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Rr\TISTA
~IILITARE ITALIA N A UA.CCOL'l 'A. HEi'fSILE
DI SCIENZA . ARTE E STORIA MILlTART /
Se1·ie Il. - Anno Xl. Vohnne lii.
G. CASSONE E COì\-iP. TlPOGRAJ•l-E.DITOlU TORINO
Vi.1 S. l'ranccsco ,la Paola, N. G.
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PIGENZli
O'li; Cll \'Ollr (Sih via Larsa), N. s.
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SCRITTORI ITALIANI ClH
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DETTARONO SULLE FORTIFICAZIONI Ai TEMPI PRESENTI
I'rnprietà follera1·ùt .
CON'l'INUAZI,)NF.
(1).
CAMPANA CESARE, si diè tutta la pena per ordin_are gli sc:r:itti del Savorgn ano; dopo la morte del quale, i nipoti aveanli dati ad alcuni ingegneri stimati di quei tempi, affi.n di ridurli in miglior forma, per poscia darli alle stampe. Ma q uei signori s'appropriarono delle migliori idee del Savorguano, e poi restit uirono il manoscritto assai malconcio. Final mente giunto nelle mani del Campana , questi coscienziosamente lo pose Torino - Tipograli:i G. Coss o!l~ e Comp.
(1 ) Vedi Rivista militare italiwi,1, a-uno xi, vol. n, pag. 249.
GLl SClll'l''l'UlU 6 in ordine ·, e ridusse a lla pl'iroa integrità; q uiodi lo -·d ava alle stampe. Cosicchè gli é dovuta la gratitudine d i a verci conservatÌt uu'opera co mpilatlt da un valente ~1ilitare e dotto scrittore: c:hc, senza l ui sarebbe andata iudubitatamente dispersa. Abbiamo poi di lui propriamente : ..,ssed·io e ravquis.to d' .4nvm'sa fatto da Alessand1'0 Farnese, che trovasi stampata in Venezia n el 1595.
DE - MARCHI FRANCESCO, nato in Bo logna , secondo m olii nel 1506, entrò al sen-izio di Alessandro dei Medici primo duca d i Firenze nel 1534 ; e per suo comando fortifìcò Pis toia ed il èolle rli S . Miniato. · Morto Alessandro, e passato il M:q·chi nel 1538 al servizio d i Ottavio Farnese duca d i Parma, fu da questi · nomin ato SllO commissariu cl' ar.tig li eria. Chio mato quindi dal papa Paolo III, fu insignito da quel pon tefice della d ig nità di gentiluomo roma·no : titolo ch o gli r iuscì .gratissimo. Nclì 'asseclio di Parma , fotto da Carl_o_ V., il Marchi mise in opera t utto il suo sapere p er la difésa di 'lucila città, e si procacciò mol ta lode . Passato q uindi . co lla ~l uchessa Margbcr1ta, lle i P aesi Bassi, quivi fortificò Lira; e dopo la presa di A versa ebbe l'incarico del piano della cittadella di questa città . Morì, secondo il Marini, ml 1567, e non già secondo m olti altri nel 1597; anno n el qua.le furono pu bblicate le t avole della sua: hchitettiira m1Iilare, d,d bitll:Aglio. Quest'oper a, il cui testo fu poi dato fuori 11CI 1599, contiene moltissimi disegni di fortezze; ed in essi osserva nsi . pressoch è tutte le opere esterne usate dai moderni : 1!ome la m ezzaluna, la lunetta, la taoaglia, la controguard ia. È poi notevole come egl.i, nei sva-
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riati esempi che tratta, sapesse piega~e la fortific"azione alla confi aurazione o . del t erreno. I suoi bastioni sori o am p i·i , con orecchioni o senza; p er lo più coi .. salienti piuttosto acuti; alle Yolte con cavalieri r ot ondi in mezzo . Usa anche tal volta dei doppi bastioni, il · · secon do dei quali i::por ge circa dalla Q:Jetà delle fac.c'e del primo; e chi1Jso alla gola può facil mente abbandonarsi, senza che venghi distrutto il. fiancb eg~ia.mento della cortina . BuscA vABmELE, da 1Iilano, fu consigliere di Stc1to ed a rchitetto del le fo r tezze dei ducb i di Savoia; . p~r ordine dei quali ultimò la cittad ella di Borgo in Busse, stata già cominciata dal Paciotto . Nel 1502 fece· le fortezze di Susa, Dernonte e S. Francesco, s ulle fron tiere d'Italia, ed aggiunse delle fortifica zi? ni al Castel lo .
di Momigliano. Di l ui abbiamo diverse oper e: Dell'archi Wllura militare, libro primo, che fu stampata n el 1601 , e contiene molte interessanti quistioni intorno all'arte di fortifi ca re : come pure diverse buone inven zioni. D~ · una fi gura r erfettarnente nuova di . un piccolo fianco convesso per la difesa del fosso . Propone -uua nuova fo oo aaia d i casema.tte sotto gli angoli salieuti della con. . . . troscarpa; che è nppu nto l'idea appropriatasi poscia dal D' Arçon, presentata come cosa tutta n uova. D~, . in una tavola, tre fronti di fortificazione; ed ivi si os·serval'anrrolo rientrante d ella. controscarpa rincontro ai o salienti dei bastioni; quale disposizione fu poscia adottata dal Rossetti. Il suo r:ecinto primario , con -quei gran riv ellini innanzi; ba una grande an alogia col ter zo metodo di Cochoorn . Abbiamo inoltre di lui: Dell'espugna,tione et difesa del
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GLI SORIT'l'ORl
fortezze, che fu pubbÙcata la prima volta in Torino nel 1585; e dippiù si trovano due altre sue opere ma, rioscritta, di cui una: Discorso di {ortifìcatione, e l'altra : Disco1•,w sopra le miswre clelle cortine, fianchi e . spalle dei balua1·di di urw fortezza reale_; amendue le quali si conservano nella biblioteca dei marchesi Visconti di Milano.
G10vANNl, fiorentino, ci lasciò: Il saldalo della scienza et arte dellà guerra, stampata a Firenze nel 1604. Verso la fine l 'autore dà tre diverse maniere di fortìficare; oelle quali si ammirano diverse n uove ed ingegnose invenzioni. Nrl la prima sono ad osser- · varsi le ritirate interne a tanagl ia o a coda di ron~ dine. Nella seconda l'applicazione del sistema a demolizione, attuato nei bastioni : che comunicanti prima colla cinta m ercé ponti i n legno, isolati poscia, col disfar quest.i, occuµa li ùal nemir;o possono annullarsi colle m ine appositam ente già stabilite. Nel terzo sistema l'autore presenta la strada coperta_ secondo curve, rivolgenti la concavità ai bastioni; e con ciò egli certo si prefiggeva di sottrarre q uell'oper a ai colpi · d'infilata. In ciò però egli non fu primo inventore propriamente; che il Castriotto a~cenna lo stesso, nel suo li bro n, capitoli 17 e 18. Il Bousmard poi nel 1804, camminava su queste tracce, delineando il suo sistema.
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:qel 1604. Essa è.divisa in otto libri, dei .quali i primi sei trattan_? di fortificazione in un mod9 affatto-spre- gevole, e_meglio sarebbe se il testo fosse aiutato da migliori · .t.gure. -_In un'altra• st.:a opera intestata: I qu~siti mil-itari faltigli in dive1·si tempi da dive1·si principi, e gran pe1·sonaggi, e da lui 1·isoluti come esempi, ecc., che fu ?tampata in_ Roma nel 1606, tratta della necessità delle fortezze.
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F1AMMELL1 G10vA.N FRANCESCO . matematico fior en tino, il quale si trovò· nelle guer.re dei Paesi Bassi a favore della Casa d'Austria, scrisse: Il pi:incìpe difeso, nel quale si ti•atta di fo1·tiftcazione , oppu,gnazione , espugnazione, propugnazione e tifesa.; opera che fu stampata in Roma
PORTA GrovAN BATTISTA, matema.tico, filosofo e fis ionomista n apol itano; fu autore dell'opera: De munilione, l ibri tre, che vide la luce io Napoli nel 16.08; ed in essa egli propr iamente_ non fa che dare un frattatino di fortificazionè, ricavato dai .migliori scrittori e princi p aln:iente dal Castriotto e dal Maggi. L'opera è in buon latiqo _e bene ordinata. · R 1NALDIN1 GIOVAKNI, da Ancona, impiegato dal re di Spagna nelle fortificazioni del r egno di Napoli , ci lasciò: Conclusione che non s_i devono fare le piazze basse n ei fianchi delle fortezze, opera che ·v ide la luce i n _· :Messina neì 1610; n ella q uale l'aut ore dimostra l'inutilità delle piazze basse nei fianchi dei bastioni, e d1e dà elevata idea del come a quei tempi si rag ionasse di fortificazione. Scrisse dippiù l'autore due altre opere, cjoè un : Discorso sopra la fortificazione reale in data. del 1599 , ed un Discorso sopm la fortificazione del Gozzo , amenclue citate da Rinaldini.
TASSONI Ai.EssANDRo, modenese, lo stesso autor e del celebre poema eroi-comico: La secchia i·apita, scrisse: Pensieri diversi, che fu dato alle stampe in Modena nel 1612; e nella quale, al libro ottavo, quesito trentesimonouo, prova il Tassoni l'utilità delle fortezze.
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SoAMozzr VrNOENZo.; il celebre archi tetto vicen tino, che oltre alle sue tanto -r1nomate fabbriche civili, fece la fortezza di Palmanuova nel Friuli•:· alla 'quale çliede principio nel 1503. Per ciò eh~ rig uarda fortificazione lo Srnrnoz~i nella sua opera : Idea detl'architettura universale, stampata la prima volta in Venezia nel 1605, dal capitolo 17 al capitolo 30 del secon do libro, tratta del modo di edificare le città e for tificarle; ed ivi vi . si ammirano varie ed interessan ti forme di cavaJieri . CERVELLlNO ENEA, · di Sant' Anatolia, capitano d elle truppe pontificie, e poscia sergente maggiore al servizio della Repubbiica di Venezia; si tr'o vò• present e a mol ti fatti d'armi ed assedi, tanto in Ungheria ch e in Italia. Scriss_e: Militare discipli~a, che v ide la 1uce in Venezia nel 1617, e nella quale al cap.ito10 12 parla della fortificazione e stabilisce le di mensioni di t utte le parti qel recinto primario·, dei cav alieri e del fos~o. -SARDI PIETRO, romano, scrisse : Corona imperiale det- · l'anhileltura militai'1:, ., divisa ' in d·u1:, trattati , o['iera. stamp ata in Venezia n el 1618; della qua le il prirrw trattato parla della teorica, ed il s,:co11do d ella pr;:itica di.. fortificazio ne : amend ue scritti con non comune erud1.zione. · : Oltre a questo· abbiamo di lui : Corno dogale ~ell'architettv,ra · ~nilitare, che fLr pubblicata· in Venezia nel 1639, e n eÌla q uale trd~a l'tiutore del metodo di · fortificare all'olandese ; dà la çlescri,;ione degli allcig~ g iamenti cainpa.li degli antichi Romani, _e q uindi dà le regole per a lioggiare e trincerare un'a~mata. Similmente quest'opera e scritta con erudizione non minore che la prirna.
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'. Oltre queste opere abbiamo an cora .dél)o. stesso a utore u n: Discorso si.lla neùssilà clcll'arch-iletlnrci militare, dato alle stam pe ip Venezia n el 1642. _· BARCA. PmTRO AKT0Nro, mihnese, zi; di Giuseppe Barca , .ingegnere di Fili ppo III re di Spagna, scrisse: A1)VM'limenli e regole c-irca l'architettura, civile, scoltiira, p·itt1.i1•t1,, prospettiva ed m·chìtet!ura milita.re per o(fr·rn difesci cli fo1·tczza, qua_! opera fu st_ampata à Il/lilano .nel 1620., e contiene (]Ualche buon precetto; ma in genere superficiale. Un poco più distesamente l'autor e si intrattien e a ragionare sull• linee d i _difesa .
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CAVALCA iu:ssAKDR_ o, parmigiano, ch e_si tr ovò al famoso assedio di Ostenda, intra preso nel 1610 dall'arciduca d'Anstrìa: e terminato dal ·marchese Ambrogio Spinola , passò poi al · servizio della corte di .Roma , e fo di ehiarato cap' tano delle truppe nella provincia della Marca. · S_crisse: Esarnine 1nili,lare; che fu stampata a Venezia nel 16'20; ed oltre a cpcsta esiste ·di. l ui un prezioso · manoscritto: nel quale · sono · descritte e si ·veggono disegnate diverse macchine ·inven tate·· per l'espugna. zione d 'Ostenda, e· _r iportàti i n omi dei rispettivi inventori.
TENSIKJ FRANCESCO , cavaliere d i Crema, intraprese la càrriera militare nell'età d i dicia~ette anni., fece ie sue camp,tgne nelle Fiandre, in Ger man ia ed in Italia: n el qual ternpo si trovò diciotto volte assediante, e q uattro assect.iato. Ser:vì il re cli Spagna in quali tà di i ngegnern; fu capitano, e qu indi luogoten ente generalè dell'imperatore Uodol fo II; e poscia del duca cl i Baviera. ·
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12 GLI SCRITTORI ' .Si ha qi lui: Là fortificazione, gua1·dia, difesa el espugn~tion~ delle fortezze, . opera stampata in Venezi_a n el - 1624; che oltre ad essere una delle buone opere ita. liane di fortificazione, . d el secolo xvr"!, ha pure i~ vant aggio d'essere stata. scritta da m;i uomo di mòlta pratjca e di un .ingegqo chiaro, metodi co e ragionato . Il Tensini ùsa i bastioni distaccati dalla cinta; che perciò è continua; e per non permettere che l'inimico vi s i· •poss·a stabilire, li fa vuoti . I ~asti on i son messi innanzi agli a.ngoli del recinto, :ed han doppi fianchi cope r ti da orecc_h ioni . Tra i due bastioni è sìtuata la tana'glia o barbacane, a riparo della cortina e per difendere il fosso . Comunqu·e un tal sistema si · osservi n el De-Groote pure il Tensini n ella s ua opera, dichiara essere l'idea s·ua tutta propria, ed averla il De-Groote presa da lui, a llorehè amendue al la cor te del duca di Baviera ragi_o nando di ciò, egli gliela. p·u Jcsuva. · SARTI ANTONIO, capitano lucchese, padre e maestro di Paolo Sarti, scrisse: L'aurora delle opere di. f01·tifi,cazione e dì guerra, che fu. stampata in Venezia nel 1626. Quest'opera nori contiene akun si-s terna, n è al. c una dimensione delle p arti di una fortezza, ma solo tratta in ge·nere della fortificaz ione. Anm MATTEO, da Urb ino, matenù,tico ed ingegnere, scrisse: A;ecetli di a1·~hitetturn 1n·i.litare .1·accolti ed or~ dinati in tre centurie, opera che fu stampata in Milano nel 1627 dopo la sua m or te, e per cura del s uo fratello· Muzio, egual me.nte matematico ed ingegnere. La prima centuria tratta del m odo di fortificare e di di. fendere l_e piazze; la sec.onda del modo di espugnarle;
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e la terza di artiglieria. Nella prima fa menzione di
un'altra sua opera, intitolata: Architèttu.1'a milita1·e; rna credesi che sia impossibile_ rinvenirne copia . ·SARTI PAOLO, lucch ese, .figliuolo dell'Antonio soprarriènzionat o, scrisse: La simrnet'i·ia dell'ottima fo1·ti(ìcazione · r•egola1·e, e fu stampata 1n Venezia nel 1630 . Il siste.ma ,fa lui datò si assomiglia molto a queHo dello Scamozzi; ma nel fosso vi aggiunge mol te .difese di argini, trincee, traverse e cunicoli. È m1a b reve operina, scritta dall'autore nell'età di· diciasette anni : circostanza che gli risparmia delle censure . . . FLORIANl POMPEO,· da Macerata, nato n el 1~45, scrisse . un 1'raua.to sulla difesa ed attacco delle piazze, che· vide la luce d opo la sua mor te, av venuta nel 1600, e fu pubblicato a Venezia n el 1630. Nei suoi tracciati usa dei µicculi lmst,iuni ad angoli ottusi con l ucghì doppi fian ch i c:asama t.tati; il rivellino con fianch i, la corl ina dir itta e ca\ aliere. Usa la ta:uaglia, e credesi ch e da lui l'abbia poi presa il Vauban, q ua ntunque · tmwasi già ai suoi tempi la, falsa brarn , degli antieh i sis temi olandesi. È ritenuto similmen te come i l prim o c11e abbia usato una doppia stra.da coperta, che vedesi n ei suoi piani . Scri,;se pure sui forti della Goletta e di Malta ed il suo rag ionare lo portò a predire ciò che avr ebb ero fatto · i Turchi , nel caso li avessero assediati : ·come puntualmente avvenne. Fu ingegnere dei governo a Ro{·na, dal quale. venne incaricat o a miglioi'are lefortificazioni di Fano. Nei suoi scritt i sono continuamente sparsi ottimi p rincipii, che lo fan considerare come il miglior ingegnere dei suoi tempi.
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GLI SCRITTORI_
FwR1AN 1 PrnTRo PAoio, figlio del precedente, nacque in :M acecatà nel 1585. Essendo al servizio della Spagna. prese p·a rte alle guerre. di religione in Germania , e diede. un piano per forti:fbare Vienna M unì di mezzetu,ne la c ittadella di F~rrara_, e cooperò al migl iora._mento delle fortificazioni di Malta. Morl nel ·1638, e dopo d i lni non vi fo altro sèrittore di conto in Itàlia, fino a· Donato Rossetti di Livorno , ·il .quale scrisse nel Hi78. LANMtlO ARAGONA FnA"CEsco, 1!,apoletano, prin cipe di Carpignauo, cavaliere dell'Ordine di ·calatra'va, . con: sigliere· del re di Spag1~.a negli Stati delle Fiandre e governatore delle provincie di PrinciÌ)ato Citra e della Basilicatà, scrisse : lt principe bellicoso, ecc., ecc., che fu _stampato irt Napoli nel 1631. È divisa ropera in clLie tr~ttati.; e nel fine del secondo , clù. l'autore le dimensioni delle principali pai'ti delle fortezze . M .AGGIERI S1Lv10 , · di Urbino, scrisse : Difesa ovvero · risposta ad · alcune ·abbi.elioni fatte al.la fo1'lificàtione italHina da. diversi, che fo· s'.arnpata· in Roma nel 1639; e, che è un'opr)osizione .fat :a dal Mao·o· ieri; ~lle critJchè. · . OD . .. c~e ai suoi tempi .si facevano contro le piazze basse e- gli orecéhioni.
BARCA GIUSEPPE, milai:i,ese, nipote di Pietro Antonio Barca, nominato innanzi, fotenente generale dell'artiglieria 'cli Spagna n ello stato di .Mila.no , e scrisse : Bi·eve com,pencl·io di fortificazfone mocle1'na., opera . che venne !:'tampata in Milano riel 1639, ma che non é di moi to conto.
ITAL l;\C'i i' l::i . FIORENZA FRANCESCO, milanese, ca1,"itano di fanteria . nei Paesi Bassi a l servizio del re cli Spagna, scrisse: . Il cm•ioso s~niphce soldato pàf'etto nella f01:tificaci01ie, ed è questa un'operetta,- stampata a Li egi ·nel 1645 e di poco con to. È nello stesso anno che pubblicavasi a Parigi l'opera del conte di Pagan, dalla qual~ incominciò a stabilirsi nell'arte delle fortificazior:i, quel nesso scientifico che quarant'anni dopo, il Vauhan riduceva proi)riamente a forma e <lavagli vera v ita.
LOMBARDt. ALESSANDllO , italiano , che servì la Casa · d'Austria sòttci Ferdinando II e Ferdinando III, con m olta lode e divenne col onnello di fanteria; si trovò· a diversi assedii , tra i q uali quello di Vercelli nel 1617, q~ello di Aix-Ies-Bains nel 1630 e .l'altro di Ratisbona nel i 634., Scrisse : Dclfo . fortificazione regolari, eh~. fu fatta p ubblicare i n R~ma n el 1646 ~ da Giuseppe De. Foliati , sergente maggior e nelle truppe· 'di Casa ·. d'Austria: d opo ·d i averla m eglio ordinata. L 'oggeLtò di essa consistè .n ell'espor.re il metoclo di descriverè i poligoni e la mag istrale .
PòRTIGIAN[ GmoLL\MO, capitano ed i ngegn ere fiorentino, ci lasciò: Prospettiva di [01'lificationi, nelln quale rimirando, ecc., ecc., che altro non è se non un atlante · di for tificazione in 20 tavol e· incis·e in r ame. oltre il frontispizio ed il ritratto dell'à utore; e tr o~asi pubblicato in Roma nel 1648. I disegni che ivi si vedon·o combina.n o mol to con. quelli del Ma r chi , eccetto cbe vi si scorgono qua e là, a l.cune rnodificaiioni; cosicchè pure essendo il Par tigiani sarebbe stato un secondo Van Schille, ma p iù moderato. · ·
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GLI SCRlTTOil! ,-PARUTà PAOLO, nob'iJe _ve1.reziano, cavalier-e e procu~ · curatore di S.- Marco, scrisse: Discorsi politici, di visi in due libri; g uai opera trovasi 'stamÌJata a Verre,,ia nel 1650. Ne1 secondo. l~bro .al discor:so ·s°, mette la q_uistione _ se le' fortezze appot·tirio comodo e vern sic~wtà agl-i Stati; e ,dopo d iverse . ob.bi~ion: contro, ne ·porta_ altre in favo re: terminando col lodare i principi' che mettono· c ure B .studio intorno ad esse.
V4\LPERGA. ANtONlO MAuiu:po., che credesi piemontese; e che_ fu sergente m_aggiore di ba~t.a glia . del re di :Francia, se-risse: Indirizzo clel nifovo soldato, diviso in due pàrti , .... . e come S'i debba porre in pianta ogni · so1·ta. di f'c11'tezze, città e prov11icie con un breve trnttato d,i trigonometria molto necessaria nlla pi·atica, qual opera ve0esi st~n-pata in Napoli nel 1655•. Contiene essa pochi wecetti . e piccole pratiche di fortificazione di mediocre entità. . RuGGJERO PrnTR!),, c·apitano ed ingegnere nell'esercito di S. 'M. Cattolica, dedicò "a D. GioYanni d'Austria un-a sua opefa intitolata: La milita·re cwchitettura ovvero (01·ticatione moderna, , ca.valei datl'esi1erienza e da v a1:ie maniere più praticabili , con le regole prvnclpali clell' at.•itmetica e dott1·ina dei triangoli spettante -all'ar.le, espu; g nazione e. guardia• delle piazze, et wn trattalo dell'a,·te niilita,·e, opera che fu pubbli_cata a Mil ano nel 1661. . <È divisa in quattro parti., e n el fine . della prima dà l'·autore una regola di proporzione per trovare il lato . di uria fortezza r egolare, necessaria per una. data forza di guarnigione . .Nella seconda parte tratta dèlle q_u alità delle_fortezze rica.vate dai migliori scrittori ed
. ITALIANI 17 ingegneri dell' epoca; nella terza, della guardia, difesa ed attacco delle p iazze; ·e nella quarta finalmente dei ·trincieramenti campali. Nella maggior parte delle sue figure di fronti di fortificazione moderna, si osserva una falsa braga tra ·_i bastioni, delineata a coda d i rondi • e; _con due lunghe ali che.vanno fino in prossimità d elle facce dei fianchi r ientranti dei bastioni . . V'ha però chi v uole che q uest~ autore non fo sse italiano, comu nqu e tale lo facesse credere i l nome, e che inve"ce sia borgognone ; ma l'opera sua, che ci . venne fatto di esaminare , ci parve scritta piuttostoda italiano che da francese. · D'AFFLITTO GENNARO MARIA, di Napoli, domenicano, filolÒgo, lettor e di filosofia e posèia di matematica nel real palazzo di Madrid, ingegnere di D. Giovanni d'Aq,stria .figlio naturale di F:lippo IV re di .Spagna, poi ingegnere della repubblica d i Genova e finalmente · di Cosimo lI granduca di Toscana, scrisse: Breve t1·at~ · tato delle moderne (01·ti(icazioni, che ·fu stampato · in F irenze nel 1665; lnt1·odùzione alla moderna fo1·Mfi,ca- · zione, · st ampata a Firenze nel 1667; e De munitione et fo1·ti(ìcatione, libri due, stampata in Madrid forse verso . la stessa epoca. Il D'Afflitto non ha nessun merito d'invenzione; ma sue opere sono scritte con molta _chiar_e zza ed çlC• com pago ate da dimostrazioni matematiche .
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BoNVIGlNO VALER.Là.NO, veronese, p~ofessore di fi losofia nell'universjUi di J?adova e di matematiche mi Ii tari nell'accademia Delia della stessa città, scrisse : fflatematicfw discipline, dove in sei trattati brevemente sì A ~No x1, vol. in. -
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18 GLI ·scmT'fO);(I r·istringono l' a1·itmetù;a., geometria, trigonometria pratica, fortificazione, sfera e geografia; che fu st11m pato iu Padova nel 1665. Il trattato di fortificazione non riporta cosa alcuna di nuovo, ed altro no)i è che l'esposizione dei diversi principali sistemi degli scrittori anteriori a lui. BASSI Grnuo, dott. piacentino, cavaliere di S. Marco e computista di Ranuccio Fa.mese duca di Parma e Piacenza, scrisse : Ar·itmel,ica è geometria prntica, libri otto. Opera utiliss·ima ai wpitani gen_e rali, maestri di campo, colonn•lli, sergenti maggiori, capitani, aiutanti, bombardieri, mateniatici, ingegneri, ecc., ecc., che venne stampata in Piac13nza n el 1666; e per la quale la r('j, pubblica di Venezia gli decretò il titolo di cavaliere di S. Marco. Nel libro 7°, tra i di versi articoli riguardanti l'arte militare , due trattano delle dimensioni della magistrale, dei fossi e dei cavalieri delle fortezze. GuARINI Gu.rnINo, modenese, chierico r egolare Tea· tino, autore di divers@ opere ed architetto del duca · di Savoia, inventò diversi disegni sui quali furono ~ostruiti alcuni edifizi, prin cipalmente in Torin o,"lYiodena, Messina, Praga, Parigi e Lisbona. Scrisse: Tr·attato cl-i . fm't·iflcatione, che om si · usa in Fiandra, Francia ed Italia, cbe fu stampata in · Torino nel 1676, e che veramente è un ristretto delle massime e pratiche di fortificazione, ma non perciò spregevole. PoRRONI marchese ANè-LBALE, milanese, maggior generale nel regno di Polonia, fu u·omo di grande ingegno e versato nella musica, pittura e matematica. Scrisse: Trattato universaie militare 11ioderno, diviso in
lTAL\ANI . sei libri, che fu sta mpato a Ven ezia n el 1676, e nel quale al secondo libro tratt a diffusamente sulla forti_. fìcazione, ma senza alcuna particolarità. ·Nelle intestazioni di alcuni capitoli vanta di,Jle sue particolari invenzioni; ma leggendone poi l'esposizione, si scorge che esse sono di assai poca entità. Scrisse egli d i ppiù: Disii nta relazione di quanto é seguìio nell'ultimo attacco di Candia , cominciato li 24 maggio 1667 sino, ecc ., ecc ..... , che si trova stampata nel primo libro di un'altra opera da lui scritta e pubblicata col nome cli Enrico Enea Spalma , e che ha per t itolo: La 'oeritèt svi-lata e la bugia flageilala, stampata in Veriezia nel .1684 colla falsa data di Colonia. Negli archivi der re di Polonia . era conservata un'altra opera militare dello stesso autore, ma manoscritta, ecl avente per titolo: Della maniera di far levare la gente con vantaggio del princ:ipe· e d~gli · uf!i.-;iali sì di fanteria coriio di cavalleria, il m odo di pagare, ,l'ordine delle marce nei transiti, alloggi, mostre, rifm·me, reclute e simili cose. RosSETTr DoNATO, da Livorno, canonico, matematico del duca di Savoia, nel 1678 diè fuori la sua: Fortificaiione a rovescio, eletta così da che il rientrante della controscarpa trovasi rincontro al saliente dei bastioni. Il suo tracciato è notevole per le buone proporzioni d elle parti della. cinta, i cui bastioni sono ampi i e con . doppi fianchi, ma non ritirati. Adoperò grandi rivellini molto salienti, con lunghi fianchi paralleli alla capitale del fronte; e le cui facce sono dirette agli angoli d i spalìa dei bastioni. Essi sono suddivisi da. taglia.te, :fia ncheggiate dalle facce dei bastioni. Una. falsa braca riunisce inoltr e le spalle dei rivellini a quelle vicine dei bastioni ; e quel muro· se rve a rac ~
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20 GLI _SCIUTTOHI chiudere l'accampamento che· può esser fatto dalle truppe della guarnigione, nel vasto· spazio innanzi alle cortine dei · fronti, non attaccati : servendo contemporaneamente come ·a cammino di ronda_, . per la sorveglianza del t erreno esterno. Nei fronti attaccati ·poi q uelle false brache demoliscono, onde smascherare i fuochi della cortina e dei fianchi dei bastioni, a di fesa de1 fosso. Per una tale particolarità il sistem.a . del Rossetti è detta pure a demolizione: dal cambiamento che _in esso viene ad effettuarsi nei suoi ,fr~nti , al momento in che sono attaccati. Tutta la . fossata del fronte poi è eflìcamente battuta dalle diverse opere collaterali. Questa_ maniera di · fortificazione · èome _quella del Floriani, ha dato molto ai sistemi olandesi. È nel 1682 che si v_ide:-o pubblicate le prime opere del famoso ingegnere olandese Coehoorn, l'emulo -deJ ·
si
Vuuban, e suo contemporane o. In q ucst 'Ùnno egli scr_isse contro il _modo di fortificare esposto dal suo. . connazionale P aan Luigi; e nel 1683 coufutò la r isposta che questi avea stampata contro quella critica. Nel 1685 diede poi fuori, in lingua olandese, a Lecurvaar.den, la sua opera, che fu poscia tradotta in francese e stamprtta in vVesel nel 17-06: ·NouveUé f'ortification tant poi.r un ter1·ain bas et umide, què sec et élevé, 1·é7wesenté, ecc ., ecc., nella quale espone egli i _suoi tre sistemi . . Per· lo s_tudiq di questi ei t enne sempre presente la massima: J)i coprire te· parti principali della fortezza, e il fìanchegg-icirle, a1 quali due princi pali caraUeri se si aggiungono gl-i aU1·,i indiretti e negativi, . cioè di 1;estrinqe·re per qnanlo sb pu.ò il te1·renO sid_quale asvi1·a l'in'i- . mico di posa1·e le sue cor:trobatlerie, e d·i a,bbnùarc tal- ·
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,iwnte la· strada, coperta ed i (oss·i secchi, che per poco che vi scavi l'assalitore, t1·ovi ,iinmediatamente. l'acqi.a, si otterrà la migliore fortificazione che -si possa desiderare. .Ed egli fissatesela dal principio, come ben addim0stra nel ·corso della sua opera., continuamente cercò di soddisfare ·a ciascuno di quei particolari. CAau ALESSANDRO , cremonese , architetto civile e militar e, ser vì in Italia nell'esercito di Filippo IV r e di ·spa.gna·, e poscia. nel 1657 destinato ingegnere di macchine presso quel sovrano, intraprese per l'oggetto un viaggio io )spagna ; i:na per ragioni di salute ritornat0 i_n patria., · nell'età di 74 anni si diede· a pubblicare: La m.ova m·chiteltura militare cti antica 1·innovata, divisa in tre parti, che fu poi data alle stampe in Bologna nel HiS::l. · Là prima parte tratta dei .principii di geometria ed espone il modo di fortificare a ll'olandese; nella se-
conda tratta del metodo italiano; e nella terza descrive diverse macchine inservienti a d usi militari. De.Ilo stesso a utore si ha ·l'altra. opera : La ni~o~à archi(ettura civile e militare, · pubblicata •nel 1717 a Cremona. TR0 1Lt, detto il• P A.RA.Dosso, GruLio, da Spinlamberto, pittore del senato di Bologna, diede ivi .a lla luce nel· 1683 un'opera intito_lata: Parado;s,i ovvero jìori e (rul t1: di ,prospell'iva pratica, parte terza, divisa in due sezioni. Nella seconda sezione dà _un breve trattato di fottificazione, r icavata ·dalle opere del Bonvicino e del . Guarini ; ed acèompagnato dà.J m·etodo ·di mettere in prospettiva mifita1'~ le fo rtificazioni; --~ non in prospettiva civile : essendo la prima più, clitfìcile ché l'istcssa
ITALIANI
22 GLI SCRJT'rom - f~rti(ìcàzione; com'egli protesta nel principio della citata sezione.
Vauban; il vero maestro e creatore della sçienza delle fortificazioni; . non perchè avesse inventati migliori particolari dei suoi. antecessori; ma perchè, riunendo tutto ciò chè questi innanzi a l ui ~veano dato fuori, coriformò l'arte della fortificazione a scienza. Eg1i infatti nulla inventò di nuovo oltre quello degli ingegneri i talia.ni suoi predecessori; ·s e non fosse le norme d'assieme scientifico tra tutti. i diversi particolari fino ai suoi tempi cono!"ciuti ; ma ponendo in relazione tutti singoli principii che i suoi predecessori aveano esaminati separatamente, ne formò una scienza speciale e facente da sè; per modo che o per lui, che ai suoi posteri fu traeciata la via per ove la mente dovea muoversi n ell'a,;venire , ragionando di attacco e di di fesa. E tuttociò egli, anzichè coi libri, fece con gloriose opere e d'atti e stabili . Il sùo genio naturale coltivato dallo studio, dalla pratica e p iù di t utto dal continuo scie~tifico investigare delle ragioni sui fatti, , gli procacciaropo una vastissima erudizione nell'arte del fortificare, attaccare e difendere le piazze; aiutato, nel suo incessante apprendere, dai continui episodii militari della · sua vita; chè forse, nessuno quanto l ui, in tante azioni à'opere di guerra può dire : vi fui. Presente a 140 azioni di vigore; condusse 53 assedi: tra i quali in q uello dì Iliaestrieht nel 1673, incominciò ad usare il siste·ma d eil(:) pamllele, da lui dette linee · e delle piazze d'armi; in quello di Luxembourg nel 1684, perfezionò i lavori di zappa; n ell'altro di Philisbourg nel 1688 (secoud~ altri (1) all'assedio di Ath)
RuTA GrusEPPE, parmigiano, professore di fortificazione nel collegio dei nobili di Parma, pubblil:ò nella stessà città; nel 1684: Nuova aggiuntct di tavole di forti. ficazione mode1·na; e poscia nel 1689: Tavole della fortificazione olandese calcolate nel terzo modo colla proporzione sesquialtera della faccia alla carlina, le quali due opere; o meglio atlanti di tavole, non sono accor;npa• gnati dà spiegazione alcuna. N~n così però è l',Jtra, pubblicata similmente in Parma n.el 1691 e della quale il titolo dimostra abbastanza il contenuto: Tltvole d,i fortificazione col modo di adopera1·le per delineare fo piante delle fortezze regolari e irregolari, cavate dalle . '17!,aniere più mode1·ne, che si praticano oggi colle tavole del prnfilo per l'elevazioni di do,tte e delle for(ifìcaz·ioni esteriori, e cun una, breve aggiimta d·i (are i fianchi alla moderna e il modo di delinea1·e le fortezze di Jlf. De Vauban. EscHrNARbr FnANCEsco, gesuita romano, pubbliM
profesf:ore di filosofia in Firenze e i n Roma, e di ma. tematica in Perugia, autore di varie opere matematÌche e della famosa carta topografica dell'Agro romano, sotto il finto nome di Costanzo Amichevoli pubblicò un'opera intitolata: Architetlii.ra rn,ilila1·e 1·idotla a metodo facile e breve, col modo distinto di fo1·mar~ ciasw,na parte, la quale fu data alle stampe in Roma . nel 1684. E fu l'anno dopo, cioè nel j685, che alla Haye incominciarono a comparire per le stampe le prime opere del celeLre Sebastiano Le Pretre signore di
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(1) Il Pagano .nella sua opera: Smito delle 1Jrincipali teoriche e pratiche di for.tificazione, a pag. 345 dell'edizione di Napoli, 1857, parlando delle batterie a rimbaho, vuole l'invenzione di questo tiro ad Ath, e riporta i particolari di e,sa e dei suoi effetti ; citando
2.4 GLI SCRITTORI fece uso la prim3, volta de,l tiro a r imbalzo ; e nell'altro d'Ath nel 1697, perfezionò tutte le parti del suo metodo d'attaccare le piazze. _Ed in tutte le sue azioni, in tutte le sue invenzioni, in tutte le _massime ch'egli ci lasciò si mostra chÙtro, e ·pri mo fra tutti, il sacro. principio del vero generale: risparmiare per quautC>. più si può la vita dei proprii soldati e degli avversarii, e sagrificare una vana gloria , se debba costarvi la esistenza di parecchi bravi. E tal sacro principio era così fermo in lui, e così chiaramente messo in pratica, che tutti il conoscevano; e p erciò i soldati portavangli grand~ amore e g li ordini suoi eseguivano c;ntinua mente con entusiasmo. Egli dippiù restaurò ~00 vecchie piazze da guerra e ne costruì 33 nuove; nelle quali, anziché tenersi ad uno piuttcistochè ad un altro sistema di fortifkare, si studiò continuamente _di subordinare la fortificazione . al terreno. F.cl a.bbenchè, da.lle sue 0pere, diversi si fossero vantati aver tirato fuori il segreto della sua. arte ; p\1re egli stesso diceva che non avea maniP.ra alcuna. (1). . ·T utti questi suoi atti ed opere, procacciarcingli assai onori, -ricompense ~ particolari distinzioni; di tal chè, comunque suo padre non g li avesse lasciato che una buona educazione ed u n moschetto · (2) , · pure· egli · . seppe procacciarsi meritatamente le signorie di Vauban, Bazoches, Pierrepertuis, Ponilly, Oervon, la Chaume, anche lo storico rl ell'asseclio. Parrebbe quindi che fosse a tenersi avvenutà la· cosa più ad Ath_ch e :, Phil isbourg: l'e1'ò il Cautil nella s ua: Sto-ria itnivçrsale , dice che a· Philisbo.urg .incomin-ciò ..à:farne le prime prove scientifiche, ç ;J.d At.h lo res e poi. regolare. . (1) Vedi E toge du maréchal De Vauban, pat' FoNrnN ELLS, (2) Lo stesso, al principio.
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Epiry, le Oreuset ed _a lt ri luoghi, -ed acquistarsi i .titoli e le funzioni di cavaliere dell'Ordine del re, g ran croce dell'Ordine di S. Luigi , commissario general_e delle-forti~cazioni, govematore dell~ cit tadella di Lilla . e membro onorario dell'accademia reale delle scienze · ip. Parigi . S'ebbEJ anche · distinzioni del tutto eècezio~ nali: come qnelia _c he seguì gli assedii di Philisbourg; ·. . di" Mariheim e di Frank~ndal, eseguiti nel 1688 SQ_tto · gli ordini di S. A. R. il Delfino, il quale oltremodo contento ·dei servizi resi dal Vauban, gli fé' dono di quattro pezzi di cannone, a sua scelta tra quelli presi ai vinti, da metterli n el suo castello di Bazoches (1):. , ricompensa veramente militare, e privilegio unico e_· solo conveniente al merito ·ai lui . Tàntf on ori, acquistati _con numerose fatich e com- . · mende voli, fi nirono col mer itarf!li il grado di m are- . sciallo di Francia; che, se. lo tolse all'attività delle opere militari, ci ·p~ocacçiò pérò le erudite sue OisiveCés.NAPOLI Tmn-IASO MARlA, paler1ùitano, d ell'ordine dei predicatori _e pubblico architetto , scrisse: Utrinsque . àr.chitèctura compendfom , in duo_'s libros divisum , i.n · quibus, ecc., ecc., che fu stampata i_n Roma n el 168_ 8. · E. veramente l'autor:e si ~ mantenuto troppo strettamente a quello che aveà annunziato; poiché il suo compendio é così. breve che più ·non può essere. Però · egli supplì in parte a t al difetto, pnbblfoando poscia · in Palermo nél 1724, l'altra sua opera: Breve 1·istretto : délt' architettura militare e forti/ìcazfone moderna ~ffensiva e_ di fensiva, ·est1·atto dai matematici pii~ insigni. · . .
, (1)° Vedi
l'Elogio citato avanti.
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SCillTT0RI AuM,IRI DOROTEO, veneziano , mater:irntico presso la corte di Moscovia, scrisse : Istruzioni militari · approp1·iate all'uso moderno .di gÙerreggia1·e, divise in tre parti, e comunque l'edizione di quest'oper:a del 1692 porti la data di Norimberga pure il Marini vuole che ciò sia falso; e che invece fosse stampata a Venezi~. Delle tre parti, la prima. tratta delle cognizioni matematiche necessarie alìa scienza militare; nella seconda son -riportati precetti d i fortificazione; e nella · terza si tratta dell'offesa e difesa delle piazze.
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ALBERGHETTI Gwsro EmL10 ; veneziano, servì sotto · .gÌi ordini d i Seb~stiar:io Mocenigo capitano delle galere · venete, e per compiacere al quale ·scrisse: Com,pendio della fortificazione, che fu stampata a Venezia nel 1694. È divisa in due parti; delle quali la prima tratta della fortificazione difensiva e la seconda della offensiva. Nella prima sono descritti in su·ccinto diversi sistemi di fortificare; tra i quali uno di Carlo II re d'Inghilterra ed un altro· dell'imperatore Ferdinando III e perciò detto da lui Cesareo. Amendue però non presentano particolarità rimarcabili .dagli altri_avanti usati e solo da essi diversificano per alcuni cambiamenti di posizione deile diverse linee e variazioni nelle lunghene di queste. DEL RE ELIA , di Bari , carmelitano · e matematico primario del re di Spagna, scrisse : Aritme~ica e geo. metria pratica, che -fu stampata in Napoli nel 1697. L'opera è divisa in d ue parli, e ciascuna di . esse in otto libri. Il 7° libro dello, seconda parte tratta di fortificazione, ma nella maniera comune ed elementare.
JTALl ANI
2.7
OTTAVIANO, milanese,. maestro di campo de l re di Spagna, scrisse: Amusis munitoria continens ·elementa, ci vera muniticrnis fundamcntà, divisa in quatu01· libros; 'tam nova, quarn geometrica rnethodo perenucliata, ·. mitltaq·u e theoremata, etc., etc., ..... tam ubiti placet a la 1·ect_a, quam obliqua co1·tince. Exponil1tr ulterius pa1·tium et angolarum ... , et val'ida fortificatio àngoli acu.ti, ecc. , stampata in Napoli nel j702 e nella quale l'autore ad essere maggiormente breve, nelle dimostrazioni usa delle ci fr~, . cbe confondono molto : massime se non s'hanno sern prè presenti~ MENNX
MoNTECUCCOU RAIMONDO , modenese, p_rincipe de1 Sagro romano impero," signore di Hoben-Egg, ·Gleifs ed-· Handorf, consigliere privato dell'im per<},tore di Germania, cavali ere del Toson d'oro, presidente .d el · consiglio di guerra,_ Camerlengo, luogotenente generale, generale d'artiglier"ia e goYernatore di Raab , scrisse: Memorie che rin(crmano un'esatta ish'uzione ai generali ed uftìdiali di gue1·ra per ben comandare un'armala; assediare e difenden cillà e fortezze, etc., e particolarmente le massime polit,che, milita1·i e stratagemmi da lti,i pratica ti neltc gnerre di Ungheria I d'Italia , e cont1·0 gli Svedesi in Germania, colle cose successe le più · me,m orabili, qual opera t rovasi stampata in Coloni·a nel 1704. È d ivisa in tre parti, delle quali: la prima riguarda la guerra in generale ed è precettiva: la seconda il come usarsi questi precetti, massime da Casa d'Austria; e la terza narra~do le campagne d'Ungheria fra- l'imperatore ed il Tur co dal 1661 al 1664, conferma la teoria con l'esperienza . Nella prima parte, al capo v, trovasi un erudito trattatine di fortificazione.
28 GLI SCRITTORl CoriAzzr EncoLE, bolognese,· abate . olivetano, erudito nelle belle lettere, pubblico professore· 'di algebra e matematica dell'istituto d~lle "Scienze di Bologna , sGrisse: L'architettw·a militwre di . Francesco Marchi, bolognese e gentiluomò romano , difesa dalla c1·itica det signor Atlano Manesson 111allet pm·igino, opera stampata in Bologna nel 1720. Il Mallet però . non fa' che esr,orre · i sistemi del Marchi, lodandoli nel tempo stesso; non s i comprende · quindi come il Corazzi gli scriva contro; mentre coscienziosam,mte deve dirsi che, tra tutti i forestieri , i-t Mallet è quello che ·fa più encomii _a l Marchi > Crediamò che invece di scrivere contro , fosse p i ù. · g iusto per ogni italiano, ringraziare il Mallet.
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DE AQUINO CARLO, patrizio napoletano, gesuita, pro'fessore di eloquenza e pr r:ifetto degli studii nel'ç:ollegio r omano, ossia università G-regoriana, autore di diverse opere oratorie, scrisse: Lexicon milita1·e, che fu stampato in Roma nel 1724; e quindi si aggiunse; Addit.iones ad, Lexicon militare, e così fu nuovamentt· stampato similmente i11 Roma nel 1727. È questo un dizionario, che per la ch iarezza, l'eloquen za, l a vivacità e l'erudizione, è stimato com mentabile presso tutti gli scrittor i ed uomini autorevoli nella scienza,
CASTRONE BENEDETTO MARIA, palermitano, dell'ordine dei domenicani , baccalaureo di teologia e pubbljco professore di matematica, scrissP,: L'ingegi,oso 'l"it1·ovato di fort1/ìca.1·e con mirabile esattezza ogni sorta di p oligono regolq,re sopra l'idea del signor di Va.u ban, -opera stam~ pata iu Palermo nel 1733; della quale però . er.a n e_stata g ià stainpata nel 1728 pure a. Paleri:no, la vera r eda-
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zione dell'autore in latino. Il suo discepolo Leandro ·lVÌaiorani 1~ tradusse.in italiano e la pubblicò poi nel 1733. In essa l'au t ore n on riporta altro se non che i'l modo, come tracciare le diverse maniere del Vauban, senza servirsi della scala; . ed . invece r icorre.ndo ad una quantità di linee che stancano orribilmente. Oltre a che egli, in qualche· p articolare, si discosta totalmente dal Vauban ; ha dippiò. il difetto, come lui stesso confessa in u n corollario . mess.o in fine dell'opera, d i non essere sempre il suo s istema applicabile sul terreno. NoLFI G. B. · (credo Giovanni Battista) , scrisse nel 1730, in Genova, ·u n 'op era intitolata: Mem01•ù3 fortifi: cationi ossia architettura miliiare, divisa in tre parti ; la prima di fo,·tifìcare, la seconda delli attacchi, la terza della difesa; cÒn l' oss~1·vat.ioni .da farsi' a una piaz~a avanti d,'dttaca1·la, con ./;i avanta gi 8 disavantagi delle sue , ope7•e, sì · del corpo delta piazza che delle avanzate, e s·ua situazio'ne . . Essa non è- altro che un trattato ricavato da diversi autori, e principalmente dall'Ozanam , professore d i · matematiche in Francia , come lui stesso · dice al fine dell'opera. È manoscritta, e conser vasi nella biblioteca arciv esco,1 ile di Casale Monferrato. Nei divérsi disegni di fortificazione che ripor ta,· si osserva un rid~Ùo quadrato dai la,t i à linee bastionàte, i cui salienti pèrò sono· tagliati .c on u na specie . di doppia t anaglia. Questo gen er e di r idotte , se ~ • qliell'epoca poteva presentare rilevan't e di.fett a, pel .ristringirnento ~he si ·. avea nel bastiò"nè, oggidì è forse pr.èferibilinente da adottarsi .. La sterminata forza degli eserciti odierni, obbliga a fare quei r idot ti ass~i · J;iù vasti che pel
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GLI SCRITTORI
passato; e d'altra parte, la nuova tattica campale ciell'attacco alla baionetta, rich·i ede un fiancheggiamento di fuo'co molt~ accostato; massime in opere di tal genere, per le quali poco nutrito può aversi q uçillo d'artiglieria. DuLACQ, piemontese; capitano d'artiglieria del re di Sardegna e comandante dejle scuole di campagna dello stesso corpo a Torino, scrisse: Théorie .nouvetle sur le mécanisme de l'artiìll!rie, che fu stampata a Parigi nel 1741. . La se_z ione quarta deila prima parte di quest'opera contiene un tratta tino di mine ; ed- è perciò èbe può annoverarsi tra coloro che banno scritto sulla scienza della fortificazione: È nello stesso anno. che , alla Haye, pubblica vasi l'opera del Cormontaigne, l'emulo del Vauban. E propria'rnente dall'epoca di quei;to autore è che p uò tenersi l'ar'te della fortificazione addormentata in Italiai stantechè per opera sua:trasportatosi in Francia i l campo vivo della dis~ussione . scientifica su tal materia, tutti fecero sosta dall'investigare: aspettando il risultato di questa_gara, nella quale l'arte-era esaminata e bilanciata per tutti i versi, in cerca del vero. E l'Italia, che sempre ha avuto ed avrà la gloria di essere la prima a comprendere il vasto avvenire della · scienza , ba però col resto -della società il torto di agire in buona fede ; ed anzichè denigrare i meriti a ltrui ed avvilendoli, rubacchiare qua e là per faroe sua pompa, venera ii merit? ed è ·prima a fargli p lauso. Per q'.lesto nobile impulso sqvente si crea il proprio danno; chè ·facile all'entusiasmo porta a cieio l'altrui: senza 1vadare che del suo gli altri si amman-
ITALIA!'-"! 31 tarono. Allorchè di ciò s'accorge , è già t ardi a disfare il malfatto; se v'ha degli animi alteri che lo t en- .. tano, non possono questi spiegare tutta la loro energia, 'per non calpestare i proprii cittadini; che comunque assai incantati s'ebbero però pure gran merito. D'altra _ parte per le sue v icende politiche, che l'avean suddivisa in tanti stati, statini, arninicoli di poteri , e per opera degli invidi paurosi del suo potere, che deni~ grandola ed avvilendola la prostrarono fino a renderne i suoi cittadini, insecuri· della stessa passata gran. dezza d egli avi, essa non ebbe coraggio di pi·ender parte a quèl discutere scien tifico; e dimenticando che essa fu la culla di quella scienza, si fece ispettatoria mutola di guel ragionare. All'estero_ intanto, · oltre CormontaiugnE' diversi _altri come il Montalambert, Carnot, Michaud d'Arçon, Noizet, Busma rd, Mandar, Gay de Vernon, ed alt ra _q uantità di minori ingegni, acquistavansi as~<li fa111a; nùn per altro che discutendo sulle invenzioni del Tartaglia, del Theti, del Oastriotto, del San Marino, del Marchi, del Busca ed altri Italiani, e facendole proprie. Gli Italiani però se da un lato si meritar.ano rim provero per essersi t enuti indolenti nel fervore della generale discussione riguardante_creazioni di loro concittadini; non caddero però totalmente in torpore: chè volsero i sforzi d el loro ingegno s u altra via della stessa materia. · Ed infatti , anzichè andare scorazzando di~tro i pregi di questa o quella invenzione; pens_a rono che il vero sistema lo fa il sito a fortificare con ·1e sue adiacenze topografiche e corog rafi.01:ie vitali; e quindi si diedero alla formazione dei trattati che insegnassero ai studiosi la scienza del fortificare: nei suoi precetti,
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32 GLI SCRl'l'T01U nelle sue verità e nelle sue conseguénze. Pochi altri ingegni si videro q uindi andare ancora vagando pcl campo delle i nvenzioni, in cerca di nuove cose; a poi fo studio generale d ar. fuori buoni trattati per ·ben p oter manegg iare tutti i particolari della scienza. N1coL1s G1uSEPPE, conte di ·Robilaut, torinese, scrisse: La science de la guerr·e, o·u soit connoissances, ecc ., che senza nome d'autore fu stampata in Torino, prima. nel 1744, e poscia nel 1757. Il conte .di Robilant quindi la. r edigeva n ovellamente in italiano, e rived utala ed accresciuta, la pubblicava in Venezia n el 1751, col titolo :. Il_milit~·e ist1·uilo nella scienza delta 91.terra, opera d ivisa in due par~i. Parte prima, nella quale. si leggono tutti i precetti, i qua_li ·s'appa1·tengono all'architettura militare tanto pir la cosl1"u.zione, che per l'espugnaz·ione e difesa delle piazze con l'esposizione di due nuovi sistemi: Parte seconda, in cui si t,·ovano le regole della tattica e cast1·am.e ntazione secondo l'uso del mod1wno guerreggiarn , ad,itlale ad ogni configurazione cli paesi. In questa parte, il n ome non si trova n el frou tispizio, ma n ella· dedica "diretta dall 'auto_re a Carlo Federico III re di Prussia. · Nei due suoi sistemi il Nicolis usa interamente il metodo a d emolizio~e, ed amen due furono assai en com iati da . varii contemporanei autorevoli nell'arte • delle fortificazioni. Ricordiamoci però che quel sistema è tutta in.venzione del Maggi, e tutta la lode dovuta al Nicolis, quindi è nell'applicazione che n e ha fatta . È coi Nicolis· ·che può considerarsi ultimato il. nu mero degli scrittor1 italiani sulla fortificazione, apparten enti alla· terza· epoca in che abbiamo suddivisa tale raccolta. Infatti, dopo di lui. gli altl'i scrittori n on si
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occuparono ~he di' dare trattati sulla scienza, esaminandone i principii e le leggi, è quindi esponendo i tentati ,;i fatti dagli antecessori per riuscire nello scopo, al quale oggE:tto diedero-fuori le loro invenzioni. D'ora in poi non troviamo altre opere che di esame scientifico dell'arte , sia della sua filosofia , sia d ella sua attuazione pratica . E se qualcuno propugna qualche . modifica o innovamento, .è sèm pre n8'i particolari dettaali · che oramai la cerchia di questa scienza , Ie sue o ' . regole, le sue forme e le r egole per metterè in opera queste forme, sono d:el tutto stabilite. · S0L1A~1 R.As0Hrn1 A~roN10, cavaliere m odenese, conte di Gotta.no, Cesoia e Groppo, direttore primario delle fortificazioni e fabbriche , e matematico del duca di Modena, scrisse: 1ratlato di fortificaziorie moderna., che fu stampato in Venezia n el 1748. Oltre a q uesta si ha ancora di lui: Diziona1·fo milita1·e isto1·ico-critico, il quale oltre i vocaboli antichi e moderni ctppartenenti' all' a1·te [lella guerl'a, contiene u ·n. tralta!o di essa in compendio, che trovasi stampato a Venezia nel 1759, e che stimasi uno dei mir.rliori dizionari mifitari italiani, ben scritto o ed erudito.
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Améo dottor G10vANNl, di Tra.pani, parroco, inge- . g nere r egio nel regno di Sicilia e~ architetto della còmunità di Trapani, scrisse: L'archi.tetlo pratico in cui con facilitèt si danno le regole pr apprendere l'architettura civile e m ilitare, opera cl~e trovasi stampata a Palermo nel 1750 , e che stimasi di poco .pregiò : sì per la brevità che· pel modo come è condotta. DA-VIA GrnsEPPE, bolognese , pi!.ri ùi Scòzia, · ~onte ANNO x1, voi. III. -
8. .
34 GLl SCHll'TORI !TALLH{l di Alm0nt, ecc., ecc., generale ed_ispettore generale delle fortificazioni del duca di Modena; socio di di-. verse accademie, professore di mat~matica e a·i architettura militare nell'uotversità di Modena, scrisse Dissertazione sulla militare architett1wa, che trova:,, stampata in Moden a nel L762. AcGompagnata da note d el capitano D'Abadic ingeg nere del duca di :Modena e di . un anonimo. Essa ha per principale scopo il di- . mostrare che l'architettura m ilitare dev'essere trattata matematicamente; .e vi si trovano disseminati molti _buoni principii sui quali' poi l'autore com pose le· s ue: Lezioni di archiieltura militare, che si conservano manoscritte . . FoNDA GEROLAMO, di Pirano nell' I~tria, professore di filosofia e matematica nel collegio Nazzareno e cli fisica nell'archiginnasio della Sapienza in Roma, scrisse : Elementi di architettura mil'itare e civile, èbe fu stampata in Roma nel 1764, e benchè siano brevi, pure, sia per l'ordine c0me son s,:;ritti, "cbe ·p er le notizie .e d i precetti di che son corredati, molti 'se ne -son serviti per insegnamento dei princi pia nti nelle due scienze.
NOTIZIE STATISTICHE SUI
PRINCIPA-LI ESERCITI EUROPEI CONTINU.UlONE
(1).
Segiie CAPO II. DELL'ESERCITO PERMANENTE.
(Contin·u a).
2.
TRUPPE AMMINISTRATIVE.
Tutto il personale degli stabilimenti militari, eccet• tuato quello faciente parte integrante dell'esercito combattente, tutti i corpi e rami del servizio tecnico amministrativo ne;l suo assieme è denominato Truppa Amministrativa. (1) Vedi Rivista inilitare italiana, anno x1, vol. r, pag. 36 e vol. n,' pag. 35_e 153.
36 · NOTIZIÈ Sl'ATJSTICHE Questo gruppo, a seconda delle speciali incumbenze, viene ùiv-iso come segue : . I. Truppe· Sanitari e~ 2. ·, del Treno; . 3. ArtigÌieria Tecn ica; . 4. Pers?nale àddetto ·a} depositi' dei Pio:nieri Operai, del Materiale e del Corpo · del Treno; 5. Il ramo del personale addetto _al vesti-ario; .6. 11 ramo dèl personale addetto alle razze cavalline; · ·· ·
7. Il ramo del personale addetto agli ospitali; 8.- Lavoratori ed Operai che fauno parte dei varii corpi di . truppa e St'abiìimenti ·i-iili tari . . · -'La cifra a ~ui devono ammortta~·e le truppe · d'am. mini~trazione sia in tempo di pace che di g iierra non è fissata e cresce o diminuisce dietro je' e_sigenze del se.r vizio. · . . I)a; quanto ci -faremo .ad esporre partitameule per èi~scunò degl i otto ·rami di truppe · amministrative · . sopra iudi.9ate ., risulterà approssimativamente quale.può essere illjmite entro al quàie succeder pqssano · . gli aumenti e le diminuzioni di _quel personale.
· i, ·- ;Tnqipc Sanitarie. Le truppe Sanitarie dipendono a irettamente dal°Ministero della guerra che ha un ramo il q uale funge q uale autorità sussidiaria, cui è domand~ta l'ispezione • di esse truppe . . Le truppe sanitarie constano di lO compagni~ pro. gressivamente numerizzate, di cinque squadre ciascuna: · In una stazione da fissarsi dal Ministero della guerra; . . · · scoppiando le ostilità vengono crea_te a queste trupp_e
SUI PRINCIPALI ESERCITI EUROPEI 37 · due compagnie di deposito, le quali d~vono tenere al · . completo le altre còinpagnie altrove disl?càt_e, sia ri.,, .. . chiamando a sè gli uomini in licenza o co.ngedo Il~ limitato, ·che in Austria figurano ,nell'effettivo•. della.• ri'serva (Reservestand), sia istruendo sollecitamente le reèÌuté ponendole in · caso di conoscere , la specialità del servizio che· è loro affidato in faccia al nemico. . Le truppe sanitarie ~ono destinate essenzialmente · in tempo di g uerra alla cura dei feriti ed ammalati•. Son desse quindi, sul tergo delle truppe che più avàò:tì ·combattono, · c.hè t engono le ambulanze ed erigono · degli · stabilimenti sussidiarii per · raccogliere .i feriti. In questi sfabilimenti coadjuvano· il corpb m edico, di~ rigono. i trasporti dei feriti avviaudol,i agli ospedali . Desse truppe non 8ono punto a confondersi coi soldati che portano i feri ti, peroccbè desse non compaiono · mai sulla linea del fuoco. · . In tempo· di pace la bassa-forza delle Compagn1e •· . San.i tari e viene impiegata alla meglio nel serviz.io deg1i . _ ·. ù$pi tali. . · Allorchè la bassa-forza è assegnata alle truppe Sa•• nitarie, . le reclùte vengono trascelte in modo èhe dgni · compagnia abbia a!cuni soldati che conosèan·o 1 varn · idiomi della monarchia austriaca.
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38
SUI PHl:'.'lCIP ALl ESERCITI GU HOPEI
N01'1ZlE STA1'1S1'ICHR
TABELLA
2. -
dell'effettivo _d i una Compagnia attiva di Truppe Sanitarie e dÌ una Compagnia di Deposito dèlle stesse.
GRAD'O
Capitano di 1' e 2' classe .
1
1
1·
Luogotenenti.
1
1
1
Sottotenente di'-1' classe
1
1
l·
1
1
1
Medico.
1
1
Sergenti maggiori o furieri .
2
2
2
Sergenti, guide (Fidwer)
4
5
4
Caporali
G
10
8
Scelti
10
20
16
Soldati.
60
150
100
1
2
1
5·
1
di 2"
Trombettieri . Fa.legnami
2
- Calzolai Confidenti per gli Uffiziali. TOTA.LI
4 91
5
4
206
HO
----
Truppe del Treno.
Le truppe del Treno in temp:i di pace servono nelle g uarnigioni al trasporto d i quànto occorre alle truppe; in tempo di guerra sommi nistrano i traini alla par te mobile dei varii rami dell'armata, e servono a mantenere aperte le comunicazioni fra i varii corpi delle truppe d'operaz-ione. Si dividono queste truppe in Corpo del Treno ed. in deposito del Treno. . Il Corpo del Treno variando per d estinazione, forza, ·composizione e denominazione, è composto : . a) Nel tempo di pace di squadroni del Treno di trasporto, che n el le guarnigioni forniscoM alle truppe i' trasporto del grosso bagaglio, e che sotto una rigida disciplina si auituano allo svariato servizio a cui sono destin ate in tèrripo di guerra. •. L'effettivo di queste truppe_è di 48 squadroni numerizzati progressivamente. ,, b) Nel tempo di guerra questi squ~droni vengono aumentati d'effettivo e messi a disposizione dei grandi magazzeni da cui affluiscono e rifluiscono . Se la guerra prende vaste proporzioni, vengono organizzati altri squadroni del Treno. Messa l'armata sul piede di g uerra si creano nel Corpo del Treno i seguenfi squadroni: Squadroni con cavalli da basto. Dessi fanno parte delle truppe che manovrano nei paesi alpestri, frastagliati e molto impacciati. Squadroni da parco e da deposito eia campo che somministrano i traini ali' artiglieria leggiera , in
40 NOT!Zlll STATJ_STICHE quanto cbè dessa non supplisca coi propri m ezzi a trainare i suoi pezzi e le sue munizioni. Squ adroni .del Treno per gli equipaggi da ponte. Squadroni del Treno pel servizio delle carieellerie . delle casse di guerra sia del Quartier Generale , sia dei Comandi dei Corpi d'Armata. Squadroni del Treno per gli ospitali. Squadroni del Treno pei forni militari e le provvisioni delle farine . Altri distaccamenti del Treno sono inoltre mandati per trainare i carri delle farmacie , dei depositi di medicinali e dei telegrafi. Tutti questi nuovi squadroni sono numerizzati progressivam ente dal N° 49 in poi. Dai depositi del Treno, gli squadroni del Treno , ric.evono la forza in uomini e cavalli.· Esistono 10 depositi di truppe del Treno d islocate a norma di numero nelle seguenti città. N° 1 a Vienna; N° 7 a Verona; 2 a Gratz; » 8 a Pest; i, 4 a Praga; » 10 a Kerrnanstadt:; • 5 a Brp.nn; » 11 a Cracovia; • 6 a Lubiana; •· 12 a Leopoli.
3. -
Artiglieria tecnica. ·
L' Artiglìerra tecnica è d estinata alla fabbricazione, fornitura , conservazione , amministrazione e conteggio di tutte le bocche da fuoco de1l'ar mata, quindi•· deve tenere in pronto i fucili per le fanterie e le altre armi che ne fanno uso, come la cavalleria; provvederli delle r:ispettive munizioni e del calibro voluto.
41
SUI PRL'lCIPALI ESElìCITl EUROI'El
Egualmente si occupa dell'allestiffiento delle armi da taglio e da punta, delle vetture occorre_n ti all'Artiglieria, delle forniture e bardature ca-<1alli, e di tut to quanto importa· all'armamento del soldato, come · utensili, . macchine e qualunque altra cosa che possa essere r ichiesta dal buon andamento del servizio . . Il personale dell'Artiglieria tecnica, a seconda dei · corpi d'Artiglieria o stabi.liment1 a . cui è addetto, Véll'ria il suo effettivo . · · Allorquando viene impiegato nei corpi mobili dell'e- .· sercito, è for mato in speciali compagnie di op erai e di lavoratori, delle quali le prime sono assegnate agli stab ilimenti di munizionamento e presso i parchi'd'assedio, rnentrecchè le seconde sono adopera~e nelle principali piazze di dep_osito e di armamento. I corpi perm anenti d'Artiglieria oltre alloro effe~tivo hanno anèhè un effettivo di r iserva, e. si è appunto a questo secondo effettivo che appartengono le compagnie ·dell'Artiglieria tecnica da crearsi eventualmente- in tempo di guerra . · Quale dei corpi permallenti d'Artiglieria abbia aricevere detta '.1mpliazione, è indic;ato a norma delle circostanze, da ordine m inisteriale.
.
.
4. - Personale addçlto ai depositi dei pionieri operai, del materiale e del Corpp . del Treno. Quelle frazioni di tr.uppa d ei pionieri e d el Treno, le quali fanno esclusivamente servizio presso i depositi di queste armi, occupandosi della fabbricazione del materiale, appartengono, come risponde meglio alla loro destinazione, alle truppe ·amministrative:
42 · NOTIZIE STATISTICHE Di queste ne parleremo più sotto quando sarà tenuta parola dei va1·i stabilimenti dell' Esetcito in generale.
5. -
8. - Lavoratori cd 011erai che fanno parte dei varii corpi
di truppa e stabilimenti militari.
Ramò del p1•rso11ale adtletto al· vesliario.
Il personal\) addetto al vestiario, se assimilati ad ufficiale, dedicasi alla parte puramente amministrativa; se basso ufficiale, assume la sorveglian~a dei laboratori, e se bassa-forza, è impiegato nei lavori della i.nano d'opera. L'effettivo di questo pe_rsonale è fissato dalle piante di ciascuno di questi stabilimenti economici. ·
6. _ - Ramo del" persoualé àddctto alie ·1:azzo cavalline.
.
Il personale di questo ramo serve presso i depositi degli stalloni e nelle grandi tenute élove v engono allevate le razze dei cavalli. · · L'effet~ivo dipende dalla pianta dei varii stabil imenti.
7, -
Personale addetto agli ospitali.
Gli infermieri degli ospitali costituiscono un ramo di _personale tutto a parte, nè possono avere il gt'ado di sergente. L'effettivo degli infermieri e dei sorveglianti è indicato dalla pianta di ciascuna casa di salute .
43
SUI PRJNGlPALI ESERCITI EUROPJll
•
Sia presso le tru ppe che i magazzeni viveri·., .le commissioni vestiario , le razze cavalli,. per certe at tribuzioni puramente tecniche esiste un persocale di operai e mestieranti faciente parte di ciasci:no di ques sti rami. Quali ne sia la gerarchica graduazione ed i nomi che pot'ta questo personale , fu già indicato. V:aria l'effettivo a seconda dei varii stabilimenti. Nei . pr.ospetti · dati poi dell'eflettivo di ciascun'arma , è esibito lo stato del piede cii pace e del piede d i · guerra di ciascun di questi personali. 0
5.
TRUPPE PER ·u . SICUREZZA IN1'ERNA DEL PAESE.
Queste trnppe, d estinate principalmente al manteninimento dell'ordine, della quiete, della sicurezza dei paese, vengono adoperate allò scoppiare della guerra, e corrend_o la m onarchia gravi pericoli, anche , fuori dello Stato e contro l'ini~ico. Sono: A) I reggimenti di Gendarmeria ; BJ Il co;po militare della Guardia di poljzia.
d) I Reggimenti di Gendarmeria. Questi reggimenti della pubblica sicur ezza hanno un'organizzazione del tutto milital'e. Devono conser• vare la q uiete, l'ordine, il rispetto alle leggi in tutto · l'impero, reprimere i. tumulti è le rivolte contro l'autorità costituita, ristabilire collu forza il pristino stato ed ·aFrest~re i contravventori d eHa legge.
44 . . .NOTJZrn STATISTICHE . . Sotto il rapporto della militare disciplina, sono in tù_tto e per tutto soggetti ai regolamenti dell'esercito, · tfaendo il tattico assieme dalle instituzioni fonda• mentali .dello stesso; sotto il rapporto economico e - pf;r. quanto concerce il servizio, dipendono dal ·ministero dell'interno. La Gendarmeria conta 10 reggimenti aventi ciascuno fisse s_edi qi comando e periferie giurisdizionali. Ogni r eggimento si suddivide in un certo numero di sotto-Comandi che corrisponderebbero ai Comandi delle divisioni e compagnie dei nostri · Carabinieri , chiamati "in tedesco, Comandi di ala (Flugci Comma,n den) perché distaccati dal corpo principale a funzionare separatarnente e con una certa latitudine d'azione. Questi sotto-Comandi a lor volta si suddividono in luogotenenze e stazioni. I reggimenti sono . corr.ahdati da colonnelli; i sottoComandi (chiamiamoli più propriamente nel nostro • linguaggio le divisioni è le compagnie) sono comand,tte da magg"iori e da ·capitani , le luogotenenze da uffiziali supalterni, e le stazioni da sotto-uffizìali. I reggimenti sono progressivamente numerizzati. Il servizio dalla bassa-forza è fatto a piedi : - nel :5° e nel 6° Reggimento . vi è fatto a piedi ed a cavallo. Mobi!"izzandosì l'esercito; viene eretto · un corpo di gendarnleria volante, a comporre il quale concorrono i diversi r eggimenti dl quest'arma. Ogni armata (l'armata è com i)osta di · 2, 3, 4, 5 corri d'armata) ed ogni corpo 'd'armata dell'esercit~ ha in tempo di · guerra· un distaccamento di Gendar~ meria. Tutti questi distaccamenti costituiscono il corpo della Gendarmeria volante o d'ala del tempo dì guerra
SUI PRINCll?ALl ESEUClTl EUROPEI .
45
(Gendarmerie Kriegs Flugel) incaricatà della polizia del cimpo. Questo corpo deve somministrare un numero sufficiente di ordinanze a cavallo pella trasmissione dei dispacci , e vigila in tutto il raggio del q_u artier generale alla sicurezza interna ed al perfetto buon ordine. Alcuni gendarmi vengono incaricati inoltre di piccoli viaggi di. corrispondenza, ser~ono alle salvaguardie; · _alle scorte. di trasporti, di feriti, di _viaggiatori. . Il ministero della guerra stabilisce J'effattivo delhi Gendarmeria mobilizzata pel tempo di guerra. La Gen- . cl.armeria a cavallo è sempre prelevata dal · 6° reggi. mento.
46
NOTIZIE STATlSTICf-lE
47
SUI PHlNClPALI ESERCITI EUROPEI
p R
o s·p ET T o
della Formazione e dell'Ell'e!~dei Ri:ggimeuli di Gendarmeria. FORMAZIONI
EFFETT ÌV O
116=D=EL=L=O=ST=A= . 1=-0= 11 = ,= ~G=G='l=O=H~E===;====D =JJ: =,.L=,= , E='=D=1'=1I=S=IO =N ='l = O=C=O~=l= P.=!\.=G=:'li=E= ' = ==1
(van den _Ftilgelu)
REGGIMENTALE
.:.-----"----~----- - ----'---_.., .- ---- -~--
STAZIONE
TOTALE
delle Sedi
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ZONE DEL SERVIZIO
dei
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REGG!M)<;NTI
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Vienna
2
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27 » 186
» 657 ·29 104Q
"
3
Venezia.
Regno Lombardo-Veneto e T irolo
7
20
il l • 2 1 1 1 · 1 2 1 2 2 7 7 5 11
»
20 » 195
• 756 23 L03S
•
4
Leo poli
Galizia e Bncovina
6
19
H 1 ~ 2 1 ] 1 1 2 1 ·2 ~ 7 G 9 10
)l
10 )) 178
)·, 672 25 940
,;
5
Kaschau
Ungheria
3
10
I l ' 1 1 1 1 1 2 1 2 2 6 3 3 5 ,
10 6
71 36 507 11 671 42
6
P esth
Ungheria e la Woiwodjna
7
23
li I 1 2 1 1 J 1 2 1 2 2 8 7 7 12 10 13 63
46 fiil 365 . 26 1045 546
7
Pressburgo
Ungheria
3
11
I l • 1 1 1 1 .l
8
Odenburg.
Ungheria
4
18
j[ l 1 l
9
IGausenhurg.
Transilvania
S
24
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Tr-ieste
Carniola, Litorale I!Jirico, Dalmazia, 7
19
j
10
A]t3, e Ba~su Austria, Salisburghese, Stiria e Carinzia . . . . . . · Boemia, Moravia e Slesia
..
Cn,azi11 e Slavonia
Il
Som!A
TOTALE
2 1 2 2 6 . 3 3 5 » 1Ò ,,
1 l 1 1 2 1 2 2 7 4 4 11
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Il
NO'l'lZlE STATISTJCHE, ECC.
B) Il corpo Hilitare della .Guardia ili Polizia La guardia di polizia conserva la sicurezza ed il buon ordine nelle principali città della .Monarcbia ove vi é dislocato a seconda del bisogno un · maggiore o niinor numero. Le ,città ove esistono dei distacc.amenti di quest'arma, S01\0 : Vienna 1 Linz, Graz, Innsbruck, Praga, Brforn, Venezia, Trieste, Pesth, Leopoli, Cracovia, Czernowit. La guardia di polizia è nella massima parte a piedi; ba alcui;ii· uomini- a cavallo. · L'effettivo è di 3500 uomini con 50 uffiziali.
RESOCONTO DELLE SPERIENZE l~SEGUfl'E
SULLE LANDE DI S. ~IAUlUZIO NEL 1861 1
1
CONTRO
PIASTRE DI CORAZZATURA Tiro TABACCHI.
( Continua) CO ~TINUAZIONB E 1'1N1' (1).
Uisultati delle cs1ierienze · contro le piastre cou diverse . bocche da fuoco ed a 1livcrse dislauze. A NDAMENTO DELLE ESPE RIENZE . :.....
In queste esperienze
volevansi paragonare gli effetti del cannone da 40 F. R. della R. Marina a quelli del cannone liscio da 80 , per vedere se si potesse impiegare utilmente questa bocca da fuoco pcl tiro contrc le piastre, e volcvansi (1) Vetli Rivista militare itaUmrn, 316. ·Ar<!'io, xr, vo i.
1 11 ,
-
4.
1111110
x,, yoJ. n, pag. 58, 187 e
ESP3U!E:-IZE 50 tirare alcuni proietti cilindrici. d'acciaio de:l peso di 96 chil. per formarsi un concetto approssimativo degli . effetti che si ·otterranno col cann0ne d'acciaio da c_entimetri 22. Per raggiungere il primo scopo si t.ira.rono due colpi a 15'·m etricol ·• cannoÌ1e da ·40, colle _.- caric'he di 6 e 7 chil., con proietti d'acr.iaio P·etin-Gaudet, ed un colpo alla. stessa distanza col cannone liscio da_ 80 con -palla d' acciaio e ·col'Ja carica massima di 11 chi!., poi si fecero due d_o lpi . con: ciascuna bocca da fuoco a 300 metri colle cariche massime di 7 ed 11 .chilogrammi. Per arrivare ali' altro scopo si tirò un proietto ciJjndrico d'acciaio del peso di 96_chil. col cannone da 80 liscio a 15 metri di distanza e colla carica di 11 chilogrammi , ma esso non andò a colpire la piastra d i punta, ·oude si pensò di rigare uno dei cannoni da 80, cerchiati dalla R. Fonderia, e _di · mu4ire d'alette i proietti d'accia.io . Per risparmio di tempo e ·per circostanze speciali si rigò il · cannone N° 62 con t re sole righe del pas~o di 6 metri, e con esso si fecero due . col pi . cql proi,etto d'aèciaio a 60 metri da,l persaglìo : colle .c~riche .di. 11 e J6 c'h il'. onde ve.dere·· gli effetti a questa. dist~riza, e .rnisùrare . al tempo stesso le -velocità. inizia-li corrispondenti a queste _cariche, per poi serv.irsene nel determin-~re approssimativamente gli alzi da impiegarsi a maggiori distanze.I risultati di questi due colpi lasciaro.n o credere che il proietto di 96 chi!. lan:: iato colla carica di 16 chil. avrebbe potÙto ancora -forare la. piastra a 1000 .metri , e si trasportò quindi il cannone a quella _d istanza. puntand:olò a.I bersaglio di moz~o coll'alzò vorticale dl 158 mili. (1) calcolato in base alla velocità di 309
( I) La linea di mira era parnlella ~!l'asse e lung~ 8"',10.
51 metri, misurata a 40 metri dalla bocca nel tiro colla carica di 16 chilogram mi. Il proietto oltrepassò il bersaglio di forse 400 metri, e un tale risultato, che era veramente t.r0ppo anomalo perchè si potesse attribuirlo ad un errore nella misura della velocità o nel calcolo approssimativo dell'alzo, si credette proveniente da irregolarità nel moto del proietto, e infatti in cinque altri colpi successivi, fatti con alzi poco diversi, si ebbero gittate comprese tra 700 e 1500 metri, e devi azioni laterali straordinarie. Consideraudo che un proietto co$ì pesante lanciato con· una ca'rica cos:. g rande era munito soltanto di sei alette; che il passo del cannone era solo di sei ·metri, e che i fianchi delle righe nor. erano inclinati, nacque il dubbio che le alette venissero corrose senza r iescire ad imprimere al prnietto un movimento r egolare di rotazione. Per accertarsi maggiormente di ciò si tirò un proietto contro un mucchio di terra vagliata e tutte le alette si trovarono rase alla loro superficie, onde si pE:'nsò di proseguire le esperienze con proietti muniti d' alette di r ame. Riprendendo il tiro a 1000 metri cou tali ·proietti si ebbero risultati alquanto regolari, e in fatti al 3° colpo si colpi il bersaglio di mezzo, e si sar ebbero fatti altri tiri · se al colpo successivo non fosse avvenuto lo scoppio del pezzo. Gioverà qui accennare di volo che il cannone cerchiato da 80 era incavalcato sopra un affusto con due rotelle an teri ori, appositamente costrutto dall a rta Marina; che ad onta del grandissimo preponderante dovuto alla cer chiatura si potè esegu ire facilmente il puntame11to mediante il martinello idrauli co, e che finalmente la ma• . -novra presentò difficoltà minori di quelle t:he poteYan!-i prevedere. SULLE PlASTRE Dl COitAZZATUllA
52
S1 1LLE P! .ISTn.E 01 ,.;onAZZA'l'URA
ESPEHIENZl1
Il pezzo fu posto in ba.tteria sopra un paiuolo d'assedio ri nforzato, luogo 9 metri ed inclinato del 7 O/O per impedire che nel rinculo 1' affusto potesse esci re; , dal paiuolo si unì, mediante la braca usata dal]&. Marina, la sua testata ad un trave pia ntato per 2 metri nel terreno dinanzi al battente, e la necessità di questo ripiego venne dimostrata nei tiri fatti a 1000 metri ove, non essendosi limitato il rinculo, l'a!fusto esci ad ogni colpo dal paiuolo . I risultati dei tiri fatti a 15 e 300 metri col cannone liscio e col cannone da 40 F. R. della R" Marina , gli effetti prodotti dal proietto cilindrico d'acciaio lauciato col cannone liscio da 80 ed i risuHati dei ·tiri col cannone da 80 rigato e cerchiato vengono sommariamente descritti nello specchio che segue:
53
centro e parall ele alla l unghezza de11a piastra. Nella µarte sporgente del proietto si osservarono parecchie screpolature in piani meridiani, non però molto considerevoli, e al la sua superficie non si trovarono scheg-
o
o
o
SPECCHIO dei 1·isultati del tfro contro le piastre con bocche da f uoco divci·~e ed a diverse distanze.
. Iz 8 .S~-;:I~~ -~
lno~ca da fuoco Bersaglio
~
~
~
Proietto
V-~~ O .S
_:::_A·- Cannone cli rlcst.ra rl:i 40 F . R. cerchiato lolla R. l\farina
1o
15
-
o
I Piastra colpita - - -
6,00
I
Ptli!-G~adot della r.farina
Marre I di 0,11 (N. V)
Il
Il proietto fece nella piastra un foro del diametro di 0, 19, ma non riescì ad attraversarla e vi restò conficcato sporgendo circa 0,20. Nella ·faccia posteriore della piastra si produsse un notevole rigonfiameuto del diametro cli circa 0,40 al la base con una screpolatura tutLa ali' iugiro e due fessure trasYersali piuttosto larghe in direzione òi due corde equidistanti da l
gie mancanti. Renchè la pias~ra non sia stata forata, si scr~polar ono a q uesto colpo le cinte e le 01·dinate e si rupper o le tavole del fasciamento interno.
54
F.SPtmlE!\ZE
Bocca da fuoco Bersaglio
o '5·...c..,... ,o "" z ..,.,"""'E .; <.)
'O
Cannone
di destra
2•
SULLE PIASTRE 0 1 CORAZZATUtlA
,. ...: <.>·-
•-.,:i
~
<.)
Proietto
Piastra colpita
Pdin-Gaudet
Marre) di 0,11
O ,::;
·- e A·-
--
15
7,00
"oo!'.J,;to
della ì\larina
11 IC delhtR.}.farina
(N. III)
I
Questo proietto attraversò conipletameute il bersaglio lasciando nella piastra u n foro di 0,19 e rompendo due c·i nte, una oi·dinata e due tavole di batterfo. Il foro praticato nella piastra preseo tò nella faccia posteriore la forma di un segmento di elisse n el quale gli strati era"Qsi troncati nonnalmente in direzione della corda eJ erausi staccati e rivolti in fuori lungo la periferia, ad. eccezione dell'ultimo sLntLo çhe era andato in ischea. . b g1e e mancava per tutta la s uperlì..:ie del furo . Il diametro massimo del proietto si trovò di 0,187, la su.a altezza diminuì di O.O~ e alla sua superficie si osservarono parecchie screpola~ure , più .piccole però e r egolari di quelle che presentaronsi in tutti i prnietti temprati di P etin -Gaudet impiegati nelle esperiénze com parati ve sulle piastre. ~ ~ -~ Bocca cla fooco Bersaglio . o o~ .§~ Z" 3 E .; -a
-"' i:i-:=: "' O,::; --
Proietto
Piastra co,lpita.
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Cannone <li destra da80 F. della R. l\Iarina
3•
15
11,00 Pallada80 d'acciaio Ptlio-Oaudet
Mane! cli 0,12 (N. VI)
55
Il proietto_. fece nell.a _piastra un foro · d el diametro di 0,22 e vi restò coofìcc"ato sporgendo circa 0,04 dalla sua· superficie. E ssq si schiacciò anteriormente in modo da assumere quasi la forma di un -mezzo -elissoide di rivoluzione avente il semi-asse minore di 0;11 ed il semi-asse maggiore di 0,17, e alla su.per ficie si manifestarono molte- ·screpolature . piuttosto larghe nella parte .- ant erior e . e in p iani meridiani. Guardando la facéia posteriore della · piastrà, il foro presentava la forma di un imbuto colla base maggiore del diametro di 0,48, giaccbè t utti gli strati andarono in iscbeggie e attorno al foro nella faccia esterna non r estò che uno strato della grossezza di circa 2 centimetri, oltre a che apparvero attorno al fo ro molte sfaldature çomprovanti la cattiva saldatura degli strati . Nella murata si ruppero a questo colpo una cinta, una ordinala e_due tavole di batteria, - ma l'effetto fu molto minore di quello prodotto dal proietto cilindrico d'acciaio lanciato con 7 cJ::iil. al colpo precedente.
56
ESPF.1: IEN2Js SUJ,1.11 P ! ASTHF. 1)1 COlUZ7, ,ITURA
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Proietto
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Cannone
da 40 F . R.
Il,Iellacerchiato R. Marina
di ùcstrn
nore della piastra apparve ciella. forma generalmente osservata nelle piastre Brmrn e. Millwall. Jl proietto presentò dopo il tiro un orlo attorno alla, faccia anteriore, simile a quello r imarc-ato in tutti i proietti temprati, ma di pochissima sporgenza; negli alveoli della. . corona anteriore d'alette e attorno a lla parte ogiva le si notarono parecchie screpolature longitu~inali non
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~~ Bocca cla fuoco Bersaglio . '3 ~t -~~ Z'-' :;;E c.,
57
C, N •1-,
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50 300
7,00· Potio-Gr.mfot
de!Ja :Marina
Piastra colpita
l
Marre! di 0,11
(N.
JII)
Il
JI proietto fece nella piastra un foro d el d ia metro . verticale d i O, 18 ed orizzontale di o,19 e penetrò nella murata ' oltrepassando colla sua faccia posteriore la facc ia al:! ter iore della piastra di circa 7 cent. Gli strati della piastra vennero separati e piegati in fu ori d al p roietto , ad eccezione dell'u ltimo cbe andò in schegg ie, laonde il foro nel la faccia poste-
molto larg he; il diametro nel punto del massimo r igonfiamento si trovò d i 0,183 , e l'altezza diminuì di 3 cen timetri, onde la penetrazione nel bersaglio può t·itenersi essere ;:tata di 0,3ì. L'efletto poi di questo colpo sulla m urata fu considerevole avendo rotto una 01·di11ata e due cinte e mandato in scheggie due tavole del fascia mento interno.
58
llSPERlENZE
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Bocca da fuoco Be1·saglio
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Cannone cli destra da 40 F. R. cerchiato dellaR. ~farina
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Proietto
P iastra · colpita
Pctin-Uauliot della :Marina
Marrel di 0,12
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' 60
300
7,00
Il
(N. I)
Il Questo proietto andò a colpire una delle piastre ~arre! dì 0, ~2 che era~i riconosciuta buona nelfa prova d i collaudaz10ne e v1 fece un foro del diametro di O, 185, arr estandosi colla sua faccià posteriore a circa. 0,12 dalla . superficie della piastra. Il proietto si accorciò di · 32 mili. onde la · sua penetrazione nel bersaglio fu soltantq di 0,18, però esso recò- gravi danni alla mur ata, r om pendo il dormiente ed 11 winca1·ino e facen do cadere uno dei puntelli orizzuiltali superiori col corr ispondente puntello inclinato. Gli strati attorno al foro vennero mandati in scheggi e, ad eccezione dei primi, ed anzi la grossezza della piastra fu ridotta a 0,05 in tutto lo spazio compreso tra questo foro e q_uelli pro~otti dal 10° ed 11° colpo, ma è però difficile deter minar~ quali di questi colpi abbia p;odotto maggior danno.
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. o Bocca da fuoco Bersaglio ZCJ
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Cannone di destra da 80 F. della R. Marina
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59 Il proietto restò piantato .nella piastra, sporgendo 0,04, onde può dirsi che la sua penetrazione fu pari a quella dell'altra palla da 80 tirata · a 15 metri contro la piastra N° VI di O, 12. Esso però non forò la piastra e vi produsse soltanto un ri,gonfiamento nella faccia posteriore, atttaversatQ da larghe fessure , sporgente circa O, 10 ed avente una base del diametro di 0,43 , contornata per tre quarti della P.eriforia d~ una screpolatura. Il danno recato da questo colpo alla piastra fu alquanto simile .a quello prodotto dal proietto ci• hndrièo tirato al l O col po con 6 chi!. ed a 15 metri col cannoue da 40 F . R. cerchiato della Marina, ma i guasti · r ecati alla murat_a furono molto minori limi·tandosi a semplici screpolature. La palla si deformò come quella tirata a l 3° colpo ~chiacciandosi di :.!8 e presentando il diametro massimo di 0,216. · SULLE P IASTR E DI COR,\ZZATURA
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.Proietto
4• . 30,) l _J,00 Pallnda80 d'acciaio Ptlia •Gudél
Piastra colpita Marre! di 0,11 (N. V)
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Cannone di. destra da 80 F . della R. Marina
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Proietto
Piastra colpita
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800 11,00 P allacln 80 d'acciaio Petin-Giudet
Marrél di 0,12 (N. I)
Fortunatamente il proietto andò a colpire la stessa piastra col pita da l proietto :::ilindrico tirato alla stessa distanza al 6° colpo, onde i risultati di questi due colpi si ponno perfettamente paragonare tra loro. La · palla da 80 si schiacciò come tutte le altre e r est~ nella piastra sporgendo 0,075 sicchè può ritenersi abbia avuto una pen_e trazione di 9 a 10 centimetri. Nella faccia posteriore <le1la piastra si osservò un rigonfiamento poco notevole fiancheggiato da due sere-
60 ESl'ERIENZE polature di poca larghezz?., e l'eHetto appare'nte d i questo colpo sullit-murata fu n ullo. o
Bocca da fuoco Bersaglio
.0 ~~ -~:g z 8; ~6 Q)
Cannone cli sinistra 10° da 80 :F . dellalt. Mar'iiia
61
con.1zzA·ru1u
faccia posteriore le solite sfald ature negli strati e si
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Proietto
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SULLE P lASTllE DI
Piastra colpita
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15
11,00 d'acciaio cli 96 chil. Petiu-Ga111lct
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Mane! cli 0,12 (N. Vl)
Il proietto fec_e nella piastra un foro elittico, e invece di penetrare restò conficcato in essa in direzion e inclinata dal ba,-,so in alto formandosi colla sua parte . cilindrica un altoggianiento al disotto del foro. Questa sua posizione dimo8trò che nell'escire dalla bocca da fuoco esso prese un movimento irregolare ed andò a battere la piastra quasi di fianco, facendovi quindi un semplice foro senza penetrare, ed in curvandola grandemente. I suoi effetti sulla murata furono egualmente considerevoli essendosi rotte due cinte, d ue ordinate e gran parte del fr1sciamento interno; però non sono paragonabili a quelli prodotti dallo stesso proietto lanciato in eguali circostanze col cannone rigato e qùi appresso descritti. Il proietto si schiacciò obli.quam e'nte, e la sua altezza, che prima del tiro era di 0,40, si trovò di 0,36 nel punto piL1 depresso e di 0,39 nel punto dia metralmeute opposto; il suo diametro massimo trovossi di 0,228 e alla sua superficie si osservarono poche e piccolissime screpolature. Attorno al foro praticato nella piastra si videro nella
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notò la mancanza dell'ultimo strato il quale si ruppe rn scheggi~ che andarono a conficcarsi nella murata. "'
\ Bocc~ <la fuoco Bersaglio
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di destra Cannone ,:la 80 :F. R. ccrchia.to della H.. M arin~
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12°
P roietto
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Piast.ra colpita
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16,00 d'acciaio di \Hl chi I. l'ctin-Gamlit
Marre] di O,ll (N. IV)
II
Prima cli tirare questo colpo erasi rinforzata postè~ riormente la mura.ta con un sistema di puntelli verticali e_inclinati posti tra i punt(~lli inclinati già esi-
62
ESPERIENZE
stenti, e questo tiro fu diretto in un p unto dalla piastra corrispondente all'intervaLo esistente tra due di questi p untelli verticali. Il proietto ~ttraversò completamente il bersaglio, lasciando nèlla pia,stra un foro di 0,235, mandç:, in ischeggie il puntello inclinato che trovavasi dietro il _punto colp1.to , ruppe il trave addossato al rivestimento della scarpa contro cui appoggiavansi i p untelli orizzontali superiori ed inferiori, e penetrò qualche metro nell_a· forrà Il danno recato alla murata
o
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PUsfirn m GORAZZATURA ~3 esterno circondato da un solo .s trato- non avente più che un ce_n timetro di grossezza. Il proietto si accorciò .di .0,035 ·:e si rigonfiò , quasi uniformemente fino a circa_un terzo della altezia, pre-sentando · in questo punto: uila specie di risa lto, secondo il. ·quale erasi for- · mata da ~111 lato una !>éh eggia che non s'era però staccata completamente. __ Ne11a parie rigonfiata si manifestarono ·· molte screpolature longitudinali, ed il diametro mas•/.-;i~o si trovò di 0,233. La velocità misu~ataa 40 metri . dalla bocca .col pendolo elett_ro-balistico di Vignotti fu · di metri 309,35. . · · · SULLE
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Canno"ne da 80 F . R.
IlcleHaR~~;'.ina cercbia.to I ·-
fu enorme, poichè per una notevole estensione -attorno al punto . colpito, le èinte e le ordinate furono _r idotte in minutissime scheggie, e le tavole del . fasciamento · intero.o vennero compiutamente distrutte. Anche gli strati della piastra furono troncati normalmente alle fibre, e andarono in tante scheggie che si portò seco il_ proietto, laonde ne!la faccia posteriore apparve un grande imbuto , in fondo al quale trova vasi il foro
di destra
13°
60
"f 1,00
d'accia.io di 96 chil. Pctin-Gaudet
...
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I
Piastra col pita·
Marrel di 0,11 (N. IV) ··.·,. --
Il
.'Questo colpo si fece p iuttosto ·per avere_Ja m·isura .- · · della veloci tà i ru_pressa al proiÉ:Ùo dalla c.a rica _di 11 chi!., che per giud(care dei suoi effetti sul bersaglio, il quale era stato tanto indeboii to dal tiro precedente. _ 11 proietto fece nella pi_a stra un foro del diametro di _0,~2, · attraversò la mu rata acc_r escendo di molto i_guasti gìà esistenti, ed andò a penetrare nella · ter-r a. !'fèlla faccia posteriore. della. piastra si: _osservò un· foro . .a forma d'imbuto, essend osi rotti t utti ·gli strati normalmente alla rlirezione delle fibre, e la ·velocità rnisuraJa 40 met ri dalla bocca si trovò cli 287m,7l.
a
(i4
Bocca da fuoco Bers,tglio
Caunone di mezzo da so F. H. cerchiato della R. r1farina
ESl'JéR JGNZE
SULLE PIASTRE DI CORAZZATOlU
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I Proietto
23° 1000 16,00 d'acciaio di 9G chil. P,tin-Uaudet
I
I
Piastra colpitii Min-Gautlet di 0,12 (N. III)
Il
Questo proiett,), m uni to di sei alette d i rame, colpì la piastra Peiin-Gaudet di 0,12 e lo spigolo superiore di quella di OJ5 ed attraversò completamente il bersaglio, l asciando nella prima un foro avente la forma. d i' un segmento circolare di 0,:.!27 di diametro e 0,180 d'aJtezza , ed esportando dalla seconda una scheggia · · secondo un al tro segmento d'egual diametro e dell'altezza d i 0,05 . La murata. del bersaglio che era ancora intatta venne orribil mente sfasciata ::la questo colpo che ruppe tre e-inie e tre ordinate , mandò in ischeggie t re tavole del fasciamento interno, facendone screpolare una q uarta; staccò l'una dall'altra di forse 0,12 le due piat,tre Petin-Gaudet, che prima erano in contatto, e smosse tutti i puntelli del bersaglio. Il proietto si ruppe trasversalmente in due pezzi che si rinvennero al piede del rivestimento della scarpa; n el pezzo anteriore si osservarono le. solite screpolatur:' . in piani meridiani, e sulla s ua faccia superiore Sl noto u;10 spigolo dipendente dall'aver colp ito n0ll' unione d i ehm p iastre, ed uoa ammaccatura prodotta dalla testa di una vi te da esso iocontra t,t. Nella faccia po-
65
steriore della piasira di O, 12 tutti gli strati, ad eccezione d(d p rimo, vennero mandati in jscheggie, una d elle quali cli notevole dimensione si trovò conficcata n el r ivestimento della scarpa del parapetto , laonde il foro avt~va la forma di un imbuto, non presentando però lungo le s ue p areti quelle sfaldature che si osservarono . attorno ad altri fori esistenti n ella stessa piastra, ciò che dimostra che il proietto al momento in cui colpì il bersaglio era tuttora an imato da una g rande velocità. Com,iclerando che il cannone liscio · da 80 , tirato colla carica di 11 chiL di poi ver e ., che è la carica corrispondente alla massiri1a velocità iniziale, produsse a 15 · metri ùn effetto m inore del cannone rigato da 40 tirato con 7 cbiL, era facile prevedere che a cagione della maggior resistenza incontrata nell'aria dalla palla da 80, si avrebbe avuta mn differenza aocor più notevole negli effetti a distanze p iù g randi, e infat ti a 300 metri i proieiti del cannone da 40 forarono una piastra di O, 11 , ed una di 0,12, danneggiando granmente il bersaglio, mentre le p alle da 80 non riuscirono a forare le stesse piastre e recaròno alla murata danni insignificanti . Dai risultati otten uti colle palle da 80 di ferraccio nel tiro cont ro l a piastra Marre!, e da quelli avt1ti coi proietti fusi a freddo e con quelli Glisenti, si potè argomentare quanto siano diversi gli effetti prodotti da.i proietti di ferraccio e d'acciaio in egual( circostanze , e se quindi il cannone liscio si mostrò tanto inferiore a quello rigato da 40, anche tirando una palla d'a.cciaio, s-i può immag inare quanto sarebbe meno efficace se si voléssero usare palle di ferraccio, e a quali enormi calibri bisognerebbe arrivare pe r ottenere con proietti sferici di ferraccio que.-1.,.No x,, voi. u 1. -
5.
66
ESPERIENZE.
gli stessi effetti che si ponno avere con bocche a fuoco rigate di un calibro moderato e con buoni proietti d'acciaio. La grande differenza poi tra gli effetti del proietto d' acciaio di 96 chil., che essendo stato lanciato col cannone liscio da 80 andò a colpire il bersaglio di sinistra di fianco , e gli effetti del proietto tirato a 60 metri, colla stessa carica e col cannone da 80 rigato , prova. evidentemente che per avere grandi risultati non basta lanciare contro le piastre un proietto avente una massa ed una velocità considerevole, ma bisogna che questo proietto abbia una forma allungata e sia di tale metallo da deformarsi pochissimo, aflinchè la sua azione d'urto venga esercitata sopra una s uperficie la più limitata possibile. Se le considerazioni teoriche' ed i risultati d' esperienze esrguite alt,rove pqtevano far prevedere che il cannone da centirr.etri 22 d'acciaio sarebbe stato efficace nel tiro contro le pia~Lre ,.mche alle più graudi distanze, gli effetti dei tiri fatti a 60 metri col cannone rigato da 80 , colle carich0 di 11 e 16 chil., e più ancora lo splendido risultato ottenuto a 1000 metri, valsero a cambiare questa previsione in certezza. Il · modo con cui veune forata a I0Q0 metri la piastra Petin-Gaudet di 0,12, che il cannone da 40 non era riuscito a forare a 15 metri con uno dei proietti tempra.ti di Petin-Gaudet, e i'entità dei guasti r ecati alla muratR, la quale nel punto col pito presentava tutta la sua resistenza, lasciano credere che il proietto lanciato dal cannone rigato da 80 l'avrebbe forse forata anche a maggiore distrnza, ed avrebbe poi certamente attraversato il bersaglio a distanze comprese tra 1500 e 2000 metri, ove avesse colpito una piastra Marrnl o Millwall. Si pensi ora che il cannone da
67 cent. ~2 pot rà t irare colla carica di - 20 chi 1. proietti del peso di 120 e 150 chi I. , i q tlali per conseguenza incontreran no nell' aria una resistenza proporzionatamente minore di quella inc:mtrata dal proietto lanciato col cannone da 80; si . c:msideri ch e la lunghezza d'anima del cannone da cent. 22 permetterà di utilizzare completamente questa carica di 20 chil., mentre nel cannone da 80 la carica di · 16 chil. non fu certamente utilizrnta per intero , poichè in tal caso non avrebbe dato soltanto un a umento di 21 metri nella velocità in confronto alla carica d i 11 chil., e si vedrà · che senza peccare d'esagerazione si può sperare di gitJngere a forare le piastre ord inarie di 0,12 :fino alla distanza di circa 2000 metri. · I r isu ltati avuti col cannnne da 40 F . R. della .R. Marina a 300 metri si accordarono con quelli ottenuti col nostro cannone da 40 a Veriaria, poichè la differenza di circa 30 metri nelle velocità iniziali di qneste bocche da fuoco , tirate rispettivamente colle cariche di 7 ed 8 chi!. , · corrisponde presso a poco alla perdita di velocità del proietto in un tr agitto di 200 metri, é spiega q uindi come il nostro cannone da 40 abbia potuto forare a 500 metri quelle stesse piastre che il cannone della Marina forò a 300. SULLE l'JASl'ltE Dl CORAZZATURA
Risultati di alcuni tiri speciali. Sotto la denominazione di tiri speciali vengono qui descritti i r isultati di alcuni tiri fatti con proietti cavi, gli effetti prodotti da alcuni proietti pieni d'acciaio sparati obliquament.1~ contro le piastre, ed i risultati
68 ESPERtBNZE di due colpi tirati di notte contro le piùstre con un proietto di ferraccio ed un proietto d'acéillio. Trn1 C-ON ·PROIETTI 0Av1. Dai signori Petin e Gaudet si ebbero sei proietti cavi d'acciaio pel ca.nnone cerchiato e rigato da 40, j quali avevano l'altezza di 0,47, un peso di circa 50 chil. , la forma esterna che si approssimava a quella dei proieiti Wbitwor_th, eci un vano interno capace di Girca 2 chil. di polvere , chiuso posteriormente con un tappo a vite . Il primo di q uesti proietti si tirò contro uoa piastra Marrel di 0,12, con una carica interna di 2 chil. racchiusa in un sacchetto d i lana; poi si t irarono tre proietti pi eni di sabbia per osservare se avevano una grossezza di par"eti s ufficienti per resistere all'urto contro le piastre, e fi ualrnente sì tirarono g li altri. due proietti colla carica interna racchiusa in sacchetti di, lana a più doppi. I rùmltati d i questi sei tiri es~g'~it.i : sempre a 15m e colla carica di 8 chi!. trov~rrsi descritti nello specchio seguente: /. I
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SPECCHIO dei risultati del tiro con proietti cavi cl' acciaio di PETlN-G AUDET . . • ~ i' . Bocca cfa fuoco
Bersaglio N. del colpo
Cannon e da 40 F. R . di sinistra cerchiato
30
Piastra colp ita Marre! Lli 0,12 (N. VI)
Il proietto si tirò normalmente contro il bersaglio e dopo il tiro si trovarono alcune scheggie conficcate nel ·terreno ai p iedi del bersaglio, la sua parte piena anteriore piantata nel la piastra per circa 0,10 e la sua parte posteriore proiettata indietro a forse 200 metri d i distanza. Il foro pratica,to nella faccià anteriore della
S ULLE P IASTR!è DJ COlUZZAT Ù.R A
piastra aveva il diametro di 0,19, e quando fu disfatto il bersaglio si osservò che qu,3sto colpo aveva pro• dotto nella, faccia posteriore un r igonfiamento assai pronunciato, attraversato · da due larghe fessure ·e contornato alla base da una s~repolatura per circa tre . quarti della periferia. La disposizione dei pezzi e l'osservazione delle feccie depositate su di essi provarono all'evidenza che la polvere ave·v a preso fuoco , ma restava incerto se il proietto fosse penetrato così poco per essersi rotto contro la piastra, o per l'accensione troppo subitanea della carica interna.
Bocca da fooco
Piastra col pita
Jkt·saglio N. del colpo
Cannone da 40 F . R. di sinist,ra cerchiato
40
Manel di 0,12 (N. V )
A togliere questo dubbio si tirò questo proiet10 ·riempito di sabbia che si ruppe trasversalmente a metà circa della sua lunghezz1,, ma riesci ad attraversare la piastra, lascjandovi un foro del diametro di ù,ÌB. Nella faccia posteriore della piastra si trovò un foro della forma ordinaria, mancante cioè dell'ultimo strato, cogli altri strati rivolti in fuori e separati g li uni dagli altri, e dalla murata si ·tolse la parte del proietto rimastavi conficcata e si trovò che la sua penetrazione fu d1 circa 0,30. La rottura. di questo proietto dimostrò che le paret' non avevano grossezza s·ufficiente per resistere all'urto contro le piastre, ma la sua penetrazione alq uanto maggiore di quella def proietto precedente, confermò il fatto dell'accensione. troppo subitanea della carica interna.
70
ESPEHIENW
Bocca da fuoco
Bersaglio N. del colpo
Caunone da. 40 F . R. di mezzo cerchiato ,
12°
SULLE l' IASTR!i: Dl C'.m.AZZA1'URA
P iastra colpit a Petin-Gaudet di O, 12 (X. llT)
Questo proietto, riempito esso pure di sabbia, si ruppe iu tante scbeggìe facendo n ella piastra un'ammaccatura profonda circa 0,06, d el diametro d i O, 113 sul fondçi e di O, 185 esternamente, e producendo nella faccia posteriore un r igonfiamento appena visibile avente alla base u na picccla screpolatura l unga circa 0,20. Questo colpo fece inoltre incurvare un poco la piastra ma non ebbe alcm1 effetto sulla murata .
-. Bocca da fuoco
Bersaglio N. del colpo
Cannooe tl a '.10 F . R. di destra cerchiato
ll•
Piastra. colpita
Marre! di 0,1 2 (N. I)
Il proietto , portato anch'esso al peso di 50 chi l. con una carica interna di sabbia, attraversò la piastra e la murata, lasciando nella pri ma un foro netto de l diametro di O, 17 ed accrescendo considerevolmente i dan.ni già esistenti nella seconda. Dopo il tiro si t rovarono nel proietto molte piccole screpola.ture, le quali dal la faccia piana superiore si estendevano fino alla corona anteriore d'a.lette, e q uattro scr epolature più grandi , passanti per quattro alveoli contigui. di cui una si arr estava alla corona posteriore d'alette e le altre dividevano
71
il proietto iu tre spicchi. Il diametro del proietto nel punto del massimo rigonfiamento si trovò di O, 168, e in. t al punto le screpolature longitudinali più grandi avevano una larghezza d i 2 a 3 millimetri. Nella faccia poster iore della piastra gli strati si staccarono gli uni dagli altri _e si piegarono s2nza rompersi, eccetto che nella parte superiore ove erano già stati rotti dal 6° e dal 10° colpo. Bocca da fuoco
Dersaglio N. del colpo
Cannone dn, 10 F . R. di sinistra cerchiato
22°
Piastra colpita M:arrel di 0,12 (N. IV)
Vedendo che questi proietti non res istevano all' urto anche contro le piastre meno buone, si prese il partito di tirare questo proietto colla carica iuterna di ~ chil. nel punto in cui P.sisteva già l'ammaccat ura prodotta dal proietto J ackson tirato al 16° colpo, sicchè la piastra presentava q uasi nessuna resistenza. E per impedire che il calorico sviluppantesi al momento d ell'urto si com un icasse t roppo rapi damente alla carica interna, facendola esplodere prima che il . proietto fosse penetrato n~lla murata, si r acchiuse questa carica in un sacchetto di lana, a due doppi per tutta la sua lunghezza ed a quattro doppi v-erso _la punta. Il proietto attraversò la piastra e la murata, • la q uale dietro al puoto colpito era g ià quasi interamente distrutta, e pare sia scoppiato dopo aver attraversato il bersaglio a cagione appunto della· poca resistenza incontrata. Ohe poi il pr oietto sict. scoppiato non si può mettere in dubbio, poich é insiem e ai pezzi anneriti dalle feccie della polvere si trovò dietro al
,
72 ESPERIENZE bersaglio i l ;;acc beLto _di lana per metà abbruciato, nè sarebbe stato sufficiente per altra parte l ' urto coutro una piastra già t anto indebolita per rompere il pr_o ietto in t an te sch eggie, alcune delle qual i penetrarono molto nel parapetto cui si appoggiava il bersaglio. Il foro praticat o nella faccia anteriore delìa piastra aveva i l diametro di circa O, l 'ì, e n ella faccia posteriore vedevansi accresciute le sfaldature prodotte dai colpi n° 2, Ili e 17.
Bocca da fuoco
I Bersaglio K. del colpo
Ca nnone d,1 40 F . H.. d i sinistr.: ccrcliia to
Pi?.strn colpit.1,
J\farrel tli O, 12 (N . .LV)
Questo proietto, caricato int ernamente con 2 chil. di polvere racchiusi in un sacchetto di · lana , a tre doppi verso la punta èd a due doppi per la r imane :it e lung hezza, attraversò esso pur e il bersaglio lasciando n el'.a piastra un foro d el diam etro di 0.17. Anche in questo caso deve essere avvenu to lo scoppio, giacché dietro :il bersag lio si trovò il sac_ chetto iri part e ab bruciat o, ma par e ch e il pr·oiett o sia scoppiato dopo aver oltrepassato la murata, altrimenti avr ebbe prodotto su di essa effetti molto magg iori. E_;;so si ruppe in due parti , se• con do due scr epolature longitudi nali le quali, parten do dal l'estremità di una corda dist~nte d ue centimetri dal diametro dell a faccia piana anteriore, andarono
SULLE PIASTRE DI CORAZZATURA
73
quasi a riunirsi verso la par t e inferiore , ove staccassi una scheggia, e attorno alla. testa si manifestarono molte screpolature di poca entiUt. Qu esto colpo poi , oltre all'aver accresciuto considerevolmente i danni gìà esis tenti nella piastr a , ne staccò l'angolo superiore destro secondo una sezione di rott ura passante pel foro del 17° col po . Questi risultati dimostrarono l'impossib ilità di pot er lanciare p roiett i cavi col cannone da 40, giacchè p er avere una carica interna capace di produrre un cer to effetto_ bisogna ridurre talmente l a grossezza delle pareti ch'esse più non r esistono all'urto con tro le µiast re, quan d'anche l'acciaio impiegato n ella fabbricazion e de i p roietti s ia della niigliore qualità. Ciononostante queste ' esperienze furono per noi importantissime poiché, avendo accert ato il fatto che la car ica interna si accende pel _solo çalorico sviluppato nell'urtu, si potranno usare col can non0 d'acciaio da cent . 22 proietti cavi i quali, aven do la puntà e l e pareti d i maggiore g rossezza non si romperanno urt ando contro le piastre, ·m a scoppieran no dop o esser penetrati nel fian co delle navi recandovi incalcolabi Ii danni . Queste esperienze valsero fi nalmente a confer mare quant o si d.isse relati va mente alle piastre, perocch é basta confrontare i . riS~lltati ot tenuti coi proietti pieni di sabbia per vedere quanta differenza può esser;vi anche t ra pia~tre d'ugu ale grossezza e provenienza, e quanto sian o inferiori le p iastre Marre! a quelle di Petin e Gaudet . Trnr OBLIQUI. - Se condizione indispensabile p er arrivare a forare le piastre fosse q uella di colpirle normalmente., se una piccola obliqi;iità n el tiro fosse
74 ESPERIENZE sufficiente per far rimbalzare il proietto sulla loro superficie, i risultati ottenuti col cannone da i:30 a 1000 metri e col cannone <la 40, ed i proietti Krupp e di Bochum perderebbero molto della loro importanza, potendo occorrere ben soventi in pratica di dover tirare contro un bersaglio con una considerevole obliquità. Era dunque deJ:a masslma importanza lo studiare gli effetti del t iro con grandi inclinazioni, e a tal fine si tirarono tre proietti temprati di Petin -Gaudet, colla carica di 8 chil., contro d\le piastre Marrel ed una Ansaldo, sotto gli angoli di circa 33,3 1 e 44 _g radi, e si ebbero i risultati descritti nello specchio che segue :
SULLE PIASTRE DI CORAZZATURA 75 fiament0 attraversato e circondato da screpolature. Oltre a questi guasti ., che si e3tendevano per circa 0,70 in lunghezza e 0,45 in a·1tezza, si osservò che questo colpo aveva molto incurvata la piastra ed aveva sollevato i o essa unft falda nello spazio e ompreso tra il punto colpito ed il foro n° 10. Per effetto di questo
SPECCHIO dei 1.·isultali dei proietti temprati cli PETIN-G AUDET tirali obliquaniente . o
IBocca da fu oco Bersaglio zo .o
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Cannone da 40 di dcstrn 14° 18,00
F. R.
Inclinazione Piastra colpita del tiro
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- -33°. 17'
Marrel di 0,12 (N. I)
cerchiato
Il proietto urtando la piai::tra si rnppe longitudinalmente in due pezzi, ma pen etrò per tutta la sua lunghezza. facendo un foro el ittico coll'asse maggiore orizzontale di 0,34 e l'asse ìnioore di 0,175. Questo colpo r ecò alla murata molto minor danno dei tiri Hormali, ma danneggiò maggiormente la faccia posteriare della piastra. poichè da una parte del foro separò tutti gli strati., mandando gli ultimi in ischeggie , e dall'altra produsse un notevole rigou-
tiro si sch iantarono tre delle viti che fissavano la piastra, e questa si inclinò in avanti st~ecàn~osi su·_ pé·riorment.e circa O, '2,0 d alla murata e rnrnaccrnndo _d'. cadere. Giova notare che essa era fissata con viti corte, le quali non potevano far gran presa ~el le~ gname del b ersagl io g ià molto danneggiato dai colpi precedenti , ma è certo che q nesto col po tormentò maggiormente le viti di quello ch e avrebbe fatto un tiro norma.le . Nella parte del proietto che colpì l a piastra. si osservò una forte depr essione sulla faccia
76
77
ESP ERIENZE
SULL E. P IASTRE DI COR.AZZ ATURh
anteriore con molte screpolature nella parte ogivale e sulla superficie cilindrica da cui mancava pure una scheggia.
la piast ra · dalla murata p·roducendo la rottura di due viti. Nella faccia posterior e della piastra a pparve un foro · di forma elittica, avente quasi la fo r ma di JO imbuto, - perocchè la -maggior parte degli strati andò in ischeggi e, ec,~etto cbe dalla . parte destra ove staccassi soltanto l' ultimo strato . Il proietto si ruppe quasi longitudinalmente , ma si ruppe pure trasversalmente circa a ll'a1t,ezza della corona anteriore
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P' . Jj Bocca da fuoco Bersaglio z.o o ii21 ~9 Inclinazione del tiro 1astra co1pita
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Cannone da ,10 di destra ]i'.
R.
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31°. 23
cerchi::tto
jyL'l.1Tel di 0,12 (N. II)
I
Questo proietto, bencb,3 colpisse · la piastra in un punto 111 cui presenta.va tutta la sua r es·istenza., penetrò per tutta la sua luug:1ezza e fece un foro elittico
d'alette,
é
nei suoi · peizi s1 notò l'esistenza di n1olte
screpolature e la m.a ncanza di parecchie scheggio.
lBocca lla, fu oco Bers,1gli o ©
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coll'asse maggiore di 0,27, formànte un angolo di cir ca coll'orizzonte, e l'asse minore di 0,17. Questo colpo fece screpolare il dornii.in te e staccò esso pure
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Inclinaz ione Piastra colpita del tiro
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Cairnone e.la 40 di sinistra 2 1° -24,00 1 F . H., cerch,iat_o. •
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o gradi
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-140_ 19
A nsahlo (N. I)
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Il proiètto si ruppe in due pezzi, di cui uno cadde a piedi del- bersaglio e l'altro rimbalzò a forse 500 metri di distanza, ma pr odusse nella piastra un incavo che si può considerare come formato da un quarto d'elissoiàe di rivoluzione · col semi-asse maggiore di 0, 14 ed il semi-asse minore di 0.09, e da un quarto di sfera di 0,09 di raggio. Nella faccia posteriore della piastra si tro vò un piccolo rigon fiam ento fianch eggiato da UO<i screpolatura irregolare, e nei p ezzi io cui si . ruppe il proietto s'osser varono le solite scheggie e screpolature. Riflette ndo ora, che la piaEtra Ansaldo era forse la. più dur a tra quelle esperim '°ntate, e che i proietti temprati di Petin-Ga udet si dimostrarono piuttost o fra-
78
ESP1rnrnNZE
SULLII PIASTRE DI GORAZZATU\lA
gili in tutti g li altri t iri, può ritenersi che c , n l,uon i proietti si potrebbe giungere a forare le piastre ordin arie anche sotto inclinazione prossime ai 45 gradi. Ora è manifesto esser e quasi impossibile che si presenti il caso di dover tirare con obliquità così. grande, quindi il dubbio che i proietti cilindrici d'acciaio abbiano a produrre poco o nessun e!Tetto quando colpiscano u n poco obliquamente le piastre, cade davanti all'evidenza dei fatti, ed i nsultati ottenuti nel corso di queste esperienze rappresentano esattamente quelli che si avrebbe in pratica . T 1R1 DI NOTTI~. Una esperienza non meno interessante fu quella di tirare contro le piastre un proietto d'acciaio ed uno di ferraccio a 300 metri di distanza. in una notte oscuris,,ima. Questi due tiri si fece ro con un cannone da 40 F . R. cerchiato della Marina, colla carica di 7 chil., e si ebbero i seguenti risultati :
SPECCHIO dei risullctli clei tiri esegtiiti cli notte. o
E<
Bocca da fuoco
Bersaglio
· o
zo
Cannone da, 40 F . R. di -destra cerchia.to della l\Iarioa
Proietto
Piastra colpita
di ferraccio
:Marre! <li 0,12 (N. Il)
Q
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16°
Nell' urtare la piastra il proietto si ruppe in tante scheggie le quali apparvero luminose, onde si v ide una fiamma vivissima nel punto colpito r.on mille sprazzi di luce in varii sensi, presentandosi rosi lo spettacolo di un vero fuoco d'ar trfizio. I! proiett o colpì la piastra nell'angolo superiore d i destra ove era malissimo appoggiata alla murata e né staccò un pezzo che si rinvenne poi dietro il bersaglio.
Bocca da fuoco
I.
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"" Bcrsaoalio z. e Proietto <;
Piastra col1>ita
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Cannone da, 40 F . R. tli destra 17° d'acciaio Pet,in-Gaudit cerchiato della Marina della Marina
:Marre! cli 0,12 (N. III)
Questo proietto andò a colpire la piastra molto vicino al foro del 9° colpo, ed incontrò quindi poca re::;istenza . Al momento deH'urto si vide una luce viva e istantanea attorno al punto colpito , come se il proietto fosse stato avviluppato da una fiamma, ma questa luce era molto meno intensa di que1la osservata al colpo precedente , nè si videro quegli sprazzi di luce prodotti in quel colpo dalle scheggie di ferraccio, Nella parte anteriore ·della · piastra si trovò un foro del diametro di O, Hl, e nella faccia posteriore si trovarono mancanti gli ultimi strati attorno a questo foro ed a quello del colpo n° 9, sicché per uno spazio considerevole la grossezza della pia~tra era ridotta a 5 centi metri. Dopo questa esperienza è facile spiegarsi come il calorico che si svi luppa al momento dell'urto possa bastare a far esplodere la carica interna di un proietto cavo, e r iflettendo che ogni sviluppo di calorico rappresenta un d eterminato lavoro meccanico , si può im maginare quanto g rande cleve essere il lavoro assorbito dalla deformazione di un proietto di ferraccio, e come sia quindi necessariiL per esso una forza viva mol to maggiore di quel la che si richiederebbe per produrre lo stesso effetto con un p roietto che non si avesse a defor mare.
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ESPERIENZE
ELE~ CO •lei th•i
81
SULLE PIASTRE DI CORAZZATURA
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Bersaglio 1hi destra. o ~
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Bocca da fuoco
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Cannone da 40 F . R. cerchiato della 1\farimi., N. 1G9. - 6,00 7,00 " " Gat1none da 80 liscio della \1:al'ina, N . 61. 11,00
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30 40
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Cann. cla40JI. R. cerch. •della Mar ina, N. 169
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Cannone da 80 liscio della Marina, N. 61 11,00 Cannone da 4,0 F . R. 8,00 cer cliia.to, N. 8286
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12°
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C::tnnone clii F. R. cerchiato, N. 62 Cannone da 40 F . R. cerchiato, N. 8286
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Cannone da 40 F . R . cer cliiato della i\farina, N. 169.
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Cannone da 40 F . R. ccrcliiato, N. 8334
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20° 2 1° 22° 28°
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52,lOO Proietto d'acciaio P etin -Gamlet della )Vlarina 52,000
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Osserva~ìoni
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51,800 52,050 · 30,000 51,400 51,700 51,200 50,000
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96,01 96,01
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sferico d' acciaio di P etin-Gaudet d' acciaio Ansaldo t emprato " D iettri~h
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caw Petin-Gautlet, simile al proietto WWworlh
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. sferico d'acciaio di Petin-Gaucl et . ' d'acciaio P etin-Gaudet della Marin é'I . " " '
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Vilocità a 4-0m ilell:1 ~9cca 309
d'acciaio P et in-Gaudet
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temprato
cli ferraccio comune d'acciaio P etin-Gandet clella i\farina
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K rupp della 1' marca , 2•
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Riempito <1i saùùi:1
30 4• 5h
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non tempr. a testa conv. P ct in-Gau1et,m za mma A,;No x r, voJ. n 1. -
6.
288
Coll'J nclinazione tli'33° > 31°
T iro di notte
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82
SULLE P!ASTHE Dl GORAZZ.HU_lU
ESPERI_ENZJ:J:
B ersaglio
di mezzo.
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Bocca da fuoco
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impiegata
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Cannone da 40 F. R. cerchiato, N. 8286
8,00
20 30 40 50 6" 70
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Osservazio-n·i
Specie del proietto
Piastra colpita
A.::s .a --~ 15,00
.,
Brown di 0,14 N.
0.2,000
VI
Proietto d'acciaio Petin-Gaudct temprato
P etin-Gaudet di 0,15 N. v Millwall di 0,127 N . Iv Petin-Gaudet di O, 12 N. m
s•
Charrière di 0,12 N . , Brown di 0,14 N. v1 52,200 M illwall di 0,127 N. Iv 52,00.0 I Charrière cli 0,12 N. I ' Petin-Gaudetdi 0,12 N. 111 50,000/
90 10° 11• 12° 13°
========= = == ===:== = ======;
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"' ~<l) §
Cam1one da 40 F . Il. cerchiato, N. 8334
14° 15° 16• 17° 18° 19° 20° 21° 22° 23° ' Cannone da 80 F. IL cerchiato, N. 62 . 16,00 1000,00 24° Cannone da 40 F. R. cerchia.to, N . 8334 8,00 15,00
della Marina
temprato cavo d'acciaio Petin-Gaudet di forma simile a qur.llo Whitwort.h. di ferraccio fuso a freddo a testa convessii
50,500 50,100 51,100 '19,800 44,700 Brown di 0,14 N . vr Petin-Gaudet di 0,15 N. v H ,400 52,800 Brown di O,H N . v1 52,300 Millwall di 0,127 N . IV 51,800 51,200 Brown di 0,14 N . vI Millwall di 0,127 N.
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Petin-Gaudet di 0,12 N . m 96,000
Brown di 0,14 N.
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83
d'acciaio Burys Venlié (col 11° 1) (col n° 2) Ilesserner Dicttrich
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Petin-Gandct con alette di rame a (.cita conmsa, sinn marcii col n" 1
50,000 49,800 50,000 49 1000
col n° 2 col n° 3 AN,:o
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111. -
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84
SULL.E PUSTllE DI CORAZZATUH.A
Segue l1ersagl/o (li mezzo. 00
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Bocca da fuoco impjegat(l.
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Cannone da 40 F . R. cerchiato, N. 8334
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CL.arrihe cli 0,12 N.
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Brown di 0, 14 N .
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di Bochum a testa ogivale, C•J l
11°
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Petin-Gaudet a testa conv., col n° 1 col n° 2 Krnpp, 5• marca
4•
55,000
di Bochum a testa ordin., col 11° 1
55,500
col n° 2
57,000
col n° 3
(,6,400
col n• 4
54,600
a testa piÌi accurnia:1ta, col n° l
56,400
a testa ordin., col n" Il
51,000
Krupp, 1' marca
5G,300
di Bochum a testa onlin., col 11° 4
56,~00 50,900
Krupp, 5' marca
51,JOO
VJ
Mill wall di 0,127 N.
" Olrnrrière di
II
.. Krupp, 2' marca
52,,100
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Proietto d' acciaio Krupp, 3• marca
53,000
49,50011 " " Petin-Gaudet cli 0,12 N .111 51,800i:
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Osscrvaz-iani
S1/,ecie del proietto
55,000
Petin- Gaudet cli 0,15 N. v 49,800
Cha.rrière cli 0,12 N. u
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col n° 3 5'
di Iloclnu~ a testa ogiva.le; wl 11° 3 col 11° 4 Krnpp, 3a marca di ferraccio Glisenti d' acciaio Krnpp, 5' marca
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86
ESPERl:CNZK
87
SULLE Ì'IASTRE DI CORAZZATURA
di sinistra.
Bers(tglio Bocca da fuoco Piastra ~olpità
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Cannone da 4.0 F. R. cer chiato, N. 8286
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Cannone da80 'F. liscio della ])farina, N. 61 l.1,00 CanoJne da 40 F. R. cerchiato, N . 8286 s,oo
12° 130 140
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25° 26° 270
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14,00 15,00
Mancl
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Cannone da 40 F.!isrfo
5,00
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Cannone da.80 ~'. liscio della l\larinn , N. 61
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IV
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I
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Proietto dì ferraccio Glisenti d'acciaio Pet in-Gaudet temprato cavo d'acciaio Petin-Gaudet di forma simile ai proietti "\Vhitworth
Carica in terna 2 chil. Pieno di sabbia
d'acciaio Ilurys Ansaldo Bcsscme1·
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Petin,Gauclet temprato
I·
"· Brown di ferraccio Glisenti
47,900
47,100 51,750 51,900 5J,900 52,400 51,800 51,100 52,100
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Ca.nnone da 4Ò F . R . cerchiato, .N. 8334
47;700 50,000 50,000 44,500 44,900 50,000 51,200 51,500
V
" -V II
di 0,11 di 0,12 '' ', '. di 0,11 di 0,12 n di 0,11 • Ansaldo di 0,12 "
}60
23°
V
di 0,11 ' di 0,12 ",
150
170 18° 19° 200 210 22°
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so
110
VI
"
7'
90 10°
•'
Osservazioni
Specie del proietto
impiegata
•
15,000
d'acciaio .Tackson a testa ordinaria convessa ordinaria B rown Verdié (col 11° 1) (col n° 2) Petin-Gaudet temprato
Coll'inclinazione di 44°
cavo d'acciaio Petin-Gauclet di fornrn, simiie a i proietti Whitworth .
Carica interna 2 chil.
Palla da 40 di ferraccio
.
Polvere frn.ncese
da 80 di ferraccio
VI
·I ·I
..
8H diritto l 'autore presso gli artiglieri di Europa, sia perchè fu pure da noi, sebbene in p iccola scala, esperimentato. Il sistema del generale Timmerhans appartiene alla classe delle bocche da fuoco in cui il proietto è forzato n elle righe p er espansione , quali sono quelle state adottate dagli Stati-Uniti d'America e dalla Svizzera, e consiste, a detta del suo inventore, in un cannone caricantesi da lla bocca, cbe non escl ude però il caricamento i:;er la c ulatta, ed avente quattro righe poco profonde, il quale numero avrebbe potuto essere an che · aumentato, quando se ne fosse riconosciuta la convenienza. Il proietto, il qllale ha molta analogia col proietto Schenkle americano, com e già fu notato p<trlando dell'artiglieria federale ameriGaua. , h a la forma conica-ogivale ; non è munito di alet te n è di alcun altro peu.o di rapporto, e la sua parte posteriore l eggerm ente conica s'imbocca in un tacco di cartone, il quale per effet to d'esplosione della carica v enendo spinto contro il proietto, si dilata, s'iuforma nelle r ighe e gli comunica COHÌ il 10oto di rotazione. La p arte del proietto che s'introduce nel tacco .porta nel senso della sua lun ghezza quattro scanalature di poca profondità, le quali ham10 per ufiìzio d'impedire che il tacco possa percorrere le righe senza comunicare al proietto il suo m oto di rotazione, ed all'unione dell'ogiva col cono-tronco havvi praticata all'into r no u~'altra scanalatura assai sensibile in cui si avviluppa ESPOS:ZIONE D I AH'J'!GLlER IE IUGATE
ESPO SI ZI ON E DET
PRINCIPALI SISTE~UIll ARTIGLIERIE lllGATE · ES T ERE
C()l,Tll'l1 AZIO)! r,:
(1).
Sistema Timmerbnns. ,.
Fra i molti e svariati sistemi di cannoni rigati, dei quali i più essenziali già. furono descritti i n questo g iornale, merita pur e di esser ricord<'!,tO, q uant unque non sia stato adcttato da alcuna potenza, quelÌo dovuto al generale Timmerhaos, del-l 'artiglieria belga, sia per la grande est,imazione di cui gode a buon (1) Vedi R i vista militare ital·i a11a, anno u, voi. rn, pag. 149 e vol. 1v, pag. 402, e anno x, voi. u, pag. 28 e 181. •
•
: r
90
ESPOSJZtmm
d~l fi lo c~e s_porgeudo all'infuori deve avere per effetto d1 far comc1dere l'asse del proietto con queHo dell'anima. Il tacco ha esternamente la stessa forma dell'anima della bocca da fuoco, ed il suo incav·o è fatto a cono-tronco come la parte del proietto che è destinato a ricevere; esso è formato con della carta avvolta ed·incollata più volte sopra sè stessa e quindi immerso, prima di essere interamente essiccato, in un bagno di sevo liquefatto. . Il cannone Timmerhans lancia, oltre la scatola - ordina'.ia di metraglia, dei proietti pieni, delle granate e dei Shrapnels, aventi tutte tre le specie la stessa forma, lo stesso peso uguale una volta e mezza quelìo della palla, sferica di egual calibro, ed essendo proiettati colla stessa carica corrispondente ad 1/5 del peso del proietto. La spoletta nella granata è collocata nel modo solito sul vertice dell'ogiva ed il fuoco le è comunicato dai gas svolti dalla combustione della carica. Il dotto generale belga, in una memoria da lui scritta sul finire dell'anno 1860, dopo aver preso ad esat:Le i di versi sistemi di artiglieria rigate scelti fin allora dai vari Stati, o che si trovavano tuttora in prova in quell'epoca, ed avere enumerati i molti inconvenienti inerenti a ciascuno di essi, proponeva come la soluzione pit1 soddisfacente dell'arduo problema, l'adozione di questo sua sistema· col quale egli aveva i~ mira e si riprometteva di ottener.e alcuni principalissimi vantaggi. I quali sono: maggiore solidità; semplicità e mobilità di tutto il sistema; munizionamento più copioso e leggiero, e di una fabbricazione più facile e meno costosa; maggiore esattezza e regolarità nei tiri, gittate non inferiori a quelle dei cannoni francesi, ed una traiettoria più tesa alle brevi distanze e quindi
Dl AHT!GLIERIE RlGhit
9.l
una maggiore probabilità di col pire ; tiro di rimbalzo di stric;cio altrettanto efficace e regolare che quello dei cannoni lisci; possibilità di tirare proietti pieni uniti al loro cartoccio, ciò che rende assai più r apido il fuoco , ed anche proietti sferici, utilizzando così quelli antichi esistenti; servizio della bocca da fuoco facile e spedito; degradazioni dell'arma e delle righe minori -che negli altri sistemi; non rr:aggioretormento dell'affusto, e finalmente facilità di poter trasformare con poca spesa le vecchie bocche da fuoco liscie. Uni t~mente alla memoria precitata e ad alcuni altri documenti r iferentisi · allo stesso soggetto , il nostro governo avendo ricevuto dal Belgio, nel mes<; di luglio 1861, un cannone da 4 da campagna del modello proposto dal Timmerhans coi proietti pieni, granate ed accessori necessari al servizio ài ur a tal bocca da fuoco, venne stabilito di intraprendere con esso alcuni esperimenti, quautunque non fossero ignoti i gravissimi inconvenienti che presenta l'llso dei proiet,ti espansivi, nè si potessero per certo egualmente ammettere tutti i pregi che l'irntore volle attribuire al nuovo suo sistema. Non v i ha dubbio che alcuni di essi sieno incontestabili, e sopratutto la semplicità, solidità e mobilità dell'io.ter a sistema, la speditezza e facilità nel servizio della bocca da fuoco. Difatti il proietto da 4 non pesando che 3 cbilogr., il munizionamento riescirà più leggero, ed un maggior numero di colpi potrà esser contenuto nei cofani; _d'altra parte non avendo nè alette di zinco, nè fasciature di piomb0, nè altre aggi unte di simil fatta, deve esser e di una fabbricazione non meno facile ed economica di quella dei proietti sferici, oè andar soggetto a degradarsi in servizio, e specialmente nei trasporti, come i proietti e;;
92
ESPOSIZIOKE
con alette di -zinco o di altro metallo cedevole, i quali , ove non sieno convenientemente determinati o fa bbr!cati, talvolta s'inceppano-nel caricamento, e sempre esigono per parte dei serventi nrnggiore attenzione ad essere introdotti-nella bocca del pezzo. Similmenti-' l'anima e le righe del •cannone debbonsi conservare assai meglio che in ogni altro sistema, supposto che il tacco si forzi sempre fra le righe ed il proietto, im_perocchè il cartone con cui esso è formato essendo più molle _e d elastico del piombo e del zinco, esercita nel tiro un'azione assai meno dannosa, e pare debba impedire affatto gli sbattimenti del proietto nell'anima dellu bocca da fuoco, i q uali non possono dirsi completamente annullati nel sistema francese. Ma p'e r l'opposto non puossi con eguale sicurezza ritenere che desso offra realmente tutti gli altri vantaggi più sopra enumerati, e tanto meno quelli dell'esattezza e regolarità dei tiri, per ottenere le quali richiedesi che il tacco si forzi nel tiro sempre nello stesso modo, vale a dire che si qilati egualmente nelle righe e nell'anim}i, del pezzo, aderisca in modo invariabile sulla parte conica d el proietto comunicandogli lo stesso suo moto di rotazione senza girarvi attorno, e che il suo asse e quello del proietto coincidano coll'asse del cannone affincbè non succeda che il proietto esca dalla bocca del pezzo con una direzione obliqua all'asse di questo, E siccome la maggiore o minore durezza ed elasticità del tacco d'.1 una parte, e dall'altra il modo variabilissimo con cui agiscono i gas della polvere e si eseguisce il caricamento della bocca da fuoco, possono da un tiro all'alt ro variare sensibilmente il forzamento del tacco e quindi modificare la forza di -proiezione in grandezza e direzione, ne consegue manifestamente
DI ARTIGLIERIE RrGATE
93
che il tiro non potrà avere tutta quella aggiustatezza e regolarità che sono desiderabili e che l'inventore afferma. La previsione di questi difetti era del r esto abbastanza avvalorata da quanto lo stesso generale -· Timmerhans raccomandava in talune istruzioni ch'egli trasmise in iscritto per servire di norma alle esperienze che stavano per intraprendersi presso di noi. · , Pour le boulet, egli diceva, le sabot _ne doit-pas • ètre très-dur, pour l'obus il doit l'ètre davantage. , La dureté convenab]e du sabot doit ètre obtenue • non pas par une dessication plus ou rnoins complète , avant de le plorlger daus le bain de suif fondu , • mais en réglant la pression dont les effots sont du• rables . » - Ed altrove: « On engagera -le projectile « dàus le sabot de .manière que les axes des deux « corps co'incident et on les maintiendra par quelques , bandelettes de toile. » , Ora non sernùra che nè l'una cosa nÈ> l'altra sieno facilmente conseguibili in pratica , e l'usare tacchi di diversa qualità per i proietti pieni e le granate non può a meno di essere causa di confusione e di perdita di tempo. Quand'anche poi per mezzo di una ben intesa fabbricazione e di peculiari a.vvertenze si riescisse ad ottenere sempre tacchi delle volute qualità ed a procurar loro quel giusto grado di durezza e di elasticità richieste per un forzamento conveniente , non sarebbesi tuttavia sicuri che, dopo un prolungato sog- · esser e n , dopo lundh o i trasporti, dopo . g iorno nei ma0":1zzini andati soggetti a tutte le vicissitudini at mosferiche, si conserverebbero di buon servizio e senza d eformarsi, non potendosi credere che il sevo, soggetto a rancidità · ed alla muffa, sia st1fficiente a ben guarentirli dall'azione dell'umido e dai forti calori. A chiarire questi
9-1
ESl'OSIZIONR
d ubbi sareb be stato necessario mandare ad effetto una serie completa di esperienze, ma non avendosi a disposizione che 100 proietti pieni e 25 o-ranate, fù forza limitarsi a provare l'esattezza di tiro, /per du~·distanze soltanto,_i rn pie~ando i tacchi quali erano stati spediti d~l Belgio. Tali esperienze ebbero luogo sulle lande d1 San Maurizio nell'autunno del 1861 (1), ed il cannone )Il esse adoperato er a d 'acciaio caricantesi dalla bocca del calibro di rnill. 85,2 del peso di 382 chilogr., avent~ (1) Contemporan eamente a queste csperien,:e se ne effettuarono alcune altre con u~ cannone del !llOdelJo Armstrong che il governo no~tr~ .aveva fatto mcetta.re in Inghilterra. nell'intento che anche da noi s1 facessero degli studii sopra un sistema di arti()"lie1fa rio-at.a ?i cui si menava allora tanto grido, principalmente che i: quell'ei:oc: 11 nostro armamento si trovava tuttora in uno stato provvisorio ·e non erano per nncù ben stabi lite le idee a quale dei molti sistemi sorti per ogni dove meglio convenisse dare la preferenza. Siccome però la bocca da fuoco cd i proieHi stati pronisti da uu faùbricant.e che non era il signor Armstrong, pres_c ntavano molte imperfezioni ed erano costrutti bensì a simili tudine del modello di quest'ultimo ma non coi vari met odi per esso seguìti; i risultati che se ne otten:1cro fnrono infelicissimi e tali da non potervi attribuire un serio valore, motivo per cui non si è creduto di tenerue in questo giornale mag_g101:mcnte parola. Solo sarà bene far sapere che rlopo 15 o 20 col pi . fatti con quel cannone, si manifestarono nel sistema di chiusura cle"'li indizi di sfuggita di gas i quali andarono ognora crescendo al pun~o che, dopo una t rentina di spari, si osservarono diversi solchi tanto nell'ot turatore che nell"orlo ciel fÒndo dell'anima; ed il servizio della · bocca da fuoco era reso oltremod,J malagevol e per la difficoltà clic ~'i ncontrava nell'estrarr e il cuneo di chiusura, malgrado si avesse J'avv_ertenz;i. di rip'.1lirlo accuratamente ogni 3 o 4 spari. Col progred_1r~. delle esperienze questi inconvenienti si fecero ognorn pi1ì sens1b1lt a s_cgno ch e, termina.ti i LGO spari prescritti, l'otturatore ri uscì affatto fuori di servizio, sebbene durante il t iro si fosse ricorso a.I ripiego di limarne leggermente i fianchi per ritomàrlo itlle primitive sue dimensioni e potetlo cosl introd.urre nel conispondente foro della culatta.
DI AHTJGL!ERIE RJG ,\TE
1)5·
quattro righe a ::iezione circolare cli mi'll. 2, 5 ùi profondità e di una larghezza eguale all'ottava parte d ella circonferenza dell'anima, volte da sinistra a destl'.a col passo di metri 2 , 500. I proietti pien1 avevano il peso voluto di 3 ch ilogr., mentre le granat e ch'erano di quelle primitivarn ente ideate e riconosciute in seguito d ifettose, non pesavano che due soli cbilogr., il qual peso era stato in appresso dall'autore accresciµto ed eguagliato a quello d ei proietti pieni . L'altezza esterna dei tacchi era di mill imetri 75, la profondità dell'incavo t roncoconico di mill. 60, la grossezza del cartone di m illimetri 20. Si tirò contro un . benaglio reticolato della larghezza di metri 20 e dell'altezza di metri 14 alle distanze di 1000 e di 200'0 metri coi proietti pieni, ed alla prima soltanto colle granate; se non che il -n umero disponibile di · queste ultime era così ristretto ch'esse vennero tutte i mpiegate alla ricerca dell'alzo necessario per colpire il bersaglio , e non poterono quindi dare risultati di sorta fuorchè quello che il tiro con simile proietto doveva essere di ben poca regolarità. Dei cento proietti pieni lanciati, venti per ogriuna delle due distanze servirono· a lla determinazion e dell'alw convenien te, per cui rimase appena una tre1-itìna di colpi per apprezzar e la giustezza d el tiro, che fu trovata essere la seguente :
96
Dl ARTIGLIEUJE RIGATE
ESPOS IZIONE
CANNONE TIMMERHANS Proiett9 pieno -
Distanze
Gittate medie
Carica di chilog. 0,600
Numero
Deviazione misurata sul t en eno oriizootale
----------------I ------I
dei colpi in giUata in metri · sparati registrati massima media
matsima I media
1000
1330
30
30
465,00 91,43
44,00
5,64
2000
2125
30
i4
239,00 49,56
46,00
7,16
di tiro in me~1j
laterale
NB. -Alla distan7,a di 2000 metri 5', proietti non essendo stat.i forzati e non avendo perciò ricevuto il voluto moto di rotazione diedero dei risultati che furouo considerati per anomali e di cui non si tenn e conto nel fare la media.
Questi risultati sono sicuramente ben lontani dàll'es:sere soddisfa(;enti, tuttavia non sarebbe giu~to argo mentar~ solo da quei pochi colpi esegtliti per condannare addiritura il sistema sotto l;aspetto dell'esattezza del tiro; E invero un successo di gran lunga migliore fu . ottenuto in Svizzera dove :o stesso sistema venne in più vasta scala esper imentato di confronto a quello proposto dal colonnello Miiller ed ora adottato dalla confederazione Elvetica. Nel rapporto diretto al capo del dipartimento militare federale dalla commissione d'artiglieria incaricata di compiere quelle .esperienze comparative, si legge che nei tiri fatti a Tboune nel mese di marzo 1861 col cannone da 4 del modello Timmerilàns, si ottennero coi proietti. pieni sino alla distanza di 4f>00 passi dei ris ultati eccellenti per l'esatteza di tiro e non inferiori a quelli forniti dal cannone Mùller. Nelle prove poi eseguite colle granate s1 osservò che
97
quelle le quali érano state ab bastanza fortemente ricalcate al fondo dell'anima per loro far prendere una posizione conveniente rispetto all'asse della bocca da fuoco, arrivavauo al bersaglio con altrettanta regolarità dei proietti pieni ma non scoppiavano, laddove ricalcando leggermente, ciò che dava una meno esatta posizione al proietto ed al suo tacco nell'anima, l'accensione della spoletta e lo scoppio della granata erano resi pos;;ibili, ma si avevano per contro una minore gittata e delle grandi deviazioni laterali . Le esperienze furono continuate nel · mese di giugno dello stesso anno, .e dalla; relazione medesima risulta essenzialmentè: 1° che l'esattezza di · tiro dei proietti pieni si conservò anche in questi nuovi tiri assai soddisfacente, quantunque lasciasse alcun che a desiderare la loro regolarità dipendente appunto dal ,,aria modo .di comportarsi dei tacchi di carta impiegati e dal più o meno adattato collocamento d<\i pr oietti rl~ntro dei medesimi; 2° ~cp.e la questione dell'accensione della · spoletta potè considerarsi come risolta, sebbene la riuscita. o non riuscita dipendesse da un nonnulla , e fosse necessaria molta precisione ed abitudine-nel maneggiare il proietto; 3° e finalmente che il sistema Timmerhaos del pari . che tutti gli altri sistemi ad espansione, . come già altrove fu rilevato in q uesto giornale, non permette l'uso dei tiri v8rticali od al. meno non offre con questi alcuna esattezza, una de bole carica non essendo sufficiente a forzare il tacco tra il proiet.to e le righe in maniera da imprimere una buona direzione alla granata. Questi fatti, le prove pure e:Iettuate con vario sue_ cesso nel Belgio, e la differenza istessa dei risultat i avuti in diversi paesi ed ili epoche diverse, provano
98 ESPOS1Z!0\1 E DI ARTlGLllèR!lè H!GATE sempre più che l'elemento principale del s istema in discorso non è già la bocca da fuoco od il proietto, ma sibbene il tacco, e che perciò la possibilità di poter impiegare con vantaggio _simili artiglierie iu guerra dipende sopratutto dalle condizioni di fabbricazione delle loro mun_izioni, dalla loro conservazione nei magazzini e uei trasponi, e dall'abilità _dei cannonieri nell'eseguire il· caricamento del pezzo . Una lunga esperienza avrebbe sola potuto determinare sirao a qual punto tutte queste circostanze possano realizzarsi nella pratica, ma siccome la situazione generak d'Europa non permetteva allora a nissuna potenza d'imprendere consimili stuci, d'un esito d'altronde assai dubbioso, nè di differire più a lungo l'adozione di un cannone rigato il quale rispondesse egualmente bene a tutt~ le esigenze della gue;ra, così non solo il nostro governo, ma anche quelli della Svi;:zera e del Belgio furono indotti a rigettare il sistema proposto dal generale Timmerbans , eh~ ·era pure stato riconosciuto dotato di mob pregi e suscettibile di non pochi miglioramenti. (Dal Gio1·nale Ìi'artiglie1·ia)
Col fascicolo del mese entrante inizieremo una particolareggiatissima narrazione delle operazioni della guerra in corso in Italia, attingendo alle fonti uffiziali, per quanto è fattibile averne per ora. In tale intendimento diamo con questo fascicolo la carta del teatro della guerra. T AGLIA:-1O
GAETANO,
Gerente.
GLI
SCRITTORI ITALIANI CITE
_,,.
DETTARONO SULLE FORTIFICAZIONI Al TE~IPI PRESENTI
CO,,-T!NUAZ!ONF. E FIN~
(1).
Prn1 EnME~EGILDo , mìiancse, scri:'se : Due dialoghi dnll'a1·chitettnra, che si trovano stampat i in Milano nel 1770. Il secondo di esso tratta d ella fortificazione ed ha due oggetti : il primo di. dimostrar e che i tre sistemi del Vauban sono ricavati Jal Marchi, e l'altro di correggere la t eoria dei muri e di rivestimento data dal Vanban. CARA VELLI Vrro, di Muntepelcso nel Napoletano, professore di fisica sperimentale e chimica, direttoi·e della
\
(1) Vedi Rivista militare italiana, anno YO!.
m, pag. 5. A,-No xx, rol. 111. -
7.
:xi,
voi. n, pag. 249, e
100 GLI SCRITTORI reale accademia militare e di marina in Napoli e membro dell'istituto di Bolog • a, scrisse: Elementi di a1·chiielh,w a milita1·e, libro primo, che· fu st ampata in Napoli nel 1776. Nell' avviso ai lettori l'autore espone che i suoi Elementi dovevano contenere sette lil?ri, e ne specifi ca a cia.:;cuno la mater ia , riguardante la for tificazione a trattare; ma il solo primo vide la luce e gli altri sono ancora inediti, in p ossesso d ei suoi nipoti . BoRGO CARLO, di Vicenza, gesuita, interprete della sacra scrittura in Modena ed aut ore di opere ascetiche e polemico-teologiche, scrisse: Analisi ed esame ,·agionato dell'arte della fortificazione e difesa delle piazze, trovasi stampata in Venezia nel 1777. È cosa veramente singolare, scrive il Marini al proposito d el Borgo, che un i.omo interamente dedicato agli studi sacri, abbia composto im eccellente trattato cl'archilettura militare. E d infatti sembra impossibile, a chiunque p t::rcorre quell'opera, che essa potesse essere stata scritta da uomo non consumato nella m ilizia. E pure è cosi, il Borgo oltre al profondo esame che fa della fortificazione, e dell'attacco e difesa delle piazze, mettendone in luce le vere cause pratiche d ella forza e debolezza di ogni parte; n ei suoi differenti studii, ci dà ancora tre sistemi di fortificazione di sua i11veri . zion e , nei quali ei si sforza di soddisfare sempre a t ener lontane o a riparare i difetti da lui prima r agionati. D' ANTONY PAPACINo ALF.SSA:-JDRO Vl'l'TORlO , del Piemonte, aiutaute generale dell'armata sarda, generale . di fanteria e direttore delle scuole d'artiglieria e for-
lTALL~N l
101
tificazione, scrisse : Detta rchitettur a militare, di cui diversi libri furono stamp ati in different i epoche. Il primo fu stampato nel 1778, e tratta del modo di fortificare; il secondo stampato n el 1779 · tratta dell 'attacco e difesa delle piazze; il terzo libro éontiene le r egole di fortificazioni e del le mine di difesa, e fu stampato vel 1769 la prima vc,lta, e q uindi la second:i. Del 1788. Il lib ro quarto porta la data del 1780, e tratta della fortificazione irregola re ; il quinto è in data del 1781 ed è assai inter essa• te, giacchè contie?e il t rattato dell'arte dell e costruzioni, adottato all'esecuzione del le opere di fortificazion e. Il sesto libro infine che è in data del 178"2, tratta dei modi di attaccare e difendere qualunq ue fortezza; e dà le regole per le fortificazioni campali , come assalirle e come di fenderle . PAmsr GrasEPPE, napoletano , ingegnere militare e m ineralog ico, comandante ed ispett ore d ella regia accademia militare di Napoli e maresciallo di campo degli eserciti del re Ferdinando IV; quindi tenuto in gran merito dal re Giuseppe Napoleone; dichiarato consigliere di Stato, generale di divisione, ispc"ttore generale del genio napoletano e delle scuole d'artiglieria e genio in Napoli, dignitari o dell'Ordine d elle Dlle S icilie e governatore della r egia paggeria, scrisse: Elemenli di, architellnra militare, stampati in Napoli e divisi in qllattro v ol umi , che viddero la luce in di verse epoche. Il primo è in data del l 7ti0 e trat ta della fortificazion e permauente regolare ed irregolare e -di quella di campagna . Il secondo è in data del 178r e tratta dei principali sistemi di fortificazione e degli edifizi militari necessari in una piazza di guer ra, non
102 GLJ SCRlTTORI. chè del modo come costruirli. Il terzo, pubblicato nel 1786, tratta dell'attacco e della difesa delle ·piazze. Ed il quarto, dato fuori n el 1787, t ratta della teorica e pratica · dell~ mine e contromine. FRANGIPANI ANTIGONO, nobile romano, uffiziale nel reggimento delle guardie pontificie e capitano di sbarco, scrisse: Dell'arte e disciplina militare , volumi tre. Primo, dell'arte militare di terra. Secondo, dell'arte rli· navigare e gucirreggio.re per ma1·e. Terzo, delle (01•/,ifìcazioni per terra nei porti ecl altri siti di nwre, che trovasi stampata in Assisi oe_l 1786; ma che. è tenuta non conten ere nulla d'interessante: massime per ci0 che r iguarda la fortificazione. GALLT F111PPO GrnsEPPE, romano, antico uditore delle truppe pontificie, ,:crisse: Istruzioni miWari ossia corso elementare di tattica , evolu zioni, architettu rn mili tar·e , arti9lie1·ict e marina , sta.opat.a i n Roma nel 1794. L'opera è d ivisa i n quattro volumi dei quali il t erzo tratta d ell'architetturn m ilitare, ma in modo succinto; non occupandosi · d'altro che della sol~ descrizione delle varie man iere di fortificare. LrNOTTE Lonovrco, romano, commendator_e di S. Gioa. chino in Germania, primo capitano nella marina pontificia e direttore dell'arsenale di Civitavecchia, poscia ingegnere ordinario dei pon ti" e s.t rade nel dipartimento di Roma, scrisse : .1Jem01·-ie (isico-inilitari, pub blicate in Roma nel 1800, e sono cinque delìe qua.li la quarta tratt"a della fortificazione e riguarda.del come trovare colla t rigon ometr ia le linee e gli angoli della.
103 lTALIANl magistrale; dal pentàgono fino all'ottagono, secondo il primo sistema di Vauban.
MARINI LurGI, romano, dot tore in filosofia e matematica. scrisse : Saggio islorico ed algebraico sui basti oni, con annotazioni dello · stesso auto?'e, che fu stampata a Roma nel 1801. Di l ui si ha inoltre: Biblioteca di fortificazione, che f~rm a un secon do volume , dell'edizione del Marchi, stampata per s ua cura nel 1810 in Roma. GuARNIEm PAOLO E11:1LIO, lombardo, scrisse : Breve biblioteca clell' architettiirn m i litare , cbe fu stampata in Milano nel lt:lO L, alla quale p3rò il Marini rimprovera molte inesattezze: come at tribuzioni ad autor i d'opere · non proprie; ripetizioni d'autori , por tati come di flerenti , mentre sono gli stessi sot to diverso nome, ed altre. GALEANI-NAPJONE G i AN FRANCESCO, pierr.ontese, scrisse: Notizi a dei p1·incipali scrillori italiani d'arte militare, opuscolo inserito nelle memorie dell'accademia delle scienze , letteratura e belle arti di Torino al 1803. Quantunque il tema fosse assai vasto, pure l 'autore trattollo molto rist rettamente e con poca erudizione: massime dal lato delle fortificazioni. VACCA LEOPOLDO , pisano , lettore di fisi ca nell'università <li Pisa e poscia capo di battaglione nel 32° reggimento d i fanter ia leggera nell'esercito francese, scrisse : Mémoires sur les manceuvi·es de l'infanterie et sur la fortification, che trovasi stampata i n Grenoble nel 18,06. La parte riguardante le m anovre dell'infan-
104
105
GLI SCRrTTORI
11'.ALIAÌ)IÌ
teria occupa circa i. tre quarti del libro , e nel rima• nente, riguard,rnte la fortificazione, l'autore dopo avei· dimostrata l'msufficienza di talune massime principali adottate comunemente dagL ingegneri militari, condanna i tracciati con linee rette e uno a curve rientranti. Egli però, forse senza accorgersene, ha camm inato sulle stesse tracce d~l Dorgo.
In un o di quei saggi l'~utore tratta del modo di rile-
uffiziale dé'l real corpo di stato maggiore di Napoli , sçrisse: Cognizioni piìi necessarie ad un uf!ìz'!'.ale i n campa.gna, sia di fanteria che di cavalleria, stampata in Napoli al 1824; e nella quale merita encomi il modo come è trattata la fortificazione campale. ZrNGAROPOLI ,
B10NDÌ PERELLI FERDINANDO, tenente, d irettore degli studi dei RR. cadetti d'artiglieria in Tò~cana, pubbli cò nel 1830 in Livorno: Corso elementare di fortifì• cazione q1J, uso delle sc-uole rnililari, com pilato dal professore Savart, versione italiana con aggiunta; ed è una traduzione molto commendata pei giovani che si danno allo studio di questà scienza militare.
VrnCENzo, maggiore del genio e professore di fortificazione del regio collegio militare di Napoli (ora maresciallo di campo al ritiro), pubblicava nel 1830 : Saggi , militari precipuamente spettanti alle fortificazioni, e fu stampata in Palermo. In questa opr:ra ricca di molta erudizione è accenn ata l'idea dell'impiego di case di fer1·0 n elle fortificazion i onde resistere alle artiglierie di mare, ed a quei tempi n on si pensava ancora alle armi rigate, oggi in uso negJi eserciti, nè all'uso delle presenti colossali artiglierie. DEGLl DBERTl
vare a curve orizzontali, argomento in allora non molto comune, e ne discorre c:m quella chiarezza che è pregio di tutti i suoi scritti. GABRIELLI LurGr, capitano di fanteria n ell'esercito napolitano, pubblicava verso il 1830: Guida dell'utfì. ziale in campagna del De Cessac, con moite modificazioni, correzioni ed aggiunte . In un articolo addizionale, l'autore parla del defiléuner:to delle opere di campagna, al quale egli dà il nome assai improprio di sfilarnento. ScARA){BONE LuIG1, capitano del genio e professore · dì fortifìcazione nel regio collegio militare di Napoli, nel 1835 ptibblicava: Gor:-;o elementare cli fortificazione del Savart , con note ed aggi1mte. Disgraziatamente non venne in l uce uhe it snlo primo volume dell'o pera; dal quale bene si arguiva quanto essa dovesse essere buona per la gioventù studiosa, se la morte non avesse impedito il terminarla. PAGANO F1L1l'PO ~L\RI..1., da Palermo, luogotenente nel genio e professore di fortificazione nella regia scuola militare di Napoli , già molto conosciuto per le sue produzioni storiche e letterarie, pubblicava nel 1841, per l'insegnamento dei suoi allievi : Istruzione sulla fortificazione di carnpagna, ]a quale seguìta da un'Appenrlice, iu cui si vedono raccolti di più ovvii ed indispensabili principii ·ai teoria e di esperienze, · immediatamente applicabili alla pratica , costituisce un pregevole memoriale per la fortificazione campale. Nominato poi nel 1848 , da capitano del genio che
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...
GLI SCRITTORI
era, a professore di fort,i fic azione nel regio eollegio militare, si dava a scrivere il suo: Sunto delle prinò pali lt!o1·iche pratiche di fortificazione, e fattone 85 copie per darle a noi, suoi allievi, per lo studio, onde alleviarci la fati ca dello scriver e nella scuola; sopra una di queste aoda va egli rivedendo il suo lavoro, apportandovi non pochi ammegliamenti, quali ricbiedevan.si da un trattato. Però la morte rapiva·lo ai suoi st udi, e più agli studiosi ; e siamo obbligati al suo nipotEPagaoo E milio, Capitano nel genio militare italiano, che r accoglien do tutte le annotazioni ]a$Ciate dallu zio, pubblicava nel 1857 a Napoli, quella pri ma opera. assai anrnentata. L'elogio di un discepolo all'opera del suo maestro, potrebbe essere tacciata di parzialità ; ma da molti delle diverse provincie italiane bravi ingegni e distinb nella scienza, a cui venne fatto di conoscere l'opera del Pagano, udimmo a dire: elle la lucidezza de l dettato, l'ordine del le materie e l'erudizione di che essa è sparsa, la rendono pregevolissima e degna di prender posto in ogni raccolta di opere militari. G uARINELLI Gu.coiro, luogotenente nel genio napoletano, ora luogotenente colonnello in ritiro, pubblicava nel 1848 una sua memoria tendente ad evitare gli eITetti rn icid;al i,-;simi de i tiri d'infilata ed a rimbalzo, nelle opere di fortificazione; cd all'oggetto proponeva un nuovo fronte a linee curve: seguendo per altro le tracce per lo stesso oggetto già date da altri insigni autori anteriori a lui.
TonnE FEDERICO, romano , scrisse : ;J/emo,·ie sto1·iche sull'intervento francese in Roma, opera che fo poi pub·
ITL\LIAN!
lOì
blicatfl in '1\1rino nel 1852. Esse. è veramente storica come scot·gesi dall'intestazione; ma però vi son ripor tati tutti i lavori d'attacco e di difesa, fatti all'assedio di Roma del 1849, minutamente descritti e scientificamente analizzati. CoRVETTO Grovw GASPARE, r.apitano nel R. corpo di · stato maggiore, ora maggiore di fanteria e direttore deO'li studi uella scuola militare di Modena , scrisse : n Trnllalo elemen tare di f01·ti{i.cazio1ie campale, che fu stampata in Torino nel 1859. A dire qual sia. il merito dcli' opera basti il sa pere che al 186 1 già daYasene fuori la 38 edizione; e che il ministero della guerra l'adottava uf:licialmeo te come trattato di testo per la scuola militare di fanteria. S,1cni;:no CELESn~o, cavaliere dell'Orciine mauriziano, colonnello ùel geo io militare, professore d i matematica dei RR. principi, gii~ professore cli fortificazione e di mt::ccanica applicata nella regia. mil itare 11ccadernia e nella scuola complementare dell'artiglieria e del genio cd ora comandante e direttore degli studii di detta. scuola, scrisse: Corso ·cl·i {Mli(lcazione pennanenle, d'allac,;o e di/i'sc1, delle 7Jiaz:::;e fo1·Li, che autografata nel 1859 nello stabilimento litograGco del regio arsenale di Torino , fo data all e stampe io q uesta stessa città nel 1861. Qualunque elogio d'opera di un superiore, putria suscitar taccia' di no n delicato sentire; ()pperò solo si fa r iflettere che essa è data u!Jicialmente come testo nella scuola complementare dell'artigl ieria e genio . PAOLIN l ANGELO,
sottotenente nel 32° reggimento
l 08
SGRITTORl fanteria, ha scritto: Bre1;·i nozioni di fo?'lifìcazfone passegg·iera, ad uso rlei sott'iiffiziali di (anleria, e l'opera è stampata i n Brescia, n el corrente anno ·1865.
lTALTANl
GLI
Altri scrittori italiani intorno alle fortifi..::azioni non . ci venne dato di rintracciare; ma però sappiamo esservene ancora in buon numero a noi ignoti: massime poi di opere inedite; e più di opuscoli, e memorie. Così. sappiamo di un P ACCES, capitano nell'artiglieria napoletana, che abbia scritto un T1·attalo sulle batterie di costa, il quale sovente udimmo elogiare, ma che per la ristrettezza di tempo non abbiamo pot uto procacciarcene dettagli a citare. Così pure il capitano del g enio napoletano CORRADO, scriveva u na sua bella memoria : Sui ponti delle piazze da guerra; l'altro A MATO TtTO dava i disegni e la relativa memoria di un Nuovo ponte pc1· piazze cla guerro,, di sua invenzione ; l'altro · P1cc1R1L L1 VITo A~TONIO, dava tuorì una sua memoria intorno al alcune Modifiche al ponte alla Dobehneim; mi altro capitano PACCES, pure d'artiglieria, figlio del sopramenzionato, scriv eva: Su,i ponili, milita1·i; ed il generale del g enio n apolefano Cos-rANzo : Siille stra.de e sui p'lnti militari. _Così pure nell'Antologia militare di Napol i son riportate m olte e varie belle memorie intorno alla fortificazione , di cui i n omi degli autor i dovrebbero annover arsi r.ella presente raccolta. E tutti questi, una ai m olti altri a noi ignoti, ci sarebbero dati dalla sola biblioteca militar e di Napoli, che per altro non abbiamo potuto rovistare;. ed è però certo che se avessimo potuto far qualche ricerca nella _biblioteca reale di Torino, in quella militare e nelle var ie altre della stessa cdà, ed in quelle di Modena, Milano , Parma, Pavia, Alessandria , Pisa, Firenze ,
109
Roma e Venezia, assiii gran nmnero di altri insigni scrit tori avremmo potuto trar fu 0ri. 11 tempo però accordatoci era assai breve e quindi fu giuocoforza saari fi care al silenzio altri autori di opne ed ite ed o inedite, come anche di scrittori di opuscoli e memorie. Non discaro però crediamo l',tnnotare d iversi n omi di autori che ci è ven llto fatto di qua e d i là racco. gliere delle citazioni bibliografiche; e non poco ci spiace il non poter citare d' essi ; ed anche non per tutti, che solo i b revi e nudi testi che c'è venuto fatto di rintracciare. Cos\ sappiamo esistere l e op<:re d ei seguenti autori segnati per ordi ne alfabetico. AuL1s10 DoMENICO, da Napoli, nel 1781 scrisse: · At·• chilellura civile e militare_, ma rimase inedita. B,mocc10 FRA:--JG1, ~r,o, da Venezia, nel 1578 pubblicò per le stampe io q uella città: Jleronis meccanici liber de machini-s bellicis, necnon liber de gcodaes·ia. .
T,ette·re sopra la for/,e:zza di Bergamo . Discorso snlla fortificazione. Padova, 1585. B RANCACCIO G 1u 1..10 C ES ARE ,
CACCHIATELLT Do~mN1co ,
N'Uovo sìslema. di, forlifìcazi orie.
Roma, 1829. CACGI L\ , ·
Trattalo &i fortificazione s07ira la storia di
Iiergamo. CR1STiANI FRANCESCO, da Brescia: Diss :1·tazione episto• lare intÒr no all'utilità de'i modelli n eUo stud-io cli. varie facoltà malemaliche e principalmente delt'archilel.lu1·a mi-
litai·e. Brescia, 1763.
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)11
GLl SCRITTORI
IT ALIANI
F1G1No Lu1G1., da Milano: lomprndio delle fortifìc_ az-ioni , La qual opera si conserva manoscritta riella biblioteca dei canonici lateranensi in Milano, cui appartenevasi l'autore,
.MARTINENGO NEsTORE, L'assedio et presa di Farnagosta, dove s'intende _minutissimamente tutte 18 scaramucce, batterie, mine et assalti dati ad essa fortezza, et quanto valore· abbian dimostrato quei signori eapitani, soldati, popolo et in fino le donne. Brescia, 1571. ·
GmsLmm, maestro di campo generale : Trattato delle forlifW,zioni di Torino. Ma,noscritto conservato nella biblioteca dell'accademia di 'l'orino, citato d agli editori del Grossi (1 ). ,
Mwr-rELOTTI, Esercitazion:i d·i architeU-u ra mililcire. · NELJ,l GIOVANNI BATTISTA, Maniera di forli fìcare fendere le f!Ìazze secondo l'-uso tedesco .
GuAwo GALEAZZO PttJOitli.TO, da Vicenza: Il ma11eggio delle armi moderne, con brwve compendio sopra la g·uardia, quartieri, fortificazioni ed a1·t·iglieria. Bologna, 1643. fzzo 1765.
Architell'ura civile
G 10VANN1,
e
of-
ODoARDI EDo,1 Ruo, d;t Ascoli: La mo'.l-eo'na ari;hitetlii,ra militare, agevolata con breve metodo . Ascoli, 1681.
militarn. Vienna,
OFARRIS MARCO,
Una ristrerta idea di un asseclio. Na-
poli, 1775.
LARI ANTOKIO le foi·tl(i,cazioni.
e
GrovANNi
DELLE
DEClME, Lettere circa
PJG-AFETTA F n. LPPO, Descrizione de'i forti. el fortezze di 1-righillerra. Conservasi nella _biblioteca di Parigi e porta la data dei 6 luglio 1588 . E tenuto come molto importante per la storia di quei tempi .
VoLT ARGO, D-isposiz·ioni e forli(ìca:,,ioni degli alloggiamenti . LAZIO
M ,rnTENA
el
lstruzion·i su1 modo di tracc-iarsi un campo, sue dimensioni, modo 1lii piantarlù e q1.wntJ altro ha rappoi'to a tale oggello. Napoli , 1795. P JG-NATELLI F .rnRlZIO,
GrovANNI BnnsrA, da Napoli: 111-i-ne et ar-
ti(ìzi. Napoli, 1576. - Flagello mj li-tare , ovvero il terror dei con{l,illi , istruzione guerriera div isa in quattro parti , La prima t ratta: dei trabocchi. seconda dei petar di. La terza di barlotti e fuochi artificiali da mare e da terra. La quarta d i m ine, contromine ed altre cose importauti all'arte m ilitare . N_apoli, 1676.
La
(1) Vedi il suo Dizionar-io rnilitare , pubblica.to in Torino dopo la sua morte, avvenuta nel 1831.
::,
'PoN,,;ONl GrACOMO, Disegni pei· costi·ui-re le fortezze , E un'opera inedita che si conserva uellc:1, biblioteea reale di Parigi, e che port.a la d,tta del 1694 .
Pn.ows C ARLO , Della vita e delle opere degli italiani, scrittori di artir;lieria, architettura e meecanica m ilitare ' · da . E ouidio Colon na. a Francesco De Marchi (1250-1560) . Torino, 1842.
112
GLI SCRITTORI
-
Dell'origine dei moderni bçiliwrdi. Torino, 1842.
-
Dell'origine delle rnode1·ne mùie. Torino, 1842.
Pucc1m lAcoPo, Tra.tlalo di fortificazioni. Codice sai • luziano. RANGONIO FRANCESCO ANTONIO,
Trattato di a1·chitettura
mi-lita1·e. Roma, 164. Opera dedi ~ata a Clemente XIII. R EVERONI AMBROGIO,
lnvcn z-ion·i mUitari e fo1·ti/frant-i.
Milano, 1795. RocCA
BERNARDINO,
da Piacenza, detto il
Toi\nf.Aso, da Venezia, Delle forli(ìcazioni. È un manoscri tto del secolo xv1 che t enevasi consPrvato nella libreria Cariat i; e che nella vendita, ch e di questa fecesene a brani, il dottor fisico Alessand ro Lopiccoli, dotto uomo e bi bi io.filo dilig entissimo, lo volle acquistare. e passollo nelle mani del sig. Mariano D' Ayala, in allora uffiziale -d'artiglieria dell'esercito n apoletano, p er esaminarlo. Questi assicura (1) essere opera affatto inedita, rtcca di disegni e d'idee intorno a!la forti ficazione, salvo l a m ediocrità della lingua, che sente del dialetto veneziano. ScALLA G1AN
G.A.MBARELLO,
Discorsi cli gu.etm, libri 1v, dove s'insegna ai capitani et soldati il modo di condurre eserciti , di far fatti d'arme, espugnare et difender città ed altre cose, con gran copia di esempi antichi et moderni app&rtenenti all'arte m ilitare . Vinetia 1582-. La seconda parte del governo d ella militia nella quale si tratta con d iscoréi e con esempi dei più eccellenti historici , come s'ha da procedere nei fatti d'arme, ne gli assalti delle fortezze, nei ripari di t u tti i pericoli di guerra e nella conservatione d e gli Stati . Vinetia, _1570. La terza parte del govPrno d ella militia nella quale si tratta del modo di vincere tutte le giornate et tutte le città et di superare · tutti i pericoli · et gli accidenti improvvisi che possono occorrere contro i nemici per difesa et per con:::ervatione dello Stato suo . Vinetia,
1570.
113 Ro7ED.A IGNAZIO , Libro d'a1·chitetflura milila1·e. Manoscritto co!lservato n ella biblioteca del collegio militare di Napoli, 1733. ITALIANI
Dello stato dell'a.rchitgttv.ra militare ci1·ca l'arino 1500; e Dell'origine delle singole p rffli del la forti-(ìcazione , conosciute fino a quell'epoca. Torino, 1842.
S1wTI G1ov AN B ,1'l'l'IS'rA, Nanle clelLe cillà, picizze e ca -
stelli forlifìcati in questo Sta,to. Mi lano, 1707. SERGlULf,\Nl G1A111B_ATTISTA ,
Introduzione alle modenie
fo1'tifi,cazioni. Firenze, 1665. Sor,DA Tl IAcoPo, Disco1'so intorno al fo1·tifica·re la C'ittà di Torino. Manoscritto dei r egi archivi di Corte. V ENUSTO M1c1rnLA.NGELO, Precetti snlla fort ificazione . Manoscritto d el Marini iu Roma.
VITELLI F ERRANTE, da Castello, Arch-itett-ura m·ilitare. Manoscritto conservato in Milano dal s ignor Antonio Litta. (!) Vedi 1'.Avpenclice d·i biblfogrnfia al sno Dizionario militare f'rcmcese--italiano, edizione cli Napç,li, 1841.
114 GLl SCRJTTORI VrvtANI Qumr~o, Elogio del sislema di Carnot. Udine,
1831. · V1Nm, Giornale della piazza d·i Gaeta dell'anno 1815. Napoli, 1820. ZoNTA CAMILLo, da Padova, Compendioso t1·attato della · militar geometrica p1·o(essi01w, diviso in due libri. Nel primo si contengono gli ordini del fortificare io offesa et difesa; e nel secondo si dà il modo et l'ordine di cond urre eserciti et combattere, assalire fortezze. accampare et alloggiare, opera non ancora data in ·luce da autore aleuno, nè aritico, nè moderno. Venetia 1644, , . ZuccoLò GREG0Rto, nobil fa.ventino, Discorsi nei qtwli si t·'.·atta_ della nobiltà, honore, amore, fort-ificalioni et anlicaglw, e con opi nioni p-::ir lo p iù di tutti gli àltri che v1 h an scritto sin qui per avventura d iversi. Ve • netia, 1575. Con questi a vrern mo terminata l'esp osizione deaJi scrittori i:1torno alla. fo rti ficaz ione, a noi cogniti, a~)partenent1 alla quarta epoca di questa scienz"-. Altr i n?n avremmo a significa.re, e solo, come al principio d i questo la~oro di cem mo, non resterebbero che quelli appartenenti alla quinta epoca; cioè quelli che tratterebbero d el le mod ificazioni da apportare nei sistemi del fortificare, in cousegueoza del ìe nuove armi che souosi introdotte negli eserciti. Ma fi nora n essuno ancora ha scri tto opere al proposito : nè in Italia nè all'estero (1). In ltalia solamente, come quella eh ~ in
• (1) Ultimamente come annuu1.iamm o uel parlare del Macchiavelli
dalla stamperia militare in Parigi, pubblicavasi un opuscolo anonim~
l'Ll.l.lANl
115
tutto è la prima ad avanzarsi nel difficile campo delle novità scientifiche, v'ba chi ha tentato e chi tenta il quesito: sia sui sistemi in generale, sia su particolari della difesa. Epperò non sembraci g iusto di passare sotto silenzio questi p ochi lavori; comunque non siano pubblicati sotto formato d' op·era. Li nomineremo a.dunque; securi che l'incoraggiamento troverà per essi delle b u one parole ; e che da noi si lasci final: mente il seguire l'antico malvezzo di spregiare il nostro e correre dietro allo straniero a sr,imiottarlo. Ed oggi che la nostra dignità morale r itor na alla sua passata grandezza, l'animo si àssicora di non r icadere nei danni del p assato: in cui han dovuto prima, gli esteri encomiare e spingere nella via del pre,gresso le nuove idee create in Italia, perché . gli Italiani cessassero d'affaticarsi a danno dei proprii concittadini, che pur si studiavano a tener viva la gloria comune . intitolato: Les forte-resses· et l'ci-rtillcrie inoderne; ma veramente noi crediamo che quel t itolo ·sia messo piuttosto per at tirare acquisitori; e non già .che si confacesse all'opuscoletto. E d inver_o il t.Ì'acciato che in esso vien proposto , manca di diversi principii della scienzà del fortificare; e massime dimostra completa trascuranza del modo come al presente si attaccino le piazie. In esso altro non'ha che mer ita qual che considerazione, so non l'idea del fosso coverto dallo spalt<>; ma e questa propriamente· del Macchiavelli e il nostro anonimo non fa che modificarla: Ma lasciando star.questo particoh1r e ci pare che quel sistema non sia propriamente creato dalle nuove armi usate dagli eserniti: cbè le sue lince non hanno nessuna ragione, nè dispostazione nè di estensione, che dipeuda da qualche tiro. Ci pare che quel tracci~to ci vogli ri manclare proprio ai primi anni d' infan1,ia della. fortificazione; ma: e l'attacco, do.manderemo, ci seguirà esso in qnesto retrocedere così positivo? Tuttodl invece vediamo ch e esso si studia di sopr affar la ,lifesa epperò non sapr emm_o come giud icare un'idea che tende a fare r etrocedere , a,nzicch,è progredir questa. ANKO XI,
vol.
II~. -
8,
116 GLI SCRITTORI CATANZARITl ELLA. (lo seri vente), capitano del genio al 1° reggimento zappatori, nell'aprile dello scorso anno, pubblicava in Casale Monferrato: La fortificazione detle piazze modificata dalìe m fJderne artiglierie, chCl consisteva in una tavola :ìi disegno nella quale era delineato un nuovo tracciato e veniva accompagnata da un breve sunto della relativa m emoria. Era essa vera.mente d·ata a pochi (cinquanta in 'tutto), ai qual i l'autore richiedeva una critica · scientifica. Il tracciato ha grandi bastioni isolati, e la cinta con tinua è pol igona, o bastionata. In questo secondo caso essa, oltre ai due b astioni , le cui capitalj corrispondono con quelle degli isolati , ne ba un· terzo dalla capitale su quella del fronte . Tra i due bastioni isolati v'ha un rivellino ed il tutto è circondato da una doppia lin2a d' opere; formata di tanaglie con fianchi , di l unette, di denti e di ·l unette alate. La strada coperta di ogni fronte è d ifesa da due grandi piazze d 'armi salienti, messe rincontro alle l unette alate; da un'alt ra simile, ma più piccola, ricavata sulla capitale del fronte; e da altre quattro piazze d'armi rientranti , Le fossate sono spaziose; ed i parap etti son tutti in terra e senza rivestimento d i m uratura verso l'assediante: avendolo solo nelle controscarpe. Lo scopo principale dell'autore è l'ingrandimento considerevole delle piazze da guerra; e per sottrarre al rimbalzo le lunghe facce delle opere, moltiplic11r queste e darle i fomchi, cosicchè si vengc1no ad avere traverse, che al carattere difensivo uniscano l'offensivo . È una prima prova che abbisogna di miglioramenti, ed a q uesti è dedito l'autore, mentre va redigendone lo scritto: che presentatosi dapprima come memoria, va v ia prendendo piuttosto l'aspetto di opera,
117 Nella Rivista m i/ilare italiana, , 16 st(:sso pubblicaYa diversi articoli di studi militari; tra i quali, d ue che hanno atte::ienza con la for tifcazione. 11 primo: Lavori di trincea- Camminamento in zappa piana, semplice e doppia, senza gabbione ripieno , riportato nelle dispense P e 4a del 1864; e che altro non è se non l'esposizione del come praticaJJlente deve eseguirsi quel lavoro. . L'<1ltro : Parallelo tra i lavori d'approccio ideati dal
Brfolmont e quelli usati finorn,, ossia esame critico dell'esecuzione dei lavori d'approccio secondo Brialmont, riportato nelle dispense 6"', 11" e 12e. dell'anno 1x dì deÙ.a Rivista.
'
f
MARSELLI NrnoLA, capitano del genio m ilitare comandato al mini$tero della gt1erra, va scrivendo sul giornale L'Italia militare, un suo erudito lavoro su Ha fortificazione, che ha per titolo: Il problema della difesa, cominciato col n° 439 è.i quel giornale, che è in data dell'8 giugno 1865, Coni:ci del bell'ingegno ed in uri severe, ,e profondo, posseduto dal Marselli; siam certi della riuscita di u_n tal lavor o, che egli tratta con st\]e vivace: proprio quale si addice a tal materia, pubblicata per giornali.
L . M. G0Lucc1, uffiziale del genio militare, ultimamente ha dato per le stampe, sulla Rivista militare italiar,a, un su.o opuscolo dal titolo : Impieg o d~l ferro netta (01·• tificazione, incominciato a pubblicarsi colla dispensa di luglio 1865. · In questo l'autore per riparare l'artiglieria della difesa dai straordinarii effetti delle armi rigate dà l'idea. d1 un n uovo sistema di casematte corazzate, inventato
GLI SCRITTORI 118 da lui; oltre delle rnodifiehe che propone nei profili delle opere. Le ragioni da cui muove, son ricavate dai fatti ; i pàrticoiari di che si serve, · son dati dall'esperienza; tutto quindi concorr.e a promettere una bella riuscita al frutto del suo continuo studio. Avremmo con questo dato sfogo al tema stabili tosi: se non completamente, almeno in assai buona parte; ma prima che lasciare la penna crediamo dover dire qualcosa che interessa questo lavoro. I nomi dei diversi scrittori è le inte8taz.ioni delle diverse opere da ciascuno dettate, e che da noi sono state innanzi riportate, le abbia,m ricavate percorrendo diverse opere, ed un po' ricercando in qualche biblioteca esistente a Casale ed in diverse librerie particolari gentilmente ofierteci. Epperò poco veramente fu il nostro merito · a riunire quei nomi ; ed il lavoro , piuttosto che scientifico, può meglio dirsi materiale. Ci aiutammo con le opere del Pagano, del Sacbero, dello Za.strow, del Maffei, del Cantù, dello Zambelli, coll'encicloped1a popolare, col dizionario universale, col dìzion~rio delle origini e più di tutti molto ci somministrò il Marini. A chi però volesse .conoscere la parte dello scritto che è opera interamente nostra, può leggere, oltre all'introduzione fino a che non cominciansi a nominare gli autori tassativamente, ed oltre alle di verse introduzioni delle differenti epoche, ciò che si riporta pel Sanmicbeli, pel Paciotto, pel Coehoorn, pél Vauban , pel Cormontaigne e pochi altri. Per i restanti in qua ed in là, v'è la nostra idea; . ma, la maggior parte del rispettivo operato, è tolto dagli altri ; e quindi da noi scritto con nostro linguaggio: meno lP citazioni dei testi riportate letteralmente.
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"
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Il breve tempo accordatoc: e la mancanza delle sinaole opere, ci ha· obbligati a servirci, in quel modo, dei°Iavoro altrui; non essendo d'altra parte possibile .l'esaminare da per noi'le singole opere, e quindi scriverne il parere. Queste fortifissime circostanze intanto, alle quali abbiamo dovuto interamente assoggettarci, ci fan securi di una non troppo cattiva accoglienza al nostro povero laYoro.
Er.tA 0ATANZAR1Tl
· Ca,p,i (ano del.genio al 1° reggimento zapp~torì.
..,
FRANCESCO DI GIORGIO )IARTJNI, ECC.
l2i
sia addato di un fatto riguardante la storia della Italia nostra che mi paia erroneamente narrato, o di una invenzion e deJla quale, con apparenti ragioni , sia contestato il merit0 al nostro paese, mi pongo tosto all'opera per trovar e documrnti (ch è su questi soltanto io mi appoggio nellà mia opposizione) per rettificare il ptimo e per rivendicare a chi di diritto il
RICORDI E DOCUMENTI )))
UOM.INI E DI TROVATI ITALIANI DA SERVIRE ALLA STORIA MILITARE
FRANCESCO DI GIORGIO MARTIN! I~GEG:iERE SE~ES& DEL SECOT,O XV
E LE MINE A POLVERE IN ITALIA
secondo. Era già tempo cl1e leggendo in molti autori stra~ nieri (1), e<l' anche italiani (2), predicato come inventore (3) od al manco pe?·fczionatore delle mine a polvere il capitano Pielro Navarm , o Nava'IT O; i l quale a'servigi della Spagna prima, poi della Francia, si r ese celebre nelle g uerre da que' principi stranieri guerreg~ giat.e nel nostro paese; dalle contraddizioni del suo panegirista, il vescovo di No cera, sospettai forte che a costui non appartenesse il merito del 1m'{ezion{tmento di q uesto terribile mezzo di distruzione, siccome era sicurissimo per documenti che la 'invenzione fosse italiana. Perché, sino dal 1862 , stampando u n mio lavoro ( tuttora inedito) - Il museo storico -:-- !f?'tùtico delle a1·tiglie,•ie italiane, - nella nota 30 (pag. 27 e seg.) ecco quello che io scriveva in proposito delle mine
a polve1·e. Lo spirito di opposizfone, ri provevolissimo · difetto quando spinga a contraddire a tutti per r-isterna, puole non di rado cambiarsi in pregio e p rodurre vantaggiosi effetti quando serva di mezzo allo scoprimento della veri là. Preso in tal senso, con fesso ·che quello spirito m'invasa, mi tormenta , non mi dà requie: e come l'Ebreo errante sentiva sem pre rint.ronarsi all'orecchio - cammina , cammina; cosi mi sento io sempre ripetere - cerca, cerca. Per il ch e, appena mi •
• Il eh. cav. Cario Promis (4) nella storia. del forte di Sarzanello (Torino, 1838), congetturò che Francesco di Giorgio Ma1·tini. fosse n ell'esercito dei Genovesi assedianti quel castello l 'anno 1487, e facesse volare la mina che non ebbe fel ice risultameuto; e che quel NaRcrssos iETRUS~us, nominato dal Giovio come maestro della teina sotto il castello dell'Ovo a [';apoli nel 1495, non sia alt.ri che il nostro I\Iartini , sospettando cambiato p er errore di sta~pa in N,1.Ro1ssus il nome di
123
FRANCESCO DI G-!ORGIO )!ART! Nl
E LE MINE .A POLVERE lN ITALIA
FRAKc1scus. Ma nella vita di Francesco di Gioi·gio che il mentovato scrittore pubblicò nel 1841 (Torino, t ip. Chirio ~ Mina), fatto certo _da, documenti , in seguito sco perti, che nel maggio 1487, epoca in cui Sarzanello era stretto d'assedio, l' ing~guere senese era ai servigi del duca d'Urbino es~luse quella prima conghiettura, ed appoggiato ad altri documenti, non bene accertati, anche la seconda, inclinando a credere però che. il Martini potesse ess~re a Napoli nel 1503, e che diri- · gesse colà le mine che furono fatte v6lare al custello dell'Ovo. • Io invece non posso capacitarmi come il Biriug ucci, pure senese, abbia mentito in tutto quel raccon to che fa delle m ine operate a Napoli dal suo concittadino nd ·1503 (5), concordando pure in molte cose con quello del Giovio all'anno 1495, nel quale nom ina il N.Anc1ssus .iETRusous; e perciò sono spinto a credere che il B1ringucci abbia sbagliato soltanto nell'epoca in cui avvenne il fatto, ma che questo, i n gen ere, sia indubitato. Egli è vero che il Martioi disgustato, non se ne sa H perchè, col duca di Ca l,Lbria rifìutossi ostinatamente d i cedere ai costui ri petuti inviti di recarsi . a Napoli ; ma non ci sono poi documenti per escludere c he egli a lla flue si arrendesse al le ist anze di quel principe ed agli incitamenti della S ignoria di Siena. Anzi v'è un documento del 1494 (6), dal eh. Promis. non conosciuto, d1e avvalora la mia opinione; ed eccone le parole: , 1493-94, 18 di febbraio. , Et doli berauerunt quod Fmncisws Georgù habeat • licenliam eundi Neapolim contemplatione regis Al(onsi,
di recarsi a Napoli presso Alfonso II, egli è certo che q uegli si fosse accomodato a.d andanii. Ora non pot rebbe credersi che nel 1495, quando il Gran Capitano ritolse il reame e Nai:,oli ai Francesi, l'ingegnere sen ese per gratit udine ai benefizi ricevuti dalla casa di Aragona s i recasse colà per giovare colle opere del suo ingegno l'esercito di re Ferdinando cui il padre, Alfonso, allo approssimarsi di Carlo VIII aveva r i nunziato la corona? Il eh. Proml\, dice (senza citare la fonte àalla quale ha tratto la notizia) che nel 1495 il Martini « era in patria e riceve'Ja dal pubblico d·ucati
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, non obstantibus qu.ibttscu;nque » • • Se la S ignoria di Siena diede facoltà al Martini
200 per suo ave1·e • (7). Sino dal 1403 Yl. Domenico, ii Guidone, IJenintendi · da Firenze (8), UDO dei più valenti ingegneri della sua età., informato dalla Balia della sua patria che esisteva a· Pisa una vecchia porta rimurata da ambo i lati con UD vuoto in mezzo., espose a quella , come metterebbe , certa quantità di polvere da bombarda nel voto , d i quella porta per quelle b11cbe e che poi le da• , rebbe il foco, e che senza dotta (irnmanlinente) in • un momento la forza di quel foco git terebbe quelle «_mura di mattoni per terr a dentro e di foori » (PROMIS, op. cit. parte II, p. 330) . Così pure Mar1:ano di Giacomo, non <li Giovanni, come l o dice il Promis ( loc. cit. ), sopranuomiaato il Taccola; e non Alari'.ari:us Jacobus surnommé Taconole, come lo chiama il eh. FAVÉ (Le passe, ecc., tom. m, p. 112-); scrisse nel 1449 intorno alle mine ciò che segue: , Fiant caverne per fossores penetrantes usque sub 111e• ( dium ar·cis, ubi sense1·int strepitum pedum sub terra, • ibi f'aciant caue1·nam latam ad moduni fw·ni, in eam , immituntu1· tres aut quattuor vigiles su.rsum apertos • plenos puluere bombar·de, ecc.• (PR01ns, loc. cit.). 0
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124 FRANCESCO DJ G10RG IO 11:lARTlNl • Dopo quanto ho narrato, concludo che la mina fatta volare al forte di Sarzanello nel 1487 (se non è anche una invenzione degli storici) non fu opera del M,Ht'l'IN1, nè di Pietro Navarra; che quelle del castello dell'Ove a NapoLi n el 1495 con molla probabilità possono atti·ibuirsi a Frnncesco di Gio-rgio iifa1·bini ( che il Giovio chiama N.,_rnc1ssus .illTRUscus) , cui anche il Biringucci dà l'onore di questa invenzione, ~cambiando l'epoca in che avvenne il fatto; in fine, ~li.e le mine fatte volare al castello dell'Ovo nel 1503 non furono opera del ilfartini perchè era morto sino dal gennaio del 150~ (9). Resta però sempre provato che la mina con polvere è W'l,a inve1i;:;ione italiana, e che il MARTIN! h a il merito di essere stato il primo a dettarne le rei:role scientificamente, se non anche ad adoperarla con ottimo risultamento. Una ultima cosa mi resta a notare, ed è che il MARm,r ~ non visse circa 80 anni• ma soli 63 : perchè nacque in Siena ai 14 di uuvembre del 1439 e morì, come si è detto, nel gennaio del 1502 , (1 O). Ora, quello ch e i l eh. Promis sospettò intorno al MARTIN( nello scritto sul forte di.Sarzanello, ed.escluse poi nella vita di esso; il che io, appoggiandomi allè affermazioni del Biringucci ed alle contraddizioni del Giovio, ho cercato colla nota riportata . provare che fosse un verità; è alla fine incontestabilmente rivendicato allo ingegnere senese. Fermo sempre nella mia opinione, cioè, non doversi a verun altro l'o1ic)Ye di avere pel primo ·operato le moderne mine a polvern, fuorò.è al M.ARTINr; il quale, p ure pel p1·irno, co' principii della scienza ne stabilì le norme per la regolare esecuzione; non tralasciai di far.e le più scrupolose indagini in proposito, e queste furono final•
la
125 mente coronate dal più felice risultamento. Erano di buon a ugurio per me, a risolvere la questione . in favore del MAR'lTNI , ed il racconto del Giovio intorno alle mine del castello dell'Ovo nel 1495, e la insistenza del Biringucci nello attribuire al suo concittadino quelle qui vi operate nel 1503; ed avvegnachè questi facesse a.utore di tali mine un morto (ch è il Martini, siccom.e vedemmo, morì nel 1502), pure non si sminui va punto in me la fede sulla realità del fatto . Ed in quanto poi al racc:onto del Giovio, tanto più lo tenni per veridico, quanto meno egli poteva sospettarsi ]i ,Yio allo italiano inP'ecrnere. Il Giovio, insomma, o o o scrisse la veritù senza volerlo; e mi diede il capo per distrigare questa imbrogliatissima matassa. L'anno 1495; il castello dell'Ovo; quei sinuosos cunìculos sca-. vati nelle viscere del monte; il NARC1ssus JErnusous infine, sì an che quest.o norne sbagliato , mi assicura.vano che qui no • si LrntL,Lva di_altri che del Francesco Toscano, ossia di FRANCESCO DI G10RGIO Th'LrnTINI da S1ENA. Anzi lo sbaglio nel nome pare proprio fatto apposta per dare il modo cli correggerlo . In fatto potevr1: beo e il Giovi0 metter lì UN Johannes, un Petrus , u~ Thomas, un 1lfù)wel e che so io. l\fa no; egli vi scrisse N.i1.ncrssus (ed il eh. Promis assicura cl:e !\'arcissl!,s si legge in tutte le edizion i) imtece di Fn.ANc1scusl E per essere poi più preciso nel suo racconto volle accennare la forma delle gallerie, si:nuosos . cuniculos, çìoè a ?'isvolle, a zia-zau · forma che è que1la stabilita, prima che da n o' altri, dal ~llartini, il quale ne diede la figura (11) e la relutiva spiegazione che qu i credo utile r iportare. « Questo è 'l modo da fare una caua sotto terra per leuarsi una rocca in collo per u ia di poluare. Metti e la caua piccola e stretta q Lianto può lauorare un E LF~ MINE A POLVERE IN ITALJA
126 "FRANCESCO DI GIORGIO MARTJNJ • uomo per una canna dentro, o due: auendo volto , il diritto dal poggio andando ll:lìa rocca, colla ra• • gione di chi intenda: poi, camioa per la detta caua « per sino a tanto che tu sia dentro braccia 8 (4m,67) (12), < incomincia poi a d are la prima suolta come è di« segnato di sotto, mouendosi dalla prima entrata : e • a questo modo seguitando braccia 4 (m. 2,33) gli • dai un' altra suolta, medesimamente et in più quan• tità seguitando di mano in mano canna per canoa • insino a tanto che sia a piè della Rocca, mantenendo • la detta linea dell'archipendolo, auendo misurato da • doue ..... ( comincia la) ... caua al fondamento della • Rocca. Di poi, quarido sei nel l uogo doue uucii che • lauori, fa una piazza non molto grande; che nel • mezzo commetterai una cassa, la quale uedrai là • doue sarà disegnato un capo d'uno serpente , li • sarà el modo in che modo è fatta la cassa: perchè • la dentro non uisi potrebbe porre, bisogna portar• uela scommessa: di poi la commetti dentro la caua • ch e è detta, et empiela di poluere fin quanto più • può: et di poi fa uno buco a attorno, a la detta « cassa ui fa uno castello di pianconi di quercia aco( stati l'uno in su l'altro in quadro, et al buco della • cassa , cioè nel mezzo , metti un o legno uuoto, in • mezzo al qual ui sia drento ·uno stoppino lauorato • che riescha nella mina, e che seguiti la caua per , insino a la boccha riempiendo da l'ultima caua in • fuori . . . . . di terra e sassi e fascine, e per insino • a la boccha ... . . et di poi attacca el foco a lo stup- · < p ino , e fuggi che è p,3ricolosu. E la ultima caua • ch e rimane doue è la ·poluare, uole essare larga in • bocca e stretta da piedi • (PnoMrs, op. e part. cit ., p . 336).
E LE MINE A POLVERE IN ITALIA
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La descrizione che il Francesco senese fa delle sue mine a pol vere concorda a p untino con quella che fa il Giovio delle mine del Narcisso Etrusco a Napoli n el 1495. Dunque si potrebbe fin da ora giurare che il NARClssus debba correggersi con Fn.rnc1scus, e che avendo questi fatto volare le mine a polvere nel 1495, gli spetti quel brevetto d'invenzione che il Giovio regalò al suo beniamino Piel1'0 Nava1'ra il quale operò le sue nello stesso luogo l'anno lf)03. Ma io non ho voluto contentarmi di queste logiche deduzioni, ed ho cercato de' fatti per proclamare il MARTIN! perfezionatore d~lle mine a polvere, e così rivendicare ad italiano ingegnere quel merito che uno scrìtto1'e italiano aveva dato a capitano straniM'O. Ritor uato pertanto sopra alla quist.ìone, consultai le vite del Vasari pubblicate dal Le Monnier con nuovi documenti, e note di chiarissimi scrittori, ed in qui;)! libro finalmente trovai modo di scioglierla secondo i miei desiderii; chè in una nota alla vita del M ARTINI (vol IV, p . 206, na l ') lessi ciò che segue: « Rispetto , al ter ribile trovato · delle mine , lo stesso Promis, « confermando il detto da altri, opina che molto pro · .' babilmente sia da farse ne autore il nostro Francesco . , Ma noi procediamo più risolutamente, affermando, « coll'api:oggio d' una lettera scritta n el 149f> da Antonio • Spannocchi oratore senese al papa, che senza dubbio , Francesco di Giorgio fosse primo ad operare la · « moderna mina n el castello d,3Jl'Ovo di Napoli: dove • t ornerà a molti nuovo che si trovasse appunto in • q uest' anno 1495, il nostro Martini » . ·Dunque il Martini era in Napoli nel 1495, questo è provato; ma è provato egualmente che oprasse le mine al castello dell'Ovo? La è una induzione logica cotesta,
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FlUNCESCO DI GIORGIO MARTI N!
non un fatto accertato. Il eh. cav. Promis che avrebbe ,desiderato poter assicurare che Francesco di Giorgio fosse in Napoli nel 1495, non vi s1 attentò perchè da un documentò senese apprendevasi che in tale ann o egli • riceveva dal pubblico 200 du cati• , d:tl che concludeva dovesse il Martin: essere in Siena. Conclusione che rivela la esattezza del c-.h. stor ico spint a sino allo scru polo; avvegnachè gli fosse lecito e con buon fondamento supporre che il .}'[artini fosse altrove, essendo cosa fuori d i d ubbio che possano farsi e riceversi p<lgamen ti senza c he il debitore od il creditore vi assistano personalmente. Ed aggiungo pure; l'anno 1495 si componeva soltanto dei due mesi, novembre e dicembre, n ei quali si fece · l' impresa di Napoli? Ora, n el caso nostro, mentre è innegabile i l fatto della pr esenza del Martini in Napoli in quell'anno, potrebbe qualche schifiltoso negare l'altro della esecuzione delle m i ne. E quantunque una tale negativa non avrebbe appoggio su verun documento, anzi li avrebbe tutti• contrari; come ad esempio le ripetute l ~ttere del duca di Calabria alla Signoria d i Sie na per avere .presso di sè il celebre M.° Francesco, e la licenza. da questa, in ultimo, data p erchè egli potesse cond ursi a Nnpol:; nulla di m e no dal la costui presenza in quella città no • potrebbesi indubbiamente inferire, ciò che è lo scopo della ricerca , se fossero o manco opera del Martilli quelle terribili mi ne che r idussero in mano di Alfonso il castello dell'Ovo. Volendo pertanto che fosse decisa una volta inap · pel labilmente cotesta. q uistione di tanto interesse p er l'onore nazional e, e sperando che dalla lettera dello Spannocchi qualcosa di più esplicito si potesse r icavare, che non la sola certezza dellc1 presenza del Mar0
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tini in Napoli n el 1495, mi feci a preg·ar e il mio -buon amico cav. Milanesi che volesse mand ar mi copia del menzionato documento. Ed egli caldo a matore delle glorie p~trie ( e delle municipali in ispecie, essendo senese) e compit 9 cavaliere , assecondò i miei desiderii; e così l asciò a me il vant o (che poteva e,;ser suo da molti anni in q na) di proclamare il senese ingegnere FMNCEsco DI G10RG-10 M,rnTINr quale primo perfezionatore delle mine a poZ.Vere, e dì sfatare messer lo vescovo di Nocera che aveva fatto il suo prediletto Piet1·0 di l\'avan·a • glorioso invento1·e (I?) di quel mirab-ile et stitpendo .artificio , che doveva « (M'lo
immortale! I , Ecco il brano della lettera di ,1ntonio Spannocchi, ambasciadore in corte di papa (Alessandro VI) alla Balìa di Siena. , Circa a le noue, e' è stamane da Napoli chome li e Fra nzesi sonno acl,wati in grosso capo, et ha n posto e el campo a sanct o Se uerino . El S. R e li hnuea man« dati 200 fanti et victuarie; ma de li fanti non pre' sero se oon 100; et nel fars: alchune scaram uccie, « de li Franzesi ·erano stati morti pi ù che de l i no« stri. La Torre di Sancta Vir.centi s'ebbe con com• positione di ccc due. et cosi el castello è re masto • tut to solo ; d'-intorno al q1..alc è el nostro M.° FRAN« CESCO m GIORGIO et con CAOE et altre materie non at• tende che a st1·egnerlo , di modo che in breuissimi « giorni, o per amore o p er forza ·si e:x:isti ma sarà del « Re, che sor ro CON CADE et d·i fora le bombarde assq,i • l'hanno offeso, ecc ..... Rorn re die vij -decembr is , MccccLxxxxv » (R 0 archivio d·i Stalo 1:n Siena, Serie Va, n° 23, a car. 16). Dopo questa te.,;timonianza sem brerebbe che dovesse
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FRANCESCO
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GIORGIO MARTINi
cessare ogni dubbio s ul . diritto che ha il
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MARTINl
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perfezionamento di questo terribile mezzo di distruz;o~e. Ma io non mi accontento a.ncora, e voglio, perchè altri non cavilli, cavillare io stesso r ibattendo la obbiezione che taluno potrebbe farmi coll'autorit à del Diario di Silvestro Gua?·irw (Raccoltci del PELLlCClA, vol. I, p . 2~3) il quale testimonio oculare d i que' fatti scriveva quanto segue: , 1495. A dì '27 Novembris . De Veneridì ad « ore 23 la Citadella del Castello fo p igliata, perchè ci • erano state fatte chiù iagliate nella fabrica e fosso « pontata con traui, et in quilli traui ce :fo posto fuoco, « e con fassine, pol uere e bombarde (") in modo che « tutta cascao insieme, et in quello t empo la bom« barda del Signor Duca di ~Iilano -tira.o un col po che « gran parte bottao di detta Cittadella,> . Eccoci dunque con due notizie apparentemente in contraddizione, e debbo confessare che a prima giunta provai una certa tema che queste pc-tessero prestare appiglio per denegare al ìvlARTINI qu el merito che con l'appoggio di documenti, e non di motu proprio come usò monsignor Giovio col capitaP-o Navarra, credeva già. avergli indubbiamente rivendicato. Perché preso à disaminar bene le parole · del dian:o e della lettera, ed a cercarne il vero significato , mi parve ch e ( senza sospettare erronea veruna delle due date) si potesse da quelle trarre certezza della verità sì del primo che della seconda. (*) Qui il chiarissimo PRoM rs (op. cit,, p. 341) stim/i aggiungere a schiarimento , (leggasi: e 1wlvere di bonibarcla) , ; ma le parole del documento dello Spannocchi, chè ·sotto con ccme et cli fora le • bombarde assai l'hanno oflèw, ccc. , provano che il Guarino si espresse benissimo , e che la rettificazione proposta. falserebbe il racconto.
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In fo.lto: il · Guarino n ota , 1495. A di 27 Novem • bris la CrTTADELLA del castello fo pigliata, ; Lo Spannocchi scrive, il 7 decembre del 1495 «•• . •• et cosi el " C ASTELLO è remasto t·u.tto solo•. Dunque ambedue ci accertano (abbenchè il secondo non la nomini ) che era stata presa la cilladella, rr.a che il castello ancora s i aveva ad espugnare. Ossia; che le forti ficazioni esterne e della cinta erau cadute, e resisteva soltanto la parte principale della ci:ttadetla che allora dicevasi, propriamente, Castello, Cassero, Maschio o 111astio. E qui sper o che chiunque abl)ia anche piccola conoscenza del vecchio modo di fortificare e de' nom i che si davano a· q ue' munimenti, non vorrà appuntare d i sott ile questa mia distinzione , e perché real mente non è tale, e perchè proverò che la cosa è come io l'ho spiega,ta, Ma avvegnachè fossi tranquillo su questa spiegazione 1~011 er a poi s icuro che tutti mo la: menassero buona, e perciò volli tentare se pote~si avere un qualche documento che valesse a _chiudere la bocca a chiun que sì provasse a farm isi oppositore. Ed eccorn: subito a r icorrere a persona (13) che p otesse mettermi in grado dì sciogiiere vittoriosamente la questione, ed alla fine (mi si a ppunti pure di van aglorioso che non mi cale) posso esclamare ; parafrasando, u n po' li berà mente se s i vuole, le celebri parole del conquistatore delle Galli e; scrissi, rispose, vinsi. E della v ittoria sarà prova un brano di altra lettera dello · Span nocch i alla Balìa di Siena, data, ugualmente d a Roma, il 30 novembre 1495; cioè tre giorni dopo la caduta della CITTADELLA del Castello in mano dell' Aragonese; che qui riporto parola· per parola . « Mag. et Ecc. ecc. Scripsi a li XXVJJ _ per le poste Airno, xr, voL · xn. -
fl .
·-•·) l v~
FRs\NOESCO DI GIORG IO ~L\RTI:-11
di Milano a le S. V. Ho da poi le loro del medesim o « o·iorno a le q ual i n on molta r isnosla accade. La o ' t' « presente è per notificare a le S . V. chome a li xxv1J, «
, el S. Re di Napoli p1·ese per fo1·za la CwrAD.ELu avanti Chastello con alcune case malte de l-i fossi (14), « adeo che li fra.nzesi sonno r·ed'licti tutti strecti nel " CnASTELLO del quale fra o:Lo giorni questi Aragonesi sperano essere v incitori. È stata reputata optim a « noua, et si spera auanti che li franzE-si de la cam• pagna si radunino per soccorrirlo, sarà ex pedito • (Arch. cit.). Ora che incontestabilme:ite è provato che · le mine a poZ1Je1·e fatte volare n ella cittadella e nel castello dell' Uovo di Napol i furono operate· dall'i ngegnere Senese M° F:iuNCEsco G10n010 MARTINr, lasciamo pure che monsignor Giovio ed i suoi seguaci ne facciano inventore i l capitano Pietro Navarra che miracolosamente fece « al
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'v olar p(jr l'urir,1, ·il' ca:slBl llBlt' Uov~ a Nupoli Del 1503,
cioè otto anni dopo l a impresa del Martini I Non è questo il solo caso in cui g li stranieri sia.usi aggiudicato il merito d'inven:t.ioni italiane, delle quali seg uiteranno pur troppo a menar vanto per lungo tempo: perchè noi; quanto ricchi di gloriose memorie della nazione altrettanto indolenti n el ricercarle fra le vecchie carte degli archivi; ci accontentiamo delle storie già pubblicate g iurando sall'autorità dei. nomi degl i scrittori, i quali saranno autorevoli sino a che non vi sia a lcuno che sfati i racconti loro con l' unica ed incontestabile autor ità dei documenti. Concludo. La invenzione della niina a polve1·e è ital-iana (pag. 123); Italiani sono gli auto1°i che primi ne hanno scritte le regole, e disegnati i modi per eseguirla (pag. 123); il perfezionamento cli esse secondo i principii
133 POLVERE IN ITALIA della .scien:za ed il felicissimo risiillamento dell'applicazione loro appar·tengono ad un Italiano , al Senese M° FRANCESCO m G10nG10 MAR.T:m. Al quale sono lieto di avere, dopo tre secoli e mez_zo, rivendicato un tanto onore, e pel mio spirito di opposizione a tutte storie nostre in cui gli autori dimentichino d'esser e italiani, ed in grazia dell'amor patrio de' d ue dotti concittadini di Jlt° Francesco che con tanta cortesia me n e hanno fornito le prove. E LE MINE A
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FnA NCESCO D J G I O.RGIO MARTIN!
:NOTE
(1) Il M1c11,1.uo (Biogmvlvie imivcrselle) dice che Pietro NavaJTO , s' enrola dans Ics banùcs g<\noisc,s et se trou va cii 1487 au s i<'gc de Scranessa (correggasi Sarza.nello) , oì1 fnt faitc la prcmière , épre.u ve de ]ii, mine: cet essai, n'ayant point renssi , fut al,an• donné; mais Pierre s'empa.ra de cettc terriblc dccouvcrte et vin t " à bout de la perfectionner dans ]a. suit e etc. •. In una appendice alla storia del fuoco éli bi·cccia colle mine e coi cannoni, specialmente del secolo 16° e 17° (Archiv. fiir dic
Officiere de·r J(iJniglichen . Preussiscften A.i·tilterie imd l ngenieurJfo,r ps. Berlino-186•1 - vol. 55, è narrat <> quanto segue. • L'uso delle , , , , ,
mine cariche di polvere presso le potenze .cristiane si attribuisce secondo il Guicciardini ai Genovesi r1ell' anno 1487 a Serezanella, che però non riusciva non avenclo bastantemente penetn1.to sotto le fondamenta. Gli scri ttori non sono d' accordo nello asserir e se fossero eseguite da Pedro Navarro o da Francesco Giorgio; il , prùno pe·rò ri uscì a .stab-ilirne mia nell'anno 1500 al foi·te San , Giorgio et Ce(a.Zonia..... Pedr~ Navarro fece le mine a Napoli , nel 1503 , . Nell'opera - Le passé et l'avenii· de l'artillerie (tom. II, png. 128 e scg.) si legge quanto a ppresso: • A l' épo·que oi1 nous somn~es ar• rivés (secolo xvr), l e suecès d'un nouveau moyen de desctrucl.ion , vint frapper vivement ]es imaginltions.· On vit Picrre de Navarre faire sauter ùes nl\lrailles et prendre des chàtcaux fort par l' em• ploi de la poudre dans Ics rnines , . E riporta dal Guicciarclini la descrizione della presa dc' due ::astelli di Nttpoli. Quindi continmt l'autore: e A Pierrc dc Navarre revien t tres-légitimem ent, , ne fut - ce que comme chef de l'ent,rcprise, la gioire de cct cela• tant succès; mais il a été souvent préscnté i1 tort· com me l'in-
...
E LE :'l·I INE A POLVEHE IN JTALLA
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" venteur des mi nes moderne's . . ... Francesco di Giorgio a, dans un ouvrage publié par l\'I. l)rom is, décrit cette sorte de mine cn , meme tcmps que la _ moderne .. .. . L es 1nincs moderne n'ont • acquis ·de l'importancc, et n' ont réellemcnt pris piace dans l'art • des siéges, qn'en 1503 "· F ina_lmente: il mio collega ed amico capitano Ca.timzar itti nel suo pregevolissimo lavoro: Gl·i scrittori i taliani che dettarono snllc fortificazioni, ecc., (Rivista 111.ilitarc, anno xr, dispensa 6~, pag. 257, nota 4'), così scrive : « Abbenchè nel 1403, all'assedio di Pisa, ..... « e nel 1439, all'assedio di Belgrado ..... fosse usata ..... hi polver e , nelle mine; pure quelle prove non ebbero seguito; cosicchè al 1491 , il Navarra si 1,-rocaccib rinornanzct •. (2) Veggasi il Guicciardini ed il Giovio. (3) È da porsi mente alla rispost a fatta dal Giovio ( secondo egli assicura) al Navarra, qu[lndo questi lo r ichiedeva di un'impresa: , Ifavendovi (diceva il Giovio) 10 FATT O a LoR1oso INVENa·onE di quel , mir abile et stupèndo r.rtifieio delle mine nelle histor ie mie che , vi faranno immorta.le, in quel luogo dove miracolosamente faceste • volar per l'aria il cast.e] dell'Uovo a Napoli• ecc. (Imprese, Yenetia. 1557, p. 53). Dunque il Navarra era l'inventore delle mine, perchè lo aveva fatto tale il Giovio ! Ma. il buon vescovo n el dar e al Navarra il merito d i tale invenzione, alludendo alle mine del castello dell'Uovo del 1503, non rammentava che parlando di quelle del castel dell'Uovo del 1495 si era espre,so come segue : • Cer tabatnr , quotidie ad Citta.dellae muros . . ... N,1.ncrssus demum JEniuscus , mirabilium opcrum machinator, et agendorum u1axime cuniculorum insign is, ingenium sunm pròstcrnendis cittadellae mn ris 'F' er' din,mdo Òbtulit. Nec multo post simtosos cimiculos subter ima , fondamenta, occulto multorum agrcstium laùore per noctem exca-' vavit, plurimoq ue sulphureo pnlvcre r eplcvit. Quibus pcrfoctis , operibus, . . . . . N ,i.ncissus opportune cuniculis ignem intulit, extemploque horribili fragore edito totus ab radice murus divulsus etc. " (Historiarum, L ib. III, p. 92). · (4) Qnesto dotto scrittore è l' unic) fra i moderni che, senza. esser e militare, sia.si occupato di tre.ttare seriamente e con ampio corrèclo di scienza. e cli erudizio ne !llolti argomenti che riguardano le fortificnzioni e le a rtiglierie, specialmente pe' secoli x,v e xv, r icercandone le or igini, cd esponendone i pr?gressi, con documenti _preziosissimi. (5) , Et. di ql1csto in It.alia certo ne fn il primo inventore Fra.n• cesco .di Giorgio Giorgi ingègner E ed architetto eccellentissimo
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. FRANCESCO DI GIORGIO MARTIN!
Senese, ancorchè t a.l gloria s i llessc et dia da chi non lo sa, come io, a l capitano Pieti·o Navarra come esecutor e di quel ta le effetto, , advcnenùo· in questo, come sempre adviene, la fama delle cose • grand i è data alli più degni: oa l'inventor vero, come v'ho detto, , ne fu il sopracletto Francesco, il quale con grande stipcnrlio per " le s ue virtù stav11 in Napoli in quelli temvi che il Re cli Spagna , lo tolse dt.lle mani del Ite dì Francia ; horn , essendo costui ri• chiesto dal predetto capitt.no della sua industria in la impresa che s i fè nel prendere il castel dell'Ovo propinquo a Napoli, fece , tre di queste mine, et con polvare a. un t1·atto , quando tempo • li parbe, offese sotto la cappella della chiesa del castello • ecc. (Pfrotec11ia, Ven ezia 1 540, lib. x, cap. 1,). (6) M11,ANES1 GnT.rno, Documenti per la storia dell'arte senese: Siena, tip. Po1Ti 1S54, torn . II, p. 466. (7) Pno)ns, op. cit. vol. I, p . rn. (S} ì\1° DoMEmco D A FmEN7-E fu un eccellentissimo ingegnere civile e militare del secolo xiv al xv. Quando nascesse s'ignora, ma la sua morte sembra avvenisse nel 1409. • Kel 1409 l'eser cito del :\far• chese Nicolò d 'Este muovendo contro Ottobuono Terzi s'impadronl , di Reggio e strinse d'assedio la cittadella b en .m unita nel luglio • di quel medesimo a nno. Soprastava alle opere d 'assedio Do·me• nico da F frenze ingegnere del Duca, cli Milano, il quale nel drizzare u11a bu wbanlll cont.ro Ili cittadella, fu da quelli di ùentro , pur con uua boro barda ucciso " (CMJro111, Gli artisti italiani e stranieri negli Stati Estensi. :r.Iodeua 1855). Questo eh. scrittore cita il Gaye che ne • 1,arla sebbene non esattamente•; ma e' bisogna oss.e rvare che il Gaye parla di due distinti ingegneri di tal nome. Il nostro Domenico non è que11o ramm entato all'anno 1430 che aiutò F·ili'.ppo di S. Brnnelescho nella impresa di voltare il Serchio per allagare il fosso scavato intorno alle mura cli Lucca perché questi e ra un Dmnenicc Magisbti M,i.TTEI de Florentia I1~gegnero (GAY;:, Carteggio ccc, d'A1·tisti, vol. I, p. 127 . Invece, d ell 'ingegnere in discorso si banno preziose uot:zie all'anno 1403 nel documento, che qni riporto, del Gaye (op. e voi. cit. p . 541)., 20 Novemb. (Mccccm). • -Diligenter consiclerautes magnifici viri coram eis el\l)OSita et nar• rata pro parte officii clominorum decem balìe dicti comunis (cioè di Fil'cnze) in favorc m magistri Dominici R cnintendi G11idonis « de l<'lorentia, mngistri lignamiuum ac ingegneri nobilissimi, et , 1tltra alios in sue, ·cvrte •mu,lt-iplieiter commendati, et qunliter, • qu:i.mvis ipse multo tempore fuerit ad serviti!\ ducis mccliolaui, • inimici clicti comunis, et multa s·.10 ingenio et a rte fueril operatus
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MlNE A 1'01.\'EllE l i\ J'l'ALIA
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, pro ipso d trcc, tamc11 hcc ageù!\t ut s uus provisionatus et ad sna servitili tlcputatus et quocl clcmum ipse magistcr Dominicus a servitiis filìorum <lieti dncis iaru pluribus mensilms <liscessit, male , contcntns et, ut nsserit, quam male tractatus et peiora timens, , Jicc ntia non ohtentu, et rnultis a liis auclitis circa hec .. ... . , ac • etiam in formati quotl ipse magistcr Dominir.11s est exlrn nnitus conrnnis preclicti, et inter alia olim anno I 300 primo, clic xvn • mensis :iprilis scu :Ilio die ipsius mensis ipse mngister Dominicus • sub descriptione, V'l'rlclicet Do,mocmr BENINTnNnt, ingignerìum et , rnagistmm Jignaminis, popnli Sci. Pclri mn.ioris dc F lor. fu it com• tlenuat11s ...... in amputationc111 cc,pitis et in confiscatìonem et • publico.lioneru bonornm elc ... .. . ; et Yoleotes domini antedicti , certis, u t di:xerunt, causis moti. et pro bono et utilitatc publica , dictum nrngistrum Dornin icnm totaliter a bsolvere et lib ero.re - ; • d elibcr avcrunt absolvere etc. , (Prov-v is. filza 94). E questa. è a ppunto l'epoca in cui i fiorentini facevano l'impresa contro Pisa, dove 1\[o. Domenico Yole-rn opuarc la 111i11a con poZ.Vere sovrn menzionata. Jn quanto poi allo essere stato a i servigi del duca di Milano, olt.rc il ccnnato documento fìc,rcntino se ne ha. un altro p ubblica to d a l eh. cav. Luigi Osio (floc. diplomatici t-ratti ilagli archivi 111ila,1esi, vol. I, parte H , pag. 346); che è un ordine del duca Giovanni Galeai:>.o conte di Virtù per la costruzione di un canale da :.VIilano a B in~sco; del s egu ente tenore. • Dux Mediolani etc. • Ordiuamus acl utilit:ttem subditorum nostrorum presertim civitatis • mcdiolani certos fieri aqoeductus in pflrtibus ducatus Mediolan i • et clistrictus Papie voleotes· rnoclum et formam constructionis p re• dictorum aqueductuum deberc avisari per 111agist-rmn D o>UsrcuM , DE ]!'1,.om,NTlA multosque alios iuginierios nostros et t crrarum • nostrarnm, quilms premissa occasione mandavimus, ut dio lune , pro-xi me futura Mccliolanum ncccrlant etc....... dat. P apie, d ie • x;v martii >1cccLx_:n:xnrn. - Filippinus •· Dal quale d ocumento è fatto chiaro che il nostr o }I,0 Domenico, era riput:i.tissirno nell'arte sua soprn tutti gli nltri, e che que,ti doveva essere a Pavia presso il duct1. 11iassumemlo il fin qui contato, sì puole stabilire che questo ingegnere fosse '.\'[0 Do,ms1co B~:N1~TExn1 di Guidone da Firen7.e ; che nel 1399 era proHisiomtto dal clnca Giovanni Galeazzo; che s i dipartì il a' costui stipend i circa il H02 (iain 1,lm·ibns mcnsibus e non annis); che nel H03 fu dalla Balìa di Firenze assolto rfalla conrbnna nel capo e da ::il tre che lo avevano colpito nel J !190, ed accettato come ingegnere clella Signoria che volern servirsene nella impresa di Pisa. '.\lai s i potrebbe poi combinnrc, secondo narra il
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E LE MINE A l?OLVER ~ lN JTAl, U
FRANCESCO DI G-JORGIO MAR TIN! 0
Campori, che questo i\'l Domenico nel 1409 fosse nuovamente a<>li stipendi del duw tli :Milano nell' assedio <li Reggi o p ostovi da Nicolò d'Est.e. Anzi opino che invece fosse al servi;,;io della sua patria, ovvero della Repubblica Veneta. In fatto la Signoria di F irenze scriveva al Doge Michele Steno, nel 1406, S novembre, quanto ap presso. , - Duci Venctornm _- 1llnst1 is. a.e Excelse Domine fratcr , noster karm. Cum in civitate P isarum quosdam fortilicia.s or dinare " velimus, et cum 1lfagister Dominicus dc Flor entia, ingeniarius • incliti vestri dominii talium preceteris sit expertus et doctns: , ex~ellentiam vram; quanto cordialius possum us, cleprecam1n , qua.tenus amore nostri dignemini <lieto Magistro Dominica ojJpor' tunam licentiam impartire, siùique mandare; ut 2J,·o uno mense " nobis servù-e clebecit in predictis etc. • (G.An:, op. e vol. cit . p. 86, 87). E ·qui cade in er rore il Gaye supponendo che si parli cl[ quel ìVI. 0 Domenico cli 111.0 11fatteo, il quale, se , obiit A. D. ~tccccLxv1 die vn Julii •, come si leggeva nel suo epitaffio neJJa chiesD. di S. Nicolò a Pisa dove morì , ilisogner ebbe credere che avesse vissuto circa 100 anni: Così 11011 a questo ma a llf.0 Domenico Benùitendi si deve dar e il u1erito di a.vere, es~endo al servizio di Giovanni Galeazzo, abhruciato " l'armadurn del ponte , costrntto • - secondo che tlicesi da. Giovanni Mor elli - dai fiorentini snl Po « pr esso Borgoforte per la somma considerabile di 200,000 fiorini " ll'oro non com;iresovi ciò che in tal lavoro aveva speso la Le!(a • (G.AvE, loc. cit.), il che avvenne nel 1397. Se mi sono esteso piit che nol conse11tisse unl\ 1Ìot.a in tol'no a.Ilo ingegnere fiorentino, ciò ho fatto per chè non si cadesse dai biografi a ven ire nelle stesse iuesattezze nohtte, confondendo ì\1° -Do,rnNrco, cli Guùlo-ne lh:xrn1,,rnnr ingegnere clel secolo xiv al xv, con llf..0 Do11"1enico di JJ1. Matteo ingegnere del secolo xv. (9) 1501 (1 502 s. c.) 9 di febbraio. " Domini Jurle:x et sapientes (Pupillorum) visa inobedicnti:;, uxor is magistri Francisci Georgii viclelicet domine... .. (Agnetis) . .. .. • et habita r elationc cita.tionis cum ceclula. et sine ccdula plur.ics, , deliberaverunt ipsam condennare in Jib. x_clenar iorum. et manda• verunt eidcm precipi denue, etc. , (MrLANEs,, op . .cit. p. 466). " 1501, (1502 s. c.) 5 di rna.rzo. • Ser lolrnnnes Francisci olim Bernardini lfalloncini notr.rius dc • Urbino, titnlo clonationis propter nuptil\S dcd it clomiue Lur.retic " filie olim magistri Francisci Georgii pictoris et magis tri ingegneris de Senis etc. , (op. e lvc. cit.). (1 0) NcJlo stesso errore in cui e-ac1dc il cav. Promis intorno agli 0
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anni tlelhi nascita e clell:t morte di F'mncesco di Giorgio, è caduto anche il n1 io onor. colleg:1 -capitt1,110 Catanzaritti n el già citato lavoro (pag. 2G7 e 2G8), ove è detto che il l\'Iartini nacqttc nel 1423 e mori nel 1507. (11) Nella citat~ opera del P uo)nS la, fig. 4a delll a tavola xx:-cv,, rappresenta. la pian ta della galleria e h1 sezione della pt1,rte inferiore della camera, giusta il disegno al foglio 6 del codi"'" senese
di ma.celline. (12) Questo rnggnaglio colla mistira metrica fatto dal eh. P romis, fa,rebb e creùerc che il Martini avesse 11si1to delle misure inclicatc, il braccio fiorentino 0"',584.20; però crederei che l'ingegnere senese si fosse ser vito tlel braccio della sua patria 0"',602. Iu tal caso queste misure e 1::t seguente sarebbero eguali a 4m,8J 6, ed a 2m,408 . (l3) , Le Casematte delle quali qui parlo _d ifferiscono dalle mo• llerne. Ora sono cosi chiamat e le cannoniere co1~ertc : nel xv se• colo invece e nei primi lustri del seguente, davano questa. cleno• minazionc a quegli edifizi isolati che aveva.no a.nalogia coi no~tri , cofani e tamburri : formavano nn corpo st.1,ccato o sporgente, quasi , unl\, torre mozza, di pianta rettilinea o curvili11ea, t alvolta appog; giate al muro della piazza., ta.l altr:i, sulla sommifa delle torri, • oil isolate nel fo.•so , per la cui clifcs:i furono specialmente impie• gate, (PuoM1s, op. cit. parte. H, p. 224 e seg.). Veggasi su tale argomento nella dotta. opera del eh. P r ornis il cap. V della memoifa Ill, ove si t roveranno le più importanti notizie in proposito. Non è però vero che si110 da' temjli di }'rancesco di Giorgio non si avessero in Italia. e_sempi di cascrnatte secondo s'intendono t uttora; cbè la. Rocca di Ostia costr utta di, Giuliano Sangit1lo nel 1483 , sta ancora p er provar e il co ntrario, e per rispond ere co' fai.ti alla. falsa asserzion e del Macchia.velli , che dopo la calata de' Francesi in Italia con Cavi o VITI abbiamo noi da essi appreso a fare l e cannoniere. con clop1,ici st-roinbat·u·m. Veclnsi in propcsito la dotta ecl interessante dissertazione: Della Rocca cl' Ostia e delle condizioni dell' architettura militare in Italia 11rùnrJ della cnlctta di Carlo VIll, del eh. P. ALBERTO Guou1; 1.,10·r n Domenicano. 0 (14) Il eh. dott. Lt1ciano Banchi, Direttore del R. Archivio di Stato in Siena., è stato qncgli che mi ha favorito il · prezioso cloc11ment o che r iporterò piì1 inna.1zi, e gliene attesto r1ui la mi,t moira gra.titmline.
C0MINAZZI ED ALT:\! DJ QU EL CAS,IT0 141 setti e pistole a ruota ed a fucile, si h a un a pariglia d i pistole giranti a due canne con un solo cane e ct1.t 1 ·mar telline e rispettivi scodellini. Un altra pJstola gira'nte, del Cominazzi, a tre canne a (ucilc è posseduta dal l'avvocato cav. Claudio Calandra di Torino, ed è ammirabile per la semplice ed ingegn osa sua cost ruzione (3). Non faccio qui la rassegna. delle armi pre gevolissime di questo distinto artefice .bresciano, per chè si trovano r egistrate nei cataloghi delle varie armeri\) che se ne a bhellano, \ quali p uole cons ult are chiunque a b bia d esiderio di conoscern e la quantitit e la specie. A nostra vergogn~, egli è certo·che la più parte delle armi del Cominazzi è fno ri d'Italia , causa l'avidità di g uadagno di chi fa rn e rcato dei monu menti delle arti italiane, p e1: saziare la quale bastano soltanto le sfondolate ricchezze dei raccoglitori stra nieri (4) . Ritornando al nostro L azzar i no dirò che egli visse lungh iRsi ma. v ita ; avveguachè, avendosi notizia sicura che morisse di un'archibugiat a a Gardone nel 1690, ed essendo certissimo il citato document o di P arma del 1622, è giuoco · forza a m me ttere che giungesse alme no ai 90 anqi. Un altro archibug iere ecoellentissimo, fu LAZZARO LAzz.rnrno, pure d i Gardone, che io estim o fosse figlio del n omin ato artefice, e che il di l ui nom e prendesse a cognome, come a prova essere egli nato da LAZZARJNO e non da altri di quel casato. Sembra ope rasse n ella. seconda metà, . del diciase ttesi mo secolo, e ciò mi conferma n ella e nuncia ta opinion e. Un ANGELO CowNAUO, archibugiere, è nominato n el catalog o dell'armer ia di Madr:d (p . 125, n ota), e di questo t rovo anch e notizie n eE'Archivio generale del Regnu, sezione ca me.rale , in una s upplica che eg li , L.\ ZZARINO
LAZZARJ N O COMINAZZI D A G,1 n D0 1'E rn QUEI, o;
BnEscr,i.
>lAESTlt O A P,CJHllUGIEHJ-;
ED ALTRI DI QUEL CASATO Uno qei pià celebri maestri arch ibug ieri italiani c he operassero- n,~I secolo xvII fu LAzz,,RINO CoMrNAZZ1 drL Gardone nella Valtrompia presso Brescia; anzi fu egli eccellente così nell'arte sua ed in ispeci e nella costruzione delle canoe, dal suo nome appellate lazzarine, che per soddisfare alle molte ricerche di esse venne ro anche non di rado contraffatte. Quando egli nascesse non mi è r iuscito scuoprirlo; ma posso bene assicu rare che sin-0 dal 1622 si hanno archibugi usciti dalla costui officina. In fatto nell' ~ Inventario dei beni con< fiscati a Messer Antonio Moschino già Bargello di • Parma abitante nella vicinanza di S. Moderanno ", del 9 maggio 1622, trov o notato, io fra le altre a r mi, • Un schiopo con cana qnadra (1) di L AZZARO C01v11. • NAZZ0, e rolla (cioè, ruota) fiarnmP-nga vecchia, et « cassa alla fiamme nga » (R. 0 Arch. di Parma). Il MoRITZ °MEYER(Tecnolog. desArmes à feu, nota.all'anno 1661 che • Une carabine de ce te mps, executée par L\ZA RE , CAMINAzzo (Cominazzo), a cinq rayures, une platine • à rouet, et porte la dev isç. Ich mags, Gott vermags • (ou: Je propose , Dieu disposeì ,. Tutte le armeri e di Eu'r opa, sì pubbliche che private, hanno armi d,.i fuoco del celebre archibusiere di Gardone (2) . Nel m useo d 'artiglieria di Torjno oltre ad alcuni archibu-
142 L ,I ZZARINO COi111NAZZl insieme con altri armaiuoli di Gardone, fece al Duca di Savoia Vittorio Amedeo II nel 161:\8 per la fabbricazione d i canne di arch:bugio nelle fucine di Lanzo, od in altre nelle quali fosse piaciuto a quel principe servirsi dell'opera sua e de' suoi compagni . Riporto il principio della supplica che è del tenore seguente: • -A. R. - Gerolamo, et Bernardino, padre e figliuolo « Pedersini, A NGELO CoMrnAzzo, Georgio Bianchi, Pietro « e Bartolomeo de Cominati, tutti del I uogo di Gar« clone nel Brescian o stato Veneto M. fal;>bricatori di « canne a moniti on e s'orferiscono . di fabricare canne « d'archibugio da monitione per seruitio di V. A. R. ». , Suppl icano pertanto si degni gradire la .loro ser« uitù, et accordargli li seguenti capi che sperano (5) ». Seguono i capitoli in n° di 13 con le rispettive ri- . sposte del Duca, quasi tutte favorevoli alle domande, e la carta, che è il contratto, porta la da.ta del 22 gennaio 1698. Abbiamo trovato nella intestazione della supplic.a fra i compagni di Angelo Comina:.-zo nomii;iati P-ietro e Bartolomeo de Gominati, ma tale cognome è un errore rlell'amanuense. Que' due armaiuoli non erano -de Cominati, ma Cominazzo. In fatto a piè della carta citata oltre al • Segno del d 0 Angelo Caminazzo • (ecco un aìtro errore dell'amanuese), si trova firmato « P1ETRO , C,\i\HNAzzo à n ome proprio e deìli altri compagni , consu pplicanti (G) ». E quando q uesta testimonianza non bastasse, potrei citare quindici ·ordini d i pagamenti ( dal 14 g iugno 1698 al 14 aprile. 1701, chè il con tratto doveva durare 3 anni) fatti ~ a Pietro Comi• nassa à conto della limatura ed altri trauagli fatti at« torno le canne fabric . in Barge, ecc. » (7), ed alcuni 0 a favor e d i « ilJ.0 Bcirtolomeo Comminasso (che M
ED ALTRI DI QUEL CASATO
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• Pietro fosse morto?) per limat ura di 54 canne di Barge, ec.c. » (8), dal 14 magi;io 1701_al 29 decembre l'ì02. Ecco dunque due altri archibugieri della famigl ia Cominazzi aggiunti alla storia dei celebri fabbricatori di arini da fuoco · di Gardone. Osserverò poi che Angelo Oominazzi, che fec.e il segno nella scrjtta di contratto, si trova nominato una sola volta per ~o pagaménto di L. 164 fattog1 i il 26 gennaio 1698, cioè sei giorni dopo segnata la carta, « in soddisfatione di giornali qua' rant'uno dal medemo impiegati in compagnia di Ce~ ?·olarno e Berna1·d,ino padre e figlio Pede?·sini, e Georgia « Bianche nelle fucin e di: Lanzo per la proua delle canne « d'archibugio, et a ragione di ]iure quat tro tra tutti « al g iorno, sendo Juoro per a:tro stata somministrata , la spesa per conto di S: A. R., ecc. » (9). Dalla quale notizia io trarrei la ·conseguenza che il mentovato Angelo Cominazzi morisse nel 1698. Un V1NOENzo Cm.11N Azz1 operò nella metà rlAl lo scorso secolo; ed il nostro museo d'artiglieria possiede alcuni fucil i delle m ilizie della repubblica veneta çol nome di questo armai uolo sulle canne di essi. A Gardone esiste tuttora qualche artefice della fam iglia Oominazzi che mantiene in onore la rinomanza del celebre Lazzarina; ed in Brescia, pel Veuturini, furono pubblicati nel- 1843 i « Cenni sulle fabbriche « d'a1·mi di Gardone di Vallrnmpia, cui fm il martello « e la lima compilava 1!1arco Cominazzi artista in quella << fabbrica • . <•
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LAZZ,\Rl;'IO GOMINAZZ l
NOTE
(1) Canna quciclra., nelle fabbriche bresciaue, si diceva e si dice tuttora q nella a otto faceie. (2) Nella Reale armeria. di Madrid è una pariglia di pistole disti nte co' num eri l 94'5 e _1950, con <•rnamenti a basso rilievo ed il nome LAzzAnr CoMINAz, e sono dette del , S iglo XVI , , <li un secolo, cioè, in cui il Oominazzi non E)ra nato I (3) Questa pistola girante h!t le sue tre canne fissate in uu ci lindro di ottone n el q uale sui raggi sono t re fori, per ricevere la innescatura, che com unicauo coi foconi post i sull'asse di ciascuna canna. Questo cilindro gira sur un perno insieme alle canne e presenta succes~ivamente i fori suddetti allo scodellino sul quale, con un l eggero colpo della m a:10, si fa cadere parte <lelhi polvere in quelli contenuta.. E qui debbo segnala.re la collezione cli armi da fuoco di q tiest.o dotto e generoso raccoglitore; perchè , oltre a molti preziosi archibugi che pc,nno interessar e anc!Je i p rofani a q nesti studi, presenta una quasi compiuta serie _cronologica della origine, progresso e perfezioJ1aroento rii questo gcoere di anni, pregio cotesto non comune e talvolta mancante alle più ricche ed ammirabili arm erie italiane e stra.nier e. (4) Ad onore del nostro Cominazzi un altro fatto è q ui da segnalarsi. Nel 1841 il colonnello d'artiglieria francese :NL Thouvcnin, a forzQre il proietto nel fondo de!lQ canna delle armi r igate, propose di fissare sul centro del vitone e nella direzione dell'asse della canna un piuolo o stelo (tigc) cilindrico, e si ebbe il vanto della invenzione di questo trova.to. Ora è a sa.persi che questa idea era già veouta in mente all'armaiuolo da Ga.rdone due secoli prima che la proponesse il mentovato colonnello francese. Nell'ar meria privata del re di Napoli esisteva. un vi!one d'archi lmgio, di Lazzarina Cominazzo, che porta nel suo rn ezw questo piuolo o stelo, il quale è
E D ALTR l DI QU EL CASATO
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nè piì1 nè meno chr. la tige inventata dal Thouvenin nel 18•14. Vedi Novr, Cenni sulle carabine, Napoli, 1850 . (5) Ar ch. geo. del Regn,p , sez. Caro. Controllo, an. 1697-1699, f. 46-47 verso. (6) Archivio e ]oc. cit. (7) A rcl.1. cit. Conto di Gio. Eusebio JJ'[osso Tesor. delle fabbriche ecc., an. 1698, capo 446. (8) Arch. citato Conto del 1'es. Mosso an. 1700-1701, cap. 92 e 1702-1703 cap. 318, -13·1, 464. Anzi al capo ,131 è notato il pagamento di L . 57,15 fatto , .. . . . all'armarolo Bartolomeo Cominasso di fJargie per la. limatura con applica.t. de t enoni e mire a 14~ canne da fucile a ru.gione di sol. G cad. et a 99 altre da pistola a , s. 3 cad., ecc. , . Ma non v'ha dubbio che que_sto M .0 Bartolomeo sia di Gardonc, e non di Bcirge. (9) Arch. cit. Controllo, a,n. 1698-1699, foglio 2.
M. PIETRO DA BREGGIA, ECC .
1"1° PIETllO DA BREGGJ.A dettò
BnEGGINO
c rrTADlNO nr Co)IO JN6EC!:1Jm>: Cl\'IU; E MII.IT.1.UE DEI. XV SEC()I.O (1).
A vvegnachè degnis8imo di ricordanza, nulladime'l10 quest o ingegnere civile e militare del secolo x v è generalm8nte ignorato e le sue opere scino scono.sciute, non clie altrove nelfa sua stessa patria, Como. La lamiglia era originaria Lìel paesello di Breccia o Breggia ( dal quale il sopÌ·annome di Breggino al nostro M" PIETRO) posto non lungi dalla mentovata città. La prima volta che si trova ricordato è in una lettera dei maestri delle entrate ducali al Podestà di Corno, data da Milano il 16 agosto 1426, n ella quale è chiamato rnagisti·um Petrolum de Bregia. In una nota di lavori, da eseguirsi nel casteùo della Torre i·otonda- (a Corno), del 20 agosto,' si ìegge ch e « Petnis dictus breginus de Bre· gia magister a lignarnine {tlius quondam (Antonii) obligauit etc. » . Finalmente in altra nota di lavori pel castello della porta. Torre, del 9 ottobre, è r egistrato come appaltatore di quell e opere « magister I'etrus , dictus lJregin-u s filius quondam Antonii habitans Curni;; « in èontrat~ et p arochia sancti Eusebii intus etc.• . Essendo _questi i primi documenti che parlano d el BREGGJNO, qua.lificando]o maestro legnaiuolo (più in· nanzi è detto anche muratore), puole tenersi per cosa certa che egli nascesse nel principio del sec@lo. M. Prnrn.c) servì in seg:,iito il comune d i Como n elle indicate professioni ed iu quellà d'ingegnere, e con tal carico lo si trova agli stìpenclii del duca d i Milano 0
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Filippo Maria Visconti, che nella lettera di nomina del ;Breggino si esprime così: • Experti plenari e industriam , sufficientiamque magistri Petri de B-l'ecia c'iuis nostri , cumarum in nonullis laborerijs nostris hacteuus sibi • commissis, Eunclem in nostrum ingigneri'U!m duxi• mus assurnendum et assumpsimus usque die d uode• cimo o~tobris anni proxime retroacti (1432), curn , mensuali sallario florenorum qiiindecim " nostra ca• mera perci pienclorurn etc. r• (2). Si fu in quel tempo c'he il BREGGINO propose (e ne diresse quindi la costruziomi) le due arcate cli prolungamento del ponte di Lecco, per ovviare alle inondazioni del lago :be ha in quel punto il suo emissario, lavoro che fu compiuto nel 1434, e che tuttora esiste (3). Ma l'opera princ ipale di q uest.o valente maestro legnaiuoto-rn-iwalore-ingegnere è la magnifica Cattedrale cli Corno , il disegno della q uale si ,Lttribuisce a Lorenzo degU, Spa;zzi ùi V,t!l' Intelvi nell'anno 13UEi. L o, notizia cho 'riguarda il BREGGlNO tratta dai libri d ella Fabbrica è la seguente: « Die jovis xv1m mensis februatii (1439) , incoatum fuit" laborerium Ecclesiae Ma.joris Comi per • ma.gistrum Pc:TnuM DE BnEG1A ingegn·ierium » . - Qui per verità non è detto se egli fosse l' inventore del disegno, oppure solamente l'esecutore dell'idea altrui; ma vi è un altro documento in favore della prima supposizione, documento 8straLto dall'i:,rcbivio di San Fedele di Milano,. del quale nessuno ba fi no ad ora parlato. Il 19 maggio del 1456 i Deputati all'ufficio _ di provvisione del Comune •ji Como scrivono al Duca Francesco Sforza nel modo seguente: • Hauendo nuij , necessitate de vno bono inginiere per foruiri la in-, , comenziata opera a la nostra ecclesia catedrale .. . , et considerando non potere tauere perso::1a piu afANNo Al, vol.
Jll. -
10.
148 M. l'IETRO DA BRÈGGIA < fectionatà 1 apta et sufiitiente a la• dìta opera quanto c. e magistro PETRO B ERGINO; quale dete pr·incipio ad , essa opera, inginiere de la vra lll.ma S, et citadino « de questa vostra citade, ad questi proximi di pas« sati per nostre letere richiedetimo esso magistro , pefro, volesse transferirsi fin qui per alc une cosse e haueuamo ad conferire c0n esso , per dita casone, « et zonto qua siamo stati a le man con ·luij domane dangli (sic) se voleua pigiiare h impressia de acten« dere ala opera predìta, LUij nP respoxe che si, dum« modo piacesse ala vra preliba (sic) S . .. . . pertanto ad essa vrn S. humelmen't0 supplicamo , se digna • .concedere : . · .. . ad esso magistro Bregino .. .. . . · « b_ o na licentia de venire ad casa, ad attendere adicta . « opera, ecc. ». (Arch: di S . Fedele,' in Milano) . Òra, perchè ricercare il BREGGlNO per finire la incominciata opera (4), se egli non fosse statò anche l' in. ventore del disegno di essn:? Nuu era.no forse Como altri ingegneri · in quel tempo capaci quanto il cla Br'eggia per eseguire l'alt.rui disegno? O piuttosto ·era qnesto uno squisi to atto dei Comaschi d'allora verso il loro concittadino, richi~.mandolo a compiere l'opera sua incominciata sino dal 1439? Ma ba~ti per ora lo ac~ennare soltanto questa opinione appoggiata ad un documento inconstestabile. Il nostro M. PrnTrw servì, come si disse, il buca di Milano col carico d'ingegnere . civile e militare, e mor.to il · Vi$COnLi proclamatasi dai milanesi l'aurea R epubbl-ica ambrosiana çlivenne r epubblicano· egli pure e serv'l il Comune della sua Como. Fattosi · poi . duca lo Sforza, il BRGGGINO fu rimesso nel · suo posto, e si occupò di c0struzioni di navigli, di rocche e di ponti, e fra questi di quello di Bassignana il cui lavoro durò qualche anno. Nel 1452 nella impresa contro Cerreto,
.in
no;
0
e
INGEGNERE c·1v1LE E MJ LITARE DEL xv SECOLO
149
tra Veneziani e Ducheschi, egli si attentò mostrare ai capitani di questi ultimi come improvvido fosse lo spediente che avevano ideato per rompere il ponte di barche da'Veneziani costrutto sul!' Adda; ma gli fu mina.cciato di farlo appiccare se non avesse taciuto ed obbedito a' costoro ordrni . L'esito dell'impresa d iede ragion~ al BREGGrno; ma l'esercito d ucale ed il paese, avevano già pagato la pena della testardaggine dei capitani Sforzeschi (5). Fortunato questo ingegnere come· quasi tutti · gli uomini di merito non comune trovossi (par.e nel 1452) in cattiva condizione tanto, ;he in una ist anza al Duca esponeva: « È stato neces! sario che habia vendu to et impegnato el suo a la • ~xura et macina ad la quale sottojace et ha tanti • pegni per libre XLVIJ iq:iperiali che valeno libre e « et più ecc. , . Quando morisse il BREGGINO non si sa. L'ultima memoria di sua mano, finora conosc.i uta, si ha · da una lettera che egli scriveva al Duca in proposito del lavoro del ponte « ex Bassignana clie xxvrnJ 0 ma~j in ~esperis 1458 ., . E nella selva del CICERr (Como; 1811, p. 72) all'anno 1463 _è notil.to che furono • pagate a « Prnrno di Bimccu Lir., 32 per il trasporto delle tre « cam.pane del campanile cli Santa Maria Maggiore « (la Cattedrale) sulla Torre delle ore della città , . Dopo questa memoria non se ne banno altre. Tutto ciò che si è narrato intorno a M. PrETRO da BRÈGGIA basterà a provare che questo ingegnere era uno fra' migliori del suo tempo , e che è stata una vera ingiustizia lo averne fatto ignorare sino ad ora il nome ed i suoi meriti, mentre si ricordarono non solo ma si lodarono taluni che soltanto co11a loro mor.te fecero sapere che erano stati al mondo. 0
l f,O
M. PIE'l'RO DA BREGGI A
INGEGNERE CIVILE E MlLlTARE DEL XV SECOLO
a sinistra entranclo, a circa quattro metri d'altezza l eggesi qual-
• mente quell'opera fu cominciata il 21 marzo 1407 •, cioè prima che si ponesse mano allo innal7.amentc, dello edificio!... Invece la
NOTE
(1) Tntto ciò che racconto intorno a questo bravo ingegnere comasco del secol~ xv è appoggiato a documenti (sono oltre a cento) ohe ho trascri tti neil'ar.chi,,io mu1~icipale di Como , e che alcuni m'iei amici hanno copiati nell'ltrchlvio di S. Fedele a Milano. (2) Quest.a l ettera è : • Da-t. l\iediolani die tertio decimo martij 1nccccxxxnJ XJ indictione , (Bei/, litt. diw., V . vr, fol. 45 verso). (3) Nella memoria - Lecco e suo territorio clel G. C. .Andrea . Luigi .tipostolo - (pag. 28) è detto che • valicanclo pertanto il • pont e (n el 1700) i Francesi fecero &a.Ua.re in a.i--ia i dite archi " estremi occidenta.li , . Ciò è falsissimo. I due archi lllentovati cha sono quelli d1e propose e fece costruire M 0 Pietro da Breggia, esistono tuttora., tali citi;,li furono clal mentovato i ngegnere fabbricati, e la vol ta cli .essi si vede anch'oggi , bene i11clav,1ta. et beue , impornblata in flribus 1iartibus dc lionis claveU,is acl trc,nsversum . diete volte , (Arch. municip. d i Como; Lib. incantuum, fol. 106 ver. a 109 ver.), come è scritto nella perizia cli quell'opera. L'arco fatto saltare è il terzo, e vi si vedono chiaramente le t racce della r icostruzione. (4) Intorno a questo ma.ntvig:ioso t empio ecl agli architettori di esso, sono state dagli storici comaschi pubblicate molte inesattezze, cd il eh. Canti1 che ueJJa sua Storia clellct citl'à e della diocesi cli Como' (Firenze, Felice Le Monnier 1856) poteYa correggerle tutte, ne ha invece ripetute alcune e loro ha fatto prendere t'tna tale 3p· parenza di ver o , che 11011 vi su·eb be autorità che valesse ad in1pugnarlo in fuor i di quella dei documenti. E di questi mi servirò io per rettificarl e. Per esempio: a contraddire al Ciceri che • per • la sua conghietturn dovette Sllpporre che fino al 1423 non si la• vorasse ,, egli dice che : a pieno disiuganno, sul piJone secondo
inscrizione che cita il eh. aut ore, dice così: VKS JSSTEE (sic) PILONUS FUIT INCEPTUS n:WCCC' LII XXUII. MARTII. Ed aggiunge poi il eh. storico: , 11 qual pilone è iu mar mo bianco; e , soi-regge il più, sfogato degli archi. Forse comprendendo come fosse sproporzionata la larghezza alla lunghezza, inst avano i Co' maschi per ottenere nuovo spazio, ed avutane licenza, l'architetto , occupò coll'arn1,io arco quel più di pos"to che poteva •, (op. cit. r, p. 342). Ma questa supposizione è falsa, poichè falso è il fatto che le dà. origine. L'arco pii1 ampio ùel q11ale qui è parola, è dell'ampiezza stessa degli altri clue che lo seguono, i quali da vivo a vivo dei pilastri r ispettivi (acl un metro clal pavimento) sono, il primo, cli metr i 9 20, il secondo di metri 9 22; mentre i due minori verso la porta hatrno, il primo metri G 37, il secondo metri 6 23 cli luce. Non ' p_arlo p oi di quel J'lLONUS (cioè il Pilone) scambiato dal Ciceri in un ingegnere Fivonus, perchè cotesto errore di le7.ione fn corretto già dal Cantù. Questi non sa capacitarsi • che le eftìcaci Yolontà di allora _pe• n assero d'oggi in domani tauto t empo disputando senza venirne ad , un fine , (loc. cit.). Ma contro i fatti non vi sono ragioni che tengano, e bisogn~ accettarli quali sono. Ed è un fatto d,c 11ei libri della fabbrica, il , 1426 (non 1423 come egli fa <lire al Ciceri) è il , prim~ anno, in cui trovo.usi r egistrate le giornate di fabbrica e • la prima opera dinotata riguarda la volta sopr a l'altare di Santo , Stefano • (C1c1mr, Selva cli notizie mde;ntiche risg·um·dant-i. la fabbrica della cattedrale di Como, ecc. Como 1.81 1, pag. 59). Ma vi è pure un altro document o a corroborare la opinione del Ciceri, do_c umento, che per quanto mi sappia, da nessuno è stato finora pubblicato , e che io pongo qui leale quale l'ho trascritto nell'archivio municipale cli Como. " Dux Mediolani etc. Papie Auglerieque Comes , ac J'anue Dominus. - Nobilibus Viris Potestati et Capit!ieo no• stris Cuma.rum. - Respondcntes litteris ad nostras responsivis , super facto constructionis seu reparationis quam fieri senser a• mus in quaclam ecclesia illic (in margine è not ato : Pro ecclesia
, cathedrali ), qiic videtur predo·minari cqstro nostro, tui·1--is ro• toncle, dicimns Vos nobis 11011 satisfecisse. Propterea volumus quòd , diligenter auisctis et au isari faciatis per aliq uos :fi.deles In zig ne< rios cle talibus bene doctos et expert os , quantum ecclesia pre• dieta clistat ab ipso nostro castro, et altitudiuem murorum ipsius • ecclesie p.ictique castri, ue·c non si ,1 uis existens supra dieta ec-
152
153
M. PIETRO DA BREGGIA
lNGEGNERE CTVÌLE E MILITARE DEL XV SECOLO
clesiae possit, cum Balistis, Cazafus tis aut fapidibus manu extraendis, dicturn castrurn expugnando eiclem castro infen-e xletri• mentum, ac qnod quantum •Jt quale. Et q tùdquid repperitis dc " pref]]issis ordinate nobis rescribatis indilate. D at. iYfodiolani die < :XXII.] Iulij MccccxxvJ. Conradinus ' (Iiegistrimi litteraru-ni cìucaìiiwi, voL m, fol. 169). Se il lavoro della nuova catt edrale fosse s tato incomin ciato prima di lruest' anno, anche la lettera ducale sarebbe stata dell o stesso temp o, imperciocchè è chia ro fosse mente del Duca di 110n volere che·tale edificio s' innalzasse troppo, e troppo da pi·esso al principale citstcllo di quella città, affinchè non ne ricevesse in talune evenienze nocu:neuto. Con questa lettera ducale poi si accorda a maraviglia la notii ia r iportata chd Ciceri (pag. 11), cbe la trasse dal R egistro del 1426 al 1442 (pag. 6S), concepita nei termini che seguono : «· D ebct ha bere (il cassiere del Comune) quos • cledi t michi N icodollo de Fontanella die xxvm augusti pro eonùo Mediolani die xxvm r suprascripti mcnsis 11ro debendo obtùw-re
ma eziandio l'architettore della magnifica catteclrale della· s ua patria, sebbene non glie ne sia dagli storici attribuito il merito; , ad• venendo in quest o (ripeto le parole del Biringucci sulla quistione , .clelle min e del castello dell'Uovo in Kapoli), come sempre acl• viene, (cbe) la fama delle cose granrli è data alli più degni • (Pfrotecnia, V cnezia 1545, lib. x, capo 1v). (5) Veggasi nel Politecnico (voi. x.xw) la lettera che scriveva il Bi·eggino al Duca da, Lodi, il 5 agosto 1452, intorno a q uesta.disgrazia ta impresa. È il documento m della mia memoria - G~ Schioppettieri milanesi nel .x.v secolo.
«
• Zicenziarn a magnifico D. D. nosti·o possendi ecl1ficari Eccler<iam S . Marie Maioris, lih. n° 12 ,, E qu esto documento prova che il rapporto degl'ingegner i era stato sfavorevole a llà costruzione o ristauro di quella fabbrica, e che il Duca aveva ordinato la sospensione del la voro. Dopo quest'epoca si h anno notizie, d ice il .Ciceri (pag. lU), di altre opere fatte e materi:1li prov,,isti senza ìodicarne la specie e l'uso • da che si deve dedurre , che t utto riguardava • la sola riparnzion e tl ei passati guasti , . In fine è un fatto incontestabile che nel 1439 " d ie j ovis xYmr mensis feb. incoatwm , (si noti bene la parola) fuit foborei·iwm cccl. ·mciioris Comi per 11..1 " a1s·r1.w,r PE'.l'RUM DE B REGH nmEG.NERIUM » (01cr.1u, pag. 11). E qui nou è parc,la dell' a utore del disegno,· per cui opioo che fosse fatto dallo s t esso Bregginò che poi nel 14.56 fu richiamato , per • fornfre la incmnenzata opera ,, perch è fu egli che • dete prin' cipio acl essa opera ". Ora sarebbe a sapersi se il D uca assecon dò i'f desiderio dei Comaschi, dando licenza al Breggino, occupato allora nella costrnzione di un ponte a Bassigriana, di condur si in P a tria almeno temporaneameote per· riprendere la direzione dei lavori della Ca ttedrale. F ra le tante l et tere, delle quali posseggo copia, scriite dal Brnggino al Duca, non ne ho alcuna del 1556. E ciò m' incluce a credere che il n:>stro ingegnere si recasse in Como. Anzi trovando nella Selva del Ciceri cbe · • nel 1457 si gettarono " li fondamenti della facciata at.tuale ; , sospetto che quest' opera si '-., facesse colla direzion e e l'idea di 111° Pietro. fo somma io t engo per fern10 che l'ingegnere Breggino non sia stato 'un semplic~ cli1·ettore,
· (Continua) ' ANG EL O ANGELUCC!
Capi(ano d'artiglieria. •
I
STADIMETRO E CANNOCCHIALE STADI:\!E.TRICO
} 55
P,·obab,ilità degli errori.
STADIMETRO E
Tutti gli errori di cui un'osservazione è suscettibile non sono del pari probabili. Esiste per lo contrario tra i diversi loro valori e le corrispondenti probabilità una certa dipendenza. Questa legge caratteristica per ogni genere d'osservazione può essere tradotta graficamente per mezzo della curva · della p1·obabililà degli e,Tori di cui le ascisse hanno per vafore questi stessi
CANNOCCHIALE STADI~IETRICO
ili
\1
Dl-l( SIGNORI
PEAUCELLIER E WAGNER tlpitani nel ge~io francese.
CONTll\'"OAZIONE E FINE
(1).
i'\OTA IV. Oirca gli errori di ~sservazione.
o
p
Natura degli erro?'i.
Gli ~rrori che intaccano un'osservazione qualunque sono d1 due specie. Gli uni, de(r,nili in qualsivoglia caso, hanno per sorgente costante i difetti di costruz!ooe dell'istrumento adoprato. Gli altri, accidentali, risultano dall'imperfezione dei nostri sensi , variando a seconda della nostra abilità e del grado d'attenzione dell'osservatore.
errori, mentre le ordinate sono proporzionali alle probatilità. corrispondenti. Praticamente la costruzione di questa curva è come si facessero un grandissimo numero di pro'\"e: a dividere la linea delle ascisse in intervalli eguali e piccolissimi , a gruppare gli errori per intervallo, e a prendere per ordinate corrispondenti il grado di moltiplicità che caratterizza ogni
(1) Vedi Rivista militare italiana, anno xx, voi. r, pag. t 7ll e 288, e vol. n, pag. soo.
gruppo.
156 STADIMETRO La curva così ottenuta si aprossi merà t anto più alla verità, quanto più sarà considerevole il numero delle prove. Limiti degli errori.
In virtù della continuità dei fenomeni della natura gli errori estremi sono di meno in meno probabili a misura che aumentano. La curva che si ol,terrà sarà adunque piatta sull'asse delle X verso le estremità, e i punt,i di contatto con quest'asse daranno i limiti stessi a' e a", chA compreud oraono tutti gli errori possibili. Ma io ragione della indicata stiacciatura, questi punti dì contatto e per co nseguenza i li miti precitati sono malissimo definiti .
P1·obabilità che la somma degli erro1·i d'un gmn numero di 71rove è compresa entro certi limiti . De la Piace n ella sua teoria analitica delle proba- · bilifa tratta quanto compiutamente è possibile, le principali q uistioni r elative alle prove ri pelute . Rappresentando per :x rp (x.) l'equazion~ d ella cm:v.a di probabilità di errori d'osservazione, avendo pe~· limiti a' a", quest'illust,re geometra dnuostra che s1 ba
=
la probabilità
All.oraquando questo rapporto è
à
d x,
uguale a OP" , la lunghezza -+- OP" rappresenta l'errore probabile, cioè il limite al di là. e al di qua del quale gli errori sono egualmente possibili.
(l)
r32
Te
che la somma degli errori d'un gran numero di prove è compresa entro questi limiti:
s
,;•a" ~
x
rp (x) dx
(..
;•u"
+ ip
x
vs
(x) dx
"
conservando per altro alle annotazioni
i e e il loro
senso ordinario e ponendo
=
-v11·",.
v~
x~ rp (x) dx
i: . '-----
J a"
ip (x) dx
a'
e che -- OP' è
x·"
-
-'X,
f3
E1·ro1·i probabili.
lf
+ X
P=11'il'
frrori co1·rispondenti ad una data p1·obabilità. Si ottiene per lo contrario benissimo la probabilità che lo errore è compreso tra due limiti dati. E per Vçro se si immaginano due ordinate r-;"P", N'P', il rapporto della superficie N"P"P'~M che esse comprendono: alla superfìcie totale d el la curva A'MA"O, sarà la probabilità che· l'errore è com preso tra i lim iti re" e a;' delle ascisse corrispondenti. Questo risulta dalla definizione stessa della curva delle probabilità.
157
E' CANNOCCHIALE S':ADlMETnlCO
t. ;
· a
(f) X
Ò,X 12
rp (x) d X
a'
-'
Chiamiamo G-' la distanza del centro di gravità della curva degli errori all'asse degli-y, e rimarchiamo che il secondo radicale, ovvero
/',2, , altro
non è che il
•
158
159
ST.ADIMETRO
E CANNOCCFlJALE STADIMETRJCO
raggio di rivoluzione R della curva, relativamente all'asse parallelo alle ord,nate, e passante pel centro di gravità. Se ne conchiude che si ha la probabilità:
verso il valore. che corrisponde al centro di gravità della curva degli errori, e che essa tanto :meno' ne differisce quanto è magg iore il numero delle prove.
P,
=
e~f -
+ r2
Errori costanti. (2)
e
?'
che la somma degli errori considl~rati è compresa entro i limiti
GS + r R
v'g
(3)
essendo una variabile dipendente unicamente dalla probabilità P . Integrando graficamente l'equazione (2) si trova
i·
.l.t' 99 1 . . .. per l e prob a b 1 1 a e~ 1 r1spett1v1 valori 1· 2,60; 100 ?' = 0,68. Non è indispensabile dì descrivere la curva delle probabilità per dedurne .R. De la Piace infatti dimcstra cbe R è il limite verso cui · tende la media dei quadrati degli errori d'un grandissimo numero di prove. Allorquando questo numero è grandissimo possiamo adu_nque limitarci a prendere per R la radice quadrata di questa media.
=
Aledie degli errori di un gran numer·o di prove.
Dividendo la somma degli errori per il numero S delle prove si avrà la probabilità P,. che la media degli errori è compresa tra -
R
.G r + -= v'S
(4)
Si vede adunque che la media dei risultati converge
Un istromento è eYidentemente in buone condizion i di g raduazione o di retti !:cazione allorquando la media di un gran numero d'oi.::servazioni corrisponde al vero risultato. In questo caso il -valore di G è nullo. Se questa . condizione r.on fosse 'adempiut a l'istrumento sarebbe affetto da un errore sistematico e ogni osservazione sarebbe erronea della quantità costante G. Se la rettificazione risulta da S osservazioni ripetute e corrispondenti ad un r isultato determinato e anticipatamente conosciuto, si avrà la prob ,1bilità P, che l'errore costante G è compr_eso entro 1 limiti R :SE -+1•-= ;:, VS · '.2 e essendo la somma degli errori delle S osservazioni
precitate. Deviazione meàia.
Di leggieri si deduce dalla teoria che precede la probabilità relativa alla somma degli spostamenti, cioè degli errori, astrazione fat ta dei lor0 segni. Sia A' MA.'' la curva di prob,Lbilità deg li errori, l'o-
160
E CANNOCCHIALE STADIMETRlCO
STADIMETRO
ngrne O corrispondendo al risultato vero. Chiamando M ' e M" i momenti delle figure A'QO e A".MQO per rapporto all'ordinata OQ, N' e N" i momenti d'inerzia d elle figure stesse relati va mente ai loro rispettivi centri di gravità, e Q la superficie A'MA"O, si avrà la probabilità Pr che la med ia (a) degli spostamenti dei S osservazione è compresa tra
a
< >
M' + M" r -~--+ Q
- v's
VN' +
l"."
Q
Dietro quanto è stato detto pii.1 sopra S~' non è altro che la somma dei quadrati delle differenze tra g 11. errori. negat 1·v1. e le Ioro mea·ie, SN" Q
,
è la stessa
· somma corrispondente agli errori positivi. Quanto al . ·. M' + M" pruno t ermrne è la distanza G dell'ordinata O
"
OQ al centro di gravità della figura OQMA" aumentata dalla figura OQA' collocata nella posizione OQA', simmetrica per riguardo all' origine O. Aumentando sufficientemente il numero delle prove, la quantità preceduta dal seg~o + finirà per divenire minore che qualunque g randezza data ; e il limite G verso il quale tehde la media degli spostamenti può essere definito tanto più esattamente quanto più è cons iderevole il n umero de[e prove. Questo elemento G, adattissimo a definire il valore d 'una maniera d'osservazione data, è importante a conoscersi in diversi casi. Noi lo chia1ileremo : la dtviazìone media.
161
N OT A V . Applicazione della teor'i a delle probabilità. a gli errori della catena, della stadia e dello stadimetro.
Catena.
L'applicazione della teoria delle probabilità agli er• rori della catena, non presenta difficoltà alcuna. Si fa su differenti pendii numerosi ca tenamenti seguendo estensioni esattamen te conosciute. Se ne conchiude per ogni caso la curva di probabilità degli er rori e la deviazione media , come è stato spiegato più sopra. Laonde trovansi diverne curve di probabilità. Si è dimostrato con figura (1 ) quelle relative ad un catenamento di 60 metri su d'un terr eno orizzontale e su d'un declivio di 35°. Questa distanza di 60m è presso a poco la l unghezza media ·dei lati dei camminamenti. Le medie degli errori determinano, astrazione fatta del segno, le deviazioni medie, <;li cui è st ata quistione nel corso di queste memorie.
Stadia e stadimetro. Gli esperi menti della stadia e d ello stadimetro, praticati in egual maniera , oltre l'errore accidentale, dimostrerebbero l'errore di rettifkazione, proprio clell'instrumento adoper ato. Ciò ch'anzi tutto si è dovuto cercare, è la devia:z~one media t.al q ual e risul terebbe da un istrumento perfettamente rettificato.· Ora si è veduto nella nota precedente che il risultato medio d'un gran numero di oss_ervazioni convergs) verso l'ascissa del centro di
162
163
E CANNOCCHIALE S'L!\DIMETRICO STAD!METRO
gravità della curva di probabilità, e che un istrumento è scevro d'errore sistematieo quando havvi coincidenza tra questo punto e il risultato vero. Considerando ad unque le deviazioni d'un gran nu·mero di prove, di fronte al risultato medio, si otterrà l'approssimazione dell'istrumento considerato, astrazione fatta d'ogni errore .di rettificazione, Si è dimostrato a mezzo della figura 12, le curve di probabilità degli errori relativi alla stadia su terreno orizzontale e su d'un pendio di 35°. La figura 13 si riferisce allo stadimetro, l'angolo micrometrico es-
Dietro 1'ineguag1ianza (6) d ella nota precedente fa~ cilmente si conosce la deviazione media G pel caso d1 un errore di rettificazione dato ON. y
Q
sendo di ; . E finalmente la figura 14 corrisponde al 0 caso dello stadirnetro adoprato con un cannocchiale stenallatico d'un angolo micrometrico variabile ed uguale a ~ per le collimazioni orizzontali. 7 Le deviazion i medie dedotte da queste esperienze, sono state date nel corso di queste memorie .
, ~ -_r,. A ' '"' t\.- ------:,c1o.--,ll!N--, ,,/0,A""'l;c1 ["!i.
j
,
/ i
Deviazioni medie deìla- staclicb e dello stadimetro ivi comp1·esi gli errori costanti.
j I' I
l
Consideriamo attualmente la influenza dell'errore di rettificazione , e cerchiamo qual sarà la deviazione media risul tante ad _u n tèrnpo da quest'errore sistematico e d egli errori accidentali. Sia A' M A" la curva di probalilità degli errori. Questa curva ricavata da esperienze è stata ricono-_ sciuta simrnettrica riguardo a un asse M N, al q uale corrisponde il risultato medio. S ia O il punto corrispondente al risultato vero; in altri termini sia ON - l'errore di rettificazione.
'' '
,'!li Onde si_può sciogliere il problema appoggi.a ~dosi sull'equazione (6). In tal modo sì trova la probabilità P • già definita che la deviazione media è compresa tra G
e G0 +
0
ANNO xx, voJ. m. -
11.
1·
R'
.1--
vrn
P
1•R1 Rv•m
164
STA DIMETRO
J-~ CAKNOCCHIA.LE SL\DnIETRlCO
chiamando G0 la deviazione media dell'istrumento scevr o da qualsiasi errore di rettiftcazione; M il numero delle prove fatte per rettificare l'istrumento; R il raggio di rivoluzione per r elazione all'asse di simmetria della curva d i prob::ibilità di queste prove ;
trovasi egualmente la probabilità d Pr' che la media degli errori, astrazione fatta del segno, è egu.ale alla deviazione media aumentata di
chiamando finalmente
~ ~~ la
u, V 111
probabilità che l'er-
rore accidentale dell'istrumentel è minore di rv'R' ; rapm
presentando il r aggio di ri voluzione della curva cli . . d eg1!· erron. ,icc1'den t·a1·1 pR 1v'' R e · ugua1e a probabilità •IJJ,
P, R' Rv'm
l
v
+1· R' Rv'm e
J
~
Vs
v
1J
Conscc-ruentemente si ha la probabilità composta b d Pr d Pr', che questa media è 7 Go -1- -' R'- P ,. R' +
i/"m
R Vtii
7i
rR' - Ri/m Appl icando q uesta formola. si vede che le dev ic1ziuui medie della stadia e dello stadimetro, sono comprese en tro i limiti che si sono dati nel corso di queste memorie. Limiti comp?'ertdenli la media degli errori d'un g1·an nurne,·o di prove astrazione fatta del segno Puossi egualmente d omaudare qual'è la probabilità che la media degli errori d'un gran numero di prove è com presa entr o certi limiti. Per un semplice differenziare di P 1· si ha la probabilità d P, che la deviazione medià è
rR' Rv'm
L'equazione (6) differenziando dalla nota precedente
/
1
?'
1/N J' 1 + N" .
v' s
Integr~ndo si ha la probabilità
Q
Ti
- 2 clx i/ 2
165
N' + N"
x'
2
•
PT
= 1-
(7)
e
che la media degli errori, astrazione fatta del segno; è compresa tra T R' 'T Go - -s R 0 , e 0 0 -i- -= p TR' + T R T (8) v'm - R v';;
vs
R0 essendo il raggio di rivo'.uzione della mezza curva di probabilità relativamente all'ordinata passando pel
.
suo centro di gravità; T.,. essendo 11 valore
V N' +Q N"
definito più sopra nel caso in cui l'asse O y distante TR' dall'ordinata media d'una l unghezza eguale a Vm •
9 . lt a.n t1· Per le probabilità -1 e - ~ 1· val on· ct·1 'I' r1su ~ 100 dall'equazione qui sopra, sono 1,15 e 3,00. Sostituendo il secondo di questi valori a T nelle formal e 8 si trovano i limiti che la media delle deviazioni d'un numero ristretto di prove non deve esser maggiore d' una volta su cento.
I66
E CANNOCCHIALE STADIMETRICO
STA DIMETRO
NOTA VI. Graduazione dello stadimetro (1) - Approssimazione dello stadimetro a fili :fissi.
Graduazione.
La graduazione dello stadimetro si fa per mezzo di unèL serie d'osservazioni ripetute a distanze esattamente conosciute. Alla brigata topografica si determinano le posizioni deile_ li~ee fiduciali 1- 1, 8-8, 14-14 caduna per la medrn d1 100 lezioni. Le differenze tra le medie rela~i ve ad ~gni distanza devono essere proporzionali agli rntervalh. Se non si ha adempiuto a 9uesta condiz'.one vi si adempisce correggendo ogni media proporz10nalmente a lle distanze. In seguito si determina la posizionP. c'lP.llé linee di fede 1,8, 14 dopo aver corrette le medie, e se ne deduce la distanza delle ·divisioni intermediarie. Errore di, 1·ettificazione, che puossi commettere in questa g1·aduazione
La correzione fatta ad ogni media per 300 collima zioni l'intervallo compreso tra due qualsiasi delle linee di _fede 1-1, 8-8, 14-14. Si può conseguentemente af• fermare con una probabilità Pr che l'errore com -
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me1;s0 ad una distanza quilunque è minore di _r_R· v300 ' (1) Per 1~ variabilitit di una <lelle ll.Ste direttrici puossi modificare l'angolo micrometrico d'un cannocèhi_ale stenallatico di maniera da addottarlo per un stadimetro lipo. Questo è ciò che si fa attualmente a vece di seguire il metoclo qui sopra tracciato.
/
167
R essendo il raggio di rivoluzione della curva di probal-ilità degli errori a questa distanza. Quest'elemento può essere dedotto dalle letture stesse fatte per la retti 6.cazione. Chiamando R', R", R"', i raggi di rivoluzione delle curve di probabilità corrispondenti alle distanze d', d", d"', si sa infatti che la quantità R'2 S', R"2 S'', R"'2 S"', ecc ., \è eguale presso a poco alla somma di quadrati degli errori commessi al.Je rispettive distanze. Descrivendo adunque ,una curva che abbia per ascisse queste distanze e per ordinate il raggio di rivoluzione corrispondente, se ne inferisce R per una qualsiasi distanza, e conseguen.temente gli errori di rettificazione a questa distanza. 9 Così si trova la probabilità che seguendo le in1 0
i
dicazioni suddette , lo stadimetro è graduato a
zitoo:
L'errore probabile di rettificazione ·non è che di
1 84000"
168
ST ADU,IBTRO
169
E C..\.NNOCCHLI.LE STADIMETRICO
NOTA VII.
PER llEZZO DELLA CAUN!
Prospetto dei risultati di numerosi camminamenti rileva.ti alla bussola livellante.
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499,79 11 1,50 · 0,073 1,500
170
S'l'ADIMETRO-
Esaminando questo prospetto si vede che la media degli errori del livellamento, · astrazione fatta 'del 1 segno, -è di ~ ovvero secondo che s1 impiega 1500 2 5 la catena o lo stadìmetro. In quest' ultimo caso gli errori estremi non oltre.' passano
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mentre che quelli prodotti dalla catena
. . l g1 ungono sino a . 50 Si osserva inoltre che ~1uesti ultimi son tutti pressochè positivi, cosa risultante da questo, che cioè le indicazioni della catena sono generalmente troppo forti in luoghi accidentati. NOTA VIII. Misura d'una base collo stadimetro.
Utilità di potei· misurare una _base senza -l'impiego dei i·egoli.
Egli è soventi volte difficile nei .paesi di montagna di trovare un terreno convenevole per misurare una ba,se per mezzo dei regoli. Le str~de che meglio si prestano a questo - genere d'operazioni esistono al fondo delle valli, e non presentano che raramente delle parti rettilinee ai 200 a 300 met~i . Ammettendo pure che si trovi una base prolungata da 200 a 300 metri di sviluppo, bisognano ancora parecchi triangoli generalmente poco utili al rilevare per attaccarla a du_e vertici della rete. Il · perditempo che · cagionano tutte · queste diverse operazioni può essere evitato ef· fettuando le misurazioni ripetute a meizo dello stadimetro. La grande precisione di quest'istrumento
171 permette in fatti,. prendendo qualche precauzione, di ottenere un'approssimazione sufficiente pei bisogni ordinari della topogra-fia. E CA::-l'NOGCHIALE ST.AD!MEl'RICO
AHsura della base allo sladirnetro.
Il modo consiste _n el misurare la base a piccole distanze comprese nei limiti della portata dello sta.dimetro. Deter minando ogni distanza per parecchie letture, si può rendere di poco valore l'err ore accidentale totale che affetta la base misurata. In quanto agli errori sistematici si dirr!inuiranno in gran coppia r ett ificando l' istruroen to avan ti e dopo l'oper azione, per ÌnE:zzo di letture ripetute fatte ad una distanza. esattamente conosciuta. Ne risulterà un valore approssimati vissi mo a diverse lunghezze di cui la base è composta. Questo sarà determinato con un'approssimazione relativa più grande ancora e pareggiabile a quella che si può sperare in terreni difficili dai regoli . Furono fatti degli esperimenti, secondo questo metodo, su d' una base di cui si avea determinata la lunghezza 175901 34 per delle misurazioni precisissime ai regoli. Ogni distanza fu mi,:mr ata per 10 letture. L'operazione iotiera effettuata per tre. volte ha dato _luogo agli errori - 0,223 + O, 124 + O, 185. La deviazione media è di
lutuu ; l'errore risultante dalla me-
dia delle operazioni non è che di
600UU Ciascuna di queste misurazioni n on ha dato che un giorno di lavoro. Il breve tempo che esige questo metodo, i risultati che ha dato, devono a.dunque farlo
172
STADIMETRO
preferire a tutti gli altri allorquando .si tratta di operare in un terreno accidentatissimo e difficile. Non è necessario che i lati di cui si comporrà la base sieno rigorosamente i n prolungamento gli uni degli altri . Egli è sufficiente che sieno poco inclinati relativamente ad una direzione c0mune. Gli angoli orizzontali e ver ticali sarebbero per altro ril ~vati al teodolite, di cu i il cannocchiale stesso p otr ebbe serv ire alle misure stadi metriche. Questi istrumenti essendo generalmente forniti di lenti d'un ingrandimento p iù vivo che gli appare~chi topografici ordinari, l'approssimazione n e sarebbe altrettanto aumentata.
NOTA IX. Circa il calcolo delle differenze di livello.
Le d1fforenze di livello si calcolano gen eralmente per mezzo di tavole particolari o di tavole dei logaritmi . P resso la brigata topografica di Nizza si è semplificato questo calcolo per mezzo dello im piego di tavole più estese, riducendo quest'operazione aq una semp lice addizione. Un quadro grafico o a.bacco bastà per le operazi9ni d i dettaglio, allorquando una grande precisione è superflua. Noi abbiamo sem plificatq ancora questa parte del lavoro per l'i mpiego d'un regolo a calcolo particolare di 0,25 di lu og heua, dest inato specialmente ai topografi . E,,$0 dà noa doppia approssi ~azione del piccolo rc:golo in uso., ed è sumciente per i bisogni ordinari della pratica. Di modo che l'operazion e va esente da qualunque calcolo, e tutto si riduce ad un lavoro
E CANNOCCHIALE sr.rnrMETRlCO: 173 meccanico non esigendo alcuna tensione di spirito. Questo regolo h a egualmente le scale decimali le più
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usitate , quelle del 1 00 , del ~000 e del f:>000 · L'approssimazione medià di quest. 11·.,"· trumento è di
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e basta ampiamente a1 calcoli di livellamento
della topografia minuta.
G. D.
NOTIZIE STATÌSTlCHE, ECC.
I. II. III. -
Stabilimenti generali dell'Esercito; St<tbilin:ienti speciali dell'Esercito; Riserva d'Artiglieria pe1 tempo di guerra. I. -
NOTIZIE STATISTICHE SUI
PRINCIPALI ESERCITI EUROPEI CONTINU.\.ZIOl'{>;
(1).
175
STAnILHIBNTI GBKERALI DELL' HSHRCITO.
Gli Stabilimenti generali dell;Esercito, sono: 1° Le casse; 2° Le sussisteuze militari ; 3° Azienda del vestiario; 4° Ospitali ; 5° Stabilimenti farmaceutici; 6° Stazioni centrali e case di trasporto; 7° Deposito sussidiario e complementario del corpo del treno; 8° Case di pena o Reclusioni militari; 9° Compagnie di disciplina e di rigore ( Corpo Franco); 10° Altri Stabilimenti ambulanti dell'Esercito.
CAPO III. Le casse. STABILIMENTI DELL'ESERCITO.
Gli Stabilimenti dell'Esercito sono fattori dell'apparato amministrativo, i quali provvedono la truppa in ogni e'venienza di ciò che più le abbisogna pe'l suo benessere materiale. Secondo la loro varia natura detti ' stabilimenti si dividono in : (1) 'Vedi Rivista 1nilitai·e italiana , anno :u, voi. r, pag. 36 e voi. xr, pag. 35, 1.53, e vol. m, pag, 35.
Le casse tengono la gestione dei danari in contanti e delle carte monetate dell'Esercito. Ne fanno ser vizio gli impiegati 1nil-itari delle casse che in tutto ascendono al n° di 100. Presentemente esistono i seguenti stabilimenti di cassa: a) I depositi universali di Amministrazione che conservono i capitali delle fondazioni militari, i danari delle cauzioni pei matrimoni ed altri effetti in contanti ed in carta-valore depositate da persone estranee al · militare;
176
NOTIZIE STATISTICHE
b) L 'ufficio generale del pagatore di guerra; e) L e dodici casse di g uerra . . Queste due ultime specie di stabilimenti ricevono m consegna dalle casse provinciali i denari occorrenti ai b isogni della truppa non senza per ò l egittimare con regolare richiesta, firmata dal Comandante in capo delle truppe della provincia , le somme prelevate e qu~ste. er~gare in competenze alle t ruppe ed altre'iiqmdaz10n1 sulla base di valevoli documenti, rendendo alla fine d'ogni mese esatto conto dell'impiego che se ne fece corredandolo di apposito bilancio sull'uscita e residuo dei fondi. Oltre queste dodici casse di guerra ne esistono ancora tre altre (Grazt, Innsbruck, Trieste), le quali comunque non amministrate da im piegati militari, pure h anno le stesse funzicni, e l'identico servizio delle altre.
I devosiLi universali di amministrazione nonché l'ufficio generale del pagator~ di guerra, hanno,entrambi sede in Vienna. · Le dodici casse di g uerra hanno le seguenti sedi: l. Vienna; 2. Praga; 3. Bruno; 4. Udine; 5. Venezia; 6. Buda; 7. Hermannstadt; 8. Leopoli; 9. Agram; 10. Temesvar ; ll. Zara ; 12. Mainz.
SUI PRINCIPALI ESERCITI EUROPEI
177
In tempo di guerra vengono create delle casse che fanno fronte alle spese delle operazioni di campagna , ed è per determinazione ministeriale che si aumentano e diminuiscono a seconda che lo esigono le circostanze. Presso ogni cassa che fa fronte alle spese delle opera~ioni di campagna, v i sono due impiegati distaccati dagli uffici delle altre casse.
2° Delle sussistenze milita1·i e me.gazzeni dei letti.
I magazzeni delle sussistenze de,vono provvedere l'armata dei necessari viveri in natura , forn irla di ogni qualunque articolo che posrn essere richiesto pel servizio defle truppe . Le distribuzioni devono essere fatte nella maniera prescritta dai regolamenti, con fogli di caricamento e scaricamento. A tenor e delle ci r cos-ta.nze v f\ngo no (atte delle provviste in ecced enza al momentaneo bisogno . Delle somministrazioni deve essere tenuta esatta contabilità. I magazzeni dei letti devono forn ire le varie· qualità di letti che possano spettare alle truppe stanziate nelle gtlarnigioni . Il personale delle sussistenze militari e dei magazzeni dei letti appartiene parte all'armata (come gli impiegati contabili delle sussistenze militari , i capi mastri operai ed i mastri), parte alle iruppc d'amministrazione come il personale della mano d'opera addetti al servizio tecnico delle costruzioni . Il totale effettivo di questi impiegati consta di: 41 A rn ministra tori delle sussistenze; 190 umziali delle sussistenze; 89 Praticanti aggiunti.
178 NOTI·ZIE ST.A.TISTICHE Il personale del lavoro e della mano d' opera consta di: 10 Capi mastri operai delle sussistenze; 218 Mastri; . 274 Sotto-mastri; 3400 Lavoranti e soldati. 'L'azienda delle sussistenze del tempo di guerra si . suddivide in M.AGAZZENI DELLE . SUSSISTENZE DA CAMPAGNA ' ed. in STABlLLMENTI PER LA SOMMINtsTRANZA DELLE CARNI. I primi devono essere largamente provvisti di ogni qualunque genere di sussistenza che possa occorrere all'armata n:ìobili,zzata (acl eccezione delle carni macellate) e ne fa la distribuzione alle truppe. Questi magazzeni si distinguono in colonne di magazzeni viveri che sono quelli che traggono seco i viveri per le truppe, durante le opepazioni nella zona del te_a tro di guerra, ed in magazzeni viveri snssìdiarii che scaglionati più addietro e l'uno dando mano all'altro in ordine susseguente, servono ad alimentare le colonne dei magazzeni 'l)iveri al seguito délla truppa. I magazzeni sussiq.iarii stanno disposti. in d-ue linee. La prima di queste linee reca seco i forni da campagna. GLI STAJJlLlMENT! PER LA SOMMINJSTRANZA DELLE CARNI incettano in larga scala gli animali da macello. . Si distinguono in Depositi per la distrib11,zione delle carni ai corpi d' a1·mata, in Depositi pe·r la · dist1'ibuzione delle carni , alle a1·mate ed in Depositi pe1· l'introditziono
SUI P RINCIPALI ESERC!Tl IWROPE\
179
2. Il personale contabile ; ·3. I veterinari; 4_. Il personale incaricato della sorveglianza e per m acellare le carni. Dal borghese sono presi : 1. Estimatori ; 2. I provveditori ; 3. Gli abbattitori del bestiame; 4. I guardiani e conduttori del bestiame vivo . L'intendenza dell'Esercito prescrive il quant itativo delle provviste da farsi nei preaccennati depositi. In massima è stabilito che oltre ad una distribuzione per quattro giorni nei depositi delle somministranze carni, debba esistere un fondo di provvigione • · ,per altri 24 giorni. 1 Questa provvigione è ripartita: . 1. Presso i Depositi per le distribuzioni delle carni ai Corpi d'armata un quantitativo da servire per giorni sei; · 2. Presso i Depositi per la distribuzione delle carni alle armate un quantitativo da servire per giorni otto; 3. Presso i Depositi per l'introàuzione delle carni un quantitativo da servire per giorni dieci.
delle carni. Il personale per la somminislranza delle carni è preso parte dal militare e parte dal borghese. Dal militare sono presi: 1. I comandanti dei depositi; . ANI/O x1, voi. 'r!I. -
12.
180
NOTIZIE ST.!.TISTICHE AZIENDE
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(1) L'effettivo della llassa-form1 comandata presso i vari ram i delle sussistenze carni non è fisso, ma varia elci maggiore o minore numero è.ci capi del bestiame rla macello. L ' effettivo indicato in oucste colonne è sulla :1;asc rli un 3 OO capi éi bestiame da macellarsi.
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3° Azienda del vestiario.
L'azienda vestiario è destinata a provvedere l'armata di vestiario, buffetteria, arm~mento ed altri arredi da campagna. Consta .di~ 1 Commissione principale del vestiario; 6 Com missioni del vestiario ; 1 Deposito di vestiario. Le commissioni del. vestiario invigilano al conf1:-zio• namento dei varii oggetti del vestiario , ne ordinano l'immagazzinamento, il conteggi~ degli stessi. Desse com missioni si suddividono in i speciali sezioni ciascuna · addetta ad un dato ramo del vestiario. Dette sezioni sono chiamate dipartimenti. Ad ogni dipartimento è preposto un ufliziale subalterno·, a più dipartimenti un capitano od un màggiore. La Commissione principale del vestiario oitrecchè inspettare il lavoro fatto dal personale delle sei Com i:nissioni, assiste alle esperienze di confezionamento, tessitura; ecc. , mette a disposizione degli opifizi la materia prima o brutta-occorrente al lavoro, per ogni sorta di oggetto da somministrarsi e pel numero che ne è necessario, assegna una congrua quota di denaro, fa a pparecchiare i campioni di tutti gli oggetti, ·e per ul~irno prescrive quale debba essere il modo da eseguirsi nel lavoro, dal quale nessuna delle sei commissioni è a,utorizzata a permettere che si scostino gli operai. Il Deposito del vestiario di Vienna invia al Ministero gli oggetti provenienti dalle Commissioni, e viceversa li rimette, se restituiti dal Ministero. alle Commissioni; serve d'intermediario fra Comrnissioi:ie e Com4
SVI PlUNCIP.\.Ll ES1mcm EURO.PEi 183 m issione, fra queste e le truppe, provvede tutto .q uanto possa a bbisognare in vestiario al corpo sanitario ed alle cappellancrie militari. Il deposito del vestiario deve avere call?pioni e modelli di ogni capo dell'uniforme, esistenti nei magazzeni. · ·, Le provviste si in materiale, che in 0ggetti lavorati sono le seguenti : 1. Quelle che come si può prevedere possano occorrere alla truppa; 2. Quelle che dèvono servire a reintegra;e l'approssimativo consumo degli oggetti durante i l tem po di guerra; ::3. E q uelle che· ponno forn ire il completo equipagg.i amento alle riserve da chiamarsi sotto le armi in t empo di guerra. In tempo d i guerra ogni armata che opera ha un deposito pr.Ìncipale di vestiario da campàgna, con un fondo che copra le de~erminazioni che ne possano a,v venire con un uso straordinario dello · stesso. L'effettivo. del personale del deposito principale del vestiario da campagna, come .pure il numero e la q ualità dei mezzi di trasporto, vengono indicati dì volta in volta dall'autoritiL superiore. Imprendendo un cor po dell'Esercito delle operazioni , pelle quali importi che agisca indipendente per lungo tempo ed a grandi distanze dalle aziende-vestiario, per tutta la d ur~ta in éui egli è distaccato dal corp·o principale gli viene assegnato un. deposito di vestiario da carn pagna,.
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184
SUl !'RIKCIPàLI ESERCITI EUROPEI
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~OTIZIE S'l'ATTSTICTIE
SUI l'RlNCll'ALl ESERCITI EUROPEI
187
ospitali della g uarnigione, vengono eretti gli ospitali 4 ° Ospitali,
Le case di salute che nel tempo di pace ricettano e curano i soldati e g li uffiziali a mmalati ed altri appartenenti all'esercito si distinguono in : 1. Ospitali per le gua.rnigioni ; 2. Ospitali per le truppe; 3. In infermerie; 4. Stabilimenti di bagni. I primi gli ospitali per le guarnigioni esistono da se indipendentemente da altri sim ili corpi con un proprio personale amministrativo di uffiziali, medici, direttore d1 spirito , contabili e bassa- forza dal foriere o serg~nte maggiore in giù. Ve ne ,;ono in Austria 32 e questi nelle seguenti local ità, cioè in Vienna due, in Praga due, uno n elle altre città che ora si nominano, le quali sono: Linz, Gi-azt, Theresienstadt, Iosepbstadt, Konigsgraz, Briinn, Olmiitz, Innsbruck, Verona, Mantova, Venezia, Vicenza, Palmanova, Udine, Lubiana, Trieste, Pressburgo, 13uda, Komorn , Kaschau , H<:rmanustadt , Leopoli. Cracovia, Czerriowitz, Agram, P etrovaradino, Temesvar. L'effettivo fissato per gti stessi è di : 42 Ufliziali tolti o da['esercito o dai giubilati . Questi assumono il coniando degl i ospitali ed hanno la gestione interna degli stessi; 24 Cappellani; 32 Medici capi; 135 Medici di r eggimento; 309 Infer mieri assistenti; 74 Contabili; 1730 Uomini di bassa-forza dal bass'uffiziale in giù . Stazionando truppe in luoghi dove non esistano gli
pe1· la tritppa sopra indicati. L'effettivo di questi ospitali varia a seconda delle circostanze. Le infermerie ricoverano i convalescenti e la truppa affetta. da leggiere indisposizioni. Le infermerie vengono ereLte in casi di bisogno ad alleviare il servizio degli altri ospitali. Gli stabilimenti per bagni sono stabili o temporanei. I primi hanno un personale in rianta sempre addetto allo stabilimento , i secondi lo hanno solamente per l'epoca dei bagni. In tempo di guerra vengono creati:
Un, co9•po di 1·i-Serva sanila1·io; Un corpo delle ambulanze; Gli ospeclali da campagna. Il co1·po di ,·ise1·va sanila1·io è corpo indipendente, ha il proprio carreggio, ed è destinato a rifornire le ambulanze al seguito della truppa di medicinali ed altri articoli di n ecessità medico - chirurgico come bende, filacce, ecc. 11 co1·po delle ambulanze fa parte delle truppe che operano, ha proprio carreggio e speciali e comode vetture , gl i è destinato sempre il suo posto di bat• taglia, raccoglie i feriti e gli estenuati, questi nutrisce e ristora. Questo corpo è organizzato in modo e dotato di tali mezzi da poter soccorrere contempol'aneamen te 150 uomini gravemente feriti, nutrirne e ristorarne 600. Gli ospedali da campagna sono stabilimenti mobili eretti sul tergo delle truppe che operano, i quali ricoverano i feriti e ~li ammalati impartendo loro cura rego• lare come io qualunque altro ospedale delle guarnigioni.
190
NOTIZIE STATISTI CHE
5o Stabilimenti farmaceutici.
Gli stabilim~mti farmaceutici procurano ai corpi sanitari tutti i medicinali che loro occorrono, ne tengono pronti una certa q uantità per coprire gli straordinari bisogni del futu:·o, e conteggiano i l costo di tutto quanto viene prodotto nei laboratori o comperato pel!'uso e consumo dell'armata. L'effettivo ciel personale farmaceutico in tempo di pace, consta cli : 91 I mpiegati militari farmacisti; 60 Lavoranti. Io tempo di guerra vengono create delle farmaci e per g li osp itali di campagna e dei deposit i di m edicinali da campagna. Ogni ospitale deve avere una farmacia, ogni armata mobilizzata de ve avere il suo drposito d i medicinali da campagna. 6° Stazioni centrali e case d i trasporto.
Queste stazioni e case di trasporto raccolgono la bassa-forza cbe si trova 1ungi dal proprio corpo , la prendono in sussistenze e la rinviano ai corpi con regolare trasporto. · Sono comandate le case di trasporto da uffiziali superiori tolti dall'arm ata attiva o dai g iub ilati. Il personale con tabile è composto di furien o ser genti maggiori . · Questi in dividi.Ii forman o l'eilet tivo di queste case, e quand0 per straordinaria ragunata d i truppe ed esigenze di contabilità il servizio ed il lavoro contabile n e avesse a soffrire pregiudizio ed aren amento ,
Sul PRINCIPALI ESEHCrr1 IWROPEJ
191
allora dalle truppe attive vi vengono comandati degli altri individui che coadiuvano n e.l disbrigo delle proprie attribuzioni i l personale effettivo. Nel tempo di pace esistono le seguenti stazioni centrali di trasporto, cioè: Vienna, Grazt, Praga, Bruno, Verona, Trieste, B uda, Hermannsta.dt , Leopoli e Temcsvar. Nel tempo di guerra per facilitare alle truppe le comunicazioni:, gli scambi ed i completamenti di personal~ vengono eret.te delle stazioni d_i riunione da cui partono i trasporti, e queste non sono punto fìsse in un dato l uogo, ma sono mobilizzate per maggior comodo delle operazioni e delle t r uppe. Queste stazioni banno un effettivo fissato per oguuoa di esse dal Ministero della guerra.
,, 7 ° Depositi del corpo del treno.
Alla categoria degli stabilimenti generali dell'esercito appartiene anche il treno con tutti i suoi depositi che in tempo di guerra vengono messi in piedi onde tenere al completo it corpo principale. Questo corpo è incaricato di coprire le mancanze che si fanno nei cav alli di t utte le ar mi ad eccezione dell'artiglieria e cavalleria · le quali entrambi provvedono da per lor o ai propri bisogn:. Ogni deposito del treno ha due effettivi, il proprio e quello complemetctrio. Il proprio è composto di un effetti vo permanente di uomini e cavalli . Il complementario serve a r eintegrare presso le I ruppe le diminuzioni in uomini e cavalli del treno inerente e dipendente da ciascun'ar ma.
• Corpi e Stabilimenti sanilarii pel tem110 ùi guerra. EFF ETTIVO DENOMINAZIONE E CLASSIFICAZIONE
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SUI PRl!:'lClPALI ESERCl'.rl E UROPEI
NOTIZIE SLI TJSTÌCIITC
8 ° Gase di pena o reclusioni militari.
In questi stabilimenti vengono detenuti coloro pei q uali è pendente l'istruzione del processo, e coloro che furono già condannati a scontare una pena per un reato militare. Ogni corpo di truppa per gli effetti penali è vin colato a certe zone giurisdizionali entro le quali vi sono delle case di pena sottoposte alla sorveglianza del Profosso, che fa parte delle truppe che ivi stanziano. Oltre queste case di punizione in tempo di pace esistono 16 case çli pena nelle fortezze e 38 nelle guarnigioni. Entrambe queste due categor ie hanno sede nelle fortezze o città più considerevoli con un apposito personale di sorveglianza. L'effettivo del personale delle case di punizione esistenti nelle fortezze o nelle guarnigioni è di: 9 Profossi maggiori; 38 Profossi ; 40 Carcerieri ; 3 Carcerieri. 9° ·Compagnie di disciplina o di rigore (Corpo franco) . e.
. Queste compagnie di correzione nelle q uali servono forzatamente gli individui dell'armata che si sono ripetute volte resi passibili di pene disciplinari, ed altri che hanno commesse delle azioni che ledano l'onore, non però m guisa da provocare un procedimento penale.
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Esse hanno per iscopo una speciale sorveglianza di questi individui, e l'impiego di misure speciali, onde ottenere un ravvedimento migliorandone la loro condotta. Esistono 4 di queste compagnie di cui 2 a Theresienstadt , una a Oarlsburg e l'altra a Mantova. L'effettivo della bassa-forza è tutta di soldati gregarii. L'effettivo dei bass'uflì.ziali vi è comandato dai reggimenti. 10° Altri stabiliment i ambu lanti dell'esercito.
Questi vengono eretti solo in tempo di guerra e sono le poste ed i telegrafi da campagna, il di cui effettivo è fissato da disposizioni speciali. 11. - STAIHLIMBNTI SPECIALI DElL' ESF.&CITO.
Vanno annoverati fra questi: 1° Direzioni de! Genio; 2° Direzioni d'Artiglieria; 3° Deposito del materiale del Treno; 4J Deposito del materiale dei Pionieri; 5° Stabilimento per le razze cavalli ( Deposito stalloni); 6° Case degli Invalidi ; 7° Istituti militari scientifici; 8° Istituti militari di educazione. 1° Direzioni del Genio.
All'e Direzioni del Genio dell'esercito austriaco spetta vegliare al buon andamento delle costruzioni militari
194 ::-OTJZJE STUISTICilE acciò siano eseguite col tipo prefisso dai regolamenti e dai progetti superiormente approvati. Queste Direzioni precipuamente si occupano di lavori di fortificazione , di fabbriche di caserme , adattamenti nf:lle stesse e riparazioni , nonchc della conservazione e confezione di alcuni oggetti; suppellettili ed attrezzi di casermaggio. Le Direzioni del Genio sono composte di uffiziali dell'arma, nonchè di sott'uffiziali. Allorchè vengono eseguiti dei lavori, il personale della mano d'opera ed altro occorrente all'uopo viene somministrato il più delle volte dal borghese , come pure gran parte dei lavori vengono messi all'asta pubblica ed allogati al meglio offerente, non senza però vincolare l'imprenditore borghese a dipendere per tutte le ragioni dell'arte dal Genio militare. L'effettivo delle Direzioni del genio componesi di 70 uffiziali dell'esercito attivo, talvolta presi pure fra i g iubilati i quali funzionano quali ispettori delle costruzioni: inoltre vi sono compresi 437 sott'uffiziali quali surv,~glianti delle costruzioni o.d aiutanti. 2 ° Direzioni d'Artiglieria.
Pella costruzione, fabbricazione ed amministrazione del materiale d'artiglieria esistono delle Direzioni di artiglieria che hanno un proprio comandante e che sono numerizzate progressivamente dall'l al 20. Da ogni Direzione dipendono delle filiali. Su quanto spetta ad ogni Direzione di fare è da osservarsi quanto :;egue. Il comando della direzione d'artiglieria n° 10, deve
SCI PRl.'CIPALI ESERCITI EUROPEI
195
0on feziooare le polveri. Perciò ha la sorveglianza del polverificio di Stein. Il comando della direzione d'artiglieria n° 16, deve far fab bricare, provvedere, collauòare e prendere in consegua tutte le armi portatili da fuoco e bianche. Assumersi l'amministrazione del grande arsenale e museo di Vienna, e fornire col suo personale armaiuoli che siano perfettamente istruiti e capaci di eseguire ogni sorta di riparazione alle armi della fanteria e della cavalleria. Il comando della. direzione d'artiglieria n° 17, dirige e sorveglia la fabbricazione delle canne da fucile. I comandi delle direzioni d'artiglieria n° 1, 16 e 17, sono riuniti nella medesima -città di Vienna avendo ciascuno nell'arsenale speciali attribuzioni. Il comando del la direzione d'artiglieria n° 18 , è incaricato della costruzione, fabbricazione, conservazione o contabilità dei proietti e òAlle complete munizioni da caunone e da fucile, come di tutto quello che ha relazione ai razzieri o racchcttieri, corno treni e munizionamento di razzi. La filiale di Hirten berg dipendente da questo comando dirige la fabbricazione della polvere di _cotone. Gli altri comandi d'artiglieria dirigono la costruzione e riparazione degli affusti e carri d'artiglieria; dirigono la costruzione e ripara/,ione delle bardature ed oggetti di attiraglio; dirigono l'allestimento delle munizioni, eccettuati quelle dei razzi ; si occupano amministrativamente di tutto ciò che è di spettanza delle fabbriche d'aggetti d'artiglieria, e dei razzieri o racchettieri, escluso però tutto quanto appartiene ai ra,~chettieri che sono incorporati nei reggimenti d'artiglieria; passano delle ispezioni periodiche ai magazAlll)!o xr, vol. m. -
13.
NOTIZIE STATIST ICHE 196 zeni del materiale e delle munizioni , esperimentano le canne da fuci le , ver ifieano se sono esattamente fabbricate le viti ed i vitoni, ecc., e per ultimo ritirano e provvedono le polveri ed i salnitri, ecc. Oltre al munizionamento che potrebbe occorrere a¡ t utte le truppe pE'l tempo di guerra e quando portate al loro completo, negli arsenali, magazzeni e depositi deve esistere ognora una riserva di m unizioni. Speciali disposizioni prescrivor.o la quantità di dette munizioni di r isen;a_ Segue l'effettivo e la dislocazione dei comandi di artiglieria. Il personale tanto in uffiziali che in bassa-forza viene somministrato ai comancili dall'artiglieria tecnica di cui già si e parlato. In te mpo di guerra questo effettivo viene aumentato sia coll'accettarvi dei professionisti borghesi, sia col
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ai servizio, mediante invito, prezzo e ferma
da fissarsi, degli uomini congedati che siano pratici di lavori d'artiglieria.
SUI PRINCIPALI ESERCITI E UROPEI
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3° ~eposito del materiale del Treno.
Al Deposito del materiale del Treno spetta la costruzione e conservazion di tutto ciò che è necessario al Treno in carreggio, bardature ed altri oggetti. Desso derosito provveds pure i carri pegli ospitali da campagna, come pure gli apparecchi ed attrezzi completi ptjf forni da campo. . Il numero, le dislocazioni e l'effettivo di questo deposito è indicato dal seguente prospetto.
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SUl PRINCIPALI ESERClTI EUROPEI
4° ::Oeposìto del materiale dei Pionieri.
La· costruzione e conservazion@ in buono stato del materiale pell'equipaggio da ponte è affidato al Deposito dei Pionieri.
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SUI PRINCIPALI ESEitOITl EUROPEÌ
In tempo di guerra l'effettivo di questo deposito è accresciuto a Klosternenburg di : 1 Sottotenente di l " classe ; • 4 Sergenti ; 2 Caporali ; 15 Pionieri di l " classe ; 30 Pionieri di 2" classe ; 1 Attenden te. • · 5° Stabi:imenti per le razze cavalli (Deposito st alloni).
Appartengono a questi stab iliment i i depositi stal• loni, le razze cavalli e le grandi proprietà sulle quali si trovano detti depositi. I depositi stalloni m antengono i cavalli pel perfezionamento delle razze nelle varie provincie della Monarchia. A qu esti nepositi sono assegnati dei distretti entro il cui raggio si trovano . parecch ie filiali. Le stanze dei depositi militari dei cavalli-stalloni pel perfezionamento delle razze cavalline nelle pro• vincie, sorio : c a-val!-i- staUom
Alta e Bassa Austria , Salisburgh ese e Tirolo a STADL, presso LAMBACH N° Stiria, Carinzia, Carniola, litorale Illir ico e Friuli a GuATZ • Boemia a N1MBURG . Moravia e Slesia a BRuNN Galizia e Cracoviese a Dno:HovvzA Ungheria occidentale a Srun LwE1ssEN·
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N° 1763
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NOTIZIE STATISTICHE Cav(illi-stalloni
Rip01·to N° 1763 Ungheria orie;1tale, Banato, la Serbia, la Woiwodina ed i confini militari del Banato e della Serbia a NAGY KoR6s. 536 Transilvania a SErszr-SzENT-GY0RGY . 156 Croazia, Slavonia e confini militari a V,lA RADINO » 68 TOTALE in cavalli-stalloni
N° 2n83
Gli stabilimenti militari delle razze cav_alli, sono inèaricati di promuovere l'all~vamento delle razze cavalline in tutto lo Stato, ed in ispecial modo di fare che nei varii depositi si trovino dei stalloni d_o mati . ed istruiti. . . . Cinque sono gli sta_b ilimenti_ed · edificii per le razzé e monte cavalli, a Piber in Stiria·; Mezohegyes, Babolna e Kis~Ber in Ungheria, a Radantz nella Bucovlna. Il ·totale effettivo di queste razze sono 3000 cavalli. · Il personale dei depositi militari ~ei cavalli-stalloni destinati al perfezionamento della razza cavallina nelle provincie, e quello degli stabilimenti militari pell'allevamento delle razze del governo, ha un effettivo complessivo di 5,450 individui, di cui : 107 Uffi.ziali ; 952 Bass'uffiziali; 2,645 Soldati di bassa-forza. 6° Case degli Invalidi.
Ad albergare gli uffiziali, i funzionari militari od assimilati e la bassa-forza resi invalidi per seh-1zio od
SUL PRINCIPALI ESERCITI IW ROPlcl 203 altro, che per età, ferite o malori, abbisognano di assoluto ripose, esistono in Austria cinquri case ·d'invalidi, a Vienna con una fi liale a Neulerckenfeld , a C!ividale, a Praga, a Tirnau con una filiale a Skalitz ed a Leopoli. Ogni casa ha il suo ospitale. Il comando delle Case Invalidi è dato ,di regola ad un generale od ufliziale superiore giubilato. Il ser\rizio vi è fatto da un apposito _personale amministrativo. • Gl'invé~lidi sono divisi in compagnie di 200 uomm1, con un c~pitano e due uffizjali subalterni per ciascuna. Il numero degli invalidi da raccogliersi in queste case non è fissato : è dipendente dal numero di quelli che hanno diritto ad esst!rvi ricoverati e dichiarati tali da speciali commissioni.
7 ° Stab ilimenti militari Scientifici.
Di due specie sono questi stabilimenti in Austria: a)
L'ISTITU'l'O GEOGRAFICO i\l!LITARE ;
b)
L'ARCHIVIO MILITARE .
a) L'istituto geografico sedente in Vienna elabora e riproduce alle varie scale , le carte , piani e disegni geografico-topografici necessarii all'uso dell'esercito o destinati ad essere resi di pubblica ragione. Questo istituto si suddivide in dieci sezioni, che sono: · 1. Uffici di triangolazione ed uffici di calcolo ; 2. Ufficio topografico; 3. Ufficio di disegno militare; 4. Ufficio di disegno topografico; .
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NOTIZIE STATISTICHE
5. Ufficio fotografico; 6. Ufficio litografico; 7. Ufficio d'incisione in rame ; 8. Stamperia e legature di libri; 9. Ufficio di galvano-plastica; 10. E per ultimo ufficio che tiene .in giornata tutte le variazioni avvenute nelle accennate sezioni con,;ervando appo di sè, t utti gli originali delle carte e lavori intrapresi. · Sì le carte come gli altri lavori dell'istituto geografico militare sono messi in vendita in Vienna in un negozio apposito ed a prezzi fissi. I milit.ari si possono pr ocurare qualunque carta od altro a prezzi assai ridott i. Il personale dell'istituto geografico consta di individui tolti dai diversi gruppi dell'esercito , cioè cli ufliziali dello stato maggiore generale, dal gruppo delle persone tecniche (106 individui) e dai contabili (2 individui). Di più in tempo di pace molti uffiziali delle diverse armi e corpi sono comandati all'ufficio clel disegno militare per impratichirsi del disegno e del modo onde è rilevato il terreno. Questi uffiziali non vengono rimpiazzati da altri nei loro reggimenti, essendo del tutto provvisoria quella loro destinazione, non mirando dessa che a completare la loro istruzione. b) L'archivio mililm'e raccoglie ordini , e conserva t utto ciò che ha tratto ai fatti, alla storia ed alle scienze militari , ciò che si riferisce allo studio dei paesi e costumi dei popoli, agli atti e manoscritti r iguardanti le fatte ~ampagne , vi vengono radunate le opere e
SUI PRINCIPALI ESERCITI EUROPEI 205 carte che ponno essere utilizzate in qualche guiszt , dagli uffiziali dell'esercit o. Si cli vide in due sezioni : 1. La sezione delle carte; 2. La sezione della biblioteca militare. In guerra vengono eretti degli ;.1.ncmv1 DA GAMPAG~A. Questi archivi sono eretti allo scopo di fornire ai comandanti delle truppe; incominciando dai comandanti delle brigate in sù ed a tutti gli stati maggiori dei corpi, ogni qualunque dato statistico, carte topografiche, prospetti , scritti e libri , coi quali facilitare ;n'ampia conoscenza del paese su cui si opera, e dei paesi sui quali potrebbe esser e portata la guerra. La dispensa e distribuzione di questi materiali è fatta dal grande ARCHIVIO MILITARE di Vienna. Alla direzione degli arc-hivi di campagna per una armata vi è preposto un uffiziale superiore od un capitano dello slaLo m aggiore con al tri uffiziali quanti possano bastare all'uopo. L'archivio di campagna di un corpo d'armata, è dir~tto egualmente da un uffiziale dello stato maggiore o da altro aggregato pel disimpegno di tali funzioni.
8° Sta.bilimenti militari di educazione.
Gli stabilimenti militari cli educazione dividonsi in Austria in due gruppi : 1. STABJLJMENTI MILITARI DI E DUCAZIONE nei quali gli allievi sono cr esciuti a buoni studi al fine di prepararli a diventare bnoui uffiziali o sott'uffiziali dell'esercito; 2. S'rABILlMENTl MlLlTAHl DJ JSTRUZIONE nei q uali individui che già appartengono all'esercito ricevono
206 NOTIZIÈ STA1'ISTICHE, ECC. una speciale istruzione onde poter assumere, col tempo ed a seconda dei casi , incarichi o missioni particolari . Sommariamente indichiam) quali sono questi stabilimenti, riserbandoci di parlarne in segùito più di• stesamente.
·RIVISTA TECNOLOGICA
l'o!ycre del signor Gaie (!Cr evitare le esplosioni· accidentali della polycrn da fuoco. Ebbimo occasione di parlare altre volte di una scoperta. del signor Gale, per la quale sarebbero d'ora innanzi evitate le disgrazie delle fortuite esplosioni della polvere da fuoco. Ecco ora · alcuni ragguagli intorno a novelle sperienze fatte io Inghilterra che ci fornisce la. Correspondance Ilavas-
Bullier: <t Le esperienze si fecero supr?, una torre detta ilfartello, n° 137, presso Hastings. S'incominciò col porvi cinque botti di polvern da cannone mista colla polver(;l protettrice del signor Gale; egli aveva depositato cento barili al pian terreno e 250 al piano superiore.
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, Entro tre di questi barili erano stati posti razzi com~ posti con poca polvere da cannone pura, e si convenne che una batteria della torre Martello, n° 38, a circa 800 yards di distanza farebbe fuoco su questi barili un dopo l'altro. • Il primo razzo colpito dal fuoco non produsse alcun e/fotto apparente. Colpito il secondo, si vide uscire un po' cli fomo dal cammino d'311a torre; sul terzo non si ottenne maggior risultato. ~ Dopo breve intervallo il generale Lefroy , con tre ufficiali, entrò. nella torre e polè vedere che il fondo dei due barili contenenti i razzi erasi interamente staccato e che una debole parte di ciò che essi contenevano era stata dispersa sugli altri barili. La polvere protettrice aveva cessato di ardere, essa era quasi fredda. « Allora si decise di appiccare il fuoco all'edifizio; e non fu difficile, poichè essendo le tavole del pavimento al pian terreno le une dalle altre disgiunte, l'aria vi aveva libero sfogo e la combustione ue ùiventava più pronta. • Furono ammassati mucchi di materie accensibili presso i barili di polvere, vi si appiccò il fuoco e si yide uscire dalla porta e dalle finestre un fumo il colore del quale dimos trava all'evidenza essersi la polvere da cannone consumata senza che succ1::desso la minima esplosione. • Il generalo Lefroy fu allora così bene convinto che non vi fosse più alcun pericolo, da permettere a parecchie. per• sone di avanzarsi nell'interno dell'edificio per vedere la polvere consumnrsi a rdendo. • E ra infatti evidente che se qualche esplosione avesse avuto luogo, tutto l'edifìciç sarebbe saltato in aria. • Le esperienze ebbero luogo sotto la direzione del generale Lefroy. Quasi tntti i mer.1bri del Comitato speciale d'artiglieria erano presenti insieme con parecchi ufficiali eù altre persone. •
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TECNOLOGICA
RIVISTA
Noi non abbiamo bisogno di dimostrare quale sia l' im • portanza vitale di questa preziosa scoperta, q uante di~grazie, quante perdite 110n saranno prevenute mer~è I~ ingegnosa invenzione del signor Gale I Il moudo sc1en~1fico no è ben a ragione commosso, ed i giornali tanto ~steri qua_nlo nazionali fanno a gara nel segnal'la alla pubhca_ a~m;razione : i fogli illustrati inglesi sopratutto son ~1em d accuratissime incisioni che rappresentano lo ·esperienze fotto ad Ilastings.
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RIVISTA BIBLIOG R Al!'ICA
RIVISTA BIBLIOGllAFICA
-.-L'llalic et son année ca 18 6r, par le co·mtc Du
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Lo. Spectateur· militairn, come ebbimo già a parlarne nelle precedenti R i viste bibliogra(ìche, pubblicava nelle sue puntate ultime un bel lavoro statistico sull'esercito italiano del signor conte Du Verger, capo di squadrone nei cacciatori della gaardia imperiale, e con eccellente pensiero quella serie d'artico.li furono ora raccolti in un volume di circa 300 pagine, che caldamente raccomandiamo ai nostri letlori, tanto pel suo merito intrinseco, quanto per la natura dell' argomento trattato. · Il con~e Du Verger fu per 20 anni nell'esercito sardo, . ove godette fama di bravo e dotto uiliziale; solo ali' epoca dell'annessione egli ci lasciò per seguire le sorti della sua patria, ~Ifa sebbeo separato da noi, egli tenne sempre dietro e col più vivo interessamento alle cose dell'esercito nostro,
cui il riattaccano gli incancellabili e cari ricordi delle prime arrni e moltissimi legami d'amicizia. Egli era q uindi in grado meglio di ogni altro di esporre e analizzare i nost ri militari ordinamenti; e realmente noi crediamo che il suo lavoro non avrebbe potuto essere nè migliore nè più èom pleto per ogni sua par-Le. Vi si riscontrano, è vero, alcune inesattezze di cifre, ma · per la g ran par te provengono da mutamenti c~e succedettero o poco prima od anche al momento della sua compilazione, per .cui non potè averne in tempo notizia, Il suo libro è diviso i n due parti: nella prima sono compendiate molto succosamente le vicende della casa di Savoia e del Piemonte dal 1815 al 1856, e quindi quelle d'Italia dal 1860 al 1865 . Nella seconda , dopo alcuni brevissimi éenni biografici intorno al Re, ai prir.10ipi Umberto, Amedeo ed Eugenio, ed ai generali Lamarmora e Petti ti, l'autore ricorda le varie fasi successive della formazicne dell'esercito d'Italia, o per dir meglio della trasformazione del piccolo esercito piemontese nel poderoso esercito italiano. Nella seconda parte, dopo ricercato il rapporto della forza militare colla popolazione, e dopo esposto il riordinamento del 18 dicembre 1864, egli sviluppa passo passo e lentamente i singoli organici delle diverse armi, addimostra ndo i contingenti rer;ati dalle varie provincie; r ;corda le annessioni e le varie fusioni fatte, le leve , e viene così a · stabilire la forza dell'esercito al 31 diçembre i 865 . Quindi egli dà alcuni c·e nni intorno al funzio namento della nostra amminist razione militare. Parla dei vari nostri istituti, delle scuole d1 reggimento, dei campi d' istruzione, del sistema di lègislazione e delle varie leggi che reggoDO l'esercito . · Accenna pnr anche in fine dP,! le nostre risorse marittime. In complesso il suo lavoro è u n'esposizione fedele, compiuta e chiarissima della situazione dell'Italia , a 1 doppio punto di vista sociale e militare. Alcuni anni ora sono, abbiam tentato, sotto forma più 0
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BlBLIOGRAFJCA
lUVIS'fA
modesta e limitatamente ai mezzi di cui potevamo disporre un analogo lavoro sull'esercito franccs(;J, ed un illustre ue~ neralc francese, ?ui ~acevamo o:naggio del nostro libro, c~rtes1ss1m_amen te c1 sc,nveva averr.e impnrato alcuni particolari orgamc1 dell'esercito cui egli apparteneva che sino allora non ~li erano conosciuti. Noi pensiamo che il libro del conte Du . Y:rge1: può_ essere per questo verso , della più grande uhl}ta all uffiz1ali tà nostra. . Abbi~si im_P~;rtanto_ i nostr i più sinceri complimenti e rmg~az1ament1 I egregw autore, cui l' esercito italiano C:.Jielo . . 'o Possiamo assicurare, ricorda il nome con orgoglio•e simpatia veracissima.
G. G. C.
~littheilungcn iibcr Gegenstande der Arlillerie-und l{ricgs-Wissensohaflcn. Conuinicazio:ni so1im questioni relative alt'~rtigl'ieria ed alle scwnz_e militari, pubblicate a cttra del Comitato d'artiglieria austriaco. Siffatta pubblicazione che dal 1857 a tutto l'anno 1865 '.u effett~ata a fascicoli autograJ~ti, dati alla luce ad epoche mdetermmate e contenenti solo· memorie scritte da uffiziali ~d~etti al Comita~o d'artiglieria, . ricevette dal principio del c?rren:c anno 186G maggiore sviluppo assumendo )a forma :l_un grornale che consterà ogni anno di 8 fascicoli dai 4 a1 5 fogli di stampa ciascuno, ed in cui si tratteranno non solo le questioni relative all'artiglieria ed alle scienze affini ~Ila medesima '. _m a b~nauco quelle riferentesi a qualsiasi r~mo dello sC1b1le militare. Alla redazione del medes imo ~otranno p~end_er_pa_rte gli uffiziali tutti d'artiglieria, e la differenza d1 01)m10m fra il Cum1·tato e· J'au tore sovra ,
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q1Jestioni di p rinC'l p11 non dovrà mai essere d'ostacolo alla inserzione di una Memoria nel giornale. Potrà bensì il Co• mitato i nòicare agli autori le uiodificazio1li che creclereb be ron veniente recassero aì rispettivi lavori p rima di pubblicarli , ma qualora queste osservazioni non siano accolte favorevolmente, le Memorie saranno pubblicate quali furono presentate, salva al Comitato la facoltà di manifestare contemporaneamente il suo giudizio al riguardo. Sarà purè cura del Comitato i l procu rare che in ogni fascicolo col la varietà delle materie trattate si desti maggiormente l'interesse dei lettori. Il fascicolo 1° del g iornale conti.::me due Memorie, di cui una origirw le sull'Impiego dell' artig/.ieria da campagna in guerra., e l'altra, desunta dai Giornali d'a,·ligl-ieria e del genio italiani, dà il Resoconto delle sperienze ml ti1·0 in lweccia (cil/.e a Laveno nell'anno 1864 clall'a.rtigUeria, che l'autore si compiace dire p-iemontese. La pnma è firmata dal signor Partsch maggiore addetto al Comitato d'artiglieria, e la seconda da.l cav. J iiptner von Jonstorff lliogotenente in 1 u addetto anch"egli al Comitato d'artiglieria . Scopo della prima Memoria si è l'indagine quali sieno i cambia.menti da recarsi alle n ur me che res_sero finora l'impiego d!:'ll'artiglieria in guerra in seguito alle innovazioni introdotte in q uesti ultimi tempi nelle bocche da fuoco e nei loro proietti . Essa è divisa in due pa rti di ct1i la prima, inserta p8r iutiero nel presente fascicolo, tratta degli usi ai quali vuolsi destinare in guerra l'artiglieria da campagna, delle proprietà delle bocche da fuoco ch e formano il traino da campagna, e dell'ordinamento dell' artiglieria da cam pagna presso le truppe mobilizzate. La seconda parte tratta dell'impiego dell'a rtiglieria da campagna nei combattimenti, e di questa trovansi solo nel presente fascicolo alcuni paragrafi e sono : le regole generali e le regole speciali ai casi del l'artiglieria combinata con fanteria e con cavalleria. La Memoria sulle nostre esperienze di Laveno riducesi ad una semplice traduzione di gran parte della Memoria
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
del capitano Leonardi inserta nel Giornale del genio mìlita·re italiano, completata per la parte che si riferisce al servi;-;io d'a~tiglieria da brani e specchi desunti dalla Memoria analoga del nostro Gi01·nale d'a1·tiglie1·ia. Nel fascicolo 2° del giornale havvi dapprima il segui to della Memoria del Prirtsch Siilt'vmpiego dell'a1·ti.gliria da campagna in guerra, in cui trovansi le regole special i pell'attacco e difesa di un fabbricato, d'un villaggio, d'una foresta, d'uno stretto , d'un trincierarnento e pel passaggio d'un fiume . Vi fa seguito una Meruoria del signor Muk, ll•ogotenente in 1° al Comitato Sulle innovazi oni int1·odolle nel corso del 1865 nel ·materiale d'arliglierùi (bocch e da fuoco , affusti e carreggio, razzi da guerra, armamenti ed assortimenti delle bocche da fuoco, armi por tatili, artifiz.i da guerra, tavole di costruzione ed istruzioni varie), fra le quali ci li• miteremo a notare : a) L'istituzione di libretti di registro degli spari per le bocche da ·fuoco in ghisa,; b) La prescrizione di adoperare nelle scuole annuali di tiro sempre le stesse bocche da. fuoco da campagna .:li bronzo, e da muro di ghisa finchè si rendano fuo ri uso. Pongono termine al fascicolo due Memorie, una del .Ti.iptner von Jonstorff, desunta in pat·te dal Mecha,n ic'·s Magazine, Sulla lrasf01·mazione dellrt cambina Enfìeld in w 1'a1•ma ccwicanlesi dalla culatta, e l'altra del luogoteucnte in 1° comandato presso il Comitato sig. Von Escben• bach, Sulle antiche cinni ca1·icantesi dalla culatta, ricavata m parte dal Jov,rnal o( the Royal Unitecl Service lnst:ì ·
t.at.ion. (Dal Giornale d'artiglieria)
TAG LIANO G.rnTANO,
Gererite.
·L'AllClllBUGIO AD AGO PRUSSIANI DESCRITTO E DISEGNATO
Tutti i fogli italiani si sono occupati di questa nuova arma da fooco portatile dei Prussiani: quale per descriverla; quale per discuterne i pregi ed i difetti ; quale per rimproverarne al :Ministero della guerra il non averla adottata nel nostro esercito; quale finalmente per far considerare che la Francia, l'Austria, l'Inghilterra non ne avevano fatto conto , per il che noi dovevamo operare altrettanto. Si sono pubblicati pure dei disegni di questo archibugio, e beato quel giornale che è stato il primo; importa poco poi che il disegno non sia dell'arma attualmente in ·uso, ma di altra di venticinque anni indietro e già riprovata. ANNO
xr, voi.
H. -
H.
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DEI PRUSSlANi
L' ARClllBUGIC AD AGO
V'è pure . un: libriccino sottoscritto maggiore Belli (1), nel q uale -l'autore ha av_u to il lodevole intepdimento di descri vere. e disegnar e il vero fucile ad ago; e veram ente lo disegna e descrive assai bene , li1a sgn:.zia.ta~1eote il. suo· ve1'0 fiicile a_d ago. è il in odelio del 1841. Du.nque. l'arma attualmente in uso ·nell'esercito prussiano, avvegnàchè se n é .sia tanto s.crittò e' sia stata ripetutamente· rappresentata in disegno, •puole dirsi t uttora sconosciuta alla 1:iiù, p arte. degli Ital iani, che certamen~e saranno curiosi · leggerne la descrizione e '1,'ederl.a in disegno . Ed io voglio soddisfar e a questa . giu_sta curiositìi , pubblicando alla meglio c-he- potrò · llUna· é l"altro dell' al'cbib ugio· ad. ago dell'eser cito, e specialmente poi · di uuo della f~bbrica d'armi di Sii/il, ·. & Prussia. · · · Ma icnanzi tutto vo'. dire che chiamo quest'arma n.rchibugio e n on fucile., .p erchè !fOn avendo quella parte cara~teristica ·che fece dar.e un tal nome al tutto, egli è mestieri appel larla col n ostr 0 voc!}bolo generico (2). Evitiamo la improprietà dei termini, -le contraddizioni. Chiamare q uest'arma :. ru,CILE ad ago (;) uno sprop osito come lo è il dire PALT.OTrOLA cilindro-ogivale il proietto d elle ar mi a canna r ig,1ta. Dimabdate ad un bambino uo·a palla, ed egli vi darà un volume che sia una . sfera, · e mai u n cilindro, un cono od un solido di
(1) Il fucile . ad ago prnssiano cW(qcntemente disegnato e desc1~itto ila un ufl1ziale dell'esercito. l'alermo, fratelli Pedone La urici, cùitori, 19CG. · (2) Che io abliia ragione cli chiamarlo così mc lo prova il non1e stesso cbto dai Prussiani a que~ta ·lo ro arma, che chiamano Z ii11clnadelgewelir (accendci·e, ago, arnta o schiopv o) , cioè ·arma o sclti<rJ?PO cl.te si accende coll'ago, e ,11~n .Zii11c?nadelflùite, ossia fucile che si accenclc con l' ago.
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qualsivoglia altra forma. Dunque noi Italiani del xix secolo dobbiamo chiamare l'arma da fuoco d ei Prussiani Ancr~111uoro ad ago, cioè col nome generico italiano che i nostri padri le diedero, ciuando per i primi inventarono questo bellico strumento. Arcabttso, m·cobuso, archibuso (cioè a,·co bucalo, piaccia. o no al Grassi ed agli aìtri suoi seguaci), si disse in principio q uesto strumento di guerra quando g li si comunicava il fuoco colla co1·da cotta a mano. Quindi, secondo i diversi congegni adattativi per accendere la polvere, gli si a<Tgiunsero i nomi essi , cioè a ~erpentina, a ruota, fin chè fattavi l'applicazione del facile od accia1'irio, da questa sua parte fu, molto propriamente, appellato il t utto FUCILE; nome cotesto che non do-Yeva essere più adoperato quando all'acciarino si surrogò il percuotitoio, . per riprendere l'antico di a,·chibugio col predicato a percussione. Ma lasciamo la quistione della proprietà dei tcrwiui, 1dla 4ua!e uui badiamo tanto poco, quasi che la p.ostra lingua non bastasse a chiamare le cose nuove con nomi nuovi italiani; cbè non mi mancherà occasione di ritornare sull'argomento in proposito di alt ri. vocaboli.
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Ora è mestieri narrare qualcosa sulla invenzione e sull'inventore dell'a,·chibugio ad ago; ma là storia, a volerla dir tutta, essendo un po' lunga, mi contenterò riassumerla il più brevemente che si possa. Il caricamento dalla culatta nelle armi da fuoco è di antico uso, ma non risale alla origine delle armi stesse, come erroneamente è stato detto da molti autori avvegoachè autorevolissimi. Il .motivo che fece ricor -' rere a questo spedicn1e fu quello stesso che in genere ha diretto tutti gl'im·entori dei diversi sistemi cui, dopo l'adozione su grande scala çlelle armi a canna
L'AHCli!BUGlO AD AGO 218 rigata, si aggiunse l'altro del forza.m ento del proietto ad a dattarsi oelle righe ; cioè quello di facil: tare il caricamento deH'arma, e di fare in minor tempo maggior numero di colpi. In fatto le prime l)ocche da fuoco (chè questo sistema fu adottate primamente per le artiglierie minute e quindi per quelle delle navi, e mai , sino a tutto il xv secolo, per le armi da fuoco portatili) (a) avevano ordinariamente due o tre cannoni. ('mascoli, ·code, servitori, camere o ciilatte mob'ili che vogl_iano dirsi) perché nel mentre si sparava un colpo, un mascolo si ricaricasse, e Vé ne fosse un. altro già carico di rispetto. Il primo Napoleone ebbe, al principio del secolo, il pensiero di armare la fanteria di fucili caricantisi per la culatta, perché prevedeva la grande importanza dei fuochi accelerati delle masse. P erciò nel 1809 un certo Pauly, archibugiere a Parigi (b), ebbe incarico di eseguire il progetto dell'imperatore e di fabbricar_e una buona arma da fuoco che si caricasse per la c.ulatta. Il Pauly fece l'arma richiesta, cui diede il suo nome, ma fu da una commissione militare riconosciuta i mpropria per la guerra. Era riservato ad un operaio dell' Allem~gna ·
( a) Potrei rip'o rtare buon numero cli documenti antic]1 i a provare che gli schioppi, gli schio1;petti e gli archibug'i nel xrv e ;w secolo si caricavano per la bocca. Veggaiisi in proposito q uelli da me pubblicati nella memoria - Delle artiglierie dei fnoco italiane nel xrv secolo, cd A1;penclicc, in R1vrs·r.1. mLIT.urn ITAu,1;,,11 anno vrr, volume nr, e Gli schioppettieri milan.;si nel xv secolo, in PoL~n-;c:uco, voi. xx,v, ecc. (b) Così scrive il signor Guglielmo De Plocnuies ( Le fusil ù aigitille, etc., Paris, chez Tauera érlitcur, 1866, pag. 30) ; m a il sig. Dreysc parla altrimenti. , Arrivai a Parigi (egli dice) e vi acquistai le nozioni della mia iudustria, le quali mi servirono di punto di partenza. Ero sovente impiegato a lavorare da un u ffiziale ben noto, il colonnello Pm.Zi, del Wurtembcrg, il qua.lo, scu:uendo l'cse111pio ~ I
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di rendere attuabile il nuovo sistema che fu adottato dopo parecchi anni. A Gian _Nicola Dreyse, figi io di un maestro magnano, nato a Sommerda, non lung i da Erfurt, nel 1787, e nel 1809 operaio apprendista nelle offici ne del mentovato M. Pauly , si deve l'invenzione dell'archih bugio ad ago. Questo giovane 'prussiano che a~eva nozioni di fisica e d i mec0anica, si esercitò sino al 1814 presso ·costruttori ottici e ca,rrozzai, e nelle ore libere studiò la chimica . Fece esperienze sui preparati esplodenti di Berthollet, e vi scoperse delle proprietà nuove per la fabbricazione di un'arma da fuo co di grande semplicità. Al suo ritorno in patria nel 1814 , attese ai miglioramenti ·della offici na di suo padre e feee modelli di parecchie macchine. Nel 1824 stabilì una cassuleria il cui prodotto fu destinato alla Prussia , e _vuolsi che la cassttla che copre la composizione fulminante sia di sua invrnzione. E chi sa mai che prodottasi la esplosione del fulminato, rinettando le vecchie cassule con uno strumento puntuto, non fosse da que,;to accidente condotto il Dreyse all'idea di ottenere l'esplosione con un ago (e). del suo sowauo, si era. dato a Napoleone. Pensavo alht mia iclea giorno e notte , e facero delle esperienze, 1>crò cli poco o nessun valore. Mi limitavo ad imitar e il fucile del 1799. 1'1a feci un passo da giga.ntc nella, bnona via quando il colonnello Pauli mi confidò, nel 1809, che egl i era stato incaricato dall'iinperatore di fabbricare un fucile che si caricasse dalla cnlalta. Questo fucile non riuscì per nulla...... divcntarn affatto inutile ai- soldati in campagna. Tuttavia Pauli ricevette 1,000 napoleoDi d'oro, la croce della Legion d'Onore e un bre1•ctto d'i;wcnzionc per 10 anni, ecc. • (V. Universo illustrato, M ilano, 18G6, n° 1, pag. 4-G). (e) • Avevo qni a Sommercla una fabbrica di capvcllozzi: fu fabbricando di questi che scopersi il segreto del Zitnclspiègel , (Vedi Univei·so illm,l'rato, n° 1, pag. G).
220 L' ARCTIIBUG!O AD A/'.i.O Il primo archibugio ad ago del signor Dreyse è del 1827. In quello l'ago traversava la culatta e giungeva a tal punto da essere percosso dal cane. La com po- _ s izione ful rninantè era destinata non solo a cornurnèare il fuoco alla 1:iolvere; ma ancora ad accr escerne la forza espansi va, ed ··era posta "in un vuoto operato nel proietto sferico dd ovale. Essendo il siste ma im ·µ erfetto, -chè àvv eni'va · talora l'ac_censicine della carica anche pel solo colpo della bacèhetta, il signor Dreyse fece nuovi ·cambtamenti nell'arn1a; in seguìto ai quali, il ~2 aprile del 1828, ebbe 'ùribrèvett~ d'invenzion e per: otto anni. · . Ma a ncora · mancava molto per giungere alla meta, e M. Drevse v 'intendeva con tutto l'impegno. Il caricam ent~ per la bocca in una canna liscia non per rr.etteva· al proietto, pel su ::i troppo vento, un forza• mento regolare; chè il tacco nori l'i:pcindiva a sufh_cienia alla espansione dei gaz , ed operava male 11 nettamento dell'anima. Pertant o si prop-ose l'inventore ·di rimediare alla difficoltà di caricare l'arma, per le feccie lasciatevi n egli spari e p er i rimasugli d i carta n on bruciat a, poMndo la com posizione fulminante in 1ina cass ul~ innanzi alla pol vére. -E d-ecco fa canna atl ago , che in p frn cipio consisteva n ell'avere un o stelo conico invitato nel fondo dell:anima come nd fuci le Dorn. Così l 'ago non traversa,,a più la polvere ma si ·a vanzava di una piècola quantità, per operare l'accen • sione dell'innescatura, che in cotesto modo fu avva ntaggiata di m ~ito : essendo posta al sicuro dagli urti : . e ·dalla u midità . . Dopo ciò, favorevoli _cir costanze _p er. m iser o a M . Drevse, sulla_ fine del 1829, di pr esentare, a ·Weimar, il SL;o · a r èhibug:o ad ·ago al re Fedérico Guglielmo IV; allora principeereditario; il; quale, dopo
DEI l'RUSSL\NI 2:ll maturo esame convinto del pregio di quest'a'rrna, là adottò, nel 18-!0, per l'armamento della sua fanteria. Ma in qùesto lasso di tempo l'inventore introdusse varie modificazioni nel suo sistema, Jra le quali il caricamento per la CLilatta che tolse tutti g li iuconveuienLi dei sistemi· esperimentati, e fecero di questo archi bugio un'arma, r,er invenzione e per eseèuzior:e, ver amente nazionale prLiss iana . E si puole ben dire di M. D reyse quello che disse Orazio del fanci ulio che rniilta tu lit fecit7.ue ..... s-u davit et alsit..... per potere alla fine optalam contingen melam (1). Esperienze ripetute con tanta tenacità di proposito e per parte'dell'inventore e p e r parte del governo, portarono la nuova a r ma al grado di p~rfezione che fu riconosciuto .nel 1840; per i l che n el seguente anno il re Federico Guglielmo com mise alla fabbrica d'armi di Sommerda 60,000 archibug i ad ago caricantisi p er la culatta (Tav. I , fi gur e 1-' e 2a). Questi archibugi, detti del modello 1841, non fur ono adottati . che nel 1848, e se ne armarono solamente tut ti i• b att aglioni "di fucil ie ri dei 32 reggimenti di · fanter ia 'di linea che ·e sistevano in q uel tempo. Più tardi si diedero alla fanteria, alla cavalleria ed ai contingenti della landwehr. Le m isure principali di quest'arma sono l e s eg uenti : lunghezza totale, com -
(1) Ho proprio. indovinato acl applicare al signor Drcysc i rnrsi clr Orazio; chè egli parlanrlo col suo visitatore così si espresse : • Qua.nti sfor7,i, quante difficoltà abbia incontrate 110 11 potrete· mai immnginaryclo. Eccetto ·]a. tortura :fisica, .che non è più. dei nostri tempi, io credo di poter dire che 110 sofferto e sopportàto per 30 anni tutto ciò che uomo può soffrire. Fui considerato come pazzo. F ui bersaglio alla calunnia, al ridicolo, all'oltraggio , (V. Universo illustrnto, n° I, pa-g. f,).
222 L'ARCHIBUGIO AD AGO presa la baionetta triangolare , lm,95 , e questa tolta lm,43 . Il peso rispettivamente è di 5k,330 e 4\980; cioè la canna 1k, 773, il cilindro esterno "o-ramn"\i ,,, 847' il meccanismo g r . 659, la cassa coi fornim enti l ~,701; peso che in verità sorpassa quello ordinario, · consacrato .da lunga esperienza, che deve giungere a 5 chilogr. con la baionetta ed a 4t,650 senza di essa (1). Nel 1851 la cavalleria leggera, ussarci. e dragoni , ebbe un moschettone ad ago , che certamente e il sistema più vantaggioso p~r le armi da fuoco della cavalleria, tanto riguarào alla facilità del caricarle, che per la stabilità della cartuccia n ella canna. Tutte (1) Il pregio principale cli tutto ciò _che compone il congegno della chiusura della camm e della macchinetta per accendere la carica si è la sua semplicità-, e la facilità di poterlo scomporre e ricomporre senza alcuno strnoiento. T utto il congegno (Tav I, fi gura l' e 2°) const_a di 6 p ezzi - e - Culatta inobilc: h - Cilindro a nc,selZo; t - C,innello che vuntùme il 110r ta r.go; ·j - llfolla cli '.'itegno; u - 1J1ollonc cli accia.io e spira ; i' - Porta ago. p cr !Scomporre questo congegno : si pr eme snl Grilletto o in modo che il dente o" si il,bbassi al piano interiore della hriiga., e si tira fuori la culatta mo bile. Quindi si gira a sinistra il Cilinclro a nasello finchè incontri quel taglio ecccnt.rico della culatta mobile, e si estra~ cla essa. Si toglie la molla. di ritegno, ed il cannello del porta ago esce da sè spinto dal mollone a spira. Si leva questo mollone. Da ultimo colla ma.no si svita. il porta ago. In senso inverso si opera p.er _ricompor lo, e quindi premendo sul grilletto, come per toglierlo, s1 rimette a posto la culatta mobile. Istessamente _si opera con l'altro modello (fig. 3/ 4", 5") nel quale vi è la. differenza nella lunghezza della culatta mobile e nel cilindro che contiene l'ao-o . d b come s1 ve e nel disegno. Ambedue i modelli non hanno neppure una _vite, ed il soldato da. se stess,) puole scomporre il cona-egno . 1 b per rrnetta.r o, o per sostituire qua.lcuno dei pezzi. Ciascun soldato lia. seco un ago di risp etto, cd in ogni compagnia si ha un armamolo _cogli strumenti dell'arte ed i 1,ezzi di ricambio per pot er e, in marcia e sul ca.mp o stesso, faJ·e le piccole ri11arazioni che fossero ·necessarie. I
223 le truppe di linea nel 1857, e la land-wehr del primo bando nel 1859 ebbero l'archibugio ad ago, mod. '1841. Quindi ai 27 battaglioni di f ucilieri armati , come si disse, dell'archibugio modello 1841 , se ne diede un altro più leggero, modello 1860 (Tavola I , figure 3" a 5"), l ungo colb sua baionetta metri 1,81 e senza di e~sa metri 1,31, cioè quasi di 12 centimetri di meno che quello della linea; il peso è di 4\50 senza baionetta, e con quella 5~,250. Finalm ente un nuovo modello di archibugio fu n el 1862 d estinato alle truppe d i linea. Le dimensioni principali di quest'arma sono le seguenti: lunghezza con la baionetta triangolare ordinaria Im,87 , senza baion etta lm,365; co~ì è più corto del modello 1841 di 65 millimetri . La canna di quest'arma, come di tutte le altre attuali prussiane , è d i acciaio colato_della fabbrfoa di Bergerscl.H,m e lunga 842 milli metri; è abbrunita e fissata alla cassa per mezzo ài fascette e molle . L'alzo ha le due lamette maschiettate separatamente. La baionetta, pure abbrunita, è unita alla canna col sistema ordinario (1). Cogli stessi principii d el signor Dreyse, i signo:ri Dmrsch e Baumgarten costrussero un ar chibugio ad ago di loro invenzione, che sotto qualche · rapporto ci pare superiore a quello Dreyse (avvegnacchè meno semplice n el suo congegno) , e nelle loro officine a S uhl sono g ià da parecchi anni autorizzati a fabbricarne. E di questo presento un particolareggiato disegno e faccio min1Jta descrizione (Tav. II). La canna è a cono tronco e finisce in ottagono, per OEI PRUSSfA)H
(1) Di quest'u ltimo non posso da.re il disegno perchè non mi è riuscito averlo sotto gli occhi; ma da quanto si p uò comprendere d~lla. descrizione che traggo dalla memoria del Pl oenuics non puolc chffenre che leggermente da quello del 18G0.
224 r.'ARGHffiUGlO AD AGO. millimetri 110, nella parte posteriore, che è aperta, cui fa seguito una, braga, detta dai Prussiani guscio (llùlse), coa vuoto circolare aperto superiormente p er un terzo della circonferenza , n el quale è allogata la culatta mobile (i Prussiani la dicono camera kammer), che ottura 1a canna e contien e la macchinetta dell'ago (il castello, &hlos) per comunicare il fuoco alla carica. La canna è lunga m illim etri 926,S e millimetri 1016,2 con la braga che ha il diametro esterno, all'esiremiià, di miUimetri 49,6, l'interno di millimetri 23,9. La rigatura è ad elica uniforme nella lunghezza di millimetri 874,6 (passo l m,016), dopo _la quale è una parte cilindrica per allogarvi la carica, lunga millimetri 46,2, del diametro di n1illi mctri 17,5 incc1mpanata alla estremità per la lunghezza di milJimetri 3, e col diametro maggiore di m ill. 18,2 perchè possa imboccarvi la culatta mobile di chiusura (Tav. II, figure l "' a 4'1, 8" e 9"). · La braga è foggiata colla canna e ridotta colla lima a mo' di una staffa, i cui dù·itli sporgon o da essa lateralmente. Superiormente ha un'apertura oblunga terminante alla estremità verso la canna in semi-cer chio, ed all'altra in un piano inclinato da destra a sinistra, cui cor risponde inferiormente un foro quadri latero col lato posteriore inclinato da sin is tra a destra. Vedrassi in seguito il perchè questi d.1e piani siano inclinati in sen so opposto. Nella sua parte inferiore, a millim. 45 dalla estremità, ha un dente a pii·amide tronca di base quadrata (lati m ill. 12,9 e mili. 1], altezza m ill. 11,5) con chiocciola (diametro millim . 6,5) per la vile che, traversando la parte anteriore del guardamano, assicura la canna alla cassa.
225 La culalln mobile (frg. 5" e 7°') è un cilindro della lunghezza di mill. 116,9, con vuoto pure cilindrico lungo millimet ri 99,5 e del diametro di millim . 15,5, che forma la chiusura della canna e contiene il con . gegno dell'ago. All'estremità anteriore è un battente a cono tronco alto mi Il. 3, col d iametro inferiore di mili. 18,3 e col ciglio del piano sul quale s'innalz,t sm ussato, cd ha un vuoto a cono tronco rovesciato terminante ad arco di cerchio, profondo millim. 4,8, nel cui mezzo sporge per millimetri 1,3 un segmento sferico con un forellino oYe passa l'ago quando è cacciato contro l 'innesco . Il cilindro mentovato ha il diametro ·ai millimetri 23,5 per una lunghezza di millimetri 81.5, e quindi si st rema anteriormente di un millimetro sino al battente descritto. Nella sua lunghezza ha un taglio reLtangolare ch e incomincia a mill. 21-,9 dalla parte anteriore per farvi scorrere la molla di 1•itegno, colla l]_u11le, prnrnendo sul grilletto , si opera ]o scatto dell'ago. Parallelamente a questo taglio, a lati convergenti, è un canaletto profondo millimetri 2,5, largo ante1~iormente mili. 4,5 e mill. 5,4 posteriormente, ove si ripiega a squadra terminando sulla superficie del cilindro a mili. 21 · dal suo lato destro. In quPsto canaletto entra un perno fissato a vite nella estremità della braga, che facilita il movimento del cilindro innanzi, indietro e dai lati, e gli impedisce di uscire dalla braga. A mili. 61,8, dalla parte anteriore del cilindrn e sul suo diametro, sporgono per m:11 . 32 due denti di figura quadrilunga coi lati maggiori paralleli, il minore anteriore ad essi normale ed il posteriore inclinato, nel superior·e da destra a sin istra, mll'inferiore da siaistra a destra. Questi denti, nel serrare la culatta mobile alla canna, DEI PrtUSSI.-\Kl
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L'A llClllBUG !O A)) AGO
fanno l'ufficio di c01ù, e così l'otturamento di essa è sempre pertetto, qualunque sia la degradazione che possa subire l'arma per un fùoco continuato. Questa culatta è terminata da un risalto pure cilindrico, del diametro di mill. 30,7 e della lunghezzà di mili. 20,6, col ciglio posteriore smussato. Nella direzione· del dente superiore (uno dei due m entovati) è su questo risalto un manubrio cilindrico alla base ( diametro mili. 11,8) ed a foggia di mandorla n elJa sommità, ::porgente mill. 51 ,7, per mezzo del quale si apre é si serra il cilindro o culatta mobile. Ora veniamo alla descrizione dell'ultima parte di quest'arma, cioè del congegno che serve a comunicare il fuoco alla carica e che tiene qui ~l luogo delle p iastre a serpentina, a 1·uota, a martell-i-na (acciarino), a percussione, che nr lle varie armi da fuoco portati li si adoperarono pell'uso sovra indicato dal secolo xv sino ai nostri giorni. 0
Quattro parti distinte compongono questo congegno che. io chiamo macchinetta dell'ago , ed i Prussiani dicono (Schloss) castello (fig. rl) : . l " Cannello cilindhco del diametro esterno di rnill. 6, 9, con vu oto interno a cono tronco ( diametro mili. 4,5 alla base e mili. 2,5 alla sommità), luno-o mili. 92,7, saldato alla sua estremità anteriore ad ~n anello lungo mili. 11,5, e del diametro di mili. 14,6. A questo anello è invitata la molla di ritegno millimetri 72,5 CO?, dente a mili. 19,3 dalla sua estremità libera. La parte anteriore del cannello ha una camerella circolare profon da mili. 2 (in cui è un dischetto di ~ttone, e sovresso un altro di giilta-pei·ca) con forellmo del diametro di mili. 2,5, pel quale passa il poi·ta ago; la posteriore è a chiocciola per invitarvi il
porla ago.
DEI PRuSSlANI
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23 Molla d'acciaio a spira. (i g iri sono 40) avvolta attorno a1 cannello descr itto ed in tutta la sua lunghezzi, tenuta a pos to per mezzo di un risa.lto :nel fondo del cilindro a nasello. Nel montare la macchin etta, questa molla si ritrae a mill. 52,5. 3~ Cilindi·o a nasello, vuoto, l ungo mill. 49,5, coi diamet ri esterno di mill. 14,~, interno di m ill. 9,9 .. ' Il nasello unito a squadra nella parte posteriore del cilindro è un tronco di piramide a base quadri'latera mistilinea, con tallone posteriormente lungo m ili. 31,5 largo mill. 15,8, alto nella direzione del cilindro mill 9, nel tallone mili. 11,3. Su questo cilindro è longitudinalmente operato un taglio largo mill. 4,4, che incomincia a mili. 4,3 dall<!, estremità anteriore, e si p rolunga per mill. 38 verso. la sua parte posteriore, ove si ripiega a squadra per mili. 5. 4"' Poi·ta a.go, che è composto di un cilinùretto di ottone del diametro d i m ill. 2,4 e della lunghezza di mill. 98, la cui estremità posteriore imbocca in un cannello a vile, lungo mill. 13, col diam etro di mill. 4,8, a testa cilindrica, del diam. di mill. 8,4 e della lunghezza di mill. 4 ,3 ; nella parte anteriore è infisso l'ago di acciaio lungo mili. 41,5 e del diametro di mili. 1. La vite serve ad invitare il porta ago nel cannello , ed a compiere così la macchinetta, che fa in quest'arma l'uffizio di acciarino; la quale poi così compiuta si ripone nella culatta mobile, ove è ritenuta per mezzo di un pernetto, a quella avvitato, sul quale scorre e si volge il cilindro a n asello per m ezzo deH'indicato taglio longitudinale a squadra. ' Questa macchinetta dell'ago è di semplice fattura e di facilissima riparazione , poichè ove avvenisse
228 L'ARCfllBUG!O AD ,\GO la rottura dell'ago, rJuòssi questo subito surrogare; chè i soldati prussiani ne portano sempre con lorq alcuni di rispetto. Ora parliamo della cartuccia. Questa si compone di quattro parti distinte (f-ìg_. 10') : I°" L'involucro, che è un cannello di: carta: comune, ad un solo strato, con. fondell'o della stessa carta (il tutto r iunito con col la), "del diametro di mill. 18,5 e della lunghezza ài mill. 66,5. 20. La polvere, che occupa in altezza rnill. 22,5 , . pesa grammi 4,486, ed è ·ai :finissima granitura, contandosi per ogni gramma 10,978 grani. 3a Tacco. di cartone co_m presso a macchina , di forma cilindric_a, del diametro di mill. 16,2 e lungo _mill. 21. Nella parte posteriore ha una camerella cilindriètL del diametro di mill. 7 e profonda mill. 2,3, nella quale è posta hl. mater'ia fulminante (1) che è della g rossezza di mili. l,4·e del peso di grammi 0,114. Nella parte anteriore ~a un calice della forma stessa del proietto, profondo mili. 1_4. 4a Ghiancla di piombo, prcietto della precisa forma di questo frutto (2), la di cui lunghezza. è di mili. 27,5,
. DF.l PR USSI.-\Nl
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il diametro maggioro di mill .· 13,7, il minore , alla base, di mill. 6, ed il pe110 di grammi 30,435. La cartuccia è i ngrassata nella parte anteriore . per t utta la lunghezza del tacco.. · Dalla fatta descrizione risulta chiaro che l'accen sione della polvere succede urhndo l'ago sulla materia folminant~ dal dinanzi al di dietr9, .che il forzamento del proietto è operato per mezzo del tacco di cartone che si acconcia alla forma delle rigbe e si comprime per adattarsi al minM diametro della parte rigata della canna, in fine che la ghiarida esce dalla canna senza che sia, •abbenchè minimameute, deformata. Detto delle differenti parti dell'arma, ora si ·parlerà della ·cassa e dei fornimenti. La cassa, della fo1:ma del nostro fucile di fanteria· modello 1860, è di leg no noce, e lunga rnill. l:295. 11 calcio, munito di calci.alo di ferro, dista dalla estremità della bmga della canna d i mill. -. 370. Ha il guardamano composto di cinque peÙi distinti , che sono : lo scudo, il ponticello, il grilletto, la molla dèl grilletto e il dente mobile dello scatto (fig. l" a 4a). Lo scudo è una piastretia lunga mill. 169, larga mill. 15,5 nella parte anteriore terminata in semicerchio , e mill. 13 nella parte poster i ore che finisce .in piano. Nella parte anteriore ha un foro con sotto t:1n contrafforte pella vite che entra n el dente della canna e l'assicura alla cassa. Quindi a mili. 44,2 h a un occhiello rettangohu·e nel quale entra il dente del pooLicello. Più indietro è lo spacco pel g rill~tto, lu~go mill. 24, ed interiormente ha due alette per unperniar 0 velo . In fine a mili. 14 dalla estl'emità posteriore è un foro con acçecatura per la vi te che lo ferma alla impugnatura .della cassa.
(1) Si è detto che la materia fulminante della cartuccia prussiana sia un segrete che nessuno è giuuto finora a scoprire. Ma sottopost:1, ad analisi questa materia, ne è risultato che si cqrnpone cli Cl!)rato cli potasse, e di sol(itro d'antimonio in parti quasi eguali. Così questo segreto sarebbe la cosa pi ù conosciuta del mondo. (2) EcCO' il caso di nominare co;i 1n 01Jrict?i di termine il nuovo proiefto dell'archibugio ad ago prussiano. E sso è della precisa forma di una ghiancla, ·come l'antico era una sfera perfetta, uua JJalla. Perciò come quello crn detto 11alla , così questo dovrebbe appel-. larsi, senza tema di · esser fran tcsi, gMandci. Non erun forse appellati gl<mdes, dagli antichi , i proietti che scaglia rano colla fionda , fossero essi- di piombo, di bronzo, di ferro ò. di terra cott:1? ·
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230 . L' ,mGmBUGlO' AD AGO La molla del grilleJ.to è lung,t miH. 49, ad una estre~ m ità. · con testa, di doppia larghezza del sno braccio, arrotondata e foro pel quale passa la vite che la ferma allo scudo, ed aH'altra piegata a squadra. Il grilletto · ha la coda sporgente come d'ordinario dallo scudo, ~ la ta-volà con foro semi-circolare ove entra la molla i ndicata, altro foro per imperniarlo nelle alette, ed un terzo foro, alla s ua estremità po.steriore, che riceve il dente mobile dello scatto. Il dente mobile dello scatto è una piastretta oblunga larga m ill~ 10, alta .:oel m ezzo mili. 27,5, gr~ssa m~llimetri 2,7 . Superior mente termina ad arco d1.cerch10, fa, cui corda è inclinata da destra a sinistra; inferiormente finisce a squadra, ed ha . un taglio a destra formante un piccolo dente il quale, entrando nel ter~o foro del grilletto, favorisce il movimento da basso m alto per premere la molla di ritegno clell_a macchinetta dell'ago ad operarne lo scatto. . · Il nonticello ha una c11,r-vatura anteriore convessa molto; che difende il grilletto; alla cui estremità è il · dente che entra nello scudo, d un risalto con maglietta per la coreggia · e r~httiva copiglia. Quindi prose~ue con una curvatura concava che s' inua1z'!- posteriorm ente, agevolando 1a impugnatura, e si ripiega poi per formare la coda ove è il foro con accecatura per l a · vite a legno che la ferma alla cassa. Il ponticello è l ungo mi ll. 185. . . Il fusio della cassa t erminante con un cappucc10 d1 ferro •ha tre fascette acconciate . alla. forma del fusto stess~ e della canna, curve esteriormente e tutte di eauale alteàa, ch e è di mill. 16. Quella di m ezzo b a il b . ' dente con foro ·cui s'impernia , colla relativa copiglia, la maglietta per la coreggia. Tutte poi sono tenute a posto dalle mollette ordinarie.
DEI PRUSSlANl
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La bacchetta, lunga mili. 94, ha la capocchia cilindrica con foro, l'asta del diametro di mill. 5,7 con estr emità a v ite, ed al la di stanza di mill. 106 dal la capocchia h a un risalto circolare a mo' di ovolo per i mpedirle di uscire dal can ale. Alzo. Questo è eguale a quello dell'archibug io rigato dell'Assia granducale e somigliante a qu ello della car abina federale svizzera, e si com pone di due parti distinte che sono: l " Il tragnai·do (Slanclvisi?') formato sur uno zoccolo (Visfrstuhl) , tavoletta a coda di rondine, scorrevole in un i ncastro corrispondente , sulla faccia superiore d ella parte ottagona della canna. Su questa tavoletta s' innalzano parallelamente all'anima due alette a quarto di cerchio congiunte anteriormente con un lato più basso, nel- cui m ezzo è la tacca di mira elevata p er mill. 8,5 su lla canna. 2a A.lzo mobile d'acciaio (Klappe), lametta, nella maggior l unghezza a sezione mistilinea, la cui estremità i nferiore è a forcella e mette in mezzo le al ette del tragnai·do, alle quali è unita a snodatura con un pernio a vite ( Pi-votsti(t). L'estremità superiore si ripiega coll'anaolo di 124°,30', e n el suo mezzo ha la taccca di o mira. Per mirare si solleva l'alzo dal di dietro al davanti ai di versi punti, r,egnati eateriormente all'aletta sinistra, che p ortano i n umeri 4, 6, 8, 10 (con divisioni intermedie d i 100 passi), i quali indicano le di stanze di passi 400, 600, 800, 1000 (passo= 0m.7b). Compiuta la descrizione di questi n uovi archibug i, o m errlìo· del n uovo si$tema di caricamento e di aco censione d ella carica, sar ebbe a dirsi de'vantagg i loro per l'uso della guerra. IIIa senza nemmanco parlarne, ciascuno puole da sè stesso immaginarli e compre::iA1n10 ll.l, vol. Il I.
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l 5.
L'ARCHÌBUGIO AD AGO
DEI PRUSS:A::-II
derli. È a riflettersi però che tutti i miglioramenti nelle an ni avvantàggiano grandemente soltanto il primo esercito che con quelli scenda in campo a combattere. Una volta gener alizzatone l'uso, tutti gli eserciti si t rovano in pari condizioni . È un fotto poi che la superiorità delle armi, . più che sui risulta.menti materiali di una -battaglia, influiscono assai sul morale de'soldati, i q uali, secondo la bontà delle anni, in conf~onto di quelle de'n·ernici, s'inanimiscono o si scoraggiano. Ma i fattori delle vittorie non sono unicamente le armi (1) .. Il signor Dreyse (se è vero il dialogo raccontato da quel suo visitatore) ha lamentato il soverchio numero dei mor ti e feriti dal!a parte de'suoi connazionali , che per ogni battaglia hanno registrato
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una vittoria. « Bisogna (egEha detto) che il numero -dei morti e dei f~hti dalla patte .nostra sia mino're ». (Univ. illuslr. l, pag. 6). Dunque il suo àrchibugio. ·a,.d ago ha procuratè vittorie sì, ma troppo cruente per chi ne era· fornito. B Ll one o cattive le armi; a parità . di condizioni di queste e d~l numero degli arn1ati si sono vipte e perdute battaglie in numero infinito, e talora il vinto na. proclamato sua la vittoria soltanto dopo · che il vincitore . ha creduto ed annunziato sua la disfatta. Ciò dicasi per coloro che accordano troppo faci l~1ent~ tutto il merito de ile vittorie aile armi . · Ritornando al soggetto, e' sarebbe · mestieri dire Ciualche com sulla manovra i::er caricare queste armi; in tal modo si entrerebbe in molti .radicolari. Si
.ma
. ( l) Nel,I' Universo illustrnto (n° 2) legge si un ·pregevole articolo: Le ctnni cli precisione ecl. il. fucile ad ago, d i Gerola mo Boccardo, il qunJe rui sembra sia caduto in qualche incon.ttezze. Le rettificherò, valendo la ·pena di occuparsene , affu)chè non si perpetui no certi errori a sc,1pito della ver ità nflla storia militare. Il eh. Boccar clo, scrive che fu , il tedesco • (se 'l'Eo>:sco, DAKESE o SvrzzllRo, n on è ancora deciso) , frate Bertoldo Schwartz, il quale " ai primiéù;i cannoni forrna,# di pezzi cli ferro cerchietti a guisn , di botti, sostii-uì le prinìè àrtigUe:-ie fu,se che servirono ai Ve' nc.ziani nellct guerra di Chioggfo cosi fatale ai Genovesi • . Ma se « ris1{1ta che un Llocilmento autrntico del 1325 » (invece 1326, 11 fel,braio) « che. il gonfaloniere edi dodici buoni uomi1ii di F irenze erano autor izzati a munire di bomb~rde (invece eran o c ANONt:S m: MEBLr,o, cioè di bron::o, Fus,) e di proiettili di ferrò le terre e le fortezze della repubblica ·,,·consegue che •è falso avere lo Schwartz sostituiti ai 1n·ùn:tfvi cannoni cli 1i,1z,i di ferro cerchiai-i , . . . . le PIUME ARTI();LIERIE FUSE, perchè l'anno 1326 è. anteri ore di anni 44 alb g uena. cli C'.iioggia incominciata nel 1370. · , I cannoni pr ece~ettero i Fucru , introdotti soltanto sul finire , del secolo xv , . Sé i cannoni ha nno preceduto le armi da fooco porta tili a ncora non è certo, ma è certo d1e i Fuc11,1 non vennero introdotti sul fini;.e clel secolo xv; perchè il 1,'ucr~E non è altro che
lo schioppo o l' archi bu.gio munito di a.z:mliao, od acciarino, o facile, inventato nel secolo xvI (non si sa precisamente l'anno), ed a ppel. lato generalmente, da quella sua parte, con tal nome non pi·ima del secolo x vn. • S'in venta rono i fucili ci nwta, ecc. • Le armi da fuo co con la. riiota non si chiamavano FUCILI a ruota, perchè il 1,red-icato avrebbe esclu.so il soggetto. « Il 13 dicembre 1831 fu •con cedut a fo 1nghilterrn la pr ima pa" ten te pel fucile ad ago...... ad ,\bramo AdolfÒ Moscr i ngcgner e..... L'originale di Moser si r iferisce pr incipalmente al meto<lo d' in Hammare la citrica , ccc.. » Jns,nnma il :11foser ·nvrc bbe ideato di porre l'in nesco fulminante innanzi e non indietro alla. polvere come nel sistema .o rdinario, e lo avrebbe comunicato al Dreysc ; in conseguenza d i che si dice originato il fiicile a,l a:;o prussiano. Sarà vero tutto ciò , ma è d'altra par te verissimo che il Drcyse presentò il suo archibugio ad ago nel 1S2S, 22 aprile, ed ebbe un brevetto d' invenzione per otto anni (v. p. 220), e che nel 1S29 adoUato il sistema suddetto, che si vorrebbe attribuir e al Moser , mostrò, in ì \' ei mar, il n uovo archibugio al pr incipe ereditar io, ora r e cli Prussia , Cinque pezzi, compr eso l'ago ,3 la molla, adempiono l'ufficio • dei qua ttor dici p eizi, ccc. " I pe~zi sono sci e non cinqu e (vedi nota l, pag. 222).
[
234 1,' ilUCHlBUGIO AD AG O accennerà nondimeno che, coll'archibugio prussiano, trovandosi il soldato con l'arma portata (per noi Jn=PATI,\TA), la carica (così PLOEKNlES, pag. 79-81) si escguisce in 11 tempi , e con quello del sig. Drorsch e Baurngarten, in 6 tempi di due movimenti ciascunu, essendo i~ soldato al Brncc=ARY, come appresso : 1. Innal1,are l'arma perpendicolarmente colla mano destra , e fare mezzo a destra ponendo il yuoto del piede destro a 15 centimetri dal tallone sinistro . Prendere l'arma colla mano s inistra alla terza fascetta, la baionetta all'altezza degli occhi, la inipuguatura all'anca, lasciarla con la mano destra, prendere col pollice e l'indice il nasello della macchinetta dell'ago.
1°112.
• Kclrultima modificazio:ie ùel f1dle prussiuno (qual è disegnato , sotto fa lettera B) il congegno clcll'ago è n clotto a non occupare « piì1 che circa la mctù cl elio spazio , ccc. •. L':uchihugio qui indicato è prussiano, percliè fatto in Prussia, mn. non è quello clcll'cscrcito operato <lai Dreysc. l); ioYcnzione e larnro dei sigoori Dcersch e Baumgarten , fal;J;ricnuti cl'armi a Sul.il (vedi descriz., p ag. 2~8-231 e tav. n). Parlando poi del proietto della carabina Enfìeld così si esprime il eh. Boccardo • Un foro praticato nel proiettile contiene una • specie di turacciolo di legno , che rende molto più preciso il • tiro , . Il prcietto Enfield è cli quelli eletti ad espansione , la quale si p roduce con nn tappo, a mo' di cassul a , tronco-conico, posto nel vuoto posteriore del proietto secon,lo il sistema elci capitano Minié, e che spiuto · dalla forza della polvere vi si cacciava dentro e ne slargava tuU.a la pari~ cilindrica, forzandolo così a per correre la canna secondo la cli lei rigaturn ; o si opera dalla sola violcn;:a elci gas, come nei pr oi~lti che si t\dopcrnno colle anni da fuoco portatili in Francia e tra noi. La precisione del tiro non è dunque la co1isc91tc11za dfrctta di quel t.1ppo cli legoo, chè la espansione clel prvietto, donde la precisione del tiro, potrebbe procl nrsi anche con altri mezzi.
DEI PRUSSl,ì:. I
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235
1. Volgere il nasello a sinistra. 2. Tirarlo indietro. 1. Battere colla palma della mano destra il manubrio delìa culatta mobile facendola girare a sinistra. 2. Tirarla indietro stringend0la con le ultime tre dita . 1. Prendere la cartuccia col pollice . e l'indice. 2. Porla nella braga, spingerla nella camera col pollice. 1. Spingere la culatta mobile innanzi. f>° 2. Volgere un poco l'arma a destra, lJattere colla palma dell a mano sul manubrio da sinistra a destra. 1. Prendere col pollicil e l'indice il nasello e 6° spi ngerlo innanzi. ) 2. Farlo girare 3. dest:-a ed impugnare l'arma. Così è compiuta la c::irir.n P. preparata l'arma per far fuoco. Se non si volesse montare la macchinetta, si sopprime questo secondo movimento e s'impugna l'a_rrna per rimetterla alla prim itiva o ad altra posi- · zione. Tutti gl'indicati movimenti si ponno eseguire con molta prestezza e senza q uell'attenzione speciale necessaria a caricar l'arme per la bocca ; cbè non vi ha pericolo mai di mettere la cartuccia a rovescio, n è di aggiungerne una seconda nell'arma. Ne1l'archibugio Chasscpot (che è una servile, ma fel ice imitazione del sist.en1a. Dreyse) è più sollecito i l caricamento ; chè sono soppressi il 1° movimento del 2° tempo, ed a mbedue quelli del 6° . Tra.lascio di mentovare altri archibugi ad ago, perchè ne è grande i l numero e si va sempre accrescendo. Ricorderò solo quello presentato dal signor
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L' ARCHlDUG-IO AD AGO. 236 Schilling' alla direzione dell'arsen.ale qel ·granducato di Assia-Darmstadt, che somiglia assai all'archibugio Dreysè, e per la forma della culatta mobile a quella Dc.ersch e Baumgarteri. In quanto all'ampiezza delle gittate ed alla precisione del tiro , ciascuno può comprendere di leggieri chè le sono cose indipendenti dàl sistema di caricamento e di accensione della ·carica: Perciò faccio fine, . coìla speran:r.a di avere già abbastallza . parlato di : queste nuove armi ·e·: di averne data Una descrizione tale che sia a portata delle più comuni intelligenze.
ANGELO ANGELUCCl
Capitano d' arliglierici.
DEI P RUSS1;\Nl .
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INDICE DELLE TAVOLE
Ta,1ola I . Fiyura 1a - Sezione .Ll.B sulla lunghezza della èulatta mobile serrata e porta ago, modello 1841. 2a - P roiezione posteriore della culatta sopràdetta. sa - Braga e culatta mo bile a.perta per poter caricare l'archibugio, modello 1860. 4a - Proiezione della bragi e culatta mobile suddetta. 5a - Sezione dcli medesime sulla. linea OD, colla culatta. serrata e la macchinetta. preparata per tirare. ·
e
F'-iu•ura
La ....,.
2~ sa 4a 5a 6a 7a -
sa 9a l oa -
Arch ihngio vist~ dalla sinistra colla culatta serrata. Id. visto per di dietro, come sopra1 e sezione deJla cassa in A B. · Id. visto superiormente con la culatta aper ta, preparato per caricarlo. Id. visto per di dietro alla stessa posizione, e sezione della cassa in O D . Culatta mobile col manubrio orizzontalmente, e la stessa veduta per di dietro. Macchinetta dell'ago (Schloss), col cilindro a nasello, orizzontale. Sezione della culatta mobile con dentro la macchinetta mont ata per lo sparo, e sua proiezione posteriore. Canna veduta posteriormente. Sezione della medesima in E F. Cart uccia alla grandezza natural~.
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L'ARCHIBUGIO
ÀD
AGti
Spiegazione delle figure di ambedue le taYole.
DEI l'RUSSI.\Nl
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q' a ù I./ e
Cass.'\. Canna. Incastro a coda dl rondine per lo zoccolo del traguardo. Braga (Hùlse). e' Tagli pc! passaggio dei denti a conio della culatta mobile. e" Taglio a dente pel passaggio dello zoccolo del manubrio. e'" Coda della braga con foro per ,itc a legno da invitarsi alla braga. a Diritti della braga. e Culatta mobile (Kc11mner). -e' Denti a conio. e" T aglio Io'ngitndinale ove scorre la molla di ritegno. e"' Canaletto a _squadra direttore del doppio movimento della culatta mobile. f Tallone cilindrico, smussato, della culatta mobile. f' Dente che a.rresta. la. molla-frenc nel preparare l'arma pc! tiro. [I Manubrio della culattti mobile. !!' Manubrio della culatt.'1. mobile serrata. !I" Zoccolo del manubrio colla faccfr, posterior e inclinata da destra a sinistra per serrare la culatta mobile. 1, Cilindro a nasello. i Cannello a vite con capocchfo. del porta ago. i' Cilindretto porta ago. i" Ago di acciaio. :i ì\'.Iollil di ritegno. .i' Tallone della molla di ritegno. k Traguardo fisso (Standvisfr). k' Zoccolo o posnmento clel traguardo fisso ( VisirstultlJ. l Alzo mobile (Klappe) n forcella, a maschiettatura. l' Id. alla mt.ggiore elevazione s;abilita. l" Pernio a vite (Pivolstift) dell'::l!zo. m Guardamano. n Scudo del guarJamano. o Grilletto in rip6so. o' Id. al momento dello scatto. o" Dente o paletto mobile che fa scattare il port9. ago.
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Molla a dente del grilletto. Vite- della sopra.detta molla. Maglietta per la coreggia . Vite per collegare la canna alla cassa e che si invita nel Dente a pimmide, fisso :11la braga. Chiocciola della vite per fissare la canna ::tlla cassa. P erno a vite, guida della culatta mobile. P erno a vite, guida della macchinetta dell'ago. Cannello che contiene il po1·ta ago. T esta del cannello. Camerella cilindrica fornita di una laminctta di ottone, e sopressl. un dischetto di guttaperka. Disco di guttaperka. Anello o dente di ritegno del cannello pc! cui mezzo si tiene la macchinett~ montata. Mollone di ncciaio a spira. Stelo invitato nella Camera ad n1:ia. Piano inclinato dello. braga. Involucr o di carta con fondello incollato. Polrere. Tacco di cartone. Ca.merella cilindrica per la materia fulrniuante. Ghianda.
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LA QU ISTIONE MlLl TARE DE L GIORNO
LA
QUISTIONE ~ULI'fAltE DEL GIORNO
Lfl quistione militare del giorno riflette sopratutto due cose : il sistema di reclutamento, e il sistema d'armamento. Questa quistione , sollevata dai recenti prodigiosi trionfi dei Prussiani, il cui ordinamento militare è affatto diverso .da quello degli aHri . Stati, e che per i primi in Europa combatterono con armi caricantesi per la culatta , è quistione immensamente grave per la sua importanza ù1trinseca e per i suoi effetti. Trattasi invero nientemeno che di mutar da capo a fondo tutto un sistema di reclutamento, che per una piena attuazione ha bisogno di parecchi anni di pratica;
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trattasi . nientemeno che di cai1giare centinaia di migliaia di fucili ; trattasi in una parola di mutare una delle più rilevanti leggi dello Stato e di spendere più milioni. È dunque quistione che inerita il più attento e sollecito studio, e · che noi pure ci pr oponiamo di trattare prossimamente. Frattanto riproduciamo uno scritto dell'imperatore . Napoleone III clet'tato nel ~ 845. Questo scritto dell'imperatore prenm1ziò.l'attuale quistione, e noi crediamo vi siano le · hasi sopra cui si · · studia ora m Francia un. nuovo sistema di reclu_'tamento. Uno dei più gravi rimproveri che si possono· indirizuirc al g~vcrno, rimprovero che tutti i giorni , . se àvessimo un'opposizione veramente nazionale, dovrebbe risuonare ai suoi orecchi, è dì non aver approfittato dei scorsi 12 anni di pace per organizzare. militar·. mente il paese in modo che la Francia non abbia mai a temere un'invasione. Dal 1830, i bilanci della guerra si sono alzati ad una cifra immensa (più di tre miliardi e mezzo),. e quando nel· 1840 dei rumori di guerra vennero a spaventare gli uomini del potere, essi confessarono ~ltamente al)a tribuna: che la Francia non era preparata, e che per prepararsi vi voleva un anno; giacché mancavario i quadri alla fanteria, alla cavalleria i cavalli, all'artiglieria e alle piazze forti il materiale, a tutto l'esercito infine una riserva. .I( che vuol dire che dopo 12 anni , noi abbiamo
242 LA QUJSTlONE MlLlTARE spesi più di tre mili~.rdi, per non avere nè ap(Jroviggionamenti sufficienti , nè buona organizzazione militare. Oggidì non basta più :ad una nazione l'avere qualche centinaia di cavalieri ricoperti di ferro o quaìche migliaia di condottieri e di mercenarii, per manten ere il suo posto e la sua indipendenza; le abbisognano dei mìlioni d'uomini armati, giaccbè quando scoppia la guerra , i popoli s i urtar.o in massa, e una volta la lotta incominciata, gli è il genio del capo e la bravura delle truppe che decidano la vittoria, ma per contro l'organizzazione sola resiste 11ei rovesci e salva la patria. « Una nazione, così d iceva l'imperatore, non manca mai di uomini, nemmeno dopo le guerre le più disastrose, ma sovente di soldati . • Nel 1792, in Europa, v'era un popolo che non vivea. che della sua rinomanza militare. A vendo avuto aJla sua testa un grand'uomo che l'avca coperta di gloria, e avendo trionfato, in parecchie battaglie, degli Austriaci, dei Russi e dei Francesi, esso poneva tutta la sua sicurezza nelle sue traòizioui. Federico non era più, ma l'armata prussiana avea ancora alla sua testa qualcuno dei suoi celobri l uogotenenti . Fiduciosa nel talento dei suoi capi e nel prestigio del passato, essa si slanciò orgogliosamente nei com battimenti; ma fin dalle sue prime marcie poch i battaglion i francesi la misero in rotta ed i luogotenenti di Federico furono battuti; e q uando la Repubblica-ebbe prodotto un uomo che sorpassò l'eroe prussiano di tutta la differenza che vi era fra le impulsioni che li avevano innalzat.i, la Prussia fu perduta in una sol a battaglia. Ma i Prussiani seppero approfittare dei loro rovesci, e per impedire che una novella Jena venisse a distruggere
243
DEL GlORNO
ancora in un solo gioruo la loro patria, essi stabilirono le più belle organizzazioni militari che non abbiano mai esistite presso le Dazioni civilizzate. Ebbene, noi anche, noi viviamo della nostra gloria del passato, noi abbiamo alla nostra t esta i vecchi luo,~otenenti dell'imperatore, ma il terribile esempio o di Waterloo non ci ha fatto guadagnare, noi siamo I
•
•
seì'lza d ifesa. Noi insistiamo su questo confronto per provare che qui non si tratta d'una l egge di dettaglio, ma di una quistione di pr incipii, di una quistione d'esistenza. Il problema a risolversi è qutsto: « per resistere ad una coa.lizione, ab.bisogna alla Francia un'armata immensa e formata di uomini esercitati; di più, ,bisogna che quest'armata possa anche rifarsi çon· uomini eser• citati, nel caso di un primo r o"vescio. » Ora , come n essun Stato del mondo non può·, se:::iza rovinarsi, tenere costantemente in atti\1 ilà Jelle centinaia di mille u omini, bisogna adottare. un sistema che offra i p iù gran vantaggi possibili in tempo di g uerra, senza dar occasione di troppo pesanti carichi in tempo di pace. Qui è il problema, e p er conseguenza., così posta, la quistione s'allarga ed il trattarla sott o questo punto di vista speciale equival e a maturarla. Difatti se l 'or ganizzazione militare d'un popolo non dovesse sempre piegarsi alla s ua natura , alla sua, posizione politica, al stio stato sociale, non v ' andrebbe molto tempo per trovare i migliori modi per avere una buona armata, poichè la quistione si limiter ebbe ad avere più soldati possibili e a tenerli più tempo possibile sotto le bandiere ; giacchè l'uomo che è stato 6 anni al reggimento, come in Francia, è m eglio esercit at o che quello che non sta cho tre anni come in Pruasia; ma quello la cui
244 LA QU lS'flONE MILl '.l'ARE ferma dura 10 anni, come in Inghilterra, o ven_t'anni , come nell'Austria e nella · Russia, sarà molto meglio a ncora. La quistione è più politica che militare.
I. Abbiamo detto che la. legge che organizza la diit sa d' un paese è una legge più politica che militare, cioè che le basi sopra cui posa saranno buone o cattive , seconùo la politica del potere sarà o non nazionale. -Se ìl governo è geloso di soddisfare ai gra ndi interessi della patria, si sforzerà di ::-idurre i car:ichi del paese col diminuire il n umero delle truppe permanenti con aum_e ntare considerevolmente le truppe d i riserva; porrà in ciascuna g rande divisione territoriale un arsenale per armare la popolazione in caso d'invasione, invece d i lasciare·tutte le provvigioni ed i deput;ili ù'armi nei luoghi di frontiera. Organizzerà l'armata in modo ch'essa possa passare in pocò tenipo e senza impiccio dalla pace alla guerra; Ridurrà il numero degli stati ma ggiori allo str etto necessario, e creerà lo spirito m ilitare. assic11rando l'avvenire degli uffir.iali, sotto-ufficiali e sold~ti, e loro riserverà d egli i mpieghi civili pei loro vecchi g iorni; infine terrà sempre la sua armata alle frontiere organ izzata in brigate e corpi d'armata, gi,rcchè non v'è b uona disciplina che dove le truppe sono in gran nu mero riunite, ove v' hanno r elazioni giornaliere fra i genera.li ed i loro subordinati. Invece di q uesto, noi oggi abbiamo. un'armata bella e valorosa senza dubbio, ma che non conta eh.e 3,14 ,000 . uomini esercitati , n umero insufficiente in
e
245 tempo di guerra e onere rovinoso in tempc, di pace . L'armata non ha riserva; essa è intricata di ordigni inutili e dispendiosi. Essa ha alla sua testa cento g enerali di più che le ar mate dell'Impero . . Essa è amministrata da uffici che impiegano 300 commessi di più che sotto l'Impero, ecf il cui sistema consiste a spender e 100 per r isparmiare 5. E difatti costa più che l'armata che vinse a \Vagram e ad Austerlitz. In fine, a noi vuole più d ' un anno per passare dal }Jiede di pace a quello di guerra, e l'armata spar sa su tutti i territori e lontana d alle fronti ere, non solo non è riunita in corpo d'armata, ma essa •Don è formata in b rigate che al centro del regno, a Parigi, come fosse quivi i l nemico. In presenza ad un tale stato di cose, il maresciallo Soult ba g iudi cato che vi ern q ualche cosa a fare; ma propone così poco, che veramente non v'era la :,pe~a ùi t;augiare la leg ge e ùi a ggr ava.re gli uuèri . del paese. DEL G IORNO
II. La n uova legge sul r ecluta.manto propone di portar e a otto anni la durat a del servizio. La totalità di ciascun continf;ente passere~be :;otto le bandiere, il che · metterà otto con ti ogenti a d isposizione del governo. l)al rapporto del si;;nor generale P r éval, togliendo ciò che appar tiene alla mari na, i renitenti, i dispensati e i riformati al momento della partenza , il contingente di 80,000 si riduce a 65,000. Questo effettivo, m oltiplicato per otto anni di servizio, dà 520,000 uomini, cbe per le perdite successive calcolate sui docume1;ti uffi ciali si riducono a 421,000 uomini, e, aggiungendo
246 LA QUJSTIONE MlLlTARE gli uomini fuori de1le chiamate., come la gendarmeria, gli ufficiali, gli arruolati volontari e i riassoldati, che montano a 89,000 uomini, si ba un totale di 510,000 uomini. L'articolo 31 della legge dice che quando si accorderanno i congedi illimitati ai militari sotto le bandiere, essi saranno deliberati, secondo la necessità, dal servizio. Gli uomini in riserva potranno es·sere sottomessi a riviste e ad esercizi. Ora supponianio che sopra gli otto anni di servizio, il governo conservi i soldati sei anni sotto le bandiere e due anni in congedo illimitato , l'effettivo sarà per l'armata attiva, tutto calcolo e contando gli uomini infuori delle chiamate.
uom. 415,000 95,000
Di . E la riserva di
Totale uom. 510,000 Se non servono che cinque &.nni: L'armata attiva sarà di E la riserva di
uom. 367,000 143,000 Totale uom. 510,000
Si vede a prima vista che questo numero di 510,000 uomini è insufficiente per una g uerra media, e che riserva è una parola vuota di senso ; g iacchè che cos'è una riserva di 95,000 uomini, o di 143,000 uomini senza quadri, e la di cui organizzazione è r~cchiusa in queste parole: Essa potrà essere domanda la a riviste e esercizi? E tuttavia per a vere questa sedicente riserva, la Francia si condanna durante la
DEL GIORNO 247 pace più assoluta, se essa vuole avere dei soldati esercitati , a tenere costantemente sotto le armi 415,000 uomini e a spendere. più di 400 milion i. Il signor generale Préval, che ha compilato i rapporti della commissione, colpito sen;a dubbio della poca efficacià d'una tale riserva, p ropon e di non sottomettere i solda.ti in congedo illimitato a p eriodici esercizi . Ma quello che ci ha viva-m&nte spiaciuto è di vedere il generale dicbiararsi contrario a qualunque organizzazione di riserva. Ora, perchè un uorno così dotto e così capace come il generale Prév.al combatte un sistema che sembra· così avvantaggioso? Ciò è perchè nella sua mente la quistione politica prevale alla quistione militare. L'uomo del governo, quando parla dell'organizzazione militare della Prussia, ha cura di rappresentarla come un giogo di ferro imposto alle popolazioni e contrario ai nostri costumi, ali~ nostre istituzioni francesi, dimenticando che se v'.è in Europa un popolo capace di sopportare una simile organizzazione, è il popolo francese; giacchè l'istituzione prussiana è fondata sull'eguaglianza la più completa e su principii democratici . Essa è tirannica senza dubbio, come tutte le · foggi che, adottando dei grandi principii, sottomettono tutti gli uomini agli stessi carichi e obbliga il ricco ,come il pov.ero a pagare il suo debito alla patria; ma q t~esta tirannia della ·legge deve essere l'appannaggio d'una società democratica, giacchè è là che esiste . la vera eguaglianza. L'uomo del governo si tradisce ancora quando dice a pag. 33: · « Non Sctranvi inconvenienti a ·sparpagliare · òei· depositi d 'armi in tutti i luoghi indistintameote, ed a traslocare , · agglomerare e muovere m·a sse d'uo-
la
Airno xr, vol. nr. -
16.
248 LA QUJSTlO:'<E MILl1'ARE m1t11 -presso i quali l'effervescenza dell'età e delle passioni non è temperata nè dall'esperienza, nè dalla disciplina, nè daÌla gerarchia. ~ Il che vuol dire che nella Francia democratica, il governo non è molto sicuro dell'acconsentimento generale per adottare 'delle istituzioni · d'uguaglianza, che da 30 anni fanno la gloria. della Prussia monarchica I
DEL G lOIINO
l'anno, per . squadrone, un ufficiale, un maresciallo d'alloggio, tre sott' utfiziali e un trombettiere. Essa è ·esercitata due volte all'anno per_ un mese. 3° La landwehr del secondo bando. Essa può essere considerata come armata di riserva. Essa è composta degli uomini meglio esercitati e di quelli che sono nella forz?, dell'età.; degli uomini di- 32 a 39 anni, che tutti hanno servito o nell'armata o nella landéwhr del primo bando. Essa non ha dei quadri permanenti. , 4° Il landslurm o land-wehr del terzo bando che non esiste che · sulla carta ; ·esso comprende tutti gli uomini di 17 a 50 anni , ma non è raccolto che nei casi straordinari. L'armata attiva riunita alla landwehr .del primo bando conta 333,000 combattenti; se noi vi aao-iuntiamo la landwehr del secondo bando, che 00 numera da sola 200,000 combattenti, avremo un to. tale ,di 530,000 uomini circa. -Il principio di questa organizzazione riposa sul sistema di reclutamento per provincia. La Prussia è divis?, in provincie, in distrett:, in circoli ed in comuni. I distretti son composti in modo che reclutano nello s.tesso tempo i reggimenti ddla linea e quelli di landwehr che portano lo stesso numero. Ciascun circolo dà .un battaglione di landwehr di primo bando , un batti:iPlione del secondo bando; uno squadrone del o primo bando, uno squadrone del secondo bando. Le divisioni territoriali meno grandi danno delle compagnie. L'artiglieria della landwehr non è destinata che a unirsi in tempo di guerra all'artiglieria della linea. Ciascun battaglione di fanteria della landwehr_dà per qu~sto una compagnia di 100 soldati; 8 caporali ed un uf:fiziale, che durante il tempo delle manovre è
III.
La Prussia ha 14,330,000 abitanti: l'armata è di 143., 000 uomini; la landwehr di 385,000. .L'armata deve essere considerata come una grande scuola ove tutti i cittadini vanno ad imparare il mestiere delle armi. Ciascun soldato non resta che 3 anni sotto le bandiere; alla sua uscita dall'armata , esso conta sncora due anni nella riserva, come dire che in tempo di guerra è obbligato a raggiu:3gere il suo corpo; in tempo di _pace, è esercitato çlurante questi due anni nella landwehr di 1° bando. Le forze dello Stato sono in questo modo composte: 1° L'armata permanente formata di tutti gli uomini di 20 a 25 anni. Ve n'è più di 100,000 che raggiungono annualmente quest'età, ma t;ton se recluta che circa 25,000. "' 2• La landwhM' del primo bando composta di tutti, i giovani di 20 a 25 anni che non sono entrati nell'armata, dei soldati che hanno servito tre anni, e di tutta la popolazione di 25 a 32 anni. Non vi ha pagati e permanenti, durante tutto l'anno, che lo stato maggiore di ciascun battaglione, e per compagnia un sergente maggiore, un furiere e due caporali. Ed è lo stesso per la cavalleria. Il governo mantiene tutto
r
250 LA QUISTlONE MILITARE riunita e esercitata da uffiziali e sott'uffiziali d'ar tiglieria distaccati dall'armata attiva con pezzi da campagna. Ciascuna divisione o brigata ha il suo quartier gener ale nella provincia ove si r ecluta. Così la Pr ussia, la popolazione della quale è q uasi due volte e mezza meno di quella della Francia, può, per difendere il suo territori o, mettere in piedi 530,000 uomini esercitati , e quésta forza ar mata non le costa h0,000,000 -di fra nchi per anno; e v'è abbastanza d' un --rullo di tam burro per riunire queste truppe o per rimandarle ai loro focolari . Questo sisten1a d unque offre degli immensi vantaggi · che fanno sparire tutti i dif<::tti di particolari che le si possono trovare; giacchè, noi lo ripetiamo, qui non si tratta di sapere se i soldat ~ che .hanno passati t re anni sotto le bandiere swo così destri nel mestiere delle ar mi che q uelli che vi sono stati otto anni, ma di trovare un'organizzazione che, al gion10 d el pericolo, dia delle migliaia ù'uomiui e~erci tati , e che., durante la pace, non sia un forte carico per il bilancio e tolga pochi giovani all'agricoltura . Il sistema prussiano risolve il problema material mente e moralmente , giacché, non solo sot to i rapporti militari , ma ancora sotto i rapporti filosofici, esso merita d'essere ammirato, poichè dist rugge qualunque barriera fra il cìttaèino ed il soldato, ed alza il sentimento cli ogni uomo, facend ogli comprendere che la difesa della patria ò il suo primo dovere. Qui si trova , ìn ell'ett0 , la grande di!Terem:a fra la landwehr e la guardia nazionale, organizzata com'essa è oggidì. In Prussia tutto il popolò è a rmato per la difesa del paese; in Francia, la borghesia so~a è armata per la difes[!. degl'ìnteressi privati ; così hanno avuto
DEL GIO RNO
251 non gloria,
cura di seri vere su Ile loro bandiere: « indipendenza , ma • or~inc pubblico. , In Prussia non si conosco questo traffico che si può chiamare la lrallct ,tci bianchi che si ria ss ume in queste parole : , Comprare un uomo quando si è · ricchi, per dispensarsi dal servizio militare , o mandare un uomo del popolo a farsi ammazzare al s uo posto. » Non v'6 d i surroganti. L'organizzazione prussiana è dunque la sola che convenga alla nostra natura de·mocratica, ;.ii nostri cos_tumi ugualitari, alla nostra situazione politica, g iacchè ossa si fon cJ.a sulla giustizia, l'eguaglianza e l'economia, e ha per iscopo ·non In conquista, ma -l'indipendenza.
IV. « Si deve notare, dice Montesquieu, che -quello che ha. di più contribuito a rendere i Romani padroni del mondo, è che avendo successivamente combattuto contro tutti i popoli, hanno sempre rinunziato ai loro usi appe na ne hanno trovati dei migliori. , Senza prett:mdere all'imperio del mondo, seguiamo q uest'esempio, e prend iamo dagli stranieri le istituzioni che possono -adattarsi con vantaggio ai nostri costumi, ma respingiamo , al contrario, con energia, quelli che sono contro alla nostra nat ura e ai nostri bisogni. La .,o-rande arte consiste nella scelta; così invece di sforzarsi d'introdurré in Francia la costituzione aristocratica dell'Inghilterra, noi vorremmo che i nostri uomini di S tato adottasser o dall'isola Britannica le isti-, tuzioui elle proteggono la libertà individuale, che sviluppano lo spirito d'associai.ione e formano lo spirito della legalità. No i vorremmo infine ch'esBi imitassoco
252
LA QU!STTO:IE àl tr,!TA RE
dalla Germania il sno sistema d'istruzione pubb lica, cl'organizzc1zione municipale e militare. · · Quest'ultima quistiooe occupandoci oggi, vediamo come la si potrebbe impiegare nei nostri paesi. La !?rancia sarebbe àivisa i11 trenta o quaranta circondari militari. Ciascun circondario basterebbe al reclutamento d'una divisione militare composta di truppa di linea e di guardia nazionale. Il quartiere generale sarebbe il capoluogo del circondario, centro d'organizzazione, di èeposito e di equipaggiamento. Le forze nazionali si comporrebbero: 1° dell'armata permanente; 2• della riserva d i quest'armata; 3• della guardia nazionale del primo bando; 4° della guardia nazionale del secondo bando. Come su quasi 35 mil ioni d'abitanti la popolazione francese dà annualmente da 315 a 320,000 giovani di vent'anni: si potrebbe, dice il signor Préval nel suo interessante rapporto, prendere tutti gli anni 140 a 150,000 coscritti, senza nuocere nè all' agricoltura, nè all'industria; e questo è vero sopratutto pel nostro sistema che riduce quasi a metà la durata del serv izio. Adottando la. ci fra di 145,000 giovani per anno noi avremmo: 1° L'armata permanente, composta di giovani di venti a ventisette anni , del quale il contingente annuale sarà di 80,000 che rimarranno quattro anni sotto le armi e tre anni alla riserva. 2° La riserva dell'armata, composta d i soldati che saranno stati quattro anni al reggim ento e che faranno ancora tre anni nella riserva; cioè che in tempo di guerra i soldati in congedo saranno obbligati a raggiungere i loro corpi , mentre che io tempo di pace
253 saranno t utti gli anni esercitati colla guardia nazionale del primo bando; 3° La guardia nazionale del primo bando, composta delle classi della circoscriiione di venti a venti• sette anni che non sarebbero state chiamate sotto le armi, il cui contingente annuale sarà. di 65,000. Essa avrebbe di permanente lo stato maggiore di ciascun battaglione e qualche sott'ufficiale , e si sceglierebbero d i preferenza g li ufficiali al ritiro che non riceverebbero un supplemento di soldo che durante le manovre. Essa sarebbe esercitata due volte all'anno, un mese alla primavera çlopo i lavori dei campi, e un mese all'autunno dopo le raccolte. I cavalli dell'artiglieria sarebbero dati ai contadini, allogati come in Germania; 4° Finalmente, la guardia nazionale del secondo bando sarebbe formata di tutti gli uomini di ventisette a t rentacinque anni, uscenti o dalla riserva o dalla guardia nazionale del primo bando. Essa non avrebbe nesauo quadro permanente e non sarebbe esercitata che q nindici giorni tutti gli anni. Facendo i calcoli necessari secondo i documenti ufficiali, togliendo gli uomini necessari alla marina, i renitenti e le perdite annualì , aggiungendo d'altra parte gli uomini in fuori delle chiamate come g li arruolati volontari, i riassoldati , la gendarmeria, gli ufficiali, le compagnie di disciplina, ecc., si ha l'effettivo seguente: DEL GIOtlNU
•
Pi·ima armata p1wmanente. l ", 2", 3" e 4,. contingenti uom. Uomini non chiamati .
227,0Q0
Totale uom.
31 6,.000
•
89,000 316,000
-2a-Riserv a e guardia nazionale del l 0• banclÒ. Soldati in congedo , 5", ea e 7° contingenti . . uom. Sette contingenti della guardia nazionale . t
374,370
Tot.alo uom.
521,198
146,828
521, 198
3a G1.tardia nazio'Q.alr, del 2° bando. Siccome essa si compone di due settimi contingenti esistenti dalla riserva e dalla guardia nazionale d el 1° bando , che trovandosi ciascuno per le a nnuali perdite ridotto a 48,356 uomini, si ha . uom . TOTALE GENERALE
255 alle case loro e richiamati ai corpi senza g rande spesa, g iacchè oon escono dal circondario. Sui 316,000 uomin i dell'armata, in inverno non vi sarebbero presenti sotto le armi che i due terzi, e l'istruzione non vi perderebbe niente, giacché una YOlta fatto il soldato al maneggio 1:lelle armi e giubto alla scuola del battaglione, d'inverno al reggimento non impara niente, se nonché andar e all'osteria e a dormire dieci ore sopra ventiqua ttro. La r iunione in massa dell'armata e della guar dia nazionale nelle grandi m anovre d ella primavera e dell'autunno sarebbe l'occasion e di feste popolari, g iaccbè creerebb ero l'emulazione fra i diversi corpi della truppa, spanderebbero la vita in tutte le parti della Francia , e manterrebbero il koco sacro e q uel b uon . spirito militare che è la nobiltà della nazione. Il reclutamento per circondario avrebbe ancora questo grande vantaggio, di diminuire la spavcnteYole mortalità che colpisce i giovani coscritti , e che ha per causa i lunghi trag itti ch'essi debbono fare per rag·giungere i loro corpi , e la no3ta]gia, che s'irn padro~isce di essi quando si mandano qualche volta, fin dai primi mesi , a trecento leghe lon tani dal loro paese natale . Infatti giusta le tabelle del ministero della guerra, le perdite dell'armata sono : il primo anno, di sette o mezzo per cento ; il secondo, di sei e mezzo ; il quarto, di quattro e mez:w; il quinto, di t re; i successivi di due per cento. .f: secondo queste proporzioni che abbiamo calcolato le tabelle seguenti. Ora consideriamo come questi 1,500,000 uomini costerebbero in cifre rotonde alla Francia : DEL GIORNO
LA QUISTION E MIIXJ'J\RE
677,000
uom. 1,514,198
Conformandosi al sistema prussiano, quest'armata di un milione e mezzo d'uomini. non costerebbe tanto quanto i 344,000 uomini che compongono l'armata attuale . Adottando, infatti, il reclutamento per provincie, tutto si semplifica. I soldati stessi dell'armata permanente n on sono obbligati di star tutto l'anno sotto le bandiere, g iaccM possono essere rimandati
t
2-5 6 LA QUESTIONE MILITAllE Amministrazione centrale ( personale e materiale) Fr. 1,500,000 Stato maggiore . 10,000,000 Gendarmeria . 17,000,000 Giustizia militare » 400,000 Soldo e mantenim~nto delle truppe, ten endo conto di circa 100,000 ·uomini mandati in congedo temporario du.:. rante l'inverno. » 100,000,000 Vestimenta e accampamenti 12,000,000 Letti militari . 5 000 ·ooo ' ' Trasporti generali 1,300,000 Rimonta generale 5,000,000 Bardature . 400,000 Foraggi. » 27,000,000 Soldo di non. at tività e di riforma 400,000 Soccorsi 900,000 Spese temporarie . 800,000 Sovvenzione ai fondi di r itiro e degli impiegati . 500,000 Depositi della guerra e nuova carta della Francia . 300,000 Ivlateriale dell'artiglieria, polver e e salnitro . » 10,000,000 . Materiali del genio. J) 8,000,000 Scuola militare . 2,400,000 Invalidi della g uerra » 2,700,000 Totale Fr. 205,600,000 Soldo .e mantenimento di 521,000 uomini .. ai campi delle manovre durante due ' mesi • Fr. ,i riportarsi
.
23. 000, 000
. Fr. 2-28,600,000
DEL GIORNO
257
Riporto .
Fr. 228,600,000
Stati maggiori e quadri nella guardia nazionale dul 1° b~ndo . . . » Riunione durante 15 giorni della-guardia nazionale del 2° ·bando . »
3,000,000 8,000,000
Totale Fr. 239,600,000
La Francia avrebbe dunque per· 239 milioni di fr., un milione e mezzo di uomir.i esercitati, giacchè bisogna notare che questi 1,500,000 uomini avrebbero tutti, o passati q uat tro anni sotto le ban diere, o manovrato durante sette anni due ·,olte all'anno, per due mesi, colle truppe di linea ; e questa forza militare sarebbe altrettanto di più imponante, che basterebbe d'un ordine telegrafico per mettere questi 1,500,000 uomini sotto le armi , pronti a camminare e quasi senza spese · st.raordinarie. Oggi al contrario la Francia spende, coi crediti supplementari , quasi 400 milioni per la sua armata, togliendo l'eflettivo di 30,000 uon: ini necessarii all'Algeri<l, i 14,000 gendarmi, i veterani, le guarnigioni di Parigi e di Lione, essa. non avrebbe 200,000 uomini ad apporre alle frontiere, quando sulla linea del Reno solo 50,000 uomin_i potrebbero essere riuniti in quindici giorni contro di noi. Noi lo domandiamo a tutti gli uomini di buona fede, non è forse tempo di approfittare della pace per m ettere la. Francia in uno stato che possa resistere a qual unque invasione, e il miglior mezzo a prendere non sarebbe quello di adottare un i,istema analogo a quello che noi proponiamo? sist.ema che l'imperatore
258
LA QUISTIONE MILJT.Allll DEL GIOBN()
stesso emetteva al consiglio di Stato quando a· . C f 1ceva, «, on_ inu&.te ~unque i bandi della g uardia nazionale. Ohe ciascun c1ttadmo conosca il suo posto al b. . b -1 · JSogno, c _e I signor C~mbacérès , qui presente, sia nel caso d1 prendere un fucile se il pericolo lo richiede, e allora avrete. veramente una nazione fabbricata a calce ed a sabbia, capace di sfidare i secoli e gli uomini . •
RICERCHE SUl,LA
ThiISURA DELLE DISTANZE -.-vvvwvvvvwvvv--
Nola 1irclimi11are sull'impiego delle artiglierie rigate nella guerra campale. L'impiego delle artiglierie da campagna nelle svariate circostanze della guerra, per i perfezionamenti introdotti in tutte le armi da fuoco, diventa ogni giorno maggiormente difficile, perché esse sono ora diventatè armi di precisione, l'effetto utile delle quali dipende particolarmente dal conveniente modo di servirsene r elativamente alle alt.re armi. Prima pertanto di esaminare sotto i suoi varii aspetti la quistione della misura delle distanze, parmi opportuno di ricordare alcune delle condizioni a cui devono soddisfare le bocche da fuocq nei loro effetti, per potersi fare un concetto pre.ciso della frequ enza dei casi in cui occorrerà di dover effettuare con metodi suffi cientemente. esatti la misura delle distanze; · Se si pon mente ai perfezionamenti introdotti nelle
260
RICERCHE SULLA MISURA
armi_ porta~ili, app_ar\sce come . sempre maggiore dive~ra_ per l_ avvemre 11 modo di combattere dell'infanteria m ordme sparso dove meglio può utilizzare la 0o-i ustezza del suo tiro. . Nell~ r ~ceute guerra civiie degli Stati Uniti d' Ame- _ nca gia_s1 fece u~ sorprendente impiego di questo modo d1 g_uerreggiare f:a armate organizzate in fretta, dalle. qu11:h non po!ev_asi pretendere c_ognizionì tattiche sufficienti per un az10ne r egolare simultanea. Erasi pe: a!t~a parte osservato che lo stesso accadde n el prrnc1p10 d elle grandi guerre della Rivoluzione francese per pot_er _resistere agli att"l.CChi della coalizione eur<?pea, e si. v1dd e fin d' allora come da armate giovam che abbiano. un g~ande en tusiasmo si possono ottenere eccellenti effetti da questo modo di combatt ere , nel q_ual~ uo_mini ?orag~iosi ed intelligenti, ma poco eserc1tat1 nei mov1ment1 della _ tattica regolare, possono contrastare a truppe che v1 sono molto abili. procurando di opprimerne le masse coi loro fuochi sparsi nei t e~reni dove la_ loro perizia n el manovrare P?CO possa gwvarle, costringendole a valersi anch'esse d1 q u~l modo meno re?ol_are d~ C<?~ battere dove p rimeggia la potenza d ell az10ne md1v1dnalP.. P erciò in t utte le armate· bene oro-anizzate· si ordinarono nel segui~o corpi speciali di f~r1:teria leggera meglio armati ed 1st:utt1 con _cura nel tiro, dai quali si ottennero grandi. vél:ntagg1 dal modo loro usuale di combattere a lla_ spicciolata per esplorare ~l t erreno, aprire il com• b~ttunento e m ascherare le prime mosse delle colonne d attacco._ ~I loro _numero però ne é assai limitato, potendovisi. supplire in mo_lti c~si coll'infanteria di linea, che viene an~he esercitata m quel modo di manovrare. Del suo fuoco però contro in dividui isolati no~ potevasi pel _pa~sato c~i fucili lisci fare molto caso, e_ ri~ultavane qumd1 quel! enorme consumo di muniz1_orn, che pa'.agonato cogli e~e.tti ott~nuti nelle perdite d el nemico, pareva quasi 1mpossihile. Colle armi portatili rigate con cui si sono armati non solo i b ersaglieri di tutte le armate ma recentemente. a:ncb~ _l'inf~nte~ia di linea, si g i~nsero ad otte~ere tm utili nel! ordme sparso, in cui il soldato puo_ pu~tare accuratamen_te, non solo alle distanze ordmane contro u omini isolati, ma tiranqo sopra
DELLE D!\:;'r .\NZJé
261
gruppi di persone conrn q_uelli fon :1a:.i da i carrnun ieri attorno al loro p ezzo. a d istanze di_ 600 metn , ma ~giori cioè d i quelle della buona git tata a mitraglia colle art iglierie eia campa g na.. Vedesi qui ndi quanto maggior e sarà l'effetto di questo fuoc o nelle u impag oe colt ive e co per te d'.alberi dell'ltalia, il cui t erreno intersecato da canali ed il gener e di coltivazione si prest ano mirabilm ente al~ l' impi eao dell'infanteria n ell'online sparso, e non v1 é dubbio ch e sia per questo motivo comeper_la mag- . aiore p recisione e portata delle sue nuove a~m1, questo ~odo d i combattere acquisterà una grande nnporta~za che potrà in varii casi anct e eser c1ta~·e )a _su~ 1~fluenza s ul modo di com battere- dell artighena in campagna. Sebbene pel passato di massima non fosse ammesso di tirare a mitraa lia contro i cacciatori nemici, quando però il loro fu?co d iventa va_ micidiale contro i_ c_a nnonier ~ per l'insufficient e appogg!o delle tr~ppe _d1 sc_orta, _si ottenevano buoni risult ati da alcu111 colpi a m1tragha , coi quali se n on si costringevano a ritir~_rsiJ almeno se ne r allentava il fuoco -r endendolo prn incerto e meno pericoloso. Ora il solo mezzo ch e rimarrà all'artiglieria per controbattere un nemico esperto che su di_ e~sa_ in ~al modo concentri il suo fuoco da lontano, si e 11 tiro in arcata (1), il quale sebbene_ produca _un effetto più morale che materiale per la difficoltà d1 colpire colle scheggie delle granate uomini isol!1ti, ci~ ~on pertant o quando esse loro cadono e scopp1_ano vicmo, _ne ~co_n: certa il tiro. Ma siccome fra l e diverse specie d1 t1n quello in arcata è il più difficile a bene regolare, pri~cipalmente riguardo a~la cor:oscenza d elle dnitanze, 1~ questi casi sarà vano 11 s•.J.O efletto se queste non s~ saranno potuto determinare con qualche. metod_o d1 m aggior e precision e di quelio del)a se~phce _estimazione ad occhio nuòo che nel tiro di lanc10, per quelle stesse distanze, pot rebbe soventi bastare. Nell'azione ordinaria poi dell'artiglieria contro altre (1) Bre,ve descri.zione delle artiglierie ?'igate dcll'e$ercito italiai10,
p ubblicata con autorizzazione del ministero della guerra, Torino, 1866'.
262 RICERCHE SULLA MISURA truppe nelle estese uostre piauure, è •vero che anche a, mo~1vo_ della . condizione dei terreni_ essa non potrà d or1rnan_o utilizzare le estese sue gittate, perchè il nemico diventa -soltanto ben visibile da vicino in limiti soventi d 'assai inferiore ai 1000 metri ma i casi dj scontri col ne~nico ~ei quali siano impegnate forze eh qualche cons1deraz1one, dove soltanto trovaosi boccb~ da fuoco, succedono raramente di sorpresa, po1c_h e qL'. ella del_le due _parti che ha di preferenza motivo d1 ~eners1 sulla difensiva per credersi pi ù debole , od rn conseguenza · delle istruzioni ricevute s~mpre quand_o si ~lubiterà di subire un attacco pros2 simo, ce~chera subito una buona posizione il più che può do~man_te per ~spe\tarvi, il pemi~o, ed in questi fre quenti _casi gTi uffizialt. dell artiglieria devono tosto cercar0 di _conosc:re le d istanze dagli oggetti più rimarchevoli che si trovano lungo le direzioni che presun~iva_me_nte dovrà percorrere l'attacc:mte per potere aprJre il fuoco con successo q uando esso g iunga a portata. . Nell'att~cco poi di q Lieste posizioni. sopratutto se pi~ttosto _isolate e q uindi meno accessibili, se si vog liono evitare grandi sar.rifìzi cli uomini. riesce i ndispènsabile di cercare.qualcln località anche in distanza nei li~iti della buona portata delle bocche da fuoc~ che_ s_1 han no, per battere quelle che troYansi nella posmone scelta dal nem ico, ed in questi casi se la distanza non viene diligentemente r iconosciuta,' i tiri andranno per la maggior parte per duti senza che possano co_ntribu ire a facili~are l'attacco de_lle altre truppe, le quali dovranno soffrire gravi perdite dal nemico che, qualora fosse stato dapprima indebolito da un fuoco b~n diretto_ d'artiglieria, opporrebbe certamente una resistenza mmore. Qu~sto . caso più f)artico_larmente si m~nifesta q uaodo d~vesi _atta~care un nemico tr111cerato rn buone opere d1 fo~t1ficaz1one passeggiera contro delle quali, sopra· . t~tto se sono cl~1u_s~, r,1_es~e molto v~.n~aggioso d'im~ p1eg~re?, olt_re_ a1 t ip_ q infil at~, quelli m arcata, pe1 quali g1a d1ss1 conviene specialmente beoG conoscere le ~is~anze; perché oltr:e_all~ scon:'olgimento che procl ucono le grana~e _s~opp1ant1 nell'interno delle opere, s1 ROSsono q uesti tm rn . arcata pi;olungare senza pe/
DCLLE DISTANZE
263
ricalo di offencfere le t ruppe che vanno all'assalto fin quando esse giungono vicinissime al fosso; sconcertando in tal modo il d ifensore nella. sua difesa vicina. Nrc!lle pianure le grandi g ittate delle artiglierie si possono utilizzare lungbesso i frequenti tratti r ettilinei delle strade ordinarie, e particolarmente delle ferrovie, per cui all'apparire del nemico si potrà com inciare a bersagliarlo da lontano con colpi ben aggiustati e dandole a conoscere come le sue perdite diventeranno sempre più gravi nel suo avvicinarsi , costringerlo ad abbandonarle p ~r marciare _;;ulle slradrc! piccole, od a traverso della campagna, dove la smi marcia subirà i ritardi dovuti alle difiicoltà d el ter r·èno ed alle precauzioni che dovrà prendere nel percorrere luoghi poco scoperti. , In tutti questi casi è' evidente il bisog~o, dirò anzi la necessità, di poter misurare distanze nel limite di circa tre d1ilometri, fin dove cioè si possono avere ti ri utili, per la qual cosa non solo d'ordinario si ha un tempo sufficiente per eseguire qualsiasi operazione d i quel genere. ma quand'anche vi fosse premura di far fuoco, ciò che è poco probabile se si è lontani, vi sarebbe ciò nu llameno 1,..- couvenienza di preferibilmente ritardare di a lcuni minuti anziché gettare via delle munizioni, dando a conoscere al nemico uorne poco abbia da temere il nostro fuoco. · Alle precedenti considerazioni non posso fare a meno d i aggiungerne un'altra per fare viernmeglio vedere c ome la ricerca di buoni e seniplici metodi per la misura delle d istanze diventerà forse fra non molto ancora necessaria per un altro oggetto, sebbene al momento si possa farne poco conto. · Allorchè, a somiglian za. di quanto praticavasi dalle primarie artiglierie d'Europa, vennero dopo lunghi . esperimenti da noi a dottate nell'anoo 1847 (1) le granate a pallottole (Shrapnel), che furono in uso nella nostra artiglieria fin dopo le guer:re austr iache del 1848-49, si provò subito il bisogno di poter misurare le d istanze per regolarne lo scoppio in mocio producessero un effetto efficace cont:-o estese fronti d i trupp,i (1) Ammctrio d'artiglieria dell'aono 1817. AKKo, :xr, voi. III. -
17.
264 ll!CERCHF. S'.JLLA MI!3UHA a_ distanze maggiori d i_ quelle à cui g·iunge l'ordinario lJ ro a m etraglia. · Le ricerche fatte dalla nostra artig lieria_, c)1e occuparono durante vari mesi un~ speciale . C?mm1~s1011e,_ !1? 11 ebber"o ,a qUa'.nto pare u.q.-risultato d1 p_~atica ut1]1ta,forse anc,'1e per. non esser e .state prose~u1te magg1or_mente, per: inotiyo dell'imperfezione de1le spol~tte_, d_i cui• ~ou __si, ri_usci va . a ,g rad~~re la ~ombust1one m ~odo ~onve1~1_entc. Ragione q uesta die _fece ~osp~ndere 1 adoz10ue d1 esse.granate a . pallottole, che furono tolte nel 1850 dal munizionamento delle batterie campali (l). _ · . · M_algrado c~e l'in.convèniente da noi provato n elle spolette, che rnvano finora. si cercò di r imediare, fosse pu~e CQ1:1Ull~ __a tutte le . spo1ette impiegate dalle altre art1gliene, c10 nullameno la maggiqr piirte di esse. ?Ooservarono la granata a pa.llottole che irrip_iegarono rn tut~e ~e guerre, _senza _pe_rò apparis_ca che il loro tiro sias1 notevol rnente·m1ghorato: Ma intanto siccome si · co·nt'inuano da inolti anni g li stadi ed i tentativi per risolvere una. ia!e difficile quistione, . è probabile che presto o t ardi ·s1 otterrà qualche perfezionamento nelle spolette, che far_à n_u ovamente apprezzare da noi la. grnnata a pallottole, e v arrà quin di n ecessariament0. di nuovo sentito il bisogno pel loro com'e niente impiego di q ualche metodo. adottato per la misura delle d1stam:e che, qualora g ià fosse con osciuto, _sarebbe-di · _u_na g rar'.de · utilità.. per ot,ter_!er.e _da qli~sti pr.oietti un .· ~ll'r. efficace, n?n . s?lo ne1 .càs1 usuali, _m · cui sono da 1mp1egars1 prefenb!lrnente ag.li altr-i; ma ancora come potènte m e.zzo sussidiario ài · tiri i-ri arcata contro i ·· CéLCciàtori neh1ici, riguardo ai qu<tli ·si può dire che ora l' artiglieria trovasi in c0nd:izione inferiore che pel passato. · (1) Nell'Anmtario il'artiyUerfo c1cl 1850-51 ·, trat tandosi del car icamento . dei_ cani d~ ~1nnizio1!i_vien detto: 1.e [franate a pallot-· • tole, che nuscirnno cosi incf/icac·i m campagna , volevansi sopj1resse.
. DJ,;i,I;);: DlSTANZE
265
I.
Ricerche sulla misura delle dishmze, segualnmcute 11er quanto r iguarda l'artiglieria.· ~ 1. Irriporlanzà della rnisura delle distanze . · - Af~nc~è le . àrmi rigate µossa no corrispon dere · nel loro 1i.np1ego m guerra • all'aspettazion e generale · che l'e. sattèzza del- ,loro tìro .dà motivo di . avere nei lorò po~ tenti effetti, è -necessario potere conoscere con una · certa ·appross1maz1one la distanza del bersaalio· sul quale ._sono dir etti. i tiri; e q']esta conoscenzi che. è sempre stata molto utile pel passato colle armi liscie _ p_e·r _poter . tirare -~i scrètamente, diven_ta •ora sì . può . . d ire rndispensal:_>ile ·.t:on qi1eUe ngate; ~tantechè avendo esse maggiore regolarità nel loro tiro , ed essendo .molto pronunziata· la curvatt,ra della loro t raiettoria verso ·il punto di caduta alle . grandi dishtnze a cui con queste si può. ora sparare, ri1mine più limitata che nel le altre l'estensione della zona del terreno sul qnale cadono i pr oietti alle diverse distanze. In terre no piano e scoperto la pratica dimostra che non è_. facile d i_sC:érn_e r~ i pui:,ti ~i · caduta dei proiett~ .'. . .oltre 1 600 .n::ietn per poter · serv1rsene ,a correrro-ere t _tiri successivi; . neì casi ·ordinari però di térrenibcoltivati, le p iante o.vvero le ioeg ùaglianze d el terreno ren dono anche a distanze m inori questi punti di caduta soventi invisibili; e lo scoppio d elle granate -c he nel .tiro di lancio succede · ordinariamente- a l d i.là del · punto d i caduta pei rimbalzi che esse fauno, induce iu errore q uelli che vi si affidano. . Si vede pere iò di q ua_nta i m porta.q.za sia il trovare il modo di rendere p0ssi bi le qu est'appr ezzazione delle distanze con suffìcien te approssimazione -nella maggi or part(;) dei casi che si possono· presentare per guaren·tirsi dallo spreco di · munizioni che ben e impiegate potrebbero cagionare all'inimico gravi perdite. • In g1rnrra quando succede di prendere posizion e sopra di un altìpiàno, e per_ avere il sole a lle spalle, 11 tcri'.eno sgombro , ecc:, s1 nesce a poter giudicare .
266
267
HICERCHE SULLA :\IISURA
DELLE DISTi,NZE
dell'effetto dai primi colpi anche per l 'oscillazione dello truppe nelle colon ne dell'inimico, che sempr e s i manifesta quando giungono colpi di sorpresa da grandi distanze; allora è incredibile l'impressiono prodotta da questi primi colpi sui nostri soldati, che stanno attentissimi ad ossr.rvarli, ed oltre al gr ancfo vantaggio morale che su di essi ne risulta, si proverà dai cannonieri ed in particolare dagli uffiziali che h anno indicato il modo cli puntamento u na soddisfazione grandissima, acquistando una confidenza ogoorn crescente nelle loro armi, che vedono cosi bene corrispon dere all'intelligente loro impiego.
Siccome dalla pòtenza della vista individuale, e d al modo con cui sono illuminati gli oggetti che si guardano d ipende i l poterli bene distrnguere, p er ciò è necessario, oltre ad una buona vista, anche un gi usto criterio per sapere apprezzare le circostam:e che possono influire sull'aspetto della l oro imma~ine, il q ual e soltanto si acquista con una lunga abitudrne da quelli che vi sono frequentemente Esercitati, oppure s1 trovano in con dizion i tali per la natura delle loro occupazioni o del loro modo di vivere a cielo aperto, da avere continuamente l'opportunità od il bisogno di g iudicare le distanze, come sarebbero ad esempio i cacciatori ed i marinai, fra i quali n on è raro di trovarne di quelli che posseggono un ammirabile colpo d'occhio. Colle due qualità di avere una vista acuta. ed u n buon criterio, si possono coordinare le serie d'i mpressioni che pl'oducono sull"occbio le immagini degli oggetti secondo la lor? grandezza ~ ch_iarezza , e fissate bene nella mente diventano dati d1 confronto che servono ·poi di norma per altri casi consimili. Questi dati però, se si eccettuano quelli che si riferiscono a piccole distanze d i podw centinaia di metri, vanno naturalmente soggetti a modificazioni, secondo le particolarità della vista e del criterio di ogni ind ividuo, p er cui diventa i nammessibile di stabilire regole generali da imporsi a tutti, ed è percio ':iiffic ile d'insegnare I.iene l'istruzione sulla misura delle d1stanz.e, richiedendosi dagli istr uttori che posseggano non solo la facoltà d i giudicarle con sicu rezza, m a abbiano inoltre la facoltà di sapere sviluppare il g iudi~io speciale ad ogni individuo, basan<losi sulla propria esper ienza .
§ 2. Stima delle distanze a vista. - Finora si può dire éhe l'unico mezzo impiegato nella guerra di campagna -per l'apprezzazione dell e distanze si è la semplice vista, e questo sariL sempre il mezzo più semplice e più pratico da *doversi cercare in tutti i modi di r endere possibil e ai militari di possedere colla maggiMe p erfezione di cui son:) capaci. Esso è basato sul proporzionale impkciolimento app n.rP-nte degli oggetti prodotto dal loro allontanamento e dalla chiarezza più o meno grande colla. quale si possono scorgere (1). (l) Nel fen omeno fisico della visione, l'estimazione della distan za e della grandezza d'un oggetto sono dipendenti da un giud izio individuale complicatiss:mo nel quale s embra.no concorrervi principalmente: 1• I l grado di convergenza degli assi visuali dei dnc occhi. Lo n.pprczzazioni ri escono fallaci con uu occhio solo finchè non siano rcUificate dall'abitudine; . :!0 Il grado di dirergcnza di ciascun cono cli raggi che ba JlCl' baso la pup illa ; 3° L'angolo sotteso dagli /J~gelti corubinato colla coscienza istintiva della loro grandezza e della loro distanza; 4° La cbiarez zn. e precisione dei contorni cli ciascun oggetto. Illusione prodotta dal la grande tr~spnrcùza o clnlla nebulosità tlell'occhio; 5° 11 numero più o meuo grande di oggetti frapposti e l'apprczzazione couiparativa della loro grandezza e delle loro J)arziali distanze. lllusionc nel confroato delle distanze orizzontali e verticali sulla terra, sull'acqua, ccc. Si posso no far spari re alcune illusioni guardando con nn lungo tubo in morlo ad isolare l'ogge UO c)a quelli vicini (S1111to del Corso <li fisicci delle, scuola 1>olitec11iC(1 {cittu nel 1862 dal S1,:s,\101oli·1·).
~ 3. Convenienza di dar& un mctggiorc sviluppo all'istruzione pi'atica .rnlta mÌSU,r·c, clotle distanze. - Le pr e-
sJrizioni regolamentari _r~Jat,ive . ~i quest'istruzion e n ell'art1ulieria, rese semplici e facili per poterle adattare all; comune intellicrenza dei cannonieri, ai quali si fa esecruirn l a Scuola "'delle distanze i n modo simile alle altr: istruzioni, sono limitate allé distanze che non oltrcp:1~sano i 1200 metri; ed in Vl}ro, oltrechè
268 mcr,:nc1rn SULLA l1USURA dovevJ1si raramente _sparare ço/ ca-nn oni lisci .a maggiori distanze, 10 difficoltà nelle apprezzazioni . si accr escono al di là dei 1200 metri in modo da,non °più poter sperare di .ottener e neppure m edi ocri risu ltatj sopra · molti individui (1). . · Sembra quindi. che · per soddis fa're ai bisogni attuai.i sarebbe necessario di r.rocura.re che vi sia almeno fra i graduati un certo nutnero d'individui capaci di'e~pri~ m ere un utile parere sopra Je . cl-istanze maggiori a-i 1200 metri alle quali succe·de ora freq ueriternebte· di dover tirare colle ar tigl ierie rigate, col dare un maggior ·. sviluppo a quest'istruzione - aggiungendovi una p arte · èomplem entare o di perfezionarnent_o che si .dovrebbe soltanto insegnare a qùelli che hanno dimostrato nel= l'esegui1~ento della prima ·parte di ~vere- ~ttitudino necessaria per poterne ·appro1ittare.
& 4. Avve1·tenze relative all'estimazione a vista delle grnndi dista_n ze. ,:_ Accennerò p ertanto _alcune delle principali avvertenze da avei'si .nèlla pratica attu'a zione d i questa Scuola clelte grand-i distanze . · ·· Un' istruzione ben fatta deve ·basarsi sopra determinazioni di distanze sufficientemente g iuste, vale a dire dev'essere congi unta ad operazioni di controllo che guarentiscano da errori a lmeno nei limiti n ecessari, affinché il t iro delle bocche da foòco sia veramen te efficace; . Non devesi praticare quest'istruzione ad una stagione fissa, ·m a berisì cambiare di frequ ente , come anche cam~iare soveriti le localitil, ed esercitar si a giudicar e le dis t~n2e tanto col . tempo hflllo come col cattivo tempo. · · · _L_a vista d istinta di un ogaett9 n on dipende soltanto dalla sua distanza, ossia dail'angolo visuale col quale (1 ) In Ing~ilterra, nella scuola prin_cipa.Ie di tiro ad Hythe, si
'.in,i grande uuportanza
dà
questa. esercitazione, e si giunge a d avere rn media individui abbastanza abili nelle classi p iìt esercitate da, non sbagliarsi nel giudicare di distanze non maggiori di mezzo miglio (800 m. circa) di più d'un decimo della distanza. i\fa s'è visto ·che non si può pretendere di fa.re stimare distanze di un mio-Jio ed al 0 tli là con sufilcicute grado di approssimazione. . :1
DELLE . DISTANZE
ma
269
si ·osserva,· ati.cbe. dal modo con cui è il)uminato. Un ago-etto pi ù piccolo o più l0ntano a cag10ne dell_a maaoii re illuminazione può sembrare alla st_e ssa d1sta:~ta d i un oggetto pi'.l'l grande o p iù vici no; come anch e due ocraetti eo·uali a d istanze d iverse possono sembrarci altf stessi d istanza, se i l più lontano è meglio illuminato . _ _ . _- _ . . _ Là direziòhè della l uce ha una grande· rnfluenza sull'aspettò che prese'ntano g:i oggètti_, come pure s~ sono· illuminati intieramento o soltanto m part ~.. Ogg~t~1 che siano illuminati d irettamente sem0rano prn yic1µi, men~r~ q uelli che _si t_ro-yano a ll'oi:nbr_a appanseonp più : fon tani. ço1on chiari fa_n no appanre più brevi, quelli scuri pl t.l hmgbe le_ distame. ·Una ,luce i:no!to viva · tramandata da. u n. oao'etto ren de d ifficile d1 grn0 ciicare della si:1a distanza , ~ solo si può notare n ella ùTadiazione di qual.unque oggetto lum_inoso,_ che se trovasi ·sopra un fon do· scuro, esso.appansce p iù grande e sembra quin di più vicino .. L'incompleta tra~parenza dell'aria, che è m~lto _variabile, ilifluisce sull'intensità della l u~e che ~1sc_h1ar~ gli oggetti, e colla rifrazione alter a glt a ngoli v isuali con cui si vedono. Con uu'u,lmosfera i:nolt<;> d~nsa ve~ donsi gli oggetti meno . chia_ri e p iù p1~~oh , 1 colon di,rentano deboli, i contorm mal defì_111t1_, _e _per natu~ rale conseauenza più presto divéntano 10v1s1b1h. A vanti il cominci~r e d 'una p ioggia o poco d~po es~~ s1a_c~s~ sata si vedono g li oggetti più g randi e pm vic1i;it perchè allora l'ari_a, sebbene per poco tempo, possiede la sua massi ma trasparenza . Nell'estate, verso il meriggio, q uando l'.~ria è ir( oscillazione per effetto del _fVan cal~o, gli oggetil verso l'orizzonte sembrano pm lontam. . Gli_oggetti ~i tua ti i_n posizi•? ?i eleva_te r ~l_ati ya:rn_ente all'osservatore appanseono pm grandi e p111 v1cm1 che nel p iano, o sit uati inferiormente ad esso. _ I piani intermedi, ?e presentano un aspet to re~~lare _ di pari tinta, com·e 1-~cqu~, la neve, _o colt1v_~z10_ne uniforme, tendono a far giud~c~re 1~ d1stii:nze pm piccole che nei terreni accidentati o d1. svana.te coltur~. Similmente se. la visuale è inte'.secata ~a ]Jyrrooi, strade o canali, gli oggetti appanranno più v1cm1 che
270
rucrmcrm
SULLA 'MISURA
quando la loro direzione coincide con essa. Le strade dritte p~rciò tendon o a compa.rire lunghe massime se sono ch iuse lateralmen te da muri od alberi che ten gano r accolta Ja vista La posizione dell'oggetto che si osserva relativa m 0-nte a d a ltri sit uati a dis ta nze conosciute, m olto influisce a faci litare i l g iudizio della sua d istanza, con:•errà perciò in principio P-sercilare la vista su oageiti rn concorrenza con v ari altri p unti situati a di~tanzo note dall'osservatore, che forniscan o l'aiuto necessario per formarsi un retto criterio della sua posizione relati vamcnte a quelli.
Il complesso di queste avvertenze e di quelle altre che n elle esercitazioni sono suggerite dalla pratica. ;1 pplicate s0pra ogni specir di terreno cd in circostanze · d_i v_e rse,_ di_ s tagi one , d i tempo e di lu~e, r enderà p os- · s1bile d 1 giungere ad un grado sufiìc1ente di abilità n~ll'esiimazione delle distanze a quelli che hanno una ~1sta molto acuta, gli altri p ossono su pplirvi, sebb ene i mperfettamente, coll'impiego di cannocchiali e preferibilmente di binocchi. Per qur>st'oggetto i migliori sono quel li che h an no grandi obbifttivi (coi quali si. ottiEJoe una magc•iore ch iarezza nelle immagi ni) ed hanno un piccoìt ingrnudimen to, limitato cioè a tre o CJUFtttro diametr i, afliochè n on d iano un as?etio troppo d iverso agli oggeui d i quello con cui si presentano naturalmente alla vista prima di servirsi del cannocchiale. I forti ingr an dimenti restringono in oltre i l campo di vista . o per l'estimaz ione delle distanze è necessario che il _ ca_nnoccbiale abbracci una g rande estensione onde . val(;!rsi dell'osservazione. degli a ltri ~€metti . che .circondano q uello_ p reso d 1_ mira per Iars1 i.:na giusta idea della sua pos1z11>ne relativamente ad ess1. La chiarezza poi del!? im11:agi ni è soventi preferì.bile ai maggiori 111 g!·and unent1, au ch e per berne esamm ar e oggetti lontani. ~
5. Utilità degli sl1·i.numti o loro class1:f1cazione. -
Le diflìcoltà inerenti all' estimazione a vista dello distanze fecero da molto tem po cercare il mezzo di
271 supplirvi con metodi geometrici .0) od is~.ruJJ?en t i: Son noti i metodi di Vauban e d1 Carnet 1mp1egat.1 n egli assedi per deter min are le distanze c?e servono a dirigere~ la vori ~'attac_co; nella guerrn: dt can:pagn~ però in CUI soventi le :rri1sm'e _d evono effettuarsi qua,,1 istantan eamente, n on n su lta sia per a nco stato adot-tat<? p el servizio dell'artiglieria verun stromento fra_ quanti vennero proposti, la qual c~s!'l, se non alt_ro, dimostra la somma difficoltà di soddisfare con essi a t.utte le esigenze d el servi,.io i n guerra. Questa difficoltà per quan_to sia grand~ ~o~ _si può consider are come insuperabile oltre certi h m1h, e a~ 0 ani m odo conviene fare ten tativi C?e r endano qu est i Ji~iti i più .risir~tti _che sia possibile. Se pe_r_~nto mentre si cerca d1 sviluppar e ed attivare molt_1ss1m~ la p ratica de:l'ésti mazione è_elle_ ~ist_a nzc a v1~ta s~ a,miungesse la conoscenza dei m1ghon si rumen_t1 stat ~ p;~i:,osti , è da credere che si otterrebbero risultati v antaggiosi. Per altra parte quest e due ma~icr~ d~verse _di con: siderare la qnesiioue nelle cser.c1laz1O111 prat.1che si . confondono, poiché g\'i o?trument1 servirebbero per cont rollare lH i:1,p pre,,w1.1om a . v1s~a,. la qual cosa p,rocu~a i l vantaggio che rnentr:e s1 • !gltora 11 col po <: occhi~ si acquista la necessaria pratica del m~aegg10 deg~1 s trumenti senza della qua1e, per qyan!o sian? sempl!c1, n on si può sperare di averne uttl 1 risultati. · Dopo alcun tempo, di esercitazi?J?i di questQ genere si vedrà . quali siano gli str umenti ~he n:eg\10 rn_contrano la sodd isfazione generale, _e s1 p ot ra all?ra far ne una scelta conveniente per desi1uarh a serv_ire come m ezzo sussidiario alla dc>rmioa.zi~ne d_ell~ ?istanze _a v ista in t utte quello circostanze rn CUI v1 e la poss1bilitù d i poterli impiegare. Gli strumenti proposti volendoli ~is~inguere d~.l priu cipio teorico s ul gua1c sono ba'Sat1, si possono d ividere in tre catcgone. DELLE DlSTAN:lE
(1) Souo pn.rticolarmcnte da citarsi: I 11roblemi per gli ctqi:~mensori del l\JASCRERO:sl, e le Solutions peu commcs <WS cl'tflereats proÙèincs de géomitrie pratique, del Si;,•01s.
·
.272 RICEMIIE S(JLLA Mls·u RA La prima comprende .le diverse specie di cannocchiali a. distanze, òssia di sta<;lie adottate.·a cannocchiali nelle quali la misura è ·basata sull'a.pparente proporzionale diminuzione di un oggetto alle diverse distanze; e da q uesta specie di strumenti, che furon o per molto tempo oggetto di specjali e variate com binazioni, si . v edrà come sia impossibile· di otten ere a gra1~di distanzè risultati soddisfacenti . Nella. seconda categoria sono compresi i cannocchiali, o meglio g li apparati ottici che v i rassomigliano, nei quali col mezzo· delle teorie ottich e si cercò di avere la misura delle dista.nze nediante l'osservazione di• un oggetto qualunque. È da. sperare che sia possibile a1là. scienza di riso1vere le diff.coWL fi nora incontrate nella pratica, poichè si è. da esse che più probabilmente si potrà avere lo strumento che si cerca per uso m ilitare, · Nella terza categoria vi sono tutte le varietà dei m etodi relativi alla pronta risoluzione di un triangolo , . un vertice del quale è un punto d ello sç:opo lontano, e la base opposta è misurata nel fuogo in cui si trova l'osservatore; il d ifficile consiste perciò nel saper e misurare esn.tto.mente gli angoli od i lurn complemen ti alle estremità della base, perchè gli angoli a l v ertice diventano tanto più p iccoli quanto le basi opposte si v·oglion o corte per la comodità e speditezza dell'operazione·. L'esatta misura delle basi n ei limiti di lunghezza che si vedrà doversi fissare presentano nella pr atica le '1Ue difficoltà. Ambedue queste operazioni poi sono lesate l'una all'altra, dipendendo il risultato della risoluzione del triano-olo dalla_perfezione con cui entrambe si possono e'ffettuare. Per le quali cose la bontà dei metodi sugNeriti, più che alla perfezione degli strum enti, rimane dipendente dalle circostanze speciali in cui si trova l'osservatore, secondochè oltr e alla necess:i.ria perizia avrà ancora la possibilità di eseguire conv enientemente queste operazioni.
l)ELLE DISTANZE
273
II.
3 6. Apprnssimaziori1niella :~istt1''!', clella dislaf!ze_perchè il tfro sia efficace. - Benche a ng~re n_o n sia 1l ~aso di st abilire v erun limite all'a ;ipross1maz1o~e ~h e SI abbisouna nell'estimazione delle distanze, po1che qu~nto .pi ù ~sattament~ esse si p_otranr!o sLifl?are 1 rn agg1o_re · sarà il vantaggio che ne risultern pel_tiro, e però utile di vedere quale sia quello che co!lVJen0 almen<?. cer. care d i raggi.ungere affio~h_è possa ess.e re sufficiente·. mente ut,ilizzata · la prec1s10ne del t:ro del_l~ nostr~ bocche da fuoco da campaana. E ciò tanto prn per_che quanto magg iore è 13: pFec\sione _del tiro, magg10re diventa l'influenza degli erron che s1 commettono nella 1oisurà dellè distanze. ~ 7. Influenza dell' e_stensione di:llo spazio _b~ttu_to, al_le diverse distanze., sul tiro cli lancio. - ~~~ tll o _d1 la~c 1~ alle piccole distanze le traiettorie dei_ srngo!1 _proietti sono talmente te;-;e da formare un fascio a~sa1 n stretto, e l'in{luenza degli errori sarti-. taut~ rn1oo~e quanto minore è la curvatura della traiettoria, ossia quanto m c:1ggiore sarà lo spazio battuto . . Fino ai 500 m etri non occorre qnind_i preoccup~rs! della misura più o meno esatta delle d1~tanze, percbe lo ~pazio !?attuto !lll'altez~a d: d_11e me~n ha un esten: sione assai su peno re agh e!'ron che s~ possono com mettere rriudicando delle distanza a vISta. Al di h'i. dei 500 metri le tra iettori~ vanno rapida~ mente incurvandosi verso il punto d1 ca~uta, per cui lo spazio battuto diminuisce anc_be rapidam ente C?l crescere delle distanze , come risulta dallo specchio seguente :
274
SPilZIO BATTUTO A METRI 2 llI ALTEZZA
-
DISTANZI:;
nel Liro di lancio
-
CANNONI DA CAMPAGNA
CANNONE
da
DA ?tfOX'l'AGNA
8 B riga t o (da ccnt. 9)
da
16 B rigato 5
'J.i B r ig ato
(da cent. 12)
(da cent. 8)
met?·i
met,·i
meh·i
600
71
52
38
700
61
4·i
31
8 00
49
38
26
90 0
41
34
22
1000
3-1
30
19
1100
29
2G
1G
1200
25
24
1·:!
1300
22
21
12.
140 0
19
19
10
150 0
17
. met1·i
1
10
18 I
275 § 8. Probabilità di colpire contro un bersaglio verticale nel tiro di "&attaglia. - Per determinare l'infl uenza degli errnri che si possono commettere nella misura d elle d istanze sugli effetti del tiro, il metodo che sembra preferibile si è di calcolare dapprima. la probabilità cli colpire un dato bersaglio alla precisa distanza, e q uindi , supposti degli errori nella sua m isura, riconoscere di quanto verrebbe per essi scemata la probabilit~ di colpire lo stesso bersaglio. Siccome però le d imensioni dei ber sagli sui quali si tira hanno una grandissi ma. influen za sui risultati del tiro, essi dovranno determinarsi in modo da rap• presentare l'estensione dei fronti di t ru ppa o la pro. fo ndità delle colonne, secondochè alle distanze che si considerano sarà il caso di dovere dirigere il tiro più naturalmente sopra truppe spi egate, oppure in ordine profondo; cosicchè nel tiro di battaglia propria,mente detto in cui si posson o ottenere effetti vantaggiosi fino alla distanza di 1500 m etri coi cannoni da campagna, ed a 1000 metr i con quelli da montagna contro truppe schierate in battaglia, volendo restringere il bersaglio a soltanto rappresentare il fronte di un pelot,tone di fanteria di ::lo a 38 fi le, che sarebhc d i 20 m etri d i lunghezza per circa 2 metri di altezza, la probab il ità di colpirlo, sia conqscendo la sua precisa distanza, che quando - si commettono gli errori di 50 e 100 metri nella stima della med~sima, trovasi espr essa nello specchio seguen te, dove per ogni distanza sono indicati i proietti che sopra 100 sparati colpirebbero detto bersaglio (1). DELLE D!S1'!NZE
RICERCHE SULLA MISURA
'
160 0
15
16
9
1700
13
15
8
1800
12
14
,7
2000
9
11
5
(1) Questi valori sono stati calcolati desumendoli daJle deviazi~~i med ie coi metodi indicati dal Dm10N nel sno Calcul dcs pi-obabilite~
appli q11é cm tir cles 1,rojcctiles.
Da questo specchio appare che dopo i 1000 metri lo spazio battuto diventa assai limitato d a non .più influire sensibilmente sui risu ltati del tiro . Ma in pari t empo, siccome col cresc(;)re clelh~ d istanze aumentano a 1;1-che le irregolarità del tiro , q uelle nel senso delle gittate (deviazioni longitudin ali) possono in molti casi compensare gli errori suDa m isura delle distanze.
2ì6
RJCF..RCHI'. SULLA ~USURA
DISTANZE
Cannone ùa u&
(da cent. 12)
errore nullo. -. . . . id. di 50 metri . id. di 100 id.
l
'~PEJ? CENTO IN UN BERSAGLIO ORIZZONTALE
da
•
68,0
5_8 ,2
50,3
40,8
»
56,2
37,1
23, 7
12,G
•
33,0
10,0
2,1
0,5
52,4- 43,7
37,1
28,3
errore nullo. . . .
s
id.
(da cent. 9)
· .l .
Cannone da i. 'i'., (da cent: 8)
id.
di 50 metri
di !O met,·i di larylleo:a pes 40 111ell•i. di 71ro(o11dità
/ 600 / soo /1000/ 120~/ 1500
· 1
Cànnone
277
DELLE DISTANZ.E
•
ùi 100 id.
. 50,1
36,I
25,0
14,8
30,9
15,7
6,1
1,9
errore nullo. . . . .
63,5
43,8
33;0
,
hl. di 50 metri
42,0
26,6
17,2
•
id. di JOO id.
12,0
7,0
3,4
,
DISTANZE
I ooj
\ èrrorc nullo. . . . id. ·cli 50 me tri cl(, H& iù. cli 75 i_d. (da cent. 12) id. di 100 id.
...
Cannone
Ca nnone ùa s (da cent'. 9)
Can:;1~ne tla ;o , ,. (da ccnt. 8)
10
I
!' "'" id.
id
hl:
m,l\o •.. di !>O. metri di 75 id. di 100 id.
\ errore nul lo. . . . di 50 m_etri 1d. cli 'lo 1d . iù. di 100 id.
l
!d,
•
;500[20001250013000 37,8 18,G 8,0 . 2,.J.
32,0 18,2 9,5 3,7
22,6 15,9 10,7 5,5
12,6 10,3 8 ,0 5,7
.,
38,0 17, l 6,2 1,4
30,7 14;6 5,8 1,5
20,3 10,9 4,9 1,6
13,3 7,7 3,!l 1,5
38,3 18,G 7,4 2,1
27,4 18,8 11,6 5,9
13,9 12,0 10,1 7,!l
.,
.., ... .
.,
.
I
§ 9. Probabilità di colpfre alle grandi distanze contro bersagli orizzontali . - Alle distaoze su peri ori a quelle . del tiro ordina.nq di battaglia; il tiro contro· bersagli verticali di _piecole dirnensio.ni sarebbe soltan to uno spreco di munizioni; per altra· parte non è pro.babile che il nemico presenti a quelle distanze estese linee schierate in battaglia, ma piuttosto colonne di diverse
profondità. È quindi naturale il. supporre che fio verso i 2000 m etri si debba tirare il più. soventi contro battaglion i in colonne serrate di pelotton i le quali presentano un bersaglio orizzontale di 20 metri di larghezza ·per 10 metri di profondità.; e per le distanze magg iori, cioè fino ai 3000 metri, si può . prendere per bersaglio un rettango lo di 20 metri di larghezza per 100 di p rofoncl\tà, che sarebbe lo spazio occupato da .una colonna d1 due battaglioni. · . Le prob:1hi!ità di colpire in questi cnsi vengono pari~euti esp resse seguendo il sistema dianzi accennato ne1 due S!Jecchi seguenti;
PTW CENTO IN UN BERSAGLIO OIl[ZZONfALE di 20 metri di la•·ghe.:a J/er 1M r>iet,·i di pro{o>1ait.à
DISTANZE
Cannone do ·. IO (da cent. 12)
!"'"' id. it!. id.
11000115?0 j2000!250013000 ''
,un, ... di 50.metri di 75 id. di 100 id.
. '> ,
. ~ errore nullo. • • • Cannone id. di 50'metri ria !ii id. di 75 id. (da cent . O) id. di 100 id.
.,
( errore nullo. • • • Ca n:;11ne )cl. d) 5? n~ctr_i . da •• I:, f id. cl I 7 D Hl. (cla CCJ!l. 8) \ iù. di 100 iù.
4a,,1 36,2 10,G
,
7-3,8
· 77,!l 49,2 27,0 10,9
69,S 47,1 28,4 13,G
51,3 3S,6 27,0 16,3
29,6 25,0 20,0 14,9
76,9 46,6 23,7 8,5
63,0 39,0 20,6 8,0
43,3 27,9
28,5 19,3 11,8 5,7
6 1,5 45,8 31,0 17,9
33,5 29,4 24,8 19,7
15,9
6,9
.• •.. . »
"
278 RIGERCHE SULLA MISURA DaU:esame di questi specchi si · scorcre· come ad esemp10, alla precisa distanza di 1200 n~etri, col 'canno?e da_ 16, v1 è- la probabilità di colpire colla metà .de1 col p1 nel fronte · di un pelottone di fanteria e soltanto con 37 col pi sopra. 100 col cannone da 8. . Se nella stima della distanza ora detta di 1200 ·metri s1_comt?eite un errore di 50 m etri (!), la probabilità d1 colpire col cannone da 16 è soltanto di 23,7 colpi sopra 100, e nel cannone da 8 di 25. Con un errore di 100 n:etri questa probabilità si r iduce a 2, l pel cannone da Hl, ed a 6, 1 per quello da 8. Da q ues_to . si vede come alle distanze superiori ~i 1,900 m et~1 tirando_ sopra truppe spiegate, un errore 01 oltre a1 50 metri nella stima d ella distanza h a una grande influenza sugli effetti del tiro, massime sul cannone da.1 6, che si manifesta in questo caso di una efficacia di tiro inferiore a quella del cann one da 8 . N~i tiri contro bersag li orizzontali rappresentanti lo spaz10 occu pato da un battaalione formato in colonn a serrata di pelottoni, cioè un°r ettano-o]o di 20 metri di l":rghez!a per 40 m etri di profond1tà, la probabilità dt colpire alla distanza precisa, ad esempio. di 2000m, col cannone da 1~ è di 3.2. c~lpi sop~a 100 sparati; col cannone da 8 e un pcco mrnore, cioè 30, 7 . Se si conside_r~ _nn_ errore di 50 metri nella distanza , queste p robabilita s1 ndncono a 18, 2 pel cann one da 16, ed a 14, '? per quello da 8. Un errore poi di 100 m etri fa rapidamente scemare la probabilità di colpire di q u_este hoccl~e da fuoco, che _rimane d i 3, 7 per la prima ed 1, u per .la seconda. E da notarsi come nel c~nnone da mon tagna_da 5 l f?,, che alla stessa precisa di~_tan_za d1 _2000_ metri presenta soltanto un a probabih ta _d1 colpire_ d1 13, 9, le influenze .degli errori di 50 e d t 100 _metn producono una di minuzione r elativa men te mrnore nella probabili t'a di colpire, la quale è ancora d1 12 e d i 7, 9. Nell'ultimo specC'h io in -::ui le probabili tà di colpire _(1_) A que~te distàoze _le pr_ohabili_tà _cli colpire s'ono ad un dipresso egL_rn.h . quando gh_ stessi errori s1 commettono in 1Jii1 ocl in meno nell.1 sturn1 delle distanze.
279 si riferiscono ad un bersaglio di 20 metri di larghezza per 100 metri di profond ità rappresentante lo spazio occupato da una colonna d i due batta_glioni, si scorge come gli errori nella stima delle d istanze debbano n-aturalrnente esercitare una influenza relativamente minore che n el caso precedente, stante la maggiore ampiezza del bersaglio nel senso longitudina le. Dal complesso di tutti qu<~sti risultati si può conchiudere che mentre un errnre d i 100 metri neaa stima d elle d istanze può tollerarsi per quelle comprese fra i :!000 ed i 3000 m etri, esso sarebbe molto pregiudizievole agli effetti del tiro· se. su.pera i 50 metri alle distanze inferiori ai 2000 metr1. Queste osservazioni dedotte da r isultati di tir o di esperien ✓.e fatte nei poligon i dove il puntamento viene accuratamente sorvegliato e diretto, m entre da~no una idea del li mite di p recisione che possono raggrn_ngere · le nostre bocche da fuoco da campagn a, Don s1 possono applicar e per intiero ai r isultati che ~i ayrebbero alle stesse distanze nelle circostanze ordmane del tiro in guerra, dove n on è più possibile ottenere quella stessa pèrfezione nel puntamento. Ma se per una par te queste irrei:rolarità n ei tiri scem ano i vantagg1 che p rocura l'es~tta m isura delle distanze, può anc~e da essi risultarne qualch e utile compenso agh errori che inevitab il mente si commettono nella loro sti ma, e semprequ ando questi errori non olttepasseranno un centinaio di m etri si può sperare d1 ottenere effett.1 vantaggiosi. Finora n on. si è considerato che il tiro di lancio; nel tiro in arcata, dove anche per le piccole distanz~ si è soltan to n el p l)nto di cad ~ta del pr oietto che ~1 può offendere il n emi_co, . la stima del\e distanze diventa ancora d1 m aggior nn p'.lrtanza ; s1cco~1~ però le distanze in cui conviene impiega_re qu_e sto tiro s?n~ assai minori di quelle del t iro d1 lan cio, . cosiccbe s1 possono ad esso applicare m:.ilte delle cose dette r elativamente a q uest'ultimo, ed anch e ammett~re_cl~e 100 metri sia l'errore tollerabile per le rnagg10n distanze in cui s'impiega. In queste considerazion~ è naturale che non si tenga alcun conto dello scopp10 delle granate, qualunque DELLE DISTA!'iZE
A,J<o xr, vol. .u1. -
18.
280 · RICERCHE SULT.A 1\!ISUR,~ · sia ]a specie di tiro, poichè esso sarà di ~ffetto:tanto maggiore quanto più il t iro · sarà esatto. § 10. Coridizioni a cv,i deve soddisfMe un ist1·umento per la mis1,1,ra delle distanze nella guerra di campagna. - L'istrumento che s i cerca dovendo inoltre soddisfare a tutte le altre condizioni che si r ichiedono perchè sia adattato al servizio Jeìl'artiglieria nella guerra di campagna, cioè facilità nel suo maneggio , prontezza . nel servirsene e solidità tale da -non guastarsi per poco gli si usino le ordinarie attenzioni che sono consentite dalle circostanze in cui vien e impie_gato, perciò si dovrà eli minare dallo stesso q ualunque cornplica,zione o meccanismo delicato, ch e sebbene abbiano per scopo di accrescerne l'esattezza, potrebbero altrèsì pregiudicarne il faeile i mpiego o l a sçilidità (I). Dietro a queste considerazioni vedasi ora fra i molti strumenti o metodi proposti per un tale oadetto, qual.i fra di &ssi sembreranno avere i principfli caratteri ora detti da potere particolarmente fissare 1'attenzione per una conveniente scelta, oppure p er servire .in certo modo di g uida ad ulteriori ricerche di metodi più perfetti che meglio possano soddisfare ai Lisogui del servizio.
III.
.DELLE X:>J.STANZE
281
sono cann·occb iah · astronomici o da campagna .nei quali si colloca un ··micrometro che fa _conoscere ~e ctistanie per mezzo dell'alt_ez_za dt un . o~~<:~t o di dimensioni conosciute cbe s1 e preso d1 m11 a . Per ossè.rvare le .·grad 1rnzioni.1el m i_crom~tro ~sse1.1~0 . ~ecessario che 1 .cannocchiali abbiano 1 oculare con,_ess_a: s'rmpie6ano· p erciò d 'ordinario q uelli astronomici , c10e fo rmati° con due. sole lenti c~nve_sse per chè: più _semp lici , e che presentano anche _il_ vantaggio , d I una .maggiore ch_iarezza_ nelle irnm.3,g1m, l e _qua_ll, _sebben~ · .. si v eggr1.n_o , r ovesciale se ne ;rnò megho d,1st1~1~uere 1 còrit-orni. · . -· · : .. I · mic; ometri di q uesti c_irn:noè_ch1ali .?onsistono in reticolati foagiati ·in d iversi modi; 11 prn_ u~ualmente sono formati da una serie di fili pa:alleh di ragno_o di platino , oppure da linee tracciate soi:r~ sottil~ lastra di vetro 10 modo a presentare d1vt rs1 piccoli . i ntervalli, ciascuno dei quali ~or~·isponde ad una de- _ term-inat a distan.z a; . quando v1 s1 t rova ~sat t ament_e compr esa l'altezza conosciuta delr oggetto m rappor:to col quale è stata fotta la graduazione _d el micrometro . La t eoria ne è semplicissima. S upfosto D l'obbiet~ tivo del cannocch iale (Tav. l, fìg. ),_al suo ~oc? e collocato il micrometro m n. - . I raggi vis~ali che comprendono le estremità dell'1mmagll1e d1 un_ ogaetto AB guardato coH'oculare E form erann o due triant> _ . . . cn ABxDO goli simili dai q uali s1 ha la distanza . u mn
Cannocchiali a distanze.
Indicherò ora alcune particolari costruzioni dj questi cannocchiali a distanze. r" "
~ 11. ]strumenti che misu1·cù10 le distanze ·osservando oggetti di attez_za conosciut_a . - I can·nocchiali a distanze
~ 12. Cannocchiali a micrometro del Bmncler. - Una delle più antiche fu eseguita dal Brander nel 1754 (l)
(1) È noto come dipendenteme nte cfall'attitndioe che ha ciascun indivi_d uo nel far osservazioni r.on istrumenti, anche dopo acquistata u~~ ce~-ta _pr~tica 1:el servirsen~, ''.i esiste una differenza nella precis10ne dei r!sultati che da essi sl possono ottenere; questa differenza denomrnata comun~me_n te eqzwzionc dell'osservatore, dipende anche mol_to dalla compl1 caz1one delle cure che si richiedono dagli _oss~rvaton verso gl'istrurnenti che impiegano , per cui quauto pii't e~~1 sara1;1no semplici, il loro 1ilaneggio sarà. più facile ed i risultati pm esatt1. ··
(1) T rovasene una dettagliata descrizione nelle llién'.oi?·~s d'artillerie conte·n ant l'a.rtiUer·ie noiivelk_oi~ les changements fciits ~ans ·l'cirtillerie fmnçaise en 17_G5 r ecue1!hs par M. .D1·: ScH~F.L, cap1, · e ccc sotto il titolo cli Extrnil de la description d_un Poly• t ,un , ., rlioptriq-ite, ou d'un 1strument d' op 1·-!que ~• l'·_aiele r1 uq ue1 metroscope 011 peut mesurer c!es angles vis1:1els et a.ppréc1er l'clcngne_ment et la largeur ou la hauteur des obJets , qmincl un de ce~ porn~s est con nu, publié à, Augsbourg en 17;;,1 pa.r Brander , mccamc1en de l'Electeur de Bavière.
282
RICERCHE SULLA MISURA
ohe si può credere abbia poi anche servito di n or ma a qu~lli che costrussero nel seguito di simili i::trum ent1. Considerata nel la sua maggior e semplicità, consiste in un cannocchiale for mato da due lenti convesse aventi la stessa distanza focale, e colloca.ti in modo che il loro foco comune si trovi alla metà della loro distanza. In q uest o pun t o si colloca il micr ometro. Dall'eguaglianza d ei focbi deU'oculare e dell'obbiet~i vo r i~ulta n?n esservi alc~n ingrandi meJ?tO della 1mmagme dell·oggetto che s i v edrà rov esciata , m a che a p parirà m olto chiar a e d istinta da potersi s corgere ben e il nume ro delle divisioni del micrometro in essa comprese (1). ~ 13 . Cctnnocchiale a 1nicromel1·0 del P01·ro. Il micrometro usato dal Porro nel suo ingegnoso cannocchiale a prismi, da lui denominato dapprima Telemet-ro, e nel seguito, do po alcuni p erfei ionamenti, Cannocchiale Napoleone Ill, si compon e di u n r eticolo con cinque fili, tre orizzontali e due verticali (Tav. I, fig, 2). Essi sono d1spo3ti in modo che l'in tervallo ab comprenda un 111eLro alla dìst&nza d i 100 m et r i , l'int erv allo cd è la mE)tà di ab , e l'intervallo e ( ne è la quinta parte , dimodochè conoscendo l'altezza di un oggetto qualunque, come sarebbe 9uolla di un soldato d1 cavalleria , ch e è di circa met r i i,50, se trovasse la s ua imm agine compresa n ello spaz.io ab la sua dist anza sarà di 250 metri, se nello spazio cd di 500 metri , e nello spazio ef risulte rà di 1250 metri.
§ 14 . Cannocchiale a micrometro del Bifezzi. - L'in• gegnere Bifezzi , inventore di una stadia circolare e di uno speciale micrometro per essa, adattava a cannocchiali ordinari nn micrometro a fil i m obili s imil e a quello per la m edesima adoperato ma di più semplice costruzione. Esso è formato da due laminette (1) Guarùando oggetti non molto risplendenti per cui la loro vi· sìbilità dipende csseuzialmente ùall'angolo ottico sotto cui si presentano, essi cessano dal ùistinguersi quando quest'angolo ò inferiore ad_ un minuto; perciò il metodo del Bra1Jder, nella maggior parte dei casi, sa.rcl,bo poco applic!l.bile ~Ila misura delle grandi distanze.
DELLE DIST,\NZE
283
parallele, una fissa e l'altra move!1to~i parall~lamente a se stessa mediante una vite; un rndice esteriormente al cannocchiale segna sopra un a graduazione la di_stanza a cui corrispon de lo sca:tamento •delle due l am1n ette relativamente all'altezza conosciuta dell'oggetto che si mira. Una t ale ingegnosa d isposizione, simile in qual_ch~ modo a quella dei micrometri usati n~ll~ os~erva~1001 astronomiche, non può far a meno d1 nusc1rc d1. costruzione troppo delicata per assicurare in I?odo perm anente il par allelismo doli~ _lam1nette nei ~an n_oc-: chiali da campagna per uso militar~, da doversi q~m~1 per questi preferire le graduaz1001 fisse , le guah bisoo-na inoltre siano ben robuste per non subire alcun piccolo sco~cert o dalle _co_nLinue scosse che ricev ono nel portars i i cannocchiali a cavallo. Oltre alla grande varjetà di ques~i microm_ctri, _eh~ per la maggior parte s1 poss::>n? dire semphfica~10m di q uelli molt o più per fetti ma d1 ~tmttura co~plicata e delicatissima che ser vono 11egh oss~rvatoru astro nomi"Ci per la misura dei pi~c~h ang~h, se ne. adoperano anche di quelli a doppia 1mmagme che ~1 o~ten: gono coll'ad_att an:icnto . di mezze le_nt1 (1) o d 1__ pnsm1 ai cannocchiali, 1 q uah sono perci~ ancora. pm complicati dei primi, e sebbene_ l?oco ~1ano perciò suscettibili di servire per uso m1htare 111 campagna, farò br eve cenno soltanto di quello detto d i _llocho7:, eh~ essendo uno dei più semplici_ può megl io degli altri ser vire per la misura delle distanze.
§ 15. Micrnmetro _o prismi d_i Rochon. - IJ?. un ca nnocchiale astronomico, e se ?1 vu_ole anche, m 1:1no_ da campagna, si adatta un dopp10 pnsma fra l_obb1ett1vo ed il su o foco in modo che possa muoversi nel senso della sua lunghezz'.'1- o~sia_ ~ell'asse ot~ico d~l caunoc~ chiale. Le doppie 1~~ag101 che con esso s1 hann_o s ~ possono perciò av".1c1?are od ~llontanare fì.nche _si t occhino, oppure cornc1dano assieme esattamente (Ta(1) Sarebbe fra questi partico~nrmente cl:i, _notare il microm~tro dc~ professore Amici, di cui trovasi la ~e_scnz1one nella Teoria degli str111ne,11ti ottici clel professore Santmi, Padova, 1828.
284 · RlCElt(ìHE SULLA MI!':ùRÀ vola I, . :fig. 3). Supposto a 6 l'obbiettivo del èannoéchiale. col quale sì guarda un oggetto lontano;·. in il suo focci, la sua immagine si vedrà i u ùm. · Interpo-' nendo il doppio prisma .fra. di· essi ; io. mqdo che s_ia perpendicolare all'asse del c~.nucicchiale, si p110 tròvll,re un: punto o in cui le .cluè immagini. _saranno taog~u· · ~i.ali 0n_a all'altra.. Se_ s1 ~raspo_rta i! .d?PPÌO p1'.isma, p iù v1cmo ·a11'obb1ett1v.o rn O'., le du~ 1mrn!l·g u1_ 1•. sa- · ranno separate,. cioè, una ..in inn; l'altra in ~ i 11( In7 :fine se . i l do ppio prisma si tras_port?, Ji.l foco in m l.e due i:11magini ne formeranno una sola. .Al di- là deJ: . prisma si trova l 'oculàre,):t quale nulla mod ifica, per se stessa, il cannocchial e. . _ .. _ .. · I movimenti del doppio . p~·isma s~~o mis~r~.t i da • • una graduazione esterna lungo i l · cannocchiale: colla quale si può conoscere la dist(rnza dall'.oggetto che si guarda p urchè ne sia esattamente conòsciuta la .-s ua altezza. · Per gr ad11a;e l'istrur:ne~to si .supponga ·2,;, .('fov. I, fig. 4) ., i l diametro cli un· d isco cii·cofare o d1 una .sfera, R la sua distanza e 0 il suo diametro_appar.ente, si avrà 0
1
.
.
..
:
•.
'· -,•
0
chiale . · Questa forrnola per lo.stesso motiv•o della precedente di"venterà. · , _ D tang _G Ji'
u -
è
quindi sostituendo a quello di R si ha
O
il suo valore e r icavando
2rF
.R
= D tange·
In. questa fo rmola non vi rim ane da deter minarsi che il rapporto .
__!_e il qual~ si ottiene dall'osserva tang
.
. .
.
zione, ponendo cioè in contatto le 11nmagm1 d1 d~e oggetti dei . quali si conoscono la ~randezza e ]a di stanza; in questo caso s1 avranno 2r, ed R e s1 leggerà D sulle divisioni dell'ist rumen.to . , F . Supponiamo che il coefficienle - - -,, s ia eguale ad tan g
v
IV metri, si divida là grad_uazione nel sef!SO della lunghezza del cannocchiale m . !,Il Odo che ciascuna delle
.Ma siccome :nei casi jn - cui . s',im pfoga quest'fatro- · mento gli angoli .soi).o. piècolis's imi , cosicché si · potrà sostituire · ·'
1
F la distanza focale Am dell'obbiet tivo ab del cannoc-
.
·1 • r . sen ~ o-:-- R . .
:t·a sen ~ 0, e s1 avra
285
m~LLE DISTANZE
= 2r R
·,.
~: 00' allora se nell'osser10 vazione di un oggetto per avere il contatto ~elle immaaini si trova D eguale ad un numero n d1 queste o, . • . parti , s1 avra . .. .
su·e parti corrisponda ad
D
nN = l00UU0 e
. d' R
qum
i .
100000 == 2 r n
Quando le due immagini sono in contatto si ha inoltre
-tang 0
=
D tang C . · F · (Tav ._ I , fig. 5)
in cui C è. l'angolo meri della dev1àzione .costante prodotta . dalla refrazi9n:e straordinaria dei prismi . D la distanza del verti.::e dell'angolo C al foca m ed
Se i prismi non si sono arontanati dal foco che di una division·e della g rad uazione, n sarà eg~ale ad 1, · e la distanza R sarà 100000 volte l'oggetto. Se n == 2 si avrà R 50000 volte l'oggetto e così di seguito . · ·. . Si vede che generalmente i~ ~iametro 2r dell'oggetto osservato è sempre moltiplicato per un numero
=
286 RJGERCTIE SULLa MISURA grandi~simo per formare il valore di R, per conseguenza i piccoli errori che si possono commettere nella stima o c ella misura. delle dimensioni dell'oggetto si troveranno immensamente ingranditi nel valore della sua distanza. Questo m etodo non è perciò applicabjle alle operazioni ch e richiedono dell'esattezza, tanto più poi cbe l'ineguale distanza degli oggetti allungando o raccorciando il foco dell'obbiettivo, lo allontana o l'avvicina dal vertice dell'angolo prismatico, la qual cosa è cagione d'incertezza. Quest'istrumento può però essere i mpiegato in g uerra per eseguire riconoscenze nelle quali cercasi soltanto una qualche approssimazione, allora osservando uoi;nini a piedi od a cavallo, si po:rà conoscere subito quale sia la loro distanza (1) . Uno dei principali inconvenienti di questo micrometro si è che n ello scorr ere del doppio prisma nel tubo del ca.nnoccbiale è faci le che venga ad inclinarsi, alterandosi così la posizione delle immagini da esso prodotte . § 16. Inconvenienti che presentano i sop1·adescritti st1·umenti. - Tutte le descritte specie di micrometri
adattati a cannocchiali sia a due lenti, come a quelli ordinari da campagna destinati più. specjalmente a bene distinguere gli oggetti in lontananza, malgrado si v oglia da taluni far creder e che possano discretamen te servire per la n:isura delle distanze fino ai 1000 od ai 1200 met ri, non sono poi n el fatto di u na qualche utilità che in un limite molto più ristretto il quale non giunge d'ordinarjo ad essere neppure la m età di quelle ora dette. Con questo metodo si richiede d'altronde l'osservazion e di un oggetto conosciuto ch e bisoana si trovi collocato in m odo bene appariscente nel 1uogo ove si guarda; ora se questa difficoltà negli usi militari in guerra può r eputarsi minore che i n altri casi, n on perciò saranno regolari le altezze degli oggetti presi di mira, cioè la statura degli uomini a piedi od a .cavallo, le quali se si tien conto delle ordinarie diffe-
-
(1) Traité de phys-ique wpé-rfoientale et matbmatiqite, par J . B. BroT. Paris, 1816.
DELLE DISTANZE 287 renze di statura v ariabili di un sedicesimo circa dalla media di esse , del le diverse foggie di cop.ert1:1ra del capo che si usano in un'armata, ed altre cir costanze, si può giungere ad errori di un decimo della distanza da m isurarsi . Ma vi sono ancora altre cagioni di errori , ed è che a1le JTrandi distanze le accidentalità del terreno e gl i ostac~li naturali non permettono di bene discerl?ere le due estremità dell'oggetto che si guarda , particolarmente le inferiori, ch e peJ fo nd o scuro del terreno sulle quali posano rimane difficilissim o di bene determinare . Sarà quin di o:vvio l'ammettere che si può facilrn~nt<:: cadere in errori tali nella lettura delle gradua~1001 micrometriche, qualunque ne possa esser.e -la caf510ne, da r endere il più soventi ill usorio l'uso d1 questi strumenti pei bisogni dell'artiglie,-ia in gueJra, la qua!e per l'accresciuta esattezza del tiro delle sue armi r1_gate ed aumento nelle g ittate, può ora esten_d e~e _11 suo tiro firi oltre ai 3000 metri per la sola artiglieria da campagna, e con sufficiente e;ncacia, quando,. ben intE>so, si sappiano ad essa convementemente applicare le regole del puntamento.
IV.
)strumenti ottici che danno In misura delle distanze osservando un oggeUo qualunque. ~ 17. Distanziometro.di Mcrz, - Nel Gioi:nale poi· a1·ti e mestieri del r egno d1 Bay1era (1) _p ubblicato m Mon aco nell'aprile 1865, il signor S1g1sm_ondo Merz propone un d istanziometro forn:ia~<? s~mphcemente ~~ uu cannocchiale t errestre sens1b1hss1mo per la v1s1one distinta. (1) Quest'articolo venne anche iuse1·to negli Atmali del Poggcndorf cli Berlino nel 1805.
HICERCIIE SULLA MISURA
_O gni oggetto se~ò-ndo la distan;,a dall'osservatore g\1 d~rà per la,-visi_one 'distin!a u oa maggiore o minore · distanza_fra l obb1ett1Vo e _l oculare, e da questa distanza nportata con appo~:to congegno .sopra un'asta graduata, e. per mezzo . d1 una tayo1a appositamentè c'.1lcola_La, l_'rnventore s1 promette un giudizio sulle nspett1ve distanze da 50 in 50 passi (37 metri circa). L'inventor~ non espone che brevemente la ·sqa idea nel dett? art1~ol?, ma_ prom~tte _di o~rire ben presto al pubblico dei J1stanz1001etn ultimati del suo sistema. . Uu "dis~nziom etro 1?~sato ·sullo stesso principio, da q_u anto m1 fu detto, gia venne costrutto dal ma•rniore 0 .Po~r9, inventore _d c) cani:iocchiale a prismi sopra ~1en~ tovato, per sost1trnrlo ai cannocchi ali a stadia ordi!lari comunemente ii_n piega~ n~l rilev_amento dei piani, 1.l qmde dava sodcl1sfacont1 risultati a distanze non maggiori_di 390 metri, per cui è da credere che sarà a1_1che molto _limitata e quin~i i~sufficiente la port,ata d1 quello propost0 dal Merz d1 c ui orà s.i. è f<t tfo cenno; . § 18. Distanziometro del De Benedictis. - •Il . tenente signor~ DR ~~~nRòir.tis, de:! genio napolP-tano, propose nel 18.>9 un istrumento per la misura delle distanze formato con due cannocchiali astronomici di diverso foco, e ?isposti in modo cLe mirino lo stesso oggetto mei:itre _1 loro . qentri ottici ne sono egualmente foo tan_1. Murnrate qon tutta esattezza queste distanze foca:h, e de_terminate con · p1;ééision.(;). mediante . buoni • m1crometn la gr,andezza · delle j m m·aginf , dalla ·rela.
z10ne g
ay
.· .
.
= --x-- a che esiste fra
le dimensioni dell'im-
magi ne g. di un oggetto y colla sua distanza x dal centro ottico del-canI)occliiale, e la distanza focal e a del s~o obbiettivo , con quelle simili di altro ·. cau-· nocch1ale notate con ·g' ed a' si deduce la distanza '- aa' (g' - g)
X~
r
,
ag - a g
•
La Gazzetta militarn di Berlino· ·ha nel suo n° 14 dell'anno 1860, un articolo su detto istrumento che tr~ryasi riferito nel torno ~, fascicofo _2° del giornale militare La G iM1·1·a, che s1 stampava m Napoli n ello stesso anno, in ·esso vien eletto :
289 ,gran?~ v~nta~gio• di qu€sto metodo consiste in ciò eh esso o ind1penctento dalla grandezza dell'ogaetto, però l'esattezza della misura chpeode dalla 11nezza delle divisioIJi del micrometro, Ja q uale dev'essere molto accµ_rata, e però sarebbe utile adattare al piano . foc~le del cannocchiale iln cristallo piano sul quale fossero incise 18 divisioni 100 200 parti di una linea · . r.a~igina. _Sn di _ciò -poi le esperi enze possono decidere_ 11 da farsi . . .. . . . . . . . . La più semplice esecu~ one del progetto del signor De Bencdictis p0i è que11a di collegare i due cannoc·chiali parallelamente in uno strumento solo, però di . maniera che uno di essi per riflessione abbia lo stesso foc·9__:dell'altro, poichè allora lo stesso .mierometro può servire a.d . am bedue. , · . . Anche. .ammetten do che in pratica nelle circostanze in cui s'impiegano q uesti stnimeuti per uso mi litare, si potessero fa cilmente .osservare divisioni microine~riche spinte fino., alla centosì ma o dugontE)sima parte della linea pa.rigina, "la qu·a1 cosa è assai difficile · riguardo a ll'esattezza del le osserV&zioni, sopratutto impiegando fili mobili , come vien det:o nel succitato articolo, DF.LLE DlSTAl\ZR
.•n
si debbono adattnrcad un tale istrumento, e suppnnflndo anche si possa r endere di comodo maneggia un istru.mento formato da due cannocchiali in cui uno di essi ha l'obbiettivo con un metro di distanza focale, come venne proposto dall'inventore,_con tutto ciò lo. stesso non si-lusinga di ottenere una certa precisione "che . fì.uo b;i 1.000 metri,· la q~ale, come fu detto più soprà, sarebbe insufficiente in molti · c·asi pel tirci delle ·artiglierie. Dalle ricerche fatte non sembr a che i tentativi stati fatti finora dall'inventore per realizzare quest'idea nuova ed ingegnosa al;>biano dato in pratica soddisfacenti risultati. . ·
f 19·.. Distanziometro· delt'Emsmann. - Il dottore Emsmann scrisse una memoria in data di Stett.ino, nel 1864, che venne inserta nel primo semestre dell'anno seguente negli- Annali del Poggendoi·f di Berlino, sopra di un distanziometro senza linea di base e senza misura di angoli. ·
290 RICERCHJ, SULLA MlSURA . Il principio sul q uale si fonda è di determinàr e il s,1.t o nel _quale una _lente convessa produce ben chiara 1 _1m1:llagme reale d1 un oggetto ch e si sa essere vanab1le colla distanza a cui trovasi da essa. . « Q~est'immagine prodotta dall'obbiettivo p uò servire d1· oggetto ad un'altra lente simile come n el canocchiale astronomico, ma in questo cannocchiale la immagine reale dell'obbiet tivo trovasi fra l'oculare convesso ed il suo foco prfocipale anteriore. Se ora questa immagi ne trovasi al di là della distanza focale principale di_ u na 1~nte co_nvessa, allora si riproduce una seconda 1mmagme ecl m conseguenza diritta dietro ad essa, e ciò i n distanza sempre crescente col decrescere d ella d istanza clell'immaP-ine reale del foco 0 principale dell'oculare. • Se si calcola il sito di questa seconda imma,O'ine sen~a c~m~iare la d istanza; di questa lente conv~ssa dall obb1ett1 voi allor~ a mJSura_ ~he ~i allont ana . l'oggetto, 9.ue~ta 1mmag11?-e si avv1cmera sempre più al foco prmc1pale posterwre del così detto oculare. « Si pot rà d_unque osservare q uesta secondu immagine per m ezzo d1 altra lente convessa ch e b ingrandisca., oppure ricevere sol amen te q uest'imma.gin e sopra di un vetro appannato che si trovi in una camera scura, c_ome s~ccede negli apparati fotografici. Se l'obbiettivo e l oculare mantengono la stessa distanza allora , a_n?he la lente od il vetro appannato per que~ta poSlZlone fissa avranno u na posizione determinata dalla qua.le risulterà la distanza dell'oggetto. » . ~•autore, per risolvere alcune difficoltà pratiche, stab!hsce dover essere di 20 pollici (Om,524) la massima d1stan~a per produr~e l'_in:i111agine dietro all'ocular e, ed 1 hnea (Om,002) 11 mm1mo movimento del vetro appannato che corrisponde ad un aumento di distanza di ?0 passi prussiani (37m, 7) ed ottiene con ciò per una dist anza fissa dell'oculare dall'obbiettivo la determinazione della distanza dall'ago-etto fino ad un 0 certo limite. yol 1ar~ poi. aU'oculare un'al tr<;1, posizione r ispetto ap obbiettivo, s1 possono anche misurare distanze che s1 trovano comprese fra questo primo limite ed un altro più ampio, e progredire così fino ad un 'c erto
DELLE DISTANZE 291 segno alla m isura di distanze sempre maggiori. Per misurare distanze poi ancora maggiori occorre un nuovo istrumento collo stesso oculare, ma con un ob. biettivo ch8 abbia una maggiore ~istanza focale; oppure se si vuole conservar e lo stesso obbiettivo pr endere un oculare che abbia una distanza fo cale minore, come usasi in taluni cannocchiali da campagna. Sia in u n modo come nell'altro si verrebbe ad av ere un a serie d'istrumen ti cornbinat,i in modo che dove cessa la misura di uno incornin cia quella dell'altro che gli viene dopo. Con u n cannocchiale il cui obb iettivo aveva un foco principale di 30 p0llici (Om ,785) ed un oculare col foco di un pollice (Om,0.26) l'autore ebbe i seguenti risult,tti : · · · • S e l'ocu lare si trova a 15,2 lin ee (Om,033) dietro al foco principale dell'obbiettivo , l'istrumento porta da 150 a 650 passi; fino a 500 passi il movimento del vetro appan nato è d i una linea per ogni 25 passi di aumento di d istanza. Per 13,6, linee (Om,030) di distanza dell'oculare dal foco princip<de dell'ob biettivo la portata va da 400 a 1250 passi, e fino a 1000 passi il movi mento del vetro appannato è almeno di •una linea per ogni ~5 passi d 'aumento di distanza . Se l'oculare sta a 13 linee, l'istrumento lavora da 1050 a 2000 passi,; p~i prim i 1550 passi il movimento del vetro appannato è almeno di una linea per ogni aumento di distanza di 25 passi, e quindi fino ai 2000 passi il movimento d el v0tro è di una linea ogni 50 passi. , L' autore propone il suo strumento per le batterie -di costa dove l'essenziale consiste nella rapidità delle osservazioni, ma si h anno tutte le comodità desider~bili pel conveniente colloca rnent,o d ell'istrumento ossia cannocchiale della lu n gh ezza di 1m,7.26 sopra di un apposito cavalletto con movimento orizzontale e ver ticale. Per la m isura delle distanze in campagna, fra i 1000 ed i 3000 m etri pare d ifficile si possano avere strumenti di questo genere che riesc?tno di facile trasporto e ma.neggio; ma non credo si possa parlarne fìnchè le idee teoriche d ell'inyentore non siano rea-
292 .RICERCHE SULLA .i\IISURA li~z~te; .e risolte felice'uiente da un abile · pratico · le · d1fficolta n on poche clie sempre · s'incon trauo nella costruzione di simili jstrumenti. . § 20. Di_ stan,ziometro clel Cler:h. · '- Si potrebbero ora c1t_are _van . strumenti a spe::ichi 1holto ingegnosi, il di cm primo . in vento re pare s1ane. stato l'astronomo russo Ott~ ~tr~v~, e da I ui pr_oposti p er servire nei for ti mar1 tt1m1 d1 Cronstadt, 1 cuali costrutti da abili mec.canici diedero buoni risultati . Trovasi la descrizi one di ~lcu~i _di _cs~i in una_rnemoria del luogotenente .Bell dell art1gl!ena 10glese, mserta nei numeri 2144 .del 3 n ovembre e 2145 delli 10 novembre 1865 d el rriornale industriale ) ng lese 1lfechanic's _Ilfagaz-ine, e . riÒll'altra non meno interessante memoria del capitano dell'artiglieria francese Gautier, insert a nel volume 4° della Revue de .tecnologie mitit(!,fra del Terssen; ma questi str~me_ntI essendo ~pec1almente destinati per le batterie d1 costa, n on s1 ten ne g ran conto della difficoltà del loro trasporto, · fragil ità e delicatezza n el servirsene, poichè devono essere stabiliti sopra solide basi , che presentano ogni sicnrezza e comodità n el loro i1111Jiego; no~ è quin,di !l _c aso. che presumibilmente possano servire per l art1g liena da campagn a . Ciò non perta nto presentando essi un ti po J;larticolare molto interessante di strumenti a riflessione a doppie immagini, poichè hanno una coinune origine nel loro concetto, d ifferenè.one la costruzione soltan to nei dettagli d i a lcune parti, darò la des·crizione di guell o ~el luogoienènte colonnello inglese Clerk, che e_ suffi<?.1~0~ p er farh _co_n?;;cere, e_ che sernl:>ra meglio s1 av:v1crn1 al_ tipo pnm1t1vo_; a:gg1~ngerò poscia n el segmto alcuni cenni s ulle prrnc1pa.l1 sue modificazioni che possono maggiormente interessare. · I r aggi d i l uce che partono da un ogO'etto°(Tav. I, fìg. 6) sono raccolti alle due estremità un tubo da due lenti obbietiive a, a' co'. locate all'estremità d i esso le di cui lunghezze focal i sono un poco magcriori dell; semi-lunghezza dell'i strum,mto. " · I pennelli dei raggi luminosi sono riflessi daO'}i spe_ccbt b, b' lungo i l tubo e verso il suo centro do~c essi vengono ancora riflessi in e, e' in mod o ch e le
ai
293 due -immagini si_presentano disgiunte al foco di un oculare cl ove sono yedùte simùltaneamente dall'osservatore. Nel foco dell'oculare vi sono due sottilissimi fil i disposti verticalmente, uno fisso e l'altro mobile col . mezzo di una vite microm etrica colla quale l'intervallo fra le due ·imma gin i può .essE:re misurato con g'rançle precisione. ' . . . La distanza dall'oggetto è valutata per mezzo dell'angolo formato d11i raggi di luce diretti ai due obbiettivi che sottende la d istanza fra cli essi, la quale è la base fissa dell'istrumento. 11 valore del seno di quest'angolo si ottiene divid endo la distanza del filo mobile dalla sua posizione quando l' oggetto · è ad una dil3tanza infinita, per la lunghezza focale dell'oggettivo . DELLE DISTANZE
§ 2L. Distaiiziomet1·0 deU' ..1clìe. - Il m eccanico inglese Adie, invece dei due spei;chi, si serve di due prismi r ettangoli is.osceli che producono lo stesso eileLto (Tav. I, fi g . 7) e fece mobile uno degli oggettivi per ottenere la coincidenza delle due imm11gi ni, non fa quindi uso di fili micrometrici. L'an golo dell'obbiet tivo mobile segnato sopra di un'apposita graduazione fa subito conoscere la distanza cercilt.a. Con uno strumento · simile avente una base di· 18 pollici (0m,457) presentato n el 1864, si ottennero buoni risultati fino alle distanze di 1500 yardi (1371 metri) , il suo prezzo di poco superava le :200 lire. Il signor Adie, con un istrumento della lunghezza di 3 piedi (0m,914) s i r iprom ette di misurare d istanze di. circn. 3000 metri. Sembra che in Inghilterra si st iano continuando gli esperimenti sopra questa specie di strumenti per destinarli specialmente al S'ervizio delle batterie di costa,
~22. Distanziomet?·o del Gautier. -Ilcapitano Gautier, servendosi di prismi a doppia riflessione A, B disposti in modo analogo, pressntava un istrumento (Tav. I, fig. 8) avente un metro di lunghezza, nel quale le due immagini sono ricevute nel mezzo del tubo dall'oggettivo L di un cannocchiale e da .esso trasri1e$Se a aue 'Jaminette di vetro V, una fissa e l'altra mobi le. Si ottiene la coincidenza di queste due immagini
•
294 HICERCl!E SC"LLA ::\IIS UR,\ coll'inclinare la lamina mobile relativam ente all'altra fissa, ed una sfera indica sopra di apposita g raduazione la corrispondente distanza. Io ~en~ra_le _si può dire che t~tti _questi strumenti sono belhss1m1 pe~ la loro combrnaz1one, ma richiedono molta perfe_z10ne n el loro lavoro, e si richiede mo~ta cura e d el!c~tezza per avere esatte osservazioni; essi p_ossono p er?1ò soltan to essere maneggiati da esperti osservatori. P er piccol_e . distanz_e ess; sono. comparativamente ài grande prec1s1one, giacche per distanze dai 200 ai 300 met~i si ! aggiunge la esattezza n el limite di pochi cent1me~n, Ja quale supera quella che si può avere colla misura diretta fatta coi metodi ordinarii delle canne e delle_catene me_triche. Questi strumenti potrebbero pe~c1ò e~sere ~i -~na g rande uttl1Là. nel rilevamento d01 piam, e s1 c:1ce che in Russia ser vano anche ad un tal uso . Rimane però ancora il dubb io se osservazioni dipendenti dalla _doppia ri~essiooe d elle immagim possano estendersi a gran~1 d_1sta~ze, massime q uaodo vengono fatte n elle ordrnari e circostanze del servizio militare. Alle grandi distanze le irnmaeo-ini riffesse molto perdono del la n itidezza dei loro n contorni e riesce quind i difficile sia il mis urarn e il loro intervaho che dete_rminarne la prec~sa sovrapposizione. Un a l uce molt? viva è m oltre md1spensabile per supplir e alle p_erd1t~ che avvengono nelle doppie riflessioni, massime a t raverso della massa_ -yitrea dei prismi, la q ual cosa non è sempre possibile di aver e. U~a c~gione di _er~o~i ? ifficile ad evitarsi in queste specie d 1Stroment1 s1 e l meguale dilatazione del tubo per effetto della temperatura, o della d iretta influenza del sole. La m enoma c urvatura possa succedere nel tubo, 11:Iteran~o l'ang_olo d~gli specchi, può dar luogo a gravi _errori: P erc10 se si p uò fare una preventiva osserv~z10ne d1 qualch e oggetto situato ad una distanza c~mo::;crnta, da _ripc~rsi s~bito dopo l'operazione che s1 vuole eseguire, s1 potrà accertare la convenien te ~ettifìcazione dell'.istn_:imento. Ma questo in campag na e. rara~ente praticabile, e d'alLronde cagiona una perdita d t tempo.
DELLE D!ST.,;.~zE .
295
V.
lnstrnmeuti basllti sulla triangolazione. § 23. 1JJisumto1·e di Salneuve. - Nel 'f\ratlato di topog1·a(r,a, del Salnenve trovasi la seguente descrizione di
uno di questi strumenti che, se pure è stato eseguito, non diede soddisfacenti risultati. Esso si · compon e di un r egolo graduato iJ1N (Tav. I, rig. 9), ad una delle sue estremità vi ò disposto perpendicolarmente un cannocchi'llc O in faccia del quale uno specchietto Al è. col locato in modo invari abile fac.:iente coll'asse d el cann occhiale l'angolo di 45° ; esso è stagnato_ soltanto in parte in modo si possa vedere .~ t raverso il medesimo il punto A del quale si vuole conoscere la distanza. Un secondo specchietto N è raccomandato al r egolo per mezzo di un cuscineLLo Sl;orrcvolo lungo il medesimo. Questo secondo spec1.;bietto essendo perciò mobile luogo i l regol o Nit! senza d1c. cambi la sua i nclinazione stata dapprima convenicnten1ente fissata, si p otrà trasportare lungo di esso fincbè l'immagiue dell'oggetto ;1 vengo. riflessa nella direzione N,ll e cada sullo specchietto ill, e quindi <la questo riflessa all'occhio dell'osservatore che g uarda nel cannoccLiale O, il quale vcdrit contemporaneamente l'oggetto A dimttamcnte e per doppia riflessione. In q uest'istante vi sarà tra la lunghezza f\'111 del regolo, e la distanza AIA un rapporto costante qua~ Iunque sia la distanza dell'oggetLo :ll,i che si osservi. S iccome però n el far scorrere lo s pecchietto N lungo il regolo è quasi impossibile _:::be non subisca, qualche altcra1.ione l'an!!olo che esso fa col medesimo, che, sebben e p iccQ lis.<sim o., è cagione . di errori considerevol i n ella misura delle distanze. questo spiega come non siano stnti for tunati i te.r :tati vi fatti per costrurre . simili strume;nti . Sarebbe faci le di modificare la costruzione di quest'istrumento in modo a toglierle l'inconYcniente di avere uno degli specch i scorreYoli, pren dendo In. base MIV di u na determinata lung hezza e rendendo mobile attorno di un perno lo specchio N in modo da leggere A'il\O
x1, vol. ui. -
lQ.
296
l'angolo ANM sopra di un quadrante. Questa modificazioue non può però rendere cosifat.ti strumenti servibili per la misur.-a delle grandi distanze, stante la piccola lu • gh2zza della loro base MN, la quale ren d erà nella graduazione del quadrante irnperccttib.ili differenze di 400 a 500 metri, rlella qual cosa sarà facile convincersi pr enden do ad esempio MN=l"',4665, che è la dist11nza dei punti di mira del cannone rigato da 8 da campagna che si suppone possa servire di base, si avranno per le seguenti d istanze i corrispondenti valori degli angoli .1 N111. AngoU
D-istan:e
89°- ~4' - 57"
1000 metri . 1500 » 2000 2500
297 mità B di essa base si misura l'angolo XBA. QualLrnq ue istrumento che possa pen:iò ~ervire a n:iisnrare q uest'angolo speditamente serv!l'à alla misura <lella distanza AX cbe è espressa dal AB tang. ABX. Per trovare i valori delle · tangenti senza sia necessario di fare verun calcolo, s.i può far uso della se..guen te tavola nella quale i valori di tang. A.BX sono ~tati calcolati prendendo la base AB = 1qo, s~nza designazione della specie delle unità di misura. Siccome poi la graduazione dell'istrùmento si può 1 lim itare rigli angoli compresi fra 78°- 41 e 88° ---: 36', i quali corrispondono alle distanze comprese fra crnque volte e quaranta volte la lu • ghezza della base, eh ~ sono quelle che ·in pratica soltéLnto p uò occorrere cli averne bisogno, ·Ja tav ola venne perciò ristretta fra questi limiti. . . . Nella prima colonna della tav ola trovamn notati gh aniro1i coi m inuti di dicci in dieci per le piccole clista~ze, e di tre in tre per le distanze maggior_i. NeJl~ seconda colonna vi sono le distanze corrispondenti a:! gradi-. I!!-fi.ne nella terza sono notati i div~rsi va.lor~ di uu mrnuto per val utare le d istanze corrispondenti aali angoli intermedii a quelli dati nella prima co~ iinna. In quest'ultima colonn:i si _nota_rono gli angoli di un minuto, perché col nomo s1. p u ò ottenere questo gra<lo di precisione in tal uno d1 questi strumenti. · , I seguenti esempi fanno conoscere il modo di servirsi di queste tavole : 1 ° Si supponga la base AB ~i 100 metri, e l'~mgolo osservato in E di 85°,48'. Si cercln nella tavola la distanza corrispondente all:angolo più_ p:ossimo che è qu~llo_d_i 85? 45' la quale è d1 1345 metn (1l metro essendo 1 umta di ;·nisura della base). Il valore di l' essendo dì. b"',6 la distanza cercata sarà dì 1315 +3X5,6::= 1362 metri. 2° Se b aso fosse di 50"' e l'angolo osservato di 88°,:i8' la distanza espressa in centesim_e part~ del!a base sarebbe cli 3696 + 41:::: 3737 mezzi metri ossia d i 1868 metri. 3° Infine se la ba.se fosse dì 135 metri e l'angolo di 8ì°,55' la distanza sarebbe di DELLE DISTANZE
HJCERCBE SUL!..,\. M!SUR-A
89°- 56' -,- 38"
89'- 57' - 28" 89°- 57' - 59"
dai quali si vede come una differenza cli b08 metri alle distanze dai 2000 2500 prodL1ca negli angol i soltanto quella di circa r:1ezzo m inuto; cd anche alle minori ·distanze di 1000 a 1500 g li a.ngoli differiscono soltanto di un minuto e mezzo, differenze q ueste che riescono poco visibili sopra la graduazione di un quadrante ordinario, che q ualora avesse il raggio di 0..,,10, quattro m inuti occuperebbero appena lo spazio di un decimillimetro.
,t
~ 24. St-rumenl i per la m,isiwa degli angoli e tavola clelte tangenti pel calcolo delle distanze. - Questa specie
d'istrurnent:, sebbene siano i più comodi e speditivi n ell'eseguimento delle operazioni , si v ede a.dunque C?me non possano ~o~di_sfa:e alla misura delle gran di dl$tanze pet le quah s1 nch1eclono necessa riamente col sistema della triangolazione b,tsi di una lunghezza molto maggiore di quelle cbe sia possibile annettere all'istrumento stesso, ne consegue quindi la necessità di operare due stazioni . Nella prima stazione .4 (Tav. I.. fig . 10) si determinerà l_a d irezioue deJla base AB perpendicolarmen te alla distanza AX da mismarsi (1), e quind i dall'cstrc_( 1) Percbè q uest'operazione riesca esatta, conviene pre11clere d i
uma nu qtw.lche oggetto lontanissimo nella direzione A B.
('2727 + 22,3) 135 100
3712 metri .
1;::::::==:::;:============ =,=::;=1= = == =:======:===::;=:1 J\nr,oli Distanze 1 '-:-
Angoli . Dislauzc I '= Angoli Distanze 'I '= Angoli Dis!auze 'I '= Angoli Distanzo 1 '=
~
- -
~
- - - 1- - - - - - - - - - - - - - 1 - - - - - - 1-. -- - - -
78°,41' 50' . 790.,0' 10' . 20' 30' ·101• 50' 80°,o' 10'1 20 301 40' 50' 1 81 °·0 l 101
201 30'
40'
82°30' ,
500 0,7 506 0,8 515 523 531' . 0,9 MO 549 558 567 1,0 577 587
8~6
.
50' 83°,_, o' D
251 30' 35' 40' 45' · O'. o
..
1,').
·55' 34° o'
656 669 683
1
50 997 . 1,5 -82°,0' .. 712 . lOr 7.2i 1,6 · 20' · 743 · 1,1
201
,10
59.8
609 620 632·. 643
10' 15'
760 777 795 814 825 835 845
1
I
'5' 1 10 15' 201 · 251 30' 35'
866 878 889 901 913 925 9_38 951 965 979 9n3 1008 1023 1039 1055
84° 40' 1,8 1,9 2,0
'4:/ 1088 50'
./ 5o
85° . ,0~,
1
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2,2 2,4
10' 151 20'1 251 30 351 1
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40 45'
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1106 112-:l:
3,8
so·
1635
1143 1163 1182 1204 1225 12-18 1271 1295
·1,0
33'1 361 39 42' 1 115 48' 1 51 1 541 57
1659
4,4 4,6
4,8 5,0 1320 5,0 1345 5,G 1373 .lr401 5,8 1430 6,0 1-148 6,3 1467 1486
1505 7,O 1526 1547
1683 1708 17M 1761
8,0 83 ) 8,6
9,0 9,3
1789 D,6 1846 10,3
1817
1877
s1° o' 1908 10,6
'3' 6'
1940 11,3 1974 11,6
9' 2009 12 O 121 2045 12,3 lò' 2082 13,0 1 18 2121 1 21 2160 13,3 2:.1:' 2202 11,0 27' 2246 )
87°,301 2290 15,6 331 2337 l 6,3 361 2386 17,0 39' 2437 17,6 1 42 2490 18,3 4511 2545 19,3 48 2603 20,3 51' 2664- 21,0 54' 2727 22,3 57' 2794 23,3 88°l01 2864 24,3 3' 2937 26,0 6' 3015 27,0 9' 3096 28,6 12' 3182 30,3 15' 3273 32,0 181 3369 34,3 21 1 3472 SG,O 24' 3580 38,6 1 27 3696 41,0 30' 3819 43,6 33' 3950 47,3
36' 4092
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DELLE J)JS1'},NZE
Questo metodo considerato particolarmente sotto l'aspetto teorico, è certamente uno dei più semplici cd an che uno di que1li suscettibilj di magcriore esattezza; la quale dipende principalmente d alf'abile impie~o di un buon istrumento per la misura degli angoli. In pratica però il dover portare seco la tavola delle tangenti costituisce una complicazion e nell'impiego dell'istrumento d a esser,~ preferib ile di sostituire al la graduazione a gradi quella a distanze. Sia vagliasi impiegare l'una oppure l'altra di queste due graduazioni, ora farò cenno di alcuni strument i che possono p iù part.icolarrner:te essere impi egati n ella pronta misµra degli angoli. ~ 25: Sestante a riflessione e sue semplificazioni dello Scholt.: - Il Sestante a riilcs"sione 0 da molti consid e-
rato come uno degli strumenti più appropriati per quest'oggetto, e senza qui ricordarne fa. costruzione . · generalmente conosciuta, darò la d escrizione di alcuni. strument.i che le rassomiglia110 proposLi dal capita110 del genio prussiano Schott, che possono cousidera!'si come una semplificazione del medesimo (1) ricavata dal 51 ° volume dell'Archivio degl-i v,J/ìziali clell'ci1·tigheria e del genio pmssiano, anno 1862. Siano AA' e BB' (Tav. li, fìg. I) la proiezione di due specchi posti l'uno sopra l'altro e formanti l'angolo ACB: i punti S e 1' due og<Tetti lontani l e cui immagini sono ri:!lessc lungo la direzione CV dove trovasi l'occhio dell'osservatore. _ O.;;servando le notazioni poste ai diversi angoli sulla figura si vedrà che · '
=
l'angolo <J. oc' I l I · fì · h d 11 "fl · -i d . (3 = -f3' \ per e _egg1_ sic e e a n css10ne:
"+y . e quindi per cui ma e quindi
= 13' -
a' come angoli opposti al vertice;
=
/3 - "' ACB /3- oc; ·A.CB = r1. + y 2ACB == /3 + y = SCT. oc + y
=
(1) Ein neues Spiegcl Iustrumcnt zum Winkelmessen.
300
Va]e a. dire che l'angolo_ formato da due oggetti è clopp:o. cli . qitellc for1n:a~o cla,1, dne specchi quando le immagini dei due oggetti si vedono da un solo punto. . La di!Ie_renza caratteristica fra questo e · gli altri 1strument1 a specchio consiste particolarmente in ciò che i duo specchi non sono posti l'uno iu faccia altro, ma essi sono sovrapposti l'uno all'altro in modo che le immagini non sono riflesse nè immediatamente n~ doppi,amen_te, e per la loro singola r iflessione colp1sc.o no l occh_10 en_iram~e egualmente e semplicemente. Con que_st~ s1 ottiene il vantaggio di non avere bisogno eh ricorrere ad alcuna diottra, e di potere mi .. ~urare _q_u alunque a ngolo fino a 280°, la qual cosa non e po,is1b1_le col sestante ordipario la c ui misura .è li'.1'.ntata a1 10~ e~ al più 120 gradi ; e di avere un 1~trumento d1 piccole dimensioni e di costo modicissnno. La ,figura 2 della Tav. II rappresent<l: in scala di 1/2 q uest istrumento il cm aree graduato misura circa 140°, ma che dietro la spiegazione data porta un numero doppio_ di gradi, c_ioè 280°. ~ntorno al_ s·uo centro gira un md1ce con nomo; sop-ra ~1 questo v1 è uno specchio, 11 quale gira siccome ragg10 attorno all'asse verticale che passa pel cent~o i i~1mediatamente sopra di questo specchio _girante v1 e l altro specchio che è fisso e d_1sposto m modo che se }'_indice dello specchio infc~10re marca zero_, entrambi q uesti spec_c hi si trovano m . uno stesso piano. vertic3:le_._ Una placca d isposta orizzontalmente sugli specchi h protegge dai rruasti e porta nello stesso tempo lo specchio superiire . Per servirsi di quest'istrumento si pone il centro dell'arco graduato sopra ii vertice dell'angolo da misurarsi; l'_istrumen~o in t,~I modo è così disposto che 1~ spec~h10 fisso riceve 1 v:nmagine dell'oggetto a simstra, 11 dorso dell'osservatore è rivolto verso l'apertura dell'angolo, ed allora egli gira l'indice finchè l'oggetto a ~lestra ?i _in~stri nell'altro specchio in modoche _le due 11nmagm1 ~1ano esattamente disposte l'una al disotto dell'altra net due specchi. . {!n_altro strumento simile proposto pure dallo stesso s1 e 11 seguente: Su ciascuno dei lati interni di una falsa squadra
301
D ELLE D iS'l'AN ZE
nICERCfTE SULLA MlS UnA
(Tav. II, fig. 31) _della lunghezza ?i sei p~ll_ici (0ll1,~55) vi è uno specch10; uno eh questi specchi e collocat~ un po' piì1 in alto dell'altr~ , 1~ modo che quando 1 due r egoli comba1:iano, essi s1 trovano nello stesso piano . La teoria degli angoli è analoga ':1- quella or~ menzionata., vale a dire, che supposto siano BC, .pc 1 du~ specchi (Tav. II, ~g. 4) O' cd O" i <luo oggetti, 1 qua)1 relativamente all'istrumento guardando lungo la di rezione AE formano l'angolo x si avrà X = ' } ' + e)'
y :::: 2 retti -
e quindi
2a _
ì5' ::::
2 retti -
2/3
==
4 retti -
2 (cJ.. --+ B) .
x
L'angolo in C essendo :::: 2 retti -
(a + 13)
=
2C 4 retti - 2 (e1, + /3) = x. si avrà Poìchè l'apertura dei regoli . non d/1. _c he la rnet~ dell'l,ì.ngolo rnisurat0, 1agra.duaz10ne dell'istrumento s1 dovrit perciò fare doppia. Per determinare gli angoli m ìsu rati, at_torno all~ cei·niera vi è posto un arco circol_are de~ diametro dr 1 pollice (0m,0.26) fisso ad uno de1 r egoli , e su quello mobile vi è un nonio col quale s1 posson.o leggere i .gradi ed i minuti di 10 in 10. § 26. Telemetro con stadia per la misura_ delle.basi. -: La fragilità di questi strument'. a _rrtless10ne e~ al~n inconvenienti che prese_n tan~, d_1 cm parlerò nel se~~~to perchè comuni a molti altri d_1 ques~o genere, m rndussero a tenta.re la cost.ruz1one eh 1:1-no strumen\o molto più sempli~e e s~lido per la mISu_r a dellE: distanze, che diede nsultat1 abbastanza sodcl1sf~c~nt1 per non credere inutile di darne anche la descriz10ne . Consiste in un piccolo g rafometro o telemet,1·0 squadm, se cosi vorrà denominarsi, ~be ha un r ~.gg10 d1 0m,12, la, di cni graduazione venne . fatta ~ distanze da 100 in 100 per _quelle ".erso il tm:1te __di 1{'20 d~lla base, affi.uchè gl'mtenalh che d1mmu1scono r ap1~am~ntE; coll'accrescersi delle distanze non fossero mmon d1
302,
DELJ.E DJS'J'PS:ZI':
R.!CILRCIIE SULLA ~!lSURA
quattro _decimillimetri pe~·ohè ne sia il,cile la ]ettura a~ ocoh10 nudo. Per le distanze che risultano minori di 1/20 s1 P:lò a!'.icora · giudicare di · quellè intermedie C_?n appro~s1maz1~m~ sempre creso.ente fin quando si g rnnge all altro hrmte di 1/3 di essa base. · · . Dal semplic~ esame della graduazione sull'istrumento s1 _conosce facilmente 1~ m odo con cui essa venne ese•· gmta da potersen e subito servire. · ·· . L'alidada inyece di semplici traguardi porta un pie-col~. c,an~occh1ale . astronomico a due lenti; non solo pe~che p1~~ se1~phce e corto, ma_princip<!-lmente· per~he .c o~ ~s::;o s1 vedono molt<;> p iù_ ch!ari 'gli oggetti m lontananza c~e con qaellr ordn1an da campa.crna 0 con quattro lenti. L'incon'.'en_ie_n te d i vedue rovesci-ate le immagjni degli oggetti rn_q~esto caso non può avere alcuna ~onsegue~za,_ po1che volendosi questi ben e esamiÌlare m d~tt~g~10 ~1 dovrà_ fa~ uso di altri cannocchiali aventi ~~b1ett1v1 d! magg1<;>r! dirnen~ioni, e quindi di mag• bior~ potenza, d1 cm e bene siano provveduti tutti g li uffizia.h (1). Sè si vuo_le poti:eb9esi impiegar~ uri ·;an~occhi:letto a?che a _due l~nt1 d1 Galileo, còl 'quale ·si vedono diritte le 11?1magm1_; ma ol~re _all'incon veniente di essere meno. chiare alle_gran?r d1stauze di quelle del cannocchia\e. astro,nor~uco d1 eguale potenza, J:'oculare convesso d1 _quest ultimo può ancora servire· alla misura delle basi con una speciale stadia . · . · . ' Q:1esta stadié:- .èonsiste i n un rnicrometl'o fatto sopra S?tt1le lastra d1 v:etr~, _e quindi invariabile, il cui reticolo ~12._ t!'e dryers! mterv.alli (T:iv. II, fig . 5). Nei can~?_ccluah desf:mat1 per le b~tter1e da 8 l'intervallo magp1ore- q,b_deve cornpre~der~ l'intiera l unghezza di un .cal~ato10-sco;volo da 8 (~m,0n) tenuto verticalmente alla d1stanz~ d1 50 m etri; • gl'intervallì ac , cb corrispondono a 10_0 metri, e quello ad a 150 metri. Nelle batterie di posizione da 16 il micrometro è ~~l) Nel ~aric_a.ment? clclle_nuov~ battqrie da campagna ri a te aush1:tche furonv1 messi dei lnnocch1 per liso der,Ji uffiry 1·01i· g(Il enale·dell'a · z1·_ · aust rut9a · -· ~ '" · ° 18G3 " t, 'tt 1•tig e1•ia da ·campagna e i/.a" -montagna 111 _c,escn dal capitano Federico l\:foel!er), . · ' '
.,,a-
°
303
fatto in modo sirriìle, prendendo per stadia il. calcatoioscovolo da 16 della lunghezza di 2111 ,52. Lo stesso si dirà P:r l: b~iterie da_ montagna cannoni rigati. da 5 1/3 11 cli cm calcato10-scovolo e soltanto eh l 111 ,bl. Nei cannocchiali a queste destinati, ,il reticolo basterà d1 farlo con . due soli intervalli corrisponjenti alle di·stanze di 50 e 100. metri, non esi.lendo necessario di . ricorrere a basi maggiori per essere l_a sua gittata . utile limitata a circa ~Q00 metri . . ·_.· L' impiego dello scovolo in questo caso è facile scor• ·•. gerè che ha soltanto per ogg3tto di sem_plifi.ca.re _l'ap- .. · parecchio d ella stadia, cosicchè qualora m pratica non soddisfi bastantemente , si potrlt in i'U-a vece adoperare un'asta della lunghezza di ;2m,00 colorita in bianco per r en.~ erla ben v isibile, cor. un segno a lla rr_ietà, ed un altro ad un terw d ella sua lunghezza, mediante la . qua.le ,,errebbe anche semplificato. i l · m icrometro del cannocchiale, che si r idurrebbe ad un ,.;olo intervallo ab .cò'me que1lo delle stadie -ordinorie adoperate per rilevamento dei piani . · . .. Con questo semplice mez_zo si potrà, come dissi, ve. r_i fica.re prontamente la mis·u ra delle basi si~L essa fatta con una misura qualunqùè od a nche_a pa~si; la qual cosa è d i una grande importanza,, :poiché s1 sa che sul carn po di .ba:ttaglia non è tanto faci}e di eseguire bene Je· misure che banno una certa lunghez7:a, ed essenzialmente poi si potranno effettuare su qualunque · ,spècie- di ter.reno, purchè vi sia un j)iccol.o ~pazio J)ra.ticabile Verso la estremità della base che ·s1 può n conoscere a vista per farvi coJocare verticalmente un calcatoio-scovolo, faiendolo q uindi avvicinare od allontanare ffnchè le sue estremità si trovino esattamente compre8e nella par~e del reticol.ato del micrometro che corrisponde alla Junghezz<)- _c~rn la base_devE: avere. La base p uò anche_ facilita determmars1 coll'istrumento stesso ccins1deranclola qu;1,le distanza da misur arsi, · cioè prendendo lu~go la dir~zione della distanza AX (Tav. II, fìg . 6) le piccole basi Aa od Ab, con una delle quali si misura la grande base AC. Per facilitare . q uest'operazionè, la g!·ac~uaz1one _dello istrumento, che , si sarebbe potuto hm1tare a cmque volte la base, ven_n e perciò estesa fino a tre volte la
?a
eon
304 mcrmcr-rn SULLA MISURA medesima, ed in q uesti ·casi potendosi sempre prendere piccole ba.si per rn:surare le g randi che siano comprese tra le tre e le cinque volte la l unghezza di esse , gl'intervalli della graduazione in questi limiti sono_ abbastanza es~esi per poterle misurare con eguale prec1s1one della misura diretta. Certamente, per quanto si curi l'esattezza di costruzione d i questo istrumento, la q ual cosa è della massima \mportanza in tutti gli strumenti di questa specie, non st potrà pretendere di ot1enere eguale precisione nei r isultati come si può avere da vari degli strumenti più perfetti di cui si è data la descrizione, ma che per la loro fragilità e cornplkazione del meccanismo potendo faci )rn~nte guastarsi, nou possono per uso miJ1tare preferirsi, stantecbè la solidità che s'accorda di ordinario colla sern p1ici tà della loro costruzion e è una delle principali qualità che devono posf;edere. . In quanto poi_al non pctersi misurare con appross1maz10ne s uperiore alla lunghezza della base distanze che siano maggiori di 20 volte la medesima impiegando ~a gra_duazion\é! con intervalli disuguali rappresentanti le distanze (perché come si disse più sopra cess1;rebbero dall'essere bene visibili), è · un inconveniente a cui non credo si possa convenientemente ri°:'lediare. Poichè se si aumenta il raggio del circolo · s1 rende meno portatile l'istrumento, e se si vuole ricorrere al nonio è necessario fare la graduazione ad !ntervalli eguali, cioè a gradi , pe.rchè possa adattarvisi; rn questo secondo caso il vantaggi.o dt potere spingere col nonio un po' più oltre l'approssimazione, che non è scevrQ dall'inconveniente di 'rendere alquanto più l~rnga ed _anche men~ facile la Ie_ttura della gradua·• z10n~, farebbe cadere m un altro difetto ben più grave, di essere cioè necessario di unire allo strumento la tavola delle distanze corrispondenti agli angoli inserta a ·µag. 298, cosa i11c1:nnoda, e da evitarsi iu pratica in uno strumento militare, come già si diss~. . Quest'istrumento, che nell'esperimentarlo manifestò vari_ difetti dj costruzione, no1?- diffici li però a corregg_ers1, come risulta dallo speciale rapporto degli uffiziali eh~ ne erano incaricati, diede però, ciò malgrado, nsultat1 non spregevoli anche per la parte che. si ri-
DEL!.E DISTANZE .
305
ferisce all'impiego dello scovol_o com~ s~acli~; p er ct:i si può credere che quand'essi d1fett1 s1ans1 corretti, lo strumento qu~l è, oppure -:;on q uakhe perfezw~,_.mento, possa d iventare abbast~nza d1 buon s~rv1z10 per soddisfare almeno ternpomrfamente allo sv_11uppo che ora richiede la scuola deHe chstanze, finchè s1 possa surroaarlo con uno migliore, il quale faccia sperare cli poter anche servire in campagna. Il suo prezzo pcii ne è anche modico, potendosi avere a lire 75 quando ne venga dat,i la commessa d1 un certo numero.
di
§ 27. Misurato.1·e cl-i B01~'ve1·y . - Il luogotenente artialieria Bouvery ha ideato un istrumento ora rn corio di costruzione basato s ulle note proprietà geometriche d el tria,ngol o rettaugolo (Tav. II, fig. 7), per cui supposto l'angolo BCD re·,to,. e. C,~ perpendicolare sopra 13D Io stesso rapporto che v1 s1 esiste tra AlJ ed AC v i sarà pure tra AC ed AB. · L'istrumento si compone di due. parti tenute a.a <:1,ue diversi osservatori, una di esse (Tav. II, fig. 8) e formata da una tavoletta rP.ttangolare aa sotto della quale trovasi un cannocchiale cc, il cui asse fa un angolo retto coll'alidada fissa bb; un'altra altdada dd è si_tuata sul lato opposto in modo a scorrere parallelamen~e a se stessa mediante un rocchetto che addenta una_aentiera fissa e seana con vn indice i milfimetri .di una graduazione lat~rale, ~uest'alidada d_ h~ un'incli?azione determinata che nell 1strumento s1 e fatta d1 1/100 sull'alidada b. La seconda parte dell'istrumento co1_1siste in un cannocchiale ce (Tav. II, fig . 9) fissato rn croce sopra di un'alidada FF in modo ad aver~ _urn~ in clinazione costante eguale alla prece~ente, c1.oe d1 1/100; nel centrò della crociera trovasi una piccola pallina colorita h . Scorgesi. quindi. che. essen do AB la dista?,Za da misurarsi dopo che 11 pruno osser_vatore a.bb~a collocata la prima parte dell'istrumento JD 11 e tracciata ~a perpen~icolare AC, i.l _secondo osserva~or~ colle mdicaziom fat tele dal pr(mo, ~ollocherà 1 al tJ a parte dello istrumento lungo d1 esso m modo ?- trovare un punto. C in cui col cannocchiale ee veda il punto lontano B.
306
Ciò. fatto , il ·µ rimo osservator~ muove l'alidada dd fin• eh~ la: visuale passi pel mezzo della pallina h, legge q umd1 il numero segnato dalla graduazione che, molt1plicàto per 10,000 dà la distanza cercata. .· . La graduazione dell'istrumento ha uoa lung hezza ·compresa fra Qm,05 e 0m,35, si possono quindi m is·urare distanze dai 500 ai 3500 m:etri con lunghezze d i . base comprese fra 5 e 35 metri . La misura diretta d i queste. basi può servire pei;' accertare l'esattezza della operazione: . . . Qol µ·rendere l'angolo .ADC tale. eh~ la dif;tanza AD riesca nei limiti da permettere all'osserv.a tore di guardare successivamente nei due traguardi bb; dà senza muoversi dal suo luogo, si ottenne il vantaggio di r endere faci li le due osservazioni. Il meccanismo d ell'i~trumento è semplièe, e la costruzionejobusta per cui sembra che pos~;a presentare i n pratica per uso militare dei vantaggi sopra altri str urrtenti simili. . · ~ 28 . . Doppia squadra a 1·iflessione del Gt·otaers. L'istrurr:en to per misurare le d istanze del capitano · del gemo belga Grotaers (1) è simile al precedente, esso è parimenti formato di due parti trmute da d ue diversi osservatori che si collocano all'estremit~t di una bas~ cF 20_ metr< la quale è determinata da u u cordoncmo annesso al1'1strumcuto st esso. · Ciascu,na q~lle ·due par~i. dell'istrumento (Tav. IIL . fig . l _e 2) s1 compoll:e d1 uua squadra a riflessione , una d1 esse· (fig. 2) ha 1holtre un braccio con una mira scorrevole, la quale indica la distanza seauata sulla g raduazione del braccio.. · -~ Su pposto di · dover m isurare la distanza (Tavola .III, fig . 3) AX: _ui:-:o.pera~ore si c?llo_ca colla, sq:uadr.a munita del braCCl() _m .A, spiega l_a 1umce11a e fa colìocare alla estremità .d i .essa a 20 metri l'altro osservatore nel · punto B in dii•ezione:perpendicolare, tenendo nello stesso tempo il braccio AC esattamente nella direzione AX. . L'altro osservator~ colla su~ squadra gµarda il punto X, e fa collocare dal pnmo la mira scorrevole nel punto C
(I) Vedasi il giornale l' nl·iistrntion, marzo 1851.
307
DELLE DISTANZE
RlCERCH!s S CLLA M!SUHA
che vi è in direzione perpend:co1are, la distanza AX 2
data dalla graduazione del braccio sarà perciò
== ~-
Prendendo per AC dei valori eguali ad 101 -
om ,90 - om,80 _;_ 001 ,70, ecc.
si av.rebbe 1iX di 400m - 444m -
5Q0m -'- 571m, ecc.
per cui sar à facile d i ~raduare }l braccio AC in modo a potersi leggere la d istanza AX. . . Le dlle squadre a :riiless1one, sono c1ascun'.1 formata da due specchi M, N (Tav. Ilf, ilg. 4) collocati ~rert~ca,l_mente in modo facciano tra loro ~in angol_o d1 45 . L~ . i mmap;ine dell'oggetto lontano_X s1 rifletter ~ sullo spe~chÌo Jlfnella d irezione MN, _ed H~contr ando 1 a:t!o spel:chio N subirà una seconda niless1_one nelb direz10ne N?. L'angolo XA O risulterà p~rc1ò retto. Mentre ... d,~l punt o O l'osservator e vede 11 pun to X per dopprn riflessione, p uò scorgere sopra lo speccb_1etto . N a9che 11 punto B direttamente, per cui l_e s,~ra- fa~1le disporre l'istrumento in modo che ambedue qu_est1 punti collimino nella stessa direzione. . . Quest'ìstrumento figura nei"catalogo dei prezzi degl\ apparati ottici dei _signori Le_tehours e Secretan, d1 Parigi, pel prezzo d1 lire 110.
VI.
Strumenti che molli~licano gli angoli. ~-29. Ì)impiego <li basi d'una ~unghezza _m aggiore dei 20 ai 30 metri, che con questi strumenti ~ono g eneralmente necessarie per m ì~ur:ar~ con suffic1~nte ~pprossimazi?ne distanze supenon a~ 20~0 metn~ aflmch è risult1 bastantemente sens1b1le l accrescimento .
308
lUCEHCHE SULL A l\IISURA
de_gli a~goli determina~\i l~ varie dis_tanze per poterle m1sura1 ~ d_al le estren~1ta d1 esse basi cogli _strumenti or_a d,ett1: mdus?e a_ far~ ricerche di sistemi atti alla rrnsura d 1. ar:igoh p1_ccoliss1m1._ Essi consistono generalmente rn meccamsrm SHmh a quelli da oroloaio i O quali n,i_oltiplican~ gli _angoli in modo . a _rendere p ~ss1b1~e l 11;11p1ego d1 b~s1 d1 lunghezze limitate a q uelle so prn espresse. Pero nel n umero ve n e sono tal uni che co~ rendere apprezzabili angoli di pochi m inu ti s~condi ammettono l'i~ piego di ·basi anche pic'c oliss1me; de~la l uJ'.!gh~zz~ c10è d1 alcu ni decimetri, le quali potendosi_perciò numre all'istrumen to soddisfano anche a\la condJZJone d1 fare u na sol'.1- staz.ione p er la misllra d~ qualunque d1sta1:1za, con nspar!11i~ del tempo impiegato n elle due diverse osservaz1om e nella misura della base, che sempre richiede una o-rande accuratezza 0 sopraiL1ito se molto p iccola. Darò quindi u oa breve descrizion e di quelli che ho potuto conoscere. . § 30. Allro misuratore Bouvé?''!J· - Il luoc~otenente 0 sig nor B<;iuvery prementovato proponeva per quest 'oag_e tto u!1 altro ,strumento anche i n corso di costr~z1_vne, .formato parimenti. di d ue parti tenute da due d1vers1 _osserva ton . La prima (Tav . III, fig. 5) si compon~ d1 uu cannocchiale A che si di rige sul punto lontano n, fissat~ ad angolo retto sopra di u n'alidada la q uale dete.rmma la base p erpendicolar e A C. La seconda part~ dell'.isirumento _si com pon e di un altro caonoccl;iale m_ob1le sop1:a d1 u na tavoletta la q uale porta un altra ahdada destrnata pel collocamento di essa . !Il C nella precisa direz10ne della prima, situata in A m modo però ch e la d1sta11za A C sia di 20 m etri. tale essen~o la_base determinata per l'istrumento . n 'can1;occ~1ale m C _v iene q uind! . diretto s ul punto B e l angolo A CB, 11 cm arco viene 20 volte inar andito per mezzo di_ apposito m8c~anis1110, è rappr~seutato nell_a '1raduaz10ne ~olle _s~e _d1stanze corrispondenti da 50 10 vO metri nei l1m1t1 di 500 a 3500 metri. e: § 31. Telemet1·0 a fìli mooili: :-- In ~m recente opu~colo tedesco havv1 la descnz10ne di un Misuratore
Dft LLE DJST.AKZE
309
delle dislanze per l' th'tigUet·ia (1) che trovasi ci tato 1:el v olume 2a della {l serie del Journal des a1·mes spéciales, 1862, sotto il nome di Télémèl1·e_au di9rcsseur servant à estimer la dislance du p1'oyeclile ait but , che a motivo particolarmen te degli _elog_i ch e gli sono _p rodigati in detto giorn ale, merita 01 essere conoscrnto. Lo strumento (Tav. III, fig . 6) in sca;Ja del quarto del vero si compone di una testa cL1b1ca A e d1 u n tL1bo n si'mile ad un can nocchiale, che porta un tra guardo io m ezzo all'oculare . La testa è divisa in d ue parti: nella inferiore bavvi u no specchio i nclinato_ a 45° sull'as~e. e . sulla faccia posteriore d ella: medesima, s ulquale,e rnc1sa nna r etta ne l piano v~rt1cale p as~ante per 1 ~isse; n ella parte superiore v1 sono tre fili, uno_ mediano ~ dL1e_ laterali, denominati. il primo pri~c1pale i e g~1 altn s_uc-cursali e mob ili p er mezzo d1 una v ite rn1crometnca. L' asse della vite porta u na rotell~ dentata che s'ing rana n e~ denti d ella peri fe:·1a d1 un d)~co , a })~s~o sulla faccia destra del dado e graduata. L mgran_agg10 e la araduazione sono così combinate che l e cifre rndicani il numero dei g iri della vite e lo scos~a_mento dei fili a partir e dallo zero, nella quale p os1z10ne 1\ filo principale, l' incisione_ dello s pecchio e l'_asse dell' istrumento sono d1spost1 rn un me~es1mo piano . Superior mente ~tl dado si trovano alt n num~n . propor~ zionali a quelli del quadrante e lor o mult1pl 1. Qnest1 numeri sì ot tengono dividendo la di~ta~1Za _d ell'ocula:re ai fili e lo scostamento d ei medes1ro1 (sia p el pnuci pa1e ' che pei succ~rsali) danno la tangente d egli an ouol i corrispondenti. . Se si guarda attraversò l'oculare, ?i v ede 1~ fi_gura riprodotta n ella Tav. III, fig . 7. Se il filo _pnnc1p~le è in u no stesso piano con q uello della lmea _mc1sa sullo spechio e l'indice segnerà o. _Il pun_t.o a s1 tro_v erà n el campo di visione sulla lmea visuale ? ed 1) punto n sulla !inea d i stazione. Quest e due lmee s1 attraversa no normalmente , e il punto d'intersezione è sull'incrociamento dei due fili. · Per misurare la distanza Aa (Tav. rn, fig . 8) trovan(1) Distauzeumesscr far u.rtillcristischc zwccke, Vurzbourg, 1861.
310 R)CiERGHE S(!f,Là MIWR A dosi in A bisogna i)rirna accertarsi che ·( fili mediani · si vedano in linea. retta, e il quadrante segni o. Tenendo orizzontale lo strume)J.to, si dirige al pnnto a la visuale passante pel filo · principale ; e si osserva l'immagine di ·un punto n in direz10ne perpendicolare che viene a presentarsi nello specchio, H qimle verrà scelto convenienterriente p-ote11do$Ì scegli ere ad arbitrio il punto A. Segnato il punto A con un pich:etto si determina la An e si prolunga ir.i B, e si prende AB per - . base misurandola accuratamente. _Si t rasporta quindi · lo strumento nel punto B e si. certa nello specc-.hiò le immagini di A e d i n, e ·quando quest_e si coprono esso s3rit determinato esattamente. Jn questo caso- il punto a non sàrà coperto dal fi lo pr incipale , si fanno allor a ·scorrere i fili mobili a dritta od a sinistra, finchè l'uno di essi copra detto punto. Si osserva qnindj il n urnero di giri fatti dalla vite che ;;on o indicati dal qua,drante, ed il numero proporz ionale conispondeote, il qua~e moltiplicato per, la lùnghezza, della b~se darà la distanza cercata. E indifferente di far passare nel piano visuale diretto ad a il filo principale od uno·dei succursali , purchè sì tenga conto rli · q uesta t;ircostarn.a nel numer are le indfoazicini dol rpiiidr::mt.e, corrispondendo le distanze tra i fi.;i a d ue giri del medesimo ossia 30 graduazioni. · La lunghez;,;a dell~ base si vede che deve essere approssiniativamerite pr oporzion·al f;l alla _dist~wza da misurarsi:. se si ti_ene troppo corta si cadrebbe f!l,c ilmentein errori nel còmputo degli angoli, se troppo lunga potrebbe · aceadere clie ·]'oggetto di cui si vuole misurare 1a distanza si trovasse fuori del campo di visione dello strumento in uno dei_due punti di stazione. L'asse dello struP.:i.euto e lo scostamento del filo adoperato nell'osservazione formano un triangolo rettan- goto simile a quello di cui sono cateti la base o linea di stazione e la visuale Aa. Il cateto minore di questo triangolo è dato dal numero di giri della vite- (che si possono estendere fino a 60), e dividendo questo numero per 600, distanza dall'oculare ai fili, si ottengono i n umeri proporzionali. . Nella tavola di graduaiione i primi _ sono indicati nella colonna a,, e gli u ltimi nella v in modo a formare quattro cv!oune.
311
DELLE Dl ST ANZ~~
Nella prima colonna a vi son_o _i gjri dell_a ~i~e, nella seconda b i numeri romani. 10d1~auo 1 g1_n ~ destra, nella terza e i numeri panmen_t1 rorn'."m mdi~ cano i gir i a si1,ist~a,. n e~la quarta v_ sono 1 nu~~r~ proporzionali che ~1 riferiscono _a1 g1~ 1 precede~ti, m_ fine havvi una qurnta colon~1a m cui v1. sono 1 qua cl rati v 2 dei numeri proporz10nah che diventano . necessari quando si mìsuran? le distanze. con u~,t. lmea di stazione ovvero base d1 lunghezza mdetei mrnata. [n quest'ult~rno ?aso i_n cui non siasi mism:at~ 1~ base O linea d1 stazione sr procede nel modo seguente. Dopo :fissato il punto n. della b ase ('~av. III, fig. 8), si guarda l'oggetto a. e s1 fa seg nare 11 pun_to L__c~e sia in" direzione perpendicolare a Ba s1 a,vra qmnd1
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Aa= AL. Per determinare AB, basta poi ~i rar coincidere ilfi lo principale col pu~to !J e qumd1 fari<? n;u?ver~ fi nchè si trovi nella direz1<?ne_ d1 BL, e s1 _a, ra, cosi I.a Junghezza della base molt1ph?ando per 11L 11 numero pr.oporàonale trovato, vale a dire V. AL= AR 11er cui la distanza Aa= V2AL. . Quest'istrumento è al certo in_g ~gnoso e la su~ teori_a semplicissima,. ma però. non ,v1 ~ dubbi? c~e 1 mov1~ nenti mecca111c1 de1 fili noL possono far a. meno d; ~~sere assai delicati e qui1;1cli facil_i a guastarsi, ~er cu~ si può crecler':l che ·non s1a_meglio adatt.ato all uso d1 guerra di altn strumenti _snnil1. . Segue lo specchio relativo alla grad uaz10oe.
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20
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xv
313 . ·§ 32." Sta&iometi·o di Du Puy de Podio. -~ Seguendo lo stesso principio della pronta risolùziou·e di un trian~ · golo rettangolo vi sono altri strùnienti• ottici alquaù.tci. ·. simili perciò ner loro impiego ·a quelli ora descritti , d i cmi pqre sé ne vantano i buoni risultati ottenuti. .·:Essi sono Jq S(adiomet1·~ del_ capitano . _v;,, Puy _· cfo podio, ed ·i-l Misuratore da campagna del rna.ggioré . Rìchard, i quali hanno fra· lòro molta analogia; pqichè in an1bedue il movimento angolare di un cannocchiale _\rieùe per:-· mezzo çl.i un meccanismo da oròlogio molt i p!i.cato in modo da rendere , faciJ mente visibili sopra di · uo quadrante i piccolissimi: angoli· formati dalle dtvei:·se_ po~iziqni d_~l . cannocch_iaje relat.iv~m.~nte . alle d 1stànze da m 1sLirars1, le q uah possono anche essere d i 150 ·volte · le ·basì :necessarie· per determinarle, • ·• · .. Lo_stadiometr9 (ràpprese~tàto in scala di dµe q uiriti n [311a 'fav. III, -fig . 9) consiste (l) in._ una._ piattafornia . circolare A- portante un semi-cetchici mobile IJ.' Sul dia1iletro di questo semi:-cerchio si trova -un canuoc·chiale 11 c01i due fili, u no orizzontale l'altro vei:tiea.le intersecantesi· nell'asse del medesimo. Il semi-cerchio si fa ·ro uovere attorno il-suo centro per mezzo del bottone D al q ualo è àttaccato un roe~ chetto èbe s'ingrana nei denti che trovansi nell-a ·cur~ .. yatu:ra tntè;rna del semi-cercb_io; Una _ruota · dentata E, . . . eh.e è messai:ri'rnovi'm ento dal ~èmi-cerchio" per mez1,0· . . . di_un ròcch~tto che vi è unito inferiormente , va ad ·. ingranarst ad :.un altro :roccheito_ F; c1uesti portà' un indice o sfera G la q ùale segna· sopra un q uadrante C che trovasi collocato dalla parte destra del sèmi-èèr.. chio l a misura in cifra delle distanze osservate. La · .cornbinaZione dellé r uOtè d;èntate ò fatta in modo che · · fecendo muovere il canr_10cchiale, gli angoli segnati dal semi-cer chio vengono indicati dalla sfera nel rapporto di 1 a 20 .. Per maggiore comodità ven,gono . impieg~te. du·e sfore sovrapposte l'una . a:11'.altra, ed il qm1drante port_a a n()he due distinte graduaz.i,oni, una bianca e l'altra DEl,L I,> DISTANZE
O 10
100
(1) Ménw-ire s1ir le Stadiomèt'l'e, nouvcl i nstrnmcnt clestiné à l'ltppréciation dcs distances (Joiw1wi cles Ar-mes svéciales, 5m• · série, 1" volume, 186-1);
314
315
Rl CERCHE SUI.LA 1\flSURA
DE.LI.E DISTANZE
rossa. La sfera inferiore nota sul quadrante bianco le d ~stanze calcolate con uea base di 25 metri per le distanze da 250 a 4000 met_ri; la sfera superiore segna sul quadrant8 rosso le distanze che oltrepassano i 4~00 metn . che sono state calcolate con una base di 50 metn. Gli _angoli notati dal semi-cerchio che fa il cannocchiale nel\e sue_ diverse posizioni relative alle d1stauze che s1 v~gliono. misurare, rappresentano il complemento degli angoli formati a1l'estremità delle ~a:;i, e quest: essendo piccole, un arco di 15° è suf~1cien_te per r1ce:7ere una tale graduazio11e alla quale e uo1to un nonw v. · Qo_est' ulti;na graduazione serve essenzialmente per verrficare l 1struo.'1ento, non essendo frequente il caso che debba servire per la misu ra degli angoli. · . Sotto della piattaforma si trova collocato, in direz10_ne esattamente perpendicolare all'asse del cannocc h1ale, un tubo I cl:e serve di alidada, il quale è fissato s?pra d1 ui:i- disco_ girevole che serve a dare un movn:nento di rotazione a · tutto l'app,ir ecchio. . Per s0,rvirsi . cfoll'istrumen~o, - s1 _col lor,a. dapprima m .4 (Tav. III, fig . 10), dmgendo 11 cannocchiale sul punto X del q ua.le s1 vuole misurare la distanza avvertendo che le sfere s,?gnino zero sul quadrante'. Col _tub? alidada si determina quindi sulla sinistra ~ma d1rez10ne AB peFpenclicolare ad AX e si segna 11 punto B a 2b metri dal punto A. Trasp_ortato ;iu!ndi l'istrument o in _qur;sto punto B dopo _diretta 1 al!dada sul punto A, s1 n volge il cannocc~1a~e . sopra 11 1~unto . X per meno _dell'apposito meccanismo. I_l movimento del can_nt:cc~iale produrrà · ~_uello ~ella slera nel _modo drnnz1 md1cato, per cui s1 potra leggero !a distanza sul quadrante come si leggono le ore d1 un orologio ordinario.
tavoletta in modo che il suo asso sia perpendicolare ad un'alidada prismatica AB fissata sopra di uu lato della medesima. Il cannocchiale è montato sopra di t~n perno ~; che porta una ruota dentata R, 1a quale rngr ana w un r occhètto impernato sopra un'altra ruota R' simile alla precedente; questa ruota R' mette jn movimento il pemo Jl che porta una sfera la quale segna le distanze sul q uad rante Q. - Quando la sfera segna zero sul quadrante, il cannocchiale tocca un ritegno k, ed è · allora in posizione perpendicolare al l'alidada, come si è eletto superiormente. I movimenti del cannocchiale si ottengono facendo . girar e la vite r, e le combinazioni delle ruote del meccanismo li. moltiplicano per 100, dimodochè un angolo di un minuW è rappresentato sul quadrante da 1 grado e 40 •minuti. Il modo di servirsi di quest'istrumento è lo stesso ind icato precedentcmentn, co'. la. sola differe nza che fino ai 1500 metri s'impiegano basi soltanto di 10 metri ; per le distanze maggiori si prendono basi di 20 rnelri, di 30, ecc., avvertendo in questi casi .di moltiplir,are per 2, per 3, ecc. , la distanza segnata dalla sfera sul cfu.:1,drante . . Quest'istrumento venne poi successivamente perfezionato dal maggior R ichard, come scor gesi nel fascicolo delli 15 agosto 1865 del lo Spectateur l'rfilitaire, col mezzo di un meccanismo simile a quello di un orologio ordi_nario ('fav. III, fig . 12), riel quale gli angol i delle sfere coi diametri del quadrante sono in c.;orrelazione colle ore da esse segnate : cosicchè se un oroJoa io segna ad esempio 3 oro 12 m inu ti 21 sccoarl i l'angolo et~ la sfera delle ore farà col diametro XII- VI sar à d i 96° 10'-30", poiché le dtvisioni angolari del quad rante in gradi sono trenta volte maggiori di quelle della graduazione oraria. L'istrumento può quindi combinarsi in modo di rendere possibile la misura di piccolissimi angoli con molta precisione. Esso è formato da un albero verticale che porta alla sua sommità un cannocchiale che è fatto girare con un
~ 33. Misuratore Rich.ard Il misuratore da cam l;ag na del maggiore Richard ,(Tav. III, fig . 11) consi ste (1) m un cannocch1ale E disposto sopra di una
( 1)
8pectatcur Mili'.tairc,. 2a sede, tomo 49, 184fi.
.,,....
316
RlCERCHR [:,"CLLA MISORA
bottone V, àl disotto di esso havvi un.a sfera A de_tt à dei · gradi. · . _ Inferio'rmente Palberci :è -fissato ad una . ·ruota dcu~ tata R la quale ,ingrana· in un rocchetto I' 20 volte _· più· piccolo di !?~sa. Al r<_)Cèhetto l'è annessa la ~uota · dentata R' che mgrana m un altr o rocchetto P che · le è . miùore di. 1/18. A quest'ultimò rocd1etto ch e è infilato . nell'albero ·_ della prima ruota R, lasciandone però libero· il niovimerito , è attaccat~J.11:1 rn_ani~oLto · che porta la second_a sfera B detta dei ~m1:1t1: d1modochè mentre la pnma sfera 11 fa ·un giro mtiero del quadi·ante, quella B ne _fatà ~0xlS::::360. ·. · La prim.a sfera è dispost~ in dir(è?zion~-- perpendico_d _. lare a quella del ca:1iI1oc.c hrale e segna 1 gradi sopra . di un quadrante diviso in 360 par ti. . · · La ·graduazione del circolo per la sfera B è divisa in 720 parti, cosicchè ogni grado della sfera A corrispondendo ad un iutiero giro della sfera B, ciascuu_a di visione della grad nazione del quadrante della sfera B sarà 1(720 di un grado ossia 5". . _: Qualora in pratica si possano effettivamente costrurre colla dovuta prAr:isionA e solidità. di s im ili strumenti, la qual cosa presentç1, per lo meno maggiori d ifficoltà che negli orologi. ordi n_ari, _poichè i meccani_smi c~E: accelerano i movimenti, richiedendo che s1 eserc1t1 una certa potenza sui primi ordigni di trasmissione , le probabilità di guastar~i anche per ·]e dif:1koltà rnag: giori del loro .perfetto _g 1uocC! cogli ?rg:an!. suc~ess1v1 8ono molto più grandi che rn quelh sm11h agli orologi in cui si produce l'effetto opposto. Comunque ammesso si ano risolte tutte le difficoltà, e si riesca con questi meccanismi ad · apprezzare un ango_lo di cinque minuti secondi, come nel caso or ora c1tat? , diventerebbe facile l'aggiungere all'istrumento una p iccola base la quale, ad esempio, per la distanza di 3000 metri sarebbe soltanto delia lunghezza di Om ,0727, e si potrebbe quindi- effettuare la misura delle di~tanze con una sola -stazionè. · . ~ 34. Distanziomel1'o Klocl~ne-r. - Il misuratore delle distanze _proposto dal maggiore G. _Kléickner (l) con-
(1) Pel' clistanzm.esser von G: mockuer, Major in pension. Wien.
317 .s iste in un:;t. sqùadra a rifle[lsiÒhe (TaV ._ IV1 fig._ 1 e 5) nella quale uno degli specchi è_ mobile · fra ._ristretti limiti . per . potèr .misurare angoh tln poc?_ ._maggiori det-Fangolo r etto: · . . _ . _ _ La misura delle distànze -A X (Tav . ·rv, fig-. 2) con que: sto istrumento consiste, come in molti altri simili, nella risoluzione del" trian·golo · rettangolo XAB jn cui si I?i: · s ura la base AB. e l'angolo AXB eguale a CB_ D: S1 e quest'-arigolo CBD che viene misui:ato dall'istrumento. Prendendo basi cli una lunghezza·compresa fra 1/-26 e 1/200 della dista nza, AX gl1 angoli CBD cornspon. clono per ia base di 1/1.6 a 2°-1:J'-15" e_ p~~ la base dì l/200 a 0°-17'-12", i quali formano 1 lmut1 estremi degli augoli d:ie ' si .po$:;\_Ci~o misura1:e- ; 11 mèccanisfuo dell'-i-strumenfo .è com binato.in modò cl_ie l'angolo CBD appare 180 ._v_olte ingra~_cli_~o sopr~ eh un quadrante (Tav. IV, iìg. 3. e 4) eh viso 10_ gradi .e mezzi gradi. Sopra qu~sto qùadrante sono anch e segn_a te le di~ stanze che- corrispondono agl1angoh compre~1 (ra quell 1 .o ra detti, . sotto. i quali la bilse. normale d1 5 appare ·a lle ù i vèrse distanze fra i limiti di 130 a .1000. · Le distanze sono espresse n elle medesìme unità di misura che servirono per misurare la base. _ La d istanza cercata sarà espressa dal numero segnato dall'indice sul quadrnnte rnçltiplicato tante v olte per . 5 quante volte il. 5 è contenuto nella lunghezza d1 base scelta. Per una medesima l unO'hezza cli · base· l'angolo CBD diventando sempre più piccolo quaoto_ è p iù distante l'.oggetto X, gl'int~rvalli della gradaa:z1one compreuùeranno un magg10r numero ~1 unita della · base alle maggiori distanze , esse corrispondono per · caduno intervallo . DELLE . DISTANZE
tra 1000 e 750 a 25 »
750 e 500 a 12,5 500 e 250 a p 250 e 130 a 2,5.
Se la base è pii.1 piccola di l /200 ·della distanza cer-
318 RICERCHE SULLA M!SFJU cata, l'iJ?dice del quadrante oltrepassando il n umero 1000, ultimo della gra:duazione, la distanza più non si P?tra conoscer~. Similmente_ se la base è più grande d! 1/2_6 dell~ distanza da misurarsi, l'indice facendo pi ù d1_ u n giro attorno al quadrante, la distanza non può più venire letta. . . Nella_ Tav. I V, _fig. 1, _l'istrumento è rappresentato visto disotto, AB e un piccolo cannocchiale di Galileo dell'ingrand~mento ? i 3 vo_lte e lf2 circa per bene distmgu~re gli oggetti che. s~ vedono diritti. Il piccolo specch10 ci a che sta d1r1mpetto a l can nocchiale è mo_b1le attorno alla Slla metà (che trovasi sull'asse ottico del ca11nocchiale) per mezzo della vite micrometnca ed, la quale ingranando in un rocchetto e (Tav. IV, fig. 3) mette contemporaneamente in movimento il quadran te g h. . L'alt~o spec_chi? b b (Tav. IV, Gg. 1 e 5) è fisso, ess9 nceve 1 raggi d1 luce Ol' dall'apertura q praticata lateralmente nella cassa clell'istrnmento clrn riflette uell? specchio mobile ci a, e questo li r imanda Hella n:ieta super10re del campo del cannocchiale, col quale s1 vede direttamente un altro oggetto 0' per l'aper• t urn s s. · Il, campo d i vista del cann_occhiale è quindi diviso dall orlo rnfenore dello specchio a a. in due parti eguali (T<:1-v. IV, fr_g . . ti). Nella parte super.i ore abc s i vedono ~e 11n_mag11:11 nflesse dagli ogget_ti laterali, e nella parte mfenore s1 vedono quelle decrh OO'O'etti che stanno di0 0 nanzi all'osservatore. " Ondè poter tare coincidere queste due immagini s1:1,lla metà verticale del campo di vista, ciò che è ind1spensab1le per ~ttenere e~att\ risultati, questa metà è segnata con ?na nga ben v1s1b1le ff (Tav. IV, fig. le 6) . Il copereh10 della cassa del meccanismo ba una spaccatu ra i_ld m (~av. IV, :6.g. 3) per mezzo della qualerin_iane vis1b1le 11 qmtclrante Z, ed un sottile filo Fu situato sulla metà della spaccatura serve d'indice per leggere la graduazione. _S_ul quaclra1:1te (~av. IV, fig. 4) sopra circoli concentnc1, t_ro".ans~ rnd1cate le graduazioni in gradi, minuti e mezzi mmuti quella delle distanze fra 130 e 1000 un ità della base normale di 5 di esse.
DELLE DISTANZE.
319
Lo zero della graduazione si riferisce alla posizione normale in cui gli ·specchi fanno tra loro l'angolo di 45° per cui l'angolo OKO' è retto (Tav. IV, fi.g. ·5). In questa posizione degli specchi l'istrumento diventa una squadra a rifles;:;ione e serve al tracciamento della baso perpendicolare alla distanza da misurarsi . Quest'istrumento r ichiede una certa pratica per potere servirsene convenientemente, e quando con repl1cc1ti esperimenti si è riuscito ad acquistarla, riesce a bbastanza comodo ·nelle misure, ed ha il vantaggio cli non richiedere basi molto g_randi, bastando una base di 20 metri per misure di 300u metri. 11 difetto principa1e di tutti questi strumenti a spec·· chi, oltre alln. loro fragilità ed. all'essere facili a guastarsi, che è comune al' sestante come in generale n, quelli a riflessione, si ò che l'osservatore durante la operazione deve volgere il dorso agli oggetti che cerca, per cui .i l loro maneggio richiede una certa pratica per potersene servi re in modo soddifacentu. Nelle osservazioni in mare col sestante alle quali è più , spricialm_e nte adattato: un oggetto dive?-ta facilmente repenb1le sopi:a d1 un u!·1zzoute umforrne_ e bene sgombro, a terrà rnvece le piante e la molt1tudrne cli oggetti poco dissimili da q_u ello cercat~ che tr~- _ vansi nello stesso campo d i v1stà, ma a d1vers.e distanze, ne rendono la ricerca lenta e tal volta difficile, per cui succede non cli rado che queste specie d'istrumenti· non corrispondono poi in pratica all'aspettazione di quelli che non tengono conto di q ueste difficoltà prima di pro-v;arli. · . Gli strumenti poi che moltiplicano gli angoli col ren• dere cioè apprezzabil i le piccole _differe:1ze aug?lari, presentano l'inconveniente che gl! errori che s1 possono commettere dall'osservatore, qualunque ne sia la. cagione, si moltiplicano nello stesso rapporto con_ c~i. viene accresciuto il movimento angolare, per ~~1 richiedono molta attenzione nel bene curare tutti 1 det, taali che si riferiscono al loro maneggio, la quale non è ~empre possibile nelle circostanze ordinarie in cui devonsi misurare distanze alla guerra. Alle quali osservazioni devesi ancora aggiungere per
'
.
:320
D!sLLE DIS'I'AN t E
R ICERCHE SULLA MISURA:
gli stru1:ienti a riflessione quelle accennate a pagina2U4 ,· · per altri strumenti di quel genere·. . ·. · · ... · • ·
~ 35. 11/isuratoi·e Bauernfeind. ~ E sso consiste in u o. pri;mia di sezione triaOgolare isoscele in cui i lati eguali formano tra loro un angolo quasi retto. · · · ' . . .· Suppostosi voglia misurare la di-stanza ab-(Tav. IV, fig. 7), l'?sservatO're dopo d_i essersi collocato nel punto a fa collocare. nn;;i, _palma d rn modo ·che guardando clire~tame1?-te in punto b veda per doppia rifl essione . nel . pn_sm?, . 11 . punto d nella s tessa direzione, trasportato -. qum.<;h 11 pnsm~ capovol!o l ungo la direzione acl si de. termrna m s tm1l modo il ~punto c. · Il thangolo abc risultando isoscele il lato · corto ac sar_à una frazione costcmte della distanza ab, ed iri. re- · laz10ne cogli angoli . . .
321
Per persuadersi che l 'angolo foi;-rnato dàl primitivo raggio di luce mn con q uello doppiçim,ent e riflesso qs usceute dal prisma è cost,1ntemerrtc egu_ale all'augo19 çAll=rp. Si osservi _che nel _triangol o ., opt si. ha :· angolo ~tp= angol o nop - . ang~lp opt
[lJ.
le leggi s~11la ~,iJless.i o1).e della luce inseguano eh~ · a~g> nop= 180° - 2 ang. poB a11g. · opt= _180° .:...,,. 2 ang. op C. Sostituendo questi valori n e ll'eguaglianza [lJ si avrà ;cing. olp= 2 ang . op0_ ~ poB
· [21
Siccome però dal triang olo
Bop· aug. opC - ang . poB= 1/2 rp la [21 si trasforma in
ac
tp=tp' cioè ab=i cos 'P In ogni prisma l'angolo <p è invariabile e si può determinare coll'esperienza, dimodochè co11osciuto il 1 rappor to ,-,il va.lo re di cib si ottei~·à ·con uri"a s~rn"' cos rp . plice moltiplicazion e di due numeri. , Nell'osser"'.azione_lJisogna avere la massima cu ra che I asse .del prisma ~1a pe_rpendicolare al pjano del triangolo, e che le palm e siano collocate in posizione normale a questo piano. · Il pri?c!pio teorico sul quale è bàsato questo istrumento e 11 seguente. . Se un ragg io_ di luce mn (Tav. IV, fig. situato in u n pian_o perpendtcolare all'asse del prisma batte suIla f~ccia AC, pene~ra nello stesso, e dopo doppia riflesst0ne, da\le fac~ie .AB, BC ne esce nella direzione qrs, ques~ ul~1ma d1rez10ne qs forma colla primitiva mn del r~ggw _l a_ngolo rp corn_u ngue vog~iasi girare il prisma. L occh10 m s ve~rà gumd1 ~el prisma l'i mmagine del punto m nel\a d!fez10ne sm, e mentre trac.-uarda al disop_ra del pnsma può allineare in questa direzione una palma, o con a ltre parole tracciare sul terreno l 'ang olo f.
8)
àng. olp-:= rp.
[3]
Quest'ultima eguaglianza djrnostra .cbe il raggio di luce no app ena entr at o nel prisma forma con quello doppiamente riflesso pq priurn di .uscire d;'ll prisma un ·angolo costante rp. Dai che ne consegue che anche ang. Ano= ai;ig. Bqp perch è anche le due facce AB e A Cformano un angolo eguale . . Ma siccom e . quando un raggio di luce forma colle faccie di delimitazione d 'un mezzo resist ente omogeneo , appena entrat o e prima d i _uscir~ an o-oli er.ruali, i raggi devono formare anche prima d t entrare ~ dopo sortiti a ngoli par imenti egua1i, si avrà ang. mnC= ang Aqs •$Sia che i due r aggi mn, e qs for1nano tra loro l'an° golo qi. . · . . Quest'istrumento ch e presenta sugh s trumenti a specchi il :vantaggio d ell'inalterabilità clell' ango\o for~ mato dal prisma, in pratica non present_a tutti quei vantaggi cht si potea sper arne clagh elogi che ne fe. cero i giornali (1). · (1) Veda~i l'Esercito illustrato, 25 i'ebbraio 186[;.
3;22
RICEHCl!E SULLA MISURA
~ 3_6. Str"!'":enlo . Brei~haupt. - Riguardo agli stru.• menti ott1c1_ o a~che di -qualche interesse il seguente sunto, 1l cu1 articolo estratto dal 2° fascicolo del -54.0 v~lume _dell'Archivio pe1· gli U(fitiali d'Artiglie1·ia, pub• bhcato m Berlmo nel 1802. . ~n quest'artico~o ~he. tratta della disposizione delle n:i1re p~1 cannoni rwati, fa contemporaneamente menzione d1 m~ alzo a diottra, il quale dietro esperienze pratiche np.stute , iòembra _che potesse vantaggiosame,nte ser:71r: per puntare 1 cannoni rigati e lisci allo distanze d1 1200 a 1400 passi (800 a 900m). • Per maggiori distanze non erasi ancor a trovato il I?Od~ di avere un cannocchiale da disporsi sulla linea d1 mmi, che potesse rinforzare la vista dell'uomo e potesse utilmente servire al -puntamento delle bocche da fuoco anche_ in campagna. Per tale oggetto si è trovato convenient.o d i adottare un cannocchiale che col m_ezzo di cinque lenti e la l unghezza di soli sette poll1c1 (~m,183) dà un mgrand_iment'? sufficiente per le magg10n distanze a cm arrivano 1 cannoni. rigati. .• Jl cannocchiale è portato dall'alzo, esso può girare or1zz_ontal~1ente e verticalmente col centro di questi mov1ment1 sopra l'asse della bocca da fu0co a cui corrispond_e _l'asse . dell'alzo ::ho porta il cannocchiale. Una d~scrJZ1one ·più dettagliata di questo cannocchiale trovasi nell'opera del capitano d'arti crlieriaSchmarda : Condizioni geomet1··iche da seguire pe1· /lssiwrare il pùntcimento alle g1·and-i distanze (1). « Le _condizioni che deve avere un e;annocchiale da cannom per re:11derne faci le e preciso il puntamento sono le seguenti : · ~ 1" Il movimento orizzontale del cannocchiale d eve essere beue assicurato mediante un disco circolare g irante sulla parte superiore dell'alzo, onde il centro del movimento n on si scosti da quello dell'alzo; . • 2° Nell'alzare o discendere l'alzo, il centro del movunen~o deve C<;mservarsi nella stessa posizione o nella medesima verticale; (
(1) Geomctrische forbedingunrren der trefl'sichercn feruwirkmig: ·
von Kar! Schmarda. Prag, 1862~
DELLE DIS1'AN ZCs :3:23 Devesi verificare l'angolo rettangolàre formato dall'a$Se 9rizzontale del cannocchiale con quello verticale dell'alzo; « 4° Devesi pure verificare l'angolo formato dall'asse del cannone con qu ello dell'alzo; · « 5° Il cannocchiale deve essere disposto in modo sul• l'alzo da potersi levare quando si voglia; • 6° Si deve potere far uso del cannocchiale anche portandolo all'occhio collo mani; • 7° Verificare se l'intersezione dei diametri del caonocchiale è si.lll'asse ottico del rnedesìmo; « 8° L'oculare deve potere scorrere in modo da adaUarsi alla vista dell'osservatore. • Il cannocchiale misura le distanze col principio delle d?ppie immagini o della ~oppia ,misur_a .. T~le _princ1 pio fu sviluppato dal cap1~an'? d ar_tighe~1a Sch1~man nel primo volume del Saggio di u.n sistema della scienza dell' artig lie1·ia. · • Per rendere più facile l'uso di questo cannocchiale, converrebhe fornirlo di un sostegno da disporsi facilmente sul terreno quando non si voglia mettere sul cannone, e complicare h costruzione dell'alzo; sostecroo che dovrebbe essere sempli ce e si possa portare ~oll'affusto senza produrre imbarazzi. i Chi vuole esperimentare il detto cannocchiale per l'uso indicato, non ha che a rivolgersi al meccanico Breithaupt a Oassel (Assia Darmst_ad), che si offr~ di eseguire caD;nocchiali che adempiano alìe cond1z1orn sopra enunciate. » Fin qui il giornale militare prussiano prementovato. Malgrado la scarsezza delle indicazioni relative alìa costn;izione. di quest'istrumento, si vede però che basandosi sul principio delle doppie immagini è. il!,~Vitabile l'irnpieo·o nel cannocchiale d i mezzi s101111 a quelli di cui ho fatto cenno ·in altri st_r:1,menti, ~d ~ perciò da credere ch e n e avrà gli stessi 111convenient1 come istrumento militare.
« 3°
~ 37. 1'elemelr:J ·a pris;m·i Goul-ier. - Bench~ sia lungj dall'avere esaurito le n cerche scltanto per quanto s1
324 '.
RlOERGHE SULLA MISURA
ri_ferifice agli_ apparati ottici relativi '· àJl~ ~isur:a delle d1stanzE:i, po1cbè,. come diss~ pi~ s01?1'a , ogni giorno ne vengono proposti dei nuovi d1 cm non potrei d'altronde che fà_rJi,g .la sempl:ce citazione, · fra i · quali sem~rano anche interessanti quelli accennati nellct · nota sull'estimàzio_i:ie rapida delle distanze che trovasi . a pag. 216 del nuovo Mamtale po1·tatile di campagna. · degli u/ffaiali delfortiglie•r'ia francese (l), .neUa quale si vede come nessuno · di essi abbia fi nora dato r isultati abbastanza _s_o dd isfacenti da potere esseme particolarmente. consig liato L'impiego. Però i-n essa nota: scorgesi - èome ~ra gfi ~trumenti ·proposti in • Francia, quello deno1;11.1n:ato_: ,Tel_émctr.o n ·p rismi; del maggiore del genio Goul1er '· che. s1 compon\') di''d ue parti ténute ciascurrn da un diverso qsservatorè . che trovasi ·all' estrem ità di una base di 20 a 40 metri ·ai luno-hczza; .sia stato finora 0 l'istrhurnnto che rnaggiòrmente 9iasi à.-:vi'èin ato alla sol uzionì,, del'probleri:la di misuràr·e le distanzè in campagna. « Esso é portatile, di un uso prontissimo, poiché si possono fare 10 osservazioni in · tre rninuti. Colla base di 20 '.11etri e ~on una·.sola oss(;)rvazione ha sempre dato errori mrnon d1 50 n1etn alla distanza eh 1000 metri, e di 200 metd alla distanza di 2000 metri. Impiegando la base di 40 .metri, questi stessi errori sono stati_.inferiori -~ 2? ed a 100 metri. S~ si prend e una -m~<liaJra ~iec1 <?sserva.tiouj, ·questi: errori · si dirninu\scòno 0d1 _l/3; rnfine per due decad i di,_ ossèrvazioni -recipro_c he, vale a _dire nelle_ quf!,li gli ·osservatori carn- · b1ano ~ra loro_ 11 nspet~1vo istrumento, g l1 errori da . temersi alle d istanze più sopra ·indicate non oltrepas. sano i 20 ed 80 metri colla base di 20 metri, e di 10 e 40 metri colla· base di 40 metri. » ·§ 38. Telemetro da tasca Gautier. - « Un altro istrù. mento pi.ù. portatile ancora è stato presentato çlal capitano d'artiglieria Gautier, da lui denominato Telemetro. di tas_ca. Il suo volume si è quello di un cannocchiale di 10 c<mtimétri di ltinghezza e di 3 centimetri di d iametro·; si coinpone di un sistema di due specchi e dì un prisma di posizi?ne variabile. Esso dà
ei)
Aide-Mémoire JJoi·tatif' d'qr&illerie, 1864• . ·
dc cèiniawgne
à l'usage ~les of'ficier,~
325 la misura delle di;tanze mediante_que1la •a i un3: base che è determinata per ogni caso particolare dall'1stru. mento stesso, e ohe deve essere 1/10, 1/50, :i,1_100, ecc. , della distanza che si cerca, secondo la pos1zwne data . al prisma. · .· -.· · . .. · · · , Quest'istrumento ingegnoso e mo_lto comodo, ;110:11ha dato finora che risultati poco esaU1. La comm_ISst~me d'ufliiiali incaricata di esperimentarlo lo ~ttr;bm~ce àlla cattiva costruzione del telemetro, ed e cl ~vv1so • che quando sia meglio eseguito, potrà essere nnpie• rrato con molta utilità in campagna )) (1). b Coò. queste poche indicazit:m i non v i_ è certo _la. possibilità. di esaminare la costruzione d1 questi strumenti per darne una ide".' prec_isa, sopratutto_ se 13: solidità della loro costru:t1one sia tale da assicurarli contro gli acç\deo~a-l_i guAsti a cui possouo. iJ.nda!·e sogaet,ti nel loi·o ·imp1éao -111 g u0rra; . certo e pero che, ~rnmettendo per es.rtte le i~dicazio~i date1 1. 1 primo di essi, quando non present~_alcun. mconv~rnente ~el suo impiego, dovrebbe cons1derars1 come di buon ser• vigio in pratica. . . · Finora furono vani i tentativi da me fa tt1 per procura.rmi magn'iori indicazi0rii al r!g u3:rdo, 1~ q_ual cosa è fors'anche da attri bmrs1 al des1deno degli rnventon ·· di .n'o.n · d1re maggiore pub))Ecità ai l9ro strqme;ntJ ·_ finché abbiauo .ra,ggiunto quel grado d1 -.perfez1oné d-a . essi sperato. . . .• . . . DELL!t DISTANZE
VII.
Strnmenti e metmli 11roposti sp!icialnrnnte per l'Artiglieria. · . § 3\:l. - · Per comprendere in qu~sta raccolt~t ogni specie di varietà d1 metodi per la misura delle d1stanz~ servibili per l'Artiglieria,, ne indicherò · ancora alcum (1) 1'ablcs de tir clcs ccm·Ì·1ons et clc_ s mort·iers avcc une instruction · siir lct 1ncm-iè-rc de s'e-n serv-i,r, calculées par, i\f. Lo1nbard, professeur aux écolcs du meme corps à Auxonnc; _1787.
3:26
RICERCHE SULLA. Ml~URA
DELLE DlSTANZE
che. richiedono strumenti di costruzione molto più semplice e solid~. _che_ sono stati proposti ~a- p~rsone pratiche del serv1ZJ0 d1 quell'arma, dei quali pero non venne generalizzato l'uso, e sono attualmente poco conosciuti. § 40. - Triangolo squaclra di Lagrange. - Il primo per ordine d-i data è il 11·iangolo squadr-a del capitano d'artiglieria Lagrange citato dal Lombard nelle s~e tavole di tirò pubblicate nell'anno 1787 (1). Consi.3te in un triangolo squadra ho f (Tav. IV, fig. 9) costrutto in modo da potere vedere con diversi traguardi secondo le direzioni of, oh, ah, bh, eh, dh, eh, fh I due primi traguardi _o f, o h formano tra loro. ~n angolo retto h o f i punti a, b, e, d, e, f, sono presi m modo tale che ·
od=
l
3 o h,
oe
=52 oh,
dimodocbè si avrà 5
oh=8. oa=6. ob=4. oc:=3. ocl=:r· oe=2, IJ(. Quest'istrumento presenta sci triangoli rettangoli hoa, ho b, hoc, ecc. , e se si capovolge· il triangolo nella posizione ho f", rappresentata dalJe linee simmetricamente condotte da.Ila parte sinistra della perpen: dicolare oh, si avranno sei triangoli, ciascuno dei quali è eguale a quello che le è simmetricamente- disposto (1) Nella recente Memoria del ca.pitano Gautier, citata a pag. 292, che porta la data di maggio 1865, e quindi pubblicata po_sterior• mente a.Jl'Aide-1'1.fàmoire summenzionato, non fa menioione d1 questo istrumento ; per cui si può supporre che finora non gli sia stato possibile rimediare agli inconvenienti osservati dal111, Co01miss1one. .Egli ;iropone invece il telemetro da lui denominato 'istantaneo dc• .scritto a pag. 293 ~:) i, dal quak ebbe bnoni risultati.
327
dall'altra parte. Comb,inando in segµit_o le linee ob: blique ah, bh, e h, ecc., due a due s1 troveranno 1 quindici triangoli hab, hac, h _ad, ecc.; hbc,_ hbcl,. hbe, ecc. ; hcd, hce, ecc.,esi avran~o_pa.nn::enh quindici triangoli come questi dalla parte sm1stra d1 ho, cioè trenta triangoli ottusangoli. Finalmente se si combinano due a due i 5ei triangoli r ettangoli della parte des~ra con q t~elli della p_art~ sinistra si formeranno trentasei tn angoh acutangoh tali che haa', hab', ecc.; hba', hbh', ecc .; hca', hcb', ecc ., ecc., e si avranno in totale 78 t riangoli che sono altrettanti casi differenti in cui si può impiegare questo t riangolo squadra, il cui oggetto si è di servire a formare sul terreno dei t riangoli simili a quelli che racchiude . Cosicchè per misurare la distanza da un p unto inaccessibile ad un altro accessibile, si vede che vi sono due casi: il primo quando si può prendere una base perpendicolare alla distanza è semplicissimo. Per misurare la distanza AX (Tav. IV, fig. 10), si colJoca l'istrumento in A, si dirige il lato lungo oh in X e si fa segnare con una pallina C la direzione del lato cor to o f; -si trasporta quindi l'istrumento lungo A C finchè si veda il punto X da uno dei tr aguardi, ad esempio bh; si misura Ab che moltiplicato per sè darà la distanza AX. Per misura.re AX (Tav . IV, fig. 11) col mezzo di una base che faccia un angolo ottuso X 11 C si dispone · l'istr umento in A in modo che si veda il punto x con uno dei traguardi, ad esempio, eh, si segua la direzione AC col mezzo di una pallina, lungo la quale direzione si trasporta l'istrumento finchè da B si veda il punto x dà un altro traguardo, ad esempio, dh. Si misura AB e si avrà dai triangoli simili Am . AB AX == JlH- lJA'
Si avrebbe -parimenti v Bn. AB B ,i= Hfl-DA: AIINO
::n, voi.
III, -
21.
328
329 Supposto di dover misurare la d~st~~za OX (Tav. _IV, fig. 13) inacessibile al punto X, s1 tm la perpen~1co• lare OA sopra OX ~he_ ~ervir~ di base p_er l'operaz10ne. Dell'estremità A si tm la visuale AX Si avra OX= AB tang. A. . . . . Per determinare il valore. di tang A, 11 signor R1effel fa uso di una falsa squadra in legno LA L' sulla s1ual~ è fissata in un punto C di uno dei lati l'estremità d! una cat8nslla CD di una lungla.ezza . eguale a CA . _Si tende questa catenella in modo che l'altra . estrem1t_à cada sull'altro lato formando cosl col1a lmea AC 11 trian fJ'olo isoscele A CD:. si avrà quindi o DELLE DISTANZE
RICimcm; SULLA MISURA
Se la base AC (Tav. IV, fig. 12), si d ovesse prendere parte alla d~stra e par te alfa _sinist~a della perpen cli'?olar e, Si n~orre allora ai triangoli acutanc.,oli dello 1stru1:1ent~ d_1sponendolo dapprim a in un pu'hto A in m odo eh~ 11 piccolo 11!--to ~ssen_d o diretto l ungo A Cuno dei trag~ar~1, ad esempio, d h, SJa nvolto ver so il p unto X, e q umd1 capovolgendo l'1st.rumento si cerch erà l ungo la . d1rezl()ne . della base _un altr o punto B in cui u no d~1 t r~guMd1, ad esemp10, ah, sia diretto al punto :; Si avra 10 questo caso AX== Am. AB AD+HB'
Si avrebbe similmente
BX
Bn . AB
AD + HIJ'
Qu~st'~strumento,_ costrutt~ nel modo in dicato, si vede ch e richiede nel pnmo caso, cioè, quando si può prendere una base perpendicolare alla dir ezione della distanza da m isurare, che questa base non :sii:i minore dell'ottava p~rte della m edesima, e negli al tri due casi, oltre alla m i:3ura dell_a base, un piccolo calcolo che per quanto sia semp lice è sempre da evitare. È bensl v_ero che nella maggior parte delle circostanze le basi s~ potrann o p r ender e perpen dicolari, ma la loro con Si_derevol~ l ungb~zza p~r pot'.3r . m isurare le grandi ~istanze e forse il m otivo prrnc1pale_ per cui questo 1::;trumento, quantunque sem ph.::e e pratico, non sia stato adottato. Questa d~scrizione è ricavata dall'8° v olume del Jou,1·nal des Scwnces militafres, 20. serie, pubblicato nell'ann o 1834. § 41. Telegoniometro, Rieffel. -:-- Il signor Rieffèl, pro• fess?re nelle scu?le d art1gh eria: fran cesi, ba proposto un 1st~u~ento _d1 uso parimenti pratico, e per la sua sem_phc1ta m_entevole di essere conosciuto, di cui tro vasi l_a_d~scn z10ne n el 7° volume del .fournal des Scienc;s milita11·es,_2a se~ie, pu~blicato nell'anno lt.334, che 'enne qum d1 per 1 perfez10nament1 arrecativi ricordata nel 23° volume della stessa opera nell'anno 1838.
Si è questa formola c~e serv~ alla_ grad~azione ~ell'istrumento calcolando 11 seguito d1 tutti 1 punti .D che corrispondono ai differenti va1ori di OX. L'istrumento proposto dal signor Rieffel è in legno, i lati ùella falsa squadra hanno 2m d1 lunghP.1.za, la catenella ha una lunghezza eguale al _seno o cosei:io di 45" in un circolo che abbia per raggio la medesima lun-
VT.
.
ghezza dei lati ossia Nel suo complesso è semplicissimo, di. soli~a _co?truzione e n e è facile il suo impiego dagli artiglieri che sono pratici dell'uso del filo a piombo, ?he si adopera pel suo piazzamento nella precisa direzione. Questo istrumento fu fatto eseguire nell'a:_rsenale di Genova nell'anno 1841 dove forse ancora s1 trova, e nel suo impieO'O è piuttosto lento, e solo adattabil~ ai terreni pia~i in cui . si può misurare ur1:a base. d1 una certa estensione relativamente alla distanza da misurarsi , non minore di drca 1/12 di essa , altrimenti gli errori che si comm~ttono diventano considerevoli. Il fatto che questo 1strumen_to non fu adottato dal-l' artiglieria fr~mcese _dogo rimasto qu~lche tempo in prova al poligono d1 \ mcen?e~, . ch_e e uno dei principali in cui si fan~o freqt\ent1 ~m., d1 scuola e di esperienze, è quanto si può chre d1 prn concluAxNo xr, vo!.
11!.
-
z1i,.
330
11IOERCHE SOLLA MISURA
331 destra ed il cannone di sinistra è puntato con 10 gradi di deviazi01~e, sul!a ~inis_tra. L'esa~ta distanza ab DF,LLR DÌST ANZE
dentP per persuadere. che non siasi creduto sufficientemente ad.attato ~l servizio d'artiglieria. . ~ 42. Metodo 1'i(/;y - Un metodo di estimazione delle distanze col prendere di mira l'altezza conosciuta di un oggetto, come sarebbe quella ordinaria di un uomo è. stato_ ultima_m~nte proposto dal signor çli Tilly, ufti~ z1ale d1 artiglieria belga, la di · cui descrizione trovasi nel 3° volurne della Revue de 1'~chnologie militaire. Egli propone di mettere sulla volata di un cannone (Tay. ~V, fig . 14) un t raguardo ab, scorr'evole avanti ed mdietro paral_lel~mente all'asse del pezzo . . Il cannone dopi;, che sias1 puntato all'estremità inferiore . p d_eU'oggetto .P q, . r~1entre il traguar'.Jo trovasi nella posmone ab prn v1cmo .alla culatta, 1l traguardo movesi · verso la volata finchè la sua estremità b' sia in dirè. ziooe deHa sommità q dell'oggetto . Lo spazio aa' percorso dal !raguardo viene nota_to, .e si può quindi calcolare Ja d1stanz.a oppure stab1hre una crraduazione sul cannone che si .riferisca all'altezza con~sci uta dell'oa . getto preso di rpira. . Questo m;todo, che ha qualche analogia con quello rnd1cato P?ll lslriizione pratica della scuola delle distanze, quando viene impiegato l'alzo del canuone per 11;1. mi. ~ura dell~ sui: d1s_tan~a .dal bersaglio, presenta gli stessi mconvement1 dei mic1:ometri · dei cannocchiali che servono per oggetti di altezze parimenti conosciute ed a! ~e~esirno _si posson~ quindi applicare le osse;vazrom fatte sui medesimi. · · Devesi inoltte avvertire che l'autore stesso dichiara c~e non s~ potrèb?ero_ mism aro distanze maggiori dei 1200 m etri, _perche gli errori probi.Lbil1 sono superiori ~1 ~00 metr!, ed. a:ncbe per _d1stimze • comprese in quel hn}Ite non e d1ffic1le che grnngano smo a 90 metri . . Jl signor di Tilly propone ancora una Hro m etodo di misurare le distanze servendosi di due cannoni e di• · Lina · base misurata, esso è il seguente : . I due ~anno~i af, be (Tav. rv; fìg. lfl), sono collocati .· ll1 battena dai 18 ai 22 metri d'i ntervailo i n modo che le ruote si c~prano: quello ùi destra è q1·lindi puntato sul bersagl10 JJ con 10 gradi di d eviazione sulla . 0
fra i due canuom e qumd1 nnsurata. Ciascuo cann~ne è provvedut? di un \ rag?ar~o scorrevole e, d perfettamente simile a quello 1mp1egato nel metodo prec~dente ed ai loro rispettivi alzi si aggwnge un bracc10 orizzo ntale a o,. bo' perpendicolari _all'asse dei cannoni. I traguardi e, d si fanno quindi muovere finché essi siano rispettivamente sul prolun~arnento _de~ braccio d'alzo dell'altro e-a nnone, le distanze d1 ciascun alzo al suo trar,uardo sono m isurate, oppure possono ess,~rvi gradua1ioni sui cannoni p er iudi(:arle. Con questi dati, cioè : 1° L'intervallo dei due cannoni; 2° L'angolo di devi.azione all'infuori con cui sono (Jiretti; 3° La distanza fra gli ahi ed i traguardi. · La distanza al bersaglio p uò essere calcolata (1), o meglio si possono_f~r:e delle ta-:ol~ _che comprendano tutti i valori possibili delle vanab1h ora dette. 1 materiali che richiedonsi per effettuare praticamente le misure con questo sistema sono qui urli: 1
(1) Cogli opportuni calcoli, il valore dei duo angoli dab, cb !l si hauno espressi da equazioni di terzo grado che l'autore semplifica in quelle approssimative seguenti:
se,a àab
= li_2
bd _ 2
r ac + bd +
_2
ab
ac sencba= 1 ; 2 " i · rac+bd+ab dalle quali si ricava l'angolo
p
= 5° : 39' : 10" -
augolo da b - augolo cb a. ·
La distanza ossia i valori di _qP =pl. (poichè il triangolo si può supporre isoscele), saranno espressi da
__Jj_3_ p 2 sen . 2
332
333
mc1mc1n: SULL,\ MlSUilA
nELLE n1S'l'AN7.E
1° Due cannoni i cui ria.lzi siano forniti di apposito braccio ed un traguardo movibile per ciascuno di essi; 2° Una misura; 3~ Un assortimento di complicate tavole calcolate appositamente; 4° Finalmente quattro uomini per fare le osservazioni e misurare la base. Con tutto ciò gli errori che sì possono commettere essendo di tre diverse specie, cioè: 1° Dipendenti dalla 'posizione dei traguardi; 2° Nella misura dell'intervallo fra i pezzi; 3° Nella direzione dei cannoni. Ne risulta che questi errori combinati assieme nel senso più sfavorevole, il signor di Tilly ricono bbe che possono giungere alle distanze di ·
essi non sia suscettibile di dare una soddisfacente approssimazione fuorché a piccole distanze, la quale scema in progressione rapidamente crescente coll'aumentarsi delle medesime , e fra questi sono generalmente da comprendersi gl'istrumenti a basi picc0lc e costanti, qualunque sia la distanza da misurarsi (1).
500 metri a 24 metri 1000 » a 62 • , 1500 a 117 2000 » a 188 , 2500 » a 273 , 3000 a 380
(1) Nell'impiego di strumenti in cui si adoperano basi costanti, e dove queste si prendono in dircr.ione perpendicolare alle distanze da misuroxsi , gli err ori che si possono commetter e subiscono un accrescimento approssimativamente proporzionale al quadrato delle distanze. Sar;\ facile persuadersene supponendo AX (Tav. IV, fig. 1G) la distanz:~ di, misurare, çcl AB la base costante che vi è perpendicolare. Se con uno dei s11rl.rletti strumenti invece dell'angolo ABX si prendesse l'angolo ABD si commetterebbe l'errore DX in più nell'estimazioue della distauza , la quale diventerebbe AD invece di AX. Abbassamlo la perpendicolare XC sopra BlJ si :wranno i due triangoli DXC, XB,11 che si possono considerare come simili perchè l'aogolo JJBX essendo piccolissiJllo relativamente aù XBA si può supporre senza un errore molto sensibile che l'angolo CDX sil'. eguale all'angolo BXA: e si avrà DX=
XC = BX sen XBC, e BX
)
Con questi risultati il metodo proposto non può considerarsi di pratica utilità. . Ambedue poi questi mct::idi presentino il non lieve rnconveniente di ritardare il servizio delle bocche da fuoco al momento in cui è soventi più importante che possa prontamente effettua!'si.
VIII.
Conclnsionc. § _43 .. Esamin~te nel. loro. complesso tutte queste specie ~1verse d1 met<;>d1 e d'1strumenti per la misura delle distanze, apparisce come un certo numero di
x~:x;
=VTE+ 7f5{
DX_sen XBC AB
ma siccome
c1uindi l'errore
c-2 _2) AB+AX .
Lo sbaglio cagionato dall'inesattezza dello strumento è costante, ~
t
.
t sen XBC , __ AB sara 1ierc10 anche costante ; quindi l'enore dovrà essere proporzionale ad e Ia base .AB e pure cos ante; 11 rap:,ior o _2
-2
AB+AX · Ma siccome nei casi speciali in cui s'impiegano le basi costanti esse sono molto piccole relativamente alle distanze, cosicchè ~i può ia 2 pratica trasandare AB , e .si dirà. che app,·ossi111ativamente gli errori ci·escono col quaclrnto delle clistanze. Dietro questa legge si vede quale inconveniente presentino le basi costanti, le quali se procurano i11 tafoni strumenti maggiore comodità nelle osservazioni; sono però cert.amente da preferirsi quelle variabili in modo proporzionale alle distanze stesse fra limiti da stabilirsi praticamente secondo il grado ùi perfezione di cui lo strnmento è suscettibile, ed il limite di approssimazione che si vuole raggiungere nella misura, il qualo è poi dipendente dalle circostanze del tiro che si deve esegnire.
3.34 RICERCHE SU I.LA MISURA Dlèl.LE DISTANZE Però havyene diversi fJtri fra quelli basati sopra t eorie ottiche speciali o sulla triangolazione, sul merito relativo dei quali sarebbe difficile il pronunziare, avuto riguardo a tutte le condizioni a cui devono soddi_sfare senza siano fatti esperimenti comparativi fra di essi in circostanze avvicinantesi il più possibile a quelle iu cui devono servire in ·campagna . . Converrà quindi venga fatta una cdllezione dei più rimarchevoli strumenti che vi sarà il mezzo di procurarsi affinché si possa incominciare per addivenire ad una scelta fra i migliori di essi, colla quale si supplisca al b isogno urgente da tutti sentito· di fornire un qualche mezzo sussidiario alla estimazione delle distanze a vista, poiché pcchi individui possono riusci re con una lunga pratica ad acq ui~tare la facoltit. di valutare convenientemente distanze superiori ai 1000 metri; mezzo questo di cui ora si è sprovveduti, e senza del q uale non basta ad esperti ed intrepidi cannonieri il punta.re b,ene per colpire il nemjco. E nel seguito, non vi è dubbio, che molti dei nostri uffiziali che s'inter essano al · progresso e più ancora al successo delle nostre armi, sia coll'arrecare a detti strumenti i necessari perfezionamenti che nell'applicazione delle t eorie ottiche a metodi nuovi, potranno raggiungere lo scopo di rendere facile di tirare bene e presto a qualunque distanza si veda il bersaglio nella vasta estensione del tiro delle nostre n nove arti$lierie, utilizzando davvero la pre'cisìonè di cui sono aotate. (Dal Giornale cl'art·iglie,ria)
T AGLJ.ANO
G.A;;TANo,
Gerente.
INDICE OF:L VOLUMI~ Ili.
ANNO Xl.
Luglio. · Gli scrittori italiani che J ettarono sulle fortifica,zioni dall'origine ai tempi p t·esenti (continuazione) . . . . p ag. 5 No tizie statistiche sui princivali eserciti eumpei. - II. L'e35 sercito austriaco (cont inuazione) . . . . . . . . . Resoconto delle sperienze eseguite sulle lande di San ~faurizio nel 1864 contro piastre •di corazzatnra (conti,19 nuazione e fine) . . . . . . . . • . . . . E sposizione dei principali sistemi di artiglierie rigate estere 88
Agos10. . GJi scrittori italiani che dettarono sulle fortificazioni dall'origine ai tem1ii presenti _(contiutiazione e fine) . . 1Jag. 99 Ricordi e documenti di nomini e di trovati italiani, eh · scr ,·ire alla storia militare . . . . . . . . . . . . , 120 Stadimetro e cannocchiale stadimetrico dei signori Pealt.. cellier e Wiigner, capiU1ni nel genio francese (continuazione e fine) . : . . . . . . . . . . • , 154 No tizie statistiche sui principali eserciti europei ..- 111. L'esercito austi·iaco (continuazione). • 174 Rivista tecnologica . • 207 Rivistt\ bibliografica • . . . . . , :no
RICERCHE SULlA i\iHSURA DELLE DISTANZE .Allilo X/. Tav. f
llivùlo :J/i"ltlare /taliana
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