso di noi , ma ezianclio presso le potenze militari più autorevoli . Certamente non havvi alcuno che pretenda tutto essere in essi perfetto; e questa persuasione è gran ventura per l'avvenire dell'esercito, cui nulla sarebbe più dannoso quanto il presumere d'aver noi già raggiunto la perfezione. Così, per esempio, nessuno oserebbe dire che un profonclo studio dell'intimo svolgimento dei tanti combattimenti della guerra del 1870-74, posteriore alla prinul pubblicazione del nostro regolamento d'esercizi per la fanteria, non potrebbe forse suggerire: qualche innovazione; per esempio, quella di meglio rilevare che non solo nei combattimenti l'ordine misto si è quasi esclusivamente ;;ostituito al l'ordine chiuso, principio già esplicitamente ammesso nel eletto regolamento, ma che tutte le quattro compagnie dei battaglioni in prima linea clevono ormai combattere, per regola, in ordine sparso e solo per eccezione in ordine misLo o chiuso . .Ma in massima, ripeto, dobbiamo con vera soddisfazione riconoscere otlirni i nostri regolamenti ed aver la certezza che in prossime guerre, se ci atterremo allo spiriLo ed alla' lettera di ciò che in essi è prescriLto, il. nostro modo di combattere non potrà non incontrare, nel campo tattico, l'approvazion e degl'intelligenli. Io lascierò che il tempo maturi, ed altri per esperienza e sapere più di me competenti dimostrino se, e quali varianti od aggiunLe occorrano ai nostri regolamenti, perchè in ogni loro parte corrispondano e provvedano, più di quanto già non lo facciano , a tutte le necessiLà che le ultime guerre dimostrarono esser imposte dalle nuove armi, e mi occuperò solo del mio assunto. Perciò cercherò anzitulto di provare con un breve sguardo storico-retrospettivo ciò che d'altronde dai più è ornai generalmente ammesso, cioè che se la laLLica può avere, come infatti ha, qualche principio immutabile, le modalità della sua pratica applicazione dovettero sempre variare col mu-

tare delle armi. Ben stcibili to questo assioma, ne trarrò argomento per dedurre dalla enorme efficacia delle armi a retrocarica attuali i più salienti principii sui q11ali è fondata la tattica moderna. Questi mi porteranno a fare q11alche considerazione sulla relativa importanza ch'ebbero ed hanno fra loro le Lre anni combattenti, e ad attirare l'attenzione sul rapporto numerico che dovrà esistere tra la cavalleriR e le altre armi negli eserciti oétierni. Chiuderò il mio studio col din1ostrare come, contrariamente a quanto suolsi talvolta asserire, i perfezionamenti apportati alle armi clal successivo svilupparsi delle scienze e delle arti , lungi dall'essere contrari alle aspirazioni del progressivo e continuo incivilimento, lo favoriscono non poco.

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I.

Non spingerò il mio sguardo retrospettivo nella storia fino all'epoca greca per analizzare le falangi di quei tempi, combattenti in una sola massa, aveni.i '16 righe di profondità; nè fino all'epoca romana per diswtere la formaz ione Lattica della legione, ,combattente su tre linee cli gruppi quadrati a 11Ouomini di profondità e di fronte, messi a schacchiere fra loro, ed armali d'armi bianche e cli archi; ma solo rileverò che, come era naturale in allora, due erano le fanterie, una leggiera, armata d'armi da getto, l'altra pesante, armata di lun- · ghe picche e spadoni per la difes,i vicina; avvegnachè non fosse possibile ad un uomo reggere e maneggiare ad 1m tempo queste e quelle, come si può farlo oggidì col fucile a baionetta. Lascio pertanto quei tempi troppo cl.a noi remoti , e sorvolando alle mutazioni o meglio ni peggioramenti subiti da La.li ordini tattici nello scorrere dei successivi primi secoli, durante cioè la decadenza dello impero romono le invasioni dei barbari e le crociate, mi fermo al ' . principio dell'epoca moderna, o meglio al finir del méclio-evo, cioè al 115° secolo. Scelcro quest'epoca per punto di partenza inquantochè in essa l'autor· i~..... à J'ecria a danno dei .baroni, permise di costi, n , r invirroritasi · o t11ire, colla riunione sollo un solo comando delle mille bancle diver-


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DE LL'INFLUENZA

samente arm.aLe e vestite di quei tempi, veri eserciti che av endo organ ici ed ordini Lattici quasi uniformi e ferma quasi permanente, tramandarono a noi notizie abbastama chiare e fedeli della loro essenza e del loro moclo di combattere. Tanto più volonLieri mi determino poi a prendere tale epoca a punLo di partenza, per la circostanza che fu appunlo quella in cui l'invenzione della polvere cominciò a suggerire l'idea del fucile e del cannone, i quali col successivo loro perfezionarsi diedero origine alla Lattica moderna . Nel ,Jo0 secolo il sistema anormale, non erroneo, dell'organamento sociale, intendo dire il feudalismo, non poteva che sfavorevolmente influi re sull'orclinamenl.o militare, eél infaLLi questo pure era grandemente anormale, dappoichè l'arma se non unica, certo principale, e su cui facevasi quasi esclusivo assegnamento, era · 1a cavalleria. La massa della popolazione che in allora non esisteva che allo stato di serva della gleba ossia come cosa atlclcLLa alle terre, e che come queste era proprietà dei grandi feudatari, non aveva nessun movente a scendere in campo per interessi non suoi, e d'altra pa rte non godeva presso ìl suo signore nchtcia suffici ente perchè quesLi a lei affidasse la propria difesa . Epperò il servizio delle armi era quasi esclusivamente riservato ai nobili; i quali soli d'altronde potevano avere il tempo necessririo per addesLrarsi a porla.re e maneggiare le pesanti armature ed armi di quei tempi, comechè non occupati mai nè a sovrinLedere alla coltivazione delle Lerre; nè tanto meno si dedicassero alle arti e alle scienze, reputando persino disdoro il saper leggere e seri vere. Il dispregio pertanto in cui ìl nobile teneva il contadino si rifletteva sulla poca fanteria formala essenzialmente appunto di contadini; e questa, malvisa, male armata e male organizzala, e senza nessun movente elevato, non rendeva a sua vo!La in campo che poco servizi·o. Ciò, come è naturale, reagiva a suo danno e sanzionava cosi maggiormente il supposto che solo la cavalleritL fosse veramente aua a gLterreggiare. Tutto aclunque contril,uiva a IegiLLimare in quei tempi quell'anormale stato delle forze armate.

CHE LA NATURA DELLE ARM[ ESF:RCITA SULLA TATTICA

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Le battaglie d'allora non consistevano che nello scontro, più ancon che nell'urto, di grandi masse di cavalli coperti di ferro; scontro che di consuelo avveniva a lenla andatura, e si riso\ veva quasi sempre in singolari tenzoni fra i cavalieri, coperti essi pure di ferro; epperò la villoria dipendeva assai meno dall'ordinamento e dal valore Lattico delle masse che dalla forza e dal valore personale di pochi combattenti. La fanteriu. sl.avtt dietro alla cavall eria, limiLando il suo còmpito ad appoggiare e sostenere questa; ma rotta la gente a cavallo, quella a piedi veniva pure d'ordina.rio travolta nella. fuga .. Tale regresso, come accennai , era più una conseguenza inevitabile delle condizioni della societit d'allora, e specialmente della razza latina, che naturale effetto delle qualità delle armi. In allri paesi infatti, che da l feudalismo non erano stati conotli, ma che anzi contro esso pugnavano per la propri,t indipendenza e libertà, le cose, in materia d'ordinamento militare, procedevano diversamente. Le Fiandre dapprima colla loro eroica, sebbene infelice. resistenza alle armate spagnuole; la Svizzera dappoi colle ripetule vittorie ottenute sulla temuta ca.valleria di Carlo il Temerario a Granson e a Morath nel 4 dai suo i grossi bMtaglioni di fant i, armati cl i lunghe picche e combattenti su 116 righe come le falangi greche, persuasero luLti in Europa dell'utile che si poteva Lrarre da una fnnleria bene organaLa ed armala. Ma per qnesl,t pareva mancassero non solo uomini i quali per qualsiasi moYenLe volentieri si prestassero a cornbaLLere, ma pure armi sufficienLcmenle leggere e di facile maneggio onde pronto riuscisse l'addestramento dei militi. Se non che a questi ed a quelle provvidero marnvigliosamenLe gli eventi cli qu ei tempi, Sullo scorcio del 45° secolo infatti Luigi XI di Francia col reprimere, a HnLaggio dell'autorità regia, l'eccessiva. indipendenza dei g1:andi signori delle terre, che fati.i troppo potenti avevano Lfllvolta osato ribellar/i i agli ordini suoi, aveva gettato le bas i se non della Nazione francese almeno dello Slalo di Franci,t; e con ciò, senza quasi avvedersene, aveva attratto a sè LL1Lla la genle di gleba che considerandolo quale suo naturale protettore, contro le vessazioni dei gran di feudatari, volentieri scendeva in campo alle chiamate del re e gli ofTriva cosi più di quanto non gli occorresse per formare grosse schiere di fan Li.

n6

J,11.-~ ·. r


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CHE LA NATURA DEL LE ARMI ESERCJTA SULLA TATTICA

Trovati i fanli restavano a trovarsi acconcie armi da getto, chè troppo pesante e di difficile maneggio sembrava la balestra; e a ciò si provvide coll'adozione dell'arco degli arcieri inglesi che fin dal 134,6 a Crecy avevano messo in grave pericolo la corona di Francia. La fanteria pertanto, rimessa in onore dalle Fiandre e dalla. Svizzera, resR possibile dalle mutate condizioni della società ed Rrmata con armi da. gel.lo più leggere e convenienti, nel principio del 16° secolo riprendeva il pr.imato che rra. le tre anni le spetta, come forse per il primo l'ebbe ad affermare Macchiavelli, il quale nel suo trallalo della guerra ('I iH 5) stabilisce quale assioma « che una fanteria. bene organa.ta. non può esser ,,inl:a senza gravi difficoltà che da un'allra fanteria ». L'arco inglese, che corrispondeva alla balestra usata sul continente dalle truppe leggiere (cioè non armate di picche e spadoni), richiedeva. per il srto servizio un sol uomo e faceva da ,1O a 12 colpi nel tempo stesso che la balestra, servita da. 3 uomini, non ne faceva che .2 o 3; il che equivale a dire che menLre un balestriere faceva un colpo l'arciere ne faceva 1O almeno; rapporto che è ancora mag,giore di quello che passa fra la celeriLà del fuci le vecchio e quella dell'attuale. Tanta. innovazione fu naturalmente accolta dagli eserciti d'allora con favore ancora maggiore di quanto lo sia sLaLo ai tempi nostri l'invenzione del fucile a retrocarica. E però non solo dall'eccessiva prevalenza della cavalleria si passò, come era giusto, a quella della fanteria; ma si volle aumentare di molto il numero della fanteria leggera, l'arciere, a. danno della pesante; ciò che per vero era un altro errore. Infatti, siccome anchè ali.ora. per vincere le battaglie era pur sempre necessario giungere all'alto risolutivo, a scacciare cioè materialmente il nemico dalle. sue posizioni, così avvenne che le armi da getto, sebbene migliorate, essendo poco micidiali e non portando che a circa 200 metri, non cagionassero che lievi danni e che pertanto la vittoria fosse per colui che avendo grossi battaglioni di fanti, era capa.ce cli resistere all'urto finale, sia che provenisse da gente d'armi a cavallo sia da gente a piedi. Eppertanto come per eccezionali condizioni sociali nel ,J 4° secolo tutto si era trasformato affine di resistere ali' uomo d'armi a cavallo e nel 15° secolo per resistere all'arciere, così nel

,16° secolo , ritornata la società in più norma.li condizioni, un giusto

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apprezzamento dell'efficacia delle armi indusse a tutto trasformare per resistere ai grossi battaglioni, armati di lunghe picche e di pesanti spadoni, combattenti su ,J O, anzi su 16 righe. Si ritornò ~ioè, nel ,J6° secolo, agli ordinamenti militari in uso fra gli Svizzeri fin dal 14° secolo, i quali a. loro volla avev,mo in tutto ripristinati gli organamenti Lattici dei migliori tempi greci o romani, come ne . è prova il confronto tra la ballaglia di !?arsa.la avvenuta 4-5 anni prima dell'era nostra, e la già rammentata battaalia di Granson vinta nel 1476 dagli Svizzeri contro il duca di Borgogna, Carlo il Temerario. 1

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I;)

Queste sono le vicende della tattica di quei tempi; essa non contava allora qnasi che su due sole armi, la fanteria e la cavalleria., perchè l'artiglieria, len tissima nei suoi movimenti e pili. lenta ancota ed incerta. nei suoi tiri, se era temuta alquanto negli assedì, non lo era punto ancora nelle bauaglie; giacchè sì la fanteria che la cavalleria fra un colpo d'artiglierict e l'altro avevano tempo di correr sui pez1.i dell'avversa.rio ed impadronirsene; come accenna il Guicciarclini nella sua Storia, trattando della discesa in ltalia di Carlo VIII (anno H95). Dalla metà del ,J6° secolo a quella del 17° le innovazioni nelle armi, e quindi nella tattica, non pare siano state r ilevanti. L'invenzione della poi vere faceva hensi presentire l'importanza sempre maggiore che ne sarebbe derivata . alla fanteria e all'artiglieria, ma la chimica e le arti affini erano lllltora nella loro infanzia per poter trarre dalla maravigliosa invenzione tutto l'uti le che il tempo le preparava.. Invero già verso il H50 erasi inventato l'arch ibugio , ma essendo di difficile maneggio veniva posposto alla balestra ed all'arco; un inlero secolo cccorse ancora per migliorarlo; per cui solo verso .il 11550 , divenuto rnoschello , acquistò una decisa preferenza sulle armi da getto . Esso non solo si sostituì definitivamente all'arco ed all,t brllesLra, ma, per la relativa sua grande efficacia, fu causa che la fanteria leggera prendesse man mano il sopravento sulla pesante, fino a che il grande e felice innovatore militare del 1


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DF,;LT,'JNFLUENZA

12° secolo., Gustavo Adolfo, diede alle sue compagnie 70 moschetti, mentre le picche non erano che 50. Tant'era l'importanza anne$Sa al moschetto, che poco dopo la sua invenzione Luigi XIII di !?rancia volle armare con esso pure "Tan v parte della sua cavalleria in sostituzione della tanto utile lancia· ma era riservato al gran Re di Svezia di afferrare al giusto tuLLo' ciò che interessava gli eserciti, e mentre appunto aumentav,t nella sua fanteria il numero di moschetti, resti Lui va a quasi tutta la cavalleria la lancia, lasciando il moschetto solo a pochi cavalieri per sc1uaclrone. Altra naturale conseguenza della maggi ore efficacia del moschetto, oltre all'accrescimento portato aJla fanteria leo-,1era èH) a scapito della pesante, fu la riduzione della profondità deJl'oi-dine di battaglia della fanteria pesante da 46 righe, a ·12 e anche a sole 1O righe; riduzione non richiesta ancora aJlora dalla poca efficacia deJl'artiglieria. Questa arma fino a quell'epoca era per la sua immobilità più destinata all'assedio deJle città e castelli che ét seguire gli eserciti; le artigl ierie erano quasi esclusivamente proprietà dei signori delle terre; ognuno le faceva fabbricare a proprio talento di quella forma e grandezza che più gli piaceva; per il che in un esercito, per piccolo che fos;;e, svariatissimi erano i ca libri dei pezzi, varfo il numero sempre rilevante dei cavalli occorrenti al loro traino; vario il modo di servirli; varia. ancora la. qual ilit dei proieUi li e clella materia di cui constavano ; vario infine i! concetlo che stabilivR il dosamento delle cariche; per cui alle già gravi difficoltà, clel troino dei pezzi, univasi q11ella più grande ancora del train o di un tanto svariato munizionamento. Epperò si CO!l).prende facilmente quan to poco poteva esser l'utilità di tali artiglierie nelle bauaglie. Occorreva pertanto ridurre il numero dei vari calibri, uniformare i modelli degli aliusti, render questi e quelli più leggieri, più esatto infine e più ceJere il tiro. E anche ciò era riservato al gran Re di Svezia il quale, · volgendo in mente di battere con le poche sue truppe lontani-e -potenti nemici, più che altri sentiva il bisogno di tali innovazioni, specialmente rispetto a ciò ch e aveva tratto all'alleggerimento. E per quanto allora sembrava possibile sperare egli raggiunse tale scopo; nel tempo stesso che con l'adozione cli una cartuccia di legno (4625) non solo rese più esatto il tiro, es-

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CHE LA N A TU RA DELLE ARMI ESE!lCITA SU LLA TATT ICA

sendo più costante il quantitativo di polvere della carica, ma lo rese anche più celere; al punto che mentre un suo cannone faceva ,io colpi un moschetto non ne faceva che 6. Coll'acutezza della sua men te previde poi che il suo esempio sarebbe sta to ben presto seguilo dai suoi avversari, che cioè essi pure ,avrebbero migliorato le loro artiglierie e ridoLtele a poter con facilità. prender parte alle battaglie, e che per conseguema la. sua fanteria, se resta.va formata su 1O e più righe avrebbe snbìto enormi danni. Ond'è che anche per compensare lo scarso numero dei suoi fanti ed aumentare il fro nl.e delle sue ordinanze, li dispose pel primo su sole 6 righe e 1.alvolla solo SlL 3, riducendo in relazione la lunghezza della picca a circa 3 metri, meni.re i suoi avversari, combattendo ancora su 1Orighe, presentavano profondi ber,,agli ai tiri dell e artiglierie svedesi che per tutta la profondità li atLraversavano. A tali ed allri non meno felici parti clel suo vastissimo ingegno, Lendenti a perfez ionare le turni e più ancora a mutare opportunamente gli ordini tallici, come lo esigeva un giusto apprezzamento dell'efficacia delle armi cosi perfezionate, dovette quel grande innovatore i prodigiosi successi ottenuti nella guetT,l dei trent'anni contro i migliori condottieri dell'Allsl.ria, come a Lipsia nel 16'.i:H contro Ti lly, ed a Lutzen nel '16::l2 contro Yallestein. Il modo di combattere, diverso da quello elci suoi avversari, usato cla GustaYo Adolfo appare nel modo il più spiccato dal raffronto dei due opposti ordini di baHagl ia appunto in ·questa giornata di Lutzen. Nel primo apparivano evidenti tutti gli indizi di Un intelligente progr.esso, nell'altro il più cieco r ispetto alle tradizioni tat.l.iche le più anlid1e; e davvero si sarebbe potuto dire che in quel giorno i battaglioni dell'avvenire stessero di fronte alle passate falangi dei Greci. Dall'epoca di Gustavo Adolfo l'artiglieria in tutti gli eserciti cominciò ad imporre il proprio concor.,o nelle battaglie e forzò sì la fanteria che la cavalleria a riformar e i rispetlivi ordini tattici ecl in ispecie ad assottigliare i ranghi. Similmente ogn_uno comprese esser ormai fini ta l'epoca in cui cavalli e cavalieri dovessero coprirsi cli ferro, giacchè mentre quelle pesanti armature non valevano a ripararli dai colpi dell'artigl ieria, toglievano loro quella mobilità. di cui sentivasi di giorno in giorno crescere il bisogno . 1

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DELL'JNFL UENZA

. Mentre pertanto le innovazioni tattiche, con sì gran successo maugural:e da Gustavo Adolfo, andavano man mano introducendosi negli eserciti di tutta Europa, le Drti meccaniche riuscivano a dar esistenza al fucile 07115), ossia alla prima armà da fuoco portatile c~Je per l_a sua leggerezza potesse convenientemen le sparare senza bisogno d'appoggio; e il moschetto quindi andò man mano in disuso . ~onten~p~raneamente le artiglierie alleggerite e meglio perfezionar.e s1 molttplrcavano e rendevano sempre più sentita la necessità di assottigliare l'ordine di ballaglia; per cui le picche che all'epoca, g:eca avevano 6m di lunghezza, nel medio-evo 5, e circa 3 all'epoca d1 Gustavo Adolfo, venivano rna,i mano accorciandosi e per conseguenza alleggerendosi, così appunto com'era avvenuto per ie armi da getto . Tale continuo alleggerirsi delle armi delle due specie di fanteria allora in uso, della pesante cioè e della leggera, fece i~travedereai ta ttici l'.t po~sihilità c~i a mm.re ciascun fante di fucile e di picca; pi-oblerna che tu sciolto da Vauban . Fu questi infoltì che indusse Luigi XIV ad adottare per tutti i suoi fanti come era già in uso presso i cacciatori di professione, l'applicazione di un l'erro acuminato, delto baionetta, ~l fuci le, il quale per tale aggi uni.a, pur continuando a servire qmtle arma da getto, potè impiegarsi anche ·quale difesa contro la cavalleria in sostituzione della picca. _Questa innovazione, per sè stessa di poco apparente rilievo, applicata alla massa degli eserciti fu ed è della più alta importanza; essa raddoppiò di un tmtto le forze della fanLeria., giacchè oani fante potè d'allora in poi ofi'endere da lontano e 'difendersi d: vicino · segn? così n~'e~oca :eramente novella per quest'arma la quale: mumta del fuc1le-ba1onetta, _potè fondersi in una un'ica specie cessando d'esser divisa in pesante e leggera. Fu solo allora che gli eserciti presero a grandi tratti la consistenza. e la tattica degli attuali; ma l'efficacia del fucile, come quella del cannone, er~ ancora ben l.ontana nonchè dall'attuale, ma da quella stessa sperimentala nelle grandi guerre della Repubblica e dell'Impero francese. · Ora infatli, che rispetto ad armi da fuoco siamo giunti ad una perfezione quasi insperata., possiamo, più assai di quanto non lo si potesse all'epoca di Federico II ("770), apprezz~re Ja poca effi-

CHE LA NATURA DELLE ARMI ESE CTCITA SULLA TATTICA .

'175

cacia dei fucili con 'Vento se1isib·ile caricantisi dalla bocca'. dapprima senza involucro o misura. che contenesse la polvere, pol con cartuccia ("7HS), ma variabile, giacchè una parte della polv~re ne veniva a stima tolta per munirne il bacinello; con mezzi cl'accensione complicati ed incetti; senza regolare fissazione della linea di mira: con canne non rigate e quindi con dcl'iaziooi incerte e v,triabilis:ime; con baionetta quasi fissa; infine con caricamento il quale come all'epoca di Luigi XIY r ichiedeva ~l8 tempi . Davvero che ora più ass1i della prima melit del 18° secolo, confrontando l'attuale fucile con quello di allora, è lecito dire col maresciallo di Sassonia che un lal fucile dovesse essere null'altro che il manico della. baioneua, ed è ovvio parimenti comprendere che contro quello la cavalleria potesse cominciare la carica a. soli ,1oom ed al piccolo trotto . . . L'artio-lieri,t intanto andava sempre più perfezionandosi. I continui pr;gressi della. chimica e dellamec~anic~ c.l'u!1 l~tto, e dall'.a(tt:o le menti sommamente pratiche ed organ1,,zatr1c1 cli vauban, cli Gn-· bea.uni e di aJLri che man man0 ridussero sempre più il numero dei calibri, stabilirono un più giusto rapporto fra il peso delle bocche da fuoco e i loro proiettili, affusli ed avantreni; diedero a quest'arma. mobilità e potenza sempre crescente; per cui sempre più si sentì la necessitit cli maggiormente r idurre la profondil1t dell'ordine di battaglia, profonditi che Luigi XV ridusse a quattro , Federico JI a tre, e successivamente l'Inghilterra, fino dal . "8110, a due sole righe; esempio che l'Ll poi da molte altre nazioni imitalo. Tale continuo assottigliarsi dell'ordine cli battaglia fece ben presto à:vvertire che allorchè l'eiielto dell'armi da getto non riesciva ad impedire alla cavalleria di raggiungere le linee dei fanti, queste, troppo soLLili, non bastavano a resistere all'urto. Sorse per conseguenza la necessilit cli ripristinare in qualche modo, almeno momentaneamente , gli antichi ordini profondi. ., Si provvide a ciò col dispone la fanter~a a quadrato, forma gia in uso presso gli antichi, ma che negli eserciti dell'epoca moclerna riappare in inodo stabile, quale forma tallica cli ~ifesa, solo al~a battaglia di Rocroy vinta dal duca cl'Enghien (poi Gran Conde) contro g\i. Spagnuoli che assediavano quella piazza. Col tempo questa forma venne famigliarizzandosi man mano che· 1


'· 176 ·

177

DELL'JNFLUENZA

CHE LA NATU[lA DELLE ARMI ESERCITA SULLA TATTICA

·prevalse l'ordine sottile e che le truppe si resero più manovriere· per cui la tattica dei tempi di Federico e di Napoleone - nei quali -l'arte del manovrare giunse al suo apogeo, mentre l'efficacia del fuoco di fanteria era ancora lontana dal bastare sempre a respinrrere le cariche di cavalleria - viene a riassumere i due ordini di c~mbatt.imento, i! sottile cioè ed il profondo; ossia. in tale tattica hi fanteria, approfitlando della sua estrema mobilità, si stende in Juncrhe linee sottili per oJTendere da lontano, come i nuovi principi i ta~ici richiedono, e si serra invece compatta per resistere da vicino all'urto della massa, come la tattica antica. insegnava eél insegna.

tuito alla picca ed al pesante moschetto, aveva indotto i tattici él:. sémpre più estendere il fronte; per cui più che nei passati tempi richiedevasi nelle truppe mob ilità ed abili là nel manovrare. È forse più che ad altro, all 'aTer appunto portato all'apogeo tali qualità nel suo esercito eh~ quel gran capitano deve i suoi trionfi. Egli, sebben sempre inferiore in forze ai suoi avversarii, conosceva htlmente l'arte di muover le tru.ppe, sapeva così. bene farle giungere a momento e luogo opportuno stil punto vulnerabile del nemico, che questi, inelLo a far accorrer rinfon:i dalle sue lontane ali, si trovavtl sfondato e battuto prima d'aver potuto imp iegm·e tutte le sue forze. È quindi l'arte del manovrare portata ad un grado non mai prima raggiunto ciò che caratterizza, la Lattica di quei tempi . Salvo la maggiore uniformità e leggerezza che Napoleone trovò, nell'artiglieria, per opera del!' indefesso Gribeauval morto nel •1789, qualitit che permisero di far concorrere quest'arma nelle battaglie meglio di qu.anto già 'si facesse ai tempi di Federico, pochi e di poco ri lievo furono i perfezionamenti apportati alle arm i atti a favorire l'efficacia di qttesle e la tattica; epperò tutto quanto di, prodigioso ottenne Nnpolcone coi suoi eserciti devesi attribui re allo smisurato universale suo genio ed all'i ntuito speciale di cui la natura aveva dotata quella mente privilegiai.a. Invero ai suoi temp i la lattica di Federico era stata adottata da tutti gli eserciti; ma non bastava ad assicurare la vittoria al più Rbile nel manovrare, giacchè le gig::rntesche forze che il sistema napoleonico venne a mettere di fronte , rid1iedevano tale un 'esl:ensione della linea di battaglia che le riserve, per quanto mobili, difficilmente potevano giungere a sorprendere il nemico in determinato punto cleJ mo J'ronle. Fu perciò mestieri restringere relativamente la l nnghezza del fronte di haLlagl ia e guadagnare in profondità ciò che si perdeva in estensione; per la qual cosa le forze dei due cornbattenti venivano ad urtarsi successivamente e con rinnovati assalti sul punto decisivo, e la baUDglia era per conseguenza, più probab ilrnen le di prima, vinta da colui che ultimo poteva forvi accorrere nuove riserve. È in ciò che sta la differenza sotto il rapporto lallico esisten te fra il carattere delle hatta:glie di quei due sommi cap itan i; ma.la vera, la sostanziale differenza fra il loro modo di guerreggiare·

A questo punto è mestieri trascorrere su tutti gli Dltri perfezio. namenti apportati ai fucili ed ai cannoni fino a qnesti ultimi tempi , fino cioè alla definitiva adozio11e delle armi a retrocarìcD, innovazioni t.uLte che sebbene ingegnose e di non liern utilità, sono poca cosa dt fronte alht vera rivoluzione causata dalle armi ora, in uso. A tale determinazione mi induce sia il desiderio di non estendermi di soyerchio, sia la circostanza che tutti t perfezionamenti apportati alla fine dello scorso secolo sino agli ~!Limi decenni, come altres.ì ht influenza da essi avuta. sulla Lattica degli eserciti, c?slituiscono un assieme di cose troppo vicino a noi perchè non siano generalmente presenti alla meti10ria d'ogni ufficiale. Quindi non parlerò delle carabine tirolesi, caricantesi a gran colpi di martello a fine di ridurre il vento; nè dell'utilissima sostituzione delle .capsule alla batteria d'accensione con pietra focaia che accelerò la carica e rese più uniforme il tiro; nè delle varie forzature tendenti a sempre più diminuire il vento; nè della rigatura delle canne dei fucili e dei cannoni, d1e aumentò di molto la. portata degli uni e degli altri e rese calcolabile la tanto dannosa derivozione dei proiettili; nè finalmente della riduzione dei calibri per la quale si potè aumentare la velocità iniziale dei proietti e la radenza della traiettoria. Similmente non accennerò che di Yolo alla tattica dei due più grandi capitani di questi ultimi tempi, Federico U e Napoleon~ I. All'epoca di Federico II il fucile-baionetta, generalmente sosti-


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179

DEL L'INFL UENZA

CHE LA NATURA DELLE ARMI ESERCITA S ULLA TATTICA

stava nella maggior profondità dei concetti strategici di Napoleone per i quali, come a Marengo e ad Ulma, vinceva la campagna pr_ima ancora d'aver combal:tuto. Ma ciò esce troppo dal nostro argomento perchè io mi vi abbia a soffermare. Da ciò che fo detto fin qui noi possiamo agevolmente dedurre: 1 1° QuanLo alla fanteria: · a) Doversi aUribuire all'adozione del moschetto in sostituzione della balestra l'essersi invertita, a favore della fanteria leggera, la proporzione fra le due specie di fanteria, leggera una, pesante l'nJtra, che esistettero fin dai tempi più remoti; b) Doversi pure all'efficacia di quella nuova arma la riduzione della profonditit dell'ordine di battaglia della fanleria da il(; a sole ·1O righe onde estenderne il fronte nel quale quell'arma era preferibilmente utilizzabile. e) Doversi al dirozzamento delle artiglierie se gli eserciti hanno sempre più senti Lo il bisogno di scemare la profondità degli ordini di battaglia, profondità che scende da 11O a 6, e talvolta persino a sole 3 r ighe; d} Doversi all'invenzione del focile, se l'ordinanza su tre, e persino su due righe, venne sullo scorcio del 18° secolo generalmente adottata. e) Doversi infine all'invenzione del fucile-baionetta la fusione in una sola delle due specie dì fanteria che esistettero fino al principio del "8° secolo. 2° Quanto all'artiglieria: a) Esser dovuto alla maggiore mobilità e gettata acquistata dal cannone sul finir del 117° secolo se quest·arma, la quale fino allora era forzata a star.;;ene quasi immobile avanti al fronte di batta.glia, dappoi combatte prendendo posto ora sulla prima linea, ora più indietro, conservando però sempre piena elficacia al"punto da forzare la fanteria. a presentarle un piit sottile bersaglio. b) Esser similmenLe dovuto ai ·sempre crescenti suoi perfezionamenti, ìn esattezza cli Liro e in leggerezzti di materiale, l'importanza che essa acquist,t nel 18° secolo, e la sua molta mobilità per la quale, già sul finire dell'ora eletto secolo, la fanteria, sebbene mobilissima, non può seguirla nelle sue celeri andature. 3° Quanto alla cavall eria:

a) Do'1ersi alla maggior efficacia delle armi da fuoco se già nel 17° secolo quest'arma non costituisce più cla. sola la 11a linea dell'ordine di battaglia, e se, cosLrelta a cercar appoggio dalla fanter~a, prende posto alle ali . · b) Doversi pure alla sempre crescente potenza del fucile e del cannone se nel '18° secolo, forzata a riparar:1i dietro le altre armi, non inizia più essa l'attacco contro fanteria intatt.a, ma esegue le cariche solo quando il combctttimento è già inoltralo ed allorchè la fanteria è già alquanto scossa dal fuoco delle altre due armi. Dimostrato così come pel passato tuui i mutamenti avvenuti nelle armi imposero sempre corrispondenti mutaÌnenti negli ordini tattici e nel mod9 di combaltere, veniamo alla grande ri,,oluzione che le armi r i-gate a retrocarica dovevano necessariamente apportare, ed effettivamente apportarono, alla tattica degli eserciti moderni .

1

1

l risultati delle esercitazioni al bersaglio, il con fronto lra il per cento dei tiri utili che si ha colle armi ntl.uali e quello che si ha colle armi antiche; l'enorme vantaggio acquistato nella portata del fucile e nella celerità dei liri; le narrazioni infine di micidialissimi combauimenti avven Llti nelle gLierre del "866 in poi, possono bensì dare una chiara i1iea della efficacia delle arm i attuali, ma sono, a mio giudizio, insufficienti a dimostrare razionalmente, e direi quasi matematicamenl.e, l'immensa maggiore potenza in battaglia delle armi attual i, a petto di quelle ad avancarica. Ecco come si può forse riescire a farsene un più esatto concetto. Poniamo di fronte due truppe e, suppostele in condizioni di morale e d'isLrnzione relativamente uguali, facci amo che unR proceda all'assalto dell'allra, dapprima colle armi vecchie, poi colle attuali; e nell'uno e nell'altro caso dapprirmt in ordine chiuso, protette.solo dalle rade catene di cacciatori in uso prima d'ora, poi in ordine sparso; e vediRmo che avvenga. Perciò rammentiamo anzitutto esser comunemente ammesso che colle vecchie armi: a) Lo spazio che l'attaccante doveva percorrere solLo il fuoco efficace del difensore era di circa mel.ri 240.


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J8-1

DELl)JNFLUENZA

CHE LA NATURA . DELLE A flMl BS ERCITA SULLA TATTICA

b) Che tale spazio potevasi percorrere in 3 minuLi, pur facendo 2. colpi cli fuoco . . e) Che in Lale tempo, cioè in 3 minuti, l'attaccato poteva fare 6 colpi. d} Che su 1100 colpi .2 soli erano supposti utili. Con tali ipotesi se ,100 bianchi attaccaval)o 60 neri, si poteva ritenere che i primi, compiuto l'attacco, dovevano aver perduto :

Facciamo ora il medesimo computo nel caso d'attacco col fucile a retrocarica . Con tali armi la gettata essendo almeno raddoppiata e la, celèri_tà quadruplicata, ne consegne che, fermo restando il principio che in mediocri condizioni d'appostamento 2 colpi siano utili su ,100, puossi analogamente a quanto si disse per le armi antiche ammettere che; · a) Lo spazio che l'attaccante deve percorrere sotto il fLLOCO efficace del difensore sia non più di 240 bensì di 480 metri. b) Tale spaz io puossi percorrere in 8 minuti, pur dedicandone 3 al fuoco, facendo in media non piu .2 soli colpi al minuto, bensì 5, e cioè 115 nei 3 minuti. e) In tal tempo, cioè in 8.minnti, la difesa può essa pure fare 5 colpi per minuto ed in totale 4-0, numero che può ridursi a 36 tenuto conto che nell'ultimo mezzo minuto si ammette dover la difesa sospender il fuoco. Con tali basi se calcoliamo di bei nuovo le condizioni dei due contendenti, al fine delt'auacco vedremo che i 1100 bianchi avranno perduto almeno:

9. 60 X 6 X 1OO = 7 . 2

mentre i 60 neri doveva.no avere avuto fuori di combattimento 9.

-=-- = J..

100 X 2 X ,100

Queste sarebbero le perdite che i due partiti farebbero se faces sero fuoco e stessero esposti in condizioni ugual i ; ma ciò è lontano dal corrispondere al vero; epperò, in armonia con quanto prescrive la nostra Istruzione per la manovra sulla carta, le perdite dell'attaccante devono essere aumentate almeno di 1/ 3 , perché si presenta in ordine chiuso, e di un 1/ 3 , perchè il nemico bene appostato fa fuoch i efficaci; invece le perdite della difesa dovranno diminuirsi di 1/ 3 , perchè si ammeue sia bene appostata, e cli '/ 3 • perchè l'attaccante non può fare che im fuoco pow 1;1ffìcace. Pertanto i 7 . 2 perduLi dai ,J00 aLtaccariti diverranno 7 .2 X

4

3

X

4

3

16

= 9

= 7 . 2, x

12,8 ; ·

1

mentre i 4 perduti dai neri che si difendevano diverranno J. X

.2

3

2 X 3

=

-1- X4 -9-

'16

= 9 =

,J

8;

epperò i '100 bianchi restando mo 13, cioè 77, ed i 60 neri 60 - ,1,80 = 58, si può ammeLt~re che colle antiche arm i non solo lo scontro poteva avvenii·e, ma che il combattimento all'arme bianca doveva riescire favorevole all'attaccante; che finalmente l'impresa, poteva considerarsi possibilissima e per nulla arrischiata anche nel caso che la difesa , proteggendosi con trincee di battaglia, avesse saputo ridurre ancor maggiormente le sue perdite. 1

. .

.

2

60 (uornm1) X 36 (colpi) X , 100

= 4300 ,100 = 4-3. 20 ;

che invece i 60 neri avranno perduto al più . ")

'100 ( UOlllllll

, .. ( J· ")

X ,ù

CO pl

2

X 'I OO

3000

=

·I OO

=

30 00

. .

Considerazioni analoghe a quelle fotte per il caso precedente, relative cioè ali' esser più o meno coperti, applicale a questo ci indurranno ad ammontare le perdite dei bianchi in ragione di h,.

3 . ....9.0

x

J. 3

,.,6 80 x 34 x,.

ed a dimimlire quell e dei neri nella ragione di 30 X

2 .2 ,120 X = 3 T 3

=

13 . 9;

1

sicchè se in tali condizioni fosse possibile compire l'attacco l'urto ANNO :XX l V, VOL . J.

l 'l


182

DELL'INFLUENZA

CHE LA NATURA .OELLE ARMI E SERCITA SULLA TATTICA

all'arma bianca succederebbe 'fra ,100 - 76 = 24 attaccanti e 60 - ,14 = ,i.6 difensori; ma l'urto n-on avvenà, giacchè sarebbe troppo pretendere dal cuore umano. Per quanto valore infatti possa supporsi nei soldati, e per quanto l'orgasmo della pugna li possa.aver resi superiori acl ogni pericolo, il vedersi in meno di otto minuti ridotti da 100 a 24., il vedersi cioè cadere d'attorno 3 compagni su 4, si comprende che possa produrre tale un effetto sull'organismo del soldato, da attutire pel mom.ento ogni sentimento di dovere e rompere ogni legame di disciplina. Epperò ecco un'operazione di guerra che facile e ragionevole pel passato, diviene oggidì, più che temeraria, inattuabile per il solo effetto del perfezionamento delle armi . Notisi che i risultati cui giungemmo, e cioè l' enorme sproporzione di perdite trovate esistere fra chi attacca e chi si difende, si fondava sul supposto che tut~i e due i partiti fossero armati con fucile a retrocarica ossia a Liro accelerato; che sarebbe poi se l'aua.ccante fosse armato con fuc ile a Liro lento'? Naturalmente la sproporzione sarebbe di ~ran lunga maggiore. E tal verità l'ebbero a confermare col proprio sangue i valor-0si baLlaglioni auslri,tei nella guerra del 1866 in Boemia, nella quale con fucile eccellente, ma a tiro lento, caricantesi dalla bocca, e manovrando quasi esclusivamente in ordine chiuso, si trovarono di fronte ai Prussiani armati con fucile a retrocarica. In fatti in quasi tutti i comhalLimenli che precedero.no la grande giornata di Sadova, gli Austriaci, sebbene quasi sempre in numero superiore ai Prussiani, pure non solo ebbero sempre la peggio, tuttochè talvolta prendessero l'offensiva sul cmnpo ti.l.l.tico, nrn il rapporto l'ra le perdile dei due avversari fu quasi sempre tale quale non erasi visto nelle guerre precedenti. E così a Podol : · i Prussiani perdono 12 ufficiali e ·100 soldati, gli Austriaci id. 6 id. 537 id. a Trautenau: i Prussiani, essendo poco più di una brigai.a, perdono 56 ufficiali e 1096 soldati, e gli Austriaci forti di 4 brigate, perdono ,J 96 uffic.iali e 5586 soldati. 1

1

1

-183

a Nachod:

i Prussiani perdono 72 ufficiali e 4060 soldati, 7275 id. e gli Austriaci id. 225 id. sempre di soli morti e feriti . Queste enormi perdile degli Austriaci, cla 4 a 7 volle maggiori di quelle dei J>rnssiani, costituiscono a mio giudizio la prova più luminosa della grandissima superiorità del fucile a retrocarica e la condanna assolut.a degli antichi attacchi in ordine chiuso. I Prussiani talvolta, come a Slrnlitz, vollero essi pure usare gli antichi ordini tatt.ici d'aUacco, però sempre ebbero.a persuadersi che anche contro un'arma. a tiro lento, ma buona, com'era appunl.o l'austriaca nel 1866, quegli ordini avevano fatto il loro tempo. Nè questa gravissima sproporzione di perdite avvenute in quasi tutti i combattimenti di quella memorabile campagna, può certo attribuirsi essenzialme1~te ad altro che alla superiorità del fucile a retrocarica, ecl all'aver gli Austriaci conservato di fronte ad esso le antiche forme tattiche. · Chè se parte di tali maggiori perdite vuolsi attribuire alla rna.g;giore abilitit dei Prussiani nel manovrare o ad altri svariati coefficienti che possano avervi avuto influen,m; questa parte trova abbondante compenso nei maggiori danni inflitti alle truppe prussiane dall'artiglieria au::;triaca, la. qua.le in quella campagna era migliore e più numerosa della prussiana.. Infatti i danni arrecati dctll'artiglieria, figurando nel computo totale delle perdite cumulativctrnente con quelle arreca.te dal fucile, tendono naturalmente a rendere meno apparente l'efficacia del fucile a l'etrocarica. Visto così come l'esperienza abbia confermato la conc:lusione cui ci condt1ssero i fatti calcoli, l'impossibilitit cioè in cui si tl'ovi una fanteria di alTrontare in ordiné chi Liso, anche con forze doppie, altra fanteria armata con fuci le a retrocarica, ne emerge per naturale conseguenza che l'attacco dovrà farsi tentando di presentare al nemico un bersaglio possibilmente molto rado, e per il minor tempo possibile; il che ottiensi appunto coll'ordine sparsoecotracèlerftà dell~ miùovre. . Se in fatti ritorniamo al caso dei 100 bittnchi attaccanti 60 neri, le cui perdite, supposto l'attacco in ordine chiuso, erano risp?ttiva1

•


184-

DELL' JNF'J,U E NZA

C HE L A NA TUR A OELJ,E ARM[ ESERC ITA SU LLA T ATTIC A

mente 76 e •I 4, è evidente che in lal caso la riduzione dei primi non sarà più data come antecedentemente da

Su tali dati, le perdite che pel passato la cavalleria poteva subire caricando 1100 uomini cli fanteria erano : 0

,j 00 uomini

bensj, a mente della nostra citala Istruzione, cla

3

43 . 20 X

4

X

3=

4-3 . 20;

giacchè ad un online chiuso che implica,va l'aumento di perdile dato dal coefficiente ; si suppone s~sti luito un ordine sparso intelligentemente applicato, causante una riduzione ch e può rappresentar.:;i dal coefficiente

!;

epperò le perdite da 76 si ridurranno

a 4.3 . .20: per cui infi1ie ad assalto compiuto l'urlo avverrebbe fra 100 - 4.3 = ts7 bianch i e 60 - ·I ,i, = .f.6 neri come pr irnn . Sarà tuUavia pur sempre di[(ìcile che l'assalto possa compiersi , anzi non sarebbe mai a tentarsi se non quando i 60 fossero già. molto scossi dal fu oco di fucil eria cd artiglieria, come appun to le nostre norme di comballimento rigorosamente prescrivono; ma in ogni modo questa. grande riduzione di perdile, pel so lo effetto del differente modo di attaccare, fa vedere qnanta inl1uenza abbiano oggidì gli' ordini tallici. Passiamo ora in modo analogo a calcolare le perdite che la fanteria iofiigge alla cava.lleritt; e qui pure supponiamo che l'attacco si aLLui clappt'ima contro fucili antichi, poi contro nuo,-i . Ammettiomo perciò i seguenti dati a base dei nostri calcoli; cioè; a) ch e la distanza alla qu ale si incomincia la carica sia di 000"': b) che il tempo occorrente a percorrere tale spazio, in terreno di manovra sufficientemente buono, sia di minuti 3 1/ 2 : c)che i Liriutili ,per 1100sparati , sia,102 Lanto per il Yecchio, come per il nuovo fucile ; cl) che il tempo in cui ln cavalleria rimane sotto il fuor;o della difesa, stanle la differente portata dei 2 fttcil i, sia cli minu li I 1/ 2 cont ro l'antico, e di 3 ¼ contro il nuovo.

r- = 6

3 minuti

mentre attualmente sono ~ ' x~ rno ·x 3· '/ 0

,i.

o;

X 2 colpi X ~I O OX

185

100 X

/4. COlpi

100 X 4 X 4 X 7

1

. . •

2

m111ut• = - ----,.,,.---= 28.

&.oo

Ciò se la cavalleria si presenta in ordine rado, cioè in foraggi~ri; menlrecchè, se si presentasse in ordine più chiuso, le perdite dovrebbero venire aumentate della mefa almeno , come prescrivono le nostre islrnzioni; epperò i 28 diverebbero probabilmente oO , o 60. Anche qui , adunque, vedesi come nei tempi nndati qrtest' arma, approfittando dell'estrema sua mob ilità, poteva quasi impunemen~ attaccare la fanteria, e quindi raggiungerla e romperla, dacché d, 100 cavalli in izianti una carica contro so lo ·I 00 fanti, appena una decina al più correva rischio cl i cadere prima d'ave1fa compiuta; mentre ora, in condizioni d'alLronde ngnali, le perdile, ascendendo alla metà e pi ù del totale, riescirebbero Lalmenle grav i da 1:e~dere inutile, anzi riprovevole, qnalsiasi attacco che non fosse leg1tt1malo da imperiose esiU'e nze del romLal.limento. Anche questa verili~ venne ampiamente confermala nelle ultime guerre, e specialmente a Sa<lova nel 1866, a Vocrlh ecl a Gravellolle nel 18'70-7 1. 1

1

1

Passiamo ora alla ca,,alleria che attacca l'arliglier_ia, indi alla fanteria che attacca l'arma stess,t. Per tali scontri ammettiamo: a) che le colonne d'attacco stiano esposte al fuoco dell'artiglieria il tempo necessario a percorrere un chilometro ; . b) che la. cavalleria impieghi 6· minuti a percorrere tale d1:stanza, e 1O la fanleri ,L; . . e) che l'artiglieria facci a mediamen.le un colpo per mrnuLo, sta a granala., sia a shrapnels od a mitragli.i ; 1

•


186

187

DELL'INF L UENZA

CHE LA N ATURA DE LL E ARM I ES ERCITA SU LL A TAT'flCA

d) che la media del massimo danno che può fare l'artiglieria nel limite sopradetto di ,J chilometro (supponendo che sino a 500 m si tiri a granata e in qua da. 500'" a metrnglia) sia, come desumesi dalla detta istruzione, - per la cavalleria : per i primi 500"' con tiri a granata, ,12 c<,lpiti per ogni 1O colpi ; e per gli altri 500m con tiri. a metrnglia, 20 colpiti ogni ,1O colpi. - e per la fanteriéL, rispettivamente: ,JO colpili ogni ,J O colpi a granata, e 20 colpiti ogni 11O colpi a metraglia, e) che il numero dei pez1.i sià di 8. Su tali basi, nei 4. minuti occorrenti ad una carica di cavalleria, si metteranno fuori di combattimento, nei primi due minuti con tiri a granata,

e quindi il totale delle perdite della cavalleria non sarebbe più di 5'1 come prima, bensì di 48 82=80. N.ei ,1O minuti ìnvece occorren ti al la. fanterìa per attaccare, SI metteranno foorì di combattimento con tiri a granata:

+

8

1

· . . · 12 8 rew X ,..Qm1nut, X ,Jcolpo X _'10

=

·19

9.ouo mini

. ·-

e negli altri due minuti, con tiri a metraglia:

90

8 X 2 X ·1 X ; O= 32 .oouomini

rn+

o cioè in totale 32 = 51 uornnu. Questi danni sono invero sensibili; ma ritengo che, contro la cavalleria specialmente, nei primi 500 01 si tirerebbe non a granata, ma a shrapnels; nel qual caso la nostra Istruzione non dà più 12 colpiti su ,JOtiri, bensì 30, e quindi il numero dei perduti nei primi 500m non sarebbe più dato da 1

•

8X2X1X

·1'>

1

~

= 19. 20,

bensì da .

30

8 X .2 X ,J X W

=

48.00;

,10

x 5 x , x To =

4o,

e con tiri a meLraglia: 20 8 X 5 X ,1 X -,10 = 80 ·' e cioè in totale 40

+ 80 = 120 ; 1

perdita che, se si suppone l'clttacco fatto in orcline chiuso, potrebbe giungere certamente al doppio, vale a dire a 2~.0: cioè vera. mente enorme, e che dimostn1 come una batter ia di 8 pezzi non potrà mai essere attaccata in ordìne chiuso da forza minore di 6 ad 800 uominì, anche nel caso che la batteria stessa non sia provvista di scorta. Avverlasi però che se la cavallerìa deve assolutamente attaccare la batteria, non potrà fare a meno cli esporsi alle perdite accennll.te; non così. la fonterifl, la quale, lungi dal cimentarsi a tali inutili sacrifizi, potrebbe, appostandosi opportunamente a dista.117.a di circa 400m, mediante i suoi celeri ed aggiustati tiri, uccidere tutti i servienti quand'anche, come osservfl. il generale d'artiglieria prussiano Hohenlohe, non ttvesse che la forza di ¼ compagnifl. A tale rig1rnrclo conviene r ilevare che la nuova artiglieria di fronte ai nnovi fucili trovasi in condizioni ben inferiori a quelle nelle quali la vecchia arti oc,lieria si Lrovava di fronte ai fucili acl avancarica. Infatti, mentre a questa piccola clisLanza 900 a -IOOOm ln vecchia artiglieria aveva qua.si la stessa eflìcacia dell'attuale, la l'ucileria d'allora non poteva, nè potrebbe, con eguale vantaggio, usare l'espediente sopra accennato per bersagliare i servienti dei pezJÌ; giacchè, per ciò fare, la fanter ia doV!'ebbe anzitutto esporsi al danno inerente al percorrere circa 300m, più ~he non farebbe se fosse armata di fucile a retrocarica sotto il fuoco di metragiia, e giunta


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•

DELL'INFLUENZA

circa a 200m non potrebbe che dopo lungo tempo far sentire la lenta az_io_n~ de' ~uoi incerti tiri, mentre a sua volta rimarrebbe esposta al micidiale Juoco accelerato della metraglia a soli 200m di distanza. . Uguali calcoli fatti per attacchi fra l'artiglieria antica e la. fucileria _moderna condurrebbero a risultati analoghi a quelli t.estè accennati per l'artiglieria a rel.rocarica, giacchè la radenza dei tiri dei. cannoni lisci , e specialmente l'azione più efficace della loro metraglia, ·compensa quasi la maggiore celerità di tiro attuale, Jìno a che alm~no i_tiri a _shrapnels si ansi ancor più perfezionati di quanto non lo siano in o_gg1. Epperò è importante rilevare che anche sol.lo questo punto eh vista la mnggiore potenza del!' artir,lieria moderna. dì fronte al_l'a_n~ica consiste principalmente nella gr:nde efficacia acquistata nei tm lontani, tiri sui quali dovrà essenz ialmen!e fare assegnamento. A~Tei volt_1to maggiormente sviscerare questi calcoli; ma panni che ti fin qL11detto basti, senza che più oltre mi dilunghi, a persuadere ognuno che la tattica la quale, come vedemmo, dovette sempre pel passato porsi in armonia colle armi dell'epoca, deve ora. aragione ta~to magg_iore, quanto più radicale fu la rivolnzione apportala alle arnu, armonizzare ,col fucile e col can none a retrocarica.

Quale donà dunque essere questa tatti.ca'? Per rispondere a tale domanda converrà, anzitutto esaminare in quali condizioni ciascuna delle tre armi venga a trovars i nei combattimenti per effetto delle nuove armi a retrocari ca, poichè è solo da questo esame che si potranno dedurre le norme che servirono o serviranno di base alle im10vazioni introdoue o da introdursi nella nuova tattica. Vediamo adunque quali sono queste condizioni. O ;J La fanteria che pel passato poteva affrontare in ordine eh iuso l'artigl ieria ?n? a ,J200m e la fanteria fino a 300'", senz,1 quasi te~eme danrn_ d1 sorta, e procedere poi senza gravi perdite all'attacco d1 dette anni, solo che fossero alcun poco scosse, ora di fronte alla artiglieria dev~: se vista, e ben sorente anche non vista, scomporre le sue masse grn a 3000m, le sue colonne a .2000 almeno da quel la:

CHE LA N ATU RA DELLE ARMl ESf. RCI TA SULLA TATTICA

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distanza.dalla quale non può più oltre avanzare che a piccole colonne ·in terva.llate ed a sto rrn i . · Che di più gimlla a ,J 000"' dall'artiglieria, le sue piccole colonne ed i suoi stormi o gruppi cadono di già sol:Lo l'azione della fanteria. nemica, la quale, a misura che progrediscono, li -0bb liga n sempre più diradarsi e coprisi, a procedere cioè escl usivamente coll_'ordine sparso e nel modo pi1ì cMto ed intell igente, sotto pena dt essere annientate prima assai d'aver raggiunto il nemico. 2° La cavall eria , la quale dapprima con sufGciente prnbabilità di riuscita poteva carica.re a fondo le oltre due armi , per poco che fossero scosse, ora. fino a circa. ·100011) dal nemico trovasi all'incirca nelle condizioni stesse della fanter ia. Gilmta ad una ta le distanza, se è di fronte alla. fan teria, non può in modo alcuno n!i lmcnte progredire per attaccarlo, solo che questa faccia. opportuno uso de' suoi fnoch i. Se in fatti il difensore si trova in ordine ehiuso ocl in fttte catene, il suo fuoco accelerato obbligherà la cavalleria a voltar faccia;· se invece la catena fosse poco densa, i suoi fuochi non basteranno forse ad arrestarla, ma qunndo pur giungesse ad ~iltraversada non le arrecherà quasi alrnn danno, ccl andrà ad infrangersi contro i rctrnstanti sostegni, e persino contro le seconde linee, come avvenne negli alta.echi dell e brigate francesi Bonnemain e Miche! a Woerth, e in quello clella sesta divisione. di cavalleria prussiana a Gravelotte . Se inyece la caraltcria deve agire contro l'attiglieria ecco che avverrà: quando pure vogliasi ammettere che valendosi delle sue celel'.i andature sia.le riescito per indirette vie a giungere inosservata .fino ad un migliaio di metri dall'artiglieria, arrivata a ta le distania sarà, salvo eccezioni, forzatamente obbligata ad esporsi al fuoco delle batterie a ret;rocarica, che, come vedemmo, è micidialissimo, e, fino a ~oom almeno , superiore d'assai a quello delle art;iglierie liscie; a, L;1le distanza il danno prodotto dalla metraglia non sarà invero superiore a quello dei cannoni lisci , ma il fuoco delle scorte dì fanteria renderà l'ulteriore procedere della cavalleria attaccante affaLto impossibile. Finalmente negli stessi inseguimenti a battaglia fini ta, l'opera della cavalleria sa61. meno efficace di prima, giaccbè poca fanteria potrà assai facilmente render vano ogni suo tentativo di incalzarla troppo da. vicino . ·


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DELL'l.KFLUENZA

CHE LA NATURA DELLE ARM I E SERCJTA SULLA TA TTICA

3° Veniamo aH'arLiglieria . Quest'arma, colla celerità ed aggiustatezza de'suoi tiei , colla lunghezza della sua gettata e colla mobil iLà del suo materiale, raggiunse una perfeziope cu i sembrava assurdo l'aspirare, e quindi raggiunse pure una potenza distruttiva ed una importanza senza. confronti maggiore di quanto non ne ebbe mai nei tempi andati Però se la fanteria o la cavalleria riescono ad avvicinarsele non viste fino a circa un chi lomet.ro, essa, come vedemmo, trovasi in condizioni non molto migliori di prima; chè anzi da i:>00 111 in poi, contro dette armi, resta in condizioni forse inferiori a c~rnsa della minore efficacia de' suoi tiri it metraglia non compensata, pare, dalla maggior celerità di Liro . Per conseguenza la sua aùuale supel'iorità è più assai sensibile alle grandi che alle piccole distanze. Dal che deriva per essa la necessità di aver sempre la massima cura cli porsi in condizioni tal i da essere in t>o-rado. , per il ma,miot· tempo, di trarre profillo dalla grande potenza dc' suo i tiri lontani: il che potrà ottenere so lo col prender sempre, fin dal principio dei combat.timent.i, posizioni avanzat.e in prima linecL (purchè non troppo sotto il tiro della fucileria dell'avversario) per tentare così di b:tUere da lontano il nemico, mentre si avanza in massa od in colonne o sta attendendo gli ordini di ciò fare. . ' · Da queste nuove reciproche condizioni in cui si trovano le tre armi, per elfet.to dei perfezionamenti apportar.i al fucile ed ai cannoni, emergono naturali per le armi stesse, e propriamente per i comandanti inferiori , specialmente dai colonnelli in viù, le sec,uenti principali norm.e di piccola tattica: " ·1° Cl1e la fanteria. d<~ve ormai: . . ~ A{~ottareyer r~gola l'ordine sparso, e quasi solo per eccez10~1~ 1 ordine ch iuso; facendosi però semp1:e, anche in questi rari cas,, precedere da opportune catene ; - Scegliere per terreno d'attacco non quei piani saombri ed uni~ i preferiti lìn qui dai grossi battaglioni marcianti com;atti ed in ordme serrnto all'assalto·colla llaioneua, bensì quelli alquanto ro lli e cop~rLi, sui. quali soltanto può oggidì la fanteria, per successivi grup~,, procede'.'e quasi inosservata verso il nemico, per poi assaltarlo rn massa quando gli si sia sufficienLement.e avvicinata · . ' - Non procedere mai all'assalto di fanteria od artiglieria se è)/")

è)

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non dopo che il nemico abbia dimostralo già. evidentemente d'esser molto scosso ; - Smettere quasi affatto l'uso dei quadrati contro la cavalleria, aiacchè la fanteria deve esser persuasa. che un saggio uso de' suoi fttochi accelerati basterà sempre a respingere la cavalleria con gravissimo danno. 2° Che l'artigl ieria deve: - Trarre il massimo parLito dai suoi tiri lontani, epperò pren-· dere posizioni avanzate in prima linea; - Non mutar posizione fin tanto che conservando un buon bersaglio, rimane, ad onta dell'avvicendarsi delle fasi della balt.aglia, a distanza del nemico compresa fra il limite minimo riesignato dall'efficace gettata. della fucileria nemica ecl il limite massimo indicalo dalla por t.ata utile dei propri pezzi; e ciò senza aver troppo tema cli sacrificare i pezzi, quante volte hi loro eventuale perdita possa giovare al complesso dell'operazione; - Intervallare sensibilmente i pezzi fra loro, ed evita.re, salvo impellente necessità, di porsi in batteria sotto il fuoco nemico; - Curare che, sia o non sia essa .Provveduta di scorta permanente, possa eventualmente esser sempre soccors~i a tempo dalla fanteria. 3° Che il compito fin qui assegnato alla cavalleria resta grandem~nte ridotto, non potendosi ammettere, che in via ecce1.ionale, il suo concorso · diretto nelle battaglie se non nei preludi i e negli mseguimcnti; - Che invece appunto neì preludii un nuovo campo fu aperto a quest'arma ca:valleresca, campo nel quale si fa assegnamento non so.lo sul suo lra.clizionale ardimento, ma pure sulla sua intelligenza; voglio dire il servizio di avanscoperta. Che finalmente perchè l'opera sua riewt di senlita uLi litil negli stessi inseguimenti, nei quali da.ppritna anche da sohl ern Lanlo efficace, dovrà egser sempre scortatrL da arLiglieria leggiera. Sono queste le principali norme che per ciò cbe fu detto fin qui de,·ivano dalle nuove armi per hL piccola taltica; vediamo quali alt1'.e norme po:;sano cledursi per la grande.


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CHE L!\ NATURA DELLE AR:V!! ESE.RC I TA SULLA "fA TTIC!\

Da quanto procede apparisce come l'attacco di truppe di fanteria, e -di artiglieria COJ_nbattenli colle ·nuove armi, per quanto ben preparato e condotto, costa sempt>e perdite enormi, se eseguito solo di fronte;_ con_verrà_p,e1_·tanto il ~iù d~lle volte, per raggiungere lo scopo con mmon sacriftci e perd ita dt tempo, attaccare pure di fianco. Ora un simile aLlacco non può attuarsi che allunaando il nostro fronte a fine di avviluppare con esso, o l'una o l'alt~·a od ambe le ali del nemico; epperò ne corneg11e che chi attacrn deve ora, a con, diz,ion-i d'altronde iiguali, d,ispo1Te cli, un m,aggiore n,1.1,me·ro d·i /'orze di, qiianto gli sarebbe occorso colte 1Jecchie arm,i. · Sotto un altro punto di vista emerge però che per effetto delle .stesse armi or:t in uso, qiietlo dei dnepa1·titi che, a condizio:n i d'altronde VfJ1iali, è condouo da mente più elewita potnt far decidere la ·vittoria in.suo favore, anche con ii1iai1i/'erio,n:tà (h forze assai pùì 1·i leMnte di quan,to non si vide mai per i l passa.to. Invero dall'essere la poitata efficace degli attuali fuc il i di circa un eh ilomelro e _quella dell'artiglieria da 8 a /4,, facilmente appnre come la scelta di una buona posizione può far sentire la sua influenza sul fronte nemico per una estensione assai maggiore di qnanl~ lo avre_bbe potuto fare prima. E così una sola compagnia il i fan tena posta. 111 buona posi.zione può oggidi fa r sentire l'influenza dei suoi fuochi su di una, estensione di ben 2 chilometri su[ fronte nemico, mentre prima la stessa compagnia in analoghe buone con,dizioni non otteneva un pari effetto che su ili una estensione di 4, a 500 1nelri. Analogamente può dirsi che una batteria fa sentire il suo elTetto per un tratto di ben G o 7 chilometri del fro 11 te nemico, mentre prima la sua azione non poteva esercitarsi che sn c~i un trnlto di 2 o 3 chi lometri. Cìò premesso, è facile dedurre che cla una stessa posizione tattica si può presentemente produrre ne[ fronte nemico una. lacuna assai vasl~ di qua~to avrebbesi potuto fare pel passato, e q11indi assai ptu per'.colosa, _rn quantochè se ~on sarà pron tamente riempita con proporzionate riserve, potrà essere occupata dall'attaccante e decidere della vittoria prima che l'anersario abbia avuto tempo d'impegnarvi le restan~ì sue Lrnppe. Questo per vero non sarà che raramente il caso, e soltanto quando .traltisi di un fronte dì battaglia di un'estensione non maggiore di 7

P!~

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aali 8 chilometri, quale potrebbe con venire ad avversari forti da 4,0 mila uomini; giacchè in tal caso è proba.bile che le riserve, se anco non fossero staLe opportunamente disposte dapprima, possano ancora. accorrere in tempo se non per assicurare la ,·ittoria, almeno per scongiurare nna compiuta disfalla. · . Se imece il fronte, come è generalmente il caso nelle grandi battaglie moderne, raggiunge un'eslensione di 20 a .25 chilometri, come a Sadova, ed a Metz il ,J 8 agosto ;J870, allora .è assai probabile· che le riserve, per le grandi distanze che avranno a percorrere, non potranno giungere in tempo e la vittori,t si. decìderà a favore di quello dei due partiti che, sebbene forse più debole, auit saputo, colla sua avveduteaa e col genio del suo capo, rnlersi di una di tali posizion i favori le e destreggiarsi in modo da assodarsi colle sue truppe sul })unto decisivo del fronte nemico prima che l'a ner:m.rio sia riuscito ad impegnarvi le resltrn ti sue l"orze. · E <~iò è rippurito quanto si verìri cò in ambedue le citate grandi battaglie; ma in rnodo più spiccato nella seconda ove la divisione fran,cese inviata dal rnarescia llo Bazainc in soccorso del maresciallo Canrobeit (i l qua,le all'estrema sua. destra a Saint T>rivat era stato sopraffatto da due corpi pru:-isiani),e pel lungo cammino a percorrere e per esser forse partita troppo Lardi, giunse in visla della posizione che doveva soccorrere ~olo cruando già il nem ico vi si et'a s.olidamente stabilito. Epperò la battaglia rimase vinla dai Tedeschi prima che quella ili visione, come altre riserve francesi stabilite a Plappeville, potessero essere impegnate. Da queste considerazioni emergono le seguenti norme di grande · tabtica pei" i <:onrnndanli superiori : - ,1~ Saper far gi1n!gere sul campo di battaglia maggior quantità .di trnppe d ie l'avversario. 2° Mediante grande ab ilità di manovra saper far concorrere su! punto decisivo del campo di blttlaglia tulle le riserve. 3° Saper bene apprezzare le condizioni del terreno, .Vorrei porre qui term ine a questo mio studio, ma il nesso che io trovo fra le pecnlia1·i r:ondizioni im poste dalle anni a retrocarica alla cavalleria e le nostre scarse forze equine, mi inducono a richiamai·e in modo spec,iale l'atlenzione sn quest'arma.

a°oo


DELL' JNFLùE:>IZA

. Abb,i.mno veduto c,he la cavalleria la quale nel ;f 5° secolo, per ordine d importanza, ìr'a le tre armi occupava il primo posto, non ne ?ccupa og~i che l'ultimo. Questa decaden,.a non si deve certamente mten~ere m. modo assoluto, bensì solo relativo; giacchè anche h caval lena ando, come le al tre armi, sempre perfezionandosi; ma. non è men vero che i miglioramenti di cui fu ed era suscettibile non furono così rilevanti come cp1elli apportati alla fanteria ecl all'artirrl·tei·1·,1 L . " ,. . a rngw.ne n'è evidente : è cioè la rniturale conseguenza dei rnighorarnenlt che Io studio, e per esso le arti e Je scienze, apportano c?n perse~erante c?slr.rnza a Jutto ciò che è su?cettivo d'esser perfeZLO!Hl.to. L arma prmc1pale, la vera arma della cavalleria; essendo il cavallo, non poteva e non può e non potrà, che in limiti minim i venir migliorato dalla· umana intelligenza, coliie invece Io fu e I<; .sarà ancor più in avvenire il fucile ed il cannone. cui la fanteria e l'artiglieria dernno rispettivamente l'accrescime~to deHa loro importanza. La relativa decadema della cavalleria non devesi pertanto considerare quale squilibrio prodotto da circostanze del momento, ma è e s~rà.perm.anente; che anzi, per le considerazioni l:estè fatte, si può dichiarare .che per forza naturale dell e umane cose, e per quanto la cava llerrn possa fare per riprendere quel posto eminente a cui ~eppe elevarsi nel medioevo, non solo non sarà in grado mai di riprenderlo, ma la sua importanza relativa andrà sempre decrescendo. Queslo fatto è assai grave, e poichè potrebbe indurre, se bene assodato, a ~iminuire le troppo vaste prnporzioni nelle quali da taluno v?n:ebb~s, far enL1~are ~u~st' ~rma negli organi<~i degli eserciti, d@1nuz1one per noi Italiani v1vament:e desiderabile, cosi amo di avvalorarlo con maggiori considerazioni .

CIIE LA NATUHA DELL~: ARMI ESEllClTA SULLA TATTICA

lntLtaglie se non , e anche raramenLe, negli ultimi t~mpi, nei ~ual! , armala es:;a pare con armi perfeziona.te a retrocarica ed a npeL1zione, combat.le di preferenza appiedata. Ma inspirata, dalla superiore intelligenza che disLinse i grandi condottieri di quella memorabile guerra, essa non rimase inattiva come arma a ca.va.Ilo, e mer_cè la velocità delle stie mosse mer:wigliò il monclo con le sue ardite imprese. E così noi vediamo il generale Stun.rt con 2009 cava.Ili compiere un'ardita ricognizione oltre il Potorna<'. verso l'arm~ttt d.~l Nord, comandata clal generale Mac-Clellan; e poi, avvedutosi che 11 ritornare per la stessa ,,ia gli sarebbe stato impedito, lo Yediamo avventurar:;i con largo giro alLorno a.ll'armata stessa e ripassa.re a valle quel fiume che prima aveva passato a monte ; perco.rrend? così ben 2,W chilometri. in soli tre giorni . Similmente vediamo 11 generale Stonernann in aHra analoga impresa percorrere oltre 400 chilometri in ,J Ogiorni. La notizia di qLrnste sorprendenti scorrerie della cavalleria americana contribuì forse a far nascere l'idea di affidare a. quest'arma, anche negli eserciti europei, l'importante servizio d' avanscoperLa su vasta scafa, servizio (',he tanto concorse acl aumenLare la fama della cctvalleria tedesca nella guerra del 11870-711, e che ora cosLituisce il più imporl.mlle mandato di quest'arma presso tutte le ~ot.enze. Per anco tutlavi,l non vuolsi o a.Imeno non vorrebbes1 nnun<;iare a trane da questo strumento cli guerra, il cavallo, un maggiore utile partito anche nel forte dellii hattagl!a m~d'.ante ~I suo u.rto; ma i molli sLudi, i tentativi ed esperimenti fatti fm qu,, non pare siano per condurre a.lla desiderata mela. Le stesse grandi manovre di cavalleria fatte in tale intenLo e c~n tanta intellic,enza presso di noi ed altre potenze, come ad esempi o quelle eseg~te in Prussia dal generale Schrnidt nel ,J 873 ( vedasi la Ri'Vista illil'itare Ttalia-na d.el 1874), provano sempre più, come fino atl ora non si sappia e[ett\vamente impiegare quesL'arma durante il vivo clella battaglia così uLilmenle come soleva:ii prima. E quan~lo pur.e si poLesse realmente ries~ire a darle quakhe veramenLe uttle impiego anche in tale circostanza., sorgerebbe sempre spontanea la domanda se un ugual risultato non si possa ottenere con arma meno costosa, e cioè con fanteria. D'altronde, checchè si dica e si pretenda fare in contrario, nulla 1

Gli Americani che già nella loro titanica guerra di secessione del ".8?0-65 .~e~:~~·o l:esperi:enz'.t d_ei fucili a retrocarica e perfino a ripetlZlone, s ,tv, tde1 o per 1 prnrn che la cavalleria non poteva più utilmente combaLtere contro la fanteria armata di si1i1ili rnicidia-lisi.ìime armi; eppel'ò quasi mai la si vede presso loro prender parte nelle

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DELl.'lNFLUENZA

potrà far dimenticare gli enormi sacrilìcii cui venne condannata la cavalleria fran cese a Voerth, ove le già citate brigate llonnemain e Michel riescirono bensì a passare a,ttraverso le catene dei cacciatori e successivamente fra gl' intervalli delle retrostanti truppe, ma mentre gli squadroni francesi si videro ridotti quasi alla nmit della loro forza, non riuscirono a recare che danni insignifican ti alle truppe tedesche. Queste in fatti, Ii ricevevano con fuochi accelerati. e se erano estese in catena al loro apprcssa.rsi, o si rinnivano a grup1;i, o si gettavano a terra lasciandoli correre ollre, mentre che se erano in linea, senza punto pensare a formare i quadrati, dopo di averli dirneizati di numero coi loro fuo chi di fronte, li lasciavano passare per i natural i intervalli per poi colpire a tergo coloro che non erano per anco caduti. E qui, per incidente, non è inopportuno di ri.levare come i poehissimi dann i subiti dalla ranteria tedesca nel!' usare una tale tattirn contro la cavalleria debbano attribuirsi, forse più che ad altro , alla circoslama che appun to per non aver fa tti i quadrai.i, quand'anche la cavalleria riesciva a sfonda re in qualr,he parte una linea, i ca.valli, nnn tr.attenut.i dagli altri tre lati del quadrato, :;egui1:avano foco~ i ed indomiti la loro carriera senza punto arrecare quel di.,;ordine o qu.el danno che ben si comprende debba causare una cavalleria che, sfondato un lato del quadrato, viene a trovarsi a tergo degli altri tre. Per sostenere l'opin ione che l,t cavalleria è ancora in grado di agire utilmente col suo urto contrn truppe non molto scosse non si può nemmeno addurre l'erntsmo dimostrato dalla cavalleria tedesca nella battaglia del 16 agosto so tto Met.z, ove il quasi intero sacriGcio cli molti reggimenti non ebbe altro risultato che di distrarre per circa un'ora le truppe francesi da un ritorno offensivo contro le deboli e spossate forze tedesche. J~ hensì vero che forse in quella circostanza il sacrificio delln, cavalleria fu abbondantemente compensato dall'aver dal.o ai rinforzi il tempo di giungere ìn aiuto; ma anche qui si chiede se lo stesso risultato non si sa,rebbe potuto ottenere con minori sacrifici da un'altra arma, e p. es. con una divisione di fante ria, e se in ogni modo comenga, per far fronte a simili eccezionali eventualitit, mantenere permanentemente le sproporzionate forze di cavalleria che a ciò occoà·erebbero. 1

CHE LA NATURA .DELLE ARMI ESERCITA SULLA TATTICA

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Un ultiù10 punto che avvalora la difficoltà che s'incontra nelle guerre moderne ad imp.iega,re la cavalleria, e quindi :a far credere che in alcuni eserciti quest'arma si trovi in numero superiore al bisogno, sta in ciò che su 70 reggimenti di cavall~ria tli cui la Germania disponeva nel ,J ~70, be1i 21> non vennero quasi impiegati, come lo prova il non a,ver essi subito che insignificantissime perdite, mentre iù mille circostanze sarebbe stato utilissimo il loro impiego, se l'efficacia del chassepot non l':wesse sconsigliato. Un grave a,rgomento contrario al mio supposto sarebbe il fatto che la Germania, maestra in tutto ciò che ha attinenza a,lla guerra, dal ·l 870 in poi aumentò cli molto la sua cavalleria; ma anzitutto una tale innovazione trovò oppositori nella Germania stessa e fra gli altri il Bognslawscki; in secondo luogo essa non implica verosimilmente in chi l'attuan1, l'opinione che la cavalleria continui ad essere utilizzabile nel vivo della battaglia. colla sua f\)l'Za d' urlo quanto lo fu fin qui. I~ invece assai probabile che il rilevante aumento di qL1est'arma miri non solo a conservare all'esercito germanico quella preponderanrn nel!' importante servizio d' a,vanscoperta che esso ebbe nella guerra del ,J870-7il, anche quando in avvenire abbia a combattere avversari che faccia.no ugual saggio uso della cavalleria, ma pure per po tere adottare su vasta scala il sistema di fare appiedare la cavalleria e trovare in certo·modo un compenso alla.·quasi impossibilittt in cui si è di aumentare altrimenti · la mobilità della fanter ia, mobi lità che, sebbene grandissima, vedemmo esser desiderabile venisse ancor·a aumentata. Qui si aprirebbe un nuovo campo alle nost.re investigazioni, campo che ci condurrebbe molto lontani se vi ci voìessirno addentrare; io mi limito quindi ad averlo accennato, e passo ollre corichiudenclo in merito all'avvenire clella cava.lleria che, se è vero che il nuovo sistema di wmbattere permette assai meno di prima l'iD"1piego di quest'arma nel vivo della battaglia, noi ltRliani, cui l'elemento cavallo fa tanto difetto, non dovremo certo dolercene. Bensì dobbiamo desiderare che tale supposizione acquisti :::empre maggiore certezza ecl evidenza, giacchè in tale caso restando eliminato uno dei molli servizi cui la cavalleria può essere chiamata a prestare in guerra, 1neno difficile riuscirebbe colle nostre tanto scarse risorse in cavalli far fron te al · ·nuovo e più vasto campo che tuttora resta aperto a ANNO XXIV, VOL. Il.

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DELL'INFLUENZA

qtiés-L'afaia, canipò pel quale il numero dei nostri 1·eggimehti pare tutl;òi'a gfandemelite inferiore. E il ca1n.po .non solo è vasto, ma è pur briUante e degno appunto di quest'arrtfa eminentemeùte ardita e caval leresca. Qual più brillante missione ihfatti che quella d'essere l'occhio dell'esercito prima della l1attaglia e il principale raccoglitore dei tt'ofei dopo? Nel primo di questi càmpi d'azione che rimimgoho alla cavalleria, nel servizio cioè d'avanscoperta, essR non solo rende à.ll'eserciLo l'immensò beneficio che deriva dal tenerlo sempre informalo della direzione delle colònne neli1iche, dei suoi campi, dei suoi intenlti1nenti e di impedire ad un te111po, per la stia stessa presenza, che uguali informazioni pervengano all 'avversario, ma rende ancora l'altro non meno importante beneficio di menomare di molto alle a!Lre armi i gmvi disagi inerenti al servizio di .sicurezza nei campi e nelle marci e, e di rispa1faiarne così le forze per iI giorno della battaglia, nel quale appunlo mentre il còmpito-clelle altre armi è di molto aumentato, quello della cavalleria resta molto scemato. Nel secondo campo, cioè nell'inseg11imento, pur tenuto conto delle difficoltà che quest'arma incontrerà ad avanzare, per poco che parte della fanteria nemica trovisi in grado di combattere, è certo che solo mercé i suoi rapidi movimenti le sarà pe1·messo, come poc'anzi dicemmo, cli render al nemico più disastrosa la ritirata, non perdendone mai le tracce e mettendo il comand·o supremo in grado d'indovinarne gl' intendimenti. E per questi servizi credo, come g-ià. accennai, non sia erroneo il dire che i 20 rear,iment1· che ò~ noi abbiruno siano d'assai inferiori al bisogno. ~~

Con ciò avrei posto fine al mio studio. Prinia però di chiuderlò mi sia concesso entrare in un ordine d' idee più elevato, cli dedurre cioè dal punto .di vista morale se e quali conseguenze benefiche o malefiche questo continuo perfezionarsi degli strumenti di guerra, frutto del costante progresso delle arti e delle scienze, apporti all'umanità. Per poco che noi analizziamo sotto questo punto di vista quanto esponemmo vedremo chiaramente emergere come le ttrmi nuove

CHE LA NA T URA DELLE ARMI ESERCITA SULLA TATTJCA

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vennero a sempre meglio sanzionare i principii di morale e di giustizia che reggono la modema civiltà; che cioè il continuo progredire delle arti e.delle scienze, anche per la parte che riflette i perfezionamenti che ne conseguono agli strttmenti cli guerra, non può mai, se bene interpretato, che tornare a vanta_ggio del debole contro il forte, del predomin io dello spirito sulhi materia, e mai a pro della forza brutale. Se in fat.ti, per vincere le baLLaglie, a condizioni d'altronde uguali, occone oggidì una sproporzione di fo rze maggiori di quanto ne occorresse prima, ciò vuol dire che per effetto dei perfezionamenti apportati alle anni quella forza che prima bastava per opprimere il debole ora non basta più, e che quincli il debole ne trasse vantaggio . Similmente, se le armi perfezionate dei tempi nostri permettono a genii superiori di vincere contro {Qrze relativa.mente assai maggiori di quanto non lo si potesse far prima, ciò vuol anche dire che i eletti perfezionamenti fav:oriscono il preclornin io dell' intelligenza sulla forza brutale, e cioè la, supremazia dello spirito sttlla materia. Il che tutto è nell'ordine provvidenziale che lende a tutto migliorare ciò che interessa l'umana socielò.; ossia lo scopo cui mira l'um1rna società nel favorire lo sviluppo intellettuale e per esso il progresso delle arti e delle scienze, viene effettivamente raggiunlo anche quando esso ò diretto a render più micidiali gli strumenti di guerra. Questo modo di esporre una tanto import.ante verità non è forse 11più atto a renderla evidente per tutLi ; essa riescfrà forse più generahnente _intelligibile se esposta come appresso : Se due individui inermi vengono alle mani fra loro, è certo che il più debole rimarrà presto vittima del più forte, ma se ambedue si munissero di uguali anni è pur certo che l'influenza della loro forza individuale sull'esito del la lotta sarà. tanto minore quanto più perfette saranno le armi che avranno prescelte, giacchò la caratteristica appunto delle armi perfezionate sta nel renderne il maneggio sempre più indipendente, non che dalla forza, dalla stessa abilità di chi se ne serve. Qneslo ragionamento parmi convincer·e all'evidenza che il perfezionarsi delle armi favorì positivamente il debole a danno del forte; ma si po trà obbiettare che da· esso non appare ancora qual beneficio ne abbia poi tratto l'mmu1ità., imperocchè quanto più perfette sono le armi tanto maggiore è l'enUtà e la pt'ontez;,,a dei danni che arrecano.


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DE LL'INFLUEN ZA CHE LA NATUt1A DELLE ARMI ECC.

·Ma anche questa obbiezione non regge se ben si ponderi. te armi attuali mentre per hi loro facilità di maneggio concorsero, con altre circostanze, a far scendere contemporaneamente in campo un nmnero di combattenti maggiore d'assai che non pel passato, per la loro grande efficacia arrecano, come dicemmo danni . assai più pronti che le mHiche. Queste due circostanze riunit~ fanno · sì che quell'esaurimento di uomini e denaro che può costringere uno dei belligei'anti a eh ieder pace, si debba in oeroi verificare non .P.iù do.po '10, 20, o anni di guerra, come p:1~ il passalo, hens1 Hl soh uno o due annt: il che, indubitamenle ridond,l a vantaggio dell'agricoltura, dell'industria e del èornmercio e quindi dell'u,:nanità. In fatti l'agricoltura., !'.industria e il commercio e cioè i principali fattori della. pubblica prosperità, per il breve ten~po che chtran~ I~ guerre n~n vedranno si facilmente, come pel passalo, esaunrsl le sorgenti donde traggono i principali elementi di vita; e d'altra parte è nRlurale ammettere che $0 più l)revi saranno le guerre tanto piiL lunghi dovranno forzatamente essere. a condizion~ P?liti~he e soci~li d'a~tronde uguali, gl'intervalli di ·,empo nei qlrnh ct sara. dato fruire dei benefì~ii della pace. Ecco quindi riconfermato per altra via che il perfezionarsi delle anni lungi dal creare un ostacolo alle a:;pirazioni della civiltà, le $econda e le rafforza.

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Febbraio, ,f 8ì9. M. l\:fASSAJU 1lfaggiore ge1ierale.

I GIUDIZI D'lDONElTÀ FISICA AL SERVIZIO MILITARE

Un libro slampRLo nel 1804, non può dirsi antico: è del nostro secolo. Nondimeno, in quello a cui io alluclo, vi si leggono cose che si direbbero scritte mille anni fa: tanto sono remote cla. noi. Fu pubblicato· in Milano co i tipi cli Agnello Nobile e dedicato al cittadino Achille FontRnelli, comandante la guardia del presidente della repL1b blica italiana, e suo aiutante di campo. Ifa per titolo : Della·sanità mili-tare e relativo sernizio nei corpi,. Idee strampalate a josa: sevizie per scoprire le malattie sirnulate da disgraélarne il famoso tiranno di Siracusa. K cita e si appoggia ai regolamenti della repubblica e ai tedeschi. L'autore, ch'è un certo V. Mantovani, chirurgo maggiore della guardia del presidente, uel suo capitolo « Delle esenzioni » dice fra le altre: << le cicatrici rnecliocremente solide e le piaghe RÌ piedi trovano nella calzaturri e~! soldato un mezzo per il loro perfélto ristabilimento >l. Riconosce per un titolo cli esenzione l'etisia, ma « wn · febbre etica » ecc. Nel capitolo << Dell'arruolamento >) Lrov:1 moclo di rimproverare ·1 s'uoi subordinali: ecwne le test.uali parole« ho rilevala una trascuratezza ed anr~he licenzn. disonorevole e criminostl negr incaricati della visita clegl'incliYidui nell'attua! coscrizione, e superiore, oso dirlo, alla finzione e dissimulazione degl'individni medesimi . i\T enlre frequenti sono le l,ignanze per le esenzioni accordate a motivo di


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l GIUDIZI D'lDON EITÀ FJS ICA

s~dori ~ott~rni, disposizioni ad una o ad altra malattia, ed altre Lali ril~vanL1!rtvole~ze, io ho osservalo tra i nuovi arruoiati, massime nei cambi, degli scorbutici ed epil eLtici confermati , derrl i erniosi s~entaLi, storpi, e fra tanLi inabili al servizio, non so di~enlicarm[ d1 u~ Lai~, che, oltre ad aver un'ernia ventrale prodotta da ferita con perdJLa. d1 sostanza., e inconteni uiJe perchè situata sotto il bordo carti!a.ginoso d~lle coste spurie, era anche zoppo di un piede per brevr la ~ ngem La dell'arto, e sciancalo dell'altro per lacerazione mal guarita del lendine d'Achille ». Quauta. strada abbiamo percorsa. in meno cli otta.nl'anni ! Om,j t f · 00 > cere cose s,' dura 1at1ca a comprenderle. Ma guai a chi si addormenta sugli allori. Abbiamo molto progredito, ma non raggiunta la meta. Non basta aver fatto il nostro dovere per il passato, lo dohbiamo fare anche per l'avvenire: compierlo se è possib ile. Il paese vuol e uomini idonei a Lener alta la bandiera nazioni:lle e non vittime di pareri sbagl iati. ' · L'eserc(t? è scuola di valore, d'o1·cline e di affratellamento: l'appartenervi e un bene che non può, non deve in pace costar fa vita a nessuno. Ma siamo 1~11 ?~z7:o ava.nti. 11 tempo dell e fac ili proposte perché sen~~ ledere I d11·11:t1 altrui, percltè senza recare offesa. all'avveni re P?lit,c~ del paese si possano reclutare uomini più favorevolmente d1spost1 ~Ile fatiche, ai bisogni militari, è passato. Tanto vero che spesso qua e là si addi tano mezzi a fin e cli ottenere una più rig?rosa accettazione nelle file dell'eserciLo, ma quasi tulli hanno un d1felto: sono troppo radicali. Non è possibile prevederne le co~1seguen.ze. Tnl v~lta., a parer mio) ci condul'rebbero, più che al megl io, al diverso e lorse al peggio. Quando si è o,·e siamo, progredire ancor; è cosa ardua. Si ha molto da percle1·e e poco cla guadagnarn: conviene esser cauti. Coe.r~nt_emente, il còrnpito ch'io mi prefiggo in quest'articolo è sern.phc1ss~mo. Allo scopo di rendere nell'esercito men facile I'introduz10n~ ~t el~~enti poco validi, analizzo il parere d'idoneità fisi ca a! ser v1z10 militare che iI perito sanitario emette avanti ai consigli d1 l~v~ o altrov~, per scoprirne le fonti di errore e proporne i rclalm compens1.

AL S ERVIZIO MILITARE

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I. I giudizi d'idoneità fisica al serv1z10 militare hanno una parte che può dirsi nlatioa, un'altra che è assoluta . La prima è in rapporto coll'attitudine fisica militare della popolazione che cade in esame; colla isLruzione, esperienza ed autorevolezza del perito san itario; co i differenti criteri dei consigli di leva, ecc. È una. parte del icata che qualche volta mal si presta alla. discussione. fa tratte1·ò cli volo. La seconda è tutl'alfatlo regolamentare. Su di essa mi fermerò per quanto pii, sarà possibile, senza oltrepassare gli angusti limiti concessi ad un nrticolo. Il perito medico in un consiglio di leva non può completamente sottrarsi alle impressioni degli anteceden ti immediati. ) li spiego . Se il personale su cui è chi amato a dar giudizio è tale ch'egli visiti due, ·tre, dieci coscritti , uno più bello e più toroso dell'alt.ro, dai muscoli prominenti, dalle spalle quadrate, dai ·petti ampi e profondi, i1 primo che gli capitcrtt non di forme atletiche o con una delle curvature della. spina un pochino sbagliata, a mente dei relativi articoli dell'elenco B, delle malatti e ed infermità che sono causa di riforma, lo giudiclterà inabile per gracilità o per gobba volmninosa. L'occhio avvezzo .al bello, alla euritmia delle forme, ai segni esterni della buona salute e della robustezz,t, discerne, come.!'.i suol dire, il pel nell'uovo. È questa legge imprescindi bile dello spirito umano e che si verifica egualmente in ogni ordine di cose. Viceversa: concedetemi per un momento che lo stesso perito si trovi in un consiglio di leva da offrire a' suoi sgua rdi tùtt'altro che !e forme armoniche dell'estetica umana, o\-e abbondino i nani, i cachettìci e in genere gli inetti al servizio militare: senza ch'egli se ne avveda- questo s'i ntende - cominc'ierà bene e finirit male. Piano piano andrà alterando in mente sua l'idea tipo dell'idoneità


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I GIUDIZI D'lDONElTÀ FISICA

AL SERVI ZIO MILITARE:

al servizio militare, acquistata mercè i precetti assoluti dei reaolamenti ed il tesoro dell'esperienza, e finirà col transigere, col non appre~zé:re più . adeqt~at:unen~e difetti palpabili, giusto appunto perch: h vede tn contronto d1 altri molti ancor più gravi . Disse bene il tenente colonnello A. Gandolfì. « Un giovane potrà venire giudicato inabile in mezzo ad un contingente vigorosò, mentre non sarebbe giudicato forse tale quando in vece si fosse trovato a far parLe di un contingente gracile » ( 1). Col persistere dell'azione di uno stimolo sensuttle - è la stessa legge dell? spirito umano che invocai poc'anzi - succede sempre un grado di ottundimento, d'indifferenza nella percezione, che ci fa dare alle cose percepite un valore relati l'O sempre minore. Nel 1187.2, sul nostro giornale di medidna militare, pubblicai una memoria col titolo: Alcune 1·i/lessio1t'1: s1i 2fJ7 i1iscritti della classe 1848. Eran giunti al J,3° reggimento fanteria dal Piemonte, dalla Em ilia, dalla Toscana, dall'antica Campania, dalla Basilicata e Calabria ciLeriore. Là, in quelle brevi pagine, toccai appena quest'argomento, rna con un ordine inverso di quello che fo qui . Dai fatt i risal ii alle ragioni causali. . Il ~eggiore personale fu quello dei cons igli di Poter)l:a, CasLrov1llan, Rossano e Cosenza; diede circa il 1O di riformati! Ben pochi discretamente nutrii.i , molti magri con ~uscoli esili. « Ma i vidi in cos_toro ciò che tante volte osservai i 1l quei dell'Emilia e della Toscana, disegnato cioè sulla pelle quel forte, simmetrico, regolare sviluppo del sistema muscolare, che bellamente accenna salute e forz,L. Nello scheletro sempre qualche ·cosa che ofiencleva il s~nso del bello. Spesso tronchi sproporzionati alla brevità delle gambe; gambe disarmoniche colle braccia; bacini inegolari, assi metrici )> . « Eppure - soggiungeva allora - l'elenco B parla chiaro ed ugualmente per tufti; non vi é restrizione sul numero delle volle che lo si può ~~plicare. AstraLtarnente considerando la cosa, parrebbe ?he lf~ crfr~ maggiore di difettosi di una provincia dopo l'opera, dt vaglio dei consigli di leva e dei deposi ti , non doYrebbe più 1

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(I) Uno sg·uardo alla nost.-a l egge sul r eclutamcllto, 18ì8.

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farsi sentire ai corpi. Ma il fallo dimostra altrimenti : quindi dobbiamo conchiuderne che il còmpito del medico alle operazioni di leva, riuscir dee tanto più difficile per qiurnto il personale su cui è chiamato ad emettere giudizi sia vizioso e degenere ». Più difficile, perchè il medico a sua insaputa è tratto nei suoi _giudizi in errore. . .. Che i popoli italiani poi offrano una ben marcala d1versR f!Slca attitudine ai sei·vizio militare, è facile provar-lo col numero d?gli inabili, costantemente più alto in <:erte regioni, come le Ca.labriè e la Sardegna, che che ne possa aver dello ultimamenle il mio amico carissimo dotl. S. Guida nelle sue pregevol i Note critfohe alla slatistica sanitario dell'esercito nell'anno 11876 ('I). Rilevo - per citare un fa.tLo - dalla .Relazione del generale F. Torre che gli inscriui riformati ai consigli cli leva ed ai corpi per le cl.assi 11853-54-i:ii:i diedero per tutto il regno la media generale cli '.z4,0 1I 0 / " . Ma da qLielle relaz ioni si rileva pure che l'Emilia segnò il rn,ilVeneto il :iH ,laCalabriae la Sardegna32(2). Che se le nostre pubblicazioni slal,istiche lo permettessero, riten~o per fermo che qLiesta diversa altitudine, la quale comincia a o . . . farsi sentire alla visita di leva ed emerge ai distretll e a1 corpi con le rassegne special i, proseguirebbe a manifestarsi ancorn durante tutla la ferma, con le lunghe licenze di convalescenza, le riforme ordinarie, e infine col numero dei decessi divisi per luogh i di nascila. Non vi è perito, per pratico che sia, al caso di far sco111parire coi suo i eaiuclizi d'idoneità avanti un consialio di leva, questa traccia u . • sul cammino di una classe: si può renclere però, con opportnm provvedimenti, meno marcata. (1) Rivista ·rniUiare italiana. 11 ehbraio 1879 . . (2) Circos ta nzo topografiche e d i otnologia archeologica possono spiegarci plaustb1lmente fanta diversità di fisica att itudine al servizio militare fra gli Italiani. Le regioni più chiuse per mari e mont i ai facili iucrociament i di razza, hanno. con~ servato più fedelmente il loro tipo e forse lo hanno anche deteriorato coi matr,mon1 consanguinei. . . I Sardi proveneono in gran parte dai 11e1cici, i quali non invasero altre terre, tahane, se si eccettui la Sicilia, ove si mescolal'Ono ai Si0ani. Alcuno ricerche a ntropo lo gtcbe fatte su ol tre 1000 soldati delle differe nti nost.re provi ncie tni danno infatti molti punti di contatto fra S iciliani o Sardi: la dolicocefalia è cgualcnonto comunissi ma in tutti e due. · Le Calabrie furono abitate nei tempi remoti da gen ti Osche, come lo fu tutto l' an tico regno di Napoli ed il Lazio, ma con minori ostacoli alle invasioni suct'essivc .


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I GIUDIZI D'IDONEITÀ FISICA

AL SEIWIZJO MJLITARG

II.

Dov~ abl'.or~deranno ach'.nqLte gli inabili per poca attitudine fisica de!la popol,1,._1one al mestiere delle armi, .là sa.ranno mao·(•iori le sviste del perito. e><> · . :'_nostro« Testo unico delle leggi sul reclutamento dell'esercito ·I 8 /8 » ne aggrava le condizioni. Vi si le()'()'ono qnest" lJI'' ""t. I)'tt·ol '. « § i-· 8 A . t>?:> . . "' "' ' e . . :~ : ss1ste. alle sedute del consiglio, come perito sanilttrio un « u~f~~'?le rue~l'.co che sarà. destinato dal rispettivo comandante clella << chv1s1onern1lt tare )). . '!n _ufficicife i!iedjco , pur che sia. La consuetudine però esclude i ?'.adt super10~·1. Non mi par giusto . Per lo meno ho il diritto di d_He che n_on VI è COe~·en7:a CO[ chiamar po i questo servizio, come s1 fa semp1e e da tut.t1, d1 grandissima importanza . . 11 gra:lo no_n dà la s~ienza, ne convengo pienamente, n1a fa presu~~rla, e eh fronte a, m~mbri del consiglio dà la necessa.rirt au- . tote~·olezz~ per so~tenere gli apprezzamenti e i pareri. . L espe1:1enza }01, ~s.sen~iale in questa più che in tutte le altre mc~mb_enze med1co-m1l itari' deve cli necessitidar difetto n . . 0 samtar1. , et 1ov.1n1

r, . .

'O'\~<~lere o ~10 il n~edico nei consigli di leva ha la ~ar~e principale. Et>li •· , '~uuo l ·,,o · lo puoI'cou scienza e coscienza emettere, t>O'iudiz1·•·G1·1 aI t11 1 a ~1u, __se eg i m_ comunicativa, ne possono essere ri1nhurchiaLi. ~~ ~-iene che ti personale tecnico per questo delicato e difficile ser:1~10 dovrebb'essere stabi lito con l'avvedutezza richiesta ,1;1h ent1ta della cosa. · ' ' ' ~egli anni scorsi vi furono sottotenenti cl l 1 ·.. . do io 0 o h . ~· a· . . , ie o c1snnpegnarono cl I "" . 1- me::,i I n~mrna. Adesso ciò non potrà avvenire che . o~o _8? ,(O, perché tant~ ~ono i mesi che loro s'impon"ono di Li.0 I01,;JJHO 111 un ospedale rndrLare. un. sottotenen temecl·ico, . c1ea I bb' . ·1 Immaginatevelo, .·.· . . ,npurcompllllO J. suo nov1ztato, a cui mnanzi un consia)io l'un dopo l'alt1· 0 .· f cwno . <'>. • si ac. .sfi l·,11·e cen't o, cenlovent.1· ·m~critti ' · }<,' un oa1·0,··tne ·, mo dest.Or"l'· ra

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il si e il no rimarrà perplesso; lotterà colla propria coscienza non soccorsa nè dalla teorica nè dalla pratica, e spesso finirit per prendere l'imbeccata da un gesto, da un d~tto dei profani - con voto deliberativo - che lo circonllano. t un francone? :Menerit scià-· bolate claorbo a destra e a sinistra: cbi. c,isca casca. Mi par cli sentir1o sentenziare « al.Jile, inabi le )) . A che, vorrei dimandargli, cli grazia? Al servizio militare'? Ma se egli non lo conosce ancora, se· ne ignora le fatiche, non ne sa i disagi! Deve sapere, mi si dirà, gli articoli delle malatLie e infermifa che· esimono dal servizio militare . Li sa. ì\'la ba.date che molli di essi al caso concrelo includono una quisLione cli grado, di apprezzamento, ilel più e del meno che non volenclola risolvere a casa,ccio con vien ricorrere àl\a propria individuale esperienza. In folti le ultime parole élel Proemio a quegli articoli suonano così; << Non ost.anle che siasi usato ogni cura per rendere sempre più chiara la dizione dei singol i ar'licoli, in guisa éla determinare il limite, nel quale le malattie e le imperfezioni lìsiche rappresentano · una causa d.'inabi lilà al servizio militare, potrà tutta.via occonere qualche volla che il medi co perito debbtt sopperi,1·e col proprio c'l"iterio i,nj'onncito allei esperienza ed a specicili condizioni scientifico- · ·pratiche, per ben gitidiwre della iinportanza 1ned'ico-lega.le cli cilcwne forme morbose e cli alc11ine irnpe·rf'ezioni non previste in <letti cwticoli ii . E qLielle poste innanzi agli elenchi ch'ebl.Jero vita. legale con decreto H, luglio '187 1, erano ancora più esplicite << richiedesi (nel perito sanitario) %n esteso stciidi,o clell'argomento 1ielle meglio àcoreditate operenieclico-legali, cicnte.zzci di criterio cli-nico e inatwro sen.no pratico nella specicilità. Ho scl'itlo acl un collega, ufficia.le superiore, molto esperto nel servizio di perito alltt le\'a.; riferisco fedelmente un brano della sua risposta. << Ho assistilo per ,13 anni consigli di leva. )Ii metto la mano SLLlla coscienm e riconosco che nei due primi ho emesso per timidezza. lanti giudizi di idoneità erronei, che mi viene il batticuore a. pcnsar\'i . J:ult.imo robuslo ed il primo gra.cil e erano lo scoglio principale contro cui più spesso m'incontrava; nel clubbio, io mi clec:icleva per la idoneiLà, (~cmvinto che nelle controvisite al ~orpo si .sarebbe corretto i'errore, se vi fosse stato; mentre che lo 1

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A L SERVJZIO MILITARI~

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I GIUDIZI D' IDON EIT À F IS !CA

sbaglio fallO per un uomo valido dichiarato inabile, non e correggibile. Nel 3° e 4.0 anno ho cominciato a farmi pra.Lico, sicu ro, e giusto nel giu.clicare. Ma, lo crederes te? I1 ersino ,rn ·ctichirrrazioni d'inabilità l'una clielro l'altra, specialmente di capi lista, mi ricordo d'::iver scri tlo l Nel il O e 2" anno non avrei avuto il coraggio ,cl'fu1dare oltre la 3" o la 4" ». . Questo in genere. Nei circondari poi, ove la popola:tione offra poca alti tudine alla vita militare, ove il numero degli scarti dovrit essere ingente, ove il perito deve, pe1· cosi dire, vegliare su sè sLesso per non cadere dopo un poco in una sequela di erronei apprezzamenti, orn l'occh io suol trarre in inganno la mente, come andrà la. ]Jisogna ? Sempre mediocremente, spesso male. Si avvereranno allora quei ·cnsi scandalosi, spiacevolissimi, per cui i coscriLli giunti al corpo danno l'otto, il dieci ¼ di r i[orin especia.li. Si consulti lo« Specchio » che soleva essere annesso tu Lli gli :urni alla circolare per la pennanenza e ch iamata degli inscrilli ai dislreui - Giornale militare, parte.2a - e se ne avranno degli esempi . Là sono messo in rilievo clistrello per distl'ello precisamente le riforme speciali avvenute ai corpi nell 'anno antecedente. Ai sottotenenti medici non si dovrebbe pennetLcre mai, come non si permette in Austria ed iu Prussia, di dare legalmente giudizi circa l'idoneità al servizio mil itare. DoHebbero inYecc, tutte le volte che è possibile, assistere ai consigli di leva. per apprenderne il modo . Nemmeno ai Leuenti di recente nomina. si dovrebbe accordare quest'onore. Ai provetti sì, e sarebbe da conferirsi ai capitan i e ai maggiori , stabilendo per mass inui. che i più elevati in grado · e noti per speciale abi lità fossero prescelti per quei consigli ove a uormu delle cose elette ne sono maggiori le difficoltà.. :\'li si potrebbe fare un'obiezione. li person.:i le medico coll'organico attuale basterit all' uopo? Dico di si. In lempo di leva i direttori, sian dessi colonnell i o tenenti co lonnelli, rimarrebbero sempre al loro posto. I gradi elevati si allontanerebbero per il momen to cfo lla direzione di sanità, rimanendovi invece gli inferiori, che sollo la sorreglianza tlel direttore, potrebbero benissimo disimpegnare le veci ,li quelli.

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Il conto press'a poco deve tornare. In tutti i casi, pel servizio ordinari0 dello spedaleo dei corpi, si potrebbero sempre comandare ulficial i medici della milizia mobile._ . Un altro riparo per ischivare di siffatti errori potrebbe oITnrcelo la sta.tislica. Nulla di più facile che ogni ·anno al :Ministero della. guerr~, ~opo. la chiusura della leva, riassommassero tulle le 1·ifo1·-me specia~i ~ei distrelli e dei corpi , e fossero pubblicate, consiglio per consiglio, facendoci sapere quali furono le condizioni o im? e~-fe~i~ni lis~ch.e che e' indussero ad emettere un maggior numero eh g1ud1z1.sbagltt~t1: Queste notizie, l'anno dopo, dovrebbero figurare in tull1 1 rispettivi consigli di leva . Il perit~ medico che v~ giunge nuovo, spesso ignaro a!iatto del valore fisico della popolauon.e, clel!a nosolooia loca.le, sarebbe per tal modo prevenuto sulle dd'ficolta da sup:rarsi. Trarrebheprofill.o clall'esperie~za._ Gli ?rrori del s~o pr~d~~ cessore, 0 i suoi stessi dell 'anno innanzi, gli acld1terebbero 1 poss1b1lt inganni eh' io ho chiamato di ot~ica i~tellettiva . . . . . E non ne dubito: le riforme a.1 corpi che complicano le ope1 ~z1olll di levo: con delle ermi.a-corrige, cl)e aggravano jl governo d1 una spesa ingente cd inuti le, e costano sempre qualche lacrima e anche denaro alla fam icrl ia del coscrillo, il quale, a sua. volta, sopporta. disagi che avrebh~ dovuto non sopportare, climinuirelJhero.

UJ.

l I

Quell~ parte dei giudizi di lisi ca ié~onei.l~t ~l ser;i1.io mi li~a.1:e c.he io dico assoltita sla quasi tuLta negli art1coli clell elenco B. codice superiore ad ogni teoria, che nel caso pratico non può, non deve ammettere discnssionc. . Alcuni vi rilevano dell e lacune, ad altri sembra troppo particolarerrcriato e minuzioso che ci cond uca soverchiamente per mano: tm < ' ·1 T Aiprimi cli co. voler prnvedere t.uttf1 la varietà dei poss, _) 1 1 cas'. O · · · ·1· l di esenzione sarebbe imprP.sa lungh1ssnna e rn ico a. J,,1co I11r=tl1 ' alcuni di qn~:;ti vuoti se ne scop1·irebbero degli altri: ad uo punto


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I GIUDIZI D'WONEITÀ FISICA

convien pur fermarsi, e l'elenco B si fenna in tempo per evitare Scilla e Cariddi. Ai secondi fo rifiettere che l'Italia non ha il suo Val-de-Gl'àce. Manca di una scuola d'applicazione di medicina militare, ove si educhino con unità di viste e di concetti i giovani medici al servizio dell'esereito . Huai a noi se quest'elenco lasciasse molla latitudine alle interpretazioni;° se concedesse larga pa.rte alle svariate iniziative I È l'opera di moltrt esperienza: fu ritoccato più volte migliorando sempre. Consiglierei lasciarlo stare qual è, se il mondo stesse fermo : ma esso cammina e bisogna tenergli dietro , se non vogliamo rimanere fuori della sua orbita. Gli eserciti abbisognano ogni giorno più di Hl idi elementi capaci di un sommo sforzo: i principii di equitit si diffondono ed esigono sempre maggiori riguardi all'individuo. Quindi è d1e nell'interesse del paese e dell'esercito, perchè l'uno non perda ciò che all'altro non giova di acquistare, dirò innanzi tutto e francamente di un articolo addizionale che tanto volontieri vedrei far seguito ai 93 di cui consLa l'elenco B. A complemenLo poi de' miei rle~ideri, proporrò quaJche altra lieve modi(icazione. M'incoraggiano le seguenti parole che S. E. il ministro della guerra pronunciava testè in Parlamento, e l'accoglienza che vi ebbero: « Ed a questo proposiLo, poichè traLl.o di migl iore costituzione, · di rafforzamento nell,t fìbrn clel soldato, permettetemi che accenni una mia idea (e forse non solo mia, ma anche di altri), cioè che col nostro sistema di reclut:unenl:o, il gommo tenda solo a non essere minchionato, vale a dire che non gli sfugga un individuo, per poco sia capace di fare il soldato. <e Invece, secondo me, nell' inLeresse dell'esercito e del paese, dovrebbe essere il contrario; cioè che tulle le cure dovrebbero essere direu.e a che non s' inLroducesse nell 'esercito un individuo per poco che fosse sospetto di non poter essere bLwn soldato (Benissimo! Bra'oo ! a destra) . Questo mi pare essenziale». - Seduta del .~M feb. braio 1879. Nella pratica frequentissimamente ci troviamo di contro ad individui di mediocre fisica costituzione, pieni di piccoli malanni, sui .quali basi.a uno sguardo fugace, per dire che quello non diverrà mai 1

AL SERVIZIO MILITAlH:

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un or.ganismo valido ·per farne un soldato. Ma quale articolo si cita dell'elenco 13? Molti li rig11ardano, ma per il grado nessuno conviene lorò : e uno bisogna pur citarne! Adesso, qui in Bologna, menLre scrivo,· ho nel riparto osservazione un tale B. G. inscritto cremonese, assegnato al 46° reggimento fanteria. È di mediocre costituzione fisica: non può dirsi gracile a senso clell'artkolo 11°, ma i suoi muscoli sono poco sviluppati. Il petto, avuto riguardo al la statura di 1"',76, è un po' angusto, mll supera gli 80 centimetri . t un pochino schiacciato a ~inistra, ma non tanto da d·istiirba,,re le (111nziowi dei visceri entrostanti, o da prodwrre deformità, od impeclùnento al porto dello zaùw, od àll'iiso dell'abbigliamento militare. - Art. 68. Ha una cicatrice sulla fronte e due alle mani riportate all'età di cinque anni per caduta sul fuoco. Quelle delle mani sono cose lievissime: quell a della fronte si estende da. mm bozza all'altra. Non gli dona, ma non è in realtà defonna1ite . Il chepì, a lungo , nell'estate, gli recherà qualche noia, ma non può dirsi che vi sia impedùnenio atl',iiso . - Art. 29. È inoltre affetto da una lieve e non conLinua oscillazione laterale del capo. Non è veramente la paralisi agitante lJen com,pro'l>ata, prevista dall'articolo 22, ma qualche cosa che le si assomiglia. In fine ha l'ottaimospasmo (molo convulsivo ahiLuale degli occhi) ch'ei dice conseguente alla scottatura, causfl per hli di lunga e grn,,e malattia agli occhi. La sua acuteua visiva misurata alla scala tipografica dello Snellen risulta. cli circa ¼ della normale, leggendo a m. ,1 il N. 20, che lo rlovrebbe ani. 3.9. L'esame ottalmoscopico riuscì imperfetto. Tuttavia, per qnanLo fu possibile vedere nel fondo di quegli ocelli sempre mobili , conviene escludere qualsiasi gnwe alterazione organica, null'altro rilevandosi che una leggiern iperemitL retinica (affhlsso di sangue nella membrana, senziente). Conclusione: il mio B. G. è un omiciattolo, pieno di accittcchi; che non sarà mai un soldato, lo si capisce subito. Rasenta molti articoli di esenzione, ma non ce n'è uno pel caso suo eh' è pur grave. · Il p~Lrtilo .migliore ce l' oJTre l'articolo 40, così concepito: « L' ottal1nospas1no tale da disturbare gravemente la facoltà visiva., ben com-· provata e permanente oltre il periodo della rivedibilità». Fu dichiarato rfoedibile. Non sarebbe logico in circostanze consimili, quando cioè su di uno 1


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AL Sl.':RV!ZJO MILI TARE

l GIUDIZI D'JDONE:lTÀ FlSlCA

stesso inscritto riscontriamo più infermità od imperfezioni, nessuna al grado voluto dal regolamento, ci si peùnettesse tirarne la somma, per vedere se nel loro complesso valgono una esenzione'? Le petits ruisseaiix font les grandes ,1·ivières. Se un tale ha una mezza. dozzina di malanni, e con ognuno raggiunga gl i estremi del relativo artic()lo di legge, ha panno da tagliare per sei riforme: qui non se ne domanda che una, e per una ce ne può essere d'avanzo con molto di meno. Il mio' artico lo addizionale ha buona ragione di essere. Sarebbe una nuova via a.perla alla giustizia, e chiusa a chi non dovrebbe entrare nell'esercito . si potrebbe formulare press'a poco così: « Art. 9.1-. L'inscritto che present.i più imperfezioni fisiche o infermità, nessuna delle quali al graclo voluto dal relativo articolo di quest'elenco, può tuttavia, avuto un giusto riguardo al loro complesso, giudicarsi inabile al servizio militare». « NB. In questi casi si dovranno dal perito medico annotare, nel registro nel qmtle segna i suoi pareri inna.nzi i consigli di leva, o descrivere nella dichiarazione se trattasi di rassegna speciale ai distretti od ,ai corpi), una ad una, dicendone approssimativamente il grado, tutte le imperfezioni fisiche o infermilit che concorrono al giudizio d'inabilità al servizio mili Lare».

Lo

· IV.

Gettando uno sguardo in genere .sugli articoli delle imperfezioni ed infermità che sono èause di riforma. per gl' inscritti, mi avvedo che 25 dei 93 hanno una stessa desinern:a: terminano tutti con quesLe parnl e: (( se persistente ollre il periodo della rivedibilità)). Quanto clire che non può ottenersi per essi una riforma se non dopo un anno. Queste sospensioni di giudizi, rese più comuni per le ultime modificazioni recale all'elenco TJ, meritano qualche riflessione. Noi medici le invochiamo quando il regolamento ce lo impone, qualche volta però. lì, sul momento, ci servono anche di scorciatoja.

I rimandati alla ventura leva sui nati nell'anno 1857 - Vedi ultima Relazione del gen. F. Torre: :1819 - furono 3·16'?6 , dai quali se si tolgono ,(624 che lo furono per legal-i e comprovati motivi, resta.no 299?9 rivedibi li o per difeuo di slalura o per infermità presunte sana.bi Ii. 11 rapporto fra questa cifra e qnelfa del contingente ann·uo è una sproporzioned1e rivela di per sè un errore nel meccanismo di leva. ~: chiaro che in gran parte i giudizi d'idoneità fisica si risolvono col mandare gl'inscriui da un anno all'altro. Ma non·voglio perdermi in asserzioni: addurrò argomenti per conchiudere in (ine che, o la malattia non esisteva nI tempo che fu concessa fa rivedibilil/1, o se esisteva, non è presumibile che chi n'era affello sia, al più dopo un anno, al caso di fare il soldato . Nulla di più facile: la prova sorge spontanea dai faLt i. Ecco gli · articoli che riformano condizionatamen te, cioè sé non dopo trascorso il periodo della rivedi bili Là: « Art . 11. La ,gracilità caratterizzatft da insufficiente gviluppo clel sistema osseo o muscolare ». « Art. 2. Le cachessie ben confermale dalla moltiplicità delle loro manifestazioni nei vari tessuti, come la scrofolosa, la scorbutica, la sifili tica, la palustre ecc. >.}. « Art. 7 . L'elefantiasi ben caratterizzata» . « Art. 8. Le ulce·r:i cron-iche, le fistole e seni fistolosi » . « Arl. iH . Le rumralgie gnwi, ab ituali e bene avverate, per manifesti segni di ma.teriali alterazioni locali ». « Al't. 2·3. La. paralis ~di un arto, deila lingua, delle Ja.bbra, o delle prtlpebre, bene avverata». « ArL 23. La corea' di, S. Vito e le varie specie di convulsioni bene accertate >>·. « Art. 24. 11 sonnamlmlism.o e la catalessia bene accertati ». « Art. 28 . L'idntrto,. quando interessa una delle principali articolazioni >). . « Art. 37. T1.Ltte le nialatt1:e croniche della gltindula lagrimale, e la /i.stola la,qri1na.le qnando sono bene accerlate ». « Art. JO. L'ottalmospasm.o (molo convulsivo ,1bituale degli occhi) tale da disturbare gravemente la facoltà visiva, ben comprovalo». « Art. ,V=!. Le conginntioiti di qualsiasi natura, manifestamen te croniche >>. 1

ANNO Xèl:l V , VOL. 1 J.

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I GI UOIZI D JOONEITÀ FISICA

« Art. H. Le cheratiti vascolari e panniformi ».

Art. 49. L'emerolapia (cecità notturna) autenticamente e speri_mentnlmenle comprovfl.ta ». · « ArL. 5i. L'otite (infiammazione del canale auditorio esterno) sec-reti·va. cronica, se sostenuta d[I. carie dell e ossa o da a,ltrn causa di difficile rimozione». « Art. 63. L'ipert,rofìa notevole dellem,aggiori glanclole salivari» . « ArL. 68. L'aFto note,,olmente ed abitualmente fetido, e la disfagia 1dillico ltà. d'inghi ottire', ,,e incurabili ». « Art. 70. L'afonia e le gmvi e croniche alterazioni organiche della lC1;ringe e della tracheci se ben ,compro vate ». « Art. 71. Le gravi (esclusa l'emotlisi e I' idrotorace, . che riformano senza restrizioni) e croniche nlterazion i organ iche dell'apparato respiratorio bene accertate ». « Art: 75. Tutte le malattie croniche bene accertate di un viscere adJ.ominale <·on deleriornmento della costituzione». « Art. 77.11 prolasso abitnale dell'intestino retto; l'incontinen,;a delle feoi, la fi,stoln anale bene accerta la; il notevole o permanente ?'e-'>tringimento dell'ano o dell'intestino retto da Yizio organico, le ragalli anali quando r iconnsciule incura.hili ». · « Arl. 80. L'idrocele (mccolln di siero en tro la ca,·ità. vaginale clel testicolo od in una cisti del tessuto cell ulare del funicolo spermatico) se voluminoso, cronico». « Art. 8'2. Tutte le gra1Ji, 1nalattie ol'ga·niche rlello scroto e del testicolo ». « A.rL. 84. L'env,1·esi,, sol rruando è soli.o fo rma cli stillicidio continuo, gli sll'ingimenti ol'ganici w ·etrali, che rendono assai diffici le l'emissione dell' urina, e tiitte le altre ,m,alauie delle vie urincirie se gravi e cron iche» . << Arl. 93. L'edema cronico delle estremità inferiori. » . ino s,ille spall e a chi l'anno Egli è da senno che porremo lo :m avanti era Rcorfnitico o scrofoloso con molteplici, mcini{estazioni mi vari iessuti, a chi era affetto da gravi malcittie or_qaniche della laringe, della trachea o dei visceri addominnli, o da nei;ralgia grcwe, ab'ilnate, con manifesti seyni di materiali alterazioni «

locali? Col Lti che al 2·1° anno di età. ha malata 1ma delle 7rrinci,pali ru·-

AL SERVIZIO :\flLITARE

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ticolazioni - quella della coscia o del ginocchio - o ch'è afiliLLo dal prolasso abit'uale dell'intestino ,retto, da incontinenza delle feccie, o da una grave malntti'.a organica sia dell,o scroto, sia del · testicolo, l'obbligheremo a. marciarn al 22°? È mai possibile che soslenga. a lungo la polvere .e il sole ardente dei campi, e le lunghe rnarcie senza ricadere. chi soffrì di con!tiimti-il'ite 1naiiifesf.amente cronica, di parati;i di 1m arto bene avverata, chi ebbe ,qrave e cronica malattia delta 'ves<Yica, chi saltò il sardonico ballo di S. Vito? . Imp~s~i_bile: qLiesLe ma.lauie (fa eccezi one il 11° articolo che pal'la di gracllit_a) . come_le altre che non ripelo per evitare lungaggini, possono cl1rs1 grav, e per tali sono dichiarate nel con lesto dei relativi ~rlicoli . Raramenle, ma rararnenLe assai, guariscono: quando ciò avviene è un caso fortunato, l'arte ne fa le meraviglie e l'individuo ne resta suscettirn, reminiscente per tull.a la vi La, o almeno almeno per mol ti anni. Ma il punlo d'onde parlono queste rivedibilità. secondo me non ahhastanza giustificate, non lo dobbiamo cercare nell'elenco 'R; esso ha servito la legge, come oggi noi tulli medici miliLari serviamo l'elenco . ~ell'articolo 78 del « Testo uni co » si legge : « Gl'inscrilti che risu!tm~ .. ·... .' .. a!T~Lti da infermila presunte sanabili col tempo, son~ rnnandalr alla prima ventura leva». Ci manca il meglio: l'idea pratica. Che.una malattia sia sanabile co l tempo - anunesso e non concesso tempo utile - non vuol di re che lasci l' individuo al caso d_i fare il soldalo . C'è un abisso di mezzo. Altro è guarire, altro è riguadagnare una, resistenza organi ca, quale si ri chiede per !avila militare. Mi ripeto con piacere: o In malattia non esisteva al Lempo che fu conceduta la. ri vedibilità, o chi n'era affetto dovern riformarsi addiriUura. Credetelo, costui (sollo il p unto cli visLa del suo organismo) nulla avrà mai di sè da dare alla patria. lnsumm.a la rivedibi lità ò um mezza misura, e come tale un infelice e ben dannoso ripiego. È quanto di più si poteva immaginare, affinch è non si elesse esempio che un idoneo sl'nggi'sse al serv izio. Sente di quel tragico detlo, non più dei tempi. « Purchè il reo non si sah'i, il giusto pera». Per l'esercito sara sempre un in-


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J G IUO !Z l J/ JDONE!'J'À f,' IS i r.A

centi,•o ad incorporarsi elementi d'incerta idoneità, per l'insc,,itto talvolLu sprone - come meglio ci cadrà a taglio di provare· in seguito - a violenze contro se stesso allo scopo criminoso di perdurare in quelle infermità o deficenze per cui fu dichiarato rivedibile. Bisog.na sailare il f.i~so: cancellarla ovunque si !rovi. In quei cas i, o il perito è sicuro detl 'esistenza e del o-rado della malattia e si pronuncia; o l'animo suo fra il sì e il no ter~zona ~ invoca l'osservazione in .uno spedale militare, ove, e per i mezzi che vi si posseggono, e per la calma che vi regna., i giudizi che vi si pronunciano hanuo tutte le possibili guarentigie, e devono essere seriamente atlendi bili .

V.

A L SF:RV IZIO MILITA RE

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Questo so di sicuro, che mietono la vi ta nel più bel fiore, avendo il loro massimo cli frequenza fra i 18 e i 30 auni: quindi nem iche naturali delle armate e degl i eserciti, che il medico non sa combatlere, come il perito sanita;·i o nellrl c:erna non saprù. mai prevedere. Ben altrimenti procedono le cose per le malattie degli organi respirai.ori. Di qnel G,62 danno il 4 ,60: più del terzo dell'intera mortal ità! Dallct sl.at.istica sanitari a mi I itare per il 11876, eh' è I' uI Lima in ordine di pub bli cazi one, si ri lern che la cifra totale dei ri fo rmati di tutto l'esercito ascese a 288 1, dei quali i 080 lo furono per vizi organici o malattie clell'apparnLo. resp iratorio L',rn no nntceedente fu anche peggiore : qne;;ta. cifra di riformali raggiunse il 12U,, \'aie a dire la proporzione di . 6,57 °0 / 00 • Se vi assommiamo i morti si ha che nel 1865 l'eseri:ilo per questa solacagioneperél ett.e 1'1111,:H. "" io., della forza: ciò che è enorme! ( 1) . Fra gli all.ri inLere:;sunli e giudiziosi argo men ti trattali dal dottore S. Gu ida nelle sue « i\ote critiche » vi è pur questo. Dit presso a poco cifre ugnali alle mi e, le deplora vivamenLe, ne addita le cagioni , dice <lei r inred i che altri ne propose, e citando pa role della 1~ Relaz ione sul pron-eLLo cli le!!ge per la lern militare su i nati del. O v~., · l'anno ·l 838 » conclude: « 71eccato che fo inesora/Ji,li condi::ioni del bilancio siano l'ostacolo principale al più radicale di e·si rimedi; quell o cioè di far veuire gl'inscri Ll.i, anzichò al ln. meti1 cli ge11naio alla fine di ollohre )). E soggi nnge : « non resta nello stato presente a far alLro cit o raccomandare hi più rigoro~a osscrrnnza delle regole igieniche >> . TI dottor Guida piega sotto il peso della ragione finanziaria, senza mancare però di fare qna.lche buona , ma troppo mite proposi. a. lo Yado più in liL, e di co : se le finanze non ci permelLono per i soldati uil miglior tra.ti.amento, s~egliamoli pi ù resistenti alle condizioni di 1

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Due sono le principali cause della morlalilà in tuui gli eserciti del mondo: ,1° il t'i.{o <l la /'e libre tifo idea; 2° le malattie acnte e c1·nnich,: d~ ivisceri respiratori.

Per non stancare con cifre citerò solo il nostro nllirno triennio ,1874:-76. La mortalità in media generale fu del 12 °0/ 00 della forza. Alle suaccennate due cause appartiene il 6,1-Vil : oltl'C la metit. J I tifo e la febbre tifoidea concorrono a questo 6,52 per ·I ,8ì 00i00 •

Sono mafattie infettive elle l'igiene può preven ire, ma nes:sun arlic?Io di ,_-egolamento può farc~ne prevecle;·e Je viUime. Non vi è pred1sp1.is1~10.ne nel sen:-;o che gioverebbe a noi di poter rilevare nei consigli d1 leva e 11ell e rassegne specia.l i. Non sono gentilizie: le leggi della trasm issibilità non hanno che vederci. ,b sal iscono per cause estrinseche alla organ ica costituzione, ~e pu1:e n.o,~ èq~a lchc cosa di ve1·0 in ciò che fu ripetulo da tanti '."~~Lr1. cimi~, e ultima.mente da S. Jacoud (·I) - per citarne uno fra J p1u rrputal.1 - che dice : « Le costituzion i forti e sane vi sono più esposte delle altre: le malattie croniche e gmvi conferisco no una certa irn mnnit.'t'>>.

:i

{J) Tl'aité ,lì' l'<t lolo!lfe interne -

1873.

li ) Da u11 la,·oro bt·cve, mo sugoso, che il mPggioro medico F. Tosi puhblicava nel 1S7~. , < Sul la fl'cquenza della t.isi po lmonoro 1;e1t·escrcilo italiano in confron to ad ol tri

eserciti cd ;illa 1>o polazione cil·ilo • si hanno, fro le allrc, le se~11enti inl cressa nlissime notizie: Su 113:>S morti ,·cdfìcatesi nesti ospoJali militari del regno 003li anni 186~·63·Gl, ben !!17:J fu1·ono c,1us,1te ,la t isichczw polm onate , e non meno <li 1~18 ;,fretti da tnl malattia ve nnero l'i mandati o11e loro caso riforma ti Da 11110 Tavola • dim ost,·un te ln medio annuale dei nìorti do tisi su cento dulia mol'talil<'l generale in diversi esel'Citi d'lluropa • ,si ha la proporzione per 1'1tuliano di 19,10, 11~r il fraucesc di 22,90, per il JJ<Ussiauo di '2é,OO, per il havu ,·cs e d ì 2G,00, por il russo di 3 1,70, pel' lo svedese d i 37,50.


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I GIUDI ZI o'rnoNr; n.;.. FISICA

vita che imponia~10 lol'o; s.cegliamoli meno vulnerabili da quelle cause morbose C\11 non posstamo per viste economiche sottrarli. E prosieguo. ~'ecce~so d:'11~ riforme e de!Ja mortalità per gli organi dellR respir~z1~nec1 add.tta rl ~unto che in particolar modo dobbi:uno prendere , d1 mml. Studiamoci prevenire tanta jatt.ura e senza scendere a€l un · troppo mi~ul.o esan~e dei singoli articol i dell'elencp Be dei paragrafi del << resto umco » che. lo concernono ' colp iremo nel seor10 ' V • E su!Io sta,t.o di saltlte, sulle presumi bili evenielll.e dei visceri respiratori, che dobbiamo drizzar e i nostri séua.rcli, diric:rerc tutti i nostri sforzi di previdenza, se vogliamo più eq11i i giudizi d'idoneità al servìzio miiitare. f; lì, in quegli organi e nelle loro funzioni alla vita essenzialissime, che i nostri verdetti debbono largheggiare nel senso appuuto delle parolé che S. E. il ministro per la guerra peonunciò in Parlamento e che io ho riferito. Lasciate pure clie un idoneo vi sfugga: errore per erro_re è preferibile quello che nè lede la salute, la vita di alcuno, nè 11leue in forse la. solidità dell'esercito . · . Ma innan.zi ~li procedere a proposte di modificazioni per questo riguardo, 1111 dunando: le mahttLie degli organi respiratori hanno predestinati? Vi è una attitudine speciale dell' organis~10 a contrarle?. Volendo rispondere convenientemente, dovrei far uso di un tecnicismo disdicevole. Mancherei ai doveri dell'ospitalità come co lui che essenc~o ammess~ a conversare con rispeURb ili persone, vi parJass~ 1~n~ lrngua non mtesa hene da tutti. Ad ogni modo anche i non rnedrc1s1 avveggono per diuturna esperienza che i debol i sono le f~cili_vit.time di q~e~t_e i~fermità. T deperimenti organici, siano ered1tar:1, siano acqu1;;1tt, c, fanno proclivi a tutte le malattie, ma in particolar modo alla acute e croniche del petto. · Un autore simpatico, ch'ebbe il dono da natura di for~i leo-o-ere anche dalle signore scrivendo d'io-iene e di medicina , il Mae 11 •ea::.,. • • e> L. n <.Lt, ~(,. 1 ha. detto: « chi. muore d1 pneumonite non ne sarebbe morto se a::sse avuto dai suoi genitori organi respiratori meno vulnerab1h » (4 ). Pur troppo è vero! Si nasce con un ondo ben diverso di vulnerabilità.alle stesse cause morbose di ques~ organi (I) It gento ereditarlo .

AL SERVIZIO J\HLITARE

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Non sempre l'ar.te varrà a rilevarne i segni: giustissimo. Qualche vol ta - non ne dubito nemmeno - ne rirnarrit ingannata. Ma che per ques~o? Non dobbiamo aspirare alla. certezza, frutto che non maturerà mai su questi camp i. Ci basta un grado di probabilità. per dire in coerenza dei sopra esposti principii: studiamoci di apprezzarlo e nel dubbio si favorisca l'inscritto, che se ne avvantaggerà anche l'esercito. . ' Ciò in genere, cioè t,lnto per le forme acute che per le croniche : di queste però e della. tubercolosi che ne riassume quasi per intero la cifra, può dirsi mollo di più. È malattia Lalvolt'a innata e che raramente si acquisisce. L'eredità. è la tegge, la non eredit.il. l'ecceiione. « La sua c,msa costante - è S. J'acoud che lo clice --- è una particolare maniera di essere dell' organismo o di.citesi, ttiben:olare o abito etico ». I l quale si caratterina nellil prenden1.a del sistema linfatico, massime se congiunto a. qualche manifestazione scrofolosa; nell'insunìciente sLato di nutrizione con poco svi lnppo delle ossa e dei muscol i; nella pelle e nel le mucose scolorate; nel torace angusto, 1;1.ppianato, con scapo le sporgenti e ~ormontato da un collo più lungo dell' ordinario, ecc. ecc.

VI.

Riassumendo le cose sparse, bre\'e.rnenle accennate nell'altro paragrafo, n'emerge che le nulat.tie delle vie re~piratorie cagionano all'esercito gran parte dell e sue perdite per r iformati e per morti ; che non colpi:;cono accidentalmente l'uno o l'altro come i fuhr1ini del cielo , ma a norma della individuale suscettibilità a contrarle, e che la .tubercolosi de'polmoni - vero flagello dei militari - se ne'suoi momenti preeniziali, di semplice disposizione ereditaria o attitudine dell'organismo a svolgerla nel tempo non è propriamente parlando diagnosticabile, nella maggior parte dei casi può con sucCe:\so presumersi. Ino[Lre, che quanto il fisico di un iscritto possa offrirci, riguardo a queste morbose procl ivi là si riassnme in due parole


2.21

I GIUO!Z.l D' IDONEITÀ FISICA.

AL SERVIZ.lO MILITARE

che sono nel regolamento inglese e nel francese e che mancano nel nostro: debolezza costituzionale. Donde la ragione delle proposte che seguiranno, e ch'io fo coH'inLimo convincimento di non diro nulla di nuovo. Ribatto ch iodi già battuti, ma che ancora uor1 si trovò modo perchè assodassero. Il § 3'17 del cctpo X << Testo unico )) . - Delle riforme pronùnciate dai consigli di leva per ina,bilitil al servizio militare - si esprime cosi : § 3'17... << C'rl 'inscriui di levv, la periferia. del cui torace non rag« giunga, la mistll'tl perimetrica di 75 centimetri, sarauno dal cou« siglio cli leva riformati. << Ove la periferia del loro torace raggiunga la misura peri mo« trica di 75 centimetri e non oltrepassi quella, di 78, saranno ri« mandati ri vedibili alla lera successiva. « Quelli poi Ja periferia. clel cui torace oltrepassi i 78 centimetri, « nrn non raggiunga, gli 80, saranno rimandati alla sessio.ne con.1« pletiva della leva in corso, eèl ove in quel Lernpo il loro tqrace non << abbia raggiunto l'ampiez:.::a di 80 centimetri, e qnantnnqne questo « risultasse allora minore di 78 , ccl anche 'i?, centi,netri, saranno « pa,rirnenti inviati alla vent1n·a leva. « Qmdorn ltlnto gli uni quanto gli a,lt.ri, st;i.ti rimand<tti a.Ha leva « successiva, .ibbiano in e.ssa LnLtal'ia il Lon~ce difel.lante d'ampiezza « in guisa che non raggi ung,i gli 80 centirn eLri, saranno dal consi<< gli o di leva ~en/ al1 .ro riformati >i. Premetto che queste so::;pension i fino alla sessione com,pleiiva o alla: 1,enttita le,;a ::;ono tropp,J I unghe se riflettiamo eh(;) possono lasciare an,,he per un anno nelle incertezze un inscritto; il quale (torno a dirn) probabilmente farà di tutto percM lo svil11ppo del suo toraco non ne profi ttì: incentivo a delinq nere; a danneggiare sè stes~o. l~ Lroppo breve per noi che sappiamo cosa può gltadagnar5i i11 così poco tempo . Tutto al pitì quelli che oltrepa~savano i 78 centimetri potranno toccare, o supera.re, ma cli pochino, gl i 80. Ch e se ,i questo mi.nimo, talora insuflìciente, aggiungiamo la circo::;tanza flggravante che vi si pervenne stentatamente, in ritardo, non a ,,entuno, ma a ventidue anni, non quando hl regola. generale, fisiologica. lo preved.eva., ma dopo, è forza concludere che l'amnti:ìsione di questi ritardatari nelle file dell'esercito non sarà mai un

·acquisto nel senso utile della parola. Abbonderanno frh. costoro le deboli costituzioni e quindi i predisposti alle malattie acute e croniche dei visceri respi rntori. E poi, perchè nno che supera. oggi i 78 centimetri e dopo sei mesi, ·all'epoca dell.a sessioue compl etirn , non so lo non li raggiunge più, ma scende rin sollo i 73, lo rngl inmo rivedibile alla ventura leva? -Con qrwli speranw? Si vu ole an :ora una conferma. del suo regresso? . È troppo . rna l'avremo sicurarnenLe e anche nel caso che vi fosse malizia. I pr·imi felici~~imi risultati l'incoraggeranno. Chi lrovò modo a 2·1 anno non che cli crescere, diminuire, non si perde di an imo.. Molli medici militari si occuparo no di questo interessante a.rgomento ch'egl i è la perimetria toracica: Ba1·ofiio, Frnnchini, Giudici, Panara e parecch i allri . Qu esta volta furono tulli d'.rccordo nel ri conoscere ell e non si :-;arebbe rlovuto stabi lire lo stesso minimo per le div erse stature. Non spendo parole per la di rnoslrazione scienliGca di cruesta verità, tanto chiara che temerei d'adombrarfa. Nè, al caso, saprei far di meglio che copiare letternl rn ente quanto ne scrisse il colonnello medico Giudici nel suo pregevolissimo Allegato ch'è negli« Atti del 6° congresso dell'assoc:ìazione medica italiana; ·1874, » letto qui in .Bologna e _propugnato dal co lonn ello meclico Costei.ti . ~fa così alla buorni. dirò nna cosa sola. L:t sproporzione fra le diverse parti e il tutto dell'orga.n isrno, trova, nell'elenco B delle applicazioni. Un braccio _più lungo o più corto di quello che dovrebbe essere è causa di riforma - art. 89 - e sta bene. La for,,a di una macchina tiene all'armonia delle parti che la compongono . E perchè ma.i questa proporzione, quest'armo·nia non vi dovrà essere proprio quando sarebbe essenziale dte vi fosse1 I polmoni sono la stregua più giusta a. cui può mi.;;urarsi la vigoria di un org,wismo an imale. Se gli 80 centimetri sono il minimo per le minime stature, non lo possono essere per le vantflggiose. O i picf:oli sono eccessivarnente favoriti dalla legge, o ne son pregiudicati i grandi: nell'un caso e nell 'altro la gius1.i1.in. distributiva è lesa. Weinmann ha detto che per un iudi,,iduo ben conformato il perimetro toracico (che noi prendiamo come esponente dei polmoni ,d 1e racchiude) deve supera.re di uno o due pollici .la metà dell'al-

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I GIUDIZI D'JDONEITÀ F JSICA

Lezza. )fa io non pretendo tanto. Di polmon i può dirsi in modo assoluto più se ne ha e meglio è: ma qui d,)buiamo mantenerci nei limi Li clel possi uile. . . .., . Nel proporre, come ora farò, ~!cune varianL'. al § 31 , , 1_~ quanto si riferisce a c1ueslo ra.pporto, m1 atterrò µressa poco a c10 che no pensarono i citali egregi sanitari che in :iffaLLi stuclii _mi ~re~-ec~ettero. « § 3·17. li minimo assoluto del p~rnn~Lro torac1co_cd1_0 ,~O. « Per "!'inscritti la cui altezM1. rn1sur1 oltre metri ·1,(JO fmo a « melri ,1~72 questo minimo è relati·oo, cioè ugual e alla metà. della « propria statura. Per quelI i che superano metri •I, 72 è fissalo a « metri 0,8G. « Gl'inscritli che nella misura del lt>ro perimetro toracico non « scendono al di sotto di 2 centimetri del loro. minimo saranno di« chiara.ti idonei e passernnno in 2• categoria » . li passaggio alla 2• categoria in questo caso offre molti vanta~gi. Attuerebbe in buona pa rte il de;;ideri o di coloro che vorrebbero la divisione per categori e non l'opera del c_aso, ma dai vari gradi di fisica attitudi ne al servizio militare determinala: idea perfettamente giu:;ta, che si fonda sul prinr,i pio, chi piu ha più. eh'.. . . l dissennati non an-ebbero piu ragione di per:;Islere ad 1nve1re contro sè. L'incertezza del giorno in cui possa sorgere il bisogno di chiamare le 2c categori e li dissuaderebbe subito clai criminosi prnposili. . . . .. . Agli inscrilli sa rebbe Lo lla ogni incertezza; a1 cons,gl'.. d, leva risparm iate le noie dell e sospensioni . E mentre _non pnverebbe k~ patria nostra di µrevalersi nei giorni di prova d1 tutte !e su~ ~or1.c vive, libererebbe intan to i reggimenti da quelle mezze 1do ne1ta, cl.a quei mezzi valori che in ri tardo e a sten to raggiunsero l_a minima misura del perimetro toracico : incognita. nella valutazione del1' esercìI.o. Qualche cosa di analogo dovrebbe pur far:;i per le stature_; cioè determinare un limit.e al di sol.LO della minima per il passaggio alla !3" categoria e togli ere cosi anche per C:1uesta cagione la rivedibilit(t.

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AL SEn VIZIO MILITARE

VII. La seconda delle modificazioni st1ggeritemi dalla eccessiva prevalenza delle malattie dogli organi respiratori, ri flette il 1° articolo dell'elenco B. Eccolo: « ArL. ,j 0 • La gracìlitcì carntteriuata da i11;;11fficie11te sviluppo del siste1m osseo o muscolare, persistente oltre il periodo della rivedi bililà ». Noto intani.o per la storia che vi ò progresso dall'articolo corrispondente che vigeva un arino fa ed ebbe on setlennio di vita. L'attuale afferra, delinea meglio e più ch iaramenLe l'idea della graci lità come motiv o di riforma. A me parrebbe gli si potesse far fare un passo ancora, rendendone se non allro più 8$Lesa l'applicazione. Convien premettere che la g1·ticilit<ì .nou è propriamen te la debolezza costit·nz ionale: LanLo ,·ero che nella vita agiat,L le deboli costituzioni possono offrire un aspetto beu altrimenti che gracile; viceversa, nell,\ vitn laboriosa e cli stento le forti costituzioni possono deperire fino ad assumere le sembianze della gracilità. Si può essere gracili perchè magri e non deboli.« Non sisa, disse il Giudici nel suo pregernle Allegato, non si sa, per esempio, cl1e il braccio asci utto e nen •oso nell·araho è capace cli uno sforzo maggiore di un braccio molto più voluminoso, ffièl più molle e cari1:o di adipe di L{n ahi tante del nord '? Cl1e le gambe secche e molto più sottili dello Spagnuolo pcrcorrouo senza stento solLo i calori della canicolil., nna dislama. doppia di c1uella ch'è cr~pace tlll Prnssiano, il quale sia fornito di polpacci as:;ai più grossi1 » La gracilità, il dimagramento, la consunzione e pcrrino il mar,asmo può essere accidentale, passeggiero, sema nessuna sensib il e· lesione di organi , come avviene, ad esempio, nelle cl.onne per protratto allattamento, negli uom ini per soverchie perdite seminali, nelle une e uegli altri per nost.nlgia. La debolezza cù~titnzionale denota un difetto delle potenze :;oslenitnci della vita. Suol e3sere 11n triste retaggio, oppure l'effetto di ca.use gravi che agirono lunga1


AL SEHVJZ JO IIHLITAR I':

J GJlJl)JZ.L (j' t DONtl'l'À FIS I CA

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men le a, danno d.ell' integri là del l' organismo: associata alla miseria. è il preludio cos\antedi una iliadedi ma li. Pidoux ha dimostrato all'ev idenza, e .Tacco ud ne profì lta nelle sue lezioni cl iniche, che tntti i qravi deterioramenti, costitnzionali di faniiglia 1i d'i-ndividno i;anno a fini.re nella tubercolosi vot1.Mnr+re. · Di gracili tà non ne pRrl'a.. Nè giova risserire che quando la qracilità si esige caratteri.zzafo ,da in,siifficiente svilnppo osseo o ·1niiscolare si,1 la stessa cosa. che la debolezza costitiuionale. () allora, domando io, perchù questa. perifrasi? Che ragione vi sD.rehbe per non dire la cosa nei termini propri? . La grncililit, ho inteso ripetere da al cuni, si presla meglio ad essere valutata a colpo cl'ocr:l1io: volendo, non sfuggirebbe del tutto alle misurazioni meccaniche come la debolezza co;;tituzionale che finisce per perdersi nelle nebbie di un apprezzamento ipotetico . .Ragionamento specioso quanto altro mrii : se la grricili là non è un huon crilerio per !'attitudine allii vi ta militare, poco m'imporla sia facil e rilevarla. Se ho approdnto ove drizz,ti lo. prua, i! pri mo aJ'li coJo dov rebbe r itoccarsi così : Art. 1° « L,1 debolezza costiti.uionale. QnanLe volle però i suoi caratteri siano incerti o tali da !'a.ria pre~u.mP.,re correggihi.lb in tempo ,util e per il servi:e:io militare, !'inscriLLo verrit dich iarato di 2a ca- ,tegoria ». La debolezza costiL11z ior1ale è nn fallo sommamente complesso che agli occhi di un perito sanitario provetto si rivela da ttttto, e il _pitì dell e volt.e in moclo non dubbio, ma che nessuno di noi saprebbe defin ire. Quindi giudicherei imprnpria qualuncp1e dilucida,zione si volesse dare al pi·irno cornma di quest'articolo. U quale, così espresso, ci lascerebbe qualche !aliLt.ùline nell'iipp!i carlo e non sarebbe male. Talvolta ci potremmo con più profitto rammentare delle parole di Nepomuceno d',hfrordink cc il reggere alle fat iche e disagi della vita milita.re nppa.rUene di prel'erenza alle persone ben complesse e tarchiate» . - Polizia 1nedico-rn'iJitare. Non si ponaa, mai ' · come ho già raccomandato, l'elenco R in 1rnuii ,1 .inesperte e il laconismo di quest'arti colo farit buona prova . Anzi sulla su,t applicazione si dovrebbe essern faci li: almeno per 1

V

ciò che concerne ìa seconda parte . È funesto errore di un'altra epoca ispit'ata ad una minore esperienza, credere che i deboli si fortifichino soLto lo zaino. Esso pesa in due modi, fisicamente e moralmente . Diciamo che indossarlo è il più sacro dei doveri di un libero cittadino e siamo nel vero, ma non illudiamoci. Chi non ha buoni muscoli, scheletro forLe , ampi polmoni, in somir~a una robusta fisica costiLuzione, v' intisich isce sotLo. Ed a propo5'ito dell'applicazione, massime ai consigli di leva, di questo primo interessantissimo articolo, vorrei dare ai miei colleghi più giovani un aHerlimenlo . Fra il debo le della campagna e il debole di ciltit vi è divario : il' primo nella vita militare arnrnn!a e muore più fac.ilmente de! secondo, e ciò innauzi tnllo per il rncfitismo che v' incontra e a cui non era per nulla abiltwlo , L' Mgan isrn.o umano fatto per lutte le l;ttitudin i, che prospe1'a sulle cime dei 1nonti come nel fondo delle vam, se debole, mal :,i presla alle rapide accornodazioni: la febbre tifoidea o Je ma l,tl lie degli organi resp irato ri è diffici le che lo risparmino. Chi non potù svolgere fa vorevolmen te il suo organismo al sole e ril! 'aria libera, in qua rtiere vi soccombe: ù un faÙo. Ne addussi già in akun i miei !avori qualche argomento: se avrò vita ne promello a!L1·i fra poco, desnrnendo!i cl.alla coslante minima mortal ità che. offrn nell'esercito l'arma del genio . Aggiungo che n! debole di città è sempre fac ile, sia per la sua istruzione, sia per altro, trovar modo, come suol dirsi fra noi, di arrnngiarsi; di concil iare cioè co ll e gravelZe della vita militare. la SLta fis ica insnflìcienza . Pri::;::;e1·à presto caporale e forse pi.ti presi.o ancora sar:t comaudalo a lavori di scrittu razione in una fureria o in un ufficio: r isorse the presumibilmente non ha i! debole della campagna.

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VIII . La principale delle cagioni per cui talvolta i nostri giudizi d'idoneità fis ica al servitio mili tare fa lliscono all' uopo stri , come dissi, o nella suscetlivitit a nrnhrsi dei visceri respiratori , o in qualche loro condizione morbosa prnesisten te.

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I GIU DIZI D'lDONEITl FISICA

La prima ài queste parti mi lusingo averla esaurita. per le cose ,dette nei paragrafi a.ntececlenti in ordine alla perimetria toracica e alla debolezza costituzionale; l'altra tron1 qui il suo posto e mi conduce ad esaminare gli articoli del Capo II - apparnt.o respiratorio - sezione 3a dell'elenco B. Premetto che sia per la dizione, sia per ciò che con i due articoli -di cu.i cofista quel capitolo si vuol scientificamente significare io non ho che d'.apprendervi. Ma rifiell:endo che lì, in quei due articoli, si tralla appunto di quelle ma.lattie che nell'esercito provocano tante riforme e tanti decessi, mi fo coraggio e dico: vediamo se fosse mai possibile ritoccarli per modo _che in taluni ca.si almeno , ci aiutassero .a far rimanere nel vaglio qualche coscritto di più sul genere di quelli che ci fan poi deplorare le maggiori perdite. Il primo dei due è il seguente : (( Art. 70 . L'afonia e le gnwi croniche altera.z,iom'. organùhe dellci la1·in,qe e della trachea, hen comprova.te e persistenti oltre il periodo della rivedibilitil » . (( Le defor,ncizioni della la1·inge compromettenti gravemente la voce e la re.spirazione » . Ne allargherei la cerchia di azione modificandolo così: « Art. 70. L'afonia e le grrwi croniche alterazioni organiche della laringe e della t·rcicheri. Nel caso che la loro gravità e cronicità fosse dubbia, l'inscritto sarà inviato in osservazione allo spedale militare viciniore>>. « Le cle{cmnazioni eletta laringe compromettenti la voce e la respi razione >> . Non è possibile che in una sala cli osservazione, dopo ripetuti esperimenti, e giovandosi di tul.ti i mezzi diagnostir;i di cui oggi dispone l'arte per le malattie delle vie respiratorie, possa rimanersi nel duhbio sulla gravi tà e cronicità di quelle dell a laringe e della trachea. Questo per la pi'ìlua modifica,,ione: in quanto alla seconda fo riflettere che per poco la voce e la respirazione siano compromesse da una deforrnazione della laringe - ch'è quanto dire da, una causa inamovib ile - sarit sempre ragione su fficiente per ·rendere inabifo nn inscritto . Per marciare collo zaino e col fu cile in spalla e non rimanere traJélati sui primi mucch i di ghiaia. che s'incontrano per .la via, bisogmt che la respirazione sia li bera in tuWt l'estensione della parola .

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AL SERVIZIO MILITARE.

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Ecco il secondo : « Art. 71 . La tubercolosi polmonare e l'asma da qualsiasi causa . . quando bene accertate )>. << L'eniottos;. T:idrotorace. Le gravi e cr::miche alteraz10111 organiche dell'a:pparato respiratorio hene accertrtte e permanenti oltre il periodo della rivedibilità n. . · . Ouando noi ai consigli di leva, ai distretti o a1 corpi e qualche . vol;t anche nelle sale cli osservazione scartiamo un tisico , vuol clire che Io èra dieci volte: e per quest'uno risparmialo al la statisLica militare - non al.la falce della morle - ne avremo presi chi sa quanti, che lo erano pur loro, ma non in niodo bene accertato . · La· tubercolQsi polmonare quando la si può accerta1· be1ie da noi medici, è 2iù in uno st,tto avanzalo: o si tralLa di una infiltrazione abbasta;{ia densa, o di tubercoli isolati già al periodo di ram. mollimento. E ch i volesse dare gran peso alle piccole differenze di sonorità fra un polmone e l'altro, s'ingannerebbe in senso opposto : possono essere fisiologiche. . . Non sono rari i ca.si in co i il primo fenomeno e la febbre ncorrente. Si direbbe tralLarsì di una inlermittenté irregolare . Non vi è tosse: negativa affatLo la percussione e l'ascoltazione ..... eppure si finisce colla tubercolosi. Invito i co ll eghi a darmi torto se l'ho, ma se non l'ho coiwen()'ano meco che J,isogna pur fare qual~he cosa V • . •• perchè que~ti infelici - son molti! - non abbiano da un gmdmo che solo per ironia potrebbe dirsi medico, il soprassello_ alla_ loro sventura, e il colpo di grazia alla vi La. Se l'at'le dmgnost1ca ci ,tbhandona, mostriamoci rilrneno uomini di cuore. Ho r,ià d~tto quttlche pagina innanzi che per la tubercolosi l'eredità è legge, la non eredità l'eccezione. Questa eredità ~ più che certa quando entramb i i genitori ne soffrfrono, meno se '.l padre, meno ancora se la sola madre: più frèqttente in lll1 bambrno nato poco prima della morte di uno dei genitori per lt'.bercolosi, c~1? quando il paclre o la madre ne morirono pochi anm d_opo . Ve~·1ta coteste bellamente esposte llue mesi or sono da :E. Fazio sul prnno numero del giornale della società italian~ d'igiene, e che no_n so1~0 più il portato discutibi le del la individuale esperienza, ma patn monto comune perchè sRnzionaLo dalln universale osservazione. . . Il dn lt~r Kunze, nella sua l'feclioina praticci, riferisce cli fa miglie

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J GI UDI ZI D'IDON!-:JTÀ FISI CA

AL SERVIZIO M ILITARE

che dagli avi ebbero ,·itlimcdel morbo foLale e di altre che ne furono dislrn I.te. Di queste luLLuose notizie non si peritò profittarne la speculàzione. Le grandi società per l'assicurazione della vita v'intravvidero qualche cosa di ceri.o fra lo tan te incertezze dei loro calco li di proba.b ili tì,.. E perchè noi ce ne resteremo colle mani alla cintola? Nel sentenziare che facciamo sulla probabil e fìsiert resistenza di un inscritlo alla vila mil itare non potrnmmo servircene'? Alla fin fin<~ anche la nostra è un'assicurazione della vita: con questa differenza, che :;e sbagliamo i coni.i le comcguenze doll'erroro~ono hcn più gravi d{nn semplice danno pecuniario!

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Ad altri adunque il merito dell' invenzione, a me il piacere cli sostenerla. Non credo che noi ci dobbiamo fermare là, ove accenna il chiarissimo autore. Spingerci molto innanzi su quella via, certo non sarebbe prudente: convengo che potrebbe dar luogo, com' ei dice, a riprovevoli abusi: ma dallo spingerci tant'oltre allo star fermi, può esservi una l'ia cli mezzo sulla quale procedere caLtti e sicuri. Un inscritto, ad esempio·, il quale con documenti lega] i oprobato1·i, come, a. mo' de' latini, dicono gl i avvocali, potesse provarci che suo padre morì per tubercolosi e c' invitasse a constatare lo stato miserrimo in cui versa. sua madre che ne sta morendo, sarebbe egli giusto ci si limitasse ad uno sc1"upoloso esame degli organi sospetti? E se l'esame riesce negativo, cosa pròl'a? Che il germe della.malattia non esiste? Chi oserebbe asserirlo? Un medico, no davvero. Come gli alti cli nolorietà. 1Jono 1m prvncipio di prova diretta ad escludere i l sospetto cli wna malattùi sùwtblata - I.es Lo unico, cap. X, § 315 - cosi, e forse con p iù ragione, lo potrebbero essere atti legali, per anirnettere in certi casi la tubercolosi da causa. ernditaria, quando ancora non constatabile per segni diretti. Con più ragione dico, percbè questi cerlificati non dovrebbero essere firmali che da persone dell'arte, testimoni cli fatto della m.alatLia; e non mi ci spaccheranno mai la croce sollo una mezza serqua cl i contadini che si impancano cla giudici in questioni per loro affatto estranee . È proverbiale in certi paesi lo spettacolo gratuito che dà dopo la Messa domeni cale sulla piazza della chiesa, presenti il sindaco e tutti i padri dei futuri coscritti, ch i vuol preparnrsi il terreno per simulare con successo a tempo clebiLo l' epilessia. A tanto non si presterebbero i miei documenli p1·obatori, soggetti pur essi all'inganno, ma cli un gmdo minore. E come noi siamo obbligati a visitare genitori di coscritti per altri motivi di esenzione, cosi lo potremmo per questo, quante volte ciò si giodicasse ulife al vero. Formulare bene quesL'articolo in correlazione alle cose sommariamenLe esposte, e col dovere che ha ogni cittadino di servire la patria, quando abbia idoneità fisica, non è facile: mi vi prol'o . Sara una prima biffa piantata su questo terreno , forse non destinala a rimanere ov' io l'avrò messa. Mani più esperte le rimuovino

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t e le;.(gi sn lln trasrnesi; ibilità non trovarono fi11 q1 1i nlcun:i pratic.i applicazione sulla scella elci soldato, e secondo mc a torto. I fi gli sono la riproduzione clei genitori. Fo1'tes creantiu· a fottiln.1,s . La salute, il vigo re, l' estetica dell e l'o nne, la longcv ilà, le 11tLitndini morbose e i morbi e le imperfezioni stes~c, tutto l.ra:;m elliamo ai nostri fì gli. Del reslo, l' idea cli trn1Te prolitlo da q11 este leggi non è mia. A pagina ·I:H dei citati .4./.ti del 6° congl'esso dell'associa,zi.one medicai taliana., a,llegato del co lonn el.lo lll edico V. Giudici, si legge: (< Fuvvi infine chi propose, a chiarire cerLi dubbi, e fociI itare qualche soluzione di ca;;i amhigui, i'i ndagine della. condiziono sanila.ria dei genitori . Certo che quei periti e q11ei i:onsigli di levn. ai quali potesse incluhbiamentc constare, che un inscritto appa rtiene a genitori notoriamente soggetti a malattie nello quali l'ereditarieLit suole esercitare nna grande inn uenza, dovreb bero andare molto guardinghi prima di accetlarlo . '.\la essi non p:>trehhero spingere la, loro cautela al di lit clet piLL w;ctM'a.to e scrn1nlow e1;,i11u3degli organiwspetti: . J\la qtrnsto i periLi eo ;cie1B iosi già lo l'anno. Il far di più potrebbe trarci in freq11enli in; ann i e dar luogo a riprovevoli abusi ».

ANNO XXIV, VOI. , Il ,

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f GIUDIZf D'lDONEITÀ FfSICA

pure, la collochino meglio, ma non la facciano scomparire. Il bene dell'esercito, il senso di umanità la reclamano . « Art. 7;1. La t-iibercolosi povnion-ale. L'inscritto che pur presentando attitudine fisica al militare servizio con documenti legali prova essere figlio di genitori morti o gravemente infermi per tubercolosi polm.onale, sarà arruolato nella 3a categoria . ' « Se invece la tubercolosi polmonate è solo provala per uno dei genitori, non fruirà di tale assegnarn:ento, ma prima della dichiarazione èl'icloneità si dovrà far constatare l'integrità de' suoi organi respiratori in una sala d'osservazione ,i> . <( L'e1notti.~i. L' iclrotomce. L'asma, da qualsiasi causa. Le altre gravi e cronkhe alterazioni organiche e funzional i dell'apparato respiratorio, bene accertate 1> .

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X.

(( La più grave difficolti:t. nello eseguire la leva - disse un giorno il generale Lamarmora alla Call!-era dei deputati - sta nel discernere l'inscritto che è a.bile da quello· che non lo è ( 1) )). Giustissimo: Lu.tto il resto sono accessori. Il tema eh' io mi sono imposto mira dunque essenzialmenle al bene della cosa. Quello che ne ho detto non è tutto, lo so, che se ne poteva dire, ma. è quanto di più mi fu possibile nei limiLi di tempo e di spazio concessimi. Contribuirebbe non poco, ne son certo, al buon andamento in genere del servizio di reclutamento la stretla. osservanza degli. articoli 68 e 69 del 1'esto unico (2). « È in faco ltà (dice l'articolo (38) del governo di supplire ad ogni leva, e p·èr mandamento, gli uomini della 1" categoria riforma.Li sotto le armi per infermità, o difetti preesistenti alla incorporazione, col far passare alla stessa categoria 1

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(1) Vedi A. Ganclolfi , Op . cit., p~g. !5. (~) Deìle leggi sul reclutamento dell'esercito. 1S78.

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AL SERVfZI O M fLIT ARf.

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altrettanti uomini di ;2a categoria, gi usLa la prog~essione dei numeri loro tocca.ti, in sorte l>. · « Art. 69. La facoltà di cui al numero precedente, non ha più luogo dopo 1a dichiarn.::ione del discarico finale della leva ». La pa.r9la pfeesis.tente l' ho sottolineata io. In forza di essa, le nostre proposle per rassegne speciali dovrebbero sempre dichiarare se I' infe1·1nità o cl·i fetto che ne costitui;;ce il Litolo esisteva prima della incorporazione. 1n caso a1Termativo, il governo avrebbe facoltà di riempire questi vuoti con altrellanti uomini di 2a categoria, in caso contra.rio no. Se ciò fosse, le perdite per l'esercito nei primi sei mesi di una classe non sarebbero lievi: poichè tante quanti coloro che scelli non suflìcientemente validi fol liscono alle prime prove, e mal conci se ne tornano al focolare domestico per dare forse ai loro cari lo spQtlacolo di una precoce agonia. Ecco vuoti a cui non si potrebbe altrimenti riparare che mercè giudizi d'idoneità più oculati; ecco uno stimolo, se voglia.mo inclirelt.o, ,t fare più coscienziosamente il nostro dovere. Forse non sarebbe inopportuna qu:tlche altra osservazione di natura opposta a quelle da me fatte per ciò che concerne gli articoli dell'elenco B. A causa d'esempio, non credo sia abbastanza. giustificata. una rifor:ma a mente del disposto dal primo comma dell'articolo 79. « Il testicolo permRnentemente contenuto nel canale inguinale o l'incomoda,'e fissa s1u giacitura contro l'oriJìcio esterno del medesimo ». Vidi piLLvolle i fel ici mortali rimandati ·per queste cause meral'igliarsene loro slessi. l1 rob:tbilmente non avevano mai provale le sofferenze per le quali noi, con viste più teoriche che prntiche, li giudicammo inabi li. Rammentiamoci a questo proposito che in Italia si scarta piLt che in Germania, Austria, Ungheria e Francia. Se il bisogno c' è - son qui per dirlo - scartiamo pure, se. no, no. Quando ·altro non fosse, perchè ci perdiamo cli prestigio come razza. La. formazione dc' consigli cli leva è tema che strettamente si lega a quello dei giudizi d'idoneità: anzi in qualche modo lo include. È molto delicato: interess,t in egua.l modo due ministeri: quello degli interni e quello della guerra; la nazione come l'esercito. Francamente, non mi sento in grado di parlarne. Fu trnLlato con abilità d,t molli: per ultimo dal tenenle colonnello A. Gandolfì nel suo citato articolo. Non sem:a. qualche compiacenza


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r GIUDIZI o'JDONEITÀ FIS ICA AL SERVIZ IO MILITARE

noto una cosa: tutti deplorano che non solo prevalga, ma sia disp-otica nei consigli di leva l'incompeLenza tecnica, ed hanno una parola benevola pel periLo sanitario, del quale vorrebbero se ne accrescesse l'importanza. Sarebbe un nuovo gravame che peserebbe sul corpo sanila1:io, ma esso gode ~orinai di tale riputazione .da non esservi responsabilità souo cui possa venir meno .

L'ALLEVAM[NTO E~UINO MILITARE IN ITALIA

Bologna, 28 aprile 1879. F10111,

Maggio,l'e meclico.

L'Italia è faua ma non è compiuta. Tra le cose d'ordine amminisLraLivo che ancor vi difettano, non ultima certo è quella dell'ippico ordinamento rispetto alla difesa nazionale. Si ha un bel dire e un bel fare; ma col vigenle sistema. di rimonte e colle auuali condi?,ioni ippiche del paese, in cui va ognora scemando la convenienza, dell'allevamento equino, non si può assolutamente provvedere come conviensi agli odierni bisogni dell'esercito, e mollo meno a quell i straordinari di un caso di guerra. Sono parecchi anni che se ne fa la prova sopra ogni scala, e per mezzo di commissioni cl' ogni portata sparse in tutte le parti cl'ILaJia, ma il risultato è sempre lo stesso; e, senza rimonte estere od importazioni d'altra maniera, non si arriva mai all'intento, nè mai si potrà fare alcunchè di buono; onde le nostre armi a cavallo dovranno per forza sulJire, come già subiscono, il regresso ippico del regno. Questo stato cli cose dà molto a pensare se si considera 1° ar maggio'r dispendio che tocca all'erario sia per la minor resistenza e durata dei cavnlli indigen.i raccogliticci, sia per il danaro che bisogna annualmente mandar all'estero e le gravose spese delle commissioni che vi sono destinate in rimonLa; .2~ alle critiche circostanze di una guerra dichiarata quando non ci sia più possibile provvedercene da altri stali che naturalmente ci ·chiuderebbero le porte. 1


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L'ALLEVAMENTO EQUINO MILITAl1E

E qui giova ripetere quanto già dissi non ha molto. Il prezioso elemento ca'Vallo va scarseggi:mdo e rincarendo dappertutto mentre gli eserciti vanno ingrossandosi in ogni Stato. Come dunque si provvederà in avvenire alle armi a cavallo? E, quel che è peggio, come potranno le armate dei paesi che ne cliITeltano tener fronte a quelle i cui governi fanno ingenti sacrifici per starne ognora provvisti? . Confesso che queste considerazioni sono per me d'una ben capitale importanza., poi.endo forse la cattiva condizione dell'ippica mili tare dec.idere della ·nostra sorte in un conflitto nazionale. Ed io, che tante voli.e ho impiegato le mie deboli forze nel grave problema dell'allevamento equino e del ca.vallo di truppa, ho pnr cercato in ogni maniera di rendermi conto se per avventura vi fo~se un mezzo cli giungere nel più breve tempo possibili:'. a porre l'amministrazione militare in grado di provvedere a sè stessa colle sole risorse paesane, e renderlo per tal modo indipendente dal beneplacito d'ali.re potenze qua.nto a.i cavalli che possono occorrerle per la di.fesa dello Stato. E dissi fra me; la coltura cavaJlina va scapitando ogni anno in lla.lia per ragione di non convenienza, dappoichè l'allevamento dei cava.Ili, oll.re al riescire più difficile ecl incerto che quello de-i buoi, non è rimunerato nella _vendita al pari di questo: e così lo si abbandona a poco a. poco quanto più ne cresce il bisogno, ponendosi a culLm:a i pascoli equini e sostitnenclovi i bovini i quali danno un ben migliore e piLt sicuro guadagno. Oltre a ciò é noto ptll'troppo che una gran parte dei nostri puledri viene sciupata. con precoci lavori a ta.Je che sopra. poco più di tre mila, ancora ,1ergini di forme e di forze a due anni, non ne rimangono più, a. dnque anni d'età, che un .250 veramente atti al militare servizio; e conseguentemente di circa 53 mila puledri , che ancora na$cono in Italia, sarà. molto se potremo trovarne, a.ll'eli~ di 15 anni, un 4000, su cni poter fare una scelta per la. rimonta. ordinaria; mentre invece, comprali all'età di 2 in -1, anni, ed allevati convenientemente nei depositi, si salverebbero da una anticipala rovina ed avremmo tutta la latitudine a fornirne le nostre armi senz'altre rimonte. D'altra parte queste compre di sol i puledri porterebbero una gran differenza nel tornaconto degli allevatori, molto più se invece di 500 si pagassero 600 lire in media.: conciossia.chè qualche

IN ITALIA

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anno di meno di età e sole ·I 00 lire di più sulhi vendita bastino, io credo, ·a far sì che ogni proprietario di campagna trovi modo di tenerne almeno uno ogni anno , potendo egli realizzare un guadagno di 300 lire sopra un puledro appena bienne, che non gli avrà forse ancora costato 300 lire, nè gravi pene o difficoltà d'allevamento. Ond' è che il nuovo sistema in discorso nel mentre converrebbe al governo per emanciparsi clall'eslero ecl avere buoni cava.Ili d-el paese e a. minor costo, verrebbe pure in soccorso alla moltiplicazione indigena equina., per quanto può dipendere dall'incoraggiamento dell e aumentate compre erariali di puledri anche di due anni, e a. maggior prezzo . . · Ed è fondato su tali riflessioni che pubblicai la. meditata prnposta del il 875, col tito lo: La qiiestione 'ippica 1·/'.spetto all'esercito, ovve·ro la 1·imonta interna e La m.olt'i-plicazione cavcilti1ia indigena: proposta che, appa.rs:i lfl. prima volta nelle colonne di quesL' organo massimo delle mil itari discipline, venne generalmente ,bene accolla del pari che il mio :lfeinento ippico , c!ie le teneva di etro nel rn78, e del quale fece non ha gLtari solenne commemorazione un'elegante opuscolo dovuto alla erudita pe1ma del dottor Fogliata, ippiatro della reale razza equipa di Pisa. Dim"ostrai pertanto in quei due scritti che, comprando annualmente 5 mi la puledri dell'elà. di due anni ai quattro, e distribuendoli in 4 depositi per un congruo allevamento, nell'ordine ivi indicato, ne avremmo il segu,ente risultato: Nel 11° anno (successivo a quello della prima compra) i depositi fornirebbero, già dedotto il 30 ¼, ,1"68 caval li, facendo diminuire di altrettanti la compra. per la rimonta ordinaria: nel 2() ne uscirebbero 2336, e non si avrebbe a comperarne che 1·I M di rimonta: e nel 3° e nei successivi anni si avrebbe dai depositi l'intera rifornitura dell'esercito calcolata in 3500 caval li (11),· tutt.i della si.essa elà e dello stesso allevamento. Dimostrai del pari che, scorsi i primi lre anni , la spesa per questi 3500 cavalli sarebbe minore di quella che import.a l'attua.le annua 1

(1) lfo voluto Ja·rgheggiare in questa cifra dat o il c aso che si voglia forne approfittare all'arma dei carabinieri, come pure a lla cHegoria dei cavalli d'agevo le.tza per gli ufficiali Chè del resto, se pui> esser minore quella cifra, minorn sal'lt eziandio la compra anuua dei puledri, minore l'ampiezza dei depositi, e per conseguenza sempre più agevole o pratica l'attuazione della m ia proposta.


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L'A LLEVAMENTO EQU l:S:O MILITAR E

rimonta, compresavi la somministrazione dei depositi; e questa spesa in meno fu calcolata di sole lire 325,000. l\fa io credeva. al lora che fosse solo di 1500 lire il prezzo medio dei puledri che si acquistano oggigiorno; laclclo.ve sm:ebnc invece cli 600, come risulta dal ~ . B. aggiunlo in ullima pagina al mio Memento ippico dietro avviso datomene dal chiaro ippiatro sopralodato, che ebbe egli pure qua lche ingerenza nei depositi. La quale di fferenza di prezzo porterebbe una maggior spesa di lire 150,000 in aggt'avio al bilancio passivo dell e attuali rimonte, e quindi un risparmio di egnal somma per noi, che, aggiunto a quello già porla Lo nella. mia proposta, dareblie un effetti vo di lire 4.75 mila in favore della rnede-ima . Di più mi osservava la stessa autorità tecnicn. in delta nota mentovala, che il 30 per cenlo di perdite e spese da me, come sopra, calco late a carico del mio progetto, era molto maggiore del vero, · presu la mediarli un quinquennio sopra i due depositi già esi::; Lenti; per cui, potendosi quella ci fra forse abbas:mre al 25 ~; 0 , si a.rebbe un maggior prndotto di ,150 cavalli da' mi ei depositi, i quali ra ppresenlorebbero un'altra somma di lire •13iS, OOO da aggiungersi alla precedenle; ccl in complesso circa un 600 mila lire annue d'economia giusta. la nuova proposta. Io non mi nascondo gli oneri che con essa s'imporrebbe lo Stato, qua'li p. es. l'impianto di due nuovi depositi col relativo ampliamento dei due attuali, e la pl'i ma compera di. tutti i puledri pel nuovo fondo elci depositi, e di tntli i cavalli cli servizio ad un Lernpo . Ma ciò av,Terrebbe solo nel primo anno della novella isti tuzione; chè poi il peso diven ebbe subito minore d'un terzo nel 2° anno, di d11e Lerzi nel 3°, per scomparire affallo net.,i.0 e nei successiv i anni, rimanendo però sempre un cospicuo capitale di fondo ca·1Jatli nei qua.ttro deposili cl'all evnmenLo. E nemmeno voglio troppo lusingarmi sulla perfella. regolarità. di rotazione dei clepositi stessi, qual e venne dimostrata. da.Il e tre tabelle c!1e stnnno·a corredo dell e due accennale memorie. Esse sono tavol e di prospetto poste là come norme, come esempi d'approssimazione per dare un'idea. materiale del sistema nuovo e del movimento importatone nei depositi. Del rest.o può darsi benissimo che avvenga in seguilo cli dover incettare in maggior numero puledri 1

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di 2 e 3 anni che non cli 4 (ciò che è anzi a desiderarsi nel finale intento del mio piano); nel qual caso succederebbe ch e al turno d'uscita di quella levata avrebbesi a verificare nella medesima un qualch e centinaio cli cavalli in mono . ~1n ciò non potrò. portare un grave incaglio al sen•izio dei corpi, i quali, se in quell'anno venissero a riceverne una qua lche diecina di meno, ne verreb bero poi equamente compens~ti nella successiv,i spedir.ione o poco dopo. Il fon damento della nuova istituzione sta nel fallo che entri annualmenle uei depositi il prescritto num ero dei puledri tibbassn ndone a 2 anni il minÌlnnin dell'elà prescrilla; chè poi il resto cle,,e necessariamente venire da sè in un termine più o meno vicino .e con un ordine più o meno preciso. Raccogliendo adunque il giil detto abbiamo ragione di conchiudere elle, a sistema assodato nel :-uo normale andamenlo , si otterrebbe col mio pri>geuo, oltre alla suddetta economia di parecchie centin aia cli migliaia di lire: ,1° L'inestimabile conquista della llOSLra emancipazioue militare cfa 11' estero; 2° Una piit facil e· e spontanea rifornituFa dell'esercil.o; 3° Una miglioro indole od allitudine militare nei cavalli militarmente allevati nei depositi , e quasi allo stat.o sem ibrado; 4° Una singolare uniform ità e regolarizzazione nelle leve equine e la loro più l'acile classificazione noi corpi; 5° Infine un effìcacis::;imo incitamento all'ippocolLura. nazionale e alla molLiplica1.iono cavallina tanto sospirala in Italia. Ora il ministero hn. già fatto un yn1sso su questa Yia avendo stanziato nel bilancio della guerra pel ,1879 la spesa per l'impianto di uno dei due depo;,iti cl.a me istantemenl.e invocati; il che riYela forse il suo intendi mento di add ivenire all'aLt.uazione dell'intero progetto, molto più se, come snrebbe giusto, volesse chiamarvi in concorso anche il ministero dell'agricoltura, induslria o commercio per la parle di benefizio che pnò ridondare dalla nuova ist ituzione ippico-militare all'agricoltun.1. ecl al commercio dello Stato. Io non erodo d'andar errato nel complesso de' miei calr,oli: ma siccome !'errare h1111nam,iim, est, ccl il governo ha Lutto il diritto, come ne ha il dovere, d'essere bene assicurato prima di sob barca rsi ad 1ma cosi radi cale riforma del noslro sistema di rimonta, io non

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L ' AL LEVAMENTO F.QUlNO MILITAHE IN ITA L IA

desidererei di meglio, anche per mia tranquillità, che fosse sottoposto questo progetto all'esame d'una commissione di uomini compet?nt_i ed imparziali, cui sarei pure disposto a forni re ogni nitro sc!1tarim_ento che fosse del caso. Ma la miglior strada, secondo iJ mio nvv1s?, sarebbe questa dell'esperi enza che è la gran madre e . ~aeslra d,_ tutte cose, cioè di venire ad una pratica esperiméntaz1one applicando ti nuovo sistema ad un sol deposito, in proporzione del ~11'.1rto sul numero delle proposie compre di puledri. E se fra. ,1 a~ni s, avrà. il quai'Lo del risultamento da me enunciato, sarà ben sicuro che sopra 4 eguali depositi d'all eva.mento si oLLerril. il completo effetto desiderato, val e a dire una buona r imonta intcma assicurata dai nostri depositi con molto minor dispendio che al presente, e con generale van taggio del paese. ·

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L'ARMATA LATINA NELLE GUERRI~ PUNlrHE

I I. Torino, 1° maggio ,f 879. ll Maggiore veterinario P. B ERTACCH Ì .

Fra Catulo ed Amilcare Folgore, negoziatori per Roma l'uno, l'altro per Cartagine, f11 traltata e, salvo raliriche, conclusa la pace. Essa soona.va così : « Sgombrino i Cart,tginesi la Sicilia, e tutte le isole che giacciono <( fra l'Italia e la Sicilia. Sieno gli all eali cl'amendue reciprocamente « da arnenclue guarenLili . :Nessuno, di amendne ordini alcuna, cosa « nel dominio clell'allro, nè vi facci a pubblica fabbrica, nè si arroli « solélaLi , nè ricevtL in amicizia gl i all eati dell'altro. Paghino i Car«. Laginesi in dieci :umi duemi la dugento talenti e st1b ilo ne diano « mille. I prigioni tnt ti restituiscano i Cartagines i ai Romani senza « riscatto )l. Niun limite veggo posto da Roma agli armamenti navali della città rivale. E questo sembram i provare che Roma più non temesse Cartagine sul m,u·c. Già In parte maggiore delle squadre combattute ad E~usa era caduta in potere del vincitore; veni vano poi a mancare alla metropol i punica le r icche colonie Sicule d'ond'essa traeva e marinaridi voga emateriale cli g110rra. In sostanza dalla prima contesa Roma uscì gagliarda sol Tirreno in modo da non temer più alcuna potenza coeYa. Od almeno credè nulla poter temere; anzi, per esser più veramente precisi . Ca.Lulo forse soggiogalo dall 'abilità som ma d'Amil care o suo


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L' A Rl\IATA L ATI NA

ammiratore sincero e conYinto, suppose prudenza il non domandar più ~ltro. Ma i~ 11.alia v'era un partito nemi co giurato di Cartagine e nemico senza pietà, nè tregua. Molti anni più tarcli doveva esso trovare una formula nella tanto cogni ta frase del vecchio Catone. Codesto p:irtito che :'.ii cli mostrò ma.I contento del trattato di. Catulo e d'Ami!care, sali to al potere meni.re Amilcare era alle prese.colla formidab ile insurrezione dei mercenari, non esitò a romper la. fede data , e ~enztt ~notivo plausibile dich iarò a Cartagine la guerra, che questa n cca c1 lla stornò pagando altri mille dnecento talenti e sgoinbl'ando la Sardegna. I Romani chiamaron pnnica, fa malafede, ma la prai.icarono spesso; eb l1ero la somma rnntura. di una bella linaua imperitura e di .eccelsi scrillori; perciò l'aggetti, o p1mica è rima~<;to e rimarri1 . Dell'idioma cartaginese non v'ha traccia verunn fnorchè qualche parola in una commedia di Terenzio; l'incflndio ha conwmato i li bri degli storici puni ci, ed ignoriamo qual ·a.,oeuiro essi ('l'I J • C l'> a,J1 l 11assero alla bi eca pol itica all'alma ud,e Lihel'ina.. ì\fa imperanle qual sufTeta in Cartagine Annone il grande, del quale malgrado il soprannome non si conoscono altro cl;e cresta rnedio~t:i e pnsillanirne poi itica , allorchè Ami lcal'e pal'tì pel' la ~onqu isla dell immenso feudo spagnuolo, tentando nn'opera grandiosa di patrio amore e di rivincila, la mel.ropoli non diede al Lrnntenne eroe cui aveva affida to una carica corrispondente allo statholcle?'etto conferto dalle Sette Pro,•ince ai Nassa u-Orange, che un'armata di una tre1~ti1~a cli nav'. lunghe. J)fa cornandavala Asdrubale, degno so tto ~ ogm nguarclo dt enLrnre nella casa del Folgore come suo 11enero e '.l i reg~ere iI go~rerno della Spagna nel periodo che pa.5sò fraia mot'le 1~ camp~ cl A_mll care e l'ass unzione al comando del più grande capttano d ognt età, Annibale. La ~ec~n~a guerr:t punica, sebbene accetlhta da Cartngine, fu al su o pnnc1p10 mossa da Annibale, e sembrò più l'opera d'un uomo che di una nazione. 1

L'.anno 2"8. n.~n è la repu.bbli ca fenicia che guen eggia fa ne~ '. ~a Rom~,~ I tm~ero coloniale della fami glia ~'olgore, il qnale foi n1:sce uomm 1, fom1sce denaro, scende i11 c.'lmpo con tulle le risor;;e della Spagna domata ed incivilita dall'acute menti di Amilcare e del genero Asdrubale. Quest.i, uomo di mare anziLulto, ha fondato la N1wva Cat'lagine

NE LLli GUE R RE PUN IC HE

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nel miglior sito della marina ihèrn, onde avere un arsenale ed una base di operazione navale in vista della guerra pensa.la dal grande Amilcare e di cui egli Asdrubale è confidente e che Annibale apriri\ a suo tempo . ' Ma l'impero coloniale della possenl e fam iglia. non è patria antica «ili ma11inari come lo sono Grecia ed Itali;:i . Laddove Roma nella guerra antecedenLe ha polnlo au mentare in bre,,'ora il proprio materiale ed armarlo di e;;perli italo-greci, nove anni dell'oculo.La preparazione di due uomini sommi quali i due primi Folgore hanno forni to al loro succe.ssore non pi ù che Lreritadue quinqueremi armate e diciotLo pronte di scafi e d'attrezzi, ma non d'uomini. Nell'immensa sproporzione fra l'al'Jnata di cui disponeva Annibale e quella con cui n oma padroneggiava snl Tirreno e sull'Adriatico, Lolto recentemen te ai pirati d'Illiria, sta forse il segreto della. meravigliosa decisione che guidò il giovane generale cartaginese al va lico delle Alpi. Nella lenlezm colpevole dirnoslrnta da Cartagine nell'armamento d'una pol~nte fo rza navale sia il seguilo del lit salvezza. final e di Roma e d'Italia e del susseguen te 1'itornn offensivo cli Homa contro Spagmt dapprima, e poi contro Carlngine istessa verso il termine della epica lotta. Vediamo di quali mezzi navali disponeva la città feni cia all'apertura della campagnn. 1" Anniba le prima di p()rsi in marcia lasciò al fratello Astlt'llbale dodi cimila fon ti, cluernilacincruecento ca.valli, lrenta elefant i e l'armata coloniale; la qna le doveva difender la costiera ::.pagnuola contro gli assa lti delle sqtwdl'e cli .llorna e contro i corsari di Massilia,: pel'chè questa g1:el:a cii.lit era collegata con Roma e ne em -vedetta on dal primo stabilil';;i del grande Amilcare nella Spagna. 2° Il Senato cartaginese decretò l'armamento cli due squadre. l.'unn. di rnn l.i quinqneremi in tesa al sacco di porti indifesi della marina tirrena.; l'allr:t di venticinque vele int.e~a a tentare Lili beo. Qual differenza fra sì mec.;chine forze e quelle attelate in linea di battaglia nelle giornate gloriose di Ecnomus, di Drepana e del capo Ermeo ! Mentre le divisioni puniche s'accingevano a prendei' il largo, Roma chiamava dal golfo Adriatico duecentoventicinque qu in1


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L'A RlvlATA LATINA

queremi vincitrici dell1J. reginà Teuta e proteggitrici efficaci della greca Core.ira contro le costei frnnose e veloci navi liburne. Siffatta fwrila armata fu spartita in due stuoli; il primo dovette servire a traghettare in Afri.ca un esercito con ;;olare che ripetes., e le gesta cli Regolo; il secondo 'imbarcò l'esercito cli Publio Cornelio Scipione designato ad arrestare la marcia d'Annibale che mubveva per passar l'Ebro, confine fra l'Impero coloniale cli casa Folgore ed i popoli pl'ot.elti della repubblica. Rornana. Così a primavera dell'anno .'iM 8. Il primo esercito comanaato da Tiberio Sempronio con centosessanta navi R cinqne ordini fe'vela per Lilibeo, cl'ondedoveva val icar l'acqua per stringer d'assedio Cartagine; il secondo (quello di Scipione) ri tardato da una sommossa di Insubri, s'a.vviò da Pisa radendo la costa di Liguria verso la Spagna; ma fermaronsi le sessanta lralee che I·1 trasportavano nell'antico porlo cli l\fassilia per prendervi lingua. 'Quivi giunse a Scipione la inaspelLata novella dell'esser il nemico diggiit sulle sponde del Rodano. Al Roniano non riuscì impedir che l'Africano traghettasse il. fiume; tornato alla. squadra, egli pigliò una determinazione che doveva costar a lui un'amara disfatta, ma che fu cagione forse dell'ultimo trionfo della SLUl patria: poichè spartì l'esercito in due, una parte, cui affidò al fratello Cneo, proseguì per la Spagna, l'altra tolse con sè e condusse a pigl iar terra a Pisa. . E l'esercito e la squadra di Cneo furono la spina tremenda nel fianco d'Annibale. Invano questi disceso drtlle Alpi sconfi,10'e Pubi io ,.,,. . . f · Ov al i 1cmo; uwano scon igge Tiberio Sempronio che è viunto a . f v marce orzale dalla Sicilia lino alla Trebbia contestata s:i aspramente. ~falgrad.o due , ittorie stupende, Annibale è tagliato da Carta.gena e da Ca.rtagine, dalla piazza d'arme spagnuola e dalla piazza d'arme africana, perché il mare è romano e perchè fra il fratello Asdrubale e lui c'è l'esercito di Cneo. : Le fortune di Roma cosi vacillanti sul campo, nell'anno '.iH 8 le riah:ò la squadra. · . Dunrnte la marcia d'Annibale tra le nevi alpine la divisione pumca mandata a tentar Lilibeo era stata battuta di fronte al porlo l'altra,era stata dispersa dalla tempesta e catturatene le navi dai ,corsari di. Siracusa; Sempronio prima di lasciar ht Sicilia aveva V

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NEL.LE GUEIUU:: PUNICHE ,

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· anche fortemente ow1pata Melita (Malta), respinto una correria di navi nemiche su Vibo (Montcleone) , riconosciuto . alcuni punti di sbarco sul lido africano, raffor;rnte le guarnigioni dei castelli Romani in Sicilia, e di quest'isola e delle prossime formato un ba1L1ardo al continente italiano. La squadra latina, sì uti le per la difesa del l'isola preàosa, fu anche il mezzo di trasporto di cui Sempronio si valse per congiungersi a Publio Scipione hattulo al Ticino e riformatosi alla Trebbia, poichè essa condusse il primo eserci to da Li li beo ad Ariminum, d'onde poi mosse all'incontro di Scipione. , L'anno 2;17 aprissi da Roma col rnfforzamento clell e guarnigioni de! lido; aumentossi l'esercito di Cneo Scipione, il quale con la divisione aftìdatagli dal fratello l'anno precedente s'era portato ad Emporiae (Ampurias): a vicenda annniraglio e ca.pilano, Cneo durante l'anno 2'18 e l'anno 2·17 difese Sardegna contro qualsivoglia assalto di Asdrubale, penetrò dentro le terre, assicurandosi il possesso del lido fra l'Ebro ed i Pirenei; il fratello PL1blio lo raggiunse con i rinforzi cl'Italitt (8000 uomini) allorchè egli ebbe sconfitto l'armata puno-spagnuola alle bocche dell'Ebro, e mentre Annibale infliggeva una terza. sconfitta a.i consoli al Trasimeno, allontanandosi sempl'e dalla sua terra spagnuola e fatalmente Lrascinato a mezzogiorno senza spernnza di aiuti della patria africana, i due·valenti fratelli passavano l'Ebro ed invadevano il dominio dei Folgori. Non si comprende come Cartagine non trae.sse dalle proprie colonie un'armata, capace di schiantare le flotte romane, fuorchè coll'ammettere un eccesso di preponderanza dal lato romano . Annibale intanto vince sempre ma si assottigliano Je eroiche sue bande; l'anno il<! 6 vince a Canne la più grossa battaglia di tutta la guerra e ma.lgrado ciò l' invitto capitano è chiuso nell 'Italia. meridionale, dove rimarrà ancora dodici anni combattendo sempre e sempre vincendo su campo aperto e sempre attendendo rinforzi che non ·vengono mai . Chi salvò Roma e la. Simmachia latina nella guerra Annibalica, non fu la prnclenza strategica di Fabio il Temporeggiatore, nè il valor di Marcello. Ambedue codesti uomini di guerra furono utili alla patriR, si, ma i veri difensori di. Roma forono i questori navali


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L'ARMATA L ATINA

NEL L E GUERRE PUNICHE

delle flotte di Lilibeo e di Emporiae. È per l'armata di Spagna ~he l'esercito comandato da.i due fratelli Scipione, sconfigge Asdrnbale Folgore ment.re suo fratello Annibale annienta, a Canne due eserciti consolari. Lasciate libero il mare un solo istante e la squadra di Magone Folgore tragitterà- da Cartagemt in Italia l'esercito di Asdrubale e Roma avrà di fronte i tre leoni figliuoli clel grande Ami lcare. Ma l'opera splendida della. marineria latina ru per l'appunto il non lasciar mai libero il mare ad Asdrubale ed a Magone; così molli secoli più tardi il canale d-'Jnghilterra doveva venir difeso da navi in modo da esser insuperabile ostacolo a Napoleone che come genio di gnerra tanto rassomigli~ a.cl Annibale. Questi tentò ogni via diplomatica per comandare sui flutti come sul .campo. Infatti l'anno 2,16 Annibale riesce ad avere nel Ile di Macedonia un alleato, nel iH 5 la morte di Gerone tiranno di Siracusa gli fornisce nel costui nipote Geronimo un fautore; e Siracusa. alleata significa un'armata greco-sicula a propria disposizione. E fu allora che un'armata puno-siracusana bloccò dentro Li ii beo l'annata romana e che l'ammiraglio Bomilcare recò a Locri un rinforzo di 4000 cavalli a.cl Annibale. Ma Roma. non si smarrì; malgrado che la. guardia romana ancorata in Brindisi vi si trovasse rinchiusa: clall'a.rmal:a del Re mùeclone. Ecco che Marcello va in Sicilia a domar Siracusa e tutto il genio cli Archimede non la salva da.ll'a.rtiglio romano. e nel corrente del 2 15 la Sa.rclegna, dove Cartagine ha mandato un piccolo corpo di sbarco, è ripresa da Tito Manlio Torquato. Romilcare ottiene il vantaggio di sbarca.re Imilcone con un esercito ad Eraclea Minoa; ma il generale punico è battuto da Marcello e Bomilcare piL'L debole dell'avversario non ·osa assalire la squadra che cinge Siracusa d'assedio, anzi sfugge ad un ritorno offensivo di questa. Da quell'istante la campagna straLegica e politica d'Annibale consislè nella ricerca del posseclirnento d'un porto. Taranto gli aprì le sue porte; però mentre _da siffatto bellissimo acquisto si rinfranca.vano le sue spera.nze e rendevasi possibile lo sbarco delle falangi macedoni di Filippo, Roma non esitava a spedire Marco Va lerio Laevino a.mmi-

raglio con trentotto galee a sobillare la confederazione achea contro il re Filippo ed ancora l'immane lavoro d'Annibale rimaneva inutile. Intanto i due fratelli Scipioni avevano surrogata la greca Emporiae con una piazza d'anni onninamente romt~na, Ta~Tagona. Ciò che Asdrubale I aveva operato per Cartagena, i due fratelli praticarono per Tarragona. Dal nuovo e inunito porto essi non solamente tentarono correrie nel dominio dei l?oJgori, ma anche sulla marina cli Libia; ma trovaronsi a fronte due uomini di guerra a malapena inferiori al fratello Annibale, cioè Asclrnbale II e Magone, i quali seppero sconfiggere ed uccidere i due forti Romani . Ciò nulla.meno l'anno 209 parte per Spagna sull'armal:Rche Lelio comanda il giovane Scipione figlio del vinto al Ticino. Una correria della squadra contro la punica Utica ha. reso noto al Senato romano che Asdrubale T.I medita una seconda invasione dall'Alpi ; la notizi,t ha deciso Roma a rinforzare Spagna ed a mandarvi Lelio e Scipione. Il giovane aristocrata, - un Arturo Wellin.gton in tanti raffronti particolari I - giunge nel meglio 'ctei prepvarativi cart~ginesi e trova Asdrubale II nelle montagne di Toleclo, Asdrubale Gisconio presso Lisbona, e Magone a Caclice. E del!R spartizione delle forie puno-ibere profittando con somma sagacia cli capitano, Scipione assale Cartagena da terra, Lelio la batte da mare, nessuno è alle difese, l'emporio coloniale dei l?olgore casca nelle mani clei marinari di Lelio che conquistRno il più sicuro porto di Iberia tutta, diciotto navi disarmate, sessantatrè trasporti, un arsenale, le miniere ricchissime cli Porman e 600 talenti . Asdrubale II accorso con ogni premura lasciò a Baeula parte del proprio eserci_to prigione; ma col rimanente valicò Pirenei ed Alpi, ed ancor egli trascinato dalla fatale necessità. d'una guerra invincibile, va. ad incontrare la morte a Sena.gallica mentre Annib:;tle non ostante miracoli di strategia manca di pochi giorni la congiunzione per tanto tempo agognata (207). Scipione Yincitore di Cartagena commise un errore madornale, quel lo cli licenziar l'armata. di Lelio; mentre egli stesso od i suoi luogotenenti conquistavano mano a mano l'impero coloniale dei

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L'ARMATA LATINA

Folgori, sul quale Cartagine aveva già l'alta sovranità fin dall'invasione di Cneo e Publio. Magone che aveva concentrato prima in Gadès poi in Minorca (Portus i\iagonis fu fondato da lui) ogni risorsa di uomini e di navi, _con entrambe partì e. µtosse non disturbato alla volta d'Italia. Per la prima volLa (206 A. C.) dopo 112 anni di ferma navale strategia, l'imprudenza di un giovane avventurato toglieva a Roma, la sua attenta guardia del mare. L'ardito conato di Magone venne ad infrangersi contro le mura di una ciWi allora piccola e chiamata a innumeri glorie, Genua; ma i Liguri della montagna lo aiutarono contro i coloni romani della citfa e Magone espugnatafa la fece _sua base per operare alle spalle dei Romani nell'Insubria (205) : Delbi stirpe del sommo Folgore i due superstiti eran in Italia, ma, l'un dall'altro distanti; Annibale nel Brnzio e nell'Apulitt, Magone nella regione padana. Una mossa di Scipione li richiamò in Africa. L'anno 200 Publio Scipione entrò in carica siccome console e pensò di valicare il mare e cinger di assedio Cartagine; in fondo era l'antico proposito dell'anno :iH 8, che la calala di Annibale aveva reso imprudente allora, ma che adesso era il più ragionevole del momlo. Recatosi il console in Sicilia con pieni poteri, egli alla primavera del 204 fu pronto con 40 navi da battaglia, 4-00 trasporti e tren- ' tamila uomini di sbarco. Lelio ebbe in comando l'armata. Nessuna resistenza oJTri Cartagine all'invasore che prese terra al proinontorio Bello presso ad Utica dopo tre giorni che il convoglio aveva salpato dal porto cli SiraQusa. L'assedio d:Ulica fu tosto intrapreso ed intorno ad essa sì diedero le battaglie tra Asdrubale Gisconio e Scipione; la squadra car'lagìnese ebbe parte alla lotta e non ingloriosa. Annibale e Magone furono richiamati. Questi dopo tre anni di guerra di partigiani nei monti liguri e nell'Etruria, dopo splendide prove cli energia. e prodezza, accerchiato e disfatto da due eserciti romani, scampò, sebbene gravemente ferito, sulla squadra. L'ultimo figlio d'Amilcare, l'allievo di Asdrubale I , il marinaro della casa Folgore, il ben amato del fratello Annibale

NELLE GUER RE PUNICHE

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mori nel tragitto giù pel Tirreno . Annibale stesso :;;tremato di forze, circondato dai suoi veterani di Italia e di Spagna, sulle poche navi 0beaveva serbate per l'occorrenza a Cotrone, s'imbarcò e prese terra a Leptis. La terra d'Africa egli l'aveva abbandonata fanciullo trentasei anni innanzi; sedici ne aveva speso guerreggiando vittoriosamente e sempre intendendo al mare lo sguardo che ricercava vele amiche sull'azzurro specchio dell'acque e che mai altro scorgeva che le bianche velature cli Roma e della Simmachia italo-ellena. Qui termina la parte che la marineria prese alla gigantesca lotta. Poche furono le grosse fazioni; anzi quasi punte; ma costante la vigilante Òsservazione cleL mare nostro e del nemico. Amo dirlo e ripeterlo: l'armala salvò l'Italia dopo Canne, conquistò la Spagna, uccise virtualmente Asdrubale II alla battaglia dì Senagallica. Livio racconta che alla conchiusìone della pace, Roma volle che cinquecento navi fra da guerra e éla trasporto si bruciassero nell'ampio porto di Cartagine. La feroce misura dimostra come Roma tenesse a cuore l'impero del mare sì abilmente conc1uistato. Forse la vittoriosa, non accecata dal trionfo, pensava che altri Asdrubali, altri Am.ilcari e Magoni potevan salir le alte poppe e rinnovar la gesta dei morti eroi fenici. E poi Annibale non era egli .ancor vivo?

III.

Senz'armata, spogliala da Massinissa, ma tuttavia ricca e ringiovanita da un governo a capo del quale era Annibale, e gli amici suoi, Cartagine impauriva ancora.. Un altro Scipione fu norn.inato a distruggere la ciWt temuta; Lelio ebbe il comando dell'armata. La terza guerrn si ristringe in un assedio e nulla più; ma anche in questo genère cli lavoro guerresco, ai Romani di que' tempi non


248

NELLE GUERRE PUNICHE

L'ARl'>'lATA LATINA

molto familiare, fu di grande aiuto l'armata. L'opera della quale non si può desumere dagli storici in modo chiaro e preciso se non formandosi in mente un piano della città, quale essa era al tempo del memorabile assedio. In fondo al golfo, che ora chiamasi di Tunisi, fra due stagni, l'uno dei quali è l'attuale lago di Tunisi, alzavasi Cartagine. · A levante. il lugo di Tunisi, a ponente la Sokra (l'altro stagno salmastro), in mezzo edificata sul colle lacillft propriamente de.tta chiamata )(egara, la cui parte orientale molto più alta dal livello dello stagno sottostanle, conteneva l'Acropoli , chiamata, con punico vocabolo, Byrsa. Un muro t'ortiJìcato riuniva i dne stagni difendendo la città alle spalle, mentre un triplo muro cingev[t Byrsa; a piedi della cittit lungo la costa erano due porti ani!ìciali che si apri van l'un dentro l'altro per un canale; l'esteriore era il porto mercantile di figura rettangolare, l'interiore chiamavasi Cothon (la coppa) o porlo mililare. Mura fortifica.te e potenti nascondevano i porti alla vista di chi fosse ancorato nel golfo di Tunisi o nello stagno. La sottile lingua di terra che separava la bocca dello stagno dal piede dell'esterna difesa di Byrsa, chiam<1vasi Toenia. Tale essendo la città e tali i suoi dintorni, Scipione Emiliano conquislò per sorprestt Mega:ra e circonvallata Byrsa da terra per affamarla la. cinse ancora dalla parte di Toenia. Rimanevano alla gnarnigione cartaginese la Byrsa, il Cothon ed il porto mercantile. La bocca di queslo guardava l'armata romana ancorata ìn parle ed in parLe incrociante a seconda dell' opportnnità. Appiano Alessandrino ci narra, che essendo Ja Byrsa sprovvista di vettovaglie e chiusa ogni via da terra, un Lai Bithiti col mezzo cli navicelle sottili imprese a munire i difensori forzando ripetutamente il blocco e scendendo giu a vele piene e rasentando la torre che difendeva la, bocca, del porto, la quale era cinta di scogli pericolosi alle carene delle grosse n<1vi romane. Era questo Bithia sì abile nel condurre a hene cotale inlrapresa e si[attamente riusci vagli passare immune da ogni scotto, che Scipione pensò non poter impedire il vettovagliamento di Byrsa che con la chiusura clel porto. Ond'è che si diede ad affondare macigni dall'estremo punto occidentale di Toenia in ciò al certo possentemente a.iutato clalle proprie navi. Credettero .in sulle prime i difensori Lroppo ardua l'opera cli Sci-

~

249

pione, nè se ne diedero pensiero; ma allord1è la videro instradata, e che scorsero emergere dal mare una gittata larga venliquattro piedi, e che videro tutto l'esercito lavorarci con romana percluranza e dì e notte, anch'essi s'accinsero ad un'opera gigantesca. Nascosti dalle alte mura delle due darsene, riattarono una cinquantina. di galee e più altre minori navi ecl aperto un canale a ponente della hoc.ca del porto, uscirono con l'armata d'improvviso allestita alle spalle della squadra latina. Eran vuote le navi di questa di marinari e di nocchieri, e poco mancò non cadessero fra le mani dei Cartaginesi. l'rfa costoro, miti consigliati dalle emergenze, preferfrono prender il largo, forse alla ricerca di munizioni da bocca. Dopo tre giorni tornarono nel golfo attelati a battaglia. L'accettarono i Romani, e durò fino a sera con gran sangue d'ambe le par'li: i Cartaginesi allora colle grosse navi presero il largo, colle piccole tentarono pigliar porto, ma queste nell'angustia del passo mescolaronsi in tal confusa guisa che molte caddero in mano de'Romani. L'indomani fu novella zuffa e totale disfalta di Cartaginesi, cui la necessità del momento aveva fornito di navilio assai meno maneggevole che quello sul qnale i Romani combattevano. E questi ne profittarono col legarsi con 1.mvi passati pel traverso in gruppi. di cinque e col caricare compatti . Le singole navi puniche meno buone all'evoluire si impigliarono fra i cavi tesi tra le galee d'ogni gruppo e rimasero tosto prigioni. La fazione marittima chiuse agli assediati ogni via di salute. Byrsa cadde; con essa la vita glori9sa della melropoli afro-fenicia ebbe termine. Le fiamme consumarono l'immensa città; correva l'anno '146. Il voto di Catone era esaudi to. L~ contesa incominciata l'anno 264 collo sbarco a Messina del console Appio Claudio si chiuse l'anno ·146 colla battaglia navale di cui Appiano ci ha tramandalo l'accurato ricordo. Roma incominciò la guena sul mare e la ultimò sul mare. Ogni qual voi ta essa volse le proprie forze ali' offesa vigorosa e robusta sali a bordo e vogò sull'acqua cilestra; quando, invasa, calpestala, condotta all'orlo dell'abisso dal capitano più perfetto che le istorie ram~emorino, desolata da battaglie sanguinose, parve sul punto di cadere nella lotla, la salvò dall'estremo danno e dalla ruina estrema l'indisputalo possesso del mare.


250

L'ARMATA LA T INA NELLE GUERRE PUNICHE

Tanto ho cercalo dimostrare desumendo dagli storici ogni fatto . navale per quanto insignificante esso sembri a primo aspetto. Stndioso appassionato della storia, io ho narrato e nulla più.. Al mio lettore i commenti. Siamo circondali dall'istessa acqua che bagnava le costiere della Simmachia. italo-greca; il vapore ci ha ridonata nella. pos~ente corazzata. una galera più forte dell'antica, ma che a guisa dell'ava gloriosa combatte egualmente col rostro. Se un giorno saremo chiama.li ad offendere, rammentictmo la prima. guerra punica con le sue gigantesche pugne di Ecnomo e cli Aegusa; se chiamati a difenderci ricordiamo ìa tenace difesa della. nostra costiera e delle isole nostre come fo pralicala nelJe guerre d'Annibale, e non obliamo le ardite imprese di Lelio e di Levino.

LA

RE LAZ IONE DEL GENERALE F. TORRE SULLA LEVA ESULLB VICENDE DEL REGIO ESBRCITO

I.

A. V. VECCHI. Non è guari venne pubblicata la Relazione del tenente-generale Federico Torre a S. E. il mi nistro della guerra « Della leva sni gio-vawi na,t,;, nell'anno 185i e deUe 1: icende del regio esercito dal 1° ottobre 187i al 30 settembre 1878 1, • Ogni parolt1 sarebbe superflua fHir dimostrare l'importanza di questo lavoro statistico, che ormai da tre lustri vede regolarmente la luce ogni anno; giova tuttavia notare che quella importanza va sempre più aumentando, impcrocchè ccl successivo acquisto di nuovi ragguagli e di nuove ci rre si accresce pure il tesoro dei dati necessari ' pei confronti veramente utili e per le csauc deduzioni . In generali\ ed è massima riconoscintn , la statistica limitata o ad alcuni fatti in:di pendentemente dai !oro co mplessi rapporti o a periodi brevi cli tempo non può servire che a deduzioni più o n:ieno fondate; soltanto gli effetti con focldtà cd in modo completo constatati per una lunga serie di anni possono fornire la prova e la riprova di quelle applicazioni, che si vogliono apprezzare alla st.regua dell'esp<~rienza . Or noi abbiamo rp1inclici Relazioni $Ulle leve eseguite ;n Italia, vale a dire tale corredo di not.izie su cui ormai il legislatore può basare gli s~udii e le ricerche con 5Ìcnrezza. Ma c'è di più : quelle quindici Relazioni ci presentano gli effcLLi di due sistemi diversi, cli quello antico, cioè, che a basi del reclutamento poneva la lunga durata del servizio sotto le armi e i piccoli contingenti di leva, e dell'altro cui . ora siamo giunti del servizio generale obbligatorio colla breve durata 0


252

SULLA LEVA E SULLE VICENDE DEL REGIO ESERCITO

LA RELAZIONE DEL GENERALE F . TORRE

del tirocinio, coi congedi autecipati e coi grossi contingenti. I risultati della vecchia e della nuova legislazione sono là , tradotti in cifre nelle Relazioni del generale Torre, e n0i crediamo invero che non si possa formarsi un'idea precisa delle riforme introdotte dal ·187·1 ad oggi nel reclutamento, nè che sia prudente accingersi a nuove modificazioni senza comultare quelle c,ifre e studiarne il valore, Non si p_uò ,toccare minimam~nte quella parte dell'organica militare che si nferisce al reclutamento senza che si alterino, o tosto o tardi i numeri e dalle alterazioni si ha poi la prova positiva del buon' elfotto o del pregiudizio. recato o che recherà una determinata modificazione. Qneste considerazioni non avrebbero motivo di opportunità se in It.alia le c1uestioni i:li organici1 militare fossero definitivamente risolte; se, come è desiderabile, tutto ciò che riguarda il reclutamento avesse già assunto carattere di stabilità così da sottrarsi, almeno per qualche tempo, a nuove proposte di riforme. Ma a tal punto non siamo, ancor giunti; ed è recentissima la deliberazione della Camera dei deputati coJla quale si è invitato il Ministro della guerra a voler riprendere in esame e risolvere la questione della forza e della. durata del servizio sotto le armi in relazione alla solidità dell'esercito ed alle altre esigenze dell'?rdi_na?1cnto militare e del bi lancio. Or bene, in rispetto alla forza, gli e/letti e segnatamente quelli della durata del servizio e del numero maggiore o minore del contingente di leva si traducono nelle cifre di queste Relazioni, dalle quali si puù dedurre con rigorosa esattezza qual forza, considerata sotto i varii aspetti di forza no17:inale o . effettiva o presente o mobitizzabifo, ccc., può darci qnesto s~ste~a pmttosto ~he un _altro. Nel raccogliere e riferire i dati principali della R<~laz1one ultuna vedremo infatti quali sieno i risultati finora dati nel n1.1,mero e ne11a quaHtà della forza dalla applicazione dell'ulti ma legge sul reclutamento, e l'osservatore inte!licrente potrà dedurne quali altri risultati si avrebbero con nuove ,.: ;iù racÌicali modificazioni. Non al solo militare studioso adunqne, m·a anche al legislatore giova fermar l'attenzione sulle cifre che il oo-enerale Torre . c1 presenta raccolte e razionalmente ordinate nella sua narrazione scrupolosamente fedele. Procediamo ora a darne un resoconto, cui inter porremo brevissime osservazioni. L'opera comincia con un Proemio, nel quale la forza è considerata sotto tutti i suoi molteplici aspetti . Il 30 settembre 1878 gli uomini descritti nei ruoli militari dell'esercito permanente e della milizia mobile erano 9,1.9,9H., cioè 698,095 dell'esercito permanente e 25·1,819 della milizia mobile.

253

ES E HCITO PERMANE NTE.

2.56,403 Reggimenti di fanteria 239,07,1, Distretti militari . 8,688 Compagnie alpirn~ . H,4.71 Bersaglieri 31,424 Cavalleria 60 ,,1;'17 Artiglieria 1,1,93·1 Genio 18,923 Carabinieri reali ed aggiunti 4,491 Scuole mil itari e reparti d'istruzione. 3,!)79 Compagnie di sanità • ·1,070 Corpo inva lidi e veterani 225 Depositi dei cavalli stalloni ·1,·183 Compagnie di di:;;ciplina . 360 .. . ( Uomini di governo Stab1l1ment1 ~ , , . 3H .. . Carcerali . . . fil1I tari l . 351 d. ( Ree usi . . . . 1 1t>,t penf Nei reclusori Ufficiali in s<~rvizio attivo, in disponibilità o in H,873 aspettativa . 2.,16·1 Ufficiali di complemento. Totale, esercito permanente .

698,095

MIIAZIA MODILE.

,.

232,676 Fanteria di linea e bersaglieri . 1,1,,783 Artiglieria 2,488 Genio. ·1 ,908 Ufficiali 264 Ufficiali di complemento per la mi lizia mobile. Totale, milizia mobile, . 25·1 ,8·19 Totale generale 949,914 A questi 949, 9H aggiunti i 2,ll03 ufliciali della riser\'a ed i 42.3,191 uomini ascritti alla milizia territoriale, si avevano in quel giorno uomini ,1 ,375,508 . Messi da banda gli uomini della milizia territoriale e gli ufficiali, il generale Torre si .sofferma alquanto sui 933,708 militari di bassa forza per indicarne il grado, l'età, la istruzione, la specie cli arruolamento e tutte quelle altre particolarità che conducono ad una completa conoscenza di essi . Di questi dati riassumiamo quell i che principalmente sono necessari a conoscere la ·composizione della forza.

/


254

Distinti per grado i 933,708 militari erano : 18,354 sottufficiali, di cui H,6z0 nell'esel'cito pcl'manentc e 373,1, nella milizia mob'i!e; 93,:257 caporali , cioè 77,38 1 nell'eserci to permanente e ~ 5,876 nella milizia mobile; 822,097 soldati, di cui 59'2, 060 nell'esercito permanente e 230,037 nella milizia mobile. Dei ~)33, 703 uomini il 30 settembre non si trova vano souo le armi che soli 463,820 appartenenti all'esercito permanente, gli alt.ri tutti in congedo illimitato; il fotto si spiega considerando come rilevasi dalla Relazione ( pagina 9·1) , che durante il periodo di tempo cui essa si ri rerisce, vennero ill\riati iu congedo illimit.ato 93,796 uomini, mentre per la leva si ebbe uu contingenle effettivo di ,1• categori:1 di 60,8!17 uomi ni ( pagina 'l 7) . Del resto è facile comprendere come la forr.a riducasi a termini esigui in un certo periodo dell'anno, per effetto dei congedi antccipati e manca ndo la coincidenza del licenziamento colta chiamata dei nuovi inscritti. In realt;1, deduo mdo da quella l'orza rn,n3 carabinieri ed aggiunti , la forza di truppa dell'esercito permanente al 30 seue;rnbre 1878 crn sollnnto cli H4 ,897 nomini. Considerando ora i U33,708 uomini sopra meutoYati, presi colJeuivamente, secondo la specie di arruolamento li troviamo così di stinti:

Situazione degli uomini medesimi per età:

1

1

Escrcìto permanente

652,.i-73 ·13,031:i 4,130

Milizia mobile'

24.6 ,657 V73 ,., ))

762

3,636 1.~83

1

)l

716 3;,;:1 -1 86

3,046

))

·1,070 i.i ,20;i ·1,179

>i )) ))

68ft,, 06·1

2Hl ,647 933,708

)) ))

6,830 177,35'•

65 ,(1,63

1

6~

933,708 Ecco ora la situazione degli uomini r~ecl.csimi. second~ i~ t~m.~~· passato soùo le armi, distinguendo quel11 d1 ,1a. da quelli d1 .2 e tegoria i quali ultimi costituiscono le truppe d1 complemento . c omplemento dell'esercito per manente

Esercito permauente

Punto . Da ,1 giorno a 6 mesi Da 6 mesi ad ·I anno Da ,1 a 2 anni. Da 2. a 3 Da 3 a ,1 » >)

Da ,I, a :.> Da 5 a 6 » Da 6 a 1 n Da 7 a 8 » Da 8 a 9 n Da 9 a .\O » Da 10 (l 1·1 n Da 1,1 a 12 Da 12. a 13 Da '13 a H Da H a ,15 Da 15 a 20 Da 20 a 2.o » P iù di 2ti anni >)

1

))

406 9,392 !~ 78,765 ·182.,368 10,886 2,2H·

Minori di ,i 8 anni . · · · · Maggiori di 48 ann.i e minori di 2·1· Dai !H ai 25 anm Dai 25 ai 30 anni Dai 30 ai 40 anni Oltre i JO an11i ·

1

268 334 1,376 il:26

Milizia mobile·

Esercito permanente

1

Inscritti di leva . Volontari ordinari. Volontori di un nnno . Volontari che già fecero l'anno di servizio Volontari che ottennero di ri tar<lore l'anno di servizio . Studenti universitari che ottennero di ritardare il servizio. Surrogati ordinari . Surrogati cli fnHello . Scambi di numero Riassoldati con premio Raffermati senzo premio per~ i. RafTcrrnati con premio per tre anni . Seryizio sedentario ·

255,

S ULLA LEVA E SU LLE VICEN DE DEL REGIO ESE RC ITO

L A REL AZ IONE DEL GENERALE F. TORRE

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))

))

))

5,!~98 2.9 ,liH7 62.,9H> 76,937 21.3, 95,i, •14,553 15,68·1 4,8:~5 2.,959 4:, 0't9 ,( ,255 4,-190

U,2,0H 7,1,sn (1l)

2,00'.2 162.,170 (1),

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').27 7,063 75,2.06

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5•16 · ~,4,90 ,i 71

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2- ,,-3-,8-8-4,

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-------· 684: ,0G,1

933 ,708

(I) Non oltre duo mesi per la semplice istruzione.

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4:95 2.6 ·I O

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,i6,i.

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1,HO

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4,87

4 ,4-53 1 ,0'16 867 -4,7_0_1 _7-.1

complemento della mi lizia mobilo

Milizia mobile


256

LA RELAZIONE DEL GENERAL E F. TORRE

!-,e cifre esposte e condensate nei precedenti specchietti si presterebbero a parecchie considerazioni; noi ci fermeremo soltanto sull'uhimo specchio per notare senza commenti : ·1° Il nerbo più grosso dell'esercito permanente è costituito dai 2~3,9~4 uomini che hanno servito da 2 a 3 anni, e la maggior parte d1 essi realmenw, per elTetto dei congedi antecipati, non ha che un tirocinio di 33 mesi; un altro gro1-so nerbo, cornplessivament~ di 174,%7. uomini sono al di sotto di due anni di servizio e discendono gradatàmcnte fino a zero; 2. 0 Nelle trnppe cli complemento dell'e.sercito permanente abbiamo H2.,0H uomini senza un sol giorno d'istruzione, cd è questo un r1ffetto della sospensione temporanea della chiamala degli uomini cli 2.a categoria; si hanno poi 7·1,873 uomini classificati fra quelli che servirono da •1 giorno a 6 mesi, ma effettivamente il loro tirocinio fu di 40 1">"iorni·' 3° NeJla milizia mobile troviamo ancora dei vecchi elementi i 75,~06 uomini che h_anno servito da 3 a 4 anni; nel suo compleme1;to abbiamo 16'.2,170 uomini che hanno ricevuto una prima istruzione; ma in questa milizia passeranno poi gli nomini che hanno solo un tirocinio di ~3 rnesi, dopo oltre cinque anni da che più non avranno maneggiato un fucile, e nel suo complemento passeranno quelle classi di 2• cate!:(oria che non ebbero un giorno solo d'istruzione; '" 4° Colpisce a prima vista la sproporzione tra la forza cli complemento della milizia mobile (Hifi.,172 uomini) e la forza della milizia stessa (85,475); se l'ordinamento del nostro esercito di 2" linea avesse uno _sviluppo adcqua_to agl_i elementi dati dal reclutamento, quella proporzione dovrebh' essere l' mvcrsa. Il Proen1;io della relazione termina con un capitolo sulla mi lizia territoriale, nei ruoli della quale al 30 seucmbre •1878 erano inscritti i23, ·19·f uomini, cioè: Sottufficiali 6,19,i. Caporali 17,t32 Soldati 399,565 1

/~23,"9 11

Di questi 42.3,191 transitarono nella milizia territoriale: ~l'I ,800 dal'l'esercilo permanente; 228,'.273 dalla milizia mobile; e '173,H 8 diret.tamente dalla leva p'erchè ascritti alla 3a categoria . ·

257'

SULLA LEVA E S ULLE VICENDI:: DEL REGIO ESERCJTO

II.

Eccoci alla Prima Parte della relazione, nella quale si descrivono distesamente le operazioni tutte della leva sui giovani nati nell'anno 1857. Questa leva doveva somministrare , per legge, un contingerH<~ di 1• categoria di 65,000 uomini. Sulle liste di leva si trovarono inscritti 303,33 1 giovani; ma, fatte dai consigli le dovute cancellazioni, quel nnmero si ridusse a 2.85,762 prima che avesse luogo l'estrazione, così distinti: 31,763 capilist.a,. 2,985 ommessi cli leve anteriori e 251 ,OH nati nell'anno 11857. Su questà classe si ebbero 6,0·12 inscritti di meno in coofronto al numero degli inscritti della leva antecedente sui nati nel 1856. Il riparto del contingente di 65,000 uomini cadeva sn 253,\)85 inscritti, vale a dire che la proporzione tra il contingente di 1n categoria e il totale degli inscritti risultò del 25, 59 per cento. Agli inscritti aggiungendo 3,1, 755 capilista si ha la cifra di 28!S,n .o la quale differisce di 22 da quella innanzi indicata prima dell'estrazione a sorte: di[erenza prodotta da indicazioni inesatte di alcuni consigli di leva. I con5igli di leva ordinarono inoltre la cancellazione dalle liste di estrazione di 3,961 inscritti. I giovani cli questa leva giudicati inabili al servizio furono 69,5·1O, nella proporzione del 2,,~,32 per cento snl numào totale cli 285,76'.2 inscritti e del 25,60 per ceuto sul numero dei visitati che fu di 270,995,. e più distintamente ndl'ultimo rapporto: per mancanza di statura 27,318 cioè 10,08 O/o per informità o deformità !~2.,'19z » ·I 5,57 » 1

1

1

fi9,5 ·1O

25,65 »

Ecco le provincie ove si ebbe il maggior numoro di riformati: Sonclrio Calabria Ulteriore I Venezia Sassari

nella proporzione del i0,99 per cento-· )) )) ))

3,i-,59 32,6B

32,24

))

» ))


258 LA RELAZIONE Cagliari Calabria Citeriore . Corno . ·Caltanisseua. Basilicata Belluno

SULLA LEVA .E SU(,LE VICENDE DEL REGIO ES ERCITO

DEL GENERALE F. TORRE

« teresse dell'esercito e del paest:l, dovrebbe essere il .rovescio; c10e

nella proporzione del 32,,13 per cento 30,,i3 30,0 1 29,9:J 29,65 29,29 ))

))

1

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l<'u minore il numero dei 1;iformati nelle provincie di : Bologna Reggio d'Emilia Massa e Carrara Ravenna . Verona· Vicenza Mantova Udine Firenze Arezzo

nella proporzione. del 15, 73 per cento 16,M Hi,70 ~ 6,71 17,27 47,30 17,'72 ·18,03 18,~8 ,18,63 ))

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:\iella relazione il generale Tone riassume molto diste:;ameute le cause delle riforme per imperfezioni e malattie, ed accenna a quelle che furono più preponderanti. A questo riguardo non riporteremo cifre; ma ci limiteremo ad una considerazione. È desiderabile che la costituzione fisica della nostra gioventù diventi tale da far diminuire la proporzione dei riformati; però , date le condizioni presenti e la vigente legislazione in materia, vedremo molto volentieri aumentars quel 25,05 per cento, purchè all'<~sercito si dieno inscritti veramente sani e rob~1gti e d~cresc~ la cifra dei riformati sotto le armi e quella cle1 degenti e mon1 negh spedali . E qui giova ricordare le testuali parole pronunciate alla Camera dei deputati , nella tornata del 2,1 feb braio ultimo, dal ministro della guerra, colle quali molto chial'arnente la questione del le riforme fu posta ne'suoi veri termini <e • • • ( dal <e 1·esoconto ufficùile) poichè tratto di migliore costituzione, di raffor<c zamento della fibra del soldato, permettetemi che accenni ad nna mia idea (e forse non solo mia, ma anche di altri), cioè cl;e col e, nostro sistema cli reclutamento il governo tenda solo a non essere (< minchionato, vale a dire che non gli sfugga un individuo per poco « che sia capace di fare il soldato. Invece, secondo me, s~condo l'in(<

che tutte le cure dovrebbero essere dirette a che non si iutroducesse nell'esercito un individuo per poco che fosse sospetto di non <e poter essere huon soldato. Questo mi pare essenziale. « Verrò poi alle proposte concrete quando ne avrò agio. Ma così « all'iqgrosso dirò, per quelli che hanno pratica delle norme di leva, « che sarebbe bene fosse addirittura l'elenco C delle infermità fatto « diventare elenco B. Non so se mi sono spiegato abbastanza chiara« mente. Insomma, vorrei che ciò che ora è necessario per non ri« manere soldato, fosse posto come condizione pt~r non diventarlo .... » In ciuesta leva sui giovani nati nell'anno ,1857 i consigli di leva accordarono 58,307 esenzioni clal servizio di ,1a e 2a categoria per motivi di famiglia. Costoro vennero ascritti alla 3" categoria e furono in ragione del 2.0,40 per cento sul totale degli inscritti. Si accordarono inoltre 86 esenzioni tempora1rne (0,03 per cento) in applicazione dell'art. 9!i: della legge. In com plesso adunque le esenzioni furono 58,393 in ragione del 2.0.,(1-3 per cento. Gli inscritti rimandati per la rivisita alla prossima leva furono 31,62.6, in ragione clell' 1l 11,07 per cento per le seguenti cause: per difeUo di statura ~),ii-87; per infermità presunte sanabili 20,482.; per inabilità riconosciuta nelle visite all'estero 33; per legali e comprovati motivi ·1 62i . In questa leva si ebbero : 7,j, volontari di un anno ammessi all'affrancazione di Favore secondo la legge ·19 luglio '1871; "'19 surro gazioni di fratello , di cu i ,117 in ·1a categoria e 2 nella :za; 2,43,1, giovani nati nel 1857 concorsero come arruol.Jti volontariamente e vennero calcolati nel contingente, cioè 102 ufficiali, 183 allievi negli istituti milit,ari e 2., H,9 volontari ordinar'ì; furono ,~77 i volontari di un anno ammessi a ritardare il servizio e 1 12. quelli di questa leva ammessi a far subito l'anno cli servizio; ·infine 2.75 studenti del le università e degli istituti assimilati ottennero cli poter ritardare il ser-, vizio fino al 26° anno di loro età, e di essi '.2.00 vennero calcolati nel contingente di 1" categoria. Furono 9 182. i giovani che senza giustificato motivo non si presentarono ai consi11li di leva (·: furono perciò dichiarati reniten ti, nella " del 3,2 1 per cento sui 285,762. inscritti nelle liste prol_)orzione cioè di leva; proporzione minore di quella della leva precedente sui nati nell'anno ,1856 che fu del 3,32 . Ecco le provincie nelle quali si ebbe il maggiore e il minor numero di renitenti:

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maggiore 'lo

minore¼

16,,13 Rovigo . Genova. 0,00 ~3,85 Arezzo . Napoli. 0,17 Palermo ·10,20 Bologna 0, ·18 :Messina 8,80 Padova . 0,20 Livorno 8,72 Ravenna 0,23 Potenza 7,25 Firenze 0,26 Catania. 6,80 Forlì 0,;l8 Salerno 6,47 Siena 0,38 Calabria Citeriore 5,69 'Modena. 0,39 Como . G,:U Ferrara O,,rn Oltre là provincia di· Rovigo, che non ebbe alcun renitente, vanno notati i seguenti circondari in cui tutti gli inscritti si presentarono ai consigli di leva: Sanse vero, Faenza, Verolanuova, Rocca S. Casciano, Civitavecchia. In questa classe del ·1857 il contingente di ~ • categoria di 65 mila uomini non fu intieramente raggiunto: si ebbe una deficienza di 206 uomini; difalcati poi dal contingente stesso i dovuti elementi, il contingente effettivo si ridusse a 60,897 uomini . La 2.a cat,egoria risultò composta di ,1.9,523 uomini . Nella 3· categoria, come già si disse, vennero arruolati 58,,393 uomini. Su queste cifre faremo una sola osservazione: che cioè se si volesse modificare il vigente sistema di reclutamento in modo da comprendere in una sola categoria tutti gli elementi ora ,divisi fra la .1a e la 2.a categoria, si avrebbe un contingente di circa 11 O mila uomini, vale a dire che, anche riducendo la durata del . servizio sotto le armi a due soli anni e rimanendo inalterate tutte le altre attuali condizioni di bilancio, ccc., si dovrebbe pure limitare il numero degli elementi forn iti dalla leva e stabilire pur sempre qualche eccezione per una parte di esso . Complessivamente nelle tre categorie si ebbero ·168,8·13 uomini, ai quali aggiungendo altri 167,i. uomini non calcolat.i nella 1a cawgoria sul cui grado d'istruzione non può cader dubbio ( ufficiali , allievi volontari di un anno, studenti) si giunge alla somma di 170, 4-87 giovani. Nella Relazione si considerano questi giovani, sotto diversi rapporti, fo,tinti per· professioni, arti e mestieri, e per gra·do di coltura. Qui ci limitiamo a riferire i dati più generali, e nel seguente specchio che indica il numero dei giovani per professioni, arti e mestieri, poniamo a fronte la proporzione per cento di coloro che non sapevano nè leggere, nè scrivere. 1

Dei mentovati ,170,487 giovani erano adunque: di cui analfabeti O/ o 63,98 agricoltori e pastori . uomini di fatica . 74,11 muratori, scalpellini e simili . ,H ,83 artigiani diversi 34,03 impiegati, esercenti professioni I) >) libere e studenti )) 6,705 bovari e cavallari . 62,7,1 6,4-60 calzolai ed operai in pelle . 36,30 5,380 operai in legno. 30,43 5,238 addetti alle fabbricazioni, preparazione e spaccio di commestibili . 29,80 5, ·194- proprietari . 15,08 4-,189· commercianti in genere. 15,56 4-,185 operai in ferro ed altri metalli 31,81 ~,302 servitori in genere 45,52 )) i ,083 barcaioli e pescatori . 63,71 622 esercenti belle arti. 519 artc~fici in metalli preziosi 1,16 298 maniscalchi . 32,21 /) )) 156 esercenti art.i salutari. I) 40 veterinari . . ·1,674 ufficiali, allievi negli istituti militari, volontari di un anno )) e studenti universitari . )) 51 ,39 Di questi ·170, 4-87 sapevano leggere e scrivr~re 17,303 cioè 4-5,34 per cento sapevano soltanto leggere . 5,565 » 2,27 » non sapevano leggere nè scrivere 87,619 » 5·1,39 » Nella leva precedente il numero degli analfabeti affatto, fu nella proporzione del 5 1,99; il progresso i~ appena sensibile , però simili riscontri non possono aver qualche valore che paragonando almeno le cifre di un decennio. Vediamo ora in uno specchio la classilìcazione di tutte le regioni d'ltalia rispetto alla istruzione; in tutte si nota un progresso. Nella colonna A abbiamo la proporzione per cento degli analfabeti neJJe leve sui nati negli anni 846 e seguenti fino ai nati nel 1856; nella colonna B la medesima proporzione, aggiuntovi il risultato della leva dei 9,1,H4H ,64-7 8,506 8,·157 7,0i 8

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SULLA LEVA E SALLE VICENDE DEL REGIO ESERCITO

LA RELAZIONE DEL GENERALE F. TORRE

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.\Nl'IO X!IV , VOL. 11.

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LA,. RELAZIONE DEL GENERALE F. TORRE 262 nati nel ·1857 ; per la, p1;ovincia, di Roma il medesimo rapporto comincia soltanto colla, leva dei nati nel ·1850 :

;t 30',18 35,72

B

Piemonte e Liguria Lombardia Veneto . Toscana Emilia . i\iarche Umbria Napoletano Sardegna Sicilia.

55,'1'5 59,59 M,08 65,55 7,1,63 '14,9:2. 76, 95

29;!~2 35,65 .n,H 5:~,28' 58,37 63,79 (i,i-,58 '1·1,06 7i,35 76 ,30

Provincia di Roma

56 ,38

56,4.0

n ;s1.

la statura media nella leva cui si riferisce questo resoconto fu di metri 1,62, la medesima coine nelle tre love pre·cedenti. Le reclute di questa leva distribuite ai corpi dai comandanti dei dis'tretti militari fu'rono 57,093, nel seguente modo : Granatieri . . . . . . . 8 1·1 · .Mtri reggimenti di fanteria . 32,3•12 Distretti militari (panattieri). 300 Compagnie alpine 1,884 Bérsaglieri. . . . • . . . 5,302 Oa\valleria . . . . . 5,766 :IDepositi dei cavalli stalloni . 13 Squadrone dei palafrenieri 132 da campagna. • . 5,,1,iO A:r,tiglieria da . fortezza . • . 2,HO compagnie d'operai e da costa. :2.·18 Genio . . . . . . 1,622 :747 Carabinieri reali . . Riparti d'istruzione. 207 Personale pernianente degli istitt1ti militari 34 @ompagnie di sanitit . . 481 Compagni<~ cli disciplina e stabilimenti militari cli pena 22 Fanteria R. Marina '.z 57,093 Per condurre a termine le operazioni tutte di questa leva occorsero lire 1,69,1,258 :2.7, delle quali 771,5'19 H sostenute dai comuni, dai mandamenti e dallo provincie ; ·106, 180 00 a carico del ministero dell'interno; e 813,559 '13 a carico del ministero della guerra. 1

1

!

Il generai Torre anche in questa Relazione passa a considerare gli effetti , della istruzione obbligatoria nell'esercito, ri/'crendosi agli uomini della classe 1855. La quale classe, in origine di 6 1,464. uomini, si ridusse pochi giorni prima del licenziamento a 55,866. Costouo; quando vennero sotto le armi, andavano così distinti: sapevano leggere e scrive1:e . . 25,95'.z. cioè 46,4.5 per cento illetterati affatto ·o sapevano soltanto » leggere . . . . . • . . 29,9-14 » 53 ,55 All'atto del licenziamento, dopo due anni e nove mesi di servizio~ degli uomini stessi: sapevano leggere e scrivere 52,1 ·19 cioè 93,29 per cento illetterati alTatto o sapevano appena· leggere . . . . . . 3,747 » 6,7·1 n Questo risultato della istruzione obbligatoria dell'esercito appare notevolissimo, quando si rammenti che prima di essa, nel periodo di libertà, all'atto del licenziamento il numero degli illetterati affatto o che sapevano soltanto leggere non fu mai minore del 3[• per cento. Dei 285,762 inscritti della leva sui nati nel 1857 vennero misurat.i per riconoscerne la statura 2.63,993, .dei quali 44 non raggiunsero• neppure la, statura . minima di met.ri 1,25. Come nelle due leve proc.cdenti così in questa, Sondrio ha dato maggior numero di giovani di statura inferiore a m. ·1,25. L'inscritto più alto in questa leva raggiunse la statura di m. ,1,97, mentre nella leva sui nati nel 1856 ovvi un inscritto alto metri 2,0·2. 1

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263

SULLA LEVA E SULLE VICENDE DEL REGIO ESÈ'RCITO

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III. La Parte seconda della Relazione tratta più particolarmente delle vicende del R. esercito dal ,1° ottobre ·1817 al 30 settembre ,J878. Ne riferiamo alcm1i dati in particolar modo per far conoscere la situazione e il modo onde funzionano le istituzioni più importanti. Durante l'accennato periodo di tempo si arruolarono volontariamente nell'esercito e nei diversi corpi ed armi ~4.'.29 giovani; inoltro fi.5'2 militari per libera elezione passarono dalla 2.a o 3a categoria alla ,1", la mag.gior parte nell'arma elci reali carabinieri.


::!E,/4,

LA RELAZIO:-IE DEL GENERA L E F. TORRE

SULLA LEVA E SULLE VICENDE DEL REGIO E SERCITO

Quanto ai volontari di un anno, 625 impresero . il servizio al ·1° novembre ·1877; in altra ammessione, nel luglio 4878, furono arruolati 4,02.3 giovani" dc' quali 560 per cominciare l'an_no di ~rvizi~ a~ 1° novembre ·1878 e ·162 per ritard:irlo al 26° anno d1 loro eta; altri r~.~8, non riconosciuti idonei alic armi, si premunirono pel caso di esser poi trovati abili al loro concorso all:1 leva; finalmente il 30 settembre 1878 vi erano 1672 volontari di un anno i quali non aveano prestato :incora il loro servizio continuando nel beneficio ottenuto di ritardarlo. Anche la statistica dei volontari cli un anno merita seria considerazione. Se infatti, per certi rapporti, non possiamo dolerci che il loro numero sia limit.at-0 e rimasto alquanto al disotto delle previsioni e dei calcolÌ che si ero.no fatti su questa istituzione; d'altra parte, considerando che ormai il solo cespite rimasto :illa cassa militare è la tassa del volontariato di un anno, c' h da impensierirsi assai 11011 vengano a mancare alla cassa medesima i fondi nocess:i ri per pagare i caposoldi e le rafferme ai sottufficiali . Ecco un'altra questione che tosto o tardi richiederà imperiosamente una soluziono. E ciò senw parlare delle conseguenze che si a_vrebbero riducendo a~cor~ o p~r tntii la durata_ del tirocinio sotto le armi; se, ad esempio, s1 ven1:;se alla ferma d1 tlue anni, molto prohabilrncnto il numero dei volontari di nn anno si ridurrebbe a poche unità. lla proseguiamo il resoconto . . . Dalla r.ne del ·1871 ai primi tre mesi del 1878 vennero noi reparl1 d'istruzione 1,9H giovani, elci cp1ali soltanlo :2 19 ,!ella leva nllora in corso. Lo promozioni degli allievi nel ·1877 avvennero a<l un'epoca :interiore a quella cni la relazione si riferisce; si notano quindi soltanto~ i promossi dal gennaio 1878 iu poi e furono ~72, di cui ;207 ~ci t'o?gimenti di fanteria rii linea, ~!O nei bersaglieri, 8 nelle compagnie al pwe, G5 nei reggimenti di cavalleria, 84 in quelli d'artiglieria da ca mpagna, '21 in quelli da fortozzn e lH nei reggimenti ilei genio . Nel periodo cli tempo della relazio1u~ ,1,·177 mililnri oLlcrmcro lit rnfferma di un anno seD7.a premio, ed erano: 833 ~ottuffìciali , 28 c;iporali, 316 soldati (carnbinieri, musicanti, ccc.) . Ecco ora la situazione dei r() ffermati con premio : Dalla istituzione della rafferma con premio al 30 settembre ~81i erano ~late concesse ,1,,0,13 rafferme , dal ·1 ° ottohni 1877 o.l 30 settembre ·1878 11c fu rono accorèlate altro 2,3!\.8; iu tutto 6,36 1. Si verificarono però 677 diminuzioni, onde aJ 30 settembre 1878 i ra lTerm:iti erano ;;,68,1.-. A questa uwdesima epocn rim:inevano t1ncora noll'e~errilo $oli 3,180 mili tari riassoldali 1:oH riremio, od ernno 7,279 i sottn!lìt:iali che godevano del caposoldo. La situazione della c::i,:!,a mili1

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tare presentava, tra fondi ordinari o straordinari'. li_re 76,~ 4-2,96~ _e centesimi 8 di proventi e lire 2,601,1·13 e centes1m1 83 di depos1 t1. Nel corso cli tempo della relazione , cioè dal ·1° ottobre ,1871 al 30 settembre 1818 nella bassa forza dell'esercito permanente avvennero 27,4-86 promozioni, 4-~ 5 sospensioni dal grado e ·I ,062 retrocessioni . Il forte numero dello promozioni devesi al congeclamento di due classi in quel medesimo spazio cli tempo, Il 30 settembre 1817 i militari ascritti ali<} classi di punizione erano soltanto 177; passarono poi in quelle cl::issi per cattiva condotta o.Itri 281 e ne sortirono 356, di guisa che il 30 settcrn bre 1878 ossi rimasero ,102. Alle compagnie di disciplina, al 30 settembre ,f877 , si aveva no ascritti ,1,286 uomini; ne en trarono quindi altri 1,033 e ne sortirono ,1,240, rimanendone cosi ,f ,079 al 30 settembre •1878. I motivi del passaggio di questi 1,079 furono i seguen ti: 57 per incorreggibile condotta, 3 per tentativo di stupro, 6 per camorra, 5i per pederastia, 6ft. per indeli catezza, 6 per pubblica menclicazione, 3'1 per infermità simulata allo scopo di ottenere la riforma, ~ ,i per truffa e falso , 13 militari cli marina per cattiva condotta, 8 per propositi sovversivi contro le patrie isti Luzioni , 181 fra guardie di pu~blic~ ~i~urezz~, doganali e carcerarie per cattiva coudot~, 1 per pus1lla1111mta, 9 disertori riavuti, 629 in seguito a condanna per furto. All'epoca indicata del 30 set_~mb_re ·1871 agli stab~lir~enti_ ~ ilita~'i di pena si trovavano ·1,552 m1litar1, aumentarono .qumd1 ~ ,5~": sortirono •1,731; rimasero quiudi 1,4 116 al 30 settembre 1818, c1oe per: 1

Compagnio ~

Diserzione Insubordinazione Prevaricazione Furto . Beati diversi

n ecfusori

Reclusi

Curcernli

320 199

166 65

84-

H

11

·1

56

n

35

,174

53

89 105

751

31H

3H

-

,1,,\,·16 I disertori, dal ,10 ottobre ·1877 al 30 settembre ·1878 furono 620, ma nel medesimo periodo di tempo no rientrarono 63,1,, dei quali 220 per arresto e li:1 :le per presentazione spontanea.


266

LA RELAZIONE DEL GENERALE F. TORR,E

Altre ,particolareggia~e notiz.ic sono contenu~e in questa Parte seco;nda della Relazione. Fra le altre notiamo le seguenti: per rassegna.di rimando vennero congedati 2,200 uo:i;uini; si concessero 864- licenze str;i.ordinarie per malattie .presunte sanabili; si concessero ,13 congedi st.raordinari a militari invalidi e veterani ; 235 vennero collocati a riposo o gi.ubi1ati e 35 ammessi a pensione per riforma; 90. militari furono cancellati dai ruoli perchè resi indegni di appartenere all'esercito; infine i morti sotto le armi furo,no 2.,0,13, dei CJ.nali H6 sottnffìciali, ·1 ft.7 caporali e ,1, 750 soldati. Secondo le cause morirono: Per cagioni V?rie di servizio 3·1, cioè 6 sottu\~~ciali, 2 caporali e 23 soldati ; Per cause indipendenti dal servizio 1,9H di cui 84- sottufficiali, HO caporali, 1,690 so~dati; Per suicidio 68, cioè 26 sot(ufficiali, 5 caporali e 37 soldati. Nella .Relaz.ione le v:ade cause di morte sono esposte sotto diversi aspe,tti: e cpJ.i molte col).siderazioni potrebbe,ro farsi; ma per studi più profondi giova ricorrere direttamente al .testo di c1uesto lavoro statistico, il quale termina con m~a ricchissima illustrazione di documenti.

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Sullti co•n~1osi~io11e ,lei coH.1,ogli-spetlnli. Confe-

renza del dott. Lu1G1 Go'!'TAHDI, capitano medico stabilimento tipografico Narcisi e C. 0 1879.

Genova,

, Premesse alcune considerazioni generali, l'autore accenna la clitferenza che vi è fra i treni trasporto-feriti e i treni-ospeda~i; fatti i primi, come è noto, con l'adattamento estemporaneo di carri cope1'ti e di vetture, indi pendenti fra loro, cioè senza intercomunicazione, e composti, invece, i secondi da veicoli adattati in antecedenza a servire 'cla infermeria, da cucina, guardaroba, dispensa ecc., e comnnicanni fra loro, affinchè il treno-ospedal<~ possa essere agevolmente percorso nell'interno per tutta la sua lunghezza dal personale sanitario . Conformemente alle conclusioni del congresso internazionale di Parigi dell'agosto del passato anno, l'autore rig~tta la costruzione dei ~rewi, sanitari speciati, dei quali fu fatto un gran numero da gove:·m,. cl~ società della Croce rossa e da altri nelle guerre combattute negli nltum rtr,e lustri ; come quelli che sono oltre misura dispendiosi e non hann0 alcuna utilità in pace e assai scarsa in guerra; e ripete il voto cli quel tongresso : - È indispensabile che tutte le società ferroviarie nella costruzione dei loro carri-merci abbiano riguardo alla trasformazione iin vetture d'ambulanza pel tempo di gnerra. Le più importanti modificazioni che debbono subìre i carri meroi, i carri merci-bestiame e le Y<~tture di 4a classe ( che sono i veicoli prescelti per i treni-ospedali) si riducono a queste: - fare nna porta


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LIBRI

a metà d'ogni parete di testata, con una piattaforma a ribalta a[ piano del pavimento che serva di passaggio fra i veicoli agganciati, per avern un corridoio mediano longitudinale che stabilisca la comunicazione interna di tutto il treno - aggiungere gli altri congegni, accessori e materiali occorrenti affinchè il convoglio funzioni da ospedal!~. La disposizione mediana del corridoio longitudinale, universalmente adottata e che fu anche es<~guita nel treno cli prova fatto costruire dal maggiore medico cav. Tosi per conto della Dil'ezione trasporti militari del nostro corpo di st.ato maggiore ('I), presenta, secondo l'autore, vari inconvenienti. I principali sono : ,j O Restrizione ai soli carri ed esclusione delle carrozze di 2a e di 3• classe nella composizione dei treni-ospedali; dond e l'impossibilità di convertire estemporaneamente all'occorrenza qualunqu e trenotrasporto di truppa in treno-ospedale, in quanto che f{Uei treni hanno delle carrozze che non potrebbero servire all'altro uso senza una prnvia e sostanziale riduzione; 2° La stessa restrizione ai soli carri dà, secondari1rn1ente, altri svantaggi ~1uanto all.'adattamento ad infermeria; primo fra tutti, quello di riparare incompletamente lù scosse per la poca flessibilità della loro molla; la c1uale, anche trasformata secondo il sistema Hrockmann, è meno elastica della molla ordinaria da carrozza, come l'autore ha provato con esperienze eseguite nell'oflìcina delle ferrovie in Verona . Da ciò la conseguenza che le carrozze e non già i carri dovrebbero essere preferite per le riduzioni, contrariamente a quanto si fa ora. 3° La porta nel mezzo delle testate obbliga a spostare lateralmente le garette dei frenatori ; instituisce nel convoglio in moto una corrente d'aria lungo il corridoio mediano con incomodo rlei giacenti ; e non permette altra direzione dei letti-barelle che quella nel senso longitudinale al convoglio, lungo le pareti laterali dei cassoni dei c;rri . Quest'ult.ima particolarità', è, secondo l'autore, di non lieve pregiudizio agli infermi per le .oscillazioni del treno nelle frequenti curve e controcnrve 0he si trasmettono sull'asse lnngo dell'uomo coricato nel senso longitudinale del treno stesso; e che po.~sono recare non lieve danno agli infer·nvi con la perdita del riposo, o con l'es1J;urimento delle {01·ze mitscolari,, O cogbi scomponim.enti pericolosi di fmttiire, con emo·rragie od altro per le 1··ilpet11,te contrazfoni miiscolari, necessarie a consernare il decubito e l'equilibrio onde evitare le cadnte. (1) V .

Rivista ,llilitare, dispensa di giugno.

E PEF\IOD IC!

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Tutti questi pericoli e danni non si avrebbero se l'infermo si trovasse disteso in sei1so trasversale al convoglio. L'autore stima di nessun conto i movimenti ·di allalena , che l'uomo coricato in quest'ultima direzione avrebbe a soffrire per la differenza cli livello nelle guide quando il treno percorre del.le curve, e afferma si possano facilmente evitare i movimenti oscillatorì nel momento della partenza, negli avviamenti, nelle fermate ecc. Per ovviare a tutti · gli esposti inconvenienti e pericoli l'autore propone di costruire la porta da un lato piuttosto che nel mezzo della testata; per tal modo può dare ai letti- barnlle la direzione trasversale alle carrozze, evitando· in pari tempo l~ spostamento laterale 'delle .garette dei frenatori. Ogni veicolo avrà così un corridoio longitudinale; ma per essere esso lateral.e, può accadere nella riunione dei veicoli che alcuni l'abbiano a destra ed altri a sinistra dell'asse longitudinale cl~~I treno. Questa disposizione a zig-zag però non toglie alcnnchè, secondo l'autore, alla comunicazione interna del treno; essa contribuisce, anzi, a scemare le troppo vive correnti d'aria. La porta di testa, poi, e il corridoio non dovendo servire che al persona I<~ sanitario esclusivamente ( per le laterali si fa il carico e scarico degli infermi) basterà che abbiano un quinto della larghezza inlùrna della parete, quinto che l'autore segua con la cifra unica cli 5,1 1/. cent., come se non vi fosse differenza di larghezza nei vari tipi di carri e cli carrozze. Dopo ciò segue a dire l!~ particolaritil relative agli adattamenti che occorre fare ai carri e alle carrozze rli 2a e 3a classe per ridurle a treno-ospedale secondo le sopradette pro poste, e per adattare, lungo le pareti trasversali, letti-barelle, sospesi col sistema Zawodovsky. Fa rilevare un ultimo vantaggio che si ha con la direzione trasversale dei letti, cioè di poter praticare il doppio caricamento e il 1 cloppio scaricamento in linea infossata o con un doppio piano caricatore estemporaneo, senza amer bisogno d:i compiere nelt',i,nte;r·no dei 1,eicobi la pèricolosa 'Voltata, occo1·1·ente nella direzione longit1.uHnale dei letti con la 1·id:nzione ordiiia1·ia . M:a se queste modificazioni bastano a ridurre ad infermeria i veicoli sopraricorclati, altre più sostanziali ne occorrono per qtrnlli che devono servire da cucina, da rnagazzmo, da farmacia ecc., ossia pei bisogni dei vari servizi d'ospedale. L'autore trova che malam ent<~ a ciò si prestano i carri in uso, e propone cli costruire alcuni veicoli sp!~ciali che chiama can'i d:i, se,ri;izio cli sanità 1nibitc,1re, da conservarsi nei magazzini nei tempi ordinari, e che dovrebbero essere agginnti, durante la guerra, a tntti i treni-trasporti-militari diretti sulla linea d'azione,


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E PEfUODICI

LIRRI

non meno che alla composizìone dùi treni trasporto-feriti e dei treniospedali su tutte le linee. ,In due di tali carri di servizio di sanità egli allogherebbe tutto il materiale speciale e quanto serve per la cucina, farmacia ecc. di un treno-spedale. Le dotazioni poi lli funi, di ganci a vite, pertiche ecc. occorrenti pel sistema Zawodovsky, unitamente a qnelle dei letti-barelle, cuscini ecc., conservate nei magazzini militari durante la pace, sarebbero col!ocate in tem po di guerra sotto ai rispettivi veicoli ridotti per la composizione estemporanea dei trcnispedali, assicurate con appositi congegni e sostegni. Per quanto riguarda la ~pesa , l'autore è d'avviso che quella occorrente per la proposta riduzione delle vetture di ~a e ;.la classe, dei carri-merci e merci-bestiame, per la costruzione d'nn certo numero di carri di servizio di sani tà e per un maggior numero di sostegn i a sospensione funicolare e di letti-barelìe ccc. sarebbe inferiore alla spesa nrcessaria per una completa costruzione della quantità sufiìcien te di convogli spedali appositi. Ciò che non è difficile a credersi per quanto l'autore mostri, dicendolo, di dubitarne. Alcune figure dichiarano i particolari delle modificazioni proposte per i carri e le carrozze . Abbiamo dato un largo riassunto delle idee esposte nella conferenza per poterle esaminare con Ja maggiore brevità, senza $Capito della irnpo11tanza della materia. Entriamo di corsa e senza preamboli nell'argomento. G.li inconvenienti notati dall'autore nell'ordinario modo di formare i trP.ni- spedali non sono dell'importanza che dà loro; anzi tabna con- ~ dizione che egli crede svantaggiosa è, invece, di mol ta nt.ilità. La disposizione della porta e del corridoio nel mezzo è un vantaggio; perchè permette di dare ad essi larghew;a maggiore; donde rnarr1,dore facil itit di sorvegliare, di passare, di muoversi a seconda clc~gli s;;riati bisogni, delle cure e dell'alimentaziorrn degli infermi. Le correnti d'aria si evitano con delle tendine o col tener chiuse .le porte. Non è esatto dire che dipende da quella disposizione la necessità tli rnnersi ai soli cani pc~r 1a composizione dei treni-spedali . Generalmente si rimase contenti a ridurre per quell'uso i soli carri-nrnrci, mercibestia~e e le vetture di ,i-a classe, dove esistevano, per due principali ragiom. La prima perchè questi veicoli rappresentano più della metà di quelli che giungono alle spalle <lell'esercit.o cornbattentè per gli ordinarì ·ùisogni ; e se, quanti che fossero, potessero facilmente ridÌ1r:;;i""r ei ri torilO ad uso dei troni- spedali, il loro numero sarebbe sufficiente ad assicurare la evacuazione cli quegli infermi e feriti , che sono veramente{ traspor-

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tabili. La seconda perchè essi sono con poca spesa facilmente ·adattabili' sopr11detto senza diminuire per nulla il loro valore od impiego .~rd\nario pei bisogni cc:irnmerciali. Che se:non si avesse voluto tener conto della spesa nessuno ostacolo esse.nziale ,avrebbe impedito di servirsi, per ,,usarle nei tt·cni-o;,pedali , delle carrozze cli 2• e 3a classe, tranne la neces-~Jtà di togliere le divisioni interne, gli schienali, i port-abagagli, ecc.; necessità superata solo in poca parte, e non felicemente, come vedr~,uo, colle proposte dell'autore. Certamente la spesa delle riduzioni sarebbe assai minore se nella co-stn)zione cli tali carrozze per l'avvenire s1tenesse conto del loro possibile i,tdattamcnto pei treni- ospedali; e, qur3sto ha di recente prescritto un or()ine ciel Governo federale svizzero per le proprie ferrovie. N\lmmeno la garetta dei frenatori puù essen3 impedimento alla dispos.tzioue mediana della porta; non sarà difficile spostarla nei carri che non r~anno già lateralmente - come quelli delle ferrovie romane. ia rigid~zza della molla nei carri è stata felicemente vinta col sistema Brockmann, in modo da non 1a·sciar desiderare l'elasticit.à cli quella delle can;ozze. È cosa questa cosi universalmente consentita che ogni discussione ci p.arre.bbe oziosll. Facciamo poi riflettere ali'egregio autore che col sistema funicolare di sospensione alla Zawoclovsky, dm egli stesso predilige, non occorre nemmeno la trasposizione dr,,Jle .molle aIla J?,r9ckmann. Infatti cruel modo fu studiato dallo Zawodovsky prinaipa!J11ente per ,vi-ncere la durezza della molla dei carri merci ove egli !'.adattò; e se il sno sistema volesse attuarsi nei carri già preparati secon~o il Brockmann, occorrerebbe con espedienti scema-re l'elasticità della pertica e del cavo di sospensione delle barelle per non dare movi- menti sussultorì ai giacenti, come fu pra ticamente dimostrato negli esperSmenti eseguiti qui in Roma col treno di prova sopraricordato. Ma i danni cui sono esposti i feriti a cau5a della direzione dei lettibarelle nel senso longitudinale dei carri? L'autore ci permetta di esprimere il . parere che, non ostante la sua personale esperienza, noi non , possiamo tener per dimostrata quella l unga e spaventosa serie di pericoli , e di da.nni che a,bbiarno riportata di sopra con le sue stesse parole. Non occorre entrare qui in considerazioni tecniche; tutti, medici o non med~ci, resteranno facilmente persuasi che l'autore esagera senza volerlo una propria sensazione dal vedere che nella formazione dei treni-ospedali (anche>- di quelli speciali , appositamente costruiti con munificenza cli re e d'imperatrici) non si è pensato a mettere i letti-barelle nel senso trasversale per evitare i danni eia lui lamentati. La ragione del fatto è facile a trovarsi; che noi sappiamo, nessun medico, nessun ingegnere,. 1~ll'uso


E PF.R IOOI CI

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LIOR I

diciamo anche nessun ferito ha mai scritto, o dotto soltanto, che siano accaduti quei gravi accidenti, o che, nel caso, dovessero atleibuirsi alla direzione dei leui. Il brano del Manuale di Chirur gia d:i gn&r'ra del Heyfetder, citato dall'autore, non ha proprio che vedere con la direzione dei letti-barello, e rignarda l'andatura trnppo rapida, che non ,lovrebbe mai esser quella dei treni-ospecfa ti . Su questo ancora ci pare superfluo l'insistere. Dimostrato così che non esisto110 o 110n hanno serio valore gli inconvenienti dell'Òrdinario modo di form azione e disposizione dei treni-ospedali, a giustificazione di quanto è stato fatto pn.isso tutte le nazioni e presso noi attuato finora in un semplice esperimento di prova, ci rcsla a vedere se il sistema proposto dal dottor Gottardi non fosse per aYvcn tnra migliore. L'egregio autore suppone che non sarà privo di difcui , anzi fa asseg11amento sulle obbiezion i e chiede che si concedano ni suoi studì gli onori della critica. La sua è una onesta domanda; e ci dispiace vera mente che la nostra critica debba essere più severa di quella che la fra11ca modestia dclt'nntore ci consiglicrC\hbe, e che vorremmo seguire se nou ne andasse di mezzo la yerità in argomento di tanta importanza; sul quale è nccessnrio non si formino false idee che pongano ostacolo nlla sua già troppo ritardata attuazione. Diciamolo apertnmente. Ncll'irnmnginare e nello studiare la proposta cli mettere gli infermi in clire1.ione trasversale dei cnrri e delle carrozze, l'autore non ha pensato miuimamentc ad una condiziouc essenzialissimo - le di mensioni del lctto- harella o della barella. Egli infatti non fa parola ciel come siano questi giacigli, se non dove dice che nelle vetture di 2a e 3° clnsse il sedile, ridouo ' a .i; quinti dclln lunghe1.1.a per la parte to lta per fare la porta, devr: esser mobile, costrutto cioè a i;cannellatura per poterlo cstrnrre a guisa di un cassetto da tavola e deporre sul pavimento ccc., perchè serva eia l<mo. Come si capisce, ciò non ha che fare coi letti da sospendersi col sistema alla Zawodovsky. Ora noi domandiamo quali essi saranno'? Nei treni- trasporto-feriti sarà senza dubbio In barella regolamentare; notiarno anzi che i Prussiani non usano che solamente 1p1csta pe1' tutti i trc11i sani tari , qualu nqt1e sia il loro percorso; e perciò tanto poi trasportiferiti che pei veri treni-ospedali. Ecco poi la lunghezza delle barelle regolamentari dello priuci pali nazion i: La Danese, metri 2,30; l'Inglese, metri 2,36; la Prussiana (e così quelle del Fischer e del Lipowski molto usa te uoi treni-ospedali del -1866 e del •I 870-74 ), metri 2,60; la nostra (4), metri 2,45. (1) V. nella Rivista Militare, dispensa sop.-acitato.

,

Se dunque la larghezza interna dei c.wri e delle Y~t Llll'C di 2• e 3• classe è, al massimo, di metri 2,oo, e in molti tipi scende fin o a metri 2,30, come potranno allogarvisi trasversalmente le barelle che supcr:ino già quelle mi~nrc? Fossero anche tulle le b~rclle della lunghezza della Danese, a che servirebbero i 21S_ CHnl.'.m1:tr1 d'nva~zo '.lcl~a Jarcrhezza del veicolo'? Non certo ad uso tl1 corr1do10. I lett1-baielh:, si diril, saranno pi(t c-0rti, e con essi rimarrà lo spazio di 5~ '/, centimetri che l'autore ha fissato poi conidoio . Rispondiamo che nessun }etto-barella, che debba avere clei mauichi per essere sospeso col sistema Zawodovsky (che è scDza dubbio o paragone il fl'.ÌI econom ico, facile e sped itivo per i treni trasporto-feriti), può avere in totale meno cli m. 2,30 di lunghezza; cioè m. 1,90 il pi:mo del letto e m. 0,4-0 i manichi; altrimenti non sarà trasportabile a spalla, e tanto meno a braccia d.' uornini; il lnttuccio-ha!'ella Tosi, studiato cou tutte le possibili economie, è ri uscito cli quella luoghezzo. Aggi~ngiamo ancor~ che le barelln sono tutte, come la nostra , lal'ghe circa om,60, e 1 lettucci-barelle anche cli più, come quell i che sono destinati ad accogliere feriti che clcbbooo ~'estnrri per più lunghi percorsi. Sono, cioi:, d'una larghezza maggiore di quella delh:_port.e _laterali l~elle carrozze da viaggiatori; e sarebbe perciù 1tccessnrw aggmngere I allargarnc1tt~ di queste porlo alle ::i ttrc moclincazioni proposte d~ll'a?tore, se_dcvesi fare il caricamento in linea infossata, ovi i.'indo pericoli e danm magcriori della voltata che occon c per i:nettcre i letti nella direzione lon" . . I. gitudinale colta riduzione ordinaria; ,·oliata che non sappiamo pere 1e . . . l'autore dichiari pericolosa. :È vano aggiungere clie se non vi puù essero spazlO pcl corr1clo10 iongitudinnlo non si può parlare di treno~ospedatc: Ma dato nncora_ che si facessero lettucci-barelle da clne mctn , crede il dottor Got1.ard1 che l.lll corridoio largo contim . tJ'I 1i, sin sufficiente a potervisi muover~ dentro libera monte con te due mani ('arichc di oggetti , come de,•c d1 necessità accadere agli inferm ieri che distribuiscono gl i al_imenti, _i medicinali ccc.? ~ crede pure che un corridoio rlll a1Jgol 1, c?l zrg-z~g proprio sul passaggio del po11ticclto cl' intercornnni?1zio'.1e dr rn'. 1colo all'altr<i, sia un :iffar comodo, o ;-cuza iuconvcn1ent1? ~ se cr s 111contl'ano in rlnc inferm ieri cutnunhi ciirichi ? Altri appunti potremmo fare; rna bastano, ci pare, gti esposti. . Concludiamo. - Lo riportate dimensioni dellr harcllc regolarnc'.llan e dei lettncci-barc~lln, non ch e la faeit itit , senza paragone rnagg,~re,_ pel personale sanitario di apprestare ogni sortn di. c.urc e soccor·s 1_ai feriti e di :;orvegliarn il buon andamento del ~crvm o. sono, a pmcr

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LIBRI

nost~·o, I? _ovvie ragioni per le quali è stata universalmente adottata la d1spos1z~on? degli. infermi nel senso longitudinale dei carri . Per le S tesse . ragrom dobbrnmo rigettare la- proposta contraria fatta dalI_egreg10_ a~1tore. Al quale però, e noi e 11uanti hanno a cuore che siano m,ghorate le sorti di quelli che incontreranno infermità O ferite ~~rnbattendo per la patria, facciamo pJauso per la Jrnona intenzione e 1impegno posto nel trattare questo importantissimo argom(mto. La con.clus,~ne ~!ella s~a con~eren7:a ?on potrebhH essere più :;avia ed opportuna, no,, assocrandoc, a lm eh gran cuore, la riportiamo qui, ponendo fine a 1uesta ras:egua con le sue stesse parole: - Discutiamo, rna concludiamo, e s1 cessi da l t~mpot'eggiare infruttuoso. Il nostro materiale forr?vi~rio va via via trasformandosi e rinnovandosi , e se noi non apphcluarno con sollecitudine una· legge che obblighi i costruttori a ten_er conto delle esigenze sanitarie militari, come ci troveremo preparati alle foture eventualità? 1

.Sull'i1t:1Ju./'P,c ieH-~te tielle penRi<.H d ,li 1·it·i.,•o ,lell'e-

se1•cito ittdiaiao, di LERARIO VIRGILIO, tenente nel 3Hm 0

reggimento fa nteria. nitana, 1879.

Lecce, tipografia editrice Saler-

In questo breve opuscolo si svolge, come dal titolo si rileva una fra 1~ .più gravi questioni che si stanno ventilando in quasi tu~ti gli eserciti , ma che ovunque si prova fatica a risolvere convenientemen te. · Per l'esercito no5tro e::.sa si presenta, più. che altrove, crravissima ed. urge~te, ~,~cc~è le pensioni di -riposo assicurate dalle vigenti leggi ai nostn uffic1~h non solo sono inadeguate agli accresciuti bisogni sociali e .s.ono _relat1va~e~~e infcri~ri_ a quelle date in altri Stati, ma dippiù ofh 0110 mcompat1b1lr anomalie lll con froIJto del trattamento analocro decrli i1~~~ieghi civ_ili. 1~l_tr~ cause co1~corrono a rendere più penosa Ja co7idlZ!one deglt ufficiali collocat1 a riposo, principalissima quella della len!eiza dell'avanzamento nell'esercito nostro. ~- adu~cpie . di sommo interesse studiare questa c1uestione, vederla ne ~u~gol, suoi ~·app~rti per giungere ad una soluzione pratica, cornpat1b1le colla situazione economica delle finanze dello Stato. Questo

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E PERI0DICI

studio è stato fatto ed in qual modo nell'opuscolo che abbiamo preso in esame? L'autore comincia a considerare alcuni apprezzamenti e calcoli contenuti nella nota relazione dell'onorevole Fambri sugli stipendi degli ufficiali.· Combatte e .trova assurdo, in fatto di stipendi, il confronto fra gli ufficiali dell'esercito e gl'impiegati civili. Dimostra come il calcoìo delle promozioni possibili fatto dal Famhri sia ipotetico e coli' Annuario militare alla mano, con cifre fin troppo eloquenti prova quanto sia lent.a oggi la carriera dell'ufficiale , onde gran parte di quelli provenienti dalla scuola militare verranno giubilati col grado di capitano, r~ buona parte degli altri provenienti dai souufficiali col semplice grado di tenente. Ciò premesso, l'autore entra nel cuore della questione delle giubilazioni. Dopo aver detto quali debbano essere i criteri legali intorno alla giubi lazione, espone le cifre delle pensioni militari secondo le leggi vigenti, le pone a riscontro del trattamento analogo per gl'impiegati civili; stabilisce un paragone fra le pensioni di ritiro degli eser.citi prussiano, francese, austriaco ed italiano , da cui scaturisce la nostra inferiorità ; calcola quindi quale sia la spesa necessaria per assicurare al subalterno giubilato una modesta sì, _ma onorata posizione, e fa vedere come che gli attuali assegnamenti siano al disotto delle necessità. Passa quindi a fare un altro utile confronto con alcune posizioni possibili di sottufficiali congedati dopo 12. o· più anni di servizio e, tutto sommato, il trattamento del subalterno giubilato anche in questo caso sì trova inferior,e; infine ribadisce le molteplici ragioni che consigliano una pronta revisione delle leggi sullo stato degli ufficiali e sulle giubilazioni . In sostanza il tenente Lerario non ha esposto cose che non fossero già state dette o dai peri0dici militari, o nei discorsi e nelle relazioni parlamentari. Tuttavia nel suo opuscolo seppe aggrnppare ragioni e dati che si trovano qua e lit sparsi, e Ii ha corredati di paraJidi e cli specchi utili a consultarsi. In conseguenz.a il suo lavoro può giovare; ma avrebbe giovato assai più se fosse giunto a proporre una soluzione concreta della questione. Oggi tutti ormai sono convinti che le pensioni militari sono insuffici enti e che si debbano prendere provvedirùenti legislativi in proposito; perciò torna superflua la dimostrazione di nna cosa. già entrata nelle generali convinzioni . Lo studio cui è giunta la questione oggi è questo: proporre ciò che si pnù fare per migliorare gli stipendi degli ufficiali, accelerare la carriera, e stabilire una conveniente posizione cli ritiro. 1


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LIBRI

Guida pr~dica di serv•~•o, fra i comandi, i cor pi,

gli

uffici mil itari e civili nei loro vicendevoli rapporti; com' pilata dal tenente nei car a binieri reali LEOPOLDO S c.u1u . - Roma, 1879. - (L. 7).

Da parecchi anni si era manifestata la grande necessità di riunire iu un'opera semplice e razionale le tante disposizioni ed i molteplici prcCfltti intesi a stabilire l'essenza e le modalità delle svariate fu nzioni degli ordini militari; cd oggi poi che questi ordini sono cosi sviluppati e progrediti , viene più che mai a proposito ed utili$sìma una tale raccolta. Per altro il libro che an nunziamo non è nuovo, anzi è abbastanz::i conosciuto per il plauso chi! seppe riscuotere sin da l suo primo apparire nel ,f 878, ma il suo maggior merito attuale è che si preseula 11011 solo con pi ù moderna veste e ringiovan ito, ma nnche accresciuto, migliorato e rifatto nel modo più completo possibile. Eppure con tutto ciò il compilatore fra le altre cose ha saputo conservare giuste proporzioni al suo volume, che senza grave incomodo può occupare un limitolo posto i11 ogni piccola bibliotecil mil itare privata. V:intaggio non lieve per ogui singolo ufficiale che ritrov1wb in questa Guida il vero filo per scoprire tutti i secreti del dedalo dei voluminosi giornali militari , i c1uali pnr la loro mole non potrellbero essere ~cmpre alla port~ta di chiuncp.ie clovcsse all'occjorrenza cowmltarl i. Nè mi nore pregio ha la semplicità del metodo nella ùisposizioue delle parti , che successi vamente si possono compulsare per uno stndio sistemato e completo, secondo l'ordine indicato delle materi e, nè più semplici potn~bbero riuscire le ricerche agevolate da un altro indice alfabetico e analitico posto in fine dell'opera. A nostro avvis9 tutti coloro che vogliano o debbauo avere una e,aua ·conoscenza dei vori servizi militari, dovrebbero procutarsi il llianur1fo di cui si tratta, che contiene le sicure norme per applicare le vigenti istruzioni relati ve ad ogni sorta di competenza nei rapporti ufficiali fro le autorit;'t mili tari, e fra queste e le civili. Ln:fìne il li!Jro porge .il mezzo di avere sott'occhio l'ordinameuto, lo scopo le ragioni dell'essere delle grandi instituzioni e degli alt.i comandi dell'esercito. Per questo lavoro lungo, fati coso ,~ di generale u tilità, il quale lw messo o prova l'intelligenza e la paziente persistenza del compilatore, 110n potranno essere tributati che i più sinceri encomii. E giil molto lusin-

RIVISTA ESTERA

LA COLONIA DELCAPOELA GUERRA DEGLI ZULU

La auerra che at.tualmente si combaLtC fra gl'Inglesi e gli 7,ulu porge occasi~ne cl i vo lgeni 11110 sguardo verso l'Africa l\for idion~le ed esaminarne, con quelle brevità che si conviene ad una se~pl1~ crona~.' la costituzione geogr:ifìca, politica e mil itare, almeno 1n CIO che prn direttamente può in ter<!ssarc lo svolgimento tlci fatti della guerra stessa . La colonia del Ca po occupa una gran parte della puuta nie~·idionale dell'Africa compresa fra lo sbocco del fiume Orange (o Gan b) nel1'Atlantico e quello del fi ume Limpopo (o del Coccodrillo) nell'Oceano Indiano. La forma "eneralc di questo paese è caratteristica pel degradare dell'altopiauot>interno Sud- Africano vcrs? ~ due_oc.cani p\r tre successivi gradini ad orli ripidi o montagnosi, , qunl1 seguono I audamento della poco sirrnosa costiera . , Il grall(\c alto pia110 interno, solcato esso stesso dall Oran~e e ~al Li mpopo si proìuuga, appeun iut~rrotto da poco elev1~tc _col.ltne, srno alla distanza di 200 o 300 chilometri dalla costa, quindi d1rupa per alpestri orli che, dal piovente 111eridiona!e, disegnano un~ non in terrotta catena. Comin ciando ~ulla sinistra dell'Orange coi Roggeveld (campi di segala) che prospettano la costa occiden_tal~, questa c.itcn~ si prolunga parallelamente alla COSta U1Cl'l(lWnale COI ~IUWeV~ld (campi nuovi) e cou le montagne dcll'.1.uveruo, della Neve e della f ernpesta, per ripiegare in ultimo secondo la costa ol'icntale con la lunga e R ivista cstei·a

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110

R IVISTA

imponente catena dei Kahlamba o monti dei Draghi: punti ·culminanti sono, il monte della Bussola, nelle montagne della Neve, alto ~500 metri, il picco di C.1thkin nei monti dei Draghi, alto 31 56 metri . Alla base di questo immanè gradino si stende un terrazzo alto dai 780 ai 4040 metri, il quale, allargai1dosi dai ~~O ai ,( 50 chilometri, si mostra .1ssai più. distinto verso· 1e coste occident.1le e meridio1!,ale, dove prende il nomo di Karroo (duro, secco). Il Karroo è una superfi cie di 55000 chilometri quad rali di terreno ocraceo, argi ll oso, secco, duro sino alla consistenza dei nrnttoni per nove mesi dell'anno, nei qualì gli stessi alvei 11.n~iali vi sono_ a~atto asciutti; ma nei n_lCsi 1lcll~ piorrne vi germogliano innumerevoli p1aute bul bose, e la pianura s1 tra:C~nna in un grnsso pascolo al quale scendono i pastori della montarrna coi loro armenti. 0 Dopo il .Karroo, un secondo grndino determina sul versante meridionale la catena delle Grandi l\fontagne Nere, alte dai ·1300 oi ·1670 metri , la quale nel progredire verso la costa orientale si mostra dapprima alquanto indistinta, ma l!er .riap p~rire poco dopo con la s~iccat~ continuaziono dei Lobombo. J\I p1ecl1 d1 c1uesto secondo gradino s1 stendo il terrazzo costiero, alto in media dai 60 ai 70 metri, ben irrigato, assai fertil e, che cirç,onda tutto il paese per scendere poi, con pendii più o 1t10no ripidi, al mare. Oltre l'Orange e il Limpopo che ricevono le loro maggiori acque dell'ahopiano intorno, grandi fiumi nou bagnano il paese. Le acque che sce~clono dai terrazzi costieri. hanno corso brovc, <{ però povero e diretto più o niooo normalmente alla cos ta. I n grazia dell'asciuttezza e purezza siugolare dell'atmosfera, il clima del Capo è uno dei più salubri della terra . 7\foncano quasi ciel tutto le selve, meno i;hc nelle gole montano e alla sinistra del fiume dHI Gran Pesce sulla costiera orientale; del resto nel la zona costiero prosperano tutte le specie di cereali e di frutti eu ropei insieme oll~ , piante tropicali . Cou Lutto che situato sulla zona temperata, no1~ s1 conoscono al Capo che due stagioni: l'estate, dal setlembro all'a prile, e l' inverno, dal maggio al settembre. Negli ahipiani, regna spesso, nel verno, un freddo sensibile, e la nevo od il ghiaccio non sono fenomeni straordinari . La terra del Capo è abitata da tre razze di popoli : gli Ottontoti che predominano nella regione occidentale, i Cafri della regione oricn: tale, i Boscomani, nomadi che s'incastrano quo e là fra gli nni e gli altri , ma che hanno sede princi pale sulla sinistra del basso o mcdi~ Orange. La razza cafra si divide anc-0ra in Basuto o Beciuaoi abitanti

EST El'l A

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della regione più interna cd alpestro, cd in Cafri propriamente dotti 0 Cafri del.la cosi.a . Immigrati vi sono, oltre agli Europei, . negri e Malesi, i quali, condotti vi schiavi, sommavano a circa 32000 quando, nel ,t83~, la schiavitù fu obolita per :i lto del Parlameuto inglese..:...,.,. - . _ _,,_...,. E J pri mi Europei che si stabilirono alla terra del Capo furono gli .Olandesi, ·i quali nel 1610 vi eressero un forte e nel 1652. vi st.1bilirono le prime fa ttorie coloniche. I Portoghesi che con Bartolomeo Diaz conobbero il Capo di Buona Speranza nel ,14-86 e con Vasco di Gama lo girarono nel 1,S.97, non vi ebbero mai stobiliti possedimenti. Accl'cbbc il nu mero dei coloni la re\'oca clcll'ediuo di Nantes (1685) , che fece rifugiare al Capo molti Frnnccsi i quali yi· pianlarono le vigne i cui vini vennero in seguito tanto celebrati. I .Boers (contadini) ohindesi teunoro il dominio dolio. colonia sino al 1795 ; ma a quest'epoca la fortuna olandese già declinava sui mari per cedere il posto a quoll.1 inglese. La mariua inglese assalì la colonia del Capo e i paci fi ci Boors dopo debole resistenza dovettero cedere. Con la pace cli Amiens la colonia fu restituita agli Olandesi; ma gli Inglesi se ne impadronirono una seconda volta nel 1806 e loro fu µoi ceduta irrevocabilmente coi trattati del ~ 8~5. Malcontenti del governo inglese e delle rigide si10 leggi, i Boers amanti cli vi ta indi pendente emig!'arono in gran parte. Divisi iu due principali correnti, l'uM si recò sulle coste orientali, nel paese dei Cafri , dove fondò .la colon in che prese nome di Natal nel 1836 (4 ), l'altra si avanzò ncll'intfirno dell e regioni alpestre dei Bcciuani, poco prima esplorate da Hain, Bidtlulph ( 11826) ed Archbell (1829), dove fondò due vaste rcpubhliche: quella del fiume Orango, tra l'alto corso del fiume di questo nome e il sno afl1uente il Vani, e quella ciel Transvaal, fra il Vaal e il Limpopo . La colonia del Capo, sulla via fra l'Europa e le Indie Orientali, acquistava intanto per gl'Inglesi una grande importanza commerciale e mi liiarc como t,11rn naio della loro marina a delle vicine colonie, (, ' stazione imporLanlissima del loro commercio · mondiale, centro della pesca della balena, come regione di ricca esportazione di grani, legumi , frutti, vino, bestiame, laua, carbon fossile, salo, oro 1) diamanti . Coi potenti mezzi forni ti dalla madre patria e con l'attività propria degli Inglesi la colonia prosperò ben preslo : nuove strode furono aperte, città e fattorie sor5eì·o dappertutto nel deserto paose,

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(I) Il nome di Terra di Nata I ru dato a questo paose da Vasco dì Gama cbe vi approdò nel giorno dei S. Natale del 1497.


RIVJSTA

ESTE!1A

molteplici esplorazioni furono condotte nell'ir~tcrno,- ~a Bur~hell. ( I 8,(~~ a naines ('I 872) grande è il numero degh arcl1t1 viagg1aton, fra 1 quali sì contano Liwingstone, Anderson, Mauch'. che h~r~no aperto al la civiltit europea le .inesplorate regioni dell'Africa ì\ienchon~le. Insieme alla maggiore prosperità com inciò auclrn l'allargars1 della colonia, nè :solamente col notevole incremento della proprietiL colonica, ma più spesso per l'azione diretta del governo !nglese. Anc;~rn cin~ qnant'anni dopo che la terra d~I Capo era ven\Lta 111 mano degb, Inglesi )a colonia contan ·I 53000 ab1tant1, stend1,vas1 sulla costa dcli Oceano lndiano solamente sino al fiume del Gran Pesce e si teneva, nell'interno, assai di, costa dal fiume Orange; ma nel ,181~3 gl'Inglesi ngsog · gettarono alla loro dominazione anche la popolosa colonia dì .Nata!; nel 1( 8:\.7, dopo una guerra sang-niu<isa 1 occuparono una parte del paese dei Cafri indipendc11li che, al disouo d~i .monti · della Tcm~:'s'.a si stende fra il ftume del Gran Pesce ed 11 h.ai, ed alla quale m1se10 nome di Cafrcria inglese; quasi nello stesso tempo assoggettarono anche le popolazioni sull'altopiano interno· siùo_a r11ggiuuge~·e da P.e r tul'.O il corso clell'Orange. Sembrava che acqu1:;tate le frontiere cosi dete1~ minate gi dovessero arrestare le conquiste inglc~si ; ma la colorna d1 Natal rimaneva sempre distacca ta dalla terra del Capo, e nel 1868 fu occupato un altro vasto tratto di paese indipendente, cruello fer!ilissim~ e fittamente por)olato dei Basuto ad occiden te clelle.mo~1tagne dc~Draghi fra Nata I, la repubblica del finme Orange e il d1strctto cli Al,wal North nella colonia del Capo. · ,Nè la sola colonia di Na tal doveva essere tol ta ai pa_ cifi ci e labo- • riosi Boers. Il paese dei Griqua, che costitui va la parte più oce.itl.ent_ale della repubblica del fiume Orange, è una del(e poche reg,0111 ~,anrnutii'cre della terra : il primo diamante fu rmvenuto nel ,1861, e nel 18711 gl'Inglesi s'impossessa rono del Griqua occidentale, por allar~ garsi poi nel ,1874- nel Griqua .orientale, arl onta d~lle pr~Ulste .dei . Boers e della loro proposta eh sottoporre la questione ali urhitrnto dell'imperatore di Germania . . . U11uale ~orte toccò alla repubblica di Transvaal. Carlo Mauch nei suo/viaggi rra il rnG6 e il ,j 87·1 vi aveva scoperto (e ricche rninierc aut'ifere cli -1VIaraba's Stadt e di Lidcnburg; anche il ferro ahbonda ad oriente dei monti dei Draghi, e il carhon fossile chi: manca affat_to nella terra del Capo vi si rin viene a strati immensi. Senza t1-wHre lil nessun conto le giuste proteste dei Jloèrs, la repubblica di Trnns~:;ntl cessò di esistere pol iticamente nel -1877 e fu annessa alle posses:;1olll inglesi dell'Africa l\ieritlionale. 1

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Queste possessioni oggi comprendono: La terra del Capo, d~visa in 4G distretti, 23 dei quali costui&cono la provincia occidenta le, altrettanti quella orientale, e contiene circa 700,000 abitanti. La Cafreria inglese. Il paese dei nasuto. La colonia di Na tnl, divisa in 11,1 distretti, con 307, 000 ahi tanti. Il paese 1foi Griqua, d.iviso in 3 distretti, con b7,000 abitanti . Il 1'ransvaal, diviso in g· di»tretti, e con :HO,OllO :ibitanti_. Vi restano ìndi pendenti : la repubblica del fiunw Orange, già scemata, come è stato detto, della sua parte occidentale, qncl pezzo di Cafreria compreso fra la colon ia di Na ta! e la Cafrnria inglese, anche essa però dominata dall'iufluenza inglese, e finalmente il paese degli Zulu, a nord-est di Na ta! fra la costa e c:itena cli Lobombo. Potranno questi Stati consrwvare lungamente la loro indipendenza? Fiuchè gl'interessi cki coloni inglesi Hon si troveranno in opposizione con quelli dei Boers della repubblica ciel fi t\IUC Orangc, probabilmente questi ultimi' non saranno molestati ; ma la condiiione cambia molto riguardo ai Ca l'ri della costa. Questo popolo $erniselvaggio è intollerante di ogn i soggezione e di ogn i incivilimento, è guerriero ed organizzato militarmente, di rn:iniera .eh' esso, finchò non sarà assoluta:.. mante sottomesso, riescirà sempre un incomodo vicino . Del resto, la Cafreria indi pendente è: un scrio ost(lcolo alle fll cili comunicazioni fra la terra del Capo e la colonia cli Nntal, rnent.re il paese degli Zulu separa il Tra11svat1! da l mare e lo costringe a va lersi pei suoi commerci della Yia di terra, attraverso vaste ed alpestri regioni. . Per convincersi cli questo fat lo basta dure un rnpido sguardo al s1gtema stradaln che mette in rcln ione le va rie parti del vasto paese. Dalla città del Capo, capitale della colonia, partono tre strade principali cli CUt due Jitorane1\ }a terza in terna. . La prima litoranea segue la costa occidentale, e tocca iVIa1me$lmry, ~lanwilliam e Springbokfontein capoluogo del Piccolo Namaqua : dalla Città del Capo a Malmcsbury è linea ferroviaria. La seconda litoranea segue la costa rtH)rirlionale, tocc:rndo Stellù11bosch, lin. do\'e è: linea ferroviaria, Caledon, Swellendam, Tiivcrscfole, Aliwal (South) , Giorgio, Hirrnansdorp, Porto Elisahoua, Grahan, ~edche e città di Re Guglielmo capoluogo della Caffreria inglesH, dove s1 arresta. La linea interna, che attraversa l'intero paese nella sua massima lunghezza, va con ferrovia si no a Worcester; trasformandosi p0scia in


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ESTERA

RIVISTA

strada ordinaria monta sul Gran Karroo, passa pel distretto Principe Al berto, tocca Bcaufort, Victoria ·west, Richmond e Colc:;berg, eut-ra nel territorio della repubblica del fiume Grange, varca questo, toccandone la capitale Bloomfontein, e per Winburg e Kroonstadt va nel Transvaal ti Potchefstroom capitale dell'ex-repubbl ica; prosegue quindi toccando Pretoria, ~ylstroom e \Iaraba's Stadt per rnett.ere termine alle folde dei moriti Zoutp3ns nel Transvaa l Settentrionale. Importanti trasversali mettono in relazione la strada longitudinale intcml(t con la costiera meridionale o con porti dell'Oceano Indiano. l e principali sono: •I O La strada che da Yictoria West-Murmgburg-GraatT Reyue1S0mer5et-Bedfort va a Grahan, per proseguire sino a Baturst e Porto Alfredo sull'Oceano . 2° La strada che da Richmond-:\fiddelburg-Tradok- Bedfort, dove tocca la precedente, prosegue per F. Beau fort a ciuà del Re Guglielmo. 3° La strada che da Bloemfontein-Smithfield-Aliwal (North), va a città de]l(l Regina, d3 dove per u11a cattiva ferrovia continua per città del R.! Guglielmo sino East-London sul!'oceano. Questa strada fra Aliwal North e. ciuà della Regina supera i monti dell3 Tempesta al passo di Pen IIoek alto '1198 metri . Dalla stessa Aliwal North un altra congiuu,.ione contluce per Burghersdorp a ì\'.Iiddr~lburg s1tlla precedente trasversale. 4, 0 La strada che da Winburg-llelblehem-Harrismith entrn nella colonia di No.Lai al p(ISSO di De Beer sulle mon tagne dei Draghi e per Ladysmith-Veenon-Pietermaritzbnrg, capitale della colonia, V3 a· Porlo Natal (o D'Urban) sull'Ocem10. Da Bethlehem una com unicazione secondaria conduce direuamentc a Pot.cherstroom . 5° La strada che da Pretoria per Ueidelberg ra a passare le montagne tlei Draghi a 11725 metri d'altezza poco prima di arriv.-ire a l\iarthinn~ Wessel Stroom; da rruesto punto !(I strnda prosegue da una p3rte per un breve I-l'onco sino ad Utrecht, capoluogo del distrello dello ste:;so nomo, e dall'altra entra nella colonia di Natal per congiuogers1 3 Ladysmitll alla strada precedentemente descritta. Da Heidelberg una secondaria congiunzione nuisce egualmente questa sWLda 311a precedente raggiungendola ali lforrismith. Da questo semplice schizzo del sistema stradale, .che ·mene in re~ Jazione la colonia del Capo con quelle di Nata\ e del Transvirnl, 51 vede come nel!' interesso del commercio sarebbe necess(lrio di prolunrare attraverso la Cafreria indipendente e lungo la terra degli Zulu, almeno sino alla baia Del3goa, la strada costiera che ora si arresta

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nella Cafreria inglese, e come sia egnalmente importante che il v3sto e ricco territorio del Transvaal possa comunicare direttament-0 col mare. Da ciò principalmente deriva l'interesse che hanno gl'Inglesi cl' imp_ossessarsi_ dei vicini paesi cafri rimasti indipendenti; da ciò la principa le ragione clell'attn:tle guerra. Sononchè l'impresa non è facile. Auche ultimamente, quando nell'agosto ,1877, q uauro mesi dopo l'nnnessione del Tr:insva3l, le tribù cafre sulle due sponde del basso Kei volsero le rirmi contro i coloni inglesi.' f3 co'.npleta loro sottomissione richiese straordinari srorzi prolungati por c1rc3 un anno, e.ostò sensibili perdite rnilil(ll'Ì, e in fin dei conti non sarebbe ricscita senza l'aiuto di rinforzi di truppe regolari fatti vc11ire dall'Inghilterra e senza la promessa di una generale amnistia. E si JJOti che le tribù ribelli parte appartenevano alla Cafreria inglese, cioè giù da tempo assoggettate a I governo coloniale, par~~ apparteu_ovano alln Cafreria indipendente, e però già preparate dall mfluenzu 111glese ad una non fontana soggezione. Invero lo fol'ze militari di cui può disporre il governo coloniale dol Capo non sono proporzionale all'cstP.nsione ciel territorio cbe deve guardare. Qeesta insufficienza deriva princi palrnente da ciò che il territorio è troppo esteso in proporrio11e della popolazione indigena, <~ mentre i coloni inglesi, dediti ai commerci cd alle industrie, non conc-0rrono che al servizio militare locale, ed anche in minima proporzione, non si fidano del c?ncorso dai Boers olamlesi coi quali trovunsi in antagonismo . La chfesa generale della colonia resta quindi interamente 3ffì cfota alle poche truppe regolari inglesi che la madre patri3 vi tiene in presidio. T~llte _le rorze militari dell(l colonia comprendono Je seguenti tre specte cl, truppe: _1° Truppe regolari nppartenen ti all'esercì to inglese. D1 questo truppe, compreso i rinforzi cli recen te inviati come s1 e detto, . trov3r311si uella colonia alla fine del ,ins selle hatta1rlioni di o ranterrn e rlne batterie d'artiglieria, cioè : 2° b(ltlaglione del 3° reggimento iO » del ,r 30 ,, O 0 ,t e 2° battaglione ciel 2i- reggimento 80° reggimento (cli un solo b(lttriglione)

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88° 90°

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Batteria ~ delk'l 5a brigata mon tal3 ,J ,( n batteria della i• brigat3 da piazrn .


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IUVIS TA

La forza ol'gauica di ciascun battaglione è di 906 uomini di trnppa, quella di ciascuna baLteria di 120. 2° J1rnppe cli w lonta1'i coloni<ilì. Se ne hanno ·I,i corpi di fanteria, 9 di caval leria e 2 com pnguie d'aniglieri_a di divorsa organizzazione e di forza nssai varia , ma che in gc11eraln oscil la l"ra quella della compagnia e quella del bauaglione; :;0110 truppe sulle quali non si può rare grnncle assegnamento, sia in generale per la loro imperfetta organizzazione, sia iu particolare pcrchè nella guerra contro gli Zulu le truppe locali della colonia del Capo propriamente detta si mostrano poco entusiasmati non vedendovi impegnnti · che gl'interessi delle colonie di Natal e del Trausvaal da cui sono assai loirtane. 3° 1'1·1ippe cli poliz-ia bpecùile distrettuale. Sono truppe a piedi o a cavallo non organizzate per la guerra, ma cli cui si potrà all'occorrenr.a formare alcuni squadroni come si fece appunto 11ell' ultima guerra contro i Cafri . Non vi sono al Capo truppe regolari indigene. Però nel 11877 $ir A. Cun inghamc, allora comandante in capo delle rorze coloniali nella guerra contro i Cafri, organizzò un corpo di i500 indigeni devoti agli i~1tcressi inglesi; cd_~nclrn ~ord Ch: l~ sfoed_, l'auua le com1111elant:' militare, sembra partigiano cli una sumle misura , avendo orgau1zza 10 alcune migliaia di Cafri in corpi speciali . ...-~ Come è chiaro 11uesLe forze sono appena sufficienti a manleuern l'ordine interno della vast.n colonia, ma non potrehbero YalidnmenLe opporsi ad nna seria insurrezione d'indigeni o di lloers. Scnonchè ha,'vi ' poco a temere un simile caso. I Boers, come gl' indigeni ottenioLi e boscornani, sono in genera le d'indol1{ assai mite e pacifica; i Cafri di razza bcciuana o basuto, indigeni del Transrnal o dell'Orauge orientale, sono faci lmente governabili perchè indolenti e coda rdi sebbruc ciarlieri e millantatori; nou resta110 quin,Ji che le tribù ca fre rlclln costa, e fra quosle specialmente la tribù degli Zulu, che possano clarr. un scrio pen~icro: ed i: questa t111'altra ragione da agginngere alle altre pflr farne dagli Inglesi branuire la rornpleta soggezione.

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Gli Zu lu a,hitano la par.te meridionale rlell~ striscia di ttlrra fra il confine del 1 rans vaal 1~rl il mare, la qua le s1 steude a nonl-est cl clla colonia cli Nata!, sino nlla baia Delagoa. La parto settentrionale di c1tiesta striscia cli paese, la più bassa, cioè, e JHtutanosa, trorngli,1ta dalla terribile mosca tset,c, e che fo rma In spiaggia orìcntaln e 111el'idionalo della baia Delagoa, è il tel'l'itorio dogli Swazi. Più oltre a nonl, da lla fa ttoria Lorcuzo Marques nella baia Dclagon sino allo sbocco del llufuma presso il capo Dclgado , In costa è portoghese .

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ESTEHA

Il pncse degli Zulu è piuttosto monta~noso, sufficientemente irrigato, assai fertile e sano. Per corporatura herw sYiluppaLa , fattezze del volto e statura ragguardevole, sebbene in media non ollrepassi quella degli Europei, gli indigeni possono pretendersi i migliori rappresentanti delle razze e pigmcnto scmo ; com o gli altri Cafl'i, so110 ~pensi erati , ciarlieri, ladri, ipocriti, o provveduti d'11 11a buona dose d'indolenza, ma ne differiscono per cs~ere assai più scaltri ed al bi~ogno coraggiosi. L'organizzar.ionl! politica dogli Z0,ln ii quùlia di rp.rnsi Lutte le trihLL barbare, cioè una organizznionc che mi rn più specialtnen to al la gnerra. Delle forze mili tari degl i Zulu in niia corrispondPnza allo Standard da Pietermari Lzburg iII data cl r~I 9 dicemhre •1878 t.rovia mo la seguente descrir.ione che si dice 1ra11.a da uua memoria col t.ilolo The Zitln Army e pubblicata per orclinfl del ge11erale lord Cholmsdorf a<l uso degl i ufficial i inglesi nl Capo." « L'esercito degl i Zulu, che si può c.ilcolare da .\ 0000 a 50000 uom in i, comprende tutti i capaci a portare le armi. · ··~ -~.. « A brevi intervalli di tempo, variabili da clne a cinque nnn i, si forma un reggimento lii lutti i giovau i che in 1.a le periodo hanno raggiunto l'ctit cli I !~ o •l:S ann i. Dopo un anno di t.irocinio, durante il quale si suppone rhe questi giovnni siano passati da ll'adoloscenza alla virilità, il loro reggimento h st-abi li to iu un kraal ( villaggio) mi litare o r1ua 1·tiore g,'nnrale. Può avvenire egua lmente che i gi1,rani siano ùi retti ad un kranl già e$isLente dove si trova il qnaniere gc- · nerale cl'nn corpo o d'un reggimento t' 11el quale vanno ntl incorporarsi. ~la, in generale, e specialmente (fuando il suo effo11i, 0 è considerevole, il giovano rc'ggirne11to si costruisce .:i proprio 11 30 un nuovo kraal militare. « Quando ha acqnistato nna (',erta anzianità, lo iii riun isce a nno o più reggimenti ; i giovn ni po,;sono così ·avvanlaggiar,i dell'nsperienza dei vecchi; e quando questi ultimi :;' estinguono progre~sivamente, essi ne prendono il posto e consnrvano il nome o il prestigio del loro kraal militare. « ProcBde11do in t-al modo, si afriva a formare dei corpi cl i cui l'effettivo è tnlvolta cli più migliaia cl'nom in i - tal i souo, per esempio, gli Undi. <( Con questo sistema \"esercito degli Znlu s'accrnsce progressivamente. Esso oggi comprnnde ,12 t.:orpi e 2 règgimenti, possedenti ciascuno in prop1·io un krnn l mi lita1·c. « I 12 cot'pi, come pure i reggimenti, hanno una idenLica organizzazione interna .

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R IVISTA

« Essi ;;ono prima divisi .egualmente m due a/ri, d1 destra e di sinistra, tl r1uindi si suddividono in un certo numero di compagnie, c;he varia . da '10 a zOO, secondo l' r1ffettivo del corpo o del reggimento di cni fan parte. La compagnia è cli circa 50 uomini, eccetto nel reggimento degli Ukombomakosi, ove contano in media 70 guerrieri. « Riguardo ad uniformi e segni distintivi non vi ha da notan} che· la differenza fra gli uomini ammogliat.i ·e i celibi. Nessun incfigeno 1fol paese degli Zuln, uomo · o donna, può accasarsi senza l'autorizzazione diretta del re. Quando un reggimento riceve que$1.a autorizzazione (ciò che non avviEme prima che · gli uomini abbiano raggiunto l'età di circa ,i.O anni) i suoi guerrieri devono rader6i i capelli conservan-· done solamente una corona attorno alla fronte. Questi reggimenti diventano al lora uno dei reggimenti bi<inchi, armaU eh scudo Lbnco, ecc. in opposizione dei reggimenti n1wi., composti d'uomini celibi, che conservano la loro naturale capellatura, 1;d banno scudi di colore. Il numero totale dei reggimenti zulu è cli 33, sui quali se ne eontano ·18 di ammogliati e 115 cli celibi. Sette dei primi sono composti d'uomini al di sopra di 60 anni, cli maniera che in realtà non sono più di 26 i reggimenti zulu , i quali siano capaci di entrare in campagna, cioè un tota le di circa 40000 uomini. « Su questo numero vi sono 22000 uomini da 20 a 30 anni, ,1 0000 da 30 a ,j.O anni, 3500 da 40 a 50 anni, il:500 da 50 a 60 anni. Queste cifre sono suITieienti a dimostrare quanto arande sia la mortalità ' nel paese degli Zulu. u « Le manovre - nell'accettaziorw ordinaria della parola - sono sconosciute agli Zulu; difatti, non si può dare questo nome ai pochi movimenti assni semplici da essi eseguiti con qualche metodo, e che sono : « .Formare il circolo per compagnie o per reggimento; rompere ìl circolo per riformare la compagnia o il regginwnto nel.l'ordine di buttaglia; - formarsi per la marcia in linea di compagnia, le compagni!·! essendo situatti nell'ordine del loro numero, o in linea di reggimenti in colonna .serrata. Nondimeno ali uJTicia li hanno .funzioni e responsabilità proporzionate al loro grad~: .e gli uomini eseguono puntualmente i loro ordini. « Come è facile comprendere, un esercito serniselvaggio come quello degli Zn lu non richiede{ nè un traino numeroso, né un servizio di commissariato molto complicato. Quest'ultimo comiste in tre o quattro giorni di viveri (granturco o miglio) ; una greggia proporzionala alla distanza da percorrere, accompagna ciascun reggi mento.

ESTERA

« Il servizio del treno è fatto da un certo numero di ragazzi .che seguono ogni reggimento e portano le stuoie ~he se:vono da l~tt1, le coperte, le provvigioni ~ aiutan? a condurre 11 be;_tiam~. , « Un esercito in movimento !Ilcontra un corso d acqua? Se la parte nella quale si perde piede non ha una larghezza maggiore di 1O ~ ,15 yards, gli Zulu vi si precipitano in massa _compat~ , te~endosi gli uni agli altri, quelli di dietro spingendo ci,uell, .d'.avantI, e nescono·, così. a passare, perdendo un certo n.umern cl u~mmi. . Se Je ostilità si rompono fra gh Zulu e un altra naz10ne (a menoche non si tratti di un attaceo affatto subitaneo contro il loro. paese), il re fa partire dei messaggeri i qua li, viaggiando ?ot~e. e g10r.no, s~ fa bisogno, portano ai gtrnnieri l'ordine di _ra?cogbers1 m regg11nent1 nei loro kraal militari; quivi essi trovano J'ullìciale comandante pronto . a riceverli. « I corpi o i reggimenti così riuniti nei rispettivi quartieri generah si dirigono, non appena ne ricevono l'ordine, sul kraal del re. . (( Ciascun reggimento, anivato al kraal rea~e, ac~an~pa sul p~op,no· terreno; se infatti si verificasse che due n~ggunent1 s1 accampctssero sullo stesso terreno sarebbe più che probabile ~h' es~i v~rI:ebbero· alle mani. Il rr~ggimento allora assiste a varie eemnome rehg1ose. ' « Prima di mettersi in marcia i reggimenti ordinano _le l?ro co~pagnie sotto la direzione degli uflìzi~li rispet~ivi; po:cia, 1;. reggimento desiF(nato dal re di procedere Hl testa si mette m m~vimen~o. Il primo gi,orno, la marcia si effettua in linea d.i cornpagu!e; in segmto· si prende la formazione di marcia, dett<t. wm.s-1.!a (car~nrnno). « Può aver;;i un'idea di questa formazione, 11nmagmanclo una n~stra divisione che si avanzi in linea di colonne di brigate serrate rn massa: 0 c,ni regaimento è una colonna serrata; i portatori di provvigioni, ice. , ~~rciano in Jiuea sui fian chi. Gli intervall! f1:~ le.te~te di colonna variano secondo le circostanze: possono essere di prn miglia~ ma le colonne devono sempre rimanere in vista l'una dall'altra. Degli esploratori assicurano una costante comunicazi~ne fr~ di loro. <( La marcia continua in seguito in qnesta lormaz10nc, eccetto che dal terzo giorno i portatori di bagagli e le f'.rovvigio~1i. marciano in coda della colonna; il bestiame che compone l approvv1g10namento del commissariato marcia fra i portatori e il reggimento di coda sino a prossimità del nernieo. . . « Si riprende allora la formazione in ìinea di ~ rnpa~me e,. arn: vando in vista ciel nemico, tutto l'esereito si raggruppa m mnkwmbi (circolo); questa formazione permette al eomandante in capo d'indi(<


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ESTE!'\/\

R IVISTA

rizzarsi agli uomini e dar loro le ultime istnizioui; dopo ciò, si vedono muovere i rliversi reggimenti designati per cominciare l'auacco. Numerose truppe restano in riserva con le spalle volt.e} al nemico; gli ufficiali comandanti e gli- ufficiali di stato maggioni ~i ritirano sor~rn un'altura con uno o due dc3i più vecchi reggimenti, come nlLirna riserva » . E l'Army and Nar:y Gazettc nel 18 g1mnaio soggiunge a propo:;ito dcll'ordiuamcnto militare degli Zulu : " .. . Ogni corpo o reggimento ha uu capo di corpo, un corn:rndantc in secondo e due comaudan ti cli abi. Ogni compagnia è cornan~ data da un ca pitnno secondato da ufficial i subalterni, il cui numero varia da uno a tre. « Se il· corpo comprende più reggimenti, i loro capi prendono rnngo dopo i rpiattro u!Ticiali superiori del corpo, a meno che non siilno c;ssi stessi fra cruesti quattro ullìciali » . Comunque ~i possa forse credere che le iuformazioni riportate d:i ' lo Standard e dalla A1·1ny and Nar;y Gazette esagerino le norme d'ordine e di cfocip lina nel l'esercito zulu, non si pnò a meno di · riconoscere l'imprnnta d'un popolo che della guerra fa sua principa le occ·upazione. Si sa. infatti clic nel paese esisto anche una fabb rir:a cli polYcrè e che le truppe sono state recentemente armate di fucili a rctrocarira tomprati eia quelli str:ssi negozia~ti inglesi che oggi gridano al governo di assicurare i loro commerci dalla rn1Jacitit degli ,, Zulu. 1

Con tali mezzi l'attuale re degli Zu lu, Cetywayo, sin da lla fin e dello scorso anuo si è apprestato a sostenere la g11erra contro ali Inglesi . ~ ~1lc ~ia la. ragi~nc _o il pretesto determinante di q11 esta 'gucrr~ 11011 ~.:ben chiaramente rnd1ca to; \ìembra però che si colleghi ad nna q1rnstione di confini fra il paese degl i Zulu ccl il Transvaa l sorta si11 .da quando questo ultimo tenitori!) fu anncs:;o alle possessioni inglesi 1rnll'Africa Meridionale. Cornunque'sw, sul principio di novembre le truppe coloniali del Capo l'nrouo raccolte sulle frontiere degl i Zulu, t:rnto dal lato della colonia di Nata!, quanto da quello del Ttnisvaal. Ciò che olli·Cia lmente il governo col1rniale rimprovera al re Cctywayo è di avere in coraggiato un suo vassallo, Secoccni , d'invaclcre· la· frontiera elci Transvaal, e d'avere inviato un suo ufficiale ad ;ittaccarc la tribù degli Swazi ch'è in amici1.ia con gl'Inglesi. Le truppe raccolte furono distribu ite in tre colonne: La la, detta colonna del sud agli ordini diretti di lord Cltelmsford, -cornandan te generale delle forz.e coloniali, e composta dal 11° e dal 1~ 0

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battaglione d1~I 2i0 reggi mento fan teria, prnse posizione nella colonia di Nata l, sulla froutiera meridionale del paese degli Zulu, su lla destra. cioè dalla hassa Tugela; La 2", detta colonna -del centro, conrnndata dal tenente colonnello, Wood, comandante del 90° reggimen to fantr,ri:i, e com posta èlallo stesso 90° reggimento (un battaglione) e da un corpo coloniale della forza di circa un b;ittagliouc, si raccolse ad Utrecht nell a parte meridionale del Transvaal. La 3a, detta colcmua del nord, comanda ta dal colonnello Hugb Rowlancl, addetto allo stato 1u11ggior1~, e composta del 1° battaglione del '13° reggimento i'auterin e dell'80° reggimento di fanteria (un battaglione) fn sc:iglionata da :ìlfidd lcsburg a .Pretoria nel Transvaal. Sembra tuttavia che gli Inglesi credessero l' impresa agevole di troppo; ma sin dai primi scout.ri, fra la colonna del nord e i partigiani di Secoceni sulla fron ti era riel Transva:il , ebbero la peggio. Allora fu deciso ' di chiedere nnovi· soccorsi dall'Ingh.ilterra, compiere nuovi apparecchi c.oi mezzi stessi della colonia, ccl aspeuare, pria di procedere oltre nelle operazioni c.ontro gli Zulu , che i primi fossero arriva ti r, gli altri condotti a t(\rmine. Intanto, sia per guadaguar tcrnpo, o per sincero desiderio di evitare la guc~rra, sir Bartle f?rère, governa.toro della colonia del Capo, spedì al re Cctywayo uu 1.tlt,i;matwn dandogli tern po a sottom ettervisi sino all' I 1 di/ gennaio. ln questo iil{;iniat1un, o meglio intimazione, s'imponevano al re degli Zulu lc1 seguenti principali condizioni : 1a Licenziare l'esercito; 2." Perrnettcrn a.gli Znln di prender moglie quando meglio loro· talentasse ; ;J'1 Giudica re i colpevoli e.on forma regolare ; 4a. Riaprire il p1H3S<~ ai missionari; 5a lliccwere un invia to residen te inglese; 6• Risolvere le vertenze, nelle quali fossero implicati Europei, con intervento del residente inglese; 7• Non cspd lùre dal 1~aesc alwn Europeo senza l'autorizzazione del residente inglese. In conseguenza della richiesta di iord Chelmsford furono immediatarn~n te dal rvar 0~1:1: desig~rnti i.I 99° reg?imen~ ~anteria , il 2..0 battaglione del ,\.n reggnncnlo fanterw e la i" e la tJa compagnia del genio a rinforzo delle t:ruppe nella colonia del Càpo, e fra il :i. e il ·13 dccernbre questi corpi, al completo organico e in pieno assetto di guerra, furono imbarcati a Grevesend 11 a Southampton su cinque trasporti e dircui :i Porto Natal. 1

1 1

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RIVISTA 122 Nello stesso tempo, secondo le notizie dell' Ar-my and Na·vy Gazette, lord Chelmsford s'occupava attivamen te di levare al Capo truppe i·ndigene da armare con fucili ad avancarica ed organizzare in battaglioni di ·I 000 uomini, su ,1O compagnie, comandate ciascuna da un capitano inglese e da un subalt1~rno indigeno . L' intimazione inglese al re CNywayo rimase intanto senza risposta, e le ostilità com inciarono cli pieno diritto !',I ·I gennaio. A quest'epoca l'esercito del Capo era stato meglio provveduto, ed .accresciuto dei rinforzi venuti dall'Inghilterra e da una brigata dì 270 uomini, fra marinai e soldati di fanteria m'arina, sbarcati dalla ,flotta. In tutto però non superava la forza di circa ,t 6,000 nomini, ma in gran parte di truppe indigene. Cioè:

~

Inglesi Indigeni

2.63 uomini Artigli~ria - 20 pez1.i Fanteria . . . . . 5, 12.8. Cavalleria (volontari). 1,193 9,035 Fanteria . 3,15 Cavalleria ,15,93,1, /l Tot.aie 9,350 indigeni dì cui ))

t

l

))

)) ))

Le truppe così raccolte per !"invasione déf paese degli Znlu trovavansi ,divise ancora in tre colonne, dn~ delle quali destinate od operare dalla frontiera di Nata!, una da quella del Transvaal. Queste colonne erano così composte : COLONNA. Dl DESTRA.

Comandante -

Colonnello PEAnsoN del 3° reggimento fanteria.

La brigata di marina ( capitano Campbell) ; Una mezza batteria da montagna di 1 libbre (tenente Lloyd); Il 2° battaglione del 3• reggimento fanteria (ten. colonn. Parnell); Sei compagnie del 99° reggimento (colonnello Welman); I -moùnterl ·ti(le.s ( capitano Stano del ,t9 ussari); I volwnteer r·ifles di D' Urban, di Stanger, cli Vittoria r~ d'Ales-sandria: circa 200 uomini; Una compagnia del genio; Il 3° reggimento indigeno (maggior Graves); In totale 3,500 uomini.

123

ESTERA

COLO~NA

DEL CENTRO.

Ala destra .

Comandan.te -

Tenente colonnello DuRNl'0110 del genio.

1° reggimento indigeno;

Una sezione d'artiglieria da montagna; 2.00 volontari inglesi cl i Grey-Towu e di Maritzburg; In. totale circa 3000 uomini. ..!la 1tiwistra .

Comandante - Colonnello

GLrND

del 24° fante ria.

Due batta.glioni del 24° reggimento fanteria; La batteria N della 5• briga ta montata; La polizia montata cli Nata! (maggiore Dartnell); 2.00 volontari europei montati ; Il 2. 0 reggimento indig<mo, 2. battaglioni (maggiore Lonsdale). In totale circa 4,000 uomini. COLONKA

D( SlNlSTltA .

Comandante - Colonnello Wooo del 90° fanteria. 11 ,1° battaglione del 1;) 0 fanteria; Il \)0° reggimento fanteria;

· Un distaccamento di fanteria montata fornito dai predetti due corpi (tenente colonriello Russell del ,12° lancieri) ; La cavalleria leggera delia fron tiera (maggior .Bnller del 60 rifles); La guardia cafra di Schermbrucker (250 uomini); Un distaccamento di circa 1,000 Swazi; La batteria n° ,11 della 7a brigata d'artiglieria da piazza ; In totale circa 3,500 uomini. 1

. La colonna del colonnello Pearson doveva muoYere dal forte Wilhamson, presso la foce della Tugela, per operate lungo ·la costa sostenuta dalle scial uppe della squadra; la colonna del colonnello Durnford doveva muovere dal forte· Buckingam ; la colouna rld ~ onnello Glyn era raccolta a Hr~lpmakaar, sui monti a d:estra del fiume Buffalo (l'nffluente di sinistra della Tugela che segna il confin e fra la colonia di


124

RlVlSTA

L'·H gennnio fu infa tti vnrcata la fron tiera dalle t:nppe inglesi. Le due ali dell(I colonn::t del centro, presso le qua11 s1 teneva lùrd helmsford si con<>iuns(~ ro sulla sinistra del Buffa lo. Nel domani C ' V , questa colonna, a otto miglia nel\' inter-no del pae~e, ebb~ un p1:irno scontro con gli Zuln presso il kraal di Serayo: glt Zulu turono ,igcvo lmente respinti e il kraal fu bruciato. Fu trovato però assai difficile il terreno da percorrere, tau '.o c~·ie furono m)cessari sette giorni cli penoso lavoro per rendere pr::it1cn bilc ·ai cani una strada cli sole dicci miglia dalle rapide di Rorke al rnon te Isandula . . · La colonna di destra (colon nello Pearson) il -12 gennaio passò I~ Tu«cla _presso la fo ce mediante un ponte. costrutto dalla _'brigata di m:i~ina . Dopo aver costruito un posto trrncera to sull::t suustra del rimise in marcia dirigendosi ad Ekowe solarncnte , . ffi(', , 1·r '13 si f]U . 30 micrlia nell'interno del paese. Ma anche questa marcw. subi gnivi ritarc1i\ causa del terreno, di modo _che _il,2.2. giinnaio la colon_na attaccala dagli Zulu al fiume Inyezarn : glt Zulu furon~ respmt'. ~F 2.3 il colonnello Pearson entrò a Ekowe, dove trovavas1 anco_ra il ..,o_. In questo frattempo, la colonna di sin istra (colonnello \\."ood) , '. ~ · da1 6 gennaio · 1·1'Blo(· qna lc aveva passato sirt . ,·d , ,.~ ·1 e1··a d11·et1·1, a Itelczt

125 sernpre lentamente a causa del terreno difficilissimo. Aveva avuto anche degli scontri insignificanti con gli Zulu, ed il 2..4 era arrivata alla montagna d'IÌ1tam"bra . Qui ebbe il 25 un attacco piuttosto serio, ma ne uscì egualmente con vantaggio. Ma ambedue queste ultime colonne ebbero, Pearson il 2.5 e Woo·d il 2.6, notizia d'un grave disastro tocca to'· alla colonna del centro, e l'ordine di ritornare immediatamente alla propria frontiera per rimanervi in atteggiamento difens ivo. Ecco per sommi capi come questo fa tto venne riferito dal generale lord Chelmsford al ministro della guerra. Il giorno 20 gennaio, la colonna del colonnello Glyn a,,eva levato il campo dalla sinistra del Buffalo e per la strada fatta appositamente riparare andò ad accampare sulla montagna cl' Isandula, isolata a fi anchi assai erti, e a ,t O miglia ad oriente delle rapide di. Rorke. Nel domani, lord Chelmsford ordinò ai maggiori Dartnell e Lonsdale di recarsi con le proprie truppe a riconoscere una località situata altre ,tO miglia oltre il campo d'IsandLlla, detta la piazza forte di ·1VIatyana . Questa focalità è una vallata piena cli caverne e chiusa da tre lati da fianchi a precipizio, che costituisce una fortezza naturale, e si diceva che in essa probabilmente si erano ritirati gli Zulu. I distaccamenti spediti avrebbero dovuto rientrare appena compiuta la loro missione. Ma verso le 3 pomeridiane del.211 un ufficiale spedito dal maggiore I)artnell, riferì a lord Chelmsford éhe la esplorazione non aveva potuto essere condoua a termine perchè si era trovato il posto occupato dal nemico in forze. Il maggiore Darlnell aveva chiamato in suo aiuto i due battaglioni indigeni del maggiore l onsdale, e credeva di essere in grado unche di attaccare se gli si fossero spedite tre compagni<>- inglesi per ispirare confidenza agli indigeni. Il generale Chelmsford non credette aderire alla domanda segnatamente per l'ora tarda e la distanza . Ma in seguito a nuove istanze del maggiore Dartnell, spedite anche . ::i I colonnello G-lyn, la mattina del 2.2 gennaio, il generale Chelrnsford ordinò che il eletto colonnello col 2. 0 battaglione del 2~, 0 reggimento fanteria , della forza cli sci compagnie, quat.tro pezzi e il distaccamento di fanteria montata ('I), si recasse · in soccorso del maggiore Dartnell. · Nello stesso tempo fu ordina_to al tenente colorrn~ll~ ? n\ n,ford,. c~1·era al posto delle rapide di Rorke con un mezzo rn1gl1mo d. uomm1 del

(1) Le rapide di Rorcbe sono prodotte dal' Bu ffalo ~oco a . v~ lle dello conOnenza d el Blocd, suo Ll"ihutario di sini stro , che sce nde dai mo nti ù1 Utt echt. ·

(1) l\ ù1staccamento dt fan teria montata è quello del tenente colonnello llussell, che nel quadro di formazione diaHzi riportato figura con la colonna di sinistra.

ESTEHA

Nata\ e il Transvaal); infine la colonna del colonnello Wood mantenevasi sempre ad Utrecht. , OJ tre a queste forze, vi erano ancora: i I colonnello Lambert ~o~ l 88° reogimento fanteria a Cittit di re Guglielmo per osservare le tr1hu 1folla Cat·reria indiµend ente, le lftiali, sebbene sotto1~essc uello scorso auno, davano a temere che voless<·!ro ancora sollevarsi; il colonnello R?wland con l'80o reggimento fanteria ed alcuni volontari a Lcydenlmrg nel Transvaa l per vigi lare sni panigiani di Secoceni . . . ,. Secondo gl i ordini di lord Chelrnsford, le colonne dc:;;trnate ali mvasione dovevano marciare su Ondine, il kraa l del re Cetywayo , situa to sul corso dell'Uumb latuzi : le due ali chilla colonna centrale dovev:rno congiungersi, sotto gli ordini del colonu~llo Gl)'n, avanti le rapi(le di Rorke ( Horke's Drift) ('I); la colonna dt destra, dopo a:c!l" segnito la cost::t , doveva raggiungere la col_on~rn. centrale sulle collrne rocciose di Entùrneni; invec:e la co lonna d1 s1111stra doveva sccmlerc direttamente su Ondine ed attaccarlo cja occidente.

V

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•

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Rivista estera

9


RIVISTA 126 10 reai:rimento indigeno, di recarsi immediatamente al campo d'Isandula per farvi guardia sotto gli ordini del tenente colonnello Pullpioe del ·1 ° batra~lione del 2.,1° reggimento fanteria, lasciando al posto di Rorke. un semplice distaccamento. · In conseguenza di questi ordini rimasero: è")c}

e

al posto delle ·rapide di Rorke sotlo gli ordini del tenente Chard del genio 80 uomini circa del 2° batt. del 2.4° fanteria (ten. Bronhead),

pochi volontari, alcuni uffiziali d'intendenza; al campo di lsandula sotto gli ordini del ten. colonn. Pulleìu.

2. pezzi. 2 cavalletti da razzi . 1° Batt. del 2.4° Fant. 20 )) )) Volontari europei montati . Contingente indigeno di Nata! Pionieri cli Nata! 1° Regg. indigeno

!3 ufficiali -

88 uomini dì truppa·

))

334

))

90

))

))

2.04

))

39·1

))

)) ))

,1O 450

))

)) ))

Totale 57 » '1567 >> dei f{Uali 772 ingiesi e 852 indigeni, gli uffiziali coqipresi. Tutto il ·resto della colonna del centro marciava col'colonnello Glyn • o si trovava giù alla località della piazza forte di ì\'Iatyana col maggiore Dartnell. Il generale Chelmsford seguì la colonna Glyn . Ai'rivate dov'era il maggiore Dartnell, le truppe cli soccorso si disposero per attaccare il nemico, ma mentre si face vano gli occorrenti preparativi, gli Zulu si ritirarono, e solo un distaccamento di circa 300 uomini, costretto di combattere, potè ancora cavarsene con la perdita cli una cinqnantina d'essi. Lord Chelmsford, contento cli questo risultato , non credette doverne trarre altro profitto e ordinò la ritirata. Precedenclo le sue truppe, si recò a scegli ere nn terreno adattu a stabilirvi un nuovo cam po più vicino alla località di l\'latyana, e quivi fece arrestare la colonna. Solo mandò. al cam po di Isanclula il 11° battaglione cl!~l '.2. 0 reggimento indigeni col maggiore Lonsclale. Egli stesso vi s'avviò poco dopo scortato dal distaccamento di fanteria montata. G·iunto a circa sei miglia dal campo d'Isandula, lord Chelmsford trO\'Ò fermo sulla via il battaglione

ESTERA

127

indigeni, e quasi subito il maggiore Lonsdale, proveniente dal campo di gran galoppo, venne ad annunciargli che questo era occupato ~~~~.

.

Può facilmente immnginarsi la sorpresa del generale che, partito la mattina senza alcun sospetto 'dal campo, e vi·ritornava la sera con la sicurezza di aver respinto lontano il nemico, se lo trovava invece a ter"O sul posto dove aveva lasciato una guardia cli oltre ·1 ,500 soldati! Egli mandò immediatamente ordine al colonnello Glyn _di ritorna~e subito con tutte le sue forze, e a notte fatta fece attaccare 11 campo d lsandula, preparandolo a distanza, con gran fuoco d'artiglieria; ma gli Zulu si allontanarono senza combattere e non disturbati. Fra i fuochi della notte si presentò allora alla vista degli Inglesi la scena d'orrore che presentava il camp0. Tutto vi era stato distrutto o rapito; mucchi di cadaveri di soldati inglesi e di Zulu ingombravano ogni passo; da per tutto i segni della lotta accanita e disperata si mostravano evidenti. Nel domani, '.il:3 gennaio, il generale Chelmsford si affrettò a raggiungere il posto lasciato alle rapide di Rorke, il qnale, sebbene anch'esso attaccato dagli Zulu, aveva però saputo resistere. Quindi ripassò il Buffalo e mandò ordine a tutte le colonne di ritornare nel territorio della colonia. Come era avvenuto il disastro clel campo d'Isandula? Era evidente che il grosso delle forze inglesi era stato di proposito attratto dagli Zulu lontano dal campo; era evidente del pari che tanto le truppe condotte dal generale in capo, quanto quelle rimaste a guardia del campo avevano . agito senza sufficienti precauzioni, con eccessiva èonfidenza nella propria .superiorità, nella completa ignoranza del paese e delle vere condizioni del nemico. Dalle notizie raccolte dai fuggiaschi risulta chè, dopo l'arrivo al campo del tenente colonnello Dnrnford coi suoi !~50 indigeni dalle rapide di Rorke, gli Zulu si presentarono in forze numerose sul fianco sinistro degli Inglesi. Il tenente colonnello Durnford volendo attaccarli chiese al tenente colonnello JJnllei1rn il soccorso di due compagnie di fanteria inglese, e non avendole ouenute perchè il coman dante del campo credette più prudente di rimanere sulla difesa , attaccò egualmente con le sole sne forze spingendosi a circa cinque miglia dal campo stesso. Nell'attacco le truppe indigene di fanteria furono disperse nella direzione del fìume Buffalo, mentre il tenente colonnello Durnford si ritirò v.erso il campo con pochi Basuto a cavallo. Attaccato allora


128

ESTER A

R IV ISTA

il campo dagli Zuiu, dopo fiera ed ostinata resistenza, gl'Inglesi vi fnrono sopraffatti dal numero, e solamente parte delle truppe a ca vallo potè sfuggire al massacro con la fuga . ,Calcolando però il. tempo necessario al tenente colonriello Durnford per giungere dalle rapide di Rorke a I~andula, e considerando la direzione presa dai fuggitivi, sembra più probabile che egli. sin stato attacC/lto in marcia a cinque miglia prima di arrivare al campo, e che dopo la di lui rotta, gli Znlu siansi gettati sulle truppe del tenente colonne{l lo Pulleine. l e perdite~ furono assai gravi. Le truppe regolari inglesi ebbero uccisi non meno di 30 uffìziali e 500 nomini di truppa, le truppe coloniali 2 1 uffiziali e 70 uomini di truppa (rapporto del generale Chel rnsford) . Di feriti non si parla; sembra che non s1~ ne siano rinvenuti avendo gli Zulu avuto il tempo di farne massacro . Vennero inoltreZin mano al nemico : la bandiera del 2,1,0 fanteria ('I), tutta l'artiglieria, i.0'2 vetture, ,f 00 huoi, i OO proiettili , 1000 fuci li, 2.50000 cartucce e 60000 libbre di materiali d'intendenza . Non è fotto cenno cli dispersi ; rna t~ probabi le che tuUi gl'indigeni superstiti del campo d'Isandula si,ù1si riti rati alle loro case. Sembra inoltre~ che moltissime diserzioni siansi verificate dopo la 11otizia della rotta: Il rapporto di lord Chelmsford al ministro della guerra in da ta del 'J,7 gennaio si chiude con queste significanti parol1~: « La conseguenza del disastro s'è giù manifestata in tutta la colonia, e i coloni europei so1io gell(wa lmente in grande allarme. li risultato · è stato che i noEtri contingenti indigeni cominciano a subire forti perdite per la diserzione. Spero che il governo di Natal vonit mct-tervi termine con mano ferma, visto che gl'indigeni hanno ricevuto l'ordine dal vice- governatore dì Nata) di pr·endere lè armi e che essi non hanno il diritto di abbandonare i loro corpi senza HS5erùe licenziati per di lui ordine. « nesta infatti che non si può più fida re degli alleati indigeni di '.'fatai e che dei rinforzi inglesi devono essere inviati dall'Inghi lterra, se si vuole che ie operazioni contro gli Zulu sieno prosegni te con successo » . 1

1

La dolorosa notizia dell'arenamento della guerra contro gli Znln appena al sno iniziarsi gi11nse a Londra l',I·I febbraio n1ediante un / !)

Posteriori notizie clicono che questa banJ iera sia stata in segu ito ritl'ovata.

·129

dispaccio di lord Chelmsford che aveva toccato il giorno innanzi la linea telegrafica a S. Vincenzo. La sorpresa e la commozione generale furono tanto più sentite in quaiilo che un altro dispaccio arrivato il ·7 febbraio pel telegrafo di ~fodera, aveva recate le notizie favorevolissime dei primi scontri, della distruzione del krnal di Serayo, di ,J 0000 iulu spinti innanzi dalla colonna Pearson, e tutt:.i la stampa ingrandiva , come sempre avviene, i risultati di tali vittorie cullando l'opinione pubblica nella certezza d'un prossimo e felice termine della campagna . Invero, nelle condizioni della guerra al Capo, il disastro del 22 gennaio ha uua importanza affatto speciale, prinùipal mente perchè è a prevedersi 1ion potersi più fa re grande assegnamento sulle scoraggiate truppe indigene, le quali de! resto formano la maggiore parte del pie..: colo corpo di spedizione, e perchè i soccorsi di truppe regolari da ll'Inghilterra non possono arrivarvi che dop0 il tempo relativamente assai lungo cli tre o quattro settimane. · Però dal rn inistf) ro della guerra, .confermata l::l misura giit decisa da lord Chelmsford cli fare rimanere, si no all'arrivo dei rinforzi, le truppe inglesi sulla difensiva per proteggere da ogr1i inrnsione di Zuld le frontiere di Natal e del Transvaal , furono immediatamente date le seguenti disposizioni: 1° Fosse imbarcato a· Colombo il 57° reggimento di fanteria , che tiene presidio nel Ceylan, e mandato a Porto Natal. Il trasporto con a bordo il 57° fanteria dovesse nella traversata toccare l'iso la i\iaurizio per imbarcarvi la ·1 0" batteria della 7" brigata cl'ar'tiglieria da piazza che vi si trova di guarnigione. 2.° Che il 2()0 e il '78° reggimento di fanteria, i quali erano in rotta diretti p~r le Indie, al loro arrivo ad Aden fossero invece avviati per Porto Nata!. 3° Che il Vive-Re delle Indie vi spedisse pure quegli altri rinforzi di cui potesse disporre. · , 4° Che i. seguenti corpi fossero recati al completo organico di guerra e dall'Inghilt~rra spediti per la stessa destinazione: 1

Fanter:ia.

'.z 0 Battaglione del 2·1 ° Reggimento di guarnigione a Currag 58° Reggimento di guarnigione a Douvres 91 ° » ,, acl Aldershot 94- 0 >) » 3° Battaglione del 60° Hi/le.s

ad Aldershot a Clochester


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ESTERA

RIVISTA

, • r·eooimenti ·, il 2° battaolione del ~·1° dovette ricevere 396. uomini t)t') V da altri 8 reggimenti, ecosì 19~ il 5_8° reggimento, 306 il 9 1° ecc. ecc. Il completamento dei corpi da imbarcarsi, il loro avviamento ai porti e glì altri preparativi ritardarono evidentemente la partenza. Pure fra H 25 febbraio e il ·I marzo l'imbarco fu compiuto su 15 ste0;mers noleggiati appositamente pel trasporto al Cilpo. I predetti corpi furono imbarcati : mezzo reggimento del ,t7° lancieri a Londra ; l'altro mezzo reggimento del •17° lancieri, il •1° reggimento dragoni guardie, le due batterie d'artiglieria, il 9·1° e il 9!~ 0 reggimento di fanteria a Sonthamptou; il 3° battaglione del 60° 1·ifles, il 58° reggimento di fanteria e la 20a compagnia del genio a Portsmonth; il ~0 battaglione del 2 1° fanteria a Qneenstown (Irlanda); il treno a Wolwich e a Dnblino; la compagnia di sanitlt a Portsmouth e a Queenstown . Furono inoltre imbarcati 700 uomini di fanteria da servire come truppa di complemento. La spedizione fu accompagnata dei maggiori generali Marshall, Crealock e Newdioate incaricati rispettivamente del comando della brigata di · cavalle11a ~ delle due di fanteria: anche il principe Luigi Napoleone, il pretendente al trono imperiale di Francia, volle imb: a'- J. carsi a Southarnpton per- andare a servire souo la bandiera inglese nell'Africa Meridionale. ·

111

Ca'Valleria. 1° Reggimento Dragoni Guardie di guarnigione » Lancieri »

·17°

1

ad Aldershot a Mounslow

Arti.glieria. Batterie M ed N della 6° Brigata montata di guarn. ad Aldershot

G!7nio . 30a compagnia di guarnigione a Chatam

1

1

T·reno. 3• compagnia di guarnigione a Currag ia » » a Dublino )) 5• a Woolwich ))

Trnppe di sanità. Una compagnia tolta dalle stazioni di Aldershot e Currag. 5° Infine che fosse mandato a Porto Nata! un sufficiente numero • d'uomini di complemento per calmare i vuoti fotti nel corpo di spe- · dizione e quelli esistenti nel 57° fanteria che vi arriva da Ceylan . I corpi destinati ad imbarcarsi in Inghilterra per la colonia di Nata! furono scelti fra quelli già designati organicamente fra · i primi a dover muovere per servizio all'estero, e pei·ciò mantenuti con un effettivo di pace rafforzato. Nondimerio per portarli all'elTeuivo da guerra di 906 uomini i battaglioni di fanteria 6"'> ;)...,

·160 ,195 H-0 Hii

))

)) )) ))

))

i reggimenti di cavalleria le batterie d'artiglieria la compagnia del genio le compagnie del treno la compagnia di sanità

si dovette ricorrere ai volontari presi negli alt1·i corpi. Così per esempio il .9·1° reggimento dovette ricevere : 37-:i volontari forniti da altri

L'inaspettata notizia dell'insuccesso d'Isandula, la lontananza del teatro della guerra, le esagerazioni della stampa, avevano, come è stato detto, fortem ente concitata l'opinione pubblica in Inghilterra. Si gridò· che la condotta militare della gnerra era stata pessima , che il comandante in capo aveva mancato allt~ più elementari nozioni di arte militare operando con forze sperperate e senza suf~ciente cognizione delle forze del nemico, e che però lord Chelmsford si dovesse immediatamente sostituire con ultro più capace generale. L'espressione dèl sentimento pubblico servì di appoggio all'opposìzione parlamentare in ambedu e le Camere inglesi. Questa infatti, sebbene accordasse alla prima richiesta un credito straordinario di 1,500,000 lire sterline per continuare con più vigore la guerra una vo1ta che vi si trovava impegnato l'onore delle ilroprif~ armi, ri volse al ministero aspra censura, sia per aver promosso una guerra ingiusta e forse dannosa ugli interessi inglesi, qnando ancora non erano 1


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RIVISTA

definite . le vertenze della guerra afgana e del!~ questione orientale sia per averla poi intrapresa senza sufficiente preparazione e. con mezzi impari allo scopo. Il ministero sosten1rn validamente l'ope, ato del generale Chelmsford, accennando come assai pericolosa la massima di gettare i1.1 ogni caso sul comandante in °capo la responsapilità d'un insuccessc,, ma credette di. spogliarsi d'.uua parte della responsabilitì1 politica della guerr~ dichiarando che 11 gov~rnatore, sir Bartle-Frère, aveva spedito l'ultiniatwn al re Cetywayo senza autorizzazione del ministero, usurpando così un'attribuzione superiore alle sue fa coltà, e rendendo inevitabile una guerra che il governo avrebbe voluto con ogni cura evitare. La notizia che intanto arrivavano dal Capo portavano che l'est~rcito inglese rimaneva sempre sulla difensiva raccolto in gran parte dietro la Tugela per proteggere Nata! che si credeva immediatamente minacciato da una invasione :di ZnlLl. Cosicchè, passate I<~ prime apprensioni, si cominciò e fare le meraviglie che gli Zulu non si nrnovessero. In sostanza si dimenticava che la guerra subita dal re Cetywayo non era stata veramente da lui promossa in altro modo che col non sapersi decidere ad accettare cieéamente delle condizioni che mettevano il proprio paese nella completa balia degli Inglesi. Ciò avrebbe dovuto apparire chiaro cruando si seppe che sir John Eustache .Fannin, agente speciale dell'Inghilterra alla '. froutiera del 'Zululand, aveva ricevuto un messaggio del re Cetywayo cli cui . la London Gazette cosi riprodusse la sostanza: « Cetywayo prega il vescovo di far comprendere alle autorità inglesi , che il di lui governo non ha mai desiderato la guerra ; esso non · ha respinto le condizioni proposte a Tugela ed aveva giù raccolto rr.illr~ capi di bestiame per corrispondere alle domande che gli erano dirette. « I figli di Sirayo si erano dati alla fuga ed il re aveva già mandato gente a farne ricerca quando gli giu·nse la notizia che gl'lnglesi avevano passata la Tugela ed avevano attaccata ccl anche massacrata una parte della popolazione di Sirayo. Pure esso non disperava della pace poichè i figli di Sirayo si erano potuto arrestare (i). <e Costoro furono legati assieme e affidati all'esercito comandato da Unvumeogwana che doveva consegnarli al generale inglese alle rapide di R0rke. Tre parlamentari 'vennero spediti innanzi affine di ottenere (1) Questo passo compie in parte la prima notizia della vittoria del colonnello Wood e della distruzione del kraal di Sirayo.

ESTERA

r

'

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dal generale inglese un'udienza. iVIa essi dovettero tornare indietro per essere stati ricevuti a fucilate. cc Il combattimento d'Isauclula fu accideotale. La cavalleria i~glese aveva assalito alcuni corpi staccati di Zulu, i quali risposero. Sopragiunsero altri corpi in loro soccorso t~ la mischia si fece generale. <e Il re Mga di aver mai dato alle sue truppe l'ordine di attaccare le truppe inglesi, ed il generale Unvumengwana cadde in disgrazia per essersi permesso di auaccarli. E quanto al combattimento di Inyezani, Cetywayo pretende eh' e~so fu provocato dal colonnello Pearson. « Cetywayo chiedi~ che si depongano le armi ; che si ra11nodino i negoziati per comporre tutte le divergenze; che egli avrebbe inviati altri commissari se alcuni dei precedenti non fossero stati trattenuti come ostaggi; che questi ostaggi gl i siano restituiti, ed infì.ne dice che avendo posto agli Entumeni il quesito se l'esercito degli Znlu sia raccolto, essi risposero negativamente e che tutti i soldati si trovavano dispersi nei loro kraal ». Senonch/>, così a Londra .come al Capo, nessun Inglese voll e confessare che la guerra contro gli Zulu avesse avuto per causa prin-. cipale e forse unica l'interesse inglese. Quindi l'opinione accennata dai corrispondenti e diffusa dai giorna li che la domanda del re Cetywayo fosse uno stratagemma cd una insidia. Iu sostanza nè dal ministero inglese, nb dal governo della colonia si volle tener conto della pacifica proposta del re degli Zulu, ad onta delle dichiarnzioni fatte alle Camere ch e il governo inglese·non cercava altro che evitare quella guerra. Intanto al Capo la condizione militare non era in alc1rn modo migliorata, almeno stando a quanto se ne può desumere dài pochi e rari cenni che pervengono in Europa per telegrafo da S. Vi nccnzo e da ~fodera. Verso la metà di febbraio le truppe inglesi erano srrn1pre in attitudine -difensiva. Il colonnello Woocl dietro il Bloed, una nuova colonna col colonnello Bray solidamente trincerato a Helpmakaar, il rimanente delle forze dietro la Tugela. Sembra che sul principio di febbraio il colonnello Pcar,;on si fosse nuovamente avanzato con due migliaia d'uomini nella cHrezio1ìe di Ekowe ed avesse occupato questo punto. Comunque ciò sia avvenuto è certo che il ,1;3 febbrai o egli si trovava ad Ekowe, giacchè sotto tale data le notizie dal Capo registrano cl1e il colonnello Pcarson;


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ESTERA

avanzatosi da Ekowe sino ad Entumeni inseguendo gli Zulu sconfitti, vi aveva bruciato il kraal militare. Ma già in data del ,18 si c-0rninciava a temere che il colonnello Pearson non fosse più libero a Ekowe, rimanendovi invee-e assediato dagli Zulu, e si annunciava in pari tempo che un primo tentativo di lord Chelmsford per liberarlo era riuscito vano. , Altre notizie in data del ,j. e dell'H marzo portavano che il colonnello Pearson· era sempre bloccato ad Ekowe, che gli Zulu per impedirne la ritirat.a o l'arrivo di rinforzi avevano distrutto la strada che congiungeva Ekowe con la frontiera di Nata!, che un corpo di soccorso si stava organizzando, souo il comando del colonnello Law, dietro la Tugela, ma che per muovere ~i aspettavano i nuovi rinforzi dall'Europa; infine che al colonnello Pearson era riuscito a mettersi in comunicazione con la destra della Tugela mediante un tolegrafo ottico. Altre complicazioni si preparavano nello stesso tempo nel Transvaal e nel paese d<~i B9suto, dove i capi indige,ii, mossi forse dai Boers, assumevano atteggiamento ostile agli Inglesi. Si dovettero perciò fare nuovi distaccamenti di truppe, e il governatore Bartle-Frère si decise a recarsi personalmente nel Transvaal . per meglio dirigervi l'azione del governo. Non si hanno sufficienti notizie per giudicare con sicurezza dell'importanza di queste secondarie complicazioni, ma per quanto pe ne sa esse destano grave inquietitudine al Capo. Il grosso dei r·inforzi inglesi com inciò ad arrivare a Porto Nata! l'·H marzo e il ,18 continuava ancora l'arrivo dei trasporti. In questo .., tempo non erano avvenuti fatti militari che di secondaria importanza. È da notare nondimeno che il 2 marzo, Oham, fra tello del re Cetywayo, si arrese al capitano Macheod nello Swaziland, con 600 Zulu ('I). Si crede che 0 ham sia pretendente al trono di suo fratollo e però parteggiant.c per gl'Inglesi . Ma poco dopo, il 11'.2. marzo, nello stesso paese un convoglio di provviggioni e munizioni, partito da Derby per Li.meberg e :,;cortato da ,I Oi uomini, fu attaccato e preso dagli Zulu: il capitano Moriartg e tO soldati vi rimasero uccisi, di vltri 20 non s_i ebbe pitì notizia'. Arrivato a Porto Nata! il grosso dei rinforzi aspett.ati dall'Europa il primo bisogno era evidentemente quello di andare a soccorrere il colonnello Pear$Oll il quale, bloccato sempre ad Ekowo, segnalava

essere ridotto a 500 uom1111 disponibili ( e questi stessi già ridotti .da più giorni a mezzà 1:azione per dclicienza di viveri), e minacciato da poderose forze nemiche che circondavano all'atto i suoi trinccra,menti. Fu pertanto composta una colonna di 6000 uomini .con sufficiente artiglieria e cavalleria, la quale mosse il '.28 marzo dalla Tugela in direzione di Ji:kowe. Contemporaneam(mte avveniva un altro fotto militare abbastanza .graYe e sempre sfavorevole agli Inglesi . Ecco la relazione fattane alla camera dei lordi d'Inghilterra da lord Cadogan, segretario di Stato per la guerra: · « I telegrammi elci colonnello Wood annunziano che il 19 marzo venne attaccato con successo Mhlohain ('I). Furono prese parecchie migliaia di capi di hestiarne. Se non che, essendo sopravvenuti gli ~ulu in numero di 20 mila, lEi nostre truppe e le indigene subirono grandi perdite ed il bestiame venne loro ritolto. La colonna Weaterley fu disfatta e tutti i suoi soldati furono uccisi, ad eccezione del capitano Denison e di sette nomini della cavalleria leggera cbe trova·vansi sott•J il comando del capitano Bartoil dei coldstrean guards. Si sono perduti in questa circostanza undici uffiziali e ottanta soldati >) . Questi cenni non :;ono certamente molto chiari, però bastano a dimostrare che gli Zulu sono abbastanza arditi per rì prendere l'offensiva,. e sanno infliggere alle truppe inglesi perdite gravissime. Le informazioni di lord Cadogan, parlando di soccorso diretto ad Ekowe, continuano così : « Durante la 1nedesima giornata, l'esercito degli Znlu, i cui reggimenti giungevano da Ulundi (<2), attaccò Kambulaka . L'azione cominciò ad un'ora e mezzo dopo il mezzogiorno e durò quattro ore. Il nemico venne respinto ed inseguito per sette miglia dn lla cavalleria. Le sue perdite furono considerevoli, giacchè più di cìnquecento morti giacevano sul campo . Da parte degli Inglesi vi furono 80 morti e due feriti. Quasi tutti gl'indigeni hanno disertato . La colonna di soccorso comandata da lord Chelmsford accampò in prossirnitù cli Ginghalova sul pomeriggio del ,JO aprile: Durante la notte essa ebbe a soffrire di una pioggia torrenziale e per quanto durò la sera gli Z1~lu non cessarono di molestarla. « La mattina del 2 gli Zulu attaccarono da due parti, una dopo, l'altra, con due distinte colonne. l l nemico si avanzò audacissima1

(l ) Appartiene allo Swaziland il pianoro orientale del Transvaal rra la catena delle montagne dei Draghi e quella dei Lobombo.

(I) Forse Ehlomblama sull'alto Pongolo. (2) Ondine, il kraal del re.

I •


136

HlV!STA

mente, ma non potette mai approssimarsi alle trincee coperte. A ore 7,30 l'attacco era respinto e il nemico si è ritirato precipitosamente, inseguito con vigore dalla fanteria montata volontaria e dagli indigeni. L'altezza dell'erba e i cespugli hanno grandemente aiulat.o l'approgsimarsi degli Zulu e la loro ritirata . « I reggimenti zulu impegnati contavano 195 compagnie, o~sia circa ,f 1,50P uomini . Sornapo ne aveva il comando supremo. Lord Chelmsford ab)Jaudona Ekowe, le cui vie sono troppo malagevoli. )<:gli stabilirit un posto permanente sulla strada della. costa ed il campo di Ginghalova sarà ridotto in modo da poter essere difeso -da una guarnigione. Il generale si recherà il 3 aprile ad Ekowe con tre reggimenti ed alcune compagnia ». Successivi dispacci in data dell'8 aprile dal · Capo dicono che gli Inglesi sbloccarono Ekowe nella notte dlll [i. subendo uua perdita ·cli 2:20 tra morti e feri ti. Gli Zulu avrebbero perduto 2500 uomini. Eko,ve fu sgombrata e la sua guarnigione spedita verso il fiume Tugela. Gli Zulu hanno doccupata Ekowe appena ne sono usciti gl'Inglesi. La notizia della vittoria per la quale fù Jibe1;ato il colonnello Pearson eoi resti della sua colonna, fu accolto fra gli applausi quando il 22 ·aprile fu letta al la Camera dei Comuni a Londra. Invero essa poteva accennar.e al principio dì una nuova fase più fortunata per le armi inglesi, ma so1m1tutto evitava un nuovo e grave scacco clw certamante sarebbe stata la resa del colonnello Pearson. Le speranze sul · buon esito della guerra in Africa erano fonda te nori solo sui poderosi rinforzi di truppe spedite dal!' Inghilterra, ma "Sostenute anche dal linguaggio sicuro del governo. Infatti, sin dal 7 aprile, -innanzi al la Camera dei Comuni il ministro delle colonie aveva detto, a proposito del messaggio di pace di re Cetywayo, essere impossibile evitare le ostilità essendo necessaria una completa sottomissione degli Zulu. Questo linguaggio era assai differente da qnel lo tenuto cpiando, dopo il disastro d'Isandula, il governo inglese biasimava la condottta di sir Bartlc- Frère per' aver resa indispensabile una ·-guerra che si voleva ad ogni costo evitare. Senonchè nelle più recllnti comunicazioni il governo inglese tiene nùovamente un linguaggio assai più mite, ed assicura aver manda te istruzioni precise al governo della colonia del Capo perchii nella guerra --coritro gli Znln non abbia in n?ssun caso a seguire una politic::i annessionista . Le notizie sulla insurrezione del Transvaal e nel paese dei Basuto sembrano invero poco rassicuranti, segnatamen.tc per ciò clw queste 1

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137

ESTERA

insurrezioni disperdono ancora più le forze le quali dovrebbero essere· raccolte contro gli Zulu. I telegrammi in data del 22 apri le da D'Urban pubblicati dal Daiby News dicono che il territorio inglese dalle fo<:i della Tugeia al fiume Pongolo sono interamente in balia élegli Zulu, che tutta la frontiera della Tngela inferiore alle rapide di Rorke rimane affatto scoperta, se si tog[;°e la protezione di qualche compagnia d'indigeni sni quali non si pnò fare assegnamento di sorta, che da per tutto le scarse forze inglesi sono costrette a tenersi sulla difensiva. In governo inglese ha 1'8 maggio assicurata la Carnera dei Comuni che Mssuna confcrrna ufficiale è pervenuta cli tali allarmanti notizie, ma ha dovuto confessare avere il generale Chelmsford telegrafato essere possibile che altri rinforzi siano necessari pc! Transvaal e il Natal. Ed infatti si annuncia da Londra in data del 9 maggio che saranno spediti al Nata! altri 5000 uomini. ~ Quale sarà il risultato di. questa guerra? Forse lo diranno prossimamente gli avveuimenti. Ma, se la storia e la condizione politica_ e geografica della colonia i1Jglese nell'Africa l\'(eridiouale possono servire d'insegnamento, può prevedersi che infine tanto la Cafreria indipendente che il pu<~se degli Zulu dovranno· assoggettarsi alla colonia; senonchè probabilmente la lotta sarà lunga , e per ora gl'Iuglesi dovranno forse accontentarsi di venire a qualche transazione simile a quella che orn tentano concludere con ' gli Afgani. M.

BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO capitain. lli.,;lofre gé11b·11.le des tlt•ay(ms tlepuis· lew• m•igine jusqu'à l'em1,it·e. -- Paris, Dumaine-, 1879. Prezzo L. 4.

H.

C1-IOPP1N,

L.

ARM AGNAC .

llisloh-e de llen>•i 1.le la 'l'our-tl'/111 uet•gne, · 'u fotnnle ,le Tui•eune, 11uir,fol,al ,le ll'.,•ane,1. -1 vol. in 8°.

Tours, Marne, 1879. Prezzo L . 4. E.

Le 1Htu•,;c/ud Fobet•l tl'apt•ès ses n1éet sa co1•1•e.<Jpt>ntlance. 1 vol. in 8°. - -Tours, . Mame, 1879.

DE BOUTEILLER.

JH.()ir es

L. LABICHE, capitaine cl'twtilhwie. {,'o,ws d'm•lille~·ie, dé>Jelop: pement ,L,!S conf,~rences f'tiifes à la Rétwion ,le.,; o(-· flcie••s. - Paris, Delagrave, 1879. - - Prezzo L. 3.


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139

BOLLETTINO

BIBLIOGRAFICO

E. ·DEL APIER RE, sous-intendant militaire. Com•s de lég;fl'lation d d'a'f.lminiatralion mililairea. 2 vol. in 8°. - Paris Dt:.maine, 1879. - · Prezzo L. 25. · • '

A. v . SCHELL, Oberstlieut. Stm.lie iiber 7 '11/,tU, der Fehia.,·tilleì-ie. 3 Heft. Die reilende !lt•titlerie ina Gefecl1te ,ter liavalle,•ie-l)itJision , nebst §c/1lussbetrac/1tunget_• tmd llnl1anf/. (Studio s ulla Lattica dell'artiglier ia da campo.

s• dispensa. L'artiglieria a cavallo n el combattimento della divisione di cavalleria, con osservazioni finali e aggiunte). Berlin, Bath, 1879. - Prezzo L. 2/>0.

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Carte e pianL

.lnfanteritlliscl,e Reiterei, "de,• ,te,• Diensl ~u Pferde l,ei tle,• 111/anlerie, 1,iit Beriicl.sicl1U9uu.!1 de,• dabei 111assf1el,euden 1J11fot•de,•u11ge11. (Fanteria. a cavalio, o il s ervizio a cavallo presso la fanteria, con riguardo alle esigenze aUuali). - Hannover, Helwing, ·1879. - Prezzo L. a.

vV.

A.

office .

Ultimi fogli della Carla tlell" Lombardia, del Feneto e dell' ltt,Ua cenlrtile, alla scala cli 1:75,000, pubblicati per cura dell'Istituto topografico mili tare: D; E; F; G; H;

12, 13. 12, 13, 14. 12, 13, 14, '.lf>. 16. '12, 13, 14, 15, 16, '17 . 12, 1.3, 14, 15, 1G, '17.

Die .,chlesisclien lit•ie!1e un,.l ,la., liurfii.•·stenllnu1i· llaunouer. l11sbe.<1ondel'e tlie liala.'Jlt·,>111,e von 11,ulenl>eél, 1111,.l li.losler Zeveu. 1liit Benutzung at•cl,-ival. Qnellen. l~ebsl eine,n Piane ,te,• Scl,laclit V()n HÙ8le11beeh. (Le guecre della Slesia e il principato di Hannover, e in particolar modo la catastrofe di Haslenbeck e Kloster Zeven, in base a documenti originali. C9n un piano della battag lia di Hastenbeck). - Hannover, Hahn, 1879. P rèzzo L. 15.

Carte ,le la f,•011tiè1•e tles 11.lpes, 1:320,000, feuilles: 5 Valence, 7 A vignon, 9 Marseille, 10 Dr-aguignan, - Par-is, dep6t de la guerre .

.A .. \Vnz u:DEN, Gen.-Lieuten . z. D. lleerwesen, untl lnfantet•ietlienst des ,l~!utscl,eu Rei<!/1.fl&l'e1•es. 15. Aufl . 2

Esquisse ,les fleuues et g ,•a.1ul.'J lti<.•,<J dt! I' 11/rique. - Paris, Monrocq.

Th eile. (L'ordinamento militare e il servizio della fanteria dell'esercito tedesco. rn• ecliz., 2• parte). - Berlin , Bath, 1879. Prezzo L. 15.

Cote septentrion,..te de l' !I f1•iqt1.t!. Partie compris e entre le Cap Carthage e t la éòte sud de la baie de Tunis. - Paris, dep6t de la marine.

v . HAS SEL .

,C. · MEI NCKE, Zahlmeiste1'.

Die llel..leitltm gs-111b•t/ucl1aft bei ileu. T1•u1,pe11tl1eileu. det• .,1,•,Hee, b,?s,uule1•,f tle,• lnfante, •ie. 2 Aut!. (L'amministrazione del vestiario presso i corpi dell'eserci to e specialmente della fanteria). - Rostock, \Verther, 1879. - P r ezzo L. 4·,50. ·

I; '12.

Cote ed de lUm•ea . Iles de la Socìété. marine .

Paris, clep6t de la

lller lldriatique. Cò te orientale, e t Anlivari à l'entrée de larivière Vojuzza. - Paris., clep6t de la marine.


.

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E PERJODJCJ

BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

Geu.ero,lkarte von ,ter Europ. 'l',,rl.ei. Herausg. vom k. k. Militi:ir-Geog. Institut in Wien. '1: 300,000. BI. L 15: Philiatees - M :15: Arta - N -'15: Phersola - O 13: Xanthe - O 14: Kastro ·- P '13: Dimotica - P 14 ; Gallipoli - Q. 1:3: Costantinopel - Q 14 : Brussa. - Vienna, Artaria, 18i8. - Prezzo d_i ciascun foglio L. '1,50. Generalstabs-N.arte ,mn Pt•eusseu. -1: '100,000. Sect. 9? Neustettin - 118 Deutsch-K.rone - 142 Bromberg - 258 Melsun gen. - Berlin, Schropp. - Prezzo cli cadun foglio L. 1,50. 1JliU/aeil1oaf1en aus jHslus Pe,•llaes' ge<>!Jrllplaisclaer .'lnstalt iiber tviclal.ige nette E,•fo1•sc/11ingen ,,.uf ,lem Gesamml!lebicte tlet• Ge6!1r1111laie. 'Von Dr. A. Petermann '15 Band, 18i9. Agli articoli contenuti nella 4a puntata arida vano

unite le due carte seguenti:

.

Hidrogmphische Skizze der E bene von Yedo. 1:1,200,000.

Die Fahl't des russischen Klippers Wssnaclnik . Lieutenant Onalzewitsch August, 1876: Ubersicht der bisherigen arktischen

Forschungen Nordwestlich der B•}ringstrasse; 1 : 340,000. Eisenl,a/uilrn.rt.e des t•ussisclaen Reiclaes. 1.:1,200,00. Petersburg, Jljin. - Prezzo L. 5.

277

ghieri ne ebbe il signor Scuri dal Ministero della guerra, il quale non si limitò solamente a lodare la 2a edizione della fr!1,ida, come aveva pur fatto per la prima, ma stimò opportuno di rivolgere ai reggimenti, distretti, istituti, stabil imenti cd a tutti i comandi ed uffici del regio esercito una circolare, colla quale li· autorizza a provvedersi a spese delle masse generali e delle indennità per cancelleria di alcune copie di questo utilissimo 11lantlale. Anche per questa ristampa deJl'opera da chi vi pose mano fu preveduta la necessità di mantenerla a giorno delle successive variami ed aggiunte, e ciò mediante la pubblicazione di un bollettino periodico, da inserirsi comodamente nelle pagine che potranno subire qualche modificazione. Dal canto nostro siamo lieti di poter divulgare questo libro. non per semplice incoraggiamento all'autore, ciò che per altro sarebbe lieve ricompensa alle sue fatiche, ma per farf: cosa più utile e giovevole all'esercito che saprà, come di tutto ciò che lo interessa, profittare dell'opportuno avviso.

St.

L. FRJF.OERICHSEN. N.11rte de.~ lla,adelgel,·i et.es von lflestllqt1atm•eal-llf1•ica. "1:780,000. - Hamburg, Friederichsen,

1879. C. E.

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IJ1este1•11 ,4 sili:

Il Di.r ettore O R ESTE BA R ATIER I

.Maygiore nei Bersaglieri.

DEMARCHI CARLO ,

gerente.

Contiene il racconto della battaglia del 2i giugno ·1866, ricco di aneddoti, di generosi ricordi, di splendida onoranza al valore, all'eroismo, alle brillanti virtù che rimarranno ad attestare tutto quanto havvi cli più grande nell'umano carattere e che la sola lotta, la terribile lotta può sviluppare in così eminente grado . E ben s'intende come cli fronte al nobile scopo -di questa pubblicazione, della quale ebbe già ad occuparsi la R'Ìivista, la critica non possa che essere benevola, tanto più che la scorrevolezza, l'ordine e la semplitit dello stile non vi fanno difetto. Nè mancanti di pregi artistici sono le otto tavole che seguono, le (I) Vedi Rivista militare del nove mbre 18i8. ANNO

xxiv,

VOL. li.

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LIBRI

quali rivelano là viva immaginazione ed una certa originalità in chi le compose, sopratutto se si tien ben conto delle grandi difficoltì1 prospettiche da vincere nel rappresentare in ristretto spazio grandio5i concetti fi gurativi che significano variabilità di evoluzioni e straordinari atteggiamenti. Forse per avere un disegno più corretto sarebbe stato neccss,ario di trascurare qualche episodio, o moltiplicare il numero delle tavole; ma nel primo caso ne avrebbe scapitato la memoria storica, nel secondo, e ciò con 'minor svantaggio dell'opera, sarebbe cresciuto il volume. D'altra parte queste mende diventano inezie, anzi non vi si pensa, quando leggendo tanti degni nomi segnalati, vedendo tante figure, siano pur esse appena abbozzate, si viene meglio a conoscere molta ignota virtù e pare di trovarsi ancora fra quoi cari amici, la cui fine fu un glorioso tramonto. Basterebbe solo questo merito per rendere desiderabile e ricercata un'opera ben concepita come quella del signor Cenni, e ci auguriamo che i successivi fascicoli i quali verranno alla luce riescano sempre più graditi e di crescente interesse.

Coopé,•ation de l'nrtnée ro1nuab1e en Bulgari.e,

par le capitaine d'infanterie FrscH. ~t Cio editori .:.._ 1879.

279 mente a quanto gli era stato richiesto, ed a prezzo della vita di una diecina di migliaia d'uomini ha consacrato una pagina immortale nella storia delle sue tradizioni, e fondato un largo avvenire alla pro- . sperità della ·nazione. In attesa della. pubblicazione che sarà per fare lo stato maggiore rumeno del racconto degli avvenimenti militari, l'autore non si è limitato a riarrare ciò che potca dedurre dai varii libri già stampati, ma ha ricorso ·ad informazioni più dirette. Perciò è interessante per i suoi particolari il racconto dell'attacco delle duo ridotte di Grivita. Malgrado il fluissimo fuoco di fucileria nemico, le truppe a costo di sacrificii enormi arrivano sempre ad investite la posizione avversaria; ma se in questo momento uua riserva non è pronta a venire in soccorso delle truppe esauste pel , sanguinoso attacco, il succe:;so momentaneo è illusorio, e dopo un brovc periodo d'esitazione i pochi proìli sorvissuti od alle prese eol nemico, sono obbligati a ritirarsi, mentre la grandine dei proiettili nemici completa il loro sterminio. Un battaglione arriva opportuno cd afferma la conquista della ridotta N. 1 ; il terreno intricato ritarda l'arrivo delle ris<~rve mentre ferve Ja lotta neìla ridotta N. ~' cd essa non può esser tenuta dai Rumeni, anzi è dovuta investire di poi con lavori regolari d'approccio e non cade nelle loro mani, finchè Osman non decide di abbandonarla, nel Wntare la sortita da Plevna. La descrizione di questi la".ori d'approccio, e dell'investimento di Viddino successo pi tì tardi, formano i punti salienti del libro del capitano Fisch, al quale si può forse rimproverare l'estensione data alla narrazione della prima parto della guerra, e specialmente dei fatti che riguardano i Russi, soverchia riguardo al tema assunto a trauare, ma si deve tributare la lode~ della chiarezza e della precisione per ciò che rigu~rda le operazioni militari rumene. E prima di mctttw eia partii questo interessante libro, varrà la spesa di citare l'opinione dell'autore sopra una questione assai viva, come quella dei fuochi allo grandi distanze. Egli non crede che l'ultima campagna abbia sciolto la questione, ma ritiene che nell'atti1ccare la truppa farebbe male a ritardare la marcia per Jàsciarsi · sedurre da Il'idea di danneggiere da lungi l'avversario; constata però che tali fuochi da parw della difesa, obbligando l'attaccante a spiegarsi prematuramente o\i renderanno più difficile il mantenere la direzione nel combatti~e~to. Invece l'autore è più esplicito nel citare l'utilità .della vanghetta Linnemann, e nel predicarne l'adozion<~. E PERIODICI

Bruxelles, Spineux

La situazione politica della Rumenia ha molta analogia con quella del Belgio; perciò l'autore col descrivere la hrillan te parte avuta dall'esercito rumeno nella guerra d'Oriente trae motivo di spronare i suoi compatriott.i a dare un assetto sempre più gagliardo all'ordinamento militari\ 1~ specialmenle alla costituzione di forti riserve, ciò che forma il punto principale della questione militare belga allo staia presente. lnfalti non si possono prevedere le circostanze per le qnali un esercito ordinato difensivamente può essere tratto a guerra offensivà. Noi sappiamo già in crw1li condizioni di cose i Russi chianrnrono l'esercito rumeno sotto Plewna, quando una serie d'insuccessi, e 30 mila uomini di perdita mcuevano in dnbbio i risultati della campagna. Lo scarso esercito rumeno (4-6,000 uomini) ha adempiuto gloriosa-

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SertJice d'e.rplor(ltion et de sureté pou,• In ca,v alerie, par T. BoNIE, colone! du l le Hussars. _ P \l,ris

Dumaine, 1879.

'

Sono duo le istruzioni regolamentari francesi relative al servizio di espIor,nione. e di si_curezza per la cavalleria ; la prima contenuta nell ~nstruc.twn prat_igiie sw· le service de la cavaleri,e en campagne pm· ':' bngata eh cav?Jlena addetta al corpo d'armata, e !'a!tra av,mte [lf?r titolo: !ns,tructwn sur le SM'V'ice d'explo-ration pa.i· une d!ivùion de ca:valene ~~la-irant 1me année, che venne pubblicata nel 1875. La stampa md1ta1:e ~stera,_ e non_ultima l'italiana, fece molti appunti a codest~i 1strnzt0n1, <~_d m particolar modo mise in rilievo l'esagerala estenswne dell: fron11 d_'osservazione, e il grande sparpagliamento delle forz,~. ;\nche. rn_ Francia da qualche tempo si muove·aspra censura a quel.le. 1struz1om, da parte di parecchi ufliciali studiosi dell'irnport~n_L1ss11no a_rg~rnento. Non tenendo calcolo dei lavori· pubblicati nelle riviste e net gwrnali miiitari, noteremo quello venuto in Jnce l'anno scorso del capitano dello stato maggiore Cherfils: Trois journées d'e:r;plor·ation par. 1me d!i;vision de cavalerie, e recentemen°te quello del colon?e!lo Bonie, del_ CJ.nale intendiamo aprrnnto occuparci. Ii' Bon,e nassume. ben1ssnno la doppia missione della ca"va!leria co11 queste parole:. l'i1re dwn,ç le jett de l' ad1;èrs~.vre; l' empécher de lire d~1:1.u; le nutre,_ e cioè osserva1·e e combattere; ma perchè essa possa dtsirn~egnare il su~ n~andato, vuole un sistema sHmplicc, di iaciJe attuazt0ne, e che srn 111 accordo colle qualità offensive inerenti al la ca:7alleria. Secon~lo lui . gli attuali regolanwnti non rispondono a tali esigenze, e cogli stes~1 è _impossibile che la truppa pos:;a prontamente passare dalla difensiva all'offensiva, siccome è necess,\rio. Per scoprire il nemico, osservarlo, e tenerlo costantemente d'occ'.tio, egli. dice, è mesti1Jri impiegare pochi individui; e perciò per risolvere 11 problema bisogna creare i due servizi seguenti: 1° Una linea sottile incaricata di vedere (exploravion) ; . '.2. Truppe concentrate per l'attacco (sureté). Ved,am,o un poco da vicino questo sistema. I punti capitali sui quali si basa hanno tratto all'estensione della 1

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fronte da coprire, alle pattuglie di os5ervazione, e al principio di mantenere. il restante delle forze riunito piu che sia possibile. Riguardo alla fronte, il regolamento francese ammette per una divisione cli cavalleria una fronte di 30 a 35 chilometri, ciò che im..:. pÒrta per il reggimento in 1• linea una fronte di 15 a 18 chilometri. Il Bonie, e secondo noi ben a ragione, è di avviso essere un'idea falsa quella di voler osservare una fronte di 15 a 18 chilometri con. un reggimento, perchè co,,i si è costretti cli sp11rpagliare· le proprie forze, si rimane deboli su tutli i punti e non si può concentrarsi a tempo. A suo parere un reggimento iu prima linea non può coprire una fronte superiore a 9-·1 O chilometri; per osservarn la quale saranno necessarie cinque pattuglie; due o tre comandate da ufJìciali e le altre, che seguiranno le strade meno importanti, da soHufficiaU. Queste pattuglie poi quando trattisi di cercare 11 contatto col nemico e si operi in paese amico, sarebbero lanciate avanti a grandi distanze; mentre invece in paese nemico ed essendo in vicinanza del nemioo, si terrebbero a i o 5 chilometri di distanza dagli squadroni così detti Ili contatto. Queste idee del colonnel lo francese, improntate del resto ad un concetto essenzialmente pratico, non sono nuove. Infatti gli ultimi scrittori di tattica convengono tutti che una divisione di cavalleria non sia in grado di coprire una fronte maggiore di 45 a 2.0 chilometri, e così pure ammettono tutti la grande importanza delle pattuglie di ufficiali. Il Bouie prende quindi in esame la formazione in marcia di un reggimento, sia in 1a od in 2.• linea, sia in marcia od in stazione. Per i! reggimento di 1• linea, si avrà adunque : primieramente le cinque pattuglie incaricate dell'esplorazione, indi, importando che le pattuglie siano sostenute ad una certa distanza da un forte nucleo di truppe c.apace cli aiutarle o di vincere una resistenza, due squadroni detti di contatto, che muoveranno sulle strade perpendicolari alla fronte, e seguiranno le pattuglie, se si opera in territorio nemico, a !-5 chilometri. · Dietro a qnesti due squadroni marcierà in fine l'altro mezr.o reg~ gimento (due squadroni) col colonnello sulla grande arteria principale perpendicolare alla fronte, come pure le altre truppe che seguono, avendo ciascun reparto la propria avanguardia e ~etroguardia. La missione però degli squadroni di contatto esiste soltanto in marcia e sino a che il nemico non è segnalato; ma ottenuto il contatto le truppe tutte clebbono essere riunite. 1


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Se il r~ggimento è_ inveèe in stazione, è d'uopo risolvere il problema : d1 .mantenersi sopra una forte difensiva e di potersi riunire prontamente per l'_attac:o. All'uopo l'autore propone che le truppe a t~rgo . delle pa_ttu~he, siano ripartite nei differenti villaggi sulle grandi vie d1 comumcaz10nn perpendicolare alla fronte. Ogni r~ggimento cioè di prùna linea di.sporrebbe i suoi quattro squadroni carne a,varnposti nei villaggi, sopra una fronte <H 6-7 chilometri, coperti avanti dalle pattugl'ie sopra una fronte eh 9-10 ch:ilornetri. · ~ ~l Bo~ie attribuisce una grande importanza a quest'occupazione dei v1llagg1; e sta bene ma è facile trovarli'? Si può per a vventur3 basare un sistema su un'ipotesi abbastanza rara? Per quanto poi ha tratto al reggimento in seconda linea, esso diwe solo. p~nsare a m~nten~re i suoi squadroni concentrati più che sia possibile per servire d1 sostegno al reggimento con cui fa brioata; e perciò in stazione li riunirà nei villaggi, ed in marcia seguirà strada principale, nella quale marcia il reggimento di prima li!Ìea, mantenendosi di solito da 3 a 5 chilorn1:1tri dallo stesso e coprendosi in entr?mbi i casi sopr~ i. fianchi e alle spalle per mezzo di pattuglie. L autore passa qumd, a parlare del modo di trasmettere le notizie gli ordini, ecc. Anche qui egli osserva, e noi crediamo "iustamente: che_ il sistema ora in uso di stabilire in date località prev"entivamente d<~s1ghate posti di corrispondenza di quattro . o cinque cavalieri non è_ prat!co, perchè codesti piccoli posti. sono affatto insufficienti, quando si abbia un gran numero di lettere da far circolare, il che produce stanchezza nei cavalli diminuendo la velocità. S'aggiunga che se un tale sistema potrà facilmente funzionare quando si sia fermi o lontani dal nemico, la cosa sarà ben differente a!lorchè si sia in vicinanza del nemico o quando in seguito ad un attacco le truppe debbano prendere altre strade. . Il Iloniè pertanto propone l'aholtzione completa dei posti di corrispondenza e collega tutte J(' varie parti del suo sistema di esploraz1011~ p~r mezzo di pattuglie, e cioè: in marcia le punte e gli squadrom d·~ co-~tatto :orrispondono fr11 loro direttamente; gli squadroni che trovans1 a vanti, ma dietro le punte, corrispondono direttamente col corpo principale per mezzo di due cavalieri, i quali marciano .sulla g1:ande ~tracia seguita dalla colonna alla quale appartengono, e la segmtano . smo a che l'incontrano. · Le truppe infine che marciano sulla stessa strada comunicano fra loro per mezzo di cavalieri che si recano da un reparto all'altro, e

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quelle che si trovario sopra strade parallele comunicano fra loro per mezzo delle strade traversali designate prima. In stazione invece; nella qnale si avranno; punte situate a 6 chilometri dalle teste di colonna - linea d!i ,villaggi ocl"llpati - pattuglie di due cavalieri pimenti ogni ora dai villaggi per la fron te manterranno una corri'spondeuza continua fra le punte e la prima linea di villaggi, e questi ultimi saranno parimente in costante comunicazione per mezzo di pattuglie di due cavalieri partenti ogni due ore per i villaggi vicini . · · « Le nbtizie poi farebbero capo tuLte ai colonnelli dei reggimen~i di prima linea , i quali sarebbero i capi di una specie di ufficio politico, incaricato di raccogliere tutte le notizie. Questo ufficio sarebbe composto da due itfficiali, il capitano i:;trnttore è un altro uffìciale che · parli la lingua del paese. Questi ufficiali sarebbero inoltre incaricati delle carte, dei servizi telegralìci delle ferrovie, di conirollare le · guide, lo spie, <~cc. I generali infine avrebbero airnloghi uffici, ma dotati più largamente ». L'autore espone qnindi alcune sue considerazioni sul servizio di avanscoperta cli una divisione di cavalleria. Egli dice grnstamente che non conviene lìssare una l'onna.zione invariabile, pe.rchè è evidente che l' agg1·i1;ppam.ento delle· tre bri.gate ,pa;ricrà secondo te cfrcostanze. Applicando però i principii svolti precedentemente, si può in via genèrale $labilire ; 1° Che la fronte da osservare sarà da •I 8 a 20 chilometri, sull'estensione della quale si avranno in media tre grandi arterie, diri-' gentisi verso la fronti\ che importerà di sorvegliare, e che saranno tagliate da parecchie vie traversali di comunicazione. 2.0 Le grandi arterie dirigentisi verso la fronte saranM percorse .da una, due o tre brigate appoggiate da una, due o tre batterie, secondo· il piano del generale comandante la divisione. 3° Le varie col.onne percorrenti strade parallele si manterranno in comunicazione fra loro servendosi delle grandi vie traversali, le quali sarnnno indicate prima, affine di collegare facilmente i vari reparti. . . 4- 0 Numerose pattuglie infine copriranno tutto il terreno circostante, formando intorno alla divisione una rete intelligente, attiva, sempre in ricerca od in contatto del nemico . Nella seconda parte del libro il Bonie presenta un esempio pratic~ applicato al terreno del servizio di esplorazione e di sjcurezza, nel quale trattasi in modo assai particolareggiato del servizio in


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marcia, e cioè del, còmpito delle pattuglie e degli squadroni di contatto, della marcia del mezzo-reggimento di riserva e di quella del regg_imento in seconda linea, e finalmente della trasmissione dei rapporti. Le sua divisione è alla fine della giornata così disposta :

Linea di pattuglie

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·. (~) 1° .reggimento

.

l • reggimento

2° reggimen to

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rare, si avranno giornalmente combattimenti dì cavalleria , come avveniva nell e campagne del primo impero napoleonico, e perciò sarà i!ella massima importanza dì avere sempre alla mano la maggior parte delle forze, e di poter concentra re nel minor tempo possibile tutte le .altre. Il concetto di coprire con poche truppe 40 o 50 chilometri è assolutamente erroneo; perchè, oltre all'inconveniente di osservare rnale ,codesto grande spazio di terreno, si offre l'agio ad un nemico intelligente ed audace di penetra.re nella nostra debolissima rete, ove meglio gli piaccia. l~ perciò ben a ragione il Bonie studia ogni mezzo per ottenere un pronto concentramento per l'attacco; d'onde le conseguenze della limitazione della fronte, del piccolo numero delle vie di ,comunicazione da sorvegli:ire, delle pattngli<) di ufficiali , della ripartizione del grosso delle forze nel senso della profondità ma a poca distanza le une dalle altre, e possibilmente già riunite. Certamente anche questo sistema si presta a qualche appunto; così a mo' d'es1m1pio, noi riteniamo più vantaggioso di formare la 4a linea -con colonne esploranti di ,squadrone, come prescrive il nostro regolamento tattico ; la questione sta nel· determinare bene la missione di ,questi squadroni, la quale deve consistere soltanto nell'osservare e nel riferire, senza lasciarsi trascinare a combattere. Abbiamo poi già accennato che in molti casi non si potrà, essendo fermi, trovare u,,a linea di ,,ilJaggi; ed in allora la divisione sarà dessa garanti ta da qtielle poche pattuglie che trovansi avanti? Quali misure dì sicurezza si dovrauno in tal caso adottare?

Brigata di riserva

Riassumendo, ci pare che il sistema proposto dal colonnello Bonie meriti d'essere preso in seria considerazione, e studiato, perchè con esso indubbiamente si ovvierebbe al principale e più frequentt:! di fotto dello sparpagliamento dì forze; difetto che ora si lamenta, ma che domani in campagna potrebbe recare fun este conseguenze. . Dall'altra parte è facile convincersi, che nelle guerre future impiegando ambedue i partiti avversari la loro cavalleria nello stesso modo avanti alle teste delle proprie colonne per coprirsi ·e per espio-

Die OccHptdion Bo~nietas und der He••cegovina durch H.: H.: Truppen ina Jnhre 18'18 (1 ). Wien

Waldheim. « L'occupazione dùlla Bosnia ed Erzegovina per parte delle truppe -ausfriache nell'anno 1878 è una recentissima pubblicazione della sezione Storica militare dell'archivio di guerra. 1

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(l) Vedi: L'occupazione della Bosnia e de!l'ErzcgJvlna . Rivista Militare (1) Linea di villaggi occupa U e barricati.

-vembre 1878.

ottobre e no-


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Sebbene quest'opera sia scritta su documenti autentici, pure i compilatori avvertono nella prefazione che ancora non è trascorso un ternpo sufficiente per potere dare alla luce una completa storia. Non si volle che offrire un tributo di riconoscenza alle valorose truppe che parteciparono a una lotta, la quale se non può vantare battaglie da stupire il mondo, purr. per le difficoltà d'ogni genere superate e per il fanatismo che animava gli . insorti, porse occasione all'esercitò di mostrare il suo coraggio e la sua tenacità. , Quest'abbozzo ( come lo chiamano gli stessi autori) è diviso in tre parti:

I• Introduzione. Essa contiene: a) Notizie storiche. b) Descrizione militare del paese. e) Preparativi militari. Il" Gli avvenimenti della Bosnia ed Erzegovina fino alla presa di Serajevo e allo sblocco di Stolac. III• Gli avvenimenti fino a occupazione ultimata. Considfm1zion i final i. Le notizie ~toriche, alle quali è consacrata la prima parte, cominciano dal xrv secolo allor quando i Turchi superano , i Dardanelli e conquistano alcune città Jiuoranee della Tracia, gettando così le fondamenta della loro potenza futura in_Europa. Non la preponderanza numerica, ma la robusta organizzazione interna i'ende i Turchi pericolosi pei vicini. Istituzioni che traevano la loro forza da una {)Otente aristocrazia militare, alla testa della quale stavano despoti, non soggetti ad altra legge che al Corano, uua· di-:nastia avente il prestigio di numerosi antenati dotati di genio e caratwr,~ bel licoso e un esercito permanente attorno al quale si stringeva tutta la po polazione atta alle armi, dotavano i Turehi d'una forza d'espansione, cui l'Europa ~ci:;sa e povera d'armi e d'energia sapeva difficilmente far argine. Difatti la · guerra santa per l'andare di secoli forma il pri~cipale elemento della storia degli Osmanli . .Essi pei credenti portano pace e sicurnzza, pei cristiani guerra e sterminio. Così portano rovina all'J'impero d'Oriente, e colla battaglia di Amselfeld (15 giugno 1389) danno il colpo mortàkì al vecchio regno serbo. Conquistato Costantinopoli (-1.rn3) i Sultani tendono a rendersi soggetta tutta la penisola dei Balcani per portare quindi la guerra nel cuore dell' Ungheria; epperò decidono la totale conquista della Bosnia, dove fin a quei :tempi i loro e:,;er(;iti non avevano potuto ottenere che parziali e fieramente contrastati successi . Con "50,000 uomini Mao-

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metto piomba su quel regno. Un po' per forza soverchiante, un po' per tradimento si impadronisce di tutte le piazze forti, fa prigioniero il re Stefano Tomasirwic che è giustiziato; 30,000 giovanetti scelti sono incorporati nei giannizzeri; 200,000 Bos-niaci sono <:ondotti in schiavitù e il paese è trucemente devastato. C0sì finisce nel H63 il regno di Bosnia. Veriti anni dopo anche l'Erzegovina · è provincia turca. I sultani fondano Bosna-Seraj o Serajevo, e colà s'inaugura la ren-n-enza che diede vita a c1uella nuova forma sociale politica e rec)l:> }io-iosa le di cui conseguenze sentonsi fino ai giorni nostri. Quasi l:) tutta l'aristocrazia feuda le e molto popolo si converte aìl'islamismo, e· i pochi che restano fi(\i alle credenze dei padri diventano rajah attaccati alla gleba. Le terre sono divise in tre parti . La prinrn al sultano, la seconda alla mano-morta, la terza ai nobili. Tutta la nobiltà ereditaria e franca d'imposte è obbligata al servizio militare; e così appena dopo .la conquista i Turchi traggo110 da quel paese 25,000 cavalieri, · L'Ungheria però travaglia la Tutchia per quei possessi e fino al la battaglia di Mohaia (22 agosto ·l 5:26) che confermò a quella il possesso dei bacini della Sava ed Unna, persevera rrnlla lotta. La Turchìa raggiunge ver50 la flue del xvn secolo l'apogeo della sua potenza; a questo tengono dietro rovesci altrettanto grandi quanto grandi furono le vittorie. Le gloriose battaglie di Zeuta, Peterrnradino e Belgrado da una parte, e i trattati di. Carlovitz e Passarovic dovuti alla sapienza diplomatica austro-veneziana, dall'altra, fanno sventolare la bandiera austriaca in gran parte della Set'bia e·clella Valachia. Pisgraziatament1-: le campagne dal ,1737 al 1739 fanno rntrocedere alquanto il confine tracciato dalle vittorie d'Eugenio di Savoia. Segue il periodo d'infiacchimento della Turchia e di lotta ostinata pel mantenimento dei propri Stati per parte dell'imperatrice Maria · Teresa e Giuseppe II: dlll'ante il quale, la pace regna fra i due grandi Stati limitrofi. Dal principio del nostro :;ecolo fino al giorno d'oggi la Bosnia e l'Erzegovina sono costantemente teatro di movimenti insurrezionali. E intanto fra la nobiltà che lotta pc/ propri privilegi, e i cristiani pei propri dirit.ti, i begs bosni;1ci avidi di preda fanno fre11uenti scorrerie nei vicini par-si dell'Impero, e l'Austria è qua lche volta costrett;J perdifendersi di _usare rappresaglie:! contro Costantinopoli. La crudele repressione dell'insurrezione bosniaca ed erzegovesc, avvenuta per Omer-pasciil nel ,1852 e 1853, ,;pinge molti ad emigrare al di là della Sava e ciò fa nascere una tensione straordinaria fra il, V


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divano di Costantinopoli e il gabinetto di Vienna. Nel 1853 il con to Leiningen va inviato straordinario alla Sublime Porta e 50,000 Austriar,i sono riuniti al confine turco. . La diplomazia dissipa questa nnbe guerresc.a e il trattato di Parigi (30 marzo 1856), contiem1 nlcune clausole iu favore della popolazione cristiana la quale col Ilat-i-hùmajum del 18 febbraio 1856 è dichiarata eguale alla mu:mlmana. Ma i firmani di Turchia sono lettera morta; sicehò danno di piglio alle armi non solo i cristiani di Bosnia e di Erzegovina, ma anche gli Stati autonomi Serbia o Montenegro, e infine la stessa Russia . L'Europa confida all'Austria il mandato di occupare la Bosnia e l'Erzegovina e l'azione della diplomazia europea si aggira attorno a questa questione dal 1856 al dì d'oggi. Por introm issione dell'Austria l'insurrezione nel 11858 si acquieta; :ma nel 1860 si riaccende in Erzegovina. Il Montenegro, l'infaticabile nemico della Porta, prende viva parte anche a questa lotta, e solo nel .settembre 1862 Omer- pascià riesce a imporre ai rivoltosi la pace. L'Austria mette tutto in opera presso il Sultano perchè le promesse 1·i forme abbiano esecuzione, ma nel 4873 iI fanati smo dei maomettani trascende fino ali''assal,sinio di molti cristiani. Il conte Andrassy si inlrorneuc e col contegn_o minaccioso costringe i Turchi a più rmti consigli. Ma subito dopo una sauguinosa disfida fra Turchi e Montenegrini avvenuta in Podgorica il ·I O ottobre 181,j. ridesta nuovi dubbi sulla possibilità di mantenere la pace. Il principe Nicola ricorre ali' Austria ed alla Russia. L'Austria consiglia prudenza. Ma frattanto scoppia l'insurrezione erzegovese nella quale il popolo nega il pagamento delle imposte, ,,i formano numeroso bande armate; e poichè a quest'opposizione, suscitata da insopportabili balzelli, prendono parte cattolici, ortodossi e musulmani , così i ,iOOO soldati turchi che presidiano in quel tempo l'Erzegovina subiscono $Cacchi e l' insurrezione si estende anche ad una parte della Bosnia. La Russia fa sentire la sua voce in favore. della popolazione erzogovese. Avviene uno :;cambio di note fra i governi di Pietroburgo, Vienna e Berlino. Si riconosce necessaria alla pace di Europa l'esistenza dell'impero turco; ma si stringono accordi per indurlo a dar vita alle promesse ri forme . Sebbene rilu ttante, esso si decide nell'agosto ·1875 ad inviare nello insorte provincie Server- pascià, quo.I commissario straordinario, allo scopo di tenta re un accordo. Egli porta bensì in una piega del suo mantello la pace, ma in un'altra ha l'ordine di schiacciare gli agitatori .

Tanto la missione di Server-pascià, come gli sforzi degli agenti consolari di tutte le potenze falliscono. Solo Server-pascià annuncia la speranza d'i disperdere in due settimane gl'insorti e <l'intraprendere poscia )a sua opera di pacificazione, mentre i delegati delle potenze riconoscono unanimi Ja necessità di un intervento di µlomatico, di una sospensione d'armi e di una conferenza dei capi erzcgovesi a Ragusa per potere liberamente discutcm la pace cnn la cooperazione dei consoli. L'Austria compromessa più ch e altri nei suoi interessi dalla anarchia nella penisola Ba lcanica, dirige il suo fam o~o Meinorrindtum del 30_dicembre ,f875 ai gabinetti di Parigi, Londra e TI0111a. L'invernc rn15- -18i6 porta una tregua all'insurrezione, e la paci6cazione di quelle provincie per opera della diplomazia, di Mutklitar-pascià o del governa tore della Da lmazia sembra progredire. I capi dcgl'insorti della Sutori na conferiscono in Ragusa con Mukhtar, Alì-pascià e col Feldzeugmeisler v. Rodie e consegnano a quest'ultimo un memoriale che esprime i loro desideri i. . . . . . Ma in apr-ilo del 1876 guccedono nuovi e sangu1nos1 scontn fra Tu~cl11 edErzeaovesi, e questi dubitano più che mai della volontà dello Sublime Porta di porre in opera le tanle volte promesse riforme. L'armistizio concert.ilo fra il generalo Rodie e M11khtar- pascià non può aver luogo . ln quel mozzo succedono altrove straordinari avv~ni~r~'.1ti ·. In Bulgaria un moto im,urTcziona le è spcrnto col massacro cl~1 cr1s~1an~; a Salonicco il console francese ed il tedesco sono ammazzati a furia d1 popolo; iri Smirne ed a Costantinopoli dei movimenti popolari fauno temere per la vita e la si<;urczza dei segnaci della croce, infine a Belgrado s'insedia il gabinetto Kistic che rappresenta il partito della guerra . . Sotto questi nefasti auspici nel maggio 18i6 si incontrano a Berl!no i cancellieri dcli' Austria-Ungheria, della Russia e della Germania, e parto di questo incontro è l'altrettanto famoso Memorandum di Berlino, tendente a creare una politica concorde cli tutte le pntcmzc. . . La presen tazione del Jlfemorandiim è ritardata dalla d.eposJZ1one del snlt.ano Abdnl-.Aziz e dalla succes;;ione al trono del principe Murad (30 maoaio 1876); il rprnle proclama un'amnistia generale per gli insorti oo I I . purchè essi si lirnit.ino od esporre alle an toritù loca 1·. 1 1 oro ree ~m.1 e or~ dina alle suo truppe· nna !'o:;pcnsione d'armi di 6 settimane . Gli msort1 rifiutano con dileggio. . Intanto la Serbia ccl il Montenegro rafforzano Je loro armi e prendono verso la Turchia un'auitudine più minacciosa che mai. Di fronte ad nna situazione tnnto pericolosa, lo potenze si afTrett~no a scambiare le loro vedute. L'Inghilterra è per l'astensione; la Russia por

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l'intervento in favo re dell'autonomia alle varie nazionalità; l'Austria crede prematura l'autonomia alla Bosnia e alla Erzegovina abitata mezza Ja cristiani e mezza da maomettani . Ma intanto la Serbia spedisce il suo Ultimatum e il Montenegro dichiarà la guerra. In conseguenza di tutto .questo l'Austria raccoglie una divisione sul piede di pace sulla Sava e rinforza i suoi presidii della Dalmazia ; due monitori danubiani gc,ttano l'àncore di fronte a Belgrado. Fedele all'impegno assunto, l'impero austro-ungarese osserva durante il conflitto turco-serbo-montenegrino la più stretta neutralità, e spende negli anni "876 e ·1871 '13 milioni cli franchi pel mantenimento .di ·100,000 fuggiaschi bosniaci. La Russia offre invano all'Austria l'occupazione della Bosnia , mentrn ,essa farebbe altrettanto per la Bulgaria. . Ogn i sforzo dip\omatico a Costantinopoli durante l'inverno 18'76-1877 per parte degli inviati straordinari delle potenze, si rompe contro l'ostinazione della Turchia di accettare le decisioni della famosa conferenza ,<-mropea colà riunita. La Russia dichiara iUH aprile 1877 la guerra al la Turchia. E qui finisce lo sguardo retrospettivo ed incomincia la descrizione militar<~ del paese fatta con singolare maestria. • Il governo generale della Hosnia (che comprende la Bosnia, l'Erzc_govina e il pascialato cli Novi-~azar) ha una superficie di 4·100 miglia quadrate. La cresta principale delle Alpi Dinari forma lo spartiacque fra l'Adriatico e la Sava, dividendo il paese in due .bacini (il bosniaco e l'erzegovese) totalmente differenti fra loro per clima e per struttura . La Bosnia .è una selvaggia ed intricata regione di montagne somigliante al la Tran..si lvania; l'Erzegovina invece è ti n caos di nude vette, brevi valli, profonde cfopressioni e vasti altipiani coperti da detriti calcarei, povero ·di popolazione e più povero ancora di strade. · I capitoli dell'orografia e dell'idrografia .sono commendevoli per bn~vità e chiarezza. In essi tutto quanto ha uri valore mil itare è esa ttamente -studiato e esposto di guisa da por·gem una bella memoria descrittiva atta a far comprendere le molte difficoltà d'ogni azione militare, cui va . ancora aggiunta una viabilith che gli autori chiamano, a ragione, limitatissima ; basti dire èhe non v'è .alcuna strada praticabi le in ogni tempo e con qualsiasi carreggio . Ol tre la ferrovia DoberyeiÌ-Banja luca messa fuori esercizio, avvi nel paese un meschino numero di mulat.tiere, di strade naturali e cli strade carreggiabili tracciate. Le mulattiere, che -costituiscono la maggior parte delle comunicazioni, sono assai difficili, in

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alcune parti appena tracciate, epperò spesse volte inutilizzabili senza l'aiuto d'una guida . Le strade naturali non sono praticabili che in tempo asciutto e da carri leggeri . Quelle tracciate sono in uno stato d'abbandono deplorevole : pochissime, mal delineate e con ·ponti per la maggior parte inservibili. Una sola, la strada postale da Serajevo a Stambul , mette in comunicazione la ]3osnia colle altre provincie turchè. Il clima cl ella Bosnia è differente dal clima dell'Erzegovina; quello, tranne nelle bassure della Sav:i, sano, con calori estivi moderati e notti fresche; questo meno salubre con caldi tropièali e inverni raramente nevosi nelle valli e sugl i altipiani, ma invece travagliato da venti burrascosi e pioggie dirotte. La Bosnia, oltre a una pastorizia sufficientemente sviluppata, produce i cereali necessari al proprio consumo; l'Erzegovina invece è costretta a domandare alle limitrofe provincie parte del suo pane in cambio dei prodotti delle sue pecore e capre. La popolazione è distribuita sul territorio in proporzione assai varia. La Bosnia e cli essa le valli maggiori sono popolate più dell'Erzegovina, e questa lo è più del pascialato di Novi-Bazar.'I maomettani, come seguaci della religione dominante, sono in possesso cli tutti i diritti e della maggior parte delle terre e opprimono crudelmente il , popolo, com posto di greci-ortodossi e cattolici. Non siamo del pa_rere degli autori che dicono che questi portavano spensieratamente il giogo loro imposto, e che in pochi era vivo il sentimento dell'indi pendenza. Ci sembra che la storia provi il contrario. Le città sono occupate dai maomettani, i villaggi invece' dai cristiani. Di quelle la più grande è s ~:rajevo con 50,000 abitanti, .segne Banjaluca con 2.0,00 0, poscia Mostar con ,15, 000. Le altre oscillano fra ì 40,000 e i 2, 000 abitanti. Esistono molti castelli d'origine feudale e altri siti fortificati dc~i tempi moderni, sopratutto ai confini della Serbia e del Montenegro ; ma i primi totalmentf! abbandonati, gli ultimi non corrispondèmi alle esigenze d'oggidì. Una specialità di quel teatro di g1rnrra sono i KuJas e i Karaufas. l primi sono specie di blockhauser in legno a due piani muniti di feritoie; attorno al piano superiore gira un co·r rido io di difesa . I secondi sono torrioni pure a due piani in pietra, ·1a maggior pai;te rotondi e muniti cli feritoie ma senza il corridoio anzidetto. _Devono la loro origine alle cont.inue lotto fra Turchi e Montenegrini . Il presidio dei, Karaulas e dei piccoli Kulas è da 10 a 20 uomini; quello dei grandi Kùlas da · 60 a 80. Le guarnigioni turcl;c del paese sommano al ·10 giugno ~878 a


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4-0, 000 uomini; 17 battagliuni distribuiti nella Ilosnia e H. nell'Erzegovina. Il capitolo che riguarda il giudizio militare su quelle contrade, pone in chiaro : ,t o L'importanza del possesso per l'Austria, inquantochè sole, chi pos:;icde il gruppo centra le dei Balca ni, dove hanno la loro sorgente il Drin bianco, i due Morava, il Vardar, lo Struma e la Maritza e con esso la stretta strategica pel quale attraverso ai monti confinanti del J'.lontonegro e della Serbia si raggiunge il celebre altipiano Amselfeld, può dirsi veramente padrone militare, poliLico e commerciale del movimento della penisola in tulle le direzioni verso l'occidente. 2° Come la Dalmazia senza il posse:;:;o di quei paesi che formano il suo dorso e ,lppoggio naturale sia mil itarmente del tutto separata dal resto dell'impero e for mi il pu nto suo più vulucr11bile. Si ponrrono po:;cia in evidenza le immense difficoltà che doveva superare l'esc;cito d'occupazione e per le scarse comunicazioni, e per difetto, sopratutto nell'Erzegovina, di legna, viveri e acqua e come il pae:;e per ,la sua selvaggia <1 bizzarra strnt.tura dando alla lotta l'assoluto carattere della guerra di moutaguo, già difficile per sè stessa, offra a uu·in,mrrczione il meuo di resistere tenacemente ad ogni sforzo. Segue un c.apitolo sullo formaz ione austriaca per la guerra di inontaaoa, capiLolo che non possiamo a meno di trovare convenienLe as$ai più. per un trattato di organica che per un 'opera di caraw~re storico: Chiude l'opuscolo un al tro lungo capitolo storico rigmudaute glt avvenimenti nella Bosnia e nell'Erzegovina dall'anno 75 alla fine di luglio 1878. Esso spiega il contegno di quelle popolazioni prima e durante la guerra turco- russa, descrive il loro decadimento morale, politico e finanziario, le emigrazioni su vasta sca la, le devastazioni dei Basci-flo1.uks, la debole1.za delle autorità e inrìne lo sfaccio delle truppe turche presidianti quelle provincie reclutate per la massim~ parte in esse, disertanti in massa perchè malissimo nutri te e maucant'. di soldo, di vestizione e calzatura . Naturalmente tutto è dipinto assai abilmente dal punto di vista degii interessi austriaci a giustifi cazio_ne cd a difesa dell'occupazione:. I cristiani tutti, gli ortodossi per la maggior parte riguardano l'intervento come solo mezzo per togliere il paese all'anarchia che vi regna e che mi naccia la distruzione d'ogni benessere. Anche la popolazione maomettana delle citt;\, tranne quella di Serajevo, non si mostra avversa, e i·rapporti dei consoli austro-ungarici fanno per un momento sperare nn'oecupazione contrastata solo do alcu~e fa~1~tiche ortle di ladroni che scorrazzano la campagna e che nel r1stabil 1mento dell'ord-ine vedono un ostacolo a future rapine.

Sono dipinti con molta vivacittl l'apparizione di Hadschi Loia, i mezzi I da lui im piegati per porsi a car)o dell'insurrezione, il tergiversare dell e autorità militari o civili turche, lasciate senza istruzioni dal loro governo, di fronte alla parteci pazion<ì ad esse fattn dal cousole austro-ungarico in Serajevo della prossima occupazione; le clifficollà incontrate dal governo di Vienna per stabil ire 1111 ac,c:ordo col cli vano e tutte quelle notizie politiche, militari e sociali che a loro tempo fecero il giro del mondo sulle colonne dei giornali. • Infine s'indicano tutte le truppe e tuui i servizi di guerra e navi preparati <1i confini bo~niaci ed erzegovesi per muovere sollo gli ordini del Feldzeugmeist-0r B. Filippovich e del Feld-Marechall-Lieutenan t B. Jovauovic all'occupazione clelle provincie stesse e sono date le biografie di qttesti due generali . Segue un foglio che dà i profi li e i tracciati dei Kulas e Karaulas; una carta della l3osnia, Erzegovina e Montenegro all' 1l :600,000 sulla quale mediante segui convenzionali sono segnai.e le operazioni e i combattimenti del ·I O periodo; una tabella statistica indicante la popolazione e le risorse della Bosnia, Erzegovina e del Sangiacato 'di Novibazar; e infine la tabella di fo1·mazione del corpo d'armata e di ciascuna · delle ,~ divisioni che rurono mobi lizzate,, l'ammontare delle quali è di n,713 uomini e ,13,3·13 cavalli con H2' pezzi, cui ,·anno aggiunti 9,400 altri di aumeuto presidiale in Dnlmazia. La dimostrazione statistica porta la popolazione a 4.80,000 maomettani, 850,000 cri:;tiani rra ortodossi e cattolici, e 6372 giudei che danno uu totale di 1,337,393 ani me.

4usb·i ltl1.1.ttg ti.es Lur11nte1•ie- Zuges rii,• tlt1B Ge• recl d uu,l d.en P 11t1·,dlen•Diens1. - (Ammaestra-

mento det plotone di f ante1·ia per il combattinienlo e il serv1·zio di pattuglia), di ERN ES I' ScHMEDES, maggiore nel 4° fanteria , professore nell' accademia militare tecnica di Vienna. - \Vien, 1878, Sei de l und Sohn . I regol,anienti tattici contengono le µrescrizio11i necessarie µer istruire lo truppa in modo conforme a ciò che deve praticarsi in guerra. L'applicazione delle disposizioni regolamentari in relaiione con lo ANNO XX IV. VOL, 11.

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L IBRI

scopo, presuppone presso l'istrnttore e il comandante non solo la conoscenza della tanica tiioò dei precetti e delle deduzioni che servonv di b'ase al regolamento, ma ancora una snfficientè nozione di quegli attriti che nella esecuzione pratica hisogna s:i pcr vincere. Agli ufficiali nuovi ed agli aspi ranti ufficiali, ai quali è alTidata l'istruzione del plotone e il comando riel medesimo in prima linea nel combattimento , occorre una guida per I' appli.cazione cli quelle prnscrizioni regolamentari, ch e ravvivate dall ' intelletto e da l!' esperienza del comandante acquistano forza e vigore. e manifestano su l luogo della lotta tutta la loro etlicacia. L'autore si è proposto con quest'operetta di supplire a que,to bisogno. In siffatto argomento la maggior difficoltà consiste appunto nel conserva re quel giu'>tO mezzo fra il trattato scientifico e il manuale prntico, che si mantenga in relnzione col grado di coltura e d' esperienza di coloro per i quali il li bro è scri tto, in guisa che con lo studio del medesimo non solo si acquisti quel senso pratico che è tanto necessario nelle cose del la guerra , ma nello stesso tempo si allar,'."(hi la cerchia delle cognizioni acquistate. Esso devo mostr::irsi, per così dire, come I' introa11~ionc ad uno studio più el<:ntto della tattica e delle altre parti del!' arte milit::ire; e sollo cp1oslo aspetto l'nutorc ha pienamente raggiunto lo scopo suo; chè, se così 110n fosse, e se il li bro c!ovessc r·a ppresentare la somma dello cognizioui necessarie all'u !Uciale infcrio1·e per saper bene islruirc e co111and.:.1re il prnprio plotone, oppure se s' intendesse al contrario. che nel medesimo sia raccolta tutta la scienza del soldato, nessun dubbio che Yi sarnbbe ddìcienza nel primo caso, eccesso nel secondo . Uu li bro ri i tale natura non deve neppure mostrarsi come un semplice commeuto ai regolamenti. !<' intanto clrn questi s'insegnano quali sono, facend o astrazione dai precetti onde 11·aggono origine, l'ins,:gnameuto non e~ce dal campo della prati ca ; ma se vi si va cercaudo la ragione del fa re, allora è meglio cominciare dallo studio dei princ.ipii , quali rnngono logicamente esposti nel trall.alO per vederne poscia l'applicazione oel regolnmento. Il voler cominciare da questo pt•r dedul'l'e la conforma cli qnel1i , non farebbe cho accresc.1'\'C le rliflìcoltà dello studio. L'idea di stabilire come limite l'impi ego del plotone uon sen•e 1an to) per definire la rwtm·a delle qn<:stioni che si vogliono tratlare, quanto per det,erminare il grado <lì s,,olgimento che si rnoi dare alle nic~esime. E però sempre uu'ide:1 specio;:n. Tutte le questioni rli tntt1c11

E PER IODICI

possono essere di maggiore o minore interesse nel!' istruzione e nell'impiego del plotone, nessuna vi è estcauea o dipende sempre dal critario dell'autore il fare una scelta giudiziosa delle questioni che maggiormente interessano, quanto l'addollare lo svo)oimc 11 to alla loro . ~ importanza. L'opera è divisa in due parti: I' istruzione ·per il com battimento, l'istruzione por il servizio di pauuglia e d'inforniazioni. La prima parte sotto l'aspetto tattico e scientifico è cei-tamente la più internssante. Com incia con l'istruzione individuale, segue con quella dello stormo, o della squadriglia, come diciamo noi, e termina con quella del plotone. L'istruzione individuale riguarda l'impiego d!llle armi e il modo d' usufruire del terreno. P rima di passare ali' istruzione dello stormo si tocca dell'azione combinata di due individui. Vi sono brevi nozioni sulle qualità b::ili$tiche dell'arma con fi gure dimostrative e t.avolc statistiche riferentisi al rucile Werndl. Quantunque in compiesso sie~o dettate con molta chiarowi , manc" in f{ltalche punto quella precisione senza la qnalo si corro rischio d' istillare idee erronee nella mente di chi per la prima volta si occupa di siffauo argomento. Sarebbe desiderabi le, ad esempio, che si facesse risultare co11 maggior evidenza che la pr!lcisione di Liro si può tradu rre in risparmio cli çartnc:cc per ottenere un risultato determinato; oppure se al contrario è determinato il nnmcro delle cartucce, si ottiene nn risultato che crll~cc iu proporzione della preci,ionc. Ili,petto alla celeritit ha luogo la stessa relazione fra il risul tato che si ottiene dal t-iro e il tempo impiegato pe~ otte~erlo. Ln rarlonza 1lel tiro i) considerata come nna parte della traiettoria : quella che non supera l'altezza del bersaglio. Tutti san no che questa parte determina lo :;pazio battuto, ma a 1rngsuno verrà mai in mcu tc ui fa r dipendere la radenza di nn 1lotermi11ato tiro 1lella maggil)re o minore altozza tlel bersaglio . Utilissime sono lo 1101.ioui che si riferiscono ali' inOuonza che il t,erreno esercita sul tim, variabile secondo le forme che esso presenta. lnfatt'i lo spazio battuto può crescere o diminuire per efl'eLto della f?rma stessa; uu ahile tirawro deve tenerne conto e la truppa esercitata saprit sc1n1irc evi tare con tiri fì anchc•Niau ti l'inconvenierttc do•rli o angoli morti, l"lic inclinazioui troppo sentite potessoro formare sul terreno dinanzi al la fronte. Nella scuol:1 delle distauze, della qualè si riconosce tutta l'importanza, sono iudicati i vari mezzi prntici che possouo essere impiegati in carnpag~a. Fra quosti l' osscn•nzionc diretta se non il più facile

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LIBRI

297 la stessa che usiamo .noi. Le pàttuglic di marcia sono di sicurezza o di collegamento; 11uelle d'avarnposti sono di ronda o di scoperta. ( Vi$itier-od Eklai·rier1.1,n9s- Patrullen ). I:: PER!ODICI

è certamente il più semplice dei metodi , e il continuato esercizio

possono renderla anche uno dei meno incerti. Si propone pure di servirsi del fucile come strnmento per l'osservazione; occorrono però delle regole perchè il soldato possa istituire un pa,·agone fra le~dimensioni de!l'oggetto o~servato, per esempio: l'altezza dell'uomo in ginocchio, o a piedi, o del cavaliere, e un elemento del fucile che 1~otrebbe es$ere l'altezza del mirino o la profondità della tacca rii mira. La parte che si riferisce all'istruzione del soldato in ordine :;par~o è per vero dire molto accurnt,a . t però da ritenere come cosa suPf}rflua il distinguere l'azione individuale secondo lo scopo offensivo o difensivo del comba ttimento, come pure iI tener conto del periodo della preparazione e dùlla deci:;ione, dell'inseguimento o della r itirata. Queste distinzioni si ripetono ancora ncll'addestrnmento per l'azione combinata cl'i due tiratori , i.11 quella dello stormo, e per ultimo in rpwlla del plotone. In questo appare il lato d,1bole di siffatto genere cli opere. Se si teatta dell'istrnzione della truppa, fin tanto che l'indi viduo, la squr1driglia, il plotone, si considerano come parti iutegrauti della massa combattente, e questa ò regola gcuerale, non è iI ca-;;o rii preoccuparsi menomamente di attacco o difesa, di preparazione o decisione, ma si di f'are il miglior fuoco possibile, di muoversi in armonia col rimanente della fron te, e cli conere con la rnassim;:i energia al!' assa lto, sempre però secondo gli ordini che si ricevono . Se poi si vuole che l'ufficiale abbia più ampie nozioni,· al lora non conviene prendere~ per base piccole frnzioni di trnppa: è meglio lasciarn i11 disparte il plotone n svolgere direttamente quelle rnnssime che servono tanto per il plotoue qua11to per la toinpagni:i, perch/} non sono l'attributo 1'.,clt1sivo di 11cs:;un riparto. Avviene ancora che nell'istruzione del plotone per il comhattirncnto ~i parte da l principi') che il plo.tone debba combattere~ isolato, nel qual caso si com prende Collle debbano trnvar luogo tuue le massime che si riferiscono ali' intiera ll)assa combattente snl campo di Jwtt::igl i11 . Non si può Utlt,wi11 iu nion modo approvare questo metodo clw·converte l'eccczioun in regola e la regola in eccezione. La =1econda parte comprende due sezioni : l'una traua del :servizio ili pattnglio, l'a ltra dd servizio d'informazione'. La prima è notevole per la ch iarezza cou cui si indica lo svolgimento dell'istruzione nei part.icol::iri di servizio clH\ ,i riferiscono alla pnntn, alla corla cd fornc hcggiamcnto, sia che si tratti di poc11i individui, sia che si tra tti cli 1111 intiero plotone. La chssifi cazione del le pattuglie è all'incirca

a!

Waffenlel,re tiir tlie k. k. •nilitar- ,fkadeuaien

(Studio sulle ar·1ni ad uso delle I. e R. Academie militari e sciwle di cadetti) di

unti k. k. H.adetten-ScTnden.

FERDINANDO LANKMAYR, tenente nell'L e R. 12° reggimento d'artiglieria da campagna . - Wien, 1878, Seidel u. Sohn.

È questo il libro di testo appr,wato e prescritto dal ministero della guerra per gl'istituti militari sovracc:-ennati; una nota apposita av·verte clte il manoscritto ne è stato riveduto e corretto dal Comitato militare tecnico amministra tivo. L'opera, che ha il pregio di essere compilata souo forma di sinossi con molta cura e di entrare in tuui i particolari , risponde pienamente allo scopo suo. Dovendo essa sr,rvire agli allievi per richiamare alla mente le nozioni giù udite dalla bocca stessa dell'insegnante, non aveva bisogno di ampio svolgirne11to Ìl quale tornerebbe all 'idlievo più di danno che dì vantaggio, costringendolo ad un secondo lavoro sul testo che difficil1nente s'ielentificherebbe col primo, ma piuttosto lo eliminerebbe per sostituirvisi. Non ·è necessario aver passato lungo tempo in un istituto, o come insegnante o come allievo, per conoscere quanta sia la tendenza delle 1nenti giovani a sostituire l'esercizio della memoria a quello dell'intelletto essendo quella molto pr-0nt~ e questo non peranche abituato a serio lavoro. D'altra parte il profitto che si fa nello studio è sempre proporzionato allo sforzo che si fa per impanim, e ciò che costò fal.ica ad apprendersi difficilmente si dimentica; oncl'è che quei libri di testo, nei quali gli argomenti riescono nccessivamente diffusi, se da un lato facilitano lo studio, dall'altro ne attenuano il profitto. Non è dunque difetto di questo trattat,J l'essere conciso, tanto più che la maggiore o minore brevità ~ta in proporzione con l'importanza e la difficoltit degli argomenti particolari trattati_. Notiamo, ad esP.mpio, la parte terza, che .comprende la Lcoria del tiro, come quella


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LI B RI

appunto cbe presenLando agli allievi maggiore difficoltà, vonne più ampiamente svolta con l'aggiunta anche dai calcoli relativi alla ~olnzione delle diverse questioni di balistici. Merita pure particolare menzione la parte che riguarda le polveri rla gucrro, e in generale. i preparati e;;plc,si vi, non perchè sia trattata con pi ù larghezza che le altre parti ; ma sì per la copia gi:anrle cl i nozioni utili che uella medesima sono raccolto. Dei diversi corpi esplodenti è spiegata la composizione o combinazione chi mica e i caratteri chimici dei composti, non rnauca neppure rrualche ceuno storico intorno alle iuvenzioni e ai perfozionarncIHi che avveunero specialmente in questi ultimi tempi . Così, ad esempio, trauundo · della nitroglicerina l'autore ha cura di indicare come questo corpo sia stato scoperto dal prof. Sobrero uel 18,~7, e solo nel ,186,i- lo svedese Nobel sia rinr;cito ad ouenere la dìuamite. E mi piace notar<} qncslo fatto tanto più che non ha guari la Riuisu.1, mat•ittima fu obbligata a rivendica re all'Itnlia questa scoperta, che era stata attribu ita ad 1111 ·rrancese. · · Term iniamo con una in<licazivnè sommaria dello materin couteun tc in questo t.rnttato secondo l'ordine con cui vengono srnltc. L'opera è divisa in cinque parti , ciascuna delle quali co:;titnisce nn fascicolo separato. La prima parte tratta delle arnti bianche e dei preparati esplosivi. Contiene la descrizione di tutte le armi bianche in uso presso l'esercito austro-ungarico con lo necessarie indicazioni in torno nlla fa bbricazione, prova, conservazione e trasporto del le medesime. Dei preparati esplosivi è· indicata, oltre alla oatura e compo;;izionc, :rnche la loro applicazìo11c per gli usi di gue.rra. La sccoutla parte comprende: a) I materiali usati per la fabbric. 1zione dei proiettili , il calibro, la forma, la qual ità e l'impiego dei medesimi; b) I matcri:i li che servono alla fabbricazione delle bocche da fuoco e delle armi portatili; la rigatura, il sistema di caricamento e di chiusura; e) Affusti; materiale e condizioni alle quali debbono soclclisJ'arc; d) Accessorii per le armi portatili e per le bocche cln fuoco; e) :\fczzi di trasporto. La tcr1.a parfe com prendo la teoria del tiro. La qua rta parlo Lratta dell e armi porta tili. Abbraccia la descrizione dei diversi sistemi in uso presso l'esercito• austro-ungarico e dei modelli d'ordinanza adottati presso gli eserciti tedesco, .francese, russo, italiar~o, svizzero, inglese e bavarese. 1

299 La- parte_qu inta tratta delle bocche ria fuoco . Auclte in questa precede la descrizione cli quelle in uso presso l'esercito e la marina austriaca, come pure delle mitragliatrici. Seguo la descrizione delle bocche da fuoco da campagnn r. da mou iagnn drgli eserciti tedcgco, rnsso, francese, italinno e inglese. Ciascuna di quest.e parti è arnµiameot e provvista di tabelle statistiche e di tavole litografate. E PE R IODIC I

B etlen tles Abgeo,•dnete n G1•11fen v. 11.loltke (Di -

scorsi del depu tato conte di 1lfoltke da l 1.867 al 1.878). Berlino, 1879, presso E. S. Miitler , pag. 79. Si può di re di questi tliscorsì: pochi, mci /Juon·i. Il maresciallo Moltkc enlrò nel Parla mento tedesco nel ,f867, o<l in dodici anni prr.se la parola 28 m ite ; tuttavia i suoi discorsi non occupano che una ottantina di pagine. Ma ogni rp1alvolla parlò, lo reco con quella forma chiara e precisa, con quella logica stringente ed incisi ,,a , che sono il prodotto cli una profontln com-inziono fornnìla~i in un Ltomo abi tna to a eo11sidcrarn lt: q uestio11 i .uella loro csscnz:1 . Con qnestc doti un orator-e non sarà for:;e eloqucnw nello stretto scuso della parola, ma trascincrit ineluttahilmont.e gi i uditori alle proprie opiuioni. Ed infatti quando il MolLkc comi ncia :i parlare, il Rcichstag 111utu rl'aspetto come l)er incauto, un 1·l'ligioso silenzio al'.coglìe l'oratore, dai più lontani seggi i deputati acco1Tono per udirne le pal'olo, e qneste !tanno un'eco i11 tutta Europa . Xil i: da \"eclcr:;i in <p10sti fatti uu segno cl i rispetto verso la mF!rnoria delle pu:;sa te gesta cli epici generale, che add itò le vie della Yilloria ali' csr rcito wdc~co, e gettò le basi dell'unì tù german ica, ma piu ttosto una conccs:;iono all'intelligenza dell' uomo cli retto criterio, clic afferra con semplic:ità e chiarezza il llOdo delle questioni, c1l inditn la man iera di risolverle. La sua eloquenza non ò di quelle che s'aggirano nttorno all' argorneuto; essa mnove dirottamente al le conr·lu:;ioni, e lo enumera con tale chiarezza, con tale 1110110 di couvi11ziorn che 1'ndi 1orn è costretto ad aooettarle. Così a proposito del canale cli c do,·ea congiungere il mare del Nord col Baltico. con poch i dati o con u11a sola domanda 1

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distrugge le magni6clrn illusioni che molti suoi concitt.idini se ue erano formate, e fa risparmiare al paese molti milioni che sarebbero stati sprecati in quel!' opera. Le istit.uzioni mi litari natural mente gli danno più spesso occasione di parlare. Nei suoi discorsi sulla legge militare si rivela tutta la nient<~ di q nesto uomo superiore. Sobrio ed ordinato ncll'esposii~one, tuttavia non trascura uno degli aspetti della questione ch'egli tratta. All'uomo tecnico s'avvicendano in lui l'uomo cli Stato, che ha considerato l'esercito in tutte le relazioni coll'interno e coll'esterno del paese, e l'uomo di cuore che s'è creato un culto della patria, e dei sentimenti che ad essa ed al suo sovrano lo legano. Nel suo concetto l'~sercito e la flotta sono la base del[' un ità germanica, e rappresent.ano la t'orza che la mantiene, e la difende. Sono improduttivi, se così vttolsi, ma tutelano la sicurezza dello'· Stato ~enza di che non v'è possibilità di lavoro tranrruillo ed utile. Per s?} ste,si poi costituiscono nna scuola d'ordine, cli puntua lità e di fodeltà per le generazioni venienti , e formano in esse nn corredo di dot.i le quali non andranno perdute pel lavoro produttivo dcli' avvenire. Così considerato l'e~ercito è una istituzione altamente morale cd infatti la massa degli indivìd ui che lo compongono, risponde pienamente allo scopo educativo p,w cui ognuu d'essi è chiamato sott.o le armi. Pochi mancano ai loro doveri , e nulla deve impedire il rigore della legge contro essi. Mosso da tale concetto, il maresciallo pose nn argine a certe ide<~ eccessivamen te umanitarie, che fa cean,) capolino nel parlamen to tede5co, quando fu discusso il codice venale mi lita re. Secondo lui è inutile temp'erare il rigore delle leggi, quando volgouo la spada punitrice contro cattivi soggetti; i quali sventuratamente non si possono escludere dall'esercito ali' epoca del reclu.tamento, ed in seguito osano di profanarlo coi loro trascorsi. L'umanità è da cercarsi in una giusta scwerità, la quale rende più. rari le oécasioni d'applicare i castighi . Agli stessi principii s'impronta il discorso fatto dal Moltke in fa·vore dell'adozione dei rimedi contro il socialismo: sovratutto con senso d'amarezza egli ricorda i di;;;ordini della com\,~e di Parigi, perchè l'esercito tedesco dovette esserne spettatore, e tenere l'lirm.e al piede senza poterne impedire gli eccessi. Lo spazio non consente di spingere più oltre l'ana lisi dei discorsi del maresciallo tedesco. Lo stesso carattere di semplicità, d'arditezia e di risolutezza, che si ri vela nelle sue concezioni strategiche, appare anche nell'orat.ore; ma in. questo risplende più fulgida la squi::itezza

E PERTODICI

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del senso morale, che lo spingé a considerare le ·istituzioni elci suo paese fondate su quella solida . base etica, senza la quale non v'ha vero progresso per una nazione.

.Tournal tles Sciences lf.lilitnires. -

Fascicolo di

marzo e aprile, Parigi 1879.

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Ea guer,m. A. SAut};uEs . - L'autor() non intende biasimarla, uè tampoco farne l'eccessivo elogio; ·ma vuo:e :;piegarla e·:;ponendone senza partito preso lanto i.I bene quanto il male, facendone conoscere le cause e gli effeui, le leggi, la storia , e ricercando infin e i mezzi sì di prepararla come di evitarla . Distingne le cause della guerra in nat.ura[i, politiche e sociali , ed in secondarie. Le prime seguono il moto costante dell'universo, cioe l'eterna lotta cli elementi e di fo rze, in .virtù della qua le l'evoluzione generale diventa armonica. I dov<~ri, i desiqeri , le passioni generano un continuo conflitto nel cuore dell'nomo, il qtiale se non ha la guerra in lui sembra di amarla negli altri. Come politiche e ,:;ociali sono l'orgoglio e l'ambizione dei principi, l'ignoranza e le.. passioni dei i)Opoli, il diritto di difendere ,la proprietà, di riconquistare ciò ch,e si ti perduto, di ottenere una riparazione di un dauno, la di f'6coltà di soluzioni pacifiche di tanti problemi che si presen tano nella vita e nelle relazioni] degli Stati, il pauperismo, l'avidità della rapina. Infine le seconda6e sono la superstizione r~ quella infinità di motivi leggieri e futili cho possono sorgere da un momento ali' altro per ragioni clrn non riguardano gl' interessi delle nazioni. Ciò premesso, lo scrittore mostra che la guerra è fatale come tutti i fenomeni della natura impossibili a sopprimere, e chiama la pace permanente sinonimo d'inerzia e del nulla. Enumera i mezzi. per evitar la guerra, cioè gli accordi diplomatici, le tran$aiioni, gli arbitraggi, le conferenze, i congressi, i mezzi lìlosofici e rel igiosi, quelli politici, li !antropici, democrat.ici, economici. Biassume poscia le accuse lanciate contro la guerra da filosofi , storici, poeti, umanitari, riportando i brani nei quali Ja prociamarono contraria alle più alte aspirazioni umane ; e ne intraprende una calma, ragionata, analitica confutazione, fonda ta sulla verità storica la più remota, sulla morale, sulle naturali forze organiche dei popoli, sul di-.


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ritto delle nazioni, l'amor della indipendenza e della gloria, la necessità del progresso. La guerra, dice l'autore, è la madre della st,)l'ia. Senza di essa il genere umano non avrebbe conqu ista to la sna inllnenza, la sua rigeuerazione ed attuale $OCial ità . · l sottnffh-iali d:i /'anter•ia ed il Renyiz·io mi,litcire atl:i,v o d:i tre ann:i. - Dimostrato che il valore di un esercito è in ragione direua del valoré dei suoi quadri cli !;ottufficiali e di ufficiali, vi si fa la storia del servizio militare obbligatorio e· personale dal punto di vista del reclnlamento dei sottnfficiali, analizzando i vantaggi creati per ritenerl°i sotto le· armi in Germania, ltalia, Francia, Austria e Ilu,sia. Vi si propone, stante il serviiio cli tre anni, tl'istitnire u11a commissione in ogni reggimento prc~siednta dal tenente colonnello con incarico di scegliere, dopo ot10 giorni dell'arri,vo dei soldati al corpo, quelli tra essi che mostri1w di pos~edere una cert.a istruzione ed auitudine fisica 'e di riunirli in un . plotone per istruirli sotto la direzione di un nflìciale, o · formarne nna compagnia d'istruzione in ogni comando di corpo d'armata . Vi /! infine nn progetto di programma annuale per <rnesta compagnia . Tiro della f'ante1·-icl e snli ·in/luenw mll' ùnp·iego delt' a1"l'iy lforia. Tenente colonnel lo CH. Gnoss.,ÙN1<. - Coni.iene 1111 breve ria$suuto dei · perfezionamenti introdotti o· in corso di esecuzione uell'.anna111c11to delle t.ruppe di fanteria, in cui si spiegano le ragioni per le quali veu{JC generalnrnnt<>- adottato il ea libro cli ·1·1 milli11ietri e quelle che stabi lirono la forma ed il peso dei proiettili. Esposte le proprictù erninent.i delle anni da guerra ù del fuoco della fanteria, ~peci::t!mente . di quello di massa a grandi distanze, l'autore passa a padare dell'istruzione di esse truppe 11cl tiro, e qui1itli tratta dell'influenza del fuoco attuale della fanteria sull'impiego dell'nrtiglicria, declucendoue i· seguenti principii: L'artiglieria seguirà la J'ante1·ia assal itrice nella zona d'azio11e rii tiro dell:i J'ant<1ria nemica ('1,600 passi) : ,1° Se ragioni tattiche rendano ,b$Ol ntarncn te necessario, aucbe a prezzo di grand i perdite, l'avvicinamento dell'artiglieria: in questo c,1so -sarà bene impiegare una /'razione sola delle batterie di5ponibi li o tenere le altre in riserva; 2° Sf\ il fnoco delle batteri e, da l principio déll'nione, o gli sf'orzi ste5si dell'avversario lo abbiano indebolito e mes,o noi!' impossibilità di fare nn tiro nut.rito e b(m condotto; ;Jo Se il terreno offra buo11i ripari; 4.o Infine, se l'attacco di fronte sia $lato comb inato con un mo-

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vimento avviluppante e che l'attenzione e gli .sforzi dell' avrersario siano così disseminati. Stiid:io 1n,il:i,1are, geogra.fìco, storù;o e polit:ico sull' A.(.qanistan. ANDREA MAHJ0'1"r1. (Continuazione). Vi si descriv.ono le vie di conmnicnione, i passaggi, gli stretti e i pn.nti strateg1c1 di quella regione. Quindi si passa ad esaminare la costituzione interna del paese , il cui ordinamento sociale è una specie di feudalismo compl icato con elementi. federativ i. Lo schah-dour- i- rlouran, il sovrano del mondo dei mondi, cioè il Khan di Cabul oggi rivestito della dignità di emiro, o comandant.<~ dei credenti , i~ i I protNtorc della confederazione afgana, il capo dell'esercito, l'arbitro della guerra, della pace, e dei trat.tati. Il corano è il codice religioso e legislativo . L'ordinamento militare s·iul'orma al feuda lismo politico. Nei possessi immediati dell'emiro si trova un e$ercito regolare dri ,i 0,000 a 50,000 uomini costituito in reggimenti, battaglioni, squadroni o batterie; coraggioso , di~cipl inato, istruito ccl armato seconcl'o i principii ammessi in Enropa, e che può essere rinforz:i t.o eia uumcrose riserve. 1 Kanati e le. tribù dipendenti possono fornire 1111 contingente ' di truppe irregolari da ·120,000 a 130,000 uomini. Alcuni anni sono l'esercito :ittivo contava [)7' reggimenti di fanteria, ,16 di cavalleria e un certo numero di batterie da campagna e da piazza. 11 de{te1' i ~ prima riserva può valutarsi al decimo della popola~ione maschile valida; la seconda riserva territoriale o la leva in massn (onloitssi) è chiamata in casi straordinari . Fonderie di cannoni, di armi, magazzini di vestiario, e arsenali furono creati nel pae,e da circa dieci anni . I serclnr o generali sono pochi; l'artiglieria è sotto gli ordin i di un capo speeiale; l'ordinamento interno dei corpi di truppa dcll'eser'cito attivo è ad im itazionc dell'esercito indiano. La fanteria è armata di un fuc ile riaato rii recen te modello con sciabola- baionetta o ricurva, non eh~- di u.n pugnale, ed ha esperti tiratori. L'effettivo normalrl del rea11irnento cli fanteria è di 650 combattenti, c.iuello de! regoo gimento di c,walleria diviso in cpiattro squadroni è di ~.oo. L'artiglieria si calcola che conta ,100 cannoni leggieri , oltre a quella da montagna detta za;mbmireh. Un hreve sunto :;torico, che da lla ricerca delle origini degli Afgani passa a ri(:ordare i principal i avvenimen ti che I.i riguardano, è seguìto da un importa.nte cenno delle refazioni poli tiche fr3 l'Inghi ltena e l'Al'ganis1a11 tlal principio del xix $ecolo sino ai fotti ehe generarono !'nit.imo conllitto.


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_1:esercit~. in Franoili cli Carlo Vfl simo alla ·1·i'l;ohiz:ione. ('14-39RAOUL Qu,urnÈ DE V1rnNirn rL . A Richelieu succt:de Mazzarino, che inaugura un sistema tutto divo:rso da quello del suo prec~e~essore .. Il nuov.o ministro prorliga onori e gradi, spinge Ja nolnlta a rovrnose folli e per padrorrnggiada. Fa nomim1n~ Le Tellier .segretario di Stato della guerra, e questi si accinge ad ordinare l'amministrazione militare. Louvois compie l'opera incominciata formando :Ja nazione a r1uella disciplina ed a 11uelle instituzioni militari, che l~rgamente contribuiscono ad illustrare il regno di Luigi il grande. E stabilita In gerarchia del comando; In nobiltà non e più favorita ·t i re&rrimenti ve1wo110 aodalla borghesia nella concessionfl dei arndi v t>ò / o (.~ gruppati in brigate, e s'instituiscono il grande stato maggiore generai~, il corpo di stato maggiore, il servizio cli marcia ed accampamento . La guerra delle Fiandre e della Franca-Contea divenne fonte di ammaestramenti per Louvois. Egli profittò della pace e ridusse r es<ll'cito per motivi linnnziari , conservando però i quadri fortemente costi tuiti, e facendo una scelta d1~i migliori soldati. Creò gl'ispettori gmieral i, i quali dovevano Yigilare la condotta dei capi e la tenuta delle truppe, sotto il solo coutrollo del ministro; ma la loro esistenza fu brern. Pensò al vestiario, e nel ·l 670 la fanteria francese fu uniformata a spese del Re; la cavalieria pre:;e l'nniforme solo nel 1690. 'Egli s'tahilì una norma pel reclutamento degli ufficiali ed institui scuole ~li cadetti, regol1S il soldo, , il nutrimento delle truppe, apri ·Ospedali e case per invalidi. Ecco le principali riforme cli Louvois, le quali va lsero alla Francia i successi del ·l 676 e 1677 e prepararono la pace ùi Nimega che. diede a rptella nazione la Fiandra , l'Alsazia e la Franca-Contea, mentre al ministro non valsero ehe violenti attacchi da parte cli molti avversari. La morte del celebre statista, i suoi successori; la creazione dei direttori generali e degl'ispettori; i rovesci francesi all'esordire del xvm secolo; lo st.ato della :Francia alla pace cli Utrecht, l;ono iil~ trcttanti articoli svolti con eguale chinrezza e nesso logico . Tattica di f'&1·mcit1i del generai LEwAL ( fine) . Le sorprese contro gli a vamf)O\iti protetti da un buon servizio di csplornione è vero che sono molto difficil i, ma pur possibili, perciò l'a utore vuole un'ordinata trasm issione d'ordini e d'informazioni pm· avere tuUo preparato al niomento del bisogno . Esamina r1uindi le relazioni fra i diversi elementi degli aYamposti ed il grosso della colonnii , e divide iu tre le attuali maniere di stabilirle, cioù colla telcgrn lia eleurica, con segna li .ottici più o meno completi, con staffrJue a piedi od a cavallo_. Non ,f 189). Capitano

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sembrandogli questi mezzi di un egual valore in ogni ev1~ntualità, accenna ad altri sistemi più recenti , che sviluppandosi potrebberoessere adottati con maggiore vantaggio, come il telefono , la telegrafia ottica , i segnali combinati . Oltre alle istruzioni generali che si danno agli avamposti all'atto del loro colloc:imcnto, altri ordini consiglill d'impartire ai medesimi al cadere del giorno ed all',1lba, sia per far conoscere fo posizione dell'avversario, sia per avvertire che nulla è cam bioto uella situaz!on.c, e ciò senza pregiudizio di quelle altre disposir.ioni che a qual-s1as1 momento all'occorrenza bisogna trasmettere agli avamposti. Tutti questi ordini dovrebbero !)Ssere diramati dal c·ornandaute superiore della colonna, dell'accan tonamento o bivacco, cd a lui ogni due ore clovrebbero pervenire rapporti normali per avere in modo costante precise notizie sullo stato delle cose. Per questa duplice corrispon denza d'ordini e d'informazioni è esposto nell'articolo un metodo atto ~cl assicurare la massima cehwità, sicurezza e semplici tà. Circa poi il combattimento vi si so,;tiene in modo assoluto la massima che gli avampo$ti tlebbono consi,rvarr~ le· posizioui o spingere la loro resistenza, fluo all'ultimo sacrifìzio, facendo ogni sforw per riprenclcwe quel po,to avanzato che per avventura fosse caduto in mano del nemico . La loro parte prineipalf1 'è la resistenza, ma ciò non togl ie che all'occasione pr-1Jiizia possano passare all 'offensiva. I principi i di attacco contro gli avam posti sono così riassunti : avvicinarsi il più possibile senza essere scoperto; dare l'allarme da più pani, sopratutto col favore della notte che impedisce di distinguere i fa lsi attacchi dai vc~ri ; fore elci grandi sforzi in uno o dne punti solamen te ; agire con grande energia; 11 0 11 dividersi t:into da non poters.i $Occorrere se il nemico uscisse cloi tri nceramenti. In seguifo l'autore spiega la parte che hanno uel comb:ittimento i diversi organi degli avamposti e propugna il sistema della di/'c~c1 su lla linea delle sentinelle, clove all'occorrenza debbono avanzarsi e ::;pieaarsi i piccoli posti , a loro ,,ofta sostenuti cfo lle grau guardie seg1lte dai sostegni. Per retrocedere influe sul posto prineip:i le propone di adottare una disposizione cli lince successive o a scacchiera, di modo che alcune truppe opiffino il loro movimento di ritirata, mentre altre contengono l'aggressore. Rispetto al modo di levare gli avamposti prescrivo che i sostegni si rechino so pra uno dei posti principali H talvolta su di un piccolo posto, che serviri1 come punto di convegno, i posti principnli si avanzino per riunire i loro piccoli posti, i quali debbono aver . riti rato le sentinelle .


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Un sommario dei capitoli utilissimi per le ricerche delle principali cose trattatB chiude l'im portante studio. ,1 proposito del tiro indiretto. - Vi è esposto un nuovo metodo per risolver-a i problemi relativi a questo tiro, senza dover ricorrere all'uso dflll'alzo autom::itico dei sottufficiali o delle tavole come h:i in,dicato la ·scuola di Chàlons. La teoria ha per base l'osservazione degli aumenti molto approssimati tkll'alzo da mo in ·100 metri, rnerÌiautc i quali clati, uniti a quelli delle distanze fra il tiratore e lo :;copo da ·COipire, si ·calcola l'angolo di tiro neCHSSario per cJar ne\ segno posto .dietro atl un ostaco lo.

Le Spectt1te,n· Militaire. -

Fascicolo di marzo e

aprile, Parigi, 1879. Stncbio ml r·iordinwnento w1nm.inistra.ti!Vo. - Non vi si cli:;cutono principi i, poichò si ammeue che la subordinazione clell' amministrazione al comando e l'indipendenza del controllo debbano essere le basi del nuovo ordinarneuto; ma vi ò dimostrata la necessità di trovare un modo concreto per assicurare i buoni risultati di queste fondamenta li verità . Segue un esame critico delle varie fasi al le <1uali anelò soggetto il .sistema amministrativo da Louvois all'ordinanza del .J 822, causa, secondo l'autore, dell'attuale conflitto tra l'intendenza ed il comando; .ed accennati i laboriosi studi della commi,;sione pel riordiiiamento dHI-· l'esercito e quella elci mercnt.i, si enumerano lei proposte di quest'nltima così formulate: Autorità e responsabilità del comanda nte in materia arn111 ini.strativa; Subord inazione rlei capi dei servizi anuninistrativi al comnndaute; ·creazione in , ogni stato maggiore di un ufficio dell e opori1zioni amministrative; Creazione di un corpo cli controllo che emani solo clal ministro ed eserciti le sue attribuzioni sui corpi di truppa e su tutti i scrvi1.i <lella guerra . Ma allo scrittore sembra che la nuova legge votala da l scuato fran·CCsc non consacri cprnsti incontestabili principii, che a suo gi udizio .avevano pieuanHrnte risoluto il problema, ed egli perciò si :iccingc

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a confutarlo seYr,nunente t.auto nello spirito quanto nella letterà, spiegando le differenze che passano fra essa legge ed il progetto risultante dalle coi)clu:':ioni della commissione dei mercati. Poscia anal izza. i mezzi più acconci per applicare i criteri conte11uti in questo pro-; getto ad un ortlitiamento razionale e pratico e sYolge le proprie idee. Arnmet.te che la direzione dei servizi amministl'ativi sotto l'autorità. dei genera li spetti al corpo dell'intendenza, che più di ogni· altro ha la specia le capacità ; ma pur non biasimando l'att.uale maniera di reclutarlo nell'esercito, stima necessario d'istituire una scuola. superiore d'amministrazione p·er sviluppare in coloro i rprn li concorrono a formarlo l'attitudine agli affari; e propugna in pari tempo l'abolizione dei gradi della aerarchia militare, come nocivi a chi è chiamato all'esercizio cli fu;;zioni esc\usivamen1e amministrative. Vuole pure che i servizi territoriali siano sepa rati da quelli cli rnobilit.azio11e, i quali ultimi dovrebbero e::;sern costituiti in modo che sin dal tempo cli pace il gerwrale di di visioirn, per esemj)io, potes$e ben conoscere dove si trova il materiale e le provvigioni clrn gli occorrono in caso di guerra, e se sia sempre pronto ad esser messo in movimento. Propoue che il corpo di controllo per l'autorità morale che gli è necessaria si componga di controllori generali e co,ntrnllori di due classi, dei quali il · grado meno elevato corrisponda a rpiello di sotto-intenrl!:ntc. Questi funzionari dovrebbero esere reclutati 11"·' corpo dell'intendenza . Infine combatte la gerarchia militare nel corpo sanitario ed . il comando chc es50 esercita sugli stabilimenti e sul personale degli ospedali. Sto1·,ia della giwrra d'Ol'ientel87{i-1876. (Continuazione). - I lunghi tentativi di conciliazioné svaniti, l'alleanza conchiusa fra il Montenegro e la Serbia, i prriparati,,i gueneschi di questi paesi , la distribuzione delle forz.c turche e serbe alla rottura delle o:;tilit.à cronologicamente accennati, preparano l'autore alla descrizione dell'offensiva delle truppe serbe e ari esaminarne il piano ;;tra tegico, che giudica troppo vasto e non attuabile che da un grosso esercito. Egli nota le favorevoli eventuali t.à sulle quali poteva contare la .Serbia; ma prova che l'insm~rezione genera lf! della Bosnia e dell'Erzegovina nou poteva propagarsi che crmmdo le forze serbe vi fossero penetrate vittoriose, ci'ò che a,,evll poca probabililii stante la loro dispersione soprn nna vasta frontiera. Critica il generalH Tchernai:eff per aver tentato di operare nella direzione della Morawa verso Nisch , anzi eh/{ nella direzione di Sienitza, punto men difeso e dal quale avrebbe potuto dar la ma.no al Montenegro, isolando il corpo di Monktar pascià , e pas$a quindi a tracciare i tratti dei primi momenti della patriottica lotta. Le operazioni


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LIBRf

nella vallata della Morawa incominciate con felici auspici lìuo alla presa di Babina-Glava, e del villaggio di Alk-Palanka, quello incerte e langue11ti sulla Drina, dove per qualche tempo furono mantenuti nell'inazione più di .20000 uomini ; le mosse offensive nella vallata del Timok mancate al loro scopo dopo sanguinosi combattimenti, ccl infine le operazioni poco fortunate del generale Zach nella vallata dell'Ibar, sono in quest'articolo descritte e con criteri tattici aifolizzate. L'autore passa poi a fare delle considerazioni . La Turchia si aspettava hl guerra dalla Serbia, tuttavia si lasciò sorprendere dagli avvcn_-imenti e nei primi di g,iugno 1876 non era ancora preparata. Le sue truppe uon seppero profittare del vantaggio dell'iniziativa, quantunque si trovassero sulla frontiera nemica appoggiate ad una serie di piazze forti. Però i Serbi commisero errori più 1><>ravi <lividendosi, e nella prima settimana di luglio furono tutti respinti. Dopo di aver ricapitolato i principali avvenimenti descritti enumera le forze avversarie all'Hpoca che i Turchi presero l'offensiva. Questi coutavano sul teatro delle operazioni o pronti ad arrivarvi no,ooo uomini, i Serbi ne avevano H0,000 più 20 o % mila volontari. Esamiua la condotta del gcnera,e Tchcrnaieff e giudica che il piano di questo era fondato sopra eventualità più politiche che militarii qi1incli riprende la narrazione dei fatti premettendovi alcune nozioni geo3rafiche. Espone il piano offensivo dei Turchi, che aveva per grande ohbietti\·o Belgrado e per principale linea di operazione la vaJlata della Morawa; descrive l'iuv.)sione nella Yalle del Timok, cd ii combattimento di Veli k-Iskor avvenuto il ,18 luglio. Gitglielmo lJJ. A. DE SonT SERIGNA~. (Continuazione) . - Tran11e la :Francia ed il Sultano, tutte le p~teuze europee salutano con gioia la caduta <li Giacomo Stuart dal trono. Intanto Luigi XIV continua la guorra sul Heno, e nel Hì89 le fi orenti città di M;nheim, Heidelberg, .Spira, Worms, Oppenheirn sono per gli ordini feroc i di Louvois abbandonate alle 1fomrne ed interamente distrutte. Tuua Europa si collega contro la :Francia; Luigi decide di avere due eserciti alla fron1.iera set.tentrionale, uno sotto gli ordini del rnaresciallo d'll.nmièrcs, l'altro comandato dal duca di Lussemburgo. Questi con poùhe marcie, che sono un modello di rapiditit, d'audacia e di finezza, passa la Sambra e si sta bilisce sulla linea Tornines, Velaines, Boignie~, la sinistra al fiume, ccl il quartier g<rnernle a Velaines, con grande sorpresa del· princip0, di Valcleck, generale degli alleati, il quale si prepnra ad accettare battaglia a Saint-Amand. Tl regio esercito nel 1789. - È un lavoro inteso a confu tare, me1

E PERIODICI

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dianie un'analitica esposizione dello 5tato militare di quell'epoca, gli avversari dei gloriosi fatti compiuti dai soldati della rivoluzione francese. L'autore si propone di rispondern con imparziali ricerche storiche ai seguenti quesiti. L'esercito reale corrispondeva degnamente ai fini ai quali dov,wa intendere? Tutte IHsue parti erano, come alcuni pretendono, buone, solide, bene proporzionate? Gli ufficiali ed i soldati non derogavano mai alla sottomissione eri alla obbedienza ? Insomma il tutto era animato da uno spirito veramente militare? Ciò premesso dimostra come il principio della ineguaglianza sotto le armi fosse rappresentato dalle tre categorie che formavano l'esercito, cioè, la casa reale, le truppe regolari, quelle provinciali, e come i privilegi apparissero dalla suddivisione stessa delle truppe regolari in reggimenti reali, reggimenti di gentiluomini, reggimenti di provincia. Espone quindi i modi arbitrari di reclut11111ento, la durata del servizio, le facili surrogazioni per mezzo di pubblica vendita dei surroganti, gl'intrighi, il favoritismo, lo perversità di una prepotente cortigianeria, l'antagonismo, l'immorale venalità delle cariche; presentando così un completo quadro ddla triste situazione della Francia prima della rivoluzione. Esamina inoltrn le cause di tanta decadenza, che dovevano trascinare alla rovina il regno di Luigi XVI, non avendo questo sovrano rivolto i suoi pe11sieri alle istituzioni militari. La sola ambizione di comando dei capi, la mancanza di disciplina e la defezione che duravflno da più di un secolo rendevano difficili le riforme riconosciute da tutti necessarie . Un nuovo esercito sottoposto ad una severa disciplina, ad una esatta subordinazione, u1lìciali cli vero merito, intelligenti, coraggiosi, mossi dal sentimento del dovere, ed il patriottismo di tutti dovevano rialzare le armi francesi . L'autore prova infine con numerosi particolari la parte di responsabilità e di onore che spetta alle truppe dei primi giorni della rivoluzione, dalla quale uscì la completa riforma dell'esercito. Studio sùlle operazion'i detl' a:rmatn. delt' est. - P. Po uLLET. ( Continuazione). - È un esame delle operazioni del generale Cremer alla testa della sna divisione di (;avalleria e di quelle della sua antica divisione di fanteria, poscia comandata dal colonnello Pot1llet, fotto allo scopo di difendere l'azione dei due cornandauti dalle accuse che a loro furono mosse, e di rivendicare la parte di responsabilità che essi ebbero colla loro direzione ne11 li ultimi avvenimenti della campagna dell'est. Vi si rigetta su altr{' la colpa del ritardo nell'occupazione dei colli delle Planches e di Saint-Lausant, come pure quella dell'abbandono di Foncine-Je-Bas, dimostrando gli errori che anche dal lato ANNO XXIV, VOL. Il.

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E RERIODJCJ

orientale d el teatro della· guerra condussero l'esercito francese ad uua triste ,;ituazio ne. I telemetri. N. P ASTOHNJ. (Continuazione) . - Spiega la t<~oria su cui sono formati i telemetri a duci ed a quattrn specchi, che vale pure pei telernetri a prisma; poi degli istrumenti che appartengono alla priurn spec:ie descrive quelli di Gautiee, Labbcg, G·anmet e di 1-loksandic. Passa quindi a far cono,;cflre i telemetri a tre :;pecchi cli Bou!:>son e di Azemar, épielli a quau.ro, ed infine lo stadiometro di Klockner. c,ronaca •irien~·itc,. Rivista bibhografìca.

crgni anno doveano rilevarsi 200 miglia quadrale di superficie. All'uopo nel bilancio annuo v'è la somma cli 1,026,700 di marchi. L'articolo entra nei più minuti particolari sul personale componente l'istituro topografico (die k. Landes-Ackfname), sul modo nel quale funziona, e nelle sezioni in cui si divide. La sezi,me cartografica attende alla pnbblic.azinne della carta degli Stati prussiani alla scala cli ,1 : 2.5,000 ch'è una riproduzione litografica delle tavolette di campagna, della carta generale alla scala di 1 : 1000,000, e di tutte le altre carte dei dintorni delle guarnigioni, dei terreni sui quali si svolgono le grandi manovre, ecc.

Beil•eft, ~tun 111ilit,ù·- Woc/1,enf,lntt . -

Bedino 1879,

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Neue .iP.lili'tiirisehe Bl'iitt·e r -

fascicoli del marzo ed,

aprile 1879.

l fascicolo O

L''ist;it1tto topografi,co- priiss·iano. - Tenente-generale v. l\ionozow1cH. - Prima del 18·16 le yarte dei paesi prussiani erano costruite per inÌziativa particolare di alcuni individui, o d'alcuni impiegati , e solamente in quell 'anno le incombenze del rilievo topografico passarono dalla sezione sta tistica allo stato maggiore generale. Così avviene che le carte del catasto differenziano esse't1zialmente da quelle topografich e a causa dello scopo diverso cui servono. Lo stitto maggiore prussiano sotto l'i 011mlso del iVl iiflling valendosi in parte degli elementi che esistevano , cd in parte facèndo rilievi, si mise in grado nel 1·830 di pubblicar-e una carta tO[)Ografica della mouarchia, la quale era piuttosto uno schizzo geografìco, anzichè un ri lievo regolare del paese. Per rappresentare la rnontagna fu adottato il sistcrna del Lehmann (luce vertica le), modifica to però dal ·Muflling in modo che· anche il di~egnalOre più disadatto potesse, con qualche sacrificio all:i beJJezia, .valersMe. Dopo il 1•830 furono continuati i rilievi topografici per mezzo della ·t-~woletta, ma solamente nel ,, 86~ fu riconosciuta fa ·necessità di una estesa triangolazione per la costruzione di una ,caria topogrnfìca, e nel ,187:z ne fur0no stabilite le -condizioni in n;1odo, che per ogni 11iiglio quadrato vi fossero ,10 punti . I rilievi cloveano ,essere fatti colla ta. ·cvoletta pretoriana, alla scala di ··1 : ·21>;000 e con curve equidistanti; 1

Il -ruw,vo progetto d'ord:in(J;mento cii proced'!wa penalem,iltitare. Nella seduta del 2,1 dicembre ,1876 del Reichstag tedesco il ministro della guerra promise di presentare un nuovo codice cli proce'dura penale militare. Se ne trae occasione per riepilogare un opu-· s·colo scritto su tale argomento dal consigliere Keller. Qiuili conclit&ion·i S'i devono deswrnere dai combattirnenti di Pl-&vna?· - I Russi non usarono contro il fuoco dei Turchi nessun mezzo per paralizzarlo, perciò non è esatto il concludere, da quanto è. successo, qhe una posizione fortificata non si possa più superare, se non con lunghi e laboriosi lavori d'approccio . Invece fu provato che nei momenti decisivi· non si deve risparmiare le munizioni , e che la fanteria è la regina dei combattimenti anche nella guerra delle fortezze. Se le fanterie turche coll'usare in modo tatticamente corretto dei proprii fuochi hanno cagionato ai Russi perdite preziose cli tempo e di sangue, lo sbaglio strategico della fermata a Plevna costò alla Tnrchia le sue-· migliori provincie, e forse i possedimenti europei . Le casse d:i, sabbfo - L'autore continua ad esaminare la soluzione di un. tema di esercitazione ·di 4° grado fatta in una cassa cli sabbia plasmata secondo un leneno, per esercitarvi i sottufficiali. Idee stilla cw1:aller'ia destate daUo stiultio dell'opera del Verdy. La d·i~rìs'i-one di cawlle1'ia 1(n·ita. a g1·ossi empi <L'eserc'Ìto.

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E PERIODICI

Statistiche 1nititari dell'esercito austro-unga1··ico. - Enumerazione delle opere ufficiali pubblicate dal ministero della guerra . . Prospetto cronologico degli avv,mimenti passat·i .sul Danubio· e nella Tiàchìa eurnpea durante la guerra del 1877-78. - Nuda enumerazione clei fatti mi litari disposti per ordine cronologico, e tradNta dal Wajennij-Sbornik. . , S·vìluppo delle forinaziowi della, jQ;nteria. - Riassunto di alcuni articoli inseriti dal capitano Rime dell'artiglieria inglese nel Colbn·m's Magazine . . S11lla gnerra nell'Africa meridi,ona le. Notizie sidle armi portatili. - Descrizione e disegno del fucile a retrocarica Westcott americano e della rivoltella Owen-Jones. Patenti di privativa per scoperte, ecc. Cor1:ispondenze dalla Francia, dall' lnghilterra, dalla Russia. Sulla ,misura delle altezze per mezzo del baromefJro ane;roide, e sull'impiego d:i, qiiesto mezzo nelle ·. fovate militar·i. - Trattato completo sull'uso e sulla utilità di questo strumento per le lernte topografiche. · · La ·rappresentazione del monte sitlle ca1·te topografiche JJer 1nezzo de/. tratteggio 01·,izzontale. Capitano PAOLI. -Le curve orizzontali hanno il v~ntagg.io, sul tratteggio a luce verticale, di essere più chiare e più prec11e,_ d1 dare l'altimetria di ogni punto, di essere più facili a disegn~rs1 ; ma non danno chiaramente l'immagine della configurazione plastica del teneno, sono diflìcili a leggBrsi e non si prestano a!le scale .superiori a quelle di ,t :50,000. Mentre si cerca il sistema per fare 111 modo che quelle curve rappresentino immediatamente ed a colpo d'occhio il grado di pend<mza del terreno, l'autore propon<~ a sua volta un metodo per. giungere a quest'uopo, basato sulla forma e grossezza delle curve. · fnf/;uenza del te;n{po e dello spazfo sulla condotta del combatl'i1~ento od·ierno: _per .fohn Scheibe;rt. - Conferenza letta all'apertura' d1 . un corso m1htare nel politecnico di Stocearda. Pensie~i. nelle ore perdute di un u/Jiciale. - I. Sopra i.l diri,tto, ,çulla pohtica, e sugli usi d:i, guerra. · La gue;rra turco-1•iissa. - XI. I. cornbattimienti intorno a Plevna dal -1° ·agosto al 10 dicèmbre ·1877. Note stille ann-i portatili di Heutsch. - Descrizione del sistema di c~iu_snra ~ari~;. della pistola Cooh, della pistola Havilaud-Gunn; del fucile a ripet1z1one Wetmore-Bennet. - Enumerazione dei brevetti aecordati per invenzioni di oggetti d'uso militare.

Statistica rrvilita1·e a1tst1·0-ungherese. - Parallelo dei ri:mltati del reclutamento dal 1870 in poi. Rassegna·b;ibliografìéa - Cori·ùpondènze dallà Francia e dall'ltalia - Picco/.e notizie.

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S'1•er/l,eter' s Oeste,•,•eicli.isclae Jr.lilitii,•isclae Zeit• sclu•if't. Fascicoli del marzo ed aprile.

Su/.l'orcti!ncime;nto delle wnppe. Studio del maggiore di stato maggiore H. V. Pll'lrnrcn. -:- Accuratissi mo ed importante studio sull'essenziale servizio cli tappa in guerra. L'autore concreta , le massime generali, secondo le quali vuole <~ssere governato questo servizio, specialmente riguardo al raggruppamento cd alla (orma dei magazzini mobili di ris~rva piLt prossimi alla trnppa, all'approvvigionamento di quanto è necessario a rierrt pi ere i magazzini col le risorse del teatro di guerra, e con quelle tmue da 1 proprio paese, alla dotazione dei magazzini posti presso la base, alla situazioue dei rnagaziini intermedii, ed alla necessità di un sic.uro collegamento con i luoghi donde sono tratte le provvigioni. Da qnesto studio trae fo conclu;;ionc, che non è possibile il prestabilire uno schema a rptest~ uopo, ma che bisogna in ogni ca;o concreto adattare il servizio di tappa alle circo- · stan~e, e formarne il progetto assieme col piano di campagna. Il Regolamento di esM·c·izio dell' artigheria. Studio di regolamento del colonnello HoTZE. - È e.osa utilissima questa del ricavare dai regolamenti dell<1 varie armi quelle nozion i, che sono indispensabili a conoscersi dagli ufficiali cli fanteria, e sarebbf} utile che anche presso di noi alcuno imitasse l'esempio del noto scrittore di tauica austriaco. La g1te1·ra anglo-afga,nci. Due cm1ferenie del capitano di stato maggiore A. KmcHHAMMER . Rassegnli b·ibliogrn.(irn.


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E PERIOOCCC

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J,ah r bueher r ii.r tlie D e u t sehe Ar,ne e ~nad 1ria• ,•i,ae . M.arzo 1879.

( Studio compamtiDo dei ,n;uo,vi prfocipii di taUica nei regolaml!(nti, nella lett1.1,ra e nella pratica. - Dopo avere esaminato nei precedenti articoli quale sia stato lo svi luppo delle idee tattiche nelÌa letteratura militare in questi uh.imi anni, l'autore chiude ora il suo scritto coll'accennare quei punti del regolamento d'esercizio sui quali portano l'attenzione di preferenza gli scrittori per proporvi modificazioni pit\ o meno sostanziali . La maggior parte di queste pro_p'0ste non ci riguarda, perchè i nostri regolamenti differiscono alquanto dai tedeschi , per la divisione drlla compagnia in quattro anzichè in tre plotoni, e per altre differenze sostanziali . Alcuni però potrebbero trovare applicazione anche presso di noi, e fra le altre rpielle di considerare il plotone come unità del co1hbattimento in cacciatori, per evitare certi comandi secondarii affidati a persone, che non ne sono all'altezza, e perchè le squadre e squadriglie hanno una forza così limitata da non potersi ritenere come elementi di combattimento colla potenza che ha oggi il' fuoco. Tuttavia giova aggiungere le parole, colle quali l'autore iinisce il suo articolo . Memore delle conseguenze, che ha avuto per i Francesi e per gli Austriaci il mutare tattica, egli crede che si dehba andare coi piedi di piombo in tale bisogna. Con truppe bene istrnite il comandante avrà libertà: di scegliere durante il combattimento, forme ad esso ·adattate, anche, se per caso le truppe non fossero state a quelle abituate. Campi di battagl,ia del Brandembu.rgo. Studio storico-militare del maggiore A. v. CnouzAs. - III. Guerra dei 7 anni - (Continuazione). Sguardo stilla. gue:1'1·a della penisola i be1•ica, e specia/mwnte siilla campagna di Massena nel Portogallo, e su.lle linee di Twres-Vcdras. Esame 1·etrospettivo sullo sviluppo dell'P.sercito frrmcese nel ,J8i8, La febbrile attivitii con cui procedeva il riordinamento dell'esercito francese parve arrestarsi dopo il ,f 875. L'autore crede che non se ne debba cercar la ragione nella crisi politica, o nell'Esposizione universale, che hanno attirato a sè l'attività dei legislatori, ma bensì nella niHura delle leggi, che si doveano ora sancire. Esse riguardavano lo stato maggiore, l'amministrazione dell'esercito e l'avanzamento. Suscitavano perciò un nuvolo di quest.ioni personali, che i legislatori non ebbero il co-

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ra,ggio, o la forza di ri,olvere . Tuttavia se non furono votate queste tre leggi cardinali, altre l'autore ne enumera di discreta importanza, le quali passarono nel ,1879. Tra queste la legge su i sottufficiali, e quella sulle pensioni. L'autore avverte, che questa seconda legge avrà due cow;eguenze impor.tantissime. La prima è- un aumento di dignità nel è,orpo degli ufficiali , i quali, fi nora quando erano pensionati, a cagione della meschinità di . ,questa pensione, doveano assoggettarsi a brigare, ed accettare impieghi eivili i quali non erano in relazione colle posizioni occupate nell'esercito, e screditavano l'opinione degli ufficiali negli occhi del pubblico. Questo stato di cose deve cessare: giova però l'avere citato l'osseJ'vazione dell'autore tedesco a~ituato a considerare altrimenti il corpo .degli ufficiali nel suo paese. La seconda è quella che la possibilità ,di pensionare un certo num.ero di uflìciali senza ledere eccessivamente i loro interessi, darà agio ad introdurre maggiore omogeneità nel corpo .dei medesimi, togliendone c1uelli i quali non sembrano adatti al grado che coprono. La guerra di mare nel/:antichità, ed al presente,- Riportato dall'in,glese del capitano della marina ingle$e C. BnrnaE. · Sull'impiego delle truppe. - È capitolo dell'importante libro dello Scherff; Sulla, battaglia. L'infortU!ni,o successo a bordo del . Tundt'irer. Rassegna mititwre lettera1·içi - Bibliografia - Riv·ista dt'ii pe·riodici.

un

-Jou,•n al o / the Boya l U 11i tetl Se,•vi c e I nstitu• tio,a, fascicolo n. 98, volume 22°, 1878.

j,

Gl'insegnamenti dell'itltima guerra. Capit. N EEDHA M, della R. artiglieria marina. - Una particolareggiata e imparziale relazione sulle vicende della guerra del ,1877 in Bulgaria, è ancora un desiderio. Tutti,rvia si può fin d'ora trarre un ammaestramento dalla ricca · ·Collezione cli documenti che già trovasi a disposizione del pubblico, Tali sono i rapporti ufficiali dell'arciduca Nicola e dei generali Gourko, Skobeleff e Krudener; le note di quell'acuto osservatore e -critico valente che è il capitano Kouropatkine, dello stato maggiore russo; le storie della campagna pubblicate dal Norman e dal Williarns,


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LWRI

e finalmente quella maestrevole relazione :mila lotta attorno a Plevna dél ben noto scrittore tedesco, capitano Thilo von Trotha. Dalle vicende tattiche si può inferire: · ·I° Che è ormai necessario trarre il massimo partito del tiro a grandi distanze della fante.ria. 2.° Che €\ d'uopo migliorare i provvedimenti intesi ad assicurare il rifornimento delle munizioni, le quali devono potersi distribuire alla truppa mentre essa combatte. 3° Che è mestieri assicurare in ogni tempo e luogo il pronto forni mento dì utensili da zappatore alle truppe che devono trincerarsi. ft.° Che l'artiglieria va provveduta cli un pezzo da campagna piLt efficace degli attnali. Fino eia quando la fanteria turca fn provveduta di un'arme di preeisione (1) di lunga portata (oltre 3000 passi)<~ capace di spara1·e Hi colpi al minuto, le autorità militari turche avvisarono cli lasciarn al soldato la massima libertit d'azione nell'uso del suo fucile, di pernwttere ch'egli segueQ.do il suo naturale istinto ne traesse il massimo partito; poichi: ritenevano che certe regole per l'uso dei fuocbi, faci lmente insegnate e osservate in tempo di , pace, non sarebbero state poi praticate dinanzi al nemico . Laonde la fanteria turca nel ."877 iniziava il fuoco alle maggiori distanze e più spesso con la massima celerità che la sua arme consentiva. Ciò determinava un grande consumo cli cartucce, ma il fatto essendo preveduto, erasi disposto perchè sempre e ovunque sovrabbondassero le munizioni. Di qui la caratteristica delle campagne: fuoco celere a grandi distanze. Quali furono gli effetti del fuoco turco, lo dicono le perdite gravissime dei Russi . . Le divisioni forti eia 'IO a ,12 mila uomini, scriveva il generale Todleben al Brìalmont, furono in br·eve ridotte a,\. o 5 mila uomini. J\clJ'attacco di Loftka: narra il capitano Kouropàtkine, a ,HiOO metri dalle posizioni turche, gli uomini cadevano rapidamente. Dall'altra parte, l'alzo del -fucile Krinka dei Ru,:si, graduato soltanto fino a (ìOO yarcls (metri biO), non consentiva di rispondere con effetto all'dficace fuoco turco. Alcuni reggimenti adauarono bensì al rucile un grossolano alzo in legno ma ciò valse soltanto a rialzare lo spirito assai depresso della truppa.,Se pertanto sonosi ottenuti mirabili effetti · dai tiri a grandi distanze usati da fanterie poco istruite e mal comandate, quali maggiori effetti non potranno ottenersi dalle truppe ammaestrate a farne uso? (I) Il fucile Pcabody-Martini.

E PERIOD CCC

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Il suo impiego appare più opportuno nella difesa; ma chi muove offensivamente sarà pur costretto a rispondere da lontano al fuoco della difesa. Alla quistione del fuoco celere a grandi distanze si connette quella del munizionamento . I Turchi si trovarono a questo riguardo in condizioni favorevoli, poichè combatterono quasi sempre difensivamente. Essi ebbero agio di distrilrnire le cartuccie sulla st<~ssa linea di fuoco e le c:artuccie raramente rnancarnno, anche nei combatti menti più contrastati ove furono sparati Ono a ;-iOO colpi per fucile. La quistione si complica ov~ trattasi del rifornimento di munizioni alle truppe che devono combauerc avanzando. li generalH Zetlcleler, contando sulla esperienza dell'ultima guerra , ritiene indispensabile che ogni armato di fucile disp~nga · snl campo di battaglia di almeno 200 colpi e propone; che ogni fante abbia seco ,1 Ol'ì cartuccie, parte nelle giberne, parte nel tasca-pane; che altre z5 cartuccie siano trasportate a· someggio al seguito delle compagnie; che infine altre 75 cai·tuccie siano trasportate sul carreggio al seguito immediato dei corpi. La guerra di Rulgaria in cui le fortificazioni impronisatc ebbero . sì vasta applicazione, ha recato poca luce sulla <[nistione del trasporto dei relativi utensi li. Alcuni egregi ,ed esper~mentati ufficiali, fra i quali il capitano Kouropatkine, manifestarono opinioni recisarnrmte cont'rarie al sistema di provvederne il soldato. Il primo oggetto di cui il soldato si sbarazza, essi dicono, quando ii stanco o deve rapidamente avanzare, è l'utensile da trinc<3a. Propongono quindi che talì utensili siano trasportati a someggio o sulle carrette al seguito immediato delle truppe. Nell'ultima guerra fu dimostrata la poca elììcacia dei pezzì da campagna russi da i e da 9 libre contro i ripari in tena cki Turchi. Il governo russo ha perciò deciso di sostitui rli con pez;r,i di maggior po·tenza, il più potente dei quali anà un calibro di cent. ·l O, i e laneierà proietti di chilogr. 12,700. ' Intorno atl' adozione ùi C·i.na e nel Gùipponc dei si.stemi n11i.lit11,ri e navabi d'En1·opa. Capitano di vascello C. G. BmoGE. - Lo spirito guerriero e l'amor della gloria non si riscontrano certamente in Cina; ma il· Cinese non è affatto privo di qualità militari; la disciplina. lo spirito dell'ordine, sono innate in lui , e nelle ultime guerre contro gli Inglesi e in quella oclierna ciel Turkestan orientaìe, ha dato splendide prove ·di devozione e d'intrepidezza . Il Cinese non ama la guerra; ma. comprande la necessità che sia mantenuto uu esercito e che questo sia. ognora preparato alla guerra, unico suo scopo. Questi concetti sono mantenuti nelle sr.guenti dLte massime, assai popolari in Cina:


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LIBRI

Un esercito può rimanere cento anni inoperoso, ma non un sol giorno impreparato. » « Un esercito è istituito per difendere il popolo, non per molestarlo.» La suprema direzione degli affari relativi alle forze militari di terra e di mare dell'impero, appartiene al Ping- pii, branca speciale dell'amministrazione centrale da cui dipeude il Yong-Ching-pi,, specie di stato maggiore generale. Le forze di terra si dividono in esercito pretoriano o della JJand:iern ed in esercito nazionale o Luh-Ying o esercito dello Stendardo ·lJerde. L'esercito della Bwndiera si divide in satelliti di palazzo, guardia imperiale e truppe presidiarie, ripartite fra le principali città dell'impero, ed(: reclutato per diritto ereditario dai Mongoli , Manchus e HanKiun i quali ulti.mi sono i « Ciiiesi t,wta1·izzati, » cioè i discendenti di quei Cinesi che abbandonarono la dinastia indigena Ming per unirsi a quella Manchu, attualmente regnante. La forza di questi pretoriani è valutat.a a 130 mila uomini di ogni arma. Quest'esercito ha resistito finora all'invadente influenza delle idee straniere, e però la sua arme favorik'l è tuttora l'arco. L'esercito dello Stendardo ·lJerde i! una forza essenzialmedte regionale ed il suo organamento varia moltissimo da provincia a provincia.~ipendendo infatti dai manclarini provinciali, esso ne subisce la buona o cattiva infl uenza. Ove governa un mandarino illuminato, desideroso di applicare nella sua provincia gli ordinamenti militari d'Europa, le truppe sono equipaggiate ed armate all'europea; in altra provincia invece le truppe sono tuttora armate di arco. Le provincie militarmente meglio ordinate sono quelle cli Shanghai , Canton, Foochqn, Chefoo e Tientsin, ove già sorgono grandiosi stabilimenti d'artiglieria ed ove si va apparecchiando il nucleo di un futuro esercito cinese armato e addestrato all'eurc,pea. L'esercito dello S tendardo verde è reclutato con volontari e la sua forza ammonta complessivamente a un 700 mila uomini, parte sotto le armi e part<~ in congedo. La tra:;formazione militare della Cina si attuerà assai lentamente: ma essa è sicura e con essa si manifesterà nel paese un risveglio dell'assopito spiri to guerriero. La riconquista del Turkestan orientale e la cacciata dell'emiro di Kashgar ne sono . i primi sintomi; e. si può fin d'ora prevedere che fa Cina non rimarrà spettatrice indilforente nella grande ciuestione che va sollevandosi ncll' Asia centrale. Contrasta notevolmente con l'accennata lenta evoluzione degli ·ordinamenti militari cinesi il radicale e violento mutamento, cui fu soggetto «

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E PER!Op!C l

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il sistema militare del Giappoùe nell'ultimo dHcennio. Il fotto si connette con la.grande rivoluzion e poli tica compiutasi in quel paese . Pertanto il Giappone possiede uu esercito permanente n~clntato sulla base dell'obbligo g1>,nerale del servizio, ordinato all'europea e provvisto di materiali i più pel'feiionati. La fl otta pennanent,e reclutata con la leva 1Ìovera /i. cornzzate, H'> navi da crociera e 0. navi scuola. L'esercito conta ci,·ca 50 ,000 nomini sul piede di guerra e la milizia, tutti gli uomini atti alle armi dall'età di 111 a !i,O anni che non sono as'critti all'esercito permanente o alle sue riserve. · Intorno alla costrnzion11 delle carte ,nvilit(wi,. Capitano del genio tloL01c11. - Sono esaminati i sistemi di rikvamento seguiti dai topografi inglesi in varie rngioni !lcli'Africa e A:sia e segnatamente in India, e si consiglia l'uso esclusivo della tm,oletta (piane table}, che gii1 ria qualche anno ù .lo strumento preferito nei rilevamenti in India . L' A/ga,n istan e le operaziowi nvi./citwri ,i.n quella regfone. Tenente generale V AeGHA 1' . - 1VIonogr11fia topografìco-militani dell1A/'ganistan e ctelte princip,ili vie che Yi adducono dall'India. · L'etnografia e le condizioni polùi co-mili'tari della re.gione sono pure particolareggiatamente descritto. Le cond:izfoni strategiche del nost1·0 confine ind:iano di nord-ove.~t. Maggior generale 1-lAMLEY. - Dimostrata la convenienza di mantenere l'attuale conlì,ne nord-ovest dell'India, l'autore propone che agli sbocchi orientali sull'Indu dello strette del Kb yber, del Knrrum e del Gomal siano st<1bi liti dei campi trincerati provvisti cli patenti artiglierie ; e che Quetta, il porto avanzato dinanzi al tratto meridionale e meno (orte di codesto confirrn, sia pHimente cinto da vasto e fortissimo campo trincerato. l\'Ia per assicurare l'eg<imonia britanni"ca nell'Afganistan e prevenire che altra potenza ne tenti la conqnistn, giova che tal posto a,v,arizato anzichè .i Queuà sia stabilito a Kandahar, punto strategico ·primario della rngione ·argaua. Le torpedtiniere nisse snl Danu/1io, a, Sonlcho'1tm e a Batou111i , tradotto daìla Revne 1lia,1·,i&fone et Co'toni ale. Intorno ai trasport·i mihtari per ferro oia,. THnente 1;olonnello P ,U\SONS. È un sunto del regolamento francese del 11878 sull'impiego militare delle fenovie. · Into·m q ad alcwn,i fiu:ili a r ipetizfone. Tenente del genio W. JAMES. - Sono descritti sornmariamenre e (:ornparati i fucili a ripetizione Krppatschek, Hotchkiss, Krag, Krag- Paterson, Vétterli (svizzero) e Fruwirth, il primo dei quali fu recentemente adottato dalla marina francese.


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LIBRI E PERIODICI

Bivistt• nailit,n•e rw,s,~ (Wajennji Sbornik) - · fasci-

colo di marzo 1879. DELLA

Passagg·fo dei Balkani clel distaccwmento comandato dal generale prinC'ipe S1.1YiatopolsTc-Jli,irski e combattimento di 8oipka, 7 e 8 gennafo, (con dite .~ch:iiz'i). R. llAAHEN. Quesiti riflettent·i la ca1,alleria, ìn base agli. sperimenti dell'ultima campagna. Colonnello K..1.uLnAns. Con,\'Ìderaz-ioni sul vesticwio, armamento, eqiii,p(iggi.amento e servizio dei Cosacch'i. G. ANDHJANow. Parecchi articobi .ml p1·ogetto dti regolamento per l'ist·mzione di, evohizioni, d:i battaglione e compagnùi 'Ìn cam,-pagna. Il telegrafo militare sul tecitro delle operaz,ioni di. guerra in Turchia d'E•ttropa negli anni l877-.J878. , Operazioni ·nvilitari dell' eserC'i,to d:i, S1tley man-.Pascùì, (articoIo terzo). ALlacco di Scipka e piani dei Turchi. Reminiscerm: di un iiffeciale di stato maggiore sulla git&rra degli anni 1877-1878 nella Turchia d'Europa (articolo terzo). Colonnello Puz:rnEwSKI. I racconti del colonnello Puzirewski contengono interessanti particolari tanto sui principali personaggi quanto sui fatti ddl'uhima campagna turco-russa . Bibliografia. - Rassegna dell'articolo del Journcil des sciences milita'ires - Introditct·ion à lei tact'ique positi1,e. Rassegna militare estera - Germania - Ufficiali della ·riserva e della la1idwelw nello e.sercito tedesco. L'ultima guerra ha posto sul tappeto palpitante la questione di riempiere le lacune prodotte nel corpo degli ufficiali. Per ordinare e preparare ufficiali di riserve le dillìcçltà si moltiplicano e si complicano in modo che solo l'esercito tedesco ha avnto il coraggio di affrontare e risolvere l'arduo problema . L'autore dell'articolo ci descrive a fondo il sistema che comprende; · Il complemento degli ufficiali di riserva e della landwehr - Le leggi generali riflettenti gli u(Jìciali appartenenti alle truppe di seconda linea - Le prescrizioni di servizio degli ufficiali di riserva e della lan<lwehr - Giudizi e critiche. Fra,ncia . ......: Grandi manovre del primo corpo d'armata nel settembre 1878.

CHIAMATA DELL'ANNUO CONTINGENTE DI LEVA

I.

Conside-rcizioni sitlla stat-istica sa:nitaria dell'esercito in rapporto alle 1·ec/;ute. - Ln statistica sanitaria dell'esetcito ci apprende çhe i militari del primo anno di servizio subiscono assai maggiori perdite che quelli degli anni successivi. Ci spiegano questo fatto i medici ni.ilitari, che si occuparono di questo ramo di studio, con molteplici cause, come sarehb.ero le fatiche incontrate clalle recinte per là loro istruzione, i cambiamenti cli cl irrrn e di abitudini, la mutata alimentazione, .l'epoca scel ta per la, chiamala della classe alle armi, che o-eneralmente collima col cuor dell'inverno, ed altre più o meno influenti. Come è poi quasi naturale, i pareri non sono uniformi nell'attribuire più all'Lllrn che all':t!Lra di queste la preponderanza nel produrre il malefico effetto. . . Il giudizio che non sono in graclo di far essi, perchè la. sta~1st1ca non è ancora giunta a somi.ninistrare al riguardo sufficienti elementi, non posso certo aspirare a darlo io. Ciò non pertanto v?Jendo trattare della convenienza di camhiare la stagione per la chiamai.a della classe cli leva, sott.o il regime della legge attuale che stabilisce la durata della ferma a tre onni, e volendo trauar l 1t questione non solo sotto il punto di vista militare, ma anche sott.o qnello sanitario, non posso a meno di dirne <1ualche cosa. e)

-4.~NO XXlV, VOL . lL

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DELLA CHIAMATA

Prima di tutto osservo che sebbene qualcuno nel declinare queste cause non abbia ommesso di comprendenri la pena sofferta dal 3iovane reqnisito pel distacco da quanto egli ha di più caro ; pure non· ho trovato che alcuno siesi addentratò a sviscerar l'argomento soLto tale aspetto. In massima il dottore è trauo a considerar il terna pas~ sando in esame le varie malattie del corpo che possono essere ,causa di morte o di riforma, e lascia troppo spesso da parte le infermità dello spirito. E malgrado che fra le delte cause distingua le efficienti e le predisponenti, è sulle prime essenzialmente che porta il suo studio. Ora il fatto della chiamata dei giovani nl servizio militare non panni che possa trattarsi in un modo così esclusivo, come se non vi sia altro che la parte fisica dell'uomo che soffra avaria. Vi è anche il morale che merita di essere tenuto in qualche conto. Non si può trascurarlo dovendosi conoscere fino a qual punto questo stato morboso predisponga il corpo ad aggravare le crisi alle qua.li è soggetto per cause fisiche. Veramente l'importanza dell'argomento consiglierebbe di neppur circoscrivere gl i studi sulla leva alle sole considerazioni di ordine milita.re o sanitario. Essa ha tale legame co!('intero o.rclinamento della societit, che sarebbe desiderabile di veder sempre più consolidata, che nello studiarne le fasi, nel cercare di alleggerirne i pesi, non si dovrebbe obliare di esaminure la quesLione dal punto di vista di chi su.bisce l'onere, nel meni.re la si considera da quello da cui la ve'de. il governo. Entrando in questo campo e sapendo che l'operazione è così strettamente collegata cogli interessi della famiglia, ne vert'ebbe l' in tenzione cli esaminare se come la legge coll'applicazione delle esenzioni ha inteso di stabilire un riguardo all,L famiglia, vi sia più chi si preoccupi di quest.o riguardo clopoch è ha. avuto luogo la chiamata. della classe di leva. E giacchè coi tempi che corrono l'Italia. non può dissimulare.di aver pm essa a combattere l'invasione del l'int.er;rnzionalismo, cli cni una delle tendenze è appunto quel la di far perdere al popolo l'affetto della famigli a, pase a proposito che, non solo nel preot'dinare mit anche nello esigere l'imposta del set'vizio personale alla paLria, si osservi se per caso non si trascu ri qualclie rignardo che .sarebbe do,,uto alla recluta per non contraria.me il culto :1!1a famiglia.

DELl) ANNUO CONTINGENTE 01 LEVA

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Ma entrando in questo vasto orizzonte invece di attenermi esclusivamente alle osservazioni cli ordine mili tare o sanitario, io fallirei al còmpito che mi sono proposto, come vi mancherei se volessi fai: credere che in ispecula1.ioni cli questo genere dovessero vagare gh studi degli ufficiali srwitari. Però anche limitandol i esciusivamen_te alle inclao'ini della professione loro, credo che debbano tener m qualche c~nl.o <1uanto riguarda le consicler~zioni suespos_te. Che la recluta quando lascia il telto natw per essere mcorporata nell'esercito sia soggetta.ad una oppressione d'animo per l'abbandono dei suoi antichi legami, non fa bisogno dimostrarlo. Tutti dal più· àJ meno sentono qualche emozione. Chi s~pri-1. dorn'.n.arla _più presto, chi avdt bisogno di maggior tempo a so~o~arla. N(~ e des1de~ rabile che sia altrimenti perché, come sopra cbss1, questo modo eh sentire è indi1.io del culto per la famiglia. Venendo aduncrue nelle file dell'esercito in tale stai.o di crisi morale Ja massima 'Parte dei coscritti, quale ne sarit la conseguenza. ~ quanto tempo occorrerà perchè non se ne abbiano l)iù_a Leme~'e effeLti~ Si potrit dire che pel secondo e terzo anno lult_1 o_~uas1 po,,sano esserne dichiarati immuni, eh.e lo pos$ano pure 1 pm verso I~ fine dello stesso primo· anno; nHt intanto è un fatto che avend~ ~uas1 tutti incominciato la ferma sot.to l'influenza di questa morbos1La subiranno più gravi gli effetti delle eventuali malattie del corpo. Che ]a nostalgia, quella crisi morbosa. di c:ui mi preoccupo, ~ontrari mollo negli ospedali le cure di certi giovani militari , io ebb i oc~ casione di constatarlo. Non posso dimenticare giovani per _i ~ua~t dopo una lunga cura, inefficace a liberarl i d.a non simulate aflezwni, acquisLa.rono quasi per incanto la necessaria lena a superarle al semplice annunzio di una licenza. per convalescenza.. . . . . Ora a fati.i di questo genere nelle dotte memorie che d1s~1~ll ufltciali medici dell'esercito dettarono in questi ultimi I.empi 10 non vedo allusione alcuna. Forse intese di farla chi lamentò che nel n~stro esercito non è abbaslanza. genernlizzata la concessione delle hcenze per convalescenza. Forse intendeva pure di riferirsi qualche poco ; cl essa cb i dall'esame di dati statistici sar_1itari v_enne nel con~ cetto cli dividere l'Italia in Lre zone: quella dt maggiore, qu~lla ~1 minor tolleranr.a, e quella di eccezionale intolleranza per L1 vila nlllitare. Che se Lale non fu il concetto, è però un fatto che l'uno col pro-

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DELLA CI·IIAMATA

DE!, L' A:s!NUO CO!'(T!NGENTE DI LBV A.

pugnare un uso maggiore delle licenze di convalescenza, propucrnò l'adozione dell'unico rimedio per combattere la nostalgia. Che l'altro colle sue conclusioni, si avvicinò in qualche punto a quanto io penso relativamente a questa infermità morale. · Tulli sappiamo, anche un po' per nostra esperienza, che il piacere che si ha di veder la fam iglia ed il luogo natio ogni quàlvolta vi si fa ritorno dopo un'assenza, non è mai così intenso comf. quello che si provò dopo la prima. Da tale fatto se ne deduce che la nostalgia debba far meno vittime fra i giovani delle popolazioni nelle quali l'abitudine del distaccarsi per tempo da casa a;bbia potuto esser maggiormente generaiizzata. E siccome quest'ahi tu dine del distaccarsi per tempo da casa può es:;er più faci lmente contralta nelle region i meglio provviste di viabi lità che non in quelle che ne difettano; così può essere che fra gli abitanti delle regioni piane o meno montuose, perchè generalmente dotate di miglior rete stradale, la nostalgia abbia minor presa che l'ra quelli delle più alpestri o,,e ht viabilità è quasi nulla . Per lo stesso motivo cbe la viabilità è più svilnppata nel l'Ilalia settentrionale che nella meridionale, più nel continente che nelle isole. potrebbe esser che più fra. gli abitanti clelle isole che in quelli di terra.ferma, più in quelli dell'Italia peninsulare che negli altri della continentale si avessero a riscontrarne gli effeui. Essendo quindi l'autore della surriferita tripartizione dell.'Halia in ragione della tolleranza al rniliLRre servizio giunto, con mollrt approssimazione a quanto sopra. esposi, a fonnolare frt collSegue_nzc1. che « la maggiore risponde con certa esaLLezza alle regioni « piane o meno monluose del paese, mentre la minor tolleranza col« lima con le parti più collinose ed alpestri » io vorrei pregarlo di esaminare se r1uanto egli denomina intolleranz a alle arni1:, con celio che a me pare non abbastanza determinato , potesse invece cambiar.si con disposizione alla 1wstal,qia. Traggo in favore di questa sostituzione argomento dallo stesso suo scritto, lit ove nota che« quanti f1:a le reclute per intelligenza, sen(< timent.o, condizione di vita, Lrovansi all'infimo della sc;da sociale, « qn.elli appunto sono che offrono il contingente maggiore alle per« dit e )) perchè ravviso costoro dotati di risorse minori per combrtltere un male morale. Non trovo poi che sia abbastanza esalto il rias-

sunto che ègli fa delle condizioni clella recluta col considerarla un adulto ritor,rw,to d'iniprov1Yiso bam,bino, mentre accenna che questa trasfonnazione subisce non solo per l'ignoranza delle pratiche alle quali deve consacrarsi, ma eziandio perchè incontra degli ostacoli che gli impecliscono di soddisfare a.Ile sue aspirazioni . Parmi quincli opportuna la preghiera che rivolgo a lui ed a tutti i suoi colleghi cultori degli studi statistici di fissare su questo argomento la loro attenzione. Se mal non mi appongo potrebbero trovar qualche dato al riguardo nell'esame dei risultali delle licenze cli convalescenza in confronto con qtielli dei depositi speciali all 'uopo istituiti. Però siccome l:.t noslalgia non si presenta come un male isolato pel quale la recluta a.bbia ad entrare ,ti!' ospedctle, ~cl ali' in~ fermeria del corpo, mentre è un predisponente o concom1tanLe d1 altro morbo, pel quale !'individuo in cura figura già sull e statistiche, si renderebbe necessario che chi è contemporaneamente colpito da qllesto male morale vi figurasse in qualche modo una seconda volta. Il predisporre adunque siffatti studi entrerebbe anche nella competenza dell'autorità. superiore, ma potrebbe restar sempre alla loro iniziativa. dì formolarn precise proposte per renderli possibili.

Il.

Dello stato sanitario dell'esercito nelle va1·ie sta,,qioni dell'anno. .- Per esaminare la questione della convenienza. di cambiar l'epoca per la chiamala dell;i classe di leva annuale, incominciai dall'int~rrogare la statistica sanitaria dell'esercito, che mensilm:'nte pubhhc~ il ministero della guerra. Costruua una tabella. colle cifre che per 1l triennio '1876, 77, 78 ci danno per ogni mille di forza l'enLrata media giornaliera negli ospedali, l'entrata media giorna.lì~ra negli ospedali ecl infermerie di corpo, la media giornaliera degli ammalati in cura, il numero dei morti nel mese, venni a rilevarne che mentre si riscontrano ottime le condizioni sanitarie dell'esercito alla fine cli o(Jni anno, comincia invece col gennaio a manifestarsi in esse un ~rbamenlo . II quale può dirsi che coincide coll'arrivo sotto le armi della nuova classe cli leva, e ne è la conseguenza.

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ContempOl'aneamente però la stessa tabella mi apprese che in marzo si appalesano p·eggiori che in ogni altro mese dell'anno le condizioni della trnppa, tanto pel maggior numero di individui bisognosi di cura, quanto pel numero dei morLi che si deplora. E ciò indica che il maxinmm della crisi nelle condizioni sanitarie dell'esercito prodotta dail'arrivo della nuova classe si ritarda ai ben due mesi dall'avvenimento che ne è la causa. La stessa. tabella. m'insegnò ancora che nell'annata un a! tro airn gravamenlo nelle stesse condizioni sanitarie si verifica nei mesi caldi, cioè in luglio ed agosto, del quale non si può incolpare nessun.o avvenimento del genere di quello che lo produce in marzo . Infatti non si può questo turbamento attribuire alla chiamata della seconda parte de! contingente arruolato nelle sezioni completive dei consigli di leva, perchè questa chiamata suo! differirs i all'epoca in cui ha luogo quella per la classe successiva. Nè si può attril~uire a chiamate di contingente di seconda categoria perché negli anni '1877 e 78 qnesla. non ricevette istruzione alcuna. E poi noto che Je truppe di seconda categoria chiamate per 4-1:; giorni sotto le armi nel 1876 diedero agli ospedali ed alle infermerie un numero relativamente minore di ammalati che Je truppe di ,J • categoria in quel tempo sotto le armi, le quali ebbero pure in -proporzione minor aliquota di morti; che in somma sotto il punto cli visLa sanitario diedero un r isultato più soddisfacente di quelle . Ne risulta che il segnalato peggioramento delle condizioni sanitarie nella stagione estiva è attribuirsi o all'eJTetto della troppo alta temperatura, o alle febbr i che si sviluppano in molte Jocofaù, oppure ad un aggravamento di lavoro cui soggiace in genere tuua la trnppa in quei mesi, quando cioè le varie istrnzioni hanno ricevuto il massimo impulso. Sarebbe desiderabile che la statistica sa~itaria ci spiegasse completamente questo fenomeno; ma qualunque siane la causa; io non rilevo che i! folto.

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111.

Effetti che potrebbe avere il ritardare la cl_iiamata della classe di leva ar11nuale. - Dietro questi risultarnent1 se, .p~r non far _I~ chiamata della classe di leva nel cuor dell'inverno, Ja s1 volesse d1~ferire all'epoca in cui ebbe luogo queli[L della ~econ_da ca:tegona deJia ·classe ,1854 nell'anno ,1876, si potrebbe eglL ragwnevolmente · sperare che il buon risultato ottenutosi da questa, si avrebbe pur~ per l'intera classe cli prima categoria? Io n?n lo credo; _ed eccone 1 motivi : Secondo me Ja. trnppa di 2a categoria che e~·a chiam_ata sotto le armi per soli 4.i, giorni non poteva essere colpita che m _modo a~solutamente insensibile nèl suo morale per l'abbandono delle prime a[ezioni. Sapeva.certo che si tratu1:a di rm bre:e distacco e non po tea darsene pena. Avea per di pii1 d ~onforto cli non essere porLRta a grande distanza clnl suo lnogo _natio_, co~e accade pe_r le reclute della ,1• categoria, ed il vantaggio _fisico ~1 non caml:'.are di clima. Insomma si trovava in eondiziorn eccez10nalmente favorevoli per non avere intaccato il morale. . . A questo io credo che si debba aLtribull'e la OorHlezza delle sue condiiioni sanitarie in confronto deJl'alLra .Lruppa allora solLo le armi . A questo se i :ambiamenti cli abitudini e di nutrizione hanno avuto poca influenza sull'organismo. . . . . Ma quando i giovani chiama·Li in quella stagione rnvece dt dove1--i trattenere pochi rriorni sotto le armi, sapessero essere per loro que:tione della ferm~: ordinaria, seJ1Lirebbero l'influsso cli , t~t~e · · queste cause d.1 ct·1sor1entamento ehe_.11· r·1clncono . . . .come · . .barnh1111 . . ,' eminentemente bisor,nosi di gnida, d1 consigli, d, assid_ue _c~re'. 0 · 1· _el o_tt0 11· mi I1tan pèrchè non ammalino, come disse uno• el et· a·1strnt . che si occuparono di q1iesto argomento. La_ nostal?1a, rnson~ma farebbe in essi le stesse viuime come co lla chiamata m genn_aio .. Risparmierebbero il freddo. Ma è poi sicuro che pe~ ciò 51 ammalerebbero·di meno? Perchè ciò si dovesse credere, b1so?nerebbe che non fosse vero che gitinte le rech1te ai cor·pi ammalino tanto

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gravem~.nte e .muoiano nella stessa misura, sia quelle stanziate nelle prn d?lci latitudini d'Italia accorsevi dal seUenl.rione, sia quel!e. stanziate nylle regioni del nord provenienti dalle provincie 1~ertd10nali. Finchè la statistica non ci cambi un tal r isultato O non c~ somministri gli elementi per spiegarlo diversamente, ·no,; si può cie~amente. ai:nmeu~re che la chiamata nella fredda stagionè produca magg,on perdite che se ritardata nella calda. Indipendentemente poi dalla questione della temperatura, resterebbero sempre le altre cause, come il cambiamento di clima di abitudini, cli ~~trim~nt~, l'abbattimento morale ecc. ecc. che ~rodurrebbero crist samtana, la quale in analogia a quella che si prod.uce attualmente per la stessa causa, si troverebbe al suo max·im1.wi · circa .clu_e mesi dopo della chiamata: Ne seguirebbe allora che gli eff~tt, cli questa verrebbero a cumularsi con quelli della estiva. nota.ti P.ur sopra,. ed i risultati s~rebber~ ancor più gravi di quelli che orn st notano ln marzo. Non dico che facendo coincidere le due crisi ne vei:rehbe pel'ciò peggiorato il risultato finale dell'anno . È per~ f1~or di dub~to che la riunione di esse, pot,rebbe spesso esser causa d1 commenti ed anche di allarmi. È b~nsì v~r~ che nes~uno ch:io sappia ha mai avanzata la proposta di post1c1pare cosi la cl11amata. MilitarmenLe parlando ciò sarebl,e assurdo, perchè con tale sistema si riuscirebbe ad avere la classe preparata ad entrare in campagna all'avvicinarsi dell'inverno, mer'.tre la m~ggior probabilità di una guerra si presenta sempre nel! :state: S1 dovrebbe poi far l'istruzione d~lle reclute quando i reggimenti s~no. impegnati nelle istruzioni tattiche, pratica imhar~zrnnte. 9~m.d1. pur notando aver io esaminato tale ipotesi per ~ op~orlu~1ta cli far qualche rilievo interessante a fine di proseguire 11 m1 0 rag,onamenlo, passo oltre.

terò di passaggio che l'intento si potrebbe oUenere in due modi : o ·facendola chiamata stessa negli ultimi mesi dell'anno in cui i giovani compiono il ventesimo anno cli età, oppure negli ullimi di quello in cui compiono il rnnLunesimo . Il primo caso porLerebbe ad avere un anno prima aumentata nei mesi d'inverno la forza dell'esercito , il secondo invece a perdere una classe durante una, campagna d'istruzione estiva. IVia ignorando che di adottare il secondo caso sia mai ,stata fatta proposta dai. fautori della ferma di tre anni (come vige attualmente) esaminerò esclusivamente il primo caso , quantunque la massima parte delle osservazioni possano convenire all'uno come all'allrÒ. Per far la.chiamata della classe negli ultimi mesi dell'anno, nel .quale i giovani e~,mpiono il 20° anno di età, ciò che equi varrebbe ad anticipa.re di circa due mesi la chiamata stessa., sarebbe necessa.rio di cambiare l'articolo ;122 della legge attuale, perchè questo slabil isce che la ferma temporariR decorre da.I 1° genùaio dell'anno in cui essi compiono il '.il'! 0 • La questione dorrebbe quindi •e.ssere porta.La. a.I Parlmnento, e qualche ragione cli peso incontrastabile sarebbe necessaria per farl a risolvere nel senso indicato, dal momento che ciò apporterebbe maggior aggravio di bilancio . Esaminerò quind-i le principali fra le ragioni ch'io conosco citarsi in suo favore. Ye ne sono di ordine esclusivamente saniLario, di ordine esclusivamente militare, ed altre che partecipano ad. ambedue . Fra. le ragioni di ordine sanitario primeggia quella che colla proposta anticipazione evitandosi di for la chiamata nel cuor dell'inverno, dovrebbero risultarne minori le perdi te nella classe. E questa, secondo CflUtnto ho già detto, non è una tesi dimostrala, ma una presumione contro la quale sia.uno gravi argomenti. Io, p. e., po.trei ripetere che se fosse vero che il gran fre~~o p~r se stesso fosse causa attendibile cli aggravamento nella cr1s1 sanitaria che subiscono le reclute clopo la loro chiamala, dovrebbero risultare immuni dal soggiacervi quelle che cl al settentrione d'Italia, cioè dalle rerrioni fredde , si portano alle più tiepide del mezzoo . . giorno. Se invece la stati~tica ci insegmi che le cond izioni s.amtari_e peggiorano tanto fra cosloro, come fra quelli che seguono 11 movi: mento opposto, non è provato che lo stesso peggioramento non SL verificherebbe col cambiar di stagione.

IV.

.... Della chiamata della classe di leva nel mese di novembre. - Per trattar della proposta che fu fatta in Parlamento di stabilir Ja chiamata della classe di leva nella prima quindicina di novembre, no-

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Aggiungerò ancora : dato il caso che vei'amenle le reclute delle provincie meridionali ne subissero effettivamente qualche danno maggiore che quelle del selte11trione, non si potrebbe spiegar questo sopracàrico esser loro apporlalo dalla nostalgia, che, secondo sopra accennai, avrebbe in esse più ragione cli svilupparsi'? TuLlav ia ciò non è tutto . .La crisi sanitaria prodotta dalla chiamata di leva, che, si troverebbe al suo 11u1,xirn1un a circa due ~e~i dopo di essa, verrebbe a toccar la fine clell 'anno ed il princ1p10 del nuovo ; avrebbe cioè il più completo sviI uppo nel cuor dell'inverno . Non azzardo asserire che di molto per questo solo ne ;errebbe aumentato il numero medio delle giornate di degenza degli ammalati . Ri tengo però che qualche cosa si avrebbe a lamentare a questo riguardo, se è fondata la credenza popolare che il ritorno della hella stagione contribuisca a rinfrancar Ja salute. Aggiungo poi la considerazione morale, che colla ch iamata cosi anticipata, Ja recinta non avrebbe ancor guarita Ja piaga prodoua nell'animo suo pel distacco da.Ile sue affezion i, quando sopravenebbe · quell'epoca nel la quale i ricordi della famiglia sono più vivi. È appunto negli ultimi giorni dell'anno che questi ricordi si risvegliano se già assopiti. Imperocchè è un ratto che n'ella gran massa d~I popolo, fra gli abbienti- e fra i derelitti, fra i dotali di coltura. e coloro che ne sono digiuni , si sente più a qLrnll'epoca il risvealio cle•rl i ~ v o a11etti generati dal vincolo della famig lia che porta. al desiderio di riunirsi ad essa . 1\fa è pur naturale che questa asp irrizione sia più potenle in quella classe sociale, che ebbe minori distraz ioni che crebbe nella cerchi~ limitata del loco mttio, in predaall'ignor'.una, da dove si attinge il maggior numero dei requisiti di leva, che non in coloro che ebbero l'animo ritemprato dagli studi. Pensando quindi all'influenza malelìca, che produrrebbero sulle reclute in cura e l'inclemenza della stagione, e Ja nostalgia ad un tempo, ne concludo che della crisi sanitaria si renderebbe di molto più grave. Se aclunque manca il motivo per sostenere che il fa r la cÌ-1iamat1t col freddo cli gennaio sia causa della crisi sanitaria; se invece si può aver la. certezza che, anticipando di due mesi la chiamata, la crisi stessa troverebbe allre cause concorrenti per alimentarsi, posso ben

credere che non resti più alcun valore al principale argomento sanitario col quale si vorrebbe legittimare il maggiore aggravio di bilancio che produrrebbe l'anticipazione. Ma se non credo che il rigor dell'inverno aggravi i r isu ltàti sanitarii della chiamata cli Jeva. non è che io vogl ia negare allo stesso riguardo ogni influenza del clima. La differenza in esso si riscontra da regione a regione, in ogni epoca dell'anno; ammetto quindi pur io che il cambiarlo possa avere quakhe effel.to sulla salnte delle reclute. Sollo questo punto di vista pensando in addietro all'organizzazione dei distretti, mi figurava che col tempo s_i sarebbe stabilita presso di essi tutta l'istruzione delle reclute. Mi pareva che sotto l'aspetto sanitario sarebbe slalo vantaggioso cli non aggravare anche col cambiamento del clima la condizione fatta ai giovani requisiti a:,soggetta'ndoli ad altre àbitudini, a.cl altro genere di nutrizione. Sembravami che clifferire cli dne a tre mesi il mutar di cl ima, quando si fosse gii.tneulral izzato l'effelto degli altr i due cambiamenti, avrebbe potu to riuscire di qualche profitto . Sotto poi l'aspetto militare mi sembrava che, colle disposizioni che sarebbero necessarie per pttuare il concetto cli far ivi l'intera istruzione delle reclute cli fanteria, si sarebbe data. viLa più rigogliosa all'istituzione ·dei distretti medesimi; si sarebbe famigliarizza.to di più nel personale, che ne fa parte, ciò che può essere eh ianrnto a di. simpegnare in tempo di guerra; si ~m'ebbe infine contri builo ad impedire che i distretti, abbtrnQ.oOnati a loro stessi come unità amministrative più che come corpi , corressero pericolo di seguire la sorte dei depositi reggimentali esistenti al principio della costituzione del regno. Ma da questo concetlo le ultime riforme ci hanno sempre più allontanato. Intanto la questione del clima, indipendentemente da quella del freddo invernale, non mi par che sia stala sollevata da alcuno. Quindi nori. ho ragione di fermarmi su di essa.

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V.

Dell'istrti.z·ione delle1·ecliite. - Una fra le ragioni addotte a fa.YOre ·dell'~rnLicipazione della eh iamata della classe di leva, e che può essere considerata souo l'aspetto sa.nitario, sebbene lo debba pur essere souo quello militare, si è che con tale disposizione si acquislerebbe la possibilità di (a.re con più calma l'istruzione delle reclute. Si deve in~en~le_re c_on ciò che: avendosi maggior lempo disponibile dal prrnc1pw dt questa istruzione aH' incominciamento di quella alla ·quale le rec!ute _co~1con~rebbero colle class,i più anziane,· che sempre ..dovrebbe d1ffer1rs1 a primavera incominciata., detta islruzione pot.1:ebhe proc~rlere con più lento e graduale mol,o specitilmente in piazza d'_arm1 ,. epper_ciò c~n minore disagio; come altresi che potrebbers1 meglio coltivare I particolari dell'isLrnzione primordiale. . Ecco _ad\tnqne due vantaggi che in nna volta si riprometterebbero 1 fauton di questa anticipazione: l'uno di ordine san itario d1e ridonderebbe secondo essi dal souoporre a minor fatiche la reclulu, l'altro t1~tto n~ilitare che otterrebbero dall'impa1tire ad essa più accurata istruzione. Vediamo se ciò è esatto. Questo concetto porlerebbe a far dichiarare e~sere conveniente, invece di sforzarsi a completare Ja prima islruz10ne del I~ 1.'ecl~te nel periodo di meno clte tre mesi, come si praticò -fin ora, rli I mp1egarvene quasi cinque. Or;1 se questo conceuo io potrei fino ad un certo punto approva.re in un ufficiale san itario. non lo potrei con pari misura in un combatt.ente. Nell' istruzionç delle reclute, il primo non contempla altro che la perfetta applicazione di sistema di un graduale sviluppo delle forze muscolari dell'individuo. l:lit.enendò l'uomo come una macchiu(I. v~rreb~~ determinarne il modo di fumionare col proposito di evitare _gl I au1·1 Lr, le scosse eri ogni causa di turbamento. j\ è si cura tanto del fine che vonebbe raggiungere nel dar l'istruzione alle ri cinte, ~uanto del metodo che dovrebbe seguire. Quindi non annette grande importanza. a che s'impieghino quattro o cinque mesì per ciò che si ,potrebbe fare in tre; purchè il metodo risulti irriprovevole.

333.

Il secondo, cioè l'ufficiale combattente, si preoccupa essenzialmente del fine che vuole raggi ungere, epperciò è meno scrupolososul metodo. Egli è obbligato .a. partir dal concetto che quanto fa non è che preparazione alla guerra, quindi deve prefiggersi di imitare, sempre che lo può, quanto nelle circostanze di guerra avviene, per formarsi l'abito a quella. Con questa idea e sapendo che in tempo, cli guerra l'istruzione delle reclute deve sempre essere fatla alla svelta, non può ammettere il concetto di segufre due metodi distinti, quel lento pel tempo cli pace e quello speditivo pel caso di guerra . Vede che entrando in questa via di abitua.re ordinariamente gli istruttori a farla con lentezza. si Jin.i rebbe con dare un'istrniione troppo incompleta., qt.rnndo circostanze straordinarie richiede3sero l'accelcramentQ . Da ciò è naturale che si trovi spesso il disaccordo fra l'uffi ciale sanitario e l'ufficiale combattente nel trattare cli siffatta qne.,tione. Che mentre il secondo può tenere a conservare la chiamata in gennaio, se trova di avere con ciò il tempo strettamente necessario . per l'istruzione delle redute, senza riLardare il principio di quella di tutte le classi riunile; il primo deve sempre propendere all'anticipazione cume indispensabile per fare attuare un meLodo di istn1zione più conforme alle sue viste. Cosi chiari la la questione, dirò che apprezzo senza riserva l' in tendimento dei cultori dell'arte sanitaria a questo proposito; ma esser palese che ad onl.a di ogni buona intenzione, come alle Yolt.e sono indotti dalla loro posizione ad esagerare un po' nei giudizi, così sono pure andati troppo oltre in questo . Pienamente convengo con essi quanclo dicono che una marcia mal diretta manda più gente all'ospedale che nn mese di eserci ~ zioni campali saggiamente disposte. Ma credo esagerato (JUando soggiungono che alcune se!.t.inrn.ne di istruzione ,1 mano forzata accrescono del doppio la mecli,1 delle perdite alla fin d'anno. Imperocchè io mi so rendere facilmente ragione delrnaleehe può produrre un' istruzione fat icosa prolungata, massime in giorni cli inclemenze at.mosf'ericbe; so che ad esse presso a poco nonei ttl.lribuire la stessa rnaleCirn influenza che hanno le marcie mal dirette. Ma so alt.resi che è possibile di fare per alcune settimane ecl a mano forzata l'istruz ione, massime quella che si deve impartire ai


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coscritti, senza che ne vengano le perdite indicate. Ricordo di aver ~vuto io .stess~ com~ r~cluta un'istruzione accelerata, con quattro interventi al giorno m piazza ctarmi , d'averla subita come cosa non gradevole, ma riconosco che puoss i adottare senza prodtuTe funeste conseguenze. Come la si pratica in giornata, nelle nove settimane che vi sono .assegnate, vi può e;;;sere crua e là qualche cosa cli precipitalo; ma un tale difello clern attribuirsi più agli individui, i quali a tempo non sanno s~mpre ricorrere agi i e;;pedienti per neutraliuarne gli effetti, -che al sistema. Neconclaclo pertanto che sotto l'aspetto sanitario non mi par provato il bisogno di far procedere piit lentamente l'istruzione delle reclute di come si può fare nel primo trimestre dell'anno. Volendo poi passare a trattare sotto l'aspetto militare se lo stesso periodo sarebbe sufficiente per una buona istruzione, mi limiterò ad esaminare le conseguenze che si avrebbero dal fissar la eh i,unata della classe cli leva dal 1° al ,1i.S di noveinbre, come è stato proposto. Verrebbe da ciò che il progresso cli questa istruzione dovre!J!Je allentarsi non tanto per farla wn maggiore accuratezza, gittsla l'intendimento dei proponenti, quanto perchè le inclemenze dellrt stagione e segnatamente le pioggie della fine dell'anno la contrarierebbero troppo . L'aUuale prescrizione delle nove settimane non potrebbe avere un riscontro pratico. Quindi variando di poco l'epoca del suo compimento da quanto si raggiunge oggi giorno, var ierebbe invece la sua durata. Anzichè risultar di nove settimane, od in termini più generali invece di riuscir minore di tre mesi, tenderebbe a protrarsi ai quattro ed anche ai cinque, senza contemporaneamente ottenere miglior cura nei particolari dell 'isti-uzione stessa. Inoltre dol'l'ebbe notarsi che mentre questa maggior durata non produrrebbe ~ensibile vantaggio all'istruzione delle redut.e. sarebbe . invece di detrimento alle due classi pii:1 anzirme. Difatti clovendosi prot.rarre maggiormente la separazione fra le reclu te e d.eue classi, ne verrebbe per queste amnent.atn ht durala della crisi che subiscono, nel dovei-si privare dei loro 1nigfi(:)ri elementi per provvetfo re all'istruzione di quelle. Ineonvenien te che non saprei se sia mi nore rispello all'istruzione o rispetto all'eclocazione . Ad ogn i modo non trascurabile so l o veruno dei due punti di vista. · 1

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VI.

Della chianw.ta eletta classe di leua nel mese di, ottobre. - Io do tanta importanzaacrueste considerazioni, che piuLl.osto che ammettere ]a chiamata in novembre, converrei di farla in ottobre, malgrado il maggiore aggravio finanziario. Con questa ulteriore anticipa.zione, potrei credere alla probabilità di compiere la prima istruzione delle reclute in un tempo per clueal.a corrispondente a quello ora irnpiepiegato nel primo trimestre. Con un po' di attiviLà, che malgrado ogni idea in contrario io son persuaso debba presiedere in questa operazione, si potrebbe ottenere di averla terminat,i prima della fine dell'anno e ridurre perciò la separazione delle reclute dalle classi anziane al suo ,,nhiùmm1, come si pratica adesso. Secondo tale concetto, senza allungare il tempo occorrente per l'operazione, se ne invertirebbero invece i termini. Mentre or sì comincia nel cuor dell'inverno per ul(imarfa colla mit.e stn.gione, la si incomincerebbe nella mi t.e, per fin irla prima cli arrivare al cuor dèll' inverno . Da qttest.o sistema si rnnseguirehbe pare il vantaggio di non avere per ta1~to tempo, come ora, le unità. tattiche dell'esercito così esigue di forza da. non poter procedere con efficacia alle ordinarie istruzioni ed esercitazioni . Le reclute essendo incorporate cogli anziani nel mese di gennaio, l'esiguitii. delle elette unitò. non si avrebbe n. lamentare ·che per tre mesi invece di sei. Si potrebbe allora nel primo trimestre, per quanto la sLagione lo permettesse, fa.r qnalehe istruz ione tattica. Le classi anziane, non più dissanguale in questo trimestre per provvedere all 'istruzione delle reclute, l'avrebbero invece comune con esse. Questo sistemn. aclunque avrebbe dei v,intaggi incontrastabili, mentre da quello d.ella chianHtla in novembre, o non emm-gerebhe vantaCYaio alcuno ' o se 1mr ne risultasse, sarebbe in così piccole prot>n . proporzioni, da far rimpiangere il sacrifìzio finanziario. Che se col chiamar la classe in ottobre, si intravedono già. sifTatli


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vantaggi, se ne dovrà perciò solo dedurre che l'idea sia pratica, conforme al vero interesse dell'esercito? Io faccio il caso che vengil stabilita la chiamata della classe in ottobre, e che effettivamente ogni anno sia eseguita. Suppongo di più che le apparenze rosee della politica europea facciano un gio mo spirare a Montecitorio un'aura pacifica . .Mi figuro snbito l'atle•Ygia,ment.o della Camera neJla discussione del bilancio in fin d'anno<'>,per obbligare il governo a ridurre le spese 1hil itari pell'esercizio successivo, e l'approvazione della relativa proposta. Colla disposizione che. già la classe cli leva sarebbe slata incorporata, a me pare che . il bilancio dell'anno successivo sarebbe fino ad un certo pùnt.o anche giit impegnato. Difatt i per regolare l'equilibrio del Lilancio, nel provvedern ai diversi bisogni dell'esercilo, non avrebbe P!ù il ministero a sua disposizione qU1.~l!a valvol a di sicurezza che ora possiede e che consiste nel ritardarn di qualche giorno la chiamata dell a classe di leva. Per attuare l'economia che gli verre]Jbe ingiunla dal Pa1famento, non poLrebbe nen11ne1;0 ridurre il contingente, perchè già inco rporato ; non gli resterebbe che congedare in quell'anno antjcipatamente la classe anziana. Conchè verrebbe a toglier questa dall'istrnii one nella :;tagione più adalta, per aver Lenuto la più giovane sotto le armi in quella meno propizia. Certamente che ciò non sareLbe conforme al vero in teresse delI'csercito . So bene che sonvi molli i quali propugnando quest'idea, come tanle a.I tre, nutrono fi.ducia che stabilite per legge risultino disposizion i immutab ili e possa essere scongiurato il pericolo da me supposto . L'esperienza però non mi lase ia condividere la fede di costo1·0. :Pensando invece che la Camera dei deputati in questioni di bilancio è solita clid1iararsi arb itra, nori vincolata dalle precedenti legish~lure, ri tengo che malgrado le leggi sull'ordinamento dell'esercito, orconsidedinerà la riduzione delle spese militari , c1uando consiofo10 1? razioni politiche. Cambierà all'occorrenza il ministEiro riluLLante alle sue esigenze, o modificherà queste leggi dalle quali trovasse inceppato il suo apprewunenlo politic:o. t t.ale la sto ria è\.i tutti i govel'!l i costituzionali. l\el caso poi cl1e la poli tica indicasse pure agli altri consiglieri della Co rona l'opportunità delle economie, malgrado la tendenza del

:mini$;t~o,.della, gu,ernt a trincerarsi nel suo 011gani~o, s.tabilito p13r, legge, ne verrebbero allora- per l'ammj!)ist1:azjo1:m m.Uitare più ~,erii im.bara1izi di quelli che alle volle prova att.ualmente. Chè più DQ.Q. troverebbe n~ll;i (;)la$ti.citit del sist.enw il fa~ il.e ripjego per pr.e~r-v.a.r l'istitu,zio11e da mali 11].aggiori.

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VII.

D.ell'ist1"uzione clelle ,rectiite rispetto alla 1nobilitazwne. - Osservasi ancora dai fautori della chiamala della classe di leva in novembre che volendo conlenere l'istruzione delle reclute nei limiti de) primo trimestre dell'anno, si corre il pericolo che qualora doy.esse aver luogo la mobilitazione in primavera, non possano avere ̧tp1zione sufficiente per concorrere a formar l'esercir.o di prima ljnea. ' Volendo indagare la portata di questo argomento, premetto che non faccio difficollà ad ammettere, che pel motivo per c1~i si considera U primo periodo di aprile l'epoca comunemente propizia per cominciar l'istruzione estiva delle truppe, per lo stesso motivo possàsi considerare quella come l'epoca dell'anno nella quale avvi maggior prob<Lhililit di rotlura fra due po lenze. Però questo modo di vedere le cose cli guerra non è più così esatto come lo era una volta. Colla rapidità con CLLi in giornata dal piede cli pace si passa a quello di guerra., dalla rottura delle relazioni diploinatiche all'iniziamento delle ostiI.i tà, le cose non procedono piii come quando , due polenze, che volevano azzuffarsi, attendevano la primavera facenclo rumori di guerra .in tutto il precedente inverno. Le ultime guerre combaltute in Europa ci diedero perciò esempio di lotte colossali non iniziate in primavera ma in piena est.ate. ·. Ammettendo adunque la convenienza dj fare in modo, che pel primo aprile la nuova classe sia. mobilizzabile unitamente .f1.lle più anziane, la questione da esaminarsi sarebbe, se colla sola istruzione che avrebbe potuto essR acquistare nel primo trimestre, si avrebbe a farla partire per l'esercito di pr ima linea, o se sarebbe più conveANNO XXIV, VO!. . 11, ;


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niente di trattenerla a complelare la sua istruzione per essere poi Ja prima truppa di complemento. Se all'epoca della. mobi litazione, le reclute si lrovassero già fuse colle classi più anziano, il volernele nuovamente separare, produrrebbe inconvenienti dei quali epur mestieri cli preoccuparsi. Taccio dell'effetto morale che potrebbe sen tirne quella classe nel vedersi · staccare dalle altre, alle qua.li aveva già dritto di credersi quasi pareggiata. Rileverò inrcce dapprima che quesla seconda separazione dissanguerebbe un'allra volta il reggimento per provvedere alla stessa bisogna. Ma togliergli , nél mentre che si mobilita, un elemento di forza così considerevole, quale sarebbe quello dei quadri per formare questo primo lmttaglione di complemento, sarebbe cosa assa.i grave. Questi quadri dovrebbero cerla~enle formarsi coi mi..,liori è) oar:;duaLi di truppa già sotto le armi, senza poter far immediato assegnamento sui ri chiama.li del congedo illimitato, i quali per di più raggiungerebbero il corpo quando gia avrebbe abbandonata la sede, alla quale dovrebbe formarsi il battaglione di complemento. Non havvi dunque ad esilal'e nel credere, che sotto cer te condizioni cli istruzione, questo inconveniente sarebbe assai maggiore di quello di avere nel reggimento i coscritti che ancora lasciassero qualche cosa a desiderare nella loro ìsLrnzione. Secondaria~ente questo ballaglione di complemento. formalo dalla classe staccata dalle più anziane, ad onta del grave sacri(izio che·avrebbe dovuto incontrare il reggimento per costituirlo, non sarebbe posto in grado di completar ben.e la propria istrnzione. fmperocchè se coi soli elementi dei quali riuscirebbe coslituito, potrebbe convenientemente continuare quella del Liro al bersaglio. per quanto .invece concerno la manovra e lutte le istruzioni tattiche, per farle presto e con profitto delle reclute, sentirebbe il bisogno di aver crueste inquadrate cogli altri elementi istrutli del reggimento. fnvece il battaglione non avrebbe di istrutl.i che i soli qt;adri, e cerlo incompleti, per sottufficiali. Per queste considerazioni pare evidente che se giit la- fosione delle reclute coll e altre classi ha avuto luogo, locchè cl.ovre.hhe denotare che la loro specia le ist1·uzione fu completata a dovere, non vi sia il tornaconlo a separa.rie per la mobilitazione. Che presso altri

OE L!..'ANNUO CONT INGENTI:; 0 1 LEVA

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eserciti possa trovarsi questo esempio, di costituire il primo complemento dell'esercito in campagna coll'ultima classe di leva, malgrndo che trovisi già. sotto le arrni da qualche tempo, non sarebbe sufficiente argomenlo per introdur da roi la sLessa pratica a fusione già fatta. Le truppe turche dì Osman Pascià, che agirono a Pl ewna con tanto plauso, non credo che avessero approfittato di tanta raffinatezza nella loro istruzione. Sarebbe invece la separazione necegsariamenl.e continuata, malgrado h~ mohilitazione, quando, all'ordine di questa, la classe di leva non si trovasse ancor fusa colle già istrulle. Non vi sarebbe rimedio; dovrebbero subirsene le conseguenze. 'Però anche in questo caso la separazione dovrebbe limi tarsi a quanto occorre per ultimare l'istruzione speciale delle reclute, o ad estendervi per quanto possibileqoelht del tiro al bersaglio; che in quanto alle esercitazioni tattiche, sarebbe di poco profitto lo impiegarvi del tempo nel mentre si lascierebbe in sofferenw. il reggimento. Del resto in ogni caso dovranno venire sotto le armi tulli gli individui chiamati dalla legge a costituire la trnppa di complemento. L'istruzione cli quesl.a massa dovrà. assorbi re l'operosiLà degli istruttori che si toglieranno ai reggimenti senza che sia facile immaginare che ciascuno di essi abbia i mezzi per somministrare i quadri a tanti battaglioni di complemento ad nn tempo. Siccome 11oi l'istruzione della classe di leva, come può esser data nel pl'imo trimestre dell'anno, può essere spinta a lai grado che a nessuna. truppa di complemento, reclutata dopo la mobilitazione, sarebbe tanto facile di raggiungere, ne risult.,'l che detta classe, nell'ipotesi l'alta che la mobilita.zione abbia luogo ai primi di aprile, potrebbe per quell'epoca far parte dell'oserciLo dì prima linea, come abbastanza islrutLa. Il pcetenclere di più sarehb<~ forse esagerazione. Ma pur troppo in giornata si tende a questo per ciò che riguarda l'istruzione in ogni ramo civile e militare, e se non m'inganno la conseguenza dell'esagerazione è troppo spesso opposta a quanto vorrebbero i fautori dei programmi completi. Che così abbia a succedere anche in questo caso? Ch~ menlre un'elella schi era di rniliLari si arrovella in ogni senso per far si che In ferma dei tre anni stabilita dalla legge non solTra tanta ridu-


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DELLA CHIAMATA

zion,e cowe in pratica se le fa, non_prevalgan.o poi i patrocinatori del principio op.pqst,o, riuscendo a far sancire un'ulteriore i'iduzione di ferma1

VIII.

Osservazioni fi;nali e conclusione. Dovrei concludere che possa r itenersi sufficiente il periodo del primo Lrimeslre per l'istl'llzione .delle reclute d~l co.ntingente annuale, che il pretendere di ìJiù. non sia abbastanza giustdìcato, neppur sotto l'aspetto della mobili~azione ~n aprile. Avendo poi anche concluso che l'anticipazione ~el_la ~lna~ata de!la ~lasse a'.muale non possa giustificarsi pel' motm d1 or~rn~ sarntarw, . che ~nvece per l'aggravio finanziario e per la complicazione del b1lancw potrebbero venirne /l'ravi danni io clonei riassumere il mio conceuo nel modo segt~enle: che c~lla ferma dei tre anni stabilita dalla legge auuale, non solo non sarebbe giustificato, ma potrebbe essere dannoso di anlic:ipare la chiamala dell'annuo contingente di le\'a per far la come fu proposto in novembre dell'anno in cui i giovani compirebbero il 20° di età. Ma con ciò, m,dgrado che la conseguenza provenga ret.La1nente dalle· premesse, l'argomento non mi parrebbe esaurito. Primieramente pensando che se la, proposta di anticipare la chiamata delikt classe di leva non resiste alla critica pel suo valore intrinseco, ne ha però un altro indiretto; di questo ~onvien profittare. Epperciò lrovando in questa proposta., fatl,t ufficialmente alla Camer·a, e da.Ila stessa presa in qualche considerazione, la prova che ~ella <_:amera stessa vi è più tendema a provvedere ai bisogni delI esercito con qualche maggiore larghena che pel passato, crederci che coloro fra i suoi membri i quali si occupano con più amore delle co;;e militari dovrebbero approfittarne per farle presto adottare un'altra delle proposte, che pure uscirono dalla stessa fonte.....V oglio aceennm:e al richiamo , in ogni anno, per l'epoca delle grandi manovre, dt una classe di quelle destinate a costituire l'esercito di prima linea, che trovansi in congedo illimitato.

OELL'i\NNUO ·coNTINGENTE DI LEVA

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Quando un tempo fa in una Memoria sulle condizioni del caporale nel nostro esercito, esternai il concetto che con questo richiamo si provv~derebbe a.ltresì. a trar miglior partito dei graduati di truppa, ebbi a conoscere che a giudizio di molti siffatto richiamo era ancor troppo distante dall,l sua attuabilità. Posso invece or compiacermi di vedere che l'idea·hamolto progredito, che già anch'essa fu ufficialmente presentala alla Camem p·erchè sapesse che un giorno 6 l'altro avrebbe avuto ad occuparsene. Confrontando fra di loro le due proposte: il richiamo anticipato della classe cli leva e quello di una. da.I congedo illimilato, il primo non risulterebbe certo meno costoso del secondo. Irnperocch è anche valutata la eh ia.ma.ta al 15 novembre, come porterebbe il minimum della proposta anticipazione, vèrrebbero ad aversi circa /jQ giorni di mantenimento in più, cli quanto comporti la chiamata ai primi di gEmnaio , per una classe non ancora affievolitct da perdita alcuna. In,,ece nel richiamo della classe dal congedo illimitato, che potrebbe essere per soli 40 giorni, si avrebbe il numero dei richiamati minore .di assai, e pel consumo naturale della classe stessa, ed in conseguenza del faLl.o inevitabile che tutti non potrebbero rispondere all'appello, ed <Lnche in dipendenza delle esenzioni che poLrebbero accordarsi ai graduati. Si avrebbero perciò due elementi, cioè minor forza. e minor durala soLto le armi, che ambo cospirerebbero a compensare la spesfl dei trasporti della. quale dovrebbe esser tenuto conto in questo caso e non nel primo. Ma l'anticipazione della. chiamàta del!ct classe cli leva ho dimos~rato che non dareb.be vantaggio alcuno. Così anche posto che non riuscissi a dissuaderne i suoi fautori, sarà almeno per tutLi indubitato, che poò farsi questione se porli o no qualche vantaggio. Per quanto invete riflette il richiamo dal congedo illimitato è mrnnime il consenso cli tutti i militari 1ml riconoscerne·i vantaggi, non solo· in paese ma in Europa. Non sarebbe quindi desi derabile che tutti gli sforzi per far prevalere la prima idea, lo fossero invece per far trionfare la seconda? Pensino coloro che le propugnano entrambe, che al postulto nelle cdndiz·ioni nostre finanziarie l'una: esclude l'altra. Secondariamente prima. di abbandonare lét tesi trovo necessario di ripelere, che quanto ho detto fin ora si basa sulla ferma come ·è


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343

, DE LLA CHIAMATA

DELL'ANNUO CONTINGENTE DI LEVA

attùalmente d! circa tre anni. Ma nel caso che per far sparire la seconda categoria, la fermo. si.essa dovesse portarsi a soli due, sarebbe allora una necessità che la chiamai.a annuale della closse di leva coincid~sse col congedamento dell'anziana. Ed essendo l'epoca più conve01ente per tale congedamento quella in cui hanno term ine le grandi manovre, ne verrebbe che la. chiamata della nuova leva dovrebbe farsi in ottobre. Che mi.a. tal pratica presenti dei vantaal)'i cli ?rdine m)litare, l'ho già notato, nè è il caso che vi ritorni sopr~~Gli mconven'.e1:Li di qualsiasi natura. che produrrebbe, dovrebbero per forz~ sub'.rsr. Solo sarebbe allora il caso di esaminare, se non conven isse eh fa r la chiamata. in due volte per lasciar aJ ll'Overnn un mezzo più flessibil e con cui provvedere ad un tempo ai l~soani del0 l'esercito ed alle esigern~c clel bil ancio . Però questa, idea che al partire di una classe pel congedo illimitato debb~ ~ubito 1m altra rimpiazmrla sotto le armi, malgrado della sua semphc1tà, non sembra che abbia incontralo il favore di tutti. Fu invece proposi.o di sta.bi li re la. ferma a due anni e due mesi collo s~opo di ,elimin~re l'.inconv~niente di avere un considerevole periodo nell auuo m cu1 luLto il servizio dovesse grava re su di una sohL classe. Jl quale ev iclenLemenLe non si potrebbe elim inare del l~Lto s~ non congedando la classe anziana dopo cl1e fosse ultimala l 1strnz1one delle reclute nella nuova chiamat.a. . _Quando si dovesse entrare in quest'ordine di idee sarebbe forse pm esatto che l'aumento ai due anni si facesse con tre mesi anzichè con soli due: L'eliminazione dell'inconveniente potrebhesi allora a.ver~ per ass.1curnl,t, mentre con soli due mes i, non potrebbe che riuscu· semplicemente dirninuito. Dubito però che ad ogni modo la proposta non sarebbe pratica.. . Senza parlar dell'anomalia che presenterebbe questa disposizione, ,.n forz~ della quale la tr~ppa soli.o le armi sarebbe più numerosa d?p.o I ~poca delle grandi manovre che durante queste, si avrebbero d1fftcolta, e gra.vi, ad alLuarla . Il ~a.serma~ento .e~ il casermaggio ne presenterelJl.iec_o una.. Per tutto rl tempo m cui mvece di trovarsi due classi sol.lo le armi, se ne dovess~ro t1:ovar tre, bisognerebbe chela capienza delle caserme e la dotaz ione rn arredi letterecci potesse essere aumentala della metà su quanto sarebbe baslanLe in tutto il resto dell'anno.

Il congedamenl.o poi della classe anziana ne presenterebbe un'altra maggiore. Per completare i due anni e due o tre mesi di ferma, questo congeda.mento invece cli fars i dopo le grandi manovre, .si dovrebbe ri tardare e porlarlo ad inverno giii com inciato. La qual cosa non credo effettua.bile, perchè men tre ammetto che in tale stagione si possa far la chìamata, cioè vestire le reclute; non ritengo possibile un congedamento, che presso a poco consiste nello s.pogliarle. Nè per evitare siffatta combinazione sarebbe praLico di congedare la classe ctnziana sLLbito dopo le grandi manovre anticipando, di quanto occorre per l'aumento sui due anni, la cbia.mata della. classe di leva; perchè con ciò si verrebbe a stabilire l'istrnzione delle re~ cluLe nell'epoca in cui le dLLe classi provcLte devono attendere alle istruzioni tattiche. Neppur posso credere che fosse intendimento, di chi accennò a questa propostct, il mantenere la chiamata ordinaria. della leva in gennaio e fare il congedamento dell'anziana in marzo; perchè con ciò non sarebbe consentaneo a.Ile altre idee che svolse. Siffatte difficoltà probabilmente riconobbe l'Austria-Ungheria, la quale malgrado che abbia st.n,bilita la. ferma. per la fonteria a I.re anni e tre mesi, nella pratica non trattiene le classi soLLo le armi, che per i soli tre anni interi. · Quando adunque si dovesse venire alla ferma. dei due anni, pot lrebbe essere necessaria la chiamata. <lell 'a.nnuo contingente di leva in ottobre; ma finchè dura l'attuale ordinamento, è più consentaneo all'interesse dell'esercito il mantenerla in gennaio come attualmente.

Napoli, 30 aprile 4879. B. V1mOGGI0 Maggi01·e Generale.


CONSIOERAZfONI S UL LA MISURA DE LLE GRANDEZZE ECC.

CONSIDERAZIONI SUI.LA

MISURA DELLE GRANDEZZE B SUI

FONDAMENTI DEL METODO DEI !IJNIMI QUADRATI

/:lòrJMAl\t~: I. Errori chò si commettono nel misurare uua grandezza qualunque. _ 2. Pro-

?ab1htà. che ha I.a media ar1tmet1ea dì essere il vero valore della quantità misurata._ 3.. Cons1der~z1~ni sulla teoria di Gauss. - 4. Metodo sperimentale da sostituirsi all'a pr,or1 por giudicare della bootà dei risultati delle osservazioni. - 5. Conclusione.

. § ·1. _Ge,~eralità. - Misurare una grandezza significa ricèrcaré il n~mero d1 volte che essa contiene un'alt1"a grandezza della stessa specie presa per unità. Questo numero sarà in generale frazionario, e la frazione che lo completa esprimerà un certo numero di parti aliquote dell'unità. di misura. · .l\fa non ~ccadrà quasi mai che, per quanto piccole sieno le parti ah quote ul Lime nominate, la grandezza da misurare corrisponda esatLament~ ad un cert? numero di esse e rimarrà sempre da apprezictrsi ad occhio una. frazione delle medesime. . Si_ pos_sono bensì immaginare molti mezzi per suddividere le div·is10m ultnne segnate sull'unità cli misura, ma resterà sempre, come dissi, un'ultima frazione che l'occhio dovrà apprezzare. ' Nella sua essenza, una misurà consisterà adunque: O ,J Nella sovrapposizione successiva diretta od indiretta della unità di misura alla grandezza da misurare :

.

34f)

2° Nell'apprezzamento di una frazione delle ultime divisioni direttamente fornite dal mezzo di misura. La misura. fatta conterrà evidentemente degli errori provenienti: 1° Dall'operatore; 2° Dall-0 strnmento di misura; 3° Dall'ambiente in cui si fa la misura.. E gli errori stessi prov.enientì da qlteste tre sorgenti graviteranno sopra J.a difficoltà di ottenere l'esatta. coincidenza di due punti, di un punto con una:Jinert o di due linee, e sopra la difficoltà di apprezzare la posizione relativa di un punto rispetto ad altri due fra i quali il medesimo cada. Si comprende in fatti come la misura di una lunghezza-, di un anaolo. di un tempo, di una forza, si riducano ad ap1)rezzare la o , coincidenza cli (lue punti iniziali e la posizione relativa di un punto finale rispondente al limite fisiw della lunghezza, dell'angolo, del tempo o della forza da misurare, rispeuo a du.e punti successivi di riferimento segnati sulla graduazione del mezzo di misura. Chiameremo errore di collùnazione l'.errrore risultante dall e tre cause dianzi specificate nell'apprezzamento della coincidenza dei due punti ihiziali della misura.; ecl errore cli lettiwa l' effetlo compl~ssivo dovuto alle tre stesse c.ause nell'apprezzare la posi1.ione (lei limite fisico della quantità da misurare rispetto ai due punLi di riferimento appartenenti allo strumento fra i quali e~so cade. Esaminiamo partitamente questi due ·errori in relazione colle Lre cause che tendono a. produrli. § 2 . Errore di dollimazìone. - Nell'esecuzione di umi misura la collimazione può essere diretta ocl incliretLa. In quest'ultimo caso essa può avvenire fra punti co&ì prossimi l'uno all'altro che l'ambiente entro il qunle si opera non può avere una grande influenza.; oppure 11olrà succedere il l'atto opposto, quello eioè in cui le variazioni di densittt, di presssìone, cli temperatura, di stato igrometrico, e d'illuminamento dell'ambiente stesso possano sensibilmente influire sulla collima1.ione. Quando la collimazione è diretta, cioè quando si tratta di apprezzare la sovrapposizione materiale di due punti o di un pnnlo sopra una linea col solo aiu to dei sensi (vista, tatto ed udilo), allora l'errore -che n~lla medésima. si può éommettere dipende essen1.ialmente:


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CONSIDEHAZIONI SULLA MISURA DELLE GRANDEZZE

1 ° Dall'esiliLà dei punti o delle linee della cui soprupposizione si deve giudicare; 2° Dalla squisilewt degli organi dell'osservatore e dalla correlazione fisiologica <?Sistenle fra gli organi stessi. In questo caso, supposti i punti di riferimento ridotti all'estremo limite di esilità compatibile coll 'acutezza della vista dell'osservatore in buone condizioni di luce, vi sarà da temere un errore di collimazione essenzialmente dipendente dal limite inferiore di visibi lità del suo occhio, limi'te che si può solo determinare sperimentalmente, e che può variare con un gran numero di circostanze. Oltre a ciò l'errore di coll imazione cli1·ett.a ve1·1·ò. influenzato da lla correlazione esistente nell'osse1:vatore fra il suo cervello ed i sensi chiamati a stabilire la coincidenza dei due punti di riferimento, il senso della vista cioè e quello del tallo, oppure fra il senso della vista e quello dell'udito, od ancora fra tutti e tre: vista, ta.tto ed udito. Nella misura di una lunghezza, per esempio, gli organi del tatto potranno cessare di agire o continuare ad agire, per un tempo breve sì, ma appreuabile, prima o dopo che l'occhio lrn percepiLa la collimazione dell'estremo iniziale della lunghezza da misurare coJl'estremo corrispondente dell'unità di misura. Ora, sia la sensi bili Là degli organi del!' ossèrvatore, sia la loro correlazione, sono fatti fis iologici dipendenti dalle condizioni generali normali dell'osservatore stesso, e dalle condizioni momentanee in cu i egli si trova duranle l'efTettuazione della coll imazione. S'intende qu indi come nella collimazione diretta si debba commettere un errore essemialmente dipendenLe dalla nnlura dei nostri organi senzienti, e di cui um parte sarà sensibi lmente costante, e un'altra va·riabile. La prima, dipendente daJle condizioni normali degli organi dell'osservatore e della loro strulturn, tenderà a manifestarsi sempre per lo slesso verso, e sensibilmente colla stessa intensi lit; la seconda essenzialmente varia.bile .in entità e direzione, dovuta alle circostanze del momento che alterano le condizioni normai ~ dell 'osservatore stesso. L'errore personale cost();nte di collimazione cliretia è generalmente ehiamato equazione personale, ed ogni operatore, quando la deliea-

E SUI FONDAMENTI DEL, METODO DEI MINIMI QUADRATI

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tezza d~lle misure ed osservazioni a farsi lo richiede, de:e tener~e conto, e dovrà perc)iò con ripelllli esperimenti av~rne d~ te~rpo_1~ tempo determinata l'intensità ed il verso, .valell(los1 .per_c,?, ~, ~ezz~ iù squisiti di osservazione per ottenere 1 ~eces~at'l te_rnum _eh con Ir·onto. L'errore personale vatriabile cli colhmaz101_1e dirett~ m~~ce, ·a naturn oscillera fra due limiti anch'essi detenmnab1ll, e pe1, Ia su< < . •• • . •• •, sarà ora positivo ed ora negativo, e vecl1~emo prn tar~h. s_e v~ s,,a ~ezz_~ • · , ·lo alme 110 in parte e quale srn la probab1hta cl a, et lo eh dl. e11mma.r · · ' · · l' minato in tlipenclenza del motlo nel quale, dtt più , o~s~rvaz1orn e1 una stessa quanLiti1., si sarà dedotto il_suo v~lore dehn1l1vo.. . , Riassumendo adunque il fin qui delto cn:ca l'e~Tc'.re_ ~l1,,~o_lhm,a~ ,·zJOnecnes · ·1· • ' La<, C<lnclucleremo che per deternunare I lumt1, ha, 1,·1·1 qua il medesimo può oscillare, e per attenuarlo per quanto e poss1 11e, è necessario: ~ ·i Tt' ae·1 1° Determinare sperimentàlmente il limite ui percelll H 1a ~ostri sensi in condizioni medie; 2° Che l'osservatore determ ini di tempo in tempo In su~t equa-

zione personale; , . . ffi r 3° Combinare convenientemente le osservaz1on1 faLL?, a me e1: eliminare- il più.che sia possil)ile l'influenza degli errori personali accidentali. .. . . . nto Benchè la natura delle osservazioni m cui convicn t~n.e~ . co ·. · . ·· . · cl ovu - t·t ,.al. limite, di sens1bil1ta. e. cli . del. piccoli errol'l d1 co.11 1maz1one . . d"· . . fi1 1 10 1r1che correlazione dei noste, organi ecl al.le 101 o con 1z1oni s o c: medie e momentanee, implich i che le medesime si~no rnolt~ <~eltc~te e che quincli non basti , generalmc1~te parla~~o, il v~l.er~ 1. 1~1 e"ss: della. collimazione direlta, puro ffi.l SOnO dtÙUS0 nell an,tli~I ddl sorrrenti d'errori che la riguardano, perchè quanto ho dotto intorno an: medesime è per intiero applicfJ.hile alla collirnazion~ ot.tenut~ . . : . f·1a l' occhrn e pu.ntt colla interpus1z10ne di. un mezzo d"wttuco, s1,1. . vicini, sia·fra quello e punti di cui uno si~ l~nt~~o,' n~~ .qual ult1:c;~ caso anche l'ambiente reca. nuove sorgenti d1 eu oie. Cto posto p, siamo appunto a parlare della collimazione ùulirett~. . § 3. Onde attenuare l'errore cli colli~11~~ione cl1_ret~~ 1~1 qn~nt~ il medesimo dipende dai limiti cli percett1b1hUt e dai clilett,_pe~rna nenLi e moment1tne1. cl e1. nostn. sensi,. s1. e. avu to. ricorso .' a1 m1croscopi sempl ici, ai cannocchiali ed a micrometri d1 varia natura. e


E SUI F ONDA MENTI DEL MET ODO DEI MINIMI QUADR ATI

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CONSIDERAZIONI SULLA MISURA DELLE GRANDEZZE

Il microscopio semplice combinato col verniero ed il microscopio micrometrico, sono i due mezzi che vennero successivamente adotlati per ·diminuire ad un lempo l'errore di collimazione e di leltura, fra punti così poco distanti fra loro che l'influenza delle condiiioni dell'ambiente interposto fra di essi, e fra l'occhio e ciascuno dei medesimi, si possa riguardare come assolutamente nulla, in condizioni medie di luce. I cannocchiali muniti di reticolo rappresentano invece la soluzione dello stesso problema per ollenere la collimazione fra punti o linee di cni uno P vicino all'occhio e l'altro lon tano. Per ciò che riguarda la. misura del tempo, al senso dell'udi to si è sostituito il senso del _tatto mediante l'uso dei cronograu in una molteplicità di ricerche che interessano le scienze. fisiche in genere, come l'astronomia, la balistica, la meccanica applicata ecc., e ciò perchè si è riconosci uto esservi maggior fac ilità di ottenere una collimazi one basandosi sull:1 correlazione fra i nostri organi visivi e tattili che non fra i primi ed il senso fuggevole dell 'udito. Il vanlo.ggio dei microscopi nell'ottenere la collimazione fra punti o linee vicine, consiste nell'ingrandimento che pel' loro virtù vengono a suhire i punti e le linee che l'osservaLore è chiamato a fa r coincidere o sulla cui relativa posizione deve portarsi il suo apprezzamento. Evidentemente qLtesto vantaggio, tanto per quella parte dell'errore cli collimazione che è da attribuirsi al li~ite cli percettibilità del nostro occhio quanto per le altre dovute ai difetti permanenti o alle condizioni anormali momentanee del medesimo, è direttamente porzionale a!l'ingranclimento prodotto dal microscopio (le condizioni cli illuminamento essenclo, mediante un rifl ettore, mantenute pressoché costanti), poich é gli elTori dovuti a quelle cause avvengono fra le linee e punti di grandezza apparente eguale a quella. con cui si verirì.cherebbero nella col limazione cl'ir·etta, nel mentre per avere il valore reale, eITettivo di tali errori apparenti, bisogna dividerli per l'ingrandimento dovuto al microscopio. È hen;:ì vero che il microscopio adoperato potrà esser:'clifet~oso, ma il medes imo non potrà mutare la posizione relativa dei pun ti e delle linee da far collimare, e basterà allo scopo che il medesimo .non sia. talmente mal conformato e poco tràsparente da rendere il-

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Iusori il vantaggio di ingrandire le distanze apparenti e le dimensioni dei punti e delle linee suddette. , Nulla. abbiamo adunque da aggiungere a quanto fu detto nel numero precedente circa l'errore di collimazione diretta per compt'endere le cause e classi ficare le parti integranti cli questo error~ nella collimazione mediala, e conduderemo t:he se + t rappresenta il primo e g l'inf!randirnento del microscopio acloperato , in generale

±~

rappresenterà il valore corrispondente dello stesso er-

rore nel gcaso che ora abbiamo terminato e1·I trattare. § .L T)obbiamo ora parlare dell e funzioni del cannocchiale nelle collimazioni e clell'.inllttenza che sulle medesime possono avere i suoi difetti cli costrnzione e l'ambiente entro il quale si osserva. Il cannocchiflle agisce nella collimazione di un pnntovic.in o (crocicchio dei fili del inicrometr~ sopra un punto lontano, 10 modo identi co al microscopio nel la collimazione cli due punti vic!ni, poichè il sistema cli lenti componenti l'ocular~ .del cannoccl~ia~e altro non è che un micro,-copio composto, al cui loco reale prmc1pale l'ohl)iettivo proclttce un'imma?ine rovesciala del puolo o della linea loHl.ana eia collimare, e :,ulla quale esso fa convergere quella. quanti lii. cli luce che è necessaria per conservare od aumentare l'illu minamento e la clriarer.za dell'immagino clerivata c:l1e l'oculare trasmette ingrandita all'occhio. . . ln questo caso entrano wme nuovi elementi acl inllutre su lla collimazione : ,1° l'obbi ettivo del cannocchial e; 2° ratmo;,fern, la sua temperatura , pressione ed igrometricil.il e l'illuminamento del pu nto lontano; cose tulle che abhiamo comprese sollo la. denominazioné generica di ambiente in cui vien fatta la collimazione. . L'ohhietLi vo manifc:-1.a la sun inn uenza sia. per le proprieti:t ecl 1 difelti d te gli sono intrinseci, sia per la sua posizione rispelLo all'oculare ecl al micrometro filare in Lerposto . L'obhietti\'O potrii essere più o meno nffeLlo cla difelli .di forma che produrn1nno le anomalie conoflciute sotto il nome d1 aberrazione cli sferici là e di rel'rangihilità nell'immagine del punto lontano che esso è chiamato a produrre al suo roeo principale; ma: sup-


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CONSIDERAZIONI SULLA MJSURA DELLE GRANDEZZE

posto anche perfetlo in sè stesso l'obbiettivo, il suo asse principale potrà non coincidere coll'asse del sistema diottrico componente l' o·culare, essergli cioè parallelo od inclinato. I difetti intrinseci dell'obbieLtivo si possono fra certi limi[i attenuare con molti mezzi, talchè l'immagine del punto o della linea o dell'oggetto che ha per asse questa linea da collimare, potrà sah'o casi eccezionali ritenersi come snfucientemente fedele e nitida per lo scopo che si lrn in mira di ra.gginngere; ma il secondo difetto detto d·,; ce1itram,ento può indurre in enori anche notevoli quando vari i in modo sensibile la distanza dall'occhio dei vari punti lontani sui c1uali :;i. devono fare le col limazioni . Uno strumento munito di un camwcchiale il quale presenti un difetto di centramento tale da produrre errori cli coll imazione dello stesso ordine di quelli che possono nascere nella coli irnazione fra punti vicini , eseguita mediante un ' microscopio equivalente all 'oculare di quello stesso cmrnocchiale, deve essere scartato o per lo meno rettificato dal costruttore. In condizioni normali adunque quanto venne ùanoi cleuo intorno all'errore di collimazione direUa e mediata fra punti vicini, è intieramente ~ipplicabile al caso della coll imazione fra punti lontani mediante il cannocchiale. § !~. L'ambiente finalmente influisce snllR collimazione in virtù dei fenomeni della refrazione zenitale ed azimutale o letterale, per causa delle correnti più o meno pregne di vapore acq[teo a,Ltraverso alle quali si propaga la, luce emanatft dcti punti lontani da collimare ed in virtù del variare delle condizioni di illuminamento dei pnnti stessi, clel val'iare dell'alLezza del sole sull'orizzonte e dello stato più o meno coperto del cielo, e più o meno trasparente della atmosfera. ' TuLl:e crneste influenze tendono a. deviare da,lla loro direzione reale gli oggetti ed a modificare la chiarezza e la stabil ità delle loro iminagini. Gli effetti dell.l i·efrazione zeni't::lie sono abbastanz,t noli e colleg.:iti colle circostanze in cu i si fa lit coll imazi one ~rchè se ne possa tener conto colla nece5saria approssimazione; gli effetti invece della refrazione laLerale, della trepida:t.ione delle immagini. e della l'ariabile loro chiarc:t.za e nitidiUt, sono molto irregolari

E SUI FONOAMl,NTl J>EL METODO OEI MINIMI QIJADRATl

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ed un buon osservatore cercherà di attenuarli osservando in buone condizioni e riparlendo convenientemente le sue osservazioni P.e: .moclo da eliminare quella parte di queste cause perturl~at~1ct della collimttzione che agiscono in modo sensibilmente periodico (errore di fase) . . . · . § 5. Anal izzate cosi le cause che poss?no m~uir~ s~tll~ c~lhma~ zione per quflnto riguarda l'operatore ed 1. mezzi ~rttliciah coi quah egli cerca aumentare la sensibilità dei suoi orgarn, e per l~ part~ .da attribuirsi all'am.bimlte entro cui si osserva, resta ad esaminare l m-fluenza che sulla collimazione possono aver le varie parti dello strumento di misiwa . Evidentemente l'uso di un dato st.rurnento per la misura di una grande1.za di daLa natura, si fonda sop'.'a d:lle ~o~dizioni geometriche cui lo sLnunento stesso norfsocldtsfera mai ngorosamente, e le deviazioni del medesimo cln. queste condizioni geomeLriche produrranno st11la collimazione nuovi errori . Trattandosi per esempio di un teodolite, lo strumento nelle sue condizioni ideali dovrebbe : 1° esser perfettamente rigido eccetto nelle parti destinate a ruota.re intorno a dati assi; 2° esser inallern.bile sotto l'influenza. delle vi1r1azioni di temperatura dell'ambiente in cui si là.vora; 3° aver . i suoi circoli perfettamente divisi; 4° i suoi livelli pe.rfetta~ente snnme~ trici; 1)0 aver i suoi assi cli rotazione perpendtcolan fra loro ed 1 perni di qu.esli dello stesso diametro'. 6° es~er perfettamente centrato in tutte le pRrti dotate di un moto eh rotazwne, e~c. . . Tutte queste condizioni non saranno nella. pratica real.1zzaLe, c~e prossimamente e l' efTetto delle deviazioni esistenti fra ìl tec'.d?hte reale e l'ideale sulle collimazioni, potrà esser più o meno sens1b.1le a seconda della maggior o minor perfezione die l'artefìce sarà. riuscito ~ realizzare nello strumento da lui rnstru ito. Senonchè, per poco sia corretto uno di questi strumenti, un ab il~ impiego del medesimo, come C',i ha insegn'.1to Be~sel, può conclurc1 ad ottenere per suo mezzo i risultali sless1 che .s1 avrebbero cla. un teoclolile perfetto; e d'altra pari.e lo studio accurato dello stroment.o a disposi~ione, ci po~Tà sempre in grado di pot~r ten~r m~temat1: camente conto della maggior parte clelle cause cli enon .do~ute alla, sua imperfetta costruzione e che non si sieno potute eltmmare col metoclo seguito nel suo maneggio.


352

çONSIDE,R AZIONI S ULLA MIS,l,JRA OELL E GJlANDEZZE

Anche qui ~b.biamo aclunque nello sLrumento cli misui,a delle cause regolari e calcolabili nei loro, effetti clw influiscono sulla collimazione e riassumendo il fin qui eletto potremo concludere che l' e1·rore totale di collùnazione, in qualunque genere di misura e con qualunque mezzo la misura si effettui , si comporrà sempl'e di tre parLi essenziali cli cui una potrà eliminarsi con un conveniente uso del mezzo di misura, e distribuendo convenien temenLe le osservazioni (errori periodici e piccoli errori strumentali); la seconda regolare, costante e calcolabile, e che si potrà fare sparire colla determinazione dell'equazione personale dell'osservatore, collo studio geometrico ed ottico dello strumento a disposizione e col.l e note teorie sulla refrazione, abbermzione, ecc., e la terza firnLlmente non determinabile matematicamenLe, dovuta ad un insieme cli cause variabili e capricciose esistenti sia nell'operatore, sia. nello strnmento, sia nell'ambiente ed il cui carattere essenziale è cli potersi manifestare con eguale faci li tà. in un senso come nel senso opposto e di poler passare per tutti gli stadi possibili di grandezza assoluta compresi fra due limiLi, che _la sola esperienza ed il paragone con altri mezz i di misura pitL perfetti ci possono fornire. Passiamo ora a discorrere dell'errore di leltura, e sottoponiamolo bl'evemente ad unR analisi analoga alla, precedente. § 6. La lettura corrisponclenle ad una coliim.azione consiste, come già sì disse, nell'apprezzare ad occhio nudo o coll'.ai.uto di un microscopio semplice od ancora con quello. di un microsco1iio micrometrico, la posizione relativa di un punto o di una linea riferibile alla grantlezza da misurare, rispetto a due pnnti od a due line,e parallelé di riferimento appartenenti al mezzo di mi.sura, allo scopo cli poter esprimere la.misura fatta tenem"lo conLo di mm data frazione delle suddivisioni ultime segnate sullo strnmeuto stesso o sul tamburo del micrometro. L'errore di lettura aclunque rientrerà per certi riguardi nella categoria degli erro ri di collimazione diretta, o cli coHimazione mediata fra punti e linee vicine fra loro ed all'occhio dell 'osserva.tare, coll'aggiunta di un nuovo elemento, l'apprezzament-e cioù di una frazione cli una quantiLh piccola ma ingrandita, sia con un microscopio semplice, sia ancora meclianLe il noto artificio cli valutare una piccola traslazione mediante una sensi bile rotazione, come n'è il

E S UI ·FON_DAMENTI DEL METODO DEI l\'l)NIMI QUADRATI

353

caso ~el microscopio micrometrico e nei micrometri cli varja natura adoperati in astrnnomia ed in delicate fisiche ricerche . Avremo aclunque per l'errore cli lettura due casi a distinguere, quello cioè relath·-o alla lettwra di?-ettci e quello della lettwra mediata; nel primo le cause di errore dipendono come nell.a collimazione clireLLa dalla squisi tezza dei nostri sensi e clallç1. correlazione che esiste fra i medesimi , e nel secondo interverranno per soprassello le imperfezioni del mezzo adoperalo per facilitare la lettura, ed in aniendue i casi le leLtnre fatte saranno influenzate dai difetti dello strumento di misura. Riguardo ·a questi ultimi abbiamo già detto come il modo d'usare lo :;Lrnmento stesso e lo sluclio preventivo del medesimo dian,.; modo di oLt.enere dall e letture fatte, qielle che molto prossimamente ci sarebuero state fornite da uno strumento perfetto. Rimarnmno pertanto nell'errore to tale cli lettura gli effetti cosLanti o calcolabili dovuti alle imperfezioni esistenti in condizioni normali, sia negli organi senzienti dell'osservatore, sia nella struttura e natura del micrometro adoperato, e finalmente gli effetti accidenLali e capricciosi dovuti a condi?:ioni momentanee, sia dell'operatore, sia del micrometro; effetti di cui già conosciamo le proprietà caratteristiche. Non è qui nostro oggetto lo studio speciale delle varie foggie di micrometri esistenti, ci basta l'.aver accennai.e e classificate le sorgenti dalle quali scaturisce Terrnre complessfoo di lettwra e l'aver fatto risaltare come al medesimo sieno per iutiero applicabili le considerazioni già esposte intorno all'intima co·mposizione clell'e1Tore complessivo di collimazione. § 7. Dal fin qui detLo rimangono a.dunque appural.e le seguenti conclusioni : 1° L'errore complessivo esistente in una misura si compone di , du:e parti essenziali, cioè : ~ell'errore totale di collimazione e dell'errore totale di lettura.. 2° Concorrono a produrre l'errore di collimazione le imperfezioni normali e passeggiere dei nostri sensi, le anomalie calcolabili ed accidentali esistenti nello strumento cli misura e l'azione complessa ed in parte soggetta a leggi note dell'ambiente nel quale si op~ra. Sull'errore cli leltnra poi agiscono le stesse cause ora enunciate l'ultima eccettuata. 1

ANNO XXIV VOL . Il,


354

E S U ( F ONO_A ~rn NTI OE L METODO DEI ~UN IMI QlJ AORAT(

CONS!OERAZIONI SUl ,LA MISURA DELLE GRAND E ZZE

3° Tanto l'uno quanLo l'altro di quesLi errori si decompongono alla loro vol.ta in due parli, costant.e, calcolabile, el iminabile l'una ed accidentale, capricéiosa l'altra, e variabile fra limiti numericamente eguali e di segno contrario, che l'esperienza: pLtò deterìninare. Ciò posto potremmo pror orci vari problemi interessanti la misura delle grand ezze. Per e"emp io il modo di determi rrnre l'equazione personale relativa all'errore di c.oll imazione ed all' errore di lettura nelle varie condizioni in cni si fanno le collimazioni e le letlure cogli svariaLi mezzi di misura adoperai.i nell e operaz ioni geodetiche ed astronomiche. Potremmo proporci di discutere e del.errninare in ogni singolo caso come debbansi clisLri bui re le osservazioni rispetto al tempo e rispetto all e varie parti dello sLrumenlo, onde el iminare . nei risu.llati fìnali l'influenza delle cause periodiche e dei piccoli difeui strumentali sugli errori di coll imazione e di lettura. Potremmo esaminare in qual modo si possano eliminare dalle osserfl,tzioni gli effetti di alfre cause d'errore , risiedenti nello strnmento e che non si possono eliminare con uno dei mezzi precetlentemente indicati, come ad .esempio l'influenza della flessione del cannocchial e, del l'eliLLicità dei pern i delFasse ori,,zontale del teodolite, gli errori esistenti nella graduazione dei suoi cerchi. ecc., e fìnaJmente ci potremmo domautlare se vi sia modo di . diminuire l'influenza degli errori acci.dentali combinando eonvenientemenLe le osservazioni o misure eseguite ripetutamente in condizioni itlent.iche sulla quanLif.it da misurarsi, e se si possa giudicare matematicamente del grado di approssimazione ottenuto nel risultato finoJe. Costituisce appunto l'oggetto del presente studio l'esame di quest' ultima questione e fo rse esamineremo in altro lavoro le alLre quislioni da noi or ora enurH~iale. Suppori·emo adunque di essere in presenza cli n osservazioni 01 02 •••• On fatte in condizioni icleut.iche, già depurate degli enori costanti, cakolabili, periodici ed eli minabili con un acconcio impiego dello stmmenlo di misura e perciò affette ciascuna soltanto dagli errori complessivi accidentali ·$e di collimazione ed e, di lettura. Supporremo cioè di av-ere ~

V= 01 + e'0 ~e e' 1 , V= 0! + 1::1'c ±_s"z . .. . V = 0 11 ± s(")c ± _e(nli ,

355

,love V rappre:;en ta il vero valore della quantità da. misurare, e ci proponiamo di studiRre. ragionevolmente come dai va.lori noti cli 01 ( \ 03 • • On si possa cercare di avvicinarsi a.Jla qwmti tit ignota V e come si possa. gindical'e de.I grado di approssimazione raggiunto nel risullato fìna le-. § 8. La quistione qua.le l'abbiamo posta. è sl,ila trattata successivamente in varie guise da Boscowich, da Laplace, da Légendre e cla Gau.ss il quale nella<< Theoria motns corp01·ilim, ecc. iJ, espone il suo metodo dei minimi c1t1a.draLi coordinandolo al calco lo delle probabilità ed in success ive Memorie presenta.I.e all'Accademia di GotLingue sviluppa su quell e basi la sua teoria delle correz.ioni più probabili da applicarsi ad un sistema di osservazioni. f: appunto la. teoria di Gauss che oggidì vien applicata. nella sua sostanza e nella forma che le ha sapuLo dare quel principe dei matl'llliatici, per far scomparire in un modo indipendente dall'arbitrio individuale del calcolatore, le piccole contraddizioni esistenti in un sistema di osservazioni lega.te da equazi.oni di condizione cui esse dovrebbero soddisfare esattamenLe, e per dedurre dalla complessiva entità. di queste corre1.ioni un criterio per giudicare della bontà delle osservar.ioni stesse. G-m1ss sLe~so in uno sua. prima .Memoria intorno a questa teoria cli.:. chiara che l:1 medesima, poggia. su ipotesi e postulaLi fi no ad un certo punto arb itrari e la propone come una fra le Lante che si potrebbero creare perchè essa. si raccomanda pelfa su::\. relativa sempl icità e per l'ele~una dei r isult.amenti analitici cui conduce. Senonchè Gauss ebbe anche lui i suoi Petrnrchisti i quali pretesero dimostrare l'esistenza di verità assoluLa laddove egli sLesso non intendeva che di offrire alla scienza un mer.zo a.pprossimaLivo ed indipendente dal\'arhitl'io d~gli inleressa.Li, per co rreggere e valutare la. relativa precisione di un sistema. cli osservazioni. Il melodo dei minimi quadrati · può assimilarsi ad nna pieLra cli paragone, la quale dà bensì il mezzo di giudicare quale fra varie leghe di oro <tb bia titolo più elevato, ma non fo rnisce nll'oreGce il me1.zo di determinarne rigorosa.mente il ti t:olo stesso . t mio intendimento nel presente scriLto di nnalizzare i fondamenti della teoria di Gauss e di discutere fino a qual punLo sia ra. zionale e convenienle l'a.pplica.zione del medesimo nella cosidetta compensazione dell·e reti geodetiche ed in genere di un sistema cli


306

357

CONSIDERAZJON! SULLA MISURA DELLE GRANDEZZE

E SUI FONDAMENTI Del, METODO DEI MINIMI QUADRATI

osservazioni, quando queste sieno relativamente in numero assai limitato. Quanto fosse necessaria. l'analisi che ho creduto far precedere intorno alla natura ed alle Sùrgenti degli errol'i inevitabili nel!e osservazioni di qualunque natura e con qualunque mezzo esse sieno eseguite, si vedrà 'fra breve ecl ora entrerò nel vivo della questione. § 9. In primo luogo facciamoci una chiara iclea di ciò che si debba intendere per 'valor probabile P di una qnanLità V della quale sono noti 1i valori approssimati 01 , 02 • • On , r,ìascuno dei quali merita eguale fiducia. Evidentemente, P dovrà essere tale che P - V abb ia ,a parità diprobabilitàunvalore assoluto inferioreaP 1- Y, P1 , essendo un altro valore qu:alunque ottenuto combinando in modo diverso fra loro le osservazioni 01 , 02 •• On . Il concetto aclunque clell'esisLenza e della possibilità di ottenere la qLtanLiLà P, suppone tacitamente la po::;sibilità cli calcolare la probabilità cli un dato errore accidentale complessivo quando ne sia dato la grandezza assoluta, o viceversa di desumere qual sia l'entità di quell'enore accidentale complessiYO d1e si può commettere facendo in note condiz ioni 1i osservaiio1ii egualìnenl.e attendibili , datane. la probabilità. In due parole, il conc~tto di poter desumere la quantità P dalle quantità 01 , 02 , Oa.. . On , ìmplkrt che noi ammettiamo esistere una, la arandezza assoluta de!!li eJTori accidentali comler"'e che leahi 0 plessivi alla loro frequenza o probabilità relativa. Ora il valore più probabile P dovendo pe.r la smt natura esser tale una fonz ione dell e osservazioni da vendere massima la prob:1bilità. degli errori

della forma della funzio ne <p dipenderà da quella della legge di probabilitit y = X (x) e dall'-equazione di condizione :

=

V

,

X (x') X (::é ) ... X (x(nJ) = mass. 0

la quale equivale alla seguente:

.i -O

X

111

I' - O ,n

.... .

=

e~)

·

Vicevers,t la determinazione della forma clella funzio ne X. dipende da quella della funzi one <p • • Occupiamoci adunque un poco di quest'ultima funz ione.. . . Essa dovrà anzìtutto essere simmetli ca rispetto alle osservazrorn 01 , O,, 0,1 • • • O(nl , perchè cjueste essendo egualmente attendibili non c'è ragione perchè una fra esse debba concorrere in, n,1odo speciale nella formazione di J> . · Essa dovrà inoltre variare di una quantità costante, quando tutte. le osservazioni 01 , 02 • • • 03 subiscono una variazione identica, perchè il valore di P deve evidentemente formarsi nello stes~o moclo colle osservazioni qualunque sia l'origine della graduaz10ne del mezzo di misura. Ora è facile vedere che la sola funzione che soddisfa a queste due , condizioni sia la seguente: p=

o, +o. + .. . n,

*

Ù(nj

+e.

E basta a provarlo I.a considerazione che On+ k

P-0, = x",

P-

O

, ,, Z' (x') d ""' Z (x') X' -

<•

,

,

, . .. On+ k) ,

deve essere eguale a

x!n) '

k+~(01 , o,, 03 . :.)'

si clovrà avere

' tale che sia massimo il prodotto delle probab ilita relative a ciascuno . clecr]i errori x', x" ... x(n) , se duncrue 1(/ = 'X (x) rappresenta ]a ò . . . probabilità relativa dell'errore accidentale ,x: , la detern11naz1one

gìacchè la formo la di Taylor dà immediatamente

rp(01+k

o,+k

' ... )= rp (01,0,, 03• ••0n) +

+ k (;;I + :;, + ... ) +/; (t~:) + ... ,'


358

percui viene

cipio della media aritmetica. ~fa se si deve avere P

onde, devesi avere per qualunque sisLema di valori da o·1 ,

359

E SUI FOND,\MENTI DEL M8TOOO OP. I MIK IM.l QUADRATI

CONSIDERAZIONI S ULL A MISUnA DELLE GRANDE ZZ E

o o(n)..

}; 01

= n'

è facile dimostra.re che ;: x' = O e che i x'2 = minimo, d'onde nasce la relazione~ 2:r:1cl:c1 =O , la·qnale associata. all'equazione • di condizione (I ) fornisce la seguente ;

•· · ·

~ ('~ ~:} + 2 k ·:x)

dx·

=

(2)

O,

nella quale k è un coefficienle costante arbitrario. L'equazione (2) dovendo esser soddisfatta indipendenlemen te dai · valori di x' x' ecc., q, dovrà esser tale che si abbia :

da cui

X:(x)d.1; X,

(::e)

+2

d,X = O ,

i

1ì,J; .

\

da cui Iog 1/., (::e) = - k ,r/

dunque cllf' .

d 01

=

da cui appunto

01

+o,+n ... + On +e, .,

••..

On)

=

•

f

~

(C costante rispetto ad 01 O, .. )

cioè, animesso che esista la funzione <p , essa non può ra:::ionalmenle ctver allra forma che quella della media at'hmetica delle o:~ervazioni 01 , O, ... On più una costante, e si può osservare cli p1u che questa funzi one è la sola nella ,quale o<mi sinaola os~ servazrone escrc1t1 una egna.le influenzn., su l valore più probab ile P poichè •

•

y = Z (.1;) = e -

ecl

li ·

x'

+ h'

•

Ove 'Y dovendo decrescere 'col, crescere cl! x, perchè la frequenza relativa degli enori diminu isce t ol crescere del loro valore assoluto , 2 sarà k > O e lo designeremo con Il, onde verrà y = C . e- h' x ove 1a costante C dovrit determinarsi dietro la cornlizione che

dq> cilf' 4 dO, =· ·· =({On=; '

P = G' (0 1 , O,, 03

+ k'

l")

' cosa questa. che l'isponcle al concetto che ie osservazioni stesse sono egualmente plausibili. Gauss pone C = O , da cui il prin-

+r:r.;

C . e-

1i•

x•

dx =

·I ,

-IX>

· d,·t cui

C=.\, y'it

e .per conseguenza. 1ft cercata legge degl i errori accidentali sarà espressa dal la relazione: Y=

-h

.; -

y

'it

/2

(3)

2

. e -ix '

la quale esprime che la probabili là cl1e un errore cada fra i limiti :e acl

;i;

+ <l x

è

~ e - r.2 . v; x•

,J ., .

t~ -~


MO

CONSIDERAZIONI SULLA MISURA DELLE GRANDEZZE

E SUI FONDAMENT! DEL METODO DEI MINIMI QUADRATI

ev;

e che la probabilità. che un errore accidentale cada fra i limiti

h

)n

X

e-

'' +""''' ""

lt·' (X '

+ ' · · '

) Sia . ffiUSSlmO . .

361

.

l\'la per questo bisogna che

è

P=

J_

+è h

- Ò

-· . e 1! .

12

:r,

n• · x• . d x .

+x""

+ x"'e + .... =minimo ,

,ossia che

L'equazione (3) può servi r di punto di partenza per 1;icercare la forma della funzione rp, allo stesso modo che questa ci ha condotti · alla determinazione della prima. Difatti Ie p1:obabilità dei singoli errori del sistema: <p (011 02, 03 · .. ) - 01 .t' t/>(Ou 02 , 03 • • • • ) -O!= x" .. . ecc. , in virtù di quella equa:..:ione, saranno rispettivamente

x'

+ x" + x'" .... sia = O ,

i l che conduce appunto alla relazione ~

=

_!__ e- h' x·'

J/i

'

J!._ e -

v;

,ora differenzi,tndo la h'

.-v"'

' v; e h

- n• x'"' .

ecc.

cosicchè . la probabilità. che in un sistema di osservazioni eo-ualmente precise · ('\

01 ,

O'

P-· -- - ·n '

o!, 03 ••• • ,

si commettano insieme gli errori

x', x", x"' ... .

I\

S = [ (P - 0)2 ] rispetto a P , ,essa prenderà la forma i 2x2 dx'= O,

,sotto la quale associat.a alla ('I) ci avea condotti alla (3). Dunque il principio dei minimi quadrati, il principio della media_ ,:aritmetica e la legge degli errori h -n' x• y=v:;:/

sarà: ( ~ ; ) n . e- h' (xi•+ ,?J' • + x"', + .... J

e se vogliamo che

:sono forme analitiche diverse della stessa idea e partendo da una di ~sse come postulato si giunge rigorosamente a dimostrare l'altra. Noi abbiamo preferito partire dalla relazione

z 01 ,

p = q> (01' 02 .. .. ) '

sia il valore più probabile da dedursi da quelle osservazioni b.isognerà che <p sia tf1le da . render massima la probabilità che 1:>o-Ji errori cI1e ne conseguono sieno appunto: · x'

x"

x'" ....

ossia è necessario e basta che <p sia tale che

P= -

n

per arrivare alla legge degli errori anzichè seguire la via inversa, perchè le condizioni cui deve soddisfare la funzione p

=

<p

(01 ' 01' 03 ..... ) '

perchè essa possa razionalmente rappresentare il valore più proba-


362

C0N$1DERAZl 0Nl SULLA MISURA DEI. LE GH AN OE ZZE E SU J FOJ',DJ\Ml::NTI DEL '.\i E TODO DEJ MI Nl.\11 QUA OHA TJ

bile a de~ursi da ·nosserni.z ioni 01 , 02 • •• egualmente plausibili , bastano a dimostrare che se mui tale {nn.zione esiste essa non può aver altra forma cl1e

P= I

ol +e .

n

363·

È questa la qn islionc prnlica che coslilu isce il nodo dell 'argomento ·

che ho preso a trauare. § ·IO. La legge degli errori di Gaus.~ ci dite che due errori accidentali: .r: e -x, eguali e di segno contrario, trattandosi di osservazioni egualmente attendibili , hanno In stessa probabilità di presentarsi quando le ossen a~.ioni · tesse ;:ono in numero inlinito, e praticamente se ne vuole indurre che lo stesso fai.lo nHe1Ti1 con tan ta maggior approssimazione quanto .maggiore sari, il uumero delle osservazioni. D:i ciò emergerebbe co me dirella _conseguenza, che il valore più probttbile del vero valore della quanLilù misurata un gran numero di volte sia appunto la media aritmetica delle misure effettuale. Vediamo come vadano le cose nella reallit. ·Per l[Uanto nhbiamo precedentemente veduto, un'os::;ervazione di qualunque nat ura Ya arTet la (dopo che sia stata depurala cli talli gli altri enori) di un errore complcssiio accidenLale + e/) cli colli mazione e di nn crrnre complessivo accidcn Lale di letlnra + Et , talchè se V rappre:;enta il vero Yalore della quantilit misura ta e<l 01 unà delle misure eseguite, si aVl'it in genernle 1

Ma ricorclinmolo bene, non abbiamo dimo:;lntla la fo n nola

·+c '

0 P= ~ n

abbiamo solo fatto vedere che. se è possibile esprimere anal i1ica1~en.te P per mezzo di una funzi one cli una cfatit rorma delle osserva1.,.~n1. essa non può esser altro che Ja media aritmetica di queste p1u una costante, e ne seguo quindi che la le,ure deuli errori i)er e = oè : on " !

cioè _abbiamo dimostralo essere e,;sa una. conseguenza analiLica della funz ione .

P=

~o - -' n

.

. 11_1 due pa1:01~, il principio della media aritmetica o quello dei min_1m1 quadrali, che è tutt'uno, non possono servir di dimostrazion e nll~ le?ge degli errori cli t: auss, e viceversa questa non può p~·e.1~ders1 a l01~dam~nto di una dimoslmzione di uno dei due princ1p11 su111menz1onat1. . Mi p!'emea porre in chiaro questa verità per avere il diri tto di esaminare la valiclilà del postulato

d

i

o,

P= -n- '

\ ' :-=:

+ Ec

Ora tanto + e1 quanto± Ec , risultano dall' in!'. ieme di più el'rori accidental i parziali dovuti a cause r isiedenti nell'opernlore. nello strumento e 11ell'arn bi ente, e queiiti ste~s i errori pal'ziaii cornpongonsi alla lon> volta di alt.ri el'rori accidentali elementa ri attribuibili alle molteplici cause variabili che possono infl uenzare sia l'osservatore, sia lo strnment.o, sia l'am bi ente dnrnmc l'osserva.zione. Contentiamoci di scomporre+ E1 , ± Ec ciascuno nei loro tre clementi principali e ricordando clte ciascuno di essi godo della prnpriel/1, caratteristica di poLersi presentare con eguale probahilitiL per un verso quanto pel verso con trari o e di poter a:,sumere tulli i valori numerici possibili compresi fra O e limiti determinabili talora coli' esperienza, potrerno serivere

±e

!I qu'.il c s~ può ammettersi come rigorosamente vero per un numero

in11n1l0 d, os:;c1·vazioni, può nascel'e il dubbio se il medesimo sia sufTicicnlemenle prossimo al vero per nn numero limitai.o di quelle.

0, ± E1

O•

+ Ec , 0 + Ec , s ± Ec, a ,

ed -j-

E1

=±

E1 ,

o

±

Et ,

s .:... Ec , a ,


,364

E SUI F'O NOA ME:"l'f l OE L METODO DE I MINIMI QUA DRATI

CONS IDERAZIONI S ULLA M!SUf\l\ DELL E G R AN DEZZE

365·

·~ valendosi per semplicitit di notazione di semplici accenti avremo in generale V = 01

+ e'c +e"c _:_ e"'c i._ s'1 + -

e."1

+ e'"i = O + ~ -

I

_J_"

l ' -1 •

Ov~ i .segni + ·e - possono con eguale probabilità presentarsi comb111at1 fra loro in 2 6 maniere di,•crse. Se kfosse il numero degl i errori nccidental i elementari e Qk ·1 l '..., sarebb e I nnmero dei valori egualmente probabili dell'errore accidentale complessivo Z + e1 di cui può essere affetta l'osservazione 0 1 • Per una seconda osservazione 02 potremmo dir altrettanto, di modo che potremmo scrivere: ove i

+e -

dove il secondo termine è suscettibile di poter assmnere indifferentemente e colla stessét ])l'Obah ililil '2 ,,x,. valol'i divet·si. Vediamo fin o a che punto sia vero che il valore 'più probabile sia zero, il che equivale a dire cl1e ~ 01 è il valore più probabi le cli V 1i

. .. o

e che C= O nella relazione P = ~ Il,

+ C come pone il Gauss.

Finchè gli errori accidentali elementari relati vi ad una osservazione 0 1 hanno tutti val ori diversi gli uni dagli altri e diversi da quelli relativi ad un'altra qualunque dellen - 11 rimanenti osservazioni, è chiaro che dei 2 11 X" valori che può as:-umere la quantità

2'

P?trà. con eguale probabilità assumere uno qualunque dei _2k valori ,di cui essa è suscettibile. Sommando, si avrà:

2 X k X nsoltanto possono essere nulli, perchè k, X n è il numero tot,lle degli errori elementari e , e perchè quella quantità non può assumere un vn lore E senza poterne nssumere con eguale probabilità un altro eguale e di segno contrario - E. Se dunque immaginiamo scritte le 2 . J• . n combinazi oni della forma }; e che vanno a zel'o, ciò signi ficn che i valori delle e1 verificatesi durante l'esecnzione clcll e n o:;se,·vazioni 0 1 , 0 2 .... On sono le radici di

+

±

,dove l'espressione

:v+el +~' + et, ·potendo con identica probabilità risultare dalla combinazione di uno qualunque dei 2 1t valori di }; + e, con ciascuno dei 2 k valori di i+ e.i , essa sarà suscettibile di (2 1•)' = 2 211 valori diversi ,egualmente probabili. Una terza osservazione: 0 2 darebbe :

3V =0 +0,+os+:i .l__ e +~:te,+ 2±e 1

1

3

·ove

i±e +~+e,+i± e 1

3

.sarà suscettibile di (21<)2 X 21< = 2 8 k valori diversi eo-ualmente 0 probabili ed in generale per n osservazioni si avrebbe :

2. k . n equazioni lineari, e non si può supporre che una sola delle altre 31..n - '.2 . k . n comhiuazioni egualmente probabili possano contemporaneamente ancln.t·e a zero pel' i eletti valori,delle e1 , pcrcl1è queste cornhinnioni differiscono dalle prime in modo essenzia le, pel modo in cui v'entrano i segni ±. La. probabilità a.dunqoc che va.da a zero la quantità in qnisLione, per n, osservazioni egualmente plausi bili e composte ciascuna di k errori accidentali elementari, sarà . 2 ,• . 'n . I'= 9,... kXn

=

k X n,

2"Xn- l -

::

2: - 1

Questa quant ità decresce col crc$cere di k X

1i

a partire da


,366

E SU I FO~OAMENT I D E L METO DO DE: l MIND'II QUA DRAT!

CONSlOERAZ(ON l SULLA MISURA DELLE: ·GRANDEZZE

.k X n =

:

10e)

9

poichè ponendo k X n = .z, e differenzial)do rispetto

,..;.i

"

•

azsiha:

d2 P _ dz2 -

9

( -

log 2) . 2"' - ('I - z. log 2) 2"' . log 2 22 ·z

'"' •

. .. . + "' ' + +"· 4,;

=

.z. loge 2 = ,( ,da cui 1

1J

0,693

l()Cf Q t":> 10 ....

= '1•45 ·

V=

Ma è da notarsi che k ed n ~ono quantità le quali perla. loro natura variano saltuariamente di una uni Là, per cui P è una. fumione discontinua di 1·i , onde il massimo corrisponderà a. k >< 1i = 1, ·Che è il numero intero più prossimo a ,1,ML . Ne segue che siccome 2 è il più piccolo numero di osservazioni ,,. pel quale esi:;ta la media aritmeti ca, così si avrà allora la massima probabili tà che essa rappresenti il vero valore della quantitit cercala purchè l'errore accidentale si componga. di un elemento solo, poiché da,' k X n = 2 ed 1i = 2 viene k = 1. Questa conclusione, alla qua.le sono giunto rigorosa.mente, e valendomi del solo concetto elementare della probab ilità, è in clirella opposizion e çol pl'incip io fondamenta le della teoria diJ}a uss, rprni1do si supponga che nelle succes:;ive n osservazioni egualmente plausibili 01 02 •••• si commettano errori accidentali complessil'i composti di errori acciden Lali elementari tuUi differenti fra di loro in valore numerico. 1

1

-r-· €. I _

,:.,·

-!_I _

é2

•• ••

~. -- "'fl ,:

kii ..:_

che andranno a zero, poichè più grande sarù. il numero cli esse che assumerà lo stesso va lore delle 2 k . n . comb inazioni che anelavano a zero, per un claJo sistema cli valori di e' e" ecc. Dunque i./ ca.fo p'Ìù /wvore1iole alla meclia aritmet'ica è quello in cui i vari errori itccident.ali elementarisi riproducono nelle successive osservaz ioni Oi, O~.. . O,i con identici valori num eri ci. § ·J 11. Tra.lliamo n.clunque questo <)aso, cd immaginiamo un sisterna di osservnioni egualmente precise che dia luogo a.Ile seguenti relazioni:

Cosicchè si avrebbe un massimo per:

z= 1 M ·

Vedituno che cosa succeda quandcJ ammel.lianw che n sia. ablmsta.nza grande perchè abbiano a ripetersi errori accidentali elementari della. slCS$a enlitù di quelli verifi catisi nelle prime osser vazioni . Evidentemr,nte piu grande sarà il numero degli er1wi accidentali elementari .: d1e si riprodurranno con identici valori numerici uelle 1i osservazioni ili cni si lrnlta , più gr.1 nde sarf1 il numero delle esp)'essioni della forma '

o! :I.:: ± E1

$e

e prendiamo :;ucccssivamenle a considerare ciò che succede quando si hanno 2, fi. , 8 ossenazioni. Caso d'i d11:e osseniazion·i,. Nel caso di dn e osservazioni :;i avrehhe:

~V=O 1 .-1..1 O2 -!-ei+e + e 1 +e _ - ·- e _ e = 01 + oi + Ei dove E2 è suscettibile cli assumere 2 2 x 2 valori (poichò qui k =2 ed n, = '.2) ed è facile vedere che dei medesimi solo 4 vanno a zero. Cioè anche in quest.o caso favorevol issimo al principio della media 4 . . Iaprooù.)11 i. I ·1· ' d li . non ec >- J·1e i =1, ,J . anlrnetica ta e a meclesnna 2 ·F: ovvio che se nell a i;econcln osserrnzione gli e!'l'ol'i accidentali e1 , ec avesserornu.lato valore non si avrebbe avLtto in generale nessuna probabililA che E2 =O, od almeno la proha.bil itil picco lissima che i valori verificnt.isi di quegli errori fossero nppnnto le radici cli /4. equazioni linen ri della nota fonna.


!3(\8

CONS I OERAZ!ONl SUU,A,MISURA DELLE GHANDl::ZZE

Caso di qt1;att'ro .osserva.zioni. Quando le osservazioni fossero 4. si a.vr'ebbe :

4.\f=01+02+0J+o

4

±e1 ± ec+ei ±ec±et i_Ec-J-el ±ec=

=0 1

+ o,+ 0 + 04 + E4 3

ove E, è suscetti bile di assumere con eguale probabilità 2 2 X 4 = 256 valori dei quali solo 36 vanno spontaneamente a. zero . Si capisce a, priori che solo 36 dei va lori di E4 andranno a: zero, poichè se colle osservaziQni O,i, 04 , facciano quanto si fece nel caso preceden te pelle 0 1 , O,, si comprende come i va lori di I( risultano da tutte le combinai ioni possibili che si possono ouenere associando ciascuno dei ·16 valori di E2 coi ,16 valori di E'2 ; nHl di queste combinm:ioni non potranno andare . a zero che qnelle risulta nti: ,1° dall 'associazione dei quattro valori cli Et che vanno R zero co11 i. 4 i.li E' 2 che vanno pure a zero, il che dà 4 X/~= Hì combinazioni uulle per E., ; 2° dall'associazione dei •I6- 4 = "2 valori rimanenti di Et, coi corrispondenti valori di E\ che loro ,;ono egmll i'e di segno opposto. )fa di quei valori : 2 hanno la. for ma .2ec ; 2 la forma . 2 ei ; 2 la forma - 2 e1 ed i quattro rimanenti ,1 forma speciale per ciascuno. Dunque ciascuno dei primi 8 valo'r·i darà. luogo a 116 combinazioni binarie colle corrispondenti di segno contnlrio ·appartenenti ad E', il cui valore sarò. zero; ed i rimanenti :i-, a 4, nuove combinazioni binarie nulle. Si avranno cioè in tutto ,J 6+;16 +4=36, casi di nullità per E11 su 206 egualmente probabili; ossia le evcnt.ualità favorevoli a.lht media ari tmetica saranno in questo caso 36 = ;=•I ci. rca. n~a.ssando adunque e1a due osservaz1om . . , a c1uauro la "".,Z0 6 I ··

+

probabilità della media ari t.metica è decresciuta da ~ad~' e ciò nell'ipotesi la più favorevole ad essa come abbiamo già detto. . Per accertarsi della verità cli qnanto precede hasta formarsi il cruadro dei 236 valori che vos::;ono con eguale probaliilità essere àssunti da E4 • Da siffauo qliadro, che ho avuto la pnienza di rare, risulta che dei 256 va lori ora. detti :

E SUI FONDAMENTI DEL METODO DEI MIN IMI QUADRATI

36 sono= O 24 hanno la forma

24 24 24 •16

rn rn 1J6 6 6 6 6

)) ))

))

:> )) )) ))

))

1) )) ))

4

))

,i

)l

4 4 4 4 4 4 1

,, ,,

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>l )l

)) ))

l) )) ))

))

))

+ 2 ee

369

'

- 2ec ' +2 e1 , - .2e1, +.2 ee E.z, + 2 <-e - .2 ez, - 2 ee .2 e1 , - 2 ee - .2 e1 , +4 ec, -4- E.e,

+2

+

-f-- 4ei , - ,i ei,

+ ee + 2 e1, !1:

+ 4ec - 2ei, - 4 ec +2 e1, - 4 e0 - - .2 e1, + 2 ec 4 ei, + 2ec - 4 ei, - 2 ec 4 e1, - .2ec - 4e 1 , + 4: e1 + 4 e.e, +li-Ei - ,1,ec, - 4 e1 +4 E.e, ·- hz - 4 <-e,

+

+

E volendo render la cosa sensibile grafica.mente , si rappresentino ec ed et con dne lunghezze e si tracci la pol igonrtle, avente per ascisse l'entitit dei vari valorì di E. e per ordinate la probabilità o frequenza relaliva di ciascuno di tali valori e si avrà. la figura qui disegnata:

ANNO X~ \V , VOL . II.

.2,1


Poligonale della frequenza relativa dell'errore complessivo accidentale E ~

11\ 3G O

18

16'

-i

~~ci-2é1 1k

+éfc!-zE1.)

I I

'f?,

I

I

IO 8

I

I

: I

-(..'iel-zec)

G _1,_I

I I I I

+ (liEit-21:

I I

e)

I I

I

o

I I

I

E.

p

I,

- E4 E..• Asse degli eitori comp1essivi.

Lunghezza di <t ec ) \

J>4 l>

Asse delle evenlualilà favorevoli .


CONSIDERAZIONI SU LLA MISURA DBLLE. GRANDEZZE, ECC.

371

Dall'esame dell'andaniento di questa poligonale risulta pel caso di 4 osservazioni, nella condizione specialissima dianzi specificata, quanto segue : 1° La probahililù. relativa dell'errore zero quando si prende l?.=:io è36. n .2° La prnbahilità. relativa di ciaseuno degli errori + 2 e0 , 1

+ 2 ez è J,8.

3° La prohabiliUt. relativa cli un errore non è una funzione regolarmente cler:rescente col crescere dell'entità dell'errore stesso . k Dne etTori accidentali di grandezm poco difTerenti fra di loro possono avere prnbabilitii molto differenti. Avremo un caso ancora p iù favorevole all'ipol:es i .della media ar·itmetica, supponendo anche ec = ei ' poichè andranno a zero tutti i valori di E'' della forma+ k. e0 + k. e1 ,· ossia in tutto 70 valori e la probab ilitò della media aritm(;)ticl~ in questo caso singo la0

. .

.

. 70

rissnno rnggmngera

9."fi ,..;[))

=

,1

•. ,,.:> 3

.

r.i

ci rca ; ma l'errore + "' ec avrà

... :ì X 32 404 una probabli1tn 2.,1.i , ed. anc l1e qut. 1· ·errore 256 256 zero non sarit il più probabile. Caso cli 8 osserva.ziow,:. - Abhi:uno voluto analizzare quanto si riferisce a quattro osserv,tzion i per poterne dedurre la probabili tà relativa della media aritmetica nel caso di 8 , nel modo identico in eftrtia quella relativa a due operazioni siamo riusciti a declurne a priori tale probabilità pel caso delle 4 operazioni menzionate. Infatti , se ch iamiamo E', l' errore complessivo ac(~identale relativo alla somma delle osservazioni 05 , 06 , 01 , 06 , avremo pel medesimo 256 valori i quali assumeranno le stesse forme che quelle relative ad E4 e si potranno oLtenere tutti i valori di E8 combimmdo ciascuno dei .25G valori di E.~con tu ui i 256 valori di E'4 • E8 è dunque susccllibile di 236 X 256= 65536 V<).lori dei quali . samnno nulli ; · ,1° Quelli risullanti dalla combinaz ione di ciascuno dei 86 valori, nulli di E, con tutti i 36 valori nulli di E'.1 , cioè in tutto . . 362 = 11296 valore nulli. 2° Quelli risultanti dalle combinazioni


... I> S UI P ON DAMENT ! DEL METODO DEt M[NIM[ QCJAORAT(

372

CONSIDERAZIONI SULLA ;\1ISUHA DELLE c;HA '.'<DEZZI.':

di cias~uno elci 24 vnlori di E, che hn,nno la forma 2 Eo con i 24, valori di E'., , che hanno la forma - 2 E0 , ossia : . 24,2 AltrellanLo dicasi pei VJlori della lorm3 - 2 eo, e:1 - E1 che daranno 3 X 24, :t = 1> >> 16 ± 2 Ec + 2 E1 l> 4 X ,J62 = » 6 ll + 4 Ec , ,:!. 4, Ei >> 4 X 62 = » 4 >> + 4, Ec + 2 E1 » 4, X 42 = » 4' n + 2 Ec + 4 E1 11 4 X ~. 2 = p~i valori + 4 Ec + ,,i, e1 n 4X 1 -

,t,8

'.256 -

+

+

Totale Cioè nella relazion e 8 Y media aritmetica V, =

57 6 valore oolli.

·I728 1024, H,4 64

1

6,i.

+E

6

))

)) ))

»

la proa b I)11tàc ·1· l ella

s"s O

·1

w

373

cim

5, .,i.

di prohal>ilità di commettere uno degli errori

±- 2--= Se 4,

~e

-1- -

-

'2

))

,J

MIOO i'.• O~,.

)l

,l

n,

7° Per otto O!!S81"1Ja.zioni: 1/ 1~ di probabilità di commelLere L'errore zero, ossia. come già si el'a visto nel caso generale in cui gli errori accidentali si snpponeano avere lutti grandezze diverse, anche nel. caso fa vorevo I issimo al1'eli minazione spon tane[I, di questi errori quale è quello che abbiamo LrallaLo : 1n La probabili lit a;,soluta cl ella media aritmetica decresce t.:o l cJesce1·c del numero delle osserva,:ioni. 1!° Col cro:;cerc però di qnesto numero decresce circa in ragione geometrica il valore assoluto dell 'etTore ch e lta magg ior probabili tà di verificarsi; 3° Gli errori meno pro bab ili ,-ono quelli della fo rma

ossia la probabili Là che E6 sia nulla è /i,900 63536

,1 eirca

= ·,,3,,i,

'

Cosicchè mentre il nnmero delle osservazioni egualmente precise 01>02 . .. cresce nel rapporto 2 : ,t, : 8 , la prohab ilità della loro 1 1 1 media , f aritmetica decresce come / . : / ., : ./ tS, \ : e ciò nel caso il più avorevoJ e nlla medesima. § :1.2, Hiassu,~endo il fin q11i detto abbiamo che nelle ipotesi le p1u favorevoli alla teoria di Gauss, prendendo la media ariLmetica: a) di due osservazioni . si ha 1/, di probabilità di commetlere •I l'errore zero, ed di probabilità di commettere uno degli errori

r

+

2 Ec ~ 2

b) Per quattro osservazioni, l'erro1· zero e

± 2 Ez - --

=+ E - e

2

1 /

1

,

=:::: E1;

di probabilità di commetlere

K essendo il ntuncro degli etTori elementari cli ciascuna osservazione. § il 2. Sarebbe inutile lo :spingere più oltre queste nostre ricerche; quanLo ~i Ì', visi.g.llasLa per porl'C in rilievo quanLo poco rtpprossimrtti sieno i postulati che servono di fondamenlo all a teoria dei minimi quadrati e come alcune del le conclLLsioni cui conduce la teoria stessa sicno, in apcrln 1.:ontradd izionc w i falli ..i nche qmmclo ~i vogliano prendere ad esame i casi più favorevoli a quella teoria . Che :-o riprendiamo nel e~a,ninare il ca:so generale, clti,,11·,unente. si comprencleri1 quanto pic~cola si,L la probabilili1 t- ,k1.11~ , della media aritrncti ca, e co rne si,L ncces,mrio rorzare la natura stessa, delle osservazioni perchè le medesime ahhiano a risullare alTetle da tal i errori acciclenLnl i elemeulari , perchè frn i medesimi so rga spontanen, la compe11sazione. Ahhiamo di111oslralo altrove che se si ammette la po;;sibilità di


374.

CONSIDERAZIONI SULLA MISURA DE LL A GRANDEZZA

.

t

e~pmne~·e con una funzione continua il valore più probRbi lc da. ncavars1 da n osservazioni egualmente precise, Lale funzione non potea essere che la. media aritmetica di queste, ed avendo noi nelle pagine precedenti dimostrato che la medesima conduce come necessaria ~onsegu~nza ad una legge sulla frequenza relativa degli errori smentita dal fatto, ne segue che n.essiina /u,nzione soddisfa in modo assolut~ e sempre,. alla condizio.ne di rappresenlare il valore più probabile a dedursi da un dato sistema di osservazioni egualmente plausibili . Quella funz ione è per la sua natura discontinna e cambiR di formtt col mulare del numero delle osservazioni e col mutare della loro natura: non .c'è che lo studio dello strumenl.o che si adopera e ripetute ~s~ene~ze che possono dar per ogni singolo caso parlicolare o classi d1 casi, una legge approssimativa degli errori accidentali commessi e che si polranno commettere in casi analooh i ed in iden0 Lic~he circostanze. . . M~ si polrebbe rispo1~dere che la legge cli Gauss si verilìctt 1nol to prossimamente nella prnt.ica cd in alcuni libri , non escluso il Quel:elet (Fisùili sociale} si citano esempi lt conferma. della veri t.i1. di _c~ue!la legge, m~ ,_u1che qui vi ha Jlagrnnte petizione di principio. . Ed invero , abbiamo provato come la legge degli errori di Gauss sta una conseguenza diretta del principio della media aritmetica, orn gi i autori CLli ho accennato, negl i esempi d1e citano, credono cÙ trovare una riprova di quella legge , senza avvedersi che scambiano una proprietà intrinseca della media aritniet'ica come media aritnietica, con una legge cui soggiacerebbero i fall.i naturali cui la. media aritmetica si riferisce. Presa una serie di lllnneri qualunque , purchè i medesimi sieno in numero suf~icienternente grande e prtrchè postili per ordine cli . grandezza., es~, non. presentino differenze molto sensib ili gÙ uni rispetto agh ~ltr~ , se 10 ne prendo la media ,;i,ritmetica , questa andrà a collocarsi rnpetto ai medesimi come lo vuole la nat111ra della 1~eclia M'itmet'.ica e ?iò l.anto più esattamente quanto più. ci approssimeremo alle 1potes1 della teoria cli' (~auss , che cioè le osservazioni sieno in nnmero infinito e formino una serie continua. Evident.eme~r.e q~egli autori scambiano una proprietà. soggettiva della media. aritmetica per un risultalo obbiettivo, estrinseco .aJla

E SU I FONDAMENTl DEL METODO DEl MlN!MI QUADllATI

37f>

medesima e da considerarsi come una legge cui non polrebbersi sottrarre i fai.li sociali , economici , fisiologici, ecc. Se per esempio invece di associatA all'equazione di condizione (il) i

or' (x) d X= 0 o/ (x)

·]'espressione analitica del principio della media aritmetica lxclx = O

come let:e Gauss, v.i si associasse un'altra equazione di condizione qualunque per esempio : i K tang x clx = O

che rappresenta il principio ~

ossia

log cosk x. .. ..

=

minirvo ,

, cosh

:r,

X cos" :,;' ....

=

minimo

si sarebbe caduti sopra una legge degli errori diversa da quella di Gauss ed alh quale corrisponde1·ebbe una forma speciale di funzione per rappresentare nella nuova ipotesi il valore più probabile a·dedursi dalle osservazion i fatte. Ora è evidente che prendendo quegli stessi numeri , la cni media aritmetica soddisfa alla legge cli Gauss , e formandone il valore più probabi le colla forma speciale di. funzione or ora menzionato si troverebbe , che le :r, x' . x" co rTispondenLi sodr1isfano necessaria~ mente alla condizione log cos

.i, +log cos x' + .. ..= minimo ,

e C[t1indi anche alla corrispondente legge degli errori e ciò tanto meglio qt1anlo più numerosi sono i nnmeri o le osservazioni contemplate e quanlo più. prossimamente le medesime formano una serie continua. Del resto Gauss stesso , come già ebbi occasione di osservarlo dichiara che la sua legge è arbilraria, come pure dichiara arbitrario il principio


376

'

CONS ID I:RAZIONI SU LLA MISURA DELLE G RANDEZZE:

E SU! FO NDAMENT[ DEL METODO DEI Ml1': IMI Q UADRATI

A JJ B

che le serve di fondamento; però aggiunge che non si saprebbe a qual altro principio più sempl ice e più logico riconere per studiare il problema che lo occupa , con metodo analitico. Ora, trattandosi di errori chesi dichiarano accidentali cioè capricciosi quanto al verso in cui essi si verificheranno e quanto alla loro entità, si sente a priori che umi legge generale che ne leghi la grandezza assoluta alla t·oro relativa frequenza non ha ragione di esse1·e. Abbiamo visto, pet esempio, che nel caso il più favorevole alla media aritmetic:a, quando si fanno cioè due osservaz ioni affette ciascu1rn. da uno degli errori accidentali : E1 = ± te ±. e1 , la probabi li tà della medesima è solo di 1/ 4 e che la probabilità di commetter'e uno dei du e errori + eo, + e1 è anche di 11/ 4, dunque panni lecito il pone in dubbio la convenienza di acceuare il post.nlato ~ x da.· = O , solo perchè il medesimo è il più semplice e generalmente consentito e perchè le sue conseguenze analitiche sono eleganti e feconde. Ciò rassomiglierebbe assai al modo di ragionare degli anLichi fil osofi i quali spiegavano i fenomen i fisici coll'ammeLtere a priori per esempio che il circolo essendo la curva più perrena, gli aslri cloveano muoversi secondo circonferem:e cli circolo o che la natura ha onore dal vuoto ecc. , et similia. Tutte le scienze tendono oggi al metodo sperimentale, non eegli assurdo acluoque iI voler violentare i loro risultali coli' a priori ? La questione che ci occupa per la sua natura va trnLLata sperimentalmente e 11011 è suscettib ile di ricevere nna soluzione r,enerale · analitica , e la cosidetta compensazione delle reti geodetiche è una bella e buona violentazion c dei risulta.Li dell'esperienza, basata sopra criteri assolutamente arbitrari non solo , ma le cni prime conseg11enze sono lontanr dall'esser verifi ca le neppur approssimaLivamente nella pratica. § ·I3. L'unico mezzo logico che possediamo per giudicare della hontit di 1111 sistema di osservazioni è quello che si segne per giudic.u·e della bontà di uno strumento di misura, il paragone ciol• di quell o osservazion i coi risultali ottenuti mediante metodi e mezzi più esn lli. 1

è)

.

:.i' .

. 'I

. I I

377

Se per esempio misuriamo colle spranghe di Bessol la distanza CD e se disponiamo in D e normalmente a CD una mira composLa di un Lelaio on tro il quale scorrano clne Lavoielle t t', la cui distamm si possa regolare mediante una vite micrometrica \' , sulla cui Lesta si possa leggere 1

q(

coll 'approssimazione cli ,; di millimetro la lar0 ghezza cib della (inesln: F , ci saremo procurato ' I il mezzo cli aver l'angolo a soLLeso da AB in C con é una approssimaz ione cbe snpern quella consegui bil e con qualunque gonirneLt·o cli precisione , • • • • f't. · ,1 ab " . sr a.na c,oe tang ,., 9 = 9 -d esano 11110 n1 centev si.mi di secondo , per esempi o p1m;hè cl sia scelto \ in modo conveniente. Se ora. vogliamo sLndiare i risultati consegu ibili da un dato osservatore, munilo di un claLo strumento , che lavori con Lntt.a In cura possib il e ed in coudizioni buone di luce, non a'v remo alLro che ad esam inare come si dispongono rispetto all'cc calcolato i ra lori di oc risultant i dall'osservazione . Potremo anche studiare come si comporta la media aritmetica delle osserva7.ioni faltc, rispetto a.ll ' o: calcolalo , quando si muli il numero delle ossen ·azioni e quando si muti strumento cd operatore. Queste esperienze potranno esser co ndotte io modo da dedurne utili conseguenze relativamente: 11" Alla convenienza o meno di usare segnal i di una forma piuttosLo che cli un'altm, di un colore piuttosto che di un altro, segna li elioscopici , i.ìegnali a fttù co per osservazioni notturn e ecc . 2° Si polrnnno variare le espel'icnze in moclo da ottener risultati successivamente indipendenti dall'errore dovuto alla Lrepida¼ione dell'aria, alla rcfrazione laterale, all'errore di graduazione, all 'errore cli loLLnra od a quell o di c;olli mazionc, oucle porsi in grado di po ter asgegnare a ciascuna di rrnesle cause d'errore l'influenza relaLiYa che esercitano sui risuìtati delle osserva7.ioni. I I I I I

~


i:;

:li8

CONSIDERAZIONI SULL,\ MISUR A OliLLE G RANDE ZZE

Tullo ciò si può oLLenere sia va rianclo convenientemente la distanza d, sia adattando al teodoJite un cannor..ch iale molto più potente· cli quello di cui va ordinariamente m11Dito, sia adoperando pelle letture microscopi micrometrici specia li e momenLanearuente applicauili all o strumento che si studia. Si comprende infine come vi sia la possibi lità cli fo t· u11 0 studio consimile e cli dedurne conseguenze pratiche le quali si risolreranno nel farci conoscere per ciascuno strumento ed ope1:atoro in date condizioni : 11° l litniti entro i q1 rnli oscilla l'errore di collirna;1,ione ; 2° T limi ti entro i qLrnli oscilla l'errore di lettura; 3° Le probab ilità relative degli errori accidentali complessivi e Ja. loro entità quando si prenda come valore definitivo delle quantità osservale la loro media aritmetica ; 1° Verremo a conoscere quale influenza abbia sn tali errori il nnmero delle ossenazioni; 0° :Potremo sta biI ire per ogni strnmen Lo ecl ogni operatore le condizioni da soddisfare per raggiungere nna clata esattezza con un daLo strumento ecc. ecc . Evidentemente questo metodo sperimentale 0 applicab il e a. qualnnqu e strurnento go nirnetro, geodetico od astronomico e ciò in Yirtù del fatto che nelle concfoioni altLutli della meccanica cli precisione e per ca.nsa dell e circos,tarne cliver;;e in cui si acloperc1:no gli stnm1 cnL_i stessi egli strumenti longimetri (apparato per la m1suraclella base) qt1est.i oltitni perrnetLono di conseguire risul. LaLi cli una esattez;1,a molto superi ore a quella ollen ibile coi pri mi. Misn.rando ad esempio i Lre lati di un triangolo A13C coll 'apparecchio Besse[ su terreno piano e dando ni lari sle;;::i la Juul{hcz.za di 3 a !kOO metri, si nvrit rnczzo di ricanrne col calcolo con LuLl,L esattezza il valore degli angol i A , B, Ce ciò l'alto si potranno paragonare ,L qnesLi valori quelli che si ouerrehliero con un t.eodoli Le e vedere lino ft che pun Lo sia giusla la pratica segui Ia. di ripariire l'errore cli osservazione in parti eguale sui Lre ango li A , B , C. Tullo ciò , non già per arrivare a. metodi complicali per combinare le osservazioni , ma per poter giudicare di fatto della probaùilitil che si ha di commel.tere un dato errore seg1tendo 1111 dato mel:odo di co rnhinaz ione, praticamente il più sempli ce . .Vin mi si

$VI FONDA :\1F.NTI Ul::L METODO DE I MINl~II QCADRATI

:379

domru1dertt, e per controllare e giuclicare l'esaue1.za conseguita nella misura di una base come si potrit procedere dal momento che gli strumenti longim etri sono più prec isi degli strumen ti gop imetri ? Rispondo che la quistione non a mm.elle alLra soluzione che quell.a. di assegnare dei lirnili entro i quali ce1'tamente !,arà compreso il risultato clella misura; volendo cl ire di piu non si può eyitare cli far ca.po a quri.lche legge arbitraria sull:i prohahililA relativa degli enori di entità diversa. 1.·e~senziaie ù lo $tu elio accurato clel mezzo cli misnra e l'uso conveniente e nelle migl iori condizioni pos~ib ili del mezzo stesso . . Lo studio del mezzo di misura ci perm elterit di deLerminare t limiti fra i quali può osci lla.re l'errore cli collimazione e l'errore cli le1.L1tra e iI metodo di 1nisnrn ci dir,\ quante voite q1testi errori hanno clo, uto ripetersi nel corso della misura stcs::;a : 1(1 .<1011wat dei 1:rilol'i, arit1netit:i ll'i t1,itti qnesf.ienori ci llarit il limite dell'errore comp lessirn che certamente non si sarit oltrepassalo nel ris11llalo ottenuto. Supponiamo ad esempio si tratti clell ci misura di Hllfl bnse lunga 4 chil ometri divisa. in 5 giornate di lavoro e nella quale !,i sin adoperai.o l'a:ppnra.10 cli .l3essel , nel qu.ale le spranghe hrurnu_ lu11g_li :zze n_ot~ alle Yariclcmperatnre nei limiti cli ± omm,00 1 ccl ll1 cu i I CLLnei d1 vetl'o usali per m.isul'e gli intervalli fra sprnuga e spranga cl.i eno il valore di que,;ti fra i li miti cli± 0"'"',002 ; arremo dnranLelnm isnra le segue11Li sorgr.nti cl i errore : 1° 8 err<Ìri di co lli mnzione nella partcn;1,a e nell'a rrivo nel un estremo in ciascuna giornata di lavoro; 2° ':?000 errori di collimazi one nell' inserire i cunei di cristallo per la m.isura degl i inlcrvalli fra le 2000 spranghe di cui si compone la misun1 ; 3° 2000 errori cli leltLu·a dei cunei . Non teniamo couto degl i errori ell e si commcLLono nr.l Je.ggerc i 'termometri metallici o le Lamie , perchè essi inllnenzano il l'ISLLltato clell a mis1mt r1er q1.wntitit Lrascurabili rispetto all e precedenLi. Se suppon iamo che nel partir da uno estremo e nel caIare il punto a terra ,-i usi uu piombino di preci~ione di Ertel, si potri\. conseanire in !aie operazione un errore < di omm ,05 e se supponiam(7 che usando il cuneo si possa garanLire la collimazione e la,


380

CONSIOF:RAZIONI SUL LA M1SUl1A OELLe. GRA1'1DF.ZZI,;

r::

lettura ad ,;' di parle, avremo :rnl complesso della misura un et·0

rore temibile espresso da:

±

!

8 X omm,Ot> +2000 (omm,001) +2000 X (omm,02)+

+ 2000 X

( .;1 X omm,02 0

+ /o orn,02) ~ = ± 14mm,,W .

Ossia , il risu.ltato della mi:mra eseguita essendo b, Lenendo conto anche degli errol'i cli campionamento, il vero valore della base :;arit certamente compreso fra

b-

14,"'"' ,,i,.

1

Vol endo clir di più si cade nell'arbitrario. Una. seconda. misura di quella bnse darebbe per esempio un nitro valore// pellasua lunghezza , che essenzialmente serriril a. garantire l'assenza di errori gro:;solani dalla prima misura b. e prendencln . . b- - -I/ J>1sognn . per vaIore re supporre lale un cumulo (11· l (.rn1l.11'0

+0 ....

circostanze favorevoli perchè abbia luogo una ,-cnsihile compensazione cli errori che non si·lrn il cliri I.lo di assegna.re a. questo miore un errore temibile ~ensihilmentc di verso da quello che speli.a a ciascuna misura presa separa tamente. Supponendo ad esempio che nella. misnra b, la wonna dei ,·ari e!'rori di collimazione, sia 10'"'" ,O e ht sonuno. clegl i errori di , leLtura. sia + 4.mm ,00 e supponendo che nella. seconda misura ~ia avvenuto sensibilmente lo stes::;o, sappiamo dalle cose delle p1,-ece-

+

1

+

b b'. X.'1 d'1 pro ImI11·1·1ta. <1·1 dentemenle che si. a.vre bbe ne I n.sn I uuo. ~

commetlere l'errore zero e comples::;ivamenLe

+

+

i

di probau ilità rli

1 cornmellere uno degli errori 10"',00, /i.'"m,oo ; ma. J'ipoLcsi fatta ha eYidentemenle frn tnlte le po:;sibili una probabilitit inlinilesima. di realizzarsi. · Qui come dissi, la ripetizione della misura più che atl alLro serve . a garantirci dagli errori grossolan i che sarebhero accusati da u11a

SUJ FONDAM EN TI OF.L Ml::TODO f>F.J MINIMI QUAD!UTI

38·J

differenza fra b e I/ superiore al doppio dell'errore temibile complessivo ± ,1.1_.m"',OO. § 1 t. L'aumentare il numero delle misnre è vanLaggioso pe1· ciò che riguarda l'eliminazione degli errori periodici come l'errore dr fase e gl i errori cli graclnaz ione, ma come abbiamo visto non è favorevole a li a prol)a bI·1·ila·

,.n _

/c?i cl eIl a Ioro mec1·,a antmeL1ca, . . e I' espe1 2 rienza sola può per ogni specie di misnra e per ogni slrnrnento definire qual sia il numero più conveniente di osservazione a farsi in determinale condizioni. Come dissi al § ; 3 si può :;ludiarc con luLLa l'·e.saLLezza voluta lalegge dei vari errori a.cciclenlidi dipendenti dall 'operatore, dallo strumento e dall'arnhienLe per un dato :slrnmento gonimeLro, adoperando questo dapprima con un cannocchiale e con microscopi ~nsiIiari molto più po Lenti, per studiare l'inn uenza clell,l graduaz io1~e dei suoi cerchi. Conosciuta c1ucsta, usare lo stnnnent o co i mi cro:;copiproprii e col cannocchiale ausiliario per ::;Ludiare l'influenza cli qnei microscopi; usarlo col rnnnocchiale prop l'io e coi :;11 oi microscopt ausi liari per delerminu.re l'inllueciza di quello. Studiala cosi la graduazione dei cerch i del teodolite in qu estione, ed il limiLe entro il qual e oscil lano i suoi enori di ::ollimazione e di lcLt ura, si potrà. adoperarlo col cannocchia le proprio e c.;oi rnicro,-copi proprii per sLurliare l'innuenza dell 'atmo::.fei-a e delle varie condizioni di il luminamenlo rlella mim ponendola a dis1anze conven ienti. Siano + e0 i limiLi entro i quali oscill ò l'errore cli cn ll i111nzione. + e1 il limite stesso relati,-o agli errori di lel.lnrn, + ea i li mi Li degli errori comp le:;::; ivi dovuti all'ambienle e + ep l' inf111 c11za comple,;sirn nc:c~idcntale attribu ibile agli organ i dell 'os~er·,·nl.ol'e: ne :';eg11e che qua lsirnglia. osservazione angolare fatLa in bno11C\ condizio11i con qu el teodo lite porrà oscillare intorno al vero valore dell'angolo mi-

sumto per nna qnantitit:

< +(e0 +e1 +ea+ ep)=± E, indi-

peodentemente dall'innL1enza degli errori di fase. Adoperando cp1incli lo stesso sLrume'nlo alla misura effeuiva degli angoli di un poligono geodetico, si polrtl apprezzare l' influenza da auribuir:;i agli errori di fase facendo ripeLule osservai'.ion i su ogni angolo , poichè questa influenza si ma nifesterà con una di,,ergenza-


E SUI f'ONOAMl::NTI DE L METODO DEI MINIMI QUADHAT I

382

CONSlDERAZI0:-11 S ULLA ~llSURA DELLE GRANDEZZE

fra le medesime oltrepa~sante l"errore accidenla le complessivo

± E.

Qui pure si tratta di determinare il massimo errore di fase ammessibile quando si lavora con cnrnocl,in date condizioni cli luce, cosicchè conosciuti i limi Li relativi alle varie cause che tendono a per'Lul"bare i risultati delle osservazioni si avrit mezzo di giudica re, sperimentalmente sempre. il nutn el'o più umven iente di ossel'vazioni a farsi pcrchè lo strumento adoperato dia i migliori ri,mllali possibili od una daln, prefissa esatl.ezza compatibi le colla sua slr11Llura. Qu esla pc1· sornrn i capi è la via che io propongo in sosLiLuzioue dei metodi ana li ti ci ed arbitrari che con tanto dispendio di tempo, di personale e di lavoro si applicano all a com pensaz ione delle o::.serYazioni. I~ un volersi illudere il cal colnre gli errori melli e gli m'Ol'i probabili coll e formale e coi metodi complicati della teoria dei minimi quadrati, poichò quell e formol e e qu ei rnetocli poggiano su ipo tesi che hanno nella reallà dei falli 'infinitesimli probahili ltt cli realizzarsi, e si fo ndano su continue trnnsazioni o licen.::e m.atematiche, ii cui cu111nlo rende assai prnblernatici i. risullali dei calcoli l'alli. Il metodo dei minimi quadrati è rli nn ottimismo pericoloso e bas1,n a persuadersene l'esarninc1.re i r is: dtati favol osamente c,atti che secondo il medesimo si oLLerreuhero co i moderni mezzi di misura, ed è naturale succeda cosi, perchè il principio cl.ella. media aritmetica considera co me più probabile fra tulle, l' ipotes i della spontant'a conipensaAione degli errori accidentali e le fo rmolo relative all'erl'ore medio fu 11 no asl1·nzione cli un,t seri e di termini detto stesso ol'rlin-e di qt1elli di cui per altra parte tien conto, facendo assegnam ento sulla loro compi ci.il e spontanM elisione. N~ppure le prime conseguenze di una siffaua teoria. sono suilicientemcnte prossime al vero per legittimarne l'applicazio ne nel caso di limitate osservazioni geodetiche; a forziori penso altrettanto dell e complesse deduzioni analitiche che con continue transazioni si fanno scaturire da qu elle prime conseguenze I La natura stessa degli errori acciùenla li non ci pennello :;e non l'assegnar loro coll'esperienza dircl.la i limiti entro i quali possono oscillare ; l'analisi dello strumento o del moclo col quale si ottiene ogni singola misura, ci cl icono quali sono le varie classi di errori e quali siano le cause che possono produrre errori cli tal natura, e

383

tìnalmenle l'esperieuza sola ci può da.re i li111,iti estremi fra i qunli può esser compreso il Yero vn lore della qu,,niitit misurata, con qu el dat.o s1rumento, cla q1tel tale osservatore, nelle tali circo,;tanze. Questa inlln enza complessiva, ossia la som,na dei ualori aritmetici dei Limiti superiori in più ed in meno di lutti gli errori acci dentali possibil i in una misura, ù ciò che in m1 altro mio studio, sulle reti geodeticl1e, ho chiamato l'er-ro·r e temibile ed ho scriLto le pagine prececlcnli per avvalorare il criterio che mi ha gui dato nel preferirne il concetto a quello dell'errore moclio. In qnel mio bre,•c scriLLo ho stabilite le formolo che servono a determinare rigorosamente l'errnrc temibi le st1 u11 IMo qnalunque di unn rete geodetica, in funzi one dcli'eT'!'orc temi bile csi:,tenle nella base e negli ango li dei triango li pei quali si passa per cadere su quel lato . AgeYole sarebbe il determinare l'crrnr temibile della pos1z1one geograrìca cli un puu l.o qualu11que della reLe, noli gli errori tem ibili della. posizione geografica del punlo di pu l'lenza O\'e si sieno fatte osservnr,ioui di latitudine, di differenze di longitndine e cli azimu.L, e noti gli onori temi bi li dei lati e degli angoli pei qua li si passa per calcolare In posiiione geogra.fica del nuovo punto . Volendo poi pone ,L con front o In posizione geugrali crt calcolala geodclicamenle con qnella risultante da apposite ossenazioni astronomiche, sariL fac il e giudicri1·0 se la discrepanza rra le due posizioni geogra(ichc ouenute :;ia nei li miti degli errori accirlentali possibili o se tale discrepanza debba ascriversi ad 11mt en onea ipotesi sulla forma della terra . Il rompensare una rete per calco lare la posizione geografica di un :;uo verti ce e porla poi a rnffronto col risu ltato delle o,;sern1zio1\i astronomiche dircllc è, per quanto si è risto, il rnler confronta re un ff1Uo reale, vel'O fr:t nati limiti, con un fallo 'ipotetico ottenuto deformando una rele in hase a principii arbitrari e che non hanno la sanzione tlell'e::;pcrienza nel vero senso della parola. Quando u11à rete geodeLica è sln.ta così costruila che l'errore final e Lcm ihilc ,mlla posizione geogrnfica elci punto ove si è fatta una stazione astronomi ca di conlrollo, ò compreso fra gli slc,si limi Li (e le mie fol'm ole permettono di preordinare le cose nel modo Yoluto) che il valore r isul tante dalle osservazioni astronomiche direLLe, al-


38/4.

CON!'\IDERAZIONJ SULLA MISUl'lA DELLE GRANDEZ7-E

lora solo si avranno dei risulta.ti comparabili e si potrà dal loro confronto dedune conseguenze razionali. · Ma il paragone del r isulLato ottenuto per mezzo cli un calcolo l'atto sopra elementi stnti violenlati in forza di una teoria. arbitraria, non sono più. pRrago1ub il i e non possiamo più asserire se le discrepanze fra il risultaLo geodetico ed nsLronomico sieno dovute piuuoslo all'elTel.to degli errori accidental i rispettivam ente commessi nella costruzione della rete e nella sLazione astronomica, od alle variaz ioni impo1tate nei risultati clall'applicazione del metodo dei minimi quadrati, poiché queste variazioni o correr.i oni che dir si voglia oltnpassano spesso il limite de,gli errori di osse1·uazione l § 15. Ma mi si clomandedt, in prnsenza cli due valori di un lato di una rete, proven ienli d,t basi differenti o dalla stessa base e con figliazione diversa, come bisogna comportarsi '? Lo ripeto, le formole c:he ho dimostrai.e nel già citato mio lavoro permei.tono di calcolare con tutta agevolezza l'errore temibile esistente su ciascuno dei due valori otteMt.i pel lato in quistione, per cui il loro confron Lo servirà a guarentire dagli errori grossolani po ichè essi non poi.ranno dilTerire fra di loro di più che per la somma dei valori numerici dei rispettivi errori temibili e parmi è naturale il ritenere come va.lore definitivo quello che fot minore errore temibile. A. che scopo combimll'e insieme due risultali di cui nno è esalLo a meno di 0 ,;IOper esempio con un altro esalto a meno di om ,20; in qualunque modo io voglia combinarli è evidente che ciò sarà. a scapi lo dell'esattezza del primo, non altrimenti rhe mescolando dn~ leghe cl'oro di titolo dilTerente la lega risullante non può a meno di risult.arc con un titolo inferiore a quello della lega che contiene più oro . .L'attribuire peso diverso al. risultato oLLennlo con uno stesso strumento ma con un numero differente di osservazioni, od ai risultai.i ottenuti con stnnnenti diversi, il numern delle osservazion i essendo eguale, è una questione che a. priori è impossibile risol veri a senza cader nell'arbitrario. Fra i limiti degli errori temibili , Lutti i valori sono possibili e non possiamo assegnare numericmnente il valore relativo eh~ sì deve dare a due risultati cli error temi bile diverso, e volendolo lare si violenta la natura e scie.nti fi carnen le ciò non è permesso. 10

E ~UI FONDAMENTI DEL METODO DEl M INIMI QUADRATI

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Boscowich e poi Laplace proposero di considerare come valore più probabil e a dedursi da più osservazioni egualmente precise, · quello che di ffe risce dalle medesime per quantità di cui sommando i valori numerici si avrebbe un minimo. · Questo principio e più semplice di quello dei minimi· quadrati, ma non ç m~no arbitrario del medesimo e per la sna natura la misura delle gbindez1.e non ammette una soluzione analitica ge~erale ed il megl io che si poss,t fare è di studiare sperimentalmente tutte le questioni che inl.eressano :;;ia l'operatore, sia lo strumento, sia l'ambiente onde arrivare alla determinazione dei due limiti entro i c1unli , ù1ttlgrado qualunque teoria, rimane sempre incerto il vero· valore delle quanl.ità. misurate. Volendo confrontare fra di loro i risnllarnenti ottenuti pel valore di una data quantità con mezzi e metodi diversi, converrà pre.disporre le opc~razioni e valel'si di strumenti tali , che i risultati stessi. da confrontare abbinno lo stesso PITor tmnibile <~ e.iò è perfettamente nei limiti del con~eguibile. Seguendo la via da qnal cht te;npo in qna battuta, non si può a . meno di cadere sopra risultati ipotetici ed il cui grado· di fidtrcia è sensibilmente-esagerato dall'ottimismo implicito nei principi i o postulati fondamentali del metodo clei minimi quadrati. Concluderò qt1esto mio breve sttidio dicendo che secondo me si sarebbe lavorato più uti lmente per la scienza, dedicando ai lavori di campagna, e ad accurate ricerche sperimentali sugli stl'umenti adoperati e sviluppando le reti secondo principii più razionali, il tempo, il lavoro ed il denaro che si è dedicato alla cosidetla compensazione delle reti geodetiche. L. G·ILETTA.

ANNO

:x::ov,

VOL, I! .


LA CORAZZA

RASSEGN1 TECNOLOGIC! MILITARE

:!87

del calibro·di mm. 254; 266 e 38·1 costruiti in America ·ésperimentati successivamente dopo l'anno 1860, si dimostrarono alla proYa inefficaci contro le corazze suddette. E per questo si credeva allora assicurala la superiorità della difes:t contro l'offesa,. Senonchè la razionale applicazione del priucipio della rigatura ai cannoni offriva ben presto all'artiglieria,il mezzo di iniziare quella lotta contro la corazza, che dai cttnnoni rigati da il7 e 20 centim., doveva condurre ai cRnnoni da 45 centhn., e dalla corazza di centirn. 14 ,'~ a quelle di 55 centim. (intiera) e di 61 centim. (sistema sandwich) ( 1). Questa lotta, che nelle esperienze fatte a Spezia in sullo scorcio dell'anno ,1876 ebbe il suo più brillante periodo, ferve sempre; ma la. superiorità del cannone di fronle alla corazza. di ferro laminato fu accertata fino d'allora. Infatti le piastre di questo metallo, grosse 55 cenlim., sebbene fomile da due fra le più accreclitale fabbriche in.,alesi, Cammelt di Sheffield e !tla.rl'el di Rive de Gire; furono completamente sfonda Le dal cannone da ,100 tonnellate, senza che la forza r iva. del proi etto si esrwrisse; anzi questo possedeva ttncora una velocità di 82 metri al minuto secondo dopo aver attraversato l;intiero bersaglio, la cui grossezza. era di metri ·1, 28, l~ompreso il cuscino (2). Si c,:tlcoJa in conseguenza eh~ sarebbe bastata una forza viva di dinamodi ,~,962 per centim. quadrato di sezione trasversale del proietto per forare elette piastre, e di dinamodi 0,902 se riferita al centirn. qmtdrato di sezione del proiello e ad nn decimelro di grossezza della piastra. In esperienze fatte prima del ,t876 a Tegel (Prussia) , a Wolkow (Russia ), ed ,t Shoebnryness (Inghilterra), dalle quali venne poi dedotta la regola data. nella precedente rassegna (3) circa la forza viva necessaria per forare le piastre di'ferro laminato, invece fu accertalo occorrere una forza viva eccedente un dina.modo (l'eccedenza è per lo meno di 1/ 10}. per r~ttraversare piastre di grossezza inferiore ai 30 centim. 1

VI.

LA CORAZZA.

Corazza intiors e sandwich. - Penetrazione dei proietti. - Formole Martin de Brettos per il c~lcQ!o del lavoro dinamico dei proietti. - Esp~rienze di tiro contro tipi di corazzatura sandwich fatte a Shoebury-ness nel 1877 - Co>npound -Plattm, loro strùtlura o prove di 1·esistenza al tiro a bordo del Netti e sullo scorcio dell'anno 1877. Giudizio dei giornali inglesi sulle medesime. - Seguito delle esperienze di tiro nella primavera 1878 contro piastre in acciaio e composte Brown e Cammell. - Piastre composte Cammell adottate per. la corazzatura dolio torri dell' In,'lexible . - Pro ve di collaudo. - Pornicios~ inOuenza di uno strato di ferro sopra piastrl\ /\'acciaio Piastra invulne,·abile Withworth. - Esperienze di tiro contro corazzo in Olanda; insegnamenti. - Nuove piastre dei signori Stehtey, Yates e KrupJ>. -Piastra Scilnetàer all'esposizione di Parigi. - Tempera delle piastre d'acciaio. - Nuove esperionze a Meppen nel prossimo mese cli luglio.

nacchè vennero adottate le corazze per la difesa delle navi, la massima parte dei cannoni da costa lisci impiegati quasi da tutte le potenze europee, e che su per giù corrispondevano a quelle piemontesi da 8Q libbre (del calibro di centim. 20,8), divenne impotente a sfondare piastre di ferro grosse H centim. addossate a cuscini grossi 20 éentim. ( 1). l'tfanon solo questi, bensì anche i cannoni lisci, sistema Rodmann, (i) Tali erano lo dimensioni della corazzatura applicata alle batterie galleggianti: Lave ,

Tonnantc e Devastation, impiegate nell'anno 1855 dai Francesi sotto Kinbut·o nella guerra di Crimea.

{I) I 55 centimetri assognati àlla corazza del Duilio non segnaoo ' il lìm1te dì grossezza che si può 1·aggiungero nella fabbricazione dello piastre; vedremo ÌLI soguito como te · officine del Creusot no abbiano costruite di ben più grosse. (2) Rivista Militare, a1Hlo 1877, Volume 1° pag. 139, colpo N. Il. (~) Ttivisla Militar~. anno 1Sì9, Dispensa di aprile pag. 106.


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Qu.estò fatto sem bra· confermare l'opinione di coloro i quali credono che coll'aumentare della grossezza della piastra debba diminuire la sùa resistenza, percM oltre un determinato limite dì groiìsezza. non ,.. .Più. possibile, c:;si dicono, fabb ricare piastre di 11110.na qualità. Prima anwra che si conoscessero i risnltati clelle esperienze di Spezia essi adnnque proponevano di costituire le corazzature, oltre una certa grossezza, con due o più piastre, divise da 'cuscini di legno (sistema. sa,ndwich), co11 tenute ciascuna nei limiti di spessore imposi.i dalle necessità di fabbricazione. La giustezza di tale ragionamento, dice il De Luca.. è innegabile; ma« il punto sta precisamente nel determinare tale lim ite; ed è naturale che questo spessore limite diventa sempre piò g1;ande a misura che migliorano i mezzi cli fabbricazione. Fondandosi forse sui risultati metallurgici di alcuni anni fa, si è ritenuto da molti che lo spessore cli fjO o 60 ccntim. fosse già al cl i lit del I imi te, e forse a.I lom ciò era vero ; ma oggi la lastra .13rown è lit ·per al.testare che a !j!i centim. essa lrn ancora il vanlaggio )) ('I). TI Dc Lu ca nfln de ai risult<1ti di penetmzio11e ottenuti alla Spezia contro co rnzzature sandwich ed a piastra in tiera, nel secondo periodo delle esperienze, cioè nel dicembre 11876. La prima era costituita da due lastre Cammell, grosse, quella anteriore centimetri 30 e la posi cri ore cen tim. 25, tramezzate da un cuscino fallo con I.l'avi di quercia grosso cen tim. 30, mentre le tra.vi che segu ivano la pias~ra più sotti le erano grosse ceni im. /4.3. La seconda. si componeva d1 una lastra Brown di 55 centim. , appoggiala ad un cuscino grosso in totale centim . 73. Ebbene ·tirando contro queste due differenti corazr.ature con la carica (ridotta) di 109 chilog. di polvere progressiva di Fossano. la punta del proi;}tto penetrò di centim. 77 misurati dalla faccia anteriore del bersaglio nel sandwich, restando soltanto 8 centim. di coraz.z~ non travcrsii.tcl, e di centim. 39 nella piastm intiera, per cui la distanza. della punta del proieLLo dalla faccia interna di della piastra risu ltò di rn ceotim. La penetrazione nelle parti in ferro elci b.ersaglio nel secondo tiro fu adunque cli 8 cen tirn. minore. Questi l'ISUltarnenti provano ehe l'industria metall urgica è oggidì henissirno /I) RivUta ,llarillima, fohbraio 1877

389

LA CORAZZA

I.A CORAZZA

in grado di fabbricare piastre grosse 55 e forse anche più centim., di bontà pari a quelle grosse 30 centim. II fatto tuttavia del minor lavoro occorso alla 8pezia in confronto di prima per l.raversan:i la piastra ~'lan·el sussistendo , vi deve essere un'allra ragione che lo spieghi . Cl Lenente colonnello MarLin de BreLtcs, in una s11a Memoria presentata all' Accn clemia. di scienze di Parigi (,J), rilevando le anomalie sopra r icordate, mentre pone a.vanti la necessità. di accerta.re mediante accu rate esperienze, se realmente sia. necessario il lavoro di 1 dinamodo per centimetro quadrato di sezione del proietto e per decimetro cli grossezza. della piastra per sfondare quest'ultima., indipendentemente da.I diametro del proietto e della grossezza tlelfo corazza, avveri.e alla possibi litù. che il lavoro diminuisca coll'uumenLare del dia·mel ro del proieLto e della grossezza della corazza. Le esperienze do, rehhero dare sclliarimenti su cli ciò; e siccome la va.<,1 J • • d Il . Ie russa ( ,...- p -v~ . ) ed.nrn: lese ( r ,l ) , eI1e 1U1 r: l1 ta, e e lonno z .(J 1r: r" .2 ,q .,.,9 rr: ,r qui servirono al calcolo della forza di penelrazioue di un proietto è contestata, così egli ne propone due altre, le rpwli dauno il h1voro sia per centilll. quadrato della sezione del proietto, sia. per centimctl'o di circonferenza cli esso, in funzione della grossezza della corazza e del calibro del proiello. . Chiamando L e L1 il lavoro in tlinamocli, G la grossezza della piastrn ed R il raggio del proielto, entrambi in centimetri, la formola riferita al laYoro per centim. quadrato di ser.ione del proietlo è: L = (0, 1111 G

+ 0,000·1 G') (,I ,"8330 -

0.0"1768 R)

e quella ri feri La a! cenLi 111 etro di ci1·r:onferenza L1 '

(O, I Pj+0,000•1 G!) (,1,,18335 - 0 ,01763Jl) ~{ ,.,

Oa quanto precede appare come In teoria sulla penetrazione dei proielli nelle piaslre non sia ancora cosi bene fo11clnLa, da far ucceltare senr.'altro come giuste le conclusioni che furono tratte cla.lle esperienze antiche . Quelle di Spezia chiarirono molli dubbi, 111isero in evidenza ht superioritil delle piastre d'accia.io su quelle di ferro (I) Cornptes Tendtu de, .téance& de t'Academie de, icienoe, . N. 16 ottobre

uns.


391

\..A COl'IAZZA

LA CORAZZ A

laminato nella corazzatura delle navi, indicarono come preferibile la corazza a piaslra intiera su quella sandwich, ma non poche questioni lasciarono aperte. L'Inghilterra, cui premeva di 'risolvere l'arduo p1·oblema della difesa delle navi contro la sempre cre~cente potenza dell e artiglierie, prese quindi a sLudiarlo, con una serie di esperienze interessantissime. Furono cominciate a Shoeburyness nei mesi di febbraio e di marzo 11877. Il bersagl io si coniponcva di ,i. lastre di ferro laminato Brown, grosse ciascuna centim. 20,3, lunghe metri i,876 e larghe 3,018, e di tre cuscini in legno teac grossi ciascuno ceritim. ·12,7; il tolto opportunamente un ito con chiavarde Bnglish. La gro:;:;ezza complessiva cli questo bersaglio era adunque di metri ·I , H)3, vale a dire di centim. if9,3 maggiore di quelli sperimenlati alla Spezia; la complessiva grossezza.delle lastre nei dne casi poi era cli centim . 8·1,2 e di centim. 55. · I risultati di due liri, fatti con il cannone da 80 Lonnellate e cariche di chi log. ·168 e 19:z,7 cli polvere prismatica e con proieuo Palliser pesante 77 1 chilog. da.Ila dist.am:a di metri '109, furono i seguenti: Nel primo tiro il proir-1.Lo animato da una velocità d'uno cli. metri .t.;56 e cli un,t forza viva d'n rto di dinamocli 8'178 traver;:;ò le treprime piastre ed i cuscini; l.t pullta penetrò ancora di circa ti cenl. nella quarla piastra; la penclrazione totale fu quindi cli metri ·f ,Ok, misurati chtl pirrno anleriore, re~Lando un 1fj cent.im. circa solamente· cli corazza non Lraversata, e vero, ma danneggiala essa pure, presentando un' incurvatura sulla faccia. interna e quattro fessure lunghe circa 82 centim. e larghe millim. 20. Con la seconda carica di "92,7 chilog. la velocitù del proietto all'urto fu di metl'i .1-83,8, ed il lavoro cli dinamocli 9,17 11. La punta del proietto distava poco più di 5 cen t.im. dalla faccia interna dell'ulLima lastra, fortemente fessurata. Questi risultati avvalorano le deduzioni che il sig. De Luca, luogotenente di vascello nella R. marina italiana, traeva da quelli ottenuti nella seconda serie di esperienze falle a. Spezia nel dicembre ~ 876 contro corazzature a piastra intiera ed a sand1vich. L'insieme del danno, sotto il punto cli vista di rottura delle co1

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razze~ della murata, risultò in detta circostanza pari, sia che il bersaglio fosse costituito da una lastra intiera sia da due lastre tramezzate da cus·cino di legno. Ma tanto nelle esperienze d'allora quanto nelle posteriori d'Inghilterra, buona parLe, anzi in queste ultime tutta la camera interna del proietto si trovava internata nel bet·saglio; di guistt che è a prevedersi che l'effetto dello scoppio della carica interna avrebbe finito, e specinhncnle nel secondo dei tiri fatLi a Shoeburyness, per sfondare p11re lrt piastra interna. Nel bersaglio a lastra intiern.invece nelle ·esperienze di Spezia tutt.a la carnera cli scoppio rimase fuori del bersaglio; il proietto carico non avrebbe per ciò potuto fare danno maggiore di quello prodotto dal proietto scarico. Per questo la nosLt·a marina crede poce conveniente la co1·azzau11"a gcmdwich. In 1m giornale speciale di Vienna ( I ) è fallo cenno di esperienze ('.ornparative esegnite in Inghilterra nel mese d'ngosto 187,, dalle quali risullerebbe come eccellente 'mezzo di rinforzo delle corazzature costituite cli due o più lastre, l'interpo$izione di uno ·strato d'aria. Tali be1·sagli , provati a S hoeboryness con un cannone di 38_ tonnellate (del calibro di cenlim. 3·1,ì) e proiett.o pes,Lnte chi!. 363, erano costituiti l'uno di tre piastre di ferro, grosse ciascun:1. millimetri 16,i-, tramezzate da due cuscini di legno teac grossi ciascuno rnillim. 1~7; l'altro da una prima piasl.l'fl. grossa millim. 25,i- sul fronte e da un.a seconda gro.$sa millim. 102, posLa a distanza cli millim. :300 dalla prima. Lo spazio fra queste due piaslre era vuoto. Malgrado la grossezza totale della prima. corazzatttra. raggiungesse millim. J 46, e superasse quindi quella della seconda di millim. 95, menlre le complessive grossezze delle parti in fe rro erano di millimetri 4.92 e cli millim. :356, con vantaggio di. rnillim. 136 per la corazzatura a cuscini di legno, quest'ultima fu completamente perforata e l'altra no. Al r.aso, a prima vista abbastanza singolare, fu date la seguente spiegazione: nell'attravers,u·e le tre piastre c1el primo bersaglio il proietto non raggiunse che un gi·ado cli temperatura limitato, causa la 'minor grossezza. delle singole piastre; una parte del calore inoltre veniva dispersa dal cuscino di legno, il quale come 1

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(l) J/Ctheilm,gen tlbtr Gegeristiinde des ..4.-lill~rf, wnd Gm111-1Ye,ens , fascicolo 2•, 1878.

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LA C0HAZZA

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tutti sanno è buon conduttore del calore; la maggior grossezza della . -piastra frontale nel secondo bersaglio invece elevò la temperatura del metallo del proietto a. segno da renderla plasmabile, per cni u'.tan~o contro la piastra retrostante senza, o con pochissima perdita d1 calore, perchè l'al'ia è cattivo conduttore, non la potè perfo. rare. Una specie di rinzaffo metallico trovato sulla faccia interna della seconda piastl'a in corrispondenza del punto colpito, rende quest'interpretazione ,,erosimile. Tutlavia la domanda: era il metallo del proietto della miglio!' qualità? non ci sembra fuol'i luogo. Vedremo in seguito come la :'.Upposizione che il pl'oietto non fosse di buon metallo sia abbastanza fondata. l.a convenienza di ::;ostituire l'acciaio al ferro come metallo da corazza, sembrava alla nostra marina Lauto evidentemente dimostrala dopo le esperien:te di Spezia. che fu deciso di coi·azzare con · le piastre Schneider il Dlbilio, ed anche il Danclolo. Gl i Inglesi, i. quali dubitavano·della giu:;tezza del partito preso dagli Italiani, fecero, come abbiamo visto, altre esperienze con piastre di ferro laminalo, e rimasti poco soddisfatti dei risultati ottenuti, si rivolsero all'industria nazionale per avere nn tipo di cornzza che potesse con vantaggio sostituirsi a quelli costituiti di solo ferro laminato o di solo acciaio. Ebbe così principio la fabbricazione di quel genere di piastre che gli Inglesi chiamano Co·1np01md-Plettten, e che sono una combinazione di parti di fe1To e d'acciaio, od anche di sole parli d'acciaio di differente qualità., saldate insieme. Il nome di co1·azzaS(J/nclwich si estese poi anclie alle piastre composte di lre strati di metallo diverso, in cui p. t\5 . il centro const:1 di una lastra d'acciaio , e le parti esterne di ferro laminat.o, oppure le lastre esterne sono di acciaio dolce e quella interna d'acciaio duro. La prima spinta, allo studio di questo nuovo genere di corazze l'aveva data ['ammiragliato inglese, incaricando i signori Camrnell C. di Sheffield, di fare studi su d'un nuovo sistema di corazzatura il quale uni~se ai vantaggi della te1~aciti1 propri,1 clel ferro, la rrlsistenza dell'acciaio alla penetrazione dei pro ietti. Ne vennero le piastre così dette conibinate. Un primo tjpo di piastre combinate fu provato il ,1° agosto 1877 al poligonodi Shoeburyness. ~e è inventore Alessandro Wilson di 0

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Sheffield, socio a quell'epoca del signor _Cammei!. li processo seguito nella fabbricazione è il seguente: in un forno di speciale costruzione viene introdotta una piastra di ferro laminato e riscaldata al calore rosso ciliegia, dopo di che si colli sulla medesima acciaio fuso. L'elevata temperatura di questo aumenta pure q1Jella superficia.le della piastra, (;l1e, divenuta di colore bianco, si unisce all'ç1.cciaio siJfatLamente d,i comportarsi sollo il magli.o come una sol inassa fusa. L'acciaio a co,ntatLo della piastra cede una parte del suo cr,rbonio a quesL'ol~ima, e quale prodotto finale ne risult,i una piastra d'acciaio dm·o alla superficie esterna (da esporsi al tiro), di acciaio dolce al cuore e di ferro laminato 'alia superficie interna. Corazze d'acciaio e ferro furono fabbricale dai signori Cammell e C. 0 di ShefTi eld fin dall'anno 11867, e, provate a Shoeburyness ed a Tegel in Prussia, presentarono nna maggior ì-esistenza all::t penetrazione delle piastre in ferro . Essendo tuttavia le piastre faue con acciaio di dolce tempra, non possedevano il grado d.i durezza che disLingueYa tin d'allora le piastre di ghisa. indurita Gruson, colle ·quali erano state sperimentate, epperciò non rispondevano che incompletamente allo :jcopo. A meuere da banda questo genere di piastre contribuì al lora pure grandemente la. circostanza, che per l'imperfetta saldaturn la lastra d'acciaio erasi stiwcata da qu.ella di ferro , sotto l'azione dei proietti. La. sa.telatura delle due lastre era stata eseguita coi metodi ordinari, cioè risca ldando acciaio e ferro insieme in 1rn l'orno, assoggeuandoli poscia alla martell atura ed alla laminazione. Dal nuovo metodo di fabbrica;,:ione il Wilson riprometteyasi l'intima unione dell'acciaio al ferro, e spernva mediante esso di impedire alla rnrteccia di stnccarsi, se fessurata. La prima piastra del genere, ossia quella sperimenta.La il 1° agosto 1877, eragrossa millim. 229, dei quali in origine mi llim. 102 appartenevano alla piastra di ferro fucinato. Lo str1110 d'acciaio ·dolce al centro misuraya in grossezza da 3 ad 8 millimetri . Le dimensioni in hmahezza ed in l;rahezza della piastra' raggiunge,rano metri n V . 1 , ,J 68 e 11, 11117 . Contro questa piastra si tirò col cannone da 6 1/ , pollici (cen_timetri "7, 78) dalla distanza di 64 metri, con carica di ch ilog. 13,.6 di polvere pebble, la quale impresse al proieU? Pallisee pesanti} chilogrammi 5_2,2 una ,,elocità all'urto di metri .;.,S.4 circà.


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Il proietto si frantumò, la faccia anlel'iore della piasLra nel puulo colpito presentava una cavili.t profonda 79 millimetri, cui corrispondeva sul rovescio un rigonfiamento avente la massimaspol'genza. di 5 millimelri. D~ esso dipartiva nsi quali ro spacca Lure, una delle quali profonda millimetri 160 ed un'altra millimetri 76. Lo strato d'acciaio non em per nnlla staccato dal cuscino di fe rro , e sol.unente nel punto di penetra,r.i one il metallo erasi rirnl tato lungo l' i>rlo in tondo soprn sé sLes.._o, mentre !'.interno della cavità. cosparso di pczzet.ti di proietto, sembrava lavorato a mosaico . Il risuILalo aveva superato l'aspeLLativa dello stesso sig11or Wilson, che già pensa,,a a costruire una piastra con tJUCslo metodo atta a resistere al cannone da 8,1 tonnellate, per la q1.rnle calcola.vasi una grossezza di :~;;G millim etri ed un peso eornplessivn di 2'? tonnellate. [ntanto costrnì una seconda piastra· pel tiro di concorso aperto dall'amm iragliato a Portsrnout.h, tHhe cbl.ie luogo il 18 dicernbre 1187'7. ,. Tn della circostanza si prorn,·ouo qualt.1·0 Compmm,l- /Jlatten, cioè due di Wilson, una.del Wi t.hwo,'Lh ed una del Cammei!, comparat.ivrtmeute a.cl uua di ferro la.minato cli otlima qualità, fornita dal Cammei! essa. pure, e spei·imenlala precedentemente, nel mese di ollobre. Dei tre proielti lanciati contro qne:;t_'ulti ma, due la colpirono obl iquamente e forono arrestati , uno la colpì normalmente e l'attmvcr.-;ò, spingendosi la punta nella co razzatura fino a mi lli metri 5ii9 dalla snperlkie della piastra. Un foro e due 1·igonfiame11ti con screpolature nel lirnile del diametro del proietto segnavar!o sul rovescio della piastra i punti colpiti. In comples;;o i danni cagionati dal Lirn erano confin,1ti alla parte direltnrncnle colpita, gli effclli erano qu indi localizzai.i. Tanto in qu esta qnanto rielle esperienze del dicembre con tro le piastre composte. fu impiegalo un cn nnone di !} pollici (centi metri 22,86) . La distanza di tiro ern di metri t),2; la cari ca chilogrammi 22,7 di polvere pebble e si calcolava che~ quesla avrebbe impresso al proielto Pallise1·, del peso di chilogi·ammi ·I 1J3,5, una velocit.ù all'urto di met.ri k33, cui r.orrisponde un lavoro dinnmico di 13!-8 dinamocli circa. La struttura delle quattro piastre composte era la seguenle. Una delle piastre Wilson era identica per costruzione a quella

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so{)ra descriu.a; la seconda invece differiva nella costruzione in ciò che la: lastra di acciaio, grossa millimetri 172, era chiusa fra. mezzo a due lastre di ferro laminato, grosse quella anteriore millim . 1 ~, e l'opposta mi llim. 38. Lo st.rato int.erno_ e_ra,;i ottenuto facendo C?lar~ nel vuoto fra le due lastre esterne acciaio duro fu so , contenente il 57 °lo di carbonio. La piastra misnrava. poi in lunghezza met.ri 2, 4-4· ed in altezza metri ,1,60; il suo pe;;o cli poco si scostava dall~ 8 tonnellate (ch ilogrammi 7925) . La p1:,ima invece misura.va metri 2,9, in lunghezza e metri 2,,17 in htrghezza e pesava oltre 111 tonnellate (chilogrammi ·1·1379). . .. La piastra With wo1th, I ung,t metn 2, OA, ~d alta :I , <> I , ~rn dello si.esso metallo di cui son fritti i s11oi cannoni e mol t.1 alberi propulsori delle nav i da guerra inglesi, e conosciuto sotto il nome t1i a~ciaio Withworth. Esso si ottiene durissimo temperandolo nell'olio; le paglie e le hnlle d'aria si elimi nono sot1opo1~endole ,t ~or~c pressione i·dranlica. 11 sno peso specifico non supcl'a I due terz, dr_ ~1uello del ferro, l'a<A~inio Withwo1th soddisfo per ciò ad una condtz;rone della più alt.a impol'l.anza pelle corazze da n,l\: i, ci~è a~la:_legg~'.'.t>ZZ<l. lnclll L"ilo nell 'olio la sua resistenza ·n.lla. tntzro ne t} cl, DO a "" l?nnellate per pollice quadrato (chilogramm i 77:j'z a 8527 per cenll~elro qua.draLoj. Non essendosi poluLo com~iere Ja. t.em_pera all'~lro _n~L caso presente per la insufficiente ampiezza della r,1sterna, I_ acc1a10. clella piaslr,t tuttavia non superaYa le 40 LonnellaLe per pollrce_q~a~ drato (ch ilogramm i 6200 per cent.i,iietro quadralo). La speciahta. più spiccaute cli queste piastl'e Gdi es~e'.·e f?1·~1.e pi ù l1:<~gh1 q~anclo hanno da servire alla corazza t.unt dei fQ l'lr; 11 signor \\ 1thwo1th sostiene che tale mi::.nra valga a diminuire la tendenza. propri_a delle pia:;l:r'e d'acciaio, a spar:carsi per 1:t11t~ ~ei p_roi_etti, e ~d ~v1~are la, propagazione dell e fcs:-; urc. Queslt fon , rl cui diametro e d1 ·12 centimetri circa, non potendo resi.are aperti nelle piastre d~L ?01:azzatura. delle navi, veun ero turati con cilinclrelli a vite d'acc1;i10 rndurito la cn i resistenza alla tra~ione fu sp(wimentala ugua lfl a HlO ton~ellate per pollir.e quaclrat't (chilogram mi 1550/4, per centirn~t.1:0 quadrato). I cilindretti erano Lagliati in piano con ~uperf,cie esterna ecl interna della piastra. Lo distanza fra ciascuno d, lor~ nom superando il calibro del proietlo, rruesto urtando contro la v1astra doveva necessariamente incontrarne ed infrangersi.

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li quarto tipo di corazznlura era unti piastra int.iera d'acciaio ,della dii.La Cnrnmell , lunga metri 2,97 e larga metri 2,36, il cui pe~o superava le ,f 1 tonnellate (chilogi·ammi 1111319). Mediante decarb4razione della superficie espost:i, al Liro essa risultava meno fragi le, meno soggetta a screpolar.s i; gli sLn1t.i successivi invece mercè la 101·0 durezza ritenevasi ;wrebhero da.Lo alla piastra resi-stenza s11periore n quella dei migliori pl'o<loLti del genere in forro larn inoto. I Le pinsl.re erano indisLiu Lamente grosse rnillimet1·i '.229. L<1 espel'ienze si eseguil'ono ,ml vecchio Tlvimde'l'M', nave ràdiala dai l'uoli, cu.i si aveva cambialo il nome in quello di Nettte . ,Le qw-ittro piastre in prova furono allineate in t.raverso al ponte. Erano fissate contro on tromezw di legno , che terrninan1 a.Ile due murate opposte, l'alto con quattro strati di robuste t.ravi di quercia dispo~ti iii croce, i c1uali sostituivano 11n r;u:;cino grosso metri J ,07 circa. [I modo di fissar.ione delle corazze al cuscino diffel'endu da quello comunernent.e usato in lnghilterra per le c·or·azze delle navi , vnol. qui esser ilpeciaimente descritto . Le chia varde i1wece di inlrodul'si dalla parte esterna della i;orazzfi , conrn usavasi pl'ima, /'u.rono applicate sul Nettle dal cuscino, e penetravru10 uel vivo della piasl.ra di millimetri 63,5 . Le chiavarde impiegate.per Ossare le dne piastre Wilson e quella Cammell al cnsc ino el'ano di due tipi; l'uno deuo del sistema n:i,vale, a vern la rosetta cl i gomma elast.ica ed iI dado esagonale, l'altro usaLo nella corazzatura, dei forti, epperciò detto del Wn1· office, avey:i, iI dado sferico e la rosei.la di ferl'o bnttnto. ln precedenti esperienze queste ,due specie di cl, ia varde avevano entrambe dato t·i::;ultati buonissimi. Notiamo lin cl' Ol'il. che andre nuua lmente esse si addimosl rarono ottime; la mal'inn tuU.avia sembra prel'erisca qnel'i,e a roseWt cli gomma elastica, sostanza indicatissirna per acce1:are le falle. Cia.scuna delle tre piostre sopra. indicale era trauenuta a posto da '~O ehiavarde, di cni 1Odel sistema nava le e .io del sistema del Wan1//ice . L,1 piastrn Wi,thwo1'lh era lissa.La al cuscino con 116 chiarnrde del modello della marina, ma non temperate, e quest.e s'inter1mvano piuttosto che nella piastra, nei cilindretti d'acciaio sopra descritli, ·forati all' uopo nel senso dell'asse. Tale misura fu consigliata dal de,siderio di indebol ire .il meno possibile la piastra.

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· Le esperienze di Liro dimostrarono la superiori tà della piast1:a Ca.mmell su tutte le nitre di genere composto. Essa non fu perforala e l'Engi,nee·1·ing, competente giornale inglese, assicura che le fessure prodotte dai tre rolpi non potevansi ritenere tali, da compromel.lere seriamente l'esistenza del la. corazzatura. Il metal lo si mostrò eccellente, arricciandosi sul!' orlo dei fori dei proietti. T)opo questa la piastra che più si palesò atta. alla corazzatura delle navi fu quella Withworth. Il sistema dei ci lindretti tuttavia non rispose che pa.riialmente all'aspeLLaLi va. perocchè se soddisfece al còmp ito di rompere i proietti all'urto, non impedì abbastanza l'estender:;i delle spaccature. Ami il fatto d1e si produssero fessure frn cilindreui discosti dal pun to colpito, fa vedere nella piastrn , il cui metallo del resto fu riconosciuto d' oI.lima qual iLà, una certa tendenza a screpolarsi. Le fessure, piccole al primo colpo. aumentarono e s'ampliarono al secondo, al terw poi l'a.llargamenlo in talune di esse fu co11siderevule. Lt punta del proietto restò sempre fort.emente incastrata nelh piasl.ra; :,,I prirno e te,·zo colpo fu st.rappata nna chiav,u·da , al secondo una fil strappal.;1 ed un 'altra proiettata all'interno . .li giornale l1·on ritiene che la deficiente resist.enza di questa piastra provenga da che essa non 1'11 temperata all'olio; acl impedire il distacco dei ci lindretti poi propone di rifondere la piastra coi cilindretti, per poi comprimerla e temperarla nel modo sopra indi cato. Il Tùnes osserva al proposito clei cilindretti che se essi r:i,ggiunsero lo scopo di frantumal'e il proietto, influ irono, anzichè no, a fare spaccare la piastra. Le piastre Wi lson diedero risultai.i affatto negativi . Quella del tipo già sperimentato resse cost male al tir.·o del cannone da 9 pollici , da far apparire alla commissione dell e esperienze superfluo il terzo ctJlpo, viste le avarie cagionatele d:i,i due primi . Si scop)·ì tutLavia che qnesta seconda piastra era. di difettosa fabbricazione, nei punti di rottura la sezione presentava. indizi palesi di cattiva fu sione. La seconda piastrn Wilson, formata, come si è detto, di una lastra d'acciaio posttt fra due di ferro, si fessurò al primo colpo in due luoghi, prolungandosi rma.'delle crepature fino all'angolo superiore sinistro, la purita. del proietto era .penetrata di •17 centimetri nel vivo di essa; al secondo colpo apparvero al tre fessure ed al terzo .la piastra fu rotta in pezzi. Anche qui v11olsi che la causa del cattivo esito ri-


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siedesse nella non curala fabbricazione. E questa dicesi fosse in ambedue lepiaslre Wilson precipitata, colpa l'insufficienza del tempo .concesso alla presentazione delle due lastre alla prova. I risultai.i di queste esperienze vennero dalla stampa inglese giu·dicati in diverso modo. L'En,qineer p. es. trova che nessuna fra le quattro piastre composte sperimentate meriti la preferenza. su quella in ferro lamina.Lo, che servì di paragone, la quale non screpolandosi anche se colpila da dirersi proietti, costituisce una miglior protez ione delle navi . Esso ritiene poi le piastre Wilson migliori di quell e Withworth, il cui costo crede ostacolo priilcipale alla pratica applicazione del sistema, supposto che si riesca a perfezionarne la fttbbricazione. L'Engi,neering.. invece si dichiara per la piastra in acciaio, fornita, come quella in ferro battuto, da.Ila dilla Carnmell; a quanto pare, per le stesse ragion i che indussero IRnostra marina a preferire la piastra in ,acciaio Schneider a quella di ferro laminato per la corazzatum del .Diiilio. Lo stesso giornale crede inoltre meritevole ~i ulteriori prO've il sistema di corazzatura Withworth, e di uguale opinione è pure l"Iron. Gli apprezzamenti sul valore delle piastre Wilson sono discordanti assai . Il Times ch iude un suo al'li·Colo su queste esperienze osserrando che il vantaggio stava tutto dalla parte del cannone, perchè le corazze ricevevano l'urto dei proietti normalmente e non sotto un angolo, e perchè i punti colpiti su ciascuna lastra erano troppo vicini , circoslanze entrambi che non si verifica.no sempre, anzi si verificano dì- rado nel combattimenlo. Tuttavia prima di acceu.are definitivamente un altro metallo invece del fe rro.la.minato per la corazzatura delle navi, si consigliano ulteriori sperienze, essendochè quelle fatte sino .i, quell'epoca vuoi con piastre di puro acciaio, vuoi con piastre combinale, non le riteneva sufficienti a stabilire la loro superioritit su quelle di ferro laminato. E le esperienze continuarono. A bordo della stessa nave Nettle furono provate nel mese di febbraio 11878 altre due piastre; provenienti dalle officine dei signori Brown e C.0 , di cui una era in acciaio, lunga metri 2,36 e _larga metri 2,03, e l'altra di sistema composto, acciaio e ferro, lunga metri 2,29 e larga metri ,J ,98; entrambi queste piàstre erano grosse milli metri 229 . II cuscino era costituito in modo identico a quello che servi d'appoggio alle piastre nelle precedenti esperienze, ed

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uguale ne era il modo di fissazione. Con l'istessa car ica e proietto e dalla medesima distanza furono tira.Li anche in questa circostanza tre .colpi col cannone da 9 pollici (centimetri 23) contro ciascuna piastra. I pl'oietti penetrarono nel primo bersaglio di 25 centimetri ,eh-ca , producendo nella piastra d'acciaio una dozzina di profonde spaccattu-e, delle quali alcune la attraversavano completamente; la . superficie apparve inoltre fessurala in parecchi luoghi. Dei tre pro-. ietti lanciati contro la piastra compost.a, due penetrarono nel ber7 saglio alla pl'ofondità di 23 centimetri circa, ed 11 terzo distaceò tutta la parte sinistra deila piastra, che cadde con mollo rumore sul ponte. In appresso fu sperimentala una piastrn d'acciaio temperato nell'olio, i)resentata dalla diua Cammei! di Shdfìeld. E:;sa. misurava meki 2,44 in lunghezza e metri 1,90 in larghezza; la grossezza non differiva da quella delle piast!'e provale prima, ed iden tiche erano le condizioni di tiro. Il primo J.ll'Oietto penetrò d'alquanto nella piastra, sulla cui superficie apparvero alcune fessul'e; il secondo penetrò èsso pure limitatamente nella corazza, gli effetti di rottura tuttavia furono ben super iori a quelli avutisi nel primo colpo. Le spaccature erano talmente larghe e profonde da far r itenere superfluo lo sparo del terzo colpo. Sia che si tirasse contro piastre in acciaio, sia contro,piastre cornposle, i risultati ottenuti nelle esperienze che precedettero il mese di maggio "878 furono sempre gli stessi; nessuna. piastra l'esistei.te -a.I Lel'zo colpo, causa la gra,ndissima fragilità. dell'ac:ciaio. La resistenza opposta alla penetrazione dei proietti, e la facoltà di conservarsi unile anche dopo un secondo colpo molto ravvicinato tuttavia avevano dimostrato, essere i signori Wilhworth e Cammell sulla diritla via, e l'acciaio il vero metallo da cor·azza per le navi dell'avvenire. Il fatto che le piastre inLiere di ferro laminato dell,1 migl.ior qualità e grosse 5f> centimetri furono alla Spezia nettamen te perforate dal cannone da 1100 ton nella te Armstrong, mentre quelle di ferro acciai oso d'ugual grossezza ne arrestarono il proietto; e la circostanza che la corazzatura sandwich costituita da 4 piastre di ferro lami nato fu quasi per intiero sfondala nelle esperienze di Sh oeburyness, tirandovi contro col cannone da 80 tonnella.te; mentre la teoria insegnava -che una piastra composta grossa soli millimetri 356, 6, se costituita a dovere, non poteva essere perforatrt. dal proietto di questo cannone, 1


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era potente sprone all'ammiragliato inglese a continuare le e~perienze, ripromettendosi dall'industria metallnrgica ulteriori perfezionamenti nella manifattura delle piastre. La ditt:t Cammel l infalli presentava -alla Commissione nel successivo mese di maggio una nuon piastra in ferro ed acciaio , quindi del genere composto, lunga metri 2,M:> e larga metri '2,05, grossa come le altre mili. 229 , del peso d'ollo tonnellate e qualche cos:t, che venne sperimentata a bordo del Nettle nelle stesse condizioni . delle ali.re. il di 30 maggio 11878. Essa fu trovata molto più resistente cli q11elle provate antecedentemente, a.ven·do sopporta.to tre colpi senza notevoli degradazion i; nna sola fessur:t l'attraversal'a. le rimaneu ti si limitavano alla superficie. In seguito di ciò venne stab ili to di continuare il tiro, ed 1m quarto colpo fu dirntto al centro del tri,Utgo lo fo rmato dall'1.rn ione dei tre pLrnti segnati sulla piastr.i dai prnietti preeedenti. Ne risultò ln. spaccal.ura della lastrn iu due parti , divise da un solco largo ·I cent., senza. che però la piastra si staccasse da I cuscino: ei volle u11 quinto <:olpo, diretto contro l'a11golo destro, per scoprire il legno facenclo c:a.òcre In i:01Tisponclente meta cli coraiz,L All'urto tutli i proietti indistintamenl.e si erano fra.ntumati: rimanendo le Leste incastrate nel metallo. La serie delle esperienz~ a bordo del Nettle istituite per determinare in modo deGnilivo il sistema di corazzatura per l'.Inflexible, ebbe a quanto pare termine il •I6 ottobre ultimo con la prova di una nuova piastra Cammell, simile per struttura a quella prececlenle, rna di di1Terenti dimensioni cioè lunga metri 3,66, larga metri O, 91 e grossa cent. .27, 4.L li cuscino ed iI modo d' assi turare la piastra ad esso non furono variati . La resistenza della piastra venile provata nelle stesse condizioni di tiro delle esperienze descritte più sopra. Si spararono quattro co lpi; il primo P\'Oietto penetrò cli ,it; cent. , il secondo di 18, il terzo ed il quar to tli •17,8 cent. nella piastra,. Nessun proietto pro<lnsse clanni notevol i. Una corazrn che regge ali' urto di qtialtro colpi rnvvicinati senza mettere iL nudo la parte della mmata, non può a meno di soddisfare, considerando ct1e la distanza di combattimento di due basti-

401 menti fiene dai più accreditati scrittori di tattica navale indicata non superiore ai ,f 800 metri circa. « li tempo che si richiede per caricare, puntare e sparare un pezzo di 12 tonnellate - scrive il comandante Colomb (,1) - non può calcolarsi a meno di un minuto; ora. con la velocità di 11Omiglia, che tale può considerarsi quella in un combattimento tra dué navi, un minuto cli tempo fa percorrere 666 yards (metri 609), talchè, fatto il primo tiro alla distanza di 2000 ya1·ds (metri 11830), il secondo avrà luogo a 1300 yards (,1 ,J88) e l'ultimo a 650 ya1·d,'(· (metri 59,i.); io reputo improbabile che se ne possano fare cli più. Da cjò si ha la misura per calcolare in modo assohrto il valore di siffatti tiri, mettendo da parte la questione della penetrazione; imperocchè sappiamo che le probabilità di colpire variano con una proporzione maggiore che i quadrati delle distanze, e perciò se la nove ha dieci proba bilità di colpire dalla. distanza di 200 yards, ne avrà soltanto Ire ,J.ll'incirca da ((l!ella di 650 yards e meno di una a •I 300 ya:rd.~ ». Queste consideràzioni probabilmente ebbero in!luenza nel consiglio dell'Amm iragliato , quando si decise di adottare per la corazzata dell e torri dell'Tnfle.'à ble il tipo cli piastra Cammell, sperimentato il :30 maggio ,1878. A rendere pienamente sicuri poi che le piastre da impiegarsi sono tutte di ottima qualità, fu convenuto con la ditta fornitrice di provarle lllUt. per una a bordo del Nettle, prima di meU.erle in opera.. La prova naturalmente non si' farà sulla piastra intiera, ma su cl' un pezzo da staccarsi da uno dei suoi lati; e così ,;i avrà assol utn garanzia della bon tà di ciascuna lastra (2). Viste le diffico ltà di fabbricaz ione di queste piastre, non si credette bene seguire il sistema tenuto nell'accettazione cli quelle in ferro, secondo il quale presa una piastra. a caso e trovatala buona, l'intiera partita veniva ammessa come tale. La misura ora·aclouata non può a meno di ritardare il compimento della nave, e di aumentare il costo della corazzatura; ma è indispensabile nelle piastre composte. LA CORAZZA

1

( I) 'l'attica n avale. Lettel'a ciel capitano Pum Pr H. CotoMB al giornale « The Army cmd Navy Ga.zette » {) agos to 1878. Rivista Màritttma , anno !87S, volumo 4., pag. 102. (~) Times. ANNO XXIY~ VQL . II.

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LA CORAZZA

In definitiva le torri dell' fo(lexible, le quali dovevano ricevere una_ corazzatura di 456 mili. secondo i p·iani primitivi, ne a:rannQ mve~e una grossa soli mili. 456. La corazzatura consterà di _uno s~r~to este,~no composto di piastre Cammell grosse mi li. 229, cm segu1:a, alla d1stérnza cli mi li. '303, unaseconda piastra in ferro gros~a. _m1ll. 171; lo spazio fra le due piastre verrà riempito con travi d1 qliercia. Il tutto sarà collegato mediante le chiavarde d'acciaio con rosetle di gomma elastica, ad.ottate da.I ministero della marina inglese . · Abbi~mo già detto che la. piastra Cammell è del genere composto, oea. agglllngeremo che sembra riprodurre il sistema Wilson- infatti lo strato esterno è d'acciaio grosso mili. ·102, quello inte1'.no è di ferro e grosso mili. •127. Nulla di positivo sappiamo circa la disposizione della corazzata da applicarsi al ridotto dell' Tnflexible. Persona ben informala. ci a~sicurava. che per ora la prirn,iliva idea di corazzarlo con dne piastre di ferro laminato Brown, secondo il sistema Sandwich, non fu abbandonata; potrebbe però darsi che anche qu esta corazzatura venga modifìcala in seguito ai ri!>ultati delle esperienze fatte sul Nettle . · Il lettore ricorcl~ come_frn le pias1.1·e sperimenLale a Porlsmouth, a borc~o del Nettte il 18 dicembre '1877, ve ne fosse una d'acciaio posta lre le due lastre di ferro. I criteri che su,...aerivano ·ti sill'n<Jt' Wl d' r ao ' o · 1 so~ t ·~r~are detta piastra in questo modo erano abbitstan;t,a fondati; e~h Jtll.endeva cioè con tale disposizione di impedire il fran~umars1 della lastra d'acciaio. I risultati pnttici tuttavia non cornspo~ero alle previsioni te_ori che. Ulteriori esperienze poi inducon_o _a r1le1rnre la sovrapposizione d'una lastra di ferro su una. di a.~w:10, dannosa anzichè giovevole a.Ile condizioni di resistenza delrmttera_ piastm: E lo prova il fatto abbastanza singolare riferitoci da un giornale lrancese (,J), verificatos i a Shoehuryness in occasione . delle .esperienz: che colà si facevano per r;ccogl i.ere dati sulla. forza. d1 penetrazione dei proietti di ferro fuciIUtto e di accia.io, e sulla. resistenza di un certo numero di ber:sagli; eccolo. 1

1

(I ) Jour11al of{iciel de la llépubUque française,

anno

1878.

I proietti se lancia.ti contro la faccia d'acciaio della piastra andavano in pezii, in.vece se erano cliretLi contro la faccia in ferro attraversavano nettamente la piastra; non solo il ferro acldimostravasi quind( insuff~ciente a(l ar~·eslare il proietto, ma sembrava imprimergli magg10r forza per lorare aru:he l'acciaio che ne costituiva lo strato post<wiore. Questo ,effetto si spiega teoricamente con l'ammettere che il metallo del pro iettot qnando traversa il ferro fucinalo diviene più compalt.o, e può quindi vincere resistenza maggiore. Da quanto fin qni si è del.Lo appare non ancorn ben definita la quistione della corazzatura; tutti, od almeno la gl'a.nde maggioranza degl.i uomini competenti tuttav ia convengono in ciò che la parte cli corazza delle navi da goerrn esposta, n,l tiro debba, essere d'acciaio. Stando alle notizie di giornali competenti .inglesi, la. piastra Cammell, adottata per la corazzatura delle torri dell' Tnflexible, (u superata in resistenza da un'allra. cl'.invenzioneclel Withworth. L'infaticabile od intelligente indusLeiale inglese, sottoponeva cioè nella seconda metà dell'anno scorso a.Ile prove di tiro in }ianchester un tipo di piastra in 1:ui la faci liti.tallo spaccarsi, che costituisce i I principale difetto di questo metallo', e che nel precedente modello egli tentò cli limitare per-forando la lastra in diversi punti, . è, si può dire, eliminato per la disposizione a.ltualmente 'adottala. Essa consiste nel comporre la piastra, fatta col noto acciaio compresso di sua fabbricazione, di tanti pezzi esagonali, ciascuno.dei quali consta di una serie di flnelii, concentrici intorno ad un di:;co circolare, collocato nel mezzo dell'esagono. Un esperimenl:o preliminare fatto Slt piccola. scala contro questo . nuovo genere di cora1.za aveva. dato splenélidi risu1 lati, cpperciò fu ripetuto più in grande . La piastra grossa mili. 229, come quella provata. a VorLsrnouth, era assicurata. ad un cuscino di legno, il quale a sua voi I.a poggiava contro un parapetto cli sahbia. Eccettuata la clisLanza, che era cli ;24. invece che di 9 metri , le condizioni cli tiro non difierivano da quelle adottate per le prove a bordo del Nettle; flt ccui1icli impiegato lo stesso cannone cla. 9 pollici, l'isLessa. carica di chilog. 22,5 di polvere pebble, e l'istesso proietto Palliser di cllilog. H 2,5. All'urlo il proietto si spezzò in una quantità di piecoli franunenLi, e l'intiero bersaglio fu cacciato di circa. 45 cent. dentro il parapetto di sabbia.


,i04

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A fine di megl io conoscere gli eITeLti del proiello dopo il colpo, Slll fronte del bersaglio era slalo fissato un lubo orizzontale di ferro, destinato a raccogliere i pezzi . Le schegge del proietto tuttavia non s'arrestarono nel I.L1bo, ma rimhalzando continuarono il loro movimento di rotazione in diell'O con tale forza da render possibile la verforazione di dieci tavole di legno collocate immediatamente di fronte al bersaglio, e che non ne arrestarono la dispersione tuLt'all'i ntorno . Un solo pezzo cli forma pinua, del peso di chilogrammi 3,60, staccatosi dalla punta del proiet.to , rimase incastrato nella. superficie del!a piastra, dove si era formato un incavo del cliametro di .20 ceni.. e profondo mili. 37 nella parte cent.rn le, che era la più depressa. Tolto questo lieve danno la piastra nulla ~tVeva sofferto, neppure l'anello che sostenne l'urto fu spaccato; il rovescio della piastra non presentava avaria di sorta . Questo straordinario ~uccesso, come ben si comprende, fece grande impressione, ed alla piastra fu meritamenle dato l'appellativo cli inv~tlnerab'ile. I giornali speciali inglesi ( 1), dai quali furono r icavati questi particolari, annunciavano che ulteriori prove si sarebbero fatte s11 di essa a Sonthport ed a Portsmouth. Non si sa come la pensi l'Ammiragliato snl valore pratico di questa piastra; dubitiamo però fortemente che essa possa trovare e:;te~ applicazione nelle costruzioni navali , e molto meno nella fortificazione, per ragioni d'economia. Ta.n Lo pi1i che la piastra composta Cammell, il cui costo non può a meno di essere a paragone di quella WithworLh che limi tato, ha dimostrato di soddisfare nbbastanza bene all'uso cui la. si vuol destinare. Altre esperienze di qualche entilit furono f'aJte dalla marina olan- . dese contro corazze di differen te provenienza, cioù di fabhri ca Cammei! , l\Iarrel , 'B rown e Ouns (svedese). nei mesi di agosto e selternhre '1877. Le piastre Duu:,; erano in acciaio, le al~re in ferro laminalo. Le dimensioni di queste piastre in ktrghezza ed in lunghezza erano uguali e misurarano metri 2,75 X 0,91 (la piastra l\Iarrcl era un po' più corta cioè metri '2, 65); la grossezza però non era

l'istessa, importando mili. 254 nella piastra :\farrel, 252 in quella Cammell. 21.,0 nella Brown e 234 nella Duus. In un~ prima serie di tiri (~H agost,o 11877) fu impiegato il cannone K rupp cla 17 cent. lungo, cerchiato . I proietti cli ghisa indurita, prcl\'enienli da Essen, avevano anelli cli rame e pesavano ripieni di sahbia chilog. ~9,8 . l a carica di proiezione di chilogrammi 11:>,o di polvere pebbte impresse al proietto una velocilà alÌ'urto di 1netri 478, essendo 1100 metri la distanza cli tiro. L'8 settembre 1877 si tirò con un cannone Armstrong di centimelri 22 .86 ad avancarica dalla distanza di I 13 metri, con carica di chilog·. 22,7 di polvere pebble e con proieuo di ghisa .indurit~ Palliser del peso di chilog. 1,J 3,o; la velocità all'urto r1su.llò dt metri 4.58. Gli elfetli di penetrazione furono di ITerenti assai e molto più favorevoli al cannone Krn.pp che al cannone Armstrong. I proietti di '17 cent. allraversarono sempre le piastre di feffo lam ina~o e s' internarono ancora nel cuscino; clue colpi anzi lo perforarono; nessuna. fe,-sura tuttavia si manifestò nelle corazze. S1ante la poca precisione del ca11110~1e A_rmstro.n? non flt Lanto facile colpire le piastre nel til'o successivo rn pos1.z1one non danneggiata prima, i proietti battevano o sopra uno. spigolo o ~o~ra ~m uuco fatLo precedentement~, e sola.monte al settuno sparo s1nusc1a mettere il proieLLo in luogo int::tt.to di una lastra l\'larrel, che fu traYersata . La penelrazione del proieLlo più grosso, sebbene dotato di una forza , iva di dinamodi 113,330 per cent. di circonferenza, fu notevolmente minore di quella del proietto da _'I 7 cent., la cu.i forza vien riferi ta al centimetro di differenza non era che di dinamodi 1.2, 91. Tale fa tto vuol essere aUribuilo alla mi~lior q~1alitit clei proietti Krupp, veriGcatosi nel . tir.o contr.o_ le ~ia~tre. m. accia,~ Duus; e rorse anche alle magg1on veloc1ta cle1 pro1ett1 cl~ '.' cc.ntimet.ri. « Un aumento nella velocitit del proiett-0 (?ice il Clarnrino) . nll quanto un· aumento nella sua robustezza. E cos~ troppo nota che una granata ordinaria, ad. esempio, ammata d1 (Trande velocilà può giungere a forare una piastra contro la quale ;arebbe andata .in ischegge se animata di velocitit minore» (;!).

1

(I )

Engineer, lron, ecc.

1

1

(\) Giornale d'artiglieria e 9e11io, anno 1877, parte

H,

P3 S, 429.


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LA COl'(AZZA

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Crediamo tuttavia necessario avvertire che le esperienze fatte a Shoeburyness nel settembre 1878 col cannone da 6 pollicì Armstrong (,1) non autorizzano a ritenere come certo che all'aumento delfa velocità del proieuo risponda un pl'oporzionato aumento di lavoro utile.contro le corazze; anzi dette esperienze danno luogo a supporre che l'aumento della velocità del proietto abbia. per effetto di accrescere la resistenza della corazza. Uno sguardo allo specchio che segue avvr-ilora quest'ipotesi.

delle esperienze, pubblicato dalle JlJittheiM.1,ngen di Vienna (4), nel tiro del cannone Krupp, sebbene parecchi proietti avessero attraversato le piastre laminate ed il cuscino. Fermiamo l'allenzione del lettore su questo fatto, perchè avvalora l'opinione emessa prima sulla caL1sa che può aver prodotto l'effetto notato ~elle esperienze di tiro contro la corazmta. sandwich a. strato d'aria, e mette in evidenza l'importanza. di un buon proietto nel tiro perforante. Dal confronto fra le esperienze fati.e in Olanda ed a bordo del Netlle si rende sempre più evidente la SLlperiorità delle piastre composte Cammell su.qLielle di ferro laminato. Trnnne la distanza, éhe nelle esperienze di cui ora. trattasi era cli ·I·13 metri e nelle altre di soli 9, circostanza favorevole ,tl le piastre laminale perchè la velocilà all 'urto era di 2o 1n,etri minore, le altre condizioni cli tiro era.no del resto identiche pel cannone da cenl. 22,86. Ebbene mentre ci vollero cinque colpi per distruggere la,piastra Cammell, grossa mili. 229, quella Marre!, gro:;sa miU. ·z5fi., colpita una volta in luogo intatto fu .nettamente perforata. Altro caso non meno degno di' me1nione è che il proietto Krnpp quantunque animato di velocità ben superiore a quella avutasi nelle esperienze inglesi, pure non riuscì ad attraversare la pia.stra d'acc)iaio Duus che con la punta, spa,ccando lti piastra ma senza danneggiare il cnscino; i pezzi del peoieLLo, rOltosi all'urto; rimlrnlzarono e caddero avanti al bersaglio. La speranza che le piastre cl'a.cciaio e composte, se bene manifattura.te, possano reggere anche ai pro ietti dotati di grandi velocità non è qn indi infondata.. L'industria continua a cercar modo cli perfe1.ionare la corazzatura. Il sig. W. Jlf. Stehley ha escogitato un sistema di corazzatura per le navi, rnecliante il quale egli si riprometl.e d'impedire la penetrazione dei proietti ed in pari tempo di rendere assai leggiera la corazzatma si.essa. Quest'ultima. consiste in lamine d'acciaio od anche di ferro, e si sovrappone acl un sistema di cuscini di gullaperca e cli molle a spirale. Tali cuscin·i e molle agirebbero come un sostegno ed un appoggio, e la elaslicità del sis"tema ripartirehbe

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Cannone da 6 pollici Armstrong. Proietto

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3, 19 ta piastra fu trapassata. La p iastra non fu 3,53 Ji},41 · trnpassa ta : il proiHt.to penetrò 2-14 m illim,nri. La piastra fu trapasll,91 a,12 sata . 13,'2 3,48 La piastra non fu tra passa ta ; il pro ietto penetrò 237 m illimetri. 12.1

I

Le piastre in acciaio nella prima serie di tiri furono e•Drualmente . . traversate e frantumate. Il cuscino tuttavia non sofferse. Nella seconda. serie dette piastre finirono per esser ridotte in pezzi. I proietti Krupp rimbalzando si ruppero, alcuni in pezzi altri rimasero ìntel'i; sia negli uni sia negli altri non si manifestarono sensibili aumenti di calore; i proieHi Palliser invece si ridussero in piccoli frantumi di temperatura rnolto elevata. II quarto colpo, l'alto col cannone Armslrnng contro la 1}iastra Duus., la colpì lnncro il marcrine .t V ·tJ superiore al centro, l'atLraversò, ed appiccò il fuoco al cuscino, cosa che non ebbe mai a verificarsi, da quanto appare dal vcrbnl~ (I) Rivista Militare, a nno 1879, <lispensa di aprile pag. 108.

(l) Fascic olo Ili , anno 18,8.


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LA CORAZZA

LA CORA ZZA

l'urto locale dei proietti sulla intiem superficie di corazzatura del Iato espos.to, senza danno per la piastra colpita. La Rivista m(1Jrittima (italiana) nel riprodurre dall' fron siffatta notizia, esprimè alcuni dubbi sulla pratica attuabilità del sistema di corazzatura 81.ehley, e ciò (< perché in vista degli impeLuosi e bruschi movimenti ai quali sono soLtoposte le navi col mare grosso, apparisce non lieve la difficoltà di conciliare la sufficiente elasticità desiderata dal sig. Stehley 'con la, imperiosa necessità di una solida sistemazione delle corazze, dei cuscini di guttaperca e delle molle a spirali sui fianch i della nave )) e per l'alLissimo cosLo della guttaperca ('I). Spelta alle esperienze il dissipare questi clubbi. Il signor J. -Yates di llotherharn (Inghilterra) ha preso nel mesè d'agosto scor.,o la patente per una piastrn da corazzatura di sua invenzione, costituita nel seguente modo·: S11 d'una lastra di fondo d'acci~io, di ferro, od anche risultante da una unione di questi rin.e meta!lt, sono saldate àltre piccole lastre d'acciaio, che egli cl1iama scu_d,, m~ non a ~on tatto' coi 1nargini, bensì ,divise fra loro da piccoli solchi. Questi scudi possono anche esser coperti con uno strato di ferro . Il modo di costruzione di tali piastre consiste nel far prima fondere la lastra di ·base sulla quale, menlre è ancora allo stato fluido, si dispongono regoli di ferro in guisa da ottenerne la perfetta unione con la piastra. · Le parti sporgenti dei regol i, una volta raffreddate, si rivestono con arµ-illa, così che sulla piastra di fondo si formano celle, che si riempiono in seguito con acciaio fuso di conveniente durezza. Quest'ultimo si salda con la piastrn di base, ma non con le pareti delle celle. La piastra può da ultimo anche esser coperta con una lastra di fe1:ro. Un secondo modo di preparazione. p~·oposto dallo stesso Yates, consiste nel praticare sulla piastra d'acciaio fuso dei canaletti, da riempirsi poi con altro metallo; ed un terzo nel salda.re gli scudi alla piastra cli fo,ndo col metodo ordinario della fucinazione~ Queste disposizioni tutte tendono a' limi tare gli effetti dell'urto sulla superficie della piastra, impedendo la propagazione delle spaccature mediante la suddivisione di essa; ed a scemare la forza di penetrazione del proietto, aumentando la sezione d'urto sulla pia-

,stra di base, essendo l'inventore d'avviso che questo debba proporzionarsi nel caso presente non già alla sezione retta del proietto, ma all'intiera superficie dello scudo colp ito. Il risultato che si ripromette l'inventore ci sembra per molte ragioni problematico; attendiamo ancl1e qui l'esito delle esperienze, se pur se ne faranno. Il Kriipp crede cl'esser riuscito a fabbricare una piastra la, quale ha la propri.età cli localizrnre in modo assoluto l'effetto d'urto del proietto. La medesima è fatta con ferro più molle che non è il ferro fucina.lo ordina.rio, e dotato di grande tenacità; il proietto che la colpisce l'acciacca ma non la screpola. In virtù della facilità aspostarsi delle molecole, il buco prodotto da un proi.el.to pnò esser chiuso da altro proietto" che colp isca la piastra in vicinanza al primo. Basta quindi fare la piastra tanto gro::-sa qnanto richiedesi, perchè un detenninato pr:oietLo non la possa. perforare, e si ha uno scudo sicuro ed indislrnttibile; così. almeno dice l'inventore. Questo metallo, che il Krupp chianrn Flnsseise1~, pennette di .dare alle piastre qualsiasi grossezza, poichè quesL'ultima non costituisce difficoltà di fabbricazione. Il principio su cui basa la costruzione della corazza cli ferro molle -ci pare giusto; un definitivo giudizio tuttavia. sulla pratica attuabilitit dell'idea Krupp l'attendiamo dalle prossime esperienze, che si faranno a l\'leppen fra poche settimane, cioè nel mese di luglio . All'ultima esposizione rnondiàle di Parigi figurava una piastra. da corazzatura Sch1iòder, cli fabbricazione simi le a quelle sperimentate alla Spezia nell'ottobre ,1876 e destinata ad una torre da nave. Eccone le dimensioni: lunghezza metri 4,200; larghezza metri 2,600; grnssez:w. metri 0,800, peso 65 tonnellate. Resta, così provar.o potersi, con il metodo seguito dalle officine del C1·e1,isot nella fabbricazione delle piastre di l'erro acciaioso, fare la corazzatura delle navi più orossa ancora che quella del D·iiilio. Solo il progr:sso fotto negli ultimi lustri nelle scienze fisiche e ch imi che potè mettere l'incluslriale in grado di fornire i mirabili prodotti metallurgici che tanto contribu_irono a modificare l'arte della guerra.. L'uso dell'acciaio divenne si può dir.e comune, sia come arnese di pace sia di guerra, unicamente per effetto della conoscenza della temper-a. Questa praticavasi dai metallurgici antichi_in modo em-

(I) Rivista Harittima, gennaio 1878, pag, 132.


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P!rico perocchè, se loro era noto l'effetto ulL.imo dell'ctpplicazione d, t:ale o tal a_ltra normct loro trasmessa dai padri, ignoravano tutlavia_~a qual i variazioni fiJiche fosse prodotto. , ~h mgegnel'i del C.reusot furon o tra i primi ad oceupar.si delI az10ne_ della tempera, mediante !et quale ,essi giunsero a dare ai loro pr~dou, proprietà ela;;liche eccezionali . Il modo con cui viene esegui La quesl' importante operazione dal signor Schneider naturalmente è tenui.o segreto. Tuttavia il princip io è noto, ed è quello segnìt~ ?ggidi nel~e principal i officine metallurgiche della Frnneia, nonche m quelle d1 una, cel'ta importanza d'altri paesi, e che noi esp_orremo per sommi eapi . E '.10lo comç· la clul'czza e la tenacità dell'acciaio, il qnale altl'o non e che un cal'!Jmo cli fel'ro, dipendano essenzialmente dalla più o meno intima unione del c:trbonio col ferro. Il carbonio si tr~va ~cl i' acciaio in due stati. cioè combina.lo eol feno , oppure crtslall,zzalo. A parità di tenore totale di carbonio, il metallo snrit di_ tant_o più duro ed elastico , quanto più piccola ne è la pane cr~stal11zzat;1. A_ll:' temperntu~·e el~vate il carbonio è in gran parte sciolto nell accia,o; ora se il ntflreddamento succede lenta.mente i( carbonio si separa erisLaliizzandosi in pagliette di grafite, s, frappongono alle particelle di feno , Invece se il raffredd[unento ha _luogo rayidame~1t.e: la fo rmazione di questi cristalJ i è impeditct, ed ti carl.Jorno resta 111tnnamente unito al l'erro. La supertìcie estema forma una crosta: che si contrae per la diminuzione della, sua temperatm:?·· ~~l. esel'Cl la_ u~a pre~s~o_iie nell' interno della massa, la quale conti 1bu1sc_e_a. Loglte, e mob il, ta all e mo lecole; l'acc.;iaio diventa più lew~ce e pm d'.tro. A quest<t mutazione dell'act~iaio, cagiona la chtl rapido passaggio dal caldo al freddo, appunto, dassi iI nome cli t~~1,p·ni. La durnzz_a che ~rende I' aceiaio tuUavia non è sempl'e I 1stessa, e tanto e magg10re quanto più intenso è il raffreddamento. AI massimo_raffredchunento r isponde il massimo grado di d~1re~za e nel ~1:e~esnn_o tempo (~i [l'agil ità. dell 'acciaio. Mentre quest ulti ma quahta e nociva, la prima non occorre in così alto "rado nell\w~ia'.ò _da ~annoni, da eerchi e da piastre, epperciò lo sr"tempera nel l olio , il qnale raffredda il IUf? tallo più lentamenle d1e l'a,cqua, e gli eonferisce struttura lìne, nniforme e compatta. L'ac-

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crnio così temperalo sopporta pressioni elevate e si allunga più del. miglior ferro. ' Il raffreddamento non può aver luogo ad un tempo alFestèrno ed ali 'i oterno ilella massct, per cui dopo la tempera il pezzo non è omogeneo, la superfi cie è in uno, sta.to di tensione maggiore che il cuore; , occorre quind i una seconda opèrazione per togliere le particelle superficiali allo stato di straordinaria, tensione cui sono soggette, eper ridona r loro una posizione di equilibrio. Ciò si ottiene operando inversQmente di prima, riscaldando cioè gradatamente la, superficie al color rosso cupo, o come suolsi dire con termine tecnico, 1·icuocendo l'acciaio. Quest'operazione clà una certa libertà di movimento alle particelle; libertà tuttavia. che vuol essere rego lata in modo da , impedire che si sviluppino nella massa riscalda.La le forze molecolari, le quali tenderebbero a distruggere l'azione d{~lla tempern. Nel prossimo lugl io il Krupp radunerà di nuovo a Meppen i rappresentanti degli eserciti di tutto il mondo per renderli giudici ·dei costa.nti e rapidi progressi dct lui faui negli ultimi tempi . In quest'occasione le piastre di ferro molle saranno sottoposte al tiro . Dfllla distanza di 200 metri vi si spareranno contro, dapprima col cannone corazzato da centim., .J ij,5, 20 proietti in accia.io temprato, per speri mentarne la resistenza, e pos(:ia, dctll'istessa distanza, si faranno contro una seconda piastra 3 colpi con un cannone cla 24- centim ., per lo sperimento di proiP-tti in atciaio . Oltre a queste si fara.nno ancora le seguenti esperienze. Tiro col cannone da 1-0 eentim. per verifi carne la giustezza, e per misurare le velocità iniziali e restanti allct distanza di 2500 metri. Questa mostrnosa bocca cla. fuoco, i cui particolari sono noti ai lei:-· tori della Rassegna, fu sperimentata nel mese di maggio per la prima volta al 'poligono di Essen ('I ). L'esito f'u buonissimo, ma il tiro non poté esser continuato per la forte commozione delle c_ase adiacenti. Verranno di nuovo proélotti il cannone da 85,5 centrm. per di mostrarne la giustezza cli tiro, r:iò che non fu su flìci~nlement~ aceertato l'anno scorso. Si tirerà pure con due cannoni da ,10,<> (lJ Oltre ai tre poligoni di Brede lar, d i Diilmer. e di Meppen, descritti nella ,·a~sego~ di genna io, le officine Krupp ne ha nn o un quarto a Essen, ove c iascun p~zzo St'.b ,sce 11 primo sperime nto tirando 10 colpi contro enormi fermapalle cons,stenu 10 g, andlose · arcate 1·i1>iene di sabbia.


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LA CORAZZA

centim. {d'assedio) e da 9,6 centim. (da canipagna) per verificrm1e la giustezza di Liro e le velocità iniziali e restanti, alla distanr.a di 2000 metri. Quest'esperimenlo si ripeterà poi alle straordinarie distanze di 1Ochil ometri pel cannone d'assedio e di 8 chilometri per qµeHo da campagna; per avere siffatte giWtle al proietto si imprimeranno velocità iniziaJi di 700epiù metri ; la<ruestione delle grandi velocità quindi accen na, sempre più ad affermarsi, ed il principio sembra prossimo ad essere attualo anche nellè arliglierie trainab ili al seguito degli eserciti; non v'è dubbio il moi1do cammina oggid ì. con prodigiosa celerità. Altri pezzi che si sperimenteranno sono: un obice da .2 11 cent. . da ·15 cent. e da cent. 8,7. Il cannone da 115 cent. tirerà con shrapnels d\ter:iaio carichi alla dist,rnza di 4000 metri e con proietti allungati fino a 3 11/ 2 calibri alla distam:a di 2000 melri; llll mortaio da ,J 5 cent. rigato eseguirà il tiro in areala sotto angol i di ,1:5°. H cannone corazza.to éht cent. '1/S,5 dopo aver tirato i 20 colpi necessal'i a sperimentare la resistenza della piastra in ferro moli.e, in un successivo giorno sparerà altri 30 proietti per dimostrare Ia giustezza del tiro, ed in seguito altri 2, effett.uandosi lo scambio del cannone affine di persuadere gli astanti della relativa faciliLà con cui si compie la.le operaz ione. Anche un cannone-revolver di cenL. 2,5 verrà messo in evidenza in qnesta circostrmza per sperimentarne la giustezza di tiro. La grandiosi lit di queste espeeiem:e, che uno Stato diffi cilmente s'assumerebbe di fare, danno singolare rilievo allo spirito intraprendenle ed alla mente elevata di colui che seppe conquistarsi il primato nelle industrie metallurgiche. 1

DONESANA

Capitano del f]enio.

APPUNTI DI ORGANICA MILITARE DI

FELICE

SISMON:;:)0

M•Gr.1one DI STATO )!A(,Gll>RF.

{I )

La nostra letteratura militarè mancava fin oggi di un libro il quale-· trattasse di proposito e largamente di orga nica militare. Questa parte dell'arte militare, importantissima per le molteplici qnestioui di cui si occupa, che interessano così la politica come la strategia, era stata o troppo spesso trascurata, o trattata in modo affatto secondario e quasi incidentale nei libri dirlattici rillettenti in genere l'arte della guerra . Due solf} .eccezioni, assai onorevoli per vero, presentano l'Introd:ii-· zione allo stnd:io dell' a:rte 'tn.iU,tare del Ricci, e la Guerra e la sua stM'ia del Marselli . Il Ricci fu •il primo a dare all'organica quella larga parte che le spetta nel complesso problcnia della gnerra; ma la· sua opera , quantnnqne sia sempre il libro didattico che questo vasto problema svolge con metodo, ordine e chiarezza forse insuperati, fu scritta innanzi che iE: recenti grandi guerre dessero un di verso indirizzo a molte quest.ioni relative all'orgauizzaiione militare degli Stati. _[I Marselli ha anch'esso trattato dell'organica con quella largh1'zza cli sapere che tuui riconoscono ndl'illnstre :scrittore; la specialità dell'opera sua e la v.:istitit del eoncetto che vi è svolto lo hanno però condotto a considerare l'argomento piuttosto dal punto di vista dell'uomo di stato, che non da quello del mi litare, piuttosto nella sua generalità,. che nella pratica attuazione· dei pnrt.icolari. (I) Torino, Tipogl'afia noux e Favale 1879 pag. 264.


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41b

APPUNT,t

DI ORGANICA MlLITARf:

Il maggiore Sism.ondo ora ci presenta un libro che l'organica militare ha per soggetto specia le, n questo solo titolo, crediamo, basta a dare impor.tanza tale al l'opera sua da meritarle un particolan1 e spassionato esame. SopratuttrJ però il nome del!' autore, già assai favor1nolm ente conosciuto dal pubblico militare, come quello di dotto insegnante e di faci le scrittore, ci obbliga ad interessarcene allo stesso modo che, ne :;iamo certi, interesserii tutti i cultori di buoni studi mi litari. Il nome dell'autore ci dispensa pure di volgere anzitutto mHl sguardo complessivo al libro p1~r ritrarne l'indole e l'economia generale. Ognuno ,a che il Sismondo, giit alli1ivo del genernlc Ricci quando questi da ca pitano professava l'insegnamento dell'arte rni litarr. alla scuola d'applicazione di stato magg1orn, i: oggi, alla scuola di guerra, il continuatore di quel metodo analitico, chiaro, logico, pratico che caratterizza l'ordinata mc11t11 del suo rnaestro,, e clu\ trasfu:;o nel cliscepolo, ha ripreso nuova efficaci'a per vivacità di mente più giovane e per novitit di concetto più adatto all'attuale indirizzo degli studi militari . Non possiamo però trascurare di por mente ad un'avvertenza che l'autore mette in fronte al suo libro. Egli dichiara che sna intenzion e non fu quella di pnlsentare un trattato nel qua le si trovassero espo:;te e svi luppate tutte le questioni relative all'ordinamento militare degli .stati; volle invece riassumere soltanto e discutere i criterii a cui s'informano quelle inncm1zioni che, introdotte in 1p1esti ultimi anni presso i principali stati d'Europa, danno all'odierno loro assetto militare un'impronta speciale. Quest'avvertenza spiega nettamente l'indole particolare del libro: non·dimeno è bene di stabilirH fin d'ora i limiti nei quali essa può costringere la critica. Il libro presentato al pubblico dal maggiore Sismondo è un libro didattico, tale lo ![LLalifica l'ordine rigoroso e il chiaro rrnHodo tenuto nella trattazione dell'intrigato argomento, tale lo dichiara l'autore ·stesso rruando ci avverte essere un sunto delle sue lezioni alla scuola di guerra . Ora in un libro didattico, l'autore può, come meglio gin· clic.a utile all'insegnamento al quale lo- destina, svolgere con diversa ampiezza i vari argomenti che tratta , e può anche solamente accennare quelli che non servono se non a mantenere completo il tessuto armonico sul quale s'innestano le questioni svolte; ma questi :semplici cenni, anche quando si riferiscono ad argomenti che poi devono ,trovare largo svolgimento in altri speciali insegnamimti, devono essere

tali che, mentre dimostrano il completo nesso logico di tutto il soggetto, non lasciano altro a desiderarn che un conveniente sviluppo per rimanere in armonia con le parti trnttate. · Fra tali limiti pertanto noi maulerremo le uostre osservazioni quanto .sarà il caso, ed intanto teùl.iamo di riassumere il contenuto del libro .analizzandone le parti che ci sembreranno meritare una particolare attenzione.

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L'inlcro nrgom!'into è svolto in cinque capitoli. I primi tre riguardano il personale, e lrattano rispettivamente del reclutamento, delJ'ordinanrnnto e del governo, il rprnrto tratta del materiale, l'ultimo .del t~}lTCnO. Qnesti capitoli sono preceduti da una in troduzione nella quale l'autore dim1mra la verità di alcune proposizioni che gli serviranno poi, per usare le sue stes:e parole, di punti ca_rdi~rnli ~u cui. orie~tar:;i nell'esame del le svanate e complesse quest1on1 nell orgamca rn1lit11re. Tali pro posizioni, o meglio criteri i fondamen tali di organica, sono così enunciati: « ·1 ° E:;;senzialmentc l'esercito è fatto per la guerra, e LllttÒ il la voro dell'orga nizzazione deve ,essere di prcparazioue alla guerra. « 2° Le istilnzioni militari sono istituzioni sociali . . « ao Le disposiziùlli organiche portano i loro dl'etti a lunga scadenza . . « 40 Concilinre il progresso col rispetto dovuto alle abit.udini e alle tradizioni ». Se a tutti fossero 5empre presl~nti questi sempl icissimi criterii di organica, probabilmente non si vedrebbero tròppo sp?ss~, an:he col più 01wsto desiderio del bene dell'esercito, propugnat~ s1stern1, s~ecialmente d'ordine amministrativo, i quali ~ebbene s1 raccomand,no per la semplicità ed appar<rnte bont~ in_ tempo _d~ .pace, sono· !1cr loro natura difficilmente praticabili o ::iffatto rnattuab1li m guerra'. ~e tr?P_P 0 di frequenw desiderati rapidi e radicali can~ia1m:n.ti ~rga111c1; ne rnfìnc consigliate importazioni di c.om plesse chspos1zion1, i_nadatte alle abitudini e tradizioni nostre, solamente perchi~ altrove launo buona pr-0va .

Heclntamento del personale. - · In questo capitolo l'a~tore, disc_ute <renera le della le<rislazione sul reclutamento, ne esarnrna l appltcaJ~l "E· in Gerrnailia , c>in Austria-Ungheria, in Francia e in Italia, ne Z!Oll , . . . . apprezza la portata rispetto agli interessi sociali, cconom.1c1 e nn·


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APPUNTI

li tari. La trattazione u' è assai completa, chiara, ordinata, spesso scendenti! a rnirmti ma interessanti panicolari, sempre fornita di preziosi dati statistici. È un capitolo che potrebbe stare da sè, ed anche isola tamente costituirebbe opera assai pregevole. La vastità e il nesso dell'argornento non ci permettono di riassumerne l'intero svolgimento; non possiamo che accennare alcuni punti di particc,Jare importanza. Parlando della surrogazione e del l'affrancazione l'autore asserisce che tanto l'una quanto l'altra, oltre ad ingenerare nel paese l'idea dell'equivalenza di una somma di denaro alla presta1ione ciel servizio facendolo considerare non già come un dovere sacrosanto ed un onore, ma come un peso di cui solo i meno ricchi non possono sottrarsi,. furono anche trovate sperimentalmente dannose all'esercit.o, per la qualità degli elementi che v'introduceva. L'apinione pubblica condannò le surrogazioni, ed a crueste venne sostituita l'affrancazione. · In Francia il rimedio produsse effetti anche peggiori: << 1° Sullo spirito delle popolazioni proclamando esplicitamente là equivalenza del servizio militare ad una tassa in denaro: la cifra di coloro che si liberavano dal sHrvizio mi litare ft1 in media cli ~3000 all'anno in tempo di pace. In occasione della guerra del ·1859 su una chiamata di HOOOO giovani, le affrancazioni fnrono 4~000 . Notisi che nei tempi normali soli 50000 erano quelli del la ,I" parte del contingente, cioè i chiamati irnmediataninnt.e sot.to le nrmi. « 2° Nell'esercito produsse: stagnamento nella carriera dei sououfficiali e caporali , ingombrando i quadri cli vecchi clementi riassolda1.i; alterazione profonda nel la composizione degli effettivi di truppa, rend<~ndo eccPssivo 'i I numero di coloro che stavano al servizio allettativi da un lucro in denaro . Nel 1865-66 si .avevano in Francia il 76 per cento circa di sottoufficiali riassoldati con premio; e su di un effettivo bi lanciato di rnOOOO uomini, ben HH-000 avevano preso o ripreso servizio mediante premio in denaro; di questi 88000 erano riassoldati, 66000 erano nuovi arruolati mediante premio in denaro, cioi~ veri mercenari. « Era qnesto il sintomo di una tendenza a ridurre ai soli ,.\.00000 nom ini mantenuti dal bilancio il numero dei Francesi iniziati al servizio militare e capaci di concorrere utilmente alla difesa del paese, era il sintomo di una tendenza a trasformare totalmente l'esercim francese in un esercì to di mercenari i>. In Italia, l'affrancazione come venne· introdotta con la legge del

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TJ1 ORGAN ICA MILITARE

7 luglio ·1866, correggeva in gran parte i difetti del.sistema francese, per·chè: le affrancazioni erano sospese in tempo di guerra pei militari già al servizio; il nurnero delle affrancazioni concesse era dipendente da quello dei riassoldamenti ; il numero dei riassoldamenti era annualmente fi ssato dal ministi·o della guerra; f)rano nmmessi al riassoldamento quei soli mìlitari che presentavano, per le condizioni di conrloua e di età loro imposte, le più solide guarent.igie di riuscire veramente utili all'esercito; era escluso assolutamente il rjcorso all'assoldamento di horghes,i per rienq)ire il vuoto prodotto dalle accordate liberazioni. Ma, ad onta di queste corre1.ioni, rirnnneva sempre nel nostro sistema militare il grave fatto che 1111 ci LLadino pot!)sse con una somma cli denaro sotlrar~i all'obbligo di consacrare la propria persona alla difesa della patria, e rimaneva con tutta la sua pcrni<;ios:-1 infhrnnza sullo spirito e sui costumi della popolazione. Abol ito ogni modo di liberazione dal servizio rnilitare, per parare al d,mno dell'iutt'rruzione cli cetti studi e di certe carriere, rimase: l'autorizzazione di prestare il servizio in tempo di pace qualche tempo prima o dopo delh1 chiamata w n l' armo lamento volontario; la concessione di ùna ridu.iione nella d,urata del s1wvizio stesso a quei volontari che soddisfano a certr~ cond izioni, con la istituzione dei 'lJOlontar'i di. iin anno. A tale proposito l'autore esami na l'origine ,;torica della istituzione del volontariato di un anno in Prussia, e 1p1indi discute e con rront.a Je Je~islazioni che vi si riferiscono e in vigore in Germania, in Austria:Ungheria, in Francia ed in .Lt:-i lia . Tiiguardo iil l'[talia Fa. pure la storia delle modificazioni giù apportate successivamente a questa recente istituzione e n<J assegna e discute le ragioni . Egli qui accenna in nota che il livello dell'istruzione richiesto da noi per l'arnmi$sione al volontariato d'un anno è sempre di gnm lunga inferiore 11 quello richiesto in Germania ed in Anstrin dove la ferma sollo le armi ha pure la durata cli t.re ann i; ed osserva che la principa le ragio~e ~li queste differeni:e deriva dal fatto che da noi la ca.~~a ·milita-re s1 _alimenta con le tasse pagate dagli ammessi di v9lontar1ato, il che sprnge a desiderarn numerose le ammissioni. Avrebbe potuto anche notare che eon ciò l'istituzione rimane snaturata e diventa un paìliativo detLirfraHcuiione. Sc~condo noi sarehbr~ st.ato bene accentuare di più un difotto da correggersi nella nostra legislazione. Inol tre, J'antore, citando l'Istruzione ministeria le del 27 settembre ·1878, la quale dispensa dagli esami per l'ammissione al volon21


DI ORGANICA MIL ITAR E

APPU NTI 418 tariato di un anno quei giovani che provano d'aver compiuto gli. sLndi liceali o delle scuole ·tcèniche, esprime il dubbio se in questa disposizione si dovessero sostituire le parole « st.udi ginnasiali » a quelle « studi liceali >l, giacchè è il ginnasio che negli studi classici tiene il posto dl>-lla scuola tecnica in quelli tecnici. Invero il dubbio è giustilìcato; ma potrebbe anche nascere invorsament.e, se, cioè, non si debba piuttosto sostituire le parole ·<< istituto tecnico » a qn<~lle « scuola tecnica ». È naturale ch e l'autore propenda per la sufficienza di titoli più facili per dispensare ·da un esame il quale versa su cognizioni elementari già possedute~ dalla maggior parte dei giovinetti di 11O ad ,1•I anni : senouchè la colpa della sconcordanza non è dell'Ist.ruzione citata, ma del § 677 del Regolamento per l'esecuzione del testo unico delle leggi sul reclutamento dell'esercito. Quello di cui l'Istruzione del '27 set!embre ,t 878 clovn~bbe rimprovernrsi i~ che invece di correggere una disposizione scorretta , è incor$a in un'altra contraddizione : mentre ma1uiene che, per provare una sufciente istruzione elementare nell'ammissione dei volontari di un anno, bisogna provarn di aver compiuto gli studi liceali , ammette poi che, ,per provare una snfficiente coltura geMrnle negli esami d'idoneitil al grado di sottotenente di com plemcnto, basti provare aver frequen tato con successo il primo ani10 di corso liceale. Infine l'autore come conclusione al. paragrafo sul volontariato cli un anrio osserva : « ,1° Che la legg,~ nostra è la più iudulgenh~· di tutte nelle esi. geuze d'istruzione nell'ammettere al volont.:'lriato di nu anno. '.2° ·che all'incontro la nostra legge ò la più esigente in quanto a sacrifizio in denaro, richiedendo ossa il pagamento di una tassa superiorn all'importo delle spese di mantenimento e di equipaggiamento. 3° Questo da una parte facil ita il reclutamento dei graduati di truppa coll'alimento che c\à alla cassa mil itare, e col preclndl~re il volontariato a quelli eh~ non sono in grado di sborsare la tassa; ma dall'altra co~tituis<;e una specie cli privi legio all'agia lezza non accom pagnata da istruzione. A correggere quel non so r,he di ingiusto e di odioso contonnto in tale privilegio, sembrerebbe op portuna una c\i:;posizioue, la quale permettesse di esentare dal pagamento della tassa rp1ci giovani che danno prova di ecce1.iona lc attitudine ed assnidità uello scienze o nelle arti. ,i-° Con la disposizi one legislativa, che ascrive alla •I • categoria i volontari di un anno, indipendentemente dal numero cstrau.o nel sorteggio di leva, è assicurata la presenza del lìorn della gioventù nelle prime file dell'esercito in caso cli guerra. ;s° Con

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le norme stabilite di regime e d'istruzione il co~ le cautele di cui si è circondata l'ammissione al grado d'nfficial d di complemento, si hanno le più solide guarentigic della buona istruzione· dei volontari d'un anno in genere, e della buona qu:)lità dogli uffi1.iali di complemento » . Assai importante è pnre il paragra ro dove sono tratta te le questioni riauarcfanti la clnrata del servizio. "Dopo aver dimostrato che l'attitudine al servizio mil itare dall' età cli 2.0 ann i aumenta sino a un dato limite e poi decresce successivamente lìno a diventare nul la o poco meno, sia pcl modificarsi del fisico , sia massimamente pcrchè, a misura che il soldato- cittadino cresce in oti.t, tendono a preponderare nel suo animo le preoccupazioni della famigl ia e della vita cx.tra-m il itari, l'a utore fa osservare che a queste ragioni sc ne aggiungono al tre d'interesse sociale. Infat.ti , egli dice, la pertnrhazio1ie cagiona ta all'assetto economico generale, col distrarre un individuo dalla prodn1.ioue e clalla famiglia, è tanto più profondo, quanto più c;tabile ed importante è la posizione dell'individuo ste:;so rispetto alla produzione della ricchezza ed il governo della famiglia . Esiste dunque un lim ite oltre il quale sarehbe irraziouàle obbligare il ciuaclino al servizio miliwre. Questo limite è fi:,sato a 4-2- anni in Germania , a fi.0 cb noi ed in Francia. i\'la le variazioni cl'attitu<linc essendo assni :;cnsihili fra tali li miti, per ottenere le desiderala omogeneità nell'esercito, si ripar-t.isce la massa dei ci ttatl ini vincolati al servizio in due scaglioni : il primo comprende la pa rte più atta ad essere im piegata in campagna, · il secondo la parte atta solamente a formare eorpi di truppa presidiari de,tinati a su1·rogarc in servizi necessari ali' interno nna parte delle [orze del primo scaglione e renderla così disponibile pc1· la gLJ erra campale. La permanenza nel 1° scaglione è sino all'età di 1H o 3:2. anni in Italia, in Germania ed in Aust.ria, sino al 84° anno in Francia. Il 2° scaglione comp1~emle tutti i rimanenti elementi cshe costituiscono il lanclstnrm in Gcri)rnnia ed in Austria, la mi lizia territoriale in Italia, la riserva rlella milizia territoriale in Francia . Le stesse ragioni che consigliano a dividere la massa in due scaglioni, consigliano pure a dividere il primo scaglio1rn in due parti, (e$erciti di ,ta e di 2" linea); la prima destinata a so:;tcnere le principali fati che o i maggicri pericoli della guerra ; la seconda (landweher in Aml.ria e G()rrnania, milizia mobile in Halia, milizia territoriale m 1

r.


APPU NTI 420 Francia) destinatit a render l'esercito di .fa linea interamente disponibile per le operazioni di guerra campale, provvedendo a tutti quei servizi cli gua rnigione e di 2" linea ai qua li , per quanto sia la loro importanza , si può provvedere nflicacemente con r-lementi anche non perfettamente atti alla guerra caro pale. Riguardo alla determinazione dell'eti, nella quale 1J convcnienle il passaggio dell'esc~rcito di .1a a quello di 2a linea, l'esperienza ha Jis::;ata quello di 30 anni come limite massimo. Ma ben più grave ii la questione che rigmu'tla il tempo nnces:;a rio all'istruzione del soldato, cioè della fernw sotto le armi. Con,idcrazioni d'ordine economico, fi nanziar.i o (~ militare si oppongono infa tti a ciò che la forma sotto le arm i sia egua le al tempo clrn il solda to fa parte deìl'esercito di prima linea . Secondo l'autore da ciò risulterebbe : « ,1° Scouvolgimcnto nell'assetto economico dell e fa miglie, e 1p1imli nei vari rami della produzione... ... · cc '.2° ì\fo ltiplicaiione ilei numero degli spostati (grave clemeuto di disordine nella società) prodotto dalla restituzione alla vita civile d'ind ividui, cui la lunga permanenza sot.to le armi fece perd ere l'a bi tudine e gran parte dell'attitudin({ ad altre professioni ..... « ;1° Peso eccessivo alle Jìnanw dall'ingrossarsi degli efteu.ivi che gravano sul bilancio, rruando que::;ti effetti vi constano cli parecchi contingenti abbastanza numerosi per fornire ìa i'orza numerica vol nta uell'esercito di campagna; opp ure, danno alla diba del paese, se per evitare la spesa soverchia .;;i riducono a minor ci fra gli :rn nui contingenti , e si diminuisce quindi la forza numerica dcll' esercito di campagna. <' ,\.•) Deteriorarsi della quali tù del solda to stesso, pel qua le il S(~rvizio ·sotto le armi, prolu ngato al cl i lit del tempo necessario allr, sua completa i:;truzio_nc cd educazione mili tare, diventa sorgente di disgusto e di noin , e spesso r,nchc di connr.ione nei lunghi pcri(ldi di pace». Però la ferma sotto le nrmi è di 3 anni in Genrlania, in A 11striaUngheria crl in Italia, di 5 anni in Francia. Le ragioui che pos~ouo consigliare l'accostarsi piuuosLo al li mite superiore anzi che a queJJo inferiore si producono : « ,t O Dal le e;:;igeuze cieli' istrnzionc e dell' inquadramento . Sotto questo rapporto la durata della ferma sotto le unni d1wn uon solo bastare alla completa istrur.ione ed educazione dolln reclutu, ma clcvn ancora facilitare il reclutamen to dei caporali e dei :;ottouf{icin li .... .

Dl ORGAN ICA M ILITAHE

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2. Dal rapporto tra la spesa annuale e la forza numerica del0

l'esercito di campagna . l?issat-0 la somma che annualinente si può spendere por l'esercito, e però il numero d'uomini che si · possono normalm ente tenere gotto le àrrn i, ~e si accorcia la fe rma sotto le arm i, si 'possono incorporare ccl ij;trnire coutingenti mrnuali più grossi e si puii avr~re un esercito di campagnn più unrrHffoso, ma meno istrntto; se si allunga la ferma sot.t.o le armi, i cont.ingenLi annui devono essere più piccol i e l'esercito di campagna snrà più istrutto ma rneno numeroso. « 3° DnI rap pol'L o t.ra la forza n umori ca 1lell' c;5e1'ci to di carn pagna e l'età di cp1cll i ch,e ne l'anno parte. A parità di spesa 11111,ua e di forMt nu111 crica nell'<-:s1m;ito rii cam pagna , la più breve l'erma. sotto le armi di, codesto esercito più giovane e n1eno istru ito , la for ma più lunga dà l'c~erci to ri i campagna con maggiore istruzione e più vecchio . « :~" Dal rap porto fra il tempo passato sotto le :irrni, la durala tota le elci servizio uell' e,;ercito rii 11" li nea . No11 dovendo richiamare nelle fi le dcli' esercito di ,1a linea , in tempo di guerra, individui clic da troppo lungo tempo ahbiano lascialo il ::;crvizio sotto ·Je armi e perdu to rp1 incl i nell'istruzione o nell r~ abitnd·ini mi li tari. <e ;;o Da l rapporto tra la fòrza numerica dcll'c:-;ercito di campagna e quella del le sue risen°c tli rimpiazza mento » . Que,;to rapporto è essenzialm ente deterrniunto da ll'estensione delle perdi te proba bil i nel corso di una campagoa. Quind i l'au t.orrJ dimostra che, per la prevalenza as~ai cresciuta del combattimen to da lungi nell'odierno modo di agire degli eserciti, 'il megl-io da to dalla ferma di ciuque an ni non compensa il più dato da ·quella di tre. In rriiest11 dimostrazione· però ci scmhrn ('he l'autore dia troppo assolutamente come mi nimo il limi te di tre anni allil permanenza ~ouo le armi; almeno non lo dimostra tale cou suffìci,rnti argomenti. lnfati.i, dopo aver presentato l'esempio <lell a pratica in Genuania cd in Austi·ia-Unglieria, l'11 utore non adduce altra ragione per sost.encre il limite minimo cli 3 auui se non ·quella ilel la diflì coltil maggiore .che s' incontrerebbe a fom irn i caporali e i sor.touffìci:i li qna lora si ~cendc,5e al di sollo di tale limite. Ciò irnportereb])e che, trovato altro 1nczzo per reclutare il personale dei graduati di t.rup pa, si potrebbe impunemente abba~sare iJ limite della permanenza sotto le armi, riducrmdo in pari temp-• a giusti confini l'ecccssu di truppe cli complemento che deriva dai cou tingcnLi piccol i, come pur troppo si verifica in I talia con l'eccedente 2,• cat.egoria.

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APPUNTI 422 Noi non discutiamo; ma avremmo desideraLq che l'autore invece di affermare solamenw avesse dimostrato con più valide ragioni, che certamente non ne mancano, il danno che deriverebbe all'esercito da una ulteriore riduzione della ferma sotto le armi, tanto più oggi che autorevoli voci si pronunciano per la cl iminnzione di tale forma, affine di poter generalizzare l'istrnzione militare con la categoria unica . La Prussia, si dice, nell'epoca del suo raccoglinwnto ha diffusa l' istrnzione militare mediante una permanenza sotto le anni ben minore di 3 anni, e non l'ha ponata a questo lim ite che all'epoca dell' immediata preparazione alla guerra . . Fermo nel criterio che la brevità della permanenza soLto le armi è consentita soltanto dalla prevalenza del!' azione lontana della tnttica moderua, l'autore a buon diritto sostiene la ferma speciale di 5 anni per la cavalleria la quale deve essenzialmente agire dn presso . ParlaiÌdo infine !lella durata del servizio nella riserva di complemento, ro·rrnata da quel numero di giovani requisibili , ma non incorporati per non aggravare di troppo il bilancio, l'autore stabilisce i criterii seguenti : e, ·I O Produrre un numero di elementi di complernento proporzionato al probabile consumo delle forze mobi lizzate; 2.° Compensare la minore istr-uzione militare con maggiore vigore giovanile. E sogginnw~ : « Con questi criteri si può trovare la spi·egazione del fa tto, che in vari eserciti il vincolo cli servizio impo,.;to ai giovani ascritti alla riserva di complemen to non coincide col vincolo imposto a quelli che fan parte dcli' oserei to mob;le » . Di tali criterii, che l'autore stabilisce per determinare la durata del sen·izio di ciò che noi chiamiamo 2" categoria, il primo è certamente assa i più importante del secondo. No11dimeno si Y!~rifica il fatto che jn Italia è appunto violato il 1'\ avendo noi un eccesso di truppe complementari, e solamente in Italia è inveC!~applicato il :t,'\ ma per diminuire questo stesso eccesso. A uoi sembra che come la 2.a categoria è figlia dei bisogni del bi lancio, così solamnule questi bisogni siano i criterii per determinare la dura ta del suo servizio. Un ultimo paragrafo di qu esto capitolo tratta della forza considerata come <p1esìione statisticn. Dopo aver definito il significalo di forza nominale, effeuiv:i, presente, mobilizzabile, inquatfrata e bilanciata, l'autore esamina con di.ligenza e facilità ammirabile i fattori della forza, cioè il contingente 1

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annuo, la durata del serv izio e il bilancio, in Italia , in Anstria-Uhgheria, in Germania ed in Francia; spiega il modo con cui devesi procedere in siffatti calcoli; esamina i risultati che nei diversi eserciti si otteng?no da tal i fattori; ne apprezza e confronta le cifre e il valore di forza che esse rappresentano. Basandosi su I principio stabilito che le disposizioni organiche producono i loro effetti, a lunga scadenza, fa risnllare gl'inconvenienti che può produrre il fatto che in Ita lia la cifra del contingente e quello del bi lancio sono votate annualmente dal .Parlamento. Questi inconvenienti sono stati infatti anche rimarcati recentemente da competcntissimi oratori alla Camera , al meno per ciò che riguarda gli effetti che la variabilitit della cifra del bilancio deve produrre sulla permanenza sotto le armi e sulla ci fra del contingente incorporato; e tntti ricordano che in ta le occasione il ministr-o della guerra ha promesso di prnsentare un progetto di legge per fìssnm in maniera cosi.ante almeno la permanenza sotto 11·: armi, e ria quesla fissazione far dipeni[ern la forza bilanciata. I fattori di forza clis<;nssi dall'autore portano alla conoscenza precisa della {orzn mobilizzabUe cli ciascun esercito. ~fo la vera espressione del numero dei soldat.i che un paese pnò utilizzare in caso cli guerra è dato dalla forza 'Ìlliq'liaclrall;, cioè: la fo rza mobilizza bile ntile è data dal numero delle unità combattenti che si possono cos1.ituire in completo assetto di guerra al momento della mobilizzazione; la forza uti le delle truppe cl·i complemento è espressa dal la capacità d!~i quadri di deposito che devono completarne l'istruzione. · « Dal punto cli vista dell'interesse militare, dice l'autorn, l'organico più perfetto sarebbe. quello il qu::tle, (;lassi/ìcando la parte della popolazione idonea al servizio mi li tare a second:i ddl'atli tndine derivante dall'età, producesse il massimo di forza disponibile per l'esercito di '1" linea con proporzionate ri::;erve di complemenlO, e il nrnssimo di forza disponibile per l'eserc:ito Lii .2.a linea; che quindi facesse coincidere la cifra rlclla forza inqundrata con quella disponibile ». A questa massima devono informarsi le riduzioni che, per ragioni sociali e finanziarie, si po:;;sono sul piede di pace apportare ai qnadri , al numero dei soldati sotto le armi e ai mezzi di mobilitazione dell'esercito . Perù, ::;econdo J"autore, le riduzioni devono poter soddisfare due postulati ch'egli cnui1cia così : « ,( Delle unità combattenti (li cui si vuole disporre in guerra, i nuclei devono esbtere in tempo di pace, e la riduzione non può andare sino al punto di sopprimere i quadri. Ammessa l'intangibilitit 0


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APPUNTI

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dei cruadri, le riduzioni per ragioni economiche in tempo di pace potranuo solo aver luogo $Ulla forza tenuta sotto le armi e sulla dotazione in mezzi di mobi litazione. « Si è già fatto cenno di una delle condizioni a cui deve soddisfare la forza tenuta sotto Je armi in tempo di pace: quesLa condizione si è di poter dare il grado voluto d"istruzione ad un numero di soldati sufficiente per produrre la quantità voluta di forza mobilizzabile. « Un'a ltra condizione si è quella di permettern l'i:;;truzione dei graduati , coll'abituarli il più che possibile al comandò di cp.rnlle unitil che devono dirig<~rn in . guerra. Un'altra si è quella di mettere in tempo di pace a disposizio11!} del governo, un nu cleo di forze corrispondenti al bisogno di nrnutencre l'ordine al l'i nterno dello Stato. Un'al tra condizione enrnrge dalla considerazione che 11.1 for1.a tenuta sotto le armi in tempo di paCB deve avere proporzioni numeriche tali, da (~sserù il nudeo attorno a cui vengono a rannodarsi le 1·iserve richiamate dal congedo iu occasione rii guerra, e ta le quindi da assimilarsi quelle, e da non e,serne assorbita e sopraffatta. ~el io stesso tempo la facilità di mobilitazione sta in ragione in versa del numero dei soldati che si devono richiamare dal congedo. << :za La forza bilanciata deve rappresentare: i 11uadri ed una parte più o meno notevole dell'esercito cli 1• linea; i Cftiadri delle truppe di deposito; i quadri dell'esercito di 2a linea. Qui l'autore avverte che. dice quadri e non quadri co·mpleti perchè in paùe possono essere scemati di tanto, quanti sono gli ufficiali di complemento disponibili per la mobilitazione. Quindi discute i dati sperimentali nei principal i eserciti europei dei rapporti numerici tra la fo rza bilanciata, la spr~sa annua e la forza mobile inqnadrat.a, come pure i dati statistici della forza inquadrata di 211 linea e dei quadri di deposito e di complemento . Un'ultima osservazione falla da ll'autore sulla possibi lità. di ridune le spese per l'esercito in tempo di pace è la seguente : « .. .. le riduzioni cli spesa che si formo ancora al di sollo di un certo limite, si convertono in diminuzione d'istruzioni, di buona costituzione e di prontezza alla mobilitazione. E siccome senza un certo grado d'istruzione, di buona costituzione e di prontezza alla mobilitazione, la cprnntità nu11rnrica dei soldaLi poco varrebbe, cosi un paese costretto dalle esigenze fìÌrnnziari e a restringere le proprie forze militari al di sotto di quel mininium necessario per dare le volute condizioni di qualità a tutta la forza mobilizzabile prodotta dalla legge

sul reclutamento, deve piuttosto decicl!>,rsi a ridune le proporzioni numeriche del proprio esercito , anzichè sacrificare alla appa:renza del numero la .~ostanza di quelle r,ondizioui die rendono il numero vennn<mte uti le. "- R co~ì ra l'Italia tenendo l'esercito di ca 111pagna a sole 20 divi:;ioui, mentre la cifra del la sna popolar.io,rn e la legge snl reclutnmento le darebbero la facoltà di poterne tcrwrc anche 25 ». 01·cl!incimento del persona,le. - Anche que::;Lo, come il precedente capitolo, e stupendamente organizzato nelle sue parti e nell'armonia dello svil uppo accordato a ciascu11a di esse: corne il pl'ecedente potrebbe, da solo, costituire un lavoro completo e pregevole, quantunque le ([uest.ioni che vi si svolgono, es~enllo lii natura assai pi ù delicata e poggiate su princqrn meno evidenti di quell.i che reggono il reclutamenLo dclla lnqipa , si prestino pitì raci lmcutc ad essere tontest.ate. In generale \'i sono t.rat.tate (>, discusse le qnestioui riflelleuti il riparto del personale, la costituzione della gerarchia o del relnt.ivo frazionamento dcli' e;;orcito, la circoscrizione mili tam territoriale per ciò che si riferisce al modo di esservi• tli,;tribuito il personale, il reclutamento e la composir.ione dei qm1clri; vi si fanno opportuni e interessanti confronti fra le alli.lloghe disposi1.ioni negli eserci ti germanico, austro-nogarico, feancese ed italiano; se ne c;orrohorano le conclusioni con rrequenti dati sperimentali e statistici. Noi tenteremo esaminarne alet1ni punti più irnponanti o più discutibili. Parlando $pecia lrnonte dell'alta gerarchin in tempo di pace, l'antorn tocca una rp1estione :;nlla qna le molto si e parlato e :sc1·i Lto in questi ulLiroi anni; vogiiau10 dire della costituzione del cornnndo supremo. Secondo l':rntor·c, l'iulluenza della rapida n1obilizr.azio11e sui risultati finali del la guerra, della pronta entrala i11 campagna av!mllo già ordito il piano delle operazioni da (~seguirsi; la diffico lttt per risolvere 'il problema della mobil itazione per la natura eminentemente complessa di u.n esercito rnocler110, per la sua mole, per la differenza che presenta tra le propor;1,ioni cl:1e ha nel le v.arie sne parti in pace e ,quella che ha in gtwrrn; la rapidità e.on cui, d'altra parte, in oggi, mediante il vapore e il telegrafo, si può mobi lizzare J'escrciLo e trasportarlo sul tealro della guerra una volta che no sia in tempo risoluto il rlifficile problema, << mostrano In 11eeessitit elle il comando :Snpremo, che dovrà dirige.re le operazioni in guerra, sia già orga-

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..,•...,.


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APPU1'TI

nizzato in tempo· di pace, onde possa t.rovars1 1n grado di maneggiare con la massirna faci li tà una macchina così colossale e complicata L(ual è uno d~gli eserciti odierni. « Presso noi, egli dice, il comando supremo responsabile in tempo di pace è il ministro della guerra, il c1uale, in nome del Re e sotto il controllo del ,Parlamento, dà moto e sovra intende al funzionarn1~nt<, nell'organismo mi litare e lo rrepara per le eventualità della guerra . « Ciò indica, a prima vista, una soluzione ciel problema, la qnnl<~ consisterebbe nello stabilire che il ministro .del la guerra , in pace si trasformi in comandante ·o capo cli stato maggiore dell'esercito in guerra . « È una soluzione di eni In storia moderrrn~prcsenta molti csen1pi. « ~fa un:,1 tale sòluzione che. appare cosi ovvia e naturalù, considerando la questione puramente nel campo militare, cessa di essen~ sempre atttrnbi lc se si considerano le relazion i elio il ministrò della guerra ha col cornplcs$i\'o organismo pol itico dello Stato . « ll ministro della guerra, in tl1tli questi atti in cui l'organi~mo militare si meue in rapporto con la vita economica 1) politica-i nwrna del paese (reclutamento, bilancio, servizio di sicurezza), 8ppa1·e lJiuttosto un membro ciel governo della cosa pubblica, che non il supremo grado della gerarch ia militare; difatti nel regime costitnzionale il ministero della guen a potrebbe anche essere nffidato a per$ona e;,tra nea all'esercito. « Il carattere, invece, di vero comandante in capo deU'osercito, il minist.ro della guerra lo riveste cjuaudo dii impulso all'istrnzionc, all'educazione, all'amministrazione, all'apparecchio per la mobilitazione,· allo stud io di tut.ti i problemi inerenti alle guern~ probabili, a tutto quanto insomma costituisce la vita interna dell 'esercito, considerato non pitì. nei suoi rapporti con la vita economie.a del paese, ma come un organismo a sè e come uno strumento, che tonde sempre a pcrfozio11/.lrsi per la guerra, a cui è essenzialmente destinato . « Quindi nel mini:;tro della guerra si trovano ri uniti, per cosi dirn, due per~ouaggi: l' uno essenzialmente militare, cito potrehhe e dovrebbe essere il c:.ipo cli stato maggiore dell'esercito in caso di guerra ; l'altro, personaggio politico, soggetto quindi· a tutte le peripozic ck!le lotto parlamentari, per le qnali manca· aila sua posizione quel c.i rattere di stabilità ch'è inclisp1~nsabile ·per mettersi in grado di assumere Ja responsabi lità della suprema direzione di una guorra, e por dare al lavoro di preparazione il carattere indispensabile di co.n tinuitit.

' Dl ORGANICA MIL ITAHE

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E qui sta il nodo della importantÌ$sima quest.ione di cui s1 discorre >). Accenna quindi l'autore agli esperimenti fatti in Ingl1ilterra ccl in Austria di pori:e aecanto al mini::.tro della guerra un comandante in capo dell'esercito, ed asserisee, veramnnt.e $enza troppo ricercarne le ragioni, che questa istit.nzione non può reggE:rc di fronte alle difficoltà di conci lia re le attribuzioni del comandante in capo t:;On la respon- · sahi lit.ii rnin ist.erial<~ . C(,nvicne della buona ptova che fo in Prnssia la funzione del c.apo dello stato maggiore generale a fianco del ministro della guerra, e ckgli immensi sen'izi ch'esso rende alla prepHazione e alla condotta dell'e~t't'cito in guena; ma , crede che la posizione del maresciallo l\'.loltke ncl l'e5ercito sia il risu ltato di una speciale intonazione nei rap-· porli personnli tra l' irn peratore, i I gran cnncelliere, iI ca po di state} ma"giore genera le e del ministro della guerra, « da cui ·è prodotta una b1.... ~.; si,tiw.zione cli {'atto , che sareb'he vana opera il voler riprodurre con istituzioni organiche » . Questa riss;rzione, già ripetuta da altri, sarb fondatissima, ma sa-rebhe stato opportuno che l'autore l'avesse dimostrnta ta le, trattandosi di una questione da cui può dipendere, come egli stesso dice, il sultato fina le della gnerra, da cui può dipendere, cioè, il consegm-· mento dello scopo pel qu~le è costituito l'esercito che tanti milioni. costa alla finanza, tante hrnccia alla p1:odnzione, tanti individui alle fom igli<':. L' nutore esamina in ultimo I' istituzione d' un ufficio del grande stato maggiore generale presso il ministero della guerra stata proposta nella logge relativa al servizio cli stat? nrnggio~e te~tè cli~cn~sa davanti al senato di ~'rancia, nonchè gli elementi che n1 Itali,'. 51 hanno per costi tnire in gu'~·f'.ì il c?mando snpr<~mo , cioè :.la . presul~:a ,del_ comitato di stato maggiore,. 11 comando ciel corpo eh stato ma 00 101e ela divisione cli stato maggiore presso il ministero ckìla gnerra. Dopo tutto però non si pronuncia in modo assoltlto in qu~sta_de-:· licat.issima questione, sembrandogli sufficicnt.e averne csarnnrnti ?h, clementi che la eostitniscono, ma sembra che voglia dare la prcle-renza ad un si:;tema che si avvieini a 11uello proposto in Francia; e però così conclude : . . , , ,e Giova qui ripeterlo ancora una volta, in questo problema d organica bisogna distinguere nettamento c;iò che concerne la per~ona del com.andante snpremo, da ciò d1e concerne il suo stat~ mag?wre; questo può essere in tempo di pace ordinato e _preparato rn guisa da, <e

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• AP P UNTI 428 corrispondere al ftn e prefi sso, quel lo non può esistere il tempo di pace con tutto il suo corredo di autorità corrispondente alla responsabi litì1 che gli incombe in c;aso di guerra , senza urtare con la responsabili tà del ministro della guerra, la quale è parte essenziale del regime parlamentare. Per quanto si l'accia in ciò dall'organi;:zatorn; il problema è posto in i;fere eosi elevate, che il merito dell'istituzione dipende1à sem pre e per· intero, dalle qualità personali del min istrn e del comanclant<~ sup1·emo, e dall'accordo che potr~ regnare tra loro"· Se anche quest'nlti rna asserzione fosse vera , siccome le istituzioni organiche non possono nl'odilìcare le qual ità personali del ministro e riel comi"tndantn supremo, la buona riuscita della guerra dipenderebbe unicamnnte dalla sorte rii a,,ere le pecsone che sappiano prepararla e condnrla rimanendo d'accordo fra loro, cd inuti le sarebbe pertanto nnche lo studio del problema c.he ne . possa faci litare il rliflkil e c/irnpito. Abbandonando lo :spinoso argomento del comando supremo iu pace, l'autore cntrn nuovamente in campo assai più libero , trattando della CO$tituzio110 in tempo di pace rlei comandi general i secondari, e, stahilita la ragione dei comandi intermedi fra il cournodo supremo e i comandi dei corpi delle singole armi., esamina i tre pl'incipuli sistemi in uso, cioè : n piecle cli ouarnig'ÌOnll, il piede mot,ile, 'ilviede mobile

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ORGA'.\' JCA MJl, ITAHE

M ila sua applicazione, che non inerenti alla nntura del sistema·

stesso. « Per rendersi ben colllo del merito relativo del sistema regionale, e del :;istema nazionalr circa al problemn ùcl com pietamento del persona ln dei corpi di truppa , bisogna notare che esso può essern presentato in · divflrso modo. « Se, per esempio, si domanda c1ua lc ùei due :;ist.emi rende più spediiJ..o e più ,çe,mpl'ice -il far rnggùtngl!;re ,;, si.ngoli corpi dagli i ndi'Oi,clwi dii ess,i che tr01,1msi in congedo, è troppo cvide1Jte In superiorità del si:stema rcgiona le. « ì\Ia se il problema si pone in questi termini che sono i veri: con rpwle dei dne sistemi .~ùi vi1ù.facile e sped.ìto ,i,l /cM· si che ,i s·ingoli corp,i trotinwi a.l sito della rrulnnata col r-ispe.ttfoo' personale al completo, in allora lii dilTerenza fra i due sistemi llOll è più COS Ì grande, nè CO$t ckc:isi,,a la snpcrioritil del si~tcma regionale. • Difatti col sistema regionale si ha che i richiamati dal congedo partono da lle ri:;pettive case e raggiungono il reggimento che trovasi al capc•luogo, per es., del cil'condario o della provincia; armati ed equipaggiati nei magazzini elci n~ggimento stesso, yartono poi con esso veri\o il posto assegnatogli nella dislocazione di radunata. ~cl sistema uaiìonale invece i congedati rictÌ iarnal.i, lnsciando 111 proprie case, ra<winnaono il ca1Joluoao del circondario o della 1irovincia (scdc1 riel · o.o O · V · · su b- distretto e del cli~trctto, o del circo lo reggimenta le di reclutamento), ivi :sono arm,1ti 0d equi paggiati , e formati in vari drappelli che vanno a raggiungere il pr-oprio c·orpo ;:i l sito clel la radu nata » . E qn i, prima cfi pro~eguirc il ragionamento dell'autore, ci occorre osservare ch 'egli prc~enta solo il caso, piu favorevole alla questione che discntr., che i richiama i.i dal congedo dehbano raggiungere il proprio corpo al. sito della raduna ta, cioè il c:aso che la radunata preceda la mobilitazione. Può occorrere in vece che si trovi pi ù uti le di far completare i corpi prirnn di radu11arli (e la possibilità dei due modi eosli tuisce appun to una delle va ntaggiose preroga tive rl cl $Ì;;tema na1.ionale), e in tnl caso i richi,1r11ati dal congedo sarebbero obbligati ad uH doppio rnovirn ento . (< La differenza adnn4uc, cont.inua l'autore, tra nn si.sterna e l'altro 110 11 è n/: nel tempo che occorrn al richiamo, armamento cd cqnip:iggiamr,n!o tlci congednti, nò nel maggiore o minore cammino che !is:;i dùYono !'are per raggiungerr. la delì nitiva desti nazione (al co,·po, sul luogo della rnclunata), ma sta solo in ciò che nel sistema regiom1le il ·viaggio lo fanno già uniti :i,l reggim ento; nel sistema nn0

con la composfa,i.one regi onale dei corpi d:armata e delle dùYÌS'io ni. QuesCe$ame è fatto con ammirabile ordine e chiarezza, e tale da pre-

sentare un quadro comp leto dei risuliati ai quali ciascun sistema pui> condurre ri spetto alle esigenze dell'istruzioue della truppa , della ~i .curezza pubblica e aella prontezza alla mobi litazione: In :sostanza si dimostra chn fra il pi ede mobi le e il piede di guarnigione i vaùtaggi e gl'inconvenienti si fa nuo eq uilibrio, come che l'adott.are il sistema naziona le (!li guarnigione o mobile) o il sistema regionale è questione d'op portunitL Stttpendnrmntc ~0110 ritratti di l[lWSti due ultimi sistemi gl i effetti che prod ucono sullo spiri to delle popolazioni , snllo spirito (' bt,w11.1 cost.ituzione clell'c,;crcito, l:\nlla maggioro econon1ia, :;ttlla pronleiza della 111obi litaziono. Anzi sti miamo utile per 11uest'ultima e più 1111 portante questione riferire per intero le parole dell'autore: « Considerato, egli dice, dal punto di vista della prontezza alla mobilitazione, il sistenrn na:àmale rende, è vero, alquanto più complicata e pi ù lunga l'o perazione del completamento del personale; ma le difficol tit che presenta il sistema naziona le, sotto questo riguardo, non clev·ono misurarsi da fatti che sono piuttosto il prndotto di errori

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A PPUNT[

zionale lo fanno invece a drn ppelli separati. \ion si nega che ciò nou debba essere cagione di qua lche maggiore probabilità di disordi ne e cli ritardi in qualche punto, rna quando tutto sia ben studiato e di.sposto in t.Nnpo di pace, gli inconvenienti non possono essere nommeuo cli talc entità da portare ritardo nella mobi li tazione, considern l(l nel suo complesso di c-0mplctamento e radunata. E qui è tempo di fermare l'(lttenziono sopra duo punti hen importanti cioè : « 11° Che tu Lti i \'antnggi ilei lavoro d1Jcentrato e predisposto circa nl lc provvisto e distrìlmzioni di cavn lli e materinli possono ottenersi egualmente col sistema naziouale, mediant-0 l'opera dei romandi ~onerali e loro dipendenze, non essendovi nessun legarne che viùcoli ad un cot·po piuttosto che açl un al'tro i c:walli ed i mnwrial i che 5i trovano in una regione ... .. « 2° (E questo è il più importante). I materiali indipendrnti dallo tru ppe s1an1.i.itc nella regione da cui proYengono, possono essere -di lnnga mano raccolti nelln zoua di territorio in cui cleYe :wveni ro la rncl1111ata; ivi pnt'e possono essnrc già stabili ti, almc110 in grnn parte, i corpi di cavalleria e d'aniglieria; di morto che al momcuto della mobil iLaziono l'entità dei trasporti· da eseguirsi per il conc,•n tramento· si ridncn al movimento dei personali , di poca parte (e In più niohilo) dei materi::lii, di 1iar1.o dei e.ava lli di nuovo tl(;quisto, rim:iriendo solo a·d ,\LLuarsi la cl i,;tribtiiione cli quelli già raccolti ai corpi che st3nno c)ncentrnnclosi. Questo fatto ntC'sso sulla bilancia può ossrrr , di tale peso da compensare abbondantemente il qualche vantaggio del sistema nazionale nell(l chi:rnwla dei congedati ». In conclusione l'autore trova che mentre i due sistemi si ran110 equilibrio fra n ntaggi cd inconvenienti in rapporto agli effetti ~11110 spirito dell'eserci to e riel paese e in ra pporto alla facil itit di mobil itazione, rimane però · semprù :il sistema t'ogionale il vantaggio di 1111a più pronta e migliore costituzione dell'esercito di ~" li nea, e Cf\H'l lo di un minor costo in tempo di pace per tutte le spese che si risp3rmiano in mo\'i menti di truppe. Inoltre il sistema regio~iale siccome ripartisco in egunle quanti tà lo condizion i di prontezza alla mobilitazione sn tutta la superficie del tenitorio, è più adatto ad uno S1aLo che por condizione geografica e polit,ica il egualmente attacc.ibilo :m CfUalsi3si punto doll3 fron tiera; \' iCc\·crsa il istema nazionale potendo conco11trare verso una d·etcrminata zona ln 111assimn potenza di 111ohilitaziortc è pi ti adatto ad uno Stato , co111c l'Ilal ia, iD. cui solamente in quella zona, militarmente pi(t importante, per q.nal~iasi eventiinlitit, . clonil a noni re il pri mo concontrame1t10 dell'esercito.

DI O RGANI CA M[LIT ARF.

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Passando a tra11are della circoscrizione milit3re territoriale, l'autore ne stabilisce anzitutto le ragioni della sua istituzione e i criterii che la deter minano. Esamina quindi con molta diffusione le funzioni alle <ruali sono chia mate le autorità militari tf'rritoriali, ed a chiarire i criterii così esposti, fa seguire la dc:scriziono della circoscrizione mi~ litare t.crritoriaie germanica, austro-ungarica, frnnc-ese ed italiana. Nel cenl)O sulla circoscrizione militare territoriale italiana, l'autore incorre in alcune inesattezze che, ~ebbene ass:ii lievi, avrehbe dovuto evitare trattando di coso nostre. Così nell'enumerare le attrihuziou: dei c-0mandi di corpo d'armata e di di visione militare, sembra che non (lbbia tenute conto di recenti disposizioni e principalmente cli quelle contenute nell'Istruzione poi· il servizio di tali comandi e di quell i di presidio :ipprovato il 30 agosto 4878. In faui : 1° i comandi stessi sono spesso deno111inati inesa ttnmente: 2° dicendo che i comandi di corpo d'orm(ll(I hanno giurisdizione sulle dite rl:ivis'i oni e sui distretfJi esistenti nel territol'io di detto divisioni, fa supporre che i distretti abbiano uua special dipendenzn dai corpi d'armata diversa da quella di ogni 3ltro corpo od ufficio compreso nelle due di\·isioni , il che non è; 3° dicendo che i comandi di corpo d'arnrntn hanno di P'ÌÌi la missione di fo rc o ordinare le ispnzioni per tenen~ il min istro deJl3 guerra ragguagliato sullo st(lt.o dell o truppe stanzia te in ogni comando generale, 5i rife risco a1icora allo disposizioni del decreto 2 7 no,·cmbrc ·1873 state abrogate; 4° si cil3 la relazione ulla logge del ,187:J pc1; stabilirtl che i comandi di corpo d'arma ta assnmouo, in caso di mobilizzazione, lo funzioni di coniando di corpo d'arma\a dell' esercito mobilizzato , meutre ciò trovasi fo rmalmente disposto dal § 36 della citat3 Istrnziono del 30 agosto 1878, cd anche dal§ ,( O clell 'Jstruziorw por. In mobilizzazione del '15 dicembre 11877, dovo si :.igginnge inoltro che in tali crisi i cornnnd i territoriali cfi corpo d'arnrn ta 11 0 11 vengono sost.ituili. Così pure non è preciso dire che il numero delle divisioni territoriali corrisponde a qu ello delle divisioni attivo che si mobilizzerebbero in tempo di guerra, giacc.bè qncs to uumcro corrispondo solamente a quello dello divisioni auivc dell'esercito di ·1° linea, potendosi anche formare in più delle divisioni attive di milizia mobi le sino al numero massimo di ·10, sc::JZa con tarr le -trnppc por' la difesa della Sardegna. Così nncorn., accennando alle attribuzioni elci di:;Lretti mi litari in tempo cli paco, dimen tic:i ch'essi non danno più il v rimo abbozzo

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APPUNTI

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0 1 ORGANICA MILITAR E

d'istruzione militare alle recinte, e che nou istruiscono più gli uomini di 2° categoria (ciò fu dichia rato fin dal 1817) , ed incorre nell'inesattezza di asserire che i distretLi forniscono di vestin rio, di attrezzi da campo e di carreggio anche i corpi di cavalleria. Altra inesaLLcn a è l'asserzione di non esservi nulla di definiti vameu te stabililo <plllnLo al numero delle compagnie da assegnarsi a ciascnn distretto. E bensì vero che il ministro della guerra nell:i discussione dnlla lnggc sulla coscrizione rnilit:ir-e territoriale si riserbù didecidere sulla convenienza della riduzione 1lellc compagnie, finchù gli esperi menl,i di mobilizzazione uon avessero dimostrato essere infondati gl'inconvenienti temuti dagli oppositori. ~fa compiuti ::,li osperirnc11Li e gli sluili opportuni, fu definito il funzi olÌamento delle eompagnie distrettuali con l'Istruzione del 15 decemhre "877, e col decreto reale del 30 dello stesso mese fu fi ,sa to a 98 (non 96 come dico l'autore) il numero <lelle compagnie: cioè:

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'.2 per r,g11uJ10 degli 8 distretti di ·1" classe 2 per ogo uno dei distreu.i di Siena e di Cosenza 1 1rnr ognuno degli altri 78 rlistretti di 2• clas5e

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Totalr

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Sin d'allora questa fi ss:uiono ft1 defìniti va, tanto che pei distretti non ancora formati le respcllive <;0mpag11ic rimasero costituite presso i di ~lreui viciniori esistenti . Ln stessa fì ss:izio1w r. stola m11 ntcn uta <liii regio decreto ,iJal 27 mnrzo rn79. [nfì nn è troppo ovvia l' osservazione chn r amore fa quando dite che se col sistemn ottuale dei distretti si fosse lascialo il.numero delle camp:ignic che si avevano col sistema della legge elci 187::l vi avrohbc •ind-iscuti bi lment1J maggiore orrli11c e celerità nelle op1m1zioni di mobili1.inzionc~: t.a11Lu valeva dire che se in vncc1 delle ·176 compagni e volute dalla legge del 1873 se 11c 11ve,,sero 200 le cose passerebbero aochr meglio. Ma, Lrauando,;i d'una questione di tanto internssn, il problc111a avrebbe dovuto esser rne~so in altri termini: cioè, avrcbbesi dovuto riccrcnre se, date le nostre concli?.ioni organichi~. sia110 sufficien ti a compiere le richieste operazioni di mobi lizzazione le esistenti 98 cornpr1gnie distretturili . .\'n ll'11 lti1110 parng-ral'o di rrucs!o ca pi lolo s11ll'ordi namcuto del pnrsonn lc, l'a11Lom trnua dei q11aclri. " La questione 1fo i 'luaclri, egli dice, è qnestione fon clamen1ale nell'ord inamr.nto militare. » E difotti egli dimostra come <lalla condizione 1

di qutditìr dei graduati e di giuste proporzioni numeriche dipenda essenzialmente I~ ~1lda ~stitl17.ione dell'esercit.o; e ciò tanto più negli eserc1L1 modern i I quali per la loro stessa· composizione di tutte le classi sociali a breve ferma sotto le armi , e per le maggiori esigenze nel ml)ilo d1combattere, presentano una assai più grande diffìcolt!\ ad essere preparali alla guerra e condoui ri i combauimen to. Dopo di avere descritte le fu nzioui alle quali sono chiamati 0ali uffiziali e i sottnflìciali, ed aver enumera te le diverse qualitìi che devono possedere, 1· autore passa a studinre il modo di reclutnre ali uni " e gI.I aI Lr1.. .\lei reclut.1me11to degli ufficiali, egli <lislinguc due scuole: la franCC$e e In prnssiana. Ecco come le descrive: « Scuolq, frnncese. Scco111lù In :$cuoia francese gli uffìciali si reclnlàno per dur t.erzi dagli istituti e per un terzo dalln classe dei soltuffi cia Ii. " I provenienti dagli isti tuti giu11g(lf10 al grado di ufficia li giovani di età, dotati del eorredo d'istruzione acqui'5 talo con un corso reaolare di studi e stimolati dal!' ambizione e speranza cli pervenir/ ai sommi gradi della carriera . " Quell i provenienti dai sottufliciali vi 1,? iuugono per lo pm jn clii giit i11ol trat:1 , con istruzione più limit:ila, e con la 11nasi .certezz:i di 1ttm pervenire ai gradi superiori. « Tolc sistema produce due g1 ·avi inconvenienti che souo: « 1° Poco omogencitit uel corpo degli ufficiali diYisi in cluc categorie rnnl to cli verse J) l:t' tendenze, :ibitudini o per ctù; « 2° ç rea e mantiene viva 1111a specie lli questione soeiale tra gli uffi cia li o i sottuflìciali ; il solo terr.o dei posti da sottotenen ti concesso ai ~ottufficiali è quauto basta per tener viva in es:;i l'ambizione d_i riv.:inzamemi, ma non quanto b:lsln per apri rn un su ffi cicute sfogo a tale : 11nhizione, onde qncsta può facilmente cor1vertirsi in rmilcouLCHlo ed i11 vidia, a11zichè in s1,iml)fo a rendersi degno elci grado di ulfìciale. « tVIa tale sistema ,ippare esso medesi mo un proclouo della cruestione :;ociale, che alimenta, ove si considerino le circostanze fra le quali s'impiantò nella Fraùciu. « Primn della grande rivoluzione gli uflìciali ed i sottufficiali co~tilllivano nell'esercito rlue caste :;epnmte da bnrriere quasi insuperabili, e cnrrispondeuti alle due caste dei gt'ln!iluomini e . dei plebei , i11 allora t:i11 to di verse per diriui e per oneri nella società civile. " La rivol uzione, proclamando l'uguaglianza civile, lasciò ,iell'eserANiXO XX l V, VO L . J).

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cito ulTiciali o souumciali , distinti per la sola diversità dello attribuzioni e come e11radini d'una stos~a scala gerarchica, nella C[Uale l'avanzamento pot.eva considetarsi prodotLo essenzialmente dal merito constatato alle prove della guerra, quasi continua in quell'epoca . 1< Venne la risto1 'azione la quale, accecata da uno spirito di reazione quasi puerile, tcnw cancellare i portati della rivolnziono, risuscitando a favore di una ca~ta i privilegi di altri tempi. Da ciò una irr.lzionale compressione del seoti meuto di eguaglianza, il qua le, reagendo violentemente, abbatté il trono legittimista, o la$Ciò unile classi meno ele,•ate della societlt uno spiri to di diffidenza contro le tendenze usurpatrici dello classi superiori. « La presenza di cotale spi rito di diffidon1.a sistematico si l'eco sentire in tutte le istituzioni che quel paese si diede d'allora in poi; nelle quali, a forza di palliativi e di compromessi, si finì molle vol L,1 col mettere in seconda li11ea lo scopo prin cipal e a cui dovevano essere in l'orma te. « Nella legge di avanzamen t.o uno di codesti in feli ci compromessi fu il terzo assicurato ai souufficiali . Con ciò si abbt1gliò cli fallace lusi nga l'amhizione di una benemerita classe di graduai.i, e non richiedendosi por essi quello stesso grado cl'istruiione che $i richiedn in quelli provenienti clagli istituti, si :;tabili questo assurdo singolare, che vi fossero due criteri essenzialmente diversi per accerta re l'altitudine ad una stc:;$a carica, per la rruale evidentemente identici devono essere i requisiti, e così, volendo fare ornaggio :il principio di eguaglianza, si perdette di ,ista quello che la sola vera eguaglianza avrebbe suggerito, cioè, determinare le condizioni richieste nell'uffi ciale, o quindi aprirne la carriera a c-0loro che provino di possederle, senza preoccuparsi della loro proveni1m.za. << Scuola pru$Siana. In Prussia gli ufficiali provengono da lla truppa e dalla scuola dei cadetti . « Oneste due vie hanno un punto comune d'inten;ezione nel grado di a!O ere, da l quale si passa per giungere a quello cli ufficiale, superando ancorn due prove, quella dell'esame do.vanti alla commissione superiore, e cruella della votazione degli ufficiali del reggimento al quale :;i destina l'aspirante. « I tratti caratteristici pei 'luali il sistema prussiano si distingue dal fr:inecsP sono: << 1° Soldati o cadotti, tutti gli aspiranti al grado d'ufficiale hanno lo stesso grado cli coltura o di educazione ; << 2° Gl i ufficiali d'ogni reggimento son giudici e responsahilì della d1igr11itc1 del candidato;

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<< 3° Salvo pochissime eccezioni, ne:;suno gi unge al grado cli uffi cio.le senza aver prima avuto contatto col so1d:ito; . << ,1° Nessuno è am messo all'esame di ufficiale so oltrepassa 11 25° anno di età . « Lo consegueuze di tale sistema sono: " 10 L'omogenoil.à nella classe degli ufficiali in genero, strettissimi vincoli di solid:irietù tra gli ufficiali dei singoli corpi ; « zo Pi ù svil uppata nell'ufficialo l'attitudino nll'eclucaziono ed al comando mediante· il contatto col soldato durnnto i periodi di tirocinio percorsi nelle ~tosso fil e; . .. , . " 30 Un prestigio grande crl 111contesla lo della pos1z10110 cieli ulfì ciale presso la cittadinanza o presso la truppa. · « In Germania l'a ttuazione dei [Jri11cipii di uguagli:rnza o.vveunc senza scosse, e pi uti.Osto per s:igge c-0ncessioni delle classi privilegia tc che non per violenti preteso 1lello mono _ra_vorito. Qnmdi '.n Germania la costituzione dell'esercito potè basarsi m tutto su considerazioni inerenti nl vero suo scopo, senza le pceoccupazioni di pas. sioni politiche. " Poi sistema francese il grado di uffi cilllc fu c:orn,id erato pmttosto come un vantaggio del cui yodimento (per obbccliro alla corron~e p$ettdo- rlCmOCJ'aticn) si volle al largare !'aCCCSsibili_Lil anche COI ~Ol'lCOIO di estenderla lld incapaci. Nel sistema prussiano ti grado d1 ufficialo fu considerato essenzial mente come una c;ìl'ica, una fu11zio110, al cui e~ercizio :;i vollero esclusirnmente ammessi quelli forn iti dei requisiti rico11osciuti necc:;sari » . . .. Dopo aver accennato che in Ita lia pcl recl uta mento degli uflì ciah si sog,1e il si-;;tema francese, migliorato però da qu~lche a_nuo col preparare, median te un corso biennale all a scuola m1lttaro, 1 sottuf~ fì ciali aspiro nti al grado rii sottotenente, l'autore tratta ancora: dogi~ istituti militnri d'i, lruzione e cli educazione pel reclutamento degh ufficiali; della condiziono dell:i carriera, cioè, del tro ttamcn to, ~el;l'avanzarnonto e. elci regime; degli ufficiali cli complemento; dogi~ u_Ilìcial i dell'esercito rli 2• linea; degli nfficìa li di riserva. Tu~to ciò in maniera assni in tel'()ss:rnte e vorremmo poterne riassumere 11 contenuto, ma ci sarebbe impossibile senza riportar quasi per os_tes~ le parole dell'nutorn. Pere) siamo obblignti di fare nlcune o~scrvo~10111 su quanto è dotto a proposito degl i ufficiali dell'esercito cl, 2.a lmea . T.':rn tore dimostrn che l'esercito tli 2,a linea per e,~ere . real~n~t~te utile deve presen tare un certo grado d' istruzione _f! . d1 sol1d1t.a '. .senM cni snrobbo piutlosto un in caglio che un suss1cl10, o però t

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APPUNTI

qundri che Io . contengono devono presentare lo stesso grado d'intelligenza, cli esperienza, di autorevolezza che si richiede da quelli dell'esercito di ,ta linea, meno c;he sì può essere alquanto meno esigenti ·su quanto co1w~rne l'attitudine fisica. Esaminn poscia i modi di 'r eclutamento cli tnli quadri in Germania, in Austria, in Francia ed rn Italia . « In Ital ia, dice, i quacki della milizia mobile sono tratti: « ·IO Dall'esercito permanente (reggimenti e distrNtì) gli uffi ciali comandanti di battaglione e parte dei capitani; . · « 2° Dagli ufficiali in ritiro, dai riforrnatf~;~lai dimi~sionari .· ..i, ,,,,, « 3° Da I)romozioni di sottufficial i in con_ ,crerJo assoluto ·, · - {- ' :! ., ~ « fi. 0 Dai vo'lontari di un anno. ~ r t---i... z « Un tale sistema di reclutamento degli ufficia li della milizia mobi le, se s'immagina funzionante dopo il primo im pianto, ' c!à suffì.,.. cim1te guarentigi3 di riuscita; con esso la parte più difficile cd importante è aflidata ad ufficiali superiori presi dall'esercito stanziale, e degli altri elementi l'abbondanza è wle (per ri,petto al bisogno annuale. per mantenere i qnadri in numero) da consentire la scelta più r igorosa. « Ma la diffìcolt,\ st.a tutta nel prirno impianto e specialnrnntc per <{tullll.O riguarda i capitani, di cui abbisbll'm1 crliaio » • . D .circa un mi O Noi cornprnndia rno tutta la ri:scrvatczza che nu libro di<lattico dost.iuato agli uffìcinli deve imporsi cpiando giudica le istituzion i mi lita_ri in vigore; ma questa riservatezza non deve spingere sino a gi11st1ficarc la contraddizione ai principii proclamati e al l'evidenza dei fatti; tanto più poi che trnttasi di una istituzione nuovn ,fo noi e che certamente i) suscettibile rli essere migliorata. Non ci p::ire quindi che sa rebbe sta to un 1mle dire apcrtament.e che le fonti di reclutamento degli u.flìciali di mi lizia mobil e (issa te · rl:il la legge in vigore sono affatto insuffi cienti. Infatti ·questi uflìcia li non possono essrirc tratti dal l'esen;ito permanente, perchi:: ciò varrehhc a mantenere ·ineomp leti i quadri di tale eserc;ito, e l'.iutore stesso insegna che le ,riduzioui in trm1po di paco non possono esser faue sui quadri. Si dirù poter.,;i dispo1T11 dei 90 rnaaaiori relatori dei re,rnimenti di 0b fanteria, e il paragrafo 9H del tomo III delle Istruzioni per la mobilitazione e formnzionP, rii gnerr::i sembra accennare ·appunto nel un tnle ripiego . Si capisCù che non potendo di versamente si dovrà ricorrere ai rnaggiÒri rel.itori, e in ciò trova spicga,,ione il dispo~to del citato paragrafo; ma studiando un sistema organico non , i può am-

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437 mc1tere che esistano dèlle cariche le quali in guerra hanno una diversa funzioue da quella esercitata in pace. « L'esercito è fatto per guerra »: dunque, o la carica del relatore ii necessaria in tempo dr g?ena e allorn non sono disponibi li i !lO maggiori per la milizia mo~tl.c, o .non è nece::isaria cd allora non dovrebbe esistere in pace. l\or pero non 1:rediamo che i rna{-(giori relatori :;iano inutili ia tempo di guena, e ciò per molte ragioni. Del rnsto, anche ammesso per un rr10111e11to che i 90 maggiori relatori rimanessero disponibili, so~? _essi sufficienti numericamente a fornire di uffr.ciali :;nperiori la n11 Irzia mol1de? \ton si dovrà contern poranea mente provvedere ad altre carich e di cui uo11 esiste apposito personale, corno i comandanti del ~ran ![U'.1rtil:re genera le e dei quartieri genera li d'armata, gli ufficiai, s11 peri ori d'ispezione alle Iinee ferroviarie, i comandanti cli tappo sul teatro d'operazione, i capi di stalO maggiore delle divisioni di tr~lizia _mohilc, e tlelle divisioui territoriali, gli stati maggiori rlelle piazze lorti sul teatro d'operazione, ecc.? Temianrn forte clw in caso tli mobilizzazione l'e~ercito permanente non [)O>':,;a dare ufficia li superiori aJl;:i milizia mobile, a' meno di voi.or produrre gl'innumerevol i spostarncuti tanto lamentati nel ,t 866. E i cap itani (love sa ranno tratti? Restauo gli 11J'licia li in ritiro, i riformati c1 i dimissionari . Necrli uf'fkinli delle rlu e prime specie che consentono di far parte della lizia mobi le non crediamo si possa a\'ere mw fonte di reclotarnento sufficiente per qualità, se non per uumero, stanti le condizioni attuali rlnll'<is!n-cito di ·l · linea. Nè si può far a~segnarnento sni capitani cd uflìciali superiori dimissionari: si sa che qnosti appartengono al l'esercito permanente sino all'età di .1-0 anni, e nell'aunuario !lei ·I 879 per l'arma di faoteria abbiamo segnai.i in tutto tre maggiori e due capitani. Qnant,i cli essi saranno disponibi li pcl' la milizia rnohìl(! '? Quanti, sehbcne inscritti al l'annuario, non superano ancora i ,iO turni ? lnfìne i sottufficiali promossi e i volontari di un anno non possono dare che so ltotenent.i. DutH{lte, ci pare, che uellc condizioni attu3[ i i quadri della no:;tra milizia rnobi l<i non eontauo che sottotenenti pochi tenenti pochi:;;sirni o nes:;1rn capitano od ufficiale supe~·io1'.e nelle condizio~i d'atti- · tndìne voluto dall'autore. Piuttosto che una misura transitoria, com'egl i brama per avere un primo imp ianto dei quadri cli milizia mobile, :sembra necessaria nel nostro sistema militare una radicale conezione che possa provvedere tanto al primo impianto che all'annuale rifornimento. DI ORGANICA MILITARI::

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APPUN TI

Passando al reclutamento dei graduati di truppa, con quella competenza che ha già splendidamente dimostrata in altri scri tti pubblicati sull'argomento in questa Riv'~sta, l'autore espone anzituuo i mezzi impiegati presso noi per vincere le difficoltà che l'attuale hrevitìi della ferma sotto le armi op pone ad un buon reclutamen to a gradi per l'esercizio dei qual i bisogna p·rat•ica e tMnpo . Esamina quilldi le sorgen ti di reclutamento, e crede che i reparti d'istruzione possono, aumentando alquanto la loro prodnlti viti.I, fornire i 2/ 3 dei sottufficial i necessari all'esercito per l'organico di pace, l'altro terzo dovendo essere prodotto dai raffermati provenienti dai riparli d' istrll7.ione, clai raffermati di altre provenienze, dai caporali di leva che assumono la ferma permanente. Risu ltando da ciù che nell 'avvenire la grandissima maggioranza dei sottnfficial i sarù compost.a di provenienti dui riparti d'istruzione, trova interessantissimo ricercare qua li sono le. c-0ndizioni di qualità di quest.i sottufficiali in confronto di quelli che possono es5ere formati presso i corpi coi giovani prov<mienti dalla leva. Que,;ta ricerca egli la fa con imparzialità e con molta cognizione, prendendo ad esame: l'ambiente in cui si svil uppa l'istruzione e l'educazione degli nni e degli alt.ri ; il modo di scelta dei superiori, che al corpo si esercita nel s1~nso di· accetta,1·e i migliori , ai riparti d'istruzione nel senso di 1i~i1ninan gl'indegni e gl'inetti; l'influenza del periodo di tirocinio appena promossi sergenti, e ne dednce, tutto coni;orrere a far credere che i sottufficiali formati ai corp1 devono in generaie fare migliore riu scita di 11twll i provenienti dai i·iparti d'istruzione . Ciò posto dimostra l'evidente importanza di tutti quei m1~zzi che valgano ad indu rre i caporali di leva u prolungare la loro permarrnnza sotto le armi per di ventare sottuffi ciali ; ma prima di venire a i;onclusioni in propo,;ito esamina il sistema di reclutamento dei sottnfficiali in Germania e i mezzi per averli con le qualità e nel numero necessario, e ne trae le conclusioni che si possono così riassumere : •1° In Germania tutti i graduati di t.ruppa hanno più di tre anni di serv izio; 2. 0 La capi tolazione i{ rinnovabile d'anno in annu. Con ciò si evita di urtare nella rip11g1rnnza di contrarre vincoli di luno-a du...., ò rata, e si ha mezzo di liberar;.i più faci lmente dei pentiti e d1~i 110n riusciti; . 3° Sebbene la permanenza ai battaglioni d'istru1.ione sia cli tre ann i, non tutti gli allievi sono subito ammessi ai gradi di sottufficiale, il primo dei quali corrisµonµe in ogni caso a quello del nostro c.aporale;

439 4- ~el com plesso il regime, con cui è governata la classe dei sottufriciali in Germania, è molto meno largo di quello che esiste presso di noi; ciò nondimeno la posizione ·c1i sottufficiale e colà circondat.n da considerevole prestigio. « Ciò ra wrgere, dice l'autore, a tale proposito, qualche dubbio sul merito asso luto di talune larghezze (qual i sono il dormir separati d11 i soldati e la libera uscita serale), con cui si volle da noi rialzure il prestigio dei sottufficial i. Tali larghezze, concesse t.anto all'imberbe sergente appena uscito dal riparto d'istruzione, quanto al furiere m,1ggiorc che conta parecchi anni di galloni, possono agli occhi di molti parere piuttost.o un pericolo, che un vantaggio. Lim itate invece ai. gr,,dunti incaricati di più irn portanli funzi oni e a quelli già pervenuti ad una certa anzianità , possono con~iderarsi come un mezzo effiCilCe per produrre un più marcato distacco tra l'uno e l'altro periorlo della carriera, e tenere c~isì più lonta no dal giovane sottufficiale quel momento, in cui, non trovando più nessuna cosa da ambire nella sfera in cni ::-i trova, apre l'animo a non ragionevoli aspirazioni, oppure nllo sco raggiamento ed al disgusto ». L'autore osserv.-i inoltre dm, pel continuo sviluppo della vita economica , e con cs:;a dello spirito del moderno individualismo, . difficil mente si potrù riuscire ad aumentare le attrattive della posizione di sottu fficiale a ta l segno da· controbilanciare con vantaggio quelle che sono offerte da altre posizioni sociali corrispondenti. Perciò, le condizion i di r-cclutarnento dei graduali di truppa non potendo essere regola ti dalla leggc1 della offerta e della domanda, condude col parere che ,lovrebbesi ricorrere a Ila co,1zione piuttosto che al solo tornaconto, imporre, cioè, a1l nna parte del contingente annuo di leva una ferma di o anni, co111c uella cavallerin, ed in rp1esta rccl n1a1·c i graduati di trnppa. Quando la pcrma 1ien7,a sotto le armi ern iu generale di uu anno (Provinciali) s'impone~·a, rnaucaudo volontari, ad 111m parte del contingente la fer ma di otto anni (Ordinanza) per avere i sottufficiali. Portata la pcrnwnenw sot.to le tH'lll i n cinque anni ( legge del •1854-) cessò rii c:;:;crc obbligatoria la ferrna 1l'ordinanza. Ridott.a nnovamente la permancnzn a tre anni ,;i risente il bisogno d'irnpone nna renna speciale pel' avere il vivaio dei grnduati. L'autorn passa in(ine a trai.tare delle propor1.ioni nnmeriche tra graduati e lruppa, assegna le ragioni che governano queste proporzioni, cd esamina i dati di fatto presso gli eserciti germanico, auHriaco, francese ed italiano .. DJ ORGANICA MILITARE

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APPUNTI

DC ORC.ANICA MCLCTARE

Governo del pe1·sonale. - Per governo l'autore intende il complesso di tutti quegli atti pei quali funziona il sistema mi litare costituito colle disposizioni òrganiche dell'impianto , si mantiene l'esercito ordinato e si sviluppa nei singoli elementi che lo compongono l'attitndine ad agire con la massima efficacia, individualmente e collettivamente, nellH operazioni della guerra. L'azione del governo cosi intesa, si nianifesta con la istituzione, con 1'1~ducazione e con l'amministrazione » . Stabilisce a base delle sue argomentazioni i rapporti che correr devono fra i vari gradi della gerarchia, discutendo sugli ecce$SÌ del :;ov11rchio accentramento d'autorità e de.l soverchio decentramento, dimostra che i confini dell'iniziativa e dlllla responsabilità devono essere determinati dalla perfetta app licazione delle norme regolamentari, ma soggiunge: " .... conviene che nella pt·atica applicazione dei regolamenti si badi bensì ad adattarli agli uomini come sono, ma senw perdere mai di vista che bisogna fare sempre il possibile perchè Bssi di vengano al più presto quello che, do1,rebbe;ro essere. È questo il campo della eterna lotta fra l'empirismo e la sana· pratica : quello bada solo all'effetto immed:iato, questa mira a realizzare le ca:u.se da cui l'effetto che si desidera è necessariamente prodotto » . Stupende pagine sono pure i due paragrafi che si riferiscono all'educazione e all'istruzione militare. In essi si discutono i conlìui, l'indole e la portata dell'una e dell'altra, si ricercano I<~ vie per le quali si trasfondono nel soldato e i metodi secondo i quali conviene rnpartirle. Alla , fine del capitolo si dà una definizione dell'amministrazione militare. ma non se ne trat.ta in alcun ' mo10, siccome oggetto di un altro apposito corso. · Qui evidentemente c'imbattiamo in una di cruelle necessit/1 dei libri didattici destinati specialmente ad una classe di discepoli, ai quali le varie parti cli una stessa unità sono impartite da di versi insegnanti. Nondimeno, accordata cruesta circostaurn attenuante, non ci pare che in un libro, o in un insegnamento d'organica si possa tagliare corto col dare soiarnente una definizione dell'amm inistrazion e militare. Ognuno sa che l'amministrazione militar/{ non solo è soggeua al modo di essere organizzato l'esercito, perchè ne deve soddisfare tutti i liisogni materi.:.li, ma anche perchè spesse volte devesi servirn per le proprie funzioni di organi essenzialmente destinati ad altro scopo. Così nell'amministrazione interna dei corpi, la quale, specia lrncntfl in (<

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tempo di pace, riassume la parte più importante dell'amministrazione militare, tutti gli organi amministrativi sono, e devono essere, quelli stessi fatti essenzialmente pel comando. In questo campo, a sviluppare una quan tità di teorie non bene intese comunemente, a illnrninare nna Cftta11tit11 <li punti oscuri, sarebbB stata op portnni$sima la parola competHn te, non della specialista, ma di quello che tratta nel suo complesso dell'organizzazione -in generale dell'eirnrcito. In una parola, noi avremmo .bramato che l'autore, anche senza voler t.rattarn tiella vita in terna dell'amministrazione militare, ne avesse mostrata la sua formn esterna in relazione a tuttt' le altre parti dell'e~ercito: avcs:;e, cioè, trattato dell'organizzazione dell'ammini1;trazione. L'avvertm1z:.i posta in fronte all'opera non ci pare che lo salvi dal rimprovero di aver lasciata una lacuua. Del materiale. - Souo il titolo di materiale l'autore comprende tutte le cose necessarie all\isercito per la $Ua costiti.tzioue e <:onservazionc, al la preparazi one alla guerra e conseguente azione. Lo divid e pcrciù in materiale stabile e materia le mobi le. La divisione è dedotta dalb natura stessa delle cose, ma non ci pare convenicntn una divisione didattica che tratti del materiale stabile in modo separato e indipendente dall'organizzazione del teneno. Le caserme, i rnagazzini, le fortificazioni, gli arsenali, i polverifici, le fonderie, gli stabilimenti vari, che costituiscono, secondo l'autore, il materiale stahile, ed avrebbe potuto aggiungerò le strade, i ponti /3 ocrni altro mezzo di cornunicnione di cui può servirsi l'esercito, hanno v tanta intima relazione con la conoscenza ed apprezzamento del terreno, con la circoscrizione militare territoriale, con la difesa del paese, da formare un solo problema complesso . · Come, infatti, si può trattnre dfJlla ubicazione dell e fortificazioni separatamente d:.i ll'apprczzamcnto del terreno e del sistema di difosa territoriale? Come si può trattare dei magazzini, delle caserme, degli stabilimenti vari indipenclontemente dalla circoscrizione militare territoriale? E viceversa, come si può trattare della difesa territoria le senza. trattare delle fort ificaziotri e delle vie di comunicazioni. L'autore non ha trovato diOìcoltà 3 considerare il materiale stabile separatamente cl.al terreno perchè egli non ha svolto, ma solamente accennate , ed anche per sommi ca15i, le questioni che all'uno e all'a ltro 'si riferiscono. Ma in un libro didattico , in cui l'ordine ed il metodo hanno almeno tanta importanza quanto il contenuto del libro stesso, ci pare che sarebbe stato opportuno una diversa ripartizione:


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APPUNTI

443 golamentare. di cui una parte è trainata pure dal treno borghese, ma pel quale materiale i cavalli sono compresi nel traino stabilito dalle Istruzioni per la mobil it.azione e formar.ione di guerra dell'esercito, occorrono altri 800 carri per corpo d'armata ed iu conseguenr.a 8000 carri con ·16000 r1trndrupedi per un esercito composto di ·1 O corpi d'armata: e sì badi che il maggiore Appelius suppone in questo calcolo le migliori courlizioui , cioè, che le truppe distino due sole tappe dai magazzini stabili, chr~ possono essere riforniti per mezzo della ferrovia. DI ORGANICA MILITARE

considerare prima tutte le questioni (;he si r1feri::;cono al materiale mobile, quello, cioè, che l'esercito trasporta seco in campagna, e poi, insieme all 'organizzazione del terreno , del materiale stabile , il quale infine è appunto la parte organizzabiie del terreno. Come ognuno vede è questo semplicemente un nostro particolaI'.e apprezzamento che può benis:;imo essere discusso, giacchè nelle rp1estion i di metodo nulla può stabilirsi di assoluto, ed ogn i metodo è buono <ruando riesce a l'ar comprcn<len} chiaramente la con nessione e la Juu-zione di ciascuna parte dnl soggetto tra ttalo: Quello ten uto dall'autore è buono pci limiti nei qual i è svolto il suo soggetto, ma sarnbbe !'orse difettoso se di più si volessero sviscerare le questioll'i appena accennate. Trattando del materiale mobile l'autore si accontenta di classificarlo e poi parlare di ciascu na specie in particolare. Anche qui la cri tica è costrettn o:;;servare che egli si è nllonwnato da l met.odo lodenilm eute seguito nei precedenti ca pitoli , di trattare, cioè, prima tutte le cp1e,tioni d'ordi11e generico , e poi analizzare le parti specia li. Se avesse coutin uato lo stesso metodo, l'autore avrehbc avuto occasir·ne dì svolgere qnestìo1,1i organiclte assai importanti che al mau:rialc mobile $i riferiscono; tali soho: le qmstioni intorno ai vari sistem i ri i produzione del materiale, come la produzione direLta, e quella fotta per rnczzo dell'industria nazionale od estera; ·i sistemi vari di dislocazione del materiale prodotto rispetto aì bisogui della istruzione delle truppe, della.. mobil itazione, della radunata, della circoscrizioue militare territoriale, dei rifornime nti durante la campagna ccc.; i sistemi inrine di amrninistrnzione, co11servazione e mnnutenziorw dei 111.atcrin\i. Del re:,to anche analizzando le varie ~pccie di materiali che l'eserci to trasporta in ca mpagn.-i ,. l'autore sì li mita a pochi cenni, percui intemmente qnesto capitolo ri esce :.issai meno importa nte dogli altri precedenti. La sola qncstione che vi è svolta con relativa diffusioue è quella delle rimonte; ma· anche in essa l'autore fa un e,ame non molto approfondito. Cosi ad esempio, n~l calcolare i cavalli neces,ari all'esercito per la sua completa mobilitazione, nou eonsidera che i cnva lli necessari al completamento del numero portato dalle tnhel le di formazione, e non tien conto che queste trascurano affatto i mezzi necessari al rifornimento dei Yiveri e foraggi. E non trattasi di cifre insig_n_i_fi_c_ar_,_ ti_.-Il maggiore Appelius nel suo accurato studio sul servizio delle sussistenze in campagna C,I) calcola che, oltre il carreggio 1·e-

. +

(I) Vedi Riyista Jlilitare, Dispensa di giugno 1877.

Del lMTeno . Anche in questo capitolo l'autore accenna :;ola mente alle principali cp1estioni che vi si riferiscono, come la coi1oscenzu dr~I terreno, la circo::;crizione militare territoriale, la difesa territoriale, senza quasi indicarne neppure i modi snconclo i quali dovrebbero essere svi- lnppate . Noi non insisteremo sulle osservazioni gii1 fatte precedentemente, in rapporto a simili cenni incomplNi, solo ci occorre aggiungere che l'autore non poteva , come fo, dispensarsi di parlare della circoscrir.ione miJitnre territoriale per averne gii1 tra ttato insieme all'ordinamento del perso,rn le. La circoscrizione militare tcrrìtoriple va considerata sotto d1rn diversi punti di vista : wcoudo il modo di 1 esscre disloca to il personale ed il materiale sul territorio' dello Stato in rapportlHllle 0sigenze della istruzione, del governo, dell'esercito_, dalla mobilitazione ecc .; op pure secondo il modo di essere organizza ta in se stessa in rapporto alla costituzione geogra~ca e politica del paese ed ai bisogni della difesa, cd in qualche questioue anche. della rnclunata e dello schiermnento strategico. Nel primo modo di considerarla l'autore ne ha trattato effettivamente insieme -a ll'ordinamento del personale; ma nel secondo modo, che pur da luogo allo studio d'importanti problemi organici, non n<~ ha parlato altrove, ed avrebbe dovuto farlo in questo c<1pitolo riguardante il terreno ..

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Noi abbia mo cosi messo termine all'esame del libro del maggiore Si- · smondo. L'i mportanza dell'opera ci ha indotti n diffonderci piuttosto sulle lievi mende che vi si possono riscontrare, anzi che sui suoi pregi intrinseci. Le prime sono poche, e facilmente correggibili perchè quasi tutte di pendenti dallo scopo speciale che il libro ha in mi ra; gli altri sono molti , e difficilmente ritrattabili perchè derivanti dal metodo, dall'ordine, dalla rigorosa trattazione degli argomenti. Del resto il nome stesso dell'autore c'imponeva un esame spassionato anche a rischio di essere forse eccessivamente severi .


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APPUNTI DI ORGANICA MILITARE

Abbiamo però cercato di èlarne , un'idea abbastama diffusa per mostrarne il contenuto e le principa li questioni in esso trattate. Un giudizio complessivo dell'opera del maggiore Sismondo non può a meno di ~ualific:ir.la preg1wolissinw, interessantf} ed a::sui utile all'istru1,ionc del l'esercito; e solo lascia 1101 lettore il desiderio clic i' due ultimi capitoli fossero più largamente wolti armonicamente agli altri che li precedono . Da qualche tempo la nostra lcueratura militare si va arricchendo di opere che molto onorano l'esercito che le produce , ~! !(UCstp. del maggiore Sisrnoudo vi aggiunge 11uovo lu~tro; osiamo anzi ripetere che es$a, come opera specia le, ne ricmpisce una lacuua. L'organizzazione degli eserciti è per se ste~sa una delle parti più importanti degli studi militari. È solamente µer essa che la forza militare viene creata e 01antenuta nelle migliori condizioni d'impiego; è per essa solamente che, ehi è incaricato di conclurrn le trup pr, all'azione, può giudicare cd apprezzare l'opportuniti,, il modo, e il limite dell'impiego della loro l'orza. Noi vorremmo (;lw ai nostri ufficial i si rendesse famigliare la con:;iderazione dei problemi d'organica militare allo sti::sso rntido che la considerazione dei problemi Lattici, affine di com pletare la cognizione perletta della forza, essendo impossibi le far buon uso di una macchina éosì complessa e cosi delicata qual è l'esercito, senza conoscerne tutto ·il congegno, e seuza saperne muovere le molle atte a farla J'u111ionare. Lo studio del libro del maggiore Sismondo credian10 risponda assai ·bene a tale scopo.

M.

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LIBRI E PERIODICI

l'ila ntilatnre di l 'illorio Etnffnuele re tl'Italia

dedicata all'esercito ed all'armata da OscAR PIO, avvocato fiscale militare. - Roma, stabilimento Civelli, 1879. Prezzo lire 3. Fr:i le pregevoli pubblicazioni che recentemente videro la luce sulla vita e sul regno di Vittorio Emanuele H, dcvc:;i annoverare anche questa del signor Oscar Pio. È un buon libro, lo diciamo subito, che ha il merito di una esposizione chiara e semplice, talvolta elegante, di uno stile abbastanrn faci le e corretto, inspirato sempre all'affetto rii patria. Tu ttavia uoi dobbiamo consid1mrre questo lavoro sotto J'a.: spetto dal quale l'antorn ce lo prcsellta: la 'Òta ,1111i./!itan del gran Re ded'icct,ta all'esercito ed all'a:rmata. Ora la nostra opinione ii che la vi ta del precipuo f,tllore ddl'indipendenza italiana non possa narra r;;;i esclusirnmente restriugenrlosi alle gesta ed alle virtìL militari di Lui. Vittorio ELnannelf: fu e rimarrà graude nella storia perch/: adcoppiava in sè la maggior somma di quel le r1ualitil <:lw nd un principe italiano ·erano necessari e per radunare tntti i patri0tLi, per riveudicarn i tliriui nazionali di fronte a tutta Europa, per condnrre a termine l'nrdiLa irripresa dell'Itali:i unita e indiper:idente. Non fu egli nno di cp1e' personaggi che possono paragonarsi ai geuii rlella guerra, Alessandro, Cesare, Nnpoleone; nè ad :1lcnno di rpiclli eroi che clovc1ttero rama solo al cavall~resco carattere, qual i F r,mcesc:o I e Carlo XII. La prodezza per~onalc di Vittorio Emanuelr fn certo arnrnirahi ie, ma non lo avrebbe fatto così grnnde se no11 v'eni110 accoppiate le eminenti doti della sua men te e elci suo


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LIDRI

cuore, il sonno politico, lo civili virtù , _il c~ldo amore per /e !_ibere j,,tituzioni, per cui egli non fu soltanto 11 pruno soldato dcli md1pcndenza ma fu anche e sopratutto il primo cittadino ed il più saggio ed abile uomo di Stato. La sua vita /,, adnnque nn prisma da cui si ri,fl ettono luminosi i raggi della gloria da tutto le faccie, nè si può ouardarne soltanto una sola senza scemare quella luce, senza togliere .de'raggi all'a ureola che circonda il suo nome. Col ristringer~ l'a l~o argomento ad un solo aspetto speciale, la figura del protagomsta nmane · "rimpicciolita ed in<;omplcta. . . So non che non è pos~ibile, specialmente a noi contemporan<,,1, parlare di Vi ttorio Emanuele senza rappresentarlo rpiale lo vedemmo e ci rimase impresso nella mente e nel cuore. Il biografo può acci n_gersi con preconcetto rliscgno a ::-cri vere la vi~a . n:ili tare _di Lui'. ma per forza maggiore è trntto a descriverne tutti gli aspetti; e cosi avvenne al signor Oscar Pio, il qual e ci diede bensì un li~ro comn~endevole, ma che non si discosta guarì da quelli sul medesnno subb1etto -del Bersezio, d<'- l i\'lassari e di altri. L'Oscar Pio ha bensì saputo più del Massari diffondersi sulle gesta militari del gran Re, e le ha colorite megli'o, come conveniva pci _lettori rnil it<1ri; ma questo vant<1ggio non giustifica abbastanza 11 t1tol<'. speciale dato al lavoro . Nel qu11lt\ sotto l'aspetto mili tare, potrebb~nst notare anche talune ommissioni; noi cred iamo, per, esempio, ('he non dovevano porsi in oblio quelle niemorande parole ~h~ Vittori_o rivol~ geva al Ricasoli : che wn re non cleve nutn car !na-1, -in mi qiorno d-i ,bauagl:ia ; parole degne dì Lui e della sua schiatta, che_ s1 t~·o~:ino in un docurnento non raccolto dal Massari, ma reso pubbl ico dai g1ornnli, primo fra i quali dalla Nazione di Firenw. · Ed anche pel' la dedica dei lihro ci si conceda una breve osse: vnzione: se la de<lica è principalmente diretta agli uffi ciali , non crediamo tornasse conto di scri,;crc un libro meno completo di quelli del Massari f~ riel "Bcr,-czio, poichè la parte più colta ed intelligente dell'esercito e dell'armata vorril sempre· attingere nelle biografici più completo Je più ampie notizie e i più ticchi ric?rdi di Col_ui ~he fu il d1'. ce supremo dclii~ patrie battaglie. Che _se . invece co_ns1deria~o. la der!,~a in rispetto ai soldati, pensiamo c~e ti I1br:o ~01~ sia d~I rn1g~10r gc~e1~ che loro con venga : fra• le fila dei soldati s1 lormera la leggend.i _lii Vittorio Ernanuele, ma convel'l'cbbe meglio forn e conoscer loro la vit.a in form a popolare, diremmo qnasi aneilrlotica , sc~za a~~~arc la parte .mili tare nei so,·erchi pnrtic:.olari degli avvenimenti pol1t1c1. In conclusione, il lil;ro del signor Oscar Pio può essere raccomandato

E P E RIODICl

all'esercito ed all'armata come le altre pubblicazioni che trattarono il medesimo soggetto, senza però ravvisare in esso quel carattere spe·Ciale che inte~e dargli l'autore.

·ce,nd ,n.,llt• 11este, di· P. E . .MANA YRA Roma, Tipo-· grafia degli Stabilimenti militari di pena, 1879. La peste, conserva ,lncora nel secolo della h.H;e elettrica e dello :;pettroscopio l'indecifrabile impronta dBI misterÌO$O Oriente; dove, se è pur .vero, nacque nella notte cli remotissime età. Nessuno ancora ha tolto il velo a cruest'Iside ternqta; nessun Edipo ha spiegato il morta io enigma che questa Sfinge getta di tem po in tempo in mezzo al mondo. La sua mano invisibile, sono appena cinque mesi, scrisse sulle pareti del convitto ove, dopo lnnglw battaglie festeggiavano la pace le nazioni d'Europa, a Wetljan ka! l'I'incipi e popoli si levarono atterriti; e i! nome ignorato di quell'oscuro villaggio passò di bocca in bocca pcl mondo intero, ·acqnistanclo in un giorno solo, fama incancellabi le. .M:a mentre imperatori, ministri, generali, scienziati si apparecchiavano con leggi, barriere doganali, armi e strumenti d'ogni sorta sbarrarle la strada n a combatterla ad oltranza, ecco che un bel giorno ci si dice è scomparsa di Ili. - Non tornerà forse per un altra via? Ha giit per questa volta raccolto la voluta messe di vittime? - Chi lo sa'? Le sue apparizioni non sono meno misteriose che ogni altra sua cosa. I suoi sintomi seù1hrano fenomeni Conl uni ' comi~ocmetti comuni sono i segni geroglifici dell'a ntico Egitto; t>c> '-' (_,. (, . dal quale, secondo il Pariset, essa si dilTuse la prima volta in Occidente, dopo che nel 5° secolo le credenze cristiane proibirono colò. l'antico rito religioso d'imbalsamare i cadaveri; vendicatrice di cadute Deità. Ma lo Champouillon che trovi la chiave di quei :;egni non è ancora venuto; testùnouio quel celebratissimo professore che nei mesi · scorsi credi: di aver sorpresa la peste a Pietroburgo na~costa nei panni di un contadino, e ne rimase beffato dopo aver commossa e spaventata l'Europa . Quando maggiori erano i timori e le probabilità di un invasione; il colonnello medico ~fanayra prese a scrivere sul Giorncile di medicina militare i cenni che ora ha raccolti in questo volumetto. Fece


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LI BRI

opera altamente proficua ricordando ai colleghi, dell'~sercito s?ecialmente, quanto è noto sul terribile nemico eh~ allora s1 appross,mav~, perchè si tenessero apparecchiati ad osteggiarlo con tutte le armi. Non potendo, s1.irnmo Dei Optimi Maxi.nvi /J~nefìcio, come con frase pagana disse il Borsieri uell'ide~ti co caso, .d~,,c~rre~e d~ll_a peste p~r propria esperienza , il Manayra npo_rta _l<~ op1~110~11 ~ 1 fatti 1~1 appoggio che ne danno tutti i trattatisti, da, p,ù ant1cl11 a1 modern i, da Ippocrate a Botkim; ma, non contento di riferirli, li esamina, li vaglia ·con critica larga e severa insieine. Narrate le circostanze in cui svolse l'epidemia di Wetljanka , e discusse le tante, e talora ~osi differenti osservazioni fattene da uomini di stato e di scienzu, ffo g1ormdi politici e medici, conchiude che la malatt.ia, prima annunziata come un tifo, N'a la vera pe$le bubonica (nome che non ru officiaimente pronunziato dal governo russo se no~ quando, ne_l '.J1ar;,,o'. .si disse ce~siua): e che essa venne nel la R.11ssrn da Rccht, c1t1a persiana sul Caspio, seguenrlo perciò una delle sue anti~h~· vie._ Conferma !'opi~ nione sulla uat.nra del ma le col confronto de, srntom, presentati da, malati nei distretti dei Basso Volga con quelli che dèlla pt1ste narrano gli autori più noti, che l'osservarono nelle sue invasioni in Enror~ negli ulù01i secoli, e con le descrizioni, più minute che ne diede~'o i Francesi, i quali nel conente secolo poterono vederla pi ù volti; negl i scali del Lev~nte. . . · . . Segue poscia col discutere una questione 1mport.ant1ss1ma _a tutti, H JJiù' aoali uomini di stato che ai medici: quella <lei cootag10 e dHi . . . modi di prnpagazione del male. Dopo una mrnuta esposizwne e una dotta disamina delle opinioni più note, espone il proprio parere ehe il cùntaoio pesti lenziale si eomporti similmente a q11ello del Y.:iinolo, cioè si ~rasnrnl.t:i non so lo per contatto nrncliato o irrmrùdiato, ina ha fa coltil di e~temler5i, con:-;orvando le ,mo proprictii deleterie, i11 111.rn certa zona. Non però molto larga; 0onw provano i molti fatti uei qua li la p<~stc potè essern ehiusa o trattenuta in un !Jaese o_ ir'. uu abitato, isolandoli con rigorosi cordoni sanita·ri. Conch tllde qo1nd1 che le prescrizion i non sono ma i. tropp~ e che se ,;i vuole ~erir.unente guar· dar~i dall 'i.uvasioue della terribile rnalat.tia conviene porre le quaran-: tene e dichiarare in contumacia tutti quelli che vengono dai paesi infeui, arri vino ,dai mari o dai monti in ltalia, sì per ferrovia che per altrn strada. Questo è il solo e certo modo di pros11rvars 1, insegnato dalla scienza e dal la esperienza; lo sappia110 e provvedano , nel ~a"o, coloro cui spetta intera la responsabilità. Questa è anche l~ cnrn vera - non farla entrare in ca$a; chi) quanto a cacciarla Lii poi

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E PE RIODICI

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dagli individui che ha sorpresi; c'è poco da fidarsi dei salassi, delle fregagioni, dei sudoriferi, del ghiaccio, delle cauterizzazioni, dei narcotici e di tutto l'arsenale chirurgico e farmaceutico schieratole contro nel passato. T.a ·medicaz-ione della, peste, dice il Manayra, é lunge dal l'aver raggiunto non diremo v;n grado dii c1Jrtezza, ma di rnssicurante 11robabibità,. È chiaro? ... Questi cenni, scrit.ti pei medici, possono, anzi dovrebbero, essere · letti con interesse anche dai profani. Non temano costoro che, vo.leudo imparar a fuggir la poste, abbiano ad inocularsi 1a noia nascosta in un trattato di medicina. Il colonnello Manayra, nello scriverlo, s'è rammentato che dobbiamo alla presenza di quell'ospit.e, non invocata, il Decarnerone e le più bolle pagine dei Promessi Sposi ; e, pur facendole il processo e la reqnisitoria, l'ha trattata con buona lingua e stile, pregi, che siamo da lunga , pezza avvezzi a trovare in tutti gli scritti che escono dalla facile e brillante penna del direttore del G-iornale dii: medicilna militare.

'C!tiltttÌ e necessiti, dell'tu•tiglterin n cnvt1llo ( Con-

siderazioni e p1·oposte di C. gimen to artiglieria). -

VOL PINI capitano nell'8° regPadova, tipografia Minerva, 1879.

Fra le molte pubhl icazioni d'argomento mil itare imlicanti ri~veglio di studi uei nostri ufficiali ed un vivo inten~sse a rendere per quanto possibile perfetto l'ordinamento dell'esercito italiano, merita speciale menzione il rncente opuscolo del capitano Volpini. Questi seppe egualmente evitare i due scogli cont.ro a cui urtano assai di frequente codesti scritti : lo spaziare cioè nelle generalità, mostrando inconvenienti senza additare a rimedio proposte razionali ed attuabili; o la soverchia irnport.an7.ii accordata alla quistione che si ha specialmente in mira (e non di rado da un sol punto di vista) a danno di altre certamente di non minore momento. Se a ciò si aggiunge che nel trattare della nec.esb·ità dell' art'i,gheria a cavallo il capitano Volpini ha potuto unire allo studio dei più competenti scrittori anche una r.icca messe di o~servazioni desunte da esperienza propria, non isfuggiril nno dei preç.ipui pregi di questa Monografia , la quale non variando i limiti segnati dal noto ne ~~utor ultra c·tepidarn, presenta utili insegnamenti. A:-INO XXI V, VOI..

)I,

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LIBRI

E PERIOOIC!

I più recenti falli di guerra, ed in ispecie la campagna del 18i0-71,

mostrarono con tal evidenza l'importanza dell'artiglieria nel combattimento, che tutti gli Stati si videro spinti a rivolgere le maggiori cure per porre quest'arma in grado di soddisfare pienamente al suo compito, sia migliorando il materiale, sia perfezionando !'istrnzione al personnle, sia pqnenclonc l'ordinamento in armonia colle forze del paese. Il rioi·didinamento dell'artiglieria da campo in 10 reggimenti e J'ado1.ione man mano progred ente dei cannoni a retrocarica segnarono per l'Ita lia un notevole passo, ma si è ancora lontani dal completo sviluppo. La proporzione dell'artiglieria colla fan teria nell'esercito di prima linea è inferiore a quella delle altre nazioni; diviene addiriLLura insufficente qu:rndo le batterie entrino in campagna con soli 6 pezzi. E la probabilità che ciò accada è mostrata dalla esperienza delle guene del 1859 . e 1866, dalla difficienza di cavalli per Je Latterie nd passaggio dal piede di pace a quello cli guerra, e delle limitate risorse equine che la requisizione può fornire in Italia. Il capitano Volpini avrebbe potuto aggiungere come uno dei principali ostacoli alla sollecita mobilita'lio111:i delle batterie in 8 pezzi, i I gravame dei differenti servizi del treno, che incombono ai reggimenti di artigl ieria da campo. Alla cavalleria non è assegnato alcun rip:irto d' aniglicria; e se per appoggiarla nell'avanscoperta o sul ca mpo di battaglia si volessero trarre batterie dalle truppe suppletive 5lcl corpo d'armata, verrebbe ancora diminuita la giil scarsa proporzione fra i cannoni e le baionette, nè le batterie montale potrebbero accordare alla cavalle,'ia l'aiuto che le abbisogna. Finalmente, mentre i principaHeserciti europei posseggono un numero considercwole di batterie di co111 plù1nento e di riserva rnobilizzabili assieme a quelle di prima linea ed egua lmente armate, noi non possiamo disporre che delle 30 batterie della milizia mobi le, armate con canooni ad avancarica e siffattamente costitui te da rendere se non illusoria, per lo meno assai problematica la loro coopcraziooe in guerra. Cosi tratteggia ta la situazione della nostra artiglieria, il capitanù Volpini confida che in un avvenire non troppo remoto, migliornte le condizioni fìn anziarir~ dello Stato, dovranno cessare tali condizioni d'inferiorità relativa, e l'artiglieria da campo italiana potrà essere ripart.ita in batterie su 6 pezzi assegnando 2. reggimenti per ogni corpo d'armata. In attesa di questo desideratuin, egli si limita a « mostrare la necessità di avere anche noi, a S'irnilitud!ine di tutti gH altri e,serc'it'i d'Europa , un certJ nwnero di batterie dotate d:i massima celer·ita di loc.omozione, epperò atte a manovrare colla catialleria e ad fod:icare 1

come si, possa ottenere questo risultato mectiante una modifìcazione che non impl·ica rilei,ante spesa. » La necessità di batterie a cavallo per l'Italia è logicam1mte provata dal cnpitano Volpini col toccare prima del còmpito che speucr.ì nelle guerre fnture alla cavalleria , col mostrare quindi come le sia indispensabi le l'appoggio del cannone e come le batterie montate da cent. 7 o fl ririscano a ciò impotenti . Acconci esempi sforici e giudizi di scrittori militari, provano che la cavalleria sarà costretta iu avvenire a frequenti scontri nel disimpegno di un largo servizio di avanscoperta e troverà eziand io, impiegata a masse, brillanti allori nelle battaglie, Le condizioni del suolo italiano e la scarsa proporziorrn della nostra cavalleri::i non saranno pel' avventura di ostacolo per estendere siffatte conclusioni al caso concreto del nostro èse.rcito? Il capitano Volpini confuta questa obbiezione, ed a prova che anche nelle sfere ufficiali si ritenne indispensabile abilitare la nostra cavalleria a tale missione, cita i campi di Ghedi , Pordenone, ecc., dove due o più brigate di q1.rnst'arma furono annualmente addestrate nel servizio di avanscoperta e nelle manovre delle sch iere, Se quindi anche presso di noi si avrà bisogno cli ricorrere all'azione di grossi riparti di cavalleria, sarà 1luopo pensare eziandio ad assegnar loro quel tanto di artiglieria a cavallo che li ponga in grado di disimpegnare in qua lunque circostanza il lor0 servizio. Ni~ potrebbe spernrsi di economizzare impunemente quelle pochè batterie che vi oçconerebbero, poichè una massa di cavalleria e le corrispondenti artiglierie a cavallo si completano ::. vicenda per tal modo da formare • un corpo organico indissolubile. Codesta massima si è talment'3 radicata rwll'esercito germanico, che si volle fosse chiaramente espressa nel nuovo regolamento d'evoluzione per la cavalleria, affermando che q.ucst'arrna « per tenersi a.ll'altezza della sna mi.[;sione deve sempre esser sussùbiata dall'artiglieria. » A prova il capitano Volpini adduce numerosi esempi, tratti dalla storia· delle recenti guerre, cd anche dalle grandi manovre di cavalleria eseguite da noi, alle quali egli ebbH campo di prender parte colla batteria eia lui comandata. Questi mostrano ad evidenza che una massa di .cavalleria lanciata in avanscoperta sul fronte di un esercito, ma sprovvista cli artiglieria a cavallo, venne molte volte costretLa ad arrestarsi di fronte a poca fan teria ben coperta, appostata dietro ad uno stretto, ecc. o ad intraprendere lunghi giri per evitare l'insuperabi le intoppo. Nè si potrebbe far a fidanza sul moschetto, chr1 arma attualmente buona parte della cavalleria, per venir a capo dei distacca-


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me·nti di fanteria, .impcréiocchè la necessita di una preparazione ·ctelJ'.attacco con mezzi più potenti che non la fuci leria, è speci'a lmente sentita quando le truppe attaccanti siano formate da cavalieri appiedati . Da siò il bisogno di artiglieria a .-:,wallo capace di seguire la cavall,!ria in tutti i suoi movimenti e di trovarsi con essa in prima linea al momento opport.uno. Egualmen te emerge la necessità di tal aiuto non solo quando la cavalleria debba cedere terreno davanti al nemico nmnern,o ed incalzante, ma cziandio nelle occasion i in cui le riesca di sorprendere improvvisamente un avversario negligente nel suo servizio di sicurezza ecc. Nè in grosse ba ttaglie riesce meno utile alla cavalleria l'appoggio dell'artiglieria a cavallo: ed il capitano Volpini, tocca ndo brevemente delle cariche còntro la fanteria, nelle qual i l'attacco può ,~sserc preparato dalle batterie divisionali, si estende a descrivere le fasi del combattimento fra due masse di cavalleria e mostra chiaramente che la probabilità di suceHsso diminuirebbe cli molto per quella cava lleria che dovesse agir da sola. Perchè tuttavia il cannone possa coadiuvarla a raècoglieni allori, o valga a frenare l'inseguimento nel caso d'insuccesso, è mestieri che l'artiglieria sia mobilissima ed ardita, spi flO'a all'occorrenza l'arditezza sino alla temerità. Per ultimo l'autor: non tralascia di accennare all'influenza morale del cann,me, 'in ispecie nei combattimenti fra cavalleria . Ya1:ranno le batterie montate di cent. 7, le più leggere fra le uostre b~t~<m~ d~ campo, a sussidiare utilmente la cavvlleria? Cl capitano Volpm1 dichiara che esse sono nell'assoluta ùnpossib·ifità e tale asserzioue avvalora con un esame coscienzioso dello loro condizioni di mohi liti1. II trasporto dei serventi sugli avantreni e sui sedioli obbliga ad arrestar la vettura, ad ogni minimo ·intoppo s'incontri nelle marcie: p<~r farli scendere, e nuovamente a1·rnstarlc per farl i risalire, dopo superato l'ostacolo: vieta cli percorrere a rapida andatura, anehe per brevissimi tratti, un terreno a solchi, con piecole irregolaritil, ecc. non poteuclo i ~erventi montati reggere ai sobba lzi: rende faticosissimn una marcia veloce su buone strade cprnndo solamente sia considerevole l'entitil del percorso; costringe fina lmente, quando dopo aver fatto fuocJ occorra rimetwrc gli avantreni per avanzar o retrocedere sollecitanrnnte, acl aspettnrc che tutti i serventi sieno montati. Con serventi a cavallo tal i inconvenienti spariscon'), potendo essi superare egualmente ~li ostacol i, seguire a rapida andatura il lor pezzo anche in teneni rotti o coltiva ti, e ri_messi gli avantreni, dopo aver preso posizione, i pozzi possono partir anche al galoppo, senza ehe sorga in chi comanda la preoccupazion(:l che i st~rventi rimasti momentaneamente indietro non siano

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p~r raggi~rngcre le batterie. Arrogi che e le rapide mosse sul campo 1 ~ b_att.ag(1a, occorrenti per appoggiar la cavalleria, e:-porr~nno talvolta I artiglieria ad esser sorpresa da piccoli riparti di cavalleria: soltanto eoi serv,mti a cavallo essa può trarsi allorà prontarnentH d' impiccio e valga a provarlo il noto episodio della battaglia di Custoza (,1866), che onora le 2. batterie a cavallo comandate dal capitano Roberto Perrone di S. Martino. Non v:i inoltre dimenticato che, per cooperare utilmente colla cavalleria, :si richiede un ammaestramento specia le al personale della bawma, tanto 111~1 cavalcare o nel condu.rre, quanto nell'esatto e celere servizio del pr:zzo, ccl acconcio ammaestram.ento dei cavalli ; condizion.i ques'. e cui ,certamente non ·può soddisfare una bat.teria da campo destinate 11 pùr li a tal servizio. Gli ufficiali devono p,1rimrrnte conoSCf!re a fondo la ta ttica della cava lleria ed accoppiare alle qualità inerenti all'artiglieria le doti speciali dell'ufficiale di cavalleria. E <rui l';Jnlore comba tte l'epiteto di mobihssime dato alle nostre .batterie rla 7. Noi pur ritenendo dover::;i dissipare le illusioni di eoloro che pongono un' esuherante fidanza nella mobil ità delle nostre batterie leggere da campo, non possiamo tuttavia ammettere le conclusioni che ne trae, spw:inlmente iu paragone colle antiche batterio da cent. 9 ad avam:arica. L'inesatto gindizio sulla mobilità delle ba tterie da centim. 7 trasse assai ve rosi milmcntc origine da una confusione fra i due difiercnti concctli di inohil it/1 relati1;a cd assobu.tci. Questa, dipendente dalla struttnrn dnl materiale e del suo peso rispetto al numero dei cavall i, può ragguagliarsi alla facilità di traino concessa dalle singole vetture; In mobi litò rekitiva, invece, tuttochè conti per uno_dei suoi principali fa ttori tpwlla assoluta , è assai più complessa <>-cl è lega ta al modo nel qua le vengono trasportati i serventi, al munizionamento, ecc., in • Ull/1 parola all'ordinamento delle batterie. Il carreggio da cent. 7 non è certamenrn in condizioni inferiori a quello da cent. 9, per riguardo alle contingenze del traino, la riduzione nel diametro delle ruote- e nella larghezza del cerchione trovando largo compcrnso nella minor pressione~del le ruot<{ sul terreno, nella migliorata unione fra ruote e . sala, ecc. Se ora si tiene presen-·1e la teoria, generalmente amrne$sa (1), che in due mnte ~ 3 e 2 pariglie Jo sforzo assegnabile, a pari mohi litit, a ciascun cavallo è rispettivamente proporzionalo ai numeri 7 ed 8, il rapporto fra i pesi trainati da ciascun cavallo colle vetture· (l)

Teorica-sperimentale dei _MigoÙ! et ·Bergery . W1TTB, Artilleric Leb.re.


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da cent. 1 e cent. 9 (senza serventi) risulta di chi!. 213 a 309 per il pezzo e 288 a 358 per il carro da munizioni. Laonde, ove si faccia astrazione dei scrvr1nti, la mobilità assoluta del uuovo materiale supera d'assai r1uella dell'antico ; es~ si tien eonto dei serventi, il vantaggio in mobilitit relativa della batt1:ria da cenL 7 è ancora pil't sentito, dovendosi con f(Uella da ccnt. !) o far seguire i pezzi chd cassone, molto più pesante, o trasportare i servcuti sui cavalli sottomano, non solamente cou maggior gravame ai cavalli ma con minor accordo nelle pariglie. Finalmente all'eventualità delle perdite di 0;walli le quali , riducendo l' auacco ad una sola pariglia porrebbero a serio repentaglio la mobilità delle vetture da cent. 7, si contrappone il minor numero di cava lli esposti al fuoco, la maggior facili tà di 0uoprirli e la più ricca proporzione nei cavalli di riserva . Coi pezzi da cent. 7 si può conseguentemcuw accedere a pos1z1oni che sarebbero vietate, od almeno sconsigliabili, per i pezzi da cent. 9; riescono meno gravi le lunghe marcir{ ad andat.ura celere, ccc.; e . sotto questi punii di vista nou solamente le batterie da cent. 7 si mostrano superiori a quelle antiche ad avancarica, ma nou sottostanno a nessuna fra le batterie montate dagli r{serciti europei. Se però da tale favorevole giudizio sulla loro mobilità vuolscne dedurre che essa sia sufficien te per renderle atte a far servizio di Latwria a canllo, non regge più il paragone, anche qualora si auaccassero le vetture a 3 pariglie, variando sostauzialmeute il modo di ~rasporlare i serventi e quindi In mobilità rela ti va. Logica conseguenza delle premes!:.c stabilite dal. capitano Volpini nello svolgimento della sua monografin , è la necessità della pronta creazione di batterie a cavallo nel nostro esercito, i11 quel numern che possano bastare a dlle o tre divisioni di cavalleria (una per armata almeno) , vengano queste cos:ituiw permanentemente o formate all'evenìe11za coi reggimenti delle trnppe sup pletive dei corpi d'a rmata. Js meglio di orea:t'ione si vorrebbe dire 1"icost'tt'U,Z'Ìone cont.inuando:,i la gloriosa storia delle due batterie ;, cava llo itnl iane, trasforma te in batterie di battaglia sullo scorcio del 48711. Urgeva in allora poter asscgaarc eom plessi varrnrn te alle ~O cl ivisioni che costituiscono i I nostro esercì to di prima lin<~a almeno 90 batterie da campagna , ed uno dei prov vedimenti per alleviare la spesa che doveva derivarrw allo Stato si fn appunto la oradetta trasformazione. A tale proposito giova riferire un brano del la R<~lazione del l'ilin istro della guerra a S. M. ,< Se è indubitato che l'avere un certo numero cli batterie a ca• vallo, da poterne disporre nelle riserve di ciascun corpo d'esercito

« od in riserva generale riuscirebbe vantaggioso, nessuno vorrà ne" gare che il conservarne due soltanto non possa corrispondere allo ,, scopo, e che per formarne delle altre vi si oppongano le attuali « condizioni delle nostre finanze. Quindi è che, per la considerazione « ancora che colla prossima adozione di un nuovo ma teriale da cam« piigna più leggero, le batterie di battaglia saranno per raggiungere « una rnobilit~ tale da powr seguire i movimenti combinati colla ca" va lleria, ritiene il rifereate che non · si avrà a deplorare la man" canza di batterie a cava llo ». Toccheremo ora brevernente delle proposte colle quali il ca pitano Volpini ch iude il suo opuscolo. L1~ batterie a cavallo vogliono naturalmente essere armate e.on cannoni da ccnt. 7, e tenuto sul piede di guerra a 6 pezzi, formazione generalmente ammessa come la più vantaggiosa per le batterie campali io gcucre; indisperrnabile poi ali' artiglieria a cavallo che deve essere manovrir,ra per eccellenza. Ecco i particolari di tale formazione in materiale e ca valli:

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6 pezzi da cent. 7 a 6 cava lli ciascuno complessivamente cavalli N. 36 2,~ 6 carri da munii. a 4» • 3 carri da batteria a t » 8 » 12 )) 2 ·I fucina di cavall. a 2 )) 36 6 serventi a cavnl lo per ciascun pezzo 6 capi-peuo - •I comandante da cassoni - ·I comandante della riserva 8 )) 5 3 trombettieri - 2 ordinanze a cirvallo cavalli di riserva )) ·17 Totale cavalli N. HO J)

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La forza totale in caval li è molt1J inferior~ a quella delle batterie congeneri negl i eserciti esteri ; e pJragohando coll'organico di guena parimenti da 6 p:nzi, dcllo'.l sop pr;;ss3 h:itteric a cavallo ita liane, concede ancora una economia di ·12. cavalli, con mobilità superiore e relat.ivamente mng-giore riserva in quadrupedi. Il carro da munizioni da ceut. 7 a ,f. cavalii ricsc.irà pi1ì facilmente trainabile di q~1ello da cent. 9 (B) a 6, e la relati va l(:gger1~zza <le!I~ vettura-pezzo, per una muta a 6 cavalli, suggerisce al capi tano Volp1m la proposta di sostituire al cofano d'avantreno quello del retrotreno del cassone, con vantaggio non indiffe.rente nel munizionamento totale o guadagno in mobil in per altra via r,mdendo il pezzo più indipendente del carro da munizioni nel eombattimento: convenientissima la sostituzione della fucina di cavalleria a quella attuale per le batterie.


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_L'autor~ aggiunge che si potrebbe forse ancora diminuire il numero dei ?avalli , surrogando al cassone la carrCLt.a da munizioni attuale, modificata, co~ 11~tacco ad una sola pariglia: non possiamo però accett~r~, tale sost1tuz_1one che produrrebbe seri~simo aggravio alla nwb11Ita delle batterte , essendo la carretta pochissimo adatta ai movimenti sul campo di battaglia e salendo il peso trainabile da ciascun c~~all~ (~mmesso un munizionamento pari a quel lo del carro cJa, rnumz10m, c~oè 38 colpi in meno del regolamentare) a circa 600 chi log. . Sul~or~maia_mente all'organico di guerra il capitano Volpini propone un eflett1vo d1 pace su t pezzi con soli 66 cava lli, i pezzi ed i cassoni ( uno per sezione) con attacco a !~ cavalli: l'effetti vo non salirebbe che a 70 ~avall i ([Ualora si volessero a1taw1re i pezzi a ;1 pariglie ed i cassom ad una sola . Qnest.a seconda soluzione ci sf)mbra preferibi le per non andare incontro a difforenie nel sistema di attacco tra la f>serc!l~zione di pace e l'impiego di guerra: in omaggio a qtrnsto princ1p10 converrebbe ani.i sottostare ad un lieve aùmento di spesa e conservare sul piede di p:w(:l 6 cava lli ai pezzi e ,~ ai cassoni. L'autore della monografia aggiunge alcune considerazioni :,ulla iniziati\·a che vern~bbe lasciata ai comaudanti di queste batterie e sul modo col quale dovrebbe essere condotta l' is truzione del persoualo, mantenendo la ferma att.nale di /3 anni . Mentre ci associamo pienamente alle siie conclusioni, che riteniamo uti. li a porre le nuove batterie a cavallo in ~11rado di corrispondere pienamente _a l loro cùmpito, n_on possiamo accettare le sue proposte fiul 1~10do '.ii fo_rmare le batterte a cavallo, per non recan3 serio aggr~v10 al b1 1anc10 attuale . Si potrebbero, egli dice, trasformare in bat~~r1e a cavallo due batterie da centimetri 7 in ciascuno dei tre reogimenti d'artiglieria 5°, 6°, 8°, i quali hanno stanza più prossin~a alle località in cui vengono an?ualmente riuniti i reggimenti di cavalleria ~er le i~anov~'e d'insieme; e per tale trasformazione si prescelgano I cavalli da tiro sul complesso delle bat.t.erie del rispettivo rerrgi~1ento, c!uelli da sHl_la dai reggimenti di caval leria. Quando si pot:·à. efiettuarn 11 nuovo ordin11mento dell'arma di artiglieria, aumentando i re_ggimenti da campo , si ricosti tuirebbero le due batterie mancanti a tre dei corpi d'armata . Tuttochè una t,de proposta, a detta dello stesso capitan? Volpini, non debba essere che un ripi1~go temporaneo, da modificarsi subito d1e :;i possa, ciò produrrebbe tale disse~to nella costituzione dei tre corpi d'arma ta, pei quali verrebbe ridotta l'artiglieria della truppa suppletiva a due sole batterie, da bilanciare, e crediamo largamen te, il vantaggio di accordare alla nostra cavalleria l'appoggio

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vàlidb del cannone. Se, come giustam ente egli os,,erva, sarebbe una vera illusione la speranza di poter organizzare batterie a cavallo all'i:tprir~i di una i;amp_agna, non sappiamo r1uale assegnamento sarebbe .lecito di fore sulle batterie montpt.e che si avrebbero a ricostituire improvvisamente in sostituziooe di quelle che si sopprim erebber? ora: Se la necessità di alcune batterie a cavallo ii realmente sentila, vi ,,j provveda con disposizioni acconcie, ma non a sca pito dell'ordinamento attuale dei corpi d'armata. Noi crediamo che 6 batterie a cavallo sarebbero su ffì cienti ed in correlazione colla forza di cavalleria che· si potrebbe riunire in massa per l'avansco perta e per ngire nelle battagl ie: sn nou si stima opportuno riunirle in reggimento speciale, si po~rebbe assegnarle a quei reggimenti la cui sede meglio si ~resti alle esercitazioni annual i colla cnvafleria . .L'aggrav io che la creazione clHlle nuove haÙeriH porterebbe al bilancio sarebbe compensato di servizi che esse potrebbero rendere in gnerra, ed a tale riguardo chiuderemo questi cenni colle paro!!~ pronunciate <lai genernlH Bertolè-Viale oella sua Relazione alln Camera de.i deputati ('1 877). « La storia di tutti i tempi c'insegna che i ritnrc(i o gli impedì« menti frapposti alla effettuazione dei necessari apparecchi di gucrr~ ,, durante il periodo della pace, sono state spesse volte le cause dei « rovesci toccati al principio di una campagna, rove:;ci clrn quasi mai « si riescono a superare neppure colle splendide vittorie del seguito « della guerrn , ma che talvolta producono l'accumularsi di disastro su « disastro. « Soltanto a guerra fin ita e dopo che furono esauriti inutilmente « gli sfor1.i del pit'J nobile patriottismo, dopo i cruenti ~acrilici di mi" f!liaia di vi ttime e lo spreco ili tesori accumulati con lento e lungo « i'avoro , quaudo è stato forza di piegare alle dure condizioni che il « rwrnico vittorioso impone, si elevano da ogni pni:te le grida cli im« previdenza, o palleggiandosi gli uni e gli altri la responsabilità,. si « va in cerca di motivi e uomini sui quali far pesare quella respon« sabilità che più giustamente dovrebbe ricadere su coloro i qnali « hanno ritardato od impedito i necessari apparecchi durante la pace • ·


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lavoro del colonnello Lec~ornte si riferisce alle cruistioni risultanti dai fatti, le quali sono dall'autore ventilate e intavolate per gli studii ulteriori in vista delle possibili guerre avvenire. E sono invero quisLioni gravissime, su lle quali conviene che · si fermi tutta l'attenzione degli studiosi . Le bawiglie sotto le trincee di Plevna , nelle quali i Russi subirono quelle gravissime perdite che tutti sanno, hanno dimostrato ancora una volt.a che il valore delle truppe, sia pur tenacissimo, è impotente quando manca r eflicace concorso della sciem,a e dell'arte.. 1 combattimenti del 20 e 30 luglio non erano giunti a far riconoscere allo stato maggiore russo c1uan to fosse erroneo iI suo piano H fuor di ogoi regola quel modo di combattere diretto; p:iral ldo , con isforzi uniformi su tutti i pnnti del la piazza; occorreva utù ltr:i !\evera lezione, . qtte!la della haltaglia dell'H-·12. settembre, llopo la quale fr nal rncnle s, decise d'intraprend ere un assedio regolare . L'eserci to r usso-rumeno oceupara mw fronte di circa 7h. chilometri interseca ta da piccol i corsi d'acqua e da due grandi valli. I corpi' d'armata enrno simrnetricarmmte ripartiti in due ali e ~ent~'o, ciascuno avendo on obbiettivo determi nato, il suo settore e11tro cw agire e Je sue riserve sper.ia li: iI tutto come se ciascuna delle parti dovesse manovrare o combauere a s1i. Ne risultacono tre battaglie distinte in una bauaglia sola . Le truppa vemH}rO s pinte innan7:i dap~rtutto col moùe5imo vigore, nel la identica formaz ione su tre lrnee; 11 parallelismo non pùteva essere più completo; tutti attaccarono colla stessa ener"ia e ,;·i spinsero a fondo collo scopo di vincere ugual mente su di o~ni punto . Nei rapporti rus3i non vi ha il minimo cenno cl.ie sias( tentato cli manovrare, cli t1'i.1Sforn1are un'azione i11 dimostrazione, di agire con un vigoroso movirneut,) laterale per raggiungerr- ad impn-· dronir~i di 1.1110 di quei pun ti , la cui caduta trascina seco o almeno facilita quella degli al tri. . Quesw assol uta mancanza di manovre potè forse, :econ.clo il colo,nncllo Lecornw, proceden1 da un altro vizio dell'organrzzaz,on? dell esercito russo- rurncno. Con tlltlo il rispcuo per le virtù e ti valore dell'imp1!ratore e d11: granduca Nicola, l'autore ?'P:ime il ~nb!Ji? c?~ quell'abhornlauza tli geneta lis$iuti non abbia contri buito a togliere .1 urnta di direzione che è tanto neces:;aria p)r mutare e regolare subitaneamente i movimen ti di fronte al nemico . La sola presenza, un motto, un segno di un superiore che non abbia com:indo diretto può paralizzare l'inizi;tiva di un capo di trnppe che non abbia un cornp'.to ben determinato . Nei movimenti dell'azione non d,òb,rno trovarsi sul tnrreno

Esqu1set événements rnihtair-es et politiques, par FERDINAND LEcoMTE coloneldivisionaire suisse. - Tome second, deuxième /1rtie, avec 4 planches - Paris, eh. 1'anera éditeur, 1879.

Gue••.-e tl'Orient en -I.S'16-.IB'l'I.

Di c1uesL' opera dèl colounello svizzero Lcicomt~ ahbiamo ten uto parola rruaudo vennero pubblica ti il tomo primo e la pri ma parte del tomo .secondo_; sul la seconda parte che ora vide la luce,· uon potremmo che r'. p1)tere m generale i giudizii altra volta espressi . Ci rci-rnererno or(l dt preferenza sulle deduzion i e sulle osservazioni che il chi,Jro autore fa segui re al racconto, riferendosi speciafnrnotc agli ultimi atti della guerra russo-turca. v . [I r~ccon to, '.lei volurne che stiamo csam i1111 ndo, ripiglia gli avven1ment1 dopo d secondo scacco subìto dai Russi sotto Plnvna il 30 lugl io "877; si svolgn rruindi la parte più drammatica ri decisiva dnlla carn!~agna . I ~us~i si ri nforzano con nuovo truppe tratte Jal cuore dcli rmpeeo; si svrl nppano le operazioni sul Lom; avventYono i sangui~os; episot~ii .. al pa$~O. di ~hi plrn; si combatte uu'.1 terza baftaglia sot~o ~ le, n.1, cu, segue I ass~d10 e la caduta; anche ,a Asia Jc opcrar.1011 1. procedono a. fa:ore f'.ci 1:lu~si: . inG11c i vincitori passano i Balkam, o le opcrazwn1 finali hauno luogo in Hmrn1lia; la guerra si arresta nella pace di Santo Stefano (3 marzo ·1878) e tonn ina col tratt_ato interrrnzionalo di Borliuo (13 luglio ·1878) . Più che un:1 storia, abbiamo sou'occh io una cronaca raccolta dal le fonti_ più sicure, ma non molto ricca di particolari e $U qualche fatto defi~1ente dr quel le complete no tizie su lle qual i soltanto può frns i nno s~udw ver~mcnte proficuo. Lo stato maggiore russo fu assai parl:o d1 rapporti,. O nlrneno non n~ furono pubbl icati che alcuni; da parlo ~nrca nou_ st ebbero raggua?l1 uflìciali JH~ppure sngli avvenimenti più lmp'.>rt1'.nt1 ,. e molto probabilmente non si avranno giammai. il quindi assai diffr c,iJc che un autorn possa, almeno per ora, rln rci uua storia del(a guern1 d'Oricu te che nei rispetti ·militari poco o nulla lasci n desiderare. Fortunatamente ed eccezionalmente ,i ebbero relazioni e note abbastanza diffuse e completo sul periodo più interessa nte della campagna, vale a dire sugli ulti mi comhattimenti e snll' a3sed io cli Plcvna. 11 fru tto maggiore che, a nostro avviso, si può ricavare da cprnsto

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che i capi responsabili; ciò che vi ha d.1 p1u · · e· mutile, · e l' inntilt} diventa dannoso. « Non è ~ià - <lice il Lecomte - che i sovrani i princip' · rappre~entant, o m.emuri dei governi, monarchici Orep;ibblicani, d~h~ ~ano nmaner lu.ngr dal_le ~pe1:nioni <l dalle battaglif) in cni si decide la sorte del! ~ loro combmazwrn diplomat.iche ; tutto all'appost.o la loro _presenz~ puo tah:olla essere utilissima. Essa è anzi necessaria in cer ti m~m'.rnti su.r_i'em, ne' f[Uali la politica s' immischia inevitabilmente ali az,on~i 1~.1i.•lar<1. S~l.tanto è nece~sario che nell'aspettazioM di quei moment.1, e.s~1. accond1scend.ano a rnnanerc nella parte, sia pure secondaria, ri_chtesta d;ille esigenze <lel!a situazione militare». Q~i.an t~. a'. Tnrchi, s'ignoran_o ai1còr11 le digposizioni generali e q11ei part1cola11 che loro hanno ass1cnrata la vitt.oria nelle giornate dell'1 •t e -12. ~etten:i~re . Se ne sa abbastanza tuuavia per rico~1osccre che le loro e tecniche, sia' [ler 1°" cos•.rnz,one · · l · d1spos1z1om . · . tau,che . e. 1··1mp1erro ~ 6 1 tri_nccramen~1, sia \)el metodo dei f'uochi rapidi di fanteria, so~o cse1~1l 1 ct~e montano <l1 essere studiati più <la vicino. L .":'se~ho ? .la caduta cl.i P levna forniscono ma teria ad nitre consi~~r~zJOn1. s,, 11 • n~tato che da nmen<lue le parti combattenti fec<i difetto . 1azione d~ll ar~i?her,a, e la lunga e tenace nisisienza si dovette sopratutto m fucili . Xon le 3:2.0 bocche a fuoco rns;;e, che batteva no J>le1,ua, fecero cadere crue:sla piazza, ma bensì il blocco vale , d' , che' . .l'esa · ' di a,t rirsi ne . . t.mmento (l~ ·1 mezzi· costrinse Osrnan pasciù a tent.are _la, v1a ,lt.traver:;o le li~ee asserl'.an_ti . ~a piazza cadde in mano dei ~ussì a, ~ndo sofferto dann i quasi rns,gmficanti dai tiri dell'art· ,,1·, ,· E qui ·orrro , I. . . . . . ' lo lf,lla. ' ~ "' no pa1 ecc ue lf\JISt1orn, lll nspetto alle qua li i giudizi del col.onnello Lecomt~ consentono nelle opinioni rn,1nif'estate dal tenente colonnello belga Vandèwel<lc. , Se !_'esperienza ha dimostrato che a dis·t.anz" d.1 , 5 l ·i .. d I . · . .. . ' ·" ·~ o c 11 ometn a . ceut1 o d1 una_ posmone , bombardamenti non hanno effett " ragionevole che s1 porti no le difese avanzate a ~o e 0 1., 1 ·r · o, e ·· · · li ·· · ' ' '' · "" · ~ .1 c 11 ometn rnm111z1 11·resc a van., • • a • e pos1ziom .stesse? Pa ri"i o aveva · , i<', ~·~l1e ant·c1 1 , 1e < za te ~ so 1, ·100°. metri da l_corpo della piazza; era necessario certamente aurnenta ·1 r , , · ,e quella , dist,mza.' lll'l·' il v·.,.111 dew.<,•1ele, Clii. s1. assocrn. 1. ·t>,E,comtc, dice che l 00 (', "'" M . . . . .averle portate a' -. cI11·1 ometri· dalle preesis enti e non solo r1d1colo, ma pericolosissimo. Altra · elel f ncilù . paragonata a qtrnlla . . questione . ri"uanJa o , . .l'efl', icac,a del cannone. Venne attr1bUJ ta al "CllPr·ile SJ : . , . . . . . o ,' , ~,ol·ielef I' oprn,one · e· l1e I art1g 1H.ma onnat conta [>Oco o nulla e clie I .. . I · . : · . '' · a vanrra e a carabina a tiro rapido hanno schiuso un'èra nuow1 al l'arte mili~a1·e lJ . 'd .. · . n gm ,mo 1

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così reciso non è accettabile. L'autore lo cons·ìdera sotto molteplici aspHtti colla scorta degli esempi e giunge alla conclusione: che se è vero .che l'azione della fanteria sopratntto decide del successo, è altrett;into vero che nella maggior parte dei casi gli auacd1i della fanteria non possono riuscir<~ se non sono preparati dall'azione dell'artiglieria. La costr-uzione delle trincee fatta daì Turchi. offre materia di studi, che si continueranno ancora per molto tempo. E qui, per seguire l'ordine della materia secondo l'autore, apr'iamo una parentisi e ci riferiamo al le operazioni che si svolsero in Asia. Sulla campagna d'Armenia è molto scarso di considerazioni ; egli si limit:1 a criticare con brevi parole il piano primiti vo dei Hus:;i, che ebbero la singolare pretesa di operare una invasione sopra una fronte estc~a di pi ù centinaia di legbe e con un numero di trnppe presso clrn uguale a quello clelle truppe avversarie. Da parte dei Turchi egli si limita .:t riferire una notizia data dal capitano Trotwr del genio inglese: che, cioè, alla battaglia d'Halias i fantaccini tnrchi portavano ciascuno indossc, 150 cartucce, senza contare una pi·ovvista di 1100 cartucce per uomo portata sul dorso di piccoli cavalli che portavano quelle munizioni fino alla catena estrema dei tiratori. Se non erriamo a noi sembra che la campagna tl'Armenia possa l'ornire argomento ad alt1·e molte considerazioni, e che un attento esame delle operazioni turche nel primo periodo condurrebbe forse a tributare una parola di encomio a l\iukt;ir pascià; mentre nell'insieme della cam pagna altri errori sarebbero eia irnput.arsi ai Rnssi . ~fa non ci è dato qui di/Tondi~rci su questo soggetto; e riton1iamo al complesso della guerra. Un inticro capitolo è consacrato dal Lecomte ad osservazioni sulJH operazion i in Rumclia e sulla campagna clel ,18'76-·1878 in generale. Le riassunriamo sommariamente. ~gli loda as~ai il passaggio dei Balkani Csl)guito di pieno inverno dai Russi con HO mila uomini , 5000 cavalli e 200 cannoni; l'n una bella operaziom' I.a ttica e logistica che, per le difficoltà vinto, supera quella celebre del Grnn San Bernardo : essa però non ebbe il medesimo valore strategico dcil'ardita operazione napoleonicà . Il Lecomte crede che i Rn::si dovevano passare i Balkani. non sillla loro destra, ma ,ulla sinistra per prendere a rovescio una parte dei nem ici e minacciare il resto dìrettamente su lla via di Costantinopoli. A ltrr, critiche sono ri volte ai Turchi, che t.roppo si affrettarono a :sgu;irnire ~i truppe il quadrilatero bulgaro e poi a sgombrarn Adrianopoli ; essi potevano ancora sostenersi nelle fortezze finchè fosse loro libera e sicura la via del mare. Sono pnre biasimevoli di aver dovuto cedere, percM sorpresi, il passo di Shipka.


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. ~ a una qu~stiooe imp~rtantc, su cni il Lecomte si trattiene più ·rhilusamente, e quella dei fuochi alle grand i distanze. Ciù ch'egl i dicll a questo riguardo merita di essere letto nel tt\sto e ponderato; noi ci limiteremo a notnre che egli proci,amente non ,;i schiora fra i pii) ca ldi f~utori dei fuochi alle grandi distanze cli 1200 a 2000 metri; puro ~,conosce che se oc possono avere effetti sensibili nei rapporti tauici; m conseguenza ammette che si debba aumentare la dotazione di:lle munizion i del fantaccino e nei parchi , e che giovi esercit:.H·(I la fan teria 11 quei ti'ri. · L'au torn infine giunge alle seguenti conclusioni: 1° Che ogni Stato deve costantemente mantenere il suo armamento nl medesimo grado, e se possibile al di sopra, di quello dcrrli Stati vicini: ciò che, trascurato cbll'esercito russo come in altri e,;c~citi, ha fatto scoprire :li loro 11ffìciali un' <e era nocella,, in Turchia rispetto al tiro; 2° Che l'armamento più perfetto non è tutto; cho è necessa rio altre.s i aver trnp1~c,. stati maggiori ed uom ini di S!ato che sappiano ser~1rsene nel miglior. modo; e ciò non fu che iu debolissima pa rie realizzato dalla Turchia, meno per suo merito che per oli errori accidentali, vale a dire, per gl i assalti imprudenti de'suoi ~vversari. 1

Die Occu11nUon Bostaiens ,.,..,, de,• .lle, •eegovbat, dtcrch B.. B.. 'J.'ru11pen òu-1 .,,,.1,re 1818. - Wieo, \Valdheim 1870.

Del la prima parte di questa pubblicazione (notizie ~loriche, descrizione mi litare riel paese e preparativi all'occupazione) abbiamo parlato. La seconda parte narra gl i avvenimenti dall'entrata delle truppo -austriache :llla presa di Serajevo. L'ordi tura è commendevole per ordine o ch.iarezza. Come la cnmpagna. del 70- 7·1 compilata per cura del grande ~toto maggiol'C prus~urn?, anch'essa entra. nei _Pi ù minuti particolari. È questo un pregio rimarchevole per eh, studia l'opera originale poichè è indubi t,1 to che tal 1n ctodo offro al leltoro di qualuuqu c siasi "rado una far<>a messe di utilissimi insegnamen ti tattici . ·Da l gene~1lc di divisio~c. che coordina i movimenti delle suo trup pe, spessissime volte 3111.i sempre spezzate in più e più colonne, all' umile t-0ncnte che su llo

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erte c a molta distanza fiancheggia col suo plolone l'operazione del banaolione manovrante nella valle, tutti indisti ntamente ritrovano appli~ati ulla pratica in situazioni sempre diverso e sempre difficili, i precetti della piccola e grande tatticn. . Accennati così brevemente i prngi più manifesti di questa pubbhcaziono, diremo che por ora ess:i non giunge ue(la sua ~escrizion~ che fino all'arrivo della 22• divisione di fontoria avanti a Dobo1 (H agosto) od è divisa in .; capitoli pri ncip,1li cioè: Intl'Odui ione 3 Ile operazioni; Operazoni <lolla colouna principale lino a Zenica-Vitez; Operazioni della 7"- ddisionc fino a Trnwni(,; . Opernzio11i della 22• divisionti lì110 al suo g11rn?~rc~ a .Dobo1: L'intenzi one riel com.inda nte in capo genenile F1li ppov1c è d, procedere quauto più sollecitamente_alla pacifìcazioo? del_la ~1aggi~r ~arto della Bosnia marciando concentricamente verso I obb1ou1 vo prmc,pale d'operaziono, la capitale Serajevo . Il ocnernle Jovanovic ùOlla 18« division e, occupata l' Erzegovina, deve fì unchoogiare il movimenLO del ·13° corpo, il quale o pM lo spazio c-0nsitlorevole e per le in felici!'simc condizioni di vi~bi.lità e per la quasi assolnt.a ,naucanza di vie laterali deve spezzarsi m tre colouno indipendenti o cl i forza disuguale ed una quarta cho seguendo a dist11nza la colonna principale che eia Brod, estrema sini:;tra, penetra per la valle della Ilosnia, mantiene la comunicazione coll'impero. Per uniformare la marcia delle tre coìonne il comandante del corpo pubbl ica nna tabella di marcia'. b qual~ oltre a.Ilo sem~Jici diretti ve per le operazioni indipendont,, fissa a cwscuna d1 C!\SC, g1ornalmonte, te tappe; alla colonna di destra muovente da Costainica fino a Banjaluca, alla cen trale che parte da Altgrad isca fino a Trawnik, alln colonna cl i siui:;tra addi rittura li110 a Scrnjevo. E difTicol tù di sus~istenza oltre n imporre uno straordinario numero di carri o bestie d,1 soma consigliano a dividere le colonne di sinist,·a 1, cen trale ciascuna in due scaglioni seguentisi a un giorno di distn nza; li1 ~· colon na, che per maggior chiarezza chi11rnoremo sempre di comnnicazio11e, in cinque scaglioni succedentesi nella medesima guisa . Alle difficol Là mili tari si associano le diffico ltà politiche e il carattere umanitario e civilizzatore che doveva costantemente conservare l'o perazione. Epperò la marcia è proceduta da due proclami, l'uno diretto alle popolazioni che le invitava a ricevere i soldati come amici, .J'altro a questi per raccomandar loro l'osservanza della più severa disciplina.


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Per quanto l'accordo diplomatico fra il gabinetto di Vienna e la Sublimé Porta non fosse ancora stabi lito e le note seguissero le notf), pure avendo il generale Filippo·vic comunicato al suo governo clrn tutti i preparativi erano ultimati, r1uesti in vista rlella necessità di compiere l'occupa1.ione prima dell' inverno, ordinò pel ~9 luglio il passaggio della S:wc, od in tal giorno diffatti le avanguard ie di ciascuua delle tre coloune mossero per la loro via. I g_rossi seguirono il giorno successivo. li secondo capi tolo comincia con una minuziosa descrizione dr.gli studi e lavori fotti dalle truppe tecniche pei ponti e passaggi sulla Save. Il ,i. agosto tutti gl i scaglioni, meno il 3°, fi 0 e 5°, della colonna di comunicazione hanno ultimato il passaggio del fiu me e procedono nella di reziouo a ciascuno assegna tn . 11 3 agosto avviene a Maglay il primo scontro; uno squadrone di ussari, estrema puuLa dell 'avooguardi~ , è sorpreso in teneno rnalagcvolissimo e subi~ce perdite considerevoli. Si potrebbe meglio cltù combattirnenlo chiamare llVV isagl ia quest'azione se lo squadrone non avesse perduto 2 ufficiali e .\.5 soldati. Esso valst~ a persuadere scmprn più il quartiel' generale che in onta alle proteste contrarie di alcuni notabi li, la marcia avanti delle truppe avrebbe urtato contro sel'ii con trasti. Questa c-0lonna, che fino allora aveva procerluto per una sola via, si scindo iu tre (sinistra, centro e dcstrn) oltrn ad una quarta composta di rlue sole compngnie che !ìancl1eggin a sua volto quella di destra. La marcia di tutte le colonne procede lentamente ed ù soggetta a continue oscillazioni sia per la uatnrn delle strade sia perchè ornai posti sull'a vviso si scandaglia minuzioso.mente e largamente il terreno sul rronte e sui fianchi . Dopo le 4, pomeridiane l'avnnguard ia della colonna ceutrnle lii quale per Cosno era come le altre fianch eggianti <liretta su Maglay, scgnalri sull'alture che fiancheggiano la direttrice di marcia , gruppi armati; è forza conveuire che gli insorti guidati dall'isti11to, hanno saputo scegliere una buonissima posizione di difesa lnogo il margine cli ltn bo~co. L' avaoguarclia austro-unga l'ica impegna seuz' altro un comba ttimento temporeggianLe. L'indole del terreno lo fa procedere ia modo slega to; molte compagnie hanno un obiettivo :l sè; pochissim e sezioni d'nrtiglieria vi prendono parte e lo fanteria nvanza clritt.1 al nemico senz' attendere gli elTetti rfolla sua opera distrnggitrice. Entrllno i11 linea verso le 6 antimeridiane, le truppe della colonna di ,;i11istra, e riescono minacciose al fianco destro ed al Lergo nemico; auche la

destra ouada<>na terl'eno sulle alture, mentre la lotta è stazionaria pei fanti che pu~uano nella valle. Alle 7 incomincia la riti~ata degli insorti alle 8 il silenzio re"na nel campo. l .i notte burn, la staochez;,a delle trnppc, e lo. ~, pi<li tà colla rpiale :;i dilùgnano gl' insorti fanno rinunciare all'inseguimento. Sono ,13 cornpa:.,n ie che prendono p~ 1·to elli<;r,cc all'azione cou LIII · effettivo di '1500 ~omini. Il numero degl i insorti il v.ilutato a 700 od 800. PenliLc in:-;iguificanti: nn 111ol'tO ;~ 20 l'r.riti . Tulle le co lonne bivawwo sul luogo e l'at~cco di ~laglay è rimesso alla clorna_ne. Il coniantlante goMraln telegrafa a Vicnri:_i c(ie . tulle lù voci co_ncorrono a far credere che la resitenza dei Bosniaci tragf.(n incor~ggwmentu tla St:1111bul, ù forse auche da qualdic altra parte (Serbia) .. [l 3 a<rosto .ivvienc la presa di Maglay poco coutrastata se vuols1 dedurlo diii numero insignific!1nte degl'in:;orti n dalle perdite au~trouu<raricltc dic ,u11mo1ita110 a 3 mori.i e I,~ feriti , st•blJcue quegli pllr 0 la prima volta portasse1·0 nella lc.,ua 2 can110J1i: Essa fu opera della colonna cli si11istra, Magla ~r es~endo dominar.a datlc :1 lturo che hi fanu o corona <la quel la.lo. . Assai più che por i pericoli del contbnllime11Lo 1..e lo dicono cost.111temento i rapporti del comandante in capo ali' imperatore) le trup_r? ausu·o-un"ariche meritano consideraziouc particolare per la tenac1ta ed abocga~ioue col la quale sopport.ino i disagi d'ogn i sorta _ne~le lunghe e fa ticose: marcie per ~trade appena tracciate, per sentic_n mala~ crevolis:;imi di montagna e per le dirnuc pioggie che mntano_1 terren i in pantani , il riposo del, bivacco in eterne ore ~li tortt~ra. m m~zzo al fango cd ali' aCCJUa. E forza nccordare un giorno d1 nposo (11 6 agosto) . . . . . . Fin dai primordi dcll'occ.upaz10uc 11 ministero aust~o~u.ngan~ della guerra aveva ordinato lu mobili tazione della 36111• rl1VJs1one d_i_ fan teria e il trasporto della .i• di,risione sul piede <li pace eia V1ennn, nella Croazia Slavonin per servire all'occorrenza di rincalzo. ~r~no disposizioni queste che facevan~ riscontro . alla tenac!a dei l3os~1~c1__e allo dichiarazione del consolo di Nova-Bricka che il sultano_ ,nesso ordinato alle autorità della Bosnia di organizzare un'energica resistenza. Le inl'ormuzioni accennano che gl'insorti sono decisi a Lent~re la sorte delle armi a Zepcè (una marcia da Maglay) e a cedere il terreno solo passo passo; inoltre a molestare fian chi e spalle segu~ado cosi le tradizioni e.l'ogni guerriglia . . Diffatti uotizie della 39". lm?at~ (colonna di comunicazione)_ la quale segue a due_ o_ tre g1orrn d1 marcia annunziano al qnart1ere generale che grnpp1 più o meno ou -

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merosi d'armati si mo~trano su molti punti . Perciò il quartier gene,-.ralc ordina pel 7 agosto la marcia su 'Zepeè nella solita formazione (3 colonne) e avverte che in caso di attacco yad·a a rilento il centromentre le ali operano per avvolgere i fianchi del !!emico. Per il numero ed il va-lorc degl'insorti, raffor.zati da' 2 battaglioni di redifs turchi, l'azione che gi· aggira attoruo a nn punto tattico di molt.a i1J1portanza (Vranduk presso Zcpci}) è, dopo k1 presa di Serajevo, quella che merita maggiore considerazione. Gl'insorLi ammonta-ro110 a ìOOO od 8000 uomini con 4 cam10~i . L'acca nimento è tale che un battaglione cli cacciatori si avvicina a ,150 pas~i al nemico senza che questi accenni a voler retrocedere; solo che al lora invecedi attendàe ·l'attacco decisivo sventolano d'un tratto nelle file bosniache dei fazzo letti bianchi ed un battaglione di rcdifs, che fino allora non avea smc~ntito la veccl1ia fama di Plewna, getta le armi e si dà prigioniero. La condotta cli questo combattimento, rfotto di Zepcè, somiglia a quello di Cos.na, colla differenza che vi presero parte diretta 5000 uomini e 20 cannoni. Sembra che gl'insorti subissero perd-ite· considerevoli; mentre gl'imperiali deplorano solo :3 morti e 32 fer iti. Frequenti alIarmi di· bivacco ammaestrano il quartiere generale che in un paese di montagna e contro nernièo fanatico qua l era il Bosniaco, e in un terreno ricco di strette come la valle della Bosnia non· é sufficiente coprire d' avamposti la fro nte e i fianchi, ma occorre· proteggere la trupp:.i in riposo con un sistema circolare il qua le sp.inga i suoi ccmto sguardi in ogni direzione . Le colonno si riordinano e .lentamente procedono, attardate sempredalla quistione viveri, verso Zenica-Vi tcz, dove il ,1;I agosto $Ì congiungono a dist.anza tattica con quelle partite da A.ltgradiska (7" divi. sione) e Cos~ainica (P brigata di montagna) e inco,rninciano quella serie tli operazioni le qua li avendo per teatro il cuore della regionedevono condurre al punto centraln dell' insurrezione, cioè a Serajevo . Primo obiettivo della colonna centrale dw muove dn Altgrad iska era, come s'è veduto, Trawnik per Hanjaluka . E$Sf1 secondo le tahell<~ di marcia doveva essere raggiunta in questa città dalla l ~ brigata <li montagna (1) (colonna cli destra) proveniente da Costainica. Il passaggio della Save non li contrastato; soh il comandante l'anzidet.ta brigata minaccia cli transitare a forza, ove la guarnigione turca. di Costainica bosn iaca non. sgombri il passo. (I) Drigata di fanteria con artiglieria e caYalleria; formazione appogila per la guer.ra di montagna.

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La colonna da Altgradiska procede spedi ta per quanto lo conce·aono le cat'. tive strade e le pioggie torrenziali che s'alternano con calori insopportabili, e raggiunge il 30 luglio Maglay (1 ). Al quartiere generale (tenente maresciallo duca cli W iirtcmbrwg) si sa che gl'insorti della Kraina accennano a riunirsi a Banjaluca; per cui il 31 la divisione con ogni cautela marcia avanti e occupa la città che la riceve con freddezza . La 1a b!'igala di montagna giunge a Banjaluka il 3 agosto, giorno m cui il grosso della divisione l'abbandona per gettarsi nella montagna, dové prima di raggiungere Trawnik l'aspettano, oltre la probabile lotta, fatiche e disagi d'ogni genere. Gl'insorti della Kraina in mirnero piuLtosto considerevole hanno occupato Faice e deciso la resistenza a Varkar-Vakuf. Urge quindi di raggiungere il nodo di strade HanCadiavica e l'insellatura dei mon ti presso Rogelje. Il 3 agosto la divisione accampa presso Hau- Cacliavica, e il· 5 procedendo verso Rogelje, trova il luogo fortemente occnpato dagl'insorti in numero di ·I 000, i quali contrappongono una si ostinata resistenza, si mostrano così abili nell'avvant~ggiarsi degli ostacoli dei terreno e nell'uso delle loro carilbine, che solo dopl) una lotta di alcnne ,ore e col.la perdita di ,12 mort.i e B2 feriti le imperiali truppe entrano in possesso di questo pnoto important.e. Il valore entusiasrn dei Bosniaci è ta le che alcuni di essi si gettano coll'arma in pugno contro gli Austro- Ungarici inseguenti e preferiscono la morte alla prigionia; nella presa della KulaKulcnovic gl"imperiali sono obbligati ad uccidere déi feriti poichè si oppongono al disarmo ed a che i ~oldati levino la bandiera r08$a. Corrispondenze trovate sui morti fanno comprendere .che 'l'inoltrarsi sarà :sempre più contrastato e che i fotti cli Rogelje non sono che i prodromi del!' insurrezione. Il comando generale vorrebbe l'Ìunire tutte le sue forze disponibili e manda ordini alla ,1n brigata di montagna cli raggiungere la divisione; ma le strade guaste dalle pìoggie e impedite~ dalle colonne delle sussistenze vi si oppongono, e il 7 agosto la cli vigione senza attendere quella brigata marcia sn l<'aice che si sa guardato dal nemico. Qnesta volta gl'insorti non combattono solo per distruggere; ma si scorge nelle · loro. operazioni un concetto tattico; cioè l'intenzione di girare il fianco sinistro austro- ungarese e serrare la divisione contro il lago Jczero contrastandogli nel medesimo tempo la marcia su Jaice. Ma per quanto la t<macia ed il coraggio dei. Bosniaci sia grande, essi (1) Da non confondersi con Maglay sulla strada Drod-Zépcè.

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sono respinti e sgombrano Jaice dove sono trovati 5 cannoni che avevano figurato nel comhattimento. Le tr~ppe i1~peri~li_ han~o 2.z morti e 173 feriti; danno sepoltura a 342. ca~aven degli insorti che vuolsi sommassero a 6000 0 7000. Sono fat ti molti prigionieri . L'8 agosto la. divisione è raggiunta a Jaice dalla 1• brigata di montagna la ~ual_e_11~ 36 ~rn ~ompie una marcia di tì3 chilometri attraverso. a ~dllc1 hss1me vie d1 montagna. Una deputazione di Trawik sollecita . il generale comandante fJer timore clie b·inde · t·1 . , , p1,0vemen da S~ra~evo _ro~sano o:cupar~a da un momento ali' altro; due squa11 ,10 eh sera, il loro 1·nrrI·es'o l~d· -· · 1· .drorn . ,d ulani v1 fanno , ~ "~ , " 1v1s1one I segue il gwrno ·I ·1 ed e accolta festosamente. · __Il t3 ago_s~o la ·I a brigata di montagna raggi unge senza contrasto V1t~z ~ stab1hsce sulla zona di schieramento il contatto col 430 cor 10 a Femca. I Iu questo mezzo Banjaluka <~ teatro di una scena di sangue che avr~bbe potuto. c?mpro_rnettcre o per lo meno ritardam assai i sue:. cessi delle armi imperiali. Il 13 agosto !1um~rose turbe d'insorgenti provenienti in massima pa'.'te dalla. K~·a1?a si_ avanza~o verso la città poch issimo presidiata e senza art1ghcne, rigettano 1 posti esterni austro-ungaresi e d' accordo con parte_della popolazion? mussulmana pongono a mal partito le due 'I t· ·d· compagm.e . che occupano 11 Konak (castello) e l'alt Ia C le lell<J presi . 10 nella ~1ttà. Resistono però tenacemente ({Uei bravi soldati e verso sera nescono a far .1·1so1·t·1 e· a "· 1ab·1· · retrocedere · 0rrJ' 1 , 1 ire I'ord.me nel paes~ quando per domanda antecedentemente fatta, giuri'gono ai sobbor~hi i compagnie con una •I/ ~ batteria d'artiglieria inviate da Altgra?rska. Quarantasei morti fra i quali :3 ufficia li e 117 feriti atte· stano 11 ca lo_re _dell'azione e la bravura delJa resistenza. Le oper~z10nt della ~2· di visione formano per così dire un quadro staccato, sia pel vasto teatro a lei assegnato (Bosnia Orientale valli della · ·m' mag. . Spreca e. della ,Orina), ·sia per l'indole clella · , popol azwne gioranza mussul man,J aucrresca cd e•altata La · · . , . • a ., , . sua rn1ss10ne, cIie co~_s1ste nell or;~upaz10M _di. Dolnja Tuzia, città piu notevole di quella re0 1one e de!l 1mportant1ss1rno nodo cli strade presso Ja forte zvornik oltre . a_lle gia accennate circostanze, è resa assai ma!arrEwolc dlllla scar_s1ta delle truppe che la c.;ompongono. Anch'essa in Bosnia ìl 29 lug_ho e_su due scaglioni, il primo delle armi combatLenti col loro t~a1~0, ,11 secondo, d~i parcl_•_i e dell_e :olonne immense delle provvigiom d,l bocca. L avanzare e penos1ss1mo; nessuna strada e nessun

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ponte è adatto a sopportare il grave peso dei carri. La marcia da Samac a Gradacàc (2.2 chilometri) dura dalle 5 antimeridiane alle '10 pomeridiane, quella da Gradacàc a Gracànica non può essere portata a termine e si arresta dopo 2.0 chilometri a Dobrovica, le tru.ppe essendo sfinite dagli enormi sforzi fatti per portare avanti i <:11rri; eppure a ciascuno di essi erano destinati ~O uomini per le manopere di forza . Già a Dobrovica il generale Szàpàry ii prevenuto che poco avanti sono stati veduti 300 o iO.O insorti e- che le popolazioni dei paesi pei 4 ua li sono passate le colonne fiancheggianti non han1~0 .fatto at~i ostili, ma osservano un contegno poco bonevole. Ad ogn, ,stante rl parti to dell'oppo;;izionc acquista maggior forza e tutto annunzia una accanita re:;istenza. Epperò vista l'impossibilità di giungere con tutta la di visione all'indomani (3 agosto) a Gracànica, vi manda due battaglioni cd una divisione di cavalleria che in parte occupano quella lo~alitil, in parte accampano a sud della medC$ima. All'alba del giorno ·•i, bande cl' insorti provenienti da Dolnja Tuzia cercano di sorprendere Gracilnicn e cli indurre a far causa comuM cou essi la popolazione della citt.à, già sovreccitata dagli agitatori e dagli esagerati racconti .della sorpresa dello squadrone di usseri presso Maglay. Le <mcrgichc disposizioni tengono in soggezione gli abitanti e volgono in fuga le bande, il di cui fuoco non produce clw la ·morte di un sol soldato. Vi sono :3 feriti. . Informato degli avvenimenti, il generale Szùpàry decide di riunire alriuanto le sue truppe e di marciare con tutta so\lecitudinr:: senza_ troppo riguardo ;ii parchi viveri, eh~ per percorrere :10_ clulon~~tn hanno impiegato 5 giornate, su DolnJa Tuzia, centro e amma dell msnrreiione. In due giorni (7 e 8 agosto) il prirno scaglione, la di cui avan11uardia era stata molestata alquanto dal fuoco delle bande che passo ~asso rctrocedtwano (1 morto e 3 feriti), giunge a Dolnja-Tuzla ove s'accampa. . Dolnja-Tuz.la è una città composta di circa 900 case, s1tuat~ (J~r la maggior parte sulla sponda destra del ruscello Jala guadabile '.n ooni punto. Essa non ha alcuna importanza difensiva perchè dom1o~t..i dalle alture retrostanti, sebbene colla sua cittadella e coll'appoggio dei colli che pitì da presso la stringono, offra considerevoli van_ta~gi al difensore; tanto più che il centro della difesa naturale è costttu1to d'una parte del vecchio muro di cinta ancora in istato di resist~r~ al cannone. Per comprendere l'ostinata e furibonda resistenza degh lll-


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sorti in questa località, oltre del carauere eminent1~mente bellicoso della popolazione, è d'uopo tener conto della propaganda religiosa fatta da alcuni ardenti sacerdoti mussulmani, degli eccitarrnmti di Hadschi-Loia, dell'accusa d'. crudeltà che ~i faceva alle truppe austro-ungariche e sopratu tto poi della credenza, sparsa a disegno, che il governo di Cos~a,ntino!.Joli. sost~nesse .la rivolta; credenza fortificata dalla presenza . d~ rn~lt~ lllz~m.s e red,fs bosniaci. PrcdiCa$i apertamente la guerra d1 religione e si parla della lega albanese clrn deve inviare rnirrliaia 0 èli combauenti ai frat1~1Ji bosniaci; molti cristiani sono uccisi a furia di popolo e scene di sangue spingono all'eccesso l'irritazione della popolazione. I mezzi di difesa non mancano. Munizioni o fucili a retrocarica, cannoni · delle truppe regolari che si uniscono ao] i insoni denari introitati provenienti da contribuzioni forzate, capi :rdimentosi ed intelligenti. Quando la pun ta della divisione austriaca giunge contro la valle def la Spreca a pochi chilometri da Dolnja-Tuzla, ·il governo cli SeraJevo e al colmo della sua potenza ed ha inviato colà il grosso delle ~ne f~r~e. Il g<merale Szitpiiry attend(~ qni11di una disperala e per rntens1ta sempre crcsc1mte resistenza; la <>ittii e te alture sono occupnte eia nurn(~rosi stuoli ; 700 od 800 insorti f'aono fronte agli avamposti <.lustro-ungarici e molte altre bande sono in marcia verso la città . . Alle 9 anti rn. del giorno 9 ago:;to la divisione preceduta da una forte avanguardia s'incammina verso Dolnja- Tuzla. li terreno rotto e · coperto e il fuoco degli insorti, chE: fa cendo centro alla città hanno assiepato le alture che fa fianch eggiano, rendono l'avanzare nssai arduo o lento e suggeriscono di rinunziare all'attacco frootale e di diri"ore invece lo sforzo cont.ro la sinistra . All'uopo urge avviare buon n:rho di s~ldati verso i ripidi colli. c~e d~minnno quell'ala. Si Lem·poreggia st~I Jronte, mentre numerosi riparti s'accingono alla salita; gl 'insorti mmaccwno per un momento di sopraffare l'ala sinistra; obbligati . a sostare, gli imperial i spingono a loro volta il nemico avanti ,1 '·sè; rrin l'oscurità della sera impedisce di continuare l'attacco contro la città dove i nemici eransi amrnassat.i . 11 numero straordinario ed il vigore degl'insorti, la certezza che in brn"'.e essi avr~bbero anche l'appoggio cli 6000 uomini di truppe r~g?la'.·1 turche d1 presidio, nella Bo5nia orientale, la deficienza di mumz1~n1 ~. sopratntt~ le eno:mi di.fGcolù d'approvigionamonto, inlìnè la nfles:;1one che I occupaz1011e cli DolnJa-Tuzla non metteva punto

E PE RIODICI

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le poche truppe imperiali nell,o stato di continuare la loro .marcia su ZYornik, consigliano il quarti1~r-generale a ritirarsi su Gracànica per avvicinarsi alla base cl' operazione. Le perdite imperiali nei giorni 9 e rn agosto sono cli H urficiali e 28 uomini morti e di 9 ufficiali e ,t70 feriti . Dall'·1·1 al 1/~ le trnppe austro-ungariche continuano la loro marcia sn Doboi. A Dubosnica e Gracànica avvengono ancora serii combattimenti di · retroguardia, nei quali si perdono 6 morti e 69 feriti. Così il ·I ti agosto ia Bosnia orientale è di nuovo sgombra di truppe imperiali, ad eccezione dei precolli orienta li del bacino di Duboj. Fanno parte di qtrnsta puntata 3 fogli alla :;cala cli •I : 300,000 del teatro della guerra, gli schizzi di ·1: 25,000 dei combattimenti avvenuti e infine copia della tabella di marcia emana ta dal co1~iandante il 13 1"" corpo.

Allgeuaeine lflilitiir-Zeitu.ng.

1° trimestre del 1879.

Questo ebdomadario Cililitare, uno dei più antichi perchè è già arrivato al suo cinqnantaquattresimo anno di vita, comincia al solito col salutare rp1cst'anno gettando uno sguardo sugli avvenimenti dell'anno scorso. Poi tra gli altri articoli contenuti in questi primi numeri ci piace l'addi tan1 i seguenti come i più importanti per noi : Sg1.1.a,1·do retrospett-ivo alla campagna della Lo,ire del 18i0. Osservaz·ioni fatte rla iin 11,f'ficùifo del R. esercito ba'Oarese. Una 1Yisita alla f'o.bbrica d'acciaio fuso di Kmpp 'in Essen. L' ap1Jr·o·i,iYigionamento .degl,i ese1·c:i,ti in pac(: cd in gwJrra. la presa dii Kars i l 5 e 6 n01,embre 18i7. - Le so lite voci di tradimento s'Hlevarono quando Kars cadde in mano ai Russi nell'ultima campagna. Osman btJy, che fu ufficiale superiore in Tnrchia, e dovelie esularne per avere in un suo libro fatto rivelazioni sul l'impero turco, poco gradite alla Porta, tenne una conferenza· agli uffi ciali prussiani in Berlino. Nessun miglior storico di ìui, eh{~ aveva veduto le vicende dell'assedio . Egli dunque attribuisce la caduta di Kars allo eccellenti 1fopo;;izioni, ed al valore dell'assa'iitore, ma più chi~ tutto allo sfacelo della guarnigione turca, formata in gran parte dei fnggitivi dell'esercito disfatto di Nlnktar-pasciit. Sopra 24-,000 uomini, ·I 0,000


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erano feriti od inabili al servizio, 5,000 privi di calzatura, e tutti privi di paga da un pezzo. Mentre i Russi attaccavano le opere esterne, il governatore Husseim-pacha fuggì , e dietro a lui, anche il presidio ' cercava lo scampo . La debolezza che viene ad una fot'tezza dal sen,ire di rifugio agli eserci ti battuti in campagna , non pare c11so tanto eccezionale che non valga la spesi! di te11erue conto. Sull'·im,piego dell' artig N,er'ia dli /'cwtezza e d'assedio ùt cam,pagna. 1 Russi s'arrestano inuanzi a Plevna per att<mdere il parc;o d'assedio con cui superare l'inaspettata resistenza dei Turchi. Prima d'allora nel ·1870 i Francesi ad Hallue cli fendono la posizione cou artiglierie pesanti, che poi riescono a ritirare durnnte · la noue, ed a mettere in salvo. Ari Orleans essi perdono le loro artiglierie pesanti incavalcate sopra incomodi e grevi affusti di marina. Sulla Lisai11e il generale Wérder arresta l::i foga d'un nemico tre volte superiore di forze, col munire la posizione colle artiglierie d'assedio. Qucst.i sono fatti di cui conviene teuer conto, per l'tlndere più leggero e trasportabile i materiale d'assedio, in modo da poterlo condurre al seguito deì l'esercito combauente, al quale spesso si presenta l'opponunitit di s,~rvirsene. L'lngh·iltM·t·a, l' Af'ganistan, e l'Orùmte. -- Una lettera da Loudra, dopo aver trattata la questione del lato politico, constata che l'esercit.o inglese ha guadagnato molto negli ultimi 5 o 6 anni. Tuttavia la piaga della diserzione continua in modo, clic nell'anno scorso vi furono 8000 denunzie cli diserzione, e t.ale piaga non guarirà cou rimedi superficiali, ma col servizio obbligat.orio, a cui secondo l'opinione universale degli Inglesi, anche l'Inghi lterra deve 11rriwire. Sarà una questione di tem po; ma certi avvenim enti presnmibili po:;sono a<;celerarlo. · La ca,'Vallerùi ditrant11 la 9·1wrra dc·i trenta ann·i, per G. Rus1·ow . Il b·ilancio 1nilit11;rn dello Stato pet i 87!J- 80. Il giudizio sn Stileiman-Pacha. - Era sperabile che il resoconto del giudizio cui fu sottoposto Suleiman- pascha pcw la sua condotta durante la guen a ci aiutassero a conoscere lo sta to in timo dell'esercito turco, la sua condotta tattica, ecc. La pubblicazione di quel resoconto fu fatta a ·costant.inopoli per opera dd redattore dHl giornale La Turqwù!; ma essa non soddisfa ai nostl'i desiderii, mancandovi quei documenti e cprnlle relazioni che avremmo creduto di t.rovarvi . Si li mita solamente a gettare~ un po' di l1w1 sui tre punti pci quali era incri minato il Suleiman- pacha, cioè la sua condotta nella oJT~nsiva da Adrianopoli a Schipka; la sua azione come comandante suprc1mo delle

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truppe del Danubio orientale e di. ~uelle della Rumelia ; e finalmente te opt·'I"izioni nella Rumelia, e la ntJrata su Porto Lagos. . . · Pa;t; b'ibhografica. - Rassegna d.elle principali opere d1 .mt~ress~ rnililare pul.Jbli~ate in questo frattempo, e dei principali art1colJ .de, periodici militari europei.

..., -•litur• :W is sencltt1/lliel,e" 'JTeretne. Orgt1n .,.er 1ri

Voi. 18°, 2° e 3° fascicolo . S-id t:iro delle moderne wrt·iglierie d:i campa,g~a. Capitano .c._B~., , - Nel tirar bene st.a il còrnpito essenziale ùelk art1gher1e, CKEUH! NN , • . ' . . ··· b'l, he taluno una. poi•tata ,unm11 ,.1 1e, e c . 1c,c,i hanno t'HO'O'JUIIta Ie C{Uc.l, 1·I {t>D l:)c, l ' · <rna d1 V(l'fcne persino eccessiva con la difficoltà c ie e m camp~t> '. rllll tlar e \o\) c1·1 ·"to1· 1z•' -~·ra· l'::izione dell'artiglieria non è pregmd1 a af·« Icat_ Il · 1 fatto ·dalla falsa :;tirna delle distanze, per~h~ n.ella P.egg. orc e,~ ; 1P?~ ,· .... cl ·1 tiro a forchetta, con poch1ss1n11 colpi cl , pro\,l ~rti te:;1 n~,rn 1 . .. l col p1 rio <rliert{ giunge a conoscere la dista1faa del b.ersagl10, ec a .· ,. . . ~L'anL01~ lo llrova con la descrizione d€d metodo nsato .per 11n~C11 e a · t••. faua . ·• ltato Qnindi con esempi· s piega con qu,al :;, ,,.tema " , . que:,LO nsu bersa<1l1 cihl scuola di tiro, e quali l'isnltati s1 ottengano ~ontl'O i . ."" '.. . I , ·a q1u>lli ·ottenuti nel tiro di guerra latto a Rollern p1esso tane o a [H Ov, · • · · v · r · l'abilità ~ . . ·l< e iw ,'Ql1clucle lodando la precisione. . delle art,g ,er,e, • . l>I Ul, . 1 O'}. arti()'liei .. e l::i bont11 dell'istruzione e 1 tu·o. . . . . l < e<> , o • . . I'. ediicaz wne . . eteli'. occhw rrn /1 1,/,a? e. " l ' alle gra.nch distanze, e ,, . . .. .Tl oe< ere , . . . . ,. etti ·tt11at1 lonu r. _ f.e illus10m snlla dt,;tanza, e sug11 ogg · :s ' , . n OKSANl) l " .• · · d' , no COS1 1rntani vu lc,ouo la spesa d'occuparsi dei fe~orne~.L un org,\ . .· , lD n1' 1 ' > t · rue -llo della vista per il m1!1tare . .La ulless1one <. portante co ·, . ·• . .· . _. · , ,-. · .. i soli rnew per evitare quelle tl ltl!:,1on1. I eseruz10 :son0 . . , , . :. . d'i, posse, . ·t,i di occnp(l;re la, Bosn·ba, l E-1 zegoob1Ut,, e . De.ll ci nece~s1, w · r, . edizione . , . Sangiaccato d'i No'V·ibazcir. v. N1rnw11rr11. ,,l sp .' det e ti,1, ,. · . r .. provaz10ne. ' . B n'li'1 sollevò nell'impero anstro- unganco tanta e isdp ll1 ( :s ( d. .I cr ~(fusto SUSCl('he nemmeno il fel ice ~uccesso ·valse a istrngge1:e J '·0 . - . . ', t . ecrli animi. L'autore dimostra, che l'occupaz10ne delle s111nd1cate ta o n o '· . . . . d ,. . · I quale senza essa provincie era nccessal'la agli mteress1 e11 1:11pe1?, 1 -. . ' . , , ._ non sarebbe st::ito io grado di far pesare l s1101 volen negli ,tv\en1 menti d'Oriente. ,v,

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LIBRI

Sull'impiego delle forze nel conibattimento. Il combcittimento della fanteria. TH APSJA. - Il pili. forte vince·. La storia della guerra non 11a mai smentito questo principio generale. Oggi ha la vittoria il numero, domani la disciplina, pùi l'armamento, un'altra volta il c<>mando, ma il principio trova s1impre la sua applicazione qualnnque sia l'elemento che determina la superiorità della forza . Quindi per vincere bisogna sa1)er essere il più forte. Esaminando le vicende del combattimento con minuta analisi, e specialmente sotto il punto di vista del fuoco, il quale oggi è principale elemento di forza , l'autore ginrige ad alcune conclusioni, che possono così raccogliersi : Se l'attaccante deve attraversare un terreno abbastanza coperto, nou curi di rispondere ai fuochi del difensore, finchè non ne abbia danni considerevoli , o non abbia raggiunto una huona posizione, donde far fuoco efficacemente. Il difensore invece, se ha ca.mpo di tiro spacciato, inco111inci assai presto il sno fuoco, per arrestare l'avversari,), e per obb ligarlo a rispondere ai suoi fuochi , per sgominarlo. Lo spreco delle cartnccie sarà meno uocevolc al difensore, che all'assalitore, pcrchì{ questi ha meno facilità di quello <li riforuirsrme. Però n distanze minori se il fuoco dell'assal itore è soverchiante, il difensore deve astenersi dal rispondergli , finc hè n.on arrivi il momento iu cui l'assalitore per spingersi avanti sorge dal· riparo dietro cui faceva fooco , e presenta il largo bersa~lio di tutta la persona. In certi momenti ìl sapere opportunanrnntc concentrare i fuochi su un punto solo, l'aumentarne la celerità, od il numero può riuscire straordinariamente vantaggioso tanto all'attaccante, cruanta al difensore. Tuttavia da un calcolo analitico del numero d(li colpi sparnti e delle perdite .:i n ecate, si può dedurre, cfrn perfino nel caso in cui gli attaccanti fossero d'un terzo più numerosi dei difensori, la loro forza non è sufflcieute per riuscire poi nell'assa.lto., specialmente se il terreno è scoperto e battuto dai proiettili dell'avversario; anzi nemmeno la superiorit.i1 del doppio può assicurare la lmona riuscita, perchè se ma lgrado le perdite subite pri ma dell'assalto nell'annzarsi contro la posizione nemica le truppe riescono . nel loro intento, mancano tuttavia riserve per far fronte ad avvenimenti irnprevednti . Entrato l'attaccante in quella zona nella quale egli crede il suo fuoco efficace, non lo cessi mai, o mentrc procede scagli tanti proiettili da pareggiare in numero cd efficacia cruem dell'avversario, e da superarlo quando tutta la linea è ferma . Dunque il rnan iare a scaglioni è la vera manovra di guerra. Uno degli scaglioni s'avanza, mentre l'altro fa fuoco fino al momento dell'as$alto alla baionetta, il

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E PE RIOD ICI

. COJltempornnea , , mente '<.Jllale deve essere csegmto . . sopra una estesa , " d fronte, t tf ed ordinato per mezzo di un segnale chrnram<'.ntc com1~~1e~f~ot~P upu1ò · .. t·:. d d· e uomini per O"llt passo fJ , · Una pos1Z1one l rtesa a lt . . . ~ . t , ecl ·1 llor'1 il rnoiti' che ne sp1e",11 re, , ' 0 tener testa acl un at taccar ,, ... , , int~. " e --'·11 l le l'·Htaccante t1.t1rna ~' ·r"C"ta "' , e1e,n cs,c1e p1 · ( o me11to ne , .' .', uu la cui riLl"-Cita si fonda mente coltoqnnpe1. esegu11e · con trattacco . anch;cssa sulla su pcrior_ità dei fuoch\ .. 1dc innucnza sulla riuscita O.l i clemen ti morali hanno nna l:>1,11 • • . . t è ·mpo"s1btle il 1 del co rnbatti rnento ; nrn tcOl'icamen e ~- . . discutere . · . questa , ·. .· in0nc3nea; però si sostenga il morale, si ccrchmo i pnm1 :;ucccss1, . , ··d rato : . .~11, , l, 1r,u oco clella 1tanterfa net com/)(tttwiento, 1cons,i . ' · d/ ·ten"'e in ~ispwie in relazione agbi e.w;roi¾'Ì:i di t'Ì!ro ~,lle gr~n(!I, . i~. a " . si eviti no le sorprese. Ow:st·1,01t1,

·. .. .er1. CH, ·l , l'istruzione sul tiro cd .il rmumz101rnBocKr,IN . - l<,a UlC:>t1 ' ' 1· (' ' · · l' cordo col oenere d1 uoco e> . • _ e I u.. 11 'uto dr.Ile t.ruppe sieno messi e r.c >;~ria cl1e tat.ticamente si crede utile cli intro~l111:r~. Perc10 : nece.":'. .· :,. e tutte le trnp1)e s'eserciti no in pace ai t1n che nse1~nno ,n · ·. .l no s.1110 e1 , . • • . · lrre se . e ,·1crevol 1I questi· tm " i n ..1 e conoscano i rcsulta ti teorici e ". , i} '' . . ce1 , ·t·1 pu1 . 1li del teatro di guerra una cons1dere"ole , e --1 concc1 Hrare 1u w • • , •_ cc\:ntità di cartucce per sommini,strarle senza economi.a m m1,1 .pos~. CJ.t . . .· ,, e uclla cli P levna (ove presso 11 cadavere L zione. (hl;~s'.~ ,1 1'~1~~:;o i\:ovati perfino 500 bossoli di cartuccie spa~-,~tc) , qua lch~ al le trnppe muovono all'assalto una pos1z10ne o per om1r , _· .. I . , difficile invece il disporre <li un sume mo Lo r11u . . .. . . , r-oco, lontana, . , di cartuccie in quei punti ne, quali mopmato e tena?1, c~eu t~ mnne·1i°comhattimento. Simili azioni pos·sono rendere necessar!o ~1 svilu ppa\.1 H,O.~artnccie. Non potendosi caricare il soldato con più ,J, con::onnto e . b ·i· ,· serruito da due · i ·· ·011· 1,cr·1'à che Ol!lll J 80 cartnccw, e · "' · att.ag 10ne . . :srn . · ·o· 1· d ·1 CI . . . C clw ]e COionne di ll1Ull1Zt0Tll rliVISIOJ\a I ' e 1 carri d1 rnumzioni, ' 1· f il e ' ·1· in parco ( 1 coi·po d'·,1·1mta " ' . modo che ogni soldato nrmato ( i uc ,

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di

ossa contare su :soo col p1. ~ . . ·t ,·' . p Le . 1.01·ze 1"""l· .•.L . Sem pii ce eesci 1z1one ..., .•; t"•'i .,., dcll' Jta/:ia. NETUSCHLf _. I ,11·0 rdinarncuto delle nostre rorze mili tari. . .. , . e<, Il' . < ,1,zione della Bosnia e dell'.E.rzegoi;1,na. · E~anw su occnp . RA'rZHMIOFEit. v· l ,110 - [n due confornnze cl1e furon.o l~tte da.ll'aut~rc. in ,1e~rna ·,'.e scorso .mver·110 "'' J. 'accenna ai I>rincrpah · nvvennnent1 d1 quel la sped1 z1one militare ed al !oro carattere . . Dei mezzi i];i di~ùi{ezione. Dottor HENSL~n. , . . . ,. . . 1·' ·t" e della Uuss·i,n nell Asia cent1 aie. DE f,a 'ì "IID(L t "" d.ell' 1,.nghilterra , JlELACK.

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E PETl !O DICI

L1Blil

La' j sorpresa presso Ravnice ed il Karaitla di Zegul·i~· NIKl,AS . · . T ra I casolare eh Ravn1ce ed il fortino o come • ·I · 51 e 1iama ·rn quei· .· ·i K ., . ' · , p~es1, 1 . ~raula d'. ZegulJ nell'Erzegovina, 1'8• compagnia del 320 reag~men to d1 fan t~rrn sorpresa dagl i in8org<mti fu <[Uasi stermina~ ~ a.nlore, re~a~os1 p.er obbligo di servizio in quella localitil, fa de~ scnve, ne. da un piccolo schizzo, e racconta come sia andata quella dolorosa vicenda. r.e /'rn·ze dellçi Ifossia.. 0 PACIG. S91wrdo alle operazion·i pei· occ1.1,pwre la Bosnia e l'E?·rzego .-. nel 18'~8 B . . < vina a·· 1 · . ENK'.SEH. L'autom ·accompagna una tavola sincrona deoli_ a~ven1m_eut_1 co~ alcm.ie brevi considerazioni :;ul modo nel quale funz,onc1rono I d1vern rami dell'ordinamento militare. .Tra le altre cose diede campo di form~,·" · d' · 'Jf nota · · c)1e · crnest'oceasionn d. . u v llll gm IZ IO su a 1 st1tnzwne 01 volontari d'no ·umo Cl'I 11·· · 1· I · f · •I f , · . . . ' ' · y U ICIU I ree utall ra OSS I c,.1e mono ,mp1e?~t1 , sia presso le t.ruppe, sia come ulliciali di or_drnan~a, resero nt1!1 servizi, e molti fìgura'no nella listadellcdeeorazioni Notasi pu,·e ,che la cavalleria, nwlgrado le condizioni sfavorevoli del terreno, Ju adopera ta utilmente nel servizio di informazioni d1 collegamento. e La g1wrra i ngle,çe contro ,;, Cafi'i ~ulu . DHHGLACK. la torpedine Wk-itehend e l'apparato lancia torped'ir1·i. DoLLI ACJ<.

Sh•erfleur' s Oesterreicl•isc he Mil.tùriscl,e Zeitsclu•ift. - Maggio 1879. !Jasi delle P'ÌIÙ ùnportant·i tra le 'istitnz,ion·i militar,;, e .

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•. .

·./. · J, .· , . . . . , .scopo p1 os.nmo I•• •Dell a ·istruzwne .. . li: .e i esse .s1,. s1o1 zana dib ragg'iitngere - P·irte c. sii a.pprov'O'tfriona;mento delle truppe ,in cam,'1lagnci sul ·e .. · : d : tmsporl!i l-' ·. . I ., . .r , ' ~1Dtz10 .e,i

e l i tappa. -regola111erit1 e le istrnziou i sni servizi coutcng('.n_o le norn~<l ~ceondo le f{Ua li sviluppano la loro operosità i vari repan1_che. cost1tmsc~no J'~se~·cito , I precetti contenuti in crnei regolamenll 110 ·,• 0 ,,•c. 1-a cri'ter" · ·rr· cd rn.. quelle · . 1strnz10111 ' s, bas . : ..... , 11 , .1· qua 1·1 sono l,n,0,H~~nte =>_Piegati nelle scuole m,htar,, ma sa reblH~ bene <.: he foss~rn. P1~ ;<i~npwmente con?scinti da tutto l'esercito, perehè così le istruzioni rm 0 l1orerebbero ed I regolamenti sarebbc~ro ap[}lica ti in a · .. ·_ form , , l . . . i,m!;a uni · e , e ,:,Ccouc O 11 loro S(l ll'Jto . A tale ·scopo l'autore dell'articolo 0

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(al quale sembra che molti altri vogliano tener dietro) s'a<.:cinge a considerare le istituzioni militari austriache, cominciando dalla questione dell' àp provvigionamento dcli' <~scrcito in campagna . In questo modo viene a fare alcun<i conclusioni che qui non v' è spazio di riportare ma che devono r.ssere segna late per la loro importanza, e pcrchè in esse si ra<.:coglie la teoria delle sussistenze d' un esercito in , campagna. A schiarimento sono aggiunte le più importanti tra le disposizioni tlate da Napoleone sull'approvvigionamento degli eserciti per la campagna del "800 e per quella del ,f 8-1~. 1'r1: !rio1·wi d:i SM"uiz,io d' esp lornzfon,c eseg ui.to da. ima. di.v'isione <ii, ca.valle·ria che si a:wnza s,iilla hnea d:ope·m z·i.one Chalons-,t.fetz. Capitano v. Mou,,ì.n. - ,Soyra un lavoro del capitano francese Chel'llls, viene ricavato un seguito di considerazioni e colto il destro per r-lsprimere alcuni giudizi sol servizio d'esplorazione di c,'l.vallcria. Qnesto articolo fa segnito ad altri due, cbc trovarono t)05to nei fascicoli del gennaio e del l'ebbraio, ed è l'ultimo sull'argomento. 1issalf;i. di ca.,valler-ia - Conferenza det mciggiore v. 0EMJ3SHE1L La cavalleria ha bi~ogno di risolutezza e) di celcritb per riuscire nell'assalto . Il regolamento fissa le formazioni per questo atto , così essenziale per essa, e ciò è molto meglio che non il lasciare libero ai comandanti di scegliere ed adattare in ogni circostanza ordini diversi, i quali all'atto pratico non rimane tempo di assumere senza perdere il momento favorevole per la buona riuscita , QU'esta conferenzn è specialmen te rivolta a combattere alwue idee esternate nello scorso anno in questo stesso periodico io un articolo intitolato Czéglcd. I co·mbattinumti della. fa,nteria. 1·ussa. nella campagna del 1877 -78 considera.ti, 'i,n r eta.zfone alle prescrizioni tatt·iche 1·egolarnenla,ri aiistriachr:. - Il genera le russo Zedcleler, fer ito a Goruyi-Dubniach , ha impiegato i lunghi cd onorati ozii procural.igli dalla sua i'erita a mc- . ditarc sulla condoua rlelle fauterie russe nell'u ltima campagna. Il frutto delle sne meditazioni è contenuto in alcuni articoli, che sotto il titolo dì « Conclusioni pri1tiche della nostra ultima guerra » furono pubblicate sul più importante tra i periodici mi litari russi. Il tenentecolonnello Nenwiith li esamina e raffronta colle pr,~scrizioni contenute nei regolamenti tattici per. vederf} se essi sono in armonia colle esigcuw del combattimento. Da questo studio comparativo egli r ileva, che le prescrizion i regolamentari russe erano rimaste bc~u addietro di fronte all'esigenze talLiche sorte dopo l'adozione dei fucili a retroearica, e che tutte le modificazioni ed i miglioramenti che il generale Zeddeler propone pel proprio eserc;ito, trovarono già posto nei regolamenti austriaci.


478 ·

LIBRI. è: PERIODICI

La. g~er_ra into-rno a Plevna. Compilazione fatta sopra documenti· e notizie russe dal tenente DnAGAs. - Questa parte CQmprende le -operazioni di çoncentramento dal 5 al rn settembre 1877. Bibliogmfia ecc.

.Rivista

fflilitare ruBBa

(Wajennji Sbornik) -

479

soldato russo, e venendo a parlare dell'accampamento sotto S. Stefano ci fa conoscere come nei primi giorni del luglio~ 878, 60,000 amm_alati furono trasportati per mare dal campo russo agli spedali stabili ti nell'interno dell'impero . Ordini di combattimento di l>attnglione e di, compagnia (2.a Parte con schizzi) DnAGOMIROW. D·iversi artico/ri, d,,i pole1nica su.l progetto d'istr-uzi.one pel combattimento di battaglione e compagnia . Pensieri C'irca /:armanwnto ed equipaggiamento di ·uno sqnadrone di camalleria. K. SHOHINO - Molti scrittori rossi app_oggiandosi a.Ile ·esperienze dell'ultima campagna, ove la cavalleria russa in moltissime circostanze ha conseguito buoni risultati combattendo appiedata, insistono per ottenere armamento ed equi paggiarnenlo più acconci all'uopo. Ecco la tendenza doli' articolo dal quale rileviamo che la cavalleria russi.i avrebbe trovato un gran vantaggio a non adoprare il morso pei propri cavalli, servc~ndosi soltanto di fi letto. Tale a.:;serlO ci richiama a memoria una disposizione ultimamente diramata in tui si prescrive elrn nell'artiglieria della riserva non devesi in avvenire far uso che del solo filetto. L'arMgbie-rùz (russa) da campagna. lt hinga. porta.ta (con tavole), a Ifiere .PoTOCKt. ' Tra:ino mili tare nei tc1·1:eni montuos•i, capitano Sc1rn1rnn. Riw1·di di 1.tn u!Jìciale d,,i stato maggfo,re russo s1tlle g:uerrc 1877-78 nella Tunhùi Ewropea (Parte aa, ,'(.a e 5•). A. '.PuzmeNSKl . T)a questo studio rileviamo i seguenti dati sulla 1a divisione fanteria della guardia, che prestJ parte a "2 combattimenti: [I f(iorno clclla partenza per la campagua la situazione della divi sione ·indicavu presenti: ( 1) 1iffu1ial·i 292, truppa H\033, cavail'i, di . trappa: da sella 60, da tiro •1056 . Al O febbraio ·1878 erano: nffir.1i,a/:i, 2,5·1, truppa 1"9U, cavall!i d:i, Wuppa: da sella 1H, da tiro 922 Perdite sofferte: uflkial·i: morti ·10, feriti 21.>, c,ontusi 9, cli::;pHrsi O; · truppa: morti 5V~, feri ti 820, contusi ·16, dispersi ,H 2, cavalli, d'a·r-

mese

di aprile e maggio 1879.

II_ marchese Paolucci in Transcauca..s·ia (mate·r,·ale per servire alla storia, Parte 1a e 2a) N. Duuno,viN. Combattilfne,i_it~ di no_tte pr~sso il villag,11rt·io Ka•·"gacc, 1878 ( I ~ . ',. 16 g·iu,gno con se iiz... o) capitano FJmonow. Alcune parole C'ir·ca l'influenza clel fuoco sull'antine d·i b tt l' Bardatiira. nella cavalleria russa e t·ra.ç'l'lorto del· ba l~ agl ial . n;. · l' . i· · gaq fW l eg i uwc~~ ~'. s~er11:1ic~itati nel~'ti~tùna guerra ( con figure) . · · Os~e1.vazwm d·b wn a·t·ttgher·e L'a t , , 1 d · · · ]' , • • • • • • < l1 Ole teU()eD O crmst1Z1a alle q_ua ita rn1htar1 del personaie dell'artiglieria rus,;a lai11enè)t· l. '<l'fi . cien.za (J, · ' ' .,1 a e 1, ·: ,ne ,t . preparaz10ne per l'nltima guena , rispetto a materiale ed a~n'.m1slraz1one. _Fra gli ?~getti del matel'iale cl'.artiglieria cl;e eO'li 0 S~H~l,t .meno adatti al servJZto , è il nuovo modello di ca· . . mz10u1 a 4 ruote. · · :,sone e1I muI:n conclusione egli propone:

·Io Cambi_a re gli attuali cassoni di munizioni. 20 ì\'fo<l'" . I' . damento amrn1111strat1vo · · · nelle batterie . 30 E<'·'< • ., • • 111caie an-. , I .· d . . . ,, ,~mei,n e I comandanti dli e <. )atteue a occ11paz1on1 muti li. ,t,o Conc 1 ., . . · · {' · · · ' ' ' ecern 1U tempo di guern rr'.a?~IOn CinttJ a1 Comandanti d'artiglieria del corpo d'a , 1'· d1v1s10ne · da quest.i comandanti u , , ecl e··81gerc wna. accurata rm.it.a co . e et dell'irnpieO' I' · 1· · noscenza · .. , . .oo e art,g iena e e1e1la sua direzione nel comb· tt' Te01·ia e prat/. N 8 a 1rnento. . . ' . . . bea. - . . . HANT. Raccomanda l'impiego delle tru le lll t~mpo_di 1~ace, negh esercizi i lavori del "enio. PI ' . D,i·versi _a;rticoh _dli, polewica sul progetto d'ist1·1tzione pel cmn.battin:ent? 1h b_a~tagl'tone e comqJagn-ia,. .frwi.no - S CHNEUH O· . mthta;re . . . nei terren·i, mont11.os.; .. ' .. e~ •« (ll 1ano sservazioni cvi ·1in m~cvico milita;re ha.ssiinte durante la. guerra. Dottor Gimu1. - Lo scnttore ci descrive le 1.· · 1· · , · l · P 111c1pa I misure sam. tarie ac ottale durante l'ultima . campagna per curare la salute del

1

ti.glieria. 4-11.

~ ci suaccennati ·12 combattimenti della divisione, le munizioni da guerra consumate dal la fanteria sommavano a 48,i-•1,i-3 cartucce di cui in un reggimento furono ado.prate 90 cartucce per ogni fucilfl, negli altri reggimenti : 1 ,167 e 2.00 per <~ia:;;cun fucile . Il consumo delle 1

?ti,

(I) fo quc,te cif,·e non figurano le tru ppo appartenenti alla ambulanza divisionale nò· quelle del parco d'artiglieria divisionale. N. c.lelia .Redazione.

. r.


480

LIUHI ~: PERIODICI

munizioni da' guerra rlella artiglieria di questa divisione (,~8 pezr.i), adoprati nei 9 combatlimenti in cui ebbe parte, risulta : 2844 granate e shiaroch e f 353 shrapnel, cbe danno circa 87 colpi per ogni pezzo. Racco/.ta d:i clocwmcnti sull' ultima guer·m, tradott•i dal t71;rco.' Bibliogrcifia, - Vade mecwn pei soldati russi, compilato nell'anno f 877 sotto la direzione del generale Certow, 5a edizione N. B11A uT. Operazioni della mari na russa sul Danubio durante la campagna dell'anno ·1 87i. Rassegna mil·itare r ussa. - Sommario del rendiconto del com1ttHo generalo per ordinamonto e istruzione delle truppe dall'anno f 814 all'anno ·f 878 (Articolo 1°). Diario delle operozioni di guerra nella Turchia d' l~uropa . - lfo:;senkarnpf. Alcani cenni sulla ricognizione eseguita verso Jmcrtli il 27 e ~8 agosto f 877. Tenente colonnello Dorschprung Zel iza. Indice cronologico degli ordini all'esercito e dHlle circolari dello stato maggiore pei mesi di genna io è febbra io rn79. Operazioni della marina russa sul Van,wio durante la campagna dell'anno 1877. Rassegna mil·itarc e,.stera. - Guerra contro gli Zulu. - Francia. Cronaca dei folli militari avvenuti durante il primo quadrimestre dell'anno.

SOMMARIO DELLE MATERIE

eonlenule nelle dispense di aprile, maggio, giugno f 879.

DUE CON FERENZE SULL' ALLLENAM ENTO

(continua.i ione e fine). · Pag. · G . '\' .

5 -

"'lo~ni mao-o-iore nel Ti• fanteria . . . . . . . . • ,. " ' "" 'I TElUUTORIALr. D TALI/\.

38 -

G. Uerlelli (continuazione e fl ne) .

!t7 -

l"aderni MODO

1)1

..

.......

.

....

·

COMBATTERE nr.l.L,A CAVA LL ERIA APPIIWA TA. --

LE TRUPPE ALPINE NELLA DIFESA

" A FITIGL IElll~ DI GRAN PO-

RASSEGNA n ,:CNOl, OGICA MIL ITAtu:: \

( '.)

G. Don csona, capitano del genio . . ~ . • 9- _ LATINA NELLE GUERRE pui-;1C HF. . - " · V . 'l'ecclu ,, 131-239

T ENZA. L'ARMATA

DELL'INFLUENZA CHE LA NATURA OELLF. AR~H l•:SERCITA SU!,l,A

lllnsi;;ari, maggio!' generale

. . . magrriore velerina1·10

.

.

,

. , . .'' Hi5 GIUDIZI o'lDONEITÀ FISICA AL Sl:: lW IZIO MILITARE. t lor•, · mao-g1ore mecl'ico . . . . . . . . . . . . . . . 201 _ L ' ALLE;AMEN"fO EQUINO MILITARE IN lTALJA. - P . Uertacebi, . TATTI CA. -

.

. . . . . . . . . · • 933 - F.

LA RELA:lONE (11, L GENEHALt::

VICEN DE DEL HtGIO P.SERC!TO

TORR E SULLA LEVA E SUL LE 'ri ·

·

·

·

·

·

·

·

ro-"'io, maggiore generale

.

. . .

.

. .

CONSID~~A Z(ON I SU LL A MISURA DELLE GRANDE ZZE E MENTI DEL M E:T OOO 01::l MINIMI QUADRA TI. -

pilano di slato maggiore

.

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-

• 3- 1

FONDA- ·

I,. Gaietta,

c a-

. . . · . . . . . · · " 344 -

RASSEGNA T ECNOLOGICA ~{ILI TA nE: LA CORAZZA.- G .

· dl · . . capilano e genio

.

H.

DELLA ClllAMATA DF.LL'ANNUO CONTINGENTE 01 LF.VA. -

.

.

.APPUNTI D( ORGANIC A MI LITARE. -

· · lii.

Donesaua, . ' •386• 413


Neue Mililarische Bli:itt.er . . . . . . . . . · Slreffleur's Oeslerreichische M iliUirische Zeitscrifl Jah rbticher fi.'lr die Deutsclic A r mec und Marine Allgemeine Milìliir-Zeilung (l° L~·imeslre 18_79) . Or1Tan der Militi.ir- W issendrnflhch"'n Ve r,~mc .

Libri e pe riodici .

Pag . 311 »

313-.i,76 » 314

• 471 • ~7~

"'

Inglesi.

Italiani. Tavolellu Sommali per le levate topografiche speditive . Pag. .11 Tachig rafo-Pavesi. (Nuovo s tl'umento topografico per le leva te spedilive} . . . . . . . . . . . . . . . » Sulla composizione dei convogli-spedali. - Lu1G1 GOTTARDI " S ull'insufficenza delle pe ns ioni di ri.liro n ell'esercito italiano. LEARIO VIRGILIO . . . . . . . . . : . . . . . » Guida pt·aLica di servi:ào fra i comandi, i corpi, gli uffici m ilitari e civili nei loro vicendevoli r apporti. - L r,;or-01,00 Scu1u. . . . . . . . . . . . . . ., Custoza 18/4.8-66 (Album storico-artistico militare). - Qu1i-;-ro CENNI e L UIGI ARCl!l NTI . . . . . . . . . . .» Vita militare di Vittorio Eman uele re d'ltalia, dedica ta a ll'e serci lo ed all'arma ta. - OSCAR P io . . . . . " Cenni sulla peste. - P. E . MANAYRA . » ULil itù e necessiln dell'arliglieria a cava llo. - C. VOLPINI ,,

15:'i

155 267

274

276 2Ti

445 4..(.7 ft-1·0

Francesi. His toirr, dc Vauban. - Gi,;oRcF.;; MtCHEL . . . . . . Pag. Coopération dc l'armée roumaine en Bulgarie. - F1scH . » Servi ce d'exploration e t de s ure té pour la cavalerie. - F . BoNm » J ournul cles scie nces militaires . . . . . · » Le Speclateur mililaire. . . . . . . . . . • GuetTe d'Or jent en 1876-77. - F'Rrl DINAND LECOMTE . •

157 278 280

30·1 306 K>8

Tedeschi. H eerwesen und Dienst der k. bayerische Armee. - A. REINHARD . . . . . . . . . . . . J>a{J . 159 Die Occupation Bosniens und der H ercegovina d urck k. k. Truppcn im Ja hre 1878 . . . . . . . . . . » 285 462 Ausbilclung des l nfantc rie Zuges fLlr <las Gefecht und den P aLrulle n-Diensl. - E RNEST Scmmnes . . . . . . . " 295 · Waffenlehre fi.ir die k. k. Militar-Akademien und k. k. Kadelt~nSchule n. - FERDINANDO LA NJ<MAYR . » 297 » 299 Reden des Abgeordneten Gr afen v. MolLke BeihefL zum Militar-Wochenblall . . . . • 310

Colbur-n's Un iled Service Mug uzioe . . . . . Journal of the Hoyal Unite,! Servicc lns titulion

Pag. 161 . • 315

Russi:. Ri vi--ta militare r uss.1 (Vajennji Sbornik).

. Pag. a20-i-78


(

RIVISTA ESTERA

I

j

IL COMBATI'IMKNTO UKI.LA FANTKRIA IN GERMANIA<1ì

Coll'allargarsi della zona balluta dal fnoco di fucileria diviene ognor più malagevole la direzione del combattimento. È oramai impossibile lo scegliere la fronte dell'attacco; le linee di marcia si trasformano in linee di combattimento, ed il terreno è fissato inesorabilmente; le truppe ad uno considerevole distanza dal nemico per evitare i disastrosi effetti del suo piombo si smiuuzzano, e sfuggono al comando; poi si rannodano p<W cercar vigore nello spingcr:;i innanzi, poi di nuovo si dividono, e così frammischiate, e disordinate, solament.e a forza di valore, di costanza e di sacri fici arrivano ad afferrare la Yittoria. Ma la bravura indi viduale non basta all'esito. Spesso anr.i l'inii:iat.iva di tauti, se 11011 è coordinata da una direzione unica e superiore, che conduca ad un solo $Copo, degenera in una a1.ione sregolata e discorde, può inctwre in forse il risultato, od almeuo per rnggiuugerlo esige sacrifiGi sproporzionati. Ma come mantenere questa direzione superiore nella regione di:;solve11te del grandinai' delle p11Ile? Come mul.ilre indirii:zo o fron te alle truppe, dopochèsi l-piegarono disperdendosi sopra una va sta zona n notevole rlistanza dal nemico? (1) Estratto d3 una conferenza tenuta alla Socie tà mil itare di Berlino il ,1 marzo 1879 dal colonnello V. Schlichting capo <!elio stato maggio1·e del corpo della guardia, e conten uta nel 2° fascicolo del Deil,e(t ~um Uitttii.r-Wochenblatt de ll'anno in corso.

Rivista, estera

IO


142

RI VISTA

Il probiorna ngila la mento dei tattici , con insiste.nza sempre mag gioro. Taluno vuol trovare la soluzione nel disordine ste:;so, accettando la sii.unzione come irrimediabile, e cerca11do almeno di non rimanerne sorpreso . Altri invoco studia il rimedio in formaz ioni ti piche acconcie allo molteplici esigenze del combattimento. . Il colonnollo Schlich1,ing, capo dello stato maggiore della gnal'dia tedesca, invece, .iu nna sua interessante conferenza , crede im possibile il mantenere la diroziouc per mezzo di comandi, ovvero con formazioni speciali. Egli osserva invece che il combattimento della fanteria risulta dal complesso delle azioni di ogni ,;ingoio reparto, le qutll i variano dall'uno all'altro secondo le circostan1.e in cui si combatte. P iuttosto di volerli uniformare ari ogni costo, obbligandoli ad un identico modo d'arrire va l me"lio il ricercare i principii diretti vi, s1icondo i quali ogni l:> o comandante ha da regolarsi in ogni nuovo caso, e cosi si fa ari enumerarli desnmendoli dalla naturo clella loua. Nè la compagnia, nè il mezzo bat1aglione possono costituire uo ità cli combauirnonto. A meno che si 1.rat.t.i cli servizio tli sicurezza , nou sono orga nismi s11fficie11 Li al lo esigenze di un còmpito tattico . Il bauagliooe è la prima, e la 111inima tra lo uoi1,i, di com battimento di f'antcria . La sua f1·011 Le di combattimento non deve ~orpassare quella che P~so avrebbe essendo , piega to. Ogoi. compagnia che og,i~ce al di lit. di qu os1;;1 fronte dc,,c 1·011:;idr·rarsi come distaccata; e tali distaccamenti nell'azione seria non possono fa rsi che ccceiionalm,J11te. I.a potenza del fuoco ha dato alla fron le un11 forza iHi111itt1ta ('I), ma i fiao~:hi rimangono sempre i punl,i deboli; lit sono necessari prerli spo:;ti e pronti soccorsi. PHrciò è inuti le l' accumularr forze dietro al centro. Esse non :;en-irnhbero a nu lla, ed anzi oggi pel e-0ncentrarvisi dei fuochi dnlla l'ucileri.i sarehbero ospost.,i alla· dC'c imnziooe. Sari1 pi11 opwirt1rno lo scaglionaro rrur:;tc forze sul fianco più minacciato . È ,liffi;cilc il ,:~so clw un hattaglion e ;;i trovi alle prese da ;;o lo, e perciò sia minacciato su entrambi i fianchi. Però più spes:;o avvien(' che il .bauaglioni:r ,li t.esta i11contra11dosi col uern ico, rlebba sostenere il combatti mcnlo, 111eutrr il r<1,;to della divisione sta spiegandosi. Se il coma ncl:rnte del hattaglionc, :-p into ùa l suo ardore si allargbori1 di soverchio per rarr0011iungore 1·isultati straordi narii, vedrt le snc forze . . . consumarsi in u1iiì lotta disngualc. I.I nemico si accorgerà fli lcgg1cr1 dni suoi vantaggi, e guadaguando i fi anchi dell'avversario vi troverà (I ) L'autore si a(lpoggia al rcgolamenlo cfesercizlo prussiano, il quale nel ~ 107 avve?rL9 che una ranteria può ri tenersi inattaccabile d i fronte.

P.STE l1 A

HS

buon "ioco. Per rimediare alla sua audacia soverchia di questo ·battaglione accor~ranno in soccorso al tre truppe. E cosi l'azione andrit precipitando, e prenderà una piega pericolo;;a, sol.traendosi all'indi rizzo elci corn:mdh suporiorn, pr,r subordinarsi allr, capricciose innmmze d'in~speuato vicende. Questo batlaglione d'avanguardia avrebbe adempiuto meglio il còmpito suo col mantenere una fronte ristretta e proporzionata alla sua forza; col provvedere con solide riserve :illa sicurezza dei fianc hi, e col tr11scinare in lu ncro la lotta per dar Lempo alla divisione di spiegarsi,. di o preparare l'azione futura, senza pregiudicarne l'.i ndamento, senza ,nLralciarr le iutenzioni del comando superiore, e sen1.a disordinare la colonna a tergo Lrascina11dola a spizzico rwl turbinio di u1H1 fazio110 imprevcdut.a. Di solit.o porù il battaglione com bn tte in linea con _altre truppe, ed h:i una o tutte iluc lo ali ad e5se appoggiate. Nel primo caso scaglioneri1 le ,;ne riserve lungo il fianco esposto ; nel secondo potril estendere rnnggior1ucntc la s1111 fronte, i111 peg11anclovi 11: l'orze di cui non h11 bisogno sui fianchi . , n igrnirdo alla profonditi• del battagliooc: combattente è da notar:;! che 3yc1ulo acquistata tanta sol idi ti1 sul fronte, cs~o può fa re a meno dei riparti in sostegno, n delle due lince dietro al centro o sull'ala (konnen daht1· weiter abbfei-ben) con vantaggio ine~timabile in oggi, che è di til nto cresciutll la profondità dello spazio battuto dall(I fu cileria. Se nr1 battaglione \'uole prendere una decisione rapida e risoluta, dc:ve avere tnLte le sue truppe sotto mano. · Il combattimeulO veduto sotto questo a,;pett.o non lascia più su:;si:;tere la tatt ic:i per lince, scouvolgeuli ogni relnzione organica di compagnia. Il comandnnte dol battagli1>no non può più fissare '.I .còm_pito ai plo toni ; egli dispoue rlollc compagnie, e queste mnto110 d1 funzi ono a seconda <lei po$LO che occupano nella li1rna . Una deve tcmpeslarc coi suoi fuochi; !'n itra dov<~ tenere un pìotone di riserva sul lianco; uua terza formare nno scaglione sull'ala minacciata, e così disr,osla segui re la truppa , od arrestar:;i, ecc. Ma nessuna compagnia di suo arbi Lrio può u~cire dal campo a~~ segnato all'azinnn drd battaglione. Se certi disordioi. ~ono in,witab1h· rwllr: hn rra~e ,se l'icende elci combaLtimenLo, od a causa del t.crre110, che ne limita la vi:;ta, il nccessnrio opporsi con ogui sforzo, pce mezzo d'istrnzioni conLin11nte, n di una severa discipli na a quei disordini, che procedono dalla volonti1 dei 1·omaudanti in sottordine. Ed iu ciò la piazza d'a rmi ha gundngnato d' importanza, pen:hil vi si apprende l'uso


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RIV I STA

delle varie formazioni prescindendo da crualunquc località, semprechè il battagl.ione nell'esercitarvisi sia considerato come parte di un corpo combattente, di cni rappresenti la testa, il centro o l'afa ntlll'olTensi~·a o nella rli fr•nsiva . In qucsto modo ogni pBrioslo d'nsercizii diretto da un ca po abile ed intell igente, diverrà 1111 cor:;o tattico di atti e di forme mentre il sus~egucute servizio di carnpagua c;olla sol uzione di semplici terni sul terreno diveuà nn corso tattico della condotta delle truppe. Il comando di brigala deve ripartire l'azione tra i due reggimenti. Quel cor:nanclante che volesse ancora oggi laneiare uno dopo l'altro i battaglioni nel vortice della lott;i a misura che gli veugono sottomano, sc;1moseendo i vincoli del reggimento, farebbe spontaneo gitto di uno dei pi ù importanti mezzi per im primeri) una direzione al comba ttirncnto. P uò darsi che uno dei reggimenti sia chiamato all'auacco od alla di fesa mentre che l'altl'o sta in riserva, ovvl)ro eh~ già da bel principio sia ripartita la fronte tt'a i dne reggimenti . Q1wst'ultima disposizione evidentemente 0 la più opportuna, ptlrchè dà c11 mpo ad ognuno dei eornandaoti di rtlgolare il combatti mento; rna moÌle volte sarà mestieri accettare la prima, urgenclo, per esempio, di portare sul fronte uume1·o;;_;i mezzi d'attacco o di di f'esa, e dietro essi spiegare a più bell'agio le truppe. ;\'fa anehe in rtneslo caso il reggim ento, che segue, deve ponarsi sul fianco esposto ch'èl l'esterno, an1.icl1è rannicchia rsi in ~econda linea. Ripartendo in c1ucsto rnodo gl i obbietti vi tra i due reggimèuti il <;ornandnnte di brigata esercilerù la ;,ua inll ncnza in 11,odo pi ù. sic11\'o· ed emc,1ctl, che non tenendo a propri.i disposizione uno o più battaglioni eorne riserva. Nal.uralrn en.tc anell o il reggim ento e la hriga.ta nel cornha_ttcre dnvono a.;soggettnrsi a quei principii diretti vi che lurJuo esposti a proposi to ciel baltaglionc, e che po;;sono. r iassumersi nnllo sviluppo dell11 fronte , nella designazione del puuto d'attacco, o rlell11 scopo della dil'esa, e nello scaglion;nnen to lungo il franco espo:,to. La l'rontc normale dipcudc ilnl 1111rncro dei lwungl io11i cho compo11gono k, btigata. lt vero peril che entro i lim iti a,s;11-:rw1.i ali:\ fanteria in ll il Cornbatt.imeulO la libertù di m aJlOVr';)l'Cl crc:;ce'· ilJ proporzione dell'aume111.o cli l'ol'za del cnrpo mauovranw. :Vfa dnl l' csperie1na risu lta , che ogni azion e t:lltica pe1· rcgoln mira a r.:iggiu ngere direttamente l'obbiettivo. Per .varitl ragion i souo dn sl'nggire gli aggiramc:11ti su! campo di battagli:. ; l.:i lenttlzza della fanteria e la profonclità degli spnzii battuti rendono luugo i] giro, cd incerto lo scopo . Le forze ac,cri1·,rnti corro1io gravi rischi nella mossa, cli nido arrivano alla meta cd <~~tr1111;lo nell'orbita d'azione di altre l.1'11ppe c:omhattenti, le stnrbano, In frammi sch iano,

E:STERA

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le c~.nfo1~clono. Miglior cons-i?Iio è _temer pronta allo spiegamento la parte della brigala el1Cl resta 11ddietl'o, m posizione avanzata, da cui c,;sa sia in misurn di stornartl un altacc;o di fì anco dtll nemico, o di tentare di sopravanzarne il fianco, badando berne in questo ulti mo caso di 11011 :il largarc cli soverchio la front.~\ ad c:;porsi ad essere ball.ulo ,uccc,sivamcntc, cri a perdet e la direzione dtll combattinrnnto. Le disposizioni ptlr lo ~pic8arrw11to iniziale hanno per bi1se la cura per difendere e sostcuern il fi anco esposto . Gc1wra]rnèutc ù agevole il sapere quale gia questo (ìanco; nei c;a-,;i dubbi è sempre possibile l'arguirlo dalla sitnaziouc gcnerale, dal t.erre110, (\ d,lll e intell7.ioni del nemieo. L'applicazione di· (JlHH i priucipii gonera li su l modo di cli l'igere il <;ornbattimento di briga ta, è vnria quan to sono varii i casi, òentnali. E. inntik il portare esempi circostanziati ; la forma ria sccrd iern è sempre così corn plcs~a , che l' uno dei easi non somigli() rnai ; !l'altro. Perciò san\ necessario che la flcissibilith cltllle t.ru ppc in 111;1110 ai comandanti sia porta ta al massi mo grnllo. Qui pnò Cs$ervi bisog110 di un rapido cambiamento di fronte per rnspingorc nn attacco sui' fianco , là di svili.1pparo il massimo effetto dei fuochi ece., e la truppa dcv<~ poter bastare a tutti qnesl,i molttlpliei bisogni. Il combau.imcnto è rlet.erminato dal concetto generale detta bau.aglia, <la lle; rehlr.ion.i colle vicine truppe e dall'ampiezr.a eletta rronte. Non ~i può <lire : cornbatte,·ù su quel terrnno: rna Ltl11:;i : uti lizzerò in oani moclo il terl'cno, ~nl quale mi sarà dato di svolgere !'azio'M . ' Nei piccoli estlrcizi di paco il comandan te dello truppe cerca i luoghi che meglio si acconciano al concetto suo, Cl rHJssun corpo vicino viene n disturbarlo nella :<Ua scelta. Ma ·in guerra le cose proccclono altrimenti. La trupp;i marcia sulla strada, e ncll'avamarsi incontra il nemico; :;i ~piega; sono impartite le dispo!,izioni; a rnisnrn che avanza .s' impadronisce cl i nuovi punti d'appoggio ;· tlcl appt'ouw, delle .iccidentalit:1 , che le offre il terreno pel'cor:;o . Eg:i è certo <)he In truppa combatte più va11taggiosarncote, appoggian,dosi ad un hosco o ad un villaggio; ma 'i l più delle volte deve lirnitar.; i al desiderio d'i neontrnrc una loc.alità d 1e l'avvan taggi, Cl ,;arcbbc un grosso sbaglio por essa ciuello di vo ler $11hordinare un'azione tattico alla scelta di un dato cam po di battaglia. "e~:ppure le locnlit:'i vi e;-;circil.ano nna tenibile attrar.ione ·' n1a i11 ;.">· .nera le ò l'attacca,u e , il quale colla sua condow1 incfncH rrequentemente l'nvversario a considerarle come ridotti principa li chdla rlifcsa, ed a resisl.tlr vi a tutta oltranza, anche se non souo eolloc;ate in situa.1.ionc tale che il loro possesso decida del dominio del c.11npo.

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1 rn I

RIVIS TA

L'impiego della baionetta è eccezionale. Il ruoco è ornai signore del cam po di ballagli(!. Oggi è concesso che alle maggiori distanze possa esser consumato un dato uumero di cartuccie contro un bersaglio, pnrchè abbia::-i LLJI risultato corrispondente. La difensivn potrà nsare di questa foco ll"°1 senza restrizioue perchè apprezza i bersagli, e c,ono;.cc le distauze' in c11i ,;011 0, e sopratutto fa rebbe ma lo a lasciare che I' avversario si spieghi senza disturbarlo, mentre coi snoi fuochi a 111:issa può racilme11tc rccal'gl i gravi danni cd ingenerare in esso.fino dai prirnordii dol combatti mento una confusione irri media bile. L'attt1t.ca111c iuvece non potrà usare clol fuoco, fi11 chè non sia venuto in chià l'O s11 lla uaLnra e.lei bers::t1:llio, e non abbia scelto il pnuto d'attacco; perciò dovr:'t affn,ttarsi ad cutrare u,,110 spazio l)(l ttuto clalla fucileria, e sniglierLi u()r,:agli conscnt·rnei col suo obbienivo tattico soLto il fuoco ue1nii.;o etl iu co ncliiioui ~fo;orevoli. Il fuoco della difesa dcve ()S,.,;ere diretto su pochi puuli decisivi per imped ire, od almeno per rendere difficilù lo :-pi eganic11~0 dell'avvC'.rsario. La direziono dei fuochi (l massa <leve rim,rnere 111 m(lno del comauclan te superiore. L'auacc.anto dev(: sforzarsi di prcnc.lcre posizioiw con!ro i ruocbi uernici ; e tirarn di piede fermo percl1 è di vorsarnemte spreca le 01u 11 izio11i . t'ttllacco potri1 riusci re $olameot.c, so snrù prnparato da fuochi a ma~sa fotti d.:i forrno. ~fo11tro fJ ue.;ti fuoch i disturbano e cer·cano di sgomiual'O la difesa, altri corpi o ri parti s'iwpadrooiscono di punti d',ìppoggio piLt vic.ìui al nemic;u. Colla Yici uauza del ber::;a1-tlio il f'uoco diviene pii'! prcc;i~n e più gener.:ile, gli ,;taglioni alimrrntauo cd allarga110 la loua, lìnchè la superioritit del fnnço co:;triugc il ucruico ad ahh,rndonan' il po~to. TJ n attacc-0 alla h(lionoua corona l'azione. Pcrciù il combnllimcnto pllr li nce 11011 couvicuo uernmcno all'uso del fuoco. L'attaccante prescntauclo alla mira dell'avvcr,;ario il COl)lplesso apparuto di nna lar·gtt linea di fronte, con uiw catena rii c:acciatoi·i e coi sostegni, occnp:}r:t troppo ,.;pazio, senza svilu ppare 1111a corrispo11de11Lc quan ti til di fuochi. Ogni 1u11t:1 di trnppa ,leve iu vcrn avere un mandato spoci,tl c; gua·dagnarn succossil'amcnte posizioni più avanzale, e da esse coopcr:Jf'e alla riu~cita clell'auacco. i'\/ellu di visiouc la i.;ombinazione tra le val'ic anni co111 pleta l"azioue. della fa nteria. Quosl,1 non basterebbe da sola al sen izio Ll'esploraziorrn; pochi cacciatori spinti avanti non vedono al di lii della porlàta doll'oe;chio, e le pattuglie, eli o ani vano sempre in ri_la rtlo, 11011 1'i5po11dono ai bi~ugni della guerra odierna. La divisione ha bisogno rl' esplorare pur mer.zo di cavalleria, il cni cil rn pito consisto essenzia lmente

ES'rEHA

Hì

nel mantenere I.e l'Clazioui tra la divi sione od il 1·csto dell'esercito, e nello spingere l'esplorazione lungo la l'ronto, lasciaudo le :iltre operazioni più complesse alla cavalleria acldeu.a al corpo tl'armat.a , e durante la bawwl ia nel riconoscere il terreno, nell' assicurare i fianl"hi delle proprin °truppe~, e uell ' in vestigare le condizioni e In 1110,se di quelle dell'àn'crsario. · All'artiglieria divi:;iouale, com pagna e spe:;so sosteguo cl<~lla f'auleria, Locei1 la pnrtc principale nel periodo di preparazione al comballimeuto . La difesa può scegli<WC con tutta comodilà posizioni dominanti per l'arLiglieria, rinforzare artilicialmcnte i luoghi occupati dalla fanteria, e di:;µorre le sue trnppe in modo da ottenere il massimo effetto dai loro fuochi. Sebbene dcbb:1 concentrare tulli i suoi sforzi sulla fron te, non mauchcri1 di pol'rc iu di reisa dei rtanchi q LU1 lc.; h<' bal!ciria, o di scagliona rvi qualche corpo di riserva di fanter ia. L'aLtacrn nte invece non ha tempo di pe~are le cin:ost,rnzc·. Couo,cn imperfottarncnt<· il terreno :-u cu i avrìt dn agin•; ed è ol>bl_igato a risoluzion i r·:ipido. Porrii l'a1·tigl icria :-u ll'ala inlerna ch 'è la più .;i,~11ra , e do11de 110 11 i11trnlcierit l'azione della fa nteria, e non ne ,;;1rà distnrb:ita. La fou leria i1ffeCC', più adatta a muovcr:;i, starù ::;ull'a la i>:;l()rua. 11 terrcuo scopnrto sa rii r.ise1'ba w di prefen'11za all':irtiglicria , r hP vi ba pi lÌ largo ca mpn rii tiro. Posti q111'sli p1·incipii, 1111 esem pio valga ora a di111osl.ntl'c: fJUOU LO ordi11atanwute si svolga un cornlJaui,nento, se ogni comandante di reparto $i regola secondo essi. Una .Jivi,;ione, cho forma l'ala siu istra rii un corpo giii alle mani, sla marci:111rlo ~opra 11 mt ~tl'ada, e la sua pnntn cntr:1 ncl lil zona ùcll'azio11c. Sulla :<ua sinistra non può e:;,;('re a ppoggiata prim:1 di qualrhe ora da lle' ali.rei Ll'11 ppc ùel corpo d'arn1a ta , pres~o cu i :<la il cnmnndantP t' ,'arLiglieria dèl corpo. I r·n""im,~nli di l"autcria si c·.oncentrauo per prendrre nna po::-i1.iooll pr~~~tratoria. Il tomand.intc della di ~isio1w è a11rlatn avaH ti , e riceve <lalln ima eav:d lcria no tizie, tn1 cui alcutH' riguarclauti In situazione dcll"a la ,;ini,;trn di quella parte dcll'esnrcito che s1:1 co11 1ha1.tenrlo. Lit, come sempre succede, il bi~ogno cli :;occorsi i: urgenti•. Il couUttto col proprio partito è giit trovato; l'inteuzione d'a ffretl.J r,;i ,, è; 111a le Lruppe so11 bcu addietro, ùd hanno bisoguo di riposo . Il terreno innnuzi presenta punti opportuni per atlaccarc l'o la destra del la posizione nemica, che sembrn occnpRta con scarse forze, e priva di riserve, già adopernte per rmtrire la battaglia fron tale. Il comandante della divisic,ne ha deciso d'attaccare, cd ha tuuo il


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R IVI STA

EST ERA

tempo per dare le disposizioni. Appaiono già le teste della divisione, ed i movimenti di concentramento durano dn un'ora. La decisione presa è annunziata al corpo cornbattentù vicino, ed al conrnndante del corpo d'armata, al qua le vien soggiunto: che la riuscita è sicura, sebbene il rimaneme del corpo d'arma ta sia ancora distante un paio d'on1, e duranle questo tempo uno dei fianchi rimanga senza appoggio; che le condizioni delle truppe combattenti sono tali cfa esigere pronto aiuto; che nrge il concorso dell'artiglieria di corpo d'armala. Frattanto un ufficiale di stato maggiore ba spiegato le inteuzioni ·del comandaute, e dettati i snoi ordini agli -aiutanti di rampo. La 1• briga ta :-i deve spiegare per l'attacco appoggiando:'\i nlle tn~ppe com battenti: la fronte è determina ta dai punti i quali devono essere occnp:11.i. La 2° brigat:i si terrà scagliouata sul fianco esterno, a sinistra della fronte della di visione. L'artiglieria divisionale prenderà po,-to , come il terren o gliù lo consente, tra le due brigate, e pI'eparerit l'attacco della fnutcria. Il comandante del l'artiglieria ha nel f"ra uempo stahi li to .il posto pc1· le batterie. Queste l'occupano, e corn inr,inno il duel lo colle avversarie, per coprire lo spiegamento dellr~ f"anteri e. I reggimenti della ,tu brigata , sotto il fnoco delle granate hanno .occupai.o gli obbiettivi rlesiguat.i, e si sono dispo~ti per ala, il pri,mo accanto " ,mll::i cli:i$tra del secondo. Cominciano i movimemi offensivi. Il ,1° reggimento co11 un battaglio~e, l'nltro con due guadagnano punti d'appoggio costitu iti rfo ondnl:izioni riel terreno, macchie, o casolari . Se avang11ardie nem iche occupano questi punti il combattimento si svolge in 1111 modo, se li difende solamente per mezzo di fuochi a massa dalle posizioni principali si svolge in un altro . Nel pri mo caso degenera in azioni di località; nel secondo caso le truppe passivamente cercano di raggiungere via via gli obbiettivi designati adottando le forme più convenienti per sfuggire le perdite. Il 1° reggimento hci scaglionato due dei suoi battaglioni sulla sua destra; il '2° ne ha scagli onato una sulla sinistra. L'attacc,in te cornirn~ia oramai ad avere ber5agli couvenicnti f)Lff aprire un fuo(;() .i rnassa, senza del quale gli sarebbe impossibile di guadagnare terreno. Egli concentra di preferenza i suoi ti ri su quéi punti che ha in animo di ' occupare, e le batterie secondano le sue intenzioni, sebbene debbano contemporaneamente guardarsi dai colpi delle artiglierie nemiche. La fanteria, che attacca, riuscirà a patto clw l'arma sorella le spiani la via. Varii reparti mercè questo fuoco hanno occupato nuove po-

· sizioni più ilvan1.ate. M:i col progredire del combattimento la .posizione dclk l,attcric non ii più molto adatta; esse impediscono alla fanteria di scagl ionarsi sul fianco esterno, e devono fare passare i loro proiettili :;ulle teste dei proprii soldati. Frattanto i hatt:iglioni entrano nel la zona rlHI fnoco individuale; 1'tdirontameuto ~i fa genera lo; i hauaglioni s·avanzann l' uno accosto al l'a ltro, la loro formazione è presso a poco simile per tutti ; solamente qua e là qunlche compagnia è t:cuuta addicLro come riserva . Non v'h ne~suna ragione, per la quale i due re1tgimrrnti non abbiano da svilu ppare tutto il loro fuoco . For,;e il 2° reggimento ha tuttora un ba ungl ioue i11 riserva :ml fian(;o esterno. Prl 1llf1g"ior nu mero dei casi, le hauerie dovranno avanzarsi od almeno dirig'.l!~e il ruoco sull,1 fanteria nem icn snuza haclarr, :il lr, perd ite · chC\ subiscono dnl tnrnpestar dei proieui. L :1 <t" hrignta avoa ricevuto l'ordine por l'auaceo, qua11cJo t>ra av,·:ato il comhattinrnuto fron tale. Il suo comllmla11 te nvea clecisn di muove1·0 all'attacco col :1° reggimento, e di tenere il ls- 0 in riserva ·snl finu co ;.:inistro. L'all11cco procede rapidamentH. È giil gmHlag11ato il Jianco .esterno delì'avvnr:;ario, quando il movimento è m-rr,,tato rla nna ripresa offrn1~iv1.1 co 11 tro la sinistrn. Il !f0 reggimen to u111on: contro que5to cont.rnuacco, il quale era già stato pronunciato dal la cav,1 lleria divi;,icrnalc, e ne storna In minaccia ed il pericolo. Frattanto arri v,rno anche In prirnn baueric elci co,· po d'anna ta, ed cnwmo i11 l_izza :-ull'ala sinistra; ;neutre cominciano n vedersi anche le te$tC di colo11n;1 del1':i Itr11 divisione. La ri pres,1 nffcnsivn dell'avversario .era un ult.imo teuta ti vo per pre p:H(n·e Ia riti nita. li eo111:1[11bnte di divisione, che stando pn}sso le hntt.erie lw .seguito le fasi del comba ttimento dà H scgn:ile dell'at.tQccn generale. Tutti i trnrn bettit·iri lo ripetono. L'ultimo ns;;alto suceecl c nelle form11zioni lr! più cliver:;B. Stormi di cacciatori, snstegni ch iusi, compagnie in lì1w.:1 od in colonna, secondo il terreno, movono 11nimosamente. Solf: oec1,:;:;iti, in t:i le momento l'ordin e e la cliscipliua . Siirnhhc uno sbn1;lio Ma il modifì cari' le formazioni. Conquista ta la po~izione, le truppe s'arrestano, ed insr,guono a fuci ln te il nemico. Il comandante della 'i " brigata ha 1lostinato 1111 battaglione, e due quello della 2" brigala per nssicurarsi clnll11 posizione con<[ni,talll contro ogo i te!1 tr1tivo nemico. mcrntre le tl'llppe pi ù avanzattl stauoo riordi nandosi . E forza il rorrnare un nuovo ordinr, di ("()mhattirnento colle truppe ancora intatte. Sull'ala destra nn battaglione del 2°


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R IVISTA

reggirneoto, eh' era rimasto Onora in riserv:i ha occupat.a la posizione, 1,i d.ietro a lui si rannoda il 2° reggirneuto, mentre il ,f O si scagliona sulla sna destra come riserva a dil'esa del fhnco. Sull'a la sinistra il l " remrimento è rdativameatc nncora intatto; dictrn ari esso il 3,, forma lo ~:1_ g'.ione sul fìauco sinistro. Così i comandanti di brigata ;0 11 0 prepa rati <l1 rtUOVO alla lotta, mentre i[ fu oco Con tinua a S1m1 i1wre la straQ:c nel nern ico fuggeu te. · Questo esem pio ha un valore lirnitato perch/.\ non vi si tieuc coiHo 110 degl( attriti inevita.lJili. nè delle ma le iutelligcnze, ui: degli errori GOÌ quah deve contare il .comandante d'nna trnppa; tuttavia può darci una idea suli';,1pplii,;azione rlni priucipii additati più sopra: mer;tro per porli in rnag~iorn rilievo gio~erù mettere l[UÌ cli contro l'innnagin,1 d'un Gornbatt11nento, d11rante il qualn sieno state trascu1'at1: le massim e li u qui stabilite. Nel mareiarc' ver:;o il campo di battaglia per a:;siwmr.,;i di alcune località il reggimento d'avanguardia cJjstaeca due c;omp;.1 guie versu una ::;tretta, ed 1111a terz" verso uo burrone. Queste eornpag11ie non si vodrauno certo prima dell'azione, e saranno forse per . essa percluLe. Me11tre la divisione sta concentrandosi, il GOrpo comhatteute 1.: ltiede soccorsi all'a v;mguardia della divi,;iorie, cd il comandame d'essa lasciati i bagagli, seoza nem111eno tlare avviso dictm a si;, s'affreLta nd accorrere. sul luogo d~I p~ricolo. Lo nove compagnie ;;i spargono s1 1 tutta la tronte della rl,v1s1C111e. [I ·1° battagl ione s'avanza dirctta,neute ver6o l'obbiettivo più vicino; il 2° s'affretta astentlcrsi :sulla sinistra di quello, ove gli sembra che nou ~ieno per mancargli allori . Il ::io si avanza per ~Uoruiar~ l'ala destra del nemico. La batteria cl'avanguardia entrata nel combattimento è p1'esto messa fuori d'azione dalle soverchianti forzn avversarie. Tostochè il comaurlarite tfol!a divisione vione a sa pern c;bc non ba più avanguanlia, afff'etta la 1Darcia . .Le sue truppe u misur,1 che arrivauo · nel campo dell 'aiioue ciOOO gnttatc nella linea co11Jhattente giù esa usta tla uua lotta sproporzioMta . Manca (Hn·ù il tempo per giudic;are della situazione, e prendere dec.i~ioni. co'.w~nienti . L'art.igl ieria divisionale non tr()V!\ 1:1osto a sp iegarsi, po1cht: lu occupato dalle fanterie . Ovunque :;puntano ,movc necessità, nuovi. rov~sci, e mwvo .bisoguo di riu i'orzi. .L r·eggimtlll ti s'addossano . r) s1 conloudono tra loro; sparisce l'azione del co,namlo; si spezzano pur~no i Jegaru i nel bauagliouc; Jc cornpagnin :;j rngolauu per conto proprio, e scelgouo l'obbiettivo più conveniente senz" tc11c,w conto d.cll'interessc generale della battaglia; fa froute ,;'nllarga ol tre

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ESTERA

ogni mi-:;ura, e mcntr-c i comandanti s'affaticano invauo a rimettere l'ordine. dovt~ hanno seminato il disordine, anche l'ultima riserva è miseramente :;acrilìc;ita per turare i vuoti della linea combattente. Sparita In direzione unica. subentra l'iniziàtiva individuale, e, traboc;cando, c.ouduce capricciosamente le sorti del combattimento. È inutile il dilungarsi a parlare del modo di comba ttere del corpo d'armata. L'azio1te · tattica è sempre affidata alle i.li visioni, e da esse dipendono le importanti decisioni tattiche, dalle qu,tli risulta i! complesso della battaglia . .I comandanti dell'e$ercito e tlei corpi d'armata curano i grandi concentramenti e dispo11gouo (lelle riservo. Non~ più possi bile sovra campi e$tesi per parecchie miglia ·quadrate, sui quali l'occhio si perde, ed una trentina almeno di 101.:ali t:'1 diverse danno hw,o ad u11a moltitudine di l)roblcnni tattici as:;;ai svariati , il pcusflre ad ry • impani re, come ai tempi di Napoleone, le disposizioni per la battaglia, secondo unn l'orma semplice tl prest~bi li ta . Il volr~r assoggeuare un drarnrna ricco tli tau ti e cosi diversi episodii alle strettoie di una forn1az.ione tipiea i; un tentativo che non può approdare a ni1lla. Oguuno, che ha un, comando , inspi randosi al. concetto generale della battaglia, deve rngolare la sua azione secon1lo le circostanze e secondo i princil)ii; e da ciò appunto virrnc la necessità di una coltura e cli una intr.lligcmm :;uperiorì a quelle clrn basta vano in passa to.

· ARTIGLIERIA ARnSTRONG E KRUPP

(li

.l rlue s1stcn11 s, disputano il primato nei poligoni di tiro e nelle pubhlicazioui fatte in diverse lingue di Europa. Da una di queste, favorevole a Krnpp, togl iamo le seguenti notizie comparative dw cornpletauo quelle ' già date nella nostra Rassegna tecnologica ed offrono un iotr.ressante ed utile parale!lo fra le bocche a fuoco dei due grandi industriali. (1) Réplique à la brochul'e Al'tillcria Armstrong y Krupp. Estudio compa.t·ativo de los sistemas al alcance dc todos, par Don L. A., Jfadrià 1878. - Essen 1Si9. lmprirnerie de l'i~tablissc rnen t do Fl'ied. Krupp.


N I VISTA

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ESTEHA

1) f'1!So del cannone. -

Premesso che iI pc-iso a5soluto del cannone non può costituire un punto di confronto fra due gisterni, dipendendo l'efficacia, più che da esso, dal calibro, dal peso del proietto e dalfo veloei tù iniziale, si nota come oggidì serva di base a simili conf'ronti unicamente la forza viva del proietlo riferita acl nn chilogrammo di peso del cannone. 11 quoziente dilla ,giusta mi5urn per apprczwro il grndo di· rendi mento del materiale. Fino al •1870 la l'orza viva dei proietti di c1ua lsiasi cannone in servizio non raggiungeva i •I 00 chilogrammetri per un chilog. di peso del cannone; Krnpp pcl primo nel ·1868 con un canno11e di prova da 8 ccntim., pesante chi log. 280, oucnnc~ una forza viva tot:ile di dilÌamocli 52,6, ossia cli chilogrammetri ,188 per u11 chilogrammo cli peso del cannorni. Nell'agosto "8(:i!) si c>bbe un quoziente di :Mr,9 chi logr;,mmctri , sparando ·Con lo stesso can11onù 1.111.1 grannta di chilog. 1\.,2 r,on v11lor·itù di metri l.i10 per minuto secondo. R11gioni di co11v1~nienzn consigliarnno poscia alla casa Krupp cli ridurre pc~r i cannoni da ca ri1pagnn dli 8 centini. presentati :1 Ber lino l'anno 187 1, la velocità a metri 52G e rii portarù il peso del proiello a d1ilog. /i.,no; per riguard i all'affusto, che richiede peso modnrato, so lidilii :J u111a prova r c.on10di111 di :;crvizio. li quoziente 1:r:i di ·1nO chilogrammetri . La fabbrica Krnpp estese verso quell'epoc11 le sne es1Jerienzc ,ull'aumento delle vclociti1 pure alle art.iglierie di grosso calibro, e~ già nc~I dicembre ,1869sottoponeva alla prova un cannone da 9 pollici, del peso di chilog. 1~W96, e con c11riche di chi log. ,28 impresse allù gr:rn/ltH di •12,\. chilog. velocil.11 inizial i di metri 1~66. :\fel ·187,t con nn ca11uone dn 28 cet!tim. e proietto di clt ilog. 239 ;i arrivò al ln vcloc.iC1 iniziale di metri !19·1; e con altro cannone da 9 polli<>i, del peso cli ch ilo[!. 12285, a rne.tri 4'63 con proietto di •l;J8,B chil. Nello specchio che segue sono raccolti alcuni dati di costruzione e di tiro di cannoni. Armstrong e Krupp, fabbrica ti negli ultimi ann i, ed effettivamente adoua ti , per dnre un'idea precisa del rendimeuto del materiale nei due sistemi . 1

a,

Peso

- ±~o 6occa da fuoco

del eannone

A.

ch ilog. millim

- -

- -- -

-

proietto

---------- --

.

--·· - ·

del

chilog

- --

Fo,·za viva del proietto

~

:B .5

-~ 'LJ o

~

-~ pr.'f'

tot1i10

un chilqg.

di pe"'° del

cannone

>

me t. dinJ mod i

chilo9rammetri

-

CANNON I DA MONTAGNA E DA CA) !PAGNA

A r•m.sflrong

9 libbre da campagna 16 ))

Kr·u1JJ1 Centim. 7 ,5 da montagna . 7,5 campagna. 8,7 t 0,7 ))

))

))

))

))

))

CANNON I

1)1GllA N

37,i 62,6

il-,3 29.i- 18,95 1},3 ,i-73 49, 1 300 75 ,~50 87 f\,8 465 75,0 62.5 406,7 ,12.,t) ,i.00 1102,0 1

1

1

B.

fi.':. U

7,3,j. 4'09

,103 ·75

))

))

4,11

4'06 76,2 6·10 9,1,,i..

))

))

93 ·103 ·184 1164 167 ·1611 1

P01' E1'ZA

Ar·mst·rong

Pollici 7 8 )) ))

9

))

10

))

12 1/, . Kr-ilpp

Centim . 17 /) 21 corto ·2.,~ luugo 2G corto 30,!.i luogo 35,5 )) ))

)>

))

7·100 "71,8 9·100 203,2 ,12200 228,6 ·18300 2.54 38600 304',8

..

.

52,0 8·1,3 H 2,6 '18•1,O 363,0

n6 600 ,13,1 77•1 !~33 ·1078 {i.,!;j ·1590

HO 108 1160 20t.i 333 525

500 76;j 475 ·124-2 imo ·20,rn !~ 75 2:rno 500 4'2/iO 500 (i(iH1

ri:rn 3Hi9

8/1.,ti) 8[S, o 88,';) 87, o 90, o

I

..

5600 172,6 ,10000 209,3 Hi800 24'0 I'19000 260 38700 305 :52.000 3n· ...h)

1

•136 124 <12·1 124 HO 129

Quest'altro specchio permette il confronto fra le artigl ierie delle due· fabbriche, 11ttualmente jn esperienza.


15',.

({[VISTA

·- --- - - - - -

ESTERA

-- -- Peso

I

del

fiocca da fuoco

ca nnone

-,-;;--l Peso del

Porza viva

i - -~o~

]

totale

proietr.o

per un chilog. di peso

del cannone

- A.

chilog.

chilog.

--

--- -

168)>

~l,'i/.

·-

mdl'i dinamooli chilogram~

-

metri - - - ·- --

CAN.NON[ DA MONTAGNA E DA CAMPAGNA

Armstrong

Centirn. 6,3 da montagna . 7,6 » campag11a. ))

no

2.8,(i 69,6

167

380 500

12

.uo

'I3,6 76,5 H8

2.25 ,184 ·189

30,3 3-I, ...~) 83 ,3

626 580 639

tiOG · 639 173!~

153 161 H9

3,1,3 51,0 t '135 ,5 18000 f160,5

(H.i·1

676

508

672

1

1~n

;\,il!)

5,92. i80

Krupp

Centim . 6,:3 da montagna . 7,5 » campagna. 9,6 ))

))

))

B. CA NNONI

))f

))

105

3,2 6,0

;\,HS

635

Gll,\N POT~:NZA

,irmstrong

Centirn . ))

rn

(6 pollici). 20 (8 pollici).

3963 11635

ffrupp

Centirn.

rn

/)

24

;)%0

62/k

583

2.68\) 2780

17,1 170 ·1/~!l,I• 15/i,4

I

2) Lunghezza clell'anima Dalla lungh ezza dell'ani ma dipend 11 il grndo di rendimento della cnrica. Più l'anima è lunga, e più si utilizza la forza dei gaz prodotti dalla combustione della polvere. Per conseguenza l'a11irn:i dovrebbe farsi più lunga che sia possibile. Una soverchia lunghezza ba t.uttavia i suoi inconveni enti. Nei cannoni da campagna, a mo· <l'esempio, Hssa può riuscire assai incomoda nelle marce attraverso terre1;0 disuguale e coperto; iiei cnnnoni di marina, occupa troppo spazio durante In nnvignzione:, e no( curnbatt.imonto l' <~,-cessiva sporgenza della volata può esser causa di danno. All'incont.ro ò giovevole nei cannoni che hanno da tin1re da dietro parapetti in terra, esponendo le cannouierc a minori gua:;ti, e nei cannoni che tirano sopra il ponte <li una nave, perchè meno la danneggiano. Una soverchia !uu-

'155

ghezza poi è nociva ogni qualvolta l'aumento di peso non è in proporzione con l'aumento di veloc;ità, e ciò si rende evidente nrnrcè la diminuzione della forza viva riferita ad un ch ilog. di peso della bocca da fuoco . La lunghezza d01l'anima adunque fa mestieri sia stabilita t.enendo conto delle circostanze, ed in guisa Ila ~oddisfore: possibilmen te a tutte le condizioni che teoria e pratica pongono al costruttore. All'epoca dell'i rHrotluzione della rigatura, fu mauteuuta per i cannoni trasformati la lunghezza di prima . I grossi calibri erano proporzionatamente più corti degli altri , e nei cannoni Arrnstrongd:1 9 pollici essa non arrivava ai •I (i. calibri. Ai cannoni in acciaio cd a caricamento da lla culatta fu data nell'anno 1865 una lunghezza d'anima rli 16 calibri, e subito dopo di 17, a ,11,5 calibri. Oltre riueste dimensioni, c!1e ora sembrano piccole, non era dato allora cli andare per le cariche d'uso. In seguito le c,uichc si fecero più forti ed il Krupp assegnò a' suoi cannoni lunghezza d'anima di :J 9,22 e nicentemcnte di 25 e pi tì ca libri. Gli Inglesi riguardavano dapprima rrucst.a lunghezza come un inconveniente; e per essi infatti lo Hrn, a motiYo del preferito sistema di caricamento dalla bocca. Ma appena furono escogitati mezzi meccanici per caricare i pr~1.1.i, essi non tardarono ad approfittare dei vantaggi della maggior lunghezza dell'anima. Così fu data ni primi cannoni da 38 tourn~llate ( calibro '12. pollici a mm. 30 ,5) la lunghezza di ca libri ,t6,5; cli· ·18 calibri :i quelli da 80 tounellate, ed al cannone da 100 tonnellate costruito dall'Armstrong per la marina ital i11na cli 2,1 ,5 calibri (1 ). Il Krnpp fa poi notare come l'u ltimo cannone da mm. •152,4- Arrnstrong non ,uperi in lunghezza d'anima quello di ·150 mm. Krupp (23 ca libri), da lui fabhr icato nell'anno ,1869; e siccome il peso dell'uno e dell'altro t:r1trn~i eguale (circa ,i-000 chilog.), ne deduce che questo possa aver servito di modello a quello. L'Annstrong ha di recente sottoposto alle prove di tiro un eannoue da 8 pollici (20 centini .), la ,cui lunghezza d'anima raggiunge calibri 26: il Krupp costruì il c:innone da 15 centim., spririmen tato a .M.eppen nel mese di dicembre scorso, la cui lunghezza d'anima misura 25,,i- calibri, nell'anno 18i5; ma i grandi la vori ass~rnti poi dalla fabbrica l'obbligarono a sospendH1'nH 1:i prova (2) .

=

(li La lunghezza dell'anima del éannon0 da 100 tonnellale della n. marina è in re:1ftà di calibri 20,19. '2) Tanto i cannon i Armstrong quanto i Rruop, sono ,rescritti nella llivtsta mlilare cli;pensa di apl'ile 18i9 da ·pag. 108 a p11g. 116. Degli impegni addossai isi dalle officine di Essen dopo il 1875 fa f,,de la forn itura del nuo vo materiale cra rtigli<•1·ia cla campo russa . ch e, se siamo bene informati. t~ccò la ragguardevole cifra di 1700 cannoni.


Hff

HI VJSTA

~: ST E RA

Il generale Araldi proponeva nell;anno 1867 ·cti assegnare al cannone da 8 cent. in bronzo od in acciaio, equipollente · ai cannoni da 9 e da 12 cent. allora in uso presso le artiglierie da campagna, lunghezze d'anima uguali a calibri 16,6 e ,t7,90 ('1) ed al cannone da 42 cent., destinato a su nogare rp1elli da "6 e da 22 dell'esercito e da 20 e 25 del la marina , lunghezza d'anirn.a cli calibri 28,,(79 (2); e così precorreva di dorlici anni le esperienie ·attua li, ,laudo all'Ita lia il vanto di essere Jlrima anche in balistica a spargere il :;eme di frutt ifere idee. 3. Lnnghczza, del cannone. - A parità di lunghezza d'anima, quella totale del caunone è maggiore nei sistemi a ca ricamento dalla culatta che in quelli a carica mento da lla bocca. !\ei cannoni. del pi:imo sistema la lunghezza della culatta dipende dalla foggia clell 'otturato~e, e, non tenendo conto della mensola ed altri acct~ssori, essa risulta mioore nel sistema di chiusura francese che in quello Krupp. PHr la straordinaria resist.enza dell'acciaio fuso impiegato nella fabbricazione dei cannoni a Essen, l'aumento in lunghezza della CUiatta non è considerevole, ed inapprezzabile riferito al le dimensioni del c,·umoue. ,\.. Peso clell'affu.çto. - Rispetto al peso possono ~}sser messi a confronto solo quegli affusti che per sistema e costruzione appartengono alla med<1sirna e[asse, essendochè l'affusto varia secondo la destinazione del cannone. Ragioni :;peciali possono poi consigliare in ciascun caso modificazioni che inlluiscono sul peso totale delll'affusto. Ad esempio l'altezza del vertice (3) per i can noni di una medcsinia specie varia ~ensibilmente Jlelle cliver~e at'liglicrie e nei diversi tipi cli 11avi . E così la casa Krupp forni affusti da marina per cannoni cli ,15 ceJtlim. con differente altezza del venice, a pern io antHrion: cd. a pernio centrale, i cui pesi variano fra i li mi ti estremi di •I : 2. I l peso dcll 'affnstoArmslrougdestin:llo ad nn can none da ceutim . 7,6, viene dato ·in chilog. 465, 11 qirnllo del secondo, che porta un cannone da centi rn . 8,7 si indica di chilog. 495; le forze vive dei rispettivi proietti ,;ooo dinamodi lì9,6 e 75. Riferito ad un chilog. di peso dell'affusto si lrn che il pri mo so pporta uno sforzo di ch ilogrammetri ,(49,o cd il secondo di chilogrammetri ·I 51 ,5. Il rendimento _del materiale è adnnq1w maggiore oe.ll'affu-,,to Krupp . L'affusto da campag11a Krupp da ccn tirn. 7, 5 è d'alquauto più pesante di 1p1cllo da centirn . 8,7 perchè l'u munito di ruotè simili a quelle del!' affusto da centim. 8,7, e [ciò in eonforrnitn del pri ncipio preva lente

presso quasi tntti gli eserciti: d'avere per le artiglierie da campagna ruote ugua li. Una differenza esseu1.iale han i rra ['affusto Krupp e quello Armstrong nel freno. M:entreqnesto consta di una sempl ice scarpa, malagevole e facile a guastar$Ì nei terreni n1ontuosi, l'affusto Krupp è provvisto di un freno di pronta npplicazione e sicm o. faso pur tuttavia pesa ctiilog . .25 in più della :;carpa Hd annessa catena, e di ciò eonvienc tener con to ciuando si fa il confronto _del peso totale dell'affusto . Bisogn::i poi anctrn avvertire che l'altezza del vertice negl i atTus~i da e-0.mp:rgna Krupp da centim . 8,7 e da centim. 7,5 è di rnillim. H10 e ,J092., mentre clrn nell'affusto Armstrong da C<~ntirn. 7,6 non è che di millim.1 01)0 ..La minor altezza di tiro ha per consegnenr.a nna diminuziorw nelle dimensioni del i'affusto ed equivale ad una riduzione di peso. D'altra pnrte la rnino1· altezza del vertice riesce svantaggiosa nelle marcie attraverso teneni ingombri; questa circostanza è poi di tanto maggior rnomcnt.o nei cannoni Armstrong, ctw la bocca dei medesimi oltrepassa le ruote più dei cannoni Krnpp·, e precisamente di mi llim. 760 nei cannoni Armsl,rong e di millim . 620 <~M)O nei cannoni Krupp. ti. Cnrica rM ca,nnone. - Le dimensioni della camera di combust.iouc dc1i primi cannoui r.ip:ati a retrocarica erano relati vamente assai grandi volendosi con ciii moclorarù la pressione dei gas prodotti dalle polveri a com·bustione rapida allora in uso . L'impiego delle polveri prismatiche permise di far 1~so di ca ricl11~ più fohi senza che abbisognasse ingrandire la carnera per conLeoem la pre,sioue dei gas in deteJ·minati limiti . I progres,i nella fabbricazione della polvere resero possibile di tontiuu:ire su questa via e di portarn le caricl1e nei can noni Krupp al peso attuale. Le considerazioni r,he r.on,-igliavano ;1 procHderH in siffat.10 modo erano le seguenti : Supposto che- irn piegando poi \'ere ,.1 rapida Ì:ombu5tÌOlle in ca rnera grande si ottenga una determinata ve[ocitit di proiezione diii proietto, si può a un~entare quesrn veloci Là , pur servendosi cl i <:arnere di combnstione più piccole, con l'iste;;sa cnric;i ma di una polvere di combustione lenw, la quale goda delle seguenti qnali lii: la pressio1rn rna,;sima non devùoltrepassare quella che risulta dn ll'irnpicgo di una carica di polvere a combn:;tion,~ rapida, la comhitstione poi ha da essere finita tosiochr. lo spazio dietro i! proietto è grande quanto 1wl caso prccedenle. . La possibili!it di sodrl isi':1n, a ta li eondizioni fu provala dalle e$pericnzc fa tte dalla casa Krupp . Con un caHn 01H' dn centirn. ;_IO ,t, si impressero vdoci tù inizial i di 50Ò metri n proiclti pcsnn t.i chi log. 333, senza che la pressione superas~c le t7!50 atrnosfr.rn (\ malgrado la c:nncra fosse ass::ii

(1) Rivista milil/1-rc italiana, anno l8G7, volumo Il, pag. 1()5 e 166. (2) Jd. id. id. volume Ili, pag. 266. {Sì Ordinata massima clella traiettoria .

ll


158

Hl VISTA

ESTERA

piccola . Si111ilmeut~ col cannone da 2-i .centim. si ebbero velocità iniziali di metri 583 impiegando una carica di 18 chilog. e proietti di 160·,5 chil. con pressioni lllassirne di 2800 aimosfere. Qu esti risultati provélno come la fabbrica Krupp .abbia scek1 la retta via por il perfczionamcuto dei propri <·anno.ni. Non si può tuttavia ammettere come principio che la piccola camera sia d; prÒfe1·irsi alla grande, od il contrario; in ogni caso speciale, e quando trattasi cl'ottenern un effetto determinato, conviene ricercar<~ se più torni acconcio l'impiego di polveri a.lenta com bustione in CDmera picco lu , ovvero tli polveri a combustione rapida in carnera grande. Considr.rnzioni di semplicità esigono spesse volte l'impiego della medesima qualitit di polvere per cannoni di diver:;o calibro; CJUestc poh·eri non brn ciano già in uno ste:;so modo quando i c:il ibri sono diversi; in conseguenza rendesi necessario, o pùr lo meno utile, di regolare la combustione variando la costrnzione della carnera di ca ricamento. Gl' Jnglesi rivolsero la loro attenzione su 11nesto argomento solamente negli ultimi anni ; ùSSi credono le dimensioni della camera di combustione ill{lipencl ente dalla carica, che si mantiene uguale ogniqualvolta le condizioni dr,I pl'oietto non va riano. <-i. Peso del proietln . - l i Krupp tenne sempre fermo il principio che un aumento uella carica non può produnc intero il suo effet1.o rpiando non vi corrisponde un adeguato aunrnuto nel peso del proifltto; srmza di che il rnntaggio ottcnnto da una maggior velo,;ità iniziale andrebbe quasi completnmente perduro per la rnnggiore resistenza dell'aria.. Proveremo come non solamente si raggiungessero coi cannoni Krnpp le più grandi velociti1 iniziali, ma ben anche che essi lanciarono proi etti più pesanti di altri sistem i. I proietti più pesa nti richiedono, :;upposta la carica uguale, alle piccole di~tanzc elevazione alqtwnto maggiore; la di ffe renza però/~ insignificante come si ~corge dallo specchio seguente :

Esprimendo la forza viva della granata di ghisa indurita con 1, le cifre proporzionali raccolte in quest'altro specchio mostrano come le forze vive nelle due qualità di proietti (ghisa indurita<~ ghisa ordinaria),le quali sono quasi uguali in prinéipio si scostino in seguito.

I

I

Pe,· o Veloci tà 1 de1 .. . · proie tto rnizu e

Elevazione a me tri

1 -------1 :iooo 1000 I 2000

l~~etri

Cif re proporz iona l i della rorza ,·iva a Qualità del proietto

Granata cli , ghisa indurita da 15 ceutim. . . . . . . I 39,o Granata ordinaria eia ,f 5 centim . 311,5 Granata cli ghisa ini.lurita da ·17 centim . . . . . . . 59,8 Granata ordinaria da ,f7 centim . M,O

Granata di ghisa indurita da ,15 centim. " ordinaria » 15 » di ghisa indurita » 17 » ordinaria » 47 ))

1

487 1o ,f 7'1/, 2° 56 1 4° 56 524,2 ·1° 8' 1/, 2° ,\.,1' ( 41'

11 /,

1

......

))

))

·------------------~ -- --I I sooo 1000 / 2000

..--

_ . - - -..,,.~

,f

0,72 0,62 0,7!f 0,69

0,95 1 0,99

0,53 0,4-2 0,56 0,49

0,4.-4 0,32 0,45 0,37

Questo specchio dimostra il grande vantaggio che risulta dall' impiego di proiett.i pesanti in confronto dei leggieri, sparati con carica uguale. La differenza che si nota nello specchio precedente si rende ancor più sensibile numentando la differenza ,fra il peso dei due proietti; lo mostra senz'altro l'esempio cbe segue, in cui si mettono a confron to le velocità iniziali e le forzo vive dei proietti da 15 centim. lunghi 2,8 e 4 calibri .

I

Peso Qualità

dol pr,, iOU(>

Peso

del della pl'oietto carie~

metri dalla bocc a

Ichilog -;;-hilo;-:-1- -

-:i;-;tri_ - ~ . : ' ~ d i

,

cif,~e· --

1p1·oporzionali

.~ cent1rn. lungJ -- I ! calibri 2, 8. . j 32,5 , ,f 3,5' 569,8 415,!.>l 537 ,9 286,0 rn centim. lungo ' calibri ,~,O. . 5 1,51 ·13 ,5 ,n0,5 388,01 58 1,2 395,2: I

,I •.•a

1

Differenza

469 1°2.,v 1; . 3° ,15'¼l 0 ~w 509, 5 •I O ·14' 1/ ~ 3° ,f ' 1/ 1 5° 114'1/ ,

0

me tri di distanza

1---- - - ------------------------1 chi!og. gl'ad i e min,: t i .

'

159

1

--

- ,))

'

i

»

- ·- - ·· 99,3

:--,

21,5/ I

»

--,----. »

I ,>

0,68 »

I

Alla disLanza di 1500 metri aclnn11ue il proietto leggiero rimette quasi la rncù Llella forza viva ond'era animato a 50 metri cfalla bocca, il proietto pesante invece ne conserva ancora 2/3.


160

161

RI V I STÀ

Mentre la differenza rra le v~locih ò di 99,3 mutri n 50 metri d:rlla bocca, a 1500 metri da 'luest'nltirn.-1 e.--;;1 non i> pi(1 che di ~7,li. Una media elcYazioue ad111H111e ;issicura al proietto pcsan tP una maggior gittat(I ehe al proietto leggicro. Ciò spiegft come col cannone da ·15 cnntim. surldeuo si otteno$:;e con un· elcva1.ionc cl i 23° una gittala media di 8778 metri pel proietto lcggir:ro rei una di 9160 metri pel proietto pe,-antt'. L'Armstroni: ~P/HH' negli ultimi trmpi l'esempio Ò<'I Krupp erl aument,a C$50 p111·1i il poso dei proietti cnm,' si vùtfo uAI :<egucnte :-pred1io:

Arm:;trong da c·entim . 6,:3. 7,6. F,) (6 pollici) . )) ·15 20 (8 pollici) . ))

))

))

))

))

))

))

))

))

3.31

5, 9~

:3,10

;10,;!

':!,3!~

))

37,;!

))

83,3

2,88 '~,72

J proietti d11 1;entim. 6,3 ù 7,G rifor iti alla pn [l,1 $fori<:,\ ,11rno più. pesnnli che 11uell ì da 15 ,i da ~O ceutim. co5tr11ìli per lo t1ddio1m, e s'(IV\'icinano ai nno\·i proielli Krupp. Il principio che la maggior poteuza drllc ;irtiglicric deve l'isultare da uu :rnmentn di peso del proictt,} ncr,rcsccndone la lunglwzza noi limiti della resistenzn de lla bocrn dn fuoco, ~r.nzn prcoccup:u·si degli i11co11\'enienti che traggono ori~inc dalle teorie tlol )Iagnus, fo1·tna il punto <li partenza degli ~tndi del ge:wrale Arnldi . La $Omma conrnnienza . di sostituire ai [) l'OictLi lunghi calibri 2,(> proieui lnnghi t calibri veu11•a da lui dimostrata sino dal ,1867 ('l) . ~è ritene\'/\ egli che i ~ t:nli hri di Junghezza dores~cro segnare un nuovo limi te; ma. ripc t11tame'.11c $O~te-: neva non e.sservi in sostan:;<i altri li,niti nello lwighez;;a dei, 1n·o1ett-i d'artiglieria che la resi:;tenza del pezzo allo scoppio, e lo, ltmghezza dell'anima. 7° Veloc ità 'inizia.le dei pro-ietti. - Ecco le Yeloci tà. i'niziali massi me -0tten11tesi con cannoni Armstrong e Krupp negli ultimi tempi. 1

Bocehe Ja ruoco

+

Velocità Calibro Peso iniziale ) del cannone del calibro del proietto

1 millirn .___

Arm~irorrg da .1•·;) ceutirn. ( 6 pollici~. ,. ( 8 pollici . 'lO ))

))

Krnpp )}

))

·15

))

2/~

l

152.~ 203,2 1-l9, ·1

"

2io,o: I

chilog.

metri

30 ,3 83,:1 ;H 3

G25,7 638,8 651,0 62-~,0

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go Ptes,,'ione dà gw;. - La 1:.1re~sione massi ma dei ga~ ché pnò ::;opportare un cannone dipende dal materiale, e dalla rabbric:11.i.one. . Oggidì la bontà rlel 1nateriale Krupp è generalmente r1couosc111ta ; possedendo resistenzu superiore a quella cli qualsiasi nl! ro met(lllo da cannone, è chiaro che prt questo solo fatto esso è in grado cli sopportare· maggiori pressioni. · . . . . . . Ad ugno,lc C"oncln$ione si giunge ronfrontnn(h1 Jra d1 loro 1 ~1stem1 d1 costruzionr adottati da qnesti due industriali. L' Armstrong fo il tulio in: terno dei suoi cannoni cli uu accinio molto elnstico, il manicotto ed 1 rerchi inwcc sono composti di fP1To fu cinalo cl' elastititit inferiore al pri mo. Ne yicnc <"he Jn ten~io1rn e:-istente al rno111cnto cli fabbricazione fra il tubo cd i cerchi si sperde per la pressione dei gas della polvere; quindi la resistenza del cannone diminuisce gradatamente; gli sforzi cui esso Ya soggetto n1n man mano aumcn t.:rndo ed il tubu finisce per sere-: polarsi. Diffa tt.i quest' inconveniente si verifka non <li rado nei cannout ·ing-lesi e ~i l1a11no casi iu cui il tubo crepò dopo pochi colpi. Si cercò <li ovviarn a tale difetto diminue11do In pressione interna, sia coll'aclounre nuo, e polveri sia ingrandendo lu camera di caricnmento . Krnpp 11011 perdet1C1 mai di vista si{faua qne,;tione e con pressioni meno altt1 ottenne risultati s uperiori all'Armstrong. Già da qua lehe a11110 il cannouc da ·15 ccul. Krupp sparn un proietto di ch ilog. 3·1,3 con velocitù iniziale di metri 552 e pres~ione di circu 2070 atmo&fere. Più rnlto già avemmo occasione di dimostrare la snperioritit del CAJ1111one da 24cen tim. Krupp in confronto a quello Arrnstrong di 20 centim.; Ltguale csscudo l:i prc~sionc elci gas, questo non rnggiun,;e che H9 chilugrammet.ri di forza viva per I chilog. di p ~$O del cannone e quello 154, i. In quanto all'i11grand iment.o della camera i cannoni da campagna Krupp forni ti ni diversi Stati fonuo Cede aven·i il Kmpp peusoto fin dalf(lnno 187 1; tale misura non fu da lui applica ta ai cannon i di gro;;so calibro, avendo saputo assicurare ai medesimi velocità iniziali maggiori di quelle richieste mediante polveri acconcie: 1

1

(l) nivista MiUlare ila liatia, anno 1867. volume III, pag. 206.

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162

RIVIST A

9° Potenza dei proietti contro le coraz:ze. - L'aumento della velocità iniziale nel tiro contro corazze pare debba esser preso in considerazione meno dell'aumento del poso del proietto. Le esperienze fatte dall' Armstrong nel mose di settembre ,1878 contro piastre grosse millim. 25,~, 330 e 305 col nuovo <;annone da 6 pollici o proietti in acciaio cd in ghisa temperata (1), quasi farebbero supporre che la resistenza delle piastre cresca col crescere delle vclocitiJ. Non nvendo il Krupp ancor fatto di simili esperienze, iu mancanza di risnItali positi vi egli ricorda come col suo cannone da ,t 5 ~ntim . e prnieui pesanti l>'I chilog. dotati di velocilà iniziai i di met.ri 508,.i si ottenessero alla distanza di 2000 metri forzo vive all'urto pari a quelle raggiunte col cnnnonc da 6 ' pollici Armstrong e proietti pesanti 38,111 alla distanza di 1000 metri circ-a, co11 reloci1à iniziali di metri 5i6. 10° Gi1t.s!ezza di t'iro. -:-- Pel' il confronto fra la giustezz.i di tiro dei cannoni da campagna da 7,5 cd 8,i centim. Kru pp e da 7,6 ad av:inc.irica ed a retrocarica Armstrong giova il seguente specchio, nel quale sono raccolti i risultati ottenuti coi cannoni Kru pp da un/.\ commissione di ufficiali belga nel mese di no,·embre 1877 e con quelli Armstrong dalla commissione spagnuola nel mese dì giugno 1818. 1

:11 Riol,ta lltililare \879, dispensa di aprìle pag. IOS o seg.


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0,70 1,75 2,30 2,30 5.0 5,0 19.0 ?5,0

0,15 0,205 3,04 0,25 0,426 0,~35 IG,39 0,72 1,56 O,i26l l8.83 2,64 0,81~ 0,48 5.75 1,:-n - 1,1 15.8~ ~a.o - 1,5 147,32 2S, l - 5,0 4i .49 ao,~ ~ 5l,04 _ ,,_

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

Il~cs3gJio con_ten~utc il ;,O •;, de, colpi

io.r~

·I 1" Ca,rimmento ,Lcilln /;or;cri e da.Un culatta . -

1:02 l, ·19

Pari~, l.ev)·, ·IR7!). -

P r ezzo

Lisi e ,le luiti,u e uls cle la 11t11t•i11e I l'tUHJai.'le (fJtw ,•re et c ,nn11aer,1e) et ,te ltt 1n•,y sig,urux tli.Yli,u.•lif'.'1 ,t,uts la code i u te.•·11tdfo11al ,le 11igua11x à l'"·""!/ P. des biili111t!uls ,le t.on tes les uc,tiou~ . In R", D9 ,,ag-. -- Paris, I mprimeri~ nal.ionale. - -Pr ez1.o L. :!. Etude su,• la >·éo-.•9,u1isaliou atl11ii11istl'ative. !11 8•. - Paris, Admini:,;lr..,tion du .Speclateur militaire, 187!1. -- Prezzo L. 2.

::i,05 2,4-5

E.

2.,03

capi lai ne d 'infanlerie. O,.i9 ines ,te l a tactique f••aucai.'Je. In R°, li09 png. nrnc :{(ì fig. - Pcw is, Dnm.ì ine, 1~7!). !-' rezzo, I.. I ~,. •

S011,1 enurncni Li gli

L. Dvssrnux . E .lisa.i l1i,Yt,n·i<11w sur le.<1 i11vtuio ns dett 68oufl'·<>is " " Eto·ope et spécic,le menl e n .fi'rt1uce. 2"' édilion. ...:. Pnris , Lecoffr e, 187!), - l're:r.z.o T,. :1.

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/1•ique . In 18° jé!>ns, 't~H p~g. L. 3/iO.

svantaggi del c:1ricamenlo dalla hocca e uit\s,;i i11 special r iiievo i seguenti •I" nnccssitil 1ti s<·ovolll ro l'.inima dopo riasc11n colpo; 2° difficohi1 di caricare la bocca da fuoco ; 3° ptlrico li derivanti .i i serv ieuti ; :\. 0 :;civolamenlO dei proietti in avanti; :S0 pos~ibil iù di dopµ io cariù1111ento del pe:r.zo . Qnesli due ultimi 1lifct.ti vcunero rilevati speeialuiente in or.casione dell'csplM.io11c avvenuLa sn l 1'/mnderer, ii sono .i ffauo impMsibili nei sislemi di caricamenLO d:il la culaua. 6° [11feriorità di giustezza di Liro; 70 corrosioni e fa(:ili1,i1 di rottura ciel proiet.10 uell ':i nirna; 8° nrcessit;'1 di un maggior ::pa1.io rt:ll collocarnenLo dei 1>ezzi iu batteri,1 . . Costo <lei. cannon·i . - Si cerca di dirno~Lrarc che il materiale <l'artiglieria Krupp nou (I più ('.Osto~o di quello Armst.rong.

IlAlWY ,

M.

C11AH1.;;-ÀiAJ~SAJNES, in8pecLeur

g ~nér ul des ponls 0L c liaussées en t·clraiLe. J'llé11wi1•e su,• le.9 c /1 e mius tle (e, • co,u1 idé1•é.<1 "" , , oiut cle m ,e 11aililai,•e. - Puris, Adminislralion dii Spectateur mifi.taire. (F.x tr niL du Speclaleur miliiaire).

A.

J3ATAlLL.E

el E. m: BAlllN:s. 111011VeffU HU! IHOt•i(ll ft' ('Ol~}triB hislot•ique e t c ò,1111lel ,te t,i gue,•1• e 1.8 70-11., ,le ,teux s iége.,; ,Je Pt,.t•is e /. de'"· Commmae. ln R0 , M:1 pag. - P ol'i:<, Lib . nalional, ·lRì!J. - P1·ez1.o L. R,~,O.

Désc1•i7Jt.it•u ,l e s elfets ,t'l111bille mmt l , ,te ,mi/fure, ,te 9,•,uul el tle 11elit é1111ipe m e11 I , d e p e tile t11011l1u•e, ,le p11nst1f/C ,i t of,jets ,u.,e,•,y ti l' 11saf1 e tles tHn·1>s ,le "'""IJe (15 rnars 18i 9). ·1 voi. in ,i.• de r,99 pU!!- et 125 planches donL Lt·ois coloriées. - Paris, Oumaine, ·1879. P r e1-.::o L. 20,

1 11 s1,•11ctfo11 m in islé,.i,!lle tlu 9 11uu•s 'IS'79, relative au UHJ<le cle f or111alion ,t,,us Ics f':orps ,Je troupea ,tea «rp7JJ•otJil1io1nH!Ote11ls de l o'ule nature ,tu se1•vice ,te l 'liabillemen t et da, cam11e,ne11t. - Pnris, I)urnaine, 1.879.

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Prezzo L. 1/10.


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BOLL J::TTINO

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BIB LIOGRAI-' !CO

l11•lruction ,,.;,.i111é rielle ,Lu 13 mar.t 18'79, r élalive aux co11unande.t ti addre11.ter aux entrep1•e11eur11 eit,i/.t de11 coufeclion.t n1ilitaire11 pour a1111urer le reno11velle1ne nt de11 a111>rovi11ionnen1ent11 tla1111 tea cor1>a de ll'oupe et le11 n1ag1111in11 adn1iuislratif 11 . - Paris, Dum aine, 1879. - P rezzo L. :I ,50. A . M AFuOTTJ. Etmle militaire, g é ogra11/1ique, l, ialoriqtte

et polilique am· ,,Afgl,a11istan. Br och. in Paris , Dumaine, J87fl. - Prezm I .. 2,50

s• de !l6 pt1fr. -

ln11traictiou. mini.tle,•ielle tlu 3 avril '.l.8'1~J. Service de l ' l,abille ,nent et du cana11eme11t. Cal,iers des cluo•ges d e 11 coufeclion11 011 ,/01wnittn•ea d •e,rets tl' l,"bille111enl et d •équipe1i1e11t 111ililaires. 'Veri/lct1lion et t•tfoeption des elfets de toute nat,u•e. ·I voi. in 8•. - Paris, Durnaine, 1879. - P rezzo L. :{. C. Houssi::T, de l'Acadernie frança ise.

1n 8°, 299 pag. - Paris, Plon et L. li.

c1•.,

unti lngeuieur-Offì,ziere der Pliitze und LandwehrBe~i,•ks-Co11un1111de111•e etc ... , uebsl eincn• Anluig, entluìlte,ul eiue l!el>e1•sicl,t der Raise,•licl,eu-1l#a1•iue 111-it .'I "!l''be t.ler i~tune, sowie ,le1• Stiit•/;.e eiu~el11e,1 Jla./n•zeu!Je mit lleruclu1icl11igung det• li llerl,oc/1111 ge,1eluniglen Disloc ati,uu1-'Veriintlet•u.11geu, rev. bi11 zum '.I.a A prii 1.~ 7!J. t::l J'ah,•gaug. (Riparto e disloca7.ione dell'esercito t~desco coll'indica·zione dei nomi dei comandanti di corpo d'arma la, di divisione, cli br ig ala, di reggimen to, di baLLaglione e d i ripad.o, coma.ndanti delle città e delle fortezze, maggiori cli piazza, degli ufficiali di arLig lieria e ingegneri tielle piazze e dei commissariali del dis tre tto della landwelw. Allegato per la maeina coi norni e la for za delle singole navi . Cambiamenti di s tanza , sino a l 1f> aprile 1879. -1;3• annata). - Ber-l ino, Bath, ·1870. - Prezzo L. 1,50. \ VE NG 1~N . Gesel,icl,te dei• R : li.. o.<1te1•reicl1iscl,en D••t.1!1<>11e1·-B,!gin·,e11t11 P1•i11z Euyen von ltavoyen seil sei11e1• Er1•ichtu11fJ IGG2 l>i., ztu• Geyeuwa1•1. l,n At,{traye t.le.'i Re!1ime11t.<1 n11cl, a1•cliiv111iscl1en 1111d so11$lige11. a11tl,e11lisclien Quellen beat•beitet. (Stor ia del '13• r cggirnento,,,d rag oni Principe Eugenio di Savoia, dalla sua creazione nel 1662 :;;inò al p1°esente; compila~a pel' incarico del r eggimen to sopea documenti degli a rchivi e altri autentici). - V ienna, Hèilùer, 1879. - Prezzo L. 20.

FHR .

La

conquéte d'Alger. OumAine, Hl79. - P rezzo

G. Ri-JOTAN, a ncie n minis tl'e plenipo tentiair,:1. Lea m•ig·i nes ,te la gue1•re de 1870. L,1, politique / ra,u:s•llise en tSGG. In 8°, 496 pa_g . - P aris, Levy, ·1879. - P rezzo L. 7,50.

H. v. L 6Ùr-:LL, Oberst z. Dis p. Ja.lu•e sbericl•te iibe,• tlie 'Veriint.ler11n g e n 1nad Fortscl,rilte frti 1Jlilil111•we seu . Fi.infter Jalirg ang . (Rapporti annua li inlor·no ai cambiamenti ed ai prog ressi nelle cose militari. :)' annata). - Berlino, Miltler e Jigli0. - Prezzo I,. lJ .

G. OTTO, Genie-Obers t. S tudiett a.11/ den~ Hrie9sscl,a111,larze ,les t•Hstdacl,en-tii1•l,iscl,en Rriegs 'IS77-'1S·. Bericht schweizer Geni eoffizi ere tibet' ihrH ìVlission ciuf de m Kriegss cha uplalze irn Jahre :t878, er sla tlel an das schw eizerische iVlilitar Deparlerneul, Mit l Situations Plan n. 7. {Stud i sul teatro della guerra lurco-1·us sa. R apporto degli ufficiali svizzeri del genio s ulla loro missione sul teatro di guerra nell'anno 1878, fallo al dipa rti mento militare s vizzero. Con 1 piano e 7 tavole). - Zu1·igo, Orell, FUssli e C"., 1871). - · Prezzo l.. 10.

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Nrrscmrn, Pl'em.- Lieut. Das westfiiUscl,e Fusiliei•-Regiment 111. 37 frn H·ri"'!Je '.1.S70-· ·' :I. lm, Auffra!Je des RetJiment,'1 zus,u,uneuuestelll . Mit 2 Karten. (Il reggimento fucilieri N. :n della Westfali a nell a guer ra ·1870-71 , compilato per incarico del reggimento. Con 2 carte}. - Berl ino, Mittle!' e figlio, '1879. ·_ Prezzo L. 4,oO. Frie,uls-Jre1•pflet1un!1-Et1its dt!.r 1n•eu .<t_sh;c li en bezw. in die 1n•eussi$cl,e J7et'wt1lluug iibe1•1101.n11u!11e11 Tt•uppen, f iit• d,u Etatsjlwr tl.i,7~J..S0. (Quadr i del piede di pace delle truppe prussiane, o solloposte all'amministrazione prussiana per l'anno 1879 e 1880) . - Bel'lino, Mittler e lìglio, '1879. - Prezzo L. 6.

C. A. Eintl, eil11ng tmtl Sta.1ulq1uwlie1•e des t.lenllwhe11 Reicl,s-lleeres, ,nit 111nnen fli(!l1e1• //111t1 abe tler Co,•p.-., Di·v isi<ms, B 1·i9at1J, Regimel.'i, Blltaillo .. .-., 111ul A.l,1/ieiluuys-Co11un,f'fideu1·e, Stabs -0/fizie,•e , Sta,ll-mul Fet1 fu1t gs-C,n111Htf11tlt1ule11, P lalzuu,jot•e , /1-rtilte,•ie

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Il Diret:tore 0HESTE BARATJERl

Maggiore nei Bersaglieri. DEMARCll l CA:RLO,

gerente.


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SOHUARIO DELLE IUTERIB contenute nella Rivista estera dc, i semestre t879. 0

La guerra anglo- afgan~ Pa!J· i Nole sul b i lancio della marina francese pcl 1879 ,. ~3 li servizio delle sussistenze militari nell'esercito austro-un" 44, garico Le mo.novre di cavaller ia in Germani a nel sellembre 1878 " 5:1 • 61 L'ar tiglie1•ia d'un corpo d'urmata francese • 63-H2 Il se1·vizio snn i~ario nell'eser cil o austro-unµ-urico ,; 81 r .'eseecito francese nel ·187!) . » 109 L a colonia del Capo e la ~ ue1·ra degl i Zulu . " 1/d li comhl:lll i men to dell a fèlntHri a i n Germania " 151 Artiglieria A·rmst1·ong e Krupp

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